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    <titleStmt>
      <title>Amorosa visione</title>
      <author>Giovanni Boccaccio</author>
    </titleStmt>
    <extent>245 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit000045</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <title type="part">Amorosa visione ; Ninfale fiesolano ; Trattatello in laude di Dante</title>
        <author>Boccaccio, Giovanni</author>
        <editor id="ed">Branca, Vittore</editor>
        <publisher>Mondadori</publisher>
        <pubPlace>Milano</pubPlace>
        <date>1974</date>
        <note>Tutte le opere di Giovanni Boccaccio a cura di Vittore Branca</note>
      </bibl>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
                    </hyphenation>
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    <classDecl><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>300</date>
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        <term>Poesia</term>
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      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
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      <item>Digitalizzazione - OCR</item>
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      <item>Correzione linguistica</item>
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<text>
<front>
<div1 n="Introduzione"><argument><p><hi rend="italic">Nelli tre infrascritti sonetti si contengono per ordine tutte le lettere principali de' rittimi della infrascritta Amorosa Visione. E però che in quelli il nome dell'autore si contiene, altrimenti non si cura di porlo. I sonetti sono questi.</hi></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg type="quartina">
<l>Mirabil cosa forse la presente</l>
<l>vision vi parrà, donna gentile,</l>
<l>a riguardar, sì per lo nuovo stile,</l>
<l>sì per la fantasia ch'è nella mente.</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>Rimirandovi un dì, subitamente,</l>
<l>bella, leggiadra et in abit'umile,</l>
<l>in volontà mi venne con sottile</l>
<l>rima tractar parlando brievemente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Adunque a voi, cui tengho donna mia</l>
<l>et chui senpre disio di servire,</l>
<l>la raccomando, madama Maria;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e prieghovi, se fosse nel mio dire</l>
<l>difecto alcun, per vostra cortesia</l>
<l>correggiate amendando il mio fallire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Cara Fiamma, per  cui 'l core ò caldo,</l>
<l>que' che vi manda questa Visione</l>
<l>Giovanni è di Boccaccio da Certaldo.</l></lg></lg>
<lg type="sonetto">
<lg type="quartina">
<l>Il dolce immaginar che 'l mio chor face</l>
<l>della vostra biltà, donna pietosa,</l>
<l>recam'una soavità sì dilectosa</l>
<l>che mette lui con mecho in dolcie pace.</l></lg>
<lg type="quartina">
<l>Poi quando altro pensiero questo disface,</l>
<l>piangemi dentro l'anima 'ngosciosa,</l>
<l>cercando come trovar possa posa,</l>
<l>et sola voi disiar le piace.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Et però volend'i' perseverare</l>
<l>pur nello 'nmaginar vostra biltate,</l>
<l>cerco con rime nuove farvi i' onore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Questo mi mosse, donna, a compilare</l>
<l>la Visione in parole rimate,</l>
<l>che io vi mando qui per mio amore.</l></lg>
<lg>
<l>Fatele onor secondo il su' valore,</l>
<l>avendo a tempo poi di me pietate.</l></lg></lg>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O chi che voi vi siate, o gratiosi</l>
<l>animi virtuosi,</l>
<l>in cui amor come 'n beato loco</l>
<l>celato tene il suo giocondo focho,</l>
<l>i' vi priego c'un poco</l>
<l>prestiate lo 'ntellecto agli amorosi</l></lg>
<lg>
<l>versi, li quali sospinto conposi</l>
<l>forse da disiosi</l>
<l>voler troppo 'nfiammato; o se 'l mio fioco</l>
<l>cantar s'imvischa nel proferer broco,</l>
<l>o troppo è chiaro o roco,</l>
<l>amendatel acciò che ben riposi.</l></lg>
<lg>
<l>Se in sé fructo o forse alcun dilecto</l>
<l>porgesse a vo' lector, ringratiate</l>
<l>colei la cui biltate</l>
<l>questo mi mosse a ffar come subgiecto.</l></lg>
<lg>
<l>E perché voi costei me' conosciate,</l>
<l>ella somigli' Amor nel su' aspecto,</l>
<l>tanto c'alcun difecto</l>
<l>non v'à a chi già 'l vide altre fiate;</l></lg>
<lg>
<l>e l'un dell'altro si gode di loro,</l>
<l>ond'io lieto dimoro.</l>
<l>Rendete a llei 'l meritato alloro!</l>
<l>E più non dico 'mai,</l>
<l>perché decto mi par aver assai.</l></lg></lg></div1>
  </front>
<body>
<div1 type="part"><head n="Testo A">TESTO A</head>
<div2 type="canto"><head>Canto I</head>
<lg type="terzina">
<l>Move nuovo disio la nostra mente,</l>
<l>donna gentile, a volervi narrare</l>
<l>quel che Cupido graziosamente</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in vision li piacque di mostrare</l>
<l>all'alma mia, per voi, bella, ferita</l>
<l>con quel piacer che ne' vostri occhi appare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Recando adunque la mente, smarrita</l>
<l>per la vostra virtù, pensieri al core,</l>
<l>che già temea della sua poca vita,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>accese lui di sì fervente ardore,</l>
<l>che uscita di sé la fantasia</l>
<l>subito entrò in non usato errore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ben ritenne però il pensier di pria</l>
<l>con fermo freno, ed oltre a ciò ritenne</l>
<l>quel che più caro di nuovo sentia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In ciò vegghiando, in le membra mi venne</l>
<l>non usato sopor tanto soave,</l>
<l>ch'alcun di loro in sé non si sostenne.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lì mi posai, e ciascun occhio grave</l>
<l>al sonno diedi, per lo qual gli agguati</l>
<l>conobbi chiusi sotto dolce chiave.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così dormendo, in su liti salati</l>
<l>mi vidi correr, non so che temendo</l>
<l>pavido e solo in quelli abbandonati,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>or qua or là, null'ordine tenendo;</l>
<l>quando donna gentil, piacente e bella</l>
<l>m'apparve, umil pianamente dicendo:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Se questo luogo solo a gire a quella</l>
<l>somma felicità, che alcun dire</l>
<l>non poté mai con intera favella,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>abbandonar ti piace, il me seguire</l>
<l>ti poserà in sì piacente festa,</l>
<l>ch'avrai sicuro e pieno ogni disire –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Fiso pareva a me rimirar questa</l>
<l>ed ascoltare intento sue parole,</l>
<l>quando s'alzò alla sua bionda testa,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ornata di corona più che 'l sole</l>
<l>fulgida, l'occhio mio, e mi parea</l>
<l>il suo vestire in color di viole.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ridente era in aspetto e 'n man tenea</l>
<l>reale scettro, ed un bel pomo d'oro</l>
<l>la sua sinistra vidi sostenea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sopra 'l piè grave, non sanza dimoro,</l>
<l>moveva i passi; e lei tacendo ed io</l>
<l>pensato di volere suo aiutoro:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Ecco –, risposi, – donna, il mio disio</l>
<l>è di cercar quel ben che tu prometti,</l>
<l>se a' tuoi passi di dietro m'invio –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Lascia –, diss'ella, – adunque i van diletti</l>
<l>e seguitami verso quell'altura</l>
<l>ch'opposta vedi qui a' nostri petti –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allor lasciar pareami ogni paura</l>
<l>e darmi tutto a seguitar costei,</l>
<l>abbandonando la strana pianura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poi che salito fui dietro a costei</l>
<l>non già per molto spazio, il viso alzai</l>
<l>istato basso infin lì verso i piei:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>rimirandomi avanti, i' mi trovai</l>
<l>venuto a piè d'un nobile castello,</l>
<l>sopra al sogliar del quale io mi fermai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Egli era grande ed altissimo e bello</l>
<l>e spazioso, avvegna che alquanto</l>
<l>tenebroso paresse entrando in quello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Siam noi ancora là dove cotanto</l>
<l>ben mi prometti, donna graziosa,</l>
<l>di dovermi mostrar? –, diss'io intanto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed ella allora: – Più mirabil cosa</l>
<l>veder vuoi prima che giunghi lassuso,</l>
<l>dove l'anima tua fia gloriosa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Noi cominciammo pur testé quaggiuso</l>
<l>ad entrar a quel ben: quest'è la porta:</l>
<l>entra sicuro omai nel cammin chiuso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tosto ti mostrerò la via scorta,</l>
<l>per la qual fia ad andarvi diletto</l>
<l>se non ti volta coscienza torta –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed io: – Adunque andiam, ché già m'affretto,</l>
<l>già mi cresce il disio, sì ch'io non posso</l>
<l>tenerlo ascoso più dentro nel petto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vedi com'io mi son sicuro mosso,</l>
<l>vedi ch'io vegno e trascorro di voglia,</l>
<l>d'ogni altra cura nella mente scosso –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Ir si conviene qui di soglia in soglia</l>
<l>con voler temperato, ché chi corre</l>
<l>talor tornando convien che si doglia –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sì era il suo dir vero, che apporre</l>
<l>né contro andarvi io non arei potuto,</l>
<l>né dal piacer di lei potuto torre</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>in ciò, ancor ch'io avessi saputo.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>Canto II</head>
<lg type="terzina">
<l>«O somma e graziosa intelligenzia</l>
<l>che muovi il terzo cielo, o santa dea,</l>
<l>metti nel petto mio la tua potenzia:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>non sofferir che fugga, o Citerea,</l>
<l>a me lo 'ngegno all'opera presente,</l>
<l>ma più sottile e più in me ne crea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Venga il tuo valor nella mia mente,</l>
<l>tal che 'l mio dir d'Orfeo risembri il suono,</l>
<l>che mosse a racquistar la sua parente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Infiamma me tanto più ch'io non sono,</l>
<l>che 'l tuo ardor, di ch'io tutto m'invoglio,</l>
<l>faccia piacere quel di ch'io ragiono.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poi che condotto m'ha a questo soglio</l>
<l>costei, che cara seguir mi si face,</l>
<l>menami tu colà ov'io ir voglio,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>acciò che passi miei, che van per pace</l>
<l>seguendo il raggio della tua stella,</l>
<l>vengano a quello effetto che ti piace».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ragionando con tacita favella</l>
<l>così m'andava nel nuovo sentiero</l>
<l>seguendo i passi della donna bella.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ruppemi tal parlar nuovo pensiero</l>
<l>ch'un muro antico nella mente mise,</l>
<l>apparitoci avanti tutto intero.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allor la bella donna un poco rise,</l>
<l>me stupefatto e d'ammirazion pieno</l>
<l>veggendo, e disse: – Forse tu divise</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>del camin nostro che qui venga meno:</l>
<l>o se più è, non vedi da qual loco</l>
<l>li passi nostri su salir porrieno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oltre convien che venghi ancora un poco,</l>
<l>ed io mostrandol, vederai la via</l>
<l>che ci merrà al grazioso gioco –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non fummo guari andati che la pia</l>
<l>donna mi disse: – Vedi qui la porta</l>
<l>che la tua alma cotanto disia –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nel suo parlar mi volsi, e poi che scorta</l>
<l>l'ebbi, la vidi piccioletta assai,</l>
<l>istretta ed alta, in nulla parte torta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A man sinistra allora mi voltai</l>
<l>volendo dir: «Chi ci potrà salire</l>
<l>o passar dentro, ché par che giammai</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>gente non ci salisse?» e nel mio dire</l>
<l>vidi una porta grande aperta stare,</l>
<l>e festa dentro mi vi parve udire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E dissi allor: – Di qua ha meglio andare,</l>
<l>al mio parere, e credo troveremo</l>
<l>quel che cerchiam, ché già udir mel pare –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Non è così –, rispuose, – ma andremo</l>
<l>su per la scala che tu vedi stretta</l>
<l>e 'n su la sommità ci poseremo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tu guardi là, e forse ti diletta</l>
<l>il cantar che tu odi, il qual piuttosto</l>
<l>pianto si dovria dire in lingua retta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il corto termine alla vita posto</l>
<l>non è da consumare in quelle cose</l>
<l>che 'l bene etterno vi fanno nascosto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Levarsi ad alto, alle gloriose,</l>
<l>utilemente s'acquista virtute,</l>
<l>che lascia le memorie poi famose.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E s'tu non credi forse che a salute</l>
<l>questa via stretta meni, alza la testa:</l>
<l>ve' che dicon le lettere scolpute –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Alzai allora il viso, e vidi: «Questa</l>
<l>piccola porta mena a via di vita;</l>
<l>posto che paia nel salir molesta,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>riposo etterno dà cotal salita;</l>
<l>dunque salite su sanza esser lenti,</l>
<l>l'animo vinca la carne impigrita».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io dissi: – Donna, molto mi contenti</l>
<l>col ver parlar che tua bocca produce,</l>
<l>e più m'accertan le cose parventi,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>guardando quelle; ma dimmi, che luce</l>
<l>è quella ch'io veggio là entr'ora?</l>
<l>perché in questa così non riluce? –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Voi che nel mondo state, vostra mora</l>
<l>fate in loco tenebroso e vano:</l>
<l>e però gli occhi alla dolce aurora</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>alzare non potete, a mano a mano</l>
<l>che voi di quella uscite, a veder quanta</l>
<l>sia la chiarezza del Fattor sovrano.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rompesi poi la nebbia che v'ammanta</l>
<l>quando ad entrar nel vero incominciate,</l>
<l>e conoscete poi la luce santa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dirizza i piedi alle scale levate;</l>
<l>su non sarai che vie maggior chiarezza</l>
<l>vedrai che là non è mille fiate:</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>adunque che ha in capo dell'altezza? –.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>Canto III</head>
<lg type="terzina">
<l>Ristata era la donna di parlare</l>
<l>e rimirava ch'io entrassi dentro</l>
<l>di rietro a lei, che già volea montare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Sed e' vi piace, prima andiam là entro –,</l>
<l>diss'io a lei. E quella: – Tu disii</l>
<l>di rovinar con doglia al tristo centro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io dico insino a qui: se là t'invii,</l>
<l>in cose vane l'anima disposta</l>
<l>a bene oprar convien che si disvii.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Pon l'intelletto alla scritta ch'è posta</l>
<l>sopra l'alto arco della porta, e vedi</l>
<l>come 'l suo dar val poco e molto costa –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed io allora a riguardar mi diedi</l>
<l>la scritta in alto che pareva d'oro,</l>
<l>tenendo ancora in là voltati i piedi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«Ricchezze, dignità, ogni tesoro,</l>
<l>gloria mondana copiosamente</l>
<l>do a color che passan nel mio coro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lieti li fo nel mondo, e similmente</l>
<l>do quella gioia che Amor promette</l>
<l>a' cor che senton suo dardo pugnente».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Or hai vedute ed amendune lette</l>
<l>le scritte, e vedi chi maggior promessa</l>
<l>e più utile fa: dunque che aspette?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non istian più omai, ché 'l tempo cessa</l>
<l>e 'l perder quello spiace a' più saputi;</l>
<l>adunque omai saliam –, mi dicev'essa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Ver è, donna gentil, ch'i' ho veduti –,</l>
<l>risposi, – scritti i don, però vedere</l>
<l>vorrei provando qua' son posseduti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ogni cosa del mondo a sapere</l>
<l>non è peccato, ma la iniquitate</l>
<l>si dee lasciare e quel ch'è ben tenere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Venite adunque qua, ché pria provate</l>
<l>deono esser le cose leggieri</l>
<l>ch'entrare in quelle c'han più gravitate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ora che siamo quasi nel sentieri,</l>
<l>andiam, vediamo questi ben fallaci:</l>
<l>più caro fia poi l'affannar pe' veri –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Se tu sapessi quanto e' son tenaci</l>
<l>e quanto traggon l'uom di via diritta,</l>
<l>non parleresti sì come tu faci.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Toglianci quinci –, disse, – ché già fitta</l>
<l>veggo la mente tua, se più ci stai,</l>
<l>a quel che dice la seconda scritta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il che lasciar, a chi il prende, mai</l>
<l>impossibile par fin che si more,</l>
<l>e per que' va poi agli etterni guai –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>La donna giva già. Ed ecco fore</l>
<l>della gran porta due giovini uscire;</l>
<l>l'uno era corto e bianco in suo colore</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e l'altro rosso; e incominciaro a dire:</l>
<l>– Dove cercando vai gravoso affanno?</l>
<l>Vien dietro a noi, se vuoi il tuo disire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sollazzo e festa, come molti fanno,</l>
<l>qua non ti falla, e poi il salir suso</l>
<l>potrai ancor nell'ultimo tuo anno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il luogo è chiaro e di tenebre schiuso:</l>
<l>vien, vedi almeno, e salira'ten poi,</l>
<l>se ti parrà noioso esser quaggiuso –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Piacevami il dir loro, e già: «Con voi»,</l>
<l>dir voleva, «io verrò»; ma mi diceva</l>
<l>colei: – Lascia costoro, andian su noi –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E per la destra man preso m'aveva</l>
<l>seco tirando me in su; e l'uno</l>
<l>la mia sinistra e l'altro ancor teneva,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ridendosene insieme, e ciascheduno</l>
<l>tirandomi diceva: – Vienne, vienne,</l>
<l>cerchi sola costei il cammin bruno –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lì d'una parte e d'altra mi ritenne</l>
<l>l'esser tirato; dond'io: – Ben sapete –,</l>
<l>volto alla donna, – che io non ho penne</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a poter su volar, come credete,</l>
<l>né potrei sostener questi travagli</l>
<l>a' quai dispormi subito volete –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Fermata allor mi disse: – Tu t'abbagli</l>
<l>nel falso immaginar, e credi a questi</l>
<l>ch'a dritta via son pessimi serragli.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A trarti fuor d'errore e di molesti</l>
<l>disii discesi, e per voler mostrarti</l>
<l>le vere cose che prima chiedesti;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>né mai avrei lasciato d'aiutarti</l>
<l>col mio veder nelle battaglie avverse.</l>
<l>Ma poi che ad altro t'è piaciuto darti,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>truova il cammino dell'opere perse,</l>
<l>ch'io non ti lascerò, mentre che io</l>
<l>vedrò non darti tra quelle diverse</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>a voler seguitar bestial disio –.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>Canto IV</head>
<lg type="terzina">
<l>Seguendomi la donna, com'io lei</l>
<l>pria seguitava, co' due giovinetti</l>
<l>a man sinistra volsi i passi miei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Intra lor due avean noi due ristretti,</l>
<l>e con più spesso passo n'andavamo</l>
<l>a riguardare i men cari diletti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Andando in tal maniera, noi entramo</l>
<l>per la gran porta insieme con costoro,</l>
<l>ed in una gran sala ci trovamo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Chiara era e bella e risplendente d'oro,</l>
<l>d'azzurro e di color tutta dipinta</l>
<l>maestrevolmente in suo lavoro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Humana man non credo che sospinta</l>
<l>mai fosse a tanto ingegno quanto in quella</l>
<l>mostrava ogni figura lì distinta,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>eccetto se da Giotto, al qual la bella</l>
<l>Natura parte di sé somigliante</l>
<l>non occultò nell'atto in che suggella.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Noi ci traemmo nella sala avante,</l>
<l>quasi nel mezzo d'essa, e quivi stando</l>
<l>vedevam le figure tutte quante.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ell'era quadra: ond'io che riguardando</l>
<l>giva per tutto, dirizzai il viso</l>
<l>ver l'una delle facce, in piede stando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Là vid'io pinta con sottil diviso</l>
<l>una donna piacente nell'aspetto,</l>
<l>soave sguardo avea e dolce riso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>La man sinistra teneva un libretto,</l>
<l>verga real la destra, e' vestimenti</l>
<l>porpora gli estimai nell'intelletto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A piè di lei sedevan molte genti</l>
<l>sopra un fiorito e pien d'erbette prato,</l>
<l>alcuni più e alcun meno eccellenti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma dal sinistro e dal suo destro lato</l>
<l>sette donne vid'io, dissimiglianti</l>
<l>l'una dall'altra in atto ed in parato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Elle eran liete e lor letizia in canti</l>
<l>pareami dimostrassero, ma io</l>
<l>con l'occhio alquanto più mi trassi avanti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nel verde prato a man destra vid'io</l>
<l>di questa donna, in più notabil sito,</l>
<l>Aristotile star con atto pio:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tacito riguardando, in sé unito,</l>
<l>pensoso mi pareva; e poi appresso</l>
<l>Socrate sedea quasi smarrito.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Eravi quivi ancor Platon con esso,</l>
<l>Melisso, Alessandro v'era e Tale,</l>
<l>Speseusippo lei mirando spesso;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Raclito ancora e Ipocràs, il quale</l>
<l>in abito mostrava d'aver cura</l>
<l>ancora di sanare il mondan male.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi sedeva con sembianza pura</l>
<l>Galieno, e con lui era Zenone</l>
<l>e 'l geometra ch'a dritta misura</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>mosse lo 'ngegno, sì che con ragione</l>
<l>oggi s'adovra seguendo suo stile;</l>
<l>e dopo lui Democrito e Solone.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Insieme con costoro in atto umile</l>
<l>si sedea Tolomeo, e speculava</l>
<l>i ciel con intelletto assai sottile,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>riguardando una spera che lì stava</l>
<l>ferma davanti; e Tebìth con lui</l>
<l>ed Abracìs ancora in ciò mirava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Averroìs e Fedron dopo lui</l>
<l>sedevan rimirando la bellezza</l>
<l>di quella donna che onora altrui.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nassagora ancor quella chiarezza</l>
<l>mirava fiso insieme con Timeo,</l>
<l>mostrando in atto di sentir dolcezza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Diascoride ancor v'era ed Orfeo,</l>
<l>Ambepece e Temistio, e poi un poco</l>
<l>Essiodo almo e Timoteo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto quivi in grazioso gioco</l>
<l>Pitagora onorato si vedea</l>
<l>e Diogene in sì beato loco!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vie dopo questi ancora mi parea</l>
<l>Seneca riguardando ragionare</l>
<l>con Tulio insieme, che con lui sedea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Innanzi a loro un poco, ciò mi pare,</l>
<l>Parmenide sedea e Teofrasto,</l>
<l>lieto ciascun della donna mirare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vestito d'umiltà, pudico e casto,</l>
<l>Boezio si sedeva ed Avicena,</l>
<l>ed altri molti, i qua' s'a dir m'adasto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>non fosse troppo rincrescevol pena</l>
<l>dubbio a' lettor; però mi taccio omai</l>
<l>e dirò di color che seco mena</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>dalla man manca, ov'io mi rivoltai.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto V</head>
<lg type="terzina">
<l>Io dico che dalla sinistra mano</l>
<l>di quella donna vidi un'altra gente,</l>
<l>l'abito della qual non guari strano</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sembrava da color che primamente</l>
<l>contati abbiam, ben che la vista loro</l>
<l>si stenda ver le donne più fervente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vergilio mantovano infra costoro</l>
<l>conobb'i' quivi più ch'altro esaltato,</l>
<l>sì come degno, per lo suo lavoro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ben mostrava nell'atto che a grato</l>
<l>gli eran le sette donne per le quali</l>
<l>sì altamente avea già poetato:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>il ruinar di Troia ed i suoi mali,</l>
<l>di Dido, di Cartagine e d'Enea,</l>
<l>lavorar terre e pascere animali</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>trattar negli atti suoi ancor parea.</l>
<l>Omero e Orazio quivi dopo lui,</l>
<l>ciascun mirando quelle, si sedea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A' quai Lucan seguitava, ne' cui</l>
<l>atti parea ch'ancora la battaglia</l>
<l>di Cesare narrasse e di colui,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Magno Pompeo chiamato, che 'n Tesaglia</l>
<l>perdé il campo; e quasi lagrimando</l>
<l>mostra che di Pompeo ancor li caglia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Eravi Ovidio, lo qual poetando</l>
<l>iscrisse tanti versi per amore,</l>
<l>com'acquistar si potesse mostrando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non guari dopo lui fatt'era onore</l>
<l>a Giovenal, che ne' su' atti ardito</l>
<l>a' mondan falli ancor facea romore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Terenzio dopo lui aveva sito</l>
<l>non men crucciato, e Panfilo e Pindaro,</l>
<l>ciascun per sé sopra 'l prato fiorito.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E Stazio di Tolosa ancora caro</l>
<l>quivi pareva avesse l'aver detto</l>
<l>del teban male e del suo pianto amaro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Bell'uom tornato d'asino, soletto</l>
<l>si sedea Apolegio, cui seguiva</l>
<l>Varro e Cicilio lieti nell'aspetto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Euripide mi par che poi veniva;</l>
<l>Antifonte, Simonide ed Archita</l>
<l>parea dicesser ciò ch'ognun sentiva</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lì di diletto e di gioconda vita,</l>
<l>insieme ragionando; e dopo questi</l>
<l>Sallustio, quasi in sembianza smarrita,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>là parea che narrasse de' molesti</l>
<l>congiuramenti che fé Catellina</l>
<l>contra' Roman, ch'a lui cacciar fur presti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Al qual Vegezio quivi s'avvicina,</l>
<l>Claudiano, Persio e Catone,</l>
<l>e Marziale in vista non meschina.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>L'antico e valoroso e buon Catone</l>
<l>quivi era nel sembiante assai pensoso,</l>
<l>tenendo con Antigono sermone.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E, vago ne' suoi atti di riposo,</l>
<l>da una parte mi parve vedere</l>
<l>quel Livio che fu sì copioso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>guardando que' che 'nanzi a sé sedere</l>
<l>tanti vedea, nell'aspetto contento</l>
<l>d'avere scritte tante storie vere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Goloso di cotal contentamento</l>
<l>Valerio appresso parea che dicesse:</l>
<l>«Brieve mostrai il mio intendimento».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi con lor mi parve ch'io vedesse</l>
<l>Paolo Orosio stare ed altri assai,</l>
<l>de' qua' non v'era alcun ch'io conoscesse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allora gli occhi alla donna tornai</l>
<l>a cui le sette davanti e dintorno</l>
<l>stavano tutte in atti lieti e gai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dentro dal coro delle donne adorno,</l>
<l>in mezzo di quel loco ove facieno</l>
<l>li savi antichi contento soggiorno,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>riguardando, vid'io di gioia pieno</l>
<l>onorar festeggiando un gran poeta,</l>
<l>tanto che 'l dire alla vista vien meno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Aveali la gran donna mansueta</l>
<l>d'alloro una corona in su la testa</l>
<l>posta, e di ciò ciascun'altra era lieta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E vedend'io così mirabil festa,</l>
<l>per lui raffigurar mi fé vicino,</l>
<l>fra me dicendo: «Gran cosa fia questa».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Trattomi così innanzi un pocolino,</l>
<l>non conoscendol, la donna mi disse:</l>
<l>– Costui è Dante Alighier fiorentino,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>il qual con eccellente stil vi scrisse</l>
<l>il sommo ben, le pene e la gran morte:</l>
<l>gloria fu delle Muse mentre visse,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>né qui rifiutan d'esser sue consorte –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto VI</head>
<lg type="terzina">
<l>Al suon di quella voce graziosa</l>
<l>che nominò il maestro dal qual io</l>
<l>tengo ogni ben, se nullo in me sen posa:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Benedetto sia tu, etterno Iddio,</l>
<l>c'hai conceduto ch'io possa vedere</l>
<l>in onor degno ciò ch'avea in disio –,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>incominciai allora; né potere</l>
<l>aveva di partir gli occhi dal loco</l>
<l>dove parea il signor d'ogni savere,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tra me dicendo: «Deh, perché il foco</l>
<l>di Lachesis per Antropos si stuta</l>
<l>in uomo sì eccellente e dura poco?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Viva la fama tua, e ben saputa,</l>
<l>gloria de' Fiorentin, da' quali ingrati</l>
<l>fu la tua vita assai mal conosciuta!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Molto si posson riputar beati</l>
<l>color che già ti seppero e colei</l>
<l>che 'n te si 'ncinse, onde siamo avvisati».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>I''l riguardava, e mai non mi sarei</l>
<l>saziato di mirarlo, se non fosse</l>
<l>che quella donna, che i passi miei</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>là entro con que' due insieme mosse,</l>
<l>mi disse: – Che pur miri? forse credi</l>
<l>renderli col mirar le morte posse?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E' c'è altro a veder che tu non vedi!</l>
<l>Tu hai costì veduto, volgi omai</l>
<l>gli occhi a que' del mondan romore eredi;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>i quali quando riguardati avrai,</l>
<l>di quinci andrenci, ché lo star mi sgrata –.</l>
<l>A cui io dissi: – Donna, tu non sai</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>neente perché tal mirar m'aggrata</l>
<l>costui cui miro, ché se tu il sapessi</l>
<l>non parleresti forse sì turbata –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Veramente se tu il mi dicessi</l>
<l>nol saprei me' –, rispose quella allora,</l>
<l>– ma perder tempo è pur mirare ad essi –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oltre passai, sanza più far dimora,</l>
<l>con gli occhi a riguardar, lasciando stare</l>
<l>quel ch'io disio di rivedere ancora,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>là dove a colei piacque che voltare</l>
<l>io mi dovessi; e vidi in quella parte</l>
<l>cosa ch'ancor mirabile mi pare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Odi, ché mai Natura con sua arte</l>
<l>forma non diede a sì bella figura:</l>
<l>non Citarea, allor ch'ell'amò Marte,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>né quando Adon le piacque, con sua cura</l>
<l>si fé sì bella, quanto infra gran gente</l>
<l>donna pareva lì leggiadra e pura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tutti li soprastava veramente,</l>
<l>di ricche pietre coronata e d'oro,</l>
<l>nell'aspetto magnanima e possente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ardita sopra un carro tra costoro</l>
<l>grande e triunfal lieta sedea,</l>
<l>ornato tutto di frondi d'alloro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Mirando questa gente in man tenea</l>
<l>una spada tagliente, con la quale</l>
<l>che 'l mondo minacciasse mi parea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il suo vestire a guisa imperiale</l>
<l>era, e teneva nella man sinestra</l>
<l>un pomo d'oro, e 'n trono alla reale,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>vidi, sedeva; e dalla sua man destra</l>
<l>due cavalli eran che col petto forte</l>
<l>traeano il carro fra la gente alpestra.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed intra l'altre cose che iscorte</l>
<l>quivi furon da me intorno a questa</l>
<l>sovrana donna, nimica di morte</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>nel magnanimo aspetto, fu ch'a sesta</l>
<l>un cerchio si movea grande e ritondo,</l>
<l>da' piè passando a lei sopra la testa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Né credo che sia cosa in tutto 'l mondo,</l>
<l>villa, paese, dimestico o strano,</l>
<l>che non paresse dentro da quel tondo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Era sopra costei, e non invano,</l>
<l>scritto un verso che dicea leggendo:</l>
<l>«Io son la Gloria del popol mondano».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così mirando questa e provedendo</l>
<l>ciò che di sopra, dintorno e di sotto</l>
<l>le dimorava e chi la gia seguendo</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>o lei mirava, sanza parlar motto</l>
<l>per lungo spazio inver di lei sospeso</l>
<l>tanto stett'io, che d'altra cura rotto</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>nella mente sentimmi: il viso steso</l>
<l>diedi a mirar il popolo che andava</l>
<l>dietro a costei, chi lieto e chi offeso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sì come nel mio credere estimava.</l>
<l>E quivi più e più ne vidi, i quali</l>
<l>conobbi, se 'l parer non m'ingannava;</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>onde al disio di mirar crebbe l'ali.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto VII</head>
<lg type="terzina">
<l>Tra gli altri che io vidi presso a questa</l>
<l>fu Giano, ch'esser stato abitatore</l>
<l>dell'italici regni facea festa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Turbato nell'aspetto e di furore</l>
<l>pien seguiva Saturno, cui il figlio</l>
<l>mandò mendico per esser signore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il superbo Nembròt, che il gran fé impiglio</l>
<l>in Senaàr per voler gire a Dio,</l>
<l>stordito v'era sanza alcun consiglio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lunghesso Fauno e Pico lor vid'io</l>
<l>seguire, ed il gran Belo dopo loro,</l>
<l>mirando ognun la donna con disio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Elettra ed Atalante con costoro</l>
<l>givano insieme, e dopo lor seguire</l>
<l>Italo vidi sanza alcun dimoro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Robusto si mostrava e pien d'ardire</l>
<l>Dardano quivi con un freno in mano,</l>
<l>e nell'atto parea volesse dire:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«Io fui colui, nel mondo primerano,</l>
<l>il qual col freno in Tessaglia domai</l>
<l>il caval primo, in uso ancora strano,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>mirabilmente, e sì edificai</l>
<l>primo quella città, che poscia Troia</l>
<l>chiamaro i successor ch'io vi lasciai».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Appresso il qual, mostrando in atto gioia,</l>
<l>seguia Sicul, che l'isola del foco</l>
<l>prima abitò in pace e sanza noia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Troiolo ancora in quel medesmo loco</l>
<l>coverto d'oro tutto risplendea,</l>
<l>faccendosi alla donna a poco a poco.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rigido e fiero quivi si vedea</l>
<l>Nino, che prima il suo natural sito</l>
<l>per battaglia maggior fé, che parea</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ancor che minacciasse insuperbito.</l>
<l>E dopo lui seguiva la sua sposa</l>
<l>con sembiante non men che 'l suo ardito:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>così rubesta e così furiosa</l>
<l>vi si mostrava, come quando a lui</l>
<l>succedette nel regno valorosa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tamiris poi seguitava, nel cui</l>
<l>viso superbia saria figurata,</l>
<l>con gli occhi ardenti spaventando altrui.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Anfion poi con labbia consolata</l>
<l>vi conobb'io, al suon del cui liuto</l>
<l>fu Tebe pria di muri circumdata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Retro a lui Niobè, il cui arguto</l>
<l>parlar fu prima cagion del suo male</l>
<l>e del danno de' figli ricevuto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poi seguitava Danao, dal quale</l>
<l>l'antico popol greco veramente</l>
<l>trasse il suo principio originale.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A cui di dietro quel Serse possente,</l>
<l>che fé sopra Ellesponto il lungo ponte,</l>
<l>venia, freno all'orgoglio della gente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Riguardando la donna, con la fronte</l>
<l>alzata venia Ciro poco appresso,</l>
<l>di cui l'opere furo altiere e conte.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Laumedon sen veniva dopo esso,</l>
<l>con molti successor dietro alle spalle,</l>
<l>de' qua' giva Priamo oltre con esso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Anchise seguitava nel lor calle;</l>
<l>appresso il qual colui venia correndo</l>
<l>che le dee vide nella scura valle.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nello aspetto parea ch'ancor ridendo</l>
<l>andasse di ciò ch'elli aveva fatto,</l>
<l>quando di Grecia si partì fuggendo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dopo costui Enea seguia con atto</l>
<l>pietoso molto, e non molto distante</l>
<l>Giulio Ascanio il seguitava ratto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto ardito e fiero nel sembiante</l>
<l>quivi parea Ettòr sopra un destriere</l>
<l>tra tutti i suoi, di molto oro micante!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Bello e gentil nell'aspetto a vedere</l>
<l>era, con una lancia in mano andando</l>
<l>ver quella donna lieto, al mio parere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Risplendea quivi ancora cavalcando</l>
<l>Alessandro, che 'l mondo assalì tutto</l>
<l>con forza lui a sé sotto recando;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>il qual con fretta voleva al postutto</l>
<l>toccare il cerchio ove colei posava,</l>
<l>cui questi disiavan per lor frutto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E 'l re Filippo e Nettabòr, gli andava</l>
<l>ciascuno appresso rimirando quello,</l>
<l>e nello aspetto se ne gloriava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Veniva in su un caval corrente e snello</l>
<l>Dario crucciato nello aspetto</l>
<l>e con sembiante dispettoso e fello,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>e sanza aver di tale andar diletto.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>Canto VIII</head>
<lg type="terzina">
<l>Mirando avanti con ferma intenzione,</l>
<l>veder mi parve quel re eccellente</l>
<l>che fu sì savio, io dico Salamone.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Eravi ancora Sanson, che possente</l>
<l>di forza corporal più ch'altro mai</l>
<l>fu che nascesse fra l'umana gente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nel riguardar più innanzi affigurai</l>
<l>il viso d'Ansalon, che più bellezza</l>
<l>ebbe che altro nel mondo giammai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra questi pien d'orgoglio e di fierezza</l>
<l>seguendo cavalcava Campaneo,</l>
<l>che ne' suoi atti ancora Iddio sprezza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Etiocle era quivi con Tideo,</l>
<l>Adastro re pensante e doloroso</l>
<l>del perder che dintorno a Tebe feo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ancora si mostrava il valoroso</l>
<l>Pollinice; broccando il seguitava</l>
<l>el re Ligurgo e Giansone animoso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Di rietro al quale Pelleo cavalcava,</l>
<l>con quella lancia in man che prima morte</l>
<l>poi medicina a sua ferita dava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Veniva appresso vigoroso e forte</l>
<l>Achille col figliuol, che sì spietata</l>
<l>vendetta fé quando l'antiche porte</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>non serraron più Troia, che l'entrata</l>
<l>aveva data al gran caval ripieno</l>
<l>della nimica gente tutta armata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Questo crudel sanza mezzo seguieno</l>
<l>Diomede ed Ulisse, e ad agguati</l>
<l>andare ancor pensando mi parieno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vigoroso di dietro a loro armati</l>
<l>Patrocolo veniva ed Antenore,</l>
<l>ciascun con gli occhi ver la donna alzati.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ercule v'era, il cui sommo valore</l>
<l>lungo saria a voler recitare,</l>
<l>per ch'ebbe già d'assai battaglie onore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Anteo dopo lui vi vidi stare,</l>
<l>ch'ancor parea che 'n atto si dolesse</l>
<l>di ciò che già li fé Ercule provare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Veniva poi Minòs, come se stesse</l>
<l>ancor davanti Atene tutto armato,</l>
<l>né d'Androgeo parea più li dolesse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto d'ira pareva infiammato,</l>
<l>d'ira e di mal talento Menelao</l>
<l>seguendo Agamenòn dal destro lato!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il qual seguiva poi Protesselao,</l>
<l>bello e grazioso nello aspetto;</l>
<l>e dopo lui cavalcava Anfirao,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>che' suoi lasciò ad oste nel conspetto</l>
<l>di Tebe, ruvinando a' dolorosi</l>
<l>c'hanno perduto il ben dello 'ntelletto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Venian dopo costui, molto animosi,</l>
<l>insieme con Teseo Demofonte,</l>
<l>di toccar quella donna disiosi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>I qua' seguia con dolorosa fronte</l>
<l>Egeo, che per veder le vele nere</l>
<l>si gittò in mar dell'alta torre sponte.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Turno pareva quivi che di vere</l>
<l>lagrime avesse tutto molle il viso,</l>
<l>dogliendose del troian forestiere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Eurialo ancora vera e Niso,</l>
<l>mostrandosi piagati come foro</l>
<l>ciascun di lor, l'un per l'altro conquiso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non molto spazio poi dietro a costoro</l>
<l>Latino sen veniva a piccol passo,</l>
<l>Pallante e Creso poi, e dopo loro</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Giarba veniva nello aspetto lasso,</l>
<l>andandosi di Dido ancor dolendo</l>
<l>perché ad altro om di lui fece trapasso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Helena dopo lui portava ardendo</l>
<l>di foco un gran tizzone, e pur costei</l>
<l>miravan molti se stessi offendendo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oreste niquitoso dopo lei</l>
<l>con un coltello in man seguiva fello,</l>
<l>nell'atto minacciando ancor colei</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>del corpo a cui uscì; e poi dop'ello</l>
<l>venia broccando la Pantasilea</l>
<l>lieta nel viso grazioso e bello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto ardita e fiera mi parea,</l>
<l>armata tutta, con un arco in mano,</l>
<l>con più compagne ch'ella seco avea!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non era lì alcun che del sovrano</l>
<l>ed altier portamento maraviglia</l>
<l>non si facesse, tenendolo strano.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non molto dopo lei venia la figlia</l>
<l>del re Latino lieta, e dopo Iole;</l>
<l>poi Deianira con bassate ciglia</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>ancora quivi d'Ercule si dole.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto IX</head>
<lg type="terzina">
<l>Moveasi dopo queste quella Dido</l>
<l>cartaginese, che credendo avere</l>
<l>in braccio Giulio vi tenne Cupido.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Isconsolata giva, al mio parere,</l>
<l>chiamando in boci ancora: «Pio Enea,</l>
<l>di me, ti priego, deggiati dolere».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ancora, com'io vidi, in man tenea</l>
<l>tutta smarrita quella spada aguta</l>
<l>che 'l petto le passò, che mi facea,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>essendole lontan, nella veduta</l>
<l>ancor paura, non ch'a lei ch'ardita</l>
<l>fu dar di quella a sé mortal feruta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Trista piangendo, in abito smarrita</l>
<l>e come can nella voce latrare,</l>
<l>Ecuba vidi con poca di vita.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con lei la mesta Pulisena stare</l>
<l>quivi parea, in aspetto ancor sì bella</l>
<l>che me ne fé in me maravigliare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Hoeta poi seguitava dop'ella,</l>
<l>piangendo a' Greci aver piaciuto mai,</l>
<l>quand'elli andar per le dorate vella.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vedevasi colei che senti guai</l>
<l>Ercule partorendo, e dopo lei</l>
<l>Isifile dolente affigurai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In abito crucciato con costei</l>
<l>seguia Medea crudele e dispietata;</l>
<l>con voce ancor parea dicere: «Omei,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>se io più savia alquanto fossi stata</l>
<l>né sì avessi tosto preso amore,</l>
<l>forse ancor non sarei suta ingannata».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Eravi ancor Camilla che 'l dolore</l>
<l>della morte sentì, per Turno fiera,</l>
<l>mostrando ne' sembianti il suo vigore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non molto dopo lei ancora v'era,</l>
<l>col capo basso ed umil nel sembiante,</l>
<l>Ilia vestale vestita di nera,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>portando in ciascun braccio un piccol fante,</l>
<l>Romolo e Remolo amendue nomati,</l>
<l>traendo lor quanto potea avante.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ratto tra gli altri di sopra contati</l>
<l>si facea Foroneo, che prima diede</l>
<l>legge civile, acciò che ordinati</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e suoi vivesser, sì come si crede;</l>
<l>e dopo lui venia Numa Pompilio</l>
<l>che lieta ne fé Roma, com si vede.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dop'esso cavalcava Tulio Ostilio</l>
<l>ed Anco Marco ed il Prisco Tarquino,</l>
<l>e dopo lui seguia Tulio Servilio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi Tarquin Superbo e Collatino</l>
<l>pareano, e 'l re Porsenna che andando</l>
<l>ferocemente seguia lor camino.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Seguivali Cornelio ancor mostrando</l>
<l>l'inarsicciata man ch'uccise altrui,</l>
<l>che 'l core non volea, nescio fallando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il valoroso Bruto, per lo cui</l>
<l>ardir fu Roma da giogo reale</l>
<l>diliberata, seguiva; e con lui</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Orazio Cocle v'era, per lo quale,</l>
<l>tagliato il ponte a lui dietro alle spalle,</l>
<l>libera Roma fu dal truscian male.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dietro veniva quel Curzio ch'a valle</l>
<l>armato si gittò per la fessura,</l>
<l>in forse di sua vita o di suo calle,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>intendendo a voler render sicura</l>
<l>piuttosto Roma e i suoi abitatori,</l>
<l>che di se stesso aver debita cura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Seguia Fabrizio che gli eccelsi onori</l>
<l>più disiò che posseder ricchezza,</l>
<l>avendo que' per più cari e maggiori.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Eravi quel Metel ch'alla fierezza</l>
<l>di Giulio Tarpea tanto difese,</l>
<l>mostrando non curar la sua grandezza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Riguardando oltre mi si fé palese</l>
<l>Curio, che diede per consiglio</l>
<l>ch'al presto sempre lo 'ndugiare offese.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vedevavisi Mario che lo 'mpiglio</l>
<l>con Lucio Silla fé nella cittate,</l>
<l>mettendo a' colpi il padre contro al figlio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Iuba ed Amilcare e Mitridate,</l>
<l>Manastabil e Codro v'era ancora,</l>
<l>e poi Giugurta voto di pietate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rigido nello aspetto vi dimora</l>
<l>Catellina, e pensando par che vada</l>
<l>allo essilio, che 'n vista ancor l'accora.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Evvi Cloelia appresso, che la strada</l>
<l>fece a' Roman quand'ella si fuggio</l>
<l>per lo Tevero in parte u' non si guada,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>lo cui tornar Roma rinvigorio.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto X</head>
<lg type="terzina">
<l>Ahi quivi fiero ed orgoglioso quanto</l>
<l>vi vid'io Annibal sopra un destriere,</l>
<l>ch'alli Roman levò riposo tanto!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rubesto lì parea ancor tenere</l>
<l>Cartagine sub sé, col viso alzato</l>
<l>inver la donna andando a suo potere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Asdrubal gli era dal sinistro lato</l>
<l>con non men di fierezza nello aspetto,</l>
<l>con una lancia cavalcando armato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Coriolan, che lo 'nfiammato petto</l>
<l>ebbe contra' Romani, e giustamente,</l>
<l>quando leal cacciar lui per sospetto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>come vedendo quella umilemente,</l>
<l>che 'l generò, piegando la sua ira</l>
<l>a' preghi suoi, era quivi presente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oltre con gli altri andava ver la mira</l>
<l>bellezza della donna; dopo il quale,</l>
<l>come colui che tristo ancor sospira,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Massinissa seguiva, del suo male,</l>
<l>a freno abandonato cavalcando,</l>
<l>se stesso avendo poco a capitale.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allegro Cincinnato seguitando</l>
<l>l'andava, e Persio poi, come potea,</l>
<l>giocondo sé nel sembiante mostrando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nobile nello aspetto si vedea</l>
<l>possente oltre venir intra costoro</l>
<l>Cesare, che in vista ancor ridea</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>d'avere a forza avuto da coloro</l>
<l>nome d'impero, che real dignitate</l>
<l>per istatuto avean cassa fra loro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ornato di bell'arme e coronate</l>
<l>le tempie avea di quelle fronde care,</l>
<l>che fur da Febo già cotanto amate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Mirabilmente bell'a campeggiare</l>
<l>in uno scudo lo divino uccello</l>
<l>nero nell'or li vidi, ciò mi pare;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ancora in una lancia un pennoncello</l>
<l>che 'n man portava vidi, e simigliante</l>
<l>vi vidi quella ventilarsi in quello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Di quanti a lui ve n'andasser davante</l>
<l>nullo ne fu che tanto mi piacesse</l>
<l>né tanto valoroso nel sembiante.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Appresso poi parea che li corresse</l>
<l>volonteroso e sì forte Ottaviano,</l>
<l>che dentro al cerchio già parea ch'avesse</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>messa più che nessun la destra mano:</l>
<l>bello era e nello aspetto grazioso</l>
<l>quanto alcun altro fosse mai mondano.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A lui seguiva poi molto pensoso,</l>
<l>palido nello aspetto, il gran Pompeo,</l>
<l>tal che di lui mi fé tornar pietoso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>mirando dietro a sé a Tolomeo</l>
<l>che il seguiva, cui fé re d'Egitto,</l>
<l>che poi uccider là vilmente il feo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A loro Marco Antonio quiviritto</l>
<l>seguiva e Cleopatra ancor con esso,</l>
<l>che, in Cicilia, fuggì sanza rispitto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ridottando Ottavian, perché commesso</l>
<l>le parea forse aver sì fatta offesa</l>
<l>che non sperava mai perdon da esso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi non potend'ella far difesa</l>
<l>al fuoco che l'ardeva forse il core</l>
<l>di libidine e d'ira, ond'era accesa,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a fuggir quello oltraggioso furore</l>
<l>con due serpenti in una sepoltura</l>
<l>sofferse sostener mortal dolore;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ed ancor quivi nella sua figura</l>
<l>palida, si vedeano i due serpenti</l>
<l>alle sue zizze dar crudel morsura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Prima che questi, credo più di venti,</l>
<l>era 'l primo Africano Scipione,</l>
<l>ch'a Roma fé con sua forza ubbidenti</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ritornar già, con degna punizione,</l>
<l>que' di Cartago che insuperbiti</l>
<l>eran per Annibal lor campione.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi Cornelia in sembianti smarriti</l>
<l>seguia dietro a color, cui dissi suso</l>
<l>ch'avanti a Scipion non erano iti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E poi che dopo ad essa, gli occhi in giuso,</l>
<l>Traian vidi venir e dopo lui</l>
<l>Marzia col viso di lagrime infuso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Giulia veniva poi dietro; con cui,</l>
<l>in atti riposati e mansueta,</l>
<l>quasi alle spalle a Cesare, di cui</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>honesta sposa fu, Calpurnia lieta</l>
<l>venia, sanza parer che disiasse</l>
<l>altro veder che lui, e in lui quieta</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>ogni altra voglia che la stimolasse.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XI</head>
<lg type="terzina">
<l>Venian dopo costor gente gioconda</l>
<l>ne' loro aspetti, tutti cavalieri</l>
<l>chiamati della Tavola ritonda.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il re Artù quivi era de' primieri,</l>
<l>a tutti armato avanti cavalcando</l>
<l>ardito e fiero sopra un gran destrieri.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Seguialo appresso Bordo spronando</l>
<l>e con lui Prezivalle e Galeotto</l>
<l>a picciol passo insieme ragionando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E dietro ad essi venia Lancillotto,</l>
<l>armato e nello aspetto grazioso,</l>
<l>con una lancia in man, sanza far motto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ferendo spesso il caval poderoso</l>
<l>per appressarsi alla donna piacente,</l>
<l>di cui toccar pareva disioso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto adorna quivi ed eccellente</l>
<l>allato a lui Ginevra seguitava,</l>
<l>in su un palafreno orrevolmente!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Stella mattutina somigliava</l>
<l>la luce del suo viso, ove biltate</l>
<l>quanto fu mai tututta si mostrava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sorridendo negli atti, di pietate</l>
<l>piena e parlando a consiglio segreto</l>
<l>con tacite parole ed ordinate,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>era con que' che già ne visse lieto</l>
<l>lunga fiata, lei sanza misura</l>
<l>amando, ben che poi n'avesse fleto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non molto dietro ad esso con gran cura</l>
<l>seguiva Galeotto, il cui valore</l>
<l>più ch'altro de' compagni si figura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E lui seguiva Chedino ed Astore</l>
<l>di Mare insieme con messer Ivano,</l>
<l>disiosi ciascuno di più onore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>L'Amoroldo d'Irlanda ed Agravano,</l>
<l>Palamidès seguiva e Lionello,</l>
<l>e Polinoro con messer Calvano.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Mordretto appresso e con lui Dodinello,</l>
<l>e 'l buon Tristan seguiva poi appresso</l>
<l>sopra un cavallo poderoso e isnello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Isotta bionda allato allato ad esso</l>
<l>venia, la man di lui con la sua presa</l>
<l>e rimirandol nella faccia spesso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto ella parea nel viso offesa</l>
<l>dalla forza d'amor, di che parea</l>
<l>ch'avesse l'alma dentro tutta accesa,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>di che negli atti fuor tutta lucea!</l>
<l>«Tu se' colui cui io sola disio»,</l>
<l>timida nello aspetto li dicea;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«in qua ti priego ch'alquanto, amor mio,</l>
<l>tu ti rivolghi, acciò ch'io vegga il viso</l>
<l>per cui vedere in tal camin m'invio».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Retro a costor sopra un cavallo assiso</l>
<l>rubesto e fiero Brunoro venia,</l>
<l>ed altri molti, i qua' qui non diviso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>eran con lui; ma io, la vista mia</l>
<l>dopo la lunga schiera discendendo,</l>
<l>conobbi più mirabil baronia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Di porpore vestito, oltre correndo,</l>
<l>quel Carlo Magno sen veniva avante</l>
<l>ch'al mondo fu cotanto reverendo,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in su un forte e gran destrier ferrante,</l>
<l>ancora de' triunfi coronato</l>
<l>ch'egli acquistò sopra le terre sante,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>fiero ed ardito e tutto quanto armato,</l>
<l>co' gigli d'oro nel campo cilestro</l>
<l>e 'l nero uccel davanti nel dorato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Eravi Orlando dal lato sinestro</l>
<l>con una spada in man fiero ed ardito,</l>
<l>ed Ulivier lo seguiva dal destro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Cavalcando tra questi oltre pulito,</l>
<l>da Montalban Rinaldo giva avanti</l>
<l>intra due suoi fratelli reverito.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra loro era Dusnamo con sembianti</l>
<l>lieti, e molti altri ancor v'eran li quali</l>
<l>io non pote' conoscer tutti quanti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oltre venia, che parea ch'avesse ali,</l>
<l>il duca Gottifré dopo costoro</l>
<l>per volere esser pur de' principali.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Appresso lui seguiva con coloro</l>
<l>umilemente Ruberto Guiscardo,</l>
<l>che fu signor già in Terra di Lavoro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lui seguitava frontiero e gagliardo</l>
<l>Federigo secondo; e 'l Barbarossa</l>
<l>sopr'un forte roncion di pel leardo,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>cavalleroso e di persona grossa,</l>
<l>dritto sovra le strieve in atto altiero,</l>
<l>nel sembiante avilendo ogni altra possa,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>via se ne giva per esser primiero.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XII</head>
<lg type="terzina">
<l>Non sanza molta ammirazion mirando</l>
<l>m'andava riguardando quella gente,</l>
<l>fra me di lor pensier nuovi recando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Parevami, nel creder, veramente</l>
<l>che loro eccelsa fama gloriosi</l>
<l>far li dovesse sempiternamente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E fra gli altri che molto disiosi</l>
<l>negli atti si mostravan di venire</l>
<l>a quella donna per esser famosi,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>robustamente in aspetto seguire,</l>
<l>armato tutto sopra un gran destriere,</l>
<l>vid'io quivi un grandissimo sire</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>vestito di cilestro, al mio parere,</l>
<l>lucente tutto di be' gigli d'oro</l>
<l>ch'ogni altra luce facean trasparere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ognun, qualunque fosse di coloro</l>
<l>che gian davanti, rimirava lui,</l>
<l>sì fiero andava fuggendo dimoro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Se ben ricordo, e' mi parve costui</l>
<l>quel Carlo ardito ch'ebbe il maschio naso</l>
<l>insieme con virtù molta, da cui</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tutto il pugliese regno fu invaso</l>
<l>e conquistato, e funne coronato;</l>
<l>del qual signore il suo seme è rimaso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rimirandosi innanzi quasi irato,</l>
<l>con una spada che in man tenea</l>
<l>da ogni parte si facea far lato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Appresso a lui, al mio parer, vedea</l>
<l>il Saladin risplender tutto quanto</l>
<l>entro ad un drappo ad or che 'ndosso avea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Costui seguiva dal sinistro canto</l>
<l>tututto armato Ruggier di Loria,</l>
<l>che in arme ebbe già valor cotanto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ontoso tutto appresso li venia</l>
<l>il re Manfredi e con dolente aspetto,</l>
<l>e con lui Curradino in compagnia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rietro a costoro assai che io non metto</l>
<l>qui ne seguien, però che troppo avrei</l>
<l>a fare a dirli tutti ed il mio detto</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tireria lungo più ch'io non vorrei,</l>
<l>posto ch'alla man manca ed alla dritta,</l>
<l>ch'io non ne conto, più ne conoscei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E la mia mente dal disio trafitta</l>
<l>di vedere oltre pur mi stimolava,</l>
<l>per che la vista non teneva fitta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Similemente quella con cui andava,</l>
<l>con le parole sue faccendo fretta,</l>
<l>sovente all'altre cose mi chiamava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il dir ch'io le faceva: – Un poco aspetta –</l>
<l>non mi valeva, per ch'io mi voltai</l>
<l>verso la terza faccia a man diretta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Aveavi certo da mirare assai</l>
<l>più ch'io dir non potrò, tal che 'n me stesso</l>
<l>assai fiate men maravigliai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con gli occhi alzati mi feci più presso</l>
<l>al detto luogo, acciò ch'io conoscessi</l>
<l>chi e che cose vi stessero in esso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oro ed argento, un gran monte, e con essi</l>
<l>zaffiri ed ismeraldi con rubini</l>
<l>ed altre pietre assai credo vedessi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Riguardando più basso, con uncini,</l>
<l>chi con picconi e chi avea martello</l>
<l>e chi con pale e chi con gran bacini,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ronconi alcuni ed altri intorno ad ello</l>
<l>con l'unghie e chi col dente, uno infinito</l>
<l>popol vi vidi per pigliar di quello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E ciaschedun parea pronto ed ardito,</l>
<l>non onorando il piccolo il maggiore,</l>
<l>a suo poter fornia suo appetito.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Gente v'avea di molto gran valore</l>
<l>in vista, avvegna che la lor viltate</l>
<l>pur si scopria, veggendo con romore</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>gli altri, che quivi per cupiditate</l>
<l>givan, cacciarli con duoli e con morte</l>
<l>per prendern'essi maggior quantitate,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>iniqua tirannia rubesta e forte</l>
<l>usando, chi con fatti e chi con detti,</l>
<l>prendendo più che la dovuta sorte.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Alcun v'avea che i loro mantelletti</l>
<l>se n'avean pieni, e per volerne ancora</l>
<l>abbandonavan tutti altri diletti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra quella gente che quivi dimora</l>
<l>conobb'io molti, e vidivene alcuno</l>
<l>ch'aver preso di quello ora ne plora</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e forse ne vorrebbe esser digiuno;</l>
<l>ma, cosa fatta, penter non vi vale,</l>
<l>né puolla adietro ritornar nessuno:</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>adunque ogni uom si guardi di far male.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XIII</head>
<lg type="terzina">
<l>Mirand'io quella turba sì gulosa</l>
<l>di quel per che s'affanna la più gente,</l>
<l>per esserne nel mondo copiosa,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>entrato infra 'l tesoro più fervente</l>
<l>vi vid'io Mida, in vista che sazia</l>
<l>saria di tutto appena possedente,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>non bastandoli avere avuta grazia</l>
<l>dall'iddii che ciò che e' toccasse</l>
<l>ritornasse oro ver sanza fallazia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Di rietro a lui parea che ne tirasse</l>
<l>giù Marco Crasso assai, avvegnadio</l>
<l>che della bocca ancor li traboccasse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allato a lui con isciolto disio</l>
<l>quell'Attila che 'n terra fu flagello</l>
<l>s'affaticava forte, al parer mio,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>nelle sue man tenendo uno scarpello</l>
<l>con un martel, fierendo sopra 'l monte,</l>
<l>gran pezzi e grossi levando di quello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dall'altra parte con superba fronte</l>
<l>era Epasto, con un piccone in mano</l>
<l>con punte agute bene ad entrar pronte.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ognor che su vi dava non invano</l>
<l>tirava il colpo a sé, ma gran cantoni</l>
<l>giù ne faceva ruvinare al piano,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>impiendo di quel sé e' suoi predoni</l>
<l>ed ogni sciolta voglia adoperando,</l>
<l>dannando le giustizie e le ragioni.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Là vi vid'io ancora furiando</l>
<l>Nerone imperadore, ed avea tesa</l>
<l>sopra 'l monte una rete e già tirando</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>molta gran quantità n'aveva presa</l>
<l>di quel tesoro, e qual gittava via</l>
<l>e qual mettea in disordinata spesa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi di dietro un poco a lui seguia</l>
<l>con una scure in man Polinestore,</l>
<l>e quanto più potea quivi feria,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ora col colpo faccendo romore,</l>
<l>ora mettendo biette alla fessura</l>
<l>quando la scure sua tirava fore,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>forse temendo che non l'apritura</l>
<l>si richiudesse; e molto ne levava</l>
<l>continovando pur con la sua cura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Appresso lui tutto 'l monte graffiava</l>
<l>Pignaleon con uno uncino aguto,</l>
<l>e molto giuso a sé ne ritirava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>L'acerbo Dionisio conosciuto</l>
<l>v'ebbi mirando fra la gente folta,</l>
<l>ch'a tor dell'oro non voleva aiuto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Là si ficcava tra la turba molta</l>
<l>con un roncone in man tagliando, e presto</l>
<l>di quello a piè si faceva raccolta,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>impiendo con affanno il suo molesto</l>
<l>voler, cacciando misura e piatate</l>
<l>in modo sconcio assai e disonesto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rubesto appresso la sua crudeltate</l>
<l>Fallarìs dimostrava, ricidendo</l>
<l>con una accetta una gran quantitate</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e via di quindi di quel trasferendo;</l>
<l>poi, arrotata la 'ngrossata accetta,</l>
<l>ancora quivi tornava correndo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con furiosa e minaccevol fretta</l>
<l>quivi si vedea Pirro accompagnato</l>
<l>con mal disposta e dispiacevol setta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A molti lì per forza avean levato</l>
<l>a cui cesta di collo, a cui di seno</l>
<l>avean rubato l'or ch'avean cavato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ridendo poi fra lor se ne facieno</l>
<l>beffe ed istrazio di que' cattivelli,</l>
<l>ch'a cavar quel fatica avuta avieno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ancora vid'io star presso di quelli</l>
<l>il dispietato ed iniquo Tereo,</l>
<l>di quel tesoro prender nel quale elli</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>fatica non durò mai come feo</l>
<l>quelli a cui toglieva; e dopo lui</l>
<l>pien d'oro dimorava Tolomeo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi era Fisistrato, per la cui</l>
<l>cura più scrigni ripieni e calcati</l>
<l>quivi ne vidi tirati da lui.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Avea in un lembo de' panni piegati</l>
<l>Siragusan Geronimo tesoro:</l>
<l>egli e molti altri ne gian caricati.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma di Novara Azzolin con costoro</l>
<l>con molto se ne giva, per tornare</l>
<l>con maggior forza a sì fatto lavoro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Molti altri ancora vi vidi cavare</l>
<l>ed isforzarsi per volerne avere,</l>
<l>ma niente era il loro adoperare,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>anzi oziosi stavano a vedere.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XIV</head>
<lg type="terzina">
<l>Più altra gente ancor v'avea, fra' quali</l>
<l>gran quantità di nuovi Farisei</l>
<l>ad aver del tesoro battean l'ali,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e sconfortando gli altri e come rei</l>
<l>erano a posseder nel lor parlare</l>
<l>mostrando; e s'io nel rimirar potei</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>riguardar vero il loro adoperare,</l>
<l>per possederne maggior quantitate</l>
<l>li vi vedeva forte affaticare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Correndo sen portavan caricate</l>
<l>le some, e con iscrigni e piene ceste</l>
<l>si ritornavan quivi molte fiate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ver è che ben ch'avesser lunghe veste</l>
<l>non gli ingombrava però, ma parea</l>
<l>che più che gli altri avesser le man preste.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Infra lor riguardando, assai v'avea</l>
<l>di quelli cui altra volta avea veduti</l>
<l>e ch'io per nome ben riconoscea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Li quali, però che son conosciuti,</l>
<l>non bisogna ch'io nomi, ben che pari</l>
<l>potrebbono esser tututti tenuti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con questi avanti, al mio parer non guari,</l>
<l>quasi tra quei ch'erano più eccellenti</l>
<l>e che parean de' su detti vicari,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ornato di be' drappi e rilucenti</l>
<l>il nipote vid'io di quel Nasuto,</l>
<l>che gloriar si va co' precedenti,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>recarsi in mano un forte biccicuto,</l>
<l>dando ta' colpi sopra 'l monte d'oro,</l>
<l>che di ciascun saria un mur caduto;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e d'esso assai levava, e quel tesoro</l>
<l>in parte oscura tutto si serbava,</l>
<l>e quasi più n'avea ch'altro di loro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oltre grattando il monte dimorava</l>
<l>con aguta unghia un, ch'al mio parere</l>
<l>in molte volte poco ne levava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con questo tanto forte quel tenere</l>
<l>in borsa li vedea, ch'a pena esso,</l>
<l>non ch'altro alcun, ne potea bene avere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Al qual faccendom'io un poco appresso</l>
<l>per conoscer chi fosse apertamente,</l>
<l>vidi che era colui che me stesso</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>libero e lieto avea benignamente</l>
<l>nudrito come figlio, ed io chiamato</l>
<l>aveva lui e chiamo mio parente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Davanti e poi e d'uno e d'altro lato</l>
<l>tanti su per lo monte e giù scendieno</l>
<l>a prender del tesoro disiato:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ogni lingua verrebbe a dirlo meno,</l>
<l>però qui m'aggia lo lettore alquanto</l>
<l>scusato s'io non gli ritraggo a pieno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Quand'io ebbi costor mirati tanto</l>
<l>ch'a me stesso increscea, io mi voltai,</l>
<l>com'altri volle, verso il destro canto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ver è che disiato avrei assai</l>
<l>d'essere stato della loro schiera,</l>
<l>se con onor potesse esser giammai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E s'io vi fossi stato, come v'era</l>
<l>alcun ch'io vi conobbi, io avrei fatto</l>
<l>sì che veduta fora la mia cera</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>credo più volentier da tal che matto</l>
<l>or mi riputa, però che i' ho poco,</l>
<l>e più caro m'avrebbe in ciascun atto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Hai lasso, quanto nelli orecchi fioco</l>
<l>risuona altrui il senno del mendico!</l>
<l>né par che luce o caldo abbia 'l suo foco,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e 'l più caro parente gli è nimico;</l>
<l>ciascun lo schifa, e se non ha moneta</l>
<l>alcun non è che 'l voglia per amico.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Unque s'ogni uomo pur di quello asseta,</l>
<l>mirabile non è, poiché virtute</l>
<l>sanza danari nel mondo si vieta;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>il cui valor se fosse alla salute</l>
<l>di quel pensato che uom pensar dee,</l>
<l>non le ricchezze sarian sì volute.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma io mi credo che parole ebree</l>
<l>parrebbono a ciascun chiaro intelletto</l>
<l>il dir che le ricchezze fosser ree,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>avvegna che in me questo difetto</l>
<l>piuttosto che in altro caderia,</l>
<l>tanto disio d'averne con effetto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Né da tal disiderio mi trarria</l>
<l>alcun, tanto il pregar mi par noioso</l>
<l>che di danar sovvenuto mi sia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dopo molto pensar, disideroso</l>
<l>di veder tutto, dirizzai il viso:</l>
<l>e vidi figurato poderoso</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>Amor, sì come qui sotto diviso.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XV</head>
<lg type="terzina">
<l>Quella parte dov'io or mi voltai</l>
<l>con gli occhi riguardando e con la mente,</l>
<l>di storie piena la vidi e d'assai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Volendo adunque d'esse pienamente,</l>
<l>almen delle notabili, parlare,</l>
<l>rallungar si convien l'opra presente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E però dico che, nel riguardare</l>
<l>ch'io feci, a guisa d'un giovane prato</l>
<l>tutta la parte vidi verdeggiare,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>similemente fiorito e adornato</l>
<l>d'alberi molti e di nuove maniere,</l>
<l>e l'esservi parea gioioso e grato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra' quali, in mezzo d'esso, al mio parere,</l>
<l>un gran signor di mirabile aspetto</l>
<l>vid'io sopra due aquile sedere;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>al qual mentre io mirava con effetto,</l>
<l>sopra due lioncelli i piè tenea</l>
<l>ch'avean del verde prato fatto letto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Una bella corona in capo avea</l>
<l>e li biondi cape' sparti sott'essa,</l>
<l>che un fil d'oro ciaschedun parea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il viso suo come neve mo' messa</l>
<l>parea, nel qual mescolata rossezza</l>
<l>aveva convenevolmente ad essa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sanza comparazion la sua bellezza</l>
<l>era, ed aveva due grandi ali d'oro</l>
<l>alle sue spalle, stese inver l'altezza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In man tenea una saetta d'oro</l>
<l>ed un'altra di piombo, alla reale</l>
<l>vestito, al mio parer, d'un drappo ad oro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Orrevolmente là il vedea cotale,</l>
<l>tenendo un arco nella man sinestra,</l>
<l>la cui virtù sentir già molti male.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Né però era sua sembianza alpestra</l>
<l>ma giovinetta e di mezzana etate,</l>
<l>dimestica e piatosa e non silvestra.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E 'ntorno avea sanza fine adunate</l>
<l>genti, le qua' parea che ciascheduno</l>
<l>mirasse pure a sua benignitate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Gai e giocondi ve ne vidi alcuno,</l>
<l>tristi e dolenti sospirando gire</l>
<l>altri vi vidi, in isperanza ognuno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io che mirava il grazioso sire,</l>
<l>immaginando molto il suo valore</l>
<l>per molti ch'io vidi a lui servire,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ornata come lui, con grande onore</l>
<l>li vidi allato una donna gentile,</l>
<l>la qual pareva sì com'elli Amore,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>vaga nelli occhi, piatosa ed umile;</l>
<l>ver è ch'era d'alloro coronata,</l>
<l>ed in tanto era ad Amor dissimile.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Angiola mi pareva nel ciel nata,</l>
<l>e in me più volte pensai ch'ella fosse</l>
<l>quella che in Cipri già fu adorata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non so quel che il cor mi sì percosse</l>
<l>mirando lei, se non che l'alma mia</l>
<l>pavida dentro tutta si riscosse,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>né sanza a lei pensar fu poi né fia:</l>
<l>sì eccellente e tanto graziosa</l>
<l>quivi allato ad Amor vidi lucia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In fronte a lei, più ch'a altra valorosa,</l>
<l>due belli occhi lucean sì che fiammetta</l>
<l>parea ciascuno d'amor luminosa;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e la sua bocca bella e piccioletta</l>
<l>vermiglia rosa e fresca simigliava,</l>
<l>e parea si movesse sanza fretta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dintorno a sé tutto il prato allegrava,</l>
<l>come se stata fosse primavera,</l>
<l>col raggio chiar che 'l suo bel viso dava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io non credo ch'al mondo mai pantera</l>
<l>col suo odor già anima' tirasse,</l>
<l>faccendoli venir dovunque s'era</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>blandi e quieti, ch'a lei simigliasse;</l>
<l>e sì parean mirabili i suoi atti,</l>
<l>ch'Amor pareva lì s'innamorasse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh come nello aspetto, in detti e 'n fatti,</l>
<l>savia parea, con alto intendimento,</l>
<l>pensando a' suo' sembianti ed a' suoi tratti!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Contemplando ad Amore il suo talento</l>
<l>parea fermasse en la sua chiara luce:</l>
<l>com'aquila a' figliuo' nel nascimento</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>con amor mostra ond'ella li produce</l>
<l>a seguir sua natura, così questa</l>
<l>credo che faccia a chi la si fa duce.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A rimirar contento questa onesta</l>
<l>donna mi stava, che in atti dicesse</l>
<l>parea parole assai piene di festa,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>come lo 'mmaginar par che intendesse.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XVI</head>
<lg type="terzina">
<l>Costei pareva dir negli atti soi:</l>
<l>«Io son discesa della somma altezza</l>
<l>e son venuta per mostrarmi a voi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il viso mio, chi vuol somma bellezza</l>
<l>veder, riguardi, là dove si vede</l>
<l>accompagnata lei e gentilezza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ò pietà per sorella e di merzede</l>
<l>fontana sono: Iddio mi v'ha mandata</l>
<l>per darvi parte del ben che possiede.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Donna più ch'altra sono innamorata</l>
<l>e ma' isdegno in me non ebbe loco,</l>
<l>però Amor m'ha cotanto onorata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ancor risplende in me tanto il suo foco,</l>
<l>che molti credon talor ch'io sia ello,</l>
<l>avvegna che da lui a me sia poco.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Cortese e lieta son di lui vasello,</l>
<l>né mai mi parran duri i suoi martiri</l>
<l>pensando al dolce fin che vien da quello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E bene è cieco quei che' suoi disiri</l>
<l>si crede sanza affanno aver compiuti</l>
<l>e sanza copia di dolci sospiri.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Riceva in pace dunque i dardi aguti,</l>
<l>ch'alcun piacer di belli occhi saetta</l>
<l>que' che attendon d'esser proveduti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tal, qual vedete, giovane angioletta</l>
<l>qui accompagno Amor che mi disia:</l>
<l>poi tornerò al cielo a chi m'aspetta».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ancor più intesi, ma la fantasia</l>
<l>nol mi ridice, sì gran parte presi</l>
<l>di gioia dentro nella mente mia</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lei rimirando e' suoi atti cortesi,</l>
<l>il chiaro aspetto e la mira biltate,</l>
<l>della qual mai a pien dir non porriesi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dallato Amor con tanta volontate</l>
<l>vidi mirarla, che nel bello aspetto</l>
<l>tutto si dipingeva di pietate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ognora a sé con la sua mano il petto</l>
<l>tastando, quasi non si avesse offeso</l>
<l>perché a guardarla avea tanto diletto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io stetti molto a lei mirar sospeso</l>
<l>per guardar s'io l'udissi nominare</l>
<l>o i''l vedessi scritto brieve o steso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lì nol vidi né 'l seppi immaginare,</l>
<l>avvegna che, com'io dirò appresso,</l>
<l>in altra parte poi la vidi stare</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>dond'io il seppi, e lì il dico espresso:</l>
<l>però chi quello ha voglia di sapere</l>
<l>fantasiando giù cerchi per esso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Omè, che lei mirando il mio volere</l>
<l>non avrei sazio mai! ma stretta cura</l>
<l>di mirare altro mi mise in calere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Levando adunque gli occhi inver l'altura</l>
<l>vidi quel Giove che 'n forma di toro</l>
<l>non già rubesto mutò sua figura,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>che quivi avendo per umil dimoro</l>
<l>Europa sottratta a cavalcarsi,</l>
<l>per me' compier l'avvisato lavoro,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e' parea quindi correndo levarsi</l>
<l>e gir su per lo mar, come cacciato</l>
<l>fosse, e poi pianamente posarsi</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in quel paese che poi fu nomato</l>
<l>da quella che da dosso si dispose,</l>
<l>ripigliando sua forma innamorato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nel loco poi con parole pietose</l>
<l>pareva a me che la riconfortasse</l>
<l>narrando ancor le sue piaghe amorose;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ma con disio parea poi l'abracciasse,</l>
<l>e con diletto l'avuto disio</l>
<l>sanza contasto parea terminasse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Alquanto appresso ancora questo iddio</l>
<l>com'una gotta d'oro risplendente</l>
<l>trasformato e cadendo, lui vid'io</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>gittarsi in una torre prestamente</l>
<l>ad una giovinetta ch'entro v'era,</l>
<l>per ben guardarla, chiusa strettamente;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>il qual forse l'amava oltra maniera</l>
<l>dovuta, ed infra le bianche tette</l>
<l>e belle in piova gir lasciato s'era.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Né dello inganno già saper cevette</l>
<l>quella, ma lui ritenne nascoso</l>
<l>e guadagnato forse aver credette.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Alla vera statura luminoso</l>
<l>quivi vedeasi tornato e costei</l>
<l>abracciando e basciando, disioso</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>riguardando essa, né giammai da lei</l>
<l>partir sanza il disiato giugnimento;</l>
<l>di che parea ch'ella dicesse: «Omei,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>ch'io son gabbata dal tuo argomento».</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XVII</head>
<lg type="terzina">
<l>Hai! come bella seguiva una storia</l>
<l>della figliuola d'Inaco, mi pare,</l>
<l>se ben mi rappresenta la memoria.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Era lì Giove, e vedendo tornare</l>
<l>sola dal padre quella giovinetta,</l>
<l>il suo disio le vedeva narrare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lungo un boschetto con essa soletta,</l>
<l>sotto piacevoli ombre con costei</l>
<l>star lo vedea sopra la verde erbetta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma così dimorandosi con lei,</l>
<l>Giuno vi sopravenne furiosa</l>
<l>temendo dello inganno fatto a lei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Intanto la persona graziosa</l>
<l>Giove di quella in una vacca bella</l>
<l>mutò, e lei donò alla sua sposa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or poi che Giuno aveali presa quella,</l>
<l>per tema forse di simile offesa,</l>
<l>Argo pien d'occhi guardian fece d'ella.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Colui appresso, che l'aveva presa</l>
<l>a guardia, in atto un pastor chiamava,</l>
<l>ch'una sampogna sonar gli avea intesa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Hatlanciade, quel pastor, v'andava,</l>
<l>sotto alberi sonando dolcemente</l>
<l>con colui quivi riposando stava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Onde sonando, vedea chetamente</l>
<l>con tutti e cento gli occhi ch'Argo avea</l>
<l>addormentarsi e non sentir niente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rigido poi l'altro pastor vedea</l>
<l>trarsi di sotto un ritorto coltello,</l>
<l>col qual colui prestamente uccidea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Fu lì da Giuno mutato in suo uccello,</l>
<l>la quale irata poi parea seguire</l>
<l>la vacca per cui era morto quello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A lei davanti vedeasi fuggire</l>
<l>e già tenea il Nil, quando lo dio</l>
<l>Giuno rattemperò e le sue ire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così tornò ogni bellezza ad Io,</l>
<l>ch'ell'ebbe mai, e lasciò la pigliata</l>
<l>forma bestial che Giove le diè pio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E poi la vidi lì deificata,</l>
<l>e dalla gente lì divota assai</l>
<l>con molti incensi la vidi onorata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dopo essa alquanto avanti riguardai</l>
<l>e 'l detto iddio in forma feminile</l>
<l>in un fronzuto bosco affigurai;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e riguardando lui, che nel gentile</l>
<l>aspetto e bello Diana mi pareva,</l>
<l>negli atti suoi mansueto ed umile,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>là affannato forse si sedeva</l>
<l>ed un forte arco con molte saette</l>
<l>dal suo sinistro lato posto aveva.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lui mirando una delle giovinette</l>
<l>che per lo bosco con Diana gia,</l>
<l>che questi dessa fosse si credette;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a lui venendo in atto onesta e pia</l>
<l>per lei basciar, ché forse consueto</l>
<l>era, sicura prese la sua via.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ver lei si fece Giove, e tutto lieto</l>
<l>prendendola la trasse seco appresso</l>
<l>entro in un luogo del bosco segreto;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ove basciando lei, essa con esso</l>
<l>si stava cheta, che semplice e pura</l>
<l>aveva rotto il boto già commesso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sola lì mi parea che con paura</l>
<l>gravida rimanesse di colui</l>
<l>che la 'ngannò sotto l'altrui figura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tacquesi un tempo la donna nel cui</l>
<l>ventre piacevol peso era nascoso,</l>
<l>ma pur convenne poi paresse altrui,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ricevend'ella allora dal grazioso</l>
<l>coro di Diana l'esserne divisa:</l>
<l>di che poi Giove, essendone piatoso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a lei diè forma d'Orsa e fella assisa</l>
<l>essere intorno al pol piena di stelle,</l>
<l>per guiderdon della colpa commisa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Bianco, al mio parer, di dietro a quelle</l>
<l>istorie il vidi in cigno figurato,</l>
<l>con bianche penne rilucenti e belle.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In dentro andando se l'avea pigliato</l>
<l>nelle sue braccia disiosa Leda,</l>
<l>e 'n camera di lei l'avea portato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Là come tosto la infinta preda</l>
<l>si vide inchiuso, lieto ritornossi</l>
<l>nella sua vera e consueta sceda.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tutta negli atti Leda marvigliossi,</l>
<l>ma concedendo sé alla sua voglia,</l>
<l>quivi mostrava come racchetossi</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>acciò che luogo avesse en l'alta soglia.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XVIII</head>

<lg type="terzina">
<l>Dopo costei si vedea seguitare</l>
<l>come di Semelè già gli arse il core,</l>
<l>e come l'ebbe ancora vi si pare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ornata come vecchia e di dolore</l>
<l>piena era quivi Giuno, invidiosa</l>
<l>perché Giove portava a quella amore;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>nascosa in forma tale, la graziosa</l>
<l>giovine domandava s'ella fosse</l>
<l>ben dell'amor di Giove copiosa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nel viso a riso a quel parlar si mosse</l>
<l>non conoscendo lei, e le rispose:</l>
<l>«Altro che me non disian sue posse».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allor si turbò Giuno, ma l'ascose</l>
<l>con falso aspetto, e disse: «Ora ti guarda</l>
<l>ch'e' non ti inganni con viste frodose.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Più furon quelle già cui la bugiarda</l>
<l>vista ingannò, ed io ne so alcuno;</l>
<l>ma se tu vuo' saper se per te arda,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>istea con teco dì come con Giuno.</l>
<l>Se elli il fa, ben ti dico ch'allora</l>
<l>dirò che non ci sia 'nganno nessuno;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e fa che 'l facci». E sanza far dimora</l>
<l>da lei si dipartia; questa aspettando</l>
<l>rimase con disio la sua malora.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tacita e sola così dimorando,</l>
<l>parve che Giove nella casa entrasse,</l>
<l>a cui ella così dicea pregando:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«Or neghera'mi tu, s'io domandasse,</l>
<l>un caro dono?» a cui e' rispondea,</l>
<l>e rispondendo parea che giurasse</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sé a ciò non mancar ch'ella volea.</l>
<l>«Come con Giuno ti congiugni», disse,</l>
<l>«così con meco ti priego che stea».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ahi come a Giove dolfe! ma non sdisse</l>
<l>quel che 'mpromise, ma invito quello</l>
<l>fé, perché 'l saramento non perisse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rilucer lì d'un foco grande e bello</l>
<l>Semelè si vedeva e in cener trita</l>
<l>ritornar tosto giacendo con ello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E così trista finì la sua vita</l>
<l>per lo disio che 'l consiglio dolente</l>
<l>le porse, e Giuno rimase gioita.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Conforme poi si vedea similmente</l>
<l>Asterien ad aquile seguire,</l>
<l>cui elli amava molto coralmente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allato a lei ed or di sopra gire</l>
<l>per alti boschi quivi si vedeva,</l>
<l>e poi con l'ali lei presa covrire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Molto dubbiosa lì quella pareva,</l>
<l>per che rivolta contra il grande iddio</l>
<l>con fievol possa cacciar lo voleva.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Valeale poco, però che 'l disio</l>
<l>suo ne prendeva que', come che a lei</l>
<l>ne' suoi sembianti le paresse rio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nel luogo appresso si vedea colei</l>
<l>che partorì i due occhi del cielo,</l>
<l>secondo che apparve agli occhi miei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Assai timida, l'isola di Delo</l>
<l>la riteneva quasi fuggitiva,</l>
<l>umile e piana sotto bianco velo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Soletta appresso Antiopa seguiva,</l>
<l>con la qual quivi Giove in forma quale</l>
<l>un satiro, alla mia stimativa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ove allato sedeale e quanto male</l>
<l>amor per lei li facesse narrava,</l>
<l>né come alcun rimedio ve li vale.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Assai negli atti suoi la lusingava,</l>
<l>tanto che 'nfine alla sua volontate</l>
<l>con impromesse e prieghi la recava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vedeasi appresso quivi la biltate,</l>
<l>in una storia che venia, d'Almena</l>
<l>piena di grazia e di tutta onestate,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in suoi sembianti gioconda e serena;</l>
<l>a cui Giove, in forma del marito</l>
<l>che dallo studio tornava d'Atena,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tutto il suo disio avea compito.</l>
<l>Vedevavisi Geta doloroso</l>
<l>perché un altro n'avea 'n casa sentito.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Appresso v'era Birria nighittoso</l>
<l>caricato di libri; al picciol passo</l>
<l>parea venisse tutto dispettoso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sanza alcun ben, dicendo: «Oimè lasso,</l>
<l>quando sarà ch'i' posi questo peso</l>
<l>che sì m'affolla, ponendolo abbasso?».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Inver lo ciel ne gia, poi ch'ebbe preso</l>
<l>Giove il diletto che di lei li piacque,</l>
<l>pregna lasciandola, al salire inteso:</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>di cui appresso il forte Ercule nacque.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XIX</head>
<lg type="terzina">
<l>Ivi più non seguia, perché finiva</l>
<l>quella facciata con gli antichi autori</l>
<l>che stanno innanzi a quella donna diva.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Laond'io torna'mi inver li predatori,</l>
<l>ricominciando a quel canto primiero</l>
<l>a rimirar gli antichissimi amori.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed umile tornato v'era il fiero</l>
<l>Marte, prencipe d'arme fatto amante,</l>
<l>per la qual cosa più non era altiero.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con tal disio il piacevol sembiante</l>
<l>mirava della bella Citerea,</l>
<l>che non parea che più curasse avante.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra que' luoghi medesmi mi parea</l>
<l>con essa lui veder dentro ad un letto,</l>
<l>dintorno al quale, al mio parere, avea</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ordinata di ferro tutto eletto</l>
<l>una rete sottil che gli avea presi,</l>
<l>come per coglier loro in quel diletto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sovra la sua vergogna i lacci tesi</l>
<l>avea Vulcano, il qual veder venia</l>
<l>ridendosi d'averli sì offesi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Aveva quivi ciascun dio e dia,</l>
<l>che nel ciel fosse, tututti chiamati</l>
<l>Vulcan, per mostrar lor cotal follia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Commosso a' prieghi di Nettunno grati</l>
<l>fatti a Vulcan per Marte umilemente,</l>
<l>di quella fuor da lui eran cacciati.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Hai! come poi ciascuno apertamente</l>
<l>faceva il suo piacer, però che avieno</l>
<l>vergogna ricevuta interamente!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E sì avviene a que' che non vorrieno</l>
<l>trovar le cose e vannole cercando,</l>
<l>che molto meglio cheti si starieno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Molto consiglio ciaschedun, che quando</l>
<l>pur divenisse che cosa vedesse</l>
<l>che li spiacesse, con gli occhi bassando</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e' se ne passi, perché molto spesse</l>
<l>son quelle volte che tai vendicare</l>
<l>tal vuol, che saria me' che se ne stesse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tutto focoso vidi seguitare</l>
<l>quivi Febo Pennea graziosa,</l>
<l>e lei con dolci voci lusingare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Temendo fuggiva ella impetuosa</l>
<l>quivi da lui e di sopra le spalle</l>
<l>con li capelli sparti: più focosa</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>entrava in Febo, che 'l dolente calle</l>
<l>seguiva, infin che stanca fé dimoro,</l>
<l>più non potendo, in una bella valle.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Là ritornata in grazioso alloro</l>
<l>sopr'essa il sol la sua luce fermava,</l>
<l>faccendole col raggio chiaro coro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Veder pareami, secondo mostrava,</l>
<l>che si dolesse di tal mutazione</l>
<l>e ne sembianti sen ramaricava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi era appresso poi come Sitone,</l>
<l>maschio da lui sanza fine amato,</l>
<l>mutava in feminil sua condizione.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con esso lui si stava quivi allato,</l>
<l>e lei tenendo in braccio con amore</l>
<l>mostrava ch'altro non li fosse a grato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or, con costei finito il suo ardore,</l>
<l>rinchiuso vidi in una vecchia scura,</l>
<l>più là un poco, tutto il suo splendore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nell'aspetto pareva la figura</l>
<l>della madre di quella, per cui questo</l>
<l>a far ciò il sospignea con tanta cura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Mirabilmente là si vedea presto</l>
<l>chiuso tornare in sé, onde colei</l>
<l>dicea maravigliando: «Or che è questo?».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E poi il vedeva starsi con costei;</l>
<l>ma morta quella, per la sua potenza</l>
<l>in albero d'incenso mutò lei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così appresso in forma; e l'accoglienza</l>
<l>che Issèn li fé quando con essa giacque,</l>
<l>tutto vi si vedea sanza fallenza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Habituato, v'era com li piacque</l>
<l>a Climenès, del cui congiungimento</l>
<l>Feton che guidò il carro poi ne nacque.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oltre tra questi poi, molto contento,</l>
<l>era Nettunno in forma d'Euristeo,</l>
<l>Esimena abbracciando al suo talento.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Innanzi riguardando discerneo</l>
<l>la vista mia costui in braccio tenere</l>
<l>Cerere, cui amò quanto poteo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non sanza molti basci, al mio parere,</l>
<l>la stimolava; ma io mi voltai,</l>
<l>non potend'io più quivi vedere,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>dond'io a riguardar pria cominciai.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XX</head>
<lg type="terzina">
<l>Ove io vidi in ordine dipinto</l>
<l>sì come Bacco, per forza d'amore,</l>
<l>in forma d'uva ad amar fu sospinto</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>la figlia di Ligurgo; il cui ardore</l>
<l>quivi con lei in braccio si vedea</l>
<l>temperar, non in forma né in colore</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>che si sdicesse, e 'l simil mi parea</l>
<l>d'Erigonèn; e del suo gran disio</l>
<l>così sé quivi si sodisfacea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi seguiva poi, al parer mio,</l>
<l>Pan che Siringa gia perseguitando,</l>
<l>ch'avanti li fuggia in atto pio;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e lei fuggente l'andava pregando,</l>
<l>ma 'l pregar non valeva, anzi tornata</l>
<l>in canna poi la vidi in forma stando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poi di quella i bucciuoli spessa fiata</l>
<l>sonati fur, però che primamente</l>
<l>da esso fu la sampogna trovata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Appresso lui vi vid'io il dolente</l>
<l>Saturno in forma di cavallo stare,</l>
<l>a Fillara accostarsi dolcemente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così appresso vidi, ciò mi pare,</l>
<l>Pluto li tristi regni abbandonati</l>
<l>avere e quivi intendere ad amare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed a lui presso con atti sfrenati</l>
<l>prender vedea Proserpina e con essa</l>
<l>fuggirsi a' regni di luce privati,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>pur con istudio e con noiosa pressa,</l>
<l>come se stato fosse seguitato</l>
<l>da Giove per volerlo privar d'essa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oltre nel loco vidi figurato</l>
<l>Mercurio con Ersèn: molto stretto,</l>
<l>amando lei, dimorava abracciato,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>insieme avendo piacevol diletto.</l>
<l>Dopo 'l quale io vedeva tutto bianco</l>
<l>Borea quivi, con un freddo aspetto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Questi, li regni abbandonati, stanco</l>
<l>in Etiopia giugneva a vedere</l>
<l>Ortigia, ch'a sé dal lato manco,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>vedeva, quivi la facea sedere;</l>
<l>ed abracciata lei tenendo stretta</l>
<l>a pena seco gliel pareva avere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A lui seguiva poi la giovinetta</l>
<l>Tisbe, che fuor di Bambillonia uscia</l>
<l>e verso un bosco sen giva soletta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Né lì guari lontano, la sua via</l>
<l>fornita, un velo lasciava fuggendo</l>
<l>per una leona che a ber venia</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>della fontana, dov'ella attendendo</l>
<l>Piramo si posava nell'oscura</l>
<l>notte; così se n'entrava correndo</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ove già fu la vecchia sepultura</l>
<l>di Nino. E poi si vedeva venire</l>
<l>Piramo là con sollecita cura,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a sé intorno mirando se udire</l>
<l>o veder vi potesse se venuta</l>
<l>vi fosse Tisbe, secondo il suo dire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lui ciò mirando, in terra ebbe veduta,</l>
<l>perché la luna risplendeva molto,</l>
<l>la vesta che a Tisbe era caduta,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tutto stracciato e per terra rivolto</l>
<l>con un mantello il bel vel sanguinoso,</l>
<l>per che tututto si cambiò nel volto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ricogliendo essi parea che doglioso</l>
<l>dicesse: «Oimè, Tisbe, chi ti uccise?</l>
<l>chi mi ti tolse, dolce mio riposo?».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ontoso tutto lagrimando mise</l>
<l>la mano ad uno stocco ch'avea seco,</l>
<l>col qual dal corpo l'anima divise.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Parea dicesse piangendo: «Con teco,</l>
<l>Tisbe, morrò, acciò ch'all'ombre spesse</l>
<l>di Dite, lassa, ti ritruovi meco»;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e sbigottito parea che cadesse</l>
<l>quivi sopra 'l mantello, a piè d'un moro,</l>
<l>e del suo sangue i suoi frutti tignesse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non dilettava a Tisbe il gran dimoro;</l>
<l>colà dond'era uscì, e disse: «Forse</l>
<l>quella bestia è pasciuta, e già non loro</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>suol uso a noi far male»: ed oltre corse</l>
<l>alla fontana, e non credea che fosse</l>
<l>essa quando le more rosse scorse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In ciò mirando, tutta si percosse</l>
<l>quando Piramo vide ancor tremante,</l>
<l>e dal suo petto il ferro aguto mosse</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e 'n su quel si gittò, dicendo: «Amante,</l>
<l>io son la Tisbe tua! mirami un poco</l>
<l>anzi ch'io muoia», e più non disse avante:</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>rimirandola, cadde morta loco.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXI</head>
<lg type="terzina">
<l>Or miri adunque il presente accidente</l>
<l>qualunque è que' che vuol legge ad amore</l>
<l>impor, forse per forza, strettamente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Quivi credo vedrà che 'l suo furore</l>
<l>è da temprar con consiglio discreto,</l>
<l>a chi ne vuole aver fine migliore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vivean di questi i padri, ciascun lieto</l>
<l>di bel figliuolo: e perché contro a voglia</l>
<l>gli strinser, n'ebbe doloroso fleto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E così spesse volte altri si spoglia</l>
<l>di ciò che e' si crede rivestire,</l>
<l>e poi convien che sanza pro si doglia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sì riguardando poi vidi seguire</l>
<l>Giansone in mezzo di tre giovinette,</l>
<l>le quai ciascuna fu al suo disire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tutte e tre furon già a lui dilette</l>
<l>e nominate Isifile e Medea,</l>
<l>al mio parer, con Creusa sospette.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«O sanza fede alcuna», mi parea</l>
<l>che Isifile dicesse, «o dispietato,</l>
<l>o più crudel ch'alcuna anima rea,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>deh, or hai tu ancor dimenticato</l>
<l>a quanto onor tu fosti ricevuto</l>
<l>nel regno ond'ogni maschio era cacciato?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io non credo che mai fosse veduto</l>
<l>uom volentier in nulla parte strana</l>
<l>né cotal dono a lui mai conceduto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>simile a quel che io benigna e piana</l>
<l>a te concessi, portando fidanza</l>
<l>alla tua fede come 'l vento vana.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Faccendo saramenti a me, speranza</l>
<l>nel tuo partir mi desti che giammai</l>
<l>non cambieresti me per altra amanza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Andastitene e me, come tu sai,</l>
<l>pregna lasciasti di doppio figliuolo,</l>
<l>ed a tornar ancor verso me hai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con sospiri e con pianti e con gran duolo</l>
<l>gran tempo stetti, dicendo: “Omai tosto</l>
<l>verrà Giansone qui col suo stuolo”,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ed appena credetti quel che sposto</l>
<l>mi fu di te, ch'avevi nuova amica</l>
<l>presa in Colcòs e mutato proposto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Più avanti non so ch'io mi ti dica,</l>
<l>se non ch'io ardo e tu in giuoco e festa</l>
<l>ora ti stai con la mia nimica.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In tanto questa doglia mi molesta</l>
<l>che dir nol posso, ma tu stesso pensa</l>
<l>chente parriati averla tal qual questa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Assai ti priego dunque, se offensa</l>
<l>non ho commessa, non mi abandonare,</l>
<l>ma con pietà al mio dolor dispensa».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non rispondea Giansone; ma poi stare</l>
<l>vidi negli atti molto dispettosa</l>
<l>Medea, inverso lui così parlare:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«Giansone, in tutto 'l mondo non fu cosa</l>
<l>ch'io tanto amassi né per cui facessi</l>
<l>quanto feci per te, sì come sposa;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e non mi credo ancor che tu sconfessi</l>
<l>com'io ti diè mirabile argomento,</l>
<l>per cui sicur co' tori combattessi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Mostra'ti ancora, per farti contento,</l>
<l>come 'l drago ingannassi, acciò ch'appresso</l>
<l>fornito avessi tuo intendimento.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Insieme me ne venni teco stesso,</l>
<l>e sai che io il mio picciol fratello</l>
<l>uccisi, acciò che 'l mio padre sopr'esso</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>dimorasse piangendo, e quindi snello</l>
<l>e sanza noia passasse il nostro legno</l>
<l>già cominciato a seguitar da ello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E sai ancora ch'io col mio ingegno</l>
<l>il tuo antico padre e vecchio Ensone</l>
<l>di giovinetta età il feci degno;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>né riguardai ancora a riprensione</l>
<l>ch'io non facessi morire il tuo zio,</l>
<l>per signor farti della regione.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tu il ti conosci e sai per certo ch'io</l>
<l>ogni cosa avre' fatta per piacerti,</l>
<l>non credendo che mai il tuo disio</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>rivoltassi da me per più doverti</l>
<l>dare ad altrui. Deh, se altro diletto,</l>
<l>se non di me, due be' figli vederti</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ognor davanti non t'avesse stretto,</l>
<l>non dovei tu giammai donna nessuna</l>
<l>più abracciar nel mio debito letto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lo qual tu ora possiedi con una:</l>
<l>che s'io non fossi stata alla tua vita,</l>
<l>né lei né me avevi, né altra alcuna.</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>Adunque a me, per Dio, ti rimarita».</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXII</head>
<lg type="terzina">
<l>Non rispondeva a nulla di costoro</l>
<l>quivi Gianson, ma Creusa abracciando</l>
<l>con lei traeva dilettevol dimoro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io, che andava avanti riguardando,</l>
<l>vidi quivi Teseo nel Laberinto</l>
<l>al Minutauro pauroso andando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma poi che quel con ingegno ebbe vinto</l>
<l>che li diede Adriana, quindi uscire</l>
<l>lui vedev'io di gioia dipinto;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>al quale appresso Adriana venire</l>
<l>e con lei Fedra, e salir nel suo legno</l>
<l>e quindi forte a suo poter fuggire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nel quale, avendo già l'animo pregno</l>
<l>del piacer di Adriana, lei lasciare</l>
<l>vedea dormendo e girsene al suo regno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Gridando desta la vedeva stare,</l>
<l>e lui chiamava piangendo e soletta</l>
<l>sopr'un diserto scoglio in mezzo mare:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«Omè», dicendo, «deh, perché s'afretta</l>
<l>sì di fuggir tua nave? Aggi pietate</l>
<l>di me ingannata, lassa, giovinetta!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Segando se ne gia l'onde salate</l>
<l>con Fedra quelli, e Fedra si tenea</l>
<l>per vera sposa, per la sua biltate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Costei più innanzi un poco si vedea</l>
<l>accesa tutta di focoso amore</l>
<l>d'Ippolito, cui per figliastro avea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi vedeasi lo sfacciato ardore</l>
<l>di Pasifé, che 'l toro seguitava</l>
<l>di sé chiamandol conforto e signore:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ove con le man propie ella segava</l>
<l>le fresche erbette nel fogliuto prato</l>
<l>e con quelle medesme gliele dava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Spesso li suo' cape' con ordinato</l>
<l>stile acconciava e, della sua bellezza</l>
<l>prima l'occhio allo specchio consigliato,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>adorna venia innanzi alla mattezza</l>
<l>bestiale, e quivi parea che dicesse:</l>
<l>«Agraditi la mia piacevolezza?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Certo se io solamente vedesse</l>
<l>che più ch'un'altra vacca mi gradissi,</l>
<l>non so che più avanti mi volesse».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Era di dietro a lei, con gli occhi fissi</l>
<l>sopra 'l suo padre, Mirra scellerata,</l>
<l>né da lui punto li teneva scissi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Riguardando io costei lunga fiata,</l>
<l>quivi la vidi poi di notte oscura</l>
<l>esser con lui in un letto colcata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Correndo poi fuggir l'aspra figura</l>
<l>del padre la vedea, che conosciuta</l>
<l>avea l'abominevole mistura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Albero la vedeva divenuta</l>
<l>che 'l suo nome ritien, sempre piangendo</l>
<l>o 'l fallo o forse la gioia compiuta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Narcisso vidi quivi ancor sedendo</l>
<l>sopra la nitida acqua a riguardarsi,</l>
<l>di sé oltre 'l dovuto modo ardendo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Deh, quanto quivi nel ramaricarsi</l>
<l>nel suo aspetto mi parea piatoso,</l>
<l>e talor seco se stesso crucciarsi:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«Omè», dicendo, «tristo doloroso,</l>
<l>la molta copia, ch'i' ho di me stesso,</l>
<l>di me m'ha fatto, lasso, bisognoso».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Cefalo poi, alquanto dietro ad esso,</l>
<l>vid'io posato aver l'arco e li strali</l>
<l>e riposarsi, per lo caldo fesso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«O aura, deh, vien con le fresche ali,</l>
<l>entra nel petto nostro!» tutto steso</l>
<l>stava dicendo parole cotali.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma questo avendo già Pocris inteso,</l>
<l>cui ascosa vedea tra l'erbe e' fiori</l>
<l>in quella valle, con l'udire inteso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>essendo in sospezion de' nuovi amori,</l>
<l>credendo forse che l'Aura venisse,</l>
<l>volle, e nol fece, intanto farsi fori.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tutta l'erba si mosse e Cefal fisse</l>
<l>gli occhi colà, credendo alcuna fiera,</l>
<l>e preso l'arco su lo stral vi misse,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>rizzando quel fra l'erba u' Pocris era,</l>
<l>e lei ferì nello amoroso petto.</l>
<l>Ella, sentendo il colpo, in voce vera:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«Omè», gridò, «perché ebb'io sospetto</l>
<l>di quel ch'i' non dovea?» così diria</l>
<l>chi la vedesse ch'ella avesse detto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Venuto Cefalo: «L'anima mia,</l>
<l>or che face' tu qui? oimè lasso»,</l>
<l>dicea, «dogliosa omai mia vita fia,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>avendo te recato a mortal passo».</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXIII</head>
<lg type="terzina">
<l>Ristrinsemi pietà l'anima alquanto</l>
<l>ad aver compassion di quel dolente,</l>
<l>cui io vedeva far così gran pianto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poi rimirando ad altro ivi presente,</l>
<l>vidi colui che il dolente regno</l>
<l>sonando visitò sì dolcemente:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Orfeo dico, che col suo ingegno</l>
<l>fece le misere ombre riposare</l>
<l>con la dolcezza del cavato legno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sonando ancora quivi il vidi stare</l>
<l>con Erudice sua, e mi parea</l>
<l>che il vedessi sonando cantare,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sollazandosi, versi, e sì dicea:</l>
<l>«Amore, a questa gioia mi conduce</l>
<l>la fiamma tua che nel cor mi si crea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Amor, de' savi graziosa luce,</l>
<l>tu se' colui che 'ngentilisci i cori,</l>
<l>tu se' colui che 'n noi valore induce.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Per te si fugano angosce e dolori,</l>
<l>per te ogni allegrezza ed ogni festa</l>
<l>surge e riposa dove tu dimori.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>O spegnitor d'ogni cosa molesta,</l>
<l>o dolce luce mia, questa Erudice</l>
<l>lunga stagion con gioia la mi presta!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sempre mi chiamerò per te felice,</l>
<l>per te giocondo, per te amadore</l>
<l>starò come fa pianta per radice».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A veder quel mi s'allegrava il core,</l>
<l>e 'mmaginando quelle parolette</l>
<l>a me, non che a lui, crescea valore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E poi, appresso a queste cose dette,</l>
<l>Diomede ed Ulisse si vedeano</l>
<l>divenuti merciai vender gioiette</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tra suore quivi, che queste voleano</l>
<l>in vista comperar, ma dall'un lato</l>
<l>spade ed archi forti posti aveano,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>saette ancor: de' quali avea pigliato</l>
<l>uno una suora ch'ivi stava presso,</l>
<l>e infino al ferro l'arco avea tirato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Onde parea dicesser: «Questi è desso,</l>
<l>questi è Acchille, cui andian cercando»,</l>
<l>e gir se ne volean quindi con esso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>La qual cosa vedendo, sospirando</l>
<l>una sorella quivi contastava</l>
<l>a que' che lui andavan lusingando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Acchille gir con essi disiava,</l>
<l>e spogliandosi l'abito iveritta</l>
<l>come buon cavalier presto s'armava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vedendo ciò Deidamia, trafitta</l>
<l>da grieve doglia, tutta scolorita</l>
<l>parea dicesse a lui allato ritta:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«Omè, anima mia, o dolce vita</l>
<l>del cor dolente che tu abandoni,</l>
<l>di cui fia tosto, credo, la finita,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in qua' parti vai tu? qua' regioni</l>
<l>cerchi tu più graziose che la mia?</l>
<l>deh, credi tu a questi due ladroni?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>deh, non t'incresce di Deidamia?</l>
<l>I' son colei che più che altra t'amo</l>
<l>e che più ch'altra cosa ti disia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In quant'io posso più mercé ti chiamo:</l>
<l>non mi ti tôrre, deh, non te ne gire,</l>
<l>non privar me di quel che io più bramo!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sola mia gioia, solo mio disire,</l>
<l>sola speranza mia, se tu ten vai,</l>
<l>subitamente mi credo morire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In continova doglia e tristi guai</l>
<l>istarò sempre: deh, aggi pietate</l>
<l>di me, se grazia merita' giammai!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ahi lassa, or son così guiderdonate</l>
<l>tutte le giovinette ch'aman voi,</l>
<l>che di subito sieno abandonate?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ricordar certo credo che ti puoi</l>
<l>quanto onor abbi da me ricevuto,</l>
<l>e ancora puoi ricever, se tu vuoi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>L'abito che t'ha fatto sconosciuto</l>
<l>sì lungo tempo per me 'l ricevesti,</l>
<l>per me segreto se' stato tenuto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E quando prima vergine m'avesti,</l>
<l>di mai partirti né d'altra pigliarne</l>
<l>sopra la fede tua mi promettesti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Perché altrove vuogli adunque andarne?</l>
<l>Di me t'incresca e del comun figliuolo</l>
<l>ch'abbian, se non ti duol la propia carne.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io so che tu vuogli ire al tristo stuolo</l>
<l>ch'è 'ntorno a Troia, ov'io dubito forte</l>
<l>che morto non vi sia e per gran duolo</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>a me medesma non ne segua morte».</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXIV</head>
<lg type="terzina">
<l>Così pareva che costei dicesse</l>
<l>ed altro assai, a' prieghi della quale</l>
<l>non mi pareva ch'Acchille intendesse;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e seguitava quelli al troian male,</l>
<l>contento più che d'esser lì rimaso,</l>
<l>dove quella era, a cui tanto ne cale.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E 'nnanzi a lui, incerto del suo caso,</l>
<l>Briseida era trista, inginocchiata,</l>
<l>col viso basso e di baldanza raso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra l'altre cose quella sconsolata</l>
<l>piangendo mi parea che li dicesse:</l>
<l>«Deh, perché m'hai, Acchille, abandonata?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Per te convenne ch'io mi dolesse</l>
<l>de' miei fratelli, i quali io più amava</l>
<l>che altra cosa ch'io nel mondo avesse;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e, per l'amore che io ti portava</l>
<l>e porto, quella morte che tu desti</l>
<l>a lor dolenti non mi ricordava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rapita me per forza ancor m'avesti,</l>
<l>come tu sai, e mia verginitate</l>
<l>a forza e contro a voglia mi togliesti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Omè, che allora la tua crudeltate</l>
<l>non conobb'io, ché l'animo sdegnoso</l>
<l>non t'avre' mai l'offese perdonate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Veduta sempre in abito cruccioso</l>
<l>m'avresti certamente, e così forse</l>
<l>non avrei dentro amor per te nascoso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Omè, quanto soperchio ve ne corse</l>
<l>quando con atti falsi mi mostrasti</l>
<l>ch'io ti piacessi, e questo il cor mi morse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Levastimi da te, poi mi mandasti</l>
<l>a Agamenòn come schiava puttana:</l>
<l>in quello il falso amor ben dimostrasti</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Eimè lassa, misera profana,</l>
<l>Briseida cattiva, che farai</l>
<l>abandonata in parte sì lontana?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non mi lasciar morire in tanti guai,</l>
<l>Acchille, aggi piatà di me dolente</l>
<l>che t'amo più che donna uom giammai!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Deh, guardami con l'occhio della mente,</l>
<l>e prendati pietà di me alquanto»,</l>
<l>dicea colei, ma non valea niente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi appresso costui vid'io che tanto</l>
<l>ardeva dell'amor di Pulisena,</l>
<l>ch'ogni miseria ed angoscioso pianto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>periglio, affanno, guai o grave pena</l>
<l>delle su dette vendicava amore,</l>
<l>il qual fervente gli era in ogni vena;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e per lei spesso mutava colore,</l>
<l>prieghi porgendo, e non erano intesi,</l>
<l>onde lui costringea grieve dolore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rimirando ivi ancora vediesi</l>
<l>Sesto ed Abido, picciole isolette,</l>
<l>e 'l mar che le divide ancor pariesi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sovvennemi ivi quando vi cadette</l>
<l>Ellès, andando di dietro al fratello</l>
<l>all'isola de' Colchi, ove ristette.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Era notando ignudo nato in quello</l>
<l>mare Leandro, andando ver colei</l>
<l>cui più amava, vigoroso e snello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Venuta là alla riva costei</l>
<l>vedea con panni e ricever costui,</l>
<l>tutto asciugando lui dal capo a' piei;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e poi vedeva quivi lei e lui</l>
<l>con tanta gioia standosi abracciati,</l>
<l>che simil non si vide mai in altrui.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ritornar poi il vedea per li usati</l>
<l>mari alla casa, e di far quel camino</l>
<l>suoi membri non parien mai affannati.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A questo mare alquanto era vicino</l>
<l>Minòs, Alcatoè tenendo stretta</l>
<l>per forte assedio, volendo il destino</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>romper di quel capel che nella vetta</l>
<l>del capo a Niso stava, che per esso</l>
<l>l'oste di fuor non avea sospetta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E quivi quella torre, ove fu messo</l>
<l>già lo strumento d'Appollo sonante,</l>
<l>vi si vedea rilucere appresso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Pareva in quella Silla fiammeggiante</l>
<l>dell'amor di Minòs, che a vedere</l>
<l>stava l'oste a sua terra davante.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Venir la mi parea poscia vedere</l>
<l>avendo il porporin capel cavato</l>
<l>al padre, e a Minòs darlo, che 'l volere</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>robusto suo facea del disarmato</l>
<l>Niso, privando lui della sua gloria:</l>
<l>Silla gittata poi nel mar salato,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>n'andava lieto della sua vittoria.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXV</head>
<lg type="terzina">
<l>Era più là Alfeo, con le sue onde</l>
<l>piegate intorno e dietro ad Aretusa</l>
<l>con quelle terre che correndo infonde.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Là era Egisto ancor, che per iscusa</l>
<l>del sacerdozio non andò a Troia</l>
<l>ma Clitemestra si tenea inchiusa,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lei imbracciata e prendendone gioia</l>
<l>a suo piacere, ben che poco appresso</l>
<l>le ne seguisse sconsolata noia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh, come quivi, alquanto dop'esso,</l>
<l>seguian Cannace e Macareo dolenti,</l>
<l>divisi per lo lor fallo commesso!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non molto dopo lor così scontenti</l>
<l>Biblide vidi lì, che seguitava</l>
<l>il suo fratel con atti molto ardenti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Molto pietosamente a lui andava</l>
<l>dietro parlando, sì come parea</l>
<l>negli atti suoi che quivi dimostrava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«Ahi dolce signor mio», ver lui dicea,</l>
<l>«deh, non fuggir, deh, prendati pietate</l>
<l>di me che per te vivo in vita rea!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Guarda con l'occhio alquanto mia biltate,</l>
<l>pensi l'animo tuo il mio valore,</l>
<l>lo qual perisce per tua crudeltate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io non t'ho per fratel ma per signore:</l>
<l>vedi ch'io muoio per la tua bellezza,</l>
<l>per te piango, per te si strugge il core.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non tener più ver me questa fierezza,</l>
<l>e 'l superfluo nome di fratello</l>
<l>lascialo andar, ch'a tenerlo è mattezza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Aiutami, che puoi, e farai quello</l>
<l>che più aspetta quella che si sface</l>
<l>considerando il tuo aspetto bello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Riso, conforto ed allegrezza e pace</l>
<l>render mi puoi, se vuoi: dunque che fai?</l>
<l>Deh, contentami alquanto, se ti piace!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vedi ch'io mi consumo in tanti guai,</l>
<l>ch'altra neuna mai ne sentì tanti</l>
<l>per te, cui io disio, e tu tel sai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Omè, fortuna trista delli amanti!</l>
<l>come coloro che non sono amati,</l>
<l>amando altrui, da tua rota son franti!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Se tu riguardi però che chiamati</l>
<l>sorella e frate sian, non è niente,</l>
<l>com dissi, e minor fieno i tuoi peccati</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>togliendomi dolor, che se dolente</l>
<l>morir mi fai per non aconsentire</l>
<l>a quel che sol disia la mia mente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rivolgiti, per Dio, deh, non fuggire!</l>
<l>pensa ch'ogni animal tal legge tene</l>
<l>quale a te chiede il mio forte disire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A te molto più tosto si conviene</l>
<l>in questo atto fallir, che dispietato</l>
<l>farmi morir nelle noiose pene».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Biblide trista, quanto t'è in disgrato</l>
<l>veder colui, che ti dovria atare</l>
<l>da chi noia ti desse in alcun lato,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>il tuo dolore in te forte aggregare!</l>
<l>e non che voglia fare il tuo disio,</l>
<l>ma tue parole non vuole ascoltare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Là poi appresso, al mio parer, vid'io</l>
<l>Fillis allato star a Demofonte</l>
<l>e pianger sé di lui in atto pio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tutta turbata sue parole conte</l>
<l>li profferia, ricordandoli ancora</l>
<l>quant'ella e le sue cose tutte pronte</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>al suo servigio furono, e com'ora,</l>
<l>a lei fallita la promessa fede,</l>
<l>per troppo amor dolor grieve l'acora.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra questi, oltre nel prato, vi si vede</l>
<l>Meleagro e Atalanta che ciascuno</l>
<l>segue un cinghial con solecito piede,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e quanto ad esso sforzandosi ognuno</l>
<l>offende, accesi d'amoroso foco,</l>
<l>non lasciandoli affar danno nessuno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Costor preiva, più avanti un poco,</l>
<l>Aconzio in man con la palla dell'oro</l>
<l>ch'a Cidipe gittò nel santo loco,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e quella quivi ancor facea dimoro:</l>
<l>dicendo a lei Aconzio che sua era,</l>
<l>ella negandol, parlavan fra loro;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>riguardando l'un l'altro, in tal maniera</l>
<l>Cidipe a lui dicendo: «Se ingannata</l>
<l>fu' i' da te, la mia voglia non v'era;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ché, s'io mi fossi della palla addata,</l>
<l>non l'avria mai rimirata né letta,</l>
<l>anzi l'avrei tosto indietro gittata:</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>onde mai non m'avrai e questo aspetta».</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXVI</head>

<lg type="terzina">
<l>Com'io mirando andava quel giardino,</l>
<l>vi vidi in una parte effigiato</l>
<l>Ercule grande a Cidipe vicino;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ove con lui sedeva dall'un lato</l>
<l>Iole piacente e bella nello aspetto,</l>
<l>cui presa avea nel paese acquistato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non mirava Ercule altro che 'l conspetto</l>
<l>di lei, e quindi tanta gioia prendea</l>
<l>che duol li fora stato altro diletto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ramaricando dopo lui vedea</l>
<l>istar tutta turbata Deianira,</l>
<l>perch'a sé ritornarlo non potea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il molle petto acceso in foco d'ira</l>
<l>mostrava ch'ell'avesse, ognor soffiando</l>
<l>forse per rabbia che in lei si gira.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma, poco spazio, parea che parlando</l>
<l>dicesse a lui: «O signor valoroso,</l>
<l>volgiti a me, come tu suoli, amando,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e lascia cotestei, cui poderoso</l>
<l>guadagnasti per serva e 'l suo paese</l>
<l>insieme, con vittoria glorioso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non senti tu ch'a ogni uomo è palese</l>
<l>quel che la fama ora in contrario sona</l>
<l>di te, alle passate tue imprese?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Veramente di te ogni uom ragiona,</l>
<l>ché tu col forte dito quella lana</l>
<l>fili che Iole pesando ti dona.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ogni uomo ancora, ch'abbia mente sana,</l>
<l>crede che tu il canestro con le fusa</l>
<l>porti di dietro alla giovane strana.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vogliono ancora dire ch'ella t'usa</l>
<l>in ciascuno atto come servidore,</l>
<l>né ti giova donare alcuna scusa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E così ismarrito il tuo valore</l>
<l>che tu non pensi alle cose passate,</l>
<l>ogni virtute obliando ed onore?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>forse t'ha ella le forze levate</l>
<l>con alcun suo ingegno falsamente,</l>
<l>come le donne fanno alle fiate?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Almen non dovria mai della tua mente</l>
<l>trar quel che tu in culla ancor facesti,</l>
<l>l'uno uccidendo e poi l'altro serpente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ricordar de' ti ancor che uccidesti</l>
<l>Busiri, ed in Libia il grande Anteo</l>
<l>della Terra figliuolo ancor vincesti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vinto traesti quel Cerbero reo</l>
<l>ch'avea tre teste, e tu con tre catene</l>
<l>legasti lui poi ch'a te si rendeo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il drago ancora con sudanti pene,</l>
<l>ch'ognor sanza dormir i pomi d'oro</l>
<l>guardando stava, fu morto da tene.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>I forti corni al furioso toro</l>
<l>rompesti, ed i Centauri domasti</l>
<l>quando di pria cornbattesti con loro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or non fostù colui che consumasti</l>
<l>l'Idra, che doppi capi in suo aiuto</l>
<l>rimettea quando gliele avevi guasti?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>non fu da te il guastator feruto</l>
<l>d'Arcadia? sì fu, e fu colui</l>
<l>ch'avea di carne umana riempiuto</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ogni suo armento, togliendo l'altrui,</l>
<l>da te ucciso; e quel Cacco rubesto</l>
<l>tu uccidesti, rubato da lui,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>reggendo ancora dopo tutto questo</l>
<l>il ciel gravante sopra le tue spalle,</l>
<l>ch'a ogni altr'uom saria stato molesto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E s'io volessi andar per dritto calle</l>
<l>ogni vittoria a tua mente rendendo,</l>
<l>io avrei troppo a fare a racontalle.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Queste so c'hai a mente: or dunque, essendo</l>
<l>sanza pazzia, talora fra te stesso</l>
<l>non ti vergogni tu Iole seguendo?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Volesse Iddio che tu giammai a Nesso</l>
<l>non m'avessi levata, che mi amava,</l>
<l>e forse in gioia or mi sarei con esso!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E non per tanto io non imaginava</l>
<l>che mai per altra donna mi lasciassi,</l>
<l>poiché te per altrui io non lasciava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Se quella con cui tu ora ti passi</l>
<l>ismemorato in festa ed allegrezza,</l>
<l>tanta virtù in lei forse trovassi,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tanto piacere e tanto di bellezza</l>
<l>quanto in me, io non riputerei</l>
<l>l'aver lasciata me fosse mattezza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ognora più di ciò ti loderei:</l>
<l>ma s'io ho ben la sua bellezza intesa,</l>
<l>certo io son molto più bella di lei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Molto mi tengo in questa parte offesa;</l>
<l>ma torna a me e tutto ti perdono,</l>
<l>e la tua forza in bene ovrar palesa:</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>io cheggo a te di grazia questo dono».</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXVII</head>
<lg type="terzina">
<l>Mostravasi ivi ancora effigiata</l>
<l>la valle d'Ida profonda ed oscura,</l>
<l>d'alberi molti e di frondi occupata,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ove io discernetti la figura</l>
<l>di quel Parìs, piacevole Troiano,</l>
<l>per cui Troia sentì la sua arsura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sol si sedeva là nel loco strano,</l>
<l>davanti al qual Pallade, Giuno e Venere</l>
<l>eran con una palla d'oro in mano.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sanza alcun vestimento ignude, tenere,</l>
<l>bianche e vermiglie quivi e dilicate</l>
<l>le mi pareva nel sembiante scernere;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e diceano a Parìs: «In cui biltate</l>
<l>di noi più vedi, questo pomo d'oro</l>
<l>donalo a lei, quando ci avrai avisate».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dal capo al piè rimirava costoro</l>
<l>Parìs: ciascuna bella li parea,</l>
<l>onde fra sé dicea: «Deh, quale onoro?».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ognuna d'esse ad esso promettea</l>
<l>e chi senno e chi ricchezze e chi amore</l>
<l>di bella donna, pur ch'a lei la dea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non si sapea esaminar nel core</l>
<l>Parìs qual d'esse più biltate avesse,</l>
<l>né qual ben si pigliar per lo migliore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nel lungo esaminare infine elesse</l>
<l>Venus per la più bella, e diella a lei,</l>
<l>sub condizion che ella gli attenesse</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a farli avere in sua balia colei,</l>
<l>cui ella avea lodata per sì bella,</l>
<l>che nulla v'era simile di lei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A cui pareva che rispondesse ella:</l>
<l>«Va tu per essa, ché col mio aiuto</l>
<l>io farò sì che tua si sarà quella».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Costui vid'io, poco appresso, saluto</l>
<l>sur una nave e dar le vele al vento</l>
<l>e tosto in Ispartèn esser venuto;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ove disceso, sanza tardamento,</l>
<l>andando Menelao inverso Creti,</l>
<l>a fornir cominciò suo intendimento.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma dopo molte cose, quivi lieti</l>
<l>egli ed Elena bella e graziosa</l>
<l>saliti in nave, pe' salati freti</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>poste le vele, sanza alcuna posa</l>
<l>tornava a Troia, e quivi si mostrava</l>
<l>la vita lor quanto fosse gioiosa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi Oenone ancora lagrimava</l>
<l>il perduto marito e con pietose</l>
<l>parole a sé invano il richiamava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Là si vedea Ifi e Iante amorose</l>
<l>far festa pria che maschio ritornasse</l>
<l>que' che 'l suo sesso tanto tempo ascose.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Appresso mi parea che seguitasse</l>
<l>Laudomia bella sospirando,</l>
<l>come se del suo mal s'indovinasse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Raviluppata tutta e non curando</l>
<l>di sé, Protessilao di bella cera</l>
<l>s'aveva fatto, lui raffigurando;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e poi a quella innanzi posta s'era</l>
<l>in ginocchion, dicendo: «Signor mio,</l>
<l>se io ti sono amanza e donna vera,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>leal come dicesti, fa che io</l>
<l>ti veggia ritornar con quella gloria,</l>
<l>ch'io l'arme tue presenti al forte iddio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A que' c'hanno mestier della vittoria,</l>
<l>lasciali pria combatter, e il periglio</l>
<l>propio fuggi: ch'ognor ch'a memoria</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>viemmi quel ch'io già in alcun pispiglio</l>
<l>udii d'Ettòr, che tanti cavalieri</l>
<l>contasta combattendo, ogni consiglio</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in me fugge di me, e volentieri</l>
<l>nel tuo andare ti vorrei aver detto</l>
<l>ch'alla battaglia tu fossi il derrieri.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sola mia gioia, solo mio diletto,</l>
<l>fa sì ch'io sia di tua tornata lieta,</l>
<l>ché sanza te mai gioia non aspetto».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In tal maniera quivi mansueta</l>
<l>si stava Laudomia, tal volta</l>
<l>d'angosciosi sospir tutta repleta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or era ancora verso lei rivolta</l>
<l>Penelopè, che aspettando Ulisse</l>
<l>giammai non fu dal suo amor disciolta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nella qual tenend'io le luci fisse,</l>
<l>fra me volvea quanto fosse il disire</l>
<l>di que' che mai non cre' ch'a lei reddisse,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e quanto volle del mondo sentire,</l>
<l>ché per voler veder trapassò il segno</l>
<l>dal qual nessun poté mai in qua reddire,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>io dico forza usando né suo ingegno.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXVIII</head>
<lg type="terzina">
<l>Non so chi sì crudel si fosse stato</l>
<l>che, quel ch'io vidi appresso rimirando,</l>
<l>di pietà non avesse lagrimato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Pareva quivi apertamente quando</l>
<l>Dido partissi in fuga dal fratello,</l>
<l>e similmente come, edificando</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a più poter, Cartagine nel bello</l>
<l>e util sito faceva avanzare,</l>
<l>e come a 'ngegno l'abitava quello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ricever quivi Enea ed onorare</l>
<l>lui e' suoi ancor vi si vedea</l>
<l>liberamente; e sanza dimorare</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>oltre mirando, ancora mi parea</l>
<l>vederle in braccio molto stretto Amore,</l>
<l>ben che Ascanio aver vi si credea;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lo qual basciando spesso, del suo ardore</l>
<l>prendea gran quantità occultamente,</l>
<l>tuttor tenendol nel segreto core.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Eravi poi come insiememente</l>
<l>costei con Enea ed altri assai</l>
<l>a caval giva onorevolmente,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ripetend'ella in sé quel che giammai</l>
<l>più non pareva a lei aver sentito,</l>
<l>fuor per Sicceo, sì com'io avisai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il chiaro viso bello e colorito,</l>
<l>mirando Enea con benigno aspetto,</l>
<l>tornava bianco spesso e scolorito.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma pervenuti quivi ad un boschetto,</l>
<l>lasciando i cani a' cerbi paurosi</l>
<l>di dietro, incominciaro il lor diletto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Altri cornavano ed altri animosi</l>
<l>correvan dietro, e gridando faceano</l>
<l>i can più per lo grido valorosi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tutto un gran monte già compreso aveano</l>
<l>i cacciatori, e 'n una valle oscura</l>
<l>Dido ed Enea rimasi pareano.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E sì faccendo, fuor d'ogni misura</l>
<l>un vento quivi pareva levato,</l>
<l>che di nuvoli avea già la pianura</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>chiuso ed il monte ancora: onde tornato</l>
<l>pareva il sole indietro e divenuto</l>
<l>oscura notte il dì in ogni lato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Horribili e gran tuon ciascun sentuto</l>
<l>aveva, e lampi venivano ardenti</l>
<l>con piover tal che mai non fu veduto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Enea e Dido là fuggian correnti</l>
<l>in una grotta, e la lor compagnia</l>
<l>perduta avean, di ciò forse contenti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi parea che Dido ad Enea pria</l>
<l>parlasse molte parole amorose,</l>
<l>dopo le quali suo disio scopria:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ove Enea ascoltar quelle cose</l>
<l>vedeasi, lei abracciata tenere,</l>
<l>e quel fornir che ella li propose.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Venuti poi al lor reale ostiere</l>
<l>ed in tal gioia lungo tempo stati,</l>
<l>l'uno adempiendo dell'altro il piacere,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in quel luogo medesimo cambiati</l>
<l>vi si vedea dell'uno i sembianti</l>
<l>e dell'altro i voleri esser mutati.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Molto affrettando li suoi navicanti</l>
<l>Enea vi si vedea per mar fuggire,</l>
<l>le vele date all'aure soffianti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A cui Dido parea di dietro dire:</l>
<l>«Omè, Enea, or che t'aveva io fatto</l>
<l>che fuggendo disii il mio morire?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non è questo servar tra noi quel patto</l>
<l>che tu mi promettesti: or m'è palese</l>
<l>lo 'nganno c'hai coperto con falso atto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Deh, non fuggir! Se l'essermi cortese</l>
<l>forse non vuogli, vincati pietate</l>
<l>almen de' tuoi, ché vedi quante offese</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ognora ti minaccian le salate</l>
<l>onde del mar, per lo verno noioso</l>
<l>ch'ora 'ncomincia; e già hanno lasciate</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>qualunque leggi nel tempo amoroso</l>
<l>sogliono avere i venti, e ciascheduno</l>
<l>esce a sua posta e torna furioso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vedi ch'ad ora ad or ritorna bruno</l>
<l>l'aere e nebuloso e molti tuoni</l>
<l>e lampi lui percuotono, e nessuno</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>impeto è che or non s'abandoni</l>
<l>e faccia danno; e tu col tuo figliuolo</l>
<l>ora cercate nuove regioni!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Posati adunque tu ed il tuo stuolo,</l>
<l>lasciami almeno apparare a biasmarmi</l>
<l>immaginando il mio etterno duolo:</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>e poi, se tu vorrai, potrai lasciarmi».</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXIX</head>
<lg type="terzina">
<l>Riversata piangendo quivi appresso</l>
<l>si stava Dido in sul misero letto,</l>
<l>dov'era già dormitasi con esso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>maladicendo sé e 'l tristo petto</l>
<l>pien d'aspre cure aspramente battendo,</l>
<l>ripetendo ivi il perduto diletto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In atto mi parea così dicendo:</l>
<l>«O doloroso luogo nel qual fui</l>
<l>già con Enea, tanta gioia sentendo,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>omè, perché come ci avesti dui,</l>
<l>due non ci tieni? perché consentisti</l>
<l>che te giammai vedessi sanza lui?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A' miei sconsolati membri e tristi</l>
<l>porgi con falsa immagine letizia,</l>
<l>quando per te li spando, ove copristi</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>molte fiate già quel che 'n tristizia</l>
<l>ora mi fa sanza cagione stare</l>
<l>per lo suo inganno e coperta malizia».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh come trista lì ramaricare</l>
<l>la vi vedea con quella spada in mano</l>
<l>che fé poi la sua vita terminare!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rompendosi le nere veste, invano</l>
<l>chiamando il nome d'Enea che l'atasse,</l>
<l>si pose quella al suo petto non sano:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e poi sopr'essa parve si lasciasse</l>
<l>cader piangendo e sospirando forte,</l>
<l>perché la spada di sopra passasse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Forata quivi, dolorosa morte</l>
<l>l'occupò sopra 'l letto ove sedea</l>
<l>prima piangendo sua misera sorte.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Appresso questo, al mio parer, vedea</l>
<l>tanto contenti Florio e Biancifiore,</l>
<l>quantunque più ciascuno esser potea:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tututto il lor trapassato dolore</l>
<l>vera dipinto, degno di memoria,</l>
<l>pensando al lor perfettissimo amore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E dopo questa piacevole storia,</l>
<l>vi vidi Lancilotto effigiato</l>
<l>con quella che sì lunga fu sua gloria.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lì dopo lui, dal suo destro lato,</l>
<l>era Tristano e quella di cui elli</l>
<l>fu più che d'altra mai innamorato;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e più assai ancora dopo a quelli</l>
<l>n'avea ch'io non conobbi, o che la mente</l>
<l>non mi ridice bene i nomi d'elli.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ond'io, che 'n maggior parte la presente</l>
<l>faccia compresa avea, ritornai 'l viso</l>
<l>a quella donna più ch'altra piacente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nol so, ma credol che di Paradiso</l>
<l>ella venisse, come io già dissi,</l>
<l>tant'ha biltà, valore e dolce riso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Oh felice colui –, con gli occhi fissi</l>
<l>a lei allora a dire incominciai,</l>
<l>– cui tu del tuo piacer degno coprissi!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ringraziato possa esser sempre mai</l>
<l>il tuo Fattore, sì com'elli è degno,</l>
<l>veggendo le bellezze che tu hai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Se un'altra volta il suo beato ingegno</l>
<l>ponesse a far sì bella creatura,</l>
<l>credo che lieto il doloroso regno</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E' metterebbe in gioia fuor di misura,</l>
<l>che' santi scenderieno alla tua luce</l>
<l>e que' d'abisso verrieno in altura –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Con quanta gioia, credo, si conduce</l>
<l>ciascun di questi ch'è pien della grazia</l>
<l>di quel –, ricominciai, – che qui è duce.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto è glorioso chi si spazia</l>
<l>ne' suoi disii mediante questo,</l>
<l>se con vile atto tosto non si sazia!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non è occulto ciò, poscia che presto</l>
<l>chi più ha pena più oltre s'invia</l>
<l>a volerne sentir, ben che molesto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>dolendo sé, altrui dica che sia:</l>
<l>dunque se questo martire è soave,</l>
<l>la pace che ne segue chente fia?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanti e quali già il tenner grave</l>
<l>ch'avrieno il collo a via maggior gravezza</l>
<l>posto, sappiendo il dolce che 'n sé have!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Invidiosi alcuni dicon mattezza</l>
<l>esser seguir con ragion quello stile</l>
<l>che dà questo signor di gentilezza,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lo qual discaccia via ogni atto vile:</l>
<l>piacevole, cortese e valoroso</l>
<l>fa chi lui segue e più ch'altro gentile.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Superbia abatte, onde ciascun ritroso</l>
<l>o di vil condizione esser non puote</l>
<l>di sua schiera, e quinci invidioso</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>va ischernendo que' cui e' percuote –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXX</head>
<lg type="terzina">
<l>Volendo porre fine al recitare,</l>
<l>ch'a tutto dir troppo lungo saria,</l>
<l>tanto più ch'io non dico ancor vi pare,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a quella donna graziosa e pia</l>
<l>che dentro alla gran porta principale</l>
<l>col suo dolce parlar mi mise pria,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lei mirando, volta'mi: – Oh quanto vale –</l>
<l>dicendo, – aver vedute queste cose</l>
<l>che diciavate ch'eran tanto male!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or come si porria più valorose,</l>
<l>che queste sien, giammai per nullo avere</l>
<l>o pensare o udir più maravigliose? –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rispose allor colei: – Parte vedere</l>
<l>quel ben che tu cercavi qui dipinto,</l>
<l>ché son cose fallaci e fuor di vere?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E' mi par pur che tal vista sospinto</l>
<l>t'abbia in falsa oppinion la mente,</l>
<l>ed ogni altro dovuto ne sia stinto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Adunque torna in te debitamente:</l>
<l>ricorditi che morte col dubioso</l>
<l>colpo già vinse tutta questa gente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ver è ch'alcun più ch'altro valoroso</l>
<l>meritò fama, ma se 'l mondo dura</l>
<l>e' perirà il suo nome glorioso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E questa simigliante alla verdura</l>
<l>che vi porge Ariete, che vegnendo</l>
<l>poi Libra appresso seccando l'oscura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nullo altro ben si dee andar caendo</l>
<l>che quello ove ci mena la via stretta,</l>
<l>dove entrar non volesti qua correndo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Deh, quanto quello a' più savi diletta,</l>
<l>grazioso ed etterno! ed io il ti dissi</l>
<l>quando d'entrar pur qui avesti fretta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or dunque fa che più non stieno fissi</l>
<l>gli occhi a cotal piacer: ché se tu bene</l>
<l>quel ch'egli è con dritto occhio scoprissi,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>aperto ti saria che 'n gravi pene</l>
<l>vive e dimora chiunque ha speranza</l>
<l>non saviamente, e a cotai cose tene.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tu t'abagli te stesso in falsa erranza</l>
<l>con falso immaginar, per le presenti</l>
<l>cose che son di famosa mostranza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed io, acciò che' vani avedimenti</l>
<l>cacci da te, vo' che mi segui alquanto;</l>
<l>e mosterrotti contro a quel ch'or senti,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>mostrandoti la gioia e 'l lieto canto</l>
<l>de' tristi, che 'n ta' cose ebber già fede,</l>
<l>mutarsi in brieve in doloroso pianto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Potrai veder colei, in cui si crede</l>
<l>essere ogni poter ne' ben mondani,</l>
<l>quanto arrogante a suo mestier provede,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>or dando a questo, or ritornando vani</l>
<l>ciò che diede a quell'altro, molestando</l>
<l>in cotal guisa l'intelletti umani.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Per quel potrai veder vero, pensando</l>
<l>quanto sia van quel ben che' vostri petti</l>
<l>va sanza ragion nulla stimolando;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>onde, seguendo que' beni imperfetti</l>
<l>con cieca mente, morendo perdete</l>
<l>il potere acquistare poi i perfetti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In tal disio mai non si sazia sete:</l>
<l>dunque a quel ben, che sempre altrui tien sazio</l>
<l>e per cui acquistar nati ci sete,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>dovrebbe ognuno, mentre ch'egli ha spazio,</l>
<l>affannarsi ad avere. Omai andiamo,</l>
<l>ché già il luminoso e gran topazio</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in sulla seconda ora esser veggiamo</l>
<l>già sopra l'orizonte, ed il cammino</l>
<l>è lungo al poco spazio che abbiamo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma io spero che 'l voler divino</l>
<l>ne farà grazia, ed io così li cheggio,</l>
<l>ched e' non ci fallisca punto infino</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>entrati sarem là, ove quel seggio</l>
<l>del perfetto riposo è stabilito</l>
<l>per que' che non disian d'aver peggio –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poi ch'io ebbi sì parlare udito</l>
<l>a quella donna, io le rispuosi: – Andate,</l>
<l>nullo mio passo fia da voi partito.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In questo sol vi priego che m'atiate,</l>
<l>che là dove 'l disio mi trasportasse</l>
<l>contra vostro piacer, mi correggiate –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ella mostrò negli atti ch'accettasse</l>
<l>la mia domanda, e mossesi e rivolta</l>
<l>mi disse allora ch'io la seguitasse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tutti e tre insieme, avvegna che con molta</l>
<l>fatica, la seguimmo, e la cagione</l>
<l>fu perché quistionammo alcuna volta</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>a non voler seguir sua mostrazione.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXXI</head>
<lg type="terzina">
<l>Tosto finì il suo cammin costei,</l>
<l>che di quel loco per una portella</l>
<l>in altra sala ci menò con lei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ell'era grande, spaziosa e bella,</l>
<l>ornata tutta di belle pinture,</l>
<l>sì come l'altra ch'è davanti ad ella.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto quivi in atto le figure</l>
<l>si mostravan tututte variate</l>
<l>dall'altre prime e non così sicure!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Color con festa e con gioconditate</l>
<l>parevan tutte con be' vestimenti,</l>
<l>costor con doglia e con avversitate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Hai, quanto quivi parevan dolenti</l>
<l>e spaventati, qualunque vi s'era,</l>
<l>con vili e poverissimi ornamenti!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi vid'io dipinta, in forma vera,</l>
<l>colei che muta ogni mondano stato,</l>
<l>tal volta lieta e tal con trista cera,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>col viso tutto d'un panno fasciato,</l>
<l>e leggermente con le man volvea</l>
<l>una gran rota verso il manco lato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Horribile negli atti mi parea,</l>
<l>e quasi sorda a niun priego fatto</l>
<l>da nullo lo 'ntelletto vi porgea;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e legge non avea né fermo patto</l>
<l>negli atti suoi volubili e incostanti,</l>
<l>ma come posto talor l'avea fratto:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>volvendo sempre ora 'n dietro ora avanti</l>
<l>la rota sua sanza alcun riposo,</l>
<l>con essa dando gioia e talor pianti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«Ogni uom che vuol montarci su sia oso</l>
<l>di farlo, ma quand'io 'l gitto a basso</l>
<l>inverso me non torni allor cruccioso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io non negai mai ad alcuno il passo</l>
<l>né per alcun mia maniera mutai,</l>
<l>né muterò, né 'l mio girar fia lasso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>venga chi vuol». Così immaginai</l>
<l>ch'ella dicesse, perché riguardando</l>
<l>dintorno ad essa vi vid'io assai,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>i qua' su per la rota aderpicando</l>
<l>s'andavan con le man con tutto ingegno,</l>
<l>fino alla sommità d'essa montando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Saliti su parea dicesser: «Regno»;</l>
<l>altri cadendo en l'infima cornice</l>
<l>parea dicessero: «Io son sanza regno».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In cotal guisa un tristo, altro felice</l>
<l>facea costei, secondo che la mente,</l>
<l>la qual non erra, ancora mi ridice.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allor rivolto alla donna piacente</l>
<l>dissi: – Costei, ch'io veggio qui voltare,</l>
<l>conosco io per nimica veramente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra l'altre creature a cui mi pare</l>
<l>dover portar più odio, questa è dessa,</l>
<l>però ch'ogni sua forza ed operare</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ell'ha contra di me opposta e messa:</l>
<l>né prieghi, né saper, né forza alcuna</l>
<l>pacificar mi può giammai con essa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ognora nella faccia persa e bruna</l>
<l>mi si mostra crucciata e sempre a fondo</l>
<l>della sua rota mi trae dalla cuna,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>gravandomi di sì noioso pondo</l>
<l>che levar non mi posso a risalire,</l>
<l>onde giammai non posso esser giocondo –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ridendo allor mi cominciò a dire</l>
<l>la donna: – Allora e' tu se' di coloro</l>
<l>ch'alle mondane cose hanno 'l disire?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ai quali se ella desse tutto l'oro</l>
<l>che è sotto la luna, pure aversa</l>
<l>riputerebber lei a' voler loro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Torrotti adunque di cotal traversa</l>
<l>oppinione, e mostrerotti come</l>
<l>più son beati que' che l'han perversa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il dir Fortuna è un semplice nome,</l>
<l>il posseder quel ch'ella dà è vano,</l>
<l>o sanza frutto affanno se ne prome.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Odirai come: e se 'l mio dire estrano</l>
<l>è dalla verità, conceder puossi</l>
<l>che seguir vizio sia al salvar sano.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Solamente da te vo' che rimossi</l>
<l>sieno i pensier fallaci, se procede</l>
<l>il mio parlar con ver, sì che tu possi</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>inter vedere come si concede</l>
<l>che quel che più al vostro intendimento</l>
<l>agrada, più con gravezza vi lede –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allora rispos'io: – Io son contento,</l>
<l>donna, d'udire, acciò che 'l mio errore</l>
<l>io riconosca, però che io sento</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>non aver nulla esser grave dolore –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXXII</head>

<lg type="terzina">
<l>Incominciò allor costei a dire:</l>
<l>– Voi, terreni animal, disiderate</l>
<l>i voler vostri tututti seguire</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>mediante costei, cui voi chiamate</l>
<l>Fortuna buona e rea, secondo ch'essa</l>
<l>vi dà e to' mondana facultate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In prima alcuni domandon ad essa</l>
<l>molta ricchezza, credendosi stare</l>
<l>sanza bisogno alcun possedendo essa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vaghi sono altri sol di poter fare</l>
<l>sì che avuti sieno in reverenza</l>
<l>da tutti, e 'n ciò s'ingegnan d'avanzare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In alcuni altri aver somma potenza</l>
<l>par sommo bene, e questo van cercando</l>
<l>tanto gli abaglia la falsa credenza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Risplendere altri si vanno ingegnando</l>
<l>di nobil sangue ed il nome famoso</l>
<l>o per guerra o per pace van cercando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tai son che credon ch'esser copioso</l>
<l>di volontà carnal, ch'è van diletto,</l>
<l>faccia chi ciò possiede glorioso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vogliono alcuni, acciò che il difetto</l>
<l>del non poter si rivolga in potere,</l>
<l>ricchezza, e per poter porre in effetto</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ogni libidinoso lor piacere;</l>
<l>così figliuoli alcuni, altri altre cose,</l>
<l>e questo interamente hanno in calere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Se forse una di queste hanno ritrose</l>
<l>al lor volere, qualunque s'è quello</l>
<l>ch'alcuna aver nell'animo propose,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>incontanente con animo fello</l>
<l>contra questa si turba ed essa dice</l>
<l>nimica, e forse fu difetto d'ello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Intendi adunque e vedi che felice</l>
<l>costei non puote giammai fare alcuno,</l>
<l>posto che del mondan sia donatrice.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non vedi tu che e' non è nessuno,</l>
<l>che abondi in ricchezze, che non sia</l>
<l>d'ogni riposo e diletto digiuno?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Continovo nell'animo li fia</l>
<l>pensiero e cura di poter guardarle,</l>
<l>temendo di nascosa tirannia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vedi dunque che bene ha d'ammassarle,</l>
<l>poiché insidie tutto tempo teme</l>
<l>ed in più quantità voler recarle.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il povero uom di tal cosa non geme,</l>
<l>né perde sonno, né lascia sentiero,</l>
<l>sol di sua vita trar pensiero il preme:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>alla quale, a voler narrare il vero,</l>
<l>poco li basta, ma il ricco avaro</l>
<l>di molto aver non ha suo disio intero.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Me' puote ancora il ricco dar riparo</l>
<l>alle fami ed a' freddi, ben che puro</l>
<l>le sente alcuna volta, o spesso o raro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or quinci segue al pover che sicuro</l>
<l>vive di non cader, né spera mai</l>
<l>che caso fortunal li paia duro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ricchezza adunque, quand'ella è assai,</l>
<l>più fa indigente il suo posseditore,</l>
<l>con più pensier, con più cura e più guai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Colui che vuol per dignitate onore,</l>
<l>veggian, se la Fortuna gliel concede,</l>
<l>s'egli avrà quel che e' disia nel core.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or non agli occhi di qualunque vede</l>
<l>è manifesto che tornan viziosi</l>
<l>tantosto che neuna ne possiede?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma se per quelle forse virtuosi</l>
<l>ne ritornassero, io consentirei</l>
<l>che tutti voi ne fosti disiosi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E d'altra parte dignità i rei</l>
<l>fa manifesti, ed ogni lor mancanza</l>
<l>è conosciuta più ch'io non potrei</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>né parlar, né mostrar: dunque v'avanza</l>
<l>questa se vi si mostra allor turbata,</l>
<l>quando chiedendo state in tale erranza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Beati alcun si diceria se data</l>
<l>fosse lor forse potenza reale,</l>
<l>non conoscendo il mal di ch'è vallata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E questa podestà niente vale,</l>
<l>ch'ella non può fuggire il duro morso</l>
<l>della sollecitudine, che male</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a lei non faccia, né può dar soccorso</l>
<l>a quel noioso e rigido tormento</l>
<l>che di paura dà l'amaro sorso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Togliendo questa cotal reggimento,</l>
<l>pace vi dona dove guerra avreste,</l>
<l>e voi nol conoscete; onde, scontento</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>ogni uom, pur quel, che dar non vuol, vorreste –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXXIII</head>

<lg type="terzina">
<l>– La nobiltà del sangue altri a costei</l>
<l>domanda, come se veracemente</l>
<l>sì fatto don procedesse da lei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto a domandare stoltamente</l>
<l>si muovon questi, se l'operazioni</l>
<l>non seguono il disio della lor mente!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Colui che con perpetue ragioni</l>
<l>governa il mondo, come sol fattore</l>
<l>d'esse, crea nelle sue regioni</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ogni anima che nasce, con amore</l>
<l>iguale; e quella si muove da Lui</l>
<l>vegnendo lieta al generato core.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Considerando dunque che Costui</l>
<l>sia solo e falle egual, conosceremo</l>
<l>così gentil costui come colui,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e però manifesto vederemo</l>
<l>che chi seguisse la diritta via</l>
<l>delle virtù, come da Lui avemo,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>l'un come l'altro così gentil fia;</l>
<l>e chi da questa torce si può dire</l>
<l>non che villano ma una bestia sia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A questi puo' tu dir che in disire</l>
<l>vien d'esser forse tenuti gentili,</l>
<l>e cercan ciò per lor vizii coprire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tieni or ben mente e vedi quanto vili</l>
<l>sien lor domande, ché, s'ella concede,</l>
<l>superbi tornan dov'erano umili:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>onde da questo poi spesso procede</l>
<l>ched elli scoppian niente tornando,</l>
<l>per che, s'ella nol fa, vie men li lede.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tratti ciascun, con virtute operando,</l>
<l>d'aver ta' lode, ché questa giammai</l>
<l>non gliel torrà la sua rota voltando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E chi la vuole in altro modo guai</l>
<l>va dimandando, e 'l come gli è coperto;</l>
<l>e se ben guardi tu te n'avedrai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Né ciò è lungamente lor sofferto,</l>
<l>ché degno guiderdon dalla giustizia</l>
<l>etterna è lor di ciò in brieve offerto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed alcuni altri son che gran letizia</l>
<l>fanno, quando costei concede loro</l>
<l>lussuriando poter lor malizia</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in operazion porre; e di costoro</l>
<l>è il numero grande, i qua' beati</l>
<l>tengonsi quanto più a tal lavoro</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lusingando ne recano i malnati;</l>
<l>e se questo costei forse lor niega,</l>
<l>incontanente ver lei son turbati.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Se ella forse copiosa spiega</l>
<l>tal grazia a' domandanti, in aspra pena,</l>
<l>non conoscendolo essi, i tristi lega.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vorrieno alcuni aver la borsa piena</l>
<l>per poter comandare: oh quanto senno</l>
<l>poco costor per via malvagia mena!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or credono e' che minaccevol cenno</l>
<l>faccian le lor ricchezze: anzi il faranno</l>
<l>quelli a cui per guardarle subbietti enno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Già puoi veder che gli uomin poco sanno,</l>
<l>ché per aver delle cose mondane</l>
<l>consumin sé con non utile affanno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In brieve adunque queste cose vane</l>
<l>si consumano e passano, e dovreste</l>
<l>in ciò tututti aver le menti sane,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ognor veggendo ciò ch'avien di queste,</l>
<l>come partendo e tornando tal volta</l>
<l>le menti vostre fanno liete e meste.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Costei, di cui parliam, s'a voi rivolta</l>
<l>con tristo viso vi si mostra spesso,</l>
<l>(se ben hai tutta mia ragion raccolta,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ov'io ho quasi tutto quanto messo</l>
<l>il suo poter) vi dovria rallegrare,</l>
<l>e non porger dolor negandovi esso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nostro verace ed util ragionare</l>
<l>troppo si stenderia volendo intero,</l>
<l>ciò che dir si porria, d'essa parlare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Di ciò ch'è detto basti, e con sincero</l>
<l>parere fa che il prendi, sì che forse</l>
<l>non tragghi error del mio lucido vero.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ogni parer che 'l rimirar ti porse,</l>
<l>di là vedendo, caccia e quel disio</l>
<l>massimamente che di lor ti morse:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>fiso mirando quello per che io</l>
<l>qua entro ti menai, fa che col viso</l>
<l>segui com'io col mio parlar m'invio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ogni mondan valor vedrai conquiso</l>
<l>in termine assai brieve: fa ch'ascolti</l>
<l>e che non sia dal tuo intender diviso</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>ciò ch'io dirò qui appresso di molti –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXXIV</head>

<lg type="terzina">
<l>– Horribilmente percuote costei –,</l>
<l>cominciò ella a dir, – chiunque sale</l>
<l>su la sua rota fidandosi a lei;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>onde ciascun, ch'è qui, per cotal male</l>
<l>piangendo si ramarca, ed essa vedi</l>
<l>che di tal pianto niente le cale.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il suo officio fa, e vo' che credi</l>
<l>che rade volte aspetta il suo girare</l>
<l>che lo stato di uno a' terzi eredi</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>venga, ma con mirabile voltare</l>
<l>dà a costui a quell'altro levando,</l>
<l>come vedi un salire, altro abassare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Intento dunque quivi riguardando</l>
<l>puo' tu veder quella città caduta</l>
<l>che Cadmo fece, lo bue seguitando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Potente e grande, più ch'altra tenuta</l>
<l>ch'al mondo fosse, allora fu, ed ora</l>
<l>di pruni e d'erbe la vedi vestuta,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ruvinati gli ostier, né vi dimora</l>
<l>altro che bestie salvatiche e fiere,</l>
<l>e quanto fosse grande parsi ancora.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Iocasta trista vi puo' tu vedere</l>
<l>ch'al figlio moglie misera divenne,</l>
<l>ben ch'avenisse sanza suo sapere;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e vedi que' che questa tutta tenne</l>
<l>contra 'l voler del frate, per cui questo</l>
<l>distruggimento misero n'avenne.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Giace con lui in quel fuoco molesto,</l>
<l>che quivi vedi, il frate, che amendui</l>
<l>fu l'uno all'altro uccider così presto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oltre un poco poi vedi colui</l>
<l>che sopra 'l mur da Giove fulminato</l>
<l>fu, dispregiando ancor negli atti lui.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con questi vedi Adastro allato allato,</l>
<l>con gli altri regi che l'accompagnaro</l>
<l>a quel distrugimento dispiatato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vedi Tideo, vedi il pianto amaro</l>
<l>che fer le triste che a compimento,</l>
<l>in ristoro del duol, la consumaro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non t'è occulto or quanto mutamento</l>
<l>dal bene al mal fosse quel di costoro,</l>
<l>e quasi fu in un picciol momento.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Pon mente poi un poco dietro a loro:</l>
<l>Troia vedrai e 'l superbo Ilione,</l>
<l>ch'a pena alcuna parte par di loro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ora non v'ha né tetto né magione,</l>
<l>ma qual caduto e qual arso si mostra,</l>
<l>come tu vedi, e sai ben la cagione.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così costei con cui le piace giostra,</l>
<l>sempre abattendo chi s'oppone ad essa;</l>
<l>ma perseguiamo alla materia nostra.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or mira a piè della città depressa,</l>
<l>e vedi que' che già ne fu signore</l>
<l>quando da' Greci fu con forza aggressa:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Priamo dico, il cui sommo valore,</l>
<l>la sua ricchezza, la fama e l'ardire,</l>
<l>i molti figli, il potere e l'onore</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>raccontar non porriasi mai né dire;</l>
<l>questa arsa e' figli morti innanzi ad esso</l>
<l>tututti vide avanti il suo morire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ecuba trista puoi vedere appresso</l>
<l>per doglia andar latrando come cane,</l>
<l>morte chiamando, che l'uccida, spesso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Similemente ancor delle troiane</l>
<l>genti vi vedi assai in sanguinoso</l>
<l>lago star morte e d'ogni possa vane.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra gli altri puoi vedere il valoroso</l>
<l>Ettor giacer, e non li valse niente</l>
<l>contra costei il suo esser famoso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi Parìs ancora, insiememente</l>
<l>Troiolo, Polidoro e Pulisena</l>
<l>veder puoi tu giacere assai vilmente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Agamenòn insieme e la sua pena:</l>
<l>poi ch'ebbe Marte e Nettunno avanzato,</l>
<l>vedi ch'Egisto a lui l'ultima cena,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>togliendoli la vita, dà, ingannato</l>
<l>lui col vestir malizioso e fallace,</l>
<l>nel quale e' tristo s'è raviluppato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E vedi ancor Senacherìb che giace</l>
<l>morto dentro a quel tempio, e vedi Enea</l>
<l>che Turno, il qual si credea stare in pace,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lui caccia via –. E appresso parea</l>
<l>Serse dolente e tristo nello aspetto,</l>
<l>del passare Ellesponto ancor piangea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto pien di furia e di sospetto</l>
<l>Atamante teban, che uccise i figli,</l>
<l>quivi parea, nel sembiante dispetto,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>nelle lor carni ancor con tristi artigli!</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXXV</head>

<lg type="terzina">
<l>– Tu puoi –, rincominciò la donna a dire,</l>
<l>– veder qui Alessandro, ch'assalio</l>
<l>il mondo tutto, per velen morire;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e non esser però il suo disio</l>
<l>pien, ma più che giammai esser ardente,</l>
<l>e 'n tale ardor, come vedi, morio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lo qual fu quanto alcun altro possente,</l>
<l>né però averia questa lasciato,</l>
<l>che se fosse vivuto, che vilmente</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lui non avesse in infimo voltato</l>
<l>della sua rota; ma quel che costei</l>
<l>non fé, morte adempié nel nominato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E poi appresso puoi veder colei</l>
<l>che pugnò con Pallade come stolta,</l>
<l>ch'ancor del fallo suo par dica omei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Come la vedi ancor quivi ravolta</l>
<l>ne' suo' istracci, in ragnol trasmutata</l>
<l>fu dalla dea e dal laccio disciolta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tu puoi appresso vedere effigiata</l>
<l>la sembianza di Dario, la quale</l>
<l>di leto aspetto in tristo par mutata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh come poco al presente li vale</l>
<l>essere stato grande anzi gli è noia</l>
<l>or che si vede in disperato male.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Aver puoi già udito quanta gioia</l>
<l>avesse Niobè de' suoi figliuoli,</l>
<l>e agual qui pare di dolor si muoia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Guarda un poco innanzi, se tu vuoli:</l>
<l>superba lei potrai quivi vedere</l>
<l>ancora incerta de' suoi tristi duoli;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lor poi appresso ad uno ad un cadere</l>
<l>morti dintorno a lei ancor vedrai,</l>
<l>per la superbia e suo poco sapere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In trista angoscia ed in amari guai</l>
<l>la vedi quivi ritornata umile,</l>
<l>sanza suo pro di sé piangendo assai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Appresso vedi que' che con sottile</l>
<l>maestero del padre uscì volando</l>
<l>del Laberinto, che tenendo vile</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>miseramente ciò ch'amaestrando</l>
<l>il padre gli avea detto, per volare</l>
<l>troppo alto, in giù, le sue reni spennando,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ora si cala, e appresso affogare</l>
<l>più là il vedi ne' salati liti:</l>
<l>questo avien de' non savi seguitare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Riguarda poi più là: vedi smarriti</l>
<l>il fiero Ciro e Persio; ne' sembianti,</l>
<l>l'ardir perduto, paiono inviliti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or vedi ancora a mano a man da quanti</l>
<l>uccelli il corpo di Nabùch è roso,</l>
<l>temendo il figlio che per tempo avanti,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>surgendo del sepolcro, poderoso</l>
<l>non ritornasse e lui cacciasse fore</l>
<l>del regno, dove vivea glorioso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi ve' tu ancora il gran romore</l>
<l>che fanno le figliuole di Piero</l>
<l>voltate in piche per greve dolore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Veggon sanza lor pro ora quel vero</l>
<l>ch'a lor superbamente s'ocultava</l>
<l>nel lor parer fallace e non intero –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E quivi appresso costei mi mostrava</l>
<l>Cartagine in ruvina, tutta accesa</l>
<l>d'ardente fuoco che la divampava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Riguardar quella con sembianza offesa</l>
<l>mi mostrò quella donna Scipione,</l>
<l>al cui valor non poté far difesa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Seguiva con non poca ammirazione</l>
<l>Anibale, turbato nello aspetto</l>
<l>o di quella o di sua distruzione.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In abito dolente e con sospetto</l>
<l>quivi Asdrubale ancora si vedea,</l>
<l>col capo basso mirandosi il petto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Là similmente veder mi parea</l>
<l>la struzione della antica cittate</l>
<l>di Fiesole, la qual tutta cadea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi pareva la gran crudeltate</l>
<l>che 'l pistolese pian sostenne pieno</l>
<l>di Catellino, le cui opre spiatate</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>quasi narrando non verrian mai meno,</l>
<l>avvegna ch'a ragion posto li fosse</l>
<l>nella sfrenata bocca cotal freno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vedevanvisi ancora le percosse</l>
<l>che Mario da Lucio sostenne,</l>
<l>quando la briga cittadina mosse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A' quei così, come a colui n'avenne,</l>
<l>possa avenir, che nelle città loro</l>
<l>a suscitar battaglia metton penne,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>lasciando il comun ben per suo lavoro.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXXVI</head>

<lg type="terzina">
<l>– Intento ora ti volgi a riguardare</l>
<l>la vendetta di Dio, che non oblia</l>
<l>mai fallo alcun che si debbia purgare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Se 'n parer posto forse ad alcun sia</l>
<l>ch'ella si muova con un lento passo,</l>
<l>non è così, ma que' troppo disia;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>o se va forse adagio al tristo lasso</l>
<l>ch'aspetta quella per la fatta offesa,</l>
<l>non giova già, ché più grave fracasso</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>segue per quello indugio: sì compesa</l>
<l>al fatto fallo, sì che igualmente</l>
<l>da ogni parte la bilancia pesa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Pon mente là: colui che sì vilmente</l>
<l>veste e si tien la mano alla mascella,</l>
<l>mostrando sé nel sembiante dolente –,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>incominciò colei, – oh quanto fella</l>
<l>fu l'aspra signoria che 'n Siragusa</l>
<l>tenne, mentre per lui si guardò quella!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nel tempo avanti che li fosse chiusa,</l>
<l>tiranneggiando fieramente in essa</l>
<l>sanza ricevere o priego o iscusa,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tenea la gente sì vilmente oppressa,</l>
<l>ch'ognun piangeva e dicer non osava</l>
<l>la doglia sua, per tema d'altra ressa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh come fiero li tiranneggiava!</l>
<l>e Dionisio fero fu chiamato</l>
<l>per la fierezza la quale elli usava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così avenne che ne fu cacciato</l>
<l>con tanta noia e con tanto furore,</l>
<l>ch'a lui parve aver vinto esser campato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Onde fuggendo ad Atena, il dolore</l>
<l>mitigato, pensò, per non morire</l>
<l>di fame, farsi in lettera dottore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nol vedi tu ched e' fa là aprire</l>
<l>i libri a' garzonetti e mostra loro</l>
<l>com'una lettera altra dee seguire?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poi guarda avanti nel dolente coro,</l>
<l>e vederai Tesaglia sanguinosa</l>
<l>del roman sangue mischiato e di ploro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or guarda quivi, e vedi sconcia cosa</l>
<l>tanti grandi uomin, tanti valorosi</l>
<l>esser sommessi a rovina angosciosa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Simile guarda quanto ponderosi</l>
<l>son gli alberi del sangue che portati</l>
<l>v'hanno li piè delli uccellon golosi,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>i qua' prima si son ben satollati</l>
<l>de' corpi morti, che sanza alcun foco</l>
<l>o sepoltura stan quivi gelati.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Fra folti boschi o tane o altro loco</l>
<l>leon né lupo né can par rimaso</l>
<l>che non si pasca quivi o molto o poco.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ondeggiar vedi del dolente caso</l>
<l>i tristi fiumi, ed ispumanti, rossi</l>
<l>del tristo sangue non isparto in vaso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Riguarda là Pompeo con volti dossi</l>
<l>che fuggendo abandona il campo tristo,</l>
<l>ed ancor ve' come a Lesbòs posossi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Se là rimiri, con sembiante misto</l>
<l>di lagrime Cornelia accoglier lui</l>
<l>vedrai, poi che sconfitto l'ebbe visto;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e vedi ancor come quindi con lui</l>
<l>si parte e vanne per mare in Egitto,</l>
<l>in sé immaginando che colui</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>dovesse lui ricevere, respitto</l>
<l>avendo al regno che avuto avea</l>
<l>da lui: ma 'l suo pensier non venne dritto –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Avanti mi mostrò, dov'io vedea</l>
<l>come scendea del suo legno Pompeo,</l>
<l>perché carico troppo li parea,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>di quello entrando in un che Tolomeo</l>
<l>per Achillàs insieme con Futino,</l>
<l>sotto spezie d'onor, menar li feo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In quel già assettato lui meschino,</l>
<l>i traditori, alquanto indi lontani,</l>
<l>pigliaron lui, quasi al suo mal divino,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sì com parea: il capo l'aspre mani</l>
<l>a lui tagliaro, il tronco in mar gittaro,</l>
<l>e quello al sir portaron di lor cani.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi pareasi ancora il duolo amaro</l>
<l>che Codro fece quando vide il busto</l>
<l>del capo, ch'a' Roman fu tanto caro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Onde dolente, povero e vetusto</l>
<l>prendea di notte quello, al mio parere,</l>
<l>e poi che 'n picciol fuoco lui combusto</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sotterrato ebbe secondo il potere</l>
<l>in piccioletta fossa, ricoprendo</l>
<l>lui del sabbione, con lagrime vere</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>il suo infortunio ripetea piangendo.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXXVII</head>
<lg type="terzina">
<l>Vedevavisi appresso quanto e quale</l>
<l>già fosse stato Cesare, tenendo</l>
<l>in prima in Roma offizio imperiale.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto poco questo possedendo</l>
<l>il vedea gloriar! ché quivi allato</l>
<l>tra' sanatori il vedeva morendo,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lui avendo essi tutto pertugiato</l>
<l>co' loro stili, e quegli era piggiore</l>
<l>cui elli aveva già più onorato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E simile la rabbia e 'l gran furore</l>
<l>di Neron si vedeva terminare</l>
<l>in brieve tempo con molto dolore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Risplendevavi ancora, ciò mi pare,</l>
<l>ciò che fé Giuba mai, ed ivi appresso</l>
<l>dopo 'l salir il suo tristo calare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tarquin, Porsenna e Lentulo dop'esso,</l>
<l>Ovidio, Tulio, Amulcar si vedieno</l>
<l>ed altri molti, i quali io con espresso</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>riguardo non mirai, perché già pieno</l>
<l>di tal materia aveva lo 'ntelletto,</l>
<l>ed eran tanti che non venien meno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– O beato –, diss'io, – que' che l'effetto</l>
<l>ad altre cose tira che a queste,</l>
<l>le quali istato mostrano imperfetto!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Più vili ch'altre sono e più moleste,</l>
<l>piene d'inganno e d'affanno gravoso,</l>
<l>e la lor fine è sola mortal peste –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poi mi voltai al viso grazioso</l>
<l>di quella donna che m'avea condotto,</l>
<l>dicendo: – Il mio voler, che fu ritroso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>or è tornato dritto, e già non dotto</l>
<l>che questi ben terren son veramente</l>
<l>que' che a' vizi ciascun mettono sotto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nessun porria pensar che tanta gente,</l>
<l>così famosa e di tanta virtute,</l>
<l>Fortuna avesse sfatti sì vilmente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Fosse chi nol vedesse? o chi salute</l>
<l>ispererà omai, se non coloro</l>
<l>che le vere ed etterne han conosciute?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il più far qui omai lungo dimoro,</l>
<l>donna, mi spiace: però giamo omai</l>
<l>dove volete, e qui lascian costoro –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allor disse la donna: – Or t'è assai</l>
<l>aperto che costei esser turbata</l>
<l>vi dà salute ed iscemavi guai?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma se tu fossi stato altra fiata</l>
<l>così disposto, come ora ti sento,</l>
<l>già meco fori in capo alla montata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma poi che del seguirmi se' contento</l>
<l>ed hai veduto le mondane cose</l>
<l>volubili e caduche più che vento,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>appresso viemmi, ché le gloriose</l>
<l>ed etterne vedrai. Ma non torniamo</l>
<l>onde venimmo, per le 'mpetuose</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tralciute vie, ma di qua teniamo,</l>
<l>ché picciola rivolta alla portella</l>
<l>prima ci menerà, che noi vogliamo –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ora si mosse questa ed io dop'ella,</l>
<l>di quelle cose molto ragionando</l>
<l>ch'eran dipinte nella sala bella.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ognor seguendo lei, così mirando</l>
<l>intorno a me per veder ciò che v'era</l>
<l>e nella mente ogni cosa recando,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sì vi vidi io, per una porta ch'era</l>
<l>alla sinistra mano, un bel giardino</l>
<l>fiorito e bello com di primavera.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Entrian –, diss'io, – in questo orto vicino,</l>
<l>donna, se piace a voi, ché poi alquanto</l>
<l>ricreati terrem nostro cammino –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Là entro udiva io festa e gran canto,</l>
<l>onde mi crebbe d'esservi il disio,</l>
<l>sì ch'altri mai non disiò cotanto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Mirandomi allor dopo, mi vid'io</l>
<l>i due primier che dicean: – Che, non passi</l>
<l>dentro, poiché ardi di volere? – ed io</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>infra me gia dicendo: «Se tu lassi</l>
<l>costei per colà entro voler gire,</l>
<l>s'ella non vien, chi guiderà i tuoi passi?».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Oh –, cominciò costei allora a dire,</l>
<l>– che credi tu che colà entro sia?</l>
<l>Troppo ti volge ogni cosa il disire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Faccian, mentre avem tempo, nostra via,</l>
<l>ché, come, tu costà pinto hai veduto,</l>
<l>così v'è dentro mondana vania.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il ver che ora avanti conosciuto,</l>
<l>secondo il tuo parlar, avevi tutto,</l>
<l>seguilo, e non voler con non dovuto</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>operar seguir danno e perder frutto –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXXVIII</head>
<lg type="terzina">
<l>Comincia' io allora: – A te che face</l>
<l>l'entrar là entro ed un poco vedere?</l>
<l>Io verrò poi là ovunque ti piace –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Or veggio ben che tu il tuo parere</l>
<l>vuo' pur seguire in ciascheduna cosa,</l>
<l>e fai quel che tu vuo' a me volere –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così mi disse, e quasi dispettosa</l>
<l>soggiunse: – Andian, ched e' potrà seguire</l>
<l>che quando tu in più pericolosa</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>angoscia ti vedrai, vorrai reddire</l>
<l>con meco adietro e non esser forse ito,</l>
<l>ed io ti lascerò in tal martire –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non fu il suo parlar da me udito</l>
<l>allor per poco, tanto avea la mente</l>
<l>pure al giardin verdeggiante e fiorito.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tutti e quatro v'entrammo insiememente:</l>
<l>tanta gioia vi vidi, che ciò ch'io</l>
<l>dinanzi vidi ivi m'uscì di mente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ahi quanto egli era bello il luogo ov'io</l>
<l>era venuto, e quanto era contento</l>
<l>dentro da me l'ardente mio disio!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rimirando m'andava intorno attento</l>
<l>per lo gioioso loco, scalpitando</l>
<l>l'erbette e' fior col passo lento lento.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sì con diletto per lo loco andando</l>
<l>vidi in un verde e piccioletto prato</l>
<l>una fontana bella e grande; e quando</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>io m'appressai a quella, d'intagliato</l>
<l>e bianco marmo vidi assai figure,</l>
<l>ognuna in diverso atto ed in istato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Mirando quelle, vidi le scolture</l>
<l>di diversi color, com'io compresi,</l>
<l>qua' belle e qua' lucenti e quali oscure.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vidi lì un bel marmo; e quel sedesi</l>
<l>sopra la verde erbetta, di colore</l>
<l>sanguigno tutto, e 'n su quella stendesi</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in piano, e s'io già non presi errore</l>
<l>nell'avisare, una canna per verso,</l>
<l>quadro e basso e lucido di fore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sovr'ogni canto di quel marmo terso</l>
<l>di marmo una figura si sedea,</l>
<l>ben che ciascuna avea atto diverso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ch'umil, bella, soave mi parea</l>
<l>l'una di queste, e due spiritelli</l>
<l>con l'una mano a piè di sé tenea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Habituati, parlando con quelli,</l>
<l>gli aveva sì in un voler recati</l>
<l>che ciascuno contento è di quel ch'elli</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>all'altro vedea 'n voglia; e colorati</l>
<l>eran li suoi vestir di tanti e tali</l>
<l>color, ch'io non li avrei mai avisati.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nell'altro canto, a man destra, ch'iguali</l>
<l>spazio occupava, una donna vi stava</l>
<l>ad ogni creatura disiguali.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ella nel capo suo quivi mostrava</l>
<l>tre visi, ed è vestita, ciò mi pare,</l>
<l>come di neve e così biancheggiava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Là vid'io poi nel terzo angulo stare</l>
<l>una donna robusta tutta armata,</l>
<l>ad ogni affanno presta di portare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Parea di ferro questa ivi formata</l>
<l>tutta a veder; e dopo lei seguia</l>
<l>un altra sopra 'l quarto angul fermata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rimirando colei ognun diria</l>
<l>che di fino smeraldo fatta fosse,</l>
<l>in abito piacente, umile e pia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or quel che più a mirarle mi mosse</l>
<l>fu un vaso vermiglio grande e bello,</l>
<l>che tutte sostenien con le lor posse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Fermato sopra loro, il bel vasello</l>
<l>più che 'l sanguigno marmo si spandeva</l>
<l>sopra 'l fiorito e verde prato quello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Egli era tondo, e 'n mezzo d'esso aveva</l>
<l>fermata una colonna piccioletta</l>
<l>che diamante in vista mi pareva,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ritonda e bella; e sopra quella eretta</l>
<l>un capitel v'aveva di fino oro,</l>
<l>fatto con maestria, non miga in fretta;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e sopra quel tre figure dimoro</l>
<l>faceano ignude, e le spalle rivolte</l>
<l>erano l'una all'altra di costoro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rideva l'una in atto, ben che molte</l>
<l>lagrime fuor per gli occhi ella gittasse,</l>
<l>che poi nel vaso parevan racolte.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Bruna era e nera; e poi che somigliasse</l>
<l>foco pareva l'altra e dalla poppa</l>
<l>d'acqua gittava; e la terza sopr'a sé</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>rampollava ancor, bianca ma non troppa.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XXXIX</head>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto bella tal fonte pariemi</l>
<l>e quanto da lodar, tal che giammai</l>
<l>di mirarla saziato non sariemi!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Com'io a basso al vaso riguardai,</l>
<l>dove l'acqua cadea ch'era gittata</l>
<l>da quelle tre, se bene immaginai</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>o vidi il vero, io vidi ch'adunata</l>
<l>era da parte quanta ne gittava</l>
<l>la bianca donna e là effigiata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Onde uscia quella del vaso vi stava</l>
<l>un capo d'un leone, e ver levante</l>
<l>d'un picciol fiume il bel giardin rigava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tolto di quivi e fattomi più avante,</l>
<l>ciò che la donna vermiglia spandea</l>
<l>nel vaso vidi fare il simigliante.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rimirando esso ancora vi vedea</l>
<l>una testa d'un toro, al mio parere,</l>
<l>del qual quell'acqua adunata scendea;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>oltre ver mezzogiorno il suo sentiere</l>
<l>tenendo, mi parea che se ne andasse</l>
<l>ancor rigando il piacente verziere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Poi mi parve ch'alquanto mi tirasse</l>
<l>inver la terza donna tutta nera,</l>
<l>che ridendo parea che lagrimasse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Parevami che, poi ch'adunato era</l>
<l>suo lagrimar nel vaso, che scendesse</l>
<l>per una testa ancora che quivi era;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ove mirando, parve ch'io vedesse</l>
<l>che lupo fosse, e questa se ne gia</l>
<l>or qua or là, né parea che tenesse</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>en l'andar suo nulla diritta via:</l>
<l>ad aquilon talora e ver ponente</l>
<l>scendendo, non so dove si finia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ciò che dal leon cade pianamente</l>
<l>dico che corre, e sopra li suoi liti</l>
<l>d'erbe e di fior si vede ognor ridente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Herba non v'ha, né frutti che smarriti</l>
<l>teman dell'autunno, ma tuttora</l>
<l>con frutti e frondi be' verdi e fioriti</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ivi dimoran, né mai si scolora</l>
<l>prato, ma bel di variati fiori</l>
<l>la state e 'l verno sempre vi dimora.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>A que''l ruscel, che al toro di fori</l>
<l>cade di bocca, similmente è bello</l>
<l>d'erbe e di fior di diversi colori;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>rivestito di ciascuno albuscello</l>
<l>è 'l dolce lito, che porti verdura,</l>
<l>e similmente d'ogni gaio uccello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Odesi alcuna volta en la pianura</l>
<l>le frondi risonar per dolce vento,</l>
<l>il qual si move da quell'aere pura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ogni pratel di quel lito è contento</l>
<l>di mutar condizione a tempo e loco,</l>
<l>secondo c'ha 'l vigore acceso e spento.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rallegrasi ogni animale e gioco</l>
<l>vi fa, secondo che amor lo strigne</l>
<l>sotto la forza sua o molto o poco.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ovunque la natura più dipigne</l>
<l>la terra di bellezza, è a rispetto</l>
<l>nulla di quello che quel fiume tigne.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così veduto quel, con lo 'ntelletto</l>
<l>io corsi a quel che fuor del lupo usciva:</l>
<l>ov'io non vidi un albero soletto</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>o altra pianta, la qual verde o viva</l>
<l>vi sia, ma secca la pianura trista,</l>
<l>biancheggiar tutto con l'occhio scopriva.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Aveva ben del fiumicel la lista</l>
<l>tinta la terra d'un suo color perso,</l>
<l>che quasi lo schifava la mia vista.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Mossimi allora quindi, ed a traverso</l>
<l>presi il sentiero per lo bel giardino,</l>
<l>per gire al fiume del bel toro emerso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E quella donna con cui il cammino</l>
<l>impresi prima, disse: – Se ti piace,</l>
<l>andian per questa via, ché più vicino</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ne fia 'l sentier che ci merrà a pace.</l>
<l>Dove tu vai, come tu hai veduto,</l>
<l>e del bel transitorio e fallace;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>del qual se tu ti se' bene aveduto,</l>
<l>come dicevi e come il tuo parlare</l>
<l>mostrava che avessi conosciuto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a quel non guarderesti, ma andare</l>
<l>il lasceresti come cosa vana</l>
<l>e 'ntenderesti a sol me seguitare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Trai dalla mente tua quel che insana</l>
<l>esser la fa, giovi quel ch'io ti dico,</l>
<l>e per quel falla che ritorni sana:</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>e non esser di te stesso nimico –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XL</head>
<lg type="terzina">
<l>La donna mi parlava, ed io mirando</l>
<l>con l'occhio andava pure ove 'l disio</l>
<l>mi tenea fitto, non so che ascoltando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Avevami davanti, al parer mio,</l>
<l>su quella riva assai donne vedute,</l>
<l>di cui veder in tal voglia venn'io,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ch'io dissi: – Donna mia, a mia salute</l>
<l>non pensar più ch'i' voglia, a tempo e loco</l>
<l>farò d'adoperar la tua virtute;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ch'ora di novo m'è nel cor un foco</l>
<l>venuto d'esser là: però o vienci,</l>
<l>o tu m'aspetta infin ch'i' torni un poco.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In qual parte vorrai poi insieme andrenci:</l>
<l>nostra stanza fia poca veramente,</l>
<l>che noi da veder quelle liberrenci –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oltre n'andai, sanza dir più niente,</l>
<l>co' due che mi traevano, e costei</l>
<l>quasi scornata mi teneva mente</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>con intentivo sguardo, ed io a lei;</l>
<l>sanza dir nulla io la vi pur lasciai,</l>
<l>o bene o mal non so qual io mi fei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Hardito con costoro oltre passai,</l>
<l>e 'n sulla riva del bel fiumicello</l>
<l>io vidi donne ch'io conobbi assai;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e riguardando lor con occhio snello,</l>
<l>qual gia cantando e qual cogliendo fiori,</l>
<l>chi sedea, chi danzava in un pratello.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Bello era il loco e di soavi odori</l>
<l>ripien per molte piante che 'l coprieno</l>
<l>dal sole e dalli suoi già caldi ardori;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e suoi cavalli, al mio parer, salieno</l>
<l>già sopra la quarta ora e mezzo il segno</l>
<l>del friseo monton co' piè tenieno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non credo ched e' sie sì alto ingegno</l>
<l>che 'nteramente potesse pensare</l>
<l>le bellezze di quelle ch'io disegno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Rimanga adunque qui questo lodare,</l>
<l>sol procedendo a' nomi di coloro</l>
<l>ch'io vi conobbi degne di nomare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Infra quel bello e grazioso coro</l>
<l>di tante donne, vidi una bellezza</l>
<l>ch'ancora stupefatto ne dimoro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Pietoso Appollo, alquanto dell'altezza</l>
<l>del tuo ingegno presta, o tu ispira</l>
<l>ora per me con la tua sottigliezza!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Omero, Maro, Naso, o chi più mira</l>
<l>discrizione o di donna o di dea</l>
<l>fé, saria poco a quella che si gira</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sopra quel prato, ov'io vidi sedea</l>
<l>giovinetta leggiadra e tanto bella,</l>
<l>ch'io la pensai per fermo Citarea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Inginoccha'mi per volere ad ella</l>
<l>far reverenza, ma poscia m'avidi</l>
<l>ch'era mondana e somigliava stella.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sallosi Amore che i piatosi gridi</l>
<l>del cor sentì a sì mirabil vista,</l>
<l>ch'io nol so dir, ché non ho chi mi guidi,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e s'io pur conforto l'anima trista</l>
<l>poi che per li occhi senti''l dolce raggio</l>
<l>di tal bellezza, per obliqua lista.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Istesi adunque inver di lei il visaggio,</l>
<l>e s'a sua posta l'alma, ch'altra guarda,</l>
<l>dar si potesse, io muterei coraggio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nel viso che d'amor sempre par ch'arda</l>
<l>afigurai, mirando con diletto,</l>
<l>che costei era la bella lombarda.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Signore etterno, a cui nessuno effetto</l>
<l>mai si nascose, alla giusta preghiera</l>
<l>rispondi e dì: fu mai sì bello aspetto?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Essa sopra la verde primavera</l>
<l>si riposava con altre dintorno,</l>
<l>delle quali il bel luogo ripien era,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>faccendo con la luce dell'adorno</l>
<l>e bellissimo viso, riflettendo</l>
<l>con lume, troppo più il chiaro giorno;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>rimirando talor, fra sé ridendo</l>
<l>ver me di me, che arso m'accendeva</l>
<l>di nova fiamma ancora lei vedendo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Udire appresso questa mi pareva</l>
<l>cantar tanto soave in voce lieta</l>
<l>che me di me sovente mi toglieva.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così al canto libera e quieta</l>
<l>tutta la mente avea disposta, allora</l>
<l>che con benigna voce e mansueta:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Troppa qui lunga dispendiam dimora –,</l>
<l>i due mi dissero; a' qua' rivoltato</l>
<l>risposi: – Andiam, sed e' vi pare, ancora –.</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>Oltre la via prendemmo per lo prato.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XLI</head>
<lg type="terzina">
<l>Oltre passando tra' fiori e l'erbette,</l>
<l>in loco pien di rose e d'albuscelli</l>
<l>venimmo, ove ciascun di noi ristette;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>fra li qua' canti piacenti d'uccelli</l>
<l>s'udivan tai, che io mi saria stato</l>
<l>quasi contento pure ad udir quelli.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or mirando più là nel verde prato,</l>
<l>donne vi vidi una carola fare</l>
<l>ad uno strano suon, ch'una dallato</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ritta a me mi parve udir sonare.</l>
<l>Io non conobbi lei, posto ch'assai</l>
<l>bella paresse a me nel riguardare:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sì ch'io avanti all'altre riguardai,</l>
<l>ornata quale a sua somma grandezza</l>
<l>si conveniva, in atti lieti e gai,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>esser la mira e piacevol bellezza</l>
<l>di Perigota, nata genitrice</l>
<l>dell'onor di Durazzo e dell'altezza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ahi quanto allor mi reputai felice,</l>
<l>non risparmiando gli occhi a mirar quella</l>
<l>che per bellezza si può dir fenice!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>La qual non donna, ma diana stella,</l>
<l>con passo rado la menava attenta,</l>
<l>non altrimenti che si voglia ad ella,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>con gli occhi bassi, del mirar contenta</l>
<l>che io faceva in lei, che già sentia</l>
<l>come d'altrui per biltà si diventa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vaga e leggiadra molto la seguia</l>
<l>la ninfa fiorentina, al cui piacere</l>
<l>oppongon tai, che non san che si sia,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>nel viso lei parere un cavaliere,</l>
<l>onesta andando sì umilemente</l>
<l>ch'oltra dovere me ne fu in calere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dopo essa, attenta al suon similemente,</l>
<l>veniva quella Lia che trasse Ameto</l>
<l>dal volgar uso dell'umana gente,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in abito soave e mansueto,</l>
<l>inghirlandata di novella fronda,</l>
<l>con lento passo e con aspetto lieto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lì dopo lei, bianca e rubiconda</l>
<l>quanto conviensi a donna nel bel viso,</l>
<l>tutta gentile, graziosa e gioconda,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>era colei di cui nel fiordaliso</l>
<l>il padre fu dall'astuzia volpina,</l>
<l>col zio e col fratel di lei, conquiso</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>con molta della gente fiorentina:</l>
<l>li quai libraron lor poscia, per merto,</l>
<l>troppo più che 'l dover pace vicina.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra tanto ben, quanto a' mie' occhi offerto</l>
<l>era 'n quel loco, vid'io poi seguire,</l>
<l>come 'l ramemorar me ne fa certo,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ognor più belle e più conte nel gire</l>
<l>donne altre assai, i nomi delle quali</l>
<l>io non saprei di tutte ben ridire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Però, le taccio, ma con disiguali</l>
<l>passi e maniere si movea catuna,</l>
<l>sì come il suon ne porgeva segnali,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>oltre, al parer mio; e ciascheduna</l>
<l>a tal bisogna conta, lieta e presta</l>
<l>mi pareva che fosse, perch'ognuna,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ridendo in sé, prendeva gioia e festa,</l>
<l>sanza mostrar negli atti ch'altra cura</l>
<l>le fosse forse dentro al cor molesta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Givansi adunque su per la verdura</l>
<l>e sopra i fior che novi produceva</l>
<l>allato al rivo la bella pianura;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e talor quella che le conduceva</l>
<l>fino alla bella fonte se ne giva</l>
<l>e 'ntorno ad essa in giro si torceva,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sopra tornando per la cara riva</l>
<l>del fiumicello e poi nel pian tornando</l>
<l>che di diversi odor tututto oliva.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sempre con l'occhio quelle seguitando</l>
<l>m'andava io, e dentro lo 'ntelletto</l>
<l>la lor bellezza giva immaginando;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e di quella prendea tanto diletto</l>
<l>in sé, ch'alcuna volta fu che io,</l>
<l>a tal piacer, credetti far subbietto</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>alla mia voglia quiveritta il mio</l>
<l>libero albitrio: ma pur si ritenne</l>
<l>con vigorosa forza il mio disio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Voltatomi a que' due, allor mi venne,</l>
<l>ch'eran con meco, verso lor dicendo:</l>
<l>– Oh quanto a queste natura sovenne,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ogni bellezza in esse componendo!</l>
<l>Beati que' che della grazia d'esse</l>
<l>son fatti degni, quella mantenendo,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>la qual volesse Iddio che io l'avesse! –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XLII</head>
<lg type="terzina">
<l>E mentre ch'io m'andava sì parlando</l>
<l>con questi due, ed ecco d'altra parte</l>
<l>molte donne gentili assai danzando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Certo non credo che natura od arte</l>
<l>bellezze tante formasse giammai,</l>
<l>quanto ne' visi a quelle vidi sparte.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra me medesmo men maravigliai,</l>
<l>ma volto il viso a lor, come venieno</l>
<l>così nella memoria le fermai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Onde mi par che quella, cui seguieno</l>
<l>danzando a nota d'una canzonetta</l>
<l>che due di quelle cantando dicieno,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>raffigurando, era una giovinetta</l>
<l>dell'alto nome di Calavra ornata,</l>
<l>di Carlo figlia gaia e leggiadretta:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>reggendo quella alla nota cantata</l>
<l>con volte degne e passi, a cotal danza,</l>
<l>come mi parve, appresso seguitata</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ivi dall'alta ed unica intendanza</l>
<l>del Melanese, che col Can lucchese</l>
<l>abatté di Cardona l'arroganza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nelle man della qual poi la cortese</l>
<l>donna di quel cui seguita Ungheria,</l>
<l>bellissima si fece a me palese:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>graziosa venendo, onesta e pia,</l>
<l>con lieta fronte, in atto signorile,</l>
<l>fece maravigliar l'anima mia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Riguardando oltre, con sembianza umile</l>
<l>venia colei che nacque di coloro,</l>
<l>che tal fiata con materia vile</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>aguzzando lo 'ngegno a lor lavoro,</l>
<l>fer nobile colore ad uopo altrui,</l>
<l>multiplicando con famiglia in oro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra l'altre nominat' è da colui</l>
<l>che con Cefàs abandonò le reti</l>
<l>per seguitare il Maestro, per cui</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>i tristi duoli e gli angosciosi fleti</l>
<l>fur tolti a' padri antichi, e parimente</l>
<l>da Lui menati nelli regni leti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Appresso questa assai vezzosamente</l>
<l>se ne veniva la novella Dido,</l>
<l>di nome, non di fatto veramente,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tenendo acceso nel viso Cupido,</l>
<l>di tale sposa ch'assai mal contenta</l>
<l>credo la faccia nel marital nido.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed il nome di lui di due s'imprenta,</l>
<l>d'un albero e d'un tino, e 'l poco fatto</l>
<l>dal suo diminutivo s'argomenta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Costei seguiva con piacevol atto</l>
<l>donna che del sussidio d'Orione</l>
<l>il nome tien, quando sonò per patto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto ella vorria, ed a ragione,</l>
<l>vedova rimaner partenopea</l>
<l>di tal c'ha nome da quel che menzione</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>l'agosto dà ad Ascesi! E poi vedea</l>
<l>dopo essa molte, le qua' raccontare</l>
<l>per più brieve parlar meglio è mi stea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E com'io dissi, ad un dolce cantare,</l>
<l>in voce fatto angelica e sovrana,</l>
<l>era guidata, qual di sotto pare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– In chiunque dimora alma sì vana</l>
<l>ch'esser non voglia suggetta ad Amore,</l>
<l>da nostra festa facciasi lontana.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lo suo inestimabile valore</l>
<l>che adduce virtute e gentilezza,</l>
<l>a ciascuna di noi disposto ha il core</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a sempre seguitar la sua grandezza,</l>
<l>e lui servendo staremo in disire,</l>
<l>tanto che sentiren quella dolcezza</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ched e' concede altrui dopo 'l martire:</l>
<l>null'altra gioia al suo dono è iguale,</l>
<l>poiché per quel sembra dolce il morire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vita che sanza lui dura non vale</l>
<l>né più né meno che se ella fosse</l>
<l>cosa insensata o d'un bruto animale.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In quel disio adunque in che ci mosse</l>
<l>quando a noi fé sua signoria sentirsi,</l>
<l>a sostenere inforzi nostre posse:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>benivol poi essendoci a largirsi,</l>
<l>sì che, deh, non ci paian le ferute</l>
<l>di lui noiose né grave il soffrirsi,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in cui consiste la nostra salute;</l>
<l>quando parralli, la dobbiamo avere,</l>
<l>dandola tosto con la sua virtute –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>L'altre poi tutte appresso, al mio parere,</l>
<l>rispondendo diceano: – O signor nostro,</l>
<l>in te si ferma ogni nostro volere,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>tutte disposte siamo al piacer vostro –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XLIII</head>
<lg type="terzina">
<l>Aveami già quel canto e la bellezza</l>
<l>delle giovani donne l'alma presa</l>
<l>e riempiuta di nuova allegrezza,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tanto che ad altro la mente sospesa</l>
<l>con gli occhi non tenea, che non faceano</l>
<l>alli raggi di lor nulla difesa;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e com'io loro alzai, vidi sedeano</l>
<l>donne più là, quasi sé riposando,</l>
<l>che forse fatta festa innanzi aveano.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Queste, mentre io andava riguardando,</l>
<l>d'erbe e di frondi tutte coronate</l>
<l>vidi ed insieme d'amor ragionando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ver è ch'ell'eran di maturitate,</l>
<l>di costumi, di senno e di valore</l>
<l>e di bellezza molto e molto ornate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E volto verso là, il primo ardore</l>
<l>della bellezza dell'altre fu spento,</l>
<l>di tutte, fuor che d'una, nel mio core;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sì ch'io con passo mansueto e lento</l>
<l>a quelle m'appressai com'io potei,</l>
<l>ed a mirarle mi disposi attento.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra l'altre che io prima conoscei,</l>
<l>fu una ninfa sicula per cui</l>
<l>già si maravigliaron gli occhi miei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto bella lì negli atti sui,</l>
<l>biasimando le fiamme di Tifeo,</l>
<l>si sedea ragionando con altrui!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>mostrando come per quelle perdeo</l>
<l>l'amato sposo in cieco marte preso,</l>
<l>allor che tutto vinto si rendeo</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in Lipari lo stuolo, ond'elli offeso</l>
<l>col bianco monte nel campo vermiglio</l>
<l>ne fu menato, ove ancora è difeso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>mudando in chiusa dell'aureo giglio;</l>
<l>donde doleasi, perch'a lui riavere</l>
<l>non valean prieghi, danar, né consiglio.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ove costei così, al mio parere,</l>
<l>quivi doleasi, attenta l'ascoltava</l>
<l>giovane donna di sommo piacere,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>simile a cui nessuna ve ne stava,</l>
<l>per quel ch'a me paresse, nel suo viso</l>
<l>che d'ogni biltà pien si dimostrava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sariasi detto che di paradiso</l>
<l>fosse discesa da chi 'ntentamente</l>
<l>l'avesse alquanto rimirata fiso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E com'io seppi, ell'era della gente</l>
<l>del Campagnin che lo Spagnuol seguio</l>
<l>nella cappa, nel dire e con la mente,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>a sé faccendo sì benigno Iddio,</l>
<l>che d'ampio fiume di scienza degno</l>
<l>si fece, come poi chiar si sentio,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>faccendo aperte col suo sommo ingegno</l>
<l>le scritture nascose, e quinci appresso</l>
<l>da Carlo pinto gì nello dio regno;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>faccendo sé da quella, in cui compresso</l>
<l>stette Colui che la nostra natura</l>
<l>nobilitò, nomar, che poi l'eccesso</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>absterse della prima creatura</l>
<l>con la sua pena; e quivi coronata</l>
<l>della fronda pennea, con somma cura</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>raggiugnea fior per farsi più ornata,</l>
<l>mostrando sé tal fiata piatosa</l>
<l>della noia dell'altra a lei narrata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con questa era colei ch'essere sposa</l>
<l>e figliuola perdé quasi in un anno,</l>
<l>di brun vestita e nel viso amorosa:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>oggi tornando dove i fabbri stanno</l>
<l>vulcanei e' miropoli e coloro</l>
<l>ch'ornan di freno e di sella, all'affanno</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>me' sostener l'animal, ch'al sonoro</l>
<l>percuoter di Nettunno apparve fori</l>
<l>nel bel conspetto del celeste coro.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed il bel nome che' gemmier maggiori</l>
<l>danno alla perla è suo, il cui cognome</l>
<l>gli Asini legan, di que' guardatori.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Splendida, chiara e bella era sì come</l>
<l>nel ciel si mostra qual più luce stella,</l>
<l>di vel coperte l'auree chiome.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vaga più ch'altra, si sedea con ella</l>
<l>un'altra fiorentina in atto onesto,</l>
<l>assai passante di bellezza quella.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ben m'accors'io chi era e che dal sesto</l>
<l>Cesare nominato era il marito,</l>
<l>qual chi 'l conosce il pensa a lei molesto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Guardando adunque nel piacente sito</l>
<l>costoro ed altre che v'erano assai,</l>
<l>sentiva ben da me mai non sentito,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>in guisa tal ch'io men maravigliai.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XLIV</head>
<lg type="terzina">
<l>Era più là, di donne accompagnata,</l>
<l>la Cipriana, il cui figliuolo attende</l>
<l>d'aver la fronte di corona ornata,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>con quello onore che ad essa si rende</l>
<l>dell'isola maggior de' Baleari,</l>
<l>se caso fortunal non gliel contende.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra le quali era, in atto non dispari</l>
<l>della gran donna, un'altra tanto bella,</l>
<l>che mi fur gli atti suoi a mirar cari.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ognuna quivi riguardava ad ella</l>
<l>per la sua gran bellezza, ed io con loro</l>
<l>che già in me riconosceva quella.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ell'è colei di cui il padre nell'oro</l>
<l>l'azzurro re de' quadrupedi tene</l>
<l>nel militare scudo, e di coloro</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>passata stassi, come si convene</l>
<l>isposa d'un che la fronzuta pera</l>
<l>d'oro nel ciel per arma ancor ritene.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E con queste a seder bellissim'era,</l>
<l>simile a riguardare ad una dea</l>
<l>la sposa di colui che la rivera</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>rosseggiar fé di Lipari, eolea</l>
<l>isola, poi togliendo in guidardone</l>
<l>l'amiraglia da chi dar la potea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con essa questa ancora ad un sermone</l>
<l>conobb'io quella che fu tratta al mondo,</l>
<l>onde fuggita s'era in religione,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>honesta e gaia nel viso giocondo,</l>
<l>moglie di tal che me' saria non fosse:</l>
<l>ma chi più sia non mosterrò del fondo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E l'altre oltre mirando, mi percosse</l>
<l>ma non so che, e tutto quasi smorto</l>
<l>subito altrove gli occhi e me rimosse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Venend'io così men sanza conforto,</l>
<l>tremando tutto, mi ritorna' a mente</l>
<l>ch'io vidi in una parte di quell'orto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>onesta e graziosa umilemente,</l>
<l>una donna sedere il cui aspetto</l>
<l>tutto dintorno a sé facea lucente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In questo alquanto nel tremante petto</l>
<l>con forza ritornò l'alma smarruta,</l>
<l>rendendo forza al debile intelletto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così mi ricordò che io veduta</l>
<l>avea costei tra quelle donne prima,</l>
<l>e 'n altra parte ancora conosciuta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Onde se sua bellezza la mia rima</l>
<l>qui al presente perfetta non dice,</l>
<l>maraviglia non è; ma tanto estima</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sentendo l'alma mia, che om felice</l>
<l>mirando quella dovria divenire,</l>
<l>se la memoria mia ver mi ridice.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tenendo mente lei, sommo disire</l>
<l>d'entrar mi venne dentro allo splendore</l>
<l>che delli suoi belli occhi vedea uscire;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e 'n ciò pensando subito nel core</l>
<l>punger sentimmi, e quasi in un momento</l>
<l>mi ritrovai nel piacevol lustrore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ivi mirabile il dimoramento</l>
<l>pareami, e quasi in me di me facea</l>
<l>beffe di sì notabile ardimento.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma lì essere stato mi parea</l>
<l>tanto che quattro via sei volte il sole</l>
<l>con l'orizonte il ciel congiunto avea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E come nell'orecchia talor sole</l>
<l>subito dolce suon percuoter tale</l>
<l>che quello udendo poi le piace e vole,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>così orribil mi venne cotale</l>
<l>e spaventommi per lungo soggiorno,</l>
<l>né mi fé già, ben ch'io temessi, male:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– O tu –, dicendo, – ch'e' nel chiaro giorno</l>
<l>del dolce lume della luce mia,</l>
<l>che a te vago si raggia dintorno,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>non ischernir con gabbo mia balia,</l>
<l>né dubitar però per mia grandezza,</l>
<l>la quale umil, quanto vorrai, ti fia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Onora con amor la mia bellezza,</l>
<l>né d'alcun'altra più non ti curare,</l>
<l>se tu non vuo' provar mia rigidezza –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Sentimmi poi il cor dentro legare</l>
<l>co' cari crini del suo capo, e adesso</l>
<l>più volte intorno avolgere e girare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così mi parve, se bene in me stesso</l>
<l>ricordo, che costei dicesse: ond'io</l>
<l>risposi: – Donna, a te tutto sommesso</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>io sono e sarò sempre, e ciò disio –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XLV</head>
<lg type="terzina">
<l>A tal partito nel beato loco</l>
<l>istandomi, io mi senti' nel core</l>
<l>raccender più ardente questo foco,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tal ch'io pensai che 'l novello ardore</l>
<l>oltre al dovuto modo mi tirasse,</l>
<l>tal nel principio suo mostrò furore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E 'l cor, che ciò pareva che pigliasse</l>
<l>a sé, lo 'ncendio, quantunque potesse,</l>
<l>oltre a dovuta parte a sé ne trasse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E così stando parve ch'io vedesse</l>
<l>questa donna gentile a me venire</l>
<l>ed aprirmi nel petto, e poi scrivesse</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>là entro nel mio cor posto a soffrire,</l>
<l>il suo bel nome di lettere d'oro</l>
<l>in modo che non ne potesse uscire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>La qual, non dopo molto gran dimoro,</l>
<l>nel mio dito minore uno anelletto</l>
<l>metteva tratto di suo gran tesoro;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>al qual pareami, se 'l mio intelletto</l>
<l>bene stimò, che una catenella</l>
<l>fosse legata, che infino al petto</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>si distendeva della donna bella,</l>
<l>passando dentro, e con artigli presa,</l>
<l>come ancora scoglio, tenea quella.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Oh quanto da quell'ora in qua accesa</l>
<l>fu la mia mente del piacer di lei,</l>
<l>che mai non era più stata offesa!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Moveami questa ove pareva a lei</l>
<l>co' suoi belli occhi, e sol pensando andava</l>
<l>com'io potessi piacere a costei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Infra quel circuito che ocupava</l>
<l>la luce sua, quasi come 'nretito,</l>
<l>a forza a rimirarla mi girava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Gravoso mi parea l'esser fedito</l>
<l>e più fiate lagrime ne sparsi,</l>
<l>non potend'io durar l'esser partito</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>là onde quella soleva mostrarsi</l>
<l>agli occhi miei gentile e graziosa,</l>
<l>e più nel cor sentia 'l foco allumarsi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io non trovava nella mente posa,</l>
<l>sì mi stringea pur di lei vedere</l>
<l>la mente ardente di sì bella cosa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Adunque seguitando il mio volere,</l>
<l>dovunque era costei, così tirato</l>
<l>parea ch'io fossi dal suo bel piacere;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ma certo in ciò Amor m'era assai grato,</l>
<l>sol che 'l disio non fosse oltra misura</l>
<l>nell'amoroso cor troppo avanzato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ognora che la sua bella figura</l>
<l>disiava vedere, Amor faceva</l>
<l>di ciò contenta la mia mente scura,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>rendendo lei umil quand'io voleva.</l>
<l>E questo più m'accendeva, vedendo</l>
<l>che 'l mio disio adempier si poteva,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>né per lei rimaneva ma, sentendo</l>
<l>forse maggior periglio, consentia</l>
<l>che io avanti mi stessi piangendo,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e graziosa mostrandosi e pia</l>
<l>verso di me, con sua benignitate</l>
<l>in conforto tenea la mente mia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lungamente seguendo sua pietate,</l>
<l>ora in avversi ed ora in graziosi</l>
<l>casi reggendo la mia volontate,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sollecito del tutto mi proposi</l>
<l>di pur sentire l'ultima possanza</l>
<l>che in loro hanno i termini amorosi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ver è che molto prolissa speranza</l>
<l>mi tenne in questa via, non però tanto</l>
<l>che 'l mio proposto gisse in oblianza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Alla seconda con sospiri e pianto,</l>
<l>quando con festa, sempre seguitai</l>
<l>il mio proponimento, infino a tanto</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sottilmente guardando, m'avisai</l>
<l>che la donna pensava terminare</l>
<l>con savio stile i disiosi guai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Però alquanto lasciai 'l pensare,</l>
<l>dicendo: «Tosto credo proveduto</l>
<l>fia da costei il mio grave penare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ell'ha ben ora tanto conosciuto</l>
<l>del mal ch'io sento e del mio disio,</l>
<l>ch'io credo che di me le sia incresciuto».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così fra me gia ragionando io,</l>
<l>pure aspettando che la sua grandezza</l>
<l>si dichinasse alquanto al dolor mio</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>torre potere con la sua bellezza:</l>
<l>la qual l'anima mia più ch'altra brama</l>
<l>e più che altra alcuna in sé l'apprezza,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>onorandola sempre quanto l'ama.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XLVI</head>
<lg type="terzina">
<l>Tenendo me il valor di colei</l>
<l>dentro a sua luce in tal modo costretto,</l>
<l>sempre con lo 'ntelletto volto a lei,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>avendo spesso dolore e diletto,</l>
<l>riposo e noia con isperanza assai,</l>
<l>com'io qui poco di sopra ho detto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>non sappiendo a che termine mai</l>
<l>si dovesse finire, un poco appresso</l>
<l>inver di lei alquanto mi voltai,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>traendomi più là, e con sommesso</l>
<l>parlar le chiesi che al mio dolore</l>
<l>fine ponesse, qual doveva, adesso,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ognor servando quel debito onore</l>
<l>che si convene a suoi costumi adorni,</l>
<l>di gentilezza pieni e di valore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Cinque fiate tre via nove giorni</l>
<l>sotto la dolce signoria di questa</l>
<l>trovato m'era in diversi soggiorni,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>allora ch'io senti' che la molesta</l>
<l>pena, che m'era nello cor durata,</l>
<l>convertir si doveva in lieta festa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lasciando adunque la mia vesta usata</l>
<l>in parte più profonda del verziere,</l>
<l>mi parea ritrovar quella fiata</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>con gioia smisurata, al mio parere,</l>
<l>e nelle braccia la donna piatosa</l>
<l>stupefatto mi parea tenere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vinceva tanto l'anima amorosa</l>
<l>la gioia, che la lingua stando muta</l>
<l>di venuta pareva dubitosa,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>né diceva niente, ma l'aguta</l>
<l>voglia di star dov'esser mi parea</l>
<l>facea parermi falsa tal paruta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dond'io fra me spesse volte dicea:</l>
<l>«Sogni tu? o se' qui come ti pare?»</l>
<l>«Anzi ci son», poi fra me rispondea.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In cotal guisa spesso a disgannare</l>
<l>me quella donna gentile abracciava</l>
<l>e con disio la mi parea basciare,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>fra me dicendo ch'io pur non sognava,</l>
<l>posto che mi pareva grande tanto</l>
<l>la cosa, ch'io pur di sognar dubbiava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E se per comprazion volessi quanto</l>
<l>fu la mia gioia porre, essemplo degno</l>
<l>nol crederia trovar; ma dopo alquanto,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>con quella gioia che io qui disegno,</l>
<l>la quale immaginar non si porria</l>
<l>da alcuno mai per altezza d'ingegno,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tratto un sospiro, graziosa e pia</l>
<l>la donna inver di me disse: – Ora dimmi,</l>
<l>come venisti qui, anima mia? –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ond'io a lei: – Poi ch'Amore aprimmi</l>
<l>gli occhi a conoscer la vostra biltate,</l>
<l>a cui io per mia voglia consentimmi,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>nel cerchio della vostra potestate</l>
<l>entrato con affanno e con sospiri,</l>
<l>sempre sperando en la vostra pietate,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ò lui pregato che a' miei martiri</l>
<l>dia fine grazioso, ed e' menato</l>
<l>m'ha qui per fine porre a' miei disiri.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Nel giardin là ver è ch'i' ho lasciato</l>
<l>stare una donna, la qual lungamente</l>
<l>prima m'avea benigna accompagnato</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>venendo qui –; e non lasciai niente</l>
<l>a dire a lei e di que' due ancora</l>
<l>con cui io venni qui similemente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Alquanto stette quella donna allora</l>
<l>in abito sospesa, in sé pensando:</l>
<l>e poi, non dopo molto gran dimora:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Andrai –, mi disse, – la donna cercando,</l>
<l>e lei seguisci però ch'ella è quella</l>
<l>che 'n dritta via ripon chi va errando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ciò ch'ella vuol, vo' facci, fuor che s'ella</l>
<l>me ti volesse far di mente uscire:</l>
<l>in ciò non vo' che ubidischi ad ella.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Humiliati sempre al suo disire</l>
<l>e me porta nel cuor, né ti sia grave,</l>
<l>ché ben te ne vedrai, credo, seguire.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Il portar te in me tanto soave</l>
<l>m'è, che per pace corro a tua figura</l>
<l>quando gravezza alcuna il mio cor have.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Giammai non fu neuna creatura</l>
<l>che tanto mi piacesse: fatti lieto,</l>
<l>e di ciò tien l'anima tua sicura.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io volli ora, al presente far quieto</l>
<l>il tuo disio con amorosa pace,</l>
<l>dandoti l'arra che finirà 'l fleto:</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>adunque va omai quando ti piace –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XLVII</head>
<lg type="terzina">
<l>La donna tacque allora, ed io congedo</l>
<l>presi in un atto in me molto contento</l>
<l>e 'n altro più dolente che mai, credo,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ver quella parte ritornando lento</l>
<l>dov'io aveva la donna lasciata</l>
<l>che fu mia guida nel cominciamento.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io mi giva pensando con bassata</l>
<l>testa a quel ben che io avuto avea,</l>
<l>e doleami di sì corta durata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Di più disio ancora mi parea</l>
<l>tutto arder dentro nel trafitto core</l>
<l>vie più che nel principio non facea;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e diceva fra me: «Deh, se l'ardore</l>
<l>ora non manca, non credo che mai</l>
<l>egli esca omai della mente di fore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Avuto ho quel che io più disiai:</l>
<l>deh, che cercherò io per mia salute?</l>
<l>chi stuterà cotal fuoco oramai?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>La volontà che d'Amor le ferute</l>
<l>mi porsero, non è in me finita</l>
<l>ma è cresciuta in me la sua virtute».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tra' fiori e l'erba con vista smarrita</l>
<l>m'andava in me in tal guisa pensando,</l>
<l>dispregiando e lodando la mia vita.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Riguardandomi a' piedi, così andando,</l>
<l>mi trovai alla fonte non avendo</l>
<l>vedute quelle donne festeggiando;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e 'l viso alzai, me stesso riprendendo</l>
<l>del perduto diletto, e ver me vidi</l>
<l>quella donna venir cui io caendo</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>fra quel giardino andava, – Ove ti fidi? –</l>
<l>ver me dicendo, e con le braccia aperte</l>
<l>mi prese, e: – Non cre' tu che io ti guidi</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in qual parte vorrai? perché perverte</l>
<l>tua volontà il mio consiglio vero,</l>
<l>per vanità lasciando cose certe? –</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allor risposi: – Madonna, sincero</l>
<l>m'è il tuo mostrar tornato di colei</l>
<l>grazia che m'ha disposto a tal sentiero.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tu verrai, se ti piace, infino a lei,</l>
<l>e quivi insieme ci dimoreremo</l>
<l>quanto piacer sarà tuo e di lei;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e poi insieme tutti e tre andremo</l>
<l>dove vorrai, ché io credo segnare</l>
<l>sotto 'l piacer di lei il dì estremo –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed allora: – Il tuo adimandare</l>
<l>è d'ordine di fuor, ché io so bene</l>
<l>quel che tu vo' che io vi venga a fare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>La donna meco assai più si convene,</l>
<l>che tu non fai: dove menar mi vuoi</l>
<l>e ben conosco qual disio ti tene.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Vieni con meco ed a lei andrem poi –.</l>
<l>– Ma andian là –, risposi, – prima ed essa</l>
<l>insieme meneren con esso noi.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Non c'è bisogno d'aver sì gran pressa:</l>
<l>ancora il sole al cerchio di merigge</l>
<l>non è, e 'l nostro andar però non cessa –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Diss'ella allora: – Io so che ti trafigge</l>
<l>di lei il piacer e non ti puoi partire,</l>
<l>però pur qui tua volontà si figge.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E però se in questo il tuo disire</l>
<l>io seguirò, tu giurerai di fare</l>
<l>quel ch'io vorrò ed altro non seguire –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>La mia risposta fu: – Non comandare</l>
<l>ch'io non ami costei, ogni altra cosa</l>
<l>al tuo piacer mi fia lieve osservare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>La qual se io sol per libidinosa</l>
<l>voglia fornire amassi, in veritate</l>
<l>con dover ne saresti crucciosa;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>anzi con quella intera caritate</l>
<l>che prossima persona amar si dee,</l>
<l>amo, servo ed onoro sua bontate;</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>la qual, sì come manifesto v'ee,</l>
<l>non trova pari in atti né 'n bellezza,</l>
<l>né in saper nel mondo simil ee –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Tu hai –, mi disse quella con dolcezza,</l>
<l>– sì presa me pur di voler vedere</l>
<l>costei, cui donna fai di gentilezza</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>real posseditrice, che potere</l>
<l>non ho sanza vederla d'ire altrove</l>
<l>né di negare a te il tuo piacere.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or dunque insieme ce n'andiam là dove</l>
<l>tu l'hai lasciata, e veggian manifesto</l>
<l>se quello è vero a che il tuo dir mi move –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Subitamente ragionato questo</l>
<l>insieme ci movemmo e nel conspetto</l>
<l>venimmo di colei, che 'n atto onesto</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>incontro venne a noi con lieto aspetto.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XLVIII</head>
<lg type="terzina">
<l>Graziosamente si feciono onore</l>
<l>quivi insieme le donne, ed in brieve</l>
<l>l'una dell'altra conobbe il valore.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Ora mi fia –, la prima donna, – lieve –,</l>
<l>ver me rivolta disse, – farti quella</l>
<l>grazia che per adietro m'era grieve.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Dolce, cara e benigna mia sorella</l>
<l>tengo costei, e s' tu m'avessi detto</l>
<l>di lei il nome, già saremmo ad ella,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>è gran pezza, venuti nel conspetto.</l>
<l>Costei sanza 'l fedel consiglio mio</l>
<l>non ferma fatto né compon suo detto:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>dunque per tale essemplo il tuo disio</l>
<l>rafrena e serva il verace piacere,</l>
<l>il qual più volte t'ho già mostrat'io.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Intero fa che servi il suo parere:</l>
<l>altro che ben non ten potrà seguire,</l>
<l>però ch'ell'ha ver te il mio volere –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lei prese poi per mano e così a dire</l>
<l>incominciò: – Figliuola di virtute,</l>
<l>cui questi qui del tutto vuol servire</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ognor con più disio, per sua salute</l>
<l>pensa, sì ch'egli, ch'ogn'altra ha lasciata</l>
<l>per servir te, con laude dovute</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ringrazi te, cui elli ha essaltata</l>
<l>nel mio conspetto tanto che giammai</l>
<l>nulla ne fu per tal modo lodata.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ond'io udendo ciò immaginai</l>
<l>che fuor che tu altr'esser non potea,</l>
<l>e però a venir qui m'inviai –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ove poi per la destra mi prendea</l>
<l>e davami a costei, così dicendo</l>
<l>ancora inver di lei, ciò mi parea:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Non ebbe questi mai fren che tenendo</l>
<l>andasse in modo buon sua giovanezza,</l>
<l>se non, ch'io ora di porgliele intendo,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>dirizzando esso verso quella altezza</l>
<l>onde tu discendesti a dimostrare</l>
<l>alli mondan quaggiù la tua bellezza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Imperciò ch'io il sento ancora a fare</l>
<l>a te ogni servigio molto presto,</l>
<l>per la fé che mi dei ti vo' pregare,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ogni cagion rimossa, che in questo</l>
<l>e' sia in quanto può racomandato,</l>
<l>drizzando lui col tuo parlare onesto</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>là ove sia onorevole stato</l>
<l>di lui e tuo e suo contentamento,</l>
<l>in modo che a me non sia disgrato.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io il ti dono tutto, i''l ti presento:</l>
<l>sempre sia tuo, né giammai sia ardito</l>
<l>di sé partir dal tuo comandamento –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E poi rivolta a me mi disse: – Udito</l>
<l>hai ch'io t'ho dato a questa: fa che 'n guisa</l>
<l>la servi che 'l mio don sia gradito.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tiella per donna tua, né mai divisa</l>
<l>sia da lei l'alma tua fin che la vita</l>
<l>dal mortal colpo in te non è conquisa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or qui alquanto per questa fiorita</l>
<l>campagna dolcemente ti riposa,</l>
<l>sì che poi sie più forte alla salita</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>dove menarti intendo, e la gioiosa</l>
<l>donna con noi, acciò che la via</l>
<l>del tutto paia a ciascun dilettosa –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io dissi allor: – Madonna, così sia!</l>
<l>se tal grazia mi fai, quando ti piace</l>
<l>a tal camin con noi dietro t'invia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Manifesto conosco altro che pace</l>
<l>io non potrei aver, poi questa vene</l>
<l>che per conforto sola nel cor giace,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ond'io sento alleggiare le mie pene.</l>
<l>Dio voglia ch'ella ci stia lungamente,</l>
<l>con allegrezza aggiugnendoci bene! –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ridendo e festeggiando insiememente</l>
<l>su per l'erbette insieme n'andavamo</l>
<l>e d'amor ragionando lietamente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ora innanzi ora 'ndietro tornavamo,</l>
<l>e talora cogliendo erbette e fiori</l>
<l>sopra li verdi prati abassavamo,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>rinnovando con gli occhi più gli ardori</l>
<l>degli animi, e andando per la via</l>
<l>soave al naso per diversi odori.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E con colei ch'a me più agradia</l>
<l>cercando ogni boschetto, noi soletti,</l>
<l>sanza la donna ch'adietro venia,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>n'andavan tutti prendendo diletti;</l>
<l>tanto che quella, entrati in chiuso loco,</l>
<l>più non vedemmo, onde: – Ciascun s'assetti –,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>dicendo, – qui or aspettianla un poco –.</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto XLIX</head>
<lg type="terzina">
<l>Era quel loco, dove ci trovamo,</l>
<l>soletto tutto, né persona appresso</l>
<l>di nulla parte a noi non sentavamo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tutto dintorno ed ancora sopra esso</l>
<l>era di frondi verdi il loco pieno,</l>
<l>e di quelle era ben follato e spesso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Entrar non vi potea sol né sereno,</l>
<l>e di vermiglie rose in circuito</l>
<l>gran quantità ancor vi si vedieno.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Allor vedendo il dilettevol sito</l>
<l>e me con quella dimorar soletti</l>
<l>e d'ogni altra compagna esser partito,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>là fra me dissi: «Io non so ch'io m'aspetti:</l>
<l>perché, poi che qui sono, ora non prendo</l>
<l>di questa i tanti affannati diletti?</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lo loco ov'ora dimorian sedendo</l>
<l>to' ogni sospetto, né qui mai trovarci</l>
<l>quella potria che ci venia seguendo,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ed altro non cred'io che impacciarci</l>
<l>potesse: costei vuole ed io 'l disio,</l>
<l>dunque perché cercar più d'indugiarci?».</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In cotal ragionar m'acosta' io</l>
<l>a quella, e presa lei che 'n sull'erbetta</l>
<l>sonniferava già, al parer mio,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>lei nelle braccia mi reca' istretta:</l>
<l>mille fiate credo la basciai</l>
<l>pria si svegliasse la bella angioletta.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ma subito stordita a dir: – Che fai? –</l>
<l>cominciò isvegliata, – deh, non fare!</l>
<l>se quella donna vien, come farai? –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ed io allora cominciai a parlare:</l>
<l>– Donna, io non so quando mi riavesse</l>
<l>quel che tu ora mi vuoi far lasciare.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ragion sarebbe ch'io sempre piangesse,</l>
<l>se per preghiera che non dee valere</l>
<l>quel ch'io ho mattamente perdesse –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In cotal guisa stando, al mio parere,</l>
<l>già questa bella donna stava cheta,</l>
<l>consentendo umilmente, al mio piacere</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tutta disposta, quando l'alma lieta</l>
<l>di cotal bene tanta gioia prese</l>
<l>in sé, che ritener dentro a sua meta</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>allora non poté, ma 'l sonno offese</l>
<l>là dov'io dolce allor facea dimora,</l>
<l>per che si ruppe e più non si difese.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Tutto stordito mi riscossi allora</l>
<l>e strinsi a me le braccia, e mi credea</l>
<l>intra esse madama avervi ancora.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Omè, quanto angosciosa e quanto rea</l>
<l>tal partita mi fu, e quanto caro</l>
<l>mi fu il dormir mentre 'n braccio v'avea!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ahi come ritornò in duolo amaro</l>
<l>quel diletto che 'l sonno m'avea porto,</l>
<l>ch'a ogni affanno avea posto riparo!</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Lasso, angoscioso e sanza alcun conforto,</l>
<l>levato pur dintorno mi mirava</l>
<l>immaginando ancora star nell'orto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>La fantasia non so come m'errava,</l>
<l>e, mentre avea sognato, mi credeva</l>
<l>non sogno avesse e così estimava.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ora stordito sognar mi pareva,</l>
<l>e lungo spazio non seppi ov'io m'era</l>
<l>né vero sentimento in me aveva.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ritornato ch'io fui poi nella vera</l>
<l>conoscenza di prima e lagrimato</l>
<l>ebbi per certo spazio quivi ov'era:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>«Omè», dicendo, «dove son io stato</l>
<l>con tanta gioia? Ora fosse piaciuto</l>
<l>a Dio ch'i' non mi fossi mai destato,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e 'n cotal gioia sempre sare' suto!</l>
<l>Ancor mi fora leggiero il dormire</l>
<l>se più tal don mi fosse conceduto.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Pianto ed angoscia e noioso martire</l>
<l>di ciò mi crebbe, e multiplicò 'l foco</l>
<l>in me vie più d'amoroso disire,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>il quale io sento che a poco a poco</l>
<l>tutto mi sface; e già saria finita</l>
<l>la vita mia, se non che a quel loco</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>veracemente spero che reddita</l>
<l>ancor farò con essenza perfetta,</l>
<l>allor prendendo quella gioia compita,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>nella quale ora dormendo imperfetta</l>
<l>stetti. E questo l'amorosa mente</l>
<l>solo disia e fermamente aspetta,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ove Colui, che di tutto è potente,</l>
<l>mi rechi e servi nella vostra grazia</l>
<l>quanto vi piace, madonna piacente,</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>nella qual sempre fia la mente sazia».</l></lg></div2>

<div2 type="canto"><head>Canto L</head>
<lg type="terzina">
<l>Dico che poi che 'l sonno fu partito</l>
<l>tutto di me, che stava lagrimando</l>
<l>ancora in me di tal bene smarrito,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>in piè drizzato, intorno a me guardando</l>
<l>vidi la bella donna, la qual voi</l>
<l>per lo giardin mi feste andar cercando.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Che pensi? – disse a me, e poco poi</l>
<l>soggiunse: – Andiam, ch'egli è voler di quella</l>
<l>che nel tuo sonno mi ti diè ancoi –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ond'io risposi stupefatto ad ella:</l>
<l>– E dove andremo? e torneren noi forse</l>
<l>dov'io era or con quella donna bella? –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Mai sì –, disse allora, – e ciò che porse</l>
<l>il tuo dormire alla tua fantasia</l>
<l>tututto avrai, se da me non ti smorse.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ancora più per me dato ti fia</l>
<l>di grazia, di veder ciò che perdesti</l>
<l>quando lasciasti la mia compagnia.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>In quella parte là, dove or dicesti,</l>
<l>sanza consiglio molto esaminato</l>
<l>ir non si vuol, ché tu ten penteresti.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Primieramente là dove m'è grato</l>
<l>seguita, ché sanza dubbio intenta</l>
<l>farò di farti a tempo consolato:</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>e quel disio, che or più ti tormenta,</l>
<l>porrò in pace con quella bellezza</l>
<l>che l'alma al cor tuttora ti presenta –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Ristette allora, ed io tanta dolcezza</l>
<l>presi della promessa, che nel viso</l>
<l>tututto sfavillava d'allegrezza.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Con voce piana e tutto pien di riso</l>
<l>risposi a lei: – Donna gentile, io vegno,</l>
<l>né più da te voglio esser mai diviso.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Humile e pian, quant'io posso, m'assegno</l>
<l>a te: fa sì ch'al piacer di colei,</l>
<l>di cui io sono, io non trapassi il segno –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>– Ell'ha del mio voler –, disse costei,</l>
<l>– in mano il fren, sì ch'io non posso fare</l>
<l>se non sol quel ch'è in piacere a lei.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Di tanto sempre mi veggo onorare</l>
<l>da essa, ch'io lel lascio, che giammai</l>
<l>oltre alla voglia mia non vuol mutare –.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>E questo detto disse: – Andiamo omai,</l>
<l>ché 'l tempo è brieve a quel che voi fornire –;</l>
<l>per ch'io sanza più dir la seguitai.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Così adunque vo per pervenire,</l>
<l>donna gentile, al loco dove sendo</l>
<l>voi ebbi tanta gioia nel mio dormire,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>tuttor notando quel ch'andrò vedendo</l>
<l>dietro a costei per la portella stretta,</l>
<l>e di scriverlo oltre ancora attendo.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Or vi voglio pregar, donna diletta,</l>
<l>che poi che la passata visione</l>
<l>tututta con diletto avrete letta,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>mirando dove cade riprensione</l>
<l>mi correggiate, e cara la teniate</l>
<l>pensando alla mia buona affezione.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Io non mi curo poi se dispregiate</l>
<l>fien forse le sue rime e sua sentenza,</l>
<l>sol che a voi sien dilettose e grate.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Per vostro onore e somma reverenza</l>
<l>della fé ch'io vi deggio, come a donna</l>
<l>di virtuosa e somma intelligenza,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>atando me la possa che s'indonna</l>
<l>in ciascun cuor gentil che da virtute</l>
<l>per accidente alcun mai non si sdonna,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>rispetto avendo ancora alla salute</l>
<l>che da vo' isperanza mi promette</l>
<l>a mitigar l'amorose ferute,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>aggio composte queste parolette</l>
<l>in rima, e fine faccio col piacere</l>
<l>di voi, in cui l'alma tutta si rimette,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>vaga e contenta solo di potere</l>
<l>far cosa che v'agrada, e questo vole,</l>
<l>questo disia e questo l'è 'n calere,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>ed il contrario più ch'altro le dole.</l>
<l>Dunque, donna gentile e valorosa,</l>
<l>di biltà fonte, com di luce sole,</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>rimirate alla fiamma che nascosa</l>
<l>dimora nel mio petto, ed ispegnete</l>
<l>quella con l'esser verso me piatosa.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Amor mi diede a voi, voi sola sete</l>
<l>il ben che mi promette la speranza,</l>
<l>sola mia vita in gioia tener potete.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Solo mio ben, sola mia disianza,</l>
<l>solo conforto della vaga mente,</l>
<l>sola colei che mia virtute avanza</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>sete e sarete sempre al mio vivente;</l>
<l>né più disio né disiar più voglio</l>
<l>fuor che d'esser a tal biltà servente.</l></lg>
<lg type="terzina">
<l>Adunque quello ardor in cui m'invoglio</l>
<l>terminerete omai quando vi piace,</l>
<l>ch'io vi sono entro ognor più ch'i' non soglio:</l></lg>
<lg type="verso-sciolto">
<l>io v'acomando al Sir di tutta pace.</l></lg>
</div2></div1></body></text></TEI.2>
