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    <titleStmt>
      <title>Rime</title>
      <author>Torquato Tasso</author>
    </titleStmt>
    <extent>1759 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit000099</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Opere</title>
        <title type="part">Rime</title>
        <author>Tasso, Torquato</author>
        <editor id="ed">Maier, Bruno</editor>
        <publisher>Rizzoli</publisher>
        <pubPlace>Milano</pubPlace>
        <date>[1963-1964]</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
                    <correction method="silent" status="medium">
                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
                    </hyphenation>
                  </editorialDecl>
    <editorialDecl><p>L'edizione di riferimento di Bruno Maier consiste in una ripubblicazione della edizione curata da Solerti più del materiale inedito sempre dello stesso Solerti. Pertanto la codifica resp='ed' è da intendersi non riferita a B. Maier ma alle integrazioni fatte dal Solerti nella sua edizione delle rime e riportate fedelmente dal Maier (comprese le parentesi quadre). Nella codifica delle partizioni testuale è stata utilizzata la tipologia 'libro' per la div2. La tipologia delle poesie è indicata solo nel caso in cui fosse esplicitata nell'apparato dell'edizione Maier. La rima num. 981 ha come type='sonetto caudato'.</p></editorialDecl><classDecl><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>500</date>
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    <langUsage><language id="ita"/><language id="spa">Spagnolo</language></langUsage>
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      <keywords scheme="CGB">
        <term>Poesia</term>
      </keywords>
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      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
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      <item>Digitalizzazione</item>
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      <item>Correzione linguistica</item>
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        <name>Elena Pierazzo</name>
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      <item>Validazione</item>
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<text>
<body>
<div1 type="sezione">
<head>RIME D'AMORE</head>
<div2 type="poesia">
<head>1</head>
<argument><p>Questo primo sonetto è quasi proposizione de l'opera: nel quale il poeta dice di meritar lode d'essersi pentito tosto del suo vaneggiare, ed esorta gli amanti col suo esempio che ritolgano ad Amore la signoria di se medesimi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vere fur queste gioie e questi ardori</l>
<l>ond'io piansi e cantai con vario carme,</l>
<l>che poteva agguagliar il suon de l'arme</l>
<l>e de gli eroi le glorie e i casti amori;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se non fu de' più ostinati cori</l>
<l>ne' vani affetti il mio, di ciò lagnarme</l>
<l>già non devrei, ché più laudato parme</l>
<l>il ripentirsi, ove onestà s'onori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or con l'esempio mio gli accorti amanti,</l>
<l>leggendo i miei diletti e 'l van desire,</l>
<l>ritolgano ad Amor de l'alme il freno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur ch'altri asciughi tosto i caldi pianti</l>
<l>ed a ragion talvolta il cor s'adire,</l>
<l>dolce è portar voglia amorosa in seno.</l>
</lg>
</lg>
<closer><date><add resp="ed">1581</add></date></closer>
</div2>
<div2 type="libro">
<head>LIBRO I</head>
<head>RIME PER LUCREZIA BENDIDIO</head>
<head><date>1561-1562</date>
<date>1585</date></head>
<div3 type="poesia">
<head>2</head>
<argument><p>Descrive la bellezza de la sua donna e il principio del suo amore, il quale fu ne la sua prima giovinezza.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Era de l'età mia nel lieto aprile,</l>
<l>e per vaghezza l'alma giovinetta</l>
<l>gia ricercando di beltà ch'alletta,</l>
<l>di piacer in piacer, spirto gentile,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando m'apparve donna assai simile</l>
<l>ne la sua voce a candida angeletta:</l>
<l>l'ali non mostrò già, ma quasi eletta</l>
<l>sembrò per darle al mio leggiadro stile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Miracol novo! ella a' miei versi ed io</l>
<l>circondava al suo nome altere piume;</l>
<l>e l'un per l'altro andò volando a prova.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa fu quella il cui soave lume</l>
<l>di pianger solo e di cantar mi giova,</l>
<l>e i primi ardori sparge un dolce oblio.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>3</head>
<argument><p>Segue la medesima descrizione.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Su l'ampia fronte il crespo oro lucente</l>
<l>sparso ondeggiava, e de' begli occhi il raggio</l>
<l>al terreno adducea fiorito maggio</l>
<l>e luglio a i cori oltre misura ardente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nel bianco seno Amor vezzosamente</l>
<l>scherzava, e non osò di fargli oltraggio;</l>
<l>e l'aura del parlar cortese e saggio</l>
<l>fra le rose spirar s'udia sovente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, che forma celeste in terra scorsi,</l>
<l>rinchiusi i lumi e dissi: "Ahi, come è stolto</l>
<l>sguardo che 'n lei sia d'affissarsi ardito!"</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma de l'altro periglio non m'accorsi:</l>
<l>ché mi fu per le orecchie il cor ferito,</l>
<l>e i detti andaro ove non giunse il volto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>4</head>
<argument><p>Dimostra come l'amore acceso in lui da l'aspetto de la sua donna fusse accresciuto dal suo canto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Avean gli atti soavi e 'l vago aspetto</l>
<l>già rotto il gelo ond'armò sdegno il core;</l>
<l>e le vestigia de l'antico ardore</l>
<l>io conoscea dentro al cangiato petto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e di nudrire il mal prendea diletto</l>
<l>con l'esca dolce d'un soave errore:</l>
<l>sì mi sforzava il lusinghiero Amore,</l>
<l>che s'avea ne' begli occhi albergo eletto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando ecco un novo canto il cor percosse,</l>
<l>e spirò nel suo foco, e più cocenti</l>
<l>fece le fiamme placide e tranquille;</l>
</lg>
<lg>
<l>né crescer mai né sfavillar a' venti</l>
<l>così vidi giammai faci commosse,</l>
<l>come l'incendio crebbe e le faville.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>5</head>
<argument><p>Dice d'aver veduta la sua donna su le rive de la Brenta e descrive poeticamente i miracoli che facea la sua bellezza.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Colei che sovra ogni altra amo ed onoro</l>
<l>fiori coglier vid'io su questa riva;</l>
<l>ma non tanti la man cogliea di loro</l>
<l>quanti fra l'erbe il bianco piè n'apriva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ondeggiavano sparsi i bei crin d'oro,</l>
<l>ond'Amor mille e mille lacci ordiva;</l>
<l>e l'aura del parlar dolce ristoro</l>
<l>era del foco che de gli occhi usciva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fermò suo corso il rio, pur come vago</l>
<l>di fare specchio a quelle chiome bionde</l>
<l>di se medesmo ed a que' dolci lumi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e parea dire: "A la tua bella imago,</l>
<l>se pur non degni solo il re de' fiumi,</l>
<l>rischiaro, o donna, queste placid'onde".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>6</head>
<argument><p>Seguita a mostrar con altra metafora come avvisando di trovar la sua donna senza difesa fosse da lei vinto e superato.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Io mi credea sotto un leggiadro velo</l>
<l>trovar inerme e giovenetta donna,</l>
<l>tenera a' prieghi, o pur in treccia e 'n gonna,</l>
<l>come era allor che parvi al sol di gelo;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma, scoperto l'ardor ch'a pena io celo</l>
<l>e 'l possente desio ch'in me s'indonna,</l>
<l>s'indurò come suole alta colonna</l>
<l>o scoglio o selce al più turbato cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E lei, d'un bel diaspro avvolta, io vidi</l>
<l>di Medusa mostrar l'aspetto e l'arme,</l>
<l>tal ch'i' divenni pur gelato e roco;</l>
</lg>
<lg>
<l>e dir voleva, e non volea ritrarme,</l>
<l>mentre era fuori un sasso e dentro un foco:</l>
<l>"Spetrami, o donna, in prima, e poi m'ancidi".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>7</head>
<argument><p>Descrive come ne l'età giovenile, per l'inesperienza, fosse preso dal piacer d'una gentilissima e nobil fanciulla.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Giovene incauto e non avvezzo ancora</l>
<l>rimirando a sentir dolcezza eguale,</l>
<l>non temea i colpi di quel raro strale</l>
<l>che di sua mano Amor polisce e dora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né pensai che favilla in sì breve ora</l>
<l>alta fiamma accendesse ed immortale;</l>
<l>ma prender, come augel ch'impenna l'ale,</l>
<l>giovenetta gentil credea talora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però tesi tra' fior d'erba novella</l>
<l>vaghe reti, sfogando i tristi lai</l>
<l>per lei, che se n'andò leggiera e snella;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n gentil laccio i' sol preso restai,</l>
<l>e mi furo i suoi guardi arme e quadrella,</l>
<l>e tutte fiamme gli amorosi rai.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>8</head>
<argument><p>Scherza intorno al nome de la sua donna.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Donna, sovra tutte altre a voi conviensi,</l>
<l>se <emph>luce</emph> e <emph>reti</emph> suona, il vostro nome:</l>
<l>perché m'abbaglio a lo splendor del viso</l>
<l>e caggio poi con gli abbagliati sensi</l>
<l>al dolce laccio; e da le bionde chiome</l>
<l>legato sono, e da la man conquiso</l>
<l>che basta a la vittoria inerme e nuda:</l>
<l>più bella e casta ov'è men fera e cruda.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>9</head>
<argument><p>Mostra quanta dolcezza sia ne le pene amorose.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se d'Amor queste son reti e legami,</l>
<l>oh com'è dolce l'amoroso impaccio!</l>
<l>Se questo è 'l cibo ov'io son preso al laccio,</l>
<l>come son dolci l'esche e dolci gli ami!</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanta dolcezza a gl'inveschiati rami</l>
<l>il vischio aggiunge ed a l'ardore il ghiaccio!</l>
<l>Quanto è dolce il soffrir s'io penso e taccio,</l>
<l>e dolce il lamentar ch'altri non ami!</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanto soavi ancor le piaghe interne;</l>
<l>e lacrime stillar per gli occhi rei,</l>
<l>e d'un colpo mortal querele eterne!</l>
</lg>
<lg>
<l>Se questa è vita, io mille al cor torrei</l>
<l>ferite e mille, e tante gioie averne;</l>
<l>se morte, sacro a morte i giorni miei.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>10</head>
<argument><p>Al signor Fulvio Viani.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mira, Fulvio, quel sol di novo apparso</l>
<l>come sua deità ne mostra fuore!</l>
<l>Mira di quanta luce e quanto ardore</l>
<l>quest'aere intorno e questa terra ha sparso!</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual dea l'inchina tu, ch'angusto e scarso</l>
<l>fora a' gran merti suoi mortale onore:</l>
<l>io per me vo' ch'anzi l'altar d'Amore</l>
<l>le sia in vittima il cor sacrato ed arso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or dentro la mente un tempio l'ergo,</l>
<l>ove sua forma il mio pensier figura</l>
<l>e di Lucrezia il nome incide e segna;</l>
</lg>
<lg>
<l>e in guardia eletta di sì degno albergo</l>
<l>sederà la mia fé candida e pura</l>
<l>perch'a gli altri desir rinchiuso il tegna.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>11</head>
<argument><p>Al signor Fulvio Viani.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fulvio, qui posa il mio bel sole, allora</l>
<l>che l'altro fa ne l'Ocean soggiorno;</l>
<l>qui poscia appar quand'apre Febo il giorno,</l>
<l>Febo, che n'è di lei nunzio ed aurora;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quinci prima uscire il vid'io fora,</l>
<l>di vermiglio splendor le membra adorno;</l>
<l>e se quei per ministre ha l'Ore intorno,</l>
<l>questi Amore e le Grazie ha seco ognora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or com'è che qui presso a chi vi guarda</l>
<l>s'offran di fior sì vaghe forme e nove,</l>
<l>né sian arsi da lui qual solfo od esca?</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso, egli dolce i fior nutre e rinfresca</l>
<l>con la virtù che da' begli occhi piove,</l>
<l>e solo avvien che i cor distrugga ed arda!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>12</head>
<argument><p>Mostra che la sua donna, benché fosse vestita in abito giovenile assai leggiadro, non merita d'esser numerata tra le ninfe, ma è più tosto degna di celeste onore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre adorna costei di fiori e d'erba</l>
<l>le rive e i campi, ogni tranquillo fonte</l>
<l>parea dir mormorando: "A questa fronte</l>
<l>si raddolcisce il mio cristallo e serba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se non disdegna pur ninfa superba</l>
<l>riposto seggio ove il sol poggi o smonte,</l>
<l>ed ogni verde selva ogni erto monte</l>
<l>par che l'inviti a la stagion acerba".</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sembrò voce uscir tra' folti rami:</l>
<l>"Donna con sì gentile e caro sdegno</l>
<l>non è nata fra boschi o poggi ed acque;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma perché 'l mondo la conosca ed ami</l>
<l>scesa è dal cielo in terra, e dove nacque</l>
<l>di sua bellezza onor celeste è degno".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>13</head>
<argument><p>Si lamenta che la sua donna non lasci il guanto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Lasciar nel ghiaccio o ne l'ardore il guanto</l>
<l>Amor più non solea,</l>
<l>da poi che preso e 'n suo poter m'avea</l>
<l>nel laccio d'oro ond'io mi glorio e vanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mentr'io n'andava ancor libero e scarco</l>
<l>il candor m'abbagliò di bianca neve,</l>
<l>sì che non rimirai la rete e i nodi;</l>
<l>poi che fui colto e di spedito e leve</l>
<l>tornai grave e impedito e caddi al varco,</l>
<l>coperse il mio diletto e 'n feri modi</l>
<l>sdegnò la bella man preghiere e lodi.</l>
<l>Ahi, crudel mano, ahi, fera invida spoglia,</l>
<l>chi fia che la raccoglia,</l>
<l>né sdegni i baci e l'amoroso pianto?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>14</head>
<argument><p>Invita gli occhi a rimirar la sua donna.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Occhi miei lassi, mentre ch'io vi giro</l>
<l>nel volto in cui pietà par che c'inviti,</l>
<l>pregovi siate arditi</l>
<l>pascendo insieme il vostro e mio desiro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che giova esser accorti e morir poi</l>
<l>d'amoroso digiun, non sazi a pieno,</l>
<l>e fortuna lasciar ch'è sì fugace?</l>
<l>Questo sì puro e sì dolce sereno</l>
<l>potria turbarsi in un momento, e voi</l>
<l>veder la guerra ov'è tranquilla pace.</l>
<l>Occhi, mirate, or che n'affida e piace</l>
<l>il lampeggiar dei bei lumi cortesi,</l>
<l>con mille amori accesi</l>
<l>mille dolcezze, senza alcun martiro.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>15</head>
<argument><p>In questo dialogo fra il poeta e l'Amore si dimostra come ne gli occhi de la sua donna sia il premio de la sua servitù.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>"Dov'è del mio servaggio il premio, Amore?"</l>
<l>"In que' begli occhi al fin dolce tremanti."</l>
<l>"E chi v'innalza il paventoso core?"</l>
<l>"Io; ma con l'ali de' pensier costanti."</l>
<l>"E s'ei s'infiamma in quel sereno ardore?"</l>
<l>"Il tempran lagrimette e dolci pianti."</l>
<l>"Ahi, vola ed arde e di suo stato è incerto!"</l>
<l>"Soffra, che nel soffrire è degno merto."</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>16</head>
<argument><p>Descrive maravigliosamente i miracoli che fa la sua donna con la sua bellezza, per la quale tutti i dolori si convertono in piacere e l'altre passioni nel suo contrario.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se mi doglio talor ch'in van io tento</l>
<l>d'alzar verso le stelle un bel desio,</l>
<l>penso: 'Piace a madonna il dolor mio':</l>
<l>però d'ogni mia doglia io son contento.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se l'acerba morte allor pavento,</l>
<l>dico: "Non è, se vuole, il fin sì rio":</l>
<l>tal che del suo voler son vago anch'io</l>
<l>e chiamo il mio destino e tardo e lento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non cresce il male, anzi 'l contrario avviene,</l>
<l>s'ella raddoppia l'amorosa piaga</l>
<l>e sana l'alma con sue dolci pene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Miracolo è maggior che d'arte maga,</l>
<l>trasformar duolo e tema in gioia e spene</l>
<l>e dar salute ove più forte impiaga.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>17</head>
<argument><p>Loda la bellezza de la sua donna e particolarmente quella de la bocca.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Bella è la donna mia se del bel crine</l>
<l>l'oro al vento ondeggiar avvien ch'io miri,</l>
<l>bella se volger gli occhi in vaghi giri</l>
<l>o le rose fiorir tra neve e brine;</l>
</lg>
<lg>
<l>e bella dove poggi, ove s'inchine,</l>
<l>dov'orgoglio l'inaspra a' miei desiri;</l>
<l>belli sono i suoi sdegni e quei martiri</l>
<l>che mi fan degno d'onorato fine.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quella ch'apre un dolce labro e serra</l>
<l>porta de' bei rubin sì dolcemente,</l>
<l>è beltà sovra ogn'altra altera ed alma:</l>
</lg>
<lg>
<l>porta gentil de la prigion de l'alma,</l>
<l>onde i messi d'Amor escon sovente</l>
<l>e portan dolce pace e dolce guerra.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>18</head>
<argument><p>Loda la gola de la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tra 'l bianco viso e 'l molle e casto petto</l>
<l>veggio spirar la calda e bianca neve</l>
<l>e dolce e vaga, onde tra spazio breve</l>
<l>riman lo sguardo dal piacer astretto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, s'egli mai trapassa ad altro obietto</l>
<l>là dove lungo amore ei sugge e beve,</l>
<l>e dove caro premio al fin si deve</l>
<l>ch'adempia le sue grazie e 'l mio diletto,</l>
</lg>
<lg>
<l>cupidamente or quinci riede or quindi</l>
<l>a rimirar come il natio candore</l>
<l>dal candor peregrin sia fatto adorno:</l>
</lg>
<lg>
<l>"E mandino a te" dico "Arabi ed Indi</l>
<l>pregiate conche e dal tuo novo onore</l>
<l>perdan le perle con lor dolce scorno".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>19</head>
<argument><p>Loda il petto de la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quella candida via sparsa di stelle</l>
<l>che 'n ciel gli dei ne la gran reggia adduce,</l>
<l>men chiara assai di questa a me riluce</l>
<l>che guida pur l'alme di gloria ancelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per questa ad altra reggia, a vie più belle</l>
<l>viste il desio trapassa: Amor è duce,</l>
<l>e di ciò ch'al pensier al fin traluce</l>
<l>vuol che securo fra me sol favelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gran cose il cor ne dice, e s'alcun suono</l>
<l>fuor se n'intende, è da' sospir confuso;</l>
<l>ma non tacciono in tanto i vaghi sguardi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E paion dirli: "Ahi! qual ventura o dono</l>
<l>quello che a te non è coperto e chiuso</l>
<l>rivela a noi, mentre n'avvampi ed ardi!"</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>20</head>
<argument><p>Dice che il pensiero gli descrive la bellezza de la sua donna e s'unisce con lei in guisa che gliela rende sempre presente.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>De la vostra bellezza il mio pensiero</l>
<l>vago men bello stima ogn'altro obietto;</l>
<l>e se di mille mai finge un aspetto</l>
<l>per agguagliarlo a voi, non giunge al vero;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma se l'idolo vostro ei forma intero</l>
<l>prende da sì bell'opra in sé diletto,</l>
<l>e 'n lui pur giunge forze al primo affetto</l>
<l>la nova maraviglia e 'l magistero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fermo è dunque d'amarvi; e se ben v'ama,</l>
<l>in se stesso ed in voi non si divide,</l>
<l>ma con voi ne l'amar s'unisce in guisa</l>
</lg>
<lg>
<l>che non sete da lui giammai divisa</l>
<l>per tempo o loco; e mentre ei spera e brama</l>
<l>vi mira e mirerà qual prima vide.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>21</head>
<argument><p>Parla con la sua donna ne la sua partita, dicendo che se la fortuna gl'impedisce di seguitarla, non può impedire il suo pensiero, il qual la segue e la vede per tutto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna, crudel fortuna a me ben vieta</l>
<l>seguirvi e 'n queste sponde or mi ritiene,</l>
<l>ma 'l pronto mio pensier non è chi frene,</l>
<l>che sol riposa quanto in voi s'acqueta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo vi scorge ora pensosa or lieta,</l>
<l>or solcar l'onde, ora segnar l'arene,</l>
<l>ed ora piagge ed or campagne amene</l>
<l>su 'l carro sì com'ei corresse a meta.</l>
</lg>
<lg>
<l>E nel materno albergo ancor vi mira,</l>
<l>fra soavi accoglienze e 'n bel sembiante,</l>
<l>partir fra le compagne i baci e 'l riso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi, quasi messaggier che porti avviso,</l>
<l>riede e ferma nel cor lo spirto errante</l>
<l>tal che di dolce invidia egli sospira.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>22</head>
<argument><p>Al signor conte Ercole Tassone, dicendo che per la lontananza de la sua donna è mancata la sua luce ma non il suo ardore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tasson, qui dove il Medoaco scende</l>
<l>a dar tributo d'acque dolci al mare,</l>
<l>al crud'Amor d'onde turbate e amare</l>
<l>da me tributo non minor si rende;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tra queste ombre, ove non luce e splende</l>
<l>raggio che le mie notti apra e rischiare,</l>
<l>cerco il mio Sol, né suo vestigio appare</l>
<l>se non l'ardore onde mill'alme accende:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché scorgo appresso il foco, ovunque io guarde,</l>
<l>che già diffuse sua beltà fra noi,</l>
<l>e descritto si legge in mille carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! ei ben volle in sua memoria parte</l>
<l>di quel lasciarne ond'uom si strugge ed arde,</l>
<l>ma tutti portò seco i raggi suoi.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>23</head>
<argument><p>Ne la lontananza de la sua donna dice di non poter avere alcun piacer lontano da lei se non quello ch'egli sente nel patir per lei.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Io non posso gioire</l>
<l>lunge da voi, che siete il mio desire;</l>
<l>ma 'l mio pensier fallace</l>
<l>passa monti e campagne e mari e fiumi;</l>
<l>e m'avvicina e sface</l>
<l>al dolce foco de' be' vostri lumi;</l>
<l>e 'l languir sì mi piace</l>
<l>ch'infinito diletto ho nel martire.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>24</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Già non son io contento</l>
<l>lunge da voi, che sete il mio tormento,</l>
<l>in così dolce modo</l>
<l>m'arde il pensier; ma s'egli a voi mi giunge,</l>
<l>io vi rimiro ed odo</l>
<l>allora più vicin che son più lunge,</l>
<l>ed amo ed ardo e godo</l>
<l>più del mio foco se maggior il sento.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>25</head>
<argument><p>Ad Amore, ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Come vivrò ne le mie pene, Amore,</l>
<l>sì lunge dal mio core,</l>
<l>se la dolce memoria non m'aita</l>
<l>di lei ch'è la mia vita?</l>
<l>Dolce memoria e spene,</l>
<l>imaginata vista e caro obietto,</l>
<l>voi siete il mio diletto,</l>
<l>la mia vita e 'l mio bene;</l>
<l>ma pur mezzo son io tra morto e vivo,</l>
<l>poi che del cor son privo.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>26</head>
<argument><p>A la sua donna, nel soggetto medesimo.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Se 'l mio core è con voi, come desia,</l>
<l>dov'è l'anima mia?</l>
<l>Credo sia col pensiero; e 'l pensier vago</l>
<l>è con la bella imago;</l>
<l>e l'imagine bella</l>
<l>de la vostra bellezza è ne la mente</l>
<l>viva e vera e presente</l>
<l>e vi spira e favella;</l>
<l>ma pur senza il mio core è la mia vita</l>
<l>dolente e sbigottita.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>27</head>
<argument><p>Ragiona col suo pensiero pregandolo che cessi da le sue operazioni e che consenta che 'l sogno gli rappresenti la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Pensier, che mentre di formarmi tenti</l>
<l>l'amato volto e come sai l'adorni,</l>
<l>tutti da l'opre lor togli e distorni</l>
<l>gli spirti lassi al tuo servigio intenti,</l>
</lg>
<lg>
<l>dal tuo lavoro omai cessa, e consenti</l>
<l>che 'l cor s'acqueti e 'l sonno a me ritorni,</l>
<l>prima che Febo, omai vicino, aggiorni</l>
<l>queste ombre oscure co' bei raggi ardenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! non sai tu che più sembiante al vero</l>
<l>sovente 'l sogno il finge e me 'l colora,</l>
<l>e l'imagine ha pur voce soave?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu più sempre rigido e severo</l>
<l>il figuri a la mente, ed ei talora</l>
<l>la ritragge al mio cor pietosa e grave.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>28</head>
<argument><p>Dice che essendo vinto dal dolore gli apparve in sogno la sua donna e lo racconsolò.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Giacea la mia virtù vinta e smarrita</l>
<l>nel duol, ch'è sempre in sua ragion più forte,</l>
<l>quando pietosa di sì dura sorte</l>
<l>venne in sogno madonna a darle aita;</l>
</lg>
<lg>
<l>e ristorò gli spirti, e 'n me sopita</l>
<l>la doglia a nova speme aprì le porte;</l>
<l>e così ne l'imagine di morte</l>
<l>trovò l'egro mio cor salute e vita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella, volgendo gli occhi in dolci giri,</l>
<l>parea che mi dicesse: "A che pur tanto,</l>
<l>o mio fedel, t'affliggi e ti consumi?</l>
</lg>
<lg>
<l>E perché non fai tregua a' tuoi sospiri,</l>
<l>e 'n queste amate luci asciughi il pianto?</l>
<l>Speri forse d'aver più fidi lumi?"</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>29</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Onde, per consolarne i miei dolori,</l>
<l>vieni, o sogno, pietoso al mio lamento?</l>
<l>Tal ch'al tuo dolce inganno omai consento</l>
<l>cinto di vaghe imagini e d'errori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Le care gemme e i preziosi odori</l>
<l>dove furasti, e i raggi e l'aure e 'l vento,</l>
<l>per farmi nel languire almen contento,</l>
<l>pur come un de le Grazie o de gli Amori?</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse involasti al ciel tua luce, e 'l sole</l>
<l>teco m'apparve? E dal fiorito grembo</l>
<l>parte sentia spirar gigli e viole;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sentia, quasi fiamma ch'al ciel vole,</l>
<l>la bella mano, e, quasi fresco nembo,</l>
<l>sospiri e soavissime parole.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>30</head>
<argument><p>Prega l'aura che porti le sue parole a la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Aura, ch'or quinci intorno scherzi e vole</l>
<l>fra 'l verde crin de' mirti e de gli allori,</l>
<l>e destando ne' prati vaghi fiori</l>
<l>con dolce furto un caro odor n'invole,</l>
</lg>
<lg>
<l>deh, se pietoso spirto in te mai suole</l>
<l>svegliarsi, lascia i tuoi lascivi errori,</l>
<l>e colà drizza l'ali ove Licori</l>
<l>stampa in riva del fiume erbe e viole.</l>
</lg>
<lg>
<l>E nel tuo molle sen questi sospiri</l>
<l>porta e queste querele alte amorose</l>
<l>là 've già prima i miei pensier n'andaro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Potrai poi quivi a le vermiglie rose</l>
<l>involar di sue labbra odor più caro</l>
<l>e riportarlo in cibo a i miei desiri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>31</head>
<argument><p>Si lamenta con Amore che la sua donna abbia preso marito, e la prega che non si sdegni d'esser amata e celebrata da lui.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Amor, tu vedi, e non hai duolo o sdegno,</l>
<l>ch'al giogo altrui madonna il collo inchina;</l>
<l>anzi ogni tua ragion da te si cede.</l>
<l>Altri ha pur fatto, oimè, quasi rapina</l>
<l>del mio dolce tesoro; or qual può degno</l>
<l>premio agguagliar la mia costante fede?</l>
<l>Qual più sperar ne lice ampia mercede</l>
<l>de la tua ingiusta man, s'in un sol punto</l>
<l>hai le ricchezze tue diffuse e sparte?</l>
<l>Anzi pur chiuse in parte</l>
<l>ove un sol gode ogni tuo ben congiunto.</l>
<l>Ben folle è chi non parte</l>
<l>omai lunge da te, ché tu non puoi</l>
<l>pascer se non di furto i servi tuoi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco già dal tuo regno il piè rivolgo,</l>
<l>regno crudo e 'nfelice: ecco io già lasso</l>
<l>qui le ceneri sparte e 'l foco spento.</l>
<l>Ma tu mi segui e mi raggiungi, ahi lasso!,</l>
<l>mentre del mal sofferto in van mi dolgo,</l>
<l>ch'ogni corso al tuo volo è pigro e lento.</l>
<l>Già via più calde in sen le fiamme i' sento</l>
<l>e via più gravi a' piè lacci e ritegni;</l>
<l>e come a servo fuggitivo e 'ngrato,</l>
<l>qui, sotto al manco lato,</l>
<l>d'ardenti note il cor m'imprimi e 'l segni</l>
<l>del nome a forza amato;</l>
<l>e perch'arroge al duol ch'è in me sì forte,</l>
<l>formi al pensier ciò che più noia apporte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'io scorgo in riva al Po Letizia e Pace</l>
<l>scherzar con Imeneo, che 'n dolce suono</l>
<l>chiama la turba a' suoi diletti intesa.</l>
<l>Liete danze vegg'io, che per me sono</l>
<l>funebri pompe, ed una istessa face</l>
<l>ne l'altrui nozze e nel mio rogo accesa;</l>
<l>e, come Aurora in oriente ascesa,</l>
<l>donna apparir, che vergognosa in atto</l>
<l>i rai de' suoi begli occhi a sé raccoglia,</l>
<l>e ch'altri un bacio toglia,</l>
<l>pegno gentil del suo bel viso intatto,</l>
<l>e i primi fior ne coglia,</l>
<l>que' che già cinti d'amorose spine</l>
<l>crebber vermigli infra le molli brine.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu ch'a que' fiori, Amor, d'intorno voli</l>
<l>qual ape industre e 'n lor ti pasci e cibi,</l>
<l>e ne sei così vago e così parco,</l>
<l>deh, come puoi soffrir ch'altri delibi</l>
<l>umor sì dolce e 'l caro mel t'involi?</l>
<l>Non hai tu da ferir saette ed arco?</l>
<l>Ben fosti pronto in saettarmi al varco,</l>
<l>allor che per vaghezza incauto venni</l>
<l>là 've spirar tra le purpuree rose</l>
<l>sentii l'aure amorose;</l>
<l>e ben piaghe da te gravi io sostenni,</l>
<l>ch'aperte e sanguinose</l>
<l>ancor dimostro a chi le stagni e chiuda;</l>
<l>ma trovo chi l'inaspra ognor più cruda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! il pensier ciò che dispiace e duole</l>
<l>a l'alma inferma or di ritrar fa prova</l>
<l>e più s'interna in tante acerbe pene.</l>
<l>Ecco la bella donna, in cui sol trova</l>
<l>sostegno il core, or, come vite suole</l>
<l>che per se stessa caggia, altrui s'attiene:</l>
<l>qual edera negletta or la mia spene</l>
<l>giacer vedrassi, s'egli pur non lice</l>
<l>che s'appoggi a colei ch'un tronco abbraccia.</l>
<l>Ma tu, ne le cui braccia</l>
<l>cresce vite sì bella, arbor felice,</l>
<l>poggia pur, né ti spiaccia</l>
<l>ch'augel canoro intorno a' vostri rami</l>
<l>l'ombra sol goda e più non speri o brami.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né la mia donna, perché scaldi il petto</l>
<l>di nuovo amore, il nodo antico sprezzi,</l>
<l>ché di vedermi al cor già non l'increbbe;</l>
<l>od essa che l'avvinse, essa lo spezzi:</l>
<l>però ch'omai disciorlo, in guisa è stretto,</l>
<l>né la man stessa che l'ordio potrebbe.</l>
<l>E se pur, come volle, occulto crebbe</l>
<l>il suo bel nome entro i miei versi accolto,</l>
<l>quasi in fertil terreno arbor gentile,</l>
<l>or seguirò mio stile,</l>
<l>se non disdegna esser cantato e colto</l>
<l>da la mia penna umile;</l>
<l>e d'Apollo ogni dono in me fia sparso,</l>
<l>s'Amor de le sue grazie a me fu scarso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, sì l'alma è ne' tormenti avvezza</l>
<l>che, se ciò si concede, ella confida</l>
<l>paga restar ne le miserie estreme.</l>
<l>Ma se di questa speme</l>
<l>avvien che 'l debil filo alcun recida,</l>
<l>deh tronchi un colpo insieme,</l>
<l>ch'io 'l bramo e 'l chiedo, al viver mio lo stame</l>
<l>e l'amoroso mio duro legame.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>32</head>
<argument><p>Ragiona con Amore andando a ritrovare la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Amor, colei che verginella amai</l>
<l>doman credo veder novella sposa,</l>
<l>simil, se non m'inganno, a colta rosa</l>
<l>che spieghi il seno aperto a' caldi rai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi la colse non vedrò giammai</l>
<l>ch'al cor non geli l'anima gelosa;</l>
<l>e s'alcun foco di pietade ascosa</l>
<l>il ghiaccio può temprar, tu solo il sai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Misero! ed io là corro ove rimiri</l>
<l>fra le brine del volto e 'l bianco petto</l>
<l>scherzar la mano avversa a' miei desiri!</l>
</lg>
<lg>
<l>Or come esser potrà ch'io viva e spiri,</l>
<l>se non m'accenna alcun pietoso affetto</l>
<l>che non fian sempre vani i miei sospiri?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>33</head>
<argument><p>Camminando di notte prega le stelle che guidino il suo corso.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Io veggio in cielo scintillar le stelle</l>
<l>oltre l'usato e lampeggiar tremanti,</l>
<l>come ne gli occhi de' cortesi amanti</l>
<l>non rimiriam talor vive facelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Aman forse là suso, o pur son elle</l>
<l>pietose a' nostri affanni, a' nostri pianti?</l>
<l>Mentre scorgon le insidie e i passi erranti</l>
<l>là dove altri d'Amor goda e favelle?</l>
</lg>
<lg>
<l>Cortesi luci, se Leandro in mare</l>
<l>o traviato peregrin foss'io,</l>
<l>non mi sareste di soccorso avare:</l>
</lg>
<lg>
<l>così vi faccia il sol più belle e chiare,</l>
<l>siate nel dubbio corso al desir mio</l>
<l>fide mie duci e scorte amate e care.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>34</head>
<argument><p>Appressandosi a la sua donna dice a' suoi pensieri ed a' suoi affanni che si partano da lui.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fuggite, egre mie cure, aspri martiri,</l>
<l>sotto il cui peso giacque oppresso il core,</l>
<l>ché per albergo or mi destina Amore</l>
<l>di nova speme e di più bei desiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sapete pur che, quando avvien ch'io miri</l>
<l>gli occhi infiammati di celeste ardore,</l>
<l>non sostenete voi l'alto splendore</l>
<l>né 'l fiammeggiar di que' cortesi giri,</l>
</lg>
<lg>
<l>quale stormo d'augei notturno e fosco</l>
<l>battendo l'ali innanzi al dì che torna</l>
<l>a rischiarar questa terrena chiostra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E già, se a' certi segni il ver conosco,</l>
<l>vicino è il sol che le mie notti aggiorna,</l>
<l>e veggio Amor che me l'addita e mostra.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>35</head>
<argument><p>Dice che quando vede la sua donna rimane così contento de la sua cortesia, che si scorda tutti i tormenti i quali ha sopportati per lei.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Veggio, quando tal vista Amor impetra,</l>
<l>sovra l'uso mortal madonna alzarsi,</l>
<l>tal che rinchiude le gran fiamme ond'arsi</l>
<l>meraviglia e per tema il cor impetra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tace la lingua allor e 'l piè s'arretra</l>
<l>e son muti i sospiri accesi e sparsi,</l>
<l>ma nel volto potrebbe ancor mirarsi</l>
<l>l'affetto impresso quasi in bianca petra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben essa il legge e con soavi accenti</l>
<l>m'affida e, forse perché ardisca e parle,</l>
<l>di sua divinità parte si spoglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sì quell'atto adempie ogni mia voglia,</l>
<l>ch'io non ho che cercar né che narrarle,</l>
<l>e per un riso oblio mille tormenti.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>36</head>
<argument><p>Chiede, quasi maravigliando, quel che sia la bellezza e mostra di non saperlo ma di sentirne solo gli effetti.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa rara bellezza opra è de l'alma</l>
<l>che vi fa così bella e 'n voi traluce</l>
<l>qual da puro cristallo accesa luce?</l>
<l>É sua nobil vittoria e quasi palma?</l>
</lg>
<lg>
<l>O gloria od arte e magistero è d'alma</l>
<l>natura? o don celeste? o raggio e duce</l>
<l>ch'al vero sole, onde partì, conduce,</l>
<l>ed aggravar no 'l può terrena salma?</l>
</lg>
<lg>
<l>Le sembianze e i pensier, gli alti costumi</l>
<l>tutti paion celesti, e s'io n'avvampo</l>
<l>non par ch'indi mi strugga e mi distempre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lontano io gelo, ed ombre oscure e fumi</l>
<l>par ch'io rimiri: in così dolci tempre</l>
<l>de' begli occhi me illustra il chiaro lampo!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>37</head>
<argument><p>Si duole d'uno impedimento e d'una interposizione che cerchi di spaventarlo e gli minacci infelicità.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non fra parole e baci invido muro</l>
<l>più s'interpose o fra sospiri e pianti,</l>
<l>o mar turbato a' duo infelici amanti</l>
<l>quando troppo l'un fece Amor sicuro;</l>
</lg>
<lg>
<l>o nube ch'a noi renda il ciel men puro</l>
<l>e la notturna e bianca luce ammanti,</l>
<l>o terra che le copra i bei sembianti,</l>
<l>o luna che ne faccia il sole oscuro;</l>
</lg>
<lg>
<l>o dolor d'altro intoppo, a' suoi pensieri</l>
<l>rotto nel mezzo il volo, alcun sostenne</l>
<l>perché volar più non presuma o speri,</l>
</lg>
<lg>
<l>quanto io di quel ch'a' miei troncò le penne;</l>
<l>e benché sian di lor costanza alteri,</l>
<l>par che nel pianto d'affondarli accenne.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>38</head>
<argument><p>Dice d'aver veduto Amor ne gli occhi de la sua donna, il quale gli aveva comandato che non cantasse più le vittorie d'altrui ma quelle di lei e la sua propria servitù.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Stavasi Amor quasi in suo regno assiso</l>
<l>nel seren di due luci ardenti ed alme,</l>
<l>mille famose insegne e mille palme</l>
<l>spiegando in un sereno e chiaro viso,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando rivolto a me, ch'intento e fiso</l>
<l>mirava le sue ricche e care salme:</l>
<l>"Or canta" disse "come i cori e l'alme</l>
<l>e 'l tuo medesmo ancora abbia conquiso;</l>
</lg>
<lg>
<l>né s'oda risonar l'arme di Marte</l>
<l>la voce tua, ma l'alta e chiara gloria</l>
<l>e i divin pregi nostri e di costei".</l>
</lg>
<lg>
<l>Così addivien che ne l'altrui vittoria</l>
<l>canti mia servitute e i lacci miei,</l>
<l>e tessa de gli affanni istorie in carte.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>39</head>
<argument><p>Loda l'erba mandatagli in dono e coltivata da la sua donna, facendone comparazione con quella per la quale Glauco si trasmutò.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Erba felice, che già in sorte avesti</l>
<l>di vento in vece e di temprato sole</l>
<l>il raggio de' begli occhi accorti onesti</l>
<l>e l'aura di dolcissime parole,</l>
</lg>
<lg>
<l>e sotto amico ciel lieta crescesti,</l>
<l>e qualor più la terra arsa si duole</l>
<l>pronta a scemar il fero ardor vedesti</l>
<l>la bella man che l'alme accender sole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben sei tu dono avventuroso e grato</l>
<l>ond'addolcisca il molto amaro, e sazio</l>
<l>il digiuno amoroso in parte i' renda:</l>
</lg>
<lg>
<l>già, novo Glauco, in ampio mar mi spazio</l>
<l>d'immensa gioia, e 'n più tranquillo stato</l>
<l>quasi mi par ch'immortal forma i' prenda.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>40</head>
<argument><p>Essendo la terra coperta di neve come suole esser il carnevale, vide passar la sua donna, e in passando parve che si rasserenasse il tempo: le quai cose poeticamente descrive.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>La terra si copria d'orrido velo</l>
<l>e le falde di neve a mille a mille</l>
<l>cadeanle in grembo (onde a sé pria rapille</l>
<l>sott'altra forma il dio che nacque in Delo),</l>
</lg>
<lg>
<l>quand'ecco i' scorgo in vivo foco il gelo</l>
<l>cangiarsi e 'n fiamme le cadenti stille,</l>
<l>e qual gemma ch'al lume arda e sfaville</l>
<l>splender le nubi e serenarsi il cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mentre in altrui sì strani effetti ancora</l>
<l>risguardo, in me gli provo, e 'l ghiaccio sfarsi</l>
<l>sento e le nubi de' miei duri sdegni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor gridai: "Deh, che 'l bel sole ond'arsi</l>
<l>s'appressa e vanno innanzi a lui tai segni</l>
<l>come va innanzi a l'altro sol l'aurora".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>41</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Come va innanzi a l'altro sol l'aurora</l>
<l>e da gli agi i mortali a l'opre invita,</l>
<l>così que' segni a la penosa vita</l>
<l>mi richiamar da la quiete allora;</l>
</lg>
<lg>
<l>e qual nel suo venir l'alba colora</l>
<l>di purpureo splendor l'aria smarrita,</l>
<l>tal la mia faccia, ancor che scolorita</l>
<l>l'avesse il verno, rossa apparve fora;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n quella guisa che 'l vermiglio suole</l>
<l>cangiarsi in rancio quando Apollo è giunto,</l>
<l>mutò poi vista a l'apparir del sole:</l>
</lg>
<lg>
<l>sentissi intanto il cor dolce compunto</l>
<l>da gli sguardi e dal suon de le parole,</l>
<l>che l'andaro a ferir quasi in un punto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>42</head>
<argument><p>Dice a la sua donna d'esser acceso da la sua beltà ne la maggior asprezza del verno.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel d'eterna beltà raggio lucente</l>
<l>che v'infiora le guance e gli occhi alluma,</l>
<l>in questa nubilosa e fredda bruma</l>
<l>scalda la mia gelata e pigra mente;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sveglia al core un desiderio ardente</l>
<l>onde, qual nuovo augel che l'ale impiuma,</l>
<l>volar vorrebbe e, quasi leve piuma,</l>
<l>quinci il pensier quindi il voler ei sente.</l>
</lg>
<lg>
<l>E voleria dove le stelle e 'l sole</l>
<l>vedria vicine, e co' soavi giri</l>
<l>fra sé l'agguaglieria de gli occhi vostri;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma perch'ella talor comete e mostri</l>
<l>d'orribil foco e nembi in ciel rimiri,</l>
<l>pur alto intende e si confida e vole.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>43</head>
<argument><p>Invitato da la sua donna a tenerle lo specchio, descrive quell'atto poeticamente.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>A' servigi d'Amor ministro eletto,</l>
<l>lucido specchio anzi 'l mio sol reggea,</l>
<l>e specchio intanto a le mie luci io fea</l>
<l>d'altro più chiaro e più gradito oggetto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella al candido viso ed al bel petto</l>
<l>vaga di sua beltà gli occhi volgea,</l>
<l>e le dolci arme, onde di morte è rea,</l>
<l>d'affinar contra me prendea diletto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi come terse fiammeggiar le vide</l>
<l>ver me girolle e dal sereno ciglio</l>
<l>al cor volò più d'un pungente strale;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma non previdi allor tanto periglio.</l>
<l>Or, se madonna a' suoi ministri è tale,</l>
<l>quai fian le piaghe onde i rubelli ancide?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>44</head>
<argument><p>Tornò un'altra volta a mostrar lo specchio a la sua donna, e descrive la sua bellezza e 'l compiacimento ch'avea di mirarsi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Chiaro cristallo a la mia donna offersi</l>
<l>sì ch'ella vide la sua bella imago</l>
<l>qual di formarla il mio pensiero è vago</l>
<l>e qual procuro di ritrarla in versi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella da tanti pregi e sì diversi</l>
<l>non volse il guardo di tal vista pago,</l>
<l>gli occhi mirando e 'l molle avorio e vago</l>
<l>e l'oro de' bei crin lucidi e tersi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E parea fra sé dir: 'Ben veggio aperta</l>
<l>l'alta mia gloria, e di che dolci sguardi</l>
<l>questa rara bellezza accenda il foco!'</l>
</lg>
<lg>
<l>Così, ben che 'l credesse in prima un gioco,</l>
<l>mirando l'armi ond'io fuggii sì tardi</l>
<l>de le piaghe del cor si fé più certa.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>45</head>
<argument><p>Dice d'aver più caro il legame tolto a la sua donna di quello che lega il corpo con l'anima.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non ho sì caro il laccio ond'al consorte</l>
<l>de la vita mortal l'alma s'avvinse,</l>
<l>come quel ch'or me lega, e voi già strinse,</l>
<l>già vago e dolce or duro nodo e forte;</l>
</lg>
<lg>
<l>né quel famoso ch'al figliuol diè morte</l>
<l>del barbaro monile il collo cinse</l>
<l>lieto così quando il nemico estinse,</l>
<l>com'io di quel che v'ha le chiome attorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ti cede, Amor, Natura; e non si sdegna</l>
<l>ch'ella ordisca fral nodo e 'l tuo non rompa</l>
<l>morte e con l'alma in ciel si privilegi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se gli altrui sepolcri illustre pompa</l>
<l>orna di vincitrice altera insegna,</l>
<l>per la servil catena il mio si pregi.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>46</head>
<argument><p>Offerisce ad Amore in voto una bendella di seta, la quale egli aveva involata a la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Amor, se fia giammai che dolce i' tocchi</l>
<l>il terso avorio de la bianca mano,</l>
<l>e 'l lampeggiar del riso umile e piano</l>
<l>veggia da presso e 'l folgorar de gli occhi,</l>
</lg>
<lg>
<l>e notar possa come quindi scocchi</l>
<l>lo stral tuo dolce e mai non parta in vano,</l>
<l>e come al cor dal bel sembiante umano</l>
<l>d'amorose dolcezze un nembo fiocchi,</l>
</lg>
<lg>
<l>fia tuo questo lacciuol ch'annodo al braccio</l>
<l>non pur, ma vie più stretto il cor n'involgo:</l>
<l>caro furto, ond'il crin madonna avvolse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gradisci il voto, ché più forte laccio</l>
<l>da man più dotta ordito altri non tolse;</l>
<l>né per che a te lo doni indi mi sciolgo.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>47</head>
<argument><p>Ballando con la sua donna desidera di fare amorosa vendetta de la sua mano ch'egli teneva stretta.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Non è questa la mano</l>
<l>che tante e sì mortali</l>
<l>avventò nel mio cor fiammelle e strali?</l>
<l>Ecco che pur si trova</l>
<l>fra le mie man ristretta,</l>
<l>né forza od arte per fuggir le giova,</l>
<l>né tien face o saetta</l>
<l>che da me la difenda.</l>
<l>Giusto è ben ch'io ne prenda,</l>
<l>Amor, qualche vendetta,</l>
<l>e se piaghe mi diè baci le renda.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>48</head>
<argument><p>Non avendo ardire di parlar con la sua donna nel ballo, prega Amore che sciolga i legami de la lingua e raddoppi quelli del core.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Amor l'alma m'allaccia</l>
<l>di dolci aspre catene:</l>
<l>non mi doglio io per ciò, ma ben l'accuso</l>
<l>che mi leghi ed affrene</l>
<l>la lingua a ciò ch'io taccia,</l>
<l>anzi a madonna timido e confuso</l>
<l>e 'n mia ragion deluso.</l>
<l>Sciogli, pietoso Amore,</l>
<l>la lingua, e se non vuoi</l>
<l>che mi stringa un sol men de' lacci tuoi,</l>
<l>tanti n'aggiungi in quella vece al core.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>49</head>
<argument><p>Ballando di nuovo con la sua donna si lamenta che 'l ballo abbia sì tosto fine.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa è pur quella che percote e fiede</l>
<l>con dolce colpo che n'ancide e piace</l>
<l>man ne' furti d'Amor dotta e rapace,</l>
<l>e fa del nostro cor soavi prede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Del leggiadretto guanto omai si vede</l>
<l>ignuda e bella, e, se non è fallace,</l>
<l>s'offre inerme a la mia, quasi di pace</l>
<l>pegno gentile e di sicura fede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! ma tosto par ch'ella si penta</l>
<l>mentr'io la stringo, e si sottragge e scioglie</l>
<l>al fin de l'armonia ch'i passi allenta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! come altera l'odorate spoglie</l>
<l>riveste, e la mia par che vi consenta.</l>
<l>Oh fugaci diletti! oh certe doglie!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>50</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Perché Fortuna ria spieghi le vele</l>
<l>ne l'Egeo tempestoso o nel Tirreno</l>
<l>e mi dimostri il mar di seno in seno,</l>
<l>non mi farà men vostro o men fedele;</l>
</lg>
<lg>
<l>né perché, voi facendo a me crudele,</l>
<l>sferzi il destriero e gli rallenti il freno,</l>
<l>e mi porti fra l'Alpe o lungo il Reno,</l>
<l>o 'n bosco o 'n valle mi nasconda e cele.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi in donna gentil bella pietate</l>
<l>stimo un tormento a lato al dolce sdegno</l>
<l>de gli occhi vostri che di foco armate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Luci divine, onde perir sostegno,</l>
<l>quand'io torno a morir non mi scacciate,</l>
<l>perché a la morte ed a la gloria io vegno.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>51</head>
<argument><p>Si lamenta de la sua donna, che, ballandosi al ballo del torchio, con estinguerlo ponesse fine al ballo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre ne' cari balli in loco adorno</l>
<l>si traean le notturne e placide ore,</l>
<l>face, che nel suo foco accese Amore,</l>
<l>lieto n'apriva a mezza notte il giorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e da candide man vibrata intorno</l>
<l>spargea faville di sì puro ardore</l>
<l>che pareva apportar gioia ed onore</l>
<l>a' pochi eletti, a gli altri invidia e scorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>quando a te data fu, man cruda e bella,</l>
<l>e da te presa e spenta, e ciechi e mesti</l>
<l>restar mill'occhi a lo sparir d'un lume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ahi, come allor cangiasti arte e costume:</l>
<l>tu, ch'accender solei l'aurea facella,</l>
<l>tu, ministra d'Amor, tu l'estinguesti!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>52</head>
<argument><p>Contro una donna attempata, la qual prendendo importunamente commiato aveva interrotto un bel trattenimento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O nemica d'Amor, che sì ti rendi</l>
<l>schiva di quel ch'altrui dà pace e vita,</l>
<l>e dolce schiera a' dolci giochi unita</l>
<l>dispregi e parti, e lui turbi ed offendi,</l>
</lg>
<lg>
<l>se de l'altrui bellezza invidia prendi</l>
<l>mentre i tuoi danni a rimembrar t'invita,</l>
<l>ché non t'ascondi omai sola e romita</l>
<l>e 'n umil cameretta i giorni spendi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché non conviensi già tra le felici</l>
<l>squadre d'Amor e tra il diletto e 'l gioco</l>
<l>in donna antica imagine di morte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, fuggi il sole e cerca in chiuso loco,</l>
<l>come notturno augel, gli orrori amici;</l>
<l>né qui timor la tua sembianza apporte.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>53</head>
<argument><p>Parla col suo core e 'l consiglia a far ritorno a la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>"Donde ne vieni, o cor, timido e solo,</l>
<l>così tutto ferito e senza piume?"</l>
<l>"Da que' begli occhi il cui spietato lume</l>
<l>le penne m'infiammò ne l'alto volo."</l>
</lg>
<lg>
<l>"Torna al suo petto. Or questo ingombra il duolo,</l>
<l>né scacciato da lei raccor presume."</l>
<l>"Non posso, né volar ho per costume</l>
<l>senza quell'ali ond'io mi spazio a volo."</l>
</lg>
<lg>
<l>"L'ale ti rifaranno i miei desiri,</l>
<l>anzi pur tuoi, ché 'l tuo piacer le spiega."</l>
<l>"E s'avvien che non m'oda o che s'adiri?"</l>
</lg>
<lg>
<l>"Batti a le porte e chiama e piangi e prega."</l>
<l>"Già m'ergo e mi son aure i miei sospiri,</l>
<l>e morrò s'ella è sorda o s'ella il niega."</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>54</head>
<argument><p>Assomiglia il suo dolce pensiero amoroso, che non è mescolato con gli altri amarissimi, al favoloso Alfeo che, passando sotto il mare per congiungersi con Aretusa, non mescola l'acque salse con le dolci.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come la ninfa sua fugace e schiva,</l>
<l>che si converte in fonte e pur s'asconde,</l>
<l>l'innamorato Alfeo per vie profonde</l>
<l>segue e trapassa occulto ad altra riva,</l>
</lg>
<lg>
<l>ed irrigando pallidetta oliva</l>
<l>co' bei doni se 'n va di fiori e fronde,</l>
<l>e non mesce le salse a le dolci onde</l>
<l>e dal mar non sentito in sen le arriva;</l>
</lg>
<lg>
<l>così l'anima mia, che si disface,</l>
<l>cerca pur di madonna, e lode e canto</l>
<l>le porta in dono ed amorosa pace;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma le dolcezze sue non turba in tanto</l>
<l>fra mille pene il mio pensier seguace</l>
<l>passando un mar di tempestoso pianto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>55</head>
<argument><p>Prega Amore che non voglia percuotere il delicato petto de la sua donna d'egual ferita, ma di dolcissima piaga amorosa.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se la saetta, Amor, ch'al lato manco</l>
<l>m'impiaga in guisa ch'io languisco a morte,</l>
<l>fosse dolce così com'ella è forte,</l>
<l>direi: "Pungi, signor, il molle fianco:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché di pregare e di seguir m'ha stanco</l>
<l>mentre fugge costei per vie distorte!"</l>
<l>Ma temo, oimè, che per malvagia sorte</l>
<l>ella non pera, or ch'io son frale e manco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! goda, prego, al dilettoso male,</l>
<l>e tinta in soavissima dolcezza</l>
<l>sia la ferita e quel dorato strale.</l>
</lg>
<lg>
<l>A me quanto è di grave e di mortale;</l>
<l>dà mille gioie a lei, se pur disprezza</l>
<l>gioir l'alma gentil di piaga eguale.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>56</head>
<argument><p>Dice che partendosi da la sua donna non potrà vedere o imaginar cosa ch'agguagli la dolcezza d'un suo sdegno o la bellezza d'un suo disprezzo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se mi trasporta a forza ov'io non voglio</l>
<l>mia fortuna che fa cavalli e navi,</l>
<l>che farò da voi lunge, occhi soavi,</l>
<l>benché talor vi turbi ira ed orgoglio?</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedrò cosa giammai che 'l mio cordoglio</l>
<l>e tante pene mie faccia men gravi?</l>
<l>O starò solo ove s'inondi e lavi</l>
<l>verde colle, ermo lido e duro scoglio?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, pensier fido, e tu, sogno fallace,</l>
<l>fronte mi formerai tanto serena,</l>
<l>o 'n lieto riso sì amorosa pace,</l>
</lg>
<lg>
<l>o ninfa o dea sovra l'incolta arena,</l>
<l>se non val ciò ch'in altre alletta o piace</l>
<l>dolce un suo sdegno, un bel disprezzo a pena?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>57</head>
<argument><p>Appressandosi l'ora de la sua partita, prega la sua donna che volgendo gli occhi nel cielo fermi il suo corso.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tu vedi, Amor, come trapassi e vole</l>
<l>col dì la vita e 'l fin prescritto arrive;</l>
<l>né trovo scampo onde la morte io schive,</l>
<l>ché non s'arresta a i nostri preghi il sole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, se pietosa mi riguarda e vuole</l>
<l>serbar madonna in me sue glorie vive,</l>
<l>i begli occhi, onde al ciel l'ira prescrive,</l>
<l>drizzi ver lui, pregando, e le parole:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché, del suon vago e de la vista, il corso</l>
<l>fermerà Febo ed allungando il giorno</l>
<l>mi fia scemo il dolore e spazio aggiunto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi m'affida, oimè, ch'al fin, compunto</l>
<l>a l'alto paragon d'invidia e scorno</l>
<l>ei non rallenti a' suoi destrieri il morso?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>58</head>
<argument><p>Togliendo commiato da la sua donna, sentiva dolore simile a quello che si sente ne la morte, ma fu racconsolato da le sue parole.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sentiva io già correr di morte il gelo</l>
<l>di vena in vena ed arrivarmi al core,</l>
<l>e folta pioggia di perpetuo umore</l>
<l>m'involgea gli occhi in tenebroso velo,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando vid'io con sì pietoso zelo</l>
<l>la mia donna cangiar volto e colore,</l>
<l>che non pur addolcir l'aspro dolore,</l>
<l>ma potea fra gli abissi aprirmi il cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>"Vattene" disse; "e se 'l partir t'è grave</l>
<l>non sia tardo il ritorno, e serba in tanto</l>
<l>del mio cor teco l'una e l'altra chiave."</l>
</lg>
<lg>
<l>Così il dolore in noi forza non have</l>
<l>e siam quasi felici ancor nel pianto:</l>
<l>o medicina del languir soave!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>59</head>
<argument><p>Lontano da la sua donna dice di non esser più quel ch'egli era, ma l'ombra sua.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Lunge da voi, ben mio,</l>
<l>non ho vita né core e non son io.</l>
<l>Non sono, oimè!, non sono</l>
<l>quel ch'altra volta fui, ma un'ombra mesta,</l>
<l>un lagrimevol suono,</l>
<l>una voce dolente; e ciò mi resta</l>
<l>solo per vostro dono;</l>
<l>ma resta il male onde morir desio.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>60</head>
<argument><p>Dice di morir mille volte mentre è lontano da la sua donna: però chiama felice chi muore una sola.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Lunge da voi, mio core,</l>
<l>mille volte m'uccide il mio dolore.</l>
<l>Perché la mia partita</l>
<l>mi tolse l'alma; e s'io ripenso in lei</l>
<l>mi ritoglie la vita,</l>
<l>e tutti sono morti i pensier miei.</l>
<l>Oh miseria infinita!</l>
<l>É quel felice ch'una volta more.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>61</head>
<argument><p>Continua ne l'istesso soggetto mostrando d'aver infinito dolore per la lontananza de la sua donna: onde è ragionevole ch'ella sia tanto pietosa quanto egli è dolente.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Or che lunge da me si gira il sole</l>
<l>e la sua lontananza a me fa verno,</l>
<l>lontan da voi, che del pianeta eterno</l>
<l>imagin sete, questo cor si dole</l>
<l>in tenebre vivendo oscure e sole;</l>
<l>e non si leva mai né si nasconde</l>
<l>sì mesto il sol ne l'onde,</l>
<l>che non sia cinto di più fosco orrore</l>
<l>l'infelice mio core;</l>
<l>né sì perpetui rivi han gli alti monti</l>
<l>come i duo caldi e lacrimosi fonti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fonti profondi son d'amare vene</l>
<l>quelli ond'io porto sparso il seno e 'l volto,</l>
<l>è 'nfinito il dolor che dentro accolto</l>
<l>si sparge in caldo pianto e si mantene,</l>
<l>né scema una giammai di tante pene</l>
<l>perch'il mio core in dolorose stille</l>
<l>le versi a mille a mille;</l>
<l>ma, s'io piango e mi dolgo, ei più m'invoglia</l>
<l>di lacrime e di doglia:</l>
<l>onde l'amor gradito esser dovrebbe,</l>
<l>che senza fin, come il dolor, s'accrebbe.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'alcun di mercede o di pietate</l>
<l>obligo mai vi stringe, esser non deve</l>
<l>circoscritto da fine angusto e breve:</l>
<l>perch'è ragion che sì pietosa abbiate,</l>
<l>com'io dolente, l'alma e no 'l celiate.</l>
<l>Felice il mio dolor se 'l duro affetto</l>
<l>sì v'ammollisse il petto,</l>
<l>ch'a me voi ne mandaste i messaggieri</l>
<l>d'amor, dolci pensieri!</l>
<l>Ma per continua prova ei non vi spetra</l>
<l>ché sete quasi dura e fredda pietra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né pur due lagrimette ancor de' lumi,</l>
<l>crudel, vi trassi; e, s'al partir mostraste</l>
<l>doglia o pietà d'opre gentili o caste,</l>
<l>quest'è fera cagion ch'io mi consumi</l>
<l>e mi distempri in lagrimosi fiumi.</l>
<l>Forse talor, di me fra voi pensando,</l>
<l>dite: "Ei si strugge amando;</l>
<l>ma non fia ch'ei mi piaccia o tanto o quanto</l>
<l>per amore o per pianto;</l>
<l>e vana speme l'error suo lusinga</l>
<l>qual d'uom che l'ombre in sogno abbracci e stringa".</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma siate pur crudel quanto a voi piace,</l>
<l>ché, s'al candido petto io mai non toglio</l>
<l>tutto il freddo rigore e l'aspro orgoglio,</l>
<l>né voi torrete a me quel che mi sface</l>
<l>mortal dolore o quell'amor vivace;</l>
<l>né mi torrete mai che bella e viva</l>
<l>non vi formi e descriva,</l>
<l>per voi dolce stimando ogni mia sorte</l>
<l>e dolce ancor la morte,</l>
<l>s'avverrà mai che per voi bella e cruda</l>
<l>Amor quest'occhi lacrimando chiuda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vanne, mesta canzone,</l>
<l>ov'è lieta madonna; e, s'ella gira</l>
<l>i begli occhi senz'ira,</l>
<l>dille che l'amor mio sempre s'avanza,</l>
<l>nudrito di memoria e di speranza.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>62</head>
<argument><p>Scrive ad un suo amico, il quale l'incitava a risguardare molte leggiadre gentildonne che erano in una grande e lieta festa, ch'egli non lascerà mai d'amar la sua donna né s'invaghirà d'altra.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non sarà mai ch'impressa in me non reste</l>
<l>l'imagin bella o d'altra il cor s'informe,</l>
<l>né che, là dove ogni altro affetto dorme,</l>
<l>novo spirto d'amor in lui si deste;</l>
</lg>
<lg>
<l>né men sarà ch'io volga gli occhi a queste</l>
<l>di terrene beltà caduche forme</l>
<l>per disviar i miei pensier da l'orme</l>
<l>d'una bellezza angelica e celeste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque, perché destar fiamme novelle</l>
<l>cerchi dal falso e torbido splendore</l>
<l>che 'n mille aspetti qui vago riluce?</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, sappi omai che spente ha sue facelle</l>
<l>per ciascun'altra e' strali ottusi Amore,</l>
<l>e che sol nel mio sole è vera luce.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>63</head>
<argument><p>Dice d'aver fatto indarno esperienza se lo star lontano da la sua donna poteva risanarlo de l'infermità amorosa, e conchiude che la dimenticanza sola potrebbe esser buon rimedio a questo male.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Dopo così spietato e lungo scempio</l>
<l>e tante sparse lagrime e lamenti</l>
<l>io non estinguo le mie fiamme ardenti,</l>
<l>né parte ancor de' miei desiri adempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'intoppo non fusse ingiusto ed empio,</l>
<l>al fonte di pietate avrei già spenti</l>
<l>gl'interni ardori; e pur ne' miei tormenti</l>
<l>novo Tantalo fui con fero esempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché, fuggendo, non scemò favilla</l>
<l>de la febbre amorosa in tanta sete,</l>
<l>anzi al cor ne senti' più calde faci.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dritto è ben ch'io fugga onde fugaci,</l>
<l>e cerchi dove sparga umor di Lete</l>
<l>omai più dolce fonte e più tranquilla.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>64</head>
<argument><p>Si pente d'aver troppo magnificamente parlato de la sua sofferenza mentre è stato lontano da la sua donna, e prega Amore che, se nel tormento è merito, non cessi di tormentarlo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Era aspro e duro (e sofferir sì lunge</l>
<l>da que' begli occhi e dal sereno ciglio</l>
<l>i' mi diè vanto) un grave e duro esiglio</l>
<l>scevro d'amor, che l'alme insieme aggiunge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or ch'ei mi sfida e qual più a dentro punge</l>
<l>saetta vibra, e quasi fero artiglio</l>
<l>per farmi il fianco infermo e 'l sen vermiglio</l>
<l>la mano adopra che risana ed unge,</l>
</lg>
<lg>
<l>pentomi de' miei detti e folle il vanto</l>
<l>e 'l mio fermo sperar torna fallace;</l>
<l>né superbo mi fa la penna o 'l canto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ardimi, signor mio, con viva face</l>
<l>e trafiggimi il cor senza mio pianto,</l>
<l>perché merto è il martire ov'ei si tace.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>65</head>
<argument><p>Dice al suo pensiero che nel formare l'imagine de la sua donna vorrà insieme assomigliar Prometeo e l'avvoltoio che gli rode il cuore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Per figurar madonna al senso interno</l>
<l>dove torrai, pensier, l'ombre e i colori?</l>
<l>Come dipingerai candidi fiori</l>
<l>o rose sparse in bianca falda il verno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Potrai volar su nel sereno eterno</l>
<l>ed al più bel di tanti almi splendori</l>
<l>involar pura luce e puri ardori,</l>
<l>la vendetta del cielo avendo a scherno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual Prometeo darai l'alma e la voce</l>
<l>a l'idol nostro e quasi umano ingegno,</l>
<l>e tu insieme sarai l'augel feroce</l>
</lg>
<lg>
<l>che pasce il core e ne fa strazio indegno,</l>
<l>vago di quel che più diletta e noce?</l>
<l>o t'assicura Amor di tanto sdegno?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>66</head>
<argument><p>Accenna la cagione per la quale egli, lontano da la sua donna, non sol conserva ma accresce l'amore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Amai vicino; or ardo, e le faville</l>
<l>porto nel seno onde s'infiamma il foco;</l>
<l>e non l'estingueria tempo né loco,</l>
<l>ben ch'io cercassi mille parti e mille:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché nel vago pensier, luci tranquille,</l>
<l>più l'accendete e a voi di ciò cal poco,</l>
<l>e le mie piaghe ancor prendete a gioco</l>
<l>con quella bianca man che sola aprille.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né lontananza oblio m'induce al core,</l>
<l>né i più colti paesi o i più selvaggi,</l>
<l>ma tenace memoria e fero ardore,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché v'adombro in lauri, in mirti e 'n faggi:</l>
<l>l'altre bellezze, ove m'insidia Amore,</l>
<l>sono imagini vostre e vostri raggi.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>67</head>
<argument><p>Dice che l'anima sua, vaga di luce, vola al cielo, ma poi, allettata de l'esca de' piaceri, si torna a pascere nel volto de la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'alma vaga di luce e di bellezza</l>
<l>ardite spiega al ciel l'ale amorose,</l>
<l>ma sì le fa l'umanità gravose</l>
<l>che le dechina a quel ch'in terra apprezza;</l>
</lg>
<lg>
<l>e de' piaceri a la dolce esca avvezza,</l>
<l>ove in sereno volto Amor la pose</l>
<l>tra bianche perle e mattutine rose,</l>
<l>par che non trovi altra maggior dolcezza;</l>
</lg>
<lg>
<l>e fa quasi augellin ch'in alto s'erga</l>
<l>e poi discenda al fin ov'altri il cibi,</l>
<l>e quasi volontario s'imprigioni;</l>
</lg>
<lg>
<l>e fra tanti del ciel graditi doni</l>
<l>sì gran diletto par che in voi delibi</l>
<l>ch'in voi solo si pasce e solo alberga.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>68</head>
<argument><p>Parla con l'anima come non fosse con esso lui ma col suo diletto, invitandola a tornare al suo corpo il quale per sé è freddo ed immobile, acciò che insieme possano ritornare a la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>"Anima errante, a quel sereno intorno</l>
<l>tu lieta spazii e 'n que' soavi giri;</l>
<l>io non so come viva e come spiri</l>
<l>aspettando dolente il tuo ritorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fra tanto senza sole e negro il giorno,</l>
<l>senza stelle la notte avvien ch'io miri;</l>
<l>e son più de l'arene i miei desiri</l>
<l>e solo ho doglia dentro e doglia intorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alma, deh, riedi, e col tuo dolce lume</l>
<l>riscalda questo freddo e grave incarco."</l>
<l>"Torniamo, e so ch'aspetta Amore al varco."</l>
</lg>
<lg>
<l>"Dolce sarà morir di strale e d'arco,</l>
<l>dolce stillare il gelo in caldo fiume,</l>
<l>dolce a quel foco incenerir le piume!"</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>69</head>
<argument><p>Narra poeticamente come per guiderdone de l'amore gli fossero dati alcuni capelli avvolti ne l'oro.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Amando, ardendo, a la mia donna io chiesi</l>
<l>premio a la fede e refrigerio al foco</l>
<l>per cui piansi e cantai; or, fatto roco,</l>
<l>temo non siano i miei lamenti intesi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella duo crini, ove i suoi lacci ha tesi</l>
<l>e dove intrica Amor quasi per gioco,</l>
<l>mi diè ne l'oro avvolti, e, in picciol loco</l>
<l>grand'incendio nascosto, io più m'accesi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Facea 'l riso più bello il suo rossore</l>
<l>e 'l suo rossore il riso, e 'n dolci modi</l>
<l>era stretto il mio cor d'ardenti nodi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io dissi: "Sotto l'auro è vivo ardore;</l>
<l>ma, se non posso amar s'ei non m'infiamma,</l>
<l>pur che viva l'amor, viva la fiamma".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>70</head>
<argument><p>Dice che fra gl'infiniti colpi de la nemica Fortuna a pena è conosciuto quello d'Amore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fra mille strali, onde Fortuna impiaga</l>
<l>il mio cor sì che per ferita nova</l>
<l>spazio non resta, oimè! loco ritrova</l>
<l>cara d'Amor saetta e cara piaga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né l'alma ancor de la salute è vaga:</l>
<l>ché, se ben ella di sanar fa prova</l>
<l>ogni altro colpo, or d'inasprir le giova</l>
<l>quella dolce percossa, e se n'appaga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sì chiusa e secreta in sé la serba</l>
<l>ch'Amore stesso ancor non se n'accorge,</l>
<l>né fra ben mille colpi il suo discerne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! e Fortuna, che le pene interne</l>
<l>non vede e sol di pianto i rivi scorge,</l>
<l>sua stima l'opra e se 'n va più superba.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>71</head>
<argument><p>Dice d'aver veduto altre volte la sua donna assai pietosa, ma ora per occulta cagione se gli mostra così crudele che egli n'aspetta la morte.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Io vidi un tempo di pietoso affetto</l>
<l>la mia nemica ne' sembianti ornarsi</l>
<l>e l'alte fiamme, in cui di subito arsi,</l>
<l>nudrir con le speranze e col diletto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ora non so perché la fronte e 'l petto</l>
<l>usa di sdegno e di fierezza armarsi,</l>
<l>e con guardi ver me turbati e scarsi</l>
<l>guerra m'indice: ond'io sol morte aspetto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ah, non si fidi alcun perché sereno</l>
<l>volto l'inviti e piano il calle mostri,</l>
<l>Amor, nel regno tuo spiegar le vele!</l>
</lg>
<lg>
<l>Così l'infido mar placido il seno</l>
<l>scopre a nocchieri incauti, e poi crudele</l>
<l>gli affonda e perde infra gli scogli e i mostri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>72</head>
<argument><p>Dimostra la sua antica costanza e la nuova incostanza de la sua donna esser molto diverse.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quanto più ne l'amarvi io son costante</l>
<l>e nel mostrar ne gli occhi aperto il core,</l>
<l>tanto nel finger voi che 'l puro ardore</l>
<l>non veggiate ne gli occhi e nel sembiante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che farò dunque? andrò pur anco avante</l>
<l>e in questo mar del mio nemico Amore</l>
<l>la nave crederò del mio dolore</l>
<l>ad Euro avverso, disperato amante?</l>
</lg>
<lg>
<l>O sembrerò nocchier, che poggia ed orza</l>
<l>ne l'onde d'Adria alterna o nel Tirreno,</l>
<l>mutando il corso ov'è soverchia forza,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma per turbato cielo e per sereno</l>
<l>prender con ogni vento al fin si sforza</l>
<l>sol un tranquillo porto, un dolce seno?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>73</head>
<argument><p>Ne la disperazione de la grazia de la sua donna chiama la Morte.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vissi; e la prima etate Amore e Speme</l>
<l>mi facean via più bella e più fiorita;</l>
<l>or la speranza manca, anzi la vita</l>
<l>che di lei si nudria, s'estingue insieme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né quel desio che si nasconde e teme</l>
<l>può dar conforto a la virtù smarrita;</l>
<l>e toccherei di morte a me gradita,</l>
<l>se non posso d'amor, le mete estreme.</l>
</lg>
<lg>
<l>O Morte, o posa in ogni stato umano,</l>
<l>secca pianta son io che fronda a' venti</l>
<l>più non dispiega e pur m'irrigo in vano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, vien, Morte soave, a' miei lamenti,</l>
<l>vieni, o pietosa, e con pietosa mano</l>
<l>copri questi occhi e queste membra algenti.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>74</head>
<argument><p>Spera il poeta che, essendo la crudeltà de la sua donna superata da la bellezza, possa al fine esser vinta da la pietà.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O più crudel d'ogni altra, e pur men cruda</l>
<l>a gli occhi miei che bella e men guerrera,</l>
<l>fostù, quanto sei bella, acerba e fera</l>
<l>perché questi occhi lagrimando i' chiuda!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quando io veggo la man bianca ignuda</l>
<l>e la sembianza umilemente altera,</l>
<l>dico a l'anima vaga: "Ardisci e spera</l>
<l>ch'esser non può ch'ogni mio prego escluda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però se crudeltà cotanto perde</l>
<l>da la bellezza in lei, sarà pur anco</l>
<l>vinta da la pietà che v'è nascosa".</l>
</lg>
<lg>
<l>Così l'amor, pensando, in me rinverde,</l>
<l>or sazio no, ma d'aspettar già stanco</l>
<l>ch'omai vi faccia la beltà pietosa.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>75</head>
<argument><p>Prega Amore che, poiché la sua donna sdegna di rimirarlo, gl'insegni alcuna arte con la quale possa involarle qualche sguardo.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Poiché madonna sdegna,</l>
<l>fuor d'ogni suo costume,</l>
<l>volger in me de' suoi begli occhi il sole,</l>
<l>qualch'arte, Amor, m'insegna,</l>
<l>ond'io del vago lume</l>
<l>alcun bel raggio ascosamente invole;</l>
<l>né giusto fia che teco ella se 'n doglia:</l>
<l>ché, se furommi il core,</l>
<l>fia 'l mio furto minore</l>
<l>quando in dolce vendetta un guardo i' toglia.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>76</head>
<argument><p>Mostra di sperare che 'l tempo debba far le sue vendette contro la sua donna, in guisa ch'ella ne la vecchiezza debba pentirsi d'averlo sprezzato e desiderar d'essere celebrata da lui.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vedrò da gli anni in mia vendetta ancora</l>
<l>far di queste bellezze alte rapine,</l>
<l>vedrò starsi negletto e bianco il crine</l>
<l>che la natura e l'arte increspa e dora;</l>
</lg>
<lg>
<l>e su le rose, ond'ella il viso infiora,</l>
<l>spargere il verno poi nevi e pruine:</l>
<l>così il fasto e l'orgoglio avrà pur fine</l>
<l>di costei, ch'odia più chi più l'onora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol penitenza allor di sua bellezza</l>
<l>le rimarrà, vedendo ogni alma sciolta</l>
<l>de gli aspri nodi suoi ch'ordia per gioco;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, se pur tanto or mi disdegna e sprezza,</l>
<l>poi bramerà, ne le mie rime accolta,</l>
<l>rinnovellarsi qual fenice in foco.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>77</head>
<argument><p>Dice a la sua donna che quando ella sarà vecchia non rimarrà d'amarla.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quando avran queste luci e queste chiome</l>
<l>perduto l'oro e le faville ardenti,</l>
<l>e l'arme de' begli occhi or sì pungenti</l>
<l>saran dal tempo rintuzzate e dome,</l>
</lg>
<lg>
<l>fresche vedrai le piaghe mie, né, come</l>
<l>in te le fiamme, in me gli ardori spenti;</l>
<l>e rinnovando gli amorosi accenti</l>
<l>alzerò questa voce al tuo bel nome.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n guisa di pittor che il vizio emende</l>
<l>del tempo, mostrerò ne gli alti carmi</l>
<l>le tue bellezze in nulla parte offese:</l>
</lg>
<lg>
<l>fia noto allor ch'a lo spuntar de l'armi</l>
<l>piaga non sana, e l'esca un foco apprende</l>
<l>che vive quando spento è chi l'accese.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>78</head>
<argument><p>Dice che quando egli sarà vecchio non resterà d'amare e di celebrar la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quando vedrò nel verno il crine sparso</l>
<l>aver di neve e di pruina algente,</l>
<l>e 'l seren del mio giorno, or sì lucente,</l>
<l>col fior de gli anni miei fuggito e sparso,</l>
</lg>
<lg>
<l>al tuo bel nome io non sarò più scarso</l>
<l>de le mie lodi o de l'affetto ardente,</l>
<l>né fian dal gelo intepidite o spente</l>
<l>quelle fiamme amorose ond'io son arso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, se rassembro augel palustre e roco,</l>
<l>cigno parrò lungo il tuo nobil fiume</l>
<l>ch'abbia l'ore di morte omai vicine;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quasi fiamma, che vigore e lume</l>
<l>ne l'estremo riprenda, innanzi al fine</l>
<l>risplenderà più chiaro il vivo foco.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>79</head>
<argument><p>Mostra la costanza ne l'amore e la fermezza nel proponimento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Benché Fortuna al desir mio rubella</l>
<l>ognor si mostri e dispietato Amore,</l>
<l>e l'altrui sdegno, donna, e 'l mio dolore</l>
<l>faccian turbata la mia vita e fella,</l>
</lg>
<lg>
<l>non può sorte crudele o fera stella</l>
<l>far men costante in adorarvi il core,</l>
<l>né pur men chiaro il mio soave ardore</l>
<l>con pianti o con sospiri onda o procella;</l>
</lg>
<lg>
<l>né torcer mai da l'immortale obietto</l>
<l>l'anima innamorata a cui l'affisse</l>
<l>il suo piacer, né la respinse orgoglio:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché vostra sarà, com'ella visse,</l>
<l>sino a la morte, e per intenso affetto</l>
<l>volli una volta e disvoler non voglio.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>80</head>
<argument><p>Mostra che così lo sdegno come la ptetà de la sua donna lo sprona ad amare.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qualor madonna i miei lamenti accoglie</l>
<l>e mostra di gradire il foco ond'ardo,</l>
<l>sprona il desio, che, più di tigre o pardo</l>
<l>veloce allor da la ragion mi scioglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma se temprando l'infiammate voglie</l>
<l>di sdegno s'arma e vibra irato sguardo,</l>
<l>già far non può quel corso pigro e tardo,</l>
<l>ma par che più m'affretti e più m'invoglie:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché l'orgoglio s'addolcisce e prende</l>
<l>sembianza di pietate, e 'n quel sereno</l>
<l>sono tranquilli ancor gli sdegni e l'ire.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or chi fia mai ch'arresti il mio desire,</l>
<l>s'egualmente lo spinge e pronto il rende</l>
<l>con sembiante virtù lo sprone e 'l freno?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>81</head>
<argument><p>Assomiglia a la Fortuna la sua donna, la quale egli aveva veduta co' capegli sparsi su la fronte.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Costei, che su la fronte ha sparsa al vento</l>
<l>l'errante chioma d'or, Fortuna pare:</l>
<l>anzi è vera Fortuna, e può beare</l>
<l>e misero può far il più contento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dispensatrice no d'oro o d'argento</l>
<l>o di gemme che mandi estraneo mare,</l>
<l>ma tesori d'Amor, cose più care,</l>
<l>fura, dona e ritoglie in un momento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cieca non già, ma solo a' miei martiri</l>
<l>par che s'infinga tale, e cieco uom rende</l>
<l>con due luci serene e sfavillanti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chiedi qual sia la rota ove gli amanti</l>
<l>travolve e 'l corso lor ferma e sospende?</l>
<l>La rota fanno or de' begli occhi i giri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>82</head>
<argument><p>Ne l'andata de la sua donna a Comacchio, invita poeticamente le ninfe ad onorarla.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cercate i fonti e le secrete vene</l>
<l>de l'ampia terra, o ninfe, e ciò ch'asconda</l>
<l>di prezioso il mar ch'intorno inonda,</l>
<l>i salsi lidi e le minute arene;</l>
</lg>
<lg>
<l>e portatelo a lei, che tal se 'n viene</l>
<l>ne la voce e nel volto a l'alta sponda,</l>
<l>qual vi parve la dea che di feconda</l>
<l>spuma già nacque, o pur vaghe sirene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma di coralli e d'or, di perle e d'ostri</l>
<l>qual don sarà che per sì schivo gusto,</l>
<l>paga di se medesma, ella non sdegni,</l>
</lg>
<lg>
<l>se non han pregio i vostri antichi regni</l>
<l>o straniero o natio, che 'n spazio angusto</l>
<l>ella molto più bello in sé no 'l mostri?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>83</head>
<argument><p>Al Po, esortandolo poeticamente a ricuperare la sua donna la qual era andata a Comacchio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Re de gli altri superbo, altero fiume,</l>
<l>che qualor esci del tuo regno e vaghi</l>
<l>atterri ciò ch'opporsi a te presume,</l>
<l>e l'ime valli e l'alte piagge allaghi,</l>
</lg>
<lg>
<l>vedi gli dei marini e 'l lor costume,</l>
<l>gli dei, di nobil preda ognor più vaghi,</l>
<l>rapir costei, ch'era tua gloria e lume,</l>
<l>quasi il tributo usato or non li appaghi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Omai solleva incontra il mar tiranno</l>
<l>i tuoi seguaci, e, pria ch'ad altro aspiri,</l>
<l>racquista il sol che qui s'annida e nacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Osa pur: ché mille occhi omai ti danno</l>
<l>mille fiumi in soccorso e i lor sospiri</l>
<l>gli potranno infiammar le rive e l'acque.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>84</head>
<argument><p>Descrive con modi poetici e maravigliosi la bellezza de la sua donna assomigliandola al sole.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>I freddi e muti pesci usati omai</l>
<l>d'arder qui sono e di parlar d'amore,</l>
<l>e tu, che 'l vento e l'onde acqueti, or sai</l>
<l>come rara bellezza accenda il core,</l>
</lg>
<lg>
<l>poi ch'in voi lieti spiega i dolci rai</l>
<l>il sol che fu di queste sponde onore,</l>
<l>il chiaro sol cui più dovete assai</l>
<l>ch'a l'altro uscito del sen vostro fuore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché quegli, ingrato, a cui non ben sovviene</l>
<l>com'è da voi nudrito e come accolto,</l>
<l>v'invola il meglio e lascia 'l salso e 'l greve;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma questi con le luci alme e serene</l>
<l>v'affina e purga e rende il dolce e 'l leve,</l>
<l>ed assai più vi dà che non v'è tolto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>85</head>
<argument><p>Segue le medesime descrizioni.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sceglieva il mar perle, rubini ed oro,</l>
<l>che quasi care spoglie e ricche prede</l>
<l>di tante sue vittorie ancor possiede</l>
<l>e del suo proprio e suo maggior tesoro,</l>
</lg>
<lg>
<l>per donarlo a costei che Giove in toro</l>
<l>cangiar farebbe e per baciarle il piede;</l>
<l>e mentre bagna più l'arena o cede,</l>
<l>parea dir mormorando in suon canoro:</l>
</lg>
<lg>
<l>"O ninfa, o dea, non de l'oscuro fondo</l>
<l>uscita ma del ciel, che mia fortuna</l>
<l>placida rendi allor che tutta imbruna,</l>
</lg>
<lg>
<l>te seguo in vece di mia vaga luna:</l>
<l>deh, non fuggir se pur m'avanzo e inondo,</l>
<l>ché lascio i doni e torno al mio profondo".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>86</head>
<argument><p>Prima chiede a' lidi ed a' porti del mare che gli insegnino ove la sua donna sia a pescare, poi mostra di veder tirar la rete.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Palustri valli ed arenosi lidi,</l>
<l>aure serene, acque tranquille e quete,</l>
<l>marini armenti, e voi che fatti avete</l>
<l>a verno più soave i cari nidi;</l>
</lg>
<lg>
<l>elci frondose, amici porti e fidi,</l>
<l>chi, tra le pescatrici accorte e liete,</l>
<l>dove hanno tesa con Amor la rete,</l>
<l>sarà ch'i passi erranti or drizzi e guidi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggio la donna, anzi la vita mia,</l>
<l>e 'l fune avvolto a la sua bianca mano</l>
<l>che trar l'alme co' pesci ancor potria,</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l dolce riso lampeggiar lontano,</l>
<l>mentre il candido piè lavar desia</l>
<l>e bagna il mar ceruleo lembo in vano.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>87</head>
<argument><p><add resp="ed">Alla villa di Belvedere, mentre la sua donna era a Comacchio.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Non son più Belvedere,</l>
<l>ma Belveder già mi facea colei</l>
<l>che bel veder se ne portò con lei.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or sono vista sconsolata e scura</l>
<l>e manca il verde a gl'infelici rami</l>
<l>e l'ombre a queste fronde;</l>
<l>e come piace a la crudel ventura,</l>
<l>benché sfogare il mio dolore i' brami,</l>
<l>è secco il fonte e l'onde,</l>
<l>né piango e non ho d'onde.</l>
<l>Chi le lagrime rende a gli occhi miei,</l>
<l>ché pianger sempre e lagrimar dovrei?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>88</head>
<argument><p>Dice che la pietà la quale egli vede ne gli occhi de la sua donna non è vera pietà ma crudeltà, che prende quella sembianza per ingannarlo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>M'apre talor madonna il suo celeste</l>
<l>riso fra perle e bei rubini ardenti,</l>
<l>e l'orecchio inchinando a' miei lamenti</l>
<l>di vago affetto il ciglio adorna e veste;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma non avvien però ch'in lei si deste</l>
<l>alcun breve dolor de' miei tormenti,</l>
<l>anzi la cetra e i miei non rozzi accenti,</l>
<l>e me disprezza e le mie voglie oneste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né pietà vera ne' begli occhi accoglie</l>
<l>ma crudeltà, ch'in tal sembianza or mostri,</l>
<l>perché l'alma ingannata arda e consumi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Specchi del cor, fallaci infidi lumi,</l>
<l>ben conosciamo in voi gl'inganni vostri;</l>
<l>ma che pro, se schifarli Amor ci toglie?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>89</head>
<argument><p>Chiama felice un'ape, la quale avea morso un labbro de la sua donna mentre ch'ella dopo lungo passeggiare sedeva in un giardino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre madonna s'appoggiò pensosa</l>
<l>dopo i suoi lieti e volontari errori</l>
<l>al fiorito soggiorno, i dolci umori</l>
<l>depredò, susurrando, ape ingegnosa;</l>
</lg>
<lg>
<l>e ne' labri nudria l'aura amorosa</l>
<l>al sol de gli occhi suoi perpetui fiori,</l>
<l>e volando a' dolcissimi colori</l>
<l>ella sugger pensò vermiglia rosa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ah, troppo bello error, troppo felice!</l>
<l>Quel ch'a l'ardente ed immortal desio</l>
<l>già tant'anni si nega, a lei pur lice.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vile ape, Amor, cara mercé rapio:</l>
<l>che più ti resta, s'altri il mel n'elice,</l>
<l>da temprar il tuo assenzio e 'l dolor mio?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>90</head>
<argument><p>Dice a la sua donna che mentre gli si mostrò sdegnata poté soffrire il foco, ma ora che se gli mostra pietosa non può sopportarlo, laonde...</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Mentre nubi di sdegno</l>
<l>fra' vostri occhi e 'l mio core</l>
<l>furo interposte, egli soffrì l'ardore.</l>
<l>Or che chiaro si gira</l>
<l>il sol di quei bei lumi,</l>
<l>forz'è che si consumi</l>
<l>l'anima esposta a sì gran foco ignuda.</l>
<l>Poiché dunque può l'ira</l>
<l>temprar sì ardente face</l>
<l>più che pietà non face,</l>
<l>siatemi, prego, per pietà più cruda.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>91</head>
<argument><p>Mostra d'essersi avveduto d'un nuovo amore de la sua donna ne la pallidezza e ne' sospiri, ma di non sapere a punto quale egli sia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Io veggio, o parmi, quando in voi m'affiso,</l>
<l>un desio che v'accende ed innamora</l>
<l>a quel vago pallor che discolora</l>
<l>le rose e i gigli del fiorito viso;</l>
</lg>
<lg>
<l>e dove lampeggiava un dolce riso</l>
<l>languidi e rochi mormorar talora</l>
<l>odo i fidi messaggi e l'aria e l'ora,</l>
<l>ch'aura appunto mi par di paradiso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ben io, vago di saper novella</l>
<l>de' secreti del core, il ver ne spio;</l>
<l>ma questo solo par che si riveli:</l>
</lg>
<lg>
<l>"Quel che ci move è giovenil desio".</l>
<l>Pur qual bellezza invogli alma sì bella</l>
<l>solo ella il sa, che vuol ch'altrui si celi.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>92</head>
<argument><p>Dice di predir la sua fortuna nel volto de la sua donna, come il nocchiero ne l'aspetto de le stelle.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come il nocchier da gl'infiammati lampi,</l>
<l>dal sol nascente o da la vaga luna,</l>
<l>da nube che la cinga oscura e bruna</l>
<l>o che d'intorno a lei sanguigna avvampi,</l>
</lg>
<lg>
<l>conosce il tempo in cui si fugga e scampi</l>
<l>nembo o procella torbida importuna,</l>
<l>o si creda a l'incerta aspra fortuna</l>
<l>il caro legno per gli ondosi campi;</l>
</lg>
<lg>
<l>così nel variar del vostro ciglio</l>
<l>or nubilo or sereno avvien ch'io miri</l>
<l>or segno di salute or di periglio;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma stabile aura non mi par che spiri:</l>
<l>ond'io sovente prendo altro consiglio</l>
<l>e raccolgo le vele a' miei desiri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>93</head>
<argument><p>Dice che disdegno e gelosia gli tolgono la vista de la sua donna.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Disdegno e gelosia,</l>
<l>vostri custodi, donna, e miei nemici,</l>
<l>fan gli occhi miei famelici e mendici.</l>
<l>Ed insieme col raggio</l>
<l>de' bei vostr'occhi i bei cortesi detti</l>
<l>pien di spirti e d'affetti</l>
<l>mi toglie de' duo dardi il doppio oltraggio:</l>
<l>ond'io, lasso, d'intorno</l>
<l>a le guardate mura</l>
<l>erro la notte solitario e il giorno,</l>
<l>qual cacciator ch'insidi</l>
<l>d'errante fera i boscherecci nidi.</l>
<l>Ma non vuol mia ventura</l>
<l>ch'involi senza pena: onde divegno</l>
<l>preda di predator, d'arciero il segno.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>94</head>
<argument><p>Mostra d'essersi accorto a più certi segni de lo amor de la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel vago affetto ch'io conobbi a pena</l>
<l>dianzi nel pallor vostro e ne' sospiri,</l>
<l>or in lieto color par che si miri</l>
<l>e 'n voce pur di placida sirena;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma non so, lasso, a cui sì cara e piena</l>
<l>di dolcezza risuoni e gioia spiri,</l>
<l>e per chi sono accesi i suoi desiri:</l>
<l>per me non già, ché gelo in ogni vena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né vi miro mai, donna, e non v'ascolto</l>
<l>che fuor l'aspetto e dentro il cor non muti</l>
<l>ripien di voglie timide e gelose;</l>
</lg>
<lg>
<l>e conosco ben io ch'a me rivolto</l>
<l>s'oscura il dolce lume e che sdegnose</l>
<l>son le parole e 'n loro anco i saluti.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>95</head>
<argument><p><add resp="ed">Si duole di un dono altrui gradito da la sua donna.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Piante, frondose piante</l>
<l>che tra le foglie e i fiori</l>
<l>nutriste i frutti in bel giardino adorno;</l>
<l>e tu, di Flora amante,</l>
<l>che ne' felici amori</l>
<l>soavemente sospiravi intorno;</l>
<l>sole, ch'in quel soggiorno</l>
<l>spiegasti i dolci raggi;</l>
<l>fiume, che i tronchi e l'erbe</l>
<l>fai più liete e superbe</l>
<l>girando spesso i liquidi viaggi,</l>
<l>odi ch'io mi querelo,</l>
<l>odilo, o terra o cielo!</l>
</lg>
<lg>
<l>Madonna prende i doni</l>
<l>d'amante insidioso</l>
<l>ed a' nemici occulti apre la via;</l>
<l>e gusta (or mi perdoni)</l>
<l>dolce veneno ascoso</l>
<l>nel caro cibo che fuggir dovria.</l>
<l>Mortal dolcezza e ria,</l>
<l>deh, non l'ingombri il petto;</l>
<l>e s'attoscar Natura</l>
<l>volle alma così pura,</l>
<l>fé la mia morte ne l'altrui diletto.</l>
<l>Natura, iniqua maga,</l>
<l>del mio dolor s'appaga.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu, crudel, ne ridi;</l>
<l>ma rugiade fur quelle</l>
<l>de la bell'alba, e pianto dolce e chiaro.</l>
<l>E, per ch'io più diffidi,</l>
<l>le mie nemiche stelle</l>
<l>sul dono lagrimar, che fu sì caro.</l>
<l>Dono a me solo amaro,</l>
<l>che mi strugge, pensando,</l>
<l>ed a me sol crudele,</l>
<l>che suggo assenzio e fele;</l>
<l>dove ti colse il mio nemico, o quando?</l>
<l>O don, che m'uccidesti,</l>
<l>dove, dove nascesti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor, se dentro a' rami</l>
<l>volavi come augello,</l>
<l>piagar dovevi di mortal ferita;</l>
<l>or per ch'io me 'n richiami,</l>
<l>sol dispietato e fello</l>
<l>ti mostri a me, c'ho sì dogliosa vita.</l>
<l>Qual pianta è sì gradita,</l>
<l>in cui vi colga i frutti?</l>
<l>Se d'odioso germe</l>
<l>son le speranze inferme</l>
<l>e la mia fede e i miei sospiri e i lutti,</l>
<l>qual sì lontana terra,</l>
<l>che 'l mar divide o serra?</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzone, io sono il tronco, e le mie fronde</l>
<l>son mille miei desiri,</l>
<l>e i pomi aspri martiri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>96</head>
<argument><p>Dice a la sua donna che, quanto più conosce del suo core, tanto meno gli presta credenza.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Donna, quanto più a dentro</l>
<l>conobbi il vostro core,</l>
<l>tanto a darvi credenza io son più tardo,</l>
<l>né stimo quel di fore:</l>
<l>io dico un vago inchino, un dolce sguardo,</l>
<l>un dir: "Nel foco io ardo",</l>
<l>un scolorir di viso,</l>
<l>un dolente sospiro, un lieto riso.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>97</head>
<argument><p>Parla con Amore, dicendo di non voler credere più a le parole che a' fatti.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>A chi creder degg'io,</l>
<l>se vani sono i detti</l>
<l>e 'l vento se ne porta le parole?</l>
<l>Non a le voci sole,</l>
<l>che scompagnate sian da veri effetti,</l>
<l>Amor, crederò mai;</l>
<l>ma tanto or temo, quanto già sperai.</l>
<l>Amor, se vuoi ch'io creda,</l>
<l>convien che 'l core altrui ne' fatti veda.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>98</head>
<argument><p>Si duole che la gelosia abbia contaminata la dolcezza e la soavità ch'egli sentiva ne l'amare.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel puro ardor che da i lucenti giri</l>
<l>de l'anima immortale in me discese,</l>
<l>sì soave alcun tempo il cor m'accese</l>
<l>che nel pianto ei gioiva e ne' sospiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come minacci Amor, come s'adiri,</l>
<l>quali sian le vendette e quai l'offese</l>
<l>per prova seppi allor, né più s'intese</l>
<l>che beassero altrui pene e martiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or ch'empia gelosia s'usurpa il loco</l>
<l>ove sedeva Amor solo in disparte</l>
<l>e fra le dolci fiamme il ghiaccio mesce,</l>
</lg>
<lg>
<l>m'è l'incendio noioso e 'l dolor cresce</l>
<l>sì ch'io ne pero, ahi lasso! Or con quale arte,</l>
<l>se temprato è dal gel, più m'arde il foco?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>99</head>
<argument><p>Descrive in se medesimo la natura e la sollecitudine de' gelosi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Geloso amante, apro mill'occhi e giro</l>
<l>e mille orecchi ad ogni suono intenti,</l>
<l>e sol di cieco orror larve e spaventi,</l>
<l>quasi animal ch'adombre, odo e rimiro.</l>
</lg>
<lg>
<l>S'apre un riso costei, se 'n dolce giro</l>
<l>lieta rivolge i begli occhi lucenti,</l>
<l>se cinta di pietà gli altrui lamenti</l>
<l>accoglie o move un detto od un sospiro,</l>
</lg>
<lg>
<l>temo ch'altri ne goda e che m'invole</l>
<l>l'aura e la luce, e ben mi duol che spieghi</l>
<l>raggio di sua bellezza in alcun lato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Si nieghi a me pur ch'a ciascun si nieghi:</l>
<l>ché, quando altrui non splenda il mio bel sole,</l>
<l>ne le tenebre ancor vivrò beato.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>100</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>O ne l'amor che mesci</l>
<l>d'amar novo sospetto,</l>
<l>o sollecito dubbio e fredda tema,</l>
<l>che pensando t'accresci</l>
<l>e t'avanzi nel petto</l>
<l>quanto la speme si dilegua e scema;</l>
<l>s'amo beltà suprema,</l>
<l>angelici costumi</l>
<l>e sembianti celesti</l>
<l>e portamenti onesti,</l>
<l>per ch'avvien che temendo io mi consumi?</l>
<l>e che mi strugga e roda,</l>
<l>s'altri li mira e loda?</l>
</lg>
<lg>
<l>Già difetto non sei</l>
<l>de la gentil mia donna,</l>
<l>ché nulla manca in lei se non pietate;</l>
<l>e temer non devrei</l>
<l>ch'ove onestà s'indonna</l>
<l>regnasse Amor fra voglie aspre e gelate;</l>
<l>pur la sua gran beltate</l>
<l>ch'altrui sì rasserena,</l>
<l>e lo mio picciol merto</l>
<l>mi fa dubbioso e 'ncerto,</l>
<l>tal che sei colpa mia, non sol mia pena:</l>
<l>sei colpa e pena mia,</l>
<l>o cruda Gelosia.</l>
</lg>
<lg>
<l>E me stesso n'accuso</l>
<l>ch'al mio martir consento</l>
<l>sol per troppo voler, per troppo amare;</l>
<l>e quel che dentro è chiuso</l>
<l>con cento lumi e cento</l>
<l>veder i' bramo, e non sol ciò ch'appare.</l>
<l>Luci serene e chiare,</l>
<l>soavi e cari detti,</l>
<l>riso benigno e lieto,</l>
<l>che fa nel più secreto</l>
<l>albergo l'alma fra celati affetti?</l>
<l>Fra gli occulti pensieri</l>
<l>che vuol? ch'io tema o speri?</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, sospiri cortesi</l>
<l>e fidi suoi messaggi,</l>
<l>a chi ve 'n gite, a cui portate pace?</l>
<l>Deh, mi fusser palesi</l>
<l>vostri dolci viaggi,</l>
<l>e quel che nel suo core asconde e tace?</l>
<l>Oimè, che più le piace</l>
<l>valore o chiara fama,</l>
<l>o bella giovinezza,</l>
<l>o giovenil bellezza,</l>
<l>o più sangue reale onora ed ama!</l>
<l>Ma se d'amor s'appaga,</l>
<l>forse del nostro è vaga.</l>
</lg>
<lg>
<l>É il mio vero ed ardente,</l>
<l>e per timor non gela,</l>
<l>né s'estingue per ira o per disdegno,</l>
<l>e cresce ne la mente</l>
<l>s'egli si copre o cela:</l>
<l>però, se rade volte ascoso il tegno,</l>
<l>ben di pietade è degno</l>
<l>e degni di mercede</l>
<l>sono i pensier miei lassi.</l>
<l>Così solo io l'amassi</l>
<l>come il mio vivo foco ogni altro eccede,</l>
<l>ché non temerei sempre</l>
<l>in disusate tempre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né solo il dolce suono</l>
<l>e l'accorte parole</l>
<l>di che seco ragiona e i bei sembianti,</l>
<l>ma spesso il lampo e 'l tuono</l>
<l>e l'aura e 'l vento e 'l sole</l>
<l>mi fan geloso e gli altri divi erranti.</l>
<l>Temo i celesti amanti;</l>
<l>e se ne l'aria io veggio</l>
<l>o nube vaga o nembo,</l>
<l>dico: "Or le cade in grembo</l>
<l>la ricca pioggia"; e col pensier vaneggio,</l>
<l>che spesso ancor m'adombra</l>
<l>duci ed eroi ne l'ombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, pria mancherà fiume per verno</l>
<l>che nel mio dubbio core</l>
<l>manchi per gelo amore.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>101</head>
<argument><p>Rende la cagione perché più tosto abbia mandato a donare il ritratto de la donna che il suo medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donai me stesso; e se sprezzaste il dono,</l>
<l>che donarvi più caro or vi potrei?</l>
<l>La mia immagine no, ch'a gli occhi miei</l>
<l>tanto è molesta quanto lunge i' sono.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal che quasi d'amarmi io vi perdono,</l>
<l>benché sian tutti amori i pensier miei;</l>
<l>né fuor ch'un bel sembiante altro saprei</l>
<l>donar, perché 'l gradiste; e quel vi dono.</l>
</lg>
<lg>
<l>In voi finite almen vostri desiri</l>
<l>né li torca vaghezza ad altro obbietto,</l>
<l>ch'è men bello di voi dovunque io miri,</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol geloso mi faccia il vostro aspetto,</l>
<l>ch'amando il piacer vostro e i miei martiri,</l>
<l>amerete il mio amore e 'l mio sospetto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>102</head>
<argument><p>Si duole che le sue lettere siano mostrate con suo disprezzo, sperando dal suo sdegno altrettanto piacere quanto gli prometteva l'amore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quella secreta carta, ove l'interno</l>
<l>e chiuso affetto mio, ch'adorno in rime,</l>
<l>in poche note e 'n puro stil s'esprime,</l>
<l>voi dimostrando mi prendeste a scherno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né solo con questi occhi omai discerno</l>
<l>che mal gradite il mio cantar sublime,</l>
<l>ma con essi vegg'io come e' si stime</l>
<l>favola vile e con mio sdegno eterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or quanto di voi speri, Amor se 'l vede,</l>
<l>mentre ei guarda e consente, e se n'infinge,</l>
<l>che riveliate i miei pensier segreti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma par che sdegno anco sperar mi vieti</l>
<l>quel ch'io sperava, e dolce a l'alma or finge</l>
<l>la vendetta via più d'ogni mercede.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>103</head>
<argument><p>Dice che, s'a la sua donna sono cari i suoi martìri, de' quali egli per suo amore si compiace, al fine le sarà cara ancora la sua morte.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Bella guerriera mia, se 'l vostro orgoglio</l>
<l>e la vostra bellezza in voi son pari,</l>
<l>né questi versi avete in pregio o cari,</l>
<l>ma le mie pene, io men languir non voglio;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mi piace 'l dolor quando io mi doglio,</l>
<l>e dolcezza sent'io d'affanni amari,</l>
<l>occhi di grazia e di pietate avari,</l>
<l>nel farsi un molle petto un duro scoglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se l'esser ingrata è 'l vostro onore,</l>
<l>or, se vi pare, i miei sospiri e' pianti</l>
<l>non sian più fiori omai d'occulto amore;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma de la fede a' miei pensier costanti</l>
<l>morte sia il frutto, e di passarmi il core</l>
<l>una candida man si glorii e vanti.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>104</head>
<argument><p>Si duole d'una repulsa nel ballo e pensa di vendicarsi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mal gradite mie rime, in vano spese</l>
<l>per onorar donna leggiadra e bella,</l>
<l>ch'altrui fedele, a me spietata e fella</l>
<l>nega la man che già m'avvinse e prese.</l>
</lg>
<lg>
<l>Aspre repulse, or fia che tante offese</l>
<l>sostenga e celi or questa ingiuria or quella,</l>
<l>né scuota il giogo ancor l'anima ancella</l>
<l>e non estingua le sue fiamme accese?</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque, se amando i' parea già canoro,</l>
<l>or disdegnando sarò muto e roco,</l>
<l>né d'armarne oserò lo stile e i carmi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché queste ancor pungenti e fervide armi</l>
<l>come quadrella son di lucido oro;</l>
<l>ma la superba or se le prende a gioco.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>105</head>
<argument><p>Descrive la vittoria de lo Sdegno e il suo trionfo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>S'arma lo Sdegno, e 'n lunga schiera e folta</l>
<l>pensier di gloria e di virtù raccoglie,</l>
<l>mentre ei per la ragion la spada toglie,</l>
<l>ch'è in lucide arme di diamante involta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco la turba già importuna e stolta</l>
<l>sparsa cader de le discordi voglie,</l>
<l>e de' miei sensi e di nemiche spoglie</l>
<l>leggiadra pompa anzi 'l trionfo accolta,</l>
</lg>
<lg>
<l>Bellezza ad arte incolta, atti soavi,</l>
<l>finta pietà, sdegno tenace e duro</l>
<l>e querele e lusinghe in dolci accenti,</l>
</lg>
<lg>
<l>ed accoglienze liete e meste e gravi</l>
<l>de la nemica mia l'arme già furo:</l>
<l>or son trofei di que' guerrieri ardenti.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>106</head>
<argument><p>Assomiglia la condizione de la sua donna a quella di colui ch'arse il tempio di Diana Efesia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Costei, ch'asconde un cor superbo ed empio</l>
<l>sotto cortese angelica figura,</l>
<l>m'arde di foco ingiusto e si procura</l>
<l>fama da' miei lamenti e dal mio scempio;</l>
</lg>
<lg>
<l>e prender vuol da quella mano esempio</l>
<l>che troppo iniqua osò, troppo secura,</l>
<l>per farsi illustre in ogni età futura</l>
<l>struggere antico e glorioso tempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma non fia ver che ne' sospiri ardenti</l>
<l>suoni il suo nome, e rimarrà sepolta</l>
<l>del suo error la memoria e del suo strale:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché gloria ella n'avrà s'i miei tormenti</l>
<l>faranno istoria, e fia vendetta eguale</l>
<l>lasciarla in un silenzio eterno avvolta.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>107</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto: mostra disperare la vendetta nel silenzio e ne l'oblivione.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Arsi gran tempo, e del mio foco indegno</l>
<l>esca fu sol vana bellezza e frale;</l>
<l>e qual palustre augello il canto e l'ale</l>
<l>volsi, di fango asperse, ad umil segno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or che può gelo d'onorato sdegno</l>
<l>spegner la face e quell'ardor mortale,</l>
<l>con altra fiamma omai s'innalza e sale</l>
<l>sovra le stelle il mio non pigro ingegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! e conosco ben che quanto io dissi</l>
<l>fu voce d'uom cui ne' tormenti astringa</l>
<l>giudice ingiusto a traviar dal vero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perfida, ancor ne la tua fraude io spero,</l>
<l>che, dove pria giacesti, ella ti spinga</l>
<l>ne gli oscuri d'oblio profondi abissi.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>108</head>
<argument><p>Mostra d'accorgersi del suo inganno e di manifestarlo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non più crespo oro o d'ambra tersa e pura</l>
<l>stimo le chiome che 'l mio laccio ordiro,</l>
<l>e nel volto e nel seno altro non miro</l>
<l>ch'ombra de la beltà che poco dura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fredda la fiamma è già, sua luce oscura,</l>
<l>senza grazia de gli occhi il vago giro:</l>
<l>deh, come i miei pensier tanto invaghiro,</l>
<l>lasso, e chi la ragione o sforza o fura?</l>
</lg>
<lg>
<l>Fero inganno d'Amor, l'inganno ornai</l>
<l>tessendo in rime sì leggiadri fregi</l>
<l>a la crudel ch'indi più bella apparve.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco, i' rimovo le mentite larve:</l>
<l>or ne le proprie tue sembianze omai</l>
<l>ti veggia il mondo e ti contempli e pregi!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>109</head>
<argument><p>Mostra di temer più le lusinghe che la crudeltà de la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre soggetto al tuo spietato regno</l>
<l>vissi, ove ricondurmi, Amor, contendi,</l>
<l>via più de le procelle e de gl'incendi</l>
<l>temea pur l'ombra d'un tuo leve sdegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or che ritratto ho il cor da giogo indegno</l>
<l>l'arme ardenti de l'ira in van riprendi</l>
<l>e 'n van tanti ver me folgori spendi,</l>
<l>né di mille tuoi colpi un fere il segno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vibra pur l'arme tue, faccia l'estremo</l>
<l>d'ogni tua possa orgoglio ed onestate,</l>
<l>nulla curo io se tuoni o pur saetti,</l>
</lg>
<lg>
<l>Così mai d'amor lampo o di pietate</l>
<l>non veggia sì che speme il core alletti:</l>
<l>ché mansueta lei, non fera, io temo.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>110</head>
<argument><p>Si duole d'aver offeso la sua donna come di gravissima colpa.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ah! quale angue infernale, in questo seno</l>
<l>serpendo, tanto in lui veneno accolse?</l>
<l>E chi formò le voci e chi disciolse</l>
<l>a la mia folle ardita lingua il freno,</l>
</lg>
<lg>
<l>sì che turbò madonna e 'l bel sereno</l>
<l>de la sua luce in atra nebbia involse?</l>
<l>Quel ferro ch'Efialte al ciel rivolse</l>
<l>vinse il mio stile o pareggiollo almeno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or qual arena sì deserta o folto</l>
<l>bosco sarà tra l'alpi ov'io m'invole</l>
<l>da la mia vista solitario e vago?</l>
</lg>
<lg>
<l>O come ardisco or di mirare il sole,</l>
<l>se le bellezze sue sprezzai nel volto</l>
<l>de la mia donna, quasi in propria imago?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>111</head>
<argument><p>Tornando sotto il giogo, di nuovo ne spera fama e riputazione.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre al tuo giogo io mi sottrassi, Amore,</l>
<l>e fui ribello al tuo ch'è giusto regno,</l>
<l>m'ebbe fortuna ingiuriosa a sdegno</l>
<l>tronca la via di bello e d'alto onore:</l>
</lg>
<lg>
<l>tal ch'io muto consiglio, e dono il core,</l>
<l>sacro la verde età, sacro l'ingegno</l>
<l>a le saette: ah! non ti spiaccia il segno,</l>
<l>che non si volge al trapassar de l'ore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né trovar lo potrai da Battro a Tile</l>
<l>più costante a' tuoi colpi o dolci o 'nfesti;</l>
<l>e tu gloria n'avrai, signor gentile,</l>
</lg>
<lg>
<l>io pregio e fama e dì men foschi e mesti;</l>
<l>e teco muterà suo duro stile</l>
<l>sorte nemica a' miei desiri onesti.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>112</head>
<argument><p>Dice ch'Amore è cagione de la incostanza de le sue passioni.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Queste or cortesi ed amorose lodi</l>
<l>de la mia donna, or duri aspri lamenti,</l>
<l>mie voci no, ma son d'Amore accenti:</l>
<l>dunque incolpane Amore, o tu che l'odi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor, che molti gira in vari modi</l>
<l>a la vita serena avversi venti,</l>
<l>tra gli occhi miei bramosi e i suoi lucenti</l>
<l>mesce brame e temenze e sdegni ed odi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per questi che 'l mio cor ne' miei sospiri</l>
<l>sparge quasi vapori, un sol turbato</l>
<l>veggio ne l'aria del bel viso oscura;</l>
</lg>
<lg>
<l>e chiamo instabil lei cangiand'io stato,</l>
<l>e la chiamo ver me spietata e dura</l>
<l>ove molle e pietosa altrui rimiri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>113</head>
<argument><p>Introduce lo Sdegno a contender con Amore avanti la Ragione.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Quel generoso mio guerriero interno,</l>
<l>ch'armato in guardia del mio core alberga</l>
<l>pur come duce di guerrieri eletti,</l>
<l>a lei, ch'in cima siede ove il governo</l>
<l>ha di nostra natura e tien la verga,</l>
<l>ch'al ben rivolge gli uni e gli altri affetti,</l>
<l>accusa quel ch'a i suoi dolci diletti</l>
<l>l'anima invoglia, vago e lusinghiero:</l>
<l>"Donna, del giusto impero</l>
<l>c'hai tu dal ciel, che ti creò sembiante</l>
<l>a la virtù che regge</l>
<l>i vaghi errori suoi con certa legge,</l>
<l>non fui contrario ancora o ribellante,</l>
<l>né mai trascorrer parmi</l>
<l>sì che non possa a tuo voler frenarmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma ben presi per te l'armi sovente</l>
<l>contra il desio, quando da te si scioglie</l>
<l>ed a' richiami tuoi l'orecchie ha sorde,</l>
<l>e, qual di varie teste empio serpente,</l>
<l>se medesmo divide in molte voglie</l>
<l>rapide tutte e cupide ed ingorde,</l>
<l>e sovra l'alma stride e fischia e morde,</l>
<l>sì che dolente ella sospira e geme</l>
<l>e di perirne teme.</l>
<l>Queste sono da me percosse e dome,</l>
<l>e molte ne recido,</l>
<l>ne fiacco molte e lui non anco uccido;</l>
<l>ma le rinnova ei poscia e, non so come,</l>
<l>via più tosto ch'augello</l>
<l>le piume o i tronchi rami arbor novello.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben il sai tu, che sovra il fosco senso</l>
<l>nostro riluci sì da l'alta sede</l>
<l>come il sol che rotando esce di Gange;</l>
<l>e sai come il desio piacere intenso</l>
<l>in quelle sparge, ond'ei l'anima fiede,</l>
<l>profonde piaghe e le riapre e l'ange;</l>
<l>e sai come si svolga e come cange</l>
<l>di voglia in voglia al trasformar d'un viso,</l>
<l>quando ivi lieto un riso</l>
<l>o quando la pietà vi si dimostra,</l>
<l>o pur quando talora</l>
<l>qual viola il timor ei vi colora,</l>
<l>o la bella vergogna ivi s'inostra;</l>
<l>e sai come si suole</l>
<l>raddolcir anco al suon de le parole.</l>
</lg>
<lg>
<l>E sai se quella che sì altera e vaga</l>
<l>si mostra in varie guise, e 'n varie forme</l>
<l>quasi nuovo e gentil mostro si mira,</l>
<l>per opra di natura o d'arte maga</l>
<l>se medesma e le voglie ancor trasforme</l>
<l>de l'alma nostra che per lei sospira.</l>
<l>Lasso! qual brina al sole o dove spira</l>
<l>tepido vento si discioglie il ghiaccio,</l>
<l>tal ancor io mi sfaccio</l>
<l>spesso a' begli occhi ed a la dolce voce;</l>
<l>e mentre si dilegua</l>
<l>il mio vigor, pace io concedo o tregua</l>
<l>al mio nemico; e quanto è men feroce</l>
<l>tanto più forte il sento,</l>
<l>e volontario a' danni miei consento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Consento che la speme, onde ristoro</l>
<l>per mia natura prendo e mi rinfranco</l>
<l>e nel dubbio m'avanzo e nel periglio,</l>
<l>torca da l'alto obietto a' bei crin d'oro</l>
<l>o la raggiri al molle avorio e bianco</l>
<l>ed a quel volto candido e vermiglio;</l>
<l>o la rivolga al variar del ciglio,</l>
<l>quasi fosse di lui la spene ancella</l>
<l>e fatta a me ribella.</l>
<l>Ma non avvien che il traditor s'acqueti;</l>
<l>anzi del cor le porte</l>
<l>apre e dentro ricetta estranie scorte</l>
<l>e fora messi invia scaltri e secreti;</l>
<l>e, s'io del ver m'avveggio,</l>
<l>me prender tenta e te cacciar di seggio".</l>
</lg>
<lg>
<l>Così dic'egli, al seggio alto converso</l>
<l>di lei che palma pur dimostra e lauro;</l>
<l>e 'l dolce lusinghier così risponde:</l>
<l>"Alcun non fu de' miei consorti avverso</l>
<l>per sacra fame a te di lucido auro</l>
<l>ch'ivi men s'empie ov'ella più n'abonde;</l>
<l>né per brama d'onor ch'i tuoi confonde</l>
<l>ordini giusti. E s'io rara bellezza</l>
<l>seguii sol per vaghezza,</l>
<l>tu sai ch'a gli occhi desiosi apparse</l>
<l>donna così gentile</l>
<l>nel mio più lieto e più felice aprile,</l>
<l>che 'l giovinetto cor subito n'arse:</l>
<l>per questa al piacer mossi</l>
<l>rapidamente e dal tuo fren mi scossi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse, io no 'l niego, incauto allor piagai</l>
<l>l'alma; e se quelle piaghe a lei fur gravi,</l>
<l>ella se 'l sa, tanto il languir le piace,</l>
<l>e per sì bella donna anzi trar guai</l>
<l>toglie, che medicine ha sì soavi,</l>
<l>che gioir d'altra, e ne' sospir no 'l tace.</l>
<l>Ma questo altero mio nemico audace,</l>
<l>che per leve cagion, quando più scherza,</l>
<l>se stesso infiamma e sferza,</l>
<l>in quella fronte più del ciel serena</l>
<l>a pena vide un segno</l>
<l>d'irato orgoglio e d'orgoglioso sdegno</l>
<l>e d'avverso desire un'ombra a pena,</l>
<l>che schernito si tenne,</l>
<l>e del dispregio sprezzator divenne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanto ei superbi poscia e 'n quante guise</l>
<l>fu crudel sovra me, già vinto e lasso</l>
<l>nel corso e per repulse isbigottito,</l>
<l>il dica ei che mi vinse e non m'ancise;</l>
<l>se 'n glorii pur ch'io gloriare il lasso.</l>
<l>Questo io dirò, ch'ei folle, e non ardito,</l>
<l>incontra quel voler che teco unito</l>
<l>tale ognor segue chiare interne luci</l>
<l>qual io gli occhi per duci,</l>
<l>non men che sovra 'l mio l'armi distrinse:</l>
<l>perché 'l vedea sì vago</l>
<l>de la beltà d'una celeste imago,</l>
<l>come foss'io, né lui da me distinse;</l>
<l>né par che ben s'avveda</l>
<l>che siam qua' figli de l'antica Leda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non siam però gemelli: ei di celeste,</l>
<l>io nacqui poscia di terrena madre;</l>
<l>ma fu il padre l'istesso, o così stimo;</l>
<l>e ben par ch'egualmente ambo ci deste</l>
<l>un raggio di beltà, che di leggiadre</l>
<l>forme adorna e colora il terren limo.</l>
<l>Egli s'erge sovente, ed a quel primo</l>
<l>eterno mar d'ogni bellezza arriva</l>
<l>ond'ogni altro deriva;</l>
<l>io caggio, e 'n questa umanità m'immergo;</l>
<l>pur a voci canore</l>
<l>tal volta ed a soave almo splendore</l>
<l>d'occhi sereni mi raffino ed ergo,</l>
<l>per dargli senza assalto</l>
<l>le chiavi di quel core in cui t'essalto,</l>
</lg>
<lg>
<l>E con quel fido tuo, che d'alto lume</l>
<l>scorto si move, anch'io raccolgo e mando</l>
<l>sguardi e sospiri, miei dolci messaggi.</l>
<l>Per questi egli talor con vaghe piume</l>
<l>n'esce, e tanto s'inalza al ciel volando</l>
<l>che lascia a dietro i tuoi pensier più saggi.</l>
<l>Altre forme più belle ad altri raggi</l>
<l>di più bel sol vagheggia; ed io felice</l>
<l>sarei, com'egli dice,</l>
<l>se tutto unito a lui seco m'alzassi;</l>
<l>ma la grave e mortale</l>
<l>mia natura mi stanca in guisa l'ale,</l>
<l>ch'oltre i begli occhi rado avvien ch'i' passi.</l>
<l>Con lor tratta gl'inganni</l>
<l>il tuo fedel seguace, e no 'l condanni,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma s'a te non dispiace, alta regina,</l>
<l>che là donde in un tempo ambo partiste,</l>
<l>egli rapido torni e varchi il cielo,</l>
<l>condotto no, ma da virtù divina</l>
<l>rapto, di forme non intese o viste;</l>
<l>a me, che nacqui in terra, e 'n questo velo</l>
<l>vago d'altra bellezza, e non te 'l celo,</l>
<l>perdona, ove talor troppo mi stringa</l>
<l>con lui che mi lusinga.</l>
<l>Forse ancora avverrà ch'a poco a poco</l>
<l>di non bramarlo impari,</l>
<l>e col voler mi giunga e mi rischiari</l>
<l>a' rai del suo celeste e puro foco,</l>
<l>come nel ciel riluce</l>
<l>Castore unito a l'immortal Polluce".</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, così l'un nostro affetto e l'altro</l>
<l>davanti a lei contende</l>
<l>ch'ambo li regge, e la sentenza attende.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>114</head>
<argument><p>Parla col suo Sdegno confortandolo che si renda ad Amore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sdegno, debil guerrier, campione audace,</l>
<l>tu me sotto arme rintuzzate e frali</l>
<l>conduci in campo, ov'è d'orati strali</l>
<l>armato Amore e di celeste face.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già si spezza il tuo ferro e già si sface</l>
<l>qual vetro o gelo al ventilar de l'ali:</l>
<l>che fia s'attendi il foco e l'immortali</l>
<l>saette? ah troppo incauto, ah chiedi pace!</l>
</lg>
<lg>
<l>Grido io mercé, tendo la man che langue,</l>
<l>chino il ginocchio e porgo inerme il seno:</l>
<l>se pugna ei vuol, pugni per me pietade.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella palma n'acquisti o morte almeno,</l>
<l>ché, se stilla di pianto al sen gli cade,</l>
<l>fia vittoria il morir, trionfo il sangue.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>115</head>
<argument><p>Parla con Amore e gli domanda perché sempre accresce le sue amorose passioni.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Perché tormenti il tormentoso petto</l>
<l>e pur trafiggi il mio trafitto core?</l>
<l>Perché le pene con le pene, Amore,</l>
<l>e 'l dolor cresci col dolente affetto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché giungendo vai col tuo diletto</l>
<l>piaghe a le piaghe ed a l'ardore ardore?</l>
<l>Perché raddoppi i colpi e 'l tuo furore</l>
<l>ch'io per morir con men vergogna aspetto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Non esser di pietà, fanciul, sì parco</l>
<l>ché non ho loco da ferite nove</l>
<l>e 'ndegna è d'uom già vinto alta vittoria.</l>
</lg>
<lg>
<l>Te seguitiamo e siam tua preda: altrove</l>
<l>spendi omai le saette e tendi l'arco,</l>
<l>ché 'l salvar l'innocente è vera gloria.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>116</head>
<argument><p>Attribuisce a la tepidezza de l'amare l'imperfezione de la poesia, ed assomiglia se medesimo a la cetra ed amore al musico.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Allor che ne' miei spirti intepidissi</l>
<l>quel ch'accendete voi soave foco,</l>
<l>pigro divenni augel di valle e roco,</l>
<l>e vile e grave a me medesmo io vissi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nulla poscia d'amor cantai né scrissi,</l>
<l>e s'alcun detto i' ne formai da gioco</l>
<l>n'ebbi scorno tal volta, e basso e fioco</l>
<l>garrir, non chiaro e nobil carme udissi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come cetra son io discorde, o come</l>
<l>lira cui dotta mano o rozza or tocchi</l>
<l>e dia noia o diletto in vario suono;</l>
</lg>
<lg>
<l>e dolce il canto è sol nel vostro nome,</l>
<l>e poetando sol di sì begli occhi</l>
<l>mi detta Amor quanto io di lui ragiono.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>117</head>
<argument><p>Mostra che da la vista de la sua donna ne gli animi nasce un amore ch'a guisa di foco ci purga d'ogni indegnità.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Chi serrar pensa a' pensier vili il core</l>
<l>apra in voi gli occhi, e i doni in mille sparsi</l>
<l>uniti in voi contempli, e 'n lui crearsi</l>
<l>sentirà nove brame e novo amore;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma, se passar nel seno estremo ardore</l>
<l>sente da gli occhi di pietà sì scarsi,</l>
<l>non s'arretri o difenda, ove in ritrarsi</l>
<l>non è salute o 'n far difesa onore;</l>
</lg>
<lg>
<l>anzi, sì come già vergini sacre</l>
<l>nobil fiamma nudrir, aggiunga ei sempre</l>
<l>l'esca soave al suo vivace foco:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché, dolcezze soffrendo amare ed acre</l>
<l>e quasi Alcide ardendo, a poco a poco</l>
<l>cangerà le sue prime umane tempre.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>118</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo soggetto.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Dal più bel velo ch'ordì mai Natura</l>
<l>traspare un raggio di virtude ardente,</l>
<l>come da nube suol candida e pura</l>
<l>tal volta a mezzo giorno il sol lucente;</l>
</lg>
<lg>
<l>e come questo da valle ima e scura</l>
<l>in miglior parte altrui scorge sovente,</l>
<l>così quello per via piana e sicura</l>
<l>quinci ne guida al vero almo oriente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque, Lucrezia, il bel ch'in voi riluce</l>
<l>chi brama alzarsi al ciel dal chiostro umano</l>
<l>miri ognor fisso e quel prenda in suo duce;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma d'aquila abbia il guardo e del mondano</l>
<l>fango purgato, ché cotanta luce</l>
<l>non potrebbe soffrir occhio mal sano.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>119</head>
<argument><p>Invita ciascuno a contemplare la bellezza e l'armonia de la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Aprite gli occhi, o gente egra mortale,</l>
<l>in questa saggia e bella alma celeste,</l>
<l>che di sì pura umanità si veste</l>
<l>a gli angelici spirti in vista eguale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedete come a Dio s'inalza e l'ale</l>
<l>spiega verso le stelle ardite e preste;</l>
<l>come il sentier vi segna e fuor di queste</l>
<l>valli di pianto al ciel s'inalza e sale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Udite il canto suo ch'altro pur suona</l>
<l>che voce di sirena e 'l mortal sonno</l>
<l>sgombra de l'alme pigre e i pensier bassi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Udite come d'alto a voi ragiona:</l>
<l>seguite me, ch'errar meco non ponno,</l>
<l>peregrini del mondo, i vostri passi,</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>120</head>
<argument><p>Parlando con Amore dice che l'amor onesto non dee esser celato, ma solamente il lascivo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Uom di non pure fiamme acceso il core,</l>
<l>che lor ministra esca terrena immonda,</l>
<l>chiuda il suo foco in parte ima e profonda</l>
<l>e non risplenda il torbido splendore;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma chi infiammato di celeste ardore</l>
<l>purga il pensier in viva face e 'n onda,</l>
<l>non è ragion che le faville asconda</l>
<l>senza parlar, né tu 'l consenti, Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché s'altri, tua mercé, s'affina e terge,</l>
<l>vuoi ch'il mondo 'l conosca ed indi impare</l>
<l>quanto in virtù di que' begli occhi or puoi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e s'alcun pur il cela, insieme i tuoi</l>
<l>più degni fatti in cieco oblio sommerge</l>
<l>e de l'alte tue glorie invido appare.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>121</head>
<argument><p>Si gloria d'amore e di fede segreta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Io non cedo in amar, donna gentile,</l>
<l>a chi mostra di fuor l'interno affetto,</l>
<l>perché 'l mio si nasconda in mezzo 'l petto,</l>
<l>né co' fior s'apra del mio novo aprile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Co' vaghi sguardi e col sembiante umile,</l>
<l>co' detti sparsi in variando aspetto,</l>
<l>altri si veggia al vostro amor soggetto</l>
<l>e co' sospiri e con leggiadro stile;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quando gela il cielo e quando infiamma,</l>
<l>e quando parte il sole e quando riede</l>
<l>vi segua, come il can selvaggia damma:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'io se nel cor vi cerco, altri no 'l vede;</l>
<l>e sol mi vanto di nascosa fiamma</l>
<l>e sol mi glorio di secreta fede.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>122</head>
<lg type="non-definito">
<l>Donna, sete ben degna</l>
<l>che di mugghiar per voi con bianco pelo</l>
<l>non sdegni fra gli armenti il re del cielo;</l>
<l>e sete degna ancora</l>
<l>che la sua bella sposa</l>
<l>sia per voi sì gelosa,</l>
<l>come per lei che 'l grand'Egitto adora.</l>
<l>Così potessi anch'io</l>
<l>in voi tant'occhi aprire</l>
<l>quanti Argo aperse in Io,</l>
<l>per appagar mirando il mio desire:</l>
<l>però che i miei due soli</l>
<l>non veggon tutti i rai de' vostri soli.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>123</head>
<argument><p>Scrivendo al signor Flaminio Delfino scopre la tiepidezza del suo amore, ma soggiunge che per esser diminuito l'ardore non era diminuita la gratitudine.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Flaminio, quel mio vago ardente affetto</l>
<l>che spesso ad altro suon ch'a quel di squille</l>
<l>destar soleami e mille volte e mille</l>
<l>mi bagnò il seno e mi cangiò l'aspetto,</l>
</lg>
<lg>
<l>non m'invaghisce più di van diletto,</l>
<l>né più raccende in me fiamme e faville,</l>
<l>né turba il sonno, né d'amare stille</l>
<l>mi sparge il viso impallidito e 'l petto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur di nobile donna in me conservo</l>
<l>onorata memoria, e le mie pene</l>
<l>libro e le grazie sue con giusta lance.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, se gradì Lucrezia il cor già servo,</l>
<l>libero l'ami ancor quanto conviene,</l>
<l>né sprezzi le mie dolci antiche ciance.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>124</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo soggetto.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel ch'io nudrii per voi nel molle petto,</l>
<l>non solo fu desio, ma fero ardore</l>
<l>ed insolito foco e gran furore</l>
<l>che turbò l'alma e mi vi fé soggetto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e ciascun mio sospiro ed ogni detto</l>
<l>formò chi resse imperioso il core,</l>
<l>e tutti i passi miei scorgeva Amore</l>
<l>che mi fea, vaneggiar per alto obietto;</l>
</lg>
<lg>
<l>né v'avea colpa il vostro almo sembiante,</l>
<l>né de' begli occhi lo splendor sereno,</l>
<l>ma solo il mio tiranno e 'l mio pensiero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or voi men aspro ma più fermo impero</l>
<l>avrete in me, ché quanto avvampo io meno</l>
<l>tanto in servirvi sarò più costante,</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>125</head>
<argument><p>Prega la sua donna che non le spiaccia ch'egli canti e pianga per lei.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Al bel de' bei vostri occhi, ond'arde Amore</l>
<l>e Febo splende, e l'uno e l'altro spira</l>
<l>spirto che l'alme al ciel rapisce e tira,</l>
<l>era intento il mio guardo e fiso 'l core:</l>
</lg>
<lg>
<l>indi attendeva in me sol quel furore</l>
<l>ond'altri poetando a gloria aspira,</l>
<l>ma doppio venne e 'l cor sì ne delira</l>
<l>che stima senno il forsennato errore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso, ben d'eloquenza in me feconda</l>
<l>vena s'aprì, ma sorse anco di pianto</l>
<l>fonte, che 'l dolce mescolò d'amaro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or, se più questa in me che quella abbonda,</l>
<l>d'essere insieme a voi non sia discaro</l>
<l>onorata di lagrime e di canto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>126</head>
<argument><p>Loda la bellezze di tre sorelle, in ciascuna de le quali riconosce l'imagine de la più bella; e vagheggiandole tutte assomiglia se stesso a l'idolatra.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tre gran donne vid'io ch'in esser belle</l>
<l>mostran disparità, ma somigliante:</l>
<l>sì che ne gli atti e 'n ogni lor sembiante</l>
<l>scrive Natura: "Noi siam tre sorelle",</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben ciascuna io lodai, pur l'una d'elle</l>
<l>mi piacque sì ch'io ne divenni amante,</l>
<l>ed ancor fia ch'io ne sospiri e cante</l>
<l>e 'l mio foco e 'l suo nome alzi a le stelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lei sol vagheggio, e se pur l'altre io miro</l>
<l>vo cercando in altrui quel c'ha di vago,</l>
<l>e ne gl'idoli suoi vien ch'io l'adore;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma cotanto somiglia al ver l'imago,</l>
<l>ch'erro, e dolc'è l'error; pur ne sospiro</l>
<l>come d'ingiusta idolatria d'Amore.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>127</head>
<argument><p>Assomiglia a le tre Grazie tre donne le quali egli aveva vedute baciarsi insieme.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Le donne illustri che 'l mio duol tempraro</l>
<l>pur con la vista di soavi baci,</l>
<l>certo fur quelle tre per cui tu piaci,</l>
<l>madre d'Amore, e tempri il pianto amaro,</l>
</lg>
<lg>
<l>Fra lor scherzava il tuo fanciul più caro</l>
<l>vibrando strali ed amorose faci,</l>
<l>e 'l Gioco e 'l Riso e gli altri lor seguaci</l>
<l>avea d'intorno e sol l'Inganno a paro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Punto il cor da tre piaghe, or sol per l'una</l>
<l>gode languir, che fé la punta d'oro:</l>
<l>l'altre non sdegna, ma non tanto apprezza.</l>
</lg>
<lg>
<l>E pur che l'una lieta o due di loro</l>
<l>mostrino il volto a me pien di bellezza,</l>
<l>l'asconda l'altra e sia grazia o fortuna,</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>128</head>
<argument><p>Paragona la sua infelicità con la morte d'un papagallo che era stato caro a la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel prigioniero augel, che dolci e scorte</l>
<l>note apprendea dal tuo soave canto,</l>
<l>morendo in sen ti giacque, e dal tuo pianto</l>
<l>bello onore ebbe poi: felice morte!</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, cigno in mia prigion (né scorno apporte</l>
<l>s'ardito è pur ne la mia lingua il vanto),</l>
<l>quel che mi detta Amore imparo e canto,</l>
<l>ma con diversa e più dogliosa sorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Muoio sovente, e 'l modo è via più fero:</l>
<l>perché al martir rinasco, e 'n sì bel grembo</l>
<l>non però trovo mai tomba o feretro;</l>
</lg>
<lg>
<l>e i lumi ch'irrigar con largo nembo</l>
<l>un che passò da gl'Indi a noi straniero,</l>
<l>scarsi mi son, né stilla io più n'impetro.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>129</head>
<argument><p>Assomiglia la sua donna a diverse meraviglie.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Qual più rara e gentile</l>
<l>opra è de la natura o meraviglia,</l>
<l>quella più mi somiglia</l>
<l>la donna mia ne' modi e ne' sembianti.</l>
<l>Dove fra dolci canti</l>
<l>corre Meandro o pur Caistro inonda</l>
<l>la torta obliqua sponda,</l>
<l>un bianco augel parer fa roco e vile</l>
<l>nel più canoro aprile</l>
<l>ogni altro che diletti a meraviglia;</l>
<l>ma questa mia, che 'l bel candore eccede</l>
<l>de' cigni, or che se 'n riede</l>
<l>la primavera candida e vermiglia,</l>
<l>l'aria addolcisce co' soavi accenti</l>
<l>e queta i venti - col suo vago stile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Un animal terreno,</l>
<l>ch'è bianco sì che vince ogni bianchezza</l>
<l>ed ogn'altra bellezza,</l>
<l>morir più tosto che bruttarsi elegge.</l>
<l>Però come si legge,</l>
<l>è preso, e, per vestirne i duci illustri,</l>
<l>le sue tane palustri</l>
<l>d'atro limo son cinte; e morto almeno</l>
<l>pregio ha di seno in seno,</l>
<l>e per donna leggiadra ancor s'apprezza:</l>
<l>così la fera mia, perché s'adorni,</l>
<l>la vergogna e gli scorni</l>
<l>più che la morte è di fuggire avvezza;</l>
<l>né macchia il crudo arcier le care spoglie</l>
<l>mentre raccoglie - e sparge il suo veleno.</l>
</lg>
<lg>
<l>In Grecia un fonte instilla,</l>
<l>se labbra asciutte bagna il freddo umore,</l>
<l>profondo oblio nel core;</l>
<l>l'altra bevuta fa contrari effetti,</l>
<l>e 'n duo vari soggetti</l>
<l>sì mirabil virtù dimostra il cielo:</l>
<l>così questa, onde gelo,</l>
<l>fonte d'ogni piacer chiara e tranquilla</l>
<l>con una breve stilla</l>
<l>tor la memoria può d'ogni dolore</l>
<l>e render poi d'ogni passata gioia,</l>
<l>per temprar quella noia</l>
<l>onde perturba le sue paci Amore.</l>
<l>Oh, vivo fonte, anzi pur fonti vivi</l>
<l>con mille rivi - ond'ei via più sfavilla!</l>
</lg>
<lg>
<l>Se non è vana in tutto</l>
<l>l'antica lama che pur dura e suona,</l>
<l>tra que' che fan corona</l>
<l>nasce un bel fior che sembra un lucid'oro</l>
<l>e vince ogni tesoro,</l>
<l>perché gloria ei produce e chiaro nome</l>
<l>a chi n'orna le chiome;</l>
<l>né mai di sponda o di terreno asciutto</l>
<l>nacque sì nobil frutto.</l>
<l>Ed un fior di bellezza in queste rive</l>
<l>s'odora, e di mostrar ei nulla è scarso</l>
<l>l'oro disciolto e sparso</l>
<l>ch'erra soavemente a l'aure estive;</l>
<l>ma di sua gloria coronato a l'ombra</l>
<l>così m'adombra - che m'è dolce il tutto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ne l'arabico mare</l>
<l>è con un altro fior, come di rosa,</l>
<l>pianta maravigliosa,</l>
<l>che lui comprime anzi che nasca il sole;</l>
<l>poi dispiegarlo suole</l>
<l>quando egli vibra in oriente i raggi</l>
<l>per sì lunghi viaggi;</l>
<l>e di nuovo il raccoglie, allor che pare</l>
<l>cader ne l'onde amare.</l>
<l>Tal questa donna, in cui beltà germoglia</l>
<l>e leggiadria fiorisce, al sol nascente</l>
<l>nel lucido oriente</l>
<l>par ch'i suoi biondi crini apra e discioglia;</l>
<l>poi ne l'occaso astringe aurei capelli</l>
<l>più di lui belli, - e sol velata appare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Una pietra de' Persi</l>
<l>co' raggi d'oro al sol bianca risplende</l>
<l>e quinci il nome prende,</l>
<l>e del bel lume del sovran pianeta</l>
<l>rassembra adorna e lieta:</l>
<l>così la pietra mia nel dì riluce,</l>
<l>e la serena luce</l>
<l>e 'l dolce fiammeggiar i' non soffersi</l>
<l>quando gli occhi v'apersi.</l>
<l>Ma segue un'altra poi de la sorella</l>
<l>il corso vago e di sua belle forme</l>
<l>par che tutta s'informe</l>
<l>e di sue corna, e quindi ancor s'appella:</l>
<l>tal lei veggio indurarsi ascosa in parte,</l>
<l>se torna o parte - fa sentier diversi,</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, ch'io non divegna</l>
<l>fra tante meraviglie un muto sasso</l>
<l>solo è cagione Amor, che grazia impetra</l>
<l>da la mia nobil pietra;</l>
<l>e spero andarne così passo passo,</l>
<l>e pur quasi d'un marmo esce la voce</l>
<l>che manco nuoce - ov'è chi men disdegna.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
</div2>
<div2 type="libro">
<head>LIBRO II</head>
<head>RIME PER LAURA PEPERARA</head>

<head><date>1563-1567</date></head>

<div3 type="poesia">
<head>130</head>
<argument><p>Si duole ch'avendo voluto estinguere un amore n'abbia acceso un altro senza spegnere il primo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'incendio, onde tai raggi uscir già fore,</l>
<l>rinchiuso è ben ma in nulla parte spento,</l>
<l>e per nova beltà ne l'alma sento</l>
<l>svegliarsi un novo inusitato ardore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Serve indiviso a due tiranni il core,</l>
<l>a' vari oggetti è un pensier fermo e intento</l>
<l>e per doppia cagion doppio è 'l tormento:</l>
<l>chi mai tai meraviglie udio d'Amore?</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! e stolto già fui quando conversi</l>
<l>incontra 'l ciel l'armi di sdegno, e volsi</l>
<l>trionfar di colui che sempre vinse:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché, s'allora un sol giogo io non soffersi,</l>
<l>or due ne porto, e, s'un lacciuolo i' sciolsi,</l>
<l>quegli ordio novo nodo e 'l vecchio ei strinse,</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>131</head>
<argument><p>Descrive le bellezze de la signora Laura ch'era in villa.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Dove nessun teatro o loggia ingombra</l>
<l>la vista lieta del notturno cielo,</l>
<l>Laura si mostra senza benda o velo</l>
<l>sì come stella suol che nulla adombra,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quando l'alba poi la notte sgombra</l>
<l>e sveglia l'aura e me, ch'avvampo e 'l celo,</l>
<l>e si sparge per l'aria il dolce gelo</l>
<l>e cantan gli augelletti insieme a l'ombra,</l>
</lg>
<lg>
<l>le sorge incontra in più serena fronte;</l>
<l>e desta Amor, che ne' bifolci inspira</l>
<l>desio di canto più sonoro e vago;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se talor si specchia in fiume o 'n fonte,</l>
<l>il sol ne l'onde tremolar non mira</l>
<l>sì bella mai la ripercossa imago.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>132</head>
<argument><p>Assomiglia la signora Laura a l'Aurora, bench'ella andasse vestita di nero.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La bella aurora mia, ch'in negro manto</l>
<l>inalba le mie tenebre e gli orrori,</l>
<l>e de l'ingegno mio ravviva i fiori</l>
<l>che prima distruggea l'arsura e 'l pianto,</l>
</lg>
<lg>
<l>mi risveglia e m'invita a novo canto;</l>
<l>e, quasi augel che desto a' primi albori</l>
<l>saluti il giorno e 'l sol cantando adori,</l>
<l>l'adoro e 'nchino e le do lode e vanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>La lingua muta un tempo e poscia avvezza</l>
<l>a formar con dolore ogni suo detto</l>
<l>or canta la mia gioia e la sua luce:</l>
</lg>
<lg>
<l>almo raggio di Dio, vera bellezza</l>
<l>ch'arde ma non consuma, e sol produce</l>
<l>novi frutti d'amor, pace e diletto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>133</head>
<argument><p>Fa voto a Diana d'un cinto de la signora Laura, perché sia uccisa una volpe che le uccideva le sue galline.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questo sì vago don, sì nobil cinto,</l>
<l>simile forse a quel di Citerea</l>
<l>o pur forse a quell'altro onde pendea</l>
<l>la faretra a la vergine di Cinto,</l>
</lg>
<lg>
<l>l'uno e l'altro mio cane insieme avvinto</l>
<l>qui tenga al varco, infin ch'al fonte bea</l>
<l>la fera che di furti e morti è rea,</l>
<l>lasciandolo di sangue asperso e tinto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor n'andranno sciolti a farne preda:</l>
<l>piaccia a Diana agevolarli il corso,</l>
<l>poi li rileghi in servitude il collo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Serva a quest'uso: al fin pender si veda</l>
<l>saettatrice a te, suora d'Apollo,</l>
<l>fra 'l capo d'un cinghiale e quel d'un orso.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>134</head>
<argument><p>Si duole che la sua donna faccia maggiore stima de la fede d'un cane che de la propria.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>É vostra colpa, donna, o mia sventura</l>
<l>che nel fido animale a me soggetto</l>
<l>la fede amiate, e nel fedel mio petto</l>
<l>l'abbiate a sdegno, ov'è sì bella e pura?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed io l'ho per ragione, ei per natura,</l>
<l>pur egli v'è sì caro, io sì negletto;</l>
<l>egli nutrito con pietoso affetto,</l>
<l>di pascer le mie voglie alcun non cura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, s'a la fede mia cotanto noce</l>
<l>quel suo lume immortale onde s'informa,</l>
<l>ben ch'egli sia del ciel sì nobil dono,</l>
</lg>
<lg>
<l>deh! potess'io di can prender la forma;</l>
<l>e lusingando omai con altra voce</l>
<l>chieder pietà di cui sì degno io sono.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>135</head>
<argument><p>Dice che Amore scrisse con la sua saetta d'oro le leggi de la sua vita in un lauro.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Con la saetta de la punta d'oro</l>
<l>ond'ebbi al petto sì mortal ferita,</l>
<l>scrisse per leggi Amor de la mia vita</l>
<l>nel verde tronco d'un frondoso alloro:</l>
<l>"Ama ed ardi; e ristoro</l>
<l>sia quest'ombra a l'ardor che stilla in pianto".</l>
<l>Dolci mie leggi, ond'io mi glorio e vanto,</l>
<l>temute e care, ond'io gioisco e moro,</l>
<l>se non basta nel tronco, ov'ei mi lima,</l>
<l>nel mezzo del mio petto, Amor l'imprima.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>136</head>
<argument><p>Invita Amore a la meravigliosa coltura del suo lauro.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Sian vomeri il mio stile e l'aureo strale,</l>
<l>Amore, al bel terren del novo alloro;</l>
<l>aura quel dolce ventilar de l'ale</l>
<l>che tu scotendo vai purpuree e d'oro;</l>
<l>acqua il mio pianto che sì largo inonda</l>
<l>la coltura mirabile e 'l lavoro;</l>
<l>e, se non l'erge al ciel da questa sponda,</l>
<l>le sia terra il mio core, e tu 'l feconda.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>137</head>
<argument><p>Paragona il canto di Laura a' dolcissimi suoni fatti naturalmente e dimostra gli effetti de la sua meravigliosa armonia.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Non fonte o fiume od aura</l>
<l>odo in più dolce suon di quel di Laura;</l>
<l>né 'n lauro o 'n pino o 'n mirto</l>
<l>mormorar s'udì mai più dolce spirto.</l>
<l>O felice a cui spira,</l>
<l>e quel beato che per lei sospira!</l>
<l>Ché se gl'inspira il core,</l>
<l>puote al cielo aspirar col suo valore.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>138</head>
<argument><p>Parla al pastore che va di notte e 'l persuade ch'accenda la face nel suo lauro.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Pastor, che vai per questa notte oscura,</l>
<l>s'accender forse cerchi il lume spento,</l>
<l>perché di novo non l'estingua il vento</l>
<l>che tutta volta impetuoso dura,</l>
<l>né selce né focil convien che prenda:</l>
<l>basta che da quel lauro tu l'accenda.</l>
<l>Caro pastor, per Dio, pon mente e guarda</l>
<l>che te con la tua greggia al fin non arda.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>139</head>
<argument><p>Fa comparazione de la signora Laura a l'aura.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Messaggera de l'alba</l>
<l>è quest'aura terrena,</l>
<l>e torbida talor, talor serena:</l>
<l>Laura mia par celeste,</l>
<l>così bella io la veggio</l>
<l>dopo l'aurora in fresco e verde seggio:</l>
<l>di fior l'una riveste</l>
<l>il dilettoso aprile,</l>
<l>l'altra fiorir fa l'amoroso stile.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>140</head>
<argument><p>Continua l'istesso paragone.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Tu furi i dolci odori</l>
<l>a' ligustri ed a' gigli,</l>
<l>o mobil aura, ed a' bei fior vermigli;</l>
<l>ma li comparte l'auro</l>
<l>di Laura mia gradita;</l>
<l>tu segui il sol, da Febo ella è seguita.</l>
<l>Ah! non la volga in lauro</l>
<l>del ciel pietate o sdegno,</l>
<l>che di sì bella pianta è 'l bosco indegno.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>141</head>
<argument><p>Dice che quando si leva l'alba egli va cercando de la sua signora Laura.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quando l'alba si leva e si rimira</l>
<l>ne lo specchio de l'onde, allora i' sento</l>
<l>le verdi fronde mormorare al vento,</l>
<l>e così nel mio petto il cor sospira.</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'aurora mia cerco; e s'ella gira</l>
<l>ver me le luci, mi può far contento;</l>
<l>e veggio i nodi che fuggir son lento,</l>
<l>da cui l'auro ora perde e men si mira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né innanzi al novo sol, tra fresche brine,</l>
<l>dimostra in ciel seren chioma sì vaga</l>
<l>la bella amica di Titon geloso,</l>
</lg>
<lg>
<l>come in candida fronte è il biondo crine;</l>
<l>ma non par ella mai schifa né vaga</l>
<l>per giovenetto amante o vecchio sposo.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>142</head>
<argument><p>Dice che tutte le piante si rallegrano a l'apparir del sole e 'l sole a l'apparir del suo lauro.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Ogni pianta gentile</l>
<l>al novello apparir del chiaro sole</l>
<l>farsi più vaga suole,</l>
<l>ogni fronda allegrarsi, e 'n ogni ramo</l>
<l>sovra i lucidi rivi</l>
<l>cantano in dolci modi "Io amo, io amo"</l>
<l>gli augelletti lascivi;</l>
<l>e le meste sorelle</l>
<l>spargon lagrime al sole ancor più belle.</l>
<l>Ma solo il sol più lieto</l>
<l>par de la vista del mio bel Laureto.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>143</head>
<argument><p>Descrive l'apparir de l'aurora e de la sua donna.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Ecco mormorar l'onde</l>
<l>e tremolar le fronde</l>
<l>a l'aura mattutina e gli arboscelli,</l>
<l>e sovra i verdi rami i vaghi augelli</l>
<l>cantar soavemente</l>
<l>e rider l'oriente;</l>
<l>ecco già l'alba appare</l>
<l>e si specchia nel mare,</l>
<l>e rasserena il cielo</l>
<l>e le campagne imperla il dolce gelo,</l>
<l>e gli alti monti indora.</l>
<l>O bella e vaga Aurora,</l>
<l>l'aura è tua messaggera, e tu de l'aura</l>
<l>ch'ogni arso cor ristaura.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>144</head>
<argument><p>Parla con l'Aure a con l'Ore, pregando l'une che si fermino, l'altre che portino i suoi lamenti a la sua donna.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Ore, fermate il volo</l>
<l>nel lucido oriente,</l>
<l>mentre se 'n vola il ciel rapidamente;</l>
<l>e, carolando intorno</l>
<l>a l'alba mattutina</l>
<l>ch'esce da la marina,</l>
<l>l'umana vita ritardate e 'l giorno.</l>
<l>E voi, Aure veloci,</l>
<l>portate i miei sospiri</l>
<l>là dove Laura spiri,</l>
<l>e riportate a me sue chiare voci,</l>
<l>sì che l'ascolti io solo,</l>
<l>sol voi presenti e 'l signor nostro Amore,</l>
<l>Aure soavi ed Ore.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>145</head>
<argument><p>Assomigliando la sua donna a l'aura, si lamenta ch'ella sia leggiera e fugace e nieghi di temprar il suo caldo amoroso, e desidera di riceverla almeno di passaggio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'aura, che dolci spirti e dolci odori</l>
<l>porta da l'oriente ov'ella nacque,</l>
<l>perché tra verdi fronde e lucid'acque</l>
<l>e fresche erbette spiri e lieti fiori,</l>
</lg>
<lg>
<l>e rinnovi i suoi primi e vaghi errori</l>
<l>lungo le rive onde m'accese e piacque,</l>
<l>mai ver me non si volse e mai non giacque</l>
<l>in parte ove temprasse i nostri ardori.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se non è chi la ritenga o coglia</l>
<l>mentre si turba il sole e fa sereno</l>
<l>e mentre il bosco si riveste e spoglia,</l>
</lg>
<lg>
<l>or qui si desti mormorando almeno</l>
<l>tra vivi fonti e lauri, ov'io l'accoglia</l>
<l>nel suo passar veloce e l'apra il seno.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>146</head>
<argument><p>Prima dubita con qual rete possa prender l'aura ed in qual parte debba tenderla, e poi si mostra pentito di tentar cosa impossibile.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Di che stame ordirò la vaga rete</l>
<l>onde l'aura fugace, Amore, annodi,</l>
<l>mentre fugge l'insidie e spezza i nodi</l>
<l>e le sue fiamme accende e la mia sete?</l>
</lg>
<lg>
<l>D'alte querele forse o di secrete?</l>
<l>di soavi lusinghe e care frodi?</l>
<l>o di lacrime sparse in dolci modi?</l>
<l>o di rime dolenti o pur di liete?</l>
</lg>
<lg>
<l>Dove fia teso il laccio? ove dispiega</l>
<l>le belle chiome al vento un lauro ombroso?</l>
<l>o pur tra l'erbe di smeraldo ascoso?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ah! nemico è di pace e di riposo</l>
<l>chi tende a l'aura e chi la canta e prega,</l>
<l>e se medesmo solo avvolge e lega.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>147</head>
<argument><p>Descrive la bellezza di due leggiadre donzelle, il cantare a vicenda e poi insieme.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Io mi sedea tutto soletto un giorno</l>
<l>sotto gli ombrosi crini</l>
<l>di palme, abeti e pini,</l>
<l>e così ascoso udia</l>
<l>Lauretta insieme e Lia</l>
<l>nel solitario orrore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Due vaghe ninfe appresso un chiaro fonte</l>
<l>tra l'erbe fresche e i lucidi ruscelli,</l>
<l>ambo a cantare ed a risponder pronte,</l>
<l>come di primavera i vaghi augelli:</l>
<l>ambe vidi con lunghi aurei capelli,</l>
<l>ambe soavi il riso,</l>
<l>bianche e vermiglie il viso,</l>
<l>ambe nude le braccia;</l>
<l>né so qual più mi piaccia,</l>
<l>ché par ciascuna un fiore.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'una diceva a l'altra: "Amor possente</l>
<l>è più di fera in selva e più del foco,</l>
<l>più che nel verno rapido torrente.</l>
<l>Amor si prende il mio languire in gioco,</l>
<l>ond'io cerco temprarlo a poco a poco</l>
<l>ch'arder già non vorrei</l>
<l>con tutti i pensier miei,</l>
<l>ma sol scaldarmi alquanto;</l>
<l>né tempra amaro pianto</l>
<l>il mio sì lungo ardore".</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'altra gli rispose: "Amor soave</l>
<l>è più ch'aura non suol di fronda in fronda,</l>
<l>quando non spinge al porto armata nave,</l>
<l>ma sol fa tremolare i giunchi e l'onda;</l>
<l>è via più dolce d'ogni umor ch'asconda</l>
<l>o stilli o foglia o canna,</l>
<l>più di miei, più di manna;</l>
<l>e sol di lui mi doglio</l>
<l>ch'arde men ch'io non voglio</l>
<l>in poca fiamma il core".</l>
</lg>
<lg>
<l>E poi diceano insieme: "O sia col freno,</l>
<l>o sia con legge o senza, amor felice</l>
<l>sol può far donna che l'accoglia in seno,</l>
<l>e s'ella il fa palese e se no 'l dice.</l>
<l>E sì come ogni fior di sua radice,</l>
<l>e di fontana il rio,</l>
<l>di bellezza il desio,</l>
<l>la dolcissima voglia</l>
<l>sì deriva e germoglia:</l>
<l>dunque viva l'amore!"</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>148</head>
<argument><p>Parla con Amore del suo fuoco uscito da un lauro, e intende metaforicamente l'amoroso desiderio nato da la bellezza di Laura.</p></argument>
<sp><speaker>P.</speaker><lg><l>"Con qual focil meraviglioso, Amore,</l>
<l>il mio bel foco hai desto,</l>
<l>e di qual selce tratto il vivo ardore?"</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>A.</speaker><lg><l>"Né ferro trasse il tuo vivace foco</l>
<l>né fuor di pietra ripercosso uscio,</l>
<l>ma da la scorza d'un bel lauro è nato."</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>P.</speaker><lg><l>"E chi serba la fiamma in freddo loco?</l>
<l>o chi la tempra in guisa, o signor mio,</l>
<l>che non avvampi l'arboscello amato?"</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>A.</speaker><lg><l>"La natura, non io per nostro onore:</l>
<l>suo miracolo è questo.</l>
<l>Io d'esca in vece l'avvicino al foco."</l>
</lg>
</sp>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>149</head>
<argument><p>Nel ritorno da la signora Laura a la città le prega felice viaggio, dimostrando la sua eccellenza per la quale è degna d'esser favorita dal cielo e da la natura.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Or che riede madonna al bel soggiorno,</l>
<l>chi la difende da l'estiva arsura?</l>
<l>O qual frondoso calle o selva oscura</l>
<l>le rose adombra ond'è quel viso adorno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben ella è degna a cui di nubi intorno</l>
<l>umide e fresche tessa un vel Natura,</l>
<l>e stilli 'l ciel pioggia più dolce e pura</l>
<l>e desti l'aure e tempri il caldo giorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>degna ch'essendo il sol ne l'orizzonte</l>
<l>cinto di raggi, da' sentieri usati</l>
<l>torca il gran carro sol per farle onore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l suo chi regge per campagne e prati?</l>
<l>Oh pur foss'io, ma con sua pace, Amore,</l>
<l>l'Automedon un giorno e poi Fetonte!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>150</head>
<argument><p>Con la comparazione del vento dimostra come l'amore de la sua donna torni in se stessa.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come vento ch'in sé respiri e torni,</l>
<l>Laura, voi sete; e se da voi si move,</l>
<l>in voi si gira Amor, né cerca altrove</l>
<l>più felici e più chiari e bei soggiorni.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l desio riede in voi co' lieti giorni</l>
<l>e l'antico pensier con l'erbe nove,</l>
<l>e par ch'in voi rinverda, a voi rinnove</l>
<l>tante bellezze e solo a voi s'adorni.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre ei vola fuor di voi talora</l>
<l>tutto di fiamme e di saette armato,</l>
<l>spargendo dolci spirti in su l'aurora,</l>
</lg>
<lg>
<l>con un sospiro mi può far beato;</l>
<l>e basterà ch'io senta anzi ch'io mora</l>
<l>queste brevi parole: amante amato.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>151</head>
<argument><p>Dimostra il medesimo con la similitudine del raggio e de l'eco.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sì come torna onde si parte il sole,</l>
<l>uscì da' bei vostr'occhi un raggio altero</l>
<l>ed illustrò la mente e 'l mio pensiero,</l>
<l>e da' miei lumi avvien ch'a voi rivole;</l>
</lg>
<lg>
<l>e come indietro rimandare il sole</l>
<l>ardente specchio, ch'assomiglia il vero,</l>
<l>il rendo a voi, mentre languisco e pero,</l>
<l>e 'n guisa d'eco i detti e le parole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dura legge d'amor: gli affetti miei</l>
<l>in voi raccendo, e sete oggetto e meta</l>
<l>de' pensieri amorosi o dolci o rei.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per me non fuste voi pensosa o lieta:</l>
<l>deh, si rivolga in me quanto vorrei</l>
<l>l'amor che 'n voi finisce e 'n voi s'acqueta!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>152</head>
<argument><p>Dimanda a la signora Laura perché ne la sua partita non chiama il suo corpo ove è il suo cuore.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Voi mi chiedeste il core</l>
<l>e partendo il portaste,</l>
<l>né 'l vostro in quella vece a me lasciaste.</l>
<l>S'odio pur e dispregio</l>
<l>egli ritrova in voi,</l>
<l>deh, non rimanga in parte ove v'annoi;</l>
<l>ma, s'amor forse e pregio,</l>
<l>onde nasce l'oblio</l>
<l>che non chiamate il corpo ov'è 'l cor mio?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>153</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo soggetto.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Madonna gli occhi miei</l>
<l>e 'l cor si porta seco,</l>
<l>ed io rimango senza core e cieco.</l>
<l>Amore vo' ch'intenda</l>
<l>com'io me ne richiami:</l>
<l>io non so ben s'odia il mio core o l'ami.</l>
<l>Se l'odia a me lo renda,</l>
<l>se l'ama il suo mi done,</l>
<l>né viva con duo cor senza ragione.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>154</head>
<argument><p>Prega la sua donna che, se non gli vuol dare il suo core, gli dia almeno la sua imagine, e poi conclude che gli debba donar l'una e render l'altro.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>S'a sdegno voi prendete</l>
<l>ch'il cor vostro vi chieda,</l>
<l>l'imagin vostra almen mi si conceda.</l>
<l>Ma chi fia che l'ammiri,</l>
<l>l'ami e se 'n mostri vago,</l>
<l>se non segue il mio cor la vostra imago?</l>
<l>Dunque il cor mi rendete,</l>
<l>che, perché in me respiri,</l>
<l>non fia men vostro in tutti i suoi desiri.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>155</head>
<argument><p>Rende la cagione perché, avendola impressa nel core, desideri la sua imagine.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Se l'imagine vostra</l>
<l>in me dipinge Amore,</l>
<l>perché l'opra chied'io d'altro pittore?</l>
<l>Ben puote il mio pensiero</l>
<l>mirar la forma interna,</l>
<l>ma non farà che l'occhio unqua la scerna.</l>
<l>Dunque, privo del vero,</l>
<l>l'abbia almen finta il senso,</l>
<l>perch'io rimiri in voi mentre vi penso,</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>156</head>
<argument><p><add resp="ed">Essendo tornato a gli studi in Padova, scrive a la signora Laura Peperara proponendosi di acquistare fama per divenire degno amante di lei.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>In quell'etate in cui mal si difende</l>
<l>l'incauto cor, nel vostro almo paese</l>
<l>de la vostra bellezza Amor m'accese</l>
<l>ch'ancor lontana a gli occhi miei risplende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui poi m'addusse ove saver s'apprende</l>
<l>novo amor di saver ch'in alto intese;</l>
<l>ma di partir mi dolsi, e 'n me contese</l>
<l>l'un mio desire e l'altro ed or contende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh, pur vegghiando ne le notti algenti,</l>
<l>Laura, e ne' caldi dì tanto m'avanze</l>
<l>che di voi degno amante io mi dimostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amatemi fra tanto, e di speranze</l>
<l>consolate il mio duol ne' miei lamenti,</l>
<l>fin ch'io torni a goder de gli occhi vostri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>157</head>
<argument><p>Dice che ritornando a la sua donna è seco per opera del suo pensiero.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Donna, nel mio ritorno</l>
<l>il mio pensiero a cui nulla pon freno</l>
<l>precorre dove il cielo è più sereno,</l>
<l>e se ne viene a far con voi soggiorno;</l>
<l>né da voi si diparte</l>
<l>giammai la notte e il giorno</l>
<l>perché l'annoia ciascun'altra parte:</l>
<l>onde sol per virtù del pensier mio</l>
<l>mentre ne vengo a voi, con voi son io.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>158</head>
<argument><p>Chiede il poeta ad Amore come, essendo la sua donna freddissima a guisa di pietra, possa infiammarlo.</p></argument>
<sp><speaker>P.</speaker><lg><l>"Donde togliesti il foco</l>
<l>ch'a poco a poco mi consuma e sface</l>
<l>in gaia lei che mi tormenta e piace?"</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>A.</speaker><lg><l>"Da una gelata pietra</l>
<l>che non si spetra per continuo pianto,</l>
<l>ma quando più l'irrigo più s'indura;</l>
<l>ed ha presa figura</l>
<l>di voi che di bellezza avete il vanto:</l>
<l>onde, con vostra pace,</l>
<l>il vostro nome e la beltà si tace".</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>P.</speaker><lg><l>"Felice la mia fiamma,</l>
<l>la qual m'infiamma così dolcemente;</l>
<l>felice ancor pietra sì cara e bella,</l>
<l>e più, s'ardesse anch'ella;</l>
<l>ma tiene il foco in seno, e sì no 'l sente,</l>
<l>e quivi Amor la face</l>
<l>accende a l'esca d'un piacer tenace."</l>
</lg>
</sp>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>159</head>
<argument><p>Desidera di veder la sua donna più tosto sdegnosa che di rimaner privo de la sua vista.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>D'aria un tempo nudrimmi, e cibo e vita</l>
<l>l'aura mi fu che d'un bel volto spira;</l>
<l>or che lei mi contende orgoglio ed ira,</l>
<l>di qual esca sarà l'alma nudrita?</l>
</lg>
<lg>
<l>I famelici spirti in vano aita</l>
<l>chiamano, e 'ndarno il cor langue e sospira;</l>
<l>ma, se pur l'empia a darle morte aspira,</l>
<l>muoia non per digiun, ma per ferita,</l>
</lg>
<lg>
<l>Armi gli occhi di sdegno e strali avventi</l>
<l>a mille a mille, a' feri colpi ignuda</l>
<l>io porgo l'alma non ch'inerme il seno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Faccia il mio strazio i suoi desir contenti:</l>
<l>ben fia pietà ch'io la riveggio almeno,</l>
<l>non dico pia, ma disdegnosa e cruda.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>160</head>
<argument><p>Parla del suo amore sotto metafora di fuoco e de la sua donna sotto quella de l'aura.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Poi che non spira al mio soave foco,</l>
<l>Amor, come solea, placida l'aura,</l>
<l>chi temprerà quest'amorosa fiamma?</l>
<l>Qual troverò solinga e chiara fonte</l>
<l>cinta di lauri o quale ombroso rivo,</l>
<l>mentre io mi sfaccio a sì lucenti raggi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ahi! soavi ben furo e dolci i raggi</l>
<l>ch'acceser già ne l'alma il dolce foco,</l>
<l>struggendo il gelo interno in caldo rivo</l>
<l>e movendo i sospiri a guisa d'aura,</l>
<l>mentre d'ogni pietà la viva fonte</l>
<l>diè qualche refrigerio a tanta fiamma.</l>
</lg>
<lg>
<l>D'Etna somiglia pur l'accesa fiamma</l>
<l>o di Fetonte traviato i raggi,</l>
<l>quando s'ascose ne l'occulto fonte</l>
<l>il Nilo per fuggir l'ardente foco,</l>
<l>né da l'Istro o dal Reno o vento od aura</l>
<l>soffiar potea non che da secco rivo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che giova, oimè, versar nel seno un rivo,</l>
<l>se cresce al suo stillar la crudel fiamma</l>
<l>e de' lamenti miei s'accende a l'aura?</l>
<l>Se non manca omai l'esca a questi raggi,</l>
<l>io fontana sarò di vivo foco,</l>
<l>né mi varrà ch'io mi converta in fonte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché la dolce mia tranquilla fonte</l>
<l>più non mi scampi o fiume algente o rivo,</l>
<l>fuggirò il foco in mezzo al novo foco,</l>
<l>e le mie fiamme struggerà la fiamma</l>
<l>che nacque in me da gli amorosi raggi,</l>
<l>mentre io gioiva il seno aprendo a l'aura.</l>
</lg>
<lg>
<l>O lauri, o palme, ove giacendo a l'aura</l>
<l>per dolcezza languiva; o bella fonte,</l>
<l>in cui già vidi tremolare i raggi;</l>
<l>o solitaria chiostra, o vago rivo,</l>
<l>s'io trovo ancor quella mia cara fiamma</l>
<l>tra i fiori e l'erbe ov'è sparito il foco!</l>
</lg>
<lg>
<l>O s'estingua il mio foco o spiri l'aura,</l>
<l>o s'adombrino i raggi o cresca il rivo,</l>
<l>e se scalda la fiamma instilli il fonte.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>161</head>
<argument><p>Loda il suo amore e accusa la crudeltà de la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Amor non è che si descriva o conte</l>
<l>maggior di quello onde m'ardete il core;</l>
<l>e ben de l'alma il volontario ardore</l>
<l>vi dimostrai ne gli occhi e ne la fronte,</l>
</lg>
<lg>
<l>e tutte l'opre a riverirvi pronte</l>
<l>e le parole intente a farvi onore;</l>
<l>né darvi pegni di verace amore</l>
<l>potea più certi, e n'ebbi oltraggi ed onte,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando, sprezzata grande e chiara fiamma,</l>
<l>tanto gradiste per fallace segno</l>
<l>di novo amante oscuro e picciol foco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Crudel! d'uom che si strugge a dramma a dramma</l>
<l>perché mille sospiri avere a sdegno</l>
<l>e sospirar per chi se 'l prende a gioco?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>162</head>
<argument><p>Persuade la signora Laura che non sia gelosa e fredda ne l'amore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se amate, vita mia, perché nel core</l>
<l>tema e desire è ne l'istesso loco?</l>
<l>Se l'uno affetto è gelo e l'altro è foco,</l>
<l>il ghiaccio si dilegui al vivo ardore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né 'n petto giovenil paventi Amore,</l>
<l>né ceda nel suo regno a poco a poco;</l>
<l>gelida amante, e non prendiate a gioco</l>
<l>come i vostri diletti il mio dolore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io tutto avvampo, e voi credete a pena</l>
<l>che si riscaldi a gli amorosi rai</l>
<l>quel possente voler che nulla affrena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gran fede e moderato ardire omai</l>
<l>voi d'inganno fuor tragga e me di pena,</l>
<l>per ch'io gioisca quanto già sperai.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>163</head>
<argument><p>Dimostra quanta differenza sia fra gli affetti de la sua donna ed i suoi medesimi.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Donna bella e gentil, del vostro petto</l>
<l>son passioni eguali odio ed amore,</l>
<l>ma non già del mio core,</l>
<l>dove l'un vive e spento è l'altro affetto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi più tosto non vi nacque mai</l>
<l>l'odio crudele e nascer non potria;</l>
<l>ma v'amai se m'amaste; ed or non meno</l>
<l>v'amo, che voi m'odiate e sete ria,</l>
<l>come a la mia fortuna ed a voi piacque:</l>
<l>perché non ama la sua donna a pieno</l>
<l>chi l'ama sol quando la stima amante.</l>
<l>No, no, non se ne vante:</l>
<l>v'amo io nemica e quinci onore aspetto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>164</head>
<argument><p>Dice che la signora Laura, desiderando ch'egli celi l'amor suo, desidera cosa impossibile.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vuol che l'ami costei, ma duro freno</l>
<l>mi pone ancor d'aspro silenzio. Or quale</l>
<l>avrò da lei, se non conosce il male,</l>
<l>o medicina o refrigerio almeno?</l>
</lg>
<lg>
<l>E come esser potrà ch'ardendo il seno</l>
<l>non si dimostri il mio dolor mortale,</l>
<l>né risplenda la fiamma a quella eguale</l>
<l>ch'accende i monti in riva al mar Tirreno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tacer ben posso e tacerò: ch'io toglia</l>
<l>sangue a le piaghe e luce al vivo foco</l>
<l>non brami già, questa è impossibil voglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Troppo spinse pungenti a dentro i colpi</l>
<l>e troppo ardore accolse in picciol loco:</l>
<l>s'apparirà, natura e sé n'incolpi.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>165</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo soggetto.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Vorrei lagnarmi a pieno</l>
<l>sfogando il duol ch'io sento,</l>
<l>ma ben più 'l vostro sdegno ognor pavento.</l>
<l>Dunque il meglio è ch'io taccia,</l>
<l>e quel dolor sopporte</l>
<l>ch'ove s'accresca fia dolor di morte.</l>
<l>Ma, se fia che vi piaccia</l>
<l>il mio silenzio, almeno</l>
<l>il mostri un balenar d'occhi sereno.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>166</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo soggetto.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Se taccio, il duol s'avanza;</l>
<l>se parlo, accresco l'ira,</l>
<l>donna bella e crudel, che mi martira.</l>
<l>Ma prendo al fin speranza</l>
<l>che l'umiltà vi pieghi,</l>
<l>ché nel silenzio ancor son voci e preghi.</l>
<l>E prego Amor che spieghi</l>
<l>nel mio doglioso aspetto</l>
<l>con lettre di pietà l'occulto affetto.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>167</head>
<argument><p>Dice che il suo desiderio non è amoroso, ma di vendetta.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Donna, quella saetta</l>
<l>onde già mi percosse il mio signore,</l>
<l>accese il mio voler d'immenso ardore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or, benché spenta sia nel petto mio</l>
<l>la brama e 'l foco, pur i' bramo ed ardo</l>
<l>per voi, che fiera quanto bella sete;</l>
<l>ma la fiamma de l'alma e 'l suo desio</l>
<l>già non deriva da soave sguardo,</l>
<l>e non è quel che voi forse credete.</l>
<l>Bramo sì, ma vendetta;</l>
<l>e se pur dee gioir, non per amore</l>
<l>ma per disdegno omai gioisca il core.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>168</head>
<argument><p>Mostra di temer oltremodo lo sdegno de la sua donna e desidera che non s'accorga del suo soverchio timore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quanto in me di feroce e di severo</l>
<l>fece natura, io tutto in un raccoglio,</l>
<l>e per mostrarmi in volto aspro e guerriero</l>
<l>ed armarne i sembianti il cor ne spoglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal per selva n'andò, qual io gir soglio,</l>
<l>cervo con fronte minacciosa altero</l>
<l>che non asconde in sé forza ed orgoglio,</l>
<l>ma del veltro paventa e de l'arciero.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ben temo io chi morde e chi saetta;</l>
<l>e quanto ella il timor ch'ascondo in seno</l>
<l>tarda a scoprir, tanto a morire io tardo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cela, Amor, la paura: a te soggetta</l>
<l>sia l'alma pur; ma non vietar ch'almeno,</l>
<l>se chiede il cor mercé, la nieghi il guardo.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>169</head>
<argument><p>Dice d'essere specchio di vera fede nel quale risplende l'imagine de la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual da cristallo lampeggiar si vede</l>
<l>raggio ch'accender suole esca repente,</l>
<l>tal de' begli occhi vostri il lume ardente,</l>
<l>ch'a me da voi risplende, a voi se 'n riede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Specchio son io, di beltà no, di fede,</l>
<l>puro ed informe e sol a voi presente;</l>
<l>fatto sono da' voi bello e lucente</l>
<l>de la vostra beltà, che mia si crede.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se non ch'assai spesso il duol la fronte</l>
<l>mi turba, e turba in me la vostra imago,</l>
<l>n'arderian fiamme più vivaci e pronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma qualunque io mi sia, turbido o vago,</l>
<l>son vostro specchio e lacrimosa fonte:</l>
<l>oh miracol d'Amor, possente mago!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>170</head>
<argument><p>Sono assomigliate le sue speranze a gli alberi che si piantano il primo di maggio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quest'arbor ch'è traslato al novo maggio</l>
<l>lasciando i larghi campi e l'alte rive,</l>
<l>frondeggia a voi su l'alba; e pur non vive,</l>
<l>ma consola il morir col vostro raggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>In me troncaste, e con più grave oltraggio,</l>
<l>voi le speranze; e son di vita or prive,</l>
<l>e non spiegano i rami a l'aure estive,</l>
<l>né ponno verdeggiar qual pino o faggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né basta il vento lor de' miei sospiri,</l>
<l>né del mio pianto l'amorosa pioggia,</l>
<l>né 'l vostro sol perché risplenda e giri;</l>
</lg>
<lg>
<l>né cresceranno in disusata foggia</l>
<l>tra quel lume sereno e i miei desiri,</l>
<l>se ramo in lauro non s'innesta e poggia.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>171</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto: fa comparazione di questi alberi con l'elitropio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Già difendesti con ramose braccia,</l>
<l>frondosa pianta, l'erbe e le viole</l>
<l>in verdi piagge e 'n selve ombrose e sole,</l>
<l>quando l'aria si scalda e quando agghiaccia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or credo ben che di mutar ti piaccia</l>
<l>paese e stanza; e, come Clizia suole,</l>
<l>sei tu per grazia volta al novo sole</l>
<l>che le tenebre mie disperde e caccia,</l>
</lg>
<lg>
<l>ed a la bella porta a cui d'intorno</l>
<l>sparge sua luce; e, s'io lei veggio aprirti,</l>
<l>stimo men chiara quella ond'esce il giorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, se cambiar mille amorosi spirti</l>
<l>potesser le sembianze, al bel soggiorno</l>
<l>verdeggiarian mai sempre i lauri e i mirti.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>172</head>
<argument><p>Parla con gli occhi de la signora Laura pregandoli che, non potendo riguardar se stessi, sian contenti di riguardare lui, sì ch'egli possa ritrarli ne le sue rime.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Luci, sovra ogni luce altiere e liete,</l>
<l>poi che voi stesse di mirar v'è tolto</l>
<l>e gioir di quel ben ch'è 'n voi raccolto</l>
<l>e di quei pregi onde sì ricche siete,</l>
</lg>
<lg>
<l>con sì nov'arte almen or non tenete</l>
<l>vostro splendore a me chiuso ed involto,</l>
<l>qualor con gli occhi e col pensier son volto</l>
<l>dove a' raggi d'Amor lucenti ardete.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse invidiate voi che sì felice</l>
<l>per la vostra bellezza altri divegna,</l>
<l>se pur goderne in parte a voi non lice.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, se mi foste un giorno a pien concesse,</l>
<l>io farei 'n virtù vostra opra sì degna</l>
<l>che quasi dentro a lei sareste espresse.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>173</head>
<argument><p>Mostra desiderio d'avere il male de la sua donna pur ch'ella senta parte del suo amore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>I begli occhi ove prima Amor m'apparse,</l>
<l>ch'ivi quasi in suo ciel si gira e splende,</l>
<l>fera nube m'adombra e mi contende</l>
<l>quel dolce raggio ch'abbagliommi ed arse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! e quel freddo petto, ove destarse</l>
<l>non può fiamma amorosa, or fiamma accende</l>
<l>di rea febbre maligna, e no 'l difende</l>
<l>la neve e 'l gelo ond'egli suole armarse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, perché non poss'io sì ardente foco</l>
<l>in sua vece soffrir per ch'ella poi</l>
<l>breve favilla di mie fiamme senta?</l>
</lg>
<lg>
<l>E ben sarebbe, Amor, diletto e gioco</l>
<l>ogni altra face, e parria fredda e spenta</l>
<l>a chi prova nel cor gli ardori tuoi.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>174</head>
<argument><p>Nel ritorno de la signora Laura in villa dice che la città, per la sua lontananza, ha perduta ogni gentilezza e le selve l'hanno acquistata.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Or che l'aura mia dolce altrove spira</l>
<l>fra selve e campi, ahi, ben di ferro ha 'l core</l>
<l>chi riman qui solingo, ove d'orrore</l>
<l>è cieca valle, di miseria e d'ira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui nessun raggio di beltà si mira:</l>
<l>rustico è fatto e co' bifolci Amore</l>
<l>pasce gli armenti e 'n su l'estivo ardore</l>
<l>or tratta il rastro ed or la falce aggira.</l>
</lg>
<lg>
<l>O fortunata selva, o liete piagge,</l>
<l>ove le fere, ove le piante e i sassi</l>
<l>appreso han di valor senso e costume!</l>
</lg>
<lg>
<l>Or che far non potria quel dolce lume,</l>
<l>se fa, dond'egli parte, ov'egli stassi,</l>
<l>civili i boschi e le città selvagge?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>175</head>
<argument><p>Invita in questa artificiosa corona di madrigali tutte le ninfe a coronar la sua donna.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Vaghe Ninfe del Po, Ninfe sorelle,</l>
<l>e voi de' boschi e voi d'onda marina</l>
<l>voi de' fonti e de l'alpestri cime,</l>
<l>tessiam or care ghirlandette e belle</l>
<l>a questa giovinetta peregrina,</l>
<l>voi di fronde e di fiori, ed io di rime;</l>
<l>e mentre io sua beltà lodo ed onoro,</l>
<l>cingete a Laura voi le trecce d'oro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cingete a Laura voi le trecce d'oro</l>
<l>de l'arboscello onde s'ha preso il nome,</l>
<l>o pur de' fiori a' quali il pregio ha tolto;</l>
<l>e le vermiglie rose e 'l verde alloro</l>
<l>le faccian ombra a l'odorate chiome</l>
<l>ed a le rose del fiorito volto;</l>
<l>e de l'auro e del lauro e de' be' fiori</l>
<l>sparga l'aura ne l'aria i dolci odori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sparga l'aura ne l'aria i dolci odori</l>
<l>mentr'io spargo nel cielo i dolci accenti,</l>
<l>e li porti ove Laura udir li suole</l>
<l>e dove Mincio versa i freschi umori;</l>
<l>portino ancora i più cortesi venti</l>
<l>il chiaro suon de l'alte mie parole</l>
<l>dove cantaro già, quand'ella nacque,</l>
<l>i bianchi cigni in fresche e lucid'acque.</l>
</lg>
<lg>
<l>I bianchi cigni in fresche e lucid'acque</l>
<l>morendo fanno men soave canto</l>
<l>di quel ch'udi' quando costei nascea;</l>
<l>e 'l bel terren dov'ella in cuna giacque</l>
<l>tutto vestissi di fiorito manto;</l>
<l>e di cristallo il fiume allor parea</l>
<l>e preziose gemme i duri sassi</l>
<l>sotto gli ancor tremanti e dubbi passi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sotto gli ancor tremanti e dubbi passi</l>
<l>nascer facea la bella fanciulletta</l>
<l>di mille vari fior lieta famiglia;</l>
<l>e se premeva un cespo o i membri lassi</l>
<l>posava in grembo de la molle erbetta,</l>
<l>era a vederla nova meraviglia:</l>
<l>qual fosse poi, tu dillo, o fiume vago,</l>
<l>tu dillo altrui, famoso e chiaro lago.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu dillo altrui, famoso e chiaro lago,</l>
<l>come da poi crescendo il biondo crine</l>
<l>Laura in te si specchiasse e gli occhi e 'l viso,</l>
<l>e come nel mirar la cara imago</l>
<l>e le bellezze sue quasi divine</l>
<l>rassomigliasse il giovane Narciso:</l>
<l>ditelo, augelli, e voi da le bianche ali,</l>
<l>voi che le sete sol nel canto eguali.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, che le sete sol nel canto eguali,</l>
<l>già tacevate, o cigni, in verdi sponde</l>
<l>cantando Laura di dolcezza piena;</l>
<l>ed eran tante le sue voci e tali</l>
<l>che parean mormorando dir quell'onde:</l>
<l>"É per fermo costei nova sirena!"</l>
<l>Oltre i candidi cigni, onde beate,</l>
<l>son più belle sirene in voi già nate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Son più belle sirene in voi già nate,</l>
<l>acque e rive felici, ove sicuro</l>
<l>il buon Titiro già pascea la greggia.</l>
<l>Né per dolce armonia così lodate</l>
<l>o Amarilli o Galatea già furo</l>
<l>com'è costei che quel cantar pareggia;</l>
<l>di cui tra i boschi e 'n piccola capanna</l>
<l>indegno è 'l suon de l'incerata canna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Indegno è 'l suon de l'incerata canna</l>
<l>d'accordarsi al bel canto; e, se l'udiro</l>
<l>il rozzo armento e i semplici bifolci,</l>
<l>per meraviglia ciò che l'alme affanna</l>
<l>obliar questi e quelli ogni desiro</l>
<l>de l'erbe verdi o pur de l'acque dolci,</l>
<l>e di seguire il natural costume</l>
<l>quasi scordossi per vaghezza il fiume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quasi scordossi per vaghezza il fiume</l>
<l>di rendere al gran Po l'usato omaggio,</l>
<l>da cui tenuta in sì gran pregio è Laura,</l>
<l>ch'altra ninfa agguagliarle ei non presume,</l>
<l>se l'ode sotto un lauro o sotto un faggio</l>
<l>con dolcissimi accenti addolcir l'aura,</l>
<l>o se guidar le vede i cari balli</l>
<l>sovra i candidi fiori e sovra i gialli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sovra i candidi fiori e sovra i gialli</l>
<l>suole spesso ballar Laura gentile,</l>
<l>con leggiadri sembianti, al dolce suono:</l>
<l>degna a cui bianche perle e bei coralli</l>
<l>del nostro mare, e del novello aprile</l>
<l>le sia portato il primo e 'l più bel dono;</l>
<l>degna a cui ne' vicini alteri monti</l>
<l>apra l'antica madre i novi fonti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Apra l'antica madre i novi fonti</l>
<l>al bel viso di Laura, ed a lei mande</l>
<l>verdi fronde la selva in queste piagge;</l>
<l>e 'nghirlandate omai le belle fronti</l>
<l>portin le Ninfe omai varie ghirlande</l>
<l>e l'umili e l'alpestri e le selvagge;</l>
<l>e voi siate le prime e le più snelle,</l>
<l>vaghe Ninfe del Po, Ninfe sorelle,</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>176</head>
<argument><p>Risorto d'una grave infermità, dice d'esser quasi risuscitato per la bellezza de la signora Laura.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cinzia giammai sotto 'l notturno velo</l>
<l>non si mostrò così lucente e pura,</l>
<l>come costei sotto la gonna oscura</l>
<l>vidi illustrar con mille raggi il cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, ch'era fredda neve e duro gelo</l>
<l>né più di vita avea senso o figura,</l>
<l>arsi allor tutto e ben fu mia ventura</l>
<l>che m'infiammassi di sì nobil zelo:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché l'aura vitale e 'l foco santo</l>
<l>che da lei spira, alma novella e core</l>
<l>formaro in queste membra afflitte e dome.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così per lei rinacqui, e vivo e canto,</l>
<l>mostro de la fortuna e più d'amore,</l>
<l>la mia salute in terra e 'l suo bel nome.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>177</head>
<argument><p><add resp="ed">Paragonando la signora Laura al lauro, dice di sperare ch'ella un giorno abbia compassione di lui.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Da l'arboscel che le sue verdi fronde</l>
<l>non perde mai per gelo o per ardore</l>
<l>prendi il bel nome, donna, e pari onore</l>
<l>perpetua in te di vaghe chiome e bionde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fulmine mai non è che 'l tocchi o sfronde;</l>
<l>mai non offende te lo stral d'Amore,</l>
<l>perché le piaghe ch'io ne sento al core</l>
<l>faccia da' tuoi begli occhi e non altronde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh pur non segua indarno io te, che tanto</l>
<l>fuggi dinanzi a me presta e leggiera</l>
<l>quanto soleva già Dafne in Tessaglia!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l pregar mio teco a mercé mi vaglia,</l>
<l>sì ch'un giorno più lieta e meno altera</l>
<l>ti fermi in riva del mio proprio pianto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>178</head>
<argument><p>Risponde con le medesime rime ad un sonetto del signor Gian Lorenzo Malpiglio, nel quale da l'amico era stato chiamato Apolline.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Per ch'io Laura pur segua e nel mio pianto</l>
<l>la preghi mentre fugge altera e presta,</l>
<l>non sono Apollo con terrena vesta</l>
<l>che Peneo vide e vide Anfriso e Xanto;</l>
</lg>
<lg>
<l>né d'entrar nel suo speco ancor mi vanto</l>
<l>se 'l futuro predice e manifesta,</l>
<l>ma se mai lagrimando Amor si desta</l>
<l>quel ch'ei spira, Malpiglio, io scrivo e canto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli dettava già soavi accenti</l>
<l>quand'io su 'l Po tessea verdi ghirlande,</l>
<l>e nove rime egli formò pur dianzi,</l>
</lg>
<lg>
<l>là 've tra gelide acque e sacre ghiande</l>
<l>pascer forse potrian le pure menti</l>
<l>fole più dolci de gli altrui romanzi.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>179</head>
<argument><p>Loda la bellezza de la sua donna con meravigliose similitudini del lauro e de le sue proprietà.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Sorgea per maraviglia un vivo lauro</l>
<l>tutto sicuro dal furor del cielo</l>
<l>con l'auree frondi e con pungenti rami,</l>
<l>ben che molle paresse il nobil tronco;</l>
<l>ma sì ferma non fu rigida pietra,</l>
<l>e v'affinava Amor gli aurati strali.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dove aguzzava ei vi spuntò gli strali</l>
<l>senza passar la scorza al dolce lauro;</l>
<l>e 'l diaspro stimò più molle pietra,</l>
<l>e disse: "É meglio saettar nel cielo</l>
<l>ch'in questo così vago e chiaro tronco,</l>
<l>ch'ombra mi fa co' suoi frondosi rami".</l>
</lg>
<lg>
<l>Paiono augelli infra gli ombrosi rami</l>
<l>vaghi Amoretti, e con acuti strali</l>
<l>fanno i lor dolci nidi in mezzo al tronco,</l>
<l>o pur com'api in quel vivace lauro;</l>
<l>e tanti son quante le stelle in cielo,</l>
<l>e ciascun passerebbe un cor di pietra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tante faville ancor di viva pietra</l>
<l>non uscir mai quante da' vaghi rami,</l>
<l>e tutte somigliar lumi del cielo;</l>
<l>e se 'l percote Amor con gli aurei strali,</l>
<l>vedreste fiammeggiar d'ardente lauro,</l>
<l>via più che selce ripercossa, il tronco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ne l'arabico mar s'asconde un tronco</l>
<l>verde ne l'acque e fuor si svolge in pietra;</l>
<l>e serba i suoi colori il verde lauro</l>
<l>che più s'inaspra ove le frondi e i rami,</l>
<l>men duri assai de' miei pungenti strali,</l>
<l>alzandosi da l'acque ei mostra al cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal sovra queste rive e 'n questo cielo</l>
<l>questo maraviglioso e novo tronco,</l>
<l>che non cura d'Amor l'arco e gli strali,</l>
<l>in mezzo al mar del pianto è fredda pietra;</l>
<l>e 'ndura al lacrimar le foglie e i rami</l>
<l>ove non toccan l'onde il verde lauro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanti la pianta ha rami Amore ha strali</l>
<l>e raggi il sole, e del mio lauro il tronco</l>
<l>risplende più ch'al ciel lucente pietra.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>180</head>
<argument><p><add resp="ed">A la signora Laura Peperara in Ferrara.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Chi vuol veder come ne l'acque amare</l>
<l>mirabilmente un vivo lauro impetra,</l>
<l>e serba il suo color la bella pietra</l>
<l>di cui parte s'asconde e parte appare,</l>
</lg>
<lg>
<l>non cerchi l'oriente o 'l ricco mare,</l>
<l>ma costei che s'indura e non si spetra:</l>
<l>ché se vederla mai per grazia impetra</l>
<l>meraviglie vedrà più nove e care.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedrà su queste sponde, in cui già nacque</l>
<l>maggior numero ancor d'eroi più forti</l>
<l>e dove è Margherita assai più bella,</l>
</lg>
<lg>
<l>vago alloro inasprirsi in mezzo l'acque</l>
<l>di salso pianto a la stagion novella,</l>
<l>perché l'orto a l'occaso invidia porti.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>181</head>
<argument><p>Loda la bellezza di Laura assomigliandola a le piante che stillano lacrime e odori.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Non è d'Arabia peregrina pianta</l>
<l>questa c'ha dolce odore,</l>
<l>per ch'in lacrime stilli il suo dolore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né 'l ventre ebbe giammai gravoso e pieno,</l>
<l>ma sovra lucide acque</l>
<l>nata è di Manto nel felice seno;</l>
<l>e tal com'ella nacque,</l>
<l>che tutti l'onorar s'a tutti piacque,</l>
<l>immortal qui l'onore</l>
<l>serba sì come verde il suo colore.</l>
<l>Caro pregio del cielo e di natura</l>
<l>che non hai paragone,</l>
<l>tua grazia a te mi scorga e mia ventura</l>
<l>ove lampeggi e tuone,</l>
<l>per che de le tue frondi io m'incorone,</l>
<l>che di Giove il furore</l>
<l>mai non offende o l'aureo stral d'Amore.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>182</head>
<argument><p>Risponde al signor Annibale Pocaterra.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'aura soave, al cui spirar respira</l>
<l>e gioisce il tuo cor nel foco ardente,</l>
<l>la dolcezza onde pasce Amor la mente</l>
<l>indi sparge nel canto e placa ogn'ira;</l>
</lg>
<lg>
<l>né mai figlia del sol, che nasce e gira</l>
<l>col padre e more al suo cader sovente,</l>
<l>sì placida ver noi da l'oriente</l>
<l>tra mille odori mormorando spira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, se l'aura vital, l'aura serena</l>
<l>che le procelle e le tempeste acqueta</l>
<l>e i vaghi accenti tuoi rende più chiari,</l>
</lg>
<lg>
<l>a me si volge, addolcirà la pena,</l>
<l>e faremo armonia dolente e lieta</l>
<l>di spirti dolci e di sospiri amari,</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>183</head>
<argument><p>Descrive l'atto nel quale vide baciarsi due donne amate da lui.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Di nettare amoroso ebro la mente,</l>
<l>rapto fui, né so come, in chiusa chiostra,</l>
<l>e due belle d'Amor guerriere in giostra</l>
<l>vidi con l'arme ond'egli è sì possente;</l>
</lg>
<lg>
<l>vidi che in dolce arringo alteramente</l>
<l>fer pria di lor beltà leggiadra mostra,</l>
<l>poi movendosi incontra ove s'inostra</l>
<l>la bocca si ferir di bacio ardente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Suonar le labbra e vi restaro i segni</l>
<l>de' colpi impressi. Amor, deh, perché a voto</l>
<l>tant'arme e tai percosse usar da scherzo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Provinsi in vera pugna e non si sdegni</l>
<l>scontro d'amante. Amor, me, tuo devoto,</l>
<l>opponi a l'una o fra le due fa terzo.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>184</head>
<argument><p>Dimostra che in questo atto del baciarsi lui s'inchinasse a la sua seconda fiamma.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Il cor che m'involò, donna, un furtivo</l>
<l>vostro sguardo dal petto e lusinghiero,</l>
<l>fu chiuso nel sen vostro e 'n carcer fero</l>
<l>d'esca amara nudrissi egro e mal vivo;</l>
</lg>
<lg>
<l>ed io d'in su le labbra, ov'egli privo</l>
<l>d'ogni speme m'apparve e prigioniero,</l>
<l>spesso pensai rapirlo, alto pensiero!;</l>
<l>ma disdegno il frenò superbo e schivo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or bella donna con lusinghe oneste</l>
<l>baciando indi se 'l toglie e in più ristretta</l>
<l>e più lieta prigion d'ambrosia il pasce;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma in voi tal dono in cambio avvien che lasce</l>
<l>di sua dolcezza, che, se 'l canto aveste</l>
<l>di sirena, l'avrete or d'angioletta.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>185</head>
<argument><p>Continuando ne la descrizione de' medesimi baci, mostra desiderio di riunire il core il qual era diviso in più d'una parte.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Dal vostro sen qual fuggitivo audace</l>
<l>corso al varco odorato era il mio core,</l>
<l>quando fra dolci spirti e dolce umore</l>
<l>un bacio attrasse il prigionier fugace.</l>
</lg>
<lg>
<l>Parte n'attrasse sol, perché tenace</l>
<l>parte in voi ne ritenne antico amore</l>
<l>fra 'l mel natio de l'uno e l'altro fiore,</l>
<l>ond'ei suo visco inestricabil face.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur novo bacio poi, la tronca parte</l>
<l>ritroncando, libò la più gradita;</l>
<l>l'altra languendo in voi misera stassi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, fia mai ch'io 'l raccolga, e con quest'arte,</l>
<l>e poi con l'alma in un sol loco il lassi,</l>
<l>come spira ne' morsi ape la vita?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>186</head>
<argument><p>Mostra di riconoscere la sua donna in maschera, benché fosse ignobilmente vestita.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Chi è costei ch'in sì mentito aspetto</l>
<l>le sue vere bellezze altrui contende,</l>
<l>e 'n guisa d'uom ch'a nobil preda intende</l>
<l>occulta va sott'un vestir negletto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Se 'l ver meco ne parla un novo affetto</l>
<l>ch'in virtute d'Amor ragiona e intende,</l>
<l>quest'è colei ch'invola i cori e prende</l>
<l>mill'alme, aprendo ogni più chiuso petto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ben veggio or come soave e chiara</l>
<l>mova la vista insidiosa e 'l suono</l>
<l>che produce fra noi sonno ed oblio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Aspro costume in bella donna e rio:</l>
<l>ché dentro al regno sol d'Amor s'impara</l>
<l>voler di furto il cor, s'io l'offro in dono.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>187</head>
<argument><p>Dice di non aver conosciuta la sua donna in maschera a gli occhi abbagliati dal soverchio lume.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Eran velati i crespi e biondi crini,</l>
<l>e 'l bel vermiglio e candido colore,</l>
<l>e la bocca che spira un dolce odore</l>
<l>fra perle orientali e fra rubini;</l>
</lg>
<lg>
<l>e breve spazio dentro a' suoi confini</l>
<l>rinchiudea maestà, grazia ed onore;</l>
<l>e solo in voi si discopriva amore</l>
<l>e da voi saettava, occhi divini;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tanto m'abbagliò la vista ardita,</l>
<l>che pien di maraviglia e pien d'oblio</l>
<l>non conobbi lo stral né la ferita.</l>
</lg>
<lg>
<l>"Lasso, deh chi m'inganna?" allor diss'io;</l>
<l>"lumi sereni de l'oscura vita,</l>
<l>s'erro, vostra è la colpa e 'l danno è mio."</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>188</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel dì che la mia donna a me s'offerse</l>
<l>sotto mentite larve ad arte incolta,</l>
<l>non la conobbi in quella guisa involta</l>
<l>quando gli occhi leggiadri in me converse:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'a lo splendor fui vinto e no 'l sofferse</l>
<l>l'alma, ch'in lei s'è trasformata e volta;</l>
<l>e l'alma luce in se medesma accolta</l>
<l>ne' suoi raggi s'ascose e ricoperse.</l>
</lg>
<lg>
<l>O pur Amor, che li rivolge in giro,</l>
<l>prese nove sembianze, e novi inganni</l>
<l>volle a me far sì come a gli altri ei suole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Era finto l'andare e i passi e i panni,</l>
<l>e vera la vergogna, ond'io sospiro</l>
<l>me stesso e lei che mi fé cieco al sole.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>189</head>
<argument><p>Il lauro secco.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Secco è l'arbor gentile</l>
<l>che mai le frondi e 'l verde</l>
<l>o per gelo o per fulmine non perde.</l>
<l>O mutata è la legge</l>
<l>de la natura, o 'l sole</l>
<l>men può di quel che suole</l>
<l>e sol le stelle Amore e 'l mondo regge,</l>
<l>e col piombo e con l'oro</l>
<l>miracoli rinnova</l>
<l>e fa vendetta nova</l>
<l>d'antico oltraggio ne l'amato alloro.</l>
<l>Ma se nel lieto aprile</l>
<l>rinverdir al mio crin non dee corona,</l>
<l>secchisi anco Permesso in Elicona.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>190</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Fummo un tempo felici,</l>
<l>io amante ed amato,</l>
<l>voi amata ed amante in dolce stato.</l>
<l>Poi d'amante nemica</l>
<l>voi diveniste, ed io</l>
<l>volsi in disdegno il giovenil desio.</l>
<l>Sdegno vuol ch'io ve 'l dica,</l>
<l>sdegno che nel mio petto</l>
<l>tien viva l'onta del mio don negletto;</l>
<l>e le fronde ne svelle</l>
<l>del vostro lauro, or secche e già sì belle.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>191</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Arsi mentre m'amaste,</l>
<l>ed al cortese affetto</l>
<l>pagò tributo di sospiri il petto;</l>
<l>ma poi che vostro amore</l>
<l>volgeste in altra parte,</l>
<l>donna, s'estinse anco il mio foco in parte.</l>
<l>Sorse poi novo ardore,</l>
<l>ma fiamma fu di sdegno</l>
<l>perché 'l mio don di voi stimaste indegno:</l>
<l>questa seccò le chiome</l>
<l>del lauro ond'onorava il vostro nome.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>192</head>
<argument><p>Il lauro verde.</p>
<p>Dedica a la sua donna molti madrigali d'eccellenti ingegni ne' quali si celebrava il lauro.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Laura, del vostro lauro in queste carte</l>
<l>molti germi vegg'io, molti coltori,</l>
<l>ma più vago ei verdeggia in mezzo a' cori</l>
<l>e coltivato v'è con più bell'arte;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se potesse a' bei vostri occhi in parte,</l>
<l>com'egli è dentro, dimostrarsi fuori,</l>
<l>mille rami vedreste e mille Amori</l>
<l>gir adunando le sue fronde sparte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tutti io non posso discoprirvi a pieno,</l>
<l>né pur quel sol che dentro l'alma i' tegno</l>
<l>in cui sì fisse ha l'alte sue radici;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l vorrei palesar ne' miei felici</l>
<l>frutti che non uscir di questo ingegno;</l>
<l>ma son pur miei perché li scelsi almeno.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>193</head>
<argument><p>Questo sonetto con l'altro accompagnano un libro di madrigali dedicati a la signora Laura.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>In queste dolci ed amorose rime,</l>
<l>Laura, vedrete il vostro lauro impresso,</l>
<l>più caro de la palma e del cipresso</l>
<l>e d'ogni altro ch'al cielo alzò le cime;</l>
</lg>
<lg>
<l>e non è pianta che si pregi e stime</l>
<l>tanto in Parnaso lungo il bel Permesso,</l>
<l>né su le rive del suo fiume istesso</l>
<l>tanto ei piacea ne le sembianze prime;</l>
</lg>
<lg>
<l>e verdeggia di lui selva sì bella</l>
<l>che m'invaghisce, e coro amico e lieto</l>
<l>in compagnia d'Amor vi canta a l'ombra</l>
</lg>
<lg>
<l>che fa d'un ramo la maggior facella;</l>
<l>e 'l vago ed odorifero laureto</l>
<l>io vi consacro che 'l mio core ingombra.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>194</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>La giovinetta scorza,</l>
<l>ch'involge il tronco e i rami</l>
<l>d'un verde lauro, Amor vuol ch'io sempre ami;</l>
<l>e le tenere fronde,</l>
<l>fra cui vaghi concenti</l>
<l>fan gli augelletti al mormorar de' venti;</l>
<l>e l'ombra fresca e lieta</l>
<l>che da le foglie acerbe</l>
<l>cade co' dolci sonni in grembo a l'erbe.</l>
<l>Quivi le reti asconde,</l>
<l>né 'n parte più secreta,</l>
<l>stanco di saettare, Amor s'acqueta.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>195</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Sovra le verdi chiome</l>
<l>di questo novo lauro, udite come</l>
<l>de' canori augelletti</l>
<l>altri scherzando van di ramo in ramo,</l>
<l>cantando "Io t'amo, io t'amo";</l>
<l>ed ei par gli risponda</l>
<l>col dolce mormorio</l>
<l>de la tremante fronda:</l>
<l>"Sì, sì, che v'amo anch'io";</l>
<l>ed altri vezzosetti</l>
<l>cantano "Quivi, quivi",</l>
<l>quasi vogliano dire: "In questi rivi</l>
<l>o intorno a queste linfe</l>
<l>ti vagheggian le ninfe".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>196</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>Felice primavera</l>
<l>di bei pensier fiorisce nel mio core</l>
<l>novo lauro d'amore,</l>
<l>a cui ride la terra e il ciel d'intorno;</l>
<l>e di bel manto adorno</l>
<l>di giacinti e viole il Po si veste:</l>
<l>danzan le ninfe oneste - e i pastorelli</l>
<l>e i susurranti augelli - in fra le fronde</l>
<l>al mormorar de l'onde; - e vaghi fiori</l>
<l>donan le Grazie a i pargoletti Amori.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>197</head>
<argument><p>A Mantova, per le nozze del signor conte Annibale Turco e la signora Laura Peperara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Mantova, se non basta il real nodo</l>
<l>che 'l grande Alfonso e l'alta sposa avvinse</l>
<l>e con Ferrara te di novo strinse,</l>
<l>or questo vi ristringe in caro modo:</l>
</lg>
<lg>
<l>questo, onde giungi lei, ch'onoro e lodo,</l>
<l>col fedel Turco; e stil giammai non pinse</l>
<l>più bella coppia, né l'ornò né finse</l>
<l>la chiara fama in quel ch'io leggo ed odo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così faransi due città gentili</l>
<l>con gli animi una sola e dal buon seme</l>
<l>s'aspettin duci e cavalieri egregi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e novi lauri fra le spoglie ostili</l>
<l>verdeggeranno, e, Troia e Tebe insieme</l>
<l>rinasceran con più felici pregi.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>198</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<lg>
<l>Chi la felice pianta d'oriente</l>
<l>portò ne l'occidente?</l>
<l>e di qual mano avventurosa è questo</l>
<l>maraviglioso innesto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice chi raccoglie</l>
<l>pepe nel lauro fra le verdi foglie!</l>
<l>Ond'amor e natura ed arte unite</l>
<l>fanno amicizia e lite.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>199</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>É regio questo lauro</l>
<l>ch'in queste erbose sponde</l>
<l>verdeggia con sì belle e vaghe fronde.</l>
<l>Dunque tanto superba</l>
<l>non sia ruvida mano</l>
<l>che ne tessa corona; anzi lontano</l>
<l>stia da le verdi foglie</l>
<l>chi per indegno crin giammai le coglie;</l>
<l>ma qui tra i fonti e i rivi e i fiori e l'erba</l>
<l>chi suol portarla d'oro</l>
<l>se la faccia d'alloro.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>200</head>
<argument><p>Parla de le nozze di Laura metaforicamente.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Questa pianta odorata e verginella,</l>
<l>che secura dal fulmine e dal gelo</l>
<l>cresce sì cara al mondo e cara al cielo,</l>
<l>quanto divien maggior tanto è più bella;</l>
<l>e giovanetta mano or di lei coglie</l>
<l>i novi frutti e le novelle foglie.</l>
<l>Oh fortunata man cui tanto lice;</l>
<l>e chi vi canta a l'ombra ancor felice!</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>201</head>
<argument><p>De le nozze di Laura parla ne l'istesso modo.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>De l'arboscel c'ha sì famoso nome</l>
<l>or s'ha fatta Imeneo la santa face,</l>
<l>e de le verdi fronde orna le chiome,</l>
<l>Amor, con tuo dolore e con tua pace;</l>
<l>e tu, che spesso gli volavi intorno</l>
<l>come al suo cibo suole augel rapace,</l>
<l>a la bell'ombra più non fai soggiorno,</l>
<l>pur con tua pace, Amore, e con tuo scorno!</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>202</head>
<argument><p><add resp="ed">Per la nascita di una figlia di Laura Peperara.
1583</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Picciola verga e bella</l>
<l>d'alloro trionfale,</l>
<l>cresci a la pianta, onde sei svelta, eguale!</l>
<l>Cresci felice; e, s'ella</l>
<l>secca non si rinverde,</l>
<l>tu mantien vivo frondeggiando il verde;</l>
<l>Fra la chioma novella</l>
<l>l'aura con dolci errori</l>
<l>scherzi mai sempre e i pargoletti Amori.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>203</head>
<argument><p>Ne l'infermità di Laura descrive l'affettuoso pianto che l'impetrò la salute.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Secco era quasi l'odorato alloro</l>
<l>da cui già trasse Amor tante faville,</l>
<l>e si spargeano i preghi a mille a mille</l>
<l>e mille occhi piangeano, e i miei con loro;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma scolorir vedendo il suo tesoro</l>
<l>due luci si turbar così tranquille,</l>
<l>e versar così pure e vaghe stille</l>
<l>che fur più belle de la pioggia d'oro.</l>
</lg>
<lg>
<l>O dolce pioggia d'amoroso pianto!</l>
<l>cristalli e perle da' celesti lumi</l>
<l>lascivo Amor non vi spargea, ma santo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così rinverde fra rugiade e fiumi</l>
<l>il vivo lauro; e stanno a l'ombra in tanto</l>
<l>valor, senno, bellezza, alti costumi.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>204</head>
<argument><p>Loda la bellezza de la signora Laura Peperara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Giammai più dolce raggio</l>
<l>non spiega il sole in un fiorito maggio</l>
<l>di quel che le tue rose e i tuoi ligustri</l>
<l>fa sì chiari ed illustri;</l>
<l>né caggiono giammai la state e 'l verno,</l>
<l>tal c'hai l'aprile eterno:</l>
<l>perpetua primavera hai nel bel viso</l>
<l>e 'l sole è il dolce riso.</l>
</lg>
</div3>
</div2>
<div2 type="libro">
<head>LIBRO III</head>
<head>RIME AMOROSE ESTRAVAGANTI</head>
<div3 type="poesia">
<head>205</head>
<argument><p>Dichiara con la similitudine del fuoco e del fonte come da un amore nascessero molti amori.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Voi che pur numerate i nostri amori</l>
<l>e, per saldar la mia ragione antica,</l>
<l>qual mi fosse benigna e qual nemica,</l>
<l>e le mie vecchie colpe e i novi errori;</l>
</lg>
<lg>
<l>non ha tanti l'aprile erbette e fiori,</l>
<l>né questo lido e questa piaggia aprica</l>
<l>ha tante arene ove più il mar s'implica,</l>
<l>né tanti bella notte almi splendori,</l>
</lg>
<lg>
<l>quante fur le mie pene in breve gioco</l>
<l>e quante le mie fiamme, e 'l cor nudrille</l>
<l>pur come faci d'un medesmo foco;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sparse un fonte sol le dolci stille,</l>
<l>ma non spense l'arsura o tempo o loco,</l>
<l>d'Amor nascendo Amori a mille a mille.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>206</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Spinto da quel desio che per natura</l>
<l>gli animi move a lieti e dolci amori,</l>
<l>molte donne tentai, di molte i cori</l>
<l>molli trovai, rado alma a me fu dura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur non fermai giammai la stabil cura</l>
<l>in saldo oggetto, ed incostanti amori</l>
<l>furo i miei sempre e non cocenti ardori,</l>
<l>fin ch'io vidi la vostra alma figura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma non sì tosto un vostro dolce sguardo</l>
<l>s'offerse a gli occhi ed infiammommi il petto,</l>
<l>che inestinguibil fiamma in me s'accese.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed io 'l conosco, oh mio sommo diletto!</l>
<l>Per non intepidirmi avvampo ed ardo:</l>
<l>Amor sia, prego, al mio 'ncendio cortese.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>207</head>
<argument><p>Paragona Amore a la rondinella, mostrando come faccia il nido nel suo cuore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tu parti, o rondinella, e poi ritorni</l>
<l>pur d'anno in anno, e fai la state il nido;</l>
<l>e più tepido verno in altro lido</l>
<l>cerchi sul Nilo, e 'n Menfi altri soggiorni;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma per algenti o per estivi giorni</l>
<l>io sempre nel mio petto Amore annido,</l>
<l>quasi egli a sdegno prenda in Pafo e 'n Gnido</l>
<l>gli altari e i tempi di sua madre adorni.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qui si cova e quasi augel s'impenna,</l>
<l>e, rotta molle scorza, uscendo fuori</l>
<l>produce i vaghi e pargoletti Amori;</l>
</lg>
<lg>
<l>e non li può contar lingua né penna,</l>
<l>tanta è la turba; e tutti un cor sostiene</l>
<l>nido infelice d'amorose pene.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>208</head>
<argument><p>Dimostra come la servitù e la violenza d'Amore sia quasi volontaria.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Per darci eterna gloria Amore scrisse</l>
<l>sue leggi in questa dura e bianca pietra</l>
<l>col più lucido stral d'aurea faretra,</l>
<l>e qui perpetue ognor saranno e fisse;</l>
</lg>
<lg>
<l>"E quinci al viver suo le prenda" ei disse</l>
<l>"ogni spirto gentile; e chi s'arretra</l>
<l>là dove grazia per servir s'impetra,</l>
<l>mal fugge quel che 'l cielo a lui prescrisse;</l>
</lg>
<lg>
<l>né schiva le catene e i cari nodi,</l>
<l>né la saetta, né l'ardente face,</l>
<l>ond'io costringo ad ubbidire a forza."</l>
</lg>
<lg>
<l>Così l'arme e le leggi in dolci modi</l>
<l>Amor ha poste insieme, e giunge e sforza</l>
<l>qualunque è più guerriero o più sagace.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>209</head>
<argument><p>Dice l'esser invitato da Amore, ma spaventato da l'esempio de gl'infelici amanti.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ben veggio avvinta al lido ornata nave</l>
<l>e 'l nocchier che m'alletta e 'l mar che giace</l>
<l>senz'onda, e 'l freddo Borea ed Austro tace,</l>
<l>e sol dolce l'increspa aura soave;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma l'aria e 'l vento e 'l mar fede non have:</l>
<l>altri, seguendo il lusingar fallace,</l>
<l>per notturno seren già sciolse audace,</l>
<l>ch'ora è sommerso o va perduto e pave.</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggio, trofei del mar, rotte le vele,</l>
<l>tronche le sarte e biancheggiar le arene</l>
<l>d'ossa insepolte e intorno errar gli spirti;</l>
</lg>
<lg>
<l>pur, se convien che quest'Egeo crudele</l>
<l>per donna solchi, almen fra le sirene</l>
<l>trovi la morte e non fra scogli e sirti.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>210</head>
<argument><p>Descrive come, andando per vedere un incendio notturno, s'accendesse d'amoroso fuoco.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Ardeano i tetti, e 'l fumo e le faville</l>
<l>rote faceano e tenebrosi giri,</l>
<l>e 'ntanto io spargea fuor caldi sospiri</l>
<l>al ribombar de le sonore squille,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando sembianze placide e tranquille</l>
<l>l'alto incendio destar de' miei desiri;</l>
<l>ed or dovunque gli occhi o 'l piede io giri</l>
<l>miro i bei raggi sparsi a mille a mille.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così presagio d'amoroso ardore</l>
<l>fu quel notturno foco, e la mia fiamma,</l>
<l>già mancando l'altrui, s'accese e crebbe;</l>
</lg>
<lg>
<l>né d'avvampar né di pregar m'increbbe,</l>
<l>sì piace il modo onde un sol petto infiamma</l>
<l>con tante faci e con nova arte Amore.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>211</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto,</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Tra l'empie fiamme a gli occhi miei lucente</l>
<l>la mia sì bella appare e sì pietosa,</l>
<l>come al partir d'oscura notte ombrosa</l>
<l>vidi purpurea luce in oriente;</l>
</lg>
<lg>
<l>o come al tempo già di Troia ardente</l>
<l>Elena tacque sospirando ascosa,</l>
<l>che le faci infiammò, rapita sposa,</l>
<l>piena la terra e 'l mar di fera gente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sante luci del ciel, non faccia oltraggio</l>
<l>ingiurioso foco al biondo crine</l>
<l>od a le rose in lei ch'</l>
<l>invidia il maggio,</l>
</lg>
<lg>
<l>né strugga le sue bianche e fresche brine;</l>
<l>e, s'in me pur s'accende il dolce raggio,</l>
<l>non s'estingua il mio foco anzi il mio fine.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>212</head>
<argument><p>Al signor Cesare Ligorio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vago fanciul, che da l'ardor sovente</l>
<l>ch'esce del petto mio mentre t'abbraccio,</l>
<l>sei testimone del mio forte laccio</l>
<l>e del peso ch'io porto dolcemente,</l>
</lg>
<lg>
<l>pregoti, se di farlo sei possente,</l>
<l>quando t'annoda e cinge il caro braccio</l>
<l>de la mia donna e senti il freddo ghiaccio</l>
<l>ch'al cor l'è scudo ed a l'altera mente,</l>
</lg>
<lg>
<l>narrale l'amor mio; ma s'i suoi baci</l>
<l>imprime in te sì che tu senta ardore,</l>
<l>chiedile s'arde sì com'ella accende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quand'ella neghi pur, tu prega Amore</l>
<l>ch'alcuna avventi in lei de le sue faci,</l>
<l>se pur d'alma innocente i preghi intende.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>213</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual chiamar ti degg'io, divo o mortale?</l>
<l>Rassembri tu bendato al bel sembiante</l>
<l>divo, e 'l divo d'amor fatto costante</l>
<l>che per fermarsi in me deponga l'ale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Certo Amor sei, ché spiri amor, e tale</l>
<l>ch'io ne divegno affettuoso amante,</l>
<l>e 'l cor ch'avea di rigido diamante</l>
<l>intenerir mi sento ad ogni strale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Opra in me qual più vuoi face o saetta,</l>
<l>legami ad ogni nodo; e, se mi sfida,</l>
<l>scingi, che puoi, la spada a Marte audace.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io chiedo la tua guerra e l'altrui pace:</l>
<l>pugnerò seco ancor, ma la diletta</l>
<l>tua Psiche almen da lunge a me sorrida.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>214</head>
<argument><p>A le dame de la serenissima duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vaghe colombe, che giungendo i rostri</l>
<l>senza numero alcun doppiate i baci</l>
<l>e fate dolci guerre e dolci paci,</l>
<l>miri la donna mia gli affetti vostri:</l>
</lg>
<lg>
<l>"Coppia" dica "gentil, che fuor dimostri</l>
<l>come dentro d'amore ardi e ti sfaci</l>
<l>e lusingando al tuo voler compiaci,</l>
<l>quanto son men felici i desir nostri:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'or vergogna li frena ed or timore,</l>
<l>sì che di mille appena un resta pago</l>
<l>talora, e par maravigliosa sorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non de' piaceri a noi dato è consorte,</l>
<l>ma de' pensieri; ed al marito il vago</l>
<l>preponsi, e dolce è sol furtivo Amore".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>215</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>S'egli è pur ver ch'Amor nel vostro petto</l>
<l>pietà m'impetri, com'a' dolci giri</l>
<l>de' bei vostri occhi parmi ed a' sospiri,</l>
<l>ove si scopre l'uno e l'altro affetto,</l>
</lg>
<lg>
<l>sarei felice a pien; ma 'l mio diletto</l>
<l>doppio toglie sovente a' miei desiri</l>
<l>colei che, dove in voi vien che si miri,</l>
<l>mira dolente il suo già vago aspetto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Crudel, se del suo grembo al mondo nacque</l>
<l>sì bella donna, esser dovria contenta</l>
<l>che piaccia altrui quant'ella a sé già piacque;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma, mentre gli anni andati in van rammenta,</l>
<l>de la nova beltà ch'in voi rinacque</l>
<l>par ch'in vece di gioia invidia senta.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>216</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>S'egli è pur vero, Amor, che mi legasti</l>
<l>di nodo così vago e sì tenace</l>
<l>che quando il cor più stringe allor più piace,</l>
<l>questo a tenermi in servitù mi basti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi Imeneo che di lascivi e casti</l>
<l>desir con novo ordigno un laccio face,</l>
<l>vago di meschiar sempre ogni mia pace</l>
<l>d'ire e di femminili odi e contrasti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo annoda Fortuna e vuole anch'ella</l>
<l>signoria sovra l'alma: or come puote</l>
<l>di tre tiranni esser soggetta e serva?</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor, il nodo tuo ristringi e serva,</l>
<l>gli altri disciogli; e la sua imagin bella</l>
<l>fia da me celebrata in chiare note.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>217</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Son queste, Amor, le vaghe chiome d'oro</l>
<l>da cui sì bramo d'esser preso e 'nvolto</l>
<l>e, senza mai cercar d'andarne sciolto,</l>
<l>chieder pietà mentre languisco e moro?</l>
</lg>
<lg>
<l>É questo quel bel ciglio in cui t'adoro</l>
<l>perché mi scopri ogni tuo bene accolto?</l>
<l>Son questi gli occhi ove il tuo stral m'ha colto,</l>
<l>né già più dolce uscir potria da loro?</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, chi dimostra il paradiso aperto</l>
<l>in breve carta, che ritrar vorrei</l>
<l>perch'io non sol, ma l'arte avesse merto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Fugga la nuova maraviglia e lei</l>
<l>che 'l Po vagheggia, chi servir sì certo</l>
<l>non prepone a vittorie ed a trofei.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>218</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non regna brama in me cotanto ardita</l>
<l>che così dubbia impresa erga mia spene;</l>
<l>e, sebben la beltade altrui l'invita,</l>
<l>la severa onestà poi la ritiene;</l>
</lg>
<lg>
<l>né son sì poche o lievi in me le pene</l>
<l>che l'alma d'un piacer folle invaghita</l>
<l>le scordi, e del suo bel corso smarrita</l>
<l>erri per strada ch'a reo fin la mene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lodai le vaghe membra onde traluce</l>
<l>de l'interna bellezza un raggio ardente,</l>
<l>come per nube il sol puro e sottile;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma non m'accese già la vaga luce,</l>
<l>nel petto alcun pensier lascivo e vile,</l>
<l>ché per me son d'Amor le faci spente.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>219</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quell'alma ch'immortal, donna, traesti</l>
<l>non dal girar de le superne rote,</l>
<l>ma dal grembo d'Iddio, macchiar non puote</l>
<l>chi l'ammantò de le caduche vesti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sono i suoi bei nodi in te contesti</l>
<l>sì sottilmente, ch'ella indi si scuote</l>
<l>e vola verso il sole, e forme ignote</l>
<l>vede a' mortai, bellezze alte e celesti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vede se stessa nel cristallo eterno</l>
<l>quasi 'n ispecchio, e vede a sé sembianti</l>
<l>mille che già peregrinaro al mondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi riede, e 'l limo suo purgato e mondo</l>
<l>rende così che col sembiante esterno</l>
<l>prende ed alletta i più cortesi amanti.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>220</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sdegno gentil, che con nov'armi e novi</l>
<l>modi il mio cor sì dolcemente assali,</l>
<l>ch'or lo spaventi or l'assicuri, e tali</l>
<l>son gli affetti ch'in lui senti e commovi;</l>
</lg>
<lg>
<l>quel piacer ch'in altrui sempre rinnovi</l>
<l>fin che più dove impetuoso sali</l>
<l>le tue forze raddoppi e ne' miei mali,</l>
<l>senz'altro schermo, ognor pronto mi trovi:</l>
</lg>
<lg>
<l>onde, mentre talor l'amaro mesci</l>
<l>nel mel ch'amando di gustar m'è dato,</l>
<l>la dolcezza d'Amor temprando accresci.</l>
</lg>
<lg>
<l>Torna dunque a ferirmi al modo usato:</l>
<l>ché via più quanto impetuoso cresci</l>
<l>tanto il rigor d'Amor mi par più grato.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>221</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Degni lacci d'Amor, crespi aurei crini</l>
<l>ove quest'alma ognor s'intrica e prende;</l>
<l>voci che da le perle e da i rubini</l>
<l>ferite il cor che 'n gran desio v'attende;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tu, candida man, che mi destini</l>
<l>a la prigion che nulla più m'offende;</l>
<l>e voi, specchi del cor, lumi divini</l>
<l>per cui questa mia notte or luce or splende;</l>
</lg>
<lg>
<l>a voi, d'errare e di fuggir già stanco,</l>
<l>chieggo perdon del mio gran fallo indegno,</l>
<l>né vuo' più ch'altra cura il cor mi stempre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né dubbio in voi de la mia fé sia unquanco,</l>
<l>ché fia il mio nodo indissolubil sempre</l>
<l>poiché no 'l sciolse né stagion né sdegno.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>222</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna, poiché fortuna empia mi nega</l>
<l>seguirvi e cinge al piè dure catene,</l>
<l>almen per l'orme vostre il cor ne viene</l>
<l>cui laccio, oltre i bei crini, altro non lega;</l>
</lg>
<lg>
<l>e fa quasi augellin che l'ali spiega</l>
<l>dietro ad uom che dolce esca in man ritiene,</l>
<l>ché di cibarsi ne' begli occhi ha spene,</l>
<l>onde vi segue e si lamenta e prega.</l>
</lg>
<lg>
<l>Prendetel voi, e dentro al vostro seno</l>
<l>riponetel benigna, e quivi poi</l>
<l>felice prigioniero i giorni spenda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse avverrà che i dolci affanni suoi</l>
<l>canti e 'l bel vostro nome, e 'l suono intenda</l>
<l>quanto cingono intorno Adria e Tirreno.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>223</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna, qual fede avete e qual amore,</l>
<l>s'a la mia fede non s'avviva e splende</l>
<l>sì come face ch'altra fiamma accende</l>
<l>e doppia luce e insieme accresce ardore?</l>
</lg>
<lg>
<l>E d'onde avvien che d'uno in altro core</l>
<l>questo e quella non passa e non l'attende,</l>
<l>pur come fuoco suol ch'a fuoco ascende</l>
<l>e poi congiunto non si turba o more?</l>
</lg>
<lg>
<l>Misero me! la mia s'asconde e vela;</l>
<l>pur traluce venendo, e fa tal volta</l>
<l>fervide l'opre mie non ch'i sospiri;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma trova chiuso il varco: in voi sepolta</l>
<l>la vostra per rigor s'indura e gela,</l>
<l>quasi di trovar fede ella s'adiri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>224</head>
<argument><p>A la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna, de la mia fé segno sì chiaro</l>
<l>già vi mostrai ch'indi tralucer fuore</l>
<l>a voi dovea quasi per vetro il core,</l>
<l>cui sol quanto a voi piace è dolce e caro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, crudel, no 'l gradiste, o no 'l miraro</l>
<l>gli occhi che da me torce empio rigore</l>
<l>e fiero sdegno appanna: or, se maggiore</l>
<l>prova chiedete, a farla io mi preparo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanto di grave e faticoso il forte</l>
<l>Teban sofferse io sostener non schivo,</l>
<l>s'acquistar pur credenza il ver ne deve.</l>
</lg>
<lg>
<l>Scopra, se non la vita, almen la morte</l>
<l>la mia fede in sul rogo: a me fia leve</l>
<l>perir nel fuoco ove languendo or vivo.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>225</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ove si canta il nome, ove il sembiante</l>
<l>de l'alto Re del Ciel, donna, s'adora,</l>
<l>vi sovvenne di me nel tempio ancora</l>
<l>fra le imagini sue divote e sante?</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, per mutar contrada, o nel levante</l>
<l>donde si mostra la vermiglia aurora,</l>
<l>o dove cade il sole, o per ch'io mora</l>
<l>e torni al ciel qual peregrino errante,</l>
</lg>
<lg>
<l>terrò di voi memoria e voi ne l'alma</l>
<l>in cui l'impresse Amor di propria mano,</l>
<l>né giammai temerò l'acque di Lete;</l>
</lg>
<lg>
<l>e vostro, come appresso, io son lontano,</l>
<l>e sarò, per fortune avverse o liete,</l>
<l>fin che lo spirto reggerà la salma.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>226</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre ch'armaste d'alterezza e d'ira,</l>
<l>bella guerriere mia, l'alma e 'l sembiante,</l>
<l>me 'n dolsi in guisa che nessuno amante</l>
<l>per sì giusta cagion tanto sospira,</l>
</lg>
<lg>
<l>né disprezzo ed orgoglio egual rimira</l>
<l>in vaga donna; pur fui sì costante</l>
<l>che, rotto quel diaspro e quel diamante,</l>
<l>Amor nova pietade al cor vi spira;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mansueta il mio doglioso affetto</l>
<l>volgete in lieto, e via maggior la gioia</l>
<l>fa la memoria de l'amare pene;</l>
</lg>
<lg>
<l>e ben or provo quel ch'alcuno ha detto,</l>
<l>che dopo lungo affanno e lunga noia</l>
<l>amoroso piacer più caro viene.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>227</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Lingua crudel, che saettasti i detti</l>
<l>che mi passar come quadrelle al core,</l>
<l>ben di tosco mortal li sparse Amore</l>
<l>e tutti in me n'avvelenò gli affetti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e la mia speme amara e i miei diletti</l>
<l>fece il novo amarissimo dolore;</l>
<l>e 'l rimedio ne cerco ed ho timore</l>
<l>che tuo novello stral non mi saetti:</l>
</lg>
<lg>
<l>onde la mente mia devota e vaga,</l>
<l>perch'amando desia d'esser amata,</l>
<l>non ardisce scoprir quel ch'ella vuole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! quando il duolo in me d'ogni mia piaga,</l>
<l>che fu sì mortalmente avvelenata,</l>
<l>tempreran le dolcissime parole?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>228</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cara nemica mia, l'ira e l'orgoglio</l>
<l>che ne' miei danni a torto in voi si scorge,</l>
<l>fa che un fermo desio ne l'alma sorge</l>
<l>d'uscir di vita insieme e di cordoglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, poiché la cagion, per cui mi soglio</l>
<l>doler, Amore a gli occhi afflitti porge,</l>
<l>novo pensiero al cor, lasso, risorge,</l>
<l>né di languir o sospirar mi doglio:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché, come il verno a l'apparir del sole</l>
<l>la neve intorno si dilegua e sface</l>
<l>e l'arido terren forza riprende,</l>
</lg>
<lg>
<l>così quel raggio di beltà che splende</l>
<l>ne i vostri sdegni al cor sovente suole</l>
<l>arrecar dolce e desiata pace.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>229</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Lasso, com'è ch'al terso avorio e bianco</l>
<l>di quella man, cui par non trova Amore,</l>
<l>ferro, che dovea cedere in poche ore,</l>
<l>regga sì lungamente ardito e franco?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed io, ch'avea via più indurato il fianco</l>
<l>per mille assalti e via più freddo il core,</l>
<l>al primo lampeggiar del suo splendore</l>
<l>rotto ne porto e guasto il lato manco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse, sì come il folgore men degna</l>
<l>di mostrar quanto puote in umil tetto,</l>
<l>ma l'alte torri impetuoso spezza,</l>
</lg>
<lg>
<l>così la man più ch'altra bella e degna</l>
<l>quasi debil nemica il ferro sprezza,</l>
<l>e sol prova sua forza nel mio petto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>230</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Dubitate ch'io v'ami? ancor dubbiosa</l>
<l>siete del cor che più rifugio o scampo</l>
<l>non chiede, e, qual guerrier ch'è vinto in campo,</l>
<l>di prender l'armi in contra voi non osa?</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, poteste veder la fiamma ascosa,</l>
<l>ond'io del vostro amor vivendo avvampo,</l>
<l>e l'imagine bella onde mi stampo,</l>
<l>ché sareste men cruda e men ritrosa!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, se non posso a voi mostrarla in vita,</l>
<l>morte la scopra e non mi tenga a freno</l>
<l>sprezzata fede e di morire ardita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morrò perché 'l crediate; e morto almeno</l>
<l>amate il cener mio, se mal gradita</l>
<l>fu grande e viva arsura accolta in seno.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>231</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non, per crescer più sempre il mio dolore</l>
<l>e ne l'alma destar novi martiri,</l>
<l>potrà spegner il ciel questi desiri</l>
<l>e veder poscia estinto il giusto ardore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di nuove forme Amor m'imprima il core</l>
<l>e più fiero mi strazi e mi raggiri,</l>
<l>ch'al primo fin convien sol ch'io sospiri</l>
<l>e nel mio incendio viva a l'ultime ore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanto via più la crudeltà mi preme</l>
<l>di che v'ingombra il cor, madonna, tanto</l>
<l>più nel primo voler l'alma si regge:</l>
</lg>
<lg>
<l>vinta l'ira, il desir, l'odio, la speme,</l>
<l>la crudeltà, l'ardor, l'orgoglio, il pianto,</l>
<l>né mi consigli Amor, né mi dia legge.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>232</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ebbe simili stelle il vecchio Atlante</l>
<l>con le mie stelle, e fu converso in pietra;</l>
<l>or sovra il chiaro fonte Alcide impetra</l>
<l>arte gentil d'umor vano stillante;</l>
</lg>
<lg>
<l>e meraviglia fu d'un bel sembiante,</l>
<l>che, dove spende Amor l'aurea faretra,</l>
<l>l'uom che fiso il contempla e non s'arretra</l>
<l>candido sasso il fa tra verdi piante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l mio fato è men duro: orrido crine</l>
<l>lui volse in aspro monte e in bianco marmo;</l>
<l>qui cangia la beltà d'un chiaro viso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui gloria è l'esser vinto, ond'io non m'armo,</l>
<l>però che questo ancora è paradiso</l>
<l>e fiamma e luci ha come il ciel divine.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>233</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sovra d'un carro di rossore tinto</l>
<l>ch'a foco e fiamma distruggea la gente,</l>
<l>un novo sol, via più ch'Apollo ardente</l>
<l>e di porpora e d'or fregiato e cinto,</l>
</lg>
<lg>
<l>vid'io pur dianzi, oh che stupor!, dipinto</l>
<l>aver nel vago suo chiaro e lucente</l>
<l>due nere stelle c'han virtù possente</l>
<l>di far parere un uom di selce o finto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Miracolo o portento, a mille a mille</l>
<l>sfaransi i monti in disusata foggia</l>
<l>di fuor per pioggia e per gran fiamma dentro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già intorno tuona; ed io, lasso, nel centro</l>
<l>agli emisperii miei sento faville</l>
<l>da far tosto apparir baleni e pioggia.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>234</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Io vidi quel celeste altero viso,</l>
<l>ch'avvampar suol di mille fiamme ardenti,</l>
<l>pallido sì ch'indi assai men cocenti</l>
<l>moveano i guardi e 'l lampeggiar del riso:</l>
</lg>
<lg>
<l>gli occhi miei stanchi, ch'in lui rado affiso,</l>
<l>allora fur di sostener possenti</l>
<l>i raggi e 'l foco e 'l dolce obbietto, intenti</l>
<l>goder ciò che bea l'alme in paradiso.</l>
</lg>
<lg>
<l>O color de gli amanti! o vago e caro</l>
<l>pallor, onde ha l'Aurora invidia e sdegno</l>
<l>ché di rose men vaghe il volto inostra!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben avrei fato avventuroso e raro</l>
<l>se, come in lei d'amar l'aspetto mostra,</l>
<l>così 'l cor ne mostrasse un picciol segno.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>235</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa ch'a me tra fiori e fronde spira,</l>
<l>e di suoni e d'odor quasi un concento</l>
<l>facendo a l'armonia mi rende intento,</l>
<l>onde ver me si move, e chi la gira?</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'aura d'oriente, e su la tira</l>
<l>forse il sol novo? o pur benigno vento</l>
<l>che move da l'occaso dolce e lento?</l>
<l>o pur la donna mia ver me sospira?</l>
</lg>
<lg>
<l>Aura ella è certo, ché tra perle e rose</l>
<l>da la sua bocca move e quinci prende</l>
<l>virtù ch'appaghi l'alma e riconforti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e perch'or austro or aquilon la porti</l>
<l>o da piagge infiammate o da nevose,</l>
<l>vien soave egualmente a chi l'attende.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>236</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Oltre il mar vasto, ove gli aprici campi</l>
<l>scaldano il verno più temprati soli,</l>
<l>drizzan gli augelli peregrini i voli</l>
<l>per ritornar quando 'l Montone avvampi;</l>
</lg>
<lg>
<l>ombra non è che pur ricopra o stampi</l>
<l>la terra algente, e i cigni e i lusignoli</l>
<l>tacciono le lor pene e i dolci duoli;</l>
<l>ma io dove ricovro od a quai lampi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi tempra la mia bruma? il dolce raggio</l>
<l>de' bei vostri occhi. A questo io mi riparo</l>
<l>senza varcare il mar, passar l'arene:</l>
</lg>
<lg>
<l>questo tra nevi e gelo un vago maggio</l>
<l>m'infiora sì ch'in suon leggiadro e chiaro</l>
<l>sfido i cigni cantando e le sirene.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>237</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Negro era intorno e 'n bianche falde il cielo</l>
<l>piovea converso, quando in alto ascese</l>
<l>madonna per mostrarsi a me cortese</l>
<l>e le fiamme mirar che sì mal celo,</l>
</lg>
<lg>
<l>quand'ecco su' bei crin stille di gelo</l>
<l>sembrar perle su l'oro ad arte stese;</l>
<l>ma le mie luci al dolce obietto intese</l>
<l>chiuse, ahi! la pioggia e lor di sé fé velo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! quando in giogo d'Alpe o d'Apennino</l>
<l>avvenne o in iperborea eccelsa rupe</l>
<l>sì duro caso, e a cui sì forte incresce?</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso, io rimasi allor qual peregrino</l>
<l>a cui s'annotti in valli orride e cupe,</l>
<l>mentre monti di neve il turbo mesce.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>238</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Or che colui che messaggier fedele</l>
<l>fu de' nostri sospir, del nostro affetto,</l>
<l>giudice scaltro a terminare eletto</l>
<l>le nostre dolci liti e le querele,</l>
</lg>
<lg>
<l>fatto è ad Amor rubello, a noi crudele,</l>
<l>esser ben può ch'io sparga ogni mio detto</l>
<l>a l'aria, a' venti, e nel profondo petto</l>
<l>i gran secreti suoi nasconda e cele;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma ch'io non v'ami sempre e non v'adori</l>
<l>far giammai non potranno oltraggi e sdegni</l>
<l>o del cielo o d'Amor non che d'uom vile,</l>
</lg>
<lg>
<l>né far forse potrà ch'io non disegni</l>
<l>in carte il vostro onor con dotto stile,</l>
<l>e che le vostre chiome non indori.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>239</head>
<argument><p><add resp="ed">Tirsi e Licori.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Tirsi sotto un bel pino</l>
<l>rimirava Licori,</l>
<l>e cantando dicea fra l'erbe e i fiori:</l>
<l>"Questo mutar può sede</l>
<l>fuor d'ogni suo costume</l>
<l>e nascer ne la valle o lungo un fiume,</l>
<l>prima ch'abbia la fede</l>
<l>in terra altro ricetto,</l>
<l>cara Licori mia, di questo petto".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>240</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Gli augelletti diversi</l>
<l>al tuo venir, Licori,</l>
<l>fra bei mirti cantaro e verdi allori</l>
<l>soavemente amorosetti versi</l>
<l>da intenerire i cori;</l>
<l>ma tu più dolci assai li canti e detti.</l>
<l>Felice chi l'impara</l>
<l>e la sua voce al tuo nome rischiara!</l>
<l>Felici que' boschetti</l>
<l>ch'insegni risonarli e que' poggetti!</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>241</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Mentre i dipinti augelli,</l>
<l>cara Licori mia,</l>
<l>fra le superbe piante e gli arboscelli</l>
<l>facean bella armonia,</l>
<l>ed ora questi or quelli</l>
<l>alternavano a prova i vaghi accenti,</l>
<l>diss'io pien di stupore:</l>
<l>"Questa è la scuola ov'è maestro Amore!</l>
<l>Deh! perché non apprendo i bei lamenti</l>
<l>ne' miei dolci tormenti?"</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>242</head>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Sovra l'erbette e i fiori</l>
<l>fuggia tutto smarrito</l>
<l>la mia crudel Licori,</l>
<l>anzi 'l cor mio che fu da lei rapito;</l>
<l>e me di piaggia in piaggia</l>
<l>seguia Ninfa selvaggia,</l>
<l>quando m'aggiunse, e con soavi baci</l>
<l>mi disse: "Or prendi e taci".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>243</head>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>Fuggia di poggio in poggio</l>
<l>la mia dolce nemica,</l>
<l>ed essa mi seguia bella e pudica.</l>
<l>Al fin mi giunse tra l'erbette e l'acque</l>
<l>e mi trafisse il core e non mi spiacque,</l>
<l>perché dir non saprei</l>
<l>s'ebbi vita più dolce o morte in lei;</l>
<l>ma vita se parlò, morte se tacque.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>244</head>
<lg type="non-definito">
<head>6</head>
<l>Qual cervo errando suole</l>
<l>fuggir saette o dardi,</l>
<l>io fuggiva i begli occhi e i dolci sguardi</l>
<l>fra l'erbe e le viole,</l>
<l>quando costei mi giunse e col suo riso,</l>
<l>non pur con le parole,</l>
<l>vita e morte mi diè così gradita:</l>
<l>morte perché diviso</l>
<l>fui da me stesso, e vita</l>
<l>perché l'alma felice è seco unita.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>245</head>
<lg type="non-definito">
<head>7</head>
<l>Quando stanco mi giunge</l>
<l>la mansueta e leggiadretta fera,</l>
<l>così nel cor mi punge</l>
<l>che mi piace il morir in tal maniera;</l>
<l>ma non mi par ch'io muoia</l>
<l>perché 'l morire è gioia.</l>
<l>Pur tante son le morti,</l>
<l>tante le vite mie,</l>
<l>quante son l'acque, o Po, che teco porti,</l>
<l>quanti i fioretti e l'erbe;</l>
<l>e tutte sono dolci e tutte acerbe,</l>
<l>tutte spietate e pie.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>246</head>
<lg type="non-definito">
<head>8</head>
<l>Al lume de le stelle</l>
<l>Tirsi sotto un alloro</l>
<l>si dolea lagrimando in questi accenti:</l>
<l>"O celesti facelle,</l>
<l>di lei ch'amo ed adoro</l>
<l>rassomigliate voi gli occhi lucenti:</l>
<l>luci serene e liete,</l>
<l>sento la fiamma lor mentre splendete".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>247</head>
<lg type="non-definito">
<head>9</head>
<l>Io vidi già sotto l'ardente sole</l>
<l>discoloriti i fiori</l>
<l>come la mia Licori;</l>
<l>come i gigli del volto e le viole</l>
<l>che d'irrigar desio</l>
<l>con lagrimoso rio,</l>
<l>e seco insieme impallidir anch'io,</l>
<l>seco mutar sembiante,</l>
<l>avventuroso amante.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>248</head>
<lg type="non-definito">
<head>10</head>
<l>Vita de la mia vita,</l>
<l>tu mi somigli pallidetta oliva</l>
<l>o rosa scolorita;</l>
<l>né di beltà sei priva,</l>
<l>ma in ogni aspetto tu mi sei gradita,</l>
<l>o lusinghiera o schiva;</l>
<l>e se mi segui o fuggi</l>
<l>soavemente mi consumi e struggi.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>249</head>
<lg type="non-definito">
<l>L'amar sempre sperando</l>
<l>non è l'amor verace,</l>
<l>ma importuno desio di quel che piace,</l>
<l>e sfrenato voler e ingorda brama</l>
<l>di quel che per gioir s'apprezza ed ama.</l>
<l>Io sono il vero amante,</l>
<l>ch'amo l'orgoglio vostro e i fieri sdegni</l>
<l>e i miei tormenti indegni,</l>
<l>non per gioir ma per languir costante.</l>
<l>Miracolo d'amor ch'altri non crede,</l>
<l>morta è la speme e vive in me la fede!</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>250</head>
<lg type="non-definito">
<l>Non è verace amore</l>
<l>quel che sol brama o spera,</l>
<l>ma cura ingiusta e 'ngorda voglia e fera;</l>
<l>e falso e vano amante</l>
<l>è quel ch'a sol goder move le piante.</l>
<l>Io son l'amante vero,</l>
<l>ch'amo vostra beltà, vostra virtude;</l>
<l>ned altro il mio cor chiude,</l>
<l>né per folle cagion temo o dispero.</l>
<l>Miracolo d'amor, novo in me solo,</l>
<l>non ho speme o timor, non gioia o duolo.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>251</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Darà fin presta morte al mio dolore,</l>
<l>o lungo corso di molti anni, Amore? - <emph>ore</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Odo una voce, Amore, del mio sono;</l>
<l>o tu sei qui mentr'il mio duol risono? - <emph>sono</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Invisibil tu dunque, Amor, sei meco,</l>
<l>ch'io non ti veggio e 'n lagrime m'accieco? - <emph>cieco</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deggio sperar di mai vederti in lei,</l>
<l>che ne' boschi dal ciel tragge gli dei? - <emph>dei</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fia dunque breve il duol che 'l pianto elice,</l>
<l>e mi lice sperar d'esser felice? - <emph>lice</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quando, Amor? ché 'l viver m'è molesto</l>
<l>e come posso di morir m'appresto. - <emph>presto</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual fia presto soccorso al mio tormento</l>
<l>se mill'anni a gli amanti è un sol momento? - <emph>mento</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Bugiardo Amore, il mio duol prendi a gioco,</l>
<l>né t'incresce di lui molto né poco? - <emph>poco</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque è pur ver ch'alquanto te n'incresca</l>
<l>o pur mostri pietà per ch'io l'accresca? - <emph>cresca</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morrò se cresce, e fia rimedio al duolo</l>
<l>sol morte: al duol, ond'io me ne consolo. - <emph>solo</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cresci tanto, mio duol, ch'io lasso pera,</l>
<l>poiché d'altra speranza il cor dispera. - <emph>spera</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Spererò dunque in mentitor fallace</l>
<l>che 'l falso o 'l meno dice e 'l più si tace? - <emph>tace</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tace ov'io taccio, ed ov'io grido grida,</l>
<l>ed ora mi spaventa, ora m'affida. - <emph>fida</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vaneggio certo; Amor non mi risponde,</l>
<l>ma venir può questa risposta altronde. - <emph>onde</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa è la voce mia che da me spira</l>
<l>ed Eco la rimanda e la raggira. - <emph>gira</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Eco di selve abitatrice errante,</l>
<l>prima di me tu fosti al mondo amante. - <emph>ante</emph>.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or pietosa tu sei de l'altrui male,</l>
<l>vaga voce ne' boschi ed immortale? - <emph>tale</emph>.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>252</head>
<sp><speaker>AMANTE</speaker><lg><l>I desideri tuoi,</l>
<l>Amor, dove raggiri?</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>AMORE</speaker><lg><l>Sol volgo a quel che piace a' miei desiri.</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>AMANTE</speaker><lg><l>Dove li fermi poi?</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>AMORE</speaker><lg><l>In quel che piace ancora;</l>
<l>e se no 'l giungo non ho posa un'ora.</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>AMANTE</speaker><lg><l>Dunque, ove quel che piace</l>
<l>non ti mova o t'acquete,</l>
<l>non hai tu moto, Amor, non hai quiete?</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>AMORE</speaker><lg><l>Per lui sol guerra e pace</l>
<l>e solo ho morte e vita,</l>
<l>la qual sovente è col piacer finita.</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>AMANTE</speaker><lg><l>Se t'ancide il piacere,</l>
<l>rinasci col diletto</l>
<l>in quello stesso, Amore, o 'n altro petto?</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>AMORE</speaker><lg><l>Sonni, non morti vere,</l>
<l>son quelli ond'io mi sveglio,</l>
<l>fatto lieto fanciul di mesto veglio;</l>
<l>ma, s'avvien che 'n lui muoia,</l>
<l>poi rinasco in altrui,</l>
<l>ed immortale Amor vive tra vui.</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>AMANTE</speaker><lg><l>Dunque soverchia gioia</l>
<l>non brami nel suo core</l>
<l>chi t'ama vivo, pargoletto Amore.</l>
</lg>
</sp>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>253</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Deh, nuvoletta, in cui m'apparve Amore</l>
<l>e fece a gli occhi miei candido velo,</l>
<l>e, se m'ascose la beltà del cielo,</l>
<l>mostrò la sua di cui più vago è 'l core!</l>
</lg>
<lg>
<l>Nuvoletta gentil, non fusti piena</l>
<l>di fredda pioggia o di gelata neve</l>
<l>o ver di fiamme ardenti,</l>
<l>ma d'uno spiritel volante e leve</l>
<l>e di lieto color tutta serena;</l>
<l>e i miei lumi contenti</l>
<l>pareano al lampeggiar d'occhi ridenti;</l>
<l>e, se 'l vago candor sì dolce adombra,</l>
<l>bramo la luce di cangiar con l'ombra</l>
<l>e la vista del sol col mio signore.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>254</head>
<lg type="non-definito">
<l>Amor, ch'aspro tormento</l>
<l>sei fra' mortali in terra,</l>
<l>e mal sicura tregua e certa guerra,</l>
<l>e terribil procella e fiero vento,</l>
<l>che turbi i nostri ingegni,</l>
<l>e 'n guisa d'onde movi alti disdegni;</l>
<l>sei fra gli angeli in ciel senza difetto</l>
<l>contentezza e diletto,</l>
<l>e tranquilla quiete e stabil pace,</l>
<l>e gioia eterna con piacer verace.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>255</head>
<lg type="non-definito">
<l>Mentre in grembo a la madre Amore un giorno</l>
<l>dolcemente dormiva,</l>
<l>una zanzara zufolava intorno</l>
<l>per quella dolce riva;</l>
<l>disse allor, desto a quel susurro, Amore:</l>
<l>"Da sì picciola forma</l>
<l>com'esce sì gran voce e tal rumore</l>
<l>che sveglia ognun che dorma?"</l>
<l>Con maniere vezzose</l>
<l>lusingandogli il sonno col suo canto</l>
<l>Venere gli rispose:</l>
<l>"E tu picciolo sei,</l>
<l>ma pur gli uomini in terra col tuo pianto</l>
<l>e 'n ciel desti gli dei".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>256</head>
<lg type="non-definito">
<l>Amor, che qui d'intorno</l>
<l>or fai ben mille scherzi e mille giri,</l>
<l>s'ardisci numerar tante mie pene</l>
<l>e tanti miei sospiri,</l>
<l>che son più de l'arene,</l>
<l>più de l'onde del mar, più de le stelle,</l>
<l>racconta a la mia donna e queste e quelle;</l>
<l>e dì ch'io vivo a ciò che resti in vita</l>
<l>la mia doglia infinita.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>257</head>
<lg type="non-definito">
<l>Ardi, Amor, se ti piace,</l>
<l>l'alma mia non che 'l fianco,</l>
<l>ch'io non sarò di sofferir mai stanco;</l>
<l>ma sembri la tua face</l>
<l>folgor ch'addentro passa</l>
<l>e fuor di sé vestigio a pena lassa.</l>
<l>Portino in me i tuoi sdegni</l>
<l>anzi martir che segni.</l>
<l>Pur, se restar vestigi</l>
<l>debbon di quel martire onde m'affligi</l>
<l>dimostrin le mie labbra e le mie gote</l>
<l>di cari baci impresse ardenti note.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>258</head>
<lg type="non-definito">
<l>Auree fur le saette,</l>
<l>Amor, onde piagavi</l>
<l>l'alma con dolci piaghe e con soave:</l>
<l>or non sol le quadrella,</l>
<l>ma le catene hai d'oro ed ogni nodo</l>
<l>che lega in nuovo modo</l>
<l>cortese amante e casta donna e bella;</l>
<l>e così quindi e quinci</l>
<l>con l'oro vinci, Amor, con l'oro avvinci.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>259</head>
<lg type="non-definito">
<l>Soletto Amor tendea,</l>
<l>qual pescator, le reti</l>
<l>fra cari scogli per diporto un giorno,</l>
<l>ed un bel fior vedea,</l>
<l>ch'a tutti i fior più lieti</l>
<l>facea ne l'onde amare un dolce scorno;</l>
<l>e pien di maraviglia</l>
<l>dicea: "Felice preda! o chi la piglia?"</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>260</head>
<lg type="non-definito">
<l>Donna, il bel vetro tondo</l>
<l>che ti mostra le perle e gli ostri e gli ori,</l>
<l>in cui tu di te stessa t'innamori,</l>
<l>è l'effigie del mondo,</l>
<l>ché quanto in lui riluce</l>
<l>raggio ed imago è sol de la tua luce.</l>
<l>Or chi de l'universo</l>
<l>può i pregi annoverar sì vari e tanti,</l>
<l>quegli, audace, si vanti</l>
<l>di stringer le tue lodi in prosa e 'n verso.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>261</head>
<lg type="non-definito">
<l>Mentre volgea 'l mio sole</l>
<l>lucido specchio al sol, così l'accese</l>
<l>che quasi un terzo sol gli occhi m'offese:</l>
<l>io, perdendo la vista a tanti rai,</l>
<l>come cieco restai.</l>
<l>Qual gloria è questa, Amore,</l>
<l>tormi la vista or che m'hai tolto il core?</l>
<l>E perch'io non gioisca al foco ond'ardo</l>
<l>con tre lumi abbagliarmi a un vago sguardo!</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>262</head>
<lg type="non-definito">
<l>Desio se desiai,</l>
<l>ardo se arsi; e nel medesmo core</l>
<l>sento gran fiamma e pur non sento amore:</l>
<l>ch'amore è morto, e appresso il mio disdegno</l>
<l>ha la corona e 'l regno;</l>
<l>e ne l'istesso loco</l>
<l>il fabbro e la fucina</l>
<l>e gli strali ch'affina;</l>
<l>e tutte l'arme son di vivo foco.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>263</head>
<lg type="non-definito">
<l>Arrossir la mia donna</l>
<l>nel ragionar vedea</l>
<l>lieta de le sue lodi e vergognosa</l>
<l>e via più bella di vermiglia rosa;</l>
<l>e parte sorridea;</l>
<l>e quel rossore e 'l riso</l>
<l>ne l'angelico viso</l>
<l>d'un bel lampo credea purpurea luce,</l>
<l>quando l'alba riluce</l>
<l>cui null'altra somiglia:</l>
<l>così, come beltà, virtute ancora</l>
<l>cresce s'altri l'onora.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>264</head>
<lg type="non-definito">
<l>Donna, chi vi colora</l>
<l>come vermiglia e mattutina aurora?</l>
<l>Forse è piacer che 'l volto</l>
<l>così v'orna e dipinge,</l>
<l>star non potendo dentro 'l core accolto?</l>
<l>O vergogna che tinge</l>
<l>il candor de la fede,</l>
<l>che per difetto rosseggiar si vede?</l>
<l>Ma qualunque tu sia,</l>
<l>color soave de la donna mia,</l>
<l>per te la colpa ancor bella saria.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>265</head>
<lg type="non-definito">
<l>Mentre la donna mia cangiando aspetto</l>
<l>di bianco nel vermiglio</l>
<l>mostra l'interno affetto</l>
<l>e pare or fresca rosa or vago giglio,</l>
<l>dico: "Se così muta il bel colore,</l>
<l>non è ferma nel core";</l>
<l>ma 'l variare è così dolce e vago</l>
<l>che d'altro io non m'appago.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>266</head>
<lg type="non-definito">
<l>Dolcissimi colori,</l>
<l>voi vi mutate, ed io</l>
<l>muto aspetto con voi, ma non desio.</l>
<l>Sempre vorrei mirarvi, e se fiorire</l>
<l>un bel purpureo veggio,</l>
<l>e quel vago candor sempre io vagheggio;</l>
<l>e perché vari segno al mio pensiero</l>
<l>è costante l'arciero.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>267</head>
<lg type="non-definito">
<l>Bella non è costei,</l>
<l>ma la beltade istessa</l>
<l>sì perché fa bello ciò ch'a lei s'appressa;</l>
<l>e quanto ella comparte i dolci sguardi</l>
<l>e le parole e 'l riso</l>
<l>e l'alte grazie, Amor, del lieto viso,</l>
<l>di cui più m'invaghisci ove più m'ardi,</l>
<l>tanto sol questo mondo amaro e vile</l>
<l>mi par grato e gentile.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>268</head>
<lg type="non-definito">
<l>Come sia Proteo o mago,</l>
<l>il bello si trasforma e cangia imago:</l>
<l>or si fa bianco or nero</l>
<l>in duo begli occhi, or mansueto or fero;</l>
<l>or in vaghi zaffiri</l>
<l>fa con Amor soavi e lieti giri;</l>
<l>or s'imperla or s'inostra,</l>
<l>or ne le rose ed or ne le viole</l>
<l>d'un bel viso ei si mostra;</l>
<l>ora stella somiglia, or luna, or sole;</l>
<l>talor per gran ventura</l>
<l>egli par il Silenzio a notte oscura.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>269</head>
<lg type="non-definito">
<l>De' bei vostri color non solo adorno</l>
<l>l'abito vago a la stagion novella,</l>
<l>ma ne tingo le guance allor che torno</l>
<l>dove m'avventa Amor le sua quadrella,</l>
<l>e dentro al core, ov'egli fa soggiorno,</l>
<l>l'alma ne vesto ch'è sol vostra ancella:</l>
<l>tal che bigio son dentro e tutto fuore</l>
<l>di viola un dolcissimo pallore.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>270</head>
<lg type="non-definito">
<l>É la bellezza un raggio</l>
<l>di chiarissima luce</l>
<l>che non si può ridir quanto riluce,</l>
<l>né pur quel ch'ella sia.</l>
<l>Chi dipinger desia</l>
<l>il bel con sue parole e i suoi colori,</l>
<l>se può dipinga il sol, e no 'l contempre</l>
<l>sì ch'ei n'abbagli e stempre,</l>
<l>né sian l'ombre il suo velo,</l>
<l>ma vive carte, e l'oriente il cielo.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>271</head>
<lg type="non-definito">
<l>L'or, gli odori e le gemme</l>
<l>fra gli Arabi e fra gl'Indi</l>
<l>chiuse e sparse natura e quinci e quindi;</l>
<l>altri le prende e merca:</l>
<l>in voi raccolte in breve spazio or sono,</l>
<l>e a chi ben ne ricerca</l>
<l>non ha pregio la merce o pari il dono.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>272</head>
<lg type="non-definito">
<l>Occhi leggiadri e belli,</l>
<l>nel vostro dolce nero</l>
<l>un fanciul diventò, scherzando, arciero,</l>
<l>e saetta da gioco</l>
<l>mill'alme e mille cori,</l>
<l>e rinfresca gli ardori;</l>
<l>e non gli mancan le saette e 'l foco,</l>
<l>né gli mancar giammai,</l>
<l>ché sono strali e fiamme i vostri rai.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>273</head>
<lg type="non-definito">
<l>Vagheggiava il tesoro</l>
<l>d'un bellissimo crine,</l>
<l>quand'io mi volsi a voi, luci divine;</l>
<l>e 'n voi scorsi onestà, bellezza, amore,</l>
<l>ma con tanto splendore</l>
<l>e con tanti amorosi e dolci rai</l>
<l>ch'abbagliato restai.</l>
<l>Che più lodar presume</l>
<l>chi non vede omai più del vostro lume?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>274</head>
<lg type="non-definito">
<l>Vide una chioma d'oro e disse Amore:</l>
<l>"Questa è somma beltate";</l>
<l>poi la vostra mirò, luci beate,</l>
<l>onde pentissi e tacque;</l>
<l>né più la può lodar, ma più gli piacque.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>275</head>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>O via più bianca e fredda</l>
<l>di lei che spesso fa parer men belle</l>
<l>col suo splendor le stelle,</l>
<l>turba il suo puro argento</l>
<l>o nube o pioggia o vento,</l>
<l>nulla il tuo bel candore e i vaghi giri.</l>
<l>S'in me tu lieta giri,</l>
<l>sia la mia vita un sogno ed io contento.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>276</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Più che Diana è bella e più mi piace</l>
<l>questa mia donna, anzi mia viva face;</l>
<l>ma non riscalda a pena</l>
<l>quando ella è più lucente e più serena,</l>
<l>né sparge i rai con rugiadose stille,</l>
<l>ma con fiamme e faville,</l>
<l>tal ch'ogni freddo core</l>
<l>arde ed avvampa d'amoroso ardore.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>277</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Perché la mia Diana, anzi 'l mio sole,</l>
<l>anzi la vita mia,</l>
<l>talor si mostri amorosetta e pia</l>
<l>e de l'umil sampogna ascolti il suono,</l>
<l>non scende a me se miro i dolci raggi</l>
<l>e tutte le sembianze e le sue forme,</l>
<l>se ricerco de l'orme,</l>
<l>se misuro i suoi passi e i suoi viaggi;</l>
<l>né mai candida lana od altro dono</l>
<l>di tal che preghi ed ami,</l>
<l>né di serici stami</l>
<l>la moverebbe ancor vago lavoro,</l>
<l>né pur il vello d'oro.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>278</head>
<lg type="non-definito">
<l>Per donare un lacciuolo,</l>
<l>perché mostrarsi in vista</l>
<l>lunga stagion così turbata e trista?</l>
<l>Quanti avvolti n'avete intorno al crine,</l>
<l>tutti fanno rapine;</l>
<l>e se colpa è far preda,</l>
<l>colpa è de la natura; ella se 'l veda,</l>
<l>che bellezze vi diè quasi divine;</l>
<l>e vostro, donna, intatto</l>
<l>è d'invitta onestate il pregio e 'l vanto.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>279</head>
<lg type="non-definito">
<l>Al discioglier d'un groppo</l>
<l>mille al cor me ne strinse</l>
<l>quella candida man che pria l'avvinse;</l>
<l>ma l'uno era scoperto;</l>
<l>son gli altri occulti nodi</l>
<l>e d'occulta dolcezza occulti modi;</l>
<l>e nel mio core aperto</l>
<l>la donna che me 'l cinge ed incatena</l>
<l>de' lacci ch'ella fa s'avvede a pena.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>280</head>
<lg type="non-definito">
<l>Ira mia fortunata,</l>
<l>ch'una candida mano</l>
<l>stringendomi pian piano</l>
<l>e menandomi preso in altro loco</l>
<l>fece parer di molle cera al foco</l>
<l>o di tenera neve al sole ardente:</l>
<l>qual fiume o qual torrente</l>
<l>d'infinita dolcezza</l>
<l>alma a languire avvezza</l>
<l>d'ogni intorno irrigò sì dolcemente?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>281</head>
<lg type="non-definito">
<l>O destrieri del sole,</l>
<l>perch'un sole è costei</l>
<l>di valor, di bellezza a gli occhi miei,</l>
<l>come voi siete mossi a suon di sferza</l>
<l>in me si move il core</l>
<l>e la ragion in lui percuote e sferza,</l>
<l>già fatto Autumedon sul carro Amore;</l>
<l>e perché non m'impiaghi</l>
<l>sento allora tremar gli spirti vaghi,</l>
<l>e conosco lontano</l>
<l>il dolce colpo de l'usata mano.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>282</head>
<lg type="non-definito">
<l>Quella ch'i suoi tesori asconde e cela,</l>
<l>in rime espose, quasi gemme elette,</l>
<l>le dolci parolette,</l>
<l>quasi volesse dir: "Questa è la mostra</l>
<l>de la ricchezza senza pari al mondo,</l>
<l>onde il meno paleso e 'l più nascondo;</l>
<l>dentro è la merce nostra".</l>
<l>Or chi la merca, Amore,</l>
<l>s'ogni merce ricuso e chiedo il core?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>283</head>
<lg type="non-definito">
<l>Quella candida mano</l>
<l>che le parole scrisse,</l>
<l>l'avventò poi volando e mi trafisse;</l>
<l>ed io medesmo accolsi</l>
<l>le dolci parolette,</l>
<l>anzi pur le saette</l>
<l>temprate nel dolcissimo veleno,</l>
<l>e ponendo le fiamme e 'l foco in seno</l>
<l>d'arder mi piacque e nel piacer mi dolsi.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>284</head>
<argument><p>Persuade la sua donna ad essere o in tutto crudele o in tutto pia.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Questa vostra pietate</l>
<l>non refrigerio al core,</l>
<l>ma dà forza a l'ardore:</l>
<l>dunque d'esser pietosa omai cessate</l>
<l>in così strana guisa</l>
<l>che ne sia l'alma uccisa:</l>
<l>perch'ella vi desia</l>
<l>o in estremo crudele o in tutto pia.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>285</head>
<lg type="non-definito">
<l>Se negaste tre volte</l>
<l>per compiacere a' prieghi,</l>
<l>non sia grazia d'Amor che mi si nieghi;</l>
<l>ma crescan le preghiere</l>
<l>umili lusinghiere</l>
<l>più che nel ciel le stelle o in mar le stille,</l>
<l>e dianvi al core assalti a mille a mille</l>
<l>perché si pieghi un'alma</l>
<l>e conceda al pregar vittoria e palma.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>286</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Stava madonna ad un balcon soletta,</l>
<l>quando 'l mio braccio stesi</l>
<l>sovra il suo braccio, indi perdon le chiesi</l>
<l>s'in tal modo l'aveva offesa e stretta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella soavemente mi rispose:</l>
<l>"Col porvi il braccio voi non m'offendeste,</l>
<l>ma nel ritrarlo offesa i' ne restai".</l>
<l>Oh care parolette accorte e preste,</l>
<l>parolette cortesi ed amorose!</l>
<l>Se vero e certo fu quel ch'ascoltai,</l>
<l>non bramerò d'offendervi giammai;</l>
<l>però, dolce mia vita,</l>
<l>da la qual non desio di far partita,</l>
<l>dove offesa non è non sia vendetta,</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>287</head>
<lg type="non-definito">
<l>Un donar un bel fiore,</l>
<l>un mandare un sospir messo d'amore,</l>
<l>uno stringer di mano</l>
<l>son, donna, i segni ond'io non speri in vano.</l>
<l>Ma l'un repente langue</l>
<l>e l'altro fugge e si disperde in vento;</l>
<l>l'estremo è quel ch'io sento</l>
<l>come fiamma e come angue,</l>
<l>tal ch'ora gela ed or s'accende il sangue.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>288</head>
<lg type="non-definito">
<l>Amatemi, ben mio,</l>
<l>perché sdegna il mio core</l>
<l>ogni altro cibo e vive sol d'amore.</l>
<l>V'amerò, se m'amate,</l>
<l>né men de la mia vita</l>
<l>l'amor fia lungo e fia con lui finita.</l>
<l>Ma s'amarmi negate,</l>
<l>morirò disperato</l>
<l>per non amarvi non essendo amato.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>289</head>
<argument><p>Invidia la morte d'una farfalla.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Già tu volasti quattro volte e sei</l>
<l>in quel petto sì molle,</l>
<l>vaga farfalla, or morta al lume sei.</l>
<l>Non bramo io luce, né son tanto folle;</l>
<l>ma la morte vorrei</l>
<l>dove fortuna darla a te non volle.</l>
<l>Oh dolce chiuder gli occhi,</l>
<l>s'avverrà che spirare in lui mi tocchi!</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>290</head>
<lg type="non-definito">
<l>Amorosa fenice,</l>
<l>nel sol che solo adoro</l>
<l>ardendo vivo e moro,</l>
<l>e morendo rinasco e volo e canto,</l>
<l>fatto cigno canoro,</l>
<l>il suo bel nome santo.</l>
<l>Amor, s'in altro lume</l>
<l>arder non so le piume,</l>
<l>perché de la mia donna augel mi fai</l>
<l>e non m'annidi in quel bel seno mai?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>291</head>
<lg type="non-definito">
<l>In vaga e bruna gonna</l>
<l>miro odorati fiori</l>
<l>e più vaghi in bel negro i bei colori;</l>
<l>e se pur son di quelli</l>
<l>che già nacquer di pianto,</l>
<l>ben li accompagna col funebre manto;</l>
<l>e sono in lei più belli</l>
<l>che 'n vago e 'n verde suolo:</l>
<l>felicissimo me s'un dì l'involo!</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>292</head>
<lg type="non-definito">
<l>L'alma tra nodi avvolta</l>
<l>d'Amore e di Natura</l>
<l>né brama odiar né di partir si cura.</l>
<l>Dunque non sia disciolta</l>
<l>da' suoi cari legami,</l>
<l>ma fedel prigioniera e viva ed ami;</l>
<l>e sciolto veder brami</l>
<l>il suo mortal consorte,</l>
<l>sì che seco gioisca in lieta sorte.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>293</head>
<lg type="non-definito">
<l>Perché tu guardi con cent'occhi e cento,</l>
<l>invida Gelosia,</l>
<l>veder tutta non puoi la gioia mia.</l>
<l>Non vedi, no, quanta dolcezza i' sento</l>
<l>nel mio felice core;</l>
<l>e, benché cieco sia dipinto Amore,</l>
<l>bendato e senza lume</l>
<l>nel mio cor più ne vede e 'n queste piume.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>294</head>
<lg type="non-definito">
<l>Quanto voi sete bella</l>
<l>tanto son io geloso,</l>
<l>tal che, donna, sperar di voi non oso.</l>
<l>E per fuggir dal mio crudel martire</l>
<l>e da la pena ria</l>
<l>fuggo la vita mia,</l>
<l>ma non lascio però la gelosia.</l>
<l>Qual rimedio è 'l partire,</l>
<l>se non basta il morire?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>295</head>
<lg type="non-definito">
<l>Cara animuccia mia,</l>
<l>deh, quando a voi ritorno e m'avvicino</l>
<l>a l'aria dolce del sereno viso?</l>
<l>Ma un vago giro d'occhi, un lieto riso,</l>
<l>un saluto cortese, un bell'inchino,</l>
<l>due parolette accorte e duo sospiri,</l>
<l>dopo tanti martiri</l>
<l>saranno i premi, anzi pur nove pene:</l>
<l>nodi, lacci e catene,</l>
<l>faci, saette e dardi</l>
<l>onde mi leghi e mi trafiggi ed ardi.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>296</head>
<lg type="non-definito">
<l>In voi le vostre risa</l>
<l>sol mosse il pianto mio:</l>
<l>chi fece amaro il fonte e dolce il rio?</l>
<l>Ma tal dolcezza e tanto</l>
<l>piacer mostraste al fin del mio dolore</l>
<l>che lagrimoso umore</l>
<l>vi sparse da' begli occhi i lieti rai:</l>
<l>quando nacque giammai</l>
<l>dal pianto il riso e poi dal riso il pianto?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>297</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Se 'l vostro volto è d'un'aria gentile</l>
<l>e i bei vostri occhi son due fiamme ardenti,</l>
<l>in voi dunque ci sono due elementi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se questi occhi or sono fonti e fiumi</l>
<l>e cenere il mio cor, dunque diremo</l>
<l>che voi ed io quattro elementi semo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se voi sete un'aria e dolce foco,</l>
<l>acqua amara son io, cenere e terra,</l>
<l>perché fra noi ci nasce tanta guerra?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se volesse il fato e la mia sorte</l>
<l>che tutti quattro fossimo una cosa,</l>
<l>oh che vita felice e gloriosa!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>298</head>
<lg type="non-definito">
<l>Mentr'io mirava fiso</l>
<l>de la mia donna gli occhi ardenti e belli,</l>
<l>due vaghi spiritelli</l>
<l>fiammeggiando n'usciro a l'improvviso,</l>
<l>e dopo mille scherzi e mille giri,</l>
<l>mille fughe d'intorno</l>
<l>e mille agguati dentro al seno adorno,</l>
<l>mi trassero del cor mille sospiri:</l>
<l>ond'io con dolci ed amorosi lai</l>
<l>"Pietà, pietà," gridai.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>299</head>
<lg type="non-definito">
<l>Se la sua dolce lingua</l>
<l>a ragionar d'amore</l>
<l>snoda costei con graziosi modi,</l>
<l>sento ben mille nodi</l>
<l>ristretti immantinente intorno al core;</l>
<l>e dir ben non saprei</l>
<l>come l'uno si sciolga e l'altro leghi;</l>
<l>ma so che lacci miei</l>
<l>tutti sono i suoi dolci e cari detti,</l>
<l>tutti i vaghi concetti</l>
<l>in ogni guisa che li mova o pieghi:</l>
<l>onde legato e involto</l>
<l>tanto più sono quanto più l'ascolto,</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>300</head>
<lg type="non-definito">
<l>Quante soavi parolette accorte</l>
<l>a' miei desiri intrica</l>
<l>la mia gentil guerriera, anzi nemica,</l>
<l>tante son dolci vie di bella morte;</l>
<l>ed io m'avvolgo in lor tra 'l falso e 'l vero,</l>
<l>tra 'l piacere e la noia,</l>
<l>tra 'l dolore e la gioia,</l>
<l>e fuggo e bramo ed ardo e temo e spero.</l>
<l>Solo un pietoso calle</l>
<l>di più sicura vita a me non falle,</l>
<l>ch'in poche lettre avvinto</l>
<l>ella mi manda il filo e 'l laberinto.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>301</head>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Se acuti e duri strali</l>
<l>fossero queste spine,</l>
<l>e tutte queste fronde e questi fiori</l>
<l>paresser vive fiamme e vivi ardori,</l>
<l>il frondoso confine</l>
<l>tenteria di passar la destra ardita,</l>
<l>senza temer di foco o di ferita,</l>
<l>sol per toccarti, or che non vede alcuno,</l>
<l>tra sì bel verde e bruno.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>302</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Siepe, che gli orti vaghi</l>
<l>e me da me dividi,</l>
<l>sì bella rosa in te giammai non vidi</l>
<l>com'è la donna mia</l>
<l>bella, amorosa e pia;</l>
<l>e mentr'io stendo sovra te la mano</l>
<l>la mi stringe pian piano.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>303</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Sarai termine ancora,</l>
<l>come de' passi miei,</l>
<l>de' miei cari diletti,</l>
<l>siepe, ch'udisti gli amorosi detti;</l>
<l>e non t'apristi allora</l>
<l>pietosamente fra 'l mio petto e lei,</l>
<l>siepe, siepe crudele,</l>
<l>al suon de le dolcissime querele.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>304</head>
<lg type="non-definito">
<l>Labbra vermiglie e belle</l>
<l>che sete sì adorata e dolce via</l>
<l>d'angelica armonia;</l>
<l>bianche perle e rubini,</l>
<l>dove frange ed affrena</l>
<l>Amor la voce di dolcezza piena</l>
<l>e gli spiriti vaghi e peregrini;</l>
<l>bocca, suo bel tesoro e di natura,</l>
<l>se nulla toglie a te chi più ne fura,</l>
<l>né ti manca una gemma od una rosa</l>
<l>per mille baci altrui, perché ti spiace?</l>
<l>Deh! fa del furto pace,</l>
<l>e sarai quanto bella ancor pietosa.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>305</head>
<argument><p>Sovra i baci d'una bella giovane.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Ne i vostri dolci baci</l>
<l>de l'api è il dolce mele,</l>
<l>e v'è l'ago de l'api aspro crudele.</l>
<l>Dunque addolcito e punto</l>
<l>da voi parto in un punto.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>306</head>
<lg type="non-definito">
<l>Né dolce umor che nobil canna asconde,</l>
<l>né soavi licori</l>
<l>trasser l'api giammai da' vaghi fiori,</l>
<l>né rugiada celeste</l>
<l>piove in tenere fronde,</l>
<l>com'io furai da queste</l>
<l>vermiglie e vaghe rose.</l>
<l>Datemi un bacio ancor, labbra amorose!</l>
<l>Ma volete ch'io torni a' furti miei?</l>
<l>io tornerò, ch'in voi morir vorrei</l>
<l>per furto o per rapina,</l>
<l>se 'l ciel sì nobil morte mi destina.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>307</head>
<lg type="non-definito">
<l>Non sono in queste rive</l>
<l>fiori così vermigli</l>
<l>come le labbra de la donna mia,</l>
<l>né 'l suon de l'aure estive</l>
<l>tra fonti e rose e gigli</l>
<l>fa del suo canto più dolce armonia.</l>
<l>Canto che m'ardi e piaci,</l>
<l>t'interrompano solo i nostri baci!</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>308</head>
<lg type="non-definito">
<l>Soavissimo bacio,</l>
<l>del mio lungo servir con tanta fede</l>
<l>dolcissima mercede!</l>
<l>Felicissimo ardire</l>
<l>de la man che vi tocca</l>
<l>tutta tremante il delicato seno,</l>
<l>mentre di bocca in bocca</l>
<l>l'anima per dolcezza allor vien meno!</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>309</head>
<lg type="non-definito">
<l>O verdi selve, o dolci fonti, o rivi,</l>
<l>o luoghi ermi e selvaggi,</l>
<l>pini, abeti, ginepri, allori e faggi;</l>
<l>o vaghi augelli, semplici e lascivi,</l>
<l>Eco, e tu che rispondi al mio lamento,</l>
<l>chi può dar fine a sì crudel fortuna?</l>
<l><emph>Una</emph>. - Dunque sol una,</l>
<l>e fa così lacrimevol concento?</l>
<l><emph>Cento</emph>. - Non son già cento, e pur son molte</l>
<l>in bella festa accolte:</l>
<l>come una potrà dunque il mal fornire?</l>
<l><emph>Ire</emph>, - Per ira mia né per dispetto</l>
<l>non avrà fine amor nel nostro petto.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>310</head>
<lg type="non-definito">
<l>Mentre angoscia e dolore</l>
<l>e spavento e timore</l>
<l>sono intorno al mio core afflitto e stanco,</l>
<l>vestitevi di bianco,</l>
<l>o miei negri pensieri:</l>
<l>del candor de la fede,</l>
<l>ch'ove s'uccide più forte rinasce,</l>
<l>siano le vostre fasce.</l>
<l>O miei fidi guerrieri,</l>
<l>su, su, veloci e pronti</l>
<l>prendete i passi ed ingombrate i monti.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>311</head>
<lg type="non-definito">
<l>Nave in mar, segno in torre</l>
<l>ch'in alto è fisso e si rivolge intorno</l>
<l>a' venti notte e giorno,</l>
<l>somiglia il mio pensiero,</l>
<l>e d'instabile augel costante arciero</l>
<l>e stella in cielo errante</l>
<l>par la costanza mia fatta incostante.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>312</head>
<lg type="non-definito">
<l>In terra fu reciso</l>
<l>questo fiore odorato,</l>
<l>ma trasportollo Amore in paradiso;</l>
<l>poi riportato in lei</l>
<l>fu da l'istessa mano,</l>
<l>ma in parte che dal ciel tragge gli dei;</l>
<l>e gli dicea pian piano:</l>
<l>"Non ti spiaccia il tuo fato,</l>
<l>perché meglio morrai che non sei nato".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>313</head>
<lg type="non-definito">
<l>Le tre dolenti lettre, o vago fiore</l>
<l>di bellezza e d'amore,</l>
<l>son lettre di giacinto; ed io doglioso</l>
<l>nel mio cor le riscrivo,</l>
<l>mezzo fra morto e vivo.</l>
<l>Ahi, dura sorte, ahi, che gridar non oso!</l>
<l>Ahi, crudel dipartita,</l>
<l>ahi, fin de la mia vita!</l>
<l>Ah lacrimosi lai!</l>
<l>T'ascolterò, ti rivedrò giammai?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>314</head>
<lg type="non-definito">
<l>Perché di seno in seno</l>
<l>così trasporti, Amore,</l>
<l>questo vermiglio, lieto e vago fiore?</l>
<l>Ben dei saper che l'uno</l>
<l>tutto d'onesto foco,</l>
<l>e pien di casto gelo è l'altro loco.</l>
<l>Ma s'egli danno alcuno</l>
<l>non ha tra fiamma e ghiaccio,</l>
<l>perché tra l'uno e l'altro i' mi disfaccio?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>315</head>
<lg type="non-definito">
<l>Quella candida mano</l>
<l>ch'a mezzo il verno i vaghi fiori accinse,</l>
<l>me con leggiadri nodi ancora strinse.</l>
<l>Deh! s'un medesmo fato</l>
<l>hanno i bei fiori ed io,</l>
<l>non bramo di morir se non legato,</l>
<l>ma 'n sì bel petto di morir desio.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>316</head>
<lg type="non-definito">
<l>Sì mirabil virtute</l>
<l>o sì rara bellezza</l>
<l>in altro fior non si vagheggia o prezza:</l>
<l>non in croco, in narciso o 'n amaranto,</l>
<l>o 'n quel che fece il sangue</l>
<l>del bel fanciullo esangue,</l>
<l>o 'n quel che Citerea formò col pianto,</l>
<l>o 'n altro che fiorisca in verde spina</l>
<l>o pur in ramo o in prato;</l>
<l>ma in qual mai siepe è nato,</l>
<l>od in qual pianta nostra o peregrina?</l>
<l>Nacque forse il bel fiore</l>
<l>ne gli orti vaghi dove nacque Amore?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>317</head>
<lg type="non-definito">
<l>Letto è questo d'Amore o pur di Flora,</l>
<l>che di sua man l'infiora,</l>
<l>e scelse in queste ombrose verdi rive</l>
<l>fiori azzurri e vermigli,</l>
<l>viole perse e gialle e bianchi gigli</l>
<l>nutriti dolcemente a l'aure estive;</l>
<l>ma fu così dipinto</l>
<l>che 'l piacer del mirare il sonno ha vinto.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>318</head>
<lg type="non-definito">
<l>Sovra un lucido rio</l>
<l>si dolea per amore</l>
<l>un pastorel mirando il suo bel viso:</l>
<l>"Perché" diceva "anch'io</l>
<l>non mi converto in fiore,</l>
<l>benché non ami come fé Narciso,</l>
<l>che 'n quella forma almeno</l>
<l>mi raccorrebbe la mia donna in seno?"</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>319</head>
<lg type="non-definito">
<l>Non può l'angusto loco</l>
<l>tra pini abeti e faggi</l>
<l>celare i vostri puri e lieti raggi</l>
<l>e 'l dolce e vivo foco;</l>
<l>chi nasconde il sole</l>
<l>perché non splenda fuor com'egli suole?</l>
<l>Occhi graditi e cari,</l>
<l>occhi sereni e chiari,</l>
<l>voi somigliar sovente</l>
<l>fate quest'umil villa un oriente.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>320</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Solitudini amiche, ombre e silenzi,</l>
<l>in voi lascio il mio core;</l>
<l>tu 'l chiudi, o fido albergo, in questo orrore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu serba la sua fede e 'l mio diletto</l>
<l>perch'altri non l'invole;</l>
<l>e tu, facendo guardia al casto petto,</l>
<l>appresta un molle letto</l>
<l>su l'occaso al mio sole;</l>
<l>e s'avvien che vi scherzi intorno e vole</l>
<l>l'insidioso Amore,</l>
<l>serra il varco a gli augelli, a' raggi, a l'ore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché non sol ne la serena luce,</l>
<l>tra cavalieri ed armi,</l>
<l>dove trionfi invitto e nobil duce</l>
<l>al suon di lieti carmi,</l>
<l>né tra Palagi sol di bianchi marmi,</l>
<l>ma in tenebre e 'n squallore</l>
<l>e fra boschi e spelonche è bello onore.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>321</head>
<lg type="non-definito">
<l>Che mi giova il tranquillo,</l>
<l>or che presente m'è la donna mia?</l>
<l>Forse partir desia?</l>
<l>Deh! perché mai non abbia un tal desire</l>
<l>l'onda col ciel s'adire;</l>
<l>turbate il mare, o venti,</l>
<l>perché tema e paventi:</l>
<l>ch'io vivrò più sicuro</l>
<l>e lieto gioirò del tempo oscuro.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>322</head>
<lg type="non-definito">
<l>Donna, lunge da voi</l>
<l>vivo del mio dolore,</l>
<l>né manca il cibo con la vita al core:</l>
<l>perché da voi deriva,</l>
<l>pare un fiume senza fondo o riva.</l>
<l>Voi siete il fonte, e 'l rio</l>
<l>de la vostra bellezza è 'l pianto mio.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>323</head>
<lg type="non-definito">
<l>Lontano dal mio core</l>
<l>infinito è 'l dolore,</l>
<l>infinite le pene e i miei tormenti,</l>
<l>infiniti i martiri,</l>
<l>infiniti i sospiri,</l>
<l>infinite le lagrime e i lamenti:</l>
<l>sol la speranza ha fine</l>
<l>di rivedervi mai, luci divine;</l>
<l>sol fine ha la speranza,</l>
<l>e nel fondo de' mali ognor avanza.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>324</head>
<lg type="non-definito">
<l>Qual rugiada o qual pianto,</l>
<l>quai lagrime eran quelle</l>
<l>che sparger vidi dal notturno manto</l>
<l>e dal candido volto de le stelle?</l>
<l>E perché seminò la bianca luna</l>
<l>di cristalline stelle un puro nembo</l>
<l>a l'erba fresca in grembo?</l>
<l>Perché ne l'aria bruna</l>
<l>s'udian, quasi dolendo, intorno intorno</l>
<l>gir l'aure insino al giorno?</l>
<l>Fur segni forse de la tua partita,</l>
<l>vita de la mia vita?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>325</head>
<lg type="non-definito">
<l>O dolci lagrimette,</l>
<l>che già la donna mia da' suoi begli occhi,</l>
<l>quasi nembo che fiocchi,</l>
<l>sparse in quest'odoroso e bianco lino!</l>
<l>Misero peregrino,</l>
<l>questo sol meco io porto e solo io tegno,</l>
<l>caro mio sì, ma non felice pegno,</l>
<l>perché n'asciughi i lumi,</l>
<l>e ne pianga lontano e mi consumi.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>326</head>
<lg type="non-definito">
<l>Lunge da gli occhi vostri</l>
<l>io vivo del pensiero</l>
<l>pensosa vita; e vivo perché i' spero.</l>
<l>Spero il lieto ritorno;</l>
<l>e s'avverrà che nel felice giorno</l>
<l>la mia dolce speranza in me si moia,</l>
<l>spero viver di gioia.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>327</head>
<lg type="non-definito">
<l>Come cristallo in monte</l>
<l>l'orgoglio in voi s'indura,</l>
<l>donna bella e crudele oltra misura.</l>
<l>In me l'amore affina</l>
<l>come or lucente in fiamma,</l>
<l>e se gela il cor vostro il mio s'infiamma.</l>
<l>Né quella algente brina</l>
<l>struggo però, ma ne l'istesso loco</l>
<l>manterrà fede eterna al gelo il foco.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>328</head>
<lg type="non-definito">
<l>Come dimostra Amore</l>
<l>di contrario voler contrario segno,</l>
<l>in me d'ardente affetto, in te di sdegno!</l>
<l>Perch'io ti diedi il core</l>
<l>ch'era fiamma ed ardore,</l>
<l>tu ghiaccio mi donasti</l>
<l>per mostrar i pensier gelati e casti:</l>
<l>così quasi per gioco,</l>
<l>il tuo dono è di gelo e 'l mio di foco.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>329</head>
<lg type="non-definito">
<l>Donna, il vostro disprezzo e 'l mio disdegno</l>
<l>son doppio mio tormento,</l>
<l>e dentro è l'uno e di fuor l'altro io sento.</l>
<l>Se sprezzate il mio amore,</l>
<l>sprezzate l'esser bella,</l>
<l>e per mostrarvi a me spietata e fella</l>
<l>parete altrui gentile:</l>
<l>così vi rende il vostro orgoglio umile</l>
<l>e l'umiltà superba;</l>
<l>mentre v'inchina a gli altri e me riserba</l>
<l>a sì lungo dolore,</l>
<l>e più la cortesia disdegna il core.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>330</head>
<lg type="non-definito">
<l>Sotto 'l tuo grave incarco</l>
<l>vissi contento, Amore,</l>
<l>mentre che col mio ardore</l>
<l>non fusti ad arder chi m'accese parco.</l>
<l>Ma poi che molta invidia e poca fede</l>
<l>e falso rio sospetto</l>
<l>gli empìo di gelo il petto,</l>
<l>or ben più in te si vede</l>
<l>come dubbi i sentier sian ne' tuoi regni</l>
<l>poi che d'un solo amor nascon due sdegni.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>331</head>
<lg type="non-definito">
<l>Gioco d'Amor son io,</l>
<l>lieto e dolente come vuol la sorte;</l>
<l>e 'l campo è questa corte</l>
<l>che del mio duol si ride e del mio scorno.</l>
<l>É paleo la mia vita</l>
<l>che rota intorno intorno</l>
<l>veloce più quant'ella è più ferita,</l>
<l>e fa con mille giri</l>
<l>ciascun meravigliar che la rimiri:</l>
<l>egli è 'l fanciul che scherza</l>
<l>e 'l suo lungo disdegno è la sua sferza.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>332</head>
<lg type="non-definito">
<l>Donna, se dopo tanti e tanti torti</l>
<l>che voi m'avete fatti a me chiedete</l>
<l>lagrimando perdono</l>
<l>con modi così dolci e così accorti,</l>
<l>da me perdono avrete,</l>
<l>se darlo un servo può, ché servo i' sono</l>
<l>e voi mia donna sete;</l>
<l>ma che poss'io se pur alcun v'incolpa?</l>
<l>Torvi posso la pena e non la colpa.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>333</head>
<argument><p>Rende la ragione perché la sua donna sia amata ed egli amante.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Gelo ha madonna il seno e fiamma il volto;</l>
<l>io son ghiaccio di fuore</l>
<l>e 'l foco ho dentro accolto.</l>
<l>Quest'avvien perch'Amore</l>
<l>ne la sua fronte alberga e nel mio petto,</l>
<l>né mai cangia ricetto</l>
<l>sì ch'io l'abbia ne gli occhi, ella nel core.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>334</head>
<lg type="non-definito">
<l>Porti la notte il sole</l>
<l>e la candida luna il giorno apporte,</l>
<l>e 'l nascer lutto, e gran piacer la morte;</l>
<l>porti la state il gelo,</l>
<l>e 'l ciel diventi a noi l'orrido inferno,</l>
<l>anzi l'inferno il cielo;</l>
<l>rompa sue leggi la natura e 'l fato,</l>
<l>poiché le rompe Amore,</l>
<l>e premio è crudeltà d'un nobil core</l>
<l>e pietà d'uno ingrato.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>335</head>
<lg type="non-definito">
<l>Voi bramate, ben mio,</l>
<l>che m'uccida il dolore,</l>
<l>però crescete pena in questo core;</l>
<l>ma pur, mentre mi doglio,</l>
<l>sento un piacer sì novo</l>
<l>del piacer che vi porge il mio cordoglio,</l>
<l>oh maraviglia, e quasi avvien ch'allora</l>
<l>per doglia no, ma per diletto io mora.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>336</head>
<argument><p>Madrigale fatto ne la stagione de' vermicelli.</p></argument>
<lg type="madrigale">
<head>1</head>
<l>Come l'industre verme</l>
<l>di questa verde fronda</l>
<l>si nutre e fa sue fila e si circonda,</l>
<l>sì di speranze inferme</l>
<l>il mio sdegno si pasce,</l>
<l>e si raccoglie ne le proprie fasce;</l>
<l>e se fia ch'altri asconda</l>
<l>l'opre a me de' suoi stami,</l>
<l>io quelle celerò de' miei legami.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>337</head>
<argument><p>Ne l'istesso argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Donne, i serici stami</l>
<l>voi sì chiuse volgete,</l>
<l>che di poter mirarvi a me togliete;</l>
<l>ma non son sì secrete</l>
<l>l'arti vostre né i modi</l>
<l>come quelle onde Amor tesse i suoi nodi.</l>
<l>Vi celo io come v'odi</l>
<l>per mia vendetta e v'ami,</l>
<l>e come sprezzi più quel che più brami.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>338</head>
<lg type="non-definito">
<l>Donna cortese e bella,</l>
<l>deh! non voler ch'io moia</l>
<l>di temenza e di noia;</l>
<l>libera il corpo e fa l'anima ancella;</l>
<l>e se disdegni signoria sì bassa,</l>
<l>altrui mi dona e lassa:</l>
<l>ché tra' pastori forse o tra' bifolci</l>
<l>avrò l'ore più dolci.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>339</head>
<lg type="non-definito">
<l>Dolcissimi legami</l>
<l>di parole amorose,</l>
<l>chi mi legò da scherzo e non mi scioglie?</l>
<l>Così egli dunque scherza e così coglie?</l>
<l>Così l'alme legate</l>
<l>sono ne le catene insidiose?</l>
<l>Almen chi sì m'allaccia</l>
<l>mi leghi ancor fra quelle dolci braccia.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>340</head>
<lg type="non-definito">
<l>Era pur meglio, Amor, che i miei lamenti</l>
<l>fosser senza rimedio</l>
<l>e 'l mio languir maggiore,</l>
<l>poi che i gustati miei brevi contenti</l>
<l>medicina è crudel ch'a' miei tormenti</l>
<l>raddoppia la cagion del mio dolore;</l>
<l>ma spera l'alma, e sol in ciò s'appaga,</l>
<l>sanar, tornando a quel gioir, la piaga.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>341</head>
<lg type="non-definito">
<l>Fuggi, fuggi, dolor, da questo petto</l>
<l>or che vi torna la gioiosa spene;</l>
<l>or che promette al cor pace e diletto,</l>
<l>tutti fuggite omai, tormenti e pene.</l>
<l>Già vicino è 'l mio sole: oh cieli amici!</l>
<l>Già s'appressa il mio bene: oh dì felici!</l>
<l>Né, potendo tornar senza partita,</l>
<l>mi piace che partì la cara vita.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>342</head>
<lg type="non-definito">
<l>Già fu mia dolce speme</l>
<l>assai debile e lenta,</l>
<l>or cresce sì ch'ella piacer diventa.</l>
<l>Ma, perch'io speri insieme</l>
<l>e insieme abbia diletto,</l>
<l>mai non adempie Amor ogni difetto;</l>
<l>e sempre il mio piacere</l>
<l>temprando va, perch'io maggior lo spere.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>343</head>
<lg type="non-definito">
<l>Soavissimo canto,</l>
<l>oh pur t'oda una volta</l>
<l>e poi mi stilli in lagrimoso pianto!</l>
<l>Felice chi t'ascolta!</l>
<l>Felice chi risguarda</l>
<l>la rosa, onde tu spiri, ancor non colta!</l>
<l>Felice sì, ma tarda</l>
<l>fora la sorte mia</l>
<l>fra quel sì dolce odore e l'armonia.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>344</head>
<lg type="non-definito">
<l>Se de' begli occhi de la donna mia</l>
<l>un sol raggio è possente</l>
<l>ad infiammarmi il cor, l'alma e la mente,</l>
<l>di me che dunque fia</l>
<l>se mai li vedrà poi</l>
<l>scoprir tutti gli ardenti raggi suoi?</l>
<l>Credo che in fuoco e 'n fiamma</l>
<l>consumerommi tutto a dramma a dramma.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>345</head>
<lg type="non-definito">
<l>Tra mille fior già colti in dolce speco,</l>
<l>quasi rosa non colta,</l>
<l>non incolta ma colta,</l>
<l>era Amarilli, e Galatea con seco,</l>
<l>pur come fiore accolto in verdi spoglie;</l>
<l>ma chi le colse? Amor quando le coglie.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>346</head>
<lg type="non-definito">
<l>Cantava in riva al fiume</l>
<l>Tirsi d'Eleonora,</l>
<l>e rispondean le selve e l'onde: "Onora".</l>
<l>E parea mormorando</l>
<l>dir l'ora: "Ora ch'appare,</l>
<l>l'aurora par che lieta esca dal mare:</l>
<l>or chi l'onora amando?"</l>
<l>E l'acque insieme e i rami:</l>
<l>"Or chi fia che l'onori e che non l'ami?"</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>347</head>
<lg type="non-definito">
<l>In un fonte tranquillo</l>
<l>si specchiava Neera,</l>
<l>e Tirsi le dicea piangendo intanto:</l>
<l>"Mentr'io così mi stillo,</l>
<l>ninfa selvaggia e fera,</l>
<l>spero fontana divenir di pianto:</l>
<l>allora in me vedrete</l>
<l>quanto voi bella e quanto cruda sete".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>348</head>
<lg type="non-definito">
<l>Avventossi repente a' capei d'oro,</l>
<l>ma non li offese, il foco,</l>
<l>quasi volesse dir: "Questo è il mio loco;</l>
<l>e fra chiome sì belle,</l>
<l>quasi in ciel fra le stelle,</l>
<l>puro divengo e chiaro</l>
<l>e l'innocenza da' bei crini imparo".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>349</head>
<lg type="non-definito">
<l>Chi mi ferì la destra</l>
<l>se mi feriva il core,</l>
<l>piaga d'odio guaria piaga d'amore.</l>
<l>Or non tanto mi duol l'istesso duolo</l>
<l>quanto il dolermi solo:</l>
<l>perché la man ferita</l>
<l>più vergognosa è in ballo e meno ardita.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>350</head>
<lg type="non-definito">
<l>Ebbe qui vita e regno,</l>
<l>seggio e corona Amore;</l>
<l>or è qui morto, e la sua tomba è 'l core.</l>
<l>Con la fede ei morio;</l>
<l>or vive altro desio,</l>
<l>e questo amor non è, ma bella imago</l>
<l>ed idol caro e vago;</l>
<l>e par che parli e spiri</l>
<l>mille d'estinto Amor dolci sospiri.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>351</head>
<lg type="non-definito">
<l>Costei vuol ch'ami e taccia,</l>
<l>ella m'odia e ragiona:</l>
<l>questa è d'aspro martir palma e corona.</l>
<l>Io amo dunque io amo,</l>
<l>e dir non oso: "Amiamo",</l>
<l>ch'odio è di tanta fede</l>
<l>dolce ristoro al fin, dolce mercede.</l>
<l>Amor, già fusti cieco,</l>
<l>or non se' cieco, e miri</l>
<l>con occhi mille i dolci altrui desiri;</l>
<l>ma ben sei muto, Amore,</l>
<l>e tra' tuoi fochi ascosi</l>
<l>dentro al mio petto sospirar non osi;</l>
<l>e il mio sì largo ardore</l>
<l>è profondo silenzio in umil core.</l>
<l>Se parola o sospiro</l>
<l>può scemar quella fiamma</l>
<l>che fa cenere il volto e 'l core infiamma,</l>
<l>manchi a' sospiri ardenti</l>
<l>il suon de' chiari accenti,</l>
<l>manchi lo spirto a l'alma,</l>
<l>e un bel silenzio sol mi tenga in calma.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>352</head>
<lg type="non-definito">
<l>Or che la nave mia</l>
<l>va per l'onde d'amor, di gelosia,</l>
<l>il mar sempr'è turbato</l>
<l>che del mio pianto...;</l>
<l>colma va dei desiri,</l>
<l>sono remi i pensier, venti i sospiri;</l>
<l>è la vela il mio core,</l>
<l>e i naviganti son Speme e Timore.</l>
<l>Lunge mi veggo il lito,</l>
<l>il mio lume, il mio sol anco è sparito;</l>
<l>ed al governo siede</l>
<l>Amor, che non ha legge e non ha fede:</l>
<l>talché, se rompe a scoglio</l>
<l>o s'affonda nel mar, di me mi doglio,</l>
<l>che fui pur troppo audace</l>
<l>cagion che spesso il cor sospira e tace.</l>
<l>Donna, non sol tu m'hai ferito il core,</l>
<l>tu che sanarlo puoi</l>
<l>con un sol sguardo de' begli occhi tuoi,</l>
<l>ma per maggior tormento</l>
<l>vuoi ch'io taccia il dolor ch'io provo e sento.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>353</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Già fui caro a gli occhi tuoi,</l>
<l>o mio sole;</l>
<l>vissi lieto del tuo amore,</l>
<l>del mio ardore;</l>
<l>or che più non m'ami</l>
<l>com'esser può che mai più viver brami?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu pur vedi il pianto mio,</l>
<l>o mia gioia,</l>
<l>sai ch'io t'amo, ch'io t'adoro,</l>
<l>ch'io mi moro,</l>
<l>e mi sei crudele!</l>
<l>Questa è mercé de l'amor mio fedele?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se godi del mio male,</l>
<l>o mio bene,</l>
<l>son contento di languire,</l>
<l>di morire,</l>
<l>s'io vedrò che poi</l>
<l>il mio morir sia caro a gli occhi tuoi.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>354</head>
<lg type="non-definito">
<l>Occhi miei mal accorti,</l>
<l>a gran ragione di voi sol mi doglio,</l>
<l>ché voi sete cagion del mio cordoglio.</l>
<l>Per voi, sol che mirate,</l>
<l>io son ferito da lo stral d'Amore,</l>
<l>e per voi se ne va veloce al core:</l>
<l>dunque voi nel mirare</l>
<l>siate più accorti, perché non conviene</l>
<l>ch'io di vostro gioir porti le pene.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>355</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Crudel, se tu non credi a' miei lamenti,</l>
<l>dà fede a questo core</l>
<l>che mostra il suo dolore</l>
<l>con mille e mille suoi sospiri ardenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Credi a questi occhi miei, che fuggi tanto,</l>
<l>che, se qualor li affiso</l>
<l>nel tuo leggiadro viso,</l>
<l>son tanti fiumi ognor d'eterno pianto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se non credi a me, credi a te stessa,</l>
<l>c'hai del mio cor la chiave:</l>
<l>l'apri dolce e soave</l>
<l>e mira in lui la tua bellezza impressa;</l>
</lg>
<lg>
<l>mira la bella fronte, i bei crin d'oro,</l>
<l>quest'occhi tuoi sì vaghi</l>
<l>con che mill'alme impiaghi;</l>
<l>e pensa poi, crudel, s'io per te moro.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>356</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Correte, amanti, a le bellezze nove:</l>
<l>donna, c'ha sì begli occhi e sì bel volto,</l>
<l>che sol mirando ha tolto</l>
<l>l'arco ad Amore e le saette a Giove.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mirate le vaghezze altere e sole</l>
<l>d'un bel crin vago e biondo a l'aura sciolto,</l>
<l>che sol, senz'arte, ha tolto</l>
<l>il pregio a l'oro e la sua luce al sole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Udite le parole, udite il canto</l>
<l>fra bianche perle e bei rubini accolto,</l>
<l>che in un sospiro ha tolto</l>
<l>a Febo l'arte, a le sirene il vanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come fuggir dunque potrete omai</l>
<l>che ne l'udirla o vagheggiarle il volto</l>
<l>il cor non vi sia tolto</l>
<l>e che ritorni al vostro petto mai?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>357</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Io v'amo sol perché voi siete bella,</l>
<l>e perché vuol mia stella</l>
<l>non ch'io speri da voi, dolce mio bene,</l>
<l>altro che pene.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se talor de gli occhi miei mostrate</l>
<l>aver qualche pietate,</l>
<l>io non spero da voi del pianger tanto</l>
<l>altro che pianto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né, perché udite i miei sospiri ardenti</l>
<l>che per voi spargo a i venti,</l>
<l>altro spera da voi questo mio core</l>
<l>se non dolore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasciate pur ch'io v'ami e ch'io vi miri</l>
<l>e che per voi sospiri,</l>
<l>ché pene, pianto e doglia è sol mercede</l>
<l>de la mia fede.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>358</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Amarilli, s'io te miro,</l>
<l>miro il sol de gli occhi miei:</l>
<l>tanto bella e vaga sei</l>
<l>ch'io per altra non sospiro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se tu ridi, il dolce riso</l>
<l>m'apre il ciel di primavera;</l>
<l>o sei cruda o lusinghiera,</l>
<l>sempre ho innanzi il tuo bel viso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se tu parli ed io ti sento,</l>
<l>sento un'aura in mezzo aprile</l>
<l>sì soave, sì gentile,</l>
<l>che fa dolce il mio tormento.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>359</head>
<lg type="non-definito">
<l>Voi volete ch'io v'ami</l>
<l>e non volete che per voi sospiri:</l>
<l>questi son pur d'Amor novi martiri!</l>
<l>Se con gli occhi m'ardete,</l>
<l>e l'alma è vaga di sì dolce ardore,</l>
<l>come può star la fiamma chiusa al core?</l>
<l>Se il mio foco vi piace</l>
<l>e s'io mostrarlo co' sospir m'ingegno,</l>
<l>perché, crudel, così li avete a sdegno?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>360</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Care ninfe del mar leggiadre e belle,</l>
<l>che udir solete ognor le doglie e i pianti</l>
<l>de' vaghi amanti, - udite il mio cordoglio,</l>
<l>ch'anch'io d'Amore e per amor mi doglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando suole tra voi starsi a diletto</l>
<l>colei ch'i' adoro e che 'l mio mal non crede,</l>
<l>fatele fede - del mio gran dolore</l>
<l>che per lei sento in servitù d'Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ditele che miraste al pianto mio</l>
<l>fermarsi l'onde, e i fior di questi colli</l>
<l>bagnati e molli, - e queste fide arene</l>
<l>tutte segnate ancor de le mie pene;</l>
</lg>
<lg>
<l>e che più volte al suon de' miei lamenti</l>
<l>risposer l'aure e per pietà veloci</l>
<l>portar le voci - e i miei caldi sospiri</l>
<l>a lei che gode sol de' miei martiri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>361</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Io son la Primavera,</l>
<l>che lieta, o vaghe donne, a voi ritorno</l>
<l>col mio bel manto adorno</l>
<l>per vestir le campagne d'erbe e fiori</l>
<l>e svegliarvi nel cor novelli amori.</l>
</lg>
<lg>
<l>A me Zeffiro spira,</l>
<l>a me ride la terra e 'l ciel sereno;</l>
<l>volan di seno in seno</l>
<l>gli Amoretti vezzosi a mille mille,</l>
<l>chi armato di stral, chi di faville.</l>
</lg>
<lg>
<l>E voi ancor gioite,</l>
<l>godete al mio venir tra risi e canti;</l>
<l>amate i vostri amanti</l>
<l>or che 'l bel viso amato april v'infiora:</l>
<l>Primavera per voi non torna ognora.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>362</head>
<argument><p><add resp="ed">Fillide.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Questo riposto bel vago boschetto</l>
<l>d'ombrosi mirti e d'indorati allori,</l>
<l>non de' rozzi bifolchi o de' pastori</l>
<l>ma d'amorose dee stanza e ricetto;</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'asconde in grembo un picciol ruscelletto</l>
<l>le cui rive ambe son pinte di fiori,</l>
<l>ove soglion talor Zefiro e Clori,</l>
<l>quando Febo arde il ciel, starsi a diletto;</l>
</lg>
<lg>
<l>ti sacra Tirsi, o faretrato arciero,</l>
<l>perché, qualor di saettar sei stanco,</l>
<l>quivi ti posi al mormorar de l'acque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu di lei che tanto, oimè!, ti piacque</l>
<l>alquanto rendi il cor men crudo e fiero,</l>
<l>ond'ei, vinto dal duol, non venga manco.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>363</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Qui dove i sacri e verdeggianti allori</l>
<l>forman di sé vago boschetto ombroso,</l>
<l>per cui serpendo al mar da l'erbe ascoso</l>
<l>porta limpido rio suoi dolci umori;</l>
</lg>
<lg>
<l>ove persi, vermigli e bianchi fiori</l>
<l>rendon vago il terreno e dilettoso;</l>
<l>ove fra 'l crin de gli arboscei frondoso</l>
<l>scherzano l'aure con leggiadri errori;</l>
</lg>
<lg>
<l>vieni, o Fillide mia, se pur non hai,</l>
<l>non men ch'umano volto, il cor spietato,</l>
<l>ond'io tregua al dolor ritrovi omai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi m'ode? a chi parlo? ove son io?</l>
<l>Lasso! ella altrove al caro Alcippo amato</l>
<l>s'asside in grembo e spregia l'ardor mio.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>364</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Mentre è de gli anni nostri il lieto maggio</l>
<l>in cui tutte sue gioie Amore accoglie,</l>
<l>godiam, Fillide, amando in dolci voglie,</l>
<l>ché sol chi segue ciò ch'aggrada è saggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben face al mondo ed a se stesso oltraggio</l>
<l>chi con leggi d'onore invidia e toglie</l>
<l>i diletti del senso: oh, non t'invoglie</l>
<l>d'immaginata gloria un falso raggio!</l>
</lg>
<lg>
<l>Queste larve di bene, onde sovente</l>
<l>altri deluso vien, sincera e bella</l>
<l>luce di verità dilegui e sgombre:</l>
</lg>
<lg>
<l>nomi senza soggetto e sogni ed ombre</l>
<l>son queste, che virtudi il mondo appella;</l>
<l>e natura ciò diede ed ei no 'l sente.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>365</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Odi, Filli, che tuona e l'aer nero</l>
<l>vedi come di lampi orrido splende;</l>
<l>Giove turbato è in ciel: folle chi prende</l>
<l>i divi a scherno e 'l gran celeste impero!</l>
</lg>
<lg>
<l>É colassù, non t'ingannar, pensiero</l>
<l>de le cose mortali e non discende</l>
<l>ogni folgore indarno e i monti offende:</l>
<l>sannolsi quei che scala al ciel ne fero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Briareo salsi e quel che pose audaci</l>
<l>le mani in vergin sacra, onde tra duri</l>
<l>scogli fu anciso e turbini sonanti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma che non lece a non creduli amanti</l>
<l>ne' dolci inganni? Amor, lascia che giuri</l>
<l>spesso impunito alcun fra le tue faci!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>366</head>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Odi, Filli, che tuona; odi che 'n gelo</l>
<l>il vapor di lassù converso piove;</l>
<l>ma che curar dobbiam che faccia Giove?</l>
<l>Godiam noi qui s'egli è turbato in cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Godiamo amando, e un dolce ardente zelo</l>
<l>queste gioie notturne in noi rinnove;</l>
<l>tema il vulgo i suoi tuoni, e porti altrove</l>
<l>fortuna o caso il suo fulmineo telo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben folle ed a se stesso empio è colui</l>
<l>che spera e teme, e in aspettando il male</l>
<l>gli si fa incontro e sua miseria affretta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pera il mondo e rovini: a me non cale</l>
<l>se non di quel che più piace e diletta,</l>
<l>ché se terra sarò, terra ancor fui.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>367</head>
<lg type="sonetto">
<head>6</head>
<lg>
<l>Aminta, poi ch'a Filli non dispiacque</l>
<l>del medesmo desir mostrarsi accesa,</l>
<l>e ch'ella a questo sol già tanto attesa</l>
<l>ne le sue braccia alfin nuda si giacque,</l>
</lg>
<lg>
<l>a lei, che più ch'alcun'altra gli piacque,</l>
<l>dal soverchio piacer sentendo offesa</l>
<l>l'alma felice in sì bel laccio presa,</l>
<l>così languendo disse, e poi si tacque:</l>
</lg>
<lg>
<l>"Cogliete, anima mia, quest'alma ch'io</l>
<l>vi spiro in braccio. Ahi, che mi giunge al core,</l>
<l>al core, ahi lasso, un venen dolce e rio!</l>
</lg>
<lg>
<l>Io 'l sento, oimè: da queste labbra amore</l>
<l>per troncar la radice al viver mio</l>
<l>in dolcissimi baci il manda fore".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>368</head>
<lg type="sonetto">
<head>7</head>
<lg>
<l>Dolce Fillide mia, mentre il bel viso</l>
<l>di fresche rose e di ligustri adorni</l>
<l>e col sereno tuo sembiante aggiorni</l>
<l>ovunque un sguardo giri od apri un riso,</l>
</lg>
<lg>
<l>facciam, godendo, in terra un paradiso;</l>
<l>e viviam lieti i bei fioriti giorni</l>
<l>pria che quel rio nemico empio ne scorni,</l>
<l>ch'ogni gloria ed onor sovente ha ucciso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quei fior vermigli e quelle verdi erbette</l>
<l>che in mezzo a i prati son dal verno spenti</l>
<l>fien via più vaghi a primavera nova;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma una sol volta che i suoi strali avventi</l>
<l>la morte in noi, mai più non si rinnova</l>
<l>la beltà e le virtù sparse e neglette.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>369</head>
<argument><p>La Bruna, ancella di Leonora Thiene Sanvitale contessa di Scandiano.</p></argument>
<lg type="canzone">
<head>1</head>
<lg>
<l>O con le Grazie eletta e con gli Amori,</l>
<l>fanciulla avventurosa,</l>
<l>a servire colei che dea somiglia,</l>
<l>poi che 'l mio sguardo in lei mirar non osa</l>
<l>i raggi e gli splendori</l>
<l>e 'l bel seren de gli occhi e de le ciglia,</l>
<l>né l'alta meraviglia</l>
<l>che ne discopre il lampeggiar del riso,</l>
<l>né quanto ha di celeste il petto e 'l volto,</l>
<l>io gli occhi a te rivolto</l>
<l>e nel tuo vezzosetto e lieto viso</l>
<l>dolcemente m'affiso.</l>
<l>Bruna sei tu, ma bella</l>
<l>qual vergine viola; e del tuo vago</l>
<l>sembiante io sì m'appago</l>
<l>che non disdegno signoria d'ancella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mentre teco ragiono, e tu, cortese,</l>
<l>sguardi bassi e furtivi</l>
<l>volgi in me, del tuo cor mute parole,</l>
<l>ah! dove torci i lumi alteri e schivi?</l>
<l>Da qual maestra apprese</l>
<l>hai l'empie usanze e 'n quai barbare scole?</l>
<l>Così mostrar si suole</l>
<l>la tua donna superba incontra Amore,</l>
<l>e fulminar da gli occhi ira ed orgoglio;</l>
<l>ma tu del duro scoglio</l>
<l>ch'a lei cinge ed inaspra il freddo core</l>
<l>non hai forse il rigore:</l>
<l>non voler, semplicetta,</l>
<l>dunque imitar de la severa fronte</l>
<l>l'ire veloci e pronte,</l>
<l>ma, s'ella ne sgomenta, tu n'alletta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mesci co' dolci tuoi risi e co' vezzi</l>
<l>solo acerbetti sdegni</l>
<l>che le dolcezze lor faccian più care;</l>
<l>ned ella a te gli atti orgogliosi insegni</l>
<l>e i superbi disprezzi,</l>
<l>ma da te modi mansueti impare.</l>
<l>Oh, se tu puoi destare,</l>
<l>scaltra d'Amor ministra e messaggera,</l>
<l>fra tante voglie in lei crude e gelate,</l>
<l>scintilla di pietate,</l>
<l>qual gloria avrai dovunque Amor impera!</l>
<l>Tu voce hai lusinghiera</l>
<l>e parole soavi,</l>
<l>tu i mesti tempi e' lieti e tu de i giochi</l>
<l>sai gli opportuni lochi,</l>
<l>e tieni di quel petto ambe le chiavi.</l>
</lg>
<lg>
<l>So ch'ella, affissa a i micidiali specchi,</l>
<l>suoi consiglier fedeli,</l>
<l>sovente i fregi suoi varia e rinnova;</l>
<l>e, qual empio guerrier ch'arme crudeli</l>
<l>a battaglia apparecchi,</l>
<l>le terge ad una ad una e ne fa prova,</l>
<l>tal ella affina e prova</l>
<l>di sua bellezza le saette e i dardi</l>
<l>se siano acute e salde. "Al cor non giunge</l>
<l>questo, ma leggier punge;</l>
<l>quest'altro" dice "uccide sì, ma tardi;</l>
<l>da questo uom che si guardi</l>
<l>può schermirsi e fuggire;</l>
<l>è inevitabil questo." Or tu, ch'intanto</l>
<l>il crin l'adorni e 'l manto,</l>
<l>così le parla e così placa l'ire:</l>
</lg>
<lg>
<l>"O de l'armi d'Amore adorna e forte,</l>
<l>guerriera ribellante,</l>
<l>che lui medesmo che t'armò disfidi,</l>
<l>qual petto è di diaspro e di diamante</l>
<l>che di strazio e di morte</l>
<l>al balenar de gli occhi tuoi s'affidi?</l>
<l>Chi non sa come uccidi?</l>
<l>Ma chi sa come sani o come avvive?</l>
<l>De l'armi tue sol le virtù dannose</l>
<l>son note, e l'altre ascose.</l>
<l>Perché di tant'onor te stessa prive?</l>
<l>Ah! luci belle e dive,</l>
<l>ah! voi non v'accorgete</l>
<l>ch'a i vostri rai rinovellar vi lice</l>
<l>un cor quasi fenice,</l>
<l>piaghe saldar ch'aperte avete?</l>
</lg>
<lg>
<l>Or che tutti son vinti i più ritrosi</l>
<l>e i più alpestri selvaggi,</l>
<l>scoprite altro valor in altri effetti;</l>
<l>dolci gli strai vibrate, e misti i raggi</l>
<l>de' folgori amorosi</l>
<l>sian con tempre di gioie e di diletti;</l>
<l>sani i piagati petti,</l>
<l>e ne' cor, per timor gelati e morti,</l>
<l>desti spirto di speme aure <emph>vitali</emph>.</l>
<l>'Oh fortunati mali!'</l>
<l>diranno poscia 'oh liete e care morti!'</l>
<l>Né più gli amanti accorti</l>
<l>temeran di ferita,</l>
<l>ma di morir per sì mirabil piaghe</l>
<l>farà l'anime vaghe</l>
<l>un bel desio di rinnovar la vita".</l>
</lg>
<lg>
<l>Così le parla, e con feconda lingua</l>
<l>lusinga insieme e prega,</l>
<l>ch'al fin si volge ogni femmineo ingegno.</l>
<l>Ma che rileva a me, se ben si piega?</l>
<l>Cresca pure ed estingua</l>
<l>gl'illustri amanti il suo superbo sdegno:</l>
<l>me, nel mio stato indegno,</l>
<l>l'umil fortuna mia sicuro rende.</l>
<l>Vil capanna dal ciel non è percossa,</l>
<l>ma sovra Olimpo ed Ossa</l>
<l>tuona il gran Giove e l'alte torri offende:</l>
<l>quinci ella esempio prende.</l>
<l>Ma tu, mio caro oggetto,</l>
<l>non disdegnar che la tua fronte lieta</l>
<l>del mio desir sia meta,</l>
<l>e fa de' colpi tuoi segno il mio petto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vanne occulta, canzone</l>
<l>nata d'amore e di pietoso zelo,</l>
<l>a quella bella man che con tant'arte</l>
<l>l'altrui chiome comparte:</l>
<l>dì che t'asconda fra le mamme e 'l velo</l>
<l>da gli uomini e dal cielo.</l>
<l>Ah! per Dio, non ti mostri;</l>
<l>e, se scoprir ti vuol, ti scopra solo</l>
<l>a l'amoroso stuolo;</l>
<l>né leggano i severi i detti nostri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>370</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>O di quel ch'arse pria foco soave</l>
<l>a l'apparir di due begli occhi il core</l>
<l>ministra, or esca di celeste ardore,</l>
<l>tanto più caro a me quanto più grave;</l>
</lg>
<lg>
<l>poi che per sé mia lingua ardir non have</l>
<l>ciò che rinchiude il sen mostrar di fuore,</l>
<l>non fia che stilla di novello amore</l>
<l>fin ch'io vivrò l'antico incendio lave.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, ne' cui lumi e tra le fresche brine</l>
<l>scherzan le Grazie e sì dolce ora move</l>
<l>ver me, bella non men che saggia e pia,</l>
</lg>
<lg>
<l>mentre affinando sue bellezze nove</l>
<l>o il manto allacci o stringi il biondo crine,</l>
<l>deh, fa palese a lei la pena mia.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>371</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Tre son le Grazie ancelle,</l>
<l>se non è falso il grido,</l>
<l>che sono intorno a l'alma dea di Gnido.</l>
<l>Tu, che simigli a lei</l>
<l>se non quant'onestà ti fa più cara,</l>
<l>n'hai quattro e via più belle:</l>
<l>concedi dunque l'una a i desir miei;</l>
<l>e fia modestia rara</l>
<l>se donna a i divi d'agguagliarsi impara.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>372</head>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Bruna sei tu ma bella,</l>
<l>ed ogni bel candore</l>
<l>perde col bruno tuo, giudice Amore.</l>
<l>Bella sei tu, ma bruna;</l>
<l>pur se ne cade incolto</l>
<l>bianco ligustro e negro fiore è colto.</l>
<l>Chi coglie ad una ad una</l>
<l>le tue lodi più elette?</l>
<l>chi te ne tesse in rime ghirlandette?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>373</head>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>Bella e vaga brunetta,</l>
<l>i vostri occhi lucenti</l>
<l>son strali e fiamme ardenti</l>
<l>con che Amore il mio cor arde e saetta.</l>
<l>Né grido ancor vendetta</l>
<l>perché son dolci e cari</l>
<l>i vostri sguardi avari.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>374</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cercando va per questo e quel sentiero</l>
<l>Venere il figlio; ed io mesto e dolente</l>
<l>l'ascondo entro il mio petto onde la mente</l>
<l>tutta in dubbio rivolge il mio pensiero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché la madre è sdegnata e 'l figlio altiero,</l>
<l>e l'una e l'altra in me puote egualmente:</l>
<l>se più l'ascondo son già tutto ardente,</l>
<l>se 'l manifesto ei diverrà più fiero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oltre che so che castigare Amore</l>
<l>ella non vuol, né il cerca a tale effetto,</l>
<l>ma sol perché ne dia pena e dolore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Statti pur dunque ascoso entro 'l mio petto,</l>
<l>ma tempra alquanto il troppo immenso ardore,</l>
<l>ché più sicuro aver non puoi ricetto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>375</head>
<lg type="non-definito">
<l>Amor l'ali m'impenna,</l>
<l>amor caro, amor dolce, amor felice,</l>
<l>tal ch'i' non spero più, né più mi lice.</l>
<l>Passo monti e procelle,</l>
<l>passo il cielo e le stelle.</l>
<l>Del piacer quest'è il regno:</l>
<l>ah, mia fortuna non se l'abbia a sdegno!</l>
<l>Questo, questo m'accora,</l>
<l>ch'altri cadeo dal paradiso ancora.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>376</head>
<lg type="non-definito">
<l>Dolcemente dormiva la mia Clori,</l>
<l>e 'ntorno al suo bel volto</l>
<l>givan scherzando i pargoletti Amori.</l>
<l>Mirav'io, da me tolto,</l>
<l>con gran diletto lei,</l>
<l>quando dir mi sentii: "Stolto, che fai?</l>
<l>Tempo perduto non s'acquista mai".</l>
<l>Allor io mi chinai così pian piano,</l>
<l>e baciandole il viso</l>
<l>provai quanta dolcezza ha il paradiso.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>377</head>
<lg type="non-definito">
<l>A l'ombra de le piante</l>
<l>fur le prime parole</l>
<l>de' fidi amanti, e non li udiva il sole,</l>
<l>ma nel silenzio de l'amica luna</l>
<l>la notte oscura e bruna.</l>
<l>Così fur testimoni a' nostri amori</l>
<l>in ciel le vaghe stelle e 'n terra i fiori.</l>
<l>Stelle, io giuro per voi, fiori, erbe e foglie,</l>
<l>che più son le mie voglie.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>378</head>
<lg type="non-definito">
<l>Nel dolce seno de la bella Clori</l>
<l>Tirsi, che del suo fine</l>
<l>già languendo sentia l'ore vicine,</l>
<l>Tirsi, levando gli occhi</l>
<l>ne' languidetti rai del suo desio,</l>
<l>"Anima" disse "omai beata mori".</l>
<l>Quand'ella: "Oimè! ben mio,</l>
<l>aspetta" sospirò dolce anelando.</l>
<l>"Ahi! crudo, ir dunque a morte</l>
<l>senza me pensi? io teco, e non me 'n pento,</l>
<l>morir promisi, e già moro, e già sento</l>
<l>le mortali mie scorte</l>
<l>perché l'una e l'altr'alma insieme scocchi."</l>
<l>Si stringe egli soave e sol risponde</l>
<l>con meste voci a le voci gioconde.</l>
<l>Oh fortunati! l'un entro spirando</l>
<l>ne la bocca de l'altra, una dolce ombra</l>
<l>di morte gli occhi lor tremanti ingombra;</l>
<l>e si sentian, mancando i rotti accenti,</l>
<l>agghiacciar tra le labbra i baci ardenti.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>379</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Non si levava ancor l'alba novella,</l>
<l>né spiegavan le piume</l>
<l>gli augelli al nuovo lume,</l>
<l>ma fiammeggiava l'amorosa stella,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando i due vaghi e leggiadretti amanti,</l>
<l>ch'una felice notte aggiunse insieme</l>
<l>come a canto si volge i vari giri,</l>
<l>divise il nuovo raggio; e i dolci pianti</l>
<l>ne l'accoglienze estreme</l>
<l>mescolavan co' baci e co' sospiri.</l>
<l>Mille ardenti pensier, mille desiri,</l>
<l>mille voglie non paghe</l>
<l>in quelle luci vaghe</l>
<l>scopria quest'alma innamorata e quella.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dicea l'una sospirando allora:</l>
<l>"Anima, addio," con languide parole;</l>
<l>e l'altra: "Vita, addio" le rispondea;</l>
<l>"addio, rimanti;" e non partiansi ancora</l>
<l>innanzi al nuovo sole.</l>
<l>E 'nnanzi a l'alba che nel ciel sorgea</l>
<l>e questa e quella impallidir vedea</l>
<l>le bellissime rose</l>
<l>ne le labbra amorose,</l>
<l>e gli occhi scintillar come facella.</l>
<l>E come l'alma che si parta e svella</l>
<l>fu la partenza loro:</l>
<l>"Addio, ché parto e moro!"</l>
<l>Dolce languir, dolce partita e fella!</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>380</head>
<argument><p>Invita lascivamente a gli amorosi abbracciamenti una donna che con finto nome <add resp="ed">chiama</add> Ielle.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Viviamo, amiamci, o mia gradita Ielle:</l>
<l>edra sii tu ch'il caro tronco abbraccia;</l>
<l>baciamci, e i baci e le lusinghe taccia</l>
<l>chi non ardisce annoverar le stelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Bacinsi insieme l'alme nostre anch'elle:</l>
<l>fabro sia Amor che le distempri e sfaccia,</l>
<l>e che di due confuse una rifaccia</l>
<l>che per un spirto sol spiri e favelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cara Salmace mia, come s'innesta</l>
<l>l'una pianta ne l'altra e sovra l'orno,</l>
<l>verdeggia il pero e l'un per l'altro è vago,</l>
</lg>
<lg>
<l>tal io n'andrò de' tuoi colori adorno,</l>
<l>tal il tuo cor de' miei pensier si vesta;</l>
<l>e comun sia tra noi la penna e l'ago.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>381</head>
<argument><p>Ricusa una camicia donatagli.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Di qual erba di Ponto o di qual angue</l>
<l>trasse Amor l'empio tosco onde consperse</l>
<l>poi la mia maga il lin che mi coperse</l>
<l>il nudo sen, ond'ei ne ferve e langue?</l>
</lg>
<lg>
<l>Arder già sento entro le vene il sangue:</l>
<l>o fiamme, o pene mie gravi e diverse!</l>
<l>Don via men fiero la gelosa offerse</l>
<l>che fu delusa dal Centauro esangue.</l>
</lg>
<lg>
<l>Maga crudel se fura, e più crudele</l>
<l>s'avvien che doni: almen l'iniqua vesta,</l>
<l>se tener vuole il furto, or si ritoglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso, ch'io spargo invan gridi e querele!</l>
<l>Ahi, chi mi trae l'insidiosa spoglia?</l>
<l>Ahi, chi le fiamme e 'l rogo almen m'appresta?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>382</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Armo di ghiaccio e inaspro il core e 'l petto,</l>
<l>e, ritroso al desio, pronto a lo sdegno,</l>
<l>a l'amoroso agon guardingo io vegno</l>
<l>quali guerrier pien d'odio e di sospetto;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma non sì tosto il vostro dolce aspetto</l>
<l>mi s'offre e porge la speranza in pegno,</l>
<l>che de l'antico amor conosco il segno</l>
<l>ed ardo, e l'arder m'è gioia e diletto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché immaginata gioia il vero ardore</l>
<l>tempra, e l'aure amorose e i dolci fonti</l>
<l>promette lusingando a la mia sete.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qual egro nel sonno i vaghi e pronti</l>
<l>desir par che bevendo in parte acquete,</l>
<l>tal consolo il mio mal d'ombre e d'errore.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>383</head>
<argument><p>Contro la luna la quale aveva interrotto un suo viaggio notturno.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Chi di mordaci ingiuriose voci</l>
<l>m'arma la lingua come armato ho 'l petto</l>
<l>di sdegno? e chi concetti aspri m'inspira?</l>
<l>Tu, che sì fera il cor m'ancidi e coci,</l>
<l>snoda la lingua e movi l'intelletto</l>
<l>o nata di dolor giustissim'ira.</l>
<l>Vada or lunge la lira,</l>
<l>conviensi altro istrumento a sì feroci</l>
<l>voglie, in sì grave effetto:</l>
<l>tal che fin di lassù n'intenda il suono</l>
<l>l'iniqua Luna, in cui disnor ragiono.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già spiegava nel ciel l'umide ombrose</l>
<l>ali la figlia de la Terra oscura</l>
<l>col Silenzio e col Sonno in compagnia,</l>
<l>ed involvea de le più liete cose</l>
<l>ne le tenebre sue quella figura</l>
<l>per cui tra lor eran distinte pria:</l>
<l>Diana ricopria</l>
<l>il volto suo tra folte nubi acquose</l>
<l>sparse per l'aria pura,</l>
<l>per mostrarsi (ahi crudele!) in tempo poi</l>
<l>che fosser più dannosi i raggi suoi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor, moss'io d'Amor, tacito mossi</l>
<l>i passi per la cieca orrida notte</l>
<l>per quella parte ov'ha il cor gioia e pace;</l>
<l>ma, gli altri veli suoi da sé rimossi,</l>
<l>folgorò Cinzia, e ne le oscure grotte</l>
<l>l'ombra scacciò con risplendente face.</l>
<l>Così al pensier fallace,</l>
<l>quando a la riva più vicin trovossi,</l>
<l>fur le vie tronche e rotte:</l>
<l>così seccò nel suo fiorir mia speme</l>
<l>e dura man dal cor ne svelse il seme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or che dirò di te, Luna rubella</l>
<l>d'ogni pietà, di quel piacer ch'infonde</l>
<l>Amor nei lieti amanti invidiosa?</l>
<l>Ahi! come adopri mal la luce bella</l>
<l>che non è tua, ma in te deriva altronde,</l>
<l>benché vada di lei lieta e fastosa.</l>
<l>Tu per te tenebrosa</l>
<l>e via men vaga sei d'ogni altra stella</l>
<l>ch'in ciel scopra le bionde</l>
<l>chiome; e quel bel che i rai solar ti danno</l>
<l>tutto impieghi spietata in altrui danno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse ciò fai perché i lascivi amori</l>
<l>pudica aborri e di servar desiri</l>
<l>in altri il fior di castità pregiato?</l>
<l>Deh! non sovvienti che tra l'erbe e i fiori</l>
<l>scendesti in terra da i superni giri</l>
<l>a dimorar col pastorello amato?</l>
<l>E che ti fu già grato</l>
<l>temprar di Pane i non onesti ardori</l>
<l>quetando i suoi sospiri,</l>
<l>vinta da pregio vil di bianca lana,</l>
<l>da pietà no, ché sei cruda e inumana?</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh quante volte ad Orion, che carco</l>
<l>di preda e di sudor fea da la caccia,</l>
<l>stanco dal lungo errare, a te ritorno,</l>
<l>sciugasti col tuo vel l'umida faccia,</l>
<l>e di tua propria man lentasti l'arco</l>
<l>e lasciva con lui festi soggiorno!</l>
<l>Ma 'l vergognoso scorno</l>
<l>non soffrì Apollo e l'oltraggioso incarco,</l>
<l>anzi seguì la traccia</l>
<l>del tuo amatore e fé ch'a lui la vita</l>
<l>togliesti incauta con crudel ferita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben ti dee rimembrar che poi scorgesti</l>
<l>estinto il caro corpo in riva al mare</l>
<l>che del tuo stral trafitta avea la fronte,</l>
<l>onde tu sovra quel mesta spargesti</l>
<l>lavando la sua piaga in stille amare</l>
<l>da l'egre luci un doloroso fonte,</l>
<l>dicendo: "Ah man, voi pronte</l>
<l>a l'altrui morte, vita a me togliesti!</l>
<l>Ché non si può chiamare</l>
<l>vita or la mia, se non vogliam dir viva</l>
<l>chi de l'alma e del cor il fato ha priva".</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur forse, o dea, te 'n vai del pregio altera</l>
<l>di castità, perché ferino volto</l>
<l>vestir festi Atteon, spruzzando l'acque?</l>
<l>Or dimmi, lui rendesti errante fera</l>
<l>perché ti vide il bel del corpo occolto</l>
<l>o perché a le tue voglie ei non compiacque?</l>
<l>Ver è, se ben si tacque,</l>
<l>ch'egli a forza e con voglia aspra e severa</l>
<l>da le tua braccia sciolto</l>
<l>se 'n gisse, mentre tu d'ardor ripiena</l>
<l>al collo gli facei stretta catena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu t'ascondi, ed a gli accesi rai</l>
<l>tenebre intorno aspergi or de' tuoi falli</l>
<l>udendo di quaggiù vere novelle.</l>
<l>Chiuditi pur, né ti mostrar più mai,</l>
<l>perché non merti in ciel vezzosi balli</l>
<l>guidar in compagnia de l'altre stelle.</l>
<l>Così de le fiammelle</l>
<l>sue chiare il sol più non t'indori omai;</l>
<l>e reggere i cavalli</l>
<l>notturni il Fato a te vieti in eterno</l>
<l>donando altrui di lor l'alto governo.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>384</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ebbro ne l'ira, perché vide accorre</l>
<l>da la sua Galatea Clonico vile,</l>
<l>e si vide anzi gli occhi altri preporre,</l>
<l>altri avvezzo a curar l'aia e l'ovile,</l>
</lg>
<lg>
<l>gittò Tirsi la lira, e: "Che più porre</l>
<l>speme poss'io ne l'esser mio gentile,"</l>
<l>disse "se qui la nobiltà s'abborre,</l>
<l>ed ad uom rozzo si è cortese e umile?</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque fia vero ch'io, patron di gregge,</l>
<l>segua di donna temeraria l'orme</l>
<l>che si fa preda di bifolco indegno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! mio cor, desta la virtù che dorme;</l>
<l>e pensa ch'al tuo stato egregio e degno</l>
<l>disdice che costei t'imponga legge".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>385</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Empia Circe crudel gran tempo m'have</l>
<l>con fallaci speranze e certo danno</l>
<l>tenuto oppresso in così lungo affanno</l>
<l>ch'a rammentarlo ancor l'anima pave.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or che ritratto ho il cor dal giogo grave,</l>
<l>a ragion lei disprezzo e 'l mio error danno,</l>
<l>né temo che nov'arte o novo inganno</l>
<l>o nova forza più la prema o grave,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché da gli occhi de la mente insana</l>
<l>l'oscura nebbia è via sparita e sgombra,</l>
<l>e l'amoroso foco in tutto è spento;</l>
</lg>
<lg>
<l>e veggio omai che false larve ed ombra</l>
<l>di vero bene e sol bellezza vana</l>
<l>fu la indegna cagion del mio tormento.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>386</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Già non sei tu del cielo un dio superno,</l>
<l>ch'avaro del tuo dolce il merchi e vendi,</l>
<l>e te medesmo altrui ritogli e rendi</l>
<l>or caro, or a vil pregio e quasi a scherno;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma dal sen de la terra oscuro interno</l>
<l>con fallace beltà riluci e splendi,</l>
<l>pur come l'oro onde sei preso e prendi</l>
<l>e 'l tributo riporti al cieco inferno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor venale, indegno e falso amore,</l>
<l>per te sol ricco è Dite, e fatto il mondo</l>
<l>povero, di valor non ha più dramma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! qual avrai là giù perpetuo ardore,</l>
<l>in cui tu lordo e di tue colpe immondo</l>
<l>purgarti possa al fin com'oro in fiamma?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>387</head>
<argument><p>Lascia per timore d'offendere Iddio un amore poco onesto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Or che l'alpi canute, e pigre e salde</l>
<l>rende l'acque correnti il pigro verno,</l>
<l>gelo ancor io, ma un vago affetto interno</l>
<l>i miei vaghi pensier par che riscalde;</l>
</lg>
<lg>
<l>e di tepida neve in dolci falde</l>
<l>sì belle rose e sì bel fior discerno,</l>
<l>e tai marmi spirar, ch'obietto eterno</l>
<l>sprezzan le voglie traviate e balde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma da soverchio ardir nasce il timore,</l>
<l>e temo ch'il furor non le trasporte</l>
<l>sì ch'il ciel se n'irriti, e d'orror m'empio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non è questo d'Iddio vivace tempio</l>
<l>in cui virtù sono ed onor le porte?</l>
<l>Dunque immondo il farò d'immondo amore?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
</div2>
<div2 type="libro">
<head>LIBRO IV</head>
<head>RIME AMOROSE COMPOSTE AD ISTANZA D'ALTRI</head>
<div3 type="poesia">
<head>388</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Cesare Pavesi.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa fera gentil ch'in sì crucciosa</l>
<l>fronte fuggia pur dianzi i vostri passi</l>
<l>tra spini e sterpi e dirupati sassi,</l>
<l>strada ad ogn'or prendendo erta e dubbiosa,</l>
</lg>
<lg>
<l>or, cangiato voler, d'onesta posa</l>
<l>vaga, discende a i sentier piani e bassi,</l>
<l>e, quasi ogni durezza indietro lassi,</l>
<l>incontro vi si fa lieta e vezzosa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedete omai come 'l celeste riso</l>
<l>benigna v'apre, e come dolcemente</l>
<l>i rai de' suoi begli occhi in voi raggira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pavesi, s'or tal gioia al cor v'inspira,</l>
<l>che sarà poi quando più volte il viso</l>
<l>d'amor vi baci e di pietate ardente?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>389</head>
<argument><p><add resp="ed">A Isabella Bendidio in nome di Cornelio Bentivoglio.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna, se ben le chiome ho già ripiene</l>
<l>d'algente neve, il cor però non verna:</l>
<l>sasselo Amor che tacito 'l governa</l>
<l>e vive le faville in lui mantiene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Etna così sul dorso alto sostiene</l>
<l>le brine e 'l gelo e dentro ha fiamma eterna;</l>
<l>selce così gelata è ne l'esterna</l>
<l>parte, e 'l foco nativo ha ne le vene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben, se 'l petto talor mi ripercote</l>
<l>colpo de' tuoi begli occhi, a più d'un segno</l>
<l>mostra l'interne fiamme il mio sembiante;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma tu risparmi i colpi e vuoi ch'ignote</l>
<l>siano: forse è pietà, forse è disdegno</l>
<l>che tanto osi sperar canuto amante.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>390</head>
<argument><p>Per messer Ippolito Gianluca.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Gianluca, ben poss'io di vaghi fiori</l>
<l>tesser ghirlanda e d'odorata fronde</l>
<l>ch'i bei crini di Laura orni e circonde,</l>
<l>sì come piace a te, che sì la onori;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma quai saranno mirti o quali allori,</l>
<l>quai fior qui nati o pur recati altronde</l>
<l>degni d'inghirlandar le chiome bionde</l>
<l>de l'alta donna tua che quasi adori?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tali non son, cred'io, rose e viole</l>
<l>in Pafo, né 'n Parnaso o lauri o mirti;</l>
<l>ma chi vuol coronarla in cielo ascenda,</l>
</lg>
<lg>
<l>dove d'eterni raggi il chiaro sole</l>
<l>e di lor gloria que' beati spirti</l>
<l>si fan corona, e quinci esempio prenda.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>391</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza di Febo Bonnà.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Aura è la vita mia che da voi spira,</l>
<l>Aurelia, e 'nforma in vece d'alma il core,</l>
<l>ché l'alma propria sua seguendo Amore</l>
<l>a voi se 'n viene e dentro a voi si gira:</l>
</lg>
<lg>
<l>onde, che non gli tolga invidia ed ira</l>
<l>quel perché solo il suo mortal non more,</l>
<l>di sospetto egli trema e di timore</l>
<l>se mai sdegnosa insuperbir vi mira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, se sereni de' begli occhi i soli</l>
<l>pietosa in lui volgete e de' bei crini</l>
<l>a l'aura l'auro dispiegate in mostra,</l>
</lg>
<lg>
<l>parme che co' sospir l'anima vostra</l>
<l>da le porte di perle e di rubini,</l>
<l>seguendo il lusinghiero, a me se 'n voli.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>392</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza di Guido Coccapani.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna, di me doppia vittoria aveste</l>
<l>prima con la beltà, poi col diletto,</l>
<l>quando il mio amor gradiste e 'l nobil petto</l>
<l>vostro al mio fido per pietà giungeste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il mio cor servo allor così vi feste</l>
<l>ch'altro mai d'altra più non fu soggetto:</l>
<l>sì che del pensier nulla e de l'affetto</l>
<l>che non sia vostro in me par che non reste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, perché perda io pur la vostra vista</l>
<l>e i vostri abbracciamenti, or di se stesso</l>
<l>alcuna parte il cor già non racquista;</l>
</lg>
<lg>
<l>anzi è vostro lontan come da presso,</l>
<l>ed arde sì che fiamma egual mai vista</l>
<l>non fu in Sicilia ov'è il gigante oppresso.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>393</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza di Annibale Pocaterra.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Bella donna i colori ond'ella vuole</l>
<l>gl'interni affetti dimostrar talora</l>
<l>prende o da verde suol che più s'infiora</l>
<l>di candidi ligustri e di viole,</l>
</lg>
<lg>
<l>o da vel che dipinge ad Iri il sole,</l>
<l>o dal bel manto de la vaga aurora;</l>
<l>e dal ceruleo mar che si colora</l>
<l>l'esempio spesso ella pigliar ne suole</l>
</lg>
<lg>
<l>Da la terra e dal cielo o ver da l'onde</l>
<l>non li prendete voi, ma più sembianti</l>
<l>sono i colori a sì leggiadre membra,</l>
</lg>
<lg>
<l>forse sdegnando averne esempio altronde:</l>
<l>così mostrar volete a' vaghi amanti</l>
<l>che degno è sol di voi quel che v'assembra.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>394</head>
<argument><p>Ad istanza del conte Nicolò Rangoni.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre co' vaghi sguardi e col sembiante</l>
<l>m'infingeva d'amar quasi per gioco,</l>
<l>per voi tutto m'accesi a poco a poco,</l>
<l>né son or falso più, ma vero amante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vere le pene mie sì varie e tante,</l>
<l>vere son le faville e vero il foco,</l>
<l>tal che gli è questo petto angusto loco,</l>
<l>e vero il duol ne l'animo costante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né gioco io prendo omai de' cari inganni,</l>
<l>ma vostro gioco io son or che m'avvampo,</l>
<l>è gioco il mio languir, gioco la vita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur vincitrice ancora in questo campo</l>
<l>non sete voi, ché sconta Amore i danni,</l>
<l>e perdete pietade e fede unita.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>395</head>
<argument><p>Ad istanza di messer Alfonso Bosco.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>In un bel bosco di leggiadre fronde</l>
<l>ch'ombra si fa con le ramose braccia,</l>
<l>Amor, che va de l'alme nostre a caccia,</l>
<l>tese le reti di due trecce bionde:</l>
</lg>
<lg>
<l>così il mio cor, ch'avea di due gioconde</l>
<l>luci seguita la fallace traccia,</l>
<l>preso restò, com'animal s'allaccia,</l>
<l>ne' bei legami ch'e' ne l'ombra asconde.</l>
</lg>
<lg>
<l>O dolce laccio, o vaghe reti, o bosco</l>
<l>vezzoso, o cacciator che mi togliesti;</l>
<l>il core, dove l'hai, crudele, ascosto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Io pur ritorno spesso a pianger vosco,</l>
<l>ed a cercar tra queste erbette e questi</l>
<l>vaghi fioretti ov'egli sia nascosto.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>396</head>
<argument><p>Loda la signora Flaminia... ad istanza del signor Giulio Mosti.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Giovinetta gentil, che 'l nome prendi</l>
<l>da quelle fiamme che ne gli occhi porti,</l>
<l>oh come dolcemente altrui conforti</l>
<l>col tuo soave ardor mentre l'accendi!</l>
</lg>
<lg>
<l>Com'è dolce il languir dove tu splendi!</l>
<l>Amaro sol perch'a le dolci morti</l>
<l>indugio poni, onde gli amanti accorti</l>
<l>bramerian di perir ne' cari incendi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed io, qualor la bella arsura elice</l>
<l>da gli occhi il pianto, piango il pianto stesso</l>
<l>s'egli estinta di lei lascia in me dramma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Flaminia, potrò mai tanto d'appresso</l>
<l>sederti un dì che, qual vecchia fenice,</l>
<l>io mi rinnovi a giovinetta fiamma?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>397</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Indurasti in fredd'alpe o 'n fiamma ardente,</l>
<l>forma ti diede umana industria ed arte,</l>
<l>invido, che la luce ascondi in parte,</l>
<l>la luce che le mie può far contente?</l>
</lg>
<lg>
<l>E somiglia a colei che 'n oriente</l>
<l>precorre il sole, e ne l'opposta parte,</l>
<l>poscia che quasi stanco ei si diparte,</l>
<l>rota i be' raggi suoi chiara e lucente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, s'ella a noi traluce e da' lor cieli</l>
<l>tutte l'uom vede trasparir le stelle</l>
<l>fisse ed erranti con la vaga luna,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché la donna mia, crudel, mi celi?</l>
<l>E perch'i venti e i nembi e le procelle</l>
<l>ti conservano in pace e la fortuna?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>398</head>
<argument><p>In morte della signora Flaminia... ad istanza del signor Giulio Mosti.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>La bella fiamma che m'ardeva il core,</l>
<l>dove le sue faville io serbo e celo,</l>
<l>in terra è spenta, ma raccesa in cielo</l>
<l>tra gli altri lumi c'hanno eterno onore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi la veggio scintillar d'amore</l>
<l>quando spiega la notte il negro velo</l>
<l>e sparge intorno il rugiadoso gelo,</l>
<l>e sento insieme il suo vivace ardore.</l>
</lg>
<lg>
<l>O già soave fiamma, or vaga stella,</l>
<l>se già reggesti la mia dubbia vita</l>
<l>mentre fusti mortale in queste sponde,</l>
</lg>
<lg>
<l>or, ch'immortal sei fatta e via più bella,</l>
<l>scorgila fra gli scogli ov'è smarrita</l>
<l>al queto porto de l'orribil'onde.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>399</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>O vaga tortorella,</l>
<l>tu la tua compagnia,</l>
<l>ed io piango colei che non fu mia.</l>
<l>Misera vedovella,</l>
<l>tu sovra il nudo ramo,</l>
<l>a piè del secco tronco io la richiamo;</l>
<l>ma l'aura solo e 'l vento</l>
<l>risponde mormorando al mio lamento.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>400</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Non suol mai vaga damma</l>
<l>assetata cercar gelido fiume</l>
<l>com'io l'ardente fiamma.</l>
<l>O mio soave lume,</l>
<l>sei sparito o sei spento? oh stelle! oh cielo!</l>
<l>oh mio dolce costume!</l>
<l>Come cangiato ho zelo</l>
<l>al volto già di fiamma or pien di gelo!</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>401</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Se vai cercando intorno</l>
<l>alcuna pietra, Amore,</l>
<l>per avvivar la mia fiamma gentile,</l>
<l>selce io son, che 'l dolore</l>
<l>stillo la notte e 'l giorno:</l>
<l>battimi, signor mio, col tuo focile.</l>
<l>Battimi, signor mio,</l>
<l>c'ho l'esca insieme, e l'esca è il gran desio.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>402</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<head>5</head>
<sp><speaker>Flaminia</speaker><lg><l>"Perché pur mi saetti,</l>
<l>se 'n me così mortali</l>
<l>son le ferite de' tuoi primi strali?</l>
<l>Io più non mi difendo,</l>
<l>o possente signore,</l>
<l>o fero e crudo mio nemico, Amore.</l>
<l>Oimè, l'arme rendo</l>
<l>oimè, vinta i' sono,</l>
<l>e vinta chiedo al vincitor perdono.</l>
<l>A te languendo omai</l>
<l>chiedo perdono o morte,</l>
<l>misera me!, ch'al dolor fine apporte.</l>
<l>Pietà, signor, se n'hai,</l>
<l>per la tua bella Psiche;</l>
<l>pietà, signor, per le tue fiamme antiche!"</l>
</lg>
</sp>
<sp><speaker>Amore</speaker><lg><l>"Tu, che fra le nemiche</l>
<l>più d'ogni altra mi piaci,</l>
<l>prendi in grado i miei colpi e soffri e taci:</l>
<l>però ch'io non uccido,</l>
<l>e 'l tuo bel petto e vago</l>
<l>per odio no, ma per amor impiago.</l>
<l>Son cento fonti in Gnido,</l>
<l>cento le vie secrete,</l>
<l>cento spelonche solitarie e chete:</l>
<l>ivi, o di queste avvolta</l>
<l>mie catene amorose</l>
<l>andrai cantando fra le piante ombrose,</l>
<l>o pur libera e sciolta;</l>
<l>ed avrai sempre a lato</l>
<l>Amor di tua bellezza innamorato:</l>
<l>Amor, che, amando, amato</l>
<l>esser da te desia,</l>
<l>bella nemica e prigioniera mia."</l>
</lg>
</sp>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>403</head>
<argument><p>Ad istanza del signor Giulio Mosti loda Ancona dove vide una gentildonna ragusea chiamata Fiordispina.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Condusse Amor Teseo fra due sorelle</l>
<l>nel suo trionfo, e me condusse ancora</l>
<l>fra due ch'Ancona e 'l bel paese onora,</l>
<l>più de l'antiche fortunate e belle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ei l'una abbandonò ch'a le procelle</l>
<l>sparse i mesti lamenti anzi l'aurora</l>
<l>veggendo le sue vele aperte a l'ora,</l>
<l>la qual poi Bacco incoronò di stelle;</l>
</lg>
<lg>
<l>ed io lasciato, e non sul duro lido,</l>
<l>ma 'n lieto ballo, fui da l'altra preso</l>
<l>con la candida man più dolcemente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice cambio! quell'amante infido</l>
<l>non si pareggi a me, che sono acceso</l>
<l>del primo foco che m'ardea la mente.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>404</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>L'avventurosa mensa a cui sedea</l>
<l>la donna mia fra l'altre belle e oneste,</l>
<l>simile a quella fu che di celeste</l>
<l>ambrosia pasce Marte e Citerea.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre i passi al chiaro suon movea,</l>
<l>le care danze non parean di queste;</l>
<l>ma sì leggiadre ed amorose e preste</l>
<l>come suol farle l'amorosa dea.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu sembravi, Ancona, il terzo giro,</l>
<l>suo dolce albergo; e i tuoi sublimi tetti,</l>
<l>l'onde, gli scogli e le minute arene</l>
</lg>
<lg>
<l>e l'aura pura e l'aure tue serene</l>
<l>sospiravan d'amore; e i duri petti</l>
<l>si distruggean per gioia e per desiro.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>405</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Né mai verde arboscel le chiome ombrose</l>
<l>spiega sì belle allor che 'l freddo gelo</l>
<l>o de la notte si dilegua il velo,</l>
<l>come queste, ove Amor le reti ascose;</l>
</lg>
<lg>
<l>né stelle mattutine e rugiadose</l>
<l>si mostran così vaghe in puro cielo,</l>
<l>come gli occhi sereni ond'ardo e gelo,</l>
<l>né come i labbri e le vermiglie rose.</l>
</lg>
<lg>
<l>E certo è questo un fior d'alta bellezza</l>
<l>e di virtù che ne l'Illiria nacque,</l>
<l>ma trasportollo Amore in questa riva:</l>
</lg>
<lg>
<l>dove i sospiri in vece d'aura estiva</l>
<l>e i pianti amari son le tepid'acque</l>
<l>che gli accrescon l'odore e la vaghezza.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>406</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Qual de gli uccelli l'aquila è reina,</l>
<l>così d'ogni altro fiore</l>
<l>è re lo "Fior di spina";</l>
<l>e fra stecchi pungenti il trova Amore,</l>
<l>come fra molti armati</l>
<l>star suole alcun signore.</l>
<l>Amor vede la guardia in tutti i lati;</l>
<l>ma fa mille alme vaghe</l>
<l>de le sue dolci piaghe.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>407</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>La natura compose</l>
<l>quest'odorato fiore,</l>
<l>o pur bel magistero egli è d'Amore?</l>
<l>Deh! chi tanto vicine</l>
<l>le pene e i dolci premi in lui ripose?</l>
<l>E chi d'acute spine</l>
<l>cinse le belle foglie,</l>
<l>onde, s'incauta man talora il coglie,</l>
<l>punta, in un punto solo</l>
<l>sente allegrezza e duolo?</l>
<l>Oh fior meraviglioso, ond'ancor dura</l>
<l>lite incerta d'Amore e di Natura!</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>408</head>
<argument><p>Nel Medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>6</head>
<l>Questo tra gli altri fiori</l>
<l>sanguigno sì fu tinto</l>
<l>del bel sangue d'Adone o di Giacinto?</l>
<l>O pur in lui converse</l>
<l>il suo l'alato iddio,</l>
<l>quando un suo stral gli cadde e si ferio?</l>
<l>Deh! sarà mai ch'io versi</l>
<l>sì fortunati umori</l>
<l>ch'ei sì li cangi e 'l vostro seno infiori?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>409</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>7</head>
<l>Già del sangue d'Adone</l>
<l>nascesti, o vago fior, quando col pianto</l>
<l>Venere un altro ne produsse a canto.</l>
<l>Il bel morto garzone</l>
<l>tu vivo rappresenti;</l>
<l>ma le spine pungenti</l>
<l>cingono il giro tuo purpureo e vago;</l>
<l>e di chi sono imago?</l>
<l>Figuran forse del cinghiale i denti?</l>
<l>E così a gli occhi nostri</l>
<l>l'ucciso e l'uccisor in van dimostri?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>410</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>8</head>
<l>L'alma con voi mandai</l>
<l>ne la vostra partita,</l>
<l>onde, se vivo pur, senz'alma ho vita;</l>
<l>e ben di viver parmi,</l>
<l>ch'anco fervido è il core</l>
<l>di quel, che lei sì ardea, soave ardore.</l>
<l>Ma, se vita può darmi</l>
<l>foco de' vostri rai,</l>
<l>come mentr'egli vive io morrò mai?</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>411</head>
<argument><p>Ad istanza del signor Giulio Mosti.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Né 'n formar bella notte unqua colori</l>
<l>così vaghi pittor tempra e confonde,</l>
<l>né mesce a sì bei lumi ombre profonde</l>
<l>se stella finge che l'illustri e 'ndori,</l>
</lg>
<lg>
<l>come di belle membra i bei candori</l>
<l>e 'l lucido or di crespe chiome bionde</l>
<l>leggiadramente in un bel nero asconde</l>
<l>madonna, e ne lo scopre in parte fuori.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ben l'arte è gentil ch'ingegno aduna</l>
<l>e conforta gli spirti offesi erranti,</l>
<l>ch'abbaglia il crin dorato e 'l sen disperde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur l'arte cede a la natura, e perde</l>
<l>dal magistero tuo, che scintillanti</l>
<l>in bianco giro due pupille imbruna.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>412</head>
<argument><p>Ad istanza del signor Giulio Mosti.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tanto io v'amava già ch'oltre quel segno</l>
<l>alcun passar non suole; ed altro obbietto</l>
<l>né 'l mio pensiero avea né 'l vago affetto</l>
<l>che di mostrarsi a voi di voi sol degno,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando beltà, ch'in femminil ingegno</l>
<l>orgoglio accresce e 'n giovenile aspetto,</l>
<l>strano desio svegliò nel vostro petto</l>
<l>che destar poi nel mio poté disdegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E far di me troppo spietata prova</l>
<l>con nova arte voleste e con novello</l>
<l>non so se scherno il chiamo o pure inganno:</l>
</lg>
<lg>
<l>ond'io partii da voi qual da tiranno</l>
<l>giusto nemico suol, ma non ribello;</l>
<l>né là ritorno ov'il servir non giova.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>413</head>
<argument><p>Amor sdegnato. Ad istanza del signor Giulio Mosti.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Pittor, che 'n cigno e 'n toro</l>
<l>fingi converso Giove e 'n pioggia d'oro,</l>
<l>maraviglia di questa assai più nova</l>
<l>nel core ascondo e celo:</l>
<l>chi la potrebbe mai ritrarre a prova?</l>
<l>Che 'l foco è volto in gelo,</l>
<l>e dentro Amor come leon vi rugge,</l>
<l>e tutti i miei desir vaghi e soavi</l>
<l>in sdegni acerbi e gravi,</l>
<l>tal che la vita per dolor si strugge.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>414</head>
<argument><p><add resp="ed">Per la signora Giulia... ad istanza di Giulio Mosti.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Se, o dea che reggi Cipri e 'l terzo cielo,</l>
<l>scaldi ne l'ardor mio</l>
<l>di mia Giulia gentil le fredde voglie,</l>
<l>o tempri il mio desio</l>
<l>col ghiaccio ch'al suo cor più ognor s'accoglie,</l>
<l>ogni anno un mirto, che caldo né gelo</l>
<l>non teme, avrai da me su questa riva;</l>
<l>e di più, o bella diva,</l>
<l>di rose e lieti fior mille corone,</l>
<l>se sarò vivo, a la nova stagione.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>415</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Alto e nobile obietto al mio desire,</l>
<l>Giulia, in voi pose e nel sen vostro Amore,</l>
<l>onde s'appaga il tormentoso core</l>
<l>de la bella cagion del suo languire;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se tra 'l fulminar de le vostr'ire,</l>
<l>quasi nel ciel tra nubiloso orrore,</l>
<l>vede alcun lampo: "A così dolce ardore</l>
<l>fortunato sarà" dice "il morire".</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se vi rasserena o vi colora</l>
<l>pietà i begli occhi e l'orgogliosa fronte</l>
<l>sgombrando de gli sdegni il fosco velo,</l>
</lg>
<lg>
<l>più di me lieto Endimion nel cielo</l>
<l>Cintia non vide o 'l suo amator l'Aurora;</l>
<l>né più lieti da presso in selva o 'n monte.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>416</head>
<argument><p>Loda la signora Laura.. ad istanza del signor Giulio Mosti.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Non s'agguagli al mio lauro</l>
<l>quel ch'un tempo fioriva</l>
<l>di Sorga in su l'ombrosa e verde riva,</l>
<l>perch'egli crebbe a l'amoroso pianto</l>
<l>onde fé largo rio</l>
<l>di chiaro ingegno la feconda vena,</l>
<l>e questo, s'odo a l'ombra il dolce canto,</l>
<l>non suol giammai turbar fronte serena;</l>
<l>ma 'l suo più debbe a l'arte e l'arte al mio.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>417</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza del signor Giulio Mosti.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Dolce mia fiamma, dolce</l>
<l>mia pena e mio tormento,</l>
<l>dolce è 'l languir, dolce è 'l martir ch'io sento,</l>
<l>dolci sono i tuoi raggi e le faville;</l>
<l>e mentre a mille a mille</l>
<l>passano in questo core,</l>
<l>dico: "S'egli si more,</l>
<l>il suo morir non prezza,</l>
<l>né morrà per dolor, ma per dolcezza".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>418</head>
<argument><p><add resp="ed">Risposta in nome di una dama ad un madrigale di B. Guarini.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Ardi e gela a tua voglia,</l>
<l>perfido ed impudico,</l>
<l>or amante or nemico:</l>
<l>ché d'incostante ingegno</l>
<l>poco l'amore i' stimo e men lo sdegno;</l>
<l>e se 'l tuo amor fu vano,</l>
<l>van fia lo sdegno del tuo cor insano.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>419</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza d'una gentildonna.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ne la fredda stagion che 'l mondo agghiaccia</l>
<l>regnò già Borea; Austro or così vi spira</l>
<l>ch'addolcisce il rigor de l'altro e l'ira,</l>
<l>e spesso oltre gli Sciti in fuga il caccia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di Zefiro ogni lode omai si taccia,</l>
<l>se ben di fior la terra ornar si mira,</l>
<l>che né Clori da questo il piè ritira</l>
<l>e Pomona col sen gli apre le braccia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Aura celeste, il tuo soave spirto</l>
<l>spiri così ver me che ne ravvivi</l>
<l>il mio già secco lauro e secco mirto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre al mio Alcinoo d'ogni bel fiore</l>
<l>tesso ghirlanda, alcun de' frutti estivi</l>
<l>sia ne' begli orti premio al mio sudore.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>420</head>
<argument><p><add resp="ed">In nome de la signora Lucrezia Bendidio Machiavelli.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Amor, quel che tu sia, se crudo o pio</l>
<l>ancor non so, ché n'odo vario il grido,</l>
<l>ma del favoleggiar altrui mi rido</l>
<l>quando ti sacra i voti o ti fa dio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Arco e faretra a te mai non vid'io,</l>
<l>non pur te mai ne gli occhi miei, Cupido;</l>
<l>né co' miei sguardi o co' tuoi strali ancido,</l>
<l>né credo ad uom: più credo a questo rio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'in lui, talor s'il crine orno e la fronte,</l>
<l>me veggio sola senza te, ma sento</l>
<l>piacer di vagheggiar il mio bel viso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se quel piacer sei tu, non sei tormento,</l>
<l>non sei desir: onde sul chiaro fonte</l>
<l>gioir doveva e non languir Narciso.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>421</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza d'una gentildonna.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O santa, o pura immaculata Fede,</l>
<l>o di pace, d'amor verace pegno,</l>
<l>perché ti scaccia con esiglio indegno</l>
<l>quel crudo amante ch'il mio ben possiede?</l>
</lg>
<lg>
<l>Crudel, ch'in quello albergo e in quella sede</l>
<l>onde in bando tu vai ripon lo sdegno:</l>
<l>ah, mente ingrata ed incostante ingegno</l>
<l>più d'onda o d'aura che lo move e fiede!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu dove ricovri? e 'n gentil core</l>
<l>qual nido fai più fermo, o qual ricetto</l>
<l>trovi nel mondo fra l'umane voglie?</l>
</lg>
<lg>
<l>Se nessun luogo in terra oggi t'accoglie</l>
<l>fuor che quest'alma e questo fido petto,</l>
<l>non disdegnar ch'almeno in lui s'adore.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>422</head>
<argument><p>Nella partenza d'un gentiluomo suo amico ad istanza d'una gentildonna amata da lui.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<lg>
<l>Non fu dolor mai lagrimato o pianto</l>
<l>sì come il tuo partire,</l>
<l>quasi volessi dire:</l>
<l>"Io me ne vo, ma resta il core intanto".</l>
</lg>
<lg>
<l>Or mi dà pena inusitata e nova,</l>
<l>e par che mi distempri e mi distille</l>
<l>qual bianca neve in lagrimosi fiumi.</l>
<l>O lagrime, scendete a mille a mille,</l>
<l>occhi miei lassi, e voi piangete a prova,</l>
<l>se vuole il mio signor ch'io mi consumi</l>
<l>nel ripensare a' suoi dolci costumi.</l>
<l>Oh stelle! oh ciel! s'io mi converto in fonte,</l>
<l>rimiri in me la fronte,</l>
<l>e dica: "Ah, sorta ria!</l>
<l>Specchio m'ha fatto alfin la donna mia,</l>
<l>ma specchio, oimè, d'un angoscioso pianto".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>423</head>
<argument><p>Dimostra la qualità de l'abito del quale era vestito un gentiluomo suo amico quando si partì da una genlildonna amata da lui.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Notte, che stendi intorno</l>
<l>il fosco manto in quest'oscuro cielo</l>
<l>mentr'io di vero amore avvampo e gelo,</l>
<l>così quel mesto giorno</l>
<l>vidi a bruno vestito il mio signore</l>
<l>sovra un destriero adorno;</l>
<l>ed io sì tenebroso ho dentro il core,</l>
<l>e tra queste ombre e in questo negro velo</l>
<l>il figuro e vagheggio, ed ardo e 'l celo.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>424</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza dì una gentildonna.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Misera, io ti perdei!</l>
<l>Tu perdesti la fede,</l>
<l>perdé la gloria del suo regno Amore:</l>
<l>qual fu danno maggiore?</l>
<l>Pur non agguagli i tuo' dolor co' miei.</l>
<l>Ahi! stolto è ben chi t'ama e chi ti crede,</l>
<l>disleal cavaliero,</l>
<l>a cui gloria non dà, ma biasmo il vero.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>425</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Or ch'è morta la fede,</l>
<l>come sperar poss'io?</l>
<l>come vive l'amor, come il desio?</l>
<l>Né t'amo più né spero,</l>
<l>infedel cavaliero,</l>
<l>ma vendicarmi io penso o morta o viva,</l>
<l>ché tu di fede ed io d'amor son priva.</l>
<l>O già pietoso or fero,</l>
<l>perché morta è la fede e fui tradita,</l>
<l>pera l'amore o la ritorni in vita.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>426</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Quando la fé perdesti,</l>
<l>dove restaro e come</l>
<l>l'altre virtù di che sembravi adorno?</l>
<l>Dove il tuo chiaro nome</l>
<l>e l'altre cose belle?</l>
<l>Parve quasi sparito il sole al giorno,</l>
<l>a la notte le stelle.</l>
<l>Cavalier senza fede, e tu no 'l credi,</l>
<l>che l'error non conosci e lei non vedi.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>427</head>
<argument><p>Per un signore che amava una donna brutta.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Udite affetto nuovo:</l>
<l>or chi fia mai che 'l creda,</l>
<l>ch'ami io donna ch'è brutta e me n'avveda?</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli è pur vero e provo</l>
<l>(o d'amor meraviglie alte e secrete!)</l>
<l>che debil filo ordir può salda rete,</l>
<l>e rintuzzato strale</l>
<l>far piaga aspra e mortale,</l>
<l>e da spente faville</l>
<l>sorgere un foco no, ma mille e mille.</l>
</lg>
<lg>
<l>O forse Amor non vuole</l>
<l>oprar in me cosa altre volte intesa:</l>
<l>far che s'ami una bella è lieve impresa;</l>
<l>ma ch'io segua o mi strugga</l>
<l>per bruttezza che fugga,</l>
<l>se miscredente io fui,</l>
<l>miracolo è di me degno e di lui.</l>
</lg>
<lg>
<l>O forse, com'uom suole</l>
<l>meglio condir amaro acerbo frutto</l>
<l>ch'altro in sé dolce o pur maturo in tutto,</l>
<l>sì può Amor nel suo mele</l>
<l>meglio l'acerbo e 'l fele</l>
<l>condir de la bruttezza,</l>
<l>che la beltà ch'esser condita sprezza.</l>
<l>Dunque, se per natura</l>
<l>il bello e 'l brutto dolce è per Amore,</l>
<l>qual d'essi sua dolcezza avrà maggiore?</l>
<l>Fia maggior il diletto</l>
<l>che vien dal più perfetto.</l>
<l>Male agguagliar si ponno:</l>
<l>la Natura è ministra, Amore è donno.</l>
</lg>
<lg>
<l>O mia somma ventura!</l>
<l>Or chi fia mai che 'l creda</l>
<l>ch'ami io donna ch'è brutta e me n'avveda?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>428</head>
<argument><p><add resp="ed">In morte di bella donna. Ad istanza di...</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual neve che su' colli ameni fiocchi</l>
<l>era de la mia donna il volto tinto,</l>
<l>bianco, di chiar color, vago e non finto,</l>
<l>e parean riposar le membra e gli occhi.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'atto de l'una man, senza che scocchi</l>
<l>arco, ha mill'alme in sant'amor respinto;</l>
<l>né scorge occhio mortal che fuori spinto</l>
<l>lo spirto sia, né ch'unqua il corpo tocchi,</l>
</lg>
<lg>
<l>se non udiansi i pianti e gli alti stridi</l>
<l>che sino il sol, che ne diè segno, a pieta</l>
<l>mossero, ed ogni core avean diviso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual viva ed or sei tu dove t'assidi,</l>
<l>se, fuor d'ogni uso uman, gioconda e lieta</l>
<l>morte bella parea nel tuo bel viso.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>429</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Né l'età tua più bella e più fiorita,</l>
<l>donna, fusti negata a la mia fede</l>
<l>di cui tu sola degna eri mercede,</l>
<l>e con altrui non egualmente unita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né d'amarti io rimasi; e la mia vita,</l>
<l>furando quel che fuor s'ascolta e vede,</l>
<l>qual uom nudrii che per timor non chiede,</l>
<l>in sin che morte a noi t'ebbe rapita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ti rapì morte allor che 'l caro pondo</l>
<l>ti gravò troppo il giovinetto seno,</l>
<l>onde lasciasti il dolce parto e 'l mondo,</l>
</lg>
<lg>
<l>e me, ch'insieme partir volli e freno</l>
<l>duro mi tenne a forza; ed or secondo</l>
<l>vorrei venir dietro a' tuoi passi almeno.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>430</head>
<argument><p>Ad istanza d'un amico.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Aure de la mia vita, aer sereno</l>
<l>che prima i' trassi, chiare e lucid'onde,</l>
<l>felici colli, avventurose sponde,</l>
<l>fortunato paese, almo terreno;</l>
</lg>
<lg>
<l>o padre, e tu che mi nutristi in seno,</l>
<l>Daria mi chiama: al suo chiamar risponde</l>
<l>la lingua e 'l cor che non ha luce altronde,</l>
<l>e dove sferza Amor non vale il freno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque restate, e 'n voi pietà raccoglia</l>
<l>gli onesti miei sospiri e 'l casto pianto</l>
<l>or ch'a lagrime nove egli m'invita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché vada i' non so, ma questa spoglia</l>
<l>m'è grave incarco e, s'io le moro a canto,</l>
<l>da lei sarà la morte almen gradita.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>431</head>
<argument><p>Nella caduta d'una donna ed un suo innamorato l'aiuta a levare.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cadde madonna, ed io le diedi aita</l>
<l>come volle fortuna, anzi l'Amore,</l>
<l>ch'in quel punto mi fece eterno onore;</l>
<l>ma pur le disse la mia lingua ardita:</l>
</lg>
<lg>
<l>"Non sei percossa tu, ma sol ferita</l>
<l>è questa dura terra, anzi 'l mio cuore,</l>
<l>perché se' pietra scoglio, ond'ha timore</l>
<l>la navicella di mia stanca vita".</l>
</lg>
<lg>
<l>Così parlava; e gli amorosi rai</l>
<l>vedea turbati e 'l bel sembiante umano</l>
<l>ché ben m'accorsi che parlando errai;</l>
</lg>
<lg>
<l>e or vo membrando se cader lontano</l>
<l>lampo notturno o sole unqua mirai</l>
<l>che risorga più bel da l'oceano.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>432</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza d'un cavaliere.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Mentre nel puro argento</l>
<l>di questa errante obliqua,</l>
<l>ch'è dei nostri maggiori insegna antiqua,</l>
<l>hai tu lo sguardo intento</l>
<l>e fisso anch'io vi miro,</l>
<l>tu di me pensi ed io di te sospiro:</l>
<l>ch'a te forse sovviene</l>
<l>come armato in arringo</l>
<l>o lo scudo o 'l cimier m'adorno e pingo;</l>
<l>io ed io ne le serene</l>
<l>luci veggio di lei</l>
<l>come tu vaga e come bella sei.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>433</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza di...</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Se tu mi lasci, perfida, tuo danno:</l>
<l>non ti pensar che sia</l>
<l>misera senza te la vita mia.</l>
<l>Misero ben sarei</l>
<l>se miseria i' stimassi e non ventura</l>
<l>perder chi non mi cura</l>
<l>e ricovrar quel che di me perdei.</l>
<l>Misera tu, che per novello amore</l>
<l>perdi quel fido core</l>
<l>ch'era più tuo che tu di te non sei;</l>
<l>ma il tuo già non perd'io</l>
<l>perché non fu mai mio.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>434</head>
<argument><p>A l'illustrissimo signore L.P.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Il cor ch'al dolce foco de' begli occhi</l>
<l>strugger già si sentia</l>
<l>nel petto che parea neve ch'or fiocchi</l>
<l>volle pur rinfrescarse,</l>
<l>ma quel suo refrigerio ancor più l'arse:</l>
<l>egli mentre moria</l>
<l>gridava; "O neve ria,</l>
<l>o neve insidiosa! oh tu d'Amore</l>
<l>cenere sei che celi immenso ardore".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>435</head>
<argument><p>A la Signora Cornelia... ad istanza d'un amico.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Quando talor ne' miei sospiri ardenti</l>
<l>piangendo i' spargo a l'aura il vostro nome,</l>
<l>par che m'offriate il <emph>Cor ne'</emph> primi accenti;</l>
<l>ma perch'io seguo poi, mutate voglia</l>
<l>e me 'l negate disdegnosa: ah come</l>
<l>donna si volge come instabil foglia!</l>
<l>Pur io non mi sgomento e pur vi chiamo;</l>
<l>ma suona verso il fin sì dolce <emph>Lia</emph>,</l>
<l>che, quasi vago augello in verde ramo,</l>
<l>l'alma cantando il suo dolore oblia.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>436</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza di...</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Più colta penna mai più care note</l>
<l>non scrisse in carta o ver più bianca mano,</l>
<l>né mai più dolce affetto in core umano</l>
<l>fra speranza e piacer sospende e scote.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quivi lo segna Amore, e nulla or pote</l>
<l>più da lei separarmi o far lontano,</l>
<l>ch'in me la porto e stringo a mano a mano</l>
<l>e sento allor nove dolcezze ignote,</l>
</lg>
<lg>
<l>novi vaghi pensier, novi desiri;</l>
<l>e par che Doralice in lui si scriva</l>
<l>con l'armonia di voci e di sospiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'imagine sua leggiadra e schiva</l>
<l>ella vi forma; e perché intenda e spiri</l>
<l>pinge se stessa, anzi fa bella e viva.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>437</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza del canonico Vincenzo Fantini.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Per deserte spelonche e pellegrine</l>
<l>piangean leggiadri amanti</l>
<l>lungi da le bellezze alme e divine,</l>
<l>dove scherzar vedean le fere erranti:</l>
<l>"E che piglian" dicean "Dafne e Licori?"</l>
<l>Eco rispondea - <emph>cori</emph>.</l>
<l>"E chi ritien le cacciatrici accorte?"</l>
<l>E' replicava - <emph>corte</emph>.</l>
<l>Corte sonar s'udian dentro e di fuori,</l>
<l>quasi volesser dir: "Corte saranno</l>
<l>le nostre vite in così lungo affanno".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>438</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza del signor Emilio Leoni.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna, ch'a l'amor mio premio d'amore</l>
<l>deste gran tempo in guisa tal ch'unita</l>
<l>la mia sembrava con la vostra vita</l>
<l>e col mio fido il vostro gentil core,</l>
</lg>
<lg>
<l>ben fu crudel menzogna e falso errore</l>
<l>che v'ha da me divisa e 'ncrudelita,</l>
<l>perché da me non fu mai voce udita</l>
<l>contra l'onestà vostra e 'l vostro onore,</l>
</lg>
<lg>
<l>né s'udirà giammai: ché se la move</l>
<l>o giusta ira o dolore od altro affetto,</l>
<l>biasmo fortuna e l'altrui torto indegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma per sospiri il mio infiammato petto</l>
<l>e la mia fede per veraci prove</l>
<l>placar non puote il vostro fero sdegno.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>439</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza del signor Curzio Ardizio.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>La mia tenera Iole</l>
<l>duri chiama i miei carmi;</l>
<l>ma che? son duri e pur son belli i marmi.</l>
<l>E pur che 'l tuo bel nome</l>
<l>in lor perpetuo duri,</l>
<l>fiano a' suoi molli orecchi ognor più duri.</l>
<l>E l'onor di sue chiome</l>
<l>duri in lor, come suole</l>
<l>quel de le frondi che son care al sole.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>440</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Appare in dura pietra</l>
<l>il molle d'un bel volto,</l>
<l>se con bell'arte avvien che vi sia scolto.</l>
<l>Voi nel mio duro stile</l>
<l>spirate in molle aspetto:</l>
<l>molle è vostr'ira, e di pietà l'affetto;</l>
<l>molle il riso gentile</l>
<l>che l'alme dure spetra:</l>
<l>il mio stil no, tanto ei per arte impetra.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>441</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Ardizio, se ben miri,</l>
<l>molle e dura è costei:</l>
<l>così son molli e duri i versi miei.</l>
<l>Molle è in lei quel di fuori,</l>
<l>dentro ha marmi e diaspri.</l>
<l>Sol ne la scorza i versi miei son aspri,</l>
<l>ma senti come spiri</l>
<l>da' loro interni amori</l>
<l>spirto gentil ch'intenerisce i cori.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>442</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza del signor Curzio Ardizio.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sotto l'aperto ciel, tra gigli e rose</l>
<l>e verdi erbette ed odorate piante,</l>
<l>notturno e cheto e solitario amante</l>
<l>la mia donna attendea com'ella impose.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando passò ma come, o desiose</l>
<l>luci, non conosceste il bel sembiante?</l>
<l>e tu, vago mio sguardo? oh chi davante</l>
<l>pur quasi un velo al suo passar mi pose?</l>
</lg>
<lg>
<l>Passò madonna, e seco ogni mio bene</l>
<l>e la fortuna mia passata è seco</l>
<l>che in quel candido seno io preso avrei.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh! più d'Amore e di Fortuna cieco</l>
<l>allora io fui, ché or tardi e senza speme</l>
<l>veggio il mio male e piango i dolor miei.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>443</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza del signor Curzio Ardizio.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Questa vita è la selva, il verde e l'ombra</l>
<l>son fallaci speranze, e son le reti</l>
<l>piacer dolci e secreti,</l>
<l>e sono ispidi dumi</l>
<l>crude voglie e costumi;</l>
<l>la fera è la mia donna, Amor l'arciero,</l>
<l>il veltro il mio pensiero.</l>
<l>Ella ratta se 'n va senza ritegno,</l>
<l>né fugge per timor ma per disdegno,</l>
<l>non servitù ma pace;</l>
<l>e quanto è più superba è più fugace.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>444</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza di Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Amore alma è del mondo, Amore è mente</l>
<l>e 'n ciel per corso obliquo il sole ei gira,</l>
<l>e d'altri erranti a la celeste lira</l>
<l>fa le danze lassù veloci o lente.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'aria, l'acqua, la terra e 'l foco ardente</l>
<l>regge, misto al gran corpo, e nutre e spira;</l>
<l>e quinci l'uom desia, teme e s'adira</l>
<l>e speranza e diletto e doglia ei sente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, ben che tutto crei, tutto governi</l>
<l>e per tutto risplenda e 'l tutto allumi,</l>
<l>più spiega in noi di sua possanza Amore;</l>
</lg>
<lg>
<l>e come sian de' cerchi in ciel superni,</l>
<l>posta ha la reggia sua ne' dolci lumi</l>
<l>de' bei vostri occhi e 'l tempio in questo core.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>445</head>
<argument><p><add resp="ed">A Margherita Farnese in nome di Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Or che sei ne l'età bella e fiorita</l>
<l>quando è pietoso il giovinetto core,</l>
<l>di me, che son de gli anni miei nel fiore,</l>
<l>t'incresca e l'egra mia speranza aita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi che m'ha la guancia impallidita</l>
<l>quel che 'l sangue mi sugge interno ardore</l>
<l>nato da' tuoi begli occhi, e i miei d'umore</l>
<l>sparge e mi stilla in lagrime la vita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Falda di bianca neve o gelo in monte</l>
<l>così non si distrugge a sole estivo</l>
<l>com'io mi sfaccio al foco de' tuoi rai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, mi affidi pietà ch'appressi omai</l>
<l>là 've disdegno guarda altero e schivo</l>
<l>l'aura de le tue labbra e 'l dolce fonte.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>446</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad istanza di Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Amor, contra costei che 'n treccia e 'n gonna</l>
<l>s'arma e s'accampa e i suoi guerrieri accoglie,</l>
<l>tra le schiere un desio ch'in noi s'indonna</l>
<l>guida in pensier ben mille ardite voglie;</l>
<l>tutte le stelle in ciel d'invitta donna</l>
<l>prometton l'amorose e care spoglie;</l>
<l>e fede e sofferenza e pronto schermo</l>
<l>fanno a lei forza, e 'l suo destino è fermo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Scudo ch'avvolge al capo atri serpenti,</l>
<l>e d'elmo e di lorica il doppio incarco,</l>
<l>grave faretra e strali ancor pungenti,</l>
<l>e l'asta d'una diva e d'altra l'arco</l>
<l>Amor sospende a le future genti,</l>
<l>né di pietà né di piacer mai parco,</l>
<l>a ciò ch'insieme un sol trofeo dimostri</l>
<l>due vittorie e cento armi e mille mostri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>447</head>
<argument><p><add resp="ed">Per la signora Giulia Negri, ad istanza del signor Annibale Ippoliti.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Ebbe il cielo una stella,</l>
<l>Giulia, che si chiamò col vostro nome:</l>
<l>voi due n'avete e più lucenti chiome,</l>
<l>e gemme e perle ed oro,</l>
<l>d'amor gloria e tesoro,</l>
<l>e mille grazie in voi diffuse e sparse;</l>
<l>e queste ferme son, se quelle sparse.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>448</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Un fior del bello, un raggio,</l>
<l>un'aura d'auro e di serena luce</l>
<l>par questa donna che m'inspira e luce;</l>
<l>ma un'aura, un raggio, un fiore</l>
<l>che non si cangia e non s'oscura o scema</l>
<l>la vaghezza o l'odore,</l>
<l>una beltà ch'è nel suo mezzo estrema,</l>
<l>un altissimo obietto al basso ingegno,</l>
<l>e del vago pensiero un fermo segno.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>449</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Colse la bella <emph>Negra</emph></l>
<l>queste brune viole</l>
<l>e 'nsieme questi fior che prima il sole</l>
<l>segnò di nomi illustri,</l>
<l>e questi bei ligustri</l>
<l>e queste rose fresche e mattutine;</l>
<l>ma 'n dure acute spine</l>
<l>sovra letto sì vago</l>
<l>poi le converse Amor, ch'è fero mago.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>450</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Sebben <emph>Negra</emph> s'appella,</l>
<l>non è questa la notte</l>
<l>che pioggia versa d'odorati fiori.</l>
<l>L'ombra non è sì bella,</l>
<l>e 'l dì ne le sue grotte</l>
<l>fugge; ma costei segue i suoi splendori,</l>
<l>e s'al mio sol s'inalba,</l>
<l>ella mi è <emph>Negra</emph> ed alba.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>451</head>
<argument><p>Ad istanza di G. B. Cerasola, gentiluomo bergamasco.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Meste, oscure contrade ove si gira</l>
<l>bella donna a celeste almo splendore,</l>
<l>ché per indegno obbietto il freddo core</l>
<l>giammai foco non sente e non sospira,</l>
</lg>
<lg>
<l>ov'è sparita? O dove e chi rimira,</l>
<l>non s'accorgendo del fuggir de l'ore?</l>
<l>Dove insieme con lei s'asconde Amore</l>
<l>e per lo sdegno suo meco s'adira?</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse, sì come in ciel benigna stella</l>
<l>turbarsi in vista e i raggi asconder sole</l>
<l>a l'apparir del più maligno aspetto,</l>
</lg>
<lg>
<l>fugge ella o mia fortuna o mio difetto;</l>
<l>ma si rivolga a voi ridente e bella</l>
<l>e sia pur nova Clizia al vostro sole.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>452</head>
<argument><p>Ad Istanza del signor Gian Giacomo Tasso alla signora Florida Secco che si faceva vento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Per temprarve al bel seno al chiaro viso,</l>
<l>donna bella e gentile, estivo ardore</l>
<l>spargan le penne di più bel candore</l>
<l>i cigni di Meandro e di Cefiso,</l>
</lg>
<lg>
<l>e chi i cento occhi del custode anciso</l>
<l>dipinti ha ne le sue d'altro colore,</l>
<l>e l'ale proprie si dispogli Amore</l>
<l>e si resti con voi ne l'ombre assiso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E, se non basta ciò, Zefiro intorno</l>
<l>spargendo gigli e rose in voi respiri</l>
<l>ed ondeggiar vi faccia il crine adorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi tempra quel foco e que' martiri</l>
<l>onde m'ardete voi la notte e 'l giorno,</l>
<l>se tutti fiamme sono i miei sospiri?</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>453</head>
<argument><p>Ad istanza del signor... Canzonetta per la Clarissima lasciata a Venezia.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>O dolente partita,</l>
<l>che mi parli e dividi</l>
<l>da la mia donna, anzi dal proprio core,</l>
<l>qual parte è sì gradita,</l>
<l>quai mari o monti o lidi</l>
<l>ov'io consolar possa il mio dolore?</l>
<l>O Fortuna ed Amore,</l>
<l>divi grandi e possenti,</l>
<l>quel che già l'un mi diede</l>
<l>l'altro non mi concede,</l>
<l>anzi me 'n priva e doppia i miei tormenti:</l>
<l>sete or tanto discordi</l>
<l>là su nel cielo o nel mio duol concordi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché dir non saprei</l>
<l>quanto fosse il martire,</l>
<l>ma l'accende il piacer per ch'ei sfaville:</l>
<l>così i diletti miei</l>
<l>furo innanzi al partire</l>
<l>come al foco talor minute stille.</l>
<l>Né mille baci e mille</l>
<l>pieni d'ardente affetto</l>
<l>tempraro i miei desiri;</l>
<l>ma crebbero i sospiri,</l>
<l>crebber le fiamme a l'infiammato petto</l>
<l>e crebber le mie pene,</l>
<l>che son quante nel mar alghe ed arene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Acque d'Adria turbate,</l>
<l>spegnerete il mio foco</l>
<l>che per vaga bellezza il cor m'ingombra?</l>
<l>E voi che ne portate,</l>
<l>venti, di loco in loco,</l>
<l>talor di nube o di gran nebbia a l'ombra?</l>
<l>O pur là dove adombra</l>
<l>un bel monte su 'l mare,</l>
<l>o presso a qualche scoglio</l>
<l>sapranno il mio cordoglio</l>
<l>più deserti lidi e l'onde amare;</l>
<l>e ne la notte bruna,</l>
<l>e nel silenzio suo l'amica luna?</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l caro e dolce nome,</l>
<l>ove nessun risponde</l>
<l>a le dolenti voci, intorno udrassi,</l>
<l>e com'io l'ami e come</l>
<l>n'arda, l'arene e l'onde</l>
<l>udranno e i muti pesci e i nudi sassi.</l>
<l>Forse gli spirti lassi</l>
<l>deporran questa salma</l>
<l>de le membra gravose,</l>
<l>e con l'ale amorose</l>
<l>a lei ritornerà volando l'alma,</l>
<l>come suo paradiso</l>
<l>siano i begli occhi e 'l dolce seno e 'l viso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oimè, chi mi costringe</l>
<l>a vaneggiar sovente</l>
<l>di pensier in pensier, di duolo in duolo?</l>
<l>Perché non mi dipinge</l>
<l>l'innamorata mente</l>
<l>a le dolcezze mie più lieto volo?</l>
<l>E ch'io mi goda solo</l>
<l>di cose amate e belle,</l>
<l>pure, dolci e soavi,</l>
<l>da cavalli e da navi</l>
<l>lontano e da tempeste e da procelle?</l>
<l>O felice ritorno,</l>
<l>o sperato piacere, o lieto giorno!</l>
</lg>
<lg>
<l>Vele e remi, canzone, ed onde ed aure</l>
<l>passano i miei pensieri,</l>
<l>fuggendo il mio piacer, sol ch'io speri.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>454</head>
<argument><p>Ad istanza di Matteo di Capua, principe di Conca, per donna Laura Filomarino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Era già l'alma inferma e fere scorte</l>
<l>giva omai ricettando il cor doglioso,</l>
<l>e nel languido suo stanco riposo</l>
<l>cinto l'avea d'intorno oscura morte,</l>
</lg>
<lg>
<l>allor che 'l sogno da l'eburnee porte</l>
<l>a me volò, del mio languir pietoso</l>
<l>e de l'amor, ch'in alta parte ascoso</l>
<l>ove più 'l celo ivi è più fero e forte;</l>
</lg>
<lg>
<l>e in sì care sembianze e 'n sì gradita</l>
<l>voce parlò, ch'innanzi aver mi parve</l>
<l>colei che m'addolcisce il grave affanno.</l>
</lg>
<lg>
<l>O d'Amor caro e di natura inganno,</l>
<l>ben deggio molto a voi, cortesi larve,</l>
<l>se falsa immago dar può vera vita.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>455</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<lg>
<l>Già basso colle umile</l>
<l>fin che tu fosti albergo</l>
<l>de le selvagge ninfe e de' pastori,</l>
<l>or che donna gentile</l>
<l>ti preme o falda o tergo,</l>
<l>quanti ella coglie o frutti o fronde o fiori,</l>
<l>tanti sono gli onori</l>
<l>ch'accrescon la tua gloria,</l>
<l>più belli de' ligustri,</l>
<l>ma perpetui ed illustri</l>
<l>e degni in terra d'immortal memoria:</l>
<l>così trapassi i colli</l>
<l>e la fama a tutt'altri e 'l pregio tolli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi sei nuovo Atlante</l>
<l>qual già sostenne il cielo,</l>
<l>in sostenendo lei che dea simiglia;</l>
<l>se non che verdi piante</l>
<l>non spoglia o vento o gelo</l>
<l>al bel seren de le tranquille ciglia,</l>
<l>ma con dolce famiglia</l>
<l>di vaghi fiori e d'erba</l>
<l>sempre seguir la suole,</l>
<l>pur com'aurora o sole</l>
<l>la primavera, e 'l suo tesor le serba;</l>
<l>e mutando stagione</l>
<l>le sue pompe non perde e le corone.</l>
</lg>
<lg>
<l>Olimpo ancor pareggia</l>
<l>sacro a gli antichi dei,</l>
<l>o ne la gloria a lui t'agguaglia almeno;</l>
<l>e divieni omai reggia</l>
<l>d'Amore e di costei,</l>
<l>dipingendole pur la chioma e 'l seno,</l>
<l>e ceda al tuo sereno</l>
<l>quel sì candido e puro,</l>
<l>tal che non turbi mai</l>
<l>i tuoi lucenti rai</l>
<l>o nube o pioggia o vento o nembo oscuro;</l>
<l>o 'n cima sol vi spiri</l>
<l>l'aura de' miei dolcissimi sospiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu ve li porta, Amore,</l>
<l>e lor dà piume ed ali</l>
<l>che tanto alzar li può celeste aita;</l>
<l>ma, se di questo core</l>
<l>pien d'ardori immortali</l>
<l>fosse tutta la fiamma in te sentita</l>
<l>e come la mia vita</l>
<l>per lei si strugge e sface,</l>
<l>Etna novo saresti</l>
<l>e maggior grido avresti</l>
<l>che s'accendesse in te divina face.</l>
<l>Deh! sian lodi supreme,</l>
<l>ché sembri Atlante, Olimpo ed Etna insieme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non fia miracol novo</l>
<l>dov'Amor vola ed ella</l>
<l>tante rare eccellenze accorre in una;</l>
<l>ma qui, dov'io mi trovo,</l>
<l>né sol miro né stella</l>
<l>quando il ciel si rischiara e quando imbruna,</l>
<l>ma piango mia fortuna;</l>
<l>e quale in secco ramo</l>
<l>solingo augel riposa,</l>
<l>tal io vista odiosa</l>
<l>stimo pur ciascun'altra e lei sol bramo:</l>
<l>forse nulla si perde</l>
<l>mentre il sereno io vo fuggendo e 'l verde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, che vagheggi il mare</l>
<l>e l'arenoso lido,</l>
<l>ben Ermo sei, come t'appelli, o monte,</l>
<l>or ch'ella non appare</l>
<l>e d'amor freddo è il nido</l>
<l>e turbato ogni rivo ed ogni fonte;</l>
<l>e con oscura fronte</l>
<l>tutti rimiri intorno</l>
<l>i nudi e mesti campi</l>
<l>là dov'orma si stampi,</l>
<l>fin ch'ella torni lieta al bel soggiorno,</l>
<l>e col suo dolce lume</l>
<l>quest'alma rassereni e 'l monte e 'l fiume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, trova il mio core e la mia donna,</l>
<l>che da lei non si parte</l>
<l>in alta e chiara o 'n bassa e fosca parte.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>456</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Oggi in se stesso pur ritorna e gira,</l>
<l>dopo lungo aspettare, il giorno e l'anno</l>
<l>ch'ebbe principio in me quel dolce affanno</l>
<l>per cui sì lieta ancor l'alma sospira;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma 'l vago cor, che solo al cielo aspira,</l>
<l>a me non riede, e segue un caro inganno</l>
<l>di que' begli occhi che beato il fanno</l>
<l>senza mostrar giammai disdegno ed ira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così non turbi mai la pioggia e 'l gelo,</l>
<l>candida luce, il tuo sereno e 'l verde,</l>
<l>e siano in bando i tuoni e le procelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Rendi a la vita mia che già si perde</l>
<l>o l'altrui core o 'l mio, ch'è rapto al cielo</l>
<l>per l'alte vie de l'amorose stelle.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>457</head>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Amor, che parti e giungi</l>
<l>l'alme e i pensier, gli affetti, i sensi e i cori,</l>
<l>e spesso un sol tu fai di mille amori;</l>
<l>nel mischiar mente a mente ed alma ad alma</l>
<l>nulla riman distinto,</l>
<l>la vincitrice e 'l vinto;</l>
<l>e la morte si fa vitale ed alma,</l>
<l>e 'l perder cara palma,</l>
<l>gloria divien lo scorno, utile il danno,</l>
<l>re cortese il tiranno;</l>
<l>ma se quel che mischiasti ancor dividi,</l>
<l>non perturbi ed ancidi,</l>
<l>ma vari e cangi a la contraria parte</l>
<l>la fortuna, il voler, l'ingegno e l'arte.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>458</head>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>Or temenza è il desire,</l>
<l>e 'l riso è pianto, e 'l mio piacer languire,</l>
<l>la morte è vera vita,</l>
<l>la vita è vera morte.</l>
<l>Ma con più lieta o più felice sorte</l>
<l>non siam quel che già fummo od ella od io,</l>
<l>ma di duo spirti fece un spirto Amore</l>
<l>e di due cori un core</l>
<l>e di duo già mortali un quasi iddio;</l>
<l>ma se mai ci divide,</l>
<l>io mi cangio in Iole, ella in Alcide.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>459</head>
<lg type="sonetto">
<head>6</head>
<lg>
<l>Chiaro cristallo, a la pensosa mente</l>
<l>simil ch'Amore illustra e fa serena,</l>
<l>se sdegni simigliar cosa terrena</l>
<l>ed imagin mortale aver presente,</l>
</lg>
<lg>
<l>io ti mando a colei ch'in me sovente</l>
<l>lieta risplende e 'l mio dolor serena</l>
<l>or in forma di ninfa, or di sirena,</l>
<l>or d'aurea stella, or d'un bel sol lucente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Avventuroso don, ch'altrui dimostri</l>
<l>quel ch'io ne l'alma vaga ascondo e celo</l>
<l>e la natura agguagli e i pensier nostri,</l>
</lg>
<lg>
<l>sei viva fiamma e sembri un freddo gelo,</l>
<l>e discoprendo e gemme ed oro ed ostri</l>
<l>fosti già speglio, or sarai quasi il cielo.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>460</head>
<lg type="sonetto">
<head>7</head>
<lg>
<l>Vago pensier, tu spieghi ardito il volo</l>
<l>e non pur lasci addietro il mare e 'l monte,</l>
<l>ma per la strada onde correa Fetonte</l>
<l>passi talor da l'uno a l'altro polo,</l>
</lg>
<lg>
<l>e sovra ascendi: io non m'inalzo a volo,</l>
<l>ma le mie voglie, mal per me sì pronte,</l>
<l>acqueto a pena in quella bianca fronte</l>
<l>e a que' bei lumi onde il mio cibo involo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, se m'è tolto, indarno avvien ch'io speri</l>
<l>riposo ed esca; or tu conforta almeno</l>
<l>l'alma che langue abbandonata a torto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che giova ricercar l'occaso e l'orto?</l>
<l>Pon la tua meta in que' begli occhi alteri</l>
<l>e in un bel volto più del ciel sereno.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>461</head>
<lg type="sonetto">
<head>8</head>
<lg>
<l>Donna, poiché mi niega invida sorte</l>
<l>segnar per l'orme vostre i dubbi passi,</l>
<l>e varcar fiumi e mari, orridi sassi,</l>
<l>oltre l'Eufrate e le caucasee porte,</l>
</lg>
<lg>
<l>il mio pensier fia che mi guidi e porte</l>
<l>con grandi ali, a cui sono oscuri e bassi</l>
<l>Pindo, Ato, Calpe, e tu che gli altri passi,</l>
<l>o sostegno del ciel possente e forte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il mio pensier sovra l'eterne sfere</l>
<l>m'innalzerà, là dove il sol risplende</l>
<l>e fa del lume suo le stelle ardenti;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma scorger non potrà quanto egli ascende</l>
<l>cosa più bella di due luci altere,</l>
<l>c'han mille raggi più del sol lucenti.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>462</head>
<lg type="sonetto">
<head>9</head>
<lg>
<l>Or che Vesuvio, che sovrasta il lito</l>
<l>di queste valli di sospir miei piene,</l>
<l>foco non versa da l'interne vene,</l>
<l>ma il fianco e 'l petto s'ha di gel vestito,</l>
</lg>
<lg>
<l>io gelo nel timor ond'è smarrito</l>
<l>lo mio cor lasso e ne l'usate pene,</l>
<l>e infiammo intanto co' sospir l'arene,</l>
<l>sì novo incendio è dal mio seno uscito.</l>
</lg>
<lg>
<l>E questa fiamma è tal che fa seconda</l>
<l>quella che manda a perturbar le stelle</l>
<l>il monte che frenò Tifeo l'audace;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma l'una oscura il ciel, la terra e l'onda,</l>
<l>l'altra le fa vie più lucenti e belle,</l>
<l>e quivi accende Amor l'ardente face.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>463</head>
<lg type="sonetto">
<head>10</head>
<lg>
<l>Del bel tesoro, a la cui guardia intento</l>
<l>mi tenne e desto lagrimando Amore,</l>
<l>altri me spoglia e, quasi eterno onore</l>
<l>sia in nobil furto, è d'involar contento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io che dianzi v'apria cent'occhi e cento,</l>
<l>ora per non mirar tanto dolore</l>
<l>son privo de la vista, anzi del core,</l>
<l>e de la guardia alfin mi lagno e pento.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qual mendico ed egro, a cui il sostegno</l>
<l>dolce suo manchi, volge il piede errante</l>
<l>dove il patir gli sia men grave scorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>tale io morrò; tu nel sepolcro adorno</l>
<l>scrivi: "Qui giace un disperato amante</l>
<l>che d'amor visse e si morì di sdegno".</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>464</head>
<argument><p>Madrigali per musica ad istanza di don Carlo Gesualdo, principe di Venosa.</p></argument>
<lg type="madrigale">
<head>1</head>
<l>Scrissi, e dettollo Amore,</l>
<l>che la mia donna altera</l>
<l>divina sì, ma pur bella non era.</l>
<l>Or mia ragione intenda,</l>
<l>che se un sol raggio suo fiammeggi e splenda,</l>
<l>si fa più bello il cielo,</l>
<l>l'aria più bella e 'l mare,</l>
<l>e via più bella appare</l>
<l>la terra adorna di frondoso velo.</l>
<l>Non bella adunque, o donna,</l>
<l>ma par vera bellezza in treccia e 'n gonna.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>465</head>
<lg type="madrigale">
<head>2</head>
<l>Tendeva Amor la rete</l>
<l>a l'alme ardenti d'amorosa sete:</l>
<l>volavano entro e fuori</l>
<l>rugiadosi e sonori,</l>
<l>soavemente mormorando intorno</l>
<l>a quel dolce soggiorno</l>
<l>or questi baci or quelli,</l>
<l>quasi canori vezzosetti augelli;</l>
<l>e i baci Amor prendea:</l>
<l>"E questa è vana preda" alfin dicea.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>466</head>
<lg type="madrigale">
<head>3</head>
<l>Volean mutare albergo</l>
<l>l'alme vaghe amorose</l>
<l>volando intorno a le purpuree rose,</l>
<l>quando intricar le penne</l>
<l>in quel vischio tenace</l>
<l>che sì diletta e piace,</l>
<l>e l'una e l'altra il volo in lui ritenne</l>
<l>là 've morir desia;</l>
<l>e dolce sospirando alfin languia.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>467</head>
<lg type="madrigale">
<head>4</head>
<l>Baciami dolcemente...</l>
<l>Ahi! che la debil vita</l>
<l>recidi e n'hai gran parte a me rapita.</l>
<l>Crudel, perché mi struggi?</l>
<l>Rendi a la parte ancisa</l>
<l>l'alma scevra e divisa,</l>
<l>o l'avanzo di lei m'invola e suggi.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>468</head>
<lg type="madrigale">
<head>5</head>
<l>E voi, canori cigni,</l>
<l>in suon pietoso e dolce,</l>
<l>quale in morte il dolor consola e molce,</l>
<l>dite: "Morta è la fede;</l>
<l>Amor al ciel se 'n riede,</l>
<l>o pur sepolto è seco</l>
<l>con le sue Grazie in questo ombroso speco".</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>469</head>
<lg type="madrigale">
<head>6</head>
<l>A la mia bella Clori</l>
<l>fioriscan selve e dumi</l>
<l>e corran latte i rivi e mele i fiumi;</l>
<l>e senza ardore e gelo</l>
<l>rida la terra e 'l cielo;</l>
<l>l'indori Amor gli strali,</l>
<l>temprando i fochi al ventilar de l'ali.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>470</head>
<lg type="madrigale">
<head>7</head>
<l>Quasi Proteo novello,</l>
<l>in varie forme si trasmuta il bello:</l>
<l>or sembra luna, or sole,</l>
<l>or la vermiglia aurora,</l>
<l>or ninfa in mare, o qui Pomona o Flora;</l>
<l>or ne le rose ed or ne le viole,</l>
<l>ora avvien che si miri</l>
<l>nel color de' giacinti o de' zaffiri;</l>
<l>or vento pare, or fiamma,</l>
<l>or neve e gelo; e pur co 'l gelo infiamma.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>471</head>
<lg type="madrigale">
<head>8</head>
<l>Baci, susurri e vezzi,</l>
<l>sospir tronchi e parole</l>
<l>raddoppia a cento a cento, o bella Iole,</l>
<l>raddoppia a mille a mille:</l>
<l>sian più de le faville,</l>
<l>più de' lumi che gira</l>
<l>il ciel quand'ei d'Amore i furti mira.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>472</head>
<lg type="madrigale">
<head>9</head>
<l>Amor l'arco e la face</l>
<l>depose, e i buoi congiunse</l>
<l>e con sua verga stimololli e punse.</l>
<l>Ben conobbe Ciprigna il suo bifolco</l>
<l>segnare il duro solco:</l>
<l>ond'ella disse a lui: "Che spargi, Amore?"</l>
<l>Rispose: "Gioie, e mieterò dolore!"</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>473</head>
<lg type="madrigale">
<head>10</head>
<l>Voi, che tra verdi fronde</l>
<l>a' rai purpurei e d'oro,</l>
<l>piangete, o rosignoli, in suon canoro,</l>
<l>omai spiegate il volo</l>
<l>portando alte novelle;</l>
<l>dite: "Morta è la fede, e viva Ielle"</l>
<l>con angoscioso duolo:</l>
<l>ditelo in chiari accenti</l>
<l>a le selve, a le fere, a l'onde, a' venti.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>474</head>
<lg type="madrigale">
<head>11</head>
<l>Arco è la stanca mente,</l>
<l>saette i miei pensieri,</l>
<l>e mille Amori miei son mille arcieri.</l>
<l>Voi sola sete il segno,</l>
<l>e per ch'io tocchi or questa parte or quella</l>
<l>con dorate quadrella,</l>
<l>temprate di piacere o pur di sdegno,</l>
<l>il cor giammai non coglio,</l>
<l>benché parrebbe a' colpi un duro scoglio.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>475</head>
<lg type="madrigale">
<head>12</head>
<l>Ardo al vostro apparire,</l>
<l>e nel partire io gelo</l>
<l>via più d'Atlante che sostiene il cielo.</l>
<l>Gelido sasso e grave</l>
<l>sembro, ma 'l pensier mio posa non have;</l>
<l>e, mentre ei gira intorno,</l>
<l>somiglia un ciel de' vostri lumi adorno.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>476</head>
<lg type="madrigale">
<head>13</head>
<l>Bella non sete, o donna,</l>
<l>ma belli fate i cori,</l>
<l>belli gli animi vaghi e i vaghi amore;</l>
<l>bello il soave sdegno,</l>
<l>belli i miei dubbi ancor, belli i tormenti,</l>
<l>le lacrime, i lamenti;</l>
<l>bello il servir ne l'amoroso regno</l>
<l>con fortuna rubella,</l>
<l>per cui la morte e la vergogna è bella.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>477</head>
<lg type="madrigale">
<head>14</head>
<l>Chi brama esser felice,</l>
<l>se 'l vero Amor ridice,</l>
<l>com'io si doglia e poi</l>
<l>finisca dolcemente i giorni suoi.</l>
<l>Sì dolce è il mio dolore</l>
<l>con dolce pena e cara,</l>
<l>ch'ogni dolcezza altrui mi sembra amara;</l>
<l>né per un mio tormento</l>
<l>io qui torrei cento diletti e cento.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>478</head>
<lg type="madrigale">
<head>15</head>
<l>Chi volge il guardo umile</l>
<l>a la beltà divina</l>
<l>com'oro in fiamma i suoi pensieri affina;</l>
<l>e 'l core, a voi devoto,</l>
<l>sensi, voglie e costumi</l>
<l>purga a sì dolci lumi,</l>
<l>e riverente or si consacra in voto;</l>
<l>e di se stesso face</l>
<l>tempio ed altare e simulacro e face.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>479</head>
<lg type="madrigale">
<head>16</head>
<l>Di stelle alta corona</l>
<l>abbia e di sole il manto</l>
<l>questa beltà, ch'io solo onoro e canto;</l>
<l>e se i bei raggi accensi</l>
<l>spiega in nube giammai d'oscuri sensi,</l>
<l>Iri somigli ed Iri</l>
<l>ripiegando se stessa in dolci giri.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>480</head>
<lg type="madrigale">
<head>17</head>
<l>Dove appare il mio sole</l>
<l>dal giro de' begli occhi</l>
<l>par che sol fiamme Amor distilli e fiocchi:</l>
<l>indora i monti e i fiumi,</l>
<l>e par che dolce foco il ciel consumi;</l>
<l>ma dov'ei si nasconde</l>
<l>torna il verde a la terra, il fresco a l'onde.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>481</head>
<lg type="madrigale">
<head>18</head>
<l>É lieta primavera</l>
<l>ove Filli si mostri</l>
<l>ne gli ombrosi fioriti e verdi chiostri;</l>
<l>paion l'erbe smeraldi e gemme i fiori,</l>
<l>cristalli i fiumi e i fonti,</l>
<l>son coronati i monti</l>
<l>di verdi mirti e di frondosi allori;</l>
<l>ma, dove ella se 'n fugge,</l>
<l>il lieto e 'l verde si consuma e strugge.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>482</head>
<lg type="madrigale">
<head>19</head>
<l>È pura e santa luce</l>
<l>l'alma vostra beltà, ch'in fiori e 'n ombra</l>
<l>si colora talvolta o pur s'adombra;</l>
<l>ma in forme care e belle</l>
<l>vince l'errante sole e l'auree stelle;</l>
<l>ed ogni meraviglia</l>
<l>e vanto è bello quanto a lei somiglia.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>483</head>
<lg type="madrigale">
<head>20</head>
<l>Etna d'amor son io,</l>
<l>il mio amore è la fiamma</l>
<l>che a mezza notte mi consuma e 'nfiamma,</l>
<l>e i miei caldi sospiri</l>
<l>son le rote di fumo e i torti giri,</l>
<l>e l'indurato gelo</l>
<l>presso a le fiamme è l'amoroso zelo,</l>
<l>e 'n un istesso core</l>
<l>il ghiaccio serba fede al vivo ardore.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>484</head>
<lg type="madrigale">
<head>21</head>
<l>Feci de' miei desiri</l>
<l>un laberinto a me con mille giri.</l>
<l>Dedalo il vago ingegno</l>
<l>fu nel lavoro, il mostro Amore e Sdegno,</l>
<l>tributo il cor, gli spirti ingiuste prede,</l>
<l>Arianna la fede,</l>
<l>e 'l filo a cui s'attiene</l>
<l>il corso di mia vita è dubbia spene.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>485</head>
<lg type="madrigale">
<head>22</head>
<l>Già la Bellezza io fui,</l>
<l>pura e divina luce,</l>
<l>or sono un chiaro sol ch'a voi traluce;</l>
<l>e dove altrui mi celo,</l>
<l>gloria ho meco di me, con voi del velo.</l>
<l>Tu, che mi cerchi in vano</l>
<l>in Dafne ed in Giacinto</l>
<l>né mi vedesti ancor se non dipinto,</l>
<l>non varcar terre e mari</l>
<l>co' naviganti avari</l>
<l>per ritrovarmi, o boschi, o monti, o fiumi:</l>
<l>ch'io sono in duo be' lumi.</l>
<l>Quindi in te sol rimira</l>
<l>ed in me ricercando al cielo aspira.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>486</head>
<lg type="madrigale">
<head>23</head>
<l>Già mi dolsi, or mi godo;</l>
<l>ma, se 'l piacer m'ancide,</l>
<l>torni il dolore e la mia vita affide.</l>
<l>Torni il mio duolo e ceda</l>
<l>poscia al nuovo diletto il core in preda:</l>
<l>così nel giro alterno</l>
<l>faccia la doglia il mio gioire eterno.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>487</head>
<lg type="madrigale">
<head>24</head>
<l>Il mio dubbio pensiero</l>
<l>or prende lira or cetra,</l>
<l>or vi dipinge, or vi scolpisce in pietra,</l>
<l>or si dimostra ignudo,</l>
<l>or ha lorica e scudo,</l>
<l>e par che tutto avvampi</l>
<l>nel chiuso arringo e ne gli aperti campi.</l>
<l>Giudice Amor de l'alma</l>
<l>e la vostra beltate è pregio e palma.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>488</head>
<lg type="madrigale">
<head>25</head>
<l>Il mio vago pensiero</l>
<l>mi fece un laberinto</l>
<l>intorno al core e quivi il tenne avvinto.</l>
<l>Ben si disciolse il core</l>
<l>da' lacci aspri d'Amore,</l>
<l>ma non trovò per vie fallaci e torte</l>
<l>scampo da fiera morte:</l>
<l>ond'ei gridò: "Che giova</l>
<l>per disperata prova</l>
<l>sciolto morir nel suo fallace errore?"</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>489</head>
<lg type="madrigale">
<head>26</head>
<l>Impiombate saette</l>
<l>sono i pensier d'un infelice amante</l>
<l>e di donna il cor duro diamante.</l>
<l>Però gli sdegni vostri</l>
<l>fur quanti i preghi nostri;</l>
<l>e mille odi trovai,</l>
<l>se mille e mille volte a voi pensai.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>490</head>
<lg type="madrigale">
<head>27</head>
<l>L'alma vostra beltate</l>
<l>de la divina esempio</l>
<l>e di gloria immortale è vivo tempio.</l>
<l>Pensier terreno ardire</l>
<l>non ha di farle offesa.</l>
<l>Né basso o vil desire,</l>
<l>né fiamma impura è da' begli occhi accesa;</l>
<l>ma 'n pure voglie oneste</l>
<l>Amor s'infiamma e poi divien celeste.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>491</head>
<lg type="madrigale">
<head>28</head>
<l>Ne l'aria i vaghi spirti,</l>
<l>han l'onde in mar quiete,</l>
<l>ogni fiume è più tacito di Lete;</l>
<l>ima valle, alto monte o verde selva</l>
<l>non ode augello o belva:</l>
<l>sol io con vani accenti</l>
<l>spargo il mio duolo al cielo, a l'onde, a' venti.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>492</head>
<lg type="madrigale">
<head>29</head>
<l>O miei vaghi pensieri,</l>
<l>correte omai, correte</l>
<l>a le superbe e gloriose mete.</l>
<l>Qual primo o qual estremo</l>
<l>fia che le giri e schivi,</l>
<l>né mai trovarle ardisca e sempre arrivi?</l>
<l>Io temo, lasso! io temo:</l>
<l>ché Amor li affretta e punge,</l>
<l>e 'n più veloce corso è il fin più lunge.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>493</head>
<lg type="madrigale">
<head>30</head>
<l>Pregio de' miei desiri,</l>
<l>io vo con dubbi passi</l>
<l>sospingendo pur oltre i pensier lassi.</l>
<l>L'anima, che desia,</l>
<l>teme perir per via</l>
<l>nel suo corso amoroso,</l>
<l>sempre incerta di premio e di riposo:</l>
<l>ché lo spazio è terreno,</l>
<l>ma l'alta meta è su nel ciel sereno.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>494</head>
<lg type="madrigale">
<head>31</head>
<l>Questa vaga bellezza,</l>
<l>che sì pura traluce</l>
<l>come in vago cristallo accesa luce,</l>
<l>è d'amor pregio e palma,</l>
<l>è vittoria de l'alma</l>
<l>ch'immortale e serena</l>
<l>vince la parte in voi grave e terrena,</l>
<l>e si rallenta e scioglie,</l>
<l>fatto un trofeo di care e dolci spoglie.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>495</head>
<lg type="madrigale">
<head>32</head>
<l>Se così dolce è il duolo,</l>
<l>deh! qual dolcezza aspetto</l>
<l>d'imaginato mio novo diletto.</l>
<l>Ma s'avverrà ch'io muoia</l>
<l>piacere e di gioia,</l>
<l>non ritardi la morte</l>
<l>sì lieto fine e sì felice sorte.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>496</head>
<lg type="madrigale">
<head>33</head>
<l>Segnò madonna ingrata</l>
<l>il suo bel nome in amorose sponde,</l>
<l>e si specchiò ne le più lucide onde;</l>
<l>poscia a me volta disse</l>
<l>con un soave riso:</l>
<l>"Così il mio dolce viso</l>
<l>e le parole mie nel core hai fisse?"</l>
<l>Ben risponder vols'io,</l>
<l>ma sasso Amor mi fece e lei scolpio.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>497</head>
<lg type="madrigale">
<head>34</head>
<l>Se la pietà si niega</l>
<l>a chi l'aspetta lagrimando e prega,</l>
<l>a chi non la richiede</l>
<l>facciasi pur mercede,</l>
<l>e un bel silenzio umile</l>
<l>preghi soavemente un cor gentile.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>498</head>
<lg type="madrigale">
<head>35</head>
<l>Tacciono i boschi e i fiumi,</l>
<l>e 'l mar senza onda giace,</l>
<l>ne le spelonche i venti han tregua e pace,</l>
<l>e ne la notte bruna</l>
<l>alto silenzio fa la bianca luna;</l>
<l>e noi tegnamo ascose</l>
<l>le dolcezze amorose.</l>
<l>Amor non parli o spiri,</l>
<l>sien muti i baci e muti i miei sospiri.</l>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>499</head>
<lg type="madrigale">
<head>36</head>
<l>Un'ape esser vorrei,</l>
<l>donna bella e crudele,</l>
<l>che susurrando in voi suggesse il mele;</l>
<l>e, non potendo il cor, potesse almeno</l>
<l>pungervi il bianco seno,</l>
<l>e 'n sì dolce ferita</l>
<l>vendicata lasciar la propria vita.</l>
</lg>
</div3>
</div2>
</div1>
<div1 type="sezione">
<head>RIME D'OCCASIONE O D'ENCOMIO</head>
<div2 type="libro">
<head>LIBRO I</head>
<head>DALLA FANCIULLEZZA AL SETTEMBRE 1565</head>
<div3 type="poesia">
<head>500</head>
<argument><p>Desideroso di gloria si propone di abbandonare la poesia lirica per attendere ad un poema.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quest'umil cetra ond'io solea talora</l>
<l>l'amorose cantar prime fatiche,</l>
<l>com'uom cui nulla cura il petto impliche</l>
<l>e l'alma pasca di dolce ozio ognora;</l>
</lg>
<lg>
<l>che poi di Procri il duro caso ancora</l>
<l>fé risonar per queste selve amiche,</l>
<l>l'orme seguendo e le vestigia antiche</l>
<l>di quei che dopo morte il mondo onora,</l>
</lg>
<lg>
<l>a voi, Muse, consacro, a voi sospendo:</l>
<l>a voi, che pria la mi donaste quando</l>
<l>avea tutto a seguirvi il cor rivolto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or in novo desir di gloria involto</l>
<l>peso molto più grave a regger prendo,</l>
<l>peso per cui si va sempre poggiando.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>501</head>
<argument><p>Mentre l'autore viveva sotto la protezione dell'eccellentissimo signor duca d'Urbino compose questo sonetto in lode di que' paesi e di quella corte, ridotto in ogni tempo de gli uomini letterati ed ove il Bembo in particolare soleva spesso ripararsi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>In questi colli, in queste istesse rive</l>
<l>ove già vinto il duce mauro giacque,</l>
<l>quel gran cigno cantò ch'in Adria nacque</l>
<l>e ch'or tra noi mortali eterno vive.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quante volte qui seco, o sacre dive,</l>
<l>veniste a diportarvi e quanto piacque</l>
<l>altrui suo dolce suon, che fuor de l'acque</l>
<l>spesso ignude traea le ninfe schive!</l>
</lg>
<lg>
<l>Fu questo nido stesso, ov'io m'accoglio,</l>
<l>contra l'ira del cielo a lui riparo:</l>
<l>e qual più fido albergo oggi è tra noi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma come audace io qui la lingua scioglio?</l>
<l>Quest'aria ch'addolcio canto sì chiaro</l>
<l>dritto non è che roca voce annoi.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>502</head>
<argument><p>Al duca d'Urbino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come s'uman pensier di giunger tenta</l>
<l>al luogo oltra cui nulla esser s'intende,</l>
<l>quanto di via più avanza e più si stende</l>
<l>tanto spazio maggior gli s'appresenta,</l>
</lg>
<lg>
<l>onde maravigliando il corso allenta</l>
<l>ché 'l fin del suo viaggio ei non comprende,</l>
<l>e, vinto, a l'alta impresa al fin si rende</l>
<l>che 'l suo veloce ardir tarda e sgomenta;</l>
</lg>
<lg>
<l>così, s'ei vuol trovar termine o meta</l>
<l>de l'infinito valor tuo che questa</l>
<l>terrena chiostra in ogni parte adorna,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché molto s'affanni a lui pur resta</l>
<l>sempre via più de l'opra: onde s'acqueta</l>
<l>e dal preso cammino il piè distorna.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>503</head>
<argument><p>Loda il signor duca Guidubaldo de la Rovere duca d'Urbino de le virtù de l'animo e de l'arte militare dicendo che a lui si converrebbe il generalato.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Seminar d'aurea pace eterni semi,</l>
<l>nudrir gl'ingegni e far l'arti feconde,</l>
<l>giusta lance librar, che non confonde</l>
<l>nel dubbio variar le pene e i premi;</l>
</lg>
<lg>
<l>l'alma in guisa temprar ch'in lei non scemi</l>
<l>il placido e 'l robusto e non v'abbonde,</l>
<l>e, quel che nostra umanità nasconde</l>
<l>ne le sue nubi, antiveder gli estremi,</l>
</lg>
<lg>
<l>son tue lodi, signore; e del tuo Marte</l>
<l>vincer l'arme sedendo, e 'n parte alcuna</l>
<l>mai non chiamar di tue vittorie il caso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben per natura è tuo, ciò che Fortuna</l>
<l>fra mille ingiusti usurpator comparte,</l>
<l>con gli oppositi lor l'austro e l'occaso.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>504</head>
<argument><p>In morte di Francesco, re di Francia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Morte, ch'insidia a le virtù supreme</l>
<l>e coglie i frutti non maturi in erba,</l>
<l>ivi più invidiosa e più superba</l>
<l>ove mira d'onor più certa speme,</l>
</lg>
<lg>
<l>vide Francesco che mirabil seme</l>
<l>di gloria sparge in sua stagione acerba;</l>
<l>e con senno canuto e coglie e serba</l>
<l>fior, frondi e frutti inusitati insieme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vecchio stimollo a l'opre e al dir accorto:</l>
<l>contra lui mosse ed in non vecchi membri</l>
<l>scorse poscia d'appresso alma senile.</l>
</lg>
<lg>
<l>"A che t'uccido, o mostro alto e gentile?</l>
<l>Se giovine sei" disse "e vecchio sembri,</l>
<l>vivo saresti e ti terrei per morto."</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>505</head>
<argument><p>Al signor <add resp="ed">Giorgio</add> Gradenigo per la morte de la sua donna, Irene da Spilimbergo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Deh perché, lasso!, del tuo sol lucente</l>
<l>ne la divina parte io non apersi</l>
<l>quest'occhi, anzi che morte empia sommersi</l>
<l>avesse i suoi be' rai ne l'occidente?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'arsa dal foco suo dolce e cocente,</l>
<l>ond'effetti d'Amor nascean diversi,</l>
<l>securi vanni avrebbe or da potersi</l>
<l>levare al sommo Ben la bassa mente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma poi ch'è vano il mio desir, né spero</l>
<l>ch'un dì s'adempia e troppo in lui m'attempo,</l>
<l>tu che sei, Gradenico, a Febo caro,</l>
</lg>
<lg>
<l>pingilo a me con stil leggiadro e raro</l>
<l>sì che somigli in ogni parte al vero,</l>
<l>ond'io mirando in lui m'involi al tempo.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>506</head>
<argument><p>Sul ritratto di donna Irene da Spilimbergo, dopo la sua morte.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Com'esser può che da sembiante finto</l>
<l>da mortal mano a noi traluca fuore</l>
<l>sì leggiadro sì chiaro almo splendore</l>
<l>ch'ogni gran lume altrui ne resti vinto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Certo, poscia che morte invida estinto</l>
<l>ebbe il più caro, il più pregiato fiore</l>
<l>di beltà vera, e, mal tuo grado, Amore,</l>
<l>te dal bel seggio tuo scacciato e spinto;</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, qualunque altro albergo avendo a vile,</l>
<l>ne l'immagin di lei che sì ti piacque</l>
<l>t'annidi e siedi oltr'ogni usato stile;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quinci avvien ch'ella rischiara ed orna,</l>
<l>dal tuo bel foco accesa, e l'aria e l'acque,</l>
<l>qual dai raggi del sol Diana adorna.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>507</head>
<argument><p>In morte d'Irene da Spilimbergo, sul di lei ritratto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Onde vien luce tale? onde sì chiara</l>
<l>fiamma ch'arder potrebbe Apollo e Giove?</l>
<l>onde tanta dolcezza e grazia piove</l>
<l>e sì vero piacer, gioia sì cara?</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando beltà così pregiata e rara</l>
<l>e degna di stupor fu vista altrove?</l>
<l>quando eccellenze sì divine e nove</l>
<l>in cui d'alzarsi al ciel la via s'impara?</l>
</lg>
<lg>
<l>Quai leggiadri pensier, quai sante voglie</l>
<l>devea viva destar ne l'altrui menti</l>
<l>questa del gran Motor gradita figlia,</l>
</lg>
<lg>
<l>poi ch'or dipinta, o nobil meraviglia!,</l>
<l>e di cure d'onor calde ed ardenti</l>
<l>e d'onesto desir par che n'invoglie?</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>508</head>
<argument><p><add resp="ed">In morte di fra Sisto Medici dell'ordine de' Predicatori.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come in turbato ciel lucida stella</l>
<l>lampeggiar suol con chiome aurate e bionde,</l>
<l>che, mentre illustra questa parte e quella,</l>
<l>invida ed atra nube in sé l'asconde,</l>
</lg>
<lg>
<l>così fra noi splendesti, anima bella,</l>
<l>nel fosco orror ch'intorno or si diffonde;</l>
<l>ma chiuse il tuo splendor morte empia e fella,</l>
<l>né più tal lume in noi deriva altronde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella a te no, ben nocque a noi, che mesti</l>
<l>restiam poi che ne toglie oscuro velo</l>
<l>que' rai ch'a Dio scorgeano i passi nostri:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'una vita mortal tu qui perdesti</l>
<l>e due n'acquisti eterne: una nel cielo,</l>
<l>l'altra in mille vivaci e colti inchiostri.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>509</head>
<argument><p>Desidera d'esser aquila per mirar la luce che sparge la virtù de la signora donna Giulia de la Rovere o cigno per cantarla.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O d'eroi figlia illustre, o d'eroi sposa,</l>
<l>o d'eroi madre, onde già par ch'attenda</l>
<l>l'Italia stirpe altera e gloriosa,</l>
<l>che regina del mondo ancor la renda;</l>
</lg>
<lg>
<l>poi ch'aquila io non son ch'in alto ascenda</l>
<l>sì che mia vista di mirar sia osa</l>
<l>il sol del tuo valore, ond'omai cosa</l>
<l>non è fra noi che più riluca o splenda;</l>
</lg>
<lg>
<l>deh! foss'io cigno al men, ch'oltra quest'alpe</l>
<l>farei lunge suonar tuo nome tanto</l>
<l>che l'udrebbe il mar d'India e quel di Calpe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, lasso! in van dal ciel favor cotanto</l>
<l>or bramo io, corvo roco, io, cieca talpe;</l>
<l>né risponde al desio lo sguardo o 'l canto.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>510</head>
<argument><p>Nel natale del principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Veggio tenera pianta in su le sponde</l>
<l>pur or nata del Mincio, a cui dal cielo</l>
<l>benigno arride il gran signor di Delo</l>
<l>e larga il suo favor Venere infonde.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'aura e l'acque avrà questa ognor seconde,</l>
<l>lunge andranno da lei le nevi e 'l gelo,</l>
<l>tal che nel suo odorato e verde stelo</l>
<l>nudrirà sempre più bei fiori e fronde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nido sicuro avran canori cigni</l>
<l>tra' rami, e sua dolce ombra albergo fermo</l>
<l>fia de le Muse erranti al nobil coro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né temer dee ch'augei strani e maligni</l>
<l>osin mai di rapirle il suo tesoro,</l>
<l>ch'è l'aquila regal pronta al suo schermo.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>511</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quel dì che 'l nobil parto al mondo nacque</l>
<l>corsero latte al mar gli ondosi fiumi,</l>
<l>mel le querce sudar, fioriro i dumi,</l>
<l>cantar gli augelli e ciascun vento tacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fessi l'aer seren, tranquille l'acque,</l>
<l>fiammeggiaro del sol più chiari i lumi,</l>
<l>vestì 'l mondo altre voglie, altri costumi,</l>
<l>virtù risorse e 'l vizio estinto giacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>S'aperse il ciel non meno, e n'uscir fuore</l>
<l>Pallade e Marte, e gir dove il bambino</l>
<l>de le Grazie nel sen facea soggiorno:</l>
</lg>
<lg>
<l>quella d'alta prudenza armogli il core</l>
<l>congiunt'a senno ed a saper divino,</l>
<l>questi d'estrema forza il rese adorno.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>512</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>"O di famosi eroi ben nata prole,</l>
<l>parto primiero, a te destro e secondo</l>
<l>si volga il ciel, e 'l dì lieto e giocondo</l>
<l>t'apra ad ognor da l'oriente il sole:</l>
</lg>
<lg>
<l>onde sì come questi il terren suole</l>
<l>far di frutti e di fior vago e fecondo,</l>
<l>così tu renda a nostra etate il mondo</l>
<l>chiaro ed adorno d'opre illustri e sole."</l>
</lg>
<lg>
<l>Cotal da mille lingue alzar s'intese</l>
<l>gioioso grido, allor che 'l novo figlio</l>
<l>per successore al buon Guglielmo nacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sorrise Giove in cielo e si compiacque</l>
<l>de' giusti preghi, e col chinar del ciglio</l>
<l>l'immutabil voler ne fé palese.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>513</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>"Questi, ch'in culla or giace e pargoletto</l>
<l>non bene ancor la lusingante madre</l>
<l>conosce, mentre con pietoso affetto</l>
<l>vagheggia in lui se stessa e 'l caro padre,</l>
</lg>
<lg>
<l>fia con gli anni da Dio campione eletto</l>
<l>a sante imprese, ad opre alte e leggiadre;</l>
<l>ed ora con la mano ed or col petto</l>
<l>domarà mille e mille armate squadre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ond'a lui di Vincenzo il nome altero</l>
<l>ben si convien, poi ch'è per vincer nato</l>
<l>ciascun con la pietà non pur con l'armi."</l>
</lg>
<lg>
<l>Così cantar le Parche; e ne' lor carmi</l>
<l>dichiarar del fanciullo il destro fato,</l>
<l>onde 'l grido n'udì Gange ed Ibero.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>514</head>
<argument><p>Sopra la signora cavaliera <add resp="ed">Camilla</add> Morana.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ben per alto destino il nome dato</l>
<l>vi fu di lei, che pargoletta infante</l>
<l>fidar più tosto il padre a l'aura errante</l>
<l>fuggendo volse, ch'al nemico irato:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché, quant'ella poi dal braccio armato</l>
<l>lanciò saette ne' Troiani, e quante</l>
<l>genti percosse, avete ancor voi tante</l>
<l>avventato quadrella, alme piagate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma siete in ciò tra voi pur differenti,</l>
<l>ché colei da le mani, e voi movete</l>
<l>da gli occhi a danno altrui dardi pungenti;</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'ella ancise i nemici, e ch'ancidete</l>
<l>gli amici voi; ch'ella talora i venti,</l>
<l>voi sempre i cori, oimè!, ferir solete.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>515</head>
<argument><p>Venendo l'autore di Bologna in Padova, fu raccolto ne l'Academia de gli Eterei che si ragunava in casa del signor Scipione Gonzaga, suo particolar signore e protettore: ond'egli scrisse loro questo sonetto continuando ne la metafora del tasso, arbore del suo cognome, de' cui frutti gustando l'api producono il mele amarissimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Poiché 'n vostro terren vil tasso alberga</l>
<l>dal Ren traslato ond'empia man lo svelse,</l>
<l>là 've par ch'egualmente omai l'eccelse</l>
<l>piante e le basse orrida pioggia asperga;</l>
</lg>
<lg>
<l>s'egli già fu negletta ed umil verga,</l>
<l>or, mercé di colui che qui lo scelse</l>
<l>fra' suoi bei lauri e propria cura felse,</l>
<l>tosto avverrà ch'al ciel pregiato s'erga.</l>
</lg>
<lg>
<l>E caldi raggi e fresche aure e rugiade</l>
<l>pure n'attende a maturar possenti</l>
<l>e raddolcir l'amate frutta acerbe:</l>
</lg>
<lg>
<l>onde il lor succo e l'api schife aggrade,</l>
<l>e mel ne stilli che si pregi e serbe</l>
<l>poscia in Parnaso a le future genti.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>516</head>
<argument><p>Scrive all'illustrissimo signor Scipione Gonzaga, lodandolo con una nuova maniera de l'eccellenza de la poesia e de la virtù ne l'operare.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ben per tuo danno in te sì larga parte</l>
<l>del suo divino spirto Apollo infonde,</l>
<l>e i doni suoi, perché tu sol n'abbonde,</l>
<l>sì scarsamente a noi versa e comparte:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché se fosse in altrui l'ingegno e l'arte</l>
<l>che 'n te quasi sepolto oggi s'asconde,</l>
<l>sol da gli alti tuoi pregi e non altronde</l>
<l>torria nobil materia a mille carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, mentre gli occhi in ogni parte giri,</l>
<l>né ritrovi al tuo canto egual soggetto,</l>
<l>pien di sdegno gentil taci e sospiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché dir di te stesso a te non lece?</l>
<l>perché ciò deve a Scipio esser disdetto</l>
<l>se già, né senza onor, Cesare il fece?</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>517</head>
<argument><p>Ne la morte del signor Ercole Gonzaga, cardinal di Mantova.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Già s'era intorno la novella udita</l>
<l>de la morte d'Alcide, a le cui spalle</l>
<l>la Chiesa il suo gran peso avea commesso:</l>
<l>l'Italia si dolea ché 'n dubbio calle</l>
<l>vedea di Dio la greggia errar smarrita</l>
<l>e gl'inimici lupi aver già presso.</l>
<l>E qual è di dolor segno sì espresso</l>
<l>che non mostrasse allor? Dicanlo i rivi,</l>
<l>a cui col suo gran pianto accrebbe l'onde;</l>
<l>ditel voi, che di fronde</l>
<l>con gli accesi sospir, boschi, vi ha privi;</l>
<l>Eco, dì 'l tu, ch'altronde</l>
<l>tanti mai non udisti aspri lamenti,</l>
<l>né l'iterasti in sì pietosi accenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma ne l'alma città ch'inonda il Tebro,</l>
<l>com'ella maggior parte ebbe nel danno,</l>
<l>così di duolo maggior segno apparse,</l>
<l>qual mostrò allor che 'l suo fiero tiranno,</l>
<l>di furore e di sdegno insano ed ebro,</l>
<l>lei di voraci fiamme intorno sparse</l>
<l>e le colonne e gli archi e i templi le arse,</l>
<l>e ciò che prima alzar gli antichi Augusti,</l>
<l>ché memoria del fatto anco non langue;</l>
<l>e sol poscia col sangue</l>
<l>forse bramò de gl'innocenti e giusti</l>
<l>(ahi, più crudel d'ogni angue!)</l>
<l>spegner l'incendio rio, che 'n un sol punto</l>
<l>l'opre di tanti lustri avea consunto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or nel danno comun, nel novo lutto</l>
<l>de l'umil plebe e de gli eccelsi padri,</l>
<l>fra querele e sospir sì spesse e tanti,</l>
<l>dentro premendo i pensier foschi ed adri</l>
<l>sol mostra il gran Francesco il ciglio asciutto</l>
<l>ed assai men turbati atti e sembianti.</l>
<l>Ma pur, benché di nero il mondo ammanti</l>
<l>l'ombra che fuor del terren grembo sorge,</l>
<l>e 'l ciel spieghi i bei lumi in lui contesti,</l>
<l>egli tien gli occhi desti,</l>
<l>né quiete a le membra afflitte porge</l>
<l>ned a gli spirti mesti;</l>
<l>e, mentre pensa a l'aspre sue sventure,</l>
<l>ondeggia in ampio mar d'acerbe cure.</l>
</lg>
<lg>
<l>Al fin quando ogni lampa in cielo appare</l>
<l>più fosca, quasi lume a cui già manche</l>
<l>il nutritivo umor che lo mantiene,</l>
<l>gli serpe a forza il sonno entro le stanche</l>
<l>luci e i sogni n'apporta, onde gli pare</l>
<l>d'esser translato in parti alte e serene.</l>
<l>Ed ecco quivi intanto a lui ne viene</l>
<l>il sacro Alcide: oh, come gli occhi e 'l volto</l>
<l>venerando ed altero, e come queto</l>
<l>vista! oh, come lieto</l>
<l>in atti! oh, come in quei dimostra sciolto</l>
<l>del suo core il secreto!</l>
<l>Cinto ha d'ostro le membra e 'l crin di stelle,</l>
<l>e quinci e quindi sparge auree fiammelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Repente un novo orror per l'ossa scorre</l>
<l>al saggio suo nipote e gli s'agghiaccia</l>
<l>il sangue intorno al core e si costringe;</l>
<l>pur distende ver quel l'amiche braccia;</l>
<l>ma quel, che cerca tra le man raccorre</l>
<l>gli atomi, sol il vento e l'aria stringe:</l>
<l>onde nel volto di rossor si pinge,</l>
<l>poi dice: "Padre, a me chi ti riduce?</l>
<l>Forse ritorni ad abitar là giuso?</l>
<l>o pur ha noi deluso</l>
<l>vano rumore, e tu d'umana luce</l>
<l>godi nel corpo chiuso?</l>
<l>Ché pura forma e di materia scossa</l>
<l>com'è ch'esser de gli occhi oggetto possa?"</l>
</lg>
<lg>
<l>Allora quel da luogo eccelso e chiaro</l>
<l>e di lucenti e spesse stelle adorno,</l>
<l>le quai mente divina informa e move,</l>
<l>incominciò: "Verace fama intorno</l>
<l>di me si sparse, e 'l passo altrui sì amaro</l>
<l>lieto varcai, ch'i piè mi resse Giove.</l>
<l>Or vuoi l'amor, ch'a mille segni altrove</l>
<l>già d'averti dimostro a te rimembra,</l>
<l>che te de' fatti tuoi renda presago.</l>
<l>Io di lieve aer vago</l>
<l>formato a me medesmo ho queste membra,</l>
<l>del corpo vana imago;</l>
<l>ma, perché punto il tempo unqua non tarda,</l>
<l>miei detti accogli e serba, e 'n giù risguarda,</l>
</lg>
<lg>
<l>Mira là quella turba in un ridutta</l>
<l>da più parti, e 'n più parti e 'n sé divisa</l>
<l>ed in somma discordia, or sì concorde,</l>
<l>com'ella il cielo ad espugnar s'avvisa</l>
<l>col valor de' giganti ond'è condutta,</l>
<l>né di se stessa par che si ricorde.</l>
<l>Oh, quante incontra Dio profane e lorde</l>
<l>lingue son mosse! oh, quante inique spade!</l>
<l>oh, quanti monti un sovra l'altro eretto!</l>
<l>Ove ed a qual effetto</l>
<l>ne vanno? onde tal rabbia? onde in lor cade</l>
<l>sì reo, sì folle affetto?</l>
<l>Deh! qual confusion in voi si vede</l>
<l>di lingue sì, ma più d'opre e di fede?</l>
</lg>
<lg>
<l>T'armerà Dio di folgori tremendi</l>
<l>la forte destra a ciò che i sacri tempi</l>
<l>securi sian da questi iniqui e stolti.</l>
<l>Ecco, io tonar già t'odo; ecco già gli empi</l>
<l>smarriti al fiammeggiar de' lampi orrendi;</l>
<l>eccoli già percossi e in fuga volti.</l>
<l>Saran tra le ruine altri sepolti</l>
<l>de le gran moli a danno lor composte;</l>
<l>fian da le fiamme in polve altri conversi,</l>
<l>altri n'andran dispersi;</l>
<l>altri, con l'alme al ben oprar disposte,</l>
<l>da lo stuol de' perversi</l>
<l>si ridurran sotto tue fide scorte,</l>
<l>e tu loro aprirai del ciel le porte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, pria che questo avvenga, al tuo destino</l>
<l>tu medesmo un sentier largo prepara</l>
<l>e 'n sino ad or t'infiamma a nobil guerra;</l>
<l>e perché possi ogni superba avara</l>
<l>voglia sprezzar, tien giù lo sguardo chino</l>
<l>e vedrai quanto è angusta e vil la terra,</l>
<l>e in quanto breve giro in lei si serra</l>
<l>la vostra gloria e la potenza umana,</l>
<l>che così par ch'ogni mortale apprezze.</l>
<l>Deh! saran sempre avvezze</l>
<l>le vostre menti in seguir l'ombra vana</l>
<l>del ben, fama e ricchezze,</l>
<l>ch'acquistate in molti anni e ch'in brev'ora</l>
<l>l'ingordo tempo al fin strugge e divora?</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi come la terra in cinque cerchi</l>
<l>distinta giace, e che ne son due sempre</l>
<l>per algente pruina orridi e inculti;</l>
<l>deserto è il terzo ancora, e che si stempri</l>
<l>pare e si sfaccia ne gli ardor soverchi.</l>
<l>Restan sol quelli frequentati e culti,</l>
<l>ma sono a l'un de l'altro i fatti occulti.</l>
<l>Quante interposte in loro e vaste e nude</l>
<l>solitudini scorgi, e 'n ogni parte,</l>
<l>quasi macchie cosparte,</l>
<l>lor come isole il mare intorno chiude!</l>
<l>E quel che 'n voce e 'n carte</l>
<l>è oceano chiamato ed ampio e magno,</l>
<l>che sembra or se non un picciol stagno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Omai dunque da l'ime a le supreme</l>
<l>parti il cor volgi e lieto al ciel aspira,</l>
<l>onde l'animo nostro origin prende</l>
<l>ché questo, il qual de' globi intorno gira</l>
<l>ordin meraviglioso unito insieme</l>
<l>per man del Mastro eterno, in sé t'attende.</l>
<l>E questa, che del cielo il moto rende</l>
<l>dolce armonia mista d'acuto e grave,</l>
<l>a cui pur dianzi chiusi eran tuoi sensi,</l>
<l>ti desti; e quindi accensi</l>
<l>tuoi spirti sian di sacro ardor soave,</l>
<l>sin ch'altro miri e pensi".</l>
<l>Così detto ei disparve; a quegli il seno</l>
<l>restò di gioia e di stupor ripieno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piangano gli altri il chiaro Alcide estinto:</l>
<l>canzon, tu canta lui che 'n cielo è divo,</l>
<l>e vive in terra ancor nel gran nepote:</l>
<l>questi è ben tal che puote</l>
<l>far che 'l mondo di lui non paia privo;</l>
<l>né fian d'effetto vuote</l>
<l>l'alte speranze già da noi concette,</l>
<l>s'egli è pur ver che Febo il ver ne dette.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>518</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo soggetto.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quanto lo scettro e l'onorata spada</l>
<l>diè gloria a Federigo ed a Ferrante,</l>
<l>tanto la toga a te, che non errante</l>
<l>peregrinasti in più secura strada.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lor tenne il mondo fra' diletti a bada,</l>
<l>te dal dritto non torse: a novo Atlante</l>
<l>Ercol novello fosti, e 'n ciel ti vante</l>
<l>ch'opra sia tua che 'l mondo oggi non cada.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu 'l sostenesti allor che nel gran moto</l>
<l>ei vacillava, e 'l gran concilio apristi</l>
<l>che sotto le sue leggi il mondo acqueta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mirabil tela ordivi, allor che Cloto</l>
<l>la ruppe; e dal gran rogo al ciel salisti</l>
<l>glorioso assai più ch'Alcide in Eta.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>519</head>
<argument><p><add resp="ed">In morte di Stefano Santini.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Tacqui palustre augello e vile e solo</l>
<l>vissi fra 'l giel d'oscura valle accolto,</l>
<l>mentre che 'l core amaramente sciolto</l>
<l>di serva libertà sdegno ebbi e duolo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or canto altiero fatto, e miro il volo</l>
<l>e 'l canto già de' più bei cigni ascolto,</l>
<l>e fiso al sol d'un bel sereno volto</l>
<l>l'ali anch'io spando ardite e m'ergo a volo,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quando, lasso, in più soave e chiara</l>
<l>voce sperai cantarlo ed udir meco</l>
<l>del gran fiume sonar le rive e l'onde,</l>
</lg>
<lg>
<l>ecco che 'l ciel m'invidia, ecco ch'avara</l>
<l>ed atra nube a gli occhi miei l'asconde,</l>
<l>ed io ne piango sconsolato e cieco.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>520</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Alma, ch'accesa di celeste lume</l>
<l>per tante vie fuor tralucevi e in tante</l>
<l>guise ch'eterni pregi il mondo errante</l>
<l>già n'attendea sovra il mortal costume;</l>
</lg>
<lg>
<l>ed or, battendo le dorate piume</l>
<l>ch'in te produsser quelle fiamme sante,</l>
<l>nuda rivoli al sommo sol davante</l>
<l>ond'egli ancor la veste tua n'allume;</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, da noi lunge, ma vicina a Dio,</l>
<l>raro acquisto fatto hai del nostro danno;</l>
<l>a noi fu col tuo corpo il ben sepolto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vinca la tua letizia il nostro affanno:</l>
<l>volgi a noi gli occhi in quel sereno volto,</l>
<l>lo qual non turbò mai sdegno o desio.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>521</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Risguarda noi ch'in questo cupo fiume</l>
<l>d'ogni miseria torbido e sonante</l>
<l>restati siamo con inferme piante</l>
<l>e con occhio di torto e debil lume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Trovar il guado alcun più non presume,</l>
<l>benché il cerchi con passo e cor tremante,</l>
<l>se non impetri tu dal primo Amante</l>
<l>Amor che le negre acque apra e consume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu mi fosti compagno in questo rio</l>
<l>stato, e con noi piangesti il nostro inganno,</l>
<l>né già sciolto esser puoi, spirito sciolto,</l>
</lg>
<lg>
<l>da' legami che teco unito m'hanno,</l>
<l>or che tra i lumi angelici raccolto</l>
<l>di là ci miri ove non puote oblio.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>522</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Tu che lieta anzi tempo al ciel salisti,</l>
<l>alma beata, e 'l tuo terreno manto</l>
<l>lasciando in terra hai me lasciato in pianto</l>
<l>e resi i giorni miei dogliosi e tristi;</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, che, partendo, a le mie pene apristi</l>
<l>l'acerba via; tu, che m'amasti tanto,</l>
<l>deh, vien, ti prego, a consolarmi alquanto</l>
<l>sì che non sempre empio dolor m'attristi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, vieni! A che più tardi? e questo affanno</l>
<l>che di lacrime ogn'or mi bagna il seno,</l>
<l>scaccia lunge da me co 'l tuo ritorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se di questo far forza non hanno</l>
<l>i prieghi miei, dal ciel m'impetra almeno</l>
<l>non mi tardi a venir l'ultimo giorno.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>523</head>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>O di bellezze e di valor fiorita</l>
<l>anima, svelta dal tuo verde stelo</l>
<l>quando felice al mattutino gelo</l>
<l>prendesti e al sol crescente odore e vita,</l>
</lg>
<lg>
<l>la nobil cima di virtù compita,</l>
<l>de gli anni non, ti rivolgevi al cielo,</l>
<l>ch'in sul ferrato fiume ardon di zelo</l>
<l>le piante d'or, non quelle ond'ambra è uscita.</l>
</lg>
<lg>
<l>E poi che si fingea che l'alma diva</l>
<l>dal terzo ciel col fior di queste sponde</l>
<l>ti trasportasse a la beata riva,</l>
</lg>
<lg>
<l>il vero Agricoltor con torbide onde</l>
<l>atterrò le tue spoglie, e in parte diva</l>
<l>fece te di stellata empirea fronde.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>524</head>
<lg type="sonetto">
<head>6</head>
<lg>
<l>A l'aureo albergo, onde pur dianzi venne,</l>
<l>come vuol sua benigna amica stella,</l>
<l>quest'alma di virtute ornata e bella</l>
<l>volto ha il suo corso con felici penne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci parmi veder ch'ella m'accenne,</l>
<l>e preghi con dolcissima favella</l>
<l>che non ci gravi di più non vedella</l>
<l>ove altro che martir mai non sostenne.</l>
</lg>
<lg>
<l>"S'al mio riposo invidia non avete,</l>
<l>voi, che mostraste in vita amarmi tanto,</l>
<l>e se del vostro ben cura non prendete,</l>
</lg>
<lg>
<l>queste lacrime" dice "e questo pianto,</l>
<l>questi sospiri in voi stessi accogliete:</l>
<l>a me conviensi gioia, riso e canto."</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>525</head>
<lg type="sonetto">
<head>7</head>
<lg>
<l>Se 'l gran dolor che dentro il cor mi parte</l>
<l>e fuor di pianto bagna il viso e 'l seno,</l>
<l>a la lingua, a la man largasse il freno</l>
<l>sì ch'io potessi dire o porre in carte,</l>
</lg>
<lg>
<l>anch'io ardirei da la più interna parte</l>
<l>nel comune dolor dar segno a pieno</l>
<l>di quel pietoso affetto ond'io son pieno,</l>
<l>benché poco in me vaglia ingegno ed arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma poi che m'è da' miei sospir cocenti</l>
<l>lo stil conteso e sol mi resta il pianto,</l>
<l>di cui 'l più giusto unqua non vide 'l sole,</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, ch'or ti godi al tuo Fattore accanto,</l>
<l>spirto gentil, questi interrotti accenti</l>
<l>gradir ti piaccia in vece di parole.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>526</head>
<argument><p><add resp="ed">In morte di un uccellino.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vago augellin, che chiuso in bel soggiorno</l>
<l>col suon l'aria addolcivi, onde talora</l>
<l>sol per udirti la vermiglia Aurora</l>
<l>più veloce affrettava il suo ritorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>se per l'ombre che mai non sface il giorno</l>
<l>muto or cammini e temi e tremi, allora</l>
<l>ch'i fieri mostri e' volti cui scolora</l>
<l>pallida morte scorgi a te d'intorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>vattene pur sicuro, e fa che s'oda,</l>
<l>qual suol, tuo dolce canto, e così l'ira</l>
<l>perderan quei che Dite in grembo tiene;</l>
</lg>
<lg>
<l>indi, giunto ne' prati e ne l'amene</l>
<l>elisie valli, a la famosa lira</l>
<l>d'Alceo la lingua in chiari accenti snoda.</l>
</lg>
</lg></div3>
<div3 type="poesia">
<head>527</head>
<argument><p>Al signor Brunoro Zampesco sopra la sua opera ch'insegnava ad amare.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Chi 'l pelago d'amor a solcar viene,</l>
<l>in cui sperar non lice aure seconde,</l>
<l>te prenda in duce, e salvo il trarrai donde</l>
<l>uom rado scampa a le bramate arene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu le sirti e le Scille e le sirene</l>
<l>e qual mostro più fiero entro s'asconde</l>
<l>varchi a tua voglia, e i venti incerti e l'onde,</l>
<l>qual nume lor, con certe leggi affrene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi, quando addutte in porto avrà le care</l>
<l>sue merci, ove le vele altri raccoglie</l>
<l>e 'l tranquillo d'amor gode sicuro,</l>
</lg>
<lg>
<l>te, non pur novo Tifi o Palinuro,</l>
<l>ma suo Polluce appelli, e 'n riva al mare</l>
<l>appenda al nume tuo votive spoglie.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
<div3 type="poesia">
<head>528</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Come fra 'l gelo d'onestà s'accenda</l>
<l>in nobil donna un puro e dolce ardore,</l>
<l>e come il marmo ond'ella impetra il core</l>
<l>tenero e molle esperto amante renda,</l>
</lg>
<lg>
<l>e con qual armi sé copra e difenda</l>
<l>ne' dubbi assalti ov'uom sì spesso more,</l>
<l>ne le tue carte a noi rivela Amore</l>
<l>e da te solo vuol ch'oggi s'apprenda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, con l'istessa man che sì sovente</l>
<l>il ferro tratta e fra la turba ostile</l>
<l>apre a' seguaci suoi largo sentiero,</l>
</lg>
<lg>
<l>ne spieghi in chiaro ed onorato stile</l>
<l>l'arte pur dianzi inculta, e parimente</l>
<l>sei di Marte e d'Amor duce e guerriero.</l>
</lg>
</lg>
</div3>
</div2>
<div2 type="libro">
<head>LIBRO II</head>
<head>DALL'OTTOBRE 1565 ALL'11 MARZO 1579</head>
<div3 type="parte">
<head>PARTE PRIMA</head>
<div4 type="poesia">
<head>529</head>
<argument><p>A messer Benedetto Varchi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'idra novella che di tosco forse</l>
<l>già Megera nudrio nel seno immondo,</l>
<l>ch'al fine uscita del tartareo fondo</l>
<l>prima là tra' Germani orribil sorse,</l>
</lg>
<lg>
<l>e quindi poi con piè veloce scorse</l>
<l>velen spargendo da più bocche il mondo,</l>
<l>e gli empi capi e 'l guardo furibondo</l>
<l>contra 'l gran Giove minacciando torse,</l>
</lg>
<lg>
<l>or, dal tuo Lenzi vinta, i tempi sacri</l>
<l>gli cede, e fugge e scorge a terra sparte</l>
<l>mille sue teste, onde si cruccia e freme:</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, perché 'l tempo sì gran fatto insieme</l>
<l>con tanti altri non furi, in dotte carte</l>
<l>a l'immortalità, Varchi, il consacri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>530</head>
<argument><p>A la signora duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Pianse l'Italia già mesta e dolente</l>
<l>da barbariche mani arsa e combusta,</l>
<l>e trionfar de le sue spoglie onusta</l>
<l>schiera nimica a lei vide sovente;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma non le recò mai straniera gente,</l>
<l>o ne la nostra o ne l'età vetusta,</l>
<l>doglia eguale al piacer che per sì giusta</l>
<l>cagione al novo apparir vostro sente:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché da voi prole attende, onde reina</l>
<l>torni non pur, ma vinca il mondo e frene</l>
<l>e varchi de' confini antichi il segno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se 'l <emph>barbaro</emph> nome in odio e sdegno</l>
<l>ebbe già un tempo, or grato a lei diviene</l>
<l>e com'idolo suo l'adora e 'nchina.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>531</head>
<argument><p>Si duole ch'a madama Leonora d'Este sia stato vietato di cantare per la sua infermità.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ahi, ben è reo destin ch'invidia e toglie</l>
<l>al mondo il suon de' vostri chiari accenti,</l>
<l>onde addivien che le terrene genti</l>
<l>de' maggior pregi impoverisca e spoglie:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'ogni nebbia mortal che 'l senso accoglie</l>
<l>sgombrar potea de le più fosche menti</l>
<l>l'armonia dolce, e i bei pensieri ardenti</l>
<l>spirar d'onore e pure e nobil voglie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma non si merta qui forse cotanto;</l>
<l>e basta ben che i sereni occhi e 'l riso</l>
<l>n'infiammin d'un piacer celeste e santo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nulla fora più bello il paradiso,</l>
<l>se 'l mondo udisse in voi d'angelo il canto</l>
<l>sì come vede in voi d'angelo il viso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>532</head>
<argument><p>Questa è la prima di tre sorelle scritte a madama Leonora da Este sua singolarissima padrona e benefattrice, la qual, con danno universale sendo stata per lungo tempo inferma, dava, in quel tempo che fu fatta questa canzone, speranza di riconvalersi; l'altre due sorelle, non sendo ancora ridutte a buon termine, non si vedranno per ora con queste composizioni.</p></argument>
<lg type="canzone">
<lg>
<l>Mentre ch'a venerar movon le genti</l>
<l>il tuo bel nome in mille carte accolto,</l>
<l>quasi in sacrato tempio idol celeste;</l>
<l>e mentre che ha la Fama il mondo volto</l>
<l>a contemplarti e mille fiamme ardenti</l>
<l>d'immortal lode in tua memoria ha deste;</l>
<l>deh! non sdegnar ch'anch'io te canti, e 'n queste</l>
<l>mie basse rime volontaria scendi,</l>
<l>né sia l'albergo lor da te negletto,</l>
<l>ch'anco sott'umil tetto</l>
<l>s'adora Dio cui d'assembrarti intendi,</l>
<l>né sprezza il puro affetto</l>
<l>di chi sacrar face mortal gli suole,</l>
<l>benché splenda in sua gloria eterno il sole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse, come talor candide e pure</l>
<l>rende Apollo le nubi e chiuso intorno</l>
<l>con lampi non men vaghi indi traluce,</l>
<l>così vedrassi il tuo bel nome adorno</l>
<l>splender per entro le mie rime oscure</l>
<l>e 'l lor fosco illustrar con la sua luce;</l>
<l>e forse anco per sé tanto riluce</l>
<l>che, ov'altri in parte non l'asconda e tempre</l>
<l>l'infinita virtù de' raggi sui,</l>
<l>occhio non fia che in lui</l>
<l>fiso mirando non s'abbagli e stempre:</l>
<l>onde, perch'ad altrui</l>
<l>col suo lume medesmo ei non si celi,</l>
<l>ben dei soffrir ch'io sì l'adombri e veli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né spiacerti anco dee che solo in parte</l>
<l>sia tua beltà ne' miei colori espressa</l>
<l>da lo stil ch'a tant'opra audace move:</l>
<l>però che, s'alcun mai, quale in te stessa</l>
<l>sei, tal ancor ti ritraesse in carte,</l>
<l>chi mirar osaria forme sì nove</l>
<l>senza volger per tema i lumi altrove?</l>
<l>Or chi, mirando folgorar gli sguardi</l>
<l>de gli occhi ardenti e lampeggiar il riso,</l>
<l>e 'l bel celeste viso</l>
<l>quinci e quindi avventar fiammelle e dardi,</l>
<l>non rimarria conquiso,</l>
<l>bench'egli prima in ogni rischio audace</l>
<l>non temesse d'Amor l'arco e la face?</l>
</lg>
<lg>
<l>E certo il primo dì che 'l bel sereno</l>
<l>de la tua fronte a gli occhi miei s'offerse</l>
<l>e vidi armato spaziarvi Amore,</l>
<l>se non che riverenza allor converse</l>
<l>e meraviglia in fredda selce il seno,</l>
<l>ivi peria con doppia morte il core.</l>
<l>Ma parte de gli strali e de l'ardore</l>
<l>sentii pur anco entro 'l gelato marmo;</l>
<l>e s'alcun mai per troppo ardire ignudo</l>
<l>vien di quel forte scudo</l>
<l>ond'io dinanzi a te mi copro ed armo,</l>
<l>sentirà 'l colpo crudo</l>
<l>di tue saette ed arso al fatal lume</l>
<l>giacerà con Fetonte entro 'l tuo fiume,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché per quanto talor discerne e vede</l>
<l>de' segreti di Dio terrena mente,</l>
<l>che da Febo rapita al ciel se 'n voli,</l>
<l>provvidenza di Giove ora consente</l>
<l>ch'interno duol con sì pietose prede</l>
<l>le sue bellezze al tuo bel corpo involi:</l>
<l>ché, se l'ardor de' duo sereni soli</l>
<l>non era scemo e 'ntiepidito il foco</l>
<l>che ne le guance sovra 'l gel si sparse,</l>
<l>incenerite ed arse</l>
<l>morian le genti, e non v'avea più loco</l>
<l>di riverenza armarse;</l>
<l>e, ciò che 'l fato pur minaccia, allora</l>
<l>in faville converso il mondo fora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ond'ei, che prega il ciel che nel tuo stato</l>
<l>più vago a lui ti mostri e ch'omai spieghi</l>
<l>la tua beltà che 'n parte ascosa or tiene,</l>
<l>come incauto non sa che ne' suoi preghi</l>
<l>non chiede altro che morte? E ben il fato</l>
<l>di Semele infelice or mi sovviene,</l>
<l>che 'l gran Giove veder de le terrene</l>
<l>forme ignudo bramò, come de' suoi</l>
<l>nembi e fulmini cinto in sen l'accoglie</l>
<l>chi gli è sorella e moglie;</l>
<l>ma sì gran luce non sostenne poi,</l>
<l>anzi sue belle spoglie</l>
<l>cenere fersi, e nel suo capo reo</l>
<l>né Giove stesso a lei giovar poteo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma che? forse sperar anco ne lice</l>
<l>che, se ben dono ond'arda e si consumi</l>
<l>tenta impetrar con mille preghi il mondo</l>
<l>potrà poi anco al sol di duo be' lumi</l>
<l>rinnovellarsi in guisa di fenice</l>
<l>e rinascer più vago e più giocondo;</l>
<l>e quanto ha del terreno e de l'immondo</l>
<l>tutto spogliando, più leggiadre forme</l>
<l>vestirsi; e ciò par ch'a ragion si spere</l>
<l>da quelle luci altere,</l>
<l>ch'esser dee l'opra a la cagion conforme.</l>
<l>Né già si puon temere</l>
<l>da beltà sì divina effetti rei</l>
<l>ché vital è 'l morir se vien da lei.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, deh! sarà mai quel lieto giorno</l>
<l>che 'n que' begli occhi le lor fiamme prime</l>
<l>raccese io veggia e ch'arda il mondo in loro?</l>
<l>Ch'ivi, qual foco l'oro,</l>
<l>anch'io purgarei l'alma; e le mie rime</l>
<l>foran d'augel canoro,</l>
<l>ch'or son vili e neglette, se non quanto</l>
<l>costei <emph>le onora</emph> col bel nome santo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>533</head>
<argument><p><add resp="ed">A Ginevra Malatesta per la sanità ricuperata del proprio padre.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Corse il mio genitor presso a le rive</l>
<l>ond'a gli elisi campi suol passarse,</l>
<l>e 'n strane forme ed orride gli apparse</l>
<l>colei ch'i nostri giorni a noi prescrive.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur a speme miglior serbato or vive</l>
<l>ché non gli fur del ciel le grazie scarse,</l>
<l>né di quel casto amor che per voi l'arse</l>
<l>sono le fiamme ancor di luce prive.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse, qual lume ripigliar vigore</l>
<l>suol nel suo fine, in quest'estrema etate</l>
<l>risplenderan via più chiare e lucenti,</l>
</lg>
<lg>
<l>né, perché antiche, saran meno ardenti,</l>
<l>ché 'l verno a lui è primavera e state:</l>
<l>l'etate sì, ma non invecchia Amore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>534</head>
<argument><p><add resp="ed">Al cavaliere Michele Urbani invitandolo a cantare le lodi de la signora Beatrice di Dorimbergo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Poi che scarso m'è Apollo e che non spira</l>
<l>più ne la lingua mia l'usata aita,</l>
<l>ché se pur move a l'altrui lodi ardita</l>
<l>erra lunge dal segno ov'ella spira;</l>
</lg>
<lg>
<l>tempra, tu, al canto, Urban, la nobil lira</l>
<l>e sia intorno sonar Beatrice udita,</l>
<l>ché per chiaro soggetto a te l'addita</l>
<l>Febo ch'ancor lei morta ama e sospira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dì che fu saggia, casta, e loda scegli</l>
<l>pari al suo merto; e 'l suo bel nome intanto</l>
<l>qual Eco a replicar la Fama impari:</l>
</lg>
<lg>
<l>forse, sì come augel che gli altri svegli</l>
<l>a salutar il sol, desti al tuo canto</l>
<l>mille cigni udirai sublimi e chiari.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>535</head>
<argument><p>Al conte Ercole Tassoni.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tasson, se Carlo in maestrevol giro</l>
<l>volge al suon vario il piede, e i passi accorti</l>
<l>or fa veloci or tardi or lunghi or corti,</l>
<l>l'arte e 'l leggiadro portamento ammiro;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mille insieme sospirar rimiro</l>
<l>vergini amanti, e impalliditi e smorti</l>
<l>mille sembianti a i dolci modi e scorti,</l>
<l>e a l'altrui sospirar fra me sospira.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se frenar un corridor me 'l mostra</l>
<l>quel pensier vaga che presente il rende</l>
<l>e d'arme adorna in campo od in arringo,</l>
</lg>
<lg>
<l>"Non ferì torneamento o corse giostra</l>
<l>altri così, né maggior pregio attende",</l>
<l>dico "e d'allor, giudice ardito, il cingo".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>536</head>
<argument><p>Scrive al signor Francesco Maria de la Rovere principe d'Urbino di non veder ne le maravigliose feste fatte in Ferrara ne le sue nozze alcuna maraviglia maggiore del suo valore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Signor, al tuo venir, novella altera</l>
<l>meraviglia ben scorge il real fiume:</l>
<l>splender la notte ed agguagliar col lume</l>
<l>quel che da noi partendo a noi fa sera;</l>
</lg>
<lg>
<l>mover torri crescenti orribil fera</l>
<l>e por foco e minacce, e senza piume</l>
<l>uom che tentar le vie del ciel presume,</l>
<l>e in pace aspra di guerra imago vera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma qual di te, per te, più altera scopre</l>
<l>meraviglia in più nova etade acerba,</l>
<l>senno e valor di Numa e di Quirino?</l>
</lg>
<lg>
<l>Maestà non severa e non superba,</l>
<l>parole sagge e sol vinte da l'opre,</l>
<l>cui vittoria maggior serba il destino.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>537</head>
<argument><p>Per lo sposalizio de l'illustrissima madama Lucrezia da Este e de l'eccellentissimo principe d'Urbino Francesco de la Rovere.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Questa qual è maravigliosa <emph>luce</emph>,</l>
<l>che, fiammeggiando come nova aurora,</l>
<l>ovunque i raggi volge i cori infiora</l>
<l>e vivi frutti di virtù produce?</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì le Grazie e gli Amor seco conduce,</l>
<l>come la dea che 'l terzo cielo onora:</l>
<l>non conosci più chiara e più bell'ora</l>
<l>che quando innanzi e dopo il giorno luce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché cangiate ha ne l'augel di Giove</l>
<l>le sue colombe, e le sue fulve penne</l>
<l>cangiate ha questa in altre penne nove?</l>
</lg>
<lg>
<l>Del grand'Ercole figlia, a Giove ascende</l>
<l>sposa: ond'a lei ben l'aquila convenne,</l>
<l>il cui candor con la sua fé contende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>538</head>
<argument><p>Celebra le nozze del signor prencipe d'Urbino e di madama Lucrezia d'Este lodando l'una casa e l'altra.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<lg>
<l>Lascia, Imeneo, Parnaso, e qui discendi</l>
<l>ove fra liete pompe il regal fiume</l>
<l>col canto de' suoi cigni a sé t'appella.</l>
<l>Ben sai ch'a' tuoi ritorni ognor più rendi,</l>
<l>come prescritto è da fatal costume,</l>
<l>d'inusitata gioia adorna e bella</l>
<l>questa non pur famosa riva e quella,</l>
<l>che di trofei più che di piante abbonda,</l>
<l>ma 'l vecchio Tebro e 'l Nilo e 'l più lontano</l>
<l>lido de l'oceano:</l>
<l>quinci Italia è d'eroi sempre feconda,</l>
<l>quinci al Franco al Germano</l>
<l>mille rivi comparte, e, quasi un mare,</l>
<l>nulla scema in se stessa ella n'appare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci non pur superba e gloriosa</l>
<l>la terra va che lor palme ed allori</l>
<l>con più fertile sen nutre e produce,</l>
<l>ma la parte immortale e luminosa</l>
<l>par che con nove stelle indi s'onori</l>
<l>e splenda a noi con più serena luce:</l>
<l>perché, sì come già Teseo e Polluce,</l>
<l>Romulo e quel che presso a lui s'asside</l>
<l>ne l'aureo albergo peregrini accolse,</l>
<l>tal da' mortali tolse</l>
<l>i Guelfi e gli Azzi e l'uno e l'altro Alcide</l>
<l>e per suoi dei lor volse:</l>
<l>onde regnar l'avventurosa prole</l>
<l>vede, o sotto si miri o sopra il sole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vieni, Imeneo! dal tuo venire aspetta</l>
<l>novi la terra e 'l ciel divi ed eroi,</l>
<l>né mai più nobil alme in un giungesti:</l>
<l>oh, quanto altrui più cara e più diletta</l>
<l>spiegherà la gran Quercia i rami suoi,</l>
<l>se di sì nobil verga or tu l'innesti!</l>
<l>Si farà il secol d'auro; e sol da questi</l>
<l>vorrà il mondo il suo cibo; e certa e vera</l>
<l>voce piena n'udrà d'alti consigli</l>
<l>ne' dubbi e ne' perigli.</l>
<l>E dritto è ben che ne la Quercia altera</l>
<l>l'Aquila albergo pigli:</l>
<l>sacra a Giove è la Quercia, e, sacra a Giove,</l>
<l>l'Aquila al proprio nido or lieta move.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vieni, vieni, Imeneo, dove il regale</l>
<l>amante ne' begli occhi, in cui sfavilla</l>
<l>celeste onor, si pasce e te sospira.</l>
<l>Oh che degna t'invita ed immortale</l>
<l>schiera! Qui seco è placida e tranquilla</l>
<l>Bellona e Marte senza ferro ed ira:</l>
<l>ché l'armi ond'a domar quelli empi aspira</l>
<l>ch'impongon monti a monti incontra 'l cielo</l>
<l>in un de' suoi gran rami ora depone.</l>
<l>Qui senza il fier Gorgone</l>
<l>è Palla in bianca veste e 'n puro velo;</l>
<l>qui Febo, che corone</l>
<l>di lauro e quercia al crin gl'intesse e 'n tanto</l>
<l>empie altrui di se stesso e sveglia al canto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui vedrai fra le Grazie e fra le Muse</l>
<l>la vergine seder timida e lieta,</l>
<l>cui Ciprigna è nel volto e Delia in seno.</l>
<l>Ma ecco germogliar da le più chiuse</l>
<l>vene tra 'l gielo i fiori e molle e cheta</l>
<l>l'aura e rider intorno il ciel sereno;</l>
<l>ecco quasi un vermiglio aureo baleno!</l>
<l>Imeneo scende, ed una man la face</l>
<l>scote accesa in quel foco onde ferventi</l>
<l>son le superne menti;</l>
<l>ne l'altra è un laccio lucido e tenace</l>
<l>ch'innanzi a gli elementi</l>
<l>il Fabro eterno di mirabil tempre</l>
<l>formò, perch'egli stringa e piaccia sempre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Solvi, o felice sposo, il casto cinto</l>
<l>che severo custode a te riserba</l>
<l>puri e 'n cielo graditi almi diletti:</l>
<l>vivi, or che puoi, tra que' bei nodi avvinto,</l>
<l>ché Marte omai questa tua etade acerba</l>
<l>par ch'a le dure sue fatiche affretti.</l>
<l>Par che veder da la tua destra aspetti</l>
<l>Senna e Reno placati, e 'l Trace invitto</l>
<l>sin qui (vergogna pur del nostro nome)</l>
<l>gemer sott'aspre some,</l>
<l>e le campagne del fecondo Egitto</l>
<l>tutte trascorse e dome:</l>
<l>onde il grand'avo tuo pieni rimiri</l>
<l>per te, sua viva imago, i suoi desiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cigni del Po, cui tal dà cibo ed ombra</l>
<l>che men fora Permesso a voi giocondo,</l>
<l>alzate il canto e 'l volo alzate insieme</l>
<l>ch'anco i folgori teme:</l>
<l>però che, mentre l'ali il nobil pondo</l>
<l>de' lor nomi vi preme,</l>
<l>placido il ciel v'arride, e col felice</l>
<l>incarco al sen di Giove erger vi lice.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>539</head>
<argument><p>Scrive a' gentiluomini del signor cardinale <add resp="ed">Ippolito</add> d'Este mostrandosi volonteroso di venire a Roma e starsene a Monte Cavallo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Al nobil colle, ove in antichi marmi</l>
<l>il peregrino opre famose ammira</l>
<l>di greca mano, il mio pensier mi gira,</l>
<l>che mal può da voi lunge omai quetarmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi a l'ombra su l'erba or prose or carmi,</l>
<l>pur com'uom che d'amor pensa e sospira,</l>
<l>detterei spesso e con la tosca lira</l>
<l>sosterrei de gli eroi le lodi e l'armi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e col suon forse insegnerei le piante</l>
<l>di risonare il glorioso nome</l>
<l>d'Ippolito: or chi più qui mi ritiene?</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi per alpestri monti o per arene</l>
<l>mi guida a voi sì ch'io ne scriva e cante,</l>
<l>cinto di lauro, ch'ei piantò, le chiome?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>540</head>
<argument><p>Al tumulo del signor Ippolito d'Este, cardinale di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Giace Ippolito qui: la toga d'ostro</l>
<l>la spada ricoprì ma non la scinse,</l>
<l>e rinato sembrò se mai la strinse</l>
<l>il togato roman nel secol nostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Diè scrivendo ed oprando a colto inchiostro</l>
<l>doppia materia; odi civili estinse;</l>
<l>frenò cittadi e guerre vide e vinse;</l>
<l>resse purpurei padri in chiuso chiostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur meno altero fu de' suoi gran pregi</l>
<l>che de l'onor del buon fratel cortese,</l>
<l>ché, se non ebbe trionfando alloro,</l>
</lg>
<lg>
<l>nudrì l'arti, onorò gl'ingegni egregi;</l>
<l>ne la città del ferro il secol d'oro</l>
<l>rinnovò; lunge vide e 'n alto intese.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>541</head>
<argument><p>Sopra la signora Barbara <add resp="ed">Sanseverina, contessa di Sala,</add> ch'era in Roma invidiata da dame e servita da cavalieri.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tolse <emph>barbara</emph> gente il pregio a Roma</l>
<l>de l'imperio e de l'armi e serva fella.</l>
<l>Oh nome a lei fatale! Ecco novella</l>
<l>Barbara vincitrice anco la doma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed a qual più famosa in lei si noma</l>
<l>tolto lo scettro e il titolo di bella,</l>
<l>spiega sue squadre in Campidoglio e quella</l>
<l>de' suoi prigioni incatenata e doma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sono i guerrieri suoi molle Rigore</l>
<l>con pudica Beltà, Sdegno cortese,</l>
<l>che quanto sfida più tanto più piace.</l>
</lg>
<lg>
<l>I vinti un sesso e l'altro; e l'un d'Amore,</l>
<l>l'altro d'Invidia: or com'è che la face</l>
<l>medesma agghiacci l'un che l'altro accese?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>542</head>
<argument><p>Loda il signor Galeazzo Gonzaga, eccellente poeta e compagno del duca Ercole di Ferrara. Fatto dopo la sua morte.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Galeazzo, fra scettri e mitre ed armi</l>
<l>ond'è chiaro e famoso il sangue vostro,</l>
<l>splende di lor non meno il colto inchiostro</l>
<l>in cui di veder vivo Alcide parmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi lui formaste; né sì puri marmi</l>
<l>sculse né colorì sì lucid'ostro</l>
<l>quel che fu Apelle e Fidia al secol nostro,</l>
<l>come scriveste voi leggiadri carmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Talor con la sua Iole in grembo a l'erba</l>
<l>seder si vede sotto un verde alloro,</l>
<l>ove crollin le fronde i dolci spirti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e talor lotta col gigante moro</l>
<l>e tien la mazza in fronte alta e superba:</l>
<l>Amor gl'intesse a' crini e lauri e mirti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>543</head>
<argument><p>A l'eccellentissima madama Leonora d'Este ne la partita di monsignor illustrissimo suo fratello.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>D'umil fortuna i suoi desir contenti</l>
<l>renda, né grido speri onde s'illustri,</l>
<l>chi trar ne vuol gli anni fugaci e i lustri</l>
<l>fra gli agi de la patria oscuri e lenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Varie leggi e costumi e varie genti</l>
<l>vegga e la terra e 'l mar vagando lustri</l>
<l>uom ch'al chiaro splendor de gli avi illustri</l>
<l>nova luce di gloria aggiunger tenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però, s'avvien che 'l tuo fratello amato</l>
<l>nel suo nido natio rado s'accolga,</l>
<l>nobile peregrino errando intorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>raffrena il pianto e 'n gioia il duol si volga:</l>
<l>ch'egli fama mercando in ciascun lato</l>
<l>farà più glorioso a te ritorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>544</head>
<argument><p><add resp="ed">Al giureconsulto Ippolito Riminaldi.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Vive carte spiranti, onde, più vero</l>
<l>ch'Apollo in Delfo, a i popoli risponde</l>
<l>spirto divin, né sotto larve asconde</l>
<l>di mentite parole alto mistero;</l>
</lg>
<lg>
<l>già corre ne' suoi dubbi Istro ed Ibero,</l>
<l>chi bee di Senna e di Tamigi l'onde</l>
<l>a gli oracoli vostri; e non altronde</l>
<l>spian gli arcani di Cesare e di Piero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Volgendo gli anni il vostro nome io scerno</l>
<l>trasfuso in mille lingue esser da gl'Indi</l>
<l>occidentali appreso e da gli eoi;</l>
</lg>
<lg>
<l>reggersi il mondo a vostro senno e quindi</l>
<l>il vostro, saggio Ippolito, per voi</l>
<l>rinnovarsi non sol, ma farsi eterno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>545</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Vera del Riminaldo imago è questa,</l>
<l>cui tutta Europa e più l'Italia ammira:</l>
<l>io dico del suo fral, che non respira</l>
<l>per sé, né parla, né si move o desta:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché de l'alma sua, ch'in lei contesta</l>
<l>d'eterno e di mortal se stessa aggira,</l>
<l>le belle forme l'occhio uman non mira,</l>
<l>né scerne come è saggia e come onesta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma l'alto ingegno suo vedrai se leggi</l>
<l>tante imagini sue quanto son note;</l>
<l>pur, se chiedi, risponderti non sanno:</l>
</lg>
<lg>
<l>egli ch'illuminò l'antiche leggi</l>
<l>è quel ch'in alto intende, ed egli puote</l>
<l>risposta dare e mai non face inganno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>546</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Quei che già denno a la feroce Sparta</l>
<l>l'antiche leggi ed a la dotta Atene,</l>
<l>peregrini cercar monti ed arene</l>
<l>cogliendo la virtù ch'in molti è sparta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu, signor, ch'or la ritraggi in carta,</l>
<l>non vedesti però l'Alpi o Pirene,</l>
<l>o questo mar o quello, anzi a te viene</l>
<l>altri perché savere a lui comparta,</l>
</lg>
<lg>
<l>se pur del simulacro non è pago;</l>
<l>ed è loda maggiore in un raccorre</l>
<l>l'estranee genti ch'ir fra quelle errante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sì l'ingegno tuo d'intender vago</l>
<l>peregrino talvolta il ciel trascorre</l>
<l>di cerchio in cerchio e le sue leggi sante.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>547</head>
<argument><p>Al signor Giovan Battista Benedetti. <add resp="ed">In morte di Margherita Valois di Savoia.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Misurator de' gran celesti campi</l>
<l>e de' moti del sole e de la luna,</l>
<l>che da' colpi del Fato e di Fortuna</l>
<l>sai come uom si sottragga e come scampi,</l>
</lg>
<lg>
<l>qual luce è quella che con vaghi lampi</l>
<l>colà biancheggia ne la notte bruna,</l>
<l>e tra Venere e Marte è tal che l'una</l>
<l>d'invidia par, l'altra d'amore avvampi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa in terra fu gemma e fé il tesoro</l>
<l>de' Franchi prezioso, indi il diadema</l>
<l>ornò di glorioso invitto duce;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma, vago fatto il ciel de la sua luce,</l>
<l>lasciando ch'egli ne sospiri e gema,</l>
<l>n'intesse de la notte il manto d'oro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>548</head>
<argument><p>Ne la sepoltura de la moglie del conte Ferrante Tassoni.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O tu che passi e 'l guardo a i marmi giri</l>
<l>ch'alzò Ferrante a la diletta moglie,</l>
<l>e le già fredde e incenerite spoglie</l>
<l>vi pose, e le scaldò pria co' sospiri,</l>
</lg>
<lg>
<l>le note vi segnò che incise miri</l>
<l>ferro no, ma stillar d'amare doglie:</l>
<l>Amor fabro ne fu, che il cor gli scioglie</l>
<l>in pianto e fonte il fa d'altrui martiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'anima sua non più nel mesto petto,</l>
<l>ma in questa tomba è chiusa, e, se talora</l>
<l>n'esce, se 'n vola a la compagna in cielo;</l>
</lg>
<lg>
<l>poi riede e langue in desiar quell'ora</l>
<l>ch'abbia eterno là su con lei ricetto,</l>
<l>e che 'l suo velo unisca al caro velo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>549</head>
<argument><p>Loda il labro di sotto de la signora Leonora Sanvitale, il quale è alquanto ritondetto e si sporge fuori con mirabil grazia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel labbro che le rose han colorito,</l>
<l>molle si sporge e tumidetto in fuore</l>
<l>spinto per arte, mi cred'io, d'Amore,</l>
<l>a fare ai baci insidioso invito.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amanti, alcun non sia cotanto ardito,</l>
<l>ch'osi appressarsi ove tra fiore e fiore</l>
<l>si sta qual angue ad attoscarvi il core</l>
<l>quel fiero intento: io 'l veggio e ve l'addito.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, ch'altre volte fui ne le amorose</l>
<l>insidie colto, or ben le riconosco,</l>
<l>e le discopro, o giovinetti, a voi;</l>
</lg>
<lg>
<l>quasi pomi di Tantalo, le rose</l>
<l>fansi a l'incontro e s'allontanan poi:</l>
<l>sol resta Amor che spira fiamma e tosco.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>550</head>
<argument><p>Sopra la contessa di Sala ch'aveva disposti i capelli in guisa che le formavano quasi una corona in testa ed aveva la veste serrata sino alla gola.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna, per cui trionfa Amore e regna,</l>
<l>merti ben tu che 'l capo a te circonde</l>
<l>nobil corona; ma qual fia la fronde</l>
<l>o qual fia l'or cui tanto onor convegna?</l>
</lg>
<lg>
<l>A gran ragion da te si schiva e sdegna</l>
<l>fregio men bel che si ricerchi altronde,</l>
<l>poiché sol l'or de le tue trecce bionde</l>
<l>può far corona che di te sia degna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo s'avvolge in cotai forme e tesse,</l>
<l>che la fenice omai sola non fia</l>
<l>che di diadema natural si vanti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così, o nova fenice, a te piacesse</l>
<l>scoprir il sen: come vedrian gli amanti</l>
<l>che gli è monil la tua beltà natia!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>551</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento loda la stessa signora.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Il bel crin d'or che con soavi nodi</l>
<l>a te la testa, ad altri il core stringe,</l>
<l>e quel dolce candor che ti dipinge,</l>
<l>oimè, il bel collo in sì leggiadri modi;</l>
</lg>
<lg>
<l>poi ch'indi di natia corona godi</l>
<l>e natural monile indi ti cinge,</l>
<l>fan ch'altri desioso il nome finge</l>
<l>che sì chiaro sonar d'ogn'intorno odi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pellegrina fenice ed immortale</l>
<l>ciascun ti noma, e più chi più l'onore</l>
<l>conosce ond'hai sopr'ogni bella il vanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fenice sei, vinta da l'altra in tanto</l>
<l>ch'ov'ella avviva pur fiamma <emph>vitale</emph></l>
<l>tu sol desti, crudel, mortale ardore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>552</head>
<argument><p>Loda <add resp="ed">la signora Leonora Sanvitale, contessa di Scandiano,</add> la quale s'era vestita in abito da maschera in compagnia d'alcune altre gentildonne.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Bell'angioletta, or quale è bella imago</l>
<l>di coprir degna il dolce avorio e terso</l>
<l>del vostro volto, del color cosperso</l>
<l>che rende il cielo in sul mattin più vago?</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual la potrà formar maestro o mago</l>
<l>ch'a voi convenga, o qual novo e diverso</l>
<l>abito ammira l'Indo o 'l Franco o 'l Perso</l>
<l>che d'onorarsi in voi non sembri vago?</l>
</lg>
<lg>
<l>Nullo; ma come suole in selva o 'n scena</l>
<l>Palla mostrarsi o Citerea succinta</l>
<l>e segnar l'orme co' coturni d'oro,</l>
</lg>
<lg>
<l>tal voi con fronte lucida e serena</l>
<l>duce vi fate d'amoroso coro,</l>
<l>e bella è più qual da voi meno è vinta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>553</head>
<argument><p>A la signora Leonora Sanvitale.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sul carro de la mente auriga siedi,</l>
<l>o bella donna, e prendi il freno altero</l>
<l>onde vi regga il destrier bianco e 'l nero</l>
<l>e drizzi lor ver le celesti sedi.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'un con rigida man percoti e fiedi</l>
<l>se ribellante traviar dal vero</l>
<l>cammino, e l'altro con soave impero</l>
<l>d'ambrosia pasci, se gir dritto il vedi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi ch'egli ama il suon de la cervice</l>
<l>percossa e le lusinghe, e tra sé gode</l>
<l>se la tua vaga man l'adorna e come;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mentre porta al ciel del tuo bel nome</l>
<l>il ricco incarco e di tua chiara lode,</l>
<l>sì tien più d'Eto e di Piroo felice.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>554</head>
<argument><p>Contro un rivale, eccellente poeta ma instabile amante.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questi, ch'a i cori altrui cantando spira</l>
<l>fiamme d'amore e di pietade ardenti,</l>
<l>e sì dolce risuona i suoi lamenti</l>
<l>ch'ogni odio placa e raddolcisce ogn'ira,</l>
</lg>
<lg>
<l>chi 'l crederia? si move e si raggira</l>
<l>instabil più ch'arida fronde a i venti:</l>
<l>nulla fé, null'amor, falsi i tormenti</l>
<l>sono e falso l'affetto ond'ei sospira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Insidioso amante ama e disprezza</l>
<l>quasi in un punto, e trionfando spiega</l>
<l>di femminili spoglie empi trofei.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma non consente Amor ch'alta bellezza,</l>
<l>ch'a' suoi fidi seguaci in premio niega,</l>
<l>preda sia poi de gl'infedeli e rei.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>555</head>
<argument><p>Fatto a quel suo amico caro che in Ferrara gli diede poi delle bastonate, dove cominciò la sua pazzia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Più non potea stral di Fortuna o dente</l>
<l>velenoso d'Invidia omai noiarmi,</l>
<l>ché sprezzar cominciava i morsi e l'armi,</l>
<l>assicurata al fin, l'alma innocente,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando tu, del mio core e de la mente</l>
<l>custode, a cui solea spesso ritrarmi</l>
<l>quasi a un mio scampo, in me trovo che t'armi:</l>
<l>lasso, e ciò vede il cielo e se 'l consente!</l>
</lg>
<lg>
<l>Santa Fede, Amor santo, or sì schernite</l>
<l>son vostre leggi? Omai lo scudo io gitto:</l>
<l>vinca, e vantisi pur d'egregia impresa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perfido, io t'amo ancor benché trafitto,</l>
<l>e piango il feritor, non le ferite,</l>
<l>ché l'error tuo più che 'l mio mal mi pesa.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>556</head>
<argument><p>Si duole d'essere abbandonato da un amico ne l'avversità.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Sotto il giogo, ove amor a te mi strinse,</l>
<l>d'amicizia solcai campo fecondo,</l>
<l>e d'ogni affetto tuo mesto o giocondo</l>
<l>si scolpì l'alma dentro e fuor mi pinse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che me duro caso in imo spinse,</l>
<l>tu, che premer dovei l'istesso fondo</l>
<l>o trarne me, ti sottraggesti al pondo,</l>
<l>ché 'l vil uso del volgo anco te vinse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco, omai pur risorgo e già non lasso</l>
<l>il giogo io no, ma sol tutto il sostegno</l>
<l>e di mia fede i tuoi difetti adempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sparga ancor semi Amor, ch'i solchi io segno</l>
<l>e segnerò fin a l'estremo passo,</l>
<l>felice no, ma glorioso esempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>557</head>
<argument><p><add resp="ed">A messer Benedetto Lamberti.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Falso è 'l romor che suona e, da perverse</l>
<l>genti nudrito, più s'avanza e cresce;</l>
<l>falsa è la lingua onde deriva ed esce,</l>
<l>che prima a tal credenza altri converse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma vero è ben che lei Megera asperse</l>
<l>d'amaro tosco, mentre a i detti mesce</l>
<l>menzogne, e ch'a se stessa allor rincresce</l>
<l>ch'ella tesser non può frodi diverse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh, se ferro fia mai che la recida,</l>
<l>vedrassi in terra raggirar qual coda</l>
<l>tronca dal busto di maligno serpe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu, Lamberto, omai fa sì che sterpe</l>
<l>sì reo pensier da i petti ov'ei s'annida,</l>
<l>né sì fallace fama intorno or s'oda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>558</head>
<argument><p>Scrive a la signora Tarquinia Molza, gentildonna celebre per onesta fama di belle lettere, che ella accende foco con ciascuna parte de la sua bellezza, ma che egli nondimeno consumato in altra fiamma non può ardere.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Facelle son d'immortal luce ardenti</l>
<l>gli occhi che volgi in sì soavi giri,</l>
<l>e fiamma è l'aura che tu movi e spiri</l>
<l>a formar chiari angelici concenti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e foco son le lagrime cadenti</l>
<l>che talor versi e foco i tuoi sospiri,</l>
<l>e quanti tu col dolce sguardo miri</l>
<l>e quanti rendi al dolce suono intenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol io, fra i vivi raggi e fra le note</l>
<l>onde avvampa ciascun, nulla mi scaldo,</l>
<l>né trova onde nutrirsi in me l'ardore;</l>
</lg>
<lg>
<l>né già son io gelido marmo e saldo,</l>
<l>ma, consumato in altro incendio il core,</l>
<l>or ch'è cenere tutto, arder non puote.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>559</head>
<argument><p><add resp="ed">Loda la medesima signora.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Nova Fortuna a la crinita fronte</l>
<l>ne sembri ed al poter donna reale,</l>
<l>ch'ad uom ch'a terra giaccia impennar l'ale</l>
<l>puoi sì, che ratto e leve al ciel sormonte,</l>
</lg>
<lg>
<l>e far ch'acceso in giù novo Fetonte</l>
<l>se 'n caggia poi, qual più s'innalza e sale;</l>
<l>ed è la rota tua solo il fatale</l>
<l>giro de le due luci a mover pronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo mille alme al ciel solleva ed erge</l>
<l>se lieto in lor si volge, e se sdegnoso,</l>
<l>in cupo mar d'alte miserie immerge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cieca non sei già tu, ma cieco rende</l>
<l>la tua bellezza altrui, com'uom tropp'oso</l>
<l>abbaglia il sol, quando più chiaro ei splende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>560</head>
<argument><p>A la signora Tarquinia Molza, la qual studiando la sfera, andava la sera a contemplar le stelle.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Tarquinia, se rimiri</l>
<l>i bei celesti giri,</l>
<l>il cielo esser vorrei:</l>
<l>perché ne gli occhi miei</l>
<l>fisso tu rivolgessi</l>
<l>le tue dolci faville,</l>
<l>io vagheggiar potessi</l>
<l>mille bellezze tue con luci mille.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>561</head>
<argument><p>A la signora Leonora Sanvitale <add resp="ed">contessa di Scandiano</add>, dama nobilissima e bellissima, nel nascimento di una sua bambina: dice che, non potendo la sua bellezza esser imitata da l'arte, fu assomigliata da la natura in questa sua viva imagine.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non potea dotta man ritrarci in carte</l>
<l>de' tuoi lumi e de' crini i raggi e l'oro,</l>
<l>né quel ch'apron due labbra almo tesoro,</l>
<l>né fra' ligustri tuoi le rose sparte;</l>
</lg>
<lg>
<l>né degni eran metalli o marmi o carte</l>
<l>di contener le luci e i pregi loro,</l>
<l>onde a formar Natura il bel lavoro</l>
<l>s'accinse, ove perdea timida l'arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E del tuo sangue fece e di te stessa</l>
<l>viva imago spirante, e 'n picciol viso</l>
<l>gran cose espresse e fuor d'uso leggiadre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu lieta godi e ti vagheggi in essa;</l>
<l>ed essa te conosce omai col riso,</l>
<l>e vede nel suo riso altri la madre.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>562</head>
<argument><p>Loda una picciola bambina de la signora L<add resp="ed">eonora</add> S<add resp="ed">candiano</add>, quasi vivo specchio de la sua bellezza.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Si specchiava Leonora, e 'l dolce riso</l>
<l>e 'l vago lume ch'immortal parea</l>
<l>stanchi non già ma vinti i specchi avea</l>
<l>co' lieti raggi del sereno viso,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando Amor, che mirava intento e fiso</l>
<l>ne l'obietto medesmo e dentro ardea,</l>
<l>l'idolo perde, e la terrena dea</l>
<l>me con l'idolo caro ha pur conquiso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma poi, scotendo le saette e l'ali,</l>
<l>ci dimostrò le vive forme e vere</l>
<l>di pargoletta; e "Saran" disse "eguali!"</l>
</lg>
<lg>
<l>Picciolo specchio di bellezze altere</l>
<l>rende tutte le grazie a voi mortali</l>
<l>di sì gran donna e le sembianze intere.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>563</head>
<argument><p>A la signora Leonora Sanvitale, contessa di Scandiano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna, qual <emph>vital</emph> succo o qual celeste</l>
<l>dolce rugiada, o qual de l'oriente</l>
<l>gemma in cibo conversa, a l'egra mente</l>
<l>darà salute ed a le membra meste,</l>
</lg>
<lg>
<l>se da te non mi viene? e chi mai queste</l>
<l>spinose cure mie d'onor pungente</l>
<l>d'oblio conspergerà soavemente,</l>
<l>ch'a mezza notte alta cagion tien deste,</l>
</lg>
<lg>
<l>se tu non sei? Tu <emph>santa</emph> ed immortale,</l>
<l>non pur <emph>vital</emph>, ma vita onde Amor vive</l>
<l>e pasce il suo digiun di cibo eterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ciò che il ciel stilla, o ch'in campagne o 'n rive</l>
<l>nudre la terra o chiude il grembo interno,</l>
<l>raccogli in medicina al mio gran male.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>564</head>
<argument><p>A la signora Leonora Sanvitale.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Se l'alma è prigioniera</l>
<l>de la vostra beltade,</l>
<l>viva almen, donna, il corpo in libertade.</l>
<l>L'una prigione omai</l>
<l>o l'altra si dischiuda,</l>
<l>perché l'una per l'altra è via più cruda.</l>
<l>Ma qual destra giammai</l>
<l>così destra e leggiera</l>
<l>aprir l'una potrà, ch'io non ne pera?</l>
<l>L'altra, non di pietade,</l>
<l>può ben sì dolce aprire</l>
<l>che l'alma brami in servitù morire.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>565</head>
<argument><p>Sovra le immagina de' principi de la casa d'Este le quali sono nel cortile.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Tu che gli avi d'Alfonso e le diverse</l>
<l>insegne miri e gli abiti lor vari,</l>
<l>quando d'eroi sì grandi o di sì chiari</l>
<l>ordin sì lungo in sé gli occhi converse?</l>
</lg>
<lg>
<l>Non la stirpe di lui ch'i monti aperse</l>
<l>e navigolli e cavalcò su' mari,</l>
<l>non l'altra che sterpolla a questa è pari:</l>
<l>qui son molti Alessandri e non v'ha Serse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Taccia i regi ch'il bue cinser di tempi</l>
<l>l'Egitto, né l'Eufrate in pregio serbi</l>
<l>in fuga sol vittoriosi i Parti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altro valor qui vedi, altr'arme, altr'arti:</l>
<l>dare a' vinti perdon, legge a' superbi,</l>
<l>sollevar gl'innocenti e premer gli empi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>566</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Peregrin, che mirando i color muti</l>
<l>ammuti e divien' quasi ombra fra l'ombre,</l>
<l>ben è ragion ch'alto stupor t'ingombre</l>
<l>che non ha maggior duci il mondo avuti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la memoria lor par che rifiuti</l>
<l>opera di pennel che 'l vero adombre,</l>
<l>e chieda stil ch'il fosco intorno sgombre</l>
<l>e la lor luce in luce a trarre aiuti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi de gli anni rimove adunque il velo</l>
<l>onde quasi in real superba scena</l>
<l>splendan d'onor repente illustri lampe?</l>
</lg>
<lg>
<l>Teatro è il mondo e soffre indugio a pena;</l>
<l>Febo pien di desio par che n'avvampe,</l>
<l>ma teme poi di far vergogna al cielo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>567</head>
<argument><p>Al tumulo del signor don Francesco da Este.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa tomba non è, ché non è morto</l>
<l>il buon Francesco; e quando il valor more,</l>
<l>se vive in ogni lingua e 'n ogni core</l>
<l>e vola e vaga da l'occaso a l'orto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma del suo velo è albergo, onde conforto</l>
<l>quasi d'ambrosia e di celeste odore</l>
<l>par che traspiri, qual in erba o 'n fiore</l>
<l>l'aura non nutre o 'n chioma amante accorto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dentro il velo e fuori il nome impresso,</l>
<l>solo di sé né d'altra lode adorno,</l>
<l>è d'alta istoria in vece egli a se stesso,</l>
</lg>
<lg>
<l>ché l'altre cose oltre le vie del giorno</l>
<l>e de l'anno son conte; e leggi in esso:</l>
<l>"Questi di morte e di fortuna è scorno".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>568</head>
<argument><p>Sopra la sepoltura del signor don Francesco da Este e
'l pianto de la signora Bradamante sua figlia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quando pietosa ad onorar vien l'urna</l>
<l>la real donna del famoso padre,</l>
<l>candida e pura in vesti oscure ed adre,</l>
<l>fior sparge e fronde da la mano eburna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né mai di mattutina o di notturna</l>
<l>rugiada stille sì dolci e leggiadre</l>
<l>cadder nel grembo de l'antica madre,</l>
<l>né così bella è al sol pioggia diurna,</l>
</lg>
<lg>
<l>com'a la luce de' begli occhi il pianto</l>
<l>splende e ravviva gli uni e gli altri fiori,</l>
<l>vago sovra la terra e sovra il volto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né l'Iride né l'Alba in vario manto</l>
<l>per rugiada è sì vaga e per colori,</l>
<l>com'ella è nel suo bruno ad arte incolto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>569</head>
<argument><p>Celebra le nozze del signor don Alfonso <add resp="ed">d'Este</add> il giovine e de la signora donna Marfisa d'Este.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Già il notturno sereno</l>
<l>di vaga luce indora</l>
<l>la stella che d'amor sfavilla e splende,</l>
<l>e rugiadosa il seno,</l>
<l>i crin stillanti a l'ora</l>
<l>spiega la notte e 'l ricco vel distende.</l>
<l>Ecco: Imeneo giù scende</l>
<l>trattando l'aria e i venti</l>
<l>con le dipinte piume,</l>
<l>e, mentre sparge il lume</l>
<l>d'aurata face in mille raggi ardenti,</l>
<l>destro il ciel gli si gira</l>
<l>e gli arride la terra e l'aura spira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ardon le piagge e l'onde</l>
<l>di legittimo foco</l>
<l>al lampeggiar de le celesti faci;</l>
<l>s'ode tra fronde e fronde,</l>
<l>qual di colombe, un roco</l>
<l>dolce interrotto mormorar di baci;</l>
<l>con nodi più tenaci</l>
<l>l'edera il tronco abbraccia,</l>
<l>e circondan le viti</l>
<l>gl'infecondi mariti;</l>
<l>né in tana o in nido è chi solingo giaccia;</l>
<l>ed in spelonca e 'n bosco</l>
<l>lascian l'ira i leoni e gli angui il tosco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Santo dio, che congiungi</l>
<l>a l'opre de la vita</l>
<l>sotto giogo di fé concordi amanti;</l>
<l>che molle pungi, ed ungi</l>
<l>di mel poi la ferita</l>
<l>sì che stilla per gli occhi in dolci pianti;</l>
<l>tu, che d'unir ti vanti</l>
<l>entro il voler d'un petto</l>
<l>pensier casti e lascivi,</l>
<l>e vezzosi atti e schivi</l>
<l>tempri, mirabil fabbro, in un aspetto;</l>
<l>tu, dio, tu pungi il core</l>
<l>in cui spuntò le sue quadrella Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa bella guerriera</l>
<l>che, o contra Amor s'accinga</l>
<l>o per lui cinga l'arme, è vincitrice,</l>
<l>da l'amorosa schiera</l>
<l>lunge se 'n va solinga</l>
<l>e scompagnata in guisa di fenice,</l>
<l>però ch'a lui non lice</l>
<l>frenarla, e si contenta</l>
<l>s'ella talor non sdegna</l>
<l>di seguir la sua insegna,</l>
<l>sì ch'altrui piaghi e piaga in sé non senta;</l>
<l>ma non s'agguagli teco</l>
<l>fanciul nato di furto, ignudo e cieco!</l>
</lg>
<lg>
<l>Santo Imeneo, riguarda</l>
<l>il giovane regale</l>
<l>e de' suoi preghi interni odi la voce,</l>
<l>che chiama lenta e tarda</l>
<l>la notte a te senz'ale,</l>
<l>pigro cursor dietro a cursor veloce!</l>
<l>E qual destrier feroce,</l>
<l>che 'l generoso sdegno</l>
<l>in fumo accolto spiri</l>
<l>e 'l fren morda e s'aggiri</l>
<l>e di canora tromba aspetti il segno,</l>
<l>tal ei par che s'accenda</l>
<l>e 'l dolce invito di battaglia attenda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già veggio e sento, o parmi,</l>
<l>sonar lo strale e l'arco</l>
<l>e chiara fiammeggiar l'aurea facella:</l>
<l>ecco, punta è da l'armi</l>
<l>quasi cervetta al varco</l>
<l>e tutta arde d'amor la verginella;</l>
<l>ma pur talor rubella</l>
<l>si mostra nel sembiante,</l>
<l>e vaga e ritrosetta</l>
<l>minaccia e 'nsieme alletta,</l>
<l>or di guerriera in atto ed or d'amante;</l>
<l>e 'n un dubbia e confusa,</l>
<l>fra vergogna e desir, brama e ricusa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Va fra gli sdegni ed osa,</l>
<l>regio garzon, ch'al fine</l>
<l>pietosa fia questa beltà crudele!</l>
<l>Si coglie intatta rosa</l>
<l>fra le pungenti spine,</l>
<l>e fra gli aghi de l'api il dolce mele.</l>
<l>Lascia pur ch'ella cele</l>
<l>sue voglie e ti contrasti;</l>
<l>rapisci: più graditi</l>
<l>sono i baci rapiti</l>
<l>e più soavi son quanto più casti;</l>
<l>non cessar fin che 'l sangue</l>
<l>non versa e vinta a te sospira e langue.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sacra lieto trofeo</l>
<l>del bel cinto disciolto</l>
<l>e de le spoglie sue di sangue sparte,</l>
<l>e i giochi d'Imeneo</l>
<l>rinnova in nodi accolto</l>
<l>più bei di quei ch'unir Ciprigna a Marte.</l>
<l>Se Febo a me comparte</l>
<l>suo spirto e 'l ver mi scopre,</l>
<l>dal bel grembo fecondo</l>
<l>verranno Alfonsi al mondo,</l>
<l>i quai rinnoveranno i nomi e l'opre</l>
<l>famose in pace e 'n guerra</l>
<l>di quei ch'ornano il ciel, ornar la terra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma ecco in oriente</l>
<l>appare Espero amica:</l>
<l>Espero no, che luce annunzia e porta.</l>
<l>Facciasi a questa ardente</l>
<l>lusinghiera fatica</l>
<l>tregua ch'a pugna invita e riconforta;</l>
<l>e la fanciulla accorta</l>
<l>gli occhi tremanti abbassi,</l>
<l>e su l'amato fianco</l>
<l>appoggi il capo stanco.</l>
<l>Versi fiori Imeneo su' membri lassi,</l>
<l>e lor temprin gli ardori</l>
<l>col ventilar de l'ale i vaghi Amori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Desta, canzone, i cigni</l>
<l>cui dolce il Po dà l'ombra e l'esca e l'onda,</l>
<l>ché debil canto gran voce seconda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>570</head>
<argument><p>Al gran principe di Toscana.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Lascia, Musa, le cetre e le ghirlande</l>
<l>di mirto e i bei mirteti, ove talvolta</l>
<l>dolce cantasti lagrimosi carmi;</l>
<l>e prendi lieta altera cetra e grande,</l>
<l>coronata d'allor, ché a chi n'ascolta</l>
<l>canto si dee che agguagli il suon de l'armi;</l>
<l>or tuo favore a me non si risparmi</l>
<l>più ch'a quei che cantar Dido e Pelide:</l>
<l>ché, se ben lodo pargoletto infante,</l>
<l>è 'l ragionar d'Atlante</l>
<l>minor soggetto; e 'l ciel già sì gli arride</l>
<l>che può in cuna agguagliar l'opre d'Alcide.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già può domare i mostri, ed or lo scudo</l>
<l>tratta, or con l'elmo scherza, e Palla e Marte</l>
<l>l'asta gli arruota l'un, l'altro la spada;</l>
<l>ed egli al folgorar del ferro ignudo</l>
<l>intrepido sorride e con lor parte</l>
<l>l'ore, né scherzo alcun tanto gli aggrada.</l>
<l>Mentre a' fieri trastulli intento bada</l>
<l>soave canto di nutrice o vezzi</l>
<l>non gli lusinghin gli occhi al sonno molle,</l>
<l>ma 'l suon ch'alto s'estolle</l>
<l>lo svegli, e già i riposi e l'ozio sprezzi</l>
<l>e vere laudi ad ascoltar s'avvezzi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci Lorenzo e quinci Cosmo suone</l>
<l>a le tenere orecchie, e 'n lor si stille</l>
<l>dolce ed alta armonia de' fatti egregi.</l>
<l>Tal, ma in più ferma età, dal suo Chirone</l>
<l>udia cantar l'avventuroso Achille</l>
<l>del genitore e del grand'avo i pregi.</l>
<l>Oda che, scinti d'arme, in toga i regi</l>
<l>temuti in guerra e i capitani invitti</l>
<l>agguagliar di fortuna e di valore;</l>
<l>oda che al primo onore</l>
<l>l'arti greche e romane e i chiari scritti</l>
<l>tornaro e sollevar gl'ingegni afflitti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di Giulio ancor la vendicata morte,</l>
<l>ch'ebbe a l'antico Giulio egual fortuna,</l>
<l>sappia, e per duol ne pianga e ne sospiri:</l>
<l>sappia ch'in ciel traslato or gli è consorte</l>
<l>d'onore, e, quando l'orizzonte imbruna,</l>
<l>fra l'altre stelle lampeggiar rimiri</l>
<l>la Giulia luce e vigilar ne' giri,</l>
<l>mentre ad ogni alma al sangue suo rubella</l>
<l>con orrido splendor, con fiera faccia</l>
<l>sangue e morte minaccia.</l>
<l>Teman pur gli empi i rai de l'alta stella,</l>
<l>ché o custodire o vendicar puot'ella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oda poi lode più famose e conte</l>
<l>de' lor due grandi e generosi eredi</l>
<l>del sacro peso de l'imperio onusti,</l>
<l>i quai di tre corone ornar la fronte,</l>
<l>calcar gli scettri e dal gran seggio i piedi</l>
<l>porser sovente a' regi ed a gli augusti:</l>
<l>oda come fur saggi e forti e giusti;</l>
<l>come per liberar l'Italia e Roma</l>
<l>l'uno e l'altro sudò sotto il gran manto;</l>
<l>e 'nsieme onori il canto</l>
<l>gli altri che d'ostro e d'or fregiar la chioma,</l>
<l>e lei che Francia armata in gonna ha doma,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sovra mitre e scettri alti e diademi</l>
<l>s'innalzin d'un guerrier l'arme onorate,</l>
<l>che scudo fu d'Italia e spada e scampo,</l>
<l>per cui poteva a' prischi onor supremi</l>
<l>di novo ella aspirar; ma in verde etate</l>
<l>passò, quasi nel ciel trascorre un lampo.</l>
<l>Vedova la milizia ed orbo il campo</l>
<l>rimase, e de' ladroni arte divenne</l>
<l>quella che ne le tue superbe scuole,</l>
<l>Marte, apprender si suole;</l>
<l>e s'ammutir, quando il gran caso avvenne,</l>
<l>le lingue tutte e si stemprar le penne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur figliuol lasciò l'alto guerriero</l>
<l>onde il natio terren si fé giocondo</l>
<l>per nova speme; e non fu già fallace,</l>
<l>ché i fondamenti del toscano impero</l>
<l>fermò poi sì, che per crollar del mondo</l>
<l>nulla si scuote e sta sicuro in pace,</l>
<l>e l'onora l'Ibero e 'l Franco e 'l Trace.</l>
<l>Questo lo specchio sia, questo l'oggetto</l>
<l>a cui rivolga vagheggiando i lumi:</l>
<l>quinci i regi costumi,</l>
<l>quinci il valor e 'l senno il pargoletto</l>
<l>tragga e n'imprima e formi il molle petto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma rivolga ancor gli occhi a' veri e vivi</l>
<l>spegli d'ogni valor; miri il gran padre</l>
<l>tra 'l fratel sacro e tra l'armato assiso:</l>
<l>quinci anco i semi di virtù nativi</l>
<l>maturi, e d'alte imagini leggiadre</l>
<l>s'empia e fecondi, e i baci lor nel viso</l>
<l>lietamente riceva e 'l mostri al riso</l>
<l>con cui ben li distingua; indi la mano</l>
<l>al fianco del gran zio sicura stenda</l>
<l>e la spada ne prenda,</l>
<l>e tra sé volga, onore alto e sovrano,</l>
<l>trofei, vittorie, il Nilo e l'oceano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gran cose in te desio; ma ciò che fora</l>
<l>mirabile in altrui, leve in te sembra,</l>
<l>o discesa dal ciel Progenie nova:</l>
<l>ch'a te ridon le stelle, a te s'infiora</l>
<l>anzi tempo la terra, a te le membra,</l>
<l>qual pargoletta al ballo, orna e rinnova;</l>
<l>si placa il vento, e l'aria e l'acqua a prova</l>
<l>a te si raddolcisce e rasserena,</l>
<l>e depongon per te le fere il tosco;</l>
<l>stilla a te mele il bosco;</l>
<l>a te nudre il mar perle ed or l'arena,</l>
<l>e scopronti i metalli ogni lor vena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mille destrier a te la Spagna serba,</l>
<l>e mille altri ne pasce il nobil regno</l>
<l>che si bagna ne l'Adria e nel Tirreno,</l>
<l>de' quai parte con fronte alta e superba</l>
<l>erra disciolta, e parte altero sdegno</l>
<l>in fumo spira e morde il ricco freno;</l>
<l>e duolsi il Carrarese e marmi a pieno</l>
<l>non stima aver in cui si affretti e sudi</l>
<l>per formar templi ed archi e simolacri</l>
<l>in tua memoria sacri;</l>
<l>e Mongibel rimbomba, e 'n, su l'incudi</l>
<l>ti fan già l'armi i gran giganti ignudi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, s'a' piè reali</l>
<l>tua fortuna t'invia, prega, ma taci,</l>
<l>e 'l pregar sia con umiltà di baci.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>571</head>
<argument><p>Sopra le fascie che per il suo cauterio gli mandò la signora duchessa Lavinia de la Rovere.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Se da sì nobil mano</l>
<l>debbon venir le fascie a le mie piaghe,</l>
<l>Amor, ché non m'impiaghe</l>
<l>il sen con mille colpi?</l>
<l>Né fia ch'io te n'incolpi,</l>
<l>perché nulla ferita</l>
<l>sarebbe al cor sì grave</l>
<l>come fora soave</l>
<l>de la man bella la cortese aita.</l>
<l>Amor, pace non chero,</l>
<l>non chieggo usbergo o scudo,</l>
<l>ma contra il petto ignudo,</l>
<l>s'ella medica fia, sia tu guerriero.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>572</head>
<argument><p>Loda gli occhi de la signora Lavinia de la Rovere.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Spettacolo a le genti offrir Natura</l>
<l>volle in angusto spazio il paradiso,</l>
<l>e nel seren di pargoletto viso</l>
<l>formò due soli ardenti oltra misura;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma vide che quel lume e quell'arsura</l>
<l>senso d'umane tempre avrian conquiso:</l>
<l>onde, perché ci sia chi miri e fiso</l>
<l>vagheggi di sua man l'alta fattura,</l>
</lg>
<lg>
<l>di dolce negro avvolse il lume loro,</l>
<l>e temprò il foco, e il bello e il dolce a i rai</l>
<l>accrebbe; e come il fece, essa l'intende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh novo de' duo soli almo lavoro!</l>
<l>Tanto più bel del sol, quanto egli rende</l>
<l>cieco chi 'l mira e tu cerviero il fai.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>573</head>
<argument><p><add resp="ed">Si duole de la propria fortuna e confida nel duca d'Urbino.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>O del grand'Apennino</l>
<l>figlio picciolo sì, ma glorioso</l>
<l>e di nome più chiaro assai che d'onde,</l>
<l>fugace peregrino</l>
<l>a queste tue cortesi amiche sponde</l>
<l>per sicurezza vengo e per riposo.</l>
<l>L'alta Quercia che tu bagni e feconde</l>
<l>con dolcissimi umori, ond'ella spiega</l>
<l>i rami sì ch'i monti e i mari ingombra,</l>
<l>mi ricopra con l'ombra.</l>
<l>L'ombra sacra, ospital, ch'altrui non niega</l>
<l>al suo fresco gentil riposo e sede,</l>
<l>entro al più denso mi raccoglia e chiuda,</l>
<l>sì ch'io celato sia da quella cruda</l>
<l>e cieca dea, ch'è cieca e pur mi vede,</l>
<l>ben ch'io da lei m'appiatti in monte o 'n valle,</l>
<l>e per solingo calle</l>
<l>notturno io mova e sconosciuto il piede;</l>
<l>e mi saetta sì che ne' miei mali</l>
<l>mostra tanti occhi aver quanti ella ha strali.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oimè! dal dì che pria</l>
<l>trassi l'aure vitali e i lumi apersi</l>
<l>in questa luce a me non mai serena,</l>
<l>fui de l'ingiusta e ria</l>
<l>trastullo e segno, e di sua man soffersi</l>
<l>piaghe che lunga età risalda a pena.</l>
<l>Sassel la gloriosa alma sirena,</l>
<l>appresso il cui sepolcro ebbi la cuna:</l>
<l>così avuto v'avessi o tomba o fossa</l>
<l>a la prima percossa!</l>
<l>Me dal sen de la madre empia fortuna</l>
<l>pargoletto divelse. Ah! di quei baci,</l>
<l>ch'ella bagnò di lagrime dolenti,</l>
<l>con sospir mi rimembra e de gli ardenti</l>
<l>preghi che se 'n portar l'aure fugaci:</l>
<l>ch'io non dovea giunger più volto a volto</l>
<l>fra quelle braccia accolto</l>
<l>con nodi così stretti e sì tenaci.</l>
<l>Lasso! e seguii con mal sicure piante,</l>
<l>qual Ascanio o Camilla, il padre errante.</l>
</lg>
<lg>
<l>In aspro esiglio e 'n dura</l>
<l>povertà crebbi in quei sì mesti errori;</l>
<l>intempestivo senso ebbi a gli affanni:</l>
<l>ch'anzi stagion, matura</l>
<l>l'acerbità de' casi e de' dolori</l>
<l>in me rendé l'acerbità de gli anni.</l>
<l>L'egra spogliata sua vecchiezza e i danni</l>
<l>narrerò tutti. Or che non sono io tanto</l>
<l>ricco de' propri guai che basti solo</l>
<l>per materia di duolo?</l>
<l>Dunque altri ch'io da me dev'esser pianto?</l>
<l>Già scarsi al mio voler sono i sospiri,</l>
<l>e queste due d'umor sì larghe vene</l>
<l>non agguaglian le lagrime e le pene.</l>
<l>Padre, o buon padre, che dal ciel rimiri,</l>
<l>egro e morto ti piansi, e ben tu il sai,</l>
<l>e gemendo scaldai</l>
<l>la tomba e il letto: or che ne gli alti giri</l>
<l>tu godi, a te si deve onor, non lutto:</l>
<l>a me versato il mio dolor sia tutto.</l>
</lg>
<gap desc="sequenza di punti di sospensione" reason="poesia non finita" resp="aut"/>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>574</head>
<argument><p>Al signor marchese Filippo d'Este.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come lo scettro d'opre adorno e d'oro,</l>
<l>che 'l gran suocero vostro a voi commise,</l>
<l>qual d'Atreo il maggior figlio o quel d'Anchise</l>
<l>portollo in guerra o 'l roman duce o 'l moro,</l>
</lg>
<lg>
<l>più germogliar non può dal verde alloro,</l>
<l>onde fu tronco, o rinnovar l'incise</l>
<l>fronde: corpo così che morte ancise,</l>
<l>non rinasce per arte o per lavoro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque perché di voi, de gli avi vostri</l>
<l>scriva, togliete a morte il mio che langue,</l>
<l>e per me visitate i vostri tempi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì leggerete poscia in colti inchiostri:</l>
<l>"Gitta l'arme di mano, alto mio sangue;</l>
<l>o le volgi ed adopra incontra gli empi".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>575</head>
<argument><p>Al principe <add resp="ed">Carlo Emanuele</add> di Savoia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, ch'in picciol corpo animo chiudi</l>
<l>immenso, e cogli ancor tra' fiori e l'erba</l>
<l>frutto senil ne la tua etade acerba</l>
<l>d'alti e chiari intelletti e di virtudi,</l>
</lg>
<lg>
<l>non dona i premi a te di doppi studi</l>
<l>Marte o Bellona col flagel superba,</l>
<l>ma Palla armata li propone e serba</l>
<l>a te mille e mill'aste e mille scudi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi ch'intreccia insieme olivo e lauro;</l>
<l>vedi Nettun, che col tridente a prova</l>
<l>fa nascere il cavallo: odi i nitriti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre il ciel per te l'antiche liti,</l>
<l>vago pur d'onorarti, oggi rinnova,</l>
<l>vola Vittoria a te con l'ali d'auro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>576</head>
<argument><p>A donna Maria di Savoia ed a le signore sue compagne.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Donne cortesi e belle,</l>
<l>che di luce amorosa</l>
<l>gli occhi appagate ed accendete i cori,</l>
<l>quasi lucide stelle</l>
<l>in questa notte ombrosa</l>
<l>sgombrate voi le tenebre e gli orrori.</l>
<l>Sono a i celesti errori</l>
<l>vostri balli sembianti,</l>
<l>e quando con sorriso</l>
<l>viso volgete a viso,</l>
<l>tai son gli aspetti de le stelle erranti;</l>
<l>e virtù da voi piove</l>
<l>qual sopra noi Marte l'infonde o Giove.</l>
</lg>
<lg>
<l>A voi gli eterni lumi</l>
<l>han concesso il governo</l>
<l>de l'alme umane e l'amoroso impero;</l>
<l>voi create i costumi,</l>
<l>e voi nel petto interno</l>
<l>mutate ad or ad or voglia e pensiero.</l>
<l>S'io languisco o se spero,</l>
<l>s'altri gioisce e gode,</l>
<l>a voi s'ascriva: a voi</l>
<l>rechi gli affetti suoi</l>
<l>ciascun amante e vi dia biasmo e lode:</l>
<l>ché, s'egli cangia stato,</l>
<l>gira co' giri de' vostri occhi il fato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi lontane dal sole</l>
<l>da lui la luce avete,</l>
<l>ed ei col suo splendor non vi nasconde;</l>
<l>ma le vostre carole</l>
<l>dolci amorose e liete</l>
<l>tempra il suo moto e 'l vostro al suo risponde.</l>
<l>Care luci gioconde,</l>
<l>quale stella è nel cielo</l>
<l>che spiegasse giammai</l>
<l>sì chiari e vaghi rai?</l>
<l>Ma se nube e se nebbia a lor fa velo,</l>
<l>cela nube e vapore</l>
<l>d'ira e di sdegno il vostro almo splendore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh! se sempre tranquille</l>
<l>fosser le luci vaghe,</l>
<l>qual indi attenderei vita felice!</l>
<l>Ma che? ne le faville.</l>
<l>spirto d'amor che vaghe</l>
<l>parria farfalla e non parria fenice,</l>
<l>perché solo al sol lice</l>
<l>destar foco vitale</l>
<l>ove, con breve pena</l>
<l>ella morendo a pena,</l>
<l>rinasce e rinnovella i membri e l'ale;</l>
<l>ma, se al sol non v'agguaglia,</l>
<l>questo mio rozzo stil nulla ve 'n caglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché s'egli è senza pari,</l>
<l>a gli amanti è molesto</l>
<l>e i dolci furti lor scopre e rivela.</l>
<l>Gli altri lumi men chiari</l>
<l>son più cortesi in questo,</l>
<l>sì ch'amante di lor non si querela.</l>
<l>Guida lor luce e cela</l>
<l>quando con l'ombre è mista</l>
<l>a i diletti furtivi</l>
<l>i vergognosi e schivi,</l>
<l>a cui forse del sol spiace la vista:</l>
<l>questa lode m'insegna</l>
<l>darvi Amor, ch'in voi scherza ch'in me regna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur fra voi più l'una</l>
<l>è de l'altre lucente,</l>
<l>sì ch'a la stella de l'Amor somiglia,</l>
<l>che quando il ciel s'imbruna</l>
<l>si mostra in occidente,</l>
<l>poi sorge innanzi l'alba aurea e vermiglia,</l>
<l>e da le liete ciglia</l>
<l>dolci rugiade versa</l>
<l>onde i fioretti e l'erbe</l>
<l>si fan vaghe e superbe,</l>
<l>e par la terra di diamanti aspersa.</l>
<l>A te le luci mie</l>
<l>volgo, o stella, che serri ed apri il die.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altre io ben lodo e miro,</l>
<l>ma te canto e vagheggio,</l>
<l>te, che de gli occhi e del pensier sei segno:</l>
<l>col tuo lume mi giro,</l>
<l>e sol per grazia cheggio</l>
<l>ch'io te veda senz'ira e senza sdegno.</l>
<l>Tu fecondar l'ingegno</l>
<l>puoi col soave raggio,</l>
<l>e rinfrescar l'arsura</l>
<l>con la rugiada pura</l>
<l>sì ch'abbia frutti e fior l'aprile e 'l maggio:</l>
<l>onde poscia n'adorni</l>
<l>gli altari tuoi ne' festi alteri giorni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vanne, mia canzonetta, e fra le cinque</l>
<l>rimira la più bella:</l>
<l>a lei t'inchina riverente ancella.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>577</head>
<argument><p><add resp="ed">A Margherita Gonzaga, sposa ad Alfonso II d'Este, duca di Ferrara.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Ben è ragion che in sì gioiosa fronte,</l>
<l>Ferrara, accogli or la tua donna illustre,</l>
<l>e con opre d'ingegno e d'arte industre</l>
<l>mostri le voglie ad onorarla pronte:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché per costei sovra ogni eccelso monte</l>
<l>alzar vedrassi il tuo piano palustre,</l>
<l>e sovra quante il sol ne scaldi e lustre</l>
<l>fian le rive del Po famose e conte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né pur tra' fiumi il primo egli fia detto,</l>
<l>ma 'l padre de le cose ampio oceano</l>
<l>si chiamerà di lui servo e soggetto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, sì come ab eterno a Giove piacque,</l>
<l>del mondo avrete voi lo scettro in mano:</l>
<l>tu donna de la terra, ei re de l'acque.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>578</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>O d'eroe figlia e d'eroe sposa, or madre</l>
<l>quando sarai di gloriosi eroi,</l>
<l>sì che i figli e i nipoti a gli avi tuoi</l>
<l>siano eguali ne l'opre alte e leggiadre?</l>
</lg>
<lg>
<l>Nel ricco seggio sieda altri del padre</l>
<l>e sostegna gli scettri e gli onor suoi,</l>
<l>ed altri contra gl'infedeli eoi</l>
<l>l'aquile spieghi e meni armate squadre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vi sia chi d'ostro sacro in Vaticano,</l>
<l>ma più di gloria splenda; e di lor prole</l>
<l>nasca immortal nel regno e ne l'onore;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mentre in ciel per corso obliquo il sole</l>
<l>volgerà l'anno, il Franco e 'l pio Germano</l>
<l>ne brami a' duci suoi felici nuore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>579</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Di man del tuo fattore, anima eletta,</l>
<l>a gloria eterna uscisti, e di celesti</l>
<l>tempre fu 'l seme onde le umane vesti</l>
<l>formando poscia fusti in lor ristretta;</l>
</lg>
<lg>
<l>e leggiadre fur sì, che pargoletta</l>
<l>e fanciulla per lor altrui piacesti,</l>
<l>ma più per senno e per costumi onesti</l>
<l>lo cui splendor traluce e gli occhi alletta:</l>
</lg>
<lg>
<l>onde vago di lui, più che del velo</l>
<l>lucido e puro, il successor d'Alcide</l>
<l>nel seggio di Renata alta t'assise.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così nasca di voi chi le sue fide</l>
<l>città freni e corregga allor ch'al cielo</l>
<l>ritornate sarete, alme indivise.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>580</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Questa corona lucida e gemmata,</l>
<l>simile a quella che s'ingemma e 'ndora</l>
<l>di sette stelle, già d'Eleonora</l>
<l>cinse la real chioma e di Renata,</l>
</lg>
<lg>
<l>e di Barbara poscia: a te, che nata</l>
<l>le sei nipote e del grand'Ercol nuora,</l>
<l>risplende in fronte or ch'ella il cielo onora</l>
<l>di sua presenza eterna alma beata.</l>
</lg>
<lg>
<l>Indi lieta la guarda, e sette luci</l>
<l>ne la bell'alma tua più belle mira,</l>
<l>e celesti le tre, l'altre terrene;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma pur degne del ciel, che più serene</l>
<l>quelle non ha che sì propizie gira</l>
<l>a' suoi felici augusti ed a' tuoi duci.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>581</head>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Regal fanciulla, ove lo stil non giunge</l>
<l>di chi ha maggior di cigno mastro il vanto,</l>
<l>roco e palustre augel, pur oso il canto</l>
<l>ch'al comun grido tuo pur suono aggiunge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Bella se' tu qual rosa in cui non punge</l>
<l>d'amor più che risani il verde manto;</l>
<l>purpurea se', ma del purpureo santo</l>
<l>che da presso conforta, arde da lunge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice nostra etade, età ben d'oro,</l>
<l>cui le bellezze sue concede il cielo</l>
<l>di poter ammirar nel tuo bel viso!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma più felice il bianco augel ch'onoro,</l>
<l>ch'a te, dolce aura ventilando il pelo,</l>
<l>spera secondo alzarsi al paradiso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>582</head>
<argument><p>Al signor Eugenio Visdomini che <add resp="ed">apprestava una raccolta di rime per Margherita Gonzaga, duchessa di Ferrara</add>.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Roco, e quando fu mai voce canora</l>
<l>più de la tua ch'invita a bel concento</l>
<l>cento felici e bianchi cigni e 'n cento</l>
<l>alterni carmi Margherita onora?</l>
</lg>
<lg>
<l>Né così dolce mormorar mai l'ora</l>
<l>di fronda in fronda mattutina io sento,</l>
<l>né così dolce frange onde d'argento</l>
<l>fiume a le ripe ch'ei bagna ed infiora.</l>
</lg>
<lg>
<l>E pur sei Roco; e nel tuo dolce canto</l>
<l>un non so che di lacrimevol suona,</l>
<l>e ben colei, ch'onori tu, se l'ode;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mentre le tue voci e le sue lode</l>
<l>gradisce, con Amor di te ragiona:</l>
<l>"Roco egli è sol per amoroso pianto".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>583</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Tu, che da cento preziose vene</l>
<l>di cento ricchi e fortunati ingegni</l>
<l>trar cerchi oro sì bel che ne disdegni</l>
<l>Ermo e Pattol quel de le proprie arene,</l>
</lg>
<lg>
<l>ben fregio sol di scelt'oro conviene</l>
<l>a quella Perla che d'ornar t'ingegni,</l>
<l>ch'è per sé tal che non han gli ampi regni</l>
<l>del mar gemma sì lucide e serene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Egregio mastro, che con l'oro altrui</l>
<l>mirabilmente il tuo gentil lavoro</l>
<l>congiungi e di color vago l'aspergi,</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l mio piombo anco chiedi? e quando fui</l>
<l>fertil mai d'altro? or fia ch'egli sembri oro,</l>
<l>se tu con l'arte tua l'affini e tergi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE SECONDA</head>
<head>RIME DI DATA INCERTA</head>
<div4 type="poesia">
<head>584</head>
<argument><p>Sovra la strada del Te e il palazzo di Marmirolo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tu che gli ombrosi calli e i fiori e l'erbe</l>
<l>liete vagheggi e le onorate piante,</l>
<l>simili a quelle ove appoggiava Atlante</l>
<l>spalle, appoggio del cielo alte e superbe,</l>
</lg>
<lg>
<l>qui sedea Federico; e queste acerbe</l>
<l>scorze vergò talor pensoso amante,</l>
<l>e 'l suol de l'orme sue par che si vante</l>
<l>qual di suo pregio e 'n sé perpetuo il serbe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ei drizzò queste logge e questi marmi</l>
<l>d'oro fregiati; e, se talora il vide</l>
<l>pastor, restò d'alto stupor ripieno;</l>
</lg>
<lg>
<l>senza le spoglie del leone, Alcide</l>
<l>pensollo, o Marte senza sdegno ed armi,</l>
<l>quale il raccoglie Citerea nel seno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>585</head>
<argument><p>Sovra la camera dei cavalli del signor duca di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Son destrier forse questi o li dipinse</l>
<l>così maestra man, che veder parmi</l>
<l>che spirino i colori e 'ntorno i marmi,</l>
<l>che di bei fregi d'oro ella distinse?</l>
</lg>
<lg>
<l>È questo vero passo, o pur sì il finse</l>
<l>ch'udir ne credi il calpestio? son d'armi</l>
<l>strepiti veri questi e veri carmi</l>
<l>questi? ma qual fra tanti il pregio vinse?</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo: le palme e i pregi ecco del corso,</l>
<l>spiegati al vento in sì superba mostra:</l>
<l>vedi che l'ostro e l'oro al sol riluce.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se talora in vera pugna o in giostra</l>
<l>Federico gli presse il nobil dorso,</l>
<l>Cillaro parve l'un, l'altro Polluce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>586</head>
<argument><p>Loda la razza de' corsieri di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Guerrieri armenti, a cui le rive erbose</l>
<l>infiora il nobil Mincio; altera prole</l>
<l>o di Pegaso o di destrier che vole,</l>
<l>o pur concetti sol d'aure amorose;</l>
</lg>
<lg>
<l>benché più tosto il lor signor suppose</l>
<l>le madri vostre a' gran destrier del sole</l>
<l>furtivamente, e 'n guisa d'uom che 'nvole</l>
<l>diè celeste principio a mortai cose;</l>
</lg>
<lg>
<l>qualor non bassa meta o non angusto</l>
<l>vi si propone arringo, or quale è pregio</l>
<l>che sia degno di voi se non eterno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque aspirate al cielo, e 'l nome augusto</l>
<l>di Federico vi sia nobil fregio</l>
<l>che prenda gli anni e la vecchiezza a scherno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>587</head>
<argument><p>Al signor Scipione Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Scipio, mentre fra mitre e lucid'ostro</l>
<l>ritiene or voi l'alta città di Marte,</l>
<l>e ch'adeguate le reliquie sparte</l>
<l>d'opre caduche al non caduco inchiostro,</l>
</lg>
<lg>
<l>io qui, dove tra colli ombroso chiostro</l>
<l>giace, me 'n vivo in solitaria parte,</l>
<l>e talor pini e faggi, e talor carte</l>
<l>vergo, ed in lor si legge il nome vostro;</l>
</lg>
<lg>
<l>e questa antica selva e questo fiume</l>
<l>placido risonar Gonzaga apprende,</l>
<l>e le mie rime alterna e i vostri onori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sacri silenzi, amici e fidi orrori,</l>
<l>ove Febo ritrarsi ha per costume,</l>
<l>felice è chi fra voi sua vita spende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>588</head>
<argument><p>Ne l'infermità del signor principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Langue Vincenzo, e seco Amor, che seco</l>
<l>mai sempre è vivo e seco e per lui spira,</l>
<l>e per lui gli occhi volge e 'n lui li gira,</l>
<l>Argo e cervier per lui, ma per sé cieco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Langue assetato, ed or fontana e speco,</l>
<l>or ombre brama e col pensier rimira:</l>
<l>langue; e sì dolce è l'atto ond'ei sospira,</l>
<l>ch'Amor "Dolce è" gli dice "il languir teco".</l>
</lg>
<lg>
<l>Con l'ali al volto i pargoletti Amori</l>
<l>rinnovan l'aure e Pasitea si piagne</l>
<l>che par ch'imiti il mormorar d'un fonte;</l>
</lg>
<lg>
<l>e gli lusinga il sonno, e le compagne</l>
<l>van rasciugando i rugiadosi umori</l>
<l>dal bianco petto e da la bella fronte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>589</head>
<argument><p>Loda, fra tutti i capitani famosi di Carlo V, il signor marchese del Vasto <add resp="ed">Alfonso d'Avalos</add> e don Ferrante Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Era meta la gloria e l'universo</l>
<l>teatro, e premio d'immortale alloro</l>
<l>corona altera e ricco scettro d'oro,</l>
<l>quando disse il gran Carlo a' suoi converso:</l>
</lg>
<lg>
<l>"Itene a prova, o stuol scelto e diverso,</l>
<l>ché virtute, ove sia, pregio ed onoro:</l>
<l>vinca chi vincer dee, ché il Trace e 'l Moro</l>
<l>non troverebbe me giudice avverso".</l>
</lg>
<lg>
<l>Così li mosse al corso, e quindi giunse</l>
<l>Ferrante e quinci Alfonso a l'alta meta,</l>
<l>né so qual primo fosse o qual secondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Valor lena lor diede, Onor li punse,</l>
<l>Fama li coronò, ch'al suon di lieta</l>
<l>tromba sonar fé l'oceano e 'l mondo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>590</head>
<argument><p><add resp="ed">Per il marchese Francesco Gonzaga e la battaglia al Taro.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questi è Francesco, il qual sanguigno il Taro</l>
<l>correr fece di spoglie e d'armi pieno,</l>
<l>che scudi ed elmi ancor ne l'alto seno</l>
<l>volge, di nome più che d'onde chiaro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Carlo ei sostenne, a cui non fé riparo</l>
<l>l'Italia, e tenne i Galli invitti il freno,</l>
<l>non so se vincitor, non vinto almeno;</l>
<l>e 'l duro guado a lor rendé sì caro,</l>
</lg>
<lg>
<l>che col sangue comprarlo e con le prede:</l>
<l>ond'egli alzò trofeo sul Mincio altero,</l>
<l>ardito forse usurpator di gloria.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur chi dubbio è più di sua vittoria</l>
<l>non può frodar d'immortal fama il vero,</l>
<l>e vincitor del tempo almanco il crede.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>591</head>
<argument><p>A la Montagna di Ferrara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>O bel colle, onde lite</l>
<l>tra la natura e l'arte</l>
<l>anzi giudice Amore incerta pende,</l>
<l>che di bei fior vestite</l>
<l>dimostri e d'erba sparte</l>
<l>le spalle al sol ch'in te lampeggia e splende,</l>
<l>non così tosto ascende</l>
<l>egli su l'orizzonte</l>
<l>che tu nel tuo bel lago</l>
<l>di vagheggiar sei vago</l>
<l>il tuo bel seno e la frondosa fronte,</l>
<l>qual giovinetta donna</l>
<l>che s'infiori a lo specchio or velo or gonna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come predando i fiori</l>
<l>se 'n van l'api ingegnose</l>
<l>onde addolciscan poi le ricche celle,</l>
<l>così co' primi albori</l>
<l>vedi schiere amorose</l>
<l>errare in te di donne e di donzelle:</l>
<l>queste ligustri e quelle</l>
<l>coglier vedi amaranti,</l>
<l>ed altre insieme avvinti</l>
<l>por narcisi e giacinti</l>
<l>tra vergognose e pallidette amanti,</l>
<l>rose dico e viole,</l>
<l>a cui madre è la terra e padre il sole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal, se l'antico grido</l>
<l>è di fama non vana,</l>
<l>vide famoso monte ire a diporto</l>
<l>la madre di Cupido</l>
<l>e Pallade e Diana</l>
<l>con Proserpina bella entro un bell'orto;</l>
<l>né 'l curvo arco ritorto,</l>
<l>né l'argentea faretra</l>
<l>Cinzia, né l'elmo o l'asta</l>
<l>avea l'altra più casta,</l>
<l>né l'impresso Gorgone ond'altri impetra;</l>
<l>ma in manto femminile</l>
<l>le ricchezze cogliean del lieto aprile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cento altre intorno e cento</l>
<l>ninfe vedeansi a prova</l>
<l>tesser ghirlande a' crini e fregi al seno,</l>
<l>e 'l ciel parea contento</l>
<l>stare a vista sì nova</l>
<l>diffuso d'un bel lucido sereno;</l>
<l>e 'n guisa d'un baleno</l>
<l>tra nuvolette aurate</l>
<l>vedeasi Amor con l'arco</l>
<l>e di faretra carco,</l>
<l>grave d'auree quadrella e d'impiombate,</l>
<l>e saettava a dentro</l>
<l>il gran dio de l'inferno in fin al centro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Aprì la terra Pluto</l>
<l>ed a l'alta rapina</l>
<l>s'accingea fiero e spaventoso amante;</l>
<l>e, rapita, in aiuto</l>
<l>chiamava Proserpina</l>
<l>Palla e Diana, pallida e tremante,</l>
<l>ch'ale quasi a le piante</l>
<l>ponean per prender l'arme;</l>
<l>ma sul carro veloce</l>
<l>dileguato è il feroce</l>
<l>da gli occhi anzi che questa o quella s'arme,</l>
<l>e del lor tardo avviso</l>
<l>vedeasi in Citerea picciol sorriso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma dove mi trasporta,</l>
<l>o montagnetta lieta,</l>
<l>così lunge da te memoria antica?</l>
<l>Pur l'alto esempio accorta</l>
<l>ti faccia e più secreta</l>
<l>in custodire in te schiera pudica.</l>
<l>Oh, se fortuna amica</l>
<l>mi facesse custode</l>
<l>de' tuoi secreti adorni,</l>
<l>che bei candidi giorni</l>
<l>vi spenderei con tuo diletto e lode!</l>
<l>Che vaghe e quete notti</l>
<l>dolci vi dormirei sonni interrotti!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ogni tua scorza molle</l>
<l>avrebbe inciso il nome</l>
<l>de le nuore di Alcide e de le figlie;</l>
<l>risonerebbe il colle</l>
<l>de l'onor de le chiome</l>
<l>e de le guance candide e vermiglie;</l>
<l>le tue dolci famiglie,</l>
<l>dico i fior che de' regi</l>
<l>portano i nomi impressi,</l>
<l>vedrebbero in se stessi</l>
<l>altri titoli e nomi anco più egregi;</l>
<l>e da frondose cime</l>
<l>risponderian gli augelli a le mie rime.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, fra mille ninfe, ond'è composto</l>
<l>il bel coro sovrano,</l>
<l>vattene a l'alte dee di mano in mano.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>592</head>
<argument><p>Loda la bellezza de la signora Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino, la quale non scema perché cresca l'età.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ne gli anni acerbi tuoi purpurea rosa</l>
<l>sembravi tu, ch'a i rai tepidi, a l'ora</l>
<l>non apre 'l sen, ma nel suo verde ancora</l>
<l>verginella s'asconde e vergognosa;</l>
</lg>
<lg>
<l>o più tosto parei, ché mortal cosa</l>
<l>non s'assomiglia a te, celeste aurora</l>
<l>che le campagne imperla e i monti indora</l>
<l>lucida in ciel sereno e rugiadosa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or la men verde età nulla a te toglie;</l>
<l>né te, benché negletta, in manto adorno</l>
<l>giovinetta beltà vince o pareggia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così più vago è 'l fior poi che le foglie</l>
<l>spiega odorate, e 'l sol nel mezzo giorno</l>
<l>via più che nel mattin luce e fiammeggia.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>593</head>
<argument><p>A la serenissima madama Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non son sì belli i fiori onde natura</l>
<l>nel dolce april de' vaghi anni sereno</l>
<l>sparge un bel volto, come in real seno</l>
<l>è bel quel ch'a l'autunno Amor matura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Maraviglioso grembo, orto e cultura</l>
<l>d'Amore e paradiso mio terreno!</l>
<l>Il mio audace pensier chi tiene a freno</l>
<l>se quello onde si nutre a te sol fura?</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel che i passi fugaci d'Atalanta</l>
<l>volser dal corso, o che guardò il dragone,</l>
<l>son vili al mio desir ch'in te si pasce;</l>
</lg>
<lg>
<l>né coglie Amor da peregrina pianta</l>
<l>pomo ch'in pregio di beltà ti done,</l>
<l>ché nel tuo sen sol di te degno ei nasce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>594</head>
<argument><p>A madama Lucrezia d'Este.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La bella Ispana, che nutriro in fasce</l>
<l>le ninfe e vagheggiar l'Ibero e 'l Tago,</l>
<l>e 'l gran padre Ocean ne fu sì vago</l>
<l>com'è de l'Alba allor che da lui nasce,</l>
</lg>
<lg>
<l>in te spenta si noma, in te rinasce</l>
<l>sua bella e viva e gloriosa imago:</l>
<l>a te l'un fiume e l'altro indora il vago</l>
<l>corno e mille delfini il mar ti pasce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché talor, qual nova dea de l'onde,</l>
<l>sul carro trionfale i venti acqueti</l>
<l>e rassereni i nembi e le procelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma rechi tu, Nettun sdegnando e Teti,</l>
<l>l'origin tua più su ch'a l'alte stelle,</l>
<l>ch'in grembo a Giove il gran principio asconde.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>595</head>
<argument><p>Scrive a la signora Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino, che, se egli potrà finire il suo tralasciato poema, tutto l'onor sarà dovuto a lei, che particolarmente mostrava d'aiutarlo in questa impresa.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>S'egli avverrà ch'alta memoria antica</l>
<l>rinnovi io mai, pittor non rozzo, in carte,</l>
<l>e ch'Elicona per me s'apra e d'arte</l>
<l>aura m'inspiri al gran concetto amica,</l>
</lg>
<lg>
<l>udran gli Sciti, udrà l'arena aprica</l>
<l>di Libia il tuo bel nome, e nobil parte</l>
<l>avrà fra l'armi e fra l'onor di Marte</l>
<l>la gonna e 'l vanto di beltà pudica.</l>
</lg>
<lg>
<l>E fian le lodi tue qual ricco fregio</l>
<l>onde varia pittura adorna splende,</l>
<l>che gli occhi altrui con aurea luce alletta;</l>
</lg>
<lg>
<l>e dritto è ben ch'a te se 'n porga il pregio,</l>
<l>se la sdegnosa man per te riprende</l>
<l>lo stile e riede a l'opra altrui negletta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>596</head>
<argument><p>Sovra madama Lucrezia d'Este e la signora donna Marfisa d'Este.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Due donne in un dì vidi illustri e rare,</l>
<l>l'una qual mesto sol che si nasconda</l>
<l>in nube a mezzo 'l ciel, l'altra gioconda</l>
<l>qual bella aurora che si specchi in mare.</l>
</lg>
<lg>
<l>La prima, che si cela e non appare,</l>
<l>non vuol che le sue lodi altri diffonda</l>
<l>s'ella i raggi raccoglie; e la seconda,</l>
<l>vaga di sé, gli altri invaghir mi pare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma né quella coprir si può cotanto</l>
<l>che non traluca; e questa, ancor che stanchi</l>
<l>gli specchi, sua beltà tutta non vede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io né tacer, come sdegnosa chiede,</l>
<l>posso de l'una, e 'n dir de l'altra il canto</l>
<l>per soverchia materia avvien che manchi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>597</head>
<argument><p>Loda un picciol cane de la signora Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Pargoletto animal di spirto umano,</l>
<l>bianco come la fede onde sei pegno,</l>
<l>ch'in sì bel grembo di seder sei degno</l>
<l>e prendi il cibo da sì bella mano,</l>
</lg>
<lg>
<l>teco albergo cangiar tenta, ma in vano,</l>
<l>quel Can che splende nel celeste regno,</l>
<l>e prende il cielo e le sue stelle a sdegno</l>
<l>mentre te mira e l'onor tuo sovrano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse ne le tue forme Amor converso</l>
<l>scherza teco così, come già fece</l>
<l>quand'oppresse a Didone il casto seno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma co' teneri morsi a lui ben lece</l>
<l>stringer di quella man l'avorio terso,</l>
<l>pur non ne passa al cor fiamma o veleno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>598</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Candido can, che mordi e squarci 'l core</l>
<l>feroce sì che il sangue il sen n'allaga,</l>
<l>deh, come in fronte mansueta e vaga</l>
<l>ricopri tu ferigno empio furore!</l>
</lg>
<lg>
<l>Me, che l'ali d'un dio lieve cursore</l>
<l>schernia, giungesti tu; tu quella piaga</l>
<l>festi onde l'alma or di sua morte è vaga:</l>
<l>ciò che lo stral far non poteo d'Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu m'ancidi al fin perché s'estingua</l>
<l>con la vita il tormento: esser pur sazio</l>
<l>di martir così lungo omai dovresti!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben fia pietà, se vuoi ch'in vita resti,</l>
<l>por miglior fine al mio penoso strazio</l>
<l>e i tuoi morsi sanar con la tua lingua.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>599</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Fido animal, che avventurosamente</l>
<l>a l'ozio sei d'ogni delizia nato,</l>
<l>sì che può Giove invidiar tuo stato</l>
<l>se notizia veruna in ciel ne sente,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché ha madonna a te tanto la mente</l>
<l>ch'ognor ti chiama, ognor ti tiene a lato,</l>
<l>e dolce copia del bel viso amato</l>
<l>non senz'invidia altrui ti fa sovente?</l>
</lg>
<lg>
<l>Vive in te forse trasformato Amore,</l>
<l>che, per così goderne, in altro volto</l>
<l>tema scoprirsi al suo pudico core?</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, fussi anch'io in quella forma volto</l>
<l>che contento n'andrei di tal favore</l>
<l>più che l'oro di Danae in sen raccolto!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>600</head>
<argument><p>A la serenissima madama Leonora d'Este.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Perché 'n giovenil volto Amor mi mostri</l>
<l>talor, donna real, rose e ligustri,</l>
<l>oblio non pone in me de' miei trilustri</l>
<l>affanni e de' miei spesi indarno inchiostri;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l cor che s'invaghì de gli onor vostri</l>
<l>da prima, e vostro fu poscia più lustri,</l>
<l>riserba ancor in sé forme più illustri</l>
<l>che perle e gemme e bei coralli ed ostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Queste egli in suono di sospir sì chiaro</l>
<l>farebbe udir, che d'amorosa face</l>
<l>accenderebbe i più gelati cori;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma oltre suo costume è fatto avaro</l>
<l>de' vostri pregi, suoi dolci tesori,</l>
<l>ché in se medesmo li vagheggia e tace.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>601</head>
<argument><p>Loda la signora Leonora d'Este che aspetti maggior onore da la bellezza de l'animo che da quella del corpo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Vergine illustre, la beltà, che accende</l>
<l>i giovinetti amanti e i sensi invoglia,</l>
<l>colora la terrena e frale spoglia</l>
<l>e ne gli occhi sereni arde e risplende;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma folle è chi da lei gran pregio attende,</l>
<l>qual face a l'Euro, al verno arida foglia;</l>
<l>ed anzi tempo avvien che la ritoglia</l>
<l>natura e rade volte altrui la rende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da lei tu no, ma da immortal bellezza</l>
<l>l'aspetti, e 'n vista alteramente umile</l>
<l>ti chiudi ne' tuoi cari alti soggiorni;</l>
</lg>
<lg>
<l>e l'interno valor d'alma gentile</l>
<l>per leggiadre arti ancor via più s'apprezza:</l>
<l>o felice lo sposo a cui t'adorni!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>602</head>
<argument><p>Loda un neo ch'era nel volto d'una sorella de la sua donna.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Caro amoroso neo,</l>
<l>che sì illustri un bel volto</l>
<l>col nero tuo fra 'l suo candore accolto,</l>
<l>se per te stesso sei</l>
<l>tu pur macchia e difetto,</l>
<l>con qual arte perfetto</l>
<l>poi rendi il colmo de le grazie in lei!</l>
<l>Forse del ciel le stelle</l>
<l>sono macchie sì belle?</l>
<l>Or se tali ha costei</l>
<l>in sua beltà le mende,</l>
<l>quai poi saranno i fregi ond'ella splende?</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>603</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Amor per certo segno a le mie voglie</l>
<l>questo sì poco bruno</l>
<l>già pose in questo bianco,</l>
<l>e 'l guardo ingordo e stanco</l>
<l>ch'io disperdo ne l'uno</l>
<l>si ristora ne l'altro e si raccoglie.</l>
<l>Deh quanto, o bei contrari,</l>
<l>congiunti insieme sete a me più cari!</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>604</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Non fé del vostro neo più vaghe note</l>
<l>la natura né l'arte</l>
<l>nel vivo o ne le carte.</l>
<l>Picciolo è sì; pur albergar vi puote</l>
<l>con le tre Grazie Amore,</l>
<l>e far beato un core;</l>
<l>né mai le tre sorelle</l>
<l>vidi altrove più belle.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>605</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Né core innamorato ha tante pene,</l>
<l>né tante il verde aprile erbe novelle,</l>
<l>né tanti augelli l'aria e 'l cielo stelle,</l>
<l>né tanti pesci il mare e 'l lido arene,</l>
</lg>
<lg>
<l>quante bellezze voi: però s'avviene</l>
<l>ch'io tenti numerarle e dir com'elle</l>
<l>m'ardano con dolcissime facelle</l>
<l>e come sian di grazia e d'amor piene,</l>
</lg>
<lg>
<l>perde la lingua mia perché ciascuna</l>
<l>non basta il tempo a l'opra; e dal soggetto</l>
<l>degna per sé di meraviglia parmi:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché 'l picciol neo che 'l bianco avorio imbruna</l>
<l>di lode è gran materia e raro obietto</l>
<l>ch'a sé mi tragge spesso e può stancarmi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>606</head>
<argument><p><add resp="ed">A la signora Anna Bendidio de' Putti per una sua cagnoletta di nome Morosina.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Anna, il cor vostro voi non mi togliete,</l>
<l>ma la vostr'alma vista altri mi toglie:</l>
<l>onde conforto è sol de le mie doglie</l>
<l>la Morosina, che sì cara avete.</l>
</lg>
<lg>
<l>Spesse volte mandarla a me solete,</l>
<l>spesso mi salta in seno e si raccoglie</l>
<l>tra le mie braccia e tra le molli spoglie,</l>
<l>e dimore vi trae sicure e liete.</l>
</lg>
<lg>
<l>Scherzo con lei sovente e porgo a lei</l>
<l>il dito; ed ella vezzosetta il prende,</l>
<l>e di scherzar con voi quasi mi pare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma poi dico fra me: "Forse costei</l>
<l>da la mia donna le lusinghe apprende,</l>
<l>tanto elle sono amorosette e care!"</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>607</head>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Morosina amorosa,</l>
<l>ch'or vieni a' miei soggiorni</l>
<l>da l'albergo d'Amore ed or vi torni;</l>
<l>a me non vieni mai,</l>
<l>caro mio solazzetto,</l>
<l>che non ti baci e non ti stringa al petto;</l>
<l>ed a lei tu non riedi</l>
<l>che non consenta almeno</l>
<l>che tu le salga lusingando in seno:</l>
<l>ivi felice siedi;</l>
<l>malcontenta qui stai,</l>
<l>ma ti ritien pietà de' nostri guai.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>608</head>
<argument><p>Per la signora Ginevra...</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Quell'arboscel ch'ha sì pungenti foglie</l>
<l>onde si desta sì odorato ardore,</l>
<l>rassembra voi, che mi pungete il core</l>
<l>e l'accendete d'onorate voglie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ei verdi spiega le sue vaghe spoglie,</l>
<l>nova rinverde in voi fama ed onore;</l>
<l>ei nutre amari frutti, e di dolore</l>
<l>e di lagrime frutto in voi si coglie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sì di questo pasco i pensier miei,</l>
<l>ch'addolcirli con altro io prendo a sdegno,</l>
<l>tanto piace al lor gusto il vostro amaro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ne l'oro lui, ma voi ne l'alma i' tegno,</l>
<l>Ginevra, impressa; e l'or non ho sì caro,</l>
<l>né ritrarvi sì bella in or potrei.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>609</head>
<argument><p>Per la signora Ginevra...</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Né la pianta gentil ch'in riva a l'acque</l>
<l>di Peneo vaghe membra ricoperse,</l>
<l>né quella che feconda il seno aperse</l>
<l>onde meraviglioso il parto nacque,</l>
</lg>
<lg>
<l>né cipresso né palma unqua mi piacque</l>
<l>quanto un ginepro, a cui serva s'offerse</l>
<l>l'alma, e i sensi e le voglie in lei converse</l>
<l>tutte, ed ogni altro obietto indi le spiacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo nel tronco suo serbi il suo nome</l>
<l>e le mie rime impresse; e cresca, e 'ntanto</l>
<l>crescan con le sue lodi i nostri amori.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se fia che di lui m'orni le chiome</l>
<l>e canti a l'ombra, e l'ombra dolce e 'l canto</l>
<l>e 'l soffrir sarà dolce e i miei dolori.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>610</head>
<argument><p>A la signora Laura Pigna Giglioli.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Laura, che fra le Muse e ne l'eletto</l>
<l>loro albergo nasceste, ove sublime</l>
<l>poeta già dettò pregiate rime</l>
<l>pien di filosofia la lingua e 'l petto,</l>
</lg>
<lg>
<l>l'or de le vostre chiome crespo e schietto</l>
<l>io non posso polir con le mie lime;</l>
<l>né fia che per mio studio egli si stime</l>
<l>quanto per l'arte ond'è da voi negletto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né de gli occhi lucenti oscuro fabbro</l>
<l>chiara imago farei, né de le gote,</l>
<l>e di questo e di quel vermiglio labbro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ei che vi fé potea ritrarvi ancora</l>
<l>là 've l'idea ci forma, o 'n quelle note</l>
<l>in cui l'idolo suo finge ed adora.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>611</head>
<argument><p>In lode de la signora Laura Correggiara, giovinetta bellissima e dama di madama Leonora da Este.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>La bella pargoletta,</l>
<l>ch'ancor non sente Amore,</l>
<l>né pur noto ha per fama il suo valore,</l>
<l>co' begli occhi saetta</l>
<l>e col soave riso,</l>
<l>né s'accorge che l'arme ha nel bel viso.</l>
<l>Qual colpa ha nel morire</l>
<l>de la trafitta gente,</l>
<l>se non sa di ferire?</l>
<l>O bellezza omicida ed innocente,</l>
<l>tempo è ch'Amor ti mostri</l>
<l>omai ne le tue piaghe i dolor nostri.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>612</head>
<argument><p>Loda gli occhi de la signora Lucrezia Susena, dama de la signora duchessa d'Urbino, dicendo che son formati da la luce de le stelle e del sole.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Del puro lume, onde i celesti giri</l>
<l>fece e 'l sole e le stelle, il Mastro eterno</l>
<l>formò i vostri occhi ancora, ed al governo</l>
<l>vi pose Amor perché l'informi e giri;</l>
</lg>
<lg>
<l>e solo un raggio che di lor si miri</l>
<l>lunge sgombra da noi la notte e 'l verno</l>
<l>de gli affetti mondani, e un foco interno</l>
<l>v'accende di leggiadri almi desiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>La fiamma da lor desta a lor sembianti</l>
<l>l'anime rende e l'arde e non le sface,</l>
<l>ma le fa pure di terrene e miste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non è tema o dolor che mai m'attriste;</l>
<l>serena è come voi la nostra pace,</l>
<l>e son pianti di gioia i nostri pianti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>613</head>
<argument><p>Per la signora Lucrezia Letizia nel giorno del suo battesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual per onda talor tenera pianta</l>
<l>dal suol natio, dove a mill'occhi piacque,</l>
<l>translata, nel terreno in cui rinacque</l>
<l>si fa più bella e novi rami ammanta,</l>
</lg>
<lg>
<l>tale or Letizia, che pia man traspianta</l>
<l>da l'empia Sinagoga ov'ella nacque,</l>
<l>divien più bella per le sacrate acque</l>
<l>ne la Chiesa ch'è madre e madre santa;</l>
</lg>
<lg>
<l>e si allegra or per lei, come dolente</l>
<l>è la sua prima, che l'antico errore</l>
<l>non ben conosce ancora e non se 'n pente;</l>
</lg>
<lg>
<l>né più dolce aura o più soave odore</l>
<l>da peregrina stirpe uscir mai sente,</l>
<l>né vede il ciel più intento a fargli onore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>614</head>
<argument><p>Loda gli occhi azzurri de la signora Livia Pica, dama nobilissima e principalissima ne la corte di Francia.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Al vostro dolce azzurro</l>
<l>ceda, o luci serene,</l>
<l>qual più bel nero Italia in pregio tiene.</l>
<l>Occhi, cielo d'Amore,</l>
<l>sole di questo core,</l>
<l>sono gli altri appo voi notte ed inferno.</l>
<l>Azzurro è 'l cielo eterno,</l>
<l>e quel ch'è bello il bello ha sol da lui:</l>
<l>ei bello è sol perch'assomiglia a vui.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>615</head>
<argument><p>Loda ne la medesima signora la pallidezza del volto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Al tuo vago pallore</l>
<l>la rosa il pregio cede,</l>
<l>che per lo scorno or più arrossir si vede.</l>
<l>Quest'è 'l color ch'Amore</l>
<l>di sua man tinge e segna,</l>
<l>né vanno i suoi guerrier sotto altra insegna.</l>
<l>Che più? L'alba omai sdegna</l>
<l>l'ostro e invaghisce il ciel di tue viole</l>
<l>e teco brama impallidirsi il sole.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>616</head>
<argument><p>Sopra una bellissima gentildonna che suole con molta modestia alcuna volta imbellettarsi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La beltà, vostro pregio e mio diletto,</l>
<l>e miracol d'Amore e di Natura,</l>
<l>de l'arte vostra e del mio studio è cura,</l>
<l>alto di doppio stile e solo obietto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né 'l color vago onde il vezzoso aspetto</l>
<l>pinger solete il suo nativo oscura:</l>
<l>così la bella man tempra e misura</l>
<l>l'ostro che tinge il dolce avorio e schietto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né quello ond'io spargo l'interna imago</l>
<l>fa men belli i suoi pregi e i propri onori,</l>
<l>ma 'l vostro cade e si dilegua al pianto:</l>
</lg>
<lg>
<l>il mio per lagrimar mai tanto o quanto</l>
<l>non si consuma, anzi divien più vago</l>
<l>qual tra rugiade in ciel raggi ed albori.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>617</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad una dama che cantava.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'aura con armonia dolce e soave</l>
<l>fan l'auree stelle e i bei corpi celesti,</l>
<l>mentre lenti i maggiori e i minor presti</l>
<l>si raggiran con suono acuto e grave.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così l'anima ciò che spera e pave</l>
<l>e s'allegra e si duol, temprar sapesti,</l>
<l>e 'l bel concento di costumi onesti</l>
<l>n'ode chi la ragion sorda non have.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben udirlo io vorrei, ben prego Amore</l>
<l>che 'l chiaro suon che ne' canori accenti</l>
<l>di fuor s'ascolta e ne lusinga i sensi,</l>
</lg>
<lg>
<l>ebro sì di dolcezza e di stupore</l>
<l>non mi renda giammai, ch'a quel non pensi</l>
<l>ch'entro a lei piace e leva al ciel le menti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>618</head>
<argument><p>Al Pigna che scrivea l'istoria de' principi d'Este, lodando il soggetto e l'artefice, ma soggiungendo che giunto a' fatti d'Alfonso non salirà l'istoria a quel'altezza ove può ascender la poesia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa stirpe regal d'uomini e d'opre</l>
<l>ricca più ch'altra mai, che qual de l'onde</l>
<l>l'alta origine 'l Nilo in sé nasconde</l>
<l>il gran principio in se stessa ricopre,</l>
</lg>
<lg>
<l>degna è ben che per lei, Pigna, s'adopre</l>
<l>tua saggia industre mano, e ben risponde</l>
<l>l'arte al nobil soggetto, e 'n sì profonde</l>
<l>nubi d'antichità l'illustra e scopre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma colà giunto ove l'altera istoria</l>
<l>scendendo sorge, or qual fia audace penna</l>
<l>ch'a volo sovra 'l sol l'aquila segua?</l>
</lg>
<lg>
<l>Bastar ben dee se mortal lingua accenna</l>
<l>ciò che mente di Febo a pena adegua,</l>
<l>e che vorria né può ridir la gloria.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>619</head>
<argument><p>Sopra la colonna di Terra nova sopra la quale doveva esser posta la statua del duca Ercole I di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Questa eccelsa colonna alzar propose</l>
<l>la bella patria al suo gran padre Alcide:</l>
<l>vedi da base e l'opre alte e famose,</l>
<l>onde con nere note ella s'incide.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se poi non l'innalzò, man neghittose</l>
<l>non v'ebber colpa o ingrato oblio; ma vide</l>
<l>che due ne meritò, quai se le pose</l>
<l>Ercole ove i duo monti e 'l mar divide;</l>
</lg>
<lg>
<l>o pur giudicò lei caduco e frale</l>
<l>ruinoso sostegno al grave pondo</l>
<l>de le sue glorie sì diverse e tante,</l>
</lg>
<lg>
<l>e ch'egli solo a se medesmo eguale</l>
<l>carco di sé rassomigliare Atlante</l>
<l>potesse o l'altro che sostenne il mondo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>620</head>
<argument><p>Sovra l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>La colonna d'Alcide, a sua memoria</l>
<l>destinata sostegno, in terra giace;</l>
<l>ma di Poro oltre i regni e di Siface</l>
<l>molte più belle n'innalzò la gloria.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né sol d'altari e tempi egli si gloria</l>
<l>come l'antico o chi turbò la pace</l>
<l>de l'Asia; ma di lui Febo non tace</l>
<l>e gli appresta poemi alti ed istoria.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dice: "Abbia pur l'uno al mar divise</l>
<l>le vie tra' monti e pesto l'altro il suolo</l>
<l>che s'accende di fiamme al lungo giorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'altro che marmi al tuo gran nome adorno;</l>
<l>e se termine in terra a lor si mise,</l>
<l>al tuo gli metto in ciel questo e quel polo".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>621</head>
<argument><p><add resp="ed">Loda la discendenza di Ercole I d'Este.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Non s'agguagli ad Alcide</l>
<l>quel cigno che covò l'ova famose</l>
<l>co' due gemelli e co' l'infauste spose,</l>
<l>ché di più bella prole</l>
<l>egli have il mondo adorno;</l>
<l>e mentre sovra il sole</l>
<l>fa con gli dei soggiorno,</l>
<l>rimirando la terra e 'l suo bel velo</l>
<l>dice: "È per me la terra eguale al cielo".</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>622</head>
<argument><p>Sopra il sepolcro del duca Alfonso I di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>"Férmati, o tu che passi; è qui sotterra</l>
<l>il grand'Alfonso, io dico il mortal velo:</l>
<l>ché 'l nome e l'alma termine non serra,</l>
<l>ma l'un riempie il mondo e l'altra il cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi ripien d'umiltà qui non s'atterra</l>
<l>non ha d'amor, d'onor, di pietà zelo,</l>
<l>e de gli altri tesori è men la terra</l>
<l>avara che di quel ch'entro a lei celo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Men di quant'ossa auguste accese in pira</l>
<l>Roma o di quelle ch'usurpò Linterno,</l>
<l>sol più stima il bel nome onde s'ingombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non è, come si crede, il nome un'ombra:</l>
<l>mute e fosche son l'ombre, ei luce e spira,</l>
<l>gran simulacro del suo spirto eterno."</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>623</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Qui giace Alfonso, e piantò il sacro alloro</l>
<l>qui la Vittoria e n'adombrò la tomba;</l>
<l>e qui l'ale depose e questa tromba</l>
<l>la Fama, onde il fé noto a l'Indo, al Moro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggonsi al sol ne l'una e gemme ed oro</l>
<l>splender qual varia suol piuma in colomba;</l>
<l>ed odi l'altra ancor ch'alto rimbomba,</l>
<l>se fiato move lei d'Austro e di Coro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa ch'a destra volta in fredda pietra</l>
<l>lagrime stilla, è la Virtù, ch'altera,</l>
<l>più che Niobe di tanti, era d'un figlio;</l>
</lg>
<lg>
<l>né innalzò contra il ciel, superba, il ciglio,</l>
<l>pur or ne piange; e l'altro che s'impetra</l>
<l>seco è l'Onor; pur anco spira e spera.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>624</head>
<argument><p>Loda il duca Alfonso paragonandolo a l'avo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Tu, ch'i rostri navali e i fatti egregi</l>
<l>miri d'Alfonso, e chiedi pur se 'l grande</l>
<l>suo nipote l'agguagli, ecco i suoi fregi:</l>
<l>queste di giostre son palme e ghirlande;</l>
</lg>
<lg>
<l>vedi, di vera guerra illustri pregi,</l>
<l>lauri e fronde colà di sacre ghiande,</l>
<l>trofei, spoglie ed insegne a' duci a' regi</l>
<l>tolte, che 'l sangue tinge e l'aura spande.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ne stupì Senna; e là spiranti marmi</l>
<l>mertò su l'Istro, ove fermò l'impero</l>
<l>fermando il campo e tenne i Traci a bada.</l>
</lg>
<lg>
<l>E sì lo scettro accoppia e l'alta spada,</l>
<l>ch'ove più splende ivi più incerto parmi</l>
<l>s'egli sia miglior duce o cavaliero.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>625</head>
<argument><p>Loda il duca Alfonso mostrando ch'egli ha unite le virtù de l'avo e del bisavo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Tra 'l primo Alfonso e 'l genitore Alcide</l>
<l>tacita di valor nascea contesa,</l>
<l>e dubbia la Virtute era e sospesa</l>
<l>la Gloria, ch'egualmente ad ambo arride,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando Natura, che di ciò s'avvide,</l>
<l>sempre a vincer se stessa oprando intesa,</l>
<l>posossi, o parve, e lena indi ripresa</l>
<l>disse, qual chi di sé molto si fide:</l>
</lg>
<lg>
<l>"Dunque mie meraviglie in due soggetti</l>
<l>termine avran? ma che più fare ardisco,</l>
<l>se quanto avea di bel tutto in lor misi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Congiungerò ciò che fra due divisi:</l>
<l>ecco, due di virtù diversi aspetti</l>
<l>in un divin mirabil Giano unisco".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>626</head>
<argument><p>Al signor conte Alfonso Tassoni giudice de' dodici Savi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tra' gran dodici seggi in cui sedero</l>
<l>a giudicar le squadre in Israelle</l>
<l>gli antichi padri, allor che queste e quelle</l>
<l>raccogliea non diviso un regno intero,</l>
</lg>
<lg>
<l>collocar ben potresti un seggio altero,</l>
<l>e locarlo, signore, infra le stelle,</l>
<l>se virtù degne fa l'anime belle</l>
<l>d'aver lor seggio nel celeste impero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu saresti nel ciel Prometeo a Giove;</l>
<l>ma, perché anco di te privar la terra</l>
<l>non vuole, dato al grand'Alfonso in sorte,</l>
</lg>
<lg>
<l>Nestore fido e fido Acate in guerra</l>
<l>e 'n pace, sai come si piega e move</l>
<l>con preghi e con ragion l'animo forte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>627</head>
<argument><p>Al signor Guido Coccapani.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa scolpita in or leggiadra fera,</l>
<l>che ripiegando il collo a gli altrui figli</l>
<l>porge le mamme e con pietosi cigli</l>
<l>par ch'ambo miri umana e lusinghiera,</l>
</lg>
<lg>
<l>Guido, ben degno è don che donna altera</l>
<l>dal suo fedel lieta e cortese pigli</l>
<l>in bel pegno d'amor e si consigli</l>
<l>d'esser a lui men cruda e men severa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed ella è degna di celeste amante,</l>
<l>e degna ancor ch'a la sua nobil prole</l>
<l>maravigliosa arrivi alta nutrice.</l>
</lg>
<lg>
<l>N'arde il Po, n'arde il Mincio e n'arde il sole;</l>
<l>e gli spechi amerian, l'ombre e le piante</l>
<l>coprir un furto d'amator felice.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>628</head>
<argument><p>Al signor Sperone Speroni.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Speron, ne' vostri monti e nel bel piano</l>
<l>il seme e la memoria in tutto è spenta</l>
<l>d'Ilio e di Roma; ov'è chi se 'n rammenta</l>
<l>e ne mostra d'ingegno opre e di mano?</l>
</lg>
<lg>
<l>Così da l'arme greche il buon Troiano</l>
<l>pria ricovrossi e Bacchiglione e Brenta</l>
<l>gli fu invece di Xanto e Simoenta;</l>
<l>e da' barbari poscia anco il romano.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quinci ebbe del mar l'alta reina</l>
<l>togati duci, e la sua bella amica,</l>
<l>donna del re de' fiumi, armati eroi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh! quanto invidio chi rimira e 'nchina</l>
<l>i sacri marmi de la terra antica</l>
<l>e i bei vestigi de' gran figli suoi!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>629</head>
<argument><p>Fatto a istanza del Verato, eccellente istrione.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Giace il Verato qui, che 'n real veste</l>
<l>superbo od in servil abito avvolto,</l>
<l>nel proprio aspetto o sotto finto volto,</l>
<l>come volle, sembrò Davo o Tieste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se pianse e risonò funebri e meste</l>
<l>voci, lagrimò seco il popol folto</l>
<l>la dura cella, e 'ndietro il sol rivolto</l>
<l>parve ed in nubi ascoso atre e funeste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se rise, riser seco i bei notturni</l>
<l>teatri de gli scherzi e de le frodi,</l>
<l>ed insieme ammiraro il mastro e l'arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or le scene bramar, bramar le carte</l>
<l>sembran l'alta sua voce e i dolci modi,</l>
<l>e sdegnar altro piè socchi e coturni.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>630</head>
<argument><p>Al signor Ferrante Carrafa marchese di San Lucido.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, che aperto in riva a questo mare</l>
<l>novo Ippocrene e via più dolce avete,</l>
<l>fra le vostre selvette ombrose e liete</l>
<l>mia fortuna non vuol ch'io mi ripare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! per me non è tempio od altare</l>
<l>securo asilo, e speco ombre secrete</l>
<l>per me non have: andrò presso a le mete</l>
<l>d'Alcide adunque o d'Alessandro a l'are?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma che? fuggirò Giove? a gli occhi suoi</l>
<l>qual mi nasconderà cortese Admeto?</l>
<l>Meglio è, cadendo, accompagnar Fetonte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse, deposti i fulmini e la fronte</l>
<l>placata ancor pietoso e mansueto</l>
<l>m'udrà cantar se stesso e i prischi eroi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>631</head>
<argument><p><add resp="ed">A Ercole Udine, traduttore de la "Bucolica" di Virgilio.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel che là dove i verdi paschi inonda</l>
<l>a le greggi il bel Mincio ed a gli armenti,</l>
<l>de' pastori cantò lodi e lamenti</l>
<l>e come pronto a l'un l'altro risponda,</l>
</lg>
<lg>
<l>s'ode or per te di novo in questa sponda</l>
<l>al suon d'alta siringa in toschi accenti,</l>
<l>e lor sì rende i capri e i tori intenti</l>
<l>ch'obliano ogni desio di cibo e d'onda.</l>
</lg>
<lg>
<l>E com'ei ne le finte altrui contese</l>
<l>ebbe vera tenzon col vecchio Greco,</l>
<l>seco l'hai tu nel suo medesmo canto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né manca ninfa già che sì cortese</l>
<l>gradisca i novi carmi e canti teco,</l>
<l>che men gradì gli antichi e Dori e Manto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>632</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Deh! chi sarà ch'antico fabro audace</l>
<l>con novo ardire agguagli, e nel tuo monte</l>
<l>coronata d'allor formi la fronte</l>
<l>del vincitor del prima invitto Trace?</l>
</lg>
<lg>
<l>Il crin che 'n verde selva ancor gli piace</l>
<l>vagheggi lieto il sol da l'orizzonte,</l>
<l>versi una man fuor di grand'urna un fonte</l>
<l>nel pian ch'a' vaghi piè fiorito giace;</l>
</lg>
<lg>
<l>l'altra cinga e rinchiuda orti fecondi,</l>
<l>e i dolci pomi al peregrin comparta</l>
<l>ch'a lor da l'Istro viene e da l'Ibero.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se lento al mirabil magistero</l>
<l>pave ogni ferro, almen sia chi secondi</l>
<l>il mio ardir generoso e 'l finga in carta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>633</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Dopo Romulo e Cosso, a Giove offerse</l>
<l>le terze spoglie del re gallo opime</l>
<l>il gran Marcello e riportò le prime</l>
<l>palme de' Mauri ch'ei vinse e disperse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nola il sa ben, che lui fra schiere avverse,</l>
<l>qual fra gli augelli l'aquila sublime,</l>
<l>o qual saetta in su l'eccelse cime</l>
<l>di sacre querce impetuoso scerse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non Paulo o Claudio, ch'Asdruballe estinse,</l>
<l>agguagliò Roma a la fulminea spada,</l>
<l>ma sol del vecchio Fabio il cauto scudo:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché represse l'uno Annibal crudo,</l>
<l>e l'altro il tenne con molt'arte a bada;</l>
<l>pur l'alto Scipion fu quel che vinse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>634</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Apre a l'Ira, al Furor Marte le porte,</l>
<l>lo scudo e l'asta sanguinosa stringe,</l>
<l>e 'l barbarico stuol tant'oltre spinge</l>
<l>ch'al cielo ardisce minacciar la morte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi di propria natura ardito e forte</l>
<l>desio di gloria a l'alta impresa accinge,</l>
<l>chi per altra cagion la spada cinge</l>
<l>e torna ancora a ritentar la sorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, che ne gite al ciel lieto e secondo</l>
<l>e da cui pace eterna il mondo attende,</l>
<l>fate che 'l tempio al rio Furor si chiuda.</l>
</lg>
<lg>
<l>D'altro onor, d'altro Dio via più giocondo</l>
<l>v'ha provvisto fortuna; e 'n voi s'accende</l>
<l>pur dopo il pianto altrui voglia sì cruda!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>635</head>
<argument><p>Al signor Camillo Gualengo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quella spada, signor, che con tant'arte</l>
<l>girate, il tempo misurando e i passi,</l>
<l>che 'l gran vostro avversario in dubbio stassi</l>
<l>de la vittoria e del favor di Marte,</l>
</lg>
<lg>
<l>di tronche membra e d'arme incise e sparte</l>
<l>empir l'onde del Reno e i duri sassi</l>
<l>mollir potria col sangue e nuovi passi</l>
<l>aprir ne l'Alpi in via più alpestra parte;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma perché Amor e Fé non vuol che lunge</l>
<l>dal suo signor e vostro ella s'adopre,</l>
<l>qui, come può, pregio s'acquista e merto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dirà il buon Silvio: "A me si creda esperto,</l>
<l>che così forte fere e dotta punge</l>
<l>che la sua fama assai vinta è da l'opre".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>636</head>
<argument><p>In lode di uno ch'avea scritto de le meteore e de le cose che sono sotto il cerchio de la luna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cercasti tu, famoso peregrino,</l>
<l>l'ime parti del mondo e le superne;</l>
<l>poi volasti più su dov'a l'eterne</l>
<l>sfere si volge il leve ardor vicino.</l>
</lg>
<lg>
<l>T'immergesti ne l'acque e del marino</l>
<l>regno i fonti spiasti e le caverne,</l>
<l>e fra le vene de la terra interne</l>
<l>per vie chiuse t'apristi ampio cammino.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quindi ritorni vincitore e quindi</l>
<l>veraci meraviglie a noi racconti</l>
<l>di vapor, d'animai, d'erbe e di piante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi fia che non t'inchini, o che si vante</l>
<l>d'aver trascorsi gli Etiòpi e gl'Indi</l>
<l>e scoperte del Nil l'ignote fonti?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>637</head>
<argument><p>Loda la signora duchessa di Nemours.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Itene a volo, o miei pensieri ardenti,</l>
<l>oltre l'Alpi nevose incontra il verno,</l>
<l>prendendo il gelo e le procelle a scherno</l>
<l>e i gioghi alpestri e i torbidi torrenti,</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'Amor vi è scorta: Amor che l'alte menti</l>
<l>rapisce dal caduco al mondo eterno,</l>
<l>e la reggia del cielo e de l'inferno</l>
<l>apre e move le stelle e gli elementi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli vi guiderà dove l'insegne</l>
<l>vittoriose in un bel volto spiega</l>
<l>e mille palme in vaga pompa accoglie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dirà: "Quest'è il mio seggio, e qui si lega</l>
<l>spirto gentil fra belle e dolci spoglie,</l>
<l>sì che poi libertà par che disdegne".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>638</head>
<argument><p>Scrive ad una signora la quale l'aveva mandato a donare del suo ritratto fatto ad istanza d'un fratello de la reina di Francia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Nel tuo petto real da voci sparte</l>
<l>de la mia laude nacque il chiaro ardore,</l>
<l>e la fiamma ch'a me distrugge il core</l>
<l>da lo spirar di colorite carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Me dipinse la fama e vivo in parte</l>
<l>mi ti mostrò; te pinse alto pittore,</l>
<l>e vivi espresse i raggi e lo splendore</l>
<l>sì che Natura sé scorge ne l'Arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così da finte imagini non finto</l>
<l>l'incendio mosse, e fer colori e suono</l>
<l>ciò ch'a pena farian lusinghe e sguardi.</l>
</lg>
<lg>
<l>O cari simolacri, o nobil dono,</l>
<l>onde mi bei sì dolcemente ed ardi,</l>
<l>che 'l viver bramo anzi che 'l foco estinto!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>639</head>
<argument><p>A le signore donna Isabella e donna Leonora de' Medici.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alme onorate, che dal mondo errante</l>
<l>lunge spiegate e dal volgare stuolo</l>
<l>qua' due colombe alteramente a volo</l>
<l>l'ale che v'impennò l'eterno amante,</l>
</lg>
<lg>
<l>già ch'il premesser le leggiadre piante</l>
<l>solea gioir, solea fiorire il suolo;</l>
<l>or Marte e Giove e l'uno e l'altro polo,</l>
<l>de' vestigi immortai par che si vante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altra e più bella ancor di latte e d'oro</l>
<l>strada imprimete in cielo e che lo stampi</l>
<l>parmi di nuovi lumi ogni vostr'orma;</l>
</lg>
<lg>
<l>e la mia mente ancor de' dolci lampi</l>
<l>ch'indi tralucon se medesma informa,</l>
<l>sì che non have in sé maggior tesoro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>640</head>
<argument><p>Sovra la statua de la signora duchessa di Parma.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa c'ha l'asta in mano e l'elmo in testa,</l>
<l>ne' cui begli occhi un vivo ardor sfavilla,</l>
<l>Ippolita non è, non è Camilla</l>
<l>od altra in arme forte, in gonna onesta:</l>
</lg>
<lg>
<l>figlia è di Carlo, e tal che quella e questa</l>
<l>fora verso di lei breve favilla</l>
<l>a lato il sole; e madre il ciel sortilla</l>
<l>d'uom che già l'avo d'agguagliar s'appresta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma da qual terra sì pregiati marmi</l>
<l>trasse il suo Fidia, o qual Prometeo al sole</l>
<l>forse involò per dar lor vita il lume?</l>
</lg>
<lg>
<l>Fu divo od uom? L'opra mirabil parmi</l>
<l>miglior di quelle che Vulcan far suole:</l>
<l>oh pur l'invida età non le consume!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>641</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad una dama vecchia.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Perché di vostra etate il verno imbianchi</l>
<l>il crin che spesso i più ritrosi avvolse,</l>
<l>e spegna in parte i fior vermigli e bianchi</l>
<l>che per ornarvi Amor di sua man colse,</l>
</lg>
<lg>
<l>non fiano, donna, i pensier vostri stanchi:</l>
<l>ch'uom, perché il sol s'adombri, unqua non volse</l>
<l>gli occhi indi a più be' rai, né perché manchi</l>
<l>vaghezza al suo Titon l'Alba si dolse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi più cresca invitto il vostro orgoglio</l>
<l>quanto de gli anni fian più espressi i segni,</l>
<l>ma non sì che no 'l pieghi altrui cordoglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse fia poi ch'il tempo, in cui s'accoglie</l>
<l>l'esperienza, al fin arte v'insegni</l>
<l>da ricovrar quel che l'età vi toglie.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>642</head>
<argument><p><add resp="ed">Per nozze.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual cresce lungo un rio pianta amorosa</l>
<l>cui l'onda nudre e 'l sole e l'aura errante,</l>
<l>crebbe questa e fiorì d'opere sante</l>
<l>ch'ora al suo vago dai novella sposa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lieta del dolce cambio e vergognosa</l>
<l>ella or si mostra, or figlia e non amante,</l>
<l>ed arrossir e tramutar sembiante</l>
<l>si vede, or qual viola ed or qual rosa.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quinci da le occulte interne vene</l>
<l>gemme la terra le comparte, ed oro</l>
<l>da le felici sponde Ibero e Tago;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quindi il mar le sceglie il suo tesoro</l>
<l>tra gli scogli e tra l'onde, e tra l'arene</l>
<l>perle e coralli, e s'altro ha più di vago.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>643</head>
<argument><p>Ad un musico.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Queste mie rime sparte</l>
<l>sotto dolci misure</l>
<l>raccolto hai tu ne le vergate carte,</l>
<l>e co' tuoi dolci modi</l>
<l>purghi le voglie impure,</l>
<l>ove il mio stil talora</l>
<l>ne la tua voce e ne l'altrui s'onora;</l>
<l>e più, quando le lodi</l>
<l>del bel Vincenzo, e i pregi</l>
<l>canti de gli avi gloriosi egregi.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>644</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Alessandro Pocaterra.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>A Pocaterra poca terra asconde</l>
<l>il suo bel sol e fa misera ecclissi</l>
<l>a gli occhi suoi, che pur ne l'urna fissi</l>
<l>urne versano in lei di tepid'onde.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'alma chiamata è in cielo, e se risponde</l>
<l>la voce sua qua giù non anco udissi;</l>
<l>ma ben tra questi tenebrosi abissi</l>
<l>de la sua gloria un novo sol diffonde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque un sol miri in terra e l'altro in cielo</l>
<l>contempli e lodi, e col bel vaso d'oro,</l>
<l>suo don, letizia bea se pianto bebbe;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se nel sen non può, come vorrebbe,</l>
<l>le ceneri raccor del sacro velo,</l>
<l>dica: "È 'l cor mausoleo di lei che adoro".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>645</head>
<argument><p>Ad Alessandro Pocaterra.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alessandro, la vita al fuggir presta</l>
<l>è più di stral di Partia e più di fiume,</l>
<l>e più d'augel che spieghi al ciel le piume,</l>
<l>più, dico, assai; ma che di lei ci resta?</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol la memoria; e, se rimane onesta,</l>
<l>per natura si pregia e per costume,</l>
<l>e spira e splende pur qual aura o lume</l>
<l>e freddi e pigri cor raccende e desta.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se la miran mai l'anime eccelse,</l>
<l>gradiscono il pensier de' fidi servi</l>
<l>non men che dotte carte o bianchi marmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né Barbara o Lucrezia han ne' miei carmi</l>
<l>loco più bel del core ove le servi,</l>
<l>ché l'una e l'altra caro albergo felse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>646</head>
<argument><p>Loda l'innocenza e la pietà de' maggiori del signor Alessandro Pocaterra, e mostra di sperare che la sua stirpe debba ricevere accrescimento di onore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Lungo ordin tu d'avi famosi egregi,</l>
<l>Alessandro, non mostri onde vantarti</l>
<l>possa, né in guerra i Persi vinti o i Parti,</l>
<l>o condotti in trionfo i duci e i regi;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma de la stirpe tua son cari pregi</l>
<l>santa innocenza, ch'in furor di parti</l>
<l>non si macchiò di sangue e con mal'arti</l>
<l>non s'adornò d'ambiziosi fregi;</l>
</lg>
<lg>
<l>pietà di figli verso i padri, amore</l>
<l>de' padri verso i figli, ed in severa</l>
<l>placida vita moderate voglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>e s'a le piante che rinnovan foglie</l>
<l>simile è stirpe umana, anco tu spera</l>
<l>che fiorisca la tua con novo onore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>647</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Alessandro Pocaterra nelle nozze della figlia Lucrezia col signor Paolo Isnardi.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come il cultor ch'olmo congiunge a vite</l>
<l>in <emph>poca terra</emph> e colta, allor ch'Astrea</l>
<l>rintegra i campi ch'il Leon fendea,</l>
<l>vede al sol maturar l'uve gradite,</l>
</lg>
<lg>
<l>così par ch'alma ad alma Amor marite</l>
<l>in <emph>poca terra</emph>: Amor, che ne ricrea</l>
<l>ne' cari figli e ne rinnova e bea,</l>
<l>cultor felice de l'umane vite.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor de' rami le soverchie fronde</l>
<l>recide e tronca, e irriga il bel terreno</l>
<l>con la concava man di lucid'onde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor l'aura vi spira e 'l ciel sereno</l>
<l>rende d'intorno: Amor fa sì feconde</l>
<l>le piante e colma lor di frutti il seno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>648</head>
<argument><p>Ne le nozze de la signora Lucrezia Pocaterra e del signor Paolo Isnardi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Costei, che 'l nome di colei rinnova</l>
<l>ch'oppressa a forza da l'amante indegno</l>
<l>sé privando di vita e lui di regno</l>
<l>stimò sol morte di sé degna prova,</l>
</lg>
<lg>
<l>sposa se n'esce avventurosa e nova,</l>
<l>e gli amorosi patti e 'l dolce pegno</l>
<l>di fé Giunon conferma, e in ciel dà segno</l>
<l>che, invisibil, presente ella si trova:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché ne l'aperto e lucido sereno</l>
<l>splende alcun lampo, né lontana vedi</l>
<l>nube ch'in pianto si risolva o nembo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sparge l'Alba dal celeste grembo</l>
<l>fiori, rosata il volto ed aurea i piedi,</l>
<l>e dal crin perle a la fanciulla in seno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>649</head>
<argument><p>Al signor Alessandro Pocaterra.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Avventuroso padre, avo beato,</l>
<l>mentre è fanciulla e giovinetta ancora</l>
<l>la tua bella Lucrezia ed innamora</l>
<l>con le bellezze sue lo sposo amato,</l>
</lg>
<lg>
<l>nasce di lei nel suo felice stato</l>
<l>la pargoletta Laura, ed esce a l'ora</l>
<l>qual rosa in verde siepe anzi l'aurora</l>
<l>od in pianta gentil ramo odorato;</l>
</lg>
<lg>
<l>e fra le braccia tue lieto l'accogli</l>
<l>e vagheggi la fronte e gli occhi belli</l>
<l>e quelle che fien lunghe ed auree chiome.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così la stirpe tua sempre germogli,</l>
<l>caro Alessandro, e 'n lei si rinnovelli</l>
<l>la tua vita mortale e viva il nome.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>650</head>
<argument><p>Sopra la bellezza.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Questa, che tanto il cieco volgo apprezza,</l>
<l>sol piacer de le donne e sola cura,</l>
<l>caduca e fragilissima bellezza</l>
<l>un vil impedimento è di natura.</l>
<l>Misero amante, cui folle vaghezza</l>
<l>dà in preda ad un'angelica figura,</l>
<l>misero, ch'assai meglio entro a le porte</l>
<l>de l'inferno placar potria la morte!</l>
</lg>
<lg>
<l>Come in bel prato tra' fioretti e l'erba</l>
<l>giace sovente angue maligno ascoso;</l>
<l>come in bel vaso d'or vivanda acerba</l>
<l>si cela od empio succo e velenoso;</l>
<l>come in bel pomo spesso anco si serba</l>
<l>putrido verme ond'egli è infetto e roso;</l>
<l>così voglie e pensier malvagi ed opre</l>
<l>sotto vel di bellezza altri ricopre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dove bellezza appar cortesia parte,</l>
<l>l'umiltà, la pietà, la bontà fugge;</l>
<l>dov'è bellezza, come a propria parte,</l>
<l>superbia e ingratitudine rifugge;</l>
<l>il seme, il fior d'ogni virtù, d'ogni arte</l>
<l>l'ombra malvagia di bellezza adugge:</l>
<l>bellezza è mostro infame, è mostro immondo,</l>
<l>sferza del ciel con che flagella il mondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì come o noce acerba o pomo amaro</l>
<l>meglio ch'altro maturo o dolce frutto</l>
<l>condir si puote, ed è bramato e caro</l>
<l>quando quell'altro è già guasto e distrutto;</l>
<l>così ne le dolcezze del suo chiaro</l>
<l>nettare Amor meglio condisce il brutto</l>
<l>ch'acerbetto è per sé, che non fa il bello</l>
<l>d'ogni esterno dolcior schivo e rubello.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sia brutta la mia donna ed abbia il naso</l>
<l>grande che le faccia ombra sino al mento;</l>
<l>sia la sua bocca sì capace vaso</l>
<l>che star vi possa ogni gran robba drento;</l>
<l>sian rari i denti e gli occhi posti a caso,</l>
<l>d'ebano i denti e gli occhi sian d'argento;</l>
<l>e ciò ch'appare e ciò che si nasconda</l>
<l>a queste degne parti corrisponda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non temerò ch'ella sia da altri amata,</l>
<l>ch'altri la segua, o pur ch'altri la miri;</l>
<l>non temerò s'ella alcun altro guata</l>
<l>o se mesta talor par che sospiri;</l>
<l>non chiamerolla ognor superba, ingrata</l>
<l>e perversa e ritrosa a' miei desiri:</l>
<l>saranno i suoi pensier conformi a' miei,</l>
<l>sarà mia tutta, ed io tutto di lei.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>651</head>
<argument><p><add resp="ed">Stanze in lode delle donne contro a quelle di frate Antonio de' Pazzi in biasimo delle medesime.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Venite, o Muse, nel cospetto nostro</l>
<l>da le stanze più ombrose e più segrete,</l>
<l>ch'io chieggio al mio cantar l'aiuto vostro</l>
<l>poscia che dive e donne insieme sete:</l>
<l>le donne io vo' scolpir con puro inchiostro</l>
<l>come in medaglie d'oro od in monete,</l>
<l>e perché sia lucente e splenda il foglio</l>
<l>da lor beltà calore e lume io voglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che cosa è donna? Donna è dea mortale,</l>
<l>un angel che portò salute in terra,</l>
<l>un soave ristoro al nostro male,</l>
<l>una pace ch'acqueta ogn'aspra guerra,</l>
<l>con gli occhi d'Argo un candido animale,</l>
<l>un'arca d'or che gemme accoglie e serra,</l>
<l>un aureo laccio a cui l'uom preso e colto</l>
<l>non brama da' bei nodi esser mai sciolto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Un mar di gioia, di virtude un monte,</l>
<l>d'amore un foco e d'ira un dolce oblio,</l>
<l>fucina d'arti e di scienza fonte,</l>
<l>nave che porta il buono e affonda il rio,</l>
<l>selva d'allori al fulminar de l'onte,</l>
<l>miniera d'oro, albergo al bel desio,</l>
<l>nido qual di fenice in cui si cova</l>
<l>fama immortale e maggio a dolce piova.</l>
</lg>
<lg>
<l>La donna è al reo nemica, al buon seconda,</l>
<l>del mal tosto pentita, al ben costante,</l>
<l>nel lusingar simile a placid'onda,</l>
<l>nel serbar vera fé pari al diamante;</l>
<l>nutre un vago pensier qual verde fronda,</l>
<l>ma ferma è nel voler sì come Atlante:</l>
<l>ferma nel suo pudico e casto amore,</l>
<l>benché cangi talor manto e colore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ha man d'avorio e crin d'aurea catena,</l>
<l>petto che bianca sembra e molle cera,</l>
<l>non òmer ove sia ombra d'iena,</l>
<l>l'aspetto di Medusa o di Megera,</l>
<l>non d'empio basilisco o di sirena</l>
<l>il guardo o 'l canto, o l'ugna di pantera;</l>
<l>candida cerva par coi piè d'argento,</l>
<l>gemma al sol, fiore a l'alba e torre al vento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il mondo senza lor saria 'l difetto,</l>
<l>saria l'inferno ond'ogni ben è fuore;</l>
<l>elle innalzan al ciel nostro intelletto</l>
<l>con l'ali pur di glorioso onore;</l>
<l>ogni odio, ogni disdegno, ogni dispetto</l>
<l>fugge al lor apparir, ogni disnore,</l>
<l>e si converte a quel piacer che danno</l>
<l>il pianto in riso e 'n pro si volge il danno.</l>
</lg>
<lg>
<l>D'onor bramose e di valor tenaci,</l>
<l>sprezzano l'or che l'uom non sazia mai,</l>
<l>in magnanime imprese animi audaci</l>
<l>mostrando forte il cor tra lutti e guai</l>
<l>accendon la virtù con dolci faci</l>
<l>e la gloria immortal con dolci rai;</l>
<l>e tempran ogni orgoglio ed ogni asprezza</l>
<l>con leggiadra umilissima alterezza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Scaccian pur come rei l'immonde arpie,</l>
<l>protei, pitoni, idre, chimere e streghe;</l>
<l>destano il cor, quasi messaggi e spie,</l>
<l>perché 'l nemico non c'inganni o leghe;</l>
<l>e fra l'alme crudeli e fra le rie</l>
<l>qualunque non s'inchini e non si pieghe.</l>
<l>Seguite queste pur lungi d'averno,</l>
<l>securi da la morte e da l'inferno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>652</head>
<argument><p>Risposta a...</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Già bevvi in Ippocrene; or solo asciutti</l>
<l>in me gli occhi non sono; e chi m'impetra</l>
<l>più da Febo favor, s'egli s'arretra</l>
<l>di là 've uom con fortuna irata lutti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ama ei cor molle che germogli e frutti</l>
<l>lieti pensieri; il mio per duolo impetra:</l>
<l>Amor, che spende in me la sua faretra,</l>
<l>forse i miei carmi ha di sua man costrutti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Eco forse son io che non ben piene</l>
<l>rendo l'alte sue note e non espresse:</l>
<l>parte, mentre le detta, anco n'oblio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fa ch'appien le risuoni, alato dio,</l>
<l>e fian le interne voci auree catene</l>
<l>a lei ch'or d'un crin d'oro a me le tesse!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>653</head>
<argument><p><add resp="ed">A Guido Coccapani.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Guido, la bella e leggiadretta fera</l>
<l>contra cui tende Amor indarno l'arco,</l>
<l>benché l'aspetti assai sovente al varco,</l>
<l>tant'ella se ne va guardinga e altera,</l>
</lg>
<lg>
<l>gli strai ch'ella schivò, perch'io ne pera,</l>
<l>vede che spende il mio signor non parco</l>
<l>sovra i mio fianco, e d'anni e di duol carco</l>
<l>vede ch'io seguo lei ch'è sì leggiera.</l>
</lg>
<lg>
<l>E pietà non l'arresta? ah, saldi e chiuda</l>
<l>mie piaghe chi l'aprì, ché sano e franco</l>
<l>circonderò d'insidie i piè veloci!</l>
</lg>
<lg>
<l>E se gli augelli al fischio e gli angui al canto</l>
<l>traggono, or non potran lusinghe e voci</l>
<l>dolci a' paschi allettar l'errante e cruda?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>654</head>
<argument><p><add resp="ed">A Guido Coccapani, in lode di Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Guido, nube non è che l'alba indori</l>
<l>ne l'oriente, od Austro imbruni o stringa</l>
<l>Borea, dove il pensier non mi dipinga</l>
<l>Vincenzo in giostra e i meritati allori;</l>
</lg>
<lg>
<l>e nel vel de la notte e ne gli orrori</l>
<l>il veggio, e par che d'arme ivi si cinga;</l>
<l>ned aura move suon che non mi finga</l>
<l>pur una voce che 'l suo nome onori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor prendo la penna e carte vergo</l>
<l>de le sue lodi, e n'apparecchio e n'orno</l>
<l>ov'io stenda le prose e stringa i carmi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, se non fia chi nel solingo albergo</l>
<l>turbi i dolci pensier, invidia e scorno</l>
<l>spero n'avranno anco i metalli e i marmi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>655</head>
<argument><p>A Guido Coccapani.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual agitato da le Furie infeste</l>
<l>vide o veder pensò di faci ardenti</l>
<l>la madre armata e d'orridi serpenti,</l>
<l>alto subietto di coturni, Oreste;</l>
</lg>
<lg>
<l>e qual mostrò due Tebi ira celeste</l>
<l>e due soli a Penteo, tal di spaventi</l>
<l>offre a me varie Amor larve e portenti:</l>
<l>Sirene e Sfingi e Driadi son queste?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ove son dileguate? Ecco col drudo</l>
<l>l'empia Ciprigna: or chi mi porge il ferro</l>
<l>sì ch'io rinnovi le lor piaghe e l'onte?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ah! d'error in error vaneggio ed erro,</l>
<l>Guido: or qual altr'è sì spietato e crudo</l>
<l>caso o mostro o miracol che si conte?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>656</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Parmi ne' sogni di veder Diana</l>
<l>che mi minacci: io non la vidi in fonte,</l>
<l>né mi spruzzò con l'acque sue la fronte,</l>
<l>né posi in vergin sua la man profana.</l>
</lg>
<lg>
<l>O dea, non fosti tu da bianca lana</l>
<l>vinta, né trasse te da l'orizzonte</l>
<l>vago pastor, perch'altri orni e racconte</l>
<l>sue fole, e fama illustri incerta e vana.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ne le serene notti emula bella</l>
<l>splendi del sol, ma più di lui cortese</l>
<l>ché senza offesa vagheggiar ti lasci:</l>
</lg>
<lg>
<l>l'ore e 'l ciel con lui parti, e reggi il mese;</l>
<l>hai l'Iri e la corona e le quadrella</l>
<l>e l'arco, e i tuoi destrier d'ambrosia pasci.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>657</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Febo, l'arte tua doppia, altrui vitale,</l>
<l>nuoce a me sol; né le sonore corde,</l>
<l>ch'a l'armonia de' dolci accenti accorde,</l>
<l>meco usi tu, ma 'l tuo più infetto strale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quasi a novo Piton, che tosco esale</l>
<l>se guarda ancor, non pur se spira o morde,</l>
<l>ver me l'orecchie di pietade hai sorde</l>
<l>se prego; or l'esser tuo dunque che vale?</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur, se non solo a te note son l'erbe,</l>
<l>ma con esse ancor vita a' corpi infonde</l>
<l>la cacciatrice de l'erranti belve,</l>
</lg>
<lg>
<l>me morto avvive, o vivo in vita serbe,</l>
<l>né 'n fonte a me (sia lunge il fato e l'onde),</l>
<l>ma tra' monti si mostri e tra le selve.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>658</head>
<argument><p>Mostra dopo lunga sua infermità, la quale egli ebbe d'autunno, desiderio di bere del Falerno.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Col giro omai de le stagioni eterno</l>
<l>riede quella in cui Bacco i frutti coglie,</l>
<l>e sostien l'olmo de la fertil moglie</l>
<l>maturi i parti, onde gioisca il verno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già per soverchio di liquore interno</l>
<l>s'apron de l'uva le dorate spoglie:</l>
<l>che più si tarda a consolar le doglie?</l>
<l>Prema il vendemmiator nobil Falerno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Co' generosi spirti i generosi</l>
<l>spirti questo conforti e l'alte cure</l>
<l>del mio signor volga di triste in liete.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo l'opre mie no, ma le sciagure</l>
<l>d'oblio cosparga e induca almi riposi,</l>
<l>ed insieme a me sia Permesso e Lete.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>659</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Prema il bel Pausilippo e quel ch'asconde</l>
<l>ne le viscere sue l'empio gigante</l>
<l>da l'uve aurate umor dolce spirante,</l>
<l>spirto che spirto a gli egri e vita infonde;</l>
</lg>
<lg>
<l>e da l'une agitato a l'altre sponde</l>
<l>il trasporti Nettuno, ove fra tante</l>
<l>prigioni astretto in placido sembiante</l>
<l>quasi umil prigioniero acqueta l'onde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed ivi allor ch'a' nubilosi giorni</l>
<l>paga de' regni al mio signor tributi</l>
<l>di ch'egli sol va tra' mortali altero,</l>
</lg>
<lg>
<l>di quel nettare alquanto in vita torni</l>
<l>le virtù mie (merto è di fé s'io spero),</l>
<l>sì ch'io sembri Arion tra' pesci muti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>660</head>
<argument><p><add resp="ed">In morte di bella donna.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quasi celeste diva alzata a volo</l>
<l>parti, fuggendo il tuo caduco manto,</l>
<l>anima bella, e 'n sempiterno pianto</l>
<l>qui lasci di mortali afflitto stuolo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Parti, e ne vien teco al superno polo</l>
<l>ciò che può dar d'ogni eccellenza il vanto:</l>
<l>qui resta il suon sol del tuo nome santo,</l>
<l>picciol conforto al nostro immenso duolo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, qual fia più che di veder bellezza</l>
<l>vera tra noi si vanti o speme porte</l>
<l>d'alzarsi amando a la celeste altezza,</l>
</lg>
<lg>
<l>se l'istessa Beltà, languendo, more</l>
<l>nel tuo bel volto, e, rintuzzate, Morte</l>
<l>spiega ne' suoi trofei l'armi d'Amore?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>661</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre ebbe qui suo luminoso albergo</l>
<l>tua dolce luce, i dì candidi io vissi,</l>
<l>chiare le notti, e tenni in te sol fissi</l>
<l>gli sguardi che in più lati ora dispergo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or d'umor lagrimoso i lumi aspergo</l>
<l>poiché 'l segno sparì che lor prefissi;</l>
<l>misero! e sol rimiro ombre ed abissi,</l>
<l>se ben al ciel ver l'oriente i' gli ergo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Doloroso mio cor, viva d'inferno</l>
<l>imago, or qual hai tu gioia o speranza</l>
<l>che le tenebre tue rischiari in parte?</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur non geli e pur ardi: ahi, con qual arte</l>
<l>volge Amore il tuo sol, se in lontananza</l>
<l>sì lungi reca a te notte e non verno?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>662</head>
<argument><p><add resp="ed">In morte di Vittoria...</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vittoria, non sei tu da morte vinta;</l>
<l>ma, come qui vincesti i propri affetti,</l>
<l>così nel cielo or viva infra gli eletti</l>
<l>vinci la morte del mortal tuo scinta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben ne la guancia di pallor dipinta</l>
<l>viva ancor sembri ed anco a te n'alletti,</l>
<l>e pietà spiri e 'ntenerisci i petti</l>
<l>di noi, di lei, ch'in te fu quasi estinta,</l>
</lg>
<lg>
<l>che dice lagrimosa in sul feretro:</l>
<l>"Giovine, anzi le nozze, al ciel t'alzasti;</l>
<l>o buona o saggia, i' vivo e mi querelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vivo io, cui tanto amavi, e non impetro</l>
<l>seguirti, o figlia, e vuol ch'a te sovrasti,</l>
<l>misera vecchia ed orba madre, il cielo".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>663</head>
<argument><p>Ne la morte d'un padre cappuccino, in persona de gli stessi cappuccini.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cinquant'anni e più son che 'n questi chiostri</l>
<l>fuggisti tu, quasi da mare in porto,</l>
<l>de gli scogli del mondo a tempo accorto</l>
<l>e de le sue sirene e de' suoi mostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui de gli onori e de gli uffici nostri</l>
<l>corso corresti non fallace o torto,</l>
<l>sì buon, sì pio, da tal sapere scorto</l>
<l>che Roma n'ammirò l'opre e gl'inchiostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sei lustri noi reggesti, il crine e 'l mento</l>
<l>canuto e 'l volto placido e severo,</l>
<l>co' cenni sol del venerato ciglio;</l>
</lg>
<lg>
<l>poi, di vita felice un spazio intero</l>
<l>ripieno avendo, del tuo fin contento</l>
<l>salisti là 've al Padre uguale è il Figlio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
</div2>
<div2 type="libro">
<head>LIBRO III</head>
<head>DALL'11 MARZO 1579 AL 12 LUGLIO 1586</head>
<div3 type="parte">
<head>PARTE PRIMA</head>
<head>11 MARZO 1579-1582</head>
<div4 type="poesia">
<head>664</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vinca Fortuna omai se sotto il peso</l>
<l>di tante cure alfin cader conviene;</l>
<l>vinca, e del mio riposo e del mio bene</l>
<l>l'empio trofeo sia nel suo tempio appeso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Colei, che mille eccelsi imperi ha reso</l>
<l>vili ed eguali a le più basse arene,</l>
<l>del mio male or si vanta e le mie pene</l>
<l>conta, e me chiama da' suoi strali offeso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque natura e stil cangia perch'io</l>
<l>cangio il mio riso in pianto? Or qual più chiaro</l>
<l>presagio attende del mio danno eterno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Piangi, alma trista, piangi; e del tuo amaro</l>
<l>pianto si formi un tenebroso rio</l>
<l>ch'il Cocito sia poi del nostro inferno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>665</head>
<argument><p>A le signore principesse di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Suore del grand'Alfonso, il terzo giro</l>
<l>ha già compiuto il gran pianeta eterno</l>
<l>ch'io da lo strazio afflitto e da lo scherno</l>
<l>di Fortuna crudele egro sospiro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! vile ed indegno è ciò che miro</l>
<l>a me d'intorno o ch'in altri discerno:</l>
<l>bello è ben, s'io vi guardo, il petto interno;</l>
<l>ma che? premi ha sol d'onta e di martiro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Bello è sì che, veduto al mondo, esempio</l>
<l>fora d'onor: vi siete ambo scolpite</l>
<l>e vive e spira l'una e l'altra imago.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur d'idoli sì belli a pien non pago,</l>
<l>il ver desio; ma voi, lasso!, schernite</l>
<l>la fede e 'l cor ch'è vostro altare e tempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>666</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>O due figlie d'Alcide, onde s'oscura</l>
<l>de le figlie di Leda ogni memoria,</l>
<l>che dier soggetto a vergognosa istoria</l>
<l>ed ebber pregio di bellezza impura;</l>
</lg>
<lg>
<l>voi, di beltà, di spirto e di natura</l>
<l>angeliche e divine, alta vittoria</l>
<l>avete contra i sensi, e vostra gloria</l>
<l>più che 'l sol chiara e più che 'l cielo è pura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, fra cotanti turbini e procelle,</l>
<l>fra scogli e flutti a voi mi volgo e grido</l>
<l>ed attendo da voi soccorso e luce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi la barchetta mia scorgete al lido,</l>
<l>e discoprite a me, cortesi stelle,</l>
<l>Castore vostro e 'l vostro alto Polluce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>667</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<lg>
<l>O figlie di Renata,</l>
<l>io non parlo a la pira</l>
<l>de' fratei che né pur la morte unio,</l>
<l>che di regnar malnata</l>
<l>voglia e disdegno ed ira</l>
<l>l'ombre, il cener, le fiamme anco partio;</l>
<l>ma parlo a voi che pio</l>
<l>produsse e real seme</l>
<l>in uno istesso seno,</l>
<l>quasi in fertil terreno</l>
<l>nate e nodrite pargolette insieme,</l>
<l>quasi due belle piante</l>
<l>di cui serva è la terra e il cielo amante.</l>
</lg>
<lg>
<l>A voi parlo, che suore</l>
<l>del grand'Alfonso invitto,</l>
<l>avete onde sprezzar Giuno e Diana,</l>
<l>ed ogni regio onore</l>
<l>di quella che 'n Egitto</l>
<l>più ristrinse co' suoi legge profana:</l>
<l>ché se moglie e germana</l>
<l>offrì chioma votiva</l>
<l>ch'ornò il ciel di faville,</l>
<l>voti vostri ben mille,</l>
<l>passando ove sua luce a pena arriva,</l>
<l>ardon nel primo cielo</l>
<l>anzi il gran sol d'inestinguibil zelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>A voi parlo, in cui fanno</l>
<l>sì concorde armonia</l>
<l>onestà, senno, onor, bellezza e gloria;</l>
<l>a voi spiego il mio affanno,</l>
<l>e de la pena mia</l>
<l>narro, e 'n parte piangendo, acerba istoria;</l>
<l>ed in voi la memoria</l>
<l>di voi, di me rinnovo;</l>
<l>vostri effetti cortesi,</l>
<l>gli anni miei tra voi spesi,</l>
<l>qual son, qual fui, che chiedo, ove mi trovo,</l>
<l>chi mi guidò, chi chiuse,</l>
<l>lasso! chi m'affidò, chi mi deluse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Queste cose, piangendo,</l>
<l>a voi rammento, o prole</l>
<l>d'eroi, di regi, gloriosa e grande;</l>
<l>e se nel mio lamento</l>
<l>scarse son le parole,</l>
<l>lagrime larghe il mio dolor vi spande.</l>
<l>Cetre, trombe, ghirlande,</l>
<l>misero, piango e piagno</l>
<l>studi, diporti ed agi,</l>
<l>mense, logge e palagi,</l>
<l>ov'or fui nobil servo ed or compagno;</l>
<l>libertade e salute</l>
<l>e leggi, oimè!, d'umanità perdute.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da' nipoti d'Adamo,</l>
<l>oimè!, chi mi divide?</l>
<l>O qual Circe mi spinge infra le gregge?</l>
<l>Oimè! ché in tronco o in ramo</l>
<l>augel vien che s'annide</l>
<l>e fera in tana ancor con miglior legge:</l>
<l>lor la natura regge,</l>
<l>e pure e dolci e fresche</l>
<l>lor porge l'acque il fonte,</l>
<l>e 'l prato e 'l colle e 'l monte</l>
<l>non infette, salubri e facili esche,</l>
<l>e 'l ciel libero e l'aura</l>
<l>lor luce e spira e lor scalda e ristaura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Merto le pene, errai:</l>
<l>errai, confesso; e pure</l>
<l>rea fu la lingua, il cor si scusa e nega:</l>
<l>chiedo pietade omai;</l>
<l>e s'a le mie sventure</l>
<l>non vi piegate voi, chi lor si piega?</l>
<l>Lasso! chi per me prega</l>
<l>ne le fortune avverse</l>
<l>se voi mi sete sorde?</l>
<l>Deh! se voler discorde</l>
<l>in sì grand'uopo mio vi fa diverse,</l>
<l>in me fra voi l'esempio</l>
<l>di Mezio si rinnova e 'l duro scempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quell'armonia sì nova</l>
<l>di virtù che vi face</l>
<l>sì belle, or bei per me faccia concenti,</l>
<l>sì ch'a pietà commova</l>
<l>quel signor per cui spiace</l>
<l>più la mia colpa a me che i miei tormenti,</l>
<l>lasso!, benché cocenti:</l>
<l>ond'a tanti e sì egregi</l>
<l>titoli di sue glorie,</l>
<l>a tante sue vittorie,</l>
<l>a tanti suoi trofei, tanti suoi fregi,</l>
<l>questo s'aggiunga ancora:</l>
<l>perdono a chi l'offese ed or l'adora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, virtute è là dov'i' t'invio:</l>
<l>meco non è fortuna;</l>
<l>se fé non hai, non hai tu scorta alcuna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>668</head>
<argument><p>Al serenissimo duca di Ferrara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>O magnanimo figlio</l>
<l>d'Alcide glorioso,</l>
<l>che 'l paterno valor ti lasci a tergo,</l>
<l>a te, che da l'esiglio</l>
<l>prima in nobil riposo</l>
<l>mi raccogliesti nel reale albergo,</l>
<l>a te rivolgo ed ergo</l>
<l>dal mio carcer profondo</l>
<l>il cor, la mente e gli occhi:</l>
<l>a te chino i ginocchi,</l>
<l>a te le guance sol di pianto inondo,</l>
<l>a te la lingua scioglio:</l>
<l>teco ed a te, ma non di te mi doglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Volgi gli occhi clementi</l>
<l>e vedrai, dove langue</l>
<l>vil volgo ed egro per pietà raccolto,</l>
<l>sotto tutti i dolenti</l>
<l>il tuo già servo, esangue</l>
<l>gemer pieno di morte orrida il volto,</l>
<l>fra mille pene avvolto,</l>
<l>con occhi foschi e cavi,</l>
<l>con membra immonde e brutte</l>
<l>e cadenti ed asciutte</l>
<l>de l'umor de la vita e stanche e gravi,</l>
<l>e 'nvidiar la vil sorte</l>
<l>de gli altri cui pietà vien che conforte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per me pietade è spenta</l>
<l>e cortesia smarrita,</l>
<l>se 'n te, signor, non nasce e non si trova:</l>
<l>lasso! qual me tormenta</l>
<l>nova schiera infinita</l>
<l>di mali! o che più mi diletta o giova?</l>
<l>Ah! congiurate a prova</l>
<l>in ciel le stelle e 'n terra</l>
<l>contra me son coloro</l>
<l>che s'ornan d'ostro e d'oro,</l>
<l>e contra il mio Parnaso ognun fa guerra;</l>
<l>ed io pietà pur chiesi</l>
<l>a mille, e te via più d'ogn'altro offesi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma che? Giove s'offende,</l>
<l>ed offeso co' voti</l>
<l>si placa, onde depon poi l'arme e l'ire;</l>
<l>ed io, perché l'orrende</l>
<l>saette tue, che scoti</l>
<l>sovra me mentre fiamma e sdegno spire,</l>
<l>far non potrò che gire</l>
<l>in più odiosa parte,</l>
<l>rendendo i numi amici</l>
<l>con voti e sacrifici,</l>
<l>e 'n te onorando or Giove, or Febo, or Marte,</l>
<l>ché tutte lor virtudi</l>
<l>nel tuo petto reale ed altre chiudi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma non oso, signore,</l>
<l>stender la lingua audace</l>
<l>ne le tue lodi e dir gli scettri e l'arme,</l>
<l>ché forse indegno onore</l>
<l>a tuoi pregi di pace</l>
<l>e di guerra sarebbe il nostro carme;</l>
<l>ed io pavento e parme</l>
<l>che 'l mio cantar t'annoi:</l>
<l>onde, se ben del canto</l>
<l>forse m'appago e vanto,</l>
<l>temo, cigno infelice, i fulmin tuoi;</l>
<l>e sol pronte le penne</l>
<l>colà saran dove il tuo ciglio accenne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Trova, canzon, il grande invitto duce</l>
<l>fra le due suore assiso,</l>
<l>ché 'l vedrai forse più clemente in viso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>669</head>
<argument><p>A la serenissima signora Margherita Gonzaga, duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>O regia sposa, al tuo bel nome altero</l>
<l>rischiarar ben vorrei la voce e 'l canto,</l>
<l>e 'n suon qual udì già l'antica Manto</l>
<l>far rimbombar de' tuoi gran pregi il vero;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma la lingua, che scorta è dal pensiero,</l>
<l>s'ebbe alcun tempo di dolcezza il vanto,</l>
<l>or rende amara ogni sua nota in pianto,</l>
<l>né forma detto di letizia intero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur, se Progne tra' boschi e Filomena</l>
<l>suonan dolci lamenti e dolce s'ode</l>
<l>la sua morte cantar canoro cigno,</l>
</lg>
<lg>
<l>qual fortuna o qual caso aspro e maligno</l>
<l>mi vieta pur che raddolcir mia pena</l>
<l>non possa a l'armonia de la tua lode?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>670</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Alma real, che per leggiadro velo</l>
<l>splendi qual per cristallo il sol traluce,</l>
<l>e gli occhi e 'l volto adorni hai de la luce</l>
<l>ond'è sì luminoso il quarto cielo,</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, cui lega amoroso e casto zelo,</l>
<l>qual perla in auro, al glorioso duce,</l>
<l>pregalo che mi traggia ove il sol luce</l>
<l>da l'ozio oscuro in cui sol torpo e gelo:</l>
</lg>
<lg>
<l>che il cor, di doglia ingombro e di sospetto,</l>
<l>s'ange penoso e si distempra in pianto</l>
<l>e teme il morir no, ma 'l lungo scempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>La prigion apri e le mie labbra al canto,</l>
<l>i nodi sciogli, e 'n dolce nodo astretto</l>
<l>io sciorrò di Goffredo i voti al tempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>671</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Se pietà viva indarno è che si preghi,</l>
<l>sorda come aspe a quel ch'in pianto io dico,</l>
<l>se l'uno e l'altro mio signore antico</l>
<l>vien che, contra suo stil, grazia pur neghi,</l>
</lg>
<lg>
<l>pieghisi Alcide: a me seco si pieghi</l>
<l>il grand'emulo in terra, in cielo amico,</l>
<l>e dal fecondo tuo grembo pudico</l>
<l>il figliuol non concetto oda i miei preghi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che parlo, o che vaneggio? oimè! deliro</l>
<l>per furor, per desio: Ma che? non lece</l>
<l>speranze fabbricar d'ombre e di sogni!</l>
</lg>
<lg>
<l>S'a me larve si dan di vero in vece,</l>
<l>vero almen fia ch'io prima in carte agogni</l>
<l>formar poi vivo un Alessandro, un Ciro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>672</head>
<argument><p>A le dame de la signora Margherita Gonzaga, duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vaghe, leggiadre, amorosette e pronte</l>
<l>serve di lei che quasi bella Aurora</l>
<l>di ligustri e di rose il viso infiora</l>
<l>e 'l crine ha d'auro e porta il giorno in fronte,</l>
</lg>
<lg>
<l>s'ella m'è invece d'alba e l'orizzonte</l>
<l>or m'inalba, or di porpora colora,</l>
<l>l'Ore voi sete, e sol per voi vien ch'ora</l>
<l>le notte e i giorni miei distingua e conte.</l>
</lg>
<lg>
<l>O de la vita mia, ch'ella serena</l>
<l>e torbida può far, dolce misura,</l>
<l>foss'io presente a vostre alte carole,</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'Amor con vago suon guida e misura;</l>
<l>e non invidierei quelle che mena</l>
<l>in ciel con l'altre erranti stelle il sole!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>673</head>
<argument><p>Per madama Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino. A la Pietà.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<lg>
<l>Santa Pietà, ch'in cielo</l>
<l>fra gli angelici cori</l>
<l>siedi beata e l'alme eterne e sante,</l>
<l>ed accesa di zelo</l>
<l>scaldi gli alati Amori</l>
<l>di novo e dolce foco e 'l primo amante;</l>
<l>sallo il ciel che cotante</l>
<l>opre tue elette e sole</l>
<l>vede, sallo la terra,</l>
<l>ch'uscì per te di guerra</l>
<l>e 'n grembo ricevé divina prole,</l>
<l>fatta al ciel graziosa</l>
<l>sì come ancella ch'al signor si sposa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu ti parti di rado</l>
<l>da la magion eterna</l>
<l>ch'è del sol luminosa e de le stelle,</l>
<l>e prendi lieta a grado</l>
<l>per piagge, ove non verna,</l>
<l>non turbate da nembi o da procelle,</l>
<l>sempre egualmente belle,</l>
<l>ir rimirando intorno</l>
<l>or questo ed or quel giro,</l>
<l>e 'l cristallo e 'l zaffiro,</l>
<l>l'un puro e l'altro d'alme luci adorno,</l>
<l>e 'l bel foco e 'l bel latte,</l>
<l>e 'l campo che trionfa e non combatte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se affetto cortese</l>
<l>pur a scender t'induce</l>
<l>ne' regni che la morte ange e contrista,</l>
<l>sprezzi l'umil paese,</l>
<l>sprezzi l'incerta luce</l>
<l>di tenebre, di nubi e d'ombre mista,</l>
<l>né puoi fermar la vista</l>
<l>in cosa che t'appaghi;</l>
<l>ma ciò ch'ondeggia e gira,</l>
<l>ciò ch'esala o che spira</l>
<l>sdegni egualmente e i fissi seggi e i vaghi:</l>
<l>sol ne gli umani aspetti</l>
<l>un non so che divin par che t'alletti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ah! discender ti piaccia</l>
<l>ov'io ti invito; ah! vieni,</l>
<l>e vedrai, forma a le celesti eguale,</l>
<l>donna, ch'in chiara faccia</l>
<l>vince i vostri sereni,</l>
<l>ch'angiol la stimi e chiedi ove son l'ale;</l>
<l>che nel volto reale</l>
<l>la maestà riserba</l>
<l>di chi l'alta sua imago</l>
<l>v'impresse, e né sì vago</l>
<l>come di specchio bel giovin superba;</l>
<l>c'ha il sol ne gli occhi e 'n tempre</l>
<l>dolci ond'uom ne gioisca e non si stempre;</l>
</lg>
<lg>
<l>che del latte la strada</l>
<l>ha nel candido seno,</l>
<l>e l'oro de le stelle ha nel bel crine;</l>
<l>ne i lumi ha la rugiada</l>
<l>che dal volto sereno</l>
<l>spargon qua giù notturne e mattutine;</l>
<l>che l'armonie divine</l>
<l>ha ne le dolci note,</l>
<l>o facciano i concenti</l>
<l>gli alti angelici accenti</l>
<l>o 'l corso di veloci e pigre rote:</l>
<l>sì che vistala in viso</l>
<l>dirai: "Venendo a te m'imparadiso!"</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma de la nobil alma</l>
<l>chi narrerebbe i pregi,</l>
<l>senno, virtute, alti costumi onesti?</l>
<l>Tu, che corona e palma</l>
<l>e di stelle aurei fregi</l>
<l>spesso gli eletti meritar vedesti,</l>
<l>fra' santi e fra' celesti,</l>
<l>fra gli angelici spirti</l>
<l>ripor puoi la ben nata</l>
<l>reale alma onorata,</l>
<l>cui fan ghirlanda qui gli allori e' mirti,</l>
<l>e 'n ciel via più felice</l>
<l>fregio avrà che Arianna o Berenice.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu sol manchi forse</l>
<l>nel bel seno, o Pietate,</l>
<l>e 'l coro fai di sue virtù imperfetto.</l>
<l>E ben già se n'accorse</l>
<l>fin da sua prima etate</l>
<l>stuol d'amanti che n'arse e fu negletto,</l>
<l>perché inasprissi il petto</l>
<l>di rigor così saldo,</l>
<l>che diamante o diaspro</l>
<l>non fu mai così aspro,</l>
<l>sì che d'Amor non penetrasse il caldo;</l>
<l>né tu, Pietà, v'entrasti,</l>
<l>se non dietro a' pensier pudichi e casti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or prendi per iscorte</l>
<l>Onestà, Cortesia,</l>
<l>bella Pietade, e nel bel sen penetra;</l>
<l>e la mia dura sorte</l>
<l>in voce umile e pia</l>
<l>narra, e del petto il bel diamante spetra;</l>
<l>e grazia omai m'impetra</l>
<l>ch'a' miei duri tormenti</l>
<l>non rivolga sì tardi</l>
<l>i dolci onesti sguardi,</l>
<l>e ch'inchini l'orecchie a' miei lamenti,</l>
<l>e che 'l caro saluto</l>
<l>non discompagni da cortese aiuto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E, perché a pien consoli</l>
<l>il mio angoscioso stato</l>
<l>ch'è di nova miseria estranio esempio,</l>
<l>rivolga i duo bei soli</l>
<l>nel gran fratello amato,</l>
<l>e preghi fine al mio gravoso scempio,</l>
<l>promettendo ch'al tempio</l>
<l>de la sua eccelsa gloria</l>
<l>consacrerò devoto</l>
<l>la mia fede per voto</l>
<l>con segni eterni d'immortal memoria,</l>
<l>e fiano i falli miei</l>
<l>di sua real clemenza alti trofei.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi ti guida, canzone, o chi t'impiuma?</l>
<l>Sol certo Amore e Fede:</l>
<l>vola adunque, e "Mercé," grida "mercede!"</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>674</head>
<argument><p>A madama Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino,</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Giaceva esposto il peregrino Ulisse</l>
<l>mesto ed ignudo sovra i lidi asciutti,</l>
<l>ch'agitato poc'anzi era da' flutti</l>
<l>in cui lungo digiun sostenne e visse,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando, com'alta sorte a lui prescrisse,</l>
<l>donna real fin pose a' suoi gran lutti:</l>
<l>"Vattene a gli orti ove perpetui frutti</l>
<l>ha il mio buon padre: ivi godrai" gli disse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Misero! a me, dopo naufragi indegni</l>
<l>famelico gittato in fredda riva,</l>
<l>chi fia che mostri i regi tetti e gli orti,</l>
</lg>
<lg>
<l>se tu non sei, cui tanti preghi ho porti?</l>
<l>Ma qual chiamar ti debbo, o donna o diva?</l>
<l>Dea, dea sei certo, i' ti conosco a' segni.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>675</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Diva eloquenza, ch'o raccolta in carmi</l>
<l>od in ampio sermon sciolta e vagante</l>
<l>freni e molci a tua voglia il volgo errante,</l>
<l>quando il furor fiamma ministra ed armi;</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, che d'ira i leon, tu, che disarmi</l>
<l>di tosco i serpi e plachi il mar sonante,</l>
<l>tu, che dai senso a l'insensate piante</l>
<l>e traggi com'a Tebe i sassi e i marmi;</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, che nel canto ancor de le sirene</l>
<l>dolce risuoni, a me perché non pieghi</l>
<l>un cor rigido più d'aspra colonna?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tempra in mele i tuoi strai, sian strali i preghi,</l>
<l>e prendi l'arme de la dotta Atene</l>
<l>contra costei ch'è scinta in treccia e 'n gonna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>676</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>O degna a cui mandi l'Arabia odori</l>
<l>e l'India gemme e da le ricche sponde</l>
<l>conche di perle gravide e feconde</l>
<l>il mar vermiglio e porpori colori;</l>
</lg>
<lg>
<l>degna a cui nutra più leggiadri fiori</l>
<l>Ibla, e Parnaso più odorate fronde,</l>
<l>ed apra più bei fonti e più chiar'onde</l>
<l>ove un tuo bel vestigio in lui s'onori;</l>
</lg>
<lg>
<l>quei che col piede apriro e con la verga</l>
<l>l'Ebreo famoso e 'l corridor volante</l>
<l>fian di men pregio e men illustri e conti;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma, perché d'amaror io non li asperga,</l>
<l>chiudi i duo del mio duolo e fia ch'io cante</l>
<l>ch'aprire e serrar puoi mirabil fonti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>677</head>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>La man, ch'avvolta entro odorate spoglie</l>
<l>più lor porge d'odor che non riceve,</l>
<l>e ch'ignuda arrossir fa poi la neve</l>
<l>mentre a lei di bianchezza il pregio toglie,</l>
</lg>
<lg>
<l>mi starà sempre ascosa? e le mie voglie</l>
<l>lunghe non fia ch'appaghi un guardo breve?</l>
<l>S'avara esser di sé sempre mi deve,</l>
<l>il mio nodo vital perché non scioglie?</l>
</lg>
<lg>
<l>Bella e rigida man, se così parca</l>
<l>sei di pietà che 'l titolo disdegni</l>
<l>di mia liberatrice a sì gran torto,</l>
</lg>
<lg>
<l>prendi l'ufficio almen de la mia Parca;</l>
<l>ma cotal carme il mio sepolcro segni:</l>
<l>"Vive la fé qui dove il corpo è morto".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>678</head>
<argument><p><add resp="ed">Teme che si vogliano bruciare i suoi scritti. Ad Alfonso II, duca di Ferrara.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Ahi! le fiamme d'Europa accese in questi</l>
<l>fogli or son dunque d'altre fiamme spente?</l>
<l>E di tante fatiche e sì fervente</l>
<l>studio non fia ch'altro che duol ne resti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Già perduto n'è 'l frutto; e tu potesti</l>
<l>esser nel proprio mal lingua sì ardente</l>
<l>ministra del dolor, non de la mente,</l>
<l>che gli effetti seguir subito festi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tremar le mani al duro officio e 'n pianto</l>
<l>volgesti gli occhi ed a sì degni scritti</l>
<l>riverente Vulcan cesse ampio loco;</l>
</lg>
<lg>
<l>indi incitato (ahi troppo fretta!) il foco</l>
<l>gli arse, e al suo danno mille spirti invitti</l>
<l>sin dal ciel sospirar udirsi intanto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>679</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Chi con le fiamme qui di Flegetonte</l>
<l>i fochi desti e 'l gran rogo ha construtto?</l>
<l>Questa d'oblio vorago alta e di lutto</l>
<l>si deriva da Lete o da qual fonte?</l>
</lg>
<lg>
<l>L'opre mie, che sperai ch'illustri e conte</l>
<l>fossero in ogni etate al secol tutto,</l>
<l>chi l'accende e sommerge? è questo il frutto</l>
<l>ch'io colgo, o Febo, nel tuo fertil monte?</l>
</lg>
<lg>
<l>Secca tu gli atri stagni, e da Parnaso</l>
<l>corra a smorzar gl'incendi eterno fiume</l>
<l>e n'apra un novo umor anco Pegaso;</l>
</lg>
<lg>
<l>e Fede impenni a l'ale mie le piume,</l>
<l>sì che lunge lassando il mesto occaso</l>
<l>volino in oriente in contra il lume.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>680</head>
<argument><p>Spera che il signor duca di Ferrara prenda la protezione de l'opere sue.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Tolse a le fiamme il glorioso Augusto</l>
<l>la pietà che d'Achille agguaglia l'ira,</l>
<l>onde ancor vive e cresce e luce e spira</l>
<l>fama l'incendio d'Ilion vetusto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il mio signor, che 'l Mauro e l'Indo adusto</l>
<l>sovra chi vinse o resse il mondo ammira,</l>
<l>vorrà ch'accenda una medesma pira</l>
<l>fido parto innocente e padre ingiusto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Errò il padre: il figliuol la fé scolpita</l>
<l>in fronte porta, e se ne gloria e vanta</l>
<l>come servo fedel di note impresso.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'un piange anco il suo fallo e l'altro canta</l>
<l>il suo signor: se l'una a l'altra vita</l>
<l>s'innesta, ah! vivano ambe al ben promesso!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>681</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>De le barbare spoglie e de le tante</l>
<l>ricchezze d'Asia onorar volle in parte</l>
<l>Alessandro le Muse e l'altre carte</l>
<l>ov'è sdegnoso Achille, Ulisse errante;</l>
</lg>
<lg>
<l>né Babilonia giusto è che si vante,</l>
<l>né Caria o Menfi o la città di Marte</l>
<l>d'aver riposte in più onorata parte</l>
<l>ceneri, ossa, reliquie illustri e sante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Giudicò l'alto cor loco sol degno</l>
<l>de gli aurei carmi lor; ma che? ne fece</l>
<l>via più nobile e bella in sé conserva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che tu raccolga i miei nel chiaro ingegno</l>
<l>fra' gran pensier a me chieder non lece:</l>
<l>basta ben lor se tua pietà li serva.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>682</head>
<argument><p>Scrive al signor duca che non è in terra niuna più vera immagine de l'eternità che la gloria acquistata per mezzo de gli scrittori.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Quando nel ciel tra mille aurate sedi,</l>
<l>che piene son de' tuoi grandi avi illustri,</l>
<l>t'innalzerà dopo girar di lustri</l>
<l>chi comparte le pene e le mercedi,</l>
</lg>
<lg>
<l>sorger vedrai sotto gl'invitti piedi</l>
<l>gl'imperi e poi cader quasi ligustri</l>
<l>frali, e capanne ti parran palustri</l>
<l>gli eccelsi tetti de' tuoi regi eredi;</l>
</lg>
<lg>
<l>di Menfi e di Babel cadute e sparte</l>
<l>le meraviglie barbare e sepolta</l>
<l>Roma fra le ruine onde s'ammira:</l>
</lg>
<lg>
<l>solo in terra vedrai farsi le carte</l>
<l>del cielo imago, e 'n lor tua gloria accolta</l>
<l>qual vivo sol se tua pietà m'aspira.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>683</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>6</head>
<lg>
<l>Così perpetuo il re de' fiumi altero</l>
<l>quinci l'alta tua reggia e quindi inonde,</l>
<l>e le nove campagne il ciel feconde</l>
<l>sì che l'invidie ogni cultor straniero:</l>
</lg>
<lg>
<l>così canti di te la fama il vero</l>
<l>sin là 've sorge il sole, ove s'asconde;</l>
<l>e di te nascan figli a cui seconde</l>
<l>sian l'altrui lodi ad eternar l'impero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non voler che Pirgotele o Lisippo</l>
<l>sol de la gloria tua colossi eterni</l>
<l>vincitor contra il tempo adorni ed erga;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma sostien che umil fabbro indotto e lippo</l>
<l>ti sacri il cor ne' simulacri eterni</l>
<l>de la tua fede e li polisca e terga.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>684</head>
<argument><p>A la Speranza e a la Fede che vadano al suo signore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>7</head>
<lg>
<l>O d'un sol grembo in un sol parto nate</l>
<l>in terra sì, ma di celeste seme,</l>
<l>sicurissima Fede, ardita Speme,</l>
<l>che dietro Amor, vostro fratel, volate:</l>
</lg>
<lg>
<l>egli entra in cielo e là fra le beate</l>
<l>alme sovra l'erranti e le supreme</l>
<l>stelle s'asside; a voi d'entrare insieme</l>
<l>non lece, e 'l volo in sul confin fermate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! così, s'esser può, mai non vi serri</l>
<l>sua porta il ciel, su l'ali alte che stese</l>
<l>quinci giungono a l'austro e quindi a l'orse;</l>
</lg>
<lg>
<l>portate il prego mio, che 'l piè sì torse,</l>
<l>sì che giungendo al mio signor cortese</l>
<l>de le sue grazie a me la man disserri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>685</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>8</head>
<lg>
<l>Sotto 'l giogo d'Amor Speranza e Fede</l>
<l>solcaro i miei desir campo fecondo,</l>
<l>e di quei frutti che più stima il mondo</l>
<l>l'arator fortunato ebbe mercede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or che la Speme fulminata verde,</l>
<l>cede al giogo il sostegno suo secondo:</l>
<l>resta l'aratro grave immobil pondo,</l>
<l>né più dietro il cultor gli move il piede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Spento il seme miglior, la 'nculta terra,</l>
<l>d'acqua inondati di due larghi fiumi,</l>
<l>produce un mostro venenoso e crudo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se con l'arco di celesti numi</l>
<l>il mio sol non dà fine a tanta guerra,</l>
<l>che potrà più il desir soletto e nudo?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>686</head>
<argument><p>Ne l'equinozio assomiglia la giustizia del signor duca a la celeste.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>9</head>
<lg>
<l>Già il Can micidiale e la nemea</l>
<l>belva superba in ciel, trofeo d'Alcide,</l>
<l>lassando a tergo, il sol colà s'asside</l>
<l>ov'il raccoglie vergognosa Astrea;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mentre del gran corso ella il ricrea</l>
<l>onde seco anelar Piroo si vide,</l>
<l>con giusta lance l'ombre e 'l dì divide</l>
<l>che del ciel dianzi usurpator parea.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vergine bella, il mio signor in terra</l>
<l>ha bilance a le tue ben simiglianti:</l>
<l>tu gliele desti, e non le torse affetto;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma, se vedesse ciò che 'l mio cor serra,</l>
<l>diria: "Chi non perdona a i fidi amanti,</l>
<l>in cui per fé s'adempie ogni difetto?"</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>687</head>
<argument><p>Prega il tempo che consoli il suo dolore che da altri non può esser consolato.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vecchio ed alato dio, nato col sole</l>
<l>ad un parto medesmo e con le stelle,</l>
<l>che distruggi le cose e rinnovelle</l>
<l>mentre per torte vie vole e rivole,</l>
</lg>
<lg>
<l>il mio cor, che languendo egro si duole</l>
<l>e de le cure sue spinose e felle</l>
<l>dopo mille argomenti una non svelle,</l>
<l>non ha, se non sei tu, chi più 'l console.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu ne sterpa i pensieri e di giocondo</l>
<l>oblio spargi le piaghe, e tu disgombra</l>
<l>la frode onde son pieni i regi chiostri;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tu la verità traggi dal fondo</l>
<l>dov'è sommersa e, senza velo od ombra,</l>
<l>ignuda e bella a gli occhi altrui si mostri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>688</head>
<argument><p>Dice che la sua fede può superar la Fortuna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Chi repugna a le stelle in cui la Sorte</l>
<l>tien fiso il capo e sovra noi le piante?</l>
<l>Io: non a guisa già d'empio gigante</l>
<l>ch'a gl'immortali osi, mortal, dar morte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, come il ciel lontano avvien che porte</l>
<l>rapido seco ogni pianeta errante,</l>
<l>pur contra lui c'ha forze in sé cotante</l>
<l>fan gli altri corsi lor per vie distorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così per torte no, ma per diritte</l>
<l>strade, comunque mi deprima o giri</l>
<l>Fortuna o 'l cielo, andrò dove conviensi;</l>
</lg>
<lg>
<l>benché il sol non mi splenda o l'aura spiri,</l>
<l>e languiscan gli spirti e i membri e i sensi,</l>
<l>le forze son de la mia fede invitte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>689</head>
<argument><p>Al signor duca di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Io pure al nome tuo dolce rischiaro</l>
<l>la lingua, e 'n dir come sei saggio e forte</l>
<l>par che sopra le nubi aura mi porte;</l>
<l>ma tosto caggio in suon basso ed amaro;</l>
</lg>
<lg>
<l>e s'alta tua pietà mio fato avaro</l>
<l>non vince, Alfonso invitto, e l'empia sorte,</l>
<l>gela mia lingua anzi il rigor di morte,</l>
<l>ch'omai mi verna e sol pianger m'è caro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piango il morir, né piango il morir solo,</l>
<l>ma il modo e la mia fé che mal rimbomba,</l>
<l>che col nome veder sepolta parmi;</l>
</lg>
<lg>
<l>né piramidi o mete o di Mausolo</l>
<l>mi saria di conforto aver la tomba,</l>
<l>ch'altre moli innalzar credea co i carmi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>690</head>
<argument><p>A l'anima del duca Ercole II di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Alma grande d'Alcide, io so che miri</l>
<l>l'aspro rigor de la regal tua prole,</l>
<l>che, con insolite arti, atti e parole</l>
<l>trar da me cerca, onde ver me s'adiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dal gran cerchio di latte, ove ti giri</l>
<l>sovra l'erranti stelle e sovra il sole,</l>
<l>un messaggier di tua pietà se 'n vole</l>
<l>e spirto in lui d'umanitade inspiri,</l>
</lg>
<lg>
<l>e suoni sovra il cor: "Perché traligni</l>
<l>da me, mio sangue? e perché ti discordi</l>
<l>da quel valor onde te 'n vai sì altero?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu clemente, tu giusto, al dritto, al vero,</l>
<l>a' messaggi del cielo aver vuoi sordi</l>
<l>orecchi sempre ed al cantar de' cigni?"</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>691</head>
<argument><p>A la medesima.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>O di valor non già ma sol secondo</l>
<l>di nome, Alcide glorioso e forte,</l>
<l>che mentre al mortal corpo eri consorte</l>
<l>facei bella la terra e lieto il mondo,</l>
</lg>
<lg>
<l>manda dal cielo un messaggier giocondo</l>
<l>che d'Astrea la bilancia in terra porte,</l>
<l>ché l'altre popolari or son sì torte</l>
<l>che in lor virtù non si conosce al pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quivi l'antica colpa e 'l già sofferto</l>
<l>castigo in un si libri, e da l'un lato</l>
<l>sian gli error miei, da l'altro ogni mio merto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poscia il tuo figlio e mio signor laudato</l>
<l>pesi col bene il mal, col dubbio il certo,</l>
<l>qual Giove in ciel pesa il volere e 'l fato.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>692</head>
<argument><p><add resp="ed">A la medesima.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>L'ombra superba del crudel Pelide</l>
<l>chiese vergine illustre al campo argivo,</l>
<l>e 'ngorda del real sangue cattivo</l>
<l>su l'alta tomba in sul mattin si vide.</l>
</lg>
<lg>
<l>Scenda in suo scorno del pietoso Alcide</l>
<l>l'alma cortese, e prigionier, che privo</l>
<l>quasi è di vita, in libertade e vivo</l>
<l>per grazia torni. Ecco, a' miei preghi arride!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco: s'apre la terra, o pure è il cielo</l>
<l>che si disserra e che dal manco lato</l>
<l>lampeggia? o tuona il cielo, o 'l suol rimbomba?</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur per nube vegg'io, quasi per velo,</l>
<l>col padre il figlio in deità traslato</l>
<l>sovra aureo nembo ed odo un suon di tromba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>693</head>
<argument><p><add resp="ed">Adopera per intercessore presso il duca di Ferrara il nome di Carlo V.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Di sostener qual nuovo Atlante il mondo</l>
<l>il magnanimo Carlo era omai stanco:</l>
<l>"Vinte ho" dicea "genti non viste unquanco,</l>
<l>corsa la terra e corso il mar profondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>fatto il gran re de' Traci a me secondo,</l>
<l>preso e domato l'Africano e 'l Franco,</l>
<l>sopposto al ciel l'omero destro e 'l manco,</l>
<l>portando il peso a cui debbo esser pondo".</l>
</lg>
<lg>
<l>Quindi al fratel rivolto, al figlio quindi,</l>
<l>"Tuo l'alto imperio," disse "e tua la prisca</l>
<l>podestà sia sovra Germania e Roma.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu sostien l'ereditaria soma</l>
<l>di tanti regni, e sii monarca a gl'Indi;</l>
<l>e quel che fra voi parto Amore unisca".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>694</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fra mille lumi, che la Fama accende</l>
<l>di Carlo invitto a l'immortal memoria,</l>
<l>questa picciola ancor face di gloria</l>
<l>la mia devota mano orna e sospende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui con brevi faville illustri splende</l>
<l>l'una e l'altra magnanima vittoria</l>
<l>contra gli uni e gli altri empi, ond'anco istoria</l>
<l>nova in antico stile Europa attende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci i trofei di Libia e lucon quindi</l>
<l>quei di Germania, e vedi in lei rinchiuso</l>
<l>Istro non men che sia Bagrada adusto;</l>
</lg>
<lg>
<l>vedi scintillar vinti i Franchi e gl'Indi;</l>
<l>ma quel ch'è qui raccolto in lume angusto</l>
<l>fia tosto un sole in mille rai diffuso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>695</head>
<argument><p>Chiama zoppe le preghiere e, dicendo che non hanno ardire d'appresentarsi al cospetto del suo signore, desidera che altri chieda giustizia per lui.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel greco che cantò gli errori e l'armi</l>
<l>zoppi e rugosi i Prieghi a noi dipinge,</l>
<l>e sì l'imago al ver sembiante finge</l>
<l>che null'altra al suo ver più simil parmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! che 'l mio pregar, mentre ne' carmi</l>
<l>s'affina e terge e si misura e stringe,</l>
<l>vien crespo e vecchio, e s'al cammin s'accinge</l>
<l>par che i passi e 'l sudore egro risparmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi ch'al corso no 'l move intenso affetto</l>
<l>e che tra riverenza e tra vergogna</l>
<l>teme l'alto cospetto e se n'arretra,</l>
</lg>
<lg>
<l>se pietà regia incontra a quel che agogna</l>
<l>non fassi e non adempie il mio difetto,</l>
<l>chi per me grazia chiede e chi l'impetra?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>696</head>
<argument><p>Al signor duca di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Me novello Ission rapida aggira</l>
<l>la rota di fortuna, e s'in sublime</l>
<l>parte m'innalza o pur se mi deprime,</l>
<l>sempre però m'affligge e mi martira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piansi là suso ov'entra il sole e spira</l>
<l>l'aura più lieta tra frondose cime;</l>
<l>arsi, gelai, languii, pregando in rime,</l>
<l>né scemai le mie pene o la vostra ira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ora, in carcer profondo, o son cresciuti</l>
<l>i miei tormenti, od è più acuto e forte</l>
<l>vecchio dolor cui giro aspro sia cote.</l>
</lg>
<lg>
<l>O magnanimo Alfonso, a me si muti</l>
<l>non sol prigion, ma stato; e se mia sorte</l>
<l>rotar pur vuole, intorno a voi mi rote.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>697</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Di mia favola lunga il filo incerto</l>
<l>con nodi inestricabili è sì involto,</l>
<l>che per arte di Febo esser disciolto</l>
<l>non può, se dei non manda il cielo aperto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or chi sciorrallo? io, ch'istrione esperto</l>
<l>feci spesso cangiar al popol folto</l>
<l>nel gran teatro di Fortuna il volto,</l>
<l>dirollo: "Grazia, che fa merto il merto".</l>
</lg>
<lg>
<l>Grazia d'alto signor ch'empie difetto</l>
<l>di cor pentito. Or rida altri e mi scherna,</l>
<l>ed a me fischi or pur, ma poi m'applauda;</l>
</lg>
<lg>
<l>macchina qui né meraviglia esterna</l>
<l>non chiedo, e l'aure popolari aspetto</l>
<l>e i regi premi allor che 'l fin si lauda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>698</head>
<argument><p>Al serenissimo principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Chiaro Vincenzo, io pur languisco a morte</l>
<l>in carcer tetro e sotto aspro governo,</l>
<l>fatto d'ingorda plebe e preda e scherno,</l>
<l>favola e gioco vil d'acerba sorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! e fur chiuse le dolenti porte,</l>
<l>ch'uscio a me son di tormentoso inferno,</l>
<l>ne le nozze di lei che del materno</l>
<l>ventre e del regio seme è a te consorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mi vedesti tu poc'anzi, e i lumi</l>
<l>a me volgesti dolcemente: ahi lasso!</l>
<l>In che debbo sperar s'in ciò non spero?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ferro in cava profonda o 'n alpe sasso</l>
<l>rigido sei, s'amico e pio pensiero</l>
<l>non ti commove. Oh secoli! oh costumi!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>699</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>O nipote d'Augusto,</l>
<l>se pietate è nel cielo o fra gli eroi,</l>
<l>scaldi e commova omai gli spirti tuoi,</l>
<l>sì che la voce del tuo cor si spieghi</l>
<l>in sì soavi preghi,</l>
<l>che possano addolcire</l>
<l>del mio irato signor gli sdegni e l'ire,</l>
<l>e, fornito il mio scempio,</l>
<l>egli idol mio si faccia, io gli sia tempio.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>700</head>
<argument><p>Al signor Scipione Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Scipio, o pietade è morta od è bandita</l>
<l>da' regi petti, e nel celeste regno</l>
<l>tra' divi alberga e prende il mondo a sdegno,</l>
<l>o fia la voce del mio pianto udita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque la nobil fé sarà schernita</l>
<l>ch'è di mia libertà sì nobil pegno,</l>
<l>né fine avrà mai questo strazio indegno</l>
<l>che m'inforsa così tra morte e vita?</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa è tomba de' vivi ov'io son chiuso</l>
<l>cadavero spirante, e si disserra</l>
<l>solo il carcer de' morti: oh divi, oh cielo!</l>
</lg>
<lg>
<l>S'opre d'arte e d'ingegno, amore e zelo</l>
<l>d'onore han premio o ver perdono in terra,</l>
<l>deh! non sia, prego, il mio pregar deluso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>701</head>
<argument><p>Al marchese Iacopo Boncompagno.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Signor, che per esempio il mondo addita</l>
<l>felice di fortuna infausta e rea,</l>
<l>che, temendo, t'alzò là 've potea</l>
<l>salire il tuo valor senz'altra aita:</l>
</lg>
<lg>
<l>così sempre ella a tua virtute unita</l>
<l>non osi nomar sé signora o dea,</l>
<l>ma serva e 'nchini a lei che sol ti bea</l>
<l>e t'avvalora a gloriosa vita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tanto di quel favor, ch'a te noioso</l>
<l>forse soverchia, al mio gran caso indegno</l>
<l>comparti, ch'io risorga e ch'io respire.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci pondo m'opprime aspro e gravoso,</l>
<l>quinci l'animo s'erge e pien di sdegno</l>
<l>vuoi ch'io con morte ad alta lode aspire.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>702</head>
<argument><p>A la signora marchesa Boncompagna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Altri le meraviglie antiche miri,</l>
<l>donna, di Roma: a te, miracol novo,</l>
<l>io rivolgo il pensiero e 'n te ritrovo</l>
<l>cose ond'ancor lontano ami e sospiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma qual cigno potria dolci i martiri</l>
<l>così cantar com'io nel cor li provo,</l>
<l>se non forse quel sol che fé già l'ovo</l>
<l>onde uscì la beltà che in carte ammiri?</l>
</lg>
<lg>
<l>E degna se' ben tu che per te Giove</l>
<l>si volga in cigno e di te canti, e degna</l>
<l>che per te scenda in ricca pioggia d'oro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, poi che Febo a le mie rime nove</l>
<l>nega l'usata aita e le disdegna,</l>
<l>umil col vagheggiarti almen t'onoro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>703</head>
<argument><p>A la signora Laura Peperara <add resp="ed">che acconciava le chiome a la duchessa Margherita.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Né or più fino o più pregiato asconde</l>
<l>la terra ne l'interne occulte vene</l>
<l>del crin di Margherita, o fra l'arene</l>
<l>Ermo o Pattolo, o fra le nobili onde;</l>
</lg>
<lg>
<l>né tesse di più vaghe chiome o bionde</l>
<l>più forti o dolci Amor le sue catene</l>
<l>onde l'anime umane avvinca e frene,</l>
<l>né reti onde l'avvolga e le circonde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né con più cari o più leggiadri modi,</l>
<l>Laura, altra man l'increspa o le dispiega</l>
<l>o è più dotta nel gentil lavoro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mirabil mastra d'amorosi nodi,</l>
<l>quel che sì invitto duce stringe e lega</l>
<l>ordir già non si dee men bel che d'oro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>704</head>
<argument><p>A la signora Vittoria Scandiana Tassona.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alma leggiadra, il cui splendor traluce</l>
<l>qual sol per nubi dal suo vago velo</l>
<l>quando se 'n veste in oriente il cielo</l>
<l>e le fa d'or la mattutina luce:</l>
</lg>
<lg>
<l>così i ligustri e i fior, ch'alma produce</l>
<l>natura in te, brina non secchi o gelo,</l>
<l>e non s'imbianchi al variar del pelo</l>
<l>l'or de' bei crin che sì lampeggia e luce;</l>
</lg>
<lg>
<l>così ti faccia il ciel madre feconda</l>
<l>di bella prole, e vagheggiar ne' figli</l>
<l>possa del tuo fedel l'amata imago:</l>
</lg>
<lg>
<l>di me t'incresca: a me, di morte vago,</l>
<l>povero d'argomento e di consigli,</l>
<l>spira di tua pietate aura seconda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>705</head>
<argument><p>Prega l'anime de' principi d'Este che gradiscano le cose scritte da lui in lode loro.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Alme, che già peregrinaste in terra</l>
<l>sotto membra d'eroi vincendo i mostri</l>
<l>e gli estrani purgando e i liti nostri</l>
<l>e soggiogando aspri tiranni in guerra;</l>
</lg>
<lg>
<l>or che raccolte in ciel, che mai non erra,</l>
<l>le fere ancor tra gli stellanti chiostri</l>
<l>calcate, deh! che sembra a gli occhi vostri</l>
<l>quest'imo globo e l'ocean che 'l serra?</l>
</lg>
<lg>
<l>Picciola cosa e vil, ch'in sé comprenda</l>
<l>nulla di bel se non l'opre e i vestigi</l>
<l>che l'ingegno immortal vi forma e stampa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gradite dunque che devota lampa</l>
<l>al vostro nome la mia fede accenda,</l>
<l>né turbo tema, o Lete o laghi Stigi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>706</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Il gran dì de' temuti alti giudici</l>
<l>oggi non è che la celeste tromba</l>
<l>desterà l'alme e sorgeran di tomba</l>
<l>rifatti i corpi, o miseri o felici;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma pur tra' carmi e tra' pietosi uffici</l>
<l>la mia, qualunque ella è, chiaro rimbomba</l>
<l>e tragge dal sepolcro; e, qual colomba</l>
<l>od aquila, al ciel manda i nomi amici.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vola la fama loro inverso il sole</l>
<l>e 'l capo oltra le nubi innalza, e l'ali</l>
<l>quinci a l'occaso stende e quindi a l'orto.</l>
</lg>
<lg>
<l>O d'Alfonsi, o d'Alcidi alme reali,</l>
<l>mentr'io su' carmi i nomi a volo porto,</l>
<l>date a me voi ch'anch'io m'innalzi e vole!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>707</head>
<argument><p>Loda l'insegna de la casa d'Este, la quale è l'aquila, e i principi che la portano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tra Giove in cielo e 'l mio signor in terra</l>
<l>serva indivisa e messaggiera accorta</l>
<l>l'aquila vola, e l'una e l'altra porta</l>
<l>de l'alte reggie ognor le si disserra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Prende, se 'l grido è vero, ella sotterra</l>
<l>l'arme sonanti e colà su le porta,</l>
<l>e, fornitone il ciel, giù le riporta:</l>
<l>tuona in ciel Giove e tuona Alfonso in guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tonò l'avo in non lontani campi</l>
<l>quando al signor, che riportava estinto</l>
<l>pregio sol di cipresso, il diè di palma;</l>
</lg>
<lg>
<l>la vittoria successe in vece d'alma</l>
<l>e ravvivollo, e vincitor fé 'l vinto:</l>
<l>or ha il ciel maggior tuoni o più bei lampi?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>708</head>
<argument><p><add resp="ed">San Martino del 1579.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Oggi è quel dì che nel rigor del verno</l>
<l>suol quasi rinnovar tepida state;</l>
<l>che, sacro a Giove ed a la Libertate,</l>
<l>da' vasi antichi trae novo Falerno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oggi il mio genitor, ch'or gusta eterno</l>
<l>nettare in ciel fra l'anime beate,</l>
<l>celebrava il natale, e le mal nate</l>
<l>cure obliava ed ogni affanno interno;</l>
</lg>
<lg>
<l>oggi l'alta mia patria in mostra spiega</l>
<l>de le bell'arti sue vaghi lavori</l>
<l>onde arricchir suol l'onorate mense.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! fia ch'a me, se d'esser mia non niega,</l>
<l>di preziosi cibi alcuno indori</l>
<l>de l'aquila sovrana e de l'Estense.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>709</head>
<argument><p>A le serenissime principesse di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Figlie del grand'Alcide, il freddo verno</l>
<l>de l'onor de le chiome i rami scote,</l>
<l>e de gli augelli le soavi note</l>
<l>pone in silenzio e 'l bel concento alterno:</l>
</lg>
<lg>
<l>io sol non taccio, e 'l variar superno</l>
<l>de gli alti giri e de l'eccelse rote,</l>
<l>che al mondo cangia faccia, un sol non puote</l>
<l>mutar de' miei pensier nel petto interno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quivi in se stesso il mio desir raccolto,</l>
<l>o si turbi la fronte o si scolori,</l>
<l>chiaro scrive e dipinge il vostro volto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e gli ministra Amore, onde v'inostri</l>
<l>le guance e gli occhi illustri e i crini indori,</l>
<l>colori eterni ed immortali inchiostri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>710</head>
<argument><p><add resp="ed">A Margherita Gonzaga, duchessa di Ferrara, nel capo d'anno del 1580.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>A la reale sposa apra le porte</l>
<l>de la celeste reggia il Dio bifronte,</l>
<l>e lieta l'Alba le si specchi in fronte,</l>
<l>e 'l novo anno felice il sol le porte.</l>
</lg>
<lg>
<l>"Questo a te volgo, e tu le vie distorte</l>
<l>di più bei segni m'orna e l'orizzonte</l>
<l>m'indora, e dove io sorga, ov'io tramonte,</l>
<l>tu mi prescrivi con le luci accorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E siano i giri lor sovrane spere</l>
<l>al mio gran corso ond'ei sue leggi prenda."</l>
<l>Così, pieno d'amore, il sol le dica;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mentre a lei gira ogni stella amica,</l>
<l>anco a me giri; e pria che più s'assere</l>
<l>il mio torbido dì chiaro me 'l renda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>711</head>
<argument><p>A la signora duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sposa regal, già la stagion ne viene</l>
<l>che gli accorti amatori a' balli invita,</l>
<l>e ch'essi a' rai di luce alma e gradita</l>
<l>vegghian le notti gelide e serene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Del suo fedel già le secrete pene</l>
<l>ne' casti orecchi è di raccorre ardita</l>
<l>la verginella, e lui tra morte e vita</l>
<l>soave inforsa e 'n dolce guerra il tiene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Suonano i gran palagi e i tetti adorni</l>
<l>di canto: io sol di pianto il carcer tetro</l>
<l>fo risonar. Questa è la data fede?</l>
</lg>
<lg>
<l>son questi i miei bramati alti ritorni?</l>
<l>Lasso dunque prigion, dunque feretro</l>
<l>chiamate voi pietà, donna, e mercede?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>712</head>
<argument><p>Descrive la stagione del carnevale e le sue immaginazioni con le quali vedeva sempre presente la sua donna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Riede la stagion lieta, e 'n varie forme</l>
<l>sotto non veri aspetti i veri amanti</l>
<l>celan se stessi e sotto il riso i pianti,</l>
<l>seguendo di chi fugge i passi l'orme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, come vuole Amor che mi trasforme,</l>
<l>mi vesto ad or ad or novi sembianti,</l>
<l>e mille larve a me d'intorno erranti</l>
<l>veggio con dubbio cor che mai non dorme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con queste avvien ch'io pianga e canti e scriva,</l>
<l>or di speranza pieno ed or d'orrore,</l>
<l>ed or prenda la spada, or la faretra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu dentro e di fuor, presente e viva</l>
<l>mi sei crudel; ma pur ti placa Amore,</l>
<l>che forse grazia de' miei falli impetra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>713</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Lasso chi queste al mio pensier figura</l>
<l>ora torbide e meste or liete e chiare</l>
<l>larve, con cui sì spesso (o che mi pare),</l>
<l>inerme, ho pugna perigliosa e dura?</l>
</lg>
<lg>
<l>Opra è questa d'incanto, o mia paura</l>
<l>è la mia maga, e 'n contro a quel ch'appare,</l>
<l>pur quasi canna o giunco in riva al mare,</l>
<l>rende l'alma tremante e mal sicura?</l>
</lg>
<lg>
<l>O magnanimo Alfonso, omai disperga</l>
<l>raggio di tua pietà l'ombre e gli errori,</l>
<l>e sia per me sovra le nebbie un sole;</l>
</lg>
<lg>
<l>e là mi guidi ove Amor teco alberga</l>
<l>tra larve usate in amorosi cori,</l>
<l>sì che la vista e gli occhi egri console.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>714</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Questo d'aria compressa oscuro velo</l>
<l>stringe l'ardor ne gli amorosi petti,</l>
<l>e l'alme invita a l'ozio ed a' diletti,</l>
<l>e questa inferma ancor, lasso, e no 'l celo!</l>
</lg>
<lg>
<l>E perché il verno già mi sparga il pelo</l>
<l>di brine, tesso in rime i dolci detti</l>
<l>qual giovinetto amante, e i vaghi affetti</l>
<l>spiego soavemente e mi querelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh, foss'io pur dove teatri e scene</l>
<l>orna il mio duce glorioso, e vero</l>
<l>in finte guerre il suo valor dimostra:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'ivi n'andrei de le mie piaghe altero,</l>
<l>se di due luci angeliche e serene</l>
<l>fossi in favola scherzo e segno in giostra!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>715</head>
<argument><p>Al signor Giulio Cesare Brancaccio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual dura sorte ti sottrasse e tolse</l>
<l>a la tua patria c'ha sì illustri figli,</l>
<l>e tra sì lunghi errori e tra' perigli</l>
<l>girò di là da l'alpe e d'arme avvolse?</l>
</lg>
<lg>
<l>E qual fortuna amica or qui t'accolse</l>
<l>dove, possente d'arme e di consigli,</l>
<l>spiega l'aquila Alfonso e gli aurei gigli</l>
<l>che teco sì gloriosi in guerra sciolse?</l>
</lg>
<lg>
<l>Me caso non egual, ma pur sembiante,</l>
<l>trasse del dolce loco e mi sospinge</l>
<l>di lido in lido peregrino inerme;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se mai carità di lui mi stringe</l>
<l>a far ritorno, torce il passo errante</l>
<l>da lui fortuna e queste membra inferme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>716</head>
<argument><p>Sopra la voce del Brancaccio.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Mentre in voci canore</l>
<l>i vaghi spirti scioglie</l>
<l>Giulio, tempra in ciel l'aure, in noi le voglie.</l>
<l>Si placa l'aura e 'l vento</l>
<l>placido mormorando</l>
<l>risuona e van tuoni e procelle in bando:</l>
<l>un interno contento</l>
<l>n'accorda anco ne' petti</l>
<l>e i membri acqueta da' soverchi affetti;</l>
<l>e se pur desta amore,</l>
<l>gli dà misura e norma</l>
<l>col suon veloce e tardo e quasi forma.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>717</head>
<argument><p><add resp="ed">A Giulio Cesare Brancaccio, per il concerto de le dame a la corte di Ferrara.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Mentre in concento alterno,</l>
<l>canta Anna teco e teco Laura a prova,</l>
<l>sue liti Febo con Amor rinnova:</l>
<l>ché Febo le tue note,</l>
<l>spira lor voce Amore,</l>
<l>e rende questo e quel del suo furore</l>
<l>palesi in voi le meraviglie ignote.</l>
<l>Tu, perché Febo il vanto</l>
<l>ne la tenzon seconda</l>
<l>riporti, i sensi vaghi, il cor circonda</l>
<l>de la dolcezza del tuo proprio canto:</l>
<l>ch'a la dolcezza esterna</l>
<l>ti farà quasi sordo al suo diletto,</l>
<l>novo Narciso al suon, non a l'aspetto.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>718</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Mentre tu dolce canti</l>
<l>e dolce a te risponde</l>
<l>la vaga coppia, Amore il suon confonde,</l>
<l>e la doppia dolcezza</l>
<l>trae sì dolce armonia</l>
<l>che di languir desia</l>
<l>qual alma inferma è di languire avvezza.</l>
<l>Ma perché nel tuo core</l>
<l>il venen non discenda,</l>
<l>chi fia che ti difenda?</l>
<l>Altro diletto forse ed altro amore,</l>
<l>e de' tuoi propri vanti</l>
<l>gioia e vaghezza e sdegno</l>
<l>di piacer folli e di femineo ingegno?</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>719</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Mentre in sì dolci accenti</l>
<l>canti in dolce tenzon, impiaga il core</l>
<l>altrui co' detti e te co' guardi Amore.</l>
<l>"Se vinto son nel canto"</l>
<l>dice "ch'io formo o spiro,</l>
<l>contra il tuo Febo e contra me m'adiro;</l>
<l>ma pur de l'arco mio mi glorio e vanto</l>
<l>e Febo si rimembri</l>
<l>del mio piombo e de l'oro:</l>
<l>ché s'io potei già in duro e freddo alloro</l>
<l>rivolger quei sì molli e dolci membri,</l>
<l>ben le tue voglie ardenti</l>
<l>posso e gelido far l'altrui desio,</l>
<l>e col piombo e con l'or, temuto Iddio."</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>720</head>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Signore, Amor t'ha colto</l>
<l>tra novelle sirene,</l>
<l>quai non so s'udir mai le nostre arene.</l>
<l>Gli orecchi al suon, deh, chiudi</l>
<l>ed apri gli occhi al sonno,</l>
<l>ché lusingar te 'l ponno</l>
<l>detti e vezzi soavi insieme e crudi.</l>
<l>Ma in qual securo obietto</l>
<l>fermar potrai la vista,</l>
<l>se ciò che l'alma attrista</l>
<l>men noce assai che questo o quel diletto?</l>
<l>Ahi, lusinghiero volto,</l>
<l>ahi, voci insidiose,</l>
<l>ove dolcezze Amor mortali ascose!</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>721</head>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>Chiudi, deh, chiudi al canto</l>
<l>gli orecchi e indura il core</l>
<l>che non ricetti i messaggier d'Amore!</l>
<l>Ché se di fuor s'aggira</l>
<l>quel ch'i sensi lusinga,</l>
<l>pur che l'alma non stringa,</l>
<l>sol per breve vaghezza ella sospira.</l>
<l>Ma chi il varco precide?</l>
<l>L'uno a l'altro desio,</l>
<l>benché fuga ed oblio</l>
<l>son più sicuri ov'Amor canta o ride.</l>
<l>Fuggi; o t'inaspri tanto</l>
<l>sdegno e 'n sì dure tempre,</l>
<l>che per dolcezza il cor non si distempre.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>722</head>
<lg type="non-definito">
<head>6</head>
<l>Miracoli d'Amore,</l>
<l>che con Apollo d'armonia contende,</l>
<l>e vinto il vince e vincitore il rende!</l>
<l>Perché mentre il bel canto</l>
<l>quindi alternato e quinci</l>
<l>suona e risuona, tu le donne vinci</l>
<l>e riman' vinto da' begli occhi intanto;</l>
<l>ma così dolce senti</l>
<l>al cor le tue catene</l>
<l>e l'amorose tue soavi pene,</l>
<l>che lor rischiari anco più dolci accenti.</l>
<l>Pago del novo onore</l>
<l>Febo intesse i suoi lauri e i mirti altrui,</l>
<l>e se stesso ed Amor corona e vui.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>723</head>
<argument><p>A le signore principesse di Ferrara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Già il lieto anno novello</l>
<l>da la man de l'amante</l>
<l>nel celeste Monton Venere prende,</l>
<l>e nel felice ostello</l>
<l>con sì lieto sembiante</l>
<l>gli occhi in lui volge che d'amor l'accende;</l>
<l>ed ei benigno splende</l>
<l>ver lei converso, e mille</l>
<l>dal lampeggiar del riso</l>
<l>de l'uno e l'altro viso</l>
<l>piovon d'alta virtù calde faville;</l>
<l>e non par, come suole,</l>
<l>de gli amor loro invidioso il sole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Al lor riso amoroso</l>
<l>Giove arride, e s'allegra</l>
<l>ogni altro dio del ciel stabile e vago;</l>
<l>né tesse il vecchio sposo</l>
<l>ne la fucina negra</l>
<l>reti ond'avvinca l'amatrice 'l vago;</l>
<l>ma par ch'anch'ei sia pago</l>
<l>de' suoi nobili scorni,</l>
<l>e 'nsieme arme e monili</l>
<l>tempra e fregi gentili</l>
<l>ond'abbellisca sue vergogne ed orni:</l>
<l>fra tanto acceso è in zelo</l>
<l>d'amor l'aria, la terra e l'acqua e 'l cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>La lor doppia virtute</l>
<l>infonde ardire e forza</l>
<l>ne gli augei, ne le fere e ne gli armenti;</l>
<l>l'ispide coste irsute</l>
<l>indura a dura scorza</l>
<l>l'aspro cinghiale e l'ira aguzza e i denti;</l>
<l>fiede col corno i venti</l>
<l>il tauro anzi l'assalto,</l>
<l>e poi col suo rivale</l>
<l>viene a pugna mortale</l>
<l>tingendo i paschi di sanguigno smalto,</l>
<l>fin che l'amata e 'l regno</l>
<l>l'un cede e parte pien d'onta e di sdegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>La generosa belva</l>
<l>erra, obliando i figli,</l>
<l>dietro il suo maschio: Amor le segna l'orme;</l>
<l>ed han ne l'alta selva</l>
<l>via più fieri gli artigli</l>
<l>le tigri infuriate e l'orso informe;</l>
<l>né freddo e pigro dorme</l>
<l>spirto d'amor guerriero</l>
<l>nel cervo, e 'l suo natio</l>
<l>timor posto in oblio,</l>
<l>se 'n va con fronte minacciosa altero,</l>
<l>né, come suol, sospetta</l>
<l>s'ode veltro latrar, fischiar saetta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che dirò de le linci?</l>
<l>che de' pardi dipinti?</l>
<l>che di tanti altri, Amor, timidi e forti?</l>
<l>Se non che, mentre vinci,</l>
<l>tu rendi invitti i vinti</l>
<l>e, mentre inganni, gl'ingannati accorti.</l>
<l>Oh dolci vezzi e scorti,</l>
<l>oh bell'arme celesti,</l>
<l>ove maggiori effetti</l>
<l>che ne gli umani petti</l>
<l>oprate, od in qual più che negli onesti?</l>
<l>O quale è miglior esca</l>
<l>ov'onorato ardor s'apprenda e cresca?</l>
</lg>
<lg>
<l>Di mezza notte, il verno,</l>
<l>a' nembi a le procelle</l>
<l>crede la vita il giovinetto audace</l>
<l>e prende i flutti a scherno,</l>
<l>ch'a lui per molte stelle</l>
<l>vagliono i rai d'un'amorosa face;</l>
<l>e di questa a sé face</l>
<l>Orse insieme e Polluce,</l>
<l>e dal turbato vento</l>
<l>a difendere è intento</l>
<l>con l'ale Amor la tremolante luce;</l>
<l>e nel suo cielo ei pensa</l>
<l>che sia poi stella a gli amatori accensa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altri, ov'a pugna invita</l>
<l>il metallo canoro,</l>
<l>fa di sé ne' teatri altera mostra;</l>
<l>né ghirlanda fiorita</l>
<l>di fior d'argento e d'oro</l>
<l>il move o ricco pregio altro di giostra,</l>
<l>ma quella ch'or si mostra</l>
<l>vergine bella, ed ora</l>
<l>con un bel vel s'asconde</l>
<l>qual augellin tra fronde</l>
<l>o 'n mar delfino o 'n vaga nube aurora,</l>
<l>e ch'al pensier propone</l>
<l>altri premi, altro arringo ed altro agone.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ne gli amori del mondo</l>
<l>sento ch'in me s'indonna</l>
<l>virtù ch'in tutte l'alme or signoreggia,</l>
<l>e col desio m'ascondo</l>
<l>spesso in leggiadra gonna</l>
<l>qual nuovo Achille entro feminea greggia;</l>
<l>e sì 'l pensier vaneggia</l>
<l>che poi di veder parmi</l>
<l>chi militari spoglie</l>
<l>mi mostre e me n'invoglie,</l>
<l>ed odo un suon di tromba e corro a l'armi.</l>
<l>Alfin, del vero avvista,</l>
<l>l'alma il suo dolce error piange e s'attrista.</l>
</lg>
<lg>
<l>Misero! chi mi tragge</l>
<l>dal loco in cui Fortuna</l>
<l>via più spesso ch'Amor vien che saette?</l>
<l>Oimè! chi mi sottragge</l>
<l>a gli strali de l'una,</l>
<l>e de l'altro al ferir segno mi mette?</l>
<l>Belle ed al ciel dilette</l>
<l>suore, ch'a me sarete</l>
<l>donne non già, ma dive</l>
<l>vere e presenti e vive,</l>
<l>udite i preghi miei benigne e liete,</l>
<l>e guidate in arringo</l>
<l>me, che scherzando incontro voi m'accingo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzone, in vago monte ire a diporto</l>
<l>ambe vedrai; dì: "Brama,</l>
<l>campo qui no, ma sepoltura e fama".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>724</head>
<argument><p>Prega Bergamo e Napoli, da le quali ebbe il padre e la madre, che dimandino grazia al signor duca di Ferrara per lui.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Morì Virgilio in grembo a le sirene,</l>
<l>nacque tra' cigni: in me l'ordin si volga,</l>
<l>e me tra questi in tomba il Po raccolga</l>
<l>che pianser quello, nato in su l'arene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nacqui a numero egual d'amare pene,</l>
<l>misero; e 'l viver mio deh! non si sciolga</l>
<l>pria che de' dolci studi i frutti colga,</l>
<l>e 'l gusto appaghi alcun sapor di bene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alta patria, ov'io nacqui, almo paese</l>
<l>onde l'origin trassi, e quinci e quindi</l>
<l>porgete al mio signor voi preghi, io loda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli doppi le grazie, oblii l'offese;</l>
<l>ma se 'n rammenti il mondo, e sonar s'oda</l>
<l>sua pietate e mia fé fra Sciti ed Indi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>725</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto. A Napoli, patria de la signora Porzia Rossi sua madre.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Real città, ch'appoggi il nobil tergo</l>
<l>a l'erto monte e 'ngombri i lieti campi,</l>
<l>e co' piè vaghi poi l'arene stampi</l>
<l>e 'n mar fondi alte moli e forte albergo,</l>
</lg>
<lg>
<l>poco ne le tue lodi io spazio e m'ergo</l>
<l>ché temo il ciel turbato e i tuoni e i lampi;</l>
<l>e mi ricovro ove umiltà mi scampi</l>
<l>e rado l'onde qual palustre mergo;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma s'osassi spiegar libero volo,</l>
<l>Menfi, Babel, Corinto, Atene e Sparta</l>
<l>t'avriano invidia e chi domolle in guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu gradisci il mio affetto, e quel ch'in terra</l>
<l>nel tempio de la Fede adoro e colo,</l>
<l>fa che le grazie sue meco comparta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>726</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Real città, cui par non vede il sole</l>
<l>di beltà, di valor; ch'in sen rinchiudi</l>
<l>le ceneri onorate e gli ossi ignudi</l>
<l>di lei che mi produsse e fu tua prole;</l>
</lg>
<lg>
<l>se di Marte non pur ne l'alte scole</l>
<l>avvien che sotto l'armi aneli e sudi</l>
<l>l'illustre popol tuo, ma i dolci studi</l>
<l>ammira, e Palla e Febo in te si cole,</l>
</lg>
<lg>
<l>me, che bevvi in Permesso e ch'or ne l'alta</l>
<l>Accademia m'assisi, or ne l'oscuro</l>
<l>Liceo osai spaziar, pregando, aita,</l>
</lg>
<lg>
<l>sì che 'l signor, ch'ogni mio carme esalta,</l>
<l>torni a raccormi in servitù gradita,</l>
<l>d'anni e di stil ma più di fé maturo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>727</head>
<argument><p>Scrive a Napoli rinnovando la memoria del duca Ercole I e d'Eleonora d'Aragona sua moglie.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Real città, che 'l glorioso Alcide</l>
<l>pria raccogliesti nel suo crudo esiglio</l>
<l>e, vincitor de' tuoi, con chiaro ciglio</l>
<l>mirasti lui, com'a virtù s'arride;</l>
</lg>
<lg>
<l>tu bella oltra le belle, oltra le fide</l>
<l>fedel sposa le desti e madre al figlio;</l>
<l>e con nova ragion l'aurato giglio</l>
<l>de gli avi antichi rinnovar si vide.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'eccelsa stirpe tua, ch'ancor sospiri</l>
<l>quasi in te spenta, or con sua regia prole</l>
<l>sorger vedi nel tronco a cui s'innesta;</l>
</lg>
<lg>
<l>e l'aquile di Giove in lei rimiri</l>
<l>far nido, e bianche quella e nere questa,</l>
<l>spiegar le penne e fissar gli occhi al sole.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>728</head>
<argument><p>Al serenissimo signor duca di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Generoso signor, se mai trascorse</l>
<l>mia lingua sì che ti noiasse in parte,</l>
<l>non fu mossa dal cor, ch'a venerarte</l>
<l>devoto intende e sé per duol rimorse;</l>
</lg>
<lg>
<l>né temerari detti in lance opporse</l>
<l>debbono a quei che pensamento ed arte</l>
<l>matura ed orna od a vergate carte</l>
<l>che da te sdegno o fame d'or non torse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque lunghi castighi a brevi offese</l>
<l>dansi? e per lungo onor breve conforto</l>
<l>dar man reale in guiderdon non debbe?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur mia ragion somma è sommo torto,</l>
<l>ch'in dir di te non giunse a te, ma prese</l>
<l>onor mio stile e pregio a sé n'accrebbe.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>729</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Poi che 'l mio grave error qui mi condanna</l>
<l>a patir giuste e meritate pene,</l>
<l>e omai comprendo com'uom saggio affrene</l>
<l>l'empio furor ch'ogni veder m'appanna,</l>
</lg>
<lg>
<l>sol sento Amor che di lontan m'affanna;</l>
<l>poi nel digiuno a tormentar mi viene</l>
<l>e di povero cibo il cor sostiene</l>
<l>che col folle sperar più non s'inganna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né perché forza a questo stil mi porga</l>
<l>ond'al cantar de le mie fiamme ardisca</l>
<l>come fei già quando i tuoi cigni udia,</l>
</lg>
<lg>
<l>n'avvien però che 'l secco umor risorga;</l>
<l>anzi, signor, son quasi augel ch'invisca</l>
<l>l'ale, e poi chiuso il dolce canto oblia.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>730</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Guido Coccapani per una donna di nome Angelica amata dal duca di Ferrara.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Se al signor vostro e mio fiamma d'amore,</l>
<l>Guido, riscalda il generoso petto,</l>
<l>esser non può ch'alcun mio dolce detto</l>
<l>non desti in lui pietà del mio dolore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur, come 'l sol col mattutino albore</l>
<l>esce del salso suo profondo letto,</l>
<l>l'un con l'altro così gentil affetto</l>
<l>sempre si sveglia e 'nsieme nasce e more.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se le rime mie roche il mio pianto</l>
<l>rende, deh! non sarà ch'un'<emph>Angioletta</emph></l>
<l>le raddolcisca con leggiadri accenti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh fortunati miei sparsi lamenti,</l>
<l>se, raddolciti da soave canto,</l>
<l>farete in regio cor nobil vendetta!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>731</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Nessun nome in sospiri od in lamenti</l>
<l>risuona così dolce o 'n altre note,</l>
<l>come il bel vostro <emph>angelico</emph> percuote</l>
<l>i sensi e l'alma con soavi accenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'i vostri amorosi lumi ardenti</l>
<l>e l'aureo crine e le vermiglie gote</l>
<l>d'angelo son che da l'eterne rote</l>
<l>porti novelle a le terrene genti,</l>
</lg>
<lg>
<l>d'angelo il canto e le parole oneste</l>
<l>e 'l caro portamento e i passi e 'l riso,</l>
<l>non vi si convenia men degno nome.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur i' non so, se mentre in voi m'affiso,</l>
<l>o messaggiera de l'amor celeste,</l>
<l><emph>Angelica</emph> o pur angela vi nome.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>732</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Vaga <emph>Angioletta</emph>, s'al soave lume</l>
<l>de' tuoi begli occhi mi concede Amore</l>
<l>rasserenar le tenebre e l'orrore</l>
<l>ond'avvien che mia vita si consume,</l>
</lg>
<lg>
<l>spero vestir ancor novelle piume</l>
<l>e la traccia seguir del tuo splendore</l>
<l>da lunge, come augel che 'l novo albore</l>
<l>loda cantando e vien che se n'allume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, non ti spiaccia, o cara e vaga e bella</l>
<l>di Dio figlia e fattura, di tua luce</l>
<l>compartir tanto al mio torbido e fosco,</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'uscendo d'esta angusta e fosca cella</l>
<l>il tuo vivo splendor segua per duce</l>
<l>in qualche umil casetta o in qualche bosco.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>733</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Vaga <emph>Angioletta</emph>, nel tuo vago volto</l>
<l>si vede lo splendor del Paradiso,</l>
<l>sì che qualora il mio pensier v'affiso</l>
<l>parmi vedervi il ben tutto raccolto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, se non ch'ora un fosco nuvol folto</l>
<l>vi s'interpone e mi contende il viso,</l>
<l>spererei, rimirando in te ben fiso,</l>
<l>rasserenar il cor di doglia involto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! non ti spiaccia, <emph>Angiola</emph> bella e vaga,</l>
<l>portar le mie preghiere in parte dove</l>
<l>vi sia chi le raccoglia e le gradisca:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'ogni anima del cielo è di te vaga</l>
<l>e par che ti vagheggi e favorisca,</l>
<l>né senza te sa benigno esser Giove.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>734</head>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l><emph>Angioletta</emph> cortese,</l>
<l>odi dal terzo cielo</l>
<l>le mie calde parole e 'l vivo zelo,</l>
<l>e porta innanzi a Giove</l>
<l>le mie preghiere nove</l>
<l>sì che da lui sien con pietade intese.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>735</head>
<lg type="non-definito">
<head>6</head>
<l>Bella <emph>Angioletta</emph> da le vaghe piume,</l>
<l>prestane al grave pondo</l>
<l>tante, ch'io esca fuor di questo fondo,</l>
<l>o possa in qualche ramo</l>
<l>di te cantando dire: "Io amo, io amo".</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>736</head>
<lg type="non-definito">
<head>7</head>
<l>Questa bella <emph>Angioletta</emph></l>
<l>di qual cielo discese,</l>
<l>e di qual fiamma il dolce foco accese?</l>
<l>No 'l so; ma s'ella in terra</l>
<l>prese nulla d'umano e di mortale,</l>
<l>sappia che 'l nostro amore è vostro male,</l>
<l>e porti pace a la mia lunga guerra.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>737</head>
<lg type="sonetto">
<head>8</head>
<lg>
<l>Quell'<emph>Angelica</emph> voce che si frange</l>
<l>tra bianche perle e bei rubini ardenti,</l>
<l>sì che arrestar le stelle a' suoi concenti</l>
<l>puote e 'l sol quando ratto esce di Gange,</l>
</lg>
<lg>
<l>chieda pietà per un che canta e piange</l>
<l>gli error suoi folli e i tuoi bei rai lucenti,</l>
<l>ond'il rigor de le celesti menti</l>
<l>si tempri, e la sentenza aspra si cange.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quella bianca man, che la faretra</l>
<l>e di Febo e d'Amor spende e dispensa</l>
<l>come vuole e disarma e Marte e Giove,</l>
</lg>
<lg>
<l>esca per me del guanto e qui sue prove</l>
<l>dimostri: intanto io tromba apprendo e cetra,</l>
<l>qual odono i gran divi assisi a mensa.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>738</head>
<argument><p>Al signor cardinale Luigi d'Este.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Aspirava, signor, novo Fetonte</l>
<l>a gir sul carro de la luce adorno</l>
<l>de la mia gloria ed a portare il giorno</l>
<l>per l'alte vie del cielo a me non conte,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando ecco vidi fulminar la fronte</l>
<l>di Giove irato e 'l ciel turbarsi intorno,</l>
<l>e fulminato caddi e nel mio scorno,</l>
<l>lasso!, non mi celò fiume né fonte,</l>
</lg>
<lg>
<l>non mi pianse sorella: aspro e maligno</l>
<l>caso! Ma pur ho voce anco e parole,</l>
<l>onde mi lagni in loco imo e palustre;</l>
</lg>
<lg>
<l>e forse fia che, tua mercede, in cigno</l>
<l>alfin mi volga e 'l tuo gran volo illustre</l>
<l>segua così da lunge inverso il sole.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>739</head>
<argument><p>A le signore principesse di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Figlie d'Alcide, ad immatura morte,</l>
<l>ch'importuna m'assal, chi fa divieto?</l>
<l>Chi rompe o vince questo, o sia decreto</l>
<l>de' regi o sia del ciel, sì duro e forte?</l>
</lg>
<lg>
<l>Di cigno io nacqui e pur non ebbi in sorte</l>
<l>fratel che 'l dolce lume e 'l viver lieto</l>
<l>meco comparta, e 'ndarno esser Admeto</l>
<l>felice spererei d'alta consorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma ch'ogni ira si tempri a' vostri sguardi</l>
<l>spero, e ch'i loro influssi in me possenti</l>
<l>sian più del ciel, se in me pietà li gira:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché Lucifero a voi sorger si mira</l>
<l>più tosto, Espero a voi cader più tardi,</l>
<l>correr Boote e i corsi il sol far lenti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>740</head>
<argument><p>A le medesime.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Figlie del grande Alcide, ed è pur vero,</l>
<l>o 'l creder nostro è pronto a quel che piace,</l>
<l>ch'Amor pietose del mio duol vi face?</l>
<l>Duol fortunato! altro piacer non chero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Duol fortunato! s'io languisco e pero,</l>
<l>la cagion che m'accora e che mi sface</l>
<l>rende immortal la morte e me vivace</l>
<l>ne le mie morti e ne le morti altero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tizio sarei che 'l rinascente core</l>
<l>porge a l'augello, o quel ch'a gli alti giri</l>
<l>furò le fiamme con la destra ardita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma rinasco al gioir: chi fia ch'ammiri</l>
<l>che gli dei cangi e gli elementi Amore,</l>
<l>se piacer fa il tormento e 'l morir vita?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>741</head>
<argument><p>A la signora Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Cantai già lieto e ricercai nel canto</l>
<l>gloria più cara a me che l'oro a Mida,</l>
<l>or piango mesto e 'n dolorose strida</l>
<l>chiedo pietà via più ch'onore e vanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Donna, che se mai piangi entro 'l tuo pianto</l>
<l>dolce ed amaro Amor dolce par rida</l>
<l>e tra gli umidi fior scherzi e s'assida</l>
<l>l'ombra d'un bel vel tra 'l seno e 'l manto,</l>
</lg>
<lg>
<l>de' begli occhi una stilla a le mie rime</l>
<l>sarebbe caro pregio, alta ventura,</l>
<l>ond'elle ancor n'andriano altere e prime:</l>
</lg>
<lg>
<l>che né pianta d'Alcide ambra sì pura</l>
<l>forma, né monte in su l'alpestri cime</l>
<l>sì bel cristallo e prezioso indura.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>742</head>
<argument><p>A la medesima.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Se 'l mio Marte non ha Ciprigna alcuna</l>
<l>che gli scinga la spada e l'ira acqueti</l>
<l>e, i torbidi pensier volgendo in lieti,</l>
<l>gli sereni la faccia oscura e bruna,</l>
</lg>
<lg>
<l>e se 'l mio Giove, allor che strali aduna</l>
<l>contra chi violò gli alti decreti,</l>
<l>fanciul che con gli scettri e co' divieti</l>
<l>scherzi non ha, né gioia altra importuna;</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, suora sua, ch'in maestade e in senno</l>
<l>sei Giunon nova e Palla, almen de l'armi</l>
<l>e de' fulmini lui, pregando, spoglia;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, mentre regge i popoli col cenno,</l>
<l>fra' lor tributi i nostri anco raccoglia,</l>
<l>ch'omaggio son di cor divoto i carmi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>743</head>
<argument><p>A la medesima.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Saggia Minerva mia, che 'l fiero Marte,</l>
<l>che forsennato pur vaneggia ed erra,</l>
<l>freni a tua voglia e soggiogato in guerra</l>
<l>spesso il rinchiudi in fosca e chiusa parte,</l>
</lg>
<lg>
<l>se, come suol, senza ragion, senz'arte</l>
<l>ver me la spada furioso afferra,</l>
<l>tu l'asta opponi e lui respinto a terra</l>
<l>reprimi e calca; io vergherò le carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>O pur qual già sotto l'eccelse mura</l>
<l>di Troia, contra lui, contra l'amante,</l>
<l>Tidide tuo vittorioso festi,</l>
</lg>
<lg>
<l>tal me, non di vil ferro o di diamante,</l>
<l>ma di belle immortali arme celesti</l>
<l>orna, affida, rinforza e rassicura.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>744</head>
<argument><p>A Guglielmo Gonzaga, duca di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Chiaro Guglielmo, io prigioniero ed egro</l>
<l>languisco a piè del nobile Elicona</l>
<l>e 'n cima la bramata alta corona</l>
<l>veggio, ma non però, lasso! m'allegro:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché un stupor, un torpore, un timor pegro</l>
<l>m'agghiaccia e 'ndarno al corso altri mi sprona,</l>
<l>ché, se per mio conforto alcun ragiona,</l>
<l>non segue effetto poi scemo od integro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! se ti cal de l'arti o de gl'ingegni,</l>
<l>fa che a l'arte onde Febo i nomi eterna</l>
<l>l'altra che avviva i corpi or me avvalore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né 'l mio sperar, né 'l mio pregar si scherna,</l>
<l>ed a' tuoi preghi il mio signor non sdegni</l>
<l>che la mia fé con la sua gloria onore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>745</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Glorioso Guglielmo, a cui di prole</l>
<l>sì bella amico il ciel fu sì cortese</l>
<l>che tien la notte a vagheggiar intese</l>
<l>l'auree sue luci e vi si specchia il sole:</l>
</lg>
<lg>
<l>così qual vite ad olmo avvinta suole</l>
<l>poggiar feconda o dimostrar sospese</l>
<l>le colorite gemme al caldo mese</l>
<l>in cui d'Augusto il nome anco si cole,</l>
</lg>
<lg>
<l>cresca l'una tua figlia e l'altra a regio</l>
<l>sposo la sua virginità maturi,</l>
<l>e mieta gloria anzi il suo maggio il figlio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mira il mio precipizio e i casi duri;</l>
<l>e su la fé, che invitta è nel periglio,</l>
<l>sia fondator di mia fortuna egregio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>746</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Glorioso Guglielmo, in cui l'antica</l>
<l>de' grandi avi virtù si rinnovella,</l>
<l>e se ne fa la nostra età più bella</l>
<l>e ne divien del valor prisco amica,</l>
</lg>
<lg>
<l>vedi ch'or fatta n'ha pietà nemica</l>
<l>folle mio fato, empia fortuna e fella,</l>
<l>e tra gli orror d'inestricabil cella</l>
<l>me quasi in novo laberinto intrica.</l>
</lg>
<lg>
<l>I ciechi avvolgimenti il tuo favore</l>
<l>spieghi ed illustri; il successor d'Alcide</l>
<l>a me vita, a te doni i falli nostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! non voler che meschi il mio dolore,</l>
<l>or ch'a l'altra tua figlia Imeneo ride,</l>
<l>tragico pianto e sangue infra gl'inchiostri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>747</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Signor, nel precipizio ove mi spinse</l>
<l>Fortuna, ognor più caggio in ver gli abissi,</l>
<l>né quinci ancora alcun mio prego udissi,</l>
<l>né volto di pietà per me si pinse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben veggio il sol, ma qual talora il cinse</l>
<l>oscuro velo in tenebroso eclissi;</l>
<l>e veggio in cielo i lumi erranti e fissi:</l>
<l>ma chi d'atro pallor così li tinse?</l>
</lg>
<lg>
<l>Or dal profondo oscuro a te mi volgo</l>
<l>e grido: "A me, nel mio gran caso indegno,</l>
<l>dammi, che puoi, la destra e mi solleva;</l>
</lg>
<lg>
<l>ed a quel peso vil che sì l'aggreva</l>
<l>sottraggi l'ale del veloce ingegno,</l>
<l>e volar mi vedrai lunge dal volgo".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>748</head>
<argument><p>Ringrazia il signor duca di Mantova di duecento scudi mandatigli a donare e di due albere con un ottimo rimedio a la sua sanità.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La tua grazia, signor, che si comparte</l>
<l>in me sì larga, è tal ch'io me 'n riempio</l>
<l>e i difetti e i desiri insieme adempio,</l>
<l>e perché torni a te da me non parte,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma de l'animo tien la miglior parte;</l>
<l>e 'n lui t'amo ed onoro e ti contempio,</l>
<l>mentre rimembro ogni cortese esempio</l>
<l>ch'abbian le greche e le romane carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deriva ella da te pur come scende</l>
<l>raggio da sol, la cui diurna luce</l>
<l>nulla è giammai ch'impoverisca o sceme;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quasi raggio ancora a te la rende</l>
<l>l'animo grato, o grazioso duce,</l>
<l>e quasi frutto a chi vi sparge il seme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>749</head>
<argument><p><add resp="ed">Invoca la memoria de la duchessa Barbara d'Austria.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Alma real, ch'al mio signor diletta</l>
<l>fusti così, che 'l nodo onde ti volse</l>
<l>seco accoppiar Amor non si disciolse</l>
<l>con l'altro ond'eri al tuo mortal soggetta,</l>
</lg>
<lg>
<l>se tu nel cielo, in quella gloria eletta</l>
<l>in cui per merto il tuo gran Re t'accolse,</l>
<l>miri 'l bel loco onde partir ti dolse</l>
<l>e quel signor che gli occhi anco t'alletta;</l>
</lg>
<lg>
<l>ei per te desioso ancor sospira,</l>
<l>e nel bel letto i tuoi vestigi impressi</l>
<l>bagna di pianto ancor, sposo novello;</l>
</lg>
<lg>
<l>e del tuo amor idol leggiadro e bello</l>
<l>è questo, onde gioisce e luce e spira</l>
<l>con tuoi gran raggi e con tuoi spirti stessi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>750</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quell'onorato nodo, alma immortale,</l>
<l>che te col forte Alfonso in terra strinse,</l>
<l>sciolse colei che 'l tuo mortale scinse</l>
<l>ond'al ciel dispiegasti ambe due l'ale;</l>
</lg>
<lg>
<l>e s'a celeste spirito pur cale</l>
<l>d'amor terreno, or ti sovvien ch'ei tinse</l>
<l>di morte il volto il dì ch'ella t'estinse</l>
<l>e ch'ebbe affanno a la tua doglia eguale.</l>
</lg>
<lg>
<l>E giusto fu che, se l'amore adegua</l>
<l>ogni disuguaglianza, in voi facesse</l>
<l>del tuo partir estremo il dolor pari.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, perché tardi il presto volo ei segua,</l>
<l>chi pria l'avvinse un altro nodo or tesse</l>
<l>de' preziosi stami a te sì cari.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>751</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Quest'urna il velo prezioso asconde</l>
<l>ch'in terra ricoperse alma celeste,</l>
<l>ch'ora di raggi di quel Sol si veste</l>
<l>ch'al sol dà luce e non ha luce altronde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Spargete arabi odor, leggiadre fronde,</l>
<l>narciso e croco, o ninfe ardite e preste,</l>
<l>su' bianchi marmi, mentr'io verso queste</l>
<l>lagrime in loro e rigo il suol con l'onde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per sé germoglierà la terra i fiori,</l>
<l>e per sé nasceranvi i lauri e i mirti,</l>
<l>e i cigni al canto addolciranvi i venti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l gran barbaro nome, in dolci accenti</l>
<l>diffuso al mondo, avrà perpetui onori</l>
<l>da peregrini ingegni e chiari spirti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>752</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add> Al signor Giulio Cesare Gualengo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Mentre ch'alberga ne la reggia antica,</l>
<l>là dove suole i duci estrani e i regi,</l>
<l>il signor vostro peregrini egregi</l>
<l>con lieta fronte ed accoglienza amica;</l>
</lg>
<lg>
<l>deh! chi sarà che sospirando dica:</l>
<l>"Qui già Barbara visse, e fu tra' pregi</l>
<l>de gli avi umil così come chi pregi</l>
<l>più maritale amore e fé pudica"?</l>
</lg>
<lg>
<l>E qui con dolor lungo egra contese,</l>
<l>quasi in campo di morte; e quindi poi</l>
<l>da la guerra al trionfo ascese in cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or qui, dove depose il suo bel velo,</l>
<l>fra gli augusti si nomi e fra gli eroi,</l>
<l>e là, tra voi, dov'ella in prima il prese.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>753</head>
<argument><p>A la signora Margherita Turchi Bentivoglio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Se tra le fiere braccia il vecchio padre,</l>
<l>donna bella e pudica, unqua t'accoglie</l>
<l>e liba i baci tuoi con quelle voglie</l>
<l>onde Giove baciò d'Enea la madre,</l>
</lg>
<lg>
<l>prega 'l che a l'opre sue grandi e leggiadre</l>
<l>(onde viene ch'Amor sovente invoglie</l>
<l>un cor gentil de l'onorate spoglie</l>
<l>ch'ei riportò da le nemiche squadre)</l>
</lg>
<lg>
<l>non pensi i miei tormenti e 'lungo strazio</l>
<l>giunger, quasi gran fregio; e non impruni</l>
<l>mai sempre a' preghi miei questo e quel varco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pensi partir, d'avere e d'anni carco,</l>
<l>da' conviti, dal mondo e da' digiuni,</l>
<l>qual da la mensa uom temperato e sazio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>754</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Così nel letto, ove de l'arme stanco</l>
<l>nel casto sen raccogli il fido sposo</l>
<l>(ei non ricopra mai furto amoroso,</l>
<l>né l'orma il segni mai d'estranio fianco),</l>
</lg>
<lg>
<l>di presta aita o di pietade almanco</l>
<l>sii cortese al mio orror: ch'egro non oso</l>
<l>premer le piume e cerco invan riposo</l>
<l>ora sul lato destro, ora sul manco.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'ira di là su forse m'afflige,</l>
<l>gli occhi pietosi lagrimando al cielo</l>
<l>volgi, e con dolci spirti i dolci preghi:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'a' detti ed al bel pianto entro al bel velo</l>
<l>accolto spero che si plachi e pieghi,</l>
<l>non solo il ciel, ma Flegetonte e Stige.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>755</head>
<argument><p>Al signor don Pietro de' Medici.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Magnanimo signor, che già ne l'arte</l>
<l>di battaglia e di pace e gli avi e 'l padre</l>
<l>agguagli, e ne l'imprese alte e leggiadre</l>
<l>Palla per duce e per compagno hai Marte,</l>
</lg>
<lg>
<l>mentr'io solingo in fosca e chiusa parte</l>
<l>ombre sol miro e larve oscure ed adre,</l>
<l>veggio il grand'idol tuo ch'aprir le squadre</l>
<l>mi sembra, e movo per vergar le carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma mi rattengo poi che 'l ver si scopre</l>
<l>per non ornar un simulacro indarno</l>
<l>di vana pompa e di mentiti fregi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh! piaccia al ciel che le tue nobil opre</l>
<l>veggia al sol chiare, e 'n su la riva d'Arno</l>
<l>lusinghi i figli al suon de' tuoi gran pregi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>756</head>
<argument><p>Prega l'Aure che portino le sue preghiere al serenissimo principe di Toscana Filippo de' Medici.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>O figlie de la terra,</l>
<l>compagne de l'aurora,</l>
<l>Aure, de l'aria albergatrici erranti,</l>
<l>che qui, dove mi serra</l>
<l>duro destin, talora</l>
<l>date audienza a' miei noiosi pianti;</l>
<l>o de gli afflitti amanti</l>
<l>secretarie cortesi;</l>
<l>de l'Amor messaggere</l>
<l>fide, caute e leggere,</l>
<l>che là portate i lor sospiri accesi</l>
<l>e i lamenti e le doglie</l>
<l>ov'è chi li ode e con pietà li accoglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>io, che tanto più sono</l>
<l>d'ogni amante infelice</l>
<l>quanto odio è più d'amor pronto a far danno,</l>
<l>Aure, in voi spargo il suono</l>
<l>che del mio petto elice</l>
<l>or giusto sdegno ed or non giusto affanno.</l>
<l>Non d'un soave inganno</l>
<l>di voce lusinghiera,</l>
<l>non d'un guardo furtivo,</l>
<l>non d'un sembiante schivo,</l>
<l>non d'una fronte rigida e severa,</l>
<l>non d'un guanto, o d'un velo</l>
<l>che gigli copra e rose, i' mi querelo;</l>
</lg>
<lg>
<l>misero! ma mi doglio</l>
<l>de' più novi tormenti</l>
<l>ch'abbia il regno de l'odio o de la sorte,</l>
<l>e veggio farsi scoglio</l>
<l>pietade a' miei lamenti,</l>
<l>tinta nel volto di pallor di morte;</l>
<l>né posso aprir le porte</l>
<l>di questo vivo inferno,</l>
<l>ove son de gli errori</l>
<l>gli angioli i punitori,</l>
<l>perch'io sfoghi cantando il duolo interno,</l>
<l>novo Orfeo, con la cetra,</l>
<l>tanto la mia Proserpina s'impetra!</l>
</lg>
<lg>
<l>Aure, a cui parte alcuna</l>
<l>non si serra, e che l'ale</l>
<l>dispiegate da l'uno a l'altro polo,</l>
<l>là 've già fuor di cuna</l>
<l>segna fanciul reale</l>
<l>con non sicure ancor vestigia il suolo,</l>
<l>drizzate il pronto volo,</l>
<l>e mormorar mie note</l>
<l>col suon de' vostri spirti</l>
<l>tra fiori e lauri e mirti</l>
<l>del magnanimo Cosmo oda il nipote,</l>
<l>e pietosi i miei duoli</l>
<l>d'Arno alternino i cigni e gli usignoli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quivi il mio nome intenda</l>
<l>da la nutrice, o s'ella</l>
<l>figlia è del sonno o s'è di sue compagne;</l>
<l>ed a formar l'apprenda</l>
<l>con lingua a la mammella</l>
<l>usa che ancor da lei non si scompagne;</l>
<l>né per pietà si lagne,</l>
<l>né versi alcuna stilla</l>
<l>sovra la mia sciagura,</l>
<l>ché la sua gioia pura</l>
<l>non desio che per me sia men tranquilla;</l>
<l>ma per segno di pianto</l>
<l>sol mostri gli occhi rugiadosi alquanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E riguardando il padre</l>
<l>sembri almen che gli dica:</l>
<l>"Signor, perché s'invidia a gli anni miei</l>
<l>chi l'opre tue leggiadre</l>
<l>tolga a morte nemica,</l>
<l>e 'n fra gli eroi le sacri e i semidei?</l>
<l>Chi de gli avi i trofei,</l>
<l>le palme e le corone</l>
<l>orni di stelle eterne?</l>
<l>Chi le chiome materne</l>
<l>raffiguri nel ciel, novo Conone?</l>
<l>Chi m'inviti con carmi</l>
<l>dietro a chi per età precorre a l'armi?"</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, non lunge a la città de' fiori</l>
<l>sorge un bel Poggio ameno:</l>
<l>ivi il fanciullo è de le Grazie in seno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>757</head>
<argument><p><add resp="ed">A una gentildonna che lo visitò in S. Anna.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Donna bella e gentil, che di tua vista</l>
<l>dolce e leggiadra i miei martir consoli,</l>
<l>e così del mio duol meco ti duoli</l>
<l>che si fa nel tuo duol l'alma men trista,</l>
</lg>
<lg>
<l>ben parmi che pietà con amor mista</l>
<l>giri ver me soavemente i soli</l>
<l>de' tuoi begli occhi, e, mentre il core involi</l>
<l>a' suoi pensier, fede il tuo dire acquista;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma tosto poscia di fallace errore</l>
<l>teme e s'adombra e di prigion sospetta,</l>
<l>quanto fallace più tanto più lunga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né credo più che novo stral mi punga,</l>
<l>se, discendendo pria da gli occhi al core,</l>
<l>con l'altrui piaghe Amor non mi saetta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>758</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quel giorno che pietà, donna, vi spinse</l>
<l>a consolar di sguardi e di parole</l>
<l>pensoso prigionier ch'egro si duole,</l>
<l>stato foss'io là 'v'ella non s'infinse:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché visto avrei che di pallor vi tinse</l>
<l>le guancie sì che vergini viole</l>
<l>in verde prato o 'n fresca riva il sole</l>
<l>di più vaghi color unqua non pinse,</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'nsieme udito il suon che 'l dolor molce:</l>
<l>fortunato dolor, s'avvien che 'l tempre</l>
<l>di sì soavi accenti il puro affetto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! io ben mi torrei di viver sempre</l>
<l>in angusta prigion con voi ristretto,</l>
<l>ché voi la mia fareste e cara e dolce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>759</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Quando miro le stelle,</l>
<l>s'aman, dico, là suso;</l>
<l>aprasi la prigione ove son chiuso,</l>
<l>quella in cui da natura</l>
<l>l'anima pargoletta</l>
<l>fu con gentili e cari nodi astretta.</l>
<l>Ma, quando via più belle,</l>
<l>vostre luci rimiro</l>
<l>volgersi a me con amoroso giro,</l>
<l>s'apra l'altra più dura</l>
<l>in cui sorte mi tiene</l>
<l>lunge, dico, da voi, luci serene.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>760</head>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Quant'io sono infelice</l>
<l>tanto voi bella sete,</l>
<l>e con gli occhi il mio duol temprar potete.</l>
<l>Né miracol né mostro</l>
<l>altro è di noi maggiore;</l>
<l>io di fortuna mostro e voi d'Amore.</l>
<l>Ma, se ad un guardo vostro</l>
<l>in me pur tanto lice,</l>
<l>debbo sperar giammai d'esser felice?</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>761</head>
<argument><p><add resp="ed">Risposta ad Ercole Cavalletto.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se d'alma vaga e da stupor confusa</l>
<l>maravigliar si puote, io non vi celo</l>
<l>ch'è tal la mia, ch'in Elicona e in Delo</l>
<l>sua chiara fama un tempo v'ha diffusa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Misera or langue e la sua nobil musa</l>
<l>or da Parnaso chiama ed or dal cielo</l>
<l>che non risponde, e tra 'l rigore e 'l gelo</l>
<l>non l'è, come solea, sua grazia infusa.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se vergo e rivolgo or queste carte</l>
<l>or quelle, è proprio sforzo; e pur canora</l>
<l>tromba rischiaro indarno al fiero Marte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, se può prego alcun di nobil core,</l>
<l>per me pregate e Febo e Pan e Flora</l>
<l>e, sovra tutti, il signor nostro Amore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>762</head>
<argument><p><add resp="ed">A... D'Avalos.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se colà, donde questa spoglia inferma</l>
<l>trassi, suona il mio nome e de' miei detti</l>
<l>si fa conserva tra gl'ingegni eletti,</l>
<l>Davalo, come a me la fama afferma,</l>
</lg>
<lg>
<l>ben io me 'n vanto, ed in solinga ed erma</l>
<l>parte, ove gli occhi o fonte o selva alletti,</l>
<l>bramo con voi partir l'ore e gli affetti</l>
<l>de l'alma mia che ne' suoi moti è ferma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quell'alto voler che sì tenace</l>
<l>in lei si volve a voi fora molesto</l>
<l>e troveria contesa anzi ch'amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur sia che può: ché guerra stimo e pace</l>
<l>quasi egualmente, e in quello stato e in questo</l>
<l>felice chi ben vive e chi ben more.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>763</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Benché oscura prigion da te sì lunge,</l>
<l>privo di libertà, mi cinga intorno</l>
<l>d'invisibil catena, e infausto giorno</l>
<l>lunghe a le notti mie tenebre aggiunge,</l>
</lg>
<lg>
<l>pur fin di qua la nobil gloria giunge</l>
<l>di tua fama reale il chiaro corno,</l>
<l>tal che hanno di tuoi lodi invido scorno</l>
<l>quei che da noi la Tana anco disgiunge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or sicuro il tuo nome i dubbi varchi</l>
<l>del tempo velocissimo non pave,</l>
<l>che dar suole a virtù noiosi incarchi:</l>
</lg>
<lg>
<l>meta di dolce invidia il cor non have,</l>
<l>se 'l torbido ocean sicura varchi</l>
<l>de l'umane speranze altera <emph>nave</emph>.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>764</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Raffaello Gualterotti. Risposta.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Scrissi di vera impresa e d'eroi veri,</l>
<l>ma li accrebbi ed ornai, quasi pittore</l>
<l>che finga altrui di quel che gli è maggiore,</l>
<l>di più vaghi sembianti e di più alteri;</l>
</lg>
<lg>
<l>poscia con occhi rimirai severi</l>
<l>l'opra, e la forma a me spiacque e 'l colore,</l>
<l>e s'altra ne formai, mastro migliore,</l>
<l>non so se colorirla in carte io speri:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'egro e stanco da gli anni, ove più rare</l>
<l>tenti le rime far, men piaccion elle,</l>
<l>e 'n minor pregio io son che già non era;</l>
</lg>
<lg>
<l>pur non langue la mente e prigioniera</l>
<l>esce dal carcer suo; né quel che pare,</l>
<l>ma l'orme scorge e vere e pure e belle.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>765</head>
<argument><p>Loda il signor Luigi e Carlo Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Luigi e Carlo, incontra 'l ciel le fronti</l>
<l>ben potevate alzar, qual Capaneo</l>
<l>che l'alte mura scosse, onde cadeo</l>
<l>quando i fulmini Giove ebbe sì pronti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e potevate monti imporre a monti</l>
<l>d'Encelado non meno e di Tifeo;</l>
<l>ma in voi pietà più che furor poteo,</l>
<l>che vi fece egualmente illustri e conti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nati d'un sangue, il sangue incontra a gli empi</l>
<l>spendeste, e l'Oglio quasi al Mincio eguale</l>
<l>ne la gloria rendeste e ne gli onori:</l>
</lg>
<lg>
<l>mille insegne la fama a' vostri tempi</l>
<l>sospese e mille palme e mille allori,</l>
<l>mille trombe per voi stancò e mille ale.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>766</head>
<argument><p>Ne la venuta del signor principe di Mantova Vincenzo Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Or che da le native a queste sponde</l>
<l>se 'n viene il bel Vincenzo, il Mincio vago</l>
<l>più volentieri dal suo quieto lago</l>
<l>porta tributo al Po d'arene e d'onde;</l>
</lg>
<lg>
<l>e l'une rende sì purgate e monde</l>
<l>che l'Oglio e l'Ambro è men lucente e vago,</l>
<l>l'altre affina così che l'Ermo e il Tago</l>
<l>non l'ha più ricche, né tant'oro asconde:</l>
</lg>
<lg>
<l>miracoli, onde il ciel par che l'onori</l>
<l>e la natura a prova, ed a i suoi regni</l>
<l>sembra che mormorando il mar l'inviti,</l>
</lg>
<lg>
<l>e dica: "Placo a te l'ira e gli sdegni</l>
<l>e raddolcisco l'acque e infioro i liti,</l>
<l>e t'offro il gran tridente e i miei tesori".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>767</head>
<argument><p>Loda l'Accademia de gli Innominati di Parma e il signor principe Ranuccio Farnese che n'è protettore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l><emph>Innominata</emph> ma famosa schiera</l>
<l>di scelti ingegni, che i gran nomi illustri</l>
<l>con gloria tal che per girar de' lustri</l>
<l>non diverrà men bella o meno altera;</l>
</lg>
<lg>
<l>sì come col passar di primavera</l>
<l>caggiono a terra i candidi ligustri,</l>
<l>così col grido van de' molti illustri</l>
<l>ogni pregio volgare avvien che pera;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quelli solo non caduchi onori</l>
<l>sono che in dotte carte altrui conserva,</l>
<l>ove Ranuccio avrà perpetua vita</l>
</lg>
<lg>
<l>per opra tua, che i suoi celesti fiori</l>
<l>vi sacri insieme, e par ch'ella sì serva</l>
<l>che ciascun'altra è men a lui gradita.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>768</head>
<argument><p>Ne la solennità di S. Antonio di Padova prega quel glorioso santo che sia propizio a i signori Accademici di Parma che si raccogliono quel giorno per celebrare la sua festa.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Divo, ch'avesti già la nobil cuna</l>
<l>de l'Ocean ne l'arenosa sponda,</l>
<l>ed hai la tomba ove con placid'onda</l>
<l>corre la Brenta al mar tacita e bruna,</l>
</lg>
<lg>
<l>questa schiera immortal, che si raduna</l>
<l>per celebrarti il dì che verde fronda</l>
<l>le marmoree porte orna e circonda,</l>
<l>difendi sempre da crudel fortuna,</l>
</lg>
<lg>
<l>e disgombra, che puoi, l'ire e gli sdegni</l>
<l>d'empio destin: ché, s'a' divoti altari</l>
<l>ti sono accese cento faci e cento,</l>
</lg>
<lg>
<l>altrettanti famosi ed alti ingegni</l>
<l>risplendon qui con raggi assai più chiari</l>
<l>e fan del nome tuo novo concento.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>769</head>
<argument><p><add resp="ed">Ne le nozze di Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova, con Margherita Farnese, principessa di Parma.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Or che si compra avventuroso il Taro</l>
<l>con la più bella e vaga <emph>margherita</emph></l>
<l>che sia di conca preziosa uscita</l>
<l>genero eletto e desiato e caro,</l>
</lg>
<lg>
<l>io qui le rime al nome suo rischiaro</l>
<l>com'egli l'onde, e là 've Amor m'invita</l>
<l>bramo veder la real coppia unita</l>
<l>sotto aspetto del ciel felice e chiaro:</l>
</lg>
<lg>
<l>veder regi ed eroi, teatri ed armi,</l>
<l>e 'l ciel le nozze ad onorar intento</l>
<l>come quelle di Teti e di Peleo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, mentre al bel Vincenzo in lieti carmi</l>
<l>chiama le caste vergini Imeneo,</l>
<l>rispondere alternando al bel concento.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>770</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Né di feconda conca in ricco mare</l>
<l>perla uscì mai sì luminosa e bella,</l>
<l>né sì vago monil giammai fece ella</l>
<l>a l'altre unita preziose e care,</l>
</lg>
<lg>
<l>come costei ch'aver simil non pare</l>
<l>di regio albergo esce in età novella,</l>
<l>né gemma pur fra l'altre par, ma stella</l>
<l>che risplenda nel ciel fra le men chiare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quella ch'innanzi l'alba in oriente</l>
<l>l'alme amorose a sospirar invita</l>
<l>e riede poi con Imeneo la sera,</l>
</lg>
<lg>
<l>somiglia appunto in giovenile schiera</l>
<l>preziosa e mirabil <emph>Margherita</emph>,</l>
<l>la fronte e gli occhi candida e lucente.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>771</head>
<argument><p>Al signor cardinale Albano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>O de' purpurei padri e de l'impero</l>
<l>sacro di Cristo onore alto e sostegno,</l>
<l>che di seder in Vatican sei degno</l>
<l>di tre corone e del gran manto altero,</l>
</lg>
<lg>
<l>così al tuo merto il cielo arrida e Piero</l>
<l>ti dia le chiavi del beato regno:</l>
<l>l'ozio mio vile e 'l mio squallore indegno</l>
<l>mira e n'avrai pietade, o ch'io la spero.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se non giunge a te dal carcer cieco</l>
<l>la voce mia, dal suo sepolcro almeno</l>
<l>odi il paterno mio cenere e l'ombra:</l>
</lg>
<lg>
<l>"Chi t'invidia a la luce ed al sereno?</l>
<l>chi ne la tua la nostra gloria adombra?</l>
<l>Io pur, figlio, in te vivo e spiro teco!"</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>772</head>
<argument><p>Si duole col signor cardinale Albano di non aver possuto far la sepoltura al signor Bernardo Tasso suo padre.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Alban, l'ossa paterne anco non serra</l>
<l>tomba di peregrini e bianchi marmi</l>
<l>di prosa adorna o di leggiadri carmi,</l>
<l>ma in alto sen l'involve oscura terra:</l>
</lg>
<lg>
<l>lasso! e pietà, ch'in onorar non erra</l>
<l>i nomi amati, potea pur dettarmi:</l>
<l>"Il Tasso è questi, che tra regi ed armi</l>
<l>cantò amor favoloso e finta guerra".</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed oprò molto e seppe, e 'n nobil tempio</l>
<l>potea ornarne il sepolcro, ove passando</l>
<l>il dimostrasse il peregrino a dito;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma lo vietò dura fortuna: or quando</l>
<l>fia pieno il mio desir che tardi adempio?</l>
<l>Sia per te pago in terra e 'n ciel gradito.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>773</head>
<argument><p>Loda monsignor illustrissinso e reverendissimo cardinal Albano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>L'alta città d'Adria reina altera</l>
<l>onorò tuo valore, ond'or si duole</l>
<l>d'essere scema e più stimar non suole</l>
<l>la virtù cittadina e la straniera.</l>
</lg>
<lg>
<l>E per canuta mente in lei non era</l>
<l>e per vigor d'ingegno e di parole</l>
<l>fra que' gentili ch'ella ammira e cole</l>
<l>alcun più chiaro per bontà sincera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né per trofei né per nemiche spoglie</l>
<l>cotanto s'avanzò guerriero estrano,</l>
<l>quanto tu per la lingua e per lo senno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur al fin Roma, ch'i più degni accoglie,</l>
<l>tuoi pregi accrebbe e sacro in Vaticano</l>
<l>t'offerse a lui che regge il cielo a cenno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>774</head>
<argument><p>Al serenissimo don Giovanni d'Austria.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel che d'Europa col mirabil ponte</l>
<l>a l'Asia giunse e su le strade ondose</l>
<l>guidò cavalli ed armi e le sassose</l>
<l>fé piane a' legni, aperto al mare un monte,</l>
</lg>
<lg>
<l>ingiurioso con percosse ed onte,</l>
<l>com'a lui parve, i ceppi a Nettun pose,</l>
<l>tal dianzi il Trace vincitor propose</l>
<l>far servo il mar con minaccevol fronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già minacciava il giogo e le catene</l>
<l>a' lidi non ch'a l'acque, allor che volto</l>
<l>in fuga rinnovò l'antico esempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu, che lui fugasti, in quali arene</l>
<l>o 'n qual libera terra or sei sepolto?</l>
<l>qual trofeo s'erge in tua memoria o tempio?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>775</head>
<argument><p>In morte de la signora Margherita Bentivoglio Turchi.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Non è questo un morire,</l>
<l>immortal Margherita,</l>
<l>ma un passar anzi tempo a l'altra vita;</l>
<l>né de l'ignota via</l>
<l>duol ti scolori o tema,</l>
<l>ma sol pietà per la partenza estrema.</l>
<l>Di noi pensosa e pia,</l>
<l>di te lieta e sicura,</l>
<l>t'accomiati dal mondo, anima pura.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>776</head>
<argument><p>Al signor cavaliere Ercole Cato. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Quella che nome aver di dea non merta,</l>
<l>ne l'instabil suo regno il bene e 'l male</l>
<l>che dal celeste scende ordin fatale</l>
<l>sovente varia e mesce e nulla accerta:</l>
</lg>
<lg>
<l>onde perch'aspramente io già sofferta</l>
<l>abbia più d'una piaga di suo strale,</l>
<l>la spero amica, e, s'anco io non l'ho tale,</l>
<l>l'anima ho contra lei d'arme coperta.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se fia mai che di turbarmi cessi</l>
<l>Fortuna, o ch'uso renda almen leggieri</l>
<l>i novi arnesi onde s'è l'alma armata,</l>
</lg>
<lg>
<l>volerò fors'ancora ov'io m'appressi</l>
<l>a quel ch'alzò d'immortai piume alata</l>
<l>giust'ira al ciel sovra non giusti imperi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>777</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo. Risposta seconda.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Cato, vostra virtù chiusa o scoverta</l>
<l>di sé gode in se stessa, e premio eguale</l>
<l>fuor di sé non ritrova: or in me quale</l>
<l>ella si sia non l'ho ne l'opre aperta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben par ch'uso e ragione in me converta</l>
<l>gli affetti in meglio, e se talor m'assale</l>
<l>d'alto Fortuna, por bramo in non cale</l>
<l>la vita incontra lei poggiando a l'erta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor chi m'odia più fia che confessi</l>
<l>che non langue fortezza a' colpi feri,</l>
<l>né cade e 'nvitta resta anco atterrata.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur anzi chiedo pace; e s'altri fessi</l>
<l>più glorioso per virtù provata,</l>
<l>gloria minor ma lieta avvien ch'io speri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>778</head>
<argument><p><add resp="ed">In lode de la signora Pandolfina...</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna gentile ne le verdi sponde</l>
<l>d'Adige alberga, ed or pensosa siede</l>
<l>su l'erba fresca, or lava il bianco piede,</l>
<l>or un leggiadro vel ne le bell'onde;</l>
</lg>
<lg>
<l>or vaga pianta dispogliar di fronde,</l>
<l>or a' prati di fior care far prede,</l>
<l>or di questi e di quelle ordir si vede</l>
<l>lieta ghirlanda a le sue trecce bionde;</l>
</lg>
<lg>
<l>or par ninfa di selva ed or di fiume,</l>
<l>se non quanto più schiva e più severa</l>
<l>si mostra al suon di canna o di siringa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fia ch'ella muti mai l'aspro costume?</l>
<l>Oh ch'io la tragga al suon, come lusinga</l>
<l>od Arion o <emph>Pan</emph>, <emph>delfin</emph> o fera!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>779</head>
<argument><p>Ne la venuta dell'imperatrice in Italia loda li signor duca di Ferrara ed il signor Sperone ch'erano in l'istesso tempo in Padova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>A la figlia di Carlo, augusta madre</l>
<l>di fortunati e gloriosi regi,</l>
<l>mostrerà marmi de' suoi mastri egregi</l>
<l>l'Italia o di colori opre leggiadre?</l>
</lg>
<lg>
<l>O navi armate ed ordinate squadre,</l>
<l>o tempi o scuole, od altro onde si fregi?</l>
<l>Duo mostri a lei de' suoi maggiori pregi,</l>
<l>d'Alcide il figlio e de gli studi il padre.</l>
</lg>
<lg>
<l>E le dirà: "Per questi anco d'impero</l>
<l>degna mi stimo; e se pur serva, in modo</l>
<l>serva son io che comandare insegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'un del sapere, e del valor primiero</l>
<l>esempio è l'altro; e me ne glorio e lodo,</l>
<l>ma d'inchinarli a te non mi disdegno".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>780</head>
<argument><p><add resp="ed">A donna Marfisa d'Este Cybo per il suo parto prossimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Visiti il tempio a passi tardi e lenti,</l>
<l>velata il biondo crine e scinta il seno,</l>
<l>la bella donna, or che l'ha grave e pieno,</l>
<l>e preghi ed offra voti in bassi accenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Preghin vergini caste ed innocenti</l>
<l>fanciulli, e 'n ciel siano esauditi a pieno,</l>
<l>ch'esca il bel parto al bel lume sereno</l>
<l>sì ch'ella non se 'n dolga e se 'n lamenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Preghin ch'amiche stelle il dì che nasce</l>
<l>si rimirin da lochi alti ed eletti</l>
<l>ed abbia lieto albergo in ciel fortuna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fra tanto altri gli odori, altri le fasce</l>
<l>ricche prepari, altri la nobil cuna</l>
<l>ove al bambino i dolci sonni alletti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>781</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Donna, al pudico tuo grembo fecondo,</l>
<l>in cui de le mortali umane vesti</l>
<l>pargoletto bambin pria non chiudesti,</l>
<l>sia quel ch'or pasci dolce e leggier pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Esca omai novo peregrin del mondo</l>
<l>del nobil chiostro, ove a lui fur contesti</l>
<l>i nodi de la vita, a mirar questi</l>
<l>campi de l'aria e 'l lume almo e giocondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e gli errori del sole e i certi giri</l>
<l>di questo che si volge a noi d'intorno</l>
<l>tempio eterno immortal, fanciullo ammiri;</l>
</lg>
<lg>
<l>e di mostrarsi realmente adorno</l>
<l>entro e di fuor s'ingegni; e quinci aspiri</l>
<l>a far per altre strade al ciel ritorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>782</head>
<argument><p><add resp="ed">A donna Marfisa d'Este Cybo per la nascita d'un figlio.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Già bella e lieta sposa, or lieta e bella</l>
<l>madre, ecco è nato il desiato figlio,</l>
<l>qual s'apre in verde suol candido giglio</l>
<l>o del mar esce rugiadosa stella.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre or miri questa parte or quella</l>
<l>del picciol corpo con sereno ciglio,</l>
<l>del mal per lui sofferto e del periglio</l>
<l>il Re del ciel ringrazi, umile ancella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pregalo ancor che le leggiadre e care</l>
<l>e dolci membra, di cui mai non finse</l>
<l>Zeusi in carte più vaghe o Fidia in marmi,</l>
</lg>
<lg>
<l>indurin l'aure e 'l gelo e 'l sole e l'armi,</l>
<l>e da chi più lodato unqua se 'n cinse</l>
<l>faticoso il fanciul l'arte n'impare.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>783</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Cresci qual pianta di fecondo seme,</l>
<l>vago fanciul, del valoroso padre</l>
<l>gioia e diletto de la casta madre,</l>
<l>in cui sol vive l'uno e l'altra insieme;</l>
</lg>
<lg>
<l>cresci a l'onor d'Italia ed a la speme,</l>
<l>a regger gran cittadi e invitte squadre,</l>
<l>a scettri ed arme, ad opre alte e leggiadre,</l>
<l>a palme, a gloria che 'l morir non teme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cresci al tuo popol caro ed a gli amici,</l>
<l>e porgi chiaro esempio a l'età nova,</l>
<l>ed abbia illustre paragon la prisca.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l cielo a tanto ben gli anni felici</l>
<l>del grand'avo riservi, e, s'uom rinnova</l>
<l>ne la sua stirpe, ella per te fiorisca.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>784</head>
<argument><p>A messer Bastiano dipintore eccellente, nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Tu che le vere cose altrui colori</l>
<l>e le famose per antiche carte,</l>
<l>pittor, fingesti mai con sì bell'arte</l>
<l>sì belli ignudi i pargoletti Amori,</l>
</lg>
<lg>
<l>o sì bel tra le lagrime e gli odori</l>
<l>di dura scorza in solitaria parte</l>
<l>nascer chi fé geloso il fiero Marte</l>
<l>e la terra adornò di novi fiori,</l>
</lg>
<lg>
<l>com'ora questo è bel ch'al nobil fianco</l>
<l>di costei, che celeste in terra sembra,</l>
<l>fu dianzi dolce peso e caro duolo?</l>
</lg>
<lg>
<l>A lui tu mesci i tuoi color non solo,</l>
<l>ma prenda forma di sì vaghe membra</l>
<l>de' suoi be' monti il più bel marmo e bianco.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>785</head>
<argument><p>A la signora donna Marfisa d'Este.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Portano l'altre il velo;</l>
<l>voi le chiome dorate</l>
<l>forse per alterezza al sol mostrate.</l>
<l>Ma s'a sdegno prendete</l>
<l>ogni esempio terreno,</l>
<l>con alti esempi il ciel vi mova almeno:</l>
<l>col vel l'Alba vedete</l>
<l>e lei che nacque in Delo,</l>
<l>e l'Iri il suo colora anco nel cielo.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>786</head>
<argument><p>Al signor Domenico Veniero.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Siede, Veniero, il Perso o move in guerra?</l>
<l>Arma legni o raccoglie il fiero Trace</l>
<l>e l'inospite mar di verno audace</l>
<l>tenta, o trascorre a depredar la terra?</l>
</lg>
<lg>
<l>Lungo l'algente Ren vaneggia ed erra,</l>
<l>pur come suol perturbator di pace</l>
<l>empio stuolo? I' no 'l so, ch'a me si tace</l>
<l>qui, dove sol pietà forse mi serra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ne sospiro ben, perché con penna,</l>
<l>qual vergò forse le tebane carte,</l>
<l>seguirei per lo cielo aquila a volo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur l'ozio ignobil mio talor consolo</l>
<l>come piace ad Amore, e s'ei m'accenna</l>
<l>scherzo, e gli scherzi sol canto di Marte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>787</head>
<argument><p>Al signor Curzio Ardizio pregandolo a ritrar il signor principe di Mantova in quante guise se lo immagina.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>S'a' favolosi dei forma terrena</l>
<l>figuri, Ardizio, e giovinetto Amore</l>
<l>fingi, a cui sparga il mento il primo fiore</l>
<l>incerto sì che sia veduto a pena;</l>
</lg>
<lg>
<l>o Febo, ch'or Piroo nel cielo affrena,</l>
<l>or cacciato è del ciel vago pastore;</l>
<l>o gli altri, a cui la guancia il lieto onore</l>
<l>di giovinezza fa sempre serena;</l>
</lg>
<lg>
<l>il tuo signor risguarda e dal bel viso</l>
<l>che cingon così bionde e molli piume</l>
<l>togli, onde piaccia, ogni tua bella imago.</l>
</lg>
<lg>
<l>V'è, ch'a Febo conviensi, un chiaro lume;</l>
<l>v'è, ch'in Amor si loda, un dolce riso;</l>
<l>v'è quel che può ne gli altri esser più vago.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>788</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Sovente, Ardizio, l'arca e la faretra</l>
<l>figuro al bel Vincenzo e 'l fingo Amore,</l>
<l>che questi strali impiombi e quelli indore</l>
<l>e li terga ed aguzzi a dura pietra;</l>
</lg>
<lg>
<l>e contra Niobe, che per duol s'impetra</l>
<l>or Febo arciero il formo ed or rettore</l>
<l>del carro de la luce ed or pastore,</l>
<l>or col plettro in Parnaso e con la cetra;</l>
</lg>
<lg>
<l>e co' coturni alati e con la verga</l>
<l>talor per l'aria il messaggier volante,</l>
<l>e col tirso talor Bacco fiorito;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma in quante guise io nello stile ardito</l>
<l>l'orno e descrivo, il tuo l'adorni in tante,</l>
<l>e di più bei color le cere asperga.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>789</head>
<argument><p>Sopra il ritratto de la serenissima signora principessa Margherita di Mantova, del 1581, del signor Curzio Ardizio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Ardizio, ardita man certo movesti</l>
<l>quando beltà, che di sua luce altera</l>
<l>far luminosa puote ogni ampia spera,</l>
<l>in breve spazio col tuo stil chiudesti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu di sembianti angelici e celesti</l>
<l>osasti di formar tenera cera;</l>
<l>tu fai dubbiar se vera chioma e vera</l>
<l>sia questa fronte e veri occhi sien questi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice ardir, per cui lo stile e l'arte</l>
<l>del pittor fortunato, il marmo e l'oro</l>
<l>può invidiar, non che la cetra e 'l legno!</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice stil, che ne l'esterna parte</l>
<l>può discoprir quel che ne l'altra onoro,</l>
<l>alti e regi costumi e chiaro ingegno!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>790</head>
<argument><p>Ad istanza di Curzio Ardizio, suo amico, venuto ad abitare in Mantova a i servigi del serenissimo signor duca Guglielmo Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Ecco, io somiglio pur translata pianta,</l>
<l>che 'n asciutto terren dianzi fioriva,</l>
<l>or che verdeggio del bel Mincio in riva</l>
<l>che de gli antichi pregi ancor si vanta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Almo sol, che c'illustri, eterna e santa</l>
<l>legge del cielo, onde ogni ben deriva,</l>
<l>tempratemi la bruma e l'aura estiva</l>
<l>e sgombrate ogni vel che l'aria ammanta.</l>
</lg>
<lg>
<l>E voi ch'al nascer mio, felici stelle,</l>
<l>seco eravate in lochi alti ed eletti</l>
<l>splendete a me con lieto raggio e puro,</l>
</lg>
<lg>
<l>tal che insieme fior, fronde, ombre novelle</l>
<l>il signor nostro non indarno aspetti</l>
<l>e dolci frutti di saper maturo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>791</head>
<argument><p>Al signor Curzio Ardizio sovra un'impresa fatta da lui, la qual era l'aquila che portava il dragone ne l'aria, col motto "Hoc virtutis opus".</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Ardizio, come spesso aquila altera</l>
<l>orribil drago a volo innalza e porta,</l>
<l>e seco fa con mille nodi attorta</l>
<l>pugna nel ciel la velenosa fera,</l>
</lg>
<lg>
<l>così giunge per fama a l'alta spera</l>
<l>del sole, oltre la via lunga e distorta,</l>
<l>l'un con l'altro nemico, e si conforta</l>
<l>s'avvien che da le stelle ei caggia e pera:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché gran lode nel gran caso attende</l>
<l>dal vincitore il vinto, ov'ei discopra</l>
<l>l'infelice valor ne l'ore estreme;</l>
</lg>
<lg>
<l>e ben è di virtù mirabil opra</l>
<l>e degna de la tua che tanto ascende</l>
<l>dar morte e gloria a l'avversario insieme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>792</head>
<argument><p>Loda il signor Vespasiano Gonzaga, duca di Sabbioneta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Vespasian, che alteri accorti ingegni</l>
<l>di vincitrici genti oltra Pirene</l>
<l>co' premi governasti e con le pene,</l>
<l>com'uom ch'amare e riverire insegni;</l>
</lg>
<lg>
<l>il mio nome, che tu d'udir non sdegni,</l>
<l>novellamente noto a te se 'n viene,</l>
<l>o prima a' monti Iberi ed a l'arene</l>
<l>giunse e vagò ne' fortunati regni?</l>
</lg>
<lg>
<l>Per merto mio non già, forse per sorte</l>
<l>fin là si stese e fin a l'altro polo,</l>
<l>e i domatori e i domi anco l'udiro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fermalo or tu, se spiego or troppo il volo;</l>
<l>ma se lo stringi e chiudi in minor giro,</l>
<l>non tema ivi morir con la mia morte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>793</head>
<argument><p>Loda il padre del già detto signore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Gonzaga, dato forse è spazio angusto</l>
<l>a' mortali di vita, e in lui ristretta</l>
<l>nostra virtù s'opra non fa perfetta</l>
<l>ve n'ha colpa natura o fato ingiusto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Debbe chi domò il Perso e l'Indo adusto</l>
<l>di lor lagnarsi, e chi si fé soggetta</l>
<l>Roma e lasciò l'impero e la vendetta</l>
<l>de la sua morte al successore Augusto?</l>
</lg>
<lg>
<l>O pur vero valor se stesso appaga</l>
<l>nel fatto di brev'ora e con lui stende</l>
<l>fama immortal ch'è quasi eterna vita?</l>
</lg>
<lg>
<l>Quella del padre tuo, che luce e vaga</l>
<l>col sole a prova ovunque ei gira e splende,</l>
<l>esser può circonscritta unqua o fornita?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>794</head>
<argument><p>Al signor Giulio Mosti.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Se d'Icaro leggesti e di Fetonte,</l>
<l>ben sai come l'un cadde in questo fiume</l>
<l>quando portar da l'oriente il lume</l>
<l>volle e de i rai del sol cinger la fronte,</l>
</lg>
<lg>
<l>e l'altro in mar, ché troppo ardite e pronte</l>
<l>a volo alzò le sue cerate piume;</l>
<l>e così va chi di tentar presume</l>
<l>strade nel ciel per fama appena conte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi dee paventare in alta impresa,</l>
<l>s'avvien ch'Amor l'affide? e che non puote</l>
<l>Amor, che con catena il cielo unisce?</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli giù trae da le celesti rote</l>
<l>di terrena beltà Diana accesa,</l>
<l>e d'Ida il bel fanciullo al ciel rapisce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>795</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Chi può sgombrar de' vani affetti un core</l>
<l>che, vago del piacer d'un bel sembiante,</l>
<l>pur a lui tragge? Di due luci sante</l>
<l>solo il sereno angelico splendore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E chi dar legge a desioso amante,</l>
<l>lo qual vaneggia d'uno in altro errore?</l>
<l>Man bianca e bella: allor non erra Amore,</l>
<l>o nel suo petto è con ragione errante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma qual ragion altrui d'errare insegna?</l>
<l>Simile è forse a quella onde i lor cieli</l>
<l>girano eternamente Apollo e Giove.</l>
</lg>
<lg>
<l>Giulio, dunque di lei non si quereli</l>
<l>alma gentil sotto amorosa insegna,</l>
<l>mentre il perpetuo suo desio la move.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>796</head>
<argument><p>Al signor Giorgio Corno. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Per vaghezza d'onor l'altera fronde</l>
<l>non cercai, Giorgio, mai nel sacro monte:</l>
<l>sasselo Amor, né bevvi in altro fonte</l>
<l>che in quel del pianto mio ch'amare ha l'onde;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se le rime mie giammai seconde</l>
<l>l'altre lasciaro e furo illustri e conte,</l>
<l>ei le spirò ch'altrui care fé l'onte</l>
<l>e i dolci detti co' sospir confonde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or d'onor vago, oliva almen in vece</l>
<l>coglier vorrei di lauro e gire al tempio</l>
<l>la 've piangessi il pianto indarno sparso;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma non so se sperarlo unqua mi lece</l>
<l>ne l'opre sue: fra tanto io pur contempio</l>
<l>quel che non è de le sue grazie scarso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>797</head>
<argument><p>Al medesimo. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Fertil pianta che svelta è da radici,</l>
<l>perché l'aura le spiri e splenda il sole,</l>
<l>i tronchi rami rinnovar non suole,</l>
<l>né produr frutti in sua stagion felici.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal di mia terra io tratto e l'infelici</l>
<l>fronde perdute, e non le fronde sole,</l>
<l>quando e dove risorgo? Inutil mole</l>
<l>sembro, sterpata con sinistri auspici.</l>
</lg>
<lg>
<l>D'aura eterna e di sol gli spirti e i rai</l>
<l>almi e lucenti e di sant'acque e pure</l>
<l>aspettar debbo i benedetti umori?</l>
</lg>
<lg>
<l>Verdeggerò translato e darò mai</l>
<l>frutti a' digiuni? o pur ombre e ristori</l>
<l>a chi sia stanco per gravosa cure?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>798</head>
<argument><p>Prega felice viaggio a la nave che porta in Ispagna il signor Ferrante Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Nave, ch'a' lidi avventurosi iberi</l>
<l>devi Ferrante, un de' più cari pegni</l>
<l>d'Italia, onde fiorir d'arti e d'ingegni</l>
<l>e d'armi e di valor avvien che speri;</l>
</lg>
<lg>
<l>così cessino i venti avversi e fieri,</l>
<l>e solo quel ch'a' fortunati regni</l>
<l>conduce in occidente i curvi legni</l>
<l>spiri secondo e placido a' nocchieri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Portalo salvo a le bramate arene,</l>
<l>e de la madre sua pietosa il core</l>
<l>in lui conserva e del grand'avo il nome;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l pregio di sua stirpe e quella speme</l>
<l>d'Italia, in cui la mia par si ristore,</l>
<l>c'ho d'ornarmi di lauro un dì le chiome.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>799</head>
<argument><p>Scrive al signor Ferrante Gonzaga mostrando insieme il desiderio di seguirlo e di riposo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Teco varcar non temerei, Ferrante,</l>
<l>fino a gl'ispani regni i nostri mari</l>
<l>quando è placido il vento a' dì più chiari</l>
<l>e quando spira torbido e sonante;</l>
</lg>
<lg>
<l>e teco ancor verrei là dove Atlante</l>
<l>lava gli orridi piè ne' flutti amari,</l>
<l>e dove a' furti suoi notturni e cari</l>
<l>spesso a nuoto passò l'ardito amante;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se l'arene mai di Libia o i lidi</l>
<l>d'Asia premessi, a mille armi nemiche</l>
<l>teco non schiverei d'esporre il fianco;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma pur, canuto e da gli affanni stanco,</l>
<l>tra selve e fonti de le Muse amiche,</l>
<l>alberghi bramo solitari e fidi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>800</head>
<argument><p>Scrive al signor don Ferrante Gonzaga lodandolo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>La tua nova virtù, ch'è de la mente</l>
<l>quasi un bel raggio o ver de l'alma un fiore,</l>
<l>di chiara luce e di gradito odore</l>
<l>sparge l'avventuroso almo occidente;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n vincitrice altera e strana gente</l>
<l>maraviglia non pur ma desta amore,</l>
<l>e dolci premi ha di novello onore</l>
<l>e la fortuna al crescer tuo consente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh, pur s'avanzi sì ch'egual divegna</l>
<l>a quella del grand'avo e ricchi premi</l>
<l>da' magnanimi Ispani omai riporte!</l>
</lg>
<lg>
<l>E poi, cresciuta ne l'età più forte,</l>
<l>porga terror di Libia a' lidi estremi</l>
<l>o dove spieghi il tuo signore insegna!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>801</head>
<argument><p><add resp="ed">Per nozze.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tessano aurea catena Amore e Lite,</l>
<l>che quella fabbricaro onde conteste</l>
<l>son le cose mortai, per cui sian queste</l>
<l>alme belle e leggiadre insieme unite.</l>
</lg>
<lg>
<l>Le dolci guerre dolcemente ardite</l>
<l>e le repulse dolcemente oneste,</l>
<l>da vezzi e paci dolci a seguir preste</l>
<l>sian spesso dolcemente anco seguite.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lite i divisi cor spesso rintegri</l>
<l>con soave unione; e stabil Fede</l>
<l>tra mille sdegni se medesma avanze.</l>
</lg>
<lg>
<l>E di brevi timori e di doglianze</l>
<l>non lunghe sian poi certa ampia mercede</l>
<l>candide e liete notti e giorni allegri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>802</head>
<argument><p><add resp="ed">A Isabella Pallavicini Lupi, marchesa di Soragna, per la dedicazione de la "Bucolica" tradotta da Girolamo Pallantieri.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Calisa, chiome d'oro a l'aure estive</l>
<l>ninfa non spiega de le tue più belle,</l>
<l>né preme l'erbe con piante più snelle,</l>
<l>né lava man più bianche in fonti vive;</l>
</lg>
<lg>
<l>né più bel nome in tronchi oggi si scrive,</l>
<l>né canta in rime antiche od in novelle,</l>
<l>e mi perdonin le selvagge e quelle</l>
<l>ch'albergano ne' monti altere e schive.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né altra merta più che per te suone</l>
<l>la sampogna onde Titiro solea</l>
<l>l'umil pensar ma pur mirabil canto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fortunato il pastor che osò poi tanto</l>
<l>che la prese di là d'onde pendea,</l>
<l>e degno che di lauro si corone!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>803</head>
<argument><p>Loda il signor Gian Tommaso Costanzo di gloriosa memoria.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Da la real città che sul Tirreno</l>
<l>siede l'origin tua chiara traesti,</l>
<l>e dove stagna il mar d'Adria nascesti</l>
<l>de la sua donna ne l'antico seno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or tra' Piccardi, non ancor ripieno</l>
<l>lo spazio di tua vita, afflitti e mesti</l>
<l>lasci i compagni; e non vedrai più questi</l>
<l>dolci paesi e 'l nostro ciel sereno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi mai cadde in più lodata impresa,</l>
<l>o buon Costanzo? o mostrò cor più forte?</l>
<l>o lasciò nome più famoso in terra?</l>
</lg>
<lg>
<l>Non pianga alcun ma lodi la tua morte,</l>
<l>ché felice è colui che per difesa</l>
<l>di nostra fede s'arma e more in guerra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>804</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Te l'instabil fortuna e 'l falso mondo</l>
<l>dal vero ben, Costanzo, unque non torse,</l>
<l>ed a meta d'onore altri non corse</l>
<l>più veloce di te, ma fu secondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e te fra le catene e 'l grave pondo</l>
<l>di servitute ancor libero scorse</l>
<l>il fiero Trace, né timor ti porse</l>
<l>vento o folgore o nembo o mar profondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né Fiandra ti mirò mostrare il tergo</l>
<l>vinto, ma il petto ne la morte invitto</l>
<l>ch'avanzò le più degne e le più belle.</l>
</lg>
<lg>
<l>E teco da la terra al chiaro albergo</l>
<l>la Gloria ascese, il qual ti fu prescritto,</l>
<l>e la vittoria in ciel sovra le stelle.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>805</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Quel che sotto Inarime oppresso giacque,</l>
<l>se dal suo grave peso afflitto e stanco</l>
<l>move talora il tormentoso fianco,</l>
<l>perturba il cielo ove il furor gli spiacque;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma questo, che per fama illustre nacque</l>
<l>e morì per la fede invitto e franco,</l>
<l>ha più bel mausoleo d'un marmo bianco</l>
<l>o d'un altero monte appresso l'acque;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se ben par che fiamme intorno ei versi,</l>
<l>son fiamme d'alta gloria e si raccende</l>
<l>ogni spirto gentile al nuovo esempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tutti son chiari lumi i dotti versi:</l>
<l>così virtù s'onora e così rende</l>
<l>la gloria al pio che diè gran pena a l'empio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>806</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Più bello che d'oliva o pur di palma,</l>
<l>di trionfali spoglie un fregio adorno</l>
<l>il Costanzo ritratto avvolge intorno,</l>
<l>e furo al suo valor leggera salma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Queste con l'una trasse e l'altra palma;</l>
<l>queste atterrò là dove cade il giorno</l>
<l>e dove sorge; e fece a Dio ritorno,</l>
<l>mentre queste il coprian, la nobil alma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Queste son arme de' maggiori invitti</l>
<l>che gloriosa mano in alto appende,</l>
<l>perché non sia chi le distrugga e rompa;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma de la sua virtù ne' chiari scritti</l>
<l>è maggior simulacro, e più risplende</l>
<l>e spiega poesia più ricca pompa.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>807</head>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Quest'opra eccelsa di sì vari accenti</l>
<l>e di più voci insieme e più favelle,</l>
<l>perché s'innalzi e porti or queste or quelle</l>
<l>ove mai voce non portaro i venti,</l>
</lg>
<lg>
<l>non è carca d'errore e d'empie genti</l>
<l>superba torre e d'alme al ciel ribelle,</l>
<l>non di gigante che ferir le stelle</l>
<l>con fronte minacciosa ardisca e tenti;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma santo amore, a ciò che oblio no 'l copra,</l>
<l>drizza questa gran tomba al buon Costanzo</l>
<l>e l'alte lodi sue parte e distingue.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ercole è l'architetto e mille adopra</l>
<l>fabri immortali; ed io fra lor m'avanzo,</l>
<l>mentre li ascolto intorno in varie lingue.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>808</head>
<lg type="sonetto">
<head>6</head>
<lg>
<l>Dove l'aquila invitta alberga e regna</l>
<l>non alza mausoleo ricchezza od arte</l>
<l>come questo onde sceglie in dotte carte</l>
<l>le colte rime e l'altre abborre e sdegna;</l>
</lg>
<lg>
<l>né l'ossa ignude involve opra sì degna,</l>
<l>né 'l suo cenere freddo in fosca parte;</l>
<l>ma d'arme e di colonne intorno ha sparte</l>
<l>faville e raggi e par che il ciel sostegna.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se 'l buon re di Caria in bianchi marmi</l>
<l>si giacque morto, è qui di ferro adorno</l>
<l>il Costanzo immortal, che morte vinse;</l>
</lg>
<lg>
<l>e la sua fama ha sparto il nome intorno</l>
<l>con varie lingue, onde l'invidia estinse;</l>
<l>e l'ali che spiegò son quanti i carmi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>809</head>
<argument><p>Sopra un vaso moresco da tener profumi che fu poi fatto un calamaro. Al signor Camillo Gualengo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Questo arca fu di preziosi odori</l>
<l>ch'or è vaso d'inchiostro, e fra le prede,</l>
<l>ch'egli acquistò ne l'africana sede,</l>
<l>ancor il tolse il mio buon padre a' Mori;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n questo uso adoprollo, e i vaghi Amori</l>
<l>per lui fé conti e la sua stabil fede,</l>
<l>né del gran Carlo o del felice erede</l>
<l>senza lui celebrò l'arme e gli allori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed oltra l'Alpe e la famosa Ardenna</l>
<l>ne l'esilio portollo e ne la morte</l>
<l>lasciollo a me, cara memoria acerba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gualengo, a me fortuna ancora il serba:</l>
<l>deh! quando io lodo il saggio Alfonso e forte,</l>
<l>mai non sia scarso a la mia stanca penna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>810</head>
<argument><p>Al signor don Ferrante Gonzaga. Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>O nobil vaso di purgati inchiostri</l>
<l>ch'arca fusti d'odori, il primo nome</l>
<l>lasciasti in Libia con le genti dome,</l>
<l>caro fra le vittorie a' duci nostri;</l>
</lg>
<lg>
<l>e vago di vittoria ancor ti mostri</l>
<l>e d'ornar quei che circondar le chiome</l>
<l>di lauro, e i regni a le non giuste some</l>
<l>sottrassero e domar tiranni e mostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quai debbiam lodare? i peregrini</l>
<l>egregi, o 'l saggio Alfonso e 'l gran Ferrante</l>
<l>e 'l buon Francesco che li segue e prezza?</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché 'l sen vago e gli odorati crini</l>
<l>di barbara reina o ver d'amante</l>
<l>non hai tu, credo, d'onorar vaghezza.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>811</head>
<argument><p><add resp="ed">A l'istesso signore ne l'argomento medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Fra l'altre spoglie il generoso Achille</l>
<l>ebbe ne l'Asia già sonora cetra,</l>
<l>che da famoso stil sua grazia impetra</l>
<l>tra le fiamme di Troia e le faville;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma questo vaso, il qual di mille e mille</l>
<l>penne era quasi e pur sarà faretra,</l>
<l>è quasi fonte in cui per viva pietra</l>
<l>il suo dolce liquor Parnaso instille.</l>
</lg>
<lg>
<l>Preso in Africa fu tra pompe ed arme,</l>
<l>che, quale Alcide o Scipione, il vostro</l>
<l>avo ella vide già co' duci invitti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quella è muta, e sol da' chiari scritti</l>
<l>la gloria prende; e questo il puro inchiostro</l>
<l>per novo eroe conserva al novo carme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>812</head>
<argument><p>Loda il signor Ranuccio Farnese.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Mentre il tuo forte padre in fiera guerra</l>
<l>sotto 'l gelido ciel nel suolo algente</l>
<l>s'accampa, o lunge trae dimore e lente</l>
<l>contra 'l nemico che vaneggia ed erra,</l>
</lg>
<lg>
<l>e l'avo giusto regge amica terra</l>
<l>in lieta pace e fortunata gente,</l>
<l>cerchi, Ranuccio, con la nobil mente</l>
<l>ciò che n'apre natura o 'n grembo serra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Parli talor con voci elette e carmi</l>
<l>celesti talor canti, e 'l vago aprile</l>
<l>così de gli anni tuoi passar t'aggrada.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice reggia, ove 'l diadema e l'armi</l>
<l>onorerà la lingua, ove lo stile</l>
<l>darà gloria a lo scettro ed a la spada!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>813</head>
<argument><p>Loda il signor Ranuccio Farnese e obliquamente il persuade a superare l'appetito del senso.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Nel campo de la vita aspra contesa</l>
<l>farai, signor, con forte empio guerriero,</l>
<l>ma sì pietoso in vista e lusinghiero</l>
<l>che n'è dolce per lui mortale offesa:</l>
</lg>
<lg>
<l>or chi l'arme ti dà perché l'impresa</l>
<l>tu vinca, ardito giovinetto altero?</l>
<l>Indarno per sì nobil magistero</l>
<l>in fucina d'uom vivo è fiamma accesa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vengan dunque dal ciel come già quelle,</l>
<l>se Roma non mentì, che fabro eterno</l>
<l>fece al buon Numa, e 'l cor ne cingi e l'alma:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'al fin, domo il nemico, a le rubelle</l>
<l>voglie torrai di te l'alto governo</l>
<l>ed avrai lauro trionfale e palma.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>814</head>
<argument><p>Al signor principe di Parma Alessandro Farnese.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Sacrò ne l'oriente il re di Pella</l>
<l>famosi altari; e tu gli altari e i tempi</l>
<l>difendi ne l'occaso, e domi or gli empi</l>
<l>che di Marte movean turbo e procella;</l>
</lg>
<lg>
<l>e incendio estingui e da crudel facella</l>
<l>gran fiamme sparse in più turbati tempi</l>
<l>ovunque reggi, e dai lodati esempi</l>
<l>fra vincitrice gente e fra rubella.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l Ren, che disdegnò l'antico ponte,</l>
<l>sostiene il giogo imposto a tanti regni,</l>
<l>e suo fren l'oceano in giusta guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Co' tuoi scettri, signor, l'ingiurie e l'onte,</l>
<l>e co' trofei le morti e i feri sdegni,</l>
<l>e con le tue vittorie ha fin la terra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>815</head>
<argument><p>Al serenissimo signor Ottavio Farnese, duca di Parma.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Dentro l'arte e 'l valore han fatto adorno</l>
<l>l'animo vostro, e con serena luce</l>
<l>l'illustra la sua mente, e fuor riluce</l>
<l>la nobiltate e la fortuna intorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e partendo talor, fa poi ritorno</l>
<l>con auree spoglie e la Vittoria adduce</l>
<l>seco l'onor più bello, invitto duce,</l>
<l>che rado trova in terra altro soggiorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>V'è la Gloria, e con lei de' chiari spirti,</l>
<l>ch'i nomi eterni fanno, il dotto coro,</l>
<l>e v'è la Poesia che li alza e stende;</l>
</lg>
<lg>
<l>scettri e corone e non sol lauri e mirti,</l>
<l>e, qual segno lucente, il vello d'oro,</l>
<l>che manca fra le stelle, in voi risplende,</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>816</head>
<argument><p>Loda monsignor Gasparo Salingardo, già vicario di Milano ed ora fatto vescovo di Ripatransone.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Del vecchio Ambrosio il successor novello</l>
<l>già ti diè in guardia la sua nobil greggia,</l>
<l>che per lui ben s'impingua e non vaneggia</l>
<l>e si veste di lungo e puro vello;</l>
</lg>
<lg>
<l>e pascesti il digiuno, e l'egro agnello</l>
<l>tu risanasti; e quando il ciel lampeggia,</l>
<l>perché tempesta e nembi altri preveggia,</l>
<l>riducesti l'errante al sacro ostello.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or chi di Piero è 'n vece a gli alti monti</l>
<l>dal colto pian t'invita ed al governo</l>
<l>di Ripa, e te ne dà la santa verga:</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, perché non travii né si disperga</l>
<l>la tua schiera fedel, la state e 'l verno</l>
<l>la scorgi a' paschi, a l'ombre, a' rivi, a' fonti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>817</head>
<argument><p>Al medesimo. Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Or tu nel monte, Salingardo, ascendi</l>
<l>a novo onore, e dal Pastor romano,</l>
<l>del popol di Gesù pastor sovrano,</l>
<l>la verga pastoral devoto prendi,</l>
</lg>
<lg>
<l>onde i fedeli suoi reggi e difendi;</l>
<l>e non somigli quell'antico in vano</l>
<l>che 'l sasso aperse, per ch'il core umano,</l>
<l>se peccando impetrò, tu molle il rendi,</l>
</lg>
<lg>
<l>e n'esce il pianto d'ampio fiume in vece.</l>
<l>Oh felice quel petto e quell'ovile</l>
<l>ove tu vegghi a la sua guardia intento,</l>
</lg>
<lg>
<l>ove a l'agnel dormir securo lece</l>
<l>dal fero lupo e da l'inganno ostile,</l>
<l>mentre il cielo è turbato e freme il vento!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>818</head>
<argument><p>Loda il signor cardinale Albano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Signor di temperato animo e giusto</l>
<l>e vago d'ogni bella e nobil arte,</l>
<l>che per antiche o per moderne carte</l>
<l>arricchì di saper novo e vetusto,</l>
</lg>
<lg>
<l>l'alma tua patria e mia diè spazio angusto</l>
<l>al tuo valore e ciascun'altra parte,</l>
<l>se non Vinegia e la città che Marte</l>
<l>lasciò, partendo, al suo pietoso Augusto:</l>
</lg>
<lg>
<l>quivi fioristi e l'una a prova e l'altra</l>
<l>t'ornò di chiari fregi; al fin da l'una</l>
<l>ti spinse invidia e l'altra in sen t'accolse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor non si mostrò men forte e scaltra</l>
<l>la tua virtù né l'atterrò fortuna,</l>
<l>ma l'innalzò quel che per sé la volse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>819</head>
<argument><p>A l'illustrissimo signor cardinale Albano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Mente canuta assai prima del pelo,</l>
<l>pieno di maestà sereno aspetto,</l>
<l>cui non perturba mai soverchio affetto,</l>
<l>né ti nasconde il ver sott'alcun velo;</l>
</lg>
<lg>
<l>santo amor de la fede e santo zelo,</l>
<l>di morte sprezzator costante petto,</l>
<l>lingua che ben comparte alto concetto,</l>
<l>Alban, son doni a te dati dal cielo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e s'uom s'avanza per umana cura,</l>
<l>tu li accresci così che Roma puote</l>
<l>sola capirti, o fortunato vecchio;</l>
</lg>
<lg>
<l>e Roma in te s'esalta, e 'n lei più note</l>
<l>son tue virtudi, a cui far bella e pura</l>
<l>io quest'alma vorrei com'a mio specchio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>820</head>
<argument><p>Scrive al signor Ferrante Gonzaga, lodando Mantova e dolendosi di non aver potuti fornire suoi <add resp="ed">studi</add> sotto la protezione del signor Cesare suo <add resp="ed">padre</add>, principe di quella accademia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mantova illustre, ch'ora i duci e l'armi</l>
<l>fan sì famosa e 'l loro scettro altero,</l>
<l>come fé già la penna al grande impero</l>
<l>del buon Augusto amica e gli alti carmi,</l>
</lg>
<lg>
<l>allor m'accolse ch'io pensava alzarmi</l>
<l>sovra Parnaso e gir cercando il vero;</l>
<l>e porse ardire al giovenil pensiero</l>
<l>fra bei palagi e peregrini marmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se 'n lei coltivar potea l'ingegno,</l>
<l>sarei di que' che pregia il secol novo</l>
<l>per antico saper più che non ama.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or s'io le sembro pur di pregio indegno,</l>
<l>m'ami per te, per cui l'ardir rinnovo,</l>
<l>vago de l'amor tuo più che di fama.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>821</head>
<argument><p>Scrivendo al signor don Ferrante Gonzaga si mostra desideroso di ritornarsene a Napoli e di finire il suo poema, il quale si legge imperfetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ferrante, s'avverrà ch'io mai ritorni</l>
<l>inerme peregrin, cinto d'oliva,</l>
<l>del mar Tirreno a l'onorata riva</l>
<l>ed a gli antichi miei dolci soggiorni,</l>
</lg>
<lg>
<l>teco spero d'aver più lieti giorni</l>
<l>e più serena ancor l'aria nativa:</l>
<l>oh! piaccia al ciel che di te canti o scriva</l>
<l>tra' verdi rami e le mie carte adorni.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se 'l nome real poco rimbomba</l>
<l>nel mio stil frale, credo almen ch'udrassi</l>
<l>in quelle piagge al mormorar de l'acque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse avverrà che nel mirar la tomba</l>
<l>di quel famoso che sul Mincio nacque,</l>
<l>alzi e rischiari i versi oscuri e bassi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>822</head>
<argument><p>Scrive al signor Curzio Ardizio dolendosi di non poter esprimere l'affezione ch'egli porta al signor don Ferrante Gonzaga, al quale è molto obbligato.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se quel che 'n mezzo a l'alma amor m'imprime</l>
<l>del buon Ferrante e del suo nobil dono,</l>
<l>Curzio, ridir potessi, udrebbe il suono</l>
<l>il Tebro ancor de le mie nove rime;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma né lingua né stile il vero esprime;</l>
<l>pur sappia almen che quanto vaglio e sono</l>
<l>è suo: ch'altrui m'involo, a lui mi dono:</l>
<l>giudice giusto, egli mi sprezzi o stime.</l>
</lg>
<lg>
<l>E negletto per lui, caro a me stesso</l>
<l>più me n'andrò che per altrui pregiato,</l>
<l>né pregio senza lui dolce mi fora;</l>
</lg>
<lg>
<l>e l'amo anzi per lui d'un bel cipresso</l>
<l>che per altrui di palma: oh me beato</l>
<l>s'io sarò seco ove virtù s'onora!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>823</head>
<argument><p>Sopra la Vita del gran duca Cosimo de' Medici, a messer Aldo Manucci.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Aldo, il gran duce, a cui minor guerriero</l>
<l>padre non fu, ne la gran tomba or giace</l>
<l>che dotta man gli fece e gela e tace,</l>
<l>ma vive in questo nobil magistero.</l>
</lg>
<lg>
<l>E nel sembiante suo più bello e vero</l>
<l>spira e ragiona, ed or fa guerra or pace,</l>
<l>e frena il Gallo e 'l suo rubello audace</l>
<l>col suo fedele e con l'amico Ibero.</l>
</lg>
<lg>
<l>E celebra le nozze, e col mio forte</l>
<l>signor si giunge che lui padre appella,</l>
<l>né già questo è di que' che 'l tempo atterra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu, che 'l mastro sei, l'aspra sua morte</l>
<l>descrivi; ma qui scritta or vive anch'ella</l>
<l>e la memoria sua conserva in terra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>824</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quel che Toscana soggiogò con l'armi</l>
<l>e col senno fiorir l'arti più belle</l>
<l>fece, e 'l suo nome alzò sovra le stelle,</l>
<l>par vivo ancor ne gli scolpiti marmi</l>
</lg>
<lg>
<l>e ne le colte prose e ne' bei carmi</l>
<l>e ne la propria e ne l'altrui favelle;</l>
<l>ma con antico stil carte novelle</l>
<l>or tu gli verghi, ove più vivo ei parmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Com'egli fosse saggio e largo e giusto,</l>
<l>e fortezza e pietà mostrasse unita</l>
<l>e vincendo e regnando, in lor si legge,</l>
</lg>
<lg>
<l>come assembrasse Cesare ed Augusto;</l>
<l>e solamente egli ha più nobil vita</l>
<l>nel cielo appresso a Lui che 'l mondo regge.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>825</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Questa è vita di Cosmo, anzi del mondo,</l>
<l>perch'un mondo fu Cosmo; e Giove e Marte</l>
<l>e l'auree stelle in puro ciel cosparte</l>
<l>fur le virtudi ond'ei non fu secondo:</l>
</lg>
<lg>
<l>la mente un sole, il senno un mar profondo,</l>
<l>la terra il regno, e con mirabil arte</l>
<l>tante cose raccogli in vive carte,</l>
<l>e, quasi Atlante, ne sostieni il pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel che più l'onora e vi rimbomba</l>
<l>e dà spirito e vita a' dotti inchiostri,</l>
<l>mentr'egli vola sì famoso intorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>è 'l suo nome immortal, ch'oscura tomba</l>
<l>empie di chiara gloria e gli alti chiostri,</l>
<l>non sol quest'opra c'ha già tanto adorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>826</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Al cader l'alta mole onde ne giacque</l>
<l>l'Etruria, e seco scosse Italia e Roma,</l>
<l>quasi torre del ciel percossa e doma</l>
<l>che con secoli prischi alzossi e nacque,</l>
</lg>
<lg>
<l>vidi nel mezzo de le turbat'acque</l>
<l>che da i Tirreni il mondo onora e noma,</l>
<l>d'algente schiuma involta tra la chioma</l>
<l>quel Dio che a l'onde salse ubbidir piacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>E, tre volte crollando il capo augusto,</l>
<l>s'udio dir: "Quest'è il gran pubblico danno</l>
<l>che non può ristorar secolo eterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morto è l'invitto, il forte, il saggio, il giusto,</l>
<l>che fu già esempio al regio alto governo:</l>
<l>fia con rovina eterna eterno danno".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>827</head>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Cadde il gran Cosmo, e seco cadde insieme</l>
<l>d'Etruria bella il fido alto sostegno,</l>
<l>e de l'Italia tutta, oh fato indegno!,</l>
<l>il chiaro onor, la gloriosa speme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gli scettri, i regni e le corone estreme,</l>
<l>doti di sorte e di fortuna pegno,</l>
<l>fur ombra invero al merto altero e degno</l>
<l>de le dovute a lui palme supreme:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché d'eroica virtute il petto pieno</l>
<l>e forte e saggio e temperato e giusto</l>
<l>per questa età bear nel mondo venne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gli eccelsi gesti eterno esempio sièno</l>
<l>a i regi, e taccian pur l'antiche penne</l>
<l>di Numa e Ciro e d'Ercole e d'Augusto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>828</head>
<argument><p>Al signor Orazio Urbano, ambasciatore di Toscana.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Perché a le piaggie ove 'l Sebeto inonda</l>
<l>vicin son nato, ove il pianeta eterno</l>
<l>non distempera mai la state e 'l verno,</l>
<l>né gli odorati rami il gelo sfronda,</l>
</lg>
<lg>
<l>pregio il tosco sermon che tanto abbonda</l>
<l>di colti detti; co 'l parlar materno</l>
<l>l'altre favelle ho parimenti a scherno</l>
<l>d'udir fra l'alpe e 'l mar che ne circonda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma da fonte latino in lui derivo</l>
<l>per alcun nome, o ver l'adorno e fingo;</l>
<l>e forse udir non è di laude indegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh pur non spiaccia al tuo purgato ingegno</l>
<l>il peregrino stile onde solingo</l>
<l>di magnanimi duci i pregi io scrivo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>829</head>
<argument><p>In morte di una fanciulla de la signora Vittoria Cybo Bentivoglio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alma gentil, quel leggiadretto velo</l>
<l>che la madre ti diè lasciasti in fretta,</l>
<l>e lei, ch'è ne l'età la qual n'alletta</l>
<l>co' bei sembianti anzi 'l cangiar del pelo</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre qui provasti caldo e gelo,</l>
<l>a pena t'accorgesti, o pargoletta,</l>
<l>d'esser in terra perché un'angioletta</l>
<l>ti raccogliea, come le vedi in cielo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e ti baciava con un dolce riso,</l>
<l>che poi si volse in pianto (ah dura sorte!)</l>
<l>nel giorno de l'amara tua partita.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quasi un trapassar di paradiso</l>
<l>in paradiso ti sembrò la morte,</l>
<l>che fu principio de l'eterna vita.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>830</head>
<argument><p>Per le signore Vittoria Bentivoglio e Vittoria Tassoni.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fra due Vittorie era d'onor contesa,</l>
<l>ché donna per beltà via più s'onora,</l>
<l>e nel più vago fior de gli anni ancora</l>
<l>l'una era e l'altra, e d'amor casto accesa.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'una sembrava Citerea ch'ascesa</l>
<l>sia nel lieto oriente anzi l'aurora,</l>
<l>l'altra luce parea che sorga allora</l>
<l>che l'ombra oscura d'ogni intorno è stesa.</l>
</lg>
<lg>
<l>E chiudea questa e quella alma più bella</l>
<l>del suo bel corpo entro 'l pudico petto.</l>
<l>Giudice Amor disse: "Vittorie, pace".</l>
</lg>
<lg>
<l>Ond'elle si baciaro e con verace</l>
<l>strinsersi insieme ed amoroso affetto,</l>
<l>sì come stella si congiunge a stella.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>831</head>
<argument><p>Al signor Lelio Tolomei. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ergo talora a chi me 'l diè l'ingegno</l>
<l>oltre le sfere, oltre le stelle eccelse,</l>
<l>dove gli occhi non vanno e dove ei scelse</l>
<l>a' suoi felici eletti albergo degno;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma poi l'inchino e 'l volgo ad altro segno</l>
<l>intorno al lauro che la morte svelse</l>
<l>in riva a Sorga e 'l Tosco obietto felse,</l>
<l>e le men chiare lodi ho quasi a sdegno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se l'imagin sua pur formo in carte,</l>
<l>pago ei non ne riman perché si specchia</l>
<l>là 've il nostro sapere è vinto e l'arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu là su richiama uom che s'invecchia</l>
<l>ne' vaghi studi, e 'nsieme a parte a parte</l>
<l>cerchiamo il cielo e ciò ch'ei n'apparecchia.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>832</head>
<argument><p>Al signor Giovan Martino Casario. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Colui ch'Achille al cieco oblio sottrasse,</l>
<l>e quei ch'Enea ne' carmi suoi dipinse,</l>
<l>e i duo Toschi io seguii ch'Amore avvinse</l>
<l>per varie strade ond'in Parnaso vasse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Talor per me vi salsi, e dove io lasse</l>
<l>impresse l'orme, chi le lor distinse</l>
<l>additi e dica: "S'a salir s'accinse,</l>
<l>ben corse questi; or fia ch'oltre mai passe?"</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! io non so se speri essere a tempo</l>
<l>di ricorrer quei calli: il pregar vostro</l>
<l>m'aiti; o pregar deggio altri che voi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Sappiasi almen che mentre io sì m'attempo,</l>
<l>s'altri è pur che s'avanzi oggi fra noi,</l>
<l>nulla l'invidio, e dove errai gli mostro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>833</head>
<argument><p>Risposta a...</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'arme e 'l duce cantai che per pietate</l>
<l>la terra sacra a genti empie ritolse,</l>
<l>in cui già Cristo di morir si dolse</l>
<l>e immortal fé la nostra umanitate;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sì fu chiaro il suon che questa etate</l>
<l>ad ammirar l'antico onor rivolse,</l>
<l>ma né pedoni né destrieri accolse</l>
<l>che gissero oltre il Tauro, oltre l'Eufrate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non so s'i vaghi spirti al ciel rapiva,</l>
<l>ma ben sovente di pietoso affetto</l>
<l>si colorò chi le mie note udiva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Me talor rapì certo, ed alcun detto</l>
<l>dal ciel spirommi o musa od altra diva:</l>
<l>deh! spiri or sempre e di sé m'empia il petto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>834</head>
<argument><p>Al signor Giovanni Antonio Vandali. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ardite sì, ma pur felici carte</l>
<l>vergai de' vaghi pastorali amori,</l>
<l>e fui coltor de' greci antichi allori</l>
<l>ne le rive del Po con novell'arte;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n quelle osai che fur segnate e sparte</l>
<l>d'altrui lusinghe e de' miei propri errori;</l>
<l>ma pur chi de gli amanti i volti e i cori</l>
<l>colora meglio e men dal ver si parte?</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi, con ardir cresciuto, il suon di tromba</l>
<l>volli imitar cantando e quel de l'armi</l>
<l>che fur ne l'Asia per Gesù vittrici.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or temo: danno forse i cieli amici</l>
<l>l'ardire insieme e la fortuna a' carmi?</l>
<l>o pur sonoro stil per sé rimbomba?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>835</head>
<argument><p>Loda il signor Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova, che seguiti l'esempio dei suoi antecessori.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Se 'l pregio de lo scettro e de la spada,</l>
<l>signor, è quel che rende altrui più chiaro,</l>
<l>de gli eccelsi avi tuoi che se n'ornaro</l>
<l>non fia mai che 'l gran nome in terra cada;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma con gloria che vola oltre la strada</l>
<l>del sole ha vinto morte e 'l tempo avaro;</l>
<l>ed ora tu, de' più famosi a paro,</l>
<l>per l'orme loro avvien ch'al ciel te 'n vada:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché del buon Federico il chiaro esempio</l>
<l>e di Francesco invitto e de gli antiqui,</l>
<l>c'hai sempre innanti, ir dritto ed alto insegna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! non torca alcun uso indegno ed empio</l>
<l>il giovinetto piede a calli obbliqui,</l>
<l>ma le novelle vie disprezza e sdegna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>836</head>
<argument><p>Loda i capelli del signor principe di Mantova e l'artificio del cavalcare e l'animo di trovarsi in grandi imprese.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>La già vinta Germania, or vincitrice,</l>
<l>non mandò chioma di più lucid'oro</l>
<l>di questo crine, o mai di verde alloro</l>
<l>l'ebbe più degna imperador felice;</l>
</lg>
<lg>
<l>né 'l sol la bagna in grembo a la nutrice</l>
<l>de la marina appresso al lito Moro,</l>
<l>onde tanto non pregio o tanto onoro</l>
<l>per la sua piuma oriental fenice;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma pur quando la bianca e dotta mano</l>
<l>un gran destriero in giro affrena e volve</l>
<l>di quei che pasce la tua nobil terra,</l>
</lg>
<lg>
<l>lieto lo sparge d'onorata polve,</l>
<l>e brami campo aver, come 'l Troiano,</l>
<l>ov'il ricopra un lucido elmo in guerra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>837</head>
<argument><p>Loda la bellezza e la nobiltà del signor principe di Mantova ed il valore de' suoi maggiori.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Lucid'oro talvolta e lucid'ostro</l>
<l>di gemme d'oriente anco risplende,</l>
<l>ma lume altero da l'occaso or prende</l>
<l>(non sol n'ebbe da l'orto) il sangue vostro;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quinci gran valor del secol nostro,</l>
<l>e quindi antico onor più degno il rende;</l>
<l>e breve stilla a quel ch'in voi discende</l>
<l>mille fonti sarian di puro inchiostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sì chiaro splendor d'augusti invitti</l>
<l>e di famosi eroi, che spoglie e palme</l>
<l>lasciaro al Mincio ed immortal memoria,</l>
</lg>
<lg>
<l>e tanti pregi de le nobili alme</l>
<l>quasi natura ha di sua man descritti</l>
<l>ne la vostra beltà, ch'è nova gloria.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>838</head>
<argument><p>Al signor Giulio Ottonelli. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Giulio, troppo tu lodi il verde alloro</l>
<l>ch'in Elicona colsi, e sopra il vero</l>
<l>me che me 'n cingo allor che al turbo fero</l>
<l>teme l'ale spiegar cigno canoro;</l>
</lg>
<lg>
<l>e troppo stimi il mio fragil lavoro,</l>
<l>per cui non vo de la mia gloria altero</l>
<l>com'andò il gran Virgilio e 'l grande Omero,</l>
<l>né pregio io n'ho, né vanto eguale al loro:</l>
</lg>
<lg>
<l>né scendono le Muse a le mie note,</l>
<l>né fermansi, Ottonello, i fiumi e i venti,</l>
<l>né Febo i suoi destrier frena e ritarda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma il fingi tu, che con affetti ardenti</l>
<l>m'onori ed orni e mandi a le remote</l>
<l>genti la gloria mia ch'è per sé tarda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>839</head>
<argument><p>Loda l'illustrissimo e reverendissimo monsignore cardinale Luigi d'Este e il cardinale Ippolito suo zio di gloriosa memoria.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Più non perdé giammai l'antica Roma</l>
<l>ne la morte d'Augusto o d'Africano</l>
<l>o d'alcun, poi che lasciò Marte o Giano</l>
<l>seguendo Cristo e chi da lui si noma,</l>
</lg>
<lg>
<l>che 'n Ippolito estinto; a cui la chioma</l>
<l>credea di coronare in Vaticano</l>
<l>e mirare a' suoi piedi il pio Germano</l>
<l>e 'l Greco scosso de l'ingiusta soma;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma tutto in te racquista, e par che speri</l>
<l>veder da te non pur ne l'età nostra</l>
<l>prender corone imperadori e regi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così quel che fu scemo a gli anni interi</l>
<l>di lui, ch'ascese a la stellante chiostra,</l>
<l>a' tuoi s'aggiunga co' suoi stessi pregi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>840</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo signore.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quando l'antica Roma, onde traesti</l>
<l>l'origin prima, le fattezze conte</l>
<l>nel Tarpeo raffigura o 'n altro monte:</l>
<l>"Ben da me" dice "il tuo principio avesti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E combatter così per me potresti</l>
<l>come colui che sol difese il ponte,</l>
<l>e gli altri che di lauro ornar la fronte</l>
<l>e fur ne' miei perigli arditi e presti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma desiderio più sublime ed alto</l>
<l>che di mondan trionfo o ver d'alloro</l>
<l>ti spogliò d'arme e 'n sacro manto involse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur, s'a l'ingiuste guerre ei ti ritolse,</l>
<l>ti diede a me che sì la pace onoro,</l>
<l>e sì per lei m'avanzo e sì m'esalto".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE SECONDA</head>
<head>RIME DI DATA INCERTA PROVENIENTI DALLA STAMPA 22</head>
<div4 type="poesia">
<head>841</head>
<argument><p>Per il serenissimo signor duca di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se d'un fabro sovente altro si vede</l>
<l>nascer più dotto e colorir le carte</l>
<l>me' del nipote l'avo, e cresce ogni arte</l>
<l>e s'avanza nel figlio e 'n chi succede,</l>
</lg>
<lg>
<l>quella real ch'impera e che prevede,</l>
<l>e che le pene e i premi altrui comparte,</l>
<l>chi me' può far d'Alfonso? o chi di Marte</l>
<l>l'altra che da lei pende ed a lei cede?</l>
</lg>
<lg>
<l>E chi nacque giammai d'avi o di padre</l>
<l>ch'opre più belle o più famose e conte</l>
<l>facesser con la spada o con lo scettro?</l>
</lg>
<lg>
<l>over di tromba più degne e di plettro?</l>
<l>E chi numero egual fia che racconte</l>
<l>di così antiche imagini e leggiadre?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>842</head>
<argument><p><add resp="ed">Al cavaliere Camillo Gualengo. Loda il duca Alfonso II.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Qual di tela gentil ricco testore,</l>
<l>che ne vuol pompa ornar di real corte,</l>
<l>la tesse d'aurei stami e di ritorte</l>
<l>fila d'argento e forma or tronco, or fiore;</l>
</lg>
<lg>
<l>tal d'animi e d'ingegni il tuo signore</l>
<l>l'ordisca e 'l temperato intessa al forte,</l>
<l>e 'l tuo cor giunga al mio sì dolce e forte</l>
<l>che l'un per l'altro avanzi e s'avvalore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se preporsi magistero antico</l>
<l>vuoi per esempio, non convien che volga</l>
<l>gli occhi de l'alma in Alessandro o 'n Ciro;</l>
</lg>
<lg>
<l>dal padre Alcide e da' grand'avi il tolga,</l>
<l>che ne le tele, che famose ordiro,</l>
<l>unir l'estrano al cittadino amico.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>843</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Signor, che accogli umanamente i preghi</l>
<l>di questo popol fido, e i suoi lamenti</l>
<l>libri con giusta lance e li appresenti</l>
<l>al grand'Alfonso perché a lor si pieghi,</l>
</lg>
<lg>
<l>brami tu mai che la tua fama spieghi</l>
<l>candide l'ale a le straniere genti,</l>
<l>o di te stesso in te pur ti contenti</l>
<l>quando premio di lode a te si neghi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Te l'aura de la plebe o 'l lusinghiero</l>
<l>suono, che 'n regio albergo alto rimbomba,</l>
<l>non move, e dispregiando onore acquisti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma gentil alma di famosa tromba</l>
<l>suole esser vaga, se non ode il vero</l>
<l>concento in cielo: tu giammai l'udisti?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>844</head>
<argument><p>Al conte Cesare Sacrati.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Or che di reti il tuo signor circonda</l>
<l>gli ampi spazi del mare e le palustri</l>
<l>selve, e si sta co' peregrini illustri</l>
<l>armato al varco o li conduce a l'onda,</l>
</lg>
<lg>
<l>sei tu con lor ne l'arenosa sponda?</l>
<l>O pur tra l'elci, che già molti lustri</l>
<l>il vento crolla, e tra selvaggi lustri</l>
<l>cerchi ove orrida fera altrui s'asconda?</l>
</lg>
<lg>
<l>Sacrato, or ben desio che la fortuna</l>
<l>vi dia onor fra le gloriose genti,</l>
<l>né queste prede lor né quelle invidi:</l>
</lg>
<lg>
<l>sì che, tornando ove l'Ercinia imbruna</l>
<l>la fredda terra o ne le rive algenti,</l>
<l>lodin la bella Italia e i nostri lidi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>845</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Sacrato, o tender faccia umide reti</l>
<l>a muti pesci o pur cinghiari affronti</l>
<l>il mio signor, da' suoi gelati monti</l>
<l>così lontano e da' lor alti abeti,</l>
</lg>
<lg>
<l>questi lasciar correndo i più secreti</l>
<l>alberghi vedi con superbe fronti</l>
<l>a ricever il colpo e 'l ferro pronti,</l>
<l>e quei di nuova prigionia più, lieti;</l>
</lg>
<lg>
<l>quasi il cader sotto l'invitta mano</l>
<l>del magnanimo Alfonso e ne' suoi nodi</l>
<l>onore a gli uni e pregio a gli altri apporte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dal qual, se vinto regno o rege strano</l>
<l>fosse, dal vincitor terria le lodi</l>
<l>di servitù vantandosi e di morte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>846</head>
<argument><p><add resp="ed">Per il compimento d'una chiesa.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Taccia omai Roma e taccia il grand'Egitto</l>
<l>e vinto esser ne l'opre omai s'accorga,</l>
<l>né più Menfi e Neron stupor ne porga</l>
<l>che giunto è di lor gloria il fin prescritto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu sorgi, o sacra mole, e 'l nome invitto</l>
<l>del tuo gran fondator insieme sorga,</l>
<l>ed ogni gente ed ogni età lo scorga</l>
<l>e 'n ogni pietra e 'n ogni cuor sia scritto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ogni cigno lo canti e 'n ogni bosco</l>
<l>risonar s'oda, e sia la fama eguale</l>
<l>a quel valor che senza eguale il rende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco il ciel ch'a sinistra or tuona e splende;</l>
<l>Giove n'arride: i segni io ben conosco</l>
<l>de l'immutabil suo voler fatale.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>847</head>
<argument><p>Al signor Agostino Mosti, priore di S. Anna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>L'età, che quasi oscura e fredda sera</l>
<l>di nostra vita, al trapassar sì presta,</l>
<l>divien per tema forse altrui molesta</l>
<l>di morte, ove s'aspetta, ivi più fiera?</l>
</lg>
<lg>
<l>Né s'una volta è spenta, ella mai spera</l>
<l>che 'l suo dì si raccenda, e mirar questa</l>
<l>luce gl'incresce scolorita e mesta</l>
<l>e 'l duol s'avanza per membrar qual era.</l>
</lg>
<lg>
<l>O di ben corsa vita altrui serena</l>
<l>la sera arriva, e 'l tepido occidente</l>
<l>si colora del sole a' raggi estremi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tale è, Mosto, la tua, che nulla temi</l>
<l>il morir, ché di stanco uomo innocente</l>
<l>è soave riposo e non è pena.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>848</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Or che quella ch'i passi e i membri acqueta</l>
<l>de' miseri mortali hai tu d'appresso,</l>
<l>il premio speri al ben oprar concesso,</l>
<l>quasi cursor ch'omai giunge a la meta:</l>
</lg>
<lg>
<l>quinci è ch'ognor fronte serena e lieta</l>
<l>a noi dimostri e scopri il volto impresso</l>
<l>de le forme del core e da te stesso</l>
<l>pendi, non da fortuna o da pianeta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma io, che dopo te discesi in questo</l>
<l>spazio di vita incerta, al fin del corso</l>
<l>non so s'io sia vicino anco o lontano;</l>
</lg>
<lg>
<l>e lasso e fral per la caduta e mesto</l>
<l>ti seguo; e se dal ciel non ho soccorso,</l>
<l>a' premi corro de' pentiti in vano.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>849</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Agostin, fra' lodati è quel primiero</l>
<l>che 'l suo meglio per sé conosce e 'ntende,</l>
<l>poi quel che da' consigli altrui l'apprende,</l>
<l>che fa gran senno ov'egli è meno altero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal esser io vorrei, ché al mio pensiero</l>
<l>nessun raggio del ciel puro risplende,</l>
<l>ma passion l'adombra e mi contende</l>
<l>quel che là sù conduce alto sentiero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu lo mostra a me: tu, c'hai la mente</l>
<l>serena e luminosa, ond'io ti segua</l>
<l>lontano e scevro da la via de gli empi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Devoto e pio coltor de' sacri tempi,</l>
<l>chi precorre i tuoi passi e chi li adegua,</l>
<l>ch'affretta e scalda caritade ardente?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>850</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Questa, ove prima semplice e sincero</l>
<l>fanciul scherzasti con incerto piede,</l>
<l>città, d'invitti duci antica sede</l>
<l>degna di scettro e d'onorato impero,</l>
</lg>
<lg>
<l>nudrì tuo padre e l'avo e chi primiero</l>
<l>portò il cognome onde rimani erede,</l>
<l>e i cari nutrimenti al corpo diede</l>
<l>ed a la mente e l'invaghì del vero;</l>
</lg>
<lg>
<l>questa nudre per te, per te risana</l>
<l>gli egri, e di fido amore a te congiunge</l>
<l>quei che preser da lei terrena salma;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma, se del cielo è cittadina l'alma,</l>
<l>unisca teco i buoni o sian più lunge</l>
<l>nati sul Nilo o su la fredda Tana.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>851</head>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Signor Mosto, il vostr'orto è così grande</l>
<l>che deve aver raponzoli e lattuca,</l>
<l>radicchi, indivia; e queste erbe manduca</l>
<l>Roma e condisce ne le sue vivande;</l>
</lg>
<lg>
<l>e non occorre che per voi si mande</l>
<l>in piazza Pietro né Matteo né Luca</l>
<l>a cercar per me tinca o tartaruca,</l>
<l>ch'io vivo come al tempo de le ghiande.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dico ch'io vivo come al secol d'oro</l>
<l>che sol de' frutti l'uomo era satollo,</l>
<l>e correan latte i fiumi a trar la sete.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur qualch'uovo mangiar voi mi farete</l>
<l>a questa Pasqua, e un'aletta di pollo</l>
<l>o un pezzetto d'agnel fia 'l mio ristoro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>852</head>
<lg type="sonetto">
<head>6</head>
<lg>
<l>Così anni il ciel vi dia, saggio Agostino,</l>
<l>più ch'a Matusalemme, e più ducati</l>
<l>che non san casi di coscienza i frati,</l>
<l>o i pedanti vocaboli in latino;</l>
</lg>
<lg>
<l>ditemi 'l ver, cotesto vostro vino</l>
<l>è forse quel che date a gli ammalati</l>
<l>perché da' fumi non sian aggravati</l>
<l>e si stia don Bernardo a capo chino?</l>
</lg>
<lg>
<l>Non è buon con meloni, a dirvi il vero,</l>
<l>né potrebbe il venen trar da le pesche,</l>
<l>le quai nascon sì belle nel vostr'orto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur me la vo passando, e 'l mosto spero</l>
<l>dolce e pien di vigore e di conforto,</l>
<l>buono col ghiaccio e buon con l'acque fresche.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>853</head>
<argument><p>Al signor conte Ercole Mosti.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ercole, quel sublime e vago ingegno</l>
<l>ch'in te fioriva ne l'età novella,</l>
<l>poteva il sole e ciascun'altra stella</l>
<l>andar cercando del superno regno,</l>
</lg>
<lg>
<l>e subietto più suso ancor più degno</l>
<l>e luce contemplar di lor più bella;</l>
<l>ma 'l volse altrove Amor, che ne rappella</l>
<l>d'alta meta sovente ad umil segno:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché men bel de' celesti è 'l novo obietto;</l>
<l>ma, se con gli altri il paragoni altero,</l>
<l>né la terra ha di lui più caro aspetto;</l>
</lg>
<lg>
<l>pur al ciel s'assomiglia: onde al primiero</l>
<l>volo talor t'innalza e dal bel petto</l>
<l>spiega l'ale sovente 'l tuo pensiero.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>854</head>
<argument><p>A monsignor Paolo Leoni, vescovo di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Paolo, qual è virtù che non s'insegni</l>
<l>ne le romane venerate carte,</l>
<l>onde il popol di Cristo, e pria di Marte,</l>
<l>prese le leggi e dielle a gli altri regni?</l>
</lg>
<lg>
<l>Quella che frena in noi voglie o disdegni?</l>
<l>o quella per cui d'ordine non parte</l>
<l>guerriero in campo? o quella che comparte</l>
<l>a' nocenti le pene e i premi a' degni?</l>
</lg>
<lg>
<l>O qual altra pur è di cui si fregi</l>
<l>un animo gentil ch'in lor non splenda,</l>
<l>o chi meglio di te giammai l'apprese?</l>
</lg>
<lg>
<l>O chi placido più, se mal s'intese,</l>
<l>tempra il lor aspro e con più dolce emenda</l>
<l>corregge i falli e dà risposta a' regi?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>855</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Que' semi che già sparse in me natura</l>
<l>o che seco dal ciel portò la mente,</l>
<l>di virtù, di saver, or che 'l consente</l>
<l>meno acerba stagion, chi li matura?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ragion cultrice faticosa e dura</l>
<l>suda ne l'opre e ne' pensier sovente,</l>
<l>ma se tepidi raggi anco non sente</l>
<l>e spirti almi del ciel, che val coltura?</l>
</lg>
<lg>
<l>Come feconda pianta in densa e grave</l>
<l>aria nodrir men belli i frutti suole,</l>
<l>i miei, Paulo, vedrai se li rimiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! fia mai che mi scaldi il vero sole</l>
<l>e splenda in fronte, e placida e soave</l>
<l>l'aura del suo divino amor mi spiri?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>856</head>
<argument><p><add resp="ed">A un consigliere del duca Alfonso II.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se a chi penetrar valse il fosco e nero</l>
<l>vel ch'a gli arcani suoi Natura pose,</l>
<l>sì che vi scorse apertamente il vero</l>
<l>e le cagioni a' nostri sensi ascose,</l>
</lg>
<lg>
<l>e s'a chi ben oprar seco propose</l>
<l>e fé seguir gli effetti al suo pensiero,</l>
<l>dar non si può tra le mondane cose</l>
<l>premio che 'l merto loro agguagli intero;</l>
</lg>
<lg>
<l>qual il mio rozzo stil daratti onore</l>
<l>ch'al tuo sommo valor non sembri poco?</l>
<l>Ché 'l vero e 'l buon non sol conosci ed opri,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma drizzi e inviti a questo il tuo signore,</l>
<l>e quel tratto di tenebre gli scopri</l>
<l>ond'in ciel fra le stelle acquisti ei loco.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>857</head>
<argument><p>Al signor Giulio Cesare Gualengo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Più di saper che di contender vago,</l>
<l>Gualengo, io volgo or queste or quelle carte</l>
<l>ove s'apprende il vero e 'nsieme l'arte</l>
<l>che dal falso il distingue, e me n'appago;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma tu che fai? Miri un cortese e vago</l>
<l>ciglio, o la man ch'i cori incide e parte?</l>
<l>o pur due trecce d'oro a l'aura sparte?</l>
<l>Deh, non t'inganni Amor sofista e mago.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma da questi sì dotti antichi inchiostri</l>
<l>d'ordire impara e tu sì forti nodi,</l>
<l>che s'ei te prender vuol, tu lui n'avvolga;</l>
</lg>
<lg>
<l>né rallentalo poi ben ch'ei si volga</l>
<l>d'una in altra sembianza in vari modi,</l>
<l>sin che nel proprio aspetto a te si mostri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>858</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad Ambrogio... Risposta.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ambrosio, a i colpi di fortuna è stato</l>
<l>segno immobile ognor questo mio core,</l>
<l>e n'ha cotanti in lui ch'a quei d'Amore</l>
<l>non vi è più luogo alcuno omai restato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual fui penso e qual sono, e col passato</l>
<l>il presente misuro a tutte l'ore;</l>
<l>indi guardo il futuro, e pien d'orrore</l>
<l>scorgo qual vita a me prescriva il fato.</l>
</lg>
<lg>
<l>E benché or quel pensiero or questo i' tronchi,</l>
<l>non però posso sveller la radice</l>
<l>onde germoglian poi cure maggiori:</l>
</lg>
<lg>
<l>tal se 'n fertil terreno arbor felice</l>
<l>ha fermate le piante, i rami tronchi</l>
<l>via più grandi che pria rimanda fuori.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>859</head>
<argument><p>Al signor Gaspare Micinelli. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quando fioriva io già di fama e d'anni,</l>
<l>scriver bramai con sì purgati inchiostri</l>
<l>ne l'alta patria tua, fra pompe ed ostri</l>
<l>che ristorasser d'aspro esilio i danni:</l>
</lg>
<lg>
<l>or, perch'uom cinto di purpurei panni</l>
<l>lodi miei versi e li rilegga e mostri,</l>
<l>non me n'appago e bramo ombrosi chiostri</l>
<l>ov'io faccia a la morte illustri inganni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gasparro, or foss'io pur ne' vostri monti</l>
<l>tra novi alberghi e le memorie antiche</l>
<l>di color che gran pregio ebber ne l'armi,</l>
</lg>
<lg>
<l>ché forse canterei sì gravi carmi</l>
<l>a me medesmo ed a le Muse amiche</l>
<l>che farei scorno a molti illustri e conti!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>860</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fanciul da la tua patria, ove regnaro</l>
<l>gli avi tuoi sì possenti, avesti esiglio</l>
<l>e di Giovanni il glorioso figlio</l>
<l>ne l'Appennin t'accolse ed ebbe caro;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sotto lui crescesti, e grande e chiaro</l>
<l>divenisti per opra e per consiglio</l>
<l>tra' Franchi, e d'onor vago e di periglio,</l>
<l>nulla de l'oro né del sangue avaro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né di varcare il tempestoso Egeo</l>
<l>temesti, o d'arme peregrino ardito</l>
<l>de l'Ottomano a la temuta corte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Contra al fin gli pugnasti; e quel Tifeo</l>
<l>ch'ornano l'arme tue dimostra a dito</l>
<l>e t'onora il German ne la tua morte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>861</head>
<argument><p>In morte de la signora Anna Bendidio de' Putti.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna, che fra l'accorte e fra le belle</l>
<l>forse eri la più bella e la più accorta,</l>
<l>la tua vita qua giù fu breve e corta</l>
<l>per violenza di crudeli stelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qual pianta gentil che turbo svelle</l>
<l>mostra la sterpe sua squallida e morta,</l>
<l>tal giaci scolorita: or chi conforta</l>
<l>il padre sconsolato e le sorelle?</l>
</lg>
<lg>
<l>Elle piangon, dogliose, ei, più dolente,</l>
<l>la tua morte non sol, ma la sua vita</l>
<l>ch'al partir de la tua grave gli sembra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E pietà seco a lagrimare invita</l>
<l>chi lagrimando lamentare il sente</l>
<l>sovra le tue gelate e bianche membra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>862</head>
<argument><p><add resp="ed">Loda la signora Vittoria Castellini.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>La bella e vaga man che le sonore</l>
<l>corde, or leggiera e presta, or tarda e grave</l>
<l>percuote, e suon ne trae vario e soave,</l>
<l>e 'l dolce canto tuo, che forma Amore,</l>
</lg>
<lg>
<l>son l'armi dolci onde piagato è il core</l>
<l>in guisa tal che di morir non pave;</l>
<l>ma vago fatto di languir, sol have</l>
<l>di risanar, quasi di mal, timore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde per languir sempre, or questa piaga</l>
<l>ed or quell'altra col pensier rinnova,</l>
<l>vera Vittoria e vera vincitrice,</l>
</lg>
<lg>
<l>che rende l'alma di penar sì vaga,</l>
<l>che quel ch'altrui più nuoce a lei più giova,</l>
<l>ne' sospir lieta e ne' martir felice.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>863</head>
<argument><p>Loda la medesima signora.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Né più bel crine annoda o spiega a' venti,</l>
<l>né più begli occhi alcuna affisa o gira,</l>
<l>né più dolce aura mai si move e spira,</l>
<l>né cantar s'ode in più soavi accenti,</l>
</lg>
<lg>
<l>né con più dotta man ne l'egre menti</l>
<l>cantando mitigar lo sdegno e l'ira,</l>
<l>né con più bianca dimostrar si mira</l>
<l>l'arte e seguire i detti or presti or lenti;</l>
</lg>
<lg>
<l>né fan più bel concento in altro core</l>
<l>Vittoria, il senno e i bei costumi onesti,</l>
<l>e ben felice è il coro e chi l'ascolta.</l>
</lg>
<lg>
<l>E chi degno è d'onor, che non l'onore?</l>
<l>chi d'amor, che non l'ami? oh, de' celesti</l>
<l>premi sol degna e solo al ciel rivolta!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>864</head>
<argument><p>A la signora Ippolita B.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Deh! chi dal vostro casto petto scioglie</l>
<l>il caro cinto e cerca farvi offesa,</l>
<l>bella guerriera, e chi da l'alta impresa</l>
<l>torna mai lieto de le dolci spoglie?</l>
</lg>
<lg>
<l>Misero, io no, che perché pur s'invoglie</l>
<l>l'anima mia da' be' vostri occhi accesa,</l>
<l>trema se sdegno s'arma a la difesa</l>
<l>e 'l vostro onesto sguardo in sé raccoglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>né con la manca sola intera mamma</l>
<l>l'altra Ippolita già sul Termodonte</l>
<l>sì fiera apparve e con lo scudo al braccio,</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'io voi non veggia con più altera fronte,</l>
<l>tal che quando più forte Amor m'infiamma</l>
<l>io sento in mezzo de le fiamme un ghiaccio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>865</head>
<argument><p>Persuade una gentildonna a non amare altro che di vicendevole amore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Deh! perché amar chi voi con pari affetto</l>
<l>non ami e sospirar chi non sospiri,</l>
<l>e distillar in lacrime i martiri</l>
<l>per tal che mai per voi non bagni il petto?</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'mpallidir per chi non cangi aspetto,</l>
<l>e volger gli occhi in così dolci giri</l>
<l>ad un crudel ch'in voi non li raggiri</l>
<l>com'a suo caro e desiato oggetto?</l>
</lg>
<lg>
<l>S'amor a voglia altrui s'estingue e infiamma,</l>
<l>spengete il vostro mal gradito e rio</l>
<l>e de' begli occhi rasciugate il duolo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e geli il cor gentil per lungo oblio,</l>
<l>e, se pur dee sentir novella fiamma,</l>
<l>s'accenda sì, ma non s'accenda ei solo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>866</head>
<argument><p>Per le nozze del signor Gio. Battista Azzolino e de la signora Isabella Assalti.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Coppia gentil, cui scelse a prova Amore</l>
<l>fra le vergini caste e i fidi amanti</l>
<l>onde tessa un bel nodo e 'n cui si vanti</l>
<l>d'oneste fiamme, di pudico ardore,</l>
</lg>
<lg>
<l>congiunga e 'ncenda sì questo e quel core,</l>
<l>che per cangiar di pelo e di sembianti,</l>
<l>o per cagion di gioie o ver di pianti,</l>
<l>si stringa e 'nfiammi insino a l'ultime ore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E confermi tra voi la fede in cielo</l>
<l>i sacri patti e regga un solo affetto</l>
<l>ed un consiglio sol quest'alma e quella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Un pensiero, un desire, un puro zelo</l>
<l>rischiari o 'mbruni l'uno e l'altro aspetto,</l>
<l>e viva Giambattista in Isabella.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE TERZA</head>
<head>RIME COMPOSTE NEGLI ANNI 1583-84</head>
<div4 type="poesia">
<head>867</head>
<argument><p>Al conte Ercole Bevilacqua, dedicando la terza parte delle "Rime e prose".</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Quella virtù che nel tuo april fioria</l>
<l>dolci frutti d'amore omai matura,</l>
<l>ed alcuno altro mai con maggior cura</l>
<l>non coltivò la sua bontà natia,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ercole; e se valor, se cortesia</l>
<l>che se medesma e i merti altrui misura,</l>
<l>se bellezza, se dono è di natura</l>
<l>che in alma desti amor che non s'oblia,</l>
</lg>
<lg>
<l>tu mi sproni ad amar, e ne la mente</l>
<l>io ti ripongo ove il piacer si serba,</l>
<l>ed ivi ti figuro in vari modi,</l>
</lg>
<lg>
<l>qual io ti vidi ne l'etate acerba</l>
<l>volgere in giro un bel destrier sovente,</l>
<l>o ne l'arme, ove acquisti eterne lodi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>868</head>
<argument><p>A Bradamante d'Este Bevilacqua <add resp="ed">dedicando la terza parte delle "Rime e prose"</add>.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quella beltà, ch'in favoloso nome</l>
<l>famosa è già molt'anni e non fu vera,</l>
<l>ben è verace in voi, nobil guerriera,</l>
<l>che mille alme gentili avete dome;</l>
</lg>
<lg>
<l>né bramano esse libertà, pur come</l>
<l>ciascuna sia di servitude altera;</l>
<l>né con quanto Amor vola e quanto impera</l>
<l>più bianche mani né più vaghe chiome,</l>
</lg>
<lg>
<l>né più candido petto o più begli occhi;</l>
<l>e non bisogna ch'elmo v'arme o scudo,</l>
<l>né che lancia fatal da voi si prenda:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'ove lampeggi il guardo o 'l crin risplenda,</l>
<l>o si dimostri il dolce avorio ignudo,</l>
<l>è forza ch'ogni core arda e trabocchi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>869</head>
<argument><p>Nel nascimento del signor... Albano, figliuolo del conte Gian Domenico, loda la schiatta e particolarmente il cardinale Albano suo avo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Prima che 'l grande Albano al ciel ritorni,</l>
<l>a cui ci scorge co' lodati esempi,</l>
<l>di là scende il nipote e de' suoi tempi</l>
<l>estremi gli fa cari e dolci i giorni;</l>
</lg>
<lg>
<l>ne quali son di nobil pompa adorni</l>
<l>gli altari de la patria e i sacri tempi,</l>
<l>e rese grazie a te, che 'l cor n'adempi</l>
<l>de' tuoi devoti servi, e 'n lui soggiorni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed ella con più lieto e più giocondo</l>
<l>volto par che l'accolga, ed ogni sdegno,</l>
<l>ogn'ira nova, ogni odio antico lasce,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché ne la stagion che venne al mondo</l>
<l>la santa pace dal celeste regno</l>
<l>in lei se 'n viene, or che 'l fanciul vi nasce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>870</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Almo terren che 'l Brembo e 'l Serio inonda,</l>
<l>questo spirto immortal che 'l corpo umano</l>
<l>ha preso e nasce del buon sangue Albano,</l>
<l>ben è di stirpe che di grazia abbonda:</l>
</lg>
<lg>
<l>stirpe innocente sì come feconda,</l>
<l>e pura e casta e di valor sovrano,</l>
<l>ch'illustra Italia e splende in Vaticano,</l>
<l>dove 'l grand'avo il crin d'ostro circonda,</l>
</lg>
<lg>
<l>e si prepara via sublime al cielo,</l>
<l>e merita il gran manto e 'l gran diadema,</l>
<l>e le gran chiavi ond'egli s'apre e serra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! ponga indugio a la partita estrema</l>
<l>la pietà de la patria e i preghi e 'l zelo,</l>
<l>perché l'adori il suo nipote in terra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>871</head>
<argument><p>Parla co' suoi libri.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O testimoni del valore illustri,</l>
<l>per cui spiando il vero io vo sovente,</l>
<l>per cui spira e ragiona e m'è presente</l>
<l>tal che morì già tanti e tanti lustri,</l>
</lg>
<lg>
<l>mentre pur cerco come l'uom s'illustri,</l>
<l>e 'n me rinnovo un desiderio ardente</l>
<l>che m'accendea la giovinetta mente,</l>
<l>continuando l'opre mie trilustri,</l>
</lg>
<lg>
<l>fra voi dimoro, e sospirando i' dico:</l>
<l>"Deh, fosse in loro il dolce stile e l'arte</l>
<l>ch'a morte fa sì glorioso inganno!</l>
</lg>
<lg>
<l>Perch'agguagliasser que' che poi verranno,</l>
<l>leggendo spesso le mie dotte carte,</l>
<l>il novo Alfonso ad ogni vostro antico".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>872</head>
<argument><p>Al signor Alberto Parma per le sue rime in lode di Barbara Sanseverina Sanvitale, contessa di Sala.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Parma, il Barbaro nome in greci accenti</l>
<l>chi loda e canta o pur ne l'idioma</l>
<l>che ne la gloriosa e nobil Roma</l>
<l>usar le fortunate antiche genti?</l>
</lg>
<lg>
<l>E chi ne sparge il chiaro suono a i venti?</l>
<l>Degna n'è quella che da lui si noma</l>
<l>e stringer può fra l'una e l'altra chioma</l>
<l>i cor gentili e farli ivi contenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu con le tosche rime in ogni parte</l>
<l>d'Italia il porti, non sol qui d'intorno</l>
<l>addolcisci cantando il cielo e l'aura:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché men soave spira a quel di Laura,</l>
<l>né più s'ammira in altro stile adorno</l>
<l>peregrina bellezza, ingegno ed arte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>873</head>
<argument><p>Al signor Antonio Vinci, il "Rintuzzato". Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Io non contesi, Vinco, or vinca il vero,</l>
<l>con Virgilio o con lui che a mano a mano</l>
<l>seco il conduce, a cui s'oppose invano</l>
<l>qual altro fu più dolce e lusinghiero,</l>
</lg>
<lg>
<l>ne co' due vaghi toschi o col primiero</l>
<l>ch'a le stelle salì nel corpo umano;</l>
<l>ma per servirli spiacqui al volgo insano,</l>
<l>al qual sottrarmi forse indarno io spero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur, come il caro mele ape ingegnosa</l>
<l>sugge or da l'uno ora da l'altro fiore</l>
<l>e poi lo stilla ne' suoi nidi ascosa,</l>
</lg>
<lg>
<l>così trassi da lor celeste umore</l>
<l>d'eloquenza divina e gloriosa,</l>
<l>degna che tu la gusti e che l'odore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>874</head>
<argument><p>Al signore Ippolito Bentivoglio che dovea essere mantenitore d'una giostra insieme col serenissimo signor principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Ippolito, fallace esser talvolta</l>
<l>può la tua lancia e non ferire il segno,</l>
<l>perch'incerto fra l'arme e 'nstabil regno</l>
<l>ha la Fortuna, ed ella è cieca e stolta;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma la vera virtù che in te raccolta</l>
<l>non erra o per amore o per disdegno</l>
<l>o per contraria sorte, ed al suo degno</l>
<l>ed alto obietto ognora è più rivolta.</l>
</lg>
<lg>
<l>E sotto le belle arme il dì prescritto</l>
<l>rassembrerà fulmine ardente e lampo</l>
<l>di guerra e spargerà chiare faville,</l>
</lg>
<lg>
<l>dicendo: "Ben è questo un picciol campo</l>
<l>al mio signore ed al compagno invitto,</l>
<l>che somiglian Patròclo e 'l forte Achille".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>875</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Signor, s'a te la tua Vittoria arride</l>
<l>e teco s'arma il bel Vincenzo ancora,</l>
<l>tua fia la palma; e se beltà s'onora,</l>
<l>la ti concedon già que' che tu sfide;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quella che fra mille il ciel divide</l>
<l>in ambedue s'unisce e 'n voi dimora,</l>
<l>e 'n poco spazio appare ed in breve ora</l>
<l>quanta fra Tile e Battro il sol ne vide.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l valor che non crebbe in piume o 'n ombra</l>
<l>ancor vi si dimostra, e Maratona</l>
<l>gli saria campo degno ovver Tessaglia,</l>
</lg>
<lg>
<l>o pur qual altro d'ossa or più s'ingombra;</l>
<l>ma se questo non ha premio o corona</l>
<l>che ti convenga, Amore il pregio vaglia.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>876</head>
<argument><p>Loda il serenissimo Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova, ch'entrò in torneamento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Principe invitto un largo campo elesse</l>
<l>di belle imprese, ove il destrier sospinto,</l>
<l>pur come in ampio circo o 'n laberinto,</l>
<l>già lodi acquista al novo ardir concesse;</l>
</lg>
<lg>
<l>e son le fughe sue ch'in giro ei tesse</l>
<l>tutte vittorie, onde chi segue è vinto;</l>
<l>né già di filo il dubbio calle è cinto</l>
<l>che drizzi l'orme d'alta gloria impresse,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma l'alme involge sol d'amore inferme</l>
<l>mentre l'oblique vie corre e circonda</l>
<l>tra finti sdegni e tra concordi oltraggi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così vince scherzando armato e inerme</l>
<l>l'altrui fortuna al suo valor seconda</l>
<l>e somiglia del sole il corso e i raggi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>877</head>
<argument><p>Loda il signor Alessandro Pocaterra, servitore antico de' principi d'Este.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Come il coltor de le feconde piante</l>
<l>dopo molta fatica i frutti coglie</l>
<l>che più cari gli sono, e 'n porto accoglie</l>
<l>via più gradite merci il navigante;</l>
</lg>
<lg>
<l>e dopo lungo sospirar l'amante</l>
<l>più lieto acquista de l'ardenti voglie</l>
<l>i dolci premi, e le nemiche spoglie</l>
<l>il cavalier di sangue anco stillante,</l>
</lg>
<lg>
<l>così, Alessandro, dopo tanti lustri</l>
<l>servendo spesi, più felice godi</l>
<l>in questo spazio incerto a te rimaso,</l>
</lg>
<lg>
<l>gli onori e i pregi e le bramate lodi;</l>
<l>e la tua vita anzi il suo fine illustri</l>
<l>qual dì ch'è più sereno in su l'occaso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>878</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Vinse Alessandro e soggiogò la terra</l>
<l>nel fior de gli anni, e pur non fu contento:</l>
<l>ché 'l mar tentava e 'l liquido elemento</l>
<l>sperava ancor di superare in guerra;</l>
</lg>
<lg>
<l>nel breve spazio tu, che 'l corpo serra,</l>
<l>le voglie acqueti, e, se di vita spento</l>
<l>l'uom solo ha posa, al cielo è sempre intento</l>
<l>il tuo pensier che non vaneggia ed erra,</l>
</lg>
<lg>
<l>novo Alessandro; e misurare ardisci</l>
<l>altre acque colà suso ed altri mondi</l>
<l>che non intese o imaginò l'antico;</l>
</lg>
<lg>
<l>altri soggiorni cerchi e più giocondi</l>
<l>ov'è colei che lodi e riverisci,</l>
<l>allegra avendo vinto il gran nemico.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>879</head>
<argument><p>Loda la signora duchessa di Sora scherzando intorno al cognome di Sforza.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>In questa bianca fronte Amore scrisse</l>
<l>le sante leggi come in dura pietra,</l>
<l>col più lucido stral de la faretra,</l>
<l>che non l'accese il petto o gliel trafisse:</l>
</lg>
<lg>
<l>"E quinci al viver suo le prenda" ei disse</l>
<l>"ogni spirto gentile; e chi s'arretra,</l>
<l>là dove grazia per servir s'impetra,</l>
<l>mal fugge quel che 'l cielo a lui prescrisse;</l>
</lg>
<lg>
<l>né schiva le catene e i cari nodi,</l>
<l>né la saetta, né l'ardente face</l>
<l>ond'io costringo ad ubbidire a forza".</l>
</lg>
<lg>
<l>Così l'arme a le leggi in dolci modi</l>
<l>Amor ha poste insieme e giunge e <emph>sforza</emph></l>
<l>qualunque è più guerriero o più fugace.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>880</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Mentre scherzava saettando intorno</l>
<l>con aurei strali l'incostante Amore,</l>
<l>e da l'uno passava a l'altro core</l>
<l>mutando albergo pur di giorno in giorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>vide Costanza, e nel bel seno adorno</l>
<l>il suo volo fermò tra 'l dolce odore:</l>
<l>"E qui" disse "fornisco il lungo errore,</l>
<l>e qui sempre desio di far soggiorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e qui pongo la sede e qui dispiego</l>
<l>tutte le insegne mie, tutte le palme,</l>
<l>tutti i tesori qui scopro e rivelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qui tra santi fiori io prendo e lego</l>
<l>mill'alti ingegni e mille nobili alme,</l>
<l>e qui <emph>costante</emph> son come nel cielo."</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>881</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Col bel diamante suo legato in oro</l>
<l>che volle dir costei</l>
<l>c'ha spiati ambedue gli affetti miei?</l>
<l>L'uno tanto s'indura</l>
<l>che non vuole altra imago</l>
<l>e par di sua beltà contento e pago;</l>
<l>l'altro d'alato Amor prende figura:</l>
<l>così quel fido Amor ch'ogni altro avanza</l>
<l>adorna la <emph>costanza</emph>,</l>
<l>e nel tenero petto</l>
<l>forma non cangia l'amoroso affetto.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>882</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Quand'io da prima vidi</l>
<l>con bruna oscura gonna</l>
<l>di non vista città non vista donna,</l>
<l>quanto allora d'antico o di novello</l>
<l>o di colto o d'adorno,</l>
<l>di sereno, d'illustre o di lucente,</l>
<l>o di lieto e ridente</l>
<l>scorsi mirando intorno,</l>
<l>di quel leggiadro lutto era men bello:</l>
<l>talché io m'accesi, e dissi: "Il nero manto</l>
<l>mi predice <emph>costanza</emph> eterna, o pianto".</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>883</head>
<argument><p>Scrive al signor <add resp="ed">Filippo Boncompagni</add> cardinale S. Sisto, pregandolo a voler prendere la sua protezione.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Teco, signor, comparte il grave pondo</l>
<l>de' suoi pensier da la sovrana sede</l>
<l>il buon Gregorio, ed al tuo senno ei crede</l>
<l>gli alti secreti del suo cor profondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mentre è intento a tranquillar del mondo</l>
<l>i nembi e le tempeste, e per la fede</l>
<l>di Cristo vegghia, e 'l bene e 'l mal prevede</l>
<l>ch'al suo popol sovrasta, e a te secondo</l>
</lg>
<lg>
<l>fa ciascun altro, d'ogni amico regno</l>
<l>tu le torbide parti e le serene</l>
<l>miri e d'ogni aura ascolti il suono incerto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma perché l'esser d'uom cui manchi il merto</l>
<l>tanto conoscitor non ben sostiene,</l>
<l>la provvidenza tua non m'aggia a sdegno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>884</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quinci il gran Reno fu, quindi l'Eufrate</l>
<l>termine de l'Imperio alto romano,</l>
<l>e timor n'ebbe il Parto e 'l fier Germano</l>
<l>oltra le calde rive e le gelate;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma fondò più sublime potestate</l>
<l>di santo fondatore eterna mano,</l>
<l>quand'ei non disdegnò l'incarco umano</l>
<l>e degna fé la nostra indignitate;</l>
</lg>
<lg>
<l>la qual sotterra e fin al ciel si stende,</l>
<l>signore, e 'l tuo gran Zio l'apre e disserra,</l>
<l>che n'ha le chiavi: oh! destro a me le volga,</l>
</lg>
<lg>
<l>e sua mercede i nodi miei disciolga:</l>
<l>perché l'anima sol ch'ei solve in terra</l>
<l>leggiera in ver le stelle il volo prende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>885</head>
<argument><p>Loda il signor cardinale Filippo Guastavillani.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Mentre per le tue lodi illustri e conte</l>
<l>più la sua fama il picciol Reno accresce</l>
<l>che 'l grande, perché l'onde innalza e mesce</l>
<l>con l'oceano e per l'antico ponte,</l>
</lg>
<lg>
<l>e desia di scovrirte in ogni monte</l>
<l>Roma, a cui senza te la vita incresce;</l>
<l>e dove il chiaro sole alberga ed esce</l>
<l>s'onora l'ostro che t'ornò la fronte,</l>
</lg>
<lg>
<l>tu gli onori del mondo e i duri marmi</l>
<l>che suol rodere il tempo hai quasi a scherno</l>
<l>ed a la gloria sol del cielo intendi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come dunque oserò con rozzi carmi</l>
<l>turbar la mente, o pur dal regno eterno</l>
<l>volgere i passi tuoi se in alto ascendi?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>886</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Signor, nascesti ove sì nobil sede</l>
<l>è del saper uman ch'invidia e scorno</l>
<l>n'han molte antiche e nove, e fai soggiorno</l>
<l>dove la tien maggior la santa Fede.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'una è dono di Dio, ch'a te la diede,</l>
<l>de l'altro sei per lungo studio adorno,</l>
<l>e l'uno e l'altro a te dentro e d'intorno</l>
<l>nel cor dimora e ne l'oprar si vede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con questo intendi ciò che dotto ingegno</l>
<l>suol conoscer da sé, con quello ancora</l>
<l>ciò che per sé non può la nostra mente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né te Bologna solo o Roma onora,</l>
<l>ma fra gli Angeli spesso al sommo regno</l>
<l>t'innalzi e scorgi il Re del ciel presente.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>887</head>
<argument><p>Celebra le nozze del signor duca don Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto e di Pescara, e della signora Lavinia Feltria della Rovere, principessa d'Urbino.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<lg>
<l>O principe, più bello</l>
<l>del sol quando riluce</l>
<l>del celeste Monton ne l'aureo vello,</l>
<l>e miglior cavaliero</l>
<l>de l'immortal Polluce</l>
<l>e del pietoso Enea maggior guerriero,</l>
<l>e de la gloria altero</l>
<l>che gli avi ebber ne l'armi,</l>
<l>non ho degni di te rime né carmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per te la casta moglie</l>
<l>del re del Lazio antico</l>
<l>cangiate avrebbe l'ostinate voglie,</l>
<l>messo Turno in oblio</l>
<l>ed ogni primo amico</l>
<l>che le fea caro il suo terren natio:</l>
<l>così novo desio</l>
<l>in quella dubbia impresa</l>
<l>di genero sì bel l'avrebbe accesa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se ti vedea Camilla,</l>
<l>sol per lo stral cadea</l>
<l>che da' begli occhi tuoi parte e sfavilla;</l>
<l>e sol fornir la guerra</l>
<l>la tua beltà potea</l>
<l>pria non veduta fra' mortali in terra;</l>
<l>e 'l cor, ch'indura e serra</l>
<l>il furor cieco e folle,</l>
<l>aperto avresti e fatto assai più molle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Guerrier certo felice,</l>
<l>ma più felice amante,</l>
<l>ché quel che fare armato a te non lice</l>
<l>inerme far lo puoi</l>
<l>col tuo vago sembiante</l>
<l>e col dolce splendor de' lumi tuoi.</l>
<l>Quai regi o quali eroi</l>
<l>ebber più degne palme</l>
<l>o più chiare vittorie di tant'alme?</l>
</lg>
<lg>
<l>L'arme a' nemici tolte,</l>
<l>le spoglie sanguinose,</l>
<l>l'insegne al vento alteramente sciolte</l>
<l>fur trofei de' maggiori,</l>
<l>pompe a molti odiose</l>
<l>ed assai spesso invidiati onori;</l>
<l>ma 'l trionfar de' cori</l>
<l>sola è vera vittoria</l>
<l>e tua certa immortale e rara gloria.</l>
</lg>
<lg>
<l>In carro trionfale</l>
<l>parmi ch'Amor ti guidi,</l>
<l>simil di forma e di bellezza eguale;</l>
<l>cento vergini elette</l>
<l>ne' più famosi lidi,</l>
<l>cento ne' monti e cento in isolette,</l>
<l>punte da le saette,</l>
<l>di guarir non son vaghe,</l>
<l>ma ch'abbi parte di sì care piaghe!</l>
</lg>
<lg>
<l>Fra tante e così eccelse,</l>
<l>così belle ed illustri,</l>
<l>una, ch'avanza l'altre, egli si scelse</l>
<l>nova Lavinia, e nata</l>
<l>già quattro o cinque lustri</l>
<l>di chi più degna è di nomarsi Amata,</l>
<l>ch'è veramente nata</l>
<l>pur nel medesmo sangue</l>
<l>la memoria del quale anco non langue.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, va su l'Isauro,</l>
<l>dov'è la nobil coppia</l>
<l>ch'Amore ed Imeneo sì bene accoppia.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>888</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Nova Lavinia, che spietata dote</l>
<l>non ha del sangue di famose genti</l>
<l>e nata di più chiari alti parenti</l>
<l>e di più veri divi anco nepote,</l>
</lg>
<lg>
<l>prende novello eroe, che farà note</l>
<l>in degne imprese le virtuti ardenti</l>
<l>dovunque gira il sol, spirano i venti</l>
<l>e i salsi lidi il <emph>vasto</emph> mar percote.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né giunse Italia mai coppia sì bella,</l>
<l>né più nobile stirpe unqua n'attese,</l>
<l>né con tanto favor de' cieli amici.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cede Alba e cede Roma; e questa e quella</l>
<l>s'inchina al mio diletto almo paese:</l>
<l>o secol fortunato, oh dì felici!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>889</head>
<argument><p>Al cavaliere Ercole Bottrigari.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Signor, che nato sei fra nobili arti</l>
<l>e chiari ingegni appresso il nostro Reno,</l>
<l>deh! chi ti scaccia dal materno seno</l>
<l>da cui diviso il tuo pensier non parti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur sì come in queste e 'n quelle parti</l>
<l>splende egualmente il sol puro e sereno,</l>
<l>così virtù fuor del natio terreno</l>
<l>si pregia, e può temuto e caro farti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né fabbricar giammai sì lucide armi</l>
<l>Sterope suol co' suoi fratelli ignudi</l>
<l>come quelle onde l'alma orni e circonde;</l>
</lg>
<lg>
<l>e di lor cinto ne' tuoi dolci studi</l>
<l>t'acqueti, ed ora leggi i dotti carmi,</l>
<l>or misuri la terra, il cielo e l'onde.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>890</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Ercole, tu che puoi gli oltraggi e i torti</l>
<l>sostener di fortuna e 'l grave esiglio,</l>
<l>se non con lieto, con sicuro ciglio,</l>
<l>ed agguagliar tutti i più saggi e forti,</l>
</lg>
<lg>
<l>fra le imagini antiche e i tuoi consorti</l>
<l>e fidi libri schivi ogni periglio,</l>
<l>e non ha l'oceano o 'l mar vermiglio</l>
<l>sì queti seni o sì tranquilli porti;</l>
</lg>
<lg>
<l>né gemme così elette alcun mai tragge</l>
<l>o da' cerulei o da' sanguigni campi,</l>
<l>tal ch'arricchisci omai d'un bel tesoro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma io pur erro in tempestose piagge,</l>
<l>né veggio ancora ove ricovri e scampi,</l>
<l>e co' miei voti il ciel placo ed adoro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>891</head>
<argument><p>A monsigonr Giovan Angelo Papio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Luce a l'oscure leggi e leggi al mondo</l>
<l>puoi dar tu, Papio, a cui sì larga parte</l>
<l>di felice eloquenza il ciel comparte</l>
<l>e sì alto sapere e sì profondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l secol nostro far lieto e giocondo</l>
<l>e via più bella ogni sua nobil arte;</l>
<l>deh! perché tardi a illuminar le carte</l>
<l>in cui si cela il ver ch'io non ascondo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben io lo scopro; ma ne temo oltraggio</l>
<l>e vergogna talor, perché l'adombra</l>
<l>o mia colpa, o mio fato, o mia fortuna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu questa fosca nebbia ed importuna</l>
<l>sì come chiaro sole intorno sgombra,</l>
<l>e secondi gran lume il picciol raggio</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>892</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Papio, ne l'alta sede ove traesti</l>
<l>con eloquenza da gli estrani regni</l>
<l>gli animi illustri e i peregrini ingegni,</l>
<l>già pregio eguale al tuo gran merto avesti;</l>
</lg>
<lg>
<l>poi crebbe sì che par ch'a dietro resti</l>
<l>qual è più chiaro, né però si sdegni;</l>
<l>e Roma sola i premi ha di te degni,</l>
<l>ché de' terreni abbonda e de' celesti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E Roma a te non sarà, credo, avara,</l>
<l>ch'a l'universo diè le antiche leggi</l>
<l>con l'armi e con la pace or le conserva,</l>
</lg>
<lg>
<l>stimando più l'esser di Cristo serva</l>
<l>che reina del mondo; ed altri seggi,</l>
<l>altra maggior mercede a te prepara.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>893</head>
<argument><p>Loda il signor duca Anna di Joyense, signor d'Arca, il quale fu alloggiato dal serenissimo signor duca di Ferrara ne le stanze de gli specchi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Ben può ritrar le tue fattezze conte</l>
<l>lucido specchio o ver tranquillo umore,</l>
<l>ma non quella beltà né quel valore</l>
<l>che suol fare a la morte oltraggi ed onte,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché degno non è cristallo o fonte</l>
<l>d'immortal forma o di celeste onore,</l>
<l>ma specchio sol d'angelico splendore</l>
<l>dove il primo amator mirò la fronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Là sù la tua virtute e la tua luce</l>
<l>si vedrà fiammeggiare, e 'n sì bel viso</l>
<l>appena un raggio ora s'adombra e scerne;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mentre a gli occhi altrui vago traluce,</l>
<l>non divieni, signor, novo Narciso,</l>
<l>anzi ti volgi a le bellezze eterne.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>894</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Francia, tu mandi nel paese estrano</l>
<l>una gemma sì chiara e sì lucente</l>
<l>qual non fiammeggia mai ne l'oriente,</l>
<l>né 'l terren la produce o l'oceano,</l>
</lg>
<lg>
<l>anzi pur molte: ché il valor sovrano</l>
<l>in nobil sangue, e 'l cor di gloria ardente,</l>
<l>e i costumi reali e l'alta mente</l>
<l><emph>gioie</emph> son quasi e l'arca è 'l corpo umano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Arca maravigliosa, eletta e cara</l>
<l>al Mastro eterno, onde l'esempio or toglie</l>
<l>fabro mortal ch'onore e pregio attende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! non l'involi regno o gente avara,</l>
<l>ché questa così larga in sé l'accoglie</l>
<l>e la stima e l'apprezza, e pur la rende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>895</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Italia mia, tutti i tuoi duci egregi</l>
<l>e que' che già n'andar cinti d'alloro</l>
<l>cedono al sangue del signor ch'onoro</l>
<l>per tanti novi e tanti antichi pregi:</l>
</lg>
<lg>
<l>però ch'i tuoi cercar purpurei fregi,</l>
<l>e verdi frondi o ver terra e tesoro;</l>
<l>ma l'un de' suoi sprezzò corona d'oro</l>
<l>dove l'ebbe di spine il Re de' regi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur non l'invidi, ché 'l valor de l'armi</l>
<l>mosse per odio fa d'invidia acquisto,</l>
<l>e d'amor la pietà ch'a Dio ne sprona:</l>
</lg>
<lg>
<l>con questa li vinse, e non lasciò ne' marmi</l>
<l>ma ne' cori i trofei con que' di Cristo,</l>
<l>col qual trionfa in cielo e s'incorona.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>896</head>
<argument><p>Per la signora Tarquinia Molza,</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Forse è cagion l'aurora</l>
<l>di questo bel concento</l>
<l>che fan le fronde e i rami e l'acque e 'l vento?</l>
<l>O con sì dolce modo</l>
<l>il ciel Tarquinia onora,</l>
<l>e per lei de la terra s'innamora?</l>
<l>I' odo, o parmi, i' odo</l>
<l>la voce: ella è pur dessa;</l>
<l>ecco Tarquinia viene, Amor s'appressa!</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>897</head>
<argument><p>Sopra un ritratto di donna Marfisa d'Este Cybo, marchesa di Massa. Risposta a messer Giulio Nuti sopra il detto ritratto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Gran luce in breve tela il buon pittore</l>
<l>tentò chiudere indarno e da sovrana</l>
<l>bellezza vinto che trafigge e sana,</l>
<l>sol formò l'aria dolce e 'l bel colore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde, come del sole il puro ardore,</l>
<l>qual sorge o cade oltre la terra ispana,</l>
<l>chi vuol ritrar prende fatica vana</l>
<l>perché l'opra è de l'arte assai maggiore,</l>
</lg>
<lg>
<l>così appena adombrata ora si vede</l>
<l>l'imagin bella, e struggerebbe il gelo</l>
<l>se fosse insieme espresso il lume vago.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nuti, ma tu, cui tanto il ciel concede,</l>
<l>scopri i suoi raggi a me senza alcun velo,</l>
<l>a me che gli occhi e 'l mio pensier n'appago.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>898</head>
<argument><p>Al pittore Filippo Paladini, il quale aveva ritratto donna Marfisa d'Este Cybo. <add resp="ed">Proposta prima.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Saggio pittore, hai colorita in parte</l>
<l>la beltà che non ha forma o misura,</l>
<l>miracolo del cielo e di natura</l>
<l>ch'aduna in lei ciò che fra mille ei parte;</l>
</lg>
<lg>
<l>e perde la tua mano ardita e l'arte</l>
<l>da così vaga angelica figura;</l>
<l>ma quel ch'ella n'adombra e quasi oscura</l>
<l>avanza il bel de le più dotte carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E maggior pregio il tuo felice stile</l>
<l>ha qui perdendo che vincendo altrove,</l>
<l>perché il seren de le stellanti ciglia</l>
</lg>
<lg>
<l>e del bel volto sol l'aria gentile</l>
<l>tutte l'opere può, tutte le prove</l>
<l>e superar ogni altra meraviglia.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>899</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento. <add resp="ed">Proposta seconda.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Dipinto avevi l'or de' biondi crini</l>
<l>e de le guance le vermiglie rose,</l>
<l>e quella bocca in cui natura pose</l>
<l>quasi caro tesor perle e rubini;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l bianco petto e i suoi dolci confini,</l>
<l>e mille vaghe altere e nove cose</l>
<l>in prima non vedute, or non ascose,</l>
<l>e volevi ritrar gli occhi divini,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma dicesti fra te: "La terra e 'l mare</l>
<l>non ha color ch'esprima il puro lume,</l>
<l>né 'l tempreria, se rinascesse, Apelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur, chi formar li vuol, poggi a le stelle,</l>
<l>ché santo Amor gli presterà le piume,</l>
<l>e furi al ciel le fiamme sue più chiare".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>900</head>
<argument><p>Loda la bellezza e il valore de la signora donna Marfisa d'Este, accennando che difficilmente può essere ritratta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa leggiadra e gloriosa donna</l>
<l>di nome altero e di pensier non crudo,</l>
<l>non ha per arme già lancia né scudo,</l>
<l>ma trionfa e combatte in treccia e 'n gonna;</l>
</lg>
<lg>
<l>e imperiosa d'ogni cor s'indonna</l>
<l>con la man bella e col bel capo ignudo</l>
<l>del caro velo, onde tra me conchiudo</l>
<l>ch'ella sia di valor salda colonna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur inerme non è, ma 'l casto petto,</l>
<l>lo qual si prende il vano amore a scherno,</l>
<l>copre d'un lucidissimo diamante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or chi ritrar lo puote a l'occhio interno?</l>
<l>Qual fabro umano a divin'opra eletto</l>
<l>d'assomigliar il ver fia che si vante?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>901</head>
<argument><p><add resp="ed">A don Cesare d'Este, per una lepre.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>O timida lepretta,</l>
<l>che mentre fuggi per salvar la vita,</l>
<l>giungi dove la morte è più gradita;</l>
<l>s'innanzi a sì begli occhi,</l>
<l>là dove io prego che 'l morir mi tocchi,</l>
<l>il morir ti dispiace,</l>
<l>non sai come riposo apporta e pace.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>902</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>O fortunata fuga,</l>
<l>o felice dimora,</l>
<l>ed indugio al morir, perché ben mora!</l>
<l>Tu vieni ove la morte</l>
<l>solo aspettando par che mi conforte;</l>
<l>ove morria beato</l>
<l>quale in amore ha più doglioso stato;</l>
<l>e mentre la desio, mentre l'inarro,</l>
<l>prendo la lepre, come vuole, in carro.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>903</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>O fuggitiva e timidetta fera,</l>
<l>che sei cacciata dove in carro adorno</l>
<l>madonna fa soggiorno,</l>
<l>deh! non t'incresca, ch'in sì caro loco</l>
<l>avrei la morte a gioco:</l>
<l>perché dov'ella caccia, oh! pur me 'l creda,</l>
<l>esser io bramo o predatore o preda.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>904</head>
<argument><p>A la signora Margherita Sarrocchi. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Luce d'onor ch'abbaglia e par ch'offenda</l>
<l>mentre invaghisce e parte e fa ritorno,</l>
<l>più non desio che 'n questo uman soggiorno</l>
<l>me con falso splendore illustre renda;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma, temendo che 'l dì s'affretti e scenda</l>
<l>precipitando, il mio pensier distorno,</l>
<l>e temo l'altra morte e l'altro scorno</l>
<l>e bramo far d'ogni mio fallo emenda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così talora al mondo anch'io m'involo,</l>
<l>e spargo per dolore un caldo fiume,</l>
<l>e coscienza il cor mi pugne ed unge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh! pur là, dove splende eterno lume</l>
<l>richiamar possa quel volgare stuolo</l>
<l>da cui te, donna, il tuo valor disgiunge.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>905</head>
<argument><p>A la medesima. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quasi per laberinto o per deserto</l>
<l>l'alma qua giù s'avvolge e s'imprigiona,</l>
<l>e sol ci scorge ad immortal corona</l>
<l>la grazia che previene al nostro merto:</l>
</lg>
<lg>
<l>questa mi drizzi per cammin più certo</l>
<l>ad altro monte omai ch'ad Elicona,</l>
<l>quando l'ultimo dì nel cor mi suona</l>
<l>con mille trombe e veggio il cielo aperto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se per colpa mia sarà ch'io caggio,</l>
<l>potrà levarmi solo e darmi aita</l>
<l>chi la pietate ha pari a la possanza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu, che pria segnasti alto viaggio,</l>
<l>quant'io stanchezza hai lena, e tu m'invita,</l>
<l>ché l'un per l'altro in erta via s'avanza.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>906</head>
<argument><p>Loda il signor Vespasiano Gonzaga, duca di Sabbioneta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Vespasiano, io già sapea che l'armi</l>
<l>signor più valoroso oggi non veste</l>
<l>di te, ch'in lor fatiche e piaghe oneste</l>
<l>soffristi, e sul tuo fiume or ti disarmi;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma non ancora i tuoi leggiadri carmi,</l>
<l>né rime avea vedute: or vedo queste</l>
<l>tue chiare e liete, e le mie fosche e meste</l>
<l>disprezzo, e 'l paragone indegno parmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E fra me dico: "O gloriosa mano,</l>
<l>non sai stare oziosa e tosto prendi</l>
<l>la dotta penna ove depon la spada.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con l'una i regni e 'l tuo signor difendi,</l>
<l>con l'altra i nomi oltre l'obliqua strada</l>
<l>del sol fai conti e porti al ciel sovrano".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>907</head>
<argument><p>Loda il medesimo signore e gli antecessori suoi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Tutte di bello onor chiare facelle</l>
<l>e fiamme son d'eterna gloria ardenti</l>
<l>i tuoi grand'avi a le future genti,</l>
<l>perch'ogni età ne scriva e ne favelle;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma sì come nel ciel di varie stelle</l>
<l>segno riluce e queta il mare e i venti,</l>
<l>tu spargi di virtù raggi lucenti</l>
<l>e viva imago sei de le più belle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu de gli antichi pregi e tu risplendi</l>
<l>del gran valor del padre, e degno albergo</l>
<l>sei tu del vero sole; e tu mi desta,</l>
</lg>
<lg>
<l>e tu m'illustra e i miei desiri accendi</l>
<l>or che mi volgo al tuo splendore e tergo,</l>
<l>e queta nel mio cor fera tempesta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>908</head>
<argument><p>Loda l'illustrissimo e reverendissimo signor Scipion Gonzaga e i suoi avi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Scipio, fur gli avi tuoi famosi e chiari</l>
<l>nel pregio de lo scettro e de la spada,</l>
<l>con magnanimi pochi, a' quali aggrada</l>
<l>sottrarsi, ben oprando, a gli anni avari;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tu con passi certi a gloria pari</l>
<l>potevi andar per la sublime strada,</l>
<l>in guisa d'uom che non si stanchi o cada</l>
<l>e 'l dubbio corso per se stesso impari.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né già folle desio ti volse o torse,</l>
<l>ma per via sacra faticosa ed erta</l>
<l>drizzò celeste amore i tuoi vestigi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E segui il tuo Signor, che ti precorse</l>
<l>per questa; e s'erra in quella anima incerta</l>
<l>la richiami da' laghi averni e stigi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>909</head>
<argument><p>Loda il medesimo signore e suo padre.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Scipio, o sieda sul Tebro o verso il Reno</l>
<l>e 'l Danubio tu corra, o sul tuo Loglio</l>
<l>fra' cari amici tuoi voti d'orgoglio</l>
<l>spazi con volto placido e sereno,</l>
</lg>
<lg>
<l>sei meco sempre: ch'io ti porto in seno</l>
<l>e non mi scingo, anzi pur sempre io soglio</l>
<l>amarti e riverirti, e sol mi doglio</l>
<l>che quel ch'onoro assai non lodo a pieno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né rime eguali a quelle tue leggiadre</l>
<l>nascon da me tra queste cure inferme,</l>
<l>ond'or l'ingegno è quasi oppresso e l'arte:</l>
</lg>
<lg>
<l>deh! sarà mai ch'in più felici carte</l>
<l>scriva di te pacifico ed inerme,</l>
<l>non sol del tuo guerriero armato padre?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>910</head>
<argument><p>Loda il medesimo signore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>A ragione il gran nome, onde paventa</l>
<l>l'Africa ancora, a te si diede e scelse,</l>
<l>nato per opre gloriose eccelse</l>
<l>ch'impedir la fortuna indarno tenta:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché l'alma reale in sé contenta,</l>
<l>l'ira e l'accese voglie insieme svelse</l>
<l>nel ribellante core, e servo felse,</l>
<l>ed ora il fren vi stringe e vi rallenta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci celeste carro e sommo duce</l>
<l>ti scorge a grande onor, perché non prezzi</l>
<l>il lauro o l'ostro nel pensiero interno;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma, fra gli spirti al divin lume avvezzi,</l>
<l>brami corona aver di chiara luce</l>
<l>e 'l trionfo onorar del Padre eterno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>911</head>
<argument><p>Ne la malattia del signor cardinale Luigi d'Este.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, ben può l'ardore e 'l gelo interno</l>
<l>strugger le membra e la terrena salma,</l>
<l>ma, qual da peso ingiusto oppressa palma,</l>
<l>s'alza 'l tuo spirto ed ha la morte a scherno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, come nave in tempestoso verno</l>
<l>corre per aspro mare e tutta spalma,</l>
<l>pensa al suo porto ricondursi l'alma</l>
<l>e da battaglia al suo trionfo eterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma rimarremo in guerra ed in tempesta,</l>
<l>miseri noi? Deh! se l'affetto ardente,</l>
<l>se giova prego umil ch'a Dio si porga,</l>
</lg>
<lg>
<l>e se per fede il sole in ciel s'arresta,</l>
<l>fermi il tuo corso e 'l duol ch'Italia sente</l>
<l>teco disgombri e teco omai risorga.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>912</head>
<argument><p>Al signor Ercole Rondinelli.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Ercole, quando prima Amor t'assalse</l>
<l>e prese l'alma vaga e giovinetta,</l>
<l>cantasti in chiaro stil sì che vendetta</l>
<l>di lei facesti ch'arse insieme ed alse;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma poiché vane conoscesti e false</l>
<l>l'imagini di quel che più diletta,</l>
<l>fra canuti pensier l'alma ristretta</l>
<l>d'onor s'accese ed altro a lei non calse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci le greche e le romane carte</l>
<l>volgesti spesso, e de le notti algenti</l>
<l>a' freddi e brevi dì parte giungesti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma s'altri per sapere o per nov'arte</l>
<l>il canto raddolcì co' novi accenti,</l>
<l>quetar l'egro mio core anco potresti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>913</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Ercole, quanto avvien ch'io più m'attempi</l>
<l>tanto più vago di saper divegno,</l>
<l>e 'l fallir giovenile e l'ozio indegno</l>
<l>canuto or piango e i miei passati tempi,</l>
</lg>
<lg>
<l>ne' quai potea seguir più rari esempi</l>
<l>e più sovente col veloce ingegno</l>
<l>alzarmi a volo del celeste regno,</l>
<l>cercando gli alti e luminosi tempi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e spesso a terra il volsi, o lauro o mirto</l>
<l>o verde speco vagheggiando o fonte,</l>
<l>onde convien ch'indarno or geli e sudi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu che fai, sublime e chiaro spirto,</l>
<l>che le posse e le voglie hai così pronte?</l>
<l>e quale è 'l frutto de' tuoi degni studi?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>914</head>
<argument><p>A la duchessa di Brunnswick.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna, anzi duce, il bel disdegno e 'l zelo</l>
<l>che 'l freddo core indura e vi circonda</l>
<l>non è simil a quel che rapid'onda</l>
<l>ritarda a l'Istro ov'è più freddo il cielo,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché il dolce splendor che senza velo,</l>
<l>in cui d'occhi sereni il raggio asconda,</l>
<l>tanta dolcezza instilla e gioia inonda</l>
<l>che farebbe di foco il mar di gelo;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma l'onestate intorno al cor lo strinse</l>
<l>in bel cristallo e la sua chiara face,</l>
<l>mentre volle scaldarvi, Amor estinse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Duce gentil, d'alte virtù seguace,</l>
<l>più gloria è superar chi tutti vinse</l>
<l>che 'l soggiogar Franchi e Germani e Traci.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>915</head>
<argument><p>Loda la signora Clitennestra..., dama de la signora duchessa di Brunnswick.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Clitennestra, a quel nome onde sovente</l>
<l>già risonar s'udia l'antica Atena,</l>
<l>or basta Italia per teatro appena,</l>
<l>ma non fra lagrimosa e mesta gente:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché nel tuo venir fugge repente</l>
<l>ogn'ira giusta ed ogni ingiusta pena,</l>
<l>e 'l mar s'acqueta e 'l ciel si rasserena,</l>
<l>e 'l sol divien più chiaro e più lucente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che miracoli novi oggi son questi,</l>
<l>che vago e peregrino abito adorno,</l>
<l>che bella fama di costumi onesti!</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altra a Grecia apportò vergogna e scorno,</l>
<l>tu gloria ne la Francia ove nascesti,</l>
<l>e gioia qui mentre vi fai soggiorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>916</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Bella madre d'Amore,</l>
<l>chi tra le selve, le campagne e i monti</l>
<l>e tra i ruscelli e i fonti</l>
<l>giudice fu, qual già l'ideo pastore,</l>
<l>Elena a te non chiede</l>
<l>in premio del giudicio e de la fede,</l>
<l>ma costei, che s'appella</l>
<l>col nome ch'ebbe già l'empia sorella:</l>
<l>tu la concedi; e la fortuna sia</l>
<l>prospera sì, com'ella è casta e pia.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>917</head>
<argument><p>Al signor Raffaele Roncioni. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Caddi nel volo, come augel da strale</l>
<l>percosso, onde lasciai le rime usate,</l>
<l>Roncione, or conte al Nilo ed a l'Eufrate,</l>
<l>non solo al Po, dov'è 'l cader fatale.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dopo la caduta e infermo e frale</l>
<l>più che eccelsi teatri o logge ornate</l>
<l>ho le fredde spelonche e l'ombre amate,</l>
<l>e quando tuona gran timor m'assale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed aspettar vorrei tra verdi fronde</l>
<l>il dì sereno e dove un fonte chiaro</l>
<l>spenga con l'acque dolci il mio desire:</l>
</lg>
<lg>
<l>dove al garrir di Progne Eco risponde</l>
<l>ed a' nostri lamenti, e suol ridire</l>
<l>quel nome a cui la voce anco rischiaro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>918</head>
<argument><p>Loda il padre Agostino Righini, confessore del signor duca di Ferrara, ch'abbia inferme le luci del corpo, ma sane quelle de l'intelletto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Perché sì lunga etate i lumi esterni,</l>
<l>Righino, appanna e la mortal tua vista,</l>
<l>onde i colori o luce impura e mista</l>
<l>de le tenebre umane a pena scerni,</l>
</lg>
<lg>
<l>aperti hai gli occhi de la mente interni</l>
<l>nel dì che mai non perde e non acquista,</l>
<l>dove non vela nube o verno attrista</l>
<l>il lieto lume de gli obietti eterni,</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l Sol, che d'alta luce è fonte immenso</l>
<l>ed infinito; ed indi uscir tu sguardi</l>
<l>tanti rivi d'angelici splendori,</l>
</lg>
<lg>
<l>e de l'acque e de' rai t'irrighi, ed ardi</l>
<l>in modo tal che no 'l conosce il senso,</l>
<l>alzando il cor fra i benedetti cori.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>919</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Come destrier che ritornò sovente</l>
<l>da strana terra altier de' vinti fregi</l>
<l>e sostenne su 'l dorso i duci e i regi</l>
<l>di ricche spoglie carco e d'or lucente,</l>
</lg>
<lg>
<l>poi che la lunga età più no 'l consente,</l>
<l>suol riposar, e s'è tra gli alti egregi</l>
<l>c'han le nove vittorie e i novi pregi,</l>
<l>l'antica gloria sua gli torna a mente;</l>
</lg>
<lg>
<l>così, Righin, ne la stagion più verde</l>
<l>de la tua vita con la dotta lingua</l>
<l>chiara laude acquistasti in fra i più degni;</l>
</lg>
<lg>
<l>ed ora in questa che 'l vigor non perde</l>
<l>cosa non è che 'l tuo gran nome estingua,</l>
<l>che ferve ancor tra mille caldi ingegni.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>920</head>
<argument><p>In morte del medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>O chiunque tu sia ch'al sacro tempio</l>
<l>or vieni di colui che già s'impresse</l>
<l>del vero amore e de le piaghe istesse</l>
<l>che diede al pio Signore il popol empio,</l>
</lg>
<lg>
<l>giace il Righino qui, che 'l santo esempio</l>
<l>in umil vita di seguire elesse</l>
<l>con vivo ardor, se contemplò, se lesse,</l>
<l>se narrò l'aspra morte e 'l crudo scempio;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n mille cori e 'n mille accese menti</l>
<l>già la formò, qual simulacro interno,</l>
<l>questa, che gela ne la fredda tomba,</l>
</lg>
<lg>
<l>or muta lingua, anzi pur muta tromba,</l>
<l>che fia sonora ancor nel regno eterno</l>
<l>piena di foco e di faville ardenti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>921</head>
<argument><p>Scrive al signor Pirro Ligorio che nessuno è più degno d'esser ritratto dal serenissimo signor duca di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Tu, ch'opre di materia e di lavoro</l>
<l>così pregiate scegli, e i duci egregi</l>
<l>e i grandi augusti e i gloriosi regi</l>
<l>che man latina o greca impresse in loro,</l>
</lg>
<lg>
<l>chi degno è più di trionfale alloro</l>
<l>che 'l grande Alfonso o di corona e fregi?</l>
<l>o degno pur ch'altri l'onori e pregi</l>
<l>e lo scolpisca in bianchi marmi e 'n oro?</l>
</lg>
<lg>
<l>Or chi nudo la testa a noi l'incide,</l>
<l>che miri il ciel d'arme lucenti adorno,</l>
<l>quasi ei torni di giostra o ver di guerra,</l>
</lg>
<lg>
<l>e quasi dica: "Per le vie d'Alcide</l>
<l>me 'n vengo a te perché non ha soggiorno,</l>
<l>né premio eguale al mio valor la terra"?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>922</head>
<argument><p>In morte del medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>È morto Pirro: o sacre alte ruine,</l>
<l>chi vi strugge di novo e tutti adombra</l>
<l>gli onori primi e d'atro orror v'ingombra</l>
<l>perché arrivate un'altra volta al fine?</l>
</lg>
<lg>
<l>Or piangi, Roma, e tronca il lungo crine;</l>
<l>piangete, logge, ove sedeva a l'ombra,</l>
<l>dappoi che quella rea che 'l mondo sgombra</l>
<l>fa di sì cari pregi empie rapine;</l>
</lg>
<lg>
<l>stillanti marmi e voi d'umori aspersi;</l>
<l>e Niobe sembri in dura selce volta</l>
<l>ogn'imagin d'Augusto o d'Africano;</l>
</lg>
<lg>
<l>e voi piangete ancor, dolenti versi,</l>
<l>la gloria antica qui con lui sepolta</l>
<l>e l'arti estinte con la fredda mano.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>923</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Pirro, mentre già vivo in terra fusti</l>
<l>tra quei che 'l mondo volentieri elegge,</l>
<l>scegliesti i marmi di chi freno e legge</l>
<l>gli diede e vi punì gli empi e gl'ingiusti;</l>
</lg>
<lg>
<l>or che sei giunto dove i premi giusti</l>
<l>comparte il Re che 'l sole informa e regge,</l>
<l>con lieta fronte dove il ver si legge</l>
<l>miri di gloria coronati augusti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e guardando il celeste adorno tempio</l>
<l>e gli aurei seggi e gli stellanti chiostri</l>
<l>ch'in giro appese e per albergo scelse,</l>
</lg>
<lg>
<l>archi, terme, teatri, opere eccelse,</l>
<l>ma pur mortali, e i magisteri nostri</l>
<l>tutti disprezzi, onde si prende esempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>924</head>
<argument><p>Al signor Cesare Ligorio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Innocente fanciul, chi ti difese</l>
<l>quando cadesti ne l'ardente foco</l>
<l>il volto e 'l petto, sì che solo e poco</l>
<l>la pargoletta mano in lui s'accese?</l>
</lg>
<lg>
<l>pura innocenza? or qual miglior arnese</l>
<l>si trova o più sicuro in ciascun loco?</l>
<l>o pur da lei, ch'io ne' miei preghi invoco,</l>
<l>fur le preghiere di tua madre intese?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, se tua puritade e sua pietate</l>
<l>sono a te quasi fido elmo ed usbergo,</l>
<l>cessi ella di dolersi e non paventi,</l>
</lg>
<lg>
<l>ché sei sicuro nel tuo caro albergo,</l>
<l>né fra le tigri d'aspro artiglio armato</l>
<l>potresti ancor morire o fra i serpenti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>925</head>
<argument><p>Al signor Francesco Melchiorri. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Francesco, del mio volo io non mi vanto,</l>
<l>e quella che 'l turbò guerra m'indice</l>
<l>perch'io del mar non cerchi ogni pendice</l>
<l>e 'l Calvario e 'l Giordano ed Ida e Xanto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e s'altri poggia più spedito intanto</l>
<l>con più sublime stile e più felice,</l>
<l>io non l'invidio, né però m'elice</l>
<l>da gli occhi il mio dolore amaro pianto;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma piango le mie colpe e temo e spero,</l>
<l>e mi duol che non ardo e non sfavillo</l>
<l>come già fece Maddalena e Piero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh! piaccia a Lui, che rende il mar tranquillo,</l>
<l>darmi fede maggior s'affondo e pero,</l>
<l>il qual già prima a' padri antichi aprillo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>926</head>
<argument><p>Loda il signor Giulio Canano, già segretario di papa Giulio III, poi fatto vescovo d'Adria ed ultimamente cardinale.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Giulio, tra santi allori e sacri monti</l>
<l>già producesti ne l'etade acerba</l>
<l>matura gloria e non fu tronca in erba</l>
<l>fra quelli antichi marmi e i novi fonti;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma 'l pregio de l'illustri e degne fronti</l>
<l>morte pur tolse a te, fera e superba;</l>
<l>e la gran Roma, che molt'anni il serba,</l>
<l>or te 'l dà prima che il tuo dì tramonti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi segno piuttosto il premio e l'opra</l>
<l>che luce a l'ostro giunge e pregio accresce,</l>
<l>e ti dimostra forte e giusto e saggio;</l>
</lg>
<lg>
<l>e perch'alta ruina involva e copra</l>
<l>pietre e metalli e faccia a' nomi oltraggio,</l>
<l>il tuo se 'n poggia in Vaticano e cresce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>927</head>
<argument><p>Ne la morte del signor Massinissa Grizio, cavalier di Malta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Te la morte non preme e non atterra,</l>
<l>ma leva al cielo da' cerulei campi</l>
<l>che tingi in rosso: or chi sarà che stampi,</l>
<l>Grizio, l'orme d'onor più ferme in terra?</l>
</lg>
<lg>
<l>Quante stille di sangue hai sparse in guerra,</l>
<l>tanti qua giù di gloria accesi lampi,</l>
<l>tante fiamme là sù dove ora avvampi</l>
<l>di quell'amor che non vaneggia ed erra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'occhio, che lo strale empio trafisse,</l>
<l>orbo non già ma d'aquila volante</l>
<l>parve e nel Sol, ch'illustra il sole, aperto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né splendi fra le stelle erranti o fisse,</l>
<l>ma tra luci più sù beate e sante,</l>
<l>dove t'innalza la tua grazia e 'l merto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>928</head>
<argument><p>Per la morte del signor Vincenzo Vitelli.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fu crudel chi t'ancise, e non gl'increbbe</l>
<l>d'aver estinto sì lucente raggio</l>
<l>del gran nome latino e fatto oltraggio</l>
<l>a tutta Italia che turbar se 'n debbe;</l>
</lg>
<lg>
<l>e scorno a la tua morte egual non ebbe</l>
<l>ch'a vero onor fu grande alto passaggio;</l>
<l>or tu n'avesti danno, anzi vantaggio,</l>
<l>ché scemò questa e miglior vita accrebbe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né violenza par ch'alme leggiadre</l>
<l>facciano al proprio albergo in ciel ritorno,</l>
<l>perché s'accusi la fortuna avversa:</l>
</lg>
<lg>
<l>in tal guisa corregge il sommo Padre</l>
<l>quanto fra noi si pecca e rende adorno</l>
<l>la nostra colpa in gloria sua conversa.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>929</head>
<argument><p>In lode de la Mesola.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Mesola, il Po da' lati e 'l mar a fronte,</l>
<l>e d'intorno le mura e dentro i boschi</l>
<l>e seggi ombrosi e foschi</l>
<l>fanno le tue bellezze altere e conte;</l>
<l>e sono opre d'Alfonso, e più non fece</l>
<l>mai la natura e l'arte e far non lece;</l>
<l>ma che la valle sembri un paradiso</l>
<l>la donna il fa che n'ha sembianti e viso.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>930</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Ha ninfe adorne e belle</l>
<l>la casta Margherita, ed essa è dea,</l>
<l>se virtù fa gli dei come solea;</l>
<l>però boschi, palagi e prati e valli,</l>
<l>secchi ed ondosi calli</l>
<l>le fece il grande Alfonso e cinse intorno</l>
<l>navi, e d'erranti fere ampio soggiorno,</l>
<l>e giunse i porti e i lustri in cui le serra</l>
<l>perché sia la prigion campo di guerra,</l>
<l>e i diletti sian glorie</l>
<l>e tutte le sue prede alte vittorie.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>931</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Mentre sul lido estremo</l>
<l>a te con l'acque dolci e con l'amare</l>
<l>vien quinci il Po, quindi risuona il mare,</l>
<l>l'un riceve i tributi</l>
<l>l'altro li porta, e l'uno e l'altro a prova</l>
<l>e te li offre e rinnova</l>
<l>perché le valli e i boschi or non rifiuti.</l>
<l>E quei sempre discende e mai non riede,</l>
<l>rivolgendosi a tergo</l>
<l>appresso il novo albergo;</l>
<l>questi parte ritorna, e 'ncontra e cede,</l>
<l>e dà la terra e l'onda or doni or prede.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>932</head>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Chi la terra chiamar vuole una stella</l>
<l>sì come gli altri lumi</l>
<l>onde s'adorna il ciel lucente e bella,</l>
<l>c'hanno monti e campagne e mari e fiumi</l>
<l>e prati e valli e selve,</l>
<l>e timidi animali e fere belve,</l>
<l>e ninfe cacciatrici: ecco or somiglia</l>
<l>parte del ciel sereno</l>
<l>con tante luci di bellezza in seno</l>
<l>questa, vaga e felice a meraviglia;</l>
<l>ed or che l'alta donna in lei risplende</l>
<l>par l'oriente e 'l sol ci mostra e rende.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>933</head>
<argument><p><add resp="ed">Loda la signora Barbara Sanseverino, contessa di Sala, gentildonna di bellezza e di valore inestimabile.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Ne le scole d'Amor Barbara siede</l>
<l>quasi maestra de l'accorte menti</l>
<l>e tutte leggi sono i dolci accenti,</l>
<l>leggi di puro onor, di vera fede:</l>
</lg>
<lg>
<l>tutte sicure scorte a chi se 'n riede</l>
<l>per vie sovra le spere alte e lucenti,</l>
<l>tutti messaggi quei sospiri ardenti,</l>
<l>ed altri a pena del partir s'avvede.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel che le rischiara e fa più belle</l>
<l>è il raggio di quegli occhi, e 'l dolce riso</l>
<l>l'aria gentil non turba e non oscura.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quanto io miro in due serene stelle</l>
<l>e quanto scopre il mansueto viso</l>
<l>caro pregio è del cielo e di natura.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>934</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l><emph>Barbara</emph> maraviglia, a' tempi nostri</l>
<l>apparsa in questa sponda e 'n questa arena,</l>
<l>non è di mortal mano opra terrena</l>
<l>drizzata a' regi o consecrata a' mostri;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma quel che fece gli stellanti chiostri</l>
<l>e volge il sole in giro e 'l mare affrena</l>
<l>a due zaffiri diè luce serena</l>
<l>e la porta v'aprì di perle e d'ostri,</l>
</lg>
<lg>
<l>e di più bianchi marmi un vivo tempio</l>
<l>cinse d'intorno, e 'l suo desio v'accende</l>
<l>alma devota che d'amor s'infiamma.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel ch'a noi così traluce e splende</l>
<l>è d'ardente virtù lucido esempio</l>
<l>e di gloria immortal divina fiamma.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>935</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Donna, ch'a' duci invitti, a' re possenti</l>
<l>tor potete di man gli scettri e l'armi,</l>
<l>e co' begli occhi far che si disarmi</l>
<l>l'irato ciel de le saette ardenti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n arenosa piaggia i rei serpenti</l>
<l>privar del tosco, e 'ntenerire i marmi,</l>
<l>deh! raddolcite il suon di questi carmi</l>
<l>e rischiarate questi oscuri accenti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se ben opra assai minor farete,</l>
<l>sarà sorte più cara: il mondo e 'l cielo</l>
<l>segua ancor suo costume o sua natura,</l>
</lg>
<lg>
<l>purché de l'alme il duro e freddo gelo</l>
<l>si tempri al suon di rime dolci e liete;</l>
<l>ma forse esser vi piace e fredda e dura.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>936</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Questa, d'Italia bella e nobil figlia,</l>
<l>è vivo esempio del valor primiero</l>
<l>e de la gloria antica il novo impero</l>
<l>pur infiammar potrebbe (oh meraviglia!);</l>
</lg>
<lg>
<l>e col seren de le tranquille ciglia</l>
<l>quetar l'ardito Franco e 'l forte Ibero,</l>
<l>e s'altro sì possente o sì guerriero</l>
<l>fece del sangue altrui l'onda vermiglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu, che l'African da noi dividi,</l>
<l>tu non circondi, o mar, né prima nacque</l>
<l><emph>barbara</emph> più gentile in altri lidi;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma vincer non curò la terra e l'acque</l>
<l>perch'i vinti consoli e parte affidi,</l>
<l>preso il bel nome che lodossi e piacque.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>937</head>
<argument><p>Al padre don Angelo Grillo. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Io sparsi ed altri miete; io pur inondo</l>
<l>pianta gentil, cultor non forse indegno,</l>
<l>ed altri i frutti coglie, e me 'n disdegno,</l>
<l>ma per timore il duol nel petto ascondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io porto il peso, io solco il mar profondo,</l>
<l>altri n'ha la mercé: chi giusto regno</l>
<l>così governa? o chi sarà sostegno</l>
<l>s'in terra caggio o tra gli scogli affondo?</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre pur m'attempo e d'anno in anno</l>
<l>sento le forze in me più stanche e dome,</l>
<l>non sono eguali al dolor mio le glorie,</l>
</lg>
<lg>
<l>né verdeggia in Parnaso a queste chiome</l>
<l>sacrato lauro; e, perché arroge al danno,</l>
<l>son tromba muta a mille altrui vittorie.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>938</head>
<argument><p>Al medesimo. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>La mente in questo grave incarco e frale</l>
<l>non ha spedito volo o certo onore,</l>
<l>e nel suo regno ch'è sì pien d'errore</l>
<l>serve la mia fortuna omai fatale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu mi sciogli dal fato, a cui non vale</l>
<l>l'alma a sottrarsi, e tu mi dà valore</l>
<l>mentre, come ape va di fiore in fiore,</l>
<l>la tua di luce in luce ascende e sale.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dove ombra di ben là sù non s'ama,</l>
<l>tu dimostra il sentiero, <emph>Angelo</emph> eletto,</l>
<l>da volar sovra il sole e gli altri giri;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quando avvien ch'a falsa gloria aspiri</l>
<l>tu d'alto pur mi scorgi e mi richiama,</l>
<l>ch'omai di vero lume un raggio aspetto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>939</head>
<argument><p>Al medesimo. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Le amare notti in ch'io m'affliggo e doglio</l>
<l>del ciel che sì crudeli a me sortille,</l>
<l>infiammo il cor di lucide faville</l>
<l>e de l'antica mente io non mi spoglio;</l>
</lg>
<lg>
<l>né in porto ancora le mie vele accoglio,</l>
<l>né l'aura incerta che pur dianzi aprille</l>
<l>vien che l'aria sereni e 'l mar tranquille,</l>
<l>e son quasi nocchier che rompe a scoglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se non è là suso a me prescritta</l>
<l>sorte sì dura o se pietà sovente</l>
<l>volge le stelle e 'l sole, in te non dorma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chiara mia luce, omai da l'oriente</l>
<l>tu movi, tu mi scampa, e tu mi ditta</l>
<l>i preghi e i voti, e tu m'imprimi e forma.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>940</head>
<argument><p>Al medesimo. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Scrissi e dettai fra sospirosi amanti,</l>
<l>e, se dietro le voci allor cosparte</l>
<l>mai li rivolsi a perigliosa parte,</l>
<l>me 'n pento e già ritraggo i passi erranti;</l>
</lg>
<lg>
<l>né meraviglia scorgo ond'io mi vanti,</l>
<l>né sua dolcezza me dal ver diparte;</l>
<l>ma te, cui tanta grazia il ciel comparte,</l>
<l>seguir vorrei dove m'inviti e canti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu vedi i miei desiri e i miei difetti</l>
<l>che non appago ancora e non adempio,</l>
<l>ed io nel tuo pensier quasi m'interno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e la pietà, che ne' sonori detti</l>
<l>sfavilla, dentro al core omai contempio</l>
<l>che devoto sacrasti al Padre eterno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>941</head>
<argument><p>Al medesimo. Proposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Qual cristallo talor di macchie asperso</l>
<l>non riceve le forme e i vari aspetti,</l>
<l>così torbido ingegno i veri oggetti</l>
<l>non apprende s'al cielo è mai converso;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l cor, nel sonno e 'n alto oblio sommerso,</l>
<l>fervido e vago pur d'altri diletti,</l>
<l>né par ch'indi s'illustri o i raggi aspetti</l>
<l>se no 'l mi rendi tu lucido e terso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu questi errori e questi inganni ed ombre,</l>
<l><emph>Angelo</emph> mio terren, disperdi e caccia</l>
<l>per cui tanto vaneggio e parte agogno;</l>
</lg>
<lg>
<l>né da l'inferno a me volando ingombre</l>
<l>la stanca mente ov'io riposi e giaccia,</l>
<l>ma da la porta d'oriente il sogno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>942</head>
<argument><p>Al medesimo. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>6</head>
<lg>
<l>Qui, dove l'alma in te s'affida ed osa</l>
<l>e sol di te pensando io mi consolo,</l>
<l>or drizza, <emph>Angelo</emph> mio, più ratto il volo</l>
<l><emph>Angelo</emph> santo, a la prigion penosa;</l>
</lg>
<lg>
<l>e teco in parte solitaria, ombrosa,</l>
<l>lontan mi scorgi dal volgare stuolo</l>
<l>tra selve e fonti, ove pensoso e solo</l>
<l>la sottragga al dolor in cui non posa:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché s'altri si vestì di bianche piume,</l>
<l>io, ne l'affanno ond'è la mente oppressa,</l>
<l>non volo quasi cigno o qual colomba;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma tu dispiega sul corrente fiume</l>
<l>candide penne e grazia a me concessa,</l>
<l>per cui non tema la tartarea tromba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>943</head>
<argument><p>Loda i padri di San Benedetto che si ragunavano a capitolo e li prega che gli mandino il padre don Angelo Grillo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Servi di Cristo, nel suo nome accolti,</l>
<l>onde treman le forze empie e nemiche</l>
<l>e le tartaree porte, alme pudiche,</l>
<l>spirti d'ogni vil cura in terra sciolti,</l>
</lg>
<lg>
<l>sublimi ingegni a l'onor suo rivolti,</l>
<l>sonore lingue a la sua gloria amiche,</l>
<l>deh! quando fia che de le colpe antiche</l>
<l>altri mi purghi e con pietà l'ascolti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu m'illustra non pur con lume eterno,</l>
<l>ma fa perfetto; e chi dissolve e sgombra</l>
<l>dal cor la tema e fuor l'orride larve?</l>
</lg>
<lg>
<l><emph>Angelo</emph> vero è questo, e mai ne l'ombra</l>
<l>d'oscura notte più lucente apparve,</l>
<l>o pur l'ho dentro al mio pensiero interno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>944</head>
<argument><p>Loda la comunità e la religione di san Benedetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Nobil porto del mondo e di fortuna,</l>
<l>di sacri e dolci studi alta quiete,</l>
<l>silenzi amici e vaghe chiostre e liete</l>
<l>là dove è l'ora e l'ombra occulta e bruna;</l>
</lg>
<lg>
<l>templi, ove a suon di squilla altri s'aduna,</l>
<l>degni via più d'archi e teatri e mete,</l>
<l>in cui talor si sparge e 'n cui si miete</l>
<l>quel che ne può nudrir l'alma digiuna,</l>
</lg>
<lg>
<l>uscì di voi chi fra gli acuti scogli</l>
<l>de la nave di Pietro antica e carca</l>
<l>tenne l'alto governo in gran tempesta:</l>
</lg>
<lg>
<l>a voi, deposte l'arme e i feri orgogli,</l>
<l>venner gli augusti; e 'n voi s'ha pace onesta</l>
<l>non pur sicura, e quindi al ciel si varca.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>945</head>
<argument><p>Ne le nozze di Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova, con Leonora de' Medici, principessa di Toscana.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<lg>
<l>Italia mia, che l'Apennin disgiunge</l>
<l>e da mille suoi fonti</l>
<l>mille fiumi in duo mari infonde e versa,</l>
<l>quel che partì Natura Amor congiunge,</l>
<l>tal che non ponno i monti</l>
<l>e i gran torrenti ond'è la terra aspersa</l>
<l>far l'una a l'altra avversa:</l>
<l>Amor le tue divise e sparse voglie</l>
<l>or unisce e raccoglie,</l>
<l>e spiana l'alte vie nel giogo alpestro</l>
<l>dal tuo sinistro lato al lato destro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ei la testa canuta e 'l petto e i fianchi</l>
<l>d'orror dispoglia e sgombra</l>
<l>i duri passi e le più rozze piante,</l>
<l>e mille sedi a' peregrini e stanchi</l>
<l>prepara, e poi s'ingombra</l>
<l>di lieta pompa in più gentil sembiante,</l>
<l>tal che l'invidia Atlante.</l>
<l>Altro che ninfe or miri e dei selvaggi</l>
<l>tra pini, abeti e faggi;</l>
<l>altro che piè di capro o fronte adorna</l>
<l>di verde fronda o pur d'acute corna!</l>
</lg>
<lg>
<l>Or di beltà celeste e di costumi</l>
<l>scorgi donne e donzelle</l>
<l>quai fresche rose al dolce estivo gelo,</l>
<l>e quando notte accende i tanti lumi</l>
<l>come notturne stelle,</l>
<l>e quando l'alba scioglie il fosco velo;</l>
<l>e se duo soli in cielo</l>
<l>fur visti già del ciel turbati segni</l>
<l>e sue minacce e sdegni,</l>
<l>or duo soli congiunti, e non s'attrista,</l>
<l>mira la nostra età, mirabil vista.</l>
</lg>
<lg>
<l>Duo soli di valor e di bellezza</l>
<l>ambo ne l'oriente</l>
<l>rotano i raggi incontra o stanno a paro:</l>
<l>l'un per l'altro fiammeggia e per vaghezza</l>
<l>de l'altrui foco ardente,</l>
<l>e l'un per l'altro è più sereno e chiaro;</l>
<l>né mai destino avaro</l>
<l>ce li asconde o sommerge, e 'n giro alterno</l>
<l>non fanno state e verno,</l>
<l>e sempre sono eguali i raggi e i passi</l>
<l>perché un mai l'altro non oscuri o lassi</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu già colosso altero al sol drizzasti,</l>
<l>Rodi, al buon tempo antico:</l>
<l>chi due n'innalza a questi e chi l'indora?</l>
<l>Qual simulacro fia che avanzi o basti</l>
<l>al secol nostro amico</l>
<l>di nove meraviglie ond'ei s'onora?</l>
<l>Altra cittade ancora</l>
<l>mira del sol che in fronte a lei risplende,</l>
<l>altre bell'opre attende,</l>
<l>e sovra i monti e i nembi in aria sparsi</l>
<l>del suo gran fondatore il nome alzarsi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma questa doppia luce altrove gira</l>
<l>il suo bel corso intanto</l>
<l>e 'l suo vivo splendor dispiega altrove:</l>
<l>onde Flora ne piange e ne sospira</l>
<l>fra mille gioie e Manto</l>
<l>accresce le sue laudi antiche e nove;</l>
<l>e quasi incontra or move</l>
<l>dal suo puro, tranquillo e dolce lago,</l>
<l>dal seggio fresco e vago,</l>
<l>da le fiorite sponde e da le valli,</l>
<l>da' suoi lucenti e liquidi cristalli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Omai tra palma trionfale e lauro</l>
<l>e fra le care spoglie</l>
<l>e gli alteri trofei d'alme famose</l>
<l>che furo tolte al Gallo, al Trace, al Mauro,</l>
<l>il mio signor accoglie</l>
<l>e la sua nobil donna, alme pietose.</l>
<l>Chi gigli sparge e rose</l>
<l>dove la bella coppia or posi e giaccia,</l>
<l>ch'Amor di nuovo allaccia</l>
<l>e di rossore e di pallor dipinge,</l>
<l>e Castitate i nodi ordisce e stringe?</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, di raggio in raggio</l>
<l>segui la nova e gloriosa luce</l>
<l>ch'al pensier mio riluce;</l>
<l>ma perché non t'accenda e non avvampi,</l>
<l>per sua pietà candida man ti scampi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>946</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Tessano aurea catena Amore e Lite,</l>
<l>che fecer quella onde già fu contesta</l>
<l>l'una ne l'altra spera, e stringa or questa</l>
<l>coppia bella e gentil d'alme gradite.</l>
</lg>
<lg>
<l>Le dolci guerre e le contese ardite</l>
<l>e le repulse di bellezza onesta</l>
<l>segua la pace, e nel seguir sia presta,</l>
<l>né lenti il nodo de le reti ordite.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'ira i divisi cori anco rintegri</l>
<l>e 'l santo amor, mentre la stabil fede</l>
<l>tra brevi sdegni se medesma avanza;</l>
</lg>
<lg>
<l>e di timor non lungo e di speranza</l>
<l>che 'l senso ne lusinga e i pensier egri</l>
<l>siano i felici lustri alta mercede.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>947</head>
<argument><p>A l'"Isola" del signor don Alfonso d'Este, ne la venuta del signor principe e de la signora principessa di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Or tutti i ponti al mio signore inchina</l>
<l>che fa ritorno di sì cara parte;</l>
<l>tutti l'innalza allor ch'egli si parte</l>
<l>e l'aspetta del mar l'alta regina;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tutti i laghi tuoi l'onda vicina</l>
<l>empia e rischiari poscia a parte a parte;</l>
<l>tutta la forza accoppia e tutta l'arte,</l>
<l>vaga Isoletta, a sì gentil rapina.</l>
</lg>
<lg>
<l>O lusingando in sen purpureo e bianco</l>
<l>inviti l'ombra dolce i sonni estivi,</l>
<l>e cresca l'erba verde al molle fianco;</l>
</lg>
<lg>
<l>e fra le piante e i freschi umori e vivi,</l>
<l>se di mirar tante bellezze è stanco,</l>
<l>miri la sua che fa più belli i rivi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>948</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Famoso re de' fiumi, incontra il Gange</l>
<l>che l'altro sol ci rende o lui ci serba,</l>
<l>tu porti il mio, ch'accresce i fiori e l'erba</l>
<l>e fa d'argento ov'ei percuote e frange.</l>
</lg>
<lg>
<l>E benché terra e mar trascorra e cange</l>
<l>deh! non disdegni a la stagione acerba</l>
<l>l'Isoletta gentil, che, men superba,</l>
<l>l'amaro suo partir sospira e piange,</l>
</lg>
<lg>
<l>e par che dica: "Omai tra l'acque e i rami,</l>
<l>lassa! perché non fo contrario effetto</l>
<l>a lei che ferma ne l'Egeo divenne?</l>
</lg>
<lg>
<l>E se già Febo l'errar suo ritenne,</l>
<l>me questi mova da l'erboso letto</l>
<l>perché nel Po lui segua e 'ndietro il chiami".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>949</head>
<argument><p>Nel ritorno da Venezia del signor principe e de la signora principessa di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>O Po, che sino a' lidi e sino al fonte</l>
<l>così lieto risuoni e lieto avvampi,</l>
<l>son questi più bei tuoni e più bei lampi</l>
<l>di quei famosi onde cadeo Fetonte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or non s'adira il cielo: oltraggi ed onte</l>
<l>più non sostien la terra ove si stampi</l>
<l>d'ombre e di fiori, e non son arsi i campi,</l>
<l>né Febo asconde per dolor la fronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né chi portò da l'oriente il giorno</l>
<l>in te si piange, ma cagion più bella</l>
<l>veste di piume assai più bianche i cigni,</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'i nipoti d'Augusto or fan ritorno:</l>
<l>coppia real cui giunse amica stella</l>
<l>con gli aspetti sì chiari e sì benigni.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>950</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Or ch'è sì tardo il tuo bel corso e porta</l>
<l>il tributo senz'ira e senza orgogli,</l>
<l>l'onor di Mincio e d'Arno in grembo accogli,</l>
<l>altero fiume, e chi gli è duce e scorta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né fu legata mai da fune attorta</l>
<l>nave sì bella in mar tra monti e scogli,</l>
<l>né se l'orrido gel distempri e sciogli</l>
<l>così nobil tesoro altrui riporta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né mai sì care gemme o sì lucenti,</l>
<l>o sì degni trofei sostenne in seno</l>
<l>che 'n su le rive d'Adria orni e sospenda;</l>
</lg>
<lg>
<l>né l'imagine tua nel ciel sereno</l>
<l>sovra tutte le nubi e tutti i venti</l>
<l>par che 'n sì vive luci a noi risplenda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>951</head>
<argument><p>Al serenissimo don Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Chi descriver desia le vaghe stelle</l>
<l>e 'l sol che gira intorno,</l>
<l>ma teme sì gran volo e spera e tenta,</l>
<l>da te cominci, il cui sembiante adorno,</l>
<l>è come questo e quelle,</l>
<l>alma reale, a vera gloria intenta.</l>
<l>Penna timida e lenta</l>
<l>veloce per desio talora i' vidi;</l>
<l>e come l'ocean trascorre e varca</l>
<l>nave gravosa e carca</l>
<l>ch'andò radendo gli arenosi lidi,</l>
<l>o pur da' cari nidi</l>
<l>dispiega augel le piume</l>
<l>e cerca o prato erboso o verde bosco</l>
<l>o dolce fonte o fiume,</l>
<l>trapassa alfin le nubi e 'l denso e 'l fosco;</l>
</lg>
<lg>
<l>tal da l'altezza ove l'altrui fortuna</l>
<l>ti pose anzi 'l valore,</l>
<l>l'ardite vele ad Euro e l'ali spando,</l>
<l>e cantando me 'n vo l'antico onore</l>
<l>che giammai non imbruna</l>
<l>e i gloriosi nomi intorno i' mando,</l>
<l>e sopra il ciel volando,</l>
<l>ove figura ogni stellante segno;</l>
<l>e risguardando va di sfera in sfera</l>
<l>l'ardita mente altera</l>
<l>le tue sembianze nel celeste regno,</l>
<l>se pur tu prendi a sdegno</l>
<l>che 'n bei colori o 'n marmi</l>
<l>io te contempli o pur t'adombri o finga,</l>
<l>e ne' sonori carmi</l>
<l>di pure forme i simulacri io pinga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi le scorge ove la pura luce</l>
<l>nulla turba ed adombra,</l>
<l>né l'arte vela del gran Mastro eterno</l>
<l>che qui le spiega quasi in nube o 'n ombra,</l>
<l>e de l'idea traluce</l>
<l>l'imago a pena al mio pensiero interno.</l>
<l>Dunque là su ti scerno</l>
<l>veracemente, e come raggio a raggio</l>
<l>si congiunge nel sole, a te m'unisco:</l>
<l>però cotanto ardisco</l>
<l>ché non pavento di fortuna oltraggio;</l>
<l>purché l'alto viaggio</l>
<l>non precida la sorte,</l>
<l>io non invidio a Febo i suoi cavalli,</l>
<l>mentre per vie distorte</l>
<l>porta la face de' celesti balli.</l>
</lg>
<lg>
<l>E non invidio l'immortal Pegaso,</l>
<l>a cui la fama antica</l>
<l>favoleggiando affisse eterne penne,</l>
<l>perché la mia potrà al tuo nome amica</l>
<l>cercar l'orto o l'occaso</l>
<l>e 'l polo occulto e l'altro, onde già venne</l>
<l>colei che pria sostenne</l>
<l>nel suo grembo reale il caro pondo</l>
<l>de le tue membra e la tua nobil salma,</l>
<l>in cui discese l'alma</l>
<l>in riva al Mincio a far più bello il mondo</l>
<l>e 'l mio esiglio giocondo,</l>
<l>quando la gentil pianta</l>
<l>cantai che non annida augei maligni,</l>
<l>bella, feconda e santa,</l>
<l>ma sol per sua natura aquile e cigni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice stirpe, a cui sì largo il cielo</l>
<l>l'aquile sue comparte</l>
<l>che son native omai, non peregrine,</l>
<l>perch'una voli ond'Aquilon si parte</l>
<l>ed ingombri di gelo</l>
<l>le rive del tuo fiume e le vicine;</l>
<l>l'altra ad altro confine</l>
<l>ond'Austro move la ventosa pioggia,</l>
<l>e l'altre due se 'n vanno a Tile, a Battro;</l>
<l>e così tutte quattro</l>
<l>le divide col mondo e 'nsieme alloggia;</l>
<l>né tanto cresce o poggia</l>
<l>pianta fra Siri ed Indi,</l>
<l>e la vittoria in terra albergo felse:</l>
<l>fra tanto quinci e quindi</l>
<l>pendono scettri d'oro e spoglie eccelse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma questi e i duci fortunati egregi</l>
<l>che se n'ornaro in guerra,</l>
<l>e quei che d'ostro circondar le chiome,</l>
<l>e la gemina laude e i veri pregi</l>
<l>ch'illustrar già la terra</l>
<l>spero cantar col tuo lodato nome;</l>
<l>e l'ire vinte e dome,</l>
<l>e le voglie recise e tronche in erba</l>
<l>che tutte son trofei nel forte petto,</l>
<l>torre d'alto intelletto,</l>
<l>e tutte glorie de l'etate acerba,</l>
<l>Oh! se pietà mi serba</l>
<l>a quel che volgi e pensi,</l>
<l>e 'ntanto pur col mio pensiero ascendo</l>
<l>dove non vanno i sensi,</l>
<l>e quel ch'il mondo onora in cielo apprendo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, per tutti i cerchi</l>
<l>ne le parti del ciel pure e tranquille</l>
<l>intorno il sommo Re ne l'alto seggio</l>
<l>tutte le cose io veggio</l>
<l>ne gli ordini sembrar com'ei partille,</l>
<l>luci, fiamme e faville.</l>
<l>Tu ne le prime guarda</l>
<l>che fan corona al primo e quasi tempio:</l>
<l>questa m'illustri ed arda</l>
<l>ch'è principio de gli altri e vero esempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>952</head>
<argument><p>Al signor don Giorgio Manrique.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La vincitrice e gloriosa Ispagna</l>
<l>che le temute insegne innalza e stende</l>
<l>oltra le mete che divide e fende</l>
<l>l'ocean che l'inonda e 'n parte bagna,</l>
</lg>
<lg>
<l>a sé de le vittorie alta compagna</l>
<l>l'Italia giunse e seco ancor risplende;</l>
<l>e se quella con questa oggi contende,</l>
<l>per contesa di fede altri si lagna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né tanto le disgiunge il mare o 'l monte</l>
<l>quanto l'onore, il rege, il fine istesso</l>
<l>le stringe, e i pegni Amor dà quindi e quinci.</l>
</lg>
<lg>
<l>E questo è 'l laccio e 'l nodo e 'l guado e 'l ponte;</l>
<l>e tu, che sei per grazia a noi concesso,</l>
<l>tutti gli altri, Manrique, adegui o vinci.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>953</head>
<argument><p>In morte del reverendissimo padre Paolo Costabili, generale dei Predicatori.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre qui visse, a nessun loco avvinta</l>
<l>la mente e l'alma il peso anco sostenne</l>
<l>de le forme del cielo onde già venne,</l>
<l>e de l'altre qua giù l'avea dipinta;</l>
</lg>
<lg>
<l>ed or non è la sua pittura estinta,</l>
<l>ma con gli stili e con più colte penne</l>
<l>perde l'opra che 'l mondo in pregio tenne</l>
<l>e qui rimansi vergognosa e vinta:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché innanzi a l'eterno alto consiglio</l>
<l>disgombra il puro velo onde coprissi</l>
<l>a lo splendor ch'ogni splendor avanza;</l>
</lg>
<lg>
<l>e con le stelle, il sole, il mar, gli abissi</l>
<l>e sé dentro vi mira, il Padre e 'l Figlio,</l>
<l>e la divina e la mortal sembianza.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>954</head>
<argument><p>Nel viaggio de la illustrissima signora duchessa di Ferrara per lo Stato.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Tu, che segui la pace e fai d'intorno</l>
<l>la terra più felice e più feconda,</l>
<l>e porti i dolci frutti e i vaghi fiori;</l>
<l>e tu, che 'l ciel sereni e l'aura e l'onda,</l>
<l>uscite insieme il desiato giorno</l>
<l>che Margherita e le compagne onori.</l>
<l>Pene, affanni e dolori,</l>
<l>pioggia di lacrimar, nebbia di sdegno,</l>
<l>strazio o tormento indegno</l>
<l>non turbino o sospiri a mille a mille</l>
<l>parti così tranquille;</l>
<l>né fortuna il viaggio o tardi o rompa,</l>
<l>ma vi spieghi reale altera pompa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da l'uno a l'altro mare a lei si mostri</l>
<l>quanto d'Ercole invitto il figlio regge</l>
<l>e quanto almo paese accoglie e serba,</l>
<l>e i popoli cui frena antica legge,</l>
<l>e serici trapunti e gemme ed ostri,</l>
<l>che far non ponno alma gentil superba;</l>
<l>e con l'etate acerba</l>
<l>a prova la natura in ogni cenno</l>
<l>scopra valore e senno</l>
<l>in teatro, in consiglio, in giostra, in danza,</l>
<l>non sol varia sembianza</l>
<l>e varie insegne e penne sparse a' venti</l>
<l>e co' destrier feroci arme lucenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol, che l'opre mortali e le fatiche</l>
<l>illustri da sì grande ed aureo cinto</l>
<l>che la fortuna e 'l fato annoda e serra,</l>
<l>ed albergando con le stelle amiche</l>
<l>di varie forme vedi il ciel dipinto</l>
<l>e teco ogni altro che si volge ed erra,</l>
<l>mira la nobil terra</l>
<l>quasi gran fascia che l'Italia fenda</l>
<l>e fra due mar si stenda:</l>
<l>ha questa il suo bel sole e chiari lumi</l>
<l>sono i santi costumi;</l>
<l>e 'l carro, a cui son l'ore intorno ancelle,</l>
<l>è virtù non soggetta a fere stelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>È qui l'altero Po, di cui l'imago</l>
<l>nel ciel risplende, e fortunata nave</l>
<l>che gloriosi eroi conduce e porta,</l>
<l>e con bellezza placida e soave</l>
<l>giusta Vergine ancor; né fero Drago,</l>
<l>né Scorpio incontra la sua bella scorta,</l>
<l>né capo o chioma attorta</l>
<l>d'orribili serpenti a' suoi viaggi</l>
<l>sparge infelici raggi;</l>
<l>ma gregge mansueto e senza tosco</l>
<l>fere in campagna e 'n bosco;</l>
<l>né vi rugge leon, che l'ire accoglia,</l>
<l>ma d'Alcide è trofeo più ricca spoglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altre spoglie, altre palme, altra corona,</l>
<l>altre fatiche guarda e 'n altre imprese</l>
<l>più libero valor e 'n altro campo,</l>
<l>né men saldo di quel che poi difese</l>
<l>mortali strette o vinse a Maratona</l>
<l>ch'a' Persi non giovò riparo o scampo,</l>
<l>splender con chiaro lampo;</l>
<l>né d'un regno due regi or degni estima</l>
<l>come fé Sparta in prima</l>
<l>una sola città, ma 'n tre succede</l>
<l>al padre il figlio erede,</l>
<l>e 'n tre luoghi fermando un seggio altero</l>
<l>è tre volte possente e tre guerriero.</l>
</lg>
<lg>
<l>In così bella parte e sì felice</l>
<l>sparga le grazie Margherita e versi</l>
<l>qual nova luce i raggi e la rugiada;</l>
<l>e mieta chiara gloria in dolci versi</l>
<l>via più di Cleopatra o Berenice</l>
<l>o di lei ch'adoprò l'amata spada:</l>
<l>lieta e vaga contrada,</l>
<l>fortunato paese, almo terreno,</l>
<l>aer puro e sereno,</l>
<l>valor senza onestà fra noi non serpe</l>
<l>come troncata serpe,</l>
<l>ma in lei vegg'io, s'altri il divide e spezza,</l>
<l>com'è perfetto onor, casta bellezza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella non mostra mai barbaro orgoglio,</l>
<l>come solea regina in Menfi adorna</l>
<l>o l'altre che son già nude ombre e polve;</l>
<l>ma cortesia con umiltà soggiorna</l>
<l>dov'ella siede e fugge ira ed orgoglio,</l>
<l>e 'l timor si dilegua e si dissolve.</l>
<l>E s'ella a te si volve,</l>
<l>atti non vede o portamenti estrani,</l>
<l>non sembianti inumani,</l>
<l>non ode feri accenti, aspra favella</l>
<l>di gente a Dio rubella,</l>
<l>non diverso parlare o suon discorde</l>
<l>qual armonia di mal temprate corde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon mia, d'onorarla</l>
<l>vedrai più che 'l poter la voglia pari</l>
<l>fra i monti alpestri e i mari;</l>
<l>tu dì, se trovi intoppo al tuo desio:</l>
<l>"Son de la turba anch'io,</l>
<l>e fra cavalli ed armi e chiara tromba</l>
<l>Margherita e 'l suo pregio in me rimbomba".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>955</head>
<argument><p>Al signor Annibale Pocaterra nel suo dottorato.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Annibal, de' tuoi studi il nobil corso</l>
<l>fornito hai tu con giovinetto piede,</l>
<l>quasi ardito destrier ch'a pena fiede</l>
<l>l'acuto sprone e più bisogna il morso;</l>
</lg>
<lg>
<l>e da la meta, ove non fu precorso,</l>
<l>al suon di chiara tromba adorno ei riede</l>
<l>con vaga pompa e 'l pregio innanzi vede</l>
<l>e mesto lascia chi più lento ha corso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh te felice, a cui l'etate acerba</l>
<l>e la bellezza in giovenil sembiante</l>
<l>par che 'n vece d'invidia or grazia acquisti!</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual gloria la natura ancor ti serba,</l>
<l>onde il buon padre si rallegri e vante</l>
<l>dei frutti de la stirpe in cui fioristi!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>956</head>
<argument><p>Al signor Alessandro Pocaterra.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Altri vada, Alessandro, a l'Indo, al Moro,</l>
<l>dove il sol nasce e dove poi s'asconde,</l>
<l>e l'inospito mare ei cerchi e l'onde</l>
<l>de l'ocean, vago di gloria e d'oro,</l>
</lg>
<lg>
<l>ché tu, per acquistar fama e tesoro</l>
<l>non lasci il tuo signor, né queste sponde</l>
<l>felici, ov'egli al tuo desio risponde,</l>
<l>come la terra grata al suo lavoro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella i frutti produce e i vaghi armenti</l>
<l>pasce, e con l'aure dolci i sonni estivi</l>
<l>lusinga sotto l'ombra occulta e bruna;</l>
</lg>
<lg>
<l>e ne' suoi porti accoglie e ne' suoi rivi</l>
<l>estrane merci e peregrine genti,</l>
<l>e gli arride l'onore e la fortuna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>957</head>
<argument><p>Onora la vecchiezza del signor Alessandro Pocaterra de la quale chiama nutrice la speranza e loda la tranquillità de l'animo e de lo stato.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Vecchio ben visso, onor del figlio e vanto,</l>
<l>or de la vita ne le parti estreme</l>
<l>è tua nutrice la tua dolce speme</l>
<l>e lieve rende il faticoso manto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l cor ti regge e ti vien sempre accanto</l>
<l>in guisa tal che non paventa o teme</l>
<l>Flegetonte né Stige ov'altri geme,</l>
<l>né i regni oscuri de l'eterno pianto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu sei del corpo incerto omai sicuro</l>
<l>dov'io m'avvolgo, e già le sarte accogli</l>
<l>ed io pur sono in torbida tempesta;</l>
</lg>
<lg>
<l>ed Orione armato e 'l pigro Arturo</l>
<l>mi fanno guerra ancor tra sirti e scogli:</l>
<l>tu giungi al porto e 'l mare addietro resta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>958</head>
<argument><p>Ad Alessandro Pocaterra.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Emulo fu del glorioso Alcide</l>
<l>Alessandro magnanimo, e non meno</l>
<l>al ciel recando il suo principio illustre</l>
<l>il gran Giove vantossi aver per padre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Distese l'uno a l'occidente e l'altro</l>
<l>vittorioso a l'oriente il corso,</l>
<l>e ne gli estremi de la terra a prova</l>
<l>l'uno drizzò colonne e l'altro pose</l>
</lg>
<lg>
<l>termini eccelsi; un Gerione e i mostri</l>
<l>e l'altro in guerra i re superbi vinse;</l>
<l>e l'uno alfin da la gelosa moglie</l>
</lg>
<lg>
<l>e da l'amico disleale estinto</l>
<l>l'altro, salir con egual gloria al cielo.</l>
<l>Ma vita il ciel più lunga a voi prescriva</l>
<l>e fin più lieta a' cari amici in grembo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>959</head>
<argument><p>Al serenissimo signor Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sì come fiore in fior germoglia e nasce</l>
<l>o pur com'è facella accesa in fiamma,</l>
<l>al valor di tuo padre il tuo s'infiamma</l>
<l>tal che antica virtute a noi rinasce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né sì ne' paschi in cui si ciba e pasce</l>
<l>corse il cavallo o al fonte cervo o damma,</l>
<l>né chi vestì di ferro accesa mamma</l>
<l>e diede al vincitor sì care fasce,</l>
</lg>
<lg>
<l>come tu ne la gloria; e fu con l'arco</l>
<l>men bello Ascanio o fra' destrier correnti</l>
<l>oppur ne l'arme il successor d'Achille.</l>
</lg>
<lg>
<l>La neve nel candor, nel corso i venti</l>
<l>avanzi e quel che porta il degno incarco;</l>
<l>e sembri nato d'aure e di faville.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>960</head>
<argument><p>Loda la signora Camilla... ad istanza d'un gentiluomo suo amico.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Bella guerriera mia, ben io vorrei</l>
<l>farvi cotanto onore</l>
<l>quant'io vi porto amore</l>
<l>vostre lodi agguagliando a le mie pene;</l>
<l>vorrei lodare il crin che lega il core,</l>
<l>gli occhi, lume de' miei,</l>
<l>senza il qual non avrei</l>
<l>giammai del viver mio ore serene,</l>
<l>ch'io di vedere ho spene</l>
<l>alfin dolci, tremanti;</l>
<l>e le ciglia stellanti,</l>
<l>e la fronte ch'or placida or severa,</l>
<l>or umile or altera,</l>
<l>assicura e spaventa i vaghi amanti;</l>
<l>e le guance ove avete e rose e gigli,</l>
<l>e le labbra ove soli i fior vermigli;</l>
</lg>
<lg>
<l>e la candida gola e il bianco petto,</l>
<l>e quel ch'è dentro ascoso</l>
<l>assai più prezioso,</l>
<l>caro tesor del cielo e di natura,</l>
<l>che s'al pensier si scopre il fa gioioso,</l>
<l>sì che mai d'altro obbietto</l>
<l>non ebbe egual diletto,</l>
<l>né mai piacer di luce così pura</l>
<l>ch'il destin non l'oscura,</l>
<l>né la nemica sorte,</l>
<l>né 'l tempo, né la morte:</l>
<l>serena luce di virtù celesti,</l>
<l>d'alti costumi onesti,</l>
<l>che son di gir là sù fidate scorte.</l>
<l>Ma chi li turba o chi si pon fra loro</l>
<l>e fa men bello il glorioso coro?</l>
</lg>
<lg>
<l>Parmi veder fra lor di loro indegna</l>
<l>la fera crudeltate,</l>
<l>la qual di castitate</l>
<l>talora il nome e la sembianza prende;</l>
<l>e si dimostra ne le luci amate</l>
<l>e mi disprezza e sdegna;</l>
<l>né sola v'è, ma regna</l>
<l>l'ingratitudin seco, e mi contende</l>
<l>ogni premio che attende,</l>
<l>ogni don che richiede</l>
<l>la mia costante fede:</l>
<l>onde indarno da gli occhi amare stille</l>
<l>io verso a mille a mille</l>
<l>per impetrar da voi qualche mercede;</l>
<l>e se giammai la mi darete, io temo</l>
<l>che sia la mercé prima il male estremo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh! che può dar nemica aspra di pace</l>
<l>se non la morte in dono?</l>
<l>Né già schivo io ne sono,</l>
<l>sì bella è la cagion del mio morire.</l>
<l>Ahi! chi m'inganna? e perché pur ragiono</l>
<l>di cosa che vi spiace?</l>
<l>e perché non si tace</l>
<l>quel che puote inasprirvi al mio martire?</l>
<l>Pensier, ch'ascolti e mire</l>
<l>ciò che dentro si cela</l>
<l>dove un bel petto gela,</l>
<l>forse è virtù che non alletta il volgo</l>
<l>quel ch'io biasmo e divolgo;</l>
<l>e mai fa chi la scopre e la rivela</l>
<l>senza sua gloria a le vulgari genti</l>
<l>e mischia le sue lodi e i miei lamenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! non mi trasportar fuor del cammino</l>
<l>de l'onor suo, ch'io segno;</l>
<l>schiviamo odio e disdegno</l>
<l>e là miriamo ove 'l piacer c'invita;</l>
<l>e contempliam quel chiaro ed alto ingegno</l>
<l>e vago e pellegrino,</l>
<l>e lo splendor divino</l>
<l>de l'interna beltà quasi infinita,</l>
<l>vita de la mia vita.</l>
<l>Se mai terreno asciutto</l>
<l>rende a chi 'l bagna il frutto,</l>
<l>o ver pianta feconda</l>
<l>al coltor che l'inonda,</l>
<l>esser detto non deve ingrato in tutto;</l>
<l>né voi, se ben di pianto io spargo un rivo,</l>
<l>che quel produce di che ancora i' vivo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E vivrò forse un tempo, e se mai fia</l>
<l>che 'l mio tepido fiume</l>
<l>e 'l vostro dolce lume</l>
<l>maturi quello ond'io nutrirmi soglio</l>
<l>e raddolcisco ancora uso e costume,</l>
<l>allor la vista mia</l>
<l>di quel che 'n voi desia</l>
<l>tanto godrà quanto da lei mi doglio.</l>
<l>Fra tanto io pur m'invoglio</l>
<l>nel desio di lodare</l>
<l>quel lume che mi pare</l>
<l>splendor celeste e 'l bel sereno viso,</l>
<l>e l'angelico riso,</l>
<l>e le sembianze sì leggiadre e care,</l>
<l>e la bella virtù de la bell'alma</l>
<l>a cui si deve in terra alloro e palma.</l>
</lg>
<lg>
<l>E fra me dico: "A voi già non s'agguaglia</l>
<l>quella vergine antica</l>
<l>forte quanto pudica,</l>
<l>che de lo stuol ch'andò sett'anni errante</l>
<l>per questi mari fu crudel nemica;</l>
<l>né s'altra v'è che saglia</l>
<l>per arte di battaglia</l>
<l>in maggior pregio più di voi si vante,</l>
<l>ch'armi celesti e sante</l>
<l>avete e schermi accorti</l>
<l>contro i guerrier più forti,</l>
<l>E chi più forte fu d'Amore unquanco?</l>
<l>Pur l'avete sì stanco</l>
<l>che vendicate in lui ben mille torti,</l>
<l>e ben mille trofei drizzar potete</l>
<l>d'arme e di spoglie ch'a lui tolte avete".</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, se tua fortuna</l>
<l>ti guida ove sfavilla</l>
<l>la mia nova Camilla,</l>
<l>prima ch'a lei ti mostri umil risguarda</l>
<l>se di sdegno par ch'arda</l>
<l>o s'abbia fronte placida e tranquilla;</l>
<l>né t'appressar, se di baciar non credi</l>
<l>la bianca mano, e a lei per grazia il chiedi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>961</head>
<argument><p><add resp="ed">A Carlo di Lorena, principe di Joinville.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Mentre d'antichi Franchi il nobil regno</l>
<l>la virtù di tuo padre accoglie e serba</l>
<l>e l'alta gloria sua morte superba</l>
<l>non teme o di fortuna il novo sdegno,</l>
</lg>
<lg>
<l>te, d'amor prezioso e caro pegno,</l>
<l>ne' tuoi begli anni e ne l'etate acerba,</l>
<l>sì come giglio suol tra fiori e l'erba,</l>
<l>nutre l'Italia e 'l tuo ben colto ingegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E benché sian quelle memorie illustri,</l>
<l>più gradita è fra noi la viva imago</l>
<l>che spira in te de la real sembianza;</l>
</lg>
<lg>
<l>e via più de' narcisi e de' ligustri</l>
<l>fai questo almo paese adorno e vago,</l>
<l>fior di valore e d'arme e di speranza.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>962</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>La bella anima vostra il suo terreno</l>
<l>peso mortale, a cui primier s'avvinse,</l>
<l>e ciò che la circonda intorno vinse,</l>
<l>ond'ha gloria di fuori e pace in seno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né vincitor, posto a' nemici il freno,</l>
<l>mai di più care spoglie indi si cinse,</l>
<l>né di più lucido ostro alcun le tinse</l>
<l>od illustrolle di splendor sereno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né così bel trofeo spiegossi ancora</l>
<l>come questa beltade o finse in marmi,</l>
<l>e col valore insieme or va crescendo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e vedremvi portar gli scettri e l'armi</l>
<l>col padre invitto, e 'n sì felice aurora</l>
<l>le palme trionfali andar cogliendo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>963</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Quale il corrier, che rapido torrente</l>
<l>tenta passando in tempestoso verno,</l>
<l>e non ha quel periglio e 'l fine a scherno</l>
<l>perché no 'l copra arena ed onda algente,</l>
</lg>
<lg>
<l>tal io cercai del vostro onor sovente</l>
<l>il dubbio guado; e vorrei fare eterno</l>
<l>quanto in voi ne riluce e 'n voi discerno,</l>
<l>quasi raggio di sole in oriente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se puro splendore il mostra a l'alme,</l>
<l>non solo Italia e Francia udranno i versi,</l>
<l>ma due parti del mondo altera tromba:</l>
</lg>
<lg>
<l>l'una, ch'i vostri ornò di nuove palme,</l>
<l>l'altra, in cui vinse prima Assiri e Persi,</l>
<l>quegli che liberò la sacra tomba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>964</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Perch'altri cerchi peregrino errante</l>
<l>la bella Europa e varchi i suoi confini,</l>
<l>meraviglia maggior de' vostri crini</l>
<l>non vide ancora e di sì bel sembiante;</l>
</lg>
<lg>
<l>né là dove indurossi il vecchio Atlante</l>
<l>o l'Asia innalza i monti al ciel vicini,</l>
<l>né fra que' lumi ancor, benché s'inchini</l>
<l>il gran pianeta e poggi al suo levante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, se pur veggio fiammeggiar tra loro</l>
<l>due volte il giorno l'amorosa stella,</l>
<l>perch'una voi sì tardi in terra onoro?</l>
</lg>
<lg>
<l>E ben vincete e questa luce e quella;</l>
<l>e, se mostraste al sole i capei d'oro,</l>
<l>se 'n potria vergognar l'alba novella.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>965</head>
<argument><p>Sopra il ritratto del principe Carlo di Guisa, ritratto dal signor Curzio Ardizio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Carlo, questi sei tu, ché del bel volto</l>
<l>io riconosco ben l'aria gentile</l>
<l>e l'or terso de' crini, a cui simile</l>
<l>altro non fu mai sparso o in treccie avvolto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! sei tu, ma finto; e non ascolto</l>
<l>la dolce voce mansueta umile,</l>
<l>né mi dimostra insieme il dotto stile</l>
<l>la bella man, ch'a l'altre il pregio ha tolto,</l>
</lg>
<lg>
<l>sì ch'io la baci. Dunque il vero aspetto</l>
<l>fia ch'io sempre lontano ami e sospiri,</l>
<l>e le care accoglienze e i detti accorti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben par che tu m'ascolti e par che spiri</l>
<l>un'aura dolce di pietoso affetto</l>
<l>dal freddo smalto ch'a sperar m'esorti!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE QUARTA</head>
<head>RIME DI DATA INCERTA PROVENIENTI DALLA STAMPA 23</head>
<div4 type="poesia">
<head>966</head>
<argument><p>A l'anime de' serenissimi principi d'Este, il dì de' morti.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Alme, al cui nome rischiarai quel canto</l>
<l>a cui pregio darà forse la terra,</l>
<l>or verso in questa che le membra serra</l>
<l>lagrime di pietà c'han maggior vanto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e questi lumi accendo ancor nel pianto,</l>
<l>e prego quel Signor che mai non erra</l>
<l>che, se vi fé già vincitrici in guerra,</l>
<l>nel trionfo or vi chiami al regno santo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma già parte è di voi che le mercedi</l>
<l>eterne gode e de gli eterni onori</l>
<l>di fede scopre il cor sotto alcun velo;</l>
</lg>
<lg>
<l>l'altra, che purga ancor gli umani errori,</l>
<l>spero che tosto salga a l'alte sedi,</l>
<l>Che sono a' merti preparata in cielo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>967</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Né quella stirpe da cui nacque Aiace</l>
<l>e 'l vincitor del forte Ettorre, e quella</l>
<l>che diè Filippo ed Alessandro a Pella,</l>
<l>e 'l Macedone più stimava o 'l Trace:</l>
</lg>
<lg>
<l>né Roma quella che dannò Siface</l>
<l>ed Anniballe, e la città ribella</l>
<l>che d'altra donna divenendo ancella</l>
<l>due volte cadde ed a la terza giace;</l>
</lg>
<lg>
<l>che questa voi, ch'a noi da l'avo scende</l>
<l>del grande Augusto per gli scettri e l'ostro</l>
<l>e l'armi e l'arti e l'opre ed i gran fregi;</l>
</lg>
<lg>
<l>né sol in lei, sì come il sol risplende</l>
<l>Ercole, ch'ebbe prima il nome vostro,</l>
<l>ma tanti lumi sono i duci egregi,</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>968</head>
<argument><p>Loda il signor duca di Ferrara e i suoi gentiluomini di camera.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Signor, né lode al tuo gran merto aggiunge,</l>
<l>né tu la brami da vulgare ingegno;</l>
<l>e, qualunque io mi sia, da l'alto segno,</l>
<l>se mai di te ragiono, erro assai lunge;</l>
</lg>
<lg>
<l>e s'ardente desio mi sferza e punge</l>
<l>perch'io ne canti, me ne stimo indegno,</l>
<l>onde temendo un tuo gentile sdegno</l>
<l>esalto que' che teco Amor congiunge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur da le lodi tue non mi diparto,</l>
<l>per ciò che quanto lor virtù produce</l>
<l>par che nasca da te come tuo parto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e splende con serena e chiara luce</l>
<l>chi ti seconda o ver chi terzo o quarto</l>
<l>la tua gloria immortal segue per duce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>969</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Alto signor, s'io questo lodo o quello</l>
<l>de' tuoi fedeli, di lodar mi sembra</l>
<l>pur te medesmo, perché te rassembra</l>
<l>ed è tuo caro magistero e bello.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed opra di colori e di pennello</l>
<l>aver veduto ancor non mi rimembra,</l>
<l>né 'n bianchi marmi vaghe e dolci membra</l>
<l>o d'antico maestro o di novello,</l>
</lg>
<lg>
<l>lo qual sì le facesse al ver sembianti,</l>
<l>com'è del tuo valor la viva imago</l>
<l>in animo gentil che tu formasti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, perché l'arte qui par che non basti,</l>
<l>o di tacer per umiltà m'appago</l>
<l>od in altrui vien ch'io t'onori e canti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>970</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Invitto Alfonso, se le rime adorno</l>
<l>volgendo ogni mio studio ad onorarti</l>
<l>ed a cantar l'arme famose e l'arti</l>
<l>onde a gli antichi fai vergogna e scorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>par ch'esalti color ch'a bel soggiorno</l>
<l>dimoran teco a cui l'onor comparti;</l>
<l>ma se lodo in lor queste o quelle parti</l>
<l>tutte le lodi fanno a te ritorno:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché vengon da te come da' fonti</l>
<l>de l'oceano il nostro e gli altri mari:</l>
<l>dolce giro d'amor, care vicende,</l>
</lg>
<lg>
<l>in cui gli animi eccelsi a morir pronti</l>
<l>e l'opre ammiro e i bei costumi rari</l>
<l>e l'alta gloria ch'or si dona or rende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>971</head>
<argument><p>Al signor Cesare Caracciolo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cesare, quella onde sostiene e face</l>
<l>le forti cose parimente uom forte,</l>
<l>d'alta vittoria e d'onorata morte</l>
<l>egualmente s'appaga e si compiace?</l>
</lg>
<lg>
<l>o pur de l'una sol? ma qualor giace</l>
<l>il fragil corpo per contraria sorte,</l>
<l>perch'in se stessa pur si riconforte</l>
<l>non ha parte però di quel che piace?</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse di chiaro suon vaga e di lume</l>
<l>che non s'oscura in lunga età né langue,</l>
<l>pur ne gode sperando e men si duole;</l>
</lg>
<lg>
<l>né quel che preme le noiose piume,</l>
<l>e quel che cade tra' nemici esangue</l>
<l>vien ch'ugualmente il suo morir console.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>972</head>
<argument><p>Al signor Bernardino Baldi per la "Nautica", poema suo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Baldi, non è chi di te meglio insegni</l>
<l>come debban le navi esser conteste,</l>
<l>e come l'aure e i venti acqueti e deste</l>
<l>il nascer e 'l cader de' chiari segni;</l>
</lg>
<lg>
<l>e come guidi in porto i nostri legni,</l>
<l>né cada o nasca mai l'Orsa celeste,</l>
<l>e schivandosi i nembi e le tempeste</l>
<l>si volga il corso a' desiati regni:</l>
</lg>
<lg>
<l>onde, se 'l buon Ferrante a l'aureo vello</l>
<l>navigasse giammai, nocchiero scaltro,</l>
<l>concederebbe a te solo il governo,</l>
</lg>
<lg>
<l>maravigliando al tuo cantar novello.</l>
<l>Felice te, c'hai giunto un pregio e l'altro,</l>
<l>che fia diviso altrui, con grido eterno!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>973</head>
<argument><p>Sotto la metafora d'una torre è contenuta la lode de la signora Barbara Torricella, gentildonna parmigiana.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Del più bel marmo che nascesse in monte,</l>
<l>candido sì ch'ogni bianchezza eccede,</l>
<l>sorge una vaga <emph>Torricella</emph> e siede</l>
<l>imperiosa con altera fronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Onore alzato ha contr'Amor il ponte</l>
<l>ch'accampar d'ogn'intorno a lei si vede;</l>
<l>spiega in cima l'insegne invitta Fede,</l>
<l>l'oneste voglie a la difesa ha pronte.</l>
</lg>
<lg>
<l><emph>Barbara</emph> Castità dentro si guarda</l>
<l>come donna e reina; e, benché fuori</l>
<l>mille arti adopri il suo crudel nemico,</l>
</lg>
<lg>
<l>mille arme seco i pargoletti Amori,</l>
<l>pur non avvien che mai la scuota ed arda,</l>
<l>o che prenda la mente e 'l cor pudico.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>974</head>
<argument><p>In lode de la signora Ippolita Torricelli da Correggio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel lato, dove la mammella intera</l>
<l>altra Ippolita aveva, in altro loco</l>
<l>arder tentava Amor, e non da gioco,</l>
<l>di questa bella mia nova guerriera;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma di sì forte scudo in vista altera</l>
<l>armata la vedea, ch'il dolce foco</l>
<l>e 'l suo valor gli parea frale e poco</l>
<l>contra il diaspro onde sì lucid'era.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però cercava ricoprir gl'inganni</l>
<l>con le care lusinghe e la sua face</l>
<l>scherzando appresso lei nel fior de gli anni;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, mentre a lei sotto mentita pace</l>
<l>vuol portar vera guerra e veri affanni,</l>
<l>vint'è da regio core e non gli spiace.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>975</head>
<argument><p>Fa comparazione fra la signora Ippolita Turca e Ippolita regina de l'Amazzone.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>O degna per cui s'armi un novo Alcide</l>
<l>ed un Teseo novello e schiere accoglia</l>
<l>e cento vele e cento navi scioglia</l>
<l>da que' liti che 'l mar da noi divide,</l>
</lg>
<lg>
<l>chi guerriero di voi più nobil vide?</l>
<l>chi d'averne vittoria or non s'invoglia?</l>
<l>Fortunate le spoglie e chi le spoglia,</l>
<l>se così amico il cielo ad uomo arride.</l>
</lg>
<lg>
<l>Benché vinta voi no, ma vincitrice</l>
<l>anzi parete, né feroce e cruda</l>
<l>armate il petto e l'una e l'altra mano;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma 'n treccia e 'n gonna con la destra ignuda</l>
<l>ch'esce dal guanto, se mai guerra indice,</l>
<l>prendete l'alme e col sembiante umano.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>976</head>
<argument><p>Loda la signora Ippolita Turca che, dopo la morte del primo marito, non sia stata accesa d'altro amore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quel ch'a sé pria vi giunse, il vostro amore</l>
<l>quegli, Ippolita, primo ancor s'ha tolto,</l>
<l>ed or l'ha seco ed ivi il tien sepolto</l>
<l>ov'è 'l cenere suo col vostro ardore;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma vive in cielo, e dentro al vostro core</l>
<l>serba la sua memoria e 'l caro volto;</l>
<l>e il nobil petto al suo bel spirto sciolto</l>
<l>tempio di castità, tempio d'onore,</l>
</lg>
<lg>
<l>in cui d'alto rimbomba; e voi rappella</l>
<l>pur colà sù, talché da voi diviso</l>
<l>se 'n vola il vostro fuor di voi sovente;</l>
</lg>
<lg>
<l>e trapassando d'una in altra stella,</l>
<l>d'una in altra beltà di paradiso,</l>
<l>a lui s'aggiunge e 'l vede a Dio presente.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>977</head>
<argument><p>In lode de la signora Polissena Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se Pirro, allor che diede morte acerba</l>
<l>su la gran tomba del famoso Achille</l>
<l>a la vergine altera e 'l petto aprille,</l>
<l>vedea costei che 'l suo bel nome serba,</l>
</lg>
<lg>
<l>cadeva il ferro da la man superba</l>
<l>con fin più lieto di mille e di mille,</l>
<l>né Troia andava in cenere e in faville,</l>
<l>né dove fu, sariano or fiori ed erba,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma l'avria detto: "Il ciel, non che l'inferno,</l>
<l>placar puon gli occhi, e ne i superni regni</l>
<l>mandar puoi l'alme senza oprar la lingua.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu dunque vinci, e sia l'onore eterno;</l>
<l>e questa guerra e questi feri sdegni</l>
<l>ch'Elena accese, Polissena estingua".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>978</head>
<argument><p>Sopra l'impresa del signor Giovan Battista Cavallara medico illustre.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quell'alato destrier che fingi in carte</l>
<l>sott'alcun velo te forse figura</l>
<l>che voli oltre i confin de la natura</l>
<l>e le stelle di Venere e di Marte;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma quella face che con chiome sparte</l>
<l>par che fiammeggi ne la notte oscura</l>
<l>ove s'accende così bella e pura,</l>
<l>già non par foco che da terra parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dal ciel, credo, discese e colà riede,</l>
<l>e dal suo lume scorto al cielo aspiri,</l>
<l>Cavallara immortale, e 'l mondo sdegni;</l>
</lg>
<lg>
<l>e per le vie che tu m'indori e segni</l>
<l>fia ch'io m'innalzi sovra gli alti giri,</l>
<l>ov'abbia teco eterna e stabil sede.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>979</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad un buffone del duca Alfonso II.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, storta di Palla e tremebondo</l>
<l>cannon di Marte e turbine e tempesta,</l>
<l>di cui temendo di tremar non resta</l>
<l>Tifeo là sotto, onde ne squassa il pondo,</l>
</lg>
<lg>
<l>così armatura senza pari al mondo</l>
<l>il zoppo fabro di sua man ti vesta,</l>
<l>e la sua moglie un par di corna in testa</l>
<l>gli ponga, accesa del tuo amor giocondo:</l>
</lg>
<lg>
<l>opra col tuo signor, che si disserri</l>
<l>la mia prigione, o tu con un fendente</l>
<l>manda in pezzi le porte e i catenacci:</l>
</lg>
<lg>
<l>così n'andremo in fra la marzia gente,</l>
<l>tu tutto armato, io sol con gli spallacci,</l>
<l>fra noi le penne accomunando e i ferri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>980</head>
<argument><p><add resp="ed">A le gatte de lo spedale di S. Anna.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Come ne l'ocean, s'oscura e 'nfesta</l>
<l>procella il rende torbido e sonante,</l>
<l>a le stelle onde il polo è fiammeggiante</l>
<l>stanco nocchier di notte alza la testa,</l>
</lg>
<lg>
<l>così io mi volgo, o bella gatta, in questa</l>
<l>fortuna avversa a le tue luci sante,</l>
<l>e mi sembra due stelle aver davante</l>
<l>che tramontana sian ne la tempesta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggio un'altra gattina, e veder parmi</l>
<l>l'Orsa maggior con la minore: o gatte,</l>
<l>lucerne del mio studio, o gatte amate,</l>
</lg>
<lg>
<l>se Dio vi guardi da le bastonate,</l>
<l>se 'l ciel voi pasca di carne e di latte,</l>
<l>fatemi luce a scriver questi carmi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>981</head>
<lg type="sonetto caudato">
<head>2</head>
<lg>
<l>Tanto le gatte son moltiplicate,</l>
<l>ch'a doppio son più che l'Orse nel cielo:</l>
<l>gatte ci son c'han tutto bianco il pelo,</l>
<l>gatte nere ci son, gatte pezzate;</l>
</lg>
<lg>
<l>gatte con coda, gatte discodate;</l>
<l>una gatta con gobba di cammelo</l>
<l>vorrei vedere e vestita di velo</l>
<l>come bertuccia: or che non la trovate?</l>
</lg>
<lg>
<l>Guardinsi i monti pur di partorire,</l>
<l>ché s'un topo nascesse, il poverello</l>
<l>da tante gatte non potria fuggire.</l>
</lg>
<lg>
<l>Massara, io t'ammonisco, abbi 'l cervello</l>
<l>e l'occhio al lavezzuol ch'è sul bollire:</l>
<l>corri, ve', ch'una se 'n porta il vitello.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vo' farci il ritornello</l>
<l>perché 'l sonetto a pieno non si loda,</l>
<l>se non somiglia a i gatti da la coda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE QUINTA</head>
<head>RIME DI DATA INCERTA PROVENIENTI DALLE STAMPE 27 E 28</head>
<div4 type="poesia">
<head>982</head>
<argument><p>Sopra il ritratto del signor duca di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Ecco il secondo Alfonso, e, se fra queste</l>
<l>cose mortali appare a gli occhi nostri</l>
<l>valor disceso da' stellanti chiostri,</l>
<l>non è chi più lo scopra o più lo deste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanto aspetto real, quanto celeste</l>
<l>splendor, quanta virtù par che dimostri!</l>
<l>Né Bacco o Teseo o 'l domator de' mostri,</l>
<l>né 'l fiero Achille o quel ch'ancise Oreste,</l>
</lg>
<lg>
<l>né chi già corse e soggiogò la terra</l>
<l>meglio ritratto fu; né 'n carte 'n marmi</l>
<l>si veggon più magnanimi sembianti;</l>
</lg>
<lg>
<l>né Marte ancor ne la spietata guerra</l>
<l>mosse con altra fronte il carro e l'armi,</l>
<l>né Giove fulminò sovra i giganti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>983</head>
<argument><p>Scrive al signor duca di Ferrara lodando parimente lui e la sua città.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Signor, questa feconda e nobil terra</l>
<l>non è del nome tuo confine angusto,</l>
<l>né tra duo mari o dentro spazio angusto</l>
<l>l'onore e 'l pregio mai si stringe e serra:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché dovunque gira 'l sole ed erra,</l>
<l>non pur dove regnò Numa ed Augusto,</l>
<l>risuona co' più chiari, e forte e giusto</l>
<l>il mondo ti conosce in pace e 'n guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né regge alcun città più forte o bella,</l>
<l>né più l'ornar giammai l'arti leggiadre,</l>
<l>l'arme, i pregi, i trofei e l'opre eccelse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella de' tuoi maggiori è figlia e madre</l>
<l>per suo volere, e per natura ancella,</l>
<l>e li bramò per duci e se gli scelse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>984</head>
<argument><p>Scrivendo al signor duca di Ferrara loda la città e i suoi antecessori.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>La verde terra che 'l gran Nilo inonda</l>
<l>per la cui negra arena ella s'accrebbe,</l>
<l>a questa cede; e pregio egual non ebbe,</l>
<l>quando fortuna le girò seconda,</l>
</lg>
<lg>
<l>a questa che diviso il Po feconda,</l>
<l>ch'a' felici avi tuoi già tanto debbe,</l>
<l>cui né fatica né periglio increbbe</l>
<l>per lei ch'ornar di mura e d'alta sponda;</l>
</lg>
<lg>
<l>questa non segue legge empia e fallace,</l>
<l>non sacra i templi a' mostri, e non raccoglie,</l>
<l>insidiando, i peregrini egregi;</l>
</lg>
<lg>
<l>non vede in servitute i propri regi</l>
<l>o nel trionfo le sue care spoglie,</l>
<l>ma gloriosa è 'n guerra e giusta in pace.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>985</head>
<argument><p>Scrive al signor duca di Ferrara lodandolo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Signor, se, mentre più desio lodarte</l>
<l>ne le mie tosche rime al secol nostro,</l>
<l>nulla maggior del vero a lui ti mostro,</l>
<l>è tuo valor, non già difetto d'arte:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché tal veggio in te ciascuna parte</l>
<l>che più non puote ornarla il puro inchiostro,</l>
<l>e sei d'ogni eccellenza altero mostro,</l>
<l>da cui perdon metalli e marmi e carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né d'altro magistero io più m'appago</l>
<l>che di formar il tuo real sembiante</l>
<l>e 'l tuo valor e 'l tuo saver profondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>né più mirabil parve alcuna imago</l>
<l>o di colui che volse in sasso Atlante</l>
<l>o pur di quel che resse insieme il mondo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>986</head>
<argument><p>Loda il signor duca di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>L'oro e le gemme peregrine e l'armi,</l>
<l>le cittadi e i palagi e questa forte</l>
<l>reggia non t'acquistò l'instabil sorte,</l>
<l>che i doni, ove men debbe, usò negarmi,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma la virtù de gli avi, in prose e 'n carmi</l>
<l>cantata e scritta, in cui l'avara morte</l>
<l>e 'l tempo non ha forza ov'egli apporte</l>
<l>tenebre oscure e strugga i duri marmi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e la conserva il tuo valor, ch'a freno</l>
<l>tenne i nemici e fé sì nobili opre</l>
<l>che non l'aggiunge altrui parlare o canto;</l>
</lg>
<lg>
<l>né ti distingue la corona o 'l manto,</l>
<l>ma 'l sembiante real che l'alma scopre</l>
<l>e 'l volto ne' gran rischi ancor sereno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>987</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O nepote d'Alfonso, Alfonso invitto</l>
<l>com'il grand'avo o chi da lui si noma,</l>
<l>e i buon Romani i quai s'ornar la chioma</l>
<l>di lauro e ristorar l'imperio afflitto,</l>
</lg>
<lg>
<l>alcun dirà di te, veggendo scritto</l>
<l>che frenato il desio, che l'ira hai doma:</l>
<l>"Questi avanzò colui che serva Roma</l>
<l>si fece e soggiogò Francia ed Egitto,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché vinse se stesso; e, se la sorte</l>
<l>il poté mai privar d'altra vittoria,</l>
<l>già non gli tolse il gran valor de l'alma,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma 'l trovò sempre incontra sé più forte,</l>
<l>tal che non diede altrui più chiara gloria</l>
<l>dov'egli fosse o più famosa palma".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>988</head>
<argument><p>Al signor Pellegrino Riccardo invitandolo a scrivere del serenissimo signor duca di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'una de l'arti tue qual può subietto</l>
<l>prender fra noi che non sia quasi indegno</l>
<l>a lato a le virtù che 'l chiaro ingegno</l>
<l>ha de l'invitto Alfonso e 'l forte petto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Numero cento, e senza alcun difetto;</l>
<l>né chi le stelle del celeste regno</l>
<l>volesse numerar l'avria più degno,</l>
<l>né perch'e' sia men ampio è men perfetto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma l'altra, che segnò sì belle note,</l>
<l>Riccardo, in quai verrà che mai si mostri</l>
<l>meglio che 'n quelle onde di lui si scriva?</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque la dotta man sdegnosa e schiva</l>
<l>sia di tutt'altro, e i suoi felici inchiostri</l>
<l>solo a lui tempri che onorar li puote.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>989</head>
<argument><p>Loda la serenissima signora Margherita d'Este, duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Donna gentil, mentr'io vi miro e canto</l>
<l>mi passa un dolce ardore</l>
<l>di vena in vena e mi distrugge il core.</l>
</lg>
<lg>
<l>E lodando il bel viso e 'l vago petto</l>
<l>e le due nere ciglia,</l>
<l>dico: "Deh! qual diletto</l>
<l>e qual dolcezza è questa e meraviglia?"</l>
<l>Al fin pieno di gioia e di stupore</l>
<l>non so s'io veggia o pur s'io prenda errore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! io m'abbaglio; e si conforta alcuno</l>
<l>ne' begli occhi soavi</l>
<l>tra 'l color bianco e 'l bruno,</l>
<l>sì come vuol chi tien del cor le chiavi;</l>
<l>e dimostrando a me luce maggiore</l>
<l>per veder troppo mi fa cieco Amore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>990</head>
<argument><p><add resp="ed">Per la medesima. Eco.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Diceva un mesto coro: "O dolci fonti</l>
<l>e voi rive frondose,</l>
<l>alti colli, ime valli, e piagge ombrose;</l>
<l>Eco, e tu che rispondi al mio lamento,</l>
<l>chi può dar fine a sì crudel fortuna?</l>
<l><emph>Una</emph>. Dunque sol una</l>
<l>è la cagion del mio mesto concento?</l>
<l><emph>Cento</emph>. Non son già cento, e sono molte</l>
<l>in bella festa accolte.</l>
<l><emph>Colte</emph>. Non sol son colte, ma son rose</l>
<l>di primavera in verdi spine ascose.</l>
<l><emph>Cose</emph>. Non sono cose in selva usate,</l>
<l>né in più chiaro sereno o 'n più bel velo</l>
<l>stanno le stelle in cielo.</l>
<l><emph>Celo</emph>. Non celi già tanta beltate,</l>
<l>né la coprir giammai selve o foreste.</l>
<l><emph>Este</emph>. Non son già queste</l>
<l>degne di tanto onor, né vi nascose</l>
<l>ninfe sì belle Amor né graziose.</l>
<l><emph>Ose</emph>. Chi fia ch'ardisca il rozzo canto</l>
<l>tanto innalzar che degnamente onori</l>
<l>tra le verdi erbe e i fiori</l>
<l>pur il candido velo o 'l bianco manto?</l>
<l><emph>Manto</emph>. Manto indovina: ad altra intendi,</l>
<l>crudel, ch'in gioco prendi</l>
<l>tanti lamenti. <emph>Menti</emph>. Io no", rispose</l>
<l>"ma tu ch'un bel fanciullo a morte pose".</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>991</head>
<argument><p>Per la serenissima signora duchessa di Ferrara, in una festa.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Era la notte, e sotto il manto adorno</l>
<l>si nascondeano i pargoletti Amori,</l>
<l>né giammai ne l'insidie i nostri cori</l>
<l>ebber più dolce offesa e dolce scorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mille vaghi furti insino al giorno</l>
<l>si ricoprian fra' tenebrosi orrori,</l>
<l>e con tremanti e lucidi splendori</l>
<l>mille imagini false errando intorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>né 'l seren puro de la bianca luna</l>
<l>nube celava od altro oscuro velo,</l>
<l>quando alta donna in lieto coro apparve</l>
</lg>
<lg>
<l>ed illustrò con mille raggi il cielo;</l>
<l>ma quelle non sparir con l'aura bruna:</l>
<l>chi vide al sol più fortunate larve?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>992</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Nudo era il viso, a cui s'agguaglia in vano</l>
<l>opra di Fidia o già per fama intesa</l>
<l>quella a cui vita fu la fiamma accesa,</l>
<l>e nuda ancor la bella e bianca mano;</l>
</lg>
<lg>
<l>ed ella dir parea: "Dal ciel sovrano</l>
<l>per meraviglia sono a voi discesa</l>
<l>e l'imagine porto al vel sospesa,</l>
<l>perch'è 'n vece di larva aspetto umano".</l>
</lg>
<lg>
<l>E per temprare i raggi e 'l vago ardore</l>
<l>chiudea gli occhi ed apriva, ed era intanto</l>
<l>cortese il sonno e più cortese Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cortese il suo bel velo e 'l caro guanto;</l>
<l>né sol cortese, ma pietoso il core</l>
<l>ne l'altrui riso: or che sarà nel pianto?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>993</head>
<argument><p>Ne la infermità de la signora duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Deh! qual pietade umana o qual celeste</l>
<l>angelo porta graziosa aita</l>
<l>a l'alta donna, che di sol vestita</l>
<l>sembra, sì chiara ha la terrena veste,</l>
</lg>
<lg>
<l>mentre quasi tra nubi oscure e meste</l>
<l>tanta luce s'adombra e sì gradita;</l>
<l>e, qual rosa che langue, è scolorita</l>
<l>ne le sembianze e ne le membra oneste?</l>
</lg>
<lg>
<l>Alma celeste, il presto corso affrena</l>
<l>nel carcer tuo che rende il mondo adorno,</l>
<l>ché, se ben dentro guardi e d'ogni intorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>in terra non vedrai più bel soggiorno;</l>
<l>e, quanto in lui più lunga è la tua pena,</l>
<l>più di grazia sarai nel ciel ripiena.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>994</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>La Castità volare al ciel volea,</l>
<l>se morte entrava in così nobil petto;</l>
<l>or che non arde più com'ei solea,</l>
<l>si ferma in terra ne l'albergo eletto;</l>
<l>né per cercar le stelle e i lor viaggi,</l>
<l>ogni lor giro ed ogni loro aspetto,</l>
<l>stanza più lieta avria tra vivi raggi,</l>
<l>né più sicura d'amorosi oltraggi.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>995</head>
<argument><p>Nel medesioso argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Non è sì bello il rinverdir d'un faggio,</l>
<l>o 'l ravvivar di lucida facella,</l>
<l>o 'l serenar di tenebroso cielo,</l>
<l>come ne gli occhi vostri il dolce raggio</l>
<l>par di nuovo racceso e come è bella</l>
<l>la rosa che s'infiora al mezzo gelo;</l>
<l>e, se già piacque la beltà smarrita,</l>
<l>or che farà questa beltà fiorita?</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>996</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Languidetta beltà vinceva Amore,</l>
<l>bench'egli sì possente e forte sia,</l>
<l>e, se tanto potea mentre languia,</l>
<l>quanto or potrà ch'acquista il suo vigore?</l>
<l>Oh pudica beltà, ch'invitta sei</l>
<l>e vincitrice ancor d'uomini e dei!</l>
<l>Un tuo breve languir natura appaga</l>
<l>perché dopo il languir ti fa più vaga.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>997</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Dianzi al vostro languir parea sospesa</l>
<l>la terra per desire e tema e zelo</l>
<l>di sì leggiadro corpo, e 'nsieme il cielo</l>
<l>che l'anima aspettò da lui discesa;</l>
</lg>
<lg>
<l>né l'un mostrava in fera stella accesa</l>
<l>chioma sanguigna o 'n tempestoso gelo,</l>
<l>né fiamma ardente in tenebroso velo,</l>
<l>né tremò l'altra o fece a' tempi offesa:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché santa pietà da' vostri lumi</l>
<l>serenò l'universo, e mai non vide</l>
<l>il mal sì bello né 'l dolor sì vago.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ora al vostro gioir gioisce e ride,</l>
<l>ché sete di bellezze e di costumi</l>
<l>al mondo esempio, al paradiso imago.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>998</head>
<argument><p>Loda Belvedere e la signora duchessa di Ferrara che vi abitava.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Vaga isoletta, che sì bella sede</l>
<l>a Margherita dai nel verde seno,</l>
<l>ceda a te quella che nel mar Tirreno</l>
<l>a la famosa Circe albergo diede.</l>
</lg>
<lg>
<l>In te non orso o fier leon si vede</l>
<l>o serpente di tosco e d'ira pieno,</l>
<l>ma donne e dee che fanno il ciel sereno</l>
<l>e de la gloria tua più certa fede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perch'ella co' maligni e fieri incanti</l>
<l>gli uomini in fiere trasformar non suole,</l>
<l>ma più tosto li rende a Dio sembianti,</l>
</lg>
<lg>
<l>tanta ne le dolcissime parole</l>
<l>virtù raccoglie e ne' begli occhi santi</l>
<l>la figlia de l'eterno e sommo Sole.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>999</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Voi, che passate e su la destra sponda</l>
<l>del re de' fiumi udite i chiari accenti</l>
<l>che frenar ponno il Po, quetare i venti,</l>
<l>e fare al corso altrui l'aura seconda,</l>
</lg>
<lg>
<l>non è sirena usa a celar ne l'onda</l>
<l>quel c'ha di pesce a male accorte genti,</l>
<l>ma un'angioletta, che i suoi raggi ardenti</l>
<l>par ch'in bel velo a gli occhi nostri asconda.</l>
</lg>
<lg>
<l>La real Margherita in ciel le stelle</l>
<l>arrestar può con l'armonia celeste:</l>
<l>fermate il volo omai de' pronti remi,</l>
</lg>
<lg>
<l>ché maraviglia assai minor vedreste</l>
<l>solcando il mar vermiglio o 'l varco d'Elle,</l>
<l>cercando gl'Indi o gli Etiopi estremi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1000</head>
<argument><p>Corona de le laudi de la serenissima Margherita Gonzaga d'Este, duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Era piena l'Italia e pieno il mondo</l>
<l>de l'onor de' vostri avi, e presi i regni,</l>
<l>vinta l'invidia e vinti i feri sdegni,</l>
<l>e già serva la terra e 'l ciel secondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e per sì largo mare e sì profondo</l>
<l>oltra tutte le mete e tutti i segni</l>
<l>stanche le vele de gli umani ingegni</l>
<l>via più che 'l vecchio Atlante al grave pondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>quando fra noi discesa, alma celeste,</l>
<l>qual peregrin che preziosi odori</l>
<l>e care merci in oriente accoglia,</l>
</lg>
<lg>
<l>scopriste i pregi e le bellezze oneste</l>
<l>che sono eterni in ciel fregi e tesori,</l>
<l>e tesoro mortal la bella spoglia.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1001</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>È tesoro mortal la bella spoglia</l>
<l>e se 'n gloria natura ovunque il mostri</l>
<l>per maraviglia a voi, stellanti chiostri,</l>
<l>pur ch'un bel velo si rimova e toglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel dolce splendor che l'alme invoglia,</l>
<l>e i bei lumi e le grazie e i doni vostri</l>
<l>rinchiude qui fra gemme e perle ed ostri</l>
<l>a ciò che perda Amore e non si doglia;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n questa bianca neve e 'n queste brine</l>
<l>estingua le sue fiamme, e le raccenda</l>
<l>poi di questi occhi nel soave foco;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tessa i nodi suoi di questo crine,</l>
<l>da questa fronte le sue leggi ei prenda,</l>
<l>faccia la sua prigione in questo loco.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1002</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Faccia la sua prigione in questo loco</l>
<l>l'anima peregrina, anzi la reggia,</l>
<l>dov'ella sforza Amore e signoreggia</l>
<l>e prende il fato e la fortuna in gioco.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n queste luci, ch'io temendo invoco,</l>
<l>quando turbato il ciel tuona e lampeggia,</l>
<l>si mostri la pietate, e qui si veggia</l>
<l>che sdegno contra lei val nulla o poco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui sieda maestate e qui sfaville</l>
<l>seco la gloria, e qui l'onore avvampi,</l>
<l>ch'a lui, che solo il dà, si volge e riede:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché fra sì lucenti alme faville,</l>
<l>fra sì maravigliosi e chiari lampi</l>
<l>ha fatta ogni virtù felice sede.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1003</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Ha fatta ogni virtù felice sede</l>
<l>in questo petto, e in questa nobil alma</l>
<l>ha stabil regno Astrea lucida ed alma,</l>
<l>e quella ch'alto intende e lunge vede.</l>
</lg>
<lg>
<l>E trionfali spoglie e care prede,</l>
<l>fortezza e castitate, alloro e palma,</l>
<l>e sovra la terrena e nobil salma</l>
<l>la speme vola e l'animosa fede.</l>
</lg>
<lg>
<l>E, trascorrendo il ciel di cerchio in cerchio,</l>
<l>mira tutte le stelle e tutti i lumi,</l>
<l>dove nel bel sereno ognor s'aggiorna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né vano affetto o desiar soverchio</l>
<l>le adombra il vero sol con ombre e fumi,</l>
<l>mentre a lo specchio se medesma adorna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1004</head>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Mentre a lo specchio se medesma adorna,</l>
<l>in cui sempre riluce in più sembianti,</l>
<l>arde e fiammeggia tra felici amanti</l>
<l>l'anima bella e lieta in ciel soggiorna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così nel suo principio ella ritorna</l>
<l>sovra le torte vie de' sette erranti,</l>
<l>né stima che la gloria in terra il canti,</l>
<l>né gli alti suoi pensieri il suon distorna:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'angelica armonia, divina tromba</l>
<l>par che l'accesa mente e 'l cor l'ingombri,</l>
<l>tal che le nostre lodi ha quasi a scherno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur intanto colei poggia e ribomba,</l>
<l>e quasi avvien che sotto l'ali adombri</l>
<l>ambo gl'imperi e quant'io miro e scerno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1005</head>
<lg type="sonetto">
<head>6</head>
<lg>
<l>Ambo gl'imperi e quant'io miro e scerno</l>
<l>empie la gloria e quant'occulto giacque</l>
<l>dove di Menfi e di Babel si tacque</l>
<l>l'antica fama e quasi è il grido eterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E pare il sol più ratto a mezzo il verno</l>
<l>dove la beltà vostra alberga e nacque,</l>
<l>e s'ode in tutti i venti e 'n tutte l'acque</l>
<l>quel ch'io poi scrivo nel pensiero interno.</l>
</lg>
<lg>
<l>O voi, che sete sovra l'onde caspe</l>
<l>o su le rosse, o dove il mar si varca</l>
<l>presso a le Sirti, o Mori ed Indi adusti,</l>
</lg>
<lg>
<l>udite or come i ricchi stami inaspe</l>
<l>e preziosi la benigna Parca</l>
<l>a la nepote de' famosi augusti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1006</head>
<lg type="sonetto">
<head>7</head>
<lg>
<l>A la nepote de' famosi augusti</l>
<l>e d'alti duci, incoronata d'auro,</l>
<l>Parnaso inchini ogni suo colto lauro,</l>
<l>onde il doppio valore ha premi giusti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E voi, d'umano ardir confini angusti,</l>
<l>Abila e Calpe, e tu, sublime Tauro,</l>
<l>e tu, padre Appennin, tu, vecchio Mauro,</l>
<l>e voi, sepolcri de' fratelli Ingiusti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e voi, che fuste già superbe strade</l>
<l>d'andare al cielo, Pelia e Olimpo ed Ossa,</l>
<l>strade fallaci e mal secure a gli empi,</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'assai più belle, ove non erra o cade,</l>
<l>altissima umiltà, secura possa,</l>
<l>fece le vie tra i nuovi altari e i tempi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1007</head>
<lg type="sonetto">
<head>8</head>
<lg>
<l>Fece le vie tra i nuovi altari e i tempi</l>
<l>d'Eleonora la pudica figlia,</l>
<l>altrui refugio e scampo e maraviglia,</l>
<l>e grazia tua, Signor, che lei n'adempi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or non porge men lodati esempi</l>
<l>e nel volto e ne gli occhi e ne le ciglia:</l>
<l>vera angeletta e vera dea somiglia:</l>
<l>oh per lei sola avventurosi tempi!</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh! fortunati alberghi, ove comparte</l>
<l>l'ore, i pensieri, le parole e 'l riso,</l>
<l>ove spazia, ove scherza, ove s'asside,</l>
</lg>
<lg>
<l>ove legge sì dotte e pure carte</l>
<l>ed apre co' begli occhi il paradiso</l>
<l>la casta nuora de l'invitto Alcide.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1008</head>
<lg type="sonetto">
<head>9</head>
<lg>
<l>La casta nuora de l'invitto Alcide</l>
<l>con onestate e cortesia dimora,</l>
<l>dove altra Elisa già d'altra Eleonora</l>
<l>come raggio del sol partir si vide.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qui col grande Alfonso orna e divide</l>
<l>l'opre, congiunge l'alme, Italia onora,</l>
<l>che v'appoggiava e che v'appoggia ancora</l>
<l>l'altezza e 'l nome; e 'l ciel benigno arride.</l>
</lg>
<lg>
<l>E de le nove e de l'antiche donne</l>
<l>del real sangue e de' lor pregi illustri</l>
<l>tante memorie e tante lodi ascolta;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma queste, e i simolacri e le colonne</l>
<l>e 'l gran corso de' secoli e de' lustri</l>
<l>par che men curi, in guisa al cielo è volta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1009</head>
<lg type="sonetto">
<head>10</head>
<lg>
<l>Par che men curi, in guisa al cielo è volta,</l>
<l>non solo gemme ed or, metalli e marmi,</l>
<l>ma i soavi concenti e i vaghi carmi,</l>
<l>per cui sfavilla ancor lingua sepolta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così canta la gloria, ovunque è colta</l>
<l>la terra e i vostri eroi passar con l'armi</l>
<l>e con gli armati legni; e 'nvano alzarmi</l>
<l>io tenterei dove già sete accolta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sete d'eternità ne l'ampio grembo</l>
<l>fatta immortal mentre il mortal v'involve,</l>
<l>vinta la morte ne' suoi regni stessi,</l>
</lg>
<lg>
<l>ove non turba il ciel procella o nembo,</l>
<l>né vento porta la minuta polve,</l>
<l>ove non par che cigno ancor s'appressi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1010</head>
<lg type="sonetto">
<head>11</head>
<lg>
<l>Ove non par che cigno ancor s'appressi</l>
<l>vanno l'aquile vostre e 'l vostro nome,</l>
<l>ch'empieria mille Atene e mille Rome,</l>
<l>mille Pegàsi del gran peso oppressi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'altri in fior dipinti o 'n selce impressi</l>
<l>le stelle son dorati segni, e come</l>
<l>lettre di Margherita, e l'auree chiome</l>
<l>più belle assai de' crini al ciel promessi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E già mi par ch'a la serena fronte</l>
<l>novi lumi ei produca e novi raggi,</l>
<l>e ne faccia Boote aurea corona</l>
</lg>
<lg>
<l>perché non caggia mai da l'orizzonte;</l>
<l>ma quei lucenti e rapidi viaggi</l>
<l>miri l'Europa e 'l mar ch'in lei risuona.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1011</head>
<lg type="sonetto">
<head>12</head>
<lg>
<l>Miri l'Europa e 'l mar ch'in lei risuona</l>
<l>l'altere maraviglie, o chiare stelle,</l>
<l>o pur sian fregi e lucide facelle</l>
<l>de l'ardente virtù ch'infiamma e sprona,</l>
</lg>
<lg>
<l>o nube che circonda ed incorona</l>
<l>d'ascosa luce alme leggiadre e belle,</l>
<l>o santo messaggier fra queste e quelle</l>
<l>che vien da lui che le cosparge e dona.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così gli anni felici a' vostri merti</l>
<l>siano eguali fra noi, spirto sublime;</l>
<l>ma qui manca lo stile e non l'ascondo</l>
</lg>
<lg>
<l>e numeri di voi più degni e certi</l>
<l>ha solo il cielo, e de l'antiche rime</l>
<l>è già piena l'Italia e pieno il mondo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1012</head>
<argument><p>Catena de le laudi de la serenissima Margherita Gonzaga d'Este, duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Illustre donna e più del ciel serena,</l>
<l>da chiari occulti lumi</l>
<l>mille versate ognor gioie e dolcezze,</l>
<l>e fanno preziosa aurea catena</l>
<l>gli angelici costumi</l>
<l>e le vostre celesti alme bellezze;</l>
<l>e 'n sì leggiadri modi</l>
<l>per far più sempre un bel desio contento</l>
<l>non si congiunse mai l'oro e l'argento.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'oro e l'argento in sì leggiadri modi</l>
<l>mai non s'avvolse o prese</l>
<l>come voi ne sembrate adorna e vaga;</l>
<l>e tutte fiamme son le umane lodi,</l>
<l>e vive stelle accese</l>
<l>son le divine onde 'l pensier s'appaga;</l>
<l>né fra' ventosi campi,</l>
<l>se di candide nubi il ciel è carco,</l>
<l>tanto suol variar col suo bell'arco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Col suo bell'arco fra' ventosi campi</l>
<l>tanti color non mostra</l>
<l>l'Iri che 'l mezzo cerchio a noi descrive,</l>
<l>fra quanti il vostro, intero, avvien ch'avvampi</l>
<l>che voi di chiostra in chiostra</l>
<l>fra le donne circonda e fra le dive;</l>
<l>e vanno questi a quelli</l>
<l>e quelli a questi raggi e fan ritorno</l>
<l>sempre girando e fiammeggiando intorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E fiammeggiando intorno a questi, a quelli</l>
<l>scende e poggia la mente,</l>
<l>né per gli estremi alcun vi tira a basso;</l>
<l>ma chi si piglia a' più sublimi anelli</l>
<l>rapito è dolcemente</l>
<l>e contemplando va di passo in passo,</l>
<l>perché l'innalza e scorge</l>
<l>con lieto aspetto e con sembianza amica</l>
<l>bella Accoglienza e Cortesia pudica.</l>
</lg>
<lg>
<l>E Cortesia pudica innalza e scorge</l>
<l>l'ardire onde s'avanzi,</l>
<l>ed incontra Ornamento e Leggiadria,</l>
<l>e bel Disprezzo ed Arte insieme scorge,</l>
<l>ch'anzi natura ed anzi</l>
<l>sembra dono del ciel ch'a lui c'invia,</l>
<l>e poscia avvien che trovi</l>
<l>sdegno ch'indegnità non prende a grado;</l>
<l>l'Accorgimento è ne l'istesso grado.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ne l'istesso grado avvien che trovi</l>
<l>altro obbietto che piace,</l>
<l>ed Onor e Vergogna insieme guarda</l>
<l>con atti così dolci e così novi,</l>
<l>in così bella pace,</l>
<l>che per mirarla il volo affrena e tarda,</l>
<l>e par ch'onori e spieghi</l>
<l>l'alta Umiltà, sì come in sacro tempio,</l>
<l>e d'altera Onestate un vero esempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Un vero esempio par ch'onori e spieghi</l>
<l>poi la vaga Beltade</l>
<l>e la bella Vaghezza a paro a paro,</l>
<l>e meraviglia e riverenza il pieghi</l>
<l>per l'eccelse contrade</l>
<l>per cui d'alzarmi al ciel tal volta imparo;</l>
<l>e poscia a lor vicine</l>
<l>è Dignità con Maestade assisa,</l>
<l>tal che venendo a voi s'imparadisa.</l>
</lg>
<lg>
<l>S'imparadisa, e poscia a lor vicine</l>
<l>(dove mai non s'appiglia</l>
<l>mago che le perturbi o tragga al fondo)</l>
<l>scorge virtù sopra il pensier divine,</l>
<l>e le produce e figlia</l>
<l>l'alma real quando si volge al mondo;</l>
<l>ed in bel giro accolte</l>
<l>qui con lieta Modestia e Temperanza,</l>
<l>fide compagne omai con lunga usanza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per lunga usanza in un bel giro accolte,</l>
<l>chi lietamente i doni</l>
<l>raccoglie e sparge, e la real sorella;</l>
<l>e v'è Fortezza, a cui sì spesse volte</l>
<l>pon l'Ira acuti sproni,</l>
<l>e seco è chi l'acqueta e rende ancella;</l>
<l>e 'n più soavi tempre</l>
<l>si vede Amor di rara nube in grembo,</l>
<l>e con lui Castità ne l'aureo nembo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ne l'aureo nembo in più soavi tempre</l>
<l>non stringe e non infiamma</l>
<l>e non ha foco Amore e non ha ghiaccio;</l>
<l>e par ch'altrove ei si dilegui e stempre</l>
<l>tra l'una e l'altra fiamma;</l>
<l>e qui dolce misura e dolce laccio:</l>
<l>onde talor s'affida</l>
<l>vera Clemenza ne gli aurati seggi,</l>
<l>e quella che formò l'antiche leggi.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'antiche leggi, onde talor s'affida</l>
<l>Astrea, che dentro l'alme</l>
<l>dal ciel venendo elegge il primo albergo;</l>
<l>poi la virtù ch'in alto cor s'annida</l>
<l>e spesso allori e palme</l>
<l>par che si lasce disdegnando a tergo,</l>
<l>in voi sempre dimora,</l>
<l>e visse già fra' cesari e gli augusti;</l>
<l>e la Costanza ha seco i premi giusti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Co' premi giusti in voi sempre dimora</l>
<l>quella ch'è luce e specchio</l>
<l>e duce e scorta a' più lodati ingegni;</l>
<l>e sotto i biondi crini omai s'onora,</l>
<l>quasi canuto e vecchio,</l>
<l>il buon Consiglio che mantiene i regni;</l>
<l>poi cara e nobil coppia,</l>
<l>che de le cose frali e de le eterne</l>
<l>le secrete cagioni ancor discerne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ancor discerne cara e nobil coppia,</l>
<l>c'ha dove ascenda e voli</l>
<l>l'ultimo grado, ove discende il primo,</l>
<l>e, mentre ch'ei l'un vero e l'altro accoppia,</l>
<l>rinnova spesso i voli</l>
<l>da l'imo al sommo o pur dal sommo a l'imo.</l>
<l>O Pietà santa, o santa</l>
<l>Religione, e più di luci d'Orse</l>
<l>segni lucenti a chi nel ciel trascorse!</l>
</lg>
<lg>
<l>Nel ciel trascorse, o santa</l>
<l>Religione; e tu, ch'avvolgi e stendi</l>
<l>catena di splendori, in lei ci prendi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1013</head>
<argument><p>Monile de le laudi de la signora Margherita Gonzaga d'Este, duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Nel mar de' vostri onori,</l>
<l>come sian <emph>margherite</emph>,</l>
<l>queste lodi ho raccolte e 'nsieme unite.</l>
<l>Lega il lor filo i cori;</l>
<l>brevi, ma belle sono;</l>
<l>picciolo è sì, ma prezioso dono.</l>
<l>Dunque, donna reale,</l>
<l>di gradirlo vi piaccia</l>
<l>perch'io mai non mi stanchi e mai non taccia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque, donna immortale,</l>
<l>se di farne m'ingegno</l>
<l>nuovo monile, or non l'aggiate a sdegno:</l>
<l>perché di pregio eguale</l>
<l>non è lucida gemma</l>
<l>a quella che vi pende e sì l'ingemma;</l>
<l>né tra le brine e 'l gelo</l>
<l>ha raggi più lucenti</l>
<l>stella che desti gli odorati venti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né tra le brine in cielo</l>
<l>così l'alba fiammeggia;</l>
<l>e lei Titone, ella voi sol vagheggia;</l>
<l>e sovra il caro velo</l>
<l>vi sparge a mille a mille</l>
<l>minute perle e rugiadose stille;</l>
<l>e pare un lieto maggio</l>
<l>fiorir di vaghi gigli</l>
<l>a' vostri piedi e di bei fior vermigli.</l>
</lg>
<lg>
<l>E pare un lieto raggio</l>
<l>arder ne' bei vostri occhi,</l>
<l>onde pace e dolcezza e gioia fiocchi.</l>
<l>Occhi, quando erro e caggio,</l>
<l>la vostra chiara luce</l>
<l>m'è scorta graziosa e nobil duce:</l>
<l>luci, più bel zaffiro</l>
<l>non vide sol né luna;</l>
<l>deh, non vi turbi il tempo o la fortuna!</l>
</lg>
<lg>
<l>Luci, più bel desiro</l>
<l>non vide acceso mai</l>
<l>ad altri così puri onesti rai;</l>
<l>né sì mirabil giro</l>
<l>fé la vergine Astrea</l>
<l>volgendo intorno o Cinzia o Citerea.</l>
<l>Occhi e luci serene,</l>
<l>occhi e luci beate,</l>
<l>più bella via di quella via mostrate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Occhi e luci, ripiene</l>
<l>di quel piacere ond'io</l>
<l>talor me stesso e più la terra oblio.</l>
<l>E voi, che le sirene</l>
<l>vincete, o casti, o chiari,</l>
<l>soavi accenti, e tranquillate i mari;</l>
<l>e voi, pietosi detti,</l>
<l>io per voi cerco a volo</l>
<l>l'un mare e l'altro e l'uno e l'altro polo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E voi, pietosi affetti,</l>
<l>in cui l'alma gentile</l>
<l>fuor si discopre alteramente umile;</l>
<l>e voi, rubini eletti,</l>
<l>d'Amor gioia e tesoro,</l>
<l>aprite un picciol varco a' messi loro.</l>
<l>Tu, bella mano e bianca,</l>
<l>fra' tuoi serici stami</l>
<l>o fra le gemme serba i miei legami.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, bella mano, e stanca</l>
<l>di tesser gemme ed ostri,</l>
<l>prendi cortesemente i detti nostri;</l>
<l>e tu lo stil rinfranca</l>
<l>se dal soggetto ei perde,</l>
<l>che la palma e l'alloro a te rinverde;</l>
<l>e non è degno fonte</l>
<l>di lavar quell'avorio,</l>
<l>ch'io di lodare e di mirar mi glorio.</l>
</lg>
<lg>
<l>E non è degno monte,</l>
<l>là dove in treccia e 'n gonna</l>
<l>facciate d'un bel tronco a voi colonna.</l>
<l>Pur a la bianca fronte</l>
<l>ed a' dorati crini</l>
<l>fann'ombra spesso e lauri e faggi e pini;</l>
<l>e Febo a voi sospende</l>
<l>il giorno in su l'occaso,</l>
<l>e par la Montagnola un bel Parnaso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E Febo a voi discende,</l>
<l>sprezzando il mare, e 'n quello</l>
<l>di vostra gloria ei fa nido più bello.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1014</head>
<argument><p>Loda i capelli de la signora duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Né chioma d'or così pregiata e bella</l>
<l>da l'odorato capo allor recise</l>
<l>la Greca, che 'l gran foco in Asia mise,</l>
<l>quando uccisa piangea l'empia sorella;</l>
</lg>
<lg>
<l>né così vaga è l'immortal facella</l>
<l>ch'alta regina in voto al ciel promise,</l>
<l>la quale in lui, che lieto a' voti arrise,</l>
<l>divenne o fu creduta ardente stella;</l>
</lg>
<lg>
<l>come ora questa, che tra fosche bende</l>
<l>star non dee ricoperta, o pur non orni</l>
<l>funebre pompa o ver notturno cielo;</l>
</lg>
<lg>
<l>né mai brami con lui, ch'invitto rende</l>
<l>il grande Alfonso in tutti i suoi ritorni,</l>
<l>cangiar la real testa e 'l caro velo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1015</head>
<argument><p>Loda la signora duchessa d'umiltà e 'l signor duca di magnanimità, dicendo che l'uno ha dato il nome al monte da lui chiamato monte Alfonso, e l'altra ode chiamar le stelle col suo nome.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'invitto Alfonso ove 'l suo merto è degno</l>
<l>alzò l'illustre nome e 'l diede al Monte,</l>
<l>e d'alte mura incoronò la fronte</l>
<l>per frenar de' nemici orrido sdegno;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma la vostra umiltà n'estima indegno</l>
<l>sasso che più s'induri e più sormonte,</l>
<l>e stia co' nembi e con le nubi a fronte;</l>
<l>e potea darlo al gran celeste regno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché la parte sua ch'è più serena</l>
<l>più rassomiglia in voi le pure luci</l>
<l>e 'l suo candor col vostro in van contende:</l>
</lg>
<lg>
<l>anzi, s'egli s'infiamma o rasserena,</l>
<l>ogni stella benigna a' sommi duci</l>
<l>per nomarsi da voi più chiara splende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1016</head>
<argument><p>Sovra la nana <add resp="ed">Isabella</add> de la serenissima signora <add resp="ed">Margherita d'Este</add> duchessa di Ferrara, bellissima di corpo e di mirabile ingegno.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<lg>
<l>O d'alta donna pargoletta ancella,</l>
<l>o leggiadretto mostro</l>
<l>in cui si volle compiacer Natura,</l>
<l>questa sì viva e giovenil figura</l>
<l>è meraviglia più gentil di quella</l>
<l>ch'anco per fama dura</l>
<l>e ne le carte e nel purgato inchiostro</l>
<l>che descrive i giganti al secol nostro,</l>
<l>però, che l'invaghir del far paura</l>
<l>è più gradito effetto:</l>
<l>quelli odiosi fur, tu cara sei;</l>
<l>e il tuo cortese aspetto</l>
<l>vagheggiano i superni erranti dei.</l>
</lg>
<lg>
<l>E benché l'uno in cima a l'altro monte</l>
<l>portar non osi o possa,</l>
<l>per altra nova strada al cielo aspiri,</l>
<l>mentre gli occhi ove infiamma i suoi desiri</l>
<l>alma reale e la serena fronte</l>
<l>de la tua donna miri,</l>
<l>scala più degna assai d'Olimpo e d'Ossa.</l>
<l>Avventuroso ardir, felice possa!</l>
<l>Fermare il guardo ne' celesti giri</l>
<l>di sì lucente sole,</l>
<l>e veder come intorno a sì bei raggi</l>
<l>Amor saetti e vole,</l>
<l>e d'ire al ciel discopra altri viaggi!</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur non discese in te fulmine ancora,</l>
<l>né turbò state o verno</l>
<l>il bel seren, che par di paradiso;</l>
<l>ma con tranquille ciglia e dolce riso</l>
<l>ella t'ascolta e guarda, e suol talora,</l>
<l>se ti rimira in viso,</l>
<l>mostrarti segno nel piacer interno</l>
<l>quando tu prendi gli altrui detti a scherno,</l>
<l>sì dolcemente ch'ei riman conquiso;</l>
<l>o quando i vaghi passi</l>
<l>tu movi con sì onesti e bei sembianti</l>
<l>ch'ammollir ponno i sassi;</l>
<l>o pur, come angioletta, or suoni or canti;</l>
</lg>
<lg>
<l>o quando, ove son donne in bella schiera</l>
<l>e vagliono assai poco</l>
<l>le difese e gli schermi incerti e frali,</l>
<l>fai dolce piaghe a le maggiori eguali.</l>
<l>Tal ferir suole altrui picciola fera,</l>
<l>e pronto augel su l'ali</l>
<l>cader a picciol ferro, e picciol foco</l>
<l>arder gran torre; e, benché sol per gioco</l>
<l>Amor da te sparga faville e strali,</l>
<l>per gioco ancor s'accende</l>
<l>spesso gran fiamma e fassi ampia ferita;</l>
<l>e spesso toglie e rende</l>
<l>per gioco il mio signore altrui la vita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fra sì mirabil gioco il tuo bel nome</l>
<l>ognor cresce e s'avanza</l>
<l>e pari a' più famosi omai diviene:</l>
<l>perché de le tue luci alme e serene,</l>
<l>de le rosate guance e de le chiome</l>
<l>che fan quasi catene,</l>
<l>di quella piana angelica sembianza</l>
<l>onde c'inviti alcuna volta a danza,</l>
<l>de l'armonia ch'in pregio egual si tene,</l>
<l>parlar sovente s'ode</l>
<l>fra donne e cavalieri, ove si dia</l>
<l>onor verace e lode</l>
<l>a valor, a bellezza, a leggiadria.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma qual lode maggior che l'esser degna</l>
<l>di servir lei, che tanto</l>
<l>di grazia e di favore a te comparte?</l>
<l>E, se Natura in te scherzò, se l'arte</l>
<l>d'accrescer sempre tua beltà s'ingegna</l>
<l>e l'orna a parte a parte,</l>
<l>caro t'è sol perché le vivi accanto,</l>
<l>perché le piaci e sprezzi ogni altro vanto.</l>
<l>O fortunata, in fortunata parte</l>
<l>così vien che t'esalti</l>
<l>grazioso difetto, e chiaro albergo</l>
<l>in versi dolci ed alti</l>
<l>a te prepari ch'io polisco e tergo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Picciola mia canzone,</l>
<l>vattene omai, che sei vaga ed adorna,</l>
<l>dove Amor con Ragione</l>
<l>e Cortesia con Onestà soggiorna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1017</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Pargoletta Isabella,</l>
<l>picciola o grande nominar degg'io</l>
<l>la tua beltà ch'infiamma il desir mio?</l>
<l>Ché picciola la fronte, il crin, le ciglia,</l>
<l>piccioletta hai la man, la bocca, il piede,</l>
<l>i passi, le fattezze, i bei sembianti,</l>
<l>gli abiti, il velo, i guanti,</l>
<l>la cameretta, il letticciuol, la sede;</l>
<l>ma pur gran meraviglia</l>
<l>fra tante cose picciole si vede,</l>
<l>e quel che rimirando io sento al core</l>
<l>non è picciolo ardore.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1018</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Se talvolta io vi miro</l>
<l>così picciola e bella</l>
<l>e n'odo la dolcissima favella,</l>
<l>ben dir io non saprei</l>
<l>s'a la perfetta giovenil beltate</l>
<l>la natura vi manchi o pur l'etate:</l>
<l>così fra' dubbi miei</l>
<l>m'avvolgo e pendo, e dico ad ora ad ora:</l>
<l>"Averne più certezza il peggio fora!"</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1019</head>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Quanta bellezza un picciol corpo aduna</l>
<l>in leggiadretta gonna e vaghi panni,</l>
<l>quanta ne copre un velo,</l>
<l>quanta ne scopre il cielo!</l>
<l>O bellissimi dubbi, oh cari inganni!</l>
<l>Oh scherzo di Natura e di Fortuna,</l>
<l>che di tutti i suoi doni e tutti i pregi</l>
<l>par che t'adorni e fregi!</l>
<l>O trastullo d'Amore,</l>
<l>o dilettoso gioco e dolce errore!</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1020</head>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>Amor che non crescea,</l>
<l>crebbe, nato il fratello:</l>
<l>voi crescerete per amor novello,</l>
<l>voi che sete l'amore o chi 'l somiglia,</l>
<l>amorosetta e vaga a meraviglia.</l>
<l>Ma già n'avete il cambio, e già vi tiene</l>
<l>fra' diletti più cari</l>
<l>donna reale, e cresce in voi di pari</l>
<l>il suo col vostro amore e ben conviene:</l>
<l>voi no, ma lieta e paga</l>
<l>siete di quella forma ond'è sì vaga.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1021</head>
<lg type="non-definito">
<head>6</head>
<l>Là dove sono i pargoletti Amori,</l>
<l>ed altri ha teso l'arco,</l>
<l>altri saetta al varco,</l>
<l>altri polisce le quadrella d'oro,</l>
<l>voi parete un di loro</l>
<l>scherzando in verde colle o 'n riva ombrosa</l>
<l>fra la turba vezzosa;</l>
<l>e se voi non avete auree saette,</l>
<l>le dolci parolette</l>
<l>e i dolci sguardi son facelle e strali,</l>
<l>e i bei pensieri in voi son piume ed ali.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1022</head>
<lg type="non-definito">
<head>7</head>
<lg>
<l>Voi sete bella, ma fugace e presta</l>
<l>come cervetta suole</l>
<l>che fugge per le selve oscure e sole</l>
<l>e cerca fiume o rio,</l>
<l>talché vi seguo indarno e vi desio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi sete bella, ma sì dura e fredda</l>
<l>come gelata fonte</l>
<l>in orrid'alpe o bel cristallo in monte;</l>
<l>né vi riscalda il foco</l>
<l>de' miei sospiri, e sono acceso e roco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi sete bella, ma fallace e ria</l>
<l>come scoglio tra l'onde</l>
<l>o lento visco fra le verdi fronde,</l>
<l>o 'n mezzo l'erba il laccio,</l>
<l>soave mio ritegno e caro impaccio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi sete bella, ma sdegnosa e schiva</l>
<l>come Dafne e Siringa</l>
<l>o s'altra ninfa in bosco è più solinga,</l>
<l>o come lei ch'Orfeo</l>
<l>fuggì sotterra o sotto al mare Alfeo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1023</head>
<lg type="non-definito">
<head>8</head>
<l>O peregrina gru,</l>
<l>che porti guerra a' miseri pigmei,</l>
<l>non mi furar costei;</l>
<l>ma se pur vuole il cielo in qualche stella</l>
<l>lei ch'è sempre fanciulla e sempre è bella,</l>
<l>mandi un'aquila almeno</l>
<l>che se la porti su nel bel sereno.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1024</head>
<lg type="non-definito">
<head>9</head>
<l>Isabellina, non fuggir Grechino</l>
<l>che non è can rabbioso,</l>
<l>ma cagnino amoroso;</l>
<l>e, benché spesse volte ei morda e stringa,</l>
<l>non genera furore,</l>
<l>ma suol destare amore,</l>
<l>e 'l suo morso è dolcissima lusinga;</l>
<l>e quei che tu disprezzi</l>
<l>son dolcissimi vezzi.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1025</head>
<argument><p><add resp="ed">A Grechino, cagnoletto de la duchessa Margherita d'Este Gonzaga.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Fedele animaletto,</l>
<l>se guardian tu sei</l>
<l>di sì gentile gregge</l>
<l>d'amorosette ancelle</l>
<l>che tutte sono graziose e belle,</l>
<l>latra a' notturni dei</l>
<l>ch'ancor, come si legge,</l>
<l>scendono a' furti; e fia maggior mercede</l>
<l>l'avere albergo o sede</l>
<l>de l'alta donna nel pudico seno,</l>
<l>che su nel ciel che più di stelle è pieno.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1026</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>S'Amore andasse a caccia,</l>
<l>Grechino a lato avria per suo diletto</l>
<l>e de le damme seguiria la traccia,</l>
<l>ché vago e pargoletto</l>
<l>è questo come quello,</l>
<l>e leggiadretto e bello.</l>
<l>Vezzosetto Grechino,</l>
<l>se vuole il tuo destino</l>
<l>ch'Amor sia cacciatore,</l>
<l>caccia costei mentr'ella fugge Amore.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1027</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Grechin, che su la seggia</l>
<l>stai de la mia reina</l>
<l>la quale è bella più di Proserpina,</l>
<l>non vengo per furarti,</l>
<l>né la catena io tegno</l>
<l>per condurti legato in altre parti:</l>
<l>dunque non latrar più; frena lo sdegno</l>
<l>e lasciami passar sicuramente</l>
<l>che non t'oda la gente.</l>
<l>Taci, Grechin, deh! taci,</l>
<l>e prendi questa offella e questi baci.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1028</head>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>"Amor, per chi tu fai</l>
<l>questa catena vaga?"</l>
<l>"Per Grechin, la cui fede</l>
<l>avanza il suo candor, come tu sai."</l>
<l>"Ma s'egli di fuggir non pensa mai,</l>
<l>ché bisogna legarlo a questa sede?"</l>
<l>"Ei di portar s'appaga</l>
<l>segno sì bel di servitù gradita</l>
<l>da l'alta Margherita."</l>
<l>"Amor, ma chi t'invita</l>
<l>ad esser fabbro d'opre sì leggiadre?"</l>
<l>"Fo l'arte di mio padre."</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1029</head>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>Grechino, in molte parti</l>
<l>caro ti potria far la tua bellezza,</l>
<l>però ch'in molte parti ella s'apprezza;</l>
<l>ma la fé ti ritiene in un sol loco</l>
<l>dove sovente prende</l>
<l>donna real di te diletto e gioco:</l>
<l>fede e beltà contende,</l>
<l>l'una al piacer, l'altra al servir intende;</l>
<l>e del servir onor è la mercede,</l>
<l>però vince la fede.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1030</head>
<lg type="non-definito">
<head>6</head>
<l>Grechin bello e fedele,</l>
<l>di mille furti la bellezza è degna,</l>
<l>ma contro a' ladri la tua fé si sdegna;</l>
<l>e se l'una l'invita a le rapine,</l>
<l>l'altra poi li sgomenta.</l>
<l>E dove il tuo latrar s'ascolti e senta</l>
<l>la man si arretra ch'a furar s'inchine:</l>
<l>talché ti lascia, e trova in bel soggiorno</l>
<l>tante fedeli e tante belle intorno.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1031</head>
<lg type="non-definito">
<head>7</head>
<l>Tra il Furbo e la Furbina</l>
<l>Grechino si pascea</l>
<l>sotto la mensa di terrena dea,</l>
<l>né bastava la fame a la rapina:</l>
<l>onde non è ragion ch'egli si turbi</l>
<l>se gli avanza la preda in mezzo a' furbi.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1032</head>
<lg type="non-definito">
<head>8</head>
<l>Tu nascesti di furto,</l>
<l>piccioletto Grechino,</l>
<l>ma fu certo felice il tuo destino.</l>
<l>Ché di furto non vivi,</l>
<l>né di rapina ancora;</l>
<l>e, se nutrito pur ne sei talora,</l>
<l>il cibo è tuo, ma la fatica è mia.</l>
<l>E tu la fuggi e schivi</l>
<l>nel dolce albergo ove gioir solia.</l>
<l>Lasso! benché di furto io non sia nato,</l>
<l>ho men benigno fato.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1033</head>
<lg type="non-definito">
<head>9</head>
<l>Fugge una lepre in cielo e segue un cane</l>
<l>che non la giunge mai, né si rimane;</l>
<l>Grechin, tu non la segui e pur ne godi:</l>
<l>con sì diversi modi</l>
<l>ora ti privilegia</l>
<l>la tua donna real che t'ama e pregia.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1034</head>
<lg type="non-definito">
<head>10</head>
<l>O felice Grechino</l>
<l>or tanto più di me quanto più grati</l>
<l>sono de le mie rime i tuoi latrati:</l>
<l>abbaia, mentr'io canto,</l>
<l>e desta col latrar pietoso affetto,</l>
<l>se pur ei dorme in quel cortese petto.</l>
<l>Scherza, ch'io scherzo intanto,</l>
<l>teco no, ma per te che far le puoi</l>
<l>cari i miei scherzi quando brama i tuoi.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1035</head>
<argument><p>Piange la morte de la Violina, cagnolina de la serenissima signora duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Fior, che sovente nasci</l>
<l>a' bei sepolcri intorno</l>
<l>in cui la morte alberga e fa soggiorno,</l>
<l>oh! come tu somigli</l>
<l>il desiderio mio che 'l piè trasporta</l>
<l>dove la bella Violina è morta;</l>
<l>dove riposa e giace</l>
<l>fra dolci violette in santa pace!</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1036</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Pianto soave, pianto</l>
<l>di luci più soavi e più tranquille</l>
<l>di chiare stelle, vaghe e pure stille,</l>
<l>quai lamenti o quai lodi</l>
<l>fecer sì lieto mai l'estremo fine?</l>
<l>Quai lagrimette dolci e cristalline,</l>
<l>o mesti e cari modi</l>
<l>ond'ebbe Violina ampia mercede,</l>
<l>onorata la morte e la sua fede?</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1037</head>
<argument><p><add resp="ed">Per una cagnoletta di nome Donnina.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Cara la mia Donnina,</l>
<l>se tu fossi una donna,</l>
<l>piaceresti a messer più ch'a madonna.</l>
<l>E mentr'egli pur teco si trastulla,</l>
<l>mentre ti porta in villa o tiene in letto,</l>
<l>mentre tiri gli stracci al poveretto,</l>
<l>o su la mensa o pur t'appressa al petto,</l>
<l>brama che tu divenga una fanciulla,</l>
<l>sì come ne la favola d'Esopo</l>
<l>si fé la gatta e corse dietro al topo.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1038</head>
<argument><p>Celebra la signora Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino, non da le pompe o da le bellezze del corpo, ma da quelle de l'animo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Scettro, monil, corona ed aureo manto</l>
<l>ed aurei fregi e care gemme ed ostri,</l>
<l>vostre pompe non sono o pregi vostri,</l>
<l>né pur terrena gloria o picciol vanto;</l>
</lg>
<lg>
<l>né dolce sguardo o dolce riso o canto,</l>
<l>che l'affetto del core a noi dimostri;</l>
<l>né fur materia a sì purgati inchiostri</l>
<l>cristalli e perle d'amoroso pianto;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma 'l vago spirto che dal ciel discende</l>
<l>e vola al ciel da la terrena salma,</l>
<l>e i novi e mansueti alti costumi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e de la mente un vivo sol ch'accende</l>
<l>tante belle virtuti in mezzo a l'alma</l>
<l>in guisa di celesti e chiari lumi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1039</head>
<argument><p>Scrive a la signora Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino, mostrando che la cagione che ritorniamo al cielo è per tre strade: quella de l'amore, de la musica e de la filosofia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Per tre sublimi vie sovra le stelle,</l>
<l>donna reale, ad immortal soggiorno</l>
<l>l'alme sovente inviti al suo ritorno,</l>
<l>quanto veloci più, tanto più belle.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'una con gli occhi illustri a par di quelle</l>
<l>ch'in ciel rischiara il portator del giorno;</l>
<l>l'altra il tuo canto raddolcisce intorno</l>
<l>e rasserena i nembi e le procelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma per la terza poggia a Dio solinga</l>
<l>la peregrina mente e l'alto ingegno,</l>
<l>che non si ferma al lusingar de' sensi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così tre care grazie altrui dispensi</l>
<l>alzata a volo nel celeste regno,</l>
<l>perch'in tre modi un core a voi si stringa.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1040</head>
<argument><p>Loda la mano e il ricamo de la serenissima signora Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O bella man, che nel felice giorno</l>
<l>fra preziose gemme e dolci odori</l>
<l>il serico trapunto e i nostri cori</l>
<l>passavi insieme e saettavi intorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando pria rimirai nel seno adorno</l>
<l>le variate forme e i bei colori:</l>
<l>"È prato" dissi "d'odorati fiori</l>
<l>questo, ch'a gli altri fa vergogna e scorno".</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur mi riscossi; e nel leggiadro velo</l>
<l>io riconobbi la mirabil arte</l>
<l>e d'angelica man l'opra ingegnosa,</l>
</lg>
<lg>
<l>simile a quella che figura in cielo</l>
<l>tante imagini vaghe e ben comparte</l>
<l>le chiare stelle ne la notte ombrosa.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1041</head>
<argument><p>Sopra il mal de gli occhi de la signora Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>I chiari lumi, onde 'l divino Amore</l>
<l>in due zaffiri se medesmo accende,</l>
<l>simili a quel che 'n cielo adorno ei rende,</l>
<l>or nube copre di sanguigno umore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nube vaga e crudel, crudele ardore,</l>
<l>sì come è l'altro onde purpureo splende</l>
<l>alcun pianeta e in oriente ascende</l>
<l>che sparso è di rosato aureo colore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur chi tinge il rugiadoso velo</l>
<l>de le terrene stelle, e 'l novo aspetto</l>
<l>che ci annuncia di mesto e d'infelice?</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! se le gira Amor come suo cielo,</l>
<l>ei le sereni e queti il nostro petto</l>
<l>la bella luce angelica e beatrice.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1042</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Questa nebbia sì bella e sì vermiglia</l>
<l>e pur sì lagrimosa ed importuna,</l>
<l>Amor, come si stringe e si raguna</l>
<l>sotto le due serene e liete ciglia?</l>
</lg>
<lg>
<l>opera è di Natura o meraviglia</l>
<l>che tu ci mostri? e se giammai digiuna</l>
<l>vista s'affisa in lei, tosto s'imbruna</l>
<l>ed un vago balen vola e s'appiglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>E non perturba solo i nostri sguardi,</l>
<l>ma passa al core il dilettoso male</l>
<l>e gli spirti vitali accende e strugge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur sì dolce è 'l languir ch'altrui non cale</l>
<l>de la salute, e sospirando e tardi</l>
<l>ogni spirto gentil ne scampa e fugge.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1043</head>
<argument><p>Ne la malattia de la signora Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Giace l'alta Lucrezia, e 'nsieme Amore</l>
<l>e 'nsieme Castità langue e Bellezza:</l>
<l>tal che onestà Pietate accende e spezza</l>
<l>il ghiaccio d'ogni duro e freddo core.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l mio s'infiamma e sente aspro dolore,</l>
<l>e la man desiosa or meno apprezza</l>
<l>i suoi leggiadri versi, ond'era avvezza</l>
<l>d'acquistarsi scrivendo eterno onore:</l>
</lg>
<lg>
<l>però che dar non ponno a lei salute</l>
<l>le gloriose rime e 'l dolce canto,</l>
<l>e bramo l'arti senza gloria o mute.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi fia degno di sederle a canto,</l>
<l>se fra' mortali una immortal virtute</l>
<l>dal ciel non porta, e in gioia torna il pianto?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1044</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Se 'l nobil corpo, ove 'n soavi tempre</l>
<l>l'alta possanza sua mostrò natura</l>
<l>e sì dolce del ciel legge e misura,</l>
<l>or tutto è fiamma e nulla par ch'il tempre,</l>
</lg>
<lg>
<l>maraviglia sarà che non si stempre</l>
<l>ogni lucida stella e faccia oscura:</l>
<l>ah! sì nova beltà, luce sì pura</l>
<l>non fia che spiri e splenda e piaccia sempre?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma s'egli può languir, può farci accorti</l>
<l>del patir di là su questa sua pena,</l>
<l>né 'l sol de la sua gloria ancor si vante;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma l'anima immortal fra mille morti</l>
<l>nel suo proprio dolore è più serena</l>
<l>perché la sua virtù la fa costante.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1045</head>
<argument><p>Ne la convalescenza.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>I ministri di Morte erano intenti</l>
<l>a depredar perle, rubini ed oro</l>
<l>del chiaro viso e l'altro bel tesoro,</l>
<l>e vaghi d'ingombrar gli occhi lucenti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e con membra or gelate or con ardenti</l>
<l>l'alta donna giacea ch'io tanto onoro,</l>
<l>quando santa Virtù del sommo coro</l>
<l>sgombrò gli ardori e 'l gelo e l'ombre algenti;</l>
</lg>
<lg>
<l>ed a l'alma già stanca aita porse,</l>
<l>vinti i nemici interni, e questa e quella</l>
<l>strinse i lacci che 'l duolo allenta e scioglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>e leggiadria con maestà risorse,</l>
<l>né più Natura vinse o mai più bella</l>
<l>spiegò luce, colori e care spoglie.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1046</head>
<argument><p>Per l'infermità de la signora Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Roche son già le cetre e muti i cigni</l>
<l>al languir vostro e secco 'l lauro e 'l mirto,</l>
<l>e con languidi rai pallide stelle,</l>
<l>e l'alba in manti oscuri od in sanguigni;</l>
<l>e più si dole ogni gentile spirto,</l>
<l>e son discordi i venti e le procelle,</l>
<l>e par ch'aspetti di sì breve guerra,</l>
<l>il cielo un novo sole, un fior la terra.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1047</head>
<argument><p>Per la sanità ricuperata de la signora Lucrezia d'Este, duchessa d'Urbino, con la quale si fé buon tempo.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>Ride la terra e ride il ciel sereno,</l>
<l>e rota il sol via più lucenti raggi</l>
<l>e l'immagine bella appar ne l'onde;</l>
<l>e rallentando i fiumi al corso il freno</l>
<l>cessan l'ire de' venti e i fieri oltraggi</l>
<l>perch'alloro non perda o ramo o fronde;</l>
<l>e con la vostra pace ha pace intanto</l>
<l>il mare e l'aria, e tregua il duolo e 'l pianto.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1048</head>
<argument><p>Ne la dedicazione d'una scelta di madrigali in musica a la signora donna Marfisa d'Este, a istanza d'un gentiluomo suo amico.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Queste note io vi dono,</l>
<l>Marfisa, e queste carte e questo inchiostro</l>
<l>e questa penna e questo spirto è vostro,</l>
<l>e l'alto nome, e 'l nume</l>
<l>a cui sacro lo stile, il cor, gli accenti:</l>
<l>degno ch'a' quattro venti</l>
<l>il portin più felici e bianche piume.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1049</head>
<argument><p><add resp="ed">Ne l'istesso soggeto.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Queste note son nove, e queste Amore</l>
<l>comincia in novi modi;</l>
<l>queste note son nodi</l>
<l>che mi fa la mia donna intorno al core,</l>
<l>anzi ella insieme ed io</l>
<l>facciam soavi lacci a 'l desir mio;</l>
<l>e li stringe il piacere e la speranza,</l>
<l>tal che di libertà nulla m'avanza.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1050</head>
<argument><p>Loda la signora donna Marfisa d'Este Cybo, marchesa di Carrara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Ha gigli e rose ed ha rubini ed oro</l>
<l>e due serene stelle e mille raggi</l>
<l>il bel vostro purpureo e bianco viso:</l>
<l>onde sua primavera è 'l suo tesoro,</l>
<l>e gemme i vaghi fiori, e lieti maggi</l>
<l>lucide fiamme son di paradiso;</l>
<l>ma 'l più bel pregio è la virtù de l'alma,</l>
<l>ch'è di se stessa a voi corona e palma.</l>
</lg>
<lg>
<l>La natura v'armò, bella guerriera,</l>
<l>e strali sono i guardi e nodi i crini,</l>
<l>e le due chiare luci ambe facelle;</l>
<l>e 'n vostro campo è ne la prima schiera</l>
<l>l'onor, la gloria, e stanno a lor vicini</l>
<l>gli alti costumi e le virtuti anch'elle;</l>
<l>ed un diaspro intorno il cor v'ha cinto,</l>
<l>e voi sete la duce, Amore il vinto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1051</head>
<argument><p>In lode de la signora Marfisa d'Este.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Guerra il bel nome indice; abbaglia il lampo</l>
<l>de' begli occhi sereni; il guardo accende:</l>
<l>v'arma la castità; l'onore in campo</l>
<l>contra Amor vi conduce; Amor si rende</l>
<l>e dice: "Io qui non ho difesa o scampo,</l>
<l>se con quell'arme, ond'io feria, mi prende</l>
<l>e mi stringe a legami ond'altri vinsi;</l>
<l>e da lei perdo, ove per lei già vinsi".</l>
</lg>
<lg>
<l>Vostri sono i trofei, le faci spente</l>
<l>d'Amor, l'arco spezzato e rotte l'armi;</l>
<l>e s'egli prese mai folgore ardente,</l>
<l>voi glie 'l toglieste: or si figuri in marmi,</l>
<l>e con l'ali vermiglie e d'or lucente</l>
<l>il cinto de la madre, e scriva in carmi:</l>
<l>"Spoglie d'Amore, o dea c'hai l'elmo e l'asta,</l>
<l>sacra Marfisa a Palla, e casta a casta".</l>
</lg>
<lg>
<l>Per voi s'accresce de le Muse il coro</l>
<l>e de le Grazie ancora e de le stelle,</l>
<l>e 'l sol non è più sol come solea,</l>
<l>ma corona vi fa di raggi e d'oro,</l>
<l>santa beltà fra le più caste e belle;</l>
<l>e 'n terra sete omai terrena dea,</l>
<l>e 'l valor vostro vi può far celeste</l>
<l>fra mille eterne luci a voi conteste.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1052</head>
<argument><p>Loda Belvedere e Belriguardo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>O due gioie d'Amor, due fiamme vive,</l>
<l>due faci ardenti, anzi due lucidi occhi,</l>
<l>onde un soave nembo avvien che fiocchi</l>
<l>fra l'acque fresche e le bell'ombre estive;</l>
</lg>
<lg>
<l>da questi rami in queste ombrose rive</l>
<l>fece gli strali a ciò nel cor mi tocchi,</l>
<l>che di nova dolcezza ognor trabocchi</l>
<l>e qui del suo piacer si ciba e vive.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma su l'aurora i desiosi invita</l>
<l>a Belvedere il primo, e non predice</l>
<l>tanti perigli ch'io ricerco e temo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e l'altro alletta con beltà fiorita,</l>
<l>ma quasi guerra il suo bel nome indice</l>
<l>a chi d'Amor si guardi in su l'estremo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1053</head>
<argument><p>A Belriguardo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Reale albergo, il lungo tempo oscura</l>
<l>le imagini diverse e l'opre antiche</l>
<l>onde col vago suo dipinta Psiche</l>
<l>talor non si discerne e raffigura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma questo vero amor, d'alma natura</l>
<l>bel magistero e de le stelle amiche,</l>
<l>e le fiamme sì caste e sì pudiche</l>
<l>ben riconosci e lor dolce misura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però che l'ostro, ond'è 'l bel viso adorno,</l>
<l>lagrima ancor non bagna o discolora,</l>
<l>né tempra il fiammeggiar del bel sembiante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi l'ali l'impenna a ciò ritorno</l>
<l>faccia dove altra Psiche oggi dimora?</l>
<l>Ah come instabil fugge Amore amante!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1054</head>
<argument><p>Al signor Alessandro d'Este.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>O fanciul d'alto ingegno, in mezzo a l'onde</l>
<l>nacque la dea che Pafo onora e Gnido,</l>
<l>com'è di chiara fama antico grido,</l>
<l>ed ama ancora il mare e le sue sponde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né sol fra rozzi tronchi e verdi fronde</l>
<l>di vaga selva ella fa dolce nido,</l>
<l>ma 'n cavernoso scoglio e 'n salso lido</l>
<l>col pargoletto suo talor s'asconde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci il Ciclope Galatea fugace</l>
<l>chiama da un'alta rupe, e dentro a l'acque</l>
<l>d'amore ardon le foche e le balene.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se già celebrai col canto audace</l>
<l>i boschi ombrosi, e 'l canto audace piacque,</l>
<l>piaccia s'esalterò l'apriche arene.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1055</head>
<argument><p>Scrive al signor don Alessandro d'Este che, se desidera ch'egli canti de l'amore d'alcun pescatore o pastore, il ponga ne le selve o ne le valli di Comacchio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>O nato di gran duci, o figlio santo,</l>
<l>pargoletto Alessandro, indarno brami</l>
<l>ch'io canti uom rozzo che vaneggi ed ami,</l>
<l>e che sia fra' tuoi scherzi il nostro canto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altri lungo un bel fiume o pure a canto</l>
<l>a' vivi fonti e sotto a' verdi rami,</l>
<l>o pur fra scogli ed onde e reti ed ami</l>
<l>d'Amor si dolse e sospirò nel pianto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io de gli altrui (perché molti anni prima</l>
<l>fur già favola i miei) non par che possa</l>
<l>così lunge da' boschi e da le rive.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pommi, ch'è tempo, ove la verde cinta</l>
<l>di folta selva mormorando è mossa</l>
<l>ed il placido mar da l'aure estive.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1056</head>
<argument><p>Mostra al signor don Alessandro d'Este come gli debba esser lecito d'innalzare lo stile pastorale.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>La vecchia fama ne le selve ascose</l>
<l>gli antichi dei sotto terrestre velo,</l>
<l>quasi mortali a soffrir caldo e gelo,</l>
<l>e Febo de gli armenti a guardia pose;</l>
</lg>
<lg>
<l>e chi formò le stelle e le dispose</l>
<l>e raccoglie le nubi e scote il cielo</l>
<l>fece mugghiar con molle e bianco pelo</l>
<l>ne gli antri oscuri fra le piante ombrose;</l>
</lg>
<lg>
<l>né fu senza ragion, perché talvolta</l>
<l>chi divo assembra, dove Amor lo stringa</l>
<l>vien che ne' boschi fugga e si ripari;</l>
</lg>
<lg>
<l>e s'a le selve io torno, a chi m'ascolta</l>
<l>de la sampogna mia ch'altrui lusinga</l>
<l>convien che l'umil suono alzi e rischiari.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1057</head>
<argument><p><add resp="ed">Loda il signor don Alessandro d'Este.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Pargoletto Alessandro,</l>
<l>tu spiri d'ogn'intorno un dolce ardore,</l>
<l>sì che vi perde Adone ed Amaranto,</l>
<l>e quello che di lagrime già nacque</l>
<l>o chi morì su l'acque;</l>
<l>e nato non sei già d'amaro pianto</l>
<l>o di sanguigno umore,</l>
<l>ma del più nobil seme</l>
<l>ch'abbiano l'alte selve e gli alti monti</l>
<l>o questi lidi sì famosi e conti:</l>
<l>o fior novello, o speme</l>
<l>di queste nostre rive,</l>
<l>cresci felicemente a l'aure estive.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1058</head>
<argument><p>Loda il signor don Alessandro d'Este d'età assai tenera per l'aspettazione ch'ei dà di lui.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Come nel fiore il frutto, e nel mattino</l>
<l>quando esce chiaro d'oriente il sole</l>
<l>giorno seren lodar cantando sole</l>
<l>il navigante lieto o 'l peregrino,</l>
</lg>
<lg>
<l>così lodo Alessandro, omai vicino</l>
<l>a quell'età che per amor si dole</l>
<l>ne la speranza, mentre onora e cole</l>
<l>gli avi famosi e segue il lor cammino,</l>
</lg>
<lg>
<l>in cui molto s'avanza; e già previene</l>
<l>con gli anni il senno, e con la dolce vista</l>
<l>dà felice presagio al forte padre;</l>
</lg>
<lg>
<l>e degno è del gran nome, e l'alta spene</l>
<l>pregio gli aggiunge e quel favor gli acquista</l>
<l>che porge ardir ne l'opere leggiadre.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1059</head>
<argument><p>Loda il calore e l'industria del signor don Alfonso d'Este con l'occasione d'una sua andata a l'Isola dove vide i suoi conigli.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Timidi animaletti, a cui l'interne</l>
<l>strade son ciechi alberghi in ampia terra</l>
<l>che dentro a l'alto sen v'asconde e serra</l>
<l>là dove occhio mortal non mira e scerne,</l>
</lg>
<lg>
<l>la naturale industria e le caverne</l>
<l>può superar l'invitto Alfonso in guerra</l>
<l>con l'arte che le mura eccelse atterra</l>
<l>e le torri più forti e più superne;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma l'animoso core a sdegno prende</l>
<l>l'occulte insidie, e sotto il ciel aperto</l>
<l>il suo valor sovente ancor dimostra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Me dunque, che 'l timor gelido rende,</l>
<l>d'arme non già, ma d'umiltà coperto,</l>
<l>or fra voi celi questa ombrosa chiostra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1060</head>
<argument><p>Scrive a la signora marchesa di Pescara, la quale egli vide con la faccia coperta d'un velo nero.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna real, quel dì che 'l negro velo</l>
<l>i bei vostri sembianti a me coperse,</l>
<l>al mio pensier con maestà s'offerse</l>
<l>da la divina sede il Re del cielo,</l>
</lg>
<lg>
<l>e parve dire: "Io, che la feci, or celo</l>
<l>questa viva figura, e chi la scerse</l>
<l>da le cose terrene a me converse</l>
<l>la mente accesa del mio santo zelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E cotanto le cede ogni altra imago</l>
<l>la qual si veli in sacro tempio e scopra,</l>
<l>quanto a fabro immortal mortal pittore".</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur voi passaste, e sì mirabil opra</l>
<l>non vidi, e d'altra in terra io non m'appago,</l>
<l>ma in ciel mi guida a contemplarvi Amore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1061</head>
<argument><p>Loda la giustizia del signor duca di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Astrea discesa fra' mortali in terra</l>
<l>sublime albergo in te ritrova e prende,</l>
<l>né sì alto giammai la frode ascende</l>
<l>che giunga al muro il qual la cinge o serra;</l>
</lg>
<lg>
<l>e chi noia le fa vaneggia ed erra,</l>
<l>né tanto lei, quanto se stesso offende;</l>
<l>e sta così lontan mentre contende</l>
<l>come dal ciel chi fece ingiusta guerra</l>
</lg>
<lg>
<l>Pelio mettendo sopra Olimpo ed Ossa;</l>
<l>né la turbano i venti e le procelle</l>
<l>de' nostri affetti o ver de' nostri affanni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur quando il mio pensier s'alza a le stelle,</l>
<l>a lei perviene; ed è ragion che possa</l>
<l>poggiar la fede ove non sono inganni.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1062</head>
<argument><p>Loda il signor duca di Mantova e tutta la sua casa.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quale in diversi rami è nobil pianta</l>
<l>e fonte in più d'un rio diviso e sparso,</l>
<l>o lume in ciel con mille raggi apparso</l>
<l>cui nebbia non ricopre o nube ammanta,</l>
</lg>
<lg>
<l>tal è 'l tuo sangue, e non se 'n gloria e vanta,</l>
<l>né fu mai di se stesso avaro e scarso:</l>
<l>chi dunque più di quel ch'acceso ed arso</l>
<l>lasciò l'imperio d'Asia il loda e canta?</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu sei quasi tronco e salda sterpe</l>
<l>e gran fiume e splendor fra tanti illustri</l>
<l>per cui l'Italia e Francia oggi s'avanza;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quanto 'l corso de' passati lustri</l>
<l>e la memoria lor che non si sterpe,</l>
<l>tanto si stende ancor l'alta speranza.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1063</head>
<argument><p>Al signor don Ferrante Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Quanto il forte avo tuo di luce prese</l>
<l>da l'invitto suo padre e di splendore,</l>
<l>tanto gli aggiunse, onde l'antico onore</l>
<l>col novo crebbe e sino al cielo ascese;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se di gloria son dolci contese</l>
<l>tra 'l padre e 'l figlio in cui per sommo amore</l>
<l>il gran figlio si vanti esser minore,</l>
<l>furon tra loro e sol virtù l'accese.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben è stirpe gentil d'eroi felici</l>
<l>ond'a voi tutti, che di lei nasceste,</l>
<l>passa il valore e la memoria e 'l nome;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sembra pianta ch'erga al ciel le chiome</l>
<l>sprezzando i venti, i nembi e le tempeste</l>
<l>non men che stenda in giù le sue radici.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1064</head>
<argument><p>Loda il signor don Ferrante Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Ben è felice e fortunato erede</l>
<l>di magnanimo padre e d'avi egregi</l>
<l>il buon Ferrante, che d'antichi pregi</l>
<l>sì gloriosa eredità possiede;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se n'adorna sì ch'omai non cede</l>
<l>a duci invitti ed a possenti regi,</l>
<l>e tanto fa più belli i ricchi fregi</l>
<l>quanto più spesso invidiar li vede.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre accresce più le glorie prime</l>
<l>con le seconde lodi, e l'aurea spada</l>
<l>ereditaria a l'alta penna aggiunge,</l>
</lg>
<lg>
<l>per correr doppia via tardo non giunge;</l>
<l>né chi tiene sol questa e quella strada</l>
<l>orme più certe o più veloci imprime.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1065</head>
<argument><p>Scrivendo al signor don Ferrante loda lui e la sua illustrissima casa ne la quale sono fioriti eccellenti scrittori.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>L'arme e gli scettri imperiosi e gli ostri,</l>
<l>e le vittoriose e sacre palme,</l>
<l>e mille ricche prede e mille salme</l>
<l>tolte a gli empi di Dio nemici e nostri,</l>
</lg>
<lg>
<l>l'opre maggiori assai che vinti i mostri</l>
<l>e gli alti fregi de le nobili alme,</l>
<l>son glorie di tua stirpe antiche ed alme;</l>
<l>ma più nove è la penna e i colti inchiostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Stirpe reale gloriosa e bella,</l>
<l>che dare a' nomi altrui può chiara luce</l>
<l>e del proprio valore ornar le carte!</l>
</lg>
<lg>
<l>Altri raccoglie i chiari ingegni, ed ella</l>
<l>li nutrisce nel grembo e li produce,</l>
<l>e quel congiunge ch'in altrui comparte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1066</head>
<argument><p>Loda alcuni madrigali del signor don Ferrante Gonzaga.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Onde vien l'armonia</l>
<l>de gl'insoliti accenti,</l>
<l>e de' bei mandriali il dolce suono?</l>
<l>Forse, come solia,</l>
<l>pasce Febo gli armenti</l>
<l>e suo frondoso albergo i boschi sono?</l>
<l>Ché rime paion queste</l>
<l>di mandrian celeste.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1067</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Se più gentili spirti</l>
<l>sono mandra d'Amore</l>
<l>che li pasce d'amaro e dolce pianto,</l>
<l>tra vaghi lauri e mirti</l>
<l>merita novo onore</l>
<l>de' mandriali tuoi l'altero canto:</l>
<l>però che sono degni</l>
<l>del mandrian de' pellegrini ingegni.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1068</head>
<argument><p>Loda la "Enone" del signor don Ferrante Gonzaga.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>"Questo di Troia è simulacro e questa</l>
<l>bella imagine è d'Ida,</l>
<l>stanza di mille amanti occulta e fida,</l>
<l>in cui visse Alessandro,</l>
<l>fra le gregge e gli armenti;</l>
<l>coprono i boschi a voi Xanto e Scamandro,</l>
<l>ma ben potete udirne i chiari accenti,</l>
<l>e me vedete Enone. Io non rimango,</l>
<l>e mi lamento e piango</l>
<l>sol de l'antico, e seguo un altro duce</l>
<l>che seco mi conduce</l>
<l>e di sua mano adorna; e 'n sì verdi anni</l>
<l>discopre nova fede i vecchi inganni."</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1069</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Ida, e voi fronde e rami,</l>
<l>ch'ignude membra contrastar vedeste</l>
<l>di bellezza celeste,</l>
<l>verdi seggi fioriti ombrosi e foschi,</l>
<l>altro pastor, ma nato</l>
<l>d'eroi più gloriosi, onora i boschi,</l>
<l>non come 'l primo, ingrato;</l>
<l>e perché lasci a tergo</l>
<l>le care selve e 'l lor frondoso albergo</l>
<l>e cerchi novi monti e nove arene,</l>
<l>d'Enone egli è pur vago e 'n sen la tiene.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1070</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>"Io piansi ne le selve</l>
<l>e con l'amara pioggia accrebbi il Xanto;</l>
<l>or sul Mincio raddoppio il dolce pianto,</l>
<l>ninfa dolente e bella;</l>
<l>e mi calzo il coturno</l>
<l>in un seren notturno</l>
<l>al lume di facella,</l>
<l>anzi di mille lumi e mille faci.</l>
<l>Gente che ascolti e taci,</l>
<l>io già cedeva a peregrina amante;</l>
<l>or il mio buon Ferrante</l>
<l>vuol ch'io contenda seco e venga a prova</l>
<l>con le figlie di Priamo e con le nuore;</l>
<l>e 'n guise mi rinnova</l>
<l>ch'io vinco d'arte come già d'amore."</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1071</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>"Fu già favola antica</l>
<l>Troia ed Argo e Micene,</l>
<l>e 'l Ciclope e Caribdi e le sirene;</l>
<l>ma già quel foco è spento</l>
<l>che l'imperio troian distrusse ed arse,</l>
<l>e le ceneri sparse</l>
<l>furo al soffiar del vento.</l>
<l>Or quella vecchia fama</l>
<l>ringiovenisce quasi in dolci rime</l>
<l>con un suo stil sublime</l>
<l>il mio signor, ch'amante io dir non oso</l>
<l>se ben m'onora ed ama,</l>
<l>e 'l mio foco amoroso</l>
<l>con l'incendio di Troia anco raccende,</l>
<l>e con le fiamme sue la mia risplende."</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1072</head>
<argument><p>Ne l'istesso soggetto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>Liete selve e spelonche,</l>
<l>Pari questi non è, che non ha pari</l>
<l>o canti in verde chiostro o solchi i mari;</l>
<l>e mentre in sé pareggia</l>
<l>il valore e la fede,</l>
<l>fuor di sé tutto vince e tutto eccede</l>
<l>l'arte e lo stile adorno</l>
<l>quanto si mira intorno;</l>
<l>né spoglia di tesori antica reggia</l>
<l>e torna senza furti e senza prede,</l>
<l>ma non senza <emph>vittoria</emph> al bel soggiorno.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1073</head>
<lg type="non-definito">
<head>6</head>
<l>Già in sogno non fu mostra</l>
<l>una fiamma nascente allor che nacque</l>
<l>questa face di gloria in riva a l'acque,</l>
<l>forse perch'ella non distrugge i regni,</l>
<l>né porta crudel guerra,</l>
<l>né rapita beltà da strana terra;</l>
<l>ma di fervido amor chi scopre i segni?</l>
<l>chi mille versi e mille</l>
<l>desta fochi e faville?</l>
<l>dove sono i presagi</l>
<l>de l'amoroso incendio, o stelle, o magi?</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1074</head>
<argument><p><add resp="ed">In lode di donna Vittoria Doria Gonzaga.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Tutte paion trofei</l>
<l>queste frondose piante,</l>
<l>sacre a la gloria del minor Ferrante.</l>
<l>Tutte le verdi foglie</l>
<l>pendono in vece pur d'eccelse spoglie.</l>
<l>Ei qui vinse la morte e non imbruna</l>
<l>l'ombra la sua <emph>vittoria</emph> o la fortuna,</l>
<l>ma fia illustre il lor nome</l>
<l>sin che dispieghi il bosco ombrose chiome:</l>
<l>qui la rende immortale</l>
<l>e tutte le sue penne a lei son ale.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1075</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Di tutti i nostri affetti</l>
<l>ebbe costei <emph>vittoria</emph>; e mentre vinse</l>
<l>non si macchiò né tinse.</l>
<l>Però di bianche spoglie è tutta adorna,</l>
<l>anzi è tutta candor, le voglie e l'opre</l>
<l>e quanto cela o copre;</l>
<l>e più belle fa l'ombre in cui soggiorna,</l>
<l>più belli i fiori e l'erbe,</l>
<l>e le piante più fresche e più superbe.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1076</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Fama, se tu sei stanca</l>
<l>del tuo suono e del grido,</l>
<l>mentre volando vai di lido in lido</l>
<l>e Vittoria e Ferrante in mille modi</l>
<l>canti, descrivi e lodi;</l>
<l>a questi tronchi l'ale omai sospendi,</l>
<l>e ti spazia o riposa</l>
<l>in questa parte ombrosa;</l>
<l>e se 'l famoso volo unqua riprendi,</l>
<l>dì: "Costui mi sostenne</l>
<l>e m'insegna a volar con le sue penne"</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1077</head>
<argument><p><add resp="ed">Per la stessa, alla pesca.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<l>Non fu colpa il mio colpo</l>
<l>de la mano o del core,</l>
<l>ma fallo di Fortuna, anzi d'Amore:</l>
<l>l'una sospinse il pesce</l>
<l>e l'altro il prese; e l'amo</l>
<l>e l'esca fu colei ch'onoro ed amo.</l>
<l>E parea dir: "Men di morir m'incresce,</l>
<l>ma d'esser muto a gran ragion mi duole:</l>
<l>avessi almen sospiri.</l>
<l>tanti quanti ho desiri,</l>
<l>e, quante onde vedea, baci e parole!"</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1078</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo soggetto.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>5</head>
<l>Il pesce che vi colse</l>
<l>né di morir, ma di cader si dolse,</l>
<l>pensò, come potea:</l>
<l>"È questa ninfa o dea?</l>
<l>dea, dea certo mi pare</l>
<l>e bellissima ancor fra le più belle,</l>
<l>o sia nata fra l'onde o fra le stelle.</l>
<l>Io ritorno in un mare</l>
<l>di bellezza infinita</l>
<l>a fornir la mia vita,</l>
<l>o pur me 'n volo al cielo</l>
<l>e questa luce è del signor di Delo!"</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1079</head>
<argument><p><add resp="ed">Per la stessa, alla caccia.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>6</head>
<l>"Dove corri, o superbo?"</l>
<l>"Nemico non son io,</l>
<l>né di ferir, ma di baciar desio."</l>
<l>"Le tue lusinghe sono in vece d'ire,</l>
<l>però si dà gastigo al troppo ardire,"</l>
<l>"Non ricuso la pena,</l>
<l>o sia di servitute o di catena;</l>
<l>e se fosse la morte,</l>
<l>loderei la mia sorte</l>
<l>più del leon ch'un altro sole accoglie."</l>
<l>"Non mostri di morir, c'hai dure spoglie."</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1080</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo soggetto.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>7</head>
<l>"Dove corri? a la morte?" "Anzi a la vita,</l>
<l>perché dov'è beltate</l>
<l>spero trovar pietate."</l>
<l>"Forse non pensi esser da lei ferita?"</l>
<l>"Ma non saran mortali</l>
<l>le sue dolci percosse e i dolci strali."</l>
<l>"Non sai com'empia l'arco e come scocchi,</l>
<l>né solo co' begli occhi,</l>
<l>ma con la mano ancida</l>
<l>questa, che voi di morte e noi già sfida?"</l>
<l>"Almen corro a la gloria,</l>
<l>ché fia bello il morir per sua <emph>vittoria</emph>."</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1081</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo soggetto.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>8</head>
<l>"È vostra ninfa, o boschi,</l>
<l>questa leggiadra, o pur di questo lago</l>
<l>chiaro, lucente e vago?</l>
<l>o de' fiumi o de' fonti?</l>
<l>o del mare o de' monti?</l>
<l>o dea scesa dal cielo in verdi rive?</l>
<l>Ma se vince le ninfe, anzi le dive,</l>
<l>e inerme vince Amore,</l>
<l>sola è <emph>Vittoria</emph>: a lei facciamo onore."</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1082</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo soggetto.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>9</head>
<l>"Deh ferma, ferma il tuo ribello, Amore,</l>
<l>che fugge dal tuo regno</l>
<l>ed ha seco il mio core:</l>
<l>fa che mi renda il mio fidato pegno,</l>
<l>ma non tardar, ch'io moro! Ei s'allontana;</l>
<l>vola veloce, affretta</l>
<l>prima ch'ei giunga in parte più lontana:</l>
<l>ché se non fai di me, signor, vendetta,</l>
<l>ecco di te si gloria</l>
<l>con la sua crudeltade aver <emph>vittoria</emph>."</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1083</head>
<argument><p>Loda il padre Gonzaga, figliuolo del signor Carlo da Gazzuolo, il quale lasciando la corte di Spagna si fece frate zoccolante.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Signor, che fra le palme e fra le spoglie</l>
<l>nascesti e fra' trofei de gli avi egregi</l>
<l>che agguagliar ponno de' Romani i pregi,</l>
<l>se invidia a l'opre nostre onor non toglie,</l>
</lg>
<lg>
<l>col chiostro umil, ch'i tuoi seguaci accoglie,</l>
<l>superbi tetti de' possenti regi,</l>
<l>e con povere vesti aurati fregi</l>
<l>cangiasti e vane con oneste voglie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice te, ch'a le bellezze eterne</l>
<l>sì tosto alzasti gli occhi, e i tuoi vestigi</l>
<l>volgesti al cielo e buon sentier ne mostri!</l>
</lg>
<lg>
<l>E se lume divin per noi si scerne</l>
<l>fra le tenebre umane, in panni bigi</l>
<l>risplendi più che alcun fra l'arme e gli ostri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1084</head>
<argument><p>Sopra il padre Gonzaga, generale de' frati minori.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Già tu fuggisti a lunghi passi il mondo</l>
<l>e fuggendo il vincesti, o nobil alma,</l>
<l>e fu la fuga tua vittoria e palma</l>
<l>che s'alza più quanto è più grave il pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, qual cerchio da cerchio in mar profondo</l>
<l>formar veggiamo e salma aggiunta a salma</l>
<l>nave immerge talor ch'è tutta spalma,</l>
<l>così dal primo nasce il mal secondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così rischio da rischio annoda e tesse</l>
<l>quell'antico avversario: or chi ne scampa,</l>
<l>se non è, come tu, possente e scaltro?</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque lui vinci e le tue voglie istesse,</l>
<l>e 'ncontra lor mille virtuti accampa:</l>
<l>non dee più bel trionfo aver un altro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1085</head>
<argument><p>Loda il signor Ranuccio Farnese, figliuolo del signor principe di Parma.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>I tuoi grand'avi e gli altri, onde Farnese</l>
<l>con gloriosa fama oggi si noma,</l>
<l>i quali d'ostro e d'oro ornar la chioma</l>
<l>ed ebber l'alme al ben oprar intese,</l>
</lg>
<lg>
<l>fra tante grandi ed onorate imprese</l>
<l>per cui felice fu l'Italia e Roma,</l>
<l>pregiaro ogni bell'arte ed idioma,</l>
<l>e 'l nostro se n'accrebbe e 'n pregio ascese.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se maggior per l'altre, almen più chiari</l>
<l>furon per questa laude; e chi senz'ella</l>
<l>non resta alfine entro l'oblio profondo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu, ch'in quelle sei vicino o pari,</l>
<l>in questa, ch'è sì antica e pur sì bella,</l>
<l>vincer li tenti ed illustrare il mondo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1086</head>
<argument><p>Loda l'istesso signore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>De gli avi tuoi, ch'ama l'Europa ancora</l>
<l>e treman gl'Indi e gli Etiopi estremi,</l>
<l>per volger d'anni non sarà che scemi</l>
<l>la fama che t'accende e t'avvalora,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ranuccio; e ripensando in lor talora,</l>
<l>da ciascun lato scorgi alti diademi,</l>
<l>ed aurei scettri e tai illustri premi</l>
<l>onde umana virtute il cielo onora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma nulla antico onor d'oneste voglie</l>
<l>il tuo cor giovenile or tanto avvampa</l>
<l>quanto del padre tuo la nova gloria,</l>
</lg>
<lg>
<l>che dianzi riportò sì ricche spoglie</l>
<l>da l'oriente, or presso il Reno accampa</l>
<l>e cerca ne l'occaso altra vittoria.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1087</head>
<argument><p>Loda la signora duchessa di Parma.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Gemma de l'occidente, anzi del mondo,</l>
<l>tesoro e gloria de l'invitto padre,</l>
<l>luce che scacci l'ombre oscure ed adre,</l>
<l>mar di gran senno e di valor profondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>nata del quinto Carlo, a cui secondo</l>
<l>rimase il primo in opre alte e leggiadre,</l>
<l>figlia pia, casta moglie e santa madre,</l>
<l>col ciel partisti il glorioso pondo:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché se l'un quaggiù splende e riluce,</l>
<l>l'altro le stelle illustri, e non si vanti</l>
<l>due soli in un sol tempo aver la terra;</l>
</lg>
<lg>
<l>pur ambo gli hai nel core e nei sembianti,</l>
<l>e come vive col fratel Polluce</l>
<l>l'uno è ne l'altro, e l'uno e l'altro in guerra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1088</head>
<argument><p>In morte de la signora principessa di Parma.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Le vittorie de gli avi e le corone</l>
<l>ti facean lieta e la tua propria altezza,</l>
<l>valor, senno, onestà, fama e bellezza,</l>
<l>quando Morte il vietò, ch'altrui s'oppone,</l>
</lg>
<lg>
<l>qual torbido Austro o gelido Aquilone</l>
<l>a perturbar sereno stato avvezza,</l>
<l>o tempesta ch'immerge il legno e spezza</l>
<l>mossa dal pigro Arturo o da Orione;</l>
</lg>
<lg>
<l>e veder non potesti, ahi dura sorte!,</l>
<l>del tuo sposo fedel le chiare palme,</l>
<l>e l'alta gloria d'una e d'altra guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma non ti vinse nel morir la Morte,</l>
<l>spirto immortale, e con le nobili alme</l>
<l>trionfi in cielo or ch'ei trionfa in terra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1089</head>
<argument><p>Paragona la signora Isabella Farnese ad Elisa, preponendola ne la bellezza, ne la virtù e ne la felicità.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quanto già l'altra Elisa al duro amante</l>
<l>bramò che fosse il vento e il mar nemico,</l>
<l>quando nel regno di Latino antico</l>
<l>cercava sede il peregrino errante;</l>
</lg>
<lg>
<l>tanto costei col suo real sembiante</l>
<l>e col pensier sì casto e sì pudico</l>
<l>rende a' giusti nepoti il cielo amico,</l>
<l>per cui l'Africa trema e 'l vecchio Atlante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nova e più bella e più felice Elisa,</l>
<l>che non accusa il su' amator crudele</l>
<l>o inganno avaro del fratello infido;</l>
</lg>
<lg>
<l>al cui pregar si placherebbe in guisa</l>
<l>ch'indietro ancor riporteria le vele</l>
<l>Zefiro ed Austro da contrario lido.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1090</head>
<argument><p>Descrive la devozione e la bellezza de la signora Clelia Farnese.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Rivolse Clelia sospirando al cielo</l>
<l>gli occhi sereni, e nel mutar sembiante</l>
<l>simigliar fiamme le bellezze sante</l>
<l>sovra il nostro indurato e freddo gelo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e parve dir con amoroso zelo:</l>
<l>"Perché più tardo, peregrina errante,</l>
<l>di far a te ritorno, o primo Amante,</l>
<l>lasciando il mio caduco e fragil velo?"</l>
</lg>
<lg>
<l>E co' sospiri e co' soavi detti</l>
<l>quasi rapito fu lo spirto vago</l>
<l>da quel terrestre nel celeste tempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi vide mai qua giù più bella imago,</l>
<l>d'angelica beltà? più chiaro esempio</l>
<l>d'avere a scherno il mondo e i suoi diletti?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1091</head>
<argument><p>Al signor Marco de' Pii.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Marco, la stirpe tua, perché s'illustri</l>
<l>del glorioso nome e de l'insegna</l>
<l>di tal ch'antica e vincitrice regna,</l>
<l>quasi s'avanzi per girar di lustri,</l>
</lg>
<lg>
<l>il suo conserva, e 'n lochi imi e palustri</l>
<l>e 'n vaghi monti lo scolpisce e segna,</l>
<l>e per se stessa è tal che non la sdegna</l>
<l>la reina del mar fra le più illustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, perché l'un risuoni e l'altro nome</l>
<l>a te sì chiaro, e con sì ricchi fregi</l>
<l>quest'arme e quella s'orni e si colori;</l>
</lg>
<lg>
<l>stima che dure siano e gravi some</l>
<l>a' nipoti de gli avi i chiari pregi</l>
<l>quando propria virtù non se n'onori.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1092</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Nel gran teatro ove l'umana vita</l>
<l>è la tragedia, e con gli dei celesti</l>
<l>l'opre rimira il sol, Marco, sedesti</l>
<l>ne la parte più degna e più gradita;</l>
</lg>
<lg>
<l>e nobiltà di stirpe in te s'addita,</l>
<l>e pompa ed oro onde ti fasci e vesti,</l>
<l>e leggiadria che da' primi anni avesti,</l>
<l>quasi un bel pregio de l'età fiorita;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sparge il tuo valor lume sereno</l>
<l>come sparsa di pure e lucid'onde</l>
<l>ne l'oriente l'amorosa stella:</l>
</lg>
<lg>
<l>sì che tanto è di gioia ingombro e pieno</l>
<l>quanto mirato miri, e nulla asconde</l>
<l>la virtù, ch'è più grata or ch'è più bella.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1093</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Esservi d'elmo in vece e d'arme elette</l>
<l>può la vostra bellezza e far difesa,</l>
<l>che non è dubbia al vincitor l'impresa,</l>
<l>se per lui spende Amor l'auree saette,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma vi cal d'altra fama e vi promette</l>
<l>più bei pregi, signor, d'altra contesa,</l>
<l>l'alma di gloria e di virtute accesa,</l>
<l>che l'ali per volare impenna e mette.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre cortesia quinci si spiega</l>
<l>e quindi nobiltade in voi traluce,</l>
<l>la fresca etade i vostri onori adombra,</l>
</lg>
<lg>
<l>come fior, che fil d'oro avvolge e lega,</l>
<l>son pria nel ramo, o come nova luce</l>
<l>che lascia in parte la rugiada e l'ombra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1094</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Marco, che d'avi gloriosi al mondo</l>
<l>scendesti e n'odi anco la chiara fama,</l>
<l>ch'a la strada sublime altrui richiama</l>
<l>da' laghi averni e da l'oblio profondo,</l>
</lg>
<lg>
<l>il pregio di pietà non è secondo,</l>
<l>né risuona men lunge e più si brama:</l>
<l>sallo quel che Creusa indarno chiama</l>
<l>e porta fra' nemici il caro pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu di <emph>pia</emph> stirpe e nota, ove s'inchine</l>
<l>e s'alzi il sole hai di sua gloria ancora</l>
<l>vive carte e sepolcri impressi e scritti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dopo l'alte fiamme e le ruine</l>
<l>e di Troia e di Roma, in te s'onora</l>
<l>nome d'antichi eroi, d'Augusti invitti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1095</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Marco, il vostro destrier quando più corre</l>
<l>frenar potete e rivoltarlo in giro;</l>
<l>ma chi ritiene il rapido desiro</l>
<l>o può di sdegno ardente il fren raccorre?</l>
</lg>
<lg>
<l>Il mio pur mi trasporta, e se trascorre</l>
<l>per breve spazio, a gran ragion m'adiro;</l>
<l>ma già di penitenza, onde sospiro,</l>
<l>gli ho fatto un morso e si può altrui ben porre.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l volgo al Sol che da l'eterne menti</l>
<l>illustra l'alme, ed, oimè lasso!, imbruna</l>
<l>nel mezzo giorno mio turbato raggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, che avete più destra alta fortuna,</l>
<l>a' rai purpurei e 'n più bel dì lucenti</l>
<l>l'altro volgete: oh bello, oh forte, oh saggio!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1096</head>
<argument><p>Commenda la signora Camilla Pia, la qual fuggendo il mondo e chiudendosi in un monistero ha consecrato a Dio la sua verginità.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Vergine <emph>Pia</emph>, che 'l glorioso nome</l>
<l>de' tuoi maggiori e l'arme e 'l dotto inchiostro</l>
<l>non fé superba, o pompa ed oro ed ostro,</l>
<l>ma le spargesti quasi indegne some;</l>
</lg>
<lg>
<l>e troncasti le belle e chiare chiome</l>
<l>e ti chiudesti in solitario chiostro,</l>
<l>e 'l mondo iniquo e l'avversario nostro</l>
<l>e le sue frodi e le sue forze hai dome;</l>
</lg>
<lg>
<l>qual vaghezza di lauro o qual di mirto</l>
<l>stanco m'invoglia ancor? perché non vegno</l>
<l>dove tu brami aver celeste palma?</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! tu mi sprona, e con l'ardente spirto</l>
<l>infiamma il cor gelato e 'l pigro ingegno,</l>
<l>e pera il corpo ove trionfi l'alma.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1097</head>
<argument><p>A la medesima.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Vergine bella, che le voglie oneste</l>
<l>offristi al tuo Signor e l'opre sante</l>
<l>e 'l cor pudico e 'l tuo pensier costante</l>
<l>sacro velo prendendo e sacra veste,</l>
</lg>
<lg>
<l>terreno sposo di beltà celeste</l>
<l>e di pregio immortal mortale amante</l>
<l>non parea degno, tal che 'l mondo errante</l>
<l>fuggisti e l'atre sue fere tempeste;</l>
</lg>
<lg>
<l>e riparasti, come in queto porto,</l>
<l>dove non move l'anima tranquilla</l>
<l>d'affetto umano aura turbata o gelo,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma di spirto divin dolce conforto;</l>
<l>e violenza fai, mentre sfavilla</l>
<l>non a la terra sol, ma 'nsieme al Cielo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1098</head>
<argument><p>Alla signora Vittoria Pia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre natura ed arte in voi contende,</l>
<l>anzi s'agguaglia in voi, né vince alcuna,</l>
<l>voi sotto 'l cerchio de la bianca Luna</l>
<l>tutto vincete quanto a noi risplende</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi voi sete la <emph>vittoria</emph>, e prende</l>
<l>il freno Amor, né l'onestate imbruna;</l>
<l>né macchie egli vi sparge o rea fortuna</l>
<l>ch'ognor vi segue e sol da voi dipende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tinge l'altre vittorie e i cari pregi</l>
<l>il sangue ostile, e, qual leon il vello,</l>
<l>orna la crudeltà temuti regi.</l>
</lg>
<lg>
<l>voi sete <emph>pia</emph>, voi questo nome e quello</l>
<l>portate al ciel: le vostre palme e i pregi</l>
<l>senza onta sono e 'l vostro onor più bello.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1099</head>
<argument><p>In lode de la signora Barbara Pia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Natura mille pregi al Franco tolse,</l>
<l>mille palme a l'Ibero ed al Germano,</l>
<l>e ne l'ultima Tile a l'oceano,</l>
<l><emph>Barbara</emph>, quando voi far bella volse;</l>
</lg>
<lg>
<l>e spogliò Grecia e Roma, e 'l fior ne colse,</l>
<l>sparsi i lor doni in voi con larga mano;</l>
<l>e per ornarne un pio sembiante umano</l>
<l>si mirò nuda Europa e non se 'n dolse;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma si meravigliò ch'i primi onori</l>
<l>scorse e l'antica gloria, e fussi accorta</l>
<l>che virtù non estingue i suoi splendori;</l>
</lg>
<lg>
<l>e lei ch'in sen lo sposo asconde e porta</l>
<l>vide, e con Porzia e co' suoi casti ardori</l>
<l>Lucrezia senza ferro in voi risorta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1100</head>
<argument><p>Al signor Alderano Cybo Malaspina, marchese di Carrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Alderano, or che giungi ove l'incerto</l>
<l>sentier di nostra vita 'n duo si fende,</l>
<l>per lo sinistro ch'al piacer discende</l>
<l>deh! non ti torca il piè non anco esperto;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma prendi l'altro solitario ed erto</l>
<l>ch'è dritto al poggio in cui virtù ci attende,</l>
<l>e se molto sudor per lei si spende</l>
<l>dà nobil premio al faticoso merto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo de gli onorati alti vestigi</l>
<l>de' tuoi maggiori è sparso, e quel non segna</l>
<l>orma di gloriose altere piante;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, s'orma è in lui d'alcun famoso amante,</l>
<l>gran senno fa chi di seguirlo sdegna,</l>
<l>perch'indi vassi a' laghi averni e stigi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1101</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Perch'altri popol freni aspro e guerriero</l>
<l>col timore e con l'arme e i suoi confini</l>
<l>lunge distenda, e d'or circondi i crini</l>
<l>e di scettro real se 'n vada altero,</l>
</lg>
<lg>
<l>men possede di te che l'amor vero</l>
<l>de' fidi tuoi possedi, e da' vicini</l>
<l>li difendi col senno, e sol l'inchini</l>
<l>al successor di Cesare e di Piero;</l>
</lg>
<lg>
<l>e conti ancor fra' tuoi maggiori egregi</l>
<l>che Roma crebbe al secolo vetusto</l>
<l>un ch'adoraro i grandi augusti e Roma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi di ciò ti loda, onora i pregi</l>
<l>de gli avi; onora i tuoi, chi forte e giusto</l>
<l>e saggio e pio, come tu sei, ti noma.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1102</head>
<argument><p>A don Giovanni de' Medici.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Fra quell'opre ch'al tempo illustre oltraggio</l>
<l>fanno e faranno ancor perpetua guerra,</l>
<l>nessuno fé di voi più bello in terra</l>
<l>Cosmo, che fu sì forte e giusto e saggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>E voi foste l'estremo e 'l più bel raggio</l>
<l>de la sua chiara luce, e poi sotterra</l>
<l>fu posto il corpo, e quel che nulla atterra</l>
<l>prese verso le stelle altro viaggio;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quinci or mira la sua tomba e il tempio,</l>
<l>ora impressi metalli e sculti marmi</l>
<l>ond'è l'imperio di Toscana adorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>or le palme, i trofei, l'insegne e l'armi;</l>
<l>ma de la gloria sua non vede intorno</l>
<l>sì nobil simulacro e vivo esempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1103</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Non si poteva ornar di novi pregi</l>
<l>vostra progenie e 'l fior d'invitta gente,</l>
<l>perché di tutti è adorna, anzi lucente,</l>
<l>quanti n'ornaro i peregrini egregi:</l>
</lg>
<lg>
<l>quanti i famosi augusti e i primi regi</l>
<l>che spiegaro a l'occaso, a l'oriente,</l>
<l>a la fervida terra ed a l'algente</l>
<l>le gloriose pompe e gli aurei fregi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gli scettri e le corone e il verde lauro</l>
<l>che sì felici e verdi i rami spande,</l>
<l>fatto han più verdeggiar da l'Indo al Mauro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però, nulla giungendo al sangue vostro,</l>
<l>opra in voi fé Natura eccelsa e grande</l>
<l>d'antica maraviglia un novo mostro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1104</head>
<argument><p>Al cristianissimo re di Francia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questo è nuovo teatro, e qui son l'arti</l>
<l>i vari gradi onde si poggia e scende;</l>
<l>e qui l'ingegno col saper contende,</l>
<l>e piene son le somme e l'ime parti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Greci, Latini, Persi, Arabi e Parti</l>
<l>fanno silenzio e l'universo attende;</l>
<l>e già canta la Gloria e già s'intende:</l>
<l>"Tu, grande Enrico, i premi altrui comparti".</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, magnanimo re, non prendi a sdegno</l>
<l>i giuochi celebrar, la pace e l'armi,</l>
<l>mentr'ei del nome tuo così rimbomba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né mai romano augusto il fé più degno;</l>
<l>né furo uditi più leggiadri carmi</l>
<l>al suon di cetra o di famosa tromba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1105</head>
<argument><p>Loda il signor cardinale d'Aragona.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La spada, che la terra e 'l mar già tinse</l>
<l>di barbarico sangue, e 'l Mauro e 'l Franco,</l>
<l>né di pugnar né di cader mai stanco,</l>
<l>sì spesso e 'n tante parti oppresse e vinse,</l>
</lg>
<lg>
<l>signor, temenza non coprì né scinse</l>
<l>dal tuo reale e faticoso fianco:</l>
<l>ché non uscì d'antica stirpe unquanco</l>
<l>uom più guerriero, né girolla o strinse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma inerme sei, perch'abbia luce ardente</l>
<l>via più di quella che già tanti lustri</l>
<l>fra l'arme e le corone Italia adorna;</l>
</lg>
<lg>
<l>o novo indico sol, che l'occidente</l>
<l>fai bello e strada non obbliqua illustri,</l>
<l>per cui dal mondo l'uomo a Dio ritorna!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1106</head>
<argument><p>A l'illustrissimo e reverendissimo monsignor cardinale di Trento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Madruccio, la Germania alma ed invitta,</l>
<l>né solo invitta già ma vincitrice</l>
<l>col suo gran Carlo, al cui valor felice</l>
<l>non si prepon virtù cantata o scritta,</l>
</lg>
<lg>
<l>scorgere al ciel per via sublime e dritta</l>
<l>tu cerchi, e 'n lei sterpare empia radice</l>
<l>di pestifera pianta, onde infelice</l>
<l>è già tant'anni e per mal seme afflitta.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se nessuno antico o ver sovrano</l>
<l>onor le manca acciò che più si pregi,</l>
<l>da te l'attende, e forse i' son presago.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ben sei degno, cui gli augusti e i regi</l>
<l>bacino il sacro piede in Vaticano</l>
<l>che può calcare il basilisco e 'l drago.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1107</head>
<argument><p>Loda il signor cardinale di Como.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Roma, ove mai non dimostraro invano</l>
<l>vero valor i peregrini egregi,</l>
<l>or quel ne' suoi be' colli ha degni pregi</l>
<l>che nato a le fredd'alpi è non lontano;</l>
</lg>
<lg>
<l>e d'ostro sacro adorno in Vaticano</l>
<l>siede il buon Gallo e dà risposta a' regi,</l>
<l>e con gli antichi il paragoni e 'l pregi</l>
<l>più d'ogni invitto Augusto od Africano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perch'uccise i nemici il ferro loro</l>
<l>per l'imperio del mondo; e 'l dotto stile</l>
<l>per la Chiesa di Dio verga le carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh potess'io mostrar quanto l'onoro</l>
<l>in te dov'or di Cristo è greggia umile,</l>
<l>quel che fu già popolo altier di Marte!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1108</head>
<argument><p>Al signor Vincenzo Fantini.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Dove in placida pace antiche genti</l>
<l>regge il nobil Ferrerio, or tu dimori,</l>
<l>e le virtù del saggio petto onori</l>
<l>de l'ostro men che de' suoi rai lucenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il sole a lui mova i benigni venti</l>
<l>da l'auree corna e tempri i novi ardori;</l>
<l>e la candida luna i dolci umori</l>
<l>gli versi, e 'l ciel gli arrida e gli elementi.</l>
</lg>
<lg>
<l>A lui fere la selva e 'l mar vicino</l>
<l>mandi i pesci di là dove li pasce</l>
<l>di miglior cibo, e dia ristoro a l'egro.</l>
</lg>
<lg>
<l>E chi più degno è di fornire integro</l>
<l>lo spazio ch'è prescritto a l'uom che nasce?</l>
<l>Tu, Vincenzo, gli dì ch'a lui m'inchino.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1109</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>De le fila, onde ordì tela sì bella</l>
<l>il gran padre africano, e n'orna il cielo</l>
<l>l'anima sciolta del mortal suo velo</l>
<l>che luce sovra il sole ed ogni stella,</l>
</lg>
<lg>
<l>or questa parte vo sciogliendo or quella</l>
<l>ch'a lui pure avanzar, né la rivelo;</l>
<l>e qual nobil tesoro altrui la celo,</l>
<l>per ordirne, Vincenzo, opra sì bella.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'avverrà che nel mio bel lavoro</l>
<l>accoppi insieme il ver, di stile antico</l>
<l>e di sermon moderno udrassi il suono;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tu con pochi, ond'io fra me ragiono,</l>
<l>tessuto in lui sarai, cortese amico,</l>
<l>come si tesse fior serico e d'oro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1110</head>
<argument><p>Al medesimo. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Vincenzo, ne l'avverse altrui fortune</l>
<l>il puro amor d'alma gentil si scopre:</l>
<l>il tuo, che 'n detti suona, anco ne l'opre</l>
<l>a me si mostri, né timor l'imbrune.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perch'altri a' miei desiri il varco imprune,</l>
<l>non sbigottir mentre per me t'adopre:</l>
<l>così al tempo ch'i nomi involve e copre</l>
<l>il tuo s'invole ed a l'oblio comune.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io non so già se tra gl'illustri e conti</l>
<l>sia chiaro il mio; ma di costanza armato</l>
<l>sprezzo fortuna, e tu sprezzarla impara.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse ancor fia ch'insieme uniti e pronti</l>
<l>ne l'opre d'amicizia al mondo ingrato</l>
<l>ci sottrarremo ed a la morte avara.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1111</head>
<argument><p>Al padre fra Marco, cappuccino, lodandolo de l'amore che gli mostra portare e pregandolo che faccia opera ch'egli possa vivere in compagnia de gli amici.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Marco, se m'ama la città gentile</l>
<l>che 'l Monton quinci e quindi il Viti inonda,</l>
<l>opra è tua sola, e 'n te l'amore abbonda</l>
<l>sì che forse in poc'altri ei fu simile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh potess'io, come nel lieto aprile</l>
<l>sovente avvien che d'una in altra fronda</l>
<l>a l'un canoro augel l'altro risponda,</l>
<l>cantare a prova in lei con alto stile!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma secca or pare de l'usato ingegno</l>
<l>la chiara vena; e, se i pensier distillo,</l>
<l>son le lagrime preste e tardi i versi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! fa, se puoi, che senza affanno o sdegno</l>
<l>fra' dotti amici questo cor tranquillo</l>
<l>l'interne gioie in chiari accenti or versi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1112</head>
<argument><p>Scrivendo al padre fra Marco, cappuccino, loda una operetta intitolata "Il prato ameno".</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Tu, che mi scorgi in questo <title>Prato ameno</title>,</l>
<l>ove sento armonia di mille odori,</l>
<l>onde sono translati i vaghi fiori</l>
<l>a cui sì lieta è l'aura e 'l ciel sereno?</l>
</lg>
<lg>
<l>dal Paradiso forse? o dal terreno?</l>
<l>o pur da l'altro de' celesti amori</l>
<l>tinse i vermigli co' sanguinei umori</l>
<l>Gesù tingendo de la terra il seno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Que' così bianchi distillar da gli occhi</l>
<l>de la pietosa madre, e furo asperse</l>
<l>del suo pallor le pallide viole.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altre tante sì belle e sì diverse</l>
<l>colorì, Marco, il Sol ch'illustra il sole:</l>
<l>deh! mai senza umiltà nessun le tocchi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1113</head>
<argument><p>Loda il signor Giovanni Rossolano, maestro del serenissimo signor duca di Ferrara ne la lingua tedesca, il quale possiede molte lingue, dicendo che 'l signor duca merita d'esser lodato in tutte.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fido amico del ver, tante favelle,</l>
<l>tanti idiomi tuoi tutti son degni</l>
<l>che 'l gran nome d'Alfonso in lor s'insegni</l>
<l>e si celebri e canti e rinnovelle,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché non giunga in queste sol, ma in quelle</l>
<l>gelate parti fra' più caldi ingegni;</l>
<l>e la sua fama oltra gli estremi regni</l>
<l>si stenda e s'alzi a le supreme stelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque, Giovanni, in peregrini accenti</l>
<l>per te risuoni il buon figliuol d'Alcide,</l>
<l>che rimbomba co' nostri intorno intorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e l'opre sue, che Senna ed Istro vide,</l>
<l>odan più lunge più remote genti,</l>
<l>dove s'avanza più la notte e giorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1114</head>
<argument><p>Loda il signor Giovanni Rossolano, maestro del serenissimo signor duca di Ferrara ne la lingua tedesca.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ben t'agguaglio a colei che mille spande</l>
<l>ali veloci e mille avvien che snodi</l>
<l>sonore lingue, e conta in vari modi</l>
<l>quant'ella intende e 'l fa più chiaro e grande:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché, mentre le palme e le ghirlande</l>
<l>e i ricchi premi e l'onorate lodi</l>
<l>de' forti vincitori ascolti, ed odi</l>
<l>le prime voci ch'ella intorno mande,</l>
</lg>
<lg>
<l>diverse penne usar, molti idiomi</l>
<l>potresti a prova e non pur una tromba,</l>
<l>e risonarla da l'occaso a l'orto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma questa sola mia poco rimbomba,</l>
<l>ed oltra l'Alpe i gloriosi nomi</l>
<l>de' nepoti d'Alcide a pena io porto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1115</head>
<argument><p>Loda il signor Antonio Barisano, bibliotecario del serenissimo signor duca di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Antonio, perché creda a l'altrui fede</l>
<l>l'invitto Alfonso i suoi tesori e l'armi,</l>
<l>ond'ei fulmina in terra e simil parmi</l>
<l>a lui che gli alti monti accende e fiede,</l>
</lg>
<lg>
<l>e gl'impressi metalli in cui si vede</l>
<l>quanto può l'arte antica, e i bianchi marmi,</l>
<l>via più commise a te, cui tanti carmi</l>
<l>di tante illustri lingue in guardia diede</l>
</lg>
<lg>
<l>e tante dotte prose in tante forme</l>
<l>e vecchie e nove; e 'ncontro a rea fortuna</l>
<l>qual arme sono o qual tesor più caro,</l>
</lg>
<lg>
<l>o più bei simulacri, ond'uom s'informe?</l>
<l>Felice chi li serba e chi li aduna</l>
<l>largo de l'oro e sol di gloria avaro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1116</head>
<argument><p>Al conte Cesare Sacrati, ne l'andar del duca e duchessa di Ferrara a Comacchio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sacrato, peso non portò sì degno</l>
<l>sovra l'acque del Nilo antica nave,</l>
<l>né di sì caro incarco andò mai grave</l>
<l>de' Colchi al lido o de' Latini al regno,</l>
</lg>
<lg>
<l>come or va questa, c'ha tutt'altre a sdegno,</l>
<l>a cui sereno è 'l ciel, l'aura soave.</l>
<l>Oh fortunato il fabro, e quel che n'have</l>
<l>l'alto governo, e 'l bianco lino e 'l legno!</l>
</lg>
<lg>
<l>Né lasciva reina o simil duce</l>
<l>ella sostiene, o disleale amante,</l>
<l>ma casta e fida coppia e forte e bella:</l>
</lg>
<lg>
<l>onde non ameria prender sembiante</l>
<l>di ninfa in mare, né con chiara luce</l>
<l>splender vorrebbe in ciel d'alcuna stella.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1117</head>
<argument><p>In lode di monsignor Ercole Sacrati, vescovo di Comacchio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Dove di pesci il mar tributo rende</l>
<l>al mio signor ne' dì brevi ed algenti,</l>
<l>quando spirano in aria i fieri venti</l>
<l>e l'un con l'altro in ciel giostra e contende,</l>
</lg>
<lg>
<l>sei tu di Cristo pescator; né prende</l>
<l>la sacra rete i salsi umidi armenti,</l>
<l>ma gli uomini e le umane altere menti,</l>
<l>fra cui santa pietà la spiega e stende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felici nodi, ove la state e 'l verno</l>
<l>l'alma fuggir può servitute e morte,</l>
<l>e 'n cui si vince ancor, non sol si scampa!</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! perché non mi leggi il core interno,</l>
<l>mentre crudel fortuna ha in su le porte</l>
<l>e tutto ferve dentro e tutto avvampa?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1118</head>
<argument><p>Al signor conte Scipione Sacrato.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Scipio, mentre sudò ne l'arme ed alse</l>
<l>del buon Alcide il valoroso figlio,</l>
<l>facesti seco in Francia il suol vermiglio</l>
<l>del sangue ostile e sol d'onor ti calse;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quando Soliman gli Ungari assalse</l>
<l>da sezzo andasti seco a quel periglio,</l>
<l>dove a l'ardir fu pari il tuo consiglio,</l>
<l>né meno il senno che la man gli valse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Seco Europa corresti, e l'alta sede</l>
<l>seco vedesti de gl'invitti augusti</l>
<l>sovente, e quella di famosi regi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n prezzo fra gli estrani e caro fusti,</l>
<l>né merita fra' tuoi l'ardita fede</l>
<l>men certo amore o pur men degni pregi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1119</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Scipio, sì come il sol con la sua luce</l>
<l>l'altre minori stelle adorne rende,</l>
<l>così, se la sua grazia a voi si stende,</l>
<l>vi illustra tutti il vostro invitto duce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma nel ciel ogni lume allor riluce</l>
<l>che lasciato da Febo ei si nasconde</l>
<l>ne l'oriente; e fra voi più risplende</l>
<l>di vero onor colui che seco adduce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi se 'n guerra egli move o in pace siede</l>
<l>gli è di te più vicino, ed ha più larga</l>
<l>de l'una e l'altra gloria... parte?</l>
</lg>
<lg>
<l>Né, perché si rischiari a la tua fede,</l>
<l>toglie ch'i propri raggi intorno sparga,</l>
<l>ed al valor ch'è per natura ed arte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1120</head>
<argument><p>Loda il signor conte Giulio Sacrati e il persuade a seguir l'esempio de' maggiori e gli desidera felicità.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Giulio, ch'in questo campo incerto e breve</l>
<l>de la vita mortal dianzi ponesti</l>
<l>il pargoletto piede, e con sì presti</l>
<l>passi t'avanzi che onorarti uom deve,</l>
</lg>
<lg>
<l>qual nel corso ne va più ratto e leve</l>
<l>destrier s'è chi precorra o 'ndietro resti,</l>
<l>tu, ch'a prova col sol t'innalzi e desti,</l>
<l>corri dove il valor premio riceve.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fanciul d'alta speranza, a te del padre</l>
<l>l'onor sia sferza e de' maggiori egregi</l>
<l>ch'ebber d'ogni virtute onore eterno:</l>
</lg>
<lg>
<l>che grande spazio e quante alme leggiadre,</l>
<l>quante armi e quante palme e quanti pregi</l>
<l>e quante mete innanzi a te discerno!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1121</head>
<argument><p>Loda la schiatta de' Sacrati, ne la quale dal conte Scipione e da la signor Trotti nuovamente è nato un figliuolo detto Alessandro.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Né più gentile stirpe in te mai nacque,</l>
<l>né fu traslata da straniera terra</l>
<l>fra quante il tuo bel giro in grembo serra,</l>
<l>Ferrara, e bagnan le tue nobili acque,</l>
</lg>
<lg>
<l>di quella del mio Scipio, a cui sì piacque</l>
<l>l'onor che ricercollo in pace e in guerra;</l>
<l>e 'l suo buon padre, il quale hai tu sotterra,</l>
<l>già nel suo caro Giulio a noi rinacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ora Alessandro, quasi novo ramo,</l>
<l>da lei se n'esce; e l'aria e l'alba e l'aura</l>
<l>gli ride intorno e questa e quella sponda,</l>
</lg>
<lg>
<l>e del gran Po l'arena a lui s'inaura:</l>
<l>così cresca e verdeggi; e quant'io l'amo,</l>
<l>tanto il cielo e la terra abbia seconda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1122</head>
<argument><p>A la signora contessa Sacrata.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cortesia, nobiltate e chiara fama,</l>
<l>leggiadro portamento, abito adorno,</l>
<l>beltà, che più riluce in bel soggiorno</l>
<l>e più s'onora in voi dove più s'ama;</l>
</lg>
<lg>
<l>e d'onore e di gloria onesta brama,</l>
<l>e bel timor d'infamia e d'altro scorno,</l>
<l>son vostre parti, o donna: a voi d'intorno</l>
<l>celeste raggio i passi al ciel richiama.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la virtù maggior ch'adorni e fregi</l>
<l>sì candid'alma è quella onde soggiacque</l>
<l>al vostro sposo e n'ebbe i veri pregi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né reina d'imperio in terra o 'n acque</l>
<l>tanto vantossi o d'ir vincendo i regi,</l>
<l>quanto la casta servitù vi piacque.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1123</head>
<argument><p>Al signor Antonio Maria Parolaro, medico eccellente, ne l'infirmità del signor conte Annibale Sacrati.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Or che rea febbre, come pallid'ombra</l>
<l>o nebbia stretta da rabbioso vento,</l>
<l>aduggia il buon Sacrati, e 'l bel concento</l>
<l>discorda dentro mentre fuor l'adombra,</l>
</lg>
<lg>
<l>tu movi, Parolaro, e tu lo sgombra,</l>
<l>tu pio, tu dotto, a l'alta cura intento,</l>
<l>perché tanto splendor non resti spento</l>
<l>in quest'alma città che 'l duolo ingombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né potresti ritorre a l'empia morte</l>
<l>più nobil preda o più gradite spoglie,</l>
<l>né meglio trionfar de la superba.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se la sacra quercia è premio al forte</l>
<l>ch'altrui conservi, al saggio or chi la coglie?</l>
<l>Bench'altro onore avrai che fronde ed erba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1124</head>
<argument><p>Persuade il signor Ercole Varano che lasci l'amore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre non anco è 'l porto a te sparito</l>
<l>di questo Egeo, ch'Amor turba e raggira,</l>
<l>e piana è l'onda e 'l vento amico spira,</l>
<l>Varan, le vele accogli e torna al lito:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché se desio di nova preda ardito</l>
<l>o dolce canto oltre t'alletta e tira,</l>
<l>vedrai di questo mar l'orgoglio e l'ira</l>
<l>fra mille morti timido e smarrito.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh quante, ch'or nel sen placido asconde,</l>
<l>fremer Cariddi allora e Scille udrai;</l>
<l>né già mercé cantando ivi s'impetra!</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual misero Arione anch'io la cetra</l>
<l>ebbi ne la tempesta, e, se cantai,</l>
<l>non vidi al canto mio delfin tra l'onde.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1125</head>
<argument><p>Al signor conte Marcantonio Martinengo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'invitta man che trionfale alloro</l>
<l>coglie e le greche e le romane carte</l>
<l>or volge or verga, e 'l valor mostra e l'arte</l>
<l>che voi con l'opre ed io co' detti onoro,</l>
</lg>
<lg>
<l>più di lucida gemma e di tesoro</l>
<l>belle arme e preziose a voi comparte;</l>
<l>se le serve ricchezze il fiero Marte</l>
<l>sprezza, e per lui comanda il ferro a l'oro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così rinnova alta memoria antica</l>
<l>de le stirpi congiunte e 'l vostro merto</l>
<l>onora, a cui gloria immortal si debbe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice don di destra a destra amica,</l>
<l>il diede duce a cavaliero esperto</l>
<l>che senza piaga onor di sangue accrebbe!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1126</head>
<argument><p>Al signor conte Palla Strozzi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Gentilezza di sangue e gloria antica</l>
<l>ne gli uni e gli altri tuoi maggiori egregi,</l>
<l>titoli illustri, ricche pompe e fregi,</l>
<l>senza cui par virtù nuda e mendica,</l>
</lg>
<lg>
<l>Palla, non sono (che che stimi e dica</l>
<l>il volgo errante) i tuoi sovrani pregi,</l>
<l>ma la fede e 'l valor ch'onori e pregi</l>
<l>o con prospera sorte o con nemica.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l tuo signor ne l'onorato core,</l>
<l>dove cura non è ch'a lui s'asconda,</l>
<l>il conobbe da prima in vari modi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e forse è somma lode e sommo onore</l>
<l>l'esser caro a colui che tanto abbonda</l>
<l>di veri onori e de le vere lodi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1127</head>
<argument><p>Al signor Luigi Mozzarello.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Luigi, mentre al tuo felice braccio</l>
<l>colei s'appoggia che fa bello il mondo,</l>
<l>chi sostenne del cielo il grave pondo</l>
<l>invidia n'ha, bench'ei sia pietra o ghiaccio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma portando il bel nome io cado e giaccio</l>
<l>sotto il suo nobil peso, e 'n seno ascondo</l>
<l>di sue lodi gran parte, e mi confondo</l>
<l>ne le poche ch'io narro, e stanco taccio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanto è diversa l'una e l'altra salma!</l>
<l>Te non schifa la tua; ma il chiaro incarco</l>
<l>me prende a sdegno e nel mio dir s'oscura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur l'ho nel core; ed anzi essere scarco</l>
<l>vorrei di quel che pose intorno a l'alma</l>
<l>con le sue mani al nascer mio natura.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1128</head>
<argument><p>Al signor Pier Francesco Nobili, romano, ambasciator di Sua Santità al serenissimo signor duca di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre fiori in Parnaso e versi io colgo,</l>
<l>onde corone eterne ordisca e tessa</l>
<l>a chi la meta d'alta gloria appressa</l>
<l>nel corso de la vita in cui m'avvolgo,</l>
</lg>
<lg>
<l>nobile spirto, a te m'inchino e volgo:</l>
<l>te non insegna a' tuoi maggior concessa,</l>
<l>né porpora al fratel, ma l'opra istessa</l>
<l>e 'l tuo proprio valor partì dal volgo,</l>
</lg>
<lg>
<l>e pose fra gli eroi, fra' duci invitti</l>
<l>fra cui dimori, e ne l'antica reggia</l>
<l>del magnanimo Alfonso onor t'accrebbe.</l>
</lg>
<lg>
<l>E, s'accoppiate l'arme e i chiari scritti,</l>
<l>or giungi i cori eccelsi, onde si veggia</l>
<l>che maggior pregio alma gentil non ebbe.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1129</head>
<argument><p>In morte del signor Giacomo Soranzo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Archi e mete, Soranzo, e lauri e palme</l>
<l>e trofei su la terra e sovra l'onda</l>
<l>t'avresti alzato, e l'una e l'altra sponda</l>
<l>ingombra di famose e care salme,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma 'l ciel, che le più belle e nobili alme</l>
<l>tosto richiama e di splendor circonda,</l>
<l>prevenne la tua prima e la seconda</l>
<l>gloria mortale, onde sì poco or calme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur trionfi nel superno regno,</l>
<l>e sotto a' piedi tuoi si volge ed erra</l>
<l>il sole e gli altri giri alti e celesti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E perché solo eterno onore è degno</l>
<l>de l'immortal virtù, nel cielo avesti</l>
<l>quel che dar non potea l'acqua o la terra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1130</head>
<argument><p>In una infermità del signor Giovan Mario Crispo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Dove a l'alme beate i premi eterni</l>
<l>Il Giudice sovran dispensa e parte,</l>
<l>s'aspettava il buon Crispo e 'n quella parte</l>
<l>volgeva il core a' seggi alti e superni;</l>
</lg>
<lg>
<l>però gelava il corpo, e i sensi interni</l>
<l>egli sentia languire a parte a parte,</l>
<l>e 'n guisa d'uom che da l'albergo parte</l>
<l>abbandonava il mondo e i suoi governi,</l>
</lg>
<lg>
<l>quando santa Pietà fermollo in terra,</l>
<l>non di lui che salia, ma de le genti</l>
<l>per cui salute vuol che più s'invecchi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma gli prepara onor fra quelli specchi,</l>
<l>dove risplende a le celesti menti</l>
<l>il giudizio divin che mai non erra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1131</head>
<argument><p>Al signor Alessandro Lombardino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, al nome tuo picciol viaggio</l>
<l>è quel ch'appare in ciel torto e lucente,</l>
<l>tal ch'oltra ei passa e vien da l'oriente</l>
<l>o ver risplende con più vivo raggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né Dario o quel che fece al mare oltraggio</l>
<l>di novi ponti e 'l ricoprì sovente</l>
<l>d'armati legni, ebbe d'onor la mente</l>
<l>così bramosa e fu sì giusto e saggio;</l>
</lg>
<lg>
<l>né quel che scosse la tua nobil terra</l>
<l>de l'aspro giogo e vinse estrani regni</l>
<l>diede più chiara gloria al nome Perso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché non di vedova orba i feri sdegni,</l>
<l>ma 'l feroce Ottoman disprezzi in guerra,</l>
<l>e vinci col tuo senno il fato avverso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1132</head>
<argument><p>Loda il signor Agostino Dena, il qual sostentò conclusioni legali in Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Par nato il Dena a le question profonde</l>
<l>ov'apra i chiusi passi e i duri nodi</l>
<l>de le romane leggi avvien che snodi,</l>
<l>sì prontamente al dimandar risponde.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se, qual fera in lustra, il ver s'asconde,</l>
<l>egli l'illustra in begli e novi modi:</l>
<l>onde è ben degno di perpetue lodi,</l>
<l>non sol del pregio de le verdi fronde.</l>
</lg>
<lg>
<l>E come vincitor d'estranio regno</l>
<l>altero e lieto riportò de' vinti</l>
<l>nel caro albergo le bramate spoglie,</l>
</lg>
<lg>
<l>trofeo non sanguinoso, il chiaro ingegno</l>
<l>così dispieghi e mille lacci avvinti</l>
<l>lungo il Panaro, ov'altra gloria ei coglie.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1133</head>
<argument><p>Ne l'immagine del Boccaccio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questi il Boccaccio fu ch'al crine avvolse</l>
<l>la fronde, onor de le famose fronti,</l>
<l>e chi 'l descrisse a' più lodati e conti</l>
<l>col suo pregiato stile il pregio tolse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma ciò ch'il Viti in breve carta accolse,</l>
<l>mostrino impresso ancor le selve e i fonti:</l>
<l>voi date i bianchi marmi, orridi monti,</l>
<l>che di nevi e di nubi il cielo involse:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché, dove mandò la dotta penna</l>
<l>il vostro nome, or prenda il duro sasso</l>
<l>del sacro aspetto le più vere forme;</l>
</lg>
<lg>
<l>non ch'un tenero core, a cui par basso</l>
<l>talvolta Olimpo e la frondosa Ardenna,</l>
<l>purché d'alti pensieri indi s'informe.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1134</head>
<argument><p>Si scusa col signor conte Annibale Scolo di non poter lodare la signora duchessa di Parma quanto si converrebbe a' meriti di quella signora serenissima.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Scoto, la nave mia che 'l degno incarco</l>
<l>gittò ne l'acque infra Cariddi e Scilla,</l>
<l>per onda inviti non ancor tranquilla</l>
<l>quando non bene il ciel di nubi è scarco,</l>
</lg>
<lg>
<l>in mar d'eterna gloria? or come il varco</l>
<l>ove altra gente risonare udilla,</l>
<l>mentre a questa alta donna in cui sfavilla</l>
<l>son di sovrana lode avaro e parco?</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi riempie le vele e chi le scioglie</l>
<l>là dove cade o dove nasce il giorno</l>
<l>or ch'io radendo vo l'arene e i lidi?</l>
</lg>
<lg>
<l>E veggio i gran trofei, l'altere spoglie</l>
<l>del padre e del fratel di lauro adorno</l>
<l>e l'aquile ir volando a' primi nidi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1135</head>
<argument><p>Celebra la signora Lucrezia Scota.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Scota, su l'oceano, o dove nacque</l>
<l>Venere prima ed ebbe Amor la cuna,</l>
<l>o nuda in fonte o 'n selva oscura e bruna</l>
<l>altra bellezza mai tanto non piacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per te non sol quetossi l'aura e giacque</l>
<l>ne l'alto letto il Po senz'ira alcuna,</l>
<l>ma dove maggior campo ha la fortuna</l>
<l>tranquillar tu potresti i venti e l'acque.</l>
</lg>
<lg>
<l>E del tuo peregrino e chiaro nome</l>
<l>par che 'l gran padre più si glorii e vanti</l>
<l>che d'altra cosa ch'ei produca intorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e piuttosto specchiar sì bei sembianti</l>
<l>e lavare ei vorria sì vaghe chiome,</l>
<l>che l'aureo crin del sole innanzi al giorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1136</head>
<argument><p>A la medesima.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quel vago raggio che lampeggia e splende</l>
<l>ne' bei vostri occhi e nel sereno aspetto</l>
<l>desta amore e timore, e l'uno affetto</l>
<l>con l'altro più temprato e dolce rende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né già superba mano in voi si stende</l>
<l>né di macchiare ardisce il casto letto,</l>
<l>ma il ferro volgeria nel proprio petto</l>
<l>quando gentile sdegno il cor v'accende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché per voi s'arma uom che sospiri e pregi</l>
<l>la vera gloria, e chi per sé la sprezza,</l>
<l>per voi la brama e 'l punge ardente sprone.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh di nova Lucrezia alma bellezza,</l>
<l>che non estingue, ma fa degni i regi</l>
<l>del cielo e di celesti alte corone!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1137</head>
<argument><p>Al signor Flaminio Delfini, romano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Cortese peregrin, mentre rimiri</l>
<l>gli abiti e i fregi vaghi e i dolci modi</l>
<l>de le belle lombarde, e fra te lodi</l>
<l>or questa or quella e forse anco sospiri,</l>
</lg>
<lg>
<l>s'alcuna volta gli occhi in lei raggiri</l>
<l>che 'l cor mi strinse con sì forti nodi</l>
<l>o se 'l canto soave unqua tant'odi,</l>
<l>chiamerai fortunati i miei desiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però che voglie giovenili e vane</l>
<l>non ebber mai più bello e caro obietto,</l>
<l>né pietà più gradille o cortesia.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel che già ne scrissi in pregio fia</l>
<l>forse per te, dove in vestire schietto</l>
<l>piacciono tanto altrui le tue romane.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1138</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Delfin, le rime che dettò d'Amore</l>
<l>gentile spirto, e quell'affetto vostro</l>
<l>ch'avete ne' sembianti a me dimostro,</l>
<l>son tai ch'io ne conforto il mio dolore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì potess'io con voi placide l'ore</l>
<l>spendere in qualche verde ombroso chiostro,</l>
<l>ché non m'alletteria di nobil ostro</l>
<l>o d'aura popolar suono o splendore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, s'avete pietà quant'io confido</l>
<l>e qual desio, m'agevolate il passo</l>
<l>al bel vostro paese almo onorato,</l>
</lg>
<lg>
<l>ov'io passi con nome oscuro e basso</l>
<l>o chiaro ed alto qual dal ciel fie dato,</l>
<l>e talor vaghi tra' bei poggi e 'l lido.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1139</head>
<argument><p>Loda il signor Flaminio Delfini, romano, il qual era ne la guerra di Fiandra, ch'accompagni l'arme con le lettere.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Delfin, tra l'ombre e le fontane e i marmi</l>
<l>non chiami Febo al Celio o 'n altro monte,</l>
<l>ma dove morte con terribil fronte</l>
<l>sì spesso vedi fra le schiere e l'armi,</l>
</lg>
<lg>
<l>e scrivi al suon d'altera tromba i carmi,</l>
<l>talché il tacito Lete e d'Acheronte,</l>
<l>che non ha guado onde si passi o ponte,</l>
<l>sprezzi il timor che suol temenza darmi:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché tal gloria acquisti ardita mano,</l>
<l>or la penna adoprando ed or la spada,</l>
<l>che nessun'altra è più sicura e certa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice te, che questa e quella strada</l>
<l>trovi da gire al cielo! Io sì lontano</l>
<l>non ho pur una a' miei desiri aperta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1140</head>
<argument><p>Ne la partita da Padova del signor Iacopo Prainer.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>"Alto cor, nobil alma e chiaro ingegno</l>
<l>portasti, e di valore e di costumi</l>
<l>celesti semi, anzi faville e lumi</l>
<l>onde s'adorni e splenda antico regno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io fui cultrice, e l'ira e 'l duro sdegno</l>
<l>svelsi come pungenti ispidi dumi,</l>
<l>tal che l'Adria e 'l Sebeto e 'l re de' fiumi</l>
<l>altrui non giudicò d'onor più degno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or da' tuoi cari studi e dal mio seno,</l>
<l>Iacopo, adorno parti, e mai cotanto</l>
<l>per nobil peregrino io non mi dolsi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché se fior odorai, frutto non colsi."</l>
<l>Padova così pianse; e del suo pianto</l>
<l>spera farsi più bello e l'Istro e 'l Reno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1141</head>
<argument><p>Ai signori baroni Filippo e Federico Sigismondo e Iacomo Prainer.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Non invidi Germania e l'alto impero</l>
<l>gli Orazi a Roma od a l'avversa parte</l>
<l>quelli onde giudicò Fortuna e Marte,</l>
<l>bench'il più fortunato è 'l più severo;</l>
</lg>
<lg>
<l>né di simil battaglia esempio fero,</l>
<l>scritta per altra penna in altre carte:</l>
<l>voi né caso né rischio unqua diparte</l>
<l>e cede al vostro onor l'antico Ibero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché sembrate voi (né dirlo io temo)</l>
<l>Gerione, che giunge Amore istesso,</l>
<l>nobil mostro a cui pari altri non vide;</l>
</lg>
<lg>
<l>e per rapire il primo o ver l'estremo</l>
<l>preda troppo gentil farebbe Alcide,</l>
<l>e v'orneria de le sue spoglie appresso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1142</head>
<argument><p>A gli stessi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O tre lumi di grazia e di valore,</l>
<l>che fate illustri di Aquilone i regni</l>
<l>più che l'Orse del ciel, lucenti segni</l>
<l>a' naviganti in tempestoso orrore,</l>
</lg>
<lg>
<l>d'amicizia fedel, di casto amore</l>
<l>voi siete preziosi e cari pegni</l>
<l>a l'Italia, e soggetto a gli alti ingegni</l>
<l>di gloria degno e d'immortale onore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che più creder poteane il padre vostro,</l>
<l>o in qual altro mostrar sì vivo esempio</l>
<l>valore e cortesia l'uom saggio e forte?</l>
</lg>
<lg>
<l>Io tre volte con penne e con inchiostro</l>
<l>bramo d'eternità sacrarvi al tempio</l>
<l>e tre volte per voi vincer la morte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1143</head>
<argument><p>Loda il clarissimo signor Piero Barbarigo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre s'adorna in voi l'anima vostra</l>
<l>di valore e d'antichi alti costumi</l>
<l>e dentro par che tutta indi s'allumi,</l>
<l>le pure forme non rivela o mostra;</l>
</lg>
<lg>
<l>né tante luci ha la stellante chiostra,</l>
<l>o tante gemme il mar, la terra e i fiumi,</l>
<l>quanti ella ha bei tesori e vaghi lumi;</l>
<l>e la sua pompa è senza invidia nostra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se cela virtù, beltà risplende;</l>
<l>e quinci in noi si desta il pensier vago</l>
<l>a mirar cose ch'a gran pena intende;</l>
</lg>
<lg>
<l>né fu mai prima sì contento o pago</l>
<l>in ricercar quel che si merca o vende</l>
<l>o d'una in altra ogni celeste imago.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1144</head>
<argument><p>Al signor conte Annibale Pepoli.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Roma serrò già con gli armati figli</l>
<l>il passo ad Annibal, ch'a te s'aperse,</l>
<l>e l'odio antico in novo amor converse</l>
<l>e 'n pompe e 'n lieti giuochi ire e perigli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, se que' campi e i monti ancor vermigli</l>
<l>fusser di latin sangue onde li sperse</l>
<l>barbara spada, a le fortune avverse</l>
<l>chiameria te, che 'l suo miglior somigli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu d'animo roman, tu d'alto ingegno,</l>
<l>tu di stirpe gentil felice germe</l>
<l>fioriti in lei sin da l'etate acerba;</l>
</lg>
<lg>
<l>e maggior premio a chi d'onore è degno</l>
<l>e s'arma di valor di ferro inerme,</l>
<l>del Campidoglio il Vatican riserba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1145</head>
<argument><p>Al signor Giambattista Ghilino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non per sorti o per sogni o per incanti</l>
<l>tu prevedi il futuro e ne 'l predici,</l>
<l>né perché manchi sian corvi o cornici</l>
<l>o destri ne' lor voli e ne' lor canti;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma sai de' lumi in ciel fissi ed erranti</l>
<l>quai siano avversi aspetti e quali amici,</l>
<l>e loro effetti prosperi o 'nfelici</l>
<l>veder da lunge a gran ragion ti vanti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alto e raro saver! ma se la nostra</l>
<l>mente libera fece il Padre eterno,</l>
<l>né segue i moti di celesti spere,</l>
</lg>
<lg>
<l>perch'a me sempre più contrarie e fere</l>
<l>portino l'un peggior de l'altro verno,</l>
<l>com'io ne schivi oltraggio or ne dimostra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1146</head>
<argument><p>Al signor Ercole Cortile, ambasciatore del serenissimo signor duca di Ferrara appresso il serenissimo granduca di Toscana, lodando l'uno e l'altro.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ercole, quanto gira il sole intorno</l>
<l>più magnanimi duci unqua non vide</l>
<l>che 'l figlio del gran Cosmo e quel d'Alcide,</l>
<l>ond'è l'Italia e 'l secol nostro adorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né 'l sinistro del mare o 'l destro corno,</l>
<l>né 'l monte che la cinge o la divide</l>
<l>par che più l'assicuri o più l'affide,</l>
<l>né più l'illustri il portator del giorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né muro novo né tesoro antico</l>
<l>l'è difesa maggior che questo o quello</l>
<l>petto reale e sprezzator di morte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice te, che l'uno e l'altro amico</l>
<l>rendi, e puoi nodo a l'alme ordir sì bello</l>
<l>com'elle sono e così degno e forte!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1147</head>
<argument><p>Al signor Giovan Carlo Sforzosi <add resp="ed">nelle sue nozze</add>.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Giancarlo, amasti, or ami e godi insieme</l>
<l>ché la tua fede ha seco il premio e 'l merto;</l>
<l>e di quel che servendo hai già sofferto</l>
<l>raccogli i frutti ove spargesti il seme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Corso un gran campo d'amorosa speme,</l>
<l>poggiato un colle faticoso ed erto,</l>
<l>solcato un mar di mille affanni incerto,</l>
<l>tocchi le mete de l'amore estreme.</l>
</lg>
<lg>
<l>De gli umani piaceri al sommo ascendi,</l>
<l>giungi in porto di pace in cui si posa,</l>
<l>non solo si gioisce, e lieto il prendi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così te 'n vivi; e di beltà nascosa</l>
<l>un perpetuo desio d'amare accendi,</l>
<l>e la tua vita è la tua bella sposa.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1148</head>
<argument><p>Al signor conte Ercole Tassoni.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se al valor che mostrasti in più verdi anni,</l>
<l>a la gloria de gli avi, i quai spiegaro</l>
<l>l'aquila bianca e 'nsieme al ciel volaro</l>
<l>ché ne presta virtù le piume e i vanni,</l>
</lg>
<lg>
<l>a lo splendor del padre, i nostri affanni</l>
<l>tenebre asperger ponno e 'l pianto amaro,</l>
<l>non ti mostrar del tuo soccorso avaro,</l>
<l>né di pietà fra le mie pene e i danni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se ti nomasti da l'invitto Alcide,</l>
<l>l'opre simiglia: ecco gigante ed angue</l>
<l>sorto in Cocito, e non in Flegra 'n Lerna;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mentre l'un minaccia e l'altro ancide,</l>
<l>se 'n me de' colpi la memoria or langue</l>
<l>tu i nostri scritti e 'l tuo bel nome eterna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1149</head>
<argument><p>Al signor B<add resp="ed">attista</add> G<add resp="ed">uarini</add>, che colui il quale vuol metter pace fra gli altri, dee prima pacificar se stesso.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Chi giunge illustri eroi con viva pace</l>
<l>pacifichi se stesso, e nel suo petto</l>
<l>faccia lo sdegno a la ragion soggetto</l>
<l>e tutto ciò che ne lusinga e piace;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, qual placido lago o mar che giace</l>
<l>senza alcun'onda nel profondo letto,</l>
<l>nel cor tranquilli questo e quello affetto,</l>
<l>o come il cielo allor ch'ogni aura tace.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma non s'accheta la tempesta interna</l>
<l>per senno umano, e la serena e sgombra</l>
<l>sol chi ce 'l diede, ov'ei risplenda e spiri:</l>
</lg>
<lg>
<l>egli ci queti e scorga a pace eterna</l>
<l>con la sua vista, perché 'n terra il miri</l>
<l>o ne lo specchio o in nube imago od ombra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1150</head>
<argument><p>In morte del signor Orazio Zanchini.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Orazio è morto, e di bellezza il fiore,</l>
<l>d'arte e d'ingegno e di gentil costume;</l>
<l>né quel che si vestio di bianche piume,</l>
<l>né Fetonte ha dal Po sì mesto onore:</l>
</lg>
<lg>
<l>perch'in voce di pianto e di dolore</l>
<l>conversa è l'armonia sul tosco fiume,</l>
<l>e 'n tenebre rivolto il chiaro lume,</l>
<l>e di quadrella è disarmato Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E sovra la sua bianca e fredda pietra</l>
<l>gigli, narcisi ed amaranti e rose</l>
<l>non cessa di versar d'aurea faretra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ahi! tramontare i soli e tornar ponno,</l>
<l>ma s'una breve luce a noi s'ascose</l>
<l>dormiam di notte oscura eterno sonno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1151</head>
<argument><p>In morte del signor Antonio Gaddino, gentiluomo veronese, il quale fu ucciso da un ministro della giustizia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Giusta non già, ma ingiuriosa mano,</l>
<l>come fosti crudele a sì gran torto</l>
<l>al buon Gaddin, che su 'l fiorire è morto,</l>
<l>ricco di quel che piace al senso umano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur, mentre visse, risuonò lontano</l>
<l>il chiaro nome da l'occaso a l'orto;</l>
<l>e 'l primo volo a lato a questo è corto,</l>
<l>ché non sol passa Gade e l'oceano,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma le stelle sorvola e varca tutti</l>
<l>i confini del mondo, e poi s'asside,</l>
<l>dove è divina ed infallibil legge;</l>
</lg>
<lg>
<l>dove d'altri tesori e d'altri frutti</l>
<l>si gode, e del suo velo ancor sorride</l>
<l>e sospira l'error di chi ci regge.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1152</head>
<argument><p>Chiede ai signori accademici Svegliati da Piacenza, se li abbi desti amore o desio d'onore, o l'uno e l'altro insieme.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Svegliati, e chi vi sveglia? Amor, che desta</l>
<l>ad altro suono altrui ch'a quel di squille,</l>
<l>quando escono i sospiri a mille a mille</l>
<l>e dentro freme torbida tempesta?</l>
</lg>
<lg>
<l>o pur cura d'onore? o quello o questa</l>
<l>giunge nel vostro cor le sue faville,</l>
<l>ond'arse in duro campo il fero Achille,</l>
<l>e 'l suo fedel ne l'alta impresa onesta?</l>
</lg>
<lg>
<l>Né se n'accende sol guerriero spirto,</l>
<l>ma l'uom di pace e di riposo amico</l>
<l>che non pensa di palme o di corone</l>
</lg>
<lg>
<l>se non di lauro, o d'altro premio antico</l>
<l>di dotta fronte; e un fiume, un faggio, un mirto</l>
<l>dal volgo il parte e quasi in cielo il pone.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1153</head>
<argument><p>A la signora duchessa di Ferrara, ne la dedicazione de le "Vite de le donne illustri": fatto ad istanza di un amico.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mai più belle virtù non furo accolte</l>
<l>per fama eterna d'immortal vittoria</l>
<l>di queste antiche, ond'a la nova istoria</l>
<l>le dotte prose or sono adorne e colte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tutte morte parean, tutte sepolte</l>
<l>pur dianzi, ed adombrarsi ogni memoria:</l>
<l>or son tratte di tomba in viva gloria</l>
<l>e d'ombra oscura in cui giaceano involte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui s'arma contra Amore, e qui s'accampa</l>
<l>in contra Morte, e 'n contra gli anni e i lustri:</l>
<l>questi sono trofei, queste son palme.</l>
</lg>
<lg>
<l>E Margherita con le nobili alme</l>
<l>trionfa lieta, e fra le donne illustri,</l>
<l>quasi fenice, al sommo sole avvampa.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1154</head>
<argument><p>Loda il signor Bernardino Pino scrittor di commedie.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Pino, il vostro leggiadro e vago stile</l>
<l>ha fatta in guisa la commedia adorna,</l>
<l>che fra duci ed eroi talor soggiorna</l>
<l>lunge dal riso de la plebe umile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Arde e fiammeggia in lei sdegno gentile,</l>
<l>e pur bella vergogna in lei s'adorna;</l>
<l>e casto amor s'accende, e 'n lei si scorna</l>
<l>avaro cor talvolta e scherne il vile.</l>
</lg>
<lg>
<l>E veggendosi tal ch'ella somiglia</l>
<l>l'alta sorella, ha certo il socco a sdegno</l>
<l>e 'l coturno da voi prender vorrebbe.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dice: "Io già non feci il Pino indegno,</l>
<l>ma gloria nei teatri ei già m'accrebbe</l>
<l>ed or move pietate or maraviglia".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1155</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre Iacopo Bordoni</add>.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel primo vero il qual riluce in parte</l>
<l>ove non va ragione ove no 'l vede</l>
<l>occhio mortal, ma l'animosa fede,</l>
<l>cerco hai, Bordon, ne le veraci carte;</l>
</lg>
<lg>
<l>e poscia tutto quello a parte a parte,</l>
<l>che di là donde viene ascende e riede,</l>
<l>e la pena de l'alme e la mercede</l>
<l>che Dio con giusta lance a te comparte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or di saper già ricco in fra' più degni</l>
<l>hai doppio onor da nobil mano amica</l>
<l>e gli alti tuoi desiri insieme adempi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e i cor devoti illustri e i sacri ingegni,</l>
<l>giovine ancor ne la cittade antica</l>
<l>fra quelle dotte scuole e i sacri tempi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1156</head>
<argument><p>Al signor dottor Certaldo, che ha scritto de l'Indulgenze.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel c'ha le chiavi ond'apre il cielo e serra</l>
<l>de' suoi tesori altrui fa larga parte,</l>
<l>e dove è pura fede ivi comparte</l>
<l>spesso le grazie co' suoi doni in terra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la tua penna, a chi per lui s'atterra,</l>
<l>rende l'alte cagioni a parte a parte,</l>
<l>e mentre le raccoglie in nuove carte</l>
<l>un'altra volta quasi il ciel disserra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dal Padre eterno de' celesti lumi</l>
<l>prende il gran dono il donator secondo,</l>
<l>e tu col puro stil così l'adorni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sparga qui de' suoi fonti i sacri fiumi,</l>
<l>mentre egli regge in Vaticano il mondo,</l>
<l>la felice eloquenza a' lieti giorni.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1157</head>
<argument><p>Loda il signor Luigi Camoens, il quale ha scritto un poema in lingua spagnuola de' viaggi del Vasco.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vasco, le cui felici, ardite antenne</l>
<l>incontra al sol che ne riporta il giorno</l>
<l>spiegar le vele e fer colà ritorno</l>
<l>ov'egli par che di cadere accenne,</l>
</lg>
<lg>
<l>non più di te per aspro mar sostenne</l>
<l>quel che fece al Ciclope oltraggio e scorno</l>
<l>né chi turbò d'Arpie nel suo soggiorno,</l>
<l>né diè più bel subietto a colte penne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or quella del colto e buon Luigi</l>
<l>tant'oltre stende il glorioso volo,</l>
<l>ch'i tuoi spalmati legni andar men lunge:</l>
</lg>
<lg>
<l>ond'a quelli a cui s'alza il nostro polo</l>
<l>ed a chi ferma in contra i suoi vestigi</l>
<l>per lui del corso tuo la fama aggiunge.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1158</head>
<argument><p>Al signor Giustiniano Masdoni. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Amor col raggio di beltà s'accende</l>
<l>che si sparge in colori e 'n voce spiega,</l>
<l>e s'or promette bella donna or nega,</l>
<l>vigor da speme e da timor ei prende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Siede nel cor quasi in sua reggia e splende</l>
<l>ne gli occhi, e là ci spinge ove ci piega</l>
<l>natura; e s'uomo a lui fa voti e 'l prega</l>
<l>come suo dio, soverchio onor gli rende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, se pur cerchi al viver tuo sostegno,</l>
<l>prendilo da Ragion, che contra Amore,</l>
<l>quasi contra nemico, armata viene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella corregga ogni tuo vano errore;</l>
<l>e s'armi seco un suo guerriero Sdegno</l>
<l>che 'l penoso tuo cor tragga di pene.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1159</head>
<argument><p>Al signor Giustiniano Masdoni, mentre attendeva a lo studio di leggi in Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quando si desta e su le dure incudi</l>
<l>batte notturno fabro elmo o lorica</l>
<l>e torna al subbio povera e pudica</l>
<l>madre ch'i cari figli ha mezzo ignudi,</l>
</lg>
<lg>
<l>Giustinian, tu riedi a' chiari studi</l>
<l>pronto e vago d'onore e di fatica;</l>
<l>e su le leggi che diè Roma antica</l>
<l>geli, ed a' caldi giorni anco vi sudi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E la giusta ragion ch'i torti emenda</l>
<l>ed a ciascun rende il suo dritto impare</l>
<l>da' severi de' saggi e colti detti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né perch'altri misuri il cielo e 'l mare</l>
<l>e de' lor moti le cagioni intenda,</l>
<l>par che più se n'avanzi o se 'n diletti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1160</head>
<argument><p>Al signor Filippo Massini. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Filippo, non sol te l'invidia tinge</l>
<l>e la pietà dov'io sospiri e cante,</l>
<l>ché la nostra virtù ritrova amante</l>
<l>sempre e nemico ovunque il ciel ne cinge;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma l'affetto miglior che 'l core stringe,</l>
<l>s'odi le pene mie sì gravi e tante</l>
<l>e lievi sol quando da te son piante,</l>
<l>perché l'altro men buono indi non spinge,</l>
</lg>
<lg>
<l>forse degno è di laude, e l'una tromba</l>
<l>l'altra invita sovente; e tu, che tolto</l>
<l>hai pio regno d'amici a signor empio,</l>
</lg>
<lg>
<l>cantar potresti; e quando tu sepolto</l>
<l>te 'n giaccia ed io, ma forse in altra tomba,</l>
<l>saremo al mondo non vulgare esempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1161</head>
<argument><p>Replica ad una replica del signor Filippo Massini.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Nobile invidia, ch'orna allor che tinge,</l>
<l>io non incolpo in uom che pianga e cante</l>
<l>valore oppresso e se ne mostri amante</l>
<l>con pietà vera, ov'altri il preme e cinge;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se tale è la tua, Massin, chi stringe</l>
<l>in dir breve tua lode? io fra le tante</l>
<l>mie pene acerbe e sospirate e piante,</l>
<l>non posso allor che 'l mio desio mi spinge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso! e quella che chiami altera tromba,</l>
<l>è muta non ch'umile, e le ha già tolto</l>
<l>il primiero suo pregio il destino empio,</l>
</lg>
<lg>
<l>se c'è destino; e 'l nome altrui sepolto</l>
<l>in van cercherei trar d'oscura tomba;</l>
<l>ma 'l tuo per sé d'onor fia chiaro esempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1162</head>
<argument><p>Al signor Filippo Massini. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Io già piansi e cantai le fiamme ardenti</l>
<l>e la mia sorte, ed or la piango e canto,</l>
<l>e rado vidi al mio languir cotanto</l>
<l>pietosi diventar gli occhi piangenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E più che strali rapidi e correnti</l>
<l>gli anni del viver mio fuggono intanto,</l>
<l>e si dissolve questo fragil manto</l>
<l>perch'io gloria cercare omai paventi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né meco averla puoi, s'a te ne cale,</l>
<l>ma fra le dotte scole in cui vittoria</l>
<l>s'ha contra la Fortuna e contra Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'io pur caggio quando il cor m'assale,</l>
<l>Massin, tu ne conserva alta memoria,</l>
<l>ch'alcuno ebbe cadendo eterno onore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1163</head>
<argument><p>Al signor Filippo Alberti. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fu giovenil ma glorioso ardire</l>
<l>quel di colui che fulminato giacque</l>
<l>nel re de' fiumi, e, s'in te simil nacque,</l>
<l>biasimo non merta il tuo novel desire.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma s'avverrà che teco il ciel s'adire</l>
<l>sì che tu caggia estinto in mezzo a l'acque,</l>
<l>dirassi almen ch'alta beltà ti piacque</l>
<l>per cui sperasti sovra lui salire.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse chi d'agguagliarsi al sol presume,</l>
<l>che si fa de' be' rai corona e manto,</l>
<l>non sdegnerà che tu canti il suo lume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io già non posso per virtù d'incanto</l>
<l>far ch'ella il vago cor non ti consume,</l>
<l>ma ben placarla ambo possiam col pianto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1164</head>
<argument><p>Al signor Flaminio Cattabeni.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come da tronco pino o tronco faggio</l>
<l>ombra non può cadere in selva o 'n monte,</l>
<l>né fosco rivo uscir di asciutto fonte</l>
<l>né da spenta facella ardente raggio,</l>
</lg>
<lg>
<l>così gloria da me: ch'alto viaggio</l>
<l>segnar tentando simigliai Fetonte;</l>
<l>né i versi, né le rime ho così pronte</l>
<l>ch'io sgombri di fortuna il grave oltraggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non ricercarla dunque onde non esce,</l>
<l>ma ricercala in te, che viva fiamma</l>
<l>sei del valor che armò Tessaglia ed Argo;</l>
</lg>
<lg>
<l>o da quel sol, che sol di lui c'infiamma,</l>
<l>dal tuo signore e mio, ch'è mar sì largo</l>
<l>cui biasmo nulla scema o laude accresce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1165</head>
<argument><p>Risposta al signor Enea Baldesco.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Valor terreno è da celeste forza</l>
<l>vinto, Baldesco, ov'ei d'opporsi tente:</l>
<l>onde più sempre indebolir si sente</l>
<l>lo mio, cui forse il ciel affligge e sforza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur non è spento ancora e pur si sforza</l>
<l>di separarmi da la ignobil gente;</l>
<l>e, s'uom mi pone in schiera, ei si risente,</l>
<l>e fero sdegno lui cresce e rinforza.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quella luce, che gran tempo ascosa</l>
<l>mi fu, par che l'affetto anco mi copra,</l>
<l>pur è grazia di lei s'ei spera ed osa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se farà giammai laudabil opra,</l>
<l>s'ascriva a chi me 'l diede, in cui sol posa</l>
<l>può l'alma aver ch'indarno ora s'adopra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1166</head>
<argument><p>Risposta a messer Ciro Spontone.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Fabbricator notturno</l>
<l>di speranze e di sogni,</l>
<l>non so quel ch'io mi cerchi o pure agogni.</l>
<l>Ma, s'a' raggi talor di luce vera</l>
<l>si dilegua Parnaso,</l>
<l>e con Perseo Pegaso</l>
<l>ch'aperse altrui col piede il chiaro fonte,</l>
<l>e Sfinge e la Chimera,</l>
<l>e con Edippo ancor Bellorofonte,</l>
<l>veggio in altra montagna un vivo Lauro</l>
<l>splender in guisa di piropo e d'auro.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1167</head>
<argument><p>Risposta al signor Anton Maria Bardi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Che lece a me, cui son le vie precise</l>
<l>di Parnaso e d'Olimpo, ove salite?</l>
<l>E veggio il varco, che per fama udite,</l>
<l>d'ir ne l'inferno col figliuol d'Anchise,</l>
</lg>
<lg>
<l>ove Teseo infelice ancor s'assise</l>
<l>e sempre sederà: così punite</l>
<l>son l'opre audaci. E voi di farmi ardite</l>
<l>duce di quei cui tanto il ciel commise</l>
</lg>
<lg>
<l>per disegnar sovra il signor di Delo</l>
<l>tra l'altre fere un <emph>Tasso</emph>, allor che assonno</l>
<l>nel gran Centauro ov'ha 'l suo albergo Omero,</l>
</lg>
<lg>
<l>o come Egitto un cane, e farlo donno</l>
<l>e divo? Ma, s'io giaccio, e non ve 'l celo,</l>
<l>siate l'esempio voi ch'i' non lo spero.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1168</head>
<argument><p>Al signor <add resp="ed">Paolo</add> Contugo. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Contugo, Morte a Marte ora non toglie</l>
<l>il suo splendor; ma come eterno fregio</l>
<l>egli il trasporta pur di pregio in pregio</l>
<l>nel quinto giro ove i più forti accoglie,</l>
</lg>
<lg>
<l>e dove son le trionfali spoglie</l>
<l>che tolse in guerra il cavaliero egregio;</l>
<l>quell'altre ch'avvolgean l'animo regio,</l>
<l>Natura, che le fa, divide e scioglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tra l'insegne al vento sparse e l'armi</l>
<l>la Fama vola, e nel suo canto espresse</l>
<l>l'imprese illustri ascolta Ibero e Gange.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque il mio pianto intempestivo or parmi</l>
<l>quando son tante lodi a lui concesse</l>
<l>dovunque a' vasti lidi il mar si frange.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1169</head>
<argument><p>Risposta al signor Camillo Camilli.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cortese donna che l'amante accoglie</l>
<l>non ha maggior desio né maggior cura</l>
<l>che di piacergli, e, s'egli a lei si fura,</l>
<l>spesso il core e la vita ancor le toglie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però quando la tua l'amare doglie</l>
<l>ti narra dolcemente e t'assicura,</l>
<l>non ricordar se fu gelata e dura</l>
<l>mentre celasti l'amorose voglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma da' suoi merti il tuo parlar cominci</l>
<l>in umil voce, in ch'io la lingua snodo</l>
<l>e spererei d'intenerire i marmi,</l>
</lg>
<lg>
<l>se vergogna o timore or quindi or quinci</l>
<l>non le avvolgesse intorno un forte nodo,</l>
<l>per cui di riverenza avvien ch'io m'armi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1170</head>
<argument><p>Loda la signora Livia contessa D'Arco, assomigliandola a l'arco celeste.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Umida nube se dispiega e stende</l>
<l>l'<emph>arco</emph> celeste a' novi raggi adorno,</l>
<l>già vinto il sol che riconduce il giorno,</l>
<l>nel cielo oscuro un bel trofeo sospende;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma 'l tuo leggiadro manto or più risplende,</l>
<l>vergine casta, e ti circonda intorno,</l>
<l>e vittoria più bella al suo ritorno</l>
<l>tu n'hai sovente e quando al mar discende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né sì turbato e di color fallaci</l>
<l>orna le spoglie tue che poi vagheggia,</l>
<l>né con mentite forme inganni e piaci;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma vera è la bellezza; e chi pareggia</l>
<l>dolce sereno e sì tranquille paci,</l>
<l>o nube agguaglia ad amorosa reggia?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1171</head>
<argument><p><add resp="ed">A la medesima.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Ha l'arco onde le nubi orna e colora</l>
<l>il biondo Apollo, e l'arco ha la sorella</l>
<l>per cui l'oscura notte appar più bella,</l>
<l>e l'arco ha 'l figlio di Ciprigna ancora;</l>
</lg>
<lg>
<l>e l'<emph>arco</emph> ha Margherita, onde innamora</l>
<l>ogni alma fera e di pietà rubella;</l>
<l>e i dolci sguardi son le sue quadrella</l>
<l>e le parole onde virtù s'onora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual Dedalo, divin mirabil <emph>arco</emph>,</l>
<l>ti fece tal che sol da te saetti</l>
<l>in guisa ch'altri ne gioisca e pera?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi non brama di cadere al varco,</l>
<l>colto da la tua vista e da' tuoi detti,</l>
<l>mentre tu sei di così bella arciera?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1172</head>
<argument><p>Loda la signora Livia D'Arco, dama de la serenissima signora duchessa di Ferrara, e la prega che gli sia messaggiera di pace.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Come pittor non ben colora in carte</l>
<l>i colori che 'l sol confonde in cielo</l>
<l>di vaga nube nel leggiadro velo</l>
<l>quando ei più s'alza o quando viene o parte,</l>
</lg>
<lg>
<l>così que' che natura in te comparte,</l>
<l>o nobile <emph>Arco</emph>, a cui non copro o celo</l>
<l>l'infermo fianco mentre avvampo e gelo,</l>
<l>ritrar non può l'ardito stile e l'arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>O nova Iride mia, ch'a me ti mostri</l>
<l>fra le mie nubi lagrimose, e vieni</l>
<l>qual messaggiera di più bella diva,</l>
</lg>
<lg>
<l>reca pace e non guerra e i dì sereni,</l>
<l>acciò che ne' frondosi e vaghi chiostri,</l>
<l>se non felice, riposato io viva.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1173</head>
<argument><p>Loda gli occhi e i denti de la signora Livia D'Arco, dama de la serenissima signora duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>È bello tutto ciò che sì vi rende</l>
<l>cara a la nostra vista e vi colora</l>
<l>per opra di natura e 'l volto infiora,</l>
<l>sì che l'arte vi perde e 'n van contende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tutto ciò ch'invaghisce e 'n voi risplende,</l>
<l>tutto ch'abbaglia e quasi in voi s'adora,</l>
<l>come Venere in cielo o vaga Aurora,</l>
<l>o come sol ch'a mezzo giorno ascende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma gli occhi e i denti le più care e belle</l>
<l>sono de l'altre parti, e ben conviensi,</l>
<l>perch'indi Amor traluce e fa ritorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>indi trionfa de gli umani sensi;</l>
<l>e fra guardi e sospiri a l'auree stelle</l>
<l>l'animo segue il suo trionfo adorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1174</head>
<argument><p>Loda la dolcezza de gli sguardi e de le parole de la signora Livia D'Arco, dama de la serenissima signora duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>Quando scioglie la lingua e 'nsieme gira</l>
<l>la bella donna mia gli occhi lucenti</l>
<l>con dolci sguardi e con soavi accenti,</l>
<l>quinci lampeggia Amore e quindi spira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né sì come talvolta egli s'adira</l>
<l>dando a' fidi seguaci aspri tormenti,</l>
<l>ma con sembianze placide e ridenti</l>
<l>fanciullo il veggio senza sdegno ed ira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né mai tra gli Amoretti e 'l Riso e 'l Gioco</l>
<l>nel grembo di sua madre alcun il vide</l>
<l>sì lieto e bello, come in questo loco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor dov'egli incende e dove ancide</l>
<l>Amor vero non è, ma fiamma e foco:</l>
<l>Amore è qui dove egli scherza e ride.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1175</head>
<argument><p><add resp="ed">A la medesima.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>6</head>
<l>Livia legando i fiori</l>
<l>allor che son più nudi e freddi i rami,</l>
<l>mi fece parte de' suoi verdi stami,</l>
<l>quasi volesse dir: "Questo ch'avanza</l>
<l>prendi per la speranza".</l>
<l>Ma che debbo sperar, s'ho più diletto</l>
<l>quanto il nodo è più stretto?</l>
<l>Non già ch'altri mi sciolga,</l>
<l>ma che lei mio parimente involga.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1176</head>
<argument><p><add resp="ed">A la medesima.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>7</head>
<l>Quando Livia mi parla, anzi ragiona</l>
<l>Amor con la sua lingua,</l>
<l>non è chi ben distingua</l>
<l>i dolci detti e i vaghi scherzi e cari</l>
<l>ne le sue parolette accorte e liete;</l>
<l>e dentro a lei vuol che legato impari,</l>
<l>che quella ch'annodò la madre ignuda</l>
<l>fu men bella e più cruda.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1177</head>
<argument><p><add resp="ed">A la medesima?</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>8</head>
<l>Che soave rapina</l>
<l>fu quella del mio core</l>
<l>a l'armonia divina,</l>
<l>mentre sciogliea sì vaghi spirti Amore!</l>
<l>Onde fra me dicea da me diviso:</l>
<l>"Se questo è il paradiso,</l>
<l>più dolci che ne l'acque e fra l'arene</l>
<l>in ciel son le sirene!"</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1178</head>
<argument><p>A la signora Tarquinia Molza.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Donna ben degna che per voi si cinga</l>
<l>la gloriosa spada e corra in giostra</l>
<l>il grande Alfonso, e s'altri a prova giostra</l>
<l>e de' vostri color le piume ei tinga,</l>
</lg>
<lg>
<l>non fia ch'a più begli occhi adorni e pinga</l>
<l>l'arme, dove i pensieri accenna e mostra;</l>
<l>né da più bella man che da la vostra</l>
<l>prenda bel dono e 'n ballo indi la stringa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né ricevere altronde egli potrebbe</l>
<l>gloria maggior, perché ghirlande e fregi</l>
<l>sapete ordir non sol d'argento e d'oro,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma celebrar con dotto stile i pregi:</l>
<l>sì che per altro mai tanto non crebbe</l>
<l>fama immortal di trionfale alloro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1179</head>
<argument><p>Loda la signora Tarquinia Molza che con la divinità del suo intelletto conosca quello che non s'impara da maestri.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>L'alto vostro sapere in dotte carte</l>
<l>non apprendesti d'uom lodato e saggio,</l>
<l>in cui del vero appena un picciol raggio</l>
<l>luce talvolta e ne l'adombra in parte;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma sù nel ciel, sovra Ciprigna e Marte</l>
<l>e gli altri che fan torto il suo viaggio,</l>
<l>dritto volando; e, se vi seguo, io caggio</l>
<l>con l'ale de l'ingegno a terra sparte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel che di là sù portate scritto</l>
<l>ne gli occhi e ne la fronte, alma pudica</l>
<l>in lettre di pietà rimira e legge,</l>
</lg>
<lg>
<l>e se 'n fa dolce ed amorosa legge;</l>
<l>ed ogni forma o maraviglia antica</l>
<l>men pregia ch'onorò Grecia ed Egitto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1180</head>
<argument><p><add resp="ed">A la medesima.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Mostra la verde terra</l>
<l>le candide viole</l>
<l>e i suoi raggi purpurei 'l vago sole;</l>
<l>voi mostrate per segno</l>
<l>de la vostra beltà, del chiaro ingegno</l>
<l>e del pensier sublime</l>
<l>le vostre colte rime;</l>
<l>e mentre fate verdeggiar gli allori</l>
<l>tutti i versi son lumi e tutti fiori.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1181</head>
<argument><p>Madrigale in lode de la signora Isabella Guarini Sozza.</p></argument>
<lg type="madrigale">
<head>1</head>
<l>Quando Sozza divenne</l>
<l>questa gentile e candida Isabella,</l>
<l>non diventò men bella,</l>
<l>ma fece bello il Sozzo; il qual per lei</l>
<l>s'agguaglia con gli dei,</l>
<l>e non invidia al suo canuto sposo</l>
<l>la vaga Aurora che 'l fa sì geloso.</l>
<l>Chi vide mai miracolo maggiore</l>
<l>che beltà Sozza far beato un core?</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1182</head>
<argument><p>Loda la signora <add resp="ed">Isabella Guarini</add> Sozza.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>La bellezza ch'in ciel fra l'auree stelle</l>
<l>alberga e nacque fra l'eterne menti</l>
<l>sparse i vostri occhi ancor di raggi ardenti</l>
<l>e nel foco accendea quest'alme e quelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or mentre luci sì leggiadre e belle</l>
<l>facean l'alme gioir ne' suoi tormenti,</l>
<l>e del virgineo suono i vaghi accenti</l>
<l>tutte addolcir le voci e le favelle,</l>
</lg>
<lg>
<l>o sia sdegnoso Amor ch'altri vi nome</l>
<l>col suo contrario, o pur celarlo ei voglia</l>
<l>come scorza tra scorza a gli occhi nostri,</l>
</lg>
<lg>
<l>per gelosia v'aggiunse il Sozzo nome,</l>
<l>che quasi a dolce frutto è rozza spoglia</l>
<l>o vel d'imago che talor si mostri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1183</head>
<argument><p>A la signora Elena Miroglia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Non fu sì chiara per le fiamme ardenti,</l>
<l>ond'arse Troia e incenerissi al fine,</l>
<l>la bella Greca, che 'l dorato crine</l>
<l>troncò da poi con dolci alti lamenti,</l>
</lg>
<lg>
<l>come voi per le vostre; e i vostri accenti</l>
<l>fecer pietose in ciel l'alme divine</l>
<l>quando lasciò l'erranti e peregrine</l>
<l>quella ch'or gode fra l'eterne menti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né per fuggir dal vostro sposo eletto</l>
<l>varcaste lidi o tempestosi mari,</l>
<l>né sete voi cagion di fera guerra,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma d'alma pace; e quanto intenso affetto</l>
<l>v'innalzerà fra' tempi e fra gli altari</l>
<l>tanto ei sol resta abbandonato in terra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1184</head>
<argument><p>A la medesima.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Il nome ch'illustrò la fama antica</l>
<l>di quella onde s'armò Troia e Micene,</l>
<l>che tanto Europa e Roma in pregio tiene</l>
<l>per l'altra d'onestà di Cristo amica,</l>
</lg>
<lg>
<l>a voi, donna sì bella e sì pudica,</l>
<l>ch'onorate Germania, or si conviene;</l>
<l>e che si stenda oltra le negre arene</l>
<l>e l'onde rosse ne la terra aprica.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né già, come la prima, o sguardo o riso</l>
<l>seguir vi piace di leggiadri amanti,</l>
<l>ma la Croce adorar con la seconda</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella in terra trovolla e in Paradiso</l>
<l>seco or trionfa; e voi sì spesso innanti</l>
<l>e l'avete nel sen che il pianto inonda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1185</head>
<argument><p>A la signora Sabina Benlei.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sabina, in cui s'onora il nome prisco,</l>
<l>chi fu più degna d'esser mai rapita</l>
<l>per la beltà ch'a sospirar c'invita</l>
<l>e presa prende come augello al visco?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quello che in voi lodo e riverisco</l>
<l>e fuor traluce d'alma al ciel gradita</l>
<l>pon freno a lingua non ch'a mano ardita,</l>
<l>tal ch'io di ragionarne a pena ardisco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né vaga sete voi di raro carme,</l>
<l>né rapina d'Italia, onde si degni</l>
<l>la gran Germania e 'l popol suo guerriero,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma suo pregiato dono, e 'n mezzo a l'arme</l>
<l>placar potria per voi gli strani regni</l>
<l>la nova donna de l'antico impero.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1186</head>
<argument><p>A la signora contessa <add resp="ed">Beatrice</add> di Lodrone.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Donna gentil, che 'l tuo principio avesti</l>
<l>dov'è quel di Germania e giunge insieme</l>
<l>la bella Italia le sue parti estreme,</l>
<l>e quinci e quindi alto valor traesti</l>
</lg>
<lg>
<l>e gran beltà, per cui s'infiammi e desti</l>
<l>amore e gioia inusitata e speme,</l>
<l>che 'l nostro sangue e 'l peregrino seme</l>
<l>que' luoghi esalti avventurosi e questi;</l>
</lg>
<lg>
<l>mentre addivien ch'ivi per te contenda</l>
<l>l'una con l'altra, ad un tuo dolce sguardo</l>
<l>la nova forniria le antiche liti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual meraviglia s'io n'avvampo ed ardo?</l>
<l>se dubbio sono, ove i begli occhi accenda,</l>
<l>se nati in terra o sian dal cielo usciti?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1187</head>
<argument><p>Loda la signora contessa di Lodrone, già dama de la serenissima Barbara, duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Torna Beatrice a la beata corte;</l>
<l>e s'era pur beata anzi il ritorno,</l>
<l>or che sarà che mira il viso adorno</l>
<l>e 'nsieme ascolta le parole accorte?</l>
</lg>
<lg>
<l>I regni oscuri de la fredda Morte</l>
<l>bear non potria solo il bel soggiorno,</l>
<l>ché dentro ha l'uno Amore, e l'altro intorno</l>
<l>vola e non passa l'onorate porte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se mai passa e trova il tempo e 'l loco,</l>
<l>da quel più degno il riconosci appena,</l>
<l>tanto allor del celeste ha ne' sembianti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh felice gioir di foco in foco,</l>
<l>d'una vita ne l'altra alma e serena,</l>
<l>e felici gli sposi e i casti amanti!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1188</head>
<argument><p>A la signora Renea Pica.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Spirto gentil, ch'in dolci membri involto</l>
<l>t'innalzi a l'alte menti e t'avvicini,</l>
<l>e rado a noi ti mostri e rado inchini</l>
<l>e sembri quasi dal tuo vel disciolto,</l>
</lg>
<lg>
<l>s'altri quanto è di bello in te raccolto</l>
<l>vedesse dentro a gli occhi e sotto a' crini,</l>
<l>o tra perle nascose o tra rubini,</l>
<l>arderia certo, e non del chiaro volto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e l'anima egli avrebbe accesa e piena</l>
<l>di mille fiamme e mille gioie e mille</l>
<l>meraviglie, ch'il mondo or crede a pena;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma i raggi di due luci alme e tranquille</l>
<l>e d'una faccia come il ciel serena</l>
<l>sono d'eterno ardor poche faville.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1189</head>
<argument><p>Ne le nozze de la signora Malpiglia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l><emph>Mal</emph> non <emph>prendea</emph> co' placidi sembianti</l>
<l>casta bellezza, e 'n giovenil figura</l>
<l>contra l'arme d'Amor se 'n gia secura</l>
<l>e contra l'arte di leggiadri amanti;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma quinci Nobiltà pensier costanti</l>
<l>nudre in candido petto e 'l cor l'indura,</l>
<l>quindi l'ha in guardia Castità sì pura</l>
<l>che nulla indignità può starle innanti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né fra due tai guerriere Amor la punse,</l>
<l>né saetta passolle oltre la gonna,</l>
<l>Lucca, e sol per tua gloria in terra nacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quando ei pure ad Imeneo s'aggiunse,</l>
<l>duo gran divi legar giovine donna,</l>
<l>ma solo un giogo, una beltà le piacque.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1190</head>
<argument><p>Loda la signora Bella d'Asia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quando v'ordiva il prezioso velo</l>
<l>l'alma Natura e le mortali spoglie,</l>
<l>il bel cogliea, sì come il fior si coglie,</l>
<l>togliendo gemme in terra e lumi in cielo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e spargea fresche rose in vivo gelo</l>
<l>che l'aura e 'l sol mai non disperde o scioglie;</l>
<l>e quanti odori l'oriente accoglie;</l>
<l>e, perché non v'asconda invidia o zelo,</l>
</lg>
<lg>
<l>ella, che fece il bel sembiante in prima,</l>
<l>poscia il nome formò, che i vostri onori</l>
<l>porti e rimbombi e sol bellezza esprima.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felici l'alme e fortunati i cori,</l>
<l>ove con lettre d'oro Amor s'imprima</l>
<l>ne l'imagine vostra e 'n cui s'adori!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1191</head>
<argument><p>A la signora Lucia Albana.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O chiara <emph>luce</emph> di celeste raggio</l>
<l>ch'un'alma pura e duo begli occhi illustri,</l>
<l>e tra rose vermiglie e bei ligustri</l>
<l>scopri nel volto quasi un lieto maggio;</l>
</lg>
<lg>
<l><emph>luce</emph> gentil che non ricevi oltraggio</l>
<l>dal tempo avaro o dal girar de' lustri,</l>
<l>ma fra titoli e pompe e fregi illustri</l>
<l>ne segni al ciel sublime alto viaggio;</l>
</lg>
<lg>
<l>Serio o Brembo per te non sol riluce,</l>
<l>ma, se gli antichi tempi ancora i' guardo,</l>
<l>mi par che Roma ne lampeggi ed Alba.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ben mi dolgo che sì grave e tarda</l>
<l>ti lodo e canto, o mia serena <emph>luce</emph>,</l>
<l>che sei del vero sole aurora ed <emph>alba</emph>.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1192</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fra questi di beltà quasi ligustri</l>
<l>e queste rose de l'età novella,</l>
<l>divina luce di virtù più bella</l>
<l>ognor s'avanza col girar di lustri;</l>
</lg>
<lg>
<l>e come sol che l'oriente illustri</l>
<l>e con Venere insieme e la sorella</l>
<l>faccia sparire ogni minuta stella,</l>
<l>rende men chiari i peregrini illustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dove fece già l'onda sì rossa</l>
<l>il valor di tuo padre, il nome intorno</l>
<l>barbarico rimbomba e l'ali spande.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né mai più nobil alma accesa o mossa</l>
<l>da più sonora tromba innanzi al giorno,</l>
<l>né desto è il sonno da trofeo più grande.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1193</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Gentilezza di sangue e fama antica</l>
<l>giunge vago splendore e cari fregi,</l>
<l>anzi antica virtù di tanti egregi</l>
<l>a cui fu duce e la fortuna amica;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma vostra luce di viltà nemica</l>
<l>assai rende più chiari i nomi e i pregi,</l>
<l>e gli avi illustra, quasi invitti regi,</l>
<l>il raggio de' begli occhi, alma pudica.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque altro lume e sì amoroso e piano</l>
<l>non ricerchi giammai stirpe gentile,</l>
<l>né brami altra sì bella e bianca mano,</l>
</lg>
<lg>
<l>od altro così puro e dolce stile;</l>
<l>non altro canto, o 'n bel sembiante umano</l>
<l>tanta dolcezza ad armonia simile.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1194</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se costà viene il nobil peregrino</l>
<l>de la cui stirpe il fondator primiero</l>
<l>già se 'n portò ben sane leggi e 'l vero</l>
<l>ne' freddi campi al buon seme latino,</l>
</lg>
<lg>
<l>il bel regno de gli avi e 'l bel vicino</l>
<l>lido rimiri e i lochi ove l'impero</l>
<l>rifecero sovente, e s'anco intero</l>
<l>vestigio ne vedrà, sospiri Alcino.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed intenda per ciò la gloria antica</l>
<l>de' già sì illustri or quasi oscuri tomi</l>
<l>e di quei forti eroi l'arte e l'usanze,</l>
</lg>
<lg>
<l>e n'acquisti savere onde s'avanze;</l>
<l>e s'a' popoli riede unqua non domi</l>
<l>de l'arme de' Romani anco 'l ridica.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1195</head>
<lg type="non-definito">
<l>Tu spiri d'ogni intorno un dolce ardore</l>
<l>sì che vi perde Adone ed Amaranto</l>
<l>e quello che di lagrime già nacque</l>
<l>o che morì su l'acque;</l>
<l>e nato non sei già d'amaro pianto</l>
<l>o di sanguigno umore,</l>
<l>ma del più nobil seme</l>
<l>ch'abbiano l'alte selve e gli alti monti</l>
<l>e questi lidi sì famosi e conti.</l>
<l>O fior novello, o speme</l>
<l>di queste nostre rive,</l>
<l>cresci felicemente a l'aure estive.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1196</head>
<lg type="non-definito">
<l>Fiori, voi che de' regi</l>
<l>portate impresso il nome,</l>
<l>non dispiegate sì odorate chiome</l>
<l>come le sparge questa</l>
<l>bella, saggia ed onesta</l>
<l>e nobil verginella;</l>
<l>che se preme col piè l'erba novella,</l>
<l>par che la terra mande</l>
<l>novi gigli e viole in novi modi</l>
<l>e più degne di far care ghirlande.</l>
<l>Pur se tra l'erbe e i fiori</l>
<l>spesso legati son gli umani cori,</l>
<l>né può fuggire un animo gentile</l>
<l>che fra questi legami e questi nodi</l>
<l>non brami esser avvinto,</l>
<l>e viver con Adone e con Giacinto,</l>
<l>quasi converso in fiore, un lieto aprile.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1197</head>
<argument><p><add resp="ed">Ne' maggi.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Fummo in vita selvaggie e villanelle,</l>
<l>tronche da rozza mano</l>
<l>ove irriga un gran fiume un largo piano;</l>
<l>or siam per buona sorte</l>
<l>piante gentili e cittadine in morte.</l>
<l>Così non solo un bel principio onora,</l>
<l>ma spesso il fine ancora.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1198</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Non siamo pellegrine</l>
<l>del lucido oriente, ove distilla</l>
<l>Mirra il suo pianto e nasce il nardo e 'l croco,</l>
<l>o d'altro estranio loco;</l>
<l>ma nate in qualche villa</l>
<l>de la bella contrada, e morte poi,</l>
<l>qui facciamo ombra, o donna, a' giorni tuoi.</l>
<l>Al nascer d'un bel mese</l>
<l>siam verdi, benché ancise; e non accese,</l>
<l>ma destinate al rezzo e non al foco.</l>
<l>Ne già portiamo invidia a' dolci odori</l>
<l>de l'Arabia Felice,</l>
<l>ché con Amor qui vola altra fenice.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1199</head>
<lg type="non-definito">
<l>Mentre a questa mia diva</l>
<l>fanno il mare e la terra insieme onore,</l>
<l>i veloci co' tardi aggiunge Amore,</l>
<l>perché stian per servirla in somma pace;</l>
<l>e 'l silenzio è sua lode e certo segno</l>
<l>che non giunge al gran merto il nostro ingegno:</l>
<l>però son muti, e 'l vento e l'onda or tace.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1200</head>
<lg type="non-definito">
<l>Non ha fiori il terreno,</l>
<l>come questo mi pare</l>
<l>maraviglioso fior del vostro mare;</l>
<l>a cui non fu mai pare</l>
<l>in ramo o 'n prato ameno,</l>
<l>o pur di conca nel purpureo seno,</l>
<l>tra' vaghi scogli e l'acque,</l>
<l>fra cui Venere bella in prima nacque.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1201</head>
<lg type="non-definito">
<l>O pianta trionfale,</l>
<l>onor d'imperadori,</l>
<l>or de' nomi de' regi anco t'onori:</l>
<l>così di pregio in pregio,</l>
<l>di vittoria in vittoria</l>
<l>vai trapassando e d'una in altra gloria.</l>
<l>Arbor gentile e regio,</l>
<l>perché nulla ti manchi, orna le chiome</l>
<l>a chi d'Amor trionfa e l'alme ha dome.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1202</head>
<lg type="non-definito">
<l>Quando intesi il bel nome io ben credea</l>
<l>veder beltà mortale,</l>
<l>ma parve Amor senza facelle ed ale</l>
<l>e con occhi soavi</l>
<l>che fan lieti i pensier canuti e gravi.</l>
<l>Amore o Citerea,</l>
<l>o l'una e l'altro insieme allor parea,</l>
<l>né so chi menta più la vesta o gli anni:</l>
<l>oh dolcissimi dubbi! oh cari inganni!</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1203</head>
<argument><p>Loda la zanzara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Qual cavaliero ardito</l>
<l>a le famose prove</l>
<l>il sonoro metallo accende e move,</l>
<l>tal zanzaretta fiera</l>
<l>zufola intorno e vola,</l>
<l>e vi percuote poi la bianca gola.</l>
<l>Oh mirabil guerriera!</l>
<l>in cui natura giunge</l>
<l>la tromba a l'arme, ond'ella suona e punge.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1204</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Questa lieve zanzara</l>
<l>quanto ha sorte migliore</l>
<l>de la farfalla che s'infiamma e more!</l>
<l>L'una di chiaro foco,</l>
<l>di gentil sangue è vaga</l>
<l>l'altra, che vive di sì bella piaga.</l>
<l>Oh fortunato loco</l>
<l>tra 'l mento e 'l casto petto!</l>
<l>Altrove non fu mai maggior diletto.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1205</head>
<argument><p>Invidia la morte di una zanzara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Tu moristi in quel seno,</l>
<l>piccioletta zanzara,</l>
<l>dov'è sì gran fortuna il venir meno.</l>
<l>Quando fin più beato</l>
<l>o ver tomba più cara</l>
<l>fu mai concessa da benigno fato?</l>
<l>Felice te, felice</l>
<l>più che nel rogo oriental fenice!</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1206</head>
<argument><p>In morte de la signora Eritrea...</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Fermo, bello e gentile</l>
<l>più de la vaga Delo,</l>
<l>ch'ancor tu giungi novi lumi al cielo;</l>
<l>ferma, deh! ferma i lagrimosi rivi,</l>
<l>non sfrondar le tue chiome,</l>
<l>chiamando d'Eritrea l'amato nome:</l>
<l>perché, mentre sì lungi a te risponde</l>
<l>la verde selva e l'aura e 'l fiume e l'onde,</l>
<l>sta nel cielo Eritrea con gli altri divi;</l>
<l>ma dove il freddo corpo alberga e posa</l>
<l>i gigli spargi con la man pietosa.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1207</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Che dolente armonia</l>
<l>di parole angosciose e di sospiri</l>
<l>par che intorno si giri?</l>
<l>E che mesto concento</l>
<l>fanno le fronde e i rami e l'acque e 'l vento?</l>
<l>E 'l vento e l'acque e i rami</l>
<l>e tutto ciò che spira e che verdeggia</l>
<l>solo per lei si discolora e piagne;</l>
<l>e i boschi e le campagne,</l>
<l>ogni armento, ogni greggia</l>
<l>par ch'Eritrea sol brami;</l>
<l>né preda ho senza lei con reti ed ami.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1208</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Come Venere bella</l>
<l>fu la bella Eritrea,</l>
<l>e partorire anch'ella Amor potea;</l>
<l>e se no 'l fece, almen fu cara madre</l>
<l>di sì vaga fanciulla,</l>
<l>ch'avrebbe Amor innamorato in culla.</l>
<l>Ed or che seco more,</l>
<l>oh miseria! oh dolore!</l>
<l>oh martìre infinito!</l>
<l>È spento Amore o 'nsieme al ciel salito.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1209</head>
<argument><p>Nel parto de la signora Costanza Affaitata.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Nel parto di Costanza il ciel costante</l>
<l>e la natura fu costante a prova,</l>
<l>che sua bellezza e castità rinnova</l>
<l>in dolci e care membra e 'n bel sembiante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non se 'n dolga ella dunque, anzi se 'n vante</l>
<l>com'altri suol di cosa altera e nova;</l>
<l>né più diletta a gli altri e parte giova</l>
<l>figlio, nel suo sperar bramato avante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se quanto errò natura, in casta donna</l>
<l>tanto virtù corregge e rende adorno,</l>
<l>e tutti i suoi difetti adempie Amore:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'a lei diede il sovrano e 'l primo onore,</l>
<l>e mentre gira i duo begli occhi intorno</l>
<l>spesso vince gli armati in treccia e 'n gonna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1210</head>
<argument><p>Dimostra, secondo l'opinione de' platonici, come l'anima nuovamente scesa nel corpo e dimenticatasi de le cose celesti e desta dal raggio de la bellezza sale e comincia a ricordarsi de l'intelligente.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alma gentil, che da' superni cori</l>
<l>dianzi scendesti in questo uman soggiorno</l>
<l>e 'n questo vel che ti circonda intorno</l>
<l>obliando i celesti eterni amori,</l>
</lg>
<lg>
<l>mentre in sì casto sen fra dolci ardori</l>
<l>t'assidi e miri un bel sembiante adorno,</l>
<l>e quei lumi che fanno invidia e scorno</l>
<l>a tanti falsi e torbidi splendori;</l>
</lg>
<lg>
<l>già si comincia a rammentar del cielo</l>
<l>onde trasse costei la santa vita</l>
<l>e col suo raggio par che l'altra informe;</l>
</lg>
<lg>
<l>già fra le brine e fra le nevi e 'l gelo</l>
<l>desta è la fiamma che parea sopita</l>
<l>e nel tuo petto Amore omai non dorme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1211</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quasi ne l'oriente e ne l'aprile</l>
<l>de' tuoi begli anni e del tuo dì sereno,</l>
<l>per questo Egeo, che sì di scogli è pieno,</l>
<l>giungesti al queto porto, alma gentile;</l>
</lg>
<lg>
<l>e teco quella, ch'ebbe il mondo a vile,</l>
<l>passò qual picciol legno in largo seno</l>
<l>dietro a la nave sua del mar Tirreno</l>
<l>o nel grande ocean l'ultima Tile.</l>
</lg>
<lg>
<l>O pur come lucente e chiara stella</l>
<l>tramonta quando il sol cade nel mare,</l>
<l>ne le fasce morì poi che moristi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ahi tenebrose notti, ahi pene amare!</l>
<l>Deh, torna in sogno almen pietosa e bella</l>
<l>a consolarne, quanto or tu n'attristi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1212</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Santo amor d'amicizia ed innocente</l>
<l>ch'unisci i faticosi egri mortali</l>
<l>e de la vita i gravi e duri mali</l>
<l>se' d'alleggiare e d'ammollir possente,</l>
</lg>
<lg>
<l>alberghi tu ne' cori, e più sovente</l>
<l>fra' civili pensier che fra' reali,</l>
<l>per te mantiensi ne le stirpe eguali,</l>
<l>per te buona s'avanza ed umil gente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or, se lo sdegno mio per te s'acqueta,</l>
<l>placami ancor del mio fratello il petto,</l>
<l>che fero infiamma e fervido desire:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché non turbin l'arme nostre e l'ire</l>
<l>de l'onorata patria il caro aspetto,</l>
<l>né la sua pace bella, onesta e lieta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1213</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se nacqui fra soavi e dolci odori</l>
<l>d'un bel monte fiorito in verde piano,</l>
<l>tronchi il mio filo omai candida mano</l>
<l>perché sepolto io giaccia in mezzo a' fiori;</l>
</lg>
<lg>
<l>e d'intorno a la tomba i vaghi Amori</l>
<l>scherzino con le Grazie a mano a mano,</l>
<l>e la bell'Alba dal balcon sovrano</l>
<l>l'illustri e scopra gl'immortali onori.</l>
</lg>
<lg>
<l>E, se contrario a l'opre il nome or suona,</l>
<l>maggior discordia è d'amorosa mente,</l>
<l>e, non intesi, il sì col no risuona.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur sì discorde al mio morir consente,</l>
<l>e già l'ultimo dì nel cor mi tuona,</l>
<l>ma 'l ritarda pietà vera e presente.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1214</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Pallido scopro il volto e 'nnanzi il verno</l>
<l>sparso il mento di neve; e 'n seno io celo</l>
<l>giovine ancor via più freddo che gelo</l>
<l>e pigro fassi ogni mio senso interno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma forse ardi tu dentro, al cui governo</l>
<l>Amor s'asside; ed hai sì destro il cielo</l>
<l>che non ti cangia aspetto o 'mbianca il pelo,</l>
<l>sì che par che tu prenda il tempo a scherno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed in dolce tenzon forte guerriero,</l>
<l>ove che 'l tuo desio talor ti spinga</l>
<l>ti mostra la tua fresca e verde scorza;</l>
</lg>
<lg>
<l>o pur canuta mente, alma guardinga</l>
<l>pon duro freno al rapido pensiero,</l>
<l>né dove può ragione Amor ha forza.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1215</head>
<argument><p>Dice d'immaginarsi la bellezza d'una gentildonna non veduta, non udita, non conosciuta per nome, quantunque fosse famosa per l'eccellenza de la musica e per altre belle parti del corpo e de l'anima.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre ancor non m'abbaglia il dolce lume,</l>
<l>né mi toglie a me stesso il dolce canto,</l>
<l>una imagine formo in mezzo al pianto</l>
<l>in riva al Serchio, vago e nobil fiume.</l>
</lg>
<lg>
<l>E benché porti con veloci piume</l>
<l>fama il suo nome, io pur non l'odo intanto:</l>
<l>o mute meraviglie, onde no 'l canto,</l>
<l>qual nova usanza è questa o qual costume?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sdegna forse che beltà divina</l>
<l>da me non si descriva in colti versi,</l>
<l>né l'armonia che fa gentil rapina.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur fia chi dica: "Il cor leggendo offersi,</l>
<l>ma in guisa d'uom che nel silenzio inchina:</l>
<l>lei no, ma 'l suo bel velo a pena i' scersi".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1216</head>
<argument><p>A la signora Onoria de l'Oro, gentildonna bolognese.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>De l'onor simulacro è il nome vostro,</l>
<l>aureo tutto, e ben a voi conviene:</l>
<l>canto di cigni a lui, non di sirene,</l>
<l>e lettre d'or, non sol di puro inchiostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>E per cercar là sù di chiostro in chiostro</l>
<l>le parti più lucenti e più serene,</l>
<l>ode la terra le secrete vene,</l>
<l>quant'ivi si contempla in voi s'è mostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde chi vi nomò, formar sembianti</l>
<l>i nomi volle; e chi vi fé, seguio</l>
<l>col suo pensiero al ciel non che sotterra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma voi sua viva imago ed idol mio</l>
<l>ne l'alma il somigliate e ne' sembianti,</l>
<l>né colpa è di beltà s'uom l'ama ed erra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1217</head>
<argument><p><add resp="ed">A Vittoria...</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Già del valor la palma</l>
<l>fu come il lauro ed al valor fioria,</l>
<l>a cui fiorir gl'ingegni e gli alti carmi;</l>
<l>or senza schiere ed armi</l>
<l>la si prende bellezza e leggiadria;</l>
<l>e voi tra le più caste e le più belle</l>
<l>queste vincete e quelle,</l>
<l>o bellissima ancora</l>
<l>vergine, che la terra e 'l cielo onora.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1218</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Incontra Amor già crebbe</l>
<l>questa nobil Vittoria in umil cella;</l>
<l>lieta e pensosa vinse</l>
<l>pensier vani ed affetti,</l>
<l>e desiri e diletti:</l>
<l>così le faci estinse,</l>
<l>così gli ruppe l'arco e le quadrella;</l>
<l>ora esce, ove dimostri</l>
<l>la sua invitta onestà, da' verdi chiostri:</l>
<l>perch'è più bello onore,</l>
<l>se ne l'aperto campo è vinto Amore.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1219</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Vincea sciolta e solinga,</l>
<l>ed or Vittoria vince in altro modo,</l>
<l>di casto avvinta ed amoroso nodo;</l>
<l>ed altro Amore è questo,</l>
<l>o pur vinto da lei si mostra onesto,</l>
<l>mansueto ed umile:</l>
<l>così cangiato ha stile.</l>
<l>Ella a santa Onestà non di Peneo</l>
<l>rami consacra o foglie,</l>
<l>ma la sua palma e le sue care spoglie</l>
<l>e fa del proprio nodo un bel trofeo.</l>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE SESTA</head>
<head>RIME COMPOSTE NEGLI ANNI 1585-1586 (12 LUGLIO)</head>
<div4 type="poesia">
<head>1220</head>
<argument><p>Loda la serenissima Barbara d'Austria, di gloriosa memoria, duchessa di Ferrara, ed il serenissimo signor duca suo marito.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Cantar non posso, e d'operar pavento</l>
<l>contrario effetto con la lingua al core</l>
<l>che vorria fare onore</l>
<l>a quella donna ch'ora è diva in Cielo;</l>
<l>ma come scoprirò del suo valore</l>
<l>quel che spesso fra me ragiono e sento,</l>
<l>e quel chiaro concento</l>
<l>de le sue lodi ch'io nascondo o celo,</l>
<l>s'ella, che vede com'io tremo e gelo,</l>
<l>sin da le stelle or non mi detta i versi?</l>
<l>L'anima bella ancor non era avvinta</l>
<l>del nodo onde fu cinta,</l>
<l>quando primiero in lei questi occhi apersi;</l>
<l>ma di sua propria mano il Mastro eterno</l>
<l>il tessea per sua gloria in mezzo il verno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Era non di rubini o di diamanti</l>
<l>quel che legar dovea l'alma reale,</l>
<l>ma di fede immortale</l>
<l>e di celeste amor con dolci tempre;</l>
<l>né di pregio o valor si trova eguale,</l>
<l>né strinser mai sì bei legami e santi</l>
<l>sì gloriosi amanti,</l>
<l>in cui l'ardor con l'onestà si tempre;</l>
<l>né dove si gioisce e vive sempre</l>
<l>l'uno e l'altro beato è insieme unito</l>
<l>con affetto più caro in altro modo:</l>
<l>nobilissimo nodo,</l>
<l>per alto esempio de' mortali ordito,</l>
<l>di cui l'imago fu tra le più belle</l>
<l>creata innanzi al sole ed a le stelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>A le fila lucenti e preziose,</l>
<l>al mirabil contesto, al bel lavoro</l>
<l>che vince ogni tesoro</l>
<l>lo qual s'asconda de la terra in seno</l>
<l>e de' fiumi e del mar le gemme e l'oro,</l>
<l>giunta la vidi, e superar le spose</l>
<l>più belle e più famose</l>
<l>che sian fra l'acque d'Adria e 'l mar Tirreno;</l>
<l>e d'alta maraviglia oppresso e pieno</l>
<l>uomo io parea che non usata luce</l>
<l>repente miri, allor sì nobil donna</l>
<l>veggendo in treccia e 'n gonna,</l>
<l>e cader l'arme d'ogn'invitto duce</l>
<l>e l'alte palme e le temute insegne;</l>
<l>né fur mani di scettro ancor più degne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non si fermava il mio pensiero in terra,</l>
<l>che l'invitta sua stirpe onora e cole,</l>
<l>ma trapassa il sole,</l>
<l>dove son l'alme de gli antichi augusti,</l>
<l>quando una donna, che teatri e scole</l>
<l>empie del nome chiaro in pace e 'n guerra</l>
<l>e i suoi nemici atterra,</l>
<l>ma leva al cielo i valorosi e giusti:</l>
<l>"Tu," disse "che già meco un tempo fusti</l>
<l>e mi seguisti poi sì pigro e tardo,</l>
<l>odi il vero da me, che pria s'intese</l>
<l>dov'ella il volo prese,</l>
<l>e parte solo in lei rivolgi il guardo</l>
<l>che de la gloria eterna è specchio ardente,</l>
<l>quasi d'angelo sia divina mente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando l'anima santa al mondo venne,</l>
<l>l'ornò mirabilmente il sommo Padre</l>
<l>de le doti leggiadre</l>
<l>e de' bei doni e de' superni lumi</l>
<l>che fan più belle le celesti squadre;</l>
<l>né chi vicino a lui spiegò le penne</l>
<l>parte maggior ne tenne;</l>
<l>e serenando il cielo e 'l mare e i fiumi,</l>
<l>fiorir facendo le campagne e i dumi,</l>
<l>verdeggiare ogni monte ed ogni bosco,</l>
<l>sicure errar le mansuete greggie</l>
<l>col pastor che le regge,</l>
<l>e lasciare i serpenti il fiero tosco;</l>
<l>ma le ragioni a morte allor non tolse,</l>
<l>perché il suo merto far più chiaro ei volse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come ella fu ne la terrena vita</l>
<l>che per lei quasi diventò celeste,</l>
<l>le più belle ed oneste</l>
<l>subito empié di nobil maraviglia;</l>
<l>e fra le spoglie d'ostro e d'or conteste,</l>
<l>fra le pompe reali era nutrita;</l>
<l>ma pur in sé romita</l>
<l>spesso innalzava le divote ciglia</l>
<l>in guisa di chi pensa e si consiglia;</l>
<l>e fra i chiari trofei del padre invitto,</l>
<l>e i novi scettri e le corone eccelse,</l>
<l>fra cui vittoria scelse</l>
<l>l'albergo e sollevò l'imperio afflitto,</l>
<l>l'orme seguia, che santo piede imprime,</l>
<l>con la piana umiltà via più sublime.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma poi ch'accrebbe lei natura ed arte</l>
<l>con gli anni il senno e 'l suo valore insieme,</l>
<l>fede ed amore e speme</l>
<l>di terra l'innalzar quasi colomba</l>
<l>o com'aquila poggia a le supreme</l>
<l>nubi e rimira di lontana parte.</l>
<l>Ma non bastan le carte</l>
<l>a scriver quel che nel tuo cor rimbomba</l>
<l>quasi angelico suon d'eterna tromba;</l>
<l>e ben felice è quel, con cui s'accoppia,</l>
<l>novello Alfonso, che l'antico agguaglia</l>
<l>ne l'arti di battaglia,</l>
<l>né fu congiunta mai più nobil coppia;</l>
<l>ma se le giunse Amor, Morte partille,</l>
<l>ch'invidia al novo eroe più forte Achille".</l>
</lg>
<lg>
<l>Ciò detto avendo, la costante destra</l>
<l>par che volgesse a le stellanti rote</l>
<l>insieme con la fronte, e così disse:</l>
<l>"Le sue stelle son fisse;</l>
<l>ma quel ch'a lei mi diè mutar le puote,</l>
<l>mesta canzone". E poi da me disparve</l>
<l>qual vera dea, non com'erranti larve.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1221</head>
<argument><p>Ne la morte di Barbara d'Austria, duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Già spiegava l'insegne oscure ed adre</l>
<l>Morte nel freddo e tenebroso volto</l>
<l>d'alta regina e non parea superba,</l>
<l>benché lo spirto abbia nel fin disciolto</l>
<l>e renda il corpo a la sua antica madre</l>
<l>e tronchi il fiore e mieta il frutto in erba:</l>
<l>perché quel viso estinto in sé riserba</l>
<l>il primo onore, e maestà non fugge</l>
<l>da quel candor ch'impallidito agghiaccia,</l>
<l>né la disperde o caccia</l>
<l>l'ombra crudel che lui d'intorno adugge;</l>
<l>ma, come fra le spoglie e fra le palme</l>
<l>sovente il vincitor di nobil terra</l>
<l>i costumi de' vinti ancor non sdegna,</l>
<l>par che sì mansueta in lei divegna</l>
<l>chi vinse il suo mortal con lunga guerra</l>
<l>e scosse lei di belle e care salme;</l>
<l>e mentre fra le caste e nobili alme</l>
<l>la più nobile e casta al ciel ritorna,</l>
<l>Morte spietata di pietà s'adorna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morte ogni duro core accende e spetra</l>
<l>e sembra un dolce sonno in que' begli occhi,</l>
<l>un bel silenzio in quella fredda lingua,</l>
<l>materia da coturni e non da socchi.</l>
<l>Né fu scolpita mai gelida pietra</l>
<l>d'atto sì vivo che 'l dolor distingua</l>
<l>e desti mille affetti e mille estingua,</l>
<l>come 'l volto real mentre ella giace</l>
<l>e si riposa tra 'l dolente coro</l>
<l>su la porpora e l'oro</l>
<l>in placida quiete e 'n santa pace;</l>
<l>e le meste Virtù, ch'a piè le stanno,</l>
<l>le fur compagne in terra; e chi più s'ange,</l>
<l>è la più lagrimosa e la più bella;</l>
<l>e fra 'l pianto de gli altri e la procella</l>
<l>par soave armonia quant'or si piange;</l>
<l>pur tempra la sua lode il loro affanno,</l>
<l>e, se repente dopo lei non vanno,</l>
<l>solo quella che 'l velo onora e guarda</l>
<l>l'incominciato volo affrena e tarda</l>
</lg>
<lg>
<l>E ne l'invitto Alfonso arde e sfavilla</l>
<l>con vari modi e 'l duol s'avanza e l'empie,</l>
<l>e cresce amore e 'nsieme il suo tormento.</l>
<l>Né 'l fato accusa o l'aspra sorte o l'empie</l>
<l>Parche; né freme tra Cariddi e Scilla,</l>
<l>né 'n duro scoglio mormorando il vento,</l>
<l>come il dolor che trova al suo lamento</l>
<l>ogni varco rinchiuso e dentro ferve,</l>
<l>ove non è chi loda o chi risponda;</l>
<l>né la ragion v'affonda</l>
<l>perch'ogni voglia al fin s'acqueta e serve;</l>
<l>ma pur membrando i tempi lieti e i mesti,</l>
<l>gli atti benigni e gravi e le sembianze,</l>
<l>e quel lume del cielo in terra apparso</l>
<l>e poi del mondo dileguato e sparso,</l>
<l>e 'l desio de' figliuoli e le speranze</l>
<l>che la gloria immortal gl'infiammi e desti</l>
<l>de l'uno e l'altro Alcide, alme celesti,</l>
<l>e 'l suo vedovo albergo e l'alta reggia,</l>
<l>in gran tempesta di pensieri ondeggia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma l'Italia di stridi il cielo empiendo</l>
<l>e sparsi i crini e gli occhi in lei conversi</l>
<l>squallida pianse e miserabil vecchia:</l>
<l>"Barbara è morta, oimè! quai casi avversi</l>
<l>o qual percossa più mortale attendo?</l>
<l>Che minaccia Fortuna ed apparecchia?</l>
<l>Ma se affanno e martir di rado invecchia,</l>
<l>questo m'uccida e sia l'estremo colpo</l>
<l>che mi trafigga l'alma e passi il core</l>
<l>col pungente dolore,</l>
<l>ché se mi trae di vita io non l'incolpo.</l>
<l>Oimè! l'alma real di puro velo</l>
<l>vedendo cinta e di leggiadri nodi</l>
<l>sperai già troppo: or se ne scinge e spoglia</l>
<l>perché rimanga in me perpetua voglia,</l>
<l>ché di veri miei pregi e d'alte lodi</l>
<l>serbo amara memoria e non la celo,</l>
<l>benché sia fatta sì odiosa al cielo;</l>
<l>e sotto al sol turbato, a l'aura fosca</l>
<l>a gran pena me stessa e lui conosca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io veggio frali in me, se non inferme,</l>
<l>le membra afflitte e son domata e vinta,</l>
<l>ed amo il peso che più volte ho scosso.</l>
<l>Archi e teatri e simulacri e terme</l>
<l>mirai distrutti e quella gloria estinta</l>
<l>ch'adombrava l'imperio allor commosso.</l>
<l>Metalli e marmi io più drizzar non posso</l>
<l>a gloriosi; anzi tra 'l mare e l'Alpe</l>
<l>respingo a pena e 'n su gli alpestri gioghi</l>
<l>i barbarici gioghi,</l>
<l>e già facea tremare Abila e Calpe,</l>
<l>Atlante, Olimpo, e tolsi e diedi i regni,</l>
<l>vidi insegne e trofei giacer, deposto</l>
<l>a la statua d'Augusto il gran diadema:</l>
<l>la Spagna m'inchinava e l'India estrema,</l>
<l>le parti d'Austro e d'Aquilone opposto,</l>
<l>e tranquillai quell'ire e quelli sdegni;</l>
<l>onorai d'alti premi i chiari ingegni;</l>
<l>cinsi la terra e quasi il mar profondo</l>
<l>di schiere e d'arme, e fei le mura al mondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, qual incendio che s'infiammi e sparga,</l>
<l>da gli aspri monti ne' miei dolci campi</l>
<l>più volte si versò spietato orgoglio</l>
<l>perch'una volta appresso l'altra avvampi</l>
<l>e sempre sia di sangue altrui più larga;</l>
<l>e vidi presa Roma e 'l Campidoglio,</l>
<l>né rupe in Apennino o 'n mare scoglio</l>
<l>da' barbari sicuro, e intorno 'ntorno</l>
<l>piene tutte le piagge e tutti i lidi</l>
<l>d'orrida morte i' vidi,</l>
<l>e vergognoso oltraggio e grave scorno.</l>
<l>Ma 'n questa mia gentile e vaga parte</l>
<l>dove l'Adria s'allaga e 'l re de' fiumi,</l>
<l>la stirpe d'Azzo ebbe sì il cielo amico</l>
<l>che difese l'onore e 'l nome antico,</l>
<l>la sua fé, le sue leggi e i suoi costumi;</l>
<l>e son di lei tante vestigia sparte,</l>
<l>tante illustri memorie in vive carte,</l>
<l>onde vecchia sperai, che più s'apprezza,</l>
<l>caduco onor di giovenil fortezza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu d'augusti e di re sorella e figlia,</l>
<l>d'alta progenie che l'imperio accrebbe</l>
<l>e duo mondi domò, ma vinse a Cristo,</l>
<l>né per Cristo donarli ancor gl'increbbe,</l>
<l>speranza m'aggiungesti e meraviglia,</l>
<l>tal ch'obliava ogni mio vano acquisto,</l>
<l>e col tuo sangue al mio confuso e misto</l>
<l>credeva alzarmi al cielo: or teco insieme,</l>
<l>Barbara, i' caggio, e teco giaccio e teco</l>
<l>ogni mio lume è cieco:</l>
<l>oh credenza fallace, oh falsa speme!</l>
<l>Per te barbaro nome amai pur dianzi</l>
<l>ch'era odioso, or me 'n rimembro e torpo;</l>
<l>per te stimai vil danno ogni ruina.</l>
<l>Or faccian sacra tomba, alta regina,</l>
<l>ogni sparso edificio al nobil corpo,</l>
<l>ogni mole caduta, e i monti avanzi</l>
<l>quanti ne fian, quanti ne furo innanzi;</l>
<l>e se 'l mio grembo stretto e picciol sembra</l>
<l>sia l'Europa sepolcro a queste membra".</l>
</lg>
<lg>
<l>Così disse l'Italia; e del suo pianto</l>
<l>corse torbido il Po su l'alta riva,</l>
<l>e lagrime spargea con dogliose urne,</l>
<l>e gran rimbombo e sospiroso usciva</l>
<l>da la Parma e dal Taro e Mincio e Manto;</l>
<l>e Barbara sonar l'aure diurne,</l>
<l>Barbara risonar l'aure notturne,</l>
<l>e Barbara fremean le selve e i colli,</l>
<l>Barbara mormorava il mar vicino,</l>
<l>Barbara l'Apennino</l>
<l>pur come turbo i tronchi offenda e crolli</l>
<l>e 'naspri il verno e cresca il nembo, o come</l>
<l>si veggia senza il sole il ciel rimaso;</l>
<l>e mugghiava il Tirren che l'onde imbianca</l>
<l>or su la destra sponda or su la manca,</l>
<l>e piangean le sorelle il mesto occaso;</l>
<l>donne e donzelle con incolte chiome</l>
<l>su l'Arno sospirar l'amato nome;</l>
<l>e 'n suon, qual non udì Cefiso ed Ebro,</l>
<l>Barbara ancor chiamò gemendo il Tebro.</l>
</lg>
<lg>
<l>E le voci d'Italia e i mesti accenti</l>
<l>oltra l'Alpe nevose ancor s'udiro,</l>
<l>e la funebre pompa e le facelle</l>
<l>sol quelle somigliar che 'n lungo giro</l>
<l>il gran re de la Persia a varie genti</l>
<l>già dispose fra l'India e 'l varco d'Elle;</l>
<l>col grande annunzio pur d'alte novelle</l>
<l>così tosto affrettò la Fama il passo,</l>
<l>anzi 'l volo spiegò con l'ali impigre,</l>
<l>appo cui lenta è tigre</l>
<l>e 'l volar d'ogni augello è tardo e basso;</l>
<l>mille sonanti lingue ancor disciolse</l>
<l>Cesare invitto, e i gloriosi regi</l>
<l>ne l'occidente empié d'amaro lutto;</l>
<l>né Germania ritenne il viso asciutto,</l>
<l>ma senza l'or, senza ornamenti e fregi</l>
<l>vestissi a bruno e duol con duolo accolse;</l>
<l>e come rimbombò mentre si dolse</l>
<l>l'Istro e l'Ercinia e via più lunge Ardenna,</l>
<l>scriver non può questa mia stanca penna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu, salita da gli oscuri abissi</l>
<l>di questo umano oblio, da l'orrid'ombre</l>
<l>fra cui s'oscura ogni celeste raggio,</l>
<l>di maraviglia e di piacer t'ingombre</l>
<l>mirando i lumi erranti e i lumi fissi</l>
<l>sotto a' be' piedi, e 'l sole e 'l suo viaggio</l>
<l>che ne ritoglie e torna aprile e maggio,</l>
<l>che ti par strada obliqua e strada angusta,</l>
<l>mentre vola il tuo spirto e ti conduce</l>
<l>al ciel ch'è pura luce,</l>
<l>ed incontri per via l'anima augusta</l>
<l>e l'altre così belle e così degne</l>
<l>che già portaro in terra il grave incarco</l>
<l>di corone e di scettri, e 'nsieme ascendi;</l>
<l>ed ambo gli emisperi a scherno prendi,</l>
<l>e stimi l'oceano un picciol varco</l>
<l>dove spiegar le gloriose insegne;</l>
<l>e 'nfiammi in Dio ciò che raffredda e spegne</l>
<l>la morte al mondo; e già del Re superno</l>
<l>vedi la gloria in quel trionfo eterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, se fama antica oggi non mente,</l>
<l>bebbe Artemisia, con lodato esempio,</l>
<l>il cener freddo; il mio signor la fiamma</l>
<l>mandò nel casto petto e se n'infiamma,</l>
<l>e non arse più bella in sacro tempio:</l>
<l>non dirlo a lei, che d'amor vero ardente</l>
<l>fra que' divini cori il vede e sente;</l>
<l>ma il narra a la sorella: essa ti prenda,</l>
<l>e i miei lamenti e l'altrui lodi intenda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1222</head>
<argument><p>Loda la serenissima Giovanna d'Austria Medici, granduchessa di Toscana.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Deggio forse lodar l'aurato albergo,</l>
<l>in cui dimori o quello in cui nascesti?</l>
<l>questi o que' pregi, o queste glorie o quelle?</l>
<l>o 'l tuo valore a cui mi sveglio ed ergo</l>
<l>qual uom già lasso, ch'a gran dì si desti</l>
<l>serrò col raggio di minute stelle,</l>
<l>vede cose più belle</l>
<l>a lo splendor che le colora ed orna?</l>
<l>Ma chi porta lontan sì care salme</l>
<l>e coglie allori e palme?</l>
<l>chi poggia incontr'al sole e chi soggiorna?</l>
<l>e chi giunge a le mete e chi ritorna?</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur io dirò che ne la reggia antica</l>
<l>di sacri augusti avea con auree penne</l>
<l>gran simulacro e con favor secondo;</l>
<l>ma spesso trapassò fortuna amica</l>
<l>d'una stirpe ne l'altra, e quasi tenne</l>
<l>la terra sotto l'ale e 'l mar profondo.</l>
<l>Or più felice è 'l mondo:</l>
<l>non sorte, ma virtù trionfa e regna,</l>
<l>non idolo scolpito in oro o 'n marmi,</l>
<l>né di corone e d'armi</l>
<l>falso splendor, ma vera gloria e degna</l>
<l>del cielo omai, che di salirvi insegna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vera gloria del ciel deriva e nasce</l>
<l>dove nacque il fratello e 'l padre augusto</l>
<l>e gli avi tuoi che trionfar la terra;</l>
<l>e son fede e pietà le prime fasce,</l>
<l>ed amor d'onestate, amor del giusto,</l>
<l>son l'arme sue fortezza e senno in guerra;</l>
<l>né già vaneggia ed erra</l>
<l>d'un tetto in altro come a' primi tempi,</l>
<l>né trascorre da l'uno a l'altro sangue;</l>
<l>né per vecchiezza or langue,</l>
<l>ma ferma con più belli ed alti esempi</l>
<l>la sede in occidente incontra gli empi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Indi per arricchir d'un bel tesoro,</l>
<l>ché gemme sono i figli, onde risplenda</l>
<l>la gran Toscana, a lei volgesti i passi</l>
<l>con odorato crin di lucid'oro,</l>
<l>come angeletta che fiammeggi e scenda</l>
<l>e quei cerulei campi a dietro lassi.</l>
<l>Tutti i versi son bassi</l>
<l>e tutti sono rochi i nostri accenti</l>
<l>in lodar te che l'umiltade inchina,</l>
<l>donna, duce e regina;</l>
<l>ma tutti sono ad onorare intenti</l>
<l>i seggi in cui tu regni alti e lucenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Te quell'albergo trionfante accoglie</l>
<l>a cui d'intorno udì sì dolce canto</l>
<l>il nobil Arno e chi da' fior si noma;</l>
<l>altri recò le gloriose spoglie,</l>
<l>altri n'uscì che la corona e 'l manto</l>
<l>portò di Pietro e sacra antica soma:</l>
<l>tal che l'Italia e Roma</l>
<l>quinci l'imperio a l'onor suo converso,</l>
<l>quinci vede colei che gli alti imperi</l>
<l>e dona i regni interi,</l>
<l>né l'uno a l'altro per disdegno avverso,</l>
<l>né monte scorge o mar di sangue asperso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n te rimira sì leggiadre forme</l>
<l>di felice virtù, che meno apprezza</l>
<l>le peregrine e le romane illustri,</l>
<l>e tutti inverso al cielo i passi e l'orme</l>
<l>e i figli vaghi d'immortal bellezza</l>
<l>cui non disfiora il trapassar de' lustri;</l>
<l>e mentre più gl'illustri,</l>
<l>né crudel guerra i nostri lidi infiamma,</l>
<l>né rischiara il tuo nome acerbo esiglio,</l>
<l>non morte né periglio,</l>
<l>non piaga o serpe e non accensa mamma,</l>
<l>né ferro che s'affini a viva fiamma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, vince se stessa</l>
<l>l'alma reale e l'una e l'altra sorte,</l>
<l>essendo la più casta e la più forte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1223</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel cardinalato di Alessandro Damasceni di Montalto.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Fra' suoi vittoriosi e sacri augusti</l>
<l>Alessandro contò la nobil Roma</l>
<l>quando ella cinse d'or l'antica chioma,</l>
<l>donna di Sciti e d'Etiopi adusti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or ch'al sommo poter confini angusti</l>
<l>dar può la terra e 'l mar ch'uom varca e doma,</l>
<l>altri Alessandri in sé produce e norma,</l>
<l>altri n'adorna e via più santi e giusti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E questo, dopo gli altri, al ciel più care</l>
<l>fa le rive del Tebro, e i bei costumi</l>
<l>son quasi stelle e sole il chiaro ingegno.</l>
</lg>
<lg>
<l><emph>Mont'alto</emph> è l'oriente ond'egli appare,</l>
<l>come riluce in più sereni lumi</l>
<l>al cader d'uno altro celeste segno!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1224</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Felice onor ch'in voi prevenne il merto</l>
<l>o pur quasi gemello a un parto nacque,</l>
<l>onde la vaga fama allor non tacque</l>
<l>e qual sia prima o poi, non anco è certo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma come il dì col sole in cielo aperto</l>
<l>i monti indora e i mari illustra e l'acque,</l>
<l>mostrossi a paro; a prova crebbe, e piacque</l>
<l>il crin di lucid'ostro in voi coperto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice merto, ove in cercar gli onori</l>
<l>la virtù non si stanca; e benché ignuda</l>
<l>bella soglia parer, si fascia e splende,</l>
</lg>
<lg>
<l>né per vil pregio mai contrasta e suda,</l>
<l>ma l'ha maggior che palme e verdi allori,</l>
<l>e 'l gradisce non cerco, e dato il prende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1225</head>
<argument><p><add resp="ed">Scrivendo al signor don Ferrante Gonzaga di Guastalla, loda la sua casa</add>.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Qual di pianta gentil felice verga</l>
<l>diviene arbor novella, e verdi fronde</l>
<l>dispiega a prova e fior purpurei e bianchi,</l>
<l>tal la tua stirpe avvien ch'innalzi ed erga</l>
<l>al cielo i rami, ove con lucid'onde</l>
<l>bel fiume invita i peregrini e stanchi.</l>
<l>E, perché nulla manchi,</l>
<l>di vero onore omai l'antica agguaglia;</l>
<l>e sacra palma e trionfale alloro</l>
<l>in lei s'innesta, e l'oro</l>
<l>vi riluce con l'ostro e gli occhi abbaglia:</l>
<l>cantano a l'ombra i cigni, ed ode il canto</l>
<l>il Tebro e Roma e non pur Mincio e Manto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Par che mille eccellenze in uno accolga</l>
<l>per dar materia al più lodato carme</l>
<l>di quante il sol n'illustra errando in giro,</l>
<l>e 'l leon de' Boemi annidi e tolga</l>
<l>l'aquile de' Romani e i nomi e l'arme,</l>
<l>e quell'arti ond'i Greci ancor fioriro.</l>
<l>Qual Tessaglia ed Epiro</l>
<l>duo Pirri esalta, e con l'invitta Roma</l>
<l>Vespasian, ch'è forte e largo e giusto,</l>
<l>non sol di nome Augusto;</l>
<l>e Giulio dal suo antico in lei si noma,</l>
<l>e teco a prova Scipio oggi risplende</l>
<l>mentre del tuo splendor suo lume accende.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l valor di Castiglia ancor risuona,</l>
<l>e d'Aragon fra' merti, onde Ferrante</l>
<l>si mostra e più mostrossi Alfonso adorno.</l>
<l>E se 'nvece di scettro e di corona</l>
<l>è la real virtù d'alma costante,</l>
<l>chi più n'ha dentro o più ne scopre intorno?</l>
<l>Ma indietro a voi ritorno,</l>
<l>Luigi e Carlo, gloriosa coppia,</l>
<l>ed a' Franchi, a' Germani opporvi ardisco,</l>
<l>qual uom che fugge risco</l>
<l>e poi se 'n pente e i suoi perigli addoppia,</l>
<l>perché se 'n questo arringo a terra io caggio</l>
<l>è lode la caduta e non oltraggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la vostra virtù, ch'in parte aggiunse</l>
<l>dove fortuna suol poggiar di rado,</l>
<l>grand'onor impetrò d'augusti e regi.</l>
<l>Né quel che Abila e Calpe in mar disgiunse</l>
<l>o di Stige tentò l'oscuro guado,</l>
<l>ebbe di fama sì onorati fregi;</l>
<l>né Teseo i vostri pregi</l>
<l>oscurar può, ma la sua luce appanna,</l>
<l>benché Ippolita splenda; e care spoglie</l>
<l>abbia de l'altra moglie,</l>
<l>e d'Elena si canti e d'Arianna:</l>
<l>e da quegli a l'inferno è 'l calle aperto,</l>
<l>al ciel da voi, ma più solingo ed erto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se nascean ne l'africana terra</l>
<l>mille giganti ove l'un cadde esangue,</l>
<l>tutti cadeano e si partia la gloria;</l>
<l>ancor domi i Centauri in breve guerra</l>
<l>avreste insieme, e l'idra e 'l toro e l'angue,</l>
<l>di Sciron, di Procuste alta vittoria.</l>
<l>Ma di più vera istoria</l>
<l>fur soggetto il valore e i merti vostri,</l>
<l>ché sotto un giusto re nasceste a tempo</l>
<l>e 'n più felice tempo,</l>
<l>che non fu di giganti e d'empi mostri,</l>
<l>né di sì gravi colpe ancor fecondo,</l>
<l>né maggior meraviglia apparve al mondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, comete e fiamme,</l>
<l>ed altri il ciel mostrò turbati segni</l>
<l>e d'archi e di corone ei si dipinse,</l>
<l>e poi tosto l'estinse;</l>
<l>ma questa luce apparsa a tanti regni,</l>
<l>questo splendor di cavalieri e d'opre</l>
<l>ancor per gloria sua rivela e scopre.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1226</head>
<argument><p><add resp="ed">A Bianca Cappello de' Medici granduchessa di Toscana.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>A nobiltà di sangue, in cui bellezza</l>
<l>fiorisce a prova e che il sol risplende;</l>
<l>a valor, a saper, che più s'intende</l>
<l>dov'egli più si loda e più s'apprezza;</l>
</lg>
<lg>
<l>a chiaro ingegno, a pura mente avvezza</l>
<l>in contemplar il cielo, onde ella scende;</l>
<l>a spirto ardente, che se stesso accende,</l>
<l>or nulla gloria manca e nulla altezza.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'nvidia a voi non fanno avari tempi</l>
<l>per diadema ch'usasse il verde Egitto</l>
<l>o per fallace onor di vaghe stelle,</l>
</lg>
<lg>
<l>ché più degne virtù, luci più belle</l>
<l>vi fan vera corona; e 'n duce invitto</l>
<l>ha vinti nova fede antichi esempi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1227</head>
<argument><p>Nel nascimento d'un figlio del signor marchese di Pescara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Tranquillo mar, ch'a la feconda terra</l>
<l>t'avvolgi mormorando e la comparti,</l>
<l>e 'n molti seni a noi ti versi e parti,</l>
<l>d'uno in altro passando anco sotterra;</l>
</lg>
<lg>
<l>d'antica stirpe e sì temuta in guerra,</l>
<l>ond'ebbe Italia gloriosi parti,</l>
<l>un se n'attende a le sinistre parti</l>
<l>là 've di mura s'incorona e serra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Corra dunque al Tirreno, ove s'aggiunge</l>
<l>l'Adria co' suoi vicini, e voli intorno</l>
<l>fama con bianche vele or d'onda in onda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né suon fallace nobil cuna asconda,</l>
<l>ma vera laude illustri appresso e lunge</l>
<l>come sia nato un altro sole al giorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1228</head>
<argument><p>Nel nascimento d'una figliuola del marchese di Pescara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Per adornare un alma il Re del Cielo,</l>
<l>quasi chiare faville, in lei cosperse</l>
<l>mille virtù sì belle e sì diverse</l>
<l>ch'ebbe de l'opra sua diletto e zelo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e poi d'un bianco e leggiadretto velo</l>
<l>la circondò natura e la coperse,</l>
<l>e due serene e chiare luci aperse,</l>
<l>send'ella uscita a sentir caldo e gelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mirabil parrebbe in cuna e 'n fasce;</l>
<l>ma, dove risplendeano a gli occhi nostri</l>
<l>tanti lumi di gloria e di bellezza,</l>
</lg>
<lg>
<l>Napoli, a lo splendor gran tempo avvezza,</l>
<l>maraviglia di lei non dici o mostri,</l>
<l>come di stella o sol ch'appare e nasce?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1229</head>
<argument><p>A Curzio Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Curzio, dettò le rime vostre Amore:</l>
<l>formò le dolci note onde n'invesca,</l>
<l>e dispose le reti e gli ami e l'esca</l>
<l>per cui si prende o pur si lega il core.</l>
</lg>
<lg>
<l>Co' sospiri ei spirò soave ardore,</l>
<l>pianto versò che l'alte fiamme accresca,</l>
<l>temprò gli strali onde martir rinfresca</l>
<l>con pioggia sol di lagrimoso umore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci, come onda ad onda in mar succede,</l>
<l>allegrezza a dolor, pietate a sdegno,</l>
<l>quinci costanza appare e quindi fede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci l'arte risplende e 'l chiaro ingegno,</l>
<l>e nove palme acquista e nove prede</l>
<l>Amor nel suo trionfo e nel suo regno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1230</head>
<argument><p>In morte del Mureto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Italia del suo puro alto idioma</l>
<l>perdeva il pregio e del sermon più colto,</l>
<l>e n'avea Francia teco il fior già colto,</l>
<l>Mureto, e non cangiavi abito e chioma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pria Roma a' Franchi, e poscia il cielo a Roma</l>
<l>canuto stile e suon canoro ha tolto;</l>
<l>e 'l loda chi t'avvinse e chi t'ha sciolto,</l>
<l>spirto immortal, de la terrena soma.</l>
</lg>
<lg>
<l>E n'ha gloria il Signor, ch'ivi sfavilla,</l>
<l>e la stirpe real ch'orno e celèbro</l>
<l>con altre lodi e d'altra man conteste.</l>
</lg>
<lg>
<l>E sol potea fornir tra Senna e Tebro</l>
<l>la gran contesa il cielo; ed ei fornilla,</l>
<l>ché non romano il dir, ma fu celeste.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1231</head>
<argument><p>Al signor Giulio Caria napoletano. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Così m'è grave il manto onde si veste</l>
<l>l'alma, ch'ella non lascia i suoi ritegni,</l>
<l>né suol volar sovra famosi ingegni</l>
<l>a le forme di stelle e d'or conteste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né l'ali spiega sì veloci e preste</l>
<l>che sotto vegga il nostro e gli altri regni:</l>
<l>quinci nascon gli oltraggi e i novi sdegni</l>
<l>di lingue accorte al bel desio moleste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sia che può: volgendo gli anni io spero</l>
<l>ch'almen dirà quel che verrà da poi:</l>
<l>"In animo gentil perché tant'ira?"</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'altri con Virgilio e con Omero</l>
<l>chiara gloria acquistò, cantando a voi</l>
<l>la mia con questa lingua or vive e spira.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1232</head>
<argument><p>Al signor marcello Donati.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Io volo pur, quasi palustre mergo,</l>
<l>intorno a' lidi ed a le torbid'onde</l>
<l>di questo mar ch'i suoi principi asconde,</l>
<l>ma non m'alzo a le stelle e non m'immergo;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma tu, lasciando i più spediti a tergo,</l>
<l>ricerchi il cielo e quanto a noi diffonde,</l>
<l>e le prime cagioni e le seconde</l>
<l>nel viaggio del sole e l'aureo albergo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se contempli fra' più chiari ingegni</l>
<l>ciò che 'l mare e la terra a noi dispensa,</l>
<l>t'apre natura l'uno e l'altro grembo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque o sotto i terrestri e salsi regni</l>
<l>questa mente conduci, o teco accensa</l>
<l>voli rapita da celeste nembo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1233</head>
<argument><p>Al signor Marcello Donati, già lettore ed or segretario del serenissimo signor principe di Mantova, lodando l'uno e l'altro.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Né più bell'alma da l'eterne stelle</l>
<l>in più bel corpo ad abitar discese</l>
<l>di quella che 'n Vincenzo albergo prese,</l>
<l>né pensa di tornar per vie più belle.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre mira le man conte e quelle</l>
<l>onde, chi resse il tuo gentil paese,</l>
<l>o l'uno e l'altro imperio, al cielo ascese,</l>
<l>ed or loda l'antiche or le novelle,</l>
</lg>
<lg>
<l>teco se ne consiglia; e tu gli mostri</l>
<l>de' suoi grand'avi le più nobili orme</l>
<l>e 'l miglior calle, e più lodato e degno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e d'eterna beltà, di pure forme</l>
<l>lo splendor che s'asconde a gli occhi nostri</l>
<l>tu sol discopri al peregrino ingegno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1234</head>
<argument><p>Loda il signor Cornelio Bentivoglio e il serenissimo signor duca di Ferrara suo signore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Signor, che 'n mille arringhi e 'n mille imprese</l>
<l>mostri ardente virtù, chi più ne mostra,</l>
<l>quando per chiaro grido a l'età nostra</l>
<l>e per antica fama ancor s'intese?</l>
</lg>
<lg>
<l>Da te primiero il grande Alfonso apprese</l>
<l>di ferir torneamento o correr giostra,</l>
<l>e s'egli teco mai combatte o giostra</l>
<l>vince il più forte no, ma il più cortese.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da te, come difenda o come assaglia</l>
<l>campo o città meglio ch'inteso o scritto</l>
<l>non trovo in greche od in romane carte;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma quel valor ch'i più lodati agguaglia</l>
<l>non imparò da te, che 'l core invitto</l>
<l>s'acquista per natura e non per arte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1235</head>
<argument><p>Loda il medesimo signore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Cornelio, lunge da l'antica sede</l>
<l>che tenner gli avi tuoi volgendo gli anni,</l>
<l>gran valor discopristi in duri affanni,</l>
<l>d'eterna gloria e d'alti pregi erede;</l>
</lg>
<lg>
<l>e s'avanza ei più sempre e con la fede</l>
<l>cresce e ristora di fortuna i danni,</l>
<l>e chi ben mira ove non sono inganni</l>
<l>di più cari ornamenti adorno il vede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché colei ch'or leva ed or ripone</l>
<l>l'aureo diadema e l'aureo manto a' regi,</l>
<l>quel che di fuor appar veste e circonda;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma più belli di manto e di corone</l>
<l>ha la vera virtù gl'interni fregi,</l>
<l>e più felice è dove men gli asconda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1236</head>
<argument><p>Loda la signora Vittoria Cybo Bentivoglio.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Di pregar lasso e di cantar già stanco,</l>
<l>il vostro nome altero e trionfale</l>
<l>portar non posso com'augel su l'ale,</l>
<l>or negro e roco e già canoro e bianco,</l>
<l>e sotto il fascio de' miei danni io manco.</l>
<l>Ma pur, chiara Vittoria,</l>
<l>per la dolce memoria</l>
<l>di vostra cortesia l'alma rinfranco</l>
<l>e di lodarvi i' m'assicuro ed oso,</l>
<l><foreign lang="spa" rend="italic">Admirativo mas que temeroso</foreign>.</l>
<l>Più di stupor che di timor m'ingombra</l>
<l>l'angelica sembianza e 'l bel costume,</l>
<l>e de gli occhi soavi il puro lume</l>
<l>ch'ogni mesto pensier discaccia e sgombra;</l>
<l>e siede in voi, ma vinto, Amore a l'ombra</l>
<l>con mille sue rapine</l>
<l>ne gli occhi e sotto il crine,</l>
<l>che la tranquilla e chiara fronte adombra;</l>
<l>e mille altri trionfi ancor sapete</l>
<l><emph>Voi, ch'intendendo il terzo ciel movete</emph>.</l>
<l>Amor di strali armato e di facelle</l>
<l>vinceste inerme e giovinetta donna,</l>
<l>con bianca destra ignuda in treccia e 'n gonna,</l>
<l>e l'altre voglie a la ragion rubelle,</l>
<l>e le vittorie son quante le stelle;</l>
<l>e tanti i vostri onori</l>
<l>quanti di maggio i fiori</l>
<l>e quante son d'april l'erbe novelle;</l>
<l>e la bellezza è pari a l'onestate</l>
<l><emph>Nel dolce tempo de la prima etate</emph>.</l>
<l>Felice albergo, che voi lieta accoglie</l>
<l>fra magnanimi eroi, fra cavalieri</l>
<l>di lor virtute e di lor gloria alteri,</l>
<l>e fra vittoriose e care spoglie;</l>
<l>felice sposo, e di concordi voglie,</l>
<l>cui non vi diè Fortuna,</l>
<l>o cielo o sole o luna,</l>
<l>ov'altri lega il fato e l'alma scioglie,</l>
<l>ma chi la fece; e qui se mai v'esalto,</l>
<l><emph>Temo, donna gentil, d'alzarmi in alto</emph>.</l>
<l>Or non t'agguagli a lui Grecia fallace</l>
<l>quel da Corinto, a cui l'instabil diva</l>
<l>l'ampie città prendea mentre dormiva,</l>
<l>ch'in lungo sonno ei non s'acqueta o giace,</l>
<l>ma 'l paterno valor, qual tromba o face,</l>
<l>ne gli occhi gli sfavilla,</l>
<l>e più chiaro di squilla</l>
<l>rimbomba in aspra guerra o 'n lieta pace</l>
<l>voi gli fate altra rete, altra catena,</l>
<l><emph>Illustre donna e più del ciel serena</emph>.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1237</head>
<argument><p><add resp="ed">Al cardinale Albano.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Da che la spada al fianco onor vi cinse</l>
<l>e pose lungo studio in man lo stile,</l>
<l>fin che ne l'ostro alta virtù senile</l>
<l>trionfò di fortuna e 'l mondo vinse,</l>
</lg>
<lg>
<l>dì giammai non s'accese o non s'estinse,</l>
<l>correndo il sol verso Austro o verso Tile,</l>
<l>che non cercaste onor d'opra simile</l>
<l>a quelle che scolpì Roma e dipinse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque son tanti i più felici giorni</l>
<l>quanti i meriti vostri, e cresce a paro</l>
<l>l'età perfetta in voi con somma gloria.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che fia dove più tarda al ciel ritorni</l>
<l>l'alma? o chi mai l'occaso ebbe sì chiaro,</l>
<l>o di carme degnissimo e d'istoria?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1238</head>
<argument><p>A l'illustrissimo e reverendissimo cardinale Albano in una sua convalescenza.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Vago di pace e di partir bramoso,</l>
<l>par che deporre il vostro spirto accenne</l>
<l>le membra sue, che volentier sostenne</l>
<l>peso gradito sì ma pur gravoso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E questo ricader nel suo riposo</l>
<l>è quasi un batter de l'eterne penne,</l>
<l>perch'egli se 'n rivoli ond'a noi venne</l>
<l>un fiammeggiar di lampo in nube ascoso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se del mondo sazia è nobil alma,</l>
<l>non ricusi per noi soffrire almeno</l>
<l>questi assalti di morte e questi colpi,</l>
</lg>
<lg>
<l>ché di guerra maggior più degna palma</l>
<l>avrà nel chiaro e lucido sereno,</l>
<l>ove non fia chi sua tardanza incolpi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1239</head>
<argument><p>A l'illustrissimo e reverendissimo monsignor cardinale Albano.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Alma, ch'aspetta il Cielo e 'l mondo onora</l>
<l>e pregando ritarda, acciò che spieghi</l>
<l>l'ale da più sublime e degna parte,</l>
<l>mentre a le membra ancor t'avvolgi e leghi,</l>
<l>mille divine luci ad ora ad ora</l>
<l>mostri, a guisa di stelle in te cosparte;</l>
<l>e, come il Padre eterno al ciel comparte</l>
<l>duo maggior lumi, e l'uno al dì sereno,</l>
<l>l'altro a la notte ombrosa</l>
<l>la pura luce sua non tiene ascosa,</l>
<l>così l'una virtù che stringe il freno</l>
<l>a la prosperità ch'ardisce ed osa,</l>
<l>l'altra ti diede pur quasi ne l'ombre</l>
<l>celeste e luminosa,</l>
<l>ch'ogni temenza dal tuo cor disgombre.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quella in Roma apparve in Vaticano</l>
<l>quasi 'n sul mezzo giorno e vi refulse,</l>
<l>e ne l'altra città che 'l mare inonda.</l>
<l>E, finché fero turbo indi t'avvolse,</l>
<l>ricco vi fusti del sapere umano</l>
<l>e d'ogni bene ond'uom sì rado abbonda;</l>
<l>e perché ti portasse aura seconda</l>
<l>al primo grado in cui s'onora e stima</l>
<l>il valor de' soggetti,</l>
<l>moderasti ne l'alma i primi affetti</l>
<l>e lasciasti ragion seder in cima;</l>
<l>e fur lodati i modi gravi e i detti,</l>
<l>un tenore, un colore, un volto istesso</l>
<l>fra mille vari aspetti</l>
<l>e l'alto cor d'interne leggi impresso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa diè luce al tempestoso Egeo</l>
<l>de la vita mortal ch'a noi perturba</l>
<l>dispietata tempesta e fero vento;</l>
<l>né mai fra minacciosa e mobil turba</l>
<l>dal suo stato più bello altri cadeo,</l>
<l>indegno più d'esiglio o di tormento,</l>
<l>cui la colpa dia tema od ispavento,</l>
<l>né de la sua caduta è chi risorga</l>
<l>più glorioso al fine,</l>
<l>benché si vanti pur d'alte ruine</l>
<l>e 'l suo gran precipizio onor gli porga,</l>
<l>e fra lontane genti e fra vicine,</l>
<l>non quel Greco, che vinse in mare i Persi;</l>
<l>né par che ben s'accorga</l>
<l>che l'innocenza illustra i casi avversi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli adorò de l'Asia il re superbo,</l>
<l>tu Pio, cui l'umiltade in cielo esalta</l>
<l>e 'n terra alzollo a la più nobil sede.</l>
<l>Ei più non violò la Grecia o l'alta</l>
<l>città, ma giacque in quell'esilio acerbo;</l>
<l>tu vivi, e sol per te s'avanza e riede</l>
<l>nel suo nativo albergo, e l'altro erede</l>
<l>de la paterna gloria in Roma antica</l>
<l>or teco si raccoglie</l>
<l>e Roma t'orna di purpuree spoglie:</l>
<l>Roma ch'al tuo valor fu sempre amica</l>
<l>e i tardi e giusti premi altrui non toglie;</l>
<l>ed ogni rischio omai passato e scorso,</l>
<l>non turba aura nemica</l>
<l>de' vostri onori il grande e lieto corso.</l>
</lg>
<lg>
<l>O Roma, a te già diede un re Corinto;</l>
<l>poi Spagna augusti; e sempre in te s'aperse</l>
<l>il valor peregrino un'ampia strada.</l>
<l>Né Ciro, né Cambise, o Dario o Serse</l>
<l>pose giogo sì dolce a rege avvinto;</l>
<l>né fé tanto col senno o con la spada</l>
<l>quanto già tu, che ove sormonti e cada</l>
<l>il sole, avevi steso il grande impero;</l>
<l>ed or, mutata legge,</l>
<l>ond' i popoli erranti in te corregge</l>
<l>con santa verga il successor di Piero</l>
<l>e guida al ciel le mansuete gregge,</l>
<l>quel buon costume antico ancor tu servi;</l>
<l>e 'l tedesco e l'ibero</l>
<l>assidi in alto e regni insieme e servi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né fiume o colle o monte a noi distingue,</l>
<l>ma 'l valore i Romani; e più non spegna</l>
<l>impresa nota mai guerrieri armenti;</l>
<l>ed alma illustre, che di te sia degna,</l>
<l>perch'ella parli altrui con molte lingue</l>
<l>e lodi il tuo signor con vari accenti,</l>
<l>pur tua la chiami, o sia fra l'onde algenti</l>
<l>nato d'Istro o di Reno o 'n altra riva</l>
<l>dove il Rodano rode,</l>
<l>è tuo s'è valoroso e tu n'hai lode</l>
<l>ed ogni sua bell'opra a te s'ascriva.</l>
<l>Tu, madre senza inganno e senza frode,</l>
<l>e tu de' santi figli il ciel riempi,</l>
<l>non come falsa diva,</l>
<l>e gli consacri in terra altari e tempi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur fra quanti d'ostro ammanti e fasci,</l>
<l>nessun con maggior lume in te risplende</l>
<l>del grande Albano, or ch'è sereno il cielo,</l>
<l>or che nebbia no 'l turba e no 'l contende</l>
<l>alma ch'in terra n'abbandoni e lasci</l>
<l>l'anima gloriosa il sacro velo;</l>
<l>e come il sol dopo le nubi e 'l gelo</l>
<l>avvien che via più bello i rai cosparga,</l>
<l>la virtù vincitrice,</l>
<l>poi ch'ella è combattuta, è più felice</l>
<l>e versa gloria più lucente e larga.</l>
<l>Né morte guerra, come sembra, indice,</l>
<l>né vecchiezza il modesta o rompe il sonno,</l>
<l>ma giusti spazi allarga</l>
<l>quegli che 'l diè, ch'altri allungar non ponno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzone, i bei vestigi altri ricerca</l>
<l>d'Alba vetusta; e tu fra' sette colli</l>
<l>rimira un sacro veglio,</l>
<l>che del valor Alban è vivo speglio,</l>
<l>e per signor e per mia luce il volli:</l>
<l>a quest'alba serena anch'io mi sveglio;</l>
<l>darmi la dotta mano or non ti spiaccia;</l>
<l>ma s'ancor più t'estolli,</l>
<l>un bel silenzio al fin t'onori e taccia.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1240</head>
<argument><p>Celebra l'antichità e la nobiltà de la famiglia Grillo.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Come da l'aureo sole è sparsa intorno</l>
<l>serena luce e seminati i raggi,</l>
<l>così la gloria da virtù deriva,</l>
<l>e tutto illustra e tutto appare adorno</l>
<l>quant'ella appressa, e sgombra i duri oltraggi</l>
<l>e 'l fosco oblio dove il suo lume arriva.</l>
<l>Né di splendor la priva</l>
<l>l'antichità, s'i nomi oscuri involve;</l>
<l>né la pallida invidia ancor l'adombra</l>
<l>crescente in guisa d'ombra:</l>
<l>maggior, se d'oriente il vel dissolve,</l>
<l>minore a mezzo il corso, ove risplenda</l>
<l>il perfetto valor ch'al sommo ascenda.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ben fu quasi un sol del nome vostro</l>
<l>fra' suoi consorti e suoi guerrieri egregi,</l>
<l>Grillo, quel primo ed onorato amico.</l>
<l>Né vestì Roma di più nobil ostro,</l>
<l>poi ch'ebbe spinto in aspro esiglio i regi,</l>
<l>i suoi purpurei duci al tempo antico:</l>
<l>vero di gloria amico,</l>
<l>che ricercolla in perigliosa guerra</l>
<l>fra l'onde tempestose e i feri venti,</l>
<l>e fra nemiche genti</l>
<l>e fra le navi che fuggiro a terra,</l>
<l>dove le bagna il mar l'umido lembo,</l>
<l>e per salvarle i fiumi apriro il grembo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, di Provenza avventurosi lidi,</l>
<l>e voi de' fuggitivi alte latebre,</l>
<l>Rodano ed Arli, e voi, sicuri porti,</l>
<l>udiste risonar con rochi stridi</l>
<l>il mar tinto di sangue in suon funebre;</l>
<l>e miraste gl'incendi e l'aspre morti.</l>
<l>Tu, che gli abeti porti</l>
<l>or nel turbato campo or nel tranquillo,</l>
<l>sei testimonio ancor del suo valore,</l>
<l>ch'i suoi con grande onore</l>
<l>ridusse, come Catulo e Duilio,</l>
<l>e tornò vincitor da l'onde salse:</l>
<l>tal che la chiara stirpe in pregio salse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nobile stirpe, in cui se l'uno è tronco,</l>
<l>l'altro amico poi nasce e vi frondeggia</l>
<l>qual ramo d'or che di lontan riluce.</l>
<l>Quanti ne sono intorno al verde tronco</l>
<l>ch'ogni arbor di Liguria ancor pareggia,</l>
<l>e quanti frutti e flori ella produce!</l>
<l>Alcuno è fatto duce</l>
<l>di cavalieri, ed orna alcuno e spalma</l>
<l>le torreggianti navi e i negri legni</l>
<l>arma ne' salsi regni,</l>
<l>e spesso ha gloriosa e chiara palma;</l>
<l>altri col fren de la temuta legge</l>
<l>la possente città governa e regge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi lodar potrebbe il buon Lamberto,</l>
<l>o chi seguillo? o quel ch'a l'elmo impose</l>
<l>l'aquila vincitrice, altero dono?</l>
<l>o di quel vostro agguaglia il chiaro merto</l>
<l>che fé l'onde vermiglie e sanguinose</l>
<l>presso Durazzo e lui tremante al suono?</l>
<l>Poche cose ragiono,</l>
<l>e molte nel mio cor descritte io serbo:</l>
<l>ché per esempio sol d'arti leggiadre</l>
<l>vi basta il saggio padre,</l>
<l>ch'andò ne l'oriente al re superbo;</l>
<l>né fia che l'alte lodi il tempo estingua</l>
<l>del cor, del senno e de l'accorta lingua.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, se tromba o squilla</l>
<l>rompe ad Angelo nostro il leve sonno</l>
<l>sì ch'egli s'alzi col pensier sublime;</l>
<l>no 'l seguir con le rime,</l>
<l>se pur elle volar sì alto ponno,</l>
<l>ma i fratelli ricerca e lor ti mostra,</l>
<l>e dì: "Son bella de la gloria vostra".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1241</head>
<argument><p>Per la signora Porzia Mari.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>In questo mar che sparge un puro argento</l>
<l>senz'onda amara e senz'amara stilla,</l>
<l>dove né monte acceso arde e sfavilla,</l>
<l>né gigante v'affligge aspro tormento;</l>
</lg>
<lg>
<l>dove falso pastor feroce armento</l>
<l>non pasce, ove non latra orrida Scilla;</l>
<l>non absorbe Cariddi e non tranquilla</l>
<l>e non perturba l'acque instabil vento;</l>
</lg>
<lg>
<l>e dove non fallaci empie sirene,</l>
<l>ma cantano angelette in dolci versi</l>
<l>sull'ombrosa fiorita e verde sponda,</l>
</lg>
<lg>
<l>è Porzia il porto, in cui da spirti avversi</l>
<l>le sue notti il buon Paolo avrà serene,</l>
<l>e quivi casto amor di gioia abbonda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1242</head>
<argument><p>Canzone in lode de la signora Porzia Mari Grillo.</p></argument>
<lg type="canzone">
<lg>
<l>O felice, onorato, almo terreno,</l>
<l>che quinci l'Adria inonda,</l>
<l>quindi il Tirren circonda,</l>
<l>non ti bastava intorno aver duo <emph>Mari</emph>,</l>
<l>e sì difesa l'una e l'altra sponda?</l>
<l>Ma in mezzo l'ampio seno,</l>
<l>sotto il ciel più sereno,</l>
<l>ne vagheggi un ch'è dolce e senza pari.</l>
<l>Tutti i lumi più chiari</l>
<l>e le fiamme più belle</l>
<l>de le notturne stelle</l>
<l>si fanno specchio in questo puro argento,</l>
<l>che non perturba il vento,</l>
<l>né confondon le pioggie e le procelle;</l>
<l>e 'n altra parte il sol non è sì vago</l>
<l>di vagheggiar la sua lucente imago.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual purpureo color d'onde sanguigne</l>
<l>fu sì vago giammai,</l>
<l>di tremolanti rai</l>
<l>o di negre viole in su l'aurora?</l>
<l>Quando Progne rinnova i dolci lai</l>
<l>e l'aria si dipigne,</l>
<l>e voi, stelle benigne,</l>
<l>vi dimostrate rugiadose ancora,</l>
<l>qual ceruleo colora,</l>
<l>qual zaffiro o qual ostro</l>
<l>il mar vermiglio o 'l nostro,</l>
<l>ch'a questo bianco <emph>Mare</emph> oggi non ceda,</l>
<l>o parta il sole o rieda?</l>
<l>a questo <emph>Mar</emph>, che non ha scoglio o mostro</l>
<l>e con la via ch'imbianca il ciel contende,</l>
<l>di tante luci ognor fiammeggia e splende!</l>
</lg>
<lg>
<l>Segno il candore e la bellezza è segno</l>
<l>di questo <emph>Mar</emph>, c'ha pace</l>
<l>non incerta o fallace,</l>
<l>e lunge mostra il <emph>porto</emph> a' naviganti</l>
<l>in cui risplende quasi chiara face;</l>
<l>né fortuna o disdegno</l>
<l>può nel suo stabil regno,</l>
<l>né sono di sirena i dolci canti,</l>
<l>né perde i legni erranti</l>
<l>mezzo tra l'onde ascosa</l>
<l>con voce insidiosa;</l>
<l>ma de le Grazie il dilettoso coro,</l>
<l>e quel concento è loro</l>
<l>ch'umiliar potrebbe alma feroce;</l>
<l>ma nel musico <emph>Mar</emph> non d'aure o d'acque,</l>
<l>ma di virtù l'alta armonia ci piacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or non si vanti allor che più risuona</l>
<l>con tante isole Egeo,</l>
<l>non quello in cui perdeo</l>
<l>Dedalo il figlio, che troppo alto ascese</l>
<l>e per l'altero volo in mar cadeo,</l>
<l>ch'a lui palma o corona</l>
<l>gloria non cresce o dona,</l>
<l>non vittoria immortal d'aspre contese;</l>
<l>ma l'uno e l'altro prese</l>
<l>dal sepolcro la fama,</l>
<l>per cui piange e richiama</l>
<l>Arianna Teseo con alte voci</l>
<l>da' suoi legni veloci</l>
<l>e sovra il lido ancor sospira ed ama,</l>
<l>per cui d'Icaro il volo e 'l duro caso</l>
<l>si rinnova da l'orto infin l'occaso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma dura tomba e sconsolata morte,</l>
<l>o ventura nemica,</l>
<l>o mesta fama antica,</l>
<l>pregio non giunge a questo <emph>Mar</emph> sì puro</l>
<l>ch'un vago seno mormorando implica:</l>
<l>anzi con miglior sorte</l>
<l>e con note più scorte</l>
<l>s'appella e mai non vede il cielo oscuro;</l>
<l>ma tranquillo e securo</l>
<l>è 'l suo <emph>porto</emph> soave</l>
<l>a fortunata nave,</l>
<l>né teme di tempesta o d'atro nembo</l>
<l>il casto e nobil grembo,</l>
<l>o pur di verno tempestoso e grave,</l>
<l>ma vi fan cari ed amorosi balli</l>
<l>ninfe adorne di perle e di coralli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, le vele negre</l>
<l>non spiego per oblio,</l>
<l>onde il buon re morio;</l>
<l>né tanto innalzo l'incerate penne</l>
<l>che di cader accenne,</l>
<l>né gloria di sepolcro aver desio;</l>
<l>ma basterà se questo sole e l'aura</l>
<l>le forze al mio valor cresce e ristaura.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1243</head>
<argument><p>A la signora Porzia Mari Grillo.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Un bel dolce tranquillo e cheto mare,</l>
<l>con alghe di smeraldo e rena d'oro,</l>
<l>ha grembo pien di gemme e pien di perle;</l>
<l>e l'aura tremolar di riva in riva</l>
<l>fa ne' vaghi zaffiri i novi raggi</l>
<l>che vibra il sol, mentr'egli illustra il porto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Son quasi scogli o quasi torri al porto,</l>
<l>signoreggianti l'odorato mare,</l>
<l>Castità che s'adorna a' vivi raggi,</l>
<l>e Nobiltà che splende in guisa d'oro:</l>
<l>dentro ha di ninfe alberghi e 'n su la riva</l>
<l>bei seggi di coralli e bianche perle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, che scegliete ognor diamanti e perle,</l>
<l>e voi, che gite pur di piaggia in porto</l>
<l>mercando onor da l'una a l'altra riva,</l>
<l>non solcaste giammai sì nobil mare;</l>
<l>né così fine pietre e lucid'oro</l>
<l>vedeste in sì bel porto a' lieti raggi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché si sciolga pur co' primi raggi</l>
<l>nave fatta d'avorio o pur di perle</l>
<l>e grave di giacinti e carca d'oro,</l>
<l>non è raccolta in quel soave porto,</l>
<l>ma risospinta in più ventoso mare</l>
<l>è percossa a gli scogli e 'n alta riva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piena di legni è l'arenosa riva</l>
<l>ch'appar fra mille faci e mille raggi,</l>
<l>e vi perde il ceruleo e il rosso mare,</l>
<l>tanti insieme vi son rubini e perle!</l>
<l>Ma solo entrare un può nel chiuso porto,</l>
<l>che splende come il ciel di fiamme e d'oro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Com'ei luce talor di fregi e d'oro</l>
<l>così lucente è l'onorata riva,</l>
<l>così fiammeggia intorno il ricco porto.</l>
<l>E s'altri mira co' notturni raggi</l>
<l>la nave e 'l fiume ancora, or queste perle</l>
<l>chi farà stelle, e segni il pino e 'l mare?</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo mare è celeste; e lucid'oro</l>
<l>e perle ha questa riva, e i santi raggi</l>
<l>son le belle virtù d'un fido porto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1244</head>
<argument><p>A la signora Gieronima Spinola Grillo.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Donna, la vostra fama e 'l mio pensiero</l>
<l>in monti vi dipinge e 'n fresche rive,</l>
<l>e mentre l'una parla e l'altro scrive</l>
<l>io stimo questo e quella un'ombra al vero</l>
<l>che non esprime il vostro merto intero;</l>
<l>ma come vive fiamme e vaghi lumi</l>
<l>vidi in torbidi fiumi,</l>
<l>o come voce si disperde in aura</l>
<l>che nulla poi ristaura,</l>
<l>così vostra beltà, ch'è senza vanto,</l>
<l>ne la mia mente perde e più nel canto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur io canterò perché le rime</l>
<l>serbino almeno in parte i vostri onori,</l>
<l>sì come in vasel d'or le rose o i fiori</l>
<l>serbate colti da frondose cime</l>
<l>o pur le bianche violette e prime.</l>
<l>Io dico dunque che Virtù dal cielo</l>
<l>scese fra caldo e gelo,</l>
<l>e la terra cercò, né visse ascosa</l>
<l>fra la gente orgogliosa:</l>
<l>ché in magnanimo cor parea sovente</l>
<l>raggio di stella o ver di sole ardente.</l>
</lg>
<lg>
<l>E sotto l'elmo di guerrier famosi</l>
<l>spesso terribil fu, spesso fuggita,</l>
<l>e dove Marte a fera pugna invita,</l>
<l>e rompe chiara tromba i suoi riposi</l>
<l>ne gli aspri colli o pur ne' campi ondosi;</l>
<l>e con le sacre leggi in alta sede</l>
<l>temenza e pena diede,</l>
<l>e talor dimostrò severo ciglio,</l>
<l>danno o mortal periglio:</l>
<l>tal ch'era la Virtù tra gli alti ingegni</l>
<l>nome odioso allor con mille sdegni.</l>
</lg>
<lg>
<l>E vedendo qua giù le genti umane</l>
<l>da lei ritrarsi e i miseri mortali,</l>
<l>rivolse tosto al cielo i passi e l'ali</l>
<l>e volea ricercar parti soprane</l>
<l>e stanze più lucenti e più lontane,</l>
<l>quando fermolla un lampeggiar di riso</l>
<l>che rimirò nel viso</l>
<l>a contemplar fronte serena e lieta</l>
<l>ch'ogni dolor acqueta,</l>
<l>e ne' vostri occhi ancor vaghe bellezze</l>
<l>piene di soavissime dolcezze.</l>
</lg>
<lg>
<l>E fra perle e rubini uscir parole</l>
<l>udiva in così novo e dolce suono</l>
<l>ch'altera libertà se stessa in dono</l>
<l>gli avrebbe data e 'l proprio carro il sole:</l>
<l>onde vi disse: "Non convien ch'io vole,</l>
<l>ma qui fermar mi voglio, alma pudica,</l>
<l>con gentilezza antica,</l>
<l>perch'altri sempre in voi m'onori ed ami</l>
<l>fra reti e nodi ed ami:</l>
<l>qui sarò cara al mondo, e 'n questa parte</l>
<l>non vi alberga fortuna, anzi bell'arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui la Bellezza ed io faremo a prova</l>
<l>queste genti felici e questa etade;</l>
<l>e s'è vera virtù vera beltade,</l>
<l>io sarò quel che piace e quel che giova".</l>
<l>Tacque ciò detto; ed ora in voi si trova</l>
<l>d'un bel diamante quadro e mai non scemo</l>
<l>fatto un seggio supremo,</l>
<l>e risplende in più forme e 'n vari modi</l>
<l>e con diverse lodi,</l>
<l>e perché muti ad or ad or sembianza</l>
<l>non è discorde a sé che tutto avanza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma con più bel concento</l>
<l>tempra soavemente i suoi desiri,</l>
<l>le parole e i sospiri,</l>
<l>e i raggi e 'l foco d'onorate voglie</l>
<l>avvolta in sì leggiadre e care spoglie.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1245</head>
<argument><p>Al signor Paolo Grillo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Passa la nave tua che porta il core</l>
<l>sotto un sereno ciel di stelle adorno</l>
<l>per queto mare, e sta la notte e 'l giorno,</l>
<l>spiando i venti, al suo governo Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>A ciascun remo un bel desio d'onore</l>
<l>non teme di fortuna oltraggio e scorno,</l>
<l>empie la vela e rasserena intorno</l>
<l>aura di gioia e tempra il dolce ardore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nebbia non lenta mai di feri sdegni</l>
<l>le sarte, che di fede e di speranza</l>
<l>ha di sua mano il tuo signore attorto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e scopri i duo lucenti amici segni,</l>
<l>e vive la ragione e l'arte avanza</l>
<l>tal che già prendi il desiato porto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1246</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Paolo, gli avi tuoi grandi in pace e 'n guerra</l>
<l>ebber con somma lode eterni pregi,</l>
<l>e conti son fra' peregrini egregi</l>
<l>quanto il ciel gira e 'l sol risplende ed erra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la tua gran virtù che 'n aspra guerra</l>
<l>non si circonda di purpurei fregi,</l>
<l>può la fama agguagliar d'invitti regi</l>
<l>col tormi a lei che mi deprime e serra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fortuna ad onta de le nobili alme</l>
<l>fa trofeo d'un bel lauro, e di Parnaso</l>
<l>ancor trionfa a torto e 'n me s'accampa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu le ritogli le non giuste palme</l>
<l>e le sparse corone anzi l'occaso</l>
<l>di questo dì che sì turbato avvampa.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1247</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Mentre si gode libertade e pace</l>
<l>Genova invitta, e più che d'oro abbonda</l>
<l>di gloria antica e nova, e 'n più seconda</l>
<l>fortuna che non teme il fero Trace,</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, di chiaro valor fiamma vivace,</l>
<l>tutti i mari n'illustri ed ogni sponda,</l>
<l>ed io fra le tempeste in mezzo a l'onda</l>
<l>altro porto non trovo ed altra face.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così quel nobil nido in cui nascesti</l>
<l>m'accolga o quel che già nutrimmi in seno</l>
<l>dopo molti anni, ed a mercé mi vaglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>O mia luce, o mio sole, o di celesti</l>
<l>lumi cosparso e di più bel sereno,</l>
<l>null'altro raggio il tuo splendore agguaglia.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1248</head>
<argument><p>Ne la morte de la signora Minetta Spinola Grillo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Minetta, in guisa di sacrato altare</l>
<l>è la canuta e rigida vecchiezza</l>
<l>dove ogni mal rifugge; e pur ci avvezza,</l>
<l>quasi nocchiero al porto o nave al mare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quivi giungendo tu per l'onde amare</l>
<l>di questo Egeo, la tua senil fortezza</l>
<l>esempio diede a chi 'l morir disprezza,</l>
<l>e quanto piace in terra e quanto appare.</l>
</lg>
<lg>
<l>E turbando la morte il tuo rifugio,</l>
<l>là stese l'empia mano ove sovente</l>
<l>fa de le vite altrui sì fero scempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così moristi; e non fur lungo indugio</l>
<l>anni settanta a lo tuo spirto ardente,</l>
<l>che ricovra in celeste eterno tempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1249</head>
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Minetta, non fu questo uscir di vita,</l>
<l>ma un trapassar da morte al Re superno,</l>
<l>e dal tempo fallace al regno eterno,</l>
<l>perché sia l'alma al suo principio unita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però, via più leggiera e più spedita</l>
<l>che nave scarca in tempestoso verno,</l>
<l>lasciò l'argento e l'oro e l'ebbe a scherno,</l>
<l>e partì nuda e di splendor vestita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fu ne' celesti giri, e nulla copre</l>
<l>la sua pura virtù che vibra i raggi</l>
<l>come gemma in diadema o 'n segno stella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma nel fin del tuo corso e de' viaggi</l>
<l>or candida corona hai di quell'opre</l>
<l>per cui ti piange il mondo e 'l ciel t'appella.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1250</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Un breve cenno a pena, un batter d'occhi,</l>
<l>un lampo ch'anzi il tuon trascorre e fugge</l>
<l>è questa vita, e si consuma e strugge</l>
<l>qual gelo o neve che discenda e fiocchi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né stral che buon arciero avventi e scocchi</l>
<l>vola come la morte, o leon rugge,</l>
<l>né sì l'ombra maligna i fiori adugge</l>
<l>dove raggio di sol giammai non tocchi,</l>
</lg>
<lg>
<l>come l'altrui speranze ella disperde:</l>
<l>dunque poco qui visse e parve molto</l>
<l>la tua Minetta, e poi n'uscì di vista.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ora il suo spirto dal suo vel disciolto</l>
<l>vince il tempo e la morte e nulla perde</l>
<l>però ch'eterna vita in cielo acquista.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1251</head>
<argument><p>Ne le nozze del signor Ercole Tasso e de la signora Lelia Agosta.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Terra gentil, ch'inonda</l>
<l>il chiaro Serio e 'l Brembo,</l>
<l>e voi, colli frondosi e verdi monti,</l>
<l>colorite ogni sponda</l>
<l>nel fresco ombroso grembo</l>
<l>e coronate le serene fronti,</l>
<l>e rischiarate i fonti;</l>
<l>né vaghezze selvagge</l>
<l>solo dimostri intorno</l>
<l>l'almo paese adorno,</l>
<l>ch'invidia move a l'arenose piagge;</l>
<l>ma la città sia lieta</l>
<l>via più di Tebe o de la nobil Creta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perch'un Ercol novello</l>
<l>or di concordi voglie</l>
<l>prende una bella e valorosa Augusta;</l>
<l>né così nobil vello</l>
<l>ebbe o sì care spoglie</l>
<l>l'altro, mal grado di matrigna ingiusta.</l>
<l>Questa è mercé più giusta</l>
<l>del valor nostro umano</l>
<l>e del fedele amore,</l>
<l>e via più bello onore</l>
<l>ch'irsuta pelle ad uom per doglia insano,</l>
<l>o donna, che 'l richiami</l>
<l>ad opra indegna de' suoi vaghi stami.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, vaga Fama, or taci</l>
<l>quell'amor sì disciolto:</l>
<l>or è sotto le leggi e morde il freno.</l>
<l>Bergomo vide i baci</l>
<l>nel bel vergineo volto,</l>
<l>per cui Bologna oblia col picciol Reno;</l>
<l>e 'n quel sì casto seno</l>
<l>tu puoi, bramato sposo,</l>
<l>deporre i tuoi desiri.</l>
<l>Perché dunque sospiri?</l>
<l>qual altro piacer brami o qual riposo</l>
<l>di sì dolce fatica,</l>
<l>ne l'ombre oscure de la notte amica?</l>
</lg>
<lg>
<l>È tua, sposo felice;</l>
<l>duro custode il passo,</l>
<l>legge o vergogna l'uscio a te non serra;</l>
<l>ire e tornar ti lice.</l>
<l>Né trovi al piè già lasso</l>
<l>più caro albergo o più securo in terra,</l>
<l>sia pace o crudel guerra,</l>
<l>il ciel sereno o fosco,</l>
<l>e crollin feri spirti</l>
<l>in mar le navi, e i mirti</l>
<l>e i pini e i faggi ne l'ombroso bosco;</l>
<l>godila dunque intanto,</l>
<l>e loda tu la notte, il giorno io canto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io canto il dì, ch'aggiunge</l>
<l>bellezza e cortesia,</l>
<l>onestade e valor co' dolci modi;</l>
<l>e fo sonar più lunge</l>
<l>l'alma tua stirpe e mia,</l>
<l>a cui tu cresci belle e chiare lodi.</l>
<l>E mentre leggi ed odi</l>
<l>il merto di tuo padre,</l>
<l>e le virtudi e i pregi</l>
<l>de' cavalieri egregi</l>
<l>e l'opre lor sì conte e sì leggiadre,</l>
<l>ne rinnovi l'esempio,</l>
<l>e rende grazie il tuo fratello al tempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nascan figli e nipoti al nostro Alcide,</l>
<l>e fra le schiere e l'armi</l>
<l>cantino i nostri carmi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1252</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre Faustino Tasso de' Minori osservanti.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel già promesso da' stellanti chiostri</l>
<l>è pur venuto: ecco la nuova stella;</l>
<l>ecco i Regi inchinarsi innanzi a quella,</l>
<l>che la grazia portò de' falli nostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco il Sol vero è nato, e tu ce 'l mostri</l>
<l>per l'ombre antiche; ecco in età novella</l>
<l>luce apparir, de l'altro sol più bella,</l>
<l>ch'illuminò le carte e i puri inchiostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Son gemme i sacri detti in cui risplende</l>
<l>quel raggio, e 'n cui lo spirto a noi rimbomba:</l>
<l>tu, Faustin, l'accogli e spargi intorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual fia l'altra venuta, e 'l gran ritorno</l>
<l>de l'alto Re di gloria, e chi l'attende</l>
<l>sovra candida nube a suon di tromba!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1253</head>
<argument><p>In lode di Mantova e della successione de' suoi principi e particolarmente de la serenissima casa Gonzaga.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Qual de' tuoi duci o de' tuo' fatti illustri,</l>
<l>città felice de l'antica Manto,</l>
<l>gloria maggiore o vanto</l>
<l>t'accrebbe o pur ti fece il grembo adorno?</l>
<l>O quel ch'in ampio sen d'onde palustri</l>
<l>tu raccogliesti nel materno esiglio,</l>
<l>figlio di Manto e figlio</l>
<l>del tosco fiume, quando a te d'intorno,</l>
<l>facendo con Apollo Astrea soggiorno,</l>
<l>sorger le nuove mura in mezzo a l'acque</l>
<l>vedesti, e tutte a la superba mole</l>
<l>meravigliar le ninfe e' dei selvaggi,</l>
<l>e partir l'ombre oscure e i caldi raggi</l>
<l>con giusta lance più sereno il sole;</l>
<l>o pur quel dì fu a te più caro e piacque</l>
<l>quando Virgilio nacque,</l>
<l>ch'ebbe, dov'odi ancor la chiara tromba,</l>
<l>famosa cuna appo famosa tomba?</l>
</lg>
<lg>
<l>O pur quando a Tebaldo il sacro Augusto</l>
<l>del paterno valore il premio diede,</l>
<l>e tu di tanta fede</l>
<l>la mercé fosti, anzi l'onor più degno?</l>
<l>O quando al giusto padre ancor più giusto</l>
<l>successe il figlio, e, come lucid'onda</l>
<l>dal fonte in fiume inonda,</l>
<l>derivò in lui virtù d'alma e d'ingegno?</l>
<l>O ver più lieta di femmineo regno</l>
<l>eri talor quando la nobil donna</l>
<l>e vincitrice fu d'empio contrasto,</l>
<l>e diede altrui sì gloriosi esempi,</l>
<l>sacrando in varie parti altari e tempi,</l>
<l>e 'l cor, più d'ogni tempio e puro e casto,</l>
<l>quasi fosse del Cielo alta colonna?</l>
<l>Ché 'n ogni cor s'indonna</l>
<l>amor del giusto, e 'n onorata impresa</l>
<l>s'obblia, per nova grazia, antica offesa.</l>
</lg>
<lg>
<l>O quando t'assalì d'intorno e cinse</l>
<l>Ezzelino, il feroce empio tiranno?</l>
<l>Nel glorioso affanno,</l>
<l>fosti più lieta del sonoro grido?</l>
<l>Perch'invitto guerrier, che tutto vinse</l>
<l>con quella man ch'era assai pronta a' carmi</l>
<l>ma via più forte a l'armi,</l>
<l>lo scacciò dal tuo verde ombroso lido</l>
<l>pur come di virtù nemico infido,</l>
<l>e spesso ruppe le sue schiere e sparse.</l>
<l>Ovver di fama più onorata i fregi</l>
<l>avesti allor ch'in periglioso campo,</l>
<l>via più veloce che fulmineo lampo,</l>
<l>(taccio l'altre sue spoglie e i cari pregi)</l>
<l>vincitore in un dì tre volte apparse?</l>
<l>O per lagrime sparse</l>
<l>a Pinamonte, a l'umil plebe amico,</l>
<l>rimembri con diletto il duolo antico?</l>
</lg>
<lg>
<l>O quando, vinto pria Manfredi in guerra,</l>
<l>contaminato del paterno oltraggio,</l>
<l>col re possente e saggio</l>
<l>Guido fece d'onor più raro acquisto</l>
<l>là 've di sangue l'infelice terra</l>
<l>ondeggiava e tra spoglie ed armi sparte</l>
<l>orribil Morte e Marte</l>
<l>correan con volto lagrimoso e tristo?</l>
<l>O quando il vecchio figlio, a tempo avvisto,</l>
<l>macchia non volse onde l'onor s'asperga;</l>
<l>ma 'n sé dolente e 'ncontra Amor severo</l>
<l>d'ingiusto scorno in quell'ingiusto sangue</l>
<l>lavar si volle e fé 'l tiranno esangue?</l>
<l>Ei, come degno sol di giusto impero,</l>
<l>insegnò altrui come l'onor si terga,</l>
<l>come s'innalzi ed erga,</l>
<l>come più bel dopo l'ingiurie ei splenda,</l>
<l>ed oppressa virtù più forte ascenda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu ricca d'avi, alma città famosa,</l>
<l>fosti non pur, ma fortunata al mondo;</l>
<l>di nipoti ei fecondo:</l>
<l>anzi accrebber sua gloria e quelli e questi;</l>
<l>ma chi nel sen de l'alta notte ombrosa</l>
<l>ardisce numerar le vaghe stelle,</l>
<l>opre antiche e novelle</l>
<l>racconti e i nomi onde tu gloria avesti,</l>
<l>perché sopita grazia omai si desti</l>
<l>d'antico fatto e 'l fosco obblio no 'l copra</l>
<l>de gl'ingrati mortali, onde sovente</l>
<l>del passato s'oscura alta memoria;</l>
<l>e parte aspira a la moderna gloria</l>
<l>de' novi eroi, ch'è quasi un sol lucente,</l>
<l>lo qual, rotte le nubi, i raggi scopra.</l>
<l>Ben fu mirabil opra,</l>
<l>perché le sue non vanti Asia od Egitto,</l>
<l>fare invitta magione a duce invitto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di barbariche genti alta possanza,</l>
<l>il varco in te non tenta e non aperse;</l>
<l>e, qual Porsenna o Serse,</l>
<l>che fece oltraggio al mar di novo ponte,</l>
<l>Attila parte, e quel ch'ogni empio avanza,</l>
<l>e Federigo al re del ciel rubello;</l>
<l>ma lieto onore e bello,</l>
<l>e nobil pompa e senza oltraggi ed onte</l>
<l>duo grandi augusti in coronata fronte</l>
<l>pria Sigismondo e poscia Carlo accolse;</l>
<l>quegli a Francesco onore accrebbe e grado,</l>
<l>e l'aquile e la croce, altero e grande</l>
<l>dono, cui la sua stirpe innalza e spande;</l>
<l>questi al figliuol di lui, che 'l fosco guado</l>
<l>fece sanguigno allor ch'al ciel le sciolse,</l>
<l>onde Francia si dolse.</l>
<l>Così trionfi di fortuna incerta,</l>
<l>chiusa a la guerra e solo in pace aperta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così la gloria de l'invitto padre</l>
<l>accresce il figlio e palme aggiunge a palme,</l>
<l>le città prende e l'alme;</l>
<l>l'altro figliuol la terra e l'onde varca</l>
<l>e segue Carlo e tra l'ardite squadre</l>
<l>primo chiede i perigli, i premi estremo;</l>
<l>alfin, duce supremo</l>
<l>era secondo a chi sedea monarca,</l>
<l>quando il filo troncò l'invida Parca.</l>
<l>Così Guglielmo al ciel l'erede ha scorto,</l>
<l>d'altre città signor ch'affrena e regge</l>
<l>e la gloria de gli avi in lor rinnova;</l>
<l>e l'uno i greci augusti, e l'altro a prova</l>
<l>orna i romani, i quai diero arme e legge;</l>
<l>e mentre soggiogar l'occaso e l'orto,</l>
<l>qui virtute ebbe il porto,</l>
<l>la fede Olimpo, e Febo altro Parnaso</l>
<l>ed altro sol che non conosce occaso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui l'auro e 'l lauro il mio signor corona,</l>
<l>né d'altrui fosti mai più altera o lieta,</l>
<l>né man più giusta il freno allenta o stringe</l>
<l>o più cortese a chi s'inchina umile,</l>
<l>né più dotta a la spada e 'n dolce stile,</l>
<l>e te di vero amor circonda e cinge</l>
<l>muro sublime più di Pindo e d'Eta;</l>
<l>né la tua fé s'acqueta,</l>
<l>benché sii forte e di sicura possa,</l>
<l>e sovra Olimpo è minor Pelio ed Ossa</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1254</head>
<argument><p>Al signor cavalier Guarnello.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Per te, Guarnello, la pietate e l'armi</l>
<l>del gran figlio d'Anchise il Tebro ascolta,</l>
<l>per te risorge Elisa arsa e sepolta</l>
<l>e la fiamma troiana in alti carmi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n queste rime or più che 'n bianchi marmi</l>
<l>lodiam la fera a membra umane avvolta;</l>
<l>e sotto i duci suoi l'Italia accolta</l>
<l>par che minacci i peregrini e s'armi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E Roma con la Grecia altre contese</l>
<l>rinnova, e d'altri lauri e d'altre palme</l>
<l>l'orna Alessandro, a la sua gloria amico.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma d'Augusto in vece è 'l gran Farnese,</l>
<l>d'elisi campi il ciel, ch'a nobili alme</l>
<l>accresce novo onor di sangue antico.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1255</head>
<argument><p>Ne le nozze del signor Camillo Rondinelli.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come passa talor d'estranio lido</l>
<l>Progne a schiera volando a' lidi nostri,</l>
<l>così passaro al Po gli antichi vostri</l>
<l>e si fermar, così fu bello il nido.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quinci è sparso intorno il chiaro grido</l>
<l>d'opre onorate e poi di puri inchiostri;</l>
<l>e s'albergo ha virtù tra pompe ed ostri,</l>
<l>non l'ebbe altrove più sicuro e fido.</l>
</lg>
<lg>
<l>D'aquila il volo ancor, di cigno il canto</l>
<l>voi, Rondinelli, aveste; e perché lunge</l>
<l>passi a' nipoti illustre il nome eterno,</l>
</lg>
<lg>
<l>così nobile donna a l'un s'aggiunge,</l>
<l>che tutti onora; ed ei ne gode in tanto,</l>
<l>e 'nsieme accresce il suo splendor materno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1256</head>
<argument><p>In morte del signor Sanvitale.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Il Sanvitale è morto; e pur la morte</l>
<l>estinguer mai non può la santa vita;</l>
<l>e, se già visse al suo mortale unita,</l>
<l>sciolta non more l'immortal consorte,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma fuor di strade perigliose e torte</l>
<l>di laberinto e di prigione è uscita;</l>
<l>è senza fin, quand'ella par finita,</l>
<l>e 'n fermo stato ha vinta instabil sorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E giunta è in ciel al suo principio eterno,</l>
<l>al fonte de la vita in mezzo a' vivi,</l>
<l>ch'ei fecondo riempie e sempre uguale;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quasi fra lucenti e larghi rivi,</l>
<l>che non cresce né scema o state o verno,</l>
<l>or più <emph>santa</emph> diviene e più <emph>vitale</emph>.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1257</head>
<argument><p><add resp="ed">A Tommaso Garzoni per il suo libro "La piazza universale".</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Superbo foro, ove le scienze e l'arti</l>
<l>fan che 'l suo autor per mille gradi ascende,</l>
<l>dove la gloria col saper contende</l>
<l>alzando i vanni a le più eteree parti,</l>
</lg>
<lg>
<l>a te che premi eterni altrui comparti</l>
<l>di vero onor, qual da virtù s'attende,</l>
<l>sacra colui che sol fra gli altri intende,</l>
<l>più che Greci, Latini, Arabi e Parti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, invitto sir e fra grandezze nato,</l>
<l>di sì ricco tesor stimato degno,</l>
<l>in questi tempi assai gloriar ti dei;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma forse più che da' supremi dei,</l>
<l>per illustrar fra noi l'estense regno,</l>
<l>a un tal signore un tal <emph>Garzon</emph> sia dato.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1258</head>
<argument><p>A messer Giovan Donato Cucchetti per "La pazzia", sua favola pastorale. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Queste, che fur già voci a l'aura sparte,</l>
<l>e note incise in faggi e 'n verdi allori,</l>
<l>mentre cantasti pastorali amori,</l>
<l>qui raccogliesti poi con sì bell'arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ne vergasti sì lodate carte</l>
<l>che non pur tra' bifolci e tra' pastori,</l>
<l>ma tra' reali alberghi eterni onori</l>
<l>avranno e tra le schiere alte di Marte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ciò ch'ammirò già Manto e Siracusa</l>
<l>ne' duo famosi, e ciò ch'al mio vicino</l>
<l>dettò già spirto di celeste musa,</l>
</lg>
<lg>
<l>puro in te trapassò, qual mattutino</l>
<l>raggio in cristallo o 'n fonte onda tranfusa,</l>
<l>od aura per fiorito alto cammino.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1259</head>
<argument><p>Scrive al signor cardinal da Este lodandolo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Mentre nel Quirinale e 'n altri monti</l>
<l>portan, Luigi, la tua fama intorno</l>
<l>poeti illustri, a l'apparir del giorno</l>
<l>pronti a cantar ed a risponder pronti,</l>
</lg>
<lg>
<l>e ne risuona il Tebro e i boschi e i fonti</l>
<l>di chiari spirti ancor dolce soggiorno,</l>
<l>non t'orna lauro, ché sei d'ostro adorno</l>
<l>che più conviene a le più degne fronti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n queste carte col tuo nome impressa</l>
<l>or vedrai la tua lode e novi pregi</l>
<l>d'eterna gloria ordir col nostro carme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né l'altre han maggior pregio, ove si tessa</l>
<l>quel di famosi duci o d'alti regi;</l>
<l>né rimbomba più chiaro il suon de l'arme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1260</head>
<argument><p>Loda il medesimo signore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Roma già vide intorno a' duci egregi</l>
<l>rilucer l'ostro qual piropo ardente,</l>
<l>quand'avean ne l'occaso e 'n oriente</l>
<l>domi i tiranni e i peregrini regi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or tu ne splendi con diversi fregi</l>
<l>pur di quel sangue e de l'istessa gente,</l>
<l>né son l'antiche lodi oscure e spente,</l>
<l>benché di novo ella s'adorni e fregi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se 'l purpureo manto in gran vittoria,</l>
<l>con breve d'onor segno altrui coperse,</l>
<l>per cagion via più degna or qui s'inostra:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché somiglia il sangue onde cosperse</l>
<l>Cristo il trionfo, e l'immortal sua gloria</l>
<l>e la tua tanta carità dimostra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1261</head>
<argument><p>Loda il medesimo signore.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Prima che 'l grande e fortunato impero</l>
<l>Roma avesse del mare e de la terra,</l>
<l>s'acquistar ne la pace o ne la guerra</l>
<l>gli avi degli avi tuoi quel pregio intero;</l>
</lg>
<lg>
<l>e poi ch'ebbe la sede alta di Piero</l>
<l>e le gran chiavi ond'il ciel s'apre e serra,</l>
<l>due Ippoliti ornò, di cui sotterra</l>
<l>è 'l corpo e 'l nome ingombra ogni emispero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or tu l'onori non men chiaro e degno,</l>
<l>e, se ben l'opre paragono e i tempi,</l>
<l>nel merto e ne la gloria estimo eguale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tanto son più belli i novi esempi</l>
<l>quant'è gloria immortal de la mortale,</l>
<l>o pur celeste di terrestre regno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1262</head>
<argument><p>A la signora Livia Spinola Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se 'l mio nome riluce, e forse appressa</l>
<l>dove 'l ciel tante grazie a voi comparte,</l>
<l>pur gli rimiro intorno ombre cosparte,</l>
<l>e la tempesta e 'l verno ancor non cessa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l vostro è un raggio, anzi è la luce stessa</l>
<l>che nulla turba, e se da voi si parte</l>
<l>nel volo più s'illustra, e Giove e Marte</l>
<l>hanno gloria minore a lor concessa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi dunque disgombrate il cieco orrore,</l>
<l>sì come sole in tenebroso tempio,</l>
<l>fuor de le nubi uscendo o 'n verde riva;</l>
</lg>
<lg>
<l>e voi mi ritogliete al fero scempio,</l>
<l>acciò che riposato almeno io viva,</l>
<l>se non felice, ove virtù s'onore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1263</head>
<argument><p>Ne le nozze de l'illustrissimo signor don Cesare d'Este e de la signora donna Virginia de' Medici.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Ciò che Morte rallenta, Amor, ristringi,</l>
<l>amico tu di pace, ella di guerra,</l>
<l>e del suo trionfar trionfi e regni;</l>
<l>e mentre due bell'alme annodi e cingi,</l>
<l>così rendi sembiante al ciel la terra</l>
<l>che d'abitarla tu non fuggi o sdegni.</l>
<l>Non sono ire là sù: gli umani ingegni</l>
<l>tu placidi ne rendi e l'odio interno</l>
<l>sgombri, signor, da' mansueti cori;</l>
<l>sgombri mille furori,</l>
<l>e quasi fai col tuo valor superno</l>
<l>de le cose mortali un giro eterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n questa parte, ov'è sì bello il mondo</l>
<l>e sì conforme al ciel, perché riluce</l>
<l>tutto de' suoi celesti e chiari lumi,</l>
<l>del suo primo splendor splendor secondo,</l>
<l>e di sua luce accendi un'altra luce</l>
<l>da l'Arno ritornando al re de' fiumi,</l>
<l>tornano i graziosi alti costumi</l>
<l>che morte estinse e quel valor rinverde;</l>
<l>fiorisce la beltà di riva in riva,</l>
<l>la gloria si ravviva,</l>
<l>la grazia si rinnova e nulla perde,</l>
<l>ché s'alcun ramo è secco, il tronco è verde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi i duo tronchi e le due stirpi eccelse,</l>
<l>Medici ed Este ond'ha l'Esperia antica</l>
<l>gran vanto, e quasi tocca in ciel le stelle.</l>
<l>E ne le fronde la virtù si scelse</l>
<l>felice nido, e sotto l'ombra amica</l>
<l>coperse queste sponde insieme e quelle;</l>
<l>e quinci incontra a' nembi, a le procelle</l>
<l>d'Adria l'una s'innalza e i venti sprezza;</l>
<l>e quindi l'altra è sovra il mar Tirreno,</l>
<l>e 'ngombra il largo seno</l>
<l>d'odor, d'ombre, di fiori e di vaghezza;</l>
<l>né vidi in altra ancor maggiore altezza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual vergine viola o bel giacinto</l>
<l>lega un sol filo ed una mano istessa</l>
<l>due piante inocchia in più mirabil modo,</l>
<l>tal Cesare a Virginia or sembri avvinto,</l>
<l>ch'a Cesare Virginia è già promessa.</l>
<l>E l'arte e la coltura insieme io lodo:</l>
<l>gemma par l'uno e l'altra ed occhio e nodo:</l>
<l>nodo di pura fé saldo e tenace,</l>
<l>occhio d'Amore e preziosa gemma</l>
<l>d'onor ch'Italia ingemma:</l>
<l>ond'ella splende e mira e stringe in pace</l>
<l>due germi illustri e più s'onora e piace.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per questi spera ancor di novo ornarsi</l>
<l>d'Ippoliti e d'Alfonsi, e 'n lido o 'n monte</l>
<l>alzar novo trofeo di spoglie e d'armi;</l>
<l>e più lieta che prima e bella farsi,</l>
<l>e d'altre torri incoronar la fronte</l>
<l>segnata di fin oro i bianchi marmi.</l>
<l>Dolci rime fra tanto e vaghi carmi</l>
<l>l'orrido verno ascolti, e si rallegri</l>
<l>a i vari balli e rassereni il cielo</l>
<l>e intepidisca il gelo,</l>
<l>e nulla turbi in terra i giorni allegri,</l>
<l>né de le feste notti i corsi integri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, vedrai pompe notturne e giochi,</l>
<l>lampi in teatri e fochi,</l>
<l>e città finte in vere e 'n false larve,</l>
<l>beltà verace in cui sì rado apparve.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1264</head>
<argument><p><add resp="ed">A Fiorenza, ne le medesime nozze.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alma città, dove inalzar sovente</l>
<l>suole i bei rami al cielo il verde lauro,</l>
<l>che gloriosa dal mar Indo al Mauro</l>
<l>fosti e temuta da nemica gente,</l>
</lg>
<lg>
<l>care gemme che togli a l'oriente</l>
<l>non ti fanno più lieta o forza d'auro,</l>
<l>né gemino valor, doppio tesauro,</l>
<l>né spoglia, né corona ha più lucente</l>
</lg>
<lg>
<l>de la coppia gentil ch'annodi e stringi;</l>
<l>né più stimar vittoria antica o nova</l>
<l>devresti, o vincitrici e chiare palme,</l>
</lg>
<lg>
<l>che la pace e l'amor ch'in te rinnova:</l>
<l>gli alti alberghi di quelle orni e dipingi,</l>
<l>questi ne' cuori imprimi, anzi ne l'alme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1265</head>
<argument><p>Ne la venuta a Ferrara de la signora donna Virginia de' Medici.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Per la figlia di Cosmo accogli ed orna</l>
<l>nobili donne e cavalieri egregi,</l>
<l>e gemme ed ostro ed oro e vari fregi</l>
<l>trova, Ferrara mia, per farla adorna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché già seco al suo venir se 'n torna</l>
<l>schiera da fare invidia a' duci, a' regi,</l>
<l>sì rari ha sempre e sì diversi pregi</l>
<l>ove passa, ove giace, ove soggiorna:</l>
</lg>
<lg>
<l>le virtù, dico, assai più belle e chiare</l>
<l>in alta parte ov'è rifugio e scampo</l>
<l>quasi gran faci in periglioso mare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né tanta or vedi in bel teatro o 'n campo</l>
<l>o bellezza o valor quanto n'appare</l>
<l>subito in lei, sì che n'abbaglia il lampo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1266</head>
<argument><p>Al signor Camillo Albizzi, ambasciatore del serenissisno granduca di Toscana.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Voi di merti e di grazie; io solo abbondo</l>
<l>di sventure e d'error, né cambio sorte:</l>
<l>anzi il viver mi sembra amara morte</l>
<l>e d'ombre oscure antro e spelonca il mondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la vostra virtù splendor secondo</l>
<l>scorge d'appresso e par che 'l dì m'apporte,</l>
<l>come alba suol che fa lucenti scorte</l>
<l>al sol che s'alza omai dal mar profondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se in albor sì bello io non m'illustro,</l>
<l>chi le tenebre scaccia? ah, troppo è lunga</l>
<l>quest'orrid'ombra! e voi, Signor de' tempi,</l>
</lg>
<lg>
<l>non sostegniate che 'n pregar m'attempi,</l>
<l>né schifi noia, e che mercé non giunga</l>
<l>pur aspettata dopo il primo lustro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1267</head>
<argument><p>Al medesimo, sovra la sua arma.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Arme e rote vegg'io d'alto valore</l>
<l>e d'amica fortuna altera insegna,</l>
<l>e ben l'una per l'altro è via più degna</l>
<l>e d'ambeduo s'accresce in voi splendore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E con fede pietà d'invitto core</l>
<l>scorgo ne le due croci e 'n chi le segna;</l>
<l>né d'elmo ancor né di corona è 'ndegna,</l>
<l>o di nobile stirpe antico onore.</l>
</lg>
<lg>
<l>In così belle forme altrui risplende</l>
<l>la virtù de' vostr'avi, e 'l campo istesso</l>
<l>due giri ha in sé de la benigna sorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma fra l'eterne rote, ov'è promesso</l>
<l>il premio al saggio, al valoroso, al forte,</l>
<l>signor, il nome vostro e 'l merto ascende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1268</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>O del grande e possente, o del sublime</l>
<l>duce de' Toschi messaggiero eletto,</l>
<l>quai fra' buoni è il migliore, anzi il perfetto,</l>
<l>in cui vera virtù s'onori e stime;</l>
</lg>
<lg>
<l>te, quasi asceso a le più altere cime</l>
<l>d'Olimpo ov'abbia il ciel sereno aspetto,</l>
<l>aura non crolla di contrario affetto</l>
<l>che perturba le parti oscure ed ime.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ben che sia tua gloria e tuo valore</l>
<l>far gli altissimi ingegni insieme amici,</l>
<l>qual de' lumi del ciel nodo lucente,</l>
</lg>
<lg>
<l>puoi congiunger di grazia o pur di onore</l>
<l>e gli alti e i bassi, e i miseri e i felici:</l>
<l>tanto al senno, a la fede il ciel concesse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1269</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tu ch'a 'l gran figlio del famoso Alcide</l>
<l>quel di Cosmo inviò nunzio verace</l>
<l>del segreto voler fabbro di pace</l>
<l>che cinge i cori lor, ch'altrui divide,</l>
</lg>
<lg>
<l>conosci quel che plachi e quel ch'affide,</l>
<l>e i tempi in cui si parla, in cui si tace,</l>
<l>ciò che detto o taciuto o giova o piace,</l>
<l>i dolci modi a cui fortuna arride.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, così l'una e l'altra alma reale</l>
<l>stringer tu possa con sì fermi nodi</l>
<l>che non li spezzi invidia mai, né scioglia;</l>
</lg>
<lg>
<l>prendi ancor, per ordir alcun non frale</l>
<l>stame, de le mie vere illustri lodi;</l>
<l>e quale è che più molle altro s'avvolga?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1270</head>
<argument><p>Celebra la granduchessa di Toscana Bianca Cappello.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Talvolta sovra Pelio, Olimpo ed Ossa</l>
<l>portò leggere salme augel volante,</l>
<l>e sovra il mauro Atlante,</l>
<l>e su le nubi ove mai stral da l'arco</l>
<l>non giunse e non salì turbo spirante;</l>
<l>ma col volo mancò l'ardita possa</l>
<l>perché innalzar non possa</l>
<l>peso maggiore e più gravoso incarco.</l>
<l>Tal io, se mai cantando al ciel me 'n varco,</l>
<l>con picciol nome in su l'alzate penne,</l>
<l>veggio sotto le valli e i monti e i poggi,</l>
<l>né cerco ove riposi, ove m'appoggi;</l>
<l>ma dove stilo il vostro onor sostenne,</l>
<l>par di cadere accenne;</l>
<l>e se 'n alto mi spazio e non vacillo,</l>
<l>mi glorio in ciel tranquillo:</l>
<l>ché spargendo gran fama onor s'impetra</l>
<l>e pregio acquista ogni sonora cetra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma cantando per voi, sublime donna,</l>
<l>la nobiltà sia fonte in cui si versi</l>
<l>alta materia a' versi:</l>
<l>indi 'l principio s'apra, indi s'ordisca</l>
<l>ogni alta laude e vinca i casi avversi</l>
<l>la nobiltà, ch'è del valor colonna,</l>
<l>in cui si ferma e 'ndonna,</l>
<l>perch'altri pur l'onori e riverisca</l>
<l>come origine suol famosa e prisca,</l>
<l>né per contraria sorte oppressa giacque.</l>
<l>A voi diè cuna il mare, il mare in grembo</l>
<l>v'accolse e nel ceruleo e vago lembo</l>
<l>dove alato leon la terra e l'acque</l>
<l>tiene, com'al ciel piacque;</l>
<l>e fra palme cresceste e pompe ed ostri</l>
<l>de gli avi egregi vostri;</l>
<l>e 'l vostro merto è un mare, e, s'ora il solco,</l>
<l>ritornerò come Giason da Colco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altre più vere maraviglie e belle,</l>
<l>ond'ha l'etate antica invidia e scorno,</l>
<l>dentro son e d'intorno;</l>
<l>né già bugiarda fama altrui le finse,</l>
<l>né favolosi onori in rime adorno:</l>
<l>non Teti in mezzo a l'onde, o le sorelle,</l>
<l>ninfe leggiadre e snelle,</l>
<l>non conca o bianche spume in cui dipinse</l>
<l>greco pittor la dea che 'l pregio vinse;</l>
<l>ma son vera bellezza e vera gloria,</l>
<l>vero candore, anzi splendor sereno</l>
<l>ch'abbaglia occhio terreno,</l>
<l>degni di gran poema o pur d'istoria</l>
<l>ch'illustri alta memoria;</l>
<l>e 'l bel nome, che piace a' vaghi sensi,</l>
<l>ove se 'n parli o pensi,</l>
<l>e vero e casto amor di nobil alma</l>
<l>sotto giudice grande ha certa palma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché dove il padre augusto alzò Giovanna</l>
<l>e grandezza di scettri e di corone,</l>
<l>nudo Amor voi ripone,</l>
<l>Amor grande, Amor saggio, Amor pudico,</l>
<l>che prima non seguì selvaggia Enone:</l>
<l>Amor che non si turba e non s'inganna,</l>
<l>né 'l biasma e no 'l condanna</l>
<l>mente sublime. Or ceda esempio antico,</l>
<l>ceda amante e pastor di furti amico</l>
<l>a lui che la Toscana adorna e regge,</l>
<l>giudice di beltà più dotto e scaltro</l>
<l>che non fu già quell'altro;</l>
<l>e s'ella pur lo sprona, ha fren di legge,</l>
<l>non tra ruvide gregge,</l>
<l>non tra gli armenti usato e tra' bifolci,</l>
<l>ma tra studi più dolci:</l>
<l>ché l'alto imperio già non perde in guerra,</l>
<l>ma cresce novo onor d'antica terra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E direi, non facendo al vero oltraggio,</l>
<l>cedali il domator del reo Procuste,</l>
<l>ché d'imprese più giuste</l>
<l>gloria maggior invitto core attende;</l>
<l>e son or quasi oscure e quasi anguste</l>
<l>lodi antiche e lontane al vivo raggio</l>
<l>di lui, ch'è forte e saggio.</l>
<l>E se pur l'un da l'altro a noi discende,</l>
<l>né più fama canuta omai contende,</l>
<l>ch'alzò quasi del tempo un bel trofeo,</l>
<l>o se qual pianta c'ha gran rami ed ombra</l>
<l>l'antichitade adombra,</l>
<l>siasi eguale al gran duce il gran Teseo;</l>
<l>né si vanti d'Egeo,</l>
<l>pari Atene a Fiorenza, e i nomi e l'opre,</l>
<l>che lunga età non copre;</l>
<l>ma questo amor, quanto n'udiro innanzi,</l>
<l>e questa fede ogni memoria avanzi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh! quanto è più felice il nuovo esempio,</l>
<l>quanti diversi effetti e 'n quanti modi</l>
<l>hanno più chiare lodi,</l>
<l>di quel lungo rimbombo indi raccolto!</l>
<l>Indi miriam due rapti e mille frodi,</l>
<l>altari violati ed arso tempio,</l>
<l>e l'uno e l'altro scempio</l>
<l>di Polidoro tronco, e guasto il volto</l>
<l>d'Ettore sanguinoso e non sepolto,</l>
<l>di tanti figli orbo e dolente il padre;</l>
<l>schiere in fuga rivolte, accesi legni,</l>
<l>estinti fochi e non estinti sdegni,</l>
<l>e morti e roghi e faci oscure ed adre,</l>
<l>mesta e piangente madre,</l>
<l>Troia in fiamme conversa; a faccia a faccia</l>
<l>Europa Asia minaccia;</l>
<l>son fulminanti duci; e sponde a sponde,</l>
<l>venti a venti contrari, ed onde ad onde.</l>
</lg>
<lg>
<l>De l'altra parte il passar vostro a l'Arno</l>
<l>bellezza accrebbe e grand'onor gli aggiunge,</l>
<l>e due città congiunge,</l>
<l>due famose città fra 'l mare e i monti:</l>
<l>talché non le perturba o le disgiunge</l>
<l>quella discordia, ond'io mi struggo e scarno;</l>
<l>ma pur ch'il tenti indarno,</l>
<l>ed al cielo alzeranno amiche fronti</l>
<l>e desiri concordi avranno e pronti,</l>
<l>presti i cavalli, e 'n mar le navi e l'arme,</l>
<l>mentre il fiero Ottoman ripone e serba</l>
<l>ne l'alta mente sua l'ingiuria acerba;</l>
<l>e dove tromba suoni il fero carme,</l>
<l>perch'uom s'infiammi ed arme,</l>
<l>non fia chi più si mova e più s'accenda,</l>
<l>e più s'adorni e splenda:</l>
<l>così fermi legami annoda e tesse</l>
<l>casta beltà, ch'alto giudicio elesse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, tu non vedrai tra fera turba</l>
<l>donna amata, odiosa o vana imago,</l>
<l>là 've adorare il volgo i mostri volse,</l>
<l>ma dove a Marte idolo antico ei tolse;</l>
<l>né falso re v'onora o vero mago,</l>
<l>latrante cane o drago,</l>
<l>fra mille suoi divoti e fidi servi.</l>
<l>Or ti raccolga e servi</l>
<l>pudica moglie in lieta pace e santa,</l>
<l>che di candore e d'onestà s'ammanta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1271</head>
<argument><p>Loda il Poggio e i luoghi vicini e la granduchessa che v'abitava ne' maggiori caldi de la state. </p></argument>
<lg type="ballata">
<head rend="italic">Ballata 1</head>
<lg>
<l>Selva lieta e superba,</l>
<l>dispiega le odorate e verdi fronde</l>
<l>mentre fra lor s'asconde</l>
<l>la nobil donna e siede in grembo a l'erba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Giungete i rami insieme, abeti e faggi,</l>
<l>e voi li congiungete, o querce, o pini,</l>
<l>e tu, bel mirto, e tu, sacrato lauro;</l>
<l>e guardando costei da' caldi raggi</l>
<l>perché ella non s'imbruni, a' biondi crini</l>
<l>mischiate il verde come a lucid'auro:</l>
<l>ombre soavi e quete,</l>
<l>qui vittoria del sol più bella avrete</l>
<l>di quella ch'a la notte Astrea riserba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1272</head>
<lg type="ballata">
<head rend="italic">Ballata 2</head>
<lg>
<l>O fiumi, o rivi, o fonti,</l>
<l>mentr'arde il sole i monti e i colli e 'l piano,</l>
<l>lavate voi la bella e bianca mano</l>
</lg>
<lg>
<l>e difendete da l'ardente giorno;</l>
<l>e quante stille sparge a' dì più caldi</l>
<l>tanti siano i giacinti e i bei smeraldi;</l>
<l>né giammai scolorita</l>
<l>sia l'erba verde in questo Poggio adorno,</l>
<l>dolce e fresco soggiorno;</l>
<l>corra Febo a l'Atlante, a l'oceano,</l>
<l>ch'avrà men bello albergo e più lontano.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1273</head>
<lg type="ballata">
<head rend="italic">Ballata 3</head>
<lg>
<l>Nubi lucide e lievi,</l>
<l>che tante avete in ciel vaghe figure,</l>
</lg>
<lg>
<l>e contra 'l sol tanti colori e tanti:</l>
<l>di questa ch'è sì bella e lui somiglia</l>
<l>e par gran meraviglia,</l>
<l>prendete, o nubi, ancora i bei sembianti.</l>
<l>Nubi, nubi volanti,</l>
<l>acque piovete a lei più dolci e pure.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1274</head>
<lg type="ballata">
<head rend="italic">Ballata 4</head>
<lg>
<l>Venti, benigni venti,</l>
<l>e voi del sol temprate i raggi ardenti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e voi spargete un odorato nembo</l>
<l>di rugiada più fresca,</l>
<l>mentre ch'aspetta ne l'erboso grembo</l>
<l>che l'ombra e l'aura cresca</l>
<l>l'illustre donna che in su l'Adria nacque</l>
<l>e qui poi venne e piacque</l>
<l>a chi frena su l'Arno inclite genti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1275</head>
<lg type="ballata">
<head rend="italic">Ballata 5</head>
<lg>
<l>Accese fiamme, e voi, baleni e lampi,</l>
<l>e tu, cadente stella,</l>
<l>vista turbata e fella</l>
</lg>
<lg>
<l>non la minacci da' celesti campi,</l>
<l>ma sia la notte come 'l dì felice,</l>
<l>né men bianca di lei,</l>
<l>e l'aria e 'l mar senz'ira e senza orgoglio;</l>
<l>né strani augelli e rei</l>
<l>s'odano in valle, in poggio od in pendice,</l>
<l>né lamentar alcun sì com'io soglio;</l>
<l>ma sfoghi il suo cordoglio</l>
<l>Progne soavemente e la sorella.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1276</head>
<lg type="ballata">
<head rend="italic">Ballata 6</head>
<lg>
<l>Tu, <emph>bianca</emph> e vaga Luna,</l>
<l>c'hai tanti specchi quanti sono i mari,</l>
<l>mira questo candor ch'è senza pari.</l>
</lg>
<lg>
<l>A lei mena i tuoi balli, a lei distilla</l>
<l>le tue dolci rugiade;</l>
<l>spècchiati in lei con amoroso affetto.</l>
<l>E tu, Venere, allor con lei scintilla</l>
<l>che 'l sole inchina e cade;</l>
<l>tu, Giove e Marte, con benigno aspetto,</l>
<l>lumi sereni e chiari,</l>
<l>non siate a lei de' vostri doni avari.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1277</head>
<lg type="ballata">
<head rend="italic">Ballata 7</head>
<lg>
<l>Voi, montagne frondose,</l>
<l>cinte di verdi boschi</l>
<l>le fronti alzate fra le nubi ascose.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se le parti vi son così remote</l>
<l>che nebbia non oscuri il bel sereno,</l>
<l>di Bianca il chiaro nome in lor si scriva;</l>
<l>e non disperda mai le pure note</l>
<l>fero vento che turbi il mar Tirreno</l>
<l>o che spiri da l'una a l'altra riva,</l>
<l>mentre i bei colli toschi</l>
<l>avranno armenti o pur le valli ombrose.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1278</head>
<argument><p><add resp="ed">Madrigali in lode di Bianca Cappello, granduchessa di Toscana.</add></p></argument>
<lg type="madrigale">
<head rend="italic">Madrigale 1</head>
<l>Perch'io talor mirassi</l>
<l>neve che senza vento</l>
<l>fiocchi soavemente in un bel colle,</l>
<l>o terso avorio e molle,</l>
<l>o peregrini marmi o fino argento,</l>
<l>o di candido augel tenere piume,</l>
<l>o bianco fior lungo corrente fiume,</l>
<l>giammai non vidi paragon sì degno</l>
<l>che non l'abbiate a sdegno;</l>
<l>né bianchezza terrena,</l>
<l>come il vostro candore, e la serena</l>
<l>e vaga e chiara luce,</l>
<l>ch'è <emph>bianca</emph> più del sole e più riluce.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1279</head>
<lg type="madrigale">
<head rend="italic">Madrigale 2</head>
<l>Vaghi amorosi spirti</l>
<l>errano in voi dispersi a mille a mille</l>
<l>fra i raggi e le faville</l>
<l>e fra le vive nevi e l'ostro e l'oro;</l>
<l>e s'alcun mai di loro</l>
<l>pur si raccoglie e torna,</l>
<l>quegli è felice più, ch'è più smarrito:</l>
<l>non sa dond'è partito,</l>
<l>ma dolce in voi si perde e 'n voi soggiorna.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1280</head>
<lg type="madrigale">
<head rend="italic">Madrigale 3</head>
<l>Non hanno, Amor, qui loco</l>
<l>occulte insidie e frodi,</l>
<l>né vien che strale impiaghi o rete annodi,</l>
<l>perché in sì bel candore ella discopre</l>
<l>voglie, pensieri ed opre;</l>
<l>e bianchezza sì pura</l>
<l>fa dolcemente l'alma in lei sicura.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1281</head>
<lg type="madrigale">
<head rend="italic">Madrigale 4</head>
<l>Voi la bocca rosata</l>
<l>e rosate le guance avete ancora</l>
<l>come vermiglia Aurora,</l>
<l>e dorate le chiome,</l>
<l>e <emph>bianca</emph> sete, com'è 'l vostro nome.</l>
<l>Dunque aver gloria eguale in voi dovria</l>
<l>il purpureo e l'aurato</l>
<l>ch'egualmente è lodato</l>
<l>dove grazia e bellezza in pregio sia,</l>
<l>ma pure ogni altro cede</l>
<l>al candor de la fede.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1282</head>
<lg type="madrigale">
<head rend="italic">Madrigale 5</head>
<l>Candido fior germoglia</l>
<l>di non <emph>bianca</emph> radice, e fuor intanto</l>
<l>frondeggia verde foglia;</l>
<l>ma quello in voi che non ricopre il manto</l>
<l>è bel candor ne l'alma e ne' costumi,</l>
<l>e men candidi son colori e lumi.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1283</head>
<lg type="madrigale">
<head rend="italic">Madrigale 6</head>
<l>O candidi ligustri,</l>
<l>la caduca bellezza</l>
<l>al trapassar d'un giorno in voi si sprezza;</l>
<l>ma questa più si cole</l>
<l>da l'uno a l'altro sole,</l>
<l>e da l'un'ombra a l'altra e più si stima;</l>
<l>e su la verde cima</l>
<l>del più bel <emph>Poggio</emph> che s'innalzi al cielo</l>
<l>è viva fiamma e pare un vivo gelo.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1284</head>
<lg type="madrigale">
<head rend="italic">Madrigale 7</head>
<l>Pendea lite amorosa</l>
<l>tra la vermiglia e tra la bianca rosa.</l>
<l>Ora perde il vermiglio,</l>
<l>perde l'aureo colore</l>
<l>perde il color celeste,</l>
<l>e perde quello onde di terren si veste,</l>
<l>e sol vince il candore;</l>
<l>e la candida rosa e 'l bianco giglio</l>
<l>per voi par che si pregi,</l>
<l>più che i fiori che 'l nome ornò de' regi.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1285</head>
<argument><p>Loda Pratolino e la signora granduchessa di Toscana.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Qui la bassezza altrui divien sublime,</l>
<l>qui l'umiltà s'esalta, e qui risuona</l>
<l>un vago Pratolino in mille rime;</l>
<l>e qui le grazie sue comparte e dona</l>
<l>donna più bella de la donna d'Argo,</l>
<l>e 'l cielo acqueta se lampeggia e tuona;</l>
<l>e mentre l'aspro monte e 'l mar sì largo</l>
<l>dan tributi a la mensa, i miei li spargo.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1286</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Dianzi a l'ombra di fama occulta e bruna</l>
<l>quasi giacesti, Pratolino, ascoso</l>
<l>or l'alta donna tanto onor t'aggiunge,</l>
<l>che piega a la seconda alta fortuna</l>
<l>l'antica fronte l'Apennin nevoso</l>
<l>ed Olimpo ed Atlante ancor sì lunge;</l>
<l>né confin la tua gloria asconde e serra,</l>
<l>ma del tuo picciol nome empi la terra.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1287</head>
<argument><p>A Pratolino, per le figliuole del serenissimo granduca di Toscana.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Pratolin, re de' prati e re de' cori</l>
<l>perché li prendi tra le frasche e l'erba,</l>
<l>se corona non vuoi tanto superba</l>
<l>com'è quella de' regi, ed ami i fiori,</l>
<l>faccian vaga corona in questo piano</l>
<l>le nipoti di Cosmo a mano a mano:</l>
<l>ché ne' prati del ciel forse men belle</l>
<l>la fanno i fiori de l'aurate stelle.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1288</head>
<argument><p>A la serenissima granduchessa di Toscana.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La regina del mar, che 'n Adria alberga</l>
<l>e 'n terra signoreggia e 'n mezzo a l'onde,</l>
<l>e 'l capo estolle e 'l piè ne l'acque asconde</l>
<l>e 'l nome al cielo avvien ch'innalzi ed erga,</l>
</lg>
<lg>
<l>più che per aura ond'atro orror disperga</l>
<l>e per sol che l'illustri e la circonde,</l>
<l>per voi si rasserena, e non altronde</l>
<l>par che luce e candor sì chiaro asperga.</l>
</lg>
<lg>
<l>E benché Atene, Sparta, Argo e Corinto</l>
<l>e Roma dian gli esempi onde s'adorni,</l>
<l>ella co' vostri merti a l'altre il porge:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché nel premio usato in voi si scorge</l>
<l>non usata virtù, ch'a' nostri giorni</l>
<l>quel che seguia già pareggiando ha vinto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1289</head>
<argument><p>In morte di monsignor Michele de la Torre.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Era debito pur, ma tardo in terra,</l>
<l>a gli anni, al nome, al sangue, al merto vostro</l>
<l>sacro purpureo manto e pregio d'ostro</l>
<l>che vincitor ornò d'orribil guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or gli altri in pace adorna: ahi, chi v'atterra</l>
<l>presso a la meta? e 'l fine a voi dimostro</l>
<l>o promesso, chi prende? ahi, sperar nostro</l>
<l>come sovente pur vaneggia ed erra!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ahi duro caso, e di gran <emph>torre</emph> antica</l>
<l>crollo e ruina! al ciel superba oltraggio</l>
<l>ella non minacciò, di pace amica.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma che? voi fedel guardia il grave pondo</l>
<l>seco a forza non trasse, e forte e saggio</l>
<l>tornate a Dio, vinta la morte e 'l mondo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1290</head>
<argument><p>Ne l'andata a Roma del signor don Cesare d'Este.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Sì come l'alma che 'l suo peso atterra</l>
<l>spogliando il suo caduco e fragil velo</l>
<l>lieta ritorna e gloriosa al cielo</l>
<l>ove non giunge mai tempesta o guerra;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mira in lui ciò che fiammeggia ed erra</l>
<l>sovra le nostre fiamme e 'l nostro gelo;</l>
<l>ma sente ivi talor pietade e zelo</l>
<l>di quella in cui già visse amica terra;</l>
</lg>
<lg>
<l>tal riedi a Roma, onde cento avi illustri</l>
<l>in prima avesti e quel valor sovrano</l>
<l>alla cui gloria quasi è 'l mondo angusto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e dopo lungo variar de' lustri,</l>
<l>di cor, di nome, di virtù romano</l>
<l>te chiama ella non pur, ma nuovo Augusto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1291</head>
<argument><p>A la santità di Sisto V, pontefice massimo, <add resp="ed">per l'andata a Roma di don Cesare d'Este.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Or ch'i re da l'occaso o ver da l'orto</l>
<l>mandan per adorarti, e chi disgiunge</l>
<l>tempestoso ocean, la fede aggiunge</l>
<l>al santo ovile e lo raccoglie in porto,</l>
</lg>
<lg>
<l>e regni ove fu Piero affisso e morto</l>
<l>e 'l grande Augusto inchina a te sì lunge,</l>
<l>Cesare accogli, ch'a tuoi piedi ei giunge,</l>
<l>onor d'Italia tua, non sol conforto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nato di stirpe, il cui favor l'adombra</l>
<l>ma il merto illustra, ov'è maggiore il risco,</l>
<l>tra le più fide nel tuo santo regno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e mentre Roma il sangue e 'l valor prisco</l>
<l>conosce e 'l nome ch'anco il mondo ingombra,</l>
<l>non lo stimar de la tua grazia indegno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1292</head>
<argument><p>Loda l'eloquenza del signor Nicolò Spinola, oratore famoso.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fonte di ricca e preziosa vena,</l>
<l>onde non esce un rapido torrente,</l>
<l>ma un aureo fiume d'addolcir possente</l>
<l>l'alme parlando ed alleggiar la pena,</l>
</lg>
<lg>
<l>tonare e fulminar la saggia Atena</l>
<l>Pericle un tempo udì: tu l'ira ardente</l>
<l>orando puoi temprare, e l'egra mente</l>
<l>tu fai tranquilla e più del ciel serena.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quanto il chiaro sole i rai che fenno</l>
<l>di notte incerto lume in mar turbato,</l>
<l>tanto la tua vince ogni greca lingua;</l>
</lg>
<lg>
<l>tanto il novo saper l'antico senno:</l>
<l>chi fia più dunque a gran ragion lodato?</l>
<l>chi raccenda le fiamme o chi l'estingua?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1293</head>
<argument><p>Nel nascimento del principe di Savoia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Oggi è dal cielo un desiato pegno</l>
<l>dato a la bella Italia, anzi a la terra,</l>
<l>per cui s'estingua ogni spietata guerra</l>
<l>fra' suoi fedeli e fero antico sdegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Figlio di Carlo è nato a scettro, a regno,</l>
<l>ad illustrar quanto il sol volge ed erra,</l>
<l>e quanto l'ocean circonda e serra</l>
<l>è di gloria immortal presagio e segno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Là sù imagini eterne e fiamme e stelle</l>
<l>prometton grandi onori e sol lucente,</l>
<l>qua giù corone, imprese ed opre illustri;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l padre e l'avo in queste insieme e 'n quelle</l>
<l>e 'n sì bel parto ebber le voglie intente</l>
<l>tre notti no, ma più continui lustri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1294</head>
<argument><p>Al signor Giovan Paolo Oliva antiquario.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Divi augusti ed eroi, paesi e regni,</l>
<l>sacri a Giove, a Minerva, a Febo, a Marte,</l>
<l>opre raccolte o pur vestigia sparte,</l>
<l>e d'antico valor memorie e segni,</l>
</lg>
<lg>
<l>ricerchi, Olivo, e desti i chiari ingegni</l>
<l>co' marmi, co' metalli e con le carte;</l>
<l>e meraviglie di possanza e d'arte</l>
<l>dimostri, e 'l meglio eleggi e 'l vero insegni.</l>
</lg>
<lg>
<l>E per te più s'apprezza e più si stima</l>
<l>questa etate e quell'altre in cui non furo</l>
<l>i regi avari e le famose donne.</l>
</lg>
<lg>
<l>E i nomi guardi; e da l'oblio sicuro</l>
<l>e dal tempo te 'n vai, s'e' rode e lima</l>
<l>le statue ignude e gli archi e le colonne.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1295</head>
<argument><p>Risposta al signor Giulio Guastavini.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Il nome antico a gran ragion famoso</l>
<l>in me voi solo, ed io ne gli altri onoro;</l>
<l>e più nel cor che nel mio stil sonoro</l>
<l>dentro rimbomba e mi fa star pensoso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma gli aspri imperi d'agguagliar non oso</l>
<l>pensando in parte onde mi struggo e ploro;</l>
<l>e più che d'alta gloria e di tesoro,</l>
<l>omai vago son d'ombra e di riposo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né di monil m'adorno; e ben mi cale</l>
<l>che spoglie di fortuna e d'empie stelle</l>
<l>or sian fatti, o virtute, i doni tuoi:</l>
</lg>
<lg>
<l>quando fia ch'abbia pregio al merto eguale?</l>
<l>Pur mi consola il nobil Grillo, e voi</l>
<l>l'alma fermate se da me si svelle.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1296</head>
<argument><p>Ne la morte del signor Pietro Spino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Spino, leggiadre rime in te fioriro</l>
<l>come rose novelle: Amor le colse,</l>
<l>e si punse cogliendo e se gli dolse;</l>
<l>poi disse: "Ogni tua punta è mio desiro.</l>
</lg>
<lg>
<l>E col tuo dolce sospirar sospiro,</l>
<l>e canto col tuo canto; e dove sciolse</l>
<l>la dotta lingua il chiaro suono avvolse</l>
<l>l'alme, che ne fur liete e n'invaghiro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or che ti svelle morte, a' vaghi fiumi</l>
<l>mancano insieme i lauri e secca il verde,</l>
<l>né più Febo ha corona, ombra Parnaso;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma quanto in te l'Italia e 'l mondo perde</l>
<l>tanto acquistano il cielo e gli altri lumi,</l>
<l>ch'orto fanno là sù col nostro occaso".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1297</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento. Risposta al signor Antonio Beffa-Negrini.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>La dotta bocca non è fredda e chiusa</l>
<l>ond'uscian, Beffa, d'eloquenza i fiumi,</l>
<l>anzi sparge faville e chiari lumi</l>
<l>aperta in cielo e d'alta grazia infusa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la mia stanca di cantar ricusa</l>
<l>e di lodare o secoli o costumi:</l>
<l>chi la rinchiude e par che mi consumi?</l>
<l>o pur chi mi difende e chi mi scusa?</l>
</lg>
<lg>
<l>È mio giudice Amore, altri di lui;</l>
<l>e porto gli occhi per fuggir intenti</l>
<l>i suoi ministri, e non so di qual parte</l>
</lg>
<lg>
<l>vengono a me del mio dolor ridenti;</l>
<l>e s'io ne perdo il senno, il core e l'arte,</l>
<l>mia vergogna sarà, ma colpa altrui.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1298</head>
<argument><p>Loda il signor Bartolomeo Brugnoli, avvocato del signor Pareggia, ad istanza di messer Raffaele Montorfani.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Feroce destra, che d'orror di morte</l>
<l>ingombri monte sanguinoso o piano,</l>
<l>diè spesso gloria al vincitore ispano,</l>
<l>ch'ebbe al sommo valore amica sorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma per te l'eloquente agguaglia il forte,</l>
<l>come nel greco e nel parlar romano:</l>
<l>la dotta lingua tua, l'ardita mano,</l>
<l>la penna al ferro è ne l'onor consorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l buon Pareggia tuo così pareggi;</l>
<l>né sì lucenti in ciel mostra Orione</l>
<l>l'arme torte giammai, come il suo dritto</l>
</lg>
<lg>
<l>risplende armato di cesaree leggi:</l>
<l>ond'hai le proprie palme, hai le corone,</l>
<l>de l'innocenza difensore invitto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1299</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Lodar gli scettri imperiosi e l'arme</l>
<l>de' magnanimi duci e d'alti regi,</l>
<l>difender cavalieri in guerra egregi,</l>
<l>ove l'ingrata pace altrui disarme,</l>
</lg>
<lg>
<l>non dà sì bel soggetto a nobil carme</l>
<l>di rare lodi e di famosi pregi,</l>
<l>come umiltà difesa, e i suoi dispregi</l>
<l>dà la tua lingua, ond'apri il vero e l'arme,</l>
</lg>
<lg>
<l>Bartolomeo: ché, mentre emendi il torto</l>
<l>de' più superbi, a la ragion de gl'imi</l>
<l>spesso l'agguagli ne l'istessa lance;</l>
</lg>
<lg>
<l>e securo fra' bassi e fra' sublimi</l>
<l>sei più col senno e col parlare accorto,</l>
<l>ch'altri fra spade e fra pungenti lance.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1300</head>
<argument><p>Al signor Francesco Pareggia.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Pareggia, pareggiar le pene amare</l>
<l>de l'alma stanca e i miei sospiri ardenti</l>
<l>posson le colte rime e i dolci accenti</l>
<l>che tu con vaghi modi alzi e rischiare;</l>
</lg>
<lg>
<l>e portarle da l'uno a l'altro mare</l>
<l>a le fervide arene, a l'onde algenti</l>
<l>con lieto suon d'alte vittorie i venti,</l>
<l>e dove cade il sole e dove appare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né giunse greca penna a' novi regni,</l>
<l>ove l'imprese vostre e le fatiche</l>
<l>non avverrà che tempo o morte estingua;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sotto l'altre stelle e gli altri segni,</l>
<l>meravigliando a le memorie antiche,</l>
<l>il vinto usò vittoriosa lingua.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1301</head>
<argument><p>A lo stesso.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Spagna, qual vincitrice altera donna,</l>
<l>presi gli scettri e le corone d'oro</l>
<l>e de' regni già vinti ogni tesoro,</l>
<l>si tessea di trofei la ricca gonna;</l>
</lg>
<lg>
<l>né sorgea meta in monte o 'n mar colonna,</l>
<l>che non ornasse il trionfal lavoro;</l>
<l>quando ella in forma pur d'un vago alloro</l>
<l>vide colei ch'in alto cor s'indonna.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l tuo gran nome udì fra' verdi rami:</l>
<l>al suon di lira e fra le sacre foglie</l>
<l>s'apprende qui come s'onori ed ami.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa ancor prese, e l'onorate spoglie</l>
<l>fé più care il tuo plettro e quei legami</l>
<l>ch'a' servi ed a' nemici snoda e scioglie.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1302</head>
<argument><p>Risposta al padre don Angelo Grillo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Non pugna l'arte e la natura a prova,</l>
<l>né contende col vero in guerra il finto,</l>
<l>ma concorde rimane e non è vinto,</l>
<l>come Tifeo, quel che s'adorna e trova.</l>
</lg>
<lg>
<l>E chi d'opra contempla antica o nova,</l>
<l>come segno di lumi in ciel distinto,</l>
<l>bel magistero e di color dipinto,</l>
<l>miri quel dentro ov'egli insegna e giova.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma che? l'invidia a' miei desiri opposta</l>
<l>la face infiamma ond'io sia men pregiato</l>
<l>e 'n cener volto, e 'l nome oscuro e vano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! s'al suo vento è la gran meta esposta,</l>
<l>breve fama non sembri un'aura, un fiato,</l>
<l>ma 'l suo spirto immortal non spiri in vano.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1303</head>
<argument><p>Al medesimo. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Chi di me canta or che di gloria e d'armi</l>
<l>son privo e spargo le parole a' venti?</l>
<l>Cedano a l'arti mute i chiari accenti,</l>
<l>se 'l mal non se ne va per alti carmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se vital succo d'erba anco sanarmi</l>
<l>può l'alma vaga e i membri gravi e lenti,</l>
<l>cessin le rime ingrate, o sian lamenti</l>
<l>e note da segnarne i bianchi marmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'io non ebbi dono o cara lode</l>
<l>vivendo, almen ne faccia in morte acquisto,</l>
<l>ahi lasso!, in morte ch'armonia non ode.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fra tanto un stile adopri e l'altro misto</l>
<l>l'età novella, e chi trionfa e gode,</l>
<l>vinti i rubelli e vinti i regni a Cristo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1304</head>
<argument><p>Risposta ad un sonetto di Curzio Ardizio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Tu lasci, Ardizio, i più veloci a tergo</l>
<l>per vie sublimi: io vo di male in peggio;</l>
<l>e con la Morte e con Amor patteggio,</l>
<l>mentre polisco le mie rime e tergo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dove solo io giaccio e dove albergo,</l>
<l>e dove penso e scrivo e parlo e seggio,</l>
<l>fra' miei desiri e fra le cure ondeggio</l>
<l>e m'avvolgo e m'affondo e mi sommergo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma risorgo sovente, ed oso e spero</l>
<l>e tento di raccorre il senno e l'arte,</l>
<l>e quel saper ch'in porto altrui conduce;</l>
</lg>
<lg>
<l>e veggendo le merci in mare sparte</l>
<l>ond'arricchir poteva, al mio pensiero</l>
<l>l'alta virtù che lodi ancor traluce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1305</head>
<argument><p>Al medesimo. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quel che la Musa a te spirò talora</l>
<l>ove il suo fascio il cor lasso depone,</l>
<l>e 'l sole in oriente e la stagione</l>
<l>t'invita, e Manto ti lusinga e Flora,</l>
</lg>
<lg>
<l>a' metri dotti; e 'l novo stile ancora</l>
<l>parmi d'udire ove lampeggi e tuone;</l>
<l>ma pur d'Orfeo concento e d'Arione,</l>
<l>di tal soggetto, Ardizio, indegno fora.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'ovunque la fama intorno vole,</l>
<l>non sol tre lingue stanche e le più belle</l>
<l>avria lodando il parto e quattro e sei,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma cento e mille in quai famose scuole</l>
<l>fian culte l'arti illustri e le favelle,</l>
<l>ch'ornino il padre e 'l sol de' pensier miei.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1306</head>
<argument><p>A la signora Peregrina Bonaventura Bentivoglio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l><emph>Peregrina</emph>, giungesti, e fu ventura,</l>
<l>o pur veloce providenza ed arte,</l>
<l>in alto albergo e 'n gloriosa parte,</l>
<l>lucida ancor dopo tempesta oscura;</l>
</lg>
<lg>
<l>e del ciel maraviglie e di natura,</l>
<l>e doni e doti e grazie infuse e sparte</l>
<l>mostrasti al mondo, o le celasti in parte</l>
<l>come luce si vela o pur pittura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né giammai, per cercar di lito in lito</l>
<l>l'orto e l'occaso e passar monti e fiumi,</l>
<l>più gentil troveresti e cara stanza,</l>
</lg>
<lg>
<l>se non salissi in fra' celesti lumi:</l>
<l>però ti fermi, e fia là sù gradito</l>
<l>tardo il ritorno, e 'n ritardar s'avanza.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1307</head>
<argument><p>In morte de la signora contessa <add resp="ed">Maddalena</add> Caleppio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alma gentil, per <emph>calle pio</emph> ritorni</l>
<l>e per candida via ch'è più lucente,</l>
<l>ove il puro candor d'alma e di mente</l>
<l>e giustizia ti scorge, e 'n ciel soggiorni;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n aurei alberghi e di piropo adorni,</l>
<l>ov'è chi tuona e spaventò sovente</l>
<l>gli empi qua giù col fulminare ardente,</l>
<l>di nova gloria al vero sol t'adorni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l tuo splendor sereno al mondo sparve</l>
<l>al padre ed a la figlia, in cui riluce</l>
<l>sol qualche raggio, e drizza al cielo ogn'orma;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sariano ombre oscure e mute larve</l>
<l>or fra noi le Virtù, ma chiara luce</l>
<l>de' tuoi lumi celesti il cor le informa.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1308</head>
<argument><p><add resp="ed">A l'abate Giovan Battista Albano, patriarca d'Alessandria.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Di grado in grado il merto vostro ascende,</l>
<l>e l'onor segue appresso, e 'l sacro e santo</l>
<l>padre, ch'in alta sede ha grave manto</l>
<l>e di corone e d'or riluce e splende,</l>
</lg>
<lg>
<l>quanto più lunge vede e in alto intende</l>
<l>tanto più v'alza e più v'onora, e tanto</l>
<l>sovra ogni loda altrui, sovra ogni vanto</l>
<l>è 'l suo giudicio, ond'altri or legge prende.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre ei v'orna di sublime parte,</l>
<l>che poss'io d'ima? or gradirete insieme</l>
<l>voi, signor, quinci e quindi onori e lodi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi de le prime degno e de l'estreme,</l>
<l>non sprezzaste l'ingegno e i versi e i modi,</l>
<l>perché pronto è 'l voler, se stanca è l'arte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1309</head>
<argument><p>Nel nascimento del signor principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Quale stirpe già mai famosa in terra,</l>
<l>lumi del ciel, vi somigliò cotanto</l>
<l>quanto questa che 'l Mincio onora e Manto,</l>
<l>amata in pace o ver temuta in guerra?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tra voi se nasce l'uno, andar sotterra</l>
<l>l'altro ne pare, o pur vi sorge a canto;</l>
<l>e ben che 'l ciel si turbi e tuoni in tanto,</l>
<l>l'ordine vostro è certo e mai non erra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così tra questi duci al padre il figlio</l>
<l>succede, e spesso insieme egli risplende;</l>
<l>né fortuna tal corso unqua distorna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or l'avo ha nepote; e più n'attende</l>
<l>pio, giusto e saggio e pien d'alto consiglio;</l>
<l>e parte il novo Carlo Italia adorna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1310</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Alma real, che mentre a Dio rivolta</l>
<l>quasi lume sospeso al sol discendi,</l>
<l>i rai comparti senza invidia e prendi</l>
<l>terrena vesta in cui rimani involta,</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n alto seggio di Fortuna accolta</l>
<l>fra pompa ed ostro, onde t'adorni e splendi,</l>
<l>lieto il bel Mincio e lieta Italia rendi</l>
<l>ove del nascer tuo la fama ascolta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché progenie più bella o più gentile</l>
<l>non ebbe e non fu mai d'argento o d'oro,</l>
<l>o di sangue o di gloria altra men parca:</l>
</lg>
<lg>
<l>or s'avanzi per te, ch'in fasce onoro,</l>
<l>e volga pur cantando in dolce stile</l>
<l>bianco stame fatal lucida Parca.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1311</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Mentre quasi cursor la chiara lampa</l>
<l>d'esta vita prendevi, il sol ti disse,</l>
<l>mirando fra le stelle erranti e fisse:</l>
<l>"Prendi la mia che sì lucente avvampa,</l>
</lg>
<lg>
<l>alma reale in cui virtù s'accampa,</l>
<l>come al tuo merto il tuo destin prescrisse:</l>
<l>alma a cui rado uguale al mondo visse</l>
<l>e da l'incendio lui ristora e scampa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Corri tu per gli obliqui erti viaggi,</l>
<l>ove mal seppe carreggiar Fetonte,</l>
<l>preso del carro e de' corsier governo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e s'armi pur la terra: io già discerno</l>
<l>altro sol di Gonzaga e d'altri raggi</l>
<l>te coronato la serena fronte".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1312</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<lg>
<l>Aure, spirate, e voi con lucid'onde</l>
<l>acque e susurri or mormorate, o rivi,</l>
<l>fuggendo i raggi estivi,</l>
<l>perché dorma il fanciul tra fiori e fronde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi gli cogliete, e voi spargete a prova,</l>
<l>leggiadrissime ninfe, e gigli e rose</l>
<l>e narcisi e giacinti a lui d'intorno,</l>
<l>ed altri fior già colti in valli ombrose,</l>
<l>o 'n pianta che rinverde e 'l crin rinnova,</l>
<l>o lungo il fresco ed umido soggiorno.</l>
<l>O Grazie, e voi, che sì l'avete adorno,</l>
<l>e gli Amoretti, che gli sono eguali,</l>
<l>faccian vento con l'ali,</l>
<l>e gli augelletti risonar le sponde.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
</div2>
<div2 type="libro">
<head>LIBRO IV</head>
<head>DAL 13 LUGLIO 1586 ALLA MORTE</head>
<div3 type="parte">
<head>PARTE PRIMA</head>
<head>DAL 13 LUGLIO 1586 AL NOVEMBRE 1587</head>
<div4 type="poesia">
<head>1313</head>
<argument><p>A Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Vostro dono è s'io spiro, e dolce raggio</l>
<l>di sol chiaro e lucente a me risplende,</l>
<l>se l'ale il nome ancor dispiega e stende,</l>
<l>se scampo rischio e non pavento oltraggio;</l>
</lg>
<lg>
<l>e se più non vacillo e più non caggio</l>
<l>ove si poggia poetando e scende,</l>
<l>e se gloria promette e gloria attende</l>
<l>la dotta Musa, amica al forte, al saggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Prendo or per voi la cetra ed or la tromba,</l>
<l>ed or mi calzo il socco, ora il coturno,</l>
<l>or canto su la cuna, or su la tomba;</l>
</lg>
<lg>
<l>or con Febo mi spazio, or con Saturno,</l>
<l>e questa vita sol per voi rimbomba,</l>
<l>che passeria come balen notturno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1314</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Questi ozii in riva al Mincio, ov'io fiorisco</l>
<l>ne' dolci studi e leggo e scrivo e canto,</l>
<l>mi fece il mio signor, che ascolta il canto,</l>
<l>e quasi Dio l'adoro e reverisco.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l parlar de' moderni e lo stil prisco</l>
<l>spesso gli adorno, e l'arte ond'i' mi vanto,</l>
<l>e di Troia l'imagine e di Xanto,</l>
<l>mentre i miei versi e la sua gloria ordisco.</l>
</lg>
<lg>
<l>E per ch'altri scolpisca i bianchi marmi</l>
<l>e colori le carte, e d'oriente</l>
<l>care gemme e cristalli e 'nformi e segni,</l>
</lg>
<lg>
<l>lieto è di fiammeggiar ne gli alti carmi</l>
<l>più di pirupo e più di stella ardente,</l>
<l>quasi in terra sian questi eterni segni.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1315</head>
<argument><p>A la Fama. In lode di Leonora Gonzaga Medici, principessa di Mantova.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Fama, ch'i nomi gloriosi intorno</l>
<l>porti e l'opre divolghi e i fatti egregi</l>
<l>più volentieri ov'è l'onor più bello,</l>
<l>qual pompa illustre di trionfo adorno</l>
<l>con vinti duci e catenati regi,</l>
<l>con spoglie di nemico o di rubello,</l>
<l>qual Cesare o Marcello,</l>
<l>qual divo, qual eroe con tante penne</l>
<l>sì degno è di volar per l'occidente</l>
<l>o contra il sol nascente,</l>
<l>o dove stanco Atlante il ciel sostenne,</l>
<l>o su i monti Rifei, com'ora è questa,</l>
<l>cui fa bella Onestà, Bellezza onesta?</l>
</lg>
<lg>
<l>Fama, tu sei com'aura; e s'ella suole</l>
<l>volar, tu voli; e se risuona e spira,</l>
<l>tu spiri e tu rimbombi in varie parti.</l>
<l>Ma lei move sovente il novo sole;</l>
<l>te disdegnoso dal suo ciel rimira</l>
<l>quanto più t'allontani e ti diparti,</l>
<l>empiendo Armeni e Parti</l>
<l>ed Assiri e Caldei d'un chiaro nome;</l>
<l>ed ella di viole e d'altri fiori</l>
<l>sparge più dolci odori</l>
<l>quanto più lunge dispiegò le chiome;</l>
<l>tu di mille virtù l'odor lontano</l>
<l>porti minore e d'una bianca mano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual peregrino omai canuto e stanco</l>
<l>già, declinando il sol, talvolta arriva</l>
<l>in un prato di fior vago e dipinto</l>
<l>verde, giallo, purpureo, azzurro e bianco,</l>
<l>o sovra una fiorita e fresca riva,</l>
<l>ma l'odor del narciso o del giacinto</l>
<l>non è da lui distinto,</l>
<l>o di candida rosa o di vermiglia;</l>
<l>tal io d'alti costumi e dolci e gravi,</l>
<l>mille spirti soavi</l>
<l>in lei sento confusi, oh meraviglia!;</l>
<l>e non fanno armonia le vostre lodi</l>
<l>bella come sue tempre o 'n tanti modi.</l>
</lg>
<lg>
<l>O Fama, a lei presente, un'ombra al vero</l>
<l>tu pur somigli: or perderai da l'aura</l>
<l>se da lei perdi? oh rapida, oh volante,</l>
<l>raddoppia il volo a l'Indo ed a l'Ibero</l>
<l>e le forze e le voci anco ristaura,</l>
<l>giungi piume a le spalle e ne le piante.</l>
<l>E s'ella tante e tante</l>
<l>lingue non cura e sì discorde suono,</l>
<l>parla co' suoi leggiadri e toschi accenti</l>
<l>ch'addolcir ponno i venti</l>
<l>e far che si dilegui il nembo e 'l tuono,</l>
<l>e quinci l'Istro e quindi il Nilo intenda</l>
<l>quanto lume del cielo in lei risplenda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa è la colta lingua, a cui s'accrebbe</l>
<l>con l'imperio de' suoi la gloria in guisa,</l>
<l>che far può di molt'altri il nome oscuro;</l>
<l>e quel de gli avi eccelsi ornar dovrebbe</l>
<l>d'eterni onori; e non fu mai divisa</l>
<l>terra dal mare, ove non luce Arturo,</l>
<l>che l'alto, dolce e puro</l>
<l>parlar non prezzi, e chi più fugge il volgo,</l>
<l>e sembra aquila al volo e cigno al canto.</l>
<l>Ma lasso! io pur intanto</l>
<l>l'ale a' miei vaghi versi omai raccolgo;</l>
<l>e se tu poggi al grand'Olimpo, io giaccio</l>
<l>con la cetra a le falde, e penso e taccio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, le selve e i monti</l>
<l>passa la vaga Fama e i fiumi e i mari,</l>
<l>e spesso il capo entro le nubi asconde;</l>
<l>e tu la terra e l'onde</l>
<l>cerca, s'al tuo voler la forza è pari:</l>
<l>ché l'onorato nome in fronte impresso</l>
<l>lunga gloria può darti e grazia appresso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1316</head>
<argument><p>A la serenissima Leonora Gonzaga de' Medici, principessa di Mantova.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Come nel fare il cielo il Fabro eterno</l>
<l>le pure e somme parti e più lucenti</l>
<l>prese da gli elementi,</l>
<l>e nel formar le stelle erranti e fisse;</l>
<l>così l'anima vostra a l'alte menti</l>
<l>simile ei fece, e 'l magistero interno</l>
<l>al lavoro superno</l>
<l>d'agguagliar simigliando allor prefisse,</l>
<l>e mille varie forme in sé descrisse.</l>
<l>Quinci "D'ogni virtute il sommo io sceglio"</l>
<l>disse "per farla a meraviglia adorna".</l>
<l>Talché l'alma gentil che 'n voi soggiorna</l>
<l>è d'ardente splendor lucido speglio,</l>
<l>e del più bello il meglio;</l>
<l>né raggi tanto chiari e lieti or vibra</l>
<l>Apollo in Tauro o 'n Libra,</l>
<l>quanti ne sparge il sol che 'n voi risplende,</l>
<l>onde ogn'altro il suo lume accresce e prende.</l>
</lg>
<lg>
<l>In voi prudente è la Giustizia, e giusta</l>
<l>è la Prudenza, e Pudicizia è forte</l>
<l>ne l'amor del consorte,</l>
<l>e Fortezza è pudica: oh bella schiera,</l>
<l>che 'l fato non temea, non l'empia sorte,</l>
<l>non fuga, esiglio e non prigione angusta,</l>
<l>non morte o forza ingiusta,</l>
<l>non fiamma o spada o precipizio o fera</l>
<l>or non è men costante e meno altera,</l>
<l>né temeria quel ferro onde s'aperse</l>
<l>Lucrezia il petto o 'l foco acceso o l'angue</l>
<l>che depreda gli spirti e 'nfetta il sangue,</l>
<l>sol per sottrarsi a le fortune avverse</l>
<l>di Pompeo e di Serse;</l>
<l>e del petto faria con novo esempio</l>
<l>tomba non pur, ma tempio;</l>
<l>né sarebbe di vita avara e parca</l>
<l>al vostro sposo, e sprezzeria la Parca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma come varie schiere ha duce invitto</l>
<l>spesso raccolte in onorata impresa,</l>
<l>e pur senza contesa</l>
<l>vince talvolta e fa più nobil opra;</l>
<l>così vostra ragion, per far difesa,</l>
<l>squadra molte virtù; ma 'l core afflitto</l>
<l>per doglia o per despitto,</l>
<l>o per ira o timor non vien che scopra,</l>
<l>né 'n contrasto noioso unqua s'adopra,</l>
<l>né trova cosa al bel desio molesta,</l>
<l>ma lieta la fortuna e 'l ciel benigno,</l>
<l>l'altare, il serpe, la corona e 'l cigno,</l>
<l>ed ogni stella, ch'è là sù contesta,</l>
<l>a favorirvi è presta;</l>
<l>non sol Giove e Saturno e gli altri erranti</l>
<l>con placidi sembianti</l>
<l>rimiran l'alto albergo ove pria nacque,</l>
<l>e questo sì lucente in riva a l'acque.</l>
</lg>
<lg>
<l>E come nave può ch'arbori e sarte</l>
<l>abbia e vele e governo i venti e l'onde</l>
<l>solcar, benché profonde,</l>
<l>nel tempestoso Egeo di notte oscura;</l>
<l>ma pur sempre ella avendo aure seconde,</l>
<l>e 'l mar tranquillo intorno e 'n ogni parte,</l>
<l>senza nubi cosparte,</l>
<l>serenissimo il giorno e l'aria pura,</l>
<l>spiega le vele a l'Aquilon sicura</l>
<l>e vola per l'ondoso instabil regno;</l>
<l>tal nei perigli in voi pronta sarebbe</l>
<l>la vostra alta virtù, poi ch'ella crebbe,</l>
<l>né sono pigre l'arti o 'l chiaro ingegno;</l>
<l>ma di fortuna sdegno,</l>
<l>o fero occaso od apparir di stella</l>
<l>non move atra procella,</l>
<l>e 'l ciel ride, il mar tace e splende il raggio,</l>
<l>e l'aura spira, e non vi turba oltraggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>O fortunata, in qual lucente albergo</l>
<l>era Fortuna in ciel quando nasceste</l>
<l>con bellezza celeste,</l>
<l>con ogni aspetto ed ogni stella amica?</l>
<l>Or la corona pur del padre, o queste</l>
<l>deggio lodar mentre le carte i' vergo</l>
<l>e col pensier più m'ergo?</l>
<l>Ei dove il nostro mar la terra implica,</l>
<l>e fra gente più strana e più nemica</l>
<l>si fa temer col suo valor, con l'armi;</l>
<l>e quanto gira il sol dispiega e spande</l>
<l>nome famoso ed onorato e grande:</l>
<l>ei saggio, ei largo, erge metalli e marmi,</l>
<l>lodato in mille carmi;</l>
<l>egli fonda città, non pur corregge:</l>
<l>ed egli è viva legge,</l>
<l>ove i premi e le pene altrui comparta,</l>
<l>più che di Tebe re, d'Argo e di Sparta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l signor vostro in sul fiorir de gli anni</l>
<l>ne l'oriente del suo dì sereno,</l>
<l>non sol vi porta in seno,</l>
<l>ma nel cor vi tien viva e 'n mezzo a l'alma.</l>
<l>E cresce il vostro amor senza veneno,</l>
<l>senz'ire, senza liti o senza affanni;</l>
<l>batte fra tanto i vanni</l>
<l>la vostra fama gloriosa ed alma;</l>
<l>voi d'onestade, ei di valor la palma</l>
<l>ha fra mill'altri; ei legge o canta o scrive</l>
<l>leggiadri versi o, d'onorata polve</l>
<l>sparso, gli alti destrieri ei frena e volve</l>
<l>da mover guerra a l'africane rive;</l>
<l>e mentre in pace or vive,</l>
<l>d'armi coperto il porterian sul dorso,</l>
<l>vincendo i venti al corso,</l>
<l>tal che 'nsieme può far l'imprese illustri</l>
<l>ed istoria di sé per mille lustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così ei diviene eterno; e voi nel figlio</l>
<l>perpetuo il fate; e la real sembianza</l>
<l>vi dà gloria e speranza</l>
<l>che sia stirpe immortal de' figli vostri;</l>
<l>e dovunque volgete intorno il ciglio,</l>
<l>vedete come giunto in un s'avanza</l>
<l>il senno e la possanza,</l>
<l>e si loda il valor con puri inchiostri;</l>
<l>vedete alti palazzi e pompe ed ostri,</l>
<l>scettri, corone, imprese, opre leggiadre,</l>
<l>vari pregi e trofei d'eccelse spoglie,</l>
<l>e quanti insieme adorna e quanti accoglie</l>
<l>il suocero, il fratel, lo sposo, il padre;</l>
<l>or, gemme ed arme e squadre,</l>
<l>e quanti innalzan templi e quanti altari,</l>
<l>terre soggette e mari,</l>
<l>città, popoli, navi in sen profondo,</l>
<l>e tutto intento ad onorarvi il mondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, tante virtù con tanti onori,</l>
<l>tante grazie del ciel, tanta fortuna</l>
<l>vedrai, dove t'invio, ch'al primo sguardo</l>
<l>dirai: "Per questa altezza il volo è tardo;</l>
<l>e ciò ch'altrove è sparso, or qui s'aduna,</l>
<l>talché altra luce imbruna".</l>
<l>Pur osa dirle neghittosa e lenta,</l>
<l>s'alcun giammai ne tenta:</l>
<l>"Questa d'eterno ardor poca favilla</l>
<l>e d'infiniti abissi, è breve stilla".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1317</head>
<argument><p>A Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tu raccogliesti il peregrino duce</l>
<l>prima, Gonzaga, ed indi il nome prendi</l>
<l>e più t'illustri; e se tu 'l dai, risplendi</l>
<l>pur come fonte di serena luce.</l>
</lg>
<lg>
<l>E Mantova per te non sol riluce,</l>
<l>ma 'l suo splendore a l'occidente stendi,</l>
<l>e verso quella parte il volgi e rendi</l>
<l>onde Borea il suo gelo e 'l verno adduce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual ti debbo chiamar? non certo ancella,</l>
<l>non serva umil, ma di signore invitto</l>
<l>figlia e nutrice e gloriosa madre.</l>
</lg>
<lg>
<l>T'onori quella, in cui celato al padre</l>
<l>crebbe il gran figlio, e co' suoi divi Egitto,</l>
<l>e co' suoi regi ed Argo e Troia e Pella.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1318</head>
<argument><p>Su la strada di Marmirolo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Ampia e diritta via ch'a' raggi ardenti</l>
<l>del chiaro sol concedi il passo a pena,</l>
<l>mentre ei per calle obliquo in giro mena</l>
<l>il carro d'oro e i suoi destrier correnti,</l>
</lg>
<lg>
<l>armate in te già mosse occulte genti</l>
<l>quel signor la cui stirpe ancor affrena</l>
<l>l'alta città di Manto, e fa serena</l>
<l>in lieta pace, e i suoi tiranni ha spenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se ti fanno ombrose piante oscura,</l>
<l>di più animosi fatti onore eterno</l>
<l>fanno quest'ombre e d'alta gloria illustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Maraviglia maggior ch'arte o natura</l>
<l>è per fama sprezzar la state e 'l verno</l>
<l>verdeggiando cent'anni e cento lustri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1319</head>
<argument><p>Sopra l'uccelliera di Marmirolo.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<lg>
<l>La prigione è sì bella,</l>
<l>ove il nostro signor n'involve e tiene,</l>
<l>che 'l perder libertate onor diviene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ei non ci tolse già la dolce vista</l>
<l>de le stelle o del cielo,</l>
<l>né di sole o d'aurora</l>
<l>raggio o rugiada o 'l fiume o l'ombra o l'ora,</l>
<l>ma ci diè caldi alberghi incontra 'l gelo:</l>
<l>tal che nulla ci attrista,</l>
<l>quasi nulla sia qui che 'l volo affrene</l>
<l>mentre il verde n'adombra e ne sostiene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi tanto è gentil la vaga rete</l>
<l>che non la sdegna il sole,</l>
<l>ma 'l sole e l'aure e i venti</l>
<l>di tai nodi sarian lieti e contenti;</l>
<l>e par ch'Amore qui sia preso e vole</l>
<l>in vie belle e secrete,</l>
<l>e tra stanze di ninfe e di sirene</l>
<l>guardi bellezze più del ciel serene.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1320</head>
<argument><p>Sopra la rocca di Goito nel dominio di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Dorato albergo, a gli stellanti chiostri</l>
<l>chi più somiglia od ha sì puro il cielo,</l>
<l>o squarci l'Alba in oriente il velo,</l>
<l>od Espero lucente a noi si mostri,</l>
</lg>
<lg>
<l>o frutti Autunno, o rose il Maggio inostri,</l>
<l>o s'avanzi l'ardore o cresca il gelo,</l>
<l>ov'è sì tardo il variar del pelo</l>
<l>e vecchiezza che turba i pensier nostri?</l>
</lg>
<lg>
<l>Dentro è la giovanezza, e ride intorno</l>
<l>la primavera, e sei dipinto e vago</l>
<l>ricetto del valor, del vizio esiglio:</l>
</lg>
<lg>
<l>opra del buon Guglielmo, esempio al figlio,</l>
<l>a cui di sue virtù ti fece adorno,</l>
<l>ch'ei n'ha l'idea ne l'alma, e tu l'imago.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1321</head>
<argument><p>A la Pietola.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Tra queste piante ombrose</l>
<l>il gran Virgilio nacque</l>
<l>e in riva a queste chiare e lucid'acque;</l>
<l>e se vi spira il vento</l>
<l>par che la terra e 'l ciel faccian concento,</l>
<l>e quasi da' bei rami ancor rimbomba</l>
<l>la sampogna e la tromba,</l>
<l>e "Vittoria" il bel lago</l>
<l>e la selva risuona e 'l fiume vago.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1322</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo soggetto.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Qual è questa ch'io sento</l>
<l>dolcissima armonia di verdi fronde,</l>
<l>d'aure, d'augelli e d'onde?</l>
<l>Qual suono o quale spirto</l>
<l>fa così mormorar il lauro e 'l mirto?</l>
<l>Forse è quel di Virgilio; e 'n questi rami</l>
<l>par ch'egli spiri e canti e viva ed ami:</l>
<l>ché i suoi pensieri han l'alme</l>
<l>pur vaghe di cantar vittorie e palme.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1323</head>
<argument><p>A la piramide in cima a la quale erano le ceneri di Cesare, trasportata col segno de la Croce.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Vinte l'estrane genti e le rubelle,</l>
<l>Roma, per onorar Cesare invitto</l>
<l>e l'opre simigliar che fece Egitto,</l>
<l>il sepolcro innalzò verso le stelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu fra le più sublimi e le più belle</l>
<l>memorie antiche de l'imperio afflitto</l>
<l>gran tempo il sostenesti, ed è ben dritto</l>
<l>che cedan queste a nova gloria e quelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché, se 'l cener freddo e mesto or lassi,</l>
<l>prendi lieto la Croce in via più degna</l>
<l>parte translato e con più nobil pondo,</l>
</lg>
<lg>
<l>come 'l gran Padre vuol che 'n terra stassi,</l>
<l>ed apre il cielo; e questa è sacra insegna,</l>
<l>che liberò, l'altra fé servo il mondo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1324</head>
<argument><p>Al papa, ne la traslazione de l'obelisco.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Questo vittorioso e santo Segno,</l>
<l>signor, tanto innalzarsi al ciel io scerno</l>
<l>contra la morte e 'l tenebroso inferno,</l>
<l>quanto non l'innalzò città né regno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur l'ira del tempo e 'l suo disdegno</l>
<l>colonna o meta sì non ebbe a scherno,</l>
<l>come la tua virtù d'onore eterno,</l>
<l>meta a Dio sacra e fermo, alto sostegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi tu sei colonna a cui s'appoggia</l>
<l>il mondo, ch'è suo tempio, e 'l cielo istesso,</l>
<l>lucida come il sol nel suo levante.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu sei monte in cui s'ascende e poggia</l>
<l>al sommo Re, quanto più lece, appresso;</l>
<l>o, se dir lece, vero e vivo Atlante.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1325</head>
<argument><p>A Stefano Grillo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Stefano, voi per l'erta via de' vostri</l>
<l>non già l'onor, ma la virtù seguite;</l>
<l>l'onor voi segue pronto ove salite</l>
<l>lui non curando, od oro o gemme od ostri,</l>
</lg>
<lg>
<l>e vi circonda; e par ch'a voi dimostri</l>
<l>nove del vostro nome istorie ordite</l>
<l>e novi premi de l'imprese ardite,</l>
<l>ed aquile volanti e navi e rostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice voi, che da le parti eccelse</l>
<l>a cui v'alza il valore in sì verdi anni</l>
<l>sotto spirar sentite illustre fama.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di là, s'un puro cor s'onora ed ama,</l>
<l>degnate omai por fine a' nostri affanni,</l>
<l>ch'altri far più bell'opra unqua non scelse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1326</head>
<argument><p>Al signor Ascanio Mori. Consolatori.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Come fior s'apre e langue, o come stella</l>
<l>che nel sereno ciel s'infiamma e cade</l>
<l>segnando di splendor lucenti strade,</l>
<l>cadde il tuo figlio e 'l cinse atra procella;</l>
</lg>
<lg>
<l>anzi l'anima, a Dio fedele ancella,</l>
<l>volò ne le celesti alte contrade:</l>
<l>ch'ei ratto a sé ne la sua prima etade</l>
<l>la richiamò, perché sia pura e bella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci il tuo pianto vede e i nostri onori</l>
<l>qual fumo od ombra, e l'uno e l'altro polo,</l>
<l>e 'l sole errar, non sol gli umani errori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tempri la sua gloria acerbo duolo,</l>
<l>perch'egli è tutto amor fra mille Amori;</l>
<l>e se 'l caso piangesti, or canta il volo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1327</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Non seppe men di noi l'antico Trace</l>
<l>perché al nascere altrui spargeva il pianto</l>
<l>e 'l morir onorò con festa e canto,</l>
<l>come l'uno sia guerra e l'altro pace.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se l'amato corpo in terra or giace,</l>
<l>l'alma in ciel vola e lascia ignuda il manto:</l>
<l>non pianger dunque il suo gioir cotanto,</l>
<l>né spiaccia a te quel che a lei giova e piace.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo amor di se stesso, e non del figlio,</l>
<l>tenero padre a lacrimar costringe</l>
<l>i suoi dolori no, ma i suoi diletti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ah! prendi da te stesso alto consiglio:</l>
<l>vinca ragion, che 'l freno allenta e stringe,</l>
<l>e l'invitto saper, gl'interni affetti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1328</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Mirar due meste luci in dentro ascose,</l>
<l>una pallida fronte, un corpo esangue,</l>
<l>e, dileguando da le guance il sangue,</l>
<l>gelar le brine e impallidir le rose:</l>
</lg>
<lg>
<l>padre, ahi! padre, sentir voci pietose,</l>
<l>e questa e quella man fredda com'angue;</l>
<l>e la madre languir se 'l figlio langue,</l>
<l>ch'a pena è viva e di morir propose.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di morte un volto pien, l'altro di pianto,</l>
<l>de l'imagine sua dolente impresso,</l>
<l>e cader tuo sostegno e tua speranza:</l>
</lg>
<lg>
<l>quinci silenzio e quindi strida intanto,</l>
<l>per tutto orror e duol ch'ogni altro avanza;</l>
<l>Ascanio, ma tu 'l vinci, anzi te stesso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1329</head>
<argument><p>Per la sanità del signor principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre d'alma real la febre ardente</l>
<l>pasce le belle membra e 'l gentil sangue,</l>
<l>punto non cessa il suo valor, né langue</l>
<l>il core invitto e contro il duol possente;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma 'l soffre e vince, e superò sovente</l>
<l>l'ire e i diletti; e far gigante esangue</l>
<l>o gran centauro, o domar toro od angue</l>
<l>o leone, onde il cielo è più lucente,</l>
</lg>
<lg>
<l>non è merto maggior se 'l fero assalto</l>
<l>n'offende più dove è il nemico interno,</l>
<l>benché men chiara fama altrui n'adorni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or quasi lieto vincitor se 'n torni</l>
<l>consacrando un trofeo sublime ed alto</l>
<l>a la salute e n'abbia onore eterno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1330</head>
<argument><p>Ne l'infermità del signor principe e de la signora principessa di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Il mio signore e la sua nobil donna,</l>
<l>languendo insieme, è l'un ne l'altro intento,</l>
<l>come sia nel dolor dolce concento</l>
<l>per un secreto amor che 'n due s'indonna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed egli armato ed ella 'n treccia e 'n gonna</l>
<l>già parve un sol; né fia turbato e spento,</l>
<l>o pur men salda a la tempesta, al vento</l>
<l>questa e quella d'onore alta colonna:</l>
</lg>
<lg>
<l>per ch'interna virtù s'accresce e sforza</l>
<l>Più nel suo male; e nel periglio aita</l>
<l>or quinci or quindi, e da se stessa or prende.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quando vita forniria con vita,</l>
<l>l'una da l'altra avrà salute e forza,</l>
<l>qual luce in luce se medesma accende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1331</head>
<argument><p>Ne l'infermità de la signora principessa di Mantova.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>La febre era di gelo;</l>
<l>s'accese poi, non pur col proprio ardore,</l>
<l>ma di fiamma d'Amore,</l>
<l>mentre serpendo gia di vena in vena</l>
<l>verso una fronte come il ciel serena;</l>
<l>e scoloria le rose,</l>
<l>dov'ogni sua dolcezza egli ripose;</l>
<l>e languidette fea due chiare luci,</l>
<l>sue belle e sante duci;</l>
<l>e nel candido petto a poco a poco</l>
<l>tutta foco si fé, ma casto foco.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1332</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Già dea tu fosti, o Febre,</l>
<l>se 'l mondo fa gli dei</l>
<l>tempi alzando ed altari, e diva or sei:</l>
<l>perch'opra non fu mai di bianca pietra</l>
<l>o pur d'avorio netto,</l>
<l>bella come il bel petto</l>
<l>che tu riscaldi e per costume impetra.</l>
<l>E per sì caro albergo</l>
<l>lasserian Giove e Febo il cielo a tergo</l>
<l>con le sfere più belle</l>
<l>e tutti i segni eterni e l'auree stelle.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1333</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Febre maligna, in care membra accesa,</l>
<l>che di bellezza il fior consumi e struggi,</l>
<l>e ben mille dolcezze involi e suggi,</l>
<l>facendo ingiusta al mondo e fera offesa,</l>
</lg>
<lg>
<l>quai belle spoglie e di crudele impresa</l>
<l>qual gloria attendi? omai ti parti e fuggi</l>
<l>e 'n altre guance il fior caduco aduggi,</l>
<l>ove non faccia alta pietà difesa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già diva non sei tu, ma fero ed empio</l>
<l>foco, o ne l'ombra algente orrido gelo,</l>
<l>che di turbare il mio bel sol ti vanti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo è far guerra a la natura, al cielo,</l>
<l>e discacciare Amor da vivo tempio,</l>
<l>vincendo d'empietà mostri e giganti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1334</head>
<argument><p>Ne l'infermità del serenissimo signor principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Per assalire il mio signor la Morte</l>
<l>prese avea l'arme, e, d'altre spoglie altera,</l>
<l>mali e dolori accolti in lunga schiera</l>
<l>ed imagini avea dolenti e smorte,</l>
</lg>
<lg>
<l>e ciò che dentro a le tartaree porte</l>
<l>spaventa l'alma ove del ciel dispera;</l>
<l>ma 'ncontra turba sì spietata e fiera</l>
<l>trovò mille difese e mille scorte,</l>
</lg>
<lg>
<l>e Virtù fiammeggiar tra l'empie larve</l>
<l>come in Flegra solea sovra i giganti,</l>
<l>e Gloria accesa d'un celeste lampo,</l>
</lg>
<lg>
<l>e Poesia, talché partissi e sparve</l>
<l>dicendo: "Ahi! qui non ho di ch'io mi vanti,</l>
<l>benché vincessi: or viva; io cedo il campo".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1335</head>
<argument><p>Loda la signora Barbara Rangone Guerriero.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Fosti Barbara in prima,</l>
<l>or Barbara non sol, ma sei <emph>guerriera</emph></l>
<l>più bella che feroce, e meno altera,</l>
<l>ma non però men forte;</l>
<l>e quante avventi e scocchi</l>
<l>saette da' begli occhi,</l>
<l>tanti son colpi d'amorosa morte.</l>
<l>Pace, pace, non guerra e non contrasto;</l>
<l>e se pace non vuoi senza vittoria,</l>
<l>mostrando a' vinti il cor pietoso e casto,</l>
<l>abbi pur doppia gloria.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1336</head>
<argument><p><add resp="ed">Per la medesima?</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>L'armi portate a cui somiglia il tuono</l>
<l>con la fiamma e col suono;</l>
<l>è forse vostra impresa e vostra insegna?</l>
<l>dunque anima gentil tanto si sdegna?</l>
<l>E 'l dolce minacciare è qual baleno,</l>
<l>quasi colpo è lo sguardo</l>
<l>ond'io m'infiammo ed ardo.</l>
<l>Il folgore terreno</l>
<l>non dovete portar, donna gentile,</l>
<l>ma più liquido foco e più sottile,</l>
<l>e sembrereste Amore</l>
<l>col fulmine celeste e con l'ardore.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1337</head>
<argument><p><add resp="ed">Per la medesima.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Pose a la mia bellissima <emph>guerriera</emph></l>
<l>il fallace pittore in mano il dardo,</l>
<l>onde il mio cor, se nel fuggire è tardo,</l>
<l>incauto s'arma e far difesa ei spera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma dove giunge sì soave e fera</l>
<l>ella col suo pungente e dolce sguardo,</l>
<l>non giova elmo né scudo, e non pur ardo,</l>
<l>ma quasi avvien che incenerisca e pera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però dico fra me: "Saetta o strale</l>
<l>non fece il colpo, e non passò nel fianco</l>
<l>mai de la mano il fulminar fatale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque arme cangi o le raddoppi, ed anco</l>
<l>un folgore le dia con fiamme ed ale</l>
<l>l'arte che mal provvide al lato manco".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1338</head>
<argument><p>In morte de la signora Isotta Brembata Grumella.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ognor condotta è nova pompa a Morte</l>
<l>ch'a tutti spiega la sua negra insegna</l>
<l>da l'Indo al Mauro, e tien lo scettro e regna,</l>
<l>e l'alto al basso e 'l frale agguaglia al forte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'orribil trionfo e l'ombre smorte</l>
<l>donna mai non seguì d'onor più degna</l>
<l>di lei, che posto ha sotto i piedi e sdegna</l>
<l>Averno e Stige e le tartaree porte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E vinta è solo inferma parte e stanca</l>
<l>che meritava rose e lauro e mirto,</l>
<l>tal che dee Serio e Brembo anco dolersi.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altra non già; ma vola in ciel lo spirto;</l>
<l>né la sua fama in terra è spenta o manca,</l>
<l>né trionfa la Morte il nome o i versi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1339</head>
<argument><p><add resp="ed">In morte d'un monsignore.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Guidasti a i fonti di scienza e d'arte</l>
<l>le gregge a te commesse; ombra e pastura</l>
<l>dolce lor desti, e fu tua nobil cura</l>
<l>sanar l'inferme e riunir le sparte;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l reo lupo infernal, ch'insidia e parte</l>
<l>de gli armenti di Cristo oggi ne fura,</l>
<l>l'attese indarno entro la nebbia oscura</l>
<l>che uscì di Stige a intorbidar le carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco crescon già gli agni, e 'l dolce loro</l>
<l>latte i semplici nutre, e di speranza</l>
<l>e di vivace fede impingua l'alme.</l>
</lg>
<lg>
<l>O fortunato, onde sì ben s'avanza</l>
<l>la milizia di Cristo; or quale alloro</l>
<l>serba egli a' tuoi trionfi e quali palme!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1340</head>
<argument><p>A Guglielmo Gonzaga, duca di Mantova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Fra cavalli feroci ed armi e schiere</l>
<l>ha sovente Fortuna instabil regno,</l>
<l>e, come vento l'onde, il suo disdegno</l>
<l>ogni cosa mortal perturba e fere,</l>
</lg>
<lg>
<l>e fra le stelle di lucenti sfere</l>
<l>s'accoglie. Ora chi sforza umano ingegno</l>
<l>perché Leon minacci od altro segno,</l>
<l>e 'l ciel contrasti lui con mille fere?</l>
</lg>
<lg>
<l>Benché descritta sia costante legge,</l>
<l>salì più suso il vostro, ov'altro esempio</l>
<l>scorge la mente e fé ritrarlo in terra;</l>
</lg>
<lg>
<l>e qui serva Fortuna e, se pur erra,</l>
<l>vostra virtù suo vaneggiar corregge</l>
<l>dov'è il suo proprio albergo e quasi il tempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1341</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Glorioso Guglielmo, oggi traslato</l>
<l>d'una in altra prigion fra tema e spene</l>
<l>di pietà nova e inusitate pene,</l>
<l>egro somiglio al variar di lato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur, s'egli è ver ch'inesorabil fato</l>
<l>con certe leggi mai non volga e frene,</l>
<l>sì come il mar da l'une a l'altre arene</l>
<l>corre e ritorna, ondeggia l'uman stato;</l>
</lg>
<lg>
<l>ben mi lice sperar ch'un dì m'arrida</l>
<l>Fortuna. Infermo gemo e ploro intanto;</l>
<l>e che posso altro che pregar piangendo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Te priego, e questo è non cantar, ma pianto</l>
<l>se 'l tuo favor la fede mia non guida,</l>
<l>che 'l Liceo m'apra com'a Febo ascendo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1342</head>
<argument><p>Al signor conte Camillo Castiglione.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>De l'arme onde parlaste, il Grizio scrisse</l>
<l>prose colte, signor, con puro inchiostro,</l>
<l>però che usanza e legge il parlar vostro</l>
<l>a vera nobiltà quasi prescrisse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né mai più gloriose alcun le affisse</l>
<l>di voi, ne la cui stirpe e l'oro e l'ostro</l>
<l>già tant'anni risplende al terren nostro,</l>
<l>ove antica, feconda, illustre visse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma non taccia de l'altre in cui sovente</l>
<l>voi fiammeggiaste fra' guerrieri egregi,</l>
<l>come in turbato ciel fulmine ardente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Queste son vostre lodi; e non si sdegna</l>
<l>ceder la vecchia fama a novi pregi,</l>
<l>tanto valore in voi si mostra e regna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1343</head>
<argument><p>Al signor Muzio Manfredi, per la "Semiramide" tragedia di lui.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Muzio, che di magnanima reina</l>
<l>scrivi in dolenti versi indegno amore,</l>
<l>mentre n'ingombri di pietoso orrore,</l>
<l>il signor nostro il suo bel foco affina;</l>
</lg>
<lg>
<l>e pensando a colei che l'alma inchina</l>
<l>a non lecita fiamma, il folle ardore</l>
<l>fra sé riprende e fa più scaltro il core,</l>
<l>a cui sì alto albergo il ciel destina.</l>
</lg>
<lg>
<l>E così avvien che tempri umani affetti</l>
<l>smisurato desire e ch'egli informe</l>
<l>felice vita con sì mesti esempi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma, ben ch'ascolti sospirosi detti,</l>
<l>gli è dolce il suono a cui pietà non dorme</l>
<l>e 'l sen di care lagrime gli adempi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1344</head>
<argument><p>Per i "Cento madrigali" di Muzio Manfredi, a donna Vittoria Gonzaga, Principessa di Molfetta.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>In queste nove rime,</l>
<l>rozze non già ma belle,</l>
<l>ora trionfa Amor d'alme rubelle,</l>
<l>or Castità di lui;</l>
<l>quinci a nobil Vittoria</l>
<l>Muzio le sacra, e con la fama altrui</l>
<l>eterna la sua gloria.</l>
<l>Vinti i più chiari ingegni e prese l'alme,</l>
<l>né Parnaso ha di lor più chiare palme.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1345</head>
<argument><p>Per Verticordia Manfredi, fanciulla di manco tre anni, che a lui donò una corona di Nostra Donna.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>O Dea che volgi i cori,</l>
<l>volgi la lingua mia</l>
<l>a lodar questa pargoletta e pia,</l>
<l>che da te il nome prese,</l>
<l>fanciulla nobilissima e cortese.</l>
<l>Insegnami ch'io lodi il caro dono</l>
<l>de la mano innocente,</l>
<l>ond'ergo al ciel la mente</l>
<l>quand'io teco e fra me penso e ragiono;</l>
<l>ed ascolta i miei prieghi</l>
<l>o Dea che volgi i cori, inchini e pieghi.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1346</head>
<argument><p>A Orazio Lupo, in morte de' figliuoli.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ambo fiorir vedeste i figli vostri,</l>
<l>Orazio, di bellezza e di valore;</l>
<l>or li piangete estinti (aspro dolore!)</l>
<l>al suon che placheria tartarei mostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma son volati a que' superni chiostri,</l>
<l>a i premi, a le corone, al vero onore:</l>
<l>perché dunque stillar, piangendo, il core</l>
<l>e lagrime versar, non solo inchiostri?</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'ebber già da voi vita mortale,</l>
<l>le vostre rime ora immortal la fanno,</l>
<l>e vendetta di morte altra non vale.</l>
</lg>
<lg>
<l>E perch'agguagli ancor la fama il danno,</l>
<l>a pianger me chiamate il vostro male;</l>
<l>né parte io già ricuso in tanto affanno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1347</head>
<argument><p><add resp="ed">Risposta al signor Orazio Lupo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre io bramo spiegare in alto il volo,</l>
<l>ecco tuona a sinistra e si dilegua</l>
<l>ratto il baleno; or sarà mai ch'io segua</l>
<l>segno ardente del ciel, già stanco e solo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Volate meco voi, temprate il duolo</l>
<l>col dolce canto, onde 'l cantar s'adegua</l>
<l>de' cigni, Orazio; e faccia pace o tregua</l>
<l>intanto de' mie' affanni il fero stuolo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché del vostro onor tutto m'onoro,</l>
<l>e de l'amore; e dal terren palustre</l>
<l>m'innalzo al cielo e con più chiare note.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così, vostra mercé, divengo illustre,</l>
<l>e son le vostre lodi il mio tesoro,</l>
<l>mandato a me da le celesti rote.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1348</head>
<argument><p>A donna Eleonora de' Medici Gonzaga, principessa di Mantova.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Quando ritardo a' miei pensieri il corso,</l>
<l>donna d'imperio degna, i vostri pregi</l>
<l>tesser volendo e 'l nome vostro in rime,</l>
<l>veggio farmisi innanzi al primo occorso</l>
<l>invitto duce e cavalieri egregi,</l>
<l>perch'io portar di Pindo a l'alte cime</l>
<l>tema, in suon più sublime,</l>
<l>spoglie, palme, trofei; l'insegne e l'armi</l>
<l>e 'l lucid'ostro e le corone io veggio,</l>
<l>e 'l sacro manto e 'l seggio;</l>
<l>e perché d'ogni ardire io mi disarme,</l>
<l>mute quasi le cetre e basso il carme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal che dico fra me: "Chi poggia or tanto</l>
<l>quanto la fama lor s'innalza e spande?</l>
<l>Qual mai virtù me' vinse in casi avversi?</l>
<l>Questa è materia da stancar nel canto</l>
<l>Febo e Parnaso, ove in stil chiaro e grande</l>
<l>di gloriosa laude ordisca i versi.</l>
<l>Merti così diversi</l>
<l>o più raro valor, più degni esempi,</l>
<l>Italia non mirò, da poi ch'a terra</l>
<l>vide il suo imperio in guerra,</l>
<l>benché rammenti pur gli antichi tempi;</l>
<l>e quasi gli alzerebbe altari e tempi".</l>
</lg>
<lg>
<l>Così pensando, i miei desiri intenti</l>
<l>stanchi già sono anzi ch'io parli o scriva;</l>
<l>ma cortesia, deh! non mi prenda a scherno,</l>
<l>e gradisca il silenzio, i gravi accenti,</l>
<l>e 'l puro affetto ond'il parlar deriva.</l>
<l>Né già men bel de lo splendore interno</l>
<l>è quel ch'in voi discerno</l>
<l>di fuor, perle, rubini, avorio ed oro</l>
<l>e rose sparte in bianca e viva neve,</l>
<l>e 'n dolce spazio e breve</l>
<l>di natura e d'amor gloria e tesoro;</l>
<l>ma chi dipinge quel ch'io dentro onoro?</l>
</lg>
<lg>
<l>Quai saranno i colori e l'ombre e i lumi,</l>
<l>onde possa ritrar leggiadro stile</l>
<l>quelle virtù di cui già sete adorna?</l>
<l>o pietra in cui scolpire alti costumi</l>
<l>alcun possa talor d'alma gentile?</l>
<l>o penna, che descrive e poi distorna</l>
<l>quel che man dotta adorna,</l>
<l>e 'n varie guise pur colora e parte?</l>
<l>Ben si potrian lodar (non forse a pieno)</l>
<l>gli occhi e 'l volto sereno,</l>
<l>ma in descriver di voi l'interna parte</l>
<l>vinti sarian gl'ingegni e vinta l'arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E come in ciel veggiam la bianca Luna,</l>
<l>o chi vicino a lei si volge errante,</l>
<l>o più lontan Marte, Saturno e Giove,</l>
<l>ma contar non possiam, qualor imbruna,</l>
<l>de l'imagini sue, che son cotante,</l>
<l>ogni stella che tarda o presta move;</l>
<l>tal ne la mente, o dove</l>
<l>l'alma del suo splendor s'illustra e splende,</l>
<l>lucenti raggi il mio pensiero adombra,</l>
<l>quasi per nube od ombra;</l>
<l>ma de' vostri alti doni appena intende</l>
<l>la minor parte, e se n'abbaglia e accende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed a quelli ch'ei scorge, il dir non basta</l>
<l>di lingua che si sciolga in pigre voci:</l>
<l>però ne l'alma il meglio ascondo e celo.</l>
<l>Portino il vostro nome, o bella, o casta,</l>
<l>mille cigni canori e più veloci,</l>
<l>dal Mincio a l'Arno, anzi da l'Arno al cielo,</l>
<l>mentre con puro zelo,</l>
<l>v'ergo statua nel cor quasi o colonna.</l>
<l>Bella è la chiara ed onorata fama</l>
<l>dove gloria più s'ama;</l>
<l>ma più bella virtù d'eccelsa donna,</l>
<l>ch'in cima siede e del suo cor s'indonna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, perché alto sorga,</l>
<l>e sia de le sue lodi adorna e lieta,</l>
<l>ella tocca d'onor più nobil meta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1349</head>
<argument><p>A don Germano de' Vecchi sopra le "Lagrime penitenziali di Carlo V".</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Piange devoto il vincitor del mondo,</l>
<l>santa di sé facendo e pia vendetta;</l>
<l>né farla altri potea, né 'l fine aspetta</l>
<l>per alleggiar d'Adamo il grave pondo:</l>
</lg>
<lg>
<l>"Alto Re, le mie colpe io non t'ascondo,</l>
<l>ma scopro ad una ad una: a te soggetta</l>
<l>solo è quest'alma; oh! pur sia al regno eletta,</l>
<l>per cui d'amaro pianto il viso inondo".</l>
</lg>
<lg>
<l>Tale ei si pente, e non co gli occhi asciutti;</l>
<l>e pace ch'acquetar può interna guerra,</l>
<l>di fuor vinti i nemici, entro i disdegni,</l>
</lg>
<lg>
<l>son di feconda penitenza i frutti;</l>
<l>e corone deposte, e dati regni</l>
<l>con l'imperio del mare e de la terra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1350</head>
<argument><p>Ne l'infermità del signor don Alfonso d'Este.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Chi vide il sol lucente e puro il giorno,</l>
<l>e l'aria senza nubi e chiare l'onde,</l>
<l>e spirar l'aure e i più sereni venti,</l>
<l>e poi d'orrido vel coprirsi intorno</l>
<l>il ciel oscuro e 'l mar, ch'a l'alte sponde</l>
<l>si frange, e tra le nubi i lampi ardenti</l>
<l>e tempesta crudel, pensi e rammenti</l>
<l>l'imagine turbata e l'assomigli</l>
<l>al già sì lieto albergo ed or sì mesto,</l>
<l>che par quasi funesto,</l>
<l>là dove or langue il buon Alfonso e i figli:</l>
<l>così, Fortuna, lor turbi e scompigli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quai cerchiam di natura infermi e frali</l>
<l>più chiari esempi, e 'ncontro acerba morte</l>
<l>chi n'assecura e ne difende in terra?</l>
<l>Tanti guerrieri suoi quant'aspri mali,</l>
<l>tant'arme son quanti dolori: il forte</l>
<l>e 'l saggio cavalier temuto in guerra,</l>
<l>cui né di grave lancia incontro atterra,</l>
<l>né spada mossa da possente braccio,</l>
<l>anch'egli giace e langue: or che far ponno</l>
<l>vigor perduto e sonno?</l>
<l>egre donne e fanciulli? I servi io taccio,</l>
<l>che sono or quasi fiamma, or quasi ghiaccio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ond'uscir tanti mali, e di qual parte</l>
<l>se 'n volaro a turbar la festa e 'l gioco?</l>
<l>e senza dipartirsi, oimè! vi stanno?</l>
<l>e per volger antiche e nuove carte</l>
<l>medicina o rimedio ancor val poco,</l>
<l>onde si tempri sì gravoso affanno.</l>
<l>Ahi, Ferrara, ahi Ferrara! a questo danno,</l>
<l>perché mostri rea sorte ancor turbarse,</l>
<l>altro, se dritto estimo, egual non fora.</l>
<l>Leggesti di Pandora,</l>
<l>che già di tutti i doni adorna apparse;</l>
<l>ma questa ha più le stelle avare e scarse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Scopria di vaga donna il ricco vaso</l>
<l>ardita mano, e parte a schiera a schiera</l>
<l>repente i mali uscian, pur come alati;</l>
<l>e da l'orto giungendo in fin l'occaso,</l>
<l>tutto quel ond'uom giaccia afflitto o pera,</l>
<l>fra' miseri mortali, a morir nati,</l>
<l>spargeasi al sommo, a l'imo, a mezzo, a' lati:</l>
<l>sol la Speranza ivi rimase al fondo,</l>
<l>ché volar non poté, rinchiusa l'urna.</l>
<l>Or bella mano eburna</l>
<l>serra la nostra speme, e 'l grave pondo</l>
<l>sopra v'impone; e che n'aspetta il mondo?</l>
</lg>
<lg>
<l>O dea, tu che discacci i mali e lunge</l>
<l>gli mandi, tu in lor volgi il dolce sguardo,</l>
<l>rasserenando il verno e la tempesta;</l>
<l>se giusto prego insino al cielo aggiunge,</l>
<l>deh! movi omai, ch'ogni altr'aiuto è tardo;</l>
<l>e se teco or ne vien pietate e resta,</l>
<l>né giammai senza te si trova o desta,</l>
<l>non consentir ch'estingua morte avara</l>
<l>onestate e valor, bellezza e senno,</l>
<l>ch'alto lume già fenno;</l>
<l>ma le tenebre nostre apri e rischiara,</l>
<l>ché così d'adorarti il mondo impara.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! qual novo pittor t'adorna, o diva,</l>
<l>un tempio in questa riva?</l>
<l>che l'imagin con note erge e sospende,</l>
<l>mentre dal cielo il tuo favor s'attende?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1351</head>
<argument><p>A don Giulio Segni per uno zaffiro donatogli.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La castità de la bell'alma umile</l>
<l>ch'ogni basso pensier disprezza e sdegna,</l>
<l>di cara gemma e preziosa è degna,</l>
<l>che par celeste, e tutta è al ciel simile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal che ogni don vi fa negletto e vile</l>
<l>il Papio donator, che adorna e segna</l>
<l>la vostra alta umiltà. Materia indegna</l>
<l>fia ciascun'altra a così dotto stile,</l>
</lg>
<lg>
<l>se non il suo valor. Dunque volgete</l>
<l>a lui, casto poeta, i colti versi,</l>
<l>ond'i campi di gloria eterna or miete:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché i miei son quasi d'atro oblio cospersi,</l>
<l>e pur temono ancor l'acque di Lete</l>
<l>e il cielo e i fati a' miei desiri avversi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1352</head>
<argument><p>Al signor Antonio Costantini.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Costantin mio, né 'l vostro puro stile,</l>
<l>che vi fa a quel d'Arpino andar sì presso,</l>
<l>né 'l canto, che pur dianzi udia Permesso,</l>
<l>vi può far sì famoso a Battro, a Tile,</l>
</lg>
<lg>
<l>come gran cortesia d'alma gentile,</l>
<l>che degni effetti in voi mostrò sì spesso;</l>
<l>né se foss'io, come soleva, oppresso,</l>
<l>esser però devrei negletto e vile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché risorge destrier caduto in terra</l>
<l>ed ha pregi del corso o chiare palme</l>
<l>porta col vincitor d'orribil guerra;</l>
</lg>
<lg>
<l>e nave in dubbio tra Cariddi e Scilla</l>
<l>in ampio mar gittò le ricche salme,</l>
<l>e solcò lieta poi l'onda tranquilla.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1353</head>
<argument><p>Al signor marchese di Casliglione.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Or che da l'aureo vello illustri il cielo,</l>
<l>Febo, e di fiori i monti e i campi adorni,</l>
<l>ed a noi rimenando i lieti giorni</l>
<l>sgombri da l'aria il tenebroso velo,</l>
</lg>
<lg>
<l>scaccia da sì bei membri il pigro gelo,</l>
<l>e con la primavera in lor ritorni</l>
<l>quella virtù che gli fa tanto adorni,</l>
<l>e degni del tuo amore e del tuo zelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E pregar ti potria come Fetonte</l>
<l>questi, e non chiede il carro e la corona</l>
<l>d'ardenti raggi e la serena fronte,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma di tue verdi frondi in Elicona</l>
<l>coronarsi ne l'ombra appresso il fonte,</l>
<l>e dove maggior gloria infiamma e sprona.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1354</head>
<argument><p>In lode de gli occhi de la principessa Eleonora Gonzaga de' Medici.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Questo sì puro e dolce e lieto raggio</l>
<l>non è di stella o pur di bianca luna,</l>
<l>ma par di sole, e sole altro non aggio.</l>
<l>E mentre sete più, luci, tranquille,</l>
<l>quasi un bel mare il bel profondo imbruna</l>
<l>con più soavi e lucide faville;</l>
<l>o sian lumi d'amore ardenti e chiari,</l>
<l>o de l'alma gentil, ch'in voi si mostra,</l>
<l>deh! non turbi fortuna, occhi sì cari,</l>
<l>e 'l bel sereno e l'alta pace vostra.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1355</head>
<argument><p>In lode de gli occhi de la serenissima Margherita d'Este Gonzaga, duchessa di Ferrara.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>De' vostri occhi sereni il dolce umore,</l>
<l>quasi un candido mar ha picciol fondo,</l>
<l>sì che traluce al mio pensier profondo</l>
<l>con santissime voglie il nobil core;</l>
<l>anzi in quel lucidissimo candore</l>
<l>l'alma si scopre, e no 'l perturba Amore,</l>
<l>e non vi sono insidie o scogli o sirti,</l>
<l>né fa tempesta d'amorosi spirti.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1356</head>
<argument><p>Loda di nuovo gli occhi de la principessa Eleonora Gonzaga de' Medici.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Sete specchi di gloria, in cui traluce</l>
<l>eterno raggio d'immortal bellezza,</l>
<l>occhi leggiadri e lucide finestre,</l>
<l>e chiari fonti ancor di pura luce,</l>
<l>da cui discende rio d'alta dolcezza,</l>
<l>non come fiume da montagna alpestre,</l>
<l>e ruote e sfere, anzi celesti segni,</l>
<l>e soli da scacciar nebbie di sdegni.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1357</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>S'illuminate voi l'oscura mente,</l>
<l>occhi, voi sete occhi non già, ma lumi,</l>
<l>e 'l seren vostro è 'l mio novo oriente,</l>
<l>e l'orror si dilegua e l'ombra e i fumi</l>
<l>fuggon lungi da voi, luci serene,</l>
<l>ch'accendete desio d'alti costumi:</l>
<l>luci e lumi, il cui raggio al cor se 'n vene</l>
<l>e 'n lui, come farfalla, arde la spene.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1358</head>
<argument><p>Ne la sanità ricuperata del signor Alessandro Spinola.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Nel più bel fior de gli anni alta fortuna</l>
<l>e virtude e valor quasi celeste,</l>
<l>e 'l ciel benigno e chiaro il sole aveste,</l>
<l>ch'ora pur nube in oriente imbruna:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché l'invida morte ed importuna</l>
<l>turbar volea mille dolcezze oneste;</l>
<l>ned altro che la nova e bella Alceste</l>
<l>v'era più schermo o scampo o fuga alcuna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella potea sottrarvi a morte avara</l>
<l>e seguir glorioso antico esempio</l>
<l>dando la vita ch'è per voi sì cara.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma più che l'altra estinta, or viva al tempio</l>
<l>mostra fede e pietà che 'l ciel rischiara,</l>
<l>vinta la Parca e vinto 'l destino empio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1359</head>
<argument><p>Al signor Fabio Orsini.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non era pigro il novo Fabio o lento</l>
<l>a quel sublime onor ch'Italia e Roma</l>
<l>serba a color ch'ella produce e noma,</l>
<l>e parea 'l primo a' primi pregi intento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né d'un sol lauro trionfal contento,</l>
<l>potea di cento allori ornar la chioma,</l>
<l>quando colei che ne trionfa e doma</l>
<l>l'assalse e diede altrui tema e spavento.</l>
</lg>
<lg>
<l>A lui non già, che lieto e saggio e forte</l>
<l>si volse al ciel, sdegnando i ciechi abissi,</l>
<l>com'ei cerchi là sù corona e palma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vinta è dal santo ardir l'iniqua morte;</l>
<l>Roma gridar ne' sette colli udissi:</l>
<l>"Abbia qui gloria e 'l ciel la tardi a l'alma".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1360</head>
<argument><p>A donna Flavia Orsini.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>La sublime e lucente Orsa celeste</l>
<l>giammai vicino al mar non cadde o scese</l>
<l>come costei, c'ha mille fiamme accese</l>
<l>di virtù vere e di bellezze oneste.</l>
</lg>
<lg>
<l>E fra i torbidi venti e le tempeste</l>
<l>si mostra in volto placida e cortese,</l>
<l>e 'n mar di gloria a l'onorate imprese</l>
<l>scopre la via da quelle rive a queste.</l>
</lg>
<lg>
<l>E benché il vel, Nettuno, o 'l crin s'asperga</l>
<l>lungo il tuo lido, e, con sublime esempio,</l>
<l>ne schivi di fortuna oltraggio ed onta,</l>
</lg>
<lg>
<l>pur vien ch'al sommo ella si levi ed erga</l>
<l>di questo, sacro a Dio, lucido tempio,</l>
<l>ove mai non s'asconde e non tramonta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1361</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Flavia, quando nel lago un picciol vento</l>
<l>increspa l'acque pure e mattutine,</l>
<l>son onde il tuo sì crespo e biondo crine,</l>
<l>e queste onde son oro, e quelle argento.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre sospirar tra' fiori io sento,</l>
<l>i vaghi spirti e l'aure pellegrine</l>
<l>fan di soave odor mille rapine</l>
<l>fra le tue labbra con più bel concento.</l>
</lg>
<lg>
<l>E par che la natura, Amore e 'l cielo</l>
<l>ti paragoni e t'assomigli allora</l>
<l>con Primavera e con la bella Flora,</l>
</lg>
<lg>
<l>con l'amorosa stella e con l'Aurora;</l>
<l>e tra l'aurate nubi e 'l dolce gelo,</l>
<l>l'Alba t'invidia il leggiadretto velo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1362</head>
<argument><p>A donna Dorotea Geremia Albizzi, ambasciatrice di Toscana, in morte del marito.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fu di vera onestate illustre esempio,</l>
<l>nobile donna, il vostro ardente amore,</l>
<l>e 'l puro foco acceso in alto core</l>
<l>qual chiarissima fiamma in sacro tempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or, morto il fedel vostro, in voi contempio,</l>
<l>ben con mille altri a prova, aspro dolore,</l>
<l>che legge par altrui di bello onore:</l>
<l>ahi! non faccia di voi più fero scempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così amando e piangendo a l'altre insegna</l>
<l>d'esser casta e pudica invitta fede,</l>
<l>ma sola d'abitar fra voi si degna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se virtù s'avanzò ch'al ciel se 'n riede,</l>
<l>deh! non segua di morte or negra insegna</l>
<l>soverchio duol, che v'ange l'alma e fiede.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1363</head>
<argument><p>Ne le nozze del signor Alessandro Gonzaga e de la signora Francesca Guerriera.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Spiega l'ombroso velo</l>
<l>e de' più vaghi fiori</l>
<l>orna e dipingi, o Terra, il crine e 'l seno;</l>
<l>aure, spargete il cielo</l>
<l>de' più soavi odori,</l>
<l>facendo il dì più chiaro e più sereno.</l>
<l>Non ricusate il freno,</l>
<l>o minacciosi venti,</l>
<l>deposto il fiero orgoglio;</l>
<l>e chiusi in qualche scoglio</l>
<l>non dispergete in van gli altrui lamenti;</l>
<l>e regni un anno lieto</l>
<l>Zefiro mansueto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu canta, o puro lago,</l>
<l>che quasi il mar simigli</l>
<l>e ne l'acque d'argento hai rena d'oro;</l>
<l>tu, Po, tu, Mincio vago,</l>
<l>tu, suo figliuol, voi figli</l>
<l>di monti alpestri, or fate un lieto coro;</l>
<l>voi di canne, io d'alloro</l>
<l>coronati cantiamo:</l>
<l>voi, pini, abeti e faggi,</l>
<l>voi colti e voi selvaggi,</l>
<l>più raddolcite il suon di ramo in ramo;</l>
<l>l'alno a l'acqua risponda,</l>
<l>ed al fiume la fronda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cantiamo, o cigni, il giorno</l>
<l>ch'Alessandro e Francesca</l>
<l>con sì felice nodo aggiunge insieme;</l>
<l>e 'l sol di luce adorno</l>
<l>là si ritorni ond'esca</l>
<l>più lieto poi da le contrade estreme,</l>
<l>né più la dolce speme</l>
<l>egli ritardi omai,</l>
<l>né foco aggiunga a foco,</l>
<l>ch'in gentil core ha loco;</l>
<l>ma spenga in mezzo l'onde i caldi rai:</l>
<l>ché fresca notte accoppia</l>
<l>meglio sì bella coppia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ha la notte i suoi pregi,</l>
<l>il rischio e le contese,</l>
<l>le sue chiare vittorie e le sue palme;</l>
<l>né mai de' vinti regi</l>
<l>più bel trofeo sospese</l>
<l>alcuno o riportò più care salme,</l>
<l>presi i corpi e non l'alme.</l>
<l>Qui non cinto o bipenne,</l>
<l>non elmo, non lorica</l>
<l>di spietata nemica,</l>
<l>non scudo, che man fera alto sostenne,</l>
<l>fan gloriose or queste</l>
<l>spoglie belle ed oneste;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma bellezza e valore,</l>
<l>nobiltà, cortesia,</l>
<l>caste voglie e pensier leggiadro ed alto.</l>
<l>L'inespugnabil core</l>
<l>tu pria vincesti, e pria</l>
<l>rompesti quel suo duro e freddo smalto</l>
<l>nel caro e dolce assalto.</l>
<l>A te prima risplende</l>
<l>pietà ne' vaghi lumi,</l>
<l>ove ancor ti consumi,</l>
<l>e <emph>guerriera</emph> gentil vinta si rende</l>
<l>dolcemente e s'adira,</l>
<l>parte langue e sospira.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre il tuo fratello</l>
<l>i più lodati agguaglia</l>
<l>con l'opre in guerra appresso il Reno algente,</l>
<l>più del vinto rubello</l>
<l>in notturna battaglia</l>
<l>ella ti fa gioioso, ella possente.</l>
<l>De l'estremo occidente</l>
<l>qual preda o qual tesauro</l>
<l>tanto s'estima e prezza,</l>
<l>quanto viva bellezza</l>
<l>di perle, di rubin, d'avorio e d'auro?</l>
<l>Questa vince e possiede</l>
<l>forza non già, ma fede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, più non si vanti istoria o carme</l>
<l>d'Ercole e di Teseo,</l>
<l>mentre io chiamo Imeneo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1364</head>
<argument><p>Al signor Gherardo Borgogni. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa, ch'è fredda selce a' miei lamenti,</l>
<l>anzi lucido specchio al mio dolore,</l>
<l>tutta de la mia fiamma e de l'ardore</l>
<l>risplende e scalda le purgate menti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né pur gli occhi io mi veggio or quasi spenti</l>
<l>per troppo lume in lei, ma insieme il core,</l>
<l>che par fonte di luce, ed io d'umore:</l>
<l>sparge ella raggi, io lacrime correnti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né più canti n'ascolta il mio vicino,</l>
<l>ma 'l suon del pianto è quel che l'alme ha deste,</l>
<l>stillando in terra, ove non fia ch'annoi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né perch'induri in pietra, affiso a queste</l>
<l>rive io starommi; anzi verronne a voi,</l>
<l>fatto un ruscel per verde alto cammino.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1365</head>
<argument><p>In lode del signor Ambrogio Figino per un rituale del padre Francesco Panigarola.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quest'è la bocca, anzi è quel chiaro fonte</l>
<l>ond'esce d'eloquenza un aureo fiume,</l>
<l>questo è de gli occhi il puro e dolce lume</l>
<l>e questo è il ciglio e la serena fronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben riconosco or le fattezze conte</l>
<l>e quel suo mansueto alto costume;</l>
<l>l'arte no, che natura ornar presume,</l>
<l>né per lodarla ho nuove rime e pronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi fia che più l'onori o più distingua?</l>
<l>Io, mentre miro pur come l'adombre,</l>
<l>fra me stesso così penso e ragiono:</l>
</lg>
<lg>
<l>"Meraviglia è 'l silenzio, a prova è 'l suono,</l>
<l>e 'l color muto a la sonora lingua</l>
<l>quasi agguaglia il Figino e 'l vero a l'ombre".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1366</head>
<argument><p>Ne le nozze de gl'illustrissimi signori il signor Giulio Cesare Gonzaga de' principi di Bozzolo e la signora Flaminia di Sciarra Colonna.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Espero già risplende, Espero in cielo</l>
<l>alfin sorge aspettato al novo lume:</l>
<l>giovani, omai sorgete; or viva fiamma</l>
<l>dà bel principio co' notturni raggi</l>
<l>a questa chiara e fortunata notte:</l>
<l>vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno.</l>
<l>Vergini, e voi mentre s'oscura il cielo,</l>
<l>a questi amici de la fredda notte</l>
<l>fatevi incontra, e sol di questo lume,</l>
<l>lo qual fiammeggia d'amorosi raggi,</l>
<l>ed a prova cantiam sì bella fiamma.</l>
</lg>
<lg>
<l>La palma è ne l'incendio e ne la fiamma:</l>
<l>vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno;</l>
<l>elle son preparate, e i dolci raggi</l>
<l>di sì begli occhi, onde s'infiamma il cielo,</l>
<l>sgombrano ogni pensier col dolce lume;</l>
<l>ma la vittoria ama il pensar di notte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come nemico suol l'ombrosa notte</l>
<l>portar la face e destar fuoco e fiamma,</l>
<l>vieni, o crudo Imeneo, scuotendo il lume:</l>
<l>vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno,</l>
<l>e le tue spoglie sono al fosco cielo,</l>
<l>e i notturni trofei con pochi raggi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come amico talor co' primi raggi</l>
<l>de le stelle serene e de la notte,</l>
<l>vien desiato a l'imbrunir del cielo,</l>
<l>Imeneo, giungi e innalza ardente fiamma:</l>
<l>vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno,</l>
<l>e 'l sol medesmo ha men soave lume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Espero, quale è in ciel più fero lume</l>
<l>o quali più odiosi e infesti raggi</l>
<l>(vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno),</l>
<l>tu n'involi qual ladro, e 'n questa notte</l>
<l>tu ne dividi, e l'alma nostra fiamma</l>
<l>splender farai sotto più algente cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Espero, qual più amica è stella in cielo</l>
<l>e più benigno e più soave lume,</l>
<l>molte paion di ghiaccio, e dentro fiamma</l>
<l>sono a lo sfavillar de' santi raggi,</l>
<l>ed aman l'ombre d'una fredda notte:</l>
<l>vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno:</l>
<l>deh! non sparisca, o Tebro, al nostro cielo</l>
<l>tanto splendor, né cinga orrida notte</l>
<l>i sette colli e porti altrove il lume:</l>
<l>altrove sparga i suoi lucenti raggi</l>
<l>questa immortale e gloriosa fiamma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Splende l'antica gloria in nova fiamma,</l>
<l>vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno:</l>
<l>l'accrescerà spargendo i vivi raggi;</l>
<l>or l'accresce del Mincio e illustra il cielo</l>
<l>non che la terra un chirro e nobil lume,</l>
<l>che non teme l'oblio d'eterna notte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già lucida <emph>colonna</emph> in fosca notte</l>
<l>quasi gran foco appare o quasi fiamma:</l>
<l>dove or lunge ne guida il puro lume?</l>
<l>Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno,</l>
<l>e splendi come Febo in questo cielo,</l>
<l>Febo, a cui fanno aurea corona i raggi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alta <emph>colonna</emph> le faville e i raggi,</l>
<l>là dove l'ombra de l'oscura notte</l>
<l>giunger non può, dispiega al quinto cielo,</l>
<l>e qui l'aquila intanto ha vita in fiamma.</l>
<l>Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno,</l>
<l>mentre è quasi fenice al chiaro lume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mentre è quasi fenice al chiaro lume,</l>
<l>tu, sol, nascondi oltre l'usato i raggi:</l>
<l>vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno,</l>
<l>ch'illustrissimi amanti illustre notte</l>
<l>accoppia, e fiamma Amor giungendo a fiamma,</l>
<l>d'immortal gloria eroi promette al cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Un'aquila gran lume ebbe nel cielo,</l>
<l>gran <emph>colonna</emph> or la notte orni de' raggi:</l>
<l>vien con fiamma, Imeneo, ch'è spento il giorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1367</head>
<argument><p>Per la nascita del secondogenito di don Vincenzo Gonzaga, principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Celeste Musa, or che dal ciel discende</l>
<l>nova progenie in terra,</l>
<l>e pace han di lor guerra</l>
<l>l'aria e l'onde tranquille e cheto il vento,</l>
<l>prendi la cetra; e dov'inchina ed erra</l>
<l>il sol per via distorta e dove ascende,</l>
<l>l'alto suon che s'attende</l>
<l>spargi, e de le sue lodi alto concento,</l>
<l>qual di corso là sù veloce o lento:</l>
<l>perché il vecchio Saturno e 'l padre e 'l figlio,</l>
<l>che 'l sospinse in esiglio,</l>
<l>e tanti lor nipoti, ond'è ripieno</l>
<l>mar, terra e ciel sereno,</l>
<l>men chiaro esempio danno, ove si vanti</l>
<l>l'antica età di mostri e di giganti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui non vedesti guerre interne o sdegni,</l>
<l>non discordie e furori,</l>
<l>non favolosi amori,</l>
<l>che quasi han fatto vergognar le carte;</l>
<l>ma verdeggiar le palme e i sacri allori</l>
<l>tra l'arme trionfali e i chiari ingegni</l>
<l>via più che in mille regni,</l>
<l>come sol vide il buon popol di Marte;</l>
<l>ed ornar la natura a prova e l'arte</l>
<l>cittate antica, e mansueto impero</l>
<l>d'invitto cavaliero,</l>
<l>che d'elmo ricopria canuta chioma,</l>
<l>qual Cincinnato in Roma;</l>
<l>poi di tre guerre e saggio e forte e giusto</l>
<l>a prova trionfò col grande Augusto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di questo nobil seme e di celeste</l>
<l>principio al mondo nacque</l>
<l>qui sovra lucid'acque</l>
<l>il figlio ed altri eroi famosi in armi,</l>
<l>i cui pregi la fama allor non tacque,</l>
<l>anzi l'ali spiegò veloci e preste:</l>
<l>ricordar ve 'n dovreste</l>
<l>voi che date gran pregio a gli alti carmi,</l>
<l>tal che l'hanno minor metalli e marmi;</l>
<l>e più de l'altre tu, che cerchi intorno</l>
<l>il ciel di lumi adorno,</l>
<l>onde scendon fra noi da l'auree stelle</l>
<l>l'alme leggiadre e belle,</l>
<l>onde questa volò con auree piume</l>
<l>ch'or apre gli occhi vaghi al nuovo lume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mentr'ella giù venia di sfera in sfera</l>
<l>ne' sereni viaggi</l>
<l>tra cerchi e lumi e raggi,</l>
<l>e tra forme lucenti e segni eterni</l>
<l>di fere che non fanno a l'alme oltraggi,</l>
<l>perché la gente, oltra ragione altera,</l>
<l>qua giù languisca e pera</l>
<l>e veggia rinnovar gli orridi verni,</l>
<l>tutti l'ornaro a prova, e que' superni</l>
<l>regni lasciando e gli alti seggi a tergo,</l>
<l>qual natio caro albergo;</l>
<l>ella parea portar diletto e pace</l>
<l>e ciò che giova e piace,</l>
<l>e lieta le spargea di fiori 'l grembo</l>
<l>la terra sparsa d'un celeste nembo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l Mincio fé parer chiari cristalli</l>
<l>e puro argento l'onde,</l>
<l>e ne l'antiche sponde</l>
<l>di smeraldo parean le foglie e l'erbe,</l>
<l>e gemme in su le rive e 'n fra le fronde</l>
<l>i fiori somigliar vermigli e gialli,</l>
<l>e fiorir prati e valli</l>
<l>e le piante mostraro alte e superbe</l>
<l>fiorita vista di bellezze acerbe;</l>
<l>e le gregge, pascendo, assai più bello</l>
<l>fecero e chiaro il vello;</l>
<l>e l'aure mormorar con dolci spirti</l>
<l>tra pini e faggi e mirti;</l>
<l>e risonò di cigni il dolce canto,</l>
<l>e tre volte s'udì: "Felice Manto".</l>
</lg>
<lg>
<l>E le voci sonora e lieta imago</l>
<l>replicava tre volte,</l>
<l>e perché ogni uom l'ascolte</l>
<l>tre volte le portò la Fama a volo</l>
<l>per l'abitate parti e per l'incolte;</l>
<l>ed io, quasi presago,</l>
<l>sovra il suo puro lago</l>
<l>l'intesi, onde temprai l'interno duolo.</l>
<l>Signor, che questo reggi e l'altro polo,</l>
<l>tal ch'un tuo picciol cenno al ciel profondo</l>
<l>è legge, e legge al mondo,</l>
<l>conferma le speranze e i detti nostri</l>
<l>da gli stellanti chiostri;</l>
<l>e se nube lontana il cielo adombra,</l>
<l>la scacci la virtù che 'l mal disgombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde cresca il fanciullo, e 'n lui risplenda</l>
<l>pur come raggio o luce</l>
<l>del padre e d'alto duce</l>
<l>e di tanti avi suoi la fama illustre;</l>
<l>e se vera virtute al ciel conduce,</l>
<l>né fortuna né fato in van contenda,</l>
<l>e glorioso ascenda</l>
<l>con le sue membra e segni il suol palustre</l>
<l>d'alti vestigi il suo valor trilustre;</l>
<l>e tra l'arti di pace ancor s'avanzi,</l>
<l>anzi tra l'arme, ed anzi</l>
<l>tra gli aurei scettri; al fin d'Olimpo in cima,</l>
<l>ov'è la fede, e prima</l>
<l>poggi a la Gloria e con serena fronte</l>
<l>fiammeggi armato in quel famoso monte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu giacer il vedrai, canzone, in fasce,</l>
<l>e l'aquile, sostegno a l'aurea cuna,</l>
<l>segni d'alta fortuna,</l>
<l>quasi voglian portarlo in grembo a Giove.</l>
<l>Pur, mentre ancor non move,</l>
<l>se l'ali il sonno od altro affrena o lega</l>
<l>tu veloce e leggiera al ciel le spiega.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1368</head>
<argument><p>Nel battesimo del secondogenito del signor principe di Mantova.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Quai figure, quali ombre antiche o segni,</l>
<l>quali imagini vide ardenti e belle</l>
<l>il Gentile o l'Ebreo tra fiamme e lampi?</l>
<l>Quai promesse celesti a' lieti regni</l>
<l>fatte son ne' cerulei e larghi campi?</l>
<l>O voi, che rimirate in ciel le stelle</l>
<l>e predicete i nembi e le procelle,</l>
<l>come questi ch'io veggio</l>
<l>compartir tante grazie? e grazie io chieggio</l>
<l>d'antico error: di vecchio mal novelle</l>
<l>sul Mincio ov'ora i' seggio.</l>
<l>Ora che si rifà di spirto e d'acque</l>
<l>il fanciul, che soggetto a morte nacque</l>
<l>nel suo terreno stato; e, com'io scerno,</l>
<l>già rinasce immortale al regno eterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>A l'alta luce, che rischiara e splende,</l>
<l>infermo è l'occhio umano e frale il guardo.</l>
<l>E per soverchio di splendor s'adombra,</l>
<l>come d'aquila ei sia, che 'n alto intende,</l>
<l>ché di giustizia il sol disperde e sgombra</l>
<l>quanto ebbe di fallace e di bugiardo</l>
<l>secolo antico; il ver dubbioso e tardo</l>
<l>questa luce ne illustri,</l>
<l>ascosa già tant'anni e tanti lustri,</l>
<l>ch'ogni altro lume è oscuro, e, s'io ben guardo,</l>
<l>non fa le menti illustri;</l>
<l>ma qual re de l'occaso o qual guerriero</l>
<l>per lui promette nel celeste impero?</l>
<l>che soffia (or ch'egli è volto a l'occidente)</l>
<l>ben tre volte Satan ancor possente?</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi 'l volge a l'oriente, in ciel mirando</l>
<l>quella serena parte, ond'esce il giorno?</l>
<l>o qual sacrata man tre volte il segna,</l>
<l>tre volte l'unge? onde il Signor lottando</l>
<l>rassembri, e 'nvitto lottator divegna,</l>
<l>talché il nemico in van gli giri intorno</l>
<l>ne le terrene lutte e n'abbia scorno,</l>
<l>ove più fero assale,</l>
<l>e vinta miri ogni sua possa e frale,</l>
<l>e coronato il vincitor adorno</l>
<l>di corona immortale.</l>
<l>E chi tre volte poi segnato in fronte,</l>
<l>il sommerge nel chiaro e sacro fonte</l>
<l>perch'egli muoia e con Gesù risorga,</l>
<l>e l'alta gloria sua vicino ei scorga?</l>
</lg>
<lg>
<l>In così periglioso e fero assalto,</l>
<l>in cui s'accampa l'avversario antico</l>
<l>con mill'arti, mill'armi e mille inganni,</l>
<l>vesta ardito fanciul virtù da l'alto,</l>
<l>fede, speme ed amor, di pace amico</l>
<l>e di costanza in superar gli affanni,</l>
<l>e sprezzator del mondo e de' suoi danni:</l>
<l>arme dal ciel discese</l>
<l>a la stirpe real, per alte imprese,</l>
<l>perché faccia spiegar gli alteri vanni</l>
<l>ne le giuste contese;</l>
<l>né pareggi con lor gigante ignudo,</l>
<l>de' nipoti d'Enea dipinto scudo;</l>
<l>né quel che Roma antica accolse in grembo,</l>
<l>quasi caduto da celeste nembo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né s'altri giammai furo onde si vanti</l>
<l>famoso duce, e 'n lor tutto sfaville</l>
<l>il magnanimo cor di santo zelo;</l>
<l>ceda chi porse aita al vecchio Atlante,</l>
<l>come fu detto, in sostener il cielo,</l>
<l>non che Teseo e 'l compagno o 'l fero Achille.</l>
<l>Frattanto al viver suo l'ore tranquille</l>
<l>siano e i giorni felici,</l>
<l>e benigne le stelle e i cieli amici,</l>
<l>e la grazia divina in lui si stille</l>
<l>qual pioggia in colli aprici,</l>
<l>e di sua chiara luce il dolce raggio</l>
<l>alto di gire al ciel calle o viaggio</l>
<l>segni e dimostri, e 'l desti e scorga il passo</l>
<l>per le sublimi vie non tardo o lasso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tra bella e sacra pompa</l>
<l>movi or, movi, canzon, lodando, al tempio</l>
<l>e dì: "Basta la fede al novo esempio,</l>
<l>mentre io prego e con voi pregando adoro,</l>
<l>bench'io parte non sia del vostro coro".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1369</head>
<argument><p>Al signor cavalier Gian Galeazzo Rossi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>So come faccia a voi ben larga parte</l>
<l>Fortuna de' suoi doni, e come i versi</l>
<l>Apollo, e 'l ciel le grazie infonda e versi,</l>
<l>come benigno abbiate Amore e Marte,</l>
</lg>
<lg>
<l>come risplenda in voi l'ingegno e l'arte;</l>
<l>né pregi mai sì novi e sì diversi</l>
<l>o sì rara fra noi virtute i' scersi,</l>
<l>perch'io ne verghi mille e mille carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma che? la mia Fortuna e la mia Parca</l>
<l>e scarso ancor m'è Febo; e secco il fonte</l>
<l>io ritrovo in Parnaso e 'l verde lauro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né più ricco di gloria omai che d'auro,</l>
<l>mentre pur fuggo Stige ed Acheronte,</l>
<l>vicino ho Lete e il guado ov'ei si varca.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1370</head>
<argument><p>Al cardinale Enrico Caetani per la cisterna eretta in Bologna.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Qui dove fan le piante</l>
<l>verdi e frondose e fosche e l'erbe e i fiori</l>
<l>seggio e difesa da gli estivi ardori,</l>
<l>ritrova il grand'Enrico</l>
<l>l'ombre e l'aure e gli odori,</l>
<l>e soggetta la terra e 'l cielo amico;</l>
<l>né già negar dolci acque</l>
<l>i vaghi rivi e i fonti</l>
<l>e per secrete vie gli alpestri monti,</l>
<l>ma raccorle dal ciel via più gli piacque.</l>
<l>Voi, che prima torreste?</l>
<l>tributo de la terra o don celeste?</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1371</head>
<argument><p>Al cardinale Enrico Caetani, legato di Bologna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quel ch'apre il ciel mirabilmente e serra</l>
<l>e i tesori celesti a noi comparte,</l>
<l>e dove s'adorò Quirino e Marte</l>
<l>come statua di Dio risplende in terra,</l>
</lg>
<lg>
<l>te scelse in questa antica e nobil terra,</l>
<l>che 'l gran padre Apennin divide e parte,</l>
<l>acciò che regga su quest'altra parte,</l>
<l>estinti i semi de l'interna guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu l'antica città freni e correggi,</l>
<l>del buon Gregorio avventurosa madre,</l>
<l>e de gli studi e de le sacre leggi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per te vegg'io fiorir gl'illustri ingegni</l>
<l>ed avanzar per te l'arti leggiadre:</l>
<l>or chi cerca d'onor più certi segni?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1372</head>
<argument><p>A don Vespasiano Gonzaga, duca di Sabbioneta, per il toson d'oro conferitogli.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre da l'Aquilone il vostro merto</l>
<l>di titol novo il grande Augusto onora,</l>
<l>ché da l'occaso a la vermiglia aurora</l>
<l>non è più forte duce in arme esperto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l re de l'occidente in dono offerto</l>
<l>v'ha bel monile ed aureo vello ancora,</l>
<l>il ciel non ha, quanto s'illustra e dora,</l>
<l>segno di gloria più lucente e certo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Benché avesse altre spoglie, altre corone,</l>
<l>altre fere, altri eroi, né solo un mostro,</l>
<l>e' v'è con tante luci amico e largo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E con Alcide invitto e con Giasone</l>
<l>celebrerà la Fama il nome vostro,</l>
<l>degno ch'Orfeo vi canti e vi porti Argo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1373</head>
<argument><p>Nel parto de la signora Livia Spinola.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Al bel parto di Livia eran seconde</l>
<l>le stelle fisse e ciò che gira ed erra</l>
<l>ne le celesti sfere; il mar, la terra</l>
<l>dimostravan più ben i campi e l'onde;</l>
</lg>
<lg>
<l>fioriano i monti e le famose sponde,</l>
<l>più carche già d'ostili spoglie in guerra;</l>
<l>e parean più onorate ancor sotterra</l>
<l>l'ossa di tanti che 'l sepolcro asconde;</l>
</lg>
<lg>
<l>verdeggiavan le palme, i lauri e i mirti</l>
<l>intorno a' sacri marmi e 'n tempio e 'n tomba,</l>
<l>dove eterna memoria a noi si lasce,</l>
</lg>
<lg>
<l>mentre la vaga Fama alto rimbomba:</l>
<l>"Oggi Spinola nasce, anzi rinasce</l>
<l>la gloria antica de' più chiari spirti".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1374</head>
<argument><p>A Bergamo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Terra che 'l Serio bagna e 'l Brembo inonda,</l>
<l>che monti e valli mostri a l'una mano</l>
<l>ed a l'altra il tuo verde e largo piano,</l>
<l>or ampia ed or sublime ed or profonda;</l>
</lg>
<lg>
<l>perch'io cercassi pur di sponda in sponda</l>
<l>Nilo, Istro, Gange o s'altro è più lontano,</l>
<l>o mar da terren chiuso o l'oceano,</l>
<l>che d'ogni intorno lui cinge e circonda,</l>
</lg>
<lg>
<l>riveder non potrei parte più cara</l>
<l>e gradita di te, da cui mi venne</l>
<l>in riva al gran Tirren famoso padre,</l>
</lg>
<lg>
<l>che fra l'arme cantò rime leggiadre;</l>
<l>benché la fama tua pur si rischiara</l>
<l>e si dispiega al ciel con altre penne.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1375</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Virtù fra questi colli alberga e 'n prima</l>
<l>vi crebbe, e sovra al più sublime ed erto</l>
<l>monte l'onor poggiando ascese al merto,</l>
<l>che 'n faticoso premio ha laude e stima.</l>
</lg>
<lg>
<l>Coglie la gloria ancor ghirlande in cima</l>
<l>e mostra lauri e palme e 'l calle aperto,</l>
<l>perch'altri non travie con piede incerto</l>
<l>là dove l'ozio ogni valore opprima.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né qui spiegar le pompe sue disdegna</l>
<l>Fortuna amica, e 'l largo pian rimira</l>
<l>ove il carro domar l'orrido Marte</l>
</lg>
<lg>
<l>potrebbe; né più lieto in altra parte</l>
<l>splende il sol, ride il suolo e l'aura spira,</l>
<l>né più secura Astrea vi scende e regna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1376</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Alta città, più del tuo verde monte,</l>
<l>c'ha di sue forti mura ampia corona,</l>
<l>t'assicura la Fede e t'incorona,</l>
<l>onde puoi lieta al cielo erger la fronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Te fra le genti al bene oprar sì pronte</l>
<l>a degne imprese Caritate sprona;</l>
<l>per te Febo ritrova altro Elicona,</l>
<l>v'hanno le Muse e l'ombre e 'l fiume e 'l fonte.</l>
</lg>
<lg>
<l>In te s'acquista pregio altro che d'armi;</l>
<l>ed ove splende pur d'invitto duce</l>
<l>l'antica fama e 'l trae d'antica tomba,</l>
</lg>
<lg>
<l>la gloria d'altri figli anco riluce</l>
<l>in dolci e vaghe rime e 'n dotti carmi:</l>
<l>che più dar ti potria mia lira o tromba?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1377</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Te sovra gli erti colli alzò Natura,</l>
<l>città sublime e 'n pace ed in battaglia;</l>
<l>l'arte, perché 'l tuo nome in alto saglia,</l>
<l>gloriosa ti fé, non pur sicura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma l'albana virtù, che non s'oscura</l>
<l>per avversa fortuna, al ciel t'agguaglia,</l>
<l>e men l'Africa illustre o pur Farsaglia</l>
<l>fu per vittoriosa alta ventura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché degne non fur di verde lauro</l>
<l>quelle vittorie in Campidoglio, e questa</l>
<l>s'adorna in Vatican di lucid'ostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>E maggior pregio che purpurea vesta,</l>
<l>merita omai corone in terra d'auro,</l>
<l>di gloria in ciel, ch'è fine al merto nostro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1378</head>
<argument><p>Al signor Paolo Foglietta. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O dotto fabro del parlar materno,</l>
<l>che l'innalzate in sì leggiadre rime</l>
<l>onde lunge risona, e più sublime</l>
<l>i pensier vili e bassi ha tutti a scherno,</l>
</lg>
<lg>
<l>gir volando il mio nome in lui discerno</l>
<l>sovra Parnaso e le famose cime</l>
<l>del grande Olimpo, e nulla omai l'opprime,</l>
<l>tal che quasi divien per fama eterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non fé con greche o con romane penne</l>
<l>volo maggior, né rimbombò più chiaro</l>
<l>in carme dal buon Tosco adorno e colto;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma se pur tanta lode a me convenne,</l>
<l>non siate voi de l'altre grazie avaro,</l>
<l>acciò che vostro i' sia legato o sciolto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1379</head>
<argument><p>A gli illustrissimi signori Accademici Addormentati di Genova.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual sonno è il vostro, o chiari e pronti ingegni,</l>
<l>da cui rimedio avea l'altrui letargo?</l>
<l>e chi rinchiuder può tanti occhi d'Argo</l>
<l>pur volti al cielo e ne' superni regni?</l>
</lg>
<lg>
<l>Vi desti il suon de gli amorosi sdegni,</l>
<l>mentre di bei colori i versi io spargo</l>
<l>seguendo chi cantò di Troia e d'Argo</l>
<l>e mostrò al poetar le mete e i segni,</l>
</lg>
<lg>
<l>se pur è sonno, e se terreno affetto</l>
<l>v'adombra; ma se l'alma in voi non dorme,</l>
<l>e se qui l'una è chiusa, e l'altra vista</l>
</lg>
<lg>
<l>è nel cielo aperta, a qual diletto</l>
<l>d'imagine io vi chiamo oscura e mista</l>
<l>dal contemplar lucenti e pure forme?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1380</head>
<argument><p>Ne la coronazione di don Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Musa, discendi omai dal verde monte</l>
<l>sul chiaro Mincio e cingi il crin di lauro,</l>
<l>mentre il corona d'auro</l>
<l>quel che le fronde tue non ebbe a sdegno;</l>
<l>spargi sue lodi ancor da l'Indo al Mauro,</l>
<l>quasi gran fiume dal tuo puro fonte,</l>
<l>e de l'altera fronte</l>
<l>il novo onore illustra e 'l chiaro ingegno,</l>
<l>che di loco senile il fa più degno.</l>
<l>L'una corona or prendi e l'altra or canta,</l>
<l>cui non crollò fortuna e non impose</l>
<l>con mani ingiuriose,</l>
<l>ma natura e virtù, che sì l'ammanta,</l>
<l>fatta matura in su l'etate acerba,</l>
<l>e lieta in tanta gloria e non superba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi molte virtù l'han fatto adorno:</l>
<l>quella che lunge vede e 'n alto intende</l>
<l>e che tutti difende,</l>
<l>e più riluce d'amorosa stella,</l>
<l>se vaghi raggi innanzi 'l sole accende</l>
<l>o da poi ch'è sparito al cielo il giorno;</l>
<l>e stanno a lei d'intorno</l>
<l>Fortezza e ciascun'altra onde si svella</l>
<l>o tronchi voglia a la ragion rubella,</l>
<l>e non paion l'istesse e non diverse</l>
<l>nel loro abito eletto e ne' sembianti,</l>
<l>pur come stelle erranti</l>
<l>l'una ver l'altra con amor converse.</l>
<l>Queste corona danno e chiara palma,</l>
<l>anzi corona son di gloria a l'alma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di queste ella si cinge e vibra i raggi,</l>
<l>più che lucide gemme in oriente,</l>
<l>del suo splendor lucente;</l>
<l>per queste antica fama ancor s'avanza</l>
<l>e vola incontra il sol da l'occidente</l>
<l>ed oltre i suoi ritorni e i suoi viaggi;</l>
<l>con queste i forti e i saggi</l>
<l>agguaglia e per natura e per usanza</l>
<l>ogni stato, ogni sforzo, ogni possanza.</l>
<l>Taccia intanto Fortuna ostro e diadema</l>
<l>d'Assiri e Medi, e de l'imperio afflitto,</l>
<l>e di Persia e d'Egitto</l>
<l>estrania pompa, o d'altra gente estrema,</l>
<l>arme ed insegne prese in breve guerra,</l>
<l>scettri e seggi calcati e sparsi a terra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché la gloriosa e nobil sede</l>
<l>che Luigi innalzò, fera tempesta</l>
<l>di fortuna molesta</l>
<l>non turba già tant'anni e non la move;</l>
<l>e 'ncoronando l'onorata testa</l>
<l>questo suo novo successor possiede</l>
<l>ciò ch'a lui si concede</l>
<l>come sia grave salma, ond'ei rinove</l>
<l>l'antiche glorie e cresca ancor le nove.</l>
<l>Omai la dotta penna e 'l dolce carme</l>
<l>erano scarse lodi e scarsi onori,</l>
<l>né bastavan gli amori</l>
<l>e 'l frenare i cavalli e 'l mover l'arme:</l>
<l>tanto il senno vincea l'etate e l'opre,</l>
<l>e tesoro ei parea, se terra il copre!</l>
</lg>
<lg>
<l>Or ha ben largo campo in cui si mostri</l>
<l>fra popoli e città famose e liete,</l>
<l>e 'n cui le regga e quete</l>
<l>o pur le mova; e 'n cui si volga e stenda,</l>
<l>più che 'n teatri e 'n cerchi o 'ntorno a mete,</l>
<l>e 'n cui seco talor contenda e giostri;</l>
<l>né per gli affetti nostri</l>
<l>si turbi, o men sereno altrui risplenda;</l>
<l>ma quasi Olimpo in verso il cielo ascenda</l>
<l>sovra le nubi l'animo tranquillo,</l>
<l>dove non s'ode mai procella o pioggia,</l>
<l>né Borea od Austro poggia,</l>
<l>e dove sua natura e 'l ciel sortillo,</l>
<l>e sotto fremer senta e sdegno ed ira,</l>
<l>qual tuono o nembo che trascorre e gira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il mio signor nel chiaro alto sereno,</l>
<l>che nulla passion maligna adombra,</l>
<l>con pura mente e sgombra</l>
<l>gode in se stesso di perpetua pace,</l>
<l>e fuori la conserva, e sotto l'ombra</l>
<l>di sacre penne lieto è il bel terreno,</l>
<l>a cui fiorisce in seno</l>
<l>tutto quel che ne giova in terra o piace.</l>
<l>Con amicizia o con amor verace</l>
<l>virtù crescente in quest'età feconda</l>
<l>a gli alti ingegni è largo campo aperto,</l>
<l>ha favore ogni merto,</l>
<l>l'industria ha loda e de' suoi doni abbonda.</l>
<l>Arti, sorgete, e Poesia risorga,</l>
<l>suoni il suo nome e Tebro e Mincio e Sorga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, dove ne vai rozza ed inerme</l>
<l>fra gemme ed ostro ed oro, e dove accampi</l>
<l>quasi muta a le trombe e cieca a' lampi?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1381</head>
<argument><p>Al signor Giovanni Adamo. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La mia instabil fortuna in queste sponde</l>
<l>pur serba il suo costume, e i nostri accenti</l>
<l>non mi ferman costei, che al volo i venti</l>
<l>ed al mio navigar turbate ha l'onde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né 'l canto a l'arte, od al desio risponde</l>
<l>l'effetto, o pietà vera a' miei lamenti,</l>
<l>per ch'io sparga talor sospiri ardenti,</l>
<l>e segua chi mi fugge e mi s'asconde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come temprar mai dunque il duol che v'ange</l>
<l>io cantando potrò, cigno sublime,</l>
<l>od egro in voi sanar l'interna piaga?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ah! cessi chi lusinga e parte opprime,</l>
<l>o fuggite da lei, sia diva o maga,</l>
<l>a l'Istro, a l'Ebro, al Nilo, a l'Indo, al Gange.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1382</head>
<argument><p>A Matteo di Capua conte di Paleno.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cursore esperto già, ma frale e stanco</l>
<l>vincendo appresso e più cadendo afflitto,</l>
<l>quando son più vicino al fin prescritto,</l>
<l>Matteo, per non mancar vacillo e manco.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n fera lutta, ove securo e franco</l>
<l>esser credea non pur, ma quasi invitto,</l>
<l>mia fortuna m'atterra a mio despitto,</l>
<l>sì ch'io ne stampo il tormentoso fianco.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n glorioso campo il segno al colpo</l>
<l>veggio sottratto e, sparse in mar le salme,</l>
<l>cede a' più tardi il mio veloce legno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu, signor, ov'io la sorte incolpo,</l>
<l>l'arte e lei vinci ed ogni suo disdegno,</l>
<l>e tutti i pregi avrai, tutte le palme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE SECONDA</head>
<head>DAL DICEMBRE 1587 A TUTTO IL 1588</head>
<div4 type="poesia">
<head>1383</head>
<argument><p>Ne la promozione al cardinalato de l'eminentissimo Scipione Gonzaga.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<lg>
<l>Non è novo l'onor di lucid'ostro</l>
<l>ne la tua stirpe antica,</l>
<l>di cui t'adorni e ne riluci e splendi;</l>
<l>ma novo è il merto onde sublime ascendi,</l>
<l>alma di gloria amica,</l>
<l>e 'l saper e 'l valor che n'hai dimostro</l>
<l>nova materia di purgato inchiostro</l>
<l>a le più dotte carte</l>
<l>danno, sacro signor, l'ingegno e l'arte,</l>
<l>le parole, i pensier, l'opre, i costumi,</l>
<l>quasi tanti di gloria accesi lumi</l>
<l>o stelle in cielo sparte,</l>
<l>e son chiaro soggetto i carmi a' carmi,</l>
<l>non pur l'imprese de' maggiori e l'armi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quelle bastar per fare il crine adorno</l>
<l>di porpora sovente</l>
<l>a molti, la cui fama ancor non langue;</l>
<l>te non illustra solo il gentil sangue,</l>
<l>ma la più nobil mente,</l>
<l>ch'a noi dal cielo scende e fa ritorno.</l>
<l>Lodi altri pur quel che n'abbaglia intorno,</l>
<l>or, gemme e pompe e fregi,</l>
<l>ch'io più belli contemplo e cari pregi,</l>
<l>e là dove a gran pena il volgo scerne</l>
<l>d'immortali virtù bellezze eterne,</l>
<l>che t'agguagliano a' regi,</l>
<l>e ti fan caro al cielo e caro al mondo,</l>
<l>ma troppo a' versi miei gravoso pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben se n'avvide Pio che da' primi anni</l>
<l>tal diè presagio in vista</l>
<l>il tuo valor, che teco nacque e crebbe:</l>
<l>egli, che lunge vide, e 'n cor sempre ebbe</l>
<l>(come il ver fede acquista)</l>
<l>d'Oriente scacciar gli empi tiranni</l>
<l>da' nostri lidi e ristorare i danni,</l>
<l>sottratte al giogo indegno</l>
<l>le fide genti, e stabilire il regno</l>
<l>de' suoi divoti ed innalzar la Croce</l>
<l>con provvidenza e con pensier veloce</l>
<l>te ne stimò già degno,</l>
<l>ed era obietto d'un volere istesso</l>
<l>l'onor di Cristo e quello a te promesso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l dì medesmo in gran pubblico lutto,</l>
<l>onorato ed acerbo,</l>
<l>recise la sua vita e la tua speme;</l>
<l>ma s'ei toccar potea le mete estreme,</l>
<l>il Barbaro superbo</l>
<l>e 'l suo regno crudel saria distrutto,</l>
<l>e lieta Italia e Roma e 'l mondo tutto;</l>
<l>ma pur di novo poggia</l>
<l>la speme tua, ch'al tuo valor s'appoggia,</l>
<l>e ferma in sé, pur come pianta suole</l>
<l>che 'ntorno è tronca e poi verdeggia al sole</l>
<l>ed a la nova pioggia,</l>
<l>e tutto ciò ch'in Pio s'estinse e giacque</l>
<l>poi risorse in Gregorio e 'n lui rinacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>La gloria, la virtù, l'arti più belle,</l>
<l>io dico, e la speranza</l>
<l>che Sisto adempie or c'ha di Pietro il manto.</l>
<l>Non per Eaco o per Mino o Radamanto</l>
<l>la tua gloria s'avanza</l>
<l>là giù fra l'alme al vero Dio rubelle;</l>
<l>ma per questi ch'alzar sovra le stelle</l>
<l>ponno il valor romano,</l>
<l>là dove giunse Augusto od Africano</l>
<l>od altro pur magnanimo e gentile.</l>
<l>Qual fu giudizio in terra unqua simile?</l>
<l>Per questi in Vaticano</l>
<l>fra' più degni t'assidi e fra' migliori,</l>
<l>e te medesmo e l'onor proprio onori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual piacer questo agguaglia, onde oggi Roma</l>
<l>così lieta si vede?</l>
<l>e da' suoi colli e da le rapide onde</l>
<l>de le canore trombe al suon risponde,</l>
<l>ed un di quei ti crede</l>
<l>da cui l'Africa fu percossa e doma</l>
<l>e con quel caro nome ancor ti noma;</l>
<l>e già d'opre e d'aspetto</l>
<l>t'oppone a quanti ha già ascoltato e letto</l>
<l>fra l'antiche memorie e dice: "Onoro</l>
<l>l'ostro, di cui ti copri, amai l'alloro</l>
<l>pur con l'istesso affetto:</l>
<l>che fia s'avvien ch'io l'arme omai riprenda</l>
<l>e l'alte insegne mie dispieghi e stenda?"</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, mentre risuona il Mincio e 'l Tebro</l>
<l>di novi accenti e chiari,</l>
<l>non ritengon la fama o l'Alpe o i mari:</l>
<l>ch'ella dispiega l'ale e sparge il grido</l>
<l>in ogni monte d'Asia e 'n ogni lido;</l>
<l>e par ch'al suon rischiari</l>
<l>e sereni oltre il Tauro, oltre l'Oronte,</l>
<l>la figlia di Sion l'oscura fronte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1384</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>De' vostri onori a le mie stanche rime</l>
<l>è troppo grave, Scipio, il nobil pondo,</l>
<l>ma se 'l lor volo esser non può sublime,</l>
<l>cerchi da sé la vostra fama il mondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quell'invitta virtù, cui nulla opprime,</l>
<l>non paventa di Lete oblio profondo,</l>
<l>e par che nulla il primo o poco estime,</l>
<l>tanto è sicura dal morir secondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non è degno di voi l'alto Parnaso,</l>
<l>né curate di lauro ornar le chiome</l>
<l>mentre sorvola il ciel l'ardente spirto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual vaghezza di lauro o qual di mirto?</l>
<l>Pur voi 'l coglieste, e l'ali al vostro nome</l>
<l>spiegaste voi ne l'orto e ne l'occaso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1385</head>
<argument><p>Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Fu di pronto voler tarda mercede,</l>
<l>ma grande e di voi degna, il manto e l'ostro</l>
<l>debito a lo splendor del nome vostro,</l>
<l>e chi sol potea darlo, ei lieto il diede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Senno ei conobbe in voi, costanza e fede,</l>
<l>saper con somma gloria altrui dimostro,</l>
<l>ché s'in detti si scuopre o 'n puro inchiostro,</l>
<l>Roma d'antico pregio in voi s'avvede.</l>
</lg>
<lg>
<l>O di tante eccellenze e tanti onori,</l>
<l>anzi di tante meraviglie adorno,</l>
<l>chi le accresce lodando o fa più illustri?</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi far opra non sol d'anni e di lustri,</l>
<l>ma vuol dar nevi al verno, al maggio i fiori,</l>
<l>stelle al ciel, raggi al sole e luce al giorno?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1386</head>
<argument><p>A Sisto V. Nel medesimo argomento.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Rinnovar l'opre antiche ond'ebbe il mondo</l>
<l>gran maraviglia di possanza e d'arte,</l>
<l>e lor che si giacean sepolte e sparte</l>
<l>drizzar al sommo ciel da l'imo fondo,</l>
</lg>
<lg>
<l>non è il tuo primo onor, non il secondo,</l>
<l>o Sisto, degno di più nove carte</l>
<l>e di stilo che tolga il pregio a Marte,</l>
<l>acceso d'ira e d'atro sangue immondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma de' fatti più belli, onde contenda</l>
<l>con l'età de' migliori il secol nostro,</l>
<l>ch'a te di più corone ornò la chioma,</l>
</lg>
<lg>
<l>è 'l far che in Vaticano oggi risplenda,</l>
<l>più che già in Campidoglio il carro e l'ostro,</l>
<l>rinnovellando antico Scipio a Roma.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1387</head>
<argument><p>Per Sisto V, a monsignor Statilio Paolini. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Chiaro nome innalzar con roca tromba,</l>
<l>e celeste virtù, caduto a terra,</l>
<l>e la pace lodar, sospinto in guerra,</l>
<l>non oso, e 'l canto mio poco rimbomba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu che trar ne puoi d'oscura tomba,</l>
<l>canta di lui che n'apre il cielo e serra,</l>
<l>e il suo poter distende anco sotterra</l>
<l>e fa l'alma volar quasi colomba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed ogni mente a reverir s'inchini</l>
<l>i merti e l'opre, ed ogni gentil petto</l>
<l>gli consacri il suo cor da Battro a Tile,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché dee farli onori omai divini</l>
<l>il cielo e 'l mondo, e 'ntende ad altro obietto,</l>
<l>pur come lingua basti o colto stile.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1388</head>
<argument><p>Alla santità di papa Sisto V.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Te, Sisto, io canto, e te chiamo io cantando,</l>
<l>non Musa o Febo, a le mie nove rime;</l>
<l>come potrei senza tua aita o quando</l>
<l>d'Elicona salir l'eccelse cime</l>
<l>o del tuo monte, e teco al ciel poggiando</l>
<l>co' detti alzarmi e col pensier sublime?</l>
<l>Questo degg'io tentar, s'ogni altro or falle,</l>
<l>da sollevarmi erto e sicuro calle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dica altri il modo onde l'amica guerra,</l>
<l>anzi il discorde Amor congiunga e tempre</l>
<l>con l'aria il foco e con l'umor la terra</l>
<l>in sì maravigliose e varie tempre;</l>
<l>e come il ciel, che li circonda e serra,</l>
<l>per tai contrari non si strugga e stempre</l>
<l>e con legge immortal si volga intorno,</l>
<l>di chiare stelle e di candore adorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E come l'altre spere in giro porte</l>
<l>la grandissima spera e la superna,</l>
<l>e 'ncontra mova il sol per vie distorte</l>
<l>tra mostri e fere a la fatica eterna;</l>
<l>ch'ora tenebre, or luce, or vita, or morte</l>
<l>nel suo partirsi e nel tornare alterna,</l>
<l>tal che manca una cosa e l'altra avanza,</l>
<l>e muta il mondo al variar sembianza.</l>
</lg>
<lg>
<l>E che più affretti il sol di segno in segno</l>
<l>a gir precipitando i giorni algenti,</l>
<l>o qual intoppo tardi, o qual ritegno</l>
<l>di fredda notte i lunghi corsi e lenti;</l>
<l>o quel che volga il mare e 'l suo disdegno</l>
<l>quasi ristringa, e mova e freni i venti,</l>
<l>e vapori le nubi e quasi appenda,</l>
<l>l'arco dipinga e le comete accenda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'io nel parlar di te voci e parole</l>
<l>tutte ineguali or trovo a quel ch'io penso,</l>
<l>tanto penna d'ingegno avvien che vole</l>
<l>sovra questo aer tenebroso e denso,</l>
<l>sovra l'errante luna e sovra il sole,</l>
<l>sovra ogni luce che risplende al senso</l>
<l>in angelico tempio, ov'è lucente</l>
<l>il sol che illustra ogni beata mente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci religion, che il mondo a l'empio</l>
<l>culto sottrasse ed a' fallaci inganni,</l>
<l>per farsi del tuo petto un vivo tempio,</l>
<l>scese volando a te sul fior de gli anni;</l>
<l>e ti fece seguir il santo esempio</l>
<l>di Francesco, vestendo i bigi panni,</l>
<l>e consacrando a Dio la mente e 'l core</l>
<l>t'accese tutto di celeste amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E come duce suol che l'alte mura</l>
<l>difende e schifa ingiuriosi oltraggi,</l>
<l>così de l'alma tua candida e pura</l>
<l>pose ella in guardia i pensier casti e saggi</l>
<l>tra sensi lusinghieri, onde sicura</l>
<l>di rea morte scacciò mille messaggi,</l>
<l>e del superbo nostro empio nemico,</l>
<l>che l'odio serba e 'l suo veneno antico.</l>
</lg>
<lg>
<l>E poi con trionfale e grande insegna</l>
<l>accampasti felice incontra il mondo</l>
<l>con povertà, ch'ei tanto abborre e sdegna,</l>
<l>sprezzando or, gemme, quasi inutil pondo,</l>
<l>e la sua gloria, ond'abbagliar s'ingegna</l>
<l>le nostri menti, e 'l suo piacer immondo;</l>
<l>sete e fame soffristi, ardore e gelo,</l>
<l>stanchezza e sonno, ed aspirasti al cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual mai di Sparta antica o ver di Roma</l>
<l>faticoso guerrier cotanto valse,</l>
<l>che sotto il fascio e sotto iniqua soma</l>
<l>repente apparve ed improvviso assalse?</l>
<l>Quei, benché fusse soggiogata e doma</l>
<l>la barbarica terra e l'onde salse,</l>
<l>ebber premio terren, corona e palma.</l>
<l>Tu gloria eterna t'acquistasti a l'alma.</l>
</lg>
<lg>
<l>E di mille trofei memoria appena</l>
<l>riman senza vestigio in piaggia o 'n monte</l>
<l>o 'n qualche solitaria inculta arena,</l>
<l>tal che paventan Lete e Flegetonte;</l>
<l>ma in parte più lucente e più serena,</l>
<l>in cui non caggia il sole e non sormonte,</l>
<l>i tuoi saranno ove il tuo duce avvampa,</l>
<l>segnato ancor de la spietata stampa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perch'ogni voglia a la ragion rubella,</l>
<l>in guisa d'uom che miglior parte elegge,</l>
<l>tu la rendesti ubbidiente ancella</l>
<l>e la frenasti con severa legge:</l>
<l>tal che d'ira o di sdegno atra procella</l>
<l>non crollò l'alto imperio ov'ella regge,</l>
<l>né di pronti desiri avida turba</l>
<l>che 'l seren de la mente anco perturba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual fondamenti di mirabil opra</l>
<l>loca architetto in parte ima e profonda,</l>
<l>poi dove s'erga al ciel, dove si copra</l>
<l>di peregrini marmi orna e circonda,</l>
<l>e tutto d'or lucente è quel di sopra,</l>
<l>né di ricchezze men che d'arte abbonda,</l>
<l>tale al tuo contemplare anco facesti</l>
<l>sostegni d'opre e di costumi onesti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n contemplando il tuo divin pensiero</l>
<l>non cercò falso onor, né gloria volse,</l>
<l>non colorito di menzogne il vero,</l>
<l>ma nudo e bello, e non coprillo o 'nvolse;</l>
<l>e del parlar fallace e lusinghiero</l>
<l>tutte l'arti conobbe e i nodi sciolse</l>
<l>tutte l'oblique vie del laberinto,</l>
<l>benché altri od erri o cada al laccio avvinto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né pur scegliesti e quinci e quindi il meglio,</l>
<l>come ape i fiori onde il suo nel si faccia,</l>
<l>ma, quel che rado avvenne al tempo veglio,</l>
<l>in quella luce onde ogni orror si scaccia</l>
<l>vedesti Iddio non come forma in speglio,</l>
<l>ma per sua rara grazia a faccia a faccia,</l>
<l>non ben contento di vederne il tergo,</l>
<l>poggiando in parte ov'ei si fece albergo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ove non giunse Enoch, e meno intese</l>
<l>forse di sua natura al ciel translato;</l>
<l>non Elia, che pur anco al cielo ascese,</l>
<l>come si stima, ad immortale stato;</l>
<l>non sì alto Esaia mirando intese,</l>
<l>non colui che descrive il carro alato;</l>
<l>e più sublime il seggio e stabil chiostra</l>
<l>più eccelsa sovra a tutt'a voi si mostra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed oltre l'ale, ond'egli intorno ascoso</l>
<l>ed occulto si sta, mirare osasti</l>
<l>quasi per sacro velo e velo ombroso;</l>
<l>e col suo foco il tuo desir purgasti,</l>
<l>de la sua gloria e de l'amor bramoso,</l>
<l>l'alma pudica avendo e i pensier casti;</l>
<l>e salisti con Paolo ove s'infiamma</l>
<l>il nostro cor de la divina fiamma.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qual sublime augel che spiega il volo</l>
<l>non temendo che rete il prenda o tardi,</l>
<l>la mente peregrina alzossi a volo,</l>
<l>e nel suo vero Sol fissò gli sguardi:</l>
<l>anzi di tre gran Soli un Sol non solo</l>
<l>scorgesti amando, onde t'illustri ed ardi,</l>
<l>ed entrasti con Dio l'alta tenebra,</l>
<l>quasi lucente al suo splendor latebra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma l'alma che sostenne eterna luce</l>
<l>non s'abbaglia ne l'altre e non s'adombra,</l>
<l>e le cose che fuori Iddio produce</l>
<l>meglio comprende e nullo error l'ingombra;</l>
<l>come imago del sole in mar riluce,</l>
<l>e la veggiamo al dipartir de l'ombra,</l>
<l>così mira ella i magisteri e i modi</l>
<l>de l'opre sante, onde l'adori e lodi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'ntende, no 'l turbando invido affetto</l>
<l>come il bel si comparte e si diffonde,</l>
<l>e nel maraviglioso alto concetto,</l>
<l>in cui fece la terra e 'l cielo e l'onde,</l>
<l>e diede al mondo il suo lucente aspetto</l>
<l>ch'involto fu di oscurità profonde;</l>
<l>gli angeli pensi, e i suoi pensier sian opre</l>
<l>in cui la gloria sua rivela e scopre.</l>
</lg>
<lg>
<l>E come de' secondi almi splendori</l>
<l>il più bello oscurò divin sembiante</l>
<l>e si coprì di tenebrosi errori,</l>
<l>fatto superbo e di se stesso amante;</l>
<l>e contese nel ciel d'eterni onori</l>
<l>fra l'angelo rubello e 'l più costante,</l>
<l>e quel cader, quasi balen ch'avvampi,</l>
<l>folgoreggiando da' celesti campi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tutti quei, che 'l tergo a Dio rivolto,</l>
<l>il ben fuggendo, fabbricaro il male,</l>
<l>in caligine densa il chiaro volto</l>
<l>cangiati e 'n negre le già candide ale;</l>
<l>sapesti poi che 'n luogo ombroso e colto</l>
<l>Dio pose l'uom, che diventò mortale,</l>
<l>benché immortal fosse creato in prima,</l>
<l>perché la data legge ei poco stima.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non potendo frenar l'ardito gusto,</l>
<l>de l'arbore vietato il pomo coglie:</l>
<l>però cacciato fu quell'uom vetusto</l>
<l>di paradiso e la fallace moglie.</l>
<l>Giusto il divieto, e quel gastigo è giusto,</l>
<l>in cui prima vestir le rozze spoglie:</l>
<l>la morte entrò nel mondo, e sparse il sangue</l>
<l>l'empio fratel del suo fratello esangue.</l>
</lg>
<lg>
<l>Contaminata de la colpa antica,</l>
<l>l'umana stirpe empié cittadi e regni,</l>
<l>sentì il tauro l'aratro e la fatica</l>
<l>ed impresse ne' campi i lunghi segni;</l>
<l>e gente a gente, oltre il dover nemica,</l>
<l>fabbricò l'arme e conservò gli sdegni,</l>
<l>anzi furo arme i cerri e l'alte querce;</l>
<l>passò la nave il mar con ricca merce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nacquer giganti, e smisurata possa</l>
<l>gli fece a l'ira ed al furor sì pronti,</l>
<l>e perché Etna non sia da lor commossa,</l>
<l>come par che la fama orni e racconti,</l>
<l>torre forse maggior di Pelio e d'Ossa</l>
<l>e d'Olimpo innalzar, famosi monti,</l>
<l>torre superba, in cui di varie lingue</l>
<l>confuso è il suon che nulla età distingue.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già la terra di vizi in guisa è carca,</l>
<l>che 'l diluvio l'inonda e calle asciutto</l>
<l>non lascia, e salva è sol mirabil arca</l>
<l>fra il ciel turbato e 'l minaccioso flutto,</l>
<l>come la nave or tua, che l'onde varca;</l>
<l>ma quella non conduce il popol tutto</l>
<l>e molti esclude, e tu ciascuno accogli,</l>
<l>e tra sirti gli scampi e duri scogli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or qual fra gli altri ne l'antiche note</l>
<l>celebrati misteri io volgo appresso,</l>
<l>per cui scorgano l'alme a Dio devote</l>
<l>come fusti dal cielo a noi promesso?</l>
<l>Dirò di antico re, di sacerdote,</l>
<l>lo qual figura Cristo e poi te stesso,</l>
<l>che sacrifichi il pane, e giungi intanto</l>
<l>il sommo sacerdozio al regno santo.</l>
</lg>
<lg>
<l>O pur dirò di lui che 'l figlio offerse</l>
<l>a Dio nel sacrifizio? e tu di quello</l>
<l>in vece offristi il core, ed ei lo scerse,</l>
<l>e lo gradì co 'l benedetto Agnello;</l>
<l>te somigliò colui che 'l monte aperse</l>
<l>con la sua verga al fonte, e 'l suo fratello</l>
<l>che diè le scritte leggi, e tu l'adempi</l>
<l>di grazia, e d'ambedue rinnovi esempi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma dove lo mio stil veloce è scorso</l>
<l>per giunger di tue lodi a l'alma meta?</l>
<l>Ché per troppo spronare è tardo il corso,</l>
<l>né vengo in parte ove il desio s'acqueta;</l>
<l>ma torno indietro, e te veggio io precorso</l>
<l>ne' sacri studi tuoi, ché nulla il vieta</l>
<l>quinci e quindi cercar doppio tesauro,</l>
<l>di saper vago e non di gemme e d'auro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or ne l'ombra de l'antica istoria,</l>
<l>dove l'eterno Padre il Figlio accenna,</l>
<l>or ne la viva luce e ne la gloria</l>
<l>dove risplende, e con ben dotta penna</l>
<l>lascia l'unico figlio alta memoria,</l>
<l>e l'ali di volare al ciel n'impenna,</l>
<l>contempli il vero, or dove altrui rivela</l>
<l>suo spirto che s'oscura altrove e cela.</l>
</lg>
<lg>
<l>E pria che d'alta parte al dolce suono</l>
<l>la dotta lingua a ragionar tu sciolga,</l>
<l>di saper t'empi, anzi di santo dono,</l>
<l>d'ardente spirto onde si snodi e volga,</l>
<l>e desti l'alme sorde al chiaro tuono</l>
<l>e da gli occhi appannati il velo tolga;</l>
<l>cominci poi come sonora tromba,</l>
<l>per cui l'onor di Cristo alto rimbomba.</l>
</lg>
<lg>
<l>E segui altrui d'eterna e santa pace</l>
<l>spargendo il seme, il qual s'avanzi e cresca,</l>
<l>e richiamando dal sentier fallace</l>
<l>al dritto calle ond'a buon fin riesca;</l>
<l>e quel ch'a l'alme giova e quel che piace</l>
<l>temprando insieme, e lor prendendo a l'esca</l>
<l>o ne le reti, che per farne acquisto</l>
<l>cinser il mondo e fecer preda a Cristo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or come maestro, or come padre</l>
<l>emendi quegli errori ond'uom vaneggia,</l>
<l>e d'opre giuste esempio e di leggiadre</l>
<l>fai ch'in altri s'onori e 'n te si veggia;</l>
<l>duce diventi alfin di sante squadre</l>
<l>e diventi pastor di fida greggia,</l>
<l>e poggi, al ciel mostrando il calle aperto,</l>
<l>di grado in grado, e più di merto in merto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E sicura si sta la mandra umile,</l>
<l>mentre cade la pioggia e 'l vento spira,</l>
<l>da' fieri morsi e da l'inganno ostile</l>
<l>del gran nemico suo, ch'acceso d'ira,</l>
<l>come lupo rapace al chiuso ovile</l>
<l>ne l'aer tenebroso intorno gira.</l>
<l>E la profonda fame è il suo tormento</l>
<l>perché tu vegli a la sua guardia intento.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu risani ancor l'agnello infermo</l>
<l>perch'altri non ammorbi, e tu 'l diparti;</l>
<l>e se travia per loco incolto ed ermo,</l>
<l>tu 'l riconduci a più sicure parti;</l>
<l>tu dai salute e tu difesa e schermo;</l>
<l>sai tutti di pastore i modi e l'arti,</l>
<l>tu 'l guidi al pasco e tu lo scorgi al rivo,</l>
<l>tu 'l meni a l'ombre ancor nel caldo estivo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal ch'ad opre maggiori eletto alfine</l>
<l>ove sia meglio il tuo valor dimostro</l>
<l>e 'l tuo saper insieme, intorno il crine</l>
<l>cingesti in Vatican di lucid'ostro;</l>
<l>e mentre paventò morti e ruine</l>
<l>o pur giogo e catene il popol nostro,</l>
<l>seco al governo de l'antica nave</l>
<l>t'assise Pio, di senno e d'anni grave.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ne' secondi casi e ne gli avversi</l>
<l>teco partia il timor, teco la speme;</l>
<l>teco i consigli, e furo in te conversi</l>
<l>gli occhi d'Italia e de le genti estreme,</l>
<l>tanti pregi veggendo e sì diversi</l>
<l>e sì rare virtù congiunte insieme,</l>
<l>e 'n te speraro, e non speraro indarno,</l>
<l>la Senna e 'l Reno, e non pur Tebro ed Arno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci sublime al sommo grado ascendi,</l>
<l>a l'altissimo seggio, e più non lece,</l>
<l>se non se al cielo, onde le chiavi or prendi</l>
<l>che ponno aprirlo, e sei di Pietro in vece;</l>
<l>e reggi il mondo e più felice il rendi,</l>
<l>simigliando colui che in prima il fece,</l>
<l>di tre corone adorno in manto sacro,</l>
<l>de la sua gloria lume e simulacro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu sei monte in cui l'arca e 'n cui la prisca</l>
<l>legge si diè tra fulmini spiranti,</l>
<l>perché il profan sia lunge e non ardisca</l>
<l>tra i folgori e le nubi andar avanti;</l>
<l>e monte in cui si veggia e riverisca</l>
<l>divinità nel tramutar sembianti,</l>
<l>come al trasfigurar lucente apparse</l>
<l>e i raggi di sua gloria intorno sparse.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se a l'opre discendi, al ciel vicino</l>
<l>s'erge il sacro metallo in sculti marmi,</l>
<l>di barbarica mole in suol latino</l>
<l>alzan le maraviglie or prose, or carmi,</l>
<l>s'adornan templi e drizza ampio cammino,</l>
<l>sono i tesori accolti in mezzo l'armi,</l>
<l>perché doppia difesa è, s'io non erro,</l>
<l>contra il doppio nemico e l'oro e 'l ferro.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre d'oriente ancor minaccia</l>
<l>il barbaro tiranno ai lidi nostri,</l>
<l>che fuggì dianzi, quasi belva in caccia,</l>
<l>d'aquile o di leoni artigli o rostri;</l>
<l>e là donde Aquilone il mondo agghiaccia</l>
<l>spargono in noi venen tartarei mostri,</l>
<l>tu al nostro scampo intendi a nessun parco,</l>
<l>sprezzando del crudel gli strali l'arco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal valor tu conosci e tanta fede</l>
<l>nel tuo buon duce e ne' guerrieri eletti,</l>
<l>a la cui guardia l'auro ancor si crede,</l>
<l>da spender poscia in sì lodati effetti,</l>
<l>perch'adorin la santa e stabil sede</l>
<l>novi popoli e regi, altri soggetti;</l>
<l>e pria vedrem crollare Abila e Calpe</l>
<l>ch'ella si scuota, ovver Pirene ed Alpe.</l>
</lg>
<lg>
<l>E come agguaglia dal balcon sovrano</l>
<l>il dì chiaro a la notte il sole in Libra,</l>
<l>così le colpe del volere umano</l>
<l>la tua giusta bilancia e i merti libra;</l>
<l>e tai la tua severa e santa mano</l>
<l>folgori di giustizia accenna e vibra,</l>
<l>che 'l reo disgombra e 'l vizio si dilegua,</l>
<l>né fra se stesso ancor ha posa o tregua.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non tenebrosa notte od aer fosco</l>
<l>può coprir le rapine, od ampia torre</l>
<l>od orrida spelonca o folto bosco,</l>
<l>ove il ladron solea le prede accorre;</l>
<l>spalma la nave e dal mar d'Adria al Tosco</l>
<l>muta sicuro altri le merci o corre,</l>
<l>seccasi la palude, e fonti ed urne</l>
<l>son fatte a l'acque e vie quasi notturne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Roma abbonda e risplende e 'n lei favilla</l>
<l>non è di guerra o ne l'Italia accesa,</l>
<l>ma in lieta libertà pace tranquilla</l>
<l>acqueta ogni discordia, ogni contesa,</l>
<l>simile a quella che nel ciel tranquilla</l>
<l>le menti: or chi più loda ardita impresa?</l>
<l>chi prepone al canuto alto consiglio</l>
<l>la sanguigna vittoria e 'l suo periglio?</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual provvedere in terra è più sicuro</l>
<l>del tuo, che miri da sublime parte?</l>
<l>Come Tifi tra l'onde o Palinuro</l>
<l>od altro illustre per famose carte,</l>
<l>Orion d'oro armato e 'l pigro Arturo</l>
<l>veggendo e l'altre stelle in ciel cosparte,</l>
<l>e i venti udendo mormorare in grembo</l>
<l>al mar, predici la tempesta o 'l nembo.</l>
</lg>
<lg>
<l>O voi, che l'Appenino e l'Alpe alberga</l>
<l>ed inonda il mar d'Adria e 'l mar Tirreno,</l>
<l>greggia ben sete de la santa verga;</l>
<l>e voi, che lava Senna ed Istro e Reno,</l>
<l>e quell'onde ove par che 'l dì sommerga</l>
<l>la chiara luce, e lor s'acqueti in seno;</l>
<l>e voi, che 'l sol mirate uscir di Gange</l>
<l>appresso il lido ch'ei percuote e frange;</l>
</lg>
<lg>
<l>e voi gelidi Sciti e Mauri adusti,</l>
<l>e voi che date il Nilo al verde Egitto,</l>
<l>e voi che sete oltre i confini angusti</l>
<l>che pose a' naviganti Alcide invitto,</l>
<l>a voi sante vestigia e passi giusti</l>
<l>segna e di andarne al ciel il cammin dritto</l>
<l>il vicario di Cristo; a voi sì lunge</l>
<l>la sua infinita provvidenza or giunge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi che volgete il ciel, menti superne,</l>
<l>sì ch'un passo non erra in suo viaggio</l>
<l>o luna, o sole, o l'altre stelle eterne,</l>
<l>né spunta a caso in oriente un raggio,</l>
<l>or lui mirate, e chi ben dritto scerne</l>
<l>non meno è giusto in governando o saggio,</l>
<l>e ne gli ordini suoi non vede alcuna</l>
<l>colpa d'arte o di caso o di fortuna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu, padre e signor, che freni e reggi</l>
<l>quei che lor fallo non indura e 'mpetra</l>
<l>con le divine e con l'umane leggi,</l>
<l>con podestà fondata in salda pietra,</l>
<l>tu che gli erranti indrizzi e lor correggi,</l>
<l>tu grazia mi concedi e grazia impetra,</l>
<l>ch'io son per merto indegno e gelo e tremo:</l>
<l>così manca il vigor nel corso estremo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né già chiedo io mercé d'opere illustri,</l>
<l>né, se fosse mercé, grazia sarebbe,</l>
<l>ma dopo il vaneggiar d'anni e di lustri</l>
<l>perdono a quelle colpe onde m'increbbe;</l>
<l>e le tenebre mie la gloria illustri</l>
<l>che santa lingua e santa penna accrebbe,</l>
<l>perch'io te miri al sol con gli occhi affissi</l>
<l>premer vestigia d'infiniti abissi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1389</head>
<argument><p>Al sommo pontefice Sito V.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Come posso io spiegar del basso ingegno</l>
<l>le vele in alto? e col mio tardo carme</l>
<l>così pronto mostrarme</l>
<l>ch'i' solchi di tua lode il mar profondo?</l>
<l>Questo è corso maggior che intorno al mondo</l>
<l>girar de l'ocean l'ondoso regno,</l>
<l>io di vittoria indegno,</l>
<l>cara merce il tuo nome e grave pondo;</l>
<l>però dico fra me: "S'io passo, affondo</l>
<l>o rompo ne le sirti o 'n duro scoglio";</l>
<l>così temendo mi rivolgo indietro,</l>
<l>d'ardir privo e d'orgoglio.</l>
<l>E rimiro l'arene e i salsi lidi,</l>
<l>e 'l mio torto sentier; ma tu m'affidi,</l>
<l>nocchiero esperto e successor di Pietro;</l>
<l>o se per grazia di varcare impetro,</l>
<l>teco verrò dove risplende il vello</l>
<l>(benché in un mar più largo)</l>
<l>del puro e sacro e mansueto agnello:</l>
<l>ché tu sei Tifi e la tua nave è Argo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quasi monti, al cominciar trapasso</l>
<l>cento opre tue, cento tue lodi e cento,</l>
<l>dove mi porta il vento</l>
<l>del tuo santo favor ne l'ampio gorgo,</l>
<l>che non ha riva o fondo; e quanto io scorgo</l>
<l>de gli anni già trascorsi indietro il lasso,</l>
<l>benché il mio stil più basso</l>
<l>sia del men alto grado, ove più sorgo;</l>
<l>e tutte a l'Austro pur le vele io porgo,</l>
<l>o sovra i regi o sovra i grandi augusti</l>
<l>da' merti alzato in più sublime sede,</l>
<l>o de' saggi, o de' giusti</l>
<l>verace esempio, o Padre, o santo veglio,</l>
<l>de le sacre virtù lucente speglio,</l>
<l>anzi del Sol che illustra antica fede,</l>
<l>la qual l'altro fermò, che parte e riede.</l>
<l>Tu dispensi non sol terreni onori</l>
<l>e le corone in terra,</l>
<l>ma le grazie del cielo e i suoi tesori</l>
<l>con quella stessa man che l'apre e serra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual regno, qual poter, qual forza d'auro</l>
<l>agguaglia l'alta podestà concessa</l>
<l>da la Parola stessa</l>
<l>vestita pur di nostra umanitate?</l>
<l>De l'Imperio Roman Reno, Istro, Eufrate,</l>
<l>termini furo, Abila, Calpe, Tauro.</l>
<l>Né sovra l'Indo o 'l Mauro</l>
<l>là 've s'accende una perpetua state,</l>
<l>posero il giogo le sue schiere armate:</l>
<l>non sono al tuo confini i fiumi o i mari</l>
<l>o le paludi pur che 'ndura il verno,</l>
<l>non colonne od altari,</l>
<l>non monti alpestri ed ermi e 'nculte arene</l>
<l>oltre Menfi superba, oltre Siene,</l>
<l>non Acheronte o Stige o lago Averno,</l>
<l>non la stellante sfera o 'l cieco inferno,</l>
<l>non di due monti l'una e l'altra reggia,</l>
<l>ma quello è in ciel disciolto</l>
<l>che sciogli 'n terra (oh piaccia a Dio ch'i' 'l veggia!),</l>
<l>e quel ch'avvolgi qui lassuso avvolto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Taccia Roma i trionfi e i regi avvinti,</l>
<l>condotti in Campidoglio appresso il carro,</l>
<l>ch'altre cose qui narro,</l>
<l>altre vittorie io lodo ed altre palme.</l>
<l>E d'altre imprese e d'altri lauri or calme:</l>
<l>te duce, ella fa guerra e, i vizi estinti</l>
<l>o con l'idra già vinti</l>
<l>e con l'Arpie, trionferà con l'alme,</l>
<l>deposte in terra le più gravi salme,</l>
<l>perché degno or non è loco terreno</l>
<l>di sì vittoriose e care spoglie;</l>
<l>ma in quel tempio sereno</l>
<l>fia quel trionfo e 'n quel lucente chiostro,</l>
<l>fiammeggiando il piropo e l'oro e l'ostro;</l>
<l>fra tanto marmi antichi orna e raccoglie</l>
<l>ed a gli dei fallaci ancor ritoglie,</l>
<l>come a te piace, o Sisto; e tu drizzando</l>
<l>gli obelischi a la Croce,</l>
<l>e lei sublime al ciel tre volte alzando,</l>
<l>fai tremar Babilonia e 'l re feroce.</l>
</lg>
<lg>
<l>E sette vie, dove pietà non falle,</l>
<l>drizzi a' templi maggiori, e vi consacri</l>
<l>altari e simulacri;</l>
<l>e sentier più sicuro altri non segna</l>
<l>a l'eterno trionfo, e non l'insegna</l>
<l>già in via Sacra o 'n via Lata o 'n altro calle,</l>
<l>monte adeguando a valle;</l>
<l>non si spiegò sì gloriosa insegna</l>
<l>come questa ond'il Re trionfa e regna.</l>
<l>E se tale è qua giù, qual fia nel cielo</l>
<l>sovra il cerchio del sole e gli altri giri,</l>
<l>e senza nube o velo?</l>
<l>Ma per cercar la terra intorno intorno,</l>
<l>non pur là dove nasce e more il giorno,</l>
<l>non fia ch'opre sì eccelse alcun rimiri</l>
<l>e sì pietose, e lagrime e sospiri.</l>
<l>E tu fai quelle e queste, o sommo padre,</l>
<l>tu divino architetto,</l>
<l>usando dentro e fuori arti leggiadre,</l>
<l>de' più santi edifici adorni il petto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal ch'Italia ed Europa a te divota,</l>
<l>come solea, si mostra appresso e lunge;</l>
<l>e donde appena giunge</l>
<l>la vaga fama con veloci penne,</l>
<l>gente che desiosa a noi se 'n venne</l>
<l>per infinito mar con vesta ignota</l>
<l>da gran parte remota,</l>
<l>il tuo gran seggio, e lui, ch'allora il tenne,</l>
<l>riverente inchinò dove convenne;</l>
<l>né l'aquile spiegaro o quinci o quindi,</l>
<l>quanto la Croce estendi, altero volo</l>
<l>fra gli Etiopi gl'Indi</l>
<l>o 'n altre solitarie estreme sponde,</l>
<l>a cui sian quasi chiostro il cielo e l'onde;</l>
<l>ma da l'ardente o dal gelato suolo</l>
<l>venendo e sotto dianzi ascoso polo,</l>
<l>altri non vede cosa eguale a Roma,</l>
<l>o Roma a te sembiante,</l>
<l>ch'oggi con altro nome onora e noma</l>
<l>già pari a sé per opre assai più sante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi maggior, sì che ristora al danno</l>
<l>di tutto ciò ch'alta ruina involve</l>
<l>e 'l tempo cangia e volve,</l>
<l>co' sacri magisteri, onde s'avanza</l>
<l>e rinnova sua gloria e sua speranza</l>
<l>via più di lustro in lustro o d'anno in anno.</l>
<l>E color che verranno</l>
<l>spirar veggendo tua viva sembianza</l>
<l>da' marmi e i segni ancor d'alta possanza,</l>
<l>diran: "Beato vecchio, onde s'accrebbe</l>
<l>l'antica maestate e l'onor prisco,</l>
<l>a chi tanto mai debbe</l>
<l>Roma, di sue ruine omai felice,</l>
<l>che rinasce da lor, come fenice?"</l>
<l>Ma tu, signor, ch'io lodo e riverisco,</l>
<l>se por le mete a le mie lodi ardisco,</l>
<l>non a la gloria tua, ch'è senza fine,</l>
<l>non sia di grazia parco</l>
<l>pria che stanchi la voce e 'l canto inchine,</l>
<l>perch'il silenzio è porto appresso il varco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, vedi a le stelle alzarsi un tempio,</l>
<l>di peregrini marmi opra e lavoro,</l>
<l>in cui sudar molti anni i mastri egregi;</l>
<l>vedi metallo ed oro</l>
<l>appresso gran palagio e sacro monte,</l>
<l>logge, teatro, selva e chiara fonte,</l>
<l>e statue antiche e nove, e navi pregi,</l>
<l>e di fama e d'onor lucenti fregi:</l>
<l>qui dal peso talor grave respira,</l>
<l>ove di zelo avvampi</l>
<l>altro Mosè nel monte, e Dio gl'ispira</l>
<l>sua viva legge, e senza tuoni e lampi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1390</head>
<argument><p>Al papa, pregandolo che abbia protezione di lui.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come Dio, fatto il cielo e sparso intorno</l>
<l>la vaga luna e le serene stelle,</l>
<l>che de la notte son chiare facelle,</l>
<l>e 'l gran lume del sole acceso al giorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>non sol conserva il suo paese adorno</l>
<l>e giri e forme più lucenti e belle,</l>
<l>ma le cose qua giù, lunge da quelle,</l>
<l>rimira dal sublime alto soggiorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>così tu curi queste e l'altre parti</l>
<l>altra la Tana e 'l Nilo e 'l volgo e i regi,</l>
<l>del Re del cielo in vece ed in sembianza.</l>
</lg>
<lg>
<l>E, se de l'opre sue nulla dispregi,</l>
<l>tanto più di tua grazia a me comparti</l>
<l>quanto ho men di valore e di possanza.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1391</head>
<argument><p>Per l'obelisco innalzato ne la piazza di San Giovanni in Laterano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'obelisco, di note impresso intorno,</l>
<l>che de l'Egitto i regi al ciel drizzaro,</l>
<l>e 'l tolse Augusto al Nilo e 'l tolse al Faro</l>
<l>per farne Roma e 'l suo bel Circo adorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>giacea rotto e sepolto, e lungo scorno</l>
<l>sostenea dal furor del tempo avaro:</l>
<l>or per te si rintegra, e sorge al paro</l>
<l>d'ogni terrena altezza al bel soggiorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così mill'anni inalzi e mille lustri</l>
<l>la Croce d'oro, onde la morte è vinta,</l>
<l>perché nulla qua giù l'asconda e copra;</l>
</lg>
<lg>
<l>come dar vita a meraviglia estinta</l>
<l>del miracolo primo è maggior opra,</l>
<l>e nova gloria onde l'antica illustri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1392</head>
<argument><p>Per le Acque Felici condotte in Roma da Sua Santità Sisto V.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Acque che per cammin chiuso e profondo</l>
<l>e per vie prima ascose il piè movete,</l>
<l>poi ne l'aperte da l'oscuro fondo,</l>
<l>quasi a mirare il sol, vaghe sorgete;</l>
<l>appresso la città che vinse il mondo,</l>
<l>ove il cipresso adegua omai le mete,</l>
<l>qual maraviglia uscir di loco angusto</l>
<l>e veder lei come la vide Augusto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Più bella in pace che fra schiere ed armi,</l>
<l>e d'altre imprese adorna e d'altre spoglie,</l>
<l>e d'altre colte prose e d'altri carmi,</l>
<l>d'edre e di mirti e d'altre verdi foglie,</l>
<l>fuori sotto un grand'arco e 'n vari marmi</l>
<l>d'imagini diverse entro v'accoglie,</l>
<l>che simiglian bifolchi e fere belve</l>
<l>usciti di spelonca e d'alte selve.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ruggir leoni al mormorar d'un fonte,</l>
<l>spargendo in larga copia i freschi umori,</l>
<l>diresti, e sovra l'acque a piè d'un monte</l>
<l>far soave armonia vivi pastori;</l>
<l>pronte a cantare ed a risponder pronte</l>
<l>siedon le Muse ivi tra l'erbe e i fiori,</l>
<l>e paiono al tenor d'onde tranquille</l>
<l>tanti far versi quante son le stille.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quante le stelle in ciel, in mar l'arene,</l>
<l>tanti son del gran Sisto i merti e i pregi,</l>
<l>onde pure e felici; e ben conviene</l>
<l>ch'altri solo da lui v'appelli e pregi,</l>
<l>e che vi ceda il Tebro e l'Aniene,</l>
<l>benché quello un nomò de' primi regi;</l>
<l>ma cangiar nome a le famose rive</l>
<l>sepolcro e morte, a voi chi regna e vive.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi sete quasi grazie, acque correnti,</l>
<l>ch'egli comparte a questa nobil terra;</l>
<l>Sisto, che 'nsegna al ciel le vie lucenti</l>
<l>sovra l'acque, che 'l cielo in grembo serra,</l>
<l>fece per refrigerio a' giorni ardenti</l>
<l>le vostre più secrete ancor sotterra,</l>
<l>al popol suo, popol amato e caro,</l>
<l>di sue grazie non più che d'acque avaro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi i popoli suoi, dilette gregge,</l>
<l>non lascia traviar con altra guida,</l>
<l>non lascia vaneggiar con altra legge,</l>
<l>non consente che 'l lupo alcuno ancida</l>
<l>o 'l ladro involi, ed ogni error corregge;</l>
<l>gli erranti a' paschi, a' fonti ei drizza e guida,</l>
<l>tal che in felice mandra ha santa pace</l>
<l>semplice agnello, e vi riposa e giace.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quasi cristallo sete e quasi argento,</l>
<l>acque, e tesoro pur d'alma natura,</l>
<l>e vi copre la terra a l'aria, al vento,</l>
<l>al chiaro giorno ed a la notte oscura,</l>
<l>e porta mormorando a passo lento</l>
<l>ne l'urne, che man dotta orna e figura,</l>
<l>e 'n lor vi spande a l'altrui voglia accensa</l>
<l>chi ricchezze celesti ancor dispensa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così la terra quinci e quindi il cielo</l>
<l>apre per arricchir gli egri mortali;</l>
<l>e, mentre il caldo tempra al vostro gelo,</l>
<l>d'amor gli spirti infiamma e scaccia i mali</l>
<l>e l'empia morte; e con pietoso zelo</l>
<l>l'anime estinte omai rende immortali</l>
<l>de' pastori il Pastor, ch'alberga e pasce</l>
<l>e lava con quell'acque ond'uom rinasce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già s'aspetta più bello il secol d'oro</l>
<l>di quel che pria si finse, ed or s'adombra,</l>
<l>non perché larga e senz'altrui lavoro</l>
<l>stia la terra, e l'agnello e 'l lupo a l'ombra,</l>
<l>né l'angue abbia veneno o rabbia il toro,</l>
<l>ma perché la giustizia il mal disgombra;</l>
<l>e quai rose vedrem d'ispidi dumi</l>
<l>da' severi fiorir dolci costumi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E le bell'arti in pregio e i chiari ingegni,</l>
<l>e l'opre di famosa e nobil mano,</l>
<l>catenato il furor, quieti gli sdegni,</l>
<l>come allor che si chiuse il tempio a Giano:</l>
<l>tal che ritornan di Saturno i regni</l>
<l>mentre siede il gran Sisto in Vaticano;</l>
<l>ma se 'l nome di Sisto anco rimbomba,</l>
<l>la mia sampogna agguaglierà la tromba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1393</head>
<argument><p>A Sisto V.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quegli che rende il ciel del sole adorno</l>
<l>che move per obliqui alti viaggi,</l>
<l>fa ch'egli sovra i rei dispieghi i raggi</l>
<l>e sovra i buoni e lor conduca il giorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e le nubi accogliendo, ei piove intorno</l>
<l>a' giusti ed a gli ingiusti, a' folli, a' saggi,</l>
<l>così, tutti obliando i nostri oltraggi,</l>
<l>vuol ch'abbiam noi di noi dolore e scorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con le grazie rossor del fallo induce</l>
<l>e penitenza; or non paventi il mondo</l>
<l>la destra ch'or sommerge, ora sfavilla.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu che l'assembri in questo orror profondo,</l>
<l>splendi a me, Sisto, e la mia speme instilla,</l>
<l>ché sei fonte di grazie ampio e di luce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1394</head>
<argument><p>A la Clemenza. Per la Santità di Sisto V.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Santa virtù, che da l'orror profondo,</l>
<l>che le cose ascondea nel rozzo seno,</l>
<l>pria con volto sereno</l>
<l>i secoli spiegasti in chiara luce</l>
<l>e, le tenebre scosse, apristi al mondo</l>
<l>le varie forme, e di colori adorno</l>
<l>da l'oriente il giorno,</l>
<l>e 'l sol che nel suo grembo il dì conduce,</l>
<l>e lei che bianca e fredda indi riluce;</l>
<l>tu tra le fiamme e l'indurato gelo</l>
<l>posta hai la sede, e tu 'l conserva e guarda</l>
<l>perché fra' suoi contrari ei non si stempre;</l>
<l>e con soavi tempre</l>
<l>tu disponi la terra e 'nsieme il cielo:</l>
<l>ah fia che tutto incenerisca ed arda,</l>
<l>se muti albergo; e chi 'l partir più tarda?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ove degg'io cercarti? ove s'accende</l>
<l>la negra turba al raggio estivo e tinge?</l>
<l>o dove i fiumi stringe</l>
<l>e le paludi e i mari il ghiaccio indura?</l>
<l>Né de' miei detti il suono ivi s'intende,</l>
<l>né ciò che vergar può la tosca penna,</l>
<l>ma fere e non accenna</l>
<l>barbaro Marte con sembianza oscura.</l>
<l>Deh qual legge di fatto o di natura</l>
<l>è sì mutata? o qual crudele stella</l>
<l>sì mi persegue, o dea, se dir conviensi,</l>
<l>e solo offende me, s'altrui minaccia,</l>
<l>con spaventosa faccia?</l>
<l>Alma io non sono al mio Signor rubella,</l>
<l>perché le colpe spesso io pianga e pensi</l>
<l>or con gelidi spirti, or con accensi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sei dove sparve l'Orsa? io pur mi volgo</l>
<l>al bel paese, in cui m'affida appena</l>
<l>l'accoglienza serena,</l>
<l>benché la terra ivi toccassi in prima</l>
<l>che poi nutrimmi, e non com'uom del volgo.</l>
<l>Deh qual altra più degna e nobil sede</l>
<l>il sol girando vede</l>
<l>con più tepidi raggi in altro clima?</l>
<l>dov'è l'aura più dolce in verde cima?</l>
<l>dove i guerrieri armenti alberga e pasce</l>
<l>più fortunata piaggia o più feconda?</l>
<l>dov'è più bello il monte o 'l piano o 'l lido?</l>
<l>dov'il suo proprio nido,</l>
<l>sotto ciel sì benigno in altre fasce?</l>
<l>qual terra più de' suoi gran doni abbonda?</l>
<l>o dove più ne porta il vento e l'onda?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu pur solei già ritrovar sovente</l>
<l>quivi d'altre Virtù felice schiera,</l>
<l>quasi in celeste spera,</l>
<l>ché non è parte a lei tanto simile;</l>
<l>e v'era Astrea, com'è nel ciel lucente,</l>
<l>discesa a Carlo; e se là sù l'accolse,</l>
<l>Scorpio allor si raccolse.</l>
<l>Or non so dove sia, fra Battro e Tile,</l>
<l>o fra gente selvaggia o fra gentile;</l>
<l>ma spesso il mio pensier non lunge a l'Arno</l>
<l>mi suol guidar, quasi di riva in porto,</l>
<l>mentre misura pur l'arena e 'l mare</l>
<l>con le mie pene amare,</l>
<l>perch'io non pensi di cercarla indarno</l>
<l>là 've un gran duce, a cui l'occaso e l'orto</l>
<l>non vede eguale, emendi il nostro torto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma vela non spiegò sì presto volo</l>
<l>nave spingendo già leggiera e scarca,</l>
<l>come il pensier se 'n varca</l>
<l>là dove alberga libertate e pace,</l>
<l>presso l'un mare e l'altro, in nobil suolo;</l>
<l>o dove innalza la frondosa fronte</l>
<l>imperioso monte,</l>
<l>che diè riposo a chi l'invitto Trace</l>
<l>vincer potea (la Fama il ver non tace)</l>
<l>là dove la gran Quercia i colli adombra,</l>
<l>ferma ad ogni procella, ad ogni nembo:</l>
<l>deh non mi scacci da gli ombrosi rami,</l>
<l>perch'io pur mi richiami</l>
<l>dove il buon padre mio cantava a l'ombra,</l>
<l>e talor penso a voi, Po, Mincio e Brembo:</l>
<l>aprimi almeno, alta mia patria, il grembo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi quasi da un mio grave e lungo sogno</l>
<l>io mi riscuoto e dico: "Ahi! gran letargo,</l>
<l>a cui le rime spargo,</l>
<l>nutrito di speranze incerte e false?</l>
<l>che pur attendo omai, che pur agogno</l>
<l>già stanco, e sotto grave e doppia salma,</l>
<l>palma giungendo a palma,</l>
<l>in guisa d'uom cui sol di gloria calse,</l>
<l>e per tempo girò Parnaso e 'l salse?</l>
<l>Ma ne 'l tuo monte, o Sisto, in cui t'adoro,</l>
<l>o padre, o solo in terra e vivo esempio</l>
<l>de la Chiesa di Dio, ch'è in cielo eterna,</l>
<l>ove fia ch'io la scerna?</l>
<l>Più bella che 'n avorio o 'n marmi o 'n oro</l>
<l>opra di Fidia, in te, se 'l ver contempio,</l>
<l>ha la Clemenza e nel tuo core il tempio".</l>
</lg>
<lg>
<l>Seco è la Fede in un medesmo petto,</l>
<l>che non ha forse al mondo altro rifugio;</l>
<l>deh più non faccia indugio</l>
<l>a le promesse, ond'altrui a me fu parco:</l>
<l>la mia salute e la tua grazia aspetto</l>
<l>da la tua santa man, che lega e solve,</l>
<l>pria che converso in polve</l>
<l>sia questo grave mio tenace incarco.</l>
<l>Vedi c'ho già vicin l'ultimo varco;</l>
<l>a chi non sa, di perdonare insegna,</l>
<l>però grido: "Perdona a chi m'offese,</l>
<l>ché la fraude coprir di falso amore</l>
<l>è troppo grave errore;</l>
<l>quasi guerrier sotto mentita insegna,</l>
<l>perdona mille scorni e mille offese,</l>
<l>mille gelide invidie ed ire accese".</l>
</lg>
<lg>
<l>Né sol io da la grazia, io che mi pento,</l>
<l>io, che l'offeso fui, rimanga escluso:</l>
<l>tante volte deluso</l>
<l>quante pregai, quante sperai perdono;</l>
<l>e mentre il mondo a la tua gloria intento,</l>
<l>là 've in sua vece il Re del ciel ti scelse</l>
<l>mira l'opre tue eccelse,</l>
<l>rimbombi, come suol lucido tuono,</l>
<l>la tua Clemenza e corra intorno il suono;</l>
<l>e non pur l'oda il bel Sebeto e 'l Tebro</l>
<l>e l'Arno e 'l gran Tirreno e 'l mar che frange</l>
<l>il Po turbato, e l'Appenino e l'Alpe;</l>
<l>ma lunge Abila e Calpe,</l>
<l>Parnaso ed Ato ed Acheloo ed Ebro,</l>
<l>Istro, Tamigi, Senna e Nilo e Gange,</l>
<l>e 'l mondo tutto aspra sentenza or cange.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, cui d'Italia il freno in mano ha posto</l>
<l>Fortuna, o regi, e voi ch'avete in guerra</l>
<l>Soggiogata la terra,</l>
<l>di gloria alteri e d'alta stirpe e d'armi,</l>
<l>vizio è l'ira crudele e l'odio ascosto</l>
<l>in magnanimo core; e d'uomo esangue</l>
<l>quasi pascer il sangue,</l>
<l>vivendo d'altrui pena, indegno parmi:</l>
<l>non aspetti il perdono i preghi o i carmi</l>
<l>non ritardi aspettato, e tosto incontra</l>
<l>si faccia a mitigar l'altrui cordoglio,</l>
<l>se medicina ha il male o pur restauro;</l>
<l>anco il leone e 'l tauro</l>
<l>atterra ciò ch'opponsi e ciò che 'ncontra,</l>
<l>non offende chi giace, e 'n alto scoglio</l>
<l>fulmina il cielo e 'n più superbo orgoglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vola, canzone, ove in sublime seggio</l>
<l>fanno i purpurei Padri alta corona</l>
<l>al vicario di Cristo: a lui davante</l>
<l>t'inchina e 'l piè gli bacia, e parla e prega;</l>
<l>quinci poi l'ali spiega,</l>
<l>e grida: "Ove Clemenza altrui perdona,</l>
<l>stringendo amici cori, è più costante</l>
<l>che catena di lucido diamante".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1395</head>
<argument><p>Al cardinale Alessandro Montalto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Signor, la cui virtù lunge risplende</l>
<l>a' divisi Etiopi, estreme genti,</l>
<l>sì che non vibra mai così lucenti</l>
<l>l'astro i suoi raggi, o luce egual vi stende,</l>
</lg>
<lg>
<l>la mia salute e la tua gloria attende</l>
<l>non pur chi loda il suon de' toschi accenti,</l>
<l>ma chi bee l'acque de la Tana algenti</l>
<l>o 'n negra arena al lungo dì s'accende;</l>
</lg>
<lg>
<l>e chi vicino il Sole, o quinci o quindi,</l>
<l>rimira presso Gade o lungo il Gange</l>
<l>cader ne l'onde o fiammeggiar da gl'Indi;</l>
</lg>
<lg>
<l>te lodar bramo, a cui fu il ciel sì largo</l>
<l>d'ogni suo dono; e nel timor che m'ange</l>
<l>lodi apparecchio e solo i preghi io spargo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1396</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Non a caso è virtute, anzi è bell'arte,</l>
<l>però di lei s'adorna umano ingegno</l>
<l>troncando quasi rami amore e sdegno</l>
<l>d'arbor frondosa e culta in nobil parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>O grazia è pur ch'il cielo altrui comparte;</l>
<l>quinci del nome il tuo gran merto è degno,</l>
<l>Alessandro, e nascesti a l'ostro, al regno,</l>
<l>a dar soggetto a le famose carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se non fa per te Fortuna oltraggio</l>
<l>a' regi, e non ingombra estrania terra</l>
<l>con ruina d'imperio al suolo sparso,</l>
</lg>
<lg>
<l>signor, dà pace a la mia ingiusta guerra,</l>
<l>e vinci il mio destino avaro e scarso,</l>
<l>con l'animo tuo grande e giusto e saggio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1397</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Far contra il corso eterno un lungo corso</l>
<l>d'alte vittorie e far cittadi illustri,</l>
<l>perché più l'oriente indi s'illustri,</l>
<l>drizzando altari al mondo, e vinto e scorso;</l>
</lg>
<lg>
<l>passar de' mari il sen, de' monti il dorso,</l>
<l>arene tempestose, onde palustri,</l>
<l>glorie accresciute son d'anni e di lustri</l>
<l>senza temer del tempo il duro morso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma voi fate più bello in Roma il mondo,</l>
<l>volto a l'occaso: a l'orto alta speranza</l>
<l>danno i trofei contro Babel superba.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tanto il novo onor gli antichi avanza</l>
<l>quanto è men ampio il mar del ciel profondo,</l>
<l>ch'è vostro fine e 'l premio a voi riserba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1398</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>4</head>
<lg>
<l>O sacro monte, che ti fai sostegno</l>
<l>a l'alato caval, qual spiega a noi</l>
<l>sì ratto, sì veloce, altero e degno</l>
<l>corso divin, che da celesti eroi</l>
<l>o dal Parnaso in glorioso segno</l>
<l>fosti donato a' fautori tuoi,</l>
<l>non ti sdegnar di sì picciola tromba,</l>
<l>se ben tua fama con gran suon rimbomba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Spero s'appoggiarà ov'or s'appoggia</l>
<l>il superbo leon con sì gran fama,</l>
<l>quello animale che sott'altra foggia</l>
<l>di salire là sù mostra gran brama;</l>
<l>deh dunque venga omai celeste pioggia</l>
<l>poiché il ciel sì ti vuol, e 'l mondo chiama;</l>
<l>e tu del pegaseo sacro signore</l>
<l>piega ver me sempre cortese il core.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1399</head>
<argument><p><add resp="ed">A Matteo di Capua.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Io parto, e questa grave e 'nferma parte</l>
<l>porto dolente ove più vuol Fortuna,</l>
<l>or che 'l mio giorno a l'occidente imbruna</l>
<l>e per non ritornar se 'n fugge e parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu, che ne la mente ove comparte</l>
<l>sua luce il cielo e le sue grazie aduna,</l>
<l>siedi tal che non ha ragione alcuna</l>
<l>in lei che n'allontana e ne diparte,</l>
</lg>
<lg>
<l>in ogni stato mio felice o mesto</l>
<l>mi sarai scritto ove s'imprime e serba</l>
<l>la memoria immortal d'eterni onori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pria neve e ghiaccio a la stagion de' fiori</l>
<l>verranno o ne la bruma i gigli e l'erba,</l>
<l>che muti voglia il colpo agro e funesto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1400</head>
<argument><p><add resp="ed">Al conte Matteo di Paleno che raccoglieva le sue rime.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ciò che scrissi e dettai pensoso e lento,</l>
<l>di rea Fortuna poi fu sparso a l'aura,</l>
<l>pur come foglie di Sibilla al vento,</l>
<l>o polve in campo, o 'n lido arena maura:</l>
</lg>
<lg>
<l>talché cinta d'oblio la nobil Laura</l>
<l>n'andrebbe, e l'altra mia gioia e tormento,</l>
<l>per cui servii molti anni, ed or men pento,</l>
<l>poiché mia libertà tardi restaura.</l>
</lg>
<lg>
<l>E d'eroi l'alte laudi invano sparte,</l>
<l>Matteo, vedriansi, o 'n qualche pregio altrove;</l>
<l>ma tu l'accogli: oh pietà vera ed arte!</l>
</lg>
<lg>
<l>O virtù, che dà vita e gloria a' carmi!</l>
<l>Omai non trova il fulminar di Giove</l>
<l>più salda l'opra di metalli o marmi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1401</head>
<argument><p><add resp="ed">Al conte di Paleno.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Di pensier grave e d'anni e 'nfermo il fianco,</l>
<l>e già vario la chioma e tardo il piede,</l>
<l>né d'altro più che d'altrui danno erede</l>
<l>e per morte bramar vivo pur anco;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma di pregare e di lodar già stanco</l>
<l>pur con mio scorno, e d'aspettar mercede,</l>
<l>temo ch'empia fortuna avare prede</l>
<l>di me non faccia, e 'mpallidisco e 'mbianco,</l>
</lg>
<lg>
<l>siccome in alpe suol gelida pietra;</l>
<l>ma l'alta vostra cortesia m'affida,</l>
<l>e per suo raro don risorgo e scampo.</l>
</lg>
<lg>
<l>O se grazia maggiore alfin m'impetra,</l>
<l>bench'io sia men possente in duro campo,</l>
<l>non temerò lei che minaccia e sfida.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1402</head>
<argument><p><add resp="ed">A Giovanni Battista Manso Risposta.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Dove i frondosi colli il mare inonda</l>
<l>oso innalzar la stanca voce appena,</l>
<l>e se la porta a voi aura serena,</l>
<l>né la disperde pur tra fronda e fronda,</l>
</lg>
<lg>
<l>è gran ventura a ciò, che a voi risponda</l>
<l>legato l'alma di maggior catena,</l>
<l>e grazia, che pareggia ogni altra pena,</l>
<l>pur che più non mi celi e non m'asconda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Porti, se piace a voi, onore e lodo</l>
<l>a i nostri nomi da l'occaso a l'orto</l>
<l>la fama, e dove è sempre ardore e ghiaccio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché non restrinse altri in più dolce modo</l>
<l>che un vero amico, e più tranquillo porto</l>
<l>non mostra quel Signor ch'adoro e taccio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1403</head>
<argument><p><add resp="ed">Al cardinale Carrafa.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'aspetto sacro de la terra vostra,</l>
<l>che non sol colli e monti appresso l'onde,</l>
<l>e gran palagi e templi in verdi sponde</l>
<l>e porti e terre e fonti a noi dimostra;</l>
</lg>
<lg>
<l>e que' tesori, onde s'ingemma e inostra</l>
<l>la primavera il crin, fiori, erbe e fronde,</l>
<l>ma duci e 'nvitti eroi, da far seconde</l>
<l>a sé tutt'altre, ove combatte o giostra,</l>
</lg>
<lg>
<l>mi fa maravigliar, veggendo intento</l>
<l>per adornarla il cielo a prova e 'l mare;</l>
<l>e portar navi ed arme alta fortuna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma voi, quanto ella sparge e quanto aduna,</l>
<l>sua maggior gloria siete, e quinci appare</l>
<l>come raccenda un sol, se l'altro è spento.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1404</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O gran lume di gloria, ond'ha sì ardenti</l>
<l>raggi d'onore in riva al mar Tirreno</l>
<l>real città, che pone a l'onde il freno</l>
<l>con l'alta mole ed a gli avversi venti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e questa madre de l'estranie genti,</l>
<l>che le raccoglie come figli in seno;</l>
<l>tu come sole in mezzo 'l ciel sereno</l>
<l>rendi ambedue più chiare e più lucenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E nova luce accresci a l'opre illustri</l>
<l>de l'antica virtute in questa e 'n quella,</l>
<l>ch'adorar Paolo assiso in Vaticano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io ne l'una e ne l'altra or cerco invano</l>
<l>ne le tenebre mie pianeta o stella,</l>
<l>senza te, che mi sgorga o che m'illustri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1405</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La gloriosa tua stirpe feconda,</l>
<l>ch'ornò di bei colori e bianchi marmi</l>
<l>questa del nostro mar sublime sponda,</l>
<l>e i duci antichi di corone e d'armi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e d'eroi vincitori in torbida onda</l>
<l>dar vide gran soggetto a novi carmi;</l>
<l>la tua virtute a nulla altra seconda</l>
<l>maggiore gloria avvien ch'alzi e disarmi:</l>
</lg>
<lg>
<l>perocché tu seguendo il santo esempio</l>
<l>del vicario di Cristo, alto sostegno</l>
<l>de la sua Chiesa, il cuore a Dio sacrasti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e son quasi i suoi merti in sacro tempio</l>
<l>statue spiranti, e sei d'onor più degno,</l>
<l>se di Napoli in vece il mondo ornasti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1406</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Napoli vincitrice e Roma antica,</l>
<l>due città senza pari e belle ed alme,</l>
<l>fanno ancora per te contesa amica,</l>
<l>qual non si fece mai per lauri o palme;</l>
</lg>
<lg>
<l>o per cittate o in monte o 'n piaggia aprica</l>
<l>difesa, o per famose e care salme,</l>
<l>perch'al vizio più grave aspra nemica</l>
<l>non è fra tante illustri e nobili alme;</l>
</lg>
<lg>
<l>od altra, che virtute orni e difenda</l>
<l>con maggior lode; o con più larga mano</l>
<l>l'arti e gli studi onori e i chiari ingegni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur ti astringe Roma; e "'n Vaticano"</l>
<l>dice "il tuo senno e 'l valor tuo risplenda</l>
<l>al tuo bel nido, e lunge a mille regni".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1407</head>
<argument><p>A Michele Bonelli cardinale Alessandrino.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>A l'alta sede, onde reggeva il mondo</l>
<l>Pio, di Pietro portando il grave incarco,</l>
<l>la sua gloria immortale aprirti il varco,</l>
<l>signor, potrebbe, e 'l suo favor secondo:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché in terra sia vinto e 'n mar profondo</l>
<l>l'empio che ne spaventa al suon de l'arco;</l>
<l>e scosso alfine il Greco Imperio, e scarco</l>
<l>del giogo ingiusto e del gravoso pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quell'alta virtù che in te si scopre,</l>
<l>somigliando la sua che in ciel risplende</l>
<l>e qual raggio di sol riluce in terra,</l>
</lg>
<lg>
<l>te 'n fa più degno; e 'l nome e i merti e l'opre</l>
<l>d'un santissimo Pio l'Europa attende,</l>
<l>e più vittoria di sì giusta guerra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1408</head>
<argument><p>Alla casa Caracciolo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Figli d'Alcide invitto e di Teseo,</l>
<l>i quai domaro a prova i feri mostri;</l>
<l>ma l'uno il re de gli stellanti chiostri</l>
<l>conobbe padre, l'altro il grand'Egeo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quei ch'ebbero in mar compagno Orfeo,</l>
<l>rompendo l'acque con gli acuti rostri,</l>
<l>non dier più bel soggetto a' puri inchiostri</l>
<l>per vello, per corona e per trofeo,</l>
</lg>
<lg>
<l>di voi, sì cara al mondo antica prole,</l>
<l>onde Napoli bella è tanto adorna;</l>
<l>ma di chiamarvi suoi non par ch'ardisca.</l>
</lg>
<lg>
<l>"A me" dice "dal ciel famosa e prisca</l>
<l>progenie venne, e pur al ciel ritorna;</l>
<l>e l'alto suo principio è sovra il sole."</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1409</head>
<argument><p>Al principe di Stigliano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fur quasi lumi in bei stellanti chiostri</l>
<l>a gli avi tuoi, c'han fama illustre ed alma,</l>
<l>tante ricchezze, e quando allor che spalma</l>
<l>in ampio mar fra le sirene e i mostri</l>
</lg>
<lg>
<l>la nave de la vita, or, gemme ed ostri</l>
<l>non sembraro al gran corso iniqua salma:</l>
<l>ch'al governo sedea la nobil alma,</l>
<l>dove Austro ed Aquilon contenda e giostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così a' venti spiegar d'alta fortuna</l>
<l>l'ardite vele, e li raccolse al porto</l>
<l>là 've è pace non sol, ma gloria eterna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or lumi non di notte opaca e bruna</l>
<l>sono, ed al sol di tua virtù risorto</l>
<l>tu corri lieto, a cui non tuona o verna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1410</head>
<argument><p>Alla principessa di Stigliano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ciò che versò per meraviglia il cielo</l>
<l>in cento eroi famosi in cento lustri,</l>
<l>che fanno adorna Italia, e prima illustri</l>
<l>fer le parti soggette al duro gelo,</l>
</lg>
<lg>
<l>accolse in voi dentro un leggiadro velo</l>
<l>sotto un color di rose e di ligustri</l>
<l>ne l'anima gentile, onde s'illustri</l>
<l>Napoli più di Creta e Delfo e Delo.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'antica gloria in voi di scettri e d'armi</l>
<l>con tanti d'onestade onori e pregi,</l>
<l>son pur semi e faville, e non già spente;</l>
</lg>
<lg>
<l>e voi qui le spargete e veggio, o parmi,</l>
<l>dal vostro sen fiamma di gloria ardente</l>
<l>uscita, coronare i duci e i regi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1411</head>
<argument><p>Al signor duca di Nocera.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quando mai dimostrarsi a gli occhi vostri</l>
<l>ardirà incolta rima e basso carme,</l>
<l>perché descriva pur cavalli ed arme</l>
<l>ed alte navi in mar con vela e rostri,</l>
</lg>
<lg>
<l>se più di gemme preziose e d'ostri</l>
<l>in lor voi risplendete, o vi disarme</l>
<l>la pace lieta, o vi circondi ed arme</l>
<l>e con artigli e con pungenti rostri</l>
</lg>
<lg>
<l>spieghi vittoriosa e grande insegna</l>
<l>Marte e Bellona, e v'armi il crin di lauro</l>
<l>e faccia verdeggiar le antiche palme</l>
</lg>
<lg>
<l>la nova gloria? Or se cotanto è degna</l>
<l>fama immortal d'invitte e nobili alme,</l>
<l>risuoni anco per voi da l'Indo al Mauro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1412</head>
<argument><p>A don Vincenzo Caracciolo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se mai divino amor l'aurate penne</l>
<l>fra noi spiegò, lasciato il terzo giro,</l>
<l>come allor che la donna alta di Tiro</l>
<l>sotto mentite forme in grembo il tenne,</l>
</lg>
<lg>
<l>ratto, sì come io stimo, a voi se 'n venne,</l>
<l>ché più bel nido io non ricerco o miro;</l>
<l>ma 'n voi le penne d'immortal desiro</l>
<l>ripose, onde il suo volo in ciel sostenne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma perché in alto ei vi richiami e mova,</l>
<l>risona al core in sì soavi tempre,</l>
<l>come farian là sù li spirti ardenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quai rime adunque fian ch'io v'orni e tempre,</l>
<l>col cielo e con Amor cantando a prova</l>
<l>di voi stesso e di lor sonori accenti?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1413</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad Ascanio Pignatelli.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Or ch'a me freddo ed aspro il verno imbianca</l>
<l>il raro crin de le sue nevi sparte,</l>
<l>e le forze e l'ardir scema in gran parte,</l>
<l>tal mi percuote orrido turbo e stanca;</l>
</lg>
<lg>
<l>veggio Saturno in ciel rotar da manca</l>
<l>sdegnoso e grave, e Giove irato e Marte;</l>
<l>né Febo m'assicura, or ch'ei si parte,</l>
<l>ma virtù prisca e fé canuta e bianca.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se di questi abissi uscir mi cale,</l>
<l>l'umil consorte mia, che 'l ciel perdeo,</l>
<l>rimiro a tergo e 'l lamentar non vale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ascanio, tu nel canto a Febo eguale,</l>
<l>ne l'armi a quel che trasse indi Teseo,</l>
<l>placa il mio Pluto e 'l mio dolor mortale.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1414</head>
<argument><p>Al marchese di Lauro.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, non solo a voi ghirlanda e verga</l>
<l>verde e fiorita porge il vostro lauro,</l>
<l>ma placida corona e scettro d'auro,</l>
<l>onde vero valor s'illustri ed erga.</l>
</lg>
<lg>
<l>E perché tuoni il cielo, e 'l mar sommerga</l>
<l>gli armati legni, e 'l guerrier d'Asia e 'l Mauro</l>
<l>spogli d'armi e d'abeti Atlante e Tauro,</l>
<l>Febo e le Muse a la dolce ombra alberga.</l>
</lg>
<lg>
<l>E Marte seco e con Amor Ciprigna</l>
<l>odono al suon di così nobil lira</l>
<l>i vostri onori e 'l nome onde rimbomba:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'ivi lasciar per voi lo sdegno e l'ira</l>
<l>feroce, e 'n fronte placida e benigna</l>
<l>non bramar più famosa e chiara tromba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1415</head>
<argument><p>Celebra la signora Maria d'Avalos.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Era sparsa la gloria e 'l chiaro grido</l>
<l>d'Avalo e d'Aragona, e 'l suon de l'armi</l>
<l>dal vostro d'alti eroi famoso nido</l>
<l>dovunque cavaliero accampi e s'armi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né bastare a lor merto i bianchi marmi</l>
<l>poteano, o bel trofeo su 'l nostro lido,</l>
<l>o 'n quelli in cui fu vinto il Mauro infido,</l>
<l>né pur le dolci rime o i dolci carmi,</l>
</lg>
<lg>
<l>né corona di lauro o d'altra fronda,</l>
<l>ma di stelle nel ciel dove riluce</l>
<l>fra quei che trionfaro in terra e 'n onda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi la vostra beltà con maggior luce</l>
<l>fece il valore e la virtù feconda,</l>
<l>e cede a bella donna invitto duce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1416</head>
<argument><p>Loda la signora Maria d'Avalos.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa del puro ciel felice imago</l>
<l>nobilissima terra, e 'l mar Tirreno,</l>
<l>specchio lucente di splendor sereno,</l>
<l>là dove il sol di rimirarsi è vago,</l>
</lg>
<lg>
<l>han voi per l'altro, e non errante o vago,</l>
<l>né per occaso mai v'attende in seno;</l>
<l>ma sedendo illustrate il bel terreno,</l>
<l>e lui ch'ora somiglia un queto lago.</l>
</lg>
<lg>
<l>E fate illustri ancor sublimi ingegni,</l>
<l>né v'alberga Leone o Tauro o mostro,</l>
<l>ma dal suo cerchio Astrea per voi discende.</l>
</lg>
<lg>
<l>E rilucete qui per tanti segni,</l>
<l>quante belle virtù l'animo vostro,</l>
<l>che 'n varie forme a noi riluce e splende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1417</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Del più bel regno che 'l mar nostro inonde</l>
<l>o d'altro più lontan che 'l sole illustri,</l>
<l>veggio, lasciate valli ime e palustri,</l>
<l>lieti colli, alti monti e rapid'onde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggio i termini suoi marmorei; e donde</l>
<l>partii fanciullo, or dopo tanti lustri</l>
<l>torno per far a morte inganni illustri,</l>
<l>canuto ed egro, a le native sponde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma di Filippo invitto in bianchi marmi</l>
<l>la gran corona impressa, il mio pensiero</l>
<l>quieta, se spaventò l'alme rubelle;</l>
</lg>
<lg>
<l>e le vittoriose e nobil'armi,</l>
<l>che terminar co' l'Ocean l'Impero</l>
<l>e la fama co 'l cielo e con le stelle.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1418</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Queste reti, Attio, sacra a te sepolto</l>
<l>grande amor di Micone, arte non grande;</l>
<l>queste canne e di mirto i rami ha colto</l>
<l>Licon pastore, e qui te 'n fa ghirlande;</l>
<l>queste viole del color del volto</l>
<l>a te col pianto Mergellina spande;</l>
<l>e il crin svelle dal capo e in bianchi marmi</l>
<l>Napoli fa la tomba e sacra i carmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che più ritardo omai? Te lieta accoglie</l>
<l>di Virgilio immortal la nobil ombra,</l>
<l>dove con odorate e verdi foglie</l>
<l>quinci un bel mirto e quindi un lauro adombra.</l>
<l>E il loco che a tutt'altri invidia e toglie,</l>
<l>a te concede e teco ei sol l'ingombra;</l>
<l>e spira ancor la tromba, e il suon conosco</l>
<l>dei suoi accenti e il seggio ombroso e fosco.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1419</head>
<argument><p><add resp="ed">A Francesco Polverino. Risposta.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Questi son pur que' colli ove s'udio</l>
<l>cantar cigni del Mincio, e per quest'onde</l>
<l>scingendo a' rai del sol le trecce bionde,</l>
<l>bella Sirena in dolce suon garrio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questi son pur que' liti ove già Clio</l>
<l>dettò con alto stil voci gioconde</l>
<l>a chi ne le crateridi, profonde</l>
<l>acque di Mergellina il cor ferio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! perché poi come al girar Boote</l>
<l>lenta divenne al canto, e perché tacque</l>
<l>la Musa mia su queste sacre arene?</l>
</lg>
<lg>
<l>Francesco, io no 'l so dir; ma la riscote</l>
<l>or la tua cetra a cui tal suon non spiacque,</l>
<l>cetra, onor d'Elicona e di Pirene.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1420</head>
<argument><p>Al medesimo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Giovinetto io cantava Amore e Marte,</l>
<l>mia doppia fiamma: or il mio fallo intendo;</l>
<l>ed umil calle sdegno e 'n alto intendo,</l>
<l>e la miglior natura io seguo e l'arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, se del foco mio t'accendi in parte,</l>
<l>ivi t'illustra ove l'esempio io prendo;</l>
<l>e vedrai che que' raggi onde risplendo,</l>
<l>fonte d'eterna luce a noi comparte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E col veloce ingegno il lento duce</l>
<l>precorri al cielo; e l'ombre, in cui m'aspergo</l>
<l>trapassa, or che a te Febo amico arride.</l>
</lg>
<lg>
<l>E per la via ch'a l'oriente adduce,</l>
<l>là ti polisci ove m'affino e tergo,</l>
<l>scevro da lui ch'i bassi nomi ancide.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1421</head>
<argument><p><add resp="ed">A Napoli.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Nel tuo lido arenoso il figlio giace</l>
<l>di Carlo in tomba forse o in mausoleo,</l>
<l>sicch'a l'Eusin tornando ed a l'Egeo,</l>
<l>l'additi spesso il navigante audace</l>
</lg>
<lg>
<l>e dica: "Ivi è colui che vinse il Trace</l>
<l>e del gran giogo il mar libero feo";</l>
<l>o pur: "Vi mostro a dito alto trofeo</l>
<l>di spoglie tolte al barbaro rapace".</l>
</lg>
<lg>
<l>Alza il trofeo, se pur non v'hai la tomba,</l>
<l>e l'antenna maggior d'arme ricinta</l>
<l>con marittima pompa orna ed onora.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'insegna e i rotti remi e 'n sangue tinta</l>
<l>v'ergi la vela e la sdrucita prora,</l>
<l>e la sua per vergogna or muta tromba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1422</head>
<argument><p>A Ferrante Afflitto, come di Loreto.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Del vostro amor sarebbe, Afflitto, indegna</l>
<l>la donna d'Argo, e Pari impari al merto,</l>
<l>e quegli a cui fu il passo oscuro aperto</l>
<l>dove Plutone avaro alberga e regna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma questa amare e riverire insegna,</l>
<l>né se qui fosse il lido e 'l mar cosperto</l>
<l>di navi e d'arme, avrebbe il cuore incerto,</l>
<l>ma quel che non è voi disprezza e sdegna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alto giudicio, e sol conforme al vostro,</l>
<l>per cui spogliato avriansi il manto e 'l velo</l>
<l>Venere e l'altre in solitario chiostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>E costei la bell'alma e 'l dolce zelo</l>
<l>e ne' begli occhi il puro amor ci ha mostro,</l>
<l>sì come stella onde fiammeggia il cielo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1423</head>
<argument><p><add resp="ed">A don Nicolò degli Oddi. Risposta.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Già stanco e tardo in periglioso corso</l>
<l>tra' venti di fortuna e le procelle,</l>
<l>veggio invece di fide e chiare stelle</l>
<l>sante virtù; ma invano il tempo ho corso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre io pure il dubbio stato inforso,</l>
<l>e l'antiche speranze e le novelle</l>
<l>voglie troncando a la ragion rubelle,</l>
<l>sento di penitenza amaro morso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E fuor ch'i dolci e puri accenti vostri,</l>
<l>non ho gloria, né vanto; e 'nchina o cade</l>
<l>l'arte e lo stile, in cui saver si mostri;</l>
</lg>
<lg>
<l>e sembra augel che l'onde amiche rade;</l>
<l>ma voi l'alzate pur tra pompe ed ostri,</l>
<l>Oddo, al ciel per sublimi, altere strade.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1424</head>
<argument><p>A don Nicolò degli Oddi. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>A lui che quasi Atlante il ciel sostene,</l>
<l>l'un stil si converrebbe e l'altro misto,</l>
<l>qual io già stanco ed egro non acquisto</l>
<l>perché invidie talor Roma ed Atene"</l>
</lg>
<lg>
<l>Io che le stelle in cielo e 'n mar l'arene</l>
<l>contar potea, tardi del vero avvisto,</l>
<l>sono di misurar doglioso e tristo,</l>
<l>Oddo, mie rime e mie non degne pene.</l>
</lg>
<lg>
<l>E muto passerei l'Alpe ed Ardenna</l>
<l>per non turbar la sua benigna mente,</l>
<l>non sol dove un bel rio nasce in Gebenna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu le sue lodi al lucido oriente</l>
<l>mandi là dove mai non giunse antenna,</l>
<l>e mie preghiere a lui s'egli il consente.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1425</head>
<argument><p>Ad Antonio Costantino, in lode di Sisto V.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come alzi Sisto al ciel metalli e marmi,</l>
<l>palagi, tempi e statue d'or lucenti,</l>
<l>e cadute opre già, non pur cadenti,</l>
<l>grandi obelischi, e spalmi legni ed armi,</l>
</lg>
<lg>
<l>e raccoglia tesori insieme ed armi,</l>
<l>ed ampie vie drizzi a devote genti,</l>
<l>altre ne faccia ancor d'acque correnti,</l>
<l>e secchi le paludi, in vari carmi,</l>
</lg>
<lg>
<l>Costantin, tu ne mostri, e come giusto</l>
<l>ei sia pietoso e santo. Ite omai lunge,</l>
<l>lunge, o profani, omai dai sacri versi;</l>
</lg>
<lg>
<l>me né lingua né penna al vero aggiunge,</l>
<l>e per sì rari pregi e sì diversi:</l>
<l>son poche mille carte, e 'l tempo angusto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1426</head>
<argument><p>A Francesco India, medico e filosofo veronese, per il suo "Dialogo della Giustizia".</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Diva immortal, che ne' celesti campi</l>
<l>fiammeggiando te 'n vai a par del sole,</l>
<l>e in quelle elette e gloriose scole</l>
<l>i sacri spirti del tuo ardore accampi,</l>
</lg>
<lg>
<l>ammira questi, che con chiari lampi</l>
<l>di colto e dotto stil te illustra e cole;</l>
<l>e in dolce suon formando alte parole</l>
<l>fa' che dal nome tuo l'aura si stampi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Spirto gentil, a più famose imprese</l>
<l>ti chiama il ciel; né mai per anni o lustri</l>
<l>potrà il tempo oscurar tuo nome altero.</l>
</lg>
<lg>
<l>E facendo a l'oblio eterne offese,</l>
<l>d'Astrea seguendo il dritto, erto sentiero,</l>
<l>vivrai, pregio maggior fra l'alme illustri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE TERZA</head>
<head>DAL GENNAIO AL DICEMBRE 1589</head>
<div4 type="poesia">
<head>1427</head>
<argument><p><add resp="ed">Vorrebbe lodare Sisto V.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Così Morte di me l'ultime spoglie</l>
<l>non abbia, e di gran fama illustri fregi</l>
<l>Tempo non copra, anzi si stimi e pregi</l>
<l>virtù, che i rei discaccia e i buoni accoglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>come la lingua, che talor si scioglie</l>
<l>per cantar del gran Sisto il nome e i pregi,</l>
<l>a lui canora solo e muta a' regi,</l>
<l>a se stessa cantando il pregio toglie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma parlo invan da tergo; altro davante</l>
<l>s'ode nel suon, che fuor rimbomba e freme</l>
<l>di tuono in guisa che dal ciel minaccia.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre il peso usato ancor mi preme,</l>
<l>chi porta il grido a quell'orecchie sante,</l>
<l>se l'alma trema e di timor s'agghiaccia?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1428</head>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Roma, onde sette colli e cento tempi,</l>
<l>mille opre eccelse, ora cadute e sparte,</l>
<l>gloria a gli antichi e doglia a' nostri tempi,</l>
<l>verso il cielo innalzar natura ed arte;</l>
</lg>
<lg>
<l>rinnova di virtù que' primi esempi</l>
<l>già celebrati in più famose carte,</l>
<l>e 'l mio difetto di tua grazia adempi,</l>
<l>me raccogliendo in ben sicura parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io non colonne, archi, teatri e terme</l>
<l>omai ricerco in te, ma il sangue e l'ossa</l>
<l>per Cristo sparte in questa or nobil terra</l>
</lg>
<lg>
<l>o pur dovunque altra l'involve e serra.</l>
<l>Lagrime e baci dar cotanti io possa,</l>
<l>quanti far passi con le membra inferme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1429</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Roma, superba pompa e fero scempio</l>
<l>de' tuoi cesari antichi in te vedesti,</l>
<l>giuochi e trionfi, or sacri e già funesti;</l>
<l>ma regna il santo, e non l'iniquo e l'empio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già da Babel ed or dal cielo esempio</l>
<l>preso, gli ordini hai tu quasi celesti,</l>
<l>gli angeli, i lumi e i cori, e 'n mezzo a questi</l>
<l>quel che simiglia Dio nel sacro tempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>E da lui, che n'illustra, il lume prende:</l>
<l>ei tre volte beato e tre possente,</l>
<l>l'uom fa perfetto e lega l'alme e solve.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi 'l suo poter senza sua luce intende?</l>
<l>Ma che? nel suo splendor con Dio s'involve,</l>
<l>e 'l sol de le tenebre è men lucente.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1430</head>
<argument><p>In morte del cardinale Alessandro Farnese.</p></argument>
<lg type="ottava">
<head>1</head>
<l>Or versi urna di pianto il Tebro e i fonti,</l>
<l>quasi de gli occhi suoi lagrime e stille;</l>
<l>e sian quasi una tomba i sette monti</l>
<l>e s'odan meste voci a mille a mille.</l>
<l>Caduta è la tua gloria e 'l nostro onore,</l>
<l>Roma: chi fia che 'l duolo in noi tranquille?</l>
<l>Roma, qual lutto è questo e qual orrore?</l>
<l>Farnese è morto: ahi lagrime, ahi dolore!</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1431</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Non fu la morte d'Alessandro acerba</l>
<l>de l'Asia vinta a' vincitori illustri,</l>
<l>come a Roma la tua, che tanto illustri</l>
<l>lei che d'antico onore è men superba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per te sua maestate ella riserba,</l>
<l>né spenta fia per corso d'anni o lustri,</l>
<l>allorch'i nomi altrui quasi ligustri.</l>
<l>paion cadendo o fior troncato in erba</l>
</lg>
<lg>
<l>Per te piange, e si gloria ancor nel lutto,</l>
<l>mirando le bell'opre e 'l santo esempio.</l>
<l>Da' sette colli intanto a noi rimbomba</l>
</lg>
<lg>
<l>e dal Tebro alta voce: "A te costrutto,</l>
<l>padre, qual rogo fia, qual degna tomba?</l>
<l>Se mausoleo non basta, alziamo il tempio".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1432</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Questa morte non è, ché non ancide</l>
<l>l'alma del gran Farnese o il nome in terra,</l>
<l>benché tra bianchi marmi un corpo serra</l>
<l>e 'l suo spirto immortal quinci divide.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma vera eterna vita, e 'n ciel l'asside</l>
<l>sovra ogni stella che si volge ed erra;</l>
<l>e vittoria di lunga incerta guerra,</l>
<l>qual non ebbe Alessandro, Achille, Alcide.</l>
</lg>
<lg>
<l>È trionfo di morte e di se stesso,</l>
<l>è porto di marine atre tempeste,</l>
<l>è regno, ove al suo Re congiunta è l'alma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Contese, e vinse; ora ha corona e palma;</l>
<l>ora il supremo onore a lui concesso</l>
<l>ha Roma sua, ma pur Roma celeste.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1433</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>S'apria sereno in oriente il giorno</l>
<l>de la tua vita; e in questo spazio incerto</l>
<l>de gli onori del mondo al premio certo</l>
<l>correvi tu, quasi a gran meta intorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>d'ostro, Alessandro, e più di gloria adorno,</l>
<l>vincendo altrui di grazia, anzi di merto;</l>
<l>indi a' contrasti di Fortuna esperto,</l>
<l>tu fama e laude, ella ebbe infamia e scorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così pronto fanciul primier trapassi</l>
<l>i più veloci, e poi col tempo scorso,</l>
<l>qual uom che tarda e in ritardar s'avanza,</l>
</lg>
<lg>
<l>i più lenti col mondo, e sua speranza</l>
<l>e sue pompe e i suoi regni addietro lassi,</l>
<l>perocché 'l pregio è 'n ciel, s'in terra è 'l corpo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1434</head>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>"Questa mia di cipressi e di ginebro</l>
<l>squallida chioma io tronco, e qui l'appendo,"</l>
<l>disse Roma nel lutto "anzi l'accendo</l>
<l>con mille faci, e 'l mio dolor celebro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui d'Argo e di Peneo, di Sorga e d'Ebro</l>
<l>lagrime accoglio, e poi le spargo e rendo;</l>
<l>qui mentre co 'l suo spirto al cielo ascendo,</l>
<l>verso mille urne del mio pianto in Tebro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui tomba le ruine, e l'aure e i venti</l>
<l>son miei sospiri, onde risuona e giunge</l>
<l>la doglia mia sin da l'occaso a l'orto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morto il gran Pane, il gran Farnese è morto:</l>
<l>piangete, Italia, Europa, e voi più lunge,</l>
<l>odel nome di Cristo amiche genti."</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1435</head>
<argument><p>Per le nozze di Ferdinando I, granduca di Toscana, con Cristina di Lorena.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Onde sonar d'Italia intorno i monti</l>
<l>de le più colte e più leggiadre rime,</l>
<l>e crollar l'alte cime</l>
<l>gli olmi, i pini, gli abeti, i lauri, i faggi,</l>
<l>per cui facean concento i fiumi e i fonti,</l>
<l>infin da l'Alpe a l'arenose sponde?</l>
<l>E 'l mar con tutte l'onde,</l>
<l>mormorando cessò gli usati oltraggi?</l>
<l>E de la crespa fronte ardenti raggi</l>
<l>incontra 'l sol vibrò purpurei e d'oro,</l>
<l>a cui sospende l'arco e la faretra,</l>
<l>onde i figli di Niobe irato estinse</l>
<l>Febo, e prende la cetra,</l>
<l>com'allor ch'i giganti in Flegra ei vinse</l>
<l>coronato d'alloro?</l>
<l>Ecco dal suo canoro</l>
<l>giogo lunge le Muse, e lunge avvampa</l>
<l>di nove faci una congiunta lampa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il giorno lieto e 'l suo splendor conosco,</l>
<l>e la pompa real ch'Italia accoglie;</l>
<l>e con mutate spoglie</l>
<l>te, Ferrando, veder lontano or parme,</l>
<l>te prima gloria del paese tosco:</l>
<l>te canta il coro, e Febo a' suoi concenti</l>
<l>ti molce l'aria e i venti,</l>
<l>che già cantò de' tuoi la gloria e l'arme;</l>
<l>e 'l Greco a te misura il nostro carme.</l>
<l>Ma non cessan le Grazie o cessa Amore</l>
<l>intanto di versar rose e giacinti</l>
<l>e quanti fiori il maggio a noi produce,</l>
<l>o l'aprile ha dipinti,</l>
<l>a questa ch'onestate e fé conduce,</l>
<l>di se stessa maggiore,</l>
<l>per farle eterno onore;</l>
<l>benché non bastin fiori, ombre e ghirlande,</l>
<l>e ciò ch'instilla il ciel, la terra spande.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché non è degno, onde si faccia il manto</l>
<l>od altro che le membra orna e circonda,</l>
<l>ciò che si scuote e sfronda,</l>
<l>per serico trapunto, o tesse e pinge;</l>
<l>e di verdi sorelle indegno è 'l pianto,</l>
<l>che s'aduna stillando al freddo cielo,</l>
<l>per cristallo che 'n gelo</l>
<l>di vecchia neve più s'indura e stringe;</l>
<l>e quello che di conca umor dipinge;</l>
<l>e quanto sceglie in più lucenti arene</l>
<l>avara man de l'Ermo o pur del Tago,</l>
<l>non basta al culto, onde si mostra adorna,</l>
<l>quasi del cielo imago;</l>
<l>né sotterra, ove il dì giammai non torna</l>
<l>di preziose vene,</l>
<l>pietra a lei più conviene;</l>
<l>né splende a par di lei, dov'ella appare,</l>
<l>perla o gemma che mandi il ricco mare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma co l'animo vince ogni ricchezza,</l>
<l>ogni tesoro, e giunge in nobil parte,</l>
<l>che più ne serba e parte;</l>
<l>e mentre l'oro sparge, onor aduna</l>
<l>e gloria miete; e 'n più sublime altezza</l>
<l>chi siede? E se non parve il seggio angusto</l>
<l>a la figlia d'Augusto,</l>
<l>chi più si può vantar d'ampia fortuna?</l>
<l>o di chiaro valor, che non imbruna</l>
<l>per volger d'anni o per girar de' lustri,</l>
<l>quand'ella terra e ciel mesce e perturba;</l>
<l>anzi lucente è qui, non pur sereno,</l>
<l>s'a l'animosa turba</l>
<l>rallentò mai l'ingiuriosa il freno,</l>
<l>nemica a' fatti illustri;</l>
<l>e quinci par che illustri</l>
<l>Toscana tutta e le rischiari il giorno,</l>
<l>e corona le fa di raggi intorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci l'ava passò le gelide Alpe,</l>
<l>ch'ad invitto d'Europa antico regno</l>
<l>giunse quasi sostegno,</l>
<l>e diede i successori ai grande Enrico;</l>
<l>oltre Pirene ancora, Abila e Calpe,</l>
<l>l'una e l'altra d'Alcide alta colonna</l>
<l>inchinan l'alta donna;</l>
<l>e la figlia, che fece al pare amico</l>
<l>lo sposo, ch'era dianzi aspro nemico.</l>
<l>Qui torna la nepote, e più felice,</l>
<l>onde colei partì, costei riporta</l>
<l>gioia e speranza pur di novi figli,</l>
<l>quasi un'istessa porta,</l>
<l>ch'aperse il passo al ferro ed a' perigli</l>
<l>de l'Italia infelice;</l>
<l>or sia più grata invice,</l>
<l>ed onde Marte i nostri campi infiamma</l>
<l>senza incendio Imeneo scuote la fiamma.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qui pur lega Amor due nobil'alme:</l>
<l>qui il sangue lotteringo in un si mesce</l>
<l>con quel ch'a' Toschi accresce</l>
<l>l'antica gloria, e novo onore aggiunge;</l>
<l>e qui due stirpi invitte in un congiunge,</l>
<l>e ciascuna di fama ha ricchi fregi</l>
<l>tra peregrini egregi,</l>
<l>e trionfi e corone e scettri e palme;</l>
<l>stringe la fede qui due fide palme;</l>
<l>e d'una parte castità risplende</l>
<l>con beltà pura, e nobiltà pareggia</l>
<l>e ciò ch'in donna più s'onora e piace;</l>
<l>d'altra quasi fiammeggia</l>
<l>valor, senno, di guerra arte e di pace,</l>
<l>spirto ch'al ciel intende,</l>
<l>Astrea ch'a lui discende;</l>
<l>e mentre l'una mano il ferro vibra,</l>
<l>l'altra giuste bilance appende e libra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma di più grave carme e d'altra penna</l>
<l>degna è quella virtù che sì l'esalta,</l>
<l>e di lode più alta,</l>
<l>ché questa si disperde al lieto grido;</l>
<l>e parlo e scrivo in guisa d'uom ch'accenna,</l>
<l>mentre Imeneo si canta al ciel notturno,</l>
<l>e più bello ch'eburno</l>
<l>suona il teatro e 'l bel paterno nido,</l>
<l>e l'Appenino e l'arenoso lido.</l>
<l>Vivan dunque felici; e 'l breve dono</l>
<l>usino de l'età, che vola e fugge</l>
<l>più veloce che stral, né torna indietro,</l>
<l>ch'ogni cosa si strugge;</l>
<l>ecco, chi saldo pare è quasi un vetro,</l>
<l>e di color che sono</l>
<l>sol ci rimane il suono,</l>
<l>e la Fama che parla in guisa d'ombra;</l>
<l>l'altre cose la Morte e 'l Tempo sgombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vivan felici adunque,</l>
<l>e dian figli e nipoti al Tosco Impero,</l>
<l>e premio a la virtude e luce al vero.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1436</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Prendi, Imeneo, la face, onde risplenda</l>
<l>l'Europa tutta, e tutta omai disgombra</l>
<l>le sue nubi e gli orrori in guisa d'ombra,</l>
<l>e teco Espero in cielo i raggi accenda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Colori notte la sua oscura benda,</l>
<l>e l'ali indori, onde la terra adombra,</l>
<l>che di pompe notturne omai s'ingombra</l>
<l>e Pace in lei da l'alto ciel discenda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Onor e Castità ristringa i nodi,</l>
<l>in cui giunga Cristina e 'l buon Ferrante,</l>
<l>e cantino le Parche in lieti carmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Scolpisca Eternità l'eterne lodi,</l>
<l>più salde che 'n diaspro o bel diamante,</l>
<l>ove scolpì de' suoi la gloria e l'armi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1437</head>
<argument><p><add resp="ed">In lode del granduca di Toscana.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, la cui fortuna alzò cotanto</l>
<l>già seco in gloriosa e nobil sede,</l>
<l>ch'ogni altezza di sé più bassa or vede</l>
<l>e l'orgoglio inchinar sue pompe e 'l vanto;</l>
</lg>
<lg>
<l>non la virtù, ch'al tuo purpureo manto</l>
<l>d'or la corona aggiunse, a lei succede,</l>
<l>ch'ella s'avanza e poggia, e sola eccede</l>
<l>quanto fremendo il mar circonda, e quanto</l>
</lg>
<lg>
<l>l'Alpe rinchiude e l'Apennin comparte;</l>
<l>e dal ciel vola al più sereno tempio</l>
<l>e prepara là sù corone e seggi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! splenda e spiri or da sublime parte</l>
<l>lume e spirto a l'oscure e mute leggi,</l>
<l>a me vita, a voi gloria, al mondo esempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1438</head>
<argument><p>Al cardinal Del Monte.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sacro, sublime e glorioso <emph>monte</emph>,</l>
<l>che Italia onori e la toscana terra,</l>
<l>via più di quel che la parte o che serra</l>
<l>e schiva de' nemici oltraggi ed onte,</l>
</lg>
<lg>
<l>a te risplende il sol purpureo in fronte,</l>
<l>e s'Austro di fortuna altrui fa guerra,</l>
<l>né di tua gloria il mirto o il lauro atterra,</l>
<l>né turba de' tuoi studi il puro fonte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! tu mi sia Parnaso, in cui distilla</l>
<l>sì puro; e con Olimpo alzato a prova</l>
<l>il mio torbido stato omai tranquilla.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ato a me sembra, e se 'l mio giorno è scorso</l>
<l>quasi a l'occaso, in te sperar mi giova,</l>
<l>e quasi Calpe abbia la meta al corso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1439</head>
<lg type="ottava">
<head>1</head>
<l>Da questo altero e glorioso <emph>Tempio</emph></l>
<l>per opra alzato di sublimi ingegni</l>
<l>al nome di colei che senza esempio</l>
<l>di terrene bellezze avanza i segni,</l>
<l>ogni basso pensier profano ed empio</l>
<l>sia lungi sempre, e sol v'alberghi e regni</l>
<l>con bellissimo amor somma onestate,</l>
<l>valore e cortesia, grazia e beltate.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1440</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Voi, che cercate pur da l'Austro a l'Orse</l>
<l>e ne l'occaso e dove appar l'aurora</l>
<l>le meraviglie onde risuona ancora</l>
<l>la fama che la terra e 'l mar trascorse;</l>
</lg>
<lg>
<l>in questo <emph>Tempio</emph>, di cui mai non scorse</l>
<l>occhio mortal più bel, vedrete ognora,</l>
<l>quasi in sua propria stanza, far dimora</l>
<l>quanto di bel natura a Flavia porse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui s'onora virtute, onor si cole;</l>
<l>qui leggiadria, qui pure fiamme accende</l>
<l>casta bellezza, onde 'l pensier s'illustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui fra marmi e colori in or risplende</l>
<l>il nome vincitor d'anni e di lustri,</l>
<l>e 'l vivo simulacro e 'l vivo sole.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1441</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Fabbricò il <emph>Tempio</emph> con purgati carmi</l>
<l>nobil schiera d'ingegni; e i fondamenti</l>
<l>fur le bellezze e le virtù, possenti</l>
<l>del tempo a dispregiar gli oltraggi e l'armi.</l>
</lg>
<lg>
<l>S'estolle in guisa che vi adorin parmi</l>
<l>e le propinque e le remote genti</l>
<l>la effigie impressa ne' sonori accenti,</l>
<l>più natural che non tra bronzi e marmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per man di casto Amor nel sommo è scritto</l>
<l>"<emph>Tempio di Flavia</emph>" in lettra d'oro eterna:</l>
<l>quinci amante profan rimanga lunge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Roma non vide mai, non vide Egitto</l>
<l>tempio sì bello, la cui gloria interna</l>
<l>sopra le stelle trionfante aggiunge.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1442</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Vide Flavia inalzar sublime <emph>Tempio</emph>,</l>
<l>statue, colonne, altari in vive carte</l>
<l>al suo bel nome e con mirabil arte,</l>
<l>vinta la Parca avara e 'l destin empio.</l>
</lg>
<lg>
<l>"E potean seguir" dice "antico esempio,</l>
<l>dandone al mio signor più bella parte,</l>
<l>e l'insegne e i trofei spiegar di Marte,</l>
<l>che de' nemici fé sì giusto scempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io senza lui sù ne' celesti regni</l>
<l>anco ricuserei corone e stelle</l>
<l>e fiammeggiar ne' più lucenti segni;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma farli tempio il petto, imago il core</l>
<l>sol posso, e i miei desir caste facelle,</l>
<l>e la Fede architetto, e fabro Amore."</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1443</head>
<lg type="sonetto">
<head>5</head>
<lg>
<l>In voi rare bellezze, alti costumi</l>
<l>conobbe Amore, e chiaro ingegno ed arte,</l>
<l>quasi in teatro adorno accesi lumi,</l>
<l>o quasi ardenti stelle in ciel consparte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma come da sovrana e somma parte,</l>
<l>lontana da quest'ombre e questi fumi,</l>
<l>son misti i raggi, onde il suo fosco allumi</l>
<l>la notte, e i suoi vi mesce e Giove e Marte,</l>
</lg>
<lg>
<l>così quelle che 'n voi primier dipinse,</l>
<l>fanno insieme soave almo splendore;</l>
<l>poscia unille più forte e più le strinse.</l>
</lg>
<lg>
<l>E di virtù fé la catena Amore:</l>
<l>ond'egli a voi pur se medesmo avinse,</l>
<l>e 'l signor che dà vita al vostro core.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1444</head>
<lg type="sonetto">
<head>6</head>
<lg>
<l>Roma, mirando il crin, gli occhi e la fronte</l>
<l>di Flavia e le sembianze alte e i costumi,</l>
<l>"Io" dice "vedea già sol ombre e fumi</l>
<l>fra quelle che 'n me fur più illustri e conte;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma questa è novo sole e viva fonte</l>
<l>di luce al Tebro, e tal che 'l re de' fiumi</l>
<l>non vide sì lucenti e puri lumi</l>
<l>quel giorno che gli cadde in sen Fetonte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se peregrina ell'è, dal ciel discende;</l>
<l>s'è celeste beltà, valor umano</l>
<l>esser non puote in così nobil alma.</l>
</lg>
<lg>
<l>E forse in Campidoglio e 'n Vaticano</l>
<l>sdegna colonne ed archi e lauro e palma,</l>
<l>e di là sù gloria immortale attende".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1445</head>
<lg type="sonetto">
<head>7</head>
<lg>
<l>Se di lodarvi in rime oso talora,</l>
<l>benché splenda di gemme e d'oro e d'ostro</l>
<l>Il vicario di Cristo e 'l fratel vostro,</l>
<l>che la sua stirpe e tutta Italia onora,</l>
</lg>
<lg>
<l>a voi mi volgo e a quel ch'a noi di fuora</l>
<l>riluce e quasi abbaglia il veder nostro,</l>
<l>o di rara bellezza altero mostro,</l>
<l>lucida più d'ogni serena aurora:</l>
</lg>
<lg>
<l>perch'è suggetto eguale a l'alte imprese</l>
<l>e basta a mille penne un solo sguardo:</l>
<l>tacete, e son le mie parole intese.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quanto io più v'onoro e più vi guardo,</l>
<l>tanto il silenzio vostro è più cortese;</l>
<l>e se parlaste, io sarei muto e tardo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1446</head>
<lg type="canzone">
<head>8</head>
<lg>
<l>De le più fresche rose omai la chioma</l>
<l>lieto, Imeneo, circonda</l>
<l>pria che tramonti il fortunato giorno,</l>
<l>e n'incorona i sette colli; e Roma,</l>
<l>ancor d'eroi feconda,</l>
<l>rose produca a le sue torri intorno;</l>
<l>di rose il Tebro oltre l'usato adorno</l>
<l>le sue rive dimostri,</l>
<l>né siano in maggior pregio il lauro e gli ostri,</l>
<l>benché, vinto il nemico,</l>
<l>di lor s'ornasse in quel buon tempo antico</l>
<l>o famoso Africano o grande Augusto,</l>
<l>ché nova gloria agguaglia onor vetusto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se la fronde, Imeneo, ch'io tanto onoro,</l>
<l>ti piacque al crine avvolta</l>
<l>perché fu di valore antica insegna,</l>
<l>or cangia ne la rosa il verde alloro,</l>
<l>ch'in queste piagge è colta,</l>
<l>e più nova virtù dimostra e segna,</l>
<l>talch'ogni fior per lei si sprezza e sdegna</l>
<l>da la bella Ciprigna,</l>
<l>e di più nobil sangue ancor sanguigna</l>
<l>la stima il fero Marte,</l>
<l>che dispiegolla in più sublime parte:</l>
<l>talché degna la rosa è d'altri carmi</l>
<l>fra balli e feste e più fra schiere ed armi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vieni dunque, Imeneo, cinto di rose,</l>
<l>co la novella Aurora,</l>
<l>che s'adorna di rose il crine e 'l grembo;</l>
<l>e co l'aure più lievi e rugiadose,</l>
<l>che, mentre ella s'infiora,</l>
<l>spargono intorno pur di rose un nembo.</l>
<l>Vedi fiorir sino al ceruleo lembo</l>
<l>de l'ondoso Tirreno,</l>
<l>che perle e gemme pur ti porta in seno.</l>
<l>Ma nel viso di Flavia in mezzo 'l gelo</l>
<l>son più belle che 'n cielo;</l>
<l>e perde l'Alba se con lei contende:</l>
<l>vieni, vieni, Imeneo, che 'l sol discende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vieni, vieni, Imeneo, ch'omai scintilla</l>
<l>Espero e 'l ciel s'imbruna;</l>
<l>ma Flavia più serena a noi riluce,</l>
<l>e con sembianza placida e tranquilla</l>
<l>vince la bianca luna,</l>
<l>e vincerebbe la purpurea luce.</l>
<l>Vien, che t'aspetta il valoroso duce,</l>
<l>che le luci divine</l>
<l>pur di Flavia sospira e 'l biondo crine,</l>
<l>ed a que' dolci sguardi</l>
<l>già par tutto di foco; e tu ritardi:</l>
<l>porta i diletti omai, le noie sgombra,</l>
<l>scuoti la face d'oro e scaccia l'ombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vieni, che senza te perpetuo in terra</l>
<l>non è scettro o corona,</l>
<l>né stabil regno o signoria costante.</l>
<l>Vien per antica stirpe, illustre in guerra,</l>
<l>la cui fama risuona</l>
<l>oltre l'ultimo Battro e 'l mauro Atlante.</l>
<l>Per te già figli attende il casto amante:</l>
<l>tu de gli avi la gloria</l>
<l>stendi a' nipoti e l'immortal memoria.</l>
<l>Tu le cose mortali</l>
<l>fai quasi eterne, a le celesti eguali;</l>
<l>scuoti la face d'oro, e quasi stelle</l>
<l>siano intorno a la tua l'altre facelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco Imeneo, vedi la fiamma e 'l lampo,</l>
<l>Roma, e 'n fiorita vista</l>
<l>la notte e 'l ciel, cui nulla nube attrista;</l>
<l>e quasi mansueti in lui rimira</l>
<l>l'Orse e 'l Leon, che più lucente or gira.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1447</head>
<argument><p>Alla principessa di Palliano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quasi statua d'avorio, in voi Natura</l>
<l>formò le membra con mirabil arte;</l>
<l>poscia per adornarle a parte a parte</l>
<l>pose ogni studio ed ogni estrema cura.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l bel lume del sole, a cui s'oscura</l>
<l>Venere in ciel, non pur Saturno e Marte,</l>
<l>ne gli occhi vaghi accese, e "'n nobil parte"</l>
<l>disse "risplenderà luce sì pura".</l>
</lg>
<lg>
<l>Fortuna allor, ché del gentil lavoro</l>
<l>ogni altezza minor le parve indegna,</l>
<l>il fermò su l'antica alta Colonna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io lieto e riverente in lei v'onoro;</l>
<l>v'inchina Italia e Roma, e non si sdegna</l>
<l>chiamarvi dea, non pur celeste donna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1448</head>
<argument><p>Alla medesima.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Felice terra in arenose sponde</l>
<l>che rimiri del mar l'irato sdegno,</l>
<l>qual altra degna è più del salso regno,</l>
<l>se prendi il nome dal gran re de l'onde?</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n te l'alta Colonna, a cui seconde</l>
<l>foran quelle d'Atlante, al ciel sostegno,</l>
<l>s'innalza pur come lucente segno,</l>
<l>né 'l suo splendore in nube o 'n nembo asconde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nuovo Nettun del nobil freno altero,</l>
<l>che l'onorata mano allenta e stringe,</l>
<l>a cui l'altro darebbe il suo tridente,</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l carro usato a trionfar sovente,</l>
<l>ché debito a la stirpe è 'l grande impero</l>
<l>de la terra e del mar, ch'intorno il cinge.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1449</head>
<argument><p>Alla medesima.</p></argument>
<lg type="canzone">
<lg>
<l>Donna gentile, io veggio</l>
<l>al biancheggiar de l'onorata mano</l>
<l>di pace il pegno; e di salute incerto,</l>
<l>poscia da voi lontano,</l>
<l>di voi pensando, a gran pena m'avveggio</l>
<l>s'a la mia fé si debba o pena o merto;</l>
<l>ma com'uom vinto e 'n gran contesa esperto,</l>
<l>ché non giova 'l ritrarsi o 'l far difesa</l>
<l>contra i colpi d'Amor, sì forte ei punge</l>
<l>e sì turbato aggiunge,</l>
<l>gitto l'armi di sdegno a l'alta impresa;</l>
<l>e sol per me riserbo</l>
<l>lodi e preghiere, ond'i nemici ei giunge:</l>
<l>di queste armato e contra altrui superbo,</l>
<l>non temo più di morte il fine acerbo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma penso: "Egli è pur vero</l>
<l>che diva siete, e le man vostre a quelle</l>
<l>somiglio onde lo spirto ignudo uscio,</l>
<l>che 'l sole e l'auree stelle</l>
<l>crearo e 'l più mirabil magistero,</l>
<l>di cui sovvienci ancor ne l'alto oblio".</l>
<l>Così dico fra me: "Nel pensier mio</l>
<l>due man leggiadre a meraviglia e pronte</l>
<l>pon fare e nel mio core opre divine,</l>
<l>e saran pur alfine</l>
<l>(o ch'io nel duol vaneggio) illustri e conte,</l>
<l>ed al lor grave pondo</l>
<l>rendon l'anime erranti e peregrine;</l>
<l>e da lor porta impresso il cor profondo</l>
<l>ciel, sole e stelle e nuova idea del mondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>A più bel mondo ancora</l>
<l>soglion mandar l'anime stanche e gravi</l>
<l>da la prigione, ove già furo avvinte;</l>
<l>così dolci le chiavi</l>
<l>de l'ingegnoso cor volgon talora</l>
<l>per liberar le soggiogate e vinte,</l>
<l>e 'nsieme ravvivar le faci estinte</l>
<l>potriano ed ammorzar l'accesa fiamma;</l>
<l>ma sino ad or mai de le menti accense</l>
<l>favilla non si spense,</l>
<l>anzi il lor gelo più soave infiamma,</l>
<l>e 'n sì divine tempre,</l>
<l>che di terreno in lor non è pur dramma,</l>
<l>felice ingegno, ove il pensier contempre</l>
<l>quel che dovrà nel cielo arder mai sempre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quante ricchezze unquanco</l>
<l>avara man di Crasso o pur di Mida,</l>
<l>quanto la terra o 'l mar nasconde o serra,</l>
<l>col segno onde si sfida</l>
<l>da lor ne l'opre il cor timido e stanco,</l>
<l>non cangerei, né con lor dolce guerra;</l>
<l>né l'una o l'altra mai vacilla od erra,</l>
<l>ma doni e gioie e grazie e versa e spande,</l>
<l>quasi del cielo, anzi del sol ministra,</l>
<l>la mano ancor sinistra;</l>
<l>far la destra potria fregi e ghirlande,</l>
<l>ed a la men fallace</l>
<l>scettro devriasi imperioso e grande,</l>
<l>se pur l'arco di Cinzia a lei dispiace,</l>
<l>o quel d'Amor disprezza e l'aurea face".</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma perché veggio, o parmi,</l>
<l>ch'ella non sol può dar salute e scampo,</l>
<l>ma palma e fama gloriosa, eterna,</l>
<l>nel duro instabil campo</l>
<l>di nostra vita io chieggio e palma ed armi;</l>
<l>armi di luce e di virtù superna,</l>
<l>o lauro almen, che quando è notte e verna</l>
<l>non tema il ghiaccio o la procella o 'l tuono</l>
<l>o 'l fulmine, ch'accende ardente foco,</l>
<l>giammai per tempo e loco;</l>
<l>ma verdeggi di Febo al chiaro suono.</l>
<l>Deh! quai fatiche illustri</l>
<l>mi faran degno di sì nobil dono,</l>
<l>per volger d'anni o per girar di lustri?</l>
<l>sia almen pietosa a' miei sospir trilustri!</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, tu sei pur lenta, e non t'avanzi;</l>
<l>la sorella maggior lunge precorse</l>
<l>e chier mercé fra le Colonne e l'Orse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1450</head>
<argument><p>Alla medesima.</p></argument>
<lg type="canzone">
<lg>
<l>Perché la vita è breve</l>
<l>e pien d'ogni periglio il dubbio corso,</l>
<l>e stanco omai ne l'opre il tardo ingegno,</l>
<l>e la Fortuna il dorso</l>
<l>ne rivolge, al fuggir veloce e leve,</l>
<l>e cangia il breve riso in lungo sdegno,</l>
<l>né pace è mai nel suo turbato regno;</l>
<l>candide mani, onde sovente Amore</l>
<l>ebbe mille vittorie e mille palme</l>
<l>de le più nobil'alme,</l>
<l>a voi sacro le rime e sacro il core;</l>
<l>e s'i miei bassi accenti</l>
<l>non ergo ove s'innalza il vostro onore,</l>
<l>voi gli appressate a' begli occhi lucenti,</l>
<l>e l'alta via del sole alfin si tenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non perch'io non riguardi</l>
<l>quanto è sublime il segno a cui s'aspira</l>
<l>di candor in candor, di raggio in raggio,</l>
<l>ché potria sdegno ed ira</l>
<l>mover da voi, non pur da' cari sguardi,</l>
<l>come sia l'umil loda indegno oltraggio.</l>
<l>Ma chi fu ne l'amar sì accorto e saggio,</l>
<l>che frenasse il desio ch'in alto intenda?</l>
<l>Benché minacci Amor con duri strali</l>
<l>di far colpi mortali,</l>
<l>e, da voi mosso, l'arco ei pieghi e tenda,</l>
<l>questo pensier m'arretra,</l>
<l>dove armato da voi lampeggi e spenda</l>
<l>in me la sua gravosa aurea faretra,</l>
<l>parte il timor mi volge in fredda pietra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se pur non si frange</l>
<l>più a dentro a' duri colpi il molle petto,</l>
<l>non è virtù d'usbergo o d'arte maga,</l>
<l>ma 'l timoroso affetto</l>
<l>in selce par che mi trasmuti e cange.</l>
<l>Oh meraviglia! Amor la selce impiaga;</l>
<l>ma non avvien che di profonda piaga</l>
<l>versi del sangue mio tepida stilla:</l>
<l>o mia fortuna, o fato, o stelle, o cielo!</l>
<l>Son di marmo e di gelo;</l>
<l>e 'l marmo a le percosse arde e sfavilla.</l>
<l>Per la ferita intanto</l>
<l>(sasselo Amor, che saettando aprilla),</l>
<l>lagrime spargo, e 'n lagrimoso canto</l>
<l>di vostra lode fo canoro il pianto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dolor, perché mi spingi</l>
<l>a perturbar la sua fronte serena?</l>
<l>Sostien ch'io vada ove il pensier m'invita.</l>
<l>Già la mia dolce pena,</l>
<l>destra gentil che lo mio cor distringi,</l>
<l>non è tua colpa, o la mortal ferita,</l>
<l>ché tu risani, anzi ritorni in vita,</l>
<l>pur di quel colpo onde il dolore ancide.</l>
<l>Mani, onde il regno Amor governa e volve</l>
<l>e lega l'alme e solve,</l>
<l>qual bellezza sì bella ancor si vide?</l>
<l>e se creder vi giova</l>
<l>a le due luci più serene e fide,</l>
<l>voi contendete di bellezza a prova</l>
<l>con gli occhi, in cui suo pari il sol ritrova.</l>
</lg>
<lg>
<l>Neve, che geli e fiocchi</l>
<l>in poggio o 'n monte a la più algente bruma,</l>
<l>non è sì molle o di candor simile,</l>
<l>né di cigno la piuma;</l>
<l>né per giudicio d'altra mano o d'occhi</l>
<l>eletta perla in lucido monile;</l>
<l>né ritrar vi potria laudato stile</l>
<l>del buon Parrasio o pur d'Apelle istesso,</l>
<l>o d'altri mai che 'n bei colori e 'n carte</l>
<l>mostrò la nobil arte;</l>
<l>ed in mille bellezze il bello espresso</l>
<l>mostrar già non potea;</l>
<l>altri marmi cercò lunge e da presso,</l>
<l>in formar vaga ninfa o vaga dea,</l>
<l>ma non scolpì celeste e vera idea.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or chi voi figura,</l>
<l>mani bianche e sottili, a' vaghi sensi</l>
<l>con magistero oltre l'usato adorno,</l>
<l>fra se medesmo pensi:</l>
<l>"Qui vinta è l'opra d'arte e di natura,</l>
<l>e 'l marmo e 'l puro avorio han dolce scorno,</l>
<l>né gemma nasce, ove ci nasce il giorno,</l>
<l>degna di tant'onor, né lucid'oro".</l>
<l>Ma chi voi finge e vi colora e vede,</l>
<l>"Ecco" dica "la Fede";</l>
<l>e benché manchi il più del bel lavoro,</l>
<l>creda ch'a voi risponda</l>
<l>l'idolo mio che ne la mente adoro,</l>
<l>né più in terra ricerchi o 'n aria o 'n onda</l>
<l>grazia e beltà, che 'l cielo a gli occhi asconda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io cotanto in voi sole</l>
<l>di bellezza talor contemplo e miro,</l>
<l>ch'appena ad altro oggetto i lumi affiso;</l>
<l>ma se quel dolce giro</l>
<l>di sì begli occhi e quel sereno sole,</l>
<l>onde qua giù risplende il chiaro viso,</l>
<l>voi mi celate, e 'l lampeggiar del riso,</l>
<l>qual bianca nube opposta o bianca Luna,</l>
<l>purché di voi, mani cortesi e care,</l>
<l>non vi mostriate avare,</l>
<l>non incolpo mio fato o mia fortuna;</l>
<l>voi quattro volte e diece</l>
<l>pascete vista di piacer digiuna,</l>
<l>e, se vendetta far baciando ei lece,</l>
<l>i baci siano alfin di sguardo in vece.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, tropp'osi e nulla speri, e 'ndarno:</l>
<l>almen compagne solitaria aspetta,</l>
<l>o mercé cerca pur senza vendetta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1451</head>
<lg type="canzone">
<head>3</head>
<lg>
<l>Perché l'ingegno perde</l>
<l>in voi lodando, e manca il proprio spirto,</l>
<l>come al poggiar del sole il vento e l'aura,</l>
<l>qual d'odorato mirto</l>
<l>o d'alloro vaghezza in te rinverde?</l>
<l>e chi le voci al mio cantar ristaura?</l>
<l>Amore, a cui parea Beatrice e Laura</l>
<l>umil soggetto, or chi le piume impenna</l>
<l>a le mie basse e faticose rime,</l>
<l>perch'al merto sublime</l>
<l>giunga con l'ali tue la stanca penna?</l>
<l>Tu spiega a' versi miei</l>
<l>il volo, o pur ch'io taccia almeno accenna,</l>
<l>ché tu medesmo dir potresti, e dei,</l>
<l>i gloriosi tuoi cari trofei.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da poi che tu vedesti</l>
<l>più di pietà che di vendetta amiche</l>
<l>le man, che ponno armarti e fare inerme,</l>
<l>"A voi belle e pudiche</l>
<l>il mio regno concedo, e me" dicesti.</l>
<l>Ma voi pietose de le parti inferme,</l>
<l>armi sdegnate sì pungenti e ferme;</l>
<l>dunque armi no, né sanguinose spoglie</l>
<l>serbo al vostro candor puro, innocente,</l>
<l>ma ciò che l'oriente</l>
<l>di prezioso a' vincitori accoglie;</l>
<l>e 'l fortunato occaso</l>
<l>di farvi adorne par che più s'invoglie,</l>
<l>onde fiorisce in lui novo Parnaso</l>
<l>ed apre novi fonti altro Pegaso.</l>
</lg>
<lg>
<l>A' pargoletti Amori</l>
<l>poscia dicea: "Spiegate a lieto volo</l>
<l>i purpurei, o fratelli, e gli aurei vanni,</l>
<l>e 'n più felice suolo</l>
<l>scegliete a prova pur le rose e i fiori,</l>
<l>dipinti ancor de' sospirosi affanni;</l>
<l>e quei che l'or più saldi incontra gli anni</l>
<l>produce, e l'ocean vi mostri il grembo,</l>
<l>e v'offrano i suoi doni e quinci e quindi</l>
<l>i forti Iberi e gl'Indi,</l>
<l>cui cinge il mar col suo ceruleo lembo".</l>
<l>Disse, e i veloci e vaghi</l>
<l>se 'n giro a stuol come lucente nembo,</l>
<l>che da l'aure portato e voli e vaghi,</l>
<l>cosa cercando pur che gli occhi appaghi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qual bellezza ascosa,</l>
<l>di mille Amori a gli occhi alcun terrebbe?</l>
<l>o chi negar la può, s'Amor la brama?</l>
<l>In terra allor non ebbe</l>
<l>viola o giglio o pur giacinto o rosa</l>
<l>o gemma occulta a la superba fama,</l>
<l>negata a lei, ch'Amore onora ed ama.</l>
<l>Anzi la terra, il mar, l'occaso e l'orto</l>
<l>par che s'adorni a prova e si dipinga</l>
<l>per lei ch'il ciel lusinga,</l>
<l>e 'l sol dal suo cammin lungo e distorto</l>
<l>mostra ch'i segni amati</l>
<l>passar bramando il corso oltre sospinga.</l>
<l>Com'api intanto i pargoletti alati</l>
<l>spoglian di fior le piante e i verdi prati.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ne l'Occidente estremo</l>
<l>una parte del mondo è bella e lieta,</l>
<l>là dove Primavera eterna stanza,</l>
<l>la Gloria ha doppia meta,</l>
<l>e più benigno splende il ciel supremo;</l>
<l>ride natura in giovenil sembianza,</l>
<l>Zefiro spira per continua usanza,</l>
<l>e s'odon mormorar con l'aure estive</l>
<l>i vaghi fonti e i lucidi ruscelli,</l>
<l>e dei vezzosi augelli</l>
<l>al canto rimbombar l'ombrose rive;</l>
<l>e più dolce concento</l>
<l>fan de' bei fiori levi spirti e snelli,</l>
<l>e pare il cielo a l'armonia più intento,</l>
<l>suoni ed odori a lui portando il vento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui, dopo lunghi giri,</l>
<l>gli Amoretti fermar l'ali volanti</l>
<l>nel felice, odorato, almo terreno.</l>
<l>D'umor vivo stillanti</l>
<l>altri i fior coglie, onde poi dolce spiri</l>
<l>la nostra Esperia; altri 'l profondo seno</l>
<l>de la faretra d'or ne colma a pieno;</l>
<l>altri le spoglie, onde la destra ignuda</l>
<l>coprir si dee, prima polisce e terge,</l>
<l>poi de gli odori asperge,</l>
<l>i quai felice pianta instilla e suda;</l>
<l>altri par che sepolte</l>
<l>tra bianchissimi fior l'asconda e chiuda;</l>
<l>e tutti al fin con le ricchezze accolte</l>
<l>fan mille voli in ciel, mille rivolte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon, fia tua ventura e grazia altrui,</l>
<l>se la man bella e nuda a te si scopre;</l>
<l>baciala, e grida: "Questo è 'l fin de l'opre".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1452</head>
<argument><p><add resp="ed">Al conte di Paleno.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, la tua virtù ch'io tanto onoro</l>
<l>quanto fosse di Paolo o di Marcello</l>
<l>o d'altro che, già vinto empio rubello,</l>
<l>ornasse il crin di trionfale alloro,</l>
</lg>
<lg>
<l>splender fra noi dovria d'altro lavoro</l>
<l>che di serica pompa o d'aureo vello,</l>
<l>come in sereno ciel, quando è più bello,</l>
<l>luce imago talor di stella e d'oro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se mai rime io per tua gloria ordisco</l>
<l>o del tuo merto o pur de gli avi egregi,</l>
<l>che son ampia materia al sermon prisco,</l>
</lg>
<lg>
<l>son povero testor del nome vostro,</l>
<l>e dico: "Eterna fama ha solo i fregi,</l>
<l>da cui perdon le gemme e l'auro e l'ostro".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1453</head>
<argument><p><add resp="ed">Per la nascita del terzogenito di Vincenzo Gonzaga.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Crescan le palme al Mincio, e i novi allori</l>
<l>or nel felice parto,</l>
<l>che già precede il quarto,</l>
<l>per la speranza de' suoi novi onori.</l>
<l>E le sue rive di smeraldo infiori</l>
<l>il fiume ch'ascoltò la nobil musa,</l>
<l>per cui di Siracusa</l>
<l>ha maggior pregio la tebana Manto,</l>
<l>e più rimbomba il canto,</l>
<l>e non pur d'armonia le selve ingombra,</l>
<l>ma gran teatri, ove discende a l'ombra,</l>
<l>non sol Pan d'Arimanto,</l>
<l>ma Febo stesso, e 'n suon più grave e dolce,</l>
<l>arbori, sassi e fere affrena e molce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben è ragion, poich'i soavi accenti</l>
<l>degna d'udir il padre,</l>
<l>degna d'udir la madre</l>
<l>con gli alti ingegni a vera gloria intenti;</l>
<l>ma qual de l'auree fiamme in ciel lucenti</l>
<l>fu la sua pari stella?</l>
<l>pari ne l'esser bella?</l>
<l>Fu Marte, che splendea più lieto in vista,</l>
<l>e per usanza pur turbato attrista?</l>
<l>o 'l sol, che raggi più lucenti or vibra,</l>
<l>mentre se 'n passa da Leone a Libra,</l>
<l>e più la notte acquista</l>
<l>puro mostrando il bel seren notturno?</l>
<l>o quel che pare a noi pigro Saturno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Pari ben sono a voi, celesti lumi</l>
<l>di chiara stirpe antica</l>
<l>ch'ebbe fortuna amica,</l>
<l>gli onori, le virtù, gli alti costumi,</l>
<l>che tra l'ombre del mondo oscure e i fumi</l>
<l>splendon con vivi raggi;</l>
<l>i forti, i giusti, i saggi,</l>
<l>i magnanimi duci e gli alti ingegni</l>
<l>produsse a scettri, a regni</l>
<l>questa stirpe d'eroi sempre feconda,</l>
<l>la cui gloria fra noi vola e circonda</l>
<l>oltra gli altari e i segni</l>
<l>d'Alessandro e d'Alcide, e gira intorno</l>
<l>e dove sorge e dove inchina il giorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Talché par quasi fato, e ben conviene</l>
<l>che questa invitta prole</l>
<l>risplenda come sole</l>
<l>ch'apra le nubi intorno e 'l ciel serene,</l>
<l>e che s'agguagli omai la nuova spene</l>
<l>con l'antica memoria,</l>
<l>e l'una e l'altra gloria,</l>
<l>io dico di nipoti e d'avi illustri,</l>
<l>e d'altre imprese ancora e d'altri pregi</l>
<l>s'onori, e d'altri più lucenti fregi</l>
<l>per cento e cento lustri,</l>
<l>e rinnovarsi paia il tempo veglio,</l>
<l>che fu d'ogni valor lucido speglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altri opprima gl'iniqui e sparga il sangue</l>
<l>de gli empi e de gl'ingiusti,</l>
<l>o pur da' grandi augusti</l>
<l>il seggio impetri, ov'è il tiranno esangue;</l>
<l>altri vinca il leone orrido e l'angue</l>
<l>e segua illustre esempio</l>
<l>d'alzar famoso tempio</l>
<l>a la Vittoria, e cento spoglie d'oro</l>
<l>e del Trace e del Moro;</l>
<l>altri al fiume sanguigno il ratto corso</l>
<l>tardi co' morti corpi e ponga il morso,</l>
<l>coronato d'alloro;</l>
<l>altri di sostenere il ciel si vante,</l>
<l>e sembri nuovo Alcide a nuovo Atlante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzone, io son già stanco,</l>
<l>né ben raccoglier posso in breve carta</l>
<l>quella gloria ch'è in terra e 'n ciel cosparta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1454</head>
<argument><p><add resp="ed">Per il battesimo del terzogenito di Vincenzo Gonzaga.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Sacra e mirabil onda,</l>
<l>in cui nato rinasce</l>
<l>nobilissimo figlio avvolto in fasce,</l>
<l>qual Acidalio fonte</l>
<l>o di ninfe o di muse ampio lavacro</l>
<l>s'agguaglia a questo sacro?</l>
<l>o chi fia che racconte</l>
<l>più d'altre meraviglie antiche e conte?</l>
<l>Questa è sol grazia e meraviglia</l>
<l>cui null'altra somiglia,</l>
<l>tuffarsi nel sepolcro e schifar morte,</l>
<l>e di vita immortale entrar le porte.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1455</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel medesimo argomento.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Oh di qual padre e di quanti avi illustri,</l>
<l>di quanti eroi discende al mondo e nacque</l>
<l>il fanciul, ch'è ne l'acque;</l>
<l>ch'entra nel guado oscuro</l>
<l>di questo mar di vita, anzi di morte,</l>
<l>quasi guerrier sicuro,</l>
<l>con tai segni, tai detti e tali scorte,</l>
<l>e de l'altrui promesse eterno scampo,</l>
<l>palme e vittorie eterne attende in campo.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1456</head>
<argument><p><add resp="ed">La coppa, ad imitazione d'Anacreonte, al serenissimo signor principe di Parma, Ranuccio Farnese.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Tu, ch'agguagliar ti vanti</l>
<l>d'antichissimo fabro arte e lavoro,</l>
<l>dando vita a l'argento e spirto a l'oro,</l>
<l>benché nudi giganti</l>
<l>non faccian risonar d'intorno il monte,</l>
<l>né s'affatichi qui Sterope e Bronte;</l>
<l>non cheggio elmo, né scudo,</l>
<l>né lorica ond'io copra il petto ignudo,</l>
</lg>
<lg>
<l>per andar poi lontano</l>
<l>da questa gloriosa antica sponda,</l>
<l>là 've ritarda il gelo il corso a l'onda,</l>
<l>e 'l vincitor Romano</l>
<l>di Cesare pareggia il nome e l'opre,</l>
<l>e quasi la sua gloria oscura e copre;</l>
<l>pur non dimostra orgoglio,</l>
<l>chiedendo allori e carro in Campidoglio;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma del più fino argento</l>
<l>fammi lucente vaso, onde s'estingua</l>
<l>la sete de l'accesa e stanca lingua;</l>
<l>e non mi dia spavento</l>
<l>Leon di stelle sparso o fero Drago,</l>
<l>o gran Centauro od altra irata imago;</l>
<l>ma sol l'Aquila e 'l Cigno</l>
<l>splendan con vago aspetto e con benigno.</l>
</lg>
<lg>
<l>O vi dipingi Amore:</l>
<l>non com'ei spiega le dorate penne</l>
<l>dal lucid'elmo, là dond'ei se 'n venne,</l>
<l>né con l'acceso ardore</l>
<l>del folgore minacci o pur con l'arco,</l>
<l>onde ci fere, anzi n'uccide al varco;</l>
<l>ma senza fiamme e strali,</l>
<l>e tutte d'oro sian le chiome e l'ali.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l circondi la rosa,</l>
<l>la rosa, ch'è d'Amor premio e corona,</l>
<l>corona ond'egli gloria or toglie, or dona:</l>
<l>gloria, che vive ed osa</l>
<l>trar l'uom già morto fuor d'oscura tomba,</l>
<l>e muta lingua inspira e muta tromba;</l>
<l>e con la rosa avvinto,</l>
<l>faccia aurei fregi insieme il bel giacinto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu, Febo, l'instilla:</l>
<l>sia quasi fonte il vaso,</l>
<l>e 'l verde colle il nostro alto Parnaso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1457</head>
<argument><p><add resp="ed">Per le nozze del conte di Paleno.</add></p></argument>
<lg type="canzone">
<head>1</head>
<lg>
<l>S'era fermo Imeneo tra l'erto monte</l>
<l>e 'l mare, in cui sovente Austro risuona,</l>
<l>là 've cigne e incorona</l>
<l>Napoli d'alte mura antica fronte:</l>
<l>Napoli, che di gloria e d'or corona</l>
<l>impone a tanti duci,</l>
<l>quante serene luci</l>
<l>non ha la Notte allorché 'l velo spiega;</l>
<l>qui con Amor, ch'avvolge i cori e lega</l>
<l>l'anime peregrine,</l>
<l>facea ghirlande al crine,</l>
<l>ed allori giungendo insieme e palme</l>
<l>ei tessea i nodi preziosi a l'alme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ne l'aureo albergo, in cui la stirpe antica</l>
<l>e di Capi e di Troia ancor si vanta,</l>
<l>e qual traslata pianta</l>
<l>adombra ove quel mar la terra implica,</l>
<l>or de le Muse a prova i versi canta,</l>
<l>or de le Parche il coro,</l>
<l>l'uno e l'altro canoro;</l>
<l>e dove tace l'un, l'altro risponde,</l>
<l>ed alternan le note i monti e l'onde:</l>
<l>l'un le passate cose</l>
<l>ancor più gloriose,</l>
<l>e l'altro rende le future illustri,</l>
<l>a cui fan quasi velo e gli anni e i lustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dice il primier: "Da que' felici campi,</l>
<l>dove per merto sono in pace accolte</l>
<l>l'alme dal vel disciolte,</l>
<l>la cui gloria qual fiamma avvien ch'avvampe,</l>
<l>siate voi, prego, al nostro suon rivolte:</l>
<l>voi che varcaste i mari</l>
<l>fuggendo i tetti avari;</l>
<l>voi che spargeste per la patria il sangue;</l>
<l>voi che feste il nimico in terra esangue;</l>
<l>voi che salvaste i regi</l>
<l>guerrier, voi duci egregi;</l>
<l>e voi con sacro manto e lunghe chiome,</l>
<l>ch'oggi s'eterna il sangue vostro e 'l nome".</l>
</lg>
<lg>
<l>"Nasca" dice il secondo "al novo erede</l>
<l>di gloria, di valor, d'alto consiglio</l>
<l>l'un dopo l'altro figlio,</l>
<l>che prenda esempio da l'antica fede,</l>
<l>ivi più forte ov'è maggior periglio;</l>
<l>nasca a gli scettri, a l'armi,</l>
<l>tra l'ostro e i bianchi marmi;</l>
<l>nasca a regger le schiere armate in guerra,</l>
<l>a possedere in pace amica terra;</l>
<l>e ne' rami si scorga</l>
<l>come virtù risorga:</l>
<l>l'arbore in vece pur di fiori e foglie,</l>
<l>d'alti trofei s'adorni e d'auree spoglie."</l>
</lg>
<lg>
<l>Poscia d'ambo s'udia quasi un concento</l>
<l>più ch'altro fosse mai sonoro e dolce,</l>
<l>ch'altrui lusinga e molce,</l>
<l>e queta il mar sonoro e queta il vento;</l>
<l>arride il Re del ciel che 'l mondo folce,</l>
<l>ed ogni nube oscura</l>
<l>di nimica ventura</l>
<l>si sgombra al cenno, e 'l sol più chiaro intorno</l>
<l>par che luce raddoppi al novo giorno;</l>
<l>la Notte in vel più vago</l>
<l>spiega ogni eterna imago,</l>
<l>né d'avversa fortuna alcun si lagna,</l>
<l>mentre è lieta e felice Italia e Spagna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi quel mare e questo e gemme ed oro</l>
<l>lor porta, e bianche perle e lucidi ostri,</l>
<l>perché s'adorni e mostri</l>
<l>d'infinite ricchezze un bel lavoro;</l>
<l>e gli eroi d'occidente e i duci nostri</l>
<l>par che splendano a prova</l>
<l>in vista altera e nova</l>
<l>per onorar la bella e nobil coppia,</l>
<l>ch'ambe l'Esperie in un sol nodo accoppia.</l>
<l>Pace ha intanto e riposo</l>
<l>la terra e 'l mar ondoso;</l>
<l>e 'l collo a sciolto bue si fa più molle</l>
<l>e non impiaga aratro o campo o colle.</l>
</lg>
<lg>
<l>La Fama i detti sparge</l>
<l>sin là 've per Teseo pianse Arianna;</l>
<l>e nova fede antico error condanna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1458</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Gli archi son due, che piega Amore e tende:</l>
<l>l'un de le Grazie, onde felice sorte</l>
<l>ha lunga età sino a l'avara morte;</l>
<l>l'altro la vita perturbata offende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma questo che di novo ei dora e prende</l>
<l>sì nobil arco e sì leggiadro e forte,</l>
<l>rende alma ad alma in bene amar consorte,</l>
<l>e qual celeste si colora e splende.</l>
</lg>
<lg>
<l>E da lui vibra il sol gli ardenti raggi,</l>
<l>Febo gli strali e le saette Amore,</l>
<l>e più stima Imeneo l'accesa face.</l>
</lg>
<lg>
<l>Marte, obliando i suoi più fieri oltraggi,</l>
<l>ama quest'arco in lieta pompa e 'n pace:</l>
<l>tanto gli fan la terra e 'l cielo onore!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1459</head>
<lg type="madrigale">
<head>3</head>
<l>Già discende Imeneo là dove alberga</l>
<l>la virtù col valore,</l>
<l>e la gloria e l'onore</l>
<l>a' gloriosi eroi tesson corona.</l>
<l>E nulla par che più s'innalzi ed erga</l>
<l>de la gran stirpe loro,</l>
<l>mentre con l'ali d'oro</l>
<l>vola dal monte al mar, ch'alto risuona.</l>
<l>Ma chi cercasse pur di zona in zona</l>
<l>fra le sue fiamme e 'l gelo</l>
<l>la terra e 'nsieme il cielo,</l>
<l>non li vedrebbe in sì felice aspetto</l>
<l>come ivi il giorno a la gran pompa eletto.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1460</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Eran già le virtù divise e sparte,</l>
<l>quando due nobili alme Amor distrinse;</l>
<l>e di lor fé catena onde l'avvinse,</l>
<l>e giunse in voi con sì mirabil arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E partir non le può chi tutto parte</l>
<l>e l'alma eterna del mortal discinse,</l>
<l>perch'il suo fabro qui se stesso or vinse,</l>
<l>e lei pur lega a la divina parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né sol le gemme e l'or trovò sotterra</l>
<l>e l'Italia e la Spagna aggiunse insieme;</l>
<l>ma per tanta opra ei se 'n volò più lunge,</l>
</lg>
<lg>
<l>e del mondo cercò le spere estreme;</l>
<l>e coi meriti vostri omai congiunge</l>
<l>l'alto regno del cielo e l'umil terra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1461</head>
<argument><p><add resp="ed">A fra Iacopo Claverio.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Claverio, cui si chiude e si disserra</l>
<l>il ciel lucente e 'l tenebroso inferno,</l>
<l>ché n'hai le chiavi e puoi del regno eterno</l>
<l>a la pace inalzar da questa guerra;</l>
</lg>
<lg>
<l>vedi ch'i cori umani indura e serra,</l>
<l>saldo più che diamante, affetto interno,</l>
<l>perché qui sia lo mio pregare a scherno</l>
<l>ed io sol di miseria esempio in terra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Placami i regi, i duci e l'umil volgo</l>
<l>con dotta lingua e con più ardenti preghi,</l>
<l>ora c'ho da vicin l'uscio di morte.</l>
</lg>
<lg>
<l>A la tua fede, al tuo saver mi volgo:</l>
<l>non fia ch'un saggio core aprir si neghi</l>
<l>a chi del ciel può disserrar le porte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1462</head>
<argument><p><add resp="ed">A Fabio Gonzaga.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fabio, in Parnaso udirsi e 'n Delfo e 'n Delo</l>
<l>la tua fama immortal dovria sovente,</l>
<l>che s'avanzò quando è la bruma algente,</l>
<l>l'ale spiegando insino al freddo cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io dir vorrei che fra le nevi e 'l gelo</l>
<l>già fiammeggiò quasi piropo ardente</l>
<l>il tuo valore o come sol lucente</l>
<l>che sgombri intorno il nubiloso velo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben ha la mia faretra ancor saette,</l>
<l>onde di somma gloria il segno aggiunge</l>
<l>con belle e chiare lodi a prova elette.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così lontano Amore avventa e vibra</l>
<l>l'auree quadrella, e Febo ancor sì lunge</l>
<l>sparge lucidi strali in Tauro e 'n Libra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1463</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Grande arringo di gloria il padre vostro,</l>
<l>Fabio, trascorse, e fu di lei ben degno,</l>
<l>né toccò meta più sublime o segno</l>
<l>chi si propose onor di lauro e d'ostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, scorto da l'esempio a voi dimostro,</l>
<l>seguite lui fin al celeste regno</l>
<l>con fortissimo cor, pien d'alto ingegno,</l>
<l>dando materia al più lodato inchiostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sallo il Mincio non sol dov'è sì larga</l>
<l>la nobil destra a l'oro e pronta a l'arme,</l>
<l>ma sa più lunge ancor la Mosa e 'l Reno.</l>
</lg>
<lg>
<l>A me doppio soggetto è quasi freno,</l>
<l>se mi spinge il desio ch'orni e cosparga</l>
<l>quanto convensi a voi la prosa e 'l carme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1464</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fabio, io lunge credea col basso ingegno</l>
<l>sovra me stesso in voi lodando alzarmi,</l>
<l>ed agguagliar co' più lodati carmi</l>
<l>quel valor che di fama eterna è degno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma più d'appresso or più sublime segno</l>
<l>e la gloria vegg'io d'imprese e d'armi,</l>
<l>a cui alzarsi dovrian metalli e marmi,</l>
<l>non ch'umil lande; e tal s'avrebbe a sdegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così maggior si scopre antica torre</l>
<l>od alto monte a chi vicino il guarda;</l>
<l>e poggiar non vi puote uom lento e carco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però si ferma al periglioso varco</l>
<l>del vostro onor la penna e no 'l trascorre,</l>
<l>già leggiera e veloce, or grave e tarda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1465</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, ch'immortal laude aveste in guerra</l>
<l>là 've i rapidi fiumi agghiaccia il verno,</l>
<l>in pace ancor s'acquista onore eterno,</l>
<l>e mano inerme apre Elicona e serra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu ne la tua famosa e nobil terra</l>
<l>deh! non aver due gran vittorie a scherno:</l>
<l>l'una di te, che 'l tuo nemico interno</l>
<l>puoi raffrenar, quando ei vaneggia ed erra;</l>
</lg>
<lg>
<l>l'altra di mia fortuna e d'empie e felle</l>
<l>luci; e se 'l cielo e 'l fato ha ingiusta forza,</l>
<l>chi vide mai più gloriosa palma?</l>
</lg>
<lg>
<l>Molti vinser la terra, e tu le stelle:</l>
<l>tu signoreggi il ciel, che tutto sforza,</l>
<l>rendendo vera libertate a l'alma.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1466</head>
<argument><p><add resp="ed">Nell'inondazione di Roma.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre cade la pioggia e freme il vento,</l>
<l>passa il Tebro le sponde usate e i segni,</l>
<l>e par che di se stesso omai si sdegni</l>
<l>rapido ed ampio, ov'era angusto e lento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma più che 'l danno grave è 'l suo spavento,</l>
<l>pur come a Roma il vincitore insegni</l>
<l>ch'altri suole ingombrar vicini regni,</l>
<l>né del suo giusto imperio è mai contento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual meraviglia è, se chi tuona e regge</l>
<l>pon confine a la terra, al fuoco, a l'onde,</l>
<l>pur ricusa a natura ordine e legge!</l>
</lg>
<lg>
<l>che a l'uom tolga il suo freno, e spesso avvampi</l>
<l>il barbarico incendio, e spesso inonde</l>
<l>il diluvio raccolto i dolci campi!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1467</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad Antonio Costantini.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Son vostre lodi, Antonio, e degni pregi</l>
<l>puro stil, pura lingua e puro core,</l>
<l>che solo è di virtù tempio e d'onore,</l>
<l>qual non drizzaro i peregrini egregi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E di fama immortal corone e fregi</l>
<l>far voi potete al vostro e mio signore,</l>
<l>degnissimo non pur ch'ei sì v'onore,</l>
<l>ma d'esser caro a' più sublimi regi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dogliomi sol che la mia pena accresca</l>
<l>la vostra laude, e nel vergar le carte</l>
<l>la stanca penna alfin la scemi intanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma fate voi ch'al mondo omai n'incresca;</l>
<l>e gloria avrete di sì nobil arte,</l>
<l>pago de' vostri merti e d'altrui vanto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1468</head>
<argument><p><add resp="ed">Al conte di Paleno.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, perché d'Averno al ciel risorga</l>
<l>l'alta Babel con più superbe mura,</l>
<l>e la gran torre ove in sembianza oscura</l>
<l>Nembrot esempio altrui d'orgoglio porga;</l>
</lg>
<lg>
<l>od altra maraviglia in cui si scorga</l>
<l>altezza poco al fulmine sicura,</l>
<l>bramerò i dolci colli, in cui natura</l>
<l>vuol che de l'arti sue lieto m'accorga.</l>
</lg>
<lg>
<l>E la città ch'in sì mirabil faccia</l>
<l>vagheggia il mar Tirreno, il lido e 'l monte,</l>
<l>onde l'Africa vinta ancor minaccia,</l>
</lg>
<lg>
<l>e fra duci ed eroi, che 'n seno accoglie</l>
<l>te, cui Febo di lauro ornò la fronte,</l>
<l>né bastar può senza trionfi o spoglie.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1469</head>
<argument><p>Al principe di Conca.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Signor, pensando a le memorie antiche</l>
<l>che 'l tempo rende oscure, in te discerno,</l>
<l>quasi raggio di sol che sgombri il verno,</l>
<l>splendor che scaccia l'ombre al ver nemiche.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né chi la fama avrebbe e le fatiche</l>
<l>del pio Troian che scese al cieco Averno,</l>
<l>più debbe de' nepoti al nome eterno</l>
<l>ch'a quel de gli avi tuoi le Muse amiche.</l>
</lg>
<lg>
<l>O ricco d'avi e di tua gloria e d'auro,</l>
<l>onde più d'altri abbondi e più t'illustri,</l>
<l>or del numero il danno adegua un figlio</l>
</lg>
<lg>
<l>con la virtù, con lo sperar de' lustri;</l>
<l>ma chi loda il valor alto e 'l consiglio,</l>
<l>luce di prisca fama ampia e restauro?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1470</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Oltre il Gange, oltre il Nilo e l'Indo e 'l Reno</l>
<l>volar devrian con più sonanti carmi</l>
<l>la vostra gloria e l'alte imprese e l'armi,</l>
<l>e i gran nomi a cui 'l tempo è gran veneno;</l>
</lg>
<lg>
<l>né potrebbe una man vergarne appieno</l>
<l>le carte, né scolpirne i bianchi marmi,</l>
<l>né cantarne una lingua, e io temo alzarmi</l>
<l>sovra le nubi, e 'n grembo al mar Tirreno,</l>
</lg>
<lg>
<l>quasi Icaro, lasciar l'ardite piume.</l>
<l>Dunque altrui più le sparga, e, come giusto,</l>
<l>passi la fama vostra Abila e Calpe:</l>
</lg>
<lg>
<l>da me ristretta infra due mari e l'Alpe</l>
<l>parria tra monti ripercosso lume</l>
<l>o vento che rimbombi in loco angusto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1471</head>
<argument><p><add resp="ed">Al conte di Paleno.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Spirto gentil, ch'i più lodati esempi</l>
<l>segui d'alto valor, che forte o giusto</l>
<l>Africano od Augusto</l>
<l>lasciasse al mondo od altro invitto duce;</l>
<l>quel tuo maggior, ch'adorni i sacri tempi</l>
<l>fé di novi sepolcri, e 'n bianchi marmi</l>
<l>spiegò l'insegne e l'armi,</l>
<l>e giunse a' chiari nomi e fama e luce,</l>
<l>segnò quel calle, ove pietà conduce;</l>
<l>tu da lei scorto al tenebroso inferno</l>
<l>od a' felici campi,</l>
<l>per favolose vie non movi il passo;</l>
<l>ma poggi al tempio de l'onore eterno,</l>
<l>del cui ardente desio ne l'alma avvampi,</l>
<l>perché gloria più salda in lei si stampi</l>
<l>ch'in bel metallo o 'n sasso,</l>
<l>ed abbia gli anni in terra e 'l tempo a scherno,</l>
<l>come han l'alme là sù Stige ed Averno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre d'Ademaro in ciel risplende</l>
<l>l'ardente spirto più ch'in lucid'ostri,</l>
<l>e gli stellanti chiostri</l>
<l>tutti de la sua luce orna e rischiara,</l>
<l>qui la sua fama antica il volo stende</l>
<l>oltre 'l corso del sol, che 'l dì riporta</l>
<l>per via lunga e distorta,</l>
<l>e innanzi a lui bella si scorge e chiara;</l>
<l>e gli altri ch'ascondea la terra avara,</l>
<l>la 've perpetua e cieca notte adombra</l>
<l>il suo profondo seno,</l>
<l>sono, la tua mercé, famosi e conti.</l>
<l>Ma de l'antichità la nube e l'ombra</l>
<l>sparisce come a' raggi in bel sereno</l>
<l>nebbia compressa d'atro umor terreno.</l>
<l>Chi fia che lor racconti,</l>
<l>se folta selva, quando il gel si sgombra,</l>
<l>di tante fonti non s'adorna e 'ngombra?</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice stirpe, onde il più nobil regno</l>
<l>che 'l nostro mare inondi o 'l sole illustri,</l>
<l>in gran girar di lustri</l>
<l>si gloria (oh gran favor di stelle amiche!);</l>
<l>e perché quattro volte il fero sdegno</l>
<l>d'aspra Fortuna abbia gittato a terra,</l>
<l>con perigliosa guerra,</l>
<l>tante corone de' suoi regi antiche,</l>
<l>movendo l'arme al sommo onor nemiche,</l>
<l>e svelti i tronchi da radice a forza;</l>
<l>quest'anco inalza e spande</l>
<l>la nobil chioma e cento rami e cento,</l>
<l>ch'empia tempesta non la crolla o sforza,</l>
<l>bench'ella sorga più fiorita e grande</l>
<l>e si faccia d'onor sacre ghirlande,</l>
<l>senza tema e spavento,</l>
<l>e di sua lode adorna in verde scorza,</l>
<l>vie più con gli anni acquista onore e forza.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quando il regno aggiunse al grande impero</l>
<l>e quando il diede al successor di Carlo,</l>
<l>chi sol potea donarlo,</l>
<l>quasi un bel premio de l'imprese eccelse,</l>
<l>e poich'alfine il glorioso Ibero</l>
<l>d'Aragon venne folgorando e spinti</l>
<l>i suoi nemici e vinti,</l>
<l>difese lei che 'l fece erede e scelse;</l>
<l>e quanto il tenne e proprio albergo ei felse,</l>
<l>finché successe il buon nipote al figlio,</l>
<l>ella si stese e crebbe;</l>
<l>né senza quella chiara, invitta fede</l>
<l>de' tuoi maggiori in pace o 'n gran periglio</l>
<l>d'aspra contesa, alcuno a regnar ebbe;</l>
<l>e degno grado a quel valor si debbe,</l>
<l>sostegno a l'alta Sede,</l>
<l>d'animo ognor costante e di consiglio,</l>
<l>e per guerra e per morte e per esiglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma co' regi, che fati avari e scarsi</l>
<l>ebber sovente in guerra e 'l regno istesso</l>
<l>or predato or oppresso,</l>
<l>e da giogo crudel talora afflitto,</l>
<l>non poteva ella insino al cielo alzarsi,</l>
<l>né fu sì ampia la fortuna o 'l clima,</l>
<l>come il merto si stima.</l>
<l>Poich'al gran Carlo ed a Filippo invitto</l>
<l>non ha meta o confine il ciel prescritto</l>
<l>in barbarica terra o 'n mar profondo;</l>
<l>ma la giusta possanza</l>
<l>trapassa le colonne, e i sacri altari</l>
<l>la gloria, ed a lei sembra angusto il mondo.</l>
<l>Poche ha la stirpe tua sembianti o pari</l>
<l>fra l'orrid'Alpe e i duo famosi mari,</l>
<l>e 'n te se stessa avanza,</l>
<l>e 'l primo Re le aspira e 'l ciel secondo</l>
<l>a sostener di gloria antica il pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E perché d'ostro altri s'adorni e d'oro,</l>
<l>e scettro imperioso in guerra ei porti,</l>
<l>altri spesso riporti,</l>
<l>vinto il nemico in campo, altera palma,</l>
<l>e cinga il crin di trionfale alloro,</l>
<l>altri, il re difendendo, a morte il toglia,</l>
<l>porpora sacra e spoglia,</l>
<l>e prisca fede e gloria ardente ed alma</l>
<l>sono a te cara ed onorata salma</l>
<l>da gli avi imposta; e la sostiene e regge,</l>
<l>e 'n se stessa s'aduna,</l>
<l>la tua virtù che non vacilla e manca;</l>
<l>ma di seguir tanto valore elegge</l>
<l>con più destra e seconda alta fortuna,</l>
<l>sin da le fasce e da la nobil cuna;</l>
<l>né mai s'allenta o stanca</l>
<l>e quasi a se medesma è viva legge,</l>
<l>mentre i popoli tuoi frena e corregge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Signor, deh mira come Italia e Spagna,</l>
<l>le più belle del mondo e care parti,</l>
<l>hanno diffusi e sparti</l>
<l>gli onori e l'arme e le vittorie intorno,</l>
<l>dovunque l'Ocean circonda e bagna;</l>
<l>e come avvien ch'in più tranquilla faccia</l>
<l>in lor suo albergo faccia</l>
<l>Fortuna e Marte d'auree spoglie adorno,</l>
<l>né più stimi del mondo altro soggiorno.</l>
<l>E qual ne l'alto Egeo nocchiero accorto</l>
<l>spande ventosa vela,</l>
<l>quando è placida l'aura e 'l mar s'acqueta,</l>
<l>e 'l ciel risplende da l'occaso a l'orto,</l>
<l>ché nulla nube a mezzo giorno il vela,</l>
<l>spiega tu cortesia, ch'invan si cela,</l>
<l>a gloriosa meta,</l>
<l>sin che nel mar gittando il ferro attorto,</l>
<l>lieto alfin prende il più felice porto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon mia, non può ingegno o stil più colto</l>
<l>darti colori e lumi</l>
<l>sì varii, che di lor tutta risplenda;</l>
<l>ma quel signor c'ha le tue Muse accolto</l>
<l>in degno albergo, al suo splendor t'allumi.</l>
<l>E se parer più bella altrui presumi,</l>
<l>fa ch'egli in grado il prenda,</l>
<l>e dì: "Quel ch'in me splende o poco o molto,</l>
<l>raggio è suo solo e 'l vero in luce avvolto".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1472</head>
<argument><p>Scrive al signor Orazio Feltro di aver nell'animo la forma di Napoli e del re vittorioso.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>De la città, per cui natura e 'l cielo</l>
<l>raccolse quanto ha in sé diviso il mondo</l>
<l>di bel e di gentil, nel core ascondo</l>
<l>la trionfale imago; e tolto il velo,</l>
</lg>
<lg>
<l>Orazio, al fin vedrai di quanto io celo</l>
<l>non d'Adria il sen turbato o 'l sen profondo,</l>
<l>dov'Encelado scote il grave pondo,</l>
<l>ma la fervida arena e 'l mar di gelo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e lauri e palme più di pini e d'olmi,</l>
<l>ed aquile e colonne e spoglie d'auro,</l>
<l>e simulacri ancor di regi vinti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e le piaggie e 'l bel monte e i lidi colmi</l>
<l>d'arme e di prede; e seguir l'Indo e 'l Mauro</l>
<l>il nostro re co' regi d'Asia avvinti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1473</head>
<argument><p><add resp="ed">A Orazio Feltro.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Valore e cortesia, tuo proprio merto,</l>
<l>son di nobil fatica ampia mercede,</l>
<l>perché virtù non trova e non possiede</l>
<l>di se medesma il guiderdon più certo.</l>
</lg>
<lg>
<l>In questo spazio de la vita incerto,</l>
<l>ove ciascun che nasce affretta il piede,</l>
<l>e giungendo a la meta, indi non riede,</l>
<l>né pur due volte è in un sol corso esperto,</l>
</lg>
<lg>
<l>qual vana pompa o qual marmorea tomba</l>
<l>più 'l fa superbo! qual onor, qual pianto</l>
<l>o qual fama d'orgoglio avvien che spiri!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se a gloria immortale, Orazio, aspiri,</l>
<l>dogliomi che sin or poco rimbomba</l>
<l>l'altrui grazia, il tuo nome e 'l nostro vanto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE QUARTA</head>
<head>DAL GENNAIO AL DICEMBRE 1590</head>
<div4 type="poesia">
<head>1474</head>
<argument><p><add resp="ed">In morte di Fabio Polverino.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Quel che premer solea l'orrido monte</l>
<l>con l'orme volte a gli stellati giri,</l>
<l>là 've il gigante fiamme e fumo spiri</l>
<l>scotendo il fianco e la superba fronte,</l>
</lg>
<lg>
<l>calca or le strade ov'aspirò Fetonte,</l>
<l>che mal ritenne a freno alti desiri;</l>
<l>calca le stelle; e quinci avvien che miri</l>
<l>l'alme tarde al salir, al cader pronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci ne sgrida e quinci al cor rimbomba</l>
<l>l'interna voce: "O voi, che dianzi in terra</l>
<l>seguite i certi passi e 'l santo esempio,</l>
</lg>
<lg>
<l>a questa pace omai da quella guerra</l>
<l>volgete gli occhi e 'n questo eterno tempio,</l>
<l>dove lutto non ha morte né tomba".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1475</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Fabio, dove drizzasti i santi passi?</l>
<l>anzi dove spiegasti il santo volo?</l>
<l>Al ciel, son certo, al più sublime polo,</l>
<l>in parte onde poggiando a Dio sol vassi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quindi lucido ed alto oscuri e bassi</l>
<l>noi miri, e tutto lieto il nostro duolo,</l>
<l>e me, che del tuo onore egro or consolo</l>
<l>e de la gloria tua gli spirti lassi.</l>
</lg>
<lg>
<l>O felice pastor di questa greggia,</l>
<l>or sei vicino al mansueto agnello,</l>
<l>che mai non cade e fa perpetuo il giorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>terrena mandra con celeste reggia</l>
<l>cangiando, e il fumo che ti adombra intorno,</l>
<l>co' raggi eterni del lucente vello.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1476</head>
<argument><p><add resp="ed">A una signora rimasta vedova.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non han più bel soggetto i colti inchiostri</l>
<l>di voi, saggia, pietosa e nobil donna,</l>
<l>che inculta in nero manto e in nera gonna</l>
<l>splendete più che fra le gemme e gli ostri;</l>
</lg>
<lg>
<l>né han maggior gloria i lidi e i campi nostri</l>
<l>de la vostra virtù che in voi s'indonna;</l>
<l>o quelli in cui drizzar meta o colonna</l>
<l>gli antichi eroi, fere vincendo e mostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi mille interni affetti e 'l duro assalto</l>
<l>vinceste di Fortuna ancor superba,</l>
<l>senz'armi e squadre, voi guerriera e duce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel ch'ebbe il vostro amor pudico ed alto</l>
<l>col cener freddo pur sepolto il serba,</l>
<l>anzi l'infiamma in ciel da luce in luce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1477</head>
<argument><p>In lode del granduca di Toscana.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alto signor di gente illustre antica,</l>
<l>come quel che Mesenzio ancise e Turno,</l>
<l>tante stelle non ha seren notturno</l>
<l>quante virtù l'alma di gloria amica.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma l'ampio ciel, che al crin stellante implica</l>
<l>nel suo giro sovran Giove e Saturno,</l>
<l>poiché sparito è lo splendor diurno,</l>
<l>che in parte avversa or fa la terra aprica,</l>
</lg>
<lg>
<l>altri lumi talor nasconde e mostra,</l>
<l>altri ognor tien nascosi, altri lucenti</l>
<l>securi da l'occaso ei volge intorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal rara grazia, ond'è vostr'alma adorna,</l>
<l>s'occulta, e la virtù, che pur n'è vostra,</l>
<l>risplende eterna a più contrarie genti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1478</head>
<argument><p>A Ferdinando I de' Medici, granduca di Toscana.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Al tosco impero, in cui s'alzò Ferrante,</l>
<l>quinci giustizia fece alto sostegno,</l>
<l>quindi clemenza, onde per caso indegno</l>
<l>pria fora l'Alpe e l'Appenin tremante,</l>
</lg>
<lg>
<l>pria frale il marmo e 'l lucido diamante,</l>
<l>là 've mostri Fortuna il suo disdegno:</l>
<l>così riposa anche il celeste regno</l>
<l>su le colonne onde il sostiene Atlante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così, sparso di lumi, i raggi vibra;</l>
<l>così di sue corone egli s'adorna,</l>
<l>ma le dissolve poi qual nubi o lampi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sono men salde in voi, celesti campi,</l>
<l>che ne la sacra chioma, o sempre aggiorna</l>
<l>de la sua gloria il sol, lucente in Libra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1479</head>
<argument><p>Sovra il simulacro d'Ercole sovra il fonte de' Pitti, in Firenze.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Io, che vinsi le fere, ancisi i mostri</l>
<l>posi le mete al mar, le mete al mondo,</l>
<l>con Atlante sostenni il grave pondo,</l>
<l>e congiunsi gli affanni e i pregi nostri,</l>
</lg>
<lg>
<l>nuda alma ascesi a gli stellanti chiostri;</l>
<l>ma 'l simulacro mio d'orror profondo</l>
<l>voi qui m'alzaste a lo splendor giocondo;</l>
<l>acque a voi spargo, a me versate inchiostri</l>
</lg>
<lg>
<l>ed a questo di Cosmo invitto figlio,</l>
<l>perché di sue vittorie e mie fatiche</l>
<l>egli abbia gloria eterna, ambo quiete.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sian questi fonti a me Castalia e Lete</l>
<l>purché di funi invece or Muse amiche</l>
<l>e Febo io veggia in lieto e caro esiglio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1480</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Arno, come Acheloo d'Ercole invitto,</l>
<l>svelto non ti vedesti il duro corno;</l>
<l>né da lui ricevesti oltraggio e scorno,</l>
<l>misero amante in tenzon fera afflitto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Prima però che renda al mar suo dritto</l>
<l>torci il tuo corso al simulacro adorno,</l>
<l>e i verdi colli e i bianchi marmi intorno</l>
<l>bagna e feconda pur qual Nilo Egitto.</l>
</lg>
<lg>
<l>S'egli è dono del ciel, del cielo imago</l>
<l>già non se 'n vanti, o sua città pareggi</l>
<l>con lei che fu d'Augusto opra gentile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'altre luci, altro sole al sol simile</l>
<l>ti fan più lieto di sua gloria e vago:</l>
<l>felice te, ch'in sì bel corso ondeggi!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1481</head>
<lg type="canzone">
<lg>
<l>Al cader d'un bel ramo che si svelse,</l>
<l>pur come quel che sterpa orrido nembo,</l>
<l>sparso a la terra il grembo</l>
<l>de' suoi bei fiori e de le spoglie eccelse,</l>
<l>vedova pianta ond'Appenin s'adombra</l>
<l>parea dolersi, e Flora in negro manto</l>
<l>urne versò di pianto;</l>
<l>l'Arno e i monti addoppiar l'orrore e l'ombra;</l>
<l>né larve il fiero duol ch'il volto ingombra,</l>
<l>benché sopra le stelle,</l>
<l>translato il nobil ramo e quasi offerto,</l>
<l>sia tra l'alme più belle,</l>
<l>più bel di quello ond'è l'Inferno aperto:</l>
<l>perch'egli aperse il cielo, e fu suo merto.</l>
<l>Ma com'esce di tomba</l>
<l>o da tronco talor voce rimbomba,</l>
<l>tal s'udia nel lamento</l>
<l>de le preghiere sue mesto concento.</l>
</lg>
<lg>
<l>"Padre del ciel," parea Toscana e tutto</l>
<l>pregare il glorioso almo terreno,</l>
<l>di mestizia ripieno,</l>
<l>"tempra d'Italia il grave affanno e 'l lutto;</l>
<l>mira di questi eroi la stirpe antica,</l>
<l>che producea, sì come fronde e fiori,</l>
<l>le vittorie e gli allori,</l>
<l>mentr'ebbe il cielo e la fortuna amica,</l>
<l>senza il bel ramo suo. Sorte nemica</l>
<l>il gran ramo le toglie,</l>
<l>come sia tocco da tempesta o gelo,</l>
<l>o pur tua mano il coglie</l>
<l>e, s'in terra ei fioriva, ei splende in cielo:</l>
<l>deh! se ti mosse mai pietoso zelo,</l>
<l>di quel ramo ch'è tronco,</l>
<l>germogli il glorioso e nobil tronco</l>
<l>da radici alte e ferme,</l>
<l>di virtuti e d'onore il novo germe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Padre e cultor de le più sagge genti,</l>
<l>que' fiori di leggiadri alti costumi</l>
<l>or son celesti lumi,</l>
<l>e fiammeggian là sù fra luci ardenti;</l>
<l>ma qui si duol, quasi d'ingiusto oltraggio,</l>
<l>l'arbor sempre fiorita e gloriosa,</l>
<l>s'a la sua chioma ombrosa</l>
<l>non splende di tua grazia il dolce raggio;</l>
<l>succeda ancor più lieto il maggio al maggio,</l>
<l>e tutta ella s'asperga</l>
<l>de la rugiada tua pura e celeste,</l>
<l>e si dispieghi ed erga</l>
<l>senza timor di tuoni o di tempeste.</l>
<l>Deh! se ti mosser mai preghiere oneste,</l>
<l>se lagrime non false,</l>
<l>se de l'onor d'Italia unqua ti calse,</l>
<l>nasca il figliuol ch'io bramo,</l>
<l>quasi in vetusta pianta il novo ramo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nasca a Fernando Cosmo, indi la chioma</l>
<l>con la corona del suo antico adorni,</l>
<l>ne' suoi perfetti giorni,</l>
<l>e trionfante il veggia Italia e Roma;</l>
<l>veggia di novo il Vaticano e 'l Tebro</l>
<l>d'or, d'ostro, d'armi altera e sacra pompa;</l>
<l>né fortuna interrompa</l>
<l>la gloria che sperata omai celebro,</l>
<l>ma porti invidia a l'Arno Anfriso ed Ebro."</l>
<l>Così Toscana disse;</l>
<l>e 'l Re del ciel tonò con chiari lampi,</l>
<l>e stelle erranti e fisse</l>
<l>volse benigno in più sublimi campi.</l>
<l>Or tutta d'allegrezza avvien ch'avvampi</l>
<l>Fiorenza, e par imago</l>
<l>de l'ampio ciel, che più di lumi è vago;</l>
<l>e de l'alta speranza</l>
<l>parte s'adempie e parte ancor n'avanza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così d'animo agguagli il re di Pella,</l>
<l>d'anni pareggi e di fortuna Augusto,</l>
<l>e di giustizia il giusto</l>
<l>ch'oltre a l'Istro domò gente rubella;</l>
<l>e quanti mai cesari invitti e regi</l>
<l>leggi diero a la guerra, arme a la pace</l>
<l>vincendo o Mauro o Trace,</l>
<l>e quanti fur mai peregrini egregi;</l>
<l>così de gli avi suoi rinnovi i pregi;</l>
<l>e sovra orridi monti</l>
<l>spoglie innalzi e trofei; colonne ed archi</l>
<l>porti su l'acque e ponti,</l>
<l>onde l'amica terra e 'l mar si varchi;</l>
<l>così da varie prede adorni e carchi,</l>
<l>da' barbarici regni</l>
<l>vengan a' lidi toschi i toschi legni;</l>
<l>e Fortuna seconda</l>
<l>spieghi le insegne sue di sponda in sponda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Appena ella, fermando i passi erranti</l>
<l>sovra le sfere del celeste regno,</l>
<l>avria maggior sostegno,</l>
<l>né d'altro in terra più si glorii e vanti;</l>
<l>e, benché pur si cangi e varii e volga,</l>
<l>e ingiuriosa faccia alte contese</l>
<l>in magnanime imprese,</l>
<l>non fia ch'al mio signor la gloria tolga.</l>
<l>Virtù par ch'il fanciullo in seno accolga</l>
<l>qual celeste nutrice,</l>
<l>e d'ambrosia divina ancor l'instille,</l>
<l>acciocché men felice</l>
<l>fosse Romolo invitto o 'l fero Achille;</l>
<l>e se là sù di raggi e di scintille</l>
<l>splende il Centauro e d'armi,</l>
<l>e qui l'antica Fera in bianchi marmi;</l>
<l>virtù fra noi si cole,</l>
<l>ed imagine e tempio ha sopra il sole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cerca tra fonti e selve e statue e logge,</l>
<l>canzon, la real cuna,</l>
<l>e dì: "Senza favor d'altra fortuna,</l>
<l>fra mille arti leggiadre,</l>
<l>virtù m'affida e cortesia del padre".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1482</head>
<argument><p>Nel nascimento del serenissimo principe di Toscana.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Oggi che nasce il figlio al tosco duce</l>
<l>pace e riposo e libertate ha 'l mondo,</l>
<l>sciolto pasce il destrier campo fecondo,</l>
<l>senz'aratro la terra ancor produce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Senza remi le navi a noi conduce</l>
<l>con preziose merci Austro secondo,</l>
<l>scema la notte e l'orror suo profondo</l>
<l>il sole, e cresce la sua ardente luce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Par che natura canti e 'l ciel descritto</l>
<l>quasi con auree stelle il vel dimostri;</l>
<l>nasce vincendo il sol d'alto emispero,</l>
</lg>
<lg>
<l>nasce a vincer gli eroi, non solo i mostri,</l>
<l>non per servir, ma per sovrano impero,</l>
<l>nasce d'invitta stirpe il figlio invitto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1483</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quando a sentir qua giù la state e 'l verno</l>
<l>scese dal puro ciel la nobil alma,</l>
<l>e non solo a portar corporea salma,</l>
<l>ma real peso ancor d'alto governo,</l>
</lg>
<lg>
<l>ogni bella virtù, ch'onore eterno</l>
<l>n'acquisti in terra o gloria ardente ed alma;</l>
<l>o de' nemici pur corona e palma</l>
<l>mandò giù da le stelle il Re superno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né per doni di Giove o di Saturno,</l>
<l>quanto per grazie di sua man consparte</l>
<l>fia ch'ei risplenda, e per antico esempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli ch'è luce, e luce al sol comparte,</l>
<l>de' rai coroni la sua imago al tempio:</l>
<l>ch'ogni altra fama è qual balen notturno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1484</head>
<argument><p><add resp="ed">A Vincenzo Gonzaga che si bagna nel fiume.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Fuggiste a l'acque il foco,</l>
<l>e 'l trovaste fra l'acque,</l>
<l>perché fra 'l pianto in voi la fiamma nacque;</l>
<l>ma s'arde in ciascun loco</l>
<l>Amor, come si crede,</l>
<l>vi conduca al martir la vostra fede,</l>
<l>e procurate almeno</l>
<l>che dolce fiamma vi riscaldi il seno.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1485</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Perché tra le fredd'acque il foco ardente,</l>
<l>signor, così fuggite,</l>
<l>se l'avete nel core?</l>
<l>Schivate ciascun altro, e solamente</l>
<l>di fede in voi nutrite</l>
<l>quel che nacque d'amore:</l>
<l>ché non ben si mantiene</l>
<l>sol di pianto e di pene.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1486</head>
<argument><p>All'illustrissimo signor don Giovanni III, conte di Ventimiglia, marchese di Ierace.</p></argument>
<lg type="canzone">
<lg>
<l>Già non son io scultor di bianchi marmi</l>
<l>che in alta parte a gran colonna appoggia</l>
<l>statua, che mai non si rimova e parta;</l>
<l>ma qual diè moto in disusata foggia</l>
<l>Dedalo ai simulacri, in breve carta</l>
<l>tento dar quasi vita a' novi carmi.</l>
<l>Musa, che lodi le corone e l'armi</l>
<l>dei magnanimi duci e l'alte imprese,</l>
<l>e gli acquistati imperi e i vinti regni,</l>
<l>e de gli antichi eroi trionfi e palme,</l>
<l>tu sai le strade in cui sublime ascese</l>
<l>Perseo e Bellerofonte, e scrivi i segni</l>
<l>onde scendon fra noi le nobil'alme;</l>
<l>qual nave adunque fia che tutta spalme</l>
<l>e recusi d'andar fra scogli e sirti,</l>
<l>le vele aprendo a' più turbati spirti,</l>
<l>con le sue care salme,</l>
<l>o dove più fremendo il mar si sdegni</l>
<l>e fra' monti apra il passo a' curvi legni?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu che passasti 'l cielo e i giri ardenti</l>
<l>de le stelle e del sol, tu pronta or varca</l>
<l>il mare, o Musa, a mezza notte il verno;</l>
<l>e qual di te fia degna e grave barca</l>
<l>speri bella mercé d'onore eterno,</l>
<l>malgrado pur di procellosi venti.</l>
<l>E se Argo coi suoi lumi alti e lucenti,</l>
<l>cui Borea od Austro non estingue o 'mbruna,</l>
<l>a i naviganti ancor luce e scintilla,</l>
<l>è tua grazia e virtù, Musa celeste.</l>
<l>Tu spesso con seconda ampia fortuna</l>
<l>corri l'onda turbata o pur tranquilla,</l>
<l>e lieta miri or quelle piaggie or queste,</l>
<l>senza temer sonore onde o tempeste;</l>
<l>o il gran Tifeo, che scote a' monti 'l dorso</l>
<l>e non fa del veloce e leve corso</l>
<l>l'alte fughe men preste,</l>
<l>perché versi col fumo atra favilla;</l>
<l>non ti ritenga alfin Cariddi e Scilla.</l>
</lg>
<lg>
<l>Etna vedrai, che ne l'antica fronte</l>
<l>le nevi accoglie in ogni tempo e serba,</l>
<l>e presso a le faville indura il gelo:</l>
<l>Etna fra lor colonna alta e superba</l>
<l>e gran sostegno al suo stellante cielo;</l>
<l>che sparge fuor del cavernoso monte</l>
<l>d'inestinguibil foco acceso fonte</l>
<l>e vivi fiumi di suonante fiamma,</l>
<l>e negri spira e densi fumi il giorno,</l>
<l>onde l'aria vicina adombra e cinge;</l>
<l>arde la notte e 'l ciel sereno infiamma</l>
<l>d'orribil luce rosseggiando intorno,</l>
<l>e i duri sassi alpestri accende e tinge</l>
<l>e inceneriti in mar gli rota e spinge;</l>
<l>quasi tonando in guisa il fier rimbomba</l>
<l>da l'infiammata e spaventosa tomba.</l>
<l>Ma quanto ombreggia e finge</l>
<l>vetusta fama del suo grave scorno</l>
<l>fia poco a lato a quel che in rime adorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altro men fero monte il petto e 'l grembo</l>
<l>là 've Imera il bel corso affretta e rompe,</l>
<l>a te di rose infiora e di ligustri;</l>
<l>altri vedrai sepolcri e sacre pompe</l>
<l>con varie insegne tolte a' duci illustri,</l>
<l>che già rapì di guerra oscuro nembo.</l>
<l>E da le verdi falde al negro lembo</l>
<l>del gran mar african l'imprese eccelse,</l>
<l>onde Ierace e quella nobil terra</l>
<l>meno apprezza i giganti al sasso avvinti.</l>
<l>Vedrai quei tempi ove il suo regno scelse</l>
<l>dal ciel discese la Vittoria in guerra,</l>
<l>per cui fur Greci e Mauri e sparti e vinti,</l>
<l>e Franchi avversi 'n tanta gloria estinti;</l>
<l>né fan sì glorioso o bel trofeo</l>
<l>spargendo i fochi Encelado e Tifeo</l>
<l>del lor sangue dipinti,</l>
<l>od altro cui gran peso aggrava e serra,</l>
<l>né vede il sol quando l'avvolge ed erra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quivi ti raccorrà l'eletto albergo</l>
<l>del buon nipote d'alti eroi normandi,</l>
<l>che vince di Ieron l'antica reggia;</l>
<l>e mentre, o Musa, l'ali 'ntorno spandi</l>
<l>girando il mar, che presso i lidi ondeggia,</l>
<l>lascia le prime meraviglie a tergo;</l>
<l>e porta il mio pensier, che innalzo ed ergo,</l>
<l>dove 'l novo Giovanni agguaglia il padre</l>
<l>di gloria e gli avi e quel che tutti avanza,</l>
<l>e ne rinnova il nome e 'l pregio e l'arti,</l>
<l>e i fatti 'nsieme e le virtù leggiadre</l>
<l>d'animo, di valore e di sembianza.</l>
<l>Simile a lui che in quelle e in altre parti</l>
<l>Sardi, Traci, Africani ancisi e sparti</l>
<l>lasciando, al cielo ascese e forte e giusto,</l>
<l>de l'auree spoglie d'Oriente onusto.</l>
<l>E s'ei vorrà pregiarti,</l>
<l>digli ch'io vivo, e per continua usanza</l>
<l>d'empia morte mi affida alta speranza.</l>
</lg>
<lg>
<l>E perché ben due volte invida sorte</l>
<l>m'abbia sospinto appresso il dubbio varco,</l>
<l>ove Acheronte i' vidi e i neri chiostri,</l>
<l>altre tante ho ritratto il grave incarco,</l>
<l>come già Orfeo placò gli orridi mostri</l>
<l>ch'eran dintorno a le tartaree porte.</l>
<l>E vengo incontra a la seconda morte</l>
<l>di rime armato e incontra il tempo avaro,</l>
<l>ch'ogni cosa mortal distrugge e rode</l>
<l>e premio e nobil fama in duro campo;</l>
<l>e con la poesia se 'n vola al paro</l>
<l>per me l'istoria, e di quel tuono or s'ode</l>
<l>l'alto rimbombo presso al chiaro lampo,</l>
<l>né senza loro avrei rifugio o scampo.</l>
<l>E se avverrà che al cieco oblio ritoglia</l>
<l>le care prede, abbia la grave spoglia</l>
<l>l'empio, ch'io solo accampo</l>
<l>di far a gli anni ingordi usata frode,</l>
<l>sacrando a veri nomi eterna lode.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dei grandi avi suoi l'imprese e i fregi</l>
<l>farò più adorni; e se al mio voto adempio,</l>
<l>coronato per lui di verde lauro</l>
<l>intaglierò d'eternità nel tempio</l>
<l>que' ch'oltre il giogo del nevoso Tauro</l>
<l>e fero oltre l'Eufrate i fatti egregi,</l>
<l>vincendo d'Asia e d'Oriente i regi</l>
<l>e l'arti e l'armi del superbo Egitto,</l>
<l>e scotendo a i fedeli il grave pondo</l>
<l>che oppressi gli tenea con giogo atroce.</l>
<l>Né tacerò del suo Rollone invitto,</l>
<l>o di Roberto, o del fratel secondo</l>
<l>che parve in rari assalti aspro e feroce,</l>
<l>il cui figlio esaltò purpurea croce.</l>
<l>Né di Serlon, che d'una e d'altra riva</l>
<l>cacciò barbara gente e gente argiva,</l>
<l>fu men canora voce,</l>
<l>nel vessillo del ciel portato: ascondo</l>
<l>miracol novo e nova grazia al mondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Musa, il numero ancor d'estinta turba</l>
<l>racconta, onde fu preso il chiaro nome</l>
<l>di cui Sicilia più si onora e vanta;</l>
<l>ma chi nel vanto annoverar potrebbe</l>
<l>arme, genti, città difese e dome,</l>
<l>e, quasi rami de la nobil pianta,</l>
<l>gli scettri, ond'ella al ciel levossi e crebbe?</l>
<l>Quel Greco che le sfere a contar ebbe</l>
<l>qui fora vinto a sì bell'opra e stanco,</l>
<l>non ch'io, sì fral che già vacillo e manco</l>
<l>di quanto a lui si debbe;</l>
<l>e quel ch'ora per noi si scrive e canta</l>
<l>raggio è di un sol cui la sua luce ammanta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1487</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Prisco onor, novo merto e nobil alma,</l>
<l>alto cor, larga mano e chiaro ingegno,</l>
<l>sangue real che d'alta gloria è degno</l>
<l>e che per lui verdeggi alloro e palma,</l>
</lg>
<lg>
<l>sono a la nave mia, che tutta spalma</l>
<l>nel mar di vostra lode, il porto e il segno;</l>
<l>ma giunger non vi può sì fragil legno,</l>
<l>se non gitto fra via la cara salma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se d'oblio non paventa il vostro merto</l>
<l>e quel nome immortal che non affonda,</l>
<l>il mio perir non può, se a voi m'appiglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi d'error mi traete e di periglio:</l>
<l>siatemi polo, stella, aura feconda,</l>
<l>e fate certo il fine in corso incerto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1488</head>
<argument><p>A Firenze da monte Oliveto. <add resp="ed">Al padre Nicolò degli Oddi.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Di quel monte, ove diè poggiando esempio</l>
<l>di sublime umiltate il Re de' regi,</l>
<l>che gli onori del mondo o i suoi dispregi</l>
<l>non curò nel trionfo o ne lo scempio,</l>
</lg>
<lg>
<l>vera imagine è questa, ond'io contempio</l>
<l>la terra e 'l cielo e i suoi notturni fregi,</l>
<l>e te, Fiorenza, e le tue pompe e i pregi</l>
<l>e i templi tuoi da questo adorno tempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così fra bianche e pallidette olive</l>
<l>crescon vittoriose e sacre palme</l>
<l>al gran duce de' Toschi in verde chiostro;</l>
</lg>
<lg>
<l>come inalzan al ciel candide l'alme</l>
<l>da' verdi colli in su l'ombrose rive,</l>
<l>padre, a cui nulla cal di gemme e d'ostro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1489</head>
<argument><p>A don Virginio Orsini.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Per iscolpire il vostro nome e l'armi</l>
<l>di tanti eroi, che Roma ornar sovente,</l>
<l>Corinto e Paro non ha degni marmi,</l>
<l>né mandan gl'Indi avorio ed or lucente,</l>
</lg>
<lg>
<l>né fina gemma il lucido Oriente,</l>
<l>che teme e trema ancor dov'ella s'armi:</l>
<l>eguali a l'opre antiche i nuovi carmi</l>
<l>solo han le Muse a celebrarle intente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma s'io rimiro il ciel, veggio la terra,</l>
<l>parmi ch'a prova omai de' vostri onori</l>
<l>l'una e l'altro di lor s'adorni e stampi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa dipinge il sen de' nuovi fiori,</l>
<l>quel l'Orse infiamma di celesti lampi,</l>
<l>l'Orse sublimi in ciel, sublimi in terra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1490</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Virginio, il tuo destrier il primo corse</l>
<l>fra nobil turba, onde Fiorenza è lieta,</l>
<l>a quel pregio ch'i passi stanchi acqueta,</l>
<l>né lui fermò fortuna avversa o torse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu s'al fin corri ove primier precorse</l>
<l>l'antico Orsino, più d'Olimpo e d'Eta</l>
<l>alta e sublime è la famosa meta,</l>
<l>ch'in ciel sovrano, è sovra 'l Carro e l'Orse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pregio, ch'è primo al merto, al premio estremo</l>
<l>al fin vi giunga, ond'abbia il mondo esempio</l>
<l>molt'anni e lustri di valor supremo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo m'avanza di più grave salma</l>
<l>conforto sol, né mio desire adempio,</l>
<l>ma dico: "È mio 'l periglio, altrui la palma".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1491</head>
<argument><p><add resp="ed">A don Vincenzo Caracciolo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Onor di tomba e di dorati marmi,</l>
<l>e d'insegne e di spoglie al tempio appese,</l>
<l>e chiara fama d'immortali imprese</l>
<l>con rotte lance, e simulacri ed armi</l>
</lg>
<lg>
<l>non son più degni di lodati carmi,</l>
<l>ch'alta e bella virtù d'alma cortese:</l>
<l>onde, signor, potresti a tante offese</l>
<l>di sorte ingiuriosa omai sottrarmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se di me togli di Fortuna a l'ira</l>
<l>l'ultime spoglie, or che per noi rimbomba</l>
<l>la sacra e nobil guerra e 'l valor prisco;</l>
</lg>
<lg>
<l>questi a' trofei de l'Asia opporre ardisco;</l>
<l>e quanto aggiungo a la toscana lira,</l>
<l>tanto s'invidia a la canora tromba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1492</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Qui dove l'Arno alma città diparte,</l>
<l>de la tua cortesia pronto messaggio</l>
<l>consola di Fortuna il grave oltraggio,</l>
<l>signor mio caro, in sì lontana parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se, dove cadea d'orrido Marte</l>
<l>l'altero simulacro, anch'io non caggio,</l>
<l>spero inalzar, non come in quercia o 'n faggio,</l>
<l>spoglie ostili e trofei, ma in vive carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel nome onorato, onde tu vinci</l>
<l>l'oblio di Lete e gli anni avari e i lustri,</l>
<l>con quel de gli avi conto a l'Indo, al Mauro;</l>
</lg>
<lg>
<l>e quasi in terren colto il verde lauro</l>
<l>spiegherà l'alta stirpe, e quindi e quinci</l>
<l>titoli, nomi, imprese e fatti illustri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1493</head>
<argument><p><add resp="ed">Ad Alessandro Farnese.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Insegna a te la tua gran patria Roma</l>
<l>d'oprar la man non pur al vincer presta,</l>
<l>ma quella gente sollevar e questa,</l>
<l>perché di doppio lauro orni la chioma.</l>
</lg>
<lg>
<l>A Senna or togli tu l'indegna soma,</l>
<l>or soggioghi la Mosa, e serva e mesta</l>
<l>liberi Gallia, allor ch'addietro resta</l>
<l>Belgia rubella incatenata e doma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ferro non più vibrar, che punge e svena;</l>
<l>basta sol dir per far novello acquisto:</l>
<l>"Ecco Alessandro, ch'ogni ardire affrena".</l>
</lg>
<lg>
<l>Già 'l nemico al tuo re, nemico a Cristo,</l>
<l>udito 'l suon del tuo gran nome appena,</l>
<l>impallidir, tremar, sparir hai visto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1494</head>
<argument><p>A Vincenzo Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Quella che trasse già d'oscura parte</l>
<l>l'or ch'in molt'anni avara mano aduna,</l>
<l>ben fu d'alto signore alta fortuna,</l>
<l>non falsa amica di valore e d'arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E non ricerca solo a parte a parte</l>
<l>là 've perpetua e fosca notte imbruna,</l>
<l>ma sovra il variar d'instabil Luna</l>
<l>ha illustre albergo e sovra Giove e Marte,</l>
</lg>
<lg>
<l>E dice a te: "Di tua virtù, ch'è duce,</l>
<l>ministra sono, e de' suoi rai mi spargo</l>
<l>infin dal cielo, onde splendore acquisti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu a le cose divine i lumi apristi</l>
<l>d'Amore in prima; e 'l cieco e senza luce</l>
<l>Pluto or vede per te con gli occhi d'Argo".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1495</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Signor, la gloriosa e nobil terra</l>
<l>la qual di te par che si glori e vanti</l>
<l>più che de' figli suoi divi e giganti,</l>
<l>fra cui produsse dispietata guerra;</l>
</lg>
<lg>
<l>rozzi tesori e informi asconde e serra</l>
<l>a' regi, a' cavalieri, a' fidi amanti;</l>
<l>e serra il suo splendor l'oro e i diamanti,</l>
<l>ma in care forme a te gli apre e disserra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E scopre in verghe d'or dal sen profonde,</l>
<l>e la fortuna le ricerca e trova,</l>
<l>quasi d'imperio sian presagio e segno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così co 'l cielo ella t'onora a prova,</l>
<l>e tanti scettri a te prepara il mondo</l>
<l>quante stelle al tuo crin celeste regno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1496</head>
<argument><p><add resp="ed">Per la morte di Maria d'Avalos.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Alme leggiadre a meraviglia e belle,</l>
<l>che soffriste morendo aspro martiro,</l>
<l>se morte, amor, fortuna, il ciel v'uniro,</l>
<l>nulla più vi divide e più vi svelle;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma quai raggi congiunti o pur facelle</l>
<l>d'immortale splendor nel terzo giro</l>
<l>già fiammeggiate; e del gentil desiro</l>
<l>son più lucenti le serene stelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi è di vostra colpa il cielo adorno,</l>
<l>se pur è colpa in duo cortesi amanti,</l>
<l>fatto più bello a l'amoroso scorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi biasma il vostro error ne' tristi pianti</l>
<l>incolpi il sol che ne condusse il giorno,</l>
<l>ch'in tal guisa fallir le stelle erranti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1497</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Ferro in ferir pietoso</l>
<l>d'ambi gli amanti il core,</l>
<l>ferro, ch'in ferir fosti emul d'Amore:</l>
<l>concorso glorioso,</l>
<l>ché concordi ed unite</l>
<l>tu le morti tenesti, egli le vite;</l>
<l>anzi tue fur le palme,</l>
<l>ch'Amore i corpi unì, tu unisti l'alme.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1498</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Piangete, o Grazie, e voi piangete, o Amori,</l>
<l>feri trofei di morte e fere spoglie</l>
<l>di bella coppia, cui n'invidia e toglie</l>
<l>e negre pompe e tenebrosi orrori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piangete, o Ninfe, e 'n lei versate i fiori,</l>
<l>pinti d'antichi lai, l'umide foglie;</l>
<l>e tutte voi, che le pietose doglie</l>
<l>stillate a prova e i lacrimosi odori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piangete, Erato e Clio, l'orribil caso;</l>
<l>e sparga in flebil suono amaro pianto,</l>
<l>in vece d'acque dolci, omai Parnaso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piangi, Napoli mesta, in bruno manto,</l>
<l>di beltà, di virtù l'oscuro caso;</l>
<l>e 'n lutto l'armonia rivolga il canto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1499</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Poiché d'un cor due amiche amanti voglie</l>
<l>hai sciolto no, ma duro ferro estinse,</l>
<l>e quel che tua man dolce stretto avvinse</l>
<l>nodo, Amor, empia man rompe e discioglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>or che breve urna e vil terreno accoglie</l>
<l>l'umor onde tuo stral spesso s'intinse,</l>
<l>ed indi a mille cor tua destra spinse</l>
<l>per trar dal mondo ampie onorate spoglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>torna a l'aratro, Amor, rompi la terra,</l>
<l>come già festi un tempo; o almen vendetta</l>
<l>prendi di lei, ch'ogni tua gloria atterra;</l>
</lg>
<lg>
<l>e scrivi al sasso che ' due amanti serra:</l>
<l>"Rotto sia l'arco ed ogni mia saetta</l>
<l>con questi, e spenta ogni amorosa guerra".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1500</head>
<argument><p><add resp="ed">Al conte di Paleno.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Bello è l'auro, signore, onde risplende</l>
<l>scettro e corona de gli antichi vostri;</l>
<l>bella vergine a voi con gemme ed ostri</l>
<l>fu data, e bella prole omai s'attende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Bella fama un bel volo inalza e stende</l>
<l>là 've non giunse il domator de' mostri;</l>
<l>bella legge si scrive in puri inchiostri;</l>
<l>bell'offizio talor s'impone o prende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma fra mille bellezze illustri e conte</l>
<l>passando il pensier vostro al Bello arriva,</l>
<l>ch'occulto abbaglia a' rai, ch'appena io scorgo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quei lucenti rivi al vasto gorgo</l>
<l>volger vedendo, ond'anco il sol deriva,</l>
<l>tornar conosce i fiumi al proprio fonte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1501</head>
<argument><p><add resp="ed">A Bernardo Castello.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Fiumi e mari e montagne e piagge apriche</l>
<l>e vele e navi e cavalieri ed armi</l>
<l>fingi, Bernardo, in carte; e i bianchi marmi</l>
<l>han minor pregio de le Muse amiche:</l>
</lg>
<lg>
<l>perocché Livia d'Arianna e Psiche</l>
<l>legger non brama, e può beato farmi,</l>
<l>se l'imagini tue co' nostri carmi</l>
<l>impresse mira e le memorie antiche.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre pasci le serene luci</l>
<l>di quel lume, desian farsi più belle</l>
<l>e l'Orse e le Corone e 'l Cigno e 'l Toro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma le rivolgi a' gloriosi duci</l>
<l>ed a' miei versi tu, da l'auree stelle,</l>
<l>muto poeta di pittor canoro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1502</head>
<argument><p>Ai cardinali che tardavano a creare il papa.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Dunque potrà sotto sacrati manti,</l>
<l>nel sangue di Gesù fatti vermigli,</l>
<l>cieca voglia ruotar i fieri artigli,</l>
<l>padri, e sbranar i petti vostri santi?</l>
</lg>
<lg>
<l>E la chiesa di Dio fra tali e tanti</l>
<l>suoi così cari ed onorati figli,</l>
<l>vedova sconsolata, e fra i perigli,</l>
<l>non avrà pur chi le rasciughi i pianti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma s'avverrà ch'a tempestoso fondo</l>
<l>la barchetta di Pier senza ritegno</l>
<l>per vostra colpa combattuta vada,</l>
</lg>
<lg>
<l>da quel fianco di Cristo, ond'ebbe il mondo</l>
<l>salute e pace, e voi corona e regno,</l>
<l>giusta uscirà vendicatrice spada.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE QUINTA</head>
<head>DAL GENNAIO 1591 AL DICEMBRE 1592</head>
<div4 type="poesia">
<head>1503</head>
<argument><p><add resp="ed">In lode del cardinale Sfrondato.</add></p></argument>
<lg type="canzone">
<lg>
<l>Com'il sole a scoprir l'eterna luce,</l>
<l>signor, mai non attende o canto o preghi,</l>
<l>ma tosto avvien che spieghi</l>
<l>da l'aurato oriente i dolci raggi,</l>
<l>e seguendo gli obliqui erti viaggi</l>
<l>fa con perpetue leggi a noi ritorno</l>
<l>per riportarne il giorno;</l>
<l>così vostra virtù pronta riluce,</l>
<l>ch'a la fortuna sua medesma è duce;</l>
<l>e non pregata giova, anzi previene</l>
<l>le preghiere, che già son vecchie e lente</l>
<l>di lungo spazio; e non lodata ancora,</l>
<l>sé di se stessa onora,</l>
<l>tutta de' raggi di sua gloria ardente,</l>
<l>e per le vie de l'alto ciel serene</l>
<l>pigra è colei che suol volar repente,</l>
<l>né 'l volo appressa di sì nobil mente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tarda fu la fortuna al vostro merto,</l>
<l>non solo a quel di lui, che d'alta sede</l>
<l>l'ostro a' merti concede;</l>
<l>tarda è la lode che voi segue, e bassa,</l>
<l>né giunge a lei, che tutto a dietro or lassa</l>
<l>l'oscuro mondo e solo al cielo aspira;</l>
<l>tarda si volve e gira</l>
<l>la fama, e 'l grido suo falso ed incerto,</l>
<l>che solo in voi lodando è vero e certo:</l>
<l>voi tardo no, ma grave e d'alto ingegno,</l>
<l>là sete giunto, ove si svela e scopre</l>
<l>l'uom che d'ostro si fascia e d'or s'ammanta.</l>
<l>Come sia bella e quanta</l>
<l>la verace virtù, dove s'adopre,</l>
<l>già Roma il mira ed ogni estranio regno,</l>
<l>intento a' modi, a le parole, a l'opre,</l>
<l>quasi in teatro, poiché nulla il copre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Là in dipinto cristallo accesi lumi,</l>
<l>e statue mute infra colonne eburne,</l>
<l>e pompe altre notturne</l>
<l>fortuna variando altrui dimostra;</l>
<l>qui dove il sacro manto a voi s'inostra,</l>
<l>in voi si veggon lumi eterni e santi,</l>
<l>virtù vive e spiranti</l>
<l>tra reali e divini alti costumi,</l>
<l>e tutti avvien che di splendore allumi</l>
<l>quel sommo Sol, che non in Tauro o 'n Libra,</l>
<l>ma ne' cuor nostri e ne le menti alberga.</l>
<l>Quindi con mille raggi altrui risplende</l>
<l>quella che 'n alto intende,</l>
<l>là dove l'altre al fine indrizzi ed erga,</l>
<l>e Giustizia i suoi premi appende in libra;</l>
<l>e seco ogni altra, in cui s'adorni e terga</l>
<l>l'alma gentil, cui null'orrore asperga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tutte fa più care, anzi più illustri,</l>
<l>gentilezza di sangue antica e d'alma</l>
<l>virtute infusa ed alma,</l>
<l>e fama omai canuta e gloria prisca,</l>
<l>a cui s'inchini Europa e riverisca</l>
<l>la memoria de l'avo al ciel translato</l>
<l>sovra il mortale stato,</l>
<l>e mille anni la serbi e mille lustri</l>
<l>o pur finché la terra e 'l ciel s'illustri,</l>
<l>e lieta cortesia con dolci modi,</l>
<l>e 'n amici sembianti e 'n saggi detti,</l>
<l>sempre i migliori affida e parte accoglie.</l>
<l>Da le purpuree spoglie</l>
<l>il fasto fugge in più superbi petti;</l>
<l>fugge il rigor, fuggono inganni e frodi,</l>
<l>e v'hanno albergo sol pensieri eletti,</l>
<l>arti e virtù sublimi e puri affetti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh come è bella Italia e Roma altera,</l>
<l>anzi lieta l'Europa e lieto il mondo,</l>
<l>mentre reggete il pondo</l>
<l>col vicario di Cristo e quell'incarco,</l>
<l>che gloria accresce a chi n'è grave e carco!</l>
<l>E come il chiaro sol dal primo Sole</l>
<l>prender sua luce suole</l>
<l>e più bella rotar celeste spera;</l>
<l>così da voi lume immortal si spera,</l>
<l>mentre spargete altrui del sommo Padre</l>
<l>le grazie e i sacri doni in nobil parte</l>
<l>del mondo, ch'è di Dio lucido tempio;</l>
<l>e con divino esempio</l>
<l>egli per voi l'accresce, e le comparte</l>
<l>a questa de le genti antica madre,</l>
<l>che tolse a Giove i templi e tolse a Marte,</l>
<l>sacrando a Cristo in terra altari e carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Squallidi sono e tenebrosi i regni,</l>
<l>di boschi in guisa e d'arenose piagge</l>
<l>deserte o pur selvagge</l>
<l>le provincie, orbi i regni, e i feri duci</l>
<l>privi del giorno e de l'amate luci,</l>
<l>dove di santo ardor raggio non ferve,</l>
<l>tra genti o sciolte o serve;</l>
<l>ma vivon, come sian del sole indegni,</l>
<l>quei che mosser del cielo i tardi sdegni</l>
<l>più de' Cimmeri, a cui perpetua l'ombra</l>
<l>fa la vita mortale orrida e 'ncolta;</l>
<l>o s'altra gente al più gelato cielo,</l>
<l>ne l'altissimo gelo</l>
<l>e 'n tenebroso orror vive sepolta.</l>
<l>Deh qual altro splendor la notte sgombra?</l>
<l>o fa di tanti error l'ombra men folta,</l>
<l>che l'umil plebe al precipizio ha volta?</l>
</lg>
<lg>
<l>Il peso a cui s'appoggia Italia e Roma,</l>
<l>meglio ei sostien, canzon mia stanca e frale,</l>
<l>che tu la gloria sua con debil carme:</l>
<l>però gli scettri e l'arme,</l>
<l>e la pompa superba e trionfale,</l>
<l>potria forse parer men grave soma;</l>
<l>ma benché non sia laude al merto eguale,</l>
<l>dov'egli sparge i rai, tu spiega l'ale.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1504</head>
<argument><p><add resp="ed">Al cardinale Sfrondato.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La Fortuna che 'n terra or dona, or toglie</l>
<l>gli scettri e le corone e l'oro e gli ostri,</l>
<l>altezza non ha pari a' merti vostri:</l>
<l>tante virtù l'alma gentile accoglie!</l>
</lg>
<lg>
<l>Sian le pompe del mondo altere spoglie</l>
<l>de la superba: ivi 'l poter dimostri,</l>
<l>ché pria turbar può gli stellanti chiostri</l>
<l>che d'alto cor le giuste e pure voglie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi mirate, signor, d'eccelsa parte,</l>
<l>sempre eguale a voi stesso, imperi e regni;</l>
<l>e l'instabil sua rota avete a scherno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual è più degno, a cui metalli e carte</l>
<l>sacre sian da' felici ed alti ingegni,</l>
<l>per far di gloria un simulacro eterno?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1505</head>
<argument><p><add resp="ed">In lode di Gregorio XIV.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Da gran lode immortal del Re superno</l>
<l>abbia quella del Re principio in terra;</l>
<l>anzi laudisi quel ch'i regi esalta,</l>
<l>Padre e Signor, che m'apre il cielo e serra</l>
<l>e le tartaree porte al cieco inferno,</l>
<l>onde antico avversario ancor n'assalta.</l>
<l>Lodate Dio dal cielo, e 'nsin da l'alta</l>
<l>parte s'oda la santa e chiara tromba,</l>
<l>o angeli, o virtù del sommo coro;</l>
<l>s'oda il canto sonoro,</l>
<l>dove null'altra voce al cor rimbomba.</l>
<l>Lodal tu, eterno sol, che 'l giorno illustri;</l>
<l>o luna, e tu, che fai men folta l'ombra;</l>
<l>lodatel voi, sublimi ed auree stelle;</l>
<l>lodilo il lume onde son chiare e belle,</l>
<l>quando la nera notte il mondo adombra;</l>
<l>lodatel voi, di pura luce illustri,</l>
<l>cieli de' cieli; e per girar di lustri</l>
<l>non cessin mai là sù lode e concenti;</l>
<l>lodatel sovra il cielo, acque lucenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perch'ei comanda e solo eterni e fissi</l>
<l>sono i suoi detti: ogni altro vola e passa;</l>
<l>que' no, benché trapassi il cielo e 'l mondo.</l>
<l>Lodate lui da l'ima sede e bassa,</l>
<l>dragoni e serpi e tenebrosi abissi,</l>
<l>foco, ghiaccio, contesa in mar profondo</l>
<l>de' venti, che 'l perturbi insin dal fondo;</l>
<l>il lodin tutti i colli e gli aspri monti,</l>
<l>i cedri, i lauri, i mirti, i pini e i faggi;</l>
<l>voi colti e voi selvaggi,</l>
<l>ch'incoronate le più alpestre fronti;</l>
<l>voi fere belve, e voi, ch'a l'aspre some</l>
<l>porgete 'l dorso, e voi congiunte gregge,</l>
<l>voi pesci, e voi de l'aria augei volanti;</l>
<l>lodate lui, lasciando i propri vanti,</l>
<l>re de la terra; e voi ch'affrena e regge,</l>
<l>co la lor verga, amici al santo nome,</l>
<l>vergini sacre, e con recise chiome</l>
<l>giovani casti, età canuta e stanca,</l>
<l>ch'ogni altra lode cade alfine e manca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sovra gli altri or tu, famoso Tebro,</l>
<l>e tu, d'antichi eroi madre e d'augusti,</l>
<l>alza il suo nome al ciel con auree penne:</l>
<l>ch'egli a te diè cesari invitti e giusti</l>
<l>pastori, e questi, ch'io tardi celebro,</l>
<l>dato da lui, sol per sua grazia or venne.</l>
<l>Egli, che volge il cielo ovunque accenne</l>
<l>e cangiar puote al sol il ratto corso,</l>
<l>e da la destra a noi Giove e Saturno,</l>
<l>contra 'l giro diurno,</l>
<l>mostrare; ei pronto move al tuo soccorso.</l>
<l>Ei volse a te pietose luci e sante,</l>
<l>a te d'imperio grande antica donna,</l>
<l>che piangevi duo Padri, al nero occaso</l>
<l>giunti, pur come sia fortuna o caso,</l>
<l>o quasi manchi al ciel doppia colonna</l>
<l>e minacci ruina il vecchio Atlante;</l>
<l>ei gli altri accolse in te, grave e tremante,</l>
<l>e fra' più gravi e saggi or questo ei scelse,</l>
<l>nato per mitre e per corone eccelse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di stirpe degna e di più degno padre,</l>
<l>quasi novo Gregorio, al mondo nacque</l>
<l>questi che dal primier s'appella e noma,</l>
<l>perché la fama, che garriva e tacque,</l>
<l>e fra le nubi tenebrose ed adre</l>
<l>nascose il capo e la canuta chioma,</l>
<l>più si vergogni, e taccia Atene e Roma,</l>
<l>e Tebe antica e la feroce Sparta,</l>
<l>del suo Alcide e di Marte o pur d'Egeo,</l>
<l>né Romolo o Teseo,</l>
<l>de' quai sì chiara loda al mondo è sparta,</l>
<l>di progenie gentil si glori a prova;</l>
<l>né d'Alessandro, uom conosciuto al sangue,</l>
<l>del re suo padre non contento e pago,</l>
<l>si narri il parto o 'l favoloso drago,</l>
<l>o l'ignudo fanciul ch'uscì de l'angue,</l>
<l>che le favole prische anco rinnova;</l>
<l>ma casta nobiltà, ch'antica e nova</l>
<l>virtute e gloria insieme adorna or rende,</l>
<l>con l'alte insegne sue fiorisce e splende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così nascendo mansueto, umile,</l>
<l>seguisti, o sommo Padre, impresse l'orme</l>
<l>del tuo, lunge d'error prisco e novello.</l>
<l>Chi vide mai ne le cangiate forme</l>
<l>miracolo maggiore? Al santo ovile</l>
<l>prima giacesti semplicetto agnello,</l>
<l>poscia al fonte lavasti il bianco vello,</l>
<l>e chi travia reggesti e chi vaneggia,</l>
<l>fatto sacro pastor con sacra verga;</l>
<l>e là dov'egli alberga,</l>
<l>parve la mandra tua sublime reggia,</l>
<l>e s'udian risonar le selve e l'onde</l>
<l>de' sacri accenti e de' più colti versi,</l>
<l>onde più chiaro fu Scamandro ed Ida.</l>
<l>Pastore or de' pastori e santa guida,</l>
<l>da duo lati del mondo assai diversi,</l>
<l>tutti gli accoglie in su l'antiche sponde,</l>
<l>e di là 've 'l sol nasce o pur s'asconde,</l>
<l>e tien de l'alto Re vece e sembianza:</l>
<l>oh meraviglia che tutt'altre avanza!</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual mastro suol, che 'n aureo e breve giro</l>
<l>l'imagin del gran mondo impressa mostri,</l>
<l>con tutto ciò che 'n terra o 'n ciel contempio,</l>
<l>tal dimostrar solevi a gli occhi nostri</l>
<l>de la Chiesa di Dio, che lieta or miro,</l>
<l>la vera forma in men sublime tempio.</l>
<l>Ora in questo sì grande il vero esempio</l>
<l>vedrem per te di quella idea celeste,</l>
<l>ove i suoi cori il Re del ciel distinse.</l>
<l>E chi più ne dipinse</l>
<l>la mente mai, cui vela il corpo e veste?</l>
<l>Or quanto con duo mar circonda intorno,</l>
<l>del famoso terren la rigid'Alpe</l>
<l>e l'Appenin divide, a te s'inchina,</l>
<l>ed a questa del mondo alta regina</l>
<l>Pirene istessa più lontana e Calpe,</l>
<l>sì che puote obliar l'antico scorno.</l>
<l>Deh, qual si loda magistero adorna?</l>
<l>o qual regno o qual re, cui 'l Mauro o l'Indo</l>
<l>raffreni, si disegna in Ato o 'n Pindo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque ogni loda il mondo a te converta,</l>
<l>a cui d'ogni suo dono illustra l'alma,</l>
<l>il Padre eterno de' celesti lumi,</l>
<l>o scelto a gloriosa e grave salma</l>
<l>e degno pria de la corona offerta,</l>
<l>santo d'opre, di mente e di costumi.</l>
<l>Brama mutar il corso il re de' fiumi,</l>
<l>perch'altri il suo cammin non turbi o rompa,</l>
<l>ed occulto passar di seno in seno;</l>
<l>brama nel mar Tirreno</l>
<l>Adda venirne a la romana pompa;</l>
<l>quasi dal sito par si mova e cange,</l>
<l>e Cremona e Milan, ch'a te verrebbe,</l>
<l>già figlio, or padre alzato a tanta gloria,</l>
<l>che mai trionfo o sede alta o vittoria</l>
<l>d'imperador non vi pervenne o crebbe,</l>
<l>per dispiegar l'insegne a l'Indo, al Gange,</l>
<l>o dove l'Istro e 'l Ren percuote e frange;</l>
<l>e, se corona è in ciel, la tua rassembra,</l>
<l>mentre ancor vesti le terrene membra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh qual (sian tardi, prego, a volger gli anni),</l>
<l>là 've 'l Sol di giustizia i raggi spande,</l>
<l>corona di giustizia a te si serba!</l>
<l>Questa ancor sì lucente e bella e grande,</l>
<l>in cui Roma, mutando i fieri affanni</l>
<l>in santa pace, mutò frondi ed erba,</l>
<l>giusto premio è del merto, a cui superba</l>
<l>forza cede e furor d'empia fortuna:</l>
<l>parlo del proprio e taccio il merto antico,</l>
<l>ch'ebbe Paolo sì amico;</l>
<l>taccio il nome immortal che nulla imbruna,</l>
<l>perché tenebre oscure asperga il tempo;</l>
<l>taccio l'arti, gli studi, il culto e 'l senno,</l>
<l>e d'antica eloquenza i rari pregi.</l>
<l>Questo giudizio approva il Re de' regi,</l>
<l>che move il mondo e gira il cielo a cenno,</l>
<l>e l'alte grazie sue comparte a tempo;</l>
<l>e quegli adoro, in cui pensar m'attempo,</l>
<l>profondi abissi di consigli e d'opre,</l>
<l>e la lucida nube, ov'ei si copre</l>
</lg>
<lg>
<l>A voi mi volgo ancor, d'elettro e d'auro,</l>
<l>angeli in ciel lucenti, a voi, che sempre</l>
<l>siete de' raggi di sua gloria accensi;</l>
<l>e tu, sol, che risplendi a' vaghi sensi,</l>
<l>aspira al mio concento in dolci tempre</l>
<l>perché si sparga il suon da l'Indo al Mauro,</l>
<l>verdeggi al nuovo canto il mirto e 'l lauro,</l>
<l>fra marmi e fonti e seggi ombrosi e foschi,</l>
<l>risonando Gregorio il fiume e i boschi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1506</head>
<argument><p><add resp="ed">In morte di donna Alvina Mendoza.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mille e più forme in te care e diverse</l>
<l>dipinse di sua mano il Re del cielo;</l>
<l>poi, discendendo a soffrir caldo e gelo,</l>
<l>l'alma tua, saggia Alvina, i vanni aperse;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tante tue virtù qua giù coperse</l>
<l>d'un bel raro, gentil, candido velo,</l>
<l>e nulla mai del mondo amore o zelo</l>
<l>d'ombrato e impuro a' suoi colori asperse,</l>
</lg>
<lg>
<l>perch'ella li nascose a' sensi erranti;</l>
<l>pur come imago ch'al pensier traluce,</l>
<l>non fu d'umana gloria altera e vaga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ora si svela in ciel tra lumi e canti;</l>
<l>e rassomiglia in quella eterna luce</l>
<l>al primo Esempio, e lieta in lui s'appaga.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1507</head>
<argument><p><add resp="ed">Per la morte di Alfonso d'Avalos.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cadesti, Alfonso, e ruinoso il ponte</l>
<l>te con arme ed armati il mar sommerse,</l>
<l>e 'ndietro il corso per timor converse</l>
<l>Alfeo; né giunse al desiato fonte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu che sembravi a l'animosa fronte</l>
<l>Orazio, e chiuso il varco avresti a Serse,</l>
<l>quando il giogo co' ceppi il mar sofferse,</l>
<l>e vendicar potei gli oltraggi e l'onte,</l>
</lg>
<lg>
<l>Davalo, tu cadesti, ad opre eccelse</l>
<l>nato di forte padre e d'avo invitto:</l>
<l>da qual altro avrà 'l nome il lido e l'onde?</l>
</lg>
<lg>
<l>Orribil caso, egual (se 'l vero è scritto)</l>
<l>a quel che da le nostre antiche sponde</l>
<l>partì Sicilia per tempesta e svelse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1508</head>
<argument><p><add resp="ed">A Carlo Gonzaga.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Carlo, che 'l sangue al tuo signor congiunge</l>
<l>e l'onor e l'amor d'alma costante,</l>
<l>e la fede a cui basso è il grande Atlante,</l>
<l>e sovra l'alto Olimpo al cielo aggiunge,</l>
</lg>
<lg>
<l>tu sì congiunto a lui, da lui sì lunge,</l>
<l>di gloria a gli avi e di valor sembiante,</l>
<l>e ne' detti e ne l'opre e nel sembiante</l>
<l>scopri che nulla te dal ciel disgiunge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né Roma fra tanti archi antichi e tempi,</l>
<l>ove solea raccorre augusti e regi,</l>
<l>o fra le nove pompe e i lucid'ostri,</l>
</lg>
<lg>
<l>rimirar può de' peregrini egregi</l>
<l>chi più valor o cortesia dimostri,</l>
<l>o poggi al ciel con più lodati esempi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1509</head>
<argument><p><add resp="ed">Al cardinale Cusano.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, mai non risplende innanzi al giorno</l>
<l>in Oriente la benigna stella,</l>
<l>che per usanza a contemplar n'appella,</l>
<l>od Astrea ch'è del sole alto soggiorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>come la tua virtù, che d'ostro adorno</l>
<l>ti fece il crine, appar lucente e bella;</l>
<l>e lei, quasi ministra e quasi ancella,</l>
<l>segue Fortuna e le si gira intorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dove pene o premi altrui comparta,</l>
<l>seco è l'Onore e vera Gloria insieme;</l>
<l>o se mai Roma e i suoi erranti reggi,</l>
</lg>
<lg>
<l>ben aver può da te più giuste leggi</l>
<l>la città che domò le genti estreme,</l>
<l>tolto il senno ad Atene e l'arme a Sparta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1510</head>
<argument><p><add resp="ed">A don Virginio Orsini.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La bella donna, che nel fido core</l>
<l>stile amoroso del pensier dipinse,</l>
<l>co' dolci nodi pria così l'avvinse</l>
<l>che al laccio suo lo tien sospeso Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma voi per consolar l'aspro dolore,</l>
<l>che per troppa dolcezza alfin lo strinse,</l>
<l>quale Apelle la diva in carte finse,</l>
<l>tal l'avete per man d'altro pittore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'imagin mirate al collo appesa</l>
<l>d'aurea catena, e quando Amor v'assale,</l>
<l>dolce vendetta agguaglia a fera offesa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ahi, non è pari il gioco o pari il male,</l>
<l>né giusta legge in sì gentile impresa</l>
<l>far sordo smalto a vivo cuore eguale.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1511</head>
<argument><p>Nel nascimento e battesimo del primogenito del principe di Conca.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Di nobil sangue primo al mondo nasci</l>
<l>come sereno il sol dal lucido orto;</l>
<l>nel sacro fonte poi sommerso e sorto,</l>
<l>di pure acque e di spirto a Dio rinasci,</l>
</lg>
<lg>
<l>spirto immortal, che ti circondi e fasci</l>
<l>quasi d'un velo, e 'l lacrimato e morto</l>
<l>avo rinnovi, e porgi a duol conforto:</l>
<l>ei la terra abbandona, e 'l ciel tu lasci.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vesti or d'alta virtù quasi celeste</l>
<l>usbergo, e palma avrai, non solo scampo,</l>
<l>col nome onde tremò barbara terra:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché questa vita è perigliosa guerra,</l>
<l>Pluton nemico, e i sensi armi funeste</l>
<l>contra noi stessi, e 'l mondo duro campo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1512</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Quel che m'aperse il ciel felice giorno</l>
<l>e col mio dolce amore insieme nacque,</l>
<l>nel suo gran letto il mar senz'onda giacque,</l>
<l>e 'l sole apparve oltre l'usato adorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed a lui, che la terra illustra intorno,</l>
<l>sereno dì giammai tanto non piacque,</l>
<l>non quello in cui Ciprigna uscì da l'acque,</l>
<l>né quel che da l'esiglio ei fé ritorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Era verde la terra, erbosi e lieti</l>
<l>i prati e sparsi d'odorati fiori,</l>
<l>né si vedea ne l'aria o nube o nembo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felicissimo dì, s'ancora in grembo</l>
<l>a me ti porta, in te gli errori acqueti,</l>
<l>e la tua luce eterni e i nostri amori.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1513</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<lg>
<l>Giunt'era al segno in ciel formato e fisso</l>
<l>il gran pianeta, al cui splendor s'aggiorna,</l>
<l>scaldando il tergo a l'animal di Frisso,</l>
<l>là 've pari a la notte il dì ritorna;</l>
<l>Dio nel profondo suo divino abisso</l>
<l>scelto l'avea per far la terra adorna,</l>
<l>simile a quello in cui da mole informe</l>
<l>il mondo uscì con più leggiadre forme;</l>
</lg>
<lg>
<l>quando fuor venne a sentir caldo e gelo</l>
<l>l'alma, già cinta di terrena veste,</l>
<l>l'alma discesa da l'empireo cielo,</l>
<l>che serba ancor la sua beltà celeste;</l>
<l>e qual pittura in prezioso velo</l>
<l>cela talor liete sembianze o meste,</l>
<l>tal ne le dolci sue membra terrene</l>
<l>forme ascondea vie più del ciel serene.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l divin Fabro, che di luce e d'oro</l>
<l>creò le vaghe stelle, e 'n ciel distinse</l>
<l>l'Orse, il Cigno, il Leone, 'l Drago e 'l Toro,</l>
<l>e corone ed altari in lui dipinse,</l>
<l>fé ne l'alma gentile il bel lavoro</l>
<l>e di natura il magistero or vinse,</l>
<l>e quel ch'adorna il suo mirabil tempio,</l>
<l>in se stesso mirando il primo esempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fatta simil l'avea col vivo lume</l>
<l>a l'alta idea de le superne menti,</l>
<l>e di quel suo divino alto costume</l>
<l>semi in lei sparsi, quai faville ardenti;</l>
<l>quinci spiegando le dorate piume,</l>
<l>lasciò 'l bel lume e i seggi alti e lucenti</l>
<l>l'alma, che peregrina Iddio rassembra,</l>
<l>e di tornar là sù tardi rimembra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma lei ch'altronde venne il mondo accoglie,</l>
<l>quasi in ampia spelonca o 'n antro ombroso,</l>
<l>e poi l'avvolge di sue care spoglie,</l>
<l>peso prima gradito, alfin gravoso;</l>
<l>e perché tutta del suo amor l'invoglie,</l>
<l>né cerchi fuor di lui pace o riposo,</l>
<l>o piacer che dal ciel l'inviti ed erga,</l>
<l>fa che bea del suo Lete e i sensi asperga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma ne gli occhi al fanciullo omai fiammeggia,</l>
<l>quasi dal puro ciel, celeste luce,</l>
<l>e la gloria de gli avi e l'alta reggia</l>
<l>scorta sarà nel suo ritorno e duce;</l>
<l>e purché lei qua giù rimiri e veggia</l>
<l>di sole in guisa che nel mar riluce,</l>
<l>rimembrerà quel che nel cielo ei scerse,</l>
<l>quando tante sue grazie in don gli offerse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché non è cosa onde a' celesti regni</l>
<l>uom più somigli, anzi al suo Re superno,</l>
<l>de la virtù, ch'innalza i chiari ingegni</l>
<l>sovra le stelle, ov'è l'onore eterno;</l>
<l>né più sereni o più lucenti segni</l>
<l>trascorre il sol portando o state o verno,</l>
<l>di que' che son dal Padre impressi e mostri,</l>
<l>perch'egli ascenda a gli stellanti chiostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già preso ha il vello d'or lucida Parca,</l>
<l>per cui prima s'armò l'antica nave,</l>
<l>d'armi e di greci eroi gravosa e carca,</l>
<l>che nulla in ciel tempesta o nembo or pave;</l>
<l>e per sua vita il fila, e non è parca</l>
<l>di trar lo stame a lui chiaro e soave:</l>
<l>parte al petto ne fa monili e fregi,</l>
<l>quai poscia ornaro i duci invitti e i regi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E forse al portator di Frisso e d'Elle</l>
<l>via men dispiace averne ignudo il tergo</l>
<l>e fiammeggiar con men lucenti stelle,</l>
<l>quando il sol parte e lui si lascia a tergo,</l>
<l>s'ei splenderà con le virtù novelle,</l>
<l>a cui prepara il ciel sereno albergo;</l>
<l>e la terra sublime ancor lo scelse,</l>
<l>e già spoglie vi scorge e 'nsegne eccelse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alto seggio, fanciullo, alta fortuna</l>
<l>t'adorna e innalza, e grande onor ti serba;</l>
<l>e spira odori a te la nobil cuna,</l>
<l>germogliando a' tuoi piedi i fiori e l'erba;</l>
<l>ombra ti fanno i cedri opaca e bruna</l>
<l>con verdi rami a la stagione acerba;</l>
<l>e dolce mormorando i fonti e i rivi</l>
<l>ti lusingano il sonno a' giorni estivi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Senz'opra di cultore o di bifolco</l>
<l>produrrà i frutti poi l'avara terra;</l>
<l>altr'Argo in mar farà più lungo solco,</l>
<l>gli eletti eroi portando a nobil guerra;</l>
<l>e 'n altra parte, allor ch'in Lenno o 'n Colco,</l>
<l>là dove al giorno il velo o s'apre o serra,</l>
<l>spoglie avranno e trofei di preda ostile,</l>
<l>e i gioghi sosterrà l'estrema Tile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma di più ferma età famose e conte</l>
<l>fian col tuo re l'altere imprese e l'armi;</l>
<l>Napoli ne' suoi lidi e 'n piaggia e 'n monte</l>
<l>lieta gl'inalzerà metalli e marmi,</l>
<l>e gran corona a l'onorata fronte;</l>
<l>si canteran le rime e gli alti carmi</l>
<l>al nipote di Carlo a suon di tromba,</l>
<l>e già col suo gran nome il tuo rimbomba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mira com'è turbato e vecchio il mondo</l>
<l>là dove più s'infiamma e più s'agghiaccia,</l>
<l>e come stanco dal suo proprio pondo,</l>
<l>vacillando ruina alfin minaccia.</l>
<l>Mira la terra e mira il mar profondo</l>
<l>quasi allegrarsi in più serena faccia;</l>
<l>e 'l ciel promette, variando i lustri,</l>
<l>nove a la nova età vittorie illustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh! se la vita che languisce e manca,</l>
<l>potrò tanto schermir da' gravi affanni</l>
<l>che sia degna di voi la penna stanca,</l>
<l>almeno per virtù de gli ultimi anni</l>
<l>vi sacrerò l'età canuta e bianca,</l>
<l>sperando fare a morte illustri inganni,</l>
<l>e con gli studi, in cui talor m'attempo,</l>
<l>vincer il fato e trionfar del tempo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1514</head>
<argument><p><add resp="ed">A Cesare Rinaldi.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O nobil sede, che di gloria ingombra</l>
<l>il buon Rinaldo, e tanti raggi ardenti,</l>
<l>sparge del vero; e voi d'illustri genti</l>
<l>famose scuole, ov'ogni error disgombra,</l>
</lg>
<lg>
<l>e come un sol che nulla nube adombra,</l>
<l>purga ed alluma le più degne menti,</l>
<l>quel d'Arpin non formò più chiari accenti,</l>
<l>né 'l vecchio Greco ragionando a l'ombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né 'l sacro speco, ove l'antiche leggi</l>
<l>Numa già prese, d'alto onor più degno,</l>
<l>né le spelonche fur d'Ida o di Creta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice lingua e fortunato ingegno!</l>
<l>Or chi de la virtù disturba i seggi</l>
<l>in ch'ella regna, e 'l porto in cui s'acqueta?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1515</head>
<argument><p><add resp="ed">In lode di Celestino IV Castiglione.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Celestin, fu celeste il tuo pensiero,</l>
<l>l'opre, le voglie e le virtù celesti,</l>
<l>ed angelica vita in terra avesti</l>
<l>sovra l'uso mortal santo e severo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, quel che traviò nel sacro Impero,</l>
<l>di ribellante amico a Dio facesti;</l>
<l>a te de l'Asia empi tiranni infesti</l>
<l>ceduto avriano, o successor di Piero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ahi, chi 'l santo voler conturba o vieta?</l>
<l>Ma parve angusto a la tua gloria il mondo</l>
<l>e non gradisti in lui corona o regni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Salisti in ciel, lasciato 'l grave pondo,</l>
<l>ov'è di mortal corso eterna meta,</l>
<l>sovra il sol e i lucenti obliqui segni.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1516</head>
<argument><p><add resp="ed">In lode del cardinale Branda Castiglione.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Santa spada di Dio, che d'ogni parte</l>
<l>fosti acuta e pungente e grave e salda,</l>
<l>passando il cor, che si risana e salda</l>
<l>con quella punta ond'ei l'impiaga e parte,</l>
</lg>
<lg>
<l>ferro non vibrò mai torbido Marte,</l>
<l>quando per fiamma di furor si scalda,</l>
<l>dove fa l'Ebro più gelata falda,</l>
<l>con tanta gloria e con sì orribil arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Milano il seppe, ove apparir faville</l>
<l>del tuo divin ardore; e poi Costanza,</l>
<l>che di quel chiaro suono anco rimbomba.</l>
</lg>
<lg>
<l>O Brando, a cui la Verga unita avanza</l>
<l>se stessa i lieti tronchi a mille a mille,</l>
<l>apristi il cielo, anzi l'oscura tomba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1517</head>
<argument><p><add resp="ed">In lode di Baldassare Castiglione.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Lagrime, voce e vita a' bianchi marmi,</l>
<l>Castiglion, dar potesti, o vivo esempio</l>
<l>a' duci nostri, onde in te sol contempio</l>
<l>com'uom vinca la morte e la disarmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>A te dier pregio egual la penna e l'armi,</l>
<l>tal che Roma sottrarsi al fiero scempio</l>
<l>per te sperava, e da gli arringhi il tempio</l>
<l>sacrasti al fin a Dio la spada e i carmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Aureo monile o mitra a tanti pregi</l>
<l>eran poca mercede o l'auro o gli ostri,</l>
<l>o lunga vita, che miseria è lunga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma fama che da Batro a Tile aggiunga</l>
<l>avesti, asceso a gli stellanti chiostri,</l>
<l>ove agguagli di gloria augusti e regi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1518</head>
<argument><p><add resp="ed">In lode di Erasmo da Valvasone per il suo poema "La caccia".</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual novo suono è questo e quale un tanto</l>
<l>latrar di cani, onde rimbomba il bosco?</l>
<l>Già Febo scende al seggio ombroso e fosco</l>
<l>sin d'Elicona ed ha le Muse a canto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lascia Diana Delo ed Erimanto,</l>
<l>e cede il greco al bel paese tosco;</l>
<l>di chiara tromba in vece omai conosco</l>
<l>il nobil corno, e insieme il dolce canto.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'arti e la fuga de l'erranti belve</l>
<l>n'insegna Erasmo, e de' suoi cani il corso</l>
<l>dimostra e de gli augei l'alta rapina.</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggio di reti circondar le selve;</l>
<l>e 'l cacciator che di cinghiale o d'orso</l>
<l>le spoglie appende e i sacri tempi inchina.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1519</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel ritorno in Italia dalla nunziatura di Polonia di monsignor Annibale da Capua arcivescovo di Napoli.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Italia mia, che le più estranie genti</l>
<l>e più lontane da le vie distorte,</l>
<l>onde il sol vita e morte</l>
<l>suol recare a le cose errando intorno,</l>
<l>venir vedesti al sacro seggio adorno,</l>
<l>anzi colui che Dio somiglia in terra;</l>
<l>qual di pace o di guerra</l>
<l>messaggiero aspettato unqua rammenti?</l>
<l>o pur qual risonare intorno senti</l>
<l>così degno di gloria e vera e salda,</l>
<l>com'il signor ch'a' nostri dolci campi</l>
<l>da l'estremo d'Europa amato or riede,</l>
<l>mentre i velli al Leone il sol riscalda?</l>
<l>Per lui d'atra tempesta i tuoni e i lampi</l>
<l>non turban pura pace e pura fede;</l>
<l>per lui Marte non fiede,</l>
<l>né face scuote, ond'alta fiamma avvampi;</l>
<l>per lui schiere non movi o 'n guerra accampi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pria dove del mar regina afflitta</l>
<l>l'ira ardente del ciel grave sostenne,</l>
<l>l'una e l'altra ei mantenne,</l>
<l>e giustissimo fu tra pochi e giusti.</l>
<l>Oltre i confini poi d'Italia angusti</l>
<l>la sua fama onoraro Augusto e i regi;</l>
<l>co' peregrini egregi,</l>
<l>a cui segnò la via che solo è dritta,</l>
<l>ei magnanimo re di gente invitta</l>
<l>fé più divoto al successor di Piero;</l>
<l>e parve un chiaro sol, così disperse</l>
<l>la folta nebbia e i tenebrosi orrori;</l>
<l>e de le carte illuminando il vero,</l>
<l>a guisa di fantasma il falso ei scerse</l>
<l>di tanti antichi ed ostinati errori;</l>
<l>né sol gli umani cuori,</l>
<l>ch'eran già chiusi a le fortune avverse,</l>
<l>ma 'l ciel con altre chiavi ancora aperse.</l>
</lg>
<lg>
<l>La terra istessa, ove sì lunga adombra</l>
<l>la fredda notte, e fra le nevi e 'l gelo</l>
<l>talor non vede il cielo,</l>
<l>lieta maravigliando al novo raggio,</l>
<l>la fronte alzò senza temer oltraggio:</l>
<l>"Qual luce è questa sì serena, ed onde</l>
<l>vien, che lei nulla asconde?</l>
<l>Ma 'l Carro illustra e 'l pigro Arturo, e sgombra</l>
<l>co 'l suo chiaro splendor l'orrore e l'ombra.</l>
<l>Scesa è certo dal ciel, ch'a nullo è scarso</l>
<l>de' suoi tesori e de le grazie eterne;</l>
<l>angelo è certo e donator di pace,</l>
<l>a cui simil di rado è in terra apparso.</l>
<l>Passi il suo raggio a le mie parti interne,</l>
<l>perch'io nulla paventi il fero Trace.</l>
<l>O viva e santa face,</l>
<l>al tuo splendor, chi può temenza averne,</l>
<l>se piovi in noi tante virtù superne?"</l>
</lg>
<lg>
<l>Così diss'ella: or che 'l valor e 'l nome</l>
<l>non pur là sotto l'Orse è chiaro e grande,</l>
<l>ma l'ali intorno spande</l>
<l>più che non fé passando il duce mauro,</l>
<l>e torna, Italia, a te, né pompa o lauro</l>
<l>basta a' meriti suoi sì varii e tanti;</l>
<l>bench'altri più si vanti</l>
<l>di schiere ancise o pur d'oppresse e dome</l>
<l>genti, ei non chiede a l'onorate chiome</l>
<l>l'ostro, con mani ancor di sangue tinte,</l>
<l>né porta spoglie d'or superbo a' tempi;</l>
<l>ma paga è la virtù, senz'altra gloria.</l>
<l>Ei pacifico, inerme, ha l'ire estinte,</l>
<l>presi gli animi altrui, terrore a gli empi,</l>
<l>e de' buoni è refugio: oh gran vittoria!</l>
<l>Per qual nova memoria,</l>
<l>a questi già turbati avari tempi</l>
<l>lodiam più gloriosi e santi esempi?</l>
</lg>
<lg>
<l>L'onor, che l'orme di virtute impresse</l>
<l>sempre ricerca e 'ntorno a lei sol usa,</l>
<l>che sovente il ricusa,</l>
<l>lusingando girarsi, e quasi a forza,</l>
<l>or perché non si move e non si sforza?</l>
<l>Facciasi incontro a quel sublime ingegno,</l>
<l>che fa l'onor più degno,</l>
<l>e giunge merto a le virtuti istesse;</l>
<l>là dove nobil vita un tempo elesse,</l>
<l>perché no 'l trae da' foschi e verdi seggi</l>
<l>Roma a' suoi colli ed a' suoi dolci fonti,</l>
<l>e 'n quella luce che a lei sol risplende?</l>
<l>Gli altari e i tempi e le romane leggi,</l>
<l>il pregio omai de le più degne fronti,</l>
<l>tutti chiedon per lui, ch'in alto intende;</l>
<l>prega Italia e l'attende</l>
<l>e i passi accusa al suo voler men pronti:</l>
<l>a l'amico Annibal chi spiana i monti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Napoli ancor, mentre la gloria antica</l>
<l>per volger d'anni e per girar di lustri</l>
<l>fa gli avi suoi più illustri,</l>
<l>l'aspetta a l'onorata e sacra verga</l>
<l>la 've le gregge sue pasce ed alberga,</l>
<l>e 'l proprio ovile a così nobil fama</l>
<l>fortunato si chiama;</l>
<l>e 'l fiume e 'l monte e quella piaggia aprica,</l>
<l>cui mormorando il mar Tirreno implica,</l>
<l>serbano al suo pastor mille corone,</l>
<l>ch'ardore o ghiaccio non scolora e sfronda,</l>
<l>come fior d'Elicona o di Parnaso;</l>
<l>e del suo nome avvien ch'omai risuone</l>
<l>non pur Sebeto e l'arenosa sponda,</l>
<l>ma quanto già da noi lunge è rimaso</l>
<l>fra Borea e 'l nero occaso;</l>
<l>e dove più s'indura il gelo e l'onda</l>
<l>par ch'il gelido mare al suon risponda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Taci, canzon mia roca, e frena i vanni;</l>
<l>odi quel ch'al mio core omai rimbomba,</l>
<l>o sia di sacra fama un novo canto,</l>
<l>o suon d'acque lucenti abbiam d'appresso,</l>
<l>o silenzio divin, cui chiara tromba</l>
<l>non può agguagliarsi, e riverisci intanto</l>
<l>del vicario di Cristo il fido messo</l>
<l>quasi dal ciel promesso;</l>
<l>e mentre a lui s'inostra il grave manto,</l>
<l>si volga in umil prego altero canto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1520</head>
<argument><p>A donna Leonora de' Medici, duchessa di Mantova.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Caro a gli egri mortali il lucido auro</l>
<l>e d'Oriente son le gemme e gli ostri,</l>
<l>e i fonti e i verdi chiostri,</l>
<l>e l'opre varie di colori e i marmi;</l>
<l>cara è la gloria e del famoso lauro</l>
<l>l'antico pregio e l'onorato grido,</l>
<l>lo qual di lido in lido,</l>
<l>là 've non son intesi i nostri carmi,</l>
<l>sparge il canoro suon di trombe e d'armi;</l>
<l>ma dono di salute al corpo esangue</l>
<l>tutti altri avanza, ove la mente e l'alma</l>
<l>sgombran quasi compagne il duolo acerbo.</l>
<l>Fa la vittoria il vincitor superbo,</l>
<l>ed obliando la sua nobil palma</l>
<l>per diletto ei talor vaneggia e langue;</l>
<l>ma le spoglie di sangue</l>
<l>tinte a la nave altrui, che tutta spalma,</l>
<l>son de' tesori assai men grave salma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la salute fa più lieto il corso</l>
<l>d'umana vita, che fra scogli e sirti</l>
<l>le vele a' feri spirti</l>
<l>di fortuna dispiega e cerca il porto.</l>
<l>Questa portaste voi, ch'in mio soccorso</l>
<l>veniste a me quasi celeste diva,</l>
<l>quand'io, sospinto a riva,</l>
<l>più splender non vedea l'occaso e l'orto;</l>
<l>luce al cieco donaste e vita al morto:</l>
<l>doni celesti fur ch'oblio non copre.</l>
<l>Voi dal ciel gli prendeste, alma divina;</l>
<l>voi sete luce in quel gran Sole accensa,</l>
<l>ch'i santi raggi suoi sparge e dispensa;</l>
<l>e vita sete voi, ch'indi dechina</l>
<l>a far viva qua giù la fede e l'opre;</l>
<l>per voi chiaro si scopre</l>
<l>che grazia sforza il ciel, ch'altrui destina,</l>
<l>e morte in sua giustizia o 'n sua rapina.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi la vinceste: oh che leggiadra schiera</l>
<l>venne con voi d'alte virtuti elette,</l>
<l>quando nel cor ristrette</l>
<l>le mie già vinte ebber rifugio e scampo!</l>
<l>Altre scendean da la superna sfera;</l>
<l>altre, in voi nate, a lo splendor ch'informa</l>
<l>presa han sembianza e forma,</l>
<l>e tutte folgorar con chiaro lampo.</l>
<l>Morte crudele e fuggitiva in campo,</l>
<l>come fera cacciata al folto bosco,</l>
<l>faceva a' regni oscuri indi ritorno,</l>
<l>cedendo la mia grave inferma spoglia.</l>
<l>Ed io tremante più ch'arida foglia,</l>
<l>apersi gli occhi stanchi e vidi il giorno</l>
<l>men che pria non solea turbato e fosco.</l>
<l>Or me stesso conosco,</l>
<l>e del mio vaneggiare ho doglia e scorno,</l>
<l>parte il trofeo del vostro nome adorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E di quella pietà, ch'al primo sguardo</l>
<l>scacciò la morte e 'l gran timor ch'adduce,</l>
<l>e mentre in voi riluce,</l>
<l>fa de l'anima vostra un puro tempio.</l>
<l>Ma perché sono a celebrar sì tardo</l>
<l>tant'altre? Anzi fra via l'onoro e passo,</l>
<l>quasi impedito e lasso,</l>
<l>e 'l dover e 'l desir sì male adempio.</l>
<l>Bellezza e castità di raro esempio,</l>
<l>congiunte in voi con sì tenaci nodi</l>
<l>che scioglier non gli può fortuna o morte,</l>
<l>qual penna porterà, ch'al ciel più s'erga?</l>
<l>e pronta cortesia che seco alberga,</l>
<l>e quella ond'alta donna è giusta e forte,</l>
<l>in quali carte avran più chiare lodi?</l>
<l>o 'n quai più degni modi</l>
<l>con l'altre d'ir al ciel fidate scorte,</l>
<l>in voi s'onorerà valore e sorte?</l>
</lg>
<lg>
<l>Io ch'a l'ispano Ibero, a l'indo Idaspe</l>
<l>or non posso mandarne il chiaro suono,</l>
<l>di voi nel cor ragiono</l>
<l>e ne la parte di me stesso eterna;</l>
<l>benché la Parca il breve filo innaspe,</l>
<l>e 'n mortal grazia di caduca vita</l>
<l>ivi è da me scolpita,</l>
<l>ove scorger sol può la vista interna;</l>
<l>e chi fia che l'onori o che la scerna</l>
<l>in queste pigre mie membra terrene?</l>
<l>Ma pur dove il gravoso e fragil manto</l>
<l>nulla di vero a' puri spirti asconde,</l>
<l>essi vedran com'al mio dir risponde,</l>
<l>e sarà noto in più sonoro canto</l>
<l>d'altre Muse là sù, d'altre Sirene.</l>
<l>O sol felice spene!</l>
<l>Or chi ricerca fra' mortali intanto</l>
<l>da Borea a l'Austro maggior fama o vanto?</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'avverrà che mia fortuna incerta</l>
<l>faccia giammai per me cavalli e navi,</l>
<l>e con aure soavi</l>
<l>o con turbate pur di regno in regno</l>
<l>porti la mia ne' suoi perigli esperta,</l>
<l>già non mi converrà gittare al fondo,</l>
<l>come dannoso pondo,</l>
<l>la mia salute, e dimostrarmi indegno</l>
<l>del vostro dono; e 'l combattuto legno</l>
<l>la Fede condurrà, né rupe o scoglio,</l>
<l>né procelloso nembo o fero vento;</l>
<l>né la sommergerà Cariddi o Scilla,</l>
<l>quando più si perturba onda tranquilla.</l>
<l>Care merci nel mar novo spavento</l>
<l>perde talvolta: io per turbato orgoglio</l>
<l>saggio più che non soglio,</l>
<l>l'amata soma salverò contento,</l>
<l>perché si sparga pur l'oro e l'argento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Riverente canzone, inchina e prega</l>
<l>quella che rozzo stile in te dipinse,</l>
<l>anzi adombrò, come il suo onor risplenda,</l>
<l>già d'Arno, ora del Mincio eterna gloria;</l>
<l>e dille pur che segua alta vittoria,</l>
<l>e salute a quest'alma e pace or renda:</l>
<l>vinca fortuna ancor, se morte vinse,</l>
<l>e fugata respinse;</l>
<l>e dove l'arco in me rivolga e tenda,</l>
<l>la sua pietà mi copra e mi difenda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1521</head>
<argument><p>In morte del cardinale Giovan Vincenzo Gonzaga.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Fera morte, che Roma hai priva e scossa</l>
<l>d'onor sovrano e 'mpoverito il mondo</l>
<l>a questa etate, e la sua gloria al fondo</l>
<l>d'alto gittata e chiusa in poca fossa;</l>
</lg>
<lg>
<l>qual vanto o laude hai di crudel percossa?</l>
<l>o qual trionfo nel dolor secondo?</l>
<l>Benché di nobil alma il grave pondo</l>
<l>sepolto giaccia, abbi la polve e l'ossa,</l>
</lg>
<lg>
<l>orride prede e pompe oscure ed adre:</l>
<l>ché 'l chiaro spirto uscì d'incerta guerra</l>
<l>a santa pace, ove tuo stral non giunse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or siede col fratello appresso il padre:</l>
<l>così quei che 'l morir divise in terra,</l>
<l>vita immortale in cielo a Dio congiunse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1522</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Vincenzo, mentre vita in terra avesti</l>
<l>da' più laudati, al più sublime segno</l>
<l>d'alta gloria i pensieri e 'l chiaro ingegno</l>
<l>e l'opre e le parole e 'l cor volgesti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Te medesmo d'onore alfin vincesti,</l>
<l>ma già salito a più felice regno</l>
<l>lodi basse e terrene hai forse a sdegno,</l>
<l>e l'ascolti nel cielo alte e celesti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perch'ogni stella e 'nsieme il sol rimbomba</l>
<l>di tua contesa, onde la morte e 'l nostro</l>
<l>fiero avversario vinto, al Padre ascendi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e di candida croce in lucido ostro,</l>
<l>presso i trofei di Cristo ivi risplendi,</l>
<l>lodato al suon di più canora tromba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1523</head>
<argument><p><add resp="ed">A Gregorio Comanini.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Gregorio, ad alto fin quasi celeste</l>
<l>richiami la pittura omai smarrita,</l>
<l>là dove il senso vaneggiando invita,</l>
<l>che le sopite fiamme ancora ha deste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui non consacra il genitor d'Oreste</l>
<l>de la sua figlia a proprio onor la vita,</l>
<l>né pioggia d'or si loda o pur s'addita</l>
<l>o ninfa o dea, ch'è senza manto o veste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma di forme divine i veri esempi</l>
<l>levano al ciel le menti, o 'n puro velo</l>
<l>miriamo occulti i gran misteri e l'arte;</l>
</lg>
<lg>
<l>e come l'onorate e sacre carte</l>
<l>sian più verace imago, e i sacri tempi</l>
<l>simiglian Dio, non più le stelle e 'l cielo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1524</head>
<argument><p>A Cristobal de Mesa. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Quei che con sommo studio il mondo ammira,</l>
<l>traesi gli alberi Orfeo, le pietre Anfione,</l>
<l>e i pesci fuor de le sals'onde Arione</l>
<l>con la cetra, col canto e con la lira;</l>
</lg>
<lg>
<l>saggio Mesa, così gli uomini tira</l>
<l>l'alto vostro poema, e due corone</l>
<l>di valor l'una, ha l'altra di ragione,</l>
<l>ond'il suo nome a gloria eterna aspira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da l'armonia qual indi altrui rendete</l>
<l>nascon più degni effetti, alti e divini,</l>
<l>più grato suon, voci più dolci e liete.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quelli selve, animai, sassi e delfini</l>
<l>giungeano insieme, e voi con quel giungete</l>
<l>belli spiriti e ingegni pellegrini.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1525</head>
<argument><p>A don Pietro Zunica.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual peregrina pianta in verdi sponde</l>
<l>lunge traslata da felice clima,</l>
<l>lieta fiorisce e con frondosa cima,</l>
<l>e 'ntorno empie d'odor le rive e l'onde;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'n guisa ha i raggi e l'aure in ciel seconde,</l>
<l>che fra l'altre si scorse altera e prima,</l>
<l>e men s'onora e si vagheggia e stima</l>
<l>qual più s'innalza con perpetue fronde;</l>
</lg>
<lg>
<l>tal voi, signor, ne la stagione acerba</l>
<l>al sole, a l'aura di favor celeste</l>
<l>sorgete qui fra pompe e duci illustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>E già di vostri flori a voi conteste</l>
<l>palme e corone il ciel prepara e serba,</l>
<l>che fiano eterne al variar de' lustri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1526</head>
<argument><p><add resp="ed">In morte di Tecla Zunica.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alma gentil, che nulla aspersa al mondo</l>
<l>fosti del grave suo limo terreno,</l>
<l>e di quel suo mortal dolce veneno</l>
<l>poco gustasti o de l'oblio profondo,</l>
</lg>
<lg>
<l>anzi il gran rischio del morir secondo,</l>
<l>pura, bella, innocente al ciel sereno</l>
<l>te ne volasti al tuo Fattor in seno,</l>
<l>scosso di care membra il leggier pondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e qual pittura ond'è rimosso il velo,</l>
<l>le mostri l'opre sue chiare e lucenti;</l>
<l>e se 'l padre mortale onor t'accrebbe,</l>
</lg>
<lg>
<l>che mesto in terra di lasciar t'increbbe,</l>
<l>qual gloria avrai fra le divine menti,</l>
<l>che sua figlia ti chiami il Re del cielo!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1527</head>
<argument><p><add resp="ed">Alla viceregina di Napoli.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Donna di quel signor ch'allenta e stringe</l>
<l>a magnanime genti il giusto freno,</l>
<l>dove ha pace il bel regno e 'l gran Tirreno,</l>
<l>e l'altro mar che 'n parte il bagna e cinge,</l>
</lg>
<lg>
<l>non di tanto splendor s'orna e dipinge</l>
<l>sì bella Astrea là sù nel ciel sereno,</l>
<l>come ne l'onorato e nobil seno</l>
<l>ei portolla molt'anni, e non si scinge.</l>
</lg>
<lg>
<l>E di giustizia omai corona eterna</l>
<l>può meritar; ma tu di grazia adempi</l>
<l>nostri difetti o tua pietà gli sgombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>O bella, o saggia! anzi sei grazia interna,</l>
<l>ch'illustri l'alme, e 'n variando i tempi</l>
<l>per te mai non s'agguaglia il lume a l'ombra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1528</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Quando Spagna v'offerse,</l>
<l>quasi gradito dono o caro pegno,</l>
<l>disse l'Italia: "Il dono agguaglia il regno;</l>
<l>ma dar tanta non puote</l>
<l>virtù, grazia, beltà, gloria ed onore</l>
<l>l'uno e l'altro terreno.</l>
<l>Dunque è del ciel sereno</l>
<l>dono e mirabil dote,</l>
<l>senno insieme e valore,</l>
<l>e bella pudicizia e casto amore".</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1529</head>
<lg type="madrigale">
<head>3</head>
<l>Mentre la terra e 'l mare</l>
<l>v'onora quasi a prova,</l>
<l>ogni occulta ricchezza a voi ritrova;</l>
<l>non è conca men bella,</l>
<l>in lieta parte amena,</l>
<l>lunge da l'onde e da l'incolta arena:</l>
<l>l'una a voi perle ed ostri,</l>
<l>l'altra nobil tesoro</l>
<l>offre d'argento e d'oro;</l>
<l>e se l'una fia poco,</l>
<l>questa vi ceda e quella,</l>
<l>e la diva del mar vi sembri ancella.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1530</head>
<lg type="madrigale">
<head>4</head>
<l>Già sei figlia di Giove,</l>
<l>non dirò di Latona,</l>
<l>ch'ella mertò del ciel l'alta corona.</l>
<l>Già d'un bel sole è pargoletta imago</l>
<l>il tuo fratel sì vago,</l>
<l>ma per novella prole</l>
<l>suore e fratelli avran Diana e 'l Sole.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1531</head>
<lg type="madrigale">
<head>5</head>
<l>Disse la dea d'amore:</l>
<l>"Se la mia conca sdegni</l>
<l>perch'ella è fra gli ondosi incerti regni,</l>
<l>prendi il mio carro e vola</l>
<l>con l'ale de' miei cigni</l>
<l>tra' lumi più sereni e più benigni,</l>
<l>o donna di virtude unica e sola:</l>
<l>ivi gira e correggi</l>
<l>gli eterni regni miei con sante leggi."</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1532</head>
<lg type="non-definito">
<head>6</head>
<l>Quel che d'antichi dei,</l>
<l>racconta altrui la favolosa prole,</l>
<l>onde nacque Ciprigna e nacque il Sole,</l>
<l>un Amore e tre Grazie orna e dipinge,</l>
<l>quasi Amor senza grazia o nasca o viva;</l>
<l>né d'un padre ei gli finge,</l>
<l>né d'una istessa diva,</l>
<l>e par che 'l falso in ciò narri e descriva.</l>
<l>Or ne la chiara luce</l>
<l>pur d'una madre un genitor produce</l>
<l>due belle Grazie e duo leggiadri Amori,</l>
<l>degni del cielo e de' celesti onori.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1533</head>
<argument><p><add resp="ed">Per una figlia della principessa di Conca.</add></p></argument>
<lg type="madrigale">
<head>1</head>
<l>Come odorato mirto</l>
<l>sorge con verdi fronde,</l>
<l>e benigne ha le stelle e l'aure e l'onde;</l>
<l>così nel casto seno</l>
<l>cresci di nobil madre,</l>
<l>di care spoglie adorna e di leggiadre,</l>
<l>pargoletta fanciulla,</l>
<l>nutrita da Fortuna in fasce e 'n culla.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1534</head>
<lg type="madrigale">
<head>2</head>
<l>Rosa che s'apre e spunta</l>
<l>col sole o innanzi l'alba,</l>
<l>stella amorosa che s'indora e 'nalba,</l>
<l>luna al fratel simile,</l>
<l>tu mi rassembri omai;</l>
<l>e d'odori e di rai,</l>
<l>fanciulletta gentile,</l>
<l>t'adorni lieta in acerbetto aprile.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1535</head>
<lg type="madrigale">
<head>3</head>
<l>Ti nutria la Fortuna,</l>
<l>fanciulletta felice,</l>
<l>quando esserti bramò Virtù nutrice:</l>
<l>"Tu cibi il corpo, io l'alma;"</l>
<l>disse "e l'ergo di te più nobil sede".</l>
<l>L'una a l'altra or non cede;</l>
<l>ma lusingando a prova</l>
<l>ti nutrisce e ti giova,</l>
<l>e t'intrecciano insieme alloro e palma.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1536</head>
<argument><p>A donna Giovanna di Capua nella morte della figliuola.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Donna real, da gli occhi asciuga il duolo,</l>
<l>onde teco Pietà si lagna e piange,</l>
<l>e 'n conforto l'affanno omai si cange,</l>
<l>che lagrime e sospir conduce a stuolo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tempri la figlia tua salita a volo</l>
<l>l'aspro martir che ti perturba ed ange,</l>
<l>mentre ella mira il sol ch'indora il Gange</l>
<l>sotto a' suoi piedi, e l'uno e l'altro polo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice madre, che due regni onori,</l>
<l>e non sol porti a questa nobil terra</l>
<l>nuovi eroi d'alto sangue e nuovi duci,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma, se fede animosa in me non erra,</l>
<l>nuove angelette al cielo ancor produci,</l>
<l>e gioia accresci a que' celesti cori.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1537</head>
<argument><p><add resp="ed">Alla principesca di Conca.</add></p></argument>
<lg type="madrigale">
<l>Vera figlia di Giove,</l>
<l>onde il nome prendeste,</l>
<l>terrena dea, ma con beltà celeste,</l>
<l>son mortali le membra,</l>
<l>ma divini i costumi</l>
<l>e gli angelici lumi,</l>
<l>e lo spirto divino altrui rassembra,</l>
<l>e celeste la prole</l>
<l>in cui Cinzia si specchia e specchia il Sole.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1538</head>
<argument><p>In lode del Santo Padre Clemente VIII.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Questa fatica estrema al tardo ingegno</l>
<l>concedi, o Roma, e tu che movi e reggi</l>
<l>l'alto ciel, l'umil terra e 'l mar profondo.</l>
<l>A lui che di tue sacre eterne leggi</l>
<l>è vivo spirto, e del celeste regno</l>
<l>sostien le chiavi e porta il grave pondo,</l>
<l>e quasi folce in Vaticano il mondo,</l>
<l>sacro la mente, il cor, la penna e i carmi.</l>
<l>Questa è la meta eccelsa, a cui d'intorno</l>
<l>si volge notte e giorno</l>
<l>il mio pensier, né di vittorie e d'armi</l>
<l>cantate fama eguale o pregio attende.</l>
<l>Ma fine o meta a quel valor non miro,</l>
<l>che fiammeggia fra noi con luce eterna.</l>
<l>Qual dunque in ampia via del ciel superna</l>
<l>s'avvolga omai nel glorioso giro</l>
<l>de le sante virtù, ch'a lui risplende,</l>
<l>la stanca mente pur, che 'n alto intende,</l>
<l>né strada già più certa al sol prescrisse</l>
<l>il suo Fattor fra stelle erranti e fisse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ned ei, ch'il mondo illustra, è più lucente</l>
<l>simulacro di Dio che 'l giusto e saggio,</l>
<l>che 'n sua vece e 'n sembianza il ciel disserra;</l>
<l>ma se vola talor di raggio in raggio</l>
<l>infino al sommo Sol l'ardita mente,</l>
<l>che 'n lui pensando non vaneggia od erra,</l>
<l>non chini l'ale ruinose a terra,</l>
<l>sì come avviene a chi si piega e volve</l>
<l>da l'alta luce, ch'il pensier tranquilla,</l>
<l>ad oscura favilla,</l>
<l>ed a poca ombra algente o poca polve,</l>
<l>né di cosa mortal più curi o pensi,</l>
<l>ma là s'acqueti ove la gloria è pace,</l>
<l>ove cede al silenzio il suono e 'l canto.</l>
<l>E s'a parlar di te si scioglie intanto,</l>
<l>sommo Padre e Signor, la lingua audace,</l>
<l>tu rischiara le voci, e purga i sensi</l>
<l>al tuo gran nome e gli miei spirti accensi;</l>
<l>ma ignoto è, come il fin, di te parlando,</l>
<l>l'alto principio; e dove il cerco o quando?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ovunque io miri, o sia l'occaso o l'orto</l>
<l>del tuo corso vital, divino assembra,</l>
<l>e paion d'ogni età segni celesti;</l>
<l>vestito appena di terrene membra,</l>
<l>da l'esempio de gli avi al cielo scorto,</l>
<l>ad opre gloriose il cor volgesti</l>
<l>e d'onor gradi infra le stelle ergesti:</l>
<l>gradi d'onore in disusata foggia,</l>
<l>rivolti al cielo, ond'uom giammai non salse</l>
<l>con fame indegne e false,</l>
<l>ma sol vero valor v'ascende e poggia.</l>
<l>Quinci da la città ch'Arno diparte,</l>
<l>nel lungo raggirar d'anni e di lustri</l>
<l>saliro sovra il sol le nobil'alme,</l>
<l>ivi cercando al fin corone e palme</l>
<l>di loro imprese e di lor fatti illustri;</l>
<l>e 'n questa, che fu sacra al fiero Marte,</l>
<l>volte l'antiche e le moderne carte,</l>
<l>pur d'ostro adorno il tuo fratel si scorse,</l>
<l>che te per altra strada al ciel precorse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci ti rimirò da l'alto cielo</l>
<l>Astrea, mentre ivi 'l sole i raggi vibra</l>
<l>con ferme voglie a gravi studi intese;</l>
<l>e là 've notte e giorno appende in libra,</l>
<l>cinta la testa di ceruleo velo,</l>
<l>da le celesti porte a te discese:</l>
<l>cessaro al suo passar l'ingiuste offese,</l>
<l>e la discordia e 'l suo furor maligno,</l>
<l>ch'i miseri mortali affligge e sferza,</l>
<l>e con pungente sferza</l>
<l>fa spesso i monti, i campi e 'l mar sanguigno;</l>
<l>l'onte cessaro ingiuriose e i danni;</l>
<l>ebber pace le gregge e i vaghi armenti</l>
<l>ne' verdi prati, e ne l'antiche selve</l>
<l>deposero la rabbia orride belve,</l>
<l>e fer tregua col mar gl'irati venti;</l>
<l>la terra s'allegrò nel fin de gli anni</l>
<l>poich'ella dispiegò fuggendo i vanni</l>
<l>col secol d'oro, e de gli antichi tempi</l>
<l>al suo tornar conobbe i santi esempi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E dove il Tebro le famose fronti</l>
<l>mira de' colli e le lor parti eccelse,</l>
<l>per vie secrete occulta ella se 'n venne,</l>
<l>e 'n vece di stellante albergo scelse</l>
<l>quel tuo, che scorse in mezzo a' sette monti,</l>
<l>ch'oltre tutti i più adorni a lei convenne.</l>
<l>Quivi quanto vergar l'antiche penne,</l>
<l>mentre di libertà lieta e superba</l>
<l>fu Roma, e quanto d'ogni estranio clima</l>
<l>poscia raccolse o prima,</l>
<l>quasi caro tesor s'aduna e serba</l>
<l>descritto in carte; e te conobbe involto</l>
<l>fra' Muzi e' Paoli e fra' più saggi e sacri,</l>
<l>ch'imposer leggi al glorioso impero;</l>
<l>ed a lei, ch'adorò Clemente e Piero,</l>
<l>ch'ora di nova gloria orni e consacri,</l>
<l>simile a' padri antichi in opre e 'n volto;</l>
<l>e 'l suo prisco sermone a te rivolto,</l>
<l>disse: "Or che tu rispondi, e 'l vero insegni,</l>
<l>viver Bruto ameria ne' vostri regni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né Fabrizio la corte a sdegno avrebbe,</l>
<l>né Catone il servir; ma lieto or guarda,</l>
<l>ch'ottuso ha la Clemenza il ferro e l'ira,</l>
<l>né discender con lei dal ciel ritarda</l>
<l>la pura Fede, a cui del mondo increbbe,</l>
<l>e 'l sacro stuol de le virtù rimira;</l>
<l>or questo meco a te benigno aspira,</l>
<l>né premi usati al tuo valor promette,</l>
<l>ma gloria eterna e podestà suprema,</l>
<l>ostro, manto, diadema,</l>
<l>mitre e corone al tuo voler soggette,</l>
<l>e sovra i regi e sovra il grande Augusto</l>
<l>alta sede e sublime a te prepara.</l>
<l>Ma quando reggerai l'Italia e Roma,</l>
<l>de la Clemenza pur t'onora e noma,</l>
<l>che non fia al mondo di tua grazia avara,</l>
<l>perché l'asprezza sua contempri al giusto,</l>
<l>che per troppo rigor diviene ingiusto;</l>
<l>ma tutte sarem teco in sacro albergo,</l>
<l>né senza te daremo al mondo il tergo".</l>
</lg>
<lg>
<l>Così diss'ella; e tu Licurgo e Numa</l>
<l>sembrasti a Roma, anzi fra tuoni e lampi</l>
<l>quel ch'ebbe le sue leggi in viva pietra;</l>
<l>e di santo e divino ardore avvampi,</l>
<l>che la tua mente informa e tutta alluma;</l>
<l>onde sue grazie in contemplando impetra,</l>
<l>mentre il profano e l'empio indi s'arretra,</l>
<l>dove profondo orrore anco ricopre,</l>
<l>e sacra nube intorno asconde e vela</l>
<l>quegli a cui Dio rivela</l>
<l>il volto suo, non pur gli effetti e l'opre;</l>
<l>e dove il monte folgoreggia e luce,</l>
<l>tu non temi quel suon ch'alto rimbomba,</l>
<l>ma sol l'appressi e 'l tuo fratello è teco.</l>
<l>Qual meraviglia più d'ombroso speco</l>
<l>Roma ci mostra? o 'n qual più nobil tomba</l>
<l>ricerca l'ossa e riverenza induce?</l>
<l>Ma tu sei vivo spirto e viva luce,</l>
<l>e ricercando or quelle genti or queste,</l>
<l>tornasti a lei qual messaggier celeste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Te del mondo mirar le parti avverse,</l>
<l>ond'Austro e Borea il ciel di nube ingombra,</l>
<l>e quei ch'Alpe e Pirene e 'l mar disgiunge;</l>
<l>e dove assai più dura il gelo e l'ombra,</l>
<l>l'estranio clima al tuo splendor converse,</l>
<l>ch'alto spargea purpurei raggi e lunge,</l>
<l>quei che sua vera fede a te congiunge,</l>
<l>regni e popoli amici, a trar non scarsi,</l>
<l>ned a versar per la tua grazia il sangue;</l>
<l>né la memoria or langue</l>
<l>de' tesori del ciel donati e sparsi;</l>
<l>e invitti regi d'auree spoglie adorni,</l>
<l>c'hanno a' Barbari posto un duro morso,</l>
<l>la tua santa eloquenza a lui ristrinse,</l>
<l>vincendo invitto cuor, che tutto vinse:</l>
<l>tal dal mondo placato e quasi scorso,</l>
<l>senz'armi e senz'offese a noi ritorni,</l>
<l>giunto a l'onor de' tuoi perfetti giorni;</l>
<l>tale 'l sacro tesor dispensi e spieghi</l>
<l>le grazie e i doni, e sciogli insieme e leghi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tale ascendi a la sacra antica sede,</l>
<l>né potenza terrena ivi t'esalta,</l>
<l>né consiglio o favor d'amica stella,</l>
<l>ma Provvidenza, e chi da sé t'appella</l>
<l>(ch'ogni fortuna è men sublime ed alta);</l>
<l>e pietà con giustizia e viva fede,</l>
<l>ch'ogni altezza qua giù soggetta or vede,</l>
<l>né giunge laude al grido, e solo il merto</l>
<l>trapassa il ciel, ch'è di tua mano aperto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1539</head>
<argument><p><add resp="ed">A Cinzio Aldobrandini.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Sì come 'l sol che ne riporta il giorno</l>
<l>ciò che d'alto in lui versa e Giove e Marte,</l>
<l>e 'l più tardo Saturno altrui comparte,</l>
<l>co' suoi doni spiegando i raggi intorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>così tu, nuovo sol, che rendi adorno</l>
<l>il secol nuovo, grazie infuse e sparte</l>
<l>del gran Padre dispensi; io pur in parte</l>
<l>terreno e grave al tuo splendor m'adorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, che lunga stagion turbato vissi,</l>
<l>qual uom ch'in fosca notte e 'n duro gelo</l>
<l>scorga appena talor pallida luce,</l>
</lg>
<lg>
<l>a te mi volgo, o Cinzio; in te riluce</l>
<l>l'alta sua gloria e la virtù del cielo,</l>
<l>ch'illustra de l'oblio gli oscuri abissi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1540</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Tra Fortuna e Virtù già lungo sdegno,</l>
<l>anzi contesa fu spietata e guerra,</l>
<l>per cui l'Europa e l'africana terra</l>
<l>turbossi, e d'Asia ogni più nobil regno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or l'alto valor vostro e 'l chiaro ingegno,</l>
<l>o sì caro al Signor che 'l ciel disserra,</l>
<l>placato ha lei, che pur vaneggia ed erra,</l>
<l>vaga d'ornar chi men d'onore è degno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E mentre l'una a l'altra è fida amica</l>
<l>ed aspiran congiunte al vostro merto,</l>
<l>ergendo i gradi, ond'egli al cielo ascenda;</l>
</lg>
<lg>
<l>a voi ceda le spoglie, a voi mi renda,</l>
<l>nel duro campo de la vita e 'ncerto,</l>
<l>quasi un trofeo, la mia avversaria antica.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1541</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Fra 'l tuo splendore e la mia stanca mente</l>
<l>la mia avversa fortuna è in guisa d'ombra</l>
<l>o di nebbia compressa, allorch'adombra</l>
<l>l'orto e l'occaso a la stagione algente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu di vero onor chiaro e lucente,</l>
<l>in me spiega i tuoi raggi, e lei disgombra,</l>
<l>e di nuove speranze il core ingombra,</l>
<l>che de l'antiche omai si lagna e pente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì dirò poi, là 've metalli e marmi</l>
<l>son sacri in Vaticano o 'n riva al Tebro,</l>
<l>signor, come sei grave e largo e saggio;</l>
</lg>
<lg>
<l>come virtù, schifando a' buoni oltraggio,</l>
<l>non è men degna che l'imprese e l'armi</l>
<l>de' magnanimi eroi, ch'orno e celebro.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1542</head>
<lg type="sonetto">
<head>4</head>
<lg>
<l>Cinzio, di Cinto in vece, in verde chiostro</l>
<l>il Vaticano a voi co' sette monti</l>
<l>lieto s'adorna, e tra famose fronti</l>
<l>vi dee sublime onor di lauro e d'ostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vero Apollo di Roma al secol nostro,</l>
<l>vero sol ch'illustrando omai sormonti,</l>
<l>precorso avete i più veloci e pronti</l>
<l>e d'oriente altro splendor dimostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tardi vi segue omai l'onore, e lunge</l>
<l>già scorge la virtù, che al sommo aspira.</l>
<l>A qual mai tanto il ciel per lei convenne?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma dove chiara fama appena giunge,</l>
<l>mentre con l'ali il mondo intorno gira,</l>
<l>la mia non vola o le più colte penne.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1543</head>
<argument><p><add resp="ed">A Pietro Aldobrandini.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Pietro, che in forme sì diverse e tante</l>
<l>di mirabil virtute altrui risplendi,</l>
<l>d'erto e gran monte omai sembianza prendi</l>
<l>nel peso tuo, quasi novello Atlante;</l>
</lg>
<lg>
<l>e come di piropo e d'adamante</l>
<l>lucida alta colonna, al ciel t'estendi</l>
<l>in mezzo al tempio, e se virtù difendi,</l>
<l>di fortissima torre hai pur sembiante;</l>
</lg>
<lg>
<l>e magion sembri in cui valore alberga,</l>
<l>e pietra inscritta ancor di viva legge:</l>
<l>ecco, pastor n'appari, e di lontano</l>
</lg>
<lg>
<l>veggio, o credo veder, scolpite gregge,</l>
<l>e i paschi e i fonti e la tua sacra verga;</l>
<l>angelo alfin ti mostri in volto umano.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1544</head>
<argument><p>A Cinzio e Pietro Aldobrandini.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'Egeo di questa vita in seno asconde</l>
<l>e scogli e sirti, ove il nocchiero accorto</l>
<l>gitta le merci; altri sommerso e morto</l>
<l>nel periglioso corso avvien ch'affonde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui speco e fonte ha ne l'ombrose sponde</l>
<l>Cinzio e le Muse, e la sua grazia è 'l porto;</l>
<l>e lucente virtù l'occaso e l'orto</l>
<l>scopre, né mai cadendo i raggi asconde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se respinge pur fera tempesta</l>
<l>la nave mia, perché di regno in regno</l>
<l>erri pur anco e cerchi Iberi ed Indi,</l>
</lg>
<lg>
<l>àncora voi le siate, e quinci e quindi</l>
<l>s'una or non giova in gran fortuna e infesta</l>
<l>fra mille venti al combattuto legno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1545</head>
<argument><p>A Statilio Paolini, segretario di Sua Santità Clemente VIII.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Te non rota Fortuna or alto, or basso,</l>
<l>Statilio, che virtù nulla deprime,</l>
<l>e per te stesso è 'l tuo valor sublime,</l>
<l>di cui pensando il mondo addietro io lasso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma s'io caggio talvolta, e frale e lasso</l>
<l>sotto il gran peso de l'amate rime,</l>
<l>tentando Olimpo o le più altere cime</l>
<l>di Parnaso, te chiamo al dubbio passo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu mi soccorri: a tua pietà t'inchina</l>
<l>quel che non può fortuna o suo disegno;</l>
<l>e tu m'alleggia il faticoso pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh grazia di virtù quasi divina</l>
<l>sovra le stelle alzarsi e sovra il mondo,</l>
<l>indi piegarsi a l'altrui caso indegno!</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1546</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Fermo in alto valor il chiaro stato</l>
<l>fondi, Statilio; e fera aspra percossa</l>
<l>di rea fortuna o pur contraria possa</l>
<l>perturbar no 'l potria d'invido fato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Euro più tosto od Aquilon turbato</l>
<l>la fronte crolleria di Pelio e d'Ossa;</l>
<l>io languisco e vacillo ad ogni scossa</l>
<l>col biasmo in fronte e con la morte allato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu vigor mi porgi e tu m'appoggia,</l>
<l>già stanco, a questa santa e viva pietra,</l>
<l>gran colonna del ciel di stelle adorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tu mi scorgi a quelle, ond'altri or poggia,</l>
<l>vie sublime stellanti, e tu m'impetra</l>
<l>far con celesti scale a Dio ritorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1547</head>
<argument><p>Risposta a Camillo Pellegrino in nome del principe di Conca.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Già preso avea lo stil senz'arte e senza</l>
<l>maggiore studio, onde le carte io segno,</l>
<l>seguendo de' miglior l'alta sentenza,</l>
</lg>
<lg>
<l>per risponder a voi, d'onor sì degno,</l>
<l>come si deve fra gli amici e suole;</l>
<l>ma fu la morte al mio voler ritegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché 'l mio buon padre a la gravosa mole</l>
<l>cedendo quasi stanco, or è sepolto</l>
<l>sotterra, ahi lasso! onde mi dolse e duole;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma lo spirito suo, quasi disciolto</l>
<l>augel, tornò volando al suo Fattore</l>
<l>da' legami onde 'l mondo il tenne avvolto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or, com'io spero, è in gloria assai maggiore</l>
<l>fra i principi de l'alta empirea chiostra,</l>
<l>né più si cura del passar de l'ore,</l>
</lg>
<lg>
<l>né di cosa mortal, ch'è bella in mostra</l>
<l>e dentro terra e fango: onde sorrise,</l>
<l>forse, mirando a la miseria nostra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Intanto il suo valor, che 'n mille guise</l>
<l>impresso io veggio, seguo ancor lontano,</l>
<l>e rimembro talor Ciro e Cambise</l>
</lg>
<lg>
<l>e Dario e 'l figlio Serse a mano a mano;</l>
<l>ma quanto si racconta o si ridice</l>
<l>o di Perso o di Greco o di Romano,</l>
</lg>
<lg>
<l>quanto da l'Accademia ancor s'elice</l>
<l>appo 'l vostro parlar poco sarebbe,</l>
<l>ché voi sareste altrui di Plato in vice;</l>
</lg>
<lg>
<l>e di quel saggio ch'Alessandro accrebbe</l>
<l>a tanta altezza, ch'avea l'Asia a vile,</l>
<l>e 'n un sol mondo di regnar gl'increbbe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se la vostra età grave e senile</l>
<l>è freno a quel lodato e bel desio,</l>
<l>che di rado ha qua giù pari o simile,</l>
</lg>
<lg>
<l>la vostra penna almen, ch'avanti a Dio</l>
<l>spiega il suo volo, tal virtù la move,</l>
<l>ambo ci guardi da l'eterno oblio:</l>
</lg>
<lg>
<l>me, dico, e 'l padre estinto, e ne rinove</l>
<l>la memoria, bench'egli in cielo ascese,</l>
<l>né gli cal forse d'altra gloria altrove.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la pietà ch'al suo morir m'accese,</l>
<l>or mi conforta, pur ch'in lui mi specchie,</l>
<l>ch'ebbe sempre le voglie al giusto intese;</l>
</lg>
<lg>
<l>e de le glorie adorno e nove e vecchie</l>
<l>del sangue nostro, fu clemente assai,</l>
<l>come sia 'l re de le minute pecchie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi che vivo l'amaste, ond'io v'amai,</l>
<l>fra l'altre opere illustri e pellegrine,</l>
<l>formate lui, che non morrà giammai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi non pur in Parnaso ornaste il crine,</l>
<l>ma l'Olimpo saliste, il qual s'estolle</l>
<l>tanto che sembra quasi al ciel confine:</l>
</lg>
<lg>
<l>però 'l duol non vi turba o l'ira folle,</l>
<l>o 'l van desio d'onor ch'i petti scuote,</l>
<l>o vano amor ch'in noi s'infiamma e bolle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma più lontane a le stellanti rote</l>
<l>sono le nubi onde lampeggia e tuona</l>
<l>il folgor, che le torri arde e percote,</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'a voi gli umani affetti; e v'incorona</l>
<l>vostra virtù, ch'a gl'immortali e dive,</l>
<l>quasi celeste, pur vi paragona.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quali allori sì degni o quali olive</l>
<l>vincitor meritò d'aspro nemico,</l>
<l>dov'ha 'l Tebro o l'Alfeo l'erbose rive?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma io già preso (e con vergogna il dico)</l>
<l>d'amore, a cui l'età più verde offersi,</l>
<l>nel laberinto suo me stesso intrico;</l>
</lg>
<lg>
<l>né colsi fiori ancor vermigli o persi,</l>
<l>quando Favonio il bel tempo rimena,</l>
<l>né in Aganippe pur le labbra aspersi,</l>
</lg>
<lg>
<l>se non spinto d'Amor, che poi m'affrena,</l>
<l>piovendo a me de le sue grazie un nembo,</l>
<l>e tien legato di maggior catena:</l>
</lg>
<lg>
<l>sì che per un sentier fiorito e sghembo</l>
<l>non seguo l'orme che 'l Petrarca impresse,</l>
<l>o di quei ch'onoraro e l'Adria e 'l Brembo;</l>
</lg>
<lg>
<l>né l'Attendolo, o quei che Febo elesse,</l>
<l>a cui di gir al ciel la strada insegni,</l>
<l>non sol le vie del poetar concesse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli voi scorse tra' celesti segni</l>
<l>là dove Arturo ed Orion risplende,</l>
<l>e minaccia tempeste e annega i legni;</l>
</lg>
<lg>
<l>poi vi menò dove si poggia e scende</l>
<l>in Elicona, e in odorati boschi</l>
<l>ciascun di gloria e d'armonia contende;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tra seggi di lauro ombrosi e foschi,</l>
<l>quanto ha d'ingegno avvien ch'ivi discopra</l>
<l>senza temer ch'i fonti Amor gli attoschi;</l>
</lg>
<lg>
<l>o che tra' fiori e l'erbe ei si ricopra,</l>
<l>come il serpente onde lo ciel perdeo</l>
<l>colei che in luce ritornò poi sopra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quivi con Omero e con Museo</l>
<l>e col cantor di Tracia i tronchi e i sassi</l>
<l>traete, dispensando il tempo reo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma io per dolce suon giammai non trassi</l>
<l>colei ch'in sé quanto è di bello aduna,</l>
<l>come sdegnata sia ch'io pur l'amassi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E prima annoverar ad una ad una</l>
<l>potrei le stelle e le già secche foglie,</l>
<l>che sparge il verno, poi che 'l cielo imbruna,</l>
</lg>
<lg>
<l>che l'eccellenze, ch'ella in sé raccoglie</l>
<l>e come raggi l'ha diffuse e sparte,</l>
<l>perch'animo gentil d'amor s'invoglie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma voi ch'avete alto sapere ed arte,</l>
<l>potete lei cantando al cielo alzarvi</l>
<l>e lodar bellezze a parte a parte:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché non potrebbe il mondo insieme darvi</l>
<l>più bel soggetto o più amoroso e caro,</l>
<l>né per altra cagion cotanto amarvi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né l'incendio troian saria sì chiaro</l>
<l>come la fiamma a me soave e ria,</l>
<l>onde mille virtù soffrendo imparo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il Tasso il suo pensier lunge disvia,</l>
<l>mentr'ei brama cantar le palme e i pregi</l>
<l>d'orrido Marte, e quasi Amore oblia;</l>
</lg>
<lg>
<l>e pur che d'alta fama adorni e fregi</l>
<l>quei ch'acquistar de l'Asia il grande impero,</l>
<l>d'altro non par che si diletti e pregi;</l>
</lg>
<lg>
<l>e per avvicinarsi al dotto Omero</l>
<l>dal ciel torrebbe volontario bando,</l>
<l>come il pastor d'Admeto, un anno intero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma lasciam lui ch'i tempi antichi ornando</l>
<l>sostiene il grave e faticoso pondo,</l>
<l>e scema il grido al favoloso Orlando.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi curate quel duol che dentro ascondo</l>
<l>ne le parti d'Amore arse e piagate,</l>
<l>le quali in vano del mio pianto inondo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e voi la medicina al mal cercate</l>
<l>o fra gli Occidentali o fra gli Eoi,</l>
<l>ne le gelide terre od infiammate.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'alcun dimostrò ne' versi suoi</l>
<l>come risani uom ch'è d'amar costretto,</l>
<l>e 'l dolce amo d'Amor con l'esca ingoi,</l>
</lg>
<lg>
<l>voi che già tanto avete e visto e letto,</l>
<l>fatel più noto in dir facondo e grave,</l>
<l>o caro a Febo e sol da Febo eletto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma s'ei medesmo anco sospira e pave</l>
<l>al suon de l'arco che 'l percote e fere,</l>
<l>pur come ogni rimedio Amor aggrave,</l>
</lg>
<lg>
<l>al vostro canto almen non siano altere</l>
<l>le luci ch'ella in me talor rivolse,</l>
<l>quai dolci giri di celesti spere;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l caro nodo, ond'Amor già m'involse,</l>
<l>come a lui piace, ei sciolga, over aggroppe</l>
<l>pur con quel laccio che mi prese e colse;</l>
</lg>
<lg>
<l>e le preghiere mie, già lente e zoppe,</l>
<l>non abbian da' begli occhi un fero esiglio,</l>
<l>né per suo sdegno il dolce stil s'intoppe.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se con voi mi lagno e mi consiglio,</l>
<l>è segno d'amistà quant'io mi doglio:</l>
<l>voi, quasi vecchio padre al caro figlio,</l>
</lg>
<lg>
<l>fate in parte più leve il mio cordoglio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1548</head>
<argument><p><add resp="ed">A Giovan Battista Manso.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, mentre sottrarmi a' colpi ingiusti</l>
<l>di fortuna crudel pur tento invano,</l>
<l>cantando l'arme e 'l cavalier sovrano,</l>
<l>che fé la santa impresa e i passi giusti;</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, che d'animo agguagli i grandi augusti,</l>
<l>hai steso a me cortese e larga mano;</l>
<l>io fatto quasi per dolore insano,</l>
<l>ho già gli spazi de la vita angusti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Almen vorrei, poiché 'l destin mi vieta</l>
<l>la dilettosa piaggia e 'l caro lido,</l>
<l>stender la fama oltre i due mari e l'Alpe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma perché cerca pregio in terra o grido,</l>
<l>se in ciel più lieta e gloriosa meta</l>
<l>ha l'umana virtù d'Abila e Calpe?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1549</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, fra' sette colli e l'oro e l'ostro</l>
<l>e gli archi e le colonne e' vari marmi,</l>
<l>ove scolpite fur corone ed armi,</l>
<l>per cui Roma di gloria è nobil mostro,</l>
</lg>
<lg>
<l>spargere a voi desio purgato inchiostro</l>
<l>tra mille al vero onor sacrati carmi,</l>
<l>ché a voi conviensi, e in voi lodando, alzarmi,</l>
<l>perch'abbia eterni pregi il merto vostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma spaventa fortuna il tardo ingegno,</l>
<l>ch'è pur intento a la sua nobil opra,</l>
<l>che sol d'imprese gloriose ordisco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ned altra di tentarne intanto ardisco,</l>
<l>perché la mia avversaria il prende a sdegno,</l>
<l>e temo ch'altro oblio m'involva e copra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1550</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Manso, non fur le mie venture affisse</l>
<l>a questi sette alteri e sacri monti,</l>
<l>né tra l'ombre lor dolci e i chiari fonti</l>
<l>a me serena vita il ciel prescrisse;</l>
</lg>
<lg>
<l>e, s'altri glorioso e lieto visse</l>
<l>là 've si poggi in Vaticano e smonti,</l>
<l>non lice a me, né i miei pensieri ho pronti</l>
<l>nel lungo corso, ove fu incerto Ulisse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Può le vele spiegar sublime antenna</l>
<l>forse più oltre al fortunato volo,</l>
<l>ma fortuna poggiar non può sì lunge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'ella da l'un trapassa a l'altro polo,</l>
<l>e' suoi nemici ingiuriosa aggiunge:</l>
<l>or tarda la mia grave e stanca penna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1551</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Manso, al vostro valor fortuna impetra</l>
<l>fra' duci e fra gli eroi più cari a Marte</l>
<l>loco sublime in onorata parte,</l>
<l>onde per fama ogni viltà s'arretra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l nome vostro o in bel metallo o in pietra</l>
<l>scriver si dee, non solo in mille carte,</l>
<l>e ne le rime altrui raccolte o sparte</l>
<l>udirsi al suon de la più nobil cetra;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma se ne' versi miei poco rimbomba,</l>
<l>difetto è d'arte o pur di tardo ingegno,</l>
<l>non di voler, ch'è pronto al vostro onore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'io prendo per voi più chiara tromba,</l>
<l>per voi m'indori le saette Amore;</l>
<l>e fortuna mi plachi alto disdegno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1552</head>
<argument><p><add resp="ed">Per le nozze del marchese Giovan Battista Manso e Costanza Belprato.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>In un <emph>bel prato</emph>, tra' bei flori e l'erba,</l>
<l>catena di topazio e di diamante</l>
<l>vi strinse a donna di valor costante,</l>
<l>ch'Amor la tese a la stagione acerba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or corona immortal v'infiora e serba</l>
<l>di fida sposa e di pudico amante,</l>
<l>a cui rado fra noi pari o sembiante</l>
<l>fece coppia gentil lieta o superba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Son i fior le virtù, che state o verno</l>
<l>non fa men belle per ardore, o gelo;</l>
<l>aura di vostra fama, il dolce odore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Prima gli colse, e poi gli avvinse Amore,</l>
<l>e disse: "Qui son fiori: alfine in cielo</l>
<l>fien chiare stelle di splendore eterno".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1553</head>
<argument><p>In morte della signora Ginevra Teodola.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Gentilezza di sangue, animo adorno</l>
<l>d'ogni più grazioso alto costume,</l>
<l>che spargeva per gli occhi un chiaro lume</l>
<l>di sua bellezza ed illustrava intorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>fer dolce invidia un tempo e dolce scorno</l>
<l>a chi l'un pregio e l'altro aver presume,</l>
<l>sin che spiegasti al ciel l'eterne piume</l>
<l>da la prigione ove facei soggiorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or Forlì, che fece a l'alma bella</l>
<l>il carcer vago, a le tue care membra</l>
<l>orna piangendo la dolente tomba,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ginevra, e de' tuoi merti ei si rimembra,</l>
<l>e l'orba madre tua nel pianto appella</l>
<l>co 'l nome stesso, che per te rimbomba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1554</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Alessandro Viustini, che sostenne una disputa in versi.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Le sacre leggi udiva in alti carmi</l>
<l>la prima età, non in parlar disciolto:</l>
<l>però frenaro spesso il volgo stolto</l>
<l>col dolce suono o lo spronaro a l'armi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or di novo per voi risorger parmi</l>
<l>l'antica maestate, e 'l vizio involto,</l>
<l>Alessandro, si svelle, e 'n stil più colto</l>
<l>risplende più ch'in bei metalli o 'n marmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>A voi Febo non sol le rime infonde,</l>
<l>ma quel che già dettava al re di Sparta,</l>
<l>che pose freno ancor ad altri regni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci a ben mille dubbi altrui risponde</l>
<l>una sol lingua, ed a' più dotti ingegni</l>
<l>di gran teatro in vece è breve carta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1555</head>
<argument><p>A Diana Gonzaga.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Ne l'instabil sereno or scema or cresce</l>
<l>la fredda luna, e pallida o vermiglia</l>
<l>par che minacci co' turbati segni.</l>
<l>Ma voi, perch'ella alberghi in Tauro o 'n Pesce,</l>
<l>placida e grave e con tranquille ciglia,</l>
<l>vi mostrate senz'ira e senza sdegni,</l>
<l>né mai pensier mutate o pur sembiante,</l>
<l>ma, come l'alma, è la beltà costante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se nera gonna avete e nero velo,</l>
<l>donna, ancor noi veggiam la bianca luna</l>
<l>nel fosco manto de la notte in cielo;</l>
<l>ma né per macchia il candor vostro imbruna,</l>
<l>né d'altro lume il vostro in voi s'accende,</l>
<l>né vi cangiate, come vuol fortuna;</l>
<l>e s'ella il suo favor ci dona e rende,</l>
<l>è vostra la virtù che più risplende.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1556</head>
<argument><p><add resp="ed">Per bella donna, a cui fu data la corda dal giudice.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Crudel, potesti a dura fune avvinte</l>
<l>mirar le braccia onde più stringe Amore;</l>
<l>e d'altre note ancor, d'altro pallore</l>
<l>che d'amorosi baci, impresse e tinte;</l>
</lg>
<lg>
<l>né fur tue guance di pietà dipinte,</l>
<l>né vestisti il pensier del suo colore;</l>
<l>né 'l marmo intenerì de l'aspro core</l>
<l>vaga beltà, ch'avria mill'ire estinte?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma come fera tigre, alma selvaggia</l>
<l>nel suo dolor mostrasti e ne' sospiri;</l>
<l>o come serpe in arenosa piaggia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ora questi giudìci e que' martiri</l>
<l>giudichi Amor, che mente assai più saggia,</l>
<l>come a lui piace, avvien che volga e giri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1557</head>
<argument><p><add resp="ed">Alla signora Violante...</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Violante, il vostro nome</l>
<l>parte segna di voi, non tutti i fiori</l>
<l>e i dolcissimi odori,</l>
<l>che spiran dal bel seno e da le chiome,</l>
<l>e da le guance, ove son bianchi gigli,</l>
<l>con le bianche viole,</l>
<l>e con bianchi ligustri e fior vermigli,</l>
<l>a cui l'aura odorata odore invole,</l>
<l>tal che quand'io l'ascolto,</l>
<l>più bello estimo del bel nome il volto.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1558</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Veder credea, Violante,</l>
<l>un bel fior nel mirarvi, e rimirai</l>
<l>un sol con mille rai,</l>
<l>che mille bianchi fiori in bianca falda</l>
<l>di neve illustra e scalda;</l>
<l>ed a l'aura, che spira</l>
<l>così soavemente,</l>
<l>dissi: "Fra le viole Amor sospira,</l>
<l>e questo è l'Oriente".</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1559</head>
<lg type="non-definito">
<head>3</head>
<l>Tese fra le viole Amor la rete,</l>
<l>là 've preso m'avvinse,</l>
<l>e pur di violette un bel desio</l>
<l>i bei legami ordio,</l>
<l>e me di quel pallor anco dipinse.</l>
<l>E non solo il mio seno,</l>
<l>ma fiorir ne la mente e 'n mezzo al core</l>
<l>fé le viole Amore:</l>
<l>così morir poss'io</l>
<l>tra le viole almeno,</l>
<l>e viole germogli il cener mio!</l>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE SESTA</head>
<head>DAL GENNAIO 1593 ALLA MORTE</head>
<div4 type="poesia">
<head>1560</head>
<argument><p>A Luigi Torres, arcivescovo di Monreale.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Vincer se stesso e le discordi voglie,</l>
<l>che fanno dentro al cor tempesta e guerra,</l>
<l>e dare a lei, che non vaneggia ed erra,</l>
<l>il freno ond'il piacer si smorza e scioglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>vincere il mondo poi, che tutti accoglie,</l>
<l>e l'avversario che sì forte afferra;</l>
<l>e trionfar di tre nemici in terra</l>
<l>sacrando a Dio vittoriose spoglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>e vestito di bisso, ornar la chioma</l>
<l>di mitra e d'oro, e innanzi i lucid'ostri</l>
<l>d'ogni rara virtù mostrarsi adorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>sono gli onor, Luigi, e i merti vostri,</l>
<l>onde vi lodi a prova e Spagna e Roma,</l>
<l>sin ch'abbia stelle il cielo e luce il giorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1561</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Sacra, al ciel cara ed onorata al mondo</l>
<l><emph>torre</emph>, in alto valor fondata e salda,</l>
<l>cui par non sorge in alpe o 'n verde falda</l>
<l>di colle ombroso o 'n riva al mar profondo,</l>
</lg>
<lg>
<l>te la pietate innalza, e 'n sì secondo</l>
<l>e chiaro aspetto il sol t'illustra e scalda,</l>
<l>che mai ne la stagion gelata o calda</l>
<l>nube non turba il tuo splendor giocondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né di quel tuo real felice monte,</l>
<l>che a te le sue ricchezze accoglie e serba,</l>
<l>fulmine mai le cime infiamma e spezza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or ben vegg'io che mole alta e superba</l>
<l>fu ruinosa; e che 'n sublime altezza</l>
<l>piana umiltà non teme oltraggi ed onte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1562</head>
<argument><p>Alla principessa di Palliano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Roma al partir de la sua chiara stella</l>
<l>che pare Orsa a l'altezza e sole a' raggi,</l>
<l>mesta voce mandò fra pini e faggi:</l>
<l>"Ahi, mia fortuna, di pietà rubella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già regina del mondo, or cara ancella</l>
<l>esserle io bramo; o miei pensier non saggi,</l>
<l>deh rieda per gli usati ermi viaggi,</l>
<l>o me stessa da me divida e svella,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché gli alteri monti in basse arene</l>
<l>e gli aurei alberghi in più rozzi soggiorni</l>
<l>per appressarmi a lei sicura io cange.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol che faccia le notti a me serene,</l>
<l>dolce il mar e la terra, e i lidi adorni,</l>
<l>quella per cui cedeva al Tebro il Gange".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1563</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Roma ch'al variar d'iniqua sorte</l>
<l>per incendio o per fera ampia ruina</l>
<l>non mutò sede, e com'alta reina</l>
<l>cadde e 'n se stessa ebbe sepolcro e morte,</l>
</lg>
<lg>
<l>or che l'antiche glorie in sé risorte</l>
<l>vede e 'l regno, che 'l cielo altrui destina,</l>
<l>ed ogni estrema gente a lei s'inchina</l>
<l>oltre le vie del sol lunghe e distorte,</l>
</lg>
<lg>
<l>vorria, donna, seguirvi; e i sette monti</l>
<l>sdegnando, in umil riva e 'n mar tranquillo</l>
<l>prender brama da voi, fortuna e legge.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'ella i passi ha del voler men pronti,</l>
<l>natura incolpa e non il gran Camillo,</l>
<l>ma voi servir pria che regnare elegge.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1564</head>
<argument><p>Al serenissimo signor duca Massimiliano, principe di Baviera.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alto signor di cui più saggio o degno</l>
<l>non è quanto d'intorno il mare inonda,</l>
<l>l'onor che segue il merto e vi circonda,</l>
<l>già d'inchinarsi a voi non prende a sdegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se fra noi scettro o corona o regno</l>
<l>pari a la stirpe a null'altra seconda</l>
<l>Roma non ha, che de' tesori abonda</l>
<l>celesti solo, è minor pregio indegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque convien ch'a gli stellanti chiostri</l>
<l>per agguagliarvi omai la gloria ascenda,</l>
<l>là 've inalzar voi pò virtute ardente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quel che pò l'Italia e 'l ciel consente</l>
<l>com'a' suoi figli augusti a noi risplenda</l>
<l>e nel fratello esalti il bisso e gli ostri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1565</head>
<argument><p>Al signor Marco Stecchini in lode di Domenico Contarini podestà di Bassano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Marco, né lode al tuo gran merto arriva,</l>
<l>né tu la brami da volgare ingegno;</l>
<l>pur io temendo un tuo leggiadro sdegno,</l>
<l>esalto quel che nacque a l'Adria in riva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ahi! s'a te Palla tua porge l'oliva,</l>
<l>mostra a me l'asta, e di sua grazia indegno</l>
<l>fatto, non giungo di tal pregio al segno,</l>
<l>ch'al canto alletti ogni castalia diva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come sia largo il Contareno e giusto,</l>
<l>e fortezza e pietà dimostri unita,</l>
<l>e com'assembri un cesare, un augusto,</l>
</lg>
<lg>
<l>dì, ché la rima tua sola e gradita</l>
<l>pochi secondar ponno ed è ben giusto</l>
<l>che mecenate tal ti doni aita.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1566</head>
<argument><p><add resp="ed">Al cardinale Cinzio Aldobrandini.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Ecco già d'oriente i raggi vibra</l>
<l>il novo sole, e 'l desiato giorno,</l>
<l>ch'è già promesso, lieto alfin risplende;</l>
<l>e mentre ei notte e giorno agguaglia in Libra,</l>
<l>ecco già l'ostro io veggio al crine intorno</l>
<l>del mio signor che 'n degno grado ascende;</l>
<l>ecco il suo premio al suo valor si rende;</l>
<l>ecco l'onor s'adegua e giunge al merto,</l>
<l>seguendo lui che gli assicura il varco</l>
<l>d'alzarsi fin al ciel, ch'egli apre e serra,</l>
<l>parte regge la terra,</l>
<l>sostenendo di Pietro il grave incarco.</l>
<l>Ma ne lo stato sì dubbioso e 'ncerto,</l>
<l>come buon padre esperto,</l>
<l>grave ha 'l giudicio, e non avaro o parco,</l>
<l>però giammai non erra,</l>
<l>sia in pace il mondo o 'n perigliosa guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Roma c'ha del valor corone e palme,</l>
<l>non pur men cari e gloriosi pregi,</l>
<l>ben se n'avvide, ha già molti anni e lustri;</l>
<l>e 'l mio signor fra le più nobili alme</l>
<l>degno stimò de' più onorati fregi,</l>
<l>che faccian lieti i suoi famosi illustri.</l>
<l>Né Roma sol, bench'a' suoi rai s'illustri</l>
<l>e le tenebre antiche apra e disperga;</l>
<l>ma qual esposta a l'indurato gelo</l>
<l>è d'Europa più culta e nobil parte,</l>
<l>conobbe i modi e l'arte,</l>
<l>e l'alto ingegno a lui dato dal cielo,</l>
<l>e come per tai gradi ascenda e s'erga;</l>
<l>ed or che in sé l'alberga,</l>
<l>l'alta Roma, dico io, non Cinto o Delo,</l>
<l>mille virtù cosparte</l>
<l>in lui rimira, e le consacra in carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben l'antiche e le nove ei volge, e prima</l>
<l>con sollecito studio anco rivolse,</l>
<l>per arricchir d'un bel tesoro eterno;</l>
<l>e da questo e da quello estranio clima,</l>
<l>ove l'industria de' miglior s'avvolse,</l>
<l>peregrinando pur la state e 'l verno</l>
<l>ei sapere adunò, ch'è bene interno,</l>
<l>lo qual fortuna non invola o toglie,</l>
<l>come suo dono; e non se 'n gloria o vanta.</l>
<l>Così vide egli e seppe, e 'n suo profondo</l>
<l>ingegno accolse il mondo,</l>
<l>con la scorta del ciel sicura e santa.</l>
<l>Così pria meritò purpuree spoglie,</l>
<l>ch'altri pur se n'invoglie,</l>
<l>di cui sì glorioso alfin s'ammanta,</l>
<l>chiesto a l'onor secondo;</l>
<l>ma degno è di portar del primo il pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ne l'età più grave e non acerba,</l>
<l>ch'onor veste e virtute, innanzi a l'ostro</l>
<l>ei la vestì, come abito celeste;</l>
<l>e fortuna che fa l'alma superba,</l>
<l>nulla ha d'imperioso in lui dimostro,</l>
<l>brame destando a la ragione infeste;</l>
<l>e mover non potria nembo o tempeste</l>
<l>che perturbasse il suo pensier tranquillo</l>
<l>e del saggio intelletto il bel sereno,</l>
<l>lo qual in bene oprar se stesso avanza;</l>
<l>e 'n sua maggior possanza,</l>
<l>sotto un modesto e mansueto freno</l>
<l>tien la fortuna, a cui lo ciel sortillo,</l>
<l>come Scipio o Camillo</l>
<l>di saper, di bontà fornito appieno,</l>
<l>grave in umil sembianza.</l>
<l>Oh d'Italia e d'Europa alta speranza!</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel che di tre corone il crin circonda,</l>
<l>l'altre, come a Dio piace e com'è giusto,</l>
<l>può torre e dar con infallibil legge;</l>
<l>e col potere onde mai sempre abbonda,</l>
<l>non da Cesare dato e non da Augusto,</l>
<l>ma da lui ch'ab eterno in ciel l'elegge,</l>
<l>e d'alto il basso mondo e move e regge,</l>
<l>lunge rimira, ove d'orrore ingombra</l>
<l>empia fortuna ancor le parti estreme,</l>
<l>e di vil giogo animi alteri indegni;</l>
<l>vede più feri sdegni</l>
<l>del ciel turbato, che si cangia e freme,</l>
<l>e qual ivi sovrasta orribil ombra;</l>
<l>e quinci e quindi adombra</l>
<l>l'orto e l'occaso, che si crolla e teme,</l>
<l>e quai vapori o segni,</l>
<l>quasi disfatte le corone e i regni.</l>
</lg>
<lg>
<l>E sembra il buon nocchier, ch'i mesi e gli anni</l>
<l>ne l'Egeo corse e passò Scille e sirti,</l>
<l>s'ode fremer da lunge o l'onde o 'l vento,</l>
<l>e del mar teme insidiosi inganni</l>
<l>e 'l variar de' tempestosi spirti,</l>
<l>lontana nube in rimirare intento:</l>
<l>veloce al provveder, ma grave e lento</l>
<l>a scior le vele ed a levar il morso,</l>
<l>che tiene i legni, ove più il cielo avvampi.</l>
<l>Intanto a gli altri insegna, e d'alta sede</l>
<l>il governo lor crede;</l>
<l>e predice il sereno a' tuoni, a' lampi,</l>
<l>del periglio vicino o pur trascorso</l>
<l>nel lungo e dubbio corso;</l>
<l>o come s'assicuri o pur si scampi,</l>
<l>con animosa fede,</l>
<l>dal mar ch'usurpa le più ingiuste prede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon mia, tardi nata e tardi adorna,</l>
<l>e con alto rimbombo anco risuona</l>
<l>or vedi com'appresso il ciel riluce;</l>
<l>e lieta Roma e i colli e i sacri tempi:</l>
<l>perch'i turbati tempi</l>
<l>volge fortuna, ove lampeggia e tuona.</l>
<l>Tu ne la pura e più vicina luce,</l>
<l>guida non cerchi o duce;</l>
<l>ma dove di sua gloria ei s'incorona,</l>
<l>pur con gli antichi esempi</l>
<l>de la sua grazia i tuoi difetti adempi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1567</head>
<argument><p>A Fulvio Costanzo in morte della moglie.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Era Beatrice, era il Costanzo insieme</l>
<l>beata coppia ed onorato esempio</l>
<l>di saldo amore al secol vano ed empio,</l>
<l>che d'instabil miseria ha sparso il seme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando a le sedi ascese alte e supreme</l>
<l>l'una, in questo a Dio sacro adorno tempio</l>
<l>l'altro a pianger rimase in pene esempio,</l>
<l>così giusto dolor l'affligge e preme;</l>
</lg>
<lg>
<l>né più d'onor felice è lieto il mondo,</l>
<l>se gloria è ne l'amar quanto conviensi,</l>
<l>ma gloria anco è nel duol virtù costante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alta e 'nvitta virtù che frena i sensi;</l>
<l>e sotto il suo gravoso e duro pondo</l>
<l>aspira al ciel come divina amante.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1568</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Tardi, Costanzo, a lagrimar risorgo</l>
<l>la donna tua, per cui si duole e lagna</l>
<l>Napoli mesta, e 'l duolo in me ristagna</l>
<l>intorno al cuore, ov'è 'l suo fonte e 'l gorgo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma col pensier levato a volo, io scorgo</l>
<l>lei che morte da te scevra e scompagna,</l>
<l>de gli angelici spirti in ciel compagna,</l>
<l>e nel suo viso del tuo amor m'accorgo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dice ella: "Se già fui Beatrice in terra,</l>
<l>or son beata in cielo, e questa sorte</l>
<l>felice tanto ancora è men gradita,</l>
</lg>
<lg>
<l>non perché giaccia il caro vel sotterra,</l>
<l>ma sol perché qua sù mi sia consorte</l>
<l>chi fu de la mortal, d'eterna vita".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1569</head>
<argument><p>A Giacomo Bosio per la sua storia dei cavalieri gerosolimitani.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Bosio, che già i trascorsi oscuri tempi</l>
<l>e le antiche memorie orni ed illustri,</l>
<l>perché dopo cent'anni e cento lustri</l>
<l>sian di candida fé lodati esempi,</l>
</lg>
<lg>
<l>come son ben congiunte incontra gli empi</l>
<l>le forti imprese e le fatiche industri!</l>
<l>Come a la spada di cotanti illustri</l>
<l>la penna appressi e 'l grande ufficio adempi!</l>
</lg>
<lg>
<l>Per te fie noto che rifugio o scampo</l>
<l>non volser questi in perigliosa guerra,</l>
<l>quai veri Maccabei d'opre e di merto;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma contro re più fiero, a fin più certo</l>
<l>cercar morte e vittoria in mare e in terra</l>
<l>con bianca Croce, e fer vermiglio il campo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1570</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Al greco stil già largo campo offerse</l>
<l>od al latin, che più s'avanzi e saglia</l>
<l>il suol di Maratona e di Farsaglia,</l>
<l>o 'l campo onde fuggissi Antonio e Serse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma più lodato, Bosio, al tuo s'aperse</l>
<l>la buona spada, che più fende e smaglia,</l>
<l>e l'angelica quasi in terra agguaglia,</l>
<l>sovra le genti al Re del cielo avverse.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu d'angelo il volo ancor dimostri</l>
<l>ne l'alta istoria (oh meraviglie eccelse!)</l>
<l>ir dispiegando al ciel le penne e l'armi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, se non posso al merto eguale alzarmi,</l>
<l>con quell'affetto umil, ch'onore scelse,</l>
<l>lodo lo sparso sangue e i colti inchiostri.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1571</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>A quel ch'è qui raccolto in brevi carte,</l>
<l>di tanti cavalier ch'ardire e zelo</l>
<l>già sospinse a sprezzar le nevi e 'l gelo</l>
<l>e i venti e i mari d'una e d'altra parte,</l>
</lg>
<lg>
<l>a rintuzzar di Tracia il fero Marte</l>
<l>(se dir conviensi) e 'l suo fulmineo telo,</l>
<l>degno foglio sarebbe appena il cielo,</l>
<l>e note l'auree stelle in lui cosparte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma qui col duro ferro, onde trafisse</l>
<l>il pio guerrier membra spietate ed armi</l>
<l>nemiche, e con l'ostile e proprio sangue,</l>
</lg>
<lg>
<l>assai più saldo che 'n metalli e 'n marmi,</l>
<l>vera virtù che non vacilla o langue,</l>
<l>la vera istoria al mondo ancor descrisse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1572</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O gran padre Tirreno, io pur ritorno,</l>
<l>pur di nuovo ritolto a fiera morte,</l>
<l>per rivederti appo l'antiche porte</l>
<l>del tuo bel regno e fare in te soggiorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo è ne' voti il ricercato giorno,</l>
<l>di cui non fia che 'l sol più lieto apporte;</l>
<l>or sia principio di più lieta sorte</l>
<l>e del candor di mia innocenza adorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanto mi giova al tuo tranquillo aspetto</l>
<l>serenare i pensier ch'altro non ponno</l>
<l>che mirar alto, non l'ignobil turba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se fortuna, ch'ogni ben perturba,</l>
<l>niega altra pace, almen sul proprio letto</l>
<l>il mio prepara ad un perpetuo sonno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1573</head>
<argument><p><add resp="ed">A monsignor Stanislao Reszka.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Napoli mia, che a peregrini egregi</l>
<l>cedesti la corona e 'l proprio regno,</l>
<l>e formasti a gran sede alto sostegno,</l>
<l>dal gelato Aquilon traslati i regi;</l>
</lg>
<lg>
<l>par non avesti con più eccelsi fregi</l>
<l>d'eterna fama e d'onorato pegno</l>
<l>di vera pace o pur d'arte e d'ingegno,</l>
<l>di senno e di valor sì rari pregi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mentre il buon Rescio è teco e 'n te s'accoglie,</l>
<l>ah! la gloria d'Europa in lui si serba,</l>
<l>se del pubblico onore hai cura e zelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Onda salubre e caldo forte od erba</l>
<l>sgombri al saggio signor l'ingiuste doglie,</l>
<l>ch'ei ti placa la terra e placa il cielo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1574</head>
<lg type="ottava">
<head>2</head>
<l>Rescio, s'io passerò l'alpestre monte,</l>
<l>portato a volo da' toscani carmi,</l>
<l>giunto, dirò con vergognosa fronte</l>
<l>dove ha tanti il tuo re cavalli ed armi:</l>
<l>"Altri di voi già scrive, altri racconte</l>
<l>l'altere imprese e le scolpisca in marmi;</l>
<l>né taccia a tanti pregi, onde rimbomba</l>
<l>non minor fama, la già stanca tromba".</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1575</head>
<argument><p><add resp="ed">Nelle nozze di don Carlo Gesualdo, principe di Venosa, e di donna Leonora d'Este.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Lascia, o figlio d'Urania, il bel Parnaso,</l>
<l>e 'l doppio colle di quel verde monte</l>
<l>e i seggi ombrosi e foschi, e da Pegaso</l>
<l>aperto col piè duro il chiaro fonte;</l>
<l>e 'n riva al Po discendi anzi l'occaso,</l>
<l>cinto di rose la serena fronte,</l>
<l>con quella face onde la notte illustri,</l>
<l>e col giogo ch'imponi a l'alme illustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ne la città, c'ha più onorate palme</l>
<l>che 'l sacrato Elicona ombrosi allori,</l>
<l>mille famose in guerra e care salme,</l>
<l>ond'ella il ferro del suo nome indori,</l>
<l>vedrai due pellegrine e nobil'alme,</l>
<l>degne di gloria e d'immortali onori,</l>
<l>e per volar da gl'Iperborei a gl'Indi</l>
<l>maggior virtù non vedi o quinci o quindi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per questo giogo, a cui sì lieta inchina</l>
<l>la nobil coppia de' duo casti amanti,</l>
<l>nova prole a l'Italia il ciel destina,</l>
<l>qual già domar solea mostri e giganti,</l>
<l>per cui questa del mondo alta regina</l>
<l>di porre il duro giogo ancor si vanti</l>
<l>a l'Asia doma, a l'Africa rubella,</l>
<l>onde i suoi vincitori ancor appella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non è fallace speme o pur superba</l>
<l>questa, o buon figlio de la Musa amica,</l>
<l>ché l'una e l'altra stirpe ancor riserba</l>
<l>il valor primo e la sua gloria antica;</l>
<l>e costei ch'è nel fior d'etate acerba,</l>
<l>giovine adorna di beltà pudica,</l>
<l>sparge d'alto valor faville e spirti:</l>
<l>deh chi le intreccia al crine i lauri e i mirti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi, chi pur di gemme al crine adorna</l>
<l>corona in terra con mirabil arte,</l>
<l>e sù nel ciel, dove il valor ritorna,</l>
<l>di chiarissime stelle ivi cosparte?</l>
<l>Questa, ch'in volto uman fra noi soggiorna,</l>
<l>scesa del seme del figliuol di Marte,</l>
<l>e mostra un non so che quasi divino,</l>
<l>in cui più di Ciprigna appar Quirino.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi de gli avi suoi famosi in armi,</l>
<l>fra' quali è l'avo ancor del grande Augusto,</l>
<l>potria raccorre i nomi in mille carmi</l>
<l>o i simulacri del valor vetusto?</l>
<l>Perdon le carte più famose e i marmi;</l>
<l>ma se l'età misuri e 'l tempo angusto,</l>
<l>a così gloriosa alta memoria</l>
<l>ben convene alta speme ed alta gloria.</l>
</lg>
<lg>
<l>La progenie di Carlo ancora è grande,</l>
<l>d'eroi feconda e de' lor fatti egregi,</l>
<l>che dove l'ocean si gonfia e spande</l>
<l>ebber di chiara fama antichi fregi;</l>
<l>né Roma diè giammai palme o ghirlande</l>
<l>altrui più care o più onorati pregi;</l>
<l>l'Italia al fin, come translata pianta,</l>
<l>in sé l'accolse ed or se 'n gloria e vanta.</l>
</lg>
<lg>
<l>E risonan le vaghe ombrose rive</l>
<l>già del valor di Carlo e de' suoi merti</l>
<l>e de la gloria sua, cui non prescrive</l>
<l>termine il ciel ne l'onde o ne' deserti;</l>
<l>cantano a prova l'amorose dive</l>
<l>tessendo fiori in ghirlandette inserti;</l>
<l>e d'esser vinte nel cantar a prova</l>
<l>da l'alto cavalier lor piace e giova.</l>
</lg>
<lg>
<l>Portano i nomi de gli sposi i venti,</l>
<l>e i chiari nomi han le procelle a scherno,</l>
<l>e par che Febo istesso in chiari accenti</l>
<l>l'imeneo canti; anzi con suono eterno</l>
<l>e di rai coronato or più lucenti,</l>
<l>accresca gloria il suo splendor superno</l>
<l>a l'umano splendore, e mentre avvampa,</l>
<l>è face d'Imeneo l'eterna lampa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed ogni giorno pur la vibra e rota</l>
<l>per onorarne il mio signor cortese,</l>
<l>quella per fama non oscura o ignota,</l>
<l>che già 'l tiranno di Sicilia accese;</l>
<l>od altra, che giammai s'accenda e scuota,</l>
<l>o per diletto o per audaci imprese,</l>
<l>a questa non s'agguagli, onde riluce</l>
<l>celeste onor sovra terrena luce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi può tacer di Gesualdo il veglio</l>
<l>la costante pietà, la fede invitta?</l>
<l>o del bel duce Elia, lucido speglio</l>
<l>del valor prisco a la sua Italia afflitta?</l>
<l>Ma qual prima, qual poi trapasso o sceglio</l>
<l>da la memoria d'alte cose iscritta?</l>
<l>Bastan per mille antichi in cielo eterni</l>
<l>duo grandi Alfonsi e grandi eroi moderni.</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'un risplende ancor ne' lucid'ostri,</l>
<l>primo fra' padri, e solo a lui secondo</l>
<l>che n'apre il varco a gli stellanti chiostri,</l>
<l>e degno di portar l'istesso pondo;</l>
<l>in cui par ch'ogni grazia il ciel dimostri,</l>
<l>ed ogni don celeste onori il mondo</l>
<l>in questo sacro a Dio lucido tempio,</l>
<l>primo d'onore e di virtute esempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altro, di scettro e di corona altero,</l>
<l>splende ne l'armi ancor qual chiaro lampo,</l>
<l>degno del grado e de l'onor primiero</l>
<l>o 'n gran consiglio o 'n periglioso campo;</l>
<l>anzi di sostener regno ed impero,</l>
<l>ch'abbia per lui trionfo, e non pur scampo;</l>
<l>e se novo Annibal rompesse il varco,</l>
<l>par saria d'aspra guerra al grave incarco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Al nobil Carlo ed a la sposa eletta</l>
<l>dà Ciprigna la zona ond'ei la scinga,</l>
<l>e 'n care forme la stagion diletta</l>
<l>par che di novi fior s'orni e dipinga;</l>
<l>l'aura soave i dolci sonni alletta,</l>
<l>la natura medesma e 'l ciel lusinga,</l>
<l>e 'l fonte si rischiara, e 'l fiume e 'l lago</l>
<l>per esser degno di sì bella imago.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il mar s'acqueta, e nel tranquillo seno</l>
<l>senz'onda ed ira si riposa e giace,</l>
<l>e 'l confin le restringe e legge e freno,</l>
<l>chi di lei nacque, e Borea ed Austro or tace.</l>
<l>Brama quel d'Adria e brama il gran Tirreno</l>
<l>portar la bella coppia in lieta pace;</l>
<l>s'ingemma intanto il prezioso grembo</l>
<l>e ne cosparge il suo ceruleo lembo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Almen portar da più lontane sponde</l>
<l>lor brama prezioso ampio tesauro,</l>
<l>e de l'acque vermiglie i lidi e l'onde</l>
<l>impoverirne, e il mar de gl'Indi e 'l Mauro.</l>
<l>Non appare il delfin, ma pur s'asconde,</l>
<l>e con la fronte il Po d'orrido tauro:</l>
<l>"Questo è il mar de gli eroi," risuona e grida</l>
<l>"dove la bella coppia ancor s'annida.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed io, fiume d'eroi, fiume celeste,</l>
<l>che d'auree e chiare stelle in ciel m'accendo,</l>
<l>qui di valor m'illustro, e veggio in queste</l>
<l>rive altre stelle, e d'altro sol risplendo;</l>
<l>e mille forme di virtù conteste</l>
<l>m'appaion pur, dovunque il corso stendo".</l>
<l>Così dic'egli mormorando, e 'ntanto</l>
<l>fanno i cigni soave e dolce canto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Conferma le fatali alte promesse</l>
<l>con la propria armonia lucida Parca,</l>
<l>fila lo stame d'or, Fortuna il tesse,</l>
<l>de' suoi gran doni e de' favor non parca;</l>
<l>tutte ha 'l ciel le sue grazie or qui concesse,</l>
<l>e quel ch'è de le stelle alto Monarca,</l>
<l>che da sinistra or tuona e stral non vibra,</l>
<l>e pesa i merti altrui con giusta libra.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1576</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel ritorno a Roma della signora Clelia Farnese.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Clelia alfin riede, oh fortunato giorno,</l>
<l>che lieto d'occidente a noi riluce!</l>
<l>Oh bella compagnia, ch'Onore adduce</l>
<l>ed Amor seco folgorando intorno!</l>
</lg>
<lg>
<l>Quale al trionfo già facea ritorno</l>
<l>nel Campidoglio invitto e nobil duce,</l>
<l>tal veggio lei ne la serena luce,</l>
<l>veggio la pompa e veggio il carro adorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggio, o parmi veder, con pure voglie</l>
<l>leggiadra schiera di pensieri eletti,</l>
<l>rinovar trionfando antico esempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>E lei vittoriosa offrire al tempio,</l>
<l>quasi trofei, de l'alma i propri affetti,</l>
<l>in vece de l'ostili ed auree spoglie.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1577</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Clelia ritorna e varca il mare e 'l monte,</l>
<l>e quel ch'ebbe sì caro e nobil pegno</l>
<l>di libertà, senza contesa o sdegno</l>
<l>lo rende: or, chi le fa la statua e 'l ponte?</l>
</lg>
<lg>
<l>Già riverita a le fattezze conte</l>
<l>Roma l'accoglie, e men gradito e degno</l>
<l>estimar può l'imperio antico e 'l regno,</l>
<l>per cui sofferse il duro giogo e l'onte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n mille parti la serena imago</l>
<l>colora ed orna, onde i maestri egregi</l>
<l>perdono a prova, e i lor metalli e i marmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se non crede al sasso il dolce e vago</l>
<l>caro sembiante, e 'l real manto e i fregi,</l>
<l>deh non s'impetri, e spiri in molli carmi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1578</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Quando appariste voi del Tebro in riva,</l>
<l>d'ogni grazia del ciel ricca ed adorna:</l>
<l>"Ecco," disse "Lucrezia a me ritorna,</l>
<l>amica d'onestà, d'amore schiva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or Clelia a me bella se 'n riede e viva;</l>
<l>e 'l mio fiero avversario se ne scorna,</l>
<l>e nutre il foco, or ch'ella in me soggiorna,</l>
<l>d'amor non già, ma di più casta diva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oh s'ella mia non è, qual più somiglia</l>
<l>le mie romane gloriose antiche,</l>
<l>ond'ebbe il mondo esempio e meraviglia?</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché dunque rapir mille sabine,</l>
<l>movendo l'armi a la ragion nemiche</l>
<l>e non far di costei dolci rapine?"</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1579</head>
<argument><p>A fra Bastiano Castelletti per il suo poemetto a "La trionfatrice Cecilia vergine e martire romana".</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Cigno gentil che tra le schiere ardenti</l>
<l>ergi sì dolce il canto e spieghi il volo,</l>
<l>che de l'alto Elicona il sacro stuolo</l>
<l>ammira il suon de' tuoi purgati accenti,</l>
</lg>
<lg>
<l>non fian de la tua gloria i lumi spenti</l>
<l>se l'Austro cessa o di girare il polo,</l>
<l>che si mesce al tuo canto altero e solo</l>
<l>fra l'armonia de le superne menti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella che cinse di splendor le chiome,</l>
<l>nobil soggetto a la tua sacra penna,</l>
<l>da la reggia del sol t'ascolta e ride.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già le grand'ali vera fama impenna</l>
<l>e ad eterna memoria altera incide</l>
<l>là ne i bronzi del cielo il sacro nome.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1580</head>
<argument><p>A Fulvio Costanzo riprendendo moglie.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Del nodo onde pria l'ebbe amore avvinto</l>
<l>era già sciolto Fulvio, e quasi a sdegno</l>
<l>de la vita prendea l'altro ritegno,</l>
<l>veggendo in terra ogni suo bene estinto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già l'aspettava il terzo cielo o 'l quinto,</l>
<l>o più sublime del celeste regno,</l>
<l>a cui valor c'inalza e chiaro ingegno,</l>
<l>quando pur l'ebbe Amor ripreso e vinto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E legittimi nodi a quelli aggiunse</l>
<l>de la natura, e disse in suon canoro:</l>
<l>"Spiri e splenda il Costanzo, ed ami e piaccia".</l>
</lg>
<lg>
<l>Napoli volse in lieta oscura faccia,</l>
<l>posa due nobil'alme al giogo d'oro</l>
<l>e gentilezza e gran valor congiunse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1581</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Angelo Ingegneri per il suo libro "Del buon segretario" dedicato al cardinale Cinzio Aldobrandini.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Angelo, tu di Cinto e di Parnaso,</l>
<l>ch'alza le due famose altere fronti,</l>
<l>sai pur mille secreti, e chiari e conti</l>
<l>farli tu puoi ne l'orto e ne l'occaso,</l>
</lg>
<lg>
<l>perché 'l tuo ingegno, quasi alto Pegaso,</l>
<l>sorger fé d'eloquenza i larghi fonti.</l>
<l>Or altro sacro Cinzio, in altri monti,</l>
<l>t'apre con man cortese il varco e 'l vaso;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tu nel Vatican la nobil forma</l>
<l>del Secretario a noi descrivi e mostri</l>
<l>in lei pur te, col tuo signore espresso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ei da te fama acquista, e da te stesso</l>
<l>virtute, o pur da gli stellanti chiostri</l>
<l>lume ond'il nome illustra e 'l core informa.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1582</head>
<argument><p><add resp="ed">A papa Clemente VIII.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Mentre fulmina il Trace e i monti e i campi</l>
<l>di morte ingombra e d'atro sangue inonda,</l>
<l>mentre Francia, di guerre ancor feconda,</l>
<l>produce il seme onde se stessa avvampi,</l>
</lg>
<lg>
<l>tu di lontan prevedi i tuoni e i lampi,</l>
<l>e i venti incerti e 'l ciel turbato e l'onda,</l>
<l>e per fortuna avversa e per seconda</l>
<l>da gran periglio altrui difendi e scampi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E benché sia pensier l'imperio e il regno</l>
<l>de l'alta mente, in me pietoso inchina</l>
<l>gli occhi, quasi in negletto ed umil verme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal Providenza di là sù divina,</l>
<l>perché il ciel volga, già non prende a sdegno</l>
<l>la bassa terra e le sue parti inferme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1583</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Ecco l'alba, ecco il dì che in sé ritorna</l>
<l>per l'alta via de le serene stelle,</l>
<l>e mentre in giro ei vien tra queste e quelle,</l>
<l>pur se medesmo coronato adorna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da questa amica luce, onde s'aggiorna,</l>
<l>lunge siate voi pur, nembi e procelle,</l>
<l>lunge voi, spirti e posse al ciel ribelle,</l>
<l>ch'ebbe corona il gran Clemente adorna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cingon le gemme la sacrata chioma;</l>
<l>ma fan le virtù sacre il sacro regno</l>
<l>a l'alma saggia oltre misura ardenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fanno il diadema ancor divine menti,</l>
<l>quasi in tre giri a l'alto e chiaro ingegno,</l>
<l>o bella, o cara al cielo Italia e Roma.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1584</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Sì come l'ocean di seno in seno</l>
<l>tutto mai non si versa o si comparte,</l>
<l>perch'ei faccia di sé continua parte</l>
<l>al mar de l'Africano, al mar Tirreno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e come il sol del suo splendor sereno</l>
<l>le fisse stelle suol lasciar cosparte,</l>
<l>non pur Saturno e Giove e il fiero Marte,</l>
<l>ma non è luce, in che risplende appieno;</l>
</lg>
<lg>
<l>così tu dal tuo fonte e largo e chiaro</l>
<l>spargi tuoi doni, e sei clemente e giusto,</l>
<l>e d'ogni altra virtù sublime esempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né fosti mai di eterne grazie avaro,</l>
<l>ov'io del cor turbato il seno angusto</l>
<l>mai ne rischiaro e i suoi difetti adempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
<div3 type="parte">
<head>PARTE SETTIMA</head>
<head>RIME DI DATA INCERTA DEL PERIODO 1586-1595</head>
<div4 type="poesia">
<head>1585</head>
<argument><p>Al conte di Paleno.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Signor, se in lodar voi stanca sarebbe</l>
<l>Atene e Roma, e la canora tromba</l>
<l>ch'in suon tropp'alto ad Alessandro increbbe,</l>
<l>mosso da invidia a la famosa tomba;</l>
<l>e quella che d'Enea la gloria accrebbe</l>
<l>e per questo bel cielo anco rimbomba,</l>
<l>tale è il vostro valor ch'il suono e il canto</l>
<l>perde, e d'antichi eroi la fama e il vanto.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1586</head>
<argument><p><add resp="ed">Al principe di Conca. Risposta.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, del vostro onor la nave ardita</l>
<l>da questa gloriosa antica sponda</l>
<l>sicura move, e come 'l sol circonda</l>
<l>la terra, ch'è dal mar cinta e partita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice porto a sé la chiama e 'nvita,</l>
<l>mentre ella corre umida via profonda;</l>
<l>e s'altra barca infra le sirti affonda,</l>
<l>la vostra è già d'ogni periglio uscita.</l>
</lg>
<lg>
<l>E rotta ancor, se Febo altrui non mente,</l>
<l>voi farebbe Arion, che 'l mar poteo</l>
<l>placare al suon che piacque allor cotanto;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma quel che su 'l Tirreno io scrivo e canto,</l>
<l>beltà qual non fu mai sul colle ideo,</l>
<l>far non potria più illustre e più lucente.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1587</head>
<argument><p>Al principe di Conca.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se vuoi ch'innalzi a la tua stirpe ed erga</l>
<l>alta colonna che risplenda intorno</l>
<l>di puri marmi, e faccia oltraggio e scorno</l>
<l>a gli anni avari, e ch'io l'incida e terga,</l>
</lg>
<lg>
<l>sì che mai non imbruni e non s'asperga</l>
<l>di macchie il sasso, anzi la notte e 'l giorno</l>
<l>il bel candor più si dimostri adorno,</l>
<l>là 've gloria e virtù per te s'alberga,</l>
</lg>
<lg>
<l>dubbioso al gran lavoro io pur m'accingo;</l>
<l>ma teme alzarlo al ciel la mano e l'arte,</l>
<l>ch'a gli animosi fatti è tarda e stanca.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quai note d'Egitto o d'altra parte,</l>
<l>a le imagini antiche, illustri io fingo,</l>
<l>se 'l vero a l'opra avanza e 'l tempo or manca?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1588</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O di principe saggio e d'avi illustri</l>
<l>nipote e figlio, alta progenie e scesa,</l>
<l>quasi raggio di sol, da Troia accesa,</l>
<l>che da l'antiche fiamme ancor t'illustri,</l>
</lg>
<lg>
<l>anzi dal ciel, tu vie basse e palustri</l>
<l>sdegni, l'erte bramando in chiara impresa;</l>
<l>per te la gloria fa nova contesa</l>
<l>dopo lungo girar d'anni e di lustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>E famosa città, che pur si vanta</l>
<l>e d'origine e d'opre, or questi onori</l>
<l>con quei Romani agguagli e i merti e 'l nome,</l>
</lg>
<lg>
<l>mentre de' nostri monti i verdi allori</l>
<l>tutti braman d'ornarti omai le chiome,</l>
<l>e 'l mar ne suona e la tua fama 'l canta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1589</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mille doni del cielo e di natura,</l>
<l>mille rare eccellenze in voi cosparte</l>
<l>vide Fortuna, e 'nsieme Apollo e Marte,</l>
<l>e di se stessa la virtù sicura,</l>
</lg>
<lg>
<l>che di farvi più adorno ancor procura</l>
<l>con lucide arme o pur con dotte carte;</l>
<l>e la gloria, che luce al ver comparte</l>
<l>e spesso illustra ciò che 'l tempo oscura.</l>
</lg>
<lg>
<l>E disse in se medesma: "Invan contrasto</l>
<l>gli alti princìpi, onde sarò seguace</l>
<l>del voler c'ha le stelle e 'l fato amico.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or s'io son vostro servo e suo nemico,</l>
<l>o con voi faccia guerra o meco pace,</l>
<l>signor, ch'io solo incontra lei non basto".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1590</head>
<argument><p><add resp="ed">A Matteo di Capua.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Mentre il ciel misurate e le sue stelle,</l>
<l>e quei che tra' suoi cerchi ei cinge e serra</l>
<l>liquidi campi, e la più stabil terra</l>
<l>d'opere antiche adorna e di novelle,</l>
</lg>
<lg>
<l>rinchiuso non riman in queste o quelle</l>
<l>l'alto pensier, che non s'inchina od erra;</l>
<l>ma là sù vola pur da questa guerra,</l>
<l>che fan le voglie a la ragion rubelle;</l>
</lg>
<lg>
<l>quindi in un nasce un moderato ardore,</l>
<l>Matteo, ne l'alma, e quasi un bel concento</l>
<l>col disprezzar quanto si teme o brama;</l>
</lg>
<lg>
<l>molle, io dico, terreno, angusta fama,</l>
<l>e gl'idoli del mondo oro ed argento,</l>
<l>e seggi, che non dian celeste onore.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1591</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Mentre mirate voi le stelle e i segni,</l>
<l>e quelle vie che mal tenne Fetonte,</l>
<l>e 'l mar con ogni fiume ed ogni monte,</l>
<l>che d'Europa distingua o d'Asia i regni</l>
</lg>
<lg>
<l>o d'Africa arenosa, e gli alti ingegni,</l>
<l>e le Muse di fresca ombrosa fonte,</l>
<l>invitate a cantar d'opre non conte,</l>
<l>quasi omai disprezzando amori e sdegni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lascian queste Permesso e 'l verde chiostro,</l>
<l>e quei le fiamme d'Etna, e d'Aretusa</l>
<l>l'acque, venendo a voi fra marmi ed ostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma non di sol fatica o d'error legge</l>
<l>per soggetto, Matteo, poeta o Musa,</l>
<l>come le vostre e i vostri onori elegge.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1592</head>
<lg type="sonetto">
<head>3</head>
<lg>
<l>Matteo, non so se la città di Marte,</l>
<l>che de l'antica fama ancor rimbomba,</l>
<l>a questo corpo fral riposo e tomba</l>
<l>non nieghi dar fra le ruine sparte,</l>
</lg>
<lg>
<l>o se fia in pregio ancor l'ingegno e l'arte</l>
<l>altrove, e stanca lira e stanca tromba;</l>
<l>ma se l'anima pur quasi colomba</l>
<l>lasciasse questa inferma e fragil parte,</l>
</lg>
<lg>
<l>il tuo nome immortal, ch'io tanto onoro,</l>
<l>porterà seco al cielo; e ben mi dolsi</l>
<l>che poco intorno ei se 'n volò sonoro;</l>
</lg>
<lg>
<l>e d'un altro desio, che non adempio,</l>
<l>di riveder la terra, ov'io già volsi</l>
<l>farlo di vera gloria eterno esempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1593</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La seconda Fortuna il vostro merto</l>
<l>non affrettò nel corso e no 'l prevenne,</l>
<l>ma seguì la virtù con tarde penne</l>
<l>in questo spazio de la vita incerto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né vi portò da basso loco ad erto</l>
<l>mai su l'ale superbe o vi sostenne,</l>
<l>e 'n grado vi mirò ch'a voi convenne,</l>
<l>prima dal padre e poi dal cielo offerto,</l>
</lg>
<lg>
<l>dov'è del vostro onor doppio sostegno,</l>
<l>alta gloria e valor di stirpe antica,</l>
<l>in cui la stanca speme appoggio ed ergo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or vi segue ella pur, costante amica,</l>
<l>e dice: "perché in cielo io trovi albergo,</l>
<l>volar non posso ov'ei d'alzarsi è degno".</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1594</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>De le mie lodi il seme invano sparsi</l>
<l>sovente, e d'Ippocrene il chiaro fonte,</l>
<l>quasi in arena inculta o 'n aspro monte,</l>
<l>onde piansi le rime e i passi sparsi:</l>
</lg>
<lg>
<l>tanto mi furo i fati avari e scarsi,</l>
<l>e men le voci del voler mio pronte;</l>
<l>alfin andai con vergognosa fronte,</l>
<l>se degna ella non fu di lauro ornarsi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or ch'a l'opra mi toglie altro lavoro,</l>
<l>il bel vostro terren, ch'io non inondo, le</l>
<l>largo è per breve stilla a giuste voglie;</l>
</lg>
<lg>
<l>o d'illustre virtù campo fecondo,</l>
<l>in cui non pur si miete argento ed oro,</l>
<l>ma gloria vi si sparge e gloria accoglie.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1595</head>
<argument><p>Sopra la statua del principe di Conca.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questo che spira imperioso in fronte</l>
<l>da viva imago e placido e severo,</l>
<l>degno di scettro par, degno d'impero:</l>
<l>ben il conosco a le fattezze conte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cesare fu, né fece oltraggi ed onte</l>
<l>a l'alta patria, ingiurioso, altero,</l>
<l>ma caro a' suoi, caro al possente Ibero,</l>
<l>ebbe al sublime cuor pie voglie e pronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nel viso maestà, terror nel petto</l>
<l>mostra, e fortuna de l'orribil armi,</l>
<l>segni di sua virtù, l'involve e copre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Manca la man, già sì pietosa a l'opre:</l>
<l>splende or nel figlio, e 'n be' metalli e 'n marmi</l>
<l>splende via men ch'in suo cortese aspetto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1596</head>
<argument><p>Al principe di Venosa.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Carlo, il vostro leon, c'ha nero il vello,</l>
<l>non erra in selva, e 'n arenose sponde</l>
<l>non giace o 'n sue spelunche ime e profonde,</l>
<l>ove cadde il gigante al ciel rubello,</l>
</lg>
<lg>
<l>ove d'Alcide il successor novello</l>
<l>tinse di sangue ostil l'arene e l'onde;</l>
<l>né men tra' fiori e l'erbe altrui s'asconde,</l>
<l>pur come soglia empio serpente e fello.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tra purpurei gigli ove già scelse</l>
<l>felice albergo, al ciel s'innalza e scopre,</l>
<l>tal s'erge ancora il generoso core.</l>
</lg>
<lg>
<l>E de' suoi propri duci i passi e l'opre</l>
<l>antiche ei segue, al glorioso onore</l>
<l>sempre aspirando ed a l'imprese eccelse.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1597</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alta prole de' regi, eletta in terra</l>
<l>quasi progenie, che dal ciel discende;</l>
<l>o come raggio che dal sol risplende</l>
<l>oltre le vie, dov'ei s'avvolge ed erra;</l>
</lg>
<lg>
<l>que' prima giusti in pace e forti in guerra,</l>
<l>han preso il regno ov'Appennin si stende,</l>
<l>e l'altro ch'indi il mar divide e fende,</l>
<l>in cui l'empio Tifeo s'asconde e serra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E lor porta virtute alloro e palma,</l>
<l>e d'Oriente le felici spoglie,</l>
<l>non fortuna il cui dono è spesso incerto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella a voi nulla diede e nulla or toglie,</l>
<l>ché 'l regno è nel valor di nobil alma,</l>
<l>e vi fa gran corona il proprio merto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1598</head>
<argument><p><add resp="ed">Al medesimo.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Musa, tu che dal cielo il nome prendi</l>
<l>e corone hai là sù di stelle e d'oro,</l>
<l>non sol di verde alloro</l>
<l>cingi in Parnaso la serena fronte,</l>
<l>da' bei giri celesti a me discendi,</l>
<l>con alta lira che 'n mirabil tempre</l>
<l>orni, suoni e contempre.</l>
<l>Se non disdegni il seggio ombroso e 'l monte,</l>
<l>e 'l dolce mormorar del chiaro fonte,</l>
<l>qui siedi e spazia tra' bei flori e l'erba,</l>
<l>ne la stagione acerba;</l>
<l>qui da' cipressi è cinto ombroso chiostro,</l>
<l>e di palma il bel colle ancor verdeggia.</l>
<l>Lascia teatro o reggia,</l>
<l>se 'l ciel lasciasti, e d'auro i premi e d'ostro,</l>
<l>ch'altrui promette e serba,</l>
<l>Musa mia, non severa e non superba.</l>
</lg>
<lg>
<l>E meco qui tra la fontana e 'l verde</l>
<l>canta del novo Carlo il nome e i pregi,</l>
<l>e i suoi famosi regi,</l>
<l>e de gl'invitti eroi la stirpe antica,</l>
<l>che lieta in lui s'innalza e 'n lui rinverde.</l>
<l>Né sol Venosa or sotto l'ombra ammanta,</l>
<l>che pur si gloria e vanta</l>
<l>di nobil cetra, al grande Augusto amica;</l>
<l>ma quella terra fortunata, aprica,</l>
<l>ch'inonda e parte a più felici genti,</l>
<l>con l'onde sue correnti,</l>
<l>l'Aufido, che da lunge anco risuona,</l>
<l>sin dove il seggio a lui Fortuna scelse.</l>
<l>Tu ne le parti eccelse</l>
<l>quei ch'ebber già d'Italia alta corona,</l>
<l>vedesti, e dire or tenti</l>
<l>l'armi e 'l nome di raggi e d'or lucenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu gli vedesti, ov'io lo stil non ergo,</l>
<l>sovra il gran sole e gli stellanti giri,</l>
<l>tu che vedi e rimiri</l>
<l>lo spirto ignudo dal suo fragil vela:</l>
<l>e venendo qua giù, reale albergo</l>
<l>fra le virtute e 'l glorioso onore,</l>
<l>nel magnanimo core</l>
<l>di lui t'eleggi e l'assomigli al cielo.</l>
<l>Né sì qua giù si tempra ardore o gelo</l>
<l>ne la stagion che non s'infiamma o verna,</l>
<l>né la sua vece eterna</l>
<l>per magistero mai d'alma natura,</l>
<l>sì come tu gli tempri il core e 'l petto;</l>
<l>e d'ogni vago affetto</l>
<l>dolce legge tu sei, dolce misura,</l>
<l>quasi armonia superna,</l>
<l>e 'n lui risuoni pur la voce interna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né sol in mezzo al cor la chiara tromba</l>
<l>de l'opre ascolta gloriose, illustri,</l>
<l>che già cento e più lustri</l>
<l>diè fama a Gesualdo in pace e 'n guerra,</l>
<l>ma del grand'avo il nome anco rimbomba,</l>
<l>ch'a' nostri dì fu quasi un chiaro sole,</l>
<l>de l'onorata prole,</l>
<l>tal ch'oscurar no 'l può l'invida terra,</l>
<l>che lui col padre insieme involve e serra.</l>
<l>Questa è la nobil voce e 'l chiaro canto,</l>
<l>ch'entro pur s'ode e 'ntanto</l>
<l>l'alma lusinga al suon di gloria e molce.</l>
<l>Qual meraviglia è se risuona a' sensi,</l>
<l>perché di lei si pensi,</l>
<l>l'altro di fuor così sonoro e dolce?</l>
<l>e qual più altero vanto</l>
<l>n'ha Tebe o Smirna o la città di Manto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Già mentre al mondo diè terrore e legge</l>
<l>con l'arme gravi il buon popol di Marte,</l>
<l>ed ogni estrania parte</l>
<l>soggetta fece al suo possente impero,</l>
<l>Gracco al soave suon, come si legge,</l>
<l>i fulmini temprò d'ardente lingua,</l>
<l>perché l'ardor s'estingua,</l>
<l>che spesso accende un cor superbo e fero;</l>
<l>tu del tuo generoso alto pensiero,</l>
<l>che per desio d'onor s'affretta e 'nfiamma,</l>
<l>qual veltro appresso damma,</l>
<l>non sospingi, signor, né fermi il corso.</l>
<l>Con sonora armonia d'estrania voce</l>
<l>la tua sola veloce</l>
<l>può farlo e lento, e porgli un saldo morso;</l>
<l>e puote a dramma a dramma</l>
<l>scaldare il gelo e 'ntepidir la fiamma.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel che d'Asia i regi oppresse e vinse,</l>
<l>a più feroce suon de' greci carmi</l>
<l>correa veloce a l'armi;</l>
<l>ma poi, mutata legge, il tenne a freno,</l>
<l>e la sua fiamma impetuosa estinse.</l>
<l>Tu medesmo, Alessandro a l'alte lodi,</l>
<l>Timoteo a' novi modi,</l>
<l>sei d'armonia celeste entro ripieno;</l>
<l>e tu plachi te stesso, e fai sereno</l>
<l>l'animo tuo sublime e 'l chiaro ingegno.</l>
<l>O d'ogni onor già degno,</l>
<l>o d'antica progenie a' novi tempi</l>
<l>serenissima luce e vivo raggio;</l>
<l>o buono, o forte, o saggio,</l>
<l>ch'illustri di virtù lodati esempi,</l>
<l>o mia speme e sostegno,</l>
<l>gloria d'Italia e del suo nobil regno!</l>
</lg>
<lg>
<l>E se questa d'eroi famosa madre,</l>
<l>che già sostenne il grave e nobil pondo</l>
<l>de l'imperio del mondo,</l>
<l>diece a te di bontate avesse eguali,</l>
<l>a l'imprese di novo alte e leggiadre</l>
<l>valore insieme e cortesia risorta,</l>
<l>foran più fida scorta;</l>
<l>e Giustizia, ch'al ciel rivolte ha l'ali,</l>
<l>si fermeria tra' miseri mortali;</l>
<l>e seco il mondo pur farebbe adorno</l>
<l>in placido soggiorno,</l>
<l>dando a' vizi più gravi eterno esiglio;</l>
<l>intrepida Fortezza e prisca Fede,</l>
<l>che più sicura sede</l>
<l>non trova e teme pur danno e periglio,</l>
<l>ma più vergogna e scorno,</l>
<l>e sol tarda Pietate il suo ritorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Musa, dal ciel venuta, al ciel aspira</l>
<l>col nobil peso, ove dimostra e segna</l>
<l>al buon Carlo d'Olimpo il dritto calle,</l>
<l>vera e certa virtù, non pur sublime.</l>
<l>E s'io le basse rime</l>
<l>inchino, come augel palustre in valle,</l>
<l>piana via non si sdegna,</l>
<l>ch'altissima umiltà sovente insegna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1599</head>
<argument><p>A Roma nella venuta del principe di Venosa.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Roma, se piangi ancor l'estinta prole</l>
<l>de gli Africani o de' tuoi grandi augusti,</l>
<l>che domar gl'Indi e gli Etiopi adusti</l>
<l>e quei che lunge scalda avverso il sole,</l>
</lg>
<lg>
<l>raccogli or Carlo, in cui s'onora e cole</l>
<l>la progenie de' regi antichi e giusti;</l>
<l>a la cui gloria diè confini angusti</l>
<l>Italia, Europa e la terrestre mole.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'ella non è tua, qual altra in terra</l>
<l>tanto simiglia i tuoi? qual d'alto impero,</l>
<l>d'aurea corona o fu del ciel più degna?</l>
</lg>
<lg>
<l>E di cento avi suoi famosi in guerra</l>
<l>e del suo merto e de la gloria altero,</l>
<l>ne l'invitto suo cuor trionfa e regna.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1600</head>
<argument><p>A don Emanuele Gesualdo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Lieto presagio di leggiadra vista,</l>
<l>fanciul, dai ne' primi anni, e 'n te rimiro</l>
<l>pur come un sol, che dal men alto giro</l>
<l>lucido spunta e quinci altezza acquista.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né di sua propria luce ancora avvista</l>
<l>ha l'alma pargoletta un bel desiro,</l>
<l>qual forse l'ebbe in Alessandro o 'n Ciro;</l>
<l>né canuto pensiero ancor l'attrista.</l>
</lg>
<lg>
<l>Teco fortuna scherza, e già t'asside</l>
<l>in seggio adorno, e par ch'a te dimostri</l>
<l>virtute alto sentier solingo ed erto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or mentre l'una a l'altra amica arride,</l>
<l>mira l'insegne e le corone e gli ostri,</l>
<l>doni onde onora il ciel la stirpe e 'l merto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1601</head>
<argument><p>Sovra la corona di Sua Maestà.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa maggior de le corone eccelse,</l>
<l>meglio in me scolta ch'in metalli e marmi,</l>
<l>con tante sue famose e lucide armi</l>
<l>ingombrò questo regno e proprio felse.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altre di guerra turbo orrido svelse,</l>
<l>di che son piene già l'istorie e i carmi;</l>
<l>ma contra questa in van t'ingegni ed armi,</l>
<l>Fortuna, ché ab eterno in ciel la scelse,</l>
</lg>
<lg>
<l>sì come è quella nel suo adorno tempio</l>
<l>di stelle e d'altri lumi, onde circondi</l>
<l>a' regi augusti Dio le nobil'alme.</l>
</lg>
<lg>
<l>O gloria senza pari e senza esempio</l>
<l>qua giuso antichi regni e nudi mondi,</l>
<l>eterne aver là sù corone e palme.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1602</head>
<argument><p><add resp="ed">A Filippo II per il dono di un cavallo italiano.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Re di regi e d'eroi, cui 'l nome scelse</l>
<l>alto voler del tuo gran padre invitto,</l>
<l>arte, natura e 'l ciel, che mai prescritto</l>
<l>non ha confine a le tue imprese eccelse;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma tuo vero valor sì proprio felse,</l>
<l>come a gli antichi il suo l'Asia o l'Egitto,</l>
<l>o Roma istessa, onde l'imperio afflitto</l>
<l>si crollò prima a forza e poi si svelse.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l tuo fia quasi eterno, e 'l ciel sostegno</l>
<l>non ha più saldo; or mentre volvi e giri</l>
<l>l'altrui fortune, al glorioso pondo</l>
</lg>
<lg>
<l>qual destrier fia che da l'Italia aspiri?</l>
<l>e del tuo freno e de l'amor sia degno,</l>
<l>e di portar chi può frenare il mondo?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1603</head>
<argument><p>Al principe Doria.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Contende ancor per te co 'l mar la terra:</l>
<l>quel t'offre umile in vista il gran tridente,</l>
<l>da' tuoi maggiori, anzi da te sovente</l>
<l>domito e corso in gloriosa guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa, ch'i tuoi maggiori asconde e serra,</l>
<l>e co' sepolcri lor ti reca a mente</l>
<l>l'alto principio de l'antica gente,</l>
<l>ti dà lo scettro onde i superbi atterra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Son dubbi gli elementi, e 'l mondo incerto,</l>
<l>che stima fra le spoglie e l'auree palme</l>
<l>l'albergo d'uom terreno e 'l nome indegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma questa lite in più felice regno</l>
<l>tardi avrà fine, ove le nobil'alme</l>
<l>hanno il trionfo in cielo e 'l premio al merto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1604</head>
<argument><p>In morte della duchessa di Castel di Sanguine.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Nova angeletta da l'eterne piume</l>
<l>far la guardia pareva al suo terreno</l>
<l>paradiso, e gir lungo il mar Tirreno</l>
<l>talor fra i colli e fra le piagge e 'l fiume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi da natura a volo e da costume</l>
<l>rapidamente alzata al ciel sereno,</l>
<l>sdegnò la verde riva e 'l dolce seno,</l>
<l>e le stelle passò di lume in lume.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n paradiso più sublime e vago,</l>
<l>la sua virtù co' meritati onori</l>
<l>d'altre gemme corone ha più lucenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Godono a l'alta idea le pure menti,</l>
<l>qui intenerisce i marmi e 'mpetra i cori</l>
<l>per iscolpirne Amor la bella imago.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1605</head>
<argument><p>In lode de la casa Acquaviva.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual d'<emph>acque vive</emph> suon perpetuo e chiaro</l>
<l>odo io non lungi al mar Tirreno, o parmi?</l>
<l>o qual concento de' sonori carmi</l>
<l>che sdegna Mida e 'l suo giudizio avaro?</l>
</lg>
<lg>
<l>È Febo certo, ed ha le Muse a paro;</l>
<l>ma qual rimbombo ancor di trombe o d'armi</l>
<l>corre da gl'Indi a gli ultimi Biarmi,</l>
<l>non pur tra l'Alpe, e da Timavo a Varo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Proprio è de l'onde, e dal mirabil fonte</l>
<l>esce, e vi perde il Nil, ch'Egitto innonda,</l>
<l>o con la gloria il fa Marte e Bellona.</l>
</lg>
<lg>
<l>Par che sin da le stelle un suon risponda</l>
<l>d'acque celesti, ed a la nobil fronte</l>
<l>di tanti eroi si tesse ampia corona.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1606</head>
<argument><p>A Giovan Battista Marino. Risposta.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Queste, Marin, che piagni, esangui e smorte</l>
<l>forme, pur come vive il mondo ammira</l>
<l>e quasi accese in onorata pira</l>
<l>ardon nel petto del fedel consorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'alma al suo fin per vie spedite e corte</l>
<l>qual fiamma cui sua spera innalza e tira,</l>
<l>pura e leve, è salita, e vive e spira</l>
<l>fra' trionfanti de l'eterna corte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or lagnarsi che pro, se morte il vanto</l>
<l>di lei non ebbe? Ahi ben vaneggia ed erra</l>
<l>chi d'estinta beltà duolsi cotanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Procuriam dunque noi dal cielo in tanto</l>
<l>raggio, ch'alto ne scorga omai da terra</l>
<l>al lume de' begli occhi amato e pianto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1607</head>
<argument><p>A Margherita Biraghi.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qui bellezza e valor di nobil alma,</l>
<l>anzi di nobil coppia ha 'l ciel più largo,</l>
<l>che quel non ebbe di Tessaglia e d'Argo,</l>
<l>tal ch'al suo lodatore è doppia salma;</l>
</lg>
<lg>
<l>né potria fama gloriosa ed alma,</l>
<l>s'avesse ale via più che gli occhi d'Argo,</l>
<l>reggerne il peso; e i versi altrove io spargo,</l>
<l>ché non aspiro a sì onorata palma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu sola, o donna, con leggiadro carme</l>
<l>sostien l'alta colonna al suon di cetra,</l>
<l>pur com'Atlante il suo celeste pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi d'altri eroi cantò gli amori e l'arme,</l>
<l>ha minor pregio, e minor grazia impetra,</l>
<l>né per tant'opra giunge omai secondo.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1608</head>
<argument><p>Al duca di Bovina.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alto signor, che l'arme onori e l'arte,</l>
<l>e 'l gemino valore e 'l culto lauro,</l>
<l>vago di prezioso ampio tesauro,</l>
<l>che più s'avanza ove si scopre e parte,</l>
</lg>
<lg>
<l>e per solcare il mar di parte in parte</l>
<l>raccoglier non si può fra l'Indo e 'l Mauro,</l>
<l>né si ricerca oltre l'Eufrate e 'l Tauro,</l>
<l>ma rivolgendo antiche e nove carte,</l>
</lg>
<lg>
<l>sai che la morte non ancide un'alma,</l>
<l>ma la divide dal mortale incarco</l>
<l>e la congiunge a vita in cielo eterna;</l>
</lg>
<lg>
<l>e ch'ella ad alto onore è quasi un varco:</l>
<l>però frena del cor la doglia interna</l>
<l>e di te stesso avrai corona e palma.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1609</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Così mai folgor non infiammi o fenda</l>
<l>sublime antica <emph>torre</emph> in cui si poggia</l>
<l>sol per gradi d'onore, e 'n cui s'appoggia</l>
<l>virtute, onde secura al cielo ascenda;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma con raggi sereni il sol vi splenda</l>
<l>e la sorella, e 'n disusata foggia</l>
<l>vi stilli preziosa ed aurea pioggia</l>
<l>lo ciel, mentre si squarcia ombrosa benda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lume, stile e color d'un novo Apelle,</l>
<l>e di Fidia e Miron metalli e marmi,</l>
<l>men pregiarei del tuo cortese dono.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dogliomi sol che fra le trombe e l'armi</l>
<l>de' tuoi merti non s'oda il chiaro suono:</l>
<l>e chi più degno è di passar le stelle?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1610</head>
<argument><p>Al signor Caroso.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Come ogni rio l'onor col corso rende</l>
<l>al mar, così del ballo ogni dotta arte</l>
<l>a costui fa, che col bel piè comparte</l>
<l>quanto il suo ingegno in carta ben distende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Più d'ogni spirto lui vede e comprende</l>
<l>se miri come dolce a parte a parte,</l>
<l>di toglier l'armi e la fierezza a Marte</l>
<l>rinnova l'arte; e i cor ferisce e incende.</l>
</lg>
<lg>
<l>O fortunato, che sì altera guida</l>
<l>Amor ti mostra, onde tu poi te ingegni</l>
<l>or col spron, or col fren, mover Natura.</l>
</lg>
<lg>
<l>E come l'arte a dar la vita ancida</l>
<l>mille anime in un punto oggi tu insegni,</l>
<l>o nato in miglior anni in tal ventura.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1611</head>
<argument><p>A Vincenzo Pettigliano in lode del cardinale Gesualdo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Care spoglie d'amore, e palme e pregi</l>
<l>ed insegne, e trofei d'orrido Marte</l>
<l>altri descriva in più lodate carte,</l>
<l>e tessa a l'idol suo ghirlande e fregi;</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, fra' Romani e peregrini egregi</l>
<l>di cui son chiare lodi intorno sparte,</l>
<l>prendi il più bel soggetto in nobil arte,</l>
<l>e fra gli antichi augusti e i novi regi:</l>
</lg>
<lg>
<l>prendi il gran Gesualdo, in cui risplende</l>
<l>valore e nobiltà fra pompe ed ostri.</l>
<l>E chi più atto al santo e sacro incarco</l>
</lg>
<lg>
<l>di Pietro or vive? e da qual monte il varco</l>
<l>è più sicuro al cielo, ov'egli ascende,</l>
<l>degno di stelle e di stellanti chiostri?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1612</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Vincenzo, l'armonia di tosca lira</l>
<l>al grave suon de' più severi accenti</l>
<l>sembra al soffiar de' più sonori venti</l>
<l>aura che tace oppressa, e più non spira;</l>
</lg>
<lg>
<l>o somiglia un bel rio, che mentr'ei gira</l>
<l>per vie fiorite ombrose, onde correnti</l>
<l>mormorar s'ode, e far quasi lamenti,</l>
<l>ma resta muto ove il Tirren s'adira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però le mitre ed ostri, i merti eccelsi</l>
<l>canta di Gesualdo, e palma e tromba</l>
<l>taccia Calliope e la romana Euterpe:</l>
</lg>
<lg>
<l>ch'in van tra' vostri lauri edera serpe,</l>
<l>e mal la cetra, che lungo Arno io scelsi,</l>
<l>s'udria su 'l Tebro, ove la tua rimbomba.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1613</head>
<argument><p>Nell'infermità del cardinale Santa Severina.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Roma, a questo gran colle i lumi gira,</l>
<l>ove langue un signor severo e santo,</l>
<l>che di Pietro le chiavi e 'l grave manto</l>
<l>merita omai, mentre egli al cielo aspira;</l>
</lg>
<lg>
<l>e placa umil celeste sdegno ed ira,</l>
<l>se gradita è là sù preghiera o canto;</l>
<l>ogni sugo vital distilla intanto,</l>
<l>onde sgombrando il mal virtù respira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se bastar non ponno i preghi e i carmi</l>
<l>per lui, che mostra il bel pietoso esempio</l>
<l>de l'augel, che dà vita a prole estinta,</l>
</lg>
<lg>
<l>novo pittore in te di bianchi marmi</l>
<l>innalzi a la Salute un nobil tempio,</l>
<l>e sia vera pietà, non pur dipinta.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1614</head>
<argument><p>A Marco Pio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Marco, gloria de' Pii, terror de gli empi,</l>
<l>che sotto l'Orsa e presso il regno algente</l>
<l>armar le lingue incontra al ciel sovente,</l>
<l>la destra a dispogliare altari e tempi;</l>
</lg>
<lg>
<l>mentre rinnovi i più lodati esempi</l>
<l>del valor prisco a la moderna gente,</l>
<l>e Cesare e Marcel le torni a mente,</l>
<l>del secol novo ogni difetto adempi,</l>
</lg>
<lg>
<l>non con la spada pur, ch'è grave incarco,</l>
<l>ma con la penna, ch'or di cigno assembra</l>
<l>lungo il suo fiume, or d'aquila volante;</l>
</lg>
<lg>
<l>Roma si maraviglia, e si rimembra</l>
<l>del suo Pio nel tuo nome e del buon Marco,</l>
<l>c'hai gli augusti ne l'alma e nel sembiante.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1615</head>
<argument><p>Alla sinora A. Palloni, gentildonna romana.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<head>1</head>
<l>Questa lucida spera</l>
<l>è quella di fortuna,</l>
<l>o quella pur de l'incostante luna?</l>
<l>o quante son le forme, e quanti errori</l>
<l>fa nel suo vago giro,</l>
<l>mentre io la seguo e miro,</l>
<l>fra la tempesta de' miei dolci ardori?</l>
<l>Deh chi fermar la puote,</l>
<l>e quietar le mie voglie e le sue rote?</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1616</head>
<lg type="non-definito">
<head>2</head>
<l>Questa lucente spera</l>
<l>è tutta piena d'amorosi venti,</l>
<l>o siano spirti o sian sospiri ardenti;</l>
<l>pur mentre ella si volve intorno e gira,</l>
<l>spirti da lei non spira,</l>
<l>ma tutti i suoi sospiri in sé raccoglie</l>
<l>con l'amorose voglie.</l>
<l>E così tutta indura</l>
<l>che da' colpi d'amor sembra sicura.</l>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1617</head>
<argument><p>A Paolo Emilio Santorio.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Signore, a la cui dotta e nobil chioma</l>
<l>Apollo tesse il suo più verde lauro,</l>
<l>omai porta Pegaso a l'Indo, al Mauro</l>
<l>il vostro nome e sdegna antica soma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Darvi intanto desia l'Italia e Roma</l>
<l>scettro e corona pur di lucido auro,</l>
<l>come a chi lei di pompa e di tesauro</l>
<l>rende più lieta, e vince i regni e doma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perché, vostra mercé, nel seno accoglie</l>
<l>altre ricchezze che le gemme e gli ostri,</l>
<l>spogliata Grecia e sue lingue più belle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma voi curate men trionfi e spoglie,</l>
<l>degno che si coroni a' merti vostri</l>
<l>il zio di gemme in terra, e 'n ciel di stelle.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1618</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>Fu sentier lungo e faticoso ed erto</l>
<l>quello onde 'l pio Santorio a voi precorse,</l>
<l>ché nulla mai d'eccelsa meta il torse</l>
<l>e 'l pose in alto grado il proprio merto.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel valor, ch'in bene oprando è certo,</l>
<l>perch'i premi Fortuna avvien ch'inforse,</l>
<l>voi lo seguiste, e ben di voi s'accorse</l>
<l>sin da' primi anni il buon giudizio esperto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or seco in Vaticano a l'ostro aspira</l>
<l>vostra virtute, e s'egli al seggio antico</l>
<l>di Pietro ascende, e veste il grave incarco,</l>
</lg>
<lg>
<l>insino al sommo ciel vi s'apre il varco,</l>
<l>e con mille corone il ciel si gira</l>
<l>a le vostre corone eterno amico.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1619</head>
<argument><p><add resp="ed">Per il ritratto del signor Latino Orsini.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Da l'imagine illustre in cui dipinse</l>
<l>dotto e felice stile il buon Latino,</l>
<l>quasi spirar vegg'io l'onor latino</l>
<l>e quel valor che resse il mondo e vinse.</l>
</lg>
<lg>
<l>D'elmo potea coprirlo, ond'ei si cinse</l>
<l>la fronte ed al suo duce andò vicino;</l>
<l>ma celar non volea spirto divino,</l>
<l>ch'indi par che risplenda, e inerme il finse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nudo e senza splendor di ferro e d'auro</l>
<l>porge spavento; e l'Africano e 'l Trace</l>
<l>men temerebbe al folgorar de l'armi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mira ancor senza oliva e senza lauro</l>
<l>qual ei prometta altrui trionfo e pace,</l>
<l>e gloria più che mille bronzi o marmi.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1620</head>
<argument><p>Al figliuolo dell'ambasciatore di Spagna.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Roma già stanca e per vecchiezza esangue,</l>
<l>in te mancati i valorosi e giusti,</l>
<l>a cui l'Europa ebbe confini angusti,</l>
<l>ch'oltre spiegar l'aquila invitta e l'angue,</l>
</lg>
<lg>
<l>da' regni iberi, in cui virtù non langue,</l>
<l>cercar solevi i tuoi più degni augusti,</l>
<l>e que' vinser di gloria i più vetusti</l>
<l>che spargean per la gloria il nobil sangue.</l>
</lg>
<lg>
<l>D'alta progenie ispana in te pur nasce</l>
<l>or nuovo figlio e peregrin del mondo,</l>
<l>rara grazia e favor d'amica stella,</l>
</lg>
<lg>
<l>quasi a portar d'ambi gl'imperi il pondo:</l>
<l>tu, perché domi l'Africa ribella,</l>
<l>come gran duce omai l'onora in fasce.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1621</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Papirio Piccoli.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Così dal ciel le vostre notti acquete</l>
<l>lei, che vi diede Amor, Morte vi tolse;</l>
<l>o chi novellamente il cor v'avvolse</l>
<l>il suo vi doni, onde più vago sete,</l>
</lg>
<lg>
<l>come 'n voi da' be' lumi, ond'ora ardete,</l>
<l>nasceran frutti, quali unqua non colse</l>
<l>chi più degna la mano a scriver volse</l>
<l>l'altrui bellezze o le sue pene liete.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui son, Papirio, e 'l vostro nome altrove</l>
<l>sento lodarsi; e se 'l principio è tale,</l>
<l>qual si puote sperar il mezzo e 'l fine?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se gite cantando al nodo eguale,</l>
<l>che legato vi tien, non fia chi trove</l>
<l>glorie degne di voi, se non divine.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1622</head>
<lg type="sonetto">
<head>2</head>
<lg>
<l>"Questi occhi, ch'infiniti, eterni, ardenti</l>
<l>nel mio gran cerchio il sommo Padre pose,</l>
<l>a chiare far l'alte sue glorie ascose</l>
<l>diemmi ed a sostener tutti i viventi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né sì alta cagion par mi contenti</l>
<l>quanto ch'io posso un volto, e due amorose</l>
<l>luci mirar fra le più rare cose</l>
<l>con tanti lumi, c'ho in lor sempre intenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di quanto cingo infra l'Austro ed Arturo,</l>
<l>fra 'l Tago e 'l Gange tepido, sol elle</l>
<l>son la mia gloria e 'l mio soave scorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Taccian de l'opre mie quante fur belle:</l>
<l>questa sola mi piacque, e questa curo".</l>
<l>Così il ciel disse, e sonò Giulia intorno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1623</head>
<argument><p>In morte di don Alfonso Guevara.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Gloria di nobiltade antica e d'armi,</l>
<l>Guevara, avesti e voglie al cielo intese;</l>
<l>e quasi in campo d'onorate imprese,</l>
<l>un alto cor d'invitta fé disarmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E simulacri ed archi e 'mpressi marmi</l>
<l>vincendo meritasti, alma cortese,</l>
<l>poi che 'l tuo spirto al puro lume ascese,</l>
<l>chi segna in pietra i lagrimosi carmi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se non può sottrar la frale spoglia</l>
<l>a la Parca, che prende i preghi a scherno,</l>
<l>il pianto, o lunga far la breve vita,</l>
</lg>
<lg>
<l>sia la memoria al mondo ognor gradita,</l>
<l>e 'n mortal laude a morte almen ritoglia,</l>
<l>e faccia fra' mortali il nome eterno.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1624</head>
<argument><p><add resp="ed">Al Consalvo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<head>1</head>
<lg>
<l>Chi può temprar, Consalvo, il gran disdegno,</l>
<l>che per alta cagion si move e desta,</l>
<l>e tranquillar il verno e la tempesta</l>
<l>de' miei pensieri e de l'affetto indegno,</l>
</lg>
<lg>
<l>se tu non sei? Teco a dolermi io vegno;</l>
<l>e se doglia per doglia è più molesta,</l>
<l>come sì cara e dilettosa è questa,</l>
<l>che d'antico dolor porto e sostegno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi m'addolcisce del mio pianto amaro</l>
<l>le fonti, e l'aspro duol che l'alma ingombra,</l>
<l>se non se i tuoi soavi e chiari accenti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Così piangendo e sospirando imparo</l>
<l>che la vita sparisce a guisa d'ombra,</l>
<l>e dolce è la pietà d'altrui lamenti.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1625</head>
<argument><p>Ad Ansaldo Cebà.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sì come a vento rapido e sonante</l>
<l>aura vaga restar tacita suole,</l>
<l>riman tra i gigli oppressa e le viole</l>
<l>la roca voce mia per duol tremante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tremano a l'aspro suon le verdi piante,</l>
<l>s'avvien ch'a gli altri affanni il core invole,</l>
<l>com'io solea fra selve ombrose e sole,</l>
<l>e taccio e 'mpetro quale il vecchio Atlante;</l>
</lg>
<lg>
<l>e forse il nome oscuro e le mie rime</l>
<l>vedrò neglette, e rimaner ascoso</l>
<l>o d'Aracne sembrarvi il mio lavoro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Felice voi che mente e stil sublime</l>
<l>e voglie avete, e ch'io lontano onoro,</l>
<l>e vicino inchinar son più bramoso.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1626</head>
<argument><p>Nelle nozze di Ascanio della Cornia e di Francesca Sforza.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Era forza l'amar (se forza al core</l>
<l>fan gli aspetti del ciel, lucenti stelle)</l>
<l>forme vie più di lor serene e belle</l>
<l>e 'n gentil donna alto desio d'onore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma che perdendo, anzi donando il core</l>
<l>faccia costei le proprie voglie ancelle,</l>
<l>libere dianzi, e i suoi pensier con elle,</l>
<l>è merto e grazia e gran virtù d'amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così due nobil'alme al laccio ordito</l>
<l>e per elezione e per destino</l>
<l>fede e bellezza e castitade annoda;</l>
</lg>
<lg>
<l>e col mortale insieme e co 'l divino</l>
<l>è 'l fido Ascanio a la sua Sforza unito,</l>
<l>e 'n lei vivendo in lei s'onora e loda.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1627</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Bernardo...</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Già d'anni grave e già canuto il crine,</l>
<l>ma più grave del senno entro raccolto,</l>
<l>a più canuta meta, e pieno il volto</l>
<l>di quell'onor, che l'alma al giusto inchine,</l>
</lg>
<lg>
<l>hai, Bernardo, le mete omai vicine</l>
<l>di vita no, ché pur lo spazio è molto</l>
<l>che a lo spirto riman di membra involto</l>
<l>(o ch'io ciò bramo), ed ancor lunge il fine;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma di gloria immortal, ch'è premio al merto</l>
<l>d'opre buone e pietose e quasi palma,</l>
<l>e tu v'aspiri pur con saldi passi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E i più veloci e levi a tergo or lassi,</l>
<l>perché l'oro e l'argento iniqua salma</l>
<l>non sono a te, cursor del mondo esperto.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1628</head>
<argument><p><add resp="ed">Risposta ad un sonetto d'incerto.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se con l'ardente spirto Austro talora</l>
<l>o Borea pur con le sue nevi algenti</l>
<l>secca i rivi, e gl'indura o fa più lenti,</l>
<l>sfronda le piante e gli arboscelli sfiora,</l>
</lg>
<lg>
<l>de l'ingegno immortal, che più s'infiora</l>
<l>a' vivi raggi de l'eterne menti,</l>
<l>non sono ancor le rose e i gigli spenti,</l>
<l>onde i suoi moti poesia colora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ha Parnaso i suoi lauri e l'acque chiare</l>
<l>che s'aperse col piè destriero alato,</l>
<l>lo qual di stelle in ciel lucente appare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Là sù poggiate; o ver tra noi lodato</l>
<l>somigliate Anfione in mezzo al mare.</l>
<l>Ciò vi consoli e vi può far beato.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1629</head>
<argument><p>A due sorelle.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O di sembianze, o di costumi, o d'anni,</l>
<l>di gentil sangue e d'alto amor sorelle,</l>
<l>in cui la minor gloria è l'esser belle,</l>
<l>sì che Natura se medesma inganni,</l>
</lg>
<lg>
<l>o Grazie, ch'onestà ne gli aurei panni</l>
<l>copre, a cui son le nude Grazie ancelle,</l>
<l>mentre voglie domate al ciel ribelle</l>
<l>e gli affetti del core, empi tiranni;</l>
</lg>
<lg>
<l>come già consacrò l'antica etate</l>
<l>di Virtute e d'Onor congiunto il tempio,</l>
<l>e sol per quella a questo apriva il passo,</l>
</lg>
<lg>
<l>tal io nel cor, non in metallo o 'n sasso</l>
<l>l'ergo a la Pudicizia, a la Beltate,</l>
<l>di cui l'idea voi siete e 'l vivo esempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1630</head>
<argument><p>A un pittore per l'immagine di Gesù bambino ignudo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Non da l'arte di Zeusi oppur d'Apelle,</l>
<l>o d'altra che le carte orni e colori,</l>
<l>ha tratto questo amor d'eterni amori</l>
<l>il leggiadro fattor d'opre novelle,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma dal pittor che di serene stelle</l>
<l>più varia il cielo, e puri almi splendori</l>
<l>e nude forme in que' celesti cori</l>
<l>al pensier rivelò più ardenti e belle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque al ciel fu rapito, e 'l chiaro esempio</l>
<l>ivi a lui fu mostrato, o 'n lui discese</l>
<l>maravigliosamente il Mastro eterno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e fé ne l'alma il simulacro interno,</l>
<l>e poi la dotta man seguendo il prese</l>
<l>dal proprio cor, quasi da vivo tempio.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1631</head>
<argument><p><add resp="ed">A un Toscano.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ne la tua patria i peregrini marmi</l>
<l>chi forma sì che lei n'onori o l'arte?</l>
<l>chi tele adorna di color cosparte?</l>
<l>Tu, cui vero consorte il tempo parmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E chi sotto misure i dolci carmi</l>
<l>stringe, o distende vaghe prose in carte?</l>
<l>Per tali opre ella ha fama in ogni parte;</l>
<l>e pregio quasi egual a quel de l'armi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già del gran Cosmo il figlio, a cui l'antica</l>
<l>gloria de gli avi e specchio a i chiari studi</l>
<l>non niega il premio sì ch'ella gli sdegni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or che non rinnova elmi né scudi,</l>
<l>e nel tranquillo cor la pace amica</l>
<l>nutre, che fanno i suoi felici ingegni?</l>
</lg>
</lg>
</div4>
<div4 type="poesia">
<head>1632</head>
<argument><p>Al principe di Stigliano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La gloria e 'l grado, a cui v'inalza il merto</l>
<l>d'eroi famosi e le memorie antiche</l>
<l>d'imprese illustri e mille altre fatiche,</l>
<l>di Parnaso e di Olimpo il colle aperto;</l>
</lg>
<lg>
<l>e del gran corso de la vita e incerto</l>
<l>non in gelide parti o in parti apriche,</l>
<l>ma in ciel le mete e fra le stelle amiche</l>
<l>locato il seggio e 'l chiaro nome inserto;</l>
</lg>
<lg>
<l>troppo sono a' miei bassi angusti carmi</l>
<l>sublime ampio soggetto, e non s'agguaglia</l>
<l>l'opra a l'ingegno o la materia a l'arte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E perch'io taccia e giuste lance ed armi,</l>
<l>perde il mio stile, ove più avanzi e saglia</l>
<l>da le virtù che il cielo ha in voi cosparte.</l>
</lg>
</lg>
</div4>
</div3>
</div2>
</div1>
<div1 type="sezione">
<head>RIME SACRE</head>
<div2 type="poesia">
<head>1633</head>
<argument><p><add resp="ed">Spera nelle armi celesti per superare i vizi.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ah! duro campo è di battaglia il letto</l>
<l>a l'umana virtù, ch'inerme e stanca</l>
<l>langue ne' dubbi assalti e quasi manca,</l>
<l>combattuta or da tema, or da diletto.</l>
</lg>
<lg>
<l>M'allice l'un con lusinghiero aspetto,</l>
<l>e l'altra il mio sen spaventoso imbianca</l>
<l>e fa l'alma tremar; pur la rinfranca</l>
<l>speme d'aita, che dal cielo aspetto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ché qual di Peleo il figlio o qual d'Anchise</l>
<l>già riconobbe i don celesti e l'armi</l>
<l>ne' perigli maggior, tal io l'attendo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E già la veggio lampeggiar, o parmi:</l>
<l>vaneggio o i segni e le promesse intendo</l>
<l>che fian le forze altrui da me conquise?</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1634</head>
<argument><p>Alla santissima Croce.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Alma inferma e dolente,</l>
<l>che sì diverse cose intendi e miri,</l>
<l>la terra e l'onda e i bei celesti giri,</l>
<l>ed or Leone, or Drago,</l>
<l>or Centauro di fiamme e d'or lucente,</l>
<l>or Tauro, or Orsa, or altra luce ardente,</l>
<l>e pur vaneggi d'una in altra imago;</l>
<l>ne' bei celesti regni</l>
<l>drizza a più certi segni</l>
<l>il tuo pensier, ch'è del tuo mal presago,</l>
<l>oggi, ch'indi riluce</l>
<l>languido lume e lagrimosa luce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mira del Re superno,</l>
<l>mira, alma peccatrice, alma pentita,</l>
<l>il trofeo d'empia morte e di pia vita:</l>
<l>il trofeo, che risplende</l>
<l>sovra quel foco e quel cristallo eterno;</l>
<l>il trofeo ch'ei drizzò del cieco inferno;</l>
<l>mira il trofeo sul monte, ov'egli ascende;</l>
<l>miral sparso di sangue;</l>
<l>mira il Signor che langue</l>
<l>ne l'alta Croce incoronato e pende,</l>
<l>ora che 'l sol n'adduce</l>
<l>languido lume e lagrimosa luce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oggi che piange il sole,</l>
<l>oggi che 'l cielo e il mondo ampio e natura</l>
<l>piangono in veste tenebrosa e oscura,</l>
<l>anima, chi non piange?</l>
<l>chi non sospira e non si lagna e dole?</l>
<l>Anima, quai singulti o quai parole,</l>
<l>qual Etna di sospir, qual Po, qual Gange</l>
<l>di lagrimoso umore</l>
<l>bastano al suo dolore?</l>
<l>qual cor di marmo, ahi! non si spetra e frange?</l>
<l>Ahi, ahi! chi più riduce</l>
<l>languido lume e lagrimosa luce?</l>
</lg>
<lg>
<l>Alma, al pensier rimbomba</l>
<l>il sonoro martel co' duri colpi,</l>
<l>onde te stessa e il tuo peccato incolpi;</l>
<l>odi com'è trafitto</l>
<l>quel che fu come agnel puro e colomba;</l>
<l>tu, cagion di sua Croce e di sua tomba,</l>
<l>odil gemendo omai languido, afflitto,</l>
<l>e sanguigno e spirante;</l>
<l>odi pie voci e sante:</l>
<l>odile, e di lor serba al cor lo scritto,</l>
<l>ch'a morir seco induce</l>
<l>languido lume e lagrimosa luce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alma, seco moriamo,</l>
<l>seco in Croce affiggendo i falli nostri</l>
<l>per tornar seco a gli stellanti chiostri;</l>
<l>alma, se non germoglia</l>
<l>o di cedro o di palma il tronco o 'l ramo,</l>
<l>come la Croce a noi figli d'Adamo,</l>
<l>il suo frutto, il suo fior, la verde foglia</l>
<l>non è sembiante al germe</l>
<l>di nostre anime inferme;</l>
<l>ma grazia e merto avvien ch'indi si coglia,</l>
<l>di tal pianta il produce</l>
<l>languido lume e lagrimosa luce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa, questa è la serpe,</l>
<l>che 'n loco s'innalzò selvaggio ed ermo,</l>
<l>ond'ebbe già salute il volgo infermo;</l>
<l>così dal Legno sacro,</l>
<l>che de la nostra vita è viva sterpe,</l>
<l>risana il mal che più si spande e serpe.</l>
<l>Deh qual di puro sangue ampio lavacro,</l>
<l>anima, vuol che lavi</l>
<l>le tue colpe sì gravi,</l>
<l>oggi, ch'insieme col mio duol consacro</l>
<l>al glorioso Duce</l>
<l>languido lume e lagrimosa luce?</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh quanto il fallo abbonda</l>
<l>oggi che 'l pianto nostro è troppo scarso!</l>
<l>Ma che? Pietà s'avanza e il sangue sparso:</l>
<l>ahi cor, ché non ti stampi</l>
<l>tutto di quelle piaghe? e in vece d'onda</l>
<l>il sangue fia, che di sua grazia inonda?</l>
<l>Ahi cor, perché non t'apri e non avvampi?</l>
<l>Almen quante le stille,</l>
<l>tante sian le faville,</l>
<l>che fan la Croce al mio pensiero e i lampi,</l>
<l>mentre ch'a lui traluce</l>
<l>languido lume e lagrimosa luce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poggiam là 've conduce</l>
<l>languido lume e lagrimosa luce.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1635</head>
<argument><p><add resp="ed">Alle anime del Purgatorio.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Alme, che ne le fiamme e ne' tormenti</l>
<l>purgate il fango, onde v'asperse il mondo,</l>
<l>senza spavento del morir secondo</l>
<l>e certe di salir fra pure menti,</l>
</lg>
<lg>
<l>quasi tante ali e tanti preghi ardenti,</l>
<l>che sparge alta pietà di cor profondo,</l>
<l>e i miei sospiri, or che 'l mio petto inondo,</l>
<l>come a gran volo sian benigni venti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E fra l'eterne sedi a noi promesse</l>
<l>l'un mio parente e l'altro il cielo accolga,</l>
<l>pria che rinchiuda l'ossa il bianco marmo;</l>
</lg>
<lg>
<l>mova a l'alta vittoria e i nodi sciolga,</l>
<l>e 'nsieme que' de le mie colpe istesse</l>
<l>il buon Gregorio, or che di fede io m'armo.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1636</head>
<argument><p><add resp="ed">Sopra la cappella della Trinità, innalzata dal signor Traiano Gallo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Al Padre, al Figlio eterno, al santo Amore,</l>
<l>che spira d'ambedue con spirto ardente,</l>
<l>come da luce luce alma e lucente</l>
<l>e da raggio indiviso il puro ardore,</l>
</lg>
<lg>
<l>un picciol tempio, ove tre Santi adore,</l>
<l>sacra il buon Gallo, e con divota mente</l>
<l>preghiere e lodi ivi cantò sovente</l>
<l>il Segno, arso a gli altari arabo odore.</l>
</lg>
<lg>
<l>O Dio che tutto puoi, che tutto intendi</l>
<l>e l'ami, e vedi l'alma e 'l cor profondo,</l>
<l>ov'è l'imago tua, Signor eterno,</l>
</lg>
<lg>
<l>benché sia tempio a la tua gloria il mondo,</l>
<l>ove segnati i tuoi vestigi io scerno,</l>
<l>questo basso ed umile in grado or prendi.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1637</head>
<argument><p><add resp="ed">Alle anime dei beati.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Anime sante e belle,</l>
<l>che da gli affanni umani e da' martiri</l>
<l>volaste a' più sublimi ed alti giri,</l>
<l>gradite i nostri preghi</l>
<l>su l'ale de la fede e de la speme;</l>
<l>e pur co' vostri insieme</l>
<l>la giustizia superna</l>
<l>omai fuor di suo corso a noi si spieghi,</l>
<l>peccatori, e no 'l celo,</l>
<l>voi colonne del cielo,</l>
<l>anzi i cieli voi sete,</l>
<l>alme felici e liete,</l>
<l>che narrate di Dio la gloria eterna.</l>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1638</head>
<argument><p><add resp="ed">A una reliquia di Ferrara.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Braccio, che dal suo corpo</l>
<l>non crudeltà recise,</l>
<l>ma la pietà divise,</l>
<l>tu di tanta virtù dal ciel ripieno,</l>
<l>benché freddo ed esangue,</l>
<l>scaccia quei mali onde la vita or langue.</l>
<l>Tu forte, tu possente,</l>
<l>questa cittate e noi</l>
<l>difendi; e tu di questi invitti eroi</l>
<l>lo stato fa pacifico e sereno.</l>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1639</head>
<argument><p>Nella notte del santo Natale.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Cantiam la sacra notte,</l>
<l>che lieta ne produce il Sol del sole:</l>
<l>fate voi, stelle, ancor vaghe carole.</l>
<l>Già qual temprata lira</l>
<l>suona il gran mondo che risplende e gira;</l>
<l>anzi ogni ciel rimbomba</l>
<l>come sia chiara tromba.</l>
<l>Con gli angelici cori</l>
<l>voi cantate, o pastori;</l>
<l>coronate le fronti</l>
<l>voi, con le spere a prova, o sette monti.</l>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1640</head>
<argument><p><add resp="ed">A san Carlo Borromeo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Carlo, che pasci in sì felice mensa</l>
<l>di dolce ambrosia le divote menti,</l>
<l>il cibo che nel ciel può far contenti</l>
<l>gli spirti gloriosi, a me dispensa.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l digiuno mio cor che brama e pensa</l>
<l>al mio tardo pentire, a' dì correnti,</l>
<l>vie più che strali o fulmini o torrenti</l>
<l>riempi, e sazia la mia fame immensa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nudri quest'alma sì pensosa ed egra,</l>
<l>la qual sospira; e mentre ferve e langue,</l>
<l>in Dio tu la ristora e riconforta,</l>
</lg>
<lg>
<l>Talch'ella adori in questo corpo integra</l>
<l>la divina sostanza e 'n questo sangue</l>
<l>maraviglioso, onde la Morte è morta.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1641</head>
<argument><p><add resp="ed">In lode del padre Francesco Panigarola.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Chi, Francesco, di te più lieto sciolse</l>
<l>i sacri voti, ch'io sì tardi adempio?</l>
<l>Chi di piena umiltate al mondo esempio</l>
<l>o più sovente diede, o più se 'l tolse?</l>
</lg>
<lg>
<l>o con parlar più santo a Dio ci volse,</l>
<l>o più sonoro il fece udir nel tempio?</l>
<l>Chi, se giammai lo strinse incontra l'empio,</l>
<l>lui con più forti nodi intorno avvolse?</l>
</lg>
<lg>
<l>e chi far certo il dubbio, e dubbio il certo</l>
<l>meglio potria di te? Pur certo il vero</l>
<l>dimostri a noi co' detti e con gl'inchiostri,</l>
</lg>
<lg>
<l>onde sublimi premi (o ch'io lo spero)</l>
<l>prepara in Vaticano al tuo gran merto</l>
<l>chi ben dispensa le corone e gli ostri.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1642</head>
<argument><p><add resp="ed">Al cardinale Borromeo contro i vani pensieri.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ciò ch'io fabbrico in terra e ciò ch'io fondo,</l>
<l>infelice architetto, appieno esperto</l>
<l>ne' propri danni, ha fondamento incerto,</l>
<l>benché più che non par ei sia profondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sì mi piace e mi lusinga il mondo,</l>
<l>che bench'io veggia a mille prove aperto</l>
<l>esser fallace quel ch'ei tien più certo,</l>
<l>l'orno e coloro, e i miei difetti ascondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'avverrà ch'impetuosa pioggia,</l>
<l>o 'l fiume o 'l vento porti il nuovo albergo</l>
<l>che sorge in arenoso instabil campo,</l>
</lg>
<lg>
<l>dove ricovro, ahi lasso, e dove scampo?</l>
<l>se pur a te non mi riparo ed ergo,</l>
<l>che 'n pietra il fondi, ond'al Signor si poggia.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1643</head>
<argument><p><add resp="ed">Alla santissinsa Croce, nel Venerdì santo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Croce del Figlio, in cui rimase estinta</l>
<l>l'ira del Padre, e 'l nostro fallo immondo;</l>
<l>Croce, che sostenesti il degno pondo,</l>
<l>di sangue prezioso aspersa e tinta;</l>
</lg>
<lg>
<l>per te fu l'empia reggia aperta e vinta,</l>
<l>e l'alme tratte da l'orror profondo,</l>
<l>quando egli affisso trionfò del mondo,</l>
<l>c'ha la tua nobil forma in sé distinta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Trofeo di spoglie gloriose e belle,</l>
<l>segno d'alta vittoria, i segni eccelsi</l>
<l>cedanti pur che fanno il cielo adorno:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché 'l Re de' regi, il qual creò le stelle,</l>
<l>in te, che seco di portare io scelsi,</l>
<l>vita la morte fa, gloria lo scorno.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1644</head>
<argument><p><add resp="ed">Al cardinale Carlo Borromeo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Da che scemò de la città di Marte</l>
<l>tanto l'imperio quanto il vizio crebbe</l>
<l>del tralignato seme, in lei non ebbe</l>
<l>spirto di te più degno o 'n altra parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n Vaticano ogni più nobil arte</l>
<l>tanto fiorì per te ch'altrui n'increbbe,</l>
<l>forse però che 'l pregio a te se 'n debbe,</l>
<l>e vi spirar metalli e marmi e carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se ne sparse il grido, e ne rimbomba</l>
<l>la fama ancor; ma poi di maggior opra</l>
<l>desioso la mente al ciel volgesti;</l>
</lg>
<lg>
<l>e tutti or sono i tuoi pensier celesti,</l>
<l>e dal ciel vien ciò che per te s'adopra,</l>
<l>e molto ei s'apre a te pria che la tomba.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1645</head>
<argument><p><add resp="ed">Desia di far vita ritirata col padre Daniello Buselli da Bergamo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Daniel mio, ch'al tuo Signore offristi</l>
<l>l'anima tua, ch'a te da lui se 'n venne,</l>
<l>e 'l libero voler, che prima dienne</l>
<l>per sommo dono, e tutto al suo l'unisti;</l>
</lg>
<lg>
<l>far di serve ricchezze indegni acquisti,</l>
<l>o d'onor, per cui scorno altri sostenne,</l>
<l>o di fama, che vien da colte penne,</l>
<l>già tu non brami, né però t'attristi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma questa povertà tesori eterni,</l>
<l>e divin pregio questo uman disprezzo,</l>
<l>e gloria in cielo il non curarla in terra,</l>
</lg>
<lg>
<l>omai ti merca; or me, che sono avvezzo</l>
<l>a le false sue lodi, a' veri scherni,</l>
<l>deh! teco cela al mondo e teco serra.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1646</head>
<argument><p>Al padre don Raffaello Campioni.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>De gli angeli del cielo onde prendesti</l>
<l>il sacro nome tuo, verace amico,</l>
<l>di lingua e d'opre e di pensier pudico,</l>
<l>esempio santo di costumi onesti;</l>
</lg>
<lg>
<l>medicina di Dio, ch'ei diede in questi</l>
<l>tempi, i quai sì perturba il suo nemico</l>
<l>a' nepoti d'Adam, che 'l fallo antico</l>
<l>fece, e l'onta del padre, infermi e mesti;</l>
</lg>
<lg>
<l>me, che non solo l'altrui scorno e 'l seme</l>
<l>contaminato, fa dolente ed egro,</l>
<l>ma la propria vergogna e 'l proprio errore,</l>
</lg>
<lg>
<l>tu, Raffael, risana e rendi allegro,</l>
<l>sì ch'io per te racquisti, e teco insieme,</l>
<l>abbia vera salute e vero onore.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1647</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre francescano Francesco Cocchi predicatore.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>De le mie colpe e del mio grave errore</l>
<l>adamantino smalto in me ristretto</l>
<l>era per lungo sdegno intorno al petto,</l>
<l>là dove spunta ogni suo strale Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l tuo parlar, quasi celeste ardore,</l>
<l>servo di Dio, per mia salute eletto,</l>
<l>o come spada l'indurato affetto</l>
<l>distringe, passa e mi trafigge il core.</l>
</lg>
<lg>
<l>Versar le piaghe mie tepide stille</l>
<l>di sangue no, ma sol di pianto amaro,</l>
<l>ché la tua voce e 'l mio dolor aprille.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così piangendo e sospirando imparo,</l>
<l>mentre eterna dolcezza in lui distille,</l>
<l>la gloria, che fa il Sole ardente e chiaro.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1648</head>
<argument><p><add resp="ed">Ai reverendi padri della Congregazione Olivetana.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>De' tre vostri bei monti il sacro monte,</l>
<l>cui diè l'oliva il nome, è vero esempio</l>
<l>non lunge a quel dove con fero scempio</l>
<l>il Re del ciel sofferse oltraggi ed onte.</l>
</lg>
<lg>
<l>S'inchini a questi Olimpo, in cui sormonte</l>
<l>e caggia poscia e l'orgoglioso e l'empio,</l>
<l>e 'n questi ascenda il pio di tempio in tempio</l>
<l>al Sol di chiara luce eterno fonte.</l>
</lg>
<lg>
<l>O potess'io con voi di riva in riva,</l>
<l>padri, aver tre vittorie, e i tre possenti</l>
<l>nemici superar, ch'insidian l'alme!</l>
</lg>
<lg>
<l>Vostra mercede almeno, il crin d'oliva</l>
<l>m'orni tre volte al suon de' sacri accenti,</l>
<l>mentr'io canto le sante imprese e palme.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1649</head>
<argument><p><add resp="ed">A sant'Anna, nel giorno a lei consacrato, mentre egli era in prigione.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Diva, a cui sacro è questo ostello e questa</l>
<l>magion ch'a gli egri dà sì pio ricetto,</l>
<l>odi i miei preghi e mira il puro affetto,</l>
<l>ed al mio scampo vien pietosa e presta;</l>
</lg>
<lg>
<l>e fra la guerra interna e la tempesta</l>
<l>de' miei torbidi sensi a l'egro petto</l>
<l>porta nel tuo dì sacro, in cui l'aspetto,</l>
<l>lieta tranquillitate e pace onesta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Portala, ché puoi farlo, onde il mio zelo</l>
<l>in te raccenda, a te rischiari il canto,</l>
<l>e i miei pensieri a te purghi e gl'inchiostri:</l>
</lg>
<lg>
<l>a te, di cui nipote è 'l Re del cielo,</l>
<l>figlia la Madre sua, ch'egli cotanto</l>
<l>volle esaltar ne gli stellanti chiostri.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1650</head>
<argument><p>A santa Caterina.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Diva, che su la rota aspri tormenti</l>
<l>soffristi, accesa del celeste amore,</l>
<l>che fé dolce il languir, dolce il dolore,</l>
<l>dolce la morte e i suoi martir pungenti,</l>
</lg>
<lg>
<l>or su le rote d'ampio ciel lucenti</l>
<l>hai palma eterna ed immortale onore;</l>
<l>e corona di gloria e di splendore</l>
<l>nel santo coro de l'eterne menti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così di giro in giro il ciel t'accolse</l>
<l>da breve pena a quella gioia eterna,</l>
<l>e ti cinge di rai la bionda chioma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or da stellante rota e da superna</l>
<l>guarda il tuo dotto Paulo Emilio e Roma,</l>
<l>ove mille Issioni intorno volse.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1651</head>
<argument><p><add resp="ed">Alla gloriosissima Vergine.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Diva, il cui Figlio del gran Padre è Figlio,</l>
<l>rimira queste vie fallaci e torte,</l>
<l>e i vani errori, onde si corre a morte,</l>
<l>al danno eterno ed a l'eterno esiglio;</l>
</lg>
<lg>
<l>e soccorri pietosa al mio periglio</l>
<l>prima ch'io giunga a le tartaree porte,</l>
<l>e luce impetra a le mie dubbie scorte</l>
<l>da chi fonte è di luce e di consiglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Talch'ogni via ch'a precipizio e' volta,</l>
<l>e ciò che al ben creato umana mente</l>
<l>piega o converte, di fuggire impari.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! riguarda il mio pianto e i voti ascolta:</l>
<l>sì mi vedrai pien d'umiltà sovente</l>
<l>celebrar le tue laudi a' sacri altari.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1652</head>
<argument><p><add resp="ed">Alla santissima Croce.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Di vincitor, che 'n Campidoglio ascenda,</l>
<l>altri pur ne descriva il carro e 'l lauro,</l>
<l>e i ricchi doni suoi d'argento e d'auro,</l>
<l>e le sue varie pompe orni e distenda;</l>
</lg>
<lg>
<l>e come d'ostro adorno ei più risplenda,</l>
<l>e di vinte città preda e tesauro</l>
<l>e simulacri, e re di Pella o mauro</l>
<l>conduca avvinto, ed altre spoglie appenda;</l>
</lg>
<lg>
<l>a la Croce il mio core io sacro e i carmi,</l>
<l>ch'è più vittoriosa e grande insegna,</l>
<l>e con lei si trionfa ancor di morte;</l>
</lg>
<lg>
<l>e d'umiltà son le vittorie e l'armi,</l>
<l>che 'l superbo Pluton paventa e sdegna,</l>
<l>aperto il cielo e le tartaree porte.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1653</head>
<argument><p><add resp="ed">Al Crocifisso nel Venerdì santo.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Dove rivolgi, o lusinghier fallace,</l>
<l>gli occhi bramosi e vaghi?</l>
<l>dove o come t'appaghi</l>
<l>di quel che picciol tempo alletta e piace?</l>
<l>Il Re che fece il sole e l'auree stelle,</l>
<l>fisse in celeste giro,</l>
<l>mi diletta ov'io miro</l>
<l>opere di sua mano assai più belle.</l>
<l>O crudo inganno, o fero ardore, o gelo,</l>
<l>de gl'infelici amanti,</l>
<l>deh! miriamo i sembianti</l>
<l>imaginati in terra e vivi in cielo.</l>
<l>Mentre in Croce il contemplo, il veggio esangue:</l>
<l>ahi lagrime! ahi dolore!</l>
<l>Oggi languisce e more</l>
<l>la salute e la vita: ahi piaghe! ahi sangue!</l>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1654</head>
<argument><p>Alla beatissima Vergine in Loreto.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Ecco fra le tempeste e i fieri venti</l>
<l>di questo grande e spazioso mare,</l>
<l>o santa Stella, il tuo splendor m'ha scorto,</l>
<l>che illustra e scalda pur l'umane menti.</l>
<l>Dove il tuo lume scintillando appare,</l>
<l>e porge al dubbio cor dolce conforto</l>
<l>in terribil procella, ov'altri è morto;</l>
<l>e dimostra co' raggi</l>
<l>i securi viaggi,</l>
<l>e questo lido e quello, e 'l polo e 'l porto</l>
<l>de la vita mortal ch'appena varca,</l>
<l>anzi sovente affonda,</l>
<l>in mezzo l'onda - alma gravosa e carca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il tuo splendor m'affida, o chiara Stella,</l>
<l>Stella onde nacque la serena luce,</l>
<l>luce di non creato e sommo Sole;</l>
<l>Sol che non seppe occaso, e me rappella</l>
<l>teco da' lunghi errori e mi conduce</l>
<l>a l'alta rupe, ov'in marmorea mole</l>
<l>l'umil tua casa il mondo onora e cole.</l>
<l>Grave di colpe e d'onte,</l>
<l>già veggio il sacro monte,</l>
<l>talché del peso ancor l'alma si dole,</l>
<l>e sotto doppio incarco e tarda e lenta;</l>
<l>né contra il cielo imporre</l>
<l>superba torre - a' poggi ardisce o tenta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanti diversi monti, e quale altezza</l>
<l>di saper vano e di possanza inferma</l>
<l>soglion pur invaghir i folli e gli empi;</l>
<l>anima vaga al precipizio avvezza</l>
<l>angelico ed umano, or ti conferma</l>
<l>con questi più sicuri e santi esempi;</l>
<l>qui va piangendo i tuoi passati tempi,</l>
<l>quando con debil possa</l>
<l>pensavi Olimpo ed Ossa,</l>
<l>e di lacrime pie lo cor adempi,</l>
<l>di virtute in virtù sublime ed alta</l>
<l>più che di colle in colle</l>
<l>via qui n'estolle - e l'umiltà n'esalta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui gli angeli inalzaro il santo albergo,</l>
<l>che già Maria col santo Figlio accolse,</l>
<l>e 'l portar sovra i nembi e sovra l'acque,</l>
<l>miracol grande! a cui sollevo ed ergo</l>
<l>la mente, ch'altro obietto a terra volse,</l>
<l>mentre da' suoi pensieri oppressa giacque.</l>
<l>Questo è quel monte ch'onorar ti piacque</l>
<l>de le tue sacre mura,</l>
<l>Vergine casta e pura,</l>
<l>anzi il tuo parto e poscia e quando ei nacque:</l>
<l>perch'Atlante gl'invidii, avendo a scorno</l>
<l>tuoi favolosi pregi,</l>
<l>del Re de' regi - e l'umil tuo soggiorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>O voi, che 'n altra età le piagge apriche</l>
<l>e i più gelidi monti e i salsi lidi</l>
<l>peregrini cercaste e 'l mar profondo,</l>
<l>colossi ed altre maraviglie antiche,</l>
<l>onde la fama avrà perpetui gridi;</l>
<l>sepolcri e mura allor non ebbe il mondo,</l>
<l>né miracolo primo ovver secondo</l>
<l>a questo ch'io rimiro,</l>
<l>parte fra me sospiro</l>
<l>e di lagrime appena il viso inondo.</l>
<l>Quei d'umana superbia, opre son queste,</l>
<l>ov'io fisso le ciglia,</l>
<l>per maraviglia - d'umiltà celeste</l>
</lg>
<lg>
<l>Felici monti, onde la viva pietra</l>
<l>sì rozza fu recisa, e questi ancora,</l>
<l>ove 'l marmo di fuor la cinge e copre,</l>
<l>perché tal grazia ella dal cielo impetra,</l>
<l>anzi da lei, che tutto il cielo onora,</l>
<l>mentre la sua pietà rivela e scopre,</l>
<l>che via men pregio i magisteri e l'opre</l>
<l>di Fidia o di chi mova</l>
<l>la mano ardita a prova,</l>
<l>e dando vita al sasso il ferro adopre,</l>
<l>e felice il color, lo stile e l'arte</l>
<l>di quel santo pittore</l>
<l>ch'umilia il core - e move interna parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tragge a rimirar la santa imago</l>
<l>da l'estremo occidente a stuolo a stuolo</l>
<l>peregrinando con tranquilla oliva</l>
<l>quei che dianzi bevean l'Ibero e 'l Tago,</l>
<l>e da' regni soggetti al freddo polo,</l>
<l>di là da l'Istro e di più algente riva;</l>
<l>e mille voti a la celeste Diva,</l>
<l>che scaccia i nostri mali,</l>
<l>solvon gli egri mortali,</l>
<l>il cui pregar per grazia al cielo arriva;</l>
<l>e i magnanimi duci a Dio più cari</l>
<l>offrono argento ed auro,</l>
<l>sacro tesauro - a' tuoi devoti altari.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci di ricchi doni intero splende,</l>
<l>e di spoglie ritolte a morte avara</l>
<l>il tempio, e di trofei del vinto inferno.</l>
<l>Gregorio ancor più adorno e bello il rende,</l>
<l>mentre la sua virtute in ciel prepara</l>
<l>a la sua gloria eterna un seggio eterno:</l>
<l>Gregorio, a cui già diè l'alto governo</l>
<l>de la nave ch'ei regge</l>
<l>e de le fide gregge,</l>
<l>e le chiavi del cielo il Re superno;</l>
<l>Gregorio e buono e grande e saggio e santo,</l>
<l>qual vide antica Roma</l>
<l>con la gran soma - già del grave manto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu, che vedi sovra i monti in terra</l>
<l>tua magione esaltata, e te sublime</l>
<l>sovra ogni altezza de' celesti cori,</l>
<l>reggi la penna che vaneggia ed erra,</l>
<l>e prendi in grado le cangiate rime;</l>
<l>e non sdegnare, ove talor t'onori</l>
<l>il pigro stile, e ch'io nel cor t'adori,</l>
<l>perch'oda in altri modi</l>
<l>le tue divine lodi,</l>
<l>e d'angelici spirti i santi onori,</l>
<l>né manchi il suon, come a gli accenti nostri,</l>
<l>a l'eterna armonia</l>
<l>in dir Maria - ne gli stellanti chiostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vergine, se con labbra ancora immonde</l>
<l>e di mele e d'assenzio infuse e sparse,</l>
<l>di lodare il tuo nome indegno io sono,</l>
<l>di canto in vece il pianto io chiedo, e l'onde</l>
<l>de l'amorose lagrime non scarse,</l>
<l>caro de la tua grazia e santo dono,</l>
<l>che sovente impetrò pace e perdono.</l>
<l>Vagliami lagrimando</l>
<l>quel ch'io sperai cantando,</l>
<l>vagliami de' lamenti il mesto suono;</l>
<l>vedi che fra' peccati egro rimango,</l>
<l>qual destrier che si volve</l>
<l>ne l'alta polve - o nel tenace fango.</l>
</lg>
<lg>
<l>O Regina del ciel, Vergine e Madre,</l>
<l>col mio pianto mi purga,</l>
<l>sì ch'io per te risurga</l>
<l>dal fondo di mie colpe oscure ed adre,</l>
<l>e saglia ove tua gloria alfin rimiri</l>
<l>d'esto limo terreno,</l>
<l>sù nel sereno - de' lucenti giri.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1655</head>
<argument><p><add resp="ed">Sopra il ritratto di san Giovanni Battista.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Eccovi il don de l'onorata testa</l>
<l>di lagrime sì degno e di sospiri,</l>
<l>ecco la faccia scolorita e mesta,</l>
<l>in cui viva è la morte e par che spiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco per bene oprar gli aspri martiri:</l>
<l>muta è la bocca già sonora, e 'n questa</l>
<l>vita mortale anco richiama e desta</l>
<l>l'alta sua voce a gli stellanti giri.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n gran deserto pur rimbomba, e intanto</l>
<l>l'Agnel di Dio vi mostra: udite il suono,</l>
<l>che nulla dopo morte al mondo estingue.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma fredda lingua accende ardenti lingue:</l>
<l>o di mano empia già spietato dono,</l>
<l>o spettacol crudel, ma sacro e santo.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1656</head>
<argument><p><add resp="ed">Alla santissima Vergine.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Egro io languiva, e l'alto sonno avvinta</l>
<l>ogni mia possa avea d'intorno al core;</l>
<l>e pien d'orrido gelo e pien d'ardore</l>
<l>giacea con guancia di pallor dipinta;</l>
</lg>
<lg>
<l>quando di luce incoronata e cinta</l>
<l>e sfavillando nel divino ardore,</l>
<l>Maria, pronta scendesti al mio dolore,</l>
<l>perché non fosse l'alma oppressa e vinta.</l>
</lg>
<lg>
<l>E Benedetto fra que' raggi e lampi</l>
<l>vidi a la destra tua nel sacro velo;</l>
<l>Scolastica splendea da l'altra parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or sacro questo core e queste carte,</l>
<l>mentre più bella io ti contemplo in cielo,</l>
<l>Regina, a te, che mi risani e scampi.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1657</head>
<argument><p><add resp="ed">Rimprovera a se stesso le sue colpe.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Empia febbre crudel, maligna, ardente,</l>
<l>che sì, lasso, m'affliggi, abbruci e sfaci,</l>
<l>né 'l grave ardor però, né le vivaci</l>
<l>fiamme son tai che 'l fero colpo i' sente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco io son vinto, i' cedo; hai di già spente</l>
<l>le maggior forze in me co' tuoi seguaci:</l>
<l>or che più stai? che badi? ahi! crude faci,</l>
<l>l'ossa infelici omai rendete a niente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Riportatene omai l'ultima palma,</l>
<l>gloriose pur: ché somma crudeltate</l>
<l>fia a me somma pietate; or chi contende?</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! sciocco, a che vaneggi? a le tue mende</l>
<l>ricorri e pati. Alto Fattor, pietate:</l>
<l>se 'l corpo è infermo, almen risana l'alma.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1658</head>
<argument><p><add resp="ed">Sopra il reverendo padre frate Giovanni da Volara predicatore.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Eran le stelle fortunate e chiare</l>
<l>mostrando a li mortai benigno effetto,</l>
<l>quando s'accolse il nobil parto eletto</l>
<l>a rivelar di Dio l'opre più rare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Senza esempio è cresciuto, e 'n lui n'appare</l>
<l>quanto natura tiene or di perfetto:</l>
<l>poggia lo spirto al cielo e al grave aspetto</l>
<l>arride il fuoco ed aria e terra e mare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo emisperio illustra, e quindi insegna</l>
<l>la via di gire a li stellanti chiostri,</l>
<l>che col sangue riaperse il Redentore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alma gentil, del paradiso degna,</l>
<l>dà luce a i tenebrosi pensier nostri,</l>
<l>ché grazia tal ha fatto il gran Motore.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1659</head>
<argument><p><add resp="ed">Sopra il tabernacolo, dove si custodisce il santissimo Sacrantento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Eterno Re, che 'l tuo lucente albergo</l>
<l>nel sol ponesti e 'n tenebre l'ascondi,</l>
<l>oh che alti misteri, oh com'profondi</l>
<l>son quelli ov'or m'innalzo, or mi sommergo!</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n questo è lume ed ombra, ed io l'aspergo</l>
<l>di pianto, e l'alme tu di sangue inondi:</l>
<l>cedagli quel che figurò tre mondi,</l>
<l>che 'l divoto pensier si lascia a tergo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E i sette lumi suoi de l'auree stelle</l>
<l>segni qua giù, che son là suso erranti,</l>
<l>e le move il tuo cenno e regge il ciglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perch'altre luci io veggio, altre facelle,</l>
<l>Padre dei lumi; e tra sospiri e pianti</l>
<l>dono è lo Spirto e sacrificio il Figlio.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1660</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre Panigarola, pregandolo nella sua infermità di mandargli un confessore.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Francesco, inferma entro le membra inferme</l>
<l>ho l'alma, e 'l tuo pavento e mio nemico,</l>
<l>che pur di novo assale al modo antico</l>
<l>armato e forte me stanco ed inerme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or chi da chiostre solitarie ed erme</l>
<l>con mansueto spirto e con pudico,</l>
<l>mio ne verrà, ma più di Cristo amico,</l>
<l>ch'armi e forze mi dia più salde e ferme?</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu nel gran rischio, in cui gelata ho l'alma,</l>
<l>manda chi l'une accresca e l'altre porte,</l>
<l>da le tue schiere pronto al nostro scampo:</l>
</lg>
<lg>
<l>ché ben sai come incerto è questo campo</l>
<l>di spirital battaglia, ove con morte</l>
<l>ha spesso il vincitor corona e palma.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1661</head>
<argument><p><add resp="ed">A san Francesco nell'atto di ricevere le stimmate.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Francesco, mentre ne' celesti giri</l>
<l>tien' fissi gli occhi, il tuo Signor risguardi,</l>
<l>e l'ami e 'l brami e te n'infiammi ed ardi,</l>
<l>e la sua morte e 'l nostro error sospiri:</l>
</lg>
<lg>
<l>perché qual aura che perpetuo spiri,</l>
<l>ti passa al cor l'ardente spirto, e i guardi</l>
<l>acuti pur come saette o dardi,</l>
<l>e senti in te medesmo i suoi martiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma così dolce punge e dolce avvampa</l>
<l>il tuo dolce Signor, ch'ogni diletto</l>
<l>a lato a que' tormenti amaro stime.</l>
</lg>
<lg>
<l>E prendi allor (meraviglioso affetto!)</l>
<l>de le sue piaghe l'amorosa stampa,</l>
<l>come salsi colui che 'n te l'imprime.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1662</head>
<argument><p><add resp="ed">Nella Comunione, sopra gli effetti di essa.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Già fui tronco infelice in queste sponde,</l>
<l>che da radice amara ha doglia e lutto;</l>
<l>m'innesta or sacro ramo e dolce in tutto,</l>
<l>per divina virtù, che 'n sé nasconde.</l>
</lg>
<lg>
<l>E del tuo sangue il santo fiume e l'onde</l>
<l>giungono al cor quasi in terreno asciutto,</l>
<l>tal ch'egli se n'irriga, e novo frutto</l>
<l>fa di giustizia, e non sol fiori e fronde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Era un deserto ancor l'alma dogliosa:</l>
<l>or che il tuo corpo è l'ombra e 'l lume un sole,</l>
<l>Signor, l'hai fatto un paradiso adorno,</l>
</lg>
<lg>
<l>ove di carità vermiglia rosa</l>
<l>ha di pura umiltà bianche viole,</l>
<l>e di sua castitate i gigli intorno.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1663</head>
<argument><p>Nel santo Natale.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Già sovra il ciel, del cielo il Re superno</l>
<l>ne l'oriente di sua gloria ascese,</l>
<l>quand'ei di sé produsse il Figlio eterno,</l>
<l>seco al suo novo magistero intese.</l>
</lg>
<lg>
<l>E i secondi splendori in giro ascese,</l>
<l>ch'avesser de le stelle alto governo;</l>
<l>poscia per trarne da l'oscuro inferno,</l>
<l>a l'occidente d'umiltà discese.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or non sol ne l'occaso arde e fiammeggia,</l>
<l>ma d'alta notte alluma orror profondo,</l>
<l>e quinci gira il sol più chiari i lustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>E lui ch'in sé contiene il cielo e 'l mondo</l>
<l>chiude umil loco, e sembra a' regi illustri</l>
<l>già quasi uguale a la stellante reggia.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1664</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Giulio Mosti, sopra il disprezzo della gloria umana.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Giulio, s'umana gloria ha tante corna</l>
<l>ch'uom le rivolge incontra Dio sovente,</l>
<l>ben folle è chi se n'arma e non se 'n pente,</l>
<l>e di fallace onor si fregia ed orna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol vero onor è dove non s'aggiorna,</l>
<l>né 'l dì cade giammai ne l'occidente;</l>
<l>e vera gloria ove ogni pura mente</l>
<l>illustra il Sol che mai non parte e torna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi a noi splenda, ove i fedeli accoglie,</l>
<l>ove con lor trionfa il sommo Duce;</l>
<l>frattanto in guerra il cor di fede armiamo,</l>
</lg>
<lg>
<l>acciocch'in questa così instabil luce</l>
<l>non abbia al fin di noi l'ultime spoglie</l>
<l>chi già le prime riportò d'Adamo.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1665</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre francescano Francesco Cocchi predicatore.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Innocente non già, ché sotto il cielo</l>
<l>non ha vera innocenza il falso mondo,</l>
<l>ma de le colpe mie gravoso e immondo,</l>
<l>e tutto pien d'ardore e pien di gelo,</l>
</lg>
<lg>
<l>a Signor m'appresento, a cui non celo</l>
<l>la stanca e debil forza e 'l grave pondo,</l>
<l>onde caggio sovente e quasi affondo,</l>
<l>e parte avvampo di più giusto zelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu con la dotta lingua il reo difendi,</l>
<l>e se non puoi mostrar mia piaga, il sangue</l>
<l>suo medesmo mostrando e 'l fianco aperto,</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l Re, che pende in dura croce esangue,</l>
<l>a la sua gloria ed al mio scampo intendi,</l>
<l>perché la sua pietate è nostro merto.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1666</head>
<argument><p>Per il santo Natale.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>In questa notte, che il rigor del verno</l>
<l>gela, e più l'uom nel suo gran fallo antico,</l>
<l>il dì n'apparve; in questo albergo istesso</l>
<l>nacque, e nato s'accolse il Figlio eterno,</l>
<l>a cui per farsi il Padre il mondo amico</l>
<l>l'opra di sua salute avea commesso;</l>
<l>e quando d'umiltà segno più espresso</l>
<l>mostrò chi su gli abissi i fondamenti</l>
<l>e le stelle formò, chi scote il cielo,</l>
<l>or tra le brine e 'l gelo</l>
<l>esposto? e con la mano, e co' lamenti</l>
<l>chiede foco ad un velo,</l>
<l>bench'ei di gigli intorno e di viole</l>
<l>copra la terra, e che riscaldi il sole?</l>
</lg>
<lg>
<l>Umiltà fu, poi che tra pompe ed ostro</l>
<l>ei potendo venir di real corte,</l>
<l>mosse notturno e sconosciuto il piede,</l>
<l>e per solingo calle in umil chiostro;</l>
<l>umiltà fu, che di sublime e forte,</l>
<l>egro e basso divenne, or chi se 'l crede?</l>
<l>Oh quanta poca eredità possiede!</l>
<l>Ove le donne e i cavalieri egregi?</l>
<l>la nobil cuna al mio Signor che nasce,</l>
<l>chi gli odori e le fasce</l>
<l>ricche prepara, e le corone e i fregi?</l>
<l>Cheto e nudo si pasce</l>
<l>de l'onor de le selve, e di quel poco</l>
<l>che gli ministra la stagione e 'l loco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma grand'amor, ch'ogn'altro amore avanza,</l>
<l>fa ch'essendo egli Dio nato immortale,</l>
<l>e le mie pene e 'l mio mortal si cinse;</l>
<l>ma la divina e la mortal sembianza</l>
<l>unio con modo inusitato e tale,</l>
<l>che mai da che fu unita ei se ne scinse,</l>
<l>in cui morendo ancor la morte estinse.</l>
<l>E potea pur senza abitar la terra</l>
<l>riparar l'uomo e le ruine antiche,</l>
<l>e per altrui fatiche</l>
<l>o pur d'angelo in forma, e 'n pace e 'n guerra</l>
<l>mille e più schiere amiche,</l>
<l>seco recar, ma solo ed uomo e Dio</l>
<l>(miracolo d'amor) nacque e morio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Più non si vanti omai Belo, né Pluto,</l>
<l>ché son gl'idoli loro a terra sparsi,</l>
<l>e 'l folle culto al sacro tempio aperta</l>
<l>vede la strada; al sommo Re tributo</l>
<l>omai portano i re, già sono apparsi:</l>
<l>vedi l'incenso e l'or, la mirra offerta.</l>
<l>A lui Giudea consacri, a lui converta</l>
<l>i suo' profani altari; a lui sospenda</l>
<l>i voti il mondo ritornato in pace.</l>
<l>Vedi se qui pur giace;</l>
<l>come il suo nome si dilati e stenda.</l>
<l>Io le trombe già n'odo: ecco la Chiesa,</l>
<l>ecco questa vil terra al cielo ascesa.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1667</head>
<argument><p><add resp="ed">Nella notte del santo Natale, a santa Chiesa.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>In questa sacra notte, in cui non osa</l>
<l>l'alma spiar cagion sovra natura,</l>
<l>Dio si fece uomo, il gran Fattor fattura,</l>
<l>servo il Signor fra gente aspra e ritrosa.</l>
</lg>
<lg>
<l>O del celeste Re vergine Sposa,</l>
<l>che mentre in carne di mortal figura</l>
<l>ce 'l rappresenti con pietosa cura,</l>
<l>Maria somigli santa e gloriosa,</l>
</lg>
<lg>
<l>ella già il fece, ed ogni dì tu formi</l>
<l>e produci i suoi membri; ed io gli veggio</l>
<l>nel presepio, nel tempio e ne la Croce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né premer queste piume, or che non dormi,</l>
<l>debbo ozioso e lento; e teco i' chieggio</l>
<l>con la mente adorarlo e con la voce.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1668</head>
<argument><p><add resp="ed">Nel giorno di santo Stefano, al signor...</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>In questo al nascer tuo congiunto giorno,</l>
<l>Signore, in cui ponesti alta corona</l>
<l>al fedel servo tuo, come risona</l>
<l>il nome suo di se medesmo adorno!</l>
</lg>
<lg>
<l>Rammenta a noi ch'egli, percosso intorno</l>
<l>da l'orride ferite, altrui perdona,</l>
<l>e vede aprir il ciel, che serba e dona</l>
<l>i premi eterni e invita a far ritorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sovvenga al pio, ch'anzi l'orribil morte</l>
<l>fra dure pietre non indura e impetra,</l>
<l>purgato e sparso del suo proprio sangue,</l>
</lg>
<lg>
<l>ma co' preghi ammollir, se grazia impetra</l>
<l>ne la sanguigna sua vittoria esangue,</l>
<l>dee cor di sasso or ch'apre al ciel le porte.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1669</head>
<argument><p>Nella notte di Natale.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>In questo Egitto, che d'orrore intorno</l>
<l>profonda notte di peccati adombra,</l>
<l>ecco ardente colonna il fosco e l'ombra</l>
<l>rischiara, e fa di raggi il cielo adorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sorge il Sol vero innanzi al nuovo giorno,</l>
<l>e le tenebre eterne omai disgombra,</l>
<l>e tutto ciò che di miserie ingombra</l>
<l>la vita, ch'è fra noi fatica e scorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dio nasce, e l'uom s'eterna, e membra or veste</l>
<l>l'invisibil suo lume apparso in terra,</l>
<l>e 'l mortal e 'l divin si giunge e mesce.</l>
</lg>
<lg>
<l>S'apre il ciel; luce a' cori e festa accresce:</l>
<l>facciamci dunque incontra al Re celeste,</l>
<l>che porta pace de l'antica guerra.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1670</head>
<argument><p><add resp="ed">Alla santissima Croce.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>In questo sacro Legno, ove la vita</l>
<l>la sua prima foglia, e 'l frutto morte,</l>
<l>estinta morte prende oggi la morte,</l>
<l>e più bella che pria torna la vita.</l>
</lg>
<lg>
<l>La vita per dar vita esce di vita,</l>
<l>e la morte congiura incontra a morte:</l>
<l>talché, morendo morte, alfine in morte</l>
<l>la vita si converte, e morte in vita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Trema il nimico de la eterna morte,</l>
<l>e godon quei che in morte aspettan vita,</l>
<l>quando viva apparir veggion la morte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui Gesù giace estinto, anzi la vita,</l>
<l>che vuol col suo morir distrugger morte</l>
<l>e con la morte riparar la vita.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1671</head>
<argument><p><add resp="ed">Nella notte del santo Natale.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>In sì mirabil notte a mezzo il verno</l>
<l>d'angelici concenti il ciel sereno</l>
<l>sonare udissi, e d'alto affetto or pieno</l>
<l>par ch'io gli ascolti col mio senso interno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e 'l celeste Figliuol del Padre eterno</l>
<l>si degnò diventar figlio terreno</l>
<l>di mortal Madre; e del suo nobil seno</l>
<l>nacque in vil loco, e pur non l'ebbe a scherno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E questa notte Cristo anco rinasce</l>
<l>fra l'umiltà: chi gli apparecchia albergo</l>
<l>degno di lui che portò pace al mondo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Gliel dia l'anima mia, ch'a lui sol tergo</l>
<l>fra questo e quel desir che 'n lei si pasce,</l>
<l>e presepio gli sia, ma puro e mondo.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1672</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Maurizio Cataneo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>L'alma ch'Amor non arde e non riscalda,</l>
<l>membrando il tempo che l'accese ed arse</l>
<l>e le speranze sue fallaci e scarse,</l>
<l>gela per tema come bianca falda</l>
</lg>
<lg>
<l>di fredda neve in Alpe; e 'n pietra salda</l>
<l>legge le colpe sue, né può quetarse,</l>
<l>se chi la dura Croce infuse e sparse,</l>
<l>Maurizio, non la rende ardita e balda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli, che scrisse le pietose leggi</l>
<l>col vivo sangue e cancellò la morte,</l>
<l>non già dragon, ma sì ben detto agnello;</l>
</lg>
<lg>
<l>egli mi purghi e mondi, e tu correggi</l>
<l>i passi miei, se per vie dubbie e torte</l>
<l>travio del mondo lusinghier novello.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1673</head>
<argument><p><add resp="ed">Paragona nostra vita a una battaglia, e spera in Dio.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>La vita è duro agone, in cui se 'l santo</l>
<l>favor non arma e non rinforza il core,</l>
<l>per sé frale ed inerme è quel valore,</l>
<l>cui dà gran premi il faticoso manto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Armato io no, ma carco io di quel vanto,</l>
<l>ch'invidia move, e di dannoso onore,</l>
<l>contra ho fortuna e 'l mondo e 'l proprio errore,</l>
<l>e contra quei ch'esser dovrianmi accanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Error mio fu, ché l'una e l'altra luce</l>
<l>tardi al ciel volsi: or ciò che 'n pace e 'n calma</l>
<l>non fei, guerra e tempesta a far m'induce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma un raggio, o parmi, infin di là traluce:</l>
<l>a lui m'inchino, e giungo palma a palma:</l>
<l>oh pure ei sia per me Palla e Polluce!</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1674</head>
<argument><p><add resp="ed">Per monacazione.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Liete piagge beate,</l>
<l>verdi erbe e fior novelli,</l>
<l>che grati odori al ciel sempre spirate;</l>
<l>liquidi e bei cristalli,</l>
<l>che per le amene valli</l>
<l>con dolce mormorio scherzando andate;</l>
<l>vaghi amorosi augelli,</l>
<l>che a la nuova stagion di ramo in ramo</l>
<l>gite cantando: "Io amo";</l>
<l>aure fresche e soavi,</l>
<l>opre di quelle man che adoro e bramo,</l>
<l>che sole han del mio core ambe le chiavi,</l>
<l>deh! dite al mio Signore</l>
<l>ch'io ardo tutta del suo santo amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ditegli che il suo foco</l>
<l>puro, gentile, immenso</l>
<l>tutta dentro mi strugge a poco a poco;</l>
<l>che quando il sol s'asconde,</l>
<l>quando sorge da l'onde,</l>
<l>solo il suo santo nome ognora invoco;</l>
<l>di lui sol parlo e penso;</l>
<l>in lui, solo mio ben, vivo e respiro;</l>
<l>pur lui piango e sospiro</l>
<l>in sì soavi tempre,</l>
<l>che ogni altro dolce m'è tosco e martiro;</l>
<l>con lui va, con lui vien, con lui sta sempre</l>
<l>l'innamorata mente;</l>
<l>e lui sol mira ognor, figura e sente.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se cortese e umile,</l>
<l>com'è sua dolce usanza,</l>
<l>v'ascolta, e l'amor mio non prende a vile,</l>
<l>seguite che l'aspetta</l>
<l>la fida sua diletta,</l>
<l>mentre le nevi stempra il nuovo aprile.</l>
<l>Ben so che questa stanza</l>
<l>di lui, che in sì bel seggio alberga e regna,</l>
<l>è veramente indegna;</l>
<l>ma sua bontà infinita</l>
<l>quantunque albergo vile unqua non sdegna;</l>
<l>né può negar soccorso a la mia vita,</l>
<l>e a quest'alma che langue,</l>
<l>che ha già soccorsa col suo proprio sangue.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, quando fia ch'io veggia</l>
<l>quel giorno avventuroso,</l>
<l>che in sua ricca magion secura io seggia!</l>
<l>e che a mia voglia miri,</l>
<l>e appagh'i miei desiri:</l>
<l>sì che, contento, il core altro non chieggia!</l>
<l>Oh! se il mio dolce Sposo</l>
<l>vedeste, alme gentili,</l>
<l>e sua beltà, ciò che più il mondo apprezza</l>
<l>subito sdegnereste;</l>
<l>e sol di sua beltà, di sua chiarezza</l>
<l>e di sua gloria meco avvampereste;</l>
<l>e direste che al mondo</l>
<l>non v'ha più lieto stato e più giocondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>È il mio caro Diletto</l>
<l>bianco il volto e vermiglio,</l>
<l>tra mille e mille il più leggiadro eletto;</l>
<l>la sua man dilicata</l>
<l>è di giacinti ornata;</l>
<l>la testa di fin or, d'avorio il petto;</l>
<l>or coglie rosa, or giglio</l>
<l>per gli orti vaghi il mio gentile Amante;</l>
<l>ridon l'erbe e le piante,</l>
<l>e spuntan le viole</l>
<l>ovunque ei volge le sue luci sante;</l>
<l>sol di pace e d'amor forma parole</l>
<l>sì dolci, ch'io non sento;</l>
<l>né posso immaginar altro contento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma il suo real soggiorno</l>
<l>alto, quadrato e forte,</l>
<l>che limpid'onda bagna e cinge intorno,</l>
<l>tutto di gemme e d'oro</l>
<l>con mirabil lavoro</l>
<l>splende dentro e di fuor la notte e 'l giorno;</l>
<l>dodici eccelse porte</l>
<l>apron l'entrata, ed altrettante stelle</l>
<l>pure, lucenti e belle</l>
<l>segnano i suoi confini,</l>
<l>ove non entran mai voglie rubelle,</l>
<l>ma desiri e pensier casti e divini,</l>
<l>gioia, pace e vittoria,</l>
<l>e il santo amore e sempiterna gloria.</l>
</lg>
<lg>
<l>In quel felice albergo</l>
<l>prega, canzone, il mio Signor cortese</l>
<l>che, com'or col desio m'inalzo ed ergo,</l>
<l>così presto gli piaccia</l>
<l>ch'io lo possa godere a faccia a faccia.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1675</head>
<argument><p><add resp="ed">Al signor Maurizio Cataneo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Maurizio, quel desio che ne' primi anni</l>
<l>m'accese l'alma, ancor, lasso, m'avvampa;</l>
<l>e 'n mezzo al cor mille pensieri accampa</l>
<l>de l'onte ingiuste e de' sofferti affanni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma per la tema de gli eterni danni</l>
<l>contemplo il sangue e la spietata stampa</l>
<l>del mio Signore; e questa è chiara lampa,</l>
<l>che mi tragge di tenebre e d'inganni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Né vorrei, da Parnaso e dal suo fonte</l>
<l>traviando, cader con piede incerto</l>
<l>dentro l'onda di Lete o pur d'Averno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu nel petto di Cristo il fiume aperto</l>
<l>a me dispensa in cima al sacro monte,</l>
<l>onde ne scorga al cielo il Re superno.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1676</head>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Mentre ch'io piango e de' miei gravi errori</l>
<l>vile e terreno incarco il cor mi preme,</l>
<l>tal che il pensier sovente adombra e teme</l>
<l>a varcar questi abissi e questi orrori,</l>
</lg>
<lg>
<l>chi fia che m'assecuri e mi ristori,</l>
<l>o rinverdisca almen la secca speme,</l>
<l>ond'io di poco e di mal colto seme</l>
<l>frutti raccoglia, e non pur fronde e fiori,</l>
</lg>
<lg>
<l>se tu dal cielo a la ragion che langue,</l>
<l>Signor, forza non porgi, e di quel pondo,</l>
<l>ond'io mi gravo sì, tu non mi sgravi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Pietà dunque ti muova, e col tuo sangue</l>
<l>purga la macchia ond'io son fatto immondo,</l>
<l>s'egli avvien che col pianto io non li lavi.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1677</head>
<argument><p>Per il presepio di nostro Signore nella cappella di Sisto V in Santa Maria Maggiore.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Mira devotamente, alma pentita,</l>
<l>un tempio augusto e grande,</l>
<l>e le nove opre in lui del novo Sisto,</l>
<l>che d'ogni parte a contemplar n'invita;</l>
<l>ove il sol raggi spande,</l>
<l>ed egli le sue grazie, anzi di Cristo,</l>
<l>ch'oggi è nato, oggi apparso ed oggi è visto,</l>
<l>divina imago d'invisibil Padre,</l>
<l>che seco fece e col suo spirto il mondo.</l>
<l>Quel ch'apparse a Mosè qual viva fiamma,</l>
<l>che luce e non infiamma;</l>
<l>quel ch'Egitto percosse e 'n mar profondo</l>
<l>aperse a' fidi il passo e l'empie squadre</l>
<l>lasciò sommerse al fondo;</l>
<l>quel d'eserciti Dio, che dona e toglie</l>
<l>le vittorie e le spoglie;</l>
<l>quel Re di gloria e Re del ciel superno</l>
<l>oggi si mostra qui nel Figlio eterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E con divinità mirabil tempre</l>
<l>d'umanità contesta</l>
<l>unisce, e quel ch'appare o cela a' sensi</l>
<l>solo egli sa, com'il congiunga e 'l tempre;</l>
<l>ma 'l volo han corto a questa</l>
<l>opra sublime i miei pensieri accensi,</l>
<l>od altra mente ch'invaghisca e pensi,</l>
<l>mentre maravigliando a' santi giri</l>
<l>piena di riverenza e di spavento,</l>
<l>vinta natura si conosce e vede</l>
<l>da l'animosa fede,</l>
<l>con l'ingegno immortal, che meno è lento.</l>
<l>E qual cristallo, in cui non passi o spiri</l>
<l>o pioggia od aura o vento,</l>
<l>tal a quel raggio sol d'eterno amore</l>
<l>s'apre il virgineo fiore;</l>
<l>e perché arroge al mondo empio e protervo,</l>
<l>Vergine è Madre, e 'l Re somiglia il servo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pensiero, aperto è il cielo, e mille e mille</l>
<l>corone e fiamme e lampi</l>
<l>d'angelico splendor l'han fatto adorno;</l>
<l>ma da le parti lucide e tranquille</l>
<l>di que' celesti campi,</l>
<l>sparsi d'un bel candor che vince il giorno,</l>
<l>e da quell'armonia che gira intorno,</l>
<l>la rozza turba a contemplare inchina,</l>
<l>desta a la nova luce e desta al canto.</l>
<l>E quell'umile albergo, ov'è nascosa</l>
<l>già ne la notte ombrosa,</l>
<l>che stende riverente il sacro manto,</l>
<l>de gli angeli e del cielo alta Regina,</l>
<l>col vecchierello accanto,</l>
<l>e 'l parto adora, che promesso fue</l>
<l>tra l'asinello e 'l bue,</l>
<l>e vedrai dove un loco angusto il serra</l>
<l>miracolo a' celesti eguale in terra.</l>
</lg>
<lg>
<l>O maggior, come credo e veggio, o parmi,</l>
<l>ch'ogni divina mente,</l>
<l>ogni sfera celeste ancor l'onori.</l>
<l>Per lui deposte già l'insegne e l'armi</l>
<l>ne l'ultimo oriente</l>
<l>e ne l'avversa parte, e queti i cori</l>
<l>che di Marte accendean fiamme e furori;</l>
<l>e non è sol fra sé la terra amica,</l>
<l>serrando a Giano favoloso il tempio;</l>
<l>ma fra la terra e 'l cielo è stabil pace,</l>
<l>nato uomo e Dio verace,</l>
<l>che offrendo se medesmo al fero scempio,</l>
<l>sosterrà pena sol di colpa antica,</l>
<l>e può domar quell'empio</l>
<l>ch'ordì per nostra morte il primo inganno,</l>
<l>fatto di noi tiranno;</l>
<l>e qual trofeo lasciando il preso incarco,</l>
<l>aprir del cielo e d'Acheronte il varco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già divien muto Apollo e l'antro e l'onde</l>
<l>e gli dei falsi e vani,</l>
<l>la cui morte nel canto egli predisse;</l>
<l>né Dafne ne la quercia altrui risponde</l>
<l>più con accenti umani;</l>
<l>ma quel fine ha lo spirto, ond'ella visse,</l>
<l>ch'a gl'idoli superbi il ciel prescrisse;</l>
<l>e giace Amon ne la deserta arena,</l>
<l>ove tempesta fece Austro spirando</l>
<l>pur come soglia in procelloso Egeo;</l>
<l>co' templi di Mitreo</l>
<l>giace il gran carro, ove legò domando</l>
<l>Berecinzia i leoni; or non gli affrena;</l>
<l>giacciono o sono in bando</l>
<l>i Coribanti ancor di Creta e d'Ida,</l>
<l>che rimbombò di strida;</l>
<l>e da gli altari suoi dolente fugge</l>
<l>Api ed Anubi, e più non latra o mugge.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l vero ch'adombrar le prime carte,</l>
<l>sparge luce novella,</l>
<l>luce, ch'è luce de l'eterna luce.</l>
<l>Correte, o genti, da lontana parte</l>
<l>con la serena stella,</l>
<l>ch'a ritrovare il Signor vostro è duce.</l>
<l>Ed offrite co' regi, a cui riluce,</l>
<l>come a Dio, come a Re, che il fine attende,</l>
<l>mirra odorata e 'nsieme incenso ed oro;</l>
<l>co' pastori il lodate, e 'l vostro affetto</l>
<l>non vinca un rozzo petto;</l>
<l>e con gli angeli fate i balli e 'l coro,</l>
<l>e con qual mente più s'illustra e 'ntende,</l>
<l>coronati fra loro,</l>
<l>ch'a le schiere celesti, a le terrene</l>
<l>egual gioia conviene;</l>
<l>e d'uom, ch'è vero Dio, l'amore e 'l zelo</l>
<l>oggi esalta la terra, umilia il cielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sisto, la nostra mente al ciel solleva</l>
<l>con l'imagini sante, e i sensi interni</l>
<l>purgati, e l'alma dal terreno e grave</l>
<l>desta al maraviglioso ed alto suono:</l>
<l>però quasi umil dono</l>
<l>t'offre, canzone, il core e spera e pave,</l>
<l>ed invaghisce di que' cori eterni,</l>
<l>a l'armonia soave,</l>
<l>anzi se stesso pur gli sacra e molce</l>
<l>al suon canoro e dolce:</l>
<l>poich'odori non ho, ch'io sparga o incenda,</l>
<l>o statue o spoglie d'or, ch'al tempio appenda.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1678</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre Francesco Panigarola sopra le proprie passioni.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ne l'oceano a mezza notte il verno</l>
<l>o fra duo scogli tempestose l'onde</l>
<l>non son così, né dove a l'alte sponde</l>
<l>le ripercuote e rompe un moto alterno,</l>
</lg>
<lg>
<l>come gli affetti nel mio cuore interno,</l>
<l>ch'atra sovente e torbida confonde</l>
<l>tempesta, e par che l'alma entro n'affonde,</l>
<l>se la ragion ne perde unqua 'l governo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben talor ne la sorte ira possente</l>
<l>o possente desio, ma sol ti piglia,</l>
<l>e regge il corso: or chi le scuopre il porto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Se mentre il ciel rimira e gli consiglia,</l>
<l>non ti dimostri a la dubbiosa mente</l>
<l>tu, Francesco, mia luce e mio conforto.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1679</head>
<argument><p><add resp="ed">Alla santissima Vergine.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Non potea la natura e l'arte omai</l>
<l>più dare alcuna aita</l>
<l>a la mia fragil vita,</l>
<l>quando a te mi rivolsi e 'n te sperai.</l>
<l>Tu pregasti per me l'eterno Figlio,</l>
<l>Vergine gloriosa,</l>
<l>del mio dolor pietosa,</l>
<l>che mi sottrasse a sì mortal periglio.</l>
<l>Così morte scampai,</l>
<l>che, se pur tarda, non perdona mai.</l>
<l>Però ti prego con la mente inchina</l>
<l>che di me ti sovvenga;</l>
<l>e s'egli mai si sdegna,</l>
<l>tu m'impetra la grazia, alta Regina;</l>
<l>e quanto già peccai,</l>
<l>tanto m'illustri alfin co' santi rai.</l>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1680</head>
<argument><p><add resp="ed">All'arcangelo san Michele.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O Michele, o divino angel beato,</l>
<l>prima luce del cielo e primo onore,</l>
<l>in cui se stesso espresse il gran Fattore,</l>
<l>ed a l'opra il pensier vide agguagliato;</l>
</lg>
<lg>
<l>deh! volgi gli occhi al mio dolente stato</l>
<l>e largo a me comparti il tuo favore;</l>
<l>e di periglio omai trammi e d'errore,</l>
<l>ch'a te 'l guardarmi e l'aitarmi è dato.</l>
</lg>
<lg>
<l>A te commise Dio di me la cura;</l>
<l>io consacro a te la mente e 'l petto,</l>
<l>a te giungo le palme ed ergo il volto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu benigno gradisci il puro affetto,</l>
<l>e fa che sotto de tue ali accolto</l>
<l>vita ne viva ognor lieta e sicura.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1681</head>
<argument><p><add resp="ed">Alla manna del glorioso apostolo sant'Andrea.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O prezioso umor di corpo esangue,</l>
<l>che morto ancor d'immortal grazia abbonda,</l>
<l>e sparge così chiara e lucid'onda,</l>
<l>s'egli versava già sudore e sangue,</l>
</lg>
<lg>
<l>tu dai conforto a chi sospira e langue</l>
<l>in su la morte prima e la seconda;</l>
<l>tu purghi il tosco de la mente immonda</l>
<l>e 'l tartareo furor d'orribil angue.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu sei fonte, che 'n sì pure stille</l>
<l>non converte la terra o 'l freddo interno,</l>
<l>ma 'l sommo e vero Sol, cui nulla adombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu sei manna, e mille effetti e mille</l>
<l>maraviglie suol farne il Padre eterno</l>
<l>nel gran deserto, che d'orror m'ingombra.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1682</head>
<argument><p><add resp="ed">Delibera di fare un voto.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Or che la terra si riveste, e i mari</l>
<l>non turba d'Aquilon ira o di Noto,</l>
<l>scioglie audace il nocchier, ch'al corso noto</l>
<l>porta le merci e i naviganti avari.</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'immagini caste e i casti altari</l>
<l>visita umile il peregrin devoto,</l>
<l>e 'l simulacro suo sospende in voto,</l>
<l>onde pietà ne' rischi altra n'impari.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io perché no? che mi ritien che al tempio</l>
<l>quasi immortal del mio mortal l'imago</l>
<l>non offra, e 'n breve carme i miei perigli?</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì diran de' nipoti ultimi i figli</l>
<l>"S'ebbe questi il cor vano e 'l pensier vago,</l>
<l>non fu al Dio de le grazie ingrato ed empio".</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1683</head>
<argument><p><add resp="ed">Cuore offerto a santa Maria della Vittoria.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O Regina del cielo, il nostro scempio</l>
<l>mira pietosa e le divise voglie,</l>
<l>mentre io fra simulacri e voti e spoglie</l>
<l>de le tue grazie i miei difetti adempio</l>
</lg>
<lg>
<l>in questo di Vittoria adorno tempio</l>
<l>e di tua gloria, ove la fé si scioglie</l>
<l>da le promesse, e i doni orna e raccoglie,</l>
<l>perch'abbia la pietate illustre esempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui dove, in fuga volto empio serpente,</l>
<l>duce invitto spogliò gli sdegni e l'armi,</l>
<l>io vincitor non già, né forse vinto,</l>
</lg>
<lg>
<l>deposto ho l'ire, e disarmati i carmi</l>
<l>del lor furore, ed offro a te, dipinto</l>
<l>di tue sembianze, il core e l'alta mente.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1684</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre Ottaviano da Mantova, sagrestano della certosa di Ferrara.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Ottaviano, a cui sì stretta legge</l>
<l>data è qua giù di vita, anzi di guerra,</l>
<l>sotto l'insegna che giammai non erra,</l>
<l>di quel Duce immortal, che 'l mondo regge;</l>
</lg>
<lg>
<l>quai fere squadre o mansuete gregge</l>
<l>furo ordinate in colta e nobil terra</l>
<l>meglio di queste, che circonda e serra</l>
<l>sacrato chiostro, e santa man corregge?</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual forte campo o qual reale albergo</l>
<l>contra i feri nemici intorno accolti</l>
<l>le difese più certe aver potrebbe?</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh perché teco il mio pensier non ergo</l>
<l>nel devoto silenzio, ove s'ascolti</l>
<l>de gli angeli il concento, e chi l'accrebbe?</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1685</head>
<lg type="non-definito">
<l>O tu che miri e leggi,</l>
<l>questa ch'un quadro insieme a voi dimostra,</l>
<l>non ebbe un tempo la terrena chiostra;</l>
<l>ma chi pon freno e leggi</l>
<l>al devoto pensiero,</l>
<l>che vede in ciel, ma senza velo nero?</l>
<l>Ed allor santo è più ch'egli è più vago,</l>
<l>dunque del paradiso è questa imago.</l>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1686</head>
<argument><p><add resp="ed">All'immagine di Gesù Cristo, fatta da Bernardo Castello.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>O vera imago del tuo Padre eterno,</l>
<l>che d'amor seco accendi e seco spiri,</l>
<l>Ei ti mandò da gli stellanti giri</l>
<l>con volto umano a patir caldo e verno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu l'hai col sangue impresso, e l'empio scherno</l>
<l>converso in laude, ov'io per grazia il miri;</l>
<l>se tal fosti tra pene e tra martiri,</l>
<l>qual or sei nel tuo regno, o Re superno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi rivela al pensier l'alta vittoria</l>
<l>e l'immortale onor di breve oltraggio</l>
<l>al mio Bernardo, e la divina fronte?</l>
</lg>
<lg>
<l>E là traluce, ove nel Sol di gloria</l>
<l>tu sei come splendore e vivo raggio,</l>
<l>e 'n te lo spirto è come fiume in fonte.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1687</head>
<argument><p><add resp="ed">A Dio.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Padre del ciel, che la tua imago eterna</l>
<l>formasti in me con sì mirabil arte,</l>
<l>e la terrena mia caduca parte</l>
<l>n'ornasti fuor, non che la parte interna;</l>
</lg>
<lg>
<l>e perché meglio si riveli e scerna</l>
<l>la tua gloria immortale, in me cosparte</l>
<l>hai tante grazie; or chi da te mi parte,</l>
<l>movendo a sdegno tua pietà superna?</l>
</lg>
<lg>
<l>Le mie colpe i tuoi doni han fatti oscuri,</l>
<l>e l'opre tue novo colore asperge:</l>
<l>ahi, rendi me sembiante al primo esempio!</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu ch'i superbi cor talvolta induri,</l>
<l>rammenta al mio tua morte e 'l fero scempio,</l>
<l>or che pianto e dolor mi lava e terge.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1688</head>
<argument><p><add resp="ed">Pentimento.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Padre del ciel, or ch'atra nube il calle</l>
<l>destro m'asconde, e vie fallaci io stampo</l>
<l>per questo paludoso instabil campo</l>
<l>de la terrena, lagrimosa valle,</l>
</lg>
<lg>
<l>reggi i miei torti passi, ond'io non falle,</l>
<l>e di tua santa grazia il dolce lampo</l>
<l>in me risplenda; e di sicuro scampo</l>
<l>mostra il sentiero a cui voltai le spalle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! pria che 'l verno queste chiome asperga</l>
<l>di bianca neve, o di sì breve giorno</l>
<l>copran tenebre eterne il debil lume,</l>
</lg>
<lg>
<l>dammi ch'io faccia al tuo cammin ritorno,</l>
<l>quasi vestito di celesti piume,</l>
<l>Signore, e tu mi pasci e tu m'alberga.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1689</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre Panigarola, raccontandogli le sue tentazioni.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Panigarola, sovra me sovente,</l>
<l>quasi leone, il mio nemico rugge;</l>
<l>spesso drago che 'l sangue attosca e sugge,</l>
<l>par sibilando a la smarrita mente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Spesso, qual lupo con rabbioso dente,</l>
<l>ei mi persegue, o 'nsidioso fugge</l>
<l>ove l'anima altrui divora e strugge,</l>
<l>e temo che di trarmi a morte ei tente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Prende talor di semplicetto agnello,</l>
<l>(chi 'l crederia?) la mansueta imago,</l>
<l>o in angelo di luce ei si trasforma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mastro d'inganni, empio sofista, mago,</l>
<l>e padre d'ogni error prisco o novello,</l>
<l>con ogni arte mi nuoce e 'n ogni forma.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1690</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre abate Cristoforo Tasso.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Perché di fuor si lenti in voi la scorza,</l>
<l>Cristoforo, e lentando i nostri sensi,</l>
<l>gli umani affetti omai sian meno intensi,</l>
<l>virtù l'animo vostro acquista e forza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lo qual senza alternar poggia con orza,</l>
<l>vola al ciel dritto e con gli spirti accensi;</l>
<l>né di cosa terrena avvien che pensi,</l>
<l>e dove langue il corpo, ei più si sforza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sotto il suo gravoso e frale incarco</l>
<l>il mio già stanco al suo cader consente,</l>
<l>solo ne l'appressar l'orribil onda,</l>
</lg>
<lg>
<l>se voi non mi portate a l'altra sponda</l>
<l>di questo alpestro e rapido torrente,</l>
<l>là 'v'io pavento e tremo al dubbio varco.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1691</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre Prospero Martinengo, gran teologo e poeta.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Prospero, a cui dal ciel sì dolce spira</l>
<l>il santo coro de l'eterne menti</l>
<l>pensier divini e suoi divini accenti,</l>
<l>conformi al suon de la celeste lira,</l>
</lg>
<lg>
<l>chi di salir solo in Parnaso aspira</l>
<l>non ha desiri al vero pregio intenti</l>
<l>per cantar l'arme o pur le fiamme ardenti,</l>
<l>o de gli antichi eroi lo sdegno e l'ira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu poggi di Cristo al sacro monte,</l>
<l>o cerchi sù nel ciel altro Elicona,</l>
<l>e d'angelici lumi eterno fonte,</l>
</lg>
<lg>
<l>onde il vero fra noi risplende e suona;</l>
<l>né pur di lauro avrà la nobil fronte,</l>
<l>ma di candidi fior lieta corona.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1692</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre don Angelo Grillo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Qual gente mai sì grande e 'nvitta in guerra</l>
<l>ebbe dei sì vicini o sì possenti,</l>
<l>come la nostra il suo, ch'errar lucenti</l>
<l>fé gli alti giri e stabilì la terra?</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi vera carne ei prese, ed or non erra</l>
<l>sol chi l'adora: ei le superbe menti,</l>
<l>egli i gran duci umilia e i re possenti,</l>
<l>non ch'umil plebe a rimirar s'atterra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ei gl'idoli disperde e tiene in bando;</l>
<l>né Satiri o Sileni o simulacri</l>
<l>veggiam di stelle al dì serena scorta;</l>
</lg>
<lg>
<l>ma 'l vero Sole e 'l Corpo, or ch'altri il porta,</l>
<l>e gli angeli fra pompe e lumi sacri,</l>
<l>com'aquile ei raccoglie a sé volando.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1693</head>
<argument><p>A Gesù crocefisso.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Questa di spine incoronata fronte</l>
<l>e la corona di sì chiare stelle:</l>
<l>voi che faceste il ciel, voi sete or quelle</l>
<l>trafitte mani? Ahi duri oltraggi ed onte!</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, che già gravi e stanche, il fero monte</l>
<l>calcaste, e pria fra nembi e fra procelle</l>
<l>varcaste 'l mar, piante veloci e snelle,</l>
<l>seguirò mai da Stige e d'Acheronte?</l>
</lg>
<lg>
<l>Sarà giammai ch'io mi nasconda e terga</l>
<l>nel lato, che già l'acqua e 'l sangue sparse,</l>
<l>miracol grande, d'umiltate esempio?</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo altissimo Re, che servo apparse</l>
<l>per darne vita col suo crudo scempio,</l>
<l>contiene il mondo e in picciol core alberga.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1694</head>
<argument><p>Alle piaghe di Gesù Cristo.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Queste piaghe onde in Croce affissa or langue</l>
<l>la vita istessa, feo la morte acerba;</l>
<l>né poi d'alta vittoria andò superba,</l>
<l>ché morì vinta entro quel corpo esangue.</l>
</lg>
<lg>
<l>In nova guisa di mirabil angue,</l>
<l>i nemici morendo in vita ei serba,</l>
<l>ed ogni nostra doglia or disacerba</l>
<l>co' suoi lamenti e col suo sparso sangue.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fé mortali ferite iniqua morte</l>
<l>ne la vita vitale; e in duro campo</l>
<l>morte e vita cangiar l'insegne e l'armi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dolci piaghe, del cor rifugio e scampo,</l>
<l>fonti di pietà viva e vive porte,</l>
<l>ov'entri intenerito e ti disarmi.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1695</head>
<argument><p><add resp="ed">Al padre fra Lodovico di Siracusa.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Santo cor, santa lingua e santa mano,</l>
<l>che l'uno imprimi di celeste esempio,</l>
<l>con l'altre informi, e Dio nel fero scempio</l>
<l>mostri in languide membra e in volto umano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perch'io pianga il mio fallo, e non in vano,</l>
<l>mentre risona a le tue voci il tempio,</l>
<l>di quell'amore i miei difetti adempio</l>
<l>felice e sacro io misero e profano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Scolpisci, prego, in me divota imago,</l>
<l>che dentro porti e le sue piaghe e i segni</l>
<l>di quel fuoco divin mai sempre ardente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Scolpisci pur con l'opre e con gli accenti</l>
<l>la sua pietade e gli altrui feri sdegni</l>
<l>in quel diaspro, ond'è 'l mio cor sì vago.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1696</head>
<argument><p><add resp="ed">A Dio.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se ben di grave incarco il cor oppresso</l>
<l>ebbi gran tempo, e per rio calle e corto</l>
<l>falso piacer m'ha con lusinghe scorto,</l>
<l>ov'amando il mio mal, odiai me stesso,</l>
</lg>
<lg>
<l>poiché per tua pietà conosco espresso</l>
<l>il mio fallire e in te mi riconforto,</l>
<l>da te, Signor, il desiato porto</l>
<l>di mia salute omai mi sia concesso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se, come io dovea, sin qui non aggio</l>
<l>le voglie mie, per sua natura inferme,</l>
<l>da gli affetti terreni ognor difese,</l>
</lg>
<lg>
<l>or mi difenda il mio beato raggio,</l>
<l>talché a l'armi nemiche ed a l'offese</l>
<l>del mio desio non mi ritrovi inerme.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1697</head>
<argument><p><add resp="ed">Trovandosi al monte Oliveto, loda quei religiosi.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Se pietà, se bontà, se puro zelo</l>
<l>de la gloria immortal, s'affetto ardente,</l>
<l>se saver d'alto infuso in chiara mente,</l>
<l>o che s'acquista fra gli ardori e 'l gelo,</l>
</lg>
<lg>
<l>fan degno altrui di sommo grado in cielo,</l>
<l>coronato di gigli e più lucente,</l>
<l>voi siete, e voi poggiate a Dio sovente,</l>
<l>e 'nnanti e dopo il variar del pelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se fra tanti buoni il meglio è incerto,</l>
<l>chi sol conosce il bel candor de l'alma</l>
<l>e spira ove più vuole, il cor v'aspiri;</l>
</lg>
<lg>
<l>fate, o padri, de' suoi vostri desiri,</l>
<l>e stimando il suo sangue il vostro merto,</l>
<l>sia vostra la contesa, e sua la palma.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1698</head>
<argument><p><add resp="ed">A san Francesco.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Servo di Dio, che l'amor suo trafisse</l>
<l>con quelle piaghe che 'l Figliuol sofferse,</l>
<l>quando di sangue il duro Legno asperse,</l>
<l>a cui pietà del nostro error l'affisse;</l>
</lg>
<lg>
<l>dal cielo, onde te 'n glori, e quasi fisse</l>
<l>stelle le vedi fiammeggiar cosperse</l>
<l>de la luce di lui, che 'n te l'aperse,</l>
<l>rimira or me, che la sua sferza afflisse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così duri a me sono i suoi pungenti</l>
<l>colpi, come a te fur dolci le piaghe,</l>
<l>ché l'uno fu d'amor, gli altri son d'ira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu me gli addolcisci, e tu m'ispira</l>
<l>tanto de l'ardor tuo ch'io me n'appaghe,</l>
<l>e chiami in Dio felici i miei tormenti.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1699</head>
<argument><p>Innanzi alla confessione.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Signor, a te mi volgo e già mi pento</l>
<l>di quel desio ch'al tuo voler contese;</l>
<l>e col dolor che di mie colpe io sento,</l>
<l>fo la vendetta in me di tante offese.</l>
<l>Tu l'oblia, tu perdona, or ch'io pavento</l>
<l>de lire tue, che 'l mio peccato accese:</l>
<l>onde quel duolo e quel timor che m'ange,</l>
<l>nel tuo divino Amor s'infiammi e cange.</l>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1700</head>
<argument><p><add resp="ed">Al nostro Signore.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Signor, da questo lagrimoso Egitto,</l>
<l>che d'idoli e di mostri è sì fecondo,</l>
<l>e ch'io col Nilo del mio pianto inondo,</l>
<l>sotto aspro giogo acerbamente afflitto,</l>
</lg>
<lg>
<l>uscir ben tento, ed a te far tragitto;</l>
<l>ma chi mi sgrava, oimè! del servil pondo?</l>
<l>Chi nel deserto e chi nel mar profondo</l>
<l>m'affida e scorge, e mostra il cammin dritto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Or debbo a te, Signor, manna ed augelli</l>
<l>chieder per la mia fame, ed osar tanto</l>
<l>ch'io speri due colonne aver per guida?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma che non lece ad uom, che 'n te si fida?</l>
<l>Tu i miracoli in me pur rinnovelli,</l>
<l>onde in te me ne glorio, e 'n me me 'n vanto.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1701</head>
<argument><p><add resp="ed">A monsignor Fiamma, vescovo di Chioggia.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Sovra la sfera de la vaga luna,</l>
<l>nel bel seren, da gli stellanti chiostri</l>
<l>stimo sol ch'a la mente il ver si mostri,</l>
<l>che 'l ricerca famelica e digiuna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma in questo, ch'Aquilone ed Austro imbruna,</l>
<l>quanti il sol ne colora a gli occhi nostri</l>
<l>sono obietti fallaci e ne fa mostri</l>
<l>il pensier che gli parte e gli raduna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh! se tra queste false erranti larve</l>
<l>alcuna è pur non incostante imago,</l>
<l>ch'a la luce del ver non si dilegui,</l>
</lg>
<lg>
<l>a me scernila tu, mentre la segui</l>
<l>per la via che men dubbia a' saggi parve,</l>
<l>ond'io corso non faccia incerto e vago.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1702</head>
<argument><p><add resp="ed">In morte d'un cappuccino.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Spirto immortal, che saggio e 'nsieme ardito</l>
<l>nel mortal campo alte vittorie avesti,</l>
<l>di voglie schife armato e d'atti onesti,</l>
<l>del corpo carco no, ma sol vestito;</l>
</lg>
<lg>
<l>or che sei vincitore al ciel salito,</l>
<l>dopo lunghe contese in guerra, mesti</l>
<l>noi qui lasciando, deh risguarda or questi</l>
<l>chiostri, ov'eri cotanto a i buon gradito.</l>
</lg>
<lg>
<l>E noi seguaci tuoi, ch'incontra il mondo</l>
<l>te ne l'opre e nel dir possente duce</l>
<l>seguimmo, mira dal trionfo eterno;</l>
</lg>
<lg>
<l>e ne scorgi col ver, ch'a te riluce,</l>
<l>a ben oprare, e nel cor nostro interno</l>
<l>suona ancor più che non solei, facondo.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1703</head>
<argument><p><add resp="ed">A san Tommaso d'Aquino.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Spogliasti di tesori antiche genti,</l>
<l>qual, servitù fuggendo e fero scempio,</l>
<l>gli Ebrei; la fede armasti incontra l'empio,</l>
<l>c'ha sillogismi più di stral pungenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oprasti mille scudi: or son pendenti</l>
<l>contra i perigli, pur com'arme al tempio;</l>
<l>d'angelico sapere in terra esempio,</l>
<l>Tommaso è specchio di superne menti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n ricettando Dio ne la pur'alma</l>
<l>una di tre catene ancor fu mossa</l>
<l>a formar quella d'or, ch'a noi risplende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alfin gran luce nel depor la salma</l>
<l>apparse, ove lasciasti i nervi e l'ossa,</l>
<l>come stella precorre il sol ch'ascende.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1704</head>
<argument><p><add resp="ed">Parafrasi dell'inno "Stabat Mater".</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Stava appresso la Croce</l>
<l>la Madre lagrimosa,</l>
<l>mentre il Figliuol pendea su l'aspro monte;</l>
<l>e con querula voce,</l>
<l>dolente e sospirosa,</l>
<l>mirava il fianco e la sanguigna fronte,</l>
<l>gl'indegni oltraggi e l'onte,</l>
<l>e l'aspre piaghe e 'l sangue</l>
<l>del suo caro Figliuolo;</l>
<l>e le trafisse il duolo</l>
<l>l'anima, che s'affligge e plora e langue.</l>
<l>O quanto è afflitta Madre,</l>
<l>con guance umide ed adre!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ne' lamenti e nel lutto</l>
<l>parea tremula canna,</l>
<l>mirando del Figliuol l'acerbe pene.</l>
<l>Chi terria 'l volto asciutto</l>
<l>nel dolor che l'affanna</l>
<l>o ne la morte ch'ei per noi sostiene?</l>
<l>Chi nel suo duol s'astiene</l>
<l>da lagrime e sospiri,</l>
<l>là dove Maria piange</l>
<l>e Gesù muore e s'ange,</l>
<l>e soffre anzi la morte aspri martiri?</l>
<l>Dov'ella sparge il pianto,</l>
<l>ei versa il sangue intanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vide, vide Maria</l>
<l>il Figliuol ne' tormenti,</l>
<l>tutto di sangue e di sudor vermiglio;</l>
<l>vide la Madre pia,</l>
<l>per colpa d'empie genti,</l>
<l>lacero, sconsolato e morto il Figlio,</l>
<l>con tenebroso ciglio;</l>
<l>udì con quai parole</l>
<l>rendé lo spirto al cielo;</l>
<l>parte squarciossi il velo,</l>
<l>tremò la terra, impallidissi il sole,</l>
<l>e 'n tenebre notturne</l>
<l>s'aprir sepolcri ed urne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Madre, fonte d'amore,</l>
<l>ove ogni odio s'ammorza,</l>
<l>che sù dal ciel tanta dolcezza stille,</l>
<l>fa ch'io del tuo dolore</l>
<l>senta nel cor la forza,</l>
<l>le lagrime spargendo a mille a mille;</l>
<l>fa che 'n chiare faville</l>
<l>tutto il mio cor si sfaccia</l>
<l>e per amor si stempre,</l>
<l>lui solo amando e sempre;</l>
<l>purché 'l mio foco a lui risplenda e piaccia,</l>
<l>figgi ne l'alma vaga</l>
<l>ogni sua dolce piaga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Del tuo Figliuol piagato,</l>
<l>che morir per me volse,</l>
<l>parti meco ogni pena, ogni ferita;</l>
<l>fa ch'io non sembri ingrato</l>
<l>a lui, che mi disciolse</l>
<l>da la catena da Satan ordita;</l>
<l>mentre avrò spirto e vita</l>
<l>fa che 'l duol sia verace</l>
<l>e 'l mio pianto sia vero,</l>
<l>perch'io di cor sincero</l>
<l>sia teco appo la Croce e tuo seguace.</l>
<l>E fa ch'io t'accompagni,</l>
<l>Maria, dove ti lagni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fra vergini più chiare,</l>
<l>o chiarissima lampa,</l>
<l>Maria, sii, prego, a me pietosa e dolce,</l>
<l>de le sue piaghe amare,</l>
<l>la dolcissima stampa</l>
<l>m'imprima il Re che 'l ciel col ciglio folce;</l>
<l>e 'l duol che m'ange e molce,</l>
<l>d'amore ebro ed acceso,</l>
<l>e la sua stessa morte,</l>
<l>in me soffra e comporte,</l>
<l>nel giorno estremo alfin da te difeso,</l>
<l>e mi sia guardia e scampo</l>
<l>la Croce in duro campo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Canzon mia, perché muoia il corpo infermo,</l>
<l>si doni il cielo a l'alma</l>
<l>e gloria eterna e palma.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1705</head>
<argument><p>Ne la trasportazione di santo Zama e Faustiniano.</p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Tu, pastor primo, e tu, pastor secondo,</l>
<l>d'antica, pia, devota e nobil greggia,</l>
<l>mentre riluci ove un gran ciel fiammeggia,</l>
<l>e sparge un puro Agnel lume giocondo,</l>
</lg>
<lg>
<l>lume che mai non cade e 'l mar profondo</l>
<l>non ce l'invola (oh piaccia a Dio ch'il veggia!),</l>
<l>degna mirar da la celeste reggia</l>
<l>come t'onori, anzi t'adori il mondo,</l>
</lg>
<lg>
<l>canti versi, erga tempi, altari e porte,</l>
<l>sparga fiori, arda odori e fiamme accenda,</l>
<l>ed illustri la pompa e porga esempio</l>
</lg>
<lg>
<l>il Paleotto; e 'l ciel con voi l'attenda,</l>
<l>quando l'alme non sol vinta la morte,</l>
<l>ma i corpi avranno in più sereno tempio.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1706</head>
<argument><p><add resp="ed">A san Giovanni Evangelista.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Uscito in guisa d'aquila volante</l>
<l>dal chiarissimo tuon, ch'alto rimbomba,</l>
<l>mirasti e 'n su l'occaso e 'n su la tomba,</l>
<l>e di giustizia il Sol nel suo levante.</l>
</lg>
<lg>
<l>E la tua santa man, del vero amante,</l>
<l>lo spirto figurò quasi colomba;</l>
<l>e quella voce qual sonora tromba,</l>
<l>che venne a preparar le strade avante;</l>
</lg>
<lg>
<l>e la gloria sul monte a noi descrisse,</l>
<l>e 'l monte e la sua cena e la colonna,</l>
<l>e la corona e 'l sacro e fero Legno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma de la grazia eterna un piccol segno</l>
<l>fu ciascun altro a quell'Amor, che disse:</l>
<l>"Ecco tua madre, ecco il tuo figlio, o donna".</l>
</lg>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1707</head>
<argument><p><add resp="ed">Chiede aiuto a Cristo.</add></p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Vedi, Padre del ciel, che dolce raggio</l>
<l>d'occhi soavi e rei</l>
<l>per vie tutte fiorite i pensier miei</l>
<l>scorge di danno in danno a grave oltraggio.</l>
<l>Mira la bella ed amorosa rete</l>
<l>tra l'erba verde e i vaghi fiori tesa,</l>
<l>ed a che bianca mano il fune è avvolto;</l>
<l>e se 'l tuo lume da mortale offesa</l>
<l>può trarmi sol fra l'ombre occulte e quete,</l>
<l>fa ch'io ritorni a te leggero e sciolto.</l>
<l>Rammentami, Signore,</l>
<l>la tua Croce, la morte e 'l nostro errore,</l>
<l>e 'l sangue, che ci segna alto viaggio.</l>
</lg>
</div2>
<div2 type="poesia">
<head>1708</head>
<argument><p><add resp="ed">A santa Chiara rapita in estasi nelle feste della Natività e della Passione di Cristo.</add></p></argument>
<lg type="sonetto">
<lg>
<l>Vergine bella, che dal Re del cielo</l>
<l>de l'alma i doni sì graditi avesti;</l>
<l>che 'l gentil sangue e i bei sembianti onesti</l>
<l>sprezzasti, e ciò ch'offende il caldo e 'l gelo;</l>
</lg>
<lg>
<l>tu con sì casto amor, sì vero zelo</l>
<l>voto del nobil core a lui facesti,</l>
<l>ch'ei se 'n fé puro tempio, onde prendesti</l>
<l>le benedette bende e 'l sacro velo;</l>
</lg>
<lg>
<l>e dentro un'umil cella in santo oblio</l>
<l>ponesti il mondo, e 'n chiaro foco ardente</l>
<l>fosti sposa di Cristo e sua colomba;</l>
</lg>
<lg>
<l>e due volte rapita al ciel la mente,</l>
<l>che fuor di se più s'internava in Dio,</l>
<l>ne la cuna adorollo e ne la tomba.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
</div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
