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      <title>Prologhi</title>
      <author>Torquato Tasso</author>
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    <extent>16 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2007</date>
      <idno>bibit000051</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Tasso, Torquato</author>
        <editor id="ed">Quondam, Amedeo</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1997</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Opere minori in versi, III, a cura di A. Solerti, Bologna, Zanichelli 1895.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>Letteratura teatrale</term>
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<text>
<body>
<div1><head>Suppositi</head>
 <lg>
<l>Non son queste le stelle, ond'aureo il Cielo</l>
<l>Risplende a quei che mai non vider morte?</l>
<l>Non è questa la terra ov'ha sì vario</l>
<l>L'imperio il sol, ch'or la rinfiora or l'arde?</l>
<l>E non è questo il mondo ov'io mi vissi</l>
<l>Uom già di carne e d'ossa? Or non son io</l>
<l>In fra le pompe di superba scena?</l>
<l>Deh! qual pietà, qual Nume onnipotente</l>
<l>Sue grazie oggi in me versa, oggi in me spiega</l>
<l>Sue meraviglie? Io che a dormir fui tratto</l>
<l>Il ferreo sonno de la Morte, or gli occhi</l>
<l>Pur riapro a la luce: io spirto ignudo</l>
<l>Riedo oggi a respirar l'aure vitali,</l>
<l>Pur rivestito il fral de 'l terreo manto,</l>
<l>E a riveder de la mia patria cara,</l>
<l>Accolto in bel teatro, il popol grato.</l>
<l>Quanto lunga stagion fra l'ombre avvolto</l>
<l>Io mi sia stato, i' non saprei ridirvi,</l>
<l>Chè là, ov'io vivo, non si contan gli anni.</l>
<l>Ma dirò quand'io vissi: indi a voi noto</l>
<l>Fia quanto ha scorso il sol da ch'io mi scinsi</l>
<l>De la gonna mortal, ch'oggi ho ripresa:</l>
<l>Grazie ch'a pochi il Ciel largo destina.</l>
<l>Vissi a Ippolito Estense, e fu mio zelo</l>
<l>D'arder a 'l nume suo face di gloria</l>
<l>Con vivo inchiostro. I' son quel che cantai</l>
<l>«Le donne, i cavalier, l'arme e gli amori»;</l>
<l>Quel ch'ordii anco i comici bisbigli,</l>
<l>Ond'oggi è a voi promesso onesto riso.</l>
<l>Ch'io mi morissi, e quale, è a voi palese;</l>
<l>Ma che di me si fêsse, e a quale stato</l>
<l>Morendo io rinascessi, uom che qui viva</l>
<l>Non puote avere inteso: or io dirollo,</l>
<l>E dirò come a la presenza vostra</l>
<l>Ritornato mi sia, ed a che venni.</l>
<l>Nè ora tem'io già che 'l sermon lungo</l>
<l>Sia per noiarvi, perch'io so che messo</l>
<l>Non vien più desiato a voi mortali,</l>
<l>Di quel che di là viene, ond'io ne vegno.</l>
<l>Luogo è ne l'altro mondo, ov'uom qui morto</l>
<l>Vive novella vita, e ha nome Eliso:</l>
<l>Così lo nominò la prisca etate:</l>
<l>Siede presso a un castel, che Dite è detto,</l>
<l>Torreggiante di fuoco e d'altri mostri:</l>
<l>Ma com'è quel ripien d'aspro e di tristo,</l>
<l>Così questo è d'ameno e di soave.</l>
<l>Quivi perpetuo un Zefiro inzaffira</l>
<l>Le piagge, e su 'l smeraldo intesse l'ostro</l>
<l>Di bei fioretti, ch'or di gelo imperla</l>
<l>Ne l'alba, ora a' gran dì scioglie in odore;</l>
<l>Corron di latte i ruscelletti vaghi,</l>
<l>E stilla il mêl da gli elci e da gli olivi:</l>
<l>Campo di gioia, se non quanto accende</l>
<l>Infinito desio de 'l Paradiso,</l>
<l>E 'n questa afflizïon l'anime offende.</l>
<l>Tutti convengon qui d'ogni paese</l>
<l>Quei che vivendo in pregio ebber le Muse</l>
<l>E l'oprar dritto che natura addita:</l>
<l>Ma, quei che furo innanti a 'l cristianesmo</l>
<l>Per non partirne mai (tal libra in lance</l>
<l>La divina giustizia il merto e 'l danno);</l>
<l>Quei ch'adorar debitamente Dio</l>
<l>Qui l'alme impure purgano ed infette</l>
<l>Da 'l sensuale affetto, ma da poi</l>
<l>Fian richiamate a la celeste reggia:</l>
<l>E di questi cotai son io medesmo.</l>
<l>Qui pur pensosi, a passi lenti e gravi</l>
<l>Van quei grandi ch'a 'l vero ebber gl'ingegni;</l>
<l>Aristotele il primo, e 'l divin mastro</l>
<l>De la scuola superna, i' dico Plato</l>
<l>Con tutta la sua schiera, e con mill'altre</l>
<l>Che 'l furor letterato in alto eresse.</l>
<l>Qui cinti d'arme gli spiriti magni,</l>
<l>Onde rimbomban sì Micene e Roma,</l>
<l>Achille, Agamennon, Cesare e Scipio</l>
<l>Van trionfanti, ed han seco, o Ferrara,</l>
<l>Non men di ferro e di valore armati,</l>
<l>De' tuoi Ercoli e Alfonsi. Or io mi stava,</l>
<l>L'alte schiere ammirando in grembo a i fiori,</l>
<l>Quando udìi dirmi da invisibil voce: -</l>
<l>Oggi in teatro augusto i salsi motti</l>
<l>Conditi da tua Musa, e le sciocchezze,</l>
<l>Le frodi, e i popolari accorgimenti</l>
<l>Debbon udirsi: ivi in regal corona</l>
<l>D'eroi s'asside il glorïoso Alfonso,</l>
<l>Pieno di deità gli atti e l'aspetto,</l>
<l>Qual Giove in fra i suoi Divi. In nobil coro</l>
<l>Di caste Ninfe amorosette e care,</l>
<l>La sua Giunone ha seco; intanto attende</l>
<l>Come scaltro risuoni e come piaccia,</l>
<l>Tocca da dotta man, comica cetra.</l>
<l>Tu va; ben degna è sì mirabil scena</l>
<l>Di mirabil messaggio, e primo parla. - </l>
<l>Tacque: ed io ratto in men che non balena,</l>
<l>Qui mi condussi, e non so per qual calle;</l>
<l>Or dirò il comandato e dirò breve.</l>
<l>Le Scïenze, figliuole de la mente,</l>
<l>Vivon soggette a le medesme leggi,</l>
<l>Che Natura ha prescritte a' figli suoi:</l>
<l>Come nasce, fiorisce, invecchia e muore</l>
<l>L'abete, il pin, la quercia ed il cipresso,</l>
<l>Così queste han sua vice. Fu la scena</l>
<l>Infante a' primi tempi, e giovin poi</l>
<l>Fèssi e matrona; or è canuta vecchia.</l>
<l>Ben quai medici accorti, che previsto</l>
<l>Lunge il letargo, han rimedi che 'n fasce</l>
<l>L'uccidan, e spess'anco anzi che nasca,</l>
<l>Tai gran saggi, avvertendo il fatal corso</l>
<l>De 'l poetar di scena, a preservargli,</l>
<l>Se non da morte, almen da presta morte,</l>
<l>Con gran senno, arte dotta, in brevi carte</l>
<l>Strinsero in immutabili precetti.</l>
<l>E certo il lor pensier veniva intero,</l>
<l>Ma l'ignoranza s'è tanto ingegnata</l>
<l>Ch'i saggi avvertimenti ha torti e guasti;</l>
<l>Onde più ratto il buon comico iambo</l>
<l>È invecchiato e caduto in vil dispregio;</l>
<l>Così ha gran mal picciol' licenza a lato!</l>
<l>Fu concesso il partirsi da 'l severo</l>
<l>De le leggi prescritte a la poetica,</l>
<l>Quanto chiedeva l'uso de l'etati;</l>
<l>Qui s'è fermato il punto: e non s'è visto</l>
<l>Che varia il pomo or frondi, or frutti, or fiori,</l>
<l>Seguendo la stagion, ma sempre è pomo:</l>
<l>Non mai o fico, o pero, od aspro sorbo.</l>
<l>Or s'è trascorso sì, che le commedie</l>
<l>Più commedie non son, ma ciance inteste</l>
<l>A trar da' plebei cori infame riso,</l>
<l>Indegne de l'orecchie cittadine</l>
<l>Non che de le magnanime e regali.</l>
<l>Io parlo per ver dire,</l>
<l>Non per odio d'altrui, nè per disdegno:</l>
<l>Nè perch'io stimi la favola mia</l>
<l>Esser de le perfette; là, ov'io vivo,</l>
<l>Non vive odio o disdegno, ed è ognun fatto</l>
<l>Giusto conoscitor de' suoi difetti.</l>
<l>Forse, s'or vergar carte e oprare inchiostro</l>
<l>Mi si desse, alcun neo le purgherei,</l>
<l>Se ben che non precetti imaginati</l>
<l>Seguì mia Musa, ma gl'interi e saldi;</l>
<l>E s'ivi errò, qual'uom spira e non erra?</l>
<l>Or questa, ch'io vivendo, a 'l primo Alfonso</l>
<l>Composi e posi in sontuosa scena,</l>
<l>E i <hi rend="italic">Suppositi</hi> ha nome, invitto Sire,</l>
<l>Sacran novellamente a 'l vostro nome</l>
<l>Devoti questi spiriti sublimi,</l>
<l>Onde qui s'orna l'Academia vostra.</l>
<l>Voi gradite il buon zelo e la lor fede;</l>
<l>Là vien chi me accomiata: ed io ritorno,</l>
<l>Sì come fu il destino, a l'ombre Elisie.</l></lg></div1>
<div1><head>Gelosia</head>
<lg>
<l>Io son la Gelosia, ch'or mi rivelo</l>
<l>D'Amor ministra, in dar tormento a' cori;</l>
<l>Ma non discendo già da 'l terzo Cielo</l>
<l>Dove Amor regna, anzi duo son gli Amori:</l>
<l>Nè là su mai s'indura il nostro gelo</l>
<l>Tra le divine fiamme e i puri ardori:</l>
<l>Non però da l'Inferno a voi ne vegno,</l>
<l>Ch'ivi Amor no, ma sol vive Odio e Sdegno.</l></lg>
<lg>
<l>Forma invisibil sono; e mio ricetto</l>
<l>È non chiuso antro od orrida caverna,</l>
<l>Ma loco ombroso e verde e real tetto,</l>
<l>E spesso stanza de' cuor vostri interna;</l>
<l>E formate ho le membra e questo aspetto</l>
<l>D'aria ben densa; e la sembianza esterna</l>
<l>Di color vari ho così adorna e mista,</l>
<l>Che di Giunon l'ancella appaio in vista.</l></lg>
<lg>
<l>Questo, che mi ricopre, onde traluce</l>
<l>Parte però de 'l petto bianco e terso,</l>
<l>D'aria è bel velo, e, posto in chiara luce,</l>
<l>Prende sembiante ad or ad or diverso:</l>
<l>Or qual piropo a 'l sol fiammeggia e luce,</l>
<l>Or nero il vedi, or giallo, or verde, or perso,</l>
<l>Nè puoi certo affermar ch'egli sia tale:</l>
<l>E di color sì vari anco son l'ale.</l></lg>
<lg>
<l>Gli omeri alati, alati ho ancora i piedi,</l>
<l>Sì che Mercurio e 'nsieme Amor somiglio;</l>
<l>E ciascuna mia penna occhiuta vedi,</l>
<l>D'aureo color, di nero e di vermiglio.</l>
<l>Pronta e veloce son più che non credi,</l>
<l>Popol, che miri: il sa Venere e 'l figlio,</l>
<l>Leve fanciul; che fôra un tardo veglio;</l>
<l>Ma se posa, o se dorme, io 'l movo e sveglio.</l></lg>
<lg>
<l>Questa, c'ho ne la destra, è di pungenti</l>
<l>Spine, onde sferzo de gli amanti il seno:</l>
<l>Ben ho la sferza ancor d'empi serpenti</l>
<l>Fatta, e 'nfetta di gelido veneno;</l>
<l>Ma su le disleali alme nocenti</l>
<l>L'adopro, quai fûr già Teseo e Bireno.</l>
<l>L'Invidia la mi diè, compagna fera</l>
<l>Mia, non d'Amor; la diede a lei Megera.</l></lg>
<lg>
<l>Non son l'Invidia io, no, ben che simìle</l>
<l>Le sia, com'ha creduto il volgo errante;</l>
<l>Fredde ambe siam, ma con diverso stile:</l>
<l>Pigra ella move, io con veloci piante,</l>
<l>E mi scaldo ne 'l volo; ella in uom vile,</l>
<l>Io spesso albergo in cor d'illustre amante;</l>
<l>Ella fêl tutta, e mista io di dolciore:</l>
<l>Ella figlia de l'Odio, io de l'Amore.</l></lg>
<lg>
<l>Me produsse la Tema, Amore il seme</l>
<l>Vi sparse, e mi nudrì Cura infelice:</l>
<l>Fu latte il pianto, che da gli occhi or preme</l>
<l>Giusto disdegno, or van sospetto elice.</l>
<l>Così il padre e la madre assembro insieme,</l>
<l>E 'n parte m'assomiglio a la nutrice:</l>
<l>E 'l cibo ancor che nutricommi in fasce,</l>
<l>È quel che mi diletta e che mi pasce.</l></lg>
<lg>
<l>Di pianto ancor mi cibo e di pensiero,</l>
<l>E per dubbio m'avanzo e per disdegno:</l>
<l>E mi noia egualmente il falso e il vero,</l>
<l>E quel ch'apprendo in sen fisso ritegno.</l>
<l>Nè sì nè no ne 'l cor mi suona intero,</l>
<l>E varie larve a me fingo e disegno:</l>
<l>Disegnate le guasto e le riformo,</l>
<l>E 'n tal lavoro io non riposo o dormo.</l></lg>
<lg>
<l>Sempre erro, e, ovunque vado, i Dubbi sono</l>
<l>Sempre a 'l mio fianco e le Speranze a lato;</l>
<l>Ad ogni cenno adombro, ad ogni suono,</l>
<l>A un batter di palpebre, a un trar di fiato;</l>
<l>Tale è mia qualità, quale io ragiono,</l>
<l>Principi, a voi, cui di vedermi è dato;</l>
<l>Ed ora Amor, fra mille lampi e fochi,</l>
<l>Vuol ch'io v'appaia ne' notturni giochi:</l></lg>
<lg>
<l>Perchè, s'avvien ch'a 'l sonno i lumi stanchi</l>
<l>La notte inchini e la quïete alletti,</l>
<l>Io vi stia sempre stimolando a' fianchi,</l>
<l>E co' 'l timor vi desti e co' sospetti,</l>
<l>Perchè gente a 'l teatro omai non manchi,</l>
<l>Nè sian gli altri suoi giochi in lui negletti.</l>
<l>Ma vien chi mi discaccia: ond'io gli cedo,</l>
<l>Ed invisibil qui tra voi mi siedo.</l></lg></div1>
<div1><head>Tempo</head>
<lg>
<l>Donne, voi che superbe</l>
<l>Di giovinezza e di beltà n'andate,</l>
<l>Voi, che l'arme sprezzate</l>
<l>Di Venere e d'Amore:</l>
<l>Voi sempre invitte e sempre vincitrici,</l>
<l>Voi vinte pur sarete</l>
<l>Da 'l mio sommo potere.</l>
<l>I gran vanti e le glorie,</l>
<l>Le corone e le palme,</l>
<l>Le spoglie di tant'alme</l>
<l>Ond'i vostri trionfi adorni or vanno,</l>
<l>Pur mia preda saranno:</l>
<l>E sarà preda insieme</l>
<l>Questa vostra bellezza e quest'orgoglio</l>
<l>Che 'l mondo onora e teme.</l>
<l>Il Tempo io sono, il Tempo</l>
<l>Vostro nemico e vostro</l>
<l>Domatore e signore;</l>
<l>Chè posso con la fuga</l>
<l>Via più contro di voi,</l>
<l>Ch'Amor non può con tante faci ed armi,</l>
<l>Con tante squadre e tanti assalti suoi.</l></lg>
<lg>
<l>Ed or, mentre ch'io parlo,</l>
<l>La mia tacita forza</l>
<l>Entra ne gli occhi vostri e ne le chiome</l>
<l>E le spoglia e disarma.</l>
<l>Quinci rallenta i nodi,</l>
<l>Quinci le faci ammorza,</l>
<l>Quinci rintuzza i dardi</l>
<l>De gli amorosi sguardi:</l>
<l>E quinci a poco a poco</l>
<l>L'alta beltà disgombra,</l>
<l>Il cui raggio e il cui foco</l>
<l>Tosto alfin diverran cenere ed ombra</l>
<l>I' fuggo, i' corro, i' volo,</l>
<l>Nè voi vedete, ahi cieche!</l>
<l>La fuga, il corso, il volo.</l>
<l>Nè men vedete come</l>
<l>Ne porti il vostro onore e il vostro nome,</l>
<l>E come co' miei passi</l>
<l>Ogni cosa mortal fugga e trapassi.</l></lg>
<lg>
<l>Ma forse par che stia</l>
<l>Qui neghittoso a bada;</l>
<l>Folli! deh che vi giova</l>
<l>Lusingar voi medesme</l>
<l>Con volontario inganno,</l>
<l>S'aperto il vostro danno</l>
<l>Vedrete alfin con dolorosa prova?</l>
<l>Tosto verrà quell'ora</l>
<l>Che con piena vittoria</l>
<l>Trionferò di voi.</l>
<l>Scaccerò in bando allora</l>
<l>Amor da l'alto seggio</l>
<l>Che ne' vostri occhi ei tiene,</l>
<l>Ed in quel loco poi</l>
<l>Dispiegherà le insegne</l>
<l>La Vecchiezza e l'Onore.</l></lg>
<lg>
<l>Torrò di man lo scettro</l>
<l>De' vostri empi pensieri</l>
<l>A l'Alterezza, che ne 'l vostro petto</l>
<l>Quasi reina or siede:</l>
<l>E poscia in quella sede</l>
<l>Porrò la Penitenza,</l>
<l>La qual con la memoria</l>
<l>De' beni andati e de l'andata gloria,</l>
<l>Quasi continuo verme,</l>
<l>Mai sempre roderà le menti inferme.</l>
<l>Farovvi a mio volere,</l>
<l>Come a vinte, cangiar legge e costumi:</l>
<l>Lasciar il canto, le parole e il riso,</l>
<l>I nuovi abiti adorni;</l>
<l>E quante spiega in voi superbe pompe</l>
<l>Ricchezza, arte ed ingegno,</l>
<l>Farò deporvi in segno</l>
<l>Di vostra servitute,</l>
<l>Qual uom ch'in dura sorte abito mute.</l></lg>
<lg>
<l>Queste cose or v'annunzio,</l>
<l>Perchè tra voi pensando</l>
<l>Come la beltà vostra si dilegua,</l>
<l>E quel che poi ne segua,</l>
<l>Cessi quel vostro orgoglio</l>
<l>Pieno di feritate,</l>
<l>Che di servirvi amando</l>
<l>Ogni cosa mortale indegna stima.</l>
<l>Ma di voi stesse fate</l>
<l>Come pietà vi detta</l>
<l>E ragion vi consiglia:</l>
<l>Ch'io con l'istessa fretta</l>
<l>N'andrò seguendo il mio vïaggio eterno.</l></lg>
<lg>
<l>Su su, Stagioni, omai,</l>
<l>Su, Giorno, Notte ed Ore,</l>
<l>Mia veloce famiglia,</l>
<l>Che con moto superno</l>
<l>Ab eterno creò l'alto Fattore:</l>
<l>Seguite il corso antiquo</l>
<l>De le vostre vittorie</l>
<l>Per lo calle de 'l Ciel lungo ed obliquo.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
