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      <title>Teseida</title>
      <author>Giovanni Boccaccio</author>
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    <extent>541 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit000041</idno>
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              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <title type="part">Filostrato ; Teseida delle nozze di Emilia ; Comedia delle ninfe fiorentine</title>
        <author>Boccaccio, Giovanni</author>
        <editor id="ed">Limentani, Alberto</editor>
        <editor id="ed2">Branca, Vittore</editor>
        <publisher>A. Mondadori</publisher>
        <pubPlace>Milano</pubPlace>
        <date>1964</date>
        <note>Tutte le opere di Giovanni Boccaccio a cura di Vittore Branca</note>
      </bibl>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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<div1 type="dedica"><head>A FIAMMETTA</head>
<p>Come che a memoria tornandomi le felicità trapassate, nella miseria vedendomi dov'io sono, mi sieno di grave dolore manifesta cagione, non m'è per tanto discaro il riducere spesso nella faticata mente, o crudel donna, la piacevole imagine della vostra intera bellezza. La quale, più possente che il mio proponimento, di sé e d'amore, giovane d'anni e di senno, mi fece suggetto. E quella, quante volte vi viene, con intero animo contemplando, più tosto celestiale che umana figura esser con meco dilibero; e che essa quello che io considero sia, il suo effetto ne porge argomento chiarissimo, però che ella, con gli occhi della mia mente mirata, nel mezzo delle mie pene ingannando non so con che ascosa soavità l'aflitto core, li fa quasi le sue continue amaritudini obliare, e in quello di se medesima genera un pensiero umilissimo, il qual mi dice: «Questa è quella Fiammetta, la luce de' cui belli occhi prima i nostri accese, e già fece contenti con gli atti suoi gran parte de' nostri ferventi disii». Oh, quanto allora, me a me togliendo di mente, parendomi essere ne' primi tempi, li quali io non immerito ora conosco essere stati felici, sento consolazione! E certo, se non fossero le pronte sollecitudini delle quali la nemica fortuna m'ha circundato, che non una volta ma mille in ogni picciolo momento di tempo con punture non mai provate mi spronano, io credo che così contemplando, quasi gli ultimi termini della mia beatitudine abracciando, morre'mi. Tirato adunque da quello a che, quantunque sia stato lungo lo spazio, appena essere stato mi pare, quale io rimanga, Amore, che i miei sospiri conosce, il può vedere. Il quale, ancora che voi ingiustamente di piacevole sdegnosa siate tornata, però non m'abandona. Né possono né potranno le cose avverse, né il vostro turbato aspetto, spegnere nell'anima quella fiamma la quale mediante la vostra bellezza esso v'accese; anzi essa, più fervente che mai, con isperanza verdissima vi nutrica: sono adunque del numero de' suoi sogetti, com'io solea. Vero è che dove bene avventurato già fui, ora infelicissimo mi ritruovo, sì come voi volete, di tanto solamente appagato che torre non mi potete ch'io non mi tenga pur vostro e ch'io non v'ami, posto che voi per vostro mi rifiutate, e il mio amarvi forse più gravezza che piacere riputiate. E tanto m'hanno oltre a questo le cose traverse di conoscimento lasciato, che io sento che per umiltà ben servendo ogni durezza si vince e merita uom guiderdone. La qual cosa non so se a me s'averrà, ma come che seguir me ne debba, né da sé mi vedrà diviso umiltade né fedel servire stanco giammai. E acciò che l'opera sia verissimo testimonio alle parole, ricordandomi che già ne' dì più felici che lunghi io vi sentii vaga d'udire e tal volta di leggere una e altra istoria, e massimamente l'amorose, sì come quella che tutta ardavate nel fuoco nel quale io ardo — e questo forse faciavate acciò che i tediosi tempi con ozio non fossero cagione di pensier più nocevole -, come volonteroso servidore, il quale non solamente il comandamento aspetta dal suo maggiore, ma quello, operando quelle cose che crede che piacciano, previene, trovata una antichissima istoria e alle più delle genti non manifesta, bella sì per la materia della quale parla, che è d'amore, e sì per coloro de' quali dice, che nobili giovani furono e di real sangue discesi, in latino volgare e per rima, acciò che più dilettasse, e massimamente a voi che già con sommo titolo le mie esaltaste, con quella sollecitudine che conceduta mi fu da l'altre più gravi, disiderando di piacervi, ho ridotta. E che ella da me per voi sia compilata, due cose fra l'altre il manifestano. L'una si è che ciò che sotto il nome dell'uno de' due amanti e della giovane amata si conta essere stato, ricordandovi bene, e io a voi di me e voi a me di voi, se non mentiste, potreste conoscere essere stato detto e fatto in parte: quale de' due si sia non discuopro, ché so che ve ne avvedrete. Se forse alcune cose soperchie vi fossero, il volere bene coprire ciò che non è onesto manifestare da noi due infuori e il volere la storia seguire ne son cagioni; e oltre a ciò dovete sapere che solo il bomere aiutato da molti ingegni fende la terra. Potrete adunque e qual fosse innanzi e quale sia stata poi la vita mia che più non mi voleste per vostro, discernere. L'altra si è il non avere cessata né storia né favola né chiuso parlare in altra guisa, con ciò sia cosa che le donne sì come poco intelligenti ne sogliono essere schife, ma però che per intelletto e notizia delle cose predette voi dalla turba dell'altre separata conosco, libero mi concessi il porle a mio piacere. E acciò che l'opera, la quale alquanto par lunga, non sia prima rincresciuta che letta, disiderando di disporre con afezione la vostra mente a vederla, se le già dette cose non l'avessero disposta, sotto brevità sommariamente qui appresso di tutta l'opera vi pongo la contenenza.</p>
<p>Dico adunque che dovendo narrare di due giovani nobilissimi tebani, Arcita e Palemone, come, innamorati di Emilia amazona, per lei combattessero, primamente posta la invocazione poetica, mi parve da dimostrare e donde la donna fosse e come ad Attene venisse, e chi fossero essi e come quivi venissero similemente; laonde sì come premessioni alla loro istoria due se ne pongono. E primamente dopo la invocazione predetta, disegnato il tempo nel quale le seguenti cose furono, la battaglia fatta da Teseo con Ipolita, reina dell'Amazzone, e la cagione d'essa e la vittoria seguitata vi scrivo; procedendo oltre, come Teseo, presa Ipolita per isposa, con lei insieme Emilia sua sorella triunfando ne menò ad Attene; quinci, acciò che onde e come i due amanti venissero sia aperto, un'altra battaglia, e la felice vittoria di quella seguita, fatta da Teseo co' Tebani, premessa la cagione, si disegna; e, come appare, i due giovani, presi in quella parte del triunfo di Teseo, vennero in Attene. Dove come da lui imprigionati fossero e come e in che tempo d'Emilia s'innamorassono, procedendo si legge; pervenendo poi da questo alla diliberazione fatta d'Arcita a' prieghi di Peritoo e al pellegrinaggio suo in Egina e alla sua vita e alla tornata d'esso sconosciuto ad Attene e al suo dimorar con Teseo; quindi scrivendo qual Palemone rimanesse, come a lui la tornata d'Arcita sotto cambiato nome si discoprisse e come per lo ingegno di Panfilo suo famigliare elli uscisse de la prigione, e la battaglia con lui fatta nel bosco; mostrando apresso come da Emilia prima combattendo veduti, e poi da Teseo, e riconosciuti, manifestandosi essi medesimi, fossero, e quello che Teseo con lor componesse, e la loro tornata in Attene; dichiarando poi qual fosse la vita loro, e l'avenimento di molti prencipi ad una battaglia futura, e i sacrificii fatti e da loro e da Emilia, e poi la loro battaglia e chi vincesse; e dopo a tutte queste cose lo infortunio d'Arcita, il suo triunfo, la liberazione di Palemone, la sponsalizia d'Emilia e la morte d'Arcita si pongono interamente; giungendosi ad esse l'onore publico fattoli da Teseo e dagli altri greci prencipi al sepellire, e il mirabile tempio nel quale le sue ceneri furon poste. E ultimamente come Emilia conceduta fosse a Palemone, e le sue nozze, e de' prencipi la partita finendo si truova. Le quali cose se tutte insieme e ciascuna per sé, o nobilissima donna, da voi con sana mente saranno pensate, potrete quello che di sopra dissi conoscere, e quindi la mia affezione discernendo, potrete il preso orgoglio lasciare, e, lasciatolo, potrete la mia miseria in disiderata felicità ritornare. Ma se pure gravi vi fossero le dette cose e vincesse la vostra altierezza la mia umilità, in questa una sola cosa per suppremo dono addomando, che, dando ad essa luogo, il presente picciolo libretto, poco presento alla vostra grandezza ma grande alla mia picciolezza, tegnate. Questo se 'l fate, alcuna volta ne' miei affanni sarà di rifrigerio cagione, pensando che in quelle dilicate mani nelle quali io più non oso venire, una delle mie cose alcuna volta pervenga. Io procederei a molti più prieghi, se quella grazia la quale io ebbi già in voi non se ne fosse andata; ma però che io del niego dubito con ragione, non volendo che a quello uno che di sopra ho fatto, e che io spero d'ottenere sì come giusto, gli altri nocessono, e sanza essermene niuno conceduto mi rimanessi, mi taccio, ultimamente pregando colui che mi vi diede allora che io primieramente vi vidi, che se in lui quelle forze sono che già furono, raccendendo in voi la spenta fiamma, a me vi renda, la quale, non so per che cagione, inimica fortuna m'ha tolta.</p></div1>
<div1 type="poesia"><head>SONETTO</head>
<argument><p><emph>nel quale si contiene uno argomento generale a tutto il libro</emph></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg type="quartina">
<l>Nel primo vince Teseo l'Amazone,</l>
<l>nel secondo Creon certanamente;</l>
<l>nel terzo amore Arcita e Palemone</l>
<l>occupa, e 'l quarto mostra la dolente</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>vita d'Arcita uscito di prigione;</l>
<l>il quinto la battaglia virilmente</l>
<l>da Penteo fatta col suo compagnone,</l>
<l>e 'l sesto poi convoca molta gente</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>alla battaglia; il settimo li afrena,</l>
<l>l'ottavo l'un di lor fa vincitore,</l>
<l>il nono mostra il triunfo e la pena</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>d'Arcita, e l'altro il suo mortal dolore;</l>
<l>e l'undecimo Arcita al rogo mena;</l>
<l>l'ultimo Emilia dona all'amadore.</l></lg></lg>
</div1>
<div1 type="canto"><head>LIBRO PRIMO</head>
<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene uno argomento particulare del primo libro</emph></p></argument>
<lg type="sonetto"><lg type="quartina">
<l>La prima parte di questo libretto</l>
<l>a chi 'l riguarda mostra apertamente</l>
<l>la cagion che Teseo fece fervente</l>
<l>dell'Amazone a vengiare il difetto;</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>e come el fosse in Scizia provetto</l>
<l>col suo navilio e con l'armata gente,</l>
<l>e come il suo scender primamente</l>
<l>dall'Amazone gli fosse interdetto;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>mostrando appresso come discendesse</l>
<l>per viva forza, e come combattendo</l>
<l>con quelle donne poscia le vincesse,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>l'assedio poi alla città ponendo;</l>
<l>e come a patti Ipolita si desse,</l>
<l>con pace lui per marito prendendo.</l></lg></lg>

<lg type="ottava">
<argument><p><emph>Incomincia il primo libro del <title>Teseida delle nozze d'Emilia</title>. E prima la invocazione dell'autore</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>O sorelle castalie, che nel monte</l>
<l>Elicona contente dimorate,</l>
<l>dintorno al sacro gorgoneo fonte,</l>
<l>sottesso l'ombra delle frondi amate</l>
<l>da Febo, delle quali ancor la fronte</l>
<l>spero d'ornarmi, sol che 'l concediate:</l>
<l>le sante orecchi a' miei prieghi porgete</l>
<l>e quelli udite come voi dovete.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>E' m'è venuto in voglia con pietosa</l>
<l>rima di scrivere una istoria antica,</l>
<l>tanto negli anni riposta e nascosa</l>
<l>che latino autor non par ne dica,</l>
<l>per quel ch'io senta, in libro alcuna cosa;</l>
<l>dunque sì fate che la mia fatica</l>
<l>sia graziosa a chi ne ha lettore</l>
<l>o in altra maniera ascoltatore.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>Siate presenti, o Marte rubicondo,</l>
<l>nelle tue armi rigido e feroce,</l>
<l>e tu, madre d'Amor, col tuo giocondo</l>
<l>e lieto aspetto, e 'l tuo figliuol veloce</l>
<l>co' dardi suoi possenti in ogni mondo;</l>
<l>e sostenete e la mano e la voce</l>
<l>di me che 'ntendo i vostri effetti dire</l>
<l>con poco bene e pien d'assai martire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>E voi, nel cui conspetto il dir presente</l>
<l>forse verrà com'io spero, ancora</l>
<l>quant'io più posso priego umilemente,</l>
<l>per quel signor che' gentili innamora,</l>
<l>che attendiate con intera mente;</l>
<l>voi udirete come elli scolora</l>
<l>ne' casi avversi ciascun suo seguace</l>
<l>e come dopo affanno e' doni pace.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>E questo con assai chiara ragione</l>
<l>comprenderete, udendo raccontare</l>
<l>d'Arcita i fatti e del buon Palemone,</l>
<l>di real sangue nati, come appare,</l>
<l>e amendun tebani, e a quistione</l>
<l>parenti essendo, per soverchio amare</l>
<l>Emilia bella, vennero, amazona;</l>
<l>donde l'un d'essi perdeo la persona.</l></lg>
<ab><emph>Seguita il tempo e la cagione nel quale e per che Teseo, duca d'Atene, andò adosso alla reina delle donne amazone.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>Al tempo che Egeo re d'Attene era,</l>
<l>fur donne in Scizia crude e dispietate,</l>
<l>alle qua' forse parea cosa fiera</l>
<l>esser da' maschi lor signoreggiate;</l>
<l>per che, adunate, con sentenzia altiera</l>
<l>diliberar non esser soggiogate,</l>
<l>ma di voler per lor la signoria;</l>
<l>e trovar modo a fornir lor follia.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>E come fer le nepoti di Belo</l>
<l>nel tempo cheto alli novelli sposi,</l>
<l>così costor, ciascuna col suo telo</l>
<l>de' maschi suoi li spirti sanguinosi</l>
<l>cacciò, lasciando lor di mortal gielo</l>
<l>tututti freddi, in modi dispettosi;</l>
<l>e 'n cotal guisa libere si fero,</l>
<l>ben che poi mantenersi non potero.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Recato adunque co' ferri ad effetto</l>
<l>lor malvoler, voller maestra e duce</l>
<l>che correggesse ciascun lor difetto</l>
<l>e a ben viver desse forma e luce;</l>
<l>né a tal voglia dier lungo rispetto,</l>
<l>ma delle donne che 'l luogo produce</l>
<l>elesser per reina en la lor terra</l>
<l>Ipolita gentil, mastra di guerra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>La quale, ancora che femina fosse</l>
<l>e di bellezze piena oltre misura,</l>
<l>prese la signoria, e sì rimosse</l>
<l>da sé ciascuna feminil paura,</l>
<l>e in tal guisa ordinò le sue posse,</l>
<l>che 'l regno suo e sé fece sicura;</l>
<l>né di vicine genti avea dottanza,</l>
<l>sì si fidava nella sua possanza.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Regnando adunque animosa costei,</l>
<l>alle sue donne fé comandamento</l>
<l>che Greci, Trazii, Egizii o Sabei,</l>
<l>né uomini altri alcun nel tenimento</l>
<l>entrar lasciasser, se esse avean di lei</l>
<l>la grazia cara; ma ciascuno spento</l>
<l>di vita fosse che vi s'appressasse,</l>
<l>se subito il terren non isgombrasse.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>Se per ventura lì fosser venute</l>
<l>femine, di qual parte si volesse,</l>
<l>da lor benignamente ricevute</l>
<l>comandò fossero e, se lor piacesse</l>
<l>d'esser con loro insieme, ritenute</l>
<l>dovessono esser, sì che si riempiesse</l>
<l>il luogo di color che lì morieno</l>
<l>di quelle che d'altronde lì venieno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>Sotto tal legge più anni quel regno</l>
<l>istette, e' porti furon ben guardati,</l>
<l>sicché non vi venia nave né legno,</l>
<l>o da fortuna o da altro menati</l>
<l>che fosser lì, che non lasciasser pegno</l>
<l>oltre al parer loro; e malmenati</l>
<l>li conveniva del luogo fuggire,</l>
<l>se non volevan miseri morire.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>A questo scotto i Greci assai sovente</l>
<l>incappavan per lor disaventura;</l>
<l>per che a Teseo, allor signor possente,</l>
<l>duca d'Attene, spesso con rancura</l>
<l>eran posti richiami di tal gente</l>
<l>e di lor crudeltate a dismisura;</l>
<l>ond'elli, in sé di ciò forte crucciato,</l>
<l>propose di purgar cotal peccato.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>Marte tornava allora sanguinoso</l>
<l>dal bosco dentro al qual guidati avea,</l>
<l>con tristo agurio del re furioso</l>
<l>di Tebe, l'aspra schiera, e si tenea</l>
<l>lo scudo di Tideo, il qual pomposo</l>
<l>della vittoria, sì come potea,</l>
<l>ad una quercia l'aveva appiccato</l>
<l>cotal qual era, a Marte consecrato.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>E 'n cotal guisa, in Trazia ritornando,</l>
<l>si fé sentire al crucciato Teseo,</l>
<l>in lui di sé un fier caldo lasciando;</l>
<l>e col suo carro avanti procedeo,</l>
<l>dovunque giva lo cielo infiammando;</l>
<l>poi nelle valli del monte Rifeo,</l>
<l>ne' templi suoi posando, si raffisse,</l>
<l>sperando ben che ciò che fu seguisse.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Quinci Teseo magnanimo chiamare</l>
<l>li baron greci fé, e lor propose</l>
<l>ch'elli intendeva voler vendicare</l>
<l>la crudeltà e l'opere noiose</l>
<l>delle donne amazone; e a ciò fare</l>
<l>richiese lor, nelle cui virtuose</l>
<l>opere si fidava; e ciascun tosto</l>
<l>rispose sé al suo piacer disposto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>Commossi adunque i popoli dintorno,</l>
<l>qual per dovere e qual per amistate,</l>
<l>tutti ad Attene in un nomato giorno</l>
<l>si ragunar, con quella quantitate</l>
<l>ch'ognun poteva; e, sanza far sogiorno,</l>
<l>sopra le navi già apparecchiate</l>
<l>cavalli e arme ciascun caricava</l>
<l>con ciò che a fare oste bisognava.</l></lg>
<ab><emph>Come Teseo co' suoi entrò in mare e andò sopra le donne amazone.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>E quando parve tempo al buon Teseo</l>
<l>di navigar vedendol chiaro e bello,</l>
<l>tutta la gente sua raccoglier feo</l>
<l>con debito dover, sì come quello</l>
<l>che altra volta il buon partito e 'l reo</l>
<l>avea provato del mar piano e fello;</l>
<l>e nel mar col suo stuol tutto si trasse,</l>
<l>vento aspettando ch'al gir gli aiutasse.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Essendo a tal partito sopra l'onde</l>
<l>la greca gente bene apparecchiata,</l>
<l>la notte che le cose ci nasconde</l>
<l>aveva l'aer tututta occuppata;</l>
<l>onde alcun dorme, e tal guarda e risponde,</l>
<l>e così infino alla stella levata;</l>
<l>la qual sì tosto com'ella appario,</l>
<l>l'amiraglio dell'oste si sentio;</l></lg>
<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>e a guardare il ciel col viso alzato</l>
<l>tutto si diè, e quindi fé chiamare</l>
<l>li marinar, dicendo: — Egli è levato</l>
<l>prospero vento, onde mi par d'andare</l>
<l>a nostra via, e però sia spiegato</l>
<l>ciaschedun vel sanza più dimorare. -</l>
<l>E e' fu fatto il suo comandamento,</l>
<l>e quindi si partir con util vento.</l></lg>
<ab><emph>Come ad Ipolita reina pervenne che Teseo s'apparecchiava d'andarle adosso.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>Ma la corrente fama, che transporta,</l>
<l>con più veloce corso ch'altra cosa,</l>
<l>qualunque opera fatta, dritta o torta,</l>
<l>sanza mai dare alli suoi passi posa,</l>
<l>cotal novella tosto la rapporta</l>
<l>ad Ipolita bella e graziosa,</l>
<l>e in pensier la pon di sua difesa,</l>
<l>di mal talento e di furore accesa.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Ma poi che l'ira alquanto fu affreddata,</l>
<l>con utile consiglio immantanente</l>
<l>di volersi difendere avvisata,</l>
<l>fece chiamar ciascuna, di presente,</l>
<l>donna che nel suo regno era pregiata,</l>
<l>e tutte a sé venirle tostamente;</l>
<l>alle qua' poi in publico consiglio</l>
<l>a parlar cominciò con cotal piglio:</l></lg>
<ab><emph>Diceria d'Ipolita alle donne sue.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>— Perciò che voi in questo vostro regno</l>
<l>coronata m'avete, e' s'appartiene</l>
<l>a me di porre e la forza e lo 'ngegno</l>
<l>per la salute vostra u' si convene,</l>
<l>sanza passar di mio dovere il segno</l>
<l>nel prestar guiderdoni o porger pene;</l>
<l>ond'io, a ciò sollecita, chiamate</l>
<l>v'ho, perché voi e me con voi atiate.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Non vede il sol, che sanza dimorare</l>
<l>dintorno sempre ci si gira, in terra</l>
<l>donne quanto voi sete da pregiare;</l>
<l>le qua', se 'n ciò il mio parer non erra,</l>
<l>per voler virile animo mostrare,</l>
<l>contro a Cupido avete presa guerra,</l>
<l>e quel ch'a l'altre più piace fuggite,</l>
<l>uomini fatti, non femine ardite.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>E che questo sia vero, assai aperto</l>
<l>non ha gran tempo ancora il dimostraste,</l>
<l>allor ch'amor, né paura, né merto</l>
<l>non vi ritenne che voi non mandaste</l>
<l>a compimento il vostro pensier certo,</l>
<l>quando da servitù vi dilibraste;</l>
<l>nell'arme sempre esercitate poi,</l>
<l>cacciando ogni atto feminil da voi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Ma se mai virile animo teneste,</l>
<l>ora bisogno fa, per quel ch'io senta;</l>
<l>perciò che voi, sì com'io, intendeste</l>
<l>che 'l gran Teseo di venir s'argomenta</l>
<l>sopra di noi, avendoci moleste</l>
<l>perché nostro piacer non si contenta</l>
<l>di quel che l'altre, ciò è suggiacere</l>
<l>a gli uomini, faccendo il lor volere.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Al suo inimicarci altra cagione</l>
<l>veder non so, né voi credo veggiate,</l>
<l>perciò che mai alcuna offensione</l>
<l>ver lui non commettemmo, onde assaltate</l>
<l>dovessomo essere; e questa ragione</l>
<l>assai è vota di degna onestate,</l>
<l>perciò che non fa mal que' che s'aiuta</l>
<l>per raver libertà, se l'ha perduta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>Ma qual che sia la cagion che il mova,</l>
<l>a noi il difender resta solamente,</l>
<l>sì che non vinca per forza la pruova;</l>
<l>laond'io vi richeggio umilemente</l>
<l>e priego, se in tal vita vi giova</l>
<l>di viver qual noi tegniamo al presente,</l>
<l>che l'animo, lo 'ngegno e ogni possa</l>
<l>mettiate contro a chi guerra v'ha mossa.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Né vi metta paura conscienza</l>
<l>d'aver peccato negli uomini vostri,</l>
<l>ché morte lor la loro isconoscenza</l>
<l>lecita impetrò nelli cor nostri,</l>
<l>che non stimavan che d'equal semenza</l>
<l>con lor nascessim, ma come da mostri,</l>
<l>da quercie, over da grotte partorite,</l>
<l>eravam poco qui da lor gradite.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>E' si tenevan l'altezze e gli onori</l>
<l>sanza participarle a noi giammai,</l>
<l>le quali eravam degne di maggiori</l>
<l>ch'alcun di loro, a dir lo vero, assai;</l>
<l>per che di ciò gl'iddii superiori</l>
<l>rison che noi facemmo, e sempre mai</l>
<l>n'avranno per miglior, l'altre schernendo</l>
<l>che per viltà si van sottomettendo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>Né vi spaventi il nome di costoro,</l>
<l>perch'e' sien Greci; ché non son guarniti</l>
<l>di forza divisata da coloro</l>
<l>che nel passato fur vostri mariti;</l>
<l>se fiere vi mostrate verso loro,</l>
<l>e' non saranno inver di voi arditi,</l>
<l>ché niun può più ch'un uom, chi ch'el sia;</l>
<l>però da voi cacciate codardia.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>Non risparmiate qui, donne, il valore;</l>
<l>non risparmiate l'armi, non l'ardire;</l>
<l>non risparmiate il morire ad onore;</l>
<l>considerate ciò che può seguire</l>
<l>dell'esser vigorose o con timore;</l>
<l>voi non avrete aguale a far morire</l>
<l>padri o figliuo' che vi faccian pietose,</l>
<l>ma inimiche genti a voi odiose.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>Ritorni in voi agual quella fierezza</l>
<l>che quella notte fu, quando ciascuna</l>
<l>mai non usata usò crudele asprezza</l>
<l>ne' padri e ne' figliuo'; né sia nessuna</l>
<l>che qui, se dell'iddii la forza prezza,</l>
<l>istea, per aver nosco equal fortuna;</l>
<l>usi pietà altrove, ché qui morta</l>
<l>la comando io in ogni donna accorta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>Ben che forse l'iddii non ne saranno</l>
<l>contrarii per la nostra gran ragione;</l>
<l>anzi, se giusti son, n'aiuteranno,</l>
<l>dimenticando quel, se fu offensione;</l>
<l>e se atarci forse non vorranno,</l>
<l>il danno suppliran nostre persone</l>
<l>contra colui che si move a gran torto</l>
<l>per navigare inverso il nostro porto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>E acciò ch'io non ponga in più parole</l>
<l>il tempo, il qual ne bisogna al presente,</l>
<l>a ciascheduna che libertà vole</l>
<l>ricordo e priego ch'ella sia valente;</l>
<l>e a qual morte per libertà dole,</l>
<l>dipartasi da noi immantanente;</l>
<l>noi varrem molto me' sanza di lei. -</l>
<l>E così detto si tacque colei.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>Grande fu tra le donne il favellare,</l>
<l>quasi pendendo tutte in tal sentenza:</l>
<l>del dover pure a Teseo dimostrare</l>
<l>quanta e qual fosse la lor gran potenza,</l>
<l>se e' si ardisse a' lor porti appressare;</l>
<l>per che, sanza alcun'altra resistenza,</l>
<l>sé offerse ciascuna infino a morte</l>
<l>alla reina vigorosa e forte.</l></lg>
<ab><emph>Come Ipolita, fatta la diceria, guarnì le terre sue.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>Ipolita, poi le proferte intese,</l>
<l>sanza dimoro i porti fé guarnire,</l>
<l>e le miglior del regno alle difese</l>
<l>sanza nessuno indugio fece gire;</l>
<l>e in tal guisa armò il suo paese,</l>
<l>ch'assai sicura poteva dormire,</l>
<l>se soverchio di gente oltre pensata</l>
<l>non fosse, come fu, su quello entrata.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Né altramenti il cinghiar c'ha sentiti</l>
<l>nel bosco i can fremire e' cacciatori,</l>
<l>i denti batte e rugghia e gli spediti</l>
<l>sentieri a sua salute cerca e, pe' romori</l>
<l>ch'egli ha in qua in là in giù e 'n su uditi,</l>
<l>non sa qua' vie per lui si sien migliori,</l>
<l>ma ora in giù e ora in su correndo,</l>
<l>fino al bisogno, incerto, va fuggendo:</l></lg>
<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>che facesse colei per lo suo regno,</l>
<l>in dubbio da qual parte quivi vegna</l>
<l>Teseo, o con che arte overo ingegno;</l>
<l>onde a gire in ciascuna non disdegna,</l>
<l>né di pregar che ciascheduna al segno</l>
<l>di quel c'ha imposto ben ferma si tegna;</l>
<l>però che, s'a tal punto son vincenti,</l>
<l>più non cal lor curar mai d'altre genti.</l></lg>
<ab><emph>Come Teseo navigando pervenne nel regno dell'Amazone.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>L'alto duca Teseo, con tempo eletto</l>
<l>a suo viaggio, lieto navigava;</l>
<l>passando pria Macron sanza interdetto,</l>
<l>ad Andro le sue prode dirizzava;</l>
<l>il qual lasciato, con sommo diletto</l>
<l>pervenne a Tenedòs e quel passava,</l>
<l>entrando poi nel mar ch'a l'abideo</l>
<l>Leandro fu soave e poscia reo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>E oltre quel cammin che Frisso tenne</l>
<l>allor che la sorella cadde in mare,</l>
<l>servò, finch'a Bisanzio pervenne.</l>
<l>Quivi fatta sua gente rinfrescare,</l>
<l>per picciola stagion vi si ritenne;</l>
<l>e come nel mar Tanao ad intrare</l>
<l>incominciò, così delle donzelle</l>
<l>le terre vide graziose e belle.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>E come leoncel cui fame punge,</l>
<l>il qual più fier diventa e più ardito</l>
<l>come la preda conosce da lunge,</l>
<l>vibrando i crin, con ardente appetito</l>
<l>e l'unghie e' denti aguzza infin l'agiunge;</l>
<l>cotal Teseo, rimirando espedito</l>
<l>il regno di color, divenne fiero,</l>
<l>volonteroso a fare il suo pensiero.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>Esso mandò solenni avvisatori</l>
<l>a discerner la più leggiera scesa;</l>
<l>li qua', mirate dintorno e di fori</l>
<l>le rive tutte con la mente intesa,</l>
<l>tornarono, avvisati de' migliori</l>
<l>dove discender con minore offesa</l>
<l>potessero, e al duca il raccontaro;</l>
<l>e 'n quella parte lo stuol dirizzaro.</l></lg>
<ab><emph>Come Teseo mandò ambasciadori alla reina, e la risposta.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>Quindi Teseo, per due de' suoi baroni,</l>
<l>significare ad Ipolita feo</l>
<l>la sua venuta e ancor le cagioni;</l>
<l>e oltre a questo, sì le concedeo</l>
<l>termine a poter fare eccezioni</l>
<l>ne' patti fatti a lei, se per men reo</l>
<l>consiglio forse le fosse piaciuta</l>
<l>la pace, pria che fosse scombattuta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Ma di que' patti che e' domandava</l>
<l>da lei niun non ne fu accettato;</l>
<l>anzi di lui assai si ramarcava</l>
<l>pur di quel tanto ch'aveva operato,</l>
<l>riprendendol di ciò, che s'impacciava,</l>
<l>fuor del suo regno, dell'altrui stato;</l>
<l>ma che, s'ella potesse, ancor pentere</l>
<l>nel faria tosto; e ciò l'era in calere.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>Tornaron que' con sì fatta risposta</l>
<l>qual fu lor data, sanza star niente,</l>
<l>e a Teseo davanti l'han proposta;</l>
<l>il qual l'udì mal pazientemente,</l>
<l>dicendo: — Poco a questa donna costa</l>
<l>così risponder; ma certanamente</l>
<l>io la trarrò d'error, se 'l cuor non erra. -</l>
<l>Quinci gridò: — Signori, ogni uomo a terra! -</l></lg>
<ab><emph>Come Teseo, volendo scendere in terra, fosse dalle donne impedito.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>A questa voce i legni fur tirati</l>
<l>quasi in sul lito; e voleano smontare,</l>
<l>e già le scale ponean, quando, alzati</l>
<l>gli occhi, d'un bel castel vicino al mare</l>
<l>sopra una montagnetta, onde calati</l>
<l>i ponti, genti vidono avvallare</l>
<l>bene a cavallo armati, e 'n su la rena</l>
<l>in prima fur che 'l vedessero appena,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>e quasi presi d'ogni parte i passi,</l>
<l>con gli archi in mano, or qua or là correndo,</l>
<l>traendo le saette de' turcassi,</l>
<l>con viva forza givan difendendo</l>
<l>tagliate avanti fatte, e di gran sassi</l>
<l>i balzi a grosse schiere provedendo;</l>
<l>Arpalice era questa che 'l facea,</l>
<l>a cui commesso Ipolita l'avea.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Il gran Teseo, magnifico barone,</l>
<l>poi che co' suoi alle terre pervenne,</l>
<l>vedendole guarnite per ragione,</l>
<l>per savie donne en l'animo le tenne;</l>
<l>e alquanto mutato d'oppinione,</l>
<l>fra mare il suo stuol fermo ritenne;</l>
<l>poi fé ciascun de' suoi apparecchiare,</l>
<l>pur dilivrando di volervi entrare.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>Poi che ciascun fu bene apparecchiato,</l>
<l>inverso il porto si tiraro i legni;</l>
<l>e per iscender nel luogo avvisato</l>
<l>si fero avanti li baron più degni;</l>
<l>e in quel modo ch'avean divisato</l>
<l>gittaro in terra scale e altri ingegni;</l>
<l>ma troppo fu più forte lor la scesa</l>
<l>che non fu divisar cotale impresa!</l></lg>
<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Egli eran quasi con le poppe in terra</l>
<l>delli lor legni i Greci tutti quanti,</l>
<l>e con ogni artificio utile a guerra</l>
<l>arditamente si traeno avanti;</l>
<l>ma bene era risposto, se non erra</l>
<l>la mente mia, a lor da tutti i canti,</l>
<l>però che quelle donne saettando</l>
<l>forte gli gieno ognora dammeggiando.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>Esse gittavan fuoco spessamente</l>
<l>sovra l'armate navi, il quale acceso</l>
<l>molto offendeva i Greci; e similmente,</l>
<l>con artifici, pietre di gran peso,</l>
<l>che rompevan le navi di presente</l>
<l>dove giugnean, se non era difeso;</l>
<l>e oltre a questo, pece, olio e sapone</l>
<l>sopra lo stuol gittavano a fusone.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>Battaglia manual nulla non v'era,</l>
<l>perciò ch'ancora non avean potuto</l>
<l>prender li Greci di quella rivera</l>
<l>parte nessuna; e 'l conforto e l'aiuto</l>
<l>del buon Teseo per niente gli era;</l>
<l>anzi pareva ciaschedun perduto,</l>
<l>di quelle donne mirando le schiere</l>
<l>crescere ognora e diventar più fiere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Di dardi, di saette e di quadrella</l>
<l>non fo menzion, che 'l ciel n'era coverto</l>
<l>e occupata tutta l'aere bella,</l>
<l>gittando l'uno a l'altro; e per lo certo</l>
<l>battaglia non fu mai sì dura e fella,</l>
<l>né in alcuna mai tanto sofferto;</l>
<l>molti ve ne fedien le donne accorte,</l>
<l>ben che di loro alcune fosser morte.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>Grandi eran quivi le grida e 'l romore</l>
<l>che le donne faceano e' marinari,</l>
<l>tal che Nettunno o Glauco mai maggiore</l>
<l>sentito non l'aveano; e' duoli amari,</l>
<l>ch'a' marinar feriti gieno al cuore,</l>
<l>eran cagion di molto, perché rari</l>
<l>ve n'eran che nel capo o nel costato</l>
<l>o in altra parte non fosse piagato.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>E 'l sangue lor vedevan sopra l'onde</l>
<l>con trista schiuma molto rosseggiare;</l>
<l>e male a' Greci l'aviso risponde,</l>
<l>poi che così si veggon malmenare;</l>
<l>e qual più cuore aveva or si nasconde,</l>
<l>temendo delle donne il saettare,</l>
<l>perciò ch'ell'eran di cotal mestiere,</l>
<l>più ch'altre, somme e vigorose e fiere.</l></lg>
<ab><emph>Come Teseo, vedendo a' suoi fare falsa pruova, prima verso Marte e poi a' suoi cavalieri turbato parlò, gittandosi poi solo sopra il lito.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>Teseo che d'alta parte riguardava</l>
<l>la falsa punta della greca gente,</l>
<l>di rabbia tutto in sé si consumava,</l>
<l>maladicendo il duro convenente,</l>
<l>e d'ultima vergogna dubitava,</l>
<l>e quasi uscia per doglia della mente;</l>
<l>per che sdegnoso al cielo il viso tolto,</l>
<l>così parlò alto gridando molto:</l></lg>
<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>— O fiero Marte, o dispettoso iddio,</l>
<l>nemico alle nostre armi, io mi vergogno</l>
<l>d'aprirti con parole il mio disio;</l>
<l>e certo priego per cotal bisogno</l>
<l>non averai, né sacrificio pio;</l>
<l>ma sanza te la vittoria ch'agogno</l>
<l>farò d'avere, o l'alma sanguinosa</l>
<l>ad Acheronta n'andrà dolorosa.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Opera omai in male i tuoi rossori,</l>
<l>e contro a me le femine fa forti</l>
<l>con l'arte che in Flegra i successori</l>
<l>d'Anteo vincesti; e fa che le conforti</l>
<l>quanto tu sai, e piovi i tuoi vapori</l>
<l>sopra li miei, ch'or fossero e' già morti;</l>
<l>però che sol mi credo me' valere</l>
<l>che io non fo con tutto lor potere.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>E tu, Minerva, che il sommo loco</l>
<l>tra l'iddii tien nella nostra cittade,</l>
<l>non aspettar da me altar né foco,</l>
<l>né ch'io ti liti bestie in quantitade,</l>
<l>né che per te io ordini alcun gioco</l>
<l>in onor fatto di tua maestade;</l>
<l>aiuta pure a queste le qua' sono</l>
<l>teco d'un sesso, e me lascia in bandono. -</l></lg>
<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Poi si rivolse a' suoi con vista viva,</l>
<l>con piggior piglio, e cominciò a dire:</l>
<l>— Ahi, vitupero della gente achiva,</l>
<l>ov'è fuggito il vostro grande ardire?</l>
<l>È la forza di voi tanto cattiva</l>
<l>che molli donne vi faccian fuggire?</l>
<l>Tornate adunque nelle vostre case,</l>
<l>e qua le donne vengan, là rimase.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Il chiaro Appollo e 'l cielo e 'l salso mare</l>
<l>fien testimoni etterni e immortali</l>
<l>del vostro vile e tristo adoperare;</l>
<l>e porterà la fama i vostri mali</l>
<l>con perpetuo nome, e voi mostrare</l>
<l>farà a dito a genti disiguali,</l>
<l>dicendo: «Vedi i cavalier dolenti,</l>
<l>che vinti fur dall'amazone genti».</l></lg>
<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Fuggitevi di qui, vituperati,</l>
<l>poi Marte, più che voi, donne sovene;</l>
<l>e delli vostri arnesi dispogliati,</l>
<l>li lasciate vestire a chi convene;</l>
<l>or non v'era e' miglior che onorati</l>
<l>di morte aveste sostenute pene,</l>
<l>che con vergogna indietro rinculare</l>
<l>e a donzelle lasciarvi avanzare?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Entri nell'armi adunque chi n'è degno</l>
<l>(l'altro le lasci che non vole onore)</l>
<l>morte pigliando per fuggire sdegno;</l>
<l>e a cui piace più con disinore</l>
<l>vita che pregio, non segua il mio segno;</l>
<l>vivasi quanto vuol sanza valore,</l>
<l>ch'io sarò troppo più, solo, onorato</l>
<l>ch'essendo da cotali accompagnato.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Or che avreste voi fatto se avversi</l>
<l>vi fosser forse i Centauri usciti</l>
<l>o i Lapiti, popoli diversi,</l>
<l>turba dolente, o uomini scherniti?</l>
<l>Credo nel mar vi sareste sommersi,</l>
<l>poiché per donne vi sete fuggiti.</l>
<l>Or vi tornate e fate novo duca,</l>
<l>e Marte me, sì come vuoi, conduca. -</l></lg>
<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>E questo detto, sotto l'arme chiuso,</l>
<l>tirar fe' la sua nave inver lo lito,</l>
<l>e sanza scala por ne saltò giuso,</l>
<l>né si curò perché fosse ferito</l>
<l>da molte parti; ma, come duca uso</l>
<l>di tal mestier, più si mostrava ardito,</l>
<l>sé riparando e di sopra e dintorno;</l>
<l>e fuor dell'acqua uscì sanza sogiorno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Non altramente si gittano in mare</l>
<l>li marinari il cui legno già rotto</l>
<l>per la fortuna sentono affondare,</l>
<l>e chi più può, sanza a gli altri far motto,</l>
<l>briga, notando, di voler campare,</l>
<l>che' Greci si gittar tutti di botto</l>
<l>dietro a Teseo nell'acqua lui vedendo,</l>
<l>né ben né male al suo dir rispondendo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>E sì gli aveva vergogna spronati</l>
<l>con le parole del fiero Teseo,</l>
<l>ch'egli eran presti e arditi tornati;</l>
<l>per che ciascun com più tosto poteo,</l>
<l>così com'eran tututti bagnati</l>
<l>e ta' feriti, al suo duca si feo</l>
<l>vicino; e fero in sul lito una schiera</l>
<l>subitamente assai possente e fiera.</l></lg>
<ab><emph>Come Teseo per battaglia ottenne il lito.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>Fatta la schiera tal quale e' poteano,</l>
<l>nel marin lito ov'essi eran discesi,</l>
<l>perciò che bene i luoghi non sapeano,</l>
<l>né seco avevan tutti i loro arnesi,</l>
<l>a lor poter le donne sosteneano,</l>
<l>d'alto vigor ne' loro animi accesi,</l>
<l>disposti a far gran cose in poca d'ora,</l>
<l>pur che le donne lì faccian dimora.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Le donne in su' cava' forti e isnelli</l>
<l>givano armate in abiti dispari</l>
<l>(e que' correan come volano uccelli),</l>
<l>faccendo spesso li lor colpi amari</l>
<l>sentire a' Greci, che ne' campi belli</l>
<l>eran discesi a piè non avea guari,</l>
<l>or qua or là correndo e ritornando,</l>
<l>spesso e rado i Greci molestando.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>Così pugnavano a la morte loro,</l>
<l>poi che potuto non avean la scesa</l>
<l>con le lor forze vietare a coloro;</l>
<l>li qua', sentendo ognor crescer l'offesa,</l>
<l>chieser di poter gir, sanza dimoro,</l>
<l>dal duca lor, ver quelle in lor difesa;</l>
<l>e poi a piè entr'alle donne entraro</l>
<l>e a combatter fieri incominciaro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>E' ferirono a loro arditamente,</l>
<l>sì come que' che ben lo sapean fare;</l>
<l>e a' lor colpi non valea neente</l>
<l>di quelle donne a' colpi riparare;</l>
<l>e se non fosse ch'eran poca gente</l>
<l>a rispetto del lor multiplicare,</l>
<l>tosto l'avrebber del campo cacciate,</l>
<l>o morte tutte, over prese e legate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>Ma il numero di lor, ch'era infinito,</l>
<l>ogni ora la battaglia rinfrescava;</l>
<l>questo contra Teseo fiero e ardito</l>
<l>il campo lungamente sostentava;</l>
<l>esso sanza riposo e ispedito</l>
<l>ferendo, or qua or là correndo andava,</l>
<l>e ammirar di sé ciascun facea</l>
<l>che 'n quello stormo mirar lo potea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>Né altramente infra le pecorelle</l>
<l>si ficca il lupo per fame rabbioso,</l>
<l>col morso strangolando or queste or quelle,</l>
<l>fin c'ha saziato il suo disio guloso,</l>
<l>che faceva Teseo tra le donzelle</l>
<l>a piè con la sua spada furioso,</l>
<l>coperto dello scudo, ognor ferendo,</l>
<l>or questa or quella misera uccidendo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>Così Teseo fieramente andando</l>
<l>co' suoi compagni infra le donne ardite,</l>
<l>molte ne gian per terra scavallando,</l>
<l>e morte quelle e quelle altre ferite</l>
<l>lasciando per lo campo, indi montando</l>
<l>sopr'a' cava' ch'a redine sbandite,</l>
<l>le lor donne lasciate, si fuggieno</l>
<l>or qua or là sì come e' potieno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>E già di lor gran parte eran montati</l>
<l>per tal procaccio sopra i buon destrieri,</l>
<l>e tutti in sé di ciò riconfortati,</l>
<l>contra color ferivan volontieri;</l>
<l>e esse, lor vedendo inanimati</l>
<l>più ch'al principio non erano e fieri,</l>
<l>temendo cominciarono a voltare,</l>
<l>e 'l campo a' Greci del tutto lasciare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>Fuggiensi adunque in quel castel tututte,</l>
<l>e dietro ad esse la duchessa loro;</l>
<l>e sopra l'alte mura fur ridutte,</l>
<l>armate, sanza fare alcun dimoro,</l>
<l>fra lor dicendo: — Noi sarem distrutte</l>
<l>se a le man pervegnàn di costoro. -</l>
<l>E la sconfitta lor quasi non suta,</l>
<l>a ben guardar si dier la lor tenuta.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>Era la terra forte, e ben murata</l>
<l>da ogni parte, e dentro ben guarnita</l>
<l>per sostener assedio ogni fiata,</l>
<l>lunga stagion, ch'ella fosse assalita;</l>
<l>però ciascuna dentro bene armata</l>
<l>non temeva né morte né ferita;</l>
<l>chiuse le porti al riparo intendeano</l>
<l>e quasi i Greci niente temeano.</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo, sconfitte le donne e preso il lito, s'acampò.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Come Teseo le vide fuggire,</l>
<l>in un raccolse tutta la sua gente,</l>
<l>e comandò che le lasciasser gire;</l>
<l>poi fé cercare il campo prestamente,</l>
<l>e fece i corpi morti sepellire;</l>
<l>e le ferite assai benignamente</l>
<l>lasciò andar, sanza ingiuria nessuna,</l>
<l>là dove piacque di gire a ciascuna.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>E 'n cotal guisa avendo preso il lito</l>
<l>con la sua gente, malgrado di quelle,</l>
<l>in su un picciol poggio fu salito,</l>
<l>dirimpetto al castel delle donzelle;</l>
<l>e comandò che quel fosse guarnito,</l>
<l>sì che resister si potesse ad elle</l>
<l>senza battaglia, infin che scaricate</l>
<l>sien le galee e le genti posate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>Li Greci prestamente scaricaro</l>
<l>tutte le navi delli arnesi loro,</l>
<l>e altri in brieve il poggetto afforzaro</l>
<l>quanto poteron sanza alcun dimoro;</l>
<l>né dì né notte mai non riposaro,</l>
<l>infin ch'ebber fornito lor lavoro;</l>
<l>ben fer le donne loro ingombro assai,</l>
<l>che d'assalirli non calavan mai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>Poscia che' Greci furono afforzati</l>
<l>sì, che le donne neente temeano,</l>
<l>e' legni loro in mar furon tirati</l>
<l>per corseggiar dintorno ove poteano,</l>
<l>e i feriti furon medicati,</l>
<l>e quelli ancor che 'l mar temuto aveano</l>
<l>posati fur, parve a Teseo che stare</l>
<l>quivi poria più nuocer che giovare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>Esso, ch'ognor con sollecita cura</l>
<l>al suo più presto spaccio più pensava,</l>
<l>imaginò che, se 'ntorno alle mura</l>
<l>di quella terra il suo campo fermava,</l>
<l>e' potrebbe avvenir per l'avventura</l>
<l>che sanza utile il tempo trapassava;</l>
<l>però che quando pure elli avvenisse,</l>
<l>poco avea fatto perché lor vincesse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>E tornandoli a mente come Alcide</l>
<l>a l' Idra, che de' suoi danni crescea,</l>
<l>avea la vita tolta, seco vide</l>
<l>che là dov'era Ipolita volea</l>
<l>sua pruova far; perché, se lei conquide,</l>
<l>più contasto nessun non vi sapea;</l>
<l>e per cotal pensiero il campo mosse</l>
<l>per colà gir dove Ipolita fosse.</l></lg>

<ab><emph>Come Ipolita, sentendo la venuta di Teseo, aspettò sicura l'asedio.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>Corse la fama per tutto il paese</l>
<l>della sconfitta stata tostamente,</l>
<l>per che ciascuna sé alle difese</l>
<l>si metteva di sé velocemente;</l>
<l>ma quella cui tal cosa più offese</l>
<l>Ipolita è da creder certamente;</l>
<l>la qual, poi che così la cosa andare</l>
<l>vide, propose di volersi atare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>86</head>
<l>Né fu stordita per quella sciagura,</l>
<l>ma le sue donne a sé chiamò dicendo:</l>
<l>— Or ciascuna convene esser sicura,</l>
<l>non dico in campo Teseo combattendo,</l>
<l>ma in difender ben le nostre mura,</l>
<l>le quali ad assalir vien, com'io intendo;</l>
<l>perciò che non potrà lunga stagione</l>
<l>dimorar qui, per nulla condizione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>87</head>
<l>Noi siam di ciò ch'al vivere ha mestiere</l>
<l>fornite bene, e la terra è sì forte,</l>
<l>che non è sì ardito cavaliere,</l>
<l>se, al guardar vorremo essere accorte,</l>
<l>ch'appressar ci si possa, che pentere</l>
<l>non nel facciam forse con trista morte:</l>
<l>quando ci fieno stati e vederanno</l>
<l>il nostro ardir, per vinti se ne andranno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>88</head>
<l>Dunque, se mai amaste libertate,</l>
<l>se vi fu caro mai il mio onore,</l>
<l>ora mostrate vostra probitate,</l>
<l>ora si scopra l'ardire e 'l valore</l>
<l>ver chi s'appressa alla vostra cittate</l>
<l>per voler noi di quella trarre fore.</l>
<l>Etterna fama ora acquistar potete,</l>
<l>se ben contra Teseo vi difendete. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>89</head>
<l>E questo detto, niente interpose,</l>
<l>ma ciò che seco aveva divisato</l>
<l>fece, dando ordine a tutte le cose;</l>
<l>per le mura ponendo in ogni lato,</l>
<l>a guardia, donne savie e valorose,</l>
<l>faccendo ancor ciascuno altro apparato</l>
<l>ch'a tal cosa bisogna, sempre andando</l>
<l>or queste or quelle tutte confortando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>90</head>
<l>E per salute ancor delle sue genti</l>
<l>gran doni a' templi poi fece portare,</l>
<l>l'iddii pregando che negli emergenti</l>
<l>casi dovesser lor pietosi atare;</l>
<l>quinci, operando tutti altri argomenti</l>
<l>ch'a sua difesa potevan giovare,</l>
<l>e guarnita così come poteo,</l>
<l>con le sue donne aspettò poi Teseo.</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo assediò Ipolita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>91</head>
<l>Poi che Teseo si fu di quel loco</l>
<l>partito onde le donne avea cacciate,</l>
<l>a la città sen venne in tempo poco,</l>
<l>dove Ipolita e molte erano armate;</l>
<l>e lì giurò per Vulcan, dio del foco,</l>
<l>di non partirsi mai, se conquistate</l>
<l>da lui non fosser per forza o per patti:</l>
<l>prima elli e' suoi vi sarebber disfatti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>92</head>
<l>E' fé tender trabacche e padiglioni,</l>
<l>e afforzar suo campo di steccati,</l>
<l>a' cavalier dicendo e a' pedoni</l>
<l>che si facesser e tende e frascati;</l>
<l>e che niun di lor mai non ragioni</l>
<l>di ritornare a' suoi liti lasciati,</l>
<l>se Ipolita pria non si vincea,</l>
<l>così come con lor proposto avea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>93</head>
<l>E' fé drizzar trabocchi e manganelle</l>
<l>e torri per combattere a le mura,</l>
<l>e fé far gatti, e a le mura belle</l>
<l>spesso faceva con essi paura,</l>
<l>e con battaglia spesso le donzelle</l>
<l>assaliva con sua gente sicura;</l>
<l>ma di tal cuor guarnite le trovava,</l>
<l>che poco assalto o altro li giovava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>94</head>
<l>Elli stette più mesi a tal berzaglio</l>
<l>e poco v'acquistò, anzi niente,</l>
<l>fuor che paura e onta con travaglio;</l>
<l>perché le donne dentro assai sovente</l>
<l>di morte si metteano a ripentaglio,</l>
<l>predando sopra loro arditamente:</l>
<l>cotanto s'eran già assicurate</l>
<l>per lo non potere esser soperchiate!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>95</head>
<l>Di ciò era Teseo assai crucciato,</l>
<l>e nel pensiero sempre gia cercando</l>
<l>come potesse abbatter loro stato.</l>
<l>Un dì avvenne che e' cavalcando</l>
<l>a la terra dintorno, fu avvisato</l>
<l>ch'ella s'avrebbe sotterra cavando;</l>
<l>per che, avendo mastri di tali arti,</l>
<l>cavar la fé da una delle parti.</l></lg>

<ab><emph>Come Ipolita scrisse a Teseo</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>96</head>
<l>Quando la donna del cavare intese,</l>
<l>dubbiò, e tosto di mura novelle</l>
<l>un cerchio dentro più stretto comprese,</l>
<l>il qual fer tosto e donne e damigelle;</l>
<l>appresso inchiostro e carta tosto prese</l>
<l>e con le mani dilicate e belle</l>
<l>una pìstola scrisse; e trovar feo</l>
<l>due savie donne, e mandolla a Teseo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>97</head>
<l>Eran le donne belle e di gran core,</l>
<l>con compagnia leggiadra disarmate,</l>
<l>vestite in drappi di molto valore;</l>
<l>le qua', giunte nel campo, fur menate</l>
<l>da' maggior Greci davanti al signore,</l>
<l>al quale, assai da lui prima onorate,</l>
<l>le lettere lor diero, e la risposta</l>
<l>addomandaron graziosa e tosta.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>98</head>
<l>Teseo le prese assai benignamente,</l>
<l>e innanzi a sé chiamati i suoi baroni</l>
<l>insieme con molta altra buona gente,</l>
<l>disse: — Signori, le donne amazzoni</l>
<l>queste lettere mandan veramente;</l>
<l>però l'udite, e con belle ragioni</l>
<l>lor si risponda. — E poi le fé aprire,</l>
<l>e legger sì ch'ognun poteva udire.</l></lg>

<ab><emph>Il tenore della lettera mandata da Ipolita a Teseo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>99</head>
<l>La lettera era di cotal tenore:</l>
<l>«A te, Teseo, alto duca d'Attene,</l>
<l>Ipolita, reina di valore,</l>
<l>salute, se a te dir si convene,</l>
<l>e crescimento sempre di tuo onore,</l>
<l>sanza mancar di quel che m'appartiene;</l>
<l>e pace con ciascuno, e ancor meco</l>
<l>che ho ragion d'aver guerra con teco.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>100</head>
<l>Io ho veduta la tua gente forte</l>
<l>ne' porti miei con isforzata mano,</l>
<l>tal ch'essi avrebber paura di morte</l>
<l>data a qualunque popol più sovrano,</l>
<l>fuor ch'alle donne mie, di guerra scorte</l>
<l>più ch'altra gente che al mondo siano;</l>
<l>le qua' di que' cacciasti assai superbo,</l>
<l>delle qua' meco una parte ne serbo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>101</head>
<l>E poi venuto se' ad assediarmi,</l>
<l>come nemica d'ogni tuo piacere,</l>
<l>e hai più volte provate tue armi</l>
<l>a le mie mura, e ancora potere</l>
<l>da quelle non avesti di cacciarmi;</l>
<l>per che, per adempier lo reo volere</l>
<l>c'hai contro a me, la terra fai cavare.</l>
<l>per poi potermi sanza arme pigliare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>102</head>
<l>Certo di ciò la cagion non conosco,</l>
<l>ch'io non ti offesi mai, né son Medea</l>
<l>che per invidia ti voglia dar tosco;</l>
<l>anzi la tua virtute mi piacea</l>
<l>quando si ragionava talor nosco,</l>
<l>e di vederti gran disio avea,</l>
<l>e ancor disiava tua contezza,</l>
<l>tanto gradiva tua somma prodezza.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>103</head>
<l>Ma di ciò veggo contrario l'effetto,</l>
<l>considerando la tua nuova impresa,</l>
<l>pensando ch'io non abbia il difetto</l>
<l>commesso, e sia subitamente offesa,</l>
<l>sanza di te avere alcun sospetto;</l>
<l>di che nel core non poco mi pesa,</l>
<l>e non men forse per la tua virtute</l>
<l>che faccia per la mia propia salute.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>104</head>
<l>Tu non hai fatto come cavaliere</l>
<l>che contro a par piglia debita guerra;</l>
<l>ma come disleale uom barattiere</l>
<l>subitamente assalisti mia terra,</l>
<l>e come vile e cattivo guerriere</l>
<l>mai non pensasti, se 'l mio cor non erra.</l>
<l>che 'l guerregiar con donne e aver vittoria</l>
<l>del vincitore è più biasmo che gloria.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>105</head>
<l>Ben ti dovresti di ciò vergognare,</l>
<l>se figliuol se', com dì, del buono Egeo;</l>
<l>né ti dovresti con arme appressare</l>
<l>a le mie mura; e già se ne penteo</l>
<l>chi ha volute mie forze provare,</l>
<l>però che mal sembiante mai non feo</l>
<l>nessuna ancora delle mie donzelle,</l>
<l>ma tutte sono ardite, prodi e snelle.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>106</head>
<l>Ma poscia c'hai le tue forze provate,</l>
<l>e 'l tuo pensiero hai ritrovato vano,</l>
<l>diverse vie hai sotterra trovate</l>
<l>per avermi in prigione a salva mano;</l>
<l>ma non sarà così in veritate,</l>
<l>ché già c'è preso rimedio sovrano;</l>
<l>e di combattere in oscura parte</l>
<l>non è di buon guerrier mestier né arte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>107</head>
<l>Dunque mi lascia in pace per tuo onore,</l>
<l>sanza voler più tua fama guastare,</l>
<l>ch'io ti perdono ciascun disinore</l>
<l>che fatto m'hai o mi volessi fare;</l>
<l>e se nol fai, per forza e con dolore</l>
<l>io ti farò la mia terra sgombrare;</l>
<l>né qui mi troverai qual festi al lito,</l>
<l>perch'io ti giucherò d'altro partito».</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo rispose ad Ipolita, e mostrò alle messaggiere le cave.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>108</head>
<l>Quando Teseo la lettera ebbe udita,</l>
<l>a' suoi baroni e' disse sorridendo:</l>
<l>— Beato me, che campata ho la vita</l>
<l>mercé di questa donna, ch'amonendo</l>
<l>mi manda acciò che mia fama fiorita</l>
<l>tra le genti dimori, me vivendo! -</l>
<l>Poi si rivolse a quelle donne e disse:</l>
<l>— Risposto tosto fia a chi ne scrisse. -</l></lg>

<ab><emph>Il tenore della risposta di Teseo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>109</head>
<l>E 'n cotal guisa fé scrivere allora:</l>
<l>«Ipolita, reina alta e possente,</l>
<l>la quale il popol feminile onora,</l>
<l>Teseo, duca d'Attene, e la sua gente,</l>
<l>salute, quale ella ti bisogna ora,</l>
<l>cioè la grazia mia veracemente:</l>
<l>una tua lettera e messi vedemmo;</l>
<l>per questa ad essa così rispondemo:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>110</head>
<l>chi 'l nostro popol uccide e discaccia</l>
<l>dalle sue terre, a noi fa villania;</l>
<l>però s'adoperiam le nostre braccia</l>
<l>in far vendetta, grande onor ne fia;</l>
<l>né viltà nulla i nostri cori impaccia,</l>
<l>se sottoterra cerchiam di far via,</l>
<l>per tuo orgoglio volere abbassare;</l>
<l>ma facciam quel che buon guerrier suol fare,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>111</head>
<l>cioè prender vantaggio, acciò che' suoi</l>
<l>più salvi sieno, e vincasi il nemico;</l>
<l>e tosto ci vedrai ne' cerchi tuoi</l>
<l>della città, non miga come amico,</l>
<l>se non t'arrendi tostamente a noi,</l>
<l>uccidendo e tagliando; ond'io ti dico</l>
<l>che 'l mio comando facci, e avrai pace,</l>
<l>ché in altra maniera non mi piace».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>112</head>
<l>E poi che l'ebbe scritte e suggellate,</l>
<l>le lettere donò alle donzelle,</l>
<l>le quali avanti avea molto onorate;</l>
<l>e a cavallo poi salì con quelle,</l>
<l>e tutte le sue forze ha lor mostrate;</l>
<l>e similmente en le cave con elle</l>
<l>entrò, e fece lor chiaro vedere</l>
<l>le mura puntellate per cadere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>113</head>
<l>Poi disse loro: — O messaggiere care,</l>
<l>a la reina vostra tornerete,</l>
<l>e 'n verità potrete raccontare</l>
<l>ciò che apertamente ora vedete;</l>
<l>sì che le piaccia di non farmi fare</l>
<l>asprezza contro a quantunque voi sete,</l>
<l>e contro a lei, la qual mi par valente;</l>
<l>ch'io ne sarei poi più di voi dolente. -</l></lg>

<ab><emph>Come le damigelle, partendosi da Teseo, tornarono ad Ipolita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>114</head>
<l>Le damigelle allor preson commiato,</l>
<l>dicendo: — Signor nostro, volentieri. -</l>
<l>E nella terra per occulto lato</l>
<l>si ritornar, non pe' mastri sentieri;</l>
<l>e a la donna lor tutto han contato,</l>
<l>ciò c'han veduto infra li lor guerrieri;</l>
<l>e poi le lettere hanno presentate,</l>
<l>le qua' fur tosto lette e ascoltate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>115</head>
<l>Poi che di quelle Ipolita il tenore</l>
<l>ebbe compreso, e 'l dir delle donzelle,</l>
<l>nel cor sentì gravissimo dolore,</l>
<l>e simile sentiron tutte quelle</l>
<l>ch'eran presenti, ch'avesser valore,</l>
<l>pensose assai e nello aspetto felle;</l>
<l>ma dopo alquanto Ipolita, chiedendo</l>
<l>con mano udirsi, incominciò dicendo:</l></lg>

<ab><emph>Diceria d'Ipolita a le donne sue.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>116</head>
<l>— Chiaro vedete, donne, a qual partito</l>
<l>ci abbian gl'iddii recate, e non a torto.</l>
<l>Se di ciascuna qui fosse il marito,</l>
<l>fratel, figliuolo o padre che fu morto</l>
<l>da tutte noi, non saria stato ardito</l>
<l>Teseo mai d'appressarsi al nostro porto;</l>
<l>ma perché non ci son, ci ha assaltate,</l>
<l>come vedete, e ancora assediate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>117</head>
<l>Venere, giustamente a noi crucciata,</l>
<l>col suo amico Marte il favoreggia;</l>
<l>e tanta forza a lui hanno donata,</l>
<l>che contro a nostro grado signoreggia</l>
<l>dintorno a noi la città assediata,</l>
<l>e come vuole ognora ne dammeggia;</l>
<l>e perciò che vie più che noi è forte,</l>
<l>se noi non ci rendiam, minaccia morte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>118</head>
<l>Però a noi bisogna di pigliare</l>
<l>de' due partiti l'un subitamente:</l>
<l>o contra lui ancora riprovare</l>
<l>le forze nostre in campo virilmente,</l>
<l>o a lui, poi ci vuol, ci vogliàn dare,</l>
<l>perciò che qui più tenerci niente</l>
<l>noi non possiam, ché, come voi udite,</l>
<l>le mura tosto in terra vederite.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>119</head>
<l>E 'l dir che noi con esso combattiamo</l>
<l>mi par che sia assai folle pensiero,</l>
<l>perciò che tutte quante conosciamo</l>
<l>la gente sua e lui ardito e fiero;</l>
<l>e se ancora ben ci ricordiamo</l>
<l>e con noi stesse vogliam dir lo vero,</l>
<l>noi il provammo non ha molto ancora;</l>
<l>di che noi ci pentemmo in poca d'ora.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>120</head>
<l>E oltre a questo, egli ha seco l'aiuto</l>
<l>degli alti iddii, che noi han per nemiche;</l>
<l>e noi l'avemo assai chiaro veduto,</l>
<l>ché orazion, vigilie, né fatiche,</l>
<l>forza di corpo o atto proveduto,</l>
<l>campar non ci han potuto che mendiche</l>
<l>della sua grazia esser non ci convegna,</l>
<l>se noi vogliam che 'n vita ci sostegna.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>121</head>
<l>Però terrei consiglio assai migliore</l>
<l>renderci a lui, che del valor mondano,</l>
<l>per quel ch'io senta, ha il pregio e l'onore,</l>
<l>e è, a chi s'umilia, umile e piano;</l>
<l>e già non ci sarà e' desinore</l>
<l>se vinte siam da uom così sovrano,</l>
<l>perciò ch'ogn'uom per femine ci tiene,</l>
<l>come noi siamo, e lui duca d'Attene. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>122</head>
<l>Tacquesi qui; ma un gran mormorio</l>
<l>infra le donne surse, lei udita,</l>
<l>ch'una reputa buono e altra rio</l>
<l>cotal consiglio; ma nessuna ardita</l>
<l>è di dir contra o d'aprir suo disio;</l>
<l>per che cotal sentenzia diffinita</l>
<l>per le più sagge fu, che si mandasse</l>
<l>chi con Teseo per lor patti trattasse.</l></lg>

<ab><emph>Come Ipolita trattò patti con Teseo e poi li si arrendé.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>123</head>
<l>Poi che cotal sentenzia fu fermata,</l>
<l>Ipolita due donne fé venire,</l>
<l>Polisto e Dinastora, e informata</l>
<l>ebbe ciascuna di ciò c'hanno a dire;</l>
<l>e poi che lor libertà ebbe data</l>
<l>quanta ne bisognava a ciò fornire,</l>
<l>disse: — Omai, donne, a vostra posta andate,</l>
<l>ma sanza pace qui non ritornate. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>124</head>
<l>Fur costoro a Teseo, e e' con esse;</l>
<l>e dopo lungo d'una e d'altra cosa</l>
<l>parlar, fermarsi che esso prendesse</l>
<l>Ipolita per sua etterna sposa,</l>
<l>e che la terra per lui si tenesse,</l>
<l>sotto le leggi della valorosa</l>
<l>Ipolita reina, e accordarsi</l>
<l>con molti altri più patti e ritornarsi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>125</head>
<l>Ipolita era a maraviglia bella</l>
<l>e di valore accesa nel coraggio;</l>
<l>ella sembiava matutina stella</l>
<l>o fresca rosa del mese di maggio;</l>
<l>giovine assai e ancora pulcella,</l>
<l>ricca d'avere, e di real legnaggio,</l>
<l>savia e ben costumata, e per natura</l>
<l>nell'armi ardita e fiera oltre misura.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>126</head>
<l>A cui le donne, da Teseo venute,</l>
<l>e a molte altre i patti raccontaro,</l>
<l>recando a tutte da Teseo salute;</l>
<l>il che fu alle più grazioso e caro.</l>
<l>E poi che fur le parole compiute,</l>
<l>le donne l'arme di botto lasciaro,</l>
<l>e ella comandò, per suo amore,</l>
<l>ch'a Teseo e a' suoi sia fatto onore.</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo, fermati i patti, entrò nella città, e ricevuto onorevolmente mda Ipolita, la sposò, e i suoi cavalieri sposaro dell'altre.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>127</head>
<l>Poscia che furono i patti fermati,</l>
<l>Teseo co' suoi montati in su' destrieri,</l>
<l>i più di loro essendo disarmati,</l>
<l>a picciol passo e lieti i cavalieri,</l>
<l>sanza contasto en la città menati,</l>
<l>nella qual ricevuti volontieri,</l>
<l>umili d'essa preser possessione,</l>
<l>sanza fare ad alcuna offensione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>128</head>
<l>Incontro venne, sopra un bel destriere,</l>
<l>al suo Teseo Ipolita reina,</l>
<l>e più bella che rosa di verziere</l>
<l>con lei veniva una chiara fantina,</l>
<l>Emilia chiamata, al mio parere,</l>
<l>d'Ipolita sorella picciolina;</l>
<l>e dopo lor molte altre ne venieno,</l>
<l>ornate e belle quanto più poteno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>129</head>
<l>E 'n cotal guisa con solenne onore</l>
<l>ricevetter Teseo e la sua gente;</l>
<l>né fu guari di lì lontano Amore,</l>
<l>ma co' suoi dardi molte prestamente</l>
<l>e molti ancora ne ferì nel core.</l>
<l>E' se ne andaron tutti lietamente</l>
<l>fino al palagio, e quivi dismontaro,</l>
<l>e in su quel Teseo accompagnaro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>130</head>
<l>Egli era bello e d'ogni parte ornato</l>
<l>di drappi ad oro e d'altri cari arnesi,</l>
<l>per ogni cosa ricco e bene agiato;</l>
<l>ma Teseo gli occhi non teneva attesi</l>
<l>a ciò guardar, ma il viso dilicato</l>
<l>d'Ipolita mirando, con accesi</l>
<l>sospir dicea: «Costei trapassa Elena,</l>
<l>cui io furtai, d'ogni bellezza piena».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>131</head>
<l>Elli avea già nel cor quella saetta</l>
<l>la qual Cupido suole aver più cara;</l>
<l>e seco nella mente si diletta</l>
<l>d'aver per cotal donna tanta amara</l>
<l>fatica sostenuta; e lieto aspetta</l>
<l>d'avere in braccio quella stella chiara,</l>
<l>parendoli colei assai più degno</l>
<l>acquisto che tututto l'altro regno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>132</head>
<l>Le donne avevan cambiati sembianti,</l>
<l>ponendo in terra l'arme rugginose,</l>
<l>e tornate eran quali eran davanti,</l>
<l>belle, leggiadre, fresche e graziose;</l>
<l>e ora in lieti motti e dolci canti</l>
<l>mutate avean le voci rigogliose,</l>
<l>e' passi avevan piccioli tornati,</l>
<l>che pria nell'armi grandi erano stati.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>133</head>
<l>E la vergogna, la qual discacciata</l>
<l>avean la notte orribile, uccidendo</l>
<l>li lor mariti, loro era tornata</l>
<l>ne' freschi visi, gli uomini vedendo;</l>
<l>e sì era del tutto transmutata</l>
<l>la real corte, a quel che prima, essendo</l>
<l>sanza uomini le femine, parea,</l>
<l>ch'appena alcuna di loro il credea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>134</head>
<l>Ripresi adunque i lasciati ornamenti,</l>
<l>di Citerea il tempio fero aprire,</l>
<l>serrato ne' lor primi mutamenti;</l>
<l>lì fé Teseo Ipolita venire;</l>
<l>e dati sacrifici reverenti</l>
<l>a Venere, sposò con gran disire</l>
<l>Ipolita, l'aiuto d'Imeneo</l>
<l>chiamando quivi i baron di Teseo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>135</head>
<l>Molte altre donne a greci cavalieri</l>
<l>si sposarono allora lietamente,</l>
<l>e per signor li preser volontieri,</l>
<l>com'avean gli altri avuti primamente;</l>
<l>con iuramenti santissimi e veri</l>
<l>lor promettendo che, al lor vivente,</l>
<l>nella prima follia non tornerieno</l>
<l>e che lor cari sempre mai avrieno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>136</head>
<l>Tra l'altre belle vedove e donzelle</l>
<l>che fossero in quel loco, una ve n'era</l>
<l>che di bellezze passava le belle,</l>
<l>come la rosa i fior di primavera;</l>
<l>la qual Teseo, vedendola tra quelle,</l>
<l>fé prestamente domandar chi era.</l>
<l>Detto li fu: — Sorella alla reina,</l>
<l>Emilia nominata è la fantina. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>137</head>
<l>Piacque a Teseo la bella donzelletta</l>
<l>non men che alcuna altra che vi fosse,</l>
<l>ancor che li paresse giovinetta;</l>
<l>e nella mente sua seco proposse</l>
<l>che ad Acate, sua cosa distretta,</l>
<l>per moglie la darà; quindi si mosse,</l>
<l>e al palagio real ritornaro,</l>
<l>dove pien di letizia ogn'uom trovaro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>138</head>
<l>Le nozze furon grandi e liete molto,</l>
<l>e più tempo durò il festeggiare,</l>
<l>e ciascun dalla sua fu ben raccolto,</l>
<l>e a tutti pareva bene stare,</l>
<l>perché fortuna avea cambiato volto;</l>
<l>e le donne sapeano or che si fare,</l>
<l>sé ristorando del tempo perduto</l>
<l>mentre nel regno non era uomo issuto.</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il libro primo.</emph></trailer></div1>

<div1 type="canto"><head>LIBRO SECONDO</head>
<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene l'argomento particulare del secondo libro.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg type="quartina">
<l>Questo secondo mostra il ritornare</l>
<l>che fé Teseo di Scizia vincente;</l>
<l>e delle Greche il tristo lagrimare,</l>
<l>col priego insieme d'Evannès dolente;</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>per lo qual, sanza del carro smontare,</l>
<l>con picciola orazione a la sua gente</l>
<l>persuadendo, si mosse ad andare</l>
<l>contra Creon, re di Tebe possente;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e come, in campo vinto, a lui la vita</l>
<l>tolse e a' corpi fé dar sepoltura,</l>
<l>avendo Tebe a le donne largita;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e poi, feriti, per loro sciagura,</l>
<l>presi da lui Palemone e Arcita</l>
<l>mostra, mettendo poi loro in chiusura.</l></lg></lg>


<lg type="ottava">

<argument><p><emph>Incomincia il libro secondo di Teseida. E prima perché e come Teseo si partisse di Scizia per tornare ad Attene con Ipolita e con Emilia.</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>Il sole avea due volte dissolute</l>
<l>le nevi en gli alti poggi, e altrettante</l>
<l>Zeffiro aveva le frondi rendute</l>
<l>e i be' fiori alle spogliate piante,</l>
<l>poi che d'Attena s'eran dipartute</l>
<l>le greche navi, Africo spirante,</l>
<l>da cui Teseo co' suoi furon portati</l>
<l>nelli scitichi porti conquistati;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>quando esso con la sua novella sposa</l>
<l>in lieta vita e dolce dimorava,</l>
<l>sanza pensiero d'alcuna altra cosa,</l>
<l>e appena d'Atene si curava;</l>
<l>ma il piacer divin più gloriosa</l>
<l>vittoria assai che quella li serbava;</l>
<l>onde li fé nuova vision vedere,</l>
<l>per che del ritornar li fu in calere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>Nel dolce tempo che il ciel fa belle</l>
<l>le valli e' monti d'erbette e di fiori,</l>
<l>e le piante riveste di novelle</l>
<l>frondi, sopra le quali i loro amori</l>
<l>cantan gli uccelli, e le gaie donzelle</l>
<l>di Citerea più senton gli ardori,</l>
<l>era Teseo da dolce amor distretto,</l>
<l>in un giardin, pensando a suo diletto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>Nel qual da una parte solo stando,</l>
<l>gli parve seco con viso cruccioso</l>
<l>tener per man Peritoo ragionando,</l>
<l>dicendo a lui: — Che fai tu ozioso</l>
<l>con Ipolita in Scizia dimorando,</l>
<l>sotto amore offuscando il tuo famoso</l>
<l>nome? Perché in Grecia oramai</l>
<l>non torni, ove più gloria avrai assai?</l></lg>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>Èssi da te quell'animo gentile,</l>
<l>ch'ancor simile ad Ercul prometteva</l>
<l>di farti, dipartito? Se' tu vile</l>
<l>tornato nella tua età primeva?</l>
<l>E stando entra la turba feminile,</l>
<l>la tua prodezza, la qual già sapeva</l>
<l>ciaschedun regno, hai qui messa in oblio</l>
<l>d'Ipolita nel grembo e nel disio? -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>A cui Teseo volendo dar risposta</l>
<l>e iscusar la sua lunga dimora,</l>
<l>subito agli occhi suoi si fu nascosta</l>
<l>la imagine di quel che parlava ora;</l>
<l>per che e' dubbioso col passo si scosta</l>
<l>dal loco ove era, a sé mirando ancora</l>
<l>dintorno, per veder se el vedea</l>
<l>colui che quivi parlato gli avea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>Ma poi che la paura luogo diede</l>
<l>a l'animal vertù, si ruppe il velo</l>
<l>della 'gnoranza, e con intera fede,</l>
<l>che non lì Peritoo, ma che dal cielo,</l>
<l>da qualche deità la qual provede</l>
<l>al suo onor con caritevol zelo,</l>
<l>era venuto cotal ragionare;</l>
<l>onde pensò ad Atene tornare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Ad Ipolita adunque il suo volere</l>
<l>con donnesco parlar fé manifesto;</l>
<l>la qual rispose ad ogni suo piacere</l>
<l>essere apparecchiata e anche a questo;</l>
<l>ond'elli, allor ch'a lui fu in parere,</l>
<l>il suo navilio fé preparar presto,</l>
<l>e poi dispose del regno lo stato,</l>
<l>per modo che alle donne fu a grato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>E fatto questo, entrò sanza dimoro</l>
<l>in mare, e 'nsieme Ipolita reina;</l>
<l>e tra più donne ne menar con loro</l>
<l>la bella Emilia, stella matutina;</l>
<l>quindi spirando tra Borea e Coro</l>
<l>ottimo vento da quella marina</l>
<l>li tolse, lor portando verso Attene</l>
<l>il più del tempo con le vele piene.</l></lg>

<ab><emph>Transgressione dalla propria materia, per mostrare qual fosse la cagione per la quale Teseo andass contra Creonte.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Ma Marte, il quale i popoli lernei</l>
<l>con furioso corso avea commossi</l>
<l>sopra' Tebani, e' miseri trofei</l>
<l>donati avea de' prencipi percossi</l>
<l>più volte già, e de' Greci plebei</l>
<l>ritenuti talvolta e tal riscossi,</l>
<l>con asta sanguinosa fieramente</l>
<l>trista avea fatta l'una e l'altra gente;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>perciò che, dopo Anfiorao, Tideo</l>
<l>stato era ucciso, e 'l buono Ippomedone,</l>
<l>e similmente il bel Partenopeo,</l>
<l>e più Teban, de' qua' non fo menzione,</l>
<l>innanzi e dopo al fiero Campaneo;</l>
<l>e dietro a tutti, in doloroso agone,</l>
<l>Etiocle e Polinice, ferito,</l>
<l>morti, e Adastro ad Argo era fuggito;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>onde 'l misero regno era rimaso</l>
<l>voto di gente e pien d'ogni dolore;</l>
<l>ma in picciola ora da Creonte invaso</l>
<l>fu, che di quel si fé re e signore,</l>
<l>con tristo agurio, e 'n doloroso caso</l>
<l>recò insieme e 'l suo regno e l'onore</l>
<l>per fiera crudeltà da lui usata,</l>
<l>mai da nullo altro davanti pensata.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>Esso, con fiero cuor li Greci odiando,</l>
<l>poi che fur morti in lor l'odio servava,</l>
<l>per ch'elli avea con gravissimo bando</l>
<l>vietato a chi sua grazia disiava,</l>
<l>ch'a nullo corpo quivi morto stando</l>
<l>fuoco si desse, e 'mputridir lasciava</l>
<l>lor sozzamente sanza sepoltura</l>
<l>qual delle fiere pria non fu pastura.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>Onde le donne argoliche, le quali</l>
<l>venien dolenti a far lo stremo ofizio</l>
<l>con somma maestà di tutti i mali,</l>
<l>anzi giungesser quivi, ebbero indizio</l>
<l>dello editto crudele; e però tali</l>
<l>quali eran, triste di tal malefizio,</l>
<l>proposer con le lagrime pregare</l>
<l>Teseo a tale ingiuria vendicare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>E quindi i passi ad Attena drizzaro,</l>
<l>atate dal dolor nella fatica;</l>
<l>e a quella venute, con amaro</l>
<l>segno mostrar la fortuna nemica.</l>
<l>Gli Atteniesi assai si marvigliaro</l>
<l>di quella turba, d'ogni ben mendica,</l>
<l>e domandaron di ciò la cagione,</l>
<l>perché venute e di qual regione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>I qua', poscia ch'udir la nobiltate</l>
<l>di quelle donne e la cagion del pianto,</l>
<l>con tenerezza lor prese pietate</l>
<l>di veder loro in tormento cotanto;</l>
<l>e gli alti cittadini apparecchiate</l>
<l>proferser lor le case d'ogni canto,</l>
<l>finché Teseo in Attene tornava,</l>
<l>che d'ora in ora in essa s'aspettava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>Esse non voller da nessuno onore,</l>
<l>ma solo il tempio cercar di Clemenza,</l>
<l>e in quel con gravissimo dolore</l>
<l>istanche e lasse fecer residenza,</l>
<l>aspettando con lagrime il signore,</l>
<l>assai crucciose della sua assenza;</l>
<l>e le donne atteniesi in compagnia</l>
<l>di loro stetter quivi tuttavia.</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo ritornò triunfando in Attene, e la festa che vi si fece.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Teseo, con vento fresco a suo viaggio,</l>
<l>contento ritornava inverso Attene</l>
<l>con gran partita del suo baronaggio</l>
<l>e con colei che 'l suo cuor guida e tene,</l>
<l>Ipolita reina; e 'l suo passaggio</l>
<l>tosto fornito fu e sanza pene;</l>
<l>né prima giunto fu alla marina</l>
<l>che si seppe in Attene, la mattina.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Gli Atteniesi, che lui attendieno</l>
<l>con gran disio, per la sua ritornata</l>
<l>mirabil festa preparata avieno,</l>
<l>la qual fu incontanente incominciata;</l>
<l>secondo il lor poter, ch'assai potieno,</l>
<l>fu la lor terra tutta quanta ornata</l>
<l>di drappi ad oro e d'altri paramenti,</l>
<l>con infiniti canti e istrumenti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Quanto le donne allor fossero ornate</l>
<l>ne' teatri, ne' templi e a' balconi</l>
<l>e per le vie mostrando lor biltate,</l>
<l>nol potrieno spiegare i miei sermoni;</l>
<l>la lor presenzia tal solennitate</l>
<l>facea maggior per diverse ragioni;</l>
<l>e 'n brieve in ogni parte si cantava</l>
<l>e con somma allegrezza si festava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>Gli alti suoi cittadini apparecchiare</l>
<l>li fero un carro ricco e triunfale,</l>
<l>il qual gli fer là dov'era menare;</l>
<l>né altro ne fu mai a quello equale</l>
<l>veduto per alcuno; e apprestare</l>
<l>li fer con esso vesta imperiale</l>
<l>e corona d'allor, significante</l>
<l>che per vittoria venia triunfante.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Teseo adunque, come fu smontato</l>
<l>di mare in terra, in sul carro salio,</l>
<l>degli ornamenti reali addobbato;</l>
<l>e sopra quello appresso il suo disio,</l>
<l>Ipolita, gli stette dall'un lato,</l>
<l>da l'altro Emilia fu, al parer mio;</l>
<l>poi l'altre donne e' cavalier con loro</l>
<l>a cavallo il seguir sanza dimoro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>In diverse brigate festeggiando,</l>
<l>a cavallo e a piè erano andati</l>
<l>gli Atteniesi inver di lui cantando,</l>
<l>di varii vestimenti divisati,</l>
<l>con infiniti suoni ogn'uom festando,</l>
<l>e con esso in Attene rientrati:</l>
<l>diritto andò al tempio di Pallade</l>
<l>a reverir di lei la deitade.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Quivi con reverenza offerse molto,</l>
<l>e le sue armi e l'altre conquistate;</l>
<l>e poi per altra via il carro volto,</l>
<l>alquanto circuendo la cittate,</l>
<l>con infinito d'uomini tomolto,</l>
<l>ovunque gia, con grida eran lodate</l>
<l>l'opere sue magnifiche, e con gloria</l>
<l>le dicean degne d'etterna memoria.</l></lg>

<ab><emph>Come a Teseo si fero incontro le donne greche piagnendo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>E mentre ch'elli in cotal guisa giva,</l>
<l>per avventura davanti al pietoso</l>
<l>tempio passò, nel quale era l'achiva</l>
<l>turba di donne in abito doglioso;</l>
<l>la qual udendo che quindi veniva,</l>
<l>su si levar con atto furioso:</l>
<l>con alte grida e pianto e gran romore</l>
<l>pararsi innanzi al carro del signore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>— Chi son costor ch'a' nostri lieti eventi</l>
<l>co' crini sparti, battendosi il petto,</l>
<l>di squalor piene in atri vestimenti,</l>
<l>tutte piangendo, come se 'n dispetto</l>
<l>avesson la mia gloria, a l'altre genti,</l>
<l>sì com'io veggo, cagion di diletto? -</l>
<l>disse Teseo stupefatto stando;</l>
<l>a cui una rispose lagrimando:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>— Signor, non ammirar l'abito tristo</l>
<l>che 'nnanzi a tutti ci fa dispettose,</l>
<l>né creder pianger noi del tuo acquisto,</l>
<l>né d'alcun tuo onore esser crucciose;</l>
<l>ben che l'averti in cotal gloria visto</l>
<l>pe' nostri danni ne faccia animose</l>
<l>a pianger più che non faremmo forse,</l>
<l>essendo pur dal primo dolor morse. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>— Dunque chi sete? — disse a lor Teseo,</l>
<l>— e perché sì nella publica festa</l>
<l>sole piangete? — Allora oltre si feo</l>
<l>Evannès, più che nessuna altra mesta,</l>
<l>dicendo: — Isposa fui di Campaneo,</l>
<l>e qualunque altra ancora vedi in questa</l>
<l>turba, di re fu moglie o madre o suora</l>
<l>o figlia; e aprirotti che ci accora.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>La perfida nequizia del tiranno</l>
<l>figliuol d'Edippo, contro a Polinice,</l>
<l>suo unico fratello, e 'l fiero inganno</l>
<l>del regno, degli Argivi lo 'nfelice</l>
<l>esercito tirò al suo gran danno,</l>
<l>che è maggiore assai che non si dice,</l>
<l>davanti a Tebe, dove trista sorte</l>
<l>ciascuno alto baron tolto ha con morte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>E dove noi, invano, speravamo</l>
<l>con quello onor vederli ritornare</l>
<l>alle lor terre ch'agual te veggiamo</l>
<l>nella tua laurato triunfare,</l>
<l>nell'abito dolente in che noi siamo</l>
<l>a sepellirli ci conviene andare;</l>
<l>ma l'aspra tirannia di que' c'ha preso</l>
<l>il regno dietro a lor ciò ci ha difeso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>Il perfido Creon, a cui più dura</l>
<l>l'odio ch'a' morti non fece la vita,</l>
<l>a' greci corpi nega sepoltura</l>
<l>(crudeltà, credo, non mai più udita),</l>
<l>e di qua l'ombre a la padule oscura</l>
<l>di Stigia ritiene; onde infinita</l>
<l>doglia ci assal tra gli altri nostri mali,</l>
<l>sentendoli mangiare agli animali.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>Pietose adunque a questo estremo onore</l>
<l>voler donar, d'Acaia ci movemmo;</l>
<l>ma come a noi contato fu il tenore</l>
<l>di tale editto, i passi qua volgemmo,</l>
<l>e porger prieghi a te, pio signore,</l>
<l>di tale oltraggio con noi proponemmo;</l>
<l>i qua' l'abito nostro per noi doni</l>
<l>a te in prima, e poi a' tuoi baroni.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>Se alto valor, come crediam, dimora</l>
<l>in te, a questo punto sie pietoso;</l>
<l>tu n'averai alto merito ancora,</l>
<l>e oltre a ciò, ciò che uom virtuoso</l>
<l>de' far, farai. Deh, s'altro da te infora</l>
<l>far lo volesse, en dovresti cruccioso</l>
<l>essere e impedirlo, acciò ch'avessi</l>
<l>la gloria tu di punir tali eccessi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>Deh, se l'abito nostro e il lagrimare</l>
<l>non ti movon, né prieghi, né ragione</l>
<l>a far che 'l pio oficio possiam fare,</l>
<l>movati almen la trista condizione</l>
<l>di que' che già fur re; non gli lasciare</l>
<l>nella futura fama in dirisione:</l>
<l>e' furon teco già d'un sangue nati,</l>
<l>e come te ancor Greci chiamati. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>Le lagrime non eran mai mancate,</l>
<l>perché parlasse, agli occhi di costei,</l>
<l>ma sempre in quantità multiplicate;</l>
<l>e 'l simile era a l'altre dietro a lei,</l>
<l>le qua' con forza avean messa pietate</l>
<l>in ciaschedun di que' baroni attei;</l>
<l>per che con seco ognun forte dannava</l>
<l>la crudeltà la qual Creon usava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>Teseo attento le parole dette</l>
<l>racogliea tutte, l'abito mirando</l>
<l>di quelle donne, e ben che lor neglette</l>
<l>vedesse, chiaro assai, seco stimando,</l>
<l>la maestà nascosa conoscette;</l>
<l>e greve duol nel cor gli venne quando</l>
<l>udì de' re la morte; e dopo alquanto</l>
<l>così rispose al doloroso canto:</l></lg>

<ab><emph>La risposta di Teseo alle donne greche.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>— L'abito oscuro e 'l piangere angoscioso,</l>
<l>e 'l voi conoscer pe' vostri maggiori,</l>
<l>e 'l ricordarmi il vostro esser pomposo,</l>
<l>gli agi e' diletti e' regni e' servidori</l>
<l>e de' re vostri il regnar glorioso,</l>
<l>hanno trovato ne' miei sommi onori</l>
<l>luogo a' vostri prieghi, e la mutata</l>
<l>fortuna trista di lieta tornata.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Io vorrei ben poter nel primo stato</l>
<l>e in vita li vostri re tornare,</l>
<l>com'io credo poter far che fia dato</l>
<l>onor di sepoltura a cui donare</l>
<l>vel piacerà; e l'orgoglio abbassato</l>
<l>di colui fia che ciò vi vuol negare;</l>
<l>però, se a male avuto può conforto</l>
<l>vendetta porger, per me vi fia porto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>Fortificate gli animi dolenti</l>
<l>con isperanza buona, ch'io vi giuro,</l>
<l>prima che io o' miei baron possenti</l>
<l>ci riposiam d'Attene dentro al muro,</l>
<l>di ciò faremo interi esperimenti;</l>
<l>e io son già di vittoria sicuro,</l>
<l>non tanto avendo in mie forze fidanza,</l>
<l>quanto mi dà di Creon la fallanza. -</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo dispose Ipolita ed Emilia del carro, per gire a Tebe.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>E detto questo, con benigno aspetto</l>
<l>si rivolse ad Ipolita, dicendo:</l>
<l>— Bene hai udito, donna, ciò c'han detto</l>
<l>queste donne reali a noi piangendo:</l>
<l>priegoti adunque non ti sia dispetto</l>
<l>se al presente a lor giustizia intendo.</l>
<l>Dismonta, e col mio padre ti starai</l>
<l>finché tornato me qui vederai. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>A cui così Ipolita rispose:</l>
<l>— Caro signor, ben ch'io sia amazona,</l>
<l>io non son sì crudel, ch'a cota' cose</l>
<l>volentier non mettessi la persona</l>
<l>per vendicarle, sì son dispettose,</l>
<l>se vero è ciò che delle donne sona</l>
<l>il tristo ragionar, sol ch'io credesse</l>
<l>che 'n ciò il mio portare arme ti piacesse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Però, signor, secondo il tuo piacere</l>
<l>opera omai, e s'elli è di tal fretta</l>
<l>qual esse dicon, non soprasedere;</l>
<l>va e fa ciò ch'al tuo onore aspetta,</l>
<l>ché ciò m'è più ch'altra gioia in calere. -</l>
<l>E questo detto, intra la turba eletta</l>
<l>di molte donne che l'accompagnaro,</l>
<l>essa e Emilia del carro smontaro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>Poi che Teseo le donne ebbe posate</l>
<l>del carro suo, tenendo il viso fitto</l>
<l>nella miseria delle sconsolate,</l>
<l>da intima pietà nel cor trafitto,</l>
<l>sopra 'l carro si volse a le pregiate</l>
<l>schiere de' suoi sanz'altro alcun respitto;</l>
<l>e con voce alta, di furore acceso,</l>
<l>parlò sì che da tutti fu inteso:</l></lg>

<ab><emph>Diceria di Teseo a' cavalieri suoi per andare sopra Creonte.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>— Tanto è nel mondo ciascun valoroso,</l>
<l>quanto virtute li piace operare;</l>
<l>dunque ciascun di vivere ozioso</l>
<l>si guardi che in fama vuol montare;</l>
<l>e noi, acciò che stato glorioso</l>
<l>intra' mondan potessimo acquistare,</l>
<l>venimmo al mondo, e non per esser tristi</l>
<l>come bruti animali e 'ntra lor misti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Adunque, cari e buon commilitoni</l>
<l>che meco in tante perigliose cose</l>
<l>istati sete in dubbie condizioni,</l>
<l>per far le vostre memorie famose</l>
<l>a le future nuove nazioni,</l>
<l>ora li cuori all'opre gloriose</l>
<l>vi priego dispognate, né vi caglia</l>
<l>prender riposo d'avuta travaglia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>Udito avete tutti, sì com'io,</l>
<l>ciò che le donne ne dicon presenti;</l>
<l>certo ciascun ne dovrebbe esser pio,</l>
<l>e al vengiar dovreste esser ferventi,</l>
<l>ché l'aspre nimistà e il disio</l>
<l>del nuocer debbon ciaschedune genti</l>
<l>lasciare e obliar, poi l'uomo è morto;</l>
<l>ma or Creon fa nuovo a' morti torto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>Andiamo adunque, e lui, fiero Creonte,</l>
<l>umil facciàn con le spade tornare,</l>
<l>sì che e' lasci l'ombre ad Acheronte,</l>
<l>poi fien sepulti i corpi, trapassare;</l>
<l>noi non andiamo acciò che a Demofonte</l>
<l>rimanga regno, a l'altrui usurpare,</l>
<l>ma a ragion rilevare in sua gloria;</l>
<l>per che l'iddii ne daranno vittoria. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>E' non fu più lasciato avanti dire,</l>
<l>ch'un romor surse che il ciel toccava:</l>
<l>— Tutti siam presti di voler morire</l>
<l>dintorno a te, e già molto ne grava</l>
<l>che 'nver Creonte non prendiamo a gire,</l>
<l>poi ch'opera commette così prava:</l>
<l>voi vederete nell'operar nostro,</l>
<l>signor, se ci fia caro l'onor vostro. -</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo andò contra Creonte, re di Tebe.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Teseo adunque, sanza rivedere</l>
<l>il vecchio padre o parente o amico,</l>
<l>uscì d'Attene, né li fu in calere</l>
<l>d' Ipolita l'amor dolce e pudico,</l>
<l>né altro alcun riposo, per potere</l>
<l>gloria acquistar sopra 'l degno nemico;</l>
<l>com'elli era entrato nella terra,</l>
<l>così n'uscì a la novella guerra.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>Le 'nsegne, che ancora ripiegate</l>
<l>non eran, si drizzaron di presente;</l>
<l>e' cavalier con le schiere ordinate,</l>
<l>dietro a la sua ciascuno acconciamente,</l>
<l>ne givano, e le donne sconsolate</l>
<l>lor precedean, di ciò molto contente;</l>
<l>e dopo giorno alcun giunsero a Tebe,</l>
<l>e fermar campo in su le triste glebe.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Sentì Teseo l'aere corrotto</l>
<l>pe' corpi ch'eran senza sepoltura;</l>
<l>onde mandò a Creonte di botto</l>
<l>che e' lasciasse aver de' morti cura,</l>
<l>o s'aprestasse, sanza più dir motto,</l>
<l>della battaglia dispietata e dura.</l>
<l>I messi andaro e fecer l'ambasciata;</l>
<l>a' qua' Creon cotal risposta ha data:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>— Dite a Teseo ch'io sono apparecchiato</l>
<l>della battaglia, e ch'elli avrà a fare</l>
<l>con franco popol tutto bene armato,</l>
<l>e non si creda qui donne trovare,</l>
<l>come in altra parte egli ha trovato;</l>
<l>e però venga, qualora gli pare,</l>
<l>che' corpi fuoco non avranno, e esso</l>
<l>giacer farò con loro assai di presso. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>Il buon Teseo la risposta intese</l>
<l>superba assai, della quale e' si rise;</l>
<l>e al pian campo con li suoi discese,</l>
<l>e in tre parti tutti i suoi divise,</l>
<l>e fece loro il loro affar palese;</l>
<l>quindi davanti a tututti si mise;</l>
<l>e bene in concio ne gir ver Creonte,</l>
<l>che con sua gente lor veniva a fronte.</l></lg>

<ab><emph>La battaglia intra Teseo e Creonte, e come Teseo fu vincitore.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Allora trombe, nacchere e tamburi</l>
<l>sonaron forte d'una e d'altra parte;</l>
<l>fremivano i cavalli, e i securi</l>
<l>cavalier tutti gridavano: — O Marte,</l>
<l>or si parranno li tuoi colpi duri,</l>
<l>ora conoscerassi la tua arte. -</l>
<l>Allora lance e saette pungenti</l>
<l>cominciarsi a gittar tra le due genti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>E' cavalieri insieme si scontraro</l>
<l>con tal romore e con sì gran tempesta,</l>
<l>che 'nsino al ciel le voci risonaro;</l>
<l>e con le lance ciaschedun s'infesta</l>
<l>di vender bene il romper quelle caro;</l>
<l>poi con le spade battaglia molesta</l>
<l>incominciar, dove molti moriro</l>
<l>nel primo assalto che 'nsieme feriro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Il buon Teseo, sopra un alto destriere,</l>
<l>con una mazza in man pel campo andava</l>
<l>ferendo forte ciascun cavaliere</l>
<l>e abbattendo cui elli incontrava,</l>
<l>e spesso confortando le sue schiere:</l>
<l>col suo ben far tutti l'incoraggiava,</l>
<l>porgendo arme sovente a chi l'avesse</l>
<l>perdute e rimontando chi cadesse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>E ben vedea chi con tremante mano</l>
<l>moveva i ferri, e chi arditamente</l>
<l>sovra' nemici suoi valor sovrano</l>
<l>combattendo mostrava, e chi niente</l>
<l>pigro operava dimorando invano;</l>
<l>li qua' gridando spregiava vilmente,</l>
<l>lodando gli altri, e per nome chiamando</l>
<l>or questo or quel, gli giva confortando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Da l'altra parte il simile facea</l>
<l>Creonte, come ardito conduttore,</l>
<l>e quasi in sé del nemico credea</l>
<l>sanza alcun fallo farsi vincitore.</l>
<l>L'un contra l'altro ben si difendea</l>
<l>arditamente e con sommo valore;</l>
<l>ma sì andando, insieme si scontraro</l>
<l>Creon e 'l buon Teseo, e si sgridaro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Corsorsi adosso li due cavalieri,</l>
<l>chiusi nell'armi, e valorosamente</l>
<l>si cominciaro a ferire i guerrieri,</l>
<l>com'uomin che s'odiavan mortalmente,</l>
<l>e come que' ch'avrebber volentieri</l>
<l>l'un l'altro a morte dato certamente;</l>
<l>e già co' colpi tutte magagnate</l>
<l>s'avevan l'armi, e le carni tagliate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>Teseo di cruccio tutto quanto ardeva,</l>
<l>vedendo di Creon il gran durare,</l>
<l>e fra se stesso fremendo diceva:</l>
<l>— Deh, de' mi questi a la fine menare? -</l>
<l>Poi tutte in sé sue forze raccoglieva,</l>
<l>e furioso li si lascia andare</l>
<l>adosso, e lui per sì gran forza fiere,</l>
<l>che lì il gittò per morto del destriere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Teseo allora da caval discese,</l>
<l>dicendo: — O fier tiranno, or è venuto</l>
<l>il dì che 'l tuo mal viver tanto attese;</l>
<l>ora sarà tuo fallo conosciuto,</l>
<l>or fien punite le già fatte offese</l>
<l>da te, or fia il tuo viver compiuto;</l>
<l>e le tue arme io sacrerò a Marte,</l>
<l>benigno iddio a me in ogni parte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>E' corpi contra i qua' fosti spietato</l>
<l>arsi saranno, e 'l tuo regno distrutto,</l>
<l>e 'l nome tuo di memoria privato;</l>
<l>e a le donne, a cui cagion di lutto</l>
<l>fosti, sarà il tuo corpo donato,</l>
<l>ch'esse ne facciano il lor piacer tutto:</l>
<l>così la tua superbia fia abbattuta,</l>
<l>ch'a rispondermi fu cotanto arguta. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Non spaventar le parole Creonte,</l>
<l>perch'abattuto si vedesse in terra,</l>
<l>né sembianza mutò l'ardita fronte,</l>
<l>né mitigossi nel cuor la sua guerra;</l>
<l>anzi più fiero, e con parole pronte,</l>
<l>aspra risposta parlando diserra</l>
<l>a que' che sopra il petto fier li stava</l>
<l>e col suo ferro morte gli aprestava;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>dicendo a lui: — Fanne tuo piacere,</l>
<l>pur che io muoia avanti che vittoria</l>
<l>io veggia a te e a tua gente avere;</l>
<l>ché l'alma mia almeno alcuna gloria</l>
<l>ne porterà con seco nel parere,</l>
<l>e segnato terrà nella memoria</l>
<l>che 'n dubbio i tuoi e' miei lascio d'onore;</l>
<l>e credo che li miei hanno il migliore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Questo ne porterò a l'infernali</l>
<l>iddii, quasi contento; e se e' fia</l>
<l>il corpo mio donato agli animali</l>
<l>sanz'altro foco, ciò l'alma disia;</l>
<l>però che parte delli miei gran mali</l>
<l>di qua dalla riviera oscura e ria,</l>
<l>la qual vuo' far passare a' regi morti,</l>
<l>io celerò, se non fia chi men porti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Or fa omai quel che più t'è in grato,</l>
<l>ch'io non men curo. — E tacque; e intratanto</l>
<l>l'avea Teseo già tutto disarmato,</l>
<l>e quasi tutto del sangue e del pianto</l>
<l>il vide il duca nel viso cambiato;</l>
<l>e già era freddato tutto quanto:</l>
<l>per che conobbe l'anima dolente</l>
<l>esser partita dal corpo spiacente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Il quale e' lasciò quivi, e risalio</l>
<l>sopra 'l destriere, e fra' suoi ritornossi;</l>
<l>e tutto quanto ardendo nel disio</l>
<l>d'aver vittoria, focoso ficcossi</l>
<l>tra li nemici, e 'l primo che ferio</l>
<l>a li suoi piedi morto coricossi;</l>
<l>e 'l simil fece a' più degli altri fare,</l>
<l>per che nessun l'ardiva d'aspettare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>E' suoi facevan nell'armi gran cose,</l>
<l>contra' nemici gran forze mostrando;</l>
<l>e per lo campo le genti orgogliose</l>
<l>uccidendo, ferendo e scavallando</l>
<l>andavan, pur pensando a le pietose</l>
<l>donne ch'avean vedute lagrimando;</l>
<l>tal che non li potean più sofferire</l>
<l>li Teban, salvo chi volea morire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>E d'altra parte già saputo aveno</l>
<l>del lor signor la morte dolorosa,</l>
<l>per che che farsi tra lor non sapeno;</l>
<l>laonde in fuga trista e angosciosa,</l>
<l>sì come gente che più non poteno,</l>
<l>si volser tutti, ché nessun non osa</l>
<l>volversi indietro o insieme aspettarsi,</l>
<l>tanto di presso vedean seguitarsi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>I miseri cacciati non fuggiro</l>
<l>nella città per quivi aver riparo,</l>
<l>ma per li monti Ogigii se ne giro,</l>
<l>chi per lo bosco ove Tideo assediaro,</l>
<l>e qua' su Citeron se ne saliro,</l>
<l>altri ne' cavi monti s'appiattaro;</l>
<l>e 'n cotal guisa con greve dolore</l>
<l>tutti fuggir davanti al vincitore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>Questo vedendo, i cittadin tebani,</l>
<l>le donne e' vecchi e' piccioli figliuoli</l>
<l>rimasi in quella miseri e profani,</l>
<l>di quella usciron faccendo gran duoli,</l>
<l>li suoi seguendo pe' luoghi silvani;</l>
<l>e così tristi per diversi stuoli</l>
<l>lasciar di Bacco e d'Ercule la terra</l>
<l>nelle man di Teseo in tanta guerra.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>Al buon Teseo non piacque seguitare</l>
<l>que' che fuggien, ma tosto se ne gio</l>
<l>inver la terra, de la qual nello entrare</l>
<l>nessuno incontro con arme gli uscio.</l>
<l>Passato adunque dentro, ad ammirare</l>
<l>cominciò i templi di qualunque iddio,</l>
<l>l'antiche rocche di Cadmo cercando,</l>
<l>e l'altre cose mire riguardando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>E poi ch'egli ebbe vedute le cose</l>
<l>magnifiche a ciascun quelle guardante,</l>
<l>fuor se n'uscì, e a le sue vogliose</l>
<l>genti di rubar quella rimirante</l>
<l>licenzia diè; ver è ched elli impose</l>
<l>che tutte salve sien le case sante</l>
<l>delli tebani iddii: per che cercata</l>
<l>fu tosto tutta e per tutto rubata.</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo fé sepellire Creon, e concedette a le donne d'andare a sepellire cui esse volessero, concedendo loro, oltre a questo, Tebe.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>Teseo sé veggendo vincitore,</l>
<l>sopra Asopo il suo campo fé porre,</l>
<l>e de' vincenti chetato il romore,</l>
<l>del campo il corpo di Creon fé torre,</l>
<l>e con esequie degne grande onore</l>
<l>li fé, e fé la cenere riporre</l>
<l>dentro ad una urna, e poscia di Lieo</l>
<l>nel tempio in Tebe collocar la feo,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>dicendo: — I' vo' che all'ombre infernali</l>
<l>possi di me miglior testimonianza</l>
<l>render, che quelli eccelsi e gran reali,</l>
<l>a' qua' negavi con grande arroganza</l>
<l>gli ultimi onori e' fuochi funerali,</l>
<l>di te non posson, per la tua fallanza. -</l>
<l>E questo fatto, a sé fece chiamare</l>
<l>le greche donne, e lor prese a parlare:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>— Donne, gl'iddii a la nostra ragione</l>
<l>hanno prestata debita vittoria,</l>
<l>e però con dovuta oblazione</l>
<l>tenuti siam d'esaltar la lor gloria;</l>
<l>perciò mettete ad esecuzione</l>
<l>ciò che de' vostri faceste memoria;</l>
<l>date alli vostri re l'uficio pio,</l>
<l>secondo che avete nel disio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>E questo fatto, la terra prendete</l>
<l>che cagion fu di morte a' vostri regi,</l>
<l>e sì ne fate ciò che voi volete,</l>
<l>come di nido di tutti i dispregi;</l>
<l>sicuramente in quella andar potete,</l>
<l>ch'alcun non v'è ch'al gir vi privilegi. -</l>
<l>Le donne quasi liete il ringraziaro,</l>
<l>e quindi a fare il loro oficio andaro.</l></lg>

<ab><emph>Come le donne, arsi i corpi e Tebe, si tornarono ad Argo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>Esse giron nel campo doloroso,</l>
<l>dove gli argivi re morti giaceano;</l>
<l>e ben che fosse a l'olfato noioso</l>
<l>per lo fiato che' corpi già rendeano,</l>
<l>non fu però a lor punto gravoso</l>
<l>cercar pe' morti che elle voleano,</l>
<l>in qua in là or questo or quel volgendo,</l>
<l>il suo ciascuna intra molti caendo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Il quale in prima non avean trovato</l>
<l>che, dopo molto pianto, mille volte</l>
<l>non si ristavan sì l'avean basciato,</l>
<l>usando ne' lor pianti voci molte,</l>
<l>qua' soglion far le donne a cotal piato;</l>
<l>quindi, de' corpi le parti raccolte,</l>
<l>prima ne' fiumi li bagnavan tutti,</l>
<l>poi li ponean sopra li roghi estrutti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>E sopra lor, carissimi ornamenti</l>
<l>quali a ciascun di lor si confacea,</l>
<l>arme, corone, scettri e vestimenti,</l>
<l>di quelle donne ciascuna ponea;</l>
<l>e dietro a tutto, con pianti dolenti,</l>
<l>ne' roghi ornati fuoco si mettea,</l>
<l>dicendo versi di maniere assai,</l>
<l>appartenenti tutti a tristi guai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>E 'n cotal guisa la turba piangente</l>
<l>co' fuochi i corpi morti consumaro,</l>
<l>e poi le cener diligentemente</l>
<l>dentro da l'urne, con dolore amaro,</l>
<l>ch'avean portate, miser di presente,</l>
<l>e per portarle ad Argo le serbaro;</l>
<l>ma prima giro in Tebe, e non potendo</l>
<l>altra vendetta far, la giro ardendo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>Quindi, a Teseo tornate, una di loro</l>
<l>incominciò: — Valoroso signore,</l>
<l>della vendetta c'hai fatta in ristoro</l>
<l>del nostro inestimabile dolore,</l>
<l>grazie ti rendan l'iddii e coloro</l>
<l>c'hanno o avranno mai di ciò valore;</l>
<l>e noi, in ciò che femine han potere,</l>
<l>l'onestà salva, siamo al tuo piacere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>L'eccelsa gloria de' nostri reali,</l>
<l>che morti sono in questo tristo loco,</l>
<l>cui noi aspettavàn con triunfali</l>
<l>solennità, con doloroso foco</l>
<l>avèn tornata in ceneri, le quali,</l>
<l>ristrette tutte in vassello assai poco</l>
<l>ce ne portiamo; e tu riman con dio,</l>
<l>il quale adempia ciascun tuo disio. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>Così sen giro; ma Teseo cercare</l>
<l>fatto avea il campo, e ciaschedun ferito</l>
<l>che fu trovato fatto medicare,</l>
<l>e ogni morto aveva sepellito;</l>
<l>e quindi a sé avea fatto recare</l>
<l>ciò ch'avean guadagnato, e quel partito</l>
<l>secondo i merti tra' suoi cavalieri,</l>
<l>liberamente el diede e volontieri.</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita e Palemone furono trovati e menati a Teseo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>Mentre li Greci i lor givan cercando,</l>
<l>e ruvistando il campo sanguinoso,</l>
<l>e' corpi sottosopra rivoltando,</l>
<l>per avventura in caso assai dubbioso</l>
<l>due giovani feriti dolorando</l>
<l>quivi trovaron, sanza alcun riposo;</l>
<l>e ciaschedun la morte domandava,</l>
<l>tanto dolor del lor mal gli agravava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>86</head>
<l>E' non eran da sé guari lontani,</l>
<l>armati tutti ancora, e a giacere;</l>
<l>i qua', come coloro a le cui mani</l>
<l>pervenner prima, udendo lor dolere,</l>
<l>gli vider, si pensar che de' sovrani</l>
<l>esser doveano; e ciò fecer vedere</l>
<l>le lucenti armi e loro altiero aspetto</l>
<l>che dio nell'ira lor facea dispetto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>87</head>
<l>E' s'appressaro ad essi e umilmente,</l>
<l>quasi già certi di lor condizione,</l>
<l>né disarmarli, come l'altra gente</l>
<l>nemica avevan fatta e cui in prigione</l>
<l>avevan messi; e poi benignamente</l>
<l>recatilisi in braccio, con ragione</l>
<l>gli ripigliavan del disperar loro;</l>
<l>e menarli a Teseo sanza dimoro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>88</head>
<l>I qua' Teseo come gli ebbe veduti,</l>
<l>d'alto affar li stimò, lor dimandando</l>
<l>se del sangue di Cadmo fosser suti.</l>
<l>E l'un di loro altiero al suo dimando</l>
<l>rispose: — In casa sua nati e cresciuti</l>
<l>fummo, e de' suo' nepoti semo; e quando</l>
<l>Creon contra di te l'empie arme prese,</l>
<l>fummo con lui, co' nostri, a sue difese. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>89</head>
<l>Ben conobbe Teseo nel dir lo sdegno</l>
<l>real ch'avean costor, ma non seguio</l>
<l>però l'effetto a cotale ira degno;</l>
<l>ma verso lor più ne divenne pio,</l>
<l>e co' medici suoi, con ogni ingegno,</l>
<l>fé sì che tutte lor piaghe guario;</l>
<l>e poi con gli altri in prigion li ritenne,</l>
<l>lor riservando al triunfo solenne.</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo triunfando tornò ad Attene.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>90</head>
<l>Poi che parve a Teseo del ritornare,</l>
<l>distrutta Tebe e data sepoltura</l>
<l>a cui vi fu da dovergliele dare,</l>
<l>raccolti i suoi con diligente cura,</l>
<l>inver d'Attene si mise ad andare;</l>
<l>né prima fur vicini alle sue mura</l>
<l>che ciò ch'all'altra festa era mancato,</l>
<l>a quel punto trovaron ristorato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>91</head>
<l>Gli Atteniesi un carro li menaro</l>
<l>più ricco assai che 'l primo, e tutti quanti</l>
<l>generalmente inverso lui andaro</l>
<l>con allegrezza, e con solenni canti</l>
<l>di vittoria doppia il commendaro;</l>
<l>e 'n cotal guisa, andandoli davanti,</l>
<l>entrarono in Attene, e quivi Egeo,</l>
<l>suo vecchio padre, incontro li si feo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>92</head>
<l>Esso davanti al suo carro fé gire</l>
<l>Arcita e Palemon, presi baroni,</l>
<l>a' qua' facea tutti gli altri seguire</l>
<l>ch'avea nel campo presi per prigioni;</l>
<l>e dietro al carro faceva venire</l>
<l>di preda onusti i suoi commilitoni;</l>
<l>ma al carro d'ogni lato era ripieno</l>
<l>di donne assai che gran festa facieno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>93</head>
<l>A così alto e magnifico onore</l>
<l>Teseo vegnendo, Ipolita reina</l>
<l>li venne in petto, il suo alto valore</l>
<l>mostrando più che mai quella mattina;</l>
<l>la quale e' vide con allegro core,</l>
<l>e Emilia con lei, rosa di spina,</l>
<l>con altre donne assai e cavalieri,</l>
<l>li quali ora nomar non fa mestieri.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>94</head>
<l>A cotal festa e sì lieto sembiante</l>
<l>fu Teseo ricevuto e onorato</l>
<l>da tutti i suoi, e così triunfante</l>
<l>quasi per tutto con gioia menato;</l>
<l>ma com di Marte al tempio fu davante,</l>
<l>quivi li piacque che fosse arrestato</l>
<l>il carro suo, e in terra discese,</l>
<l>e 'n quello entrò a tututti palese.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>95</head>
<l>Lì si fé dare l'arme che a Creonte</l>
<l>avea nel campo teban dispogliate,</l>
<l>e a Marte l'offerse, e dalla fronte</l>
<l>con man le frondi di Pennea levate</l>
<l>diè similmente, e con parole pronte</l>
<l>delle vittorie da lui acquistate</l>
<l>grazie rendé a Marte copiose,</l>
<l>offerendoli vittime pietose.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>96</head>
<l>Quindi uscì poi, e al mastro palagio</l>
<l>tornò, accompagnato dal suo padre;</l>
<l>quivi prendendo gioco e festa e agio,</l>
<l>alla reina le cose leggiadre</l>
<l>narrava ch'avea fatte e 'l suo disagio,</l>
<l>spesso assalito dalle luci ladre</l>
<l>di quella donna, che 'l mirava fiso;</l>
<l>per ch'esser li pareva in paradiso.</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo fece mettere in prigione Palemone e Arcita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>97</head>
<l>Riposato più giorni in lieta vita,</l>
<l>il buon Teseo si fé innanzi venire</l>
<l>il teban Palemone e 'l bello Arcita,</l>
<l>e ciascun vide molto da gradire</l>
<l>e nello aspetto di sembianza ardita;</l>
<l>per che pensò di farli ambo morire,</l>
<l>dubbiando che s'andare e' li lasciasse,</l>
<l>non forse ancora molto li noiasse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>98</head>
<l>Poi fra sé disse: «Io farei gran peccato,</l>
<l>nullo di loro essendo traditore»;</l>
<l>e in se stesso fu diliberato</l>
<l>che li terrà in prigion per lo migliore;</l>
<l>e tosto al prigioniere ha comandato</l>
<l>che ben li guardi e faccia loro onore.</l>
<l>Così da lui Arcita e Palemone</l>
<l>dannati furo ad etterna prigione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>99</head>
<l>Li prigion furon tutti incarcerati</l>
<l>e dati a guardia a chi 'l sapea ben fare;</l>
<l>e questi due furon riservati</l>
<l>per farli alquanto più ad agio stare,</l>
<l>perché di sangue reale eran nati;</l>
<l>e felli dentro al palagio abitare</l>
<l>e così in una camera tenere,</l>
<l>faccendo lor servire a lor piacere.</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il secondo libro</emph></trailer></div1>
<div1 type="canto"><head>LIBRO TERZO</head>
<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene uno argomento particulare del terzo libro.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg type="quartina">
<l>Nel terzo a Marte dona alcuna posa</l>
<l>l'autore, e discrive come Amore</l>
<l>d'Emilia, bella più che fresca rosa,</l>
<l>a' duo prigion con li suoi dardi il core</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>ferendo, elli accendesse in amorosa</l>
<l>fiamma, mostrando poi l'aspro dolore</l>
<l>del soverchio disio e l'animosa</l>
<l>voglia di far sentire il lor valore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E poi, pregando il figliuol d'Isione</l>
<l>il gran Teseo, suo amico caro,</l>
<l>Arcita fa fuor trarre di prigione;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e mostra i patti che con lui fermaro,</l>
<l>e poi, preso congio da Palemone,</l>
<l>d'Attene il mostra uscir con duolo amaro.</l></lg></lg>

<lg type="ottava">
<argument><p><emph>Incomincia il terzo di Teseida.</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>Poi che alquanto il furor di Iunone</l>
<l>fu per Tebe distrutta temperato,</l>
<l>Marte nella sua fredda regione</l>
<l>con le sue Furie insieme s'è tornato;</l>
<l>per che omai con più pio sermone</l>
<l>sarà da me di Cupido cantato</l>
<l>e delle sue battaglie, il quale io priego</l>
<l>che sia presente a ciò che di lui spiego.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>Ponga ne' versi miei la sua potenza</l>
<l>quale e' la pose ne' cuor de' Tebani</l>
<l>imprigionati, sì che differenza</l>
<l>non sia da essi alli loro atti insani;</l>
<l>li qua', lontani a degna sofferenza,</l>
<l>venir li fero a l'ultimo a le mani,</l>
<l>in guisa che a ciascun fu discaro,</l>
<l>e a l'un fu di morte caso amaro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>In cotal guisa adunque imprigionati</l>
<l>i due Tebani, in supprema tristizia</l>
<l>e quasi più che ad altro al pianger dati,</l>
<l>del tutto d'ogni futura letizia</l>
<l>dovere aver giammai più disperati,</l>
<l>maladicean sovente la malizia</l>
<l>dello 'nfortunio loro, e 'l tempo e l'ora</l>
<l>ch'al mondo venner bestemmiando ancora,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>morte chiamando seco spessamente</l>
<l>che gli uccidesse, se fosse valuto.</l>
<l>E in istato cotanto dolente</l>
<l>presso che l'anno avevan già compiuto,</l>
<l>quando per Vener, nel suo ciel lucente,</l>
<l>d'altri sospir dar lor fu proveduto;</l>
<l>né prima fu cotal pensiero eletto,</l>
<l>che al proposto seguitò l'effetto.</l></lg>

<ab><emph>Il tempo prima, e poi come Arcita e Palemone s'innamorarono d'Emilia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>Febo, salendo con li suoi cavalli,</l>
<l>del ciel teneva l'umile animale,</l>
<l>ch'Europa portò sanza intervalli</l>
<l>là dove il nome suo dimora aguale;</l>
<l>e con lui insieme graziosi stalli</l>
<l>Venus facea de' passi con che sale,</l>
<l>per che il cielo rideva tutto quanto</l>
<l>d'Amon, che 'n Pisce dimorava intanto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>Da questa lieta vista delle stelle</l>
<l>prendea la terra graziosi effetti,</l>
<l>e rivestiva le sue parti belle</l>
<l>di nuove erbette e di vaghi fioretti;</l>
<l>e le sue braccia le piante novelle</l>
<l>avean di fronde rivestite, e stretti</l>
<l>eran dal tempo gli alberi a fiorire</l>
<l>e a far frutta e 'l mondo ribellire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>E gli uccelletti ancora i loro amori</l>
<l>tututti avean cominciato a cantare,</l>
<l>giulivi e gai, nelle frondi e ne' fiori;</l>
<l>e gli anima' nol potevan celare,</l>
<l>anzi 'l mostravan con sembianti fori;</l>
<l>e' giovinetti lieti, che ad amare</l>
<l>eran disposti, sentivan nel core</l>
<l>fervente più che mai crescere amore;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>quando la bella Emilia giovinetta,</l>
<l>a ciò tirata da propria natura</l>
<l>non che d'amore alcun fosse constretta,</l>
<l>ogni mattina, venuta l'aurora,</l>
<l>in un giardin se n'entrava soletta</l>
<l>ch'allato alla sua camera dimora</l>
<l>faceva, e 'n giubba e scalza gia cantando</l>
<l>amorose canzon, sé diportando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>E questa vita più giorni tenendo</l>
<l>la giovinetta semplicetta e bella,</l>
<l>con la candida man talor cogliendo</l>
<l>d'in su la spina la rosa novella,</l>
<l>e poi con quella più fior congiugnendo</l>
<l>al biondo capo fando ghirlandella,</l>
<l>avvenne nova casa una mattina</l>
<l>per la bellezza di questa fantina.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Un bel mattin ch'ella si fu levata</l>
<l>e biondi crin ravolti alla sua testa,</l>
<l>discese nel giardin, com'era usata:</l>
<l>quivi cantando e faccendosi festa,</l>
<l>con molti for, su l'erbetta assettata,</l>
<l>faceva sua ghirlanda lieta e presta,</l>
<l>sempre cantando be' versi d'amore</l>
<l>con angelica voce e lieto core.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>Al suon di quella voce grazioso</l>
<l>Arcita si levò, ch'era in prigione</l>
<l>allato allato al giardino amoroso,</l>
<l>sanza niente dire a Palemone,</l>
<l>e una finestretta disioso</l>
<l>aprì per meglio udir quella canzone;</l>
<l>e per vedere ancor chi la cantasse,</l>
<l>tra' ferri il capo fuori alquanto trasse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>Egli era ancora alquanto il dì scuretto,</l>
<l>ché l'orizonte in parte il sol teneva,</l>
<l>ma non sì ch'elli con l'occhio ristretto</l>
<l>non iscorgesse ciò che lì faceva</l>
<l>la giovinetta con sommo diletto,</l>
<l>la quale ancora esso non conosceva;</l>
<l>e rimirando lei fisa nel viso,</l>
<l>disse fra sé: «Quest'è di paradiso!».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>E ritornato dentro pianamente</l>
<l>disse: — O Palemon, vieni a vedere:</l>
<l>Vener è qui discesa veramente!</l>
<l>Non l'odi tu cantar? Deh, se 'n calere</l>
<l>punto ti son, deh, vien qua prestamente!</l>
<l>Io credo certo che ti fia in piacere</l>
<l>qua giù veder l'angelica bellezza,</l>
<l>a noi discesa della somma altezza. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>Levossi Palemon, che già l'udiva</l>
<l>con più dolcezza che que' non credea,</l>
<l>e con lui insieme alla finestra giva,</l>
<l>cheti amenduni, per veder la dea;</l>
<l>la qual come la vide, in voce viva</l>
<l>disse: — Per certo questa è Citerea;</l>
<l>io non vidi giammai sì bella cosa</l>
<l>tanto piacente né sì graziosa. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Mentre costoro, sospesi e attenti,</l>
<l>gli occhi e gli orecchi pur verso colei</l>
<l>tenendo fissi facevan contenti,</l>
<l>forte maravigliandosi di lei,</l>
<l>e del perduto tempo in lor dolenti</l>
<l>passato pria sanza veder costei,</l>
<l>Arcita disse: — O Palemon, discerni</l>
<l>tu ciò ch'io veggo ne' belli occhi etterni? -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>— Che? — li rispose allora Palemone.</l>
<l>Arcita disse: — Io veggo in lor colui</l>
<l>che già per Danne il padre di Fetone</l>
<l>ferì, se io non erro, e in man dui</l>
<l>istral dorati tene, e già l'un pone</l>
<l>sovra la corda, e non rimira altrui</l>
<l>che me; non so se forse li dispiace</l>
<l>ch'io miri questa che tanto mi piace. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>— Certo — rispose Palemone allora</l>
<l>— il veggo, ma non so s'ha saettato</l>
<l>l'un, ché non ha più che uno in mano ora. -</l>
<l>Arcita disse: — Sì, e' m'ha piagato</l>
<l>in guisa tal che di dolor m'acora,</l>
<l>se io non son da quella dea atato. -</l>
<l>Allora Palemon tutto stordito</l>
<l>gridò: — Omè, che l'altro m'ha ferito! -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>A quello omè la giovinetta bella</l>
<l>si volse destra in su la poppa manca;</l>
<l>né prima altrove ch'alla finestrella</l>
<l>le corser gli occhi, onde la faccia bianca</l>
<l>per vergogna arrossò, non sappiendo ella</l>
<l>chi si fosser color; poi, fatta franca,</l>
<l>co' colti fiori in piè si fu levata,</l>
<l>e per andarsen si fu inviata.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Né fu nel girsen via sanza pensiero</l>
<l>di quello omè, e ben che giovinetta</l>
<l>fosse, più che non chiede amore intero,</l>
<l>pur seco intese ciò che quello affetta;</l>
<l>e parendole ciò saper per vero</l>
<l>d'esser piaciuta, seco si diletta,</l>
<l>e più se ne tien bella, e più s'adorna</l>
<l>qualora poi a quel giardin ritorna.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Dentro tornaron li due scudieri,</l>
<l>poscia che videro Emilia partita;</l>
<l>e, stati alquanto con nuovi pensieri,</l>
<l>pria cominciò così a dire Arcita:</l>
<l>— Io non so che nel cor quel fiero arcieri</l>
<l>m'ha saettato, che mi to' la vita,</l>
<l>e sentomi fallire a poco a poco,</l>
<l>acceso, lasso! non so in che foco.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>E non mi si diparte della mente</l>
<l>l'imagine di quella creatura</l>
<l>né pensiero ho d'altra cosa niente;</l>
<l>sì m'è fissa nel cor la sua figura,</l>
<l>e sì mi sta nell'animo piacente,</l>
<l>ch'io mi riputerei somma ventura</l>
<l>s'io le piacessi com'ella mi piace;</l>
<l>e sanza ciò mai non credo aver pace. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Palemon disse: — Il simile m'avene</l>
<l>che tu racconti, e mai più nol provai;</l>
<l>per che io sento al cor novelle pene,</l>
<l>tal ch'io non credo si sentisser mai;</l>
<l>e veramente io credo che ci tene</l>
<l>quel signore in balia, che già assai</l>
<l>volte udi' ricordar, cioè Amore,</l>
<l>ladro sottil di ciascun gentil core.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>E dicoti che già sua prigionia</l>
<l>m'è grave più che quella di Teseo;</l>
<l>già più d'affanno nella mente mia</l>
<l>sento, ch'io non credea che questo iddeo</l>
<l>donar potesse; e gran nostra follia</l>
<l>a quella finestretta far ci feo,</l>
<l>quando colei cantava tanto vaga,</l>
<l>che già per lei di morte il cor si smaga.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Io mi sento di lei preso e legato,</l>
<l>né per me trovo nessuna speranza;</l>
<l>anzi mi veggo qui imprigionato</l>
<l>e ispogliato d'ogni mia possanza;</l>
<l>dunque che posso far che le sia in grato?</l>
<l>Nulla; ma ne morrò sanza fallanza;</l>
<l>e or volesse Iddio ch'io fossi morto!</l>
<l>Questa mi fora sommo e gran conforto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>Oh, quanto ne sarieno a tal fedita</l>
<l>gli argomenti esculapii buoni e sani!</l>
<l>il qual dice om che tornerebbe in vita</l>
<l>con erbe i lacerati corpi umani.</l>
<l>Ma che dich'io, poi ch'Apollo, sentita</l>
<l>cotal saetta, che' sughi mondani</l>
<l>tutti conobbe, non seppe vedere</l>
<l>medela a sé che potesse valere? -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Così ragionan li due nuovi amanti,</l>
<l>e l'un l'altro conforta nel parlare;</l>
<l>né san se questa è dea ne' regni santi</l>
<l>che sia qua giù venuta ad abitare,</l>
<l>o se donna mondana; e li suoi canti</l>
<l>e le bellezze li fan dubitare;</l>
<l>per che, ignoranti di chi sì gli ha presi,</l>
<l>molto si dolgon, da dolore offesi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Né escon delle sicule caverne,</l>
<l>allora ch'Eol l'apre, sì furenti,</l>
<l>ora le basse e ora le superne</l>
<l>parti cercando, li rabbiosi venti,</l>
<l>come costor delle parti più interne</l>
<l>producean fuor sospiri assai cocenti,</l>
<l>ma con picciole voci, perché ancora</l>
<l>era la piaga fresca che gli accora.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>Continuando adunque il gir costei,</l>
<l>sola tal volta e tal con compagnia,</l>
<l>nel bel giardino a diporto di lei,</l>
<l>nascosamente gli occhi tuttavia</l>
<l>drizzava alla finestra, ove l'omei</l>
<l>prima di Palemone udito avia:</l>
<l>non che a ciò amor la costrignesse,</l>
<l>ma per veder se altri la vedesse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>E se ella vedeva riguardarsi,</l>
<l>quasi di ciò non si fosse avveduta,</l>
<l>cantando cominciava a dilettarsi</l>
<l>in voce dilettevole e arguta;</l>
<l>e su per l'erbe con li passi scarsi</l>
<l>fra gli albuscelli, d'umiltà vestuta,</l>
<l>donnescamente giva e s'ingegnava</l>
<l>di più piacere a chi la riguardava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>Né la recava a ciò pensier d'amore</l>
<l>che ella avesse, ma la vanitate,</l>
<l>che innata han le femine nel core,</l>
<l>di fare altrui veder la lor biltate;</l>
<l>e quasi nude d'ogni altro valore,</l>
<l>contente son di quella esser lodate,</l>
<l>e per quel di piacer sé ingegnando,</l>
<l>pigliano altrui, sé libere servando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>Li due novelli amanti ogni mattino,</l>
<l>nello apparir primier dell'aurora</l>
<l>levati, rimiravan nel giardino</l>
<l>per veder se in quel venuta ancora</l>
<l>fosse colei il cui viso divino</l>
<l>oltre ad ogni misura gl'innamora;</l>
<l>né di quel loco si potean levare</l>
<l>mentre lei nel giardin vedeano stare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>E' si credevan, mirandola bene,</l>
<l>saziar l'ardente sete del disio</l>
<l>e minor far le lor gravose pene:</l>
<l>e essi più dal valoroso iddio</l>
<l>Cupido si stringean nelle catene;</l>
<l>e or con lieto aspetto e or con pio</l>
<l>si dimostravan rimirando quella,</l>
<l>sol per piacere a lei quanto a loro ella.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>E come avven che 'l dente del serpente</l>
<l>pria lede altrui con picciola morsura,</l>
<l>sé dilatando poi subitamente</l>
<l>offusca il membro della sua mistura,</l>
<l>poi l'uno a l'altro successivamente,</l>
<l>infin che 'l corpo tutto quanto oscura;</l>
<l>così costor di dì in dì, mirando,</l>
<l>d'amore il fuoco gieno aumentando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>E sì per tutto l'avevan raccolto,</l>
<l>che ogni altro pensier dato avea loco</l>
<l>e a ciascun già si parea nel volto</l>
<l>per le vigilie lunghe e per lo poco</l>
<l>cibo che e' prendean; ma di ciò molto</l>
<l>davan la colpa a l'allegrezza e 'l gioco</l>
<l>ch'aver soleano, e ora eran prigioni;</l>
<l>così coprendo le vere cagioni.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>E da' sospiri già a lagrimare</l>
<l>eran venuti, e se non fosse stato</l>
<l>che 'l loro amor non volean palesare,</l>
<l>sovente avrian per angoscia gridato.</l>
<l>E così sa Amore adoperare</l>
<l>a cui più per servigio è obligato:</l>
<l>colui il sa che tal volta fu preso</l>
<l>da lui e da cota' dolori offeso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>Era a costor della memoria uscita</l>
<l>l'antica Tebe e 'l loro alto legnaggio,</l>
<l>e similmente se n'era partita</l>
<l>la 'nfelicità loro, e il dammaggio</l>
<l>ch'avevan ricevuto, e la lor vita</l>
<l>ch'era cattiva, e 'l lor grande eretaggio;</l>
<l>e dove queste cose esser soleano</l>
<l>Emilia solamente vi teneano.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>Né era lor troppo sommo disire</l>
<l>che Teseo gli traesse di prigione,</l>
<l>pensandosi ch'a lor converria gire</l>
<l>in esilio in qualch'altra regione,</l>
<l>né più potrebber veder né udire</l>
<l>il fior di tutte le donne amazone;</l>
<l>ver è ch'uscir di lì per sommo bene</l>
<l>disideravano, e starsi in Attene.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Così costor da amor faticati,</l>
<l>vedendo questa donna, il loro ardore</l>
<l>più leve sostenean; poi ritornati,</l>
<l>partita lei, nel lor primo furore,</l>
<l>in lor conforto versi misurati</l>
<l>sovente componean, l'alto valore</l>
<l>di lei cantando; e in cotale effetto</l>
<l>nelli lor mal sentieno alcun diletto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>E non sappiendo ben chi ella fosse</l>
<l>ancora, un dì un lor fante chiamaro,</l>
<l>al quale Arcita ta' parole mosse:</l>
<l>— Deh, dinne per amore, amico caro,</l>
<l>sai tu chi sia colei che dimostrosse</l>
<l>l'altrieri a noi, cantando tanto chiaro,</l>
<l>in quel giardino? Haila tu mai veduta</l>
<l>in altra parte, o è dal ciel venuta?</l></lg>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>Il valletto rispose prestamente:</l>
<l>— Questa è Emilia, suora alla reina,</l>
<l>più ch'altra che nel mondo sia piacente;</l>
<l>la qual, perché ancor molto fantina,</l>
<l>al giardin se ne vien sicuramente,</l>
<l>sanza fallir giammai, ogni mattina;</l>
<l>e canta me' che mai cantasse Appollo,</l>
<l>e io l'ho già udita, e così sollo. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Disser fra lor costoro: — E' dice il vero;</l>
<l>ell'è bene essa che n'ha tolto il core</l>
<l>e a lei volto ogni nostro pensiero;</l>
<l>e ciaschedun di noi albergatore</l>
<l>di pianti e di sospiri e di severo</l>
<l>tormento ha fatti e d'ogni altro dolore:</l>
<l>con tanta forza sé fa disiare</l>
<l>con la bellezza che in lei appare! -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Così li due amanti con sospiri</l>
<l>vivevan tutto il giorno discontenti,</l>
<l>e vegnente 'l mattino i lor martiri</l>
<l>avevan sosta, infin gli occhi lucenti</l>
<l>vedean d'Emilia, che li lor disiri</l>
<l>ciaschedun'ora facean più ferventi;</l>
<l>e così visser mentre fu la state,</l>
<l>con doglia insieme e con soavitate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>Ma poi ch'al mondo tolse la bellezza</l>
<l>Libra ch'aveva donata Ariete,</l>
<l>li due amanti perder la dolcezza</l>
<l>che quietava lor focosa sete,</l>
<l>ciò è vedere la somma chiarezza</l>
<l>che gli teneva d'amor nella rete;</l>
<l>donde rimaser dolorosi forte,</l>
<l>chiamando giorno e notte sempre morte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>Il tempo aveva cambiato sembiante</l>
<l>e l'aere piangea tutto guazzoso;</l>
<l>secche eran l'erbe e spogliate le piante,</l>
<l>e 'l popol d'Eol correa tempestoso</l>
<l>or qua or là nel tristo mondo errante;</l>
<l>per che Emilia col viso amoroso,</l>
<l>lasciati li giardin, sempre si stava</l>
<l>in camera e del tempo non curava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Allor tornarono i martiri e' pianti,</l>
<l>gli aspri tormenti e le noie angosciose</l>
<l>in doppio a ciaschedun de' due amanti,</l>
<l>e non vedevan né udivan cose</l>
<l>che lor piacesse; e così tutti quanti</l>
<l>si consumavano in pene dogliose;</l>
<l>e ciaschedun disperar si volea,</l>
<l>ma pure in fine se ne ritenea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>Grandi erano i sospiri e il tormento</l>
<l>di ciascheduno, e l'esser prigionati</l>
<l>vie più che mai faceva discontento</l>
<l>ciascun di loro, a tal punto recati;</l>
<l>e ogni giorno lor pareva cento</l>
<l>che fosser morti o quindi liberati;</l>
<l>e per lor solo e unico conforto</l>
<l>Emilia chiamavan, lor diporto.</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita fu tratto di prigione ad istanzia di Peritoo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>In questo tempo un nobil giovinetto,</l>
<l>chiamato Peritoo, venne a vedere</l>
<l>Teseo, suo caro amico; e con diletto</l>
<l>un dì si poser parlando a sedere;</l>
<l>e ragionando, a Teseo venne detto</l>
<l>de' due Teban li qua' facea tenere</l>
<l>imprigionati, Arcita e Palemone,</l>
<l>ciaschedun grande e nobile barone.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>Allora Peritoo il prese a pregare</l>
<l>che li dovesse far veder costoro;</l>
<l>per che Teseo per lor fece mandare</l>
<l>e li si fé venir sanza dimoro.</l>
<l>Essi eran belli e di nobile affare,</l>
<l>e ben parea la gentilezza loro</l>
<l>nella forma e nell'abito ch'aveano,</l>
<l>posto ch'alquanto scolorati seano.</l></lg>

<ab><emph>La forma e l'esser di Palemone.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Era Palemon grande e ben membruto,</l>
<l>brunetto alquanto e nello aspetto lieto,</l>
<l>con dolce sguardo e nel parlare arguto;</l>
<l>ma ne sembianti umile e mansueto,</l>
<l>poi che fu innamorato, divenuto;</l>
<l>d'alto intelletto e d'operar secreto,</l>
<l>di pel rossetto e assai grazioso,</l>
<l>di moto grave e d'ardir copioso.</l></lg>

<ab><emph>La forma e l'esser di Arcita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>Arcita era assai grande ma sottile,</l>
<l>non di soperchio, e di sembianza lieta;</l>
<l>bianco e vermiglio com rosa d'aprile,</l>
<l>e' cape' biondi e crespi, e mansueta</l>
<l>statura aveva, e abito gentile;</l>
<l>gli occhi avea belli e guardatura queta;</l>
<l>ma nel parlar gran coraggio mostrava,</l>
<l>e destro e visto assai a chi 'l mirava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Conobbe Peritoo, nel lor venire,</l>
<l>Arcita e 'ncontro li si fu levato,</l>
<l>e abbracciollo e caminciolli a dire:</l>
<l>— O caro amico, come se tu stato</l>
<l>qui tanto sanza farlomi sentire,</l>
<l>ché l'uscir di prigion t'avre' impetrato?</l>
<l>Mal grado n'abbi tu, ché ti sta bene</l>
<l>d'avere avute queste e maggior pene. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>Poi si rivolse a Teseo, suo amico,</l>
<l>dicendo: — Se giammai per mio amore</l>
<l>nulla facesti, quel ch'ora ti dico</l>
<l>ti priego facci, dolce mio signore,</l>
<l>che questo Arcita, mio compagno antico,</l>
<l>facci che di prigione egli esca fore;</l>
<l>io ten sarò tutto tempo tenuto,</l>
<l>e elli, in ciò che per te fia voluto. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>Teseo rispose: — Dolce amico caro,</l>
<l>ciò che tu mi domandi sarà fatto,</l>
<l>ma odi come, non ti sia discaro.</l>
<l>I' 'l trarrò di prigion con questo patto,</l>
<l>che nel mio regno e' non faccia riparo,</l>
<l>né ci venga giammai per nessuno atto;</l>
<l>ch'io l'ho disfatto e tenuto in prigione,</l>
<l>perch'a dritto di lui ho sospeccione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>S'io cel prendessi, io gli farò tagliare</l>
<l>la testa sanza fallo immantanente;</l>
<l>però, se vuol cotal patto pigliare,</l>
<l>vada dove li piace di presente</l>
<l>per lo tuo amor, che lo mi fai lasciare;</l>
<l>ché altramente mai al suo vivente</l>
<l>uscito non saria di prigionia,</l>
<l>ben lo ti giuro per la fede mia. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>Peritoo disse: — E io vo' ch'elli il faccia</l>
<l>e te ringrazio di cotanto dono. -</l>
<l>E tosto i ferri da' piè li dislaccia,</l>
<l>e libero lui lascia in abandono.</l>
<l>Arcita s'inginocchia e sì l'abraccia,</l>
<l>dicendo: — Peritoo, dovunque io sono,</l>
<l>son tutto tuo, e ciò ch'io possa fare,</l>
<l>sol che ti piaccia a me tuo comandare. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Poi se n'andò innanzi al gran Teseo,</l>
<l>e ginocchion disse: — Nobil signore,</l>
<l>se per me cosa incontro a te si feo</l>
<l>giammai, perdona per lo tuo onore,</l>
<l>ch'altro per me al ver non si poteo;</l>
<l>il danno che m'hai fatto e 'l disinore</l>
<l>i' 'l ti perdono, e ti ringrazio assai</l>
<l>di questa grazia ch'agual fatta m'hai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>E in che che parte io me ne debba gire,</l>
<l>son tutto tuo, quando ti sia in piacere;</l>
<l>non men che vita avrò caro il morire</l>
<l>per te, pur che ci sia il tuo volere.</l>
<l>A così grande e fervente disire</l>
<l>mi pinge Amor, che m'ha nel suo potere,</l>
<l>e a te e a' tuoi sì obligato,</l>
<l>ch'io sarò sempre tuo in ogni lato. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Teseo cotal parlar non intendea</l>
<l>donde venisse, ma semplicemente</l>
<l>di puro cuor le parole prendea;</l>
<l>e però fé venir subitamente</l>
<l>nobili doni, e disse li piacea</l>
<l>che, oltre a quel ch'è 'ntra lor convenente,</l>
<l>e' pigliasse que' doni e glien portasse,</l>
<l>e del patto e di que' si ricordasse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Arcita, a cui niente avea lasciato</l>
<l>la misera fortuna, bisognoso</l>
<l>ebbe i don di Teseo non poco a grato;</l>
<l>e poscia, con uno atto assai pietoso,</l>
<l>piangendo prese da Teseo commiato,</l>
<l>e del palagio discese doglioso,</l>
<l>pensando al suo esilio che 'l doveva</l>
<l>privar di veder ciò che li piaceva.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>Ma Palemon, vedendo queste cose,</l>
<l>quasi nel cor moriva di dolore</l>
<l>per la fortuna sua, che più noiose</l>
<l>cose serbava al suo misero core,</l>
<l>e pel compagno suo, al qual gioiose</l>
<l>credea novelle del comune amore;</l>
<l>e quasi prese nova gelosia</l>
<l>di ciò ch'ancor non aveva in balia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Esso fu rimenato alla prigione,</l>
<l>e Perito se ne gì con Arcita</l>
<l>e disse: — Caro amico e compagnone,</l>
<l>la voglia di Teseo tu l'hai udita;</l>
<l>ben che 'l tempo sia duro e la stagione,</l>
<l>e' si pur vuol pensar della partita;</l>
<l>ben me ne pesa, e sappi, s'io potessi,</l>
<l>non vorrei mai da me ti dividessi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Io sì ti donerò arme e destrieri</l>
<l>di gran valore, belle e ben fornite,</l>
<l>per te e anco per li tuo' scudieri;</l>
<l>e poi, dove vi piace, ve ne gite;</l>
<l>tu se' di nobil sangue e buon guerrieri,</l>
<l>nato di genti valenti e ardite,</l>
<l>e non potrai fallire ad alto stato:</l>
<l>dove ch'arrivi, e' ti sarà donato. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Arcita li rispose lagrimando</l>
<l>e ringraziollo del proferto onore,</l>
<l>e poi li disse: — Bello amico, quando</l>
<l>la mia partita è a grado al signore,</l>
<l>io la farò; ma sempre lamentando</l>
<l>andrò la mia fortuna con dolore,</l>
<l>poi c'ho perduto ciò ch'al mondo avea,</l>
<l>e converrà che d'altrui servo stea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>E certo io non conosco a cui servire</l>
<l>con maggior fede e con minor fatica</l>
<l>io possa ch'a Teseo, che dal morire</l>
<l>mi tolse, presso alla mia terra antica;</l>
<l>ma poi non vuol, convemmi intorno gire,</l>
<l>né so che farmi e vie men ch'io mi dica.</l>
<l>Or foss'io qui rimaso per servente</l>
<l>di chi si fosse, e non vi dria niente!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Non sai tu, Peritoo, come l'andare</l>
<l>attorno per lo mondo pien d'affanni</l>
<l>m'è conceduto? E' ti de' ricordare</l>
<l>ch'ancor non son trapassati due anni,</l>
<l>che sei gran re per lo nostro operare</l>
<l>fur morti a Tebe, e gravissimi danni</l>
<l>n'ebber gli Argivi e popoli altri assai,</l>
<l>per che odiati sarén sempre mai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>E oltre a ciò l'iddii ne sono avversi:</l>
<l>come tu sai, antica nimistate</l>
<l>serva Giunon ver noi, e diè perversi</l>
<l>mali a color che passar questa etate;</l>
<l>e noi ancor perseguendo ha somersi,</l>
<l>come tu vedi, in infelicitate</l>
<l>estrema; e Ercul né Bacco n'aiuta,</l>
<l>per che io tengo mia vita perduta. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Queste parole facea dire Amore;</l>
<l>ma Peritoo non le conosceva,</l>
<l>sì come que' che non sapea l'ardore</l>
<l>che per Emilia dentro l'accendeva;</l>
<l>e però pur con purità di core</l>
<l>lui confortava, e spesso li diceva:</l>
<l>— Deh, non pensar che ti fallin l'iddii</l>
<l>che tu non abbi ancor quel che disii.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>Molti altri regni ci ha dove potrai</l>
<l>miglior fortuna attender pianamente,</l>
<l>così com'io; e tu udito l'hai</l>
<l>che del qui rimaner saria niente</l>
<l>il ragionare, e a me parve assai</l>
<l>ricever pur quand'io liberamente</l>
<l>ti trassi di prigion; sie valoroso,</l>
<l>ché Dio non mancò mai a virtuoso. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>Poscia che Arcita, doppio ragionando</l>
<l>con Peritoo, sentì che 'l rimanere</l>
<l>non avea luogo, in sé stette pensando;</l>
<l>e tornandoli a mente che vedere</l>
<l>Emilia non potrebbe, essendo in bando,</l>
<l>quasi vicin fu a dir di volere</l>
<l>innanzi la prigion che tale esilio,</l>
<l>sospignendolo amore a tal cansilio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Ma la ragion, che subita prevenne</l>
<l>alla volontà folle di costui,</l>
<l>con tre buoni argomenti appena il tenne,</l>
<l>dicendo: «Se tu di' questo ad altrui,</l>
<l>e' non fia detto: “Amore il ci ritenne”</l>
<l>ma: “Non credendo sé valer, per lui</l>
<l>donato s'è a questa gran viltate,</l>
<l>prima ch'abbia voluta libertate”.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>E oltre a questo, se di prigion fora</l>
<l>se', molte cose potranno avvenire</l>
<l>che in istato ti parranno ancora;</l>
<l>e se 'n palese non potrai venire</l>
<l>in questa terra, come vorresti, ora,</l>
<l>forse altro tempo ci potrai reddire;</l>
<l>e se non in palese, almeno ascoso,</l>
<l>tanto che veggi il bel viso amoroso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>E se e' fosse tanta tua ventura</l>
<l>che 'n altro regno ella si maritasse,</l>
<l>non ti sarebbe soperchia sciagura</l>
<l>se in prigione allora ti trovasse?</l>
<l>Il che s'avien, con sollecita cura</l>
<l>esser potrai là dovunque ella andasse;</l>
<l>e posto che sua grazia non acquisti,</l>
<l>pur la vedranno almen gli occhi tuoi tristi».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>Questi consigli distolser Arcita</l>
<l>dal suo sconcio e reo intendimento,</l>
<l>e confortassi l'anima invilita,</l>
<l>in ciò sperando; e preso il guarnimento</l>
<l>da Perito proferto fé partita,</l>
<l>sé offerendo al suo comandamento,</l>
<l>dove che fosse, e sé raccomandando,</l>
<l>co' suoi scudier se ne gì sospirando.</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita, preso commiato da Palemone, uscì d'Attene.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>Da Peritoo partito, se ne gio</l>
<l>dov'era Palemone imprigionato,</l>
<l>e sì li disse: — Caro amico mio,</l>
<l>da te convien che io prenda commiato</l>
<l>e ch'io mi parta, contro al mio disio,</l>
<l>sì come fuor bandito e iscacciato;</l>
<l>né ci oserò, credo, tornar giammai,</l>
<l>ond'io morrò in dolorosi guai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>Io me ne vo, o caro compagnone,</l>
<l>con redine a fortuna abandonate,</l>
<l>e vorria inanzi certo esta prigione,</l>
<l>che isbandito usar mia libertate;</l>
<l>almen vedrei alla nuova stagione</l>
<l>colei che ha 'l mio core in potestate,</l>
<l>ché mai, partito, vederla non spero,</l>
<l>ond'io morrò di doglia, questo è 'l vero.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>Io lascio l'alma qui innamorata</l>
<l>e fuor di me vagabundo piangendo</l>
<l>men vo, né so là dove l'adirata</l>
<l>fortuna mi porrà così languendo;</l>
<l>per ch'io ti priego, s'alcuna fiata</l>
<l>vedi colei per cu' i' ardo e incendo,</l>
<l>che tu le raccomandi pianamente</l>
<l>que' che morendo va per lei dolente. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>Mentre 'n tal guisa favellava Arcita,</l>
<l>Palemon sempre lagrimava forte,</l>
<l>dicendo: — Lassa, trista la mia vita!</l>
<l>Perché non mi confonde tosto morte,</l>
<l>acciò che prima della tua partita</l>
<l>fosse finita la mia trista sorte?</l>
<l>Ché sanza te in doglioso tormento</l>
<l>rimango, lasso! tristo e iscontento.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>Ma tu, se savio se' sì come suoli,</l>
<l>dei di fortuna assai bene sperare</l>
<l>e alquanto mancar delli tuoi duoli,</l>
<l>pensando ch'assai puoi adoperare,</l>
<l>libero come se' di quel che vuoli,</l>
<l>là dove a me conviene ozioso stare:</l>
<l>tu vederai andando molte cose</l>
<l>ch'alleggeranno tue pene amorose.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Ma io, che sol rimango, a poco a poco</l>
<l>verrò mancando come cera ardente;</l>
<l>e ben che tal fiata mi dea gioco</l>
<l>il riguardare il bel viso piacente,</l>
<l>tutto mi fia uno accender più foco,</l>
<l>come a me più non dimorrà presente;</l>
<l>ond'io non so omai quel ch'io mi faccia,</l>
<l>e par che 'l cuore in corpo mi si sfaccia. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>Così piangean con amari sospiri</l>
<l>li due compagni forte innamorati,</l>
<l>e parean divenuti due disiri</l>
<l>di pianger forte, sì eran bagnati;</l>
<l>per che, tra lor crescendo i lor martiri,</l>
<l>da' lor valletti furon rilevati</l>
<l>e della lor follia forte ripresi</l>
<l>del mostrarsi d'amor cotanto accesi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>Allora i due compagni si levaro</l>
<l>per le parole de' loro scudieri,</l>
<l>e amenduni stretti s'abracciaro</l>
<l>di buono amor e di cuor volontieri;</l>
<l>e poco appresso in bocca si basciaro,</l>
<l>e più che prima nel lagrimar fieri,</l>
<l>con rotta voce si dissero addio.</l>
<l>E così quindi Arcita si partio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>Nulla restava a far più ad Arcita</l>
<l>se non di girsen via, e già montato</l>
<l>era a caval per far sua dipartita,</l>
<l>fra sé dicendo: «O lasso sconsolato!</l>
<l>Sol tanto fosse a Dio cara mia vita</l>
<l>ch'io solo un poco il viso dilicato</l>
<l>d'Emilia vedessi anzi 'l partire,</l>
<l>poi men dolente me ne potrei gire».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>Passò i cieli allor quella preghiera,</l>
<l>e seguì tosto d'Arcita l'affetto,</l>
<l>ché quel giglio novel di primavera</l>
<l>sovr'un balcone appoggiata col petto</l>
<l>si venne a star, con una cameriera,</l>
<l>mirando il grazioso giovinetto</l>
<l>che in esilio dolente n'andava,</l>
<l>e compassione alquanto gli portava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>Ma esso dopo il priego alzò il viso,</l>
<l>incerto del futuro, e vide allora</l>
<l>l'angelico piacer di paradiso;</l>
<l>per ch'el disse con seco: «Omai se fora</l>
<l>di qui mi to' fortuna, e' m'è avviso</l>
<l>non poter male avere». E quindi ancora</l>
<l>la riguardò, dicendo: «Anima mia,</l>
<l>piangendo sanza te me ne vo via».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>E così detto, per fornir la 'mposta</l>
<l>fattoli da Teseo, a cavalcare</l>
<l>incominciò; ma dolente si scosta</l>
<l>dal suo disio, il qual quanto mirare</l>
<l>poté il mirò, pigliando talor sosta,</l>
<l>vista faccenda di sé racconciare;</l>
<l>ma non avendo più luogo lo stallo,</l>
<l>uscì piangendo d'Attene a cavallo.</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il terzo libro di Teseida.</emph></trailer></div1>

<div1 type="canto"><head>LIBRO QUARTO</head>
<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene l'argomento particulare del quarto libro.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto"><lg type="quartina">
<l>Dimostra il quarto dipartito Arcita</l>
<l>con breve tempo, e 'l suo ramaricare,</l>
<l>mutato il nome per sicura vita,</l>
<l>e di Boezia a Corinto l'andare;</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>e quindi appresso la sua dipartita,</l>
<l>e in Mecena poscia l'arrivare,</l>
<l>dove con Menelao con ismarrita</l>
<l>mente si pose per famiglio a stare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Quindi ad Egina a Pelleo se ne vene,</l>
<l>e con lui non potendo lungamente</l>
<l>durar, non conosciuto entrò in Attene,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e di Teseo diventò servente;</l>
<l>quindi dimostra la vita che tene,</l>
<l>faccendol noto a Panfil primamente.</l></lg></lg>

<lg type="ottava">
<argument><p><emph>Incomincia il libro quarto del Teseida. E prima come Arcita con tempestoso tempo, mutatosi nome, ramaricandosi se ne va.</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>Quanto può fare il tempo più guazzoso,</l>
<l>cotanto allora il faceva Orione,</l>
<l>molto nel cielo allora poderoso</l>
<l>con le Pliade in sua operazione;</l>
<l>e Eol d'altra parte più ventoso</l>
<l>il faceva che mai, in quella stagione</l>
<l>ch'uscì d'Attena il doloroso Arcita</l>
<l>sanza speranza mai di far reddita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>Grande era l'acqua, il vento e 'l balenare</l>
<l>quel di che Arcita si partì d'Attene,</l>
<l>dal termine costretto dell'andare,</l>
<l>posto che 'l dove e' non sapesse bene;</l>
<l>ma non pertanto, sol per sodisfare</l>
<l>a Peritoo, avendo ancora spene</l>
<l>del ritornar, dolente a capo chino</l>
<l>inver Boezia prese suo cammino.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>Poco era ancor dalla terra partuto,</l>
<l>quand'elli a' suo' scudieri: — Amici cari,</l>
<l>io non intendo d'esser conosciuto,</l>
<l>mentre che duran questi tempi amari;</l>
<l>però che forse, se fosse saputo</l>
<l>là dov'io fossi, io non viverei guari;</l>
<l>e però non Arcita, ma Penteo</l>
<l>mi nominate in questo tempo reo. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>E poi con tempo iniquo camminando,</l>
<l>lo 'nnamorato Arcita si voltava</l>
<l>ispesse volte la città mirando,</l>
<l>e quindi, lei veduta, sospirava,</l>
<l>seco sovente così ragionando:</l>
<l>«Deh, quanto pò amor, poi che mi grava</l>
<l>partir del loco ch'io dovrei odiare,</l>
<l>se degnamente volessi operare!».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>E quinci alla cagion che a ciò il traeva,</l>
<l>ciò era Emilia bella e graziosa,</l>
<l>subitamente l'animo volgeva;</l>
<l>onde con voce alquanto più pietosa,</l>
<l>fra sé parlando, misero diceva:</l>
<l>«O nobile donzella, o amorosa</l>
<l>più ch'altra fosse mai, esemplo degno</l>
<l>delle bellezze dello etterno regno,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>dove, partendom'io contra volere,</l>
<l>posto che tu giammai non fosse mia,</l>
<l>essendo io tuo, ti lascio, o bel piacere?</l>
<l>Perché non m'era la prigion men ria,</l>
<l>potendo alcuna volta te vedere,</l>
<l>ch'avere il mondo tutto in mia balia</l>
<l>sanza di te, che io più che me amo,</l>
<l>né altra cosa ch'al mondo sia bramo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>Deh, se io fossi en la mia libertate</l>
<l>dimorato in Attene tanto ch'io</l>
<l>un poco pur la tua novella etate</l>
<l>avessi, omè, accesa del disio</l>
<l>del quale io ardo, credo in veritate</l>
<l>ch'io sentire' il lungo esilio mio</l>
<l>con men dolor, sentendo que' sospiri</l>
<l>in te per me c'ho per te, e' disiri.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Ma tu appena non conosci amore</l>
<l>non che tu m'ami, e però non ti cale</l>
<l>del mio intollerabile dolore,</l>
<l>né puoi compassione al mio gran male</l>
<l>portare; e ciò che mi dà duol maggiore</l>
<l>e con asprezza più il cor m'asale,</l>
<l>è che mi par vederti maritata</l>
<l>ad uom che mai non t'avrà più amata.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>E così 'l mio fedele e buon servire</l>
<l>sarà perduto, e angosciosamente</l>
<l>lontano a te mi converrà morire.</l>
<l>Deh, or foss'io pur certo solamente</l>
<l>che per tal morte tu dovessi dire:</l>
<l>“Certo costui amò ben fedelmente;</l>
<l>e' me ne incresce!” Poi, dove ch'io gissi,</l>
<l>altro che ben non credo ch'io sentissi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Deh, lasso me!, or che vo io cercando</l>
<l>ne' sospir dispietati e angosciosi,</l>
<l>che in me ognora van multiplicando,</l>
<l>ciò che esser non pò? O tenebrosi</l>
<l>regni di Dite, s'alcun tormentando</l>
<l>in voi tenete, dite che si posi,</l>
<l>poiché vivendo io son colui che porto</l>
<l>sol pena, più che altro vivo o morto».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>Poi ad Amor le sue voci volgea</l>
<l>con troppo più orribile favella</l>
<l>dolendosi di lui; poscia dicea:</l>
<l>«Omè, Fortuna dispietata e fella</l>
<l>che t'ho io fatto che sì mi se' rea?</l>
<l>O Morte trista, vien, che 'l cor t'appella;</l>
<l>coniugni me, col tuo colpo feroce,</l>
<l>co' miei passati nella infernal foce».</l></lg>

<ab><emph>Come Penteo pervenne in Boezia, e quel che disse vedendo Tebe disabitata.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>Così piangendo, con seco Penteo,</l>
<l>più doloroso assai che non appare,</l>
<l>il dì secondo del regno d'Egeo</l>
<l>uscì co' suoi, e cominciò a intrare</l>
<l>in quel nel qual già felice poteo,</l>
<l>cioè in Boezia; e dopo alquanto andare,</l>
<l>Parnaso avendo dietro a sé lasciato,</l>
<l>alla distrutta Tebe fu arrivato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>E' vide tutta quella regione</l>
<l>esser diserta allora d'abitanti,</l>
<l>per ch'elli incominciò: «O Anfione,</l>
<l>se tu, intanto che co' dolci canti</l>
<l>della tua lira, tocca con ragione,</l>
<l>per chiuder Tebe i monti circustanti</l>
<l>chiamasti, avessi immaginato questo,</l>
<l>forse ti saria suto il suon molesto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>Dove sono ora le case eminenti</l>
<l>del nostro primo Cadmo? Dove sono,</l>
<l>o Semelè, le camere piacenti</l>
<l>per te a quel che del più alto trono</l>
<l>governa il cielo, e per le qua' le genti</l>
<l>tebane mai non meritar perdono</l>
<l>da Iuno? E quelle dove son d'Almena,</l>
<l>che doppia notte volle a farsi plena?</l></lg>

<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Ove di Dionisio appaiono ora,</l>
<l>misero me, li triunfi indiani?</l>
<l>Deh, dove son gli eccelsi segni ancora</l>
<l>de' popoli silvestri libiani?</l>
<l>Nessun qui al presente ne dimora:</l>
<l>li re son morti, e voi, tristi Tebani,</l>
<l>dispersi gite, e 'n cenere è tornato</l>
<l>ciò che di voi fu già molto lodato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Ov'è lo spesso popolo, ove Laio,</l>
<l>ove Edippo dolente ove i figliuoli?</l>
<l>Ogni cosa ha distrutto il fuoco graio;</l>
<l>e per multiplicar li nostri duoli</l>
<l>con vergogna, le femine il primaio</l>
<l>v'accesero. O Iunon, dunque che vuoli</l>
<l>del nostro miser sangue più omai?</l>
<l>Non ti pare aver fatto ancora assai?</l></lg>

<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>Piccola forza omai al tuo furore</l>
<l>finire ha luogo, ch'io e Palemone,</l>
<l>né altro più, del sangue d'Agenore</l>
<l>rimasi siamo; e elli è in prigione,</l>
<l>e io in tristo esilio; né piggiore</l>
<l>stato potresti donarci, o Iunone,</l>
<l>fuor se ci uccidi; e questo per conforto</l>
<l>disidera ciascun, d'esser già morto».</l></lg>

<ab><emph>Come Penteo, partitosi di Boezia, andò a Corinto, e quindi in Mecena.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>E detto ciò, con ira sospirando,</l>
<l>da quella torse il viso disdegnoso,</l>
<l>co' suo' scudieri inver Corinto andando;</l>
<l>nella qual giunto, assai piccol riposo</l>
<l>fece, ma ver Mecena cavalcando,</l>
<l>in essa quasi fuor di sé pensoso</l>
<l>pervenne, e quivi così sconosciuto</l>
<l>a servir Menelao fu ricevuto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Egli era ancora molto giovinetto,</l>
<l>sì come il barba non aver mostrava;</l>
<l>bello era assai e di gentile aspetto,</l>
<l>e a gran pena quel ch'era celava;</l>
<l>ben l'avea fatto alquanto palidetto</l>
<l>l'amorosa fatica che portava,</l>
<l>ma non sì ch'elli molto non piacesse</l>
<l>a chiunque era que' che lui vedesse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Egli era già vicin d'uno anno stato</l>
<l>con Menelao in gran doglia e tormento,</l>
<l>né mai, ben che n'avesse domandato</l>
<l>celatamente, del suo intendimento</l>
<l>niuna cosa n'aveva spiato;</l>
<l>per che ad Egina lì venne in talento</l>
<l>d'andar, là dove reggeva Pelleo,</l>
<l>e, concedendol Menelao, il feo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>Quivi sperava di potere udire</l>
<l>d'Emilia novelle tal fiata;</l>
<l>questa sola cagion vel fece gire.</l>
<l>Elli avea già la forma sì mutata,</l>
<l>né di sé cosa alcuna sentia dire,</l>
<l>sì ch'a fidanza con la sua brigata</l>
<l>prese 'l cammino e gissene ad Egina,</l>
<l>là dove giunse la terza mattina.</l></lg>

<ab><emph>Come Penteo in guisa di povero valletto si pose a stare con Pelleo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Quivi in maniera di pover valletto,</l>
<l>non delli suoi maggior ma compagnone,</l>
<l>al servigio del re sanza sospetto</l>
<l>fu ricevuto e messo in commessione;</l>
<l>e ubidendo a ciò che gli era detto,</l>
<l>si fece a modo che un vil garzone,</l>
<l>acciò che e' potesse lì durare,</l>
<l>fin che fortuna li volesse atare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>Quivi con seco sovente piangeva</l>
<l>la sua fortuna e la sua trista vita,</l>
<l>e spesse volte con sospir diceva:</l>
<l>«Ahi, doglioso più ch'altro e tristo Arcita!</l>
<l>Se' fatto fante, laddove soleva</l>
<l>esser tua casa di fanti guarnita;</l>
<l>così fortuna insieme e povertate</l>
<l>t'ha concio, e il voler tua libertate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Per libero esser, più servo che mai</l>
<l>se' divenuto, misero dolente!</l>
<l>Ahi, real sangue, che vitupero hai:</l>
<l>sed e' mi conoscesse questa gente!</l>
<l>Certo per mio peccar nol meritai,</l>
<l>ma di Creon la dispietata mente</l>
<l>di questo, lasso!, m'è cagione stato,</l>
<l>e ancor dello stare imprigionato».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>Così senza nell'animo riposo</l>
<l>aver giammai, in doglia sempre stava;</l>
<l>e l'esser già istato glorioso</l>
<l>vie più che gli altri danni il tormentava;</l>
<l>e vorria inanzi sempre bisognoso</l>
<l>essere stato e in vita trista e prava,</l>
<l>ch'avere avuto tal fiata bene</l>
<l>e ora sostener noiose pene.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>E ben che di più cose e' fosse afflitto</l>
<l>e che di viver gli giovasse poco,</l>
<l>sopra ogn'altra cosa era trafitto</l>
<l>d'amor nel core, e non trovava loco;</l>
<l>e giorno e notte sanza alcun respitto</l>
<l>sospir gittava caldi come foco,</l>
<l>e lagrimando sovente doleasi,</l>
<l>e ben nel viso il suo dolor pareasi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Egli era tutto quanto divenuto</l>
<l>sì magro, che assai agevolmente</l>
<l>ciascun suo osso si saria veduto;</l>
<l>né credo ch'Erisitone altramente</l>
<l>fosse nel viso che esso paruto</l>
<l>nel tempo della sua fame dolente;</l>
<l>e non pur solamente palido era,</l>
<l>ma la sua pelle parea quasi nera.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>E nella testa appena si vedeano</l>
<l>gli occhi dolenti; e le guance, lanute</l>
<l>di folto pelo e nuovo, non pareano;</l>
<l>e le sue ciglia pelose e acute</l>
<l>a riguardare orribile il faceano;</l>
<l>le come tutte rigide e irsute;</l>
<l>e sì era del tutto tramutato,</l>
<l>che nullo non l'avria raffigurato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>La voce similmente era fuggita</l>
<l>e ancora la forza corporale;</l>
<l>per che a tutti una cosa reddita</l>
<l>qua su di sopra dal chiostro infernale</l>
<l>parea, più tosto ch'altra stata in vita;</l>
<l>né la cagion onde venia tal male</l>
<l>giammai da lui nessun saputa avea,</l>
<l>ma una per un'altra ne dicea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>Come d'Attene li nessun venia,</l>
<l>onestamente e con savio parlare</l>
<l>di molte cose domandandol pria,</l>
<l>d'Emilia trascorrea nel ragionare,</l>
<l>addomandando s'ella fosse o fia</l>
<l>nelli tempi vicin per maritare,</l>
<l>e d'altre cose circustanti molte;</l>
<l>ben che ciò gli avenisse rade volte.</l></lg>

<ab><emph>Come e perché Penteo si dispose di tornare ad Attene.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>Ma i dolenti fati, i qua' tirando</l>
<l>gian d'una in altra miseria costui,</l>
<l>vegnendosi il suo fine appropinquando,</l>
<l>con poca festa rallegraron lui,</l>
<l>diversamente l'opere menando</l>
<l>quando per esso e quando per altrui;</l>
<l>fin ch'al veduto termine pervenne,</l>
<l>dove si ruppe il fil che 'n vita il tenne.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>Per avventura un di' come era usato,</l>
<l>Penteo soletto alla marina gio,</l>
<l>e 'nverso Attene col viso voltato</l>
<l>mirava fisamente e con disio;</l>
<l>e quasi il vento ch'indi era spirato</l>
<l>più ch'altro li pareva mite e pio,</l>
<l>e ricevendol dicea seco stesso:</l>
<l>«Questo fu ad Emilia molto appresso».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>E mentre che 'n tal guisa dimorava,</l>
<l>una barchetta dentro al porto entrare</l>
<l>vide; laonde ad essa s'appressava,</l>
<l>e cominciò di loro a domandare</l>
<l>donde venisse; e un che 'n essa stava</l>
<l>disse: — D'Attene, e là crediam tornare</l>
<l>assai di corto; s'tu vorrai venire,</l>
<l>qui su potrai con esso noi salire. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>A cotal voce sospirò Penteo;</l>
<l>poi, tratto quel da parte, pianamente</l>
<l>il domandò che era di Teseo,</l>
<l>e di più cose diligentemente,</l>
<l>a le qua' tutte que' li sodisfeo;</l>
<l>ma poi della reina ultimamente</l>
<l>e della bella Emilia domandando,</l>
<l>così que' li rispose al suo domando:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>— Qualunque dea nel cielo è più bella,</l>
<l>nel cospetto di lei parrebbe oscura;</l>
<l>ell'è più chiara che alcuna stella,</l>
<l>né dicesi che mai bella figura</l>
<l>fosse veduta tanto come quella;</l>
<l>ver è che per la sua disaventura</l>
<l>l'altrier morì Acate, a cui sposa</l>
<l>esser doveva quella fresca rosa. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>E altre cose molte più li disse,</l>
<l>le qua' misor Penteo in gran pensiero;</l>
<l>e 'l tramortito amor quasi rivisse,</l>
<l>e il disio più focoso e più fiero</l>
<l>parve subitamente divenisse;</l>
<l>né ciò li parve a sostener leggiero,</l>
<l>e in sé conobbe che 'n tal disiare</l>
<l>non potrebbe or, come già fé, durare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>E' si sentiva sì venuto meno,</l>
<l>ch'appena si poteva sostenere;</l>
<l>onde, se a quelle pene che 'l coceno</l>
<l>nol medicasse l'Emilia vedere,</l>
<l>assai in brieve lui ucciderieno;</l>
<l>per che diliberò pur di volere</l>
<l>in ogni modo tornare ad Attene</l>
<l>ad alleggiare o a finir sue pene,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>fra sé dicendo: «Io son sì trasmutato</l>
<l>da quel ch'esser solea, che conosciuto</l>
<l>io non sarò, e vivrò consolato,</l>
<l>me ristorando del mal c'ho avuto,</l>
<l>vedendo il bello aspetto ove fu nato</l>
<l>il disio che mi tene e ha tenuto;</l>
<l>e s'al servigio di Teseo potessi</l>
<l>esser, non so che poi più mi chiedessi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>Se forse è sì crudel la mia ventura</l>
<l>ch'io sia riconosciuto, e' m'è il morire</l>
<l>vie più grazioso che vita sì dura,</l>
<l>come io fo in sempre mai languire».</l>
<l>Poi in su tal proposta s'asicura</l>
<l>e si dispon del tutto a ciò seguire;</l>
<l>e mille anni gli par che a ciò sia,</l>
<l>tanto vedere Emilia disia.</l></lg>

<ab><emph>Come Penteo tornò in Attene.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>E' non tardò di metter ad effetto</l>
<l>cotal pensiero, anzi commiato prese,</l>
<l>e 'nver di quella navicò soletto;</l>
<l>e 'n pochi giorni lì giunto discese</l>
<l>in maniera di povero valletto,</l>
<l>e in Attene con tema si mise;</l>
<l>e acciò ch'elli Emilia vedesse,</l>
<l>stette più dì, né fu chi 'l conoscesse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Quando s'avide ben ch'era del tutto</l>
<l>fuor delle menti di tutte persone,</l>
<l>e che l'angoscia e 'l doloroso lutto</l>
<l>ora li torna in consolazione,</l>
<l>disse fra sé: «Ancor sentirò frutto</l>
<l>della mia lunga tribulazione;</l>
<l>e la fortuna, a me stata nemica,</l>
<l>sotto altro aspetto mi fia forse amica».</l></lg>

<ab><emph>Come Penteo andò nel tempio d'Apollo ad adorare.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Quinci agli eccelsi templi se ne gio</l>
<l>del grande Appollo, e 'nnanzi alle sue are</l>
<l>s'inginocchiò, e con sembiante pio</l>
<l>volendo quivi li suoi prieghi dare,</l>
<l>subito pianto molto lo 'mpedio,</l>
<l>venutoli da nuovo memorare</l>
<l>quel che già fu e quel che egli ora era;</l>
<l>poi cominciò in sì fatta maniera:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>— O luminoso Iddio che tutto vedi,</l>
<l>il cielo e 'l mondo e l'acque parimente,</l>
<l>e con luce continua procedi</l>
<l>tal che tenebra non t'è resistente,</l>
<l>e sì tra noi col tuo girar provedi</l>
<l>ched e' ci vive e nasce ogni semente,</l>
<l>volgi ver me il tuo occhio pietoso</l>
<l>e questa volta mi sie grazioso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>A me non legne, non fuoco, né incenso,</l>
<l>non degno armento a la tua deitate,</l>
<l>non lauree corone, e or pur censo</l>
<l>mi fosse a sodisfar necessitate;</l>
<l>e quinci vien che con giusto compenso</l>
<l>non son da me le tue are onorate,</l>
<l>e tu il ti vedi, ché di ciò ingannare</l>
<l>non ti potrei, perch'i' 'l volessi fare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Di lagrime, d'affanni e di sospiri,</l>
<l>d'ogni infortunio e povertate intera</l>
<l>son io fornito, e ancor di disiri</l>
<l>d'amor, vie più che bisogno non m'era;</l>
<l>di questi a te che l'universo giri</l>
<l>fo sacrificii con nuova maniera;</l>
<l>prendili per accetti, io te ne priego,</l>
<l>e al mio domandar non metter niego.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>Sì come te alcuna volta Amore</l>
<l>costrinse il chiaro cielo abandonare</l>
<l>e lungo Anfrisio, in forma di pastore,</l>
<l>del grande Ameto a gli armenti guardare,</l>
<l>così or me il possente signore</l>
<l>qui in Attene ha fatto ritornare,</l>
<l>contra 'l mandato che mi fé Teseo,</l>
<l>allor ch'a Peritoo mi rendeo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>E ben ch'angoscia transformato m'abbia,</l>
<l>e 'l nuovo nome, di ciò ch'io solea</l>
<l>altra volta esser, la smarrita labbia</l>
<l>priego mi servi o nuova in me la crea,</l>
<l>sotto la qual coverta la mia rabbia,</l>
<l>vedendo Emilia, contento mi stea,</l>
<l>e a servir Teseo sia ricevuto,</l>
<l>sanza mai esser lì riconosciuto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>Se ciò mi fai, e io sia rivestito</l>
<l>giammai del mio, sì come tu se' degno</l>
<l>t'onorerò. — E fu esaudito</l>
<l>d'ogni suo priego, e cognobbene segno;</l>
<l>per che dal tempio tosto dipartito,</l>
<l>a fornir sua intenzion lo 'ngegno</l>
<l>pose, e pensò come fatto venisse</l>
<l>ch'esser potesse che Teseo servisse.</l></lg>

<ab><emph>Come Penteo fu ricevuto al servigio di Teseo, e come elli prima rivide Emilia, da lei solamente riconosciuto.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Com'elli avea con seco immaginato,</l>
<l>così lo immaginar seguì l'effetto;</l>
<l>e s'elli avesse a lingua dimandato</l>
<l>non gli saria si ben venuto detto;</l>
<l>però che fu con Teseo allogato,</l>
<l>né fu dell'esser suo preso sospetto,</l>
<l>né domandato fu chi fosse o donde:</l>
<l>così gli andaron le cose seconde!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>E' non fu prima a tal partito giunto,</l>
<l>che 'l suo aspetto un pochetto più chiaro</l>
<l>si fé che pria parea così compunto,</l>
<l>e dipartissi il suo dolore amaro</l>
<l>il qual l'avea col lagrimar consunto,</l>
<l>e le sue membra forze ripigliaro;</l>
<l>ma tutte altre allegrezze furon nulla</l>
<l>a petto a quando vide la fanciulla.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Teseo, faccendo una mirabil festa,</l>
<l>tra l'altre donne Emilia fé venire,</l>
<l>la qual più ch'altra leggiadra e onesta,</l>
<l>piacevol, bella e molto da gradire,</l>
<l>ornata assai in una verde vesta,</l>
<l>tal che di sé ciascuno uom facea dire</l>
<l>lode maravigliose, e tal dicea</l>
<l>che veramente ell'era Citerea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>Ma oltre a tutti gli altri con disio</l>
<l>la rimirava più lieto Penteo,</l>
<l>dicendo seco: — O Giove, sommo iddio,</l>
<l>se e' mi fa omai morir Teseo,</l>
<l>alli tuoi regni me ne verrò io;</l>
<l>omai non mi può nuocer tempo reo,</l>
<l>e di buon cuor perdono alla fortuna</l>
<l>se mai di mal mi fece cosa alcuna,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>poi ch'ella m'ha condotto a cotal porto,</l>
<l>ch'io veggio il chiaro viso di colei</l>
<l>ch'è sommo mio diletto e mio conforto.</l>
<l>Fuggan da me e sospiri e gli omei,</l>
<l>fugga 'l disio ch'aveva d'esser morto,</l>
<l>siemi ben sommo il rimirar costei;</l>
<l>questo mi basti. — E sì dicendo, fiso</l>
<l>sempre mirava l'angelico viso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Maggior letizia non credo sentisse</l>
<l>allor Tereo quando li fu concesso</l>
<l>per Pandion che Filomena en gisse</l>
<l>alla sua suora in Trazia con esso,</l>
<l>che or Penteo; ma come ch'avenisse,</l>
<l>essendogli ella non molto di cesso,</l>
<l>inver di lui alquanto gli occhi alzati,</l>
<l>ebbe li suoi di botto affigurati.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>Mirabil cosa a dir quella d'amore,</l>
<l>che rade volte è che la cosa amata,</l>
<l>quantunque ella abbia male abile core</l>
<l>d'esser per tale obietto innamorata,</l>
<l>pur nella mente porta l'amadore;</l>
<l>e quantunque ella si mostri adirata,</l>
<l>non le dispiace, e se non ama altrui,</l>
<l>poco o assai conven ch'ami colui.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Era, com'è già detto, giovinetta</l>
<l>Emilia tanto, ch'ella non sentia</l>
<l>quanto nel core amor punge o diletta,</l>
<l>allor ch'Arcita pria se n'andò via</l>
<l>le' rimirando, come su si detta;</l>
<l>il quale, ancor che la fortuna ria</l>
<l>così deforme l'avesse renduto,</l>
<l>da essa sola fu riconosciuto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>Ella nol vide prima che ridendo</l>
<l>con seco disse: «Questi è quello Arcita</l>
<l>il quale io vidi dipartir piangendo.</l>
<l>Ahi, misera dolente la sua vita!</l>
<l>Che fa e' qui? Or che va e' caendo?</l>
<l>Non conosc'el che se fosse sentita</l>
<l>la sua venuta da Teseo, morire</l>
<l>gli converrebbe o in prigion reddire?».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Vero è che tanto fu discreta e saggia,</l>
<l>che più di ciò non parlò ad alcuno,</l>
<l>e a lui fa sembianti che non l'aggia</l>
<l>giammai veduto più in loco nessuno;</l>
<l>ma ben si maraviglia quale scaggia</l>
<l>di bianco l'abbia così fatto bruno</l>
<l>e dimagrato, che par pur la fame</l>
<l>nel suo aspetto e pien di tutte brame.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Incominciò il nobile Penteo,</l>
<l>ammaestrato da fervente amore,</l>
<l>sì a servir sollecito a Teseo</l>
<l>e ad ogni altro per lo suo valore,</l>
<l>ch'elli in tutto suo segreto il feo,</l>
<l>amando lui più ch'altro servidore;</l>
<l>e 'l simile l'amava la reina</l>
<l>di buono amor, e ancor la fantina.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>E ben che la fortuna l'aiutasse</l>
<l>e fosse a lui benigna ritornata,</l>
<l>mai dal diritto senno lui non trasse,</l>
<l>né 'l fece folleggiare una fiata;</l>
<l>e posto che ferventemente amasse,</l>
<l>sempre teneva sua voglia celata,</l>
<l>tanto ch'alcun non se ne accorse mai,</l>
<l>ben che facesse per amore assai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Come io dico, saviamente amava,</l>
<l>né si lasciava a voglia trasportare,</l>
<l>e a luogo e a tempo rimirava</l>
<l>Emilia bella, e ben lo sapea fare;</l>
<l>e ella savia talor se ne addava,</l>
<l>mostrando non saper che fosse amare;</l>
<l>ma pur l'età già era innanzi tanto,</l>
<l>che ella conoscea di ciò alquanto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Esso cantava e faceva gran festa;</l>
<l>faceva pruove e vestia riccamente,</l>
<l>e di ghirlande la sua bionda testa</l>
<l>ornava e facea bella assai sovente;</l>
<l>e 'n fatti d'arme facea manifesta</l>
<l>la sua virtù, che assai era possente;</l>
<l>ma duol sentiva, in quanto esso credea</l>
<l>Emilia non sentir per cui il facea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Né e' non gliele ardiva a discovrire,</l>
<l>e isperava e non sapea in che cosa,</l>
<l>donde sentiva sovente martire;</l>
<l>ma per celar ben sua voglia amorosa,</l>
<l>e per lasciar li sospir fuori uscire</l>
<l>che facean troppo l'anima angosciosa,</l>
<l>avea in usanza tal volta soletto</l>
<l>d'andarsene a dormire in un boschetto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>E questo aveva in costuma di fare</l>
<l>nel tempo caldo, ch'era fresco il loco,</l>
<l>e era sì rimoto da l'andare</l>
<l>di ciaschedun, che ben poteva il foco</l>
<l>d'amor con voci fuor lasciare andare</l>
<l>e a sua posta lungamente e poco;</l>
<l>e non era lontano alla cittate</l>
<l>oltre tre miglia giuste misurate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Egli era bello, e d'alberi novelli</l>
<l>tutto fronzuto e di nova verdura;</l>
<l>e era lieto di canti d'uccelli,</l>
<l>di chiare fonti fresche a dismisura,</l>
<l>che sopra l'erbe facevan ruscelli</l>
<l>freddi e nemici d'ogni gran calura;</l>
<l>conigli, lepri, cervi e cavriuoli</l>
<l>vi si prendean con cani e con lacciuoli.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Come io dico, in quello assai sovente,</l>
<l>quando con arme e quando senza, gire</l>
<l>Penteo usava, e 'n su l'erba ricente</l>
<l>sotto un bel pin si poneva a dormire,</l>
<l>a ciò invitato da l'acqua corrente</l>
<l>che mormorava; ma del suo disire</l>
<l>focoso, in prima che s'adormentasse,</l>
<l>con Amor convenia si lamentasse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>E cominciava così a parlare:</l>
<l>— Io non pensava, Amor, che tu potessi</l>
<l>tanto in un cuor d'uno uomo adoperare,</l>
<l>ch'al piacer d'una donna sì 'l traessi,</l>
<l>ch'ogni altra cosa il facessi obliare,</l>
<l>e in potenzia di lei tutto il ponessi,</l>
<l>come hai posto tutto quanto il mio,</l>
<l>che altro che servirla non disio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>Ma tu m'hai fatto in alcun caso torto,</l>
<l>però ch'io amo e non son punto amato,</l>
<l>ond'io non spero mai d'aver conforto;</l>
<l>e haimi sì tutto l'ardir levato,</l>
<l>che dir non l'oso, e tu te ne se' accorto,</l>
<l>perché troppo m'hai posto in alto lato</l>
<l>a quel ch'a mia fortuna si convene,</l>
<l>ché non son ricco d'altro che di pene.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>Deh, quanto mi saria stata più cara</l>
<l>la morte ch'aspettar la tua saetta!</l>
<l>Oh, quanto dicer può che l'abbia amara</l>
<l>qualunque è que' che dolente l'aspetta,</l>
<l>però che in essa poco ben ripara</l>
<l>a rispetto del mal che ella getta!</l>
<l>E però s'io mi dolgo, io ho ragione,</l>
<l>vedendo me legato in tua prigione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Ma tu se' tanto e tal, caro signore,</l>
<l>ch'ogni mia doglia puoi volvere in pace,</l>
<l>faccendo ch'ella mi senta nel core</l>
<l>quale essa dentro al mio sentir si face;</l>
<l>e io, sì come umil servidore,</l>
<l>ti priego il facci, Amor, se e' ti piace.</l>
<l>Deh, chi sarà di me poi più contento,</l>
<l>se per me pruova quel ch'io per lei sento?</l></lg>

<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>Io viverò tutto tempo gioioso,</l>
<l>né biasmerò giammai tua signoria;</l>
<l>io ti farò sacrificio pietoso,</l>
<l>signor mio caro, della vita mia,</l>
<l>e sempre il tuo onore in grazioso</l>
<l>verso da me lieto cantato fia:</l>
<l>adunque fallo, se di me ti cale,</l>
<l>ch'io mi consumo per soverchio male. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>Questo ripete spesso con sospiri,</l>
<l>chiamando Emilia, e nel dir si contenta</l>
<l>e quasi in mezzo delli suoi martiri</l>
<l>istanco tutto quivi s'adormenta;</l>
<l>e mentre il ciel co' suoi etterni giri</l>
<l>l'aere tien di vera luce spenta,</l>
<l>si stava, e sempre si svegliava allora</l>
<l>che da Titon partita ven l'Aurora.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>Allor, sentendo cantar Filomena</l>
<l>che si fa lieta del morto Tereo,</l>
<l>si drizza, e 'l polo con vista serena</l>
<l>mirato un pezzo, lauda Penteo</l>
<l>la man di Giove d'ogni grazia piena,</l>
<l>che lavoro sì bello e grande feo;</l>
<l>poi ad Emilia il suo pensier voltava,</l>
<l>vedendo Citerea che si levava</l></lg>

<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>mostrando innanzi al sol la sua chiarezza,</l>
<l>alla qual gli occhi d'Emilia lucenti</l>
<l>assomigliava e la mira bellezza;</l>
<l>e gli augelletti, del giorno contenti,</l>
<l>davan, cantando in su' rami, dolcezza,</l>
<l>per che a Penteo i pensier più cocenti</l>
<l>si facevano ognora, e più a quelli</l>
<l>dava gli orecchi, sì gli parean belli.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>E quando aveva gran pezza ascoltato,</l>
<l>mirava inver lo cielo e sì dicea:</l>
<l>— O chiaro Febo, per cui luminato</l>
<l>è tutto il mondo, e tu piacente dea</l>
<l>del cui valor m'ha tuo figliuol piagato</l>
<l>vie troppo più che io non mi credea,</l>
<l>mettete in me sì del vostro valore,</l>
<l>che io non pera per soverchio amore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>Deh, date al mio amar fine piacente,</l>
<l>sì ch'io non moia per fedelmente amare;</l>
<l>per giovanezza Emilia non sente</l>
<l>che cosa sia ancora innamorare,</l>
<l>né come piace conosce niente,</l>
<l>se ad Amor non gliel fate mostrare;</l>
<l>e io non l'oso più fare assentire,</l>
<l>tanta è la mia paura del morire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>E così vivo in speranza dubbiosa,</l>
<l>e 'l mio adoperare è sanza frutto;</l>
<l>per ch'io ti priego, o Venere amorosa,</l>
<l>entrale in core omai, e me che tutto</l>
<l>son sanza fallo suo, fa che pietosa</l>
<l>senta, sì che si termini il mio lutto;</l>
<l>e tu, Febo, la fa tanto discreta,</l>
<l>che la mia voglia in sé ritenga cheta. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>E queste e altre più parole ancora</l>
<l>metteva in nota lo giovine amante;</l>
<l>ma poi che e' vedeva chiara l'ora</l>
<l>e le stelle partite tutte quante,</l>
<l>sanza far quivi più lunga dimora,</l>
<l>se ne veniva ad Attene festante,</l>
<l>e alla cambra del signor n'andava</l>
<l>per lui servir, se nulla bisognava.</l></lg>

<ab><emph>Come Penteo, nel boschetto ramaricandosi, fu conosciuto da Panfilo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Questa maniera teneva Penteo</l>
<l>molto sovente, fuor d'ogni paura,</l>
<l>e a grado servendo il gran Teseo,</l>
<l>di suo amore ognora avea più cura;</l>
<l>ma poco n'avanzava, e di ciò reo</l>
<l>li parea molto, onde di sua sventura</l>
<l>una mattina con greve parlare</l>
<l>così si cominciò a ramarcare:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>— O misera Fortuna de' viventi,</l>
<l>quanti dai moti spessi alle tue cose!</l>
<l>Deh, come abbassi li sangui e le genti,</l>
<l>e quando vuoli ancora graziose</l>
<l>le vilissime fai, e non consentì</l>
<l>di legge avere in esse mervigliose,</l>
<l>sì come uom vede in me che son verace</l>
<l>esemplo del girar che fai fallace.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>Di real sangue, lasso!, generato,</l>
<l>venni nel mondo d'ogni pena ostello,</l>
<l>e con gran cura in ricchezza allevato,</l>
<l>nella città di Bacco tapinello</l>
<l>vissi e con gioia tenni grande stato,</l>
<l>sanza pensare al tuo operar fello;</l>
<l>poi per l'altrui peccato, non per mio,</l>
<l>la gioia e 'l regno e 'l sangue mio perio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>E fui del campo per morto, doglioso</l>
<l>feruto, tolto e recato a Teseo,</l>
<l>il qual, sì come signor poderoso,</l>
<l>come li piacque, imprigionar mi feo;</l>
<l>quivi, per farmi peggio, l'amoroso</l>
<l>dardo m'entrò nel cor, focoso e reo</l>
<l>per la bellezza d'Emilia piacente,</l>
<l>che mai di me non si curò niente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>E cominciai di novo a sospirare</l>
<l>per tal cagione, e a sostener pene;</l>
<l>né mi pareva assai avere a fare</l>
<l>di sostener di Teseo le catene,</l>
<l>delle qua' Peritoo mi fé cacciare;</l>
<l>onde convenne partirmi d'Attene,</l>
<l>credendo aver mio affar migliorato,</l>
<l>e di gran lunga il trovai piggiorato;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>ch'io mi trovai povero e pellegrino</l>
<l>del regno mio cacciato, e per amore</l>
<l>gir sospirando a guisa di tapino;</l>
<l>e là dove altra volta fui signore,</l>
<l>servo divenni per lo gran dichino</l>
<l>della fortuna; e non potendo il core</l>
<l>più sofferir, da Pelleo fei partita,</l>
<l>Penteo essendo tornato d'Arcita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>E sì d'Emilia strinse la bellezza,</l>
<l>che di Teseo cacciai via la paura,</l>
<l>e qui mi misi per la mia mattezza</l>
<l>a ritornare con mente sicura,</l>
<l>essendo suo nemico; alla sua altezza</l>
<l>divenni servidor con somma cura,</l>
<l>si ch'io Emilia vedessi sovente,</l>
<l>colei ch'è donna mia veracemente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>86</head>
<l>E essa, omè, del mio greve tormento</l>
<l>nulla si cura né pensa este cose,</l>
<l>sì che io servo vie peggio ch'al vento,</l>
<l>e stonne sempre in pene dolorose;</l>
<l>e or m'avesser sol fatto contento</l>
<l>d'un bel guardarmi le luci amorose!</l>
<l>Ma tu, crudel Fortuna, mi ci nuoci,</l>
<l>ch'ognor con nuovo foco più mi coci.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>87</head>
<l>Di tanto sol seconda mi se' stata,</l>
<l>che 'l nome mio hai ben tenuto cheto;</l>
<l>e ha' mi ancor tanta grazia donata,</l>
<l>che al servir m'hai fatto mansueto;</l>
<l>e di Teseo la grazia m'hai prestata,</l>
<l>di che io son vivuto molto lieto;</l>
<l>ma tutto è nulla, s'Emilia non fai</l>
<l>che com'io l'amo conosca oramai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>88</head>
<l>Io ardo e 'ncendo per lei tutto quanto,</l>
<l>e dì né notte non posso aver posa,</l>
<l>ma mi consumo e in sospiri e 'n pianto;</l>
<l>né mi pò confortare alcuna cosa,</l>
<l>se non Emilia cui io amo tanto,</l>
<l>mostrandomi la sua faccia amorosa,</l>
<l>dalla qual, morto, lei mirando vita</l>
<l>riprendo, tanta speranza m'aita. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>89</head>
<l>Così di sopra da l'erbe e da' fiori</l>
<l>Penteo la sua fortuna biasimava</l>
<l>un bel mattin, nel venir degli albori.</l>
<l>Allor per avventura indi passava</l>
<l>Panfilo, ch'era l'un de' servidori</l>
<l>di Palemone, e intento ascoltava</l>
<l>dello scudiere il gran ramarichio</l>
<l>di sua fortuna e ancor del disio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>90</head>
<l>E fra se stesso si fu ricordato</l>
<l>chi fosse Arcita, e udì che Penteo</l>
<l>nel suo ramaricar s'era chiamato,</l>
<l>per che tantosto lo riconosceo,</l>
<l>e molto seco s'è maravigliato</l>
<l>com'elli avea la grazia di Teseo:</l>
<l>non disse nulla, ma ver la prigione</l>
<l>se ne tornò per dirlo a Palemone.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>91</head>
<l>Ma il giovine Penteo, di ciò ignorante,</l>
<l>come ora fu in Attene sen venne,</l>
<l>e con allegro viso e con festante</l>
<l>al loco ove era il suo signor pervenne;</l>
<l>col qual di molte cose ragionante,</l>
<l>sì com'elli era usato, si ritenne;</l>
<l>poi, partito da lui, gì a sapere</l>
<l>s'un poco Emilia potesse vedere.</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il libro quarto del Teseida.</emph></trailer></div1>

<div1 type="canto"><head>LIBRO QUINTO</head>
<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene l'argomento particulare del libro quinto.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto"><lg type="quartina">
<l>Marte, che troppo s'era riposato,</l>
<l>entrato in Palemon novo sospetto</l>
<l>il suo compagno udendo ritornato,</l>
<l>dimostra il quinto a lui entrar nel petto;</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>quindi dichiara lo 'ngegno trovato</l>
<l>a sprigionarlo dal savio valletto,</l>
<l>poi dal medico suo il mostra armato,</l>
<l>e lui orante conduce al boschetto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poscia le lor carezze, e 'l quistionare</l>
<l>d'ognun volere Emilia, e 'l fiero Marte</l>
<l>può chiaro assai chi più legge trovare;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>quindi venendo Emilia d'una parte,</l>
<l>vedendo lor, Teseo fece chiamare,</l>
<l>il qual con patto lor, già noti, sparte.</l></lg></lg>

<lg type="ottava">
<argument><p><emph>Incomincia il libro quinto del Teseida. E prima come Palemone, pensoso rimaso in prigione, seppe che Arcita era tornato.</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>Rimase Palemon, partito Arcita,</l>
<l>com'è già detto di sopra, in prigione,</l>
<l>e poco cara aveva la sua vita,</l>
<l>tanta sentiva più sconsolazione</l>
<l>che altro, e simil per la dipartita</l>
<l>la qual già fatta avea il suo compagnone;</l>
<l>e 'l tempo suo in lagrime e sospiri</l>
<l>tutto spendeva, pien d'aspri martiri.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>In parte paurosa gelosia</l>
<l>lo stimola che Arcita, dell'amore</l>
<l>d'Emilia forse rinvestito, sia</l>
<l>per suo sollecitar di prigion fore;</l>
<l>e quinci pensa ch'Arcita si fia</l>
<l>dileguato del mondo per temore</l>
<l>dell'aspra morte che Teseo dicea</l>
<l>di darli se lì giunger lo potea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>Poi d'altra parte lo stringeva assai</l>
<l>amor più che l'usato, e disiare</l>
<l>li facea ciò ch'a lui non parea mai</l>
<l>possibil di potere appressimare;</l>
<l>speranza d'altra parte li suoi guai</l>
<l>faceva alquanto più lievi passare;</l>
<l>così di cose varie si gravava</l>
<l>dentro al pensiero, e simil s'alleggiava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>E pur portava nel core speranza</l>
<l>che di prigion quando che sie uscirebbe,</l>
<l>della qual fuor, l'amor della sua amanza</l>
<l>sanz'alcun fallo crede acquisterebbe;</l>
<l>e quasi li parea sanza fallanza</l>
<l>ch'ancor per sua nel mondo la terrebbe;</l>
<l>e 'n cotal guisa sua vita menando,</l>
<l>viveva in doglia e 'n gioia talora stando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>Al qual Panfil, tornando del boschetto,</l>
<l>venne in prigione e d'una parte il trasse;</l>
<l>e ragionando con esso soletto,</l>
<l>molto il pregò che non si sconfortasse,</l>
<l>e poi li disse senza alcun difetto</l>
<l>come conobbe Arcita, e ciò che trasse</l>
<l>del suo parlare, e ch'e' servia Teseo</l>
<l>e faceasi per nome dir Penteo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>Maravigliossi Palemone assai,</l>
<l>e disse: — Panfil, guarda non errassi;</l>
<l>ché io non credo che Arcita mai</l>
<l>né tu né altri per qua lo scontrassi. -</l>
<l>Rispose Panfil: — Certo si scontrai,</l>
<l>e ancora è nel boschetto e istassi,</l>
<l>e ben che sia molto transfigurato,</l>
<l>e' pure è desso, tanto l'ho mirato. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>Palemon disse allora: — Grande amore</l>
<l>e poco senno cel fa dimorare,</l>
<l>ché se venisse ad orecchie al signore,</l>
<l>tututto il mondo nol poria campare.</l>
<l>O sommo Giove, quanto l'amadore</l>
<l>al suo disio sé lascia tirare,</l>
<l>e quanti ingegni s'usan per venire</l>
<l>all'amoroso fin di tal disire! -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Poi disse a Panfil: — Guarda che non sia</l>
<l>sentito da nessun ciò che m'hai detto,</l>
<l>ché posto ch'elli a me per gelosia</l>
<l>sanza colpa di lui mi sia sospetto</l>
<l>per uscir di prigione, in fede mia</l>
<l>non vorre'io ch'egli avesse difetto;</l>
<l>se gl'iddii l'aman più che me non fanno,</l>
<l>abbiasi il pro' e mio si sia il danno. -</l></lg>

<ab><emph>Come a Palemone venne del tutto in disio d'uscire di prigione, e il perché; e come Panfilo trovò il modo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>Poi cominciò a pensar fortemente</l>
<l>sopra l'affar d'Arcita innamorato,</l>
<l>e crede che d'Emilia veramente</l>
<l>il lieto amore egli abbia guadagnato,</l>
<l>e poscia dice: «O me lasso dolente,</l>
<l>in che mal punto nel mondo fui nato!</l>
<l>Ch'io amo e sto in prigione, e altri face</l>
<l>quel ch'io faccendo poria sentir pace.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>E or mi fosse un poco di speranza</l>
<l>rimasa, o mi venisse, dell'uscire</l>
<l>di questo loco! Io mi crederei, sanza</l>
<l>la doglia che io ho, gioia sentire,</l>
<l>e ancora la mia somma intendanza</l>
<l>sanz'alcun fallo crederei fornire;</l>
<l>ma sì m'è gran nemica la fortuna,</l>
<l>ch'io n'uscirò quando starà la luna!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>E s'io di quinci uscissi per ventura,</l>
<l>da Arcita converria che io sapesse,</l>
<l>su buon cavallo e con forte armadura,</l>
<l>quel che tra lui e me esser dovesse</l>
<l>dell'amor della nobil creatura</l>
<l>che mi fa sentir pene così spesse;</l>
<l>e fermamente ella mi rimarrebbe,</l>
<l>o sopra il campo l'un di noi morrebbe.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>Ma come avrei io ardir contro a lui,</l>
<l>che per uscirci giammai non tentai?</l>
<l>E el non cura lo star con colui</l>
<l>ch'è suo nemico per vederla, e mai</l>
<l>non ha posato di servire altrui</l>
<l>per servir lei; e io in trarre guai</l>
<l>ho speso il tempo, ov'io dovea più tosto</l>
<l>morir voler che sempre star nascosto».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>E sì come Tesifone, chiamata</l>
<l>dal cieco Edippo nella oscura parte</l>
<l>dov'elli lunga notte avea menata,</l>
<l>a' due fratei del regno con su' arte</l>
<l>mise l'arsura, così a lui 'ntrata</l>
<l>con quel velen che 'l suo valor comparte,</l>
<l>d'Emilia aver, dicendo: — Signoria</l>
<l>né amore stan ben con compagnia. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>E subito così cambiò il pensiero,</l>
<l>e chiamò Panfil di cui si fidava,</l>
<l>e disse: Amico, ora sappi per vero</l>
<l>che troppo qui l'adimorar mi grava,</l>
<l>e però fa che il mio dire intero</l>
<l>vegna, se puoi, sicch'io di questa prava</l>
<l>prigion mi parta e possa conquistare</l>
<l>per arme Emilia, se e' si può fare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Questo pensier di novo m'è venuto</l>
<l>e sanza fallo il metterò ad effetto;</l>
<l>e se e' fia per ventura saputo</l>
<l>prima che sia con l'opera perfetto,</l>
<l>da me si dica che sia proceduto</l>
<l>ciò che farai, ché e' mi fia diletto</l>
<l>morire anzi che stare in tal tormento,</l>
<l>perciò ch'io fo il dì ben morti cento. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Panfil rispose: — Caro signor mio,</l>
<l>morir per voi a me sarebbe vita,</l>
<l>e però penserò sì ch'al disio</l>
<l>di voi darò bene opera compita,</l>
<l>avvegnane che puote omai; ché s'io</l>
<l>ne dovessi morir, darovvi uscita</l>
<l>di questo loco; onde vi confortate</l>
<l>e di cuor lieto alquanto v'aspettate. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>Elli uscì fori e gio in loco solo,</l>
<l>e 'nfra se stesso cominciò a pensare;</l>
<l>e pria li venne nel pensiero il volo</l>
<l>che Dedal fé con Icar per campare,</l>
<l>ma nol vide possibil; poi d'imbolo</l>
<l>s'immaginò lui di prigion cavare,</l>
<l>ma non li parve via ben ben sicura;</l>
<l>però non se ne mise in avventura.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Similemente pensò per denari</l>
<l>voler corromper le guardie vegghianti,</l>
<l>sentendo loro in generale avari;</l>
<l>ma mal pareali a fidarsi di tanti</l>
<l>quanti di nuovo li venien vicari</l>
<l>sanza lunga dimora essere stanti;</l>
<l>e 'n brieve non vedea di poter fare</l>
<l>ciò che 'ntendea con le guardie trattare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Ma pur li venne un modo in pensamento</l>
<l>che infra gli altri li parve migliore,</l>
<l>e dopo molto disaminamento</l>
<l>il si fermò con ordine nel core,</l>
<l>pensando che il suo intendimento</l>
<l>saria fornito e quel del suo signore;</l>
<l>al qual n'andò, là dov'era in prigione,</l>
<l>e così cominciò: — O Palemone,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>e' non ha guar che qui venne Alimeto,</l>
<l>di medicina maestro sovrano,</l>
<l>uom d'alto senno e di vita quieto;</l>
<l>e so che esso fu nostro tebano,</l>
<l>e puolli l'uom ben dire ogni segreto</l>
<l>e da lui prender buon consiglio e sano:</l>
<l>questi ci fornirà il nostro fatto,</l>
<l>per mio avviso, e udite in che atto:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>che voi v'infignerete esser malato</l>
<l>in sul mutar che le guardie si fanno,</l>
<l>e io avraggio ben lui informato</l>
<l>e avvisato dello nostro inganno,</l>
<l>e 'ncontanente a voi l'avrò menato,</l>
<l>perché e' curi voi del vostro affanno;</l>
<l>e' vestirà li miei panni, ma voi,</l>
<l>sì come mastro, vi vestite i suoi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>E sanza fare alcun dimostramento,</l>
<l>con lui fuor ve n'uscite baldanzoso,</l>
<l>e me lasciate qui sanza pavento</l>
<l>in vostro luogo, e dite ch'io riposo;</l>
<l>essi non fien di tanto avvedimento</l>
<l>che vi conoscan, se voi uscite oso;</l>
<l>poi se Arcita volete, soletto</l>
<l>voi il troverete nel lieto boschetto. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>— Tu hai ben detto — disse Palemone;</l>
<l>— però metti ad effetto queste cose. -</l>
<l>E malato si fece alla stagione</l>
<l>che Panfilo con lui insieme pose;</l>
<l>e Panfil, sanza far dimoragione,</l>
<l>ad Alimeto il loro affar dispose.</l>
<l>Egli era a Palemon fedele amico;</l>
<l>disse: — Io son presto, e farol com'io dico. -</l></lg>

<ab><emph>Come Panfilo, inebriate le guardie, fece Palemone uscire di prigione.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Panfilo allor si cominciò a dolere</l>
<l>con que' ch'avean Palemon a guardare,</l>
<l>che 'l suo signore è infermo, e a sedere</l>
<l>con lor si puose, e fé vino arrecare</l>
<l>a gran dovizia, e cominciò a bere;</l>
<l>e però che non l'aveano a pagare,</l>
<l>sanza ordine nessun n'hanno cioncato,</l>
<l>tanto ch'ognun s'è bene inebriato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>Allora Panfil fé il mastro venire,</l>
<l>il qual vi venne molto lietamente,</l>
<l>e tosto de' suo' panni il fé vestire,</l>
<l>e Palemone ancor similemente</l>
<l>di que' del mastro fece rifornire;</l>
<l>e sanza più addimorar niente,</l>
<l>Palemon, fatto medico, assai lieto</l>
<l>fuor di prigione uscì con Alimeto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Le guardie allora incontro li si fanno,</l>
<l>e del prigion domandan come stava,</l>
<l>e e' con fermo viso dello inganno</l>
<l>che Panfil fatto aveva, ben s'adava,</l>
<l>e disse: — Certo egli ha assai affanno,</l>
<l>ma al presente alquanto si posava;</l>
<l>però il lasciate questa notte stare,</l>
<l>domattina il verrò a ricercare. -</l></lg>

<ab><emph>Come Palemone, uscito di prigione, andò armato al boschetto.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Lasciato adunque il suo buon servidore</l>
<l>Palemone in prigion, col suo maestro</l>
<l>se n'andò all'ostiere, e di bon core,</l>
<l>dimenticato già il tempo sinestro,</l>
<l>dormì alquanto, e già vegnenti l'ore</l>
<l>vicine al giorno su si levò destro;</l>
<l>e fattesi armi e buon caval ancora</l>
<l>prestar, quivi s'armò sanza dimora.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>Alimeto sapeva il convenente,</l>
<l>sì come Palemon gli avea contato;</l>
<l>per ch'elli il lasciò fare, e prestamente</l>
<l>ben l'aiutò, però che n'era usato.</l>
<l>E quelli uscì d'Attene di presente,</l>
<l>e inverso il boschetto s'è avviato,</l>
<l>là dove Arcita allora si dormia</l>
<l>sicuro sì come faceva in pria.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Cheto era il tempo, e la notte le stelle</l>
<l>tutte mostrava ancora per lo cielo,</l>
<l>e 'l gran Chiron Aschiro avea, con quelle</l>
<l>che vanno seco, il pianeto che 'l gielo</l>
<l>conforta il quale le sue corna belle</l>
<l>coperte aveva con lucente velo,</l>
<l>e quasi piena, ove Cenìt facea</l>
<l>il ciel, nel mezzo cerchio, rilucea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>Inver la qual, poi l'ebbe rimirata</l>
<l>alquanto, Palemon cominciò a dire:</l>
<l>— O di Latona prole inargentata,</l>
<l>che or meni i passi miei sanza fallire</l>
<l>con la tua luce meco accompagnata,</l>
<l>piacciati alquanto li miei prieghi udire;</l>
<l>e come in questo se' ver me pietosa,</l>
<l>così nell'altro mi sii graziosa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>Io vado tratto da quella fortezza</l>
<l>d'amor che trasse Pluto a innamorarsi</l>
<l>sopra Tifeo della tua gran bellezza,</l>
<l>allor che tu ne' prati con iscarsi</l>
<l>passi ten givi en la tua giovanezza</l>
<l>cogliendo i fiori per li campi sparsi.</l>
<l>Acciò che per battaglia io possa avere</l>
<l>l'amor di quella sol che m'è in calere,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>guida li passi miei, come facesti</l>
<l>più volte in mar di Leandro i lacerti;</l>
<l>e sì col padre tuo fa che mi presti</l>
<l>quella virtù che fa gli uomini esperti;</l>
<l>e come tu del tuo lume mi vesti,</l>
<l>così da' colpi i membri fa coperti</l>
<l>che mi darà l'avversario potente,</l>
<l>sì ch'io di lui ne rimanga vincente. -</l></lg>

<ab><emph>Come Palemone pervenne al bosco, ove trovò Arcita dormire.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>E mentre che così dicendo andava,</l>
<l>giunse nel bosco per gli albori ombroso,</l>
<l>e con intento sguardo in quel cercava</l>
<l>acciò ch'Arcita trovasse amoroso;</l>
<l>e mentre in dubbio fortuna il portava,</l>
<l>s'avenne sopra il prato ove riposo</l>
<l>prendeva Arcita, ch'ancora dormiva</l>
<l>e Palemon vegnente non sentiva.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>E poi che fu di sopra la rivera</l>
<l>sotto il bel pino infra le fresche erbette</l>
<l>che lì avea produtte primavera,</l>
<l>vide dormire Arcita; onde ristette,</l>
<l>e appressato quivi dov'egli era,</l>
<l>il rimirava, e a ciò molto stette;</l>
<l>e sì nel viso li parea mutato,</l>
<l>che non l'avrebbe mai raffigurato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>Ma Febea, che chiara ancor lucea,</l>
<l>co' raggi suoi il viso li scopria,</l>
<l>sicché aperto Palemon vedea</l>
<l>perché il risomigliarlo li fuggia;</l>
<l>ma poi ch'alquanto mirato l'avea,</l>
<l>in sé la sua effigie risentia,</l>
<l>per che disse fra sé: «Desso è per certo,</l>
<l>né 'l può celar la barba ond'è coverto».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>E' nol voleva miga risvegliare,</l>
<l>tanto pareva a lui che e' dormisse</l>
<l>soavemente; ma si pose a stare</l>
<l>allato a lui, e così fra sé disse:</l>
<l>«O bello amico molto da lodare,</l>
<l>se al presente tu ti risentisse,</l>
<l>tosto fra noi credo si finirebbe</l>
<l>qual di noi due per donna Emilia avrebbe».</l></lg>

<ab><emph>Come, risvegliato, Penteo si fece carezze con Palemone, e il loro ragionare.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>E 'n questo il giorno a fare era già presso,</l>
<l>e a cantar gli uccelli han cominciato,</l>
<l>per che Penteo, risentendosi addesso,</l>
<l>in piè si fu prestamente levato.</l>
<l>Ver Palemon, che veniva verso esso,</l>
<l>con maraviglia tosto s'è voltato,</l>
<l>e disse: — Cavalier, che vai cercando</l>
<l>per questo bosco, sì armato andando? -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>A cui tosto rispose Palemone:</l>
<l>— Cosa del mondo nulla altra cercava</l>
<l>se non di trovar te, o compagnone;</l>
<l>questo voleva e questo disiava,</l>
<l>e però sono uscito di prigione. -</l>
<l>E poi benignamente il salutava.</l>
<l>Penteo li rispose al suo saluto</l>
<l>e tostamente l'ha riconosciuto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>E 'nsieme si fer festa di buon core</l>
<l>e li loro accidenti si narraro;</l>
<l>ma Palemon, che tutto ardea d'amore,</l>
<l>disse: — Or m'ascolta, dolce amico caro;</l>
<l>io son sì forte preso del valore</l>
<l>d'Emilia bella col visaggio chiaro,</l>
<l>che io non trovo dì né notte loco,</l>
<l>anzi sempre ardo in amoroso foco.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>E tu so che ancor l'ami similmente,</l>
<l>ma più che d'uno ella esser non poria;</l>
<l>per ch'io ti priego molto caramente</l>
<l>che tu consenta che ella sia mia;</l>
<l>e' mi dà 'l cuor di far sì fattamente,</l>
<l>se questo fai, che quel che ne disia</l>
<l>di lei 'l mio core avrò sanza tardanza;</l>
<l>lasciala dunque a me sol per amanza. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Quando Penteo queste parole intese,</l>
<l>tutto si tinse e divenne fellone,</l>
<l>e d'ira dentro tutto il cor s'accese,</l>
<l>e poi rispose e disse: — Palemone,</l>
<l>e' ti puote esser certo assai palese</l>
<l>ch'i' ho messa mia vita a condizione</l>
<l>sol per poter ad Emilia servire,</l>
<l>cui io tanto amo, ch'i' nol poria dire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Però ti priego, se t'è la mia vita</l>
<l>niente cara, che quel che dimandi</l>
<l>tu il conceda al tuo parente Arcita,</l>
<l>il qual s'è messo a pericoli grandi</l>
<l>per procacciar di lei gioia compita;</l>
<l>e tu il sai se e' son ammirandi,</l>
<l>che uditi gli hai, raccontandotegli io:</l>
<l>fa dunque, caro amico, il mio disio. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>Palemon disse allor: — Veracemente</l>
<l>questa non è l'amistà ch'io credea</l>
<l>aver di te, poi sì palesemente</l>
<l>un don mi nieghi il quale io ti chiedea;</l>
<l>ma io ti giuro, per l'onipotente</l>
<l>Giove del cielo e per Venere dea,</l>
<l>che prima ch'io di qui faccia partenza,</l>
<l>co' ferri partirén tal differenza.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>Però t'acconcia come me' ti piace</l>
<l>dell'orme omai, e tua ragion difendi,</l>
<l>ché di tal guerra non sarà mai pace,</l>
<l>poi quel di ch'io ti priego mi contendi,</l>
<l>e 'l core in corpo tutto mi si sface.</l>
<l>Perché tu peni e del campo non prendi</l>
<l>contra di me, che vincer o morire</l>
<l>per la mia donna porto nel disire? -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>A cui Penteo disse: — O cavaliere,</l>
<l>perché vuo' por te e me in periglio</l>
<l>forse di morte (e non ti fa mestiere)?</l>
<l>Deh, noi possiam pigliar miglior consiglio,</l>
<l>che ciascun si procacci a suo potere</l>
<l>d'aver l'amor del grazioso giglio,</l>
<l>e a cui il concede la fortuna</l>
<l>colui se l'abbia sanza briga alcuna.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>Tu sai che io son quiritto sbandito,</l>
<l>e tu hai rotta a Teseo la prigione;</l>
<l>però se 'l nostro affar fosse sentito,</l>
<l>non ci bisogneria far più ragione</l>
<l>d'Emilia bella col viso chiarito,</l>
<l>ma seremmo di morte a condizione;</l>
<l>e però piano amiamo intrambendui,</l>
<l>infin che Giove altro faccia di noi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>Forse le cose avranno mutamento,</l>
<l>e potremmo tornare in nostro stato;</l>
<l>o io partirmi e tu esser contento,</l>
<l>come fui io, da Teseo accettato,</l>
<l>e così alleggiarsi il tuo tormento;</l>
<l>o quello amor mancar che m'ha infiammato,</l>
<l>e sola Emilia a te si rimarebbe,</l>
<l>ch'essere in questo punto non potrebbe. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>Palemon più di ciò non volle udire,</l>
<l>anzi li disse tosto: — Vedi, Arcita,</l>
<l>se io dovessi qui oggi morire,</l>
<l>tra noi convien che ella sia partita;</l>
<l>chi me' saprà della spada ferire,</l>
<l>a lui rimanga la donna e la vita;</l>
<l>se tu mi fai per forza ricredente,</l>
<l>mai più non l'amerò veracemente. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>— Deh! — disse Arcita, — Questo a dir che vene?</l>
<l>Pognàn che tu quiritta m'abbi morto,</l>
<l>che farai tu? Avrai tu minor pene?</l>
<l>Che ben te ne verrà o che conforto?</l>
<l>Io pur conosco che e' ti convene</l>
<l>in prigion ritornare, o, pel più corto</l>
<l>cammin che tu potrai, fuggirne via:</l>
<l>Emilia, poscia, che util ti fia?</l></lg>

<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>E pognàm pur che tu fossi in amore</l>
<l>a Teseo com'io sono, è tua credenza</l>
<l>che le volesse te dar per signore?</l>
<l>Tu se' ingannato; egli ha più alta intenza!</l>
<l>Io sono stato e son suo servidore</l>
<l>quanto esser posso, e sempre sto in temenza</l>
<l>dove ch'io sia, pur di rimirarla;</l>
<l>e tu come ardirai di domandarla?</l></lg>

<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>E se io qui con fé ti promettessi</l>
<l>di non amarla, credi tu che fare</l>
<l>con tutto il mio ingegno io il potessi?</l>
<l>Certo più tosto sanza mai mangiare</l>
<l>crederei viver che d'amarla stessi;</l>
<l>e amor non si può così cacciare</l>
<l>come tu credi; e poco ama chi posa,</l>
<l>per impromessa, d'amare una cosa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>Dunque che vuoi pur far? Combatteremo,</l>
<l>e con le spade in man farén le parti</l>
<l>di quella cosa che noi non avemo?</l>
<l>Deh, perché lasci così abagliarti</l>
<l>al tuo folle consiglio? Omè, ch'io temo</l>
<l>lo 'mpedimento tuo, se non ti parti</l>
<l>prima che 'l giorno sia, né sicur sono,</l>
<l>s'io son riconosciuto, di perdono. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>— Di mia salute — disse Palemone,</l>
<l>— non aver tu pensier; del tutto, avanti</l>
<l>che io mi parta, la nostra quistione</l>
<l>si finirà, sì che l'un de' due amanti</l>
<l>solo d'amarla fia in possessione;</l>
<l>e' consigli che dai ho tutti quanti</l>
<l>esaminati meco, e son contento</l>
<l>più di morir che di vita in tormento.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Se tu fai quel ch'io cheggio, gelosia,</l>
<l>altro non me ne segue, avendo fede</l>
<l>in te come in amico, anderà via;</l>
<l>se ben nel tempo di ciò mi procede,</l>
<l>rendronne grazie alla fortuna mia;</l>
<l>dunque t'apresta, ché il mio cor crede</l>
<l>vittoria aver, se non vuogli altramente</l>
<l>in ciò far cosa che mi sia piacente. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>Allora disse Penteo sospirando:</l>
<l>— Omè, ch'io sento l'ira dell'iddii,</l>
<l>li quali ancor ne vanno minacciando</l>
<l>contrarii tutti alli nostri disii;</l>
<l>e la fortuna ci ha qui lusingando</l>
<l>menati con effetti lieti e pii,</l>
<l>e non Amore, a voler che moiamo</l>
<l>per le man nostre, come noi sogliamo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Omè, che m'era assai maravigliosa</l>
<l>cosa a pensar che Iunon ci lasciasse</l>
<l>nostra vita menare in tanta posa,</l>
<l>e come i nostri noi non stimolasse,</l>
<l>de' quali alcun giammai a gloriosa</l>
<l>morte non venne, che si laudasse;</l>
<l>ond'io mi posso, assai ramaricare,</l>
<l>vedendo noi a simil fin recare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>I primi nostri, che nacquer de' denti</l>
<l>seminati da Cadmo, d'Agenore</l>
<l>figlio, ver lor furon tanto nocenti,</l>
<l>che sanza riguardar fraterno amore</l>
<l>tra lor s'uccisero; e i can mordenti</l>
<l>Atteon disbranaron lor signore;</l>
<l>e Atamante i suoi figliuoli uccise,</l>
<l>tal Tesifone in lui fiera si mise!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Latona uccise i figliuoi d'Anfione</l>
<l>intorno a Niobè, madre dolente;</l>
<l>e la spietata nemica Iunone</l>
<l>arder fé Semelè miseramente;</l>
<l>e qual d'Agave e delle sue persone</l>
<l>fosse la rabbia, il si sa tutta gente;</l>
<l>e simile d'Edippo, il quale il padre</l>
<l>uccise e prese per moglie la madre.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Quai fosser poi fra loro i due fratelli,</l>
<l>d'Edippo nati, non cal raccontare:</l>
<l>il fuoco fé testimonianza d'elli,</l>
<l>nel qual fur messi dopo il lor mal fare;</l>
<l>e 'l misero Creonte dopo quelli</l>
<l>molto non s'ebbe di Bacco a lodare;</l>
<l>or resta sopra noi, che ultimi siamo</l>
<l>del teban sangue, insieme n'uccidiamo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>E e' mi piace, poi che t'è in piacere,</l>
<l>che pure infra noi due battaglia sia;</l>
<l>io sarò presto a fare il tuo volere,</l>
<l>ma pria mi lascia addobbar l'arma mia</l>
<l>e ripigliare lo mio buon destriere;</l>
<l>quindi farén tutto ciò che disia</l>
<l>la mente folle che sì ti consiglia:</l>
<l>piangasi il danno a cui di ciò mal piglia. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Isnellamente Penteo si fu armato,</l>
<l>se forse alcuna cosa li mancava,</l>
<l>e ebbe tosto il caval ripigliato,</l>
<l>e destramente sopra vi montava;</l>
<l>e inver Palemon si fu voltato,</l>
<l>che fiero e tutto ardente l'aspettava,</l>
<l>e sì li disse: — Omai, come ti piace,</l>
<l>prendi con meco o vuo' guerra o vuo' pace.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Ma siemi il ciel, che queste cose vede,</l>
<l>ver testimonio, e Appollo surgente,</l>
<l>e Fauni e le Driade, se si crede</l>
<l>che 'n questo loco alcun ne sia possente;</l>
<l>e le stelle ch'io veggio faccian fede</l>
<l>come io son del combatter dolente,</l>
<l>e Priapo con esse, li cui prati</l>
<l>ci apparecchiàn di fare insanguinati.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Non mi si possa mai rimproverare</l>
<l>ch'io sia cagion di battaglia con teco;</l>
<l>tu mossa l'hai e tu pur la vuoi fare,</l>
<l>e pace schifi di voler con meco;</l>
<l>sallosi Iddio ch'io non poria lasciare</l>
<l>mai d'amar quella c'ha 'l mio cor con seco;</l>
<l>ma, così amando, volentier vorrei</l>
<l>con teco pace, e presto a ciò sarei. -</l></lg>

<ab><emph>Come tra Penteo e Palemone, dopo lungo ragionare, si cominciò la battaglia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Dette queste parole, nulla cosa</l>
<l>rispose Palemon, ma inanzi al petto</l>
<l>lo scudo si recò, quindi l'ascosa</l>
<l>spada nel foder trasse, e 'l viso eretto,</l>
<l>inver Penteo con voce orgogliosa</l>
<l>disse: — Or si parrà chi più diletto</l>
<l>avrà d'amare Emilia. — A cui Penteo:</l>
<l>— tu di' il vero; — e 'nver di lui si feo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>E' non avevan lance i cavalieri,</l>
<l>e però insieme giostrar non potero;</l>
<l>ma con li spron punsero i buon destrieri,</l>
<l>e con le spade in man presso si fero</l>
<l>l'un verso l'altro, e sì si scontrar fieri,</l>
<l>che maraviglia fu, a dir lo vero,</l>
<l>e sì de' petti i cava' si feriro,</l>
<l>che rinculando a forza in terra giro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Ma non pertanto il valoroso Arcita</l>
<l>su l'elmo con la spada a Palemone</l>
<l>diede un tal colpo, ch'appena la vita</l>
<l>li rimanesse fu sua oppinione,</l>
<l>e ben credette alla prima ferita</l>
<l>che terminata fosse lor quistione;</l>
<l>ma poi che sotto il buon destrier caduto</l>
<l>si vide, su si levò sanza aiuto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>E Palemon, nel cader del cavallo,</l>
<l>percosse il capo sopra il verde prato;</l>
<l>il che acrebbe il gran mal sanza fallo</l>
<l>ch'aveva per lo colpo a lui donato</l>
<l>dal buon Penteo, per che di quello stallo</l>
<l>non si moveva, anzi parea passato</l>
<l>di questa vita, e a giacer si stava;</l>
<l>e 'l buon Penteo ardito l'aspettava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>Ma poi che elli il vide pur giacere,</l>
<l>disse fra sé: «Che potrebbe esser questo?»</l>
<l>E sanza indugio lui gì a vedere,</l>
<l>e trovol che non era ancora desto</l>
<l>dello spasmo profondo, e 'n suo parere</l>
<l>disse: «Morto è, ché troppo li fu infesto</l>
<l>il colpo della mia spada tagliente,</l>
<l>di ch'io sarò tutto tempo dolente»</l></lg>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>Elli il tirava degli arcion di fori</l>
<l>soavemente, e l'elmo li traeva,</l>
<l>e 'n su l'erbetta fresca e sopra i fiori</l>
<l>teneramente a giacer lo poneva;</l>
<l>e poi con man delli freschi liquori</l>
<l>del vicin rivo a suo poter prendeva,</l>
<l>e 'l viso li bagnava acciò che esso,</l>
<l>se fosse vivo, si sentisse addesso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Ma Palemone ancor non si sentia;</l>
<l>per che Penteo piangeva doloroso,</l>
<l>dicendo: — Lassa omai la vita mia!</l>
<l>Morto è il mio compagno valoroso;</l>
<l>ma di ciò testimon Febo mi sia,</l>
<l>che io non fui di ciò volonteroso,</l>
<l>né mai battaglia con lui disiai.</l>
<l>O me dolente, perché mai amai?</l></lg>

<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>S'io questa donna non avessi amata,</l>
<l>com'io faceva, di tutto mio core,</l>
<l>questa battaglia non sarebbe stata;</l>
<l>ma per difendere il leale amore</l>
<l>che io porto ad Emilia, è incontrata</l>
<l>l'aspra giornata piena di dolore;</l>
<l>or foss'io morto il giorno che a Teseo</l>
<l>prima tornai, nominato Penteo! -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>E 'n questo punto tornò Palemone</l>
<l>in sua memoria e 'n piè si fu levato,</l>
<l>ché non aveva altro che stordigione</l>
<l>per lo gran colpo in sé di mal provato;</l>
<l>e come ardito e franco e buon campione,</l>
<l>davanti al petto lo scudo recato,</l>
<l>si vide presso che forte piangea</l>
<l>il buon Penteo, a cui così dicea:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>— Leva su, cavalier, che io non sono</l>
<l>ancora vinto, perch'io sia abbattuto;</l>
<l>e se della tua spada il greve trono</l>
<l>mi spaventò, in me son rivenuto;</l>
<l>e non creder però aver perdono</l>
<l>da me, perché pietoso t'ho veduto;</l>
<l>e' ti convien con forza e con valore</l>
<l>combatter meco d'Emilia l'amore. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>Maravigliossi allor Penteo assai,</l>
<l>e dentro al cor nascose la sua ira,</l>
<l>e disse: — Palemon, gran ragione hai</l>
<l>di mal volere a chi per te sospira,</l>
<l>ma d'altra foggia ti sarò omai;</l>
<l>però come tu vuo' così ti gira,</l>
<l>prendi come ti piace ogni vantaggio,</l>
<l>ché di te vincer ho fermo coraggio. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>Ciaschedun chiama in suo aiuto Marte</l>
<l>e Venere e Emilia insiememente,</l>
<l>e imprometton doni; e d'altra parte</l>
<l>ciascun si reca dentro alla sua mente</l>
<l>la nobiltà, l'ardire e la molta arte</l>
<l>delle battaglie e 'l ferir prestamente;</l>
<l>e l'uno inver dell'altro de' baroni</l>
<l>s'andarono a ferir come dragoni.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>Li scudi in braccio e le spade impugnate,</l>
<l>sopra l'erbette l'un l'altro ferendo,</l>
<l>sanza aver più l'un dell'altro pietate,</l>
<l>si gieno i due baroni e ricoprendo:</l>
<l>tututte l'armi s'aveano spezzate,</l>
<l>per la lunga battaglia combattendo;</l>
<l>e poco s'era ancora conosciuto</l>
<l>ch'alcun vantaggio fra lor fosse suto.</l></lg>

<ab><emph>Come ai due combattenti Emilia sopravenne.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>Ma come noi veggiam venire in ora</l>
<l>cosa che in mille anni non avvene,</l>
<l>così avvenne veramente allora</l>
<l>che Teseo con Emilia d'Attene</l>
<l>uscir con molti in compagnia di fora;</l>
<l>e qual di loro uccello e qual can tene,</l>
<l>e nel boschetto entraro, alcun cornando,</l>
<l>alcun compagni e alcun can chiamando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>E cominciar lor caccia e lor diletto,</l>
<l>e ciascun gia sì come li piacea</l>
<l>in qua in là per lo folto boschetto,</l>
<l>e chi uccelli e chi bestie prendea;</l>
<l>e in tal guisa, senza alcun sospetto,</l>
<l>con un falcone in pugno procedea,</l>
<l>per pervenire alla chiara rivera,</l>
<l>Emilia, ove per lei tal battaglia era.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Ell'era sopra d'un bel pallafreno</l>
<l>co' can dintorno, e un corno dallato</l>
<l>avea e dalla man contraria al freno,</l>
<l>dietro alle spalle, un arco avea legato</l>
<l>e un turcasso di saette pieno,</l>
<l>che era d'oro tratto lavorato;</l>
<l>e ghirlandetta di frondi novelle</l>
<l>copriva le sue treccie bionde e belle.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>E sopravenne lì subitamente,</l>
<l>e s'arestò vedendo i cavalieri;</l>
<l>ma conosciuta fu immantanente</l>
<l>da ciaschedun delli due buon guerrieri;</l>
<l>li qua' però non ristetter niente,</l>
<l>ma ne divenner più forti e più fieri,</l>
<l>sì si raccese in ciaschedun l'ardore</l>
<l>della donzella ch'amavan di core.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>Ella si stava quasi che stordita,</l>
<l>né giva avanti né 'ndietro tornava;</l>
<l>e sì per maraviglia era invilita,</l>
<l>ch'ella non si movea né non parlava;</l>
<l>ma poi ch'alquanto fu in sé reddita,</l>
<l>della sua gente a sé quivi chiamava,</l>
<l>e similmente ancor chiamar vi feo</l>
<l>a veder la battaglia il gran Teseo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>Il quale assai di maraviglia prese</l>
<l>chi fosser questi due che combatteano,</l>
<l>e a mirarli lungamente intese;</l>
<l>e stima ben che gran mal si voleano,</l>
<l>quando considerava ben l'offese</l>
<l>che essi insieme tra lor si faceano;</l>
<l>ma poi ch'egli ebbe assai ciascun mirato,</l>
<l>cavalcò oltre e lor si fu appressato.</l></lg>

<ab><emph>Come Penteo e alemone si palesassero a Teseo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>Poi disse loro: — O cavalier, se Marte</l>
<l>vittoria doni a chi più la disia,</l>
<l>ciascun di voi si tragga d'una parte,</l>
<l>e s'elli è in voi alcuna cortesia,</l>
<l>mi dite chi voi sete e chi in tal parte,</l>
<l>a battaglia v'induce tanto ria,</l>
<l>secondo ne mostrate nel ferire</l>
<l>che fate l'uno a l'altro da morire. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>Li cavalier quando vider Teseo</l>
<l>e lui udiro a lor così parlare,</l>
<l>ciascuno indietro volentier si feo,</l>
<l>e vorrebbero avere a cominciare</l>
<l>quella battaglia; ma il buon Penteo</l>
<l>prima così rispose al dimandare:</l>
<l>— Noi siam duo cavalier che per amore</l>
<l>con le spade proviàn nostro valore. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>Disse Teseo: — Ditene chi sete. -</l>
<l>A cui Penteo: — Noi 'l farem volentieri,</l>
<l>se voi, caro signor, ne promettete</l>
<l>la pace vostra, se a noi fia mestieri. -</l>
<l>A cui Teseo rispose: — Vo' l'avete,</l>
<l>perch'io vi veggio sì pro' cavalieri,</l>
<l>e combattete ancor per tal cagione,</l>
<l>ch'offendervi saria contra ragione. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>86</head>
<l>Allora que' rispose prestamente:</l>
<l>— Io sono il vostro Penteo che vi parlo,</l>
<l>il qual con questo cavalier valente,</l>
<l>per troppo amor, volendo soperchiarlo,</l>
<l>battaglia fo; e e' me similmente</l>
<l>vuol soperchiar, perch'io accompagnarlo</l>
<l>voglio ad amar; chi e' sia, ecco lui</l>
<l>che vel dirà assai me' che altrui. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>87</head>
<l>A Palemon pareva male stare;</l>
<l>ma non pertanto e' cacciò la paura</l>
<l>e disse: — Siri, io nol posso celare</l>
<l>chi io mi sia, e ancor mi sicura</l>
<l>vostra virtù che non vorrete usare</l>
<l>la vostra forza contro alla mia pura</l>
<l>mente, che per amor fuor di prigione</l>
<l>uscì', e sono il vostro Palemone. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>88</head>
<l>Teseo, udendo nominar costoro,</l>
<l>prima sdegnò, poi ringraziolli assai</l>
<l>che s'eran nominati, e disse loro:</l>
<l>— Deh, non vi spiaccia, ditemi oramai</l>
<l>come Cupido con lo stral dell'oro</l>
<l>amendun vi ferì di pari guai,</l>
<l>con ciò sia cosa che l'un vien d'Egina,</l>
<l>l'altro fu preso a Tebe la meschina.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>89</head>
<l>E se licito m'è ch'io sappia ancora</l>
<l>chi sia la donna, vi priego il diciate. -</l>
<l>Palemon sospirò, e disse allora</l>
<l>come le cose tutte erano andate;</l>
<l>e ciò Teseo vie più che l'altre accora</l>
<l>che prima gli erano state contate,</l>
<l>e disse: — Amor v'ha dato grande ardire,</l>
<l>poi non curate per lui il morire. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>90</head>
<l>A cui Palemon disse: — Alto signore,</l>
<l>saputo hai ciò che vuoli interamente,</l>
<l>e a contarlo m'ha dato valore</l>
<l>disiderio di morte certamente,</l>
<l>la qual mi finiria l'aspro dolore</l>
<l>che sempre offende la mia trista mente;</l>
<l>e io, che son di tua prigion fuggito,</l>
<l>ho d'esser morto molto ben servito. -</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo, perdonando loro, rispose, e i patti posti loro da lui.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>91</head>
<l>Allor Teseo: — Non piaccia a Dio che sia</l>
<l>ciò che dimandi, ben che meritato</l>
<l>l'aggiate per la vostra gran follia;</l>
<l>ché l'un contra 'l mandato è ritornato,</l>
<l>e l'altro ha rotta la mia prigionia,</l>
<l>sì ch'io non ne saria mai biasimato</l>
<l>se i' 'l facessi, né faria fallanza,</l>
<l>ma serverei l'antica buona usanza.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>92</head>
<l>Ma però ch'io già innamorato fui</l>
<l>e per amor sovente folleggiai,</l>
<l>m'è caro molto il perdonare altrui,</l>
<l>perch'io perdon più fiate acquistai,</l>
<l>non per mio operar, ma per colui</l>
<l>pietà a cui la figlia già furtai;</l>
<l>però sicuri di perdono state:</l>
<l>vincerà il fallo la mia gran pietate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>93</head>
<l>Ma non fia assoluto il perdonare,</l>
<l>ch'io ci porrò piacevol condizione,</l>
<l>la qual voi mi prometterete fare,</l>
<l>se io perdono a vostra falligione. -</l>
<l>Essi il promisero, e e' fé giurare</l>
<l>lor di servarla sanza offensione,</l>
<l>e felli insieme far pace solenne;</l>
<l>poi in questo modo con lor si convenne.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>94</head>
<l>E' cominciò: — Be' signori, io avea</l>
<l>la giovinetta la qual voi amate</l>
<l>meco guardata, e donar la credea</l>
<l>per vera sposa al piacevole Acate,</l>
<l>nostro cugin; ma la fortuna rea</l>
<l>con morte queste cose ha via levate,</l>
<l>e ella s'è rimasa senza sposo,</l>
<l>come vedete, col viso amoroso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>95</head>
<l>Dunque convene a me pensar d'altrui,</l>
<l>perché l'età di lei omai il richiede,</l>
<l>né io non so pensar ben bene a cui</l>
<l>io la mi dea, che con più ferma fede</l>
<l>l'ami e onor che farà un di voi,</l>
<l>se sì l'amate come il mio cor crede;</l>
<l>ma non la può di voi aver ciascuno</l>
<l>però convien ch'ella rimanga a l'uno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>96</head>
<l>A l'un di voi sarà bene investita,</l>
<l>però che sete di sangue reale</l>
<l>e d'alto affare e di nobile vita;</l>
<l>e ella similemente è altrettale</l>
<l>e è sorella a la reina ardita</l>
<l>che meco stato serva imperiale;</l>
<l>per la qual cosa sdegnar non dovete</l>
<l>per moglie lei, se averla potete.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>97</head>
<l>Ma per cessar da voi ogni quistione,</l>
<l>con l'arme indosso vi convien provare</l>
<l>nel modo ch'io dirò: che Palemone</l>
<l>cento compagni farà di trovare</l>
<l>quali e' potrà a sua elezione,</l>
<l>e a te simil converrà di fare;</l>
<l>poi a battaglia nel teatro nostro</l>
<l>sarete insieme col seguito vostro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>98</head>
<l>Chi l'altra parte caccerà di fore</l>
<l>per forza d'arme, marito le fia;</l>
<l>l'altro, di lei privato e dell'onore,</l>
<l>a quel giudicio converrà che stia</l>
<l>che la donna vorrà, al cui valore</l>
<l>commesso da questa ora innanzi sia;</l>
<l>e 'l termine vi sia a ciò donato</l>
<l>uno anno intero. — E così fu fermato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>99</head>
<l>Sì come per mal sol palida fassi</l>
<l>candida rosa o per Noto spirante,</l>
<l>che poi, vegnendo Zeffiro, rifassi</l>
<l>o per la fresca aurora levante,</l>
<l>e gloriosa in su li pruni stassi,</l>
<l>bella come tal volta fu davante,</l>
<l>così costor diventaron, raccolto</l>
<l>il parlar di Teseo lor caro molto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>100</head>
<l>E risposero a lui umilemente:</l>
<l>— Signore, a tanta grazia quanta fai</l>
<l>a ciaschedun di noi, nessun possente</l>
<l>a ciò guiderdonar sarebbe mai;</l>
<l>ma que' che 'l cielo e 'l mondo parimente</l>
<l>governa ti contenti, sì come hai</l>
<l>noi contentati de l'alto perdono</l>
<l>del nostro fallo, il qual ci è sommo dono.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>101</head>
<l>Noi siam disposti ad ogni tuo piacere,</l>
<l>e penserem di metter ad effetto</l>
<l>quel che n'hai comandato a tuo volere. -</l>
<l>Poi cominciaron mirabil diletto,</l>
<l>vedendo ciò che più era in calere</l>
<l>sicura dimorar nel lor cospetto;</l>
<l>la qual li rimirava vergognosa</l>
<l>e delle lor ferite assai pietosa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>102</head>
<l>A cui Teseo: — O giovine donzella,</l>
<l>vedi tu quanto per te faccia Amore,</l>
<l>perché tu se' più ch'alcuna altra bella?</l>
<l>Ben tel dei reputar sovrano onore,</l>
<l>e oltre a ciò isposa se' novella</l>
<l>dell'un de' due di cotanto valore. -</l>
<l>Nulla rispose Emilia, ma cambiossi</l>
<l>tutta nel viso, tanto vergognossi!</l></lg>

<ab><emph>Disegna il tempo e l'ora, e come Penteo e Palemone con Emilia ne vennero in Attene.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>103</head>
<l>Febo era già a mezzo il ciel salito,</l>
<l>nell'animal che tenne Garamante</l>
<l>allor che Giove, di Creti partito,</l>
<l>in Africa passava ad Atalante;</l>
<l>quando ciascun di loro, assai ferito,</l>
<l>le piaghe si stagnava tutte quante;</l>
<l>ma 'l tempo caldo mosse a dir Teseo:</l>
<l>— Medichera'ti alla città, Penteo. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>104</head>
<l>E poi li fé sovra i cavai salire</l>
<l>con tutte l'arme, e in mezzo di loro</l>
<l>Emilia bella di grazia fé gire;</l>
<l>di che contenti tanto eran costoro,</l>
<l>che lingua alcuna nol potrebbe dire;</l>
<l>e poco gli occhi lor facean dimoro,</l>
<l>che non mirasser lei assai celato,</l>
<l>finché per loro in Attene fu intrato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>105</head>
<l>Quivi con festa al palagio maggiore</l>
<l>disceser tutti, e Teseo disarmare</l>
<l>fé li teban baron di gran valore,</l>
<l>e dolcemente li fece curare;</l>
<l>e più ancora lor fece d'onore,</l>
<l>che li fé dentro al palagio abitare;</l>
<l>e rendé lor castella e possessioni,</l>
<l>quante n'avean pria che fosser prigioni.</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il libro quinto del Teseida.</emph></trailer></div1>

<div1 type="canto"><head>LIBRO SESTO</head>
<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene
	l'argomento particulare del libro
	sesto.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg type="quartina">
<l>Il sesto libro nel cominciamento</l>
<l>li due teban baron pacificati</l>
<l>dimostra, e il lor ricco portamento,</l>
<l>e le feste e' conviti dilicati.</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>Appresso ciò, dichiara il lieto avvento</l>
<l>in Attene di molti convitati</l>
<l>baroni, acciò che ognun n'avesse cento</l>
<l>tra molti eletti, arditi e più pregiati.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E in che modo e abito ciascuno</l>
<l>e di qual parte in Attena venuti</l>
<l>discrive, e oltre a ciò come ognuno</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e tutti inseme fosser ricevuti;</l>
<l>de' qua', veduta Emilia, nessuno</l>
<l>biasima lor se e' ne son perduti.</l></lg></lg>

<lg type="ottava">
<argument><p><emph>Incomincia il libro sesto del Teseida. E prima parole dell'autore.</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>L'alta ministra del mondo Fortuna</l>
<l>con volubile moto permutando</l>
<l>di questo in quel più volte ciascheduna</l>
<l>cosa togliendo e tal volta donando,</l>
<l>or mostrandosi chiara e ora bruna</l>
<l>secondo le pareva e come e quando,</l>
<l>avea co' suoi effetti a' due Tebani</l>
<l>mostrato ciò che può ne' ben mondani.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>Però che con lei lieta furon nati</l>
<l>e allevati, e già mutato il viso</l>
<l>avea quando nel campo fur pigliati;</l>
<l>indi da lor ciascun suo ben diviso</l>
<l>avendo, li lasciò isconsolati</l>
<l>e in prigion fuor d'ogni lieto avviso;</l>
<l>poi l'un ne trasse e quasi a lieta vita</l>
<l>l'avea recato, e questi fu Arcita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>L'altro che poi, com'ella volle, fore</l>
<l>se n'era uscito ancor, mis'ella in esso</l>
<l>con matto imaginare un tal furore,</l>
<l>che sé col primo quasi ebbe rimesso</l>
<l>d'acquistata salute in gran dolore;</l>
<l>alla qual cosa essendo assai appresso</l>
<l>e ben credendo ciò, com'ella volse,</l>
<l>Teseo lor perdonò e li raccolse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>Né solamente li mise in speranza</l>
<l>di posseder quel che ciascuno amava,</l>
<l>ma oltre a ciò, sanza alcuna mancanza,</l>
<l>quel che ciascuno in pria signoreggiava,</l>
<l>com'è detto, rendé, sì ch'abondanza</l>
<l>ebber dove ognun prima mendicava;</l>
<l>così da morte, over da rea prigione,</l>
<l>condusse loro in tale esaltazione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>Deh, chi fia qui che dica che' mondani</l>
<l>provvedimenti a' moti di costei</l>
<l>possan mai porger argomenti sani?</l>
<l>Se non fosse mal detto, io dicerei</l>
<l>certo che fosser tutti quanti vani,</l>
<l>questo mirando e ciò ch'ancor di lei</l>
<l>si legge e ode e vede ognora aperto,</l>
<l>ben che ne sia come ciò fa coverto.</l></lg>

<ab><emph>Della vita de' due Tebani riconciliati a Teseo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>Costoro insieme tenner buona pace</l>
<l>e l'amistà antica rifermaro,</l>
<l>e quel voleva l'un che all'altro piace,</l>
<l>e così era il contrario discaro.</l>
<l>La rea fortuna loro ora si tace,</l>
<l>fuggito è il tempo d'ogni parte amaro;</l>
<l>ma pure Amor li teneva ristretti</l>
<l>vie più che mai con tutti i lor diletti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>Elli avean di lor terre grande entrata,</l>
<l>per che essi spendevan largamente;</l>
<l>ogni persona da loro onorata</l>
<l>era in Attene graziosamente;</l>
<l>e sì gran cortesia da loro usata,</l>
<l>che sen maravigliava tutta gente;</l>
<l>onde gli amavan tutti i cittadini,</l>
<l>quantunque egli eran, grandi e piccolini.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Altro che canti, suoni e allegrezza</l>
<l>nelle lor case non si sentia mai,</l>
<l>e ben mostravan la lor gentilezza;</l>
<l>a chi prender volea davano assai;</l>
<l>astor, falconi e can di gran prodezza</l>
<l>usavano a diletto, né giammai</l>
<l>erano in casa sanza forestieri,</l>
<l>conti e baroni e donne e cavalieri.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>E vestien robe per molto oro care,</l>
<l>con gran destrier, cavalli e pallafreni;</l>
<l>e nulla si lasciavano a donare,</l>
<l>sì eran di larghezza i baron pieni;</l>
<l>giostre faceano e grande l'armeggiare</l>
<l>con lor brigate ne' giorni sereni;</l>
<l>e ciascun s'ingegnava di piacere</l>
<l>più ad Emilia, giusto il suo potere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>E ben che fosse la festa e 'l diletto</l>
<l>ched e' facevan, ciascun giorno cento</l>
<l>pareva lor che 'l dì ch'aveva detto</l>
<l>Teseo venisse, acciò che di tormento</l>
<l>uscissero o con gioia o con dispetto;</l>
<l>e ciascheduno aveva intendimento</l>
<l>di vincer l'altro sanza alcun fallire,</l>
<l>e se perdesse, perdendo morire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>E per non aspettar l'ultimo giorno</l>
<l>ch'esser doveva tra lor la battaglia,</l>
<l>ciaschedun manda messaggi dintorno</l>
<l>e d'invitare amici si travaglia;</l>
<l>e d'altra parte, per esser adorno,</l>
<l>ciascun fa paramenti di gran vaglia</l>
<l>per sé ornare e per donare a' sui</l>
<l>che arme porteranno il dì con lui.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>E 'n brieve tempo si furon forniti</l>
<l>d'armi lucenti e forti ad ogni pruova,</l>
<l>e di cavalli feroci e arditi,</l>
<l>grandi, alli Greci a veder cosa nova;</l>
<l>e in sé ciascheduno i più spediti</l>
<l>fatti di guerra pensando ritrova</l>
<l>per non venir disaveduti a fare</l>
<l>cosa ch'a danno lor possa tornare.</l></lg>

<ab><emph>Discrive l'avvenimento de' prencipi invitati da' Tebani.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>In questo mezzo il giorno s'appressava</l>
<l>che dato avea Teseo a' cavalieri,</l>
<l>onde ciascuno i suoi sollecitava</l>
<l>che e' venisser, ch'elli era mestieri;</l>
<l>per che ad Attene assai gente abbondava:</l>
<l>d'ogni paese, per tutti i sentieri,</l>
<l>chi ad Arcita e chi a Palemone</l>
<l>venia per vinta dar la sua quistione.</l></lg>

<ab><emph>Viene il re Licurgo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>Il primo venne, ancora lagrimoso</l>
<l>per la morte d'Ofelte, a ner vestito</l>
<l>il re Ligurgo, forte e poderoso,</l>
<l>di senno grande e di coraggio ardito;</l>
<l>e menò seco popol valoroso</l>
<l>del regno suo pure il più fiorito,</l>
<l>e ad Arcita sofferse in aiuto,</l>
<l>per cui era di Nemea venuto.</l></lg>

<ab><emph>Viene il re Pelleo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Venne d'Egina lì il re Pelleo,</l>
<l>giovane ancora e di sommo valore,</l>
<l>e seco quella gente, che si feo</l>
<l>di seme di formiche en le triste ore</l>
<l>che Eaco lo suo popol perdeo,</l>
<l>menò con pompa grande e con onore:</l>
<l>bianco e vermiglio e chiaro nel visaggio,</l>
<l>più che non fu giammai rosa di maggio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Vestito era il buon re in drappi d'oro</l>
<l>cari per molte pietre e rilucente,</l>
<l>e sovra un destrier grande di pel soro,</l>
<l>era fra tutti i suoi più eminente,</l>
<l>e un turcasso, ricco per lavoro,</l>
<l>pien di saette, ciascuna pungente,</l>
<l>dal destro lato, e dal manco pendea</l>
<l>d'Arcadia uno arco forte ch'elli avea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>I biondi crini e 'l collo e' biancheggianti</l>
<l>omeri ricoprien, cadendo stesi;</l>
<l>la sella e 'l freno eran d'oro micanti,</l>
<l>e similmente tutti gli altri arnesi;</l>
<l>e' suoi gli gien dintorno tutti quanti</l>
<l>d'alta prodezza e sommo ardire accesi;</l>
<l>e 'n mano avea, quale a lui si convenne,</l>
<l>una termodontiaca bipenne.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Così li piacque nella terra entrare;</l>
<l>alla vista del qual ciaschedun trasse,</l>
<l>né di mirarlo si potean saziare,</l>
<l>né fu alcuno il dì che non lodasse.</l>
<l>Oh, quante donne allor fé sospirare!</l>
<l>E è credibil che ne innamorasse,</l>
<l>se gentilezza e biltate han potere</l>
<l>di fare a donna giovane uom piacere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Cefal, d'Eol figliuol, seguì costui;</l>
<l>seguillo Foco e seguil Telamone;</l>
<l>Agreo epidaurio gì con lui,</l>
<l>Flegiàs di Pisa e sicionio Alcone;</l>
<l>e altri molti nobili, di cui</l>
<l>la spenta fama non fa menzione,</l>
<l>vi furo, i qua' si de' creder che onore</l>
<l>v'acquistar molto per lo lor valore.</l></lg>

<ab><emph>Viene il re Niso.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Né Nisa, di gran boschi copiosa,</l>
<l>tra gli urli dionei Niso ritenne,</l>
<l>ma con sembianza lieta e valorosa,</l>
<l>con bella gente, d'Alcatoe venne,</l>
<l>armati tutti in arme luminosa,</l>
<l>con quelli arnesi ch'a lor si convenne:</l>
<l>guardando quel capel dal qual tenea</l>
<l>la signoria delle terre ch'avea.</l></lg>

<ab><emph>Vengono Agamenone, Menelao, Castore, Polluce.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>Sopra un carro, da quattro gran tori</l>
<l>tirato, di Trenarea, Agamenone</l>
<l>vi venne accompagnato da plusori,</l>
<l>armato tutto a guisa di barone,</l>
<l>sé già degno mostrando degli onori</l>
<l>ch'ebbe da' Greci nella ossidione</l>
<l>a Troia fatta: nel sembiante arguto,</l>
<l>con nera barba, grande e ben membruto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Non arme chiare, non mantel dorato,</l>
<l>non pettinati crin, non ornamenti</l>
<l>d'oro o di pietre aveva, ma legato</l>
<l>d'orso un velluto cuoio con rilucenti</l>
<l>unghioni al collo, il qual da ogni lato</l>
<l>ricoprien l'armi tutte rugginenti;</l>
<l>e chiunque il vedea diceva d'esso:</l>
<l>— Que' vincerà con cui questi fia messo. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>Di dietro a lui, in abito dispari,</l>
<l>Menelao sen veniva giovinetto,</l>
<l>vestito in drappi belli e molto cari:</l>
<l>piacevol, bello e gentil nello aspetto,</l>
<l>sanz'alcuna arme, e' crin come oro chiari</l>
<l>Zeffiro ventilava, e giuso al petto</l>
<l>la barba bionda come oro cadea,</l>
<l>lodata da chiunque la vedea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Egli era sopra un gran caval ferrante,</l>
<l>reggendo il freno grave per molto oro,</l>
<l>con un mantel ch'al collo ventilante</l>
<l>da' circustanti s'udiva sonoro;</l>
<l>e se Venere fosse sanza amante,</l>
<l>ch'ella prendesse lui credean coloro</l>
<l>che lui vedean: così la sua bellezza</l>
<l>lodavano e 'l valore e la destrezza!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>Costui seguieno il nobile Castore</l>
<l>e 'l suo fratel Polluce, tutti armati,</l>
<l>e ben mostravan che di gran valore</l>
<l>gli avesse 'l cigno lor padre dotati;</l>
<l>i qua' ne' loro scudi per onore</l>
<l>aveano il quando e 'l come generati</l>
<l>fur, con ingegno, della bella Leda,</l>
<l>allor che ella fu del cigno preda.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Seguien costor più uomini lernei,</l>
<l>armati tutti e fieri ne' sembianti,</l>
<l>nobili misti insieme con plebei;</l>
<l>e qual giva di dietro e qual davanti,</l>
<l>in forme ta' che dir non le saprei,</l>
<l>sì eran divisati tutti quanti;</l>
<l>e con onor nella cittade entraro,</l>
<l>e al real palazzo dismontaro.</l></lg>

<ab><emph>Viene Cromis, figliuolo d'Ercule, e Ippodomo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Un cuoio d'un leon nemeo velluto</l>
<l>vi recò Cromis, tirinzio vestito</l>
<l>che già al padre era stato veduto,</l>
<l>da cui il giel mortale avea sentito;</l>
<l>e con un baston grande e noderuto</l>
<l>e di tutte l'altre armi ben guarnito,</l>
<l>sopra Strimon, caval di Diomede,</l>
<l>d'uomini mangiator, sì com si crede,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>non altramenti la testa menando</l>
<l>che faccia il toro poi ch'è amazzato,</l>
<l>e sanza alcun riposo ognor ringhiando</l>
<l>giva di suon tal, chente fu ascoltato</l>
<l>tal volta già quando i cani abbaiando</l>
<l>si fer sentir di Silla nel turbato</l>
<l>mare, in quell'ora che Eolo spira</l>
<l>il vento che quel loco più martira.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Con esso d'Oetalia molta gente</l>
<l>vi venne ancora, tutta ben guarnita;</l>
<l>Ippodomo vi fu similemente,</l>
<l>figliuolo d'Oemomia pulita,</l>
<l>con quello sforzo donde era possente</l>
<l>a mostrar la grandezza di sua vita,</l>
<l>sovr'un caval calidonio coverto</l>
<l>di drappi sirii, ben ne' campi esperto.</l></lg>

<ab><emph>Viene Nestore, figliuolo di Neleo, di Pilos.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>Di Pilos venne il giovane Nestore,</l>
<l>di Neleo figliuol, la cui etate</l>
<l>nelle vermiglie guancie il primo fiore</l>
<l>mostrava, poco ancora seminate</l>
<l>di crespo pel che d'oro avea colore,</l>
<l>il qual multiplicava sua biltate;</l>
<l>costui ornò il padre in guisa tale,</l>
<l>che d'ornamento a lui non vi fu iguale.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>Natura ornato l'avea di bellezza,</l>
<l>quanto giovane donna disiare</l>
<l>poté giammai, e poi di gentilezza</l>
<l>di real sangue; né potea celare</l>
<l>l'ardito cuor ch'avea e la prodezza</l>
<l>con disio sommo di bene operare;</l>
<l>e la Fortuna de' ben ch'ella dona</l>
<l>più li fu larga ch'ad altra persona.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>Costui armato, il ferro sotto argento,</l>
<l>quanto era, in piatte tutto nascondea,</l>
<l>ma della maglia il molto guarnimento</l>
<l>tutto fu d'oro, quantunque n'avea;</l>
<l>di ricche pietre assai fu l'ornamento</l>
<l>che ad arnese cotal si richiedea</l>
<l>e sì lucea, che in ogni parte oscura</l>
<l>luce avria data come giorno pura.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>E in su un gran caval di pel morello,</l>
<l>sanza riposo tuttavia fremendo,</l>
<l>cavalcava Nestor leggiadro e bello,</l>
<l>un gran baston di ferro in man tenendo;</l>
<l>e sì come falcon che di cappello</l>
<l>esce, s'andava tutto plaudendo,</l>
<l>da molti cavalier da ogni lato</l>
<l>molto nobilemente accompagnato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>Nella terra de' Ciclopi festando</l>
<l>in cotal guisa se n'entrò Nestore,</l>
<l>di che ciascun si gia maravigliando,</l>
<l>faccendo a lui iusto 'l potere onore;</l>
<l>e e', che ben sapeva dimostrando</l>
<l>andare a tutti il suo sommo valore,</l>
<l>a tutti onor facea, finché pervenne</l>
<l>dove Teseo con gli altri lui ritenne.</l></lg>

<ab><emph>Viene il re Evandro.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>Evandro, nato nel gelido colle</l>
<l>Cilleno di Carmenta e di colui</l>
<l>che l'anime da' corpi morti tolle,</l>
<l>in ozio star con li popoli sui</l>
<l>nella steril Nonacria non volle;</l>
<l>ma per mostrar la sua potenza altrui</l>
<l>essendo ancora prospero e regnante,</l>
<l>con molti suoi baron giunse festante.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>Egli era in su tesalico destriere,</l>
<l>co' suoi insieme andando baldanzoso;</l>
<l>e era armato d'armi forti e fiere,</l>
<l>e per mantello un cuoio d'orso piloso</l>
<l>libistrico, le cui unghie già nere</l>
<l>sotto oro eran nascose luminoso,</l>
<l>e de' suoi molti avean tal copertura,</l>
<l>e di leone alcun la pelle dura.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>Altri avean pelli di tori lunati,</l>
<l>tutte di cari limbi circuite,</l>
<l>e alcuni erano in cinghiar fasciati;</l>
<l>nullo v'aveva con armi pulite;</l>
<l>così insieme tutti divisati</l>
<l>circuivano Evandro, come udite,</l>
<l>il qual dall'una man saette avea,</l>
<l>dall'altra uno arco e il caval reggea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>A cui da l'armo pendeva sinestro</l>
<l>uno scudo, assai rozzo per lavoro,</l>
<l>nel qual pareasi Atlanciade, silvestro</l>
<l>fatto, Argos ingannar col suo sonoro</l>
<l>nuovo strumento, e lui uccider destro</l>
<l>lì si vedeva ancor, sanza dimoro;</l>
<l>eravi ancor quando divenne Geta</l>
<l>per far del padre la volontà cheta.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>Eravi ancor ciò che per Erse fece;</l>
<l>e altre opere sue v'eran distinte,</l>
<l>le qua' per brevità dir qui non lece;</l>
<l>ma pur tra l'altre da parte dipinte,</l>
<l>l'opere sue già fatte dritte o biece,</l>
<l>eran le braccia sue al collo avvinte</l>
<l>di Carmenta, di cui Evandro nacque</l>
<l>ne' tempi ch'ella in Cilleno a lui piacque.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>In cotal guisa co' suoi, rugginoso</l>
<l>dell'arme e del sudor, venne in Attene;</l>
<l>e ben che bel non paia, valoroso</l>
<l>chiunque il vede veramente il tene;</l>
<l>e fé del modo suo, non borioso</l>
<l>ma utile, parlare a tutti bene;</l>
<l>ben s'amiraron della condizione,</l>
<l>chiunque il vide, a sì fatto barone.</l></lg>

<ab><emph>Viene Peritoo, figliuolo d'Isione.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Vennevi Peritoo, che della madre</l>
<l>ancor le guancie sanza pelo avea;</l>
<l>questi, con veste di drappi leggiadre,</l>
<l>di biltà tutto nel viso splendea:</l>
<l>bianco, vermiglio e con le luci ladre,</l>
<l>chi 'l rimirava con amor prendea;</l>
<l>e biondo assai vie più che fila d'oro,</l>
<l>incoronato di frondi d'alloro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Né crede alcun che sì bel fosse Adone</l>
<l>di Cinera, da Vener tanto amato,</l>
<l>quanto era Peritoo ancor garzone,</l>
<l>morbido nello aspetto e dilicato;</l>
<l>costui montato sopra un gran roncione,</l>
<l>del seme di Nettunno procreato,</l>
<l>venne ad Attene, e 'ncontro li si feo</l>
<l>il suo amico, con festa, Teseo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>E ben che fosse molto conosciuto</l>
<l>Peritoo in Attene, nondimeno</l>
<l>sì era elli volontier veduto;</l>
<l>per che ciaschedun luogo v'era pieno</l>
<l>di popol ch'era a lui veder venuto,</l>
<l>tanto ch'appena in loco non capeno;</l>
<l>così col suo Teseo sen venne adagio,</l>
<l>e con lui smontò nel suo palagio.</l></lg>
<ab><emph>Vengono Ulisse e Diomede.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>E il duca narizio, giovinetto</l>
<l>ancora molto, vi mandò Laerte,</l>
<l>da cui li fur con paternale affetto</l>
<l>l'arme lucenti primamente offerte;</l>
<l>le quali e' prese con sommo diletto,</l>
<l>e assai parli ogni poco che esperte</l>
<l>l'abbia; e con seco menò Diomede,</l>
<l>cui sempre amò con amichevol fede.</l></lg>

<ab><emph>Vegnonvi Pigmaleone e Sicceo.</emph></ab>
<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>E di Sidonia ancor Pigmaleone</l>
<l>vi venne; e fuvvi con esso Siceo,</l>
<l>che poi fu sposo dell'alta Didone,</l>
<l>e a' Fenici nobili si feo</l>
<l>seguire a guisa di sommo barone;</l>
<l>e con li suoi insieme da Teseo</l>
<l>fu onorato magnificamente</l>
<l>e ricevuto molto caramente.</l></lg>

<ab><emph>Vengono Minòs re di Creti, e Radamante e Sarpedone.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>Quivi nell'arme con solenne stuolo</l>
<l>il gnosiaco re della dittea</l>
<l>isola, già d'Europa figliuolo,</l>
<l>vi venne, che ancora non avea</l>
<l>del suo bello Androgeo sentito il duolo;</l>
<l>e 'n su la riva d'Attene lernea</l>
<l>discese, e fé con l'ancore fermare</l>
<l>le navi lì che 'l doveano aspettare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>Di dietro a cui discese Radamante,</l>
<l>fratel di lui, e Sarpedone appresso,</l>
<l>e le lor genti ancora tutte quante.</l>
<l>Quivi era un carro orrevole per esso,</l>
<l>sovra 'l quale e' montò; e messa avante</l>
<l>la gente sua, non però molto cesso,</l>
<l>inverso Attene il camin prese tosto,</l>
<l>sì come avea nella mente disposto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>Il manco lato uno scudo gli armava,</l>
<l>nel qual vedeansi i regni di Nereo,</l>
<l>e come Giove in que' toro notava,</l>
<l>carico d'Europa onde nasceo;</l>
<l>e' liti v'eran dove la posava</l>
<l>soavemente nel regno ditteo;</l>
<l>e similmente la casside bella</l>
<l>tutta lucea della paterna stella.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Erano i campi, l'argini e le strade,</l>
<l>le porte de' palazzi e li balconi,</l>
<l>come che fossero o ispesse o rade,</l>
<l>piene di donne tutte e di baroni,</l>
<l>per veder di Minòs la dignitade;</l>
<l>e vecchi antichi e giovani garzoni</l>
<l>tutti venuti v'erano a mirare</l>
<l>il gran baron nella lor terra entrare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>Il qual v'entrò con molto grande onore,</l>
<l>e più vide ciascun che non credea</l>
<l>veder di lui d'altezza e di valore;</l>
<l>e furvi assai che poi non disser rea</l>
<l>né biasimarono il focoso amore</l>
<l>di Silla, allor ch'ogni altro la dicea</l>
<l>degna di morte per lo padre ucciso,</l>
<l>sé rimembrando quale e' l'avean viso.</l></lg>
<ab><emph>Viene Anchelado bistone.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Vennevi ancora Anchelado bistone</l>
<l>a dimostrar della sua gran prodezza,</l>
<l>con nobil compagnia d'ogni ragione:</l>
<l>audaci erano e pien di fierezza</l>
<l>dintorno a lui, che sopra un gran roncione</l>
<l>mostrava chiara la sua adornezza;</l>
<l>e' fu da tutti in Attene, veduto,</l>
<l>con lieto viso assai ben ricevuto.</l></lg>
<ab><emph>Viene Ida pisano.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>E ben che molti de' liti d'Alfeo</l>
<l>venissor quivi a volere onorarsi,</l>
<l>non volle rimanere Ida piseo,</l>
<l>ma per alquanto quivi dimostrarsi,</l>
<l>pensando al suo valore, il quale il feo</l>
<l>nelli giuochi olimpiaci pregiar, sì</l>
<l>che coronato fu; e 'n compagnia</l>
<l>gente menò di somma valentia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>Questi era tanto nel corso leggiere,</l>
<l>veloce e presto, che nulla saetta</l>
<l>da Partico o Cidone o altro arciere</l>
<l>mandata fu di nervo con tal fretta,</l>
<l>che lenta non paresse e che diriere</l>
<l>non li fosse rimasa per dispetta;</l>
<l>e tanto e sì e' tal fiata correa,</l>
<l>ch'agli occhi de' miranti si togliea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Questi saria nel fluttuoso mare,</l>
<l>qualora e' più inver lo ciel crucciato</l>
<l>istende i suoi marosi col gridare,</l>
<l>correndo con asciutte piante andato;</l>
<l>né li saria paruto grave affare</l>
<l>l'esser trascorso sanza aver guastato</l>
<l>alcuna spiga sopra li tremanti</l>
<l>campi spigati e col vento sonanti.</l></lg>

<ab><emph>Viene Ameto, re di Tesaglia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>E oltre a questi ancor vi venne Ameto</l>
<l>lucente di reale adornamento,</l>
<l>di mezza etate, nello aspetto lieto,</l>
<l>il quale in uno scudo d'ariento,</l>
<l>in forma di pastore umile e queto</l>
<l>d'oro portava Febo, che l'armento</l>
<l>di lui ne' verdi boschi pasturava,</l>
<l>e in Anfriso poi gli abeverava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Questi infra' suoi Foloèn cavalcando,</l>
<l>di verde quercia inghirlandato, giva;</l>
<l>il qual da il castalio somigliando</l>
<l>gregge fremendo adizzato anitriva,</l>
<l>or qua or là co' piedi il suol pestando,</l>
<l>ferendo chi appresso li veniva;</l>
<l>e Irim gli menava avanti a destro,</l>
<l>tutto coverto uno scudier sinestro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>E così con gli Ematici sen venne</l>
<l>fino in Attene in atto baldanzoso;</l>
<l>quivi al palagio di Teseo si tenne</l>
<l>il caval fiero e d'andare animoso;</l>
<l>là dove fu, sì come si convenne,</l>
<l>ben ricevuto assai dal valoroso</l>
<l>Teseo, il qual l'aveva per amico,</l>
<l>non or di nuovo, ma già ab antico.</l></lg>

<ab><emph>Vennervi altre genti e popoli assai.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Di Boezia vi venne molta gente,</l>
<l>quali ad Arcita e quali a Palemone,</l>
<l>però che lì ciascuno era possente</l>
<l>e ne' popoli avea iurisdizione;</l>
<l>onde ciascuno in tal punto fervente</l>
<l>a far servigio di sua soiezione</l>
<l>venne ad Attene sanza dimorare,</l>
<l>armati bene e belli a riguardare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Quivi i Dircei, per tema di Teseo</l>
<l>fuggiti già, le spelunche lasciate,</l>
<l>chi venne a Palemon, chi a Penteo;</l>
<l>tra' qua' le genti fur che son bagnate</l>
<l>dalle spumanti ripe d'Ismeneo,</l>
<l>e quelle ch'a Citeron suggiocate</l>
<l>sono e a' monti Ogigii tutti quanti,</l>
<l>o vicini ad Elicona abitanti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>E quelli, i quali Esopo, troppo altiero</l>
<l>contra l'iddii per Egina furata,</l>
<l>veggono spesso torbido e sincero,</l>
<l>vi furon tutti, gente bene armata;</l>
<l>e 'l popol d'Antedon tututto intero</l>
<l>con altri molti di quella contrata,</l>
<l>contenti assai de' signor riavuti,</l>
<l>li qua' credean del tutto aver perduti.</l></lg>

<ab><emph>Assegna la cagione d'alquanti che vi sarebbono suti, per che non vi furono.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Avrebbe quivi Cefiso mandato</l>
<l>Narcisso, se non fosse che in fiore</l>
<l>già ne' campi tespiaci mutato</l>
<l>era, per troppo a sé avere amore,</l>
<l>spesso dal padre in su il lito bagnato,</l>
<l>sì com'io credo, per troppo dolore</l>
<l>d'aver perduto en la sua fanciullezza</l>
<l>il caro figlio per troppa bellezza.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>E Leandro era già stato raccolto</l>
<l>dalla sua Ero nel lito di Sesto,</l>
<l>sospinto dal dalfin, con tristo volto</l>
<l>e di lagrime pieno amare e mesto,</l>
<l>e da lei pianto con sospiri molto;</l>
<l>il non esservi adunque fu per questo,</l>
<l>né ' suoi vi gir, perché perduto aveno</l>
<l>il lor signor cui seguitar doveno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Sarebbevi Erisiton driopeo</l>
<l>similemente a combatter venuto,</l>
<l>ma per la debolezza non poteo,</l>
<l>già magro e sanza forza divenuto</l>
<l>per l'albero lo quale e' tagliar feo,</l>
<l>che era stato a Ceres conceduto;</l>
<l>rimase adunque e non vi poté gire,</l>
<l>ma li convenne di fame morire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Furvi altri assai e popoli e contrade,</l>
<l>tanti che ben non gli saprei contare,</l>
<l>sì gli nasconde in sé la lunga etade;</l>
<l>né li vi fece bisogno menare,</l>
<l>ma de' signori il voler nobiltade</l>
<l>ciascun con le sue genti dimostrare,</l>
<l>vaghi d'acquistar fama con onore,</l>
<l>ciascun secondo fosse il suo valore.</l></lg>

<ab><emph>Come tutti coloro che vi vennero furono da tutti onorevolmente ricevuti.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Qualunque fu de' possenti signori,</l>
<l>re, duca, prenze o altro d'onor degno,</l>
<l>o qual si fosser piccoli o maggiori,</l>
<l>che di Teseo venisse allor nel regno,</l>
<l>e' fur con sommi e lietissimi onori</l>
<l>ricevuti, ciascun con tutto ingegno;</l>
<l>e per sé prima gli onorava Egeo,</l>
<l>e poi con lieto viso il buon Teseo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Ipolita reina lietamente</l>
<l>quanti ne venner tutti ricevette</l>
<l>con alta festa e graziosamente;</l>
<l>né la giovane Emilia si stette,</l>
<l>ma quanto più poté similemente:</l>
<l>bella tenuta da chi la vedette,</l>
<l>tanto a tututti si mostrava lieta,</l>
<l>d'ogni grazia piena e mansueta.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Né furon folli Arcita e Palemone</l>
<l>tenuti da chi seppe i fatti loro,</l>
<l>se l'un s'era fuggito di prigione</l>
<l>e l'altro oltre il mandato a far dimoro</l>
<l>nella vietata bella regione,</l>
<l>per acquistar così fatto tesoro;</l>
<l>né s'amiraron se non voller loco</l>
<l>dar l'uno a l'altro en l'amoroso foco.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>E ben fu giudicato che 'l suo amore</l>
<l>fosse troppo più caro da comprare,</l>
<l>che pria non fu di Tebe esser signore</l>
<l>o di quantunque cinge il verde mare,</l>
<l>e che bene investito era 'l valore</l>
<l>di tanti probi quanti ivi adunare</l>
<l>avea fatti fortuna a dar sentenza</l>
<l>ultima con lor arme a tale intenza.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>Se gli alti regi furono onorati</l>
<l>da Palemone e dal gentile Arcita,</l>
<l>non cal ch'i' 'l narri, ché uomini nati</l>
<l>non si crede che mai in questa vita</l>
<l>fossero co' servigi lieti e grati</l>
<l>veduti come questi, a' qua' fornita</l>
<l>era ogni voglia, sol che essi dire</l>
<l>volesser ciò che non potean sentire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Alti conviti e doni a regi degni</l>
<l>s'usavan quivi, e sol d'amor parlare,</l>
<l>e' vizii si biasmavano e li sdegni;</l>
<l>giovenil giuochi e sovente armeggiare</l>
<l>il più del tempo occupavan gl'ingegni,</l>
<l>o in giardin con donne festeggiare;</l>
<l>lieti v'erano i grandi e i minori,</l>
<l>e adagiati da' fini amadori.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>E certo, poi che Pallade quistione</l>
<l>con Nettunno ebbe a nomar la cittade,</l>
<l>gente adunata d'alta condizione</l>
<l>né tanta né di sì gran nobiltade</l>
<l>non s'era vista per nulla stagione;</l>
<l>il che Teseo in somma dignitade</l>
<l>il si tenea, e fra l'altre sue cose</l>
<l>più degne di memoria questa pose.</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il libro sesto del Teseida.</emph></trailer></div1>

<div1 type="canto"><head>LIBRO SETTIMO</head>
<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene l'argomento perticulare del libro settimo.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto"><lg type="quartina">
<l>Dimostra il libro settimo il parlare</l>
<l>che fé Teseo a' prencipi adunati,</l>
<l>e dopo quello assai aperto appare</l>
<l>quai d'essi fosser da ciascun de' lati</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>de' due Tebani, e poscia il loro orare;</l>
<l>quindi le case delli iddii pregati</l>
<l>disegna, appresso lor faccendo andare</l>
<l>u' di milizia furono adornati.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E al teatro quindi li conduce</l>
<l>per vie diverse, ove gli Atteniesi</l>
<l>gia eran tutti; quivi, alla lor luce</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Emilia miran; ma, nel viso accesi,</l>
<l>i suoi conforta e priega ciascun duce,</l>
<l>ad aspettare il segno poscia attesi.</l></lg></lg>

<lg type="ottava">
<argument><p><emph>Incomincia il libro settimo del Teseida. E prima la diceria di Teseo e il partire de' prencipi greci in due parti.</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>Mentre che la fortuna sì menava</l>
<l>in Attene le cose in allegrezza,</l>
<l>il giorno dato alli due s'appressava;</l>
<l>per che con lieta e gran piacevolezza</l>
<l>Teseo i duci, li quali onorava,</l>
<l>raunò insieme tutti e la grandezza</l>
<l>del teatro mostrò loro, e appresso</l>
<l>tutti s'affisser a seder con esso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>Stette Teseo con li venuti regi</l>
<l>labdacii nel teatro eminente,</l>
<l>co' quali insieme li baroni egregi</l>
<l>furono alquanto più umilemente,</l>
<l>e tutti gli altri popoli e collegi</l>
<l>nel pian sedettero intentivamente,</l>
<l>sì che Teseo potessero udire,</l>
<l>che, in piè levato, così prese a dire:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>— Signori, io credo che ciascun sentito</l>
<l>abbia perché tra li Teban quistione</l>
<l>sia nata tale, e ancora 'l partito</l>
<l>che io die' loro e non sanza ragione;</l>
<l>però di ciò c'han contro a me fallito</l>
<l>né della mia pietà qui far menzione</l>
<l>più non intendo, né del loro amore,</l>
<l>non conosciuto da chi non l'ha in core.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>Ma certo, quand'io loro in pace posi</l>
<l>e nelle man di cento e cento diedi</l>
<l>l'amor di quella ond'eran sì bramosi,</l>
<l>non mi credetti che lance né spiedi</l>
<l>né troppi ferri chiari o rugginosi</l>
<l>né gran cavai né grandi uomini a piedi</l>
<l>dovesser terminar cotanto foco,</l>
<l>ma esser ciò com'un palestral gioco.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>E non credetti che tutta Lernea</l>
<l>sotto li regi achivi si movesse</l>
<l>per sì poca di cosa, anzi credea</l>
<l>che ciaschedun de' suoi vassalli avesse</l>
<l>a terminar così fatta mislea,</l>
<l>e che con brievi forze li piacesse</l>
<l>l'un contra l'altro questo amore avere,</l>
<l>lo qual mostra sia lor tanto in piacere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>Ma essi forse credendosi ch'io</l>
<l>non conoscessi loro esser potenti,</l>
<l>di mostrarlomi lor venne in disio,</l>
<l>e voi han fatto qui con vostre genti</l>
<l>venire per pagar d'amore il fio,</l>
<l>per cui e' son contra 'l dover ferventi;</l>
<l>e io son ben contento che ci siate</l>
<l>e che essi abbian lor forze mostrate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>Ma tuttavia la cosa ad altro segno</l>
<l>vi priego che mandiate, com diraggio;</l>
<l>qui non ha zuffa per acquistar regno</l>
<l>o per pigliar perduto ereditaggio,</l>
<l>qui non è tra costor mortale sdegno,</l>
<l>qui non si cerca di commesso oltraggio</l>
<l>vendetta, ma amore è la cagione,</l>
<l>com'ho già detto, di cotal quistione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Dunque amorosa dee questa battaglia</l>
<l>esser, s'io ben discerno, e non odiosa;</l>
<l>l'odiose sien di chi mal far travaglia,</l>
<l>o di chi n'ha ragion per altra cosa,</l>
<l>o degli aspri Centauri di Tesaglia,</l>
<l>i qua' non sanno mai che si sia posa,</l>
<l>e non tra noi che, ben che siam creati</l>
<l>chi qua chi là, pur d'un sangue siam nati.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>E come poria io mai sofferire</l>
<l>vedere il sangue larisseo versare</l>
<l>e l'un pe' colpi dell'altro morire</l>
<l>come al seme di Cadmo piacque fare?</l>
<l>Oggi non è quel tempo né quelle ire;</l>
<l>però con lor le lascian dimorare,</l>
<l>e noi viviam come inseme dovemo,</l>
<l>e leggier per amor ne combattemo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Chi sarà que' che per sì fatta cosa</l>
<l>volesse tanti popoli in periglio</l>
<l>porre di gente tanto valorosa</l>
<l>quant'io qui veggio? E' saria mal consiglio,</l>
<l>e all'iddii saria molto odiosa</l>
<l>veder qui contro al padre uscire il figlio,</l>
<l>e ferir l'un contra l'altro parente</l>
<l>co' ferri in man nimichevolemente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>Poi ch'a tal fine qui sete adunati,</l>
<l>perché vostra venuta invan non sia,</l>
<l>secondo che più son da voi amati</l>
<l>li due amanti, come ognun disia,</l>
<l>così si tragga, e cento nominati</l>
<l>per parte siate, sì come la mia</l>
<l>sentenzia diè il dì ch'io li trovai</l>
<l>d'affanno, d'ira e d'amor pieni assai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>E acciò ch'odio fra voi non nascesse,</l>
<l>le lance più nocive lascerete;</l>
<l>sol con le spade o con mazze l'espresse</l>
<l>forze di voi contenti proverete;</l>
<l>e le bipenni porti chi volesse,</l>
<l>ma altro no: di queste assai avete;</l>
<l>e quelli a cui il bene ovrar vittoria</l>
<l>darà, s'avrà e la donna e la gloria.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>Questo sarà come un giuoco a Marte,</l>
<l>li sacrifici del qual celebriamo</l>
<l>il giorno dato; e vederassi l'arte</l>
<l>di menar l'armi in che c'esercitiamo;</l>
<l>e perciò ch'io giudice, non parte,</l>
<l>qui esser debbo dove noi seggiamo,</l>
<l>sanza arme i vostri fatti porrò mente;</l>
<l>però di ben portarvi aggiate a mente. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>De' nobili e del popolo il romore</l>
<l>toccò le stelle, sì fu alto e forte,</l>
<l>— L'iddii — dicendo, — servin tal signore</l>
<l>che delli amici suoi fugge la morte,</l>
<l>e con pietoso e grazioso amore</l>
<l>dà ne' contrasti men gravosa sorte. -</l>
<l>E in quel loco, sanza dipartirsi,</l>
<l>cento e cento s'elessero e partirsi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Levossi adunque prima in piedi Arcita</l>
<l>e in parte del teatro si trasse;</l>
<l>appresso Palemon d'altra partita</l>
<l>a fronte disse Teseo se n'andasse,</l>
<l>e ciaschedun della gente lì sita</l>
<l>con cui più li piacesse si tirasse.</l>
<l>Avea detto, e però immantanente</l>
<l>se n'andaro ad Arcita questa gente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Il primo fu il fiero Agamenone,</l>
<l>poi Menelao e Polluce e Castore</l>
<l>con la lor gente, e poi Pignaleone;</l>
<l>il re Ligurgo e di Pilos Nestore,</l>
<l>e 'l gran Pelleo col popol mirmodone,</l>
<l>e 'l tirinzio Cromis di valore,</l>
<l>Sicceo e Peritoo ancor vi giro,</l>
<l>e Ippodomo e altri più il seguiro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>A Palemone andò Ida pisano,</l>
<l>e dopo lui Ulisse e Diomede,</l>
<l>e Minòs e' fratelli a mano a mano,</l>
<l>e 'l re Evandro, a cui non servar fede</l>
<l>li suoi che 'l fer del suo reame strano</l>
<l>gir per lo mondo, come ancor si crede;</l>
<l>andovvi di Tesaglia il grande Ameto,</l>
<l>e Anchelado, e Niso a lui dirieto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Così divisi, delli suoi elesse</l>
<l>Arcita diece, li qua' caramente</l>
<l>pregò che ciascun nove ne prendesse</l>
<l>con seco della sua più cara gente,</l>
<l>acciò che cento de' migliori avesse;</l>
<l>e essi il fecero assai prestamente,</l>
<l>e scritti furo, e agli altri fu detto</l>
<l>che buon tempo si desser con diletto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Il simil fece ancora Palemone;</l>
<l>e di buoni uomin si trovar sì pari,</l>
<l>ched e' non v'era variazione;</l>
<l>e credesi che non ne fosser guari</l>
<l>rimasi al mondo di tal condizione,</l>
<l>così gentili e per prodezza pari,</l>
<l>quale era quivi l'uno e l'altro cento:</l>
<l>di che Teseo fu assai contento.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Adunque, posto sotto grave pena</l>
<l>lo stare in pace per cosa ch'avegna</l>
<l>a tutti gli altri, Teseo ne li mena</l>
<l>seco per via onorevole e degna</l>
<l>per la cittade d'allegrezza piena,</l>
<l>dove col padre insiememente regna;</l>
<l>e come prima insieme assai contenti</l>
<l>li re si stavan tutti e le lor genti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>E posto che l'un l'altro conoscea</l>
<l>col qual dovea le sue forze provare,</l>
<l>nulla division vi si vedea</l>
<l>però in alcuno atto adoperare;</l>
<l>anzi ciascuno quanto più potea</l>
<l>a quelli a' qua' doveva incontro andare,</l>
<l>con tutto cuor di piacer s'ingegnava;</l>
<l>così in ben con festa vi si stava.</l></lg>

<ab><emph>Come i Tebani andaro a' empli a pregare l'iddii che gli atassero nella battaglia futura; e prima Arcita in quel di Marte.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Già era il dì al quale il dì seguente</l>
<l>combatter si dovea, quando l'iddii</l>
<l>Palemone e Arcita umilemente</l>
<l>giro a pregare, e con alti pii,</l>
<l>sopra gli altari stando foco ardente,</l>
<l>incensi diero, e con sommi disii</l>
<l>dier prieghi a tutti che ciascun gli atasse</l>
<l>il dì seguente in ciò che bisognasse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>Ma pure Arcita ne' templi di Marte,</l>
<l>poscia ch'egli ebbe gli altri visitati</l>
<l>e dati fuochi e 'ncensi in ogni parte,</l>
<l>si ritornò, e quelli alluminati</l>
<l>più ch'altri assai e con più solenne arte</l>
<l>e di liquor sommissimi rorati,</l>
<l>con cuor divoto tale orazione</l>
<l>a Marte fece con gran divozione:</l></lg>

<ab><emph>Orazione d'Arcita a Marte.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>— O forte Iddio, che ne' regni nevosi</l>
<l>bistonii servi le tue sacre case,</l>
<l>ne' luoghi al sol nemici e tenebrosi,</l>
<l>de' tuoi ingegni piene per quai rase</l>
<l>d'ardir le fronti furo agli orgogliosi</l>
<l>fi' della Terra, allor ch'ognun rimase</l>
<l>di morte freddo in sul suol per le prove</l>
<l>fatte da te e dal tuo padre Giove,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>se per alto voler la mia etate</l>
<l>e le mie forze meritan che io</l>
<l>de' tuoi sia detto, per quella pietate</l>
<l>ch'ebbe Nettunno allor che con disio</l>
<l>di Citerea usavi la biltate,</l>
<l>rinchiuso da Vulcano, ad ogni iddio</l>
<l>fatto palese, umilmente ti priego</l>
<l>ch'alli miei prieghi tu non facci niego.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Io son, come tu vedi, giovinetto,</l>
<l>e per nuova bellezza tanto Amore</l>
<l>sotto sua signoria mi ten distretto,</l>
<l>che le mie forze e tutto mio valore</l>
<l>conviene ovrarmi, se io vo' diletto</l>
<l>sentir di ciò che più disia il core;</l>
<l>e sanza te io son poco possente,</l>
<l>anzi più tosto non posso niente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Dunque m'aiuta per lo santo foco</l>
<l>che t'arse già, sì come me arde ora,</l>
<l>e nel presente mio palestral gioco</l>
<l>con le tue forze nel pugnar m'onora;</l>
<l>certo sì fatto don non mi fia poco,</l>
<l>ma sommo bene; adunque qui lavora;</l>
<l>s'io son di questa pugna vincitore</l>
<l>io il diletto e tu n'abbi l'onore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>I templi tuoi etterni s'orneranno</l>
<l>dell'arme del mio vinto compagnone,</l>
<l>e ancora le mie vi penderanno,</l>
<l>e fiavi disegnata la cagione;</l>
<l>etterni fuochi sempre v'arderanno,</l>
<l>e la barba e' miei crin, che offensione</l>
<l>di ferro non sentiron, ti prometto,</l>
<l>se mi fai vincer come io ho detto. -</l></lg>

<ab><emph>Come l'orazione di Arcita pervenne a Marte, e come e dove sia fatto il tempio suo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Era allor forse Marte in esercizio</l>
<l>di chiara far la parte rugginosa</l>
<l>del grande suo e orribile ospizio,</l>
<l>quando d'Arcita l'Orazion pietosa</l>
<l>pervenne lì per fare il dato ofizio,</l>
<l>tututta nello aspetto lagrimosa;</l>
<l>la qual divenne di spavento muta,</l>
<l>com di Marte ebbe la casa veduta,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>ne campi trazii, sotto i cieli iberni,</l>
<l>da tempesta continua agitati,</l>
<l>dove schiere di nimbi sempiterni</l>
<l>da' venti or qua e or là trasmutati</l>
<l>in varii luoghi ne' guazzosi verni,</l>
<l>e d'acqua globi per freddo agroppati</l>
<l>gittati sono, e neve tuttavia</l>
<l>che 'n ghiaccio a mano a man s'indura e cria;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>e una selva steril di robusti</l>
<l>cerri, dove era, folti e alti molto,</l>
<l>nodosi e aspri, rigidi e vetusti,</l>
<l>che d'ombra etterna ricuoprono il volto</l>
<l>del tristo suolo, e 'ntra gli antichi fusti</l>
<l>di ben mille furor sempre ravolto</l>
<l>vi si sentia grandissimo romore,</l>
<l>né v'era bestia alcuna né pastore:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>in questa vidde la ca' dello dio</l>
<l>armipotente, questa edificata</l>
<l>tutta d'acciaio splendido e pulio,</l>
<l>dal quale era dal sol riverberata</l>
<l>la luce che abborreva il luogo rio;</l>
<l>tutta di ferro era la stretta entrata,</l>
<l>e le porte eran d'etterno adamante</l>
<l>ferrate d'ogni parte tutte quante.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>E le colonne di ferro costei</l>
<l>vide che l'edificio sosteneno;</l>
<l>lì l'Impeti dementi parve a lei</l>
<l>veder, che fier fuor della porta uscieno;</l>
<l>e il cieco Peccare, e ogni Omei</l>
<l>similemente quivi si vedieno;</l>
<l>videvi l'Ire rosse come foco,</l>
<l>e la Paura pallidi in quel loco.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>E con gli occulti ferri i Tradimenti</l>
<l>vide, e le 'nsidie con giusta apparenza;</l>
<l>lì Discordia sedea e sanguinenti</l>
<l>ferri avea in mano, e ogni Differenza;</l>
<l>e tutti i luoghi pareano strepenti</l>
<l>d'aspre Minacce e di Crudele Intenza;</l>
<l>e 'n mezzo il loco la Vertù tristissima</l>
<l>sedea, di degne lode poverissima.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>Videvi ancora l'allegro Furore,</l>
<l>e oltre a ciò con volto sanguinoso</l>
<l>la Morte armata vide e lo Stupore;</l>
<l>e ogni altar quivi era copioso</l>
<l>di sangue, sol nelle battaglie fore</l>
<l>de' corpi uman cacciato, e luminoso</l>
<l>era ciascun di fuoco tolto a terre</l>
<l>arse e disfatte per le triste guerre.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>E era il tempio tutto istoriato</l>
<l>da sottil mano e di sopra e dintorno;</l>
<l>e ciò che pria vi vide disegnato</l>
<l>eran le prede, di notte e di giorno</l>
<l>tolte alle terre; e qualunque sforzato</l>
<l>fu, era quivi in abito musorno;</l>
<l>vedeanvisi le genti incatenate</l>
<l>porti di ferro e fortezze spezzate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>Videvi ancor le navi bellatrici,</l>
<l>i voti carri e li volti guastati,</l>
<l>e i miseri pianti e infelici,</l>
<l>e ogni forza con gli aspetti elati;</l>
<l>ogni fedita ancor si vedea lici,</l>
<l>e' sangui con le terre mescolati;</l>
<l>e in ogni luogo con aspetto fiero</l>
<l>si vedea Marte torbido e altiero.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>E tal ricetto edificato avea</l>
<l>Mulcifero sottil con la sua arte,</l>
<l>prima che 'l sol gli avesse Citerea</l>
<l>mostrata co' suoi raggi esser con Marte.</l>
<l>Il quale di lontan ciò che volea</l>
<l>colei sentì, e seppe di che parte</l>
<l>ella venia a lui sollecitare;</l>
<l>per che la prese e 'ntese il suo affare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>Udita questa adunque di lontano</l>
<l>da Arcita mandata umilemente,</l>
<l>sanza più star sen gio a mano a mano</l>
<l>là dov'era chiamato occultamente;</l>
<l>né prima i templi il loro iddio sovrano</l>
<l>sentiron che tremaron di presente</l>
<l>e rugghiar tutte ad una ora le porte:</l>
<l>di che Arcita in sé temette forte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>Li fuochi dieron lume vie più chiaro</l>
<l>e diè la terra mirabile odore,</l>
<l>e' fummiferi incensi si tiraro</l>
<l>a l'imagine lì posta ad onore</l>
<l>di Marte, le cui armi risonaro</l>
<l>tutte in sé mosse con dolce romore;</l>
<l>e segni dierono al mirante Arcita</l>
<l>che la sua orazion era esaudita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Dunque contento il giovinetto stette</l>
<l>con isperanza di vittoria avere;</l>
<l>né quella notte di quel tempio uscette,</l>
<l>anzi la spese tututta in preghiere,</l>
<l>e più segnali in quella ricevette</l>
<l>che gli affermaron più le cose vere;</l>
<l>ma poscia che li apparve il novo giorno,</l>
<l>fecesi armare il giovinetto adorno.</l></lg>

<ab><emph>Come Palemone andò ad orare nel tempio di Venere.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Palemon similmente fatto avea</l>
<l>ciaschedun tempio d'Attene fummare,</l>
<l>né 'n cielo avea lasciato dio o dea</l>
<l>il qual per sé non facesse pregare;</l>
<l>ma sopra tutti gli altri Citerea</l>
<l>li piacque più il giorno d'onorare</l>
<l>con incensi e con vittime pietose,</l>
<l>e nel suo tempio ad adorar si pose.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>E fé divoto cotale orazione:</l>
<l>— O bella dea, del buon Vulcano sposa,</l>
<l>per cui s'allegra il monte Citerone,</l>
<l>deh, i' ti priego che mi sii pietosa</l>
<l>per quello amor che portasti ad Adone;</l>
<l>e la mia voglia per te amorosa</l>
<l>contenta, e fa la mia destra possente</l>
<l>doman, per modo ch'io ne sia godente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>Nulla persona sa quanto io amo,</l>
<l>niun conosce il mio sommo disio,</l>
<l>nullo poria sentir quant'io la bramo,</l>
<l>la bella Emilia, donna del cor mio,</l>
<l>cui giorno e notte e sempre e ognor chiamo,</l>
<l>se non se tu e 'l tuo figliulo iddio,</l>
<l>li qua' sentite dentro quanto amore</l>
<l>per lei martira me suo servidore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Io non poria con parole l'affetto</l>
<l>mostrar ch'io ho, né dir quanto io sento;</l>
<l>tu sola il ti conosci e al difetto</l>
<l>puoi, dea, dar lontan contentamento</l>
<l>e 'l mio penar ritornare in diletto,</l>
<l>se tu fai ciò di che io qui attento</l>
<l>tanto ti priego, ciò è che io sia</l>
<l>in possession di Emilia, donna mia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>Io non ti cheggio in arme aver vittoria</l>
<l>per li templi di Marte d'armi ornare;</l>
<l>io non ti cheggio di portarne gloria</l>
<l>di que' contra de' quai doman provare</l>
<l>mi converrà, né cerco che memoria</l>
<l>lontana duri del mio operare;</l>
<l>io cerco sola Emilia, la qual puoi</l>
<l>donarmi, dea, se donar la mi vuoi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>Il modo trova tu, ch'io non ne curo;</l>
<l>o ch'io sia vinto o ch'io sia vincitore</l>
<l>m'è poco caro, s'io non son sicuro</l>
<l>di possedere il disio del mio amore;</l>
<l>però, o dea, quel che t'è men duro</l>
<l>piglia, e sì fa che io ne sia signore;</l>
<l>fallo, i' te ne priego, o Citerea,</l>
<l>e ciò non mi negare, o somma dea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>Li templi tuoi sarai, sempre onorati</l>
<l>da me, sì come degni fermamente,</l>
<l>e di mortine spesso incoronati;</l>
<l>e ogni tuo altar farò lucente</l>
<l>di fuoco, e sacrifizii fien donati</l>
<l>quali a tal dea si deon certamente;</l>
<l>e sempre il nome tuo per eccellenza</l>
<l>più ch'altro iddio avrò in reverenza.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>E se t'è grave ciò ch'io ti domando</l>
<l>far, fa che tu nel teatro la spada</l>
<l>primaia prendi, e il mio cor forando,</l>
<l>costringi che lo spirto for ne vada</l>
<l>con ogni vita, il campo insanguinando;</l>
<l>ché cotal morte troppo più m'agrada</l>
<l>che non farebbe sanza lei la vita,</l>
<l>vedendola non mia, ma sì d'Arcita. -</l></lg>

<ab><emph>Come l'orazione pervenne a Venere, e come fatto e dove sia il tempio suo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>Come d'Arcita Marte l'orazione</l>
<l>cercò, così a Venere pietosa</l>
<l>se n'andò sopra 'l monte Citerone</l>
<l>quella di Palemon, dove si posa</l>
<l>di Citerea il tempio e la magione</l>
<l>fra altissimi pini alquanto ombrosa;</l>
<l>alla quale appressandosi, Vaghezza</l>
<l>la prima fu che vide in quell'altezza.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Con la quale oltre andando, vide quello</l>
<l>ad ogni vista soave e ameno,</l>
<l>in guisa d'un giardin fronzuto e bello</l>
<l>e di piante verdissime ripieno,</l>
<l>d'erbette fresche e d'ogni fior novello,</l>
<l>e fonti vide chiare vi surgeno,</l>
<l>e intra l'altre piante onde abondava,</l>
<l>mortine più che altro le sembiava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>Quivi sentì pe' rami dolcemente</l>
<l>quasi d'ogni maniera uccei cantare,</l>
<l>e sovra quelli ancor similemente</l>
<l>li vide con diletto i nidi fare;</l>
<l>poscia fra l'erbe fresche prestamente</l>
<l>vide conigli in qua e 'n là andare,</l>
<l>e timidetti cervi e cavriuoli</l>
<l>e altri molti varii bestiuoli.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>Similemente quivi ogni strumento</l>
<l>le parve udire e dilettoso canto;</l>
<l>onde passando con passo non lento</l>
<l>e rimirando, in sé sospesa alquanto,</l>
<l>dell'alto loco e del bello ornamento</l>
<l>ripieno il vide quasi in ogni canto</l>
<l>di spiritei, che qua e là volando</l>
<l>gieno a lor posta; a' quali essa guardando,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>tra gli albuscelli, ad una fonte allato,</l>
<l>vide Cupido fabricar saette,</l>
<l>avendo alli suoi piè l'arco posato,</l>
<l>le quai sua figlia Voluttà selette</l>
<l>nell'onde temperava; e assettato</l>
<l>con lor s'era Ozio, il quale ella vedette</l>
<l>che con Memoria poi l'aste ferrava</l>
<l>de' ferri ch'ella prima temperava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>Poi vide in quel passando Leggiadria</l>
<l>con Addornezza e Affabilitate,</l>
<l>e la smarrita in tutto Cortesia;</l>
<l>e vide l'Arti c'hanno potestate</l>
<l>di fare altrui a forza far follia,</l>
<l>nel loro aspetto molto sfigurate</l>
<l>da l'imagine nostra; e Van Diletto</l>
<l>con Gentilezza vide star soletto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Poi presso a sé vide passar Bellezza</l>
<l>sanza ornamento alcun, sé riguardando;</l>
<l>e gir con lei vide Piacevolezza,</l>
<l>e l'una e l'altra seco commendando;</l>
<l>poi con lor vide starsi Giovanezza</l>
<l>destra e adorna, molto festeggiando;</l>
<l>e d'altra parte vide il folle Ardire,</l>
<l>Lusinghe e Ruffiania insieme gire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>E 'n mezzo il luogo in su alte colonne</l>
<l>di rame un tempio vide, al qual dintorno</l>
<l>danzando giovinetti vide e donne,</l>
<l>qual da sé bella e qual d'abito adorno,</l>
<l>discinte, scalze, in capelli e in gonne.</l>
<l>e in ciò sol dispendevano il giorno;</l>
<l>poi sopra 'l tempio vide volitare</l>
<l>passere molte e colombi ruccare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>E all'entrata del tempio vicina</l>
<l>vide che si sedeva pianamente</l>
<l>madonna Pace, e in mano una cortina</l>
<l>'nanzi alla porta tenea lievemente;</l>
<l>appresso a lei, in vista assai tapina,</l>
<l>Pazienza sedea discretamente,</l>
<l>palida nello aspetto; e d'ogni parte</l>
<l>dintorno a lei vide Promesse e Arte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Poi dentro al tempio entrata, di Sospiri</l>
<l>vi sentì un tumulto che girava</l>
<l>focoso tutto di caldi Disiri;</l>
<l>questo gli altari tutti alluminava</l>
<l>di nuove fiamme nate di Martiri,</l>
<l>de' quai ciascun di lagrime grondava</l>
<l>mosse da una donna cruda e ria,</l>
<l>che vide lì, chiamata Gelosia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>E in quel vide Priapo tenere</l>
<l>più sommo luogo, in abito tal quale</l>
<l>chiunque il volle la notte vedere</l>
<l>poté, quando ragghiando l'animale</l>
<l>più pigro destò Vesta, che 'n calere</l>
<l>non poco gli era e 'nver di cui cotale</l>
<l>andava; e simil per lo tempio grande</l>
<l>di fior diversi assai vide ghirlande.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Quivi molti archi a' cori di Diana</l>
<l>vide appiccati e rotti, intra' quali era</l>
<l>quel di Calisto, fatta tramontana</l>
<l>Orsa; e le pome v'eran della fiera</l>
<l>Atalanta che 'n correr fu sovrana,</l>
<l>e ancor l'arme di quell'altra altiera</l>
<l>che partorì il bel Partenopeo,</l>
<l>nepote al calidonio Oeneo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Videvi istorie per tutto dipinte,</l>
<l>intra le quai, con più alto lavoro,</l>
<l>della sposa di Nin vide distinte</l>
<l>l'opere tutte; e vide a piè del moro</l>
<l>Piramo e Tisbe, e già le gelse tinte;</l>
<l>e il grande Ercul vide tra costoro</l>
<l>in grembo a Iole, e Biblis dolorosa</l>
<l>andar pregando Cauno pietosa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Ma non vedendo Vener, le fu detto,</l>
<l>né conobbe da cui: — In più secreta</l>
<l>parte del tempio si sta a diletto;</l>
<l>se tu la vuo', per quella porta cheta</l>
<l>te n'entra. — Ond'essa sanz'altro rispetto,</l>
<l>in abito quale era mansueta,</l>
<l>là s'appressò per entrar dentro ad essa,</l>
<l>per l'ambasciata fare a lei commessa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Ma essa lì nel suo primo venire</l>
<l>trovò Ricchezza la porta guardare,</l>
<l>la qual le parve assai da reverire;</l>
<l>e lasciata da lei quiv'entro entrare,</l>
<l>il luogo vide oscur nel primo gire;</l>
<l>ma poca luce poscia per lo stare</l>
<l>vi prese, e vide lei nuda giacere</l>
<l>sopr'un gran letto assai bello a vedere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Ella avea d'oro i crini e rilegati</l>
<l>intorno al capo sanza treccia alcuna;</l>
<l>il suo viso era tal, che' più lodati</l>
<l>hanno a rispetto bellezza nessuna;</l>
<l>le braccia e 'l petto e' pomi rilevati</l>
<l>si vedean tutti, e l'altra parte d'una</l>
<l>veste tanto sottil si ricopria,</l>
<l>che quasi nulla appena nascondia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Oliva il luogo di ben mille odori;</l>
<l>dall'un de' lati Bacco le sedea,</l>
<l>da l'altro Ceres con li suoi savori;</l>
<l>e essa seco per la man tenea</l>
<l>Lascivia e 'l pomo il quale, alle sorori</l>
<l>prelata, vinse nella valle idea.</l>
<l>E tutto ciò veduto, porse il priego,</l>
<l>il qual fu conceduto sanza niego.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Di Palemon le voci adunque udite,</l>
<l>subito gì la dea ove chiamata</l>
<l>era, per che allora fur sentite</l>
<l>diverse cose en la casa sacrata,</l>
<l>e sì ne nacque in ciel novella lite</l>
<l>intra Venere e Marte; ma trovata</l>
<l>da lor fu via con maestrevol arte</l>
<l>di far contenti i prieghi d'ogni parte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>Stettesi adunque, mentre il mondo chiuso</l>
<l>tenne Appollo di luce, Palemone</l>
<l>dentro dal tempio sagrato rinchiuso</l>
<l>continuo in divota orazione,</l>
<l>sì come forse in quel tempo era in uso</l>
<l>a chi doveva far mutazione</l>
<l>d'abito scuderesco in cavaliere,</l>
<l>come e' doveva che era scudiere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>E certo li predetti innamorati</l>
<l>per lor piacevolezza in generale</l>
<l>da tutti gli Atteniesi erano amati;</l>
<l>per che l'iddii da ciascun con equale</l>
<l>animo furon tututti pregati</l>
<l>che li guardasser d'angoscia e di male,</l>
<l>e ciascheduno in modo contentasse</l>
<l>che di lor nullo mai si biasimasse.</l></lg>

<ab><emph>Come Emilia sacrificò a Diana.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Fra gli altri che all'iddii sacrificaro,</l>
<l>fu l'una Emilia più divotamente;</l>
<l>la qual, sentendo quanto ciascun caro</l>
<l>era de' due amanti alla sua gente,</l>
<l>non sofferse il suo cuor d'esser avaro</l>
<l>di porger prieghi a Diana possente,</l>
<l>in servigio di que' ch'amavan lei</l>
<l>più che gli uomini in terra o 'n cielo i dei.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>E le serventi sue tutte chiamate,</l>
<l>co' corni pien d'offerte ragunare</l>
<l>le fé davanti a sé e disse: — Andate,</l>
<l>fate di Diana li templi mondare,</l>
<l>e le veste e' liquor m'aparecchiate</l>
<l>e l'altre cose da sacrificare. -</l>
<l>Elle n'andaro, e essa, in compagnia</l>
<l>di molte donne onesta, là seguia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>Fu mondo il tempio e di bei drappi ornato,</l>
<l>al quale ella pervenne, e quivi presto</l>
<l>tutto trovò ch'ella avea comandato;</l>
<l>e poi in loco a poche manifesto,</l>
<l>di fontano liquore il dilicato</l>
<l>corpo lavossi, e poi, fornito questo,</l>
<l>di bianchissima porpora vestissi,</l>
<l>e' biondi crin dalli veli scoprissi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>Quinci scoperse la sacra figura</l>
<l>di quella dea cui ella più amava,</l>
<l>e con la bianca man la fece pura,</l>
<l>se forse alcuna nebula vi stava;</l>
<l>poi senza avere in sé nulla paura</l>
<l>sovra l'altar soave la posava,</l>
<l>e quindi, di mirifici liquori</l>
<l>rorando, il tempio riempié d'odori.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>E coronò di quercia cereale,</l>
<l>fatta venire assai pietosamente,</l>
<l>tututto il tempio e 'l suo capo altrettale;</l>
<l>poi fatto il grasso pin minutamente</l>
<l>spezzare a' servi, con misura equale</l>
<l>sopra l'altare, molto reverente</l>
<l>due roghi fece di simil grossezza,</l>
<l>né ebbe l'un più che l'altro d'altezza.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>Quindi con pia man v'accese il foco;</l>
<l>e quel di vino e di latte inaffiato</l>
<l>per tre fiate temperò un poco;</l>
<l>e poi lo 'ncenso preso e seminato</l>
<l>sopra di quello, riempié il loco</l>
<l>di fummo assai soave in ogni lato;</l>
<l>e poi si fé più tortole recare,</l>
<l>e 'l sangue lor sopra 'l foco sprizzare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>E molte bianche agnellette bidenti,</l>
<l>elette al modo antico e isvenate,</l>
<l>si fé recare avanti alle sue genti;</l>
<l>e tratti loro i cuori e le curate,</l>
<l>ancor li caldi spiriti battenti,</l>
<l>sopra gli accesi fuochi l'ha posate;</l>
<l>e cominciò pietosa nello aspetto</l>
<l>così a dir come appresso fia detto:</l></lg>

<ab><emph>L'orazione d'Emilia a Diana.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>— O dea a cui la terra, il cielo e 'l mare</l>
<l>e' regni di Pluton son manifesti</l>
<l>qualor ti piace di que' visitare,</l>
<l>prendi li miei olocausti modesti</l>
<l>in quella forma che io gli so fare;</l>
<l>ben so se' degna di maggior che questi,</l>
<l>ma qui al più innanzi non sapere</l>
<l>supplisca, dea, lo mio buon volere. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>E questo detto, tacque tanto ch'ella</l>
<l>vide ogni parte delli roghi accesa;</l>
<l>poi dinanzi a Diana la donzella</l>
<l>s'inginocchiò e, da pietate offesa,</l>
<l>di lagrime bagnò la faccia bella,</l>
<l>la quale inver la dea avea distesa;</l>
<l>quindi chinata stette assai pensosa,</l>
<l>poi la drizzò tututta lagrimosa;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>e cominciò con rotta voce a dire:</l>
<l>— O casta dea, de' boschi lustratrice,</l>
<l>la qual ti fai a vergini seguire,</l>
<l>e se' delle tue ire vengiatrice,</l>
<l>sì come Atteon poté sentire,</l>
<l>allora ch'el più giovin che felice,</l>
<l>dalla tua ira ma non dal tuo nervo</l>
<l>percosso, lasso!, si mutò in cervo,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>odi le voci mie, s'io ne son degna,</l>
<l>e quelle per la tua gran deitate</l>
<l>triforme priego che tu le sostegna;</l>
<l>e se e' non ti fia difficultate,</l>
<l>a lor donar perfezion t'ingegna,</l>
<l>se mai ti punse il casto cor pietate</l>
<l>per vergine nessuna che pregasse</l>
<l>over che grazia a te adomandasse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>Io sono ancora delle tue schiere</l>
<l>vergine, assai più atta a la faretra</l>
<l>e a' boschi cercar che a piacere</l>
<l>per amore a marito; e se s'aretra</l>
<l>la tua memoria, bene ancor sapere</l>
<l>dei quanto fosse più duro che petra</l>
<l>nostro voler contra Venere sciolta,</l>
<l>cui più che ragion segue voglia stolta.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>Per che se 'l mio migliore è che' tuoi cori</l>
<l>seguiti ancora vergin giovinetta,</l>
<l>attuta gli aspri e focosi vapori</l>
<l>ch'accendono il disio, che sì m'affetta,</l>
<l>de' giovinetti di me amadori,</l>
<l>di cui gioia d'amor ciascuno aspetta;</l>
<l>e di lor guerra tra lor metti pace,</l>
<l>ché certo molto, e tu il sai, mi dispiace.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>E se' fati pur m'hanno riservata</l>
<l>a giunonica legge sottostare,</l>
<l>tu mi dei certo aver per iscusata,</l>
<l>né dei però li miei prieghi schifare;</l>
<l>e vedi ch'ad altrui son suggiugata,</l>
<l>e quel che i piace, a me convien di fare;</l>
<l>dunque m'aiuta e li miei prieghi ascolta,</l>
<l>s'io ne son degna, dea, questa volta.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>Coloro i qua' per me ne' ferri aguti</l>
<l>doman non savi s'avilupperanno,</l>
<l>caramente ti priego che gli aiuti;</l>
<l>e' pianti miei, li quai d'ogni lor danno</l>
<l>per merito d'amor sarien renduti,</l>
<l>ti priego cessi, e facci il loro affanno</l>
<l>volvere in dolce pace o in altra cosa</l>
<l>ch'alla lor fama sia più gloriosa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>E se l'iddii forse hanno già disposto</l>
<l>con etterna parola che e' sia</l>
<l>da lor seguito ciò c'hanno proposto,</l>
<l>fa che e' venga nelle braccia mia</l>
<l>colui a cui più col voler m'acosto</l>
<l>e che con più fermezza mi disia,</l>
<l>ché io nol so in me stessa nomare,</l>
<l>tanto ciascun piacevole mi pare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>86</head>
<l>E basti a l'altro la vergogna sola,</l>
<l>sanza altro danno, d'avermi perduta;</l>
<l>e, se licita m'è questa parola,</l>
<l>fa che da me, o dea, sia conosciuta</l>
<l>in queste fiamme il cui incenso vola</l>
<l>a la tua deità, da cui tenuta</l>
<l>sarò; che per Arcita ci si pone</l>
<l>l'una, e l'altra poi per Palemone.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>87</head>
<l>Almen s'adatterà l'anima trista</l>
<l>a men sospir per la parte perdente,</l>
<l>e più leggiera sosterrà la vista</l>
<l>quando il vedrò del teatro fuggente,</l>
<l>e la mia volontà, ch'è ora mista,</l>
<l>dell'una parte si farà parente;</l>
<l>l'altra con più forte animo fuggire</l>
<l>vedrà sappiendo ciò che dee venire. -</l></lg>

<ab><emph>Ciò che ad Emilia orante apparve e come ella si partì del tempio.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>88</head>
<l>I fuochi ardean mentre Emilia pregava,</l>
<l>dando soave odor nel tempio adorno,</l>
<l>ne' quali Emilia tuttora mirava,</l>
<l>quasi per quelli sanza alcun sogiorno</l>
<l>veder dovesse ciò che disiava,</l>
<l>quando di Diana il cor l'apparve intorno</l>
<l>infaretrato, e disser: — Giovinetta,</l>
<l>tosto vedrai ciò che per te s'aspetta;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>89</head>
<l>e già nel ciel tra l'iddii è fermato</l>
<l>che tu sii sposa dell'un di costoro,</l>
<l>e Diana n'è lieta, ma celato</l>
<l>poco ti sia qual debbia esser di loro,</l>
<l>se ben da te nel tempio fia mirato</l>
<l>ciò che averrà non fuor di questo coro;</l>
<l>però intenta inver gli altar rimira</l>
<l>e vedrai ciò che il tuo cor disira. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>90</head>
<l>E questo detto, sonar le saette</l>
<l>della faretra di Diana bella,</l>
<l>e l'arco per sé mossesi, né stette</l>
<l>più nulla lì di quelle, ma isnella</l>
<l>ciascuna a' boschi ginne onde venette.</l>
<l>Fremiro i cani, e il corno di quella</l>
<l>si sentì mormorar, laonde segni</l>
<l>Emilia prese che' prieghi eran degni.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>91</head>
<l>La giovinetta le lagrime spinse</l>
<l>dagli occhi belli, e dimorando attenta</l>
<l>più ver lo foco le luci sospinse;</l>
<l>né stette guari che l'una fu spenta,</l>
<l>poi per sé si raccese, e l'altra tinse</l>
<l>e tal divenne qual talor diventa</l>
<l>quella del solfo, e, le punte menando,</l>
<l>in qua in là gia forte mormorando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>92</head>
<l>E parean sangue gli accesi tizzoni,</l>
<l>da' capi spenti tututti gemendo</l>
<l>lagrime tai, che spegnieno i carboni;</l>
<l>le quali cose Emilia vedendo,</l>
<l>gli atti non prese né le condizioni</l>
<l>debitamente del fuoco, che ardendo</l>
<l>si spense prima e poscia si raccese,</l>
<l>ma sol di ciò quel che le piacque intese.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>93</head>
<l>E così nella camera dubbiosa</l>
<l>si ritornò com'ella n'era uscita,</l>
<l>ben che dicesse aver veduta cosa</l>
<l>che le mostrava sua futura vita.</l>
<l>Ella passò quella notte angosciosa</l>
<l>infin che ogni stella fu fuggita,</l>
<l>poi si levò e rifecesi bella</l>
<l>più che non fu mai matutina stella.</l></lg>

<ab><emph>Come i due Tebani armati co' lor compagni uscir de' templi.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>94</head>
<l>Il ciel tutte le stelle ancor mostrava,</l>
<l>ben che Febea già palida fosse,</l>
<l>e l'orizonte tutto biancheggiava</l>
<l>nell'oriente, e eransi già mosse</l>
<l>l'ore, e col carro in cui la luce stava</l>
<l>giungevano i cavai, vedendo rosse</l>
<l>le membra del celeste bue levato,</l>
<l>dall'amica Titonia accompagnato;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>95</head>
<l>per che ne' templi armati i due amanti</l>
<l>li lor compagni quivi convocaro,</l>
<l>e i fatti futuri tutti quanti,</l>
<l>dico del giorno, tra sé ordinaro,</l>
<l>e qua' fosser di dietro e qua' davanti</l>
<l>alla battaglia ancora stanziaro;</l>
<l>poscia con loro armati se n'usciro</l>
<l>de' templi e 'nverso Teseo se ne giro.</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo co' Tebani andò al tempio di Marte.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>96</head>
<l>Il gran Teseo, dagli alti sonni tolto,</l>
<l>ancor le ricche camere tenea</l>
<l>del suo palagio, en la cui corte molto</l>
<l>di popol cittadin vi si vedea;</l>
<l>il qual vi s'era per veder raccolto</l>
<l>che modo per li due vi si tenea</l>
<l>di ciò che e' doveano il giorno fare,</l>
<l>per Emilia la bella conquistare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>97</head>
<l>Quivi destrier grandissimi vediensi</l>
<l>con selle ricche d'ariento e d'oro,</l>
<l>e ispumanti li lor fren rodiensi,</l>
<l>tenuti da chi guardia avea di loro;</l>
<l>ringhiare e anitrir spesso sentiensi,</l>
<l>qual per amor, qual per odio tra loro;</l>
<l>e l'uno in qua e l'altro in là andava</l>
<l>di tali a piè, e alcun cavalcava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>98</head>
<l>Vedeanvisi venire i gran baroni,</l>
<l>di robe strane e varie addobbati,</l>
<l>e intra tutti eran varie quistioni;</l>
<l>qui tre, là quatro, e lì sei adunati,</l>
<l>tra lor mostrando diverse ragioni</l>
<l>di qual credevan dell'innamorati</l>
<l>che rimanesse il dì vittorioso,</l>
<l>faccendo un mormorar tumultuoso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>99</head>
<l>L'aula grande d'alti cavalieri</l>
<l>tutta era piena e di diversa gente;</l>
<l>quivi aveva giullari e ministrieri</l>
<l>di diversi atti copiosamente,</l>
<l>girfalchi, astor, falconi e isparvieri,</l>
<l>bracchi, levrieri e mastin veramente</l>
<l>su per le stanghe e in terra a giacere,</l>
<l>assai a' cuor gentil belli a vedere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>100</head>
<l>Tra queste genti magnifico molto</l>
<l>uscì Teseo con real vestimento,</l>
<l>ov'è con somma reverenza accolto;</l>
<l>e e' con alto e visto portamento</l>
<l>tutti li vide assai con lieto volto,</l>
<l>e domandò se ancora i duecento</l>
<l>eran venuti; a cui e' fu risposto:</l>
<l>— No, signor mio, ma e' verranno tosto. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>101</head>
<l>In questa venner, non per un cammino,</l>
<l>quasi in un punto, li due gran Tebani;</l>
<l>e qual, qualora a Libero divino</l>
<l>fa sacrificio ne' luoghi montani</l>
<l>la dircea plebe, s'ode infino al chino</l>
<l>di quai vi son li vallon più sottani,</l>
<l>di voci e d'altri suoni e di romore,</l>
<l>tal s'udì quivi allora e non minore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>102</head>
<l>Essi, ciascun co' suoi, tratti da parte,</l>
<l>aspettaron Teseo, che prestamente</l>
<l>venuto, inverso del tempio di Marte</l>
<l>con lor n'andò, e là pietosamente</l>
<l>diè sacrificio e con senno e con arte;</l>
<l>poscia levato, sanza star niente,</l>
<l>sopra 'l gran soglio della porta venne</l>
<l>e lì fermato i suoi passi ritenne.</l></lg>

<ab><emph>Come i Tebani, fatti cavalieri da Teseo, n'andarono verso il teatro per combattere.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>103</head>
<l>E sanza star, con non piccolo onore,</l>
<l>cinse le spade alli due scudieri;</l>
<l>e ad Arcita Polluce e Castore</l>
<l>calzar d'oro li sproni e volontieri,</l>
<l>e Diomede e Ulisse di core</l>
<l>calzarli a Palemone, e cavalieri</l>
<l>amendun furono allora novelli</l>
<l>l'innamorati teban damigelli.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>104</head>
<l>E ciascheduno sotto una bandiera</l>
<l>d'un segnal qual li piacque con sue genti</l>
<l>si ragunò, e con faccia sincera</l>
<l>gir per la terra visti e apparenti;</l>
<l>e già del cielo al terzo salito era</l>
<l>Febo co' suo' cavai fieri e correnti,</l>
<l>quando per loro al teatro fu giunto</l>
<l>quasi ch'a uno medesimo punto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>105</head>
<l>E ben che non avesser ancor vista</l>
<l>di sé alcuna in quel loco, pensando</l>
<l>per che venieno e ciò che vi s'acquista,</l>
<l>e l'un dell'altro le trombe sonando</l>
<l>udendo, e 'l grido della gente mista</l>
<l>che or l'uno or l'altro gien favoreggiando,</l>
<l>quasi dubbiando, dentro al cor sentiro</l>
<l>subitamente men caldo disiro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>106</head>
<l>E ciaschedun per sé divenne tale,</l>
<l>qual ne' getuli boschi il cacciatore,</l>
<l>a' rotti balzi accostatosi, il quale</l>
<l>il leon, mosso per lungo romore,</l>
<l>aspetta e ferma in sé l'animo equale,</l>
<l>e nella faccia giela per tremore,</l>
<l>premendo i teli con forza sudanti,</l>
<l>e li suoi passi trieman tutti quanti;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>107</head>
<l>né sa chi venga né quale e' si sia,</l>
<l>ma di fremente orribili segni</l>
<l>riceve nella mente, che disia</l>
<l>di non avere a ciò tesi l'ingegni;</l>
<l>e 'l mormorar che sente tuttavia,</l>
<l>con cieca cura in sé par che disegni,</l>
<l>per quel talora sua tema alleggiando,</l>
<l>e ancora tal volta più gravando.</l></lg>

<ab><emph>Disegna l'autore il teatro e come Egeo e molti altri v'andarono.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>108</head>
<l>Poco era fuori della terra sito</l>
<l>il teatro ritondo, che girava</l>
<l>un miglio, che non era meno un dito,</l>
<l>del quale il mur marmoreo si levava</l>
<l>inverso il ciel sì alto, con pulito</l>
<l>lavor, che quasi l'occhio si stancava</l>
<l>a rimirarlo, e avea due entrate</l>
<l>con forti porte assai ben lavorate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>109</head>
<l>Delle quai, l'una inverso il sol nascente</l>
<l>sovra colonne grandi era voltata,</l>
<l>l'altra mirava inverso l'occidente,</l>
<l>come la prima apunto lavorata;</l>
<l>per queste entrava là entro ogni gente:</l>
<l>d'altronde no, ché non v'aveva entrata;</l>
<l>nel mezzo aveva un pian ritondo a sesta,</l>
<l>di spazio grande ad ogni somma festa,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>110</head>
<l>dal quale scale in cerchio si moveno,</l>
<l>e cre' che in più di cinquecento giri</l>
<l>infino all'alto del muro salieno,</l>
<l>con gradi larghi, per petrina miri;</l>
<l>sopra li quali le genti sedeno</l>
<l>a rimirare gli arenarii diri</l>
<l>o altri che facesser alcun gioco,</l>
<l>sanza impedir l'un l'altro in nessun loco.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>111</head>
<l>Al qual davanti era venuto Egeo</l>
<l>con pompa grande per voler vedere;</l>
<l>e similmente v'era già Teseo,</l>
<l>che per fuggire scandal me' potere,</l>
<l>del teatro le porte guardar feo</l>
<l>da molti, che là entro forestiere</l>
<l>o cittadin con arme non entrasse:</l>
<l>sanza esse chi volesse sì v'andasse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>112</head>
<l>A questo tutti i popoli lernei,</l>
<l>poscia che' lor maggiori ebber lasciati,</l>
<l>sen venner, tanti che dir nol potrei,</l>
<l>benché v'entrasser tutti disarmati;</l>
<l>e come avean li lor con li Dircei</l>
<l>veduti, così s'eran separati,</l>
<l>tenendo l'un la parte del ponente,</l>
<l>e l'altra incontro tenea l'oriente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>113</head>
<l>Vennervi i citadini e tutte quante</l>
<l>le belle donne, realmente ornate,</l>
<l>e qual per l'uno e qual per l'altro amante</l>
<l>prieghi porgeva, e, così adunate,</l>
<l>dopo tututte con lieto sembiante</l>
<l>Ipolita vi venne, in veritate</l>
<l>più ch'altra bella, e Emilia con lei,</l>
<l>a rimirar non men vaga che lei.</l></lg>

<ab><emph>Come i Tebani entraron nel teatro, l'un per l'una porta e l'altro per l'altra.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>114</head>
<l>Venuti adunque li due campioni</l>
<l>armati di tutte arme, in esso entraro;</l>
<l>e ciaschedun co' suoi decurioni</l>
<l>l'un dopo l'altro assai ben si mostraro,</l>
<l>seguendo li già detti lor pennoni,</l>
<l>come ne' templi è detto ch'ordinaro;</l>
<l>e dalla porta donde Euro soffia,</l>
<l>Arcita entrò con tutta sua parroffia,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>115</head>
<l>tale a veder qual tra giovenchi giunge</l>
<l>non armati di corna il fier leone</l>
<l>libico, e affamato i denti munge</l>
<l>con la sua lingua e aguzza l'unghione,</l>
<l>e col capo alto, quale innanzi punge,</l>
<l>l'occhio girando, fa dilibrazione;</l>
<l>e sì negli atti si mostra rabbioso,</l>
<l>ch'ogni giovenco fa di sé dottoso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>116</head>
<l>Egli era inanzi in su un gran destriere</l>
<l>a tutti i suoi tutto quanto soletto;</l>
<l>e ben mostrava ardito cavaliere,</l>
<l>sì feroce veniva nello aspetto,</l>
<l>quando attraverso e innanzi e arriere</l>
<l>gia senza posa il buon cavallo eletto;</l>
<l>e elli aveva lo scudo imbracciato,</l>
<l>e il forte elmo in testa ben legato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>117</head>
<l>Appresso gli era col pennone in mano</l>
<l>il forte Dria montato da vantaggio,</l>
<l>di cuore ardito e di poder sovrano;</l>
<l>il qual seguiva il nobil baronaggio,</l>
<l>e il primo era Agamenon spartano</l>
<l>e 'l secondo Pelleo nobile e saggio,</l>
<l>Ligurgo il terzo e 'l quarto era Castore,</l>
<l>Menelao il quinto e 'l sesto Nestore;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>118</head>
<l>poi Peritoo e Cromis virilmente,</l>
<l>e Ippodamo e poi Pigmaleone,</l>
<l>ciascun co' nove suoi arditamente;</l>
<l>e in quel preser quella porzione</l>
<l>che giustamente lor fu contingente;</l>
<l>ma d'altra parte entrò poi Palemone,</l>
<l>fiero e ardito, il cavallo spronando,</l>
<l>negli atti bene il suo valor mostrando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>119</head>
<l>Qual per lo bosco il cinghiar ruvinoso,</l>
<l>poi c'ha di dietro a sé sentiti i cani,</l>
<l>con le sete levate e isquamoso,</l>
<l>or qua or là per viottoli strani</l>
<l>rugghiando va fuggendo furioso,</l>
<l>rami rompendo e schiantando silvani,</l>
<l>cotale entrò mirabilmente armato</l>
<l>Palemon quivi da ciascun mirato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>120</head>
<l>Il qual col segno in man Panto seguia,</l>
<l>e dopo lui Minòs, fiero a guardare,</l>
<l>e co' suoi Niso di dietro li gia;</l>
<l>poi Sarpedon e Ida seguitare</l>
<l>e Radamanto, appresso il qual venia</l>
<l>Evandro re, poté ciascun mirare;</l>
<l>Anchelado e Ameto vi si vede,</l>
<l>e dietro a tutti Ulisse e Diomede.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>121</head>
<l>E come già aveva fatto Arcita,</l>
<l>così e Palemon co' suoi si trasse</l>
<l>e del teatro tenne una partita,</l>
<l>solo aspettando che 'l segno sonasse;</l>
<l>ma guardando Teseo la gente ardita,</l>
<l>comandò che giammai non si trombasse,</l>
<l>se nol dicesse, lor fiso mirando,</l>
<l>ciascun per sé e tututti lodando.</l></lg>

<ab><emph>Stando il campo in pace, Arcita, vedendo Emilia, seco medesimo parla.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>122</head>
<l>Mentre così mansueta la cosa</l>
<l>si stava attesa dalli circustanti,</l>
<l>Arcita sotto l'elmo l'amorosa</l>
<l>vista levò, e quasi a sé davanti</l>
<l>vide colei che a tanto perigliosa</l>
<l>battaglia gli metteva tutti quanti;</l>
<l>e, sotto l'elmo sospirando molto,</l>
<l>così parlava con levato volto:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>123</head>
<l>«Ahi, bella donna, più degna di Giove</l>
<l>che d'uom terren, se moglie non avesse,</l>
<l>e degno guiderdon di maggior prove</l>
<l>che qualunque Ercul al mondo facesse,</l>
<l>o qual pur fu più forte iddio là dove</l>
<l>bisogno fu la rabbia s'abbattesse</l>
<l>de' perfidi giganti, ch'agognaro</l>
<l>il ciel donde venisti, o lume chiaro;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>124</head>
<l>tu se' bellezza ineffabile tale,</l>
<l>che 'l mondo mai non vide simigliante,</l>
<l>né credo che il ciel n'abbia altra equale</l>
<l>a te, che vinci Titan luminante</l>
<l>di lungo andar di splendor naturale</l>
<l>e con lui insieme l'altre luci sante;</l>
<l>se' di virtù fontana e d'onestate</l>
<l>di leggiadria esemplo e d'umiltate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>125</head>
<l>Non isdegnare adunque il mio amore,</l>
<l>ch'a combatter per te fiero m'induce;</l>
<l>ma con preghiere lo sommo Fattore,</l>
<l>che creò te e ciascuna altra luce,</l>
<l>tenta per me e per lo mio onore;</l>
<l>il fin del qual più là non si conduce,</l>
<l>che per premio poterti possedere</l>
<l>e me per tuo in etterno tenere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>126</head>
<l>E' non saprebbe, posto che volesse,</l>
<l>tornare indietro, bella donna e cara,</l>
<l>cosa che la tua bocca li chiedesse;</l>
<l>dunque non m'esser de' tuoi prieghi avara,</l>
<l>alli qua' domandar, se io potesse,</l>
<l>sanza fallo verria; ma tu che rara</l>
<l>savia tra l'altre se', conoscer puoi</l>
<l>ciò ch'i' domando, tacend'io, se vuoi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>127</head>
<l>E ciò che è con prieghi domandato,</l>
<l>donna, non è soverchio da gradire,</l>
<l>però che par venduto e non donato;</l>
<l>adunque, poi che sai il mio disire,</l>
<l>che di te fui pria ch'altro innamorato,</l>
<l>sanza aprirtel, provedi al mio languire</l>
<l>e fammi lieto di sì fatto dono,</l>
<l>ché vaglio sol perciò che di te sono».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>128</head>
<l>In cotai prieghi tacito si stava</l>
<l>Arcita, e gli occhi non partia da quella;</l>
<l>e Palemon, ch'ancora la mirava,</l>
<l>quasi con questa medesma favella</l>
<l>tacito sotto l'elmo ragionava,</l>
<l>quasi dea fosse quella damigella;</l>
<l>e così stando fuor di sé ciascuno,</l>
<l>de' suon della battaglia sonò l'uno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>129</head>
<l>E quale è que' che dal sonno disciolto</l>
<l>si leva su di subito stordito</l>
<l>e qua e là va rivolgendo il volto</l>
<l>per conoscer che è quel c'ha sentito,</l>
<l>così ciascun di loro, in sé raccolto,</l>
<l>del pensier fuori si fu risentito,</l>
<l>e del combatter ritornò il furore</l>
<l>per lo già conosciuto trombatore.</l></lg>

<ab><emph>Teseo dichiara le condizioni pertinenti alla battaglia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>130</head>
<l>Levossi allor Teseo, e con la mano</l>
<l>silenzio pose al molto mormorare</l>
<l>che nel teatro i popoli faciano,</l>
<l>e sanza troppo lungo dimorare</l>
<l>del loco dove stava scese al piano,</l>
<l>largo alle genti faccendosi fare,</l>
<l>e qui alquanto stette fermo in piede;</l>
<l>seco pensando giudica e provede.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>131</head>
<l>Esso li fece avanti sé venire,</l>
<l>ciascun con parte delli suoi armati,</l>
<l>e lor le condizion fé referire</l>
<l>a le quai s'eran davanti obligati;</l>
<l>e poi v'agiunse, cominciando a dire:</l>
<l>— Signor, que' che di voi saran pigliati,</l>
<l>l'arme per mio comando lasceranno,</l>
<l>e staranno a veder se e' vorranno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>132</head>
<l>E qual, forse per caso fortunoso</l>
<l>o per altra cagion, di fuori uscisse</l>
<l>del teatro, da ora non sia oso</l>
<l>che più nella battaglia rivenisse;</l>
<l>della qual chi sarà vittorioso</l>
<l>avrà la donna, e l'altro ciò che disse</l>
<l>la mia prima sentenza. Adunque andate</l>
<l>e valorosamente vi portate. -</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita parlando confortò i suoi.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>133</head>
<l>Poi questo detto, il secondo sonare</l>
<l>fece Teseo sanza tardar niente;</l>
<l>laonde Arcita cominciò a parlare</l>
<l>in cotal guisa, volto alla sua gente:</l>
<l>— Signor, che sete in così dubbio affare</l>
<l>per me venuti com'è il presente,</l>
<l>poco conforto di parole a voi</l>
<l>credo ch'abbiate bisogno da noi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>134</head>
<l>Ma tuttavia, per una antica usanza</l>
<l>servar, m'ascolterete, se vi piace:</l>
<l>in voi è ferma la mia speranza,</l>
<l>in voi la vita e la mia morte giace,</l>
<l>in voi la pena e la mia dilettanza,</l>
<l>in voi è la mia guerra e la mia pace,</l>
<l>in voi sta e nel vostro potere</l>
<l>quanto di bene o male io posso avere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>135</head>
<l>Dunque, per Dio, la vostra virtute</l>
<l>oggi si mostri davanti a Teseo,</l>
<l>acciò ch'io prenda di quella salute</l>
<l>che è il fin che qui venir vi feo;</l>
<l>non risparmiate le vostre ferute,</l>
<l>né la morte, al bisogno, per Penteo,</l>
<l>il qual da morte a vita recherete</l>
<l>e per vostro in etterno il comperrete.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>136</head>
<l>Poi potete veder ch'i' ho ragione</l>
<l>di tal battaglia; onde avremo il favore</l>
<l>del forte Marte en la nostra quistione,</l>
<l>e 'l cor mi dice io sarò vincitore,</l>
<l>però ch'io volli già con Palemone</l>
<l>participare amando questo amore</l>
<l>con pace, e e' non volle; ond'io son certo</l>
<l>che dall'iddii n'avrà debito merto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>137</head>
<l>E se non m'ingannaron le calde are</l>
<l>del nostro grande iddio armipotente,</l>
<l>ier, quando a lui andai sacrificare,</l>
<l>sanza dubbio niun sarò vincente;</l>
<l>ma se 'l contrario ne dovesse fare</l>
<l>per ira concreata iustamente,</l>
<l>sopra la testa mia priego che caggia,</l>
<l>anzi ch'alcun di voi nessun mal n'aggia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>138</head>
<l>Ma io non sento averla meritata,</l>
<l>sì che pur ben mi promette speranza</l>
<l>insieme con vittoria, ch'acquistata</l>
<l>mi fia non già per mia poca possanza,</l>
<l>ma per la vostra grande e onorata</l>
<l>fama, che 'n ciò mi dà ferma fidanza;</l>
<l>e dello affanno me per vostro avrete,</l>
<l>se ben pugnando per forza vincete.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>139</head>
<l>E ben ch'i' non sia premio a tanto affanno,</l>
<l>né per me vi movesse amor né fede</l>
<l>a sostenere il già offerto danno,</l>
<l>ricordivi di cui voi sete erede</l>
<l>e qual sia il nome che' vostri primi hanno,</l>
<l>se alla prisca fama nessun crede,</l>
<l>e chi voi sete ancora vi pensate:</l>
<l>poi com vi piace, così operate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>140</head>
<l>Hanno l'iddii in mezzo a questo prato</l>
<l>posto della vertù per premio onore,</l>
<l>se più v'agrada ch'io ne sia levato</l>
<l>ch'ancor vi son legato da amore;</l>
<l>e ben sappiate, e' non fia repugnato</l>
<l>da gente vile e sanza alcun valore,</l>
<l>ma ben da tali chenti noi qui siamo,</l>
<l>o miglior forse convien che l'abbiamo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>141</head>
<l>Li qua' se voi vincete, maggior gloria</l>
<l>ne fia che non saria di gente vile;</l>
<l>ella sarà di lor doppia vittoria</l>
<l>quella che d'essi avrem, non gente umile;</l>
<l>e la crescente fama con memoria</l>
<l>etterna a' successor con dritto stile</l>
<l>ci renderà, e sarenne lodati</l>
<l>da tai ch'ancor non sono ingenerati.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>142</head>
<l>Dunque di voi vi ricordi, per Dio!</l>
<l>E se ne fu niun mai inamorato,</l>
<l>dimostri qui chente avesse il disio;</l>
<l>voi non avete con duplificato</l>
<l>popolo a ricercar di Marte il fio,</l>
<l>anzi è, come sapete, appareggiato</l>
<l>di numero con voi, e voi il sapete,</l>
<l>e tutti a voi davanti li vedete.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>143</head>
<l>Pensate ancora quanti riguardanti</l>
<l>e che persone sono in questo loco;</l>
<l>voi li vedete tutti a voi davanti,</l>
<l>però, come volete, o molto o poco</l>
<l>adoperate omai, ché cotai vanti</l>
<l>avrà la fiamma chente fia il foco;</l>
<l>priegovi pur quant'io posso di bene,</l>
<l>però che male a voi non si convene. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>144</head>
<l>Egli era tale a veder nello aspetto</l>
<l>quando parlava, qual nel cielo avverso</l>
<l>è da mane o da sera nuvoletto</l>
<l>al sol: con parlare alto, assai diverso</l>
<l>dal suo usato, e 'n su le strieve eretto,</l>
<l>con l'una man reggea 'l caval perverso,</l>
<l>ch'anitrendo era sanza alcuna posa,</l>
<l>l'altra la spada nel foder ascosa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>145</head>
<l>Elli avea detto; e Palemone ancora</l>
<l>con alte voci li suoi invitava</l>
<l>a grandi onori, e a ben far l'incora</l>
<l>quanto poteva, e molto glien pregava:</l>
<l>laonde l'una parte e l'altra allora</l>
<l>sì per lo dir de' due incoraggiava,</l>
<l>ch'appena suon volevano aspettare,</l>
<l>tanto disio avean d'avanti andare.</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il settimo libro del Teseida.</emph></trailer></div1>

<div1 type="canto"><head>LIBRO OTTAVO</head>
<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene l'argomento particulare del libro ottavo.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto"><lg type="quartina">
<l>L'ottavo libro il fiero incominciare</l>
<l>ne mostra dello stormo primamente,</l>
<l>e il crudele e aspro adoperare</l>
<l>che fé ciascun de' prencipi possente;</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>di Teseo e de' presi il riguardare</l>
<l>con laude di ciascun combattente</l>
<l>seguita poi, e quindi il favellare</l>
<l>d'Emilia seco tacito e dolente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poi finge Marte, in Teseo transformato,</l>
<l>in Arcita raccendere il furore,</l>
<l>che per riposo in parte era tirato;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>poi come Palemon con gran dolore</l>
<l>dal gran caval di Cromis fu pigliato,</l>
<l>e quindi Arcita mostra vincitore.</l></lg></lg>

<lg type="ottava">
<argument><p><emph>Incomincia il libro ottavo del Teseida. E prima invoca, cominciando poi la battaglia.</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>Taceva tutto il teatro aspettando</l>
<l>il terzo cenno del sonar tireno,</l>
<l>in qua in là in giù in su mirando,</l>
<l>e or dell'uno or dell'altro diceno</l>
<l>ciò che nel cor ne givano stimando,</l>
<l>e qua' con questi e qua' con que' teneno;</l>
<l>e mentre stavano attenti a costoro,</l>
<l>subito udissi il terzo suon fra loro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>Ora la Musa a cui più di me cale</l>
<l>per me versi componga, or per me canti,</l>
<l>e noto faccia il gioco marziale</l>
<l>fieramente operato da' due amanti,</l>
<l>con compagnia ciascun di schiera equale</l>
<l>di cavalier valorosi e atanti;</l>
<l>ch'io per me non varria a far sentire</l>
<l>il duro scontro e l'amaro seguire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>Se il romore del gonfiato mare</l>
<l>da fieri venti e forti stimolato</l>
<l>e quanto mai ne fero nel pigliare</l>
<l>porto li marinar fosse adunato</l>
<l>o quello insieme che si dovea fare</l>
<l>quando a Pompeo Cesar assembrato</l>
<l>si fu in Tesaglia; non fora ad assai</l>
<l>quanto fu quel, che non si udì più mai;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>né saria stato, s'agiunto vi fosse</l>
<l>quel che Lipari fé, o Mongibello,</l>
<l>o Strongolo, o Vulcan quando più cosse,</l>
<l>o quando Giove, più crucciato, il fello</l>
<l>Tifeo di spavento più percosse,</l>
<l>tonando forte omai chente fu quello</l>
<l>pensil ciascun che ha fior d'intelletto;</l>
<l>forse che 'l sentirà qual io ho detto,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>d'arme, di corni, nacchere e trombette,</l>
<l>di voci messe da' popoli strani,</l>
<l>il qual dicon che 'n Corinto s'udette,</l>
<l>tanto nel ciel si dilatar sovrani:</l>
<l>ciascuno uccello di volar ristette,</l>
<l>e temer tutti gli animai silvani;</l>
<l>e qualunque era quivi non venuto</l>
<l>pensò parte del ciel fosse caduto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>E qual là, dove Appennin da Peloro</l>
<l>tronchi si truovan, per li venti avversi</l>
<l>gli alti marosi per forza tra loro</l>
<l>romponsi e bianchi ritornan di persi,</l>
<l>giunsersi sì le schiere di costoro</l>
<l>con corsi più veloci e più perversi,</l>
<l>che d'alto monte, per subita piova,</l>
<l>rabbioso il rivo il pian letto ritrova.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>Così adunque le schiere animose</l>
<l>li gran destrieri urtaron con li sproni;</l>
<l>sanz'aver lance, co' petti, focose</l>
<l>insieme si ferir de' buon roncioni.</l>
<l>La polver alta tutti li nascose</l>
<l>in un nuvol di sé; e degli arcioni</l>
<l>usciron molti allor, che non montaro</l>
<l>più a caval, né quindi si levaro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>E' si sostenner, né poter passare</l>
<l>oltre fra lor, ma ricularsi indietro</l>
<l>per le percosse equal, sì come fare</l>
<l>suol raggio in acqua percosso o in vetro,</l>
<l>che riflettendo i raggi fa tornare</l>
<l>subitamente per lo cammin tetro;</l>
<l>e vigorosi spronar li destrieri,</l>
<l>in sé tornando gli arditi guerrieri.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>Né credo, quando più la fucina arse</l>
<l>di Vulcan nera ne' regni sicani,</l>
<l>o quando maggior fummo fuori sparse,</l>
<l>tale il facesse qual salivan vani</l>
<l>vapori al cielo, i quai delle riarse</l>
<l>terre nascean dalli cavalli strani</l>
<l>premute, e dagli anari e da' sudori</l>
<l>mossi e dagli spumanti corridori.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Nullo dintorno alcun di lor vedea,</l>
<l>se non come per nebbia ne' turbati</l>
<l>tempi si vede, e l'un non conoscea</l>
<l>l'altro di loro, e gran colpi donati</l>
<l>erano in danno, che ciascun credea</l>
<l>dare a color cui aveno scontrati;</l>
<l>per che Arcita — Pegaso! — a gridare</l>
<l>cominciò forte e' suoi a confortare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>Ma Palemon solo — Asopo! — gridava,</l>
<l>e con tal voce a sé i suoi raccolse</l>
<l>e di bene operar li confortava;</l>
<l>poi ver gli avversi la testa rivolse</l>
<l>del suo cavallo, e la spada vibrava;</l>
<l>inver di cui il buono Arcita si volse,</l>
<l>avendo lui appena conosciuto</l>
<l>per lo gran polverio che v'era suto;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>e con li sproni urtato il gran destriere,</l>
<l>li corse adosso con la spada in mano;</l>
<l>e que' ver lui come pro' cavaliere</l>
<l>corse feroce e certo non invano;</l>
<l>ma tal de' petti, in mezzo delle schiere,</l>
<l>si riferiro e de' corpi, ch'al piano</l>
<l>insieme co' cavai che rincularo</l>
<l>amendun cadder sanza alcun riparo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>Cremiso quivi, in Elicona nato,</l>
<l>e Parmenon, che l'onde d'Ismeneo</l>
<l>tutte sapeva, e con lor Polimato,</l>
<l>questo vedendo, incontro di Fegeo</l>
<l>d'Antedon sceser, ch'era dismontato,</l>
<l>e con lui il teumesio Alfesibeo,</l>
<l>per lo lor Palemon volere atare</l>
<l>e, se potesser, Arcita pigliare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>E cominciar fra loro aspra battaglia</l>
<l>così a piè con le spade impugnate,</l>
<l>e ciaschedun per lo suo si travaglia,</l>
<l>dando alla parte avversa gran collate,</l>
<l>sforzandosi per vincer la puntaglia;</l>
<l>e ben mostravan lor gran probitate</l>
<l>in mantenersi per ispazio molto,</l>
<l>sanza mai volger, l'uno a l'altro volto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Quivi rimase per misera sorte</l>
<l>Artifilo Itoneo, il qual ferio</l>
<l>d'una bipenne il buon Cremiso a morte;</l>
<l>e mentre lui lo suo fratel pio</l>
<l>volea levar, li sopragiunse il forte</l>
<l>Eleno, e orgoglioso il perseguio</l>
<l>e lui uccise ancor similemente</l>
<l>allato al frate dolorosamente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>E 'nnanzi si potesser riavere</l>
<l>ciascun da' suoi, vi fur colpi assai dati,</l>
<l>però che l'uno l'altro ritenere</l>
<l>voleva; e dopo molto in ciò provati</l>
<l>e a ciascuno mancato il potere,</l>
<l>amenduni a caval fur rimontati,</l>
<l>mercé de' lor che gli aiutaron bene,</l>
<l>oprando ciò ch'a tal cosa convene.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>La pressa grande e lo spesso ferire</l>
<l>tolse di sé a questi due la vista;</l>
<l>e cominciaron per lo campo a gire,</l>
<l>dipartendo ove più la gente mista</l>
<l>si combatteva, ciascun con disire;</l>
<l>e andar sen potea l'anima trista</l>
<l>all'infernali iddii di cui giugnea</l>
<l>Arcita: in saldo ta' colpi traea!</l></lg>

<ab><emph>Come gli altri baron tutti s'afrontarono.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Il gran Minòs il fiero Agamenone</l>
<l>presto nell'arme gì a riscontrare,</l>
<l>e 'l buon Nestor iscontrò Almeone,</l>
<l>e Ida Peritoo nell'afrontare,</l>
<l>e Evandro s'urtò con Sarpedone;</l>
<l>ma Radamanto venne ad ovviare</l>
<l>il fiero Niso, e appetto a Castore</l>
<l>Anchelado s'oppose con valore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>E contro Alimedon Pelleo sen venne,</l>
<l>e Menelao si fé incontro ad Ameto;</l>
<l>né il buon Ligurgo di correr si tenne</l>
<l>inver d'Ulisse, il qual non mansueto</l>
<l>andò ver lui; ma Diomede attenne</l>
<l>al buon Polluce, d'ira assai repleto;</l>
<l>gli altri ciascun secondo che poteo</l>
<l>nella battaglia più innanzi si feo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Chi passò innanzi e chi rimase appresso</l>
<l>de' prencipi primai nella scontrata;</l>
<l>ciascun feriva e era ferito esso,</l>
<l>la battaglia tenendo lunga fiata;</l>
<l>ma per lo in qua e 'n là ferire spesso,</l>
<l>tosto fu tutta in sé rimescolata;</l>
<l>né ordine servossi, anzi correa</l>
<l>ciascun colà dove me' far credea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>E' si scontrò Arcita in Almeone</l>
<l>e battaglia aspra insieme incominciaro;</l>
<l>né di lor nullo pareva garzone,</l>
<l>anzi vendea ciascun suo colpo caro;</l>
<l>e d'altra parte il fiero Palemone</l>
<l>e 'l nobile Polluce si scontraro;</l>
<l>quivi Polluce mostrò aspramente</l>
<l>ch'elli era del ciel degno veramente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>El feria Palemon con tal valore,</l>
<l>che quasi a forza ritenuto l'ebbe;</l>
<l>se non che Ulisse, buon combattitore,</l>
<l>lasciò Ligurgo, sì di ciò l'increbbe,</l>
<l>e lui riscosse; ma Pollùs di core,</l>
<l>tal contra Ulisse mal voler li crebbe,</l>
<l>col buon Nestore insieme accompagnato</l>
<l>a forza fuor de' suoi l'hanno tirato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>Lì Laertin maravigliosa prova</l>
<l>mostrò di sé con Filacide insieme</l>
<l>in riscuotere Ulisse, ma non giova;</l>
<l>ciascun, quantunque pò, sopra lor preme,</l>
<l>e certo egli era a veder cosa nova</l>
<l>ciò che Liarco faceva e Crusteme</l>
<l>per lui raver; ma Acarnan pisano</l>
<l>li facea fatigar del tutto invano.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Col quale insieme era 'l buono Agilleo,</l>
<l>dell'ardir del fratel tutto focoso;</l>
<l>e 'l buon Toàs col suo frate Euneo,</l>
<l>ciascun nell'arme forte e poderoso;</l>
<l>de' quali ognun tanto per forza feo,</l>
<l>che 'ndietro si tornò ciascuno iroso</l>
<l>di que' d'Ulisse; e essi della spessa</l>
<l>turba lui trasser con non poca pressa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>Quivi, tratteli l'arme, a riguardare</l>
<l>che fesser gli altri il mandaro a sedere.</l>
<l>Fé dunque il dì assai di sé parlare</l>
<l>Polluce, e fece assai chiaro sapere</l>
<l>che sed e' non l'avesse fatto andare</l>
<l>Giove sì tosto il cielo a possedere,</l>
<l>che elli avrebbe per Elena a Troia</l>
<l>al grande Ettor donata molta noia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Ma qual la leonessa negli ircani</l>
<l>boschi, per li figliuo' che nel covile</l>
<l>non trova, sé con movimenti insani</l>
<l>messa in oblio, la sua ira gentile</l>
<l>mugghiando corre e per monti e per piani,</l>
<l>né mai la fa se non affanno umile;</l>
<l>cotal correndo Diomede andava,</l>
<l>veggendo Ulisse preso che si stava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Niuno aveva resistenza a lui;</l>
<l>e' ferì Eris e ferì Sicceo</l>
<l>e Alcion sicionio, e con lui</l>
<l>molto aspramente l'epidaurio Agreo,</l>
<l>né nulla aveva paura d'altrui;</l>
<l>e 'n quello andare il buon Iolao Ianteo</l>
<l>preso, da Niso e da Almeone</l>
<l>atati, lui ritenner per prigione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>Poi ritornati valorosamente</l>
<l>alla battaglia, Cefalo scontraro</l>
<l>e lui ferir; ma valorosamente</l>
<l>Cefalo fé a tal corsa riparo;</l>
<l>ma sua prodezza non valse niente:</l>
<l>Alcidamàs e lui insieme pigliaro,</l>
<l>e dello stormo li mandaron fuori,</l>
<l>sicché non fur più il dì feritori.</l></lg>

<ab><emph>Come Diomede fu preso.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Agamenone di parte lontana</l>
<l>questo vedeva, tuttor combattendo;</l>
<l>per che, chiamata sua gente spartana,</l>
<l>in quella parte se ne gì correndo,</l>
<l>e gridò forte: — O Diomede, appiana;</l>
<l>troppo ci vai di dammaggio faccendo! -</l>
<l>E questo detto, in sul capo il ferio,</l>
<l>ond'elli a terra tramortito gio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>Prender lo volle allora Eliodoro</l>
<l>e 'l buon Mefiso, e eran dismontati;</l>
<l>ma ben vi fu chi contradisse loro,</l>
<l>Arbato e Cidoneo quivi arrivati,</l>
<l>li quali a piè s'opposero a costoro,</l>
<l>e tra lor fur di gran colpi donati;</l>
<l>e Diomede, tutto sanguinoso,</l>
<l>fu tratto dello stormo per riposo.</l></lg>

<ab><emph>Come Minòs fu preso.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>Avea Niso ferito il buon Castore</l>
<l>e quasi già che stancato l'avea,</l>
<l>ove Agilleo ancor con gran valore</l>
<l>mostrava ben tutto ciò che valea;</l>
<l>allor Minòs con furia e con furore,</l>
<l>che assai vicino a sé questo vedea,</l>
<l>vi corse e gli assaliti riscotendo</l>
<l>giva, aspramente in qua e 'n là ferendo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>A questo venne correndo Pelleo,</l>
<l>mostrando sé degno padre d'Accille,</l>
<l>e in mezza la pressa far si feo</l>
<l>vie più di luogo assai, che se con mille</l>
<l>vi fosse giunto, e il figliuol di Perseo</l>
<l>con lui insieme; e parea che faville</l>
<l>gittasser d'ogni parte, sì ferventi</l>
<l>quivi pervenner con tutte lor genti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>E 'ncontro al gran Minòs Pelleo si mise</l>
<l>con un bastone di ferro impugnato,</l>
<l>né mai alcun per colpir li divise,</l>
<l>sì parea ciascheduno inanimato;</l>
<l>e tanto il buon Pelleo s'inframise,</l>
<l>ferendo forte e sostenendo armato,</l>
<l>che mal suo grado ebber Minòs prigione:</l>
<l>egli, e co' suoi, lo buon Mirmodone.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>Al qual riscuoter Ditteo operava</l>
<l>con quella forza che potea maggiore,</l>
<l>e 'l ciprian Rifeo forte l'atava,</l>
<l>e 'l simile faceva il buon Mintore,</l>
<l>alli quali Astragon alto gridava:</l>
<l>— Deh, riscotiamo il nostro car signore. -</l>
<l>E Piro e Cenis e Tricon sagace,</l>
<l>ciaschedun sopra ciò quanto pò face.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>Ma Telamone incontro resistenza</l>
<l>aspra facea con Foco suo fratello,</l>
<l>e Fenice con loro, a tale intenza;</l>
<l>Tarso, Cidone, Parmeso e 'l gemello</l>
<l>Arion con Acon la lor potenza</l>
<l>dimostravan nell'armi a tal zimbello;</l>
<l>tra' quali aspra battaglia e angosciosa</l>
<l>fu certo e grande e per tai dolorosa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>Quivi Rifeo fu da Talamone</l>
<l>ucciso, il qual gli avea morto davanti</l>
<l>miseramente il dolente Arione,</l>
<l>il qual parole, sangue e tristi pianti</l>
<l>ad una ora nel sen del suo Acone,</l>
<l>alla morte vicin, tra tutti quanti,</l>
<l>gittava; e quivi l'anima rendeo,</l>
<l>perché cacciata star più non poteo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>Ma al da sezzo dopo molti danni,</l>
<l>dopo gran colpi e morti dolorose,</l>
<l>dopo molti sudori e molti affanni,</l>
<l>menar sì Foco e Telamon le cose,</l>
<l>che gli uomini Gnosiachi, e gl'inganni</l>
<l>loro e le forze e l'opre mervigliose</l>
<l>quasi per vinte, indietro rincularo</l>
<l>e lì preso Minòs pur vi lasciaro.</l></lg>

<ab><emph>Come Evandro e Sicceo furono tratti della battaglia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Quando l'arcado Evandro di lontano</l>
<l>di tal campion si vide rimanere</l>
<l>sol, quasi l'ira il fé tornare insano,</l>
<l>e sanza più di sua vita temere,</l>
<l>la bella spada recatasi in mano,</l>
<l>inver di Sicceo corse e con potere</l>
<l>sommo li fece da presso sentire</l>
<l>come sapeva di spada ferire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>Ben si difese il giovinetto accorto</l>
<l>e ben l'ataro i suoi arditamente,</l>
<l>tal che 'l narizio Leles vi fu morto,</l>
<l>e abbattuta d'una e d'altra gente;</l>
<l>ma alla fine Evandro bene scorto,</l>
<l>abbracciato Sicceo fortemente,</l>
<l>giù del cavallo il voleva tirare,</l>
<l>né il potean colpi da lui separare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>Tenevasi Sicceo e abbracciato</l>
<l>aveva lui, e 'n qua e 'n là correndo</l>
<l>givan, ciascun dal suo destrier menato;</l>
<l>ultimamente ciascun, pur tenendo,</l>
<l>fu dal cavallo in tal modo portato,</l>
<l>ched e' votaron gli arcioni, e cadendo</l>
<l>sì magagnaron di maniera tale,</l>
<l>che più non fero il dì né ben né male.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Dintorno a loro era la pressa molta,</l>
<l>chi per pigliare e chi per ritenere;</l>
<l>e sì di genti e d'armi v'era folta,</l>
<l>che fu più volte loro in dispiacere;</l>
<l>e ciascun si sprovò più ch'una volta</l>
<l>di levar su, ma non v'era il potere;</l>
<l>laonde il meglio che essi poteno</l>
<l>dalli menati colpi si coprieno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Era lì Sipil di Menalo monte,</l>
<l>e 'l forte Menfìs, nato in Cinosura,</l>
<l>e d'Azan v'era il crudo Ginodonte,</l>
<l>e di Partenio con vista sicura</l>
<l>v'era Bricol, e con ardita fronte</l>
<l>Croton vi stava, che giammai paura</l>
<l>non si crede ch'avesse, e il nifeo</l>
<l>Nirilo e anche Trofilo tegeo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>Questi volean Sicceo del tutto preso,</l>
<l>e in ciò si sforzavan; ma e' v'era</l>
<l>ben gente dalla quale e' fu difeso;</l>
<l>quivi Plesippo e Tosea con fiera</l>
<l>vista si videro, e Acasto acceso</l>
<l>di mal talento, il quale in tal maniera</l>
<l>Croton, tegnente allor Sicceo, ferio,</l>
<l>che morto a' piè tramazzato li gio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>E con lor fu Linceo e Eurizio</l>
<l>e 'l buon Fenice, figliuol d'Amintore,</l>
<l>e Etion e Pelopeo Narizio,</l>
<l>ciaschedun uom di non piccol valore,</l>
<l>e ancora con loro era Caspizio;</l>
<l>li qua', ben ch'essi avesser le loro ore</l>
<l>più messe in caccie che nell'arme armati,</l>
<l>fer d'arme sì, che ne furo onorati.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>E 'l buon Sicceo, lor compagno caro,</l>
<l>malgrado di Menfìs, soavemente</l>
<l>fuor della calca fra' suoi il menaro</l>
<l>e in riposo quivi pianamente,</l>
<l>con li suoi disarmati, lui lasciaro,</l>
<l>e allo stormo tornar fieramente;</l>
<l>e quei d'Evandro fero il simigliante;</l>
<l>poi al ferir seguiron Radamante.</l></lg>

<ab><emph>Come Pelleo fu trasportato dal cavallo fuor del teatro.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>Non si ritenne per questo Pelleo,</l>
<l>ma, tra gli Arcadi fieramente messo,</l>
<l>quasi che 'ndietro rivoltar li feo</l>
<l>sanza signore, e furvi assai appresso;</l>
<l>al quale Alimedon quanto poteo</l>
<l>si fece incontro, e altri assai dop'esso,</l>
<l>e sì d'una bipenne in capo il fiere,</l>
<l>ch'appena si ritenne in sul destriere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>Il quale il ne portò tutto stordito</l>
<l>del teatro di fuor, forte correndo,</l>
<l>dove da Tarso e da Cidon seguito</l>
<l>fu, che 'l ritenner, che giva dormendo;</l>
<l>ma nol ritenner pria che risentito</l>
<l>si fu il re, e a caval credendo</l>
<l>esser ancora, voleva tornare</l>
<l>il colpo ricevuto a vendicare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>Ma nulla fu, poi si trovò smontato</l>
<l>e al ritondo teatro di fore;</l>
<l>per che conobbe ch'elli era privato</l>
<l>di combattere il dì; onde dolore</l>
<l>intollerabile ebbe e non provato</l>
<l>da altrui mai; onde con tristo core,</l>
<l>co' suoi ch'eran con lui, al suo ostello</l>
<l>se n'andò disdegnoso e tutto fello.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>E quale, degli armenti ancor bramoso,</l>
<l>sol pien di sangue rimane il leone,</l>
<l>cotal Pelleo, tutto sanguinoso,</l>
<l>sanza trovar né bestie né persone</l>
<l>de' già feriti, sen gia polveroso,</l>
<l>rodendo sé in sé, tutto fellone,</l>
<l>perché non s'era ritornar potuto</l>
<l>com'elli avrebbe volentier voluto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>E Telamon, che nel vide portare,</l>
<l>l'aveva richiamato più fiate,</l>
<l>credendol far, gridando, ritornare,</l>
<l>ma non eran le sue voci ascoltate</l>
<l>da lui che non sapea dove s'andare,</l>
<l>sì le sue posse s'eran dileguate</l>
<l>pel ricevuto colpo, duro e forte,</l>
<l>ch'ad altro avria forse data la morte.</l></lg>

<ab><emph>Della battaglia che fu tra Ameto e Arcita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Ameto, sovra Foloèn ardito,</l>
<l>del buon Sicceo seguitò la schiera:</l>
<l>con un baston d'acciaio, chiaro e forbito,</l>
<l>si fé conoscer qual nell'armi egli era;</l>
<l>e 'l buono Appollo ben l'aveva udito,</l>
<l>quando li porse l'umile preghiera;</l>
<l>per che fra tutti aspramente correndo,</l>
<l>si fé far luogo col baston ferendo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>Esso ferio d'Amintor Fenice</l>
<l>e l'abbatté, e l'ardito Linceo,</l>
<l>e dopo loro Eurizio infelice,</l>
<l>e dop'essi il dolente Pelopeo;</l>
<l>e se ciò che l'antica fama dice</l>
<l>è ver, di Testio ferì il buon Toseo;</l>
<l>e tai cose facea, che ammirazione</l>
<l>a chi 'l vedeva dava con ragione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>E 'n poca d'ora tanto fatto avea,</l>
<l>che quasi in volta parte n'avea messi;</l>
<l>di che Arcita molto si dolea,</l>
<l>e quasi che sconfitto allor vedessi;</l>
<l>ma nol sofferse, anzi ver là correa,</l>
<l>aspreggiando 'l caval con sproni spessi,</l>
<l>e fier si mise ad Ameto davanti,</l>
<l>che giva i suoi cacciando tutti quanti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Quivi si cominciò l'aspra battaglia,</l>
<l>e' ferri eran mezzan della tencione.</l>
<l>Ameto con li suoi buon di Tesaglia</l>
<l>facevan forte e buona difensione;</l>
<l>né miga dimostravan che lor caglia</l>
<l>di rivedere o paese o magione,</l>
<l>anzi mostravan lor le morti care</l>
<l>pria che volessero indietro tornare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>Né già Arcita dalli suoi Dircei</l>
<l>era peggio d'Ameto seguitato;</l>
<l>onde di parte in parte fra' Lernei</l>
<l>era di molto male adoperato:</l>
<l>quelli il sapevan che gridando omei</l>
<l>cadevan sanguinosi d'ogni lato;</l>
<l>e lungo e aspro tra loro il ferire</l>
<l>fu più assai che io non potrei dire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Quivi era Aschiro, al gran Chiron nepote,</l>
<l>che poi nudrì Acchille piccioletto,</l>
<l>al qual quantunque dii nell'alte rote</l>
<l>con Giove regnano erano in dispetto;</l>
<l>costui con furia qualunque percote,</l>
<l>del viver più non gli ha luogo rispetto.</l>
<l>E del monte Ossa Fillaro crudele</l>
<l>era con lui, e di Pindar Linfele.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>A lo scontro de' qua' Cremiso venne,</l>
<l>e vennevi Anfion, sopra Permesso</l>
<l>nato, e ciascun per forza li ritenne;</l>
<l>e 'l parnasio Cirreo v'era, e con esso</l>
<l>Decalione, quanto si convenne</l>
<l>armato; e sì in quel bisogno espresso</l>
<l>adoperar, che la foga di quelli</l>
<l>ristette, e furo offesi alquanti d'elli.</l></lg>

<ab><emph>Come Ida pisano fu preso.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Ma mentre in tal contasto si sudava,</l>
<l>Ida, leggier più ch'altro, destramente</l>
<l>del suo destriere in terra dismontava,</l>
<l>e di dietro ad Arcita prestamente,</l>
<l>sopra la groppa, armato si gittava,</l>
<l>credendo lui ritener fermamente;</l>
<l>e sì faceva el, ma e' fu corto</l>
<l>l'avviso, perché Arcita ne fu accorto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>El s'avisava d'Arcita pigliare</l>
<l>di dietro per le braccia molto stretto,</l>
<l>e il cavallo ad una ora spronare,</l>
<l>per portarnel tra' suoi; ma ciò effetto</l>
<l>non ebbe, ché Arcita, nel montare</l>
<l>di lui, l'un braccio alzò, e poi ristretto</l>
<l>con l'altra mano il freno, il buon destriere</l>
<l>rivolger fé inver delle sue schiere;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>sì ch'Ida dietro per iscudo gli era,</l>
<l>il qual lui forte abbracciato stringendo</l>
<l>volea tirar, con la sua forza fiera,</l>
<l>in terra del caval; ma non potendo</l>
<l>e lui veggendo già nella sua schiera,</l>
<l>per iscampo di sé volle, scendendo,</l>
<l>fuggir di lì e fra' suoi ritornare;</l>
<l>ma non poté, com'elli avvisò, fare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Però che l'un delli suoi spron prese</l>
<l>del destrier la coverta ventilante,</l>
<l>sicché col piè impacciato, quando scese,</l>
<l>rimase e gir non sen poteva avante,</l>
<l>ma in terra cadendo si distese,</l>
<l>onde addosso li furon tutte quante</l>
<l>le genti allor d'Arcita per pigliarlo;</l>
<l>ma' suoi si fero avanti per atarlo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Quivi era Archesto con altri Pisani,</l>
<l>li quali il preser per tirarlo a loro</l>
<l>e a caval riporlo; ma' Tebani</l>
<l>forte il tenean per lo busto fra loro;</l>
<l>onde co' ferri vennero alle mani,</l>
<l>sé percotendo agramente costoro;</l>
<l>altri il tiravan per lui riavere</l>
<l>e altri forte per lui ritenere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>E tal rissa era tra costor, qual vene</l>
<l>tra 'l gioviale uccello e il serpente</l>
<l>il quale i parvi nati di lei tene:</l>
<l>quella di riaverli con tagliente</l>
<l>becco ricerca, adiungendoli pene;</l>
<l>questi solo al fuggire sta intendente</l>
<l>con essi; onde la briga cresce ognora,</l>
<l>mentre il serpente li presi divora.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Così era tra questi, ma Eleno</l>
<l>gridò: — Signor, se voi nol ci lasciate,</l>
<l>tra noi e voi qui lo straziereno. -</l>
<l>Ma non eran le sue voci ascoltate;</l>
<l>ond'elli insieme col fiero Parmeno,</l>
<l>gravanti scuri nelle man recate,</l>
<l>feriro Archesto e Limaco sì forte,</l>
<l>che ad amendun sentir fecer la morte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Gli altri, per far di se stessi difesa,</l>
<l>lasciarono Ida quivi, e per vengiare</l>
<l>de' lor compagni la crudele offesa</l>
<l>cominciar colpi spietati a menare;</l>
<l>ma poco valse lor focosa impresa,</l>
<l>ché pure ad Ida ne convenne andare,</l>
<l>malgrado suo, per prigione a posarsi</l>
<l>là dove gli altri lì vedeva starsi.</l></lg>

<ab><emph>Della battaglia fatta da Ameto per abbattere la bandiera d'Arcita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Poscia che Ameto vide che scampato</l>
<l>quindi era Arcita maestrevolmente</l>
<l>e Ida per prigion n'era mandato,</l>
<l>turbato nello aspetto, fieramente</l>
<l>inverso Drias ha co' suoi spronato,</l>
<l>lo quale la bandiera fortemente</l>
<l>tenea nel campo; e giusto suo potere</l>
<l>s'ingegnò di volerla far cadere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Ma il giovane con anima sicura</l>
<l>non si mutò, ma stretto l'abracciava,</l>
<l>e sostenendo la battaglia dura</l>
<l>de' colpi che Ameto li donava,</l>
<l>a' suoi gridava con solerte cura</l>
<l>ch'atasser lui, e li rincoraggiava;</l>
<l>quivi Ligurgo con li suoi ardito</l>
<l>era a guardarla posto per perito.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>El tornò il suo caval verso d'Ameto,</l>
<l>e con lui fu il gran Pigmaleone;</l>
<l>né alcun lì si mostrò mansueto,</l>
<l>ma fiero più che mai alcun dragone;</l>
<l>e dieron colpi assai, che pien di fleto</l>
<l>furono a chi sentì tale offensione;</l>
<l>né si partì in brieve la mislea,</l>
<l>per ciò ch'Ameto pur fare intendea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>Quivi di spade e di baston ferrati</l>
<l>era sì grande la batosta e tale,</l>
<l>che molti ve ne furon magagnati,</l>
<l>né stata v'era nel campo cotale;</l>
<l>e' Pegasei quasi erano avanzati;</l>
<l>per che Anchelado, corso a questo male,</l>
<l>co' suoi raccolto, per costa ferio,</l>
<l>e quasi quindi ciascun si fuggio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>E' vi rimase Apintos nemeo,</l>
<l>e Faleron che agli aspri cinghiari</l>
<l>già nelli boschi molta guerra feo;</l>
<l>e tra li sparti sangui nelli amari</l>
<l>campi rimase il misero Neseo,</l>
<l>e altri ancora, non delli men cari;</l>
<l>ma non pertanto Ameto non posava,</l>
<l>ma il suo proposto di far s'ingegnava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>El ritornò ver Drias banderese,</l>
<l>e solo abbatter il segno volea:</l>
<l>questo con forze e con diverse offese</l>
<l>verso Ligurgo che gliel difendea,</l>
<l>cercava, di cui venne alle difese</l>
<l>Peritoo, tosto che questo vedea;</l>
<l>e iscontrossi con Alimedonte,</l>
<l>figliuolo stato d'Eurimedonte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>E' si feriron di tutta lor possa</l>
<l>sugli elmi con le spade, e ispezzaro</l>
<l>parte di quelli; ma qual si move Ossa</l>
<l>per picciol vento, cotal si mutaro</l>
<l>d'in su' destrier; ma quivi si ringrossa</l>
<l>l'ira; per che più volte si toccaro</l>
<l>e fer maravigliar chi li mirava,</l>
<l>tanto d'arme ciascuno adoperava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>Corsevi ancora Artofil mirmodone</l>
<l>contro ad Ameto, ma il buon cavallo</l>
<l>li mancò sotto, donde e' fu prigione</l>
<l>dagli altri messo fuor senza intervallo;</l>
<l>e gissene con esso Sarpedone,</l>
<l>il quale aveva quivi lungo stallo</l>
<l>fatto, abbattuto, e scalpitato spesso</l>
<l>da qualunque ivi gli era andato presso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>Questo vedendo Giapeto feroce,</l>
<l>che da l'alber fatale aveva tratta</l>
<l>possa durabil, pessima e atroce,</l>
<l>poscia che Egina fu tutta disfatta</l>
<l>e di formiche si rifé veloce,</l>
<l>come Eaco ebbe sua orazion fatta,</l>
<l>corse ferendo tanto furioso</l>
<l>quanto per piova è rivo ruvinoso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>E Dromone il seguì il qual solea</l>
<l>di Calidonio le grotte cercare,</l>
<l>e Cinfalio con lui e 'l buon Finea</l>
<l>e 'l fier Cresippo, credendosi fare</l>
<l>ciò che il lor poter non concedea,</l>
<l>ciò era il buono Artofil racquistare;</l>
<l>per che incontro a loro il larisseo</l>
<l>uscì, con molti armati, Dodoneo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>Aveva lungamente combattuto</l>
<l>Peritoo, e Ameto, e veramente</l>
<l>l'un di lor due saria stato tenuto,</l>
<l>se e' non fosse per la molta gente</l>
<l>che venne a dare a ciascheduno aiuto;</l>
<l>ma pure a Peritoo massimamente,</l>
<l>perch'era stanco, vie più bisognava</l>
<l>che ad Ameto ch'ancor fresco stava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>Lì venne il buon Leonzio Crimione</l>
<l>e l'epidaurio Doricon ancora,</l>
<l>e ciaschedun di ferro un buon bastone</l>
<l>portava, e ben ciascun per sé lavora;</l>
<l>e Amintor di Lelegia a ragione</l>
<l>di Peritoo l'affanno ristora,</l>
<l>e Fizio Filacido; e sì fero</l>
<l>ch'alcuna lena a Peritoo rendero.</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita valorosamente, dopo alcun riposo, combatté.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>Così per lungo spazio combattendo</l>
<l>givano alcuni, e altri per vigore</l>
<l>maggior pigliar si givan ritraendo;</l>
<l>tra' quali Arcita, asciugando il sudore</l>
<l>che sanguinoso gli gia trascorrendo</l>
<l>giù per lo viso, della calca fore</l>
<l>alquanto s'era tratto e riprendeva</l>
<l>un poco d'aer sì come poteva.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Ma mentre che prendeva tal riposo</l>
<l>così nell'arme, alquanto gli occhi alzati</l>
<l>gli venner là dove 'l viso amoroso</l>
<l>vide d'Emilia e' belli occhi infiammati</l>
<l>di luce tanto lieta, che gioioso</l>
<l>facean qualunque a cui eran voltati;</l>
<l>e tutto in sé tornò quale in prima era,</l>
<l>sì come fior per nova primavera.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>E quale Anteo, quando molto affannato</l>
<l>era da Ercul con cui combattea,</l>
<l>come a la terra, sua madre, accostato</l>
<l>s'era, tutte le forze riprendea,</l>
<l>cotale Arcita, molto faticato,</l>
<l>mirando Emilia forte si facea;</l>
<l>e vie più fiero tornò al ferire</l>
<l>che prima, sì lo spronò il disire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>El sì ferì tra la gente più folta,</l>
<l>e con la spada si facea far via;</l>
<l>e questo qua e quello in là rivolta,</l>
<l>costui abbatte e quello altro feria;</l>
<l>e combattendo dimostra la molta</l>
<l>prodezza che Amor nel cor li cria;</l>
<l>el non ne giva nullo risparmiando,</l>
<l>ma, come folgor, tutti spaventando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>Egli abbatté Aschiro e Piragmone</l>
<l>e dopo loro il ferrigno Cefeo</l>
<l>e l'etolo Cheron di Pleurone</l>
<l>e 'l gran cavalcatore Erimeteo</l>
<l>e Filon poi, nepote a Palemone,</l>
<l>al qual di morte doglia sentir feo:</l>
<l>tal con la spada in sul capo li diede,</l>
<l>che per morto sel fé cadere a piede.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>Poi sen gì oltre, e costui istordito</l>
<l>rimase in terra lì villanamente;</l>
<l>ma poi che fu di stordigione uscito,</l>
<l>con voce fioca dolorosamente</l>
<l>disse: — Va oltre, cavaliere ardito,</l>
<l>col primo agurio della nostra gente,</l>
<l>e cotai basci Emilia ti dea spesso,</l>
<l>qual tu m'hai dato! — E giù ricadde addesso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>Similemente Erimeteo dicea,</l>
<l>il qual di sangue avea la faccia sozza;</l>
<l>ma le parole più rotte porgea,</l>
<l>però ch'era ferito nella strozza;</l>
<l>laonde forte seco si dolea,</l>
<l>tal di quel colpo sentiva la 'ndozza</l>
<l>dicendo: — Se te padre raspettasse,</l>
<l>quale hai me concio qui ti ritrovasse! -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>Maraviglie facea il buono Arcita,</l>
<l>in qua in là per lo campo correndo;</l>
<l>e con gran voci le sue schiere aita,</l>
<l>or questo or quello andando soccorrendo;</l>
<l>e ciascheduno a bene ovrare invita</l>
<l>che vede lui così andar ferendo;</l>
<l>e d'altra parte facea il simigliante</l>
<l>l'ardito Palemon, pro' e atante.</l></lg>

<ab><emph>Della disposizion del campo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>86</head>
<l>Dopo il crudele e dispietato assalto,</l>
<l>orribile per suoni e per ferite,</l>
<l>lì fatto prima, sopra il rosso smalto,</l>
<l>si dileguaron le polveri trite:</l>
<l>non tutte, ma tal parte, che da alto</l>
<l>e ancora da basso eran sentite</l>
<l>parimente e vedute di costoro</l>
<l>l'opere e 'l marziale aspro lavoro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>87</head>
<l>Il sangue quivi de' corpi versato</l>
<l>e de' cavalli ancor similemente</l>
<l>aveva tutto quel campo inaffiato,</l>
<l>onde attutata s'era veramente</l>
<l>e la polvere e 'l fummo, e imbragacciato</l>
<l>di sangue era ciascun destrier corrente,</l>
<l>o qualunque omo vi fosse caduto,</l>
<l>ben che a caval poi fosse rivenuto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>88</head>
<l>Ciascuno aveva i ferri sanguinosi,</l>
<l>e 'l viso rotto, e l'armi dispezzate;</l>
<l>e' più morbidi aspetti rugginosi</l>
<l>eran di vero, e le veste squarciate,</l>
<l>e i cavai non erano orgogliosi</l>
<l>come soleano, e le schiere scemate</l>
<l>erano assai e scemavano ognora:</l>
<l>tanto di cuor ciascuno a ciò lavora!</l></lg>

<ab><emph>Ciò che Teseo e gli altri riguardanti diceano.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>89</head>
<l>Miravali, ammirando, il grande Egeo,</l>
<l>con vista aguta del suo real loco;</l>
<l>e 'l simile faceva ancor Teseo,</l>
<l>tutto nel viso rosso come foco,</l>
<l>tanto 'l disio del combatter poteo,</l>
<l>di che più volte si tenne per poco!</l>
<l>Esso vedeva e conosceva aperto</l>
<l>qual di lor fosse più nell'arme esperto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>90</head>
<l>E similmente assai chiaro notava</l>
<l>l'opere di ciascuno e 'l suo ferire;</l>
<l>e chi la morte per onor cercava,</l>
<l>e chi temeva per gloria morire,</l>
<l>e chi più arte en la battaglia usava,</l>
<l>e chi aveva o più o meno ardire,</l>
<l>e chi schifava e chi facea niente,</l>
<l>tutto vedea in sé tacitamente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>91</head>
<l>E spesso giudicava la dubbiosa</l>
<l>battaglia e 'l fin di quella seco stesso;</l>
<l>ma non poteva fermo di tal cosa</l>
<l>giudicio dar, sì si mutava spesso</l>
<l>il caso d'essa, che non men noiosa</l>
<l>di lontano era che fosse da presso;</l>
<l>e 'n general per prodi e per valenti</l>
<l>lodava seco tutti i combattenti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>92</head>
<l>Elli avea seco li prigion chiamati,</l>
<l>e de' lor casi con lor si ridea;</l>
<l>e, come volle, quivi disarmati</l>
<l>seco ciascun reverente sedea,</l>
<l>tenendo dell'affar diversi piati:</l>
<l>chi questi e chi quegli altri difendea;</l>
<l>ma tututti dicean ch'alcun vantaggio</l>
<l>non vi vedean, ma eran d'un paraggio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>93</head>
<l>Ipolita con animo virile</l>
<l>la doppia turba attenta rimirava,</l>
<l>né già fra sé ne teneva alcun vile,</l>
<l>anzi d'alta prodezza li lodava;</l>
<l>e s'elli avesse il suo Teseo gentile</l>
<l>voluto, arme portarvi disiava,</l>
<l>tanto sentiva ancora di valore</l>
<l>di quella donna il magnifico core!</l></lg>

<ab><emph>Come Emilia, rimirando la battaglia, seco parlava.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>94</head>
<l>Emilia rimirava similmente</l>
<l>e conosceva ben, tra gli altri, Arcita</l>
<l>e Palemone ancora combattente;</l>
<l>e attonita quasi e ismarrita,</l>
<l>fiso mirava la marzial gente;</l>
<l>e quante volte vedea dar ferita</l>
<l>a nullo, o che el fosse in terra miso,</l>
<l>tante color cangiava il chiaro viso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>95</head>
<l>E sempre in sé dimorava dubbiosa</l>
<l>non colui fosse Arcita o Palemone,</l>
<l>e con voce soave assai pietosa</l>
<l>dava all'iddi divota orazione.</l>
<l>Ciò che vedeva o udiva noiosa</l>
<l>nell'animo le dava mutazione;</l>
<l>e tutta impalidita nello aspetto,</l>
<l>che ella non fosse essa avria l'uom detto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>96</head>
<l>Questa con seco talora dicea:</l>
<l>«Omè, Amor, quant'hai male operato!</l>
<l>Io non ti vidi e non ti conoscea,</l>
<l>né costor similmente, in alcun lato;</l>
<l>né per lor venni, né data dovea</l>
<l>essere a lor, né non l'avea pensato</l>
<l>Teseo giammai; ma tu e la fortuna</l>
<l>a tal m'avete recata qui una.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>97</head>
<l>E se tu pur volevi il tuo ardore</l>
<l>in altrui porre per la mia bellezza,</l>
<l>potevil fare, e con lieto colore</l>
<l>adimandarmi far da sua grandezza,</l>
<l>perciò che io non son di tal valore,</l>
<l>che per me si convegna ogni prodezza</l>
<l>mostrar che posson molti. O me amara,</l>
<l>che da vender non fui cotanto cara!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>98</head>
<l>Deh, quanto mal per me mi diè natura</l>
<l>questa bellezza di cui pregio fia</l>
<l>orribile battaglia, rea e dura,</l>
<l>che qui si fa sol per la faccia mia!</l>
<l>La quale avanti ch'ella fosse oscura</l>
<l>istata sempre volentier vorria,</l>
<l>che tanto sangue per lei si versasse,</l>
<l>quanto qui veggio nelle parti basse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>99</head>
<l>Omè, Amor, con che agurio omai</l>
<l>nella camera di qual di costoro</l>
<l>entrerò io, se non d'etterni guai?</l>
<l>L'anime dolorose di coloro</l>
<l>ch'a torto per me muoion, non fien mai</l>
<l>sanza disio di mio dolore e ploro,</l>
<l>e sempre attente mi spaventeranno</l>
<l>e faran festa di ciascun mio danno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>100</head>
<l>Oh, quante madri, padri, amici e frati,</l>
<l>figliuoli e altri, me maladicendo,</l>
<l>davanti a l'are staranno turbati,</l>
<l>da' loro iddii i miei danni chiedendo;</l>
<l>e fien da lor con diletto ascoltati</l>
<l>s'egli avverranno, e dell'altro piagnendo;</l>
<l>e sì l'iddii infesteranno forte,</l>
<l>che dannata sarò a crudel morte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>101</head>
<l>Oh, che duro partito è quello a ch'io</l>
<l>misera son venuta per amore,</l>
<l>di cui non mi scaldò giammai disio,</l>
<l>e sanza colpa ne sento dolore!</l>
<l>O sommo Giove, deh, diventa pio</l>
<l>di me, che sol nel tuo sommo valore</l>
<l>ispero per soccorso del mio male,</l>
<l>più ch'altro greve, se di me ti cale.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>102</head>
<l>E s'io dovea pur per Marte donata</l>
<l>esser a sposo, vie minore affanno</l>
<l>che questo bisognava, ove assembrata</l>
<l>cotanta gente non è sanza danno.</l>
<l>Andromeda fu sola liberata</l>
<l>da Perseo, quando l'ebbe sanza inganno,</l>
<l>e esso al monstro s'oppose marino,</l>
<l>poi fu atato dal coro divino.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>103</head>
<l>Borea sol volò verso Etiopia</l>
<l>e ebbe Orizia, tanto seppe fare!</l>
<l>E Pluto, che patia di moglie inopia,</l>
<l>sol se la seppe in Cicilia furare;</l>
<l>e Orfeo della sua riebbe copia,</l>
<l>tanto sol seppe umilmente pregare!</l>
<l>E Atalanta ancor fu guadagnata</l>
<l>da un da cui fu nel corso avanzata.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>104</head>
<l>Io sola son con le forze di molti</l>
<l>chesta da due, mentre ch'io son mia;</l>
<l>e qui dinanzi a me li veggio accolti,</l>
<l>e iracundi la lor fellonia</l>
<l>l'un verso l'altro con colpi disciolti</l>
<l>veggo mostrar per la lor gran follia;</l>
<l>né so ancor di cui esser mi deggia,</l>
<l>tanto di pari par ch'ognun mi cheggia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>105</head>
<l>E or pur fosse la mia mente all'uno</l>
<l>col disio appoggiata e mi piacesse!</l>
<l>Ma tanto è bello e nobile ciascuno,</l>
<l>che io non so qual di lor m'eleggesse,</l>
<l>se e' mi fosse detto da alcuno</l>
<l>che qual volessi in isposo prendesse;</l>
<l>così in amorosa erranza posta</l>
<l>m'ha, lassa!, Amor, perché più non li costa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>106</head>
<l>Io sto di ciascun d'essi sospettosa,</l>
<l>e di ciascuno il mal temo e 'l dammaggio;</l>
<l>e pur son certa che vittoriosa</l>
<l>fia l'una parte, e non so col coraggio</l>
<l>qual io m'aiuti, o di quale io pietosa</l>
<l>diventi, o di qual fosse danno maggio</l>
<l>s'ella perdesse; e l'uno e l'altro miro,</l>
<l>e per ciascuno igualmente sospiro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>107</head>
<l>Né mi vene all'orecchie: “Pegaseo!”</l>
<l>alcuna volta dalli suoi chiamato,</l>
<l>ch'io non divenga qual si fa Rifeo</l>
<l>per le sue nevi dal sol riscaldato;</l>
<l>e il gridare: “Asopo!”ancor mi feo</l>
<l>parer più volte col viso cangiato;</l>
<l>né veggio nullo, e sia qual vuol, cadere,</l>
<l>che non mi paia il suo duol sostenere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>108</head>
<l>Deh, or gli avesse pur Teseo lasciati,</l>
<l>quando noi lì trovammo nel boschetto,</l>
<l>combatter soli! Almen diliberati</l>
<l>sariensi in lor di me, e con diletto</l>
<l>avrebbe l'un gli abbracciar disiati</l>
<l>di me, tenendol nel suo cor distretto</l>
<l>sanza scoprirsi; e io non sentiria</l>
<l>per lor né ira né malinconia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>109</head>
<l>Così m'hai fatto, Amore, e più non posso,</l>
<l>e sanza amare innamorata sono:</l>
<l>tu mi consumi, tu mi priemi adosso</l>
<l>per colpa degna certo di perdono;</l>
<l>tu m'hai il cor, dolorosa!, percosso</l>
<l>con disusato e non saputo trono:</l>
<l>e or pur foss'io certa che campasse</l>
<l>l'un d'esti due e sposa men portasse!».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>110</head>
<l>Così la giovinetta in sé dicea,</l>
<l>mirando fuor di sé le cose dire</l>
<l>che l'un baron contra l'altro facea</l>
<l>nel campo, acceso di troppo disire;</l>
<l>e l'altro popol, che questo vedea,</l>
<l>chi gioia ne sentiva e chi martire,</l>
<l>e ciaschedun con voci confortava,</l>
<l>alto gridando, quel che più amava.</l></lg>

<ab><emph>Come Marte in forma di Teseo, disceso nel campo, raccese in Arcita, che si riposava, l'ardore della battaglia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>111</head>
<l>La battaglia era a pochi ritornata,</l>
<l>chi qua chi là per lo campo scorrendo;</l>
<l>e quasi già sì la gente affannata</l>
<l>era, l'un l'altro per forza ferendo,</l>
<l>che poco potean più; ma spessa fiata</l>
<l>di patto fatto si gian sostenendo,</l>
<l>e quasi pari ciascun del partito,</l>
<l>per istanchezza si ristava attrito.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>112</head>
<l>Ma Marte riguardava d'alto loco,</l>
<l>e Venere con lui, i combattenti;</l>
<l>il qual poi vide intiepidire il foco</l>
<l>che facea prima gli animi ferventi,</l>
<l>e le spade chetarsi a poco a poco,</l>
<l>e stanchi vide i buon destrier correnti,</l>
<l>pien d'ira e di coruccio lì discese,</l>
<l>e con parole tali Arcita accese,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>113</head>
<l>in forma rivestito di Teseo:</l>
<l>— Ahi, villan cavalier, falso e fellone,</l>
<l>qual codardia qui fermar ti feo?</l>
<l>Non vedi tu combatter Palemone</l>
<l>e per dispetto nomarti Penteo,</l>
<l>dicendo che 'ntendevi, a tradigione,</l>
<l>sotto altro nome Emilia possedere,</l>
<l>la quale elli in aperto crede avere? -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>114</head>
<l>E detto questo, trascorse en la schiera</l>
<l>d'Arcita con parole accese d'ira;</l>
<l>e sì focoso fé qualunque v'era,</l>
<l>ch'a veder parve a tutti cosa mira.</l>
<l>E Arcita, infiammato com'elli era,</l>
<l>ogni riposo lasciando, si tira</l>
<l>con la sua spada in man, mostrando ch'esso</l>
<l>non fosse quel che si posava addesso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>115</head>
<l>Agamenone il seguì animoso,</l>
<l>e Menelao e Polluce e Castore,</l>
<l>e Peritoo appresso valoroso,</l>
<l>e con Cromis ancora il buon Nestore;</l>
<l>né cura avendo di nessun riposo,</l>
<l>ver Panto dirizzaro il lor valore,</l>
<l>e lui per forza aspramente pigliaro,</l>
<l>e la bandiera in braccio gli tagliaro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>116</head>
<l>Ma loro uscì incontro Palemone,</l>
<l>fiero e ardito, con Ameto allato,</l>
<l>li qua' seguiva il feroce Almeone,</l>
<l>e Anchelado, e Niso transmutato</l>
<l>in ira di riposo, e Alimedone</l>
<l>che 'n quello incontro fu forte piagato;</l>
<l>e cominciar la battaglia sì fiera,</l>
<l>che tal non fu veduta qual quella era.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>117</head>
<l>E ben che fosser fieri e animosi,</l>
<l>e al morir più ch'a vergogna dati,</l>
<l>taciti, alquanto nel cor paurosi,</l>
<l>divenner, poi con lor furo scontrati;</l>
<l>perché augusti più e poderosi</l>
<l>parean lor gli avversarii ritornati;</l>
<l>ma nondimen durava la mislea</l>
<l>crudele e fiera quant'ella potea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>118</head>
<l>Combattea Palemone arditamente</l>
<l>con Menelao, e Cromis combattea</l>
<l>con Almeon, ciascuno assai possente;</l>
<l>Alimedon contra Nestor tenea,</l>
<l>ma il fiero Arcita vigorosamente</l>
<l>vincere Ameto per forza volea;</l>
<l>Ligurgo contro a Niso avea ripresa</l>
<l>battaglia, e e' faceva gran difesa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>119</head>
<l>E così insieme gli altri combatteno,</l>
<l>tutti nel campo raccesi a battaglia,</l>
<l>e lungo assalto fra lor manteneno:</l>
<l>ciascun di cacciar l'altro si travaglia.</l>
<l>E mentre in guisa tal le cose gieno,</l>
<l>cadde di Foloèn quel di Tesaglia,</l>
<l>e Peritoo vi fu abbattuto</l>
<l>e dagli Asopii forte ritenuto.</l></lg>

<ab><emph>Come Palemone fu preso dal cavallo di Cromis.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>120</head>
<l>Cromis avea sì stancato Almeone,</l>
<l>che non poteva più, ma si tirava</l>
<l>indietro; ma di Cromis il roncione,</l>
<l>ch'ancora che solea si ricordava</l>
<l>gli uomin mangiar, pel braccio Palemone</l>
<l>co' denti prese forte, e sì l'agrava</l>
<l>col duol, che 'l fece alla terra cadere</l>
<l>mal grado ch'e n'avesse, e rimanere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>121</head>
<l>E quale il drago talora i pulcini</l>
<l>dell'aquila ne porta renitenti,</l>
<l>o fa la leonessa i leoncini</l>
<l>per tema degli aguati delle genti,</l>
<l>così faceva quel vibrando i crini,</l>
<l>forte strignendo Palemon co' denti,</l>
<l>cui elli aveva preso in tal maniera,</l>
<l>che merviglia n'avea chiunque v'era.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>122</head>
<l>E se non fosse che e' fu atato</l>
<l>da' suoi avversi, il caval l'uccidea,</l>
<l>a cui di bocca appena fu tirato,</l>
<l>e tratto fuor della crudel mislea,</l>
<l>e sanza alcuno indugio disarmato</l>
<l>per Arcita, che l'arme sue volea</l>
<l>per offerire a Marte, s'avenisse</l>
<l>che 'l dì a lui il campo rimanesse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>123</head>
<l>Se Palemone allora fu cruccioso,</l>
<l>soverchio qui saria ciò raccontare,</l>
<l>e però di narrarlo mi riposo:</l>
<l>ottimamente il può ciascun pensare.</l>
<l>Egli era alla sua vita invidioso</l>
<l>e quasi si voleva disperare,</l>
<l>e ben si crede del tutto perduta</l>
<l>aver d'Emilia la speranza avuta.</l></lg>

<ab><emph>Parole dell'auttore, d'Emilia vedendo preso Palemone.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>124</head>
<l>Essa ciò riguardava assai dolente,</l>
<l>e sappiendo qua' patti eran tra loro,</l>
<l>già d'Arcita credendo fermamente</l>
<l>esser, l'animo suo sanza dimoro</l>
<l>a lui voltò, e divenne fervente</l>
<l>dell'amor d'esso, e già, per suo ristoro,</l>
<l>per lui vittoria, pietosa chiedea,</l>
<l>né più di Palemon già le calea:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>125</head>
<l>così le fece il subito vedere</l>
<l>di cui esser credea pensier cangiare!</l>
<l>Ciascun si guardi adunque di cadere</l>
<l>e del non presto potersi levare,</l>
<l>se non gli è forse caro di sapere</l>
<l>chi gli è amico o chi amico pare:</l>
<l>colui che 'n dubbio davanti era amato,</l>
<l>ora è con certo cuore abbandonato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>126</head>
<l>Or loda Emilia seco la bellezza</l>
<l>d'Arcita tutta e 'l nobil portamento;</l>
<l>ora le par più somma la prodezza</l>
<l>di lui e troppo maggior l'ardimento;</l>
<l>or crede lui aver più gentilezza,</l>
<l>or più cortese il reputa l'un cento:</l>
<l>là dove prima le parieno equali,</l>
<l>or le paion del tutto disiguali.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>127</head>
<l>Or ha preso partito e appagata</l>
<l>dagl'iddii tiensi d'avere il migliore;</l>
<l>e già d'Arcita si dice sposata,</l>
<l>e già li porta non usato amore</l>
<l>occultamente, e già spessa fiata</l>
<l>priega l'iddii per lo suo signore;</l>
<l>e con nuovo disio il va mirando,</l>
<l>l'opere sue sopra tutte lodando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>128</head>
<l>Già le rincresce il combatter che fanno</l>
<l>più lungo, e fine a quel tosto disia;</l>
<l>e già con nuova cura teme il danno</l>
<l>d'Arcita più che non faceva in pria;</l>
<l>e di lui pensier nuovi al cor le vanno,</l>
<l>li quai davanti punto non sentia;</l>
<l>e sol d'Arcita l'imagine prende,</l>
<l>e sé lascia pigliar, né si difende.</l></lg>

<ab><emph>Come, preso Palemone, il campo rimase ad Arcita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>129</head>
<l>L'aspra battaglia stata infino allora,</l>
<l>poscia che vider preso Palemone,</l>
<l>e Ameto abbattuto in terra ancora,</l>
<l>e sopra lor più fiero Agamenone</l>
<l>vidono e gli altri, ciascun si discora</l>
<l>e lievemente si dà per prigione;</l>
<l>né valse a Palemone il suo gridare</l>
<l>— Tenete il campo! -, che 'l volesser fare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>130</head>
<l>Laonde Arcita in poca d'ora prese</l>
<l>co' suoi di quelli i tiepidi pugnanti;</l>
<l>il che vedendo tutto si raccese,</l>
<l>sì come soglion sempre far gli amanti,</l>
<l>se dubbiosa speranza mai gli offese,</l>
<l>quando certa ritorna a' disianti</l>
<l>secondo il lor disio; e valoroso</l>
<l>il campo circuia vittorioso,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>131</head>
<l>e lieto i suoi andava ricogliendo,</l>
<l>ben che pochi rimasi ve n'avesse;</l>
<l>e con la spada in mano ancor ferendo,</l>
<l>s'alcun vi fosse che contradicesse</l>
<l>alla vittoria sua; e sì faccendo,</l>
<l>d'allegrezza parea tutto godesse:</l>
<l>e già voleva il caval ritenere,</l>
<l>avendo tutto vinto, al suo parere.</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il libro ottavo del Teseida.</emph></trailer></div1>

<div1 type="canto"><head>LIBRO NONO</head>
<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene l'argomento particulare del libro nono.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto"><lg type="quartina">
<l>Dimostra il nono libro apertamente</l>
<l>perché e come Arcita vincitore</l>
<l>sotto al caval cadesse, e il dolore</l>
<l>ch'ebbe di ciò Teseo e ogni gente;</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>ma, com'el puote, poi triunfalmente</l>
<l>in Attene il ne mena con onore.</l>
<l>Quivi Teseo, parlando, ogni signore</l>
<l>contenta ch'era stato il dì perdente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Libera poi Emilia Palemone,</l>
<l>il qual, pe' patti fatti nel boschetto,</l>
<l>quivi le fu presentato prigione,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e alti don gli dona; e in cospetto</l>
<l>di ciaschedun notabile barone</l>
<l>la sposa Arcita, come 'n fine è detto.</l></lg></lg>

<lg type="ottava">
<argument><p><emph>Incomincia il libro nono del Teseida. E prima come Venere, mandata Erinis, infernal furia, a spaventare il cavallo d'Arcita, gliele fé cadere addosso.</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>Già s'appressava il doloroso fato,</l>
<l>tanto più grave a lui a sostenere,</l>
<l>quanto in più gloria già l'avea elato</l>
<l>il sé vittorioso ivi vedere.</l>
<l>Ma così d'esto mondo va lo stato,</l>
<l>ch'allor è l'uom più vicino al cadere</l>
<l>e vie più grieve cade, quanto ad alto</l>
<l>è più montato sovra il verde smalto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>Sovra l'alta arce di Minerva attenti</l>
<l>Venere e Marte a rimirar costoro</l>
<l>stavan, fra sé dell'ordine contenti</l>
<l>che preso fu per li prieghi fra loro.</l>
<l>Ma già vedendo Venus che le genti</l>
<l>di Palemon non potean dar ristoro</l>
<l>a la battaglia più, rivolta a Marte,</l>
<l>disse: — Oramai fornita è la tua parte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>Bene hai d'Arcita piena l'orazione,</l>
<l>che, come vedi, va vittorioso;</l>
<l>or resta a me quella di Palemone</l>
<l>il qual perdente vedi star doglioso,</l>
<l>a mio poter mandare a secuzione. -</l>
<l>A la qual Marte, fatto grazioso,</l>
<l>— Amica — disse, — ciò che di' è 'l vero;</l>
<l>fa oramai il tuo piacere intero. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>Ell'avea poco avanti visitati</l>
<l>gli oscuri regni dell'ardente Dite,</l>
<l>e al re nero aveva palesati</l>
<l>i suoi disii; per che di quella uscite</l>
<l>più furie eran con alti mandati;</l>
<l>ma ella, Erinis presa, a l'altre: — Gite</l>
<l>dove vi piace — disse; e poi a questa</l>
<l>tutta la voglia sua fé manifesta.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>Venne costei di ceraste crinita,</l>
<l>e di verdi idre li suoi ornamenti</l>
<l>erano a cui in Elisso la vita</l>
<l>riconfortata avea, le quai lambenti</l>
<l>le sulfuree fiamme, che uscita</l>
<l>di bocca le facevan puzzolenti,</l>
<l>più fiera la faceano; e questa Dea</l>
<l>di serpi scuriata in man tenea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>La cui venuta diè tanto d'orrore</l>
<l>a chi nel teatro stava a vedere,</l>
<l>ch'ognuno stava con tremante core,</l>
<l>né il perché nessun potea sapere.</l>
<l>Li venti dier non usato romore,</l>
<l>e 'l ciel più ner cominciò a parere;</l>
<l>il teatro tremò, e ogni porta</l>
<l>cigolò forte ne' cardini storta.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>Costei, nel chiaro dì rassicurata,</l>
<l>non mutò forma né cangiò sembiante;</l>
<l>ma giù nel campo tosto se n'è andata,</l>
<l>là dove Arcita correva festante,</l>
<l>e orribil come era, fu parata</l>
<l>al corrente destrier tosto davante,</l>
<l>il qual per ispavento in piè levossi</l>
<l>e indietro cader tutto lasciossi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Sotto il qual cadde il già contento Arcita,</l>
<l>e 'l forte arcione li premette 'l petto</l>
<l>e sì il ruppe, che una fedita</l>
<l>tutto pareva il corpo; e 'l giovinetto,</l>
<l>che fu in forse allora della vita</l>
<l>abbandonar da gran dolor costretto,</l>
<l>per molti, che a lui corsero allora,</l>
<l>atato fu sanz'alcuna dimora.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>I quali a pena lui disvilupparo</l>
<l>da' fieri arcioni, e con fatica assai</l>
<l>da dosso il caval lasso gli levaro;</l>
<l>il qual, com si sentì libero, mai</l>
<l>non parve faticato, tal n'andaro</l>
<l>le gambe sue fuggendo: tanti guai</l>
<l>li minacciò la Furia con la vista</l>
<l>sua dispettosa, noievole e trista!</l></lg>
<ab><emph>Ciò che ad Emilia parve della caduta d'Arcita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Emilia del loco dove stava</l>
<l>chiaro conobbe il caso doloroso,</l>
<l>per che il cor, che più ch'altro l'amava,</l>
<l>di lui dubbiando si fé pauroso;</l>
<l>onde per tema a sé tutte chiamava</l>
<l>le forze sparte nel corpo doglioso;</l>
<l>per che nel viso tal rimase smorta,</l>
<l>quale è colui che al rogo si porta,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>«O me dogliosa!» in sé trista dicendo,</l>
<l>«Quanto la mia felicitate è breve</l>
<l>istata!» questo caso ora vedendo.</l>
<l>«E ben che il pensier mi fosse greve,</l>
<l>e' pur m'andava dentro il cor dicendo</l>
<l>che non poteva con fatica leve</l>
<l>d'amor passar, più che passar si soglia</l>
<l>per gli altri c'han provata la sua doglia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>Ora conosco ciò che volea dire</l>
<l>Bellona sanguinosa, che davanti</l>
<l>oggi m'è stata, senza dipartire,</l>
<l>con atti fieri e morte minaccianti,</l>
<l>quasi io dovessi li danni patire</l>
<l>che si fesser tra lor li due amanti».</l>
<l>E questo detto, sì il dolor la vinse,</l>
<l>ch'errando fuor di sé tutta si tinse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>El fu subitamente disarmato,</l>
<l>e il palido viso pianamente</l>
<l>con acqua fredda lì li fu bagnato,</l>
<l>onde e' si risentì subitamente,</l>
<l>e molto fu da' suoi riconfortato;</l>
<l>ma parlar non poteva ancor niente,</l>
<l>sì gli avea 'l petto il suo arcion premuto</l>
<l>mentre il cavallo adosso gli era suto.</l></lg>
<ab><emph>Come Agamenone, caduto Arcita, ritenne il campo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>Agamenon, con contenenza fiera,</l>
<l>con Menelao per lo campo gia,</l>
<l>e scorrendo per quel con la bandiera,</l>
<l>ciascun de' suoi di dietro li venia;</l>
<l>e a qual fosse della vinta schiera</l>
<l>rimaso quivi, sanza villania</l>
<l>alcuna far, per preso nel mandava,</l>
<l>e vincitor sopra 'l campo si stava.</l></lg>

<ab><emph>Come molti vennero per riconfortare Arcita, e del dolore di tutti.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Ma poi che fur le cose riposate</l>
<l>e manifesto a tutti il vincitore,</l>
<l>e 'l molto suon delle trombe sonate</l>
<l>e alti gridi mandati in onore</l>
<l>e d'Arcita e de' suoi, e già levate</l>
<l>le genti varie con novo romore,</l>
<l>trassersi i vincitori inverso Arcita</l>
<l>per vedere il sembiante di sua vita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Là discendendo venne il vecchio Egeo,</l>
<l>e 'n grembo la sua testa si fé porre;</l>
<l>e dopo lui vi venne il pio Teseo,</l>
<l>e la reina Ipolita vi corre,</l>
<l>e Emilia ancor quanto poteo;</l>
<l>e ciaschedun lui conforta e soccorre</l>
<l>con pietose parole, stropicciando</l>
<l>le mani e' piè di lui, lui domandando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>Ma e' non rispondeva, anzi ascoltava,</l>
<l>e ciò per non potere adivenia;</l>
<l>ma gli occhi erranti in qua e 'n là voltava</l>
<l>or questo or quello con sembianza pia</l>
<l>mirando, e sé quasi non sé mostrava:</l>
<l>tale era il duol che l'anima sentia,</l>
<l>ch'ancora in dubbio di stare o di gire</l>
<l>errava per lo cuor con gran martire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Ma poi ch'Emilia tabefatto il viso</l>
<l>di polvere, di sangue e di sudore</l>
<l>vide, e sentì che 'l capo avea diviso</l>
<l>in parte alcuna, appena il suo dolore</l>
<l>casto ritenne dentro al cor conquiso,</l>
<l>maladicendo in sé il soverchio amore</l>
<l>che lui a tal partito posto avea</l>
<l>e lei vie troppo di novo pungea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Ma sì non seppe la cosa celare,</l>
<l>né ritener le lagrime dolenti,</l>
<l>che spesse volte il suo viso cangiare</l>
<l>visto non fosse da' più delle genti.</l>
<l>Ella non sa come racconsolare</l>
<l>onesta il possa, e i disii ferventi</l>
<l>pur la vi tirano; e così sospesa,</l>
<l>da greve doglia lui rimira offesa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Quivi era sì dolente Agamenone,</l>
<l>Menelao e Nestore e ciascheduno</l>
<l>altro amico di lui o compagnone,</l>
<l>che non pareva aver vinto a nessuno,</l>
<l>anzi di doglia vie maggior cagione</l>
<l>aver che di pigliar riposo alcuno;</l>
<l>e 'n qua e 'n là si givan lamentando,</l>
<l>l'iddii di tanta offesa biasimando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>Palemon tristo d'una e d'altra cosa,</l>
<l>del mal d'Arcita forte li dolea,</l>
<l>ma più assai sua fortuna angosciosa,</l>
<l>che perditor quivi fatto l'avea;</l>
<l>né sa se isperanza graziosa</l>
<l>si prenda quindi, o se l'aspetta rea;</l>
<l>e pur conosce Arcita per parente,</l>
<l>né può fuggir che non ne sia dolente.</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo fece votare il teatro di genti e medicare Arcita, il quale, potendo parlare, domandò d'Emilia, la quale Teseo fé venire; ond'elli si confortò molto.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Fece Teseo il campo a' vincitori</l>
<l>raccoglier tutto, e fece comandare</l>
<l>che qual non fosse de' combattitori</l>
<l>sanza dimoro sen dovesse andare;</l>
<l>li quai poi furo al teatro di fori,</l>
<l>fece quel dentro alle guardie serrare,</l>
<l>e mise cura solenne in Arcita</l>
<l>in rivocar la sua vita smarrita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>El fé chiamar più medici e venire</l>
<l>nel loco, i quai di vin tutto il lavaro,</l>
<l>e con loro argomenti fer reddire</l>
<l>a lui il parlar, che l'ebber molto caro;</l>
<l>poi le sue piaghe li fecer coprire</l>
<l>di fini unguenti e tututto il lenzaro;</l>
<l>e poi ch'alquanto fu riconfortato,</l>
<l>a seder lì tra lor si fu levato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>E con voce non salda, umilemente</l>
<l>domandò qual di loro era vittore;</l>
<l>a cui Teseo rispose tostamente:</l>
<l>— Amico mio, del campo è tuo l'onore. -</l>
<l>Allor diss'elli: — Adunque la piacente</l>
<l>Emilia ho guadagnata e 'l suo amore? -</l>
<l>Teseo rispose: — Sì, ecco tua sia;</l>
<l>omai ne fa ciò che 'l tuo cor disia. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>A cui el disse: — Se io ne son degno,</l>
<l>deh! fammi alquanto la sua voce udire,</l>
<l>a me più cara ch'alcuno altro regno,</l>
<l>e fa ch'io possa en le sue man morire,</l>
<l>però che 'n core ferma oppinion tegno</l>
<l>che' regni neri sanza alcun martire</l>
<l>visiterò, s'io la posso vedere</l>
<l>o dar l'anima mia al suo piacere. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Teseo rispose: — Cotal parlamento</l>
<l>non ha qui luogo, che ora non morrai.</l>
<l>Ecco lei qui al tuo comandamento,</l>
<l>con cui vivendo ancor t'allegrerai. -</l>
<l>E a lei disse: — Deh! fallo contento</l>
<l>di quel ch'e' chiede: deh! perché nol fai?</l>
<l>Non vedi tu quant'elli ha per te fatto,</l>
<l>ch'è a partito d'esserne disfatto? -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Emilia più niente disiava,</l>
<l>se non onesta poterli parlare,</l>
<l>e vergognosa così cominciava:</l>
<l>— O signor mio, se vale il mio pregare,</l>
<l>confortati, ché 'l tuo mal sì mi grava,</l>
<l>ch'appena il posso, lassa!, comportare;</l>
<l>io son sempre con teco, o dolce sposo,</l>
<l>oggi stato per me vittorioso. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>Quali i fioretti richiusi ne' prati</l>
<l>per lo notturno freddo, tutti quanti</l>
<l>s'apron come dal sol son riscaldati,</l>
<l>e 'l prato fanno con più be' sembianti</l>
<l>rider fra le verdi erbe mescolati,</l>
<l>dimostrandosi lieto a' riguardanti,</l>
<l>cotal si fece vedendola Arcita,</l>
<l>poscia che l'ebbe sì parlare udita.</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita in su un carro triunfale rientrò in Attene.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Passata avea il sol già l'ora ottava,</l>
<l>quando finì lo stormo incominciato</l>
<l>in su la terza; e già sopra montava</l>
<l>il Pincerna di Giove, permutato</l>
<l>in luogo d'Ebe, e col ciel s'affrettava</l>
<l>il Pesce bin di Vener lo stellato</l>
<l>polo mostrar; però parve ad Egeo</l>
<l>di partirsi indi, e 'l simile a Teseo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>E già Arcita ne volea pregare,</l>
<l>quando Teseo comandò che venisse</l>
<l>un carro triunfal, che apparecchiare</l>
<l>aveva fatto a chiunque vincesse;</l>
<l>e lì il fé molto riccamente ornare,</l>
<l>e Arcita pregò che su vi gisse</l>
<l>fino all'ostier, se non li fosse noia.</l>
<l>Rispose Arcita che anzi gli era gioia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>E certo, quando Roma più onore</l>
<l>di carro triunfale a Scipione</l>
<l>fece, non fu cotal; né di splendore</l>
<l>passato fu da quello il qual Fetone</l>
<l>abbandonò per soverchio tremore,</l>
<l>quando Libra si cosse e Iscorpione,</l>
<l>e e' da Giove nel Po fulminato</l>
<l>cadde, e lì l'ha l'epitafio mostrato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>E ben che fosse ancor molto stordito</l>
<l>per la caduta del fiero destriere,</l>
<l>non era elli ancor sì indebolito,</l>
<l>che non vi stesse ben suso a sedere</l>
<l>di drappi triunfal tutto vestito</l>
<l>e coronato, secondo 'l dovere,</l>
<l>di verde alloro; e su vi gì con esso</l>
<l>la bella Emilia, sedendoli appresso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>Così volle Teseo che ella andasse,</l>
<l>per più piacere al grazioso Arcita,</l>
<l>e acciò ch'ella ancora il confortasse,</l>
<l>se sua sembianza tornasse smarrita</l>
<l>per accidente che 'n lui si mutasse;</l>
<l>di che Arcita la penosa vita</l>
<l>riconfortò, non poco disioso</l>
<l>mirando spesso il bel viso amoroso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>Cromis ancora, tutto quanto armato,</l>
<l>vi gì, con forte mano i fren reggendo</l>
<l>de' cavai da cui 'l carro era tirato;</l>
<l>e gli avversarii, quello antecedendo,</l>
<l>girono a piè, ma ciascun disarmato,</l>
<l>e certo non costretti ma volendo,</l>
<l>come gli avea pregati Palemone,</l>
<l>per ad Arcita dar consolazione,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>ben ch'ella fosse assai dovuta cosa</l>
<l>e ab antico ne' triunfi usata.</l>
<l>Poi di dietro veniva la pomposa</l>
<l>turba de' suoi così come era armata,</l>
<l>e con sembianza assai vittoriosa;</l>
<l>e da molti era, da ciascun, portata</l>
<l>o spada o scudo o mazza o scuricella</l>
<l>bipenne, tolta en la battaglia fella;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>e altri ne menavano i roncioni</l>
<l>donde i signor furono scavallati,</l>
<l>coverti tutti, ma con voti arcioni;</l>
<l>e ta' dell'altrui armi gieno armati,</l>
<l>chi elmo e chi barbuta e chi tronconi</l>
<l>d'altre armadure nel campo trovati,</l>
<l>e chi toraca e chi caro balteo,</l>
<l>secondo che trovar quivi poteo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>Ma tra gli altri più nobili davante</l>
<l>giva di Palemon tutto l'arnese,</l>
<l>a Marte già botato, e simigliante</l>
<l>quel v'era con che Arcita si difese.</l>
<l>Da' lati al carro gia gente festante,</l>
<l>giovini e donne in abito cortese,</l>
<l>con dolci suoni e canti festeggiando</l>
<l>diversamente con arte danzando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Questo ordinato, fé il teatro aprire</l>
<l>Teseo, e 'n cotal guisa n'uscì fore</l>
<l>Arcita triunfando, al cui venire</l>
<l>ciascun faceva mirabile onore;</l>
<l>e fé quelle armi al gran Marte offerire,</l>
<l>e ringraziollo con pietoso core</l>
<l>della vittoria ch'avea ricevuta;</l>
<l>poi fé dal tempio presta dipartuta.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>E circuì la terra, triunfando</l>
<l>in questa guisa con molta allegrezza,</l>
<l>la sua Emilia sovente mirando</l>
<l>e più lodando che mai sua bellezza;</l>
<l>e ben mill'anni ognor li parea quando</l>
<l>quella dovesse goder con lietezza;</l>
<l>e l'avenuto caso biasimava</l>
<l>e molto seco se ne contristava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>Ella si giva onesta e vergognosa,</l>
<l>con gli occhi bassi, da ciascun mirata,</l>
<l>in guisa tal qual suol novella sposa</l>
<l>per vergogna nel viso colorata;</l>
<l>a tututti piacente e graziosa</l>
<l>e da ciascuno igualmente lodata;</l>
<l>e simile era ancora il buono Arcita,</l>
<l>ben ch'elli avesse sembianza smarrita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Nulla persona in Attene rimase,</l>
<l>giovane, vecchio, zita overo sposa,</l>
<l>che non corresse là con l'ale spase</l>
<l>onde venia la coppia gloriosa.</l>
<l>Le vie e' campi e i tetti e le case</l>
<l>tutt'eran pien di gente letiziosa;</l>
<l>e in gloria d'Arcita ognun cantava</l>
<l>e della nuova sposa che menava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>E spesse volte, le prede mirando,</l>
<l>le guaste veste e i voti destrieri,</l>
<l>li givan l'uno a l'altro dimostrando,</l>
<l>dicendo: — Quel fu del tal cavalieri,</l>
<l>e questo del cotale -; e, ammirando,</l>
<l>le cose state più che volentieri</l>
<l>recitavan fra lor, ch'avean vedute</l>
<l>il dì, com'eran gite e come sute.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>Ma ciò che più maravigliar facea</l>
<l>e con attenta vista riguardare,</l>
<l>era de' regi la turba lernea,</l>
<l>che giva innanzi in abito dispare</l>
<l>troppo da quel nel quale andar solea</l>
<l>e che 'l mattin si vider cavalcare;</l>
<l>li quali, a capo chino e disarmati,</l>
<l>a piè venien, nell'aspetto turbati.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>E chi bene avvisava Palemone,</l>
<l>detto averia che el seco dicesse:</l>
<l>«Ben vive ancora l'ira di Giunone</l>
<l>ver me, e certo, se Giove volesse,</l>
<l>operar non poria ch'io di prigione</l>
<l>o di mortal periglio fuori stesse;</l>
<l>e io vi voglio stare e avvilirmi,</l>
<l>poi che le piace sì di perseguirmi».</l></lg>

<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Molto era ancor mirato disdegnoso</l>
<l>Minòs da chi 'l vedea, e in dispetto</l>
<l>parea la vita avesse, sì stizzoso</l>
<l>andando si mostrava nello aspetto.</l>
<l>E 'l tesalico Ameto, assai doglioso,</l>
<l>parea di Febo, a lui stato suggetto,</l>
<l>si ramarcasse, perché operato</l>
<l>aveva bene e era mal mertato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>Ida, Evandro e Alimedonte,</l>
<l>Ulisse e Diomede e ciascheduno</l>
<l>degli altri ancora, con chinata fronte,</l>
<l>si vedean tutti, e con aspetto bruno,</l>
<l>più che se al lito tristo d'Acheronte</l>
<l>se ne vedesse per passare alcuno;</l>
<l>e vie più tristi li facea il parlare</l>
<l>che udieno a' circunstanti di sé fare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>Ne' colli lor non sonavan catene,</l>
<l>però ch'Arcita del tutto, pregando,</l>
<l>il tolse via; e così per Attene</l>
<l>disciolti, al picciol passo innanzi andando</l>
<l>al carro, tristi di sì fatte pene,</l>
<l>in questo loco e ora in quel restando,</l>
<l>quasi scherniti tutti si teneano</l>
<l>per gli atti delle genti che vedeano.</l></lg>

<ab><emph>Come, pervenuti al real palagio, Arcita dismontò.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>In cotal guisa, con alto romore</l>
<l>d'infiniti strumenti e di gridare</l>
<l>che' popoli facean lì per onore</l>
<l>del grande Arcita e del suo operare,</l>
<l>giunsero al gran palagio del signore,</l>
<l>e a lor piacque quivi dismontare;</l>
<l>e di fuor fatta restar la più gente,</l>
<l>gir nella real sala pianamente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Sovr'un gran letto, quivi fatto allora,</l>
<l>posato fu il faticato Arcita;</l>
<l>allato a cui Ipolita dimora,</l>
<l>bella vie più che gemma margherita,</l>
<l>e di conforto sovente il rincora</l>
<l>con ornata parola e con ardita;</l>
<l>e 'l simil fa Emilia, sua sorella,</l>
<l>con altre molte, ciascheduna bella.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>E tutto ciò Palemon ascoltava,</l>
<l>che con li suoi in abito dolente</l>
<l>davanti al vincitor diritto stava</l>
<l>sanza alzare occhio; e nella trista mente</l>
<l>ogni parola con doglia notava,</l>
<l>imaginando ch'omai per niente</l>
<l>pace daria a sé con isperanza,</l>
<l>poi che perduta avea sua disianza.</l></lg>

<ab><emph>Diceria di Teseo a Palemone e a' compagni.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Teseo, per pace dare agli affannati</l>
<l>re, si levò e, con sereno aspetto,</l>
<l>con cenni i mormorii ebbe chetati,</l>
<l>che quivi eran per doglia o per diletto</l>
<l>forse da molti fra sé susurrati,</l>
<l>e degli onor veduti e del dispetto;</l>
<l>e con piacevol voce il suo disire</l>
<l>incominciò in cotal guisa a dire:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>— Signori, e' non m'è nuova la credenza,</l>
<l>la quale alcuni afferman che sia vera,</l>
<l>cioè che la divina provedenza,</l>
<l>quando creò il mondo, con sincera</l>
<l>vista conobbe il fin d'ogni semenza</l>
<l>razionale e bruta che 'n quell'era,</l>
<l>e con decreto etterno disse stesse</l>
<l>quel che di ciò in sé veduto avesse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>Se ciò è ver non so; ma se ver fosse,</l>
<l>noi siam guidati dal piacer de' fati</l>
<l>la cui potenza sempre mai si mosse</l>
<l>col giro etterno delli ciel creati;</l>
<l>dunque contra di lor l'umane posse</l>
<l>invan s'affannano, e sono ingannati</l>
<l>chi per senno o per forza contastare</l>
<l>volesson contra il loro adoperare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>E ciò non dico sanza alta cagione,</l>
<l>però che oggi la vostra virtute</l>
<l>ho rimirata e ogni operazione,</l>
<l>e come date e come ricevute</l>
<l>abbiate le percosse e l'offensione</l>
<l>del gridar, sanza stordir, sostenute;</l>
<l>e dico certo che, al mio vivente,</l>
<l>non vidi insieme tanta buona gente,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>né tanto ardita, né con tal fortezza</l>
<l>non saggia d'arme, né di tanto affanno</l>
<l>sostenitrice, né di tal fierezza</l>
<l>meno infingarda, né che men di danno</l>
<l>mettesse cura, sol che sua prodezza</l>
<l>mostrar potesse, sì come i buon fanno,</l>
<l>com'io ho oggi tutti voi veduti,</l>
<l>e d'una parte e d'altra conosciuti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Le prodezze de' quai s'ad uno ad uno</l>
<l>volessi raccontar, ben le saprei;</l>
<l>ma troppo saria lungo, e ciascheduno</l>
<l>le vide sì com'io; dunque direi</l>
<l>ciò che non fa bisogno, ma ognuno</l>
<l>per valente uomo al mondo approverei;</l>
<l>e se tai fosser quei della mia terra,</l>
<l>per forza vincerei ogni mia guerra.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>Perché se oggi non vi fu donata</l>
<l>vittoria, ciò non fu vostro difetto,</l>
<l>ma cosa fu avanti assai pensata</l>
<l>nel chiaro e santo divino intelletto;</l>
<l>il quale Emilia mostra abbia servata</l>
<l>al piacevole Arcita e lui eletto</l>
<l>per isposo di lei: di che dovete</l>
<l>esser contenti, poi più non potete.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Né vi dovete di voi biasimare</l>
<l>che non abbiate bene adoperato;</l>
<l>ma sol gl'iddii ne dovete incolpare,</l>
<l>se degno è ciò ch'egli han diliberato</l>
<l>di potere altra volta permutare,</l>
<l>ched e' non l'hanno per voi permutato;</l>
<l>ma credo che deggiate esser contenti</l>
<l>a lor piacer, poi di noi sono attenti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Questo ch'è stato, non tornerà mai</l>
<l>per alcun tempo che stato non sia;</l>
<l>però vi priego quanto posso assai,</l>
<l>amici car, per vostra cortesia,</l>
<l>che l'abito, ch'avete pien di guai</l>
<l>vestito per dolor, cacciate via,</l>
<l>e nel pristino stato ritornate,</l>
<l>e con noi insieme tutti festeggiate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>Liberi sete omai, poi ch'adempiuto</l>
<l>avete del triunfo la ragione;</l>
<l>ben vo' però che sia fermo tenuto</l>
<l>ciò che nel bosco dissi a Palemone;</l>
<l>il qual dee esser da noi ritenuto</l>
<l>e servato ad Emilia per prigione,</l>
<l>e ella faccia di lui il suo volere,</l>
<l>poco e assai, come l'è in piacere. -</l></lg>

<ab><emph>Come i compagni di palemone partiti ritornarono.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Piacque a costoro il parlar di Teseo,</l>
<l>ben che 'n parte non ver tenesser quello;</l>
<l>per che lieto ciascun quanto poteo,</l>
<l>sanza dimor, tornò al suo ostello;</l>
<l>quivi d'abito nuovo si rifeo,</l>
<l>sì come prima, piacevole e bello,</l>
<l>e a cui fu bisogno medicare,</l>
<l>tosto fur fatti medici trovare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Gli altri, che non curavan di riposo,</l>
<l>tornaro a corte con fronte cangiata;</l>
<l>e 'nsieme si rivider con gioioso</l>
<l>aspetto, come se fra loro stata</l>
<l>non fosse il dì battaglia; e grazioso</l>
<l>sollazzo insieme ciascuna brigata</l>
<l>faceva quivi, per amor d'Arcita,</l>
<l>che si desse conforto e buona vita.</l></lg>

<ab><emph>Come, dopo le parole di Teseo, Palemone si presentò per prigione ad Emilia, e le parole che disse.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Andonne adunque presto Palemone,</l>
<l>con tristo aspetto, molto umilemente,</l>
<l>ad Emilia davanti, e 'n ginocchione,</l>
<l>con voce e con sembianza assai dolente,</l>
<l>disse: — Madonna, io son vostro prigione,</l>
<l>e sono stato continuamente</l>
<l>poi ch'io vi vidi: fate che vi piace</l>
<l>di me, che mai non spero sentir pace.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Poi che l'iddii m'hanno tolta vittoria</l>
<l>e voi insieme in questo dì meschino,</l>
<l>troppo mi fia la morte maggior gloria,</l>
<l>che per lo mondo più viver tapino;</l>
<l>per ch'io vi priego, se di voi memoria</l>
<l>etterna di ben duri e d'amor fino,</l>
<l>dannate me sanza indugio alla morte,</l>
<l>ch'io la disio, vie più che vita, forte. -</l></lg>

<ab><emph>Come Emilia liberò Palemone, datili grandissimi doni.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Con pietoso occhio Emilia riguardava</l>
<l>ver Palemone, e 'n piè il fece drizzare,</l>
<l>e le parole sue fissa ascoltava,</l>
<l>né che risponder si sa consigliare,</l>
<l>anzi appena le lagrime servava</l>
<l>che nel cor le facea pietà destare;</l>
<l>ma dopo alquanto pure in sé dispose</l>
<l>di far risposta, e così li rispose:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>— S'io fossi dall'iddii stata data</l>
<l>al mondo sol per tua sola speranza,</l>
<l>in guisa che dal tuo veder levata</l>
<l>fosse ogni altra lieta dimostranza,</l>
<l>mentr'io fui mia, io avrei reputata</l>
<l>essere stata soverchia fallanza</l>
<l>il non averti amato; ché t'amai,</l>
<l>mentre mi si convenne, pur assai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Ma veggo che come io il santo amore</l>
<l>potea sperar di molti giustamente,</l>
<l>così molti sperar nel mio valore</l>
<l>potevan; ma un solo apertamente</l>
<l>considerar dovien ch'al mio onore</l>
<l>si riserbava della molta gente;</l>
<l>il qual, qual volle, m'ha mandato Iddio:</l>
<l>e tu tel vedi così ben com'io.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>E però più a l'amorose pene</l>
<l>di te conforto non posso donare,</l>
<l>né dei voler, né a me si convene,</l>
<l>né ben faria, se i' 'l volessi fare;</l>
<l>ma le greche città, che tutte piene</l>
<l>son di bellezze assai più da lodare</l>
<l>che e' non è la mia, dar ti potranno</l>
<l>giusto ristoro all'amoroso danno,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>e te riporre in più lieto disio</l>
<l>che io non fui, allor ch'ancor dubbioso</l>
<l>istesti di dover divenir mio.</l>
<l>Dunque di te medesmo sie pietoso,</l>
<l>ch'io non intendo esserne crudele io;</l>
<l>ma poi che se' cavalier valoroso</l>
<l>sotto il giudicio di me incappato,</l>
<l>per me sarai in tal guisa dannato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Per me ti sia donata libertate</l>
<l>e a tua posta lo stare e il gire;</l>
<l>e per l'amor che per la mia biltate</l>
<l>già di soverchio t'arse nel disire,</l>
<l>questo anel porterai, che spesse fiate</l>
<l>forse di me ti farà sovenire;</l>
<l>e priegoti, qualora ten sovene,</l>
<l>pensi d'amare un'altra donna bene. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>Non si dee creder che valesse poco</l>
<l>cotale anel, cui tutta fiammeggiante</l>
<l>era la pietra assai vie più che foco;</l>
<l>appresso una cintura, simigliante</l>
<l>a quella per la qual si seppe il loco</l>
<l>là dove Anfiorao era latitante,</l>
<l>lieta li diè, dicendo: — Porterai</l>
<l>questa a qualunque festa tu sarai; -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>quinci li diede una spada tagliente</l>
<l>e ricca e bella d'alto guarnimento,</l>
<l>e un turcasso, che nobilemente</l>
<l>lavorato era, di gran valimento,</l>
<l>pien di saette lizie veramente;</l>
<l>e uno scitico arco, non contento</l>
<l>di poca forza a volerlo operare.</l>
<l>Poscia li fé altro dono arrecare,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>e ciò fu un destrier maraviglioso,</l>
<l>tutto guarnito qual si convenia</l>
<l>al nobil cavaliere e valoroso,</l>
<l>con armi nelle quai la maestria</l>
<l>di Vulcan s'operò mastro ingegnoso;</l>
<l>e uno scudo bel quanto potia,</l>
<l>con un gran pin delle sue frondi orbato,</l>
<l>d'un chiaro ferro e forte bene armato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>E a lui disse dopo alquanto spazio:</l>
<l> — O valoroso e nobil cavaliere,</l>
<l>del mio amore omai dei esser sazio,</l>
<l>e di qualunque con cotal mestiere</l>
<l>s'acquista, di se stesso tristo strazio</l>
<l>faccendo, quale in questo puoi vedere</l>
<l>che s'è fatto per me, che trista sono</l>
<l>per tanto sangue e miserabil dono.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>Ma perciò che tu dei vie più a Marte</l>
<l>che a Cupido dimorar suggetto,</l>
<l>ti dono queste, acciò che, se in parte</l>
<l>avvien che ti bisogni, con effetto</l>
<l>adoperar le puoi; esse con arte</l>
<l>son fabricate, che sanza sospetto</l>
<l>le puoi portar: forse l'adoperrai</l>
<l>dove vie più che me n'acquisterai. -</l></lg>

<ab><emph>La risposta di Palemone ad Emilia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>Prese il dono Palemone allora,</l>
<l>e disse: — Donna, io tengo la mia vita</l>
<l>tanto più cara ch'io non faceva, ora,</l>
<l>poi ch'io da voi la sento gradita,</l>
<l>che con migliore agurio ciascun'ora</l>
<l>la guarderò infino alla finita,</l>
<l>sperando che in ciel fermato sia</l>
<l>ciò che dite per vostra cortesia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>E voi ringrazio pietosa di quella,</l>
<l>quanto io più posso, e del libero stato</l>
<l>ch'io ho per voi, o matutina stella,</l>
<l>sì graziosamente racquistato;</l>
<l>e ciascheduna d'este gioie bella</l>
<l>m'è più che d'esser nel ciel coronato,</l>
<l>e guarderolla sempre per amore</l>
<l>del vostro alto ineffabile valore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>Che io aspetti più d'amor saetta</l>
<l>per altra donna, questo tolga Iddio:</l>
<l>da me amata sarete soletta,</l>
<l>né mai fortuna cangerà disio.</l>
<l>Se' fati v'hanno per altrui eletta,</l>
<l>in ciò non posso più contrastare io;</l>
<l>ma che io v'ami esser non mi pò tolto,</l>
<l>né fia mentre sarò in vita volto. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Quinci sen gì pensoso a rivestire</l>
<l>e a lavarsi, ch'era rugginoso</l>
<l>tutto, per poscia quivi rivenire;</l>
<l>e ben che 'n sé non trovasse riposo,</l>
<l>pur s'ingegnò di sua noia coprire;</l>
<l>e con più lieto viso e grazioso</l>
<l>nell'aula tornò a rivedere</l>
<l>il suo diletto e 'l suo sommo piacere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>La donna fu assai quivi lodata</l>
<l>da' circunstanti re e da Arcita:</l>
<l>e ben li piacque ch'ella avea donata</l>
<l>a Palemon libertà espedita;</l>
<l>e similmente ancora fu pregiata</l>
<l>di Palemone la risposta ardita,</l>
<l>il qual da tutti accolto lietamente</l>
<l>fu, ma più da Arcita veramente.</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita sposò Emilia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>Ma poi ch'alquanto si fu riposato,</l>
<l>Arcita ver Teseo cominciò a dire:</l>
<l> — Signore, adempiuto è il tuo mandato</l>
<l>con non poco di me greve martire,</l>
<l>e per quel credo d'aver meritato</l>
<l>Emilia e perdono al mio fallire;</l>
<l>la qual dimando, se e' t'è in piacere,</l>
<l>se elli è tempo ch'io la deggia avere -.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>A cui Teseo con voce graziosa</l>
<l>rispose: — Dolce amico, ciò m'è caro,</l>
<l>né disio tanto nessuna altra cosa;</l>
<l>e però in quel modo che lasciaro</l>
<l>a noi i nostri primi, quando sposa</l>
<l>essi ne l'età lor prima pigliaro,</l>
<l>vo' che solennemente ti sia data</l>
<l>e in presenza delli re sposata. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>Adunque lì li baron ragunati</l>
<l>e' sacrificii fatti degnamente</l>
<l>sì come egli erano in quel tempo usati,</l>
<l>Arcita Emilia graziosamente</l>
<l>quivi sposò, e furon prolungati</l>
<l>li dì delle lor nozze veramente,</l>
<l>infin ch'el fosse forte e ben guarito:</l>
<l>e così fu fermato e stabilito.</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il libro nono del Teseida.</emph></trailer></div1>

<div1 type="canto"><head>LIBRO DECIMO</head>
<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene l'argomento particulare del libro decimo.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto"><lg type="quartina">
<l>Nel decimo l'uficio funerale</l>
<l>fanno li greci re a' morti loro;</l>
<l>e Teseo chiama Itmon sanza dimoro,</l>
<l>il qual d'Arcita il mal dice mortale.</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>Poi Arcita a Teseo racconta quale,</l>
<l>dopo la morte sua, del suo tesoro</l>
<l>il testamento sia; e poi con ploro</l>
<l>quasi con Palemon fa altretale.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poscia, presente Emilia, seco stesso</l>
<l>del suo morir si dole, e poi con lei;</l>
<l>e ella dopo lui, porgendo ad esso</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>gli estremi basci con dolenti omei.</l>
<l>Quindi a Mercurio lita e piange appresso,</l>
<l>poi l'alma rende all'immortali iddei.</l></lg></lg>

<lg type="ottava">
<argument><p><emph>Incomincia il libro decimo del Teseida. E prima come li re greci andarono di notte a dare sepoltura a' morti loro.</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>Il gran nido di Leda ogni bellezza</l>
<l>in molte luci di sé dimostrava</l>
<l>e già propinqua a sua maggior cortezza</l>
<l>tacitamente la notte n'andava,</l>
<l>forse due ore vicina all'altezza</l>
<l>dov'ella il suo mezzo cerchio toccava,</l>
<l>quando da corte i Greci si partiro</l>
<l>e alli proprii loro ostier reddiro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>E acciò che per lor non si impedisse</l>
<l>la lieta festa della nuova sposa,</l>
<l>anzi che più della notte sen gisse,</l>
<l>presa con loro ciascheduna cosa</l>
<l>degna da pirra far, ciaschedun disse</l>
<l>a' suoi: — Mentre la gente si riposa,</l>
<l>piani al teatro grande ve n'andate</l>
<l>e quivi con silenzio ci aspettate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>E' morti corpi delli nostri amici</l>
<l>tutti con diligenzia troverete,</l>
<l>e acciò che non sien forse mendici</l>
<l>d'onor di sepultura, laverete</l>
<l>lor tutti quanti, e' roghi fate lici,</l>
<l>ne' quai con degno onor li metterete,</l>
<l>poi venuti sarem; ma chetamente</l>
<l>si vuol far ciò, che nol senta la gente. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>Mossersi allor con l'urne i servidori</l>
<l>e 'nverso del gran teatro n'andaro;</l>
<l>e, come avean comandato i signori,</l>
<l>li morti corpi tutti ritrovaro,</l>
<l>e quei con odoriferi liquori</l>
<l>e con lagrime molte ancor lavaro;</l>
<l>poi fatte pire per sé a ciascuno,</l>
<l>sovra catune d'esse poserne uno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>Vennervi i regi, e la tuba dolente</l>
<l>con tristo suono fu apparecchiata,</l>
<l>e 'ntorniarle tutte con lor gente;</l>
<l>e poi ch'egli ebber ciascuna onorata</l>
<l>d'arme e di ghirlande e di lucente</l>
<l>porpora, fu la tromba comandata</l>
<l>a sonare; e dier voce i tristi guai</l>
<l>de' dolenti, che quivi erano assai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>Allora i re, addimorati un poco,</l>
<l>dentro alle pire fatte con dolore</l>
<l>ciascuno al morto suo accese foco,</l>
<l>e poi a Giove Stigio di core</l>
<l>fer sacrificio, acciò che 'n pio loco</l>
<l>ponesse que' che per lo lor valore</l>
<l>erano il giorno morti combattendo,</l>
<l>l'anime lor per altrui offerendo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>I grassi fuochi e grandi e bene ardenti</l>
<l>consumar tosto i corpi lor donati;</l>
<l>li qua' con vino dalle greche genti</l>
<l>pietosamente fur mortificati;</l>
<l>e ricolte le ceneri candenti</l>
<l>ne' vasi furon messe, apparecchiati</l>
<l>con pia mano e con dolente verso,</l>
<l>durante ancora assai del tempo perso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>E quanto Niobè in Sifilone,</l>
<l>allor che' figli di Latona fero</l>
<l>vendetta della sua alta orazione,</l>
<l>ne portò urne, e quivi in sasso vero</l>
<l>si trasmutò, cotante è oppinione</l>
<l>di quivi al tempio del gran Marte altiero</l>
<l>segnate gisser del nome di quelli</l>
<l>la cenere de' quai messa era in elli.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>Poi ricercarono i lasciati ostieri</l>
<l>sì come bisognosi di riposo,</l>
<l>e a dormire i regi e' cavalieri</l>
<l>e qualunque altro, el tempo tenebroso,</l>
<l>tutti quanti ne giron volontieri,</l>
<l>infino al novo giorno luminoso;</l>
<l>quindi levati a corte ritornaro,</l>
<l>dove Teseo levato già trovaro.</l></lg>

<ab><emph>Come tutti gli altri Greci fediti guarivano; Arcita solo peggiorava.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Tutti li Greci i qual avean difetto</l>
<l>eran con somma cura medicati,</l>
<l>e lor donato sollazzo e diletto,</l>
<l>e ne' bisogni lor bene adagiati;</l>
<l>tal che di morte e d'ogni altro sospetto</l>
<l>forono in pochi giorni liberati,</l>
<l>e come prima si rifecer sani</l>
<l>così i cittadin come gli strani.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>Ma solo Arcita non potea guarire,</l>
<l>tanto era dentro rotto pel cadere.</l>
<l>Fevvi Teseo il grande Itmon venire</l>
<l>d'Epidauria ad Arcita vedere;</l>
<l>il qual si mise segreto a sentire</l>
<l>del mal ch'Arcita in sé potesse avere,</l>
<l>e sanza fallo se n'avide tosto</l>
<l>come Arcita dentro era disposto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>Per che a Teseo rispose di presente</l>
<l>in cotal guisa: — Nobile signore,</l>
<l>il vostro Arcita è morto veramente,</l>
<l>né luogo ci ha di medico valore;</l>
<l>Giove potrebbe in vita solamente</l>
<l>servarlo, se volesse, ch'è maggiore</l>
<l>che la natura e puote adoperare</l>
<l>assai più che natura non può fare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>Ma lasciando i miracoli in lor loco,</l>
<l>dico che Esculapio non varrebbe</l>
<l>per sanità di lui molto né poco;</l>
<l>né 'l chiaro Appollo, ancora che tutta ebbe</l>
<l>l'arte con seco e seppe il ghiaccio e 'l foco</l>
<l>e l'umido e 'l calor e che potrebbe</l>
<l>ciascuna erba o radice; però ch'esso</l>
<l>per lungo e per traverso è dentro fesso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>Dunque fatica per sua guarigione</l>
<l>saria perduta, per quel ch'io ne senta.</l>
<l>Fateli festa e consolazione,</l>
<l>sì che ne vada l'anima contenta,</l>
<l>il più si può, all'etterna prigione</l>
<l>dove ogni luce Dite tiene spenta,</l>
<l>e dove noi di dietro a lui andremo,</l>
<l>quando di qua più viver non potremo. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Molto cotal parlar dolfe a Teseo,</l>
<l>però ch'Arcita sommamente amava;</l>
<l>e a chi ciò udiva il simil feo,</l>
<l>però ch'ognuno alte cose sperava</l>
<l>della sua vita, se 'l superno Deo</l>
<l>vivo nelle parti attiche il lasciava;</l>
<l>né sapevan di ciò nulla che farsi,</l>
<l>se non ciascun di Giove lamentarsi.</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita, fatto chiamare Teseo, dispose delle cose sue.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Adunque, ciascun giorno piggiorando,</l>
<l>il buono Arcita in sé si fu accorto</l>
<l>che 'l suo valor del tutto gia mancando,</l>
<l>e che sanza alcun fallo egli era morto;</l>
<l>né di ciò trarre il potea ragionando</l>
<l>alcun giammai o dandoli conforto;</l>
<l>per che volle di sé ciò che potesse</l>
<l>disporre, sol ch'al buon Teseo piacesse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>E fello a sé sanza indugio chiamare</l>
<l>e cominciò con lagrime ver lui</l>
<l>pietosamente così a parlare:</l>
<l> — O nobile signor caro e a cui,</l>
<l>mille volte morendo, meritare</l>
<l>l'onor del qual giammai degno non fui</l>
<l>non potre' mai, io mi veggo venire</l>
<l>al passo il qual nessuno uom può fuggire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Al qual s'io vengo, che vi son, contento</l>
<l>ne vado mal, pensando che l'amore</l>
<l>il qual m'ha dato già tanto tormento</l>
<l>per la giovane donna, che nel core</l>
<l>ancora come mai per donna sento,</l>
<l>lascio infinito, e te, caro signore,</l>
<l>cui io appresso lei più disiava</l>
<l>servir che Giove, e più mi dilettava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Ma più non posso, e far lo mi convene;</l>
<l>per ch'io ti priego per ultimo dono,</l>
<l>se lungamente Iddio ti guardi Attene,</l>
<l>che, poi del mondo dipartito sono</l>
<l>e sarò gito a riguardar le pene</l>
<l>de' miseri che priegan per perdono,</l>
<l>quel ch'io dirò tu facci sia fornito,</l>
<l>se tu da Marte sempre sii udito.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Signor, tu sai che, poi che di Creonte</l>
<l>il giusto Marte ti diede vittoria,</l>
<l>io, che con lui t'era uscito a fronte,</l>
<l>per prigion preso, fui della tua gloria</l>
<l>picciola parte, e certo non isponte,</l>
<l>e Palemone ancor, come in memoria</l>
<l>esser ti dee; li qua' festi guardare,</l>
<l>forse temendo del nostro operare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>Ma poi che quindi fummo liberati,</l>
<l>per tua bontà e per tua cortesia</l>
<l>li nostri ben, donde eravàn privati,</l>
<l>ci fur renduti, e ogni baronia,</l>
<l>come ti piacque, avemmo, e onorati</l>
<l>fummo quale eravam giammai in pria;</l>
<l>de' quali a Palemon tutta mia sorte</l>
<l>ti priego doni appresso la mia morte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Similemente ancor t'è manifesto</l>
<l>quanto amor m'abbia per Emilia stretto,</l>
<l>il quale al tuo servigio sol per questo</l>
<l>ad esser venni, né ciò che sospetto</l>
<l>mi doveva esser mi fu mai molesto,</l>
<l>anzi con fe' serviva e con diletto;</l>
<l>né credo mai ti trovassi ingannato</l>
<l>di cosa che di me ti sii fidato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>El m'insegnò a divenire umile,</l>
<l>esso mi fé ancor sanza paura,</l>
<l>esso mi fé grazioso e gentile,</l>
<l>esso la fede mia fé santa e pura,</l>
<l>esso mostrò a me che mai a vile</l>
<l>io non avessi nulla creatura,</l>
<l>esso mi fé cortese e ubidente,</l>
<l>esso mi fé valoroso e servente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Tanto mi diede ancor di pronto ardire,</l>
<l>che sotto nome stran nelle tue mani</l>
<l>mi misi, a rischio di dover morire;</l>
<l>e certo a ciò non mi furon villani</l>
<l>l'iddii, anzi facevan ben seguire</l>
<l>i miei pensieri interi e tutti sani;</l>
<l>né mi vergogno che in tuo onore</l>
<l>io ti sia stato lungo servidore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>Febo si fece servidor d'Ameto,</l>
<l>mosso da quella medesma cagione</l>
<l>che io mi mossi, e sì dolce e quieto</l>
<l>servì, ch'egli ebbe la sua intenzione;</l>
<l>e certo io il seguiva mansueto,</l>
<l>se el non fosse stato Palemone;</l>
<l>né dubito che ciò ch'io disiava</l>
<l>m'avessi dato, s'io mi palesava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Or così va: e' non si può tornare</l>
<l>ciò che è stato; ond'io sono a tal punto</l>
<l>qual tu mi vedi, e sentomi scemare</l>
<l>ognor la vita, e già quasi consunto</l>
<l>del tutto son, né mi posso aiutare;</l>
<l>a tal partito m'ha ora Amor giunto,</l>
<l>a cui i' ho servito il tempo mio</l>
<l>con pura fede e con sommo disio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Né 'l merito di ciò ch'io attendea</l>
<l>goder non posso, ben che mi sia dato:</l>
<l>veggio, di me, che ciascun fato avea</l>
<l>che così fosse in sé diliberato</l>
<l>e che del mio servir voglion ch'io stea</l>
<l>contento che per merito onorato</l>
<l>istato sia della data vittoria,</l>
<l>che a' futuri fia sempre in memoria.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>E io perciò che più non posso avante,</l>
<l>voglio aver questo per buon guiderdone;</l>
<l>e que' che fu così com'io amante</l>
<l>e la sua vita ha messa in condizione</l>
<l>di morte e di periglio simigliante</l>
<l>a me, io dico del buon Palemone,</l>
<l>per merito del suo amar riceva</l>
<l>la donna ch'io per mia aver doveva.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Io te ne priego per quella salute</l>
<l>che tu a lui e a me parimente</l>
<l>donasti già, e per la tua virtute</l>
<l>nota agl'iddii e all'umana gente,</l>
<l>e per l'opere tue che conosciute</l>
<l>sono e saranno al mondo etternalmente,</l>
<l>e per la fede che io ti portai</l>
<l>mentre nel tuo servigio dimorai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>Questa mi fia tra l'ombre gran letizia,</l>
<l>che Palemon, cui io molto amo, sia</l>
<l>tratto per me d'amorosa tristizia,</l>
<l>possedendo elli ciò che più disia;</l>
<l>pensando ancora ch'elli abbia divizia</l>
<l>di ciò ch'elli ama, per tua cortesia:</l>
<l>almeno Emilia, mentre fia in vita,</l>
<l>vedendo lui avrà a mente Arcita. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>E questo detto, forte sospirando,</l>
<l>tacque con gli occhi alla terra bassati,</l>
<l>tacito seco stesso lagrimando;</l>
<l>né quelli ardiva di tener levati:</l>
<l>onde Teseo un poco attese, e quando</l>
<l>vide che' suoi parlari eran posati,</l>
<l>quasi piangendo, assai di lui pietoso,</l>
<l>disse così con viso doloroso:</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo rispose ad Arcita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>— Tolgan l'iddii, Arcita, amico caro,</l>
<l>che Lachesìs il fil poco tirato</l>
<l>ancora tronchi, e cessin questo amaro</l>
<l>dolor da me, se io l'ho meritato,</l>
<l>che non si dia a tua vita riparo;</l>
<l>e già in ciò Alimeto ha pensato</l>
<l>insieme con Itmon, e sì faranno</l>
<l>che vivo e sano a noi ti renderanno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>Ma pur se dell'iddii fosse piacere</l>
<l>di torti a me che più che luce t'amo,</l>
<l>a forza ciò ne converria volere,</l>
<l>però che isforzarli non possiamo.</l>
<l>Ciò che m'hai detto, puoi certo sapere</l>
<l>che, poi ti piace, sì come te il bramo,</l>
<l>e sanza fallo tutto fia fornito,</l>
<l>se tu venissi a sì fatto partito.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>Ma tu, come sì forte ti sgomenti</l>
<l>pensando che così notabil cosa,</l>
<l>come è Emilia, che faria contenti</l>
<l>qualunque iddii di sé, tanto amorosa</l>
<l>si fa vedere, e' suoi occhi lucenti</l>
<l>pur te disian con vista lagrimosa,</l>
<l>e essa è tua? Deh! prendi conforto,</l>
<l>ch'ancor verrai a grazioso porto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>Ben ci ha da render alto guiderdone</l>
<l>delle fatiche da lui ricevute:</l>
<l>io dico al tuo amico Palemone,</l>
<l>del quale a me domandi la salute.</l>
<l>Sol che tu sani, i' ho oppinione</l>
<l>di porvi in parte, per vostra virtute,</l>
<l>dove di voi tra voi ancor sarete</l>
<l>contenti, sì che lieti viverete. -</l></lg>

<ab><emph>Come Atcita si fé chiamar Palemone e ciò che li disse.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>Arcita nulla a questo rispondeva,</l>
<l>sì lo stringeva l'angoscia d'amore;</l>
<l>e il suo stato assai ben conosceva,</l>
<l>posto che i conforti del signore</l>
<l>divoto udisse quanto più poteva;</l>
<l>e già l'ambascia s'appressava al core</l>
<l>della misera morte, onde si volse</l>
<l>in altra parte e a Teseo si tolse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>E poi che fu alquanto dimorato</l>
<l>sanza mostrare o dire alcuna cosa,</l>
<l>come era prima si fu rivoltato,</l>
<l>e 'n voce rotta assai e angosciosa</l>
<l>priega che Palemon li sia chiamato</l>
<l>anzi che lasci esta vita noiosa;</l>
<l>il qual lì venne, sanza dimorare,</l>
<l>con altri molti per lui visitare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Il qual poi vide innanzi a sé venuto,</l>
<l>e rimirato l'ebbe lungamente</l>
<l>con luci acute, quasi conosciuto</l>
<l>pria non l'avesse, con voce dolente</l>
<l>disse: — O Palemone, egli è voluto</l>
<l>nel ciel che più qui non istea niente;</l>
<l>però innanzi il mio tristo partire,</l>
<l>veder ti volli, toccare e udire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>Tanto n'ha sempre avversata Giunone,</l>
<l>che del seme di Cadmo solo Arcita</l>
<l>n'è conosciuto e tu, o Palemone:</l>
<l>or mi conviene angosciosa partita</l>
<l>da te, parente, amico e compagnone,</l>
<l>far, poi le piace, che alla mia vita</l>
<l>stata è invidiosa allor ch'ella poteva</l>
<l>più contentarla, se ella voleva.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>In quella entrata ch'io doveva fare</l>
<l>ad esser delli suoi raccomandati,</l>
<l>fa ella il mondo lieto a me lasciare</l>
<l>per congiugnermi a' nostri primi andati.</l>
<l>Or m'avesse ella pur lasciato entrare</l>
<l>per tre giornate ne' suoi disiati</l>
<l>luoghi! E appresso in pace avria sofferto</l>
<l>ch'ella m'avesse morto o vuo' diserto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Non l'è piaciuto, e io non posso avanti;</l>
<l>dunque tu sol, che a me se' rimaso</l>
<l>del sangue altiero degli avoli tanti,</l>
<l>quando verrà il doloroso caso</l>
<l>ch'io lascerò la vita e' tristi pianti,</l>
<l>gli occhi e la bocca e l'anelante naso</l>
<l>priegoti che mi chiuda, e facci ch'io</l>
<l>tosto trapassi d'Acheronte il rio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>E perché tu, sì come io, amato</l>
<l>hai lungamente Emilia graziosa,</l>
<l>io ho Teseo a mio poter pregato</l>
<l>che la ti doni per etterna sposa:</l>
<l>priegoti che da te non sia negato</l>
<l>perché tu sappi che di me pietosa</l>
<l>ella sia stata e a me porti amore,</l>
<l>ch'ell'ha suo dover fatto e suo onore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>E giuroti, per quel mondo dolente</l>
<l>al quale io vado sanza ritornata,</l>
<l>che, a dire il ver, giammai al mio vivente</l>
<l>di lei niuna cosa t'ho levata,</l>
<l>se non forse alcun bascio solamente,</l>
<l>sì che tale è qual tu te l'hai amata;</l>
<l>ond'io ti priego, per tua cortesia,</l>
<l>che tu la prenda e che cara ti sia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>E lei con quello amor che tu solevi</l>
<l>portarle più che ad altra creatura,</l>
<l>s'egli era ver ciò che tu mi dicevi,</l>
<l>onora e guarda; e sì d'operar cura,</l>
<l>che 'l tuo valore usato si rilevi</l>
<l>a ricrear la nostra fama oscura</l>
<l>per lo dolente seme, ch'è ispento</l>
<l>s'a rilevarlo non dai argomento.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Certo quest'è manifesta cagione</l>
<l>che ciaschedun dell'operato affanno</l>
<l>ricever deggia degno guiderdone;</l>
<l>dunque sarà per merito del danno</l>
<l>c'hai già avuto e desolazione,</l>
<l>come io so e ancor molti sanno,</l>
<l>ricever lei, che credo più che 'l regno</l>
<l>di Giove l'avrai cara, e senne degno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>E s'ella forse per la morte mia</l>
<l>pietosa desse alcuna lagrimetta,</l>
<l>sì la raccheta che contenta sia,</l>
<l>perciò che la sua vista leggiadretta</l>
<l>fatta ha l'anima mia di lei sì pia,</l>
<l>che 'l riso suo più me che lei diletta,</l>
<l>e così il pianto suo più me attrista,</l>
<l>ond'io mi cambio come la sua vista.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>In questa guisa, se l'anima sente</l>
<l>poi la morte del corpo alcuna cosa</l>
<l>di queste qua, tra la turba dolente</l>
<l>andrà con più ardire e men dogliosa. -</l>
<l>E questo detto, più oltre niente</l>
<l>allora disse; donde con pietosa</l>
<l>sembianza e voce appresso Palemone</l>
<l>incominciò così fatto sermone:</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita, vedendo Emilia sopravenuta, parlò.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>— O luce etterna, o reverendo onore</l>
<l>del nostro sangue, poderoso Arcita,</l>
<l>sed e' non è in te spento il valore</l>
<l>usato, aiuta la tua cara vita</l>
<l>con conforto sperando, ché 'l signore</l>
<l>del ciel soccorre a chi se stesso aita;</l>
<l>né far ragion che 'n giovinetta etate</l>
<l>Antropòs ora pigli podestate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Cessin gl'iddii che io ultimo sia</l>
<l>di tanto sangue, se tu te ne vai,</l>
<l>né che Emilia mai diventi mia:</l>
<l>tu l'acquistasti e tu per tua l'avrai;</l>
<l>né l'uficio che chiedi fatto fia</l>
<l>con la mia man, per mia voglia, giammai;</l>
<l>ma la tua prole e tu gli chiuderete</l>
<l>a me, e sopra me vivi sarete.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>Confortati: per que' celesti regni</l>
<l>che t'ha il tuo valore apparecchiati</l>
<l>allor che' membri tuoi saranno degni</l>
<l>per età lunga d'esser transmutati</l>
<l>in cenere, io ti priego ti sostegni,</l>
<l>sì che tu usi i ben già guadagnati;</l>
<l>e me tapino per lo mondo andare</l>
<l>lascia, che' fati me voglion provare. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Arcita disse: — E' fia com'io t'ho detto;</l>
<l>il che s'avien, ti priego quant'io posso</l>
<l>che 'l mio disio in ciò mandi ad effetto,</l>
<l>e questo sia, ogn'altro affar rimosso.</l>
<l>Così disio, così mi fia diletto,</l>
<l>così d'ogni gravezza sarò scosso. -</l>
<l>E quinci tacquero amendun piangendo,</l>
<l>e chi vi stava ancor pianger faccendo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>A cotal pianto Ipolita piacente</l>
<l>vi sopravenne, e Emilia con lei;</l>
<l>e quando vider sì pietosamente</l>
<l>pianger gli Achivi e li duci dircei,</l>
<l>d'Arcita dubitarono, e dolente</l>
<l>ciascuna domandò i re lernei</l>
<l>che era ciò, che' due Teban piangeno</l>
<l>e tutti loro ancor pianger faceno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>E' fu lor detto; onde ognuna di loro</l>
<l>più ad Arcita si fecero appresso,</l>
<l>e cominciaron sanz'alcun dimoro</l>
<l>a ragionar di più cose con esso</l>
<l>e a darli conforto con costoro</l>
<l>insieme ch'eran lì venuti ad esso</l>
<l>e elli alquanto prese d'allegrezza</l>
<l>poi che d'Emilia vide la bellezza.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Ma poi ch'Arcita l'ebbe rimirata</l>
<l>con occhio attento, sì come potea,</l>
<l>e ebbe bene in sé considerata</l>
<l>la gran bellezza che la donna avea,</l>
<l>cominciò con sembianza transmutata</l>
<l>a parlare in tal guisa qual potea,</l>
<l>premessi avanti dolenti sospiri,</l>
<l>caldo ciascun d'amorosi disiri:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>— Piangemi Amor nel doloroso core,</l>
<l>là onde morte a forza il vuol cacciare;</l>
<l>né vi può star, né uscir ne pò fore,</l>
<l>sì ch'io il sento in me ramaricare</l>
<l>con pianti e con parole di dolore</l>
<l>accese più ch'i' non poria narrare,</l>
<l>in forma che di sé mi fa pietoso,</l>
<l>e di me, lasso!, oltre il dover doglioso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Gli spiriti visivi assai sovente</l>
<l>mostrano a lui l'angelica figura</l>
<l>per la qual esso nel core è possente,</l>
<l>dicendo: «Deh! fie tal nostra sciagura,</l>
<l>che ci convenga teco insiememente</l>
<l>abandonar sì nobil creatura?».</l>
<l>Esso risponde loro e sì gli abraccia,</l>
<l>dicendo: «Sì, ché morte me ne caccia:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>io me ne vo con l'anima smarrita,</l>
<l>la quale io presi col piacer di quella</l>
<l>che da voi è nel mondo più gradita».</l>
<l>Dunque nelle sue man ricevami ella,</l>
<l>quand'io farò la dogliosa partita</l>
<l>della presente vita tapinella. -</l>
<l>E questo detto, forte lagrimando,</l>
<l>gli occhi bassò, in terra riguardando.</l></lg>

<ab><emph>Come Emilia parlò ad Arcita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Queste parole gli angelici aspetti</l>
<l>di quelle donne conturbavan molto</l>
<l>e con dolore offendevano i petti</l>
<l>dilicati in maniera che nel volto</l>
<l>si parea loro; e ben sentieno i detti</l>
<l>quali erano e che fosse in lor raccolto;</l>
<l>e ben l'occulta morte conosceno</l>
<l>nel viso a lui, che già veniva meno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Per che Emilia disse: — O signor mio,</l>
<l>poscia che tu del viver ti disperi,</l>
<l>deh, dimmi, o lassa!, e come farò io?</l>
<l>Io ne verre' con teco volentieri,</l>
<l>e già ciò appetisce il mio disio,</l>
<l>perch'io non so che fuor di te mi speri.</l>
<l>Tu eri solo il mio bene e la gioia,</l>
<l>sanza di te non spero altro che noia. -</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita rispose ad Emilia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>A cui Arcita disse: — Bella amica,</l>
<l>prendi conforto, e del mio trapassare</l>
<l>non prender nel tuo animo fatica;</l>
<l>ma per amor di me di confortare</l>
<l>ti piaccia, se giammai cosa ch'io dica</l>
<l>intendi nel futuro d'operare;</l>
<l>io ho trovato a tua consolazione</l>
<l>modo assai degno e con giusta ragione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Palemon, caro e stretto mio parente,</l>
<l>non men di me t'ha lungamente amata,</l>
<l>e per lo suo valor veracemente</l>
<l>è più degno di me che isposata</l>
<l>li sii, e questo vede tutta gente;</l>
<l>ché, posto che vittoria a me donata</l>
<l>fosse l'altrier, non fu già dirittura,</l>
<l>ma sola fu la sua disaventura.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Di che l'iddii errarono, e per certo</l>
<l>credetter lui atare e me ataro;</l>
<l>ma poi che il loro error fu discoperto,</l>
<l>ciò ch'avean fatto indietro ritornaro</l>
<l>e me recaron a sì fatto merto</l>
<l>quale ora piango con dolore amaro,</l>
<l>acciò che tu ti rimanessi ad esso,</l>
<l>com'essi avean diliberato espresso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>E io che tu sii sua me ne contento</l>
<l>più che d'altrui, poi esser non puoi mia.</l>
<l>Ferma in lui il tuo intendimento</l>
<l>e quel pensa di far che el disia;</l>
<l>e io son certo ch'ogni piacimento</l>
<l>di te per lui sempre operato fia:</l>
<l>egli è gentile e bello e grazioso;</l>
<l>con lui avrai e diletto e riposo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Io muoio, e già mi sento intorno al core</l>
<l>quella freddezza che suole arrecare</l>
<l>con seco morte, e ogni mio valore</l>
<l>sanza alcun dubbio in me sento mancare;</l>
<l>però quel ch'io ti dico, per amore</l>
<l>farai, poi più non posso teco stare;</l>
<l>i fati t'hanno riserbata a lui,</l>
<l>me' sarai sua non saresti d'altrui.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Ma non pertanto l'anima dolente,</l>
<l>che se ne va pel tuo amor piangendo,</l>
<l>ti raccomando, e priegoti ch'a mente</l>
<l>ti sia tuttora, mentre che vivendo</l>
<l>qui starai sotto del bel ciel lucente,</l>
<l>a te contenta l'aure traendo;</l>
<l>ch'i' me ne vo, né so se tu verrai</l>
<l>là dov'io sia, ch'i' ti rivegga mai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Gli ultimi basci solamente aspetto</l>
<l>da te, o cara sposa, i quai mi dei</l>
<l>ti priego molto; questo sol diletto</l>
<l>in vita omai attendo, ond'io girei</l>
<l>isconsolato con sommo dispetto</l>
<l>s'i' non gli avessi, e mai non oserei</l>
<l>gli occhi levar tra morti innamorati,</l>
<l>ma sempre li terrei tra lor bassati. -</l></lg>

<ab><emph>Come Emilia rispose ad Arcita e dielli gli ultimi basci.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Fatti erano i begli occhi rilucenti</l>
<l>d'Emilia due fontane, lagrimando</l>
<l>e fuor gittando sospiri cocenti,</l>
<l>del suo Arcita il parlar ascoltando;</l>
<l>e ben vedeva per chiari argomenti</l>
<l>che, come esso dicea, venia mancando;</l>
<l>per ch'ella in voce rotta e angosciosa</l>
<l>così rispose tutta lagrimosa:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>— O caro sposo a me più che la vita,</l>
<l>non verso te son crucciati l'iddii;</l>
<l>io sola son cagion di tua partita,</l>
<l>io nocevole sono a' tuoi disii;</l>
<l>questa è vecchia ira incontro a me nutrita</l>
<l>ne' petti lor, sì com'io già sentii,</l>
<l>i qua' del tutto lo mio matrimonio</l>
<l>negano, e io ne veggo testimonio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>Il gran Teseo m'avea serbato Acate,</l>
<l>col quale io giovinetta mi crescea:</l>
<l>bello era e fresco nella nova etate,</l>
<l>e nelli primi amori assai piacea</l>
<l>a me; ma la innata crudeltate</l>
<l>c'ha contro al nostro sangue Citerea,</l>
<l>mel tolse, già al maritar vicina,</l>
<l>ben che io fossi ancora assai fantina.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Questa, non sazia del primo operare</l>
<l>contra di me, già te veggendo mio,</l>
<l>similemente te mi vuol levare.</l>
<l>Dunque non altri t'uccide che io;</l>
<l>io, lassa!, colpa son del tuo passare;</l>
<l>il mio agurio tristo e 'l mio disio</l>
<l>ti noccion, lassa!, e io rimango in pene</l>
<l>e in tormento, non qual si convene.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>Omè, sovra di me andasse l'ira</l>
<l>che altrui nuoce per la mia bellezza!</l>
<l>Che colpa ci ha colui che mi disira,</l>
<l>se la spietata Vener mi disprezza?</l>
<l>Perché or contra te diventa dira?</l>
<l>Perché in te discovre sua fierezza?</l>
<l>Maladetta sia l'ora ch'io fui nata,</l>
<l>e a te prima giammai palesata!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>O bello Arcita mio, sanza ragione</l>
<l>or foss'io morta il dì che 'n questo mondo</l>
<l>venni, poi ti doveva esser cagione</l>
<l>di morte e torti di stato giocondo!</l>
<l>Donde giammai sentir consolazione</l>
<l>non credo in me, ma sempre di profondo</l>
<l>cor mi dorrò dopo la tua partita,</l>
<l>se dietro a te rimango, caro Arcita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>Ora conosco i dolorosi ardori</l>
<l>che oscuri mi mostrò l'altrier Diana;</l>
<l>or so quai fosser l'aure che di fori</l>
<l>n'uscian con vista e con voce profana,</l>
<l>e quel che della fiamma li furori</l>
<l>a me mostravan con mente non sana;</l>
<l>ché se allor conosciuti gli avessi,</l>
<l>non credo come stai che tu istessi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>Io mi sarei dolorosa parata</l>
<l>a te allor ch'al teatro ne gisti,</l>
<l>e di pietà e d'amor colorata</l>
<l>avrei voltati li tuoi passi tristi,</l>
<l>e la dolente battaglia sturbata</l>
<l>per la qual morte e per me ora acquisti;</l>
<l>ma io non li conobbi, anzi sperai</l>
<l>tutto il contrario di ciò che tu hai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>Or più non posso; ond'io morrò dogliosa</l>
<l>né so veder chi di morir mi tene,</l>
<l>vedendo, sposo, tua vista angosciosa</l>
<l>istar per me e in cotante pene.</l>
<l>O me isventurata dolorosa!</l>
<l>Quanto mal vidi, e tu ancora, Attene!</l>
<l>E quanto mal per te mi riguardasti,</l>
<l>il giorno che di me t'innamorasti!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>Omè, che' fior ch'io allora cogliea,</l>
<l>e 'l canto, anzi fu pianto, ch'io cantava</l>
<l>Erinis, lassa!, tutto ciò movea;</l>
<l>e i' 'l senti', che talora tremava</l>
<l>pavida, e la cagion non conoscea,</l>
<l>né le future cose imaginava:</l>
<l>or le conosco che son nel periglio,</l>
<l>né posso ad esse porre alcun consiglio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>E ora, caro sposo, mi comandi</l>
<l>che, tu mancato, io prenda Palemone.</l>
<l>Certo le tue parole mi son grandi,</l>
<l>e debbo quelle per ogni ragione</l>
<l>servar più che gli eccelsi e venerandi</l>
<l>iddii che or m'offendon, né cagione</l>
<l>non hanno; e io così le serveraggio,</l>
<l>in quella guisa che io ti diraggio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>Io so che Palemon m'ha tanto amata</l>
<l>quanto uom gentil nessuna donna amasse;</l>
<l>di che io non gli voglio essere ingrata,</l>
<l>eziandio se Giove il comandasse.</l>
<l>Chiaro conosco ch'a chiunque data</l>
<l>fossi, se esso di grazia abondasse</l>
<l>d'ogni vivente, ch'io nel priverei,</l>
<l>tanto gli agurii miei conosco rei.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>E s'io a te sono or cagion di morte,</l>
<l>e ad Acate fui, aver nociuto</l>
<l>al mondo tanto assai gravosa sorte</l>
<l>m'è a pensar; né quinci spero aiuto</l>
<l>che possa sostener mia vita forte,</l>
<l>che poi lo spirto tuo sarà partuto,</l>
<l>che dietro a te per soverchio dolore</l>
<l>io non ne venga, seguendo 'l tuo amore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>E se pur fia la mia disaventura</l>
<l>di vivere oltre a te, non vo' donare</l>
<l>a Palemon della mia sciagura,</l>
<l>laddove esso per fedele amare</l>
<l>ha meritato; ma sola mia cura</l>
<l>ne' boschi fia Diana seguitare,</l>
<l>e ne' suoi templi, vergine vestita,</l>
<l>serverò sempre mai celebe vita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>E se Teseo vorrà pur che io sia</l>
<l>d'alcuno sposa, alli nemici sui</l>
<l>mi mandi, acciò che la sciagura mia</l>
<l>ad essi noccia e sia utile a lui;</l>
<l>e Palemone è tal, che se el disia</l>
<l>d'avere sposa, e troverà altrui,</l>
<l>che li sarà, più non sarei, felice;</l>
<l>e ciò il cuor manifesto mi dice.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>Li stremi basci, omè!, li quai dolente</l>
<l>mi cerchi, ti darò volonterosa,</l>
<l>e prenderolli ancora parimente</l>
<l>a mio poter; dopo li quai mai cosa</l>
<l>non fia ch'io basci più certanamente;</l>
<l>ma la mia bocca sempre come sposa</l>
<l>di te co' basci che le donerai</l>
<l>guarderò mentre in vita sarò mai. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>E quinci quasi furiosa fatta,</l>
<l>piangendo con altissimo romore,</l>
<l>sopra lui corse in guisa d'una matta,</l>
<l>dicendo: — Caro e dolce mio signore,</l>
<l>ecco colei che per te ha disfatta,</l>
<l>ecco colei che per te trista more;</l>
<l>prendi li basci estremi, dopo i quali</l>
<l>credo finire i miei etterni mali. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>E pose il viso suo su quel d'Arcita,</l>
<l>palido già per la morte vicina;</l>
<l>né 'l toccò prima, ch'ella tramortita</l>
<l>in su la faccia cadde risupina;</l>
<l>ma, poi appresso si fu risentita,</l>
<l>piangendo cominciò: — O me tapina!</l>
<l>son questi i basci che io aspettava</l>
<l>d'Arcita, il qual vie più di me amava?</l></lg>

<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>A le nemiche mie cotal basciare,</l>
<l>o dispietati iddii, sia riserbato. -</l>
<l>Arcita, che nel cielo esser li pare,</l>
<l>il bianco collo teneva abbracciato,</l>
<l>dicendo: — Omai non credo male andare,</l>
<l>tal viso al mio sentito ho accostato;</l>
<l>qualora piace omai a l'alto Giove,</l>
<l>di questa vita mi tramuti altrove. -</l></lg>

<ab><emph>Il dolor di coloro che vedevano Arcita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>86</head>
<l>Quivi era sì gran pianto e sì doglioso</l>
<l>di donne e di signori e d'altra gente</l>
<l>che vedean questo, onde ciascun pietoso</l>
<l>era assai più che distretto parente,</l>
<l>che non si crede sì fosse noioso</l>
<l>allor che Febo si mostrò dolente</l>
<l>tornando adietro, nel tempo che Atreo</l>
<l>mangiare i figli al suo Tieste feo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>87</head>
<l>Essa allora, sì com'esso volle</l>
<l>e come volle Ipolita, drizzossi;</l>
<l>e sé e lui aveva tutto molle</l>
<l>di lagrimari, da' belli occhi mossi,</l>
<l>né più né men come 'l Menalo colle,</l>
<l>quando da Ariete riscaldossi,</l>
<l>che, consumata sua veste nevosa,</l>
<l>mostra la faccia sua tutta guazzosa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>88</head>
<l>E quel dì tutto quanto si posaro</l>
<l>sanza più rinovare altro dolore,</l>
<l>ben che nel cor l'avesser sì amaro</l>
<l>quanto potesser più a tutte l'ore;</l>
<l>e con parole assai riconfortaro</l>
<l>Emilia e Arcita, e il furore</l>
<l>lor temperaron con soavi detti,</l>
<l>lena rendendo a' desolati petti.</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita, sentendosi vicino alla morte, domandò di volere sacrificare a Mercurio.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>89</head>
<l>Nove fiate s'era dimostrato</l>
<l>il sole e altrettante sotto l'onde</l>
<l>d'Esperia s'era co' carri tuffato,</l>
<l>poi si mutaron le cose gioconde</l>
<l>per lo cader d'Arcita in tristo stato,</l>
<l>quando nel tempo che tutto nasconde,</l>
<l>d'Emilia avendo il dì li basci avuti,</l>
<l>parlò Arcita a' suoi più conosciuti:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>90</head>
<l>— Amici cari, i' me ne vo di certo;</l>
<l>per ch'io vorrei a Mercurio litare,</l>
<l>acciò che esso, per sì fatto merto,</l>
<l>in luogo amen li piaccia di portare</l>
<l>lo spirito mio, poi che li fia offerto;</l>
<l>e ciò vorre'i' domattina fare:</l>
<l>però vittime degne e olocausti</l>
<l>m'aparecchiate, a lui decenti e fausti. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>91</head>
<l>Palemon, ch'era a questo dir presente,</l>
<l>come quel che da lui mai non partia,</l>
<l>fece apprestar tutto ciò immantanente</l>
<l>che a cotal mestier si convenia:</l>
<l>e sangue e latte nuovo e di bidente</l>
<l>gregge e d'armenti, quali a l'ara pia</l>
<l>si richiedea di così fatto iddio,</l>
<l>ad adempiere d'Arcita il disio.</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita sacrificò a Mercurio.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>92</head>
<l>Il giorno venne oscuro e nebuloso,</l>
<l>e questi Febo s'avea messi avanti</l>
<l>al viso, acciò che 'l morire angoscioso</l>
<l>d'Arcita non vedesse e' tristi pianti</l>
<l>d'Emilia bella, a' quali assai pietoso</l>
<l>si mostrò il giorno, li suoi luminanti</l>
<l>raggi celando infra le nebbie oscure,</l>
<l>vedendo chiaro le cose future.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>93</head>
<l>Allora l'ara fu apparecchiata,</l>
<l>e' fuochi accesi, e l'incensi donati,</l>
<l>e ciascuna altra offerta a ciò parata,</l>
<l>e' sacerdoti i versi ebber cantati</l>
<l>con voce assai da l'altre transmutata,</l>
<l>e' fummi furo tutti al cielo andati;</l>
<l>Arcita piano incominciò a dire,</l>
<l>in guisa tal che si poté sentire:</l></lg>

<ab><emph>L'orazione di Arcita a Mercurio.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>94</head>
<l>— O caro iddio, di Proserpina figlio,</l>
<l>a cui sta via l'anime portare</l>
<l>de' corpi, e quelle secondo 'l consiglio</l>
<l>che da te prendi le puoi allogare,</l>
<l>piacciati trarmi di questo periglio</l>
<l>soavemente, per le tue sante are</l>
<l>le quali ancora calde per me sono</l>
<l>che a te in su quelle offersi eletto dono.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>95</head>
<l>E quinci me intra l'anime pie,</l>
<l>le quai sono in Eliso, mi trasporta;</l>
<l>ché, se tu miri ben, l'opere mie</l>
<l>non m'hanno fatto dell'aura morta</l>
<l>degno, sì come fur l'anime rie</l>
<l>de' miei maggiori, a' quai crudele scorta</l>
<l>fece Giunon, adirata con loro</l>
<l>con ragion giusta, a lor donando ploro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>96</head>
<l>Io non uccisi il sacrato serpente</l>
<l>all'alto Marte ne' campi dircei,</l>
<l>come fé Cadmo, della nostra gente</l>
<l>avol primaio; né nelli baccei</l>
<l>sacrificii tolsi fieramente</l>
<l>la vita al mio figliuol, come colei</l>
<l>che dopo il danno riconobbe il fallo</l>
<l>né poté poi con lagrime emendallo;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>97</head>
<l>né, come Semelè, contra Giunone</l>
<l>mai operai; né, sì come Atamante,</l>
<l>contra la prole divenni fellone;</l>
<l>né il mio padre uccisi, né amante</l>
<l>della mia madre fui, la nazione</l>
<l>ne' sen materni indietro ritornante,</l>
<l>sì come Edippo; né mio frate uccisi;</l>
<l>né mai regno occupai, né mal commisi;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>98</head>
<l>né di Creonte l'aspra crudeltate</l>
<l>mi piacque mai, né in altrui l'usai.</l>
<l>Se arme furon già per me pigliate</l>
<l>incontro a Palemon, male operai,</l>
<l>e io ben n'ho le pene meritate;</l>
<l>e certo i' non l'avrei prese giammai,</l>
<l>se esso non m'avesse a ciò recato,</l>
<l>perch'era, sì com'io, innamorato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>99</head>
<l>Dunque tra' neri spiriti non deggio,</l>
<l>o pio iddio, ciò credo, dimorare,</l>
<l>e del ciel non son degno, e i' nol cheggio.</l>
<l>E' m'è sol caro in Eliso di stare:</l>
<l>di ciò ti priego e di ciò ti richeggio,</l>
<l>se esser può che tu mel deggi fare;</l>
<l>so che 'l farai, se così se' pio</l>
<l>come suogli esser, venerando iddio. -</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita, dette queste parole, si cominciò a dolere della morte.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>100</head>
<l>Detto ch'ebbe così, con più dogliosa</l>
<l>voce parole mosse dove stava</l>
<l>Ipolita e Emilia valorosa,</l>
<l>e' greci re, e ciascun l'ascoltava,</l>
<l>e Palemon con anima angosciosa,</l>
<l>tanto del triste caso li pesava;</l>
<l>e esso con parola vinta e trista</l>
<l>dicea così con dolorosa vista:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>101</head>
<l>— Or mancherà la vita, ora il valore</l>
<l>d'Arcita finirà, ora avrà fine</l>
<l>l'acerbo e inespugnabil suo amore;</l>
<l>or vederà d'Acheronte vicine</l>
<l>le triste ripe, ora saprà 'l furore</l>
<l>delle nere ombre, misere, tapine;</l>
<l>or se ne va Arcita innamorato,</l>
<l>del mondo a forza sbandito e cacciato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>102</head>
<l>Ahi, lasso me! che l'età giovinetta</l>
<l>lascio sì tosto, en la quale sperava</l>
<l>ancor mostrar di me virtù perfetta:</l>
<l>tale speranza l'ardir mi prestava.</l>
<l>Omè, che troppo la morte s'affretta,</l>
<l>e più che 'n alcuno altro in me è prava;</l>
<l>in me si sforza, in ver me la sua ira</l>
<l>mostra quant'ella puote, e mi martira.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>103</head>
<l>Dove è, Arcita, tua forza fuggita?</l>
<l>Dove son l'armi già cotanto amate?</l>
<l>Come non l'hai, per la dolente vita</l>
<l>dalla morte campare, ora pigliate?</l>
<l>Oimè, ch'ella s'è tutta smarrita,</l>
<l>né più porian da me esser guidate;</l>
<l>per ch'io per vinto omai mi rendo, lasso!,</l>
<l>e per più non potere oltre trapasso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>104</head>
<l>O bella Emilia, del mio cor disio,</l>
<l>o bella Emilia, da me sola amata,</l>
<l>o dolce Emilia, cuor del corpo mio,</l>
<l>ora sarai da me abandonata!</l>
<l>Ohimè lasso! I' non so quale iddio</l>
<l>in ciò mi noccia con voglia turbata;</l>
<l>per te sola m'è noia il mio morire,</l>
<l>per te non sarò mai sanza languire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>105</head>
<l>Deh, che farò allora che vedere</l>
<l>più non potrotti, donna valorosa?</l>
<l>Seconda morte io non potrò avere,</l>
<l>ben ch'io la cheggia per men dolorosa;</l>
<l>né so ancor che luogo me tenere</l>
<l>debba di là nella vita dubbiosa;</l>
<l>ma se con Giove sanza te istessi,</l>
<l>non credo che giammai gioia sentissi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>106</head>
<l>Dunque angoscioso ovunque io n'anderaggio</l>
<l>sempre sarò, sanza te, luce chiara;</l>
<l>né mi sarà il secondo viaggio</l>
<l>a qui tornar concesso, donna cara,</l>
<l>come Pelleo, che fu mio signor maggio,</l>
<l>già mel concesse, allora che amara</l>
<l>vita traeva in Egina, lontano</l>
<l>dal tuo valor, bella donna, sovrano.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>107</head>
<l>Lagrime sempre e amari sospiri</l>
<l>omai attende l'anima dolente</l>
<l>per giunta, lasso!, alli nuovi martiri</l>
<l>ch'io avrò forse intra la morta gente;</l>
<l>li quai tanti non fien, che' miei disiri</l>
<l>di te veder faccian cessar niente;</l>
<l>ma sempre te nell'etterna fornace</l>
<l>per donna chiamerò della mia pace.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>108</head>
<l>Omè, dove lascio io i cari amici?</l>
<l>Dove le feste e il sommo diletto?</l>
<l>Ove i cavalli, omai fatti mendici</l>
<l>del lor signore? Ove quel ben perfetto</l>
<l>ch'amor mi dava, qualora i pudici</l>
<l>occhi d'Emilia vedeva e l'aspetto?</l>
<l>Dove lascio io Palemon grazioso,</l>
<l>meco d'amor parimente focoso?</l></lg>

<lg type="ottava"><head>109</head>
<l>E Peritoo ancor, cui similmente</l>
<l>più che la vita, con ragione, amava?</l>
<l>Ove li regi e l'altra buona gente,</l>
<l>che loro a' miei servigi seguitava?</l>
<l>Ove Teseo, nobil signor possente,</l>
<l>che più che caro frate m'onorava?</l>
<l>Ove lascio io il reverendo Egeo?</l>
<l>Dove il mio caro e buon signor Pelleo?</l></lg>

<lg type="ottava"><head>110</head>
<l>Certo io gli lascio dove rimanere,</l>
<l>s'esser potesse, vorria volentieri,</l>
<l>e in gioco e in festa e in piacere</l>
<l>con prencipi e con donne e cavalieri;</l>
<l>sì che, del rimaner di lor, mestiere</l>
<l>non m'è dolermi; ma sol mi son fieri</l>
<l>gli aspri pensier ch'a me ne mostran tanti</l>
<l>perder dovere, e e' me tutti quanti. -</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita trapassò di questa vita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>111</head>
<l>Poscia ch'egli ebbe queste cose dette,</l>
<l>di cuor gittò un profondo sospiro</l>
<l>amaramente e di parlar ristette,</l>
<l>e 'nverso Emilia i suoi occhi s'apriro</l>
<l>mirando lei, e mirandola stette</l>
<l>un poco e poscia li rivolse in giro;</l>
<l>e ciascun vide che piangeva forte,</l>
<l>però ch'a lui s'appressava la morte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>112</head>
<l>La quale in ciascun membro era venuta</l>
<l>da' piedi in su venendo verso il petto,</l>
<l>e ancor nelle braccia era perduta</l>
<l>la vital forza; sol nello 'ntelletto</l>
<l>e nel cuore era ancora sostenuta</l>
<l>la poca vita; ma già sì ristretto</l>
<l>gli era il tristo cuor dal mortal gielo,</l>
<l>ch'agli occhi fé subitamente velo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>113</head>
<l>Ma poi ch'egli ebbe perduto il vedere</l>
<l>con seco cominciò a mormorare,</l>
<l>ognor mancando più del suo potere;</l>
<l>né troppo fece in ciò lungo durare,</l>
<l>ma 'l mormorio transmutato in vere</l>
<l>parole, con assai basso parlare,</l>
<l> — A Dio, Emilia! — e più oltre non disse,</l>
<l>ché l'anima convenne si partisse.</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il libro decimo del Teseida.</emph></trailer></div1>

<div1 type="canto"><head>LIBRO UNDECIMO</head>

<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene l'argomento particulare del libro undecimo.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto"><lg type="quartina">
<l>Nell'undecimo Emilia primamente</l>
<l>l'uficio imposto fa con Palemone;</l>
<l>poi mostra il pianto della greca gente,</l>
<l>dintorno al corpo ornato per ragione.</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>Quinci tagliata una selva eminente,</l>
<l>un ricco rogo fanno più persone,</l>
<l>sovra 'l qual posto Arcita eccelsamente,</l>
<l>vi mette Emilia l'acceso tizzone.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Le ceneri del rogo consumato</l>
<l>racoglie Egeo, e merita coloro</l>
<l>che 'n varii giuochi onore hanno acquistato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Quindi fa far con subito lavoro</l>
<l>un tempio Palemone istoriato,</l>
<l>là dove Arcita loca in urna d'oro.</l></lg></lg>

<lg type="ottava">
<argument><p><emph>Incomincia il libro undecimo del Teseida. E prima come l'anima di Arcita, uscita dal corpo, loda le cose superne, e queste qua giù biasima.</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>Finito Arcita colei nominando</l>
<l>la qual nel mondo più che altro amava,</l>
<l>l'anima leve se ne gì volando</l>
<l>ver la concavità del cielo ottava,</l>
<l>degli elementi i convessi lasciando;</l>
<l>quivi le stelle ratiche ammirava,</l>
<l>l'ordine loro e la somma bellezza,</l>
<l>suoni ascoltando pien d'ogni dolcezza.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>Quindi si volse in giù a rimirare</l>
<l>le cose abandonate, e vide il poco</l>
<l>globo terreno, a cui intorno il mare</l>
<l>girava e l'aere e di sopra il foco,</l>
<l>e ogni cosa da nulla stimare</l>
<l>a rispetto del ciel; ma poi al loco</l>
<l>là dove aveva il suo corpo lasciato</l>
<l>gli occhi fermò alquanto rivoltato;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>e seco rise de' pianti dolenti</l>
<l>della turba lernea, la vanitate</l>
<l>forte dannando dell'umane genti,</l>
<l>li quai, da tenebrosa cechitate</l>
<l>mattamente oscurati nelle menti,</l>
<l>seguon del mondo la falsa biltate,</l>
<l>lasciando il cielo; e quindi se ne gio</l>
<l>nel loco che Mercurio li sortio.</l></lg>

<ab><emph>Come Emilia e Palemone chiusero gli occhi ad Arcita morto.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>A la voce d'Arcita dolorosa</l>
<l>quanti v'eran gli orecchi alti levaro,</l>
<l>aspettando che più alcuna cosa</l>
<l>dovesse dir; ma poi che rimiraro</l>
<l>l'alma partita, con voce angosciosa</l>
<l>pianse ciascuno e con dolore amaro;</l>
<l>ma sopra tutti Emilia e Palemone,</l>
<l>la qual così rispose a tal sermone:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>— O signor dolce, dove m'abandoni?</l>
<l>Dove ne vai? Perché non vengh'io teco?</l>
<l>Dimmi quai sieno quelle regioni</l>
<l>che ora cerchi; poi non se con meco,</l>
<l>io vi verrò, e con giuste cagioni! -,</l>
<l>dicendo: — Poi non volle in vita seco</l>
<l>Giove ch'io sia, e i' 'l seguirò morto,</l>
<l>colui che è il mio bene e 'l mio conforto. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>Ma poi che vide lui tacente e muto</l>
<l>e l'alma sua aver mutato ospizio</l>
<l>da lui non stato mai più conosciuto,</l>
<l>con Palemon piangendo il tristo ofizio</l>
<l>fecero, e gli occhi travolti al transuto</l>
<l>chiusero, per suppremo benefizio,</l>
<l>e il naso e la bocca; poi ciascuno</l>
<l>si tirò indietro con aspetto bruno.</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita fu pianto da tutti.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>Non fer tal pianto di Priam le nuore,</l>
<l>la moglie e le figliuole, allor che morto</l>
<l>fu lor recato il comperato Ettore,</l>
<l>lor ben, lor duca e lor sommo diporto,</l>
<l>quale Ipolita fé per lo dolore</l>
<l>ch'ella sentì, e certo non a torto;</l>
<l>e Emilia con lei, e altre molte</l>
<l>attiche donne lì con loro accolte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Piangeno i re offesi da pietate</l>
<l>e da dolore, e piangea Palemone;</l>
<l>piangevan gli altri d'ogni qualitate,</l>
<l>o d'età vecchio o giovane garzone;</l>
<l>e come Attene davanti occupate</l>
<l>erano in feste, ora in desolazione</l>
<l>tututte si vedevan lagrimose</l>
<l>e d'alti guai oscure e tenebrose.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>Niun potea racconsolar Teseo,</l>
<l>sì avea posto in lui perfetto amore;</l>
<l>il simile avveniva di Pelleo</l>
<l>e del buon Peritoo e di Nestore</l>
<l>e d'altri assai, e ancora d'Egeo;</l>
<l>il qual la bianca barba per dolore</l>
<l>tutta bagnata aveva per Arcita,</l>
<l>allor passato della trista vita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Ma come savio e uom che conoscea</l>
<l>i mondan casi e le cose avvenute,</l>
<l>sì come quei ch'assai veduto avea,</l>
<l>il dolor dentro strinse con virtute,</l>
<l>per dare esempio a chiunque il vedea</l>
<l>di confortarsi delle cose sute;</l>
<l>e poi s'asise Palemone allato,</l>
<l>il qual faceva pianto ismisurato;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>e ingegnossi con parole alquanto,</l>
<l>con quel silenzio ch'el poté avere,</l>
<l>di voler temperare il tristo pianto,</l>
<l>ricordando le cose antiche e vere:</l>
<l>le morti e' mutamenti e 'l duolo e 'l canto</l>
<l>l'un dopo l'altro spesso ogn'uom vedere;</l>
<l>ma mentre che parlava, ognun piangeva,</l>
<l>poco intendendo a ciò che el diceva.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>Anzi così l'udivan, come 'l mare</l>
<l>Tiren turbato ascolta i navicanti,</l>
<l>o come folgor, che scenda dall'are,</l>
<l>pe' nuvoletti teneri ovvianti</l>
<l>da l'impeto suo cura di ristare,</l>
<l>ma gli apre e scinde e lor lascia fumanti;</l>
<l>e quel dì e la notte in duolo amaro,</l>
<l>sanza punto ristar, continuaro.</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo, ordinato che un rogo si facesse nel boschetto, fece vestire il corpo d'Arcita e recarlo nella corte.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>Quinci Teseo con sollecita cura</l>
<l>con seco cerca per solenne onore</l>
<l>fare ad Arcita nella sepoltura;</l>
<l>né da ciò il trasse angoscia né dolore,</l>
<l>ma pensò che nel bosco, ov'e' rancura</l>
<l>aver sovente soleva d'amore,</l>
<l>faria comporre il rogo dentro al quale</l>
<l>l'uficio si compiesse funerale.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>E comandò ch'una selva che stava</l>
<l>a quel bosco vicina, vecchia molto,</l>
<l>fosse tagliata, e ciò che bisognava</l>
<l>per lo solenne rogo fosse accolto</l>
<l>dentro al boschetto, nel qual comandava</l>
<l>una area si facesse da tal colto:</l>
<l>mossersi allora li ministri tosto,</l>
<l>per far ciò che Teseo loro avea 'mposto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>El fece poi un feretro venire</l>
<l>reale a sé davanti, e tosto fello</l>
<l>d'un drappo ad or bellissimo fornire;</l>
<l>e similmente ancor fece di quello</l>
<l>il morto Arcita tutto rivestire;</l>
<l>e poi il fece a giacer porre in ello,</l>
<l>incoronato di frondi d'alloro,</l>
<l>con ricco nastro rilegate d'oro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>E poi che fu d'ogni parte lucente</l>
<l>il nuovo giorno, elli il fece portare</l>
<l>nella gran corte, ove tutta la gente</l>
<l>come voleva il potea riguardare;</l>
<l>né crede alcun che sì fosse dolente</l>
<l>di Tebe allora il popolo a mirare,</l>
<l>quando li sette e sette d'Anfione</l>
<l>figli fur morti en la trista stagione,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>come d'Attene si vide quel giorno,</l>
<l>nel quale altro che pianger non si udia:</l>
<l>nessuno andava per la terra attorno,</l>
<l>o el della sua casa non uscia,</l>
<l>in quella stando sì come musorno;</l>
<l>o, se ne uscisse, a la corte sen gia</l>
<l>per rimirar l'esequie dolorose,</l>
<l>nate dell'aspre battaglie amorose.</l></lg>

<ab><emph>Come fu tagliata la selva e fatto il rogo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Alta fatica e grande s'aparecchia,</l>
<l>ciò è voler l'antico suol mostrare</l>
<l>a l'alto Febo della selva vecchia;</l>
<l>la qual Teseo comandò a tagliare</l>
<l>s'andasse, acciò ch'una pirra parecchia</l>
<l>alla stata d'Ofelte possan fare,</l>
<l>o se si puote, ancor la vuol maggiore,</l>
<l>in quanto fu più d'Arcita il valore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Essa toccava con le cime il cielo,</l>
<l>e' bracci sparti e le sue come liete</l>
<l>aveva molto, e di quelle alto velo</l>
<l>alla terra facea; né più quiete</l>
<l>ombre aveva Acaia; né giammai telo</l>
<l>l'aveva offesa, o altro ferro sete</l>
<l>n'aveva avuta; ma la lunga etate</l>
<l>d'essa tenean per degna deitate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>La qual non si credea che solamente</l>
<l>gli uomini avesse per età passati,</l>
<l>ma si credea che le ninfe sovente</l>
<l>e' fauni e le lor greggi permutati</l>
<l>fosser da lei, che continuamente</l>
<l>di sterpi nuovamente procreati</l>
<l>si ristorava, in etterno durando,</l>
<l>e degli antichi suoi pochi mancando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>Al miserabil loco soprastava</l>
<l>tagliamento continuo, del quale</l>
<l>ogni covil si vide che vi stava;</l>
<l>e fuggì quindi ciascuno animale,</l>
<l>e ogni uccello i suoi nidi lasciava,</l>
<l>temendo il mai più non sentito male;</l>
<l>e alla luce, in quel giammai non stata,</l>
<l>in poca d'ora si diè larga entrata.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Quivi tagliati cadder gli alti faggi</l>
<l>e i morbidi tigli, i qua' ferrati</l>
<l>sogliono spaventare i fier coraggi</l>
<l>nelle battaglie, molto adoperati;</l>
<l>né si difeser dalli nuovi oltraggi</l>
<l>gli esculi e i caonii, ma tagliati</l>
<l>furono ancora, e 'l durante cipresso</l>
<l>ad ogni bruma e il cerro con esso,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>e gli orni pien di pece, nutrimento</l>
<l>d'ogni gran fiamma, e gli ilici soprani,</l>
<l>e 'l tasso, li cui sughi nocimento</l>
<l>soglion donare, e' frassini che' vani</l>
<l>sangui ber soglion del combattimento,</l>
<l>col cedro, che per anni mai lontani</l>
<l>non sentì tarlo né isgombrò sito</l>
<l>per sua vecchiezza dove fosse unito.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Tagliato fuvvi l'audace abete,</l>
<l>e 'l pin similemente, che odore</l>
<l>dà dalle tagliature, com sapete;</l>
<l>il fragil corilo e il bicolore</l>
<l>mirto, e con questi l'alno senza sete,</l>
<l>del mare amico; e, d'ogni vincitore</l>
<l>premio, la palma fu tagliata ancora,</l>
<l>e l'olmo che di viti s'innamora.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>Donde la Terra sconsolato pianto</l>
<l>ne diede; e quindi ciascuno altro iddio</l>
<l>de' luoghi amati si partì intanto,</l>
<l>dolente certo e contra suo disio,</l>
<l>e l'albitro dell'ombre Pan che tanto</l>
<l>quel luogo amava, e ciascun semidio;</l>
<l>e lor partenti ancor piangea la selva,</l>
<l>che forse lì mai più non si rinselva.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Adunque fu degli alberi tagliati</l>
<l>un rogo fatto mirabilemente;</l>
<l>poco più furo i monti accumulati</l>
<l>sopra Tesaglia dalla folle gente,</l>
<l>inverso il ciel mattamente elevati,</l>
<l>che fosse quivi quel rogo eminente;</l>
<l>il qual dalli ministri fu tessuto</l>
<l>velocemente e con ordin dovuto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>El fu di sotto di strame salvaggio</l>
<l>agrestamente fatto e di tronconi</l>
<l>d'alberi grossi, e fu il suo spazio maggio;</l>
<l>poi fu di frondi di molte ragioni</l>
<l>tessuto, e fatto con troppo più saggio</l>
<l>avvedimento, e di più condizioni</l>
<l>di ghirlande e di fior fu pitturato:</l>
<l>e questo suolo assai fu elevato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>Sopra di questi l'arabe ricchezze</l>
<l>e quelle d'oriente con odori</l>
<l>mirabil fero delle lor bellezze</l>
<l>il terzo suol composto sopra i fiori;</l>
<l>quivi lo 'ncenso, il qual giammai vecchiezze</l>
<l>non conobbe, vi fu dato agli ardori,</l>
<l>e il cennamo più ch'altro durante,</l>
<l>e il legno aloè di sopra stante.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Poi fu la sommità di quella pira</l>
<l>d'un drappo in ostro tirio con oro</l>
<l>tinto coperto, a veder cosa mira</l>
<l>sì per valore e sì per lo lavoro;</l>
<l>e, questo fatto, indietro ognun si tira</l>
<l>e con tacito aspetto fa dimoro,</l>
<l>quelli attendendo che dovean venire</l>
<l>col morto corpo a tal cosa finire.</l></lg>

<ab><emph>Come li greci re vennero per portare Arcita al rogo, e il pianto che vi fu, e come el fu ornato da Teseo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>Già ogni parte era piena di pianto,</l>
<l>e già l'aula regia mugghiava,</l>
<l>tale che di lontan bene altrettanto</l>
<l>nelle valli Eco trista risonava;</l>
<l>e Palemone, di lugubre manto</l>
<l>coperto, nella corte si mostrava</l>
<l>con rabbuffata barba e tristo crine</l>
<l>e polveroso e aspro sanza fine.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>E sopra 'l corpo misero d'Arcita,</l>
<l>non men dolente Emilia piangea,</l>
<l>tutta nel viso palido smarrita</l>
<l>e' circunstanti più pianger facea,</l>
<l>né dal corpo poteva esser partita,</l>
<l>con tutto che Teseo gliele dicea;</l>
<l>anzi parea che sommo suo diporto</l>
<l>fosse mirare il suo Arcita morto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>Quando gli Achivi in abito doglioso</l>
<l>entraron dentro a l'aula piangente,</l>
<l>allora il pianto assai più doloroso</l>
<l>incominciò e d'una e d'altra gente,</l>
<l>più forte che non fu quando il dubbioso</l>
<l>mondo lasciò quell'anima dolente;</l>
<l>e rintegrossi più volte e ristette</l>
<l>dentro le menti da dolor costrette.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>Né dal tumulto tacque alcuna volta</l>
<l>la stupefatta casa, che Egeo</l>
<l>a Palemone con parola molta</l>
<l>non desse alcun conforto, se 'l poteo,</l>
<l>a lui mostrando in quanto male involta</l>
<l>fosse la vita d'esto mondo reo</l>
<l>e le cose durissime occorrenti</l>
<l>miseramente ogni giorno a' viventi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>E ben che Palemon forse tacesse,</l>
<l>e' non l'udia, se non come Atteone</l>
<l>si crede che la sua turba intendesse:</l>
<l>anzi piangeva in sé, né orazione</l>
<l>esser potea che da ciò il traesse,</l>
<l>tanta nel core avea compassione</l>
<l>al trapassato suo più caro amico,</l>
<l>a cui ingiustamente fu nemico.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>Quivi cavalli altissimi, guardati</l>
<l>per lui, furon coverti nobilmente,</l>
<l>e su vi fur, delle sue armi armati,</l>
<l>sopra ciascuno un giovane sergente;</l>
<l>quivi l'esuvie de' suoi primi nati</l>
<l>furono apparecchiate parimente,</l>
<l>quivi faretre e archi con saette,</l>
<l>e più sue veste nobili e elette.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>E acciò che Teseo intero segno</l>
<l>di nobil sangue desse di costui,</l>
<l>tutti vi fé gli ornamenti da regno</l>
<l>venir presenti, e adornarne lui;</l>
<l>lì le veste purpuree, con ingegno</l>
<l>fatte, si videro addosso a colui;</l>
<l>lo scettro e 'l pomo e l'eccelsa corona</l>
<l>per lui al fuoco del suo rogo dona.</l></lg>

<ab><emph>Come Arcita fu portato al rogo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>Li più nobili Achivi i vasi cari,</l>
<l>di mel, di sangue e di latte novello</l>
<l>pieni, portaron con lamenti amari</l>
<l>sopra le braccia, precedendo quello;</l>
<l>né si studiavano i lor passi guari,</l>
<l>anzi soavi, con l'aspetto bello</l>
<l>cambiato, andavan l'uno a l'altro appresso,</l>
<l>come l'ordine dato avea concesso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Sopra le spalle, de' Greci i maggiori</l>
<l>il feretro levarsi lagrimando,</l>
<l>e con esso d'Attene usciron fori,</l>
<l>con alto pianto la gente gridando,</l>
<l>l'iniqui iddii e li loro errori</l>
<l>con alte voci spesso bestemiando;</l>
<l>e 'nfino al loco per la pira eletto</l>
<l>portaro i duci il miserabil letto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>La qual già fatta in quel loco trovata</l>
<l>e d'ogni legno ricca, sopra d'essa</l>
<l>ebbero la lettiera riposata,</l>
<l>la qual fu tosto dalla gente spessa</l>
<l>che li seguiva tutta intorniata,</l>
<l>per ciò veder, con disoluta pressa;</l>
<l>e poi li duci indietro si tiraro</l>
<l>e gli altri che venivano aspettaro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>Là venne Palemone, al quale Egeo</l>
<l>dolente andava dal suo destro lato,</l>
<l>e dal sinistro li venia Teseo,</l>
<l>poi d'altri Greci tututto fasciato;</l>
<l>Emilia poi appresso si vedeo,</l>
<l>cui più debole sesso sconsolato</l>
<l>accompagnava, e essa in mano il foco</l>
<l>feral recava al doloroso loco.</l></lg>

<ab><emph>Come Emilia mise il foco nel rogo d'Arcita, e quel ch'ella disse.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Nel qual poi ched e' furon pervenuti,</l>
<l>Emilia lassa cominciò piangendo:</l>
<l> — O dolce Arcita, e' non furon creduti</l>
<l>da me tai casi, che a te venendo</l>
<l>fosser li visi da dolor premuti,</l>
<l>con piagnevoli voci quali intendo;</l>
<l>né 'n questa guisa mi credetti entrare</l>
<l>nelle camere tue ad abitare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Assai è, lassa!, duro a sostenere</l>
<l>ciò che io veggo, che le prime tede</l>
<l>al rogo tuo mi convenga tenere.</l>
<l>O dispietati iddii, sanza merzede,</l>
<l>or che è questo che v'è in piacere?</l>
<l>Dove è l'amore antico, ove la fede</l>
<l>che solavate portare a' mondani?</l>
<l>Ella n'è gita con li venti vani.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>O caro Arcita, più non posso avanti:</l>
<l>prendi le fiamme da me concedute</l>
<l>al rogo tuo, e' dolorosi pianti</l>
<l>per la tua alma in loco di salute. -</l>
<l>E mentre ch'essa ne' dolenti canti</l>
<l>stava così, da lei fur conosciute</l>
<l>le voci funeral che in usanza</l>
<l>erano allor per pelopea mostranza.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>Per che ella, al rogo fatta più vicina,</l>
<l>con debil braccio le fiamme vi mise,</l>
<l>e per dolore indietro risupina</l>
<l>tra le sue donne cadde, in quelle guise</l>
<l>che fan talor, poi tagliata è la spina,</l>
<l>le bianche rose per lo sol succise;</l>
<l>e semiviva fece dubitare</l>
<l>di morte a chi la potea rimirare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Ma, sanza lungo indugio risentita,</l>
<l>si levò in piè e l'anella si tolse</l>
<l>le quai donate già l'aveva Arcita,</l>
<l>e con suoi altri ornamenti gli accolse,</l>
<l>e 'n su la pira, subita e smarrita,</l>
<l>le gittò presta, sì come altri volse,</l>
<l>dicendo: — Te': non si convene omai</l>
<l>che io m'adorni, poi lasciata m'hai. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>E quinci, rotti li tristi lamenti,</l>
<l>muta ricadde, e il chiaro colore</l>
<l>fuggì del viso, e' belli occhi lucenti</l>
<l>perdér la luce, sì ne giro al core</l>
<l>subitamente tutti i sentimenti</l>
<l>per lui soccorrer, che già dal dolore</l>
<l>soverchio con fierezza era assalito,</l>
<l>laonde ogni valor l'era fuggito.</l></lg>

<ab><emph>Come Palemone, tondutasi la barba, la gittò sopra 'l rogo, e quel che disse.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>Da l'altra parte, Palemon s'avea</l>
<l>la barba e' crin tutti quanti tagliati</l>
<l>e posti sopra Arcita, e sì dicea</l>
<l>con sommo pianto: — O iddii spietati,</l>
<l>con altro patto certo mi credea</l>
<l>che questi crini vi fosser litati;</l>
<l>ma poi nell'are, iddii, non li volete,</l>
<l>nelle dolenti esequie li prendete. -</l></lg>

<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>E poi ch'egli ebbe la barba e' capelli</l>
<l>così donati, a sé fece venire</l>
<l>militari armi con altri gioielli,</l>
<l>e tutti su li vi fece salire;</l>
<l>e altre cose assai ancor con quelli</l>
<l>care li fur, piangendo, d'offerire</l>
<l>e di far ricca la pira dolente,</l>
<l>dove giacea il suo caro parente.</l></lg>

<ab><emph>Quale ordine fosse servato per li circunstanti, ardendo la pira.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Già istrepivan per lo messo foco</l>
<l>le prime frondi, e la fiamma pigliava</l>
<l>con le sue lingue parte in ogni loco,</l>
<l>e ognora più ricca diventava;</l>
<l>e certo in lungo tempo né in poco</l>
<l>più ricca pira non si ricordava,</l>
<l>che quella fu quivi fatta ad Arcita</l>
<l>per lo suppremo onor della sua vita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>Le gemme crepitavano, e l'argento,</l>
<l>che ne' gran vasi e negli ornamenti era,</l>
<l>si fondea tutto, e ogni vestimento</l>
<l>sudava d'oro nella fiamma fiera;</l>
<l>e ciascun legno d'assirio unguento</l>
<l>si facea grasso e con maggior lumiera;</l>
<l>e' meli ardenti stridivano in esse,</l>
<l>con l'altre cose in quelle allora messe.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>E le cratere de' vini spumanti</l>
<l>e dello scuro sangue, e 'l grazioso</l>
<l>candido latte, tututti fumanti</l>
<l>sentieno ancora il fuoco poderoso;</l>
<l>e' maggior Greci intorno tutti quanti</l>
<l>stavano a Palemon per lo noioso</l>
<l>rogo dagli occhi torli, e 'l simigliante</l>
<l>stavan le donne ad Emilia davante.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>Allora Egeo fé far di cavalieri</l>
<l>ischiere sette, di diece per una,</l>
<l>armati tutti sopra gran destrieri;</l>
<l>e ciascheduno indosso aveva alcuna</l>
<l>sua sopravesta, quale era mestieri</l>
<l>di vestirlasi a quella festa bruna;</l>
<l>delle quai sette de' Greci maggiori</l>
<l>furono allora li conducitori.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>E a sinistra man, con tondo giro,</l>
<l>tre volte il rogo tutto intorniaro;</l>
<l>e la polvere alzata il salir diro</l>
<l>delle fiamme piegava, e risonaro</l>
<l>le lance che alle lance si feriro</l>
<l>per lo sovente intorniarsi amaro,</l>
<l>che quivi si facea intorno intorno,</l>
<l>sopra 'l piè presti e sanza alcun sogiorno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Dieder quelle arme orribile fragore</l>
<l>quattro fiate, e altrettante pianto</l>
<l>le donne dier con misero dolore</l>
<l>e con le palme ripercosse alquanto;</l>
<l>poi, dietro ciascheduno al suo rettore</l>
<l>come l'ordine usato dava intanto,</l>
<l>sul destro braccio si voltaron tutti,</l>
<l>con nuovo giro e con dolore e lutti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>E ciò che essi sopra l'arme aveno</l>
<l>forse portato lì per covertura,</l>
<l>tututti quanti insieme si traeno,</l>
<l>quelle gittando nella calda arsura;</l>
<l>e i cavalli ancora discoprieno</l>
<l>di lor coverte e di lor armadura;</l>
<l>e così il quarto giro fu fornito</l>
<l>per quella gente, come avete udito.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>E oltre a questo, chi vi gittò freno,</l>
<l>chi lancia, chi iscudo e qual balteo;</l>
<l>chi elmo e qual barbuta, e altri pieno</l>
<l>di saette turcasso; e chi vi dieo</l>
<l>archi e chi spade, come me' poteno;</l>
<l>e qual toraca ancor metter vi feo,</l>
<l>chi carri da triunfi e chi cavalli,</l>
<l>tanto lor piacque a tutti onor di falli.</l></lg>

<ab><emph>Come, consumato il rogo d'Arcita le ceneri sue furono ricolte da Egeo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>Il giorno inverso della notte andava,</l>
<l>e Vulcan lasso in ceneri recate</l>
<l>le cose avea che ciascun li donava;</l>
<l>per che con acque per ciò ordinate</l>
<l>da' Greci il rogo già si soporava,</l>
<l>e fine era alle cose, che lasciate</l>
<l>appena fur, l'ombre sopravenute:</l>
<l>tanto le fecer d'ogni onor compiute!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Egeo vi ritornò il dì seguente,</l>
<l>e con pietosa man tutte raccolse</l>
<l>le ceneri, da capo prima spente</l>
<l>con molto vino, e di terra le tolse,</l>
<l>e in una urna d'oro umilemente</l>
<l>le mise, e quella in cari drappi involse</l>
<l>e nel tempio di Marte fé guardare,</l>
<l>fin ch'altro luogo le potesse dare.</l></lg>

<ab><emph>Come de' giuochi fatti furono i vincitori guiderdonati.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>E acciò che l'onor fosse maggiore,</l>
<l>molti giuochi vi furono ordinati,</l>
<l>ne' quali i re mostrar molto valore;</l>
<l>ma intra gli altri nel corso onorati</l>
<l>i primi furono e Ida e Castore,</l>
<l>sì come molto in ciò esercitati;</l>
<l>costoro adunque di vertute equali,</l>
<l>di lor vittoria pari ebber segnali,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>perciò che fu a ciaschedun donato</l>
<l>per premio del valore un dono caro:</l>
<l>ciò fu per uno un caval covertato</l>
<l>di nobili coverte, u' si mostraro</l>
<l>da uom, d'ingegno altissimo dotato</l>
<l>di Pallade gli onor, quando pigliaro</l>
<l>nome novello i Cicropi, e ancora</l>
<l>v'era il palude ove pria fé dimora.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Vedeasi ancor le fistule sonare,</l>
<l>le quali ella trovò primieramente;</l>
<l>poi con Aragne folle disputare,</l>
<l>e di Vulcan vi si vedea vincente;</l>
<l>e altre istorie assai, le quai contare</l>
<l>non è ben convenevol al presente.</l>
<l>Adunque l'Oebalio e 'l Pisano</l>
<l>furo onorati di don sì sovrano.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Ma poi nell'unta palestra Teseo</l>
<l>per virtù propria meritò l'onore,</l>
<l>però ch'al tempo suo me' ch'altro il feo,</l>
<l>e ben lo seppe Elena; e per maggiore</l>
<l>gloria li fece lì recare Egeo</l>
<l>un bello scudo e di molto valore,</l>
<l>nel qual vedeasi Marsia sonando,</l>
<l>sé con Appollo nel sonar provando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Vedeasi appresso superar Fitone,</l>
<l>e quindi sotto l'ombre graziose,</l>
<l>sopra Parnaso, presso a l'Elicone</l>
<l>fonte seder con le nove amorose</l>
<l>Muse e cantar maestrevol canzone;</l>
<l>e oltre a queste v'eran molte cose,</l>
<l>tutte in onor di Febo, con molto oro,</l>
<l>belle a vedere e care per lavoro.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Poi al cesto giucando assai più degno</l>
<l>Polluce si mostrò, che avanzato</l>
<l>aveva Ameto, pien d'alto disdegno,</l>
<l>da Febo male in ogni cosa atato;</l>
<l>onde per la gran forza e per lo 'ngegno</l>
<l>il quale aveva ne' giuochi operato,</l>
<l>li fé venire Egeo due nappi grandi,</l>
<l>per oro cari e per arte ammirandi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>In essi con non poca sottigliezza</l>
<l>era scolpito Alcide nella cuna</l>
<l>ancor giacente prender con fierezza</l>
<l>le serpi a lui mandate e ad ognuna</l>
<l>la morte dare; e quindi la fortezza</l>
<l>ch'egli usò nella nemea selva bruna</l>
<l>contra 'l fiero leone, e quindi appresso</l>
<l>l'altre fatiche sue v'eran con esso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Ebbevi ancora Evandro molto onore</l>
<l>con Sarpedone al desco allor giucando,</l>
<l>a cui per merto del suo gran valore</l>
<l>uno elmo venne, d'Egeo al comando,</l>
<l>e forte e bello e 'n forma di pastore</l>
<l>su vi sedeva Pan iddio sonando,</l>
<l>in quella vera forma che gli danno</l>
<l>gli Arcadi allor che figurar lo fanno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Molti altri ancor che con costor giucaro,</l>
<l>li quai sarebbe lungo il raccontare,</l>
<l>ne' fatti giuochi assai ben si portaro,</l>
<l>alli quai tutti fece Egeo donare</l>
<l>solenni doni, onde si contentaro</l>
<l>lieti non poco di tale operare,</l>
<l>di lor vertù sovente contendendo,</l>
<l>l'un dell'altro i difetti riprendendo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>Né ne' giuochi olimpiaci giammai</l>
<l>d'ulivo fu ghirlanda conceduta,</l>
<l>over ne' fizii delli pennei mai,</l>
<l>o d'appio ne' nemei ricevuta,</l>
<l>o di pin negli stimii, ch'ad assai</l>
<l>fosse al ricevitor così dovuta,</l>
<l>come 'n quel giuoco detto cereale</l>
<l>di quercia l'ebbe Agamenon aguale.</l></lg>

<ab><emph>Come Palemone fece fare un tempio, nel quale elli fece istoriare tutti i casi d'Arcita, e mettervi le ceneri sue.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>Poi fé subitamente Palemone,</l>
<l>là dove il rogo d'Arcita era stato,</l>
<l>edificar con mira operazione</l>
<l>un tempio grande, bello e elevato,</l>
<l>il qual sacrò alla santa Giunone;</l>
<l>e in quel volle che 'l cener guardato</l>
<l>fosse d'Arcita, in etterna memoria</l>
<l>del suo valore e della sua vittoria.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Era il tempio grande, come è detto,</l>
<l>e per più cose molto da lodare,</l>
<l>nel quale el fece per propio diletto</l>
<l>tutti i casi d'Arcita istoriare</l>
<l>e adornar di lavorio perfetto</l>
<l>da tal che ottimamente il seppe fare:</l>
<l>il quale i Greci rimirando spesso,</l>
<l>con giusto cuor pietà avevan d'esso.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>El si vedeva lì, nel primo canto,</l>
<l>Teseo di Scizia tornar vincitore,</l>
<l>e delle donne achive il tristo pianto</l>
<l>e le lor voci e lor greve dolore</l>
<l>quasi sentia chi le mirava alquanto,</l>
<l>sì fu sovrano e buon l'operatore;</l>
<l>e ciascheduna v'era conosciuta</l>
<l>da chi l'avesse altra volta veduta.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>Vedeasi appresso il sanguinoso Ismeno,</l>
<l>e il superbo Asopo, e ciascun lito</l>
<l>di corpi morti quasi tutto pieno;</l>
<l>e similmente si vedeva il sito</l>
<l>di Tebe qual el fu né più né meno,</l>
<l>e' monti ancor donde era circuito,</l>
<l>nel quale ancora con superba fronte</l>
<l>vi si vedea regnare il gran Creonte.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>Né molto poi, li gran duci armati,</l>
<l>Teseo con Creonte e la lor gente</l>
<l>in gran battaglia insieme mescolati</l>
<l>vi si vedeano, e quale era valente</l>
<l>e qual codardo assai bene avvisati</l>
<l>eran da chi mirava fisamente;</l>
<l>e 'l campo v'era vinto da Teseo,</l>
<l>con quanto lì per lui poscia si feo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>E per li monti si vedean fuggire</l>
<l>le dolorose madri co' figliuoli;</l>
<l>pareanvisi le voci ancor sentire</l>
<l>de' lor dolenti e dispietati duoli;</l>
<l>e vedeansi le donne achive gire</l>
<l>nell'alte torri, con diversi stuoli,</l>
<l>e ardere ogni cosa, poscia ch'esse</l>
<l>ebber le corpor nelle fiamme messe,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>e quella tutta nel fuoco avampare;</l>
<l>poi v'era il campo tutto ricercato</l>
<l>da chi dovea cotale uficio fare,</l>
<l>nel qual tra gli abbattuti era trovato</l>
<l>Arcita tutto sanguinoso stare,</l>
<l>e Palemone ancor presso pigliato,</l>
<l>e a Teseo menati per prigioni,</l>
<l>perché parevan nobili baroni.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>Poi ciascheduno tristo e doloroso</l>
<l>al carro avanti a Teseo triunfante</l>
<l>vi si vedeva e in atto pensoso;</l>
<l>e rimirando un poco più avante,</l>
<l>in prigion si vedeano, e l'amoroso</l>
<l>giardino ancora allato loro stante,</l>
<l>tutto vestito pel tempo novello</l>
<l>di nuove frondi, grazioso e bello.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>Nel qual la lieta e bella giovinetta</l>
<l>gir si vedeva in su li nuovi albori,</l>
<l>e lietamente cantando soletta</l>
<l>frondi cogliendo e bellissimi fiori,</l>
<l>e a sé far leggiadra ghirlandetta;</l>
<l>e quivi a finestrella gli amadori</l>
<l>erano in guisa che chi li mirava</l>
<l>diceva che ciascun di loro amava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>Vedeansi poi i lor grevi sospiri</l>
<l>e' rotti sonni e l'amorosa vita,</l>
<l>e quali e chenti fosser lor martiri;</l>
<l>e quivi appresso ancora come Arcita,</l>
<l>da Peritoo con sommi disiri</l>
<l>disprigionato, faceva partita;</l>
<l>e vedevasi in Corinto arrivare,</l>
<l>quindi in Mecena e poi in Egina andare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Poscia d'Egina ad Attene tornato,</l>
<l>e dipartito dallo re Pelleo,</l>
<l>e il gran tempio d'Appollo lasciato,</l>
<l>vi si vedeva servire a Teseo;</l>
<l>e mentre stette in così fatto stato,</l>
<l>ciò ch'el fé v'era, e sì come Penteo</l>
<l>dir si faceva, e sì come soletto</l>
<l>se n'andava tal volta nel boschetto,</l></lg>

<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>là dove il chiaro rivo il dilettava</l>
<l>e 'l venticel che le frondi battea</l>
<l>e ciascheduno uccel che lì cantava:</l>
<l>e lui dormente tutto si vedea;</l>
<l>e Panfil v'era ancor come ascoltava</l>
<l>infra le frasche ciò che el dicea,</l>
<l>e riportava ciò a Palemone,</l>
<l>signor di lui, ch'ancora era 'n prigione.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>Di Panfil poscia v'era la malizia</l>
<l>che elli usò, quando fece Alimeto</l>
<l>quivi venire, e simil la letizia</l>
<l>di Palemon, quando si vedea lieto</l>
<l>fuor di prigion, dov'elli avea dovizia</l>
<l>vie più che d'allegrezza, d'amar fleto;</l>
<l>e lui armato vedevasi andare</l>
<l>nel tempo oscuro ad Arcita trovare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>Poscia vedeasi nel boschetto sceso,</l>
<l>che attendeva Arcita ancor dormente;</l>
<l>poi come, desto, era fra lor conteso</l>
<l>dell'amor della donna pianamente;</l>
<l>poscia ciascuno, di furore acceso,</l>
<l>nell'arme si vedeva parimente</l>
<l>combatter fieri con aspra battaglia,</l>
<l>e come ognun di vincer si travaglia;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>là dove Emilia si vedea venuta,</l>
<l>che per lo bosco con Teseo cacciando</l>
<l>s'andava, né alcuno avea sentuta</l>
<l>questa battaglia; e vedeavisi quando</l>
<l>quivi Teseo con parole partuta</l>
<l>l'avea, e come con lor ragionando</l>
<l>li riconobbe, e il dato partito</l>
<l>preso da loro, e poi bene ubidito.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>Vedeanvisi le feste de' Dircei,</l>
<l>che e' facevan costretti d'amore;</l>
<l>e quivi ancora li duci lernei,</l>
<l>venir ciascun con sommissimo onore,</l>
<l>vi si vedevano, acciò che colei</l>
<l>sola ristesse dell'uno amadore;</l>
<l>e poi le 'nsegne a' suoi da ciascun date,</l>
<l>e come armati in esse fur mostrate.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>Eranvi i templi d'incensi fumanti,</l>
<l>e il pigliar di lor prima milizia:</l>
<l>poi nel teatro insieme tutti quanti,</l>
<l>e di diversi strumenti letizia</l>
<l>vi si vedea, e tutti i lor sembianti,</l>
<l>e come la battaglia lor s'inizia;</l>
<l>e ciò che poi vi si fé quel giorno</l>
<l>tututto v'era di lavoro adorno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>86</head>
<l>E la gran festa ancor vi si parea,</l>
<l>e' sacrifici e 'l chiamato Imeneo</l>
<l>ch'allor si fé, quando Arcita prendea</l>
<l>pria per isposa davanti a Teseo</l>
<l>Emilia bella; e poi vi si vedea</l>
<l>il duol dolente ch'ogni Greco feo</l>
<l>nella partita della trista vita,</l>
<l>che fé il valoroso e buono Arcita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>87</head>
<l>E il feretro suo di sopra a' regi</l>
<l>con alti pianti si vedea portato,</l>
<l>e similmente da tutti gli egregi</l>
<l>baron che v'eran da ciaschedun lato;</l>
<l>e 'l lamento de' popoli e collegi</l>
<l>che 'nfino in ciel parea fosse ascoltato;</l>
<l>poi sopra il rogo si vedeva ardente</l>
<l>il corpo ornato molto riccamente.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>88</head>
<l>Sola la sua caduta da cavallo</l>
<l>gli uscì di mente né vi fu segnata:</l>
<l>credo che' fati voller senza fallo,</l>
<l>acciò che mai non fosse ricordata;</l>
<l>ma non poté la gente amenticallo</l>
<l>sì nel cor era di ciascuno entrata</l>
<l>con greve doglia, sì era in amore</l>
<l>di ciascheduno il giovane amadore.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>89</head>
<l>Era 'n tal guisa tututto dipinto</l>
<l>il nobil tempio, dentro al quale el pose</l>
<l>di sacerdoti numero distinto,</l>
<l>li quai le trierterie dolorose,</l>
<l>il dì che Arcita fu da' fati estinto,</l>
<l>dovesser celebrar maravigliose;</l>
<l>e riccamente il tempio fé dotare</l>
<l>e d'ornamenti nobili adornare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>90</head>
<l>E 'n mezzo d'esso fece prestamente</l>
<l>una colonna di marmo pulita</l>
<l>drizzar, sopra la qual d'oro lucente</l>
<l>una urna fu discretamente sita,</l>
<l>dentro la qual la cenere tepente</l>
<l>fece servar del suo amico Arcita;</l>
<l>e adornolla di sequenti versi,</l>
<l>in guisa tal che ben legger potersi:</l></lg>

<ab><emph>L'epitafio d'Arcita.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>91</head>
<l>«Io servo dentro a me le reverende</l>
<l>del buono Arcita ceneri, per cui</l>
<l>debito sacrificio qui si rende;</l>
<l>e chiunque ama, per esempio lui</l>
<l>pigli, s'amor di soverchio l'accende;</l>
<l>perciò che dicer può: “Qual se', io fui;</l>
<l>e per Emilia usando il mio valore</l>
<l>mori': dunque ti guarda da amore.”».</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il libro undecimo del Teseida.</emph></trailer></div1>

<div1 type="canto"><head>LIBRO DUODECIMO</head>
<argument><p><emph>Sonetto nel quale si contiene l'argomento particulare del libro duodecimo.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto"><lg type="quartina">
<l>In questo duodecimo libello</l>
<l>disegna primamente l'autore</l>
<l>come e perché si lasciasse il dolore</l>
<l>da tutti avuto del morto donzello;</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>quindi l'aspetto grazioso e bello</l>
<l>d'Emilia disegna, e con onore</l>
<l>la fa sposare al tebano amadore,</l>
<l>chiamato prima Imineo nel sacello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poi le sue nozze magnifiche pone,</l>
<l>e, il partir de' regi dimostrato,</l>
<l>debito fine fa al suo sermone,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>avendo prima al suo libro parlato</l>
<l>quasi per modo di conclusione,</l>
<l>dicendo sé nel porto disiato</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>esser con venti diversi arrivato.</l></lg></lg>

<lg type="ottava">
<argument><p><emph>Incomincia il libro duodecimo del Teseida. E prima qual fosse la vita d'Emilia, mentre le predette cose si facevano.</emph></p></argument>
<head>1</head>
<l>Quanto fosse crudele e aspra vita</l>
<l>quella d'Emilia, mentre queste cose</l>
<l>lì si facevano in onor d'Arcita,</l>
<l>coloro il pensin che sì dolorose</l>
<l>cose sentiron mai; essa, vestita</l>
<l>di nero, con le guancie lagrimose,</l>
<l>sanza prender volere alcun conforto,</l>
<l>solo piangeva il suo Arcita morto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>E del bel viso il vermiglio colore</l>
<l>s'era fuggito, e era divenuta</l>
<l>palida e magra, e il chiaro splendore</l>
<l>delle sue luci non avea paruta;</l>
<l>e sì poteva in lei il fier dolore,</l>
<l>che stata appena saria conosciuta,</l>
<l>per sol conforto notte e dì chiamando</l>
<l>Arcita suo, piangendo e lagrimando.</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo, fatta una lunga diceria, comandò che Palemone sposasse Emilia e che i neri vestimenti si lasciassero.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>Ma poi che furon più giorni passati</l>
<l>dopo lo sventurato avvenimento,</l>
<l>con lui essendo li Greci adunati,</l>
<l>parve di general consentimento</l>
<l>che' tristi pianti omai fosser lasciati,</l>
<l>e il voler d'Arcita a compimento</l>
<l>fosse mandato: cioè che l'amata</l>
<l>Emilia fosse a Palemon sposata.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>Per che Teseo, chiamato Palemone,</l>
<l>con molti di quei re accompagnato,</l>
<l>non sappiendo esso però la cagione,</l>
<l>di ner vestito e così tribolato</l>
<l>com'era, lui seguì in quella stagione;</l>
<l>e esso con quanti era se n'è entrato</l>
<l>dove con molte donne si sedea</l>
<l>Emilia, la quale ancor piangea.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>E quivi, poi ch'ogni uom tacitamente</l>
<l>si fu posto a seder, Teseo stette</l>
<l>per lungo spazio sanza dir niente;</l>
<l>ma già vedendo di tututti erette</l>
<l>l'orecchie pure a lui umilemente,</l>
<l>dentro tenendo le lagrime strette</l>
<l>ch'agli occhi per pietà volean venire,</l>
<l>così parlando incominciò a dire:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>— Così come alcun che mai non visse</l>
<l>non morì mai, così si pò vedere</l>
<l>ch'alcun non visse mai che non morisse;</l>
<l>e noi che ora viviam, quando piacere</l>
<l>sarà di quel che 'l mondo circunscrisse,</l>
<l>perciò morremo: adunque sostenere</l>
<l>il piacer dell'iddii lieti dobbiamo,</l>
<l>poi ch'ad esso resister non possiamo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>Le quercie, ch'han sì lungo nutrimento</l>
<l>e tanta vita quanta noi vedemo,</l>
<l>hanno pure alcun tempo finimento;</l>
<l>le dure pietre ancor, che noi calchemo,</l>
<l>per accidenti varii mancamento</l>
<l>ancora avere, aperto le sapemo;</l>
<l>e i fiumi perenni esser seccati</l>
<l>veggiamo e altri nuovi esserne nati.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Degli uomini non cal di dir, ch'assai</l>
<l>è manifesto a quel che la natura</l>
<l>li tira e ha tirati sempre mai</l>
<l>de' due termini a l'uno: o ad oscura</l>
<l>vecchiezza piena d'infiniti guai,</l>
<l>e questa poi da morte più sicura</l>
<l>è terminata; overo a morte, essendo</l>
<l>giovani ancora e più lieti vivendo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>E certo io credo ch'allora migliore</l>
<l>la morte sia quando di viver giova;</l>
<l>il modo e dove l'uom che ha valore</l>
<l>nol de' curar, ché dovunque el si trova,</l>
<l>fama li serba il suo debito onore;</l>
<l>e 'l corpo che riman, nulla altra prova</l>
<l>fa in un loco che in altro morto,</l>
<l>né l'alma n'ha più pena e men diporto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Del modo ancora dico il simigliante,</l>
<l>ché, come che alcuno anneghi in mare,</l>
<l>alcun si muoia in sul suo letto stante,</l>
<l>alcun per lo suo sangue riversare</l>
<l>nelle battaglie, o in qual vuoi di quante</l>
<l>maniere om pò morir, pur arrivare</l>
<l>ad Acheronte a ciaschedun convene,</l>
<l>muoia come si vuole o male o bene.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>E però far della necessitate</l>
<l>virtù, quando bisogna, è sapienza,</l>
<l>e il contraro è chiara vanitate,</l>
<l>e più in quel che n'ha esperienza</l>
<l>che 'n quel che mai non l'ha ancor provate;</l>
<l>e certo questa mia vera sentenza</l>
<l>può luogo aver tra noi, i qua' dolenti</l>
<l>viviam di cose sempre contingenti;</l></lg>

<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>anzi più tosto necessarie in tutto:</l>
<l>cioè d'alcun la morte il cui valore</l>
<l>fu tanto e tal, che grazioso frutto</l>
<l>di fama s'ha lasciato dietro al fiore;</l>
<l>il che se ben pensassomo, al postutto</l>
<l>lasciar dovremmo il misero dolore,</l>
<l>e intender a vita valorosa</l>
<l>che ci acquistasse fama gloriosa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>Vero è che il voler dentro serrare</l>
<l>in cota' punti la tristizia e 'l pianto,</l>
<l>appena par che si possa ben fare,</l>
<l>onde conceder pur si dee alquanto;</l>
<l>ma dopo quel, si dee poscia ristare,</l>
<l>ché il voler soprabondare in tanto</l>
<l>può nuocere a chi 'l fa, e è follia,</l>
<l>né si rià quel ch'uom però disia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>E certo s'el fu giammai lagrimato</l>
<l>in Grecia nessuno uom valoroso,</l>
<l>sì è debitamente Arcita stato</l>
<l>da molti re e popol copioso;</l>
<l>e con onor magnifico onorato</l>
<l>è stato ancora al suo rogo pomposo,</l>
<l>e ben solvuto gli è ogni dovere</l>
<l>che morto corpo dee potere avere.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>E è ancor, sì come noi veggiamo,</l>
<l>durato il pianto più giorni in Attene;</l>
<l>e ciascheduno ancora abito gramo</l>
<l>portato n'ha quale a ciò si convene,</l>
<l>e noi massimamente che qui siamo,</l>
<l>da cui agli altri prender s'apartiene</l>
<l>essemplo in ciascuno atto e seguitare</l>
<l>massimamente nel bene operare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Dunque da poi parimente ci more</l>
<l>ciò che ci nasce, e sia pur che si voglia,</l>
<l>e è fatto per noi il debito onore</l>
<l>a colui per lo quale ora avem doglia,</l>
<l>estimo con ragion che sia il migliore</l>
<l>se questo abito oscur da noi si spoglia,</l>
<l>e lascisi il doler, ch'è feminile</l>
<l>atto più tosto che non è virile.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>Se io credessi che raver per pianti</l>
<l>Arcita si potesse, io dicerei</l>
<l>che dovessomo pianger tutti quanti,</l>
<l>e caramente ve ne pregherei;</l>
<l>ma non varria: però da mo' in avanti</l>
<l>ciascun festeggi, e 'l piangere e l'omei</l>
<l>si lasci star, se piacer mi volete,</l>
<l>ché 'n questo tanto pur far lo dovete.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>E oltre a ciò, quel ch'esso ultimamente</l>
<l>pregò, si pensi mettere ad effetto;</l>
<l>però che Foroneo, che primamente</l>
<l>ne donò leggi, disse che il detto</l>
<l>estremo di ciascun solennemente</l>
<l>doveva con ragione esser perfetto;</l>
<l>e el pregò ch'Emilia fosse data</l>
<l>a Palemon, che l'avea tanto amata.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Però diposte queste nere veste</l>
<l>e il pianto lasciato e il dolore,</l>
<l>comincerén le liete e chiare feste;</l>
<l>e prima che si parta alcun signore,</l>
<l>de' due già detti nozze manifeste</l>
<l>celebrerem con debito splendore.</l>
<l>Disponetevi adunque, io ve ne priego,</l>
<l>a quel ch'io vo' facciate sanza niego. -</l></lg>

<ab><emph>Come Palemone rispose alle parole di Teseo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Poscia che Teseo tacque, confermate</l>
<l>fur le parole sue per molti allora</l>
<l>e con più detti ancor fortificate;</l>
<l>ma Palemon pur tacito dimora,</l>
<l>e fortemente gli sarebber grate</l>
<l>se publica vergogna, che l'acora,</l>
<l>non contra stesse; e dopo molto stare</l>
<l>disse così, veggendosi aspettare:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>— Caro signor, da me più degnamente</l>
<l>che la mia vita amato, manifesto</l>
<l>conosco vero il vostro dir presente,</l>
<l>e possibile ancor con tutto questo</l>
<l>(ben che sia assai rado contingente)</l>
<l>poter dal cor cacciar caso molesto</l>
<l>con allegrezza; e però questo fia</l>
<l>quando a Dio piacerà, che n'ha balia.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Ma in quanto voi dite che ad effetto</l>
<l>volete vada quel che fu lasciato</l>
<l>da Arcita nel suo ultimo detto,</l>
<l>così vi dico: che se postergato</l>
<l>fosse il dover da me e il diletto</l>
<l>preposto, già ve n'averei pregato,</l>
<l>però ch'al mondo non fu cosa mai</l>
<l>che io amassi cotanto ad assai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>Ma questo cessi Iddio, che, se m'è tolta</l>
<l>felicità, che in me almen ragione</l>
<l>più che 'l voler non possa alcuna volta;</l>
<l>e ben che in me tra lor sia gran quistione,</l>
<l>che 'l dover vinca ho isperanza molta;</l>
<l>il che s'avien, per lieta possessione</l>
<l>il guarderò, mentre l'iddii vorranno,</l>
<l>e sosterrò leggiere ogn'altro danno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Io son di tante infamie solo erede</l>
<l>de' miei primi rimaso, che s'io posso,</l>
<l>questa, che assai grande si vede,</l>
<l>io non mi vo' con l'altre porre adosso;</l>
<l>la donna è bella, e credo ch'el si crede</l>
<l>che di qui infin nel reame molosso</l>
<l>simile a lei non sia; ben troverete</l>
<l>a cui, vie me' che a me, dar la potrete.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>E sì come l'iddii testimonianza,</l>
<l>che sol degli uomin conoscono i cuori,</l>
<l>render porien sanza alcuna fallanza,</l>
<l>e' non fur mai tra due ferventi amori,</l>
<l>o per istretto sangue o per usanza,</l>
<l>ched e' non fosser per certo minori</l>
<l>che quel che io ho portato ad Arcita,</l>
<l>poscia ch'io nacqui in questa trista vita.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>E se alcun forse opporre volesse</l>
<l>a questa verità, ver me dicendo</l>
<l>se fosse ver ch'io amato l'avesse</l>
<l>non l'avrei incitato combattendo,</l>
<l>risponderei che quella mi movesse</l>
<l>a tal follia, ch'è sempre ita accendendo</l>
<l>de' nostri primi i cuori, ond'io saraggio</l>
<l>sempre mai tristo ch'io ci viveraggio.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Per che se io Emilia pigliassi,</l>
<l>altro non fora che questo negare;</l>
<l>né per segno maggior, ch'io disiassi</l>
<l>la morte sua potrei altrui mostrare;</l>
<l>la qual quanto mi doglia, credo sassi</l>
<l>per tutti voi. Non voglio adunque fare</l>
<l>cosa che il contrario se ne vegga,</l>
<l>né di ciò priego ch'alcun mi richegga.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>Se Arcita morendo questo disse,</l>
<l>volle ver me usar sua cortesia;</l>
<l>né perciò legge a me in ciò prescrisse</l>
<l>che, s'io non la volessi, fosse mia;</l>
<l>ben mi cred'io che s'io vi consentisse,</l>
<l>per cortesia renderei villania,</l>
<l>e però intendo che mentre ad altrui</l>
<l>che a me non si dà, sia pur di lui. -</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo replicando disse a Palemone.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>E questo detto, gli occhi lagrimosi</l>
<l>bassò in terra; al qual disse Teseo:</l>
<l> — I tristi pianti e' sospiri angosciosi</l>
<l>già molto sconfortati da Egeo,</l>
<l>tutti ci fanno certi de' pietosi</l>
<l>affetti li qua' tu verso Penteo</l>
<l>portasti; né potresti, per dolerti</l>
<l>mentre vivessi, noi farne più certi.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>Né fia, faccendo ciò che dicevamo,</l>
<l>infamia alcuna, né lieto mostrarsi</l>
<l>de l'altrui morte, poi che noi vogliamo;</l>
<l>né sarà da ragion questo allungarsi,</l>
<l>però che 'l simil tutto dì veggiamo</l>
<l>dell'un fratel la sposa a l'altro darsi,</l>
<l>se morte quel previen; né ch'el contento</l>
<l>del morto sia, è però argomento.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>Qui si può dir che tutta Grecia sia</l>
<l>nelli suoi regi, davanti alli quali</l>
<l>tal matrimonio per mia voglia fia</l>
<l>mandato a compimento; essi son tali,</l>
<l>che se ciò si dicesse villania</l>
<l>di te in alcun luogo o altri mali,</l>
<l>sì come consapevoli, saranno</l>
<l>per te per tutto, e sì ti scuseranno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>Pon dunque giù lo stolto imaginare</l>
<l>e segui il mio voler, che so ti piace;</l>
<l>e vogli innanzi, mentre vivi, stare</l>
<l>in lieta vita e in contenta pace,</l>
<l>che te con tristo pianto consumare,</l>
<l>il quale innanzi tempo l'uom disface;</l>
<l>così mi piace e voglio che a te piaccia,</l>
<l>né parola di ciò incontro si faccia. -</l></lg>

<ab><emph>Quel che Palemone, da molti a ciò confortato, consentendo dicesse.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>A questo fu da molti Palemone,</l>
<l>il qual taceva, molto confortato,</l>
<l>ora uno ora altro usando suo sermone</l>
<l>chente usar suolsi a così fatto piato,</l>
<l>assegnando una e ora altra ragione</l>
<l>che da lui non doveva esser negato;</l>
<l>laonde Palemone, il viso alzando</l>
<l>al ciel, s'udì in tal guisa parlando:</l></lg>

<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>— O Giove pio, che con ragion governi</l>
<l>la terra e 'l cielo e doni parimente</l>
<l>a ciascheduna cosa ordini etterni,</l>
<l>volgi gli occhi ver me e sii presente</l>
<l>e con giustizia il mio voler discerni,</l>
<l>il quale ora si fa consenziente</l>
<l>a quel del mio signor: nel che s'io sono</l>
<l>peccator, priego che mi dei perdono.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>E tu, sacra Diana e Citerea,</l>
<l>delli cui cori il numero minore</l>
<l>far mi convien, ben che io non volea,</l>
<l>e quindi appresso dell'altra maggiore,</l>
<l>siate presenti, e ciascun'altra dea</l>
<l>che ha ne' matrimonii valore;</l>
<l>e testimonio etterno renderete</l>
<l>di ciò ch'io ho nel cuor, ché 'l conoscete.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>E tu, o ombra pietosa d'Arcita,</l>
<l>dovunque se', perdona s'io offendo,</l>
<l>né odio por per ciò alla mia vita</l>
<l>se la cosa la qual tu già morendo</l>
<l>dicesti che volevi, fia compita</l>
<l>per me, del gran Teseo ancor seguendo</l>
<l>più il piacer che 'l mio contentamento:</l>
<l>che or foss'io in una ora teco spento!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>E voi, o alti regi, i qua' presenti</l>
<l>sete colà ov'io debbo seguire</l>
<l>ora del mio signore i mandamenti,</l>
<l>testimon siate: più per ubidire</l>
<l>che per seguire i miei disii ferventi,</l>
<l>fo quel ch'io fo, e disposto a servire</l>
<l>te, o Teseo: comanda, ch'io son presto</l>
<l>a ogni cosa fare e anche questo. -</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo parlò verso Emilia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Allor Teseo ad Emilia voltato,</l>
<l>la quale intra le donne sospirava</l>
<l>dolente molto, col capo chinato,</l>
<l>e le parole tututte ascoltava</l>
<l>con animo da nulla ancor piegato,</l>
<l>tanto più duol che altro l'ansiava,</l>
<l>a cui el disse: — Emilia, hai tu udito?</l>
<l>Quel che io vo' farai che sia fornito. -</l></lg>

<ab><emph>Quello che Emilia dicesse a Teseo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>A questa voce tutta lagrimosa</l>
<l>levò Emilia la testa, dicendo:</l>
<l>— Caro signore, el non è nulla cosa</l>
<l>che io non faccia, te voler sentendo;</l>
<l>ma per l'amor che tu alla pietosa</l>
<l>ombra d'Arcita porti, ancor sedendo</l>
<l>m'ascolta un poco, e poi, se tu vorrai,</l>
<l>io farò ciò che comandato m'hai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>Sì come tu hai potuto udir dire,</l>
<l>tutte le donne scitiche botate</l>
<l>furo a Diana, allor che in disire</l>
<l>ebber primieramente libertate;</l>
<l>e tu sai ben quel ch'è contravenire</l>
<l>o non servare alla sua deitate</l>
<l>le cose a lei promesse, che vendetta</l>
<l>subita fa, qual sa quei che l'aspetta.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>E io di quelle fui; contra la quale,</l>
<l>perciò che 'l boto non volea servare,</l>
<l>ha ella usato il già veduto male,</l>
<l>prima contra d'Acate a cui donare</l>
<l>tu mi dovevi, e l'altro, a quello equale,</l>
<l>contra d'Arcita, come ancora pare</l>
<l>a l'abito di noi, che or ne siamo</l>
<l>di ner vestiti e ancor ne piagniamo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Se tuo nemico fosse Palemone</l>
<l>come fu già, volentier lo farei;</l>
<l>ma, non vedendo agual nulla cagione</l>
<l>per che odiar lo debbi, crederei</l>
<l>che fosse il me', sanza più provazione</l>
<l>fare oramai del poter dell'iddei,</l>
<l>che mi lasciassi a Diana servire</l>
<l>e ne' suoi templi vivere e morire. -</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo rispose ad Emilia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>A cui Teseo: — Questo dire è niente;</l>
<l>ché se Diana ne fosse turbata,</l>
<l>sopra di te verria l'ira dolente,</l>
<l>non sopra quelli alli quai se' donata;</l>
<l>e perciò fa che lieta immantanente</l>
<l>di cuor ti vegga e d'abito tornata;</l>
<l>la forma tua non è atta a Diana</l>
<l>servir ne' templi né 'n selva montana. -</l></lg>

<ab><emph>Come Teseo e ciascuno altro cambiò abito, e comandossi che per tutta Attene si facesse festa.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>Detto così, con gli altri gran baroni</l>
<l>della camera usciro e ritornaro,</l>
<l>come li piacque, alle proprie magioni;</l>
<l>e 'l dì vegnente tututti cangiaro</l>
<l>abito, vestimento e condizioni,</l>
<l>e quel che ciascuno era dimostraro;</l>
<l>e Palemone il simigliante feo:</l>
<l>e così ritornarono a Teseo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Teseo similemente avea cambiato</l>
<l>con tutti i suoi i vestir dolorosi,</l>
<l>e in sembiante lieto era tornato,</l>
<l>festa faccendo; e già suoni amorosi</l>
<l>e canti e allegrezza in ogni lato</l>
<l>d'Attene si sentia, tutti gioiosi</l>
<l>del lor signor ch'avea mutata vesta</l>
<l>per la futura magnifica festa.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>E Ipolita il simil fatto avea</l>
<l>e l'altre donne e anche Emilia bella</l>
<l>a cui a forza ancora ciò piacea,</l>
<l>ma non poteva più, e però ella</l>
<l>faceva quel ch'allor Teseo volea;</l>
<l>ma dopo pochi dì la damigella</l>
<l>nello stato primaio fu ritornata,</l>
<l>tanto fu dalle donne confortata.</l></lg>

<ab><emph>Come, stabilito il dì che Emilia si sposasse e venuto, i re con Teseo e con Palemone andarono al tempio di Venere, dove era ordinato di fare le sposalizie.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>Diliberò Teseo con li suoi quando</l>
<l>le sposalizie si dovesson fare,</l>
<l>e per Attene mandò comandando</l>
<l>che ciascun s'apprestasse a festeggiare.</l>
<l>Indi venendo il giorno appressimando,</l>
<l>ciascun si cominciò ad apprestare,</l>
<l>secondo il suo stato, a fare onore</l>
<l>alla giovane Emilia di buon core.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>E già Arcita era uscito di mente</l>
<l>a ciaschedun, né più si ricordava;</l>
<l>ognuno a festa intendea solamente</l>
<l>e delle nozze lo giorno aspettava.</l>
<l>Il qual venuto bello e rilucente</l>
<l>ad allegrezza ciascun confortava;</l>
<l>per che Teseo fece il tempio aprire</l>
<l>di Venere per quivi voler gire.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>E in quel simigliantemente feo</l>
<l>li sacerdoti andar, li qua' portaro</l>
<l>la imagine bella d'Imeneo;</l>
<l>e el con un vestir nobile e caro,</l>
<l>di dietro seguitando il vecchio Egeo</l>
<l>con tutti gli altri re a quel n'andaro;</l>
<l>e Palemon con loro, allegro tanto</l>
<l>che mai non si potrebbe mostrar quanto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>Chi poria mai con soluto parlare</l>
<l>l'oro e le pietre e li cari ornamenti,</l>
<l>che' greci re aveano, dimostrare?</l>
<l>Egli eran tanti e sì belli e lucenti,</l>
<l>che il volerlo al presente narrare</l>
<l>nol crederebbono il più delle genti;</l>
<l>i quali al tempio giunti di gioia pieno,</l>
<l>aspettaron le donne che venieno.</l></lg>

<ab><emph>Come Ipolita con altre donne e con Emilia andarono al tempio.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Ipolita da molte accompagnata</l>
<l>quella mattina con solenne cura</l>
<l>aveano Emilia nobilmente ornata,</l>
<l>avvegnadio che sì di sua natura</l>
<l>d'ogni bellezza fosse effigiata,</l>
<l>che poco agiugner vi potea cultura;</l>
<l>e 'n cotal guisa del palagio usciro,</l>
<l>e lente inver lo tempio se ne giro.</l></lg>

<ab><emph>Disegna l'autore la forma e la bellezza di Emilia, e prima invoca l'aiuto delle Muse.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>O sante donne, le quali Anfione</l>
<l>ataste a chiuder Tebe, or fa mestiere</l>
<l>che da voi sia atato il mio sermone,</l>
<l>acciò ch'io possa dimostrar le vere</l>
<l>bellezze che mostrò 'n quella stagione</l>
<l>Emilia a cui le piacque di vedere:</l>
<l>voi le vedeste, e so che le sapete;</l>
<l>adunque qui la mia penna reggete.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>Era la giovinetta di persona</l>
<l>grande e ischietta convenevolmente,</l>
<l>e, se il ver l'antichità ragiona,</l>
<l>ella era candidissima e piacente;</l>
<l>e i suoi crin sotto ad una corona</l>
<l>lunghi e assai, e d'oro veramente</l>
<l>si sarian detti, e 'l suo aspetto umile,</l>
<l>e il suo moto onesto e signorile.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Dico che i suoi crini parean d'oro,</l>
<l>non con treccia ristretti, ma soluti,</l>
<l>e pettinati sì, che infra loro</l>
<l>non n'era un torto, e cadean sostenuti</l>
<l>sopra li candidi omeri, né foro</l>
<l>prima né poi sì be' giammai veduti;</l>
<l>né altro sopra quelli ella portava</l>
<l>ch'una corona ch'assai si stimava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>La fronte sua era ampia e spaziosa,</l>
<l>e bianca e piana e molto dilicata,</l>
<l>sotto la quale in volta tortuosa,</l>
<l>quasi di mezzo cerchio terminata,</l>
<l>eran due ciglia, più che altra cosa</l>
<l>nerissime e sottil, tra le qua' lata</l>
<l>bianchezza si vedea, lor dividendo,</l>
<l>né 'l debito passavan, sé stendendo.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Di sotto a queste eran gli occhi lucenti</l>
<l>e più che stella scintillanti assai;</l>
<l>egli eran gravi e lunghi e ben sedenti,</l>
<l>e brun quant'altri che ne fosser mai;</l>
<l>e oltre a questo egli eran sì potenti</l>
<l>d'ascosa forza, che alcun giammai</l>
<l>non gli mirò né fu da lor mirato,</l>
<l>ch'amore in sé non sentisse svegliato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>Io ritraggo di lor poveramente,</l>
<l>dico a rispetto della lor bellezza,</l>
<l>e lasciogli a chiunque d'amor sente</l>
<l>che immaginando vegga lor chiarezza;</l>
<l>ma sotto ad essi non troppo eminente</l>
<l>né poco ancora e di bella lunghezza</l>
<l>il naso si vedea affilatetto</l>
<l>qual si voleva a l'angelico aspetto.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Le guance sue non eran tumorose</l>
<l>né magre fuor di debita misura,</l>
<l>anzi eran dilicate e graziose,</l>
<l>bianche e vermiglie, non d'altra mistura</l>
<l>che intra' gigli le vermiglie rose;</l>
<l>e questa non dipinta, ma natura</l>
<l>gliel'avea data, il cui color mostrava</l>
<l>perciò che 'n ciò più non le bisognava.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Ella aveva la bocca piccioletta,</l>
<l>tutta ridente e bella da basciare,</l>
<l>e era più che grana vermiglietta</l>
<l>con le labbra sottili, e nel parlare</l>
<l>a chi l'udia parea una angioletta;</l>
<l>e' denti suoi si potean somigliare</l>
<l>a bianche perle, spessi e ordinati</l>
<l>e piccolini, ben proporzionati.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>E oltre a questo, il mento piccolino</l>
<l>e tondo quale al viso si chiedea;</l>
<l>nel mezzo ad esso aveva un forellino</l>
<l>che più vezzosa assai ne la facea;</l>
<l>e era vermiglietto un pocolino,</l>
<l>di che assai più bella ne parea;</l>
<l>quinci la gola candida e cerchiata</l>
<l>non di soperchio e bella e dilicata.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Pieno era il collo e lungo e ben sedente</l>
<l>sovra gli omeri candidi e ritondi,</l>
<l>non sottil troppo e piano e ben possente</l>
<l>a sostenere gli abbracciar giocondi;</l>
<l>e 'l petto poi un pochetto eminente</l>
<l>de' pomi vaghi per mostranza tondi,</l>
<l>che per durezza avean combattimento,</l>
<l>sempre pontando in fuor, col vestimento.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Eran le braccia sue grosse e distese,</l>
<l>lunghe le mani, e le dita sottili,</l>
<l>articulate bene a tutte prese,</l>
<l>ancor d'anella vote, signorili;</l>
<l>e, brievemente, in tutto quel paese</l>
<l>altra non fu che cotanto gentili</l>
<l>l'avesse come lei, ch'era in cintura</l>
<l>sotile e schietta con degna misura.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Nell'anche grossa e tutta ben formata,</l>
<l>e il piè piccolin; qual poi si fosse</l>
<l>la parte agli occhi del corpo celata,</l>
<l>colui sel seppe poi cui ella cosse</l>
<l>avanti con amor lunga fiata;</l>
<l>imagino io ch'a dirlo le mie posse</l>
<l>non basterieno avendol'io veduta:</l>
<l>tal d'ogni ben doveva esser compiuta!</l></lg>

<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Né era ancor, dopo 'l suo nascimento,</l>
<l>tre volte cinque Appollo ritornato</l>
<l>nel loco donde allor fé partimento,</l>
<l>ben che da molti forse giudicato</l>
<l>ne saria altro, prendendo argomento</l>
<l>dalla sua forma che oltre l'usato</l>
<l>in piccol tempo era cresciuta assai,</l>
<l>forse più ch'altra ne crescesse mai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Quando costei apparve primamente</l>
<l>ornata, come noi creder dovemo</l>
<l>che ella fosse allora, riccamente,</l>
<l>d'un drappo verde di valor suppremo</l>
<l>vestita, ciaschedun generalmente</l>
<l>ch'allor la vide, dal primo al postremo,</l>
<l>Venere la credette, né saziare</l>
<l>si potea nullo di lei rimirare.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>I teatri, le vie, piazze e balconi,</l>
<l>per li quali essa andando gir dovea</l>
<l>al tempio là dov'erano i baroni,</l>
<l>tutt'eran piene; e ogn'uom vi correa,</l>
<l>femine e maschi e vecchi con garzoni</l>
<l>per veder questa mirabile dea;</l>
<l>la qual ciascuno oltre ogn'altra lodava,</l>
<l>e per lo ben di lei Giove pregava.</l></lg>

<ab><emph>Come Emilia, pervenuta al tempio, invocato prima l'aiuto di Giunone e d'Imeneo, fu sposata a Palemone.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Ma dopo certo spazio pervenuta</l>
<l>al gran tempio di Vener, con onore</l>
<l>magnifico da' re fu ricevuta,</l>
<l>i quai la sua bellezza e il valore</l>
<l>lodaron più che d'altra mai veduta;</l>
<l>e Menelao, veggendola in quelle ore,</l>
<l>la reputò sì di bellezza piena,</l>
<l>che la prepose con seco ad Elena.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>Quivi non fu alcuno indugio dato;</l>
<l>ma fatto cerchio intorno dell'altare</l>
<l>ch'era di fiori e di frondi adornato,</l>
<l>fecero a' preti lì sacrificare;</l>
<l>e con voci pietose fu chiamato</l>
<l>l'aiuto d'Imeneo, sì come fare</l>
<l>era usato in Attene a la stagione,</l>
<l>e dopo quel l'altissima Giunone.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>E poi in presenza di quella santa ara</l>
<l>il teban Palemon gioiosamente</l>
<l>prese e giurò per sua sposa cara</l>
<l>Emilia bella, a tutti i re presente;</l>
<l>e essa, come donna non già gnara,</l>
<l>simil promessa fece immantanente;</l>
<l>poi la basciò sì come si convenne</l>
<l>e ella vergognosa sel sostenne.</l></lg>

<ab><emph>Come, tornati al palagio, si celebrarono le nozze.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Questo fornito, al palagio tornaro</l>
<l>con somma festa dinanzi e dintorno;</l>
<l>li greci re Emilia intorniaro,</l>
<l>non sanz'ordine debito e adorno,</l>
<l>come si convenia, con passo raro;</l>
<l>e l'ora quinta già venia del giorno,</l>
<l>quando, venuti nel palagio, messe</l>
<l>trovar le mense, e assisersi ad esse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>E quai fossero a quelle i servidori</l>
<l>e quanti ancora, saria lungo a dire,</l>
<l>che furon pur de' giovani maggiori,</l>
<l>né si porian per numero finire;</l>
<l>e' ricchi arnesi non furon minori</l>
<l>che l'altre cose, magnifiche e mire;</l>
<l>delle vivande mi taccio infinite,</l>
<l>che vi fur, dilicate e ben compite.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>Quivi fur sonatori e istrumenti</l>
<l>di varie condizioni, e tai ch'Orfeo,</l>
<l>per lo giudicio di molti esistenti,</l>
<l>con lor perduto avrebbe, e 'l gran Museo</l>
<l>con tutti i suoi non usati argomenti,</l>
<l>e Lino ancora, e Anfion tebeo;</l>
<l>e canti tai che sarebbero stati</l>
<l>belli a Caliopè, e ben notati.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>Di mille modi e di piedi e di mani</l>
<l>vi si poté il dì veder ballare</l>
<l>gli Atteniesi e ancora li strani,</l>
<l>giovani e donne, chi me' sapea fare;</l>
<l>e mescolati gentili e villani,</l>
<l>ciaschedun si vedeva festeggiare;</l>
<l>e 'n cotal guisa spendevano il giorno,</l>
<l>per la città, in qua e 'n là, attorno.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>Li greci re con li lor cavalieri</l>
<l>fer nuovi giuochi assai, e cavalcando</l>
<l>sopra coverti e adorni destrieri,</l>
<l>e con ischiere varie armeggiando,</l>
<l>per le gran piazze e ancor pe' sentieri,</l>
<l>la lor letizia a tutti dimostrando,</l>
<l>poi ritornando al palagio gioioso</l>
<l>quando eran disiosi di riposo.</l></lg>

<ab><emph>Come Palemone dormì con Emilia.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>Il giorno, troppo lungo giudicato</l>
<l>da Palemon, sen giva inver la sera;</l>
<l>e essendo già il ciel tutto stellato,</l>
<l>in una ricca camera, quale era</l>
<l>quella dove fu il letto apparecchiato</l>
<l>qual possiam creder a così altiera</l>
<l>isponsalizia, invocata Iunone,</l>
<l>Emilia se n'entrò con Palemone.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>Qual quella notte fosse all'amadore</l>
<l>qui non si dice; quelli il può sapere,</l>
<l>che già trafitto da soverchio amore</l>
<l>alcuna volta fu, se mai piacere</l>
<l>ne ricevette dopo lungo ardore.</l>
<l>Credom'io ben che estimando vedere</l>
<l>il possa quei che nol provò giammai,</l>
<l>che lieta fu più ch'altra lieta assai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>Vero è che per l'offerte che andaro</l>
<l>poi la mattina a' templi, s'argomenta</l>
<l>che Venere, anzi che 'l dì fosse chiaro,</l>
<l>sette volte raccesa e tante spenta</l>
<l>fosse nel fonte amoroso, ove raro</l>
<l>buon pescator con util si diventa:</l>
<l>el si levò, venuta la mattina,</l>
<l>più bello e fresco che rosa di spina.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>E poi si fece Panfilo chiamare,</l>
<l>e, sì com'esso già promesso avea,</l>
<l>così li fé eccelsi don portare</l>
<l>al tempio della bella Citerea,</l>
<l>e con gran lode la fece onorare,</l>
<l>lei ringraziando per cui el tenea</l>
<l>la bella Emilia, da lui molto amata</l>
<l>e così lungo tempo disiata.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Quindi sen venne con allegro aspetto</l>
<l>nella gran sala riccamente ornata,</l>
<l>dove con gioia somma e con diletto</l>
<l>era la festa già ricominciata;</l>
<l>e li re greci li vennero impetto,</l>
<l>con lieti motti della trapassata</l>
<l>notte qual fosse suta domandando,</l>
<l>molto di ciò insieme sollazzando.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>Durò la festa degli alti baroni</l>
<l>più giorni poi continuatamente;</l>
<l>dove si dieder grandissimi doni</l>
<l>a ciascheduna maniera di gente;</l>
<l>ricchi vi fur ministrieri e buffoni,</l>
<l>e qualunque altro prese parimente;</l>
<l>ma dopo il dì quindecimo si pose</l>
<l>fine alle feste liete e graziose.</l></lg>

<ab><emph>Come li greci re, preso commiato, tornarono nelle loro contrade.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>Già due fiate era stata cornuta</l>
<l>la sorella di Febo, e tante piena</l>
<l>similemente era suta veduta,</l>
<l>poi che la nobil baronia in Attena</l>
<l>delle contrade sue era venuta;</l>
<l>onde parve a ciascun, poi che la amena</l>
<l>festa era fatta, di tornare omai</l>
<l>ne suoi paesi, quivi stati assai.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>Onde ciaschedun re prese commiato</l>
<l>dal vecchio Egeo e ancor da Teseo,</l>
<l>e dalle donne ancor l'hanno pigliato,</l>
<l>e poi da Palemone; il qual rendeo</l>
<l>a tutti grazie, e sé disse obligato</l>
<l>a ciaschedun, per sé e per Penteo,</l>
<l>in tutto ciò ch'egli operar potesse,</l>
<l>mentre che esso nel mondo vivesse.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>Partirsi adunque i re, e ciascun prese</l>
<l>quanto poté il cammin suo più corto,</l>
<l>per tosto ritornare in suo paese;</l>
<l>e Palemone in gioia e in diporto</l>
<l>con la sua donna nobile e cortese</l>
<l>lì si rimase e con sommo conforto,</l>
<l>quel possedendo che più li piacea</l>
<l>e a cui el tutto 'l suo ben volea.</l></lg>

<ab><emph>Parole dell'autore al libro suo.</emph></ab>

<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>Poi che le Muse nude cominciaro</l>
<l>nel cospetto degli uomini ad andare,</l>
<l>già fur di quelli i quai l'esercitaro</l>
<l>con bello stilo in onesto parlare,</l>
<l>e altri in amoroso l'operaro;</l>
<l>ma tu, o libro, primo a lor cantare</l>
<l>di Marte fai gli affanni sostenuti,</l>
<l>nel volgar lazio più mai non veduti.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>E perciò che tu primo col tuo legno</l>
<l>seghi queste onde, non solcate mai</l>
<l>davanti a te da nessuno altro ingegno,</l>
<l>ben che infimo sii, pure starai</l>
<l>forse tra gli altri d'alcuno onor degno;</l>
<l>intra li qual se vieni, onorerai</l>
<l>come maggior ciaschedun tuo passato,</l>
<l>materia dando a cui dietro hai lasciato.</l></lg>

<lg type="ottava"><head>86</head>
<l>E però che i porti disiati</l>
<l>in sì lungo peleggio già tegnamo,</l>
<l>da varii venti in essi trasportati,</l>
<l>le vaghe nostre vele qui caliamo,</l>
<l>e le ghirlande e i don meritati,</l>
<l>con l'ancore fermati, qui spettiamo,</l>
<l>lodando l'Orsa che con la sua luce</l>
<l>qui n'ha condotti, a noi essendo duce.</l></lg>

<trailer><emph>Qui finisce il duodecimo e ultimo libro del Teseida delle nozze d'Emilia. Deo gratias. Amen.</emph></trailer></div1>

<div1 type="poesia"><head>SONETTO</head>
<argument><p><emph>nel quale l'autore priega le Muse che il presente libro presentino a la donna a cui istanzia è fatto, acciò che ella secondo il suo piacere lo 'ntitoli.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto"><lg type="quartina">
<l>O sacre Muse, le quali io adoro</l>
<l>e con digiuni onoro e vigilando,</l>
<l>di voi la grazia in tal guisa cercando</l>
<l>qual l'acquistaron palidi coloro</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>a' quai poi deste il grazioso alloro</l>
<l>in sul fonte castalio poetando,</l>
<l>i versi lor sovente esaminando</l>
<l>col vostro canto sottile e sonoro,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>io ho ricolte della vostra mensa</l>
<l>alcune miche da quella cadute,</l>
<l>e come seppi qui l'ho compilate;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>le quai vi priego che voi le portiate</l>
<l>liete alla donna in cui la mia salute</l>
<l>vive, ma ella forse nol si pensa,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>e con lei insieme il nome date e 'l canto</l>
<l>e 'l corso ad esse, se ne le cal tanto.</l></lg></lg></div1>

<div1 type="poesia"><head>RISPOSTA DELLE MUSE</head>
<argument><p><emph>al soprascritto sonetto, nel quale esse li significano il titolo dato al libro.</emph></p></argument>
<lg type="sonetto"><lg type="quartina">
<l>Portati abbiam tuoi versi e bel lavoro,</l>
<l>o caro alunno, di Teseo cantando,</l>
<l>e i due Teban, l'un preso e l'altro in bando,</l>
<l>combatter per Emilia donna loro.</l></lg>
<lg type="quartina"><l>La più tua donna ch'essa di costoro,</l>
<l>gli altrui riletti amori a sé recando,</l>
<l>fra sé soletta disse sospirando:</l>
<l>«Ahi, quante d'amor forze in costor foro!».</l></lg>
<lg type="terzina"><l>Poi di fiamma d'amor tututta accensa,</l>
<l>ci porse priego che non fosser mute</l>
<l>le ben scritte prodezze e la biltate;</l></lg>
<lg type="terzina"><l>«Teseida di nozze d'Emilia», o vate,</l>
<l>nomar li piacque; e noi con note argute</l>
<l>darenli in ogni etate fama immensa.</l></lg>
<lg type="verso-sciolto"><l>Così gli abbiam, rorati al fonte santo,</l>
<l>licenziati a gire in ogni canto.</l></lg></lg></div1>
</body></text></TEI.2>
