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      <title>Caio Gracco</title>
      <author>Vincenzo Monti</author>
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    <extent>153 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000052</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Opere</title>
        <author>Monti, Vincenzo</author>
        <editor id="ed">Valgimigli, Manara</editor>
        <editor id="ed2">Muscetta, Carlo</editor>
        <publisher>R. Ricciardi</publisher>
        <pubPlace>Milano [ecc.]</pubPlace>
        <date>1953</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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        <term>851.6 - POESIA ITALIANA, 1748-1814</term>
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        <term>Letteratura teatrale</term>
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<castList><head>PERSONAGGI</head>
<castItem><role>C. GRACCO</role></castItem>
<castItem><role>CORNELIA</role></castItem>
<castItem><role>LICINIA</role></castItem>
<castItem><role>L. OPIMIO</role><roleDesc>, console</roleDesc></castItem>
<castItem><role>LIVIO DRUSO</role><roleDesc>, tribuno</roleDesc></castItem>
<castItem><role>M. FULVIO</role></castItem>
<castItem><role>Un liberto di CAIO</role></castItem>
<castItem><role>Senatori</role></castItem>
<castItem><role>Tribuni</role></castItem>
<castItem><role>Littori</role></castItem>
<castItem><role>Popolo</role></castItem></castList>
<set><p>La scena è nel Foro e nell'atrio della casa di Gracco imminente al Foro.</p></set>
</front>
<body>
<div1 type="atto"><head>ATTO PRIMO</head>
<div2 type="scena"><head>SCENA I</head>
<stage>CAIO solo.</stage>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Eccoti, Caio, in Roma. Io qui non visto</l>
<l>entrai protetto dalla notte amica.</l>
<l>Oh! patria mia, fa cor, ché Gracco è teco.</l>
<l>Tutto tace dintorno, e in alto sonno</l>
<l>dalle cure del dì prendon riposo</l>
<l>gli operosi plebei. Oh buoni, oh veri,</l>
<l>soli Romani! Il vostro sonno è dolce,</l>
<l>perché fatica lo condisce; è puro,</l>
<l>perché rimorso a intorbidar nol viene.</l>
<l>Tra il fumo delle mense ebbri frattanto</l>
<l>gavazzano i patrizi, gli assassini</l>
<l>del mio caro fratello; o veramente,</l>
<l>chiusi in congrega tenebrosa, i vili</l>
<l>stan la mia morte macchinando, e ceppi</l>
<l>alla romana libertà; né sanno</l>
<l>qual tremendo nemico è sopraggiunto.</l>
<l>Or basta: salvo io premo la paterna</l>
<l>soglia. Sì, questa è la mia soglia. Oh madre!</l>
<l>Oh mia Licinia! oh figlio! A finir vengo</l>
<l>i vostri pianti, e tre gran furie ho meco:</l>
<l>ira di patria oppressa, amor de' miei,</l>
<l>e vendetta, la terza; sì, vendetta</l>
<l>della fraterna strage. Entriam. Ma giunge</l>
<l part="I">qualcun. Foss'egli alcun de' nostri!</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA II</head>
<stage>FULVIO con uno schiavo, e DETTO.</stage>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Sgombra,</l>
<l>servo fedele, ogni timor. Compiemmo</l>
<l>arditamente un'alta impresa: abbiamo</l>
<l>tolto a Roma un tiranno. Alta del pari</l>
<l>mercé n'avrai, la libertà. Ma bada:</l>
<l>sul tuo capo riposa un grande arcano.</l>
<l>Non obbliar che dal silenzio tuo</l>
<l>la mia fama dipende e la tua vita.</l>
<l>Lasciami. - Stolto! alla sua morte ei corre.</l>
<l>M'è necessaria la sua testa. Un troppo</l>
<l>terribile segreto ella racchiude;</l>
<l>e demenza sarìa. . . Ma chi s'appressa?</l>
<l>Son tradito. Chi sei che qui t'aggiri,</l>
<l>tenebroso spiando i passi altrui?</l>
<l part="I">Non t'avanzar: chi sei? parla.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">La voce</l>
<l part="I">non è questa di Fulvio?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Che pretendi</l>
<l>tu da Fulvio? Che ardir s'è questo tuo</l>
<l>d'interrogar fra l'ombre un cittadino</l>
<l part="I">che non ti cerca?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Ah! tu sei desso. Oh Fulvio!</l>
<l part="I">Abbracciami. Son Caio.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F"> Oh ciel! Tu Caio?</l>
<l part="I">Tu?. . .</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Sì, taci; son io.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Oh me felice!</l>
<l>Oh sospirato amico! E qual propizio</l>
<l>nume ti guida? Io di Cartago ancora</l>
<l>sul lido ti credea. Come ne vieni?</l>
<l part="I">Come dunque ritorni?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Io là spedito</l>
<l>fui di Cartago a rialzar le mura.</l>
<l>Adempiuto ho il comando; ed in due lune,</l>
<l>che fur bastanti a rovesciarla appena,</l>
<l>da' fondamenti suoi Cartago è sorta.</l>
<l>Incredibile impresa, e minor solo</l>
<l>del mio coraggio, a cui dier sprone i tuoi</l>
<l>frequenti avvisi, e l'istigar che ratto</l>
<l>qua fosse il mio ritorno. Aver prevalso</l>
<l>l'inimico partito, esser del nostro</l>
<l>atterrata la forza, ed in periglio</l>
<l>star le mie leggi e Roma. Io l'opra allora</l>
<l>precipitai, la consumai; veloce</l>
<l>mi parto da Cartago; e, benché irato</l>
<l>fosse il Tirreno, e minacciosi i venti,</l>
<l>pure al mar mi commisi, ed improvviso</l>
<l>qual folgore qui giungo. Or, quale abbiamo</l>
<l part="I">stato di cose?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Periglioso e tristo.</l>
<l>L'altero Opimio, il tuo crudel nemico,</l>
<l>console indegno e cittadin peggiore,</l>
<l>la lontananza tua posta a profitto,</l>
<l>guerra aperta ti muove. E dello scorno</l>
<l>a che tu l'esponesti, allor che chiese,</l>
<l>e per te non l'ottenne, il consolato,</l>
<l>solennemente a vendicarsi aspira.</l>
<l>Propon che tutte ràdansi del tuo</l>
<l>tribunato le leggi; e il dì che viene,</l>
<l>a quest'opra d'infamia è già prefisso.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">Ma i tribuni che fan?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Fanno mercato</l>
<l>de' lor sacri doveri. A prezzo han messa</l>
<l>lor potestade, e i senator l'han compra.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">Oh infami!</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">E Druso, il capo della mandra</l>
<l>tribunizia, il codardo e molle Druso,</l>
<l>la sua vilmente trafficò primiero.</l>
<l>Gli altri, che sono più vil fango ancora,</l>
<l>seguîr tosto l'esempio. A questo modo</l>
<l>avarizia si strinse a tirannìa,</l>
<l>e collegate consumâr di nostra</l>
<l>cadente libertà, delle tue leggi,</l>
<l>e forse pur della tua vita, il nero</l>
<l part="I">orribile contratto.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Alto contratto,</l>
<l>degno di tali mercatanti! Oh Roma!</l>
<l>Già madrigna tu vendi i generosi</l>
<l>ai pravi cittadini, e venderai,</l>
<l>se un giorno trovi il comprator, te stessa.</l>
<l>Oh senato, che un dì sembrasti al mondo</l>
<l>non d'uomini consiglio, ma di numi,</l>
<l>ch'altro adesso se' tu che una temuta</l>
<l>illustre tana di ladroni? Io fremo.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l>Freme ogni vero cittadin. Ma questo</l>
<l>di dolor non è tempo e di sospiri;</l>
<l part="I">tempo è di fatti.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F"> E li farem. Ma pria</l>
<l>le nostre forze esaminiam. Rispondi:</l>
<l>quanti amici, se amici ha la sventura,</l>
<l part="I">nella fede restâr?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Pochi, ma forti.</l>
<l>L'intrepido Carbon, già tuo collega</l>
<l>nelle agrarie contese; e Rubrio e Muzio,</l>
<l>animosi plebei, possente ognuno</l>
<l>nella propria tribù. Vezio v'aggiungi,</l>
<l>e Pomponio e Licinio, alme bollenti</l>
<l>di libertà del par che di coraggio.</l>
<l>Di me non parlo; mi conosci. Il resto</l>
<l>rapì seco il rotar della fortuna.</l>
<l>Ed ecco tutte del tuo gran naufragio</l>
<l>le onorate reliquie. Oh amico! oh quale</l>
<l>mutamento di cose! Fu già tempo</l>
<l>che, di tutto signor, devoti avesti</l>
<l>popoli e regi al cenno tuo. Dinanzi</l>
<l>ti tremava il senato; riverenti</l>
<l>ti fean corona i cittadini; un detto,</l>
<l>uno sguardo di Caio, un suo saluto,</l>
<l>un suo sorriso li facea superbi.</l>
<l>Ambìa ciascuno di chiamarsi amico,</l>
<l>cliente, schiavo di questo felice</l>
<l>idolo della plebe; e nel vederli</l>
<l>si prostrati, tu stesso vergognavi</l>
<l>di lor viltà, tu stesso. Alfin tramonta</l>
<l>la tua fortuna, ed ecco ir tutte in nebbia</l>
<l>le sue splendide larve, ecco disfatto</l>
<l>questo nume terreno, e dagli altari</l>
<l part="I">gittato nella polve.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">E che per questo?</l>
<l>Nell'ire sue l'avversa sorte a Gracco</l>
<l>non tolse Gracco. Ho tale un cor nel petto,</l>
<l>che ne' disastri esulta; un cor che gode</l>
<l>lottar col fato, e superarlo. Il fato,</l>
<l>credi, è tremendo, perché l'uomo è vile;</l>
<l>ed un codardo fu colui che primo</l>
<l>un dio ne fece. Ma perché tra' nostri</l>
<l part="I">Fannio non conti?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Fannio? Il vile è fatto</l>
<l>tuo nemico mortal. Pose in obblio</l>
<l>costui quel giorno che per man davanti</l>
<l>alla plebe il traesti, e, Opimio escluso,</l>
<l>del consolato intercessor gli fosti.</l>
<l>E tel predissi allor che tu nel core</l>
<l>d'un ingrato locavi il benefizio.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Sì, nel cor d'un patrizio. Ah! ch'io non sempre</l>
<l>fui nella scelta degli amici uom saggio.</l>
<l>Mal dal mio core giudicai l'altrui,</l>
<l>e spesso il diedi a' traditori. In questo</l>
<l>non so scusarmi. Or dimmi: e della plebe</l>
<l>quale intanto è il pensier? Perse ella tutto</l>
<l>di sue sventure il sentimento? È morta,</l>
<l>parlami vero, è tutta in lei già morta</l>
<l part="I">la memoria di Caio?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Aura che passa,</l>
<l>ed or da questo or da quel lato spira,</l>
<l>è amor di plebe. Ma scusarla è forza.</l>
<l>Vien da miseria il suo difetto; e molti</l>
<l>sendo i bisogni, esser dee molta ancora</l>
<l>la debolezza. In suo segreto al certo</l>
<l>ella ancor t'ama, e il suo sospir t'invìa;</l>
<l>ma il labbro non lo sa. Timidi e muti</l>
<l>sono i sospiri, ed il pallor del volto</l>
<l>solo gli accusa, il susurrar tuo nome</l>
<l>sommessamente, e l'abbassar del ciglio;</l>
<l>ch'uno non già né due sono i tiranni,</l>
<l>ma quanti in Roma abbiam patrizi, e quanti</l>
<l>opulenti e tribuni. E girne impune</l>
<l>può ben la tirannìa. Vedova è Roma</l>
<l>della più fiera gioventù; ché tutta</l>
<l>Fabio la trasse a guerreggiar sul Tago,</l>
<l>e i men forti restâr. Quindi smarrito</l>
<l>langue ogni spirto; trepida, abbattuta</l>
<l>geme la plebe; ti desìa, ma tace.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Io parlar la farò. Lion che dorme</l>
<l>è la plebe romana, e la mia voce</l>
<l>lo sveglierà: vedrai. A tutto io venni</l>
<l>già preparato, e, navigando a Roma,</l>
<l>i miei perigli meditai per via.</l>
<l>Mormoravano l'onde; inferocito</l>
<l>mugghiava il vento, aprìasi in lampi il cielo,</l>
<l>e tremava il nocchiero. Ed io pensoso</l>
<l>stavami in fondo all'agitato legno,</l>
<l>chiuso nel manto, e con lo sguardo basso</l>
<l>in altra assorto più crudel tempesta.</l>
<l>Strette intorno al mio cor tenean consiglio</l>
<l>fra lor dell'alma le potenze; e Roma</l>
<l>volgea per mente, e antivedea pur tutti</l>
<l>del senato e d'Opimio e de' tribuni</l>
<l>e degli amici i tradimenti. Oh Fulvio!</l>
<l>Io fremea nel pensarli, e lagrimava;</l>
<l>ma lagrime di rabbia eran le mie:</l>
<l>e in piè m'alzava, e m'aggirava intorno,</l>
<l>e col vento ruggìa; ché furioso</l>
<l>mi rendea la pietà dell'infelice</l>
<l>patria, e l'immago d'un fratel che grida,</l>
<l>son dieci anni, vendetta, e ancor non l'ebbe.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="I">Già l'ebbe.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">E quale?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="M">Lo saprai.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Ti spiega.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="I">Senti. . . (Incauto, che fo?)</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Perché t'arresti?</l>
<l part="I">perché non parli?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Scusa. Ha qualche volta</l>
<l part="I">i suoi segreti l'amistà.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">No, mai</l>
<l>la verace amistà. Ma, sia qualunque,</l>
<l>rispetto il tuo segreto, e più non chieggo.</l>
<l>Dimmi sol, ché saperlo assai ne giova,</l>
<l>quale osserva contegno in tanto affare</l>
<l>il mio congiunto Emilian? Che dice?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l>Emilian?. . . Perdona, ogni tuo detto</l>
<l>è una domanda; e della madre ancora,</l>
<l>e della sposa, o Caio, e del tuo figlio</l>
<l part="I">nulla inchiedesti?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">I pensier primi a Roma:</l>
<l>darò i secondi a mia famiglia. Or dunque,</l>
<l>d'Emiliano che sperar? Marito</l>
<l part="I">di mia sorella. . .</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Nol chiamar marito,</l>
<l part="I">ma tiranno.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Lo so che la meschina</l>
<l part="I">di tal consorte non è lieta.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">E il puote</l>
<l>esser mai donna che plebea si stringe</l>
<l>a marito patrizio? Egli l'abborre,</l>
<l part="I">e te del pari abborre.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Ed io. . . non l'amo.</l>
<l>Ma non t'ascondo il ver: l'alta sua fama,</l>
<l>le grandi imprese che gli fêro il nome</l>
<l>di secondo African, la cieca e muta</l>
<l>verso lui riverenza della plebe,</l>
<l>che lo sa suo nemico e lo rispetta,</l>
<l>tutto in lui mi conturba; e duro intoppo,</l>
<l>s'egli n'è contra, alla vittoria avremo.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l>E noi vittoria avrem, s'altro non temi:</l>
<l part="I">ti rassicura.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">. . . Io non t'intendo.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">In breve</l>
<l>m'intenderai. Ma noi spendiam qui indarno</l>
<l>tempo e parole. Non lontana è l'alba;</l>
<l>e niuno degli amici ancor s'avvisa</l>
<l>di tua venuta. A confortarli io corro</l>
<l part="I">di tanto annunzio.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Férmati.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">A qual fine?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">A farmi chiaro il tuo parlar.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">T'accheta.</l>
<l>Romor di passi ascolto, e venir sembra</l>
<l part="I">dalle tue soglie.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Oh ciel! che fia?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">T'accheta.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA III</head>
<stage>CORNELIA, LICINIA col figlio per mano, il liberto FILOCRATE, e DETTI</stage>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l>Frena il pianto, Licinia, e non tradire</l>
<l>co' tuoi lamenti i nostri passi. Andiamo</l>
<l>tacitamente, o figlia. - E tu ci scorta,</l>
<l part="I">Filocrate.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Qual voce! Udisti? Ah! questa,</l>
<l part="I">questa è mia madre.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="M">Avviciniamci.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Gente</l>
<l>s'appressa. - State: io vado innanzi, io sola</l>
<l part="I">esploratrice.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Il cor mi balza.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Olà,</l>
<l part="I">cittadini, chi siete?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Oh madre mia!</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="I">Di chi madre?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Di Gracco. Sì, son io;</l>
<l>non sospettar, son Caio; riconosci</l>
<l part="I">del tuo figlio la voce.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Ah tu sei desso!</l>
<l>Il cor ti vede. Oh caro figlio! E come?. . .</l>
<l part="I">Quando?. . .</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Tutto saprai. Ma la consorte,</l>
<l>Licinia mia, dov'è? Tu la nomavi</l>
<l part="I">pur or: dov'è?</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">Fra le tue braccia. Il suono</l>
<l>di tua voce su l'anima mi corse,</l>
<l part="I">e il cor sentì la tua presenza.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Oh gioia!</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="I">E questo il vedi? Lo ravvisi?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Il figlio?</l>
<l>Possenti numi! il figlio mio? Nell'ora</l>
<l>in cui natura ed innocenza dorme,</l>
<l>tu, povero innocente, tu ramingo</l>
<l>per quest'orrido buio, all'onte esposto</l>
<l>degli elementi? Oh madre mia! Qual dura</l>
<l>cagion di Gracco la famiglia astringe</l>
<l>per quest'ombre a vagar? Chi vi persegue?</l>
<l part="I">Chi vi caccia?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">. . . Filocrate, rientra,</l>
<l>e teco adduci quel fanciul. - Chi è questi</l>
<l part="I">che t'accompagna? <stage>(Piano a CAIO.)</stage></l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Un mio fidato amico,</l>
<l part="I">e udir può tutto.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Dirò dunque aperto</l>
<l>di tua famiglia il duro stato, e quali</l>
<l>ne sovrastan perigli. - Il dì che giunge,</l>
<l>d'orror fia giorno, o figlio; e questo Foro,</l>
<l>campo già di virtù, fia campo in breve</l>
<l>di tumulto, di sangue e di delitti.</l>
<l>Qui giacque spento il tuo fratel, percosso</l>
<l>per la causa miglior. Queste che calchi</l>
<l>son le tue soglie. Attender forse io deggio</l>
<l>che imperversando a violarle venga</l>
<l>il patrizio furor? V'ha forse asilo</l>
<l>sacro per queste avare tigri in toga,</l>
<l>di plebeo sangue sitibonde? Oh figlio!</l>
<l>Tu ne stavi lontano ed io tremava;</l>
<l>per me non già; la madre tua, lo sai,</l>
<l>non conosce timor; ma per gli amati</l>
<l>pegni io tremava de' tuoi sacri affetti,</l>
<l>per questa donna del tuo cor, pei giorni</l>
<l>del tuo tenero figlio, in cui mi giova,</l>
<l>se perir devi, assicurarti un qualche</l>
<l>vendicator. Perciò m'ascolta. - In tanta</l>
<l>congiura di malvagi, havvi chi sente</l>
<l>pietà del nostro iniquo stato; un giusto</l>
<l>che, patrizio, detesta de' patrizi</l>
<l>le nere trame, e men porgea l'avviso</l>
<l>e n'offeriva ne' suoi tetti asilo,</l>
<l>sicurezza, silenzio. Io di ciò dunque</l>
<l>sollecita movea, fidando all'ombra</l>
<l>queste vite a te care. Or che presente</l>
<l>tu sei, cangiato è il mio consiglio, e l'alma</l>
<l part="I">più non mi trema.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">E di tremar ti vieto.</l>
<l>Fra poco il sole ed il tuo figlio in Roma</l>
<l>mostreranno la fronte, e cangerassi</l>
<l>degli uomini la faccia e delle cose.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l>Lo spero io ben; ma se lontan mi fosti</l>
<l>di lagrime cagion, presente adesso</l>
<l>di spavento lo sei. Molto m'affida</l>
<l>e molto m'atterrisce il tuo coraggio.</l>
<l>Fieri nemici a superar ti resta:</l>
<l>il senato, i tribuni, e il più tremendo,</l>
<l>il più fatal di tutti, anco te stesso.</l>
<l>Sii dunque mansueto, io te ne prego;</l>
<l>va prudente, va cauto, e nella tua,</l>
<l>deh! custodisci per pietà la vita</l>
<l part="I">del tuo figlio e la mia.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Ti riconforta,</l>
<l>consorte amata; e sulla certa speme</l>
<l>di destino miglior gli spirti acqueta.</l>
<l>Questo terrore lascialo alle spose</l>
<l>de' miei nemici. - Ma chi è questo, o madre,</l>
<l>di mia famiglia protettor pietoso?</l>
<l part="I">questo patrizio non perverso?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Il figlio</l>
<l part="I">d'Emilio, il tuo cognato.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Un mio nemico?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l>Non è tal chi comparte un beneficio.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Ei m'è nemico; e atroce offesa io stimo</l>
<l>il beneficio di nemica mano.</l>
<l>Da chi m'odia, m'è caro aver la morte</l>
<l>pria che la vita. Ov'anco ei tal non fosse,</l>
<l>egli è l'idol de' grandi, il più superbo</l>
<l>dispregiatore della plebe, e basta.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="I">Tu oltraggi la virtù.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Non è virtude,</l>
<l>ov'anco amor del popolo non sia.</l>
<l part="I">Cessa: m'irrita il tuo parlar.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">La prima</l>
<l>volta s'è questa che al mio figlio è grave</l>
<l>la mia favella. Al tuo dolor perdono</l>
<l part="I">l'irriverente tua risposta.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Oh madre!</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l>Più tacermi non so. - Donna, tu prendi</l>
<l>sconsigliata difesa, e sul tuo labbro</l>
<l>duro è la lode udir d'un cittadino,</l>
<l>grande sì, ma tiranno. A chi fidavi</l>
<l>tu de' Gracchi la vita? Ad uno Scipio?</l>
<l>Ed uno Scipio non fu quel che fece</l>
<l>te vedova d'un figlio? Oh degli Scipi</l>
<l>orgogliosa despotica famiglia,</l>
<l>d'alme grandi feconda e di tiranni!</l>
<l>Oh Cornelia! tu sei famoso seme</l>
<l>di questa schiatta, e tu la plebe adori?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="I">Caio, chi è questo temerario?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Appella</l>
<l>qual più ti piace il ragionar mio franco;</l>
<l part="I">Marco Fulvio son io.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Sei Fulvio, ed osi</l>
<l>voce alzar me presente? E ancor non sai</l>
<l>che ammutir deve ogni ribaldo in faccia</l>
<l>alla madre de' Gracchi? Tu mal scegli,</l>
<l>Caio, gli amici, e d'onor poca hai cura.</l>
<l>Di tua sorella, sappilo, costui</l>
<l>insidia la virtù. Quindi la soglia</l>
<l>il tuo cognato gli precluse; e quindi</l>
<l>l'altr'ier le stolte sue minacce, ed ora</l>
<l>le ancor più stolte sue calunnie. Oh figlio!</l>
<l>Che di comune hai tu con un siffatto</l>
<l part="I">malvagio? Un Gracco con un Fulvio!</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Oh rabbia!</l>
<l part="I">Quale oltraggio?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="M">Qual merti.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">E chi ti diede</l>
<l part="I">su me tal dritto?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">I tuoi costumi, e forse</l>
<l part="I">i tuoi misfatti.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">I miei misfatti, o donna,</l>
<l>son due: l'odio a' superbi, e immenso, ardente</l>
<l part="I">amor di libertà.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Di libertade</l>
<l>che parli tu, e con chi? Non hai pudore,</l>
<l>non hai virtude, e libero ti chiami?</l>
<l>Zelo di libertà, pretesto eterno</l>
<l>d'ogni delitto! Frangere le leggi</l>
<l>impunemente, seminar per tutto</l>
<l>il furor delle parti, e con atroci</l>
<l>mille calunnie tormentar qualunque</l>
<l>non vi somiglia; insidiar la vita,</l>
<l>le sostanze, la fama; anco gli accenti,</l>
<l>anco i pensieri incatenar; poi lordi</l>
<l>d'ogni sozzura predicar virtude,</l>
<l>carità di fratelli, attribuirvi</l>
<l>titol di puri cittadini, e sempre</l>
<l>sulle labbra la patria, e nel cor mai:</l>
<l>ecco l'egregia, la sublime e santa</l>
<l>libertà de' tuoi pari, e non de' Gracchi;</l>
<l>libertà di ladroni e d'assassini. -</l>
<l part="I">Figlio, vien meco.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA IV</head>
<stage>CAIO e FULVIO</stage>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Udisti? E mi degg'io</l>
<l>soffrir sì atroce favellar? Daresti</l>
<l part="I">tu fede al detto di costei?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Rispetta</l>
<l>mia madre, e pensa a ben scolparti; intendi?</l>
<l part="I">A scolparti.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA V</head>
<stage>FULVIO solo.</stage>
<sp><l part="F">Io scolparmi? e sai tu bene</l>
<l>chi mi son io? Va, stolto! Al nuovo sole</l>
<l>l'opra vedrai di queste mani; e forza</l>
<l>t'è laudarla, tacerla, o perir meco.</l></sp></div2></div1>
<div1 type="atto"><head>ATTO SECONDO</head>
<div2 type="scena"><head>SCENA I</head>
<stage>OPIMIO e DRUSO</stage>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l>Il primo raggio appena al Palatino</l>
<l>illumina le cime, e già pel Foro</l>
<l>move senza littor', privato e solo,</l>
<l>il console di Roma? In questo giorno,</l>
<l>a te giorno d'onor, di scorno a Gracco,</l>
<l>di trionfo al senato, ogni pupilla</l>
<l>in Opimio è conversa. A lui confida</l>
<l>umil la plebe il suo destino, i grandi</l>
<l>la lor fortuna, il suo riposo Roma,</l>
<l>di contese già sazia: ed ei qui stassi</l>
<l>inoperoso? e il dirò pur, se lice,</l>
<l>dimentico d'altrui e di sé stesso?</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="I">Tribuno, hai pronti i tuoi colleghi?</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">Tutti</l>
<l part="I">da te pendiamo.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Riposar poss'io</l>
<l part="I">su la lor fede?</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="M">Ella t'è sacra.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">I capi</l>
<l part="I">del popolo son nostri?</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">Il ricevuto</l>
<l>oro, e la speme di maggior mercede</l>
<l part="I">te n'assicura.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">E le tribù son tutte</l>
<l>alla calma disposte ed al rispetto?</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l>Tutte. La plebe non fu mai, mel credi,</l>
<l>più docile, più saggia e mansueta.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l>È la plebe romana una tal belva,</l>
<l>che, come manco il pensi, apre gli artigli,</l>
<l>e inferocita ciecamente sbrana</l>
<l>del par chi l'accarezza, e chi l'offende.</l>
<l>Oggi t'adora, e dimani t'uccide,</l>
<l>per tornar poscia ad adorarti estinto. -</l>
<l part="I">Di me che pensa questa belva?</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">Muta</l>
<l part="I">t'osserva, e trema.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Il suo tremar m'è caro</l>
<l>più d'assai che l'amarmi. Ma, di plebe</l>
<l>vedi natura! o dominar tiranna,</l>
<l>o tremante servir. Libertà vera</l>
<l>che tra il servaggio e la licenza è posta,</l>
<l>né possederla, né sprezzarla seppe</l>
<l>il popol mai con temperato affetto.</l>
<l>E non invoca, non rimembra intanto</l>
<l part="I">il suo Gracco ella più?</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">Ben lo rimembra;</l>
<l>ma come sogno lusinghier fuggito.</l>
<l>Rotto è il fascino al fine, in che l'avvolse</l>
<l part="I">quel periglioso forsennato.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">E credi</l>
<l>che indifferente ne vedrà soppressi</l>
<l part="I">i plebisciti?</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">Il lor funesto effetto,</l>
<l>le discordie vo' dir, che amare e tante</l>
<l>da questa fonte derivâr; la strana</l>
<l>di tai leggi natura; i modi ingiusti</l>
<l>che ne seguîr; la sana esperienza</l>
<l>che cento volte le deluse; al fine</l>
<l>l'impossibile loro adempimento</l>
<l>in dispregio le han poste ed in obblio:</l>
<l>e tutte cancellarle opra ti fia</l>
<l>agevole del par che gloriosa.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="I">Più dura, amico, che non pensi.</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">E quali</l>
<l>ostacoli figuri? Onnipossente</l>
<l>è il tuo partito, disperato e nullo</l>
<l>quello di Gracco: egli è lontano, e temi?</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l>Io mai non temo. - Ma senti e stupisci:</l>
<l part="I">Gracco è in Roma.</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">Oh! che dici? In Roma Gracco?</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="I">In Roma.</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="M">E come, se in Cartago?. . .</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">In Roma,</l>
<l>ti dico; e Fulvio già ne porse avviso</l>
<l>a Pomponio, a Licinio, e a quanti v'hanno</l>
<l part="I">suoi parteggianti.</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">E non potrìa qualcuno</l>
<l part="I">ingannarti?</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Ingannar me non ardisce</l>
<l>nessun. Per tutto orecchie ed occhi e mani</l>
<l>ho io, per tutto. La sua giunta è certa.</l>
<l>E tu medesmo lo vedrai tra poco</l>
<l>manifestarsi, e brulicar le vie</l>
<l>di popolo affollato, ed alte grida</l>
<l>sollevarsi di gioia. Un'altra volta</l>
<l>vedrai la plebe minacciar furente</l>
<l>i consoli, il senato, e disegnarli</l>
<l>vittime a questa rediviva e cara</l>
<l part="I">popolar deità.</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">La maraviglia</l>
<l>il pensier mi confonde e le parole.</l>
<l part="I">Qual dio nemico lo condusse?</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Un dio</l>
<l>che lo persegue; il dio che spinse a morte</l>
<l>già suo fratello, in questo luogo, in mezzo</l>
<l>alla frequenza de' Quiriti, in braccio</l>
<l>della plebe, che vile e sbalordita</l>
<l>spirar lo vide al suo cospetto, e tacque.</l>
<l>Vedrai. . . Ma prima vo' parlargli. Io venni</l>
<l>espressamente a questo, e qui l'attendo.</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l>Console, bada: temerario e fiero</l>
<l part="I">e bollente è quel cor.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Ma generoso,</l>
<l>ma leal. Sua virtù mi fa sicuro</l>
<l>di sua caduta. Parlerogli; a pace</l>
<l>l'esorterò, ma per averne effetto</l>
<l>contrario. Hai chiaro il mio pensier?. . . Va, trova</l>
<l>i tuoi colleghi, avvisali di tutto</l>
<l>che da me già sapesti, e lor prescrivi</l>
<l>di starsi in calma, e nulla osar. Non chieggo</l>
<l part="I">da voi, tribuni, che prudenza.</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">Io volo.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA II</head>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker><stage>solo.</stage>
<l>Io mi dolea che lungi ei fosse; ed ecco</l>
<l>propizia sorte me l'invìa. Compiuta</l>
<l>sarà pur dunque alfin la mia vendetta.</l>
<l>Tu mi togliesti, ten sovvenga, o Gracco,</l>
<l>tu mi togliesti un consolato, e un Fannio</l>
<l>mi preponesti. Oh mia vergogna! un Fannio.</l>
<l>Ma, tuo malgrado, questa che mi copre</l>
<l>gli omeri e il petto, è la negata invano</l>
<l>porpora consolar. Gli sdegni alfine</l>
<l>più non sono impotenti, ma di forza</l>
<l>vestiti e d'alta autorità. Tu hai</l>
<l>una vita, e io la voglio. - Ancor per poco</l>
<l>statti chiuso nel petto, o mio disdegno.</l>
<l>L'ora s'appressa. . . Ma, venir già veggo</l>
<l>fervid'onda di plebe, ed orgoglioso</l>
<l>fra gli applausi avanzarsi il mio nemico.</l></sp>
<sp><speaker>POPOLO</speaker><stage>dentro la scena.</stage>
<l part="I">Viva Gracco.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Tripudia, esulta, sfógati,</l>
<l>stolida plebe, generata in seno</l>
<l>alla paura: imparerai tra poco</l>
<l part="I">a tacer.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA III</head>
<stage>GRACCO, POPOLO e DETTO</stage>
<sp><l part="F">Viva Gracco. Onore a Gracco.</l></sp>
<sp><speaker>UNO DEL POPOLO</speaker>
<l part="I">Morte ai patrizi.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">A nessun morte, amati</l>
<l>miei fratelli; a nessuno. Io qui non miro</l>
<l>che romani sembianti; e se qualch'alma</l>
<l>non è romana, vi son leggi; a queste</l>
<l>il giudicar lasciate ed il punire.</l>
<l>Popolo ingiusto è popolo tiranno,</l>
<l>ed io l'amore de' tiranni abborro.</l>
<l>S'io Gracco vi son caro, ognun ritorni</l>
<l>a sue faccende, ognun riprenda in pace</l>
<l>le domestiche cure. Ancor lontana</l>
<l>dell'adunanza convocata è l'ora.</l>
<l>Tosto che giunga, io qui v'aspetto, e tutti.</l>
<l>Fia quello il tempo di spiegar la vostra</l>
<l part="I">alta, tremenda maestà.</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Ben parla:</l>
<l part="I">Gracco è un nobile cor.</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Del giusto amico.</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l>Vero sangue plebeo. Gracco, disponi</l>
<l part="I">di nostre vite. <stage>(Il popolo si ritira.)</stage></l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA IV</head>
<stage>OPIMIO e GRACCO</stage>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">A che mi guardi, e in atto</l>
<l>di stupor ti soffermi? Non ravvisi</l>
<l part="I">Lucio Opimio?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Son tali i tuoi sembianti,</l>
<l>che si fan tosto ravvisar. Ma, dove</l>
<l>nol potesse lo sguardo, il cor che freme</l>
<l>alla tua vista, mi dirìa chi sei.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l>Ti dirà dunque ch'io son tuo nemico,</l>
<l>e securo abbastanza il cor mi sento</l>
<l>per affermarlo, e non temerti. - Or dunque</l>
<l>che tutto mi conosci, odi e rispondi.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">Vuoi tu tradirmi innanzi tempo?</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Il forte</l>
<l part="I">non sa tradire; ed io son forte.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">E iniquo:</l>
<l>e tal tu sendo, ascoltator ti cerca</l>
<l part="I">più rispettoso.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Se consiglio prendi</l>
<l>dall'odio, va; se tuttavolta caro,</l>
<l>più che l'odio privato, hai della patria</l>
<l>l'alto interesse, férmati. Qui trassi</l>
<l part="I">a parlarti di lei.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Dell'interesse</l>
<l part="I">sol della patria?</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="M">Di ciò sol.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">T'ascolto.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="I">Giurami calma, attenzion.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">La giuro.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l>Tra noi tu vedi in due Roma divisa:</l>
<l>tu libera la brami, ed io la bramo.</l>
<l>Uno è lo scopo, ma diverso il mezzo:</l>
<l>e noi calchiam sì opposte vie, che l'una</l>
<l>certo è fallace, ed a ruina debbe</l>
<l>più che a salvezza riuscir. Chi dunque,</l>
<l>chi le nuoce di noi? fors'io? ma guarda</l>
<l>e giudica. - Qui siamo, io del senato,</l>
<l>tu della plebe difensor. La causa,</l>
<l>per cui vindice sorgo, è quella causa,</l>
<l>per cui Giove tonar dalla tarpea</l>
<l>rupe palese i nostri padri udiro;</l>
<l>per cui pugnâr Fabrizio e Cincinnato,</l>
<l>e Papirio e Camillo, ed il divino</l>
<l>più che senno mortal di Fabio e Scipio,</l>
<l>e quanti, in somma, sollevaro al cielo</l>
<l>la romana potenza, e nascer fêro</l>
<l>tra' barbari sospetto che disceso</l>
<l>fosse il concilio de' Celesti in terra,</l>
<l>e sedesse e parlasse, e nella piena</l>
<l>sua maestade governasse il mondo</l>
<l>nel senato latino. - Ecco il partito</l>
<l>a cui, romano cittadin, m'appresi,</l>
<l>il partito de' saggi e degli Dei.</l>
<l>Qual ti scegliesti or tu? Quello scegliesti. . .</l>
<l>non accigliarti, non turbarti, osserva</l>
<l>la tua parola. - Tu scegliesti quello</l>
<l>della rivolta, del furor civile;</l>
<l>di quel furor che tra i tumulti un giorno</l>
<l>del Monte Sacro partorir si vide</l>
<l>l'onta eterna di Roma, il tribunato.</l>
<l>Ecco il cammino che tu calchi. E quali</l>
<l>illustri esempli nella tua carriera</l>
<l>ti proponi? Un Sicinio, un Terentillo,</l>
<l>un Trebonio, un Genuzio, un Canuleio,</l>
<l>un Rabuleio, e quella tanta ciurma</l>
<l>di Rutili, d'Icili e di Petili,</l>
<l>alme tutte di fango, e vitupéro</l>
<l part="I">del gran nome romano.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">E Opimio ardisce</l>
<l>con questi vili pareggiar me Gracco?</l>
<l part="I">Me?. . .</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Tu manchi d'onor, se manchi a' tuoi</l>
<l>giuramenti. Tu devi, e lo pretendo,</l>
<l>ascoltarmi e tacer. Quando fia tempo</l>
<l>risponderai. - Non io con sì vil turba</l>
<l>ti paragono, io, no. Gente fu quella</l>
<l>d'ignominia vissuta e di misfatti,</l>
<l>che protestando di vegliar sul sacro</l>
<l>del popolo interesse, fu del popolo</l>
<l>prima ruina, ed istrumento fece</l>
<l>la miseria di lui di sua perversa</l>
<l>ambizion. Tu, inclito nepote</l>
<l>del maggior Scipio e di Cornelia figlio,</l>
<l>un cor tu porti generoso e degno</l>
<l>dell'origine tua. Tu il popol ami,</l>
<l>non per te stesso, ma per lui: lo veggo,</l>
<l>non lo contrasto. l'la che oprâr di strano</l>
<l>quei malvagi e di rio, che con più danno</l>
<l>e tu fatto non l'abbia? tu de' tristi</l>
<l>sostegno eterno, tu che tutto ardisci,</l>
<l>tu che tutto sconvolgi, e che fors'anco</l>
<l>terribile saresti, ov'io non fossi?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">Hai tu finito?</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Non ancor, sta cheto;</l>
<l>non rompere i miei detti. Ad isfogarti</l>
<l>t'avrai quanto vuoi tempo. Io qui non voglio</l>
<l>uno per uno memorar gl'insani</l>
<l>tuoi plebisciti, e come per lor giace</l>
<l>vilipesa, prostrata la suprema</l>
<l>maestà del senato. Io non vo' dirti</l>
<l>a che mani togliesti, e a quai fidasti</l>
<l>le bilance d'Astrea. Taccio le tue</l>
<l>di scandalo feconde e di tumulti</l>
<l>frumentarie Calende; il sacro io taccio</l>
<l>di roman cittadino augusto dritto</l>
<l>per tutta Italia prostituto; e a cui?</l>
<l>A gente che pur anco il solco porta</l>
<l>delle nostre catene. Io di ciò tutto</l>
<l>non vo' far piato. Ma tacer poss'io</l>
<l>de' tuoi deliri il più funesto? Io dico</l>
<l>l'Agraria, eterno doloroso fonte</l>
<l>delle risse civili, e forse un giorno</l>
<l>della romana libertà la tomba.</l>
<l>E tu dal sonno in che giacea sepolta</l>
<l>questa legge fatal, tu, forsennato,</l>
<l>la provocasti! E adulator di plebe,</l>
<l>querula sempre, né satolla mai,</l>
<l>tu per costei del pubblico riposo</l>
<l>ti fai nemico? per costei? Né il fato,</l>
<l>anzi neppur l'infamia ti sgomenta</l>
<l>di Genuzio, di Melio e Viscellino,</l>
<l>tuoi precursori in sì nefanda impresa?</l>
<l>E che dico di questi? Il tuo fratello</l>
<l part="I">perché giacque?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Perché de' giusti è fatto</l>
<l part="I">carnefice il senato.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Punitore</l>
<l>delle colpe è il senato. E nondimeno</l>
<l>mai causa più perversa ebbe un più puro</l>
<l>proteggitor. Sì: la virtù difese</l>
<l>l'iniquità; ma pur soggiacque. E allora</l>
<l>fu manifesto che in contrario tutti</l>
<l>congiurati di Roma eran gli Dei;</l>
<l>perocché il solo che potea far giusta</l>
<l>sì ingiusta causa e meritar perdono,</l>
<l>dal fulmine del ciel fu tocco anch'esso.</l>
<l>Dopo un cotanto esempio, che pretendi</l>
<l>tu mal cauto? che speri? A che lasciasti</l>
<l>di Cartago le sponde? A che venisti,</l>
<l>misero? A sostener contra il senato,</l>
<l>contra il ciel, contra me le tue proscritte</l>
<l>tribunizie follìe? T'inganni. È fisso</l>
<l>che le tue leggi perano. Tu stesso</l>
<l>perirai, se t'opponi: io son che il dico.</l>
<l>Se di tua vita non ti cal, ti caglia</l>
<l>della tua fama, cagliati di Roma,</l>
<l>che di sangue civile un'altra volta,</l>
<l>se non fai senno, si vedrà vermiglia.</l>
<l>Ciò mi mosse, e null'altro, a favellarti.</l>
<l>Or che aperto conosci il mio pensiero,</l>
<l>fa ch'io del pari il tuo conosca; e parla.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Orator del senato, e de' superbi</l>
<l>ricchi malvagi, che si noman grandi,</l>
<l>vuoi tu risposta? Io la darotti, e breve. -</l>
<l>Di patria t'odo ragionar. Non chieggo</l>
<l>se n'hai veruna; e se la merti, quando</l>
<l>per te il senato è tutto, il popol nulla.</l>
<l>Ben io ti dico, che mia patria è quella</l>
<l>che nel popolo sta. Piace agli Dei</l>
<l>del senato la causa? A Gracco piace</l>
<l>la causa della plebe. E vuoi saperne</l>
<l>lo perché? Perché il fasto, l'alterezza,</l>
<l>l'ira, la gola, l'avarizia e tutta</l>
<l>la falange de' vizi e delle colpe</l>
<l>è vostra tutta quanta; e star non puote</l>
<l>la libertà, la pubblica salute</l>
<l>con sì vil compagnia. Ma non vo' teco</l>
<l>perder tempo e parole. - Tu se' grande,</l>
<l>tu se' vero patrizio, e non m'intendi.</l>
<l>Non vantarmi i Camilli ed i Fabrizi:</l>
<l>imitali piuttosto, e mi vedrai</l>
<l>caderti al piè per adorarti. Quanto</l>
<l>alle mie leggi, che tu inique appelli,</l>
<l>tu senator, tu console, tu parte,</l>
<l>giudice acconcio non ne sei. De' grandi</l>
<l>la tirannìa ne freme; e ciò m'avvisa</l>
<l>che giuste fûro e necessarie e sante.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="I">Altra risposta non mi dai?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">La sola</l>
<l part="I">di te degna.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">E non curi il mio consiglio?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Consiglio di nemico è tradimento.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l>Or ben, se sprezzi le parole, avrai</l>
<l part="I">fatti.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Sì, quelli del crudel Nasica,</l>
<l>dell'assassino del fratello mio.</l>
<l part="I">Ben tu se' degno d'imitarlo.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Io taccio.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">E tacendo parlasti.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Innanzi a Roma</l>
<l part="I">più chiaro in breve parlerò.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">E più chiare</l>
<l part="I">n'avrai risposte.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="M">Le udirem.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Lo spero.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA V</head>
<stage>DRUSO e DETTI</stage>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l>Console, . . . io vengo apportator di nuova</l>
<l>che porrà tutto in pianto. . . Al rio racconto</l>
<l>manca la voce. . . Tu perdesti, o Caio,</l>
<l>un illustre congiunto, e Roma il primo</l>
<l>de' cittadini. Emiliano è spento.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="I">Oimè! che narri?</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">Verità funesta.</l>
<l>Osserva che frequente d'ogni parte</l>
<l>il popolo v'accorre. Altro non odi</l>
<l>per la contrada che lamenti e cupi</l>
<l>fremiti di pietà. Chi piange in lui</l>
<l>il protettor, chi il padre e chi l'amico;</l>
<l>tutti il sostegno della patria; ed havvi,</l>
<l>per tutto dirti, chi bisbiglia voce</l>
<l part="I">di violenta morte.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Oh ciel! che ascolto?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">Quale orrendo sospetto? <stage>(Tra sé.)</stage></l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">Ecco Cornelia.</l>
<l>Il turbato suo volto assai ne dice</l>
<l part="I">che il fiero caso l'è già noto.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA VI</head>
<stage>CORNELIA e DETTI</stage>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Figlio,</l>
<l>un doloroso annunzio. Il tuo cognato</l>
<l part="I">più non respira.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Oh madre!. . .</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">A che mi traggi</l>
<l>in disparte? Che hai, figlio? tu tremi?</l>
<l part="I">che t'avvenne? che hai?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Druso racconta</l>
<l>cosa che fammi inorridir. Va, corri,</l>
<l>vedi, osserva, t'informa. Il cor mi strazia</l>
<l part="I">un sospetto crudel.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Parla, ti spiega. . .</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Qui nol posso. Deh! vola, e dall'estinto</l>
<l>non ti partir fin ch'io non giungo. E tosto</l>
<l part="I">ti seguirò.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="M">Mi trema il cor.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA VII</head>
<stage>OPIMIO, DRUSO e CAIO</stage>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Notasti?</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="I">Notai.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="M">Vedesti quel pallor?</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">Lo vidi.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l>Quel pallor, quella smania, quel sommesso</l>
<l>favellarsi in disparte, m'assicura</l>
<l>che fiero arcano qui s'asconde. Vieni.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA VIII</head>
<stage>CAIO, poi FULVIO</stage>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Ho l'inferno nel cor. Di Fulvio i detti</l>
<l>mi ricorrono tutti alla memoria,</l>
<l>come strali di foco. - A tempo giungi.</l>
<l>Parla, perfido amico. Emiliano</l>
<l>giace in braccio di morte assassinato:</l>
<l part="I">chi l'uccise?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="M">A me il chiedi?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">A te, che in guisa</l>
<l>ragionavi di lui da farmi or certo</l>
<l>che tu medesmo l'assassin ne sei.</l>
<l part="I">Parla dunque, fellon; parla.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Se tanto</l>
<l>al cor t'è grave la costui caduta,</l>
<l>o tu non sei più Gracco, o tu deliri.</l>
<l>Dovrìa Gracco più laude e cor più grato</l>
<l>al generoso ardir che un oppressore</l>
<l>tolse alla patria, un avversario a lui.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">Dunque tu l'uccidesti.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">A che mi tenti,</l>
<l>ingrato amico? L'onor tuo periglia;</l>
<l>la libertà vacilla; un reo senato</l>
<l>mette Roma in catene; a morte infame</l>
<l>spinge uno Scipio il tuo fratello; un altro</l>
<l>i tuoi giorni minaccia; un risoluto</l>
<l>e magnanimo colpo al tuo partito</l>
<l>la vittoria assicura; a te la vita</l>
<l>salva e la fama; vendica la plebe;</l>
<l>placa l'ombra fraterna: e ti lamenti,</l>
<l>e mi chiami assassin? Va, tel ripeto,</l>
<l>o tu non sei più Gracco, o tu deliri.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Or ti conosco, barbaro! E tu servi</l>
<l part="I">alla mia causa co' delitti?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">E quelli</l>
<l>del superbo ch'io spensi e tu compiangi,</l>
<l>dimenticasti tu? Più non rammenti,</l>
<l>opra di questo destruttor crudele,</l>
<l>di Numanzia la fame, opra che nero</l>
<l>fe' il nostro nome ed esecrato al mondo?</l>
<l>Obbliasti di Luzia i quattrocento</l>
<l>giovinetti traditi, e colle monche</l>
<l>man sanguinose ai genitor renduti?</l>
<l>Interroga Cartago; alle sue rive</l>
<l>chiedi di questo bevitor di sangue</l>
<l>le terribili imprese. Ai pianti, ai gridi,</l>
<l>alle stragi ineffabili di cento</l>
<l>e più mila infelici, altri in catene,</l>
<l>altri al ferro, alle fiamme abbandonati,</l>
<l>d'ogni età, d'ogni sesso, ho maraviglia</l>
<l>che inorriditi non s'apriro i lidi.</l>
<l>Eran barbare genti, eran nemiche;</l>
<l>ma disarmate, imbelli e lagrimanti</l>
<l>e chiedenti mercede: e la romana</l>
<l>virtù comanda perdonare ai vinti,</l>
<l>debellar i superbi. - Ma che vado</l>
<l>esterne colpe di costui cercando?</l>
<l>Se la misera plebe ancor sospira</l>
<l>sola una gleba ove por l'ossa in pace;</l>
<l>se la provvida legge, che sì breve</l>
<l>patrimonio le dona, e che suggello</l>
<l>ebbe dal sangue del german tuo stesso,</l>
<l>ancor rimansi inefficace e vana,</l>
<l>chi la deluse? Chi sviò, chi tolse</l>
<l>ai tre prescelti il libero giudizio</l>
<l>delle terre usurpate? Alfin, chi disse</l>
<l>nella piena adunanza utile e giusta</l>
<l>del tuo fratel la morte? Emiliano.</l>
<l>E ricòrdati, Caio, le parole</l>
<l>che, presente la plebe, in quel momento</l>
<l>fulminâr le tue labbra. Io le ho riposte</l>
<l>altamente nel cor. - Uopo è, - dicesti</l>
<l>- uopo è dar morte a quel tiranno. - Il feci.</l>
<l>E mi chiami assassin? Se questa è colpa,</l>
<l>l'assassino sei tu. Tua la sentenza,</l>
<l>tuo pur anco il delitto. Amico, e cieco,</l>
<l part="I">io non fei che obbedirti.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Amico mio</l>
<l>tu, scellerato? Di ribaldi io mai</l>
<l>non son l'amico, io mai. Fulmine colga,</l>
<l>sperda que' tristi che, per vie di sangue</l>
<l>recando libertà, recan catene,</l>
<l>ed infame e crudel più che il servaggio</l>
<l>fan la medesma libertà. Non dire,</l>
<l>empio, non dir che la sentenza è mia.</l>
<l>Spento il voleva io, sì, ma per la scure</l>
<l>d'alta giustizia popolar, per quella</l>
<l>che il tuo vil capo troncherà. Tu festi</l>
<l>orribil onta al mio nome, e tu trema.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l>Caio, fine agli oltraggi; io tel consiglio:</l>
<l>fine agli oltraggi. Iniquo o giusto sia,</l>
<l>raccogli il frutto del mio colpo, e taci,</l>
<l part="I">non sforzarmi a dir oltre.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">E che diresti?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="I">Quel che taccio.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Che? Forse altri delitti?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="I">Nol so.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Nol sai? Gelo d'orror, ned oso</l>
<l part="I">più interrogarti.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="M">E n'hai ragion.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Che dici?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="I">Nulla.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Quel detto il cor mi serra. Oh quale</l>
<l>nel pensier mi balena orrido lampo!</l>
<l part="I">Hai tu complici?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="M">Sì.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Quali?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Insensato,</l>
<l part="I">non dimandarlo.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Vo' saperlo.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Bada,</l>
<l part="I">ti pentirai.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Non più: lo voglio.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Il vuoi?</l>
<l part="I">Chiedilo. . . a tua sorella.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA IX</head>
<stage>CAIO solo.</stage>
<sp><l part="F">A mia sorella?</l>
<l>Spento ha il marito la sorella mia?</l>
<l>Oh nefando delitto! oh immacolato</l>
<l>nome de' Gracchi divenuto infame!</l>
<l>Infame? Io sento a questa idea sul capo</l>
<l>sollevarsi le chiome. Ove m'ascondo?</l>
<l>ove l'onta lavar di questa fronte</l>
<l>disonorata? Che farò? Tremenda</l>
<l>voce nel cor mi mormora, mi grida:</l>
<l>- Va, corri, svena la tua rea sorella. -</l>
<l>Terribil voce dell'onor tradito</l>
<l>di mia famiglia, t'obbedisco. Sangue</l>
<l>tu chiedi, e sangue tu l'avrai: lo giuro.</l></sp></div2></div1>
<div1 type="atto"><head>ATTO TERZO</head>
<div2 type="scena"><head>SCENA I</head>
<stage>CORNELIA, LICINIA e CAIO</stage>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l>Figlio, calma il furor; torna in te stesso,</l>
<l>mio caro figlio, per pietà. Rispetta</l>
<l>il dolor d'una madre e della tua</l>
<l>sposa infelice che tutta si scioglie,</l>
<l>vedila, in pianto. Non fuggir lontano</l>
<l>da queste braccia; guardami, crudele;</l>
<l part="I">io son che prego.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Ah madre!. . .</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Deh! sì fiero</l>
<l>non rispondere, o figlio; supplicarti</l>
<l>io no, non voglio per la rea sorella. . .</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Non mi nomar quel mostro. Una tal furia</l>
<l>non m'è sorella. Perché m'hai di pugno</l>
<l>strappato il ferro che già tutto entrava</l>
<l>nelle perfide vene? Oh! tu lo caccia</l>
<l>per pietà nelle mie, e qui m'uccidi.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l>Deh! considera meglio. Il suo delitto</l>
<l>non è palese: il suo pentir, l'orrore</l>
<l>della sua colpa lo scopriro a noi</l>
<l>più che gl'indizi della colpa istessa.</l>
<l>Ella è per anco occulta, e col punirla</l>
<l>tu la riveli, e sul tuo nome stampi</l>
<l>tu medesmo l'infamia. In altra guisa,</l>
<l>credi tu che trattar questa mia mano</l>
<l>non sappia un ferro, e, dove onor lo chiegga,</l>
<l>nel sen vibrarlo ancor de' figli? Io porto</l>
<l>un cor qua dentro, se nol sai, più fiero,</l>
<l>più superbo che il tuo. Ma questo capo,</l>
<l>questo mio capo, o figlio, è più sereno;</l>
<l>e con più senno governar sa l'ira,</l>
<l>e drizzarla al suo fin. Non disputiamo</l>
<l>dunque, ti prego, e la mia voce ascolta;</l>
<l>ch'or altro è il volto delle cose, ed altri</l>
<l>esser denno i pensier. - L'ora s'appressa</l>
<l>dell'adunanza popolar. Raccolto</l>
<l>di Bellona nel tempio è il reo senato:</l>
<l>e in quell'antro di colpe e di vendette</l>
<l>che si congiura? la tua morte. Il tempo</l>
<l>è d'alto prezzo, e in altro che lamenti</l>
<l>adoprarlo convien. Raccogli adunque</l>
<l>la tua virtude, e ne circonda il petto.</l>
<l>Più che vita, l'onor ti raccomando,</l>
<l>e la patria. Va, figlio; e sia qualunque</l>
<l>il tuo destin, non ismentir te stesso,</l>
<l part="I">né me tua madre.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="M">Oh me infelice!</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Intendo</l>
<l>il tuo gemito, o figlia; ma disdice</l>
<l>alla moglie di Gracco, a una Romana.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l>Se romana virtù pianto non soffre,</l>
<l>se mi comanda soffocar natura,</l>
<l>e tradir di consorte il pio dovere,</l>
<l>ben io mi dolgo, oimè! d'esser Romana.</l>
<l>Te le lagrime mie, me attrista, o madre,</l>
<l>la tua fiera virtù. Poss'io vederti</l>
<l>alla morte esortar questo tuo figlio,</l>
<l>questo dell'alma mia parte più cara;</l>
<l>poss'io vederlo e non disfarmi in pianto?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l>Vuoi che Cornelia una viltà consigli?</l>
<l part="I">Vuoi tu ch'ella?. . .</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">Sia madre: altro non chieggo.</l>
<l>Qual più sublime, qual più santo nome</l>
<l>che quel di madre, e che più scenda al core?</l>
<l>Di tre parti feconda, uno il perdesti</l>
<l>per patrizio furor, l'altro la luce</l>
<l>di tua stirpe macchiò con un misfatto.</l>
<l>Non rimanti che il terzo; e questo, ancora</l>
<l>questo incalzi di morte sul cammino,</l>
<l>sol d'affanni bramosa e di sventure?</l>
<l>Madre, e questa è virtù? Deh! per l'amato</l>
<l>cenere sacro dell'ucciso figlio,</l>
<l>a lui salva il fratello, a me lo sposo,</l>
<l>una dolcezza a' tuoi lugùbri e tardi</l>
<l>vedovi giorni, una speranza a Roma. -</l>
<l>E tu cangia, amor mio, cangia consiglio.</l>
<l>Ineguale di forze e di fortuna,</l>
<l>non cozzar col destino, e la tua vita</l>
<l>non espor senza frutto in questa arena.</l>
<l>Sai di che sangue è tinta, e per che mani!</l>
<l>oimè! che, sitibonde anche del tuo,</l>
<l>quelle mani medesme han fatto acuto</l>
<l>nuovamente il pugnal contro il tuo seno.</l>
<l>Non affrontarle, non portar tu stesso</l>
<l>sotto i lor colpi volontario il petto.</l>
<l>Deh, non ridurre a tal la tua consorte</l>
<l>di dover vagabonda per le rive</l>
<l>aggirarsi del Tebro, e pregar l'onde</l>
<l>di rendermi pietose il divorato</l>
<l part="I">tuo cadavere!</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Oh tu! su le cui labbra</l>
<l>colsi il primo d'amor bacio divino,</l>
<l>che i primi avesti e gli ultimi t'avrai</l>
<l>palpiti del cor mio, non assalire</l>
<l>con le lagrime tue la mia costanza;</l>
<l>né contra l'onor mio, se ti son caro,</l>
<l>co' tuoi singulti cospirar tu stessa!</l>
<l>Abbastanza son io da più crudele,</l>
<l>da più giusto dolor cinto e trafitto;</l>
<l>dal dolor. . . Ma che pro? Sul nome mio</l>
<l>piombò l'infamia, ed io la vita abborro.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="I">Me misera!</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Fa cor, Licinia, e prendi</l>
<l>convenienti al tempo alma e pensieri.</l>
<l>Se fisso è in ciel che sia questo l'estremo</l>
<l>de' miei miseri dì, non io ti chieggo</l>
<l>di lagrime tributo e di sospiri:</l>
<l>ciò mi farìa tra' morti ombra dolente.</l>
<l>Ben ti chieggo d'amarmi, e vivo avermi</l>
<l>nel caro figlio, e lui per man sovente</l>
<l>alla mia tomba addurre, ed insegnargli</l>
<l>a spargerla di fiori, e con la voce</l>
<l>pargoletta a chiamar l'ombra paterna.</l>
<l>Esulterà nell'urna, e avviverassi</l>
<l>per la vostra pietà la polve mia.</l>
<l>E tu del padre gli racconta allora,</l>
<l>onde apprenda virtù, le rie sventure.</l>
<l>Narragli quanto amai la patria, e come</l>
<l>per la patria morii. Digli ch'io m'ebbi</l>
<l>un illustre fratel, per la medesma</l>
<l>gloriosa cagion spento ancor esso.</l>
<l>Ma non gli dir ch'io m'ebbi una sorella:</l>
<l>non gli dir che de' Gracchi nella casa</l>
<l>entrar delitti, orribili delitti. . .</l>
<l part="I">e invendicati.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Oh figlio! e perché tenti</l>
<l>con memorie sì crude il mio coraggio?</l>
<l>Che vuoi tu dunque? Alla viltà del pianto</l>
<l>forzar anco la madre? Ebben, . . . crudele. . .</l>
<l>tu l'ottenesti. - Di Tiberio mio</l>
<l>vidi lacero il corpo; lo raccolsi</l>
<l>tra queste braccia; ne lavai le piaghe</l>
<l>con queste mani, le baciai; non piansi.</l>
<l>Sì; senza pianto contemplai lo strazio</l>
<l>di così caro oggetto: e, al rio pensiero</l>
<l>dell'ignominia di mia stirpe, il ciglio</l>
<l part="I">più non resiste, e il cor mi scoppia.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA II</head>
<stage>Un banditore s'avanza con un decreto alla mano; lo appende ad una colonna, e il popolo vi accorre avidamente per leggerlo. Un CITTADINO, dopo d'averlo osservato, si accosta a CAIO sepolto nel dolore, lo scuote pel manto, e dice:</stage>
<sp><l part="F">Gracco,</l>
<l>Gracco, un decreto del senato; il vedi?</l>
<l part="I">T'accosta e leggi.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker><stage>(s'accosta e legge)</stage>
<l part="F">«Il console provvegga</l>
<l>che non riceva detrimento alcuno</l>
<l part="I">la repubblica.«</l></sp>
<sp><speaker>LO STESSO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Guàrdati, infelice:</l>
<l>quel decreto è fatale alla tua vita.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="I">Ahi che sento!</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Lo veggo, e ti ringrazio,</l>
<l>cortese cittadin. Tu, se non erro,</l>
<l part="I">tu sei Quintilio.</l></sp>
<sp><speaker>Il CITTADINO</speaker><stage>(stringendogli la mano)</stage>
<l part="F">E amico tuo: coraggio. <stage>(Si ritira.)</stage></l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l>Volgiti, figlio: al popol tutto in mezzo</l>
<l>fiero s'avanza a questa volta Opimio.</l>
<l>Svégliati: il tempo d'aver core è giunto.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">Va: non temer.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="M">La man mi porgi.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Prendi;</l>
<l part="I">senti se trema.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">No, non trema: è quella</l>
<l>del mio figlio; e mi dice che tu sai,</l>
<l>pria che tradirne l'onor tuo, morire.</l>
<l part="I">Son tranquilla.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Licinia. . . addio. . . m'abbraccia.</l>
<l>Se questo amplesso. . . se il destin. . . Soccorri</l>
<l>questa misera, o madre: ella già perde</l>
<l>la conoscenza. Addio. Ti raccomando</l>
<l part="I">la mia sposa, il mio figlio.</l>
<stage>CORNELIA si ritira, sostenendo LICINIA vacillante, mentre CAIO, arrestandosi dinanzi alla statua del padre, dice:</stage>
<l part="F">O tu, che muto</l>
<l>da questo marmo al cor mi parli, invitto</l>
<l>mio genitor, t'intendo, e sarai pago.</l>
<l>O libera fia Roma oggi, o tra poco</l>
<l part="I">nud'ombra anch'io t'abbraccerò.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA III</head>
<stage>OPIMIO preceduto dai littori, e seguìto dai senatori; DRUSO, e gli altri tribuni; FULVIO confuso tra il popolo che accorre da tutte le parti, e CAIO</stage>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Romani,</l>
<l>la salute del popolo è in periglio.</l>
<l part="I">Chieggo parlarvi.</l></sp>
<sp><speaker>POPOLO</speaker>
<l part="M">Parla.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker><stage>(sulla tribuna)</stage>
<l part="F">Le divine</l>
<l>norme del giusto; lo splendor supremo</l>
<l>de' magistrati; l'eminente nome</l>
<l>di roman cittadino, a cui null'altro</l>
<l>s'agguaglia in terra; i sacri patti, ond'hanno</l>
<l>lor sicurezza le sostanze; alfine</l>
<l>la servatrice d'ogni stato, io dico</l>
<l>la concordia civil, giaccion per nuove</l>
<l>funeste leggi mortalmente offesi,</l>
<l>e domandan riparo. Alto il suggetto,</l>
<l>ma sì grave è il dolor che il cor m'ingombra,</l>
<l>che mal risponderanno alla grandezza</l>
<l>dell'argomento mio le mie parole.</l>
<l>Più che a parlarvi, a lagrimar son io</l>
<l>preparato, o Quiriti. E veramente,</l>
<l>qual de' barbari ancor potrìa dal pianto</l>
<l>temperarsi, pensando alla caduta</l>
<l>del maggior de' Romani? Il grande, il giusto,</l>
<l>l'invitto Scipio Emiliano è spento,</l>
<l>e di Roma con lui spenta la luce.</l>
<l>E fosse noto almen, se degli Dei</l>
<l>o degli empi la man troncò uno stame</l>
<l part="I">sì prezioso.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Console, tu lungi</l>
<l>vai dal proposto tuo: torna al suggetto.</l></sp>
<sp><speaker>POPOLO</speaker>
<l part="I">Al suggetto, al suggetto.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Io ben mi veggo</l>
<l>che il sol ricordo dell'estinto eroe</l>
<l>fa talun qui tremar; ma dovendo io</l>
<l>d'inique leggi da quel giusto in prima</l>
<l>biasmate ragionar, duolmi che spenta</l>
<l>or sia di tanto riprensor la voce;</l>
<l>viva la qual, sarìa salva quest'oggi</l>
<l>la patria, e muto chi a perir la mena. -</l>
<l>Caio Gracco, ove sei? Mostra la fronte.</l>
<l>Delle tue leggi io parlo, e innanzi a questo</l>
<l>da te tradito popolo ne parlo.</l>
<l>Tu crollasti gli antichi e venerandi</l>
<l>tribunali di Temi; ne fidasti</l>
<l>a' tuoi trecento le bilance. Or quale</l>
<l>n'hai còlto frutto? Io tel dirò: la piena</l>
<l>libertà dei delitti. E ch'altro è adesso</l>
<l>libero in Roma che il delitto? Hai fatti</l>
<l>cittadini romani (e con tal nome</l>
<l>io vo' dir più che re) chi? Schiavi. E quanti?</l>
<l>Milioni. E a qual fin? Per farti solo</l>
<l>tiranno de' suffragi, indi assoluto</l>
<l part="I">della patria tiranno!</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker><stage>(lanciandosi alla tribuna)</stage>
<l part="F">A me tiranno!</l>
<l>Mentitor, scendi, ch'io risponda, scendi.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l>È mia, Romani, la tribuna; io chieggo</l>
<l part="I">libertà di parole.</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Il giusto ci chiede:</l>
<l part="I">libertà di parole.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Egli mentisce. . .</l></sp>
<sp><speaker>POPOLO</speaker>
<l part="I">Libertà di parole.</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="F">Ti slontana,</l>
<l>forsennato, obbedisci. Il popol solo</l>
<l>è qui sovrano, e le sentenze ei vuole</l>
<l>liberissime. Taci: nel suo nome</l>
<l part="I">io tel comando.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Oh rabbia!</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker><stage>piano a CAIO</stage>
<l part="F">Incauto, affrena</l>
<l>l'intempestivo tuo furor. Ti perdi</l>
<l part="I">se interrompi: nol vedi?</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">A te di nuovo</l>
<l>mi volgo, o Gracco. - Seduttor te chiamo</l>
<l>del popolo, te solo, e tel dimostro.</l>
<l>Tu suscitasti di Stolon la legge,</l>
<l>che, ognor promossa e trasgredita ognora,</l>
<l>son tre secoli e più che squarcia il seno</l>
<l>della torbida Roma. - Or voi, Quiriti,</l>
<l>datene tutti attento orecchio: udite</l>
<l>la ruinosa di sì stolta legge</l>
<l>conseguenza, e fremete. E primamente</l>
<l>scorrete la città, questa del mondo</l>
<l>dominatrice augusta: e che vedete?</l>
<l>Vilipeso il senato, anima e vita</l>
<l>dell'imperio; sconvolti e lacerati</l>
<l>dalle discordie i cittadini; il popolo</l>
<l>adulato, sedotto, pervertito,</l>
<l>e col sogno fatal di beni estremi</l>
<l>in mali estremi già sepolto, e fatto</l>
<l>de' ribaldi lo schiavo e di sé stesso.</l>
<l>E chi fe' questo? Gracco: e non è tutto.</l>
<l>Scorrete i campi: e che vedete? I dritti</l>
<l>del tempo, che consacra ogni possesso,</l>
<l>infranti; espulso il comprator, che indarno</l>
<l>le leggi invoca: violati i patti;</l>
<l>incerto delle terre ogni confine;</l>
<l>la dote incerta delle spose; incerta</l>
<l>l'eredità de' padri; al vento sparse</l>
<l>le ceneri degli avi, e le lor sante</l>
<l>ombre turbate dai riposi antichi.</l>
<l>E chi fe' questo? Gracco: e non è tutto.</l>
<l>Trascorrete gli eserciti; portate</l>
<l>per le lor file il guardo: e che vedete?</l>
<l>D'Africa e d'Asia i vincitor corrotti,</l>
<l>molli, infingardi; ne' lor petti estinto</l>
<l>della gloria l'amor; ritrosa all'armi</l>
<l>la gioventù coscritta; abbandonate</l>
<l>le bandiere latine; alfin, perduta</l>
<l>la disciplina, la virtù primiera</l>
<l>del soldato; e perché? Perché le terre</l>
<l>alla plebe concesse, a lei togliendo</l>
<l>i suoi bisogni, ogni virtù le han tolta;</l>
<l>del travaglio l'amor, la tolleranza</l>
<l>degli stenti, il rispetto ai condottieri,</l>
<l>e tutto, in somma, che rendea tremendo</l>
<l>il romano guerriero. E chi fe' questo?</l>
<l>Chi?. . . Non vo' dirlo. Il vostro cor fremente</l>
<l>per cotanti delitti assai vel dice.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">Non più, Romani; vo' parlare.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Io tutto</l>
<l>ancor non dissi, e qui ditollo, e Roma</l>
<l>ne farà suo giudizio. - I nostri padri</l>
<l>pena di morte pronunciâr sul capo</l>
<l>degli oziosi cittadini. Ed ora</l>
<l>chi ravviva la legge? Ove s'ascolta</l>
<l>una voce d'onor che la risvegli?</l>
<l>De' censori la verga è neghittosa;</l>
<l>vôti i seggi curùli, e fatto infame</l>
<l>traffico la giustizia. Oh! dove sei,</l>
<l>giusto Pisone, dove sei, verace</l>
<l>non creduto profeta? In mezzo ai campi</l>
<l>tu dell'Asia combatti, adorno il crine</l>
<l>di greco alloro e di sirìaca polve.</l>
<l>Te fortunato che, da noi lontano,</l>
<l>l'orror che predicesti, ora non vedi!</l>
<l>Quelle destre non vedi che le mura</l>
<l>rovesciâr di Numanzia, arser Corinto,</l>
<l>che spensero Cartago, che in catene</l>
<l>strascinâr d'Alessandro il discendente,</l>
<l>che Grecia conquistâr tutta, e dell'Asia</l>
<l>cinquecento città: sì, quelle stesse</l>
<l>belliche destre abbrustolate ai soli</l>
<l>d'Africa, or fiacche, avvinazzate in mezzo</l>
<l>alle taverne della vil Suburra,</l>
<l>del brando in vece maneggiar le tazze.</l>
<l>Arme, arme intanto l'Oriente grida,</l>
<l>arme l'arsa Numidia, arme Lamagna.</l>
<l>E quinci move Mitridate, e quindi</l>
<l>il perfido Giugurta, ed alle spalle</l>
<l>ne vien di Cimbri procelloso un nembo,</l>
<l>aspra gente crudele, e che del pari</l>
<l>trattar sa il ferro e dispregiar la morte.</l>
<l>E noi stolti, noi ciechi, e giuoco eterno</l>
<l>di questo rivoltoso, infino a quando</l>
<l>dormirem neghittosi in sul periglio?</l>
<l>Infino a quando patirem gl'insulti</l>
<l>d'un forsennato? O cara patria, o casa</l>
<l>de' numi, e seggio di virtù divina!</l>
<l>Hai guerra in seno, nell'esterno hai guerra,</l>
<l>per tutto guerra e tempesta e ruina;</l>
<l>e chi ti pone nel naufragio è vivo?</l>
<l>Ahi! che non solo è vivo, ma superbo</l>
<l>passeggia le tue vie, frequenta il Foro,</l>
<l>il popolo seduce, e fin dai lidi</l>
<l>d'Africa viene a lacerarti il petto. . .</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Assai dicesti: or me, Romani, udite.</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l>Popolo, non udirlo: egli è provato</l>
<l part="I">seduttor; non l'udir.</l></sp>
<sp><speaker>PARTE DEL POPOLO</speaker>
<l part="F">Gracco s'ascolti.</l></sp>
<sp><speaker>ALTRA PARTE DEL POPOLO</speaker>
<l part="I">No; Gracco è seduttor.</l></sp>
<sp><speaker>I PRIMI</speaker>
<l part="F">Gracco s'ascolti.</l></sp>
<sp><speaker>I SECONDI</speaker>
<l part="I">Gracco al Tarpeo.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Deh! per gli Dei, m'udite,</l>
<l part="I">poi m'uccidete.</l></sp>
<sp><speaker>UN VECCHIO DEL POPOLO</speaker>
<l part="F">Udiam, fratelli, udiamo.</l>
<l>Quetatevi, sentite. Opra sarìa</l>
<l>di voi non degna il condannar qualunque</l>
<l>pria d'ascoltarlo. Alfin gli è Gracco, il nostro</l>
<l part="I">benefattor.</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">E fosse anco nemico,</l>
<l>udirsi ei debbe, ed ammutir chiunque</l>
<l>ha qui venduta coll'onor la voce.</l>
<l>Gracco, è tua la tribuna: io ten fo certo,</l>
<l>io non venduto a qualsisia partito.</l>
<l part="I">Monta securo, e ti difendi.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker><stage>(su la tribuna)</stage>
<l part="F">È questa</l>
<l>l'ultima volta che vi parlo. I miei</l>
<l>nemici e vostri la mia morte han fissa;</l>
<l>e grazie vi degg'io che, permettendo</l>
<l>libere le parole alle mie labbra,</l>
<l>non permettete ch'io mi muoia infame.</l>
<l>E qual più grave infamia ad un Romano,</l>
<l>che agli estinti passar col nome in fronte</l>
<l>di tiranno? Verrammi incontro l'ombra</l>
<l>del trucidato mio fratel; coperto</l>
<l>d'ignominia vedrammi e di ferite:</l>
<l>- E chi t'impresse - mi dirà - quest'onta?</l>
<l>Chi ti fe' queste piaghe? - Ed io, Romani,</l>
<l>che rispondere allor? - A questo strazio -</l>
<l>dirò - m'han tratto quelle man medesme</l>
<l>che te spensero il dì che sconoscente</l>
<l>t'abbandonò la plebe, e tu giacesti</l>
<l>rotto la fronte di crudel percossa,</l>
<l>e d'innocente sangue lunga riga</l>
<l>lasciasti, orribilmente strascinato;</l>
<l>finché tepido ancor, qual vile ingombro,</l>
<l>nel Tebro ti gittâr, che del primiero</l>
<l>civil sangue macchiato al mar fuggiva.</l>
<l>Né ti valse, infelice, esser tribuno</l>
<l>ed aver sacra la persona! E anch'io -</l>
<l>dirò - fui spento da' patrizi; e reo</l>
<l>de' medesmi delitti, anch'io tiranno</l>
<l>fui chiamato, io che tutti ognor sacrai</l>
<l>alla patria, a lei sola i miei pensieri;</l>
<l>io che tolsi la plebe alle catene</l>
<l>de' voraci potenti; io che i rapiti</l>
<l>dritti le resi e le paterne terre,</l>
<l>io povero, io plebeo, io de' tiranni</l>
<l>tormento eterno, anch'io tiranno. - Oh plebe,</l>
<l part="I">qual ria mercede a chi ti serve!</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Gracco,</l>
<l>fa cor: la plebe non è ingrata, il giuro.</l>
<l>Niun t'estima tiranno: arditamente</l>
<l part="I">di' tua ragione, e non tremar.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Tremare</l>
<l>soli qui denno gli oppressor. Son io</l>
<l>patrizio forse? Tremai forse io quando</l>
<l>con alto rischio del mio capo osai</l>
<l>d'auguste leggi circondar la vostra</l>
<l>prostrata libertà? Pur quello io sono,</l>
<l>riconoscimi, Roma, io mi son quello</l>
<l>che contra iniquo usurpator senato,</l>
<l>e libero e monarca e onnipossente</l>
<l>il popol feci. Fu delitto ei questo?</l>
<l>Plebe, rispondi: è questo un mio delitto?</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="I">No; qui tutti siam re.</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Nel popol tutta</l>
<l part="I">sta la possanza.</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Esecutor di nostra</l>
<l part="I">mente il senato, e nulla più.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Nemico</l>
<l>è dunque vostro chi di vostra intera</l>
<l>libertà mi fa colpa, e va dolente</l>
<l>della patrizia tirannìa perduta.</l>
<l>In tribunal sedenti eran trecento</l>
<l>vili, venduti senatori. Il forte</l>
<l>rompea la legge o la comprava, ed era</l>
<l>la povertà delitto. Io questa infame</l>
<l>venal giustizia sterminai. Trecento</l>
<l>giudici aggiunsi di tenace e salda</l>
<l>fede, e comune colla plebe io resi</l>
<l>il poter de' giudizi. Or, chi di santa</l>
<l>opra incolparmi a voi dinanzi ardisce?</l>
<l>Un Opimio, o Romani, e que' medesmi,</l>
<l>que' medesmi perversi, a cui precluso</l>
<l>fu il reo mercato delle vostre vite,</l>
<l>delle vostre sostanze. Ahi nome vano,</l>
<l>virtù, ludibrio de' malvagi! Ahi! dove</l>
<l>porrai tu il trono, se qui pur, se in mezzo</l>
<l>dell'alma Roma e de' suoi santi numi,</l>
<l>nome acquisti di colpa e sei punita?</l></sp>
<sp><speaker>IL VECCHIO</speaker><stage>(sotto voce al più vicino.)</stage>
<l>Vero è, pur troppo, il suo parlar. Mostrarsi</l>
<l>di virtù caldo è gran periglio. Un dio</l>
<l part="I">sul suo labbro ragiona.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Io per supremo</l>
<l>degli Dei beneficio in grembo nato</l>
<l>di questa bella Italia, Italia tutta</l>
<l>partecipe chiamai della romana</l>
<l>cittadinanza, e di serva la feci</l>
<l>libera e prima nazion del mondo.</l>
<l>Voi, Romani, voi sommi incliti figli</l>
<l>di questa madre, nomerete or voi</l>
<l>l'italiana libertà delitto?</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l>No, Itali siam tutti, un popol solo,</l>
<l part="I">una sola famiglia.</l></sp>
<sp><speaker>POPOLO</speaker>
<l part="F">Italiani</l>
<l part="I">tutti, e fratelli.</l></sp>
<sp><speaker>IL VECCHIO</speaker>
<l part="F">Oh dolci grida! oh sensi</l>
<l>altissimi, divini! Per la gioia</l>
<l part="I">mi sgorga il pianto.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Alfine odo sublimi</l>
<l>romane voci, e lagrime vegg'io</l>
<l>d'uomini degne. Ma cessate il pianto,</l>
<l>l'ultima udite capital mia colpa;</l>
<l>e non di gaudio, ma di rabbia e d'ira</l>
<l>lagrime verserai, plebe tradita.</l>
<l>Tu stammi attenta ad ascoltar. - De' grandi</l>
<l>l'avarizia crudel, di tua miseria</l>
<l>calcolatrice, a te rapito avea</l>
<l>tutto, e lasciato in avviliti corpi</l>
<l>l'anime appena; e pietade pur era</l>
<l>col paterno retaggio a te rapire</l>
<l>l'anima ancora. Ti lasciâr crudeli</l>
<l>dunque la vita per gioir di tue</l>
<l>lagrime eterne, per calcarti, e oppressa</l>
<l>tenerti e schiava, e, ciò che peggio estimo,</l>
<l>sprezzarti. Or odi l'inaudita, atroce</l>
<l>mia colpa, e tutta in due motti la stringo:</l>
<l>restituirti il tuo; restituirti</l>
<l>tanto di terra che di poca polve</l>
<l>le travagliate e stanche ossa ti copra.</l>
<l>Oh miseri fratelli! Hanno le fiere</l>
<l>pe' dirupi disperse e per le selve,</l>
<l>le lor tane ciascuna, ove tranquille</l>
<l>posar le membra e disprezzar l'insulto</l>
<l>degl'irati elementi. E voi, Romani,</l>
<l>voi che, carchi di ferro, a dura morte</l>
<l>per la patria la vita ognor ponete;</l>
<l>voi, signori del mondo, altro nel mondo</l>
<l>non possedete, perché tor non puossi,</l>
<l>che l'aria e il raggio della luce. Erranti</l>
<l>per le campagne e di fame cadenti,</l>
<l>pietosa e mesta compagnia vi fanno</l>
<l>le squallide consorti e i nudi figli</l>
<l>che domandano pane. Ebbri frattanto</l>
<l>di falerno e di crapole lascive,</l>
<l>fra i canti fescennini a desco stanno</l>
<l>le arpìe togate; e ciò, che non mai sazio</l>
<l>il lor ventre divora, è vostro sangue.</l>
<l>Sangue vostro i palagi, folgoranti</l>
<l>di barbarico lusso, e l'auree tazze,</l>
<l>d'Arabia i profumi, e di Sidone</l>
<l>le porpore e i tappeti alessandrini.</l>
<l>Sangue vostro quei campi e le regali</l>
<l>tuscolane delizie e tiburtine;</l>
<l>quelle tele, quei marmi; e quanto, in somma,</l>
<l>il lor fasto alimenta, è tutto sangue</l>
<l>che a larghi rivi in mezzo alle battaglie</l>
<l>vi trassero dal sen spade nemiche.</l>
<l>Non han di proprio che i delitti. Oh iniqui,</l>
<l>oh crudeli patrizi! E poi ne' campi</l>
<l>di Marte faticosi osan ribelli</l>
<l>e infingardi chiamarvi, essi che tutta</l>
<l>colla mollezza d'Oriente han guasta</l>
<l>l'austerità latina, ed in bordello</l>
<l>gli eserciti conversi; essi che, tutti</l>
<l>de' popoli soggetti e dell'impero</l>
<l>ingoiando i tesor, lascian per fame</l>
<l>il soldato perire, e per tal guisa</l>
<l>querulo il fanno e disperato e ladro.</l>
<l>E poi perduta piangono l'antica</l>
<l>militar disciplina; e poi nell'ora</l>
<l>gridano della pugna: - Combattete</l>
<l>pe' domestici numi e per le tombe</l>
<l>de' vostri padri. - Ma di voi, meschini,</l>
<l>chi possiede di voi un foco, un'ara,</l>
<l part="I">una vil pietra sepolcral?</l></sp>
<sp><speaker>POPOLO</speaker><stage>con altissimo grido.</stage>
<l part="F">Nessuno,</l>
<l part="I">nessuno.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">E per chi dunque andate a morte?</l>
<l>Per chi son quelle larghe cicatrici</l>
<l>che rosseggiar vi veggio e trasparire</l>
<l>fuor del lacero saio? Oh! chi le porge,</l>
<l>chi le porge a' miei baci? La lor vista</l>
<l>m'intenerisce, e ad un medesmo tempo</l>
<l>a fremer d'ira e a lagrimar mi sforza.</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l>Misero Caio! Ei piange, e per noi piange.</l>
<l part="I">Oh magnanimo cor!</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Costerà caro</l>
<l part="I">ai patrizi quel pianto.</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">E caro ei costi.</l>
<l>Che si tarda, compagni? Ecco il momento. . .</l>
<l part="I">Mano al pugnal; seguitemi.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Romani. . .</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l>Silenzio; ei torna a ragionar; silenzio.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Fratelli, udiste i miei delitti. Or voi</l>
<l>puniteli, ferite. Io v'abbandono</l>
<l>questo misero corpo. Strascinatelo</l>
<l>per le vie sanguinoso; Opimio fate</l>
<l>di mia morte contento, e col supplizio</l>
<l>del vostro amico il suo furor placate.</l>
<l>Già son use a veder le vie latine</l>
<l>di mia gente lo strazio; usa è del Tebro</l>
<l>l'onda pietosa a seppellir de' Gracchi</l>
<l>ne' suoi gorghi le membra; e la lor madre</l>
<l>già conosce le rive, ove de' figli</l>
<l>cercar la spoglia lacerata. Oh patria!</l>
<l part="I">Felice me, se il mio morir. . .</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="F">No; vivi:</l>
<l part="I">muora Opimio. <stage>(I congiurati ripetono con furore le ultime parole.)</stage></l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Littori, alto levate</l>
<l>le mannaie, e, chiunque osa, ferite.</l></sp>
<stage>Il capo de' littori ANTILIO con la scure in alto, e gridando: «Addietro», si avanza contro il popolo alla testa de' suoi compagni.</stage>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l>Vile ministro di più vil tiranno,</l>
<l part="I">muori dunque tu primo. <stage>(ANTILIO cade trafitto da molti pugnali)</stage></l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker><stage>(precipitandosi dalla tribuna)</stage>
<l part="F">Ahi! che faceste?</l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker><stage>(ai congiurati)</stage>
<l>Coraggiosi avanzate: Opimio muora.</l></sp>
<sp><speaker>POPOLO</speaker>
<l part="I">Muora Opimio.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker><stage>(frapponendosi)</stage>
<l part="F">Fermate, o me con esso</l>
<l>trucidate. E che dunque? Altra non havvi</l>
<l>via di certa salute e di vendetta,</l>
<l>che la via de' misfatti? Ah! per gli Dei,</l>
<l>ad Opimio lasciate ed al senato</l>
<l>il mestier de' carnefici. Romani,</l>
<l>leggi e non sangue. Abbasso l'ire, abbasso;</l>
<l>nel fodero quei ferri, e vergognate</l>
<l>del furor che v'acceca, e gli assassini</l>
<l>del mio fratello ad imitar vi mena.</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="I">Vogliam vendetta.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">E noi l'avrem. - M'ascolta,</l>
<l>console, ed alza l'atterrito viso.</l>
<l>Tu delle leggi violar tentasti</l>
<l>la santità, la maestà. Te dunque</l>
<l>nemico accuso della patria: e tosto</l>
<l>che spiri il sommo consolar tuo grado,</l>
<l>che tua persona or rende inviolata,</l>
<l>io Caio Gracco a comparir ti cito</l>
<l>avanti al tuo sovrano, avanti a questo</l>
<l>giudice delle colpe. A lui la pena</l>
<l>pagherai delle tue. - Romani, ognuno</l>
<l>si rimanga tranquillo, e non sollevi</l>
<l>nessun qui grido insultator; nessuno.</l>
<l>Del popolo il silenzio è de' tiranni</l>
<l>la più tremenda lezion. Partite</l>
<l>queti, e lasciate a' suoi rimorsi in preda</l>
<l part="I">questo superbo. <stage>(Parte, e il popolo si ritira modestamente)</stage></l></sp>
<sp><speaker>FULVIO</speaker>
<l part="F">Oh vil clemenza! oh stolta</l>
<l>virtù! Per Gracco Opimio vivo!. . . Io sento</l>
<l>d'altro sangue bisogno: e questo ferro</l>
<l>mi darà sangue, se non d'altri. . . il mio.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA IV</head>
<stage>OPIMIO, DRUSO, SENATORI e LITTORI</stage>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l>A che pur taci, e torvo guardi e fremi?</l>
<l>Tu meditavi la sua morte, ed egli</l>
<l>ti fa don della vita. Dopo tanto</l>
<l part="I">benefizio a che pensi?</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Alla vendetta.</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l part="I">E vuoi che Gracco?. . .</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Muoia. - Odi, Rabirio.</l></sp>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l>Quale e quanto è nel cor, comincio or tutto</l>
<l part="I">a conoscere Opimio.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker><stage>(a Rabirio, che subito parte)</stage>
<l part="F">Il mio comando</l>
<l>corri veloce ad eseguir. - Tribuni,</l>
<l>statevi pronti al cenno mio, se cara</l>
<l>la patria avete. - Senatori, udite.</l>
<stage>(Parte, discorrendo in segreto co' Senatori.)</stage></sp></div2></div1>
<div1 type="atto"><head>ATTO QUARTO</head>
<div2 type="scena"><head>SCENA I</head>
<stage>CORNELIA e CAIO</stage>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l>Faccian gli Dei che non ti penta, o figlio,</l>
<l>di tua troppa virtù. Se generosi</l>
<l>sensi in Opimio speri, invan lo speri.</l>
<l>Egli è tutto tiranno: e, ciò che parmi</l>
<l>più da temersi, svergognato e carco</l>
<l>d'un benefizio. Quel suo cor malnato</l>
<l>mai perdonarti non saprà lo scorno</l>
<l part="I">di doverti la vita.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">E nol perdoni;</l>
<l>non pentirommi del mio don per questo.</l>
<l>Sia fierezza o virtù, più mi lusinga</l>
<l>la sua vergogna, che la sua ruina.</l>
<l>Se reo sangue versarsi oggi dovea,</l>
<l>altro ve n'era, e tu lo sai, più degno</l>
<l part="I">d'esser versato.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Tu, crudel, rinnovi</l>
<l>memoria d'ira e di dolor che tutto</l>
<l>del tuo trionfo il dolce m'avvelena.</l>
<l>Ma poiché torni tu medesmo, o figlio,</l>
<l>a trattar la ferita, odi sospetto</l>
<l>che mi forza a tremar. - Sappi che dianzi</l>
<l>segretamente il console egli stesso</l>
<l>del tuo cognato a visitar la spoglia</l>
<l>esanime recossi; e cor maligno</l>
<l>certo il condusse più che cor pietoso.</l>
<l>Che si tenti non so; ma scellerato</l>
<l>colpo si tenta. Se costui. . . Che veggio?</l>
<l part="I">Cinto il Foro d'armati?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Anzi di sgherri.</l>
<l part="I">La schiera è questa de' Cretensi.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Oh cielo!</l>
<l>De' Cretensi la schiera! Ed a qual fine?</l>
<l>Mai non muovon per Roma armi siffatte</l>
<l>senza sangue e terror. Figlio, in tuo danno</l>
<l part="I">son quelle lance; il cor mel dice.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">E a tanto</l>
<l part="I">spinge quel vile la perfidia?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Ed altro</l>
<l>speri tu da un tiranno?. . . Ma che vale</l>
<l>strapparsi i crini, infuriar? Qui vuolsi</l>
<l>senno, o figlio, e non rabbia. Va, raduna</l>
<l>il popolo, e ti mostra, e parla, e tuona.</l>
<l>Sul tuo labbro è la folgore, e vibrarla</l>
<l>tu sai nell'uopo. Or tu la vibra, e sperdi</l>
<l>chi t'insidia, e punisci. Al giusto nuoce</l>
<l>chi al malvagio perdona; e ti ricorda</l>
<l>che comun benefizio è la vendetta</l>
<l>de' benefici. Va, tronca gl'indugi,</l>
<l>quel perfido confondi, il fallo emenda</l>
<l>di tua clemenza, e vendicato torna,</l>
<l part="I">o non tornar più mai.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Madre, lo veggo;</l>
<l>il tradimento mi circonda, usate</l>
<l>armi patrizie. Ma schivarne i colpi</l>
<l>ella è del tutto un'impossibil cosa</l>
<l>senza sangue civile; ed io di sangue</l>
<l part="I">non ho sete; e lo sai.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Di guasto sangue</l>
<l>Roma ha colme le vene, e sta nel trarlo</l>
<l part="I">la sua salute.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Traggalo la scure,</l>
<l>non la man del tuo figlio. Anche de' rei</l>
<l>il sangue è sacro, né versarlo debbe</l>
<l part="I">che il ferro della legge.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">E che ragioni</l>
<l>tu di leggi, infelice, ove la sola</l>
<l>voce de' sommi scellerati è legge?</l>
<l>Ove d'oro e di porpora lucenti</l>
<l>vanno le colpe, e la virtù mendìca?</l>
<l>Ove delitto è amor di patria? Ov'ebbe</l>
<l>iniqua morte il tuo fratel, trafitto;</l>
<l>e da chi? Dalle leggi? - Amato figlio,</l>
<l>vuoi tu leggi ascoltar? Quella sol odi</l>
<l>divina, eterna, che natura a tutti</l>
<l>grida: Alla forza oppon la forza. - Il brando</l>
<l>qui di giustizia è senza taglio, o solo</l>
<l>il debole percuote, e col potente</l>
<l part="I">patteggia.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Madre, se mi sproni ad opra</l>
<l>di sangue, tu m'oltraggi. Io non son nato</l>
<l>ai delitti, né queste eran le imprese</l>
<l part="I">a che tu m'educavi.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">E chi ti chiede</l>
<l>delitti? Armarsi, cospirar, dar morte</l>
<l>a chi la patria opprime, è sacrosanto</l>
<l>dover. Temi tu forse le vendute</l>
<l>e trepidanti lor mannaie? Hai forse</l>
<l part="I">temenza di morir?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Donna. . .</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Che dissi?</l>
<l>Io t'offesi; perdona. Amor materno,</l>
<l>ira, timor, pietà sulle mie labbra</l>
<l>spingon parole che ragion condanna.</l>
<l>Ma veder che imminente è la caduta</l>
<l>di nostra cara libertà; vederti</l>
<l>circuìto, tradito, e in tua ruina</l>
<l>tornar la tua virtù; veder che morte</l>
<l>ti si prepara, e morte infame!. . . oh figlio,</l>
<l>non mi dir per che mezzo, ma provvedi</l>
<l part="I">al tuo periglio, all'onor tuo.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Su questo</l>
<l>statti sicura. . . So che far. . . Tra poco</l>
<l>o vivo o spento intenderai ch'io sono</l>
<l part="I">di te degno.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Ed inerme ad espor corri</l>
<l part="I">tra' nemici la vita?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Ho l'arme al petto</l>
<l part="I">dell'innocenza; e basta.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Tra' pugnali</l>
<l>vai de' vili ottimati, e bastar credi</l>
<l part="I">d'innocenza lo scudo?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Io tel ridico;</l>
<l part="I">io non vo' sangue cittadin.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Tu vuoi</l>
<l part="I">dunque tua morte?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Intatta fama io voglio.</l>
<l>O fera o mite che mi sia fortuna,</l>
<l>mai non farà che da me stesso io sia</l>
<l>degenere. - Ma senti. Incontra io vado</l>
<stage>(LICINIA comparisce in fondo della scena.)</stage>
<l>a gran periglio, e l'infelice sposa</l>
<l>di ciò sa nulla, ed io da lei mi parto</l>
<l>senza pure un addio. Madre, ti giuro</l>
<l>per questa man ch'io bacio e stringo, forse</l>
<l>l'ultima volta, che veder l'afflitta,</l>
<l>né soffrir il suo pianto, né la vista</l>
<l>del mio figlio non posso. - Tu consola,</l>
<l>tu sovvieni in mia vece, ov'io succumba,</l>
<l>questi due derelitti. Andrò più fermo</l>
<l>con questa speme ad ogni rischio; e dolce</l>
<l>mi fia, quando che giunga, il mio morire.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA II</head>
<stage>LICINIA e DETTI</stage>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l>Morir? crudele! Ed in obblio ponesti</l>
<l>ch'altri pure in te vive? E questa vita,</l>
<l>di che disponi, è forse tua? Non hai,</l>
<l>non hai tu dunque una consorte, un figlio</l>
<l>che sui tuoi giorni han dritto, e moriranno</l>
<l part="I">se tu muori?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Licinia, e tu pur vieni</l>
<l part="I">a lacerarmi?</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">A ricordarti io vengo</l>
<l>che tu sei padre, che tu sei marito,</l>
<l>che inumana, esecrata opra commetti</l>
<l>se n'abbandoni. Già non vai tu a guerra</l>
<l>ove gloria si colga, ove tua morte</l>
<l>lutto onorato partorir mi possa.</l>
<l>Misto allor fôra d'alcun dolce almeno</l>
<l>il vedovil mio pianto, e al cor conforto</l>
<l>le vittorie narrarne, e i fatti egregi,</l>
<l>e l'oneste ferite. Ma qui, lassa!</l>
<l>a cimento tu corri, ove sicura</l>
<l>fia l'ignominia, e per la patria nullo</l>
<l>del tuo morire il frutto. Già vincenti</l>
<l>sono i peggiori; violenza e ferro</l>
<l>tutto decide; il tuo nemico ha vôlto</l>
<l>contra te stesso il beneficio tuo:</l>
<l>per infame decreto egli è di Roma</l>
<l>arbitro, e l'armi che ne fan qui cerchio</l>
<l>son segnale di morte. Iniqui amici</l>
<l>Iniqua han fatta la tua causa: i pochi</l>
<l>non scellerati, ma tremanti e vili,</l>
<l>si dileguâr: sei solo e inerme, e carco</l>
<l>d'odio patrizio. In cotanta ruina</l>
<l part="I">che ti resta, infelice?</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Il mio coraggio,</l>
<l part="I">la mia ragion, la plebe.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">E in chi t'affidi,</l>
<l>sconsigliato, in chi speri? Infausti e brevi</l>
<l>son di plebe gli amori, e un rio ne fece</l>
<l>esperimento il tuo fratel. - Deh! prendi</l>
<l>altro consiglio. Sàlvati, ricovra</l>
<l>a' tuoi Penati in braccio. Io ti fo scudo</l>
<l>di questo petto. Me, me prima in brani</l>
<l>faran l'armi d'Opimio. Ah! vieni, ah! cedi,</l>
<l>invólati. Per questo pianto mio,</l>
<l>pel nostro marital nodo, per quanti</l>
<l>d'amor pegni ti diedi, pel tuo figlio,</l>
<l>pel tuo misero figlio, abbi, ti prego,</l>
<l>pietà della cadente tua famiglia,</l>
<l>e al cor ti scenda di natura il grido.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l>Deh! Licinia, t'accheta; e di mia fama</l>
<l>non voler che tramonti oggi la luce,</l>
<l>né ch'altri un giorno il tuo consorte debba</l>
<l>arguir di viltà. Roma è in periglio,</l>
<l>odo intorno sonar le sue catene,</l>
<l>odo il suo lungo dimandar mercede,</l>
<l>e gridar che preporre a lei si denno</l>
<l>e sposa e figli e vita. Ed io starommi</l>
<l>appiattato, atterrito? io Gracco, io nato</l>
<l>di questa madre, io genero di Crasso,</l>
<l>io Romano? No, sposa. Al mio dovere</l>
<l>lasciami dunque satisfar: sostieni</l>
<l>che in tua pace mi parta, e alla chiamata</l>
<l part="I">della patria obbedisca. - Addio.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">No, resta.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">Lasciami.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="M">No, crudel!</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Lasciami.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">O resta,</l>
<l>cuor di tigre, o m'uccidi: oltre non passi,</l>
<l>no, se prima non calchi questo corpo</l>
<l part="I">atterrato a' tuoi piedi.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="M">Oh padre!. . .</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">Io vinsi,</l>
<l>numi pietosi! Intenerito e fiso</l>
<l>del padre ei guarda il simulacro, e muto</l>
<l>scorrer gli veggo per le gote il pianto.</l>
<l>Sì; quel pianto mi dice che spetrossi</l>
<l part="I">finalmente il suo cor.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA III</head>
<stage>PRIMO CITTADINO e DETTI</stage>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Caio, sul capo</l>
<l>gran disastro ti pende. L'Aventino</l>
<l>tutto d'armi è ricinto, e si divulga</l>
<l>tra la plebe altamente esser caduto</l>
<l>di violento colpo Emiliano;</l>
<l>e tu, e Sempronia la tua suora, e Fulvio</l>
<l>detti ne siete gli assassini; e Druso</l>
<l>questa voce avvalora; e d'ogni parte</l>
<l>ripetendo la van lingue nemiche. </l>
<l>Il popolo bisbiglia, e l'uno all'altro</l>
<l>la susurra all'orecchio, e già la crede.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="I">E già la crede?. . .</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Né ciò sol, ma giura</l>
<l>dell'ucciso vendetta. Io che pur anco</l>
<l part="I">innocente ti reputo. . .</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">La plebe</l>
<l part="I">già mi crede assassino?. . . <stage>(Parte rapidamente
come fuori di sé.)</stage></l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">Ah! ferma, ah! senti,</l>
<l part="I">barbaro; ferma. . .</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Dove corri, o figlia?. . .</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="I">Lasciami, madre.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">No, lo tenti invano.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l>Madre crudel!. . . Me misera!. . . Più mai</l>
<l part="I">nol rivedrò, mai più!</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">. . . Gracco è innocente.</l>
<l part="I">Ben feci.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA IV</head>
<stage>CORNELIA e LICINIA</stage>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Ah! riedi nel tuo senno, o figlia;</l>
<l>e per soverchia doglia, ove non sono,</l>
<l>non crearti sventure. Ami tu forse</l>
<l>più ch'io non l'amo, il figlio mio? Tranquilla</l>
<l>nondimen tu mi vedi, ed io son madre.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="I"> . . Nol rivedrò più mai!</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Più saldo petto,</l>
<l>e più romano pianto m'aspettava</l>
<l part="I">io dalla nuora di Cornelia.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">Ei corre</l>
<l>a certa morte, e tu mi fai delitto</l>
<l part="I">del piangere?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Egli corre ove l'appella</l>
<l part="I">voce sacra d'onor.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">Ma quando innanzi</l>
<l>brutto di sangue, piagato, sbranato</l>
<l>tel vedrai tratto nella polve, allora</l>
<l part="I">che farai?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Ciò che feci il dì che cadde</l>
<l>il suo fratello. Adotterò contenta</l>
<l>la sua gloria, e terrammi il nome suo</l>
<l>vece di figlio nella dolce stima</l>
<l>della fedel posterità. Tu imita</l>
<l part="I">la mia costanza, e datti pace.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">Io pace?</l>
<l>Più non l'attendo che da morte. Il rogo</l>
<l>che le tue mani accenderanno al figlio,</l>
<l part="I">non fia solo, tel giuro.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA V</head>
<stage>CORNELIA sola.</stage>
<sp><l part="F">Ove si vide</l>
<l>più infelice famiglia, e cuor di questo</l>
<l>più stranamente tormentato? Io figlia</l>
<l>del maggiore African, madre de' Gracchi,</l>
<l>per sì bei nomi un dì famosa, e chiesta</l>
<l>a regie nozze, io sfortunata, omai</l>
<l>più non posseggo di cotanto grido</l>
<l>che il lugubre splendor di mie sventure.</l>
<l>Due figli a Roma partoriti avea,</l>
<l>due magnanimi figli; e fastidita</l>
<l>della sua libertà, Roma gli uccide.</l>
<l>E per che man gli uccide! Ah! ch'esser madre</l>
<l>d'alme grandi è delitto, e omai sol laude</l>
<l>generar scellerati. Ma tal merto</l>
<l>s'abbian le madri degli Opimi: a me</l>
<l>piace aver figli trafitti, scannati,</l>
<l>anzi che infami. Ma seguir vo' l'orme</l>
<l>dell'infelice. . . Oimè! che turba è quella?. . .</l>
<l>Una bara funébre; e su le spalle</l>
<l>la portan mesti i senatori. Oh vista</l>
<l>che le vene m'agghiaccia! Ecco il ferétro</l>
<l>d'Emiliano. . . Il cor mi trema, . . . e il piede</l>
<l>appena ha forza d'involarsi. Oh figlia,</l>
<l part="I">empia figlia, che festi!</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA VI</head>
<stage>OPIMIO, SENATORI che portano il feretro d'Emiliano, LITTORI e POPOLO</stage>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Qui posate</l>
<l>quell'incarco feral. - Popolo, amici,</l>
<l>senatori, qui l'ultimo dobbiamo</l>
<l>di pubblica pietà mesto tributo</l>
<l>al miglior de' mortali. Unqua più giusta</l>
<l>cagion non v'ebbe e non v'avrà più mai</l>
<l>di lagrimar. Romani, il vostro padre,</l>
<l>lo splendor dell'impero, anzi del mondo,</l>
<l>giacciono spenti in quel ferétro. Oh quanto</l>
<l>di vigor, di grandezza oggi ha perduto</l>
<l>la romana potenza! Oh quanto liete</l>
<l>all'annunzio crudel d'Asia n'andranno</l>
<l>e d'Africa le genti! Il braccio invitto</l>
<l>che fea tremarle, è senza moto, e indarno</l>
<l>lo richiama alla vita il nostro pianto.</l>
<l>Quinto Fabio dov'è? Dianzi al mio fianco</l>
<l>io l'ho pur visto. . . Oh, sei qui, Fabio? In mente</l>
<l>ognor mi suona quella tua sublime</l>
<l>sentenza: - Era, - dicesti - era destino</l>
<l>ch'ivi fosse l'impero della terra</l>
<l>ovunque fosse sì grand'alma. Or io</l>
<l>ben ringrazio gli Dei che qui le diero</l>
<l>nascimento; ma dolgomi che tosto</l>
<l>l'abbian rapita, e noi stimati indegni</l>
<l>di possederla. - Oh! Lelio, e qui tu pure,</l>
<l>illustre esempio d'amistà? L'angoscia</l>
<l>le lagrime ti vieta; tu contempli</l>
<l>stupito e muto per dolor quel tetro</l>
<l>letto di morte. Oh! misero! che cerchi?</l>
<l>Il tuo Scipio, il tuo amico? Eccolo, in veli</l>
<l>funébri avvolto, esanime e per sempre</l>
<l>muto, per sempre. Non udrai più dunque</l>
<l>le sue piene di senno alte parole,</l>
<l>l'amor spiranti della patria, e sparse</l>
<l>di celeste saper. Più nol vedrai</l>
<l>fulminar fra' nemici, e dopo il nembo</l>
<l>delle battaglie serenar la fronte,</l>
<l>stender la destra mansueta ai vinti,</l>
<l>e piangere con essi e consolarli,</l>
<l>e mostrar nella pace e nella guerra</l>
<l>in sembianza mortale il cor d'un nume.</l>
<l>Tenero figlio, tenero fratello,</l>
<l>tenero amico, liberal, cortese,</l>
<l>sobrio, modesto, cittadin perfetto,</l>
<l>tutte nel suo gran cor tenea raccolte</l>
<l>le romane virtù. - Questo è l'Eroe</l>
<l>che noi perdemmo. E per qual via? - Quiriti,</l>
<l>io non cerco, io non voglio il vostro pianto</l>
<l>in furor convertire. Io non vo' dirvi</l>
<l>che un gran delitto s'è commesso. Oh! mai</l>
<l>non sappiate, no, mai che vi fe' privi</l>
<l part="I">del vostro padre un assassinio.</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Parla:</l>
<l part="I">vogliam saperlo.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">No, Romani: io deggio</l>
<l>tacer: vi prego, non forzate il labbro</l>
<l part="I">a nomar gli uccisori.</l></sp>
<sp><speaker>CITTADINO</speaker>
<l part="F">Il nome, il nome</l>
<l part="I">degli assassini.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Deh! calmate il vostro</l>
<l>sdegno, fratelli. A che nomarvi i rei,</l>
<l>se di tanto misfatto ancor le prove</l>
<l part="I">non conoscete?</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Ebben, le prove: udiamo,</l>
<l part="I">vediam le prove.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Le volete? Io dunque</l>
<l>alzerò la gramaglia che nasconde</l>
<l>quella fronte onorata. Avvicinatevi,</l>
<l part="I">fatemi cerchio e contemplate.</l></sp>
<sp><speaker>POPOLO</speaker>
<l part="F">Oh rio</l>
<l part="I">spettacolo! <stage>(Retrocedendo inorridito.)</stage></l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Mirate per l'asceso</l>
<l>sangue alla faccia tutte della fronte</l>
<l>gonfie le vene. - Ho qualche volta io visto. . .</l>
<l>M'udite attenti: ho visto alcuna volta</l>
<l>cadaveri, recente abbandonati</l>
<l>dalla vita; ma pallidi, sparuti,</l>
<l>estenuati. Nel conflitto estremo</l>
<l>che fa natura colla morte, il sangue</l>
<l>ministro della vita al cor discende</l>
<l>per aitarlo in sì gran lotta. E quando</l>
<l>serra il gelo mortal del cor le porte,</l>
<l>quivi inerte ristagna, e delle guance</l>
<l>più non ritorna a colorir le rose.</l>
<l>Ma, qui, il vedete? tutto quanto il viso</l>
<l>dell'infelice n'è ricolmo e nero.</l>
<l>Le vedete voi qui livide e peste</l>
<l>le fauci, e impresse della man che forte</l>
<l>le soffocò? Mirate le pupille</l>
<l>travolte, oblique, e per lo sforzo quasi</l>
<l>fuor dell'orbita lor. Notate il varco</l>
<l>delle narici dilatato, indizio</l>
<l>di compresso respiro; e queste braccia</l>
<l>stese quanto son lunghe; e queste dita</l>
<l>pur tutte aperte, come d'uom che sente</l>
<l>afferrarsi alla gola, e si dibatte</l>
<l>finché forza il soggioga. - E dopo tanto,</l>
<l>direm noi fuor di queste membra uscita</l>
<l>per fato natural l'alma che dianzi</l>
<l>abitarle godea? L'alma del giusto</l>
<l>con tanta offesa, ah! no, non abbandona</l>
<l>il carcere terreno. Ella non fugge</l>
<l>come nemico che devasta, e l'orme</l>
<l>lascia del suo furor, ma si diparte</l>
<l>dall'ingombro mortal placida e cheta</l>
<l>come amico che dice, al termin giunto</l>
<l>d'affannoso cammin, l'ultimo addio</l>
<l>al compagno fedel delle sue pene. -</l>
<l>Oh Romani! oh non possa il vostro sguardo,</l>
<l>siccome il mio, veder chiaro il delitto!</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l>Egli è chiaro, evidente, e ne vogliamo</l>
<l part="I">tutti vendetta.</l></sp>
<sp><speaker>POPOLO</speaker>
<l part="M">Sì, vendetta.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">E voi,</l>
<l>la vorrete voi, quando vi fia noto</l>
<l>chi commise il misfatto? Io non vi dissi</l>
<l part="I">de' rei pur anco il nome.</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="F">E tu li noma;</l>
<l part="I">di' chi sono, e vedrai.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">E non vel dice</l>
<l>chiaro abbastanza la lor colpa istessa?</l>
<l>Chi potea consumarla? Chi furtivo</l>
<l>dell'infelice penetrar la stanza,</l>
<l>e in piena securtade, e nel silenzio,</l>
<l>e nel mezzo de' suoi torgli la vita?</l>
<l>Da domestica man dunque partito</l>
<l part="I">mi sembra il colpo.</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l part="M">Ei dice il vero.</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Opimio</l>
<l>ben parla: il colpo non potea partire</l>
<l part="I">che da mano domestica.</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Tacete,</l>
<l part="I">ascoltiam.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Fra' suoi cari è forza dunque</l>
<l>il reo cercar. Ma su qual capo? Egli era</l>
<l>da' suoi servi adorato; ognuno in lui</l>
<l>godea d'un padre; avrìa difeso ognuno</l>
<l>col proprio sangue il suo signor. Chi dunque,</l>
<l part="I">chi l'abborrìa?</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="M">La moglie.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">A questo nome</l>
<l>veggo, o Quiriti, le sembianze vostre</l>
<l>impallidire, stupefarsi. E pure</l>
<l>a chi non noto che siffatta moglie</l>
<l>detestava il consorte? Ma costei,</l>
<l>benché audace di cor, potea costei,</l>
<l>donna, e sola, eseguir tanto delitto?</l>
<l>No: sì lunge non va femminea forza.</l>
<l>Qual braccio adunque l'aitò? - Saprìa</l>
<l>di voi nessuno in suo pensier trovarlo?</l>
<l>Indicarlo? - Ognun tace, e per terrore</l>
<l>muto è fatto ogni labbro. - Io non ardisco</l>
<l part="I">dunque dir oltre, e taccio anch'io.</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">No, parla;</l>
<l>libero parla, non ne far l'oltraggio</l>
<l>di pensar che tra noi tema nessuno</l>
<l part="I">la verità: noi la vogliam.</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO e TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Sì, tutti:</l>
<l part="I">la verità, la verità.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Ditolla.</l>
<l>Ma consentite una dimanda sola:</l>
<l>voi giudici dell'opre e dei costumi</l>
<l>de' cittadini, che opinate voi</l>
<l part="I">dei costumi di Fulvio?</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Egli è un infame.</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l>E nimico di Scipio, ed io l'intesi</l>
<l>io qui ier l'altro con atroci detti</l>
<l part="I">minacciarne la vita.</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">E tutto questo</l>
<l>anch'io l'affermo, ché presente io v'era;</l>
<l>e quanto affermo, sosterrollo a fronte</l>
<l part="I">di quel vile, e di tutti.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Or dunque udite.</l>
<l>Questo indegno Romano (io parlo cose</l>
<l>già manifeste), questa vil di colpe</l>
<l>e di vizi sentina ama di Scipio</l>
<l>la barbara mogliera, ed io non cerco</l>
<l>di quale amor. Ben so che Scipio avea</l>
<l>interdetta a costui la propria soglia;</l>
<l>so che fremeane Fulvio; e sappiam tutti,</l>
<l>perché pubbliche fur, le sue minacce.</l>
<l>E oimè! che Fulvio a minacciar sì cara</l>
<l part="I">e nobil vita non fu sol.</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Chi altri?</l>
<l>Tutto rivela: io qui per tutti il chieggo.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l>Voi lo chiedete, e a me il chiedete? E quelli</l>
<l>non siete voi che un giorno in questo Foro</l>
<l>Gracco udiste gridar: - Scipio è tiranno,</l>
<l>spegnerlo è d'uopo -: ed ecco Scipio è spento;</l>
<l>ecco il fiero di Gracco orrido cenno</l>
<l>eseguito. E qualor penso, o Quiriti,</l>
<l>che di Fulvio all'oprar norma costante</l>
<l>fu di Gracco il voler, che Gracco e Fulvio</l>
<l>sono un'alma in due corpi; che l'un drudo,</l>
<l>l'altro è fratello di colei che detta</l>
<l>fu consorte di Scipio; qualor miro</l>
<l>che improvviso e segreto in questa notte</l>
<l>Gracco ne giunge da Cartago, e Scipio</l>
<l>cade all'istante assassinato; alfine,</l>
<l>quando osservo de' Gracchi in sì grand'uopo</l>
<l>la studiata non curanza, e l'alto</l>
<l>lor feroce silenzio, ove primieri</l>
<l>dovrìan (siccome carità, dovere</l>
<l>vuol di congiunti) dimandar del fatto</l>
<l>conoscenza e vendetta; qualor tutte</l>
<l>sì orrende cose nel pensier rivolgo,</l>
<l>poss'io non dire?. . . Ma che dir, se caro,</l>
<l>se protetto, adorato è l'assassino?</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l>Postumio, udisti? Non ti par che dritto</l>
<l part="I">il console ragioni?</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Oh! Gracco è reo;</l>
<l part="I">più non v'ha dubbio.</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Non v'ha dubbio, è reo.</l>
<l part="I">Che far dobbiam?</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Di Fulvio arder le case,</l>
<l>e nel mezzo gittarlo delle fiamme</l>
<l part="I">scannato.</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l part="M">E Gracco?</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="M">Abbandonarlo.</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l part="F">E vuoi</l>
<l part="I">che il misero perisca?</l></sp>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">E ben, perisca.</l>
<l part="I">Vegga il senato che siam giusti.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Osserva,</l>
<l>Fabio, quei volti. Il mio parlar gli ha tutti</l>
<l>sgominati e confusi. Ecco il momento</l>
<l>di por l'ultima mano al mio disegno.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA VII</head>
<stage>DRUSO e DETTI</stage>
<sp><speaker>DRUSO</speaker>
<l>Console, accorri: orribil zuffa è sorta</l>
<l>fra soldati e plebei sull'Aventino.</l>
<l>Tutto è sangue e terror. Gracco ha parlato,</l>
<l>e il popolo dal fulmine racceso</l>
<l>di sua calda eloquenza, al ferro, ai sassi,</l>
<l>alle faci s'appiglia. Il furor l'armi</l>
<l>somministra; e, gridando orribilmente</l>
<l>a te morte e al senato, un sanguinoso</l>
<l>impeto ha fatto nelle guardie. I tuoi</l>
<l>menan l'aste e le spade, e d'ogni parte</l>
<l>si fa sangue e macello. E già trafitto</l>
<l>morde Fulvio il terren. Lo scellerato,</l>
<l>primo al tumulto, e primo anco alla fuga,</l>
<l>fra le ruine di deserto bagno</l>
<l>avea cerco lo scampo. Ivi con esso</l>
<l>il maggior de' suoi figli, un grazioso</l>
<l>giovinetto, di padre miglior degno,</l>
<l>fu raggiunto da' tuoi. Piangea quel vile</l>
<l>non pel figlio, per sé; piangea pel padre</l>
<l>all'opposto il fanciullo, e offrìa per lui</l>
<l>l'innocente suo capo. Invano. Entrambi</l>
<l>son trucidati. Ma la piena intanto</l>
<l>soprabbonda del popolo, e mal ponno</l>
<l>far argine i Cretensi al ruinoso</l>
<l>torrente che s'avanza; e non l'affrena</l>
<l>né sclamar di tribuni, né preghiera</l>
<l>de' più canuti. E Lentulo ben sallo,</l>
<l>principe del senato. Il venerando</l>
<l>vecchio, grave di merti e di pietade,</l>
<l>era accorso nel mezzo, e lagrimoso</l>
<l>e supplice: - Ah! fratelli, - iva gridando</l>
<l>- qual vi porta furor? Sangue romano</l>
<l>è il sangue che versate: ah! per gli Dei,</l>
<l>per la patria, per me, che vostro sono,</l>
<l>fermatevi, sentite. - In questi detti</l>
<l>acciaro traditor gli squarcia il fianco</l>
<l>di ferita mortal. - Vedi lui stesso</l>
<stage>(Si vede LENTULO ferito trapassar la scena appoggiato ad un servo.)</stage>
<l>strascinarsi spirante e sanguinoso</l>
<l part="I">da man pietose sostenuto.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Oh vista</l>
<l>che dalle fiere ancor trarrebbe il pianto!</l>
<l>Mirate e inorridite. Oh! popol cieco,</l>
<l>nelle gesta d'onor codardo, e solo</l>
<l>coraggioso al delitto, ecco del tuo</l>
<l>Gracco l'imprese: Emilian strozzato,</l>
<l>Lentulo trucidato, ingombra tutta</l>
<l>Roma di stragi, e le più illustri vite</l>
<l>in estremo periglio. - E che più resta</l>
<l>al suo furore? E noi, che facciam noi?</l>
<l>Aspettiam forse che costui ci sveni</l>
<l>fra' domestici Dei le spose, i figli,</l>
<l>e noi sovr'essi? Eh! prendavi vergogna</l>
<l>della vostra viltà, dell'error cieco</l>
<l>che vi fece adorarlo. Io, rivestito</l>
<l>di quel poter che a pubblica salute</l>
<l>il senato m'affida, io vi dichiaro</l>
<l>Gracco nemico della patria, e a prezzo</l>
<l>ne pongo la rea testa che consacro</l>
<l>agl'infernali Dei. - Padri, stendiamo</l>
<l>tutti la man su quest'esangue, e tutti</l>
<l part="I">giuriam di vendicarlo.</l></sp>
<sp><speaker>I SENATORI</speaker><stage>(stendendo la mano sul cadavere.)</stage>
<l part="M">Il giuro.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Or parte</l>
<l>di voi prenda la via speditamente</l>
<l>della porta Capena, ed accompagni</l>
<l>agli avìti sepolcri l'onorato</l>
<l>cadavere. Con meco il resto venga.</l>
<l>Via gl'indugi. - Littori, alto le scuri;</l>
<l>soldati, all'armi; senatori, il ferro</l>
<l>fuor delle toghe: ardire. Io vi precedo.</l></sp></div2></div1>
<div1 type="atto"><head>ATTO QUINTO</head>
<div2 type="scena"><head>SCENA I</head>
<stage>LICINIA</stage>
<sp><l>Qual lugubre silenzio! oimè, qual mesta</l>
<l>solitudine! il Foro abbandonato,</l>
<l>le vie deserte, né passar vegg'io</l>
<l>che dolorose inorridite fronti</l>
<l>di lagrimanti vecchi; altro non odo</l>
<l>che gemito di madri, ed ululato</l>
<l>e singulti di spose che, plorando,</l>
<l>ridomandano i figli ed i mariti.</l>
<l>E anch'io qui gemo, e ridomando al cielo</l>
<l>il crudel che nel pianto m'abbandona.</l>
<l>Sì, crudele, tu, Caio! E lo potesti,</l>
<l>tu lasciarmi potesti! e tutte indarno</l>
<l>fur le lagrime mie! Or chi sa dirmi</l>
<l>dove t'aggiri? Chi sa dirmi, ahi lassa!</l>
<l part="I">se più sei vivo?</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA II</head>
<stage>LICINIA e il VECCHIO dell'atto terzo, riconducente il giovinetto suo figlio dal tumulto dell'Aventino.</stage>
<sp><speaker>IL VECCHIO</speaker>
<l part="F">Ah figlio, amato figlio!</l>
<l>Non resistere, vieni. Alle tremanti</l>
<l>mie man, deh! cedi quell'acciar. Non ire,</l>
<l>forsennato, a macchiarlo nelle vene</l>
<l>de' tuoi fratelli; ché fratei pur sono</l>
<l>i nemici che affronti. . . I numi, il vedi,</l>
<l>contra noi stanno, e le romane colpe</l>
<l>maturata ne' fati han l'ultim'ora</l>
<l>della romana libertà. Salvarla</l>
<l>non può di Gracco la virtù suprema;</l>
<l part="I">e tu, insensato, lo pretendi?</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">. . . Io tremo</l>
<l>tutta. . . dal capo alle piante. . . Vorrei</l>
<l>interrogarli, . . . e la voce mi spira</l>
<l part="I">su le labbra.</l></sp>
<sp><speaker>IL VECCHIO</speaker>
<l part="F">Non più, vieni, sostegno</l>
<l>unico e caro di mia stanca vita;</l>
<l>a lagrimar vien meco la ruina</l>
<l>di nostra patria; a spirar di dolore,</l>
<l part="I">ma innocenti.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA III</head>
<stage>LICINIA</stage>
<sp><l part="F">A que' due certo è palese</l>
<l>il destino di Caio. E perché dunque</l>
<l>non osai dimandarlo? perché fredda</l>
<l>suda la fronte? perché, numi avversi,</l>
<l>il supplicar de' padri al cor de' figli</l>
<l>la via ritrova, e de' mariti al core</l>
<l>non sa trovarlo delle spose il pianto?. . .</l>
<l>Ma quali odo da lungi orrende grida?. . .</l>
<l>qual per l'aria rimbombo?. . . Par che Roma</l>
<l>tremi tutta. . . Che fia?. . . Ecco la madre.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA IV</head>
<stage>CORNELIA e DETTA</stage>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l>Ah! madre, dov'è Caio? È salvo? è vivo?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker><stage>traversa la scena senza rispondere.</stage>
<l>Non mi risponde. L'affrettato passo,</l>
<l>lo smarrito suo volto, il suo tacere,</l>
<l>oimè, mi dice che il mio sposo è morto.</l>
<l part="I">Chi mi soccorre? Io manco.</l>
<stage>(Si abbandona vacillante su i gradini della tribuna.)</stage></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA V</head>
<stage>LICINIA e CORNELIA che rientra col pargoletto di Caio in braccio, seguìta dal liberto FILOCRATE</stage>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Andiam, mi segui,</l>
<l>servo fedel. . . Che miro? Il duolo oppresse</l>
<l>quest'infelice. Or io che fo? - Deh! prendi</l>
<l>tu, Filocrate mio, questo innocente:</l>
<l>corri, lo porta inosservato in salvo</l>
<l>alle case di Crasso. . . Ah! corri, vola;</l>
<l>all'amor tuo l'affido. - Alzati, figlia;</l>
<l>apri alla speme il cor: Caio ancor vive.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l>Vive Caio? e dov'è? perché nol veggo?</l>
<l part="I">perché teco non è? deh! parla.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">. . .Oh! figlia,</l>
<l>che dir poss'io che ti conforti e insieme</l>
<l>non t'inganni? Le vie dell'Aventino</l>
<l>son di sangue allagate. Orrenda pugna</l>
<l>fan la plebe e il senato; e si decide</l>
<l>se dovrem tutte maledir la nostra</l>
<l>fecondità, se le romane spose</l>
<l>liberi figli partorir dovranno,</l>
<l>o schiavi. Intanto dormono le leggi,</l>
<l>e svegliansi i delitti, che afferrata</l>
<l>han di giustizia la tremenda spada,</l>
<l>e scorrendo van Roma, e percotendo</l>
<l part="I">le più libere fronti.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">E che vuoi dire?</l>
<l part="I">Dunque Caio?. . .</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">M'ascolta, e coraggiosa</l>
<l>all' avversa fortuna il cor prepara. -</l>
<l>Sai che a difesa di sua fama ei corse</l>
<l>sull'Aventino ad arringar la plebe,</l>
<l>a rintuzzar di Druso e dell'infame</l>
<l>compro Rabirio le calunnie. Ei giunse,</l>
<l>e inerme tutta la persona, e armato</l>
<l>sol dell'usbergo del sentirsi puro,</l>
<l>parlò, confuse i traditori: il resto</l>
<l>fe' la presenza mia, ché ardita io pure</l>
<l>colà mi spinsi e disprezzai perigli.</l>
<l>Nel popolo già tutta era la calma</l>
<l>restituita, allor che Fulvio ad ira</l>
<l>nuovamente il commosse; e della strage,</l>
<l>ch'or si consuma, eccitatore, e a un tempo</l>
<l>fu vittima egli stesso. Ora nel mezzo</l>
<l>della mischia è il tuo sposo, e la sua vita,</l>
<l>non vo' ingannarti, in gran cimento. Io corsi</l>
<l>per fargli scudo del materno petto,</l>
<l>per porgli almanco nelle mani un ferro,</l>
<l>ché un ferro il tengo. Ma l'immensa folla</l>
<l>vietollo; e d'ogni parte in un momento</l>
<l>di pugnali, di lance e di trafitti</l>
<l>circondata mi vidi, e a qui tornarmi</l>
<l>ogni sentier preciso. Io nondimeno</l>
<l>mossi animosa in mezzo all'armi, e l'armi</l>
<l>mi dier per tutto riverenti il passo.</l>
<l>Mentre che fra le stragi e fra le grida</l>
<l>altri accorre, altri fugge, ed io, la sponda</l>
<l>del Velabro tenendo, inorridita</l>
<l>sollecitava a questa volta il piede,</l>
<l>in lontananza vidi. . . oh Dio! che vidi!. . .</l>
<l part="I">e che racconto io mai?</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">Madre, finisci</l>
<l>di straziarmi; prosegui. E che vedesti,</l>
<l part="I">di', che vedesti?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Oh figlia!. . . aste, bipenni,</l>
<l>e snudati pugnali, e senatori</l>
<l>e littori e soldati, e innanzi a tutti</l>
<l>l'implacabile Opimio: e dove ei corra,</l>
<l>contro qual seno sian tant'armi ed ire,</l>
<l>tu l'intendi. . . Ma, deh! non darti in preda</l>
<l>a dolor disperato. Alto è il periglio</l>
<l>del tuo consorte, ma più alto, credi,</l>
<l>il suo coraggio; e vi son numi in cielo.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l>Sì, ma non giusti. Ed in quai numi, o madre,</l>
<l>aver più speme? In quelli al cui cospetto</l>
<l>fu l'innocente tuo Tiberio ucciso?</l>
<l>Vuoi che da questi del mio sposo attenda</l>
<l>la salvezza? Da questi? Oh me deserta!</l>
<l>Misero Caio! A chi dovrolla io dunque</l>
<l>dimandar? Chi sarà che ti soccorra?</l>
<l>Meglio mi fôra supplicar le tigri;</l>
<l>meglio mi fôra dimandarla ai venti,</l>
<l>alle burrasche, al mar che tu sfidasti</l>
<l>per qui venire a salvar Roma oppressa.</l>
<l>Oh della patria amor fatale! Oh cruda</l>
<l>della virtù mercede! Or dove, ahi lassa!</l>
<l>dove il piè porterò, che del perduto</l>
<l>mio consorte il pensier non mi persegua?</l>
<l>Qui la ragion del popolo ei tonava,</l>
<l>e i perversi atterrì; quivi la plebe</l>
<l>suo padre il salutò; suo salvatore</l>
<l>colà i legati delle genti; a tutti</l>
<l>ei largìa benefici; era di tutti</l>
<l>la speranza, l'appoggio; e tutti, oh vili!</l>
<l>l'abbandonâr. Deh, voi, romani colli,</l>
<l>voi vendicate la virtù tradita,</l>
<l>scotete i fianchi, rovesciate al piano</l>
<l>questa iniqua città, che nido è fatta</l>
<l>di tiranni e d'ingrati, e me sovr'essi,</l>
<l>me seppellite nelle sue ruine.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="I">Mi sbrana il cor.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA VI</head>
<stage>PRIMO CITTADINO che accorre spaventato, e DETTE</stage>
<sp><speaker>PRIMO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Donna, che fai? La morte</l>
<l>sul tuo figlio già pende: a prezzo è messa</l>
<l part="I">la sua testa; nol sai? <stage>(Via subito.)</stage></l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="F">Cielo, che intesi!</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l>Che disse? Il capo del mio figlio a prezzo</l>
<l>qual d'infame ladron? Roma crudele,</l>
<l>grazie ti rendo dell'atroce offesa.</l>
<l>Ripiglio alfin la mia fierezza, alfine</l>
<l>mi riconosco. - Esci, timor materno,</l>
<l>da questo petto. - Andiam, figlia; vien meco;</l>
<l part="I">ardir, vien meco.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA VII</head>
<stage>SECONDO CITTADINO fuggendo egli pure atterrito, e DETTE</stage>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Il piè fermate, o donne,</l>
<l>non innoltrate; ché per tutto è strage</l>
<l part="I">e morte inevitabile.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">E il mio figlio?</l></sp>
<sp><speaker>SECONDO CITTADINO</speaker>
<l>Misera madre! tu non hai più figlio. <stage>(Via subito.)</stage></l></sp>
<stage>LICINIA rimane stupida per dolore.</stage>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l>Perché torno a tremar? Perché le chiome</l>
<l>sento agitarsi sulla fronte, . . . e freddo</l>
<l>il terror mi ricorre per le vene?</l>
<l part="I">Mia virtù, non lasciarmi.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA VIII</head>
<stage>TERZO CITTADINO e DETTE</stage>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Ti conforta,</l>
<l part="I">eccelsa donna; è salvo il figlio. . .</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA e CORNELIA</speaker>
<l part="F">Oh gioia!. . .</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l part="I">Salvo il mio sposo?. . .</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Il figlio mio! deh, narra. . .</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker>
<l>Narra: il cor torna, per udirti, in vita.</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l>Da' Cretensi inseguìto, e dimandando</l>
<l>a tutti un ferro per morir da forte,</l>
<l>e negandolo tutti, l'infelice</l>
<l>con virtù disperata a darsi in preda</l>
<l>de' nemici correa, di vita schivo</l>
<l>e prodigo dell'alma. Le preghiere</l>
<l>istanti, e molte de' rimasti amici</l>
<l>lo distornâr con forza dal feroce</l>
<l>proponimento, e un pio dover gli fêro</l>
<l>di serbarsi alla patria, che precetto</l>
<l>di vivere ne fa quando il morire</l>
<l>inutilmente ad essa è codardìa,</l>
<l>e il vivere coraggio. Allor, da tanto</l>
<l>pregar forzato ei più che persuaso,</l>
<l>torse le piante, e ricovrossi al bosco</l>
<l part="I">consecrato alle Furie.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">. . .E che racconti</l>
<l>tu de' Gracchi alla madre? Una vil fuga</l>
<l part="I">posto ha in salvo il mio figlio?</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="F">A sgherri infami</l>
<l>dovea dar egli con più vil partito</l>
<l part="I">così nobile vita?</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">E non avevi</l>
<l part="I">tu dunque un ferro?</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="F">Pe' nemici il ferro;</l>
<l>per gli amici il mio sangue: e questo, o donna,</l>
<l>dato gli avrei se mel chiedea. - Furente</l>
<l>per lo scampo di Caio, Opimio intanto</l>
<l>co' feroci patrizi e i suoi di Creta</l>
<l>sagittari crudeli, un dispietato</l>
<l>fa macello de' nostri, e d'ogni parte</l>
<l>i resistenti uccide, e ne' fuggenti</l>
<l>saettar fa la morte. In sul Sublicio</l>
<l>resiston soli i generosi petti</l>
<l part="I">di Pomponio e Licinio.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">E vile il resto,</l>
<l>sempre vile la plebe, e sempre ingrata</l>
<l part="I">abbandona il mio figlio?</l></sp>
<sp><speaker>TERZO CITTADINO</speaker>
<l part="F">I numi, o donna,</l>
<l>lo tradîr, non la plebe; e ne fan prova</l>
<l>mille e mill'ombre di plebei trafitti</l>
<l>per la causa di Gracco, e nella fronte</l>
<l>e nel petto trafitti. Il Tebro è tutto</l>
<l>de' nostri corpi ingombro, e la vermiglia</l>
<l>onda riempie di terror le viste.</l>
<l>E dopo tanto?. . . Ma strepito d'armi</l>
<l>odi tu?. . . Mira; d'ogni parte inonda</l>
<l>il popolo atterrito. Ah! certo arriva</l>
<l part="I">il console crudel: fuggi.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">Io fuggire?</l>
<l part="I">Ad incontrarlo io corro.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA IX</head>
<stage>CAIO, accorrendo precipitoso, e DETTI</stage>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Un ferro, o madre,</l>
<l>un ferro per pietà. Non abbia il vanto</l>
<l part="I">di mia morte quel vile.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker>
<l part="F">A quel tiranno,</l>
<l part="I">questo vanto? - No, mai.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">Deh! madre, un ferro:</l>
<l>tu l'hai, porgilo: all'onta mi sottraggi</l>
<l part="I">di vilmente cader.</l></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA ULTIMA</head>
<stage>OPIMIO con seguito di Patrizi, d'armati, e DETTI</stage>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Eccolo: in lui</l>
<l part="I">abbassate quell'armi.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker><stage>(lanciandosi tra CAIO e i soldati)</stage>
<l part="F">I vostri colpi,</l>
<l>pria che al suo petto passeran per questo.</l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker><stage>(facendo lo stesso)</stage>
<l part="I">E per questo, crudeli.</l></sp>
<sp><speaker>OPIMIO</speaker>
<l part="F">Allontanate,</l>
<l>soldati, a forza quelle donne; il reo</l>
<l>percotete. Il suo capo alla salute</l>
<l part="I">pubblica è caro. Percotete.</l></sp>
<sp><speaker>CORNELIA</speaker><stage>(con una mano avvolgendosi il capo nel manto e con l'altra porgendo rapidamente al figlio il pugnale)</stage>
<l part="F">Ah figlio,</l>
<l part="I">prendi, e muori onorato.</l></sp>
<sp><speaker>CAIO</speaker>
<l part="F">In questo dono</l>
<l>ti riconosco, o madre. In questo colpo</l>
<l part="I">riconosci tu il figlio. <stage>(Si uccide.)</stage></l></sp>
<sp><speaker>LICINIA</speaker><stage>(gettando un grido acutissimo e cadendo tramortita)</stage>
<l part="F">Oh dio!. . . mi moro.</l></sp></div2></div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
