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      <title>Poesie di Ossian</title>
      <author>Melchiorre Cesarotti</author>
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    <extent>727 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit000122</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Opere dell'abate Melchiorre Cesarotti padovano</title>
        <title type="part">Poesie di Ossian antico poeta celtico</title>
        <author>Cesarotti, Melchiorre</author>
        <publisher>Molini - Landi</publisher>
        <pubPlace>Firenze ; Pisa</pubPlace>
        <date>1801</date>
        <note>4 v.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
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                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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<div1 type="sezione"><head>FINGAL</head>
<div2 type="canto"><head>CANTO I</head>
<lg><l>Di Tura accanto alla muraglia assiso,</l>
<l>Sotto una pianta di fischianti foglie</l>
<l>Stavasi Cucullin: lì presso, al balzo</l>
<l>Posava l'asta; appiè giacea lo scudo.</l>
<l>Membrava ei col pensiero il pro' Cairba</l>
<l>Da lui spento in battaglia; allor che ad esso</l>
<l>L'esplorator dell'ocean sen venne,</l>
<l>Moran figlio di Fiti. Alzati, ei disse,</l>
<l>Alzati, Cucullin: già di Svarano</l>
<l>Veggo le navi; è numerosa l'oste,</l>
<l>Molti i figli del mar. Tu sempre tremi,</l>
<l>Figlio di Fiti, a lui rispose il duce</l>
<l>Occhi-azzurro d'Erina, e la tua tema</l>
<l>Agli occhi tuoi moltiplica i nemici.</l>
<l>Fia forse il re de' solitari colli,</l>
<l>Che a soccorrer mi vien. No, no, diss'egli,</l>
<l>Vidi il lor duce; al luccicar dell'arme,</l>
<l>Alla quadrata torreggiante mole</l>
<l>Parea masso di ghiaccio: asta ei solleva</l>
<l>Pari a quel pin che folgore passando</l>
<l>Disfrondato lasciò: nascente luna</l>
<l>Sembra il suo scudo. Egli sedea sul lido</l>
<l>Sopra uno scoglio, annubilato in volto,</l>
<l>Come nebbia sul colle. O primo, io dissi,</l>
<l>Tra' mortali, che fai? son molte in guerra</l>
<l>Le nostre destre, e forti: a ragion detto</l>
<l>Il possente sei tu; ma non pertanto,</l>
<l>Più d'un possente dall'eccelsa Tura</l>
<l>Fa di sé mostra. Oh, rispos'ei, col tuono</l>
<l>D'un'infranta allo scoglio, e mugghiante onda,</l>
<l>Chi mi somiglia? al mio cospetto innanzi</l>
<l>Non resistono eroi; cadon prostrati</l>
<l>Sotto il mio braccio. Il sol Fingallo, il forte</l>
<l>Re di Morven nembosa, affrontar puote</l>
<l>La possa di Svaran. Lottammo un tempo</l>
<l>Sui prati di Malmorre, e i nostri passi</l>
<l>Crollaro il bosco; e traballar le rupi</l>
<l>Smosse dalle ferrigne ime radici;</l>
<l>E impauriti alla terribil zuffa</l>
<l>Fuggir travolti dal suo corso i rivi.</l>
<l>Tre dì pugnammo, e ripugnammo; i duci</l>
<l>Stetter da lungi, e ne tremar. Nel quarto</l>
<l>Vanta Fingal, che 'l re dell'oceano</l>
<l>Cadde atterrato; ma Svaran sostenta</l>
<l>Ch'ei non piegò ginocchio, e non die' crollo</l>
<l>Or ceda dunque Cucullino oscuro</l>
<l>A lui, che nell'indomita possanza,</l>
<l>L'orride di Malmor tempeste agguaglia.</l></lg>
<lg><l>No, gridò il duce dal ceruleo sguardo,</l>
<l>Non cederò a vivente: o Cucullino</l>
<l>Sarà grande, o morrà. Figlio di Fiti,</l>
<l>Prendi la lancia mia; vanne, e con essa</l>
<l>Batti lo scudo di Cabar che pende</l>
<l>Alla porta di Tura: il suo rimbombo</l>
<l>Non è suono di pace; i miei guerrieri</l>
<l>L'udiran da' lor colli. Ei va; più volte</l>
<l>Batte il concavo scudo: e colli, e rupi</l>
<l>Ne rimbombaro, e si diffuse il suono,</l>
<l>Per tutto il bosco. Slanciasi d'un salto</l>
<l>Dalla roccia Curan; Conallo afferra</l>
<l>La sanguinosa lancia; a Crugal forte</l>
<l>Palpita il bianco petto; e damme, e cervi</l>
<l>Lascia il figlio di Fai. Ronnar, Lugante,</l>
<l>Questo è lo scudo della guerra, è questa</l>
<l>L'asta di Cucullin: qua, qua, brandi, elmi;</l>
<l>Compagni all'arme. Vestiti l'usbergo</l>
<l>Figlio dell'onda: alza il sanguigno acciaro</l>
<l>Fero Calmar. Che fai? su sorgi, o Puno,</l>
<l>Orrido eroe: scotetevi, accorrete</l>
<l>Eto, Calto, Carban: tu 'l rosseggiante</l>
<l>Alber di Cromla, e tu lascia le sponde</l>
<l>Del patrio Lena; e tu t'avanza, o Calto,</l>
<l>Lunghesso il Mora, e l'agil piede impenna.</l></lg>
<lg><l>Or sì gli scorgo: ecco i campion possenti</l>
<l>Fervidi, accesi di leggiadro orgoglio.</l>
<l>La rimembranza dell'imprese antiche</l>
<l>Sprona il valor natio. Son i lor occhi</l>
<l>Fiamme di foco, e de' nemici in traccia</l>
<l>Van dardeggiando per la piaggia i sguardi.</l>
<l>Stan su i brandi le destre: escon frequenti</l>
<l>Dai lor fianchi d'acciar lampi focosi.</l>
<l>Ciascun dal colle suo scagliossi urlando,</l>
<l>Qual torrente montan. Brillan i duci</l>
<l>Della battaglia nei paterni arnesi,</l>
<l>Precedendo ai guerrier: seguono questi</l>
<l>Folti, foschi terribili a vedersi,</l>
<l>Siccome gruppo di piovose nubi</l>
<l>Dietro a rosse del ciel meteore ardenti.</l>
<l>S'odon l'arme stridir; s'alzan le note</l>
<l>Del bellicoso canto: i grigi cani</l>
<l>Le interrompono cogli urli; e raddoppiando</l>
<l>L'indistinto fragor Cromla rintrona.</l>
<l>Stettersi tutti alfin sopra il deserto</l>
<l>Prato di Lena, e l'adombrar; siccome</l>
<l>Nebbia là per l'autunno i colli adombra,</l>
<l>Quando oscura, ondeggiante in alto poggia.</l></lg>
<lg><l>Io vi saluto, Cucullin comincia,</l>
<l>Figli d'anguste valli, oh vi saluto,</l>
<l>Cacciatori di belve; a noi ben altra</l>
<l>Caccia s'appresta, romorosa, forte</l>
<l>Come quell'onda che la spiaggia or fere.</l>
<l>Dite, figli di guerra: or via, dobbiamo</l>
<l>Pugnar noi dunque, od a Loclin la verde</l>
<l>Erina abbandonar? Parla, Conallo,</l>
<l>Tu fior d'eroi, tu spezzator di scudi,</l>
<l>Che pensi tu? più d'una volta in campo</l>
<l>Contro Loclin pugnasti; ed or vorrai</l>
<l>Meco la lancia sollevar del padre?</l></lg>
<lg><l>Cucullino, ei parlò, placido in volto,</l>
<l>Acuta è l'asta di Conallo, ed ama</l>
<l>Di brillar nella pugna, e diguazzarsi</l>
<l>Nel sangue degli eroi: pur se la guerra</l>
<l>Pende la man, sta per la pace il core.</l>
<l>Tu che alle guerre di Corman sei duce</l>
<l>Guarda la flotta di Svaran: stan folte</l>
<l>Sul nostro lido le velate antenne</l>
<l>Quanto canne del Lego; e le sue navi</l>
<l>Sembran boschi di nebbia ricoperti,</l>
<l>Quando gli alberi piegano alle alterne</l>
<l>Scosse del vento; i suoi guerrier son molti:</l>
<l>Per la pace son io. Fingal, non ch'altri,</l>
<l>L'incontro scanseria, Fingallo il primo,</l>
<l>L'unico tra gli eroi, Fingal che i forti</l>
<l>Sperde, qual turbo la minuta arena.</l></lg>
<lg><l>A lui rispose disdegnosamente</l>
<l>Calmar figlio di Mata. E ben va', fuggi</l>
<l>Tu pacifico eroe, fuggi, e t'inselva</l>
<l>Tra' colli tuoi, dove giammai non giunse</l>
<l>Luce d'asta guerriera: ivi di Cromla</l>
<l>I cervi insegui, ivi coi dardi arresta</l>
<l>I saltellanti cavriol del Lena.</l>
<l>Ma tu di Semo occhi-ceruleo figlio,</l>
<l>Tu delle pugne correttor, disperdi</l>
<l>La stirpe di Loclin; scagliati in mezzo</l>
<l>Dell'orgogliose schiere, e latra, e ruggi.</l>
<l>Fa' che naviglio del nevoso regno</l>
<l>Più non ardisca galleggiar sull'onde</l>
<l>Oscure d'Inistor. Sorgete o voi</l>
<l>Voi d'Inisfela tenebrosi venti,</l>
<l>Imperversate tempeste, fremete</l>
<l>Turbini e nembi. Ah sì, muoia Calmarre</l>
<l>Fra le tempeste infranto, o dentro a un nembo</l>
<l>Squarciato dall'irate ombre notturne;</l>
<l>Muoia Calmar fra turbini e procelle,</l>
<l>Se mai grato gli fu suono da caccia,</l>
<l>Quanto di scudo messaggier di guerra.</l></lg>
<lg><l>Furibondo Calmar, Conal riprese</l>
<l>Posatamente, è a me la fuga ignota;</l>
<l>Misi l'ale al pugnar: bench'anco è bassa</l>
<l>La fama di Conallo, in mia presenza</l>
<l>Vinsersi pugne, e s'atterrar gagliardi.</l>
<l>Figlio di Semo la mia voce ascolta:</l>
<l>Cura ti prenda del regal retaggio</l>
<l>Del giovine Corman; ricchezze e doni,</l>
<l>E la metà della selvosa terra</l>
<l>Offri a Svaran, finché da Morven giunga</l>
<l>Il possente Fingallo in tuo soccorso.</l>
<l>Questo è 'l consiglio mio: che se piuttosto</l>
<l>La pugna eleggi, eccomi pronto; e lancia</l>
<l>Brandisco e spada; mi vedrai tra mille</l>
<l>Ratto avventarmi, e l'alma mia di gioia</l>
<l>Sfavillerà nei bellicosi orrori.</l></lg>
<lg><l>Sì sì, soggiunse Cucullin; m'è grato</l>
<l>Il suon dell'armi, quanto a primavera</l>
<l>Tuono forier di desiata pioggia.</l>
<l>Su dunque tosto si raccolgan tutte</l>
<l>Le splendide tribù; sicch'io di guerra</l>
<l>Ravvisi i figli ad un ad un schierarsi</l>
<l>Sulla pianura, rilucenti come</l>
<l>Anzi tempesta il sol, qualora il vento</l>
<l>Occidental le nubi ammassa, e scorre</l>
<l>Il sordo suon per le morvenie querce.</l></lg>
<lg><l>Ma dove son gli amici? i valorosi</l>
<l>Compagni del mio braccio entro i perigli?</l>
<l>Ove se' tu Catbarre? ove quel nembo</l>
<l>In guerra Ducomano? e tu Fergusto</l>
<l>M'abbandonasti nel terribil giorno</l>
<l>Della tempesta? tu de' miei conviti</l>
<l>Nella gioia il primier, figlio di Rossa,</l>
<l>Braccio di morte. Eccolo; ei vien, qual leve</l>
<l>Cavriol de Malmorre. Addio possente</l>
<l>Figlio di Rossa, e qual cagion rattrista</l>
<l>Quell'anima guerriera? In su la tomba</l>
<l>Di Catbarre, ei rispose, in questo punto</l>
<l>S'alzano quattro pietre, e queste mani</l>
<l>Sotterar Ducoman, quel nembo in guerra.</l>
<l>Catbarre, o figlio di Torman, tu eri</l>
<l>Raggio sulle colle: o Ducoman rubesto</l>
<l>Nebbia eri tu del paludoso Lano,</l>
<l>Che pel fosco d'autunno aer veleggia,</l>
<l>E morte porta al popolo smarrito.</l>
<l>O Morna, o tra le vergini di Tura</l>
<l>La più leggiadra, è placido il tuo sonno</l>
<l>Nell'antro della rupe. Ah tu cadesti</l>
<l>Come stella fra tenebre che striscia</l>
<l>Per lo deserto, e 'l peregrin soletto</l>
<l>Di così passaggier raggio si dole.</l></lg>
<lg><l>Ma di', riprese Cucullin, ma dimmi</l>
<l>Come cadder gli eroi? cadder pugnando</l>
<l>Per man dei figli di Loclin? qual altra</l>
<l>Cagion racchiude d'Inisfela i duci</l>
<l>Nell'angusta magion? - Catbar cadeo</l>
<l>Per man di Ducomano appo la quercia</l>
<l>Del mormorante rio; Ducoman poscia</l>
<l>Venne all'antro di Tura, e a parlar prese</l>
<l>All'amabile Morna: O Morna, o fiore</l>
<l>Delle donzelle, a che ti stai soletta</l>
<l>Nel cerchio delle pietre, entro lo speco?</l>
<l>Sei pur bella, amor mio: sembra il tuo volto</l>
<l>Neve là nel deserto, e i tuoi capelli</l>
<l>Fiocchi di nebbia che serpeggia, e sale</l>
<l>In tortuosi vortici, e s'indora</l>
<l>Al raggio occidental. Sembran le mamme</l>
<l>Due liscie, tonde, luccicanti pietre</l>
<l>Che spuntano dal Brano: e le tue braccia</l>
<l>Due tornite marmoree colonne,</l>
<l>Che sorgon di Fingallo entro le sale.</l></lg>
<lg><l>E donde vieni? l'interruppe allora</l>
<l>La donzelletta dalle bianche braccia:</l>
<l>Donde ne vieni o Ducoman, fra tutti</l>
<l>I viventi il più tetro? oscure e torve</l>
<l>Son le tue ciglia, ed hai gli occhi di bragia.</l>
<l>Comparisce Svaran? di', del nemico</l>
<l>Qual nuova arrechi, Ducomano? - O Morna,</l>
<l>Vengo dal colle, dal colle de' cervi</l>
<l>Vengone a te; coll'infallibil arco</l>
<l>Tre pur or ne trafissi, e tre ne presi</l>
<l>Coi veltri della caccia. Amabil figlia</l>
<l>Del nobile Cormante, odimi: io t'amo</l>
<l>Quanto l'anima mia: per te col dardo</l>
<l>Uccisi un cervo maestoso; avea</l>
<l>Alta fronte ramosa, e piè di vento.</l></lg>
<lg><l>Ducoman, ripigliò placida e ferma</l>
<l>La figlia di Cormante: or via, non t'amo,</l>
<l>Non t'amo, orrido ceffo; hai color di selce,</l>
<l>Ciglio di notte. Tu, Catbar, tu solo</l>
<l>Sei di Morna l'amor, tu che somigli</l>
<l>Raggio di sole in tempestoso giorno.</l>
<l>Di', lo vedesti amabile, leggiadro</l>
<l>Sul colle de' suoi cervi? in questa grotta</l>
<l>La sua Morna l'attende. E lungo tempo</l>
<l>Morna l'attenderà, ferocemente</l>
<l>Riprese Ducoman: siede il suo sangue</l>
<l>Sopra il mio brando. Egli cadeo sul Brano:</l>
<l>La tomba io gli alzerò. Ma tu donzella</l>
<l>Volgiti a Ducomano, in lui tu fisa</l>
<l>Tutto il tuo core, in Ducoman che ha 'l braccio</l>
<l>Forte come tempesta. Oimè! cadeo</l>
<l>Il figlio di Torman? disse la bella</l>
<l>Dall'occhio lagrimoso; il giovinetto</l>
<l>Dal bel petto di neve? ei ch'era il primo</l>
<l>Nella caccia del colle? il vincitore</l>
<l>Degli stranier dell'oceano? Ah truce</l>
<l>Truce sei Ducoman; crudele a Morna</l>
<l>È 'l braccio tuo. Dammi quel brando almeno,</l>
<l>Crudo nemico, ond'io lo stringa; io amo</l>
<l>Il sangue di Catbar. Diede la spada</l>
<l>Alle lagrime sue: quella repente</l>
<l>Passogli il petto: ei rovinò qual ripa</l>
<l>Di torrente montan. Stese il suo braccio,</l>
<l>E così disse: Ducomano hai morto;</l>
<l>Freddo è l'acciaro nel mio petto: o Morna</l>
<l>Freddo lo sento. Almen fa' che 'l mio corpo</l>
<l>L'abbia Moina: Ducomano il sogno</l>
<l>Era delle sue notti; essa la tomba</l>
<l>Innalzerammi; il cacciator vedralla,</l>
<l>Mi loderà: trammi del petto il brando,</l>
<l>Morna; freddo è l'acciar. Venne piangendo;</l>
<l>Trassegli il brando: ei col pugnal di furto</l>
<l>Trafisse il bianco lato, e sparse a terra</l>
<l>La bella chioma: gorgogliando il sangue</l>
<l>Spiccia dal fianco; il suo candido braccio</l>
<l>Striscian note vermiglie: ella prostesa</l>
<l>Rotolò nella morte, e a' suoi sospiri</l>
<l>L'antro di Tura con pietà rispose.</l></lg>
<lg><l>Sia lunga pace, Cucullin soggiunse,</l>
<l>All'alme degli eroi: le loro imprese</l>
<l>Grandi fur ne' perigli. Errinmi intorno</l>
<l>Cavalcion sulle nubi, e faccian mostra</l>
<l>De' lor guerrieri aspetti; allor quest'alma</l>
<l>Forte fia ne' perigli, e 'l braccio mio</l>
<l>Imiterà le folgori del cielo.</l>
<l>Ma tu, Morna gentil, vientene assisa</l>
<l>Sopra un raggio di luna, e dolcemente</l>
<l>T'affaccia allo sportel del mio riposo,</l>
<l>Quando cessò lo strepito dell'arme,</l>
<l>E tutti i miei pensier spirano pace.</l>
<l>Or delle mie tribù sorga la possa,</l>
<l>Alla zuffa moviam. Seguite il carro</l>
<l>Delle mie pugne: a quel fragor di gioia</l>
<l>Brillivi l'alma: mi sien poste accanto</l>
<l>Tre lancie, e dietro all'anelante foga</l>
<l>De' miei destrier correte. Io vigor quindi</l>
<l>Novo concepirò, quando s'offusca</l>
<l>La mischia ai raggi del mio brando intorno.</l></lg>
<lg><l>Con quel rumor, con quel furor che sbocca</l>
<l>Torrente rapidissimo dal cupo</l>
<l>Precipizio di Cromla, e 'l tuon frattanto</l>
<l>Mugge su i fianchi, e sulla cima annotta;</l>
<l>Così vasti, terribili, feroci</l>
<l>Balzano tutti impetuosamente</l>
<l>D'Inisfela i guerrier. Precede il duce,</l>
<l>Siccome immensa d'ocean balena,</l>
<l>Che gran parte di mar dietro si tragge.</l>
<l>Lungo la spiaggia ei va rotando, e a rivi</l>
<l>Sgorga valor. L'alto torrente udiro</l>
<l>I figli di Loclin: Svaran percosse</l>
<l>Lo scudo, e a sé chiamò d'Arno la prole.</l>
<l>Dimmi, che è quel mormorio dal monte,</l>
<l>Che par d'un sciame di notturni insetti?</l>
<l>Scendono i figli d'Inisfela, o 'l vento</l>
<l>Freme lungi nel bosco? in cotal suono</l>
<l>Romoreggia Gormal, prima che s'alzi</l>
<l>De' flutti miei la biancheggiante cima.</l>
<l>Poggia sul colle, o figlio d'Arno, e guata</l>
<l>L'oscura faccia della piaggia. Andonne,</l>
<l>Ma tosto ritornò: tremante, ansante</l>
<l>Sbarra gli occhi atterriti, e il cor nel petto</l>
<l>Sentesi palpitar; son le voci</l>
<l>Rotte, lente, confuse. Alzati, o figlio</l>
<l>Dell'ocean; veggo il torrente oscuro</l>
<l>Della battaglia, l'affollata possa</l>
<l>Della stirpe d'Erina: il carro, il carro</l>
<l>Della guerra ne vien, fiamma di morte,</l>
<l>Il carro rapidissimo sonante</l>
<l>Di Cucullin figlio di Semo. Addietro</l>
<l>Curvasi in arco, come onda allo scoglio,</l>
<l>Come al colle aurea nebbia: i fianchi suoi</l>
<l>Son di commesse colorate pietre</l>
<l>Variati, e distinti; e brillan come</l>
<l>Mar che di notte ad una barca intorno</l>
<l>De' remi all'agitar lustra, e s'ingemma.</l>
<l>Forbito tasso è 'l suo timone, e 'l seggio</l>
<l>Di liscio e lucid'osso: e quinci, e quindi</l>
<l>Aspro è di lancie, e la più bassa parte</l>
<l>È predella d'eroi: dal destro lato</l>
<l>Scorgesi il generoso, il ben-crinito,</l>
<l>Di largo petto, di cervice altera,</l>
<l>Alto-sbuffante, nitritor destriero;</l>
<l>L'unghia sfavilla, ed i suoi sparsi crini</l>
<l>Sembran quella colà striscia fumosa.</l>
<l>Sifadda ha nome, e Duronallo è l'altro,</l>
<l>Che al manco lato del terribil carro</l>
<l>Stassi, di sottil crin, di robusta unghia,</l>
<l>Nelle tempeste dell'acciar bollente</l>
<l>Veloce corridor, figlio del colle.</l>
<l>Mille striscie di cuoio il carro in alto</l>
<l>Legano; aspri d'acciar bruniti freni</l>
<l>Nuotano luminosi in biancheggiante</l>
<l>Corona ampia di spume, e gemmi-sparse</l>
<l>Liscie sottili redini scorrendo</l>
<l>Libere van su' maestosi colli</l>
<l>De' superbi destrieri: essi la piaggia</l>
<l>Libano velocissimi, qual nebbia</l>
<l>Le acquose valli, e van ferocemente</l>
<l>Con la foga de' cervi, e con la possa</l>
<l>D'aquila infaticabile, che piomba</l>
<l>Sulla sua preda, e col fragor del verno</l>
<l>Là per le terga di Gormal nevose.</l>
<l>Sul carro assiso alto grandeggia il duce,</l>
<l>Il tempestoso figlio della spada,</l>
<l>Il forte Cucullin, prole di Semo,</l>
<l>Re delle conche: le sue fresche guancie</l>
<l>Lustrano a paro del mio tasso, e 'l guardo</l>
<l>De' cerulei suoi lumi ampio si volve</l>
<l>Sottesso all'arco delle ciglia oscuro.</l>
<l>Volagli fuor come vibrante fiamma</l>
<l>Del capo il crin, mentr'ei spingesi innanzi</l>
<l>Crollando l'asta minacciosa: fuggi</l>
<l>O re dell'ocean, fuggi, ei s'avanza</l>
<l>Come tempesta. E quando mai, rispose,</l>
<l>Mi vedesti a fuggir? quando ho fuggito,</l>
<l>Figlio di codardia? Che? di Gormallo</l>
<l>Le tempeste affrontai, quando dei flutti</l>
<l>Torreggiava la spuma; affrontai fermo</l>
<l>Le tempeste del cielo, ed or vilmente</l>
<l>Fuggirò da un guerrier? Foss'ei Fingallo,</l>
<l>Non mi si abbuieria l'alma di tema.</l>
<l>Alzatevi, versatemivi intorno,</l>
<l>Forti miei mille, in vorticosi giri</l>
<l>Qual rotante profondo: il brando vostro</l>
<l>Segua il sentier del luminoso acciaro</l>
<l>Del vostro duce; e dei nemici all'urto</l>
<l>Siate quai rupi del terren natio,</l>
<l>Che baldanzosamente alle tempeste</l>
<l>Godon di farsi incontro, e stendon tutti</l>
<l>Al vento irato i tenebrosi boschi.</l></lg>
<lg><l>Come d'autunno da due balze opposte</l>
<l>Iscatenati turbini focosi</l>
<l>S'accavallan tra lor, così l'un l'altro</l>
<l>S'avviluppan gli eroi; come dall'alto</l>
<l>Di rotte rupi rotolon cadendo</l>
<l>Due torrenti spumosi urtansi in giostra</l>
<l>Con forti cozzi, e giù con le miste onde</l>
<l>Van rovinosi a tempestar sul piano;</l>
<l>Sì romorose, procellose, e negre</l>
<l>Inisfela, e Loclin nella battaglia</l>
<l>Corronsi ad incontrar: duce con duce</l>
<l>Cambiava i colpi, uomo con uom; già scudo</l>
<l>Scudo preme, elmetto elmo, acciar percosso</l>
<l>Rimbalza dall'acciaro: a brani, a squarci</l>
<l>Spiccansi usberghi; e sgorga atro, e fumeggia</l>
<l>Il sangue; e per lo ciel volano, cadono</l>
<l>Nembi di dardi, e tronchi d'aste, e schegge;</l>
<l>Quai circoli di luce, onde s'indora</l>
<l>Di tempestosa notte il fosco aspetto.</l></lg>
<lg><l>Non mugghiar d'oceano, e non fracasso</l>
<l>D'ultimo tuono assordator del cielo,</l>
<l>Può uguagliar quel rimbombo. Ancor se presso</l>
<l>Fosservi i cento di Corman cantori,</l>
<l>Per dar al canto le guerresche imprese,</l>
<l>Pur di cento cantor foran le voci</l>
<l>Fiacche per tramandar ai dì futuri</l>
<l>Le morti degli eroi; sì folti e spessi</l>
<l>Cadeano a terra, e de' gagliardi il sangue</l>
<l>Sì largo trascorrea. Figli del canto,</l>
<l>Piangete Sitalin; piangi, Fiona,</l>
<l>Sulle tue piagge il grazioso Ardano.</l>
<l>Come due snelli giovinetti cervi</l>
<l>Là nel deserto, essi cader per mano</l>
<l>Del feroce Svaran; che in mezzo a mille</l>
<l>Mugghiava sì, che il tenebroso spirto</l>
<l>Parea della tempesta, assiso in mezzo</l>
<l>Dei nembi di Gormal, che della morte</l>
<l>Del naufrago nocchier s'allegra e pasce.</l></lg>
<lg><l>Né già sul fianco ti dormì la destra,</l>
<l>Sir della nebulosa isola: molte</l>
<l>Del braccio tuo furon le morti, e il brando</l>
<l>Era un foco del ciel quando colpisce</l>
<l>I figli della valle; incenerite</l>
<l>Cadon le genti, e tutto il monte è fiamma.</l>
<l>Sbuffan sangue i destrier; nel sangue guazza</l>
<l>L'unghia di Duronal, Sifadda infrange</l>
<l>Pesta corpi d'eroi: sta raso il campo</l>
<l>Addietro lor, quai rovesciati boschi</l>
<l>Nel deserto di Cromla, allor che 'l turbo</l>
<l>Sulla piaggia passò carco de' tetri</l>
<l>Spirti notturni le rugghianti penne.</l>
<l>Vergine d'Inistorre allenta il freno</l>
<l>Alle lagrime tue, delle tue strida</l>
<l>Empi le balze, il biondo capo inchina</l>
<l>Sopra l'onde cerulee, o tu più bella</l>
<l>Dello spirto dei colli in su 'l meriggio,</l>
<l>Che nel silenzio dei morveni boschi</l>
<l>Sopra d'un raggio tremulo di luce</l>
<l>Move soavemente. Egli cadeo:</l>
<l>È basso il tuo garzon; pallido ei giace</l>
<l>Di Cucullin sotto la spada; e 'l core</l>
<l>Fervido di valor, più nelle pugne</l>
<l>Non fia che spinga il giovinetto altero</l>
<l>De' regi il sangue ad emular. Trenarre,</l>
<l>L'amabile Trenar, donzella, è morto.</l>
<l>Empion la casa d'ululati i fidi</l>
<l>Grigi suoi cani, e del signor diletto</l>
<l>Veggon l'ombra passar. Nelle sue sale</l>
<l>Pende l'arco non teso, e non s'ascolta</l>
<l>Sul colle de' suoi cervi il corno usato.</l></lg>
<lg><l>Come a scoglio mille onde, incontro Erina</l>
<l>Tal di Svaran va l'oste; e come scoglio</l>
<l>Mille onde incontra, di Svaran la possa</l>
<l>Così Erina incontrò. Schiude la morte</l>
<l>Tutte le fauci sue, tutte l'orrende</l>
<l>Sue voci innalza, e le frammischia al suono</l>
<l>Dei rotti scudi: ogni guerriero è torre</l>
<l>D'oscuritade, ed ogni spada è lampo.</l>
<l>Monti echeggiano e piagge, al par di cento</l>
<l>Ben pesanti martelli alternamente</l>
<l>Alzantisi, abbassantisi sul rosso</l>
<l>Figlio della fornace. E chi son questi,</l>
<l>Questi chi son, che tenebrosi, orrendi</l>
<l>Vanno con tal furor? veggo due nembi,</l>
<l>Due folgori vegg'io: turbati intorno</l>
<l>Sono i colli minori, e trema il musco</l>
<l>Sull'erte cime delle rupi annose.</l>
<l>E chi son questi mai, fuorché il possente</l>
<l>Figlio dell'oceano, e il nato al carro</l>
<l>D'Erina correttor. Tengon lor dietro</l>
<l>Spessi sul piano ed anelanti sguardi</l>
<l>Dei fidi amici, alla terribil vista</l>
<l>Turbati, incerti: ma già già la notte</l>
<l>Scende, e tra nubi i due campioni involve;</l>
<l>E all'orribil conflitto omai dà posa.</l></lg>
<lg><l>Di Cromla intanto sull'irsuto fianco</l>
<l>Pose Dorglante i cavrioli e i cervi,</l>
<l>Felici doni della caccia innanzi</l>
<l>Che lasciassero il colle i forti eroi.</l>
<l>Cento guerrieri a raccor scope in fretta</l>
<l>Dansi, trecento a scer le lisce pietre;</l>
<l>Dieci accendon la fiamma, e fuma intorno</l>
<l>L'apprestato convito. Allor d'Erina</l>
<l>Il generoso duce il suo leggiadro</l>
<l>Spirito ripigliò: sulla raggiante</l>
<l>Lancia chinossi, e a Carilo si volse,</l>
<l>Canuta prole di Chinfena, e dolce</l>
<l>Figlio de' canti: E per me solo adunque</l>
<l>S'imbandirà questo convito, e intanto</l>
<l>Starà il re di Loclin sulla ventosa</l>
<l>Spiaggia d'Ullina abbrividato, e lungi</l>
<l>Dai cervi de' suoi colli, e dalle sale</l>
<l>De' suoi conviti? Or via, Carilo sorgi,</l>
<l>Porta a Svaran le mie parole: digli</l>
<l>Che la mia festa io spargo: ei venga in queste</l>
<l>Ore notturne ad ascoltare il suono</l>
<l>De' miei boschetti, or che gelati, acuti</l>
<l>Pungono i venti le marine spume.</l>
<l>Venga, e la dolce arpa tremante, e i canti</l>
<l>Ascolti degli eroi. Carilo andonne</l>
<l>Con la voce più dolce, e così disse</l>
<l>Al re dei bruni scudi: Esci dall'irte</l>
<l>Pelli della tua caccia, esci, Svarano,</l>
<l>Signor dei boschi: Cucullin diffonde</l>
<l>La gioia delle conche, e a sé t'invita.</l>
<l>Vieni, o Svaran. Quei non parlò, muggio,</l>
<l>Simile al cupo brontolio di Cromla</l>
<l>Di tempeste forier: Quand'anche, Erina,</l>
<l>Le giovinette tue mi stendan tutte</l>
<l>Le loro braccia di neve, e faccian mostra</l>
<l>Dei palpitanti petti, e dolcemente</l>
<l>Girino a me gl'innamorati sguardi;</l>
<l>Fermo quai mille di Loclin montagne</l>
<l>Qui Svaran rimarrà, finché 'l mattino</l>
<l>Venga co' raggi suoi dal mio oriente</l>
<l>A rischiarar di Cucullin la morte.</l>
<l>Grato mi freme nell'orecchio il vento</l>
<l>Che percuote i miei mari: ei nelle sarte</l>
<l>Parlami, e nelle vele, e mi rimembra</l>
<l>I verdi boschi di Gormal, che spesso</l>
<l>A' miei venti echeggiar, quando rosseggia</l>
<l>La lancia mia dietro le belve in caccia.</l>
<l>A Cucullin tu riedi: a ceder pensi</l>
<l>L'antico trono di Cormano imbelle;</l>
<l>O i torrenti d'Erina al nuovo giorno</l>
<l>Alle sue rupi mostreran la spuma</l>
<l>Rossa del sangue del domato orgoglio.</l></lg>
<lg><l>Carilo ritornò: ben, disse, è trista</l>
<l>La voce di Svaran. Ma sol per lui,</l>
<l>Ripigliò Cucullin: tu la tua sciogli,</l>
<l>Carilo intanto, e degli antichi tempi</l>
<l>Rammenta i fatti; fra le storie e i canti</l>
<l>Scorra la notte: entro il mio core infondi</l>
<l>La dolcezza del duol; che molti eroi,</l>
<l>E molte vaghe vergini d'amore</l>
<l>Già fioriro in Erina, e dolci all'alma</l>
<l>Scendon le note del dolor, che s'ode</l>
<l>Ossian cantar là d'Albion su i monti</l>
<l>Quando cessò la romorosa caccia,</l>
<l>E s'arresta ad udir l'onda del Cona.</l></lg>
<lg><l>Venne in Erina nei passati giorni,</l>
<l>Ei cominciò, dell'ocean la stirpe.</l>
<l>Ben mille navi barcollar sull'onde</l>
<l>Ver l'amabile Ullina. Allor s'alzaro</l>
<l>I figli d'Inisfela, e fersi incontro</l>
<l>Alla schiatta dei scudi. Ivi Cairba</l>
<l>Cima dei duci, ed ivi era pur Gruda,</l>
<l>Maestoso garzon: già lunga rissa</l>
<l>Ebber tra lor pel variato toro,</l>
<l>Che nella valle di Golbun muggia.</l>
<l>Ciascun volealo, e fu spesso la morte</l>
<l>Già per calar sulle taglienti spade.</l>
<l>Pur nel gran giorno l'un dell'altro a lato</l>
<l>Pugnar que' prodi; gli stranier fuggiro.</l>
<l>Qual nome sopra il colle era sì bello</l>
<l>Quanto Gruda, e Cairba? Ah perché mai</l>
<l>Tornò 'l toro a muggir? quelli mirarlo</l>
<l>Trescar bizzarro, e saltellar sul prato,</l>
<l>Candido come neve, e si raccese</l>
<l>L'ira dei duci: in sull'erbose sponde</l>
<l>Del Luba essi pugnaro, e 'l maestoso</l>
<l>Gruda cadeo. Venne Cairba oscuro</l>
<l>Alla valle di Tura. Ivi Bresilla,</l>
<l>Delle sorelle sua la più leggiadra,</l>
<l>Sedea soletta, e già pascendo il core</l>
<l>Coi canti della doglia. Eran suo canto</l>
<l>Le prodezza di Gruda, il giovinetto</l>
<l>De' suoi pensier segreti; ella il piangea</l>
<l>Come già spento nel campo del sangue.</l>
<l>Pur sosteneala ancor picciola speme</l>
<l>Del suo ritorno. Un cotal poco uscia</l>
<l>Fuor delle vesti il bianco sen, qual luna</l>
<l>Che da nubi trapela: avea la voce</l>
<l>Dolce più ch'arpa flebile gemente:</l>
<l>Fissa in Gruda avea l'alma, era di Gruda</l>
<l>Il suo segreto sospiretto, e il lento</l>
<l>Furtivo sogguardar delle pupille.</l>
<l>Gruda quando verrai? guerriero amato</l>
<l>Quando ritorni a me? Venne Cairba,</l>
<l>E sì le disse: Or qua, Bresilla, prendi</l>
<l>Questo sanguigno scudo, entro la sala</l>
<l>L'appendi per trofeo: la spoglia è questa</l>
<l>Del mio nemico. Alto tremor le scosse</l>
<l>Il suo tenero cor, vola repente</l>
<l>Pallida, furibonda; il suo bel Gruda</l>
<l>Trovò nel sangue, e gli spirò sul petto.</l>
<l>Or qui riposa la lor polve, e questi</l>
<l>Due mesti tassi solitari usciro</l>
<l>Di questa tomba, e s'affrettar l'un l'altro</l>
<l>Ad abbracciarsi con le verdi cime.</l>
<l>Tu sul prato, o Bresilla, e tu sul colle</l>
<l>Bello eri, o Gruda; il buon cantor con doglia</l>
<l>Rimembrerà i tuoi casi, e co' suoi versi</l>
<l>Consegnerà questi amorosi nomi</l>
<l>Alla memoria di remote etadi.</l></lg>
<lg><l>Dolce è la voce tua, Carilo, e dolce</l>
<l>Storia narrasti: ella somiglia a fresca</l>
<l>Di primavera placidetta pioggia,</l>
<l>Quando sorride il sole, e volan levi</l>
<l>Nuvole sottilissime lucenti.</l>
<l>Deh tocca l'arpa, e fammi udir le lodi</l>
<l>Dell'amor mio, del solitario raggio</l>
<l>Dell'oscura Dunscaglia; ah tocca l'arpa,</l>
<l>Canta Bragela: io la lasciai soletta</l>
<l>Nell'isola nebbiosa. Il tuo bel capo</l>
<l>Stendi tu, cara, dal nativo scoglio,</l>
<l>Per discuoprir di Cucullin la nave?</l>
<l>Ah che lungi da te rattienmi, o cara,</l>
<l>L'invido mar: quante fiate, e quante</l>
<l>Per le mie vele prenderai la spuma</l>
<l>Del mar canuto, e ti dorrai delusa!</l>
<l>Ritirati, amor mio; notte s'avanza,</l>
<l>E 'l freddo vento nel tuo crin sospira.</l>
<l>Va' nella sale de' conviti miei</l>
<l>A ricovrarti, e alle passate gioie</l>
<l>Volgi il pensier; che a me tornar non lice,</l>
<l>Se pria non cessa il turbine di guerra.</l>
<l>Ma tu fido Conal, parlami d'arme,</l>
<l>Parla di pugne, e fa' m'esca di mente,</l>
<l>Che troppo è dolce, la vezzosa figlia</l>
<l>Del buon Sorglan, l'amabile Bragela</l>
<l>Dal bianco sen, dalle corvine chiome.</l></lg>
<lg><l>Figlio di Semo, ripigliò Conallo</l>
<l>A parlar lento, attentamente osserva</l>
<l>Del mar la stirpe; i tuoi guerrier notturni</l>
<l>Manda all'intorno, e di Svaran la possa</l>
<l>Statti vegliando. Il pur dirò di nuovo,</l>
<l>Per la pace son io, finché sia giunta</l>
<l>La schiatta del deserto, e che qual sole</l>
<l>L'alto Fingallo i nostri campi irraggi.</l>
<l>Cucullin s'acchetò, colpì lo scudo</l>
<l>Di scolte ammonitor; mossersi tosto</l>
<l>I guerrier della notte, e su la piaggia</l>
<l>Giacquero gli altri al zufolar del vento.</l>
<l>L'ombre de' morti intanto ivan nuotando</l>
<l>Sopra ammontate tenebrose nubi;</l>
<l>E per lo cupo silenzio del Lena</l>
<l>S'udiano ad or ad or gemer da lungi</l>
<l>Le fioche voci e querule di morte.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO II</head>
<lg><l>Posan gli eroi, tace la piaggia. Al suono</l>
<l>D'alpestre rio, sotto l'antica pianta</l>
<l>Giace Conallo: una muscosa pietra</l>
<l>Sostiengli il capo. Della notte udia</l>
<l>Stridula acuta cigolar la voce</l>
<l>Per la piaggia del Lena; ei dai guerrieri</l>
<l>Giace lontan, che non temea nemici</l>
<l>Il figlio della spada. Emtro la calma</l>
<l>Del suo riposo, egli spiccar dal monte</l>
<l>Vide di foco un rosseggiante rivo.</l>
<l>Per quell'ardente luminosa riga</l>
<l>A lui scese Crugallo, uno dei duci</l>
<l>Poc'anzi estinti, che cadeo per mano</l>
<l>Del fier Svaran: par di cadente luna</l>
<l>Raggio il suo volto; nugoli del colle</l>
<l>Forman le vesti: sembrano i suoi sguardi</l>
<l>Scintille estreme di languenti faci:</l>
<l>Aperta, oscura, nel mezzo del petto</l>
<l>Sospira una ferita. O Crugal, disse</l>
<l>Il possente Conal, figlio di Dedga</l>
<l>Chiaro sul colle, o frangitor di scudi,</l>
<l>Perché pallido e mesto? io non ti vidi</l>
<l>Mai nelle pugne impallidir di tema.</l>
<l>E che t'attrista? Lagrimoso, e fosco</l>
<l>Quegli si stette: sull'eroe distese</l>
<l>La sua pallida man, languidamente</l>
<l>Alzò la voce in suon debole e roco,</l>
<l>Come l'auretta del cannoso Lego.</l>
<l>Conal, tu vedi l'ombra mia che gira</l>
<l>Sul natio colle, ma il cadaver freddo</l>
<l>Giace d'Ullina sull'ignude arene.</l>
<l>Più non mi parlerai, né le mie orme</l>
<l>Vedrai sul prato: qual nembo di Cromla</l>
<l>Son vuoto e lieve, e per l'aere galleggio</l>
<l>Come nebbia sottile. Odimi, o duce:</l>
<l>Veggio l'oscuro nugolo di morte</l>
<l>Che sul Lena si sta: cadranno i figli</l>
<l>D'Inisfela, cadran: da questo campo</l>
<l>Ritirati, o Conallo; è campo d'ombre.</l></lg>
<lg><l>Disse, e sparì come offuscata luna</l>
<l>Nel fischiante suo nembo. Ah no, t'arresta,</l>
<l>T'arresta, o fosco rosseggiante amico,</l>
<l>Disse Conal; vientene a me, ti spoglia</l>
<l>Di quel raggio celeste, o del ventoso</l>
<l>Cromla guerriero. In qual petrosa grotta</l>
<l>Ricovri tu? qual verdeggiante colle</l>
<l>Datti albergo e riposo? e non udremti</l>
<l>Dunque nella tempesta, o nel rimbombo</l>
<l>Dell'alpestre torrente, allor che i fiacchi</l>
<l>Figli del vento a cavalcar sen vanno</l>
<l>Per l'aeree campagne? Ei, così detto,</l>
<l>Rizzasi armato; a Cucullin s'accosta,</l>
<l>Picchia lo scudo: risvegliossi il figlio</l>
<l>Della battaglia. E qual cagion ti guida?</l>
<l>Disse del carro il reggitor sublime;</l>
<l>Perché nel buio della notte armato</l>
<l>Vieni o Conal? potea la lancia mia</l>
<l>Volgersi incontro a quel rumore, ond'io</l>
<l>Piangessi poi del mio fedel la morte.</l>
<l>Conal che vuoi? figlio di Colgar parla;</l>
<l>Lucido è 'l tuo consiglio a par del sole.</l>
<l>Duce, ei rispose, a me pur ora apparve</l>
<l>L'ombra di Crugal: trasparian le stelle</l>
<l>Fosche per la sua forma; avea la voce</l>
<l>Di lontano ruscello: egli sen venne</l>
<l>Messaggero di morte; ei favellommi</l>
<l>Dell'oscura magion. Duce d'Erina</l>
<l>Sollecita la pace, o a sgombrar pensa</l>
<l>Dalla piaggia del Lena. Ancor che fosche</l>
<l>Per la sua forma trasparian le stelle,</l>
<l>Soggiunse Cucullin, teco o Conallo</l>
<l>L'ombra parlò? questo fu 'l vento amico,</l>
<l>Che nelle grotte mormorò del Lena.</l>
<l>O se pur fu Crugal, che nol forzasti</l>
<l>Di comparirmi innanzi? e non gli hai chiesto</l>
<l>Dove sia l'antro suo, dove l'albergo</l>
<l>Dell'ospite dei venti? allor potrebbe</l>
<l>Forse il mio brando rintracciar cotesta</l>
<l>Presaga voce, e trar da quella a forza</l>
<l>Il suo saper: ma 'l suo saper, Conallo,</l>
<l>credimi, è poco. Or come? egli poc'anzi</l>
<l>Fu pur tra noi; più su che i nostri colli</l>
<l>Ei non varcò: chi della nostra morte</l>
<l>Potriagli adunque rivelar l'arcano?</l></lg>
<lg><l>L'ombre su i venti e sulle nubi in frotta</l>
<l>Vengono e vanno a lor piacer, soggiunse</l>
<l>Il senno di Conal; nelle spelonche</l>
<l>Fanno alterni colloqui, e degli eventi</l>
<l>Parlano de' mortali. - E de' mortali</l>
<l>Parlino a senno lor, parlin di tutti;</l>
<l>Di me non già, che 'l ragionarne è vano.</l>
<l>Scordinsi Cucullin, perch'io son fermo</l>
<l>Di non fuggir: se fisso è pur ch'io caggia,</l>
<l>Trofeo di gloria alle future etadi</l>
<l>Sorgerà la mia tomba; il cacciatore</l>
<l>Verserà qualche lagrima pietosa</l>
<l>Sopra il mio sasso, e alla fedel Bragela</l>
<l>Sarò memoria ognor dolce, ed acerba.</l>
<l>Non temo di morir, di fuggir temo,</l>
<l>E di smentirmi: che più volte in guerra</l>
<l>Scorsemi vincitor l'alto Fingallo.</l>
<l>O tenebroso fantasma del colle,</l>
<l>Su via mostrati a me, vien'sul tuo nembo,</l>
<l>Vien'sul tuo raggio; in la tua man rinchiusa</l>
<l>Mostrami la mia morte, aerea forma,</l>
<l>Non fuggirò. Va', va', Conal, colpisci</l>
<l>Lo scudo di Cabar che giace appeso</l>
<l>Là tra quell'aste; i miei guerrier dal sonno</l>
<l>Sveglinsi tutti, e alla vicina pugna</l>
<l>S'accingan tosto. Ancor che a giunger tardi</l>
<l>L'eroe di Selma, e la robusta schiatta</l>
<l>De' tempestosi colli, andiamne, amico,</l>
<l>Pugnisi, e sia con noi vittoria, o morte.</l></lg>
<lg><l>Si diffonde il rumor; sorgono i duci.</l>
<l>Stan su la piaggia armati al par d'antiche</l>
<l>Quercie crollanti i noderosi rami,</l>
<l>Se gelata onda le percuote, e al vento</l>
<l>S'odon forte stormir l'aride fronde.</l></lg>
<lg><l>Già la nebbiosa dirupata fronte</l>
<l>Di Cromla appar, già 'l mattutino raggio</l>
<l>Tremola su la liquida marina</l>
<l>Né fosca più, né ben lucente ancora.</l>
<l>Va roteando lentamente intorno</l>
<l>La grigia nebbia, e d'Inisfela i figli</l>
<l>Nasconde agli occhi di Svaran. Sorgete,</l>
<l>Disse il signor dei tenebrosi scudi,</l>
<l>Sorgete, o voi che di Loclin dall'onde</l>
<l>Meco veniste: già dall'armi nostre</l>
<l>Fuggir d'Erina i duci. Or che si tarda?</l>
<l>S'inseguano, s'incalzino. Tu Morla</l>
<l>Tosto alla reggia di Corman t'avvia:</l>
<l>Comanda a lui, che di Svaran la possa</l>
<l>Prostrato inchini, anzi che 'l popol tutto</l>
<l>Nella morte precipiti, ed Ullina</l>
<l>Altro non resti che deserto e tomba.</l></lg>
<lg><l>S'adunano color, simili a stormo</l>
<l>D'augei marini, quando il flutto irato</l>
<l>Li rispinge dal lido, e fremon come</l>
<l>Nella valle di Cona accolti rivi,</l>
<l>Qualor dopo notturna atra bufera</l>
<l>Alla sbiadata mattutina luce</l>
<l>Volvon riflussi vorticosi oscuri.</l>
<l>Sfilan, quai succedentisi sul monte</l>
<l>Nugoloni d'autunno, orride in vista</l>
<l>Le avverse schiere. Maestoso e grande</l>
<l>A par del cervo de' morvenii boschi</l>
<l>Svaran s'avanza, e fuor dell'ampio scudo</l>
<l>Esce il fulgor della notturna fiamma,</l>
<l>Che per la muta oscurità del mondo</l>
<l>Fassi guida e sentiero all'erranti ombre:</l>
<l>Guatale il peregrin pallido, e teme.</l></lg>
<lg><l>Ma un nembo alfin sorto dal mar la densa</l>
<l>Nebbia squarciò: tutti apparir repente</l>
<l>D'Inisfela i guerrier schierati, e stretti,</l>
<l>Qual catena infrangibile di scogli</l>
<l>Lungo la spiaggia. Oh, disse allor l'altero</l>
<l>Dei boschi regnator, vattene o Morla,</l>
<l>Offri pace a costoro, offri quei patti</l>
<l>Che diamo ai re, quando alla nostra possa</l>
<l>Piegan le vinte nazioni, e spenti</l>
<l>Sono i guerrieri, e le donzelle in lutto.</l>
<l>Disse. Con lunghi risonanti passi</l>
<l>Morla avviossi, e baldanzoso in atto</l>
<l>Venne dinanzi al condottier d'Erina,</l>
<l>Che stava armato: gli fean cerchio intorno</l>
<l>Gli eroi minori. O Cucullin, accetta,</l>
<l>Diss'ei, la pace di Svaran, la pace</l>
<l>Ch'egli offre ai re, quando alla sua possanza</l>
<l>Piegan le nazioni; a lui tu cedi</l>
<l>La verdeggiante Ullina, e in un con essa</l>
<l>La tua sposa, e il tuo can; la dal ricolmo</l>
<l>E palpitante sen bella tua sposa,</l>
<l>Ed il tuo can raggiungitor del vento.</l>
<l>Questi a lui cedi in testimonio eterno</l>
<l>Della fiacchezza del tuo braccio, e in esso</l>
<l>Scorgi il tuo re. - Porta a quel cor d'orgoglio,</l>
<l>Porta a Svaran, che Cucullin non cede.</l>
<l>Egli m'offre la pace: io offro a lui</l>
<l>Le strade dell'oceano, oppur la tomba.</l>
<l>Non fia giammai ch'uno stranier possegga</l>
<l>Quel raggio di Dunscaglia; e mai cervetta</l>
<l>Non fuggirà per le loclinie selve</l>
<l>Dal piè ratto di Lua. Vano e superbo</l>
<l>Del carro guidator, Morla riprese,</l>
<l>Vuoi tu dunque pugnar? pugnar vuoi dunque</l>
<l>Contro quel re, di cui le navi figlie</l>
<l>Di molti boschi trar potrian divelta</l>
<l>Tutta l'isola tua seco per l'onde?</l>
<l>Sì quest'Ullina è meschinetta, e poca</l>
<l>Contro il signor del mar. Morla, ei soggiunse,</l>
<l>Cedo a molti in parole, a nullo in fatti.</l>
<l>Rispetterà la verdeggiante Erina</l>
<l>Lo scettro di Corman, finché respiri</l>
<l>Conallo, e Cucullin. Conallo, o primo</l>
<l>Tra'duci, or che dirai? pur or di Morla</l>
<l>Le voci udisti; o generoso e prode,</l>
<l>Saran pur anco i tuoi pensier di pace?</l>
<l>O spirto di Crugallo, e tu di morte</l>
<l>M'osasti minacciar? schiudimi il varco</l>
<l>Dell'angusta tua casa: ella fra' raggi</l>
<l>M'accoglierà della mia gloria involto.</l>
<l>Su su, figli d'Erina, alzate l'asta,</l>
<l>Piegate l'arco, disperatamente</l>
<l>Sul nemico avventatevi, ond'ei creda</l>
<l>Che a lui dall'alto si rovescin sopra</l>
<l>Tutti i notturni tempestosi spirti.</l></lg>
<lg><l>Or sì mugghiante, orribile, profondo</l>
<l>Volvesi il buio della zuffa: nebbia</l>
<l>Così piomba sul campo allor che i nembi</l>
<l>Invadono il solar tacito raggio.</l>
<l>Precede il duce; irata ombra il diresti,</l>
<l>Che dietro ha negra nube, ed infocate</l>
<l>Meteore intorno, e nella destra i venti.</l>
<l>Carilo era in disparte: ei fa che s'alzi</l>
<l>Il suon del corno bellicoso; e intanto</l>
<l>Scoglie la grata voce, ed il suo spirto</l>
<l>Sgorga nel cor de' bellicosi eroi.</l></lg>
<lg><l>Dove dove è Crugal? disse la dolce</l>
<l>Bocca del canto: ei basso giace, è muta</l>
<l>La sala delle conche; oblio lo copre.</l>
<l>Mesta è la sposa sua, che peregrina</l>
<l>Entro le stanze del suo lutto alberga.</l>
<l>Ma quel raggio vegg'io, che tra le schiere</l>
<l>Dei nemici si scaglia? ella è Degrena,</l>
<l>La sposa di Crugallo: addietro ai venti</l>
<l>Lascia la chioma; ha rosseggiante sguardo,</l>
<l>Strillante voce. Ahi lassa! azzurro e vuoto</l>
<l>È ora il tuo Crugal: sta la sua forma</l>
<l>Nella cava del colle: egli al tuo orecchio</l>
<l>Fessi pian pian nel tuo riposo, alzando</l>
<l>Voce pari al ronzio d'ape montana.</l>
<l>Ve' ve' cade Degrena, e sembra nube</l>
<l>Che striscia in sul mattino: è nel suo fianco</l>
<l>La spada di Loclin. Cairba, è spenta,</l>
<l>Cadde Degrena tua; Degrena, il dolce</l>
<l>Risorgente pensier de' tuoi verd'anni.</l></lg>
<lg><l>Udì Cairba il mesto suono, e vide</l>
<l>La morte della figlia; in mezzo a mille,</l>
<l>Qual balena che 'l mar frange col pondo,</l>
<l>Slanciasi, e mugghia: la sua lancia incontra</l>
<l>Il cor d'un figlio di Loclin: s'ingrossa</l>
<l>La sanguinosa mischia. In bosco annoso</l>
<l>Ben cento venti, o tra ramosi abeti</l>
<l>Di cento colli violenta fiamma,</l>
<l>Poriano appena pareggiar la strage,</l>
<l>La rovina, il fragor dell'affollate</l>
<l>Schiere cadenti. Cucullin recide</l>
<l>Come cardi gli eroi; Svaran devasta,</l>
<l>Diserta Erina: di sua man Curano</l>
<l>Cadde, e Cairba dal curvato scudo.</l>
<l>Giace Morglano in ferreo sonno, e Calto</l>
<l>Guizza morendo: del suo sangue ha tinto</l>
<l>Il bianco petto; è strascinata e sparsa</l>
<l>La gialla chioma per la molle arena</l>
<l>Del suo terren natio. Spesso ov'ei cadde</l>
<l>Già conviti imbandì, spesso dell'arpa</l>
<l>La voce sollevò; festosi intorno</l>
<l>Saltellavangli i veltri, e i giovinetti</l>
<l>Stavansi ad assettar faretre ed archi.</l></lg>
<lg><l>Già Svaran cresce, e già soverchia, come</l>
<l>Torrente che trabocca, e i minor poggi</l>
<l>Schianta e travolve, e i maggior pesta e sfianca.</l>
<l>Ma s'attraversa Cucullin, qual monte</l>
<l>Di nembi arrestator: cozzano i venti</l>
<l>Sulla fronte di pini, e i massi informi</l>
<l>La ripercossa grandine flagella:</l>
<l>Quello in sua possa radicato e fermo</l>
<l>Stassi, ed adombra la soggetta valle.</l>
<l>Tal Cucullino ombra faceasi, e schermo</l>
<l>Ai figli d'Inisfela: a lui d'intorno</l>
<l>Di palpitanti eroi zampilla il sangue,</l>
<l>Come fonte da rupe: invan, ch'Erina</l>
<l>Cade pur d'ogni parte, e si dilegua</l>
<l>Siccome neve a caldo sol. Compagni,</l>
<l>Gruma gridò, Loclin conquista, e vince:</l>
<l>Che più dunque pugnar, palustri canne</l>
<l>Contro il vento del cielo? al colle, al colle</l>
<l>Fuggiam compagni: ed ei fuggissi il primo</l>
<l>Come cervo inseguito, e la sua lancia,</l>
<l>Simile a raggio tremulo di luce,</l>
<l>Dietro traea. Pochi fuggir con Gruma,</l>
<l>Duce di picciol cor: gli altri pugnando</l>
<l>Caddero, e 'l Lena ricoprir coi corpi.</l></lg>
<lg><l>Vede dall'alto del gemmato carro</l>
<l>La sconfitta de' suoi, vedela, e freme</l>
<l>D'Erina il condottier: trafisse il petto</l>
<l>A un fier nemico, indi a Conal si volse.</l>
<l>O Conallo, esclamò, tu m'addestrasti</l>
<l>Questo braccio di morte: or che farassi?</l>
<l>Ancor ch'Erina sia fugata o spenta,</l>
<l>Non pugnerem perciò? Sì sì: tu vanne,</l>
<l>Carilo, e i sparsi fuggitivi avanzi</l>
<l>Di nostre schiere là raccogli, e guida</l>
<l>Dietro quell'erto cespuglioso colle.</l>
<l>Noi stiam fermi quai scogli, e sostenendo</l>
<l>L'impeto di Loclin, de' fidi amici</l>
<l>La fuga assicuriam. Balza Conallo</l>
<l>Sopra il carro di luce: i due campioni</l>
<l>Stendono i larghi tenebrosi scudi,</l>
<l>Come la figlia dei stellati cieli</l>
<l>Lenta talor move per l'aere, e intorno</l>
<l>Di fosco cerchio s'incorona e tinge.</l>
<l>Palpitante, anelante e spuma e sangue</l>
<l>Spruzza Sifadda, e Duronallo a cerchio</l>
<l>Volvesi alteramente, e calca e strazia</l>
<l>Nemici corpi: quei serrati e folti</l>
<l>Tempestano gli eroi, quai sconvolte onde</l>
<l>Sconcia balena d'espugnar fan prova.</l></lg>
<lg><l>Di Cromla intanto sul ciglion petroso</l>
<l>Si ritrassero alfine i pochi e mesti</l>
<l>Figli d'Erina, somiglianti a un bosco,</l>
<l>Cui strisciando lambì rapida fiamma,</l>
<l>Spinta dai venti in tempestosa notte.</l>
<l>Dietro una quercia Cucullin si pose</l>
<l>Taciturno, pensoso: il torbid'occhio</l>
<l>Gira agli astanti amici. Ecco venirne</l>
<l>Moran del mare esplorator. Le navi,</l>
<l>Le navi, egli gridò; Fingal, Fingallo,</l>
<l>Il Sol dei duci, il domator d'eroi,</l>
<l>Ei viene, ei vien: spumano i flutti innanzi</l>
<l>Le nere prue; le sue velate antenne</l>
<l>Sembran boschi tra nubi. O venti, o voi</l>
<l>Venti, soggiunse Cucullin, che uscite</l>
<l>Dall'isoletta dell'amabil nebbia,</l>
<l>Spirate tutte favorevoli aure,</l>
<l>Secondate il guerrier: vientene amico</l>
<l>Alla morte di mille, amico ah vieni.</l>
<l>Nubi dall'oriente a questo spirto</l>
<l>Son le tue vele, e l'aspettate navi</l>
<l>Luce del cielo, e tu mi sei tu stesso</l>
<l>Come colonna d'improvviso foco</l>
<l>Rischiaratrice della notte oscura.</l>
<l>O mio Conal, quanto graditi e cari</l>
<l>Ci son gli amici! Ma s'abbuia intanto</l>
<l>La notte: ov'è Fingal? noi le fosch'ore</l>
<l>Stiam qui passando, e sospiriam la luna.</l></lg>
<lg><l>Già sbuffa il vento; dalle fesse rupi</l>
<l>Già sboccano i torrenti: al capo irsuto</l>
<l>Di Cromla intorno s'adunò la pioggia,</l>
<l>E rosse tremolavano le stelle</l>
<l>Per le spezzate nubi. Appresso un rivo,</l>
<l>Di cui la pianta al gorgoglio risponde,</l>
<l>Mesto s'assise il condottier d'Erina.</l>
<l>Carilo il buon cantor stavagli accanto,</l>
<l>E 'l pro' Conallo. Ah, sospirando disse</l>
<l>Di Semo il figlio, ah che infelice e fiacca</l>
<l>È la mia man, dacché l'amico uccise!</l>
<l>O Ferda, o caro Ferda, io pur t'amava</l>
<l>Quanto me stesso. Cucullin, deh dinne,</l>
<l>L'interruppe Conal, come cadeo</l>
<l>Quell'illustre guerrier? ben mi sovvengo</l>
<l>Del figlio di Damman. Grande era e bello</l>
<l>Come l'arco del ciel. - Ferda signore</l>
<l>Di cento colli, d'Albion sen venne.</l>
<l>Nella sala di Muri ei da' prim'anni</l>
<l>L'arte del brando apprese, e d'amistade</l>
<l>Strinsesi a Cucullin: fidi alla caccia</l>
<l>N'andammo insieme; era comune il letto,</l>
<l>Era a Cairba già signor d'Ullina</l>
<l>Deugala sposa: avea costei nel volto</l>
<l>La luce di beltà, ma in mezzo al core</l>
<l>La magion dell'orgoglio. Ella invaghissi</l>
<l>Di quel raggio solar di gioventude,</l>
<l>Del figlio di Damman. Cairba, un giorno</l>
<l>Disse la bella, orsù dividi il gregge;</l>
<l>Dammi la mia metà: restar non voglio</l>
<l>Nelle tue stanze: il gregge tuo dividi,</l>
<l>Fosco Cairba. Cucullin, rispose,</l>
<l>Lo divida per me: trono è 'l suo petto</l>
<l>Di giustizia: tu parti. Andai: la greggia</l>
<l>Divisi. Un toro rimaneva, un toro</l>
<l>Bianco di neve; al buon Cairba il diedi.</l>
<l>Deugala n'avvampò; venne all'amante:</l>
<l>Ferda, diss'ella, Cucullin m'offende;</l>
<l>Fammi udir di sua morte, o sul mio corpo</l>
<l>Scorrerà il Luba; la mia pallid'ombra</l>
<l>Staratti intorno, e del mio orgoglio offeso</l>
<l>Piangerà la ferita: o spargi il sangue</l>
<l>Di Cucullino, o mi trapassa il petto.</l>
<l>Oimè, disse il garzon, Deugala, e come?</l>
<l>Io svenar Cucullino? egli è l'amico</l>
<l>De' miei pensier segreti, e contro ad esso</l>
<l>Solleverò la spada? Ella tre giorni</l>
<l>Pianse; nel quarto dì cesse al suo pianto</l>
<l>L'infelice garzon. Deugala, ei disse,</l>
<l>Tu 'l vuoi, combatterò: ma potess'io</l>
<l>Cader sotto il suo brando! Io dovrei dunque</l>
<l>Errar sul colle, e rimirar la tomba</l>
<l>Di Cucullin? Noi presso a Muri insieme</l>
<l>Pugnammo: s'impacciavano l'un l'altro</l>
<l>Ad arte i brandi nostri, il fatal colpo</l>
<l>Sfuggendo, sdrucciolavano sugli elmi,</l>
<l>Strisciavano su i scudi. Eragli accanto</l>
<l>Deugala sua: con un sorriso amaro</l>
<l>Diedesi a rampognarlo: O giovinetto,</l>
<l>Debole è 'l braccio tuo, non è pel brando</l>
<l>Questa tenera età; garzone imbelle</l>
<l>Cedi al figlio di Semo; egli pareggia</l>
<l>Lo scoglio di Malmor. Corsegli all'occhio</l>
<l>Lagrima di vergogna; a me si volse,</l>
<l>E parlò balbettando: alza il tuo scudo,</l>
<l>Alzalo, Cucullino, e ti difendi</l>
<l>Dal braccio dell'amico: ho grave e negra</l>
<l>L'anima di dolor, che uccider deggio</l>
<l>Il maggior degli amici e degli eroi.</l></lg>
<lg><l>Trassi a quei detti alto sospir, qual vento</l>
<l>Da fessa rupe: sollevai del brando</l>
<l>L'acuto filo: ahi lasso! egli cadeo.</l>
<l>Cadde il Sol della pugna, il caro, il primo</l>
<l>Tra' fidi amici: sciagurata, imbelle</l>
<l>È la mia man, dacché l'amico uccisi.</l></lg>
<lg><l>Figlio del carro, dolorosa istoria,</l>
<l>Carilo ripigliò, narrasti: or questa</l>
<l>Mi rimanda alla mente un fatto antico,</l>
<l>Che può darti conforto. Io spesso intesi</l>
<l>Membrar Comallo che l'amata uccise;</l>
<l>Pur sempre accompagnò vittoria e fama</l>
<l>La sua spada, e i suoi passi. Era Comallo</l>
<l>Un figlio d'Albion, di cento colli</l>
<l>Alto signor: da mille rivi e mille</l>
<l>I suoi cervi beveano, e mille scogli</l>
<l>Rispondeano al latrar de' veltri suoi.</l>
<l>Era soavità di giovinezza</l>
<l>L'amabile suo volto; era il suo braccio</l>
<l>Morte d'eroi. De' suoi pensier l'obietto</l>
<l>Uno era e bello, la gentil Galvina,</l>
<l>La figlia di Colonco: ella sembrava</l>
<l>Sol tra le donne, e liscia ala di corvo</l>
<l>La sua chioma vincea; sagaci in caccia</l>
<l>Erano i cani suoi, fischiava al vento</l>
<l>La corda del suo arco. I lor soavi</l>
<l>Sguardi d'amor si riscontrar sovente:</l>
<l>Uno alla caccia era il lor corso, e dolci</l>
<l>Le lor segrete parolette e care.</l></lg>
<lg><l>Ma per la bella si struggea d'amore</l>
<l>Il fier Gormante; il tenebroso duce</l>
<l>D'Arven nembosa, di Comal nemico.</l>
<l>Egli tutt'or della donzella i passi</l>
<l>Sollecito esplorava. Un dì che stanchi</l>
<l>Tornavano da caccia, e avea la nebbia</l>
<l>Tolti alla vista lor gli altri compagni,</l>
<l>Si riscontraro i due teneri amanti</l>
<l>Alla grotta di Ronna. Ivi Comallo</l>
<l>Facea spesso soggiorno; ivi del duce</l>
<l>Pendean disposti i bellicosi arnesi:</l>
<l>Cento scudi di cuoio, e cento elmetti</l>
<l>Di risuonante acciar. Qui dentro, ei disse,</l>
<l>Riposati, amor mio, riposa o luce</l>
<l>Dello speco di Ronna: un cervo appare</l>
<l>Su la vetta di Mora; io là men volo,</l>
<l>Ma tosto tornerò. Comal, rispose,</l>
<l>Temo Gormante il mio nemico; egli usa</l>
<l>In questa grotta; io poserò fra l'armi:</l>
<l>Ma fa' tosto, amor mio. Volò l'eroe</l>
<l>Verso il cervo di Mora. Allor la bella</l>
<l>Volle far prova sconsigliatamente</l>
<l>Dell'amor del suo caro: il bianco lato</l>
<l>Ella coperse di guerriere spoglie,</l>
<l>E della grotta uscì. Comal l'adocchia,</l>
<l>Credela il suo nemico; il cor gli balza:</l>
<l>Iscolorossi, intenebrossi; incocca</l>
<l>L'arco; vola lo stral; cade Galvina</l>
<l>Nel sangue suo. Quei furibondo, ansante</l>
<l>Vola all'antro, e la chiama: alcun non s'ode;</l>
<l>Muta è la rupe. O dolce amor rispondi,</l>
<l>Dove se' tu? Torna all'estinto, e vede</l>
<l>Il cor di quella palpitar nel sangue</l>
<l>Dentro il suo dardo. O mia Galvina! oh vista!</l>
<l>Or se' tu quella? e le cadeo sul petto.</l></lg>
<lg><l>Vennero i cacciatori, e ritrovaro</l>
<l>La sventurata coppia. Il duce ancora</l>
<l>Errò sul colle; ma solinghi e muti</l>
<l>Erano i passi suoi presso l'oscura</l>
<l>Magion dell'amor suo. Sceser le navi</l>
<l>Dell'oceano; egli pugnò; fuggiro</l>
<l>Dal suo brando i stranier: cercò la morte,</l>
<l>Ma chi dar la poteagli? a terra irato</l>
<l>Scagliò lo scudo; una volante freccia</l>
<l>Riscontrò alfine il maschio petto. Ei dorme</l>
<l>Con l'amata Galvina in riva al mare;</l>
<l>E fendendo il nocchier le nordiche onde,</l>
<l>Scorge le verdi tombe, e ne sospira.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO III</head>
<lg><l>Soavi note, dilettose istorie,</l>
<l>Raddolcitrici de' leggiadri cori!</l>
<l>Soggiunse Cucullin. Tal molce il colle</l>
<l>Rugiada del mattin placida e fresca,</l>
<l>Quando il sogguarda temperato il sole,</l>
<l>E la faccia del lago è pura e piana.</l>
<l>Segui, Carilo, segui; ancor satollo</l>
<l>Non è 'l mio cor. La bella voce sciogli,</l>
<l>Dinne il canto di Tura, il canto eletto</l>
<l>Che soleasi cantar nelle mie sale;</l>
<l>Quando Fingallo il gran signor dei brandi</l>
<l>V'era presente, e s'allegrava udendo</l>
<l>O le sue proprie, o le paterne imprese.</l></lg>
<lg><l>Fingallo, uom di battaglia (in cotal guisa</l>
<l>Carilo incominciò) prevenne gli anni</l>
<l>La gloria tua. Nel tuo furor consunta</l>
<l>Restò Loclin, che la tua fresca guancia</l>
<l>Gara avea di beltà con le donzelle.</l>
<l>Esse amorosamente alla fiorita</l>
<l>Vezzosa faccia sorridean, ma morte</l>
<l>Stava nella sua destra. Avea la possa</l>
<l>Della corsia del Lora; i suoi seguaci</l>
<l>Fremeangli addietro come mille rivi.</l>
<l>Essi il re di Loclin, l'altero Starno</l>
<l>Presero in guerra, e 'l ricondusser poi</l>
<l>Alle sue navi: ma d'orgoglio e d'ira</l>
<l>Rigonfiossegli il core, e nel suo spirto</l>
<l>Piantossi oscura del garzon la morte:</l>
<l>Perché non altri che Fingallo avea</l>
<l>Vinta di Starno l'indomabil possa.</l>
<l>Stava in Loclin costui dentro la sala</l>
<l>Delle sue conche, e a sé chiamò dinanzi</l>
<l>Il canuto Snivan; Snivan che spesso</l>
<l>Cantava intorno al circolo di Loda,</l>
<l>Quando la pugna nel campo dei forti</l>
<l>Volgeasi, e a' canti suoi porgeva ascolto</l>
<l>La Pietra del poter. Snivan canuto,</l>
<l>Va', disse Starno, alle dal mar cerchiate</l>
<l>Arvenie rocce; ed al possente e bello</l>
<l>Re del deserto tu dirai, ch'io gli offro</l>
<l>La figlia mia, la più gentil donzella</l>
<l>Ch'alzi petto di neve; essa ha le braccia</l>
<l>Candide al par della marina spuma;</l>
<l>Dolce e nobile il cor. Venga Fingallo,</l>
<l>Venga co' suoi più forti alla vezzosa</l>
<l>Vergine figlia di segreta stanza.</l></lg>
<lg><l>Alle colline d'Albion ventose</l>
<l>Venne Snivano; e 'l ben chiomato eroe</l>
<l>Seco n'andò: dinanzi a lui volava</l>
<l>L'infiammato suo cor, mentr'ei l'azzurre</l>
<l>Nordich'onde fendea. Ben venga a noi,</l>
<l>Starno gridò, ben venga il valoroso</l>
<l>Re di Morven scoscesa; e voi ben giunti</l>
<l>Siate pur suoi guerrieri, illustri figli</l>
<l>Dell'isola solinga: in feste e canti</l>
<l>Vi starete tre giorni, e tre le belve</l>
<l>Seguirete alla caccia, affin che possa</l>
<l>Giunger la vostra fama alla donzella</l>
<l>Della segreta stanza abitatrice.</l></lg>
<lg><l>Sì fintamente favellò l'altero</l>
<l>Re della neve, e meditava intanto</l>
<l>Di trarli a morte. Nella sala ei sparse</l>
<l>La festa delle conche. Avea sospetto</l>
<l>Fingal di frode, ed avvedutamente</l>
<l>L'arme ritenne; si sguardar l'un l'altro</l>
<l>Pallidi in volto i figli della morte,</l>
<l>E taciti svanir. S'alzan le voci</l>
<l>Della vivace gioia: arpe tremanti</l>
<l>Mandan dolce armonia; cantano i vati</l>
<l>Scontri di pugna, o tenerelli petti</l>
<l>Palpitanti d'amor. Stava tra questi</l>
<l>Il cantor di Fingallo, Ullin, la dolce</l>
<l>Voce di Cona. Ei celebrò la bella</l>
<l>Vergine della neve, e 'l nato al carro</l>
<l>Signor di Selma: la donzella intese</l>
<l>L'amabil canto, e abbandonò la stanza</l>
<l>Segreto testimon de' suoi sospiri.</l>
<l>Uscì di tutta sua bellezza adorna,</l>
<l>Quasi luna da nube in oriente.</l>
<l>Le leggiadrie cingevanla e le grazie</l>
<l>Come fascia di luce: i passi suoi</l>
<l>Movean soavi, misurati, e lenti</l>
<l>Come armoniche note. Il garzon vide,</l>
<l>Videlo, e n'arse. O benedetto raggio!</l>
<l>Disse tra sé. Già del suo core egli era</l>
<l>Il nascente sospiro, e a lui di furto</l>
<l>Spesso volgeasi il desioso sguardo.</l></lg>
<lg><l>Tutto raggiante il terzo dì rifulse</l>
<l>Sul bosco delle belve. Uscì Fingallo</l>
<l>Signor dei scudi, e 'l tenebroso Starno.</l>
<l>Del giovin prode rosseggiò la lancia</l>
<l>Nel sangue di Gormallo. Era già 'l sole</l>
<l>A mezzo il corso suo quando la bella</l>
<l>Figlia di Starno al bel Fingal sen venne</l>
<l>Con amorosa voce, e coi begli occhi</l>
<l>In lagrime girantisi e tremanti;</l>
<l>E sì parlò: Fingallo, ah non fidarti</l>
<l>Del cor di Starno; egli nel bosco aguati</l>
<l>Pose contro di te, guardati o caro</l>
<l>Dal bosco della morte: ad avvisarti</l>
<l>Spronami amor: tu generoso eroe</l>
<l>Rammenta Aganadeca, e mi difendi</l>
<l>Dallo sdegno del padre. Il giovinetto</l>
<l>L'udì tranquillo, ed avviossi al bosco</l>
<l>Spregiantemente: i suoi guerrier possenti</l>
<l>Stavangli a fianco. Di sua man cadero</l>
<l>I figli della morte, e a' loro gridi</l>
<l>Gormallo rimbombò. Rimpetto all'alta</l>
<l>Reggia di Starno si raccolser tutti</l>
<l>Gli stanchi cacciatori. Il re si stava</l>
<l>Torbido, in sé romito; avea sul ciglio</l>
<l>Funesta nube, atro vapor negli occhi.</l>
<l>Olà, gridò l'altero, al mio cospetto</l>
<l>Guidisi Aganadeca; ella ne venga</l>
<l>Al re di Selma, al suo leggiadro sposo:</l>
<l>Già del sangue de' miei tinta è la destra</l>
<l>Del suo diletto; inefficaci e vane</l>
<l>Non fur sue voci: del fedel messaggio</l>
<l>È giusto il guiderdon. Venne la bella,</l>
<l>Sciolta il crin, molle il ciglio: il bianco petto</l>
<l>Le si gonfiava all'aura de' sospiri,</l>
<l>Come spuma del Luba. Il fero padre</l>
<l>L'afferrò, la trafisse. Ella cadeo</l>
<l>Come di neve candidetta falda,</l>
<l>Che dalle rupi sdrucciolar del Rona</l>
<l>Talor si scorge, quando il bosco tace,</l>
<l>E basso per la valle il suon si sperde.</l></lg>
<lg><l>Giunse Fingal, vide la bella; il guardo</l>
<l>Vibrò sopra i suoi duci, e i duci suoi</l>
<l>L'arme impugnaro: sanguinosa e negra</l>
<l>Pugna mugghiò; Loclin fu spersa, o spenta.</l>
<l>Pallida allor nella spalmata nave</l>
<l>La vergine ei racchiuse: in Arven poi</l>
<l>Le alzò la tomba; or freme il mar d'intorno</l>
<l>All'oscura magion d'Aganadeca.</l></lg>
<lg><l>Benedetto il suo spirto, e benedetta</l>
<l>Sii tu, bocca del canto, allor riprese</l>
<l>Di Semo il figlio. Di Fingal fu forte</l>
<l>Il braccio giovenil, forte è l'antico.</l>
<l>Cadrà Loclin sotto l'invitta spada,</l>
<l>Cadrà di nuovo: esci da' nembi, o luna,</l>
<l>Mostra la bella faccia, e per l'oscura</l>
<l>Onda notturna le sue vele aspergi</l>
<l>Della serena tua candida luce.</l>
<l>E se forse lassù sopra quel basso</l>
<l>Nebuloso vapor sospeso alberghi,</l>
<l>O qual che tu ti sia spirto del cielo,</l>
<l>Cavalcator di turbini e tempeste,</l>
<l>Tu proteggi l'eroe, tu le sue navi</l>
<l>Dagli scogli allontana, e tu lo guida</l>
<l>Securo e salvo ai desiosi amici.</l></lg>
<lg><l>Sì parlo Cucullin; quando sul colle</l>
<l>Salì di Mata il valoroso figlio</l>
<l>Calmar ferito: egli venia dal campo</l>
<l>Nel sangue suo; ne sostenea la lancia</l>
<l>I vacillanti passi: ha fiacco il braccio,</l>
<l>Ma indomabile il cor. Gradito a noi</l>
<l>Giungi, disse Conal, gradito, o forte</l>
<l>Figlio di Mata. Ond'è ch'esce il sospiro</l>
<l>Dal petto di colui, che in mezzo all'arme</l>
<l>Mai non temè? - Né temerà giammai,</l>
<l>Sir dell'acuto acciar. Brillami l'alma</l>
<l>Entro i perigli, e mi festeggia il core.</l>
<l>Son della schiatta dell'acciaro, a cui</l>
<l>Nome ignoto è 'l timor. Cormar fu 'l primo</l>
<l>Della mia stirpe. Eran suo scherzo e gioco</l>
<l>Flutti e tempeste: il suo leggiero schifo</l>
<l>Saltellava sull'onde, e gìa guizzando</l>
<l>Su le penne dei venti. Un negro spirto</l>
<l>Turbò la notte. Il mar gonfiasi, i scogli</l>
<l>Rugghiano: i venti vorticosi a cerchio</l>
<l>Strascinano le nubi; ale di lampi</l>
<l>Volan focose. Egli smarrissi, a terra</l>
<l>Ei ricovrò; ma s'arrossì ben tosto</l>
<l>Del suo timore: in mezzo al mar di nuovo</l>
<l>Scagliasi, il figlio a rintracciar del vento.</l>
<l>Tre giovinetti del suo legno han cura,</l>
<l>E ne reggon il corso. Egli si stava</l>
<l>Col brando ignudo: ecco passar l'oscuro</l>
<l>Vapor sospeso: ei l'afferrò pel crine</l>
<l>Rapido, e con l'acciaro il tenebroso</l>
<l>Petto gli ricercò: l'aereo figlio</l>
<l>Fuggì stridendo, e comparir le stelle.</l>
<l>Tal fu l'ardir de' miei: Calmar somiglia</l>
<l>Ai padri suoi. Dall'inalzata spada</l>
<l>Fugge il periglio: uom c'ha fermezza, ha sorte.</l>
<l>Ma voi progenie delle verdi valli,</l>
<l>Dalla del Lena sanguinosa piaggia</l>
<l>Scostatevi; adunate i tristi avanzi</l>
<l>Dei nostri amici, e di Fingallo al brando</l>
<l>Ad unirvi correte. Il suono intesi</l>
<l>Dell'oste di Loclin che a noi s'avanza.</l>
<l>Partite, amici, resterà Calmarre,</l>
<l>Calmar combatterà: bench'io sia solo,</l>
<l>Tal darò suon come se mille e mille</l>
<l>Fossermi a tergo. Or tu, figlio di Semo,</l>
<l>Rammentati Calmar, rammenta il freddo</l>
<l>Corpo giacente. Poi ch'avrà Fingallo</l>
<l>Guasto il campo nemico, appo una pietra</l>
<l>Di memoria ripommi, onde il mio nome</l>
<l>Passi ai tempi futuri, e si rallegri</l>
<l>La madre di Calmar curva sul sasso</l>
<l>Della mia fama. Ah no, figlio di Mata,</l>
<l>Rispose Cucullin, non vo' lasciarti;</l>
<l>Io sarò teco: ove più grande e certo</l>
<l>Rischio s'affaccia, ivi più 'l cor di gioia</l>
<l>M'esulta, e ferve, e mi s'addoppia in petto.</l>
<l>Forte Conallo, e tu Carilo antico,</l>
<l>Voi d'Inisfela i dolorosi figli</l>
<l>Scorgete altrove; e quando al fin sia giunto</l>
<l>L'aspro conflitto, rintracciate i nostri</l>
<l>Pallidi corpi: in questo angusto passo</l>
<l>Presso di questa pianta ambedue fermi</l>
<l>Staremci ad affrontar l'atro torrente</l>
<l>Della pugna di mille. O tu, va', corri</l>
<l>Figlio di Fiti, ale di vento impenna.</l>
<l>Vanne a Fingal, digli ch'Erina è bassa,</l>
<l>Fa' che s'affretti. Oh venga tosto a noi</l>
<l>Qual vivo sole, e le tempeste nostre</l>
<l>Sgombri coi raggi, e rassereni il colle.</l></lg>
<lg><l>Grigio in Cromla è 'l mattin; sorgono i figli</l>
<l>Dell'oceano. Uscì Calmar fumante</l>
<l>Di bellicoso ardor; ma pallida era</l>
<l>La faccia sua: chinavasi sull'asta</l>
<l>De' padri suoi, sopra quell'asta istessa,</l>
<l>Che dalle sale egli portò di Lara,</l>
<l>E stava mesta a risguardar la madre.</l>
<l>Ma or languido, esangue a poco a poco</l>
<l>Manca, e cade l'eroe; qual lentamente</l>
<l>Cade sul Cona sbarbicata pianta.</l>
<l>Solo rimane Cucullin qual rupe</l>
<l>Nell'arenosa valle: il mar coi flutti</l>
<l>Viensene, e mugge su i petrosi fianchi;</l>
<l>Stridono i massi, e la scoscesa fronte</l>
<l>Spruzza e ricopre la canuta spuma.</l></lg>
<lg><l>Ma già fuor fuor per la marina nebbia</l>
<l>Veggonsi a comparir le di Fingallo</l>
<l>Bianco-velate navi; e maestoso</l>
<l>S'avanza il bosco dell'eccelse antenne.</l>
<l>Svaran l'adocchia, e di combatter cessa</l>
<l>D'Inisfela l'eroe. Qual per le cento</l>
<l>Isole d'Inistor s'arretra, e ferve</l>
<l>Gonfia marea; sì smisurata e vasta</l>
<l>La possa di Loclin scese a rincontro</l>
<l>All'alto re dei solitari colli.</l></lg>
<lg><l>Ma lento, a capo chin, mesto, piangente,</l>
<l>La lunga lancia traendosi dietro,</l>
<l>Cucullin ritirossi, e si nascose</l>
<l>Dentro il bosco di Cromla, e amaramente</l>
<l>Pianse gli estinti amici. Egli temea</l>
<l>L'aspetto di Fingal, che tante volte</l>
<l>Seco già s'allegrò, quand'ei tornava</l>
<l>Dal campo della fama. Oh quanti, oh quanti</l>
<l>Giaccion colà de' miei possenti eroi,</l>
<l>Sostegni d'Inisfela! essi che un tempo</l>
<l>Festosi s'accogliean nelle mi sale,</l>
<l>Delle mie conche al suon. Non più sul prato</l>
<l>Le lor orme vedrò; non più sul monte</l>
<l>Udrò l'usata voce. Or là prostesi</l>
<l>Pallidi, muti, in sanguinosi letti</l>
<l>Giacciono i fidi amici. O cari spirti</l>
<l>Dei dianzi estinti a Cucullin venite;</l>
<l>Con lui vi state a favellar sul vento</l>
<l>Quando l'albero piegasi, e bisbiglia</l>
<l>Su la grotta di Tura: ivi solingo</l>
<l>Giacerò sconosciuto; alcun cantore</l>
<l>Non membrerà 'l mio nome, alcuna pietra</l>
<l>A me non s'ergerà. Bragela addio:</l>
<l>Già più non son, già la mia fama è spenta;</l>
<l>Piangimi cogli estinti, addio Bragela.</l></lg>
<lg><l>Sì parlò sospirando; e si nascose,</l>
<l>Ove la selva è più selvaggia e cupa.</l></lg>
<lg><l>Ma d'altra parte maestosamente</l>
<l>Passa Fingal nella sua nave, e stende</l>
<l>La luminosa lancia: orrido intorno</l>
<l>Folgoreggia l'acciar, qual verdeggiante</l>
<l>Vapor di morte che talor si posa</l>
<l>Su i capi di Malmor: scura è nel cielo</l>
<l>La larga luna, il peregrin soletto.</l></lg>
<lg><l>Terminato è 'l conflitto; io veggo il sangue</l>
<l>De' nostri amici, il Re gridò; le quercie</l>
<l>Gemon di Cromla, e siede orror sul Lena.</l>
<l>Colà cadero i cacciatori; il figlio</l>
<l>Di Semo non è più. Rino, Fillano,</l>
<l>Diletti figli, or via, sonate il corno</l>
<l>Della battaglia di Fingal; salite</l>
<l>Quel colle in su la spiaggia, e dalla tomba</l>
<l>Del buon Landergo il fier nemico in campo</l>
<l>Sfidate alla tenzon. La vostra voce</l>
<l>Quella del padre nel tonar pareggi,</l>
<l>Allor che nella pugna entra spirante</l>
<l>Baldanza di valor: qui fermo attendo</l>
<l>Questo possente uom tenebroso; attendo</l>
<l>Con piè fermo Svarano. E venga ei pure</l>
<l>Con tutti i suoi; che non conoscon tema</l>
<l>Gli amici degli estinti. Il gentil Rino</l>
<l>Volò qual lampo; il brun Fillano il segue</l>
<l>Pari ad ombra autunnal. Scorre sul Lena</l>
<l>La voce loro: odon del mare i figli</l>
<l>Il roco suon del bellicoso corno,</l>
<l>Del corno di Fingallo; e piomban forti,</l>
<l>Grossi, mugghianti, qual riflesso oscuro</l>
<l>Del sonante ocean, quando ritorna</l>
<l>Dal regno della neve: alla lor testa</l>
<l>Scorgesi il re superbo: ha tetro aspetto</l>
<l>D'ira avvampante, occhi rotanti in fiamma.</l></lg>
<lg><l>Lo rimirò Fingallo, e rammentossi</l>
<l>D'Aganadeca sua: perché Svarano</l>
<l>Con giovenili lagrime avea pianto</l>
<l>La gentil suora dal bel sen di neve.</l>
<l>Mandò Ullino dai canti, e alla sua festa</l>
<l>Cortesemente l'invitò; che dolce</l>
<l>Del nobil Fingal ricorse all'alma</l>
<l>Del suo primiero amor la rimembranza.</l></lg>
<lg><l>Venne l'antico Ullin di Starno al figlio,</l>
<l>E sì parlò: tu che da lungi alberghi</l>
<l>Cinto dall'onde tue, come uno scoglio,</l>
<l>Vieni alla regia festa, e 'l dì tranquillo</l>
<l>Passa; doman combatterem, domani</l>
<l>Spezzeremo gli scudi. Oggi, rispose,</l>
<l>Spezzinsi pur, starò domani in festa;</l>
<l>Domani sì, che fia Fingal sotterra.</l>
<l>E ben spezzinsi tosto, e poi festeggi</l>
<l>Doman se può, con un sorriso amaro</l>
<l>L'alto Fingal riprese. Ossian tu statti</l>
<l>Da presso al braccio mio, tu Gaulo inalza</l>
<l>Il terribile acciar, piega Fergusto</l>
<l>L'incurvato tuo tasso, e tu Fillano</l>
<l>La tua lancia palleggia; alzate i scudi</l>
<l>Qual tenebrosa luna, e ciascun'asta</l>
<l>Sia meteora mortal: me me seguite</l>
<l>Per lo sentier della mia fama, e sieno</l>
<l>Le vostre destre ad emularmi intese.</l></lg>
<lg><l>Cento nembi aggruppati, o cento irate</l>
<l>Onde sul lido, o cento venti in bosco,</l>
<l>O cento in cento colli opposti rivi;</l>
<l>Forse con tale, o con minor fracasso,</l>
<l>Strage, furia, terror s'urtan l'un l'altro,</l>
<l>Di quel, con cui le poderose armate</l>
<l>Vannosi ad incontrar nell'echeggiante</l>
<l>Piaggia del Lena: spargesi su i monti</l>
<l>Alto infinito gemito confuso,</l>
<l>Pari a notturno tuon, quando una nube</l>
<l>Spezzasi in Cona; e mille ombre ad un tempo</l>
<l>Mandan nel vuoto vento orrido strido.</l></lg>
<lg><l>Spinsesi innanzi in la sua possa invitta</l>
<l>L'alto Fingal, terribile a mirarsi</l>
<l>Come lo spirto di Tremmor, qualora</l>
<l>Vien sopra un nembo a contemplar i figli</l>
<l>Della possanza sua; crollan le querce</l>
<l>Al suon delle sue penne, e innanzi ad esso</l>
<l>S'atterrano le rupi. Atra, sanguigna</l>
<l>Era la man del padre mio rotando</l>
<l>Il balenante acciar; struggeasi il campo</l>
<l>Nel suo corso guerrier. Rino avanzossi</l>
<l>Qual colonna di fuoco: è scuro e torvo</l>
<l>Di Gaulo il ciglio; rapido Fergusto</l>
<l>Corre con piè di vento; erra Fillano</l>
<l>Come nebbia del colle. Io stesso io stesso</l>
<l>Piombai qual masso: alle paterne imprese</l>
<l>Mi sfavillava il cor: molte le morti</l>
<l>Fur del mio braccio; né di grata luce</l>
<l>Splendea la spada di Loclin sul ciglio.</l>
<l>Ah non avea così canuti i crini</l>
<l>Ossian allor, né in tenebre sepolti</l>
<l>Eran quest'occhi, né tremante e fiacca</l>
<l>L'antica man, né 'l piè debole al corso.</l>
<l>Chi del popol le morti, e chi le gesta</l>
<l>Può ridir degli eroi, quando Fingallo</l>
<l>Nella sua ardente struggitrice fiamma</l>
<l>Divorava Loclin? di colle in colle</l>
<l>Gemiti sopra gemiti s'affollano</l>
<l>Di morti e di spiranti, infin che scese</l>
<l>La notte, e tutto in tenebre ravvolse.</l>
<l>Smarriti, spauriti, sbalorditi</l>
<l>Come greggia di cervi, allor sul Lena</l>
<l>Strinsersi i figli di Loclin: ma noi</l>
<l>Lietamente sedemmo in riva al vago</l>
<l>Ruscel di Luba, ad ascoltar le gaie</l>
<l>Note dell'arpa. Il gran Fingal sedea</l>
<l>Non lungi dai nemici, e dava orecchio</l>
<l>Ai versi dei cantor. S'udian nel canto</l>
<l>Altamente sonar gli eccelsi nomi</l>
<l>Di sua stirpe immortale. Ei sullo scudo</l>
<l>Piegava il braccio, e ne bevea tranquillo</l>
<l>La soave armonia. Stavagli appresso</l>
<l>Curvo sulla sua lancia, il giovinetto,</l>
<l>Il mio amabile Oscarre. Ei meraviglia</l>
<l>Avea del re di Selma, e i suoi gran fatti</l>
<l>Scorrean per l'alma, e gli scoteano il core.</l></lg>
<lg><l>Figlio del figliuol mio, disse Fingallo,</l>
<l>Onor di gioventù: vidi la luce</l>
<l>Del tuo brando, la vidi, e mi compiacqui</l>
<l>Della progenie mia: segui la fama</l>
<l>De' padri tuoi, segui l'avite imprese.</l>
<l>Sii quel ch'essi già fur, quando vivea</l>
<l>L'alto Tremmor primo tra' duci, e quando</l>
<l>Tratal padre d'eroi. Quei da' prim'anni</l>
<l>Pugnar da forti: or sono de' vati il canto.</l>
<l>Valoroso garzon, curva i superbi,</l>
<l>Ma risparmia gl'imbelli: una corrente</l>
<l>Di molt'acque sii tu contro i nemici</l>
<l>Del popol tuo; ma a chi soccorso implora</l>
<l>Sii dolce placidissimo, qual aura</l>
<l>Che lusinga l'erbetta, e la solleva.</l>
<l>Così visse Tremmor, Tratal fu tale,</l>
<l>Tal è Fingallo. Il braccio mio fu sempre</l>
<l>Schermo degl'infelici, e dietro al lampo</l>
<l>Della mia spada essi posar securi.</l></lg>
<lg><l>Oscarre, io era giovinetto appunto</l>
<l>Qual se' tu ora, quando a me sen venne</l>
<l>Fainasilla, la vezzosa figlia</l>
<l>Del re di Craca, vivida soave</l>
<l>Luce d'amore: io ritornava allora</l>
<l>Dalla piaggia di Cona; avea con meco</l>
<l>Pochi de' miei. Di bianche vele un legno</l>
<l>Da lungi apparve, che movea sull'onde</l>
<l>Come nebbia sul nembo. Avvicinossi,</l>
<l>La bella comparì. Salia, scendea</l>
<l>Il bianco petto a scosse di sospiri,</l>
<l>E le strisciavan lagrimose stille</l>
<l>La vermiglietta guancia. E qual tristezza</l>
<l>Alberga in sì bel sen, placido io dissi,</l>
<l>O figlia di beltà? poss'io, qual sono</l>
<l>Giovine ancor, farmi tuo schermo e scudo</l>
<l>Donna del mar? non ho invincibil brando,</l>
<l>Ma cor che non vacilla. A te men volo,</l>
<l>Sospirando rispose, o prence eccelso</l>
<l>Di valorosi, a te men volo, o sire</l>
<l>Delle conche ospitali, alto sostegno</l>
<l>Della debile destra. Il re di Craca</l>
<l>Me vagheggiava qual vivace raggio</l>
<l>Della sua stirpe, ed echeggiar sovente</l>
<l>Le colline di Cromala s'udiro</l>
<l>Ai sospiri d'amor per l'infelice</l>
<l>Fainasilla. Il regnator di Sora</l>
<l>Bella mi vide, e n'arse: ha spada al fianco</l>
<l>Qual folgore del ciel; ma torvo ha 'l ciglio,</l>
<l>E tempesta nel cor: da lui men fuggo</l>
<l>Sopra il rotante mar: costui m'insegue.</l>
<l>Statti dietro al mio scudo, e posa in pace</l>
<l>Raggio amoroso; fuggirà di Sora</l>
<l>Il fosco re, se di Fingallo il braccio</l>
<l>Rassomiglia al suo cor. Potrei celarti</l>
<l>In qualche cupa solitaria grotta:</l>
<l>Ma non fugge Fingallo ove tempesta</l>
<l>D'aste minaccia; egli l'affronta, e ride.</l></lg>
<lg><l>Vidi la lagrimetta in su le guancie</l>
<l>Della beltà: m'intenerii. Ma tosto,</l>
<l>Come da lungi formidabil onda,</l>
<l>Del tempestoso Borbaro la nave</l>
<l>Minacciosa apparì: dietro alle bianche</l>
<l>Vele vedi piegar l'eccelse antenne;</l>
<l>Fiedono i fianchi con le bianche spume</l>
<l>L'onde rotanti; mormora la possa</l>
<l>Dell'ocean. Lascia il muggir del mare,</l>
<l>Io dissi a lui, calpestator dei flutti,</l>
<l>E vienne alla mia sala; essa è l'albergo</l>
<l>Degli stranieri. Al fianco mio si stava</l>
<l>La donzelletta palpitante: ei l'arco</l>
<l>Scoccò; quella cadeo. Ben hai del paro</l>
<l>Infallibile destra, e cor villano,</l>
<l>Dissi, e pugnammo. Senza sangue, e leve</l>
<l>Non fu la mortal zuffa: egli pur cadde;</l>
<l>E noi ponemmo in due tombe di pietra</l>
<l>L'infelice donzella, e 'l crudo amante.</l></lg>
<lg><l>Tal fui negli anni giovanili: Oscarre,</l>
<l>Tu la vecchiezza di Fingallo imita.</l>
<l>Mai non andarne di battaglia in traccia,</l>
<l>Né la sfuggir giammai quando a te viene.</l></lg>
<lg><l>Fillano, e Oscarre dalla bruna chioma,</l>
<l>Figli del corso, or via pronti volate</l>
<l>Sopra la piaggia, ed osservate i passi</l>
<l>Dei figli di Loclin; sento da lungi</l>
<l>Il trepido rumor della lor tema,</l>
<l>Simile a mar che bolle. Itene, ond'essi</l>
<l>Non possano sottrarsi alla mia spada</l>
<l>Lungo l'onde del Nord: son basso i duci</l>
<l>Della stirpe d'Erina, e molti eroi</l>
<l>Giaccion sul letto squallido di morte.</l></lg>
<lg><l>Volaro i due campion, come due nubi,</l>
<l>Negri carri dell'ombre, allor che vanno</l>
<l>Gli aerei figli a spaventar la terra.</l></lg>
<lg><l>Fecesi innanzi allor Gaulo, il vivace</l>
<l>Figlio di Morni, e si piantò qual rupe.</l>
<l>Splendea l'asta alle stelle: alzò la voce</l>
<l>Pari al suon di più rivi. O generoso</l>
<l>Delle conche signor, figlio di guerra,</l>
<l>Fa' che 'l cantor con l'arpa al sonno alletti</l>
<l>D'Erina i stanchi figli. E tu Fingallo</l>
<l>Lascia per poco omai posar sul fianco</l>
<l>La tua spada di morte, e alle tue schiere</l>
<l>Permetti di pugnar: noi qui senz'opra</l>
<l>Stiamci struggendo inonorati e lenti;</l>
<l>Poiché tu sol, tu spezzator di scudi</l>
<l>Sei solo, e sol fai tutto, e tutto sei.</l>
<l>Quando il mattin su i nostri colli albeggia,</l>
<l>Statti in disparte, le prodezze osserva</l>
<l>De' tuoi guerrieri. Di Loclin la prole</l>
<l>Provi di Gaulo la tagliente spada;</l>
<l>Onde me pur cantino i vati, e chiaro</l>
<l>Voli il mio nome ancor; tal fu 'l costume</l>
<l>Della nobil tua stirpe, e tale il tuo.</l>
<l>Figlio di Morni, a lui Fingal rispose,</l>
<l>Gioisco alla tua gloria: e ben, combatti,</l>
<l>Prode garzon; ma fia sempre a tergo</l>
<l>La lancia mia, per arrecarti aita,</l>
<l>Quando sia d'uopo. O voi la voce alzate,</l>
<l>Figli del canto, e 'l placido riposo</l>
<l>Chiamatemi sul ciglio. Io giacerommi</l>
<l>Tra i sibili del vento: e se qui presso</l>
<l>Aganadeca amabile t'aggiri</l>
<l>Tra i figli di tua terra, o se t'assidi</l>
<l>Sopra un nembo ventoso in fra le folte</l>
<l>Antenne di Loclin; vientene o bella,</l>
<l>Rallegra i sonni miei; vieni, e fa' mostra</l>
<l>Del tuo soave rilucente aspetto.</l></lg>
<lg><l>Più d'una voce e più d'un'arpa sciolse</l>
<l>Armoniose note. Essi cantaro</l>
<l>Le gesta di Fingallo, e dell'eccelsa</l>
<l>Stirpe di Selma; e nell'amabil canto</l>
<l>Tratto tratto s'udia sonar con lode</l>
<l>Dell'or così diverso Ossian il nome.</l></lg>
<lg><l>Ossian dolente! io già pugnai, già vinsi</l>
<l>Spesso in battaglia: or lagrimoso e cieco,</l>
<l>Squallido, inconsolabile passeggio</l>
<l>Coi piccioli mortali. Ove, Fingallo,</l>
<l>O padre ove se' tu? più non ti veggo</l>
<l>Con l'eccelsa tua stirpe; erran pascendo</l>
<l>Cervetti e damme in su la verde tomba</l>
<l>Del regnator di Selma. O benedetta</l>
<l>L'anima tua, re delle spade, altero</l>
<l>Esempio degli eroi, luce di Cona!</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO IV</head>
<lg><l>Chi dal monte ne vien, bella a vedersi</l>
<l>Siccome il variato arco che spunta</l>
<l>Di sopra il Lena? La donzella è questa</l>
<l>Dalla voce d'amor; la bella figlia</l>
<l>Del buon Toscar, dalle tornite braccia.</l>
<l>Spesso udisti il mio canto, e spesso hai sparse</l>
<l>Lagrime di beltà: viene alle pugne</l>
<l>Del popol tuo? vieni ad udir l'imprese</l>
<l>Del tuo diletto Oscarre? E quando mai</l>
<l>Cesseranno i miei pianti in riva al Cona?</l></lg>
<lg><l>Tutta la mia fiorita e verde etade</l>
<l>Passò tra le battaglie, ed or tristezza</l>
<l>I cadenti anni miei turba ed oscura.</l></lg>
<lg><l>Vezzosa figlia della man di neve,</l>
<l>Non ero io già così dolente e cieco;</l>
<l>Sì fosco, abbandonato allor non ero,</l>
<l>Quando m'amò la vaga Evirallina,</l>
<l>Evirallina, di Corman possente</l>
<l>Dolce amor, bruna il crin, candida il petto.</l>
<l>Mille eroi ne fur vaghi, e a mille eroi</l>
<l>Ella niegò 'l suo core: eran negletti</l>
<l>I figli dell'acciar, perch'Ossian solo</l>
<l>Grazia trovò dinanzi agli occhi suoi.</l></lg>
<lg><l>Alle nere del Lego onde n'andai</l>
<l>Per ottener la vaga sposa. Avea</l>
<l>Dodici meco valorosi figli</l>
<l>Dell'acquosa Albion: giungemmo a Brano,</l>
<l>Amico dei stranieri. E donde, ei disse,</l>
<l>Son quest'arme d'acciar? facil conquista</l>
<l>Non è la bella vergine che tutti</l>
<l>Spregiò d'Erina gli occhi-azzurri duci.</l>
<l>Benedetto sii tu sangue verace</l>
<l>Del gran Fingallo! avventurata sposa</l>
<l>Ben'è colei che del tuo cor fai degna.</l>
<l>Fossero in mia balia dodeci figlie</l>
<l>D'alta beltà, che tua fora la scelta,</l>
<l>O figlio della fama. Allora aperse</l>
<l>La stanza della vergine romita,</l>
<l>D'Evirallina. A quell'amabil vista</l>
<l>Dentro i petti d'acciar corse a noi tutti</l>
<l>Subita gioia, e ci sorrise al core.</l>
<l>Ma sopra noi sul colle il maestoso</l>
<l>Cormano apparve, ed un drappel de' suoi</l>
<l>Tenea pronto alla pugna. Otto i campioni</l>
<l>Eran del duce, e fiammeggiava il prato</l>
<l>Del fulgor di lor arme. Eravi Cola,</l>
<l>Durra dalle ferite eravi, e Tago,</l>
<l>E 'l possente Toscarre, e 'l trionfante</l>
<l>Frestallo, e Dairo il venturoso, e Dala</l>
<l>Rocca di guerra. Scintillava il brando</l>
<l>Di Corman nella destra, e del guerriero</l>
<l>Lento volgeasi e grazioso il guardo.</l></lg>
<lg><l>D'Ossian pur otto erano i duci; Ullino</l>
<l>Figlio di guerra tempestoso, e Mullo</l>
<l>Dai generosi fatti, ed il leggiadro</l>
<l>Selaca, e Oglano, e l'iracondo Cerda,</l>
<l>E di Dumarican l'irto-vellute</l>
<l>Ciglia di morte. Ove te lascio, Ogarre,</l>
<l>Sì rinomato sugli arvenii colli?</l>
<l>Ogar si riscontrò testa con testa</l>
<l>Col forte Dala: era il conflitto un turbo</l>
<l>Sollevator della marina spuma.</l>
<l>Ben del pugnale rammentossi Ogarre,</l>
<l>Arme ad esso gradita; egli di Dala</l>
<l>Nove fiate lo piantò nel fianco.</l>
<l>Cangiò faccia la pugna: io sullo scudo</l>
<l>Del possente Corman ruppi tre volte</l>
<l>La mia lancia, ei la sua. Lasso infelice</l>
<l>Garzon d'amore! io gli recisi il capo,</l>
<l>E per lo ciuffo il sanguinoso teschio</l>
<l>Crollai ben cinque volte: i suoi fuggiro.</l>
<l>Oh chi m'avesse allor detto, chi detto</l>
<l>M'avesse allor, vaga donzella, ch'io</l>
<l>Egro, spossato, abbandonato, e cieco</l>
<l>Trarrei la vita! avria costui dovuto</l>
<l>Usbergo aver ben d'infrangibil tempra,</l>
<l>Petto di scoglio, e impareggiabil braccio.</l></lg>
<lg><l>Ma già del Lena su la piaggia oscura</l>
<l>A poco a poco s'acchetò la voce</l>
<l>Dell'arpe, e dei cantor. Buffava il vento</l>
<l>Vario-stridente, e m'ondeggiava intorno</l>
<l>L'antica quercia con tremanti foglie.</l>
<l>Erano i miei pensier d'Evirallina,</l>
<l>D'Evirallina mia, quand'ella in tutta</l>
<l>La luce di beltade, e cogli azzurri</l>
<l>Occhi pregni di lagrime, m'apparve</l>
<l>Sopra il suo nembo; e in fioca voce, ah sorgi,</l>
<l>Ossian, mi disse, il figlio mio difendi,</l>
<l>Salvami Oscar: presso la rossa quercia</l>
<l>Del ruscello di Luba egli combatte</l>
<l>Coi figli di Loclin. Disse: e s'ascose</l>
<l>Nella sua nube. Io mi vestii l'usbergo,</l>
<l>M'appoggiai sulla lancia; uscii sonante</l>
<l>D'arme il petto e le terga: a cantar presi,</l>
<l>Qual solea ne' perigli, i canti antichi</l>
<l>Da' valorosi eroi. Loclin m'intese</l>
<l>Come tuono lontano; essa fuggio;</l>
<l>Inseguilla mio figlio. Io pur da lungi</l>
<l>Lo richiamai: figlio, diss'io, deh riedi</l>
<l>Riedi sul Lena, ancor ch'io stiati appresso,</l>
<l>E cessa d'inseguirli. Egli sen venne,</l>
<l>Ed agli orecchi miei giunse giocondo</l>
<l>Il suon dell'armi sue. Perché, diss'egli,</l>
<l>M'arrestasti la destra? avria ben tosto</l>
<l>Morte d'intorno ricoperto il tutto.</l>
<l>Che oscuri, formidabili, Fillano,</l>
<l>E il figlio tuo fersi ai nemici incontro,</l>
<l>Che per la notte, alle sorprese amica,</l>
<l>Del loro campo erano a guardia. Alquanti</l>
<l>Le nostre spade n'abbatter. Ma come</l>
<l>Spingono i negri venti onda dopo onda</l>
<l>Colà di Mora su le bianche arene;</l>
<l>Tal l'un l'altro incalzandosi i nemici</l>
<l>Inondano sul Lena: ombre notturne</l>
<l>Stridon da lungi, ed aggirarsi io vidi</l>
<l>Le meteore di morte. Il re di Selma</l>
<l>Corrasi a risvegliar, l'eccelso eroe</l>
<l>Sfidator di perigli, il sol raggiante</l>
<l>Dissipator di bellicosi nembi.</l>
<l>Erasi appunto allor da un sogno desto</l>
<l>Fingallo, e sullo scudo erto si stava,</l>
<l>Lo scudo di Tremmor, famoso arnese</l>
<l>De' padri suoi. Nel suo riposo avea</l>
<l>Veduta il padre mio la mesta forma</l>
<l>D'Aganadeca; ella venia dal mare,</l>
<l>E sola e lenta si movea sul Lena.</l>
<l>Faccia avea ella pallida qual nebbia,</l>
<l>Guancia fosca di lagrime: più volte</l>
<l>Trasse l'azzurra man fuor delle vesti,</l>
<l>Vesti ordite di nubi, e la distese</l>
<l>Accennando a Fingallo, e volse altrove</l>
<l>I taciturni sguardi. E perché piangi</l>
<l>Figlia di Starno? domandò Fingallo</l>
<l>Con un sospiro: a che pallida e muta,</l>
<l>Bell'ospite dei nembi? Ella ad un tratto</l>
<l>Sparve col vento, e lo lasciò pensoso.</l>
<l>Piangeva il popol suo, che sotto il brando</l>
<l>Del re di Selma, era a cader vicino.</l>
<l>L'eroe svegliossi, e pieni ancor di quella</l>
<l>Avea gli occhi e la mente. Ode appressarsi</l>
<l>Oscarre i passi, e n'adocchiò lo scudo;</l>
<l>Che incominciava un deboletto raggio</l>
<l>Via via d'Ullina a tremolar sull'onda.</l></lg>
<lg><l>Che fa 'l nemico fra i terrori involto?</l>
<l>Richiese il Re: fugge sul mare, o attende</l>
<l>La novella battaglia? A che tel chiedo?</l>
<l>Non odo io già la voce lor che suona</l>
<l>Sul vento del mattin? Vattene Oscarre,</l>
<l>Desta gli amici. Il Re s'alzò; piantossi</l>
<l>Presso il sasso di Luba, e in tuon tremendo</l>
<l>Ben tre volte rugghiò: balzaro i cervi</l>
<l>Dalle fonti di Cromla, e tremar tutte</l>
<l>Le rupi e i monti. Come cento alpestri</l>
<l>Rivi sboccando con mugghianti spume</l>
<l>Si confondon tra lor: come più nubi</l>
<l>S'ammassano in tempesta, e alla serena</l>
<l>Faccia del ciel fan velo; in cotal guisa</l>
<l>Si ragunaro del deserto i figli</l>
<l>Del lor signore alla terribil voce,</l>
<l>Terribile ai nemici, a' suoi guerrieri</l>
<l>Grata e gioconda: perché spesso ei seco</l>
<l>Li condusse alla pugna, e dalla pugna</l>
<l>Carchi tornar di gloriose spoglie.</l></lg>
<lg><l>Su su, diss'egli, alla zuffa, alla morte.</l>
<l>Figli della tempesta: a risguardarvi</l>
<l>Starassi il vostro re. Sopra quel colle</l>
<l>Balenerà 'l mio brando, e sarà scudo</l>
<l>Del popol mio: ma non avvenga, amici,</l>
<l>Che n'abbiate mai d'uopo, or che di Morni</l>
<l>Per me combatte il valoroso figlio.</l>
<l>Egli fia vostro duce, onde il suo nome</l>
<l>Sorger possa nel canto. O voi scendete</l>
<l>Ombre de' morti duci, ombre dei nembi</l>
<l>Correggitrici, i miei guerrier cadenti</l>
<l>Accogliete cortesi, e i vostri colli</l>
<l>Sien lor d'albergo: oh possan quei su l'ale</l>
<l>Del nembo rapidissimo del Lena</l>
<l>Per l'aereo sentier varcar sublimi</l>
<l>I flutti de' miei mari, e al mio riposo</l>
<l>Cheti venirne, ed allegrar sovente</l>
<l>Con la piacevol vista i sogni miei.</l></lg>
<lg><l>Fillano, Oscarre dalla bruna chioma,</l>
<l>E tu Rino gentil, fate o miei figli,</l>
<l>D'esser forti in battaglia: i vostri sguardi</l>
<l>Stien fisi in Gaulo, ond'emularne i fatti.</l>
<l>Brando a brando non ceda, o braccio a braccio;</l>
<l>Si gareggi in valor: del padre vostro</l>
<l>Proteggete gli amici, e stienvi in mente</l>
<l>Gli antichi duci. Se cader sul Lena</l>
<l>Doveste ancor, non paventate, o figli,</l>
<l>Vi rivederò: di cava nube in seno</l>
<l>Le nostre fredde e pallid'ombre in breve</l>
<l>S'incontreranno, o figli; e andrem volando</l>
<l>Spirti indivisi a ragionar sul Cona.</l></lg>
<lg><l>Simile a nube tempestosa, orlata</l>
<l>Di rosseggiante folgore del cielo,</l>
<l>Che in occidente dal mattin s'avanza,</l>
<l>Il Re s'allontanò. Funesto vampo</l>
<l>Esce dall'armi sue; nella man forte</l>
<l>Crolla due lancie; la canuta chioma</l>
<l>Giù cade al vento; tre cantor van dietro</l>
<l>Al figlio della fama, a portar pronti</l>
<l>I suoi cenni agli eroi. Sull'erto fianco</l>
<l>Di Cromla ei si posò, volgendo a cerchio</l>
<l>Il balen dell'acciar. Lieti alla pugna</l>
<l>Movemmo intanto. Sfavillò sul volto</l>
<l>D'Oscar la gioia: vivida vermiglia</l>
<l>Era la guancia sua; spargono gli occhi</l>
<l>Lagrime di piacer; raggio di foco</l>
<l>Sembra la spada nella destra. Ei venne;</l>
<l>E con gentil sorriso in cotai detti</l>
<l>Ad Ossian favellò: Sir delle pugne,</l>
<l>Ascolta il figlio tuo: scostati, o padre,</l>
<l>Segui l'eroe di Selma, e la tua fama</l>
<l>Lasciala intera a me. Ma s'io qui cado,</l>
<l>Rammentati, o signor, quel sen di neve,</l>
<l>Quel grazioso solitario raggio</l>
<l>Dell'amor mio, la tenera Malvina</l>
<l>Dalla candida man. Parmi vederla</l>
<l>Curva sul rivo risguardar dal monte</l>
<l>Con la guancia infocata, e i lisci crini</l>
<l>Sferzanle il sen, che per Oscar sospira.</l>
<l>Tu la conforta, e di' ch'io son già fatto</l>
<l>Dei venti albergator, che ad incontrarmi</l>
<l>Venga, mentre io pe' colli miei sul nembo</l>
<l>M'affretto a rivederla. - Oscar, che dici?</l>
<l>A me piuttosto, a me la tomba inalza.</l>
<l>No, non cedo la pugna: il braccio mio</l>
<l>Più sanguinoso e più di guerra esperto</l>
<l>Tutte di gloria t'aprirà le strade.</l>
<l>Ma ben tu, figliuol mio, s'avvien ch'io caggia,</l>
<l>Questa spada, quest'arco, e questo corno</l>
<l>Rammenta di riporre entro l'angusta</l>
<l>Scura magion; fa' che una bigia pietra</l>
<l>L'additi al passaggiero: alla tua cura</l>
<l>Alcun amor non accomando, o figlio,</l>
<l>Che più non è la vaga Evirallina,</l>
<l>La madre tua. Così parlammo; e intanto</l>
<l>Crebbe sul vento, e più e più gonfiossi</l>
<l>L'alta voce di Gaulo; ei la paterna</l>
<l>Spada rotando con furor si spinse</l>
<l>Alla strage, alla morte. Appunto come</l>
<l>Candido-gorgogliante onda colmeggia,</l>
<l>E scoglio assale: e come scoglio immoto</l>
<l>L'orrid'urto sostien; così i guerrieri</l>
<l>Assalir, resistero: acciar si frange</l>
<l>Contro acciaro, uom contr'uom; suonano scudi,</l>
<l>Cadono eroi. Quai cento braccia e cento</l>
<l>Della fornace sul rovente figlio;</l>
<l>Così s'alzano piombano, martellano</l>
<l>Le loro spade. Orrido in Arven turbo</l>
<l>Gaulo rassembra; in sul suo brando siede</l>
<l>Distruzion d'eroi: parea Svarano</l>
<l>Foco devastator. Come poss'io</l>
<l>Dar tanti nomi, e tante morti al canto?</l>
<l>D'Ossian pur anco fiammeggiò la spada</l>
<l>Nel sanguigno conflitto: e tu pur anco</l>
<l>Terribil fosti, Oscarre, o de' miei figli</l>
<l>Il maggiore, il miglior. Nel suo segreto</l>
<l>Gioiami il cor, quand'io scorgea 'l tuo brando</l>
<l>Arder sul petto dei nemici ancisi.</l>
<l>Essi fuggiro sbaragliati, e noi</l>
<l>Inseguimmo, uccidemmo: e come pietre</l>
<l>Van saltellon di balza in balza; o come</l>
<l>Scuri di quercia in quercia in bosco annoso</l>
<l>Erran colpi alternando; o come tuono</l>
<l>Di rupe in rupe si rimbalza in rotti</l>
<l>Spaventosi rimbombi: in cotal guisa</l>
<l>Colpo a colpo succede, e morte a morte</l>
<l>Dalla spada d'Oscarre, e dalla mia.</l>
<l>Ma già Svaran Gaulo circonda, e freme</l>
<l>Qual corsia d'Inistor. Fingallo il vede,</l>
<l>Vedelo, e già già s'alza, e già già l'asta</l>
<l>Solleva. Ullin, va' mio cantore, ei disse,</l>
<l>Vattene a Gaulo, e gli rammenta i fatti</l>
<l>De' padri suoi; la disugual contesa</l>
<l>Col tuo canto sostien': ravviva il canto,</l>
<l>E rinfranca gli eroi. Mossesi Ullino,</l>
<l>Venne a Gaulo dinanzi, e 'l canto sciolse</l>
<l>Infiammator dei generosi cori.</l></lg>
<lg><l>Combatti combatti,</l>
<l>Distruggi, abbatti,</l>
<l>Figlio del sir dei rapidi destrieri,</l>
<l>Fior de' guerrieri.</l></lg>
<lg><l>Pugna, pugna o braccio forte</l>
<l>In fatica aspra ed estrema:</l>
<l>Sir d'acute arme di morte,</l>
<l>Duro cor che mai non trema.</l></lg>
<lg><l>Figlio di guerra,</l>
<l>Atterra, atterra,</l>
<l>Fa' che più candida</l>
<l>Vela non tremoli</l>
<l>Sull'onde d'Inistor.</l></lg>
<lg><l>Alza scudo orrendo qual nembo,</l>
<l>Che di morte ha gravido il grembo;</l>
<l>Il tuo brando - baleni rotando</l>
<l>Qual sanguigno notturno vapor.</l></lg>
<lg><l>Il braccio sia tuono sul campo,</l>
<l>Sia l'occhio di lampo,</l>
<l>Di scoglio sia 'l cor.</l></lg>
<lg><l>Combatti, combatti,</l>
<l>Distruggi, abbatti:</l>
<l>Figlio del sir dei rapidi destrieri,</l>
<l>Doma gli alteri.</l></lg>
<lg><l>Gaulo avvampa a tai note; il cor gli balza:</l>
<l>Fassi di sé maggior. Ma Svaran cresce,</l>
<l>E soverchia il garzon: fende in due parti</l>
<l>Lo scudo a Gaulo; del deserto i figli</l>
<l>Sbigottiti fuggiro. Allor Fingallo</l>
<l>Nella possanza sua sorse, e tre volte</l>
<l>La voce sollevò. Cromla rispose</l>
<l>Al forte tuono; s'arrestaro a un punto</l>
<l>Del deserto i guerrier; piegaro a terra</l>
<l>L'infocate lor facce, e a quella voce</l>
<l>Di sé stessi arrossiro. Egli s'en venne,</l>
<l>Come in giorno di sol piovosa nube</l>
<l>Move sul colle tenebrosa e lenta:</l>
<l>Stan muti i campi ad aspettar la pioggia.</l>
<l>Vide Svaran da lungi il formidato</l>
<l>Signor di Selma, ed arrestossi a mezzo</l>
<l>Del corso suo. Fosche aggrottò le ciglia;</l>
<l>Alla lancia s'attenne, e i rosseggianti</l>
<l>Occhi intorno rivolse. Ei muto e grande,</l>
<l>Quercia parea sopra il ruscel di Luba,</l>
<l>Cui già rapida folgore del cielo</l>
<l>Lasciò brulla di foglie, e incotta i rami:</l>
<l>Quella pende sul rio, sibila il musco.</l>
<l>Tal si stava Svarano: ei lento lento</l>
<l>Si ritirò sopra il ciglion del Lena:</l>
<l>L'accerchiano i suoi mille; e sopra il colle</l>
<l>S'addensa il buio dell'orribil zuffa.</l></lg>
<lg><l>Ma in mezzo al popol suo splendea qual raggio</l>
<l>Fingallo; e tutti intorno a lui festosi</l>
<l>S'accolgono i suoi duci. Alza la voce</l>
<l>Del suo poter. Su su miei fidi, ergete</l>
<l>Tutti i stendardi miei: spieghinsi al vento</l>
<l>Sulla piaggia del Lena, e vibrin come</l>
<l>Fiamme su cento colli: essi ondeggiando</l>
<l>S'odano all'aure sibilar d'Erina,</l>
<l>E guerriera armonia spirinci in petto.</l>
<l>Quà qua, figli, compagni: al vostro duce</l>
<l>Fatevi appresso, e della sua possanza</l>
<l>Le parole ascoltate. O Gaulo, invitto</l>
<l>Braccio di morte, o generoso Oscarre</l>
<l>Dai futuri conflitti, o delle spade</l>
<l>Figlio Conallo, o bruno il crin Dermino,</l>
<l>O tu re della fama, Ossian, dei canti</l>
<l>Alto signor; voi la vestigia e 'l corso</l>
<l>Seguite o figli del paterno braccio,</l>
<l>Imitatelo, o prodi. Alzammo il raggio</l>
<l>Solar della battaglia, il luminoso</l>
<l>Regio stendardo, e lo seguian volando</l>
<l>Gli spirti nostri. Sventolava altero</l>
<l>Quello per l'aere, ori-lucente, e tutto</l>
<l>Gemmi-distinto, qual la vasta azzurra</l>
<l>Stellata conca del notturno cielo.</l>
<l>Avea pur ciascun duce il suo vessillo;</l>
<l>Ciascun vessillo i suoi guerrier. Mirate,</l>
<l>Disse il prence ospital, mirate come</l>
<l>Loclin sul Lena si divide e parte.</l>
<l>Stanno i nemici somiglianti a rotte</l>
<l>Nubi sul colle, o a mezzo arso e sfrondato</l>
<l>Bosco di quercie, quando il ciel traspare</l>
<l>Fra ramo e ramo, ed il vapor trasvola.</l>
<l>Amici di Fingal, ciascun di voi</l>
<l>Scelga una banda di color che stanno</l>
<l>Minacciosi lassuso, e non si lasci</l>
<l>Che alcun nemico dei sonanti boschi</l>
<l>Sull'onde d'Inistor ricovri e fugga.</l></lg>
<lg><l>E ben, Gaulo gridò, miei fieno i sette</l>
<l>Duci del Lano: d'Inistorre il fosco</l>
<l>Sovrano, Oscar gridò, vengane al brando</l>
<l>Del figlio d'Ossian: venga al mio, soggiunse</l>
<l>Conallo, alma d'acciaro, il bellicoso</l>
<l>Sir d'Iniscona. O 'l re di Muda, od io</l>
<l>Oggi per certo dormirem sotterra,</l>
<l>Disse Dermino. Ossian, bench'or sì fiacco</l>
<l>E sì dolente, di Terman s'elesse</l>
<l>L'atroce re: non tornerò, gridai,</l>
<l>Senza il suo scudo. O generosi, o forti,</l>
<l>Disse Fingal col suo sereno sguardo,</l>
<l>Sia vittoria con voi. Tu re dell'onde,</l>
<l>Svaran, la scelta di Fingal tu sei.</l></lg>
<lg><l>Disse; e quai cento vari venti in cento</l>
<l>Diverse valli a imperversar sen vanno;</l>
<l>Così divisi noi movemmo; e Cromla</l>
<l>Scossesi, e n'echeggiò. Cotante morti</l>
<l>Chi può narrar? Bella di Toscar figlia,</l>
<l>Le nostre destre eran di sangue, e folte</l>
<l>Cadder le squadre di Loclin, quai ripe</l>
<l>Traportate dal Cona: alle nostr'armi</l>
<l>Tenne dietro vittoria: ognun dei duci</l>
<l>La promessa adempiè. Spesso, o donzella,</l>
<l>Sedesti in riva al mormorevol Brano,</l>
<l>Mentre il bianco tuo seno alternamente</l>
<l>S'alzava all'alternar de' bei respiri,</l>
<l>Qual piuma candidissima gentile</l>
<l>Di liscio cigno, che soave e lento</l>
<l>Veleggia per la liquida laguna,</l>
<l>Qualor di fianco una scherzosa auretta</l>
<l>Con dolce sferza la sommove e sparge.</l>
<l>Spesso, o bella, sedesti; e spesso hai visto</l>
<l>Dietro una nube rimpiattarsi il sole</l>
<l>Lento, infocato, e notte rammassarsi</l>
<l>D'intorno al monte, e 'l variabil vento</l>
<l>Romoreggiar per le ristrette valli.</l>
<l>Cade alfin pioggia grandinosa: il tuono</l>
<l>Rotola, ulula; il fulmine scoscende</l>
<l>Gli erti dirupi; su focosi raggi</l>
<l>Van cavalcando orridi spettri; e in basso</l>
<l>Rovesciasi precipitosa e torba</l>
<l>L'urlante possa de' torrenti alpini.</l>
<l>Tal della pugna era il fragor. Malvina,</l>
<l>Perché piangi, perché? Piangan piuttosto</l>
<l>Le figlie di Loclin, che n'han ben donde.</l>
<l>Cadde di lor contrada il popol, cadde,</l>
<l>Perché di sangue si pasceano i brandi</l>
<l>Della stirpe de' miei. Lasso! infelice!</l>
<l>Qual fui! qual sono! abbandonato, e cieco,</l>
<l>Non più compagno degli eroi passeggio,</l>
<l>Più quell'Ossian non sono. A me, donzella,</l>
<l>Quelle lagrime a me, ch'io con quest'occhi</l>
<l>Di tutti i cari miei vidi le tombe.</l></lg>
<lg><l>Nella confusa mischia il Re trafisse</l>
<l>Guerriero ignoto. Ei la canuta chioma</l>
<l>Per la polve traendo, i languid'occhi</l>
<l>Ver lui solleva. Il ravvisò Fingallo,</l>
<l>Ed ahi, gridò, tu di mia man cadesti</l>
<l>D'Aganadeca amico? io pur ti vidi</l>
<l>Gli occhi molli di lagrime alla morte</l>
<l>Dell'amata donzella, entro le stanze</l>
<l>Di quel padre crudel: tu de' nemici</l>
<l>Dell'amor mio fosti nemico, ed ora</l>
<l>Cadi per la mia mano? Ullin, la tomba</l>
<l>Ergi all'estinto, ed il suo nome aggiungi</l>
<l>D'Aganadeca alla canzon dolente.</l>
<l>Addio donzella dell'arvenie valli</l>
<l>Abitatrice, a questo cor sì cara.</l></lg>
<lg><l>Giunse all'orecchio a Cucullin nel cupo</l>
<l>Speco di Cromla lo scompiglio, e 'l tuono</l>
<l>Della turbata pugna: a sé Conallo</l>
<l>E Carilo chiamò. L'udiro i duci,</l>
<l>Presero l'aste: ei della grotta uscio,</l>
<l>E a mirar s'affacciò. Veder gli parve</l>
<l>Faccia di mar rimescolato e smosso</l>
<l>Dal cupo fondo, che flagella e assorbe</l>
<l>Con bollenti onde l'arenoso lito.</l>
<l>A cotal vista Cucullino a un punto</l>
<l>S'infiammò, s'oscurò; la mano al brando,</l>
<l>L'occhio corre al nemico: egli tre volte</l>
<l>Si scagliò per pugnar, tre lo rattenne</l>
<l>Conal. Che fai, sir di Dunscaglia? ei disse,</l>
<l>Fingallo è vincitor; già tutto ei strugge,</l>
<l>Tutto conquide ei sol: non cercar parte</l>
<l>Nella fama del Re, ch'è tardi e vano.</l></lg>
<lg><l>E ben, quei ripigliò, Carilo, vanne</l>
<l>Al re di Selma, e poiché spento in tutto</l>
<l>Sia il rumor della pugna, e che dispersa</l>
<l>Fugga Loclin, qual dopo pioggia un rivo,</l>
<l>Seco t'allegra; il tuo soave canto</l>
<l>Gli lusinghi l'orecchio; inalza al cielo</l>
<l>L'invincibile eroe. Carilo prendi,</l>
<l>Reca a Fingal questa famosa spada,</l>
<l>La spada di Cabar; che d'inalzarla</l>
<l>Non è la man di Cucullin più degna.</l></lg>
<lg><l>Ma voi del muto Cromla ombre romite</l>
<l>Spirti d'eroi che più non son, voi soli</l>
<l>Siate oggimai di Cucullin compagni;</l>
<l>Voi venitene a lui dentro la grotta</l>
<l>Del suo dolor: più tra' possenti in terra</l>
<l>Nomato io non sarò; brillai qual raggio,</l>
<l>E qual raggio passai; nebbia son io</l>
<l>Che dileguossi all'apparir del vento</l>
<l>Rischiarator dell'offuscato colle.</l>
<l>Conal, Conal, non mi parlar più d'armi;</l>
<l>Già svanì la mia gloria; i miei sospiri</l>
<l>Di Cromla i venti accresceran, sintanto</l>
<l>Che i miei vestigi solitari e muti</l>
<l>Cessino d'esser visti. E tu, Bragela,</l>
<l>Piangi la fama mia, piangi me stesso:</l>
<l>Tu più non mi vedrai; raggio amoroso,</l>
<l>Non mi vedrai, non ti vedrò; son vinto.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO V</head>
<lg><l>Al generoso reggitor del carro</l>
<l>Conal si volse, e con soavi detti</l>
<l>Preselo a confortar. Figlio di Semo,</l>
<l>Perché ti lasci alla tristezza in preda?</l>
<l>Son nostri amici i forti, e rinomato</l>
<l>Se' tu guerrier: molte le morti e molte</l>
<l>Già fur del braccio tuo; spesso Bragela</l>
<l>Con ceruleo-giranti occhi di gioia</l>
<l>Il suo sposo incontrò, mentr'ei tornava</l>
<l>Cinto dai valorosi, in mezzo ai canti</l>
<l>Dei festosi cantori, e rosseggiante</l>
<l>Avea 'l brando di strage; e i suoi nemici</l>
<l>Giacean sul campo della tomba esangui.</l>
<l>Datti conforto, e 'l re di Morven meco</l>
<l>Statti lieto a mirar. Ve' com'ei passa,</l>
<l>Qual colonna di foco, e tutto incende!</l>
<l>Qual vigor! qual furor! non par di Luba</l>
<l>La correntia? non par di Cromla il vento</l>
<l>Schiantator di ramose alte foreste?</l></lg>
<lg><l>Avventurato popolo felice,</l>
<l>Fingallo, è 'l tuo: tu gli sei fregio e schermo.</l>
<l>Tu primo in guerra, e tu nei dì di pace</l>
<l>In consiglio il maggior: tu parli, e mille</l>
<l>S'affrettano a ubbidir: ti mostri, e innanzi</l>
<l>Ti cadono gli eroi. Popol felice!</l>
<l>Popolo di Fingal, d'invidia degno!</l></lg>
<lg><l>Chi è, chi è, figlio di Semo osserva,</l>
<l>Chi è costui sì tenebroso in vista</l>
<l>Che tonando ne vien? Questo è l'altero</l>
<l>Figlio di Starno. Oh! con Fingal s'affronta:</l>
<l>Stiamo a veder. Par d'ocean tempesta</l>
<l>Mossa da due cozzanti aerei spirti,</l>
<l>Che van dell'onde a disputar l'impero:</l>
<l>Trema dal colle il cacciator, che scorge</l>
<l>Ergersi il fiotto, e torreggiargli a fronte.</l></lg>
<lg><l>Sì Conallo parlò, quando a scontrarsi</l>
<l>In mezzo al lor popolo cadente</l>
<l>Corsero i due campion. Questa è battaglia,</l>
<l>Questo è fragor: qui ciascun urto è turbo,</l>
<l>Ciascun colpo è tempesta: orrore e morte</l>
<l>Spirano i sguardi. Ecco spezzati scudi,</l>
<l>Smagliati usberghi, e sminuzzati elmetti</l>
<l>Balzan fischiando: ambi i guerrieri a terra</l>
<l>Gettano l'armi, e con raccolta possa</l>
<l>Vannosi ad afferrar. Serransi intorno</l>
<l>Le noderose nerborute braccia.</l>
<l>Si stirano, si scrollano, s'intrecciano</l>
<l>Sotto e sopra in più gruppi alternamente</l>
<l>Le muscolose membra: ai forti crolli,</l>
<l>All'alta impronta dei tallon robusti</l>
<l>Scoppian le pietre, e dalle nicchie alpestri</l>
<l>Sferransi i duri massi, e van sossopra</l>
<l>Rovesciati cespugli. Alfin la possa</l>
<l>A Svaran manca, egli è di nodi avvinto.</l></lg>
<lg><l>Così sul Cona già vid'io (ma Cona</l>
<l>Non veggo più), così vid'io due sconci</l>
<l>Petrosi scogli trabalzati e svelti</l>
<l>Dall'orrid'urto di scoppiante piena;</l>
<l>Volvonsi quei da un lato all'altro, e vanno</l>
<l>Ad intralciarsi le lor querce antiche</l>
<l>Colle ramose cime; indi cozzando</l>
<l>Piombano assieme, e si strascinan dietro</l>
<l>Sterpi e cespi ammontati, e pietre e piante:</l>
<l>Svolvonsi i rivi, e da lontan si scorge</l>
<l>Il vuoto abisso della gran rovina.</l></lg>
<lg><l>Figli, gridò Fingal, tosto accorrete,</l>
<l>Statevi a guardia di Svaran, che in forza</l>
<l>Ben pareggia i suoi flutti; è la sua destra</l>
<l>Mastra di pugna; egli è verace germe</l>
<l>Di schiatta antica. O tra' miei duci il primo</l>
<l>Gaulo, e tu re dei canti Ossian possente,</l>
<l>All'amico e fratel d'Aganadeca</l>
<l>Siate compagni, e gli cangiate in gioia</l>
<l>Il suo dolor: ma voi Fillano, Oscarre,</l>
<l>Rino, figli del corso, i pochi avanzi</l>
<l>Di Loclin disperdete, onde nemica</l>
<l>Nave non sia che saltellare ardisca</l>
<l>Sull'onde d'Inistor. Simili a lampo</l>
<l>Volaron essi. Ei campeggiò sul Lena</l>
<l>Posatamente, come nube estiva</l>
<l>Lento-tonante per lo ciel passeggia;</l>
<l>Tace sott'essa la cocente piaggia.</l>
<l>Vibra il raggiante suo brando, cui dietro</l>
<l>Striscia spavento. Egli da lungi adocchia</l>
<l>Un guerrier di Loclin: ver lui s'avvia,</l>
<l>E così parla: e chi vegg'io lì presso</l>
<l>Alla pietra del rio? tenta ma indarno,</l>
<l>Di varcarlo d'un salto: agli atti, al volto</l>
<l>Sembra eroe d'alto affar, pendegli a fianco</l>
<l>Il curvo scudo, ed ha lung'asta in mano.</l>
<l>Giovine eroe, di', chi se' tu, rispondi,</l>
<l>Se' tu nemico di Fingallo? - Io sono</l>
<l>Un figlio di Loclin, di forte braccio.</l>
<l>La sposa mia nella magion paterna</l>
<l>Stassi piangendo, e mi richiama: invano;</l>
<l>Orla non tornerà. Combatti, o cedi?</l>
<l>Disse l'alto Fingallo: i miei nemici</l>
<l>Lieti non son; ma ben famosi e chiari</l>
<l>Sono gli amici miei. Figlio dell'onda</l>
<l>Seguimi alla mia festa: i miei cervetti</l>
<l>Vientene ad inseguir. No, no, rispose,</l>
<l>Ai deboli io soccorro; è la mia destra</l>
<l>Schermo de' fiacchi: paragon non ebbe</l>
<l>Mai la mia spada. Il re di Morven ceda.</l></lg>
<lg><l>Garzon, Fingal non cede. Impugna il brando,</l>
<l>E t'eleggi un nemico: i miei campioni</l>
<l>Son molti e forti. E la tenzon ricusi?</l>
<l>Gridò 'l guerriero: Orla è di Fingal degno;</l>
<l>E degno è Fingal d'Orla, e Fingal solo.</l>
<l>Ma se cader degg'io, che pur un giorno</l>
<l>Cade ogni prode, odimi o Re, la tomba</l>
<l>Alzami in mezzo al campo, e fa' che sia</l>
<l>La maggior di tutt'altre: e giù per l'onda</l>
<l>Manda il mio brando alla diletta sposa,</l>
<l>Onde mesta il ricovri, e lagrimando</l>
<l>Lo mostri al figlio, ed a pugnar l'infiammi.</l>
<l>Giovine sventurato, a che con questi</l>
<l>Funesti detti a lagrimar m'invogli?</l>
<l>Disse Fingallo: è ver pur troppo! il prode</l>
<l>Deve un giorno cader, debbono i figli</l>
<l>Vederne l'armi inutili e sospese.</l>
<l>Pur ti conforta: io t'alzerò la tomba,</l>
<l>Orla, non dubitarne; e la tua sposa</l>
<l>Avrà 'l tuo ferro, e 'l bagnerà di pianto.</l>
<l>Presero essi a pugnar, ma 'l braccio d'Orla</l>
<l>Fiacco fu contro il Re: scese la spada</l>
<l>Del gran Fingallo, e in due partì lo scudo.</l>
<l>Cadde quegli rovescio; sopra l'onda</l>
<l>L'arme riverberar, come talvolta</l>
<l>Sopra notturno rio riflessa luna.</l></lg>
<lg><l>Re di Morven, diss'ei, solleva il brando,</l>
<l>Passami il petto: qui ferito e stanco</l>
<l>Dalla battaglia i fuggitivi amici</l>
<l>M'abbandonaro: giungerà ben tosto</l>
<l>Lungo le sponde dell'acquoso Loda</l>
<l>All'amor mio la lagrimosa istoria;</l>
<l>Mentre romita e muta erra nel bosco,</l>
<l>E tra le foglie il venticel susurra.</l>
<l>Orla, ch'io ti ferisca? ah non fia vero,</l>
<l>Disse Fingal: lascia, guerrier, che in riva</l>
<l>Del patrio Loda dalle man di guerra</l>
<l>Sfuggito e salvo, con piacer t'incontri</l>
<l>L'affannoso amor tuo; lascia che 'l padre</l>
<l>Canuto, e forse per l'età già cieco,</l>
<l>Senta da lungi il calpestio gradito</l>
<l>De' piedi tuoi: lascia che lieto ei sorga,</l>
<l>E brancolando con la man ricerchi</l>
<l>Il figlio suo. - Nol rinverrà giammai:</l>
<l>Io vo' morir sul Lena; estrani vati</l>
<l>Canteranno il mio nome: un'ampia fascia</l>
<l>Copremi in petto una mortal ferita;</l>
<l>Ecco io la squarcio, e la disperdo al vento.</l></lg>
<lg><l>Sgorgò dal fianco il nero sangue; ei manca,</l>
<l>Ei more; e sopra lui pietosamente</l>
<l>Fingal si curva; indi i suoi duci appella.</l>
<l>Oscar, Fillan, miei figli, alzisi tosto</l>
<l>La tomba ad Orla: ei poserà sul Lena,</l>
<l>Lungi dal grato mormorio del Loda,</l>
<l>Lungi dalla sua sposa: un giorno i fiacchi</l>
<l>vedranno l'arco alle sue sale appeso;</l>
<l>Ma non potran piegarlo: urlano i cani</l>
<l>Sopra i suoi colli, esultano le belve,</l>
<l>Ch'ei soleva inseguir: caduto è 'l braccio</l>
<l>Della battaglia, il fior dei forti è basso.</l>
<l>Squilli il corno, miei figli, alzate il grido:</l>
<l>Torniamcene a Svaran; tra feste e canti</l>
<l>Passi la notte. O voi Fillano, Oscarre,</l>
<l>Rino, volate: ove se' tu mio Rino,</l>
<l>Rino di fama giovinetto figlio?</l>
<l>Pur giammai tu non fosti a correr tardo</l>
<l>Al suon del padre tuo. Rino, rispose</l>
<l>L'antico Ullin, de' padri suoi sta presso</l>
<l>Le venerande forme; egli passeggia</l>
<l>Con Tratal re dei scudi, e con Tremmorre</l>
<l>Dai forti fatti: il giovinetto è basso,</l>
<l>Smorto ei giace sul Lena. E cadde adunque,</l>
<l>Gridò Fingal, cadde il mio Rino; il primo</l>
<l>A piegar l'arco, il più veloce in corso?</l>
<l>Misero! al padre i primi saggi appena</l>
<l>Davi del tuo valor: perché cadesti</l>
<l>Sì giovinetto? Ah dolcemente almeno</l>
<l>Posa sul Lena: in breve spazio, o figlio,</l>
<l>Ti rivedrò: si spegnerà ben tosto</l>
<l>La voce mia; de' passi miei sul campo</l>
<l>Svaniran l'orme: canteranno i vati</l>
<l>Di me soltanto, e parleran le pietre.</l>
<l>Ma tu, Rino gentil, basso per certo</l>
<l>Basso se' tu: tu la tua fama ancora</l>
<l>Non ricevesti. Ullin ricerca l'arpa,</l>
<l>Parla di Rino, e di' qual duce un giorno</l>
<l>Fora stato il garzone. Addio, tu primo</l>
<l>In ogni campo: il giovenil tuo dardo</l>
<l>Più non godrò di regolare. O Rino,</l>
<l>O già sì bello, ah tu sparisti: addio.</l>
<l>Scorgevasi la lagrima sospesa</l>
<l>Sulle ciglia del Re: pensa del figlio</l>
<l>Al crescente valor; figlio di speme!</l>
<l>Pareva un raggio di notturno foco,</l>
<l>Che già spunta sul colle; al fischio, al corso</l>
<l>Piegan le selve, il peregrin ne trema.</l></lg>
<lg><l>In quell'oscura verdeggiante tomba,</l>
<l>Riprese il Re, chi mai sen giace? Io scorgo</l>
<l>Quattro pietre muscose, indizio certo</l>
<l>Della magion di morte: ivi riposi</l>
<l>Anche il mio Rino, e sia compagno al forte.</l>
<l>Forse è colà qualche famoso duce,</l>
<l>Che con mio figlio volerà su i nembi.</l>
<l>Ullin rianda le memorie antiche,</l>
<l>Sciogli il tuo canto, e ci rammenta i fatti</l>
<l>Degli abitanti della tomba oscuri.</l>
<l>Se nel campo dei forti essi giammai</l>
<l>Non fuggir dai perigli, il figlio mio,</l>
<l>Benché lungi da' suoi, sul Lena erboso</l>
<l>Riposerà tranquillo ai prodi accanto.</l></lg>
<lg><l>In questa tomba, incominciò la dolce</l>
<l>Bocca del canto, il gran Landergo è muto,</l>
<l>E 'l fero Ullin. Chi è costei, che dolce</l>
<l>Sorridendo da un nembo, a me fa mostra</l>
<l>Del suo volto d'amor? Figlia di Tutla,</l>
<l>O prima tra le vergini di Cromla,</l>
<l>Perché pallida sei? dormi tu forse</l>
<l>Fra i due forti rivali in queste pietre?</l></lg>
<lg><l>Bella Gelcossa, tu l'amor di mille</l>
<l>Fosti vivendo; ma Landergo solo</l>
<l>Fu l'amor tuo: ver le muscose ei venne</l>
<l>Torri di Selma; e 'l suo concavo scudo</l>
<l>Picchiando, favellò. Dov'è Gelcossa,</l>
<l>Dolce mia cura? io la lasciai pocanzi</l>
<l>Nella sala di Selma, allor che andai</l>
<l>A battagliar contro l'oscuro Ulfadda.</l>
<l>Riedi tosto, dis'ella, o mio Landergo,</l>
<l>Ch'io resto nel dolore: ed umidetta</l>
<l>Avea la guancia, e sospiroso il labbro.</l>
<l>Ma or non la riveggio: a che non viene</l>
<l>Ad incontrarmi, e a raddolcirmi il core</l>
<l>Dopo la pugna? tacito è l'albergo</l>
<l>Della mia gioia: in sull'amata soglia</l>
<l>Brano non veggo, il fido can, che crolli</l>
<l>Le sue catene, e mi festeggi intorno.</l>
<l>Ov'è Gelcossa! ov'è 'l mio amor? Landergo,</l>
<l>Ferchio rispose, ella sarà sul Cromla,</l>
<l>Ella con le sue vergini dell'arco</l>
<l>I cervi inseguirà. Ferchio, riprese</l>
<l>Di Cromla il sire, alcun romor non fiede</l>
<l>L'orecchio mio, taccion del Lena i boschi;</l>
<l>Non è cervo che fugga: ah ch'io non veggo</l>
<l>La mia Gelcossa, ella sparì; Gelcossa</l>
<l>Bella qual luna che pian pian s'asconde</l>
<l>Dietro i gioghi di Cromla. O Ferchio, vanne</l>
<l>A quel canuto figlio della rupe,</l>
<l>Al venerabil Allado: ei soggiorna</l>
<l>Nel cerchio delle pietre, ei di Gelcossa</l>
<l>Avrà novelle. Andò d'Adone il figlio,</l>
<l>Ed all'orecchio dell'età si fece.</l></lg>
<lg><l>Allado, abitator della spelonca,</l>
<l>Tu che tremi così, di', che vedesti</l>
<l>Cogli antichi occhi tuoi? Vidi, rispose,</l>
<l>Ullino il figlio di Cairba; ei venne</l>
<l>Come nube dal Cromla, alto intonando</l>
<l>Disdegnosa canzon, siccome il vento</l>
<l>Entro un bosco sfrondato. Ei nella sala</l>
<l>Entrò di Selma: esci, gridò, Landergo,</l>
<l>Terribile guerriero, escine; o cedi</l>
<l>A me Gelcossa, o con Ullin combatti.</l>
<l>Landergo non è qui, rispose allora</l>
<l>Gelcossa; ei pugna contro Ulfadda: o duce,</l>
<l>Ei non è qui: ma che perciò? Landergo</l>
<l>Non fia che ceda, egli non cesse ancora.</l>
<l>Combatterà. Se' pur vezzosa e bella,</l>
<l>Disse l'atroce Ullin: figlia di Tutla,</l>
<l>Io ti guido a Cairba, e del più forte</l>
<l>Sarà Gelcossa: io resterò sul Cromla</l>
<l>Tre dì la pugna ad aspettar; se fugge</l>
<l>Landergo, il quarto dì Gelcossa è mia.</l></lg>
<lg><l>Allado or basta, ripigliò Landergo,</l>
<l>Sia pace a' sonni tuoi. Suona il mio corno,</l>
<l>Ferchio, sì ch'oda Ullino: e sì dicendo,</l>
<l>Salì sul colle in torbido sembiante</l>
<l>Dalla parte di Selma: a cantar prese</l>
<l>Bellicosa canzone, in tuon d'un rivo</l>
<l>D'alto cadente: alfin del monte in cima</l>
<l>Egli si stette; volse intorno il guardo;</l>
<l>Qual nube suol, che al variar del vento</l>
<l>Varia d'aspetto: rotolò una pietra,</l>
<l>Segno di guerra. Il fero Ullin l'udio</l>
<l>Dalla sala paterna, udì giulivo</l>
<l>Il suo nemico, ed impugnò la spada</l>
<l>De' padri suoi: mentr'ei la cinge al fianco</l>
<l>Illuminò quel tenebroso aspetto</l>
<l>Un sorriso di gioia: il pugnal brilla</l>
<l>Nella sua destra; ei s'avanzò fischiando.</l></lg>
<lg><l>Vide Gelcossa il sir torbido e muto,</l>
<l>Che qual lista di nebbia iva poggiando</l>
<l>Ferocemente: si percote il seno</l>
<l>Candido palpitante, e lagrimosa</l>
<l>Trema per l'amor suo. Cairba antico,</l>
<l>Disse la bella, a piegar l'arco io volo,</l>
<l>Veggo i cervetti. Frettolosa il colle</l>
<l>Salì, ma indarno; gl'infiammati duci</l>
<l>Già tra lor combatteano. Al re di Morven</l>
<l>Io narrerò come pugnar sien usi</l>
<l>Crucciati eroi? cadde il feroce Ullino.</l>
<l>Venne Landergo pallido anelante</l>
<l>Alla donzella della liscia chioma,</l>
<l>Alla figlia di Tutla: oimè! che sangue,</l>
<l>Che sangue è quello, ella gridò, che scorre</l>
<l>Sul fianco all'amor mio? Sangue d'Ullino,</l>
<l>Disse Landergo, o più candida e fresca</l>
<l>Della neve di Cromla: o mia Gelcossa,</l>
<l>Lascia ch'io mi riposi: ei siede e spira.</l></lg>
<lg><l>Così cadi, o mio ben? Stette tre giorni</l>
<l>Lagrimandogli appresso: i cacciatori</l>
<l>La trovar morta, e su i tre corpi estinti</l>
<l>Ersero questa tomba. O Re, tuo figlio</l>
<l>Può qui posar, che con eroi riposa.</l></lg>
<lg><l>E qui riposerà: gli orecchi miei</l>
<l>Spesso ferì della lor fama il suono,</l>
<l>Disse l'alto Fingal. Fillan, Fergusto,</l>
<l>Orla qua mi s'arrechi, il valoroso</l>
<l>Garzon del Loda; ei giacerà con Rino,</l>
<l>Coppia ben degna: sopra entrambi il pianto</l>
<l>Voi donzelle di Selma, e voi di Lona</l>
<l>Sciogliete, o figlie: ambi crescean a prova</l>
<l>Come vivaci rigogliose piante;</l>
<l>E come piante or lì giaccion prostesi,</l>
<l>Che sul ruscel riverse, al sole, al vento,</l>
<l>Tutto il vitale umor lasciano in preda.</l>
<l>Oscarre, onor di gioventù, tu vedi</l>
<l>Come cadder da forti. A par di questi</l>
<l>Fa' tu d'esser famoso, e sii com'essi</l>
<l>Subietto dei cantor: menavan vampo</l>
<l>Essi in battaglia, ma nei dì di pace</l>
<l>Faccia avea Rino placida ridente,</l>
<l>Simile al variato arco del cielo</l>
<l>Dopo dirotta pioggia, allor che spunta</l>
<l>Gaio sull'onde, e d'altra parte il sole</l>
<l>Puro tramonta, e la collina è cheta.</l>
<l>Statti in pace o bel Rino, o di mia stirpe</l>
<l>Rino il minor: ti seguiremo, o figlio;</l>
<l>Che tosto o tardi han da cadere i prodi!</l></lg>
<lg><l>Tal fu la doglia tua, signor dei colli,</l>
<l>Quando giacque il tuo Rino. E qual fia dunque</l>
<l>D'Ossian la doglia, or che tu giaci, o padre?</l>
<l>Ah ch'io non odo la tua voce in Cona,</l>
<l>Ah che più non ti veggo! Oscuro e mesto</l>
<l>Talor m'assido alla tua tomba accanto,</l>
<l>E vi brancolo sopra. Udir talvolta</l>
<l>Parmi la voce tua, lasso, e m'inganna</l>
<l>Il vento del deserto. È lungo tempo</l>
<l>Che dormi, o padre; e ti sospira il campo,</l>
<l>Alto Fingal, correggitor di guerra.</l></lg>
<lg><l>Lungo l'erboso Luba Ossian, e Gaulo</l>
<l>Sedean presso a Svarano. Io toccai l'arpa</l>
<l>Per allegrare il cor del Re, ma tetro</l>
<l>Era il suo ciglio; ad ogn'istante al Lena</l>
<l>Girava il bieco rosseggiante sguardo;</l>
<l>Piangeva il popol suo. Gli occhi ver Cromla</l>
<l>Anch'io rivolsi, e riconobbi il figlio</l>
<l>Del generoso Semo. Ei tristo, e lento</l>
<l>Si ritrasse dal colle, e volse i passi</l>
<l>Alla di Tura solitaria grotta.</l>
<l>Vide Fingal vittorioso, e in mezzo</l>
<l>Della sua doglia, involontaria gioia</l>
<l>Venne a mischiarsi. Percuoteva il sole</l>
<l>Sull'armi sue; Conal tranquillo e cheto</l>
<l>Lo venia seguitando: alfine entrambi</l>
<l>Si celar dietro il colle, appunto come</l>
<l>Doppia colonna di notturno foco,</l>
<l>Via via spinta dal vento. È la sua grotta</l>
<l>Dietro un ruscel di mormorante spuma</l>
<l>Entro una rupe; un albero la copre</l>
<l>Con le tremanti foglie, e per li fianchi</l>
<l>Strepita il vento. ivi riposa il figlio</l>
<l>Del nobil Semo; i suoi pensier son fisi</l>
<l>Pur nella sua sconfitta; aride strisce</l>
<l>Gli segnano la guancia: egli sospira</l>
<l>La fama sua, che già svanita ei crede</l>
<l>Come nebbia del Cona. O sposa amata,</l>
<l>O Bragela gentil, perché sì lungi</l>
<l>Se' tu da lui, che serenar potresti</l>
<l>L'anima dell'eroe? Ma lascia, o bella,</l>
<l>Che sorga luminosa entro il suo spirto</l>
<l>L'amabile tua forma: i suoi pensieri</l>
<l>A te ritorneranno, e la sua doglia</l>
<l>Dileguerassi al tuo sereno aspetto.</l></lg>
<lg><l>Chi vien coi crini dell'etade? il veggo,</l>
<l>Egli è 'l figlio dei canti. Io ti saluto,</l>
<l>Carilo antico: la tua voce è un'arpa</l>
<l>Nella sala di Tura, e i canti tuoi</l>
<l>Son grati e dolci, come pioggia estiva</l>
<l>Là nel campo del sol. Carilo antico,</l>
<l>Ond'è che a noi ne vieni? Ossian, diss'egli,</l>
<l>Delle spade signor, signor dei canti,</l>
<l>Tu m'avanzi d'assai. Molt'è che noto</l>
<l>A Carilo sei tu: più volte, il sai,</l>
<l>Nella magion del generoso Brano,</l>
<l>Dinanzi alla vezzosa Evirallina</l>
<l>Ricercai l'arpa: e tu più volte, o duce,</l>
<l>Le mie musiche note accompagnasti:</l>
<l>E talor la vezzosa Evirallina</l>
<l>Tra i canti del suo amor, tra i canti miei</l>
<l>Mescea la soavissima sua voce.</l>
<l>Un giorno ella cantò del giovinetto</l>
<l>Corman, che cadde per amarla: io vidi</l>
<l>Sulle guance di lei, sulle sue ciglia</l>
<l>Le lagrime pietose: ella commosso</l>
<l>Sentiasi il cor dall'infelice amante,</l>
<l>Benché pur non amato. Oh come vaga,</l>
<l>Come dolce e gentile era la figlia</l>
<l>Del generoso Brano! - Ah taci, amico,</l>
<l>Non rinnovar, non rinnovarmi all'alma</l>
<l>La sua memoria: mi si strugge il core,</l>
<l>E gli occhi mi ringorgano di pianto.</l>
<l>Il diletto amor mio, la bella sposa</l>
<l>Dal soave rossor, Carilo, è spenta.</l></lg>
<lg><l>Ma tu siedi, o cantore, e le nostr'alme</l>
<l>Molci col canto tuo, dolce ad udirsi</l>
<l>Quanto di primavera aura gentile,</l>
<l>Che nell'orecchio al cacciator sospira,</l>
<l>Quand'ei si sveglia da gioioso sogno,</l>
<l>Tra 'l bel concento dei notturni spirti.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO VI</head>
<lg><l>Precipitaro i nugoli notturni,</l>
<l>E si posar su la pendice irsuta</l>
<l>Del cupo Cromla. Sorgono le stelle</l>
<l>Sopra l'onde d'Ullina, e i glauchi lumi</l>
<l>Mostrano fuor per la volante nebbia.</l>
<l>Mugge il vento lontano: è muta e fosca</l>
<l>La pianura di morte. Ancor gli orecchi</l>
<l>Dolce fiedea l'armoniosa voce</l>
<l>Del buon cantore. Ei celebrò i compagni</l>
<l>Di nostra gioventude, allor che prima</l>
<l>Noi c'incontrammo in sull'erboso Lego,</l>
<l>E la conca ospital girava intorno.</l>
<l>Tutte del Cromla le nebbiose cime</l>
<l>Risposero al suo canto, e l'ombre antiche</l>
<l>De' celebrati eroi venner sull'ale</l>
<l>Ratte dei nembi, e con desio fur viste</l>
<l>Piegarsi al suon delle gradite lodi.</l></lg>
<lg><l>Benedetto il tuo spirto in mezzo ai venti,</l>
<l>Carilo antico! Oh venistù sovente</l>
<l>La notte a me, quando soletto io poso!</l>
<l>E tu ci vieni, amico: odo talvolta</l>
<l>La tua maestra man, ch'agile e leve</l>
<l>Scorre per l'arpa alla parete appesa.</l>
<l>Ma perché non favelli alla mia doglia?</l>
<l>Perché non mi conforti? i cari miei,</l>
<l>Quando mi fia di riveder concesso?</l>
<l>Tu taci e parti; e 'l vento che t'è scorta</l>
<l>Fischiami in mezzo alla canuta chioma.</l></lg>
<lg><l>Ma dal lato di Mora intanto i duci</l>
<l>S'adunano al convito. Ardon nell'aria</l>
<l>Cento querce ramose, e gira intorno</l>
<l>Il vigor delle conche. I duci in volto</l>
<l>Splendon di gioia: sol pensoso e muto</l>
<l>Stassi il re di Loclin; siedongli insieme</l>
<l>Ira e dolor sull'orgogliosa fronte.</l>
<l>Guata il Lena, e sospira: ha ferma in mente</l>
<l>La sua caduta. Sul paterno scudo</l>
<l>Stava chino Fingallo: egli la doglia</l>
<l>Osservò di Svarano, e così disse</l>
<l>Al primo de' cantori: Ullino, inalza</l>
<l>Il canto della pace, e raddolcisci</l>
<l>I bellicosi spirti, onde l'orecchio</l>
<l>Ponga in oblio lo strepito dell'armi.</l>
<l>Sien cento arpe dappresso, e infondan gioia</l>
<l>Nel petto di Svaran. Tranquillo io voglio</l>
<l>Che da me parta: alcun non fu per anco</l>
<l>Che da Fingal mesto partisse. Oscarre,</l>
<l>Contro gli audaci e valorosi in guerra</l>
<l>Balena il brando mio: se cedon questi,</l>
<l>Pacatamente mi riposa al fianco.</l></lg>
<lg><l>Visse Tremmorre, incominciò dei canti</l>
<l>La dolce bocca, e per le nordiche onde</l>
<l>Di tempeste e di venti errò compagno.</l>
<l>La scoscesa Loclin coi mormoranti</l>
<l>Suoi boschi apparve al peregrino eroe</l>
<l>Tra le sue nebbie: egli abbassò le vele,</l>
<l>Balzò sul lido, ed inseguì la belva,</l>
<l>Che per le selve di Gormal ruggia.</l>
<l>Molti eroi già fugò, molti ne spense</l>
<l>Quella; ma l'asta di Tremmor l'uccise.</l></lg>
<lg><l>Eran tre duci di Loclin presenti</l>
<l>All'alta impresa, e raccontar la possa</l>
<l>Dello straniero eroe: disser ch'ei stava</l>
<l>Qual colonna di foco, e d'arme chiuso,</l>
<l>Raggi spandea d'insuperabil forza.</l>
<l>Festoso il Re largo convito appresta,</l>
<l>Ed invita Tremmorre. Il giovinetto</l>
<l>Tre giorni festeggiò nelle ventose</l>
<l>Loclinie torri; e a lui diessi la scelta</l>
<l>Dell'arringo d'onor. Loclin non ebbe</l>
<l>Sì forte eroe, che gli durasse a fronte.</l>
<l>N'andò la gioia della conca in giro:</l>
<l>Canti, arpe, applausi: alto sonava il nome</l>
<l>Del giovine regal, che dal mar venne,</l>
<l>Delle selve terror, primo dei forti.</l>
<l>Sorge il quarto mattin. Tremmor nell'onde</l>
<l>Lanciò la nave, e a passeggiar si pose</l>
<l>Lungo la spiaggia in aspettando il vento,</l>
<l>Che da lungi s'udia fremer nel bosco.</l>
<l>Quand'ecco un figlio di Gormal selvoso</l>
<l>Folgorante d'acciar, che a lui s'avanza.</l>
<l>Gota vermiglia avea, morbida chioma,</l>
<l>Mano di neve; e sotto brevi ciglia</l>
<l>Placido sorridea ceruleo sguardo:</l>
<l>E sì prese a parlargli: Olà t'arresta,</l>
<l>Arrestati Tremmor: tutti vincesti,</l>
<l>Ma non hai vinto di Lonvallo il figlio.</l>
<l>La spada mia de' valorosi il brando</l>
<l>Spesso incontrò: dal mio infallibil arco</l>
<l>S'arretraro i più saggi. O giovinetto</l>
<l>Di bella chioma, ripigliò Tremmorre,</l>
<l>Teco non pugnerò. Molle è 'l tuo braccio</l>
<l>Troppo vago sei tu, troppo gentile:</l>
<l>Torna ai cervetti tuoi. - Tornar non voglio</l>
<l>Se non col brando di Tremmor, tra 'l suono</l>
<l>Della mia fama: giovinette a schiere</l>
<l>Circonderan con teneri sorrisi</l>
<l>Lui che vinse Tremmor; trarran del petto</l>
<l>Sospiretti d'amore, e la lunghezza</l>
<l>Della tua lancia misurando andranno,</l>
<l>Mentr'io pomposo mostrerolla, e al sole</l>
<l>Ne inalzerò la sfavillante cima.</l></lg>
<lg><l>Tu la mia lancia? disdegnoso allora</l>
<l>Soggiunse il Re: la madre tua piuttosto</l>
<l>Ritroveratti pallido sul lido</l>
<l>Del sonante Gormallo, e risguardando</l>
<l>Verso l'oscuro mar, vedrà le vele</l>
<l>Di chi le uccise il temerario figlio.</l>
<l>E ben, disse il garzon, molle dagli anni</l>
<l>È il braccio mio; contro di te non posso</l>
<l>L'asta inalzar, ma ben col dardo appresi</l>
<l>A passar petto di lontan nemico.</l>
<l>Spoglia, o guerrier, quel tuo pesante arnese;</l>
<l>Tu sei tutto d'acciaro: io primo a terra</l>
<l>Getto l'usbergo, il vedi; or via, Tremmorre,</l>
<l>Scaglia il tuo dardo. Ondoleggiante ei mira</l>
<l>Un ricolmetto seno. Era costei</l>
<l>La sorella del Re. Vide ella il duce</l>
<l>Nelle fraterne sale, ed invaghissi</l>
<l>Del viso giovenil. Cadde la lancia</l>
<l>Dalla man di Tremmorre: abbassa a terra</l>
<l>Focoso il volto: l'improvvisa vista</l>
<l>Sino al cor lo colpì, siccome un vivo</l>
<l>Raggio di luce che diritto incontra</l>
<l>I figli della grotta, allor che al sole</l>
<l>Escon dal buio, e al luminoso strale</l>
<l>Chinano i sguardi abbarbagliati e punti.</l></lg>
<lg><l>O re di Morven, cominciò la bella</l>
<l>Dalle braccia di neve, ah lascia ch'io</l>
<l>Nella tua nave mi riposi, e trovi</l>
<l>Contro l'amor di Corlo asilo e schermo.</l>
<l>Terribile è costui per Inibaca,</l>
<l>Quanto il tuon del deserto: amami il fero,</l>
<l>Ma dentro il buio d'un atroce orgoglio;</l>
<l>E diecimila lance all'aria scuote</l>
<l>Per ottenermi. E ben, riposa in pace,</l>
<l>Disse l'alto Tremmor, dietro lo scudo</l>
<l>De' padri miei; poi diecimila lance</l>
<l>Scuota Corlo a suo senno, io non pavento:</l>
<l>Venga, l'attendo. Ad aspettar si stette</l>
<l>Tre dì sul lido: alto squillava il corno.</l>
<l>Da tutti i monti suoi, da tutti i scogli</l>
<l>Corlo sfidò, ma non apparve il fero.</l>
<l>Scese il re di Loclin: rinnovellarsi</l>
<l>I conviti, e le feste in riva al mare,</l>
<l>E la donzella al gran Tremmor fu sposa.</l></lg>
<lg><l>Svaran, disse Fingal, nelle mie vene</l>
<l>Scorre il tuo sangue: le famiglie nostre</l>
<l>Sitibonde d'onor, vaghe di pugna</l>
<l>Più volte s'affrontar, ma più volte anco</l>
<l>Festeggiarono insieme, e l'una all'altra</l>
<l>Fer di conca ospital cortese dono.</l>
<l>Ti rasserena adunque, e nel tuo volto</l>
<l>Splenda letizia, e alla piacevol arpa</l>
<l>Apri l'orecchio e 'l cor. Terribil fosti,</l>
<l>Qual tempesta, o guerrier, de' flutti tuoi;</l>
<l>Tu sgorgasti valor: l'alta tua voce</l>
<l>Quella valea di mille duci e mille.</l>
<l>Sciogli doman le biancheggianti vele,</l>
<l>Fratel d'Aganadeca: ella sovente</l>
<l>Viene dall'anima mia per lei dogliosa,</l>
<l>Qual sole in sul meriggio: io mi rammento</l>
<l>Quelle lagrime tue; vidi il tuo pianto</l>
<l>Nelle sale di Starno, e la mia spada</l>
<l>Ti rispettò mentr'io volgeala a tondo</l>
<l>Rosseggiante di sangue, e colmi avea</l>
<l>Gli occhi di pianto, e 'l cor ruggia di sdegno.</l>
<l>Che se pago non sei, scegli, e combatti.</l>
<l>Quell'arringo d'onor, che i padri tuoi</l>
<l>Diero a Tremmor, l'avrai da me: gioioso</l>
<l>Vo' che tu parta, e rinomato e chiaro</l>
<l>Siccome sol che al tramontar sfavilla. -</l></lg>
<lg><l>Invitto re della Morvenia stirpe,</l>
<l>Primo tra mille eroi, non fia che teco</l>
<l>Più mai pugni Svaran: ti vidi in pria</l>
<l>Nella reggia paterna, e i tuoi freschi anni</l>
<l>Di poco spazio precedeano i miei.</l>
<l>E quando, io dissi a me medesmo, e quando</l>
<l>La lancia inalzerò, come l'inalza</l>
<l>Il nobile Fingal? Pugnammo poi</l>
<l>Sul fianco di Malmor, quando i miei flutti</l>
<l>Spinto m'aveano alle tue sale, e sparse</l>
<l>Risonavan le conche: altera zuffa</l>
<l>Certo fu quella e memoranda: or basta;</l>
<l>Lascia che il bon cantore esalti il nome</l>
<l>Del prode vincitor. Fingallo ascolta:</l>
<l>Più d'una nave di Loclin poc'anzi</l>
<l>Restò per te de' suoi guerrieri ignuda:</l>
<l>Abbiti queste, o duce, e sii tu sempre</l>
<l>L'amico di Svaran. Quando i tuoi figli</l>
<l>All'alte torri di Gormal verranno,</l>
<l>S'appresteran conviti, e lor la scelta</l>
<l>Della tenzon s'offerirà. Né nave,</l>
<l>Rispose il Re, né popolosa terra</l>
<l>Non accetta Fingal: pago abbastanza</l>
<l>Son de' miei monti, e dei cervetti miei.</l>
<l>Conserva i doni tuoi, nobile amico</l>
<l>D'Aganadeca: al raggio d'oriente</l>
<l>Spiega le bianche vele, e lieto riedi</l>
<l>Al nativo Gormallo. O benedetto</l>
<l>Lo spirto tuo, Re delle conche eccelso,</l>
<l>Gridò Svaran, di maraviglia pieno;</l>
<l>Tu sei turbine in guerra, auretta in pace.</l>
<l>Prendi la destra d'amistade in pegno,</l>
<l>Generoso Fingallo. I tuoi cantori</l>
<l>Piangano sugli estinti, e fa' ch'Erina</l>
<l>I duci di Loclin ponga sotterra,</l>
<l>E della lor memoria erga le pietre:</l>
<l>Onde i figli del Nord possano un giorno</l>
<l>Mirare il luogo, ove pugnar da forti</l>
<l>I loro padri, e 'l cacciatore esclami,</l>
<l>Mentre s'appoggia a una muscosa pietra:</l>
<l>Qui Fingallo, e Svaran lottaro insieme,</l>
<l>Que' prischi eroi: così diranno, e verde</l>
<l>La nostra fama ognor vivrà. Svarano,</l>
<l>Fingal riprese, oggi la gloria nostra</l>
<l>Della grandezza sua giunse alla cima.</l>
<l>Noi passerem qual sogno: in alcun campo</l>
<l>Più non s'udrà delle nostr'arme il suono:</l>
<l>Ne svaniran le tombe, e 'l cacciatore</l>
<l>In van sul prato del riposo nostro</l>
<l>L'albergo cercherà: vivranno i nomi,</l>
<l>Ma fia spento il valor. Carilo, Ullino,</l>
<l>Ossian, cantori, a voi son noti i duci</l>
<l>Che più non sono. Or via sciogliete i canti</l>
<l>De' tempi antichi, onde la notte scorra</l>
<l>Tra dolci suoni, ed il mattin risorga</l>
<l>Nella letizia. Ad allegrare i regi</l>
<l>Sciogliemmo il canto, e cento arpe soavi</l>
<l>La nostra voce accompagnar. Svarano</l>
<l>Rasserenossi, e risplendè, qual suole</l>
<l>Colma luna talor, quando le nubi</l>
<l>Sgombran dalla sua faccia, e lascian quella</l>
<l>Ampia, tersa, lucente in mezzo al cielo.</l></lg>
<lg><l>Allor Fingallo a Carilo si volse,</l>
<l>E prese a dirgli: ov'è di Semo il figlio?</l>
<l>Ov'è il re di Dunscaglia? a che non viene?</l>
<l>Come basso vapor forse s'ascose</l>
<l>Nella grotta di Tura? Ascoso appunto,</l>
<l>Rispose il buon cantor, sta Cucullino</l>
<l>Nella grotta di Tura: in su la spada</l>
<l>Egli ha la destra, e nella pugna il core,</l>
<l>Nella perduta pugna. È cupo e mesto</l>
<l>Il re dell'aste, che più volte in campo</l>
<l>Già vincitor si vide. Egli t'invia</l>
<l>La spada di Cabarre, e vuol che posi</l>
<l>Sul fianco di Fingal, perché qual nembo</l>
<l>I poderosi suoi nemici hai spersi.</l>
<l>Prendi, o Fingal, questa famosa spada,</l>
<l>Che già la fama sua svanì qual nebbia</l>
<l>Scossa dal vento. Ah non fia ver, rispose</l>
<l>L'alto Fingal, ch'io la sua spada accetti;</l>
<l>Possente è 'l braccio suo: vattene, e digli</l>
<l>Che si conforti; già sicura e ferma</l>
<l>È la sua fama, e di svanir non teme.</l>
<l>Molti prodi fur vinti, e poi di nuovo</l>
<l>Scintillaron di gloria. E tu pur anche,</l>
<l>Re dei boschi sonanti, il tuo cordoglio</l>
<l>Scorda per sempre: i valorosi, amico,</l>
<l>Benché vinti, son chiari: il sol tra i nembi</l>
<l>Cela il capo talor, ma poi ridente</l>
<l>Torna a guardar su le colline erbose.</l></lg>
<lg><l>Viemmi Gruma alla mente. Era già Gruma</l>
<l>Un sir di Cona: egli spargea battaglia</l>
<l>Per tutti i lidi; gli gioia l'orecchio</l>
<l>Nel rimbombo dell'armi, e 'l cor nel sangue.</l>
<l>Ei spinse un giorno i suoi guerrier possenti</l>
<l>Sull'echeggiante Craca; e il re di Craca</l>
<l>Dal suo boschetto l'incontrò, che appunto</l>
<l>Tornava allor dal circolo di Bruno,</l>
<l>Ove alla pietra del poter poc'anzi</l>
<l>Parlato avea. Fu perigliosa e fera</l>
<l>La zuffa degli eroi per la donzella</l>
<l>Dal bel petto di neve. Avea la fama</l>
<l>Lungo il Cona natio portato a Gruma</l>
<l>La peregrina amabile beltade</l>
<l>Della figlia di Craca, ed egli avea</l>
<l>Giurato d'ottenerla, o di morire.</l>
<l>Pugnaro essi tre dì: Gruma nel quarto</l>
<l>Annodato restò. Senza soccorso</l>
<l>Lungi da' suoi, l'immersero nel fondo</l>
<l>Dell'orribile circolo di Bruno,</l>
<l>Ove spesso ulular l'ombre di morte</l>
<l>Diceansi intorno alla terribil pietra</l>
<l>Del lor timor. Ma che? da quell'abisso</l>
<l>Uscì Gruma e rifulse. I suoi nemici</l>
<l>Cadder per la sua destra; egli riebbe</l>
<l>L'antica fama. O voi cantor, tessete</l>
<l>Inni agli eroi, che dalla lor caduta</l>
<l>Sorser più grandi, onde il mio spirto esulti</l>
<l>Nella giusta lor lode, ed a Svarano</l>
<l>Il cordoglio primier tornisi in gioia.</l></lg>
<lg><l>Allor di Mora su la piaggia erbosa</l>
<l>Si posero a giacer. Fischiano i venti</l>
<l>Tra le chiome agli eroi. S'odono a un tempo</l>
<l>Cento voci, cento arpe: i duci antichi</l>
<l>Si rimembrar, si celebraro. - E quando</l>
<l>Udrò adesso il cantor? quando quest'alma</l>
<l>S'allegrerà nelle paterne imprese?</l>
<l>L'arpa in Morven già tace, e più sul Cona</l>
<l>Voce non s'ode armoniosa: è spento</l>
<l>Col possente il cantor; non v'è più fama.</l></lg>
<lg><l>Va tremolando il mattutino raggio</l>
<l>Su le cime di Cromla, e d'una fioca</l>
<l>Luce le tinge. Ecco squillar sul Lena</l>
<l>Il corno di Svaran: dell'onde i figli</l>
<l>Si raccolgon d'intorno, e muti e mesti</l>
<l>Salgon le navi: vien d'Ullina il vento</l>
<l>Forte soffiando a rigonfiar le vele</l>
<l>Candido-galleggianti, e via gli porta.</l></lg>
<lg><l>Olà, disse Fingal, chiaminsi i veltri,</l>
<l>Rapidi figli della caccia, il fido</l>
<l>Brano dal bianco petto, e la ringhiante</l>
<l>Forza arcigna di Lua. Quà qua, Fillano,</l>
<l>Rino... ma non è qui: riposa il figlio</l>
<l>Sopra il letto feral. Fillan, Fergusto,</l>
<l>Rintroni il corno mio, spargasi intorno</l>
<l>La gioia della caccia: impauriti</l>
<l>L'odan del Cromla i cavrioli e i cervi,</l>
<l>E balzino dal lago. Errò pel bosco</l>
<l>L'acuto suon: dello scoglioso Cromla</l>
<l>S'alzano i cacciator; volano a slanci</l>
<l>Chi qua, chi là mille anelanti veltri</l>
<l>Sulla lor preda ad avventarsi. Un cervo</l>
<l>Cade per ogni can: ma tre ne afferra</l>
<l>Brano, e gli addenta, e di Fingallo al piede</l>
<l>Palpitanti gli arreca. Egli a tal vista</l>
<l>Gongola di piacer. Ma un cervo cadde</l>
<l>Sulla tomba di Rino, e risvegliossi</l>
<l>Il cordoglio del padre. Ei vide cheta</l>
<l>Starsi la pietra di colui, che 'l primo</l>
<l>Era dianzi alla caccia. - Ah figlio mio,</l>
<l>Tu non risorgi più! tu della festa</l>
<l>A parte non verrai; già la tua tomba</l>
<l>S'asconderà; già l'erba inaridita</l>
<l>La coprirà: con temerario piede</l>
<l>Calpesteralla un dì la schiatta imbelle,</l>
<l>Senza saper ch'ivi riposa il prode.</l></lg>
<lg><l>Figli della mia forza, Ossian, Fillano,</l>
<l>Gaulo re degli acciar, poggiam sul colle</l>
<l>Ver la grotta di Tura, andiam, veggiamo</l>
<l>D'Erina il condottiero. Oimè, son queste</l>
<l>Le muraglie di Tura? ignude e vuote</l>
<l>Son d'abitanti, e le ricopre il musco.</l>
<l>Mesto è 'l re delle conche, e desolato</l>
<l>Sta l'albergo regal: venite, amici,</l>
<l>Al sir dei brandi, e trasfondiamgli in petto</l>
<l>Tutto il nostro piacer. Ma che? m'inganno?</l>
<l>Fillano, è questi Cucullino? oppure</l>
<l>È colonna di fumo? emmi sugli occhi</l>
<l>Di Cromla il nembo, e ravvisar non posso</l>
<l>L'amico mio. Sì, Cucullino è questo,</l>
<l>Gli rispose il garzon. Vedilo, è muto</l>
<l>E tenebroso, ed ha la man sul brando.</l>
<l>Salute al figlio di battaglia: addio</l>
<l>Spezzator degli scudi. A te salute,</l>
<l>Rispose Cucullin, salute a tutta</l>
<l>L'alta schiatta di Selma. O mio Fingallo;</l>
<l>Grato è l'aspetto tuo: somiglia al sole,</l>
<l>Cui lungo tempo sospirò lontano</l>
<l>Il cacciatore, e lo ravvisa alfine</l>
<l>Spuntar da un nembo. I figli tuoi son vive</l>
<l>Stelle ridenti, onde la notte ha luce.</l>
<l>O Fingallo, o Fingal, non tale un giorno</l>
<l>Già mi vedesti tu, quando tornammo</l>
<l>Dalle battaglie del deserto, e vinti</l>
<l>Fuggian dalle nostr'arme i re del mondo,</l>
<l>E tornava letizia ai patri colli.</l>
<l>Gagliardo a detti, l'interruppe allora</l>
<l>Conan di bassa fama, assai gagliardo</l>
<l>Se' tu per certo, Cucullin: son molti</l>
<l>I vanti tuoi; ma dove son l'imprese?</l>
<l>Or non siam noi per l'ocean qua giunti,</l>
<l>Per dar soccorso alla tua fiacca spada?</l>
<l>Tu fuggi all'antro tuo: Conanno intanto</l>
<l>Le tue pugne combatte. A me quell'arme,</l>
<l>Cedile a me; che mal ti stanno. Eroe</l>
<l>Alcun non fu che ricercare osasse</l>
<l>L'arme di Cucullin, rispose il duce</l>
<l>Alteramente; quando mille eroi</l>
<l>Le cercassero ancor, sarebbe indarno,</l>
<l>Tenebroso guerriero: alla mia grotta</l>
<l>Non mi ritrassi io già, finché d'Erina</l>
<l>Vissero i duci. Olà, gridò Fingallo,</l>
<l>Conan malnato, dall'ignobil braccio,</l>
<l>Taci, non parlar più. Famoso in guerra</l>
<l>È Cucullino, e ne grandeggia il nome.</l>
<l>Spesso udii la tua fama, e spesso io fui</l>
<l>Testimon de' tuoi fatti, o tempestoso</l>
<l>Sir d'Inisfela. Or ti conforta, e sciogli</l>
<l>Le tue candide vele in ver l'azzurra</l>
<l>Nebbiosa isola tua. Vedi Bragela</l>
<l>Che pende dalla rupe; osserva l'occhio</l>
<l>Che d'amore e di lagrime trabocca.</l>
<l>I lunghi crini le solleva il vento</l>
<l>Dal palpitante seno. Ella l'orecchio</l>
<l>Tende all'aura noturna, e pure aspetta</l>
<l>Il fragor de' tuoi remi, e 'l canto usato</l>
<l>De' remiganti, e 'l tremolio dell'arpa</l>
<l>Che da lungi s'avanza. - E lungo tempo</l>
<l>Starà Bragela ad aspettarlo invano.</l>
<l>No più non tornerò: come potrei</l>
<l>Comparir vinto alla mia sposa innanzi,</l>
<l>E mirarla dolente? Il sai, Fingallo,</l>
<l>Io vincitor fui sempre. E vincitore</l>
<l>Quinci innanzi sarai, qual pria tu fosti,</l>
<l>Disse Fingal: di Cucullin la fama</l>
<l>Rinverdirà come ramosa pianta.</l>
<l>Molta gloria t'avanza, e molte pugne</l>
<l>T'attendono, o guerriero, e molte morti</l>
<l>Usciran dal tuo braccio. Oscarre, i cervi</l>
<l>Reca, e le conche, e 'l mio convito appresta.</l>
<l>I travagliati spirti abbian riposo</l>
<l>Dopo lunghi perigli: e i fidi amici</l>
<l>Si ravvivin di gioia al nostro aspetto.</l>
<l>Festeggiammo, cantammo. Alfin lo spirto</l>
<l>Di Cucullin rasserenossi: al braccio</l>
<l>Tornò la gagliardia, la gioia al volto.</l>
<l>Ivano Ullino e Carilo alternando</l>
<l>I dolci canti: io mescolai più volte</l>
<l>Alla lor la mia voce, e delle lance</l>
<l>Cantai gli scontri, ove ho pugnato, e vinto.</l>
<l>Misero! ed or non più: cessò la fama</l>
<l>Di mie passate imprese, e abbandonato</l>
<l>Seggomi al sasso de' miei cari estinti.</l></lg>
<lg><l>Così scorse la notte, infin che 'l giorno</l>
<l>Sorse raggiante. Dall'erbosa piaggia</l>
<l>Alzossi il Re, scosse la lancia, e primo</l>
<l>Lungo il Lena movea: noi lo seguimmo</l>
<l>Come strisce di foco. Al mare, al mare,</l>
<l>Spieghiam le vele, ed accogliamo i venti</l>
<l>Che sgorgano dal Lena. Egli sì disse</l>
<l>Noi salimmo le navi, e ci spingemmo</l>
<l>Tra canti di vittoria e liete grida</l>
<l>Dell'ocean per la sonante spuma.</l></lg></div2></div1>
<div1 type="sezione"><head>COMALA</head>
<castList><head>ATTORI</head>
<castItem><role>Fingal</role></castItem>
<castItem><role>Comala</role></castItem>
<castItem><role>Idallano</role></castItem>
<castItem><role>Dersagrena,</role><roleDesc>figlia di Morni</roleDesc></castItem>
<castItem><role>Melilcoma,</role><roleDesc>figlia di Morni</roleDesc></castItem>
<castItem><role>Cantori</role></castItem></castList>
<div2 type="scena"><head>SCENA I</head>
<sp><speaker>DERSAGRENA</speaker>
<lg><l>Già la caccia è compita;</l>
<l>Altro in Arven non s'ode</l>
<l>Che 'l romor del torrente.</l>
<l>Vieni, o figlia di Morni,</l>
<l>Dalle rive del Crona.</l>
<l>Lascia l'arco,</l>
<l>Prendi l'arpa;</l>
<l>La notte avanzisi</l>
<l>Tra dolci cantici,</l>
<l>Tra feste, e giubili;</l>
<l>E larga spandasi</l>
<l>Per Arven tutto la letizia nostra.</l></lg></sp>
<sp><speaker>MELICOMA</speaker>
<lg><l>È ver, la notte avanza,</l>
<l>O verginetta dall'azzurro sguardo,</l>
<l>E già la valle imbruna;</l>
<l>Ma non mi punge il core</l>
<l>Desio di canto, che poc'anzi io vidi</l>
<l>Vision che m'adombra. Io vidi un cervo</l>
<l>Lungo il ruscel di Crona, e mi parea</l>
<l>Per lo buio dell'ombre</l>
<l>Una parte del colle;</l>
<l>Ma quei si scosse, e via fugginne a slanci.</l>
<l>Vapor focoso s'aggirava intorno</l>
<l>Alle ramose corna, e fuori uscieno</l>
<l>Dalle nubi del Crona</l>
<l>Le rispettate facce</l>
<l>Degli avi nostri: or che vorrà dir questo?</l></lg></sp>
<sp><speaker>DERSAGRENA</speaker>
<lg><l>Lassa, che ascolto mai!</l>
<l>Se non erran gli auguri,</l>
<l>Questi son certi indizi della morte</l>
<l>Del gran Fingallo; ahimè,</l>
<l>Caduto è 'l forte impugnator di scudi;</l>
<l>Caraco è vincitor. Comala scendi;</l></lg>
<lg><l>Scendi infelice</l>
<l>Figlia di Sarno</l>
<l>Dal colle ombroso.</l></lg>
<lg><l>Vieni coi gemiti,</l>
<l>Vien colle lagrime;</l>
<l>Perì 'l tuo sposo.</l>
<l>Caduto è 'l giovinetto</l>
<l>Delizia del tuo core;</l>
<l>E forse in questo punto</l>
<l>Erra sui nostri colli,</l>
<l>Vago di rivederti,</l>
<l>L'innamorato spirto.</l></lg></sp>
<sp><speaker>MELICOMA</speaker>
<lg><l>Vedi là come siede</l>
<l>Comala abbandonata: a' piedi suoi</l>
<l>Stanno due grigi cani,</l>
<l>E van crollando le pendenti orecchie,</l>
<l>E addentano l'auretta.</l>
<l>Fa del braccio colonna</l>
<l>All'infiammata guancia, e sparsa al vento</l>
<l>La bruna chioma le percote il volto.</l>
<l>I begli occhi cilestri</l>
<l>Rivolge ai dolci campi</l>
<l>Della promessa: o caro Fingal, grida,</l>
<l>Presso è la notte, e tu non giungi ancora?</l></lg></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA II</head>
<sp><speaker>COMALA</speaker>
<lg><l>O Carrone, o Carron, perché mai veggio</l>
<l>Rotar nel sangue le tue torbid'onde?</l>
<l>Forse sulle tue rive</l>
<l>Sonò il fragor della battaglia? forse</l>
<l>Il re di Morven dorme? Escine, o luna,</l>
<l>Bianca figlia del cielo,</l>
<l>Esci dalle tue nubi, e fa' ch'io scorga</l>
<l>La luce del suo brando</l>
<l>Brillar nei campi della sua promessa.</l>
<l>O tu piuttosto,</l>
<l>Vapor di foco,</l>
<l>Che per la notte</l>
<l>Rischiari l'ombre degli estinti padri,</l>
<l>Vieni, vieni,</l>
<l>Vapor di foco,</l>
<l>E con l'errante</l>
<l>Vermiglia luce</l>
<l>La via m'addita, ch'al mio ben conduce.</l>
<l>Lassa, chi mi difende</l>
<l>Dal dolor, dall'amore</l>
<l>Dell'odiato Idallano? E quando mai</l>
<l>Potrò mirare il mio diletto eroe</l>
<l>Volgersi in mezzo alle sue forti squadre,</l>
<l>Lucido come raggio</l>
<l>Oriental, che splende</l>
<l>Fuor del rosato grembo</l>
<l>Di nube mattutina?</l></lg></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA III</head>
<sp><speaker>IDALLANO</speaker>
<lg><l>O dalle cime del funesto Crona,</l>
<l>Densa nebbia, precipita, e sull'orme</l>
<l>Del cacciator ti spargi; agli occhi miei</l>
<l>I suoi passi nascondi, ond'io non vegga</l>
<l>La rimembranza dell'estinto amico.</l>
<l>Son disperse le squadre</l>
<l>Della battaglia, e le affollate genti</l>
<l>Più non stringonsi intorno</l>
<l>Al fier rimbombo del percosso scudo.</l>
<l>Corri sangue, o Carron; del popol forte</l>
<l>Caduto è 'l capo.</l></lg></sp>
<sp><speaker>COMALA</speaker>
<lg><l>Chi, rispondi, chi</l>
<l>Figlio dell'atra notte,</l>
<l>Chi cadeo del Carrone</l>
<l>Sopra le sponde erbose? er'egli bianco</l>
<l>Come in Arven la neve? era ridente</l>
<l>Come l'arco piovoso? aveva i crini</l>
<l>Morbidi come nebbia,</l>
<l>Lucidi come raggio?</l>
<l>Era tuono in battaglia, e cervo al corso?</l></lg></sp>
<sp><speaker>IDALLANO</speaker>
<lg><l>Oh veder potess'io</l>
<l>Il diletto amor mio dolce pendente</l>
<l>Dalla collina sua! veder potessi</l>
<l>Il rosseggiante sguardo</l>
<l>Fosco di pianto, e la vermiglia guancia</l>
<l>Mezzo tra 'l crine ascosa!</l>
<l>O auretta leggiera,</l>
<l>Deh soffia un cotal poco,</l>
<l>E i bei capegli inalza, e fa' ch'io scorga</l>
<l>Il candidetto braccio,</l>
<l>E 'l caro volto nel dolor sì bello.</l></lg></sp>
<sp><speaker>COMALA</speaker>
<lg><l>O narrator della dolente istoria,</l>
<l>Dunque è caduto di Comallo il figlio?</l>
<l>Già sul colle</l>
<l>Il tuon romoreggia</l>
<l>Il lampo fiammeggia,</l>
<l>Sopra penne di foco: ah no, non temo.</l>
<l>E che temer poss'io,</l>
<l>Se 'l mio Fingallo è spento?</l>
<l>Deh dimmi, autor della dolente istoria,</l>
<l>Dunque cadeo lo spezzator di scudi?</l></lg></sp>
<sp><speaker>IDALLANO</speaker>
<lg><l>Son dispersi pei colli i duci nostri,</l>
<l>Né più la voce di Fingallo udranno.</l></lg></sp>
<sp><speaker>COMALA</speaker>
<lg><l>Venga sulle tue tracce orror di morte,</l>
<l>Distruzion ti colga, o re del mondo;</l>
<l>Pochi sieno i tuoi passi</l>
<l>Verso la tomba, e sulla tomba strida</l>
<l>Vergine afflitta, e com'io son, tal sia</l>
<l>Nei dì di giovinezza</l>
<l>Squallida, desolata e lagrimosa.</l>
<l>Perché, crudo Idallano,</l>
<l>M'hai tu detto sì tosto</l>
<l>Ch'era spento il mio eroe? per poco ancora</l>
<l>Avrei pasciuto il core</l>
<l>Di soave lusinga; avrei potuto</l>
<l>Fingermi il suo ritorno, e mille obietti</l>
<l>Con grazioso inganno</l>
<l>Sedotto avrian l'innamorata mente.</l>
<l>Sopra lontana rupe,</l>
<l>In un tronco, in un sasso</l>
<l>L'avrei forse veduto, e 'l suon del vento</l>
<l>Al desioso orecchio</l>
<l>Avria sembrato del suo corno il suono.</l>
<l>Oh foss'io adesso almeno</l>
<l>Del Carron sulle sponde;</l>
<l>E riscaldar potessegli</l>
<l>Le fredde e smorte guance</l>
<l>Coll'amorose lagrime!</l></lg></sp>
<sp><speaker>IDALLANO</speaker>
<lg><l>No, sul Carron non giace; in Arven tosto</l>
<l>Gli ergon la tomba i duci: ah dalle nubi</l>
<l>Tu risguardalo, o luna; in sul suo petto</l>
<l>Splenda il tuo raggio, onde al fulgor dell'armi</l>
<l>Comala il riconosca, e in lui s'affisi.</l></lg></sp>
<sp><speaker>COMALA</speaker>
<lg><l>Fermatevi, fermate</l>
<l>O figli della tomba,</l>
<l>Finch'io veggo il mio amore: egli soletta</l>
<l>Lasciommi a caccia; io non sapeva, ahi lassa!</l>
<l>Ch'ei n'andasse alla pugna. Ei colla notte</l>
<l>Promise di tornar. Così ritorni,</l>
<l>Fingal diletto, o dell'oscura grotta</l>
<l>Tremulo figlio, e perché mai non dirmi</l>
<l>Ch'egli cadrebbe? lo tuo spirto il vide</l>
<l>Perir nel sangue de' suoi prodi avvolto,</l>
<l>E a Comala il tacesti,</l>
<l>Onde più acerba e grave</l>
<l>Scendesse al cor l'inaspettata doglia.</l></lg></sp>
<sp><speaker>MELICOMA</speaker>
<lg><l>Ma qual fragore</l>
<l>Gli orecchi fiede?</l>
<l>Ma qual fulgore</l>
<l>Splender si vede</l>
<l>D'Arven colà nella soggetta valle?</l>
<l>Chi è costui, che viene</l>
<l>Alla possa dei fiumi somigliante,</l>
<l>Quando l'onde affollate</l>
<l>Splendono a' rai della vibrante luna?</l></lg></sp>
<sp><speaker>COMALA</speaker>
<lg><l>E chi puot'esser altro,</l>
<l>Che 'l mio nemico, l'esecrabil figlio</l>
<l>Del re del mondo? ombra di Fingal, vieni,</l>
<l>Reggi, reggi</l>
<l>Dalla tua nube</l>
<l>L'arco di Comala,</l>
<l>Sicch'egli infiggasi</l>
<l>Nell'empio petto, e qui trafitto caggia</l>
<l>Come cervo in deserto: ah no, che veggio?</l></lg>
<lg><l>Questa, sì questa</l>
<l>del mio Fingallo è l'ombra,</l>
<l>Che a me sen viene</l>
<l>Dal suo cupo soggiorno;</l>
<l>Ed ha d'intorno</l>
<l>Le schiere pallide</l>
<l>Della sua morta gente.</l></lg>
<lg><l>Mio desio,</l>
<l>Amor mio,</l>
<l>Perché vieni</l>
<l>A spaventarmi,</l>
<l>A consolarmi</l>
<l>L'alma languente?</l></lg></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA IV</head>
<sp><speaker>FINGAL</speaker>
<lg><l>Su su, le pugne del Carrone ondoso,</l>
<l>Cantori, ergansi al ciel: provò 'l mio braccio</l>
<l>Caraco audace, e pien di scorno e d'ira</l>
<l>Fugge pei campi del domato orgoglio.</l>
<l>Ei ben lungi tramonta, appunto come</l>
<l>Vapor dell'aria, che nel sen rinchiude</l>
<l>Spirto notturno, allor che il vento avverso</l>
<l>Lo rispinge dal monte, e 'l bosco oscuro</l>
<l>Di fosca luce da lontan rosseggia.</l>
<l>Ma parmi aver inteso</l>
<l>Voce simile al soffio</l>
<l>Di fresco venticello,</l>
<l>Che spira da' miei colli. Ah saria questa</l>
<l>La voce della bella</l>
<l>Cacciatrice di Galma,</l>
<l>Della figlia di Sarno</l>
<l>Dalla candida mano?</l></lg>
<lg><l>Guarda dalla collina, amor mio dolce,</l>
<l>Corri veloce:</l></lg>
<lg><l>Fammi sentir quella che il cor mi molce</l>
<l>Gentil tua voce.</l></lg></sp>
<sp><speaker>COMALA</speaker>
<lg><l>O amabilissimo</l>
<l>Figlio di morte,</l>
<l>Sempre caro e vezzoso.</l></lg>
<lg><l>Prendimi teco</l>
<l>Dentro lo speco</l>
<l>Del tuo riposo.</l></lg></sp>
<sp><speaker>FINGAL</speaker>
<lg><l>Sì, del riposo mio</l>
<l>Nello speco verrai:</l>
<l>Cessaro i nembi omai,</l>
<l>E lieto arride a' nostri campi il Sole.</l></lg>
<lg><l>O bella cacciatrice,</l>
<l>Rendi felice</l>
<l>Il tuo diletto sposo.</l></lg>
<lg><l>Vientene meco</l>
<l>Dentro lo speco</l>
<l>Del mio riposo.</l></lg></sp>
<sp><speaker>COMALA</speaker>
<lg><l>O che veggio? che ascolto?</l>
<l>No non m'inganno: egli è Fingallo, ei vive,</l>
<l>Ei torna pien della sua fama; io sento</l>
<l>La man delle battaglie: oimè, oimè,</l>
<l>Che vicenda improvvisa,</l>
<l>Che tumulto d'affetti,</l>
<l>M'affoga il cor! Sento ch'io manco: è d'uopo</l>
<l>Che a riposarmi io vada</l>
<l>Dietro di questa rupe,</l>
<l>Finché la foga dell'affannat'alma</l>
<l>Ha posa e calma.</l>
<l>Stiami l'arpa da canto,</l>
<l>E voi, figlie di Morni,</l>
<l>Sciogliete il canto.</l></lg></sp>
<sp><speaker>DERSAGRENA</speaker>
<lg><l>Comala in Arven tre cervetti uccise;</l>
<l>Mira la fiamma</l>
<l>Che là sovra la rupe alto risplende.</l>
<l>Vanne al convito,</l>
<l>Re di Morven selvosa,</l>
<l>Che la tua sposa - con desio t'attende.</l></lg></sp>
<sp><speaker>FINGAL</speaker>
<lg><l>Ma voi, figli del canto, alzate al cielo</l>
<l>Del Carron le battaglie, onde s'allegri</l>
<l>La verginetta dalla bianca mano,</l>
<l>Finché dell'amor mio la festa io miro.</l></lg></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA V</head>
<sp><speaker>CANTORI</speaker>
<lg><l>Volvi pur, volvi gioioso</l>
<l>Carrone ondoso,</l>
<l>Il tuo flutto vincitor;</l></lg>
<lg><l>Fuggiro, fuggiro</l>
<l>Nella lor terra</l>
<l>I figli di guerra,</l>
<l>Ricolmi d'orror.</l></lg>
<lg><l>Più non si scorge sovra i nostri campi</l>
<l>Orma che stampi - volator destriero,</l>
<l>Né 'l suon guerriero - del nitrito ascolto,</l>
<l>E altrove volto - il fier vessillo io miro;</l>
<l>Fuggiro, fuggiro;</l>
<l>Or d'altra gente a' danni</l>
<l>Spiegano i vanni - del feroce orgoglio,</l>
<l>E alla baldanza lor Morven fu scoglio.</l></lg>
<lg><l>In pace il Sole</l>
<l>Sereno omai</l>
<l>Co' suoi bei rai</l>
<l>Risorgerà.</l></lg>
<lg><l>Omai gioiosa</l>
<l>La notte ombrosa</l>
<l>Da' nostri poggi</l>
<l>Discenderà.</l></lg>
<lg><l>Qui solo udrannosi</l>
<l>Voci di giubilo</l>
<l>Voci di caccia:</l>
<l>Le trombe tacciono,</l>
<l>Udrassi 'l corno;</l>
<l>E 'l bosco intorno</l>
<l>Risponderà.</l></lg>
<lg><l>Giacerà in ozio</l>
<l>Il ferro crudo,</l>
<l>Arnese inutile:</l>
<l>L'elmo, e lo scudo</l>
<l>Ai larghi portici</l>
<l>S'appenderà.</l></lg>
<lg><l>Che se pur di battaglie avrem talento</l>
<l>Daremo al vento - le velate navi</l>
<l>D'armati gravi - e di Loclin le sponde</l>
<l>Torbide l'onde - rosseggiar vedranno,</l>
<l>Dal brando, che in suo danno,</l>
<l>Già tentò con improvido consiglio,</l>
<l>Del re del mondo il temerario figlio.</l></lg>
<lg><l>Volvi pur, volvi gioioso,</l>
<l>Carrone ondoso,</l>
<l>Il tuo flutto vincitor.</l></lg>
<lg><l>Fuggiro, fuggiro</l>
<l>Nella lor terra,</l>
<l>I figli di guerra</l>
<l>Ricolmi d'orror.</l></lg></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>SCENA VI</head>
<sp><speaker>MELICOMA</speaker>
<lg><l>O aure, aure leggiere,</l>
<l>Deh scendete dall'alto,</l>
<l>E voi raggi di Luna</l>
<l>Alzate la sua anima.</l>
<l>Pallida pallida</l>
<l>Giace la vergine</l>
<l>Presso la rupe,</l>
<l>Comala non è più.</l></lg></sp>
<sp><speaker>FINGAL</speaker>
<lg><l>Come? che dici?</l>
<l>Morì la giovinetta</l>
<l>Speranza del cor mio? Comala, ahi lasso!</l>
<l>Comala sventurata!</l>
<l>Deh col tuo spirto almeno</l>
<l>Volami in braccio, quando</l>
<l>Starò muto e doglioso</l>
<l>Sopra il mio colle erboso,</l>
<l>A te, mio ben, pensando.</l></lg></sp>
<sp><speaker>IDALLANO</speaker>
<lg><l>Oimè! la voce è spenta</l>
<l>Della bella di Galma cacciatrice;</l>
<l>Né più vedrolla ad inseguir con l'arco</l>
<l>I fugaci cervetti. Ah perché mai</l>
<l>Ho turbato il suo spirto</l>
<l>Con l'infausta novella? Io non previdi</l>
<l>Così atroce sciagura, e sol volea</l>
<l>Con la vana sua doglia</l>
<l>Farle più dolce inaspettata gioia.</l></lg></sp>
<sp><speaker>FINGAL</speaker>
<lg><l>Garzon malnato, dal funesto ciglio,</l>
<l>Togliti agli occhi miei, più non vedranti</l>
<l>I miei conviti, né le fere in caccia</l>
<l>Verrai meco a inseguir, né i miei nemici</l>
<l>Più non cadranno dal tuo brando uccisi.</l>
<l>Deh guidatemi, o fidi,</l>
<l>Dove il mio amor riposa.</l>
<l>Ond'io possa vederla</l>
<l>Nel fior di sua beltade,</l>
<l>Pria che in tutto sia spento. Eccola stesa</l>
<l>Pallida pallida</l>
<l>Presso la rupe, e 'l vento</l>
<l>Le scompone i bei crini,</l>
<l>Fischia nell'aria ancora</l>
<l>La corda del suo arco,</l>
<l>Ch'ella cadendo infranse. Orsù, cantori,</l>
<l>Alla di Sarno sventurata figlia</l>
<l>S'alzino i canti, e si consegni al vento</l>
<l>De' nostri colli quell'amabil nome.</l></lg></sp>
<sp><speaker>CANTORI</speaker>
<lg><l>Vedi, vedi</l>
<l>Quanti rapidi</l>
<l>Vapor fiammiferi</l>
<l>Che già volano,</l>
<l>E rivolano,</l>
<l>Per accoglierti,</l>
<l>Per avvoglierti,</l>
<l>Bella vergine.</l></lg>
<lg><l>Vedi, vedi</l>
<l>Raggi tremuli</l>
<l>Di Luna candida,</l>
<l>Che sollevano</l>
<l>Il tuo spirito,</l>
<l>E t'inondano,</l>
<l>Ti circondano,</l>
<l>O graziosa vergine,</l>
<l>D'ammanto lucidissimo.</l></lg>
<lg><l>Fuor delle nubi escon dei padri e gli avi</l>
<l>Gli aspetti gravi;</l>
<l>Veggo di Fidala</l>
<l>L'occhio vermiglio, e veggo</l>
<l>Su la diletta figlia</l>
<l>Pender di Sarno le severe ciglia.</l>
<l>Quando vedrassi, o verginella amabile,</l>
<l>La bianca mano dilicata e morbida?</l>
<l>Quando s'udrà la voce tua dolcissima</l>
<l>Più che di venticel soave sibilo?</l>
<l>In traccia andran le fanciullette tenere</l>
<l>Di te, di te, né rinvenir potrannoti.</l>
<l>Solo nei sogni della notte placida</l>
<l>Verrai per consolar gli afflitti spiriti,</l>
<l>E pace porterai, dolcezza, e gaudio.</l>
<l>Si rimarrà quella tua voce armonica</l>
<l>Ne' loro orecchi, e 'l dì pensose, e tacite</l>
<l>Ai dolci sogni correran con l'animo.</l></lg>
<lg><l>Vedi, vedi</l>
<l>Quanti rapidi</l>
<l>Vapor fiammiferi</l>
<l>Che volteggiano.</l>
<l>E gareggiano</l>
<l>Per accoglierti,</l>
<l>Per avvoglierti,</l>
<l>Bella vergine.</l></lg>
<lg><l>Vedi, vedi</l>
<l>Raggi tremuli</l>
<l>Di Luna candida,</l>
<l>Che sollevano</l>
<l>Il tuo spirito;</l>
<l>E t'investono,</l>
<l>Ti rivestono,</l>
<l>O graziosa vergine,</l>
<l>D'ammanto lucidissimo.</l></lg></sp></div2></div1>
<div1 type="sezione"><head>MORTE DI CUCULLINO</head>
<lg><l>Batte lo scudo di Fingallo il vento?</l>
<l>O nelle sale mie mormora il suono</l>
<l>Della passata età? Segui il tuo canto</l>
<l>Voce soave, egli m'è grato, e sparge</l>
<l>Le mie notti di gioia: ah segui o figlia</l>
<l>Del possente Sorglan, gentil Bragela.</l></lg>
<lg><l>Ahi questa è l'onda dallo scoglio infranta,</l>
<l>Lassa! non già di Cucullin le vele.</l>
<l>Dell'amor mio la sospirata nave</l>
<l>Spesso credo veder; spesso m'inganna</l>
<l>La nebbia che si sparge a un'ombra intorno,</l>
<l>Spiegando al vento le cerulee falde.</l>
<l>Figlio del nobil Semo, e perché tanto</l>
<l>Tardi a venir? quattro fiate a noi</l>
<l>Fece ritorno co' suoi venti autunno,</l>
<l>Gonfiando di Togarma i mari ondosi,</l>
<l>Dacché tu nel fragor delle battaglie</l>
<l>Lungi ti stai dalla fedel Bragela.</l>
<l>O di Dunscaglia nebulosi colli,</l>
<l>Quando fia che al latrar de' veltri suoi</l>
<l>Io vi senta echeggiar? ma voi vi state</l>
<l>Celando tra le nubi il capo oscuro;</l>
<l>E l'afflitta Bragela in van vi chiama.</l>
<l>Precipita la notte: a poco a poco</l>
<l>Manca dell'ocean la faccia azzurra.</l>
<l>Già sotto l'ale il montanino gallo</l>
<l>Appiatta il capo, già la damma giace</l>
<l>Là nel deserto al suo cervetto accanto.</l>
<l>Poscia col nuovo dì sorgendo andranno</l>
<l>Lungo la fonte a ricercar pastura;</l>
<l>Ma le lagrime mie tornan col Sole,</l>
<l>E con la notte crescono i miei lai.</l>
<l>Quando quando verrai</l>
<l>Nel suon delle tue armi,</l>
<l>Re di Tura muscosa, a consolarmi?</l></lg>
<lg><l>O figlia di Sorglan, molce l'orecchio</l>
<l>D'Ossian il canto tuo; ma va', ricovra</l>
<l>Là nella sala delle conche, al raggio</l>
<l>D'accesa quercia, e da' l'orecchio al mare,</l>
<l>Che romba al muro di Dunscaglia intorno.</l>
<l>Su gli azzurri occhi tuoi placido sonno</l>
<l>Scenda, e venga nel sonno a consolarti</l>
<l>L'amato eroe. - Sta Cucullin sul Lego,</l>
<l>Presso l'oscuro rotear dell'onde.</l>
<l>Notte cerchia l'eroe: sparsi sul lido</l>
<l>Stanno i suoi mille; cento querce accese</l>
<l>Fan scintillar la diradata nebbia,</l>
<l>E 'l convito per l'aere alto fumeggia.</l>
<l>Siedesi accanto a lui sotto una pianta</l>
<l>Carilo, e tocca l'arpa: il crin canuto</l>
<l>Splende alla fiamma, il venticel notturno</l>
<l>Gli scherza intorno; egli alza il capo, e canta</l>
<l>Dell'azzurra Togorma, e di Togorma</l>
<l>Chiama il signor, di Cucullin l'amico.</l></lg>
<lg><l>Perché, forte Connal, non fai ritorno</l>
<l>Nel negro giorno - della gran tempesta</l>
<l>Che a noi s'appresta? - ah perché sei lontano?</l>
<l>Contro Cormano - ecco s'unir le schiere</l>
<l>Del sud guerriere, - e ti trattien sul lido</l>
<l>Il vento infido, - e le tue torbid'onde</l>
<l>Sferzan le sponde. - Non per questo è inerme</l>
<l>Il regal germe - e di difesa ignudo.</l>
<l>Fassi suo scudo - Cucullino invitto:</l>
<l>Nel gran conflitto - egli per lui pugnando</l>
<l>Alzerà il brando - contro i duci alteri.</l>
<l>Ei de' stranieri - alto pavento, ei forte</l>
<l>Come di morte - atro vapor, che lenti</l>
<l>Portano i venti - su focose penne:</l>
<l>Al suo cospetto</l>
<l>Il Sole infetto</l>
<l>Rosseggia:</l>
<l>Foscheggia,</l>
<l>Cade il popolo a terra esangue e cieco;</l>
<l>Cormano, ardir, che Cucullino è teco.</l></lg>
<lg><l>Sì Carilo cantava, allor che apparve</l>
<l>Un figlio del nemico; ei getta a terra</l>
<l>La rintuzzata lancia, e di Torlasto</l>
<l>Favella a nome, di Torlasto il duce</l>
<l>Dei guerrier dall'oscura onda del Lego,</l>
<l>Di colui che i suoi mille armati in campo</l>
<l>Traea contro Cormano al carro nato,</l>
<l>Contro il gentil Corman, che lungi stava</l>
<l>In Temora sonante. Il giovinetto</l>
<l>Pur allora addestrava il molle braccio</l>
<l>A spiegar l'arco, de' suoi padri l'asta</l>
<l>Ad inalzar. Ma non alzasti a lungo</l>
<l>L'asta de' padri tuoi, dolce-ridente</l>
<l>Raggio di gioventù. Fosca alle spalle</l>
<l>Già la morte ti sta, come di Luna</l>
<l>Tenebrosa metà, che alla crescente</l>
<l>Luce sta dietro, e la minaccia e preme.</l></lg>
<lg><l>Alla presenza del cantor del Lego</l>
<l>Alzossi Cucullino, ed onor fece</l>
<l>De' canti al figlio, e gli offerì la conca,</l>
<l>Di letizia ospital diffonditrice.</l>
<l>Dolce voce del Lego, e ben che porti?</l>
<l>Disse, che vuol Torlasto? alla mia festa</l>
<l>Vien egli, o alla battaglia? Alla battaglia,</l>
<l>Sì, rispose il cantore, alla sonante</l>
<l>Tenzon dell'aste: non sì tosto il giorno</l>
<l>Sul Lego albeggierà, Torlasto in campo</l>
<l>Presenterassi a te. Vorrai tu dunque,</l>
<l>Re della nebulosa isola, armato</l>
<l>Venirne ad affrontar la sua possanza?</l>
<l>Orribile, fatale è la sua lancia,</l>
<l>Qual notturna meteora: egli l'inalza,</l>
<l>Piomba il popol prostrato; e del suo brando</l>
<l>Il vivo lampeggiar morte scintilla.</l></lg>
<lg><l>E che perciò? questa terribil lancia</l>
<l>Temola io forse? il so, forte è Torlasto</l>
<l>Per mille eroi, ma nei perigli l'alma</l>
<l>Brillami in petto. No, cantor sul fianco</l>
<l>Non dorme no di Cucullin la spada:</l>
<l>M'incontrerà sul campo il nuovo Sole,</l>
<l>E sopra l'arme del figliuol di Semo</l>
<l>Rifletteranno i primi raggi suoi.</l>
<l>Ma tu, cantor, meco t'assidi, e facci</l>
<l>Udir la voce tua, vientene a parte</l>
<l>Della gioiosa conca, e di Temora</l>
<l>I canti odi tu pur. Di canti e conche,</l>
<l>Disse il cantor, tempo non è, qualora</l>
<l>S'accingono i possenti ad incontrarsi,</l>
<l>Come opposte del Lego onde cozzanti.</l></lg>
<lg><l>O Slimora, Slimora, a chi ti stai</l>
<l>Sì tenebroso co' tuoi muti boschi?</l>
<l>Sopra i tuoi foschi</l>
<l>Gioghi, di stella alcuna</l>
<l>Il grazioso tremolar non pende;</l>
<l>Né presso ti risplende</l>
<l>Amico raggio di notturna Luna.</l></lg>
<lg><l>Ma di morte atre meteore</l>
<l>Sanguinose ti circondano,</l>
<l>Ed acquose facce squallide</l>
<l>D'ombre pallide intorno volano.</l></lg>
<lg><l>Perché perché ti stai</l>
<l>Lì co' tuoi boschi muto,</l>
<l>Negro Slimora di dolor vestuto?</l></lg>
<lg><l>Ei partì col suo canto, e del suo canto</l>
<l>Accompagnò l'armoniose note</l>
<l>Carilo, e 'l lor concento assomigliava</l>
<l>A rimembranza di passate gioie:</l>
<l>Ch'a un tempo all'alma è dilettosa e trista.</l>
<l>L'udiron l'ombre de' cantori estinti</l>
<l>Dal fianco di Slimora, e lungo il bosco</l>
<l>Sparsesi soavissima armonia,</l>
<l>E rallegrarsi le notturne valli.</l>
<l>Così quando tranquillo Ossian riposasi</l>
<l>Del fervido meriggio nel silenzio,</l>
<l>Del venticello nella valle florida,</l>
<l>La pecchia della rupe errando mormora</l>
<l>Un cotal canzoncin che dolce fiedelo.</l>
<l>L'affoga ad or ad or l'aura che destasi,</l>
<l>Ma tosto riede il mormorio piacevole.</l>
<l>Su, disse allor di Semo il figlio, a' suoi</l>
<l>Cento cantor rivolto, alzate il canto</l>
<l>Del nobile Fingal, ch'egli udir suole</l>
<l>La sera, allor che a lui scendono i sogni</l>
<l>Del suo riposo, e che i cantor da lungi</l>
<l>Toccano l'arpa, e debil luce irraggia</l>
<l>Le muraglie di Selma. Oppur di Lara</l>
<l>Membrate il lutto, ed i sospir d'Alcleta</l>
<l>Rinnovellate, che suo figlio indarno</l>
<l>Già rintracciando pe' suoi colli, e vide</l>
<l>L'arco suo nella sala. E tu frattanto</l>
<l>A quel ramo colà, Carilo, appendi</l>
<l>Lo scudo di Cabar; siavi dappresso</l>
<l>Di Cucullino la lancia, onde s'inalzi</l>
<l>Col bigio lume d'oriente il suono</l>
<l>Della mia pugna. Sull'avito scudo</l>
<l>Posò l'eroe, s'alzò di Lara il canto.</l>
<l>Stavan lungi i cantor, Carilo solo</l>
<l>È presso il duce; sue furon le note</l>
<l>Flebili, e mesto suono uscio dell'arpa.</l></lg>
<sp><speaker>CARILO</speaker>
<lg><l>O madre di Calmar, canuta Alcleta,</l>
<l>Perché mesta inquieta</l>
<l>Guardi verso il deserto?</l>
<l>Guardi tu forse, o madre,</l>
<l>Di tuo figlio al ritorno? ah non son questi</l>
<l>Su la piaggia i suoi duci,</l>
<l>Chiusi e foschi nell'armi; ah non è questa</l>
<l>Del tuo Calmar la voce.</l>
<l>Questo è 'l fischiar del bosco,</l>
<l>Questo è 'l muggir del vento,</l>
<l>Che nella rupe si rimbalza e freme.</l></lg></sp>
<sp><speaker>ALCLETA</speaker>
<lg><l>Guata, guata:</l>
<l>Chi d'un salto</l>
<l>Varca il ruscel di Lara?</l>
<l>O suora di Calmar, non vide Alcleta</l>
<l>La lancia sua? ma foschi</l>
<l>Sono i miei lumi e fiacchi.</l>
<l>Guata, guata:</l>
<l>Non è il figlio di Mata?</l>
<l>Figlia dell'amor mio.</l></lg></sp>
<sp><speaker>ALONA</speaker>
<lg><l>Ah t'inganna il desio:</l>
<l>(Disse la dolce-lagrimante Alona)</l>
<l>Questa è una quercia annosa,</l>
<l>Questa è una quercia, o madre,</l>
<l>Che curva pende sul ruscel di Lara.</l>
<l>Ma non m'inganno io già;</l>
<l>Colà vedi, colà: - chi vien, chi viene</l>
<l>Frettoloso,</l>
<l>Affannoso?</l>
<l>Ei solleva</l>
<l>La lancia di Calmarre. Alcleta; Alcleta;</l>
<l>Ella è tinta di sangue.</l></lg></sp>
<sp><speaker>ALCLETA</speaker>
<lg><l>Ella fia tinta</l>
<l>Del sangue de' nemici</l>
<l>O suora di Calmar: mai la sua lancia</l>
<l>Non ritornò di sangue ostil digiuna.</l>
<l>Mai non scoccò il suo arco,</l>
<l>Che non colpisse de' possenti il petto.</l>
<l>Al suo cospetto</l>
<l>Sfuma la pugna; egli è fiamma di morte.</l>
<l>Dimmi garzone dalla mesta fretta,</l>
<l>Ov'è di Alcleta il figlio?</l>
<l>Torna con la sua fama?</l>
<l>Torna in mezzo al rimbombo</l>
<l>Degli echeggianti scudi?</l>
<l>Ma che veggo?</l>
<l>Ti confondi,</l>
<l>Non rispondi,</l>
<l>Fosco stai?</l>
<l>Ah più figlio non ho:</l>
<l>Non dir come spirò - che intesi assai.</l></lg></sp>
<sp><speaker>CARILO</speaker>
<lg><l>Perché verso il deserto</l>
<l>Guardi mesta inquieta,</l>
<l>O madre di Calmar, canuta Alcleta?</l></lg></sp>
<lg><l>Sì Carilo cantò; sopra il suo scudo</l>
<l>L'Eroe si stava ad ascoltarlo intanto.</l>
<l>Posaronsi i cantor sulle lor arpe,</l>
<l>E scese il sonno dolcemente intorno.</l>
<l>Desto era sol di Semo il figlio, e fisa</l>
<l>Nella guerra avea l'alma: omai la fiamma</l>
<l>Già decadendo dell'accese querce.</l>
<l>Debole intorno rosseggiante luce</l>
<l>Spargesi, roca voce odesi: l'ombra</l>
<l>Vien di Calmarre: ella al notturno raggio</l>
<l>Lentamente passeggia; oscura al fianco</l>
<l>Soffia la sua ferita, erra scomposta</l>
<l>La chioma, in volto ha tetra gioia, e sembra</l>
<l>Che Cucullino alla sua grotta inviti.</l></lg>
<lg><l>O della notte nebulosa figlio,</l>
<l>Disse il duce d'Erina, e perché fitti</l>
<l>Tieni tu in me quei tenebrosi sguardi,</l>
<l>Ombra del fier Calmar? figlio di Mata,</l>
<l>Vorrestù spaventarmi, ond'io men fugga</l>
<l>Dalla battaglia? la tua destra in guerra</l>
<l>Fiacca non fu, né 'l tuo parlar di pace.</l>
<l>Quanto da quel di pria, duce di Lara,</l>
<l>Torni diverso a me, se forse adesso</l>
<l>Mi consigli a fuggir! Ma no, Calmarre,</l>
<l>Fuga mai non conobbi, e non mai l'ombre</l>
<l>Mi spaventaro: essa san poco, e fiacche</l>
<l>Son le lor destre, ed han nel vento albergo.</l>
<l>Nei perigli il mio cor cresce, e s'allegra</l>
<l>Nel fragor dell'acciar. Parti, e t'ascondi</l>
<l>Dentro la grotta tua: no, di Calmarre</l>
<l>Tu non sei l'ombra; ei si pascea di pugne,</l>
<l>Ed era il braccio suo tuono del cielo.</l></lg>
<lg><l>Nel suo nembo ei partì lieto, che intese</l>
<l>Della sua lode il suon. Dall'oriente</l>
<l>Bigio raggio spuntò: picchiasi tosto</l>
<l>Lo scudo di Cabarre. A quel rimbombo</l>
<l>Tutti i guerrieri della verde Ullina</l>
<l>S'uniro, e alzossi un romorio confuso,</l>
<l>Come muggito d'ingrossati fiumi.</l>
<l>S'ode sul Lego il bellicoso corno,</l>
<l>Torlasto appare. A che ne vien'con tutti,</l>
<l>Cucullino, i tuoi mille ad incontrarmi?</l>
<l>Disse il duce del Lego. Io ben conosco</l>
<l>Del tuo braccio il vigor; vivace fiamma</l>
<l>È l'alma tua. Che non scendiamo adunque</l>
<l>A pugnar soli, e non lasciam che intanto</l>
<l>Stian mirando le schiere i nostri fatti?</l>
<l>Stiano a mirarci nella nostra possa,</l>
<l>Simili a rimugghianti onde rotantisi</l>
<l>A scoglio intorno: al periglioso aspetto</l>
<l>Fugge il nocchier pien di spavento, e stassi</l>
<l>L'aspro conflitto a risguardar da lungi.</l></lg>
<lg><l>Ah, Cucullin soggiunse, a par del Sole</l>
<l>Tu mi brilli nel cor: forte è, Torlasto,</l>
<l>Il braccio tuo, del mio furor ben degno.</l>
<l>Scostatevi, o guerrier, fatevi al fianco</l>
<l>Dell'oscuro Slimora; e 'l vostro duce</l>
<l>State a mirar nel memorabil giorno</l>
<l>Della sua fama. Odi cantor, se pure</l>
<l>Oggi cader dee Cucullino, al prode</l>
<l>Conal tu di', ch'io mi lagnai coi venti</l>
<l>Che di Togorma imperversar su i flutti.</l>
<l>Mai dalla pugna ei non mancò, qualora</l>
<l>La mia fama il chiedea. Fa' che il suo brando</l>
<l>Come raggio del cielo il buon Cormano</l>
<l>Circondi in guerra, e in minacciosi giorni</l>
<l>Suoni in Temora il suo fedel consiglio.</l></lg>
<lg><l>Mosse l'Eroe nel rimbombar dell'armi,</l>
<l>Come di Loda il formidato atroce</l>
<l>Spirto, che nell'orribile fracasso</l>
<l>Di ben mille tempeste esce, e dagli occhi</l>
<l>Slancia battaglia. Ei siede alto sul nembo</l>
<l>Là sopra i mari di Loclin; sul brando</l>
<l>Pose la nera destra, e a gara i venti</l>
<l>Van sollevando l'avvampante chioma.</l>
<l>Non men di lui terribile a vedersi,</l>
<l>Nel memorabil dì della sua fama,</l>
<l>Cucullin s'avanzò. Cadde Torlasto</l>
<l>Per la sua man, pianser del Lego i duci.</l>
<l>Corrono frettolosi essi, ed intorno</l>
<l>A Cucullin si stringono affollati,</l>
<l>Quai nubi, del deserto. A mille a mille</l>
<l>Volar, vibrar, scender vedresti, alzarsi</l>
<l>Dardi, spade, aste, armati, arme, ed a fronte</l>
<l>Cingerlo e a tergo ad un sol tempo: ei stette</l>
<l>Quale in turbato mar scoglio; d'intorno</l>
<l>Cadono, egli nel sangue alto passeggia.</l>
<l>Ne rimbomba Slimora: in suo soccorso</l>
<l>Corron d'Ullina i figli, e lungo il Lego</l>
<l>La pugna errò; vinse d'Erina il duce.</l>
<l>Egli tornò della sua fama in mezzo,</l>
<l>Ma pallido tornò; tenebrosa era</l>
<l>Gioia nel volto suo; gli occhi in silenzio</l>
<l>Gira; pendegli il brando; ad ogni passo</l>
<l>Tremagli l'asta in man. Carilo, e disse</l>
<l>Languidamente, già manca la forza</l>
<l>Di Cucullino, i miei giorni recisi</l>
<l>Già son cogli anni che passaro; il Sole</l>
<l>Più a me non sorgerà; gli amici in traccia</l>
<l>N'andran, né troverammi; il buon Cormano</l>
<l>Dirà piangendo, ov'è di Tura il duce?</l>
<l>Ma grandeggia il mio nome, e la mia fama</l>
<l>Sta nel canto dei vati. I giovinetti</l>
<l>Diranno a sé medesmi: oh moriss'io</l>
<l>Qual morì Cucullin! come una veste</l>
<l>Lo coprì la sua gloria; e del suo nome</l>
<l>La luce abbaglia. Carilo, dal fianco</l>
<l>Traggimi il dardo; sotto a quella quercia</l>
<l>Adatta Cucullin, ponivi accanto</l>
<l>Lo scudo di Cabarre, ond'io sia visto</l>
<l>Giacer fra l'arme de' miei padri. E cadi,</l>
<l>Figlio di Semo? alto sospir traendo,</l>
<l>Carilo disse, e incominciò dolente:</l></lg>
<lg><l>Di Tura in su le squallide</l>
<l>Mura siede il silenzio,</l>
<l>E Dunscaglia ricoprono</l>
<l>Tenebre di dolor.</l></lg>
<lg><l>In giovinezza florida,</l>
<l>Resta soletta e vedova</l>
<l>La vaga sposa amabile,</l>
<l>Ed orbo resta e misero</l>
<l>Il figlio del tuo amor.</l></lg>
<lg><l>Verrà coi vezzi teneri,</l>
<l>Vedrà la madre in lagrime;</l>
<l>E la cagione incognita</l>
<l>Del pianto chiederà.</l></lg>
<lg><l>Alzerà gli occhi il semplice;</l>
<l>E nella sala pendere</l>
<l>Il brando formidabile</l>
<l>Del padre suo vedrà.</l></lg>
<lg><l>Vede il brando del padre:</l>
<l>Quel brando e di chi è? piange la madre.</l></lg>
<lg><l>Chi viene a noi,</l>
<l>Come cerva ne vien seguita in caccia?</l>
<l>Vanno in traccia</l>
<l>Errando dell'amico i sguardi suoi.</l>
<l>O Conallo, o Conal, che ti trattenne,</l>
<l>Quando cadde l'Eroe nel gran cimento?</l>
<l>Fremeanti i flutti di Togorma intorno?</l>
<l>O pur del mezzogiorno</l>
<l>Dentro le vele tue soffiava il vento?</l>
<l>Cadder, Conallo, i forti;</l>
<l>Caddero, e non ci fosti: alcun nol dica</l>
<l>Mi Morven là nella selvosa terra;</l>
<l>Alcun nol dica in Selma:</l>
<l>Sospirerà Fingallo,</l>
<l>E del deserto piangeranno i figli.</l></lg>
<lg><l>Presso l'onde del Lego alzano i duci</l>
<l>La tomba dell'Eroe: giace in disparte</l>
<l>Il fido Lua, di Cucullin compagno</l>
<l>nella caccia dei cervi; alzasi il lutto.</l></lg>
<lg><l>Grande in battaglia</l>
<l>Sir di Duncaglia,</l>
<l>O benedetta</l>
<l>Anima gloriosa, anima eletta.</l></lg>
<lg><l>Qual torrente che d'alto precipita</l>
<l>Fragorosissimo, irreparabile,</l>
<l>Indomabile,</l>
<l>Era la tua possanza, alto guerrier.</l></lg>
<lg><l>Fu veloce com'ala dell'aquila</l>
<l>Rapidissima, infaticabile;</l>
<l>Formidabile</l>
<l>Del tuo brando il sanguigno atro sentier.</l></lg>
<lg><l>All'acciar forte</l>
<l>L'orme di morte</l>
<l>Dietro correano, ov'ei volgeasi irato.</l></lg>
<lg><l>O benedetta</l>
<l>L'anima eletta</l>
<l>Del gran figlio di Semo, al carro nato.</l></lg>
<lg><l>Tu non cadesti esangue</l>
<l>Per man d'eroe famoso,</l>
<l>E non tinse il tuo sangue</l>
<l>L'asta del valoroso.</l></lg>
<lg><l>Acuta freccia,</l>
<l>Come da nuvola</l>
<l>Morte ascosa volò.</l>
<l>Né di ciò avvidesi</l>
<l>La destra ignobile,</l>
<l>Che 'l dardo rio scoccò.</l></lg>
<lg><l>Dardo fatal, che i nostri vanti atterra,</l>
<l>Pace sia teco</l>
<l>Dentro il tuo speco,</l>
<l>Di Dunscaglia signor, nembo di guerra.</l></lg>
<lg><l>Fugge smarrito da Temora il forte,</l>
<l>Meste le porte - son, mute le sale;</l>
<l>Giace il regale - giovinetto in duolo:</l>
<l>E inerme e solo - il tuo tornar non vede;</l>
<l>Ei di te chiede - e ti richiama invano.</l>
<l>Piangi, Cormano - desolato e lasso:</l>
<l>Il forte è basso - tua difesa e schermo;</l>
<l>Tu resti infermo. - Ecco i nemici stanno</l>
<l>Pronti in tuo danno - ahi non è più 'l tuo duce.</l>
<l>È la tua luce - a tramontar vicina.</l></lg>
<lg><l>Dolce riposo</l>
<l>Godi, o famoso,</l>
<l>Chiaro Sol degli eroi, scudo d'Erina,</l>
<l>Ita è la speme tua, sposa fedele,</l>
<l>Oimè che dei tu far?</l></lg>
<lg><l>Più non potrai veder l'amate vele</l>
<l>Nella spuma del mar.</l></lg>
<lg><l>Alla spiaggia non più, solo al deserto</l>
<l>Volti i tuoi passi or son.</l></lg>
<lg><l>Non è l'orecchio tuo teso ed aperto</l>
<l>De' suoi nocchieri al suon.</l></lg>
<lg><l>Scapigliata</l>
<l>Desolata</l>
<l>Giace nella sua sala, e vede l'armi</l>
<l>Di lui che più non è. Bragela misera!</l>
<l>Pregno di lagrime</l>
<l>Hai l'occhio, e languide</l>
<l>Le membra, e pallida</l>
<l>La faccia e tenebrosa.</l></lg>
<lg><l>O benedetta</l>
<l>Anima eletta,</l>
<l>Dolce pace ti sia, dolce riposa.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>DARTULA</head>
<lg><l>Figlia del ciel, sei bella; è di tua faccia</l>
<l>Dolce il silenzio; amabile ti mostri,</l>
<l>E in oriente i tuoi cerulei passi</l>
<l>Seguon le stelle; al tuo cospetto, o Luna,</l>
<l>Si rallegran le nubi, e 'l seno oscuro</l>
<l>Riveston liete di leggiadra luce.</l>
<l>Chi ti pareggia, o della notte figlia,</l>
<l>Lassù nel cielo? in faccia tua le stelle</l>
<l>Hanno di sé vergogna, e ad altra parte</l>
<l>Volgono i glauchi scintillanti sguardi,</l>
<l>Ma dimmi, o bella luce, ove t'ascondi</l>
<l>Lasciando il corso tuo, quando svanisce</l>
<l>La tua candida faccia? Hai tu, com'io,</l>
<l>L'ampie tue sale? o ad abitar ten vai</l>
<l>Nell'ombra del dolor? Cadder dal cielo</l>
<l>Le tue sorelle? o più non son coloro</l>
<l>Che nella notte s'allegravan teco?</l>
<l>Sì sì luce leggiadra, essi son spenti,</l>
<l>E tu spesso per piagnerli t'ascondi.</l>
<l>Ma verrà notte ancor, che tu, tu stessa</l>
<l>Cadrai per sempre, e lascierai nel cielo</l>
<l>Il tuo azzurro sentier; superbi allora</l>
<l>Sorgeran gli astri, e in rimirarti avranno</l>
<l>Gioia così, com'avean pria vergogna.</l>
<l>Ora del tuo splendor tutta la pompa</l>
<l>T'ammanta, o Luna. O tu nel ciel risguarda</l>
<l>Dalle tue porte, e tu la nube, o vento,</l>
<l>Spezza, onde possa la notturna figlia</l>
<l>Mirar d'intorno, e le scoscese rupi</l>
<l>Splendanle incontro, e l'ocean rivolga</l>
<l>Nella sua luce i nereggianti flutti.</l></lg>
<lg><l>Nato è sul mare, e seco Alto, quel raggio</l>
<l>Di giovinezza; a' suoi fratelli accanto</l>
<l>Siedesi Ardan. Movon d'Usnorre i figli</l>
<l>Per buia notte il corso lor, fuggendo</l>
<l>Di Cairba il furor. Che forma è quella</l>
<l>Che sta lor presso? ricoprì la notte</l>
<l>La sua bellezza: le sospira il crine</l>
<l>Al marin vento, in tenebrose liste</l>
<l>Galleggiano le vesti; ella somiglia</l>
<l>Al grazioso spirito del cielo</l>
<l>Che move in mezzo di sua nebbia ombrosa.</l>
<l>E chi puote esser mai, fuorché Dartula,</l>
<l>Dartula tra le vergini d'Erina</l>
<l>La più leggiadra? Ella fuggì con Nato</l>
<l>Dall'amor di Cairba. I venti avversi</l>
<l>T'ingannano, o Dartula, e alle tue vele</l>
<l>Niegan Eta selvosa. O Nato, queste</l>
<l>Le tue rupi non son, non è il muggito</l>
<l>Questo dell'onde tue: stannoti appresso</l>
<l>Del nemico le sale, e a te l'incontro</l>
<l>Le torri di Cairba ergon la fronte.</l>
<l>Sul mare Ullina il verde capo estende,</l>
<l>E la baia di Tura accoglie il legno.</l>
<l>Vento del mezzogiorno, vento infido,</l>
<l>Ov'eri tu? Chi ti trattenne allora,</l>
<l>Quando dell'amor mio furo ingannati</l>
<l>I cari figli? a sollazzarti forse</l>
<l>Stavi nel prato? Oh! pur soffiato avessi</l>
<l>Nelle vele di Nato, infin che d'Eta</l>
<l>Gli sorgessero a fronte i dolci colli;</l>
<l>Finché sorgesser tra le nubi i colli</l>
<l>Paterni, e s'allegrassino alla vista</l>
<l>Del suo signor! Lungi gran tempo, o Nato,</l>
<l>Fosti, e passò della tornata il giorno.</l></lg>
<lg><l>Ma ben ti vide dei stranier la terra,</l>
<l>Nato amabile; amabile tu fosti</l>
<l>Agli occhi di Dartula; era il tuo volto</l>
<l>Bello qual pura mattutina luce;</l>
<l>Piuma di corvo il crin; gentile, e grande</l>
<l>Era 'l tuo spirto, e dolce come l'ora</l>
<l>Del Sol cadente; di tue voci il suono</l>
<l>Parea susurro di tremanti canne,</l>
<l>O pur di Lora il mormorio: ma quando</l>
<l>Sorgea nera battaglia, era in tempesta</l>
<l>Mar che mugge; terribile il rimbombo</l>
<l>Era dell'armi tue; del corso al suono</l>
<l>Svaniva l'oste: allor fu che ti vide</l>
<l>La prima volta la gentil Dartula</l>
<l>Là dall'eccelse sue muscose torri,</l>
<l>Dalle torri di Selama, ove albergo</l>
<l>Ebbero i padri suoi. Bello, o straniero,</l>
<l>Ella disse, sei tu (che alla tua vista</l>
<l>Tutto si scosse il suo tremante spirto)</l>
<l>Bello sei tu nelle battaglie, amico</l>
<l>Dell'estinto Corman: ma dove corri</l>
<l>Impetuoso? ove il valor ti porta,</l>
<l>O giovinetto dal vivace sguardo?</l>
<l>Poche son le tue mani alla battaglia</l>
<l>Contro il fero Cairba: oh potess'io</l>
<l>Dal suo odioso amore esser disciolta,</l>
<l>Per allegrarmi alla gentil presenza</l>
<l>Del mio bel Nato! Oh fortunate, o care</l>
<l>Colline d'Eta! Esse vedranno a caccia</l>
<l>I suoi vestigi; esse vedran sovente</l>
<l>Il suo candido seno, allor che l'aure</l>
<l>Solleverangli la corvina chioma.</l></lg>
<lg><l>Così parlasti tu, gentil Dartula,</l>
<l>Dalle torri di Selama, ma ora</l>
<l>Ti circonda la notte: i venti ingrati</l>
<l>Le tue vele ingannarono, ingannaro,</l>
<l>Bella Dartula, le tue vele i venti.</l>
<l>Fremon alto sul mar: cessa per poco</l>
<l>Aura del nord, lasciami udir la voce</l>
<l>Dell'amabile; amabile, o Dartula,</l>
<l>La voce tua tra 'l sussurrar de' venti.</l></lg>
<lg><l>Queste le rupi del mio Nato, è questo</l>
<l>Delle sue rupi il mormorante rivo?</l>
<l>Vien quel raggio di luce dalla sala</l>
<l>D'Usnor notturna? Alta è la nebbia e densa,</l>
<l>Debole il raggio, ma che val? la luce</l>
<l>Dell'alma di Dartula è 'l prence d'Eta.</l>
<l>Figlio del prode Usnorre, onde quel rotto</l>
<l>Sospir sul labbro? già non siamo, o caro,</l>
<l>Nelle terre straniere. O mia Dartula,</l>
<l>Non le rupi di Nato, e non è questo,</l>
<l>Ei ripigliò, de' suoi ruscelli il suono;</l>
<l>Non vien quel raggio di notturna luce</l>
<l>Dalle sale d'Usnor. Lungi ma lungi,</l>
<l>Esse ci stan: siamo in nemica terra,</l>
<l>Siam nella terra di Cairba: i venti</l>
<l>Ci tradiro, o Dartula; Ullina al cielo</l>
<l>Qui solleva i suoi colli. Alto, tu vanne</l>
<l>Là verso il nord, e tu lungo la spiaggia</l>
<l>Movi, Ardano, i tuoi passi; onde il nemico</l>
<l>Non ci colga di furto, e a noi svanisca</l>
<l>D'Eta la speme. Io me n'andrò soletto</l>
<l>A quella torre, per scoprir chi stia</l>
<l>presso quel raggio. Su la spiaggia intanto</l>
<l>Riposati, mio ben, riposa in pace,</l>
<l>Caro raggio d'amor; te del tuo Nato,</l>
<l>Come lampo del ciel, circonda il braccio.</l></lg>
<lg><l>Partissi, e sulla spiaggia ella s'assisse</l>
<l>Soletta, e mesta; udia 'l fragor dell'onda:</l>
<l>Le turgidette lagrime sospese</l>
<l>Stanle sugli occhi: ella guardava intorno</l>
<l>Se il suo Nato scopria; tende l'orecchio</l>
<l>Al calpestio de' piedi, e de' suoi piedi</l>
<l>Non ode il calpestio. Dove se' ito,</l>
<l>Figlio dell'amor mio? fragor di vento</l>
<l>Mi cinge, e sferza; è nebulosa e nera</l>
<l>La notte, e tu non vieni? O prence d'Eta,</l>
<l>Che ti trattiene? batti il nemico forse</l>
<l>Scontrato, e s'inalzò notturna zuffa?</l></lg>
<lg><l>Nato tornò, ma tenebroso ha 'l volto,</l>
<l>Che veduto egli avea l'estinto amico.</l>
<l>Di Tura al muto passeggiava intorno</l>
<l>L'ombra di Cucullin: n'era il sospiro</l>
<l>Spesso, affannoso, e spaventosa ancora</l>
<l>Degli occhi suoi la mezzo-spenta fiamma.</l>
<l>Di nebbia una colonna avea per asta;</l>
<l>Intenebrate trasparian le stelle</l>
<l>Per la buia sua forma, e la sua voce</l>
<l>Parea vento in caverna. Ei raccontogli</l>
<l>La storia del dolor: trista era l'alma</l>
<l>Di Nato, come suole in dì di nebbia</l>
<l>Starsi con fosca acquosa faccia il Sole.</l></lg>
<lg><l>O diletto amor mio, perché sì mesto?</l>
<l>Disse di Cola la vezzosa figlia.</l>
<l>Tu sei la luce di Dartula: è tutta</l>
<l>La gioia del mio cor negli occhi tuoi.</l>
<l>Lassa! qual altro amico ora m'avanza,</l>
<l>Fuorché 'l mio Nato? è nella tomba il padre;</l>
<l>Stassi il silenzio in Selama; tristezza</l>
<l>Copre i ruscelli del terren natio.</l>
<l>Nella d'Ullina sanguinosa pugna</l>
<l>Furo uccisi i possenti, i fidi amici</l>
<l>Cadder pugnando con Cormano uccisi.</l></lg>
<lg><l>Scendea la notte: i miei ruscelli azzurri</l>
<l>S'ascondeano a' miei sguardi; il vento a scosse</l>
<l>Uscia fischiando dalle ombrose cime</l>
<l>Dei boschetti di Selama: io sedea</l>
<l>Sotto una pianta, sulle antiche mura</l>
<l>De' padri miei, quando al mio spirto innanzi</l>
<l>Passò Trutillo, il mio dolce fratello;</l>
<l>Trutillo, che lontano era in battaglia</l>
<l>Contro il fero Cairba; ed in quel punto</l>
<l>Sen venne Cola dalla bianca chioma</l>
<l>Sulla lancia appoggiato; a terra chino</l>
<l>Avea l'oscuro volto, angoscia alberga</l>
<l>Nell'alma sua, stagli la spada a lato,</l>
<l>In capo ha l'elmo de' suoi padri: avvampa</l>
<l>Nel suo petto battaglia; ei tenta indarno</l>
<l>Di celar le sue lagrime, Dartula,</l>
<l>Sospirando diss'ei, della mia stirpe</l>
<l>Tu l'ultima già sei, Trutillo è spento,</l>
<l>Non è più il re di Selama: Cairba</l>
<l>Vien co' suoi mille inver le nostre mura.</l>
<l>Cola all'orgoglio suo farassi incontro,</l>
<l>E vendetta farà del figlio ucciso.</l>
<l>Ma dove troverò sicuro schermo</l>
<l>Per la salvezza tua? son bassi, o figlia,</l>
<l>Gli amici nostri, e tu rassembri un raggio.</l></lg>
<lg><l>Oimè, diss'io tutta in sospiri, il figlio</l>
<l>Della pugna cadeo? Cessò nel campo</l>
<l>Di sfavillare il generoso spirto</l>
<l>Del mio Trutillo? Per la mia salvezza</l>
<l>Non paventare, a Cola; essa riposta</l>
<l>Stassi in quell'arco: da gran tempo appresi</l>
<l>A ferir damme. Or di', non è costui</l>
<l>Simile al cervo del deserto, o padre</l>
<l>Del caduto Trutil? Brillò di gioia</l>
<l>Il volto dell'età, sgorgò dagli occhi</l>
<l>Pianto affollato, e tremolar le labbra.</l>
<l>Ben se' tu, figlia di Trentil sorella,</l>
<l>Disse, e nel foco del suo spirto avvampi.</l>
<l>Prendi, Dartula, quel ferrato scudo,</l>
<l>Prendi quell'asta, e quel lucido elmetto;</l>
<l>Spoglie son queste d'un guerrier di prima</l>
<l>Gioventù figlio; colla luce insieme</l>
<l>Andremo ad affrontar l'empio Cairba.</l>
<l>Ma statti o figlia mia, statti vicina</l>
<l>Di Cela al braccio, e ti ricovra all'ombra</l>
<l>Dello scudo paterno: il padre tuo</l>
<l>Potea un tempo difenderti, ma ora</l>
<l>L'età nella sua man tremula stassi.</l>
<l>Mancò la forza del suo braccio, e l'alma</l>
<l>Oscuritade di dolor gl'ingombra.</l></lg>
<lg><l>Passò la notte tenebrosa, e sorse</l>
<l>La luce del mattin: mossesi innanzi</l>
<l>L'eroe canuto; s'adunaro intorno</l>
<l>Tutti i duci di Selama; ma pochi</l>
<l>Stavan sul piano; e avean canuto il crine:</l>
<l>Caduti con Trutillo eran pugnando</l>
<l>Di giovinezza i valorosi figli.</l></lg>
<lg><l>O de' verdi anni miei compagni antichi,</l>
<l>Cola parlò, non così voi nell'arme</l>
<l>Già mi vedeste, e tal non era in campo</l>
<l>Quando il possente Confadan cadeo.</l>
<l>Ci soverchia il dolor; vecchiezza oscura</l>
<l>Venne qual nebbia dal deserto: è roso</l>
<l>Il mio scudo dagli anni, ed il mio brando</l>
<l>Sta da gran tempo alle pareti appeso.</l>
<l>A me stesso dicea: fia la sua sera</l>
<l>Placida, e in calma, e 'l tuo partir fia come</l>
<l>Luce che scema a poco a poco, e manca.</l>
<l>Ma tornò la tempesta: io già mi piego</l>
<l>Come una quercia annosa, i rami miei</l>
<l>In Selama cadero, e tremo in mezzo</l>
<l>Del mio soggiorno. Ove se' tu, Trutillo,</l>
<l>Co' tuoi caduti eroi? tu non rispondi;</l>
<l>Tristo è 'l cor di tuo padre. Ah cessi omai,</l>
<l>Cessi 'l dolor: che fia? Cairba o Cola</l>
<l>Dee bentosto cader; rinascer sento</l>
<l>La gagliardia del braccio, e impaziente</l>
<l>Palpita il cor della battaglia al suono.</l></lg>
<lg><l>Trasse l'Eroe la lampeggiante spada,</l>
<l>E seco i suoi: s'avanzano sul piano;</l>
<l>Nuotan nel vento le canute chiome.</l>
<l>Sedea di Lona sulla muta piaggia</l>
<l>Festeggiando Cairba: a sé venirne</l>
<l>Vide gli eroi; chiama i suoi duci. A Nato</l>
<l>Perché narrar degg'io, come s'alzasse</l>
<l>L'aspra battaglia? io ti mirai fra mille</l>
<l>Simile al raggio del celeste foco,</l>
<l>(Bella e terribil vista; il popol cade</l>
<l>Nel vermiglio suo corso). Imbelle e vana</l>
<l>Non fu l'asta di Cola, ella ferio,</l>
<l>Membrando ancor le giovanili imprese.</l>
<l>Venne un dardo fischiante, e al vecchio eroe</l>
<l>Il petto trapassò; boccone ei cadde</l>
<l>Sul suo scudo echeggiante; orrido tremito</l>
<l>Scossemi l'alma: sopra lui lo scudo</l>
<l>Stesi, e fu visto il mio ricolmo seno.</l>
<l>Venne Cairba con la lancia, e vide</l>
<l>La donzella di Selama: si sparse</l>
<l>Gioia sul truce aspetto, egli depose</l>
<l>La sollevata spada: alzò la tomba</l>
<l>Di Cola ucciso, e me fuor di me stessa</l>
<l>A Selama condusse. A me rivolse</l>
<l>Voci d'amor; ma di tristezza ingombro</l>
<l>Era 'l mio spirto; de' miei padri i scudi</l>
<l>Io riconobbi, e di Trutillo il brando:</l>
<l>Vidi l'arme dei morti, e sulle guance</l>
<l>Stavami 'l pianto. Allor giungesti, o Nato,</l>
<l>Giungesti e fuggì via Cairba oscuro,</l>
<l>Com'ombra fugge al mattutino raggio.</l>
<l>Eran lontane le sue squadre, e fiacco</l>
<l>Fu il braccio suo contro il tuo forte acciaro.</l></lg>
<lg><l>o diletto amor mio, perché si mesto?</l>
<l>Disse di Cola la vezzosa figlia.</l></lg>
<lg><l>Fin da' primi anni miei, l'Eroe soggiunse,</l>
<l>Incontrai la battaglia: il braccio mio</l>
<l>Potea la lancia sollevare appena,</l>
<l>Quando sorse il periglio; il cor di gioia</l>
<l>Rideami della pugna al fero aspetto,</l>
<l>Come ristretta verdeggiante valle,</l>
<l>Se coi vividi raggi il Sol l'investe,</l>
<l>Anzi che in mezzo a' nembi il capo asconda.</l>
<l>L'alma rideami fra' perigli, pria</l>
<l>Ch'io vedessi di Selama la bella</l>
<l>Pria ch'io vedesse te, dolce Dartula,</l>
<l>Simile a stella, che di notte splende</l>
<l>Sul colle: incontro a lei lenta s'avanza</l>
<l>Nube, e minaccia la vezzosa luce.</l>
<l>Siam nella terra del nemico; i venti</l>
<l>Ci tradiro, mia cara: or non c'è presso</l>
<l>Forza d'amici, e non le rupi d'Eta.</l>
<l>Figlia del nobil Cola, ove poss'io</l>
<l>La tua pace trovar? forti di Nato</l>
<l>Sono i fratelli, e lampeggiaro in campo</l>
<l>I brandi lor; ma che mai sono i figli</l>
<l>Del prode Usnor contro d'un'oste intera?</l>
<l>Portate avesse le tue vele il vento,</l>
<l>Re degli uomini, Oscar! Tu promettesti</l>
<l>Pur di venirne insieme alla battaglia</l>
<l>Del caduto Corman: forte sarebbe</l>
<l>Allor la destra mia qual fiammeggiante</l>
<l>Braccio di morte: tremeria Cairba</l>
<l>Nelle sue sale, e resteria la pace</l>
<l>Coll'amabil Dartula. Alma, coraggio;</l>
<l>Perché cadi, alma mia? d'Usnorre i figli</l>
<l>Vincer ben ponno. E vinceranno, o Nato,</l>
<l>Disse la bella sfavillando in volto,</l>
<l>Mel dice il cor: no non vedrà Dartula</l>
<l>Giammai le sale di Cairba oscuro.</l>
<l>Su, quell'arme recatemi, ch'io veggo</l>
<l>Nella nave colà splender a quella</l>
<l>Passeggera meteora; entrar vogl'io</l>
<l>Nella battaglia. Ombra del nobil Cola,</l>
<l>Sei tu ch'io veggio in quella nube? E teco</l>
<l>Quell'oscuro chi è? lo riconosco,</l>
<l>Egli è Trutillo: ed io vedrò le sale</l>
<l>Di colui, che 'l fratel m'uccise e 'l padre?</l>
<l>Spirti dell'amor mio, no non vedrolle.</l></lg>
<lg><l>Nato di gioia arse nel volto, udendo</l>
<l>Le voci sue: figlia di Cola, ei disse,</l>
<l>Tu mi splendi nell'alma; or via, Cairba</l>
<l>Vien' co' tuoi mille: il mio vigor rinasce.</l>
<l>Canuto Usnor, no non udrai che 'l figlio</l>
<l>Dato siasi alla fuga. Io mi rammento</l>
<l>Le tue parole in Eta, allor che alzarsi</l>
<l>Le vele mie, che già stendeano il corso</l>
<l>In verso Ullina, e la muscosa Tura.</l>
<l>Tu vai, Nato, diss'egli, al sir dei scudi,</l>
<l>Al prode Cucullin, che dai perigli</l>
<l>Mai non fuggì; fa' che non sia il tuo braccio</l>
<l>Fiacco, né sien di fuga i pensier tuoi:</l>
<l>Onde non dica mai di Semo il figlio:</l>
<l>Debile è nel pugnar la stirpe d'Eta.</l>
<l>Giunger ponno ad Usnor le sue parole,</l>
<l>E rattristarlo. Lagrimando, ei diemmi</l>
<l>Questa lucida spada. Io venni intanto</l>
<l>Alla baia di Tura: oscure e mute</l>
<l>N'eron le mura; risguardai d'intorno</l>
<l>Ne trovai chi novella a me recasse</l>
<l>Del prode Cucullin: venni alla sala</l>
<l>Delle sue conche: esser soleanvi appese</l>
<l>L'arme de' padri suoi; non v'eran l'arme,</l>
<l>E l'antico Lamor sedea nel pianto.</l></lg>
<lg><l>Donde vien quest'acciar? disse sorgendo</l>
<l>Mesto Lamor; di Tura ahi da gran tempo</l>
<l>Luce d'asta non fere i foschi muri.</l>
<l>Onde venite voi? dal mar rotante,</l>
<l>O di Temora dalle triste sale?</l></lg>
<lg><l>Noi venimmo dal mar, diss'io, dall'alte</l>
<l>Terri d'Usnor; di Slisama siam figli,</l>
<l>Figlia di Semo generato al carro.</l>
<l>Deh dimmi, o figlio della muta sala,</l>
<l>Ov'è il duce di Tura? ah perché Nato</l>
<l>A te lo chiede! or non vegg'io 'l tuo pianto?</l>
<l>Dimmi figliuol della romita Tura,</l>
<l>Come cadde il possente? Egli non cadde,</l>
<l>Lamor soggiunse, come suol talora</l>
<l>Tacita stella per l'oscura notte,</l>
<l>Che striscia, e più non è; simile ei cadde</l>
<l>A focoso vapor, nunzio di guerra</l>
<l>In suol remoto, il cui vermiglio corso</l>
<l>Morte accompagna. Triste son le rive</l>
<l>Del Lego, e tristo il mormorio del Lara:</l>
<l>Figlio d'Usnorre, il nostro Eroe là cadde.</l></lg>
<lg><l>Oh, diss'io sospirando, infra le stragi</l>
<l>Cadde l'eroe? forte egli avea la destra,</l>
<l>E dietro il brando suo stava la morte.</l>
<l>Del Lego andammo sulle triste rive,</l>
<l>La sua tomba scoprimmo; ivi i suoi duci</l>
<l>Con esso estinti, ivi giaceano i suoi</l>
<l>Mille cantori. Sull'Eroe piagnemmo</l>
<l>Tre giorni, il quarto dì battei lo scudo:</l>
<l>Lieti i guerrieri a questo suon d'intorno</l>
<l>S'adunaro, e crollar l'aste raggianti.</l></lg>
<lg><l>Presso di noi coll'oste sua Corlasto</l>
<l>Stava, Corlasto di Cairba amico.</l>
<l>Noi d'improvviso gli piombammo addosso,</l>
<l>Qual notturno torrente: i suoi cadero:</l>
<l>E quando gli abitanti della valle</l>
<l>Dal lor sonno s'alzar, col loro sangue</l>
<l>Vider frammista del mattin la luce.</l></lg>
<lg><l>Ma noi strisciammo via rapidamente,</l>
<l>Come liste di nebbia inver la sala</l>
<l>Di Cormano echeggiante: alzammo i brandi</l>
<l>Per difendere il re; ma il re d'Erina</l>
<l>Non era più; già di Temora vuote</l>
<l>Eran le sale, e in giovinezza spento</l>
<l>Giacea Cormano. Ricoprì tristezza</l>
<l>D'Ullina i figli: tenebrosi e lenti</l>
<l>Si ritirar quai romorose nubi</l>
<l>Dopo tempesta minacciata in darno</l>
<l>Dietro ad un poggio. In lor dolor pensosi,</l>
<l>Mosser d'Usnorre i figli, ed avviarsi</l>
<l>Ver Tura ondosa: a Selama dinanzi</l>
<l>Passammo: al rimirarci il reo Cairba</l>
<l>Sparì fuggendo pauroso in fretta,</l>
<l>Quasi nebbia del Lano, a cui dan caccia</l>
<l>I venti del deserto. Allor ti vidi</l>
<l>O verginella, simile alla luce</l>
<l>Del Sole d'Eta: amabile è quel raggio,</l>
<l>Dissi, e sorse il sospir di mezzo al petto.</l>
<l>Tu nella tua beltà venisti, o cara,</l>
<l>Al tuo guerrier; ma ci tradiro i venti,</l>
<l>Bella Dartula, ed il nemico è presso.</l></lg>
<lg><l>Sì, dappresso è il nemico, allor soggiunse</l>
<l>La forza d'Alto, sulla spiaggia intesi</l>
<l>Di lor arme il fragor, d'Erina io vidi</l>
<l>Ondeggiar lo stendardo in negre liste.</l>
<l>Distinta di Cairba udii la voce</l>
<l>Suonar, quai le cadenti onde del Cromla.</l>
<l>Egli sul mar l'oscura nave ha scorta,</l>
<l>Pria che il buio scendesse; in riva al Lena</l>
<l>Fan guardia i duci suoi, ben diecimila</l>
<l>Spade inalzando. E diecimila spade</l>
<l>Inalzin pur, con un sorriso amaro</l>
<l>Nato rispose: non però d'Usnorre</l>
<l>Ne tremerà la prole. O mar d'Ullina</l>
<l>Perché sì furibondo, e spumeggiante</l>
<l>Sferzi la spiaggia co' tuoi flutti? E voi</l>
<l>Romoreggianti tempeste del cielo,</l>
<l>Perché fischiate in su le negre penne?</l>
<l>Credi tu, mar, credete voi, tempeste,</l>
<l>Qui Nato a forza trattener sul lido?</l>
<l>Il suo spirto, il suo core è che trattienlo,</l>
<l>O figlie della notte. Alto, m'arreca</l>
<l>L'arme del padre, arrecami la lancia</l>
<l>Di Semo, che colà splende alle stelle.</l></lg>
<lg><l>L'arme ei portò, coprì Nato le membra</l>
<l>Del folgorante acciar. Move l'eroe</l>
<l>Amabile nei passi; e nel suo sguardo</l>
<l>Splende terribil gioia: ei di Cairba</l>
<l>Sta la venuta riguardando; accanto</l>
<l>Stagli muta Dartula; è nel guerriero</l>
<l>Fitto il suo sguardo; di nasconder tenta</l>
<l>Il nascente sospir; represse a forza</l>
<l>Le si gonfian due lagrime negli occhi.</l></lg>
<lg><l>Alto, veggio uno speco in quella rupe,</l>
<l>Disse d'Eta il signor; tu là Dartula</l>
<l>Scorgi, e sia forte il braccio tuo: tu meco</l>
<l>Vientene, Ardan, contro Cairba oscuro.</l>
<l>Sfidiamlo alla battaglia: oh veniss'egli</l>
<l>Armato ad incontrar d'Usnor la prole!</l>
<l>Se tu campi, o mio ben, non arrestarti</l>
<l>A risguardar sopra il tuo Nato estinto.</l>
<l>Spiega le vele inver le patrie selve,</l>
<l>Alto, ed al Sir di', che cadeo con fama</l>
<l>Il figlio suo, che non sfuggì la pugna</l>
<l>Il brando mio: di' che fra mille io caddi,</l>
<l>Onde il suo lutto alto gioir contempri.</l>
<l>Tu, donzella di Selama, raduna</l>
<l>Le verginelle nella sala d'Eta;</l>
<l>Fa' che cantin per Nato, allor che torna</l>
<l>L'ombroso autunno. Oh se di Cona udissi</l>
<l>Le mie lodi sonar la voce eletta,</l>
<l>Con che gioia il mio spirto ai venti misto</l>
<l>Volerebbe a' miei colli! - Ah sì, di Cona</l>
<l>Udrassi il nome tuo sonar nei canti,</l>
<l>Prence d'Eta selvosa; a te fia sacra,</l>
<l>Figlio di Usnorre, d'Ossian la voce.</l>
<l>Deh perché là sul Lena anch'io non ero</l>
<l>Quando sorse la pugna? Ossian sarebbe</l>
<l>Teco vittorioso, o teco estinto.</l></lg>
<lg><l>Noi sedevamo quella notte in Selma,</l>
<l>Con ampie conche festeggiando; e fuori</l>
<l>Sulle querce era il vento. Urlò lo spirto</l>
<l>Della montagna; il vento entro la sala</l>
<l>Susurrando sen venne, e leve leve</l>
<l>Dell'arpa mia toccò le corde; uscinne</l>
<l>Suon tristo e basso, qual canto di tomba.</l>
<l>Primo l'udì Fingal; sorse affannoso,</l>
<l>E sospirando disse: oimè! per certo</l>
<l>Cadde qualcuno de' miei duci; io sento</l>
<l>Sull'arpa di mio figlio il suon di morte.</l>
<l>Ossian, deh tocca le sonanti corde,</l>
<l>Fa' che s'alzi il dolore; onde sui venti</l>
<l>Volino i spirti lor gioiosamente</l>
<l>A' miei colli selvosi. Io toccai l'arpa,</l>
<l>E suono uscinne doloroso e basso.</l></lg>
<lg><l>Ombre, ombre pallide de' padri nostri,</l>
<l>Su dalle nubi tosto piegatevi;</l>
<l>Là negli aerei azzurri chiostri.</l></lg>
<lg><l>Lasciate l'orrida vermiglia luce,</l>
<l>Ed accogliete cortesi e placide</l>
<l>Compagno ed ospite l'estinto duce.</l></lg>
<lg><l>Il duce nobile, che cadde in guerra,</l>
<l>Sia che dal mare rotante inalzisi,</l>
<l>Sia ch'egli inalzisi da strania terra.</l></lg>
<lg><l>Nube sceglietegli fra le tempeste,</l>
<l>Che la sua lancia formi, e di nebbia</l>
<l>Sottile orditegli cerulea veste:</l></lg>
<lg><l>Presso ponetegli fosco-vermiglia</l>
<l>E mezzo-spenta lunga meteora,</l>
<l>Che 'l suo terribile brando somiglia.</l></lg>
<lg><l>Fate che amabile ne sia l'aspetto,</l>
<l>Onde gli amici pensosi e taciti</l>
<l>In rimirandolo n'abbian diletto.</l></lg>
<lg><l>Ombre, ombre pallide de' padri nostri</l>
<l>Su dalle nubi tosto piegatevi</l>
<l>Là negli aerei azzurri chiostri.</l>
<l>Tal era in Selma il canto mio sull'arpa</l>
<l>Lieve-tremante: ma d'Ullina intanto</l>
<l>Su la spiaggia era Nato, intorno cinto</l>
<l>Da tenebrosa notte; udia la voce</l>
<l>Del suo nemico, in fra 'l mugghiar dell'onde;</l>
<l>Udiala, e riposavasi sull'asta</l>
<l>Pensoso e muto: uscì 'l mattin raggiante,</l>
<l>E schierati apparir d'Erina i figli.</l>
<l>Simili a grigie ed arborose rupi</l>
<l>Sulla costa si spargono: nel mezzo</l>
<l>Stava Cairba, e dal nemico a vista</l>
<l>Sorrise orribilmente. Incontro ad esso</l>
<l>Nato s'avanza furibondo, e pieno</l>
<l>Del suo vigor: né già poteo Dartula</l>
<l>Restarsi addietro; col guerrier sen venne,</l>
<l>E l'asta sollevò. Chi vien nell'armi,</l>
<l>Bella spirando giovenil baldanza?</l>
<l>Chi vien, chi vien, se non d'Usnorre i figli,</l>
<l>Alto, ed Ardano dall'oscura chioma?</l>
<l>Sir di Temora, disse Nato, or vieni,</l>
<l>Vien' sulla spiaggia a battagliar con meco</l>
<l>Per la donzella: non ha Nato adesso</l>
<l>Seco i suoi duci, che colà dispersi</l>
<l>Stanno sul mare: a che guidi i tuoi mille</l>
<l>Contro di lui? tu gli fuggisti innanzi,</l>
<l>Quando gli amici suoi stavangli intorno.</l></lg>
<lg><l>Garzon dal cor d'orgoglio, e che pretendi?</l>
<l>Scenderà a pugnar teco il re d'Erina?</l>
<l>Non sono infra i famosi i padri tuoi,</l>
<l>Né fra i re de' mortali: ove son l'arme</l>
<l>Dei duci estinti alle tue sale appese?</l>
<l>Ove gli scudi de' passati tempi?</l>
<l>Chiaro in Temora è di Cairba il nome;</l>
<l>Né cogli oscuri ei combatte giammai.</l></lg>
<lg><l>A cotai voci escon dagli occhi a Nato</l>
<l>Lagrime d'ira: inferocito il guardo</l>
<l>Volge ai fratelli suoi; tre lancie a un punto</l>
<l>Volano, e stesi al suol cadon tre duci.</l>
<l>Orribilmente fiammeggiò la luce</l>
<l>Dei loro brandi; diradate e sciolte</l>
<l>Cedon d'Erina le ristrette file,</l>
<l>Come striscia talor di negre nubi</l>
<l>Incontro al soffio di nemboso vento.</l></lg>
<lg><l>Ma Cairba dispon l'armate schiere,</l>
<l>E mille archi fur tesi, e mille frecce</l>
<l>Ratto volar; cadon d'Usnorre i figli,</l>
<l>Come tre giovinette e rigogliose</l>
<l>Querce, che stavan sole in erma rupe.</l>
<l>Le amabil piante a contemplar s'arresta</l>
<l>Il peregrino, e in lor mirar sì sole,</l>
<l>N'ha meraviglia; ma la notte il nembo</l>
<l>Vien dal deserto, e furibondo abbassa</l>
<l>Le verdi cime: il dì vegnente ei torna,</l>
<l>Vede le querce al suol, la vetta è rasa.</l></lg>
<lg><l>Stava Dartula nel dolor suo muta,</l>
<l>E gli vide a cader: lagrima alcuna</l>
<l>Sugli occhi non appar; ma pieno ha 'l guardo</l>
<l>D'alta e nuova tristezza: al vento sparsi</l>
<l>Volano i crini: le tingea la guancia</l>
<l>Pallor di morte; esce una voce a mezzo,</l>
<l>Ma l'interrompon le tremanti labbra.</l>
<l>Venne Cairba oscuro, e dov'è, disse,</l>
<l>L'amante tuo? dov'è il tuo prence d'Eta</l>
<l>Al carro nato? hai tu vedute ancora</l>
<l>D'Usnor le sale, e di Fingallo i colli?</l>
<l>Mugghiato avria la mia battaglia in Morven,</l>
<l>Se non scontravan le tue vele i venti;</l>
<l>Fora abbattuto dal mio brando irato</l>
<l>Fingallo istesso, e saria lutto in Selma.</l>
<l>Dal braccio di Dartula abbandonato</l>
<l>Cadde lo scudo; il suo bel petto apparve</l>
<l>Candido, ma di sangue apparve tinto,</l>
<l>Perché fitto nel sen le s'era un dardo.</l>
<l>Come lista di neve in sul suo Nato</l>
<l>Ella cadeo: sopra l'amato volto</l>
<l>Sparsa è la negra chioma, e l'uno all'altro</l>
<l>Sgorga frammisto l'amoroso sangue.</l></lg>
<lg><l>Bassa, bassa,</l>
<l>Dissero di Cairba i cento vati,</l>
<l>Bassa, bassa</l>
<l>Sei tu di Cola graziosa figlia.</l>
<l>Mesto silenzio</l>
<l>Copre di Selama</l>
<l>L'onde cerulee,</l>
<l>Perché la stirpe di Trutillo è spenta.</l></lg>
<lg><l>Quando sorgerai tu nella tua grazia,</l>
<l>O tra le vergini</l>
<l>Prima d'Erin?</l></lg>
<lg><l>Lungo è 'l tuo sonno nella tomba, lungo,</l>
<l>E lontano il mattin.</l></lg>
<lg><l>Non verrà il sol presso il tuo letto a dirti</l>
<l>Svegliati o bella.</l></lg>
<lg><l>Nell'aria è 'l venticel di primavera;</l>
<l>I fiori scotono</l>
<l>I capi tremoli,</l>
<l>i boschi spuntano</l>
<l>Colla verde foglietta tenerella;</l>
<l>Svegliati o bella.</l></lg>
<lg><l>Sole ritirati:</l>
<l>Dorme di Selama</l>
<l>La bella vergine,</l>
<l>E più non uscirà co' suoi bei rai.</l></lg>
<lg><l>E dolce moversi</l>
<l>Ne' passi amabili</l>
<l>Della bellezza sua non la vedrai.</l></lg>
<lg><l>Così i vati cantar, quando a Dartula</l>
<l>Inalzaron la tomba; io cantai poscia</l>
<l>Sopra di lei, quando Fingal sen venne</l>
<l>Contro il fero Cairba, a far vendetta</l>
<l>Dell'estinto Cormano al carro nato.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>TEMORA</head>
<div2 type="canto"><head>CANTO I</head>
<lg><l>Già si rotavan nella viva luce</l>
<l>L'azzurre onde d'Ullina: i verdi colli</l>
<l>Riveste il Sole; i foschi capi al vento</l>
<l>Scotono i boschi. Una pianura angusta</l>
<l>Giace fra due colline ingombre, e cinte</l>
<l>D'annose querce; ivi serpeggia il rivo</l>
<l>Della montagna. In sull'erbose sponde</l>
<l>Stassi Cairba solitario e muto.</l>
<l>Sulla lancia ei s'appoggia: ha tristo il guardo</l>
<l>Rosseggiante di tema. Entro il suo spirto</l>
<l>Il tradito Corman s'alza con tutte</l>
<l>L'orride sue ferite: in negra nube</l>
<l>Del giovinetto la cerulea forma</l>
<l>Torva s'avanza, e scaturisce il sangue</l>
<l>Dagli aerei suoi fianchi. A cotal vista,</l>
<l>Balza Cairba pien d'orror; tre volte</l>
<l>Getta la lancia a terra, ed altrettante</l>
<l>Picchiasi 'l petto; vacillanti e brevi</l>
<l>Sono i suoi passi; ad or ad or s'arresta</l>
<l>Pallido, e inarca le nodose braccia.</l>
<l>Nume par, ch'a ogni leve aura di vento</l>
<l>Varia la forma sua; triste all'intorno</l>
<l>Son le soggette valli, e alternamente</l>
<l>Temon che scenda la sospesa pioggia.</l>
<l>Ei rincorossi alfine: in man riprese</l>
<l>L'acuta lancia; gli occhi suoi rivolti</l>
<l>Tien verso il Lena. Ecco apparir repente</l>
<l>L'esplorator dell'oceano: ei viene,</l>
<l>Ma con passi di tema, e tratto tratto</l>
<l>Volgesi addietro. S'avvisò Cairba</l>
<l>Ch'eran presso i possenti, ed a sé chiama</l>
<l>Gli oscuri duci. I risonanti passi</l>
<l>Movonsi dei guerrier: tutti ad un tempo</l>
<l>Traggon le spade. Ivi Morlan si stava,</l>
<l>Torbido il volto: il folto crin d'Idalla</l>
<l>Sospira al vento: gira bieco il guardo</l>
<l>Cormir rosso-crinito, e sulla lancia</l>
<l>Torvo s'appoggia; orribilmente lento</l>
<l>Volvesi sotto due vellute ciglia</l>
<l>L'occhio di Malto: il fier Foldan grandeggia</l>
<l>Piantato come rugginosa rupe,</l>
<l>Sparsa di musco le petrose terga.</l>
<l>Per la sua lancia di Slimora il pino</l>
<l>Che incontra il vento; della pugna i colpi</l>
<l>Segnan lo scudo, e l'infocato sguardo</l>
<l>Sembra altero sfidar perigli e morte.</l></lg>
<lg><l>Questi, e mill'altri tenebrosi duci</l>
<l>Cerchio feano a Cairba al carro nato,</l>
<l>Allor che giunse dall'acquoso Lena</l>
<l>L'esplorator dell'ocean Mornallo.</l>
<l>Gonfi avea gli occhi e tesi in fuor, le labbra</l>
<l>Smorte e tremanti. Oh, diss'ei lor, si stanno</l>
<l>Taciti e cheti qual boschetto a sera</l>
<l>D'Erina i duci, or che sul lido omai</l>
<l>Sceso è Fingal? Fingallo, il re possente,</l>
<l>Il terror delle pugne? E l'hai tu visto?</l>
<l>Disse Cairba sospirando: molti</l>
<l>Sono i suoi duci in sulla spiaggia? inalza</l>
<l>L'asta di guerra, o viene in pace? - In pace</l>
<l>No, Cairba, ei non vien; la punta io vidi</l>
<l>Dalla sua lancia; ella è vapor di morte,</l>
<l>E sta sul acciar suo di mille il sangue.</l>
<l>In sua robusta canutezza ei scese</l>
<l>Primo sopra la spiaggia; a parte a parte</l>
<l>Si distinguean le nerborute membra,</l>
<l>Mentr'ei passava maestoso e lento</l>
<l>Nella sua possa. Ha quella spada al fianco,</l>
<l>Che i colpi non raddoppia, e quello scudo</l>
<l>Terribile a veder, qual sanguinosa</l>
<l>Luna in tempesta. Dopo lui sen viene</l>
<l>Ossian, de' canti il re; con esso è Gaulo</l>
<l>Figlio di Morni, tra' mortali il primo.</l>
<l>Balza a terra Conal curvo sull'asta;</l>
<l>Sparge Dermino il fosco crin; Fillano</l>
<l>Piega l'arco; Fergusto altier passeggia</l>
<l>Pien di baldanza giovenil. Chi viene</l>
<l>Con chioma antica? un nero scudo a lato</l>
<l>Pendegli, ad ogni passo in man la lancia</l>
<l>Tremagli, e sta l'età nelle sue membra.</l>
<l>Ei china a terra tenebroso il volto,</l>
<l>Tristo è 'l re delle lance. Il riconosci,</l>
<l>Cairba? Usnorre è questi, Usnor che move</l>
<l>A far vendetta de' suoi figli estinti.</l>
<l>La verde Ullina gli risveglia il pianto,</l>
<l>E le tombe de' figli a lui rammenta.</l>
<l>Ma lunge innanzi agli altri Oscar s'avanza,</l>
<l>Lucido negli amabili sorrisi</l>
<l>Di giovinezza, e bello come i primi</l>
<l>Raggi del Sole: in su le spalle cadegli</l>
<l>La lunga chioma; è mezzo ascoso il ciglio,</l>
<l>Dall'elmetto d'acciar lampeggia il brando,</l>
<l>E percossa dal Sol l'asta sfavilla.</l>
<l>Re dell'alta Temora, io non soffersi</l>
<l>Degli occhi suoi la formidabil luce,</l>
<l>E fuggii frettoloso. E fuggi, o vile.</l>
<l>Disse lo sdegno di Foldan; va', fuggi,</l>
<l>Figlio di picciol cor, non vidi io forse</l>
<l>Quell'Oscar? nol vid'io? forte è, nol niego,</l>
<l>Dentro i perigli: ma son altri ancora</l>
<l>Che impugnan l'asta. Ha molti figli Erina</l>
<l>Quanto lui valorosi; ah sì, Cairba,</l>
<l>Più valorosi ancor: lascia che incontro</l>
<l>A questo formidabile torrente,</l>
<l>Per arrestarlo del suo corso in mezzo,</l>
<l>Vada Foldan: de' valorosi il sangue</l>
<l>La mia lancia ricopre, e rassomiglia</l>
<l>La muraglia di Tura il ferreo scudo.</l></lg>
<lg><l>Come? solo Foldan, con fosco ciglio</l>
<l>Ripigliò Malto, ad affrontare andranne</l>
<l>Tutta l'oste nemica? e non son essi,</l>
<l>Come di mille fiumi affollate onde,</l>
<l>Numerosi sul lido? e non son questi</l>
<l>Quei duci stessi, onde Svaran fu vinto;</l>
<l>Poiché dall'armi sue fuggir dispersi</l>
<l>D'Erina i figli! Ed or contro il più forte</l>
<l>De' loro eroi vorrà pugnar Foldano?</l>
<l>Foldan dal cor d'orgoglio: or via de' tuoi</l>
<l>Prendi teco la possa, e fa' che insieme</l>
<l>Malto ne venga: rosseggiò più volte</l>
<l>Il brando mio; ma chi mie voci intese?</l></lg>
<lg><l>Figli d'Erina, con soavi accenti</l>
<l>Idalla incominciò; non fate, o duci,</l>
<l>Che giungano a Fingallo i detti vostri,</l>
<l>Onde il nemico non s'allegri, e sia</l>
<l>Forte il suo braccio. Valorosi, invitti,</l>
<l>Sete o guerrieri, e somiglianti a nero</l>
<l>Nembo del ciel, che rovinoso i monti</l>
<l>Sfianca, e le selve nel suo corso atterra.</l>
<l>Ma pur moviamci nella nostra possa</l>
<l>Lenti, aggruppati, qual compressa nube</l>
<l>Spinta dal vento: allora al nostro aspetto</l>
<l>Tremerà l'oste, e dalla man del prode</l>
<l>Cadrà la lancia; noi vediam, diranno,</l>
<l>Nube di morte, e imbiancheranno in volto.</l>
<l>In sua vecchiezza piagnerà Fingallo</l>
<l>La spenta gloria sua: Morven selvosa</l>
<l>Non rivedrà i suoi duci; e in mezzo a Selma</l>
<l>Crescerà l'erba, e 'l musco alto degli anni.</l></lg>
<lg><l>Stava Cairba taciturno, udendo</l>
<l>Le voci lor, qual procellosa nube,</l>
<l>Che minaccia la pioggia, e pende oscura</l>
<l>Là su i gioghi di Cromla, infin che il lampo</l>
<l>Squarciale i fianchi; di vermiglia luce</l>
<l>Folgoreggia la valle, urlan di gioia</l>
<l>Della tempesta i tenebrosi spirti.</l>
<l>Sì stette muto di Temora il sire,</l>
<l>Alfin parlò. Su s'apparecchi in Lena</l>
<l>Largo convito, i miei cantor sien pronti.</l>
<l>Odi tu, Olla, dalla rossa chioma,</l>
<l>Prendi l'arpa del Re, vanne ad Oscarre</l>
<l>Sir delle spade, e a festeggiar l'invita</l>
<l>Nella mia sala; oggi starem tra' canti,</l>
<l>Doman le lance romperem: va', digli</l>
<l>Che all'estinto Catolla alzai la tomba,</l>
<l>E che i cantori miei sciolsero i versi</l>
<l>All'ombra sua: dì che i suoi fatti intesi,</l>
<l>Là del Carron sulle remote sponde.</l>
<l>Or non è qui Catmorre, il generoso</l>
<l>Di Cairba fratello, ei co' suoi mille</l>
<l>Ora è lontan: noi siam deboli, e pochi.</l>
<l>Catmorre a par del Sol lucida ha l'alma,</l>
<l>E le battaglie ne' conviti aborre;</l>
<l>Ciò Cairba non cura. Eccelsi duci,</l>
<l>Io pugnerò contro d'Oscar: fur molte</l>
<l>Le sue parole per Catolla, e 'l petto</l>
<l>M'arde di sdegno; egli cadrà sul Lena,</l>
<l>E la mia fama s'alzerà nel sangue.</l></lg>
<lg><l>Di gioia i duci sfolgoraro in volto:</l>
<l>Si spargono sul prato, e delle conche</l>
<l>S'apparecchia la festa; a gara i vati</l>
<l>Alzano i canti. Su la spiaggia udimmo</l>
<l>Le liete voci, e si credè che giunto</l>
<l>Fosse il prode Catmor, Catmor l'amico</l>
<l>Degli stranieri, di Cairba oscuro</l>
<l>L'alto fratel; ma non avean simili</l>
<l>L'alme perciò, che di Catmor nel petto</l>
<l>Lucea raggio del cielo. All'Ata in riva</l>
<l>S'alzavan le sue torri; alle sue sale</l>
<l>Sette sentieri conduceano, e sette</l>
<l>Duci su quei sentier si stavan pronti,</l>
<l>Facendo ai passaggier cortese invito.</l>
<l>Ma Catmor s'appiattava entro le selve,</l>
<l>Che la voce fuggia della sua lode.</l></lg>
<lg><l>Olla sen venne col suo canto. Oscarre</l>
<l>Alla festa n'andò: guerrier trecento</l>
<l>Seguono il duce, e risuonavan l'armi</l>
<l>Terribilmente: i grigi can sul prato</l>
<l>Gian saltellando, e lo seguian cogli urli.</l>
<l>Vide Fingal la sua partenza; mesta</l>
<l>Era l'alma del Re, del fier Cairba</l>
<l>Nudria sospetto: ma chi mai dell'alta</l>
<l>Progenie di Tremmor temeo nemici?</l></lg>
<lg><l>Alto il mio figlio sollevò la lancia</l>
<l>Del buon Cormano; incontro lui coi canti</l>
<l>Fersi cento cantor; cela Cairba</l>
<l>Sotto un sorriso l'apprestata morte,</l>
<l>Che negra cova entro il suo spirto: è sparsa</l>
<l>La festa sua, suonan le conche; all'oste</l>
<l>Gioia ride sul volto; ella somiglia</l>
<l>A pallido del Sole ultimo raggio,</l>
<l>Che già tra' nembi si frammischia, e perde.</l></lg>
<lg><l>Cairba alzossi: oscurità s'accoglie</l>
<l>Sopra il suo ciglio; il suon delle cento arpe</l>
<l>Cessa ad un tratto; dei percossi scudi</l>
<l>S'ode il cupo fragore. Olla da lungi</l>
<l>Alza il canto del duolo: Oscar conobbe</l>
<l>Il segnal della morte: ei sorge, afferra</l>
<l>La lancia. Oscar, disse Cairba, io scorgo</l>
<l>La lancia di Temora; in la tua destra,</l>
<l>Figlio di Morven, dei gran re d'Erina</l>
<l>Brilla l'antica lancia; essa l'orgoglio</l>
<l>Fu di ben cento regi, essa la morte</l>
<l>Di cento eroi; cedi, garzone altero,</l>
<l>Cedila al nato al carro alto Cairba.</l></lg>
<lg><l>Che? del tradito regnator d'Erina</l>
<l>Ch'io ceda il dono? Oscar soggiunse, il dono</l>
<l>Del bel Cormano dalla bionda chioma,</l>
<l>Ch'egli fece ad Oscar, quand'ei disperse</l>
<l>L'oste nemica? Alle sue sale io venni</l>
<l>Allor che di Fingallo innanzi al brando</l>
<l>Fuggì Svarano: isfavillò di gioia</l>
<l>Nel volto il giovinetto, e di Temora</l>
<l>Diemmi la lancia; e non la diede a un fiacco,</l>
<l>Truce Cairba, ad alma vil non diella.</l>
<l>Non è l'oscurità della tua faccia</l>
<l>Per me tempesta, e gli occhi tuoi non sono</l>
<l>Fiamme di morte: il tuo sonante scudo</l>
<l>Pavento io forse? o d'Olla al feral canto</l>
<l>Tremami in petto il cor? no, no, Cairba</l>
<l>Spaventa i fiacchi; Oscarre alma ha di rupe.</l></lg>
<lg><l>Né vuoi ceder la lancia? allor riprese</l>
<l>Del fier Cairba il ribollente orgoglio.</l>
<l>Sono i tuoi detti baldanzosi e forti,</l>
<l>Perché presso è Fingallo, il tuo di Morven</l>
<l>Guerrier canuto: ei combattè coi vili;</l>
<l>Svanire ei deve di Cairba a fronte,</l>
<l>Come di nebbia una sottil colonna</l>
<l>Contro i venti dell'Ata. Al duce d'Ata</l>
<l>Se quel guerrier che combatteo coi vili</l>
<l>Fosse dappresso, il duce d'Ata in fretta</l>
<l>Gli cederia la verdeggiante Erina,</l>
<l>Per fuggire il suo sdegno: olà, Cairba,</l>
<l>Non parlar dei possenti; a me rivolgi</l>
<l>Il brando tuo; la nostra forza è pari:</l>
<l>Ma Fingallo, ah Fingal di tutti è sopra.</l></lg>
<lg><l>I lor seguaci intenebrarsi in volto</l>
<l>Videro i duci, e s'affollaro in fretta</l>
<l>Intorno a lor: vibran focosi sguardi,</l>
<l>Snudansi mille spade. Olla solleva</l>
<l>Della battaglia il canto. In ascoltarlo</l>
<l>Scorse per l'alma tremolio di gioia</l>
<l>Al figlio mio; quella sua gioia usata,</l>
<l>Allor che udiasi di fingallo il corno.</l></lg>
<lg><l>Nera come la gonfia onda, che al soffio</l>
<l>D'aura sommovitrice alzasi, e piomba</l>
<l>Curva sul lido, di Cairba l'oste</l>
<l>S'avanza incontro a lui. Figlia di Toscar</l>
<l>Quella lagrima ond'è non cadde ancora</l>
<l>Il nostro Eroe; dal braccio suo le morti</l>
<l>Molte saran, pria che sia spento. Osserva</l>
<l>Come cadongli innanzi, e sembran boschi</l>
<l>Là nel deserto, allor che un'irata ombra,</l>
<l>Torbida furibonda esce, ed afferra</l>
<l>Le verdi cime coll'orribil destra.</l>
<l>Cade Morlan, muor Conacar, Maronte</l>
<l>Guizza nel sangue suo: fugge Cairba</l>
<l>Dalla spada d'Oscarre, e ad appiattarsi</l>
<l>Corre dietro ad un masso: ascosamente</l>
<l>Alza la lancia il traditore, e 'l fianco</l>
<l>Ad Oscar mio passa di furto; ei cade</l>
<l>Sopra lo scudo, ma 'l ginocchio ancora</l>
<l>Sostenta il duce; ha in man la lancia: vedi,</l>
<l>Cade l'empio Cairba; Oscar si volge</l>
<l>Col penetrante acciaro, e nella fronte</l>
<l>Profondamente gliel conficca, e parte</l>
<l>La rossa chioma d'atro sangue intrisa.</l>
<l>Giace colui come spezzato scoglio,</l>
<l>Che Cromla scuote dal petroso fianco.</l>
<l>Ahimè che Oscar non sorge; egli s'appoggia</l>
<l>Sopra lo scudo, sta la lancia ancora</l>
<l>Nella terribil destra; anche discosti</l>
<l>Treman d'Erina i figli: alzan le grida</l>
<l>Qual mormorio di rapide correnti,</l>
<l>E Lena intorno ripercosso echeggia.</l></lg>
<lg><l>Fingallo ode il fragor, l'asta del padre</l>
<l>Prende, sul prato ei ci precede, e parla</l>
<l>Parole di dolor: sento il rimbombo</l>
<l>Della battaglia, Oscarre è solo, o duci;</l>
<l>Alzatevi, accorrete, e i brandi vostri</l>
<l>Unite al brando dell'eroe. Sul prato</l>
<l>Precipita anelante Ossian: a nuoto</l>
<l>Passa il Lena Fillan; Fergusto accorre</l>
<l>Con piè di vento. S'avanzò Fingallo</l>
<l>Nella sua possa: orribile a mirarsi</l>
<l>Del suo scudo è la luce, e ben da lungi</l>
<l>D'Erina ai figli sfolgorò sul ciglio:</l>
<l>Ne tremarono i cor, videro acceso</l>
<l>Del Re lo sdegno, e s'aspettar la morte.</l></lg>
<lg><l>Primi giungemmo, e combattemmo i primi:</l>
<l>D'Erina i duci resister: ma quando</l>
<l>Venne suonando il Re, qual cuor d'acciaro</l>
<l>Potea far fronte, o sostenerlo? Erina</l>
<l>Lungo il Lena fuggio; morte l'incalza.</l></lg>
<lg><l>Ma noi frattanto sullo scudo inchino</l>
<l>Oscar vedemmo: rimiriamo il sangue</l>
<l>Sparso d'intorno. Atro silenzio e cupo</l>
<l>Cadde repente degli eroi sul volto.</l>
<l>Ciascun rivolse ad altra parte il guardo,</l>
<l>Ciascuno pianse. Il Re d'asconder tenta</l>
<l>Le lagrime sorgenti: ei sopra il figlio</l>
<l>China la testa, ed ai sospir frammiste</l>
<l>Escon le sue parole. Oscar, cadesti,</l>
<l>Cadesti, o forte, del tuo corso in mezzo.</l>
<l>Il cor de' vecchi ti palpita sopra,</l>
<l>Che le future tue battaglie ei vede:</l>
<l>Vedo le tue battaglie, ahi! ma la morte</l>
<l>Dalla tua fama le recide, e scevra.</l>
<l>E quando in Selma abiterà più gioia?</l>
<l>Quando avran fine le canzon del pianto?</l>
<l>Cadono ad uno ad un tutti i miei figli,</l>
<l>E l'ultimo de' suoi sarà Fingallo.</l>
<l>Dileguerassi la mia fama antica;</l>
<l>Fia senz'amici la mia vecchia etade.</l>
<l>Io sederò come una grigia nube</l>
<l>Nell'atrio mio, senz'aspettar che torni</l>
<l>Colla vittoria un figlio. O Morven, piangi,</l>
<l>Oscar non sorge più, piangete eroi.</l></lg>
<lg><l>E piansero, o Fingallo: alle lor alme</l>
<l>Era caro il guerriero; egli appariva,</l>
<l>E svaniano i nemici; e poscia in pace</l>
<l>Tornava asperso di letizia il volto.</l>
<l>Padre non fu che dopo lui piagnesse</l>
<l>Il caro figlio in giovinezza estinto,</l>
<l>E non fratello il suo fratel d'amore.</l>
<l>Caddero questi senza onor di pianto,</l>
<l>Perch'era basso il fior d'ogni guerriero.</l>
<l>Urla Brano al suo piè, liscialo, e geme</l>
<l>L'oscuro Lua, ch'egli condotti spesso</l>
<l>Seco gli avea contro i cervetti in caccia.</l></lg>
<lg><l>Quando d'intorno i suoi dolenti amici</l>
<l>Oscar si vide, il suo candido petto</l>
<l>S'alzò con un sospiro. I mesti accenti,</l>
<l>Diss'egli allor, de' miei guerrieri antichi,</l>
<l>L'urlar de' cani, l'improvvise note</l>
<l>Della canzon del pianto, hanno invilita</l>
<l>L'alma d'Oscar, l'anima mia, che prima</l>
<l>Non conoscea fiacchezza, e somigliava</l>
<l>All'acciar del mio brando. Ossian, t'accosta,</l>
<l>Portami alli miei colli; alza le pietre</l>
<l>Della mia fama; nell'angusto albergo</l>
<l>Del mio riposo il mio corno del cervo</l>
<l>Riponi, e la mia spada: un dì 'l torrente</l>
<l>Potrebbe seco trasportar la terra</l>
<l>Della mia tomba. Il cacciator sul prato</l>
<l>Discoprirà l'acciaro, e dirà, questa</l>
<l>Fu la spada d'Oscarre. - E tu cadesti</l>
<l>Figlio della mia fama? Oscar mio figlio</l>
<l>Non ti vedrò più mai? Quand'altri ascolta</l>
<l>Parlar de' figli suoi, di te parola</l>
<l>Più non udrò? Già siede in sulle pietre</l>
<l>Della tua tomba il musco, il vento intorno</l>
<l>Geme, e ti piange; senza te la pugna</l>
<l>Combatterassi, senza te nel bosco</l>
<l>Le lievi damme inseguiransi: almeno</l>
<l>Guerrier dal campo, o dall'estranie terre</l>
<l>Ritornando dirà: vidi una tomba</l>
<l>Presso il corrente mormorio del fonte,</l>
<l>Ove alberga un guerrier: l'uccise in guerra</l>
<l>Oscar, primo fra' duci, al carro nato.</l>
<l>Io forse udrò le sue parole, e tosto</l>
<l>Raggio di gioia avviverammi il core.</l></lg>
<lg><l>Scesa saria sulla tristezza nostra</l>
<l>La buia notte, ed il mattin risorto</l>
<l>Nell'ombra del dolore; i nostri duci</l>
<l>Lì rimasti sarien, come nel Lena</l>
<l>Fredde rupi stillanti, e la battaglia</l>
<l>Avrian posta in oblio, se il Re la doglia</l>
<l>Non discacciava, e non alzava alfine</l>
<l>La sua voce possente: i duci allora,</l>
<l>Come scossi dal sonno, alzar la testa.</l></lg>
<lg><l>E fino a quando starem noi gemendo,</l>
<l>Diss'ei, sul Lena? E fino a quando Ullina</l>
<l>Si bagnerà del nostro pianto? i forti</l>
<l>Non torneran perciò; nella sua forza</l>
<l>Oscar non sorgerà: cadere un giorno</l>
<l>Deve ogni prode, ed a' suoi colli ignoto</l>
<l>Restar per sempre. Ove son'ora, o duci,</l>
<l>I padri nostri, ove gli antichi eroi?</l>
<l>Tutti già tramontar siccome stelle</l>
<l>Che brillaro, e non sono; or sol s'ascolta</l>
<l>Delle lor lodi il suon; ma fur famosi</l>
<l>Nei loro giorni, e dei passati tempi</l>
<l>Furo il terror. Sì, passerem noi tutti,</l>
<l>Guerrier, nel nostro dì: siam forti adunque</l>
<l>Finché c'è dato, e dietro noi lasciamci</l>
<l>La nostra fama, come il Sole addietro</l>
<l>Lascia gli ultimi raggi, allor che cela</l>
<l>In occidente la vermiglia fronte.</l></lg>
<lg><l>Vattene, Ullino, mio cantore antico;</l>
<l>Prendi la regia nave; Oscarre in Selma</l>
<l>Riporta, e fa' che sopra lui di Morven</l>
<l>Piangan le figlie: noi staremo intanto</l>
<l>A pugnar in Erina, e a porre in seggio</l>
<l>La schiatta di Cormano. I giorni miei</l>
<l>Van dechinando: la fiacchezza io sento</l>
<l>Del braccio mio; dalle cerulee nubi</l>
<l>Già per accorre il lor canuto figlio</l>
<l>Piegansi i padri miei; verrò, Tremmorre,</l>
<l>Sì, Tremmorre, verrò; ma pria ch'io parta,</l>
<l>S'inalzerà della mia gloria un raggio.</l>
<l>Ebber già suo principio, avran pur fine</l>
<l>Nella fama i miei giorni; e la mia vita</l>
<l>Fia torrente di luce ai dì futuri.</l></lg>
<lg><l>Ullin spiegò le vele: il vento scese</l>
<l>Dal mezzogiorno saltellon sull'onde</l>
<l>Ver le mura di Selma; io mi restai</l>
<l>Nella mia doglia, e non s'udì mia voce.</l>
<l>Cento guerrieri di Cairba estinto</l>
<l>Erser la tomba, ma non s'alzan canti</l>
<l>Al fero duce; sanguinosa, oscura</l>
<l>Era l'alma di lui: Cormano in mente</l>
<l>Stavaci, e chi lodar potea Cairba?</l></lg>
<lg><l>Scese la notte; s'inalzò la luce</l>
<l>Di cento querce: il Re sotto una pianta</l>
<l>Posesi, e presso lui sedeva il duce</l>
<l>D'Eta, d'Usnorre la canuta forza.</l></lg>
<lg><l>Stava Altano nel mezzo; ei raccontocci</l>
<l>Di Cormano la morte; Altano il figlio</l>
<l>Di Conacar, di Cucullin l'amico.</l>
<l>In Temora ventosa egli abitava</l>
<l>Col buon Corman, quando il figliuol di Semo</l>
<l>Prese a pugnar col nobile Torlasto.</l>
<l>Trista fu la sua storia, e a lui sul ciglio</l>
<l>La lagrima sorgea. Giallo era in Dora</l>
<l>Il Sol cadente; già pendea sul piano</l>
<l>La grigia notte; di Temora i boschi</l>
<l>Givano tremolando agl'incostanti</l>
<l>Buffi del vento. In occidente alfine</l>
<l>Si raccolse una nube, a cui fea coda</l>
<l>Stella vermiglia. Io mi restai soletto</l>
<l>Nel bosco, e vidi grandeggiar nell'aria</l>
<l>Una nera ombra: dall'un colle all'altro</l>
<l>Si stendeano i suoi passi, aveva a lato</l>
<l>Tenebroso lo scudo: io ravvisai</l>
<l>Di Semo il figlio; la tristezza io vidi</l>
<l>Del volto suo, ma quei passò veloce</l>
<l>Via nel suo nembo, lasciò buio intorno.</l>
<l>Rattristossi il mio spirto; in ver la sala</l>
<l>M'avviai delle conche; ardean più faci,</l>
<l>Ed i cento cantor toccavan l'arpe.</l>
<l>Stava nel mezzo il bel Corman, vezzoso</l>
<l>Como la scintillante mattutina</l>
<l>Stella, che là sul balzo d'oriente</l>
<l>S'allegra, e scote di rugiada aspersi</l>
<l>I giovinetti suoi tremuli raggi.</l>
<l>Pendeva a lato del fanciullo il brando</l>
<l>D'Arto; ei godeasi di trattarlo, e stava</l>
<l>Lieto mirando il luccicar dell'else.</l>
<l>Ei di snudarlo s'attentò tre volte,</l>
<l>E tre volte mancò: gialla sul tergo</l>
<l>Sventolava la chioma, e dell'etade</l>
<l>Sulle sue guance rosseggiava il fiore</l>
<l>Morbido e fresco: io piansi in su quel raggio</l>
<l>Di giovinezza a tramontar vicino.</l></lg>
<lg><l>Altan, diss'ei con un sorriso, dimmi,</l>
<l>Vedestù 'l padre mio? greve è la spada</l>
<l>Del Re; per certo il braccio suo fu forte.</l>
<l>Oh foss'io come lui, quando in battaglia</l>
<l>Sorgeva il suo furor! che unito anch'io</l>
<l>A Cucullino, di Cantela al figlio</l>
<l>Ito incontro sarei. Ma che? verranno</l>
<l>Anche i miei giorni, Altan, verrà quel tempo,</l>
<l>Che fia forte il mio braccio. Hai tu novelle</l>
<l>Del figliuolo di Semo? egli dovrebbe</l>
<l>Tornar colla sua fama; ei questa notte</l>
<l>Promise di tornare; i miei cantori</l>
<l>L'attendono coi canti, e sparsa intorno</l>
<l>È la mia festa. Io l'ascoltai tacendo,</l>
<l>E già m'incominciavan per le guance</l>
<l>A trascorrer le lagrime; io le ascosi</l>
<l>Sotto il canuto crin. Ma il Re s'accorse</l>
<l>Della mia doglia: ahimè, diss'ei, che veggio?</l>
<l>Figlio di Conacar, caduto è forse</l>
<l>Il re di Tura? e perché mai di furto</l>
<l>Escono i tuoi sospiri? e perché tergi</l>
<l>Dagli occhi il pianto? ci vien forse incontro</l>
<l>L'alto Torlasto, o l'aborrito suono</l>
<l>Dell'oscuro Cairba? Ei viene, ei viene:</l>
<l>Veggo il tuo lutto; il re di Tura è spento.</l>
<l>Ed io non spingerommi entro la zuffa?</l>
<l>Ed io?... ma che? de' padri miei non posso</l>
<l>Impugnar l'armi. Ah! se il mio braccio avesse</l>
<l>Di Cucullin la forza, al mio cospetto</l>
<l>Fuggirebbe Cairba, e de' miei padri</l>
<l>Risorgerian la fama, e fatti antichi.</l></lg>
<lg><l>Ei disse, e prese in man l'arco di tasso;</l>
<l>Sui vivid'occhi gli scintilla il pianto.</l>
<l>Doglia intorno s'ammuta; i cantor pendono</l>
<l>Sulle lor arpe, i venticelli toccano</l>
<l>Le corde, e n'esce mormorio di doglia.</l></lg>
<lg><l>S'ode da lungi lamentevol voce,</l>
<l>Qual d'uomo afflitto. Carilo era questi,</l>
<l>Cantore antico, che veniane a noi</l>
<l>Dall'oscuro Slimora; egli la morte</l>
<l>Di Cucullin narrocci, e i suoi gran fatti.</l>
<l>Sparsi, diss'egli, alla sua tomba intorno</l>
<l>Stavano i suoi seguaci; a terra stese</l>
<l>Giacciono l'armi loro, e la battaglia</l>
<l>Avean posta in oblio, poiché 'l rimbombo</l>
<l>Del suo scudo cessò. Ma chi son questi,</l>
<l>Disse il soave Carilo, chi sono</l>
<l>Questi, che come lievi agili cervi</l>
<l>Volano al campo? a rigogliose piante</l>
<l>Simili nell'altezza, hanno le guance</l>
<l>Morbide, rubiconde, e sfavillando</l>
<l>Balzan per gli occhi fuor le intrepid'alme.</l>
<l>E chi mai son, fuorché d'Usnorre i figli,</l>
<l>I prenci d'Eta generati al carro?</l></lg>
<lg><l>Tutti s'alzar del re di Tura i duci,</l>
<l>Come vigor di mezzo spento foco,</l>
<l>Se d'improvviso dal deserto il vento</l>
<l>Rapido vien sulle fischianti penne.</l>
<l>Suona lo scudo: nell'amabil Nato</l>
<l>Gli eroi credero di veder risorto</l>
<l>L'estinto Cucullin; tal girava egli</l>
<l>I scintillanti sguardi, e tal movea</l>
<l>Sulla pianura; la battaglia ferve</l>
<l>Presso il Lego, preval di Nato il brando,</l>
<l>O re d'Erina, e lo vedrai ben tosto</l>
<l>Nelle tue sale. - Ah potess'io vederlo,</l>
<l>Carilo, in questo punto! allor soggiunse</l>
<l>La di Corman rinnovellata gioia.</l>
<l>Ma tristo io son per Cucullin, gioconda</l>
<l>Era al mio orecchio la sua voce; spesso</l>
<l>Movemmo in Dora i nostri passi a caccia</l>
<l>Delle brune cervette: ei favellava</l>
<l>Dei valorosi, ei mi narrava i fatti</l>
<l>De' padri miei; fiamma di gloria intanto</l>
<l>M'ardea nel cor: ma siedi alla mia festa,</l>
<l>Carilo, io spesso la tua voce intesi.</l>
<l>Deh tu di Cucullino, e di quel forte</l>
<l>Generoso stranier canta le lodi.</l></lg>
<lg><l>Di tutti i raggi d'oriente adorno</l>
<l>Sorse in Temora il nuovo dì; Tratino</l>
<l>Figlio del vecchio Gelama sen venne</l>
<l>Dentro la sala. O re d'Erina, ei disse,</l>
<l>Vidi una nube nel deserto: nube</l>
<l>Da lungi ella parea, ma poi scoprissi</l>
<l>D'uomini un nembo: innanzi a lor s'avanza</l>
<l>Uom baldanzoso; gli svolazza al vento</l>
<l>La rossa chioma, al raggio d'oriente</l>
<l>Splende lo scudo, ha in man la lancia. - E bene,</l>
<l>Di Temora chiamatelo alla festa,</l>
<l>Disse il buon re d'Erina. È la mia sala</l>
<l>La magion dei stranieri, o generoso</l>
<l>Di Gelama figliuol: fia forse questi</l>
<l>Il duce d'Eta, che sen vien nel suono</l>
<l>Della sua fama. Addio, stranier possente,</l>
<l>Se' tu l'amico di Corman? che veggio?</l>
<l>Carilo, oscuro ed inamabil parmi,</l>
<l>E trae l'acciaro. Or di', cantore antico,</l>
<l>Questo è il figlio d'Usnor? d'Usnorre il figlio</l>
<l>Non è questo, o Corman, ma 'l prence d'Ata.</l>
<l>Fero Cairba dall'atroce sguardo,</l>
<l>Così armato perché? non far che s'alzi</l>
<l>Il brando tuo contro un garzone. E dove</l>
<l>Frettoloso ten corri? Ei passa muto</l>
<l>Nella sua oscuritade, e al giovinetto</l>
<l>La destra afferra; il bel Corman previde</l>
<l>La morte sua; gli arde il furor negli occhi.</l>
<l>Scostati, o d'Ata tenebroso duce;</l>
<l>Nato s'avanza; baldanzoso e forte</l>
<l>Sei nelle sale di Corman, perch'ora</l>
<l>È debole il suo braccio. - Entra nel fianco</l>
<l>La cruda spada al giovinetto; ei cade</l>
<l>Là nelle sale de' suoi padri; è sparsa</l>
<l>La bella chioma nella polve, intorno</l>
<l>Fuma il suo sangue. - O del magnanim'Arto</l>
<l>Caro figlio, diss'io, cadesti adunque</l>
<l>Nelle tue sale, e non ti fu dappresso</l>
<l>Di Cucullin lo scudo, e non la lancia</l>
<l>Del padre tuo? Triste le rupi e i boschi</l>
<l>Son or d'Erina, perché steso a terra</l>
<l>È del popolo il duce. O benedetta</l>
<l>L'anima tua, Corman! Corman gentile!</l>
<l>Così tu dunque alle speranze nostre</l>
<l>Rapito fosti del tuo corso a mezzo?</l>
<l>Del fier Cairba giunsero all'orecchio</l>
<l>Le mie parole; in tenebroso speco</l>
<l>Ei ci racchiuse: ma d'alzar la spada</l>
<l>Su i cantor non osò, benché il suo spirto</l>
<l>Nero fosse e sanguigno. Ivi tre giorni</l>
<l>Stemmo languendo: il nobile Catmorre</l>
<l>Giunse nel quarto, udì dalla caverna</l>
<l>La nostra voce, ed a Cairba volse</l>
<l>L'occhio del suo disdegno. O prence d'Ata,</l>
<l>Fino a quando, diss'ei, vorrai tu ancora</l>
<l>Rendermi afflitto? a masso del deserto</l>
<l>Rassomiglia il tuo cor: foschi e di morte</l>
<l>Son sempre i tuoi pensier: ma pur fratello</l>
<l>Sei di Catmorre, ed ei combatter deve</l>
<l>Le tue battaglie: non però lo spirto</l>
<l>È di Catmorre all'alma tua simile,</l>
<l>Fiacca mano di guerra. I tuoi misfatti</l>
<l>La luce del mio cor rendono oscura.</l>
<l>Per tua cagion non canteranno i vati</l>
<l>Della mia fama: essi diran, Catmorre</l>
<l>Fu valoroso, ma pugnar sostenne</l>
<l>Per l'oscuro Cairba, e taciturni</l>
<l>Sul mio sepolcro passeran, né intorno</l>
<l>S'inalzerà delle mie lodi il suono.</l>
<l>Orsù, Cairba, dai lor ceppi sciogli</l>
<l>I due cantori; se nol sai, son questi</l>
<l>Figli de' tempi antichi, e la lor voce</l>
<l>Farà sentirsi ai secoli futuri,</l>
<l>Quando spenti saran d'Erina i regi.</l></lg>
<lg><l>Uscimmo alle sue voci, e lui mirammo</l>
<l>Nella sua forza: ei somigliava appunto</l>
<l>La giovinezza tua, Fingallo invitto,</l>
<l>Quando la lancia primamente alzasti.</l>
<l>Sembrava il volto suo la liscia e piana</l>
<l>Faccia del chiaro Sol, né nube alcuna</l>
<l>Vedeasi errar sulle serene ciglia.</l>
<l>Pur in Ullina co' suoi mille ei venne</l>
<l>Di Cairba in soccorso, e di Cairba</l>
<l>Ei viene adesso a vendicar la morte,</l>
<l>Re di Morven selvosa. E ben: ch'ei venga,</l>
<l>Disse l'alto Fingallo; amo un nemico</l>
<l>Come Catmorre: la sua destra è forte,</l>
<l>Magnanimo il suo cor; le sue battaglie</l>
<l>Splendon di fama; ma la picciol'alma</l>
<l>Sembra basso vapor, che a paludoso</l>
<l>Lago sovrasta, e di poggiar sui colli</l>
<l>Non s'attenta giammai, che di scontrarsi</l>
<l>Teme coi i venti. Entro burroni e grotte</l>
<l>Alberga, e scocca fuor dardo di morte.</l>
<l>Usnor, dei duci d'Eta al carro nati</l>
<l>La fama udisti; i garzon nostri, amico,</l>
<l>Son nella gloria a' padri nostri uguali.</l>
<l>Pugnano giovinetti, e giovinetti</l>
<l>Cadon pugnando; ma noi siam già gravi</l>
<l>Dal peso dell'etade: ah non lasciamci</l>
<l>Cader come tarlate e vacillanti</l>
<l>Querce, che il vento occultamente atterra.</l>
<l>Mirale il cacciator colà riverse</l>
<l>Giacer sopra il ruscello, e dice, oh vedi</l>
<l>Come cadero! e via passa fischiando.</l></lg>
<lg><l>Su, di Morven cantori, alzate il canto</l>
<l>Della letizia, onde nei nostri spirti</l>
<l>Dolce s'infonda del passato oblio.</l>
<l>Le rosse stelle risguardando stannoci,</l>
<l>E chete chete verso il mar dechinano:</l>
<l>Sorgerà tosto il mattutino raggio,</l>
<l>E di Corman da lungi ai nostri sguardi</l>
<l>Discoprirà i nemici. Odi Fillano,</l>
<l>Prendi l'asta del Re, vattene al cupo</l>
<l>Fianco di Mora: attentamente osserva</l>
<l>Di Fingallo i nemici: osserva il corso</l>
<l>Del nobile Catmorre. Odo da lungi</l>
<l>Alto fragor, che rassomiglia a scrollo</l>
<l>Di rupe che precipita: tu picchia</l>
<l>Ad or ad or lo scudo, onde il nemico</l>
<l>Non s'avanzi nell'ombre, e sì di Morven</l>
<l>Cessi la fama. O figliuol mio, comincio</l>
<l>Ad esser solo, e la mia gloria antica</l>
<l>Mirar cadente, e a lei sorviver temo.</l></lg>
<lg><l>Alzossi il canto: il Re sopra lo scudo</l>
<l>Si posò di Tremmor. Sopra le ciglia</l>
<l>Scesegli il sonno, e ne' suoi sogni alzarsi</l>
<l>Le sue future bellicose imprese.</l>
<l>Dormegli intorno l'oste sua; Fillano</l>
<l>Sta spiando il nemico; ei volge i passi</l>
<l>Verso il colle lontano; e tratto tratto</l>
<l>S'ascolta il suono del percosso scudo.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO II</head>
<lg><l>Padre d'eroi, Tremmor, scendi sull'ale</l>
<l>Dei vorticosi venti ov'hai soggiorno,</l>
<l>Là dove il forte rotolar del tuono</l>
<l>Di sue fosco-vermiglie orride strisce</l>
<l>Segna le falde di turbate nubi.</l>
<l>Vieni, o padre d'eroi, vientene, e schiudi</l>
<l>Le tempestose tue sale sonanti;</l>
<l>E teco a schiere dei cantori antichi</l>
<l>Vengano l'ombre, e dolci aerei canti</l>
<l>Traggan dall'indistinte armoniche arpe.</l>
<l>Non abitante di nebbiosa valle,</l>
<l>Non cacciator che sconosciuto imbelle</l>
<l>Lungo il rivo natio lento s'affida,</l>
<l>Oscarre al carro nato, Oscar sen viene</l>
<l>Dal campo della fama. O figlio mio,</l>
<l>Quanto diverso or sei da quel che fosti</l>
<l>Sull'oscuro Moilena! in le sue falde</l>
<l>Già t'avviluppa il nembo, e seco a volo</l>
<l>Forte fischiando per lo ciel ti porta.</l>
<l>Ah figlio mio, vedi tuo padre? il vedi</l>
<l>Che per la notte erra di poggio in poggio</l>
<l>Sospirando per te? Dormon da lungi</l>
<l>Gli altri guerrier, che non perdero un figlio.</l>
<l>Ma perdeste un eroe, duci possenti</l>
<l>Delle morvenie guerre. E chi nel campo</l>
<l>Pareggiavasi a lui, quando la pugna</l>
<l>Contro il suo fianco si volvea, qual nera</l>
<l>Massa d'onde affollate? Ossian che pensi?</l>
<l>A che quest'atra nuvola di doglia</l>
<l>Sopra l'alma ti sta? presso è il periglio.</l>
<l>Un foco esser degg'io: stringeci Erina,</l>
<l>E solo è il Re. No, padre mio: fintanto</l>
<l>Che l'asta io reggerò, non sarai solo.</l></lg>
<lg><l>M'alzai d'arme sonante, e alla notturna</l>
<l>Aura porsi l'orecchio, a udire intento</l>
<l>Lo scudo di Fillan: ma suon di scudo</l>
<l>Qui non s'intende; io pel garzon tremai.</l>
<l>Ah scendesse il nemico! e soverchiasse</l>
<l>Il ben-crinito battagliero! alfine</l>
<l>Udissi un sordo mormorio da lungi,</l>
<l>Quasi rumor del Lego, allor che l'onde</l>
<l>Irrigidite nei giorni del verno</l>
<l>Si rapprendono in ghiaccio, e alternamente</l>
<l>Screpola e stride la gelata crosta:</l>
<l>Risguarda al cielo il popolo di Lara,</l>
<l>E tempesta predice. I passi miei</l>
<l>Sul poggio s'avanzar: l'asta di Oscarre</l>
<l>Mi splendea nella man; rossicce stelle</l>
<l>Guardavano dall'alto. Alla lor luce</l>
<l>Vidi Fillan che tacito pendea</l>
<l>Dalla rupe di Mora: ei del nemico</l>
<l>Sentì la mossa romorosa, e gioia</l>
<l>Nel cor gli si destò; ma de' miei passi</l>
<l>Odesi a tergo il calpestio; si volge,</l>
<l>Sollevando la lancia. E tu chi sei,</l>
<l>Figlio di notte? in pace vieni? o cerchi</l>
<l>Scontrare il mio furor? miei di Fingallo</l>
<l>Sono i nemici: o tu favella, o temi</l>
<l>L'acciaro mio: non son qui fermo invano,</l>
<l>Della stirpe di Selma immoto scudo.</l></lg>
<lg><l>E non avvenga mai che invan, risposi,</l>
<l>Fermo in guerra tu stia, vivace figlio</l>
<l>Dell'occhi-azzurra Clato: ad esser solo</l>
<l>Fingal comincia; oscurità si sparge</l>
<l>Sugli estremi suoi dì: ma pure ha seco</l>
<l>Due figli ancor che splenderanno in guerra.</l>
<l>A rischiarar di sua partenza i passi</l>
<l>Due rai questi esser denno. O sir dei canti,</l>
<l>Il garzon ripigliò, poco è che appresi</l>
<l>A sollevar la lancia, e pochi ancora</l>
<l>Nel campo son della mia spada i segni:</l>
<l>Ma una vampa e 'l mio cor: presso lo scudo</l>
<l>Dell'eccelso Catmor, di Bolga i duci</l>
<l>Vansi accogliendo, e tu veder gli puoi</l>
<l>Su quel poggio colà. Che far degg'io?</l>
<l>Tornar forse a Fingallo? oppure all'oste</l>
<l>De' nemici appressarmi? Ossian, tu 'l sai,</l>
<l>Nella corsa di Cona altrui non cessi</l>
<l>Che ad Oscar tuo. - Che mi rammenti Oscarre</l>
<l>No no Fillan, non t'appressar, paventa</l>
<l>Di non cader, anzi che metta i vanni</l>
<l>La fama tua. Noto son io nel canto,</l>
<l>E accorro allor ch'è d'uopo: io le raccolte</l>
<l>A vegliar mi starò turbe nemiche.</l>
<l>Ma tu taci d'Oscarre: a che risvegli</l>
<l>Il sospiro d'un padre? infin che 'l nembo</l>
<l>Di guerra non passò, scordarmi io deggio</l>
<l>Del diletto guerriero: ov'è periglio</l>
<l>Non ha luogo tristezza, e mal sull'occhio</l>
<l>Di verace guerrier lagrima siede.</l>
<l>Così gli estinti valorosi figli</l>
<l>I nostri padri tra 'l fragor dell'armi</l>
<l>Dimenticar solean; ma poi che pace</l>
<l>Tornava alla lor terra, allor tristezza,</l>
<l>Allor dei vati il doloroso canto</l>
<l>Circondava le tombe. Era Conarte</l>
<l>A Tratalo fratel, primo fra i duci.</l>
<l>Portava di sua spada i monumenti</l>
<l>Ogni spiaggia, ogni costa; e mille rivi</l>
<l>Misto volvean de' suoi nemici il sangue.</l>
<l>La fama sua, come piacevol aura,</l>
<l>Empiè la verde Erina: il popol tutto</l>
<l>In Ullina adunossi, e benedisse</l>
<l>L'eletto re, re della stirpe eccelsa</l>
<l>De' padri suoi, che la natia dei cervi</l>
<l>Terra lasciò per arrecargli aita.</l></lg>
<lg><l>Ma dentro il buio d'alterezza involti</l>
<l>Stavan d'Alnecma i duci, e gian mescendo</l>
<l>Voci interrotte di dispetto e d'ira</l>
<l>Giù nel cupo di Muma, orrido speco,</l>
<l>Ove dei padri lor le tenebrose</l>
<l>Burbere forme s'affacciavan spesso</l>
<l>Agli spiragli dei spaccati massi,</l>
<l>Rimembrando ai lor figli iratamente</l>
<l>L'onor di Bolga calpestato e offeso.</l>
<l>Come? Conarte regnerà? Conarte</l>
<l>Di Morven figlio? uno stranier su noi?</l>
<l>No non fia vero. Essi sboccar col rugghio</l>
<l>Di lor cento tribù, torrenti in piena.</l>
<l>Ma fu rupe Conarte: infranta e doma</l>
<l>Dal fianco suo ne rimbalzò la possa.</l>
<l>Pur tante volte ritornar, che alfine</l>
<l>Cadder d'Ullina i figli. Il Re si stette</l>
<l>Sopra le tombe de' suoi duci assiso,</l>
<l>E declinava dolorosamente</l>
<l>L'oscura faccia: in sé stesso ravvolto</l>
<l>Era lo spirto suo; gli estinti amici</l>
<l>Seguir prefisse, e già segnato avea</l>
<l>Il luogo della morte e della tomba.</l>
<l>Quando Tratalo venne, il re possente</l>
<l>Di Morven nubilosa, e non già solo:</l>
<l>Colgarre era con lui, Colgarre il figlio</l>
<l>Di Solincorma biancicante il seno,</l>
<l>E dell'invitto Re. Non con più forza</l>
<l>Tutto vestito di meteore ardenti</l>
<l>Dalle sale del turbine e del tuono</l>
<l>Scende Tremmorre, e dal focoso seno</l>
<l>Sopra il turbato mar sgorga tempesta:</l>
<l>Di quella onde Colgarre alla battaglia</l>
<l>Venne fremendo, e fea scempio del campo.</l>
<l>Occhio di gioia rivolgeva il padre</l>
<l>Sui fatti dell'eroe: ma che? di furto</l>
<l>Venne una freccia, e 'l suo gioir recise.</l>
<l>Cadde Colgarre: gli si alzò la tomba,</l>
<l>Né una lagrima uscì: sangue, e non pianto</l>
<l>Il Re versò per vendicare il figlio.</l>
<l>Fuggì Bolga dispersa, e mesta pace</l>
<l>Tornò su i colli: i suoi cerulei flutti</l>
<l>Ricondussero il Duce al patrio regno.</l>
<l>Allor la dolorosa rimembranza</l>
<l>Del figlio estinto gli piombò sul core</l>
<l>Con maggior possa, lagrime sgorgaro</l>
<l>Dalle paterne impietosite luci.</l>
<l>Nello speco di Furmo il Re del figlio</l>
<l>Pose la spada, onde il diletto eroe</l>
<l>S'allegrasse in mirarla, e sullo speco</l>
<l>I dolenti cantor con alte grida</l>
<l>Al suo terren natio chiamar tre volte</l>
<l>L'anima di Colgar; tre volte udilli</l>
<l>Lo spirto errante, e tre porse la testa</l>
<l>Fuor di sua nebbia, e a quel chiamar rispose.</l></lg>
<lg><l>Colgar, disse Fillan, Colgar felice!</l>
<l>Tu fosti rinomato in gioventude.</l>
<l>Ma non per anco il Re vide il mio brando</l>
<l>Errar pel campo in luminose strisce.</l>
<l>Misero! con la folla inonorato</l>
<l>Esco alla pugna, e inonorato e misto</l>
<l>Pur tra la folla alla magion ritorno.</l>
<l>Ma il nemico s'appressa. Osserva, ascolta,</l>
<l>Ossian, che romorio! non sembra il tuono</l>
<l>Del terren fra le viscese ristretto,</l>
<l>Alle cui scosse traballando i monti</l>
<l>Si rovescian sul dorso i boschi ombrosi?</l></lg>
<lg><l>Volsimi in fretta: sollevai nell'alto</l>
<l>La fiamma d'una quercia, e la dispersi</l>
<l>Sopra il vento di Mora. A mezzo il corso</l>
<l>Arrestossi Catmorre. In tale aspetto</l>
<l>Rupe vid'io, sopra i cui fianchi il nembo</l>
<l>Sbatte le penne, e i suoi correnti rivi</l>
<l>Con nodi aspri di gelo afferra e stringe.</l>
<l>Cotal si stette rilucente, immoto</l>
<l>L'amico dei stranieri; il vento ergea</l>
<l>La pesante sua chioma. O duce d'Ata,</l>
<l>Della stirpe d'Erina, al volto, al braccio</l>
<l>Il più possente ed il maggior tu sei.</l></lg>
<lg><l>Primo tra' miei cantor, diss'ei, Fonarre</l>
<l>Chiamami i duci miei, chiama Cormiro</l>
<l>L'igni-crinito, l'accigliato Malto,</l>
<l>E 'l torvo obliquamente riguardante</l>
<l>Buio di Maronan, vengami inanzi</l>
<l>L'orgoglio di Foldano, e di Turloste</l>
<l>L'occhio rosso-rotante, e venga Idalla,</l>
<l>La cui voce in periglio è suon di pioggia</l>
<l>Ristoratrice d'appassita valle.</l></lg>
<lg><l>Disse; né quei tardar: curvi e protesi</l>
<l>Stavan costoro alla sua voce, appunto</l>
<l>Qual se uno spirto de' lor padri estinti</l>
<l>Parlasse lor tra le notturne nubi.</l>
<l>Terribilmente strepitavan l'arme</l>
<l>Sul petto ai duci, e di lor arme uscia</l>
<l>Vampa feral: così talor vampeggia</l>
<l>Il torrente di Brumo a' rai riflessi</l>
<l>D'infocati vapori; in suo viaggio</l>
<l>Notturno peregrin trema e s'arresta,</l>
<l>E i rai più puri del mattin sospira.</l></lg>
<lg><l>Foldan, disse Catmorre, ond'è che tanto</l>
<l>Versar di notte de' nemici il sangue</l>
<l>Sempre dunque t'aggrada? a' rai del giorno</l>
<l>Manca forse il tuo braccio? abbiamo a fronte</l>
<l>Pochi nemici: e fra notturna nebbia</l>
<l>Avviluppar dovremci? amano i prodi</l>
<l>Per testimon di lor prodezze il Sole.</l>
<l>Ma che, duce di Moma? il tuo consiglio</l>
<l>È già vano per sé: Morven non dorme;</l>
<l>E gli aquilini suoi vigili sguardi</l>
<l>Non si parton da noi. Di loro squadre</l>
<l>Tutto s'accolga la rugghiante possa;</l>
<l>Domani io moverò; doman di Bolga</l>
<l>Contro i nemici andrò. Chiede vendetta</l>
<l>Degna di me di Bombarduto il figlio,</l>
<l>Già possente, ora basso. Inosservati,</l>
<l>Foldan rispose, alla tua stirpe innanzi</l>
<l>Giammai non fur della mia forza i passi.</l>
<l>Di Cairba i nemici a' rai del giorno</l>
<l>Spesso incontrai, spesso respinsi, e 'l duce</l>
<l>Di lodi al braccio mio parco non era:</l>
<l>Or la sua pietra inonorata, e senza</l>
<l>Stilla di pianto s'alzerà? né canti</l>
<l>Sulla tomba s'udran del re d'Erina?</l>
<l>E allegrarsene ancora impunemente</l>
<l>Dovran costoro? ah non fia vero: a lungo</l>
<l>No non s'allegreran. Fu di Foldano</l>
<l>Cairba amico: e noi mescemmo insieme</l>
<l>Colà nel tenebroso antro di Moma</l>
<l>Parole d'amistà; mentre tu ancora</l>
<l>Fanciulletto inesperto ivi pel campo</l>
<l>Capi mietendo di velluti cardi.</l>
<l>Io coi figli di Moma, io spingerommi</l>
<l>Là su quei colli; io sonnacchiosa o desta</l>
<l>Morven disperderò. Cadrai Fingallo,</l>
<l>Grigio-crinito regnator di Selma;</l>
<l>Né onor di pianto, né di canto avrai.</l></lg>
<lg><l>Fiacco e basso guerrier, Catmor soggiunse,</l>
<l>Che parli tu? puoi tu pensar, puoi dunque</l>
<l>Pensar tu mai, che di sua fama ignudo</l>
<l>Cader possa l'eroe? che sulla tomba,</l>
<l>Dell'eccelso Fingal tacciano i vati?</l>
<l>Scoppieria dalla terra e dalle pietre</l>
<l>Spontaneo il canto, e 'l seguiria su i nembi.</l>
<l>Sai tu quando avverrà, che canti e lodi</l>
<l>Scordi il cantor? quando cadrà Foldano.</l>
<l>Troppo scuro se' tu, duce di Moma,</l>
<l>Troppo sei truce, ancor ch'entro le pugne</l>
<l>Il braccio tuo fia turbine e tempesta.</l>
<l>Che? bench'io di furor pompa non faccia,</l>
<l>Forse scordai nella magion ristretta</l>
<l>D'Erina il re? non è con lui sepolto</l>
<l>L'amor mio pel fratello: allor che ad Ata</l>
<l>Tornar solea con la mia fama, io vidi</l>
<l>Sulla sua crespa annuvolata fronte</l>
<l>Errar sovente di letizia un raggio.</l></lg>
<lg><l>Ciascuno a cotai detti a' propri seggi</l>
<l>Si ritirò con garrulo bisbiglio;</l>
<l>E a lor vario aggirarsi alle notturne</l>
<l>Stelle, scorrea su per li scudi e gli elmi</l>
<l>Luce cangiante e fievole, qual suole</l>
<l>Riverberar da uno scoglio golfo,</l>
<l>Che l'aura per la notte increspa e lambe.</l>
<l>Sedea sotto una quercia il duce d'Ata;</l>
<l>Pendea dall'alto il suo rotondo scudo.</l>
<l>Dietro sedeagli, e s'appoggiava a un masso</l>
<l>Lo stranier d'Inisuna, il gentil raggio</l>
<l>Dall'ondeggiante crin, che di Catmorre</l>
<l>Venne sull'orme, e fè pel mar tragitto,</l>
<l>Lumon lasciando ai cavrioli e ai cervi.</l>
<l>Non lunge udiasi tintinnir la voce</l>
<l>Del buon Fonar, sacra all'antiche imprese;</l>
<l>E tratto tratto si sperdeva il canto</l>
<l>per lo crescente gorgoglio del Luba.</l>
<l>Crotarre, ei cominciò, sull'Ata ondoso</l>
<l>Primo fermossi: cento querce e cento</l>
<l>Lasciar più monti di sé stesse ignudi,</l>
<l>Per fabbricar le risonanti sale</l>
<l>De' suoi conviti, ove il suo popol tutto</l>
<l>S'accoglieva festoso. E chi tra i duci</l>
<l>Era in forza o bellezza a te simile,</l>
<l>Maestoso Crotarre? al tuo cospetto</l>
<l>Di repentina bellicosa fiamma</l>
<l>S'accendeano i guerrieri, e uscia dal seno</l>
<l>Delle donzelle il giovenil sospiro</l>
<l>Della stirpe di Bolga: al capo eccelso</l>
<l>Feste feansi ed onori; e Alnecma erbosa</l>
<l>D'un ospite sì grande iva superba.</l></lg>
<lg><l>Le fere in caccia di seguir vaghezza</l>
<l>Trasselo un dì sino alla verde Ullina,</l>
<l>Sul giogo di Drumardo. Iva pel bosco</l>
<l>Conlama bella dall'azzurro sguardo,</l>
<l>Conlama figlia di Casmino: il duce</l>
<l>Adocchiò, sospirò: s'arresta incerta</l>
<l>Di rossor, di desio; vorria scoprirsi,</l>
<l>Nascondersi vorrebbe; or mostra, or cela</l>
<l>La sua faccia gentil tra rivo e rivo</l>
<l>Dell'ondeggiante crin. Scese la notte,</l>
<l>E la luna dal ciel vide il frequente</l>
<l>Alitar del suo petto, e delle braccia</l>
<l>L'inquieto agitar; che 'l nobil duce</l>
<l>Era il dolce pensier de' sogni suoi.</l></lg>
<lg><l>Tre dì Crotarre con Casmino insieme</l>
<l>Stettersi a festeggiar: nel quarto andaro</l>
<l>Nel bosco a risvegliar cervetti e damme.</l>
<l>Conlama coll'amabili sue grazie</l>
<l>V'andò pur essa: in un angusto passo</l>
<l>In Crotar, s'abbattè; caddele a un tratto</l>
<l>L'arco di man; volse la faccia, e mezzo</l>
<l>Tra 'l folto crin l'ascose. Arse Crotarre,</l>
<l>E senza più la verginella ad Ata</l>
<l>Tutta tremante seco trasse: i vati</l>
<l>Venner coll'arpe ad incontrarli: e gioia</l>
<l>Per la bella d'Ullina errava intorno.</l></lg>
<lg><l>Ma divampò di furibondo orgoglio</l>
<l>Turloco altier della donzella amante.</l>
<l>Venne ad Alnecma, e con armate squadre</l>
<l>Contro ad Ata si volse. Uscì Cormulte,</l>
<l>Il fratel di Crotarre; uscì, ma cadde;</l>
<l>Il suo popol ne pianse. Allor si mosse</l>
<l>In maestoso e taciturno aspetto</l>
<l>La di Crotarre intenebrata forza:</l>
<l>Ei disperse i nemici, e alla sua sposa</l>
<l>Tornò letizia a serenar lo spirto.</l>
<l>Ma pugna a pugna sopraggiunse, e sangue</l>
<l>Sopra sangue sgorgò. Tutto era il campo</l>
<l>Tombe d'eroi; tutte le nubi intorno</l>
<l>Pregne d'ombre pendean di duci ancisi.</l>
<l>Non avea Alnecma altro riparo o schermo</l>
<l>Che di Crotar lo scudo, e d'esso all'ombra</l>
<l>Tutto si strinse: ei de' nemici al corso</l>
<l>Sé stesso oppose, e non invan: d'Ullina</l>
<l>Pianser le desolate verginelle</l>
<l>Lungo il rivo natio: volgeano il guardo</l>
<l>Sospirando ai lor colli, e giù dai colli</l>
<l>Non scendea cacciator: silenzio e lutto</l>
<l>Possedea la lor terra, e udiansi i nembi</l>
<l>Soli fischiar per le deserte tombe.</l>
<l>Ma qual presaga di tempeste e venti</l>
<l>Aquila rapidissima del cielo</l>
<l>Move a sfidarli, e ne rattien la foga</l>
<l>Con le sue poderose ale sonanti;</l>
<l>Tal mosse alfin dalle morvenie selve</l>
<l>Il figlio di Tremmor, braccio di morte,</l>
<l>Conarte il valoroso. Ei lungo Erina</l>
<l>La sua possa sgorgò: dietro il suo brando</l>
<l>Distruzion correa: di Bolga i figli</l>
<l>Fuggir da lui, qual da torrente alpino;</l>
<l>Che pel deserto rimugghiando scoppia</l>
<l>Da sfracellati massi, e boschi e campi</l>
<l>Seco avviluppa in vorticosi gorghi</l>
<l>Irreparabilmente, e via si porta.</l>
<l>Crotarre accorse: ma d'Alnecma i duci</l>
<l>Fuggir di nuovo. Il re tacito e lento</l>
<l>Si ritrasse in sua doglia. Ei poscia in Ata</l>
<l>Splendette ancor, ma d'una torba luce,</l>
<l>Come d'autunno il Sol qualora ei move</l>
<l>Nella sua veste squallida di nebbia</l>
<l>A visitar di Lara i foschi rivi;</l>
<l>Goccia d'infetto umor l'appassita erba,</l>
<l>E benché luminoso, il campo è mesto.</l>
<l>Malaccorto cantor, perché risvegli</l>
<l>Alla presenza mia la rimembranza</l>
<l>Di chi fuggì? disse Catmor: s'è forse</l>
<l>Dall'oscure sue nuvole qualch'ombra</l>
<l>Fatta agli orecchi tuoi, perché tu tenti</l>
<l>Di sgomentarmi con novelle antiche?</l>
<l>Abitatori di notturna nebbia,</l>
<l>Voi lo sperate indarno: a questo spirto</l>
<l>Non è la vostra voce altro che un vento</l>
<l>Atto solo a crollar mal ferme cime</l>
<l>D'ispidi cardi, e seminarne il suolo.</l>
<l>Altra voce mi suona in mezzo al petto,</l>
<l>Né l'ode altri che me; questa di mille</l>
<l>Guerre e perigli a fronte, al re d'Erina</l>
<l>Di fuggir vieta, ove l'onor l'appella.</l></lg>
<lg><l>Ammutissi il cantore, e lento lento</l>
<l>S'acquattò nella notte, e non rattenne</l>
<l>Qualche cadente lagrima, membrando</l>
<l>Con quanta gioia in altri giorni il duce</l>
<l>Porgeva orecchio al suo canto gradito.</l></lg>
<lg><l>Già dorme Erina; ma non scende il sonno</l>
<l>Sugli occhi di Catmor; vid'ei lo spirto</l>
<l>Dell'oscuro Cairba errar ramingo</l>
<l>Di nembo in nembo, del funebre canto</l>
<l>Sospirando l'onor. S'alzò Catmorre;</l>
<l>E scorsa intorno l'oste sua, percosse</l>
<l>L'echeggiante suo scudo. Il suon sul Mora</l>
<l>L'orecchio mi ferì. Fillano, io dissi,</l>
<l>Il nemico s'avanza; io sento il picchio</l>
<l>Dello scudo di guerra: in quell'angusto</l>
<l>Passo tu statti; ad esplorar d'Erina</l>
<l>Le mosse io me n'andrò: se pur soccombo,</l>
<l>Se 'l nemico prorompe, allor percoti</l>
<l>Lo scudo tuo; risveglia il Re, che a sorte</l>
<l>La sua fama non cessi. Io m'avviai</l>
<l>Baldanzoso nell'arme, un rio varcando</l>
<l>Che pel campo serpea, dinanzi i passi</l>
<l>Del signor d'Ata, e dall'opposta parte</l>
<l>Della verd'Ata il sir fecesi incontro</l>
<l>Ai passi miei con sollevata lancia.</l>
<l>Noi già già ci saremmo in tenebrosa</l>
<l>Orrida zuffa avviluppati e misti,</l>
<l>Quasi due spirti, che protesi e curvi</l>
<l>Da due caliginose opposte nubi,</l>
<l>S'avventano nel sen nembi e procelle:</l>
<l>S'Ossian non iscorgea brillar nell'alto</l>
<l>Il lucid'elmo del signor d'Erina.</l>
<l>Sventolavano all'aura alteramente</l>
<l>Le spaziose sue penne aquiline</l>
<l>In sul cimiero, e una rossiccia stella</l>
<l>Sfolgorar si scorgea tra piuma e piuma.</l></lg>
<lg><l>Io rattenni la lancia. Oh! dissi, a fronte</l>
<l>Stammi l'elmo dei re. Chi sei? rispondi,</l>
<l>O figlio della notte; e s'egli accade</l>
<l>Ch'io t'abbatta sul suol, sarà famosa</l>
<l>D'Ossian la lancia? A questo nome il duce</l>
<l>Lasciò l'asta cader. L'alta sua forma</l>
<l>Fessi maggior: stese la destra, e disse</l>
<l>Le parole dei re: nobile amico</l>
<l>Dei spirti degli eroi, degg'io fra l'ombre</l>
<l>Incontrarti così? Spesso nei giorni</l>
<l>Delle mie feste io desiai sull'Ata</l>
<l>I passi tuoi di maestà ripieni,</l>
<l>E 'l tuo spirto gentile: ed or la lancia</l>
<l>Deggio alzar contro te? Splendesse almeno,</l>
<l>E risguardasse i nostri fatti il Sole,</l>
<l>S'è pur forza pugnar. Futuri duci</l>
<l>Segneran questo luogo, e andran pensando</l>
<l>Con tremito segreto agli anni antichi.</l>
<l>L'additeran, come s'addita il luogo,</l>
<l>Ove l'ombre dei morti hanno soggiorno,</l>
<l>Che piacevol terrore all'alma inspira.</l></lg>
<lg><l>Che? rispos'io, dimenticanza forse</l>
<l>Se noi scontriamci in amistade e in pace,</l>
<l>Ci coprirà? forse è piacevol sempre</l>
<l>La memoria di stragi e di battaglie</l>
<l>Alle nostr'alme? e non ci assal tristezza</l>
<l>In rimirar delle paterne pugne</l>
<l>Gli orridi campi insanguinati; e gli occhi</l>
<l>Non s'impregnan di pianto? ove con senso</l>
<l>Di lieta gioia a risguardar si torna</l>
<l>Le sale in cui tra lor festosi un tempo</l>
<l>Fer di conca ospital cortese invito.</l>
<l>Parlerà questa pietra ai dì futuri</l>
<l>Col crescente suo musco, e dirà: quivi</l>
<l>Catmorre ed Ossian ragionaro in pace;</l>
<l>Generosi nemici, e guerrieri prodi.</l>
<l>Pietra, è ver, tu cadrai; verrà 'l torrente</l>
<l>Di Luba, e seco ti trarrà; ma forse</l>
<l>Lo stanco peregrin su questo colle</l>
<l>Addormirassi in placido riposo.</l>
<l>E quando poi l'intenebrata luna</l>
<l>Roterà sul suo capo, allor frammiste</l>
<l>Le nostre ombre famose ai sogni suoi</l>
<l>Entro il suo spirto desteran l'imago</l>
<l>Di questo loco, e questa notte istessa.</l>
<l>Ma perché taci, e ti rivolgi altrove,</l>
<l>Figlio di Borbarduto? Ossian, diss'egli</l>
<l>Non obliati ce n'andrem sotterra;</l>
<l>Saran fonti di luce i nostri fatti</l>
<l>Agli occhi dei cantori; ma intanto in Ata</l>
<l>S'aggira oscurità: senza il suo canto</l>
<l>Giace il signor d'Erina. Era il suo spirto</l>
<l>Torbido e tempestoso, è ver; ma pure</l>
<l>Raggio di fratellevole amistade</l>
<l>N'uscia verso Catmor, quasi da nembi</l>
<l>Affocati dal tuon, raggio di Luna.</l>
<l>Catmorre, io ripigliai, d'Ossian lo sdegno</l>
<l>Non alberga sotterra, e via sen fugge</l>
<l>Il mio rancor sovra aquiline penne</l>
<l>Da nemico giacente. Avrà Cairba</l>
<l>Il suo canto, l'avrà; datti conforto</l>
<l>Duce, la cura è mia. S'alzò, s'espanse</l>
<l>L'anima dell'eroe, trasse dal fianco</l>
<l>Il suo pugnale; isfavillante il pose</l>
<l>Nella mia man, fiso mirommi, e muto</l>
<l>Sospirando partì. Gli sguardi miei</l>
<l>Lo seguitar: ma quei di fosca luce</l>
<l>Scintillante svanì, qual notturna ombra,</l>
<l>Che a peregrin s'affaccia, indi del giorno</l>
<l>Sul primo albor con mormorio confuso</l>
<l>Si ricovra tra i nembi: egli la guata,</l>
<l>Ma più e più la non compiuta forma</l>
<l>Impicciolisce, e si dilegua in vento.</l></lg>
<lg><l>Ma chi è quel, che dalle falde uscendo</l>
<l>Di nebbia del mattin, vien dall'erbosa</l>
<l>Valle di Luba? gocciagli la chioma</l>
<l>Delle stille del ciel; vanno i suoi passi</l>
<l>Pel sentier dei dolenti. Ah lo ravviso;</l>
<l>Carilo è questi, il buon cantore antico.</l>
<l>Vien dall'antro di Tura: ecco lì l'antro</l>
<l>Nella rupe scavato. Ivi fors'anco</l>
<l>Riposa Cucullin, sul nembo assiso,</l>
<l>Che degli alberi suoi curva le cime.</l>
<l>Udiam: che dolce il mattutino canto</l>
<l>Sta sulle labbra del cantor d'Erina.</l></lg>
<lg><l>Che scompiglio è sul mar? veggo affollarsi</l>
<l>L'onde tremanti, impaurite, o Sole,</l>
<l>All'appressar de' tuoi splendidi passi.</l>
<l>Sole del ciel, quanto è terribil mai</l>
<l>La tua beltà, quando vapor sanguigni</l>
<l>Sgorghi sul suol, quando la morte oscura</l>
<l>Sta ne' tuoi crini raggruppata e attorta!</l>
<l>Ma come dolce è mai, come gentile</l>
<l>Tua viva luce al cacciator che stassi</l>
<l>Dopo tempesta in sul suo poggio assiso,</l>
<l>Mentre tu fuor d'una spezzata nube</l>
<l>Mostri la bella faccia, e obliquamente</l>
<l>Van percotendo i tuoi gaietti rai</l>
<l>Sul suo crin rugiadoso: egli alla valle</l>
<l>Rivolge il guardo, e con piacer rimira,</l>
<l>Rapido il cavriol scender dal monte.</l>
<l>Ma dimmi, o Sole, sino a quanto ancora</l>
<l>Vorrai tu rischiarar battaglie e stragi</l>
<l>Con la tua luce? e sino a quanto andrai</l>
<l>Rotando per lo ciel, sanguigno scudo?</l>
<l>Veggio morti d'eroi per la tua fronte</l>
<l>Spaziar tenebrose, e ricoprirti</l>
<l>La chiara faccia di lugubre velo.</l>
<l>Carilo, a che vaneggi? al Sole aggiunge</l>
<l>Forse tristezza? Inviolato e puro</l>
<l>Sempre è 'l suo corso, ed ei pomposo esulta</l>
<l>Nel rotante suo foco: esulta e rota</l>
<l>Secura lampa: ah tu fors'anche un giorno</l>
<l>Spegner ti puoi: caliginosa veste</l>
<l>Di rappreso vapor puote allacciarti</l>
<l>Stretto così, che ti dibatta indarno,</l>
<l>Ed orbo lasci e desolato il cielo.</l></lg>
<lg><l>Siccome pioggia del mattin, che lenta</l>
<l>Scende soavemente in valle erbosa,</l>
<l>Mentre pian pian la diradata nebbia</l>
<l>Lascia libero il varco al nuovo Sole,</l>
<l>Tale all'anima mia scende il tuo canto,</l>
<l>Carilo amico. Ma di far co' versi</l>
<l>Leggiadra gara sull'erbetta assisi</l>
<l>Tempo questo non è: Fingallo è in arme;</l>
<l>Vedi lo scudo fiammeggiante, vedi</l>
<l>Come s'offusca nell'aspetto: intorno</l>
<l>Già tutta Erina gli si volve; or odi:</l>
<l>Quella tomba colà dietro quel rivo</l>
<l>Non la ravvisi, o Carilo? tre pietre</l>
<l>V'ergono il bigio capo, e vi sta sopra</l>
<l>Fiaccata quercia: inonorato e basso</l>
<l>Vi giace un re: tu n'accomanda al vento</l>
<l>L'ombra negletta: è di Catmor fratello.</l>
<l>Schiudigli tu l'aeree sale, e scorra</l>
<l>Per lo tuo canto luminoso rivo,</l>
<l>Che l'oscura alma di Cairba irraggi.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO III</head>
<lg><l>Chi è quel grande là presso il pendente</l>
<l>Colle de' cervi, dell'ondoso Luba</l>
<l>Lungo il corso ceruleo? annosa pianta</l>
<l>Isbarbicata da notturni venti</l>
<l>Gli fa sostegno, ed ei sovrasta altero.</l>
<l>Quel grande e chi sarà? tu sei, possente</l>
<l>Progenie di Comal, che già t'appresti</l>
<l>L'ultimo ad illustrar de' campi tuoi:</l>
<l>Sferzagli il vento il crin canuto: ei mezzo</l>
<l>Snuda l'acciar di Luno; ha volto il guardo</l>
<l>Verso Moilena, onde l'armata Erina</l>
<l>Movea fremendo alla battaglia. Ascolta</l>
<l>Del Re la voce, ella somiglia a suono</l>
<l>D'alpestre rio. Scende il nemico, ei grida,</l>
<l>Sorgete o voi delle Morvenie selve</l>
<l>Possenti abitatori, e ad incontrarlo</l>
<l>Siatemi scogli del terren natio,</l>
<l>Per li cui fianchi romoroso indarno</l>
<l>Volvesi il flutto. Ah di letizia un raggio</l>
<l>Scendemi all'alma; è poderosa Erina.</l>
<l>Quando è fiacco il nemico, allor si sente</l>
<l>Di Fiangallo il sospir, che morte allora</l>
<l>Coglier potriami inonorata, e buio</l>
<l>Ne involveria la taciturna tomba:</l>
<l>Ma chi fra' duci miei l'oste d'Alnecma</l>
<l>Farassi ad incontrar? se pria non giunge</l>
<l>All'estremo il periglio, il brando mio</l>
<l>Di sfavillar non ama. A' prischi tempi</l>
<l>Tal costume era il tuo, Tremmorre invitto,</l>
<l>Correggitor de' venti, e tal movea</l>
<l>Tratalo il forte dal ceruleo scudo.</l></lg>
<lg><l>Ciascun dei duci a quel parlar pendea</l>
<l>Dal regio volto, e si scorgea negli atti</l>
<l>Misto a dubbiezza palpitar desio.</l>
<l>Ciascun tra labbro e labbro in tronche voci</l>
<l>Rammenta i propri fatti, e alterna il guardo</l>
<l>Ad Erina, a Fingal: ma innanzi agli altri</l>
<l>Stavasi Gaulo non curante e muto.</l>
<l>Solo ei tacea, che a chi di Gaulo ignote</l>
<l>Eran l'imprese? Esse al suo spirto innanzi</l>
<l>Tutte schierarsi, e la sua man di furto</l>
<l>Involontaria ricorreva al brando,</l>
<l>Brando che in lui trovò, poiché la possa</l>
<l>Mancò di Morni, successor ben degno.</l></lg>
<lg><l>Ma d'altra parte crini-sparso, e chino</l>
<l>Sulla sua lancia addolorato in vista</l>
<l>Stava il figlio di Clato: egli tre volte</l>
<l>Alzò gli occhi a Fingal; tre su le labbra</l>
<l>Mentre parlava, gli spirò la voce.</l>
<l>Che dir potea? vantar battaglie e guerre</l>
<l>Giovinetto non può; partissi a un tratto,</l>
<l>Lungo un rio si prostese, aveva il ciglio</l>
<l>Pregno di pianto, e dispettosamente</l>
<l>Con la riversa lancia iva mietendo</l>
<l>Gl'ispidi cardi: l'adocchiò Fingallo,</l>
<l>Che seguitollo il suo furtivo sguardo.</l>
<l>Videlo, e di letizia il sen paterno</l>
<l>Rimescolossi, tacito si volse</l>
<l>Inverso il Mora, e fra i canuti crini</l>
<l>La mal sospesa lagrima nascose.</l>
<l>Alfin s'udì la regal voce: o primo</l>
<l>Della stirpe di Morni, immoto scoglio</l>
<l>Sfidator di tempeste, a te la pugna</l>
<l>A prò del sangue di Cormano affido.</l>
<l>Non è la lancia tua verghetta imbelle</l>
<l>In fanciullesca man, né la tua spada</l>
<l>Scherzosa striscia di notturna luce.</l>
<l>Figlio d'egregio padre, ecco il nemico;</l>
<l>Guardalo, e struggi. E tu Fillan m'ascolta:</l>
<l>Mira del duce la condotta; in campo</l>
<l>Lento o fiacco non è; ma non s'accende</l>
<l>Di sconsigliato ardor: guardalo, o figlio;</l>
<l>Egli del Luba nella possa adegua</l>
<l>La correntia; ma non ispuma o mugge.</l>
<l>Del Mora intanto nebuloso in vetta</l>
<l>Starommi a risguardarvi. Ossian del padre</l>
<l>Tu statti al fianco; e voi cantori, alzate</l>
<l>Il bellicoso carme; al vostro suono</l>
<l>Morven scenda a pugnar: l'ultimo è questo</l>
<l>De' campi miei: d'inusitata luce</l>
<l>La vostra man lo mi rivesta, o prodi.</l></lg>
<lg><l>Qual subitano fremito a sentirsi</l>
<l>Di vento sollevantesi, o lontano</l>
<l>Mareggiar di turbate onde, che oscura</l>
<l>Crucciosa ombra sommove, e ne le sbalza</l>
<l>Isola a ricoprir, che da molt'anni</l>
<l>Fu cupo seggio di stagnante nebbia;</l>
<l>Tale è 'l suon dell'esercito ondeggiante,</l>
<l>Che sul campo stendeasi. A tutto innanzi</l>
<l>Gaulo grandeggia: or quel ruscello, or questo</l>
<l>Tra' suoi passi zampilla: alzano i vati</l>
<l>Guerresche note: dello scudo accorda</l>
<l>Gaulo a quel suono il suon; strisciando i canti</l>
<l>Per le del vento sinuose penne.</l></lg>
<lg><l>"Là sul Crona un rivo sbocca;</l>
<l>Di notte ingrossa, e sul mattin trabocca.</l></lg>
<lg><l>Allor sé stesso incalza</l>
<l>Di balza in balza,</l>
<l>E spuma e strepita,</l>
<l>E massi sgretola,</l>
<l>E piante sbarbica;</l>
<l>La morte rotola</l>
<l>Nell'onda che tuona</l>
<l>Fra tronchi e sassi:</l>
<l>Lungi dal Crona,</l>
<l>Lungi i miei passi;</l>
<l>Non sia chi d'appressarlo a me consigli.</l>
<l>Di Morven figli,</l>
<l>Siate in la vostra possa</l>
<l>Come l'onda del Crona allor che ingrossa".</l></lg>
<lg><l>"Ma sul carro fiammeggiante</l>
<l>Là dal Cluta ondi-sonante,</l>
<l>E chi mai sì fero appar?</l></lg>
<lg><l>Al suo aspetto turbarsi, crollarsi</l>
<l>Veggo i fonti,</l>
<l>Veggo i monti;</l>
<l>E il bosco</l>
<l>Rosso-fosco</l>
<l>Al suo brando vampeggiar.</l></lg>
<lg><l>Guardatelo,</l>
<l>Miratelo,</l>
<l>Come s'alza, come s'avventa!</l>
<l>E 'l nemico turba e sgomenta!</l></lg>
<lg><l>Sarebbe questa mai l'ombra di Colgaco</l>
<l>Nubi-disperditor?</l></lg>
<lg><l>Dimmi, sarestù mai Colgaco indomito</l>
<l>Nembi-cavalcator?</l></lg>
<lg><l>No, no, che Morni è questo</l>
<l>Morni, sir dei destrieri. O Gaulo, il padre</l>
<l>Guarda la tua battaglia;</l>
<l>Gaulo non tralignar; tuo padre uguaglia".</l></lg>
<lg><l>"Già Selma si schiude,</l>
<l>Già s'alzano i canti,</l>
<l>Già l'arpe tremanti</l>
<l>Si sente toccar.</l></lg>
<lg><l>Di snelli garzoni</l>
<l>Drappello giulivo,</l>
<l>Il tronco festivo</l>
<l>Già gode portar.</l></lg>
<lg><l>Di gioia foriera</l>
<l>Piacevole auretta</l>
<l>Lusinga l'erbetta</l>
<l>Con dolce sospir.</l></lg>
<lg><l>E l'ultimo raggio</l>
<l>Del Sole che cede,</l>
<l>Già parte, già riede</l></lg>
<lg><l>Al nostro gioir.</l></lg>
<lg><l>Ecco carco di fama</l>
<l>Ritorna il Re: ma perché muta o Selma?</l>
<l>Perché guati così? Selma t'intendo:</l>
<l>Non muggì la battaglia? or come il ciglio</l>
<l>Così di pace ha pieno?</l>
<l>Guerra venne, ei tonò; sparve, è sereno.</l></lg>
<lg><l>Fillan vivace,</l>
<l>Tuo padre in campo</l>
<l>Veggati un lampo, - e un vago raggio in pace."</l></lg>
<lg><l>Morven s'avanza a questo suono: un campo</l>
<l>Vedi di lance fluttuar sospeso,</l>
<l>Come d'autunno al variabil vento</l>
<l>Campo di giunchi. Il Re s'ergea sul Mora</l>
<l>Cinto dell'armi sue: cerulea nebbia</l>
<l>Facea corona al suo rotondo scudo</l>
<l>Ad un ramo sospeso. Al regio fianco</l>
<l>Muto io mi stava, ed avea fermo il volto</l>
<l>Sopra il bosco di Cromla, onde lo sguardo</l>
<l>Non mi scappasse alla battaglia, ed io</l>
<l>Mi vi slanciassi nel bollor dell'alma,</l>
<l>Che di desio mi si gonfiava in petto.</l>
<l>Proteso ho un piè, sospeso l'altro, e d'alto</l>
<l>Splendea d'acciar: tale il ruscel di Tormo</l>
<l>Mentre sta per cader, notturni venti</l>
<l>L'inceppano di ghiaccio: il fanciulletto</l>
<l>Lustrar lo scorge al mattutino raggio,</l>
<l>Qual già solea; tende l'orecchio; oh, dice,</l>
<l>Come sta così muto? e pensa, e guata.</l></lg>
<lg><l>Né lungo un rivo neghittoso e lento</l>
<l>Sedea Catmor, qual giovinetto imbelle</l>
<l>In pacifico campo: onda contr'onda</l>
<l>Torbida e grossa ei sospingea di guerra.</l>
<l>Vide Fingal sul Mora, e in lui destossi</l>
<l>Generosa alterezza. E 'l duce d'Ata</l>
<l>Combatterà, quando a pugnar non scende</l>
<l>Di Selma il re? Va va, Foldan, conduci</l>
<l>Il popol mio; folgor se' tu. Si slancia</l>
<l>Il sir di Moma, somigliante a nube,</l>
<l>Veste di spettri, ed abbrancò la spada,</l>
<l>Bellicoso vapor: le mosse e i cenni</l>
<l>Diè della pugna: le tribù, quai solchi</l>
<l>D'onde ammontate, riversar con gioia</l>
<l>La gorgogliante possa. Altero il duce</l>
<l>Primo impronta la via: sdegno si volve</l>
<l>Nel regio sguardo. A sé chiamò Cormulte</l>
<l>Di Dunrato signor; Cormulte, ei disse,</l>
<l>Vedi tu quel sentier che obliquo serpe</l>
<l>Del nemico alle spalle? ivi nascondi</l>
<l>Le genti tue, che dal mio brando irato</l>
<l>Morven non fugga: e voi cantori, udite:</l>
<l>Non sia tra voi chi per costor la voce</l>
<l>Osi di sollevar. Son di Cairba</l>
<l>Costor nemici, e senza onor di canto</l>
<l>Debbon cadere: il peregrin sul Lena</l>
<l>Incontrerà la neghittosa nebbia,</l>
<l>Ove affaldate le lor torbid'ombre</l>
<l>Marciran nell'oblio, né fia che quindi</l>
<l>Ne le sviluppi, e le sollevi e scorga</l>
<l>Aura di canto alle ventose sale.</l></lg>
<lg><l>Mosse Cormulte intenebrato, il segue</l>
<l>Muta la squadra: rannicchiati e stretti</l>
<l>Dietro la rupe si calar: ma Gaulo</l>
<l>Gli codeggia coll'occhio, e a Fillan volto,</l>
<l>Tu vedi i passi di Cormulte; or vanne,</l>
<l>Sia forte il braccio tuo: quand'egli è basso,</l>
<l>Rammentati di Gaulo: io qui mi scaglio</l>
<l>Fra le file de' scudi. Alzasi il segno</l>
<l>Spaventoso di guerra, il feral suono</l>
<l>Dello scudo di Morni; a quel frammischia</l>
<l>Gaulo l'alta sua voce. Erto levossi</l>
<l>Fingal sul Mora, e d'ala in ala intorno</l>
<l>Vide sparsa la zuffa: a lui d'incontro</l>
<l>Lucida stava in sull'opposto giogo</l>
<l>La robustezza d'Ata: i duo gran duci</l>
<l>Pareano appunto (altera vista e bella)</l>
<l>Due luminosi spiriti del cielo</l>
<l>Ambo sedenti in tenebrosa nube,</l>
<l>Quando dal grembo suo versano i venti</l>
<l>Scompigliator di rimugghianti mari:</l>
<l>Sotto i lor occhi s'accavalla e infrange</l>
<l>Fiotto con fiotto; mostruose moli</l>
<l>Scoppiano di balene, e d'immensa orma</l>
<l>Stampan l'ondoso disugual sentiero.</l>
<l>Quelli nel suo chiaror sereni e grandi</l>
<l>Si risplendono a fronte, e l'aura addietro</l>
<l>Sventola i lunghi nebulosi crini.</l></lg>
<lg><l>M'inganno? o scorgo una focosa striscia</l>
<l>Perder nell'aere? e che sarà? di Morni</l>
<l>Il folgorante acciaro: armati ed arme</l>
<l>Tu affasci o Gaulo; ove tu volga il passo</l>
<l>Pullula morte. Ahimè! Turlato cade</l>
<l>Qual giovinetta quercia incoronata</l>
<l>Di frondeggianti rami. In riva al Moro</l>
<l>Dorme la sposa ricolmetta il seno</l>
<l>Fra l'errante suo crin: dorme, ma stende</l>
<l>Ne' sogni suoi le biancheggianti braccia</l>
<l>Al suo duce che vien: misera Oicoma!</l>
<l>Questa è l'ombra di lui; Turlato giace,</l>
<l>Vane son tue lusinghe; e vano ai venti</l>
<l>Tender l'avido orecchio a corre il suono</l>
<l>Dell'echeggiante scudo: il suono è spento,</l>
<l>Spento per sempre; il tuo diletto è un'ombra.</l></lg>
<lg><l>Né già pacata di Foldan la destra</l>
<l>Pendea sul campo: per stragi, per sangue</l>
<l>Volvesi; in lui Conal si scontra; acciaro</l>
<l>Con acciar si frammischia. Ah! con quest'occhi</l>
<l>Degg'io vederlo? o mio Conal, son bianchi</l>
<l>I crini tuoi: te de' stranieri amico</l>
<l>Membra Dunlora tua, membra la rupe</l>
<l>Ricoperta di musco: allor che il cielo</l>
<l>Rotolava i suoi veli, il tuo convito</l>
<l>Largo spandeasi; e 'l peregrin assiso</l>
<l>Presso l'accesa quercia, udia tranquillo</l>
<l>Romoreggiar per la foresta il vento.</l>
<l>Ma canuto se' tu, possente figlio</l>
<l>Di Ducaro possente; ah perché nuoti</l>
<l>Nel sangue tuo? sopra di te si curva</l>
<l>Sfrondata pianta, il tuo spezzato scudo</l>
<l>Giaceti appresso, e al rio mescesi il sangue.</l>
<l>Ghermii la lancia, e da furor sospinto</l>
<l>Scendea tal morte a vendicar: ma Gaulo</l>
<l>Mi pervenne ed accorse: i fiacchi a lato</l>
<l>Passangli illesi: sol di Moma il duce</l>
<l>Segno è dell'ira sua. Da lungi in alto</l>
<l>Cenno si fean le micidiali spade.</l>
<l>Acuto stral giunse di furto, e a Gaulo</l>
<l>Fere la man, cade l'acciaro a terra</l>
<l>Forte sonando: il pro' garzon di Selma</l>
<l>Giunge anelante innanzi al Duce, e a un punto</l>
<l>Ampio stesegli appiè sanguigno scudo,</l>
<l>Lo scudo di Cormulte. Urlò Foldano</l>
<l>Al soccorso improvviso, e 'l feroce urlo</l>
<l>Tutto raccese il campo suo, qual suole</l>
<l>Soffio di vento, che solleva e spande</l>
<l>Pel frondoso di Lumo arido bosco</l>
<l>Rapida spaziosa ala di fiamma.</l></lg>
<lg><l>Figlia di Clato, ah, disse Gaulo, un raggio</l>
<l>Se' tu del cielo; al balenar gentile,</l>
<l>Spianasi il mar rimescolato, e ai nembi</l>
<l>Cadono vinte le rugghianti penne.</l>
<l>Giacque Cormulte a' piedi tuoi, per tempo</l>
<l>Raggiungi tu l'avita fama. O prode,</l>
<l>Non ti spinger tropp'oltre; in tuo soccorso</l>
<l>Rizzar l'asta io non posso; inerme in campo</l>
<l>Restar degg'io; ma la mia voce almeno</l>
<l>Combatterà con te: Morven il suono</l>
<l>Ne ascolterà, di bellicosi fatti</l>
<l>Confortator. La poderosa voce</l>
<l>S'alzò nell'aere, ben diversa allora</l>
<l>Da quella, onde solea di Strumo in riva</l>
<l>Dar della caccia il segno. I guerrier suoi</l>
<l>Curvansi nella mischia; egli nel mezzo</l>
<l>Fermo e grande si sta, qual quercia annosa</l>
<l>Di tempesta accerchiata; in giù dai venti</l>
<l>Pende fiaccato un noderoso ramo:</l>
<l>Ella non cura, e radicata e vasta</l>
<l>Sbatte e soverchia coll'aerea cima</l>
<l>La nebbia che l'ingombra, asilo e segno</l>
<l>Di meraviglia al cacciator pensoso.</l></lg>
<lg><l>Ma te, Fillan, segue il mio core, e calca</l>
<l>L'ampio sentier della tua fama: il campo</l>
<l>Falcia la destra tua: monti d'ancisi</l>
<l>Fanno inciampo al tuo piè. Foldan, la notte</l>
<l>Scese a tempo in tuo prò: Lena si perde</l>
<l>Tra le sue nubi. Di Catmorre il corno,</l>
<l>La voce di Fingal suonaro a un punto.</l>
<l>Morven l'intese, e con ansante foga</l>
<l>Sen corse al Mora strepitando: i vati</l>
<l>Quasi rugiada riversaro il canto</l>
<l>Raddolcitor di bellicosi affanni.</l></lg>
<lg><l>"Chi vien da Strumo a passo lento e tardo,</l>
<l>Coll'ondeggiante crin?</l></lg>
<lg><l>Volge ad Erina sospirosa il guardo,</l>
<l>Il bel guardo azzurrin.</l></lg>
<lg><l>Bella Evircoma, e chi 'l tuo duce uguaglia?</l>
<l>Tema non turbi il sen.</l></lg>
<lg><l>Raggio di foco egli volò a battaglia,</l>
<l>Raggio di luce ei vien.</l></lg>
<lg><l>Sol ch'egli alzi la spada,</l>
<l>Forza è che senza scudo,</l>
<l>Di schermo ignudo - ogni guerrier sen cada".</l></lg>
<lg><l>"Dolce letizia, qual piacevol aura,</l>
<l>L'alma restaura - del gran Re possente:</l>
<l>Fervongli in mente - i fatti alti e leggiadri</l>
<l>D'avi e di padri - che son ombra e polve;</l>
<l>E dentro volve - dissipati e spersi</l>
<l>Popoli avversi, - e le memorie amiche</l>
<l>D'imprese antiche; - ed ha fondata speme</l>
<l>Che di valore il seme</l>
<l>Per lui s'eterni; or che, fermando il ciglio</l>
<l>Nell'onorato figlio,</l>
<l>Vede de' padri suoi, siccome ei brama,</l>
<l>Tutta avvivarsi e rinverdir la fama.</l></lg>
<lg><l>Come s'allegra il Sole in oriente</l>
<l>Sopra un fecondo e vivido arboscello,</l>
<l>In ch'ei col genial raggio possente</l>
<l>Sparse il vital vigor che lo fa bello:</l>
<l>Ei le fiorite chiome alteramente</l>
<l>Spiega, dolce lusinga al venticello;</l>
<l>Cedon le minor piante, e 'l cielo arride:</l>
<l>Così Fingallo al suo Fillan sorride".</l></lg>
<lg><l>"Quale il suono - del tuono sul monte</l>
<l>Quando al cielo s'offusca la fronte:</l>
<l>Tutto a Lara nel suo corso</l>
<l>Trema il dorso;</l>
<l>Tale il suono di Morven festosa,</l>
<l>Romorosa,</l>
<l>L'alma scote, - l'orecchio percote</l>
<l>Di profondo - giocondo terror.</l></lg>
<lg><l>Tornan essi risonanti,</l>
<l>Siccom'aquile rombanti,</l>
<l>Che s'affrettano anelanti</l>
<l>Alle case frondeggianti;</l>
<l>Già del sangue ancor fumanti</l>
<l>Di cervetti saltellanti,</l>
<l>Di capretti palpitanti,</l>
<l>Che restar conquisi e infranti</l>
<l>Dall'artiglio sbranator.</l></lg>
<lg><l>Figli di Cona ondosa, a risguardarvi,</l>
<l>Di meraviglia gravi,</l>
<l>Fuor degli aerei chiostri,</l>
<l>Vengono i padri vostri, - e vengon gli avi".</l></lg>
<lg><l>Tal fu dei vati la canzon notturna</l>
<l>Sopra il Mora de' cervi. Alzasi un foco</l>
<l>Di cento querce rovesciate; in mezzo</l>
<l>Ferve il convito: vi fan cerchio intorno</l>
<l>I rilucenti eroi; fra lor Fingallo</l>
<l>Facile a ravvisarsi. Al mormorante</l>
<l>Soffio inegual d'occidentali venti</l>
<l>Fischiar s'udiano l'aquiline penne,</l>
<l>Cimier dell'elmo; ei lungo tratto in giro</l>
<l>Volge alternando i taciturni sguardi.</l>
<l>Alfin parlò: Sente il mio cuore un vuoto</l>
<l>Nella nostra letizia, e tra' miei fidi</l>
<l>Scorgo una breccia: d'una pianta altera</l>
<l>Bassa è la cima; urla tempesta in Selma.</l>
<l>Ov'è 'l sir di Dunlora? al mio convito</l>
<l>Obliarlo dovrò? Quand'egli ha mai</l>
<l>Straniero o peregrin posto in oblio</l>
<l>Al convito, alla festa? E pur si tace?</l>
<l>Ah! Conal non è più: rivo di gioia</l>
<l>Ti scontri, o duce; e rapida ti porti</l>
<l>Falda di vento alle paterne sale.</l></lg>
<lg><l>Ossian, facella è l'alma tua: n'accendi</l>
<l>La memoria del Re; sveglia le prime</l>
<l>Scintille di sua gloria. Era canuta</l>
<l>La chioma di Conallo: i suoi verd'anni</l>
<l>Frammischiarsi co' miei; nel giorno istesso</l>
<l>Ducaro primamente agli archi nostri</l>
<l>Pose le corde, e a farne prova uscimmo</l>
<l>Contro i cervetti di Dunlora. Assai,</l>
<l>Diss'io, Conallo, assai calcammo insieme</l>
<l>Sentier di guerra, e ci mirar più volte</l>
<l>I verdi colli d'Inisfela e l'onde</l>
<l>Videro biancheggiar le nostre vele,</l>
<l>Quando alla schiatta di Conarte aita</l>
<l>Recammo armati. Per Alnecma un tempo</l>
<l>Ruggia battaglia appo Dutula ondoso.</l>
<l>Dalle di Morven nebulose vette,</l>
<l>Il buon Cormano a sostener discese</l>
<l>Ducaro, e non già sol; la di Conallo</l>
<l>Lungo-crinita giovinezza a lato</l>
<l>Stavagli: il garzon prode allor la prima</l>
<l>Ergea delle sue lance; al re d'Erina</l>
<l>Porger soccorso era tuo cenno, o padre.</l></lg>
<lg><l>Uscir con forte impetuosa piena</l>
<l>Di Bolga i figli: precedea Colculla,</l>
<l>Il signor d'Ata; su la piaggia inonda</l>
<l>La marea della zuffa: ivi Cormano</l>
<l>Brillò di viva luce, e de' suoi padri</l>
<l>La fama non tradì: lungi dagli altri</l>
<l>Di Dulnora l'eroe fea strage e scempio</l>
<l>Del campo ostile, e del paterno braccio</l>
<l>Seguia Conal le sanguinose tracce.</l>
<l>Pur prevalse Ata: il popolo d'Ullina</l>
<l>Fuggì sperso qual nebbia: allora uniti</l>
<l>Di Ducaro e Conallo i forti acciari</l>
<l>Dier prove estreme di lor posse, e fersi,</l>
<l>Quai due rupi di pini irte le fronti,</l>
<l>Ai nemici, ai compagni inciampo ed ombra.</l>
<l>Scese la notte: dalla piaggia i duci</l>
<l>Si ritrasser pensosi: un rivo alpestre</l>
<l>Al lor cammin s'attraversò; saltarlo</l>
<l>Ducaro non potea. Perché s'arresta</l>
<l>Il padre mio? disse Conallo, io sento</l>
<l>Il nemico che avanza: ah fuggi, o figlio,</l>
<l>Disse l'eroe, la possa di tuo padre</l>
<l>Già vacilla, e vien meno: alta ferita</l>
<l>Toglie al piè la sua lena; infra quest'ombre</l>
<l>Lascia ch'io mi riposi. Oimè! qui solo</l>
<l>Non rimarrai tu già, Conal soggiunse</l>
<l>Con profondo sospir, d'aquila penna</l>
<l>Sarà 'l mio scudo a ricoprirti: ei mesto</l>
<l>Curvasi sopra il padre; invano; è morto.</l></lg>
<lg><l>Il dì spuntò, tornò la notte; alcuno</l>
<l>Non apparia dei buon cantor solinghi,</l>
<l>In lor profondo meditare avvolti,</l>
<l>Per dar lode all'estinto: e che? potea</l>
<l>Conal la tomba abbandonar del padre,</l>
<l>Pria che l'onor della dovuta fama</l>
<l>Sciolto gli fosse? Di Datula i cervi</l>
<l>Egli ferì di trascurati colpi,</l>
<l>E diffuse il convito: alcun non giunge.</l>
<l>Ei sette notti riposò la fronte</l>
<l>Sulla tomba di Ducaro: lo scorse</l>
<l>Avviluppato di nebbiose falde,</l>
<l>Quasi vapor sopra il cannoso Lego.</l>
<l>Alfin venne Colgan, Colgan, il vate</l>
<l>Dell'eccelsa Temora; egli di fama</l>
<l>Sciolse l'omaggio al morto eroe; sul vento</l>
<l>Ducaro salse, e sfavillonne: il figlio</l>
<l>Lieto si volse ad onorate imprese.</l></lg>
<lg><l>Dolce lusinga ad un regale orecchio,</l>
<l>Verace suon di meritata lode,</l>
<l>Disse Fingal, quando e sicuro e forte</l>
<l>L'arco del duce, e gli si stempra il core</l>
<l>Alla vista del mesto. In cotal guisa,</l>
<l>Sia famoso il mio nome, allor che i vati</l>
<l>Co' vivi canti al dipartir dell'alma</l>
<l>Aleggeran la nebulosa via.</l>
<l>Carilo vanne, e coi cantori tuoi</l>
<l>Alza una tomba, ivi Conal riposi</l>
<l>Nell'angusto abituro: ah non si lasci</l>
<l>Giacer pasto di nebbia alma di prode.</l>
<l>Manda la luna un deboletto lume</l>
<l>Sul boscoso Moilena; a' raggi suoi,</l>
<l>A tutti i prodi che cader pugnando</l>
<l>S'ergan pietre funebri; ancor che un duce</l>
<l>Ciascun non fosse, pur robuste in guerra</l>
<l>Fur le lor destre; ne' perigli miei</l>
<l>Essi furo il mio scoglio, ed essi il monte,</l>
<l>Ond'io presi a spiegar d'aquila il volo.</l>
<l>Quindi chiaro son io. Carilo, i bassi</l>
<l>Non si scordin da noi. Canto di tomba</l>
<l>Alzano i vati. Carilo precede;</l>
<l>Seguon quei gorgheggiando; e la lor voce</l>
<l>Rompe il silenzio delle basse valli,</l>
<l>Che giacean mute co' lor poggi in grembo.</l></lg>
<lg><l>Intesi il lento degradar soave</l>
<l>Del canto dilungantesi, e ad un punto</l>
<l>L'anima isfavillò; balzai repente</l>
<l>Dal guancial dello scudo, e dal mio petto</l>
<l>Scoppiar rotte, incomposte, impetuose</l>
<l>Note di canto. Ode così talvolta</l>
<l>Vecchia dal verno dischiomata pianta</l>
<l>Il sibilo gentil di primavera;</l>
<l>Odelo, e si ravviva, e si fa bella</l>
<l>Di giovinette spoglie, e scote al vento</l>
<l>Le rinverdite sue tremule cime.</l>
<l>Dolce ronzio di montanina pecchia</l>
<l>Errale intorno, e al rinnovato aspetto</l>
<l>Dell'erma piaggia, il cacciator sorride.</l></lg>
<lg><l>Stava in disparte il giovincel di Clato,</l>
<l>Raggio di Selma; avea disciolto il crine,</l>
<l>L'elmetto a terra scintillava. A lui</l>
<l>Del Re la voce si rivolse, ed egli</l>
<l>L'udì con gioia. O figlio mio, del padre</l>
<l>Tue chiare gesta rallegraro il guardo.</l>
<l>Meco stesso diss'io: l'avita fama</l>
<l>Scoppia dalla sua nube, e si riversa</l>
<l>Sul figlio mio: sei valoroso in guerra,</l>
<l>Sangue di Clato, il pur dirò; ma troppo</l>
<l>Temerario t'avanzi: in cotal guisa</l>
<l>Non combatteo Fingal, benché temenza</l>
<l>Fossegli ignoto nome. Alle tue spalle</l>
<l>Sienti le genti tue riparo e sponda.</l>
<l>Son esse il nerbo tuo. Così famoso</l>
<l>Sarai tu per lunghi anni, e de' tuoi padri</l>
<l>Vedrai le tombe. E' mi ricorda ancora,</l>
<l>Quando dall'ocean la prima volta</l>
<l>Scesi alla terra dall'erbose valli.</l>
<l>Io mi sedea... Noi ci curvammo allora</l>
<l>Ver la voce del Re: s'affaccia agli orli</l>
<l>Di sua nube la luna, e si fa presso</l>
<l>La nebbia, e l'ombre de' nebbiosi alberghi</l>
<l>Già di vaghezza d'ascoltarlo accese.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO IV</head>
<lg><l>Colà di Selma sulla roccia ondosa,</l>
<l>Sì riprese Fingal, sotto una quercia</l>
<l>Io mi sedea, quando sul mar da lungi,</l>
<l>Con la lancia di Ducaro spezzata,</l>
<l>Conallo apparve. Il giovinetto altrove</l>
<l>Da' propri colli rivolgeva il guardo,</l>
<l>L'orme del padre rimembrando in quelli.</l>
<l>Io m'accigliai: mi s'aggirar per l'alma</l>
<l>Tenebrosi pensieri; i re d'Erina</l>
<l>Schierarmisi dinanzi: impugno il brando.</l>
<l>Lenti i miei duci s'avanzar, quai liste</l>
<l>Di nubi raggruppantisi, lo scoppio</l>
<l>Di mia voce attendendo; ai lor dubbiosi</l>
<l>Spirti era dessa, quasi all'aer soffio,</l>
<l>Di nebbia sgombrator. Le vele al vento</l>
<l>Di sciorre imposi: dall'acquose valli</l>
<l>Già trecento guerrier stavan guatando</l>
<l>Il brocchier di Fingal, che in alto appeso</l>
<l>Tra le velate antenne al loro sguardo</l>
<l>Segna le vie del mar: ma poi che scese</l>
<l>La buia notte, io percoteva il cerchio</l>
<l>Dator di cenni; e per lo ciel con l'occhio</l>
<l>Della vaga Ulerina igni-crinita</l>
<l>N'andava in traccia: la cortese stella</l>
<l>Più non s'ascose, ella tra nube e nube</l>
<l>Tenea suo corso; dell'amabil raggio</l>
<l>Io seguitai la rosseggiante scorta</l>
<l>Sull'ocean, che debilmente a quella</l>
<l>Gìa luccicando. Col mattin tra nebbie</l>
<l>Inisfela spuntò: nel seno ondoso</l>
<l>Di Moilena approdai, ch'ampio si versa</l>
<l>Tra risonanti boschi. Ivi Cormano</l>
<l>Contro la possa di Colculla irato</l>
<l>Schermo si fea del suo riposto albergo.</l>
<l>Né sol Corman n'avea timor; con esso</l>
<l>Era Roscrana, la regal donzella</l>
<l>Dal guardo azzurro e dalle man di neve.</l></lg>
<lg><l>Appuntellati sul calcio dell'asta</l>
<l>S'avvicinaro i tremolanti passi</l>
<l>Del buon Cormano: un languido sorriso</l>
<l>Spunta sul labbro, e duol calcagli il core.</l>
<l>Videci, e sospirò: l'arme, diss'egli,</l>
<l>Veggio del gran Tremmor; questi di fermo</l>
<l>Sono i passi del Re. Fingallo, ah! raggio</l>
<l>Se' tu di luce al nubiloso spirto</l>
<l>Dell'afflitto Cormano: o figlio mio,</l>
<l>Il tuo valor vince l'età; ma forti</l>
<l>Son d'Erina i nemici: adeguan possa</l>
<l>Di rimugghianti rivi. E questi rivi</l>
<l>Rimugghin pur, diss'io, l'alma sentendo</l>
<l>Gonfiarmisi di nobile alterezza.</l>
<l>Forse svolver potransi. O sir d'Erina,</l>
<l>Non siam schiatta d'imbelli. E che? Temenza</l>
<l>Dunque verrà quasi notturno spettro</l>
<l>A sbigottirci? ah no: crescon del paro</l>
<l>Al nemico le forze, al prode il core.</l>
<l>Non riversar buio di tema in petto</l>
<l>D'animosi garzoni. A cotai detti,</l>
<l>Pianto inondò la senil guancia: ei muto</l>
<l>Per man mi prese: alfin soggiunse: o sangue</l>
<l>Dell'ardito Tremmor, nube di tema</l>
<l>Su te non soffio, e chi potrialo in terra?</l>
<l>Tu già nel foco de' tuoi padri avvampi;</l>
<l>Veggio la fama tua, che qual corrente</l>
<l>D'orata luce il tuo sentier t'addita.</l>
<l>Seguilo, o prode. Sol l'arrivo attendi</l>
<l>Del mio Cairba: di mio figlio il brando</l>
<l>Unir dessi al tuo acciaro. Egli d'Ullina</l>
<l>Chiama la prole dai riposti seggi,</l>
<l>E l'invita a battaglia. Andammo insieme</l>
<l>Alla sala del re, ch'ergeasi in mezzo</l>
<l>D'alpestri scogli, i di cui negri fianchi</l>
<l>Logri avean l'orme di rodenti rivi.</l>
<l>Quercie di spaziosi ispidi rami</l>
<l>Vi si curvano intorno: ondeggia al vento</l>
<l>Ivi folto scopeto: ivi Roscrana</l>
<l>Visibil mezzo, e mezzo ascosa il dolce</l>
<l>Canto disciolse: sdrucciolò sull'arpa</l>
<l>La sua candida man; vidi il soave</l>
<l>Girar dell'azzurrina pupilletta,</l>
<l>Vidilo, e non invano: ella parea</l>
<l>Uno spirito amabile del cielo,</l>
<l>A cui s'avvolge vagamente intorno</l>
<l>Negletto lembo di cerulea nube.</l></lg>
<lg><l>Festeggiammo tre dì; la bella forma</l>
<l>Sorgea tuttor nel mio turbato spirto.</l>
<l>Corman fosco mi vide, e la donzella</l>
<l>Dal candidetto sen diemmi; ella venne</l>
<l>Dimessa il guardo, e 'l crin dolce scomposta.</l>
<l>Venne; ma pugna allor muggio. Colculla</l>
<l>S'avanza; impugno l'asta, inalzo il brando,</l>
<l>Mi circondano i miei; per entro i solchi</l>
<l>Spingiamci in folla del nemico. Alnecma</l>
<l>Fuggì, cadde Colculla; in mezzo a' suoi</l>
<l>Tornò Fingal carco di fama. O figlio,</l>
<l>Famoso è quel, cui fan riparo a tergo</l>
<l>I suoi campioni: il buon cantore il segue</l>
<l>Di terra in terra: ma colui che solo</l>
<l>Sconsigliato s'avanza, ai dì futuri</l>
<l>Poche imprese tramanda. Oggi sfavilla</l>
<l>D'altissimo splendor, doman s'eclissa.</l>
<l>Una sola canzon chiude i suoi vanti;</l>
<l>Serba un sol campo il nome suo, né resta</l>
<l>La rimembranza dei suoi fatti altrove,</l>
<l>Fuorché colà dove affrettata tomba</l>
<l>Fa via via pullular le piote erbose.</l></lg>
<lg><l>Così parlò l'eccelso Re: sull'erto</l>
<l>Giogo di Cormo tre cantor versaro</l>
<l>Il canto lusinghevole del sonno,</l>
<l>E quei discese. Carilo ritorno</l>
<l>Fè alla tomba di Conallo. O duce,</l>
<l>Non fia che giunga al tuo squallido letto</l>
<l>La voce del mattin, né presso il freddo</l>
<l>Caliginoso tuo soggiorno udrai</l>
<l>Latrar di veltri, o scalpitar di damme.</l></lg>
<lg><l>Come a meteora della notte intorno</l>
<l>Allumatrice di turbate nubi</l>
<l>Volvansi queste: in cotal guisa Erina</l>
<l>Intorno d'Ata al luminoso duce</l>
<l>Tutta s'accolse. Egli nel mezzo altero,</l>
<l>Quasi per vezzo spensieratamente</l>
<l>Palleggiando la lancia, accompagnava</l>
<l>L'alzarsi alterno e l'abbassar del suono,</l>
<l>Che uscia dall'arpa di Fonarre. Appresso</l>
<l>Contro un masso appoggiata era Sulmalla,</l>
<l>Dal bianco sen, dal cilestrino sguardo,</l>
<l>Sulmalla di Gomor, sir d'Inisuna.</l>
<l>Già di queste in soccorso il campion d'Ata</l>
<l>Venne, e i nemici ne fugò: lo vide</l>
<l>Maestoso la vergine e leggiadro</l>
<l>Nella sala paterna, e non cadea</l>
<l>Indifferente di Catmorre il guardo</l>
<l>Su la donzella dalle lunghe chiome.</l>
<l>Ma 'l terzo giorno dall'acquosa Erina</l>
<l>Fiti sen venne, e raccontò l'alzarsi</l>
<l>Dello scudo di Selma, ed il periglio</l>
<l>Dell'oscuro Cairba. Il duce a Cluba</l>
<l>Spiegò le vele: invan; che in altre terre</l>
<l>Soggiornavano i venti. Egli tre giorni</l>
<l>Sulla spiaggia si stette, e l'occhio addietro</l>
<l>In ver le sale di Gomor volgea:</l>
<l>Che della figlia gli pungeva il core</l>
<l>La rimembranza; e ne traea sospiri.</l>
<l>Or quando a risvegliar l'assonnate onde</l>
<l>Il vento incominciò, scese dal colle</l>
<l>Sconosciuto guerrier, che di far prova</l>
<l>Dell'asta giovenile avea vaghezza</l>
<l>Nei campi di Catmorre. Ah sotto l'elmo</l>
<l>Qual volto si nasconde! era Sulmalla.</l>
<l>Venne anelante con forzati passi</l>
<l>Dietro l'orme del Re: natava in gioia</l>
<l>La sua azzurra pupilla in rimirarlo,</l>
<l>Quando stendea le ben composte membra</l>
<l>Lungo il ruscello. Ma Catmor credea</l>
<l>Ch'ella pur anco cavrioli e damme</l>
<l>Inseguisse con l'arco; oppur che assisa</l>
<l>Sopra la vetta di Lumon, la bianca</l>
<l>Mano stendesse ad incontrar il vento</l>
<l>Che spirava da Erina, amato albergo</l>
<l>Del suo diletto: di tornar per l'onde</l>
<l>Promesso avea, ma lo prevenne. È dessa,</l>
<l>Volgiti, o duce, hai la tua bella accanto.</l></lg>
<lg><l>L'eccelse forme dei campion d'Erina</l>
<l>Cerchio feano a Catmor; nessun mancava,</l>
<l>Fuorché Foldan dal tenebroso ciglio.</l>
<l>Giacea lungi costui sotto una pianta,</l>
<l>Riconcentrato nel profondo orgoglio</l>
<l>Di sua caliginosa anima: al vento</l>
<l>Stride l'ispido crine: ei tratto tratto</l>
<l>Va borbottando discordanti note</l>
<l>Di dispettoso canto: alfin cruccioso</l>
<l>Pesta la pianta colla lancia, e parte,</l>
<l>E cogli altri si mesce. Al raggio ardente</l>
<l>D'arida quercia il giovinetto Idalla</l>
<l>Splender vedeasi in placido sembiante.</l>
<l>Giù per la fresca rubiconda guancia</l>
<l>In lunghe liste d'ondeggiante luce</l>
<l>Cadegli la biondissima ricciaia.</l>
<l>Soave era sua voce, e lungo il Clora</l>
<l>Soavemente l'accordava al suono</l>
<l>Di music'arpa, e col gentil concento</l>
<l>Temprava il rugghio del ruscel natio.</l></lg>
<lg><l>Re d'Erina, diss'ei, conviti e feste</l>
<l>Richiede il tempo: or via, fa' che si desti</l>
<l>La voce dei cantor: l'alma dal canto</l>
<l>Torna più fresca e vigorosa in guerra.</l>
<l>Notte copre Inisfela; errarci intorno</l>
<l>Già scorgo i passi luridi dell'ombre;</l>
<l>L'ombre dei spenti in guerra intorno stanci</l>
<l>Sitibonde di canto: al canto, all'arpe,</l>
<l>S'allegrino gli estinti. Estinti e vivi</l>
<l>(Scoppiò in tai detti di Foldan lo sdegno)</l>
<l>Copra dimenticanza: in faccia mia</l>
<l>Si ragiona di canto, or ch'io son vinto?</l>
<l>Ma no, vinto non fui; sallo il nemico</l>
<l>Se 'l mio sentier fu turbine e procella.</l>
<l>Stroscia di sangue m'allagava i passi,</l>
<l>Piovea morte l'acciar: ma che? gl'imbelli</l>
<l>Stavanmi a tergo: indi fu Morven salva.</l>
<l>Or va', molle garzon, tasteggia l'arpa</l>
<l>Nella valle di Clora: ogni sua corda</l>
<l>Dura risponda alla tua voce imbelle.</l>
<l>Mentre più cerchi d'adescar cantando</l>
<l>Donna che adocchia in un boschetto ascosa</l>
<l>La tua gialliccia effeminata chioma.</l>
<l>Va' sul Clora, garzon, fuggi dal Luba;</l>
<l>Questo è campo d'eroi. L'ascolti, e il soffri,</l>
<l>Re di Temora? con arcigno volto</l>
<l>Malto riprese. A te, signor, s'aspetta</l>
<l>Dar della pace e della pugna i cenni.</l>
<l>Contro i nemici tuoi spesso tu fosti</l>
<l>Foco distruggitor, spesso atterrasti</l>
<l>Entro tombe di sangue armate intere,</l>
<l>Ma nel tuo ritornar chi di baldanza</l>
<l>Parole intese? I furibondi, i folli</l>
<l>Sol si pascon di stragi e spiran morte.</l>
<l>Sopra la punta della lancia è fitta</l>
<l>La lor memoria, ed han pensieri e sensi</l>
<l>Di zuffe e sangue avviluppati e intrisi.</l>
<l>Sempre parlan costor. Duce di Moma,</l>
<l>Vanta a tua posta il tuo valor: tu sei</l>
<l>Nembo, turbin, torrente. E che? tu solo</l>
<l>Scuoti la lancia? avesti a fronte i forti;</l>
<l>Non i fiacchi alle spalle. Ah! fiacchi noi?</l>
<l>Osil tu sostener? c'è chi tel niega,</l>
<l>Chi del tuo irato impareggiabil brando</l>
<l>Non teme il paragon. Farsi due vampe</l>
<l>Nel volto i duci, stralunar gli sguardi,</l>
<l>Curvarsi innanzi ed impugnar le spade</l>
<l>Fu solo un punto. In fera zuffa avvolti,</l>
<l>Il convito regal già già di sangue</l>
<l>Bruttato avriano; se di nobil ira</l>
<l>Non s'accendea Catmor. Trasse l'acciaro</l>
<l>Riverberante, e imperioso in atto,</l>
<l>Olà, gridò, freno a que' spirti insani,</l>
<l>Figli dell'alterezza: oltre, nel buio</l>
<l>Correte a rimpiattarvi: a sdegno forse</l>
<l>Provocarmi v'alletta? e trarmi a forza</l>
<l>Contro d'entrambi a sollevar la spada?</l>
<l>Guai se... non più: questo di gare e risse</l>
<l>Tempo non è; sparitemi dinanzi,</l>
<l>Nubi importune; del comun diletto</l>
<l>Non turbate la gioia. Ambo allibiro,</l>
<l>Ambo s'allontanar di qua, di là</l>
<l>Taciti, rannicchiati; avresti appunto</l>
<l>Viste di paludosa infetta nebbia</l>
<l>Due smisurate ed orride colonne,</l>
<l>Quando di mezzo in suo chiaror sovrano</l>
<l>Vi spunta il Sol; s'arretran quelle, e dense</l>
<l>In se raccolte tenebrosamente</l>
<l>Van roteando ai lor cannosi stagni.</l></lg>
<lg><l>Stavan gli altri guerrier taciti a cerchio</l>
<l>Della mensa regale, e ad ora ad ora</l>
<l>Volgean mal fermo rispettoso il guardo</l>
<l>D'Ata al signor, che passeggiava in mezzo</l>
<l>Nel nobile fervor di sua grand'alma,</l>
<l>Che intiepidiasi, e già spuntava in quella</l>
<l>L'amabil calma, e 'l bel seren natio.</l>
<l>Sul campo alfin l'oste sdraiossi, il sonno</l>
<l>Scese in Moilena: di Fonar soltanto</l>
<l>Seguia la voce a risonar Catmorre,</l>
<l>Sangue di Larto, il condottier del Lumo.</l>
<l>Ma non l'udia Catmor; sopito ei giace</l>
<l>Lungo un fremente rio: sibila il crine,</l>
<l>Gradito scherzo alla notturna auretta.</l></lg>
<lg><l>Venne Cairba a' sogni suoi, ravvolto</l>
<l>Tra fosca nube, che per veste ei prese</l>
<l>Nel grembo della notte: oscura in volto</l>
<l>Gli spuntava letizia; inteso avea</l>
<l>La funebre canzon, che alla sua ombra</l>
<l>Carilo sciolse, e ne volò repente</l>
<l>All'aeree sue stanze: usciro i rochi</l>
<l>Accenti suoi col fremito confusi</l>
<l>Del mormorante rio. Gioia riscontri</l>
<l>L'anima di Catmor: Moilena intese</l>
<l>La voce sua; Cairba ebbe il suo canto.</l>
<l>Or veleggia su i venti; è la sua forma</l>
<l>Nelle sale paterne; ivi serpeggia</l>
<l>Quasi vampa terribile che striscia</l>
<l>Per lo deserto in tempestosa notte.</l>
<l>Generoso Catmorre, alla tua tomba</l>
<l>Vati non mancheranno: amor dei vati</l>
<l>Fu sempre il prode: lusinghiera auretta</l>
<l>È il tuo nome, o Catmor. Ma odo, o parmi</l>
<l>Un suon lugubre; nel campo del Luba</l>
<l>Stavvi una cupa voce. Aerei spettri,</l>
<l>Inforzate il lamento: eran gli estinti</l>
<l>Carchi di fama: ecco si gonfia e cresce</l>
<l>Il mesto suon, l'aere se n'empie, il nembo</l>
<l>Ulula. Addio Catmor... tra poco... addio.</l></lg>
<lg><l>Fuggì ravvoltolandosi: l'antica</l>
<l>Quercia sentì la sua partenza, e 'l capo</l>
<l>Sibilante crollò. Dal sonno il duce</l>
<l>Scossesi, impugna l'asta, il guardo intorno</l>
<l>Desioso rivolge; altro non vede</l>
<l>Che notte atro-velata. Ella è la voce,</l>
<l>Disse, del re: ma la sua forma è ita.</l>
<l>O figli della notte, i vostri passi</l>
<l>Non lascian orma: in arido deserto,</l>
<l>Quasi del Sole ripercosso raggio,</l>
<l>Comparite talor, ma sparite anco</l>
<l>All'apparir dei nostri passi: or vanne</l>
<l>Debole stirpe: in te saper non regna.</l>
<l>Vane son le tue gioie, a par d'un sogno</l>
<l>Che lusinga e svanisce, o quale all'alma</l>
<l>Lieve-alato pensier s'affaccia e passa.</l>
<l>Catmor... tra poco... e che sarà? fia basso,</l>
<l>Scuro giacente in la magione angusta:</l>
<l>Ve' co' mal fermi ancor socchiusi lumi</l>
<l>Non arriva il mattin? Vattene, o ombra,</l>
<l>Battaglia è 'l mio pensier: tutt'altro è nulla.</l>
<l>Già sovra penne d'aquila m'inalzo</l>
<l>Ad afferrar della mia gloria il raggio.</l>
<l>Giaccia sul margo a serpeggiante rivo</l>
<l>In solitaria valle anima imbelle</l>
<l>Di picciolo mortal: passano gli anni,</l>
<l>Volvonsi le stagioni, ei neghittoso</l>
<l>Torpe in riposo vil: ma che? la morte</l>
<l>Vien sopra un nembo tenebrosa e muta,</l>
<l>E 'l grigio capo inonorato atterra.</l>
<l>Tal io non partirò. Non fu Catmorre</l>
<l>Molle garzone ad esplorare inteso</l>
<l>Covil di damme: io spaziai coi regi,</l>
<l>Con lor venni a tenzone, e 'l mio diletto</l>
<l>Fu mortifero campo, ove la pugna</l>
<l>Spazza dal suol le affastellate squadre,</l>
<l>Qual forte soffio accavallate nubi.</l></lg>
<lg><l>Così parlò d'Alnecma il sire, e ferma</l>
<l>Serenità gli si diffuse in petto:</l>
<l>Quasi fiamma vital valor gli serpe</l>
<l>Di vena in vena: maestosi e grandi</l>
<l>Sono i suoi passi, e già sgorgagli intorno</l>
<l>Il raggio oriental. Vid'ei la grigia</l>
<l>Oste gradatamente colorarsi</l>
<l>Alla nascente luce, ed allegrossi,</l>
<l>Come s'allegra un spirito del cielo,</l>
<l>Ch'alto su i mari suoi s'avanza, e quelli</l>
<l>Vede senz'onda, e senza penna i venti:</l>
<l>Fallace calma e passeggera; ei tosto</l>
<l>Risveglia i flutti imperioso, e vasti</l>
<l>Sonante spiaggia a flagellar li spinge.</l></lg>
<lg><l>Lungo la ripa d'un ruscello intanto</l>
<l>D'Inisuna la vergine giacea</l>
<l>Addormentata. Dall'amabil fronte</l>
<l>Caduto era l'elmetto: ella sognando</l>
<l>Sta nelle patrie terre: ivi il mattino</l>
<l>Dorava i campi suoi; scorrean dai massi</l>
<l>Cerulei rivi, e 'l venticel per gioco</l>
<l>De' giuncheti scotea le molli cime.</l>
<l>Vivace suono che alle caccia invita</l>
<l>Spargesi intorno: ai cacciator sovrasta</l>
<l>D'Ata l'eroe; l'innamorato sguardo</l>
<l>Egli torce a Sulmalla; essa la faccia</l>
<l>Rivolge altrove orgogliosetta, e l'arco</l>
<l>Piega negli atti non curante e in volto</l>
<l>Ferma: ah Sulmalla, ah! ma vacilla il core.</l></lg>
<lg><l>Tale era il sogno suo quando dappresso</l>
<l>Le si fece Catmor. Videsi innanzi</l>
<l>Quel caro volto, inaspettata vista,</l>
<l>E 'l ravvisò: che far dovea l'eroe?</l>
<l>Gemè, pianse, partì. No, duce d'Ata,</l>
<l>Non è tempo d'amor, t'attende il campo.</l></lg>
<lg><l>Ei disse; e 'l cerchio ammonitor percosse,</l>
<l>Onde di guerra esce la voce. Erina</l>
<l>Sorsegli intorno, e rimbombò: dal sonno</l>
<l>La vergine si scosse; arrossa, e trema</l>
<l>Delle sparse sue trecce; adocchia a terra</l>
<l>L'elmetto, e frettolosa e palpitante</l>
<l>Lo ricoglie, e s'asconde: ohimè! s'Erina</l>
<l>Sapesse mai che in queste spoglie è avvolta</l>
<l>La figlia d'Inisuna! Ella rammenta</l>
<l>La sua stirpe regale, e le divampa</l>
<l>La nobil alma di leggiadro orgoglio.</l>
<l>Dietro una rupe si celò, da cui</l>
<l>Scende garrulo rivo in cheta valle;</l></lg>
<lg><l>Gioconda solitudine remota</l>
<l>A pacifiche damme, anzi che quindi</l>
<l>Ne le cacciasse alto fragor di guerra.</l>
<l>Qui della bella vergine all'orecchio</l>
<l>Giungeva ad or ad or la cara voce</l>
<l>Dell'amato guerriero: alla sua doglia</l>
<l>Qui s'abbandona; del suo mal presaga</l>
<l>L'anima le si abbuia; ella dal canto</l>
<l>Cerca conforto, ed amorosi lai</l>
<l>Sparge sul vento in suon flebile e fioco.</l></lg>
<lg><l>Breve gioia, ove se' ita;</l>
<l>Caro sogno, ove sei tu?</l></lg>
<lg><l>Inisuna è già sparita,</l>
<l>Il mio suol non veggo più.</l></lg>
<lg><l>Della caccia in la mia terra</l>
<l>Più non odo il lieto suon!</l></lg>
<lg><l>Falda orribile di guerra</l>
<l>Mi circonda: ove mai son?</l></lg>
<lg><l>Guardo fuor, né veggo un raggio</l>
<l>Che m'additi il mio sentier.</l></lg>
<lg><l>Ah che speme altra non aggio!</l>
<l>Ah che basso è 'l mio guerrier!</l></lg>
<lg><l>Presso è il re dall'ampio scudo,</l>
<l>De' possenti atterrator.</l></lg>
<lg><l>Ohimè! scende il ferro crudo,</l>
<l>Ah tu cadi, o dolce amor!</l></lg>
<lg><l>Di Gomorre ombra diletta,</l>
<l>Ove porti il mobil piè?</l></lg>
<lg><l>Caro padre, arresta, aspetta,</l>
<l>Non andar lungi da me.</l></lg>
<lg><l>Stranie terre, altri paesi</l>
<l>Vai sovente a visitar:</l></lg>
<lg><l>La tua voce, o padre, intesi,</l>
<l>Mentr'io lassa era sul mar.</l></lg>
<lg><l>Figlia mia, tu corri a morte,</l>
<l>La tua voce parea dir:</l></lg>
<lg><l>Tutto invan; che amor più forte</l>
<l>Nel mio cor si fea sentir.</l></lg>
<lg><l>Spesso i figli a trar di pene</l>
<l>La paterna ombra sen vien,</l></lg>
<lg><l>Quando afflitti e fuor di spene</l>
<l>Solo in duol vita gli tien.</l></lg>
<lg><l>Il mio caro ah se m'è tolto,</l>
<l>Vieni, o padre, per pietà,</l></lg>
<lg><l>Strutto in pianto, in duol sepolto</l>
<l>Più del mio, qual cor sarà?</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO V</head>
<lg><l>O di lance e di scudi ospite amica,</l>
<l>Arpa, che d'Ossian nelle sale appesa,</l>
<l>L'esperta man risvegliatrice inviti;</l>
<l>Scendine, arpa diletta, e fa' ch'io senta</l>
<l>La tua voce gentil. Figlio d'Alpino,</l>
<l>Tu percoti le corde; a te s'aspetta</l>
<l>Ravvivar l'alma del cantor languente.</l>
<l>La romorosa corrente del Lora</l>
<l>Sgombrò la storia dal mio spirto: io seggo</l>
<l>Nella nube degli anni; e pochi, amico,</l>
<l>Sono i spiragli, ove s'affacci e guati</l>
<l>Lo spirto mio ver le passate etadi;</l>
<l>E vision, se viene, è fosca e tronca.</l>
<l>Ti sento, o graziosa arpa di Cona,</l>
<l>Ti sento; e già le immagini vivaci</l>
<l>Tornano all'alma mia, come ritorna</l>
<l>Il grembo a ravvivar d'arida valle,</l>
<l>Dianzi da nebbia neghittosa ingombra,</l>
<l>Dietro l'orme del Sol, cortese auretta.</l></lg>
<lg><l>Luba splendemi innanzi: in su i lor colli</l>
<l>Da un lato e l'altro le nemiche squadre</l>
<l>Stansi attendendo dei lor duci il cenno,</l>
<l>Rispettose così, come dei padri</l>
<l>Mirasser l'ombre. Alle sue genti in mezzo</l>
<l>S'ergean dei Re le grandeggianti forme,</l>
<l>Maestose a veder, quasi due rupi</l>
<l>Scabre il dorso di pini: entro il deserto</l>
<l>Le vedi alzarsi, e soverchiar la nebbia</l>
<l>Torpido-veleggiante; in giù pei fianchi</l>
<l>Scorrono i rivi e gorgogliando ai nembi</l>
<l>Spruzzan le penne di canuta spuma.</l></lg>
<lg><l>Del suo signore alla possente voce,</l>
<l>Erina rapidissima discende,</l>
<l>Simile a fiamma che si sparge e stride;</l>
<l>Sotto i lor piè Luba s'asconde. A tutti</l>
<l>Vola inanzi Foldan: ma d'Ata il duce</l>
<l>Si ritrasse al suo poggio, indi solleva</l>
<l>La lancia sua, face di guerra, e stella</l>
<l>Allumatrice d'onorata fiamma.</l>
<l>Stassi non lungi di Gomor la figlia</l>
<l>Dolce-languente: di battaglie e stragi</l>
<l>Non è vago quel core, e non allegra</l>
<l>Vista di sangue il mansueto sguardo.</l>
<l>Dietro la rupe una romita valle</l>
<l>Stendesi; intorno tre ruscelli azzurri</l>
<l>Dissetan l'erbe; la risguarda il Sole</l>
<l>Con grazioso raggio; in giù dal monte</l>
<l>Scendono in frotta cavrioli e damme:</l>
<l>In lor s'affisa la donzella, e pasce</l>
<l>Le vaghe luci d'innocente obietto.</l></lg>
<lg><l>Vide Fingal di Borbarduto il figlio,</l>
<l>E 'l minaccioso strepitar d'Erina</l>
<l>Sull'oscurata piaggia: egli percosse</l>
<l>Il cerchio del brocchier, che manda i duci</l>
<l>Al campo della fama. Alzarsi al Sole</l>
<l>L'aste, i scudi echeggiar: già non vedresti</l>
<l>Timor per mezzo all'oste andar vagando,</l>
<l>Quasi infetto vapor, che a loro appresso</l>
<l>Stava quel Re, ch'è lor fidanza e possa.</l>
<l>L'eroe di gioia sfolgorò nel volto</l>
<l>In mirar le sue genti: oh quanto, ei disse,</l>
<l>Di Morven mia m'è grato il suon: somiglia</l>
<l>Vento di boschi crollatore, o fiume</l>
<l>Rapido rotator d'argini e sponde;</l>
<l>Quindi è chiaro Fingallo, e in altre terre</l>
<l>Vola il suo nome: una sfuggevol luce</l>
<l>Nei perigli ei non fu, perché alle spalle</l>
<l>Sempre gli fur de' suoi guerrieri i passi.</l>
<l>Ma neppur io dinanzi unqua v'apparvi,</l>
<l>Qual terribile spettro, intenebrato</l>
<l>Di furor, di vendetta; ai vostri orecchi</l>
<l>Non fu tuon la mia voce, e gli occhi miei</l>
<l>Non lanciar contro voi vampe di morte.</l>
<l>Solo il mio sguardo i contumaci e alteri</l>
<l>Di mirar non degnava; il mio convito</l>
<l>Non s'imbandia per loro; e al mio cospetto,</l>
<l>Svanian qual nebbia all'apparir del Sole.</l>
<l>Or io di gloria v'appresento innanzi</l>
<l>Un giovinetto raggio: ancora in guerra</l>
<l>Poche son l'orme sue, ma tosto io spero,</l>
<l>Alte le stamperà: quella dei padri</l>
<l>La sua forma pareggia; ed il suo spirto</l>
<l>È una facella dell'avita fiamma.</l>
<l>Miei fidi, il v'accomando; ah custodite</l>
<l>Di Clato il figlio dalla bruna chioma,</l>
<l>Difendetelo, o prodi, e lui con gioia</l>
<l>Riconducete al padre; egli star solo</l>
<l>Quinci innanzi potrà. Stirpe di Morni,</l>
<l>Movi dietro i suoi passi, e sprone e scorta</l>
<l>Siagli la voce tua: l'onore rammenta;</l>
<l>Hai chi t'osserva, o frangitor di scudi.</l></lg>
<lg><l>Disse; e di Cormo ver l'eccelsa vetta</l>
<l>Ei s'avviò; lento io seguialo; accorse</l>
<l>Gaulo; lo scudo rallentato pendegli</l>
<l>Dalla cintura: Ossian t'arresta ei grida,</l>
<l>Legami al fianco questo scudo, il lega;</l>
<l>Vedrallo Alnecma, e crederà che ancora</l>
<l>Io rizzi l'asta: se cader m'è forza,</l>
<l>Celisi la mia tomba; io senza fama</l>
<l>Deggio cader: ed Evircoma ascosa</l>
<l>Sia la mia morte; ella n'aria vergogna.</l>
<l>Fillan, sta sopra noi l'occhio del forte;</l>
<l>Ogni possa s'adopri: ah non si soffra</l>
<l>Che giù dal colle, per recar soccorso</l>
<l>Al nostro rotto e fuggitivo campo,</l>
<l>Scenda Fingallo: e sì dicendo ei vola.</l>
<l>La mia voce il seguì: sangue di Morni,</l>
<l>Tu morir senza fama? ah non temerlo.</l>
<l>Ma così va; le lor passate imprese</l>
<l>Sono all'alme de' forti un sogno, un'ombra;</l>
<l>E van pel campo della fama in traccia</l>
<l>Di novelli trofei, né da i lor labbri</l>
<l>Escon mai voci di baldanza e vanto.</l>
<l>Io m'allegrai nel rimirarlo; il giogo</l>
<l>Salii di Cormo, e al Re posimi a fianco.</l></lg>
<lg><l>Ecco gli opposti eserciti piegarsi</l>
<l>L'un contro l'altro in due ristrette file</l>
<l>In ripa al Luba: ivi Foldan torreggia,</l>
<l>Nembo d'oscuritade; indi sfavilla</l>
<l>La giovinezza di Fillan: ciascuno</l>
<l>Manda suono guerrier: Gaulo di Selma</l>
<l>Batte lo scudo: all'arme, al sangue: acciaro</l>
<l>Sopra l'acciar sgorga i suoi raggi: il campo</l>
<l>Mette un chiaror, qual di cadenti rivi,</l>
<l>Qualor da opposte irto-cigliute rupi</l>
<l>Escon mescendo le stridenti spume</l>
<l>Con fragor rovinoso. Eccolo, ei viene</l>
<l>Il figlio della fama: osserva, osserva,</l>
<l>Quant'oste atterra! o mio Fillan, d'ancisi</l>
<l>Tu semini i sentier; per te già i nembi</l>
<l>Traboccan d'ombre; ogni tuo passo è morte.</l></lg>
<lg><l>Fra due spaccati massi, a cui fean ombra</l>
<l>Querce intralciate co' fronzuti rami,</l>
<l>Stava Rotmar, scudo d'Erina. Ei rota</l>
<l>Sopra Fillano l'oscurato sguardo,</l>
<l>E a' suoi sponda si fa. L'aspro conflitto</l>
<l>Vide Fingallo avvicinarsi, e tutta</l>
<l>L'anima gli balzò: ma quale appunto</l>
<l>Il gran sasso di Loda, a cader fora,</l>
<l>Di Drumanardo dal ciglion petroso</l>
<l>Diradicato, allor che mille a prova</l>
<l>Imperversando tenebrosi spirti</l>
<l>Squassan la terra in lor furor, con tanta</l>
<l>Mole, con tal rimbombo il terren presse</l>
<l>Rotmar feroce dal ceruleo scudo.</l></lg>
<lg><l>Non lungi era Culmin: proruppe in pianto</l>
<l>Il giovinetto di cordoglio e d'ira:</l>
<l>Ei con Rotmar la prima volta avea</l>
<l>Curvato l'arco al natio fonte in riva,</l>
<l>E de' cervetti sul matin con esso</l>
<l>Seguia le traccie, e discopriane il letto.</l>
<l>Scontrarsi agogna con Fillano, e a colpi</l>
<l>Colpi mischiar: vampo menando inalza</l>
<l>L'acciaro, e l'aer fende, e fere il vento</l>
<l>Pria che Fillan: ma già l'assal. Che fai,</l>
<l>Figlio di Colallina? a che ti scagli</l>
<l>Su quel raggio di luce? un foco è questo,</l>
<l>Foco distruggitor: garzon di Struta,</l>
<l>Mal accorto, t'arretra; i vostri padri</l>
<l>Non fur nel campo e nella zuffa uguali.</l>
<l>Misera madre! in la romita sala</l>
<l>Siede, e col guardo sul ceruleo Struta</l>
<l>Pende inquieta: ecco repente insorgono</l>
<l>Sopra il torrente tortuosi turbini,</l>
<l>E mentre sibilando si travoltolano,</l>
<l>Nel vorticoso sen pallida pallida</l>
<l>Portano un'ombra: la ravvisa ed ulula</l>
<l>Lo stuol de' veltri; sanguinose gocciole</l>
<l>Tingon lo scudo: ah tu cadesti o figlio!</l>
<l>Misera madre! o cruda Erina! oh guerra!</l>
<l>Qual cavriolo a cui furtiva freccia</l>
<l>Il molle fianco trapassò, si scorge</l>
<l>Del rio sul margo palpitar prosteso:</l>
<l>Il cacciator che lo ferì s'arresta,</l>
<l>Né senza senso di pietà rimembra</l>
<l>Del piè di vento il saltellar vistoso;</l>
<l>Così giacea di Colallina il figlio</l>
<l>Su gli occhi di Fillan; l'onda corrente</l>
<l>Immolla e svolve le polite anella</l>
<l>Del biondo crine; e riga atra di sangue</l>
<l>Striscia lo scudo: ancor la man sostenta</l>
<l>L'acciaro; infido acciar! che al maggior uopo</l>
<l>Mai lo soccorse. Il buon Fillan lo sguarda</l>
<l>Pietosamente, e sventurato, ei grida,</l>
<l>Caduto se' pria che si udisse intorno</l>
<l>Risuonar la tua fama! il padre tuo</l>
<l>Mandotti al campo, e d'ascoltar s'attende</l>
<l>Tue chiare imprese: egli or canuto e fiacco</l>
<l>Forse ti chiama, e ver Moilena ha 'l guardo.</l>
<l>Invan! che tu non torni a consolarlo,</l>
<l>Carco di spoglie di nemici ancisi.</l>
<l>Disse; e fuga, terror, scompiglio, e morte</l>
<l>Segue a sgorgar sulla smarrita Erina.</l></lg>
<lg><l>Ma d'altra parte rovesciato e infranto</l>
<l>Cade uom sopr'uom dall'infocata rabbia</l>
<l>Del feroce Foldan, ch'oltre sul campo</l>
<l>Delle sue squadre sospingea la piena,</l>
<l>Forte rugghiando: ad arrestarne il corso</l>
<l>Mosse Dermino, e a lui strinsersi intorno</l>
<l>Di Cona i figli: ma spezzò Foldano</l>
<l>Lo scudo al duce, e i suoi guerrier n'andaro</l>
<l>O spenti o spersi. Allor gridò quel fero</l>
<l>Nell'odiosa sua burbanza: ho vinto,</l>
<l>Morven fuggì; va la mia fama al cielo.</l>
<l>Vattene, o Malto, ed a Catmor comanda:</l>
<l>Guardi il sentier che all'ocean conduce,</l>
<l>Perché Fingallo dal mio brando invitto</l>
<l>Non si sottragga; a terra ei debbe, a terra</l>
<l>Cader per esso: appo un cannoso stagno</l>
<l>Abbia la tomba; ma di lode e canto</l>
<l>Perda la speme; inonorato ei mora,</l>
<l>Ed il suo spirto per la pigra nebbia</l>
<l>Ravviluppato si dibatta invano.</l>
<l>Malto l'udì senza far motto, e solo</l>
<l>Sorgeagli in volto a quel superbo vanto</l>
<l>Disdegnosa dubbianza: alza lo sguardo</l>
<l>Verso Fingallo, indi a Foldan lo torce</l>
<l>Bieco; sorride amaramente, e muto</l>
<l>Volgesi, e immerge entro la zuffa il brando</l></lg>
<lg><l>Di Clono intanto nell'angusta valle,</l>
<l>Ove due querce sul ruscel son chine,</l>
<l>Di Dutno il figlio taciturno e fosco</l>
<l>Stava nel suo dolor: spicciava il sangue</l>
<l>Dalla trafitta coscia, appiè spezzato</l>
<l>Giace lo scudo, inoperosa a un masso</l>
<l>Posa la lancia; a che, Dermin, sì mesto?</l>
<l>Odo il rugghiar della battaglia: e sole</l>
<l>Son le mie schiere: vacillanti a stento</l>
<l>Traggo i miei passi e non ho scudo: ah dunque</l>
<l>Fia che vinca costui? no, se pria basso</l>
<l>Non è Dermin, non vincerà: Foldano</l>
<l>Ti sfiderò, t'affronterò. La lancia,</l>
<l>Isfavillando di terribil gioia,</l>
<l>Prende; ma Gaulo ecco già vien. T'arresta</l>
<l>Figlia di Dutno, onde tal fretta? il sangue</l>
<l>Segna i tuoi passi: ov'è lo scudo? inerme</l>
<l>Dei tu cader? Signor di Strumo, ei disse,</l>
<l>Dammi lo scudo tuo: spesso ei travolse</l>
<l>Piena di guerra, nel suo corso al fero</l>
<l>Farommi incontro. Alto campion, non vedi</l>
<l>Quella pietra colà, che il grigio capo</l>
<l>Sporge tra l'erba? ivi riposa un duce</l>
<l>Del ceppo di Dermin: colà già spento</l>
<l>Ponmi a dormir nella perpetua notte.</l>
<l>Sale ei sul poggio lentamente, e mira</l>
<l>Lo scompigliato campo: erran qua, la</l>
<l>Le della zuffa scintillanti file</l>
<l>Diradate, spezzate. In notte oscura</l>
<l>Qual è a mirar su piaggia erma lontano</l>
<l>Foco che al variar d'instabil vento</l>
<l>Varia d'aspetto: or tu lo credi assorto</l>
<l>Fra globi atri di fumo, ora lo scorgi</l>
<l>Rigurgitar con tortuosi slanci</l>
<l>La rossa rapidissima corrente;</l>
<l>Tale affacciossi di Dermino al guardo</l>
<l>La variata mischia. All'oste in mezzo</l>
<l>Campeggia il passo di Foldan, qual vasta</l>
<l>Mole di nave, che in orribil verno</l>
<l>Di mezzo a due scogliose isole opposte</l>
<l>Spuntarsi scorge, e balzellon sull'onde</l>
<l>Va il mar sopposto a soverchiar. Dermino</l>
<l>Furibondo l'adocchia, e già si scaglia</l>
<l>Entro la zuffa, ahi! ma vacilla; e grossa</l>
<l>Cade dall'occhio del guerrier dolente</l>
<l>Lagrima di dispetto. Allora il corno</l>
<l>Suonò del padre, ed il cerchiato scudo</l>
<l>Ben tre volte colpì, tre volte a nome</l>
<l>Chiamò Foldan ferocemente. Udillo</l>
<l>Foldan con gioia, e sollevò la lancia</l>
<l>Sanguinosa, feral: qual masso alpestre</l>
<l>Mostra in tempesta i rugginosi fianchi</l>
<l>Segnati a strisce di correnti rivi;</l>
<l>Cotal movea contro Dermino audace,</l>
<l>Tutta strisciata di grondante sangue</l>
<l>La forma spaventevole di Moma.</l></lg>
<lg><l>Da un lato e l'altro si ritrasse l'oste</l>
<l>Dal conflitto dei duci: alzansi a un punto</l>
<l>Le scintillanti spade, e già... ma tosto</l>
<l>Fillano si precipita, ed accorre</l>
<l>Alla zuffa inegual; tre passi a retro</l>
<l>Balzò Foldan che abbarbagliollo il vivo</l>
<l>Raggio, che qual da nube uscio repente</l>
<l>L'eroe ferito a ricattar: dell'atto</l>
<l>Ebbe onta il truce, e di rabbioso orgoglio</l>
<l>Ebro avanzossi, e chiamò fuora all'opra</l>
<l>Quanto avea possa nell'esperto acciaro.</l>
<l>Qual due talor di spaziose penne</l>
<l>Aquile alto-volanti a giostrar vanno</l>
<l>Per le piagge dei venti, onde del cielo</l>
<l>La vasta solitudine rimbomba;</l>
<l>Tai s'avventar l'un contro l'altro i duci</l>
<l>Sopra Moilena. In sulle opposte rupi,</l>
<l>Dei due gran Re che si sedeano a fronte</l>
<l>Involontari a cotal vista i passi</l>
<l>Quinci e quindi avanzarsi, allora appunto</l>
<l>La buia zuffa, allor parea che stesse</l>
<l>Già per calar sulle taglienti spade.</l>
<l>Segreta gioia ricercar le vene</l>
<l>Sentì Catmor, gioia d'eroi, qualora</l>
<l>Sorge periglio a lor grand'alme eguale.</l>
<l>Sul Luba no, ma ben sul Mora ha fitto</l>
<l>L'avido sguardo, che di là s'ergea</l>
<l>Maestoso e terribile a mirarsi</l>
<l>Del re di Selma il signoril sembiante.</l></lg>
<lg><l>Ecco riverso sul ceruleo scudo</l>
<l>Foldano stramazzò. Fillan coll'asta</l>
<l>Passagli il sen, né a risguardar si volge</l>
<l>Sopra l'estinto; oltre si spinge, e rota</l>
<l>Onda di guerra. Sorgono le cento</l>
<l>Voci di morte. Il frettoloso passo,</l>
<l>Figlio di Clato, arresta; ohimè! non vedi</l>
<l>Isfavillar quella terribil forma,</l>
<l>Fosco segno di morte? ma il re d'Alnecma</l>
<l>Non destar in tuo danno; assai facesti,</l>
<l>Prode garzon, fa' che ti basti; arresta.</l></lg>
<lg><l>Vide Foldan giacente, e fosco appresso</l>
<l>Stettegli Malto; ira e rancor dall'alma</l>
<l>Gli s'era sgombro: ei somigliava a rupe</l>
<l>Là nel deserto, in sul cui negro fianco</l>
<l>Sta l'umidor di non rasciutte stille,</l>
<l>Poiché la basso-veleggiante nebbia</l>
<l>Lasciolla scarca, e gli alberi riarsi</l>
<l>Restaro al vento. Con pietosi accenti</l>
<l>Al moribondo eroe tenne parole</l>
<l>Dell'oscura magion. Dì, la tua grigia</l>
<l>Pietra alzerassi nella verde Ullina,</l>
<l>Oppur di Moma in la selvosa terra,</l>
<l>Ove risguarda di soppiatto il Sole</l>
<l>Sul ceruleo Dalruto? ivi s'aggira,</l>
<l>Mentre a te pensa, il solitario passo</l>
<l>Di Dardulena tua. La mi rimembri,</l>
<l>Disse Foldan, perché di figli privo</l>
<l>Garzon non lascio, che l'acciaro impugni</l>
<l>Per vendicar l'ombra paterna? Malto</l>
<l>Già vendicato io son: pacata in campo</l>
<l>Non fu, tu 'l sai la destra mia: d'intorno</l>
<l>Al mio angusto abituro alza le tombe</l>
<l>Di quei ch'io spensi: ecco le mie vendette.</l>
<l>Io dal mio nembo scenderò sovente</l>
<l>Per visitarle, e mi fia vanto e gioia</l>
<l>Vederle a cerchio coi muscosi capi</l>
<l>Far corona al mio sasso, e la folt'erba</l>
<l>Crescervi sopra e sibilar sul vento.</l>
<l>Disse, e 'l suo spirto rapido si spinse</l>
<l>Alle valli di Moma, e venne ai sogni</l>
<l>Della diletta Dardulena. Appunto</l>
<l>Tornata allor dalle cacciate damme</l>
<l>Lungo la ripa di Dalruto erbosa</l>
<l>Dormia la bella; rallentato l'arco</l>
<l>Stavale accanto, e il candidetto seno</l>
<l>Co' bei flagelli della lunga chioma</l>
<l>Leve leve battea scherzosa auretta.</l>
<l>In cotal atto rivestita e sparsa</l>
<l>Di sua fiorita giovenil beltade</l>
<l>Giacea la verginella, amor d'eroi.</l>
<l>Venne dal bosco, e verso lei curvossi</l>
<l>Torbido il padre: ampia ferita ha in petto;</l>
<l>Si mostrava talor, talora avvolto</l>
<l>Fra la nebbia svania, scoppianti lagrime</l>
<l>Rupperle il sonno; ella s'alzò, conobbe</l>
<l>Ch'era basso il guerrier; poscia a colpirla</l>
<l>Venne un baleno dal paterno spirto,</l>
<l>Che sovra i nembi suoi correa sublime,</l>
<l>E ferilla una voce: ultima adesso,</l>
<l>O Dardulena dall'azzurro sguardo,</l>
<l>Dell'altera tua schiatta ultima sei.</l></lg>
<lg><l>Già fugge Bolga; e di confuse grida</l>
<l>Già Luba echeggia: a scompigliar le squadre</l>
<l>Su i loro passi rapido anelante</l>
<l>Pende Fillan; sparso di morti è il suolo.</l>
<l>Sulle prodezze dell'amato figlio</l>
<l>Gioia Fingallo: alfin Catmorre alzossi,</l>
<l>Il possente Catmor. Figlio d'Alpino,</l>
<l>Qua qua, recami l'arpa, al vento spargi</l>
<l>La gloria di Fillano, alto solleva</l>
<l>Il nome suo finché sfavilla ancora.</l></lg>
<lg><l>Esci fuor vezzosa Clato;</l>
<l>Vieni al prato</l>
<l>Col bel guardo cilestrin.</l></lg>
<lg><l>Ver Moilena gira il ciglio,</l>
<l>Guarda il figlio,</l>
<l>Quasi raggio mattutin.</l></lg>
<lg><l>Raggio che splende,</l>
<l>Ma fere e incende:</l>
<l>Luce nemica al suo chiaror non dura;</l>
<l>Miralo a balenar;</l>
<l>Ohimè! più nol mirar - ch'egli s'oscura.</l></lg>
<lg><l>Al suon piacevole</l>
<l>D'arpe tremanti,</l>
<l>Mescete o vergini,</l>
<l>Mescete i canti:</l>
<l>Fillan gli chiede,</l>
<l>Del suo valor mercede.</l></lg>
<lg><l>Ei non va cercando il letto</l>
<l>O di damma o di cervetto,</l>
<l>Del mattin sul primo albor.</l></lg>
<lg><l>Né sul rio negletto e lento</l>
<l>Piega l'arco, e scocca al vento,</l>
<l>Sconosciuto cacciator.</l></lg>
<lg><l>Contro il suo fianco la guerra si volve,</l>
<l>Egli qual turbo le schiere travolve,</l>
<l>Rugge la mischia, la piena ingrossa,</l>
<l>Egli rotasi, e 'l campo arrossa:</l>
<l>La man forte</l>
<l>Piove morte;</l>
<l>Alto il piede nel sangue passeggia,</l>
<l>L'occhio folgora, e morte lampeggia.</l></lg>
<lg><l>Dillo un irato spirito del cielo,</l>
<l>Che del nembo</l>
<l>Scuote il lembo,</l>
<l>E scende con furor: scosso l'oceano</l>
<l>Sente in sé l'orma profonda;</l>
<l>Mentr'ei move d'onda in onda</l>
<l>Il suo dorso a calpestar.</l></lg>
<lg><l>Vampa feral n'arde i vestigi; e l'isole</l>
<l>Con forte tremito,</l>
<l>I capi crollano</l>
<l>Sul trabalzato mar.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO VI</head>
<lg><l>S'alza Catmor? che fia? l'acciar di Luno</l>
<l>Fingallo impugnerà? ma che fia poscia</l>
<l>Di tua fama crescente, altero germe</l>
<l>Della candida Clato? Ah! dal mio volto</l>
<l>Non torcer no l'annuvolato sguardo,</l>
<l>O figlia d'Inistor: non fia ch'io copra</l>
<l>Col mio chiaror quel giovinetto raggio:</l>
<l>Ei mi brilla sull'alma. Oh colle falde</l>
<l>Degli aerei tuoi boschi alzati, o Mora,</l>
<l>Fra la battaglia e me: perché degg'io</l>
<l>Starmi la pugna a risguardar, per tema</l>
<l>Che cader debba anzi il suo tempo spento</l>
<l>Il mio guerriero dalla bruna chioma?</l>
<l>Lungi il tristo pensier: confuso suono</l>
<l>Chiuda al fragor della battaglia il varco.</l>
<l>Carilo, della leve arpa tremante</l>
<l>Sgorga fra' canti il suon: qui delle balze</l>
<l>Son pur le voci, e delle onde cadenti</l>
<l>Il grato sussurrar. Padre d'Oscarre,</l>
<l>Tu solleva la lancia, al giovinetto</l>
<l>Porgi soccorso; ma i tuoi passi ascondi</l>
<l>Agli occhi di Fillano: ah non conosca</l>
<l>Il pro' garzon ch'io del suo acciar diffidi.</l>
<l>No, figliuol mio, non sarà mai che sorga</l>
<l>Sulla tua luminosa alma di foco</l>
<l>Nube per me, che la raggeli o abbui.</l></lg>
<lg><l>Dietro il suo poggio ei si ritrasse al suono</l>
<l>Della voce di Carilo: io gonfiarsi</l>
<l>Sentiimi l'alma; e palpitante presi</l>
<l>La lancia di Temora. Errar io scorsi</l>
<l>Lungo Moilena l'orrida rovina</l>
<l>Della zuffa di morte, armati ed arme</l>
<l>Ravviluppati, scompigliate schiere,</l>
<l>Qual ferir, qual fuggir. Fillan trascorre</l>
<l>Per l'oste, e ne fa scempio, e d'ala in ala</l>
<l>Foco devastator desola e passa.</l>
<l>Tutti dinanzi a lui stempransi i solchi</l>
<l>Della battaglia, e van qual fumo al vento.</l></lg>
<lg><l>Ma in suo regale bellicoso arnese</l>
<l>Scende Catmor: dell'aquila temuta</l>
<l>Oscure roteavano le penne</l>
<l>Sull'elmetto di foco: ei move al campo</l>
<l>Spregiantemente in suo valor securo,</l>
<l>Come se d'Ata lo chiamasse ai boschi</l>
<l>Festosa caccia: sollevò più volte</l>
<l>La terribil sua voce. Udillo Erina,</l>
<l>E si raccolse; l'anime de' suoi</l>
<l>Che svanian per timor, corsero addietro</l>
<l>Quasi torrenti, e meraviglia ed onta</l>
<l>Ebber di lor temenza: in cotal guisa,</l>
<l>Quando il mattino le pendici indora,</l>
<l>Lo sbigottito peregrin si volge</l>
<l>Con protesi occhi a risguardar la piaggia,</l>
<l>Orrido campo di notturni spettri;</l>
<l>E in quel vivo chiaror prende conforto.</l></lg>
<lg><l>Fuor della rupe di Moilena, scossa</l>
<l>D'improvviso tremore, uscì Sulmalla</l>
<l>Incespicante, vacillante; un ramo</l>
<l>D'ispida quercia attraversossi; e l'asta</l>
<l>Di man le trasse; ella nol sente; intesa</l>
<l>Pendea col guardo sopra il duce. O bella,</l>
<l>Non è dinanzi a te piacevol tresca,</l>
<l>Né scherzosa tenzon d'archi e di strali,</l>
<l>Siccome allor che di Gomor agli occhi</l>
<l>Fè di sé mostra il giovine di Cluba.</l></lg>
<lg><l>Qual la rupe di Runo, allor che afferra</l>
<l>Le scorrevoli nuvole pei lembi</l>
<l>Della lurida veste e le si addossa,</l>
<l>Sembra ingrandir sopra la piaggia ondosa</l>
<l>In sua raccolta oscuritade; il duce</l>
<l>D'Ata così farsi maggior parea,</l>
<l>Mentre a lui folta raccoglieasi intorno</l>
<l>L'armata Erina. Come vari nembi</l>
<l>Volan sul mare e ciascun d'essi innanzi</l>
<l>La sua fosco-cerulea onda sospinge;</l>
<l>Tal d'ogni lato di Catmor le voci</l>
<l>Sospingean grossa onda d'armati. E muto</l>
<l>Non è Fillan sotto il suo poggio; ei mesce</l>
<l>L'alta sua voce all'echeggiante scudo:</l>
<l>Aquila ei par che le sonanti penne</l>
<l>Batte con forza, e a secondarne il corso</l>
<l>Chiama i rapidi venti allor che scorge</l>
<l>Lungo la valle del giuncoso Luta</l>
<l>Errar in frotta cavrioli e damme.</l></lg>
<lg><l>Si curvano, s'azzuffano: le cento</l>
<l>Voci di morte odi suonar; l'aspetto</l>
<l>De' due gran Duci, dei guerrier gli spirti</l>
<l>Incendea di magnanime faville.</l>
<l>Io corsi a slanci; ma massi, ma tronchi</l>
<l>Dirupati, ammontati inciampo al piede</l>
<l>Feano e ritardo: udii d'acciaro intorno</l>
<l>Un forte strepitar; m'accosto alfine.</l>
<l>Erto sul poggio rimirai dell'una</l>
<l>Oste e dell'altra i minacciosi passi</l>
<l>Lentamente aggirantisi, e le luci</l>
<l>Torvo-guardanti: tenebrosi e grandi</l>
<l>Per le scintille del lucente acciaro</l>
<l>Gli eroi scorgeansi passeggiar spiranti</l>
<l>Fero riposo: i due campioni alteri</l>
<l>S'eran già scontri in sanguinosa zuffa.</l>
<l>Precipitai, che per Fillan m'assalse</l>
<l>Subita tema e mi distrinse il core.</l>
<l>Giunsi; Catmor mi vide, e non pertanto</l>
<l>Non s'avanzò, non s'arretrò; di fianco</l>
<l>Sol seguiami col guardo; alta di ghiaccio</l>
<l>Massa ei parea: ratto all'acciar mi corse</l>
<l>La destra e l'alma. In sull'opposto margo</l>
<l>Del rio corrente a passeggiar ci stemmo</l>
<l>Un cotal poco, indi rivolti a un tratto</l>
<l>Sollevammo le lance; a separarci</l>
<l>Scese la notte; è tutto buio intorno,</l>
<l>Tutto silenzio, se non quanto ascolti</l>
<l>Lo scalpitar delle disperse schiere.</l></lg>
<lg><l>Io venni al luogo ove Fillan pocanzi</l>
<l>Pugnato avea: che fia? voci non sento,</l>
<l>Suono non odo: uno spezzato elmetto</l>
<l>Giacea sul suolo, e in due fesso uno scudo.</l>
<l>Fillano ove se' tu? parla, gridai,</l>
<l>Figlio di Clato. Egli m'udì, le stanche</l>
<l>Membra appoggiato ad un alpestre masso,</l>
<l>Che sul rivo sporgea la grigia fronte:</l>
<l>M'udì, ma torvo lì si tenne, e fosco.</l>
<l>Alfin vidi l'eroe; perché vestito</l>
<l>Ti stai d'oscurità, gli dissi, o luce</l>
<l>Della schiatta di Selma? il tuo sentiero</l>
<l>Isfavillò nel tenebroso campo:</l>
<l>Lunga finora e perigliosa, o prode,</l>
<l>Pugna pugnasti, or di Fingallo il corno</l>
<l>S'ode squillar; la nubilosa vetta</l>
<l>Ascendi, ov'egli tra la nebbia assiso</l>
<l>Porge all'arpa di Carilo l'orecchio;</l>
<l>Reca gioia all'antico, o giovinetto</l>
<l>Di scudi infrangitore. - Arrecar gioia</l>
<l>Può forse il vinto? io frangitor di scudi?</l>
<l>Più scudo, Ossian, non ho; spezzato ei giace</l>
<l>Là sulla piaggia, volano dell'elmo</l>
<l>Stracciate e sparse l'aquiline penne:</l>
<l>Non s'allegra su i figli occhio di padre,</l>
<l>Fuorché quando il nemico in fuga è volto</l>
<l>Dai loro brandi; ma qualor son vinti</l>
<l>Mal celati ne scoppiano i sospiri.</l>
<l>No, no, Fillan del genitore al guardo</l>
<l>Non s'offrirà più mai: perché degg'io</l>
<l>Recar onta all'eroe? - Fratello amato,</l>
<l>A che sì fosco l'anima m'attristi?</l>
<l>Foco ardente tu fosti: ed allegrarsi</l>
<l>Non dovrassene il padre? Ossian non ebbe</l>
<l>La gloria tua; pur meco il Re fu sempre</l>
<l>Placido Sole; ei risguardò con gioia</l>
<l>Sopra i miei passi, e sul sereno volto</l>
<l>Mai non sorse per me nube di sdegno.</l>
<l>Poggia, o Fillan, sul Mora: il suo convito</l>
<l>Colà t'attende. - Ossian, lo scudo infranto,</l>
<l>Arrecami, raccoglimi le penne</l>
<l>Ch'errano al vento, perché men si perda</l>
<l>Della mia fama, le mi poni accanto.</l>
<l>Ossian, io manco: in quel concavo sasso</l>
<l>Ripommi; ma non s'alzi alcuna pietra</l>
<l>Sulla mia tomba, onde talun non chiegga</l>
<l>Delle mie gesta: il primo de' miei campi</l>
<l>Fu pur l'estremo; anzi il mio tempo io caddi,</l>
<l>E caddi senza onor: sol la tua voce</l>
<l>L'anima fuggitiva riconforti.</l>
<l>Ah non sappia il cantor qual sia la stanza</l>
<l>Ove soggiorni d'immatura morte</l>
<l>Spento Fillan: svenne in ciò dir. - Fratello,</l>
<l>Errando or va su i vorticosi venti</l>
<l>Lo spirto tuo? gioia t'inondi e segua</l>
<l>Sulle tue nubi: già l'eccelse forme</l>
<l>De' tuoi padri, o Fillan, stendon le braccia</l>
<l>Per accogliere il figlio: alto sul Mora</l>
<l>Sparse vegg'io le lor fiammelle, io veggo</l>
<l>Le lor vesti ondeggiar: fratel mio dolce,</l>
<l>Gioia ti scontri; ella è per noi già spenta,</l>
<l>Siam foschi e mesti: ah che 'l nemico accerchia</l>
<l>L'eroe canuto, e già vacilla e langue</l>
<l>L'alta sua fama: o regnator di Selma,</l>
<l>Tu sei solo nel campo, ohimè, sei solo.</l></lg>
<lg><l>Nello speco il riposi appresso il rugghio</l>
<l>Del notturno torrente; in sul guerriero</l>
<l>Guardava d'alto una rossiccia stella,</l>
<l>E i venti sollevavano buffando</l>
<l>Il nero crin: stetti in orecchi a corne</l>
<l>Alcun soffio vital; soffio non spira,</l>
<l>Che dormiva l'eroe sonno di morte.</l>
<l>Come balen sopra una nube striscia,</l>
<l>Rapido sopra l'anima mi corse</l>
<l>Improvviso pensier: rizzomi, in foco</l>
<l>Rotan le luci mie, movo squassando</l>
<l>L'arme sonanti: o duce d'Ata, attendi,</l>
<l>M'attendi, io vengo a te, voglio scontrarti</l>
<l>Là fra' tuoi mille: e soffrirò che sfugga</l>
<l>Quella nube feral, che acerbamente</l>
<l>Spense quell'astro giovanile? O ombre</l>
<l>De' padri miei, sui vostri poggi adesso</l>
<l>Tutte accendete le meteore vostre,</l>
<l>E all'audace mio piè fatevi scorte.</l>
<l>Struggerò, sperderò... ma s'io non torno?</l>
<l>Il Re non ha più figli; egli è canuto</l>
<l>Fra' suoi nemici; al braccio suo già manca</l>
<l>L'antica possa; oscurità minaccia</l>
<l>La sua vecchiezza: ah non sia mai ch'io 'l vegga</l>
<l>D'alto giacer sul sanguinoso campo.</l>
<l>Tornisi a lui: come tornar? che dirgli?</l>
<l>Non chiederà del figlio suo novella?</l>
<l>Fillan fu a te commesso; ov'è? mel serbi,</l>
<l>Mel difendi così? rampogna atroce!</l>
<l>Su s'affronti il nemico: Erina, Erina,</l>
<l>Mi scaglio sopra te; godo al rimbombo</l>
<l>Dell'oste armata; nel tuo sen la tomba</l>
<l>Grata mi fia; l'inferocito sguardo</l>
<l>Sol si sfugga del padre. Oh, là dal Mora</l>
<l>Non ascolto una voce? egli è Fingallo,</l>
<l>Che chiama ambi i suoi figli: io vegno o padre,</l>
<l>Io vegno a te nel mio cordoglio amaro.</l>
<l>Aquila sembro, cui notturna fiamma</l>
<l>Scontrò là nel deserto, e lasciò spoglia</l>
<l>Della metà di sue robuste penne.</l></lg>
<lg><l>Già Morven scompigliata in rotte bande</l>
<l>Vien respinta sul Mora: ognun confuso,</l>
<l>Dagli altri, e più dal Re stassi in disparte;</l>
<l>Ognun torbido e tacito si curva</l>
<l>Sulla lancia di frassino: sta muto</l>
<l>Fingallo in mezzo a' suoi: dentro il suo spirto</l>
<l>Pensier sopra pensier volvesi, come</l>
<l>Onda sopr'onda in su romito lago</l>
<l>Col suo dorso di spuma, ei guarda intorno,</l>
<l>Né scorge il figlio sollevar la lancia</l>
<l>Lungo-raggiante: alto dal petto e grave</l>
<l>Gli esce un sospir, ma lo reprime: io venni,</l>
<l>Sotto una quercia mi gettai, né udissi</l>
<l>La voce mia: che dir poteva al padre,</l>
<l>In quel punto d'affanno? Ei parla alfine,</l>
<l>E il popolo protendesi ad udirlo,</l>
<l>Lento, aggrottato, tra vergogna e doglia.</l>
<l>Ov'è il figlio di Selma, il garzon prode</l>
<l>Condottier di battaglia? io nol riveggo</l>
<l>Tornar a me fra le festose grida</l>
<l>Del popol mio: dunque cadeo trafitto</l>
<l>Il maestoso cavriol leggiadro</l>
<l>Onor de' nostri poggi! ei cadde al certo,</l>
<l>Poiché siete sì muti: infranto giace</l>
<l>Lo scudo di mie guerre. Orsù dappresso</l>
<l>Stiasi a Fingallo il suo guerriero arnese,</l>
<l>E la spada di Luno; acerbo colpo</l>
<l>Mi risveglia e mi scuote: io col mattino</l>
<l>Scendo a pugnar; voi m'intendete, io scendo.</l></lg>
<lg><l>Alto di Cormo in su l'alpestre vetta</l>
<l>Arde al vento una quercia; erra d'intorno</l>
<l>La grigia nebbia in sinuose falde.</l>
<l>Il Re tre volte passeggiò spirante</l>
<l>Bellicoso furor: sempre dall'oste</l>
<l>Ritrarsi egli solea, qualor nell'alma</l>
<l>Gli ardea battaglia; a due grand'aste infitto</l>
<l>Pendea d'alto il suo scudo, il scintillante</l>
<l>Segno di morte, il paventato scudo,</l>
<l>Ch'ei percoteva infra gli orror notturni,</l>
<l>Pria che movesse a battagliar: le schiere</l>
<l>Conoscevano allor, che il Re la pugna</l>
<l>Guidar dovea; che quel fragor soltanto</l>
<l>Del furor di Fingallo era foriero.</l>
<l>Scomposto passo e disugual, focoso</l>
<l>Sguardo, torbida fronte in lui si scorge,</l>
<l>Mentr'ei sfavilla della quercia al lume,</l>
<l>Terribile a mirarsi a par del tetro</l>
<l>Spirito della notte, allor ch'ei veste</l>
<l>Di densa nebbia il suo feroce aspetto,</l>
<l>E di tempeste spargitor sul dorso</l>
<l>Del turbato ocean carreggia i venti.</l></lg>
<lg><l>Né già dalla passata aspra tempesta</l>
<l>Era del tutto abbonacciato il mare</l>
<l>Della guerra d'Erina: odi sul campo</l>
<l>Un aggirarsi, un bisbigliar confuso</l>
<l>Dell'inquiete schiere. Innanzi agli altri</l>
<l>Solo è Catmorre, e coll'acciaro incalza</l>
<l>Di Morven fuggitiva i sparsi avanzi.</l>
<l>Giunto era appunto alla muscosa grotta</l>
<l>Ove giacea Fillan: curva una pianta</l>
<l>Ombrava il rio che dalla rupe spiccia.</l>
<l>Ivi ad un raggio tremulo di Luna</l>
<l>Scorgesi luccicar l'infranto scudo</l>
<l>Del garzone di Clato, e presso a quello</l>
<l>Brano velluto il piè giacea sull'erba.</l>
<l>Egli sul Mora avea smarrito il Duce,</l>
<l>E lungo tempo lo cercò sul vento.</l>
<l>Ei si credea che in placido riposo</l>
<l>Il vago cacciator dal guardo azzurro</l>
<l>Fosse addormito, e colla testa inchina</l>
<l>Sopra il suo scudo ad aspettar si stava</l>
<l>Ch'ei si svegliasse; una liev'aura, un soffio</l>
<l>Non passò sulla piaggia inesplorato</l>
<l>Dal fido Brano, avido pur che questo</l>
<l>Del suo dolce signor fosse il respiro.</l>
<l>Ferì lo sguardo di Catmorre il veltro</l>
<l>Dal bianco petto, lo ferì la vista</l>
<l>Del brocchiero spezzato; oscuritade</l>
<l>L'anima quasi nuvola gli adombra:</l>
<l>Rammenta il breve fuggitivo corso</l>
<l>Della vita mortale: un popol viene,</l>
<l>È corrente ruscel; svanisce, è soffio.</l>
<l>Altra schiatta succede; alcun fra tanti</l>
<l>Segna però nel suo passaggio il campo</l>
<l>Co' suoi possenti e gloriosi fatti.</l>
<l>Egli la muta oscurità degli anni</l>
<l>Signoreggia col nome; alla sua fama</l>
<l>Serpe un garrulo rivo, ella rinverde.</l>
<l>Tal sia d'Ata il guerrier, qualora ei prema</l>
<l>Colle membra il terren: possa la voce</l>
<l>Della futura eta Catmor già spento</l>
<l>Scontrar spesso nell'aere allor ch'ei spazia</l>
<l>Di vento in vento, o a visitar si curva</l>
<l>Su le penne d'un nembo i poggi suoi.</l></lg>
<lg><l>D'intorno il Re la vincitrice Erina</l>
<l>Lieta si strinse, ad ascoltar le voci</l>
<l>Del suo poter: con disuguali scorci</l>
<l>Vedi piegarsi alla fiammante quercia</l>
<l>Le gioiose lor facce: allontanati</l>
<l>Son pur quinci i terribili, pur Luba</l>
<l>Fra la lor oste a serpeggiar ritorna.</l>
<l>Catmor, raggio del ciel, la tetra notte</l>
<l>Che 'l suo popol premea, sgombrò d'intorno,</l>
<l>E gli spettri fugò: ciascun l'onora,</l>
<l>E festeggia ed applaude: al suo cospetto</l>
<l>S'alzan tremanti di letizia i cori;</l>
<l>Tutto è pieno di gioia; il Re soltanto</l>
<l>Gioia non mostra, il Re non novo in guerra.</l></lg>
<lg><l>Sir di Temora, a che sì fosco? disse</l>
<l>Malto il guerrier dall'aquilino sguardo:</l>
<l>C'è nemico sul Luba? hacci chi possa</l>
<l>L'asta rizzar? così pacato e dolce</l>
<l>Non fu già Borbarduto, il sir dei brandi,</l>
<l>Tuo genitor: contro i nemici in petto</l>
<l>Gli ardea di rabbia inestinguibil vampa,</l>
<l>E si struggea di furibonda gioia</l>
<l>Sulla lor morte: festeggiò tre giorni</l>
<l>L'eroe grigio-crinito, allor che intese</l>
<l>Ch'era spento Calmar, Calmar di Lara,</l>
<l>Che ad Ullina e a Corman porse soccorso.</l>
<l>Spesso ei toccò con la sua man l'acciaro,</l>
<l>Che trapassò del suo nemico il petto:</l>
<l>Ei lo toccò che per l'età già spente</l>
<l>Avea le luci. Ma co' fidi suoi</l>
<l>Era egli un Sole, una piacevol aura</l>
<l>Sollevatrice d'abbassati rami.</l>
<l>Nelle sue sale la gioiosa conca</l>
<l>Sonar s'udiva; che onorati e cari</l>
<l>Gli eran di Bolga i figli: ora il suo nome</l>
<l>Rimane in Ata, venerato, augusto,</l>
<l>Qual ricordanza d'ombre, il cui sembiante</l>
<l>Desta terror, ma le tempeste e i nembi</l>
<l>Sgombra col soffio. Or via d'Erina i canti</l>
<l>Sollevino lo spirto, e infondan gioia</l>
<l>In petto al Re, che sfavillò nel buio</l>
<l>Della battaglia, ed atterrò gagliardi.</l>
<l>Di quella roccia sul ciglion petroso,</l>
<l>Fonar, t'assidi; degli andati tempi</l>
<l>Sgorga le storie, e se n'allegri Erina</l>
<l>D'intorno assisa. A me, Catmor riprese,</l>
<l>Canto non s'alzerà; per me Fonarre</l>
<l>Sullo scoglio del Luba invan s'asside;</l>
<l>Son qui bassi i possenti: i loro spirti</l>
<l>Deh non turbiam con importuno canto</l>
<l>Mentre salgon nell'aere: applausi o lodi</l>
<l>Da me stien lungi: io non m'allegro, o Malto,</l>
<l>Sul nemico giacente, e che non puote</l>
<l>Venir più meco al paragon del brando.</l>
<l>Alla pugna pensiam: doman s'adopri</l>
<l>La nostra possa; uopo n'è ben, Fingallo</l>
<l>Sul poggio suo, l'alto Fingallo è desto.</l></lg>
<lg><l>Come al soffiar di poderoso vento</l>
<l>Onde respinte, ritirossi Erina</l>
<l>Alla voce del Re: spargonsi intorno</l>
<l>Romoreggiando le guerresche torme</l>
<l>Per lo campo notturno: ogni cantore</l>
<l>Sotto l'albero suo s'assise, e l'arpa</l>
<l>Toccò, coi canti sollevando al cielo</l>
<l>Quel duce o questo a lui più stretto e caro.</l>
<l>Sulmalla anch'essa della quercia al raggio</l>
<l>Solleticava le tremanti corde</l>
<l>Della piacevol arpa, e udia frattanto</l>
<l>Tra i lunghi crini sibilar l'auretta.</l>
<l>Stava non lungi sotto annosa pianta</l>
<l>Il campion d'Ata; della fiamma il lume</l>
<l>Non fiedea la sua faccia, egli la bella</l>
<l>Vedea non visto, l'anima di furto</l>
<l>Ver lei gli scappa in un sospir, mirando</l>
<l>Quel timidetto sguardo; invan: battaglia,</l>
<l>D'Erina o condottier, battaglia hai presso.</l></lg>
<lg><l>Pian piano discorrevano sull'arpa</l>
<l>Le molli dita di Sulmalla: il suono</l>
<l>Tratto tratto sofferma, e pur ascolta</l>
<l>Se riposi l'eroe: riposo è spento</l>
<l>Nel petto della vergine, e sol brama</l>
<l>Dar, non udita di canzon dolente</l>
<l>Dolce conforto all'amoroso affanno.</l>
<l>Alfin sulle lor ale ai loro alberghi</l>
<l>Tornano i nembi della notte: omai</l>
<l>Cessar le voci de' cantori: intorno</l>
<l>Van volteggiando co' suoi spirti in grembo</l>
<l>Rosse meteore; si rabbuia il cielo,</l>
<l>E frammiste alle nubi il fan più fosco</l>
<l>Le forme della morte: allor si curva</l>
<l>Sopra la bassa illanguidita fiamma</l>
<l>La figlia di Gomorre: o campion d'Ata,</l>
<l>In quell'alma d'amor tu solo alberghi:</l>
<l>Odi il dolce arpeggiare, odine il canto.</l></lg>
<lg><l>Venne Clungala mesta,</l>
<l>Che la diletta figlia avea smarrita.</l>
<l>Dove, dove se' ita</l>
<l>Luce delle mie sale? O cacciatori</l>
<l>Della muscosa rupe,</l>
<l>Vedeste voi la bella</l>
<l>Occhi-azzurra donzella?</l>
<l>Forse col piè festoso</l>
<l>Segna Lumone erboso?</l>
<l>Seguita forse in caccia</l>
<l>De' cervetti la traccia? - Ohimè che scorgo!</l>
<l>Non è quello il suo arco</l>
<l>Alla parete appeso? Oh me dolente!</l>
<l>Che fia? chi me l'addita?</l>
<l>Luce delle mie sale, ove se' ita?</l></lg>
<lg><l>Resta in pace, o madre amata,</l>
<l>Vane son le tue querele;</l>
<l>Io non t'odo, e le mie vele</l>
<l>Lungo il mar sospinge amor.</l></lg>
<lg><l>Del mio duce io seguo il corso,</l>
<l>Caro duce onde tutt'ardo;</l>
<l>A lui solo ho volto il guardo,</l>
<l>Solo in lui confitto ho 'l cor.</l></lg>
<lg><l>Lassa! ch'ei giace immerso</l>
<l>Nelle falde di guerra, e non si volge</l>
<l>A mirar le mie pene, il mio desio:</l>
<l>Sol dell'egro cor mio,</l>
<l>Che non m'arrechi il desiato giorno?</l>
<l>In tenebre io soggiorno,</l>
<l>Veglia nell'ora del comun riposo</l>
<l>Lo mio spirto amoroso;</l>
<l>A te pensa, a te geme,</l>
<l>Nebbia m'accerchia e preme,</l>
<l>Tutto rugiada ho 'l crine: o mio bel Sole,</l>
<l>La mia notte rischiara,</l>
<l>Mostrami i tuoi bei rai,</l>
<l>Sol dell'anima mia, volgiti omai.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO VII</head>
<lg><l>Dalle bosco-cerchiate onde del Lego</l>
<l>S'alza, e nell'aere in tortuosi gorghi</l>
<l>Poggia lurida nebbia, allor che chiuse</l>
<l>Son d'occidente le cerulee porte</l>
<l>Rincontro all'aquilino occhio del Sole.</l>
<l>Ampio si spande sul ruscel di Lara</l>
<l>L'atro e denso vapor; nuotavi a stento</l>
<l>La Luna in mezzo, qual ferrigno scudo,</l>
<l>Ed or galleggia, or vi si tuffa e perde.</l>
<l>Di cotal nebbia i subitani aspetti</l>
<l>Veston gli antichi spirti, allor che vanno</l>
<l>Da nembo a nembo per la buia notte.</l>
<l>Talor misti col vento han per costume</l>
<l>Sopra la tomba di campion possente</l>
<l>Rotolar quella nebbia, asilo e veste</l>
<l>Delle ignude ombre, insin ch'indi le inalzi</l>
<l>A più puro soggiorno aura di canto.</l></lg>
<lg><l>Venne un suono dal deserto: era Conarte</l>
<l>Regnator d'Inisfela; ei la sua nebbia</l>
<l>Sopra la tomba di Fillan riversa</l>
<l>Presso il ceruleo Luba: oscuro e mesto</l>
<l>Entro il lurido suo solco fumoso</l>
<l>Sedea lo spirto; ad or ad ora il nembo</l>
<l>Levasi, e via nel soffia; egli ben tosto</l>
<l>Ritorna: ei torna con protesi sguardi,</l>
<l>E serpeggianti nebulosi crini.</l></lg>
<lg><l>È buio: posa l'oste: è spento il foco</l>
<l>Sul poggio di Fingallo. Il Re giacea</l>
<l>Solingo e fosco sull'avito scudo:</l>
<l>Socchiusi ha gli occhi in lieve sonno: a lui</l>
<l>Venne la voce di Fillan. Di Clato</l>
<l>Dorme lo sposo? può posar tranquillo</l>
<l>Il padre dell'estinto? Oblio ricopre</l>
<l>L'infelice Fillano? ah padre! - Ah Figlio!</l>
<l>D'uopo fors'è che a mescolar si venga</l>
<l>La tua voce a' miei sogni? Ohimè! poss'io</l>
<l>Obliarti, o Fillan? poss'io scordarmi</l>
<l>Colà nel campo il tuo sentier di foco?</l>
<l>No, sì liev'orma di Fingallo in core</l>
<l>Non sogliano stampar del prode i fatti,</l>
<l>E d'un prode ch'è figlio: essi non sono</l>
<l>Fuggitivo balen: sì ti rammento,</l>
<l>Fillan diletto il mio furor ben tosto</l>
<l>Lo ti dirà, ch'ei già divampa. Afferra</l>
<l>La mortifera lancia, e ne percote</l>
<l>Quel che d'alto pendea funesto scudo,</l>
<l>Cupo-sonante, annunziator di guerra.</l>
<l>D'ogni parte a quel suon volaro in frotta</l>
<l>Ombre, e fer massa e velo al ciel: tre volte</l>
<l>Dalla ventosa valle uscir le cupe</l>
<l>Voci dei morti, e dei cantor non tocche</l>
<l>Mandaron l'arpe un suon lugubre e fioco.</l>
<l>Lo scudo ei ricolpì: battaglie alzarsi</l>
<l>Nei sogni del suo popolo; sfavilla</l>
<l>Su i loro spirti sanguinosa zuffa:</l>
<l>Alteri re d'azzurri scudi al campo</l>
<l>Scendono, armate fuggono disperse</l>
<l>Bieco-guardanti e gloriosi fatti</l>
<l>Veggonsi trasparir confusamente</l>
<l>Fra le raggianti dell'acciar scintille.</l>
<l>Ma quando alzossi il terzo suon, d'intorno</l>
<l>Le nubi rintronar, balzaro i cervi</l>
<l>Dalle concave rupi, e nel deserto</l>
<l>S'udir le strida di smarriti augelli,</l>
<l>Che mal securi rintanar fra i nembi.</l>
<l>Tutti ad un punto, al poderoso suono</l>
<l>Di Fingallo, i guerrier scossersi, all'asta</l>
<l>Corron le destre: or che sarà? silenzio</l>
<l>Riede ben tosto: ognun conobbe il picchio</l>
<l>Del regio scudo: a poco a poco il sonno</l>
<l>Torna ai lor occhi; è cheto il campo e fosco.</l></lg>
<lg><l>Ma non scende sopor sopra il tuo ciglio,</l>
<l>O figlia di Gomorre. Udì Sulmalla</l>
<l>Il terribil fragor; s'alza, rivolge</l>
<l>Verso il re d'Ata il piè: potria il periglio</l>
<l>Scuoter l'anima audace? in dubbio stassi,</l>
<l>E l'occhio tende per mirarlo. Il cielo</l>
<l>Ardea di tutte stelle: ecco di nuovo</l>
<l>Suona lo scudo: e che sarà? si scaglia,</l>
<l>S'arresta; or vanne, or vien; voce tremante</l>
<l>L'esce a metà, l'altra s'affoga e manca.</l>
<l>Gli si fa presso, ed il campion rimira</l>
<l>In mezzo all'arme, che del cielo ai fochi,</l>
<l>Mettevan raggi; per le spalle il vento</l>
<l>Facea del lungo crin flagelli al petto.</l>
<l>Miralo, e incerta e timorosa il passo</l>
<l>Rivolge addietro. - Il condottier d'Erina</l>
<l>Ch'io svegli? a che? de' suoi riposi il sogno,</l>
<l>Vergine d'Inisuna, ah! tu non sei.</l>
<l>Cresce il fragor, cresce il terror: un tremito</l>
<l>Prendela, l'elmo appiè cadele: ed alto,</l>
<l>Mentr'ei giù scende rotolon, del Luba</l>
<l>La balza n'eccheggiò. Catmorre in quella</l>
<l>Scosso dai sogni, un cotal poco alzossi</l>
<l>Sotto l'albero suo, videsi innanzi</l>
<l>La bella forma: una rossiccia stella</l>
<l>Godea di scintillar tra ciocca e ciocca</l>
<l>Dell'ondeggiante chioma. A che ten vieni,</l>
<l>De' sogni miei nella stagion tranquilla?</l>
<l>Disse Catmor; chi sei? m'arrechi forse</l>
<l>Qualche nuova di guerra? o stammi innanzi</l>
<l>Forma d'antiche etadi, e voce ascolto,</l>
<l>Ch'esce fuor d'una nube ad annunziarmi</l>
<l>Il periglio d'Erina? - A te non vegno</l>
<l>Notturno esplorator; né voce io sono</l>
<l>Ch'esca da nube: un tuo fedel son io,</l>
<l>Che pur ti avverte del periglio estremo</l>
<l>Che ad Erina sovrasta. O duce d'Ata,</l>
<l>Odi tu questo suono? il fiacco al certo</l>
<l>Questi non è, che sparge alto sul vento</l>
<l>I suoi segni di guerra. - E i segni suoi</l>
<l>Sparga a sua posta, essi a Catmor son arpe.</l>
<l>Grande è la gioia mia, grande, e divampa</l>
<l>Su tutti i miei pensieri; è questa appunto</l>
<l>La musica dei regi, essa n'accende</l>
<l>Gli audaci spirti a gloriose imprese.</l>
<l>Solo il codardo nella valle erbosa</l>
<l>Dell'auretta soggiorna, ove le nebbie</l>
<l>Al serpeggiante rio di sé fan velo:</l>
<l>Là ricovra, se vuoi. - Codardi e fiacchi,</l>
<l>Re de' mortali, già non furo i padri</l>
<l>Della mia stirpe; essi tra guerre avvolti</l>
<l>Vissero ognor nelle lontane terre:</l>
<l>Pur non s'allegra l'alma mia nei tetri</l>
<l>Segni di morte. Esce colui, m'intendi?</l>
<l>Che mai non cede. Il tuo cantor di pace</l>
<l>Manda, Catmorre. Inumidissi il ciglio</l>
<l>Del guerriero a quel suon; stette qual roccia</l>
<l>Stillante, immota; quell'amabil voce,</l>
<l>Quasi auretta sull'anima gli corse,</l>
<l>E risvegliò la cara rimembranza</l>
<l>Delle contrade ov'ella avea soggiorno</l>
<l>Lungo i pacati suoi ruscelli, innanzi</l>
<l>Ch'ei gisse al campo con Gomorre. O figlia</l>
<l>Dei stranieri, diss'egli (ella tremante</l>
<l>Fessi addietro a tai detti) è molto tempo</l>
<l>Ch'io t'adocchiai sotto il mentito acciaro,</l>
<l>Giovine pianta d'Inisuna e bella.</l>
<l>Ma che? meco diss'io, fera tempesta</l>
<l>M'accerchia l'alma, a che degg'io fissarmi</l>
<l>A vagheggiar quel grazioso raggio,</l>
<l>Pria che rieda il seren? Ma tu donzella,</l>
<l>Cessa di paventar: pallor mi tinse</l>
<l>Forse la faccia di Fingallo al suono?</l>
<l>La stagion del periglio è dessa appunto</l>
<l>La stagion del mio cor; gonfiasi allora</l>
<l>Qual torrente spumoso, e mi sospinge</l>
<l>A rovesciar la poderosa piena</l>
<l>Sopra i nemici. Or tu m'ascolta: sotto</l>
<l>L'erma balza di Lona appresso un rivo</l>
<l>Nei grigi crini dell'età soggiorna</l>
<l>Clomalo re dell'arpe; a lui sul capo</l>
<l>Fischia una quercia, e i cavrioli intorno</l>
<l>Van saltellando in graziose tresche.</l>
<l>Della zuffa il fragor fere non lungi</l>
<l>L'orecchio suo, mentr'ei curvo si volve</l>
<l>Nei pensieri degli anni: il tuo riposo</l>
<l>Sia qui Sulmalla, infin che cessa il rugghio</l>
<l>Della battaglia, infin ch'io spunto, o bella,</l>
<l>Nelle vittoriose arme sonanti</l>
<l>Fuor della nebbia che circonda il seggio</l>
<l>Del diletto amor mio. Subita luce</l>
<l>Balenò della vergine sull'alma:</l>
<l>S'alza accesa, il risguarda; ah! grida, innanzi</l>
<l>Fia ch'aquila del ciel s'arretri e lasci</l>
<l>Quella che l'asseconda aura corrente,</l>
<l>Allor che, grata tenerella preda,</l>
<l>Sotto gli occhi le stan cervetti e damme,</l>
<l>Di quel che il gran Catmorre unqua sia svolto</l>
<l>Dalla zuffa di gloria: ah possa almeno</l>
<l>Tosto vederti, o mio guerrier diletto,</l>
<l>Dolce spuntar sul nebuloso Lona,</l>
<l>Bramata luce. Insin che ancor sei lungi,</l>
<l>Batti, Catmor, batti lo scudo, ond'io</l>
<l>Mi riconforti, e rassereni il core</l>
<l>Tenebroso per te. Ma se tu cadi...</l>
<l>Io sono in terra di stranieri, io resto</l>
<l>Desolata, perduta; ah manda, o caro,</l>
<l>Fuor d'una nube la tua voce amata</l>
<l>A Sulmalla che langue, e a te la chiama.</l>
<l>O ramicello di Lumon gentile,</l>
<l>A che ti scuoti per terrore, e chini,</l>
<l>Quasi ad irreparabile tempesta,</l>
<l>Le verdi cime? ah non temer, Catmorre</l>
<l>Più d'una volta dall'oscuro campo</l>
<l>Tornò famoso; a me di morte i dardi</l>
<l>Son grandine, non altro; e dal mio scudo</l>
<l>Spuntati al suolo rimbalzar sovente.</l>
<l>Spesso da buia guerra uscir fui visto</l>
<l>Quasi meteora, che vermiglia appare</l>
<l>Fuor d'una nube a scolorarla intesa.</l>
<l>Statti tranquilla, e non uscir dall'antro</l>
<l>Del tuo riposo, quando ingrossa e freme</l>
<l>Il rugghio della mischia: allor potrebbe</l>
<l>Il nemico scappar, come altre volte</l>
<l>Accadde al tempo de' miei padri. Acerbo</l>
<l>Giunse nunzio a Sommor che 'l pro' Clunarte</l>
<l>Fu spento in guerra da Corman: tre giorni</l>
<l>Stettesi fosco sul fratello anciso.</l>
<l>Videlo muto la sua sposa, e tosto</l>
<l>Presagì la battaglia: occultamente</l>
<l>L'arco assettò per seguitar l'eroe.</l>
<l>Non era Ata per lei che orrore e lutto,</l>
<l>S'era lungi Sommor. Di notte alfine</l>
<l>Dai lor cento ruscei sboccaro a torme</l>
<l>D'Alnecma i figli: il bellicoso segno</l>
<l>Colpiti aveagli, e bellicosa rabbia</l>
<l>In lor si accese: s'avviar fremendo</l>
<l>Ver la boscosa Ullina. Il Re sovente</l>
<l>Ad animargli percotea lo scudo</l>
<l>Di guerra condottier: moveagli addietro</l>
<l>Sulallina gentil su i colli ondosi,</l>
<l>E lì d'alto parea vivida stella</l>
<l>Allumatrice dei notturni passi</l>
<l>Del popol suo per la soggetta valle.</l>
<l>Non s'attentava d'appressarsi al Duce,</l>
<l>Che in Ata la credea: ma quando il rugghio</l>
<l>Crebbe della battaglia, oste sopr'oste</l>
<l>Ravviluppata rotolava, ardea</l>
<l>Sommor qual foco incenditor del cielo.</l>
<l>La crinisparsa Sulallina accorse,</l>
<l>Che pel suo re tremava: ei della zuffa</l>
<l>Rattenne il corso, onde salvar la bella,</l>
<l>Vaghezza degli eroi. Di notte intanto</l>
<l>Il nemico fuggio; Clunarte inulto</l>
<l>Dormì senza il suo sangue, il sangue ostile</l>
<l>Che sulla tomba del guerrier dovea</l>
<l>Sgorgarsi a dissetar l'ombra dolente.</l>
<l>Non si crucciò Sommor; ma foschi e tristi</l>
<l>Furo i suoi giorni; Sulallina errava</l>
<l>Sul natio rivo, lagrimosa il ciglio,</l>
<l>Sogguardava il guerrier quand'era avvolto</l>
<l>Fra' pensier suoi, ma timida ben tosto</l>
<l>S'ascondea dal suo sguardo, e ad altra parte</l>
<l>Volgeva i lenti solitari passi.</l>
<l>Sorse alfin la battaglia, e via qual nembo</l>
<l>Sgombrò la nebbia dal suo spirto; il Duce</l>
<l>Caramente sorrise, in rimirando</l>
<l>L'amata faccia, e della mano il dolce</l>
<l>Tra corda e corda biancheggiar vezzoso.</l></lg>
<lg><l>Tacque, ciò detto, il correttor d'Erina;</l>
<l>E avviossi colà, dove il suo scudo</l>
<l>Pendea dal ramo d'un muscoso tronco</l>
<l>Sopra l'ondoso strepitar del Luba.</l>
<l>Sette cerchi sorgean gradatamente</l>
<l>Sopra il brocchiero, e quinci uscian le sette</l>
<l>Voci del Re, che de' suoi vari cenni</l>
<l>Annunziatrici si spargean al vento,</l>
<l>Dai duci accolte e tra i guerrier diffuse.</l>
<l>Sopra ciascun de' cerchi una notturna</l>
<l>Stella è scolpita: Camato vi splende,</l>
<l>La ben-chiomata; da una nube spunta</l>
<l>Colderna; Uloico di nebbiosa vesta</l>
<l>Velata appare; di Catlin sul balzo</l>
<l>Vedi i bei raggi scintillar; Reldura</l>
<l>Mezzo con dolce tremolio sorride</l>
<l>Sopra l'onda cerulea, e mezzo in essa</l>
<l>Tinge la vaga occidental sua luce.</l>
<l>Rossiccio l'occhio di Bertin risguarda</l>
<l>Tra fronda e fronda al cacciator che lieto</l>
<l>Di notte alla magion torna, e le spoglie</l>
<l>Di snello cavriol porta sul dorso.</l>
<l>Ma sfavillante di sereno lume</l>
<l>Brilla in mezzo Tontena, astro cortese,</l>
<l>Che per la notte si fè lampa e scorta</l>
<l>A Larto ondi-vagante, a Larto audace,</l>
<l>Che tra i figli di Bolga osò primiero</l>
<l>Con fermo cor peregrinar su i venti.</l>
<l>Sul mar profondo si spargean del Duce</l>
<l>Le di candido sen vele volanti</l>
<l>Ver l'ondosa Inisfela, oscura notte</l>
<l>Tutto il cingea con tenebrose falde.</l>
<l>Sbuffava il vento disuguale, e d'onda</l>
<l>Trabalzavalo in onda; allor mostrossi</l>
<l>Tontena igni-crinita, e in due partendo</l>
<l>La nube opposta, al buon guerrier sorrise;</l>
<l>Allegrossene Larto, e benedisse</l>
<l>Quel che la via segnogli amico raggio.</l></lg>
<lg><l>Sotto la lancia di Catmor s'intese</l>
<l>Suonar la voce che i cantori invita.</l>
<l>Quegli accorser con l'arpe, e tutti a prova</l>
<l>Già tentavan le corde. In ascoltarli</l>
<l>Gioinne il Re, qual peregrin che ascolta</l>
<l>In sul mattin romoreggiar da lungi</l>
<l>Grato concento di loquaci rivi.</l></lg>
<lg><l>Ond'è, disse Fonar, che per la queta</l>
<l>Stagion del suo riposo a sé ci appella</l>
<l>D'Erina il correttor? L'avite forme</l>
<l>S'affacciaro a' suoi sogni? o forse assise</l>
<l>In quella nube ad aspettar si stanno</l>
<l>Il canto di Fonarre? Aman sovente</l>
<l>Gli antichi padri visitar le piagge,</l>
<l>Ove i lor figli a sollevar son pronti</l>
<l>L'asta di guerra: o scioglierem noi forse</l>
<l>Canto di lode a quel terror dei forti,</l>
<l>Al furibondo struggitor del campo,</l>
<l>Sir di Moma selvosa? Oblio non copre</l>
<l>Disse Catmor, quel bellicoso nembo.</l>
<l>Cantor d'antichi tempi, alto Moilena</l>
<l>Sorger vedrà di quel campion la tomba,</l>
<l>Soggiorno della fama; ora il mio spirto</l>
<l>Tu riconduci alla passata etade;</l>
<l>L'età de' padri miei, quand'essi osaro</l>
<l>Irritar l'onde d'Inisuna intatte.</l>
<l>Che non solo a Catmorre è dolce e cara</l>
<l>La rimembranza di Lumon selvoso,</l>
<l>Lumon di molti rivi, amato albergo</l>
<l>Di verginelle dal bel sen di neve.</l></lg>
<lg><l>Lumon ricco di fonti, ecco tu sorgi</l>
<l>Sull'alma di Fonarre; il Sole investe</l>
<l>I fianchi tuoi d'ispide piante ombrosi:</l>
<l>Per li tuoi folti ginestreti io scorgo</l>
<l>Balzare il cavriol; solleva il cervo</l>
<l>La ramosa sua fronte, indi s'inselva</l>
<l>Tremando, che spuntar vede da lungi</l>
<l>Fra cespo e cespo l'inquiete nari</l>
<l>Del veltro indagator che lo persegue.</l>
<l>A lenti passi per la valle intanto</l>
<l>S'aggirano le vergini, le belle</l>
<l>Figlie dell'arco dalle bianche braccia.</l>
<l>Per mezzo i rivi della lunga chioma</l>
<l>Traguardan esse, e l'azzurrine luci</l>
<l>Alzano al colle. Ah d'Inisuna il duce</l>
<l>Cercate indarno, ei non è qui: di Cluba</l>
<l>L'accoglie il golfo sinuoso; ei l'onde</l>
<l>Ama calcar nella scavata quercia,</l>
<l>Quercia famosa che 'l gran Larto istesso</l>
<l>Dagli alti gioghi di Lumon recise,</l>
<l>Per gir con essa a barcollar sul mare.</l>
<l>Le donzellette palpitanti altrove</l>
<l>Volgono il guardo, per timor che basso</l>
<l>L'eroe non giaccia inabissato o infranto,</l>
<l>Che mai più visto non avean l'alato</l>
<l>Mostro novel cavalcator dell'onde.</l>
<l>Ma non teme quel prode: i venti appella,</l>
<l>E insultar osa all'ocean. Sorgea</l>
<l>Dinanzi a lui fra 'l nebuloso fumo</l>
<l>La verde Erina; tenebria notturna</l>
<l>Piombò sul mare inopportuna, e al guardo</l>
<l>Ne tolse i boschi; paventaro i figli</l>
<l>Di Bolga, ove drizzarsi? Ecco da un nembo</l>
<l>Spuntar Tontena focosetta il crine,</l>
<l>Che l'ondoso sentiero a Larto addita.</l>
<l>Culbin cerchiato di sonanti boschi</l>
<l>La nave accoglie: uscia non lungi un rivo</l>
<l>Dall'orrida di Dutuma spelonca,</l>
<l>Spelonca ove talor gli spirti antichi</l>
<l>Con le nebbiose mal compiute forme</l>
<l>Oscuramente luccicar fur visti.</l>
<l>Sogni presaghi di futuri eventi</l>
<l>Sceser sopra l'eroe; mirò sette ombre</l>
<l>De' padri suoi, le mal distinte intese</l>
<l>Misteriose voci, e qual per nebbia,</l>
<l>Travide i fatti di venture etadi.</l>
<l>Vide i re d'Ata, i gloriosi figli</l>
<l>Della sua stirpe; essi godeano in campo</l>
<l>Guidar le squadre, somiglianti in vista</l>
<l>A sgorgheggiar di nebulose strisce</l>
<l>Onde al soffio d'autunno Ata s'adombra.</l>
<l>Larto fra dolci armonici concenti</l>
<l>Alzò di Samla le capaci sale,</l>
<l>Che dovean risonar d'arpe e di conche.</l>
<l>Spesso ei d'Erina ai cavrioli e ai cervi</l>
<l>Turbò la natia calma, e guerra ignota</l>
<l>Portò ne' lor pacifici covili:</l>
<l>Non però di Lumon verde la fronte</l>
<l>Perdeo la rimembranza; egli più volte</l>
<l>Valicò l'onde a riveder quei poggi,</l>
<l>Ove Flatilla dalla bianca mano</l>
<l>Stava dall'alto risguardando il mare,</l>
<l>L'invido mar che l'amor suo le invola.</l></lg>
<lg><l>Salve altero Lumon, ricco di fonti,</l>
<l>Sull'alma di Fonar tu sorgi e brilli.</l></lg>
<lg><l>Spunta il mattin; le nebulose vette</l>
<l>Lievemente s'indorano; le valli</l>
<l>Mostrano aperte l'azzurrino corso</l>
<l>De' lor garruli rivi: odon le schiere</l>
<l>Lo scudo di Catmorre, alzansi a un tratto</l>
<l>Come s'alzan talor le affollate onde,</l>
<l>Quando col suo fischiar le scuote e desta</l>
<l>Rapida imperiosa ala di vento.</l></lg>
<lg><l>Mesta Sulmalla si ritrasse e lenta</l>
<l>Ver la grotta di Lona: il piè s'avanza,</l>
<l>Ma rivolgesi il guardo, e glie l'offusca</l>
<l>Nebbia di duol che in lagrime distilla.</l>
<l>Giunta alla rupe che la valle adombra,</l>
<l>L'alma le scoppia in un sospir; s'arresta,</l>
<l>Guarda l'amato Re, geme e si cela.</l></lg>
<lg><l>Su su percotansi</l>
<l>Le corde tremule:</l>
<l>Gioia non abita</l>
<l>Nell'arpa amabile?</l>
<l>Sgorgala, sgorgala</l>
<l>D'Ossian sull'anima,</l>
<l>Figlio d'Alpin.</l></lg>
<lg><l>Cantore, io odoti,</l>
<l>Ma scorda il vivido</l>
<l>Suono piacevole:</l>
<l>Dolcezza flebile</l>
<l>Ad Ossian devesi,</l>
<l>Ad Ossian misero,</l>
<l>Che siede in tenebre,</l>
<l>Già presso al fin.</l></lg>
<lg><l>O verde spina del colle dei spirti,</l>
<l>Che scuoti il capo all'agitar del vento;</l>
<l>Perché fra i rami tuoi frondosi ed irti,</l>
<l>Una fresc'aura mormorar non sento?</l></lg>
<lg><l>Falda ventosa,</l>
<l>Non erra in te.</l></lg>
<lg><l>Ombra nascosa,</l>
<l>Dunque non v'è?</l></lg>
<lg><l>Pur fra i nembi sovente</l>
<l>So che la smorta gente - alto sospira,</l>
<l>Quando la colma Luna</l>
<l>Torbida e bruna - per lo ciel s'aggira.</l></lg>
<lg><l>Ullin, Carilo, e Rino,</l>
<l>Voci de' giorni antichi, ah voi mandate</l>
<l>Il vostro suon che l'anima ristori.</l>
<l>V'ascolto, ah sì v'ascolto,</l>
<l>Figli del canto; or dite,</l>
<l>Qual nubiloso tetto</l>
<l>A voi porge ricetto?</l>
<l>Fuor d'invisibil arpa</l>
<l>Spargete voi gli armoniosi lai,</l>
<l>Vestiti della nebbia mattutina,</l>
<l>Quando giubato il sol d'orati rai</l>
<l>Spunta dalla verdiccia onda marina?</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO VIII</head>
<lg><l>Come allor che di verno orrido vento</l>
<l>L'onde del lago della rupe afferra</l>
<l>Tenacemente in tempestosa notte,</l>
<l>E le inceppa di ghiaccio, al guardo incerto</l>
<l>Del mattutino cacciator da lungi</l>
<l>I biancheggianti cavalloni ondosi</l>
<l>Sembrano ancora diguazzarsi; ei tende</l>
<l>L'orecchio al suon dei disuguali solchi;</l>
<l>Ciascuno è cheto, luccicante, e sparso</l>
<l>Di rami e sterpi e di cespugli e d'erbe,</l>
<l>Squassanti il capo, e zufolanti al vento</l>
<l>Su i lor grigi di brina aspri sedili;</l>
<l>Così mute al mattin splendean le file</l>
<l>Delle morvenie squadre. Ogni guerriero</l>
<l>Fuor dell'elmetto traguardava al colle,</l>
<l>Ove Fingallo fra la nebbia avvolto</l>
<l>Si mostra e cela. Ad or ad or l'eroe</l>
<l>Scorgesi in maestosa oscuritade</l>
<l>D'arme sonando passeggiar; battaglia</l>
<l>Di pensier in pensier fosca si volve</l>
<l>Lungo la poderosa anima audace.</l></lg>
<lg><l>Miralo, ei scende, ei vien: primo comparve</l>
<l>L'acciar di Luno: da una nube a mezzo</l>
<l>Spuntava l'asta, foscheggiava ancora</l>
<l>Fra la nebbia il brocchier, ma quando il Duce</l>
<l>Tutto quant'era in suo regal sembiante</l>
<l>Chiaramente visibile avanzossi,</l>
<l>Crollando i grigi rugiadosi crini,</l>
<l>Allor le voci clamorosi alzarsi</l>
<l>Dell'oste sua che gli si strinse intorno:</l>
<l>Terribil gruppo; e un echeggiar di scudi</l>
<l>L'aer di lungo mormorio percosse.</l>
<l>Tal si scuotono, s'alzano, rimbombano</l>
<l>I flutti intorno ad un aereo spirto,</l>
<l>Che per la via scorrevole del vento</l>
<l>Cala sul mare: il peregrin sul balzo</l>
<l>Ode l'alto fragor, declina il guardo</l>
<l>Sopra il turbato golfo, e vede, o pargli</l>
<l>Veder la fosca formidabil forma:</l>
<l>Torreggian l'onde imbizzarrite, e fanno</l>
<l>Dell'inquiete terga archi spumosi.</l></lg>
<lg><l>Di Dutno il figlio, il battaglier di Strumo,</l>
<l>E di Cona il cantor stavan prostesi</l>
<l>Sotto l'albero suo; ciascun da lungi</l>
<l>Stava; ciascuno vergognoso il guardo</l>
<l>Sfuggia del Re; che i nostri passi in campo</l>
<l>Non seguì la vittoria. Un picciol rio</l>
<l>Scorreami innanzi; io nella lucid'onda</l>
<l>Gìa diguazzando la punta dell'asta</l>
<l>Sbadatamente che colà non era</l>
<l>D'Ossian lo spirto; ei s'avvolgea confuso</l>
<l>Tra varie cure, e ne' mettea sospiri.</l></lg>
<lg><l>Figlio di Morni, il Re parlò, Dermino</l>
<l>Di damme cacciator, perché vi state</l>
<l>Sì lagrimosi, taciturni, immoti?</l>
<l>Con voi Fingal non ha rancor; voi sete</l>
<l>Mia forza in guerra, e mia letizia in pace.</l>
<l>Ben vi sovvien, che una piacevol aura</l>
<l>Fu la mia voce al vostro orecchio, allora</l>
<l>Che per la caccia ripuliva i dardi</l>
<l>Il mio Fillan; ma il mio Fillano adesso</l>
<l>Ah non è qui... né qui la caccia! Or via,</l>
<l>Perché vi state sì lontani e foschi,</l>
<l>Spezzatori di scudi? Ambo avviarsi;</l>
<l>Miraro il Re, che avea volta la faccia</l>
<l>Verso il vento di Mora: onda di pianto</l>
<l>Scappava all'occhio per l'amato figlio;</l>
<l>Che nell'antro dormia; pur si rivolse,</l>
<l>E sedato parlò: Cromala alpestre,</l>
<l>Campo di venti, a cui corona intorno</l>
<l>Fanno boscose balze, e nebbia eterna,</l>
<l>L'ondoso rugghio del ceruleo Luba</l>
<l>Sgorga alla vista; dietro a lui serpeggia</l>
<l>Il chiaro Lava per la cheta valle.</l>
<l>S'apre nel fianco della rupe un antro</l>
<l>Profondo e cupo: sopra quello un nido</l>
<l>Aquile altere di robuste penne</l>
<l>Fanvi e dinanzi spaziose querce</l>
<l>S'odono al vento strepitar di Cluna.</l></lg>
<lg><l>Qui colla bionda giovenil ricciaia</l>
<l>Sta Feradarto, l'occhi-azzurro figlio</l>
<l>Del buon Cairba regnator d'Ullina.</l>
<l>Ei qui la voce di Condano ascolta,</l>
<l>Mentre canuto a quella fioca luce</l>
<l>Curvasi e canta; il giovine in un antro</l>
<l>Ne ascolta il canto, ché Temora è fatta</l>
<l>Stanza de' suoi nemici. Egli talvolta</l>
<l>Esce a ferir le saltellanti damme,</l>
<l>Quando la densa nebbia il campo adombra.</l>
<l>Ma come spunta il Sol, più non si scorge</l>
<l>Lungo il rio, presso il balzo; egli la stirpe</l>
<l>Fugge di Bolga che locossi altera</l>
<l>Nel seggio de' suoi padri. Or voi n'andate,</l>
<l>Fidi miei duci, e gli recate annunzio,</l>
<l>Che, i di lui dritti a sostener, la lancia</l>
<l>Fingallo impugno; e che i nemici suoi</l>
<l>Dell'usurpato suo regal retaggio</l>
<l>Non andran forse trionfanti e lieti.</l>
<l>Alza lo scudo poderoso, o Gaulo,</l>
<l>E proteggi il garzon; tu di Temora</l>
<l>Rizza l'asta, o Dermin; dentro il suo orecchio</l>
<l>Tu la dolce armonia, Carilo infondi;</l>
<l>E le gesta de' padri a lui rammenta.</l>
<l>Siagli tu scorta ver Moilena erbosa,</l>
<l>Campo dell'ombre ch'io di là mi spingo</l>
<l>Fra la torbida mischia: anzi che scenda</l>
<l>La buia notte, di Dumora il giogo</l>
<l>Fa' di salir, indi rivolgi il guardo</l>
<l>Verso l'irriguo Lena: il mio vessillo</l>
<l>Se qui vedi ondeggiar spiegato al vento</l>
<l>Sopra il lucido Luba, esso diratti,</l>
<l>Che di Fingal l'ultimo campo ai tanti</l>
<l>Della sua scorsa etade onta non reca.</l></lg>
<lg><l>Tacque; e a' suoi detti s'avviaro i duci</l>
<l>Lenti, accigliati, taciturni: obliquo</l>
<l>Volgeano il guardo sull'armata Erina,</l>
<l>Foschi per doglia, che non mai dal fianco</l>
<l>Si spiccaron del Re, qualor di guerra</l>
<l>Ruggia tempesta: dietro lor movea</l>
<l>Grigio-crinito Carilo, sovente</l>
<l>L'arpa toccando; ei prevedea l'alterna</l>
<l>Strage, e suono mettea flebile e basso,</l>
<l>Quasi d'auretta querula, che a scosse</l>
<l>Vien dal cannoso Lego, allor che il sonno</l>
<l>Pian pian sul ciglio al cacciator discende.</l></lg>
<lg><l>Ma di Cona il cantor perché sta chino</l>
<l>Lì su quel rio? disse Fingallo: è questo,</l>
<l>Padre d'Oscar, tempo di lutto? in pace</l>
<l>Si rimembrin gli eroi, dacché 'l rimbombo</l>
<l>Degli scudi cessò: curvati allora</l>
<l>Nella tua doglia, e coi sospiri accresci</l>
<l>L'aure della montagna; allora in folla</l>
<l>Schierinsi innanzi al tuo angoscioso spirto</l>
<l>Gli abitatori della tomba amati.</l>
<l>Or vedi Erina minacciosa e fosca</l>
<l>Che sul campo precipita; mio figlio</l>
<l>Alza il tuo scudo; ah figlio mio son solo.</l></lg>
<lg><l>Qual talor subitana aura di vento</l>
<l>D'Inisuna sul mar fere una lenta</l>
<l>Nave, che torpe in odiosa calma,</l>
<l>E la sospinge a cavalcar sull'onde;</l>
<l>Così la voce di Fingal riscosse</l>
<l>Dal torpor di tristezza Ossian, e al campo</l>
<l>Riconfortato lo sospinse. Alzai</l>
<l>Lo scudo mio, che già spargendo intorno</l>
<l>Nel buio della zuffa omai vicina</l>
<l>Torbida luce, qual di smorta Luna</l>
<l>Nei lembi d'una nube, anzi che sorga</l>
<l>Tenebrosa tempesta. Ecco dal Mora</l>
<l>L'aspra guerra precipita: Fingallo</l>
<l>Guida i suoi prodi, il gran Fingal: sull'alto</l>
<l>Veggonsi sventolar l'altere penne</l>
<l>Dell'aquila temuta: i grigi crini</l>
<l>Scendon sull'ampie spalle: avanza il passo</l>
<l>Come tuon fragoroso; egli a' suoi duci</l>
<l>Spesse mettenti dall'acciar scintille,</l>
<l>E dal monte scagliantisi sovente</l>
<l>Lo sguardo animator volge, e s'arresta</l>
<l>Fermo e grande a veder: rupe il diresti,</l>
<l>Che sotto il ghiaccio incanutisce e il vento</l>
<l>Frange coi boschi; dall'irsuta fronte</l>
<l>Spiccian lucidi rivi, e infranti al balzo,</l>
<l>Spruzzano i nembi con l'occhiuta spuma.</l></lg>
<lg><l>Giunse all'antro di Luba, ove giacea</l>
<l>Muto Fillan: su lo spezzato scudo</l>
<l>Stavasi Brano cheto cheto; al vento</l>
<l>Sparse dell'elmo erravano le penne,</l>
<l>E colla punta luccicante uscia</l>
<l>Fuor delle foglie d'arida ginestra</l>
<l>La lancia del garzon. Dolor sconvolse</l>
<l>L'alma del re, qual improvviso turbo</l>
<l>Sulla faccia del lago; altrove il passo</l>
<l>Rivolse in fretta, e si curvò sull'asta.</l>
<l>Ma saltellando al calpestio ben noto</l>
<l>Del passo di Fingal, festoso accorse</l>
<l>Brano dal bianco petto; il fido veltro</l>
<l>Accorre, e accenna, e guaiola, e risguarda</l>
<l>Pur alla grotta, ove giacea prosteso</l>
<l>L'amato cacciator, ch'egli solea</l>
<l>Spesso guidarlo all'albeggiar del giorno</l>
<l>De' cervetti al covil: Fingallo il pianto</l>
<l>Più non ritenne; tenebria di doglia</l>
<l>Gli adombrò tutta l'anima: ma come</l>
<l>Forte vento talor spazza repente</l>
<l>Le tempestose nubi, e al Sole aperti</l>
<l>Lascia i lucidi rivi e i colli erbosi;</l>
<l>Tal la possente immagine di guerra</l>
<l>Rischiarò l'alma annuvolata: il Luba</l>
<l>Fermo sull'asta sua varca d'un salto,</l>
<l>Batte lo scudo; a quel rimbombo l'oste</l>
<l>Pinsesi in fuor col minacciante acciaro.</l></lg>
<lg><l>Né paurosa di battaglia il segno</l>
<l>Erina intese; ella s'avanza: oscuro</l>
<l>Malto traguarda dal velluto ciglio;</l>
<l>Presso gli è Idalla, amabil raggio; il torvo-</l>
<l>Guardante Maronnan seguelo; inalza</l>
<l>L'acuta asta Clonar; Cormiro al vento</l>
<l>Scuote la chioma cespugliosa; avanza</l>
<l>Dietro la rupe maestoso e lento</l>
<l>D'Ata l'eccelso eroe; prime spuntaro</l>
<l>Le due lance del Duce, indi comparve</l>
<l>La metà del brocchier, meteora in notte</l>
<l>Su la valle dell'ombre; intero alfine</l>
<l>Rifulse e grandeggiò; l'un oste e l'altra</l>
<l>Scagliasi allora nella zuffa, e l'arme</l>
<l>Già già pria di ferir pugnan coi lampi.</l></lg>
<lg><l>Quasi con tutta di lor poderose onde</l>
<l>La formidabil massa a scontrar vansi</l>
<l>Due procellosi mari allor che intorno</l>
<l>Lo scoglioso Lumon, rombar le penne</l>
<l>Odon dei venti; sfilano sul balzo</l>
<l>L'ombre combattitrici: sul profondo</l>
<l>Precipitosi piombano spezzati</l>
<l>Diradicati boschi, e fansi inciampo</l>
<l>Delle sconce balene ai passi ondosi;</l>
<l>Tai si mischian le armate: ora Fingallo,</l>
<l>Or s'avanza Catmor; morti su morti</l>
<l>Tombano in folla: degli eroi su i passi</l>
<l>Sgorgano scintillanti onde d'acciaro;</l>
<l>E quindi e quinci ai lor fendenti a terra</l>
<l>Va un monte d'elmi, ed un filar di scudi.</l>
<l>Ecco per mano di Fingal percosso</l>
<l>Stramazza Maronnano, e col suo corpo</l>
<l>Attraversa il ruscel: s'ammassan l'onde</l>
<l>Sotto il suo fianco, e gorgogliando balzano</l>
<l>Sul cerchiato brocchiero: è là trafitto</l>
<l>Da Catmorre Clonar, né però il duce</l>
<l>Preme il terreno; una ramosa quercia</l>
<l>nel suo cader gli afferra il crine: al suolo</l>
<l>Rotola l'elmo, abbandonato pende</l>
<l>Dalla ciarpa lo scudo, e vi serpeggia</l>
<l>Il nero sangue in grossi gorghi: ahi lassa!</l>
<l>Tu piangerai bella Tlamina, e spesso</l>
<l>Farà la chiusa mano oltraggio al petto.</l></lg>
<lg><l>Né l'asta Ossian scordò; con essa il campo</l>
<l>Sparge di morte: il giovinetto Idalla,</l>
<l>Leggiadra voce dell'ondoso Clora,</l>
<l>S'avanza: ohimè, perché la lancia arresti,</l>
<l>Mal accorto, perché? scontrato innanzi</l>
<l>T'avessi altrove alla tenzon del canto!</l>
<l>Malto basso lo vede, egli s'offusca,</l>
<l>E mi sguarda, e s'avventa: ambi curviamci,</l>
<l>Ambi la lancia... Ecco repente il cielo</l>
<l>Rabbuiasi, raggruppasi; rovesciasi</l>
<l>Stemprato in pioggia procellosa: intorno</l>
<l>Alle voci ululabili dei venti</l>
<l>Rimugge il bosco: or quel colle, or questo</l>
<l>Vestono falde d'abbagliante foco,</l>
<l>E in tempestosi vortici di nebbia</l>
<l>Rotola il carro assordator del tuono.</l>
<l>Fra lo scompiglio e fra l'orror tremanti</l>
<l>Rannicchiarsi i nemici, e sbalordita</l>
<l>Di Morven l'oste si ristette: io fermo</l>
<l>Mi tenni pur sopra il ruscel, lasciando</l>
<l>In preda ai venti il crin fischiante. Io sento</l>
<l>La voce di Fingal, sento le grida</l>
<l>Del fuggente nemico: accorro, il padre</l>
<l>Cerco, ma scappa al guardo; un incessante</l>
<l>Alternar di baleni e di tenebre</l>
<l>Lo mostra a mezzo, e tosto il cela; or l'elmo</l>
<l>Traspare or l'asta: e ben; sia buio o luce,</l>
<l>Pugniam; batto lo scudo, incalzo i passi</l>
<l>D'Alnecma: innanzi a me rotte e disperse</l>
<l>Sfuman le schiere. Alfin risguarda il Sole</l>
<l>Fuor d'una nube; di Moilena i cento</l>
<l>Rivi disfavillar; ma presso al monte</l>
<l>Vedi di nebbia spaziar colonne</l>
<l>Lente, dense, atre: ov'è Fingallo? il prode</l>
<l>Catmorre ov'è? sul rio, sul balzo, al bosco?</l>
<l>Non già; che fia? sento un colpir d'acciari:</l>
<l>Colà, colà di quella nebbia in seno</l>
<l>È la zuffa dei Re. Così talvolta</l>
<l>Pugnan due spirti entro notturna nube</l>
<l>Pel governo dell'onde o 'l fren dei venti.</l></lg>
<lg><l>Precipitai: si sollevò, si sperse</l>
<l>La grigia nebbia: scintillanti i Duci</l>
<l>Sul Luba grandeggiavano. Catmorre</l>
<l>Posava al balzo: penzola lo scudo</l>
<l>Dal braccio illanguidito; e il rio che spiccia</l>
<l>Fuor dal masso vicin lo batte e inonda.</l>
<l>Gli sta presso Fingallo: ei vide il sangue</l>
<l>Del campion d'Ata: a quella vista al fianco</l>
<l>Lentamente discendegli la spada,</l>
<l>Ed in voci pacifiche e pietose</l>
<l>Parla con gioia tristeggiante e fosca.</l>
<l>Cede l'eroe d'Alnecma? o vuol pur anco</l>
<l>La lancia sollevar? chiara abbastanza</l>
<l>È la tua fama in Ata. Ata soggiorno</l>
<l>Per te d'ogni stranier; spesso il tuo nome,</l>
<l>Qual aura del deserto, a colpir venne</l>
<l>L'orecchio di Fingal. Vieni al mio poggio,</l>
<l>Vieni alla festa mia, cedi; i possenti</l>
<l>Ceder ponno senz'onta: io non ho sdegno</l>
<l>Col dimesso nemico, e non m'allegro</l>
<l>Al cader d'un eroe: mio studio e cura</l>
<l>È saldar piaghe di guerrier ferito.</l>
<l>Note mi son l'erbe dei colli, e spesso</l>
<l>Amo di corne le salubri cime,</l>
<l>Mentre del rivo ondeggiano sul margo:</l>
<l>Teco godrò dell'arte mia far prove.</l>
<l>Vientene, e che? tu stai pur fosco e muto</l>
<l>Prence d'Ata ospital? Sull'Ata, ei disse,</l>
<l>S'alza una rupe; ondeggianvi di sopra</l>
<l>Ramose piante; ad essa ampia nel mezzo</l>
<l>S'apre una grotta a cui ruscel non manca.</l>
<l>Colà prosteso, il calpestio più volte</l>
<l>Sentii del peregrin, che di mie conche</l>
<l>Giva alla sala; in sul mio spirto ardea</l>
<l>Vampa di gioia, e benedissi il balzo,</l>
<l>Che de lor passi rispondeva al suono.</l>
<l>Qui fia nel buio il mio soggiorno; io quindi</l>
<l>Salirò spinto da piacevol canto</l>
<l>Sopra l'auretta che sparpaglia i velli</l>
<l>Del cardo de' miei poggi: e in giù dall'alto</l>
<l>Traguarderò fuor dell'azzurra nebbia</l>
<l>Sul caro balzo e sul diletto speco:</l>
<l>La mia tomba sia questa. - Ohimè! di tomba</l>
<l>Perché parla il guerriero? Ossian, t'accosta,</l>
<l>Miralo, egli spirò. Gioia ti scontri</l>
<l>Quasi ruscel, gioia t'inondi e bei,</l>
<l>Alma leggiadra e dei stranieri amica.</l>
<l>Mancò il possente: ah figliuol mio, sia questo</l>
<l>L'ultimo de' miei fatti; è tempo omai</l>
<l>Ch'io cessi dalle pugne: odo qui presso</l>
<l>La chiamata degli anni, essi passando</l>
<l>Della lancia m'afferrano la punta,</l>
<l>E sembran dir: perché Fingal non posa</l>
<l>Nelle sue sale? Alma d'acciaro, il sangue</l>
<l>Così dunque t'alletta? - Anni scortesi,</l>
<l>No che nel sangue io non m'allegro; il pianto</l>
<l>Di vedove e di figli è a me torrente</l>
<l>Vernal che scende a desolarmi il core.</l>
<l>Ma che? quand'io pacifico e tranquillo</l>
<l>Giaccio su i colli miei, sorge la voce</l>
<l>Poderosa di guerra, e sì mi desta</l>
<l>Dal mio riposo, e la mia spada appella.</l>
<l>L'appelli; omai fia vano. Ossian, tu prendi</l>
<l>La lancia di Fingal; per lui la inalza</l>
<l>Quando sorge il superbo. I miei grand'avi</l>
<l>Sempre i vestigi miei segnar dall'alto;</l>
<l>Grate fur loro le mie gesta: ovunque</l>
<l>Mossi a guerre, o perigli, ognora io vidi</l>
<l>Le nebulose lor colonne azzurre</l>
<l>Farmisi scorta di vittoria in pegno.</l>
<l>Ossian, sai tu perché? sempre il mio braccio</l>
<l>Gli oppressi ricattò; contro il superbo,</l>
<l>Contro l'alma feroce arse soltanto</l>
<l>Lo sdegno mio, né s'allegrò il mio sguardo</l>
<l>Sulle sciagure altrui, sull'altrui morte.</l>
<l>Per questo al mio passar le avite forme</l>
<l>Verran tutte festose in su la soglia</l>
<l>Dell'aeree lor sale ad incontrarmi</l>
<l>In graziosa maestà, con veste</l>
<l>Di luce candidissima, e con occhi</l>
<l>Placidamente in dolce foco accesi:</l>
<l>Ove al superbo ed al crudel son esse</l>
<l>Lune pregne d'orror, che a spaventarlo</l>
<l>Mandan vampa feral nunzia di sdegno.</l>
<l>Abitator di vorticosi venti,</l>
<l>Tremmor padre d'eroi, mirami, io porgo</l>
<l>La lancia ad Ossian mio: quest'atto inviti,</l>
<l>E allegri i sguardi tuoi. Spesso io ti vidi</l>
<l>Fuor d'una nube balenarmi al volto;</l>
<l>Tal ti mostra a mio figlio, allor ch'ei l'asta</l>
<l>Rizza nelle battaglie; egli in mirarti</l>
<l>Membrerà il tuo valor, Tremmorre invitto,</l>
<l>Già signor dei mortali, ora dei nembi.</l></lg>
<lg><l>La lancia ci porse alla mia mano; e a un tempo</l>
<l>Erse una pietra, onde col grigio capo</l>
<l>Narrasse il fatto all'altre età; sott'essa</l>
<l>Pose una spada, e colla spada un cerchio</l>
<l>Del rinomato scudo; oscuro intanto</l>
<l>Volgeasi e muto in fra pensieri; alfine</l>
<l>Sciolse la voce in cotai detti: O pietra,</l>
<l>O pietra, allor che le remote etadi</l>
<l>Ti faran polve, e che sarai già spersa</l>
<l>Per entro il musco roditor degli anni,</l>
<l>Verrà quì forse peregrin non degno,</l>
<l>E passerà fischiando: alma codarda!</l>
<l>Ah tu non sai quanto di fama un giorno</l>
<l>Sfavillasse in Moilena! è qui, che l'asta</l>
<l>Fingallo al figlio nella man depose,</l>
<l>E coronò col memorabil atto</l>
<l>L'ultimo de' suoi campi. Or via, ti scosta</l>
<l>Ombra, non uom; gloria t'ignora; il margo</l>
<l>D'un rio t'arresta in ozio vile; ancora</l>
<l>Poch'anni, e poi se' nulla; oblio t'attende</l>
<l>Per ingoiarti, abitator palustre</l>
<l>Di grossa nebbia, sconosciuto al canto.</l>
<l>Tal non sarà Fingal, fama qual manto</l>
<l>Fia che 'l rivesta, ed il suo nome altero</l>
<l>Irraggerà di nobili faville</l>
<l>Le tarde età, perché il suo forte acciaro</l>
<l>Schermo fu sempre all'infelice oppresso.</l>
<l>Disse; e alla quercia s'avviò che curva</l>
<l>Pendea sul Luba: una pianura angusta</l>
<l>Sotto vi giace, e vi discorre il fonte</l>
<l>Che spiccia dalla rupe: ivi di Selma</l>
<l>Lo spiegato vessillo ondeggia al vento,</l>
<l>E 'l suo cammino a Feradarto addita;</l>
<l>A Feradarto che in ascosta valle</l>
<l>Sta palpitante e di sua sorte incerto:</l>
<l>Lucido il Sole d'occidente intanto</l>
<l>Fende le nubi; il gran Fingal ravvisa</l>
<l>Morven sua trionfante, ode le voci</l>
<l>Romorose, confuse; osserva i moti</l>
<l>D'inquieta esultanza, e se n'allegra;</l>
<l>Qual cacciator che dopo aspra tempesta</l>
<l>Mira splendere al sol le cime e i fianchi</l>
<l>Del natio colle; il già dimesso capo</l>
<l>Rizza lo spino, e i cavrioli in frotta</l>
<l>Fanno sull'alto, scorribande e tresche.</l></lg>
<lg><l>Ma d'altra parte entro muscoso speco</l>
<l>Stavasi il grigio Clomalo; già spente</l>
<l>N'eran le luci, ed un baston sostegno</l>
<l>Faceasi all'arco delle annose terga.</l>
<l>Pendea dinanzi dal suo labbro intenta</l>
<l>Sulmalla ad ascoltar le grate istorie</l>
<l>Dei prenci d'Ata. Del cantor cessato</l>
<l>Già nell'orecchio era il fragor lontano</l>
<l>Del conflitto crudel; s'arresta a un tratto;</l>
<l>E gli scappa un sospiro: a lui sovente</l>
<l>Sull'alma balenavano gli spirti</l>
<l>Dei duci estinti; ei ravvisò Catmorre</l>
<l>Sanguinoso, prosteso. A che sì fosco?</l>
<l>Disse la bella; omai cessò nel campo</l>
<l>La fera zuffa; vincitor tra poco</l>
<l>Verrà 'l mio duce; d'occidente il Sole</l>
<l>Tocca le grotte, già l'ingrata nebbia</l>
<l>Sorge dal lago, e quel poggetto adombra,</l>
<l>Giuncoso seggio delle damme; e in breve</l>
<l>Ei spunterà, vedrollo... il veggo; ah vieni</l>
<l>Solo diletto mio, vientene. - Er'egli</l>
<l>Lo spirto di Catmor, lenta, alta, altera</l>
<l>Movea la forma: rannicchiossi a un punto</l>
<l>Dietro al fremente rio. - Travidi, è questo</l>
<l>Un cacciator che a lenti passi il letto</l>
<l>Cerca del cavriol; guerra ei non cura,</l>
<l>La sua sposa l'attende; egli fischiando</l>
<l>Carco di spoglie di cervetti bruni</l>
<l>Tornerà alle sue braccia. - Ella pur gli occhi</l>
<l>Tien volti al colle: ecco di nuovo appare</l>
<l>La maestosa forma. - Or sì ch'è desso. -</l>
<l>Corre a quello festosa; egli s'arretra,</l>
<l>Si rannebbia, digradano, svaniscono</l>
<l>Le sue membra fumose, e sfansi in vento.</l>
<l>Conobbe allor ch'ei più non era. - Ahi lassa!</l>
<l>Amor mio, tu cadesti!... Ossian, ah scorda</l>
<l>Scorda il suo lutto, egli a quest'alma è morte</l></lg>
<lg><l>Notte scese in Moilena; alto la voce</l>
<l>Risuonò di Fingallo, alzossi intorno</l>
<l>La fiamma della quercia; il popol tutto</l>
<l>Con gioia s'adunò, ma in quella gioia</l>
<l>Serpea qualch'ombra; che drizzando il guardo</l>
<l>Di fianco al Re, gli si scorgeva in volto</l>
<l>Non compiuta letizia e pensier gravi.</l>
<l>Piacevolmente dal deserto intanto</l>
<l>Venia voce di musica; dapprima</l>
<l>Parea fiochetto mormorio di fonte</l>
<l>Sopra lontana rupe; ella accostossi,</l>
<l>E lenta rotolavasi sul balzo,</l>
<l>Qual ala crespa di leggera auretta,</l>
<l>Che pel silenzio di tranquilla notte</l>
<l>Pian pian ferisce le vellute barbe.</l>
<l>Era cotesta di Condan la voce</l>
<l>Mista all'arpa di Carilo: venieno</l>
<l>Essi con Feradarto, il sir gentile,</l>
<l>A Fingallo sul Mora. Ad incontrargli</l>
<l>Mossero pur del Lena i vati, a' canti,</l>
<l>Canti mescendo, e d'esultanza in segno</l>
<l>Alzossi un plauso universal di scudi.</l>
<l>Piena e splendida allor gioia s'aperse</l>
<l>Sulla faccia del Re, come talvolta</l>
<l>Raggio improvviso in nubiloso giorno.</l>
<l>Trasse ei dal cerchio del brocchiero un suono</l>
<l>De' suoi cenni forier: cessaro a un punto</l>
<l>Le grida, i canti; e 'l popolo sull'aste</l>
<l>Curvossi ad ascoltar la voce amata.</l></lg>
<lg><l>Morvenie schiere, è già di sparger tempo</l>
<l>Il mio convito, fra concenti e feste</l>
<l>Scorra la notte: sfavillaste, o prodi,</l>
<l>Assai nel buio, or la tempesta è sgombra.</l>
<l>E rupe il popol mio; su questa io fermo</l>
<l>Spiccai più volte un aquilino volo</l>
<l>Verso la fama, e l'afferrai sul campo.</l>
<l>Or sia fine a' miei fatti. Ossian, tu l'asta</l>
<l>Hai di Fingallo; ella non è, tu 'l sai,</l>
<l>Verghetta di fanciul che i cardi atterra;</l>
<l>Questa è l'asta dei grandi; essi di quella</l>
<l>Spesso armata la man prestaro a morte.</l>
<l>Pensa a' tuoi padri, o figliuol mio, son essi</l>
<l>Dopo tant'anni, venerati raggi</l>
<l>D'intemerata fama, a lor t'agguaglia.</l>
<l>Fa' che al nuovo mattin da te sia scorto</l>
<l>Feradarto in Temora, e lui nel seggio</l>
<l>Loca degli avi suoi; fa' ch'ei rammenti</l>
<l>D'Erina i regi, ed il morvenio sangue</l>
<l>Che in sen gli serpe, e il tralignarne aborra.</l>
<l>Non si scordin gli estinti; a lor dovute</l>
<l>Son grate laudi: Carilo, tu sgorga</l>
<l>La voce tua, che gli rallegri in mezzo</l>
<l>Della lor nebbia, e sia compenso a morte.</l>
<l>Compiuta è ogn'opra; io col mattin tranquillo</l>
<l>Spiegherò le mie vele inver l'ombrose</l>
<l>Mura di Selma, ove Dutula ondoso</l>
<l>L'erboso letto ai cavrioli irriga.</l></lg></div2></div1>
<div1 type="sezione"><head>OSCAR E DERMINO</head>
<lg><l>Figlio d'Alpin, perché l'amara fonte</l>
<l>Schiudi del mio dolor? perché mi chiedi</l>
<l>Come cadde Oscar mio? Perpetuo pianto</l>
<l>M'acceca gli occhi, e la memoria acerba</l>
<l>Riflette sopra il core i raggi suoi.</l>
<l>Come poss'io narrar la triste morte</l>
<l>Del duce delle schiere? O de' guerrieri,</l>
<l>Oscar mio condottiero, Oscar mio figlio,</l>
<l>Non potrò rivederti? egli cadeo</l>
<l>Come Luna in tempesta, o come il Sole</l>
<l>A mezzo il corso suo, quando dall'onde</l>
<l>S'alzan le nubi, e oscurità di nembo</l>
<l>Le rupi d'Ardannida involve e copre.</l>
<l>Ed io misero, ed io solingo e muto</l>
<l>Vommi struggendo come in Morven suole</l>
<l>Antica quercia: procelloso turbo</l>
<l>Scosse, e sterpò tutti i miei rami, ed ora</l>
<l>Tremo del nord alle gelate penne.</l>
<l>Condottier dei guerrieri, Oscar mio figlio,</l>
<l>Non ti vedrò più mai? Ma che? non cadde,</l>
<l>Figlio d'Alpin, l'eroe come in campo erba</l>
<l>Senza far danno: sul suo brando stette</l>
<l>De' prodi il sangue, e con la morte accanto,</l>
<l>Ei passeggiò tra le orgogliose schiere.</l></lg>
<lg><l>Ben Oscar tu, tu figlio di Carunte,</l>
<l>Cadesti umile: de' nemici alcuno</l>
<l>Non provò la tua destra, e la tua lancia</l>
<l>Tinse, e macchiolla dell'amico il sangue.</l>
<l>Eran Dermino e Oscar duo corpi e un'alma:</l>
<l>Essi fean messe di nemiche teste,</l>
<l>Se moveano alla pugna. Erane forte</l>
<l>Come il lor brando l'amistade, e in mezzo</l>
<l>Marciava il lor duo la morte in campo.</l>
<l>Piombavan ei sopra il nemico, appunto</l>
<l>Quai duo gran massi dall'arvenie cime</l>
<l>Rovinosi si svelgono; tingea</l>
<l>I brandi lor de' forti il sangue, e l'oste</l>
<l>Svenia soltanto in ascoltarne il nome.</l>
<l>Chi era, fuorché Oscar, pari a Dermino,</l>
<l>E chi, fuorché Dermino ad Oscar pari?</l></lg>
<lg><l>Essi uccisero Dargo, il forte Dargo,</l>
<l>Che timor non conobbe. Era sua figlia</l>
<l>Bella come il mattin, placida e dolce</l>
<l>Come raggio notturno. Erano gli occhi</l>
<l>Due rugiadose stelle; oliane il fiato</l>
<l>Siccome venticel di primavera;</l>
<l>E le mammelle somigliavan neve</l>
<l>Scesa di fresco, che in candidi fiocchi</l>
<l>Va roteando in su la piaggia aprica.</l>
<l>La videro i guerrier, l'amaro, e in essa</l>
<l>Avean chiovati i cor; ciascun l'amava</l>
<l>Quanto la fama sua; ciascuno ardea</l>
<l>Del desio d'ottenerla, o di morire.</l>
<l>Ma l'anima di quella era confitta</l>
<l>Solo in Oscarre; Oscarre è 'l giovinetto</l>
<l>Dell'amor suo: del padre il sangue sparso</l>
<l>Scorda, e la man che lo trafisse adora.</l>
<l>Oscar, disse Dermino, io amo, io amo</l>
<l>Questa donzella, ma 'l suo cor, lo veggo,</l>
<l>Pende ver te, nulla a Dermin più resta.</l>
<l>Su trafiggimi, Oscar porgi soccorso</l>
<l>Con la tua spada, amico, ai mali miei.</l></lg>
<lg><l>Figlio di Diaran, come? che dici?</l>
<l>Non fia giammai che di Dermino il sangue</l>
<l>Macchi il mio ferro. - Ohimè, qual altro dunque,</l>
<l>Fuorché tu sol, di trapassarmi è degno?</l>
<l>Amico, ah non lasciar che la mia vita</l>
<l>Sen passi senza onor, non lasciar ch'altri,</l>
<l>Ch'Oscar, m'uccida: alla mia tomba illustre</l>
<l>Mandami, e rendi il mio morir famoso.</l></lg>
<lg><l>E ben; snuda l'acciar, Dermino, adopra</l>
<l>La tua possanza: oh cadess'io pur teco,</l>
<l>E di tua man morissi! Ambo pugnaro</l>
<l>Dietro la rupe, là sul Brano: il sangue</l>
<l>Tinse l'onda corrente e si rapprese</l>
<l>Sulle muscose pietre: il gran Dermino</l>
<l>Cadde, e alla morte nel cader sorrise.</l></lg>
<lg><l>Figlio di Diaran, cadesti adunque</l>
<l>Per la mano d'Oscar? Dermin, che in guerra</l>
<l>Non cedesti giammai, veggoti adesso</l>
<l>In tal guisa cader? Rapido ei parte,</l>
<l>E alla donzella del suo amor ritorna.</l>
<l>Ei torna, ma ben tosto ella s'accorse</l>
<l>Della sua doglia: o figlio di Carunte,</l>
<l>A che quel buio? e qual tristezza adombra</l>
<l>La tua grand'alma? Io fui famoso un tempo,</l>
<l>Disse, per l'arco; or la mia fama è spenta.</l>
<l>Presso il rio della rupe, ad una pianta,</l>
<l>Del possente Gormir che uccisi in guerra,</l>
<l>Stassi appeso lo scudo: io tutto giorno</l>
<l>Faticai vanamente, e mai con l'arco</l>
<l>A forarlo non giunsi. Or via, diss'ella,</l>
<l>Provar vogl'io l'esperienza, e l'arte</l>
<l>Della figlia di Dargo: a scoccar l'arco</l>
<l>Fu la mia man per tempo avvezza, e 'l padre</l>
<l>Nella destrezza mia prendea diletto.</l></lg>
<lg><l>Ella ne va; dietro lo scudo ei ponsi;</l>
<l>Vola la freccia, e gli trapassa il petto.</l></lg>
<lg><l>Oh benedetta quella man di neve,</l>
<l>E benedetto quell'arco di tasso!</l>
<l>Cara, fuorché la tua, qual altra destra</l>
<l>D'uccidermi era degna? or tu, mia bella,</l>
<l>Sotterrami, e a Dermin riponmi accanto.</l>
<l>Oscar, disse la bella, ho l'alma in petto</l>
<l>Del forte Dargo; con piacer anch'io</l>
<l>Posso incontrar la morte, e con un colpo</l>
<l>Dar fine al mio dolor. Passò col ferro</l>
<l>Il bianco sen, tremò, cadde, morio.</l></lg>
<lg><l>Presso il ruscello della rupe or poste</l>
<l>Son le lor tombe, e le ricopre l'ombra</l>
<l>Inugual d'una pianta; ivi pascendo</l>
<l>Sulle verdi lor tombe errano i figli</l>
<l>Della montagna, di ramosa fronte,</l>
<l>Quando il meriggio più fiammeggia e ferve,</l>
<l>E sta silenzio su i vicini colli.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>SULMALLA</head>
<lg><l>Chi muove a passo maestoso e lento,</l>
<l>Al mormorar dello scorrevol rio,</l>
<l>Sull'erboso Lumone? Erran sul petto</l>
<l>Le anella della chioma: addietro il braccio</l>
<l>Scorgesi biancheggiar, mentr'ella in atto</l>
<l>Curva l'arco di caccia. A che t'aggiri,</l>
<l>Astro solingo in nubiloso campo?</l>
<l>I Giovinetti cavrioli omai</l>
<l>Riparano alla rupe: ah torna, o bella</l>
<l>Figlia dei Re: l'oscura notte hai presso.</l>
<l>Quest'era il fiore di Lumon, Sulmalla</l>
<l>Dall'azzurrino sguardo. Ella ci scorse,</l>
<l>E cantore inviò, che al suo convito</l>
<l>Gli stranieri invitasse. In mezzo ai canti,</l>
<l>Noi ver la sala di Gomor movemmo.</l>
<l>Agili tremolarono sull'arpa</l>
<l>Le bianche dita: fra quel suon s'udia</l>
<l>Sommessamente mormorar il nome</l>
<l>Del prence d'Ata, che lontano in guerra</l>
<l>Stava a prò di Gomor: ma non lontano</l>
<l>Era ei dall'alma innamorata; in mezzo</l>
<l>De' suoi pensieri ei per la notte spunta,</l>
<l>Spirante amore; e della vergin bella</l>
<l>Godea Tontena rimirar dall'alto</l>
<l>L'ansante petto, e l'agitate braccia.</l></lg>
<lg><l>Cessato è 'l suono delle conche; alzossi</l>
<l>Sulmalla, e domandonne: e donde, e dove</l>
<l>Drizzate il corso? che de' regi al certo</l>
<l>Siete voi de' mortali, alti dell'onde</l>
<l>Calpestatori; al portamento, agli atti</l>
<l>Ben lo conosco. Non ignoto, io dissi,</l>
<l>Lungo il rivo natio risiede il padre</l>
<l>Del nostro sangue: di Fingallo in Cluba</l>
<l>Fama suonò, germe regal, né il Cona</l>
<l>D'Ossian solo e d'Oscar conosce i nomi.</l>
<l>Forti nemici impallidir più volte</l>
<l>Al suon di nostra voce; e rannicchiarsi,</l>
<l>Posta ogni speme nella fuga. Oh! disse</l>
<l>La giovinetta, di Sulmalla il guardo</l>
<l>Più d'una volta del signor di Selma</l>
<l>Ferì lo scudo: ei pende d'alto, il vedi,</l>
<l>Della sala paterna altero fregio,</l>
<l>E monumento dei passati tempi,</l>
<l>Quando Fingallo giovinetto ancora</l>
<l>Sen venne a Cluba. Rintronava il bosco,</l>
<l>E tremava ogni core al rugghio orrendo</l>
<l>Del cignal di Culdarno: i più possenti</l>
<l>De' suoi garzoni ad atterrar la belva</l>
<l>Inisuna mandò; periro, e piovve</l>
<l>Sulle lor tombe di donzelle il pianto.</l>
<l>Fingal venne alla prova, ed avanzossi</l>
<l>Securo in vista; dall'un lato e l'altro</l>
<l>Trafitto rotolò sulla sua lancia</l>
<l>Lo spavento de' boschi, e i boschi intorno</l>
<l>Non più d'orror, ma risuonar di canti.</l>
<l>Vivid'occhio sereno avea, si dice,</l>
<l>L'eccelso eroe, né mai gli uscian dal labro</l>
<l>Voci d'orgoglio: dal suo chiaro spirto</l>
<l>La rimembranza di sue forti imprese</l>
<l>Sgombrava tosto, qual vapor errante</l>
<l>Dalla faccia del Sol. Segno agli sguardi</l>
<l>Delle vezzose vergini di Cluba</l>
<l>Erano i passi del campione; ei sorse</l>
<l>Fra i loro occulti e timidi pensieri</l>
<l>Gradito sogno d'affannose notti.</l>
<l>Ma il vento alfine alla natia sua terra</l>
<l>Portò l'altro straniero: ei non per tanto</l>
<l>Non tramontò per Inisuna intero,</l>
<l>Come meteora da una nube assorta.</l>
<l>Più d'una volta il suo valor rifulse</l>
<l>Nelle piagge nemiche; e la sua fama</l>
<l>Tornò di Cluba alla boscosa valle.</l>
<l>Valle or muta ed oscura; altrove è volta</l>
<l>La schiatta de' suoi re, Gomorre è in campo,</l>
<l>E 'l giovine Lormar: né soli in guerra</l>
<l>S'avanzan essi; una straniera luce</l>
<l>Brilla dappresso: il duce d'Ata è questo,</l>
<l>L'onor dei forti, dei stranier l'amico.</l>
<l>Guardando stan da' lor nebbiosi colli</l>
<l>Gli azzurri occhi d'Erina, or ch'è lungi</l>
<l>L'abitator dell'anime gentili.</l>
<l>Soffrite in pace; ei non è lungi indarno,</l>
<l>Vaghe figlie d'Erina, il braccio invitto</l>
<l>Mille e mille guerrier caccia e travolve,</l>
<l>E a sé fama procaccia e pace altrui.</l></lg>
<lg><l>Vaga donzella d'Inisuna, ignoto</l>
<l>Non è ad Ossian Catmor: rammento, io dissi,</l>
<l>Quel dì ch'ei venne nell'ondosa Itorno,</l>
<l>Prova a far di sua possa. Eransi scontri</l>
<l>In sanguigna tenzon due regi alteri,</l>
<l>Surandronlo, e Culgorno, atroci e torvi</l>
<l>Del cignal cacciatori. Ambi scontrarlo</l>
<l>Presso il torrente, ambi passargli il fianco</l>
<l>Con le lor aste: a sé ciascun del fatto</l>
<l>Traea la fama; arse battaglia. In giro</l>
<l>Spezzata lancia e d'atro sangue intrisa</l>
<l>Mandar d'isola in isola agli amici</l>
<l>De' padri lor, che gli destasse all'arme,</l>
<l>L'ire feroci a secondar. Catmorre</l>
<l>Venne a Culgormo occhi-vermiglio, ed io</l>
<l>Recai da Selma a Surandronlo aita.</l></lg>
<lg><l>Dall'una ripa del torrente e l'altra</l>
<l>Noi ci scagliammo: dirupate balze,</l>
<l>Fiaccate piante vi stan sopra; appresso</l>
<l>Due circoli di Loda eranvi, e ritta</l>
<l>Sta sulla cima del Poter la Pietra,</l>
<l>Pietra temuta; a cui di notte, in mezzo</l>
<l>A una rossa di foco atra corrente,</l>
<l>Gli spettri spaventevoli dei spirti</l>
<l>Scender soleano: indi frammista al rugghio</l>
<l>Dell'onda che precipita, s'udia</l>
<l>Sboccar la voce de' cantori antichi,</l>
<l>Che chiedean da quei spettri aita in guerra.</l></lg>
<lg><l>Io co' miei prodi trascuratamente</l>
<l>Mi sdraiai lungo il rivo: intorno al monte</l>
<l>Movea rossa la Luna: alzai di canto</l>
<l>Note interrotte: di mia voce il suono</l>
<l>Ferì Catmor, ch'ei pur giacea prosteso</l>
<l>Sotto una quercia nel chiaror dell'arme.</l>
<l>Sorge il mattino: ci spingemmo in mezzo</l>
<l>La folta de' guerrier: fera battaglia</l>
<l>Sparsesi intorno; da quel brando e questo</l>
<l>Cader vedeansi alternamente a terra</l>
<l>Mietuti capi, qual d'autunno al vento</l>
<l>Recisi cardi. Maestoso innanzi</l>
<l>Femmisi il duce; s'accozzar gli acciari.</l>
<l>Noi l'un dell'altro colle acute lancie</l>
<l>Trapassammo il brocchier; smagliati e pesti</l>
<l>Suonan gli usberghi; dislacciato al suolo</l>
<l>Caddegli l'elmo: isfavillò l'eroe</l>
<l>In leggiadro sembiante; i sguardi suoi,</l>
<l>Quasi due pure e vivide fiammelle,</l>
<l>Volveansi intorno graziosi e lenti.</l>
<l>Ben riconobbi il duce, e tosto a terra</l>
<l>Gittai la lancia: taciturni altrove</l>
<l>Noi ci volgemmo, ed appuntammo i brandi</l>
<l>Ad altri petti men di viver degni.</l></lg>
<lg><l>Ma fin non ebbe sì tranquillo e dolce</l>
<l>L'aspra zuffa dei Re: rabbioso rugghio</l>
<l>Mandan pugnando, qual di negri spirti</l>
<l>Sul vento imperversanti. Ambedue l'aste</l>
<l>Precipitaro furibonde a un tempo</l>
<l>Per mezzo i petti, e ricercarno il core.</l>
<l>Confitti stramazzavano; una rupe</l>
<l>Lor si fè sponda: l'un sull'altro inchini</l>
<l>Pendono i capi d'addentarsi in atto.</l>
<l>L'uno con man tremante afferra il crine</l>
<l>Dell'altro, e gli occhi ancor gravi di morte</l>
<l>Spirano ebrezza di vendetta e d'ira.</l>
<l>Su i loro scudi dal vicino balzo</l>
<l>Sgorgaron l'onde, e s'annegrar di sangue.</l></lg>
<lg><l>Caduti i re, cessò la pugna. Itorno</l>
<l>Tornò tranquilla; Ossian, dell'arpe il sire,</l>
<l>E 'l nobile Catmor scontrarsi in pace.</l>
<l>Demmo i morti alle tombe, e quindi al golfo</l>
<l>Ci avviammo di Runa. Ecco da lungi</l>
<l>Nero legno appressar, nero, ma dentro</l>
<l>Brilla una luce, qual di Sole un raggio</l>
<l>Fende di Stromlo la fumosa nebbia.</l>
<l>Figlia è costei di Surandronlo. Ardenti</l>
<l>Fuor dell'errante scompigliato crine</l>
<l>Tralucon gli occhi; ne biancheggia il bracco</l>
<l>Reggitor della lancia; or s'alza, or scende,</l>
<l>Candido il sen, siccome onda spumosa,</l>
<l>Che con alterno moto ai scogli insulta,</l>
<l>Bella a veder, ma minacciosa: O voi,</l>
<l>Ella gridò, terribili di Loda</l>
<l>Abitatori, o Carcaro vestito</l>
<l>Di pallidezza fra le nubi, o forte</l>
<l>Slumor che spazi nell'aeree sale,</l>
<l>Corcuro, o tu scompigliator dei venti;</l>
<l>O voi tutti accorrete, e sien per voi</l>
<l>Di Surandronlo i rei nemici accolti;</l>
<l>Che l'asta della figlia in guerra esperta</l>
<l>Vittime sanguinose al padre invia.</l>
<l>A lui dessi vendetta: egli non era</l>
<l>Piacevol forma di garzone imbelle,</l>
<l>Di dolci sguardi e molli vezzi amica.</l>
<l>Quand'ei l'asta afferrava, a lui d'intorno</l>
<l>Falconi a stormi dibattean le penne;</l>
<l>Che largo pasto avean dal ferro acuto,</l>
<l>Rivi di sangue, e cumuli di corpi.</l>
<l>Io son fiammella del suo foco, e spesso</l>
<l>Sopra i nemici divampai del padre,</l>
<l>Quasi meteora che risplende e strugge.</l>
<l><gap/></l></lg>
<lg><l>Non disattenta di Catmor le lodi</l>
<l>Sulmalla intese, ch'ei nel cor le stava,</l>
<l>Quale in piaggia arborosa ascosto foco,</l>
<l>Che del nembo al fischiar destasi e brilla.</l>
<l>La regal figlia si ritrasse alfine</l>
<l>Fra 'l suon de' canti suoi grato ad udirsi,</l>
<l>Qual dolce susurrar d'auretta estiva</l>
<l>Che rizza il capo ai languidetti fiori,</l>
<l>E 'l cheto lago vagamente increspa.</l></lg>
<lg><l>Nel riposo notturno ad Ossian venne</l>
<l>Sogno presago: di Tremmorre a lui</l>
<l>Stettesi innanzi la sformata forma.</l>
<l>Parea batter lo scudo in sull'ondosa</l>
<l>Roccia di Selma. M'avvisai ben tosto</l>
<l>Ch'era presso la guerra; alzomi, e prendo</l>
<l>Il cigolante acciar: del Sole i raggi</l>
<l>Fiedean Lumone; e le mie vele i venti.</l></lg>
<lg><l>Solingo raggio della notte bruna,</l>
<l>Meco ti sta', ch'anch'io son desto e canto.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>CALLIN DI CLUTA</head>
<lg><l>Solingo raggio della notte bruna,</l>
<l>Vientene a me, che anch'io son desto e gemo.</l>
<l>Odo sbuffarti da' lor colli intorno</l>
<l>I venti mormorevoli; e dei venti</l>
<l>Erran sull'ale con vermiglie vesti</l>
<l>L'ombre de' morti, e n'han diporto e gioia.</l>
<l>Ma gioia Ossian non sente: o man gentile,</l>
<l>Man dell'arpe di Luta animatrice,</l>
<l>Pur nel canto è letizia; ah tu risveglia</l>
<l>La voce della corda, e ad Ossian mesto</l>
<l>L'anima fuggitiva in sen riversa.</l>
<l>Ella è un arido rio, sgorgavi il canto,</l>
<l>Sgorga il canto, o Malvina, e ne lo avviva.</l></lg>
<lg><l>T'ascolto sì, notturno raggio, oh segui.</l>
<l>Perché t'arresti? a cacciator che fosca</l>
<l>Passò la notte in torbida tempesta;</l>
<l>Qual è garrito di spicciante rivo,</l>
<l>Che di minuti sprizzi al Sol nascente</l>
<l>I giovinetti rai scherzoso irrora;</l>
<l>Tale all'amico degli eroici spirti</l>
<l>La voce amabilissima di Luta</l>
<l>Molce l'orecchio. Ah qual tremore! il petto</l>
<l>Gonfiasi, il cor mi balza; io guardo addietro</l>
<l>Sugli anni che passar: solingo raggio,</l>
<l>Vientene a me, ch'io già m'infoco e canto.</l></lg>
<lg><l>Nel seno di Carmona un dì vedemmo</l>
<l>Un legno saltellar: pendea dall'alto</l>
<l>Spezzato scudo, e lo segnavan l'orme</l>
<l>Di mal rasciutto sangue. Un giovinetto</l>
<l>Fecesi innanzi in suo guerriero arnese,</l>
<l>E alzò la lancia rintuzzata; lunghe</l>
<l>Per le guance di lagrime stillanti</l>
<l>Le ciocche penzolavano del crine</l>
<l>Scompostamente: l'ospital sua conca</l>
<l>Il Re gli porge: lo stranier favella.</l></lg>
<lg><l>Nelle sue stanze entro il suo sangue immerso</l>
<l>Giace Cammol di Cluta: il fier Ducarmo</l>
<l>Vide Lunilla, se ne accese, e al padre,</l>
<l>Avverso all'amor suo, trafisse il fianco.</l>
<l>Io pel deserto m'aggirava; il truce</l>
<l>Fuggì di notte. Abbia per te, Fingallo,</l>
<l>Callin soccorso, il genitor vendetta.</l>
<l>Io non cercai di te, come si cerca</l>
<l>Da peregrino in nubilosa terra</l>
<l>Fioco barlume; o pro' Fingal, di fama</l>
<l>Assai da lungi altero Sol sfavilli.</l></lg>
<lg><l>Il Re volsesi intorno; al suo cospetto</l>
<l>Sorgemmo armati: ma chi fia che inalzi</l>
<l>Lo scudo in guerra? ognun lo brama e chiede.</l>
<l>Scese la notte; taciturni allora</l>
<l>Noi ci avviammo lentamente al muto</l>
<l>Colle dei spirti, onde scendesser quelli</l>
<l>Nei nostri sogni a disegnar pel campo</l>
<l>Un de' lor figli: ciaschedun tre volte</l>
<l>Colpì lo scudo eccitator dei morti,</l>
<l>E tre con basso mormorio di canto</l>
<l>Chiamò l'ombre de' padri, indi sé stesso</l>
<l>Commise ai sogni. Mi s'affaccia al guardo</l>
<l>Tremmorre, altera forma; azzurra addietro</l>
<l>Stavagli l'oste in mal distinte file.</l>
<l>Fuor per la nebbia travedeasi a stento</l>
<l>L'aspro azzuffarsi dell'aeree schiere,</l>
<l>E l'aste irate che stendeansi a morte.</l>
<l>Tesi l'orecchio, ma distinto suono</l>
<l>Di lor non esce, e sol s'udiva un fischio</l>
<l>Di vuoto vento; io mi riscossi: il crollo</l>
<l>Della quercia vicina, e l'improvviso</l>
<l>Zufolar del mio crine a me fu segno</l>
<l>Del partirsi dell'ombre. Io dal suo ramo</l>
<l>Spiccai lo scudo; avvicinarsi io sento</l>
<l>Un cigolio d'acciaro: Oscar di Lego</l>
<l>Era questi, Oscar mio: l'ombre degli avi</l>
<l>S'eran mostre al suo sogno. O padre, ei disse,</l>
<l>Siccome nembo lungo il mar, tal io</l>
<l>Terrò per l'ocean rapido il corso</l>
<l>Ver la nemica spiaggia: i morti, i morti</l>
<l>Vidi, o mio padre; l'anima m'esulta,</l>
<l>E trabocca di gioia: io veggo, o parmi,</l>
<l>Già la mia fama sfolgorarmi a fronte,</l>
<l>Qual su nube talor vivida lista</l>
<l>D'orata luce, allor che il Sol si mostra,</l>
<l>Disfavillante peregrin del cielo.</l></lg>
<lg><l>Oscar, diss'io, no non fia ver che solo</l>
<l>Col nemico t'affronti; io verrò teco</l>
<l>Al boscoso Lumon; pugnano, o figlio,</l>
<l>Pugnan congiunti, qual da un balzo istesso</l>
<l>Aquile due con intrecciate penne</l>
<l>Fannosi incontro alla corsia del vento.</l>
<l>Spiegai le vele: da tre navi intenti</l>
<l>I morveni guerrier fean segno al guardo</l>
<l>D'Ossian lo scudo alto pendente, ed io</l>
<l>Giva coll'occhio per lo ciel seguendo</l>
<l>La rossa fenditrice delle nubi,</l>
<l>La notturna Tontena: aura cortese</l>
<l>M'assecondò; nel quarto giorno m'apparve</l>
<l>Fra la nebbia Lumon, Lumon che al vento</l>
<l>Co' cento boschi suoi ramoso ondeggia.</l>
<l>Segna un vario alternar di luce e d'ombra</l>
<l>L'ermo suo fianco; spicciano dai massi</l>
<l>Spumose fonti: di que' colli in grembo</l>
<l>Verde piaggia sottendesi, che irriga</l>
<l>Più d'un ceruleo rivo: ivi tra l'alte</l>
<l>Frondose querce, degli antichi regi</l>
<l>Sorgea l'albergo, ma silenzio e notte</l>
<l>Da lungo tempo nell'erbosa Racco</l>
<l>Seggio avea posto; che l'amena valle</l>
<l>La schiatta de' suoi re piangea già spenta.</l>
<l>Colà colle sue genti il rio Ducarmo</l>
<l>Si ritrasse dal mar: Tontena ascosto</l>
<l>Avea il suo capo tra le nubi; ei scese,</l>
<l>E raccolse le vele, indi i suoi passi</l>
<l>Drizzò sul poggio, a far prova dell'arco</l>
<l>Contro i cervi di Racco. Io giungo, e tosto</l>
<l>Mando cantor che alla tenzon lo sfidi.</l>
<l>Gioioso egli l'udì: l'alma del Duce</l>
<l>Era una vampa, ma feral, ma torba,</l>
<l>Solcata di fumose orride strisce;</l>
<l>N'era il braccio gagliardo, i fatti oscuri.</l></lg>
<lg><l>Notte abbuiossi: noi sedemmo al raggio</l>
<l>D'accesa quercia: il giovine di Cluta</l>
<l>Stava in disparte: in pensier vari errante</l>
<l>Ne parea l'alma: come il cielo a sera</l>
<l>In poco spazio a più color si tinge</l>
<l>Per variate nubi, in cotal guisa</l>
<l>Varie tingeano di color vicende</l>
<l>La guancia di Callin, bella a vedersi</l>
<l>Qualora il vento sollevava il crine</l>
<l>Che feale ingombro. Io non mi spinsi ardito</l>
<l>Fra' suoi pensier con importune voci;</l>
<l>Sol volli il canto si sciogliesse. Oscarre,</l>
<l>Diss'io, t'è noto de' morveni regi</l>
<l>Qual sia l'usanza; a te s'aspetta il poggio</l>
<l>Tener di notte, a te picchiar lo scudo;</l>
<l>Che a te col giorno di guidar le squadre</l>
<l>L'onor concedo: io mi starò sul monte,</l>
<l>Te rimirando qual terribil forma</l>
<l>Guidatrice di nembi: antico esempio</l>
<l>Così m'insegna (che agli antichi tempi</l>
<l>Corre ognor l'alma mia) gli anni trascorsi</l>
<l>Segnati son da gloriosi fatti.</l>
<l>Come il notturno solcator dell'onde</l>
<l>Drizza l'occhio a Tontena, i sguardi nostri</l>
<l>Tal per sua scorta a contemplar son volti</l>
<l>Tremmor, padre di Re. Colà sul campo</l>
<l>Di Caraca echeggiante un dì Carmalo</l>
<l>Versata avea la gorgogliante piena</l>
<l>Delle sue squadre; le seguiano in frotta</l>
<l>Cantor di bianchi crini, e parean massa</l>
<l>D'accolte spume sulla faccia erranti</l>
<l>Di tempestosi flutti: essi col guardo</l>
<l>Rosso-rotante, e col focoso canto</l>
<l>Foco acceser di guerra; e non già soli</l>
<l>Gli abitatori delle balze audaci</l>
<l>Stavan nell'arme: era con essi un tetro</l>
<l>Figlio di Loda, formidabil voce,</l>
<l>Che nell'oscuro suo terren solea</l>
<l>Chiamar l'ombre dall'alto. Era sua stanza</l>
<l>Ermo, deserto, disfrondato bosco</l>
<l>Nell'alpestre Loclin; quattro gran massi</l>
<l>V'ergean presso i lor capi, indi rugghiando</l>
<l>Un torrente precipita, e rintrona</l>
<l>L'aere da lungi: ei quel fragor vincendo</l>
<l>Spingea su i venti il poderoso suono</l>
<l>Ben inteso dall'ombre, allor che intorno</l>
<l>Listate i vanni di vermiglie strisce</l>
<l>Le meteore svolazzano, e la luna</l>
<l>Fosco-crostata per lo ciel passeggia.</l>
<l>Alto in quel dì l'imperiosa voce</l>
<l>Suonò all'orecchio degli spirti, e quelli</l>
<l>Sceser con rombo d'aquiline penne,</l>
<l>Ed ululando scompigliaro il campo</l>
<l>Con tresche spaventevoli; ma tema</l>
<l>Non scende in cor de' regi; armati ed ombre</l>
<l>Sfida l'alto Tremmor. Stavagli a fianco</l>
<l>Tratalo suo, nascente luce: è buio:</l>
<l>E di Loda il cantore i suoi di guerra</l>
<l>Segni spargea: non hai codardi a fronte,</l>
<l>Figlio d'estranio suol. Sorse di morte</l>
<l>Fera battaglia, a' due campion gioconda,</l>
<l>Qual se a placido lago auretta estiva</l>
<l>Col soave aleggiar l'onde vezzeggia.</l>
<l>Cesse al figlio Tremmor: che del Re nota</l>
<l>Era la fama: innanzi al padre, all'arme</l>
<l>Tratalo corse, e Caraca echeggiante</l>
<l>Tomba fu dei nemici. Illustri fatti</l>
<l>Gli anni che già passar segnano, o figlio.</l>
<l><gap/></l></lg>
<lg><l>Sorse in Racco il mattino: armato in campo</l>
<l>Uscì 'l nemico: strepita la mischia</l>
<l>Qual rugghiar di torrente. Appo la quercia,</l>
<l>Vedi, pugnano i Re: l'alte lor forme</l>
<l>Tra le abbaglianti dell'acciar scintille</l>
<l>S'adombrano di luce: è tal lo scontro</l>
<l>Di due meteore su notturna valle,</l>
<l>Ch'indi balena di vermiglio lume</l>
<l>Foriero di tempesta: entro il suo sangue</l>
<l>Giace Ducarmo rovesciato, vinse</l>
<l>D'Ossian il figlio, ei non innocua in guerra,</l>
<l>Vaga maestra dell'arpe, avea la destra.</l></lg>
<lg><l>Lungi dal campo era Callin; sedea</l>
<l>Ei sulle sponde di spumante rivo,</l>
<l>A cui più massi fean corona, ed ombra</l>
<l>Ramose scope d'agitabil fronda.</l>
<l>Ei tratto tratto la riversa lancia</l>
<l>Diguazzava nell'onde. Oscarre a quello</l>
<l>Recò l'arnese di Ducarmo, e l'elmo</l>
<l>Largo-crestato di tremanti penne,</l>
<l>E lo gli pose al piè. Già spenti, ei disse,</l>
<l>Sono i nemici di tuo padre; errando</l>
<l>Or van nel campo degli spirti; a Selma</l>
<l>Vola auretta di fama: a che sei fosco,</l>
<l>Duce di Cluta? di cordoglio ancora</l>
<l>Qual hai soggetto? - Valoroso figlio</l>
<l>D'Ossian dall'arpe, io son confuso e mesto:</l>
<l>Io veggo l'arme di Cammol: t'accosta,</l>
<l>Prendi l'arnese di Callin, l'appendi</l>
<l>Nelle sale di Selma, onde sia questo</l>
<l>Nella tua terra monumento eterno</l>
<l>Del caso mio, del tuo valor. L'usbergo</l>
<l>Cadde dal bianco sen; ravvisa Oscarre</l>
<l>Lanilla istessa, di Cammol la figlia,</l>
<l>Dalla morbida mano: avea Ducarmo</l>
<l>Visto la sua beltà, di notte al Clusa</l>
<l>Corse a rapirla; a lui coll'arme incontro</l>
<l>Fessi Cammol, ma cadde: egli tre giorni</l>
<l>Abitò colla vergine, nel quarto</l>
<l>Ella armata fuggì; che ben rimembra</l>
<l>Suo regal sangue, e il cor d'onta le scoppia.</l></lg>
<lg><l>O figlia di Toscarre, a che narrarti</l>
<l>Ossian dovrà, come Lonilla afflitta</l>
<l>Gisse mancando? La sua tomba è posta</l>
<l>Sul giuncoso Lumone; a quella intorno</l>
<l>Errando va nei giorni della doglia</l>
<l>La pensosa Sulmalla: ella più volte</l>
<l>Toccò la flebil arpa, e alla bell'ombra</l>
<l>Sciolse il canto gentil. Raggio notturno,</l>
<l>Meco ti sta', che anch'io son desto e gemo.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>CARRITURA</head>
<lg><l>Hai tu nell'aria abbandonato omai</l>
<l>Il ceruleo tuo corso, ori-crinito</l>
<l>Figlio del cielo? L'occidente aperse</l>
<l>Le porte sue; del tuo riposo il letto</l>
<l>Colà t'aspetta: il tremolante capo</l>
<l>L'onda solleva di mirar bramosa</l>
<l>La tua bellezza; amabile ti scorge</l>
<l>Ella nel sonno tuo; ma visto appena</l>
<l>S'arretra con timor: riposa, o Sole,</l>
<l>Nell'oscura tua grotta, e poscia a noi</l>
<l>Torna più sfavillante, e più gioioso.</l></lg>
<lg><l>Ma intanto di mill'arpe il suon diffondasi</l>
<l>Per tutta Selma, e mille faci inalzinsi,</l>
<l>E rai di luce per la sala ondeggino.</l></lg>
<lg><l>Già la di Crona</l>
<l>Zuffa passo.</l></lg>
<lg><l>Il Re dell'aste,</l>
<l>Re delle conche</l>
<l>A noi tornò.</l></lg>
<lg><l>Battaglia e guerra</l>
<l>Svanì, qual suono</l>
<l>Che più non è.</l></lg>
<lg><l>Su su cantori,</l>
<l>Alzate il canto:</l>
<l>Nella sua gloria</l></lg>
<lg><l>Ritorna il Re.</l></lg>
<lg><l>Si cantò Ullin, quando Fingal tornava</l>
<l>Dalle battaglie baldanzoso e lieto,</l>
<l>Nella sua gaia giovenil freschezza</l>
<l>Co' suoi pesanti inanellati crini.</l>
<l>Stavan sopra l'Eroe cerulee l'armi,</l>
<l>Come appunto talor cerulea nube</l>
<l>Sopra il Sole si sta, quand'ei s'avanza</l>
<l>In sue vesti di nebbia, e sol ne mostra</l>
<l>La metà de' suoi raggi. I forti eroi</l>
<l>Seguon l'orme del Re; spargesi intorno</l>
<l>La festa della conca; a' suoi cantori</l>
<l>Fingal si volge, e a scior gli accende il canto.</l></lg>
<lg><l>Voci, diss'ei, dell'echeggiante Cona,</l>
<l>Cantori antichi, o voi dentro il cui spirto</l>
<l>Soglionsi ravvivar l'azzurre forme</l>
<l>De' nostri padri, or via, toccate l'arpa</l>
<l>Nella mia sala, onde Fingal s'allegri</l>
<l>De' vostri canti. È dilettosa e dolce</l>
<l>La gioia del dolore; ella somiglia</l>
<l>Di primavera tepidetta pioggia,</l>
<l>Che molli rende della quercia i rami,</l>
<l>Sicché vie via la giovinetta foglia</l>
<l>Getta le verdi tenerelle cime.</l>
<l>Su cantate, o cantor; domani al vento</l>
<l>Darem le vele. Il mio ceruleo corso</l>
<l>Sarà sull'oceano, inver le torri</l>
<l>Di Carritura, le muscose torri</l>
<l>Del vecchio Sarno, ove abitar soleva</l>
<l>Comala mia; colà Catillo il prode</l>
<l>Sparge la festa della conca intorno:</l>
<l>Molte le fere son dei boschi suoi,</l>
<l>Ed alzerassi della caccia il suono.</l></lg>
<lg><l>Cronalo, disse Ullin, figlio del canto,</l>
<l>E tu Minona graziosa all'arpa,</l>
<l>Alzate il canto di Silrico, ond'abbia</l>
<l>Il Re nostro diletto: esca Vinvela</l>
<l>Nella bellezza sua, simile all'arco</l>
<l>Del ciel piovoso, che l'amabil faccia</l>
<l>Mostra sul lago, quando il Sol tramonta</l>
<l>Lucido e puro. Ecco, Fingal, già viene</l>
<l>Vinvela; è dolce il canto suo, ma tristo.</l></lg>
<sp><speaker>VINVELA</speaker>
<lg><l>Figlio della collina è l'amor mio:</l>
<l>Fischia nell'aria ognora</l>
<l>La corda del suo arco, e suona il corno;</l>
<l>Gli anelano d'intorno i fidi cani;</l>
<l>Ei delle damme ognor segue la traccia;</l>
<l>Egli ha di caccia, - i' ho di lui desio,</l>
<l>Figlio della collina è l'amor mio.</l></lg>
<lg><l>Deh rispondi a Vinvela, amor mio dolce,</l>
<l>Il tuo riposo ov'è?</l></lg>
<lg><l>Riposi tu lungo il ruscel del monte?</l>
<l>Oppur in riva al fonte</l>
<l>Dal mormorante piè?</l>
<l>Ma gli arboscelli piegansi</l>
<l>Ai venticelli tremuli,</l>
<l>E già la densa nebbia</l>
<l>Dalla collina sgombrasi:</l>
<l>Io mi voglio pian piano avvicinar,</l></lg>
<lg><l>Colà dov'ei riposa;</l>
<l>E dalla cima ombrosa</l>
<l>Voglio non vista l'amor mio mirar.</l></lg>
<lg><l>La prima volta ch'io ti vidi, o caro,</l>
<l>Amabile ti vidi</l>
<l>Tornar da caccia, alto, ben fatto, e stavi</l>
<l>Colà di Brano presso il pino antico.</l>
<l>Molti eran teco giovinetti snelli</l>
<l>Diritti e belli;</l>
<l>Ma il più bello d'ogni altro era Silrico.</l></lg></sp>
<sp><speaker>SILRICO</speaker>
<lg><l>Che voce è questa ch'odo,</l>
<l>Voce simile a fresca auretta estiva?</l></lg>
<lg><l>No, il mormorar dell'arbuscel non sento</l>
<l>Che piega al vento,</l></lg>
<lg><l>Né più del monte</l>
<l>In su la fonte - io sto.</l></lg>
<lg><l>Di Fingallo alle guerre</l>
<l>Là nell'estranie terre</l>
<l>Lungi, Vinvela mia, lungi men vo.</l></lg>
<lg><l>I miei fidi can grigi</l>
<l>Non mi seguono più.</l></lg>
<lg><l>Sul colle i miei vestigi,</l>
<l>Cara, non vedrai tu.</l></lg>
<lg><l>Ed io non men, Vinvela mia vezzosa,</l>
<l>Non rivedrò più te,</l>
<l>Quando sul rio della pianura erbosa</l>
<l>Movi sì dolce il piè;</l></lg>
<lg><l>Gaia, come nell'aria</l>
<l>L'arco del ciel ridente;</l></lg>
<lg><l>Come la luna candida</l>
<l>Nell'onda d'occidente.</l></lg></sp>
<sp><speaker>VINVELA</speaker>
<lg><l>Dunque parti, Silrico, ed io qui resto</l>
<l>Su la collina meschinetta e sola?</l></lg>
<lg><l>Le damme già sopra l'alpestre vetta</l>
<l>Pascon senza timor;</l></lg>
<lg><l>Né temon fronda, o sussurrante auretta,</l>
<l>Che lungi è 'l cacciator.</l></lg>
<lg><l>Egli è nel campo delle tombe amare:</l>
<l>Chi sa s'egli rivien?</l></lg>
<lg><l>Stranieri per pietà, figli del mare,</l>
<l>Lasciatemi il mio ben.</l></lg></sp>
<sp><speaker>SILRICO</speaker>
<lg><l>Vinvela mia, se là nel campo io caggio,</l>
<l>Tu la mia tomba inalza;</l>
<l>Ammonticchiata terra, e bigie pietre</l>
<l>Serbino ai dì futuri</l>
<l>La ricordanza mia. Là sul meriggio</l>
<l>Verrà talvolta ad adagiare il fianco</l>
<l>Il cacciator già stanco,</l>
<l>Quando col cibo prenderà ristoro,</l>
<l>E al luogo, ov'io dimoro,</l>
<l>Volto, dirà, qui giace uno de' prodi;</l>
<l>E vivrà il nome mio nelle sue lodi.</l></lg>
<lg><l>Dolce Vinvela mia, s'io vado in guerra,</l>
<l>Serbami la tua fè;</l></lg>
<lg><l>Se basso basso giacerò sotterra,</l>
<l>Ricordati di me.</l></lg></sp>
<sp><speaker>VINVELA</speaker>
<lg><l>Sì, sì, mio dolce amore,</l>
<l>Di te mi sovverrò.</l></lg>
<lg><l>Oimè! ma tu cadrai,</l>
<l>Oimè, se tu ten vai</l>
<l>Per sempre, e che farò?</l></lg>
<lg><l>Sul muto prato,</l>
<l>Sul cupo monte,</l>
<l>Sul mesto fonte</l>
<l>Di te pensando andrò.</l></lg>
<lg><l>Qualor da caccia</l>
<l>Farò ritorno</l>
<l>Il tuo muto soggiorno</l>
<l>Con doglia rivedrò.</l></lg>
<lg><l>Oimè lassa dolente!</l>
<l>Silrico mio cadrà.</l></lg>
<lg><l>E Vinvela piagnente</l>
<l>Di lui si sovverrà.</l>
<l> Ed anch'io, disse il Re, del forte duce</l>
<l>Ben mi sovvengo; egli struggea la pugna</l>
<l>Nel suo furor, ma più nol veggo. Un giorno</l>
<l>Lo riscontrai sul colle: avea la guancia</l>
<l>Pallida, oscuro il ciglio, uscia dal petto</l>
<l>Spesso il sospiro: i suoi romiti passi</l>
<l>Eran verso il deserto; or non vi scorge</l>
<l>In tra la folla de' miei duci, quando</l>
<l>S'inalza il suon de' bellicosi scudi.</l>
<l>Abita forse di Cremora il sire</l>
<l>Nella picciola casa? Oh, disse Ullino,</l>
<l>Cronalo, dacci di Silrico il canto,</l>
<l>Quando giunse a' suoi colli, e più non era</l>
<l>La sua Vinvela. Ei s'appoggiava appunto</l>
<l>Su la muscosa tomba dell'amata,</l>
<l>E credea che vivesse; egli la vide</l>
<l>Che dolcemente si movea sul prato;</l>
<l>Ma non durò la sua lucida forma</l>
<l>Per lungo spazio, che fuggì dal campo</l>
<l>Il sole, ed ella sparve. Udite, udite;</l>
<l>Dolce, ma tristo è di Silrico il canto.</l></lg></sp>
<sp><speaker>SILRICO</speaker>
<lg><l>Io siedo presso alla muscosa fonte</l>
<l>Su la collina, ove soggiorna il vento,</l>
<l>Fischiami un arboscel sopra la fronte,</l>
<l>Rotar sul lido l'oscura onda io sento;</l>
<l>I cavrioli scendono dal monte,</l>
<l>Gorgoglia il lago, che commosso e drento,</l>
<l>Cacciator non si scorge in questi boschi,</l>
<l>È tutto muto; i miei pensier son foschi.</l></lg>
<lg><l>Deh ti vedessi, o mio dolce diletto,</l>
<l>Deh ti vedessi errar sul praticello,</l>
<l>Con quel tuo crin, che giù scende negletto,</l>
<l>E balza sopra l'ale al venticello,</l>
<l>Col petto candidetto ricolmetto,</l>
<l>Che sale, e scende, a rimirar sì bello,</l>
<l>E con l'occhietto basso e lagrimoso</l>
<l>Pel tuo Silrico dalla nebbia ascoso;</l></lg>
<lg><l>S'io ti vedessi, io ti dare' conforto,</l>
<l>E condurreti alla paterna casa.</l>
<l>Ma saria quella appunto</l>
<l>Ch'appar colà sul prato?</l>
<l>Se' tu, che per le rupi, o desiabile,</l>
<l>Ne vieni all'amor tuo? se' tu, mio ben?</l>
<l>Come la luna per l'autunno amabile,</l>
<l>O dopo nembo estivo il sol seren?</l></lg>
<lg><l>Ecco, che a me favella;</l>
<l>Ma quanto bassa mai</l>
<l>È la sua voce; e fioca!</l>
<l>Somiglia auretta roca</l>
<l>Fra l'alghe dello stagno.</l></lg></sp>
<sp><speaker>VINVELA</speaker>
<lg><l>Dunque salvo ritorni?</l>
<l>E dove son gli amici?</l>
<l>Salvo ritorni, o caro?</l>
<l>Su la collina la tua morte intesi,</l>
<l>Intesi la tua morte,</l>
<l>E ti piansi di pianto amaro, e forte.</l></lg></sp>
<sp><speaker>SILRICO</speaker>
<lg><l>Sì mia bella, io ritorno,</l>
<l>Ma della schiatta mia ritorno il solo:</l>
<l>Più non vedrai gli amici: io la lor tomba</l>
<l>Sulla pianura alzai. Ma dimmi, o cara,</l>
<l>Per la deserta vetta</l>
<l>Perché sola ti stai?</l>
<l>Perché così soletta</l>
<l>Lungo il prato ten vai?</l></lg></sp>
<sp><speaker>VINVELA</speaker>
<lg><l>Sola, Silrico mio,</l>
<l>Nella magion del verno</l>
<l>Sola sola son io.</l>
<l>Silrico mio, per te di duol son morta,</l>
<l>Sto nella tomba languidetta e smorta.</l></lg>
<lg><l>Disse, e fugge veloce,</l>
<l>Come nebbia sparisce innanzi al vento.</l></lg></sp>
<sp><speaker>SILRICO</speaker>
<lg><l>Amor mio, perché fuggi? ove ten vai?</l>
<l>Deh per pietade arrestati,</l>
<l>E guarda le mie lagrime.</l>
<l>Bella fosti, o Vinvela,</l>
<l>Bella quand'eri viva, e bella sei</l>
<l>Anche morta, o Vinvela, agli occhi miei.</l></lg>
<lg><l>Sulla cima del colle ventoso,</l>
<l>Sulla riva del fonte muscoso</l>
<l>Di te, cara, pensando starò.</l></lg>
<lg><l>Quando è muto il meriggio d'intorno</l>
<l>A far meco il tuo dolce soggiorno</l>
<l>Vieni, o cara, e contento sarò.</l></lg>
<lg><l>Vieni, vieni su l'ale al venticello,</l>
<l>Volami in grembo;</l>
<l>Vieni sul nembo</l>
<l>Quando sul monte appar.</l></lg>
<lg><l>Quando tace il meriggio, e 'l sol più coce,</l>
<l>Con quell'amabil voce</l>
<l>Vienimi a consolar.</l></lg>
<lg><l>Tal fu 'l canto di Cronalo la notte</l>
<l>Della gioia di Selma. In oriente</l>
<l>Sorse il mattino: l'azzurre onde rotolano</l>
<l>Dentro la luce. Di spiegar le vele</l>
<l>Fingal comanda; i romorosi venti</l>
<l>Scendono da' lor colli. Alla sua vista</l>
<l>S'erge Inistorre, e le muscose torri</l>
<l>Di Carritura, ma sull'alta cima</l>
<l>Verde fiamma sorgea di fumo cinta,</l>
<l>Segno d'affanno. Il Re picchiossi 'l petto,</l>
<l>La lancia impugna: intenebrato il ciglio</l>
<l>Tende alla costa, e guarda addietro al vento</l>
<l>Che avea 'l suo soffio rallentato; sparsi</l>
<l>Errangli i crini per le spalle, e siede</l>
<l>Terribile silenzio a lui sul volto.</l>
<l>Scese la notte, s'arrestò la nave</l>
<l>Nella baia di Rota; in su la costa,</l>
<l>Tutta accerchiata d'echeggianti boschi.</l>
<l>Pende una rupe: in su la cima stassi</l>
<l>Il circolo di Loda, e la muscosa</l>
<l>Pietra della Possanza: appiè si stende</l>
<l>Pianura augusta, ricoperta d'erba,</l>
<l>E di ramosi antichi alber, che i venti</l>
<l>Di mezza notte dall'alpestre masso</l>
<l>Imperversando avean con forti crolli</l>
<l>Diradicati: ivi d'un rio serpeggia</l>
<l>L'azzurro corso, ed il velluto cardo</l>
<l>Aura romita d'ocean percote.</l></lg>
<lg><l>S'alzò la fiamma di tre querce; intorno</l>
<l>Si diffuse la festa: il Re turbato</l>
<l>Stava pel sir di Carritura: apparve</l>
<l>La fredda luna in oriente, e 'l sonno</l>
<l>Su le ciglia de' giovani discese.</l>
<l>Splendeano a' raggi tremuli di luna</l>
<l>Gli azzurri elmetti; delle querce il foco</l>
<l>Già decadendo. Ma sul Re non posa</l>
<l>Placido sonno; ei di tutt'arme armato</l>
<l>S'alza pensoso, e lentamente ascende</l>
<l>Su la collina, a risguardar la fiamma</l>
<l>Della torre di Sarno. Ella splendea</l>
<l>Torba da lungi; ma la luna ascose</l>
<l>La sua faccia vermiglia: un nembo move</l>
<l>Dalla montagna; e porta in su le piume</l>
<l>Lo spirito di Loda. Al suo soggiorno</l>
<l>Ei ne venia de' suoi terrori in mezzo,</l>
<l>E gìa crollando la caliginosa</l>
<l>Asta; gli occhi parean fumose vampe</l>
<l>Nell'oscura sua faccia; e la sua voce</l>
<l>Era da lungi rimbombante tuono.</l>
<l>Ma contro lui del suo vigor la lancia</l>
<l>Move Fingallo, e gli favella altero.</l></lg>
<lg><l>Vattene, o figlio dell'oscura notte.</l>
<l>Chiama i tuoi venti, e fuggi: a che ten vieni</l>
<l>Dinanzi a me, d'aere e di nembi armato?</l>
<l>Temo fors'io tua tenebrosa forma,</l>
<l>Tetro spirto di Loda? è fiacco il tuo</l>
<l>Scudo di nubi, e fiacca è la tua spada,</l>
<l>Vana meteora; le rammassa il vento,</l>
<l>Ed il vento le sperde, e tu tu stesso</l>
<l>Sfumi ad un tratto: o della notte figlio,</l>
<l>Fuggi da me; chiama i tuoi venti, e fuggi.</l></lg>
<lg><l>E nel soggiorno mio tu di forzarmi</l>
<l>Dunque pretendi? replicar s'intese</l>
<l>La vuota voce: innanzi a me s'atterra</l>
<l>Il ginocchio del popolo: io la sorte</l>
<l>Delle battaglie, e dei guerrier decido,</l>
<l>Io sulle nazion guardo dall'alto,</l>
<l>E più non sono; le avvampanti nari</l>
<l>Sbuffano morte; io spazio alto su i venti,</l>
<l>Calpesto i nembi, e a' passi miei dinanzi</l>
<l>Van le tempeste: ma tranquillo, e cheto</l>
<l>E di là dalle nubi il mio soggiorno,</l>
<l>E lieti son del mio riposo i campi.</l></lg>
<lg><l>E ben, quei ripigliò, del tuo riposo</l>
<l>Statti ne' campi, e di Comallo il figlio</l>
<l>Scorpati: da' miei colli ascendo io forse</l>
<l>Alle tranquille tue pianure, o vengo</l>
<l>Sulle nubi con l'asta ad incontrarti,</l>
<l>Tetro spirto di Loda? e perché dunque</l>
<l>Bieco mi guardi? e perché scuoti, o folle,</l>
<l>Quell'aerea tua lancia? invan tu bieco</l>
<l>Guati Fingallo; io non fugii dai prodi,</l>
<l>E me spaventeran del vento i figli?</l>
<l>No, che dell'arme lor so la fiacchezza.</l></lg>
<lg><l>Va', soggiunse lo spettro, or vanne, e 'l vento</l>
<l>Ricevi: i venti di mia man nel vuoto</l>
<l>Stannosi; è mio delle tempeste il corso.</l>
<l>Mio figlio è 'l re di Sora: egli alla Pietra</l>
<l>Di mia Possanza le ginocchia inchina.</l>
<l>Son le sue squadre a Carritura intorno;</l>
<l>Ei vincerà. Figlio di Comal fuggi</l>
<l>Alle tue terre, o proverai bentosto</l>
<l>Del mio ardente furor gli orridi effetti.</l>
<l>Disse, e contro Fingallo alzò la lancia</l>
<l>Caliginosa, e della sconcia forma</l>
<l>L'altezza formidabile piegò.</l>
<l>Ma quei s'avanza, e trae l'acciar, lavoro</l>
<l>Dell'affumato Luno; il suo corrente</l>
<l>Sentier, penetra agevole pel mezzo</l>
<l>Dell'orrid'ombra: lo sformato spettro</l>
<l>Cade fesso nell'aria, appunto come</l>
<l>Nera colonna di fumo, che sopra</l>
<l>Mezzo spenta fornace alzasi, e quella</l>
<l>Fende verghetta di fanciul per gioco.</l></lg>
<lg><l>Urlò di Loda il tenebroso spirto.</l>
<l>Ed in sé rotolandosi nell'aria,</l>
<l>S'alza, e svanisce. L'orrid'urlo udiro</l>
<l>L'onde nel fondo, e s'arrestaro a mezzo</l>
<l>Del loro corso con terror; dal sonno</l>
<l>Tutti ad un tratto di Fingallo i duci</l>
<l>Scossersi, ed impugnar l'aste pesanti.</l>
<l>Cercano il Re, nol veggono; turbati</l>
<l>S'alzano con furor; gli scudi, e i brandi</l>
<l>Rimbomban tutti. In oriente intanto</l>
<l>La luna apparve, il Re fè a' suoi ritorno</l>
<l>Scintillante nell'armi; alta la gioia</l>
<l>Fu de' giovani suoi, tranquilla calma</l>
<l>Serenò le lor anime, siccome</l>
<l>Dopo tempesta abbonacciato mare.</l>
<l>Ullino alzò della letizia il canto,</l>
<l>E d'Inistor si rallegraro i colli;</l>
<l>Fiamma di quercia, alzossi, e rimembrarsi</l>
<l>Le belle istorie degli antichi eroi.</l></lg>
<lg><l>Ma d'altra parte d'una pianta all'ombra</l>
<l>Sedea pien d'amarezza il re di Sora,</l>
<l>Frotallo: intorno a Carritura sparse</l>
<l>Son le sue squadre, egli le mura irato</l>
<l>Guarda fremendo, e sitibondo il sangue</l>
<l>Vuol di Catillo, che lo vinse in guerra.</l></lg>
<lg><l>Allor che Anniro, di Frotallo padre,</l>
<l>Regnava in Sora, un improvviso nembo</l>
<l>Sorse sul mar, che ad Inistor portollo.</l>
<l>Frotal si stette a festeggiar tre giorni</l>
<l>Nelle sale di Sarno, e vide gli occhi</l>
<l>Di Comala soavemente lenti;</l>
<l>Videli, e nel furor di giovinezza</l>
<l>Ratto s'accese, e impetuoso corse</l>
<l>Per farsi a forza possessore e donno</l>
<l>Della donzella dalle bianche braccia.</l>
<l>Ma vi s'oppon Catillo: oscura zuffa</l>
<l>S'alza: Frotallo è nella sala avvinto.</l>
<l>Ivi langue tre giorni; alla sua nave</l>
<l>Sarno nel quarto rimandollo. A Sora</l>
<l>Egli salvo tornò; ma la sua mente</l>
<l>Negra si fè di furibondo sdegno</l>
<l>Fin da quel dì contro Catilo; e quando</l>
<l>Dalla fama d'Annir s'alzò la pietra,</l>
<l>Ei scese armato; e alle muscose intorno</l>
<l>Mura di Sarno alta avvampò battaglia.</l></lg>
<lg><l>Sorse il mattin sopra Inistor: Fingallo</l>
<l>Batte l'oscuro scudo; a quel rimbombo</l>
<l>Scotonsi i duci suoi; s'alzan, ma gli occhi</l>
<l>Tengono al mar; veggion Fingal che viene</l>
<l>Nel suo vigor: parlò Tubarre il primo.</l>
<l>Re di Sora, e chi vien simile al cervo,</l>
<l>Cui tien dietro il suo gregge? egli è nemico;</l>
<l>Veggo la punta di sua lancia: ah forse</l>
<l>È il re di Morven, tra' mortali il primo,</l>
<l>L'alto Fingal; l'imprese sue Gormallo</l>
<l>Rimembra, e sta de' suoi nemici il sangue</l>
<l>Nelle sale di Starno: a chieder vado</l>
<l>Dei Re la pace? egli è folgor del cielo.</l></lg>
<lg><l>Figlio del fiacco braccio, a lui rispose</l>
<l>Frotallo irato, incominciar dovranno</l>
<l>Dalle tenebre adunque i giorni miei?</l>
<l>Io cederò pria di veder battaglia?</l>
<l>Ma che direbbe in Sora il popol mio?</l>
<l>Frotallo uscì, come meteora ardente,</l>
<l>Diria; nube scontrollo, egli disparve.</l>
<l>No no, Tubar, no, re di Tora ondosa,</l>
<l>Non cederò; me la mia fama, come</l>
<l>Striscia di luce, fascerà d'intorno.</l></lg>
<lg><l>Uscì de' suoi col rapido torrente,</l>
<l>Ma rupe riscontrò: Fingallo immoto</l>
<l>Stettesi: rotte rotolaro addietro</l>
<l>Le schiere sue, né rotolar sicure.</l>
<l>L'asta del Re gl'incalza: il campo è tutto</l>
<l>Ricoperto d'Eroi: frapposto colle</l>
<l>Solo fu schermo alle fuggenti squadre.</l></lg>
<lg><l>Vide Frotallo la lor fuga, e rabbia</l>
<l>Sorse nel petto suo; torbido il guardo</l>
<l>Tien fitto al suol; chiama Tubar: - Tubarre,</l>
<l>Il mio popol fuggì, cessò d'alzarsi</l>
<l>la gloria mia, che più mi resta? io voglio</l>
<l>Pugnar col Re; sento l'ardor dell'alma;</l>
<l>Manda cantor, che la battaglia chieda.</l>
<l>Tu non opporti: ma, Tubarre, io amo</l>
<l>Una donzella: ella soggiorna appresso</l>
<l>L'acque di Tano, ella è d'Erman la figlia,</l>
<l>Uta dal bianco sen, dal dolce sguardo.</l>
<l>Essa la figlia d'Inistor paventa,</l>
<l>E al mio partir trasse dal petto il suo</l>
<l>Delicato sospiro: or vanne, e dille</l>
<l>Che basso io son, ma che soltanto in lei</l>
<l>Il mio tenero cor prendea diletto.</l></lg>
<lg><l>Così parlò pronto a pugnar; ma lungi</l>
<l>Non era il soavissimo sospiro</l>
<l>Della bell'Uta: ella in maschili spoglie</l>
<l>Avea seguito il suo guerrier sul mare.</l>
<l>Sotto lucido elmetto ella volgea</l>
<l>Furtivamente l'amoroso sguardo</l>
<l>Al giovinetto: ma scorgendo adesso</l>
<l>Avviarsi 'l cantor; tre volte l'asta</l>
<l>Di man le cadde, il crin volava sciolto,</l>
<l>Spessi spessi gonfiavanle i sospiri</l>
<l>Il candidetto seno; inalza gli occhi</l>
<l>Dolce-languenti cerso il Re: volea</l>
<l>Parlar, tre volte lo tentò, tre volte</l>
<l>Morì sul labbro la tremante voce.</l></lg>
<lg><l>Fingallo ode il cantor, ratto sen venne</l>
<l>Col suo possente acciar: le mortali aste</l>
<l>Si riscontraro, ed i fendenti alzarsi</l>
<l>Di loro spade: ma discese il brando</l>
<l>Impetuoso di Fingallo, e in due</l>
<l>Spezzò lo scudo al giovinetto; esposto</l>
<l>È 'l suo bel fianco; ei mezzo chino a terra</l>
<l>Vede la morte: oscurità s'accolse</l>
<l>Sull'alma ad Uta; per le guance a rivi</l>
<l>Discorrono le lagrime; ella corre</l>
<l>Per ricoprirlo col suo scudo; un tronco</l>
<l>Le s'attraversa, incespica, riversasi</l>
<l>Sul suo braccio di neve, elmetto e scudo</l>
<l>Le cadono, discopresi il bel seno,</l>
<l>La nera chioma sul terreno è sparsa.</l></lg>
<lg><l>Vide il Re la donzella, e pietà n'ebbe,</l>
<l>Ferma il brando inalzator, a lor si china</l>
<l>Umanamente, e nel parlar, sull'occhio</l>
<l>Gli spuntava la lagrima pietosa.</l>
<l>O re di Sora, di Fingallo il brando</l>
<l>Non paventar. Non lo macchiò giammai</l>
<l>Sangue di vinto, e di guerrier caduto</l>
<l>Petto mai non passò: sul Tora ondoso</l>
<l>S'allegri il popol tuo, goda la bella</l>
<l>Vergine del tuo amor: perché mai devi</l>
<l>Cader nel fresco giovenil tuo fiore?</l></lg>
<lg><l>Frotallo udì del Re le voci, e a un punto</l>
<l>Ei vide alzarsi la donzella amata.</l>
<l>Stettersi entrambi in lor bellezza muti,</l>
<l>Come due verdi giovinette piante</l>
<l>Sulla pianura, allor che il soffio avverso</l>
<l>Cessò del vento, e su le foglie pende</l>
<l>Di primavera tepidetta pioggia.</l></lg>
<lg><l>Figlia d'Erman, diss'ei, venisti adunque</l>
<l>In tua bellezza dall'ondoso Tora,</l>
<l>Per mirar abbattuto alla tua vista</l>
<l>Il tuo guerrier? ma l'abbattero i prodi,</l>
<l>Donzelletta gentil, né ignobil braccio</l>
<l>Vinse d'Anniro il figlio al carro nato.</l>
<l>Terribile, terribile in battaglia,</l>
<l>Re di Morven, sei tu, ma poscia in pace</l>
<l>Rassembri il Sol, che dopo pioggia appare:</l>
<l>Dal verdeggiante stelo in faccia a lui</l>
<l>I fiori alzano il capo, e i venticelli</l>
<l>Van dibattendo mormoranti piume.</l>
<l>Oh fostù in Sora, o fosse sparsa intorno</l>
<l>La festa mia! vedriano i re futuri</l>
<l>L'arme tue nella sala, e della fama</l>
<l>S'allegrerien de' padri suoi, che l'alto</l>
<l>Fingal possente di mirar fur degni.</l></lg>
<lg><l>Della di Sora valorosa stirpe,</l>
<l>Figlio d'Anniro, s'udirà la fama,</l>
<l>Disse Fingal: quando son forti i duci</l>
<l>Nella battaglia, allor s'inalza il canto;</l>
<l>Ma se discendon sopra imbelli capi</l>
<l>Le loro spade, se de' vili il sangue</l>
<l>Tinge le lance, il buon cantor si scorda</l>
<l>De' loro nomi, e son lor tombe ignote.</l>
<l>Verrà sopra di quelle ad inalzarsi</l>
<l>Casa o capanna il peregrino, e mentre</l>
<l>Ei sta scavando l'ammontata terra,</l>
<l>Scoprirà logra e rugginosa spada,</l>
<l>E in mirarla dirà: queste son l'arme</l>
<l>D'antichi duci, che non son nel canto.</l>
<l>Tu Inistor vieni alla festa, e teco</l>
<l>La verginella del tuo amor ne venga,</l>
<l>E i nostri volti brilleran di gioia.</l></lg>
<lg><l>Prese la lancia, e maestosamente</l>
<l>Di sua possanza s'avanzò nei passi.</l>
<l>Di Carritura omai le porte schiudonsi,</l>
<l>La festa della conca in giro spargesi;</l>
<l>Alto intorno suonò voce di musica,</l>
<l>Gioia disfavillò pe' larghi portici,</l>
<l>Udivasi d'Ullin la voce amabile,</l>
<l>L'amabile di Selma arpa toccavasi.</l>
<l>Uta allegrossi nel mirarlo, e chiese</l>
<l>La canzon del dolor: sull'umid'occhio</l>
<l>La lagrima pendeale turgidetta,</l>
<l>Quando comparve la dolce Crimora,</l>
<l>Crimora figlia di Rinval, che stava</l>
<l>Là sull'ampio di Lota azzurro fiume.</l>
<l>Lunghetta istoria, ma soave; in essa</l>
<l>La vergine di Tora ebbe diletto.</l></lg></sp>
<sp><speaker>CRIMORA</speaker>
<lg><l>Chi vien dalla collina</l>
<l>Simile a nube tinta</l>
<l>Dal raggio d'occidente?</l>
<l>Che voce è questa mai sonora e piena</l>
<l>Al par del vento,</l>
<l>Ma, qual di Carilo</l>
<l>L'arpa, piacevole?</l>
<l>Egli è il mio amore, è l'amor mio che scende,</l>
<l>E nell'acciar risplende,</l>
<l>Ma tristo porta e nubiloso il ciglio.</l>
<l>Vive la forte schiatta di Fingallo:</l>
<l>Qual affligge disastro il mio Conallo?</l></lg></sp>
<sp><speaker>CONALLO</speaker>
<lg><l>Essi son vivi, o cara,</l>
<l>Io ritornar poc'anzi</l>
<l>Dalla caccia gli vidi,</l>
<l>Qual torrente di luce: il Sol vibrava</l>
<l>Su i loro scudi, essi scendean dal colle</l>
<l>Come lista di foco. O mia Crimora,</l>
<l>Già la guerra è vicina,</l>
<l>È della gioventude alta la voce.</l>
<l>Dargo, Dargo feroce</l>
<l>Doman viene a far prova</l>
<l>Della possanza della stirpe nostra.</l>
<l>Egli a battaglia sfida</l>
<l>La schiatta di Fingallo invitta e forte,</l>
<l>Schiatta delle battaglie e della morte.</l></lg></sp>
<sp><speaker>CRIMORA</speaker>
<lg><l>È ver, Conallo, io vidi</l>
<l>Le vele sue, che qual nebbia stendevansi</l>
<l>Sul flutto azzurro, e lente s'avanzavano</l>
<l>Verso la spiaggia. O mio Conallo, molti</l>
<l>Son di Dargo i guerrier.</l></lg></sp>
<sp><speaker>CONALLO</speaker>
<lg><l>Recami, o cara,</l>
<l>Lo scudo di tuo padre,</l>
<l>Il forte di Rinval ferrato scudo,</l>
<l>Che a colma Luna rassomiglia, quando</l>
<l>Fosca infocata per lo ciel si move.</l></lg></sp>
<sp><speaker>CRIMORA</speaker>
<lg><l>Ecco, o Conal, lo scudo,</l>
<l>Ma questo non difese il padre mio;</l>
<l>Cadd'ei dall'asta di Gormiro ucciso,</l>
<l>Tu puoi cader.</l></lg></sp>
<sp><speaker>CONALLO</speaker>
<lg><l>Posso cader, è vero,</l>
<l>Ma tu, Crimora, la mia tomba inalza.</l>
<l>Le bigie pietre, e un cumulo di terra</l>
<l>Faran ch'io viva ancor spento e sotterra.</l></lg>
<lg><l>Tu a quella vista,</l>
<l>Molle di lagrime</l>
<l>Volgi il leggiadro aspetto:</l></lg>
<lg><l>E muta e trista</l>
<l>Sopra il mio tumulo,</l>
<l>Picchia più volte il petto.</l>
<l>Bella sei come luce, o mia diletta,</l>
<l>Pur non poss'io restar.</l>
<l>Più dolce se' che sopra il colle auretta,</l>
<l>Pur ti degg'io lasciar.</l>
<l>S'egli avvien ch'io soccomba,</l>
<l>Dolce Crimora, inalzami la tomba.</l></lg></sp>
<sp><speaker>CRIMORA</speaker>
<lg><l>E ben, dammi quell'arme,</l>
<l>Sì, quell'arme di luce; e quella spada,</l>
<l>E quell'asta d'acciaro; io verrò teco,</l>
<l>Teco farommi incontro</l>
<l>Al fero Dargo e crudo,</l>
<l>E al mio dolce Conal mi farò scudo.</l></lg>
<lg><l>O patri monti,</l>
<l>O colli, o fonti,</l>
<l>O voi cervetti, addio.</l></lg>
<lg><l>Io più non tornerò,</l>
<l>Lungi lungi men vo,</l>
<l>E nella tomba sto - con l'amor mio.</l>
<l>Né mai più ritornaro? Uta richiese</l>
<l>Sospirosetta: cadde in campo il prode?</l>
<l>Visse Crimora? era il suo spirto afflitto</l>
<l>Pel suo Conallo, e solitari i passi?</l>
<l>Non era ei grazioso, come raggio</l>
<l>Di Sol cadente? Vide Ullin sull'occhio</l>
<l>La lagrima che usciva, e prese l'arpa</l>
<l>Dolce-tremante: amabile, ma tristo,</l>
<l>Era il suo canto, e fu silenzio intorno.</l></lg>
<lg><l>L'oscuro autunno adombra le montagne,</l>
<l>L'azzurra nebbia sul colle si posa,</l>
<l>Flagella il vento le mute campagne.</l></lg>
<lg><l>Torbo il rio scorre per la piaggia erbosa,</l>
<l>Stassi un alber soletto, e fischia al vento,</l>
<l>E addita il luogo, ove Conal riposa.</l></lg>
<lg><l>E quando l'aura vi percote drento,</l>
<l>La sparsa foglia, che d'intorno gira</l>
<l>Copre la tomba dell'eroe già spento.</l></lg>
<lg><l>Quivi sovente il cacciator rimira</l>
<l>L'ombre de' morti, allor che lento lento</l>
<l>Erra sul mesto prato, e ne sospira.</l></lg>
<lg><l>Chi del tuo chiaro sangue</l>
<l>Giunger potrebbe alla primiera fonte,</l>
<l>Chi numerar, Conallo, i padri tuoi?</l>
<l>Crebbe la stirpe tua qual quercia in monte,</l>
<l>Che con l'altera fronte</l>
<l>Incontra il vento, e al ciel poggia sublime:</l>
<l>Or dall'annose cime</l>
<l>Al suol la rovesciò nembo di guerra;</l>
<l>Chi potrà 'l luogo tuo supplire in terra?</l></lg>
<lg><l>Qui qui dell'armi il fier rimbombo intesesi,</l>
<l>Quivi i fremiti,</l>
<l>Quivi i gemiti</l>
<l>Dei moribondi: sanguinose orrende</l>
<l>Le guerre di Fingallo:</l>
<l>O Conallo, o Conallo,</l>
<l>Qui fu dove cadesti: era il tuo braccio</l>
<l>Turbo, e folgore il brando;</l>
<l>Dagli occhi uscia, qual da fornace, il foco,</l>
<l>Era a veder l'altezza</l>
<l>Rupe in pianura, a cui vento si spezza.</l></lg>
<lg><l>Romorosa qual roca tempesta</l>
<l>La tua voce a' nemici funesta</l>
<l>Nelle pugne s'udia rimbombar.</l></lg>
<lg><l>Dal tuo brando gli eroi cadean non tardi,</l>
<l>Come cardi,</l>
<l>Cui fanciullo</l>
<l>Per trastullo</l>
<l>Con la verga suol troncar.</l></lg>
<lg><l>Ecco Dargo s'avanza,</l>
<l>Dargo terribil, come</l>
<l>Nube di folgor grave: avea le ciglia</l>
<l>Aggrottate ed oscure,</l>
<l>E gli occhi suoi nella ferrigna fronte</l>
<l>Parean caverne in monte.</l>
<l>Scendon rapidi i brandi, e orribilmente</l>
<l>Alto sonar si sente</l>
<l>Il ripercosso acciaro; era dappresso</l>
<l>La figlia di Rinvallo,</l>
<l>La vezzosa Crimora,</l>
<l>Che risplendea sotto guerriero arnese,</l>
<l>Ella seguito in guerra</l>
<l>Avea l'amato giovinetto; sciolta</l>
<l>Pendea la gialla chioma, in mano ha l'arco;</l>
<l>Già l'incocca,</l>
<l>Già lo scocca</l>
<l>Per ferir Dargo; ahi! ma la man sfallisce,</l>
<l>E fere il suo Conallo: ei piomba a basso</l>
<l>Qual quercia in piaggia, o qual da rupe un masso.</l></lg>
<lg><l>Misera vergine,</l>
<l>E che farà?</l></lg>
<lg><l>Il sangue spiccia;</l>
<l>Conal sen va.</l>
<l>Stette tutta la notte e tutto il giorno,</l>
<l>Sempre gridando intorno:</l>
<l>O Conallo, o mia vita, o amor mio;</l>
<l>Trista angosciosa piangendo morio.</l></lg>
<lg><l>Stretta e rinchiusa poca terra serba</l>
<l>Coppia di cui più amabil non s'è vista;</l>
<l>Cresce fra i sassi del sepolcro l'erba;</l>
<l>Io siedo spesso alla nera ombra e trista.</l>
<l>Vi geme il vento, e la memoria acerba</l>
<l>Sorgemi dentro, e l'anima m'attrista;</l>
<l>Dormite in pace placidi e soletti,</l>
<l>Dormite, o cari, nella tomba stretti.</l></lg>
<lg><l>Sì, dolce amabilissimo riposo</l>
<l>Godete, o figli dell'ondoso Lota,</l>
<l>Uta soggiunse; io ne terrò mai sempre</l>
<l>Fresca la ricordanza; e quando il vento</l>
<l>Sta nei boschi di Tora, ed il torrente</l>
<l>Romoreggia dappresso, allora a voi</l>
<l>Sgorgheranno i miei pianti; alle vostr'ombre</l>
<l>S'inalzerà la mia canzon segreta,</l>
<l>E voi verrete sul mio cor con tutta</l>
<l>La dolce possa della doglia vostra.</l></lg>
<lg><l>Tre giorni i Re stettersi in festa, il quarto</l>
<l>Spiegar le vele: aura del nord sul legno</l>
<l>Porta Fingallo alle morvenie selve.</l>
<l>Ma lo spirto di Loda assiso stava</l>
<l>Nelle sue nubi, di Frotal le navi</l>
<l>Seguendo, e in fuor si sospingea con tutti</l>
<l>Gli atri suoi nembi: né però si scorda</l>
<l>Delle ferite di sua tetra forma,</l>
<l>E dell'Eroe la destra anco paventa.</l></lg></sp></div1>
<div1 type="sezione"><head>CALLODA</head>
<div2 type="canto"><head>CANTO I</head>
<lg><l>Canto una storia antica: a che dell'aria</l>
<l>Peregrina invisibile gentile,</l>
<l>Che ti trastulli col velluto cardo,</l>
<l>A che, placida auretta, abbandonasti</l>
<l>D'Ossian l'avido orecchio? io non ascolto</l>
<l>Tintinnio d'arpa e non garrir di rivo.</l>
<l>Cacciatrice di Luta, ah vieni, e l'alma</l>
<l>Col suon leggiadro al buon cantore avviva.</l></lg>
<lg><l>A te guardo, o Loclin, guardo al solcato</l>
<l>Golfo d'Utorno, ove Fingal discese</l>
<l>Dall'ocean, mentre ruggiano i venti.</l>
<l>Pochi del duce nell'estrania terra</l>
<l>Sono i seguaci. Il fero Starno invia</l>
<l>L'abitator di Loda, onde al convito</l>
<l>Fingallo inviti: ma i trascorsi fatti</l>
<l>L'Eroe rimembra, e di giust'ira avvampa.</l></lg>
<lg><l>Non fia giammai che né Gormal, né Starno</l>
<l>Vegga Fingallo: su quell'alma atroce</l>
<l>Errano tetre immagini di morte,</l>
<l>Come d'autunno nugoloni oscuri.</l>
<l>Poss'io scordarmi la vezzosa figlia</l>
<l>Di quel padre crudel? Cantor di Loda,</l>
<l>Va' va': Fingallo il suo parlar non prezza</l>
<l>Più che fischio di nembo. O Dumaruno</l>
<l>Braccio di morte, o del ferrato scudo</l>
<l>Signor, Crommaglo, o pro' Strummor, ch'esulti</l>
<l>Nelle battaglie; e tu Cormar di cui</l>
<l>Guizza sull'onde il baldanzoso legno</l>
<l>Come rosso vapor di nube in nube;</l>
<l>Eroi, stirpe d'eroi, sorgete, e cerchio</l>
<l>Fate al Re vostro: questa estrania terra</l>
<l>Provi la nostra possa; ognun risguardi</l>
<l>L'avito scudo, e 'l gran Tremmorre imiti</l>
<l>Guidator di battaglie. O dal tuo ramo,</l>
<l>Ove pendi lassù misto coll'arpe,</l>
<l>Scendi mio scudo; o questa onda travolvi</l>
<l>Che ci sta sopra, o meco giaci in terra.</l></lg>
<lg><l>Tutti s'alzar, né voce uscio, ma rabbia</l>
<l>Parla nei loro volti, afferran l'aste,</l>
<l>Han le lor alme in sé raccolte: alfine</l>
<l>S'alzò repente dei percossi scudi</l>
<l>Un lungo consonar: ciascun dei duci</l>
<l>N'andò al suo poggio: disugual susurro</l>
<l>S'udia di canto tra 'l buffar dei venti.</l>
<l>Rifulse ampia la luna. Armato innanzi</l>
<l>Fessi il gran Dumaruno, egli che venne</l>
<l>Già dall'alpestre Cromacarno, il torvo</l>
<l>Cacciator del cignale: ei sparse all'aura</l>
<l>Le vele sue verso Cruntormo ondosa,</l>
<l>Quando un frequente rintronar di corno</l>
<l>Scosse i suoi boschi: in perigliosa caccia</l>
<l>Ei fra' nemici isfavillò: spavento</l>
<l>Al tuo gran core, O Dumaruno, è ignoto.</l></lg>
<lg><l>O figlio di Comallo, io, disse, i passi</l>
<l>Moverò per la notte, a spiar pronto</l>
<l>Le mosse di Loclin: scorgomi a fronte</l>
<l>Svarano, e Starno dei stranier nemico;</l>
<l>E non senza cagion curvansi innanzi</l>
<l>La Pietra del Poter. Ma s'io non torno,</l>
<l>La sposa mia siede solinga e mesta</l>
<l>Nella magion paterna, ove a scontrarsi</l>
<l>Vanno con l'onde due frementi rivi,</l>
<l>Di Crammocraulo nella piaggia ombrosa</l>
<l>Che sopra ha verdi colli, e 'l mar dappresso.</l>
<l>Va lungo il lito il mio Candona errando,</l>
<l>E con vaghezza fanciullesca intento</l>
<l>Nella strillante folaga s'affisa.</l>
<l>Fingallo, e sposa io t'accomando e figlio:</l>
<l>Tu lei conforta, ed a Candona arreca</l>
<l>Il teschio del cignal, fa ch'egli apprenda</l>
<l>Quanta gioia inondasse il sen del padre,</l>
<l>Quando d'Itorno il setoloso mostro</l>
<l>Sull'asta sua rotò confitto. O prode,</l>
<l>Fingal riprese, i padri miei rammento,</l>
<l>E vo per l'onde ad imitargli inteso.</l>
<l>Non fu tra lor che d'un periglio ad altri</l>
<l>L'onor cedesse; dei nemici in faccia</l>
<l>Freddo timor non mi germoglia in petto,</l>
<l>Benché le spalle mi ricopra e sferzi</l>
<l>Chioma di gioventù: no no, t'arresta,</l>
<l>Duce di Crammocraulo, il campo è mio.</l></lg>
<lg><l>Disse, ed armato si slanciò d'un salto</l>
<l>Oltre il rivo di Turtoro, che lungi</l>
<l>Manda di notte un violento rugghio</l>
<l>Là di Gormal per la nebbiosa valle.</l>
<l>Isfavillante della Luna il raggio</l>
<l>Fiedea le balze; a quel chiaror rifulse</l>
<l>Leggiadra forma; di Loclin donzella</l>
<l>La scopriano le vesti; ondeggia il crine,</l>
<l>Biancheggia il petto, disuguali e brevi</l>
<l>Sono i suoi passi; uno spezzato canto</l>
<l>Lancia sul vento, ad or ad or dibatte</l>
<l>Le bianche braccia, e si contorce: angoscia</l>
<l>Par che in quell'alma desolata annidi.</l></lg>
<lg><l>O Torcutorno dall'antico crine,</l>
<l>Ella cantò, dove t'aggiri? intorno</l>
<l>Forse al Lula paterno? ah tu cadesti</l>
<l>Lungo le sponde de' tuoi rivi, o padre</l>
<l>Dell'infelice Combacarla afflitta.</l>
<l>Cadesti sì, ma pur talor ti scorgo</l>
<l>Presso le sale spaziar di Loda,</l>
<l>Quando la notte colla larga vesta</l>
<l>Fosco-faldata al muto ciel fa velo.</l>
<l>Talor pur anco il tuo ferrigno scudo</l>
<l>La Luna affronta, e ne l'adombra: io scorgo</l>
<l>Il suo buio avanzantesi: per l'aria</l>
<l>Tu veleggi su i venti, e tu nel foco</l>
<l>Delle meteore per la notte accendi</l>
<l>Il lungo crin, che ne divampa e striscia.</l>
<l>Or perché me nella mia grotta oscura</l>
<l>Scordi mesta e solinga? Ah dalle sale</l>
<l>Del poderoso Loda un guardo, o padre,</l>
<l>Volgi che mi conforti, e pietà prendi</l>
<l>Dell'infelice Conbacarla afflitta.</l></lg>
<lg><l>Chi sei? Fingal domanda: Ella tremante</l>
<l>S'arretra. Oh chi sei tu, l'Eroe riprende,</l>
<l>Voce notturna? Ella pur teme, e muta</l>
<l>Si rannicchia nell'antro. A lei s'accosta</l>
<l>Fingallo, e 'l cuoio annodator discioglie</l>
<l>Dalla candida mano: indi novella</l>
<l>Chiede de' padri suoi. Presso il torrente</l>
<l>Di Lula, essa incomincia, avea soggiorno</l>
<l>Torcutorno di Cratlo; aveal, perch'ora</l>
<l>Ei va scuotendo la sonante conca</l>
<l>Nella sala di Loda: armato incontro</l>
<l>Feglisi Starno di Loclin; pugnaro:</l>
<l>Lungo e fero conflitto! alfin pur cadde</l>
<l>Torcutorno mio padre. Io dalla rupe</l>
<l>Scendea, coll'arco nella man del sangue</l>
<l>Di saltellanti cavrioli intriso,</l>
<l>E rannodava la scomposta chioma</l>
<l>Scherzo de' venti: odo un rumor; protendo</l>
<l>Gli occhi, mi s'alza il molle sen, m'avvio</l>
<l>Per iscontrarti, amato padre. Ahi lassa!</l>
<l>Starno era questi, il truce re: rota egli</l>
<l>Sopra di me gli occhi di bragia, ombrati</l>
<l>Dall'ondeggiante setoloso ciglio,</l>
<l>Gioia atroce spiranti. Ov'è mio padre,</l>
<l>Dissi già sì possente?... ah tu sei sola</l>
<l>Fra' tuoi nemici, dolorosa figlia</l>
<l>Di Torcutorno. Ei per la man m'afferra,</l>
<l>Scioglie le vele e me piagnente in questa</l>
<l>Grotta nasconde. Ad or ad or si mostra</l>
<l>Quasi infetto vapor, lo scudo a fronte</l>
<l>M'alza del padre mio: ma pur talvolta</l>
<l>Passa quinci oltre a serenarmi un vago</l>
<l>Raggio di giovinezza: o raggio amato,</l>
<l>Tu solo alberghi in questo cor dolente.</l></lg>
<lg><l>Vaga figlia di Lula, a te soprasta</l>
<l>Nembo segnato di focose striscie,</l>
<l>Disse Fingallo: eh, di guardar tralascia</l>
<l>La fosca Luna, o le meteore ardenti.</l>
<l>L'acciar mio ti sta presso, e l'acciar questo</l>
<l>Non è del fiacco, né dell'alma oscura.</l>
<l>Vaghe donzelle in tenebrosa grotta</l>
<l>Non si chiudon tra noi, nodi tenaci</l>
<l>Non fanno oltraggio a bianca man gentile;</l>
<l>Gaie in Selma si curvano sull'arpa</l>
<l>Le vergini d'amor, né la lor voce</l>
<l>Per la deserta piaggia invan si sperde.</l>
<l><gap/></l>
<l>Fingal più oltre s'avanzò sin dove</l>
<l>Di Loda balenavano le piante</l>
<l>De' venti al soffio scotitor; tre pietre</l>
<l>V'ergon muscosi capi; indi un torrente</l>
<l>Carco di spuma rotolon si versa;</l>
<l>E terribile rotasi d'intorno</l>
<l>La rosso-fosca nuvola di Loda.</l>
<l>Fuor dagli orli di quella, incognita ombra,</l>
<l>Sformata in forma di nebbioso fumo,</l>
<l>Traguarda, e manda un'interrotta e roca</l>
<l>Voce, che 'l rugghio del torrente avanza.</l>
<l>Lì presso appiè d'una sfrondata pianta</l>
<l>Stanno curvi due re, Svarano, e Starno</l>
<l>Nemico dei stranieri, a corre il sacro</l>
<l>Misterioso suon: s'appoggian quelli</l>
<l>Su i loro scudi, han tese l'aste; il nembo</l>
<l>D'oscurità stride di Starno intanto</l>
<l>Per la folta del mento ispida chioma.</l></lg>
<lg><l>Udiro i passi di Fingallo, alzarsi</l>
<l>Nell'arme lor; va', disse Starno, atterra,</l>
<l>Svaran; colui che 'l temerario passo</l>
<l>Osa inoltrar, prendi il paterno scudo,</l>
<l>Egli è rupe di guerra. Ei move, e scaglia</l>
<l>L'asta raggiante; ella restò confitta</l>
<l>Nell'albero di Loda: allora entrambi</l>
<l>Trasser la spada e s'azzuffar. L'acuta</l>
<l>Lama di Luno in mezzo a' cuoi si spinge</l>
<l>Del brocchier di Svaran; quei cade, infranto</l>
<l>Cade per l'elmo: il sollevato acciaro</l>
<l>Fingallo arresta: disarmato ignudo</l>
<l>Stette Svaran, ne freme, i muti sguardi</l>
<l>Ei rota, al suol getta la spada, e lento</l>
<l>Lungo il torrente s'incammina e fischia.</l>
<l>L'adocchiò Starno, e furibondo in atto</l>
<l>Volse le spalle: atro-velluto il ciglio</l>
<l>Vedi ondeggiar sull'addensata rabbia</l>
<l>Che gli scoppia dal guardo; egli di Loda</l>
<l>Contro l'albero avventasi coll'asta,</l>
<l>E s'avvia borbottando: entrambi all'oste</l>
<l>Vennero di Loclin, d'orgoglio e d'ira</l>
<l>Ambi bollenti, frementi, spumanti</l>
<l>Come duo rivi in rovinosa pioggia.</l></lg>
<lg><l>Alla pioggia di Turtoro frattanto</l>
<l>Tornò Fingallo: d'oriente il raggio</l>
<l>Vivido sorse, e tra le man del Duce</l>
<l>Riverberò sulle Loclinie spoglie.</l>
<l>Bella dalla sua grotta uscì la figlia</l>
<l>Di Torcutorno: il crin raccoglie, ed alza</l>
<l>La sua rozza canzon, canzon che spesso</l>
<l>Sonar s'udia nelle paterne sale</l>
<l>Fra le conche di Lula. Ella di Starno</l>
<l>Vide lo scudo sanguinoso; in volto</l>
<l>Le sorrise la gioia, e già... ma l'elmo</l>
<l>Vede anco infranto di Svaran, s'arretra,</l>
<l>S'asconde impallidita; ah tu cadesti,</l>
<l>Speme di questo cor, cadesti, ed io...!</l>
<l><gap/></l></lg>
<lg><l>Utorno, alpestre Utorno,</l>
<l>Che sull'onde soggette alzi la fronte,</l>
<l>La Luna</l>
<l>S'imbruna</l>
<l>Dietro i folti tuoi boschi: in su la vetta</l>
<l>Delle tue balze siede</l>
<l>La nebulosa,</l>
<l>La spaventosa,</l>
<l>Abituro inamabile dell'ombre,</l>
<l>La magion di Crulloda,</l>
<l>La negra Loda</l>
<l>Della funesta intenebrata sala:</l>
<l>Per lo tetto,</l>
<l>Per li fianchi</l>
<l>Vampeggiano,</l>
<l>Volteggiano</l>
<l>Vario-pinte meteore a torme a torme,</l>
<l>E vi stampan focose orribili orme.</l></lg>
<lg><l>Vedo Crulloda, il vedo</l>
<l>Benché tra i globi di sua nebbia involto:</l>
<l>Il rugginoso volto</l>
<l>S'affaccia allo sportel, cingonlo i tetri</l>
<l>Sformati spetri; - ei colla destra afferra</l>
<l>Scudo di guerra; - la sinistra ha innante</l>
<l>Conca sonante. - Egli la scote e stende</l>
<l>A chi più splende - nell'orror guerriero,</l>
<l>E va più nero - d'atro sangue ostile.</l>
<l>Ma tra Crulloda e 'l vile</l>
<l>Si frappone il suo scudo, e ne lo scosta,</l>
<l>Di rapprese tenebre orrida crosta.</l></lg>
<lg><l>Gaia qual arco</l>
<l>Che poi ch'è scarco</l>
<l>Di pioggia, il cielo</l>
<l>Ne pinge il velo</l>
<l>D'un bel balen;</l></lg>
<lg><l>Vien la di Lulla</l>
<l>Vaga fanciulla</l>
<l>Dal bianco sen.</l>
<l><gap/></l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO II</head>
<lg><l>Ove sei, regio figlio? e che trattienti?</l>
<l>Esclama Dumaruno: ohimè! cadesti</l>
<l>Forse, o di Selma giovinetto raggio?</l>
<l>Egli non riede: ah perché tarda? albeggia</l>
<l>Sopra Utorno il mattino; il Sol la nebbia</l>
<l>Punge co' rai: su su, guerrieri, alzate</l>
<l>Gli scudi al mio cospetto: il re non debbe</l>
<l>Cader come vapor, che il ciel lambendo,</l>
<l>Orma in bosco non lascia. Eccolo, il veggo,</l>
<l>Ei viene, ei vien qual aquila sonante</l>
<l>Dal conflitto dei venti; in mano ei porta</l>
<l>Le spoglie di Loclin: per te, Fingallo,</l>
<l>Eran nostr'alme intenebrate e meste.</l></lg>
<lg><l>Dumaruno, ei rispose, a noi dappresso</l>
<l>Fansi i nemici; escono fuor quasi onde;</l>
<l>Che per la nebbia ad or ad or fan mostra</l>
<l>Di lor cime spumose; il peregrino</l>
<l>Si rannicchia tremante, e non sa dove</l>
<l>O celarsi o fuggir. Ma noi tremanti</l>
<l>Peregrini non siam: figli d'eroi,</l>
<l>Ora è d'uopo d'acciaro: alzar la spada</l>
<l>Dovrà Fingallo? o de' miei duci alcuno</l>
<l>La guerra condurrà? De' padri i fatti,</l>
<l>Soggiunse Dumaruno, ai nostri passi</l>
<l>Scorta e lume son sempre. Ancor che involto</l>
<l>Entro la fosca nuvola degli anni,</l>
<l>Pur si scorge Tremmor: fiacca non era</l>
<l>L'anima dell'Eroe; né fatti oscuri</l>
<l>Per quel lucido spirto ivano errando.</l>
<l>Da cento poggi lor, da cento rivi</l>
<l>Mossero un tempo a Colgacrona erboso</l>
<l>Le Morvenie tribù; ciascuna avea</l>
<l>Alla testa il suo duce, e ciascun duce</l>
<l>D'esser pretende il condottier; le spade</l>
<l>Snudano a mezzo, rotano gli sguardi</l>
<l>Rossi d'orgoglio; l'un dall'altro irati</l>
<l>Stanno in disparte, e dispettose voci</l>
<l>Van bisbigliando: io cederò? qual dritto?</l>
<l>Perché? fur pari i nostri padri in guerra.</l>
<l>Tremmorre era co' suoi: sferzava il tergo</l>
<l>Giovenil crine, e maestade ha in volto.</l>
<l>Vide i nemici avvicinarsi, e cruccio</l>
<l>L'alma gli strazia; le dannose gare</l>
<l>Cerca acchetar con provido consiglio;</l>
<l>Vuol che ciascun dei duci alternamente</l>
<l>Guidi le squadre. Le guidar, fur vinti:</l>
<l>Scese Tremmorre alfin, le schiere al campo</l>
<l>Guidò pur esso; gli stranier fuggiro.</l>
<l>S'affollaro i guerrieri, e cerchio intorno</l>
<l>Fero al campione, e d'esultanza in atto</l>
<l>Picchiar gli scudi. Allor la prima volta</l>
<l>Dalla regal sala di Selma usciro</l>
<l>Le voci del poter: pure a vicenda</l>
<l>Negli scontri minor soleano i duci</l>
<l>Spiegar vessillo: ma qualor gagliardo</l>
<l>Sorgea periglio, rispettosi e presti</l>
<l>Correano al Re, né vi correano indarno;</l>
<l>Ch'era lo stesso a lui vittoria e pugna.</l></lg>
<lg><l>E ben, disse Crommaglo, assai son chiare</l>
<l>Le avite gesta: ma chi fia che innanzi</l>
<l>L'occhio del Re l'asta sollevi? ingombra</l>
<l>Nebbia colà quei quattro poggi oscuri;</l>
<l>Per mezzo ad essa ogni guerrier colpisca</l>
<l>Lo scudo; forse entro quel buio i spirti</l>
<l>Scender potriano, e destinarci al campo.</l>
<l>Salse ognuno il suo poggio: il suon dei scudi</l>
<l>I cantori notar; suonò più forte,</l>
<l>Dumaruno, il tuo cerchio; or va, sei duce.</l></lg>
<lg><l>Come precipitose e sonanti onde</l>
<l>Vien la schiatta d'Utorno; è Starno innanzi</l>
<l>E 'l pro' Svaran: sopra i ferrati scudi</l>
<l>Tendono il guardo, come suol talvolta</l>
<l>Crulloda occhi-focoso, allor che il capo</l>
<l>Sporge dagli orli d'offuscata Luna,</l>
<l>E veste il ciel di sue ferali insegne.</l></lg>
<lg><l>Appo il ruscel di Turtoro i nemici</l>
<l>Scontrarsi: si sollevano, s'affrontano</l>
<l>Quai flutti accavallantisi; i sonanti</l>
<l>Colpi meschiarsi: volano nell'alto</l>
<l>Di schiera in schiera orride morti: i campi</l>
<l>Sembran due nembi grandinosi il seno,</l>
<l>Nelle cui falde avviluppati e attorti</l>
<l>Sbattonsi i venti: in giù piomba confuso</l>
<l>Il rovinio delle piovose stroscie</l>
<l>Con accoppiato rugghio, il mar percosso</l>
<l>Ne sente il pondo, e si rigonfia, e sbalza</l></lg>
<lg><l>Zuffa d'Utorno, orrida zuffa, e come</l>
<l>Narrerò le tue morti? Ora tu stanzi</l>
<l>Cogli anni che passaro, e sul mio spirto</l>
<l>La tua memoria inaridisce e sfuma.</l>
<l>Starno pugnò, pugnò Svarano; entrambi</l>
<l>Sgorgan furor: ma paurosa, o fiacca</l>
<l>Non è la man di Dumaruno: il brando</l>
<l>Rota, incalza Loclin, l'ancide o sperde.</l>
<l>Ne fremettero i regi: un rancor cupo</l>
<l>Rode i lor cori, alle fuggenti schiere</l>
<l>Torcono il guardo inferocito. Il corno</l>
<l>Squilla di Selma, d'Albion selvosa</l>
<l>Tornano i figli al noto suon; ma molti</l>
<l>Sulle ripe di Turtoro prostesi</l>
<l>Molti eroi di Loclin lascian nel sangue.</l></lg>
<lg><l>O di cignali cacciatore, o duce</l>
<l>Di Cromacarna, il Re gridò, non senza</l>
<l>Sanguigne spoglie e generosa preda</l>
<l>Veggo l'aquila mia tornar dal campo.</l>
<l>Palpiterà di gioia il bianco petto</l>
<l>Della vaga Lanilla, e a' tuoi trionfi</l>
<l>Candona tuo s'allegrerà. Colgormo,</l>
<l>Riprese il Duce, di mia stirpe il primo</l>
<l>Sen venne ad Albion. Colgormo il prode</l>
<l>Solcator dell'oceano. Egli in Itorno</l>
<l>Il fratello trafisse, e de' suoi padri</l>
<l>La terra abbandonò: tacito ei scelse</l>
<l>Presso l'alpestre Crammocraulo il luogo</l>
<l>Del suo soggiorno; bellicosa stirpe</l>
<l>Da lui discese, uscì ciascuno in campo,</l>
<l>Ma ciascun vi perì; quella ferita</l>
<l>Che loro uccise, è mio retaggio. Ei trasse</l>
<l>Dal suo fianco uno stral, pallido cadde</l>
<l>Su straniero terren: ma l'alma a volo</l>
<l>Levossi, e i padri a visitar sen corse</l>
<l>Nella lor tempestosa isola: ei gode</l>
<l>Là d'inseguir col suo dardo di nebbia</l>
<l>Nebulosi cignali. A quella vista</l>
<l>Stettero i duci taciturni immoti</l>
<l>Quasi pietre di Loda; il peregrino</l>
<l>Per lo dubbio chiaror di fioca luce</l>
<l>Le scorge, e veder crede alte ombre antiche</l>
<l>Meditanti fra lor future guerre.</l></lg>
<lg><l>Notte scese in Utorno. I guerrier foschi</l>
<l>Stan pure in doglia, non curando i nembi</l>
<l>Che lor fischian fra i crini; alfin s'udio</l>
<l>Del pensoso Fingallo uscir la voce.</l></lg>
<lg><l>Chiama Ullino dall'arpe, e ad esso impone</l>
<l>Di sciorre il canto. Non vapor cadente</l>
<l>Fu già l'eroe di Crammocraulo; egli era</l>
<l>Sole possente allumator del cielo,</l>
<l>Che nella forza de' suoi raggi esulta.</l>
<l>Ullino, i nomi de' suoi padri appella</l>
<l>Dai lor foschi soggiorni. - Itorno, Itorno,</l>
<l>Il cantor cominciò, che torreggiante</l>
<l>Al mar sovrasti, e perché mai sì fosco</l>
<l>D'ocean tra la nebbia il capo ascondi?</l>
<l>Dall'acquose tue valli uscio la forte</l>
<l>Al paro delle rapide possenti</l>
<l>Aquile tue d'infaticabil penna,</l>
<l>La stirpe dell'intrepido Colgormo,</l>
<l>Delle sale di Loda abitatrice.</l>
<l>Nell'isola di Tormo il poggio ondoso</l>
<l>S'alza di Larta, che il boscoso capo</l>
<l>Ama chinar sopra una cheta valle.</l>
<l>Colà di Cruro alla spumosa fonte</l>
<l>Rurma abitava, cacciator ben noto</l>
<l>Di setosi cignali; era sua figlia</l>
<l>Strinadona gentil, candida il seno,</l>
<l>Meraviglia a veder. Molti possenti</l>
<l>Re, molti eroi di ferrei scudi, e molti</l>
<l>Garzon di lunga inanellata chioma</l>
<l>Venner di Rurma all'echeggianti sale,</l>
<l>Per vagheggiar la maestosa e vaga</l>
<l>Cacciatrice di Tormo: invan, tu volgi</l>
<l>Freddo su tutti e trascurato il guardo,</l>
<l>Strinadona gentil, candida il seno.</l>
<l>S'ella movea lungo la piaggia il passo,</l>
<l>Vincea il suo petto al paragon la bianca</l>
<l>Mollissima lanugine di cana;</l>
<l>S'iva sul lito ondi-battuto errando,</l>
<l>Del mar la spuma nel candor vincea:</l>
<l>Due stelle erano gli occhi, era la faccia</l>
<l>Gaia e ridente, come il vivid'arco</l>
<l>Del ciel piovoso; i nereggianti crini</l>
<l>Per lo volto ondeggiavano, quai spesse</l>
<l>Nubi fosco-rotantisi: tu sei</l>
<l>L'abitatrice dei leggiadri cori,</l>
<l>Strinadona gentil, candida il seno.</l></lg>
<lg><l>Venne Colgormo l'occhi-azzurro, e venne</l>
<l>Colculsura possente: i due fratelli</l>
<l>Lasciaro Itorno, d'ottener bramosi</l>
<l>Il bell'astro di Tormo: ella mirogli</l>
<l>Ambi nell'arme rilucenti, e tosto</l>
<l>Le si fisse in Colgormo il guardo e 'l core:</l>
<l>Ei suo pensiero, ei sogno suo. Comparve</l>
<l>L'occhio notturno d'Ulloclina, e vide</l>
<l>Della donzella il tenero sospiro,</l>
<l>L'alzar del seno, e 'l volteggiar del fianco.</l>
<l>Muti i fratelli per gelosa rabbia</l>
<l>Aggrottaron le ciglia, e minacciose</l>
<l>Dei torbid'occhi si scontrar le vampe.</l>
<l>Volgonsi altrove, si rivolgon tosto,</l>
<l>Batton lo scudo, e sugl'ignudi acciari</l>
<l>Stanno le destre di furor tremanti.</l>
<l>Pugnar: dubbia è la pugna; alfin nel sangue</l>
<l>Colculsura cadeo. Fremè di sdegno</l>
<l>L'antico padre, e discacciò Colgormo</l>
<l>Lunge da Itorno, onde ramingo errasse,</l>
<l>Scherzo dei venti. Egli il suo seggio elesse</l>
<l>Nello scoglioso Crammocraulo, in riva</l>
<l>Di straniero ruscel; ma non è solo</l>
<l>In sua tristezza il Re dolente; appresso</l>
<l>Stagli di Tormo l'amorosa stella</l>
<l>Strinadona diletta, e lo conforta.</l></lg></div2>
<div2 type="canto"><head>CANTO III</head>
<lg><l>Da qual fonte mai sgorga? in qual profonda</l>
<l>Incognita voragine si perde</l>
<l>La corrente degli anni? ove nasconde</l>
<l>I vario-pinti suoi lubrici fianchi?</l>
<l>Io guardo ai tempi che passar, ma foschi</l>
<l>Sembrano al guardo mio, come riflesso</l>
<l>Barlume fievolissimo di Luna</l>
<l>Su lontano ruscello. Indi di guerra</l>
<l>Spuntan astri focosi, ivi sta muta</l>
<l>La schiatta de' codardi: ella non lascia</l>
<l>Di nobil orma ed ammiranda, impressa</l>
<l>La fronte dell'etade. O tu che stanzi</l>
<l>Colà tra i scudi, o tu che avvivi e desti</l>
<l>L'alma che manca, arpa di Cona, ah scendi</l>
<l>Con le tre voci tue: quella risveglia</l>
<l>Che raccende il passato, e fa ch'io scorga</l>
<l>De' prischi padri isfavillar le forme</l>
<l>Sopra la densa tenebria degli anni.</l></lg>
<lg><l>Nembosa Utorno, in sul tuo fianco io veggo</l>
<l>Gli eroi del sangue mio: Fingallo è curvo</l>
<l>Di Dumaruno in sulla tomba; i duci</l>
<l>Non lungi stan. Ma rannicchiata in ripa</l>
<l>Del torrente di Turtoro nell'ombre</l>
<l>Sta l'oste di Loclin: rabbiosi i regi</l>
<l>Siedon sui poggi lor; col mento inchino</l>
<l>Sopra lo scudo, alle notturne stelle,</l>
<l>Rossiccie peregrine d'occidente,</l>
<l>Tendono il guardo. Curvasi Crulloda</l>
<l>Sotto sembianze di meteora informe</l>
<l>I suoi divoti a rimirar; ei sgorga</l>
<l>Dal seno i venti, e gli frammischia agli urli,</l>
<l>Orridi annunziator de' cenni suoi.</l>
<l>Starno ben s'avvisò che il re di Selma</l>
<l>Non è facil vittoria: egli due volte</l>
<l>Pestò la quercia con furor. Suo figlio</l>
<l>Ver lui s'avanza, e mormora fra i labbri</l>
<l>Crucciose note. S'arrestar: rivolti</l>
<l>L'un dall'altro si stan, due querce in vista</l>
<l>Percosse e curve da diversi venti;</l>
<l>Pende ciascuna in sul suo rivo, e intoppo</l>
<l>Fa co' gran rami alla corsia de' nembi.</l></lg>
<lg><l>Fu già (Starno a dir prese), Anniro il padre</l>
<l>Foco distruggitor, lanciava il guardo</l>
<l>Balen di morte: erano a lui le stragi</l>
<l>Conviti e feste, e degli ancisi il sangue</l>
<l>Era al suo cor, quasi ruscello estivo</l>
<l>Allegrator d'inaridita valle.</l>
<l>Ei presso il lago di Lucormo un giorno</l>
<l>Uscì co' suoi per farsi incontro al grande</l>
<l>Abitator dei vortici di guerra,</l>
<l>Al prode Cormantruna. Il campion, d'Urlo</l>
<l>Lasciò i torrenti, ed a Gormal sen venne</l>
<l>Con le sue navi: ivi adocchiò la bella</l>
<l>Figlia d'Anniro dalle bianche braccia,</l>
<l>Foinabrilla; ei l'adocchiò, né freddo</l>
<l>Cadde sul duce e spensierato il guardo</l>
<l>Della regia donzella. Ella di notte</l>
<l>Fuggì soletta, e allo stranier sen corse,</l>
<l>Quasi raggio lunar che scappa e segna</l>
<l>Notturna valle di fuggente striscia.</l>
<l>Sul mar, chiamando a secondarlo i venti,</l>
<l>Mosse Anniro a inseguirla, e non già solo;</l>
<l>Era Starno al suo fianco: io, qual d'Utorno</l>
<l>Di giovinette penne aquila audace,</l>
<l>Gli occhi tenea fissi nel padre. Apparve</l>
<l>Urlo rugghiante: Cormantruna armato</l>
<l>Ci spinse incontro i suoi guerrier; pugnammo,</l>
<l>Ma prevalse il nemico. Anniro involto</l>
<l>Stette nel suo furor; col brando irato</l>
<l>Facea tronconi delle verdi piante,</l>
<l>Gli occhi son bragia, e le tremanti labbra</l>
<l>Spuman di rabbia. Le sembianze e l'alma</l>
<l>Notai del padre, mi ritrassi; un elmo</l>
<l>Fesso dai colpi, e un traforato scudo</l>
<l>Colgo dal campo sanguinoso, incarchi</l>
<l>Della sinistra man; gravo la destra</l>
<l>Di rintuzzata lancia, in tal sembiante</l>
<l>Fommi al cospetto del nemico innanzi.</l>
<l>Sopra una rupe, d'alta quercia al raggio</l>
<l>Stava il gran Cormantruna, a lui dappresso</l>
<l>Foinabrilla dal ricolmo seno</l>
<l>Sedea sotto una pianta: io l'elmo e l'asta</l>
<l>Getto al suo piè, chiuso nell'arme, e parlo</l>
<l>Le parole di pace. In ripa al mare</l>
<l>Giace Anniro prosteso: il Re trafitto</l>
<l>Fu nella pugna, addolorato Starno</l>
<l>Gli alza la tomba: ei, me figlio di Loda,</l>
<l>Invia qua nunzio alla germana, ond'ella</l>
<l>Mandi una ciocca del suo crin sotterra,</l>
<l>Funebre dono, a riposar col padre.</l>
<l>E tu, signor d'Urlo raugghiante, arresta</l>
<l>Il furor della pugna, insin che Anniro</l>
<l>Dalla man di Crulloda igni-crinito</l>
<l>Prende la conca, guiderdon dei forti.</l>
<l>Proruppe in pianto la donzella e sorse,</l>
<l>E una ciocca stracciò, ciocca del crine</l>
<l>Ch'iva sul petto palpitante errando.</l>
<l>Recò la conca il Duce; e d'allegrarmi</l>
<l>Seco m'impose: io m'acquattai nell'ombre</l>
<l>Chiuso la faccia nel profondo elmetto.</l>
<l>Sonno discese in sul nemico, io tosto</l>
<l>Sorgo qual ombra, colle dita estreme</l>
<l>Appuntando il terren; pian pian m'accosto,</l>
<l>E passo il fianco a Cormantruna: e salva</l>
<l>Già non uscì Foinabrilla; ansante</l>
<l>Rota nel sangue il bianco sen: malnata</l>
<l>Figlia d'eroi, perché destarmi a sdegno?</l>
<l>Sorse il mattino, le nemiche schiere</l>
<l>Fuggiro velocissime, qual nebbia</l>
<l>Spinta da vento subitano. Anniro</l>
<l>Colpì lo scudo; dubitoso il figlio</l>
<l>Rappella. Io venni a lui segnato a lunghe</l>
<l>Striscie di sangue; in rimirarmi il padre</l>
<l>Alzò tre volte impetuoso strido,</l>
<l>Quasi scoppiar d'un rufolo di vento</l>
<l>Da una squarciata nube. Ambo tre giorni</l>
<l>Ci satollammo di rabbiosa gioia</l>
<l>Sopra gli estinti, ed appellammo a stormi</l>
<l>I falconi del ciel: volaron quelli</l>
<l>Da tutti i venti loro ad isbramarsi</l>
<l>Al gran convito, che per man di Starno</l>
<l>Dai nemici d'Anniro a lor s'offerse.</l>
<l>Svarano, udisti; su quell'ermo poggio</l>
<l>Fingal solo riposa. Or va, di furto</l>
<l>Passagli il fianco: come Anniro un tempo</l>
<l>Gioì per me, tal per tuo brando adesso</l>
<l>Mandi il cor di tuo padre urlo festoso.</l></lg>
<lg><l>Figlio di Annir, non pugnerà Svarano</l>
<l>Nell'ombra della frode: esco alla luce,</l>
<l>Ed affronto il nemico, e non pertanto</l>
<l>I falconi del ciel non fur mai tardi</l>
<l>A seguir il mio corso: essi dall'alto</l>
<l>Usan segnarlo, che fu loro in guerra</l>
<l>Sempre scorta alle prede. Arse a tai detti</l>
<l>Il Re di sdegno; contro il figlio l'asta</l>
<l>Tre volte sollevò: pur si riscosse,</l>
<l>La man rattenne, e via si volse. Appresso</l>
<l>Al torrente di Turtoro un'oscura</l>
<l>Grotta è riposta, che fu dianzi albergo</l>
<l>Di Conbacarla: ivi deposto l'elmo</l>
<l>De' regi, altro ne prese, e a sé di Lula</l>
<l>La donzella chiamò: nessun risponde,</l>
<l>Ch'era fatta la bella abitatrice</l>
<l>Della sala di Loda. Egli fremendo</l>
<l>D'ira e dispetto s'avviò laddove</l>
<l>Giacea solo Fingallo: il re posava</l>
<l>Sopra lo scudo. Cacciator feroce</l>
<l>Di velluti cignal, non hai dinnanzi</l>
<l>Fiacca donzella, o garzonetto imbelle,</l>
<l>Che su letto di felci adagi il fianco,</l>
<l>E al mormorio di Turtoro s'addorma:</l>
<l>Questo è letto d'eroi, donde ad imprese</l>
<l>Balzan di morte: alma feroce e vile,</l>
<l>Non risvegliar dal suo riposo il prode.</l>
<l>Starno vien borbottando: il re di Selma</l>
<l>Rizzasi armato: olà chi sei? rispondi</l>
<l>Figlio di notte. Ei taciturno l'asta</l>
<l>Scaglia, e s'avanza: in tenebrosa zuffa</l>
<l>Meschiansi i brandi; in due spezzato a Starno</l>
<l>Cade lo scudo; è ad una quercia avvinto.</l>
<l>Alzossi il raggio oriental, Fingallo</l>
<l>Scorse il re di Loclin; gli occhi in silenzio</l>
<l>Volve, e ricorre coi pensieri al tempo</l>
<l>Che Aganadeca dal bel sen di neve</l>
<l>Movea con passi misurati e lenti,</l>
<l>Come armoniche note; il cuoio ei sciolse</l>
<l>Dalle mani di Starno. Oltre diss'egli,</l>
<l>Figlio d'Anniro al tuo Gormal ten riedi:</l>
<l>Torna quel raggio a balenarmi al core</l>
<l>Ch'era già spento: io mi rimembro ancora</l>
<l>La figlia tua dal bianco sen. T'ascondi,</l>
<l>Negra alma, atroce re, fuggi e t'inselva</l>
<l>Nel tuo cupo abituro, o nubiloso</l>
<l>Nemico dell'amabile; va', vivi</l>
<l>De' stranieri abbominio, orror de' tuoi.</l></lg>
<lg><l>Malvina mia, l'antica storia udisti.</l></lg></div2></div1>
<div1 type="sezione"><head>LA GUERRA DI CAROSO</head>
<lg><l>Porta, Malvina mia, portami l'arpa,</l>
<l>Che la luce del canto si diffonde</l>
<l>D'Ossian sull'alma; l'alma mia che a piaggia</l>
<l>Somiglia allor che tenebria ricopre</l>
<l>Tutti i colli d'intorno, e lentamente</l>
<l>L'ombra s'avanza sul campo del Sole.</l></lg>
<lg><l>Malvina mia, veggo mio figlio, il veggo</l>
<l>Sulla rupe del Crona; ah non è desso,</l>
<l>Ma nebbia del deserto colorita</l>
<l>Dal raggio occidentale. Amabil nebbia,</l>
<l>Che d'Oscar mio prende la forma! O venti,</l>
<l>Che strepitate dall'arvenie cime,</l>
<l>Deh che 'l vostro soffiar non la disperda.</l></lg>
<lg><l>Chi vien con dolce mormorio di canto</l>
<l>Incontro al figlio mio? sul baston posa</l>
<l>L'antica destra; la canuta chioma</l>
<l>Erra disciolta: sulla faccia ha sparsa</l>
<l>Letizia, e tratto tratto addietro il guardo</l>
<l>Volge a Caroso. Ah lo ravviso è questo</l>
<l>Rino del canto, che l'altier nemico</l>
<l>Ad esplorar n'andò. Che fa Caroso,</l>
<l>Re delle navi? il figlio mio domanda:</l>
<l>Di', dell'orgoglio suo spiega le penne,</l>
<l>Cantor di Selma? - Egli le spiega, Oscarre,</l>
<l>Ma dietro a chiostra d'ammontati massi,</l>
<l>Ei dal suo muro pauroso guata,</l>
<l>E vede te, te formidabil come</l>
<l>Ombra notturna, che i turbati flutti</l>
<l>Mesce, e gli sbalza alle sue navi incontro.</l></lg>
<lg><l>Primo tra' miei cantor, vattene, ei disse,</l>
<l>Prendi la lancia di Fingal, conficca</l>
<l>Sulla sua punta tremolante fiamma,</l>
<l>E sì la scuoti: co' tuoi canti il Duce</l>
<l>Sfida per me. Di' ch'ei s'avanzi, ed esca</l>
<l>De' flutti suoi, che impaziente agogno</l>
<l>Di pugnar contro lui; che della caccia</l>
<l>Stanco è già l'arco mio: digli che il braccio</l>
<l>Ho giovinetto, e che son lungi i prodi.</l></lg>
<lg><l>Ei n'andò col suo canto. Oscarre inalza</l>
<l>La voce sua, che sino in Arven giunse</l>
<l>A' suoi guerrier; come fragor di speco</l>
<l>Se di Togorma il mar rotagli intorno,</l>
<l>E tra gli alberi suoi s'intralcia il vento.</l>
<l>Corrono quelli a ragunarsi in fretta</l>
<l>Appresso il figlio mio, quai dopo pioggia</l>
<l>Più rivi si rovesciano dal monte</l>
<l>Grossi orgogliosi di frementi spume.</l></lg>
<lg><l>Giunse Rino a Caroso, e fisse al suolo</l>
<l>La fiammeggiante lancia. - O tu, che siedi</l>
<l>Sopra l'onde rotanti, escine, e vieni</l>
<l>Alla pugna d'Oscar; Fingallo è lungi,</l>
<l>E de' cantori suoi tranquillo in Selma</l>
<l>Le voci ascolta: la terribil lancia</l>
<l>Posagli al fianco, e 'l tenebroso scudo</l>
<l>Pareggiator dell'oscurata Luna.</l>
<l>Vien Caroso ad Oscarre: il Duce è solo.</l></lg>
<lg><l>Disse, ma i flutti del Carrone ondoso</l>
<l>Quei non varcò: torna il cantor: la notte</l>
<l>Si rabbuia sul Crona; ardonsi quercie,</l>
<l>Giransi conche: sul deserto piano</l>
<l>Debol luce scintilla: oscure e lente</l>
<l>Veggonsi passeggiar l'ombre del Crona</l>
<l>Per mezzo il raggio, e mostrano da lungi</l>
<l>Le fosche forme. Si ravvisa appena</l>
<l>Su la meteora sua Comala: appare</l>
<l>Torvo e tetro Idallan, qual Luna oscura</l>
<l>Dietro a nebbia notturna. A che sì mesto?</l>
<l>Disse Rino all'Eroe, (ch'egli frà tutti</l>
<l>Solo lo scorse) a che sì mesto, o duce?</l>
<l>Pur la tua fama avesti, e pur s'intese</l>
<l>D'Ossian la voce, e l'ombra tua rifulse</l>
<l>Curva nell'aere dal suo nembo fuora,</l>
<l>Per ascoltar l'armonioso canto.</l></lg>
<lg><l>Oh, disse Oscar, dunque l'Eroe tu scorgi</l>
<l>Nel suo fosco vapor? deh dimmi, o Rino,</l>
<l>Come cadde il guerrier, che fu sì chiaro</l>
<l>Nei dì de' nostri padri? ancora in Cona</l>
<l>Vive il suo nome, ed io vidi più volte</l>
<l>I ruscel de' suoi colli. - Avea Fingallo,</l>
<l>Il cantor cominciò, dalle sue guerre</l>
<l>Discacciato Idallan: Comala fitta</l>
<l>Stavagli in cor, né l'occhio suo potea</l>
<l>Sofferir del garzon l'odiata vista.</l></lg>
<lg><l>Lungo la piaggia solitario mesto</l>
<l>Va lentamente con taciti passi;</l>
<l>Pendongli ai fianchi le neglette braccia,</l>
<l>Scappan le chiome dall'elmetto, e stassi</l>
<l>Sulle labbra il sospir, su gli occhi il pianto.</l></lg>
<lg><l>Errò tre giorni tacito e non visto</l>
<l>Pria che giungesse alle muscose sale</l>
<l>De' padri suoi, presso il ruscel di Balva.</l>
<l>Stava colà sotto una pianta assiso</l>
<l>Solo Lamor, che le sue genti in guerra</l>
<l>Mandate avea con Idallano: il rivo</l>
<l>Scorregli appiè; sopra il baston riposa</l>
<l>Il canuto suo capo, ha ciechi i lumi</l>
<l>Carchi d'etade, e dà coi canti antichi</l>
<l>Alla sua solitudine conforto.</l>
<l>Quando l'orecchio il calpestio gli fere</l>
<l>Dei piedi d'Idallan; sorge, che i passi</l>
<l>Ben distingue del figlio. Oh torna, ei disse,</l>
<l>Il figlio di Lamorre! o suono è questo</l>
<l>Che vien dall'ombra sua? cadesti, o figlio,</l>
<l>Del Carron sulle sponde! o se pur odo</l>
<l>De' tuoi piedi il rumor, dimmi, Idallano,</l>
<l>Dove sono i possenti? il popol mio,</l>
<l>Idallano, dov'è, che teco insieme</l>
<l>Solea tornar cogli echeggianti scudi?</l>
<l>Di', cadeo sul Carron? No, sospirando</l>
<l>Rispose il giovinetto, il popol tuo</l>
<l>Vive, Lamorre, ed è famoso in guerra.</l>
<l>Solo Idallan d'esser famoso, o padre,</l>
<l>Cessò: sul Balva solitario io deggio</l>
<l>Quinci innanzi seder, quando s'inalza</l>
<l>Delle pugne il fragor. Ma i padri tuoi</l>
<l>Soli mai non sedean, disse il nascente</l>
<l>Orgoglio di Lamor, non sedean lenti</l>
<l>Sulle rive del Balva i padri tuoi,</l>
<l>Quando intorno fremea fragor di pugna.</l>
<l>Vedi tu quella tomba? (ah gli occhi miei</l>
<l>Non la ravvisan più) colà riposa</l>
<l>Il valoroso Garmallon che in campo</l>
<l>Mai non fuggì: vieni, ei mi dice, o figlio</l>
<l>Del mio valor, già sì famoso in guerra,</l>
<l>Vieni alla tomba di tuo padre. Ah padre</l>
<l>Come poss'io nel mondo esser famoso,</l>
<l>Se mio figlio fuggì? Signor del Balva,</l>
<l>Disse Idallan, perché con detti acerbi</l>
<l>Vuoi tu pungermi il cor? tu 'l sai, Lamorre,</l>
<l>Non conosco timor. Fingallo afflitto</l>
<l>Per la morte di Comala, m'escluse</l>
<l>Dalle sue pugne. Sciagurato, ei disse,</l>
<l>Vanne al fiume natio, vanne, e ti struggi,</l>
<l>Come dal vento suol fiaccata e china</l>
<l>Quercia sul Balva, senza onor di fronde,</l>
<l>Per non rizzarsi o rinverdir giammai.</l></lg>
<lg><l>Misero io dunque il calpestio romito</l>
<l>Deggio udir de' tuoi passi? allor che mille</l>
<l>Son famosi in battaglia, il figlio mio</l>
<l>Dovrà piegarsi scioperato e lento</l>
<l>Su' miei torbidi rivi? O di Garmallo</l>
<l>Nobile spirto, al destinato luogo</l>
<l>Porta Lamor: son le mie luci oscure,</l>
<l>L'alma angosciosa e senza fama il figlio.</l></lg>
<lg><l>Oimè! soggiunse il giovinetto, e dove</l>
<l>N'andrò di fama in traccia, onde il tuo spirto</l>
<l>Possa allegrar? donde poss'io tornarne</l>
<l>Cinto d'onor, sicché al paterno orecchio</l>
<l>Giunga gradito il suon de' passi miei?</l>
<l>Se alla caccia men vo, non fia nei canti</l>
<l>Chiaro il mio nome; al mio tornar dal colle</l>
<l>Lamor non sarà lieto; ei non godrassi</l>
<l>Di brancicar con le sue mani antiche</l>
<l>I veltri miei, non chiederà novella</l>
<l>Dei monti suoi, né dei cervetti bruni</l>
<l>De' suoi deserti. Ah fisso è pur ch'io caggia,</l>
<l>Disse Lamor, già rigogliosa quercia,</l>
<l>Ora dal vento rovesciata infranta.</l>
<l>Sopra i miei colli squallida dolente</l>
<l>Errar vedrassi l'ombra mia pel figlio</l>
<l>Privo d'onor: ma voi, voi nebbie almeno</l>
<l>Non vorrete celar con denso velo</l>
<l>Alla mia vista il doloroso obbietto?</l>
<l>Figlio, vanne alla sala, ivi son l'arme</l>
<l>De' nostri padri: arrecami la spada</l>
<l>Di Garmallone; egli la tolse in campo</l>
<l>Ad un nemico. Ei va: la spada arreca,</l>
<l>Porgela al padre; il vecchio Eroe più volte</l>
<l>Tenta la punta con le dita. Figlio,</l>
<l>Di Garmallon conducimi alla tomba:</l>
<l>Ella è dietro a quell'albero, la copre</l>
<l>Lungh'erba inaridita, ivi del vento</l>
<l>Intesi il fischio; mormora dappresso</l>
<l>Picciola fonte, e giù sgorga nel Balva.</l>
<l>Lascia colà ch'io mi riposi: il Sole</l>
<l>Cuoce le piagge. Lo conduce il figlio</l>
<l>Sopra la tomba; ei gli trapassa il fianco,</l>
<l>Dormono assieme, e le lor sale antiche</l>
<l>Vansi struggendo là sul Balva in polve.</l>
<l>Veggonsi l'ombre in sul meriggio: è muta</l>
<l>La valle, e mesta, e di Lamor la tomba</l>
<l>Guata la gente inorridita e fugge.</l></lg>
<lg><l>Trista è la storia tua, disse mio figlio,</l>
<l>Cantor de' tempi antichi: il cor mi geme</l>
<l>Per Idallano: in giovinezza ei cadde.</l>
<l>Vedi ch'ei fugge sul suo nembo, e vola</l>
<l>In region remota. O voi di Morven</l>
<l>Figli possenti, fatevi dappresso</l>
<l>Ai nemici del padre: in mezzo ai canti</l>
<l>Passi la notte; ma s'osservi il corso</l>
<l>Dell'altero Caroso. Oscarre, intanto</l>
<l>Vanne agli eroi dei dì passati, all'ombre</l>
<l>Abitatrici dell'arvenia valle,</l>
<l>Dove sulle lor nubi i nostri padri</l>
<l>Stan risguardando alla futura guerra.</l>
<l>Mesto Idallan, se' tu colà? deh vieni,</l>
<l>Mostrati agli occhi miei nella tua doglia,</l>
<l>Sir dell'umido Balva. Alzansi i duci</l>
<l>Coi loro canti: Oscarre a lenti passi</l>
<l>Poggia sul colle. Incontro a lui si fanno</l>
<l>Le meteore notturne; odesi un fioco</l>
<l>Mugghio indistinto di lontan torrente;</l>
<l>Buffano spessi rufoli di vento</l>
<l>Tra quercia e quercia: mezzo fosca e mezzo</l>
<l>Rossa, la Luna già dietro il suo colle</l>
<l>Chinasi, voci gemono nell'aria</l>
<l>Rare, fioche, alte: Oscar tragge la spada.</l>
<l>Ombre de' padri miei, magnanim'ombre,</l>
<l>Grida l'Eroe, voi che pugnaste invitti</l>
<l>Contro gli alteri regnator del mondo,</l>
<l>Venite a me, lo spirto mio pascete</l>
<l>Delle future bellicose imprese.</l>
<l>Ditemi, o ombre, là nei vostri spechi</l>
<l>Qual v'alletta piacer? fatemi parte</l>
<l>Del vostro favellar, quando dai nembi</l>
<l>Pendete intenti, a rimirar dei figli</l>
<l>Nel campo del valor gl'illustri fatti.</l></lg>
<lg><l>Del forte figlio udì la voce, e venne</l>
<l>Tremmor dal colle: grandeggiante nube,</l>
<l>Pari a destriero di stranier, reggea</l>
<l>L'aeree membra: la sua veste è intesta</l>
<l>Della nebbia di Lano, al popol muto</l>
<l>Portatrice di morte: è la sua spada</l>
<l>Verde meteora già già spenta: ha fosco</l>
<l>Sformato il volto. Ei sospirò tre volte</l>
<l>Appresso il figlio mio, tre volte intorno</l>
<l>I venti della notte alto muggiro.</l>
<l>Molto ei disse ad Oscar, ma rotte e tronche</l>
<l>Giunsero a noi le sue parole, oscure</l>
<l>Come le storie delle scorse etadi,</l>
<l>Pria che sorgesse lo splendor del canto.</l>
<l>Lento lento ei svanì, come dal Sole</l>
<l>Nebbia percossa si dirada e strugge.</l></lg>
<lg><l>Allora incominciò la prima volta,</l>
<l>Malvina, il figlio mio mesto e pensoso</l>
<l>Mostrarsi a noi: della sua stirpe Oscarre</l>
<l>La caduta previde, ed improvvisa</l>
<l>Oscuritade gli sorgea sul volto.</l>
<l>Così nube talvolta errar si scorge</l>
<l>Sulla faccia del Sol, che poi di Cona</l>
<l>Torna sereno a risguardar dai colli.</l></lg>
<lg><l>Passò la notte tra' suoi padri Oscarre,</l>
<l>E sulle rive del Carron trovollo</l>
<l>Il dubbioso mattin; colà s'ergea</l>
<l>Da' tempi antichi una muscosa tomba</l>
<l>Cinta da valle verdeggiante, e quindi</l>
<l>Poco lungi sorgean colline umili,</l>
<l>E incontro al vento sospingean petrosa</l>
<l>D'annose quercie coronata fronte.</l>
<l>Su quelle assisi dell'alter Caroso</l>
<l>Stavano i duci, somiglianti a tronchi</l>
<l>Di pini antichi, cui colora appena</l>
<l>Il biancheggiante mattutino raggio.</l>
<l>Stette Oscarre alla tomba: alzò tre volte</l>
<l>La terribil sua voce: i dirupati</l>
<l>Monti echeggiarne, saltellon fuggiro</l>
<l>Alle lor grotte spaventati i cervi,</l>
<l>E stridenti s'immersero e tremanti</l>
<l>L'ombre de' morti nei concavi nembi:</l>
<l>In tuon sì formidabile mio figlio</l>
<l>Alzava il grido annunziator di guerra.</l>
<l>Le genti di Caroso alla sua voce</l>
<l>Scotonsi, e rizzan l'aste. A che, Malvina,</l>
<l>Quella stilla sull'occhio? Ancor che solo,</l>
<l>Forte è mio figlio; egli è celeste raggio.</l>
<l>Par la sua destra d'invisibil ombra</l>
<l>Braccio che fuor da nube esce: la gente</l>
<l>Solo scorgelo errar, scorgelo, e more.</l></lg>
<lg><l>Vide i nemici Oscar farlisi incontro,</l>
<l>E chiuso nella muta oscuritade</l>
<l>Stette del suo valor. Son io, diss'egli,</l>
<l>Solo tra mille? selva alta di lance</l>
<l>Colà ravviso, e più d'un guardo io scorgo</l>
<l>Torvo-girante. Or che farò? ver Crona</l>
<l>La fuga prenderò? Ma i padri tuoi</l>
<l>La conobbero, Oscar? sta del lor braccio</l>
<l>Impresso il segno in mille pugne. Oscarre</l>
<l>Gl'imiterà. Venite, ombre possenti,</l>
<l>Venite a me, me rimirate in guerra,</l>
<l>Posso cader, ma glorioso e grande</l>
<l>Cader saprò, né di Fingallo indegno.</l></lg>
<lg><l>Stettesi gonfio e pien della sua possa,</l>
<l>Come il torrente dell'angusta valle.</l>
<l>Venne la zuffa: essi cader, sanguigno</l>
<l>Rota il brando d'Oscar. Giunsene in Crona</l>
<l>L'alto rumor: corrono i suoi, frementi</l>
<l>Come cento ruscei; fuggon disperse</l>
<l>Le genti di Caroso; Oscar si resta</l>
<l>Simile a scoglio cui scoperto asciutto</l>
<l>Lascia marea, che si ritira e cede.</l>
<l>Ma già con tutta la terribil possa</l>
<l>De' suoi destrieri, e col nerbo dei forti</l>
<l>Move Caroso torbido profondo</l>
<l>Qual rapido torrente; i minor rivi</l>
<l>Perdonsi nel suo corso; ei terra e sassi</l>
<l>Trae co' suoi gorghi, e gli trasporta e volve.</l>
<l>Già d'ala in ala si diffonde e cresce</l>
<l>L'orribil mischia; diecimila spade</l>
<l>Splendono a un tempo Ossian, che fai? t'accheta,</l>
<l>Perché parli di pugne? ah che 'l mio brando</l>
<l>Più non brilla nel campo, ah ch'io già sento</l>
<l>Mancarmi il braccio, e con dolore i forti</l>
<l>Anni di gioventù rivolgo in mente.</l>
<l>O felice colui, che in giovinezza</l>
<l>Cadde cinto di fama! egli non vide</l>
<l>La tomba dell'amico, e non mancogli</l>
<l>Per piegar l'arco di sua lena antica.</l>
<l>O te felice, Oscar! tu sul tuo nembo</l>
<l>Spesso ten voli a riveder i campi</l>
<l>Del tuo valor, dove Caroso altero</l>
<l>Fuggì dal lampo dell'invitta spada.</l></lg>
<lg><l>O figlia di Toscar, buio s'aduna</l>
<l>Sull'alma mia: Crona e Carron svaniro:</l>
<l>Io più non veggo il figlio mio; ben lungi</l>
<l>Ne trasportaro i romorosi venti</l>
<l>L'amata forma, e 'l cor del padre è mesto.</l></lg>
<lg><l>Ma tu, Malvina mia, guidami presso</l>
<l>Al suon de' boschi miei, presso il rimbombo</l>
<l>De' miei torrenti; fa che s'oda in Cona</l>
<l>La strepitosa caccia, ond'io ripensi</l>
<l>Agli antichi miei dì. Portami l'arpa,</l>
<l>Gentil donzella, ond'io la tocchi allora</l>
<l>Che la luce sull'anima mi sorge:</l>
<l>Stammi tu presso, ed i miei canti ascolta,</l>
<l>E sì gli apprendi: non oscuro nome</l>
<l>Ossian n'andrà fra le remote etadi.</l></lg>
<lg><l>Tempo verrà, che degl'imbelli i figli</l>
<l>La voce di Cona inalzeranno, e a queste</l>
<l>Rupi l'occhio volgendo, Ossian, diranno,</l>
<l>Qui fè soggiorno, andran meravigliando</l>
<l>Su i duci antichi, e sull'invitta stirpe</l>
<l>Che più non è. Noi poserem frattanto</l>
<l>Sopra i nembi, o Malvina: errando andremo</l>
<l>Su le penne dei venti; ad ora ad ora</l>
<l>S'udran sonar per la deserta piaggia</l>
<l>Le nostre voci, e voleran frammisti</l>
<l>I canti nostri ai venti della rupe.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>LA GUERRA D'INISTONA</head>
<lg><l>Sonno di cacciator sembra sul monte</l>
<l>Trascorsa giovinezza. Ei s'addormenta</l>
<l>Fra' rai del Sol, ma si risveglia in mezzo</l>
<l>D'aspra tempesta, i rosseggianti lampi</l>
<l>Volano intorno, e le ramose cime</l>
<l>Scotono i boschi; ei si rivolge, e cerca</l>
<l>Il dì del Sol che già s'ascose, e i dolci</l>
<l>Sogni del suo riposo: Ossian, e quando</l>
<l>Tornerà giovinezza? Il suon dell'armi</l>
<l>Quando conforterà gli orecchi miei?</l>
<l>Quando mi fia di spaziar concesso</l>
<l>Entro la luce del mio acciaro antico,</l>
<l>Come un tempo Oscar mio? Venite o colli</l>
<l>Del patrio Cona, e voi venite, o fonti,</l>
<l>D'Ossian il canto ad ascoltare; il canto</l>
<l>Già mi spunta nell'alma a par del Sole:</l>
<l>E alla letizia de' passati tempi</l>
<l>Già mi si schiude il core. O Selma, o Selma,</l>
<l>Veggo le torri tue, veggo le querce</l>
<l>Dell'ombrose tue mura: i tuoi ruscelli</l>
<l>Mi suonano all'orecchio. Eccoli; intorno</l>
<l>Già s'adunano i duci; assiso in mezzo</l>
<l>Stassi Fingal sopra l'avito scudo.</l>
<l>Posa l'asta alle mura; egli la voce</l>
<l>De' suoi cantori ascolta, e d'udir gode</l>
<l>Del giovenil suo braccio i forti fatti.</l>
<l>Tornava Oscar da caccia: ei di Fingallo</l>
<l>Le lodi intese; il luminoso scudo</l>
<l>Spiccò di Brano, alla parete appeso,</l>
<l>E s'avanzò: di lagrime rigonfi</l>
<l>Gli occhi egli avea, guancia infocata, e bassa</l>
<l>Tremante voce: la mia lancia istessa,</l>
<l>In man del figlio mio venia scotendo</l>
<l>La luccicante cima. Al re di Selma</l>
<l>Ei sì disse: o Fingallo, o re d'eroi,</l>
<l>Ossian, tu padre, a lui secondo in guerra;</l>
<l>Pur voi pugnaste in giovinezza, e pure</l>
<l>Fin da' primi anni risonar nel canto</l>
<l>I vostri nomi: ed io che fo? somiglio</l>
<l>Alla nebbia di Cona. Oscarre a un punto</l>
<l>Mostrasi e sfuma; sconosciuto nome</l>
<l>Sarò al cantor: per la deserta piaggia</l>
<l>Il cacciator non cercherà la tomba</l>
<l>D'Oscar negletta. Ah valorosi eroi,</l>
<l>Lasciatemi pugnar: mia d'Inistona</l>
<l>Sia la battaglia: in region remota</l>
<l>Così n'andrò; voi della mia caduta</l>
<l>Non udrete novella. Ivi prosteso</l>
<l>Mi troverà qualche cantore, e ai venti</l>
<l>Darà 'l mio nome; vergine straniera</l>
<l>Scorgerà la mia tomba, e impietosita</l>
<l>Lagrimerà sul giovinetto anciso</l>
<l>Che da lungi sen venne, e dirà forse</l>
<l>Il cantore al convito: udite il canto,</l>
<l>Canto d'Oscar dalla lontana terra.</l></lg>
<lg><l>Oscar, rispose il Re, datti conforto,</l>
<l>Figlio della mia fama, a te concedo</l>
<l>L'onor della battaglia. Orsù, s'appresti</l>
<l>La nave mia, che d'Inistona ai lidi</l>
<l>Trasporti il mio campion. Guarda geloso,</l>
<l>Figlio del figlio mio, la nostra fama:</l>
<l>Sei della stirpe della gloria, Oscarre,</l>
<l>Non la smentire: ah non permetter mai</l>
<l>Che i figli dei stranier dicano: imbelle</l>
<l>È la schiatta di Selma: altrui ti mostra</l>
<l>Tempesta in guerra, e Sol cadente in pace.</l>
<l>Tu d'Inistona al re di', che Fingallo</l>
<l>La giovinezza sua ben si rammenta,</l>
<l>Quando si riscontrar le lancie nostre</l>
<l>Nei dì d'Aganadeca. Oscar le vele</l>
<l>Romorose spiegò; fischiava il vento</l>
<l>Per mezzo i cuoi delle sublimi antenne;</l>
<l>L'onde sferzan gli scogli, irata mugge</l>
<l>Dell'ocean la possa. Il figlio mio</l>
<l>Scoprì dall'onde la selvosa terra.</l>
<l>Ei ratto penetrò nell'echeggiante</l>
<l>Baia di Runa, e al re dell'aste Anniro</l>
<l>Inviò la sua spada. A quella vista</l>
<l>Scossesi il vecchio Eroe, che di Fingallo</l>
<l>La spada ravvisò: vena di pianto</l>
<l>Corsegli all'occhio in rammentar l'imprese</l>
<l>Della sua gioventù; che ben due volte</l>
<l>Egli si stette al paragon dell'asta</l>
<l>Coll'eccelso Fingallo, innanzi agli occhi</l>
<l>D'Aganadeca, e s'arretraro i duci</l>
<l>Minor, credendo di notturni spirti</l>
<l>Conflitto aspro mirar. Che fui! che sono!</l>
<l>Anniro incominciò; misero, infermo,</l>
<l>Carco d'età, disutile il mio brando</l>
<l>Pende nella mia sala. O tu che sei</l>
<l>Della stirpe di Selma, Anniro anch'egli</l>
<l>Si trovò fra le lancie, ed ora ei langue</l>
<l>Arido e vizzo come quercia infetta</l>
<l>Colà sul Lano; io non ho figlio alcuno</l>
<l>Che sen corra gioioso ad incontrarti,</l>
<l>E ti conduca alle paterne sale.</l>
<l>Pallido Argonte è nella tomba, e Ruro,</l>
<l>Ruro mio non è più; l'ingrata figlia</l>
<l>Nella magion degli stranieri alberga;</l>
<l>E impaziente la paterna tomba</l>
<l>Di rimirar desia; diecimila aste</l>
<l>Scote il suo sposo, e contro me s'avanza,</l>
<l>Come dal Lano suo nube di morte.</l>
<l>Pur vien, figlio di Selma, a parte vieni</l>
<l>Del convito d'Anniro. Andò mio figlio:</l>
<l>Stetter tre giorni a festeggiar, nel quarto</l>
<l>Chiaro sonar s'udì d'Oscarre il nome:</l>
<l>S'allegrar nelle conche, e le di Runa</l>
<l>Belve inseguir. Si riposaro al fine</l>
<l>Gli stanchi eroi dietro una viva fonte</l>
<l>Incoronata di muscose pietre.</l>
<l>Le mal represse lagrime dagli occhi</l>
<l>Scappan d'Anniro; egli il sospir nascente</l>
<l>Spezza sul labbro. O garzon prode, ei disse,</l>
<l>Oscuri e muti qui giacciono i figli</l>
<l>Della mia gioventù: tomba è di Ruro</l>
<l>Questa pietra, e quell'albero bisbiglia</l>
<l>Sopra quella d'Argonte. O figli miei,</l>
<l>Udite voi la mia dolente voce</l>
<l>Nell'angusto soggiorno? o al mesto padre</l>
<l>Parlate voi nel mormorio di queste</l>
<l>Frondi tra 'l vento? Oh, l'interruppe Oscarre,</l>
<l>Deh dimmi, o Re, come cadero i figli</l>
<l>Della tua gioventù? sulle lor tombe</l>
<l>Passa il cinghial, ma i cacciator non turba.</l>
<l>Or levi cervi, e cavriol volanti</l>
<l>Di nebulosa forma a ferir vanno</l>
<l>Con l'aereo arco; amano ancora</l>
<l>La caccia giovenile, aman su i vanni</l>
<l>Salir del vento, e spaziar sublimi.</l></lg>
<lg><l>Cormal, così riprese il Re, di dieci-</l>
<l>Mila aste è duce: egli soggiorna appresso</l>
<l>Le nere acque del Lano, esalatrici</l>
<l>Della nube di morte. Alle festose</l>
<l>Sale di Runa ei venne, e della lancia</l>
<l>Cercò l'onore: era a mirar costui</l>
<l>Amabile e leggiadro a par del raggio</l>
<l>Primo primo del Sole, e pochi in campo</l>
<l>Durar poteano al paragone: a lui</l>
<l>Cessero i miei guerrieri, e la mia figlia</l>
<l>Per lui s'accese d'amorosa brama.</l>
<l>Ma dalla caccia intanto Argonte e Ruro</l>
<l>Tornaro, a stille a lor sceser dagli occhi</l>
<l>Di generoso orgoglio: essi lo sguardo</l>
<l>Muto girar sopra gli eroi di Runa,</l>
<l>Che cesso aveano a uno stranier. Tre giorni</l>
<l>Ster festeggiando con Cormal; nel quarto</l>
<l>Il mio Argonte pugnò: chi contro Argonte</l>
<l>Giostrar potea? cesse l'eroe del Lano.</l>
<l>Ma il cor d'atroce orgoglio e rancor cupo</l>
<l>Gli si gonfiò, gli s'annerò: prefisse</l>
<l>La morte de' miei figli. Essi sull'alte</l>
<l>Vette di Runa, e delle brune damme</l>
<l>Alla caccia n'andar: volò di furto</l>
<l>La freccia di Cormallo; i figli miei</l>
<l>Caddero esangui. Alla donzella ei corse</l>
<l>Dell'amor suo, la dalla bruna chioma</l>
<l>Donzella d'Inistona: ambi fuggiro</l>
<l>Per lo deserto: orbo io restai. La notte</l>
<l>Venne, sorse il mattin, voce d'Argonte</l>
<l>Non s'ode, e non di Ruro. Alfin comparve</l>
<l>Runar veloce, il fido veltro: ei venne</l>
<l>Smaniosamente ululando, e tuttora</l>
<l>Ei m'accennava, e risguardava al luogo</l>
<l>Ove i figli giacean: noi lo seguimmo,</l>
<l>Trovammo i freddi corpi, e qui sotterra</l>
<l>Li collocammo a questo fonte in riva.</l>
<l>Qui vien mai sempre il desolato Anniro,</l>
<l>Quando cessa la caccia; e qui mi curvo</l>
<l>Sopra di lor, come fiaccata quercia,</l>
<l>E qui dagli occhi miei perenne rivo</l>
<l>D'amarissime lagrime discende.</l></lg>
<lg><l>Ronante, Ogarre, Oscar gridò, chiamate</l>
<l>I duci miei: che più tardar? si corra</l>
<l>A queste tenebrose acque del Lano</l>
<l>Della nube di morte esalatrici.</l>
<l>No del misfatto suo Cormallo a lungo</l>
<l>No non s'allegrerà: spesso la morte</l>
<l>De' nostri brandi in su la punta siede.</l></lg>
<lg><l>Ratto n'andar quai tempestose nubi,</l>
<l>Trasportate dai venti, e gli orli estremi</l>
<l>D'orridi lampi incoronate e tinte:</l>
<l>Prevede il bosco il fatal nembo, e trema.</l>
<l>Rintrona il corno della pugna, il corno</l>
<l>Della pugna d'Oscar: scossesi il Lano</l>
<l>Sull'onde sue, del tenebroso lago</l>
<l>Strinsersi i figli di Cormallo intorno</l>
<l>Al risonante scudo. Il figlio mio</l>
<l>Fu qual solea: cadde Cormallo oscuro</l>
<l>Sotto il suo brando, dell'orribil Lano</l>
<l>Fuggiro i duci, e s'appiattar tremanti</l>
<l>Nelle cupe lor valli. Oscar condusse</l>
<l>La bella d'Inistona alle deserte</l>
<l>Sale d'Anniro: sfavillò di gioia</l>
<l>La faccia dell'etade, e benedisse</l>
<l>Il giovinetto eroe, sir delle spade.</l></lg>
<lg><l>Quanto fu viva mai, quanto fu grande,</l>
<l>Ossian, la gioia tua, quando da lungi</l>
<l>Vedesti a comparir la bianca vela</l>
<l>Del figlio tuo! nube di luce ell'era</l>
<l>Che spunta in oriente, allor che a mezzo</l>
<l>Del suo viaggio, in regione ignota</l>
<l>Mirasi il peregrin girar d'intorno</l>
<l>Con tutti i spettri suoi l'orrida notte.</l></lg>
<lg><l>Noi conducemmo Oscar tra plausi e canti</l>
<l>Alle sale di Selma: il Re la festa</l>
<l>Delle conche diffuse; i cantor suoi</l>
<l>Feron alto sonar d'Oscarre il nome,</l>
<l>E Morven tutta al nome suo rispose.</l>
<l>Era colà la graziosa figlia</l>
<l>Del possente Toscarre, e avea la voce</l>
<l>Simile a tintinnio d'arpa, che a sera</l>
<l>Leve leve ne vien su le fresch'ale</l>
<l>Di dolce mormorante venticello.</l></lg>
<lg><l>Voi, la cui vista l'alma luce allegra,</l>
<l>Venite, conducetemi ad un poggio</l>
<l>Delle mie rupi: il bel nocciuol l'ombreggi</l>
<l>Con le folte sue foglie, o non vi manchi</l>
<l>Di quercie il susurrar: sia verde il luogo</l>
<l>Del mio riposo; e vi s'ascolti il suono</l>
<l>Di torrente lontan. Tu, prendi l'arpa,</l>
<l>O figlia di Toscarre, e sciogli il gaio</l>
<l>Canto di Selma, onde soave il sonno</l>
<l>Tra la gioia nell'anima serpeggi;</l>
<l>Onde allo spirto mio tornino i sogni</l>
<l>Della mia gioventù, tornino i giorni</l>
<l>Del possente Fingallo. O Selma, o Selma,</l>
<l>Veggo le torri tue, veggo le querce</l>
<l>Dell'ombrose tue mura: i duci io veggo</l>
<l>Della morvenia stirpe. Oscarre inalza</l>
<l>La spada di Cormallo, e cerchio fangli</l>
<l>Mille garzoni a contemplarla intenti;</l>
<l>Essi nel figlio mio fisano i sguardi</l>
<l>Gravi di meraviglia, e del suo braccio</l>
<l>Vantan la gagliardia: scorgon del padre</l>
<l>Gli occhi in gioia natanti, e braman tutti</l>
<l>Impazienti a sé fama simile.</l></lg>
<lg><l>Sì sì, la vostra fama, amici eroi,</l>
<l>Voi tutti avrete: i miei compagni antichi</l>
<l>Spesso sorgonmi in mente, e spesso il canto</l>
<l>Tutta l'anima mia vivido irraggia.</l></lg>
<lg><l>Ma sento il sonno al suon dell'arpa musica</l>
<l>Tacito placidissimo discendere;</l>
<l>Già veggo i sogni che pian pian s'inalzano</l>
<l>Lusinghevoli, e intorno mi s'aggirano.</l></lg>
<lg><l>O figli della caccia, altrove, altrove</l>
<l>Il romoroso</l>
<l>Passo portate,</l>
<l>Il riposo - non turbate</l>
<l>Del cantor, che con la mente</l>
<l>Dolcemente se ne va,</l></lg>
<lg><l>A' padri suoi,</l>
<l>A' forti eroi</l>
<l>Dell'altra età.</l></lg>
<lg><l>O romorosi figli della caccia,</l>
<l>Fatevi lungi omai:</l></lg>
<lg><l>Deh non turbate i miei riposi placidi,</l>
<l>E i sogni gai.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>LA BATTAGLIA DI LORA</head>
<lg><l>Abitator della romita cella,</l>
<l>Figlio di suol remoto, ascolto io forse</l>
<l>Del tuo boschetto il suono? è questa oppure</l>
<l>La voce de' tuoi canti? alto il torrente</l>
<l>Mi fremea nell'orecchio, e pure intesi</l>
<l>Una nova armonia. Lodi gli eroi</l>
<l>Della tua terra, oppur gli aerei spirti?</l></lg>
<lg><l>O della rupe abitator solingo,</l>
<l>Volgi lo sguardo a quella piaggia. Cinta</l>
<l>Tu la vedrai di verdeggianti tombe</l>
<l>Sparse di sibilante arida erbetta,</l>
<l>Con alte pietre di muscose cime.</l>
<l>Tu le vedi, o stranier; ma gli occhi miei</l>
<l>Da gran tempo sfalliro. Un rio dal masso</l>
<l>Piomba, e con l'onde sue serpeggia intorno</l>
<l>A una verde collina. In su la cima</l>
<l>Quattro muscose pietre alzansi in mezzo</l>
<l>Dell'erba inaridita; ivi due piante</l>
<l>Curve per la tempesta i rami ombrosi</l>
<l>Spargono intorno: il tuo soggiorno è questo,</l>
<l>Questa, Eragon, la tua ristretta casa.</l>
<l>Molto è che in Sora alcun più non rimembra</l>
<l>Il suon delle tue conche, e del tuo scudo</l>
<l>La luce s'oscurò. Sir delle navi,</l>
<l>Dominator della lontana Sora,</l>
<l>Alto Eragon, come su i nostri monti</l>
<l>Cadestù mai? come atterrossi il prode?</l></lg>
<lg><l>Dimmi, cultor della romita cella,</l>
<l>Dimmi, nel canto hai tu diletto? ascolta</l>
<l>La battaglia di Lora. È molto tempo</l>
<l>Che 'l suo fragor passò: tal mugge il tuono</l>
<l>Sul monte, e più non è: ritorna il Sole</l>
<l>Co' suoi taciti raggi, e della rupe</l>
<l>La verde cima al suo splendor sorride.</l></lg>
<lg><l>Lieti dalle rotanti onde d'Ullina</l>
<l>Noi tornavamo; s'arrestar le navi</l>
<l>Nella baia di Cona. Omai disciolte</l>
<l>Dagli alberi pendean le bianche vele,</l>
<l>E gian fremendo i tempestosi venti</l>
<l>Tra le morvenie selve. Il corno suonasi</l>
<l>Della caccia regale; i cervi fuggono</l>
<l>Dai loro sassi, i nostri dardi volano,</l>
<l>E la festa del colle allegra spargesi.</l>
<l>Su i nostri scogli l'esultanza nostra</l>
<l>Larga spandeasi, che ciascuna membrava</l>
<l>Il tremendo Svaran sconfitto e vinto.</l></lg>
<lg><l>Come non so, due de' guerrieri nostri</l>
<l>Al convito obliammo. Ira e dispetto</l>
<l>Ne' lor petti avvampò: segretamente</l>
<l>Girano intorno fiammeggianti sguardi;</l>
<l>Sospirano fremendo. Essi fur visti</l>
<l>Favellar di nascoso e le lor aste</l>
<l>Gettare al suol. Parean due nubi oscure,</l>
<l>Dentro il seren della letizia nostra:</l>
<l>Oppur di nebbia due colonne acquose</l>
<l>Sovra il placido mar; splendono al Sole,</l>
<l>Ma l'accorto nocchier teme tempesta.</l></lg>
<lg><l>Su su, disse Maronte, alzate in fretta</l>
<l>Le mie candide vele, alzinsi ai venti</l>
<l>Dell'occidente: andiamne, Aldo, per mezzo</l>
<l>L'onda del nord spumosa. Al suo convito</l>
<l>Fingal ci oblia, ma rosseggiar nel sangue</l>
<l>I brandi nostri. Or via lasciamo i colli</l>
<l>Dell'ingrato Fingallo, e al re di Sora</l>
<l>Andiamne ad offerir le nostre spade.</l>
<l>Truce è l'aspetto suo; guerra s'abbuia</l>
<l>Alla sua lancia intorno: andiamo amico,</l>
<l>Nelle guerre di Sora a cercar fama.</l></lg>
<lg><l>Spade e scudi impugnaro, e di Lamarre</l>
<l>Alla baia n'andar: giunser di Sora</l>
<l>All'orgoglioso re, sir dei destrieri.</l>
<l>Ei tornava da caccia, avea la lancia</l>
<l>Rossa di sangue, torvo il volto e chino;</l>
<l>E fischiava per via. Festoso accolse</l>
<l>I due forti stranieri. Essi pugnaro</l>
<l>Nelle sue guerre, ebber vittoria e fama.</l></lg>
<lg><l>Alle di Sora maestose mura</l>
<l>Aldo tornò carco d'onor. Dall'alto</l>
<l>Delle sue torri a risguardarlo stava</l>
<l>La sposa d'Eragon, Lorma dagli occhi</l>
<l>Dolce-tremanti. D'ocean sul vento</l>
<l>Vola la nera chioma; e sale, e scende</l>
<l>Il bianco sen, qual tenerella neve</l>
<l>Nella piaggia colà, quando si desta</l>
<l>Placido venticello, e nella luce</l>
<l>Soavemente la sospinge e move.</l>
<l>Ella vide il garzon, simile a raggio</l>
<l>Di Sol cadente: sospirò di furto</l>
<l>Il suo tenero cor; stille d'amore</l>
<l>Le coprono i begli occhi e 'l bianco braccio</l>
<l>Facea colonna al languidetto viso.</l></lg>
<lg><l>Tre dì si stette nella sala, e 'l duolo</l>
<l>Di letizia coprì: fuggì nel quarto</l>
<l>Sul mar rotante con l'amato eroe.</l>
<l>Venner di Cona alle muscose sale</l>
<l>A Fingal re dell'aste. Alzossi il sire,</l>
<l>E parlò disdegnoso: o cor d'orgoglio,</l>
<l>Dovrà dunque Fingal farsi tuo schermo</l>
<l>Contro il furor del re di Sora offeso?</l>
<l>E chi nelle sue sale al popol mio</l>
<l>Darà ricetto? o chiamerallo a parte</l>
<l>Della mensa ospital? poi ch'Aldo audace,</l>
<l>Aldo di picciol'alma, osò di Sora</l>
<l>La regina rapir: va, destra imbelle,</l>
<l>Vattene a' colli tuoi, nelle tue grotte</l>
<l>Statti nascoso. Mesta fia la pugna,</l>
<l>Che per l'audacia tua pugnar dovrassi</l>
<l>Contro il turbato re di Sora. Oh spirto</l>
<l>Del nobile Tremmorre, e quando mai</l>
<l>Cesserò dalle pugne? io nacqui in mezzo</l>
<l>Delle battaglie, e gir denno alla tomba</l>
<l>Per sentiero di sangue i passi miei.</l>
<l>Ma la mia man non isfregiò se stessa</l>
<l>Con l'ingiuria d'altrui, né sopra i fiacchi</l>
<l>La mia spada discese. O Morven, Morven,</l>
<l>Veggo le tue tempeste, e i venti irati</l>
<l>Che le mie sale crolleran dal fondo,</l>
<l>Quando, i miei figli in guerra spenti, alcuno</l>
<l>Non rimarrà, che più soggiorni in Selma.</l>
<l>Verranno i fiacchi allor, ma la mia tomba</l>
<l>Più non ravviseran: starà nel canto</l>
<l>Vivo il mio nome, ed i miei fatti antichi</l>
<l>Fieno un sogno di gloria ai dì futuri.</l></lg>
<lg><l>Presso Eragonte il popolo di Sora</l>
<l>D'intorno s'affollò, come d'intorno,</l>
<l>All'atro spirto della notte i nembi</l>
<l>Corronsi ad affollar, quand'ei li chiama</l>
<l>DAlle morvenie cime, e s'apparecchia</l>
<l>A rovesciarli sull'estranie terre.</l>
<l>Giunge di Cona in su la piaggia, e manda</l>
<l>A Fingallo un cantor, che la battaglia</l>
<l>Chieda, o la terra di selvosi colli.</l></lg>
<lg><l>Stava Fingal nella sua sala assiso,</l>
<l>Cinto all'intorno dai compagni antichi</l>
<l>Della sua giovinezza: i garzon prodi</l>
<l>Eran ben lungi nel deserto a caccia.</l>
<l>Stavan parlando quei canuti duci</l>
<l>Delle lor prime giovenili imprese,</l>
<l>E della scorsa etade, allor che giunse</l>
<l>Narmorre, il duce dell'ondoso Lora.</l>
<l>Tempo questo non è di fatti antichi,</l>
<l>Il duce incominciò: sta sulla spiaggia</l>
<l>Minaccioso Eragonte, e diecimila</l>
<l>Lance solleva, orrido in vista, e sembra</l>
<l>Fra notturne meteore infetta Luna.</l></lg>
<lg><l>Figlia dell'amor mio, disse Fingallo,</l>
<l>Esci dalle tue sale, esci, o Bosmina,</l>
<l>Verginella di Selma, e tu, Narmorre,</l>
<l>Prendi i destrier dello straniero, e segui</l>
<l>La figlia di Fingallo. Il re di Sora</l>
<l>Ella col dolce favellare inviti</l>
<l>Al mio convito in Selma. Offrigli, o figlia,</l>
<l>La pace degli eroi, con le ricchezze</l>
<l>Del nobil Aldo: i giovani son lungi,</l>
<l>E nelle nostre man trema l'etade.</l>
<l>Giunse Bosmina d'Eragon tra l'oste,</l>
<l>Qual raggio che si scontra in fosche nubi.</l>
<l>Splendeale nella destra un dardo d'oro,</l>
<l>Nella sinistra avea lucida conca,</l>
<l>Segno di pace. Al suo cospetto innanzi</l>
<l>Risplendette Eragon; come risplende</l>
<l>Rupe, se d'improvviso il Sol l'investe</l>
<l>Co' raggi suoi, che fuor scappan da nube</l>
<l>Spezzata in due da romorosi venti.</l></lg>
<lg><l>O regnator della lontana Sora,</l>
<l>Disse Bosmina con dolce rossore;</l>
<l>Vieni alla regia festa entro l'ombrose</l>
<l>Mura di Selma, e d'accettar ti piaccia</l>
<l>La pace degli eroi. Posar sul fianco</l>
<l>Lascia, o guerrier, la tenebrosa spada.</l>
<l>O se desire di regal ricchezza</l>
<l>Forse ti punge il core, odi le voci</l>
<l>Del nobil Aldo. Ad Eragonte egli offre</l>
<l>Cento forti destrier, figli del freno,</l>
<l>Cento donzelle di lontane terre;</l>
<l>Cento falcon di veleggianti penne,</l>
<l>Che san le nubi trapassar col volo:</l>
<l>Tue pur saran cento cinture, acconcie</l>
<l>A cinger donne di ricolmo seno,</l>
<l>Cinture favorevoli ed amiche</l>
<l>Ai parti degli eroi, ristoro ai figli</l>
<l>Della fatica. Dieci conche avrai</l>
<l>Tutte stellate di raggianti gemme,</l>
<l>Che splenderan di Sora entro la reggia,</l>
<l>Meraviglia a veder: tremola l'onda</l>
<l>Su quelle stelle, e si rimbalza, e sembra</l>
<l>Vin che sprizzi e scintilli: esse allegraro</l>
<l>Nelle dorate sale i re del mondo.</l>
<l>Queste fien tue, o della bella sposa,</l>
<l>Che Lorma girerà gli occhi lucenti</l>
<l>Nelle tue sale; ancor ch'Aldo sia caro</l>
<l>All'eccelso Fingal, Fingal che alcuno</l>
<l>Mai non offese, e pur gagliardo ha il braccio:</l>
<l>Dolce voce di Cona, il Re soggiunse,</l>
<l>Torna a Fingal, di' ch'egli appresta indarno</l>
<l>Il convito per me: s'egli vuol pace,</l>
<l>Cedami le sue spoglie, e pieghi il capo</l>
<l>Sotto la mia possanza. Ei de' suoi padri</l>
<l>Diami le spade, ed i suoi scudi antichi:</l>
<l>Onde nelle mie sale i figli miei</l>
<l>Possan vederle e dir, queste son l'armi</l>
<l>Del gran Fingal. Non lo sperar, riprese</l>
<l>Della donzella il grazioso orgoglio,</l>
<l>Non lo sperar giammai: stan le nostr'armi</l>
<l>In man di forti eroi, che nelle pugne</l>
<l>Che sia ceder non sanno. O re di Sora</l>
<l>Su i nostri monti la tempesta mugge,</l>
<l>Non l'odi tu? del popol tuo la morte</l>
<l>Non prevedi vicina, audace figlio</l>
<l>Della lontana terra? Ella sen venne</l>
<l>Alle sale di Selma. Osserva il padre</l>
<l>Il suo dimesso sguardo: alzasi tosto</l>
<l>Nel suo vigor, crolla i canuti crini;</l>
<l>Veste l'usbergo di Tremmore, e 'l fosco</l>
<l>Scudo de' padri suoi. Selma d'intorno</l>
<l>S'intenebrò quand'ei stese alla lancia</l>
<l>La poderosa man; l'ombre di mille</l>
<l>Ivano errando, e prevedean la morte</l>
<l>D'armate schiere: una terribil gioia</l>
<l>Sparsesi in volto de' canuti eroi.</l>
<l>Escono tutti impetuosi, ardenti</l>
<l>Di scontrar il nemico, e i lor pensieri</l>
<l>Nella memoria dei passati tempi,</l>
<l>E nella fama della tomba stanno.</l></lg>
<lg><l>Ma in questo spazio gli anelanti veltri</l>
<l>Alla tomba di Tratalo da lungi</l>
<l>Veggonsi a comparir. Fingal conobbe</l>
<l>Ch'eran presso i guerrieri, ed arrestossi</l>
<l>A mezzo il corso suo. Fra tutti il primo</l>
<l>Apparve Oscar, poscia di Morni il figlio,</l>
<l>E la stirpe di Nemi: il torvo aspetto</l>
<l>Mostrò Fergusto, il nero crine al vento</l>
<l>Spargea Dermino: Ossian chiudea la schiera</l>
<l>Cantarellando le canzoni antiche.</l>
<l>La mia lancia reggeva i passi miei</l>
<l>Lungo i sassosi rivi, e i miei pensieri</l>
<l>Eran coi valorosi. Il Re percosse</l>
<l>Il ferreo scudo, e diè l'orribil segno</l>
<l>Della battaglia: mille spade a un punto</l>
<l>Trassersi, e sfavillar; del canto i figli</l>
<l>Sciolser la mesta armoniosa voce.</l>
<l>Folti ed oscuri con sonanti passi</l>
<l>Noi ci avanzammo: spaventosa lista!</l>
<l>Come di nembi tempestosa riga,</l>
<l>Che si rovescia sull'angusta valle.</l></lg>
<lg><l>Stettesi il Re sopra il suo colle: al vento</l>
<l>Vola il raggio solar della battaglia;</l>
<l>Stanno presso l'Eroe con le senili</l>
<l>Chiome natanti gl'indurati all'armi</l>
<l>Della sua gioventù fidi compagni.</l>
<l>L'Eroe di gioia sfolgorò negli occhi,</l>
<l>Mirando in guerra i figli suoi, lucenti</l>
<l>Nel lampeggiar dei loro brandi, e pieni</l>
<l>Della memoria dell'avite imprese.</l>
<l>Ma s'avanza Eragon nella usa forza</l>
<l>Impetuoso, fremente qual mugghio</l>
<l>Di tempesta vernal. Cadon le schiere</l>
<l>Al corso suo; stagli la morte a lato.</l></lg>
<lg><l>Chi vien, disse Fingal, come di Cona</l>
<l>Rapido cavriol? balza nel corso</l>
<l>Lo scudo, e mesto è di sue armi il suono.</l>
<l>Con Eragon s'affronta: il duro scontro</l>
<l>Stiamo a mirar; sembra conflitto d'ombre</l>
<l>In oscura tempesta. Ohimè, tu cadi,</l>
<l>Figlio del colle: già di sangue è sparso</l>
<l>Il tuo candido petto. O Lorma, piangi,</l>
<l>Piangi infelice: il tuo bell'Aldo è spento,</l>
<l>Rattristossene il Re; l'asta possente</l>
<l>Impugna; ei fisa in sul nemico i sguardi</l>
<l>Morte-spiranti, e contro lui... Ma Gaulo</l>
<l>Eragonte incontrò. L'orribil zuffa</l>
<l>Chi può ridir? l'alto stranier cadeo.</l>
<l>Figli di Cona, il Re gridò, fermate</l>
<l>La man di morte. Era possente in guerra</l>
<l>Colui ch'ora è sì basso, e morto in Sora</l>
<l>Pianto sarà. Verranno alla sua reggia</l>
<l>Stranieri figli, e in rimirarla muta,</l>
<l>Meraviglia n'avran. Straniero, ei cadde,</l>
<l>E della sua magion cessò la gioia:</l>
<l>Volgiti ai boschi suoi; là forse errando</l>
<l>Vassene l'ombra sua, ma in Morven lungi</l>
<l>Giace l'Eroe sotto straniera spada.</l></lg>
<lg><l>Così parlò Fingal, quando i cantori</l>
<l>Incominciaro la canzon di pace.</l>
<l>Le sollevate spade a mezzo il colpo</l>
<l>Noi sospendemmo, e risparmiossi il sangue</l>
<l>Del debole nemico. In quella tomba</l>
<l>Collocossi Eragonte, ed io disciolsi</l>
<l>La voce del dolor. Scese sul campo</l>
<l>La buia notte; del guerrier fu vista</l>
<l>Errar l'ombra d'intorno: avea la fronte</l>
<l>Torbida, nebulosa, e un sospir rotto</l>
<l>Stava sul labbro. O benedetta, io dissi,</l>
<l>L'alma tua, re di Sora: era il tuo braccio</l>
<l>Forte, e la spada spaventosa in guerra.</l></lg>
<lg><l>Ma nella sala del bell'Aldo intanto</l>
<l>Lorma sedeasi d'una quercia al lume.</l>
<l>Scendea la notte; Aldo non torna, è mesto</l>
<l>Il cor di Lorma. O cacciator di Cona,</l>
<l>Che si trattien? pur di tornar giurasti.</l>
<l>Fa sì lungi il cervetto? oppure il vento</l>
<l>Ti freme intorno su i deserti piani?</l>
<l>Sono in suolo stranier: che più mi resta</l>
<l>Fuorch'Aldo mio? vien da' tuoi colli, o caro,</l>
<l>Vientene a Lorma tua. Gli occhi alla porta</l>
<l>Volti le stanno: al susurrar del vento</l>
<l>Tende l'orecchio; il calpestio lo crede</l>
<l>Del suo diletto, le si sparge in volto</l>
<l>Subita gioia: ma ritorna tosto</l>
<l>Sul volto il duol, come vapor sottile</l>
<l>Sulla candida Luna. Amor mio dolce,</l>
<l>Né torni ancor? voglio veder la faccia</l>
<l>Della rupe, e dell'onde. In oriente</l>
<l>Splende la Luna, placido sorride</l>
<l>Il sen del lago. E quando i cani suoi</l>
<l>Vedrò tornarne dalla caccia? e quando</l>
<l>Udrò da lungi a me volar sul vento</l>
<l>La voce sua? vien da' tuoi colli, o caro,</l>
<l>A Lorma tua, che ti sospira e chiama.</l></lg>
<lg><l>Dicea, ma del guerrier la sottile ombra</l>
<l>Sulla rupe apparì, come un acquoso</l>
<l>Raggio lunar, che tra due nubi spunta</l>
<l>Quand'è sul campo la notturna pioggia.</l>
<l>Ella dolente quella vuota forma</l>
<l>Lungo il prato seguì, poiché s'accorse</l>
<l>Ch'era spento il suo caro. Io ne sentii</l>
<l>Le amare strida, che ver noi con essa</l>
<l>Più e più s'accostavano, simili</l>
<l>Al mesto suono di querula auretta</l>
<l>Quando sospira su la grotta erbosa.</l></lg>
<lg><l>Venne, trovò l'Eroe. Più non s'intese</l>
<l>La di lei voce: gira muta il guardo,</l>
<l>Pallida errando, come a' rai di Luna</l>
<l>Un'acquosa colonna erra sul lago.</l>
<l>Pochi furo i suoi dì, lagrimosa, egra</l>
<l>S'abbassò nella tomba. A' suoi cantori</l>
<l>Fingallo impose d'inalzar il canto</l>
<l>Sulla morte di Lorma, e lei di Morven</l>
<l>Pianser le figlie in ciascun anno un giorno,</l>
<l>Quando riedon d'Autunno i venti oscuri.</l></lg>
<lg><l>Figlio d'estrania terra, e tu soggiorni</l>
<l>Nel campo della fama. Or via disciogli</l>
<l>Tu pure il canto tuo, le lodi inalza</l>
<l>Degli spenti guerrieri, onde al tuo canto</l>
<l>Volino intorno a te l'ombre festose;</l>
<l>E lo spirito amabile di Lorma</l>
<l>Sopra un vago lunar tremulo raggio</l>
<l>Scenda ne' dolci tuoi cheti riposi,</l>
<l>Quando nell'antro tuo guarda la Luna.</l>
<l>Allor tu la vedrai vezzosa e cara</l>
<l>Venirne a te, se non che in su la guancia</l>
<l>Stalle tuttor la lagrima amorosa.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>CROMA</head>
<lg><l>Questa si fu dell'amor mio la voce:</l>
<l>Ah! troppo rado ei viene</l>
<l>A consolar Malvina in tante pene.</l></lg>
<lg><l>Aprite, o padri di Toscarre, aprite</l>
<l>L'aeree sale, e delle vostre nubi</l>
<l>A me schiudete le cerulee porte.</l>
<l>Lungi non sono i passi</l>
<l>Della partenza mia. Nel sonno intesi</l>
<l>Chiamar Malvina una fiochetta voce.</l>
<l>Sento dell'anima</l>
<l>Le smanie, e i palpiti</l>
<l>Forieri della morte. O nembo, o nembo,</l>
<l>Perché venisti dall'ondoso lago?</l>
<l>Fischiò tra le piante</l>
<l>La penna sonante;</l>
<l>Sparve il mio sogno, e la diletta immago.</l></lg>
<lg><l>Pur ti vidi, amor mio: volava al vento</l>
<l>L'azzurra vesta</l>
<l>Di nebbia intesta;</l>
<l>Eran sulle sue falde i rai del Sole.</l></lg>
<lg><l>Elle a quei di luce ardevano,</l>
<l>E splendevano,</l>
<l>Com'oro di stranier risplender suole.</l></lg>
<lg><l>Questa si fu dell'amor mio la voce:</l>
<l>Ah! troppo rado ei viene</l>
<l>A consolar Malvina in tante pene.</l></lg>
<lg><l>Ma nell'anima mia tu vivi e spiri,</l>
<l>Figlio di Ossian possente:</l>
<l>Col raggio d'oriente</l>
<l>S'alzano i miei sospiri;</l>
<l>E dalle mie pupille</l>
<l>Discendono le lagrime</l>
<l>Con le notturne rugiadose stille.</l></lg>
<lg><l>Oscar, te vivo, ero una pianta altera</l>
<l>Adorna di fioriti ramicelli:</l>
<l>La morte tua, com'orrida bufera,</l>
<l>Venne, e scosse i miei rami e i fior sì belli.</l>
<l>Poscia tornò la verde primavera</l>
<l>Con le tepide pioggie e i venticelli:</l>
<l>Tornar l'aurette, e i nutritivi umori;</l>
<l>Ma più non germogliai foglie né fiori.</l></lg>
<lg><l>Le verginelle il mio dolor mirarno,</l>
<l>Le dolci corde dell'arpa toccaro.</l>
<l>Taciti, o arpa, che tu tenti indarno</l>
<l>D'asciugarmi sugli occhi il pianto amaro.</l>
<l>Le verginelle pur mi domandarno:</l>
<l>Lassa, che hai? sì vago era il tuo caro?</l>
<l>Er'egli un Sol, che tu l'ami cotanto?</l>
<l>Io stava mesta, e rispondea col pianto.</l></lg>
<lg><l>O bella figlia dell'ondoso Luta,</l>
<l>Deh come il canto tuo dolce mi giunse!</l>
<l>Certo quando su gli occhi il molle sonno</l>
<l>Sceseti là sul garrulo Morunte,</l>
<l>Fertisi udir l'armoniose note</l>
<l>Degli estinti cantor: quando da caccia</l>
<l>Tu ritornasti nel giorno del Sole,</l>
<l>Fosti a sentir le graziose gare</l>
<l>Dei vati in Selma, e la tua voce quindi</l>
<l>S'empiè di soavissima armonia.</l>
<l>Havvi dentro la languida tristezza</l>
<l>Un non so che che l'anima vezzeggia,</l>
<l>Quando in petto gentile abita pace.</l>
<l>Ma l'angoscioso duol strugge il piangente,</l>
<l>Diletta figlia, e i suoi giorni son pochi:</l>
<l>Svaniscon essi, come fior del campo,</l>
<l>Sopra di cui nella sua forza il Sole</l>
<l>Guarda dall'alto, quando umido il capo</l>
<l>Pendegli, e grave di notturne stille.</l>
<l>Fatti core, o donzella; odi la storia</l>
<l>Ch'Ossian prende a narrar, ch'egli l'imprese</l>
<l>Di giovinezza con piacer rimembra.</l></lg>
<lg><l>Comanda il Re, spiego le vele, e spingomi</l>
<l>Nella Baia di Croma ondi-sonante,</l>
<l>Nella verde Inisfela. In su la spiaggia</l>
<l>S'alzano di Crotar l'eccelse torri,</l>
<l>Di Crotar, re dell'aste, in fresca etade</l>
<l>Famoso in guerra; ma vecchiezza adesso</l>
<l>Preme l'eroe. Contro di lui la spada</l>
<l>Alzò Rotman: Fingal n'arse di sdegno.</l>
<l>Egli a scontrarsi con Rotmano in campo</l>
<l>Ossian mandò, poiché di Croma il duce</l>
<l>Fu di sua forte gioventù compagno.</l></lg>
<lg><l>Io premisi il cantor: poi di Crotarre</l>
<l>Giunsi alla sala. Egli sedeva in mezzo</l>
<l>All'arme de' suoi padri; avea sugli occhi</l>
<l>Notte profonda: i suoi canuti crini</l>
<l>Giano ondeggiando a un bastoncello intorno,</l>
<l>Sostegno dell'Eroe. Cantava i canti</l>
<l>Della passata età, quando all'orecchio</l>
<l>Giunsegli il suon delle nostr'armi: alzossi,</l>
<l>Stese l'antica destra, e benedisse</l>
<l>Il figlio di Fingallo. Ossian, diss'egli,</l>
<l>Mancò la gagliardia, mancò la possa</l>
<l>Del braccio di Crotarre: Oh potess'io</l>
<l>La spada alzar! come l'alzai nel giorno</l>
<l>Che 'l gran Fingallo dello Struta in riva</l>
<l>Venne pugnando, ed io sorgeagli al fianco.</l>
<l>Egli è Sol degli eroi: pure a Crotarre</l>
<l>Non mancò la sua fama: il re di Selma</l>
<l>Lodommi, e al braccio io m'adattai lo scudo</l>
<l>Del possente Caltan ch'ei stese esangue:</l>
<l>Vedilo, o figlio, alla parete appeso,</l>
<l>Che nol vede Crotarre. Or qua, t'accosta,</l>
<l>Dammi il tuo braccio, onde sentire io possa</l>
<l>Se nella forza a' padri tuoi somigli.</l></lg>
<lg><l>Porsigli il braccio; ei lo palpò più volte</l>
<l>Con l'antica sua mano; intenerissi,</l>
<l>Pianse di gioia: tu sei forte, ei disse,</l>
<l>Sì figliuol mio, ma non pareggi il padre.</l>
<l>E chi può pareggiarlo? Or via, la festa</l>
<l>Spargasi nella sala; all'arpe, ai canti,</l>
<l>Cantori miei; figli di Croma, è grande,</l>
<l>Grande è colui che la mia reggia accoglie.</l></lg>
<lg><l>Sparsa è la festa, odonsi l'arpe, e ferve</l>
<l>Letizia, ma letizia che ricopre</l>
<l>Un sospir che covava in ciascun petto.</l>
<l>Sembrava un raggio languido di Luna</l>
<l>Che di candida striscia un nembo asperge.</l>
<l>Cessaro i canti alfin. Di Croma il sire</l>
<l>Parlò, né già piangea, ma in su le labbra</l>
<l>Gli si gonfiava il tremulo sospiro.</l></lg>
<lg><l>O figlio di Fingal, diss'ei, non vedi</l>
<l>L'oscurità della mia sala? ah quando</l>
<l>Il mio popol vivea, fosca non era</l>
<l>L'alma mia ne' conviti: alla presenza</l>
<l>Degli ospiti stranier rideami il core,</l>
<l>Quando nella mia reggia il figlio mio</l>
<l>Splender solea; ma un raggio, Ossian, è questo</l>
<l>Che già sparì, né dopo sé scintilla</l>
<l>Lasciò di luce: anzi il suo tempo ei cadde</l>
<l>Nelle pugne paterne. Il duce altero</l>
<l>Di Tromlo erbosa, il fier Rotmano intese</l>
<l>Che a me la luce s'oscurò, che l'arme</l>
<l>Pendean nella mia sala inoperose</l>
<l>Dalle pareti. Ambizioso orgoglio</l>
<l>Sorsegli in core: ei s'avanzò ver Croma;</l>
<l>Caddero le mie schiere; io de' miei padri</l>
<l>Strinsi l'acciar: ma che potea Crotarre</l>
<l>Spossato e cieco? erano i passi miei</l>
<l>Disuguali, tremanti, e del mio petto</l>
<l>Alta l'angoscia; sospirava i giorni</l>
<l>Di mia passata etade, in ch'io nel campo</l>
<l>Spesso del sangue ho combattuto e vinto.</l>
<l>Tornò frattanto dalla caccia il figlio,</l>
<l>Fagormo il bello dalla bella chioma;</l>
<l>Non per anco egli avea nella battaglia</l>
<l>Sollevato l'acciar, che giovinetto</l>
<l>Era il suo braccio ancor; ma grande il core,</l>
<l>E fiamma di valor gli ardea negli occhi.</l>
<l>Vide il garzone i miei scomposti passi,</l>
<l>E sospirò. Perché sì mesto, ei disse,</l>
<l>Signor di Croma? or se' tu forse afflitto</l>
<l>Perché figlio non hai? perché pur anco</l>
<l>Fiacco è 'l mio braccio? ah ti conforta, o padre,</l>
<l>Ché della destra mia sento il nascente</l>
<l>Vigor che sorge. Io già snudai la spada</l>
<l>Della mia giovinezza, e piegai l'arco.</l>
<l>Lascia ch'io vada ad incontrar l'altero</l>
<l>Coi giovani di Croma; ah lascia ch'io</l>
<l>Con lui m'affronti, ch'io già sento, o padre,</l>
<l>Ardermi il cor di bellicosa fiamma.</l>
<l>Sì, tu l'affronterai, soggiunsi, o figlio</l>
<l>Del dolente Crotar: ma fa' che innanzi</l>
<l>Ti precedan le schiere, acciò ch'io possa</l>
<l>Il grato calpestio de' piedi tuoi</l>
<l>Quando torni, sentir; poiché m'è tolto</l>
<l>Gioir cogli occhi dell'amata vista,</l>
<l>Dolce Fagormo, dalla bella chioma.</l>
<l>Ei va, pugna, soccombe. Il fier nemico</l>
<l>Verso Croma s'avanza; e da' suoi mille</l>
<l>Cinto, con la sanguigna orrida lancia</l>
<l>Stammi già sopra l'uccisor del figlio.</l></lg>
<lg><l>Su su; diss'io, l'asta impugnando, amici,</l>
<l>Non è tempo di conche. Il popol mio</l>
<l>Ravvisò il foco de' miei sguardi, e sorse.</l></lg>
<lg><l>Noi tutta notte taciti movemmo</l>
<l>Lungo la piaggia. In oriente apparve</l>
<l>Il dubbio lume; ai nostri sguardi s'offre</l>
<l>Col suo ceruleo rivo angusta valle.</l>
<l>Stan sulla sponda di Rotman le schiere</l>
<l>Scintillanti d'acciar: lungo la valle</l>
<l>Pugnammo; esse fuggir: Rotman cadeo</l>
<l>Sotto il mio brando. Ancora in occidente</l>
<l>Sceso non era il Sol, quand'io portai</l>
<l>Al buon Crotar le sanguinose spoglie</l>
<l>Del feroce nemico. Il vecchio Eroe</l>
<l>Gode trattarle, e rasserena il volto.</l>
<l>Corre alla reggia l'ondeggiante popolo,</l>
<l>S'odonon le conche alto sonar; s'avanzano</l>
<l>Cinque cantori, e dieci arpe ricercano</l>
<l>Soavemente, ed a vicenda cantano</l>
<l>D'Ossian le lodi. Essi l'ardor dell'anima</l>
<l>Lieti esalaro, ed ai giocondi cantici</l>
<l>Rispondea l'arpa in dolce suon festevole:</l>
<l>Brillava in Croma alta letizia e giolito,</l>
<l>Perch'era pace nella terra e gloria.</l>
<l>Scese la notte col grato silenzio,</l>
<l>E il nuovo giorno sfavillò sul giubilo.</l>
<l>Nemico non ci fu che per le tenebre</l>
<l>Osasse d'inalzar la lancia fulgida.</l>
<l>Brillava in Croma alta letizia e giolito,</l>
<l>Perch'era spento il fier Rotmano orribile.</l></lg>
<lg><l>Al bel Fagormo il popolo di Croma</l>
<l>Alzò la tomba: io la mia voce sciolsi</l>
<l>Per lodare il garzone. Era lì presso</l>
<l>Il vecchio Eroe, né sospirar s'intese.</l>
<l>Ei brancolando con la man ricerca</l>
<l>La ferita del figlio: in mezzo al petto</l>
<l>La gli trovò; balza di gioia, e volto</l>
<l>Al figlio di Fingallo: o re dell'aste,</l>
<l>Disse, non cadde il figlio mio, non cadde</l>
<l>Senza della sua fama; il garzon prode</l>
<l>Non fuggì no, fessi alla morte incontro,</l>
<l>E la cercò tra l'affollate schiere.</l>
<l>O felici color, che in giovinezza</l>
<l>Muoion cinti d'onor! logori e stanchi</l>
<l>Non li vedrà l'imbelle schiatta, e insulto</l>
<l>Non farà il vile alla lor man tremante</l>
<l>Con amaro sorriso: alto nei canti</l>
<l>Sta il nome lor; del popolo i sospiri</l>
<l>Seguonli, ed alla vergine dall'occhio</l>
<l>La tepidetta lagrima distilla.</l>
<l>Ma i vecchi dechinando a poco a poco</l>
<l>Scemano, inaridiscono, si sparge</l>
<l>D'oblio la fama dei lor fatti antichi.</l>
<l>Cadon negletti, ignoti, e non si sente</l>
<l>Sospir di figlio: alla lor tomba intorno</l>
<l>Stassi la gioia, e lor s'alza la pietra</l>
<l>Senza l'onor d'una pietosa stilla.</l>
<l>O felici color, che in giovinezza</l>
<l>Cadon, di fama luminosa ardenti!</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>COLNADONA</head>
<lg><l>O Peregrino di rimote valli,</l>
<l>Fosco-rotante, o di turbati rivi</l>
<l>Colamo spargitor, veggo il tuo corso,</l>
<l>Che tra le piante in tortuosi gorghi</l>
<l>Presso le sale di Carulte ondeggia.</l>
<l>Qui la vezzosa Colnadona alberga,</l>
<l>Meraviglia a veder: sono i begli occhi</l>
<l>Vive stelle d'amor, biancheggia il braccio</l>
<l>Siccome spuma di torrente alpino.</l>
<l>Lento lento sollevasi alla dolce</l>
<l>Aura d'un insensibile sospiro</l>
<l>Il bianco petto, quasi tremula onda</l>
<l>Che fiede il margo o si ritira; è l'alma</l>
<l>Fonte di luce, alma gentil. Qual era,</l>
<l>Qual fu tra le donzelle a te simile,</l>
<l>Colnadona vezzosa, amor d'eroi?</l></lg>
<lg><l>Alla voce del Re ver Crona ondoso</l>
<l>Toscar di Luta, e giovinetto ancora</l>
<l>Ossian nel campo, s'avviar congiunti.</l>
<l>Tre cantor co' lor canti i nostri passi</l>
<l>Precedean lenti, e tre cerchiati scudi</l>
<l>Ci portavano innanzi; a noi commesso</l>
<l>Avea l'alto Fingal d'erger la pietra</l>
<l>Ricordatrice di passate imprese:</l>
<l>Ch'ei sul muscoso Crona avea già spersi</l>
<l>I suoi nemici; l'un sull'altro infranti</l>
<l>Rotolaro i stranier, qual sopr'onda onda</l>
<l>Sul trabalzato mar voltola il vento.</l></lg>
<lg><l>Giungemmo al campo della fama, e a un tempo</l>
<l>Scese notte dai monti: io dal suo masso</l>
<l>Una quercia divelsi, e in su quel tronco</l>
<l>Ersi una fiamma; con quest'atto invito</l>
<l>Feci a' miei padri a risguardar dall'alto</l>
<l>Delle nebbiose sale, ed alla fama</l>
<l>De' loro figli isfavillar sul vento.</l>
<l>Fra l'armoniche note io dal torrente</l>
<l>Trassi una pietra; vi pendea rappreso</l>
<l>Sul verde musco de' nemici il sangue.</l>
<l>Sotto tre cerchi de' brocchieri ostili</l>
<l>Posi, seguendo con misure e tempi</l>
<l>L'alzarsi alterno e l'abbassar del suono</l>
<l>Della voce d'Ullin: Toscar sotterra</l>
<l>Pose un pugnale, e una forbita maglia</l>
<l>Di risonante acciar: di terra un monte</l>
<l>Femmo intorno alla pietra, e ai dì futuri</l>
<l>Di parlar le imponemmo. O tu, diss'io,</l>
<l>Tu del torrente pantanosa figlia,</l>
<l>Ch'or qui sei ritta, ah tu favella, o pietra,</l>
<l>Alla schiatta dei fiacchi, allor che spenta</l>
<l>Fia la di Selma gloriosa stirpe.</l>
<l>Verrà qui stanco in tempestosa notte</l>
<l>Il peregrino, e 'l travagliato fianco</l>
<l>Qui presso adagerà: ne' sogni suoi</l>
<l>Forse avverrà che zufolare ascolti</l>
<l>Scosso al vento il tuo musco. Entro il suo spirto</l>
<l>Sorgeran gli anni che passar; battaglie</l>
<l>Vedrà, spade brandirsi, e scagliarsi aste,</l>
<l>Ferir, cader feroci re. La Luna</l>
<l>Manda frattanto in sul turbato campo</l>
<l>Pallido raggio; ei sul mattin dai sogni</l>
<l>Scuotesi in foco, il guardo gira, e scorge</l>
<l>Le tombe dei guerrier: che pietra è quella?</l>
<l>Fia che domandi: ed uom di chioma antica</l>
<l>Risponderà: stranier, l'onora, ah questa</l>
<l>È d'eroi ricordanza: Ossian l'eresse,</l>
<l>Ossian, guerrier della passata etade.</l></lg>
<lg><l>A noi venne un cantor, l'invia Carulte</l>
<l>Amico dei stranieri: egli c'invita</l>
<l>Al convito dei regi, al caro albergo</l>
<l>Della lucente Colnadona: andammo</l>
<l>Alla sala dell'arpe. Ivi crollando</l>
<l>Il biancheggiante crin, Carulte in volto</l>
<l>Splendea di gioia in rimirarsi innanzi</l>
<l>De' cari amici i giovinetti figli,</l>
<l>Quai due robuste e rigogliose piante.</l></lg>
<lg><l>Sangue de' valorosi, ei disse, ah voi</l>
<l>Mi chiamate allo spirto i giorni antichi,</l>
<l>Quando scesi dal mar la prima volta</l>
<l>Alla valle di Selma. Io giva in caccia</l>
<l>Di Dumocarglo insultator del vento:</l>
<l>Che fur nemici i nostri padri: appresso</l>
<l>L'ondoso Cluta ci scontrammo: ei lungo</l>
<l>Il mar fuggissi: dietro lui le vele</l>
<l>Spiegai; notte discese, ed il mio corso</l>
<l>Traviò sul profondo. Io venni a Selma</l>
<l>Al soggiorno dei re: Fingallo uscio</l>
<l>Co' suoi cantori, e presso avea Colonco</l>
<l>Braccio di morte: io festeggiai tre giorni</l>
<l>Nella sua sala, e rimirai la bella</l>
<l>Sposa d'Erina dall'azzurro sguardo,</l>
<l>La nobile Roscrana, astro lucente</l>
<l>Del sangue di Corman: né già tornai</l>
<l>Quinci negletto alle mie terre; i regi</l>
<l>Diero a Carulte i loro scudi, e questi</l>
<l>In Colamo colà pendon sublimi,</l>
<l>Ricordanza gradita. Altera prole</l>
<l>Di generosi padri, ah tu risvegli</l>
<l>Nel ravvivato spirto i giorni antichi.</l></lg>
<lg><l>Disse gioioso, indi piantò nel mezzo</l>
<l>La quercia del convito. Egli due cerchi</l>
<l>Prese dai nostri scudi, e quelli in terra</l>
<l>Pose sotto una pietra, ond'essa un giorno</l>
<l>Parli del fatto co' venturi eroi.</l>
<l>Se mai, disse, avverrà che quinci intorno</l>
<l>Rugghi battaglia, e i nostri figli all'arme</l>
<l>Corran presi da sdegno, a questa pietra</l>
<l>Forse la stirpe di Carulte il guardo</l>
<l>Rivolgerà, mentre turbata appresta</l>
<l>L'aste di guerra: oh! che veggiam? su questa</l>
<l>Pietra, diranno, i nostri padri un giorno</l>
<l>Scontrarsi in pace; e getteran l'acciaro.</l></lg>
<lg><l>Notte discese: di Carulte in mezzo</l>
<l>Fessi la figlia, Colnadona amata,</l>
<l>Vaghezza degli eroi: mista coll'arpa</l>
<l>S'alzò la cara voce; al vago aspetto</l>
<l>Smorto Toscar fessi nel volto, e ad esso</l>
<l>Amoroso scompiglio invase il core.</l>
<l>Ella brillava in sul turbato spirto,</l>
<l>Qual su turbato mar brilla repente</l>
<l>Raggio che fuor da nube esce, e ne investe</l>
<l>I flutti, e il colmo nereggiante alluma.</l>
<l><gap/></l></lg>
<lg><l>Noi sul mattin di Colamo col corno</l>
<l>Svegliammo i boschi, e perseguimmo intenti</l>
<l>L'orme de' cavrioli: essi cadero</l>
<l>Lungo i noti ruscei. Tornammo alfine</l>
<l>Alla valle di Crona: uscir dal bosco</l>
<l>Vediam vago garzon, ch'alza uno scudo,</l>
<l>E una lancia spuntata. Onde sen viene,</l>
<l>Disse Toscar, quel vivo raggio? alberga</l>
<l>In Colamo la pace appo la bella</l>
<l>Colnadona dall'arpe? Abita pace,</l>
<l>Sì, rispos'egli, a Colnadona appresso:</l>
<l>Ma or verso il deserto i passi ha volti</l>
<l>Col figliuolo del Re, quello che il core</l>
<l>A lei pocanzi per la sala errando</l>
<l>Prese d'amore. O di novelle ingrate,</l>
<l>Toscar soggiunse, apportator, notasti</l>
<l>Del guerriero il sentier? morrà costui,</l>
<l>Morrà, dammi il tuo scudo: egli lo scudo</l>
<l>Rabbioso afferra. Ecco repente addietro,</l>
<l>Meraviglia soave, alzarsi il petto</l>
<l>D'una donzella, biancheggiante e molle;</l>
<l>Come seno talor di liscio cigno</l>
<l>Tremola candidissimo su l'onda.</l>
<l>Colnadona era questa, essa, la figlia</l>
<l>Del buon Carulte: l'azzurrino sguardo</l>
<l>Avea volto a Toscar, volselo, e n'arse.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>OINAMORA</head>
<lg><l>Come rotto dall'ombre il Sol s'aggira</l>
<l>Sopra l'erboso Larmo, in cotal guisa</l>
<l>Passan per l'alma mia le storie antiche,</l>
<l>Nel silenzio notturno. Allor che al sonno</l>
<l>Dansi i cantori e nella sala appese</l>
<l>Taccion l'arpe di Selma, allor sommessa</l>
<l>Entro gli orecchi miei scende una voce</l>
<l>L'anima a risvegliar; la voce è questa</l>
<l>Degli anni che passaro. Essi l'eccelse</l>
<l>Gesta dei duci, onde son gravi il grembo,</l>
<l>Mi schierano dinnanzi; io sorgo e afferro</l>
<l>Le fuggitive storie, e fuor le sgorgo</l>
<l>Entro vena di canto. E non confuso</l>
<l>Di torrente inamabile rimbombo</l>
<l>Sono i canti ch'io verso, essi dan suono</l>
<l>Qual della dolce musica di Luta</l>
<l>È il gradito bisbiglio. O Luta amica</l>
<l>Di molte corde, taciturne e triste</l>
<l>Già non sono le tue rupi, allor che leve</l>
<l>Di Malvina la man scorre su l'arpa.</l>
<l>Luce de' nubilosi miei pensieri</l>
<l>Che attraversano l'anima dolente,</l>
<l>D'Ossian il canto udir t'è grato? Ascolta</l>
<l>O figlia di Toscar; d'Ossian il canto</l>
<l>I già trascorsi dì richiama e arresta.</l></lg>
<lg><l>Fu nei giorni del Re, quand'era il crine</l>
<l>Tinto di giovinezza; allor ch'io volto</l>
<l>Tenni lo sguardo a Cocallin gentile</l>
<l>Per l'onde dell'oceano: era il mio corso</l>
<l>Ver l'isola di Furfedo, boscosa</l>
<l>De' mari abitatrice. Avea Fingallo</l>
<l>Commesso a me che colle navi aita</l>
<l>Arrecassi a Malorco: il Re d'acerba</l>
<l>Guerra era cinto, e ad ospital convito</l>
<l>S'eran più volte i nostri padri accolti.</l></lg>
<lg><l>Legai le vele in Colcolo, e a Malorco</l>
<l>Mandai la spada: d'Albione il segno,</l>
<l>Tosto ei conobbe e s'allegrò; dall'alta</l>
<l>Sala sen venne, e per la man mi prese</l>
<l>Con trista gioia. A che, stirpe d'eroi,</l>
<l>Vieni al cadente Re? diss'ei. Tontormo</l>
<l>Duce di molte lance è il sir possente</l>
<l>Dell'ondosa Sardronlo: egli mia figlia,</l>
<l>Oinamora gentil, candida il seno,</l>
<l>Vide, l'amò, sposa la chiese; ad esso</l>
<l>Io la niegai, che nimistade antica</l>
<l>Divise i nostri padri: ei venne armato</l>
<l>A Furfedo; pugnammo: i miei seguaci</l>
<l>Fur vinti e spersi. A che, d'eroi germoglio,</l>
<l>Vieni al cadente re? Non venni, io dissi,</l>
<l>Come fanciullo a risguardar: Fingallo</l>
<l>Ben rammenta Malorco, e la sua sala</l>
<l>Amica agli stranier: spesso l'accolse</l>
<l>L'alpestre isola tua stanco dall'onde;</l>
<l>Né tu con esso un'odiosa nube</l>
<l>Fosti d'orgoglio; di conviti e canti</l>
<l>Parco non fosti ad onorarlo: io quindi</l>
<l>Alzerò il brando in tua difesa, e forse</l>
<l>Chi ti persegue si dorrà: gli amici,</l>
<l>Benché lontani, ai nostri cor son presso.</l></lg>
<lg><l>Verace sangue di Tremmor, riprese,</l>
<l>I detti tuoi sono al mio cor, qual fora</l>
<l>La voce di Crulloda, il poderoso</l>
<l>Del cielo abitator, quand'ei favella</l>
<l>Da una squarciata nube ai figli suoi.</l>
<l>Molti allegrarsi al mio convito, e tutti</l>
<l>Obliaro Malorco; io volsi il guardo</l>
<l>A tutti i venti, e alcuna vela amica</l>
<l>Non vidi biancheggiar: ma che? l'acciaro</l>
<l>Suona nelle mie sale, e non la conca.</l>
<l>Vieni stirpe d'eroi, la notte è presso;</l>
<l>Vieni alla reggia ad ascoltar il canto</l>
<l>Della bella di Furfedo. N'andammo,</l>
<l>E d'Oinamora le maestre dita</l>
<l>S'alzarono sull'arpa: ella su tutte</l>
<l>Le sue tremule corde in dolci note</l>
<l>Fè risonar la sua dolente istoria.</l>
<l>Stetti a mirarla rispettoso e muto,</l>
<l>Che sparsa di bellezza e maestade</l>
<l>Dell'isola selvosa era la figlia;</l>
<l>E i begli occhi a veder parean due stelle,</l>
<l>Quando in pioggia talor fra stilla e stilla</l>
<l>Vagamente sogguardano; s'affisa</l>
<l>Lieto in quelle il nocchiero, e benedice</l>
<l>Que' scintillanti e graziosi rai.</l>
<l>Lungo il rio di Tormulte io co' miei fidi</l>
<l>Mossi a battaglia in sul mattin. Tontormo</l>
<l>Battè lo scudo, e gli si strinse intorno</l>
<l>Il popol suo; ferve la mischia. Il duce</l>
<l>Io scontrai di Sardronlo: a spicchi infranto</l>
<l>Vola per l'aere il suo guerriero arnese:</l>
<l>Io l'arresto, e l'afferro, e la sua destra</l>
<l>Stretta di saldi nodi offro a Malorco</l>
<l>Delle conche dator. Gioia si sparse</l>
<l>Sul convito di Furfedo; sconfitto</l>
<l>Era il nemico: ma Tontormo altrove</l>
<l>Volse la faccia vergognoso e tristo,</l>
<l>Che d'Oinamora sua teme lo sguardo.</l></lg>
<lg><l>O dell'alto Fingal sangue verace,</l>
<l>Malorco incominciò, non fia che parta</l>
<l>Dalle mie sale inonorato: io teco</l>
<l>Vo' che una luce di beltà sen vegna,</l>
<l>La vergine di Furfedo dagli occhi</l>
<l>Lento-giranti: ella gioiosa fiamma</l>
<l>Nella tua bellicosa alma possente</l>
<l>Raccenderà, né inosservata, io spero,</l>
<l>Passerà la donzella in mezzo a Selma</l>
<l>Fra drappello d'eroi. Sì disse; io stesi</l>
<l>Nella sala le membra: avea nel sonno</l>
<l>Socchiusi i lumi; un susurrar gentile</l>
<l>L'orecchio mi ferì; parea d'auretta</l>
<l>Che già si sveglia, e primamente i velli</l>
<l>Gira del cardo, indi sull'erba verde</l>
<l>Largamente si sparge. Era cotesta</l>
<l>D'Oinamora la voce: ella il notturno</l>
<l>Suo canto sollevò, che ben conobbe</l>
<l>Ch'era l'anima mia limpido rivo</l>
<l>Che al piacevole suon gorgoglia e spiccia.</l></lg>
<lg><l>Chi mai, cantava, (ad ascoltarla io m'ergo)</l>
<l>Chi dalla rupe sua sopra la densa</l>
<l>Nebbia dell'ocean guarda pensoso?</l>
<l>Come piuma di corvo erra sul nembo</l>
<l>La nerissima chioma: è ne' suoi passi</l>
<l>Maestosa la doglia: ha sopra il ciglio</l>
<l>La lagrima d'amore, e 'l maschio petto</l>
<l>Palpita sopra il cor ch'entro gli scoppia.</l>
<l>Ritirati, o guerrier, cercarmi è vano;</l>
<l>No, più tua non sarò: da te lontana</l>
<l>Lassa! in terreno incognito m'aggiro</l>
<l>Solinga e mesta: ancor che a me stia presso</l>
<l>La schiatta degli eroi, pur ciò non basta</l>
<l>A calmar la mia doglia. Ah! perché mai,</l>
<l>Perché furo nemici i nostri padri,</l>
<l>Tontormo, amor delle donzelle, e pena?</l></lg>
<lg><l>Ossian si scosse a queste note: oh, dissi,</l>
<l>Voce gentil, perché sei mesta? ah tempra,</l>
<l>Tempra il tuo lutto: di Tremmor la stirpe</l>
<l>Non è fosca nell'alma; in terra ignota</l>
<l>Non andrai sola e sconsolata errando,</l>
<l>Oinamora vezzosa. In questo petto</l>
<l>Suona una voce ad altri orecchi ignota:</l>
<l>Ella comanda a questo cor d'aprirsi</l>
<l>Dei sventurati alle querele, al pianto.</l>
<l>Or va' dolce cantrice, alle tue stanze</l>
<l>Ricovra, e ti conforta: il tuo Tontormo</l>
<l>Non fia, s'Ossian può nulla, amato invano.</l></lg>
<lg><l>Sorto il mattino, io dalle sue ritorte</l>
<l>Disciolgo il Re, per man prendo la bella</l>
<l>Dubitosa e tremante, ed a Malorco</l>
<l>Con tai detti mi volgo: o generoso</l>
<l>Re di Furfedo alpestre, e perché mesto</l>
<l>Sarà Tontormo? egli di guerra è face,</l>
<l>Egli è stirpe d'eroi: nemici un tempo</l>
<l>Fur gli avi vostri, ma per Loda adesso</l>
<l>Van le lor ombre in amistà congiunte,</l>
<l>E stendon liete alla medesma conca</l>
<l>Le nebulose braccia: oblio ricopra</l>
<l>Le lor ire, o guerrier; questa è una nube</l>
<l>Dei dì che più non sono, amor la sgombri.</l></lg>
<lg><l>Tai fur d'Ossian le gesta, allor che il tergo</l>
<l>Sferzava il crin di giovinezza, ancora</l>
<l>Che alla vergin regal raggiasse intorno</l>
<l>Veste d'amabilissima beltade:</l>
<l>Tal fui, con gioia or lo rimembro. O vaga</l>
<l>Figlia di Luta, udisti; il canto mio</l>
<l>I già trascorsi dì richiama e arresta.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>CARTONE</head>
<lg><l>Storie de' prischi tempi, e forti fatti</l>
<l>Il mormorio delle tue onde, o Lora,</l>
<l>Mi risveglia nell'alma; e dolce o Garma,</l>
<l>È a quest'orecchio de' tuoi boschi il suono.</l>
<l>Malvina, vedi tu quell'erta rupe</l>
<l>Che al cielo inalza la petrosa fronte?</l>
<l>Tre pini antichi cogli annosi rami</l>
<l>Vi pendon sopra, ed al suo piè verdeggia</l>
<l>Pianura angusta: ivi germoglia il fiore</l>
<l>Della montagna, e va scotendo al vento</l>
<l>Candida chioma; ivi soletto stassi</l>
<l>L'ispido cardo: due muscose pietre,</l>
<l>Mezzo ascoste sotterra, ai riguardanti</l>
<l>Segnan quel luogo: dall'alpestre balzo</l>
<l>Bieco il sogguarda il cavriolo, e fugge</l>
<l>Tutto tremante, che nell'aere ei scorge</l>
<l>La pallid'ombra ch'ivi a guardia siede.</l>
<l>Però che là nella ristretta valle</l>
<l>Dell'alta roccia, ineccitabil sonno</l>
<l>Dormon l'alme dei forti: or odi, o figlia,</l>
<l>Storie de' prischi tempi, e forti fatti.</l></lg>
<lg><l>Chi è costui, che dall'estrania terra</l>
<l>Vien tra' suoi mille? lo precede il Sole,</l>
<l>E sgorga lucidissimo torrente</l>
<l>Innanzi ad esso, e de' suoi colli il vento</l>
<l>Vola incontro al suo crin: sorride in calma</l>
<l>Placido il volto, come suole a sera</l>
<l>Raggio che fuor per l'azzurrino velo</l>
<l>Di vaga nuvoletta in occidente</l>
<l>Guarda di Cona su la muta valle.</l>
<l>Chi, fuorché il figlio di Comallo, il prode</l>
<l>Di Morven re, dai gloriosi fatti?</l>
<l>Ei vincitor ritorna, e i colli suoi</l>
<l>Di riveder s'allegra, e vuol che mille</l>
<l>Voci sciolgansi al canto. - Alfin fuggiste,</l>
<l>Audaci figli di lontana terra,</l>
<l>Domati in guerra - lungo i campi vostri</l>
<l>Dai brandi nostri, - e con dolor profondo</l>
<l>Il Re del mondo - che la strage or sente</l>
<l>Della sua gente, - ed il suo scorno vede,</l>
<l>La guancia fiede, - e giù balza dal soglio</l>
<l>Rosso d'orgoglio; - il fero sguardo gira,</l>
<l>Lampeggia d'ira - a' suoi danni pensando,</l>
<l>E indarno il brando - de' suoi padri afferra:</l>
<l>Fuggiste o figli di lontana terra.</l></lg>
<lg><l>Sì parlaro i cantor, quando alle mura</l>
<l>Giunser di Selma: scintillaro intorno</l>
<l>Mille tolte ai stranier candide luci.</l>
<l>Si diffonde il convito, ed in feste e canti</l>
<l>Passa la notte. Ov'è, Fingallo esclama,</l>
<l>Il nobil Clessamorre? ov'è 'l compagno</l>
<l>Del padre mio? perché non viene anch'egli</l>
<l>Il giorno a festeggiar della mia gioia?</l>
<l>Ei sulle rive del sonante Lora</l>
<l>Vive mesto ed oscuro. Eccolo, ei scende</l>
<l>Dalla collina: e nelle vecchie membra</l>
<l>Porta fresco vigore, e par destriero,</l>
<l>Che fiuta l'aura de' compagni, e scuote</l>
<l>Lucide giube. Oh benedetta l'alma</l>
<l>Di Clessamorre! perché mai sì tardo</l>
<l>Giungesti in Selma? Ah tu ritorni, ei disse,</l>
<l>In mezzo alla tua fama, o duce invitto.</l>
<l>Tal, mi rimembra, era Comallo il padre</l>
<l>Nelle battaglie giovenili: insieme</l>
<l>Spesso varcammo de' stranieri a danno</l>
<l>Le sponde del Carron, né i brandi nostri</l>
<l>Tornar digiuni di nemico sangue,</l>
<l>Né il Re del mondo ebbe cagion di gioia.</l>
<l>Ma perché rammentar battaglie e fatti</l>
<l>Di giovinezza? i miei capelli omai</l>
<l>Fansi canuti, la mia man si scorda</l>
<l>Di piegar l'arco, e l'infiacchito braccio</l>
<l>Inalza asta più lieve. Oh se tornasse</l>
<l>La mia freschezza, ed il vigor primiero</l>
<l>Nelle mie membra, come allor ch'io vidi</l>
<l>Il bianco seno di Moina; e gli occhi</l>
<l>Fosco-cerulei! E in questo dir sul labbro</l>
<l>Spunta un sospiro. Allor Fingallo a lui,</l>
<l>Narraci, disse, la pietosa istoria</l>
<l>De' tuoi verd'anni. Alta mestizia, amico,</l>
<l>Fascia il tuo spirto, come nebbia il Sole:</l>
<l>Son foschi i tuoi pensier; solingo e muto</l>
<l>Lungo il Lora ti stai; di sgombrar tenta,</l>
<l>Sfogando il tuo dolor, della tristezza</l>
<l>La negra notte che i tuoi giorni oscura.</l></lg>
<lg><l>Era, quei ripigliò, stagion di pace,</l>
<l>Quando mi prese di mirar talento</l>
<l>Le di Barcluta torreggianti mura.</l>
<l>Soffiava il vento nelle bianche vele,</l>
<l>E 'l Cluta aperse alla mia nave il varco;</l>
<l>Cortese ospizio nel regale albergo</l>
<l>Ebbi tre dì di Rotamiro, e vidi,</l>
<l>Vidi quel raggio d'amorosa luce,</l>
<l>La figlia sua. N'andò la conca in giro</l>
<l>Portatrice di gioia; il vecchio Eroe</l>
<l>Diemmi la bella. Biancheggiava il petto,</l>
<l>Come spuma sull'onda; erano gli occhi</l>
<l>Stelle di luce, e somigliava il crine</l>
<l>Piuma di corvo; era gentile e dolce</l>
<l>Quel caro spirto: amor mi scese all'alma</l>
<l>Profondamente, ed al soave aspetto,</l>
<l>Sentia stemprarsi di dolcezza il core.</l></lg>
<lg><l>Giunse in quel punto uno stranier, che ambiva</l>
<l>Di Moina l'amor; parlommi altero,</l>
<l>E la man nel parlar correagli al brando.</l>
<l>Ov'è, diss'egli, l'inquieto errante</l>
<l>Figlio del colle? ov'è Comallo? ei certo</l>
<l>Poco lungi esser dee, poiché sì ardito</l>
<l>Qua s'inoltra costui. Guerrier, risposi,</l>
<l>L'alma mia d'una luce arde e sfavilla,</l>
<l>Ch'è propria sua, né la mendica altronde:</l>
<l>Benché i forti sien lungi, io sto fra mille,</l>
<l>Né m'arretro al cimento. Alto favelli</l>
<l>Perché solo son io; ma già l'acciaro</l>
<l>Mi trema al fianco, e impaziente agogna</l>
<l>Di scintillarmi nella man: t'accheta,</l>
<l>Non parlar di Comal, figlio superbo</l>
<l>Del serpeggiante Cluta. A cotai detti</l>
<l>Tutta la possa del feroce orgoglio</l>
<l>Sorse contro di me; pugnammo, ei cadde</l>
<l>Sotto il mio brando: al suo cader, le rive</l>
<l>Sonar del Cluta, e mille lance a un punto</l>
<l>Splender io vidi, e mille spade alzarsi.</l>
<l>Pugnai, fui vinto; io mi slanciai nell'onda,</l>
<l>Spiegai le vele, e in mar mi spinsi. Al lido</l>
<l>Venne Moina, e mi seguia cogli occhi</l>
<l>Rossi di pianto, e verso me volava</l>
<l>Sparsa al vento la chioma; io ne sentia</l>
<l>Le amare strida, e già più volte il legno</l>
<l>Di rivolger tentai; prevalse il vento:</l>
<l>Né più il Cluta vid'io, né il candidetto</l>
<l>Sen di Moina. Ella morio, m'apparve</l>
<l>La bell'ombra amorosa: io la conobbi</l>
<l>Mentre veniane per l'oscura notte</l>
<l>Lungo il fremente Lora, e parea Luna</l>
<l>Testè rinata, che traluce in mezzo</l>
<l>Di densa nebbia, allor che giù dal cielo</l>
<l>Fiocca spessa la neve in larghe falde,</l>
<l>E 'l mondo resta tenebroso e muto.</l></lg>
<lg><l>Tacque, ciò detto, e a' suoi cantor rivolto</l>
<l>Disse l'alto Fingal: figli del canto,</l>
<l>All'infelice e tenera Moina</l>
<l>Lodi tessete, e coi leggiadri versi</l>
<l>La bell'ombra invitate ai nostri colli,</l>
<l>Ond'ella possa riposarsi accanto</l>
<l>Alle di Morven rinomate Belle,</l>
<l>Raggi solari dei passati giorni,</l>
<l>E dolce cura degli antichi eroi.</l>
<l>Vidi Barcluta anch'io, ma sparsa a terra,</l>
<l>Rovine, e polve: strepitando il foco</l>
<l>Signoreggiato avea per l'ampie sale,</l>
<l>Né più città, ma d'abitanti muto</l>
<l>Era deserto: al rovinoso scrollo</l>
<l>Delle sue mura, avea cangiato il Cluta</l>
<l>L'usato corso: il solitario cardo</l>
<l>Fischiava al vento per le vuote case;</l>
<l>Ed affacciarsi alle fenestre io vidi</l>
<l>La volpe, a cui per le muscose mura</l>
<l>Folta e lungh'erba iva strisciando il volto.</l>
<l>Ahi di Moina è la magion deserta,</l>
<l>Silenzio alberga nei paterni tetti:</l>
<l>Sciogliete il canto del dolore, o vati,</l>
<l>Su i miseri stranieri: essi un sol punto</l>
<l>Prima di noi cadero; un punto poi</l>
<l>Cadrem noi pur, sì cadrem tutti. O figlio</l>
<l>Dei giorni alati, a che le sale inalzi</l>
<l>Pomposamente? oggi tu guardi altero</l>
<l>Dalle tue torri: attendi un poco, il nembo</l>
<l>Piomberà nel deserto: ei già nel vuoto</l>
<l>Tuo cortil romoreggia, e fischia intorno</l>
<l>Al mezzo infranto e vacillante scudo.</l>
<l>Ma piombi il nembo; e che sarà? famosi</l>
<l>Fieno i dì nostri; del mio braccio il segno</l>
<l>Starà nel campo, e andrà 'l mio nome a volo</l>
<l>Su le penne dei versi. Alzate il canto,</l>
<l>Giri la conca, e la mia sala echeggi</l>
<l>Di liete grida. O tu celeste lampa,</l>
<l>Dimmi, o Sol, cesserai? verrai tu manco</l>
<l>Possente luce? ah s'è prescritto il fine</l>
<l>Del corso tuo, se tu risplendi a tempo,</l>
<l>Come Fingallo; avrem carriera, o Sole,</l>
<l>Di te più lunga; l'alta gloria nostra</l>
<l>Sorviverà nel mondo ai raggi tuoi.</l></lg>
<lg><l>Così cantò l'alto Fingallo: i mille</l>
<l>Cantori suoi da' lor sedili alzarsi</l>
<l>E s'affollaro ad ascoltar la voce</l>
<l>Del loro re, che somigliava al suono</l>
<l>Di music'arpa, cui vezzeggia auretta</l>
<l>Di primavera. Eran leggiadri e dolci,</l>
<l>Fingallo, i tuoi pensieri: ah perché mai</l>
<l>Ossian da te la gagliardia non trasse</l>
<l>Dell'alma tua? ma tu stai solo, o padre,</l>
<l>E qual altro oseria portisi accanto?</l>
<l>Passò in canti la notte, e 'l dì rifulse</l>
<l>Sulla lor gioia: già le grigie cime</l>
<l>Scopron le rupi, al lor piè da lungi</l>
<l>Rota l'onda canuta, e in lievi crespe</l>
<l>L'azzurra faccia sorridea del mare.</l>
<l>S'alza nebbia dal lago, e in sé figura</l>
<l>Forma di veglio: le sue vaste membra</l>
<l>Lentamente s'avanzano sul piano,</l>
<l>A passi no, che la reggeva un'ombra</l>
<l>Per mezzo all'aria; nella regia sala</l>
<l>Entra di Selma, e si discioglie in pioggia</l>
<l>Di nero sangue. Il Re fu 'l sol che scorse</l>
<l>L'orrido obietto, e presagì la morte</l>
<l>Del popol suo. Tacito ei sorge, e afferra</l>
<l>L'asta del padre: gli fremea sul petto</l>
<l>Ferrato usbergo; ergonsi i duci, e muti</l>
<l>Si risguardon l'un l'altro, e spiano intenti</l>
<l>Del Re gli sguardi: a lui pinta sul volto</l>
<l>Veggon la pugna, e sull'acuta lancia</l>
<l>Scorgon la morte dell'armate intere.</l>
<l>Mille scudi impugnarsi, e mille spade</l>
<l>S'imbrandiro ad un punto, e Selma intorno</l>
<l>Suona d'arme e sfavilla: urlano i cani,</l>
<l>Non respirano i duci, e in aria l'aste</l>
<l>Sospese stanno, e nel re fitti isguardi.</l></lg>
<lg><l>O di Morven, diss'ei, figli possenti,</l>
<l>Tempo or non è di ricolmar la conca</l>
<l>Gioiosamente; sopra noi s'abbuia</l>
<l>Aspra battaglia, e su le nostre terre</l>
<l>Vola la morte. A me l'annunzio amica</l>
<l>Ombra recò: vien lo stranier dal mare</l>
<l>Fosco-rotante, che dall'onde il segno</l>
<l>Venne del gran periglio. Ognuno impugni</l>
<l>La poderosa lancia, ognuno al fianco</l>
<l>Cinga il brando paterno; ad ogni capo</l>
<l>Il nero elmo s'adatti, e in ogni petto</l>
<l>Splenda l'usbergo: si raccoglie e addensa,</l>
<l>Come tempesta, la battaglia, e in breve</l>
<l>Udrete intorno a voi l'urlo di morte.</l></lg>
<lg><l>Mosse l'Eroe delle sue squadre a fronte,</l>
<l>Simile a negra nube, a cui fa coda</l>
<l>Verde striscia di fuoco, allor che in cielo</l>
<l>S'alza di notte, ed il nocchier prevede</l>
<l>Vicino nembo. Si ristette l'oste</l>
<l>Sopra il giogo di Cona, e lei dall'alto</l>
<l>Le verginelle dal candido seno</l>
<l>Rimirano qual bosco: esse la morte</l>
<l>Preveggon già dei garzonetti amati,</l>
<l>E paurose guardano sul mare</l>
<l>E fansi inganno; ad ogni candid'onda</l>
<l>Credon mirar le biancheggianti vele</l>
<l>Degli stranieri, e sulle smorte guancie</l>
<l>Stannosi l'amorose lagrimette.</l></lg>
<lg><l>Sorse dal mare il Sole, e noi scoprimmo</l>
<l>Lontana flotta: lo stranier sen venne,</l>
<l>Come dall'ocean nebbia; sul lido</l>
<l>Balza la gioventù. Sembrava il duce</l>
<l>Cervo in mezzo al suo gregge; asperso d'oro</l>
<l>Folgoreggia lo scudo, e maestoso</l>
<l>S'avanza il sir dell'aste; avviasi a Selma,</l>
<l>Seguonlo i mille suoi. Vattene, Ullino,</l>
<l>Col tuo canto di pace al re dei brandi,</l>
<l>Disse Fingal, digli che siam possenti</l>
<l>Nelle battaglie, e dei nemici nostri</l>
<l>Molte son l'ombre; ma famosi e chiari</l>
<l>Son quei che festeggiar nelle mie sale.</l>
<l>Essi de' padri miei mostrano l'arme</l>
<l>Nelle terre straniere, e lo straniero</l>
<l>N'ha meraviglia, e benedetti, ei grida,</l>
<l>Sien di Morven gli amici: i nostri nomi</l>
<l>Suonan da lungi, e ne tremaro in mezzo</l>
<l>Dei popoli soggetti i re del mondo.</l></lg>
<lg><l>Ullino andò col suo canto di pace,</l>
<l>E sopra l'aste riposossi intanto</l>
<l>L'alto Fingallo. Ei scintillar nell'armi</l>
<l>Vide il nemico, e benedisse il figlio</l>
<l>Dello stranier. Prole del mare, ei disse,</l>
<l>Deh come arieggi maestoso e bello!</l>
<l>Raggio di forza che ti splende al fianco</l>
<l>È la tua spada, e la tua lancia un pino</l>
<l>Sfidator di tempeste, e della Luna</l>
<l>Lo scudo uguaglia il variato aspetto</l>
<l>In ampiezza e splendor: vermiglia e fresca</l>
<l>La faccia giovenil, morbide e liscie</l>
<l>Sono le anella della bruna chioma.</l>
<l>Ahi, ma cader poria sì bella pianta,</l>
<l>E la memoria sua svanir per sempre.</l>
<l>Trista sarà dello stranier la figlia,</l>
<l>E guarderà sul mare: i fanciulletti</l>
<l>Diran tra lor, nave vediamo, oh! nave!</l>
<l>Questo è 'l re di Barcluta: il pianto corre</l>
<l>Agli occhi della madre, e i suoi pensieri</l>
<l>Sono a colui che forse in Morven dorme.</l></lg>
<lg><l>Sì disse il Re, quando a Carton dinnanzi</l>
<l>Sen giunse Ullin, gettò la lancia a terra,</l>
<l>E così sciolse della pace il canto.</l>
<l>Vieni alla festa di Fingallo, oh vieni</l>
<l>Figlio del mar: vuoi del regal convito</l>
<l>Venirne a parte, o sollevar ti piace</l>
<l>L'asta di guerra? de' nemici nostri</l>
<l>Molte son l'ombre; ma famosi e chiari</l>
<l>Gli amici son della Morvenia stirpe.</l>
<l>Mira, Carton, quel campo: ivi s'inalza</l>
<l>Verde collina con muscose pietre</l>
<l>E susurrante erbetta, ivi le tombe</l>
<l>Son dei nemici di Fingallo invitto,</l>
<l>Audaci figli del rotante mare,</l></lg>
<lg><l>O, rispose Carton, dell'arborosa</l>
<l>Morven cantor, che parli? a cui favelli?</l>
<l>Forse al debol nell'armi? è la mia faccia</l>
<l>Pallida per timor, figlio canuto</l>
<l>Del pacifico canto? E perché dunque</l>
<l>Pensi il mio spirto d'atterrir, membrando</l>
<l>Le morti altrui? fè di sé prova in guerra</l>
<l>Spesso il mio braccio, e la mia fama è nota.</l>
<l>Vanne a' fiacchi nell'armi; ad essi impera</l>
<l>Di cedere a Fingal. Non vidi io forse</l>
<l>L'arsa Barcluta? e a festeggiar andronne</l>
<l>Col figlio di Comal? col mio nemico?</l>
<l>Misero! io non sapea fanciullo allora</l>
<l>Per che acerba cagion dal mesto ciglio</l>
<l>Delle vergini afflitte e delle spose</l>
<l>Sgorgasse il pianto, e s'allegravan gli occhi</l>
<l>Nel mirar le fumose atre colonne</l>
<l>Ch'alto s'ergean su le distrutte mura.</l>
<l>Spesso con gioia rivolgeami indietro,</l>
<l>Mentre gli amici dissipati e vinti</l>
<l>Lungo il colle fuggian. Ma quando giunse</l>
<l>L'età di giovinezza e 'l musco io vidi</l>
<l>Dell'atterrate mura, i miei sospiri</l>
<l>Usciano col mattino, e con la sera</l>
<l>Da quest'occhi scendean lagrime amare,</l>
<l>Né pugnerò, meco diss'io, coi figli</l>
<l>De' miei nemici? né farò vendetta</l>
<l>Dell'arsa patria? Sì cantor, battaglia</l>
<l>Voglio, battaglia, che nel petto io sento</l>
<l>Già palpitar la gagliardia dell'alma.</l></lg>
<lg><l>Strinsersi intorno dell'Eroe le squadre,</l>
<l>E si snudar le rilucenti spade.</l>
<l>Qual colonna di foco in mezzo ei stassi:</l>
<l>Tralucongli le lagrime sugli orli</l>
<l>Mezzo ascose degli occhi: ei volve in mente</l>
<l>L'arsa Barcluta, e l'impeto dell'alma</l>
<l>Sorge affollato e balza fuor; la lancia</l>
<l>Tremagli nella destra, e pinta innanzi</l>
<l>Lo stesso re par che minacci. Oh, disse</l>
<l>Il nobile Fingal, degg'io sì tosto</l>
<l>Farmegli incontro ed arrestarlo in mezzo</l>
<l>Del corso suo, prima che in fama ei salga?</l>
<l>Ma dir potria nel rimirar la tomba</l>
<l>Dell'estinto Carton, futuro vate:</l>
<l>Fingal co' suoi l'alto garzone oppresse</l>
<l>Pria ch'ei salisse in rinomanza e in fama.</l></lg>
<lg><l>No, futuro cantor, no, di Fingallo</l>
<l>Non scemerai la gloria: i duci miei</l>
<l>Combatteran col giovinetto, ed io</l>
<l>Starò la pugna a riguardar: s'ei vince</l>
<l>Io piomberò nel mio vigor, simile</l>
<l>Alla corsia del romoroso Lora.</l></lg>
<lg><l>Chi primo il figlio del rotante mare,</l>
<l>Miei duci, affronterà? molti ha sul lido</l>
<l>Prodi guerrieri, e la sua lancia è forte.</l></lg>
<lg><l>Primo nel suo vigor sorse Catillo</l>
<l>Possente figlio di Lormar; trecento</l>
<l>Giovani lo seguian, prole animosa</l>
<l>Del suo flutto natio; fiacco è 'l suo braccio</l>
<l>Contro Cartone; i suoi fuggiro, ei cadde.</l></lg>
<lg><l>Scese Conallo, e rinnovò la pugna,</l>
<l>Ma spezzò l'asta poderosa: avvinto</l>
<l>Giace nel campo, i suoi Cartone insegue.</l>
<l>Clessamor, disse il Re, dov'è la lancia</l>
<l>Del tuo vigor? puoi tu mirar senz'ira</l>
<l>Conallo avvinto, il tuo Conallo, all'acque</l>
<l>Del patrio Lora? ah ti risveglia, e sorgi</l>
<l>Nello splendor del tuo possente acciaro,</l>
<l>Tu di Conallo amico, e fa' che senta</l>
<l>Il giovinetto di Barcluta altero</l>
<l>Tutta la possa del Morvenio sangue.</l>
<l>S'alza l'Eroe, cinge l'acciaro, impugna</l>
<l>Lo scudo poderoso: esce crollando</l>
<l>Il crin canuto, furibondo, e pieno</l>
<l>Della baldanza del valore antico.</l></lg>
<lg><l>Stava carton sull'alta roccia: ei vede</l>
<l>Appresarsi il guerriero, in lui s'affisa.</l></lg>
<lg><l>Piacegli la terribile del volto</l>
<l>Serenitade, e in canutezza antica</l>
<l>Il vigor giovenil. Degg'io, diss'egli,</l>
<l>Quell'asta sollevar che non colpisce</l>
<l>Più che una volta? o salverò piuttosto</l>
<l>Con parole pacifiche la vita</l>
<l>Del vecchio eroe? sta maestà ne' suoi</l>
<l>Passi senili, e de' suoi giorni sono</l>
<l>Amabili gli avanzi. Ah! forse questo</l>
<l>È l'amor di Moina, il padre mio:</l>
<l>Più volte udii ch'egli abitar solea</l>
<l>Lungo il Lora echeggiante. Ei sì parlava,</l>
<l>Quando a lui giunse Clessamorre, ed alto</l>
<l>Sollevò la sua lancia; il giovinetto</l>
<l>La ricevè sopra lo scudo, e a lui</l>
<l>Volse così pacifiche parole.</l></lg>
<lg><l>Dimmi guerriero dall'antica chioma,</l>
<l>Mancan giovani forse alla tua terra</l>
<l>Che impugnin l'asta? o non hai figlio alcuno</l>
<l>Che in soccorso del padre alzi lo scudo,</l>
<l>E della gioventude il braccio affronti?</l>
<l>Non è più forse del tuo amor la sposa?</l>
<l>O siede lagrimosa in su la tomba</l>
<l>De' figli suoi? Deh di', sarestù mai</l>
<l>Un dei re de' mortali? e se tu cadi</l>
<l>Qual fia la fama del mio brando? Grande,</l>
<l>Figlio dell'alterezza, a lui rispose</l>
<l>L'eccelso Clessamor, famoso e noto</l>
<l>In guerra io son, ma ad un nemico il nome</l>
<l>Non scopersi giammai. Figlio dell'onda,</l>
<l>Cedimi, allor saprai che in più d'un campo</l>
<l>Rimase impresso del mio braccio il segno.</l></lg>
<lg><l>Ch'io ceda, o re dell'aste? allor soggiunse</l>
<l>Del giovinetto il generoso orgoglio;</l>
<l>Io non cessi giammai: spesso in battaglia</l>
<l>Ho pur io combattuto, e vidi l'ombra</l>
<l>Di mia fama futura; o de' mortali</l>
<l>Capo, non mi spregiar: forte è 'l mio braccio,</l>
<l>Forte la lancia mia, va' fra' tuoi duci</l>
<l>A ricovrarti, e le battaglie e l'armi</l>
<l>Lascia ai giovani eroi. Perché ferisci</l>
<l>L'alma mia d'una lagrima pietosa,</l>
<l>Replicò Classamor? L'età non trema</l>
<l>Nella mia destra, inalzar posso il brando.</l>
<l>Io fuggir di Fingallo innanzi agli occhi?</l>
<l>Innanzi agli occhi di Conal? No, figlio</l>
<l>Del fosco mar, non ho fuggito ancora,</l>
<l>Non fuggirò; stendi la lancia, e taci.</l></lg>
<lg><l>Essi pugnar, come contrari venti</l>
<l>Ch'onda frapposta d'aggirar fan prova.</l>
<l>Ma 'l garzon comandava alla sua lancia</l>
<l>Ch'ella sfallisse, perché pur credea</l>
<l>Che il nemico guerriero esser potesse</l>
<l>Lo sposo di Moina. Egli in due tronchi</l>
<l>L'asta spezzò di Clessamorre, il brando</l>
<l>Gli strappò dalle man; ma mentre ei stava</l>
<l>Per annodarlo, Clessamorre estrasse</l>
<l>Il pugnal de' suoi padri; inerme il fianco</l>
<l>Vide, e l'aperse di mortal ferita.</l></lg>
<lg><l>Scorge abbattuto Clessamor dall'alto</l>
<l>Fingallo, e rapidissimo discende</l>
<l>D'arme sonando: in faccia a lui si stette</l>
<l>L'oste in silenzio; nell'Eroe son fitti</l>
<l>Tutti gli sguardi. Somigliante ei venne</l>
<l>Al fragor cupo di negra tempesta</l>
<l>Pria che i venti sollevinsi: smarrito</l>
<l>Il cacciator nella vicina valle</l>
<l>L'ode, e ricovra alla montosa grotta.</l></lg>
<lg><l>Stava il garzone immobile; dal fianco</l>
<l>Scorreagli il sangue: il Re scendere ei scorse,</l>
<l>E dolce speme nel suo cor destossi</l>
<l>D'ottener fama; ma la faccia avea</l>
<l>Pallida, svolazzavano i capegli</l>
<l>Sciolti, lo scudo vacillava, in testa</l>
<l>L'elmetto tremolavagli: la forza</l>
<l>Mancava in lui, ma non mancava il core.</l></lg>
<lg><l>Vide Fingal del Duce il sangue, e l'asta</l>
<l>Sollevata fermò; cedimi, ei disse,</l>
<l>Re degli acciar, veggo il tuo sangue: forte</l>
<l>Fosti nella battaglia, e la tua fama</l>
<l>Non fia mai che s'oscuri. Ah se' tu dunque</l>
<l>Rispose il giovinetto al carro nato,</l>
<l>Se' tu 'l Re sì famoso? or se' tu quella</l>
<l>Luce di morte, orror dei re del mondo?</l>
<l>Ma perché domandarne? e non ti veggo</l>
<l>Pari al torrente nel deserto? forte</l>
<l>Come un fiume in suo corso, e al par veloce</l>
<l>Dell'aquila del cielo? Oh teco avessi</l>
<l>Pugnato almen, che soneria nel canto</l>
<l>Alto il mio nome, e 'l cacciator potria</l>
<l>Dir, rimirando il mio sepolcro, questi</l>
<l>Combattè con Fingallo: or sconosciuto</l>
<l>More Carton, ch'esercitò sua possa</l>
<l>Contro gl'imbelli. Sconosciuto, o prode,</l>
<l>Soggiunse il Re, tu non morrai; son molti</l>
<l>I miei cantori, e ai secoli remoti</l>
<l>Passano i loro canti: udranno i figli</l>
<l>Dei dì futuri di Carton la fama,</l>
<l>Mentre in cerchio staran sedendo intorno</l>
<l>L'accesa quercia, e passeran le notti</l>
<l>Tra i canti e i fatti dell'antica etade.</l>
<l>Udrà sul prato il cacciatore assiso</l>
<l>La susurrante auretta, e gli occhi alzando,</l>
<l>Vedrà la rupe ove Carton cadeo,</l>
<l>E volgerassi al figlio, e 'l luogo a dito</l>
<l>Gli mostrerà dove pugnaro i prodi:</l>
<l>Là combattè, diragli, il giovinetto</l>
<l>Re di Barcluta, in suo vigor simile</l>
<l>Di mille fiumi all'affollata possa.</l></lg>
<lg><l>Gioia si sparse del garzon sul volto;</l>
<l>Alza gli occhi pesanti, ed a Fingallo</l>
<l>Porse il suo brando, onde pendesse in mezzo</l>
<l>Della sua sala, perché in Morven resti</l>
<l>Del giovine regal la rimembranza.</l>
<l>Cessò la pugna, che il cantore avea</l>
<l>Già pronunziata la canzon di pace.</l>
<l>S'affollarono i duci, e cerchio ferno</l>
<l>Al cadente Cartone, e sospirando</l>
<l>Udir l'estreme moribonde voci.</l>
<l>Taciti s'appoggiavano sull'aste</l>
<l>Mentre l'Eroe parlò; fischiava al vento</l>
<l>Le sparsa chioma; debolette e basse</l>
<l>N'uscian le voci. O Re di Morven, disse,</l>
<l>Io cado in mezzo del mio corso, accoglie</l>
<l>Temba straniera nei verd'anni suoi</l>
<l>L'ultimo germe della schiatta illustre</l>
<l>Di Rotamiro: oscuritade e notte</l>
<l>Siede in Barcluta; spaziando in Cratmo</l>
<l>Van l'ombre del dolor. Ma sulle sponde</l>
<l>Del Lora, ove i miei padri ebbero albergo</l>
<l>Alzate voi la mia memoria, o duci;</l>
<l>Che forse qualche lagrima, se vive,</l>
<l>Darà lo sposo di Moina all'ombra</l>
<l>Del suo spento Carton. Mortali punte</l>
<l>Scesero al cuor di Clessamorre; ei cadde</l>
<l>Muto sul figlio. Tenebror si sparse</l>
<l>Su tutta l'oste; non sospir, non voce</l>
<l>Sentesi in Lora; uscì la notte, e fuori</l>
<l>Delle nubi la Luna in oriente</l>
<l>Gettò gli sguardi sul campo del pianto.</l>
<l>Stette tutto l'esercito lì lì</l>
<l>Senza parole, senza moto, come</l>
<l>Muto bosco che in Gorma alza la fronte</l>
<l>Quando stan cheti i romorosi venti,</l>
<l>E sovrasta alle piaggie autunno oscuro.</l></lg>
<lg><l>Tre dì si pianse il giovinetto; al quarto</l>
<l>Morì suo padre: or nell'angusta valle</l>
<l>Giacciono della roccia, e un'orrid'ombra</l>
<l>Ne difende la tomba. Ivi sovente</l>
<l>Fassi veder la tenera Moina.</l>
<l>Quando del Sole il ripercosso raggio</l>
<l>Sulla rupe risplende ed all'intorno</l>
<l>È tutto oscuro: Ella colà si scorge;</l>
<l>Ma già figlia del colle ella non sembra.</l>
<l>Son le sue vesti dall'estrania terra,</l>
<l>E soletta si sta. Tristo Fingallo</l>
<l>Stavasi per Cartone: a' suoi cantori</l>
<l>Egli commise di segnare il giorno</l>
<l>Quando ritorna a noi l'ombroso autunno.</l>
<l>Essi il giorno segnaro, e al ciel le lodi</l>
<l>Inalzar dell'Eroe.</l></lg>
<lg><l>Chi dal muggito</l>
<l>Vien dell'oceano</l>
<l>Al nostro lito,</l>
<l>Torbido come nembo tempestoso</l>
<l>D'autunno ombroso?</l></lg>
<lg><l>Nella man forte</l>
<l>Trema la morte,</l>
<l>E sono gli occhi suoi vampe di foco.</l>
<l>Chi mugghia lungo il roco</l>
<l>Lora fremente?</l>
<l>Ah lo ravviso; egli è Carton possente,</l>
<l>L'alto re delle spade.</l>
<l>Il popol cade:</l>
<l>Vedi come s'avanza, e come stende</l>
<l>L'asta guerriera:</l>
<l>L'ombra severa</l>
<l>Par, che a Morven selvosa in guardia siede.</l>
<l>Ahi giovinetta pianta,</l>
<l>Tu giaci, e turbin rio t'atterra e schianta.</l></lg>
<lg><l>Nato al carro inclito giovine,</l>
<l>Quando quando t'alzerai,</l>
<l>Di Barcluta o gioia amabile,</l>
<l>Negli amabili tuoi rai?</l></lg>
<lg><l>Chi dal muggito</l>
<l>Vien dell'oceano</l>
<l>Al nostro lito,</l>
<l>Torbido come nembo tempestoso</l>
<l>D'autunno ombroso?</l></lg>
<lg><l>Tai fur le note dei cantor nel giorno</l>
<l>Del loro pianto. Accompagnai dolente</l>
<l>Le loro voci, e canto a canto aggiunsi.</l>
<l>Era l'anima mia trista e invilita</l>
<l>Pel misero Cartone; egli cadeo</l>
<l>Nei dì della sua gloria. O Clessamorre,</l>
<l>Ov'è nell'aria il tuo soggiorno? dimmi</l>
<l>Èssi scordato ancor della ferita</l>
<l>Il caro giovinetto? e vola ei teco</l>
<l>Sopra le nubi, e all'amor tuo risponde?</l></lg>
<lg><l>Sento il Sole; o Malvina, al mio riposo</l>
<l>Lasciami: forse quelle amabili ombre</l>
<l>Scenderan ne' miei sogni; udir già parmi</l>
<l>Una debole voce: il solar raggio</l>
<l>Gode di sfavillare in su la tomba</l>
<l>Del garzon di Barcluta; io sento il suo</l>
<l>Dolce calor che si diffonde intorno.</l></lg>
<lg><l>O tu che luminoso erri e rotondo,</l>
<l>Come lo scudo de' miei padri, o Sole,</l>
<l>Donde sono i tuoi raggi? e da che fonte</l>
<l>Trai l'immensa tua luce? Esci tu fora</l>
<l>In tua bellezza maestosa, e gli astri</l>
<l>Fuggon dal cielo: al tuo apparir la Luna</l>
<l>Nell'onda occidental ratto s'asconde</l>
<l>Pallida e fredda: tu pel ciel deserto</l>
<l>Solo ti movi. E chi potria seguirti</l>
<l>Nel corso tuo? Crollan le querce annose</l>
<l>Dalle montagne, le montagne istesse</l>
<l>Sceman cogli anni, l'ocean s'abbassa,</l>
<l>E sorge alternamente; in ciel si perde</l>
<l>La bianca Luna: ma tu, Sol, tu sei</l>
<l>Sempre lo stesso, e ti rallegri altero</l>
<l>Nello splendor d'interminabil corso.</l>
<l>Tu quando il mondo atra tempesta imbruna,</l>
<l>Quando il tuono rimbomba, e vola il lampo,</l>
<l>Tu nella tua beltà guardi sereno</l>
<l>Fuor delle nubi, e alla tempesta ridi.</l>
<l>Ma indarno Ossian tu guardi: ei più non mira</l>
<l>I tuoi vividi raggi, o che sorgendo</l>
<l>Con la tua chioma gialleggiante inondi</l>
<l>Le nubi orientali, o mezzo ascoso</l>
<l>Tremoli d'occidente in su le porte.</l>
<l>Ma tu forse, chi sa? sei pur com'io</l>
<l>Sol per un tempo, ed avran fine, o Sole,</l>
<l>Anche i tuoi dì: tu dormirai già spento</l>
<l>Nelle tue nubi senza udir la voce</l>
<l>Del mattin che ti chiama. Oh dunque esulta</l>
<l>Nella tua forza giovenile. Oscura</l>
<l>Ed ingrata è l'età, simile a fioco</l>
<l>Raggio di Luna, allor che splende incerto</l>
<l>Tra sparse nubi, e che la nebbia siede</l>
<l>Su la collina: aura del nord gelata</l>
<l>Soffia per la pianura, e trema a mezzo</l>
<l>Del suo viaggio il peregrin smarrito.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>I CANTI DI SELMA</head>
<lg><l>Stella maggior della cadente notte,</l>
<l>Deh come bella in occidente splendi!</l>
<l>E come bella la chiomata fronte</l>
<l>Mostri fuor delle nubi, e maestosa</l>
<l>Poggi sopra il tuo colle! E che mai guati</l>
<l>Nella pianura? i tempestosi venti</l>
<l>Di già son cheti, e 'l rapido torrente</l>
<l>S'ode soltanto strepitar da lungi,</l>
<l>Che con l'onde sonanti ascende e copre</l>
<l>Lontane rupi: già i notturni insetti</l>
<l>Sospesi stanno in su le debili ale,</l>
<l>E di grato susurro empiono i campi.</l>
<l>E che mai guati, o graziosa stella?</l>
<l>Ma tu parti e sorridi; ad incontrarti</l>
<l>Corron l'onde festose, e bagnan liete</l>
<l>La tua chioma lucente. Addio, soave</l>
<l>Tacito raggio: ah disfavilli omai</l>
<l>Nell'alma d'Ossian la serena luce.</l></lg>
<lg><l>Ecco già sorge, ecco s'avviva; io veggo</l>
<l>Gli amici estinti. Il lor congresso è in Lora,</l>
<l>Come un tempo già fu: Fingal sen viene</l>
<l>Ad acquosa colonna somigliante</l>
<l>Di densa nebbia che sul lago avanza.</l>
<l>Gli fan cerchio gli eroi: vedi con esso</l>
<l>I gran figli del canto: Ullin canuto,</l>
<l>E Rino il maestoso, e 'l dolce Alpino</l>
<l>Dall'armonica voce, e di Minona</l>
<l>Il soave lamento. Oh quanto, amici,</l>
<l>Cangiati siete dal buon tempo antico</l>
<l>Del convito di Selma, allor che insieme</l>
<l>Faceam col canto graziose gare!</l>
<l>Siccome i venticelli a primavera,</l>
<l>Che volando sul colle alternamente</l>
<l>Piegan l'erbetta dal dolce susurro.</l></lg>
<lg><l>Suonami ancor nella memoria il canto,</l>
<l>Ricordanza soave. Uscì Minona,</l>
<l>Minona adorna di tutta beltade,</l>
<l>Ma il guardo ha basso, e lagrimoso il ciglio,</l>
<l>E lento lento le volava il crine</l>
<l>Sopra l'auretta, che buffando a scosse</l>
<l>Uscia del colle. Degli eroi nell'alma</l>
<l>Scese grave tristezza, allor che sciolse</l>
<l>La cara voce: che di Salgar vista</l>
<l>Spesso aveano la tomba, e 'l tenebroso</l>
<l>Letto di Colma dal candido seno.</l>
<l>Colma sola sedea su la collina</l>
<l>Con la musica voce: a lei venirne</l>
<l>Salgar promise; ella attendealo, e intanto</l>
<l>Giù dai monti cadea la notte bruna.</l>
<l>Già Minona incomincia: udite Colma,</l>
<l>Quando sola sedea su la collina.</l></lg>
<sp><speaker>COLMA</speaker>
<lg><l>È notte: io siedo abbandonata e sola</l>
<l>Sul tempestoso colle: il vento freme</l>
<l>Sulla montagna, e romoreggia il rivo</l>
<l>Giù dalle roccie, né capanna io veggo</l>
<l>Che dalla pioggia mi ricovri: ahi lassa!</l>
<l>Che far mai deggio, abbandonata e sola</l>
<l>Sopra il colle de' venti? o Luna, o Luna,</l>
<l>Spunta dalle tue nubi, uscite o voi</l>
<l>Astri notturni, e coll'amico lume</l>
<l>Me conducete ove il mio amor riposa</l>
<l>Dalle fatiche della caccia stanco:</l>
<l>Parmi vederlo: l'arco suo non teso</l>
<l>Giacegli accanto, ed i seguaci cani</l>
<l>Gli anelano all'intorno: ed io qui sola</l>
<l>Senza lui deggio starmi appo la rupe</l>
<l>Dell'umido ruscel? Sussurra il vento</l>
<l>Freme il ruscel, né posso udir la voce</l>
<l>Dell'amor mio. Salgar mio ben, che tardi</l>
<l>La promessa a compir? l'albero è questo,</l>
<l>Questa è la rupe, e 'l mormorante rivo.</l>
<l>Tu mi giurasti pur che con la notte</l>
<l>A me verresti: ove se'ito mai,</l>
<l>Amor mio dolce? ah con che gioia adesso,</l>
<l>L'ira del padre e del fratel l'orgoglio</l>
<l>Fuggirei teco! lungo tempo insieme</l>
<l>Furon nemiche le famiglie nostre,</l>
<l>Ma noi, caro, ma noi non siam nemici.</l></lg>
<lg><l>Cessa, o vento, per poco, e tu per poco</l>
<l>Taci, o garrulo rio; lascia che s'oda</l>
<l>La voce mia, lascia che m'oda il mio</l>
<l>Salgar errante: o Salgar mio, rispondi,</l>
<l>Chiamati Colma tua: l'albero è questo,</l>
<l>Questa è la rupe; o mia diletta speme,</l>
<l>Son io, son qui; perché a venir sei lento?</l></lg>
<lg><l>Ecco sorge la Luna, e ripercossa</l>
<l>L'onda risplende, le pendici alpine</l>
<l>Già si tingon d'azzurro, e lui non miro;</l>
<l>Né de' suoi fidi cani odo il latrato</l>
<l>Forier della venuta: afflitta e sola</l>
<l>Deggio seder. Ma che vegg'io? chi sono</l>
<l>Que' duo colà sopra quell'alta vetta?</l>
<l>Son forse il mio fratello e l'amor mio?</l>
<l>Parlate amici miei: nissun risponde,</l>
<l>Freddo timor l'alma mi stringe. Oimè!</l>
<l>Essi son morti: dalla zuffa io veggo</l>
<l>Le spade a rosseggiar. Salgar, fratello:</l>
<l>Crudeli! ah mio fratello, e perché mai</l>
<l>Salgar mio m'uccidesti? ah Salgar mio</l>
<l>Perché m'hai dunque il mio fratello ucciso?</l>
<l>Cari entrambi al mio cor, che dir mai posso</l>
<l>Degno di voi? tu fra mill'altri, o Salgar,</l>
<l>Bello su la collina, e tu fra mille,</l>
<l>Terribile, o fratel, nella battaglia.</l>
<l>Parlate, o cari, la mia voce udite,</l>
<l>Figli dell'amor mio: lassa! son muti;</l>
<l>Muti per sempre, e son lor petti un gelo.</l></lg>
<lg><l>Ah per pietà dalla collina ombrosa,</l>
<l>Ah dalla cima dell'alpestre rupe,</l>
<l>Parlate, ombre dilette, a me parlate:</l>
<l>Non temerò: dove n'andaste, o cari,</l>
<l>A riposarvi? in qual petrosa grotta</l>
<l>Troverò i cari spirti? Alcun non m'ode;</l>
<l>Né pur si sente una fiochetta voce</l>
<l>Volar per l'aere, che s'affoga e sperde</l>
<l>Fra le tempeste del ventoso colle.</l></lg>
<lg><l>Misera! io siedo nel mio duolo immersa</l>
<l>Fra le lagrime mie, fra i miei sospiri,</l>
<l>Ed attendo il mattino. Alzate, amici,</l>
<l>La mesta tomba agl'infelici estinti,</l>
<l>Ma non la chiudan le pietose mani,</l>
<l>Finché Colma non vien; via la mia vita</l>
<l>Fugge qual sogno: a che restarne indietro?</l>
<l>Qui poserommi a' miei diletti accanto,</l>
<l>Lungo il ruscel della sonante rupe.</l>
<l>Quando sul colle stenderà la notte</l>
<l>Le negre penne, quando il vento tace</l>
<l>Su l'erte cime, andrà 'l mio spirto errando</l>
<l>Per l'amato aere, e dolorosamente</l>
<l>Piangerò i miei diletti: udrà dal fondo</l>
<l>Della capanna la lugubre voce</l>
<l>Il cacciator smarrito, e ad un sol tempo</l>
<l>E temenza e dolcezza andragli al core;</l>
<l>Che dolcemente la mia flebil voce</l>
<l>Si lagnerà sopra gli estinti amici,</l>
<l>Del paro entrambi a lo mio cor sì cari.</l></lg>
<lg><l>Così cantasti, o figlia di Tormante,</l>
<l>Gentil Minona dal dolce rossore.</l>
<l>Sparse per Colma ognun lagrime amare,</l>
<l>E l'anime assalì dolce tristezza.</l>
<l>Ullin venne con l'arpa, ed a noi diede</l>
<l>D'Alpino il canto. Era ad udir gioconda</l>
<l>D'Alpin la voce, e l'alma era di Rino</l>
<l>Raggio di foco, ma da lungo tempo</l>
<l>Giaceano entrambi nell'angusta casa,</l>
<l>Né più sonava la lor voce in Selma.</l>
<l>Tornava un giorno dalla caccia Ullino</l>
<l>Pria che fossero spenti, ed ei gl'intese</l>
<l>Dalla collina. Dolce sì, ma mesto</l>
<l>Era il lor canto: essi piangean la morte</l>
<l>Del gran Moradde, tra' mortali il primo.</l>
<l>Ei l'alma all'alma di Fingallo, e 'l brando</l>
<l>Aveva, Oscar, mio figlio, al tuo simile.</l>
<l>Pure anch'egli cadeo: piansene il padre,</l>
<l>E fur pieni di lagrime i begli occhi</l>
<l>Della sorella, di Minona gli occhi,</l>
<l>Sorella sua, di lagrime fur pieni.</l>
<l>Ella al canto d'Ullin ritorse il volto,</l>
<l>Né volle udirlo: tal la bianca Luna</l>
<l>Qualor presente la vicina pioggia</l>
<l>Tra nubi asconde la pulita fronte.</l>
<l>Io toccai l'arpa accompagnando Ullino,</l>
<l>E incominciammo la canzon del pianto.</l></lg></sp>
<sp><speaker>RINO</speaker>
<lg><l>Già tace il vento, ed il meriggio è cheto,</l>
<l>Cessò la pioggia, diradate e sparse</l>
<l>Erran le nubi; per le verdi cime</l>
<l>Lucido in sua volubile carriera</l>
<l>Si spazia il Sole; e giù trascorre il rivo</l>
<l>Rapido via per la sassosa valle.</l></lg>
<lg><l>Dolce mormori, o rio; ma voce ascolto</l>
<l>Di te più dolce; ella è d'Alpin la voce,</l>
<l>Figlio del canto che gli estinti piagne.</l>
<l>Veggo l'annoso capo a terra chino,</l>
<l>E lagrimoso gli rosseggia il guardo.</l>
<l>Alpin, figlio del canto, onde sì solo</l>
<l>Su la muta collina? a che ti lagni,</l>
<l>Come nel bosco venticello, o come</l>
<l>Su la deserta spiaggia onda marina?</l></lg></sp>
<sp><speaker>ALPIN</speaker>
<lg><l>Queste lagrime mie sgorgano, o Rino,</l>
<l>Pei prodi estinti, e la mia voce è sacra</l>
<l>Agli abitanti della tomba. Grande</l>
<l>Sei tu sul colle e bello sei tra i figli</l>
<l>Della pianura; ma cadrai tu stesso</l>
<l>Come Moradde, e sulla tomba avrai</l>
<l>Pianti e singulti: a questi colli ignoto</l>
<l>Sarai per sempre, e inoperoso l'arco</l>
<l>Dalle pareti penderà non teso.</l></lg>
<lg><l>Tu veloce, o Morad, com'agil cervo</l>
<l>Sul colle, tu terribile in battaglia</l>
<l>Come vapor focoso; era il tuo sdegno</l>
<l>Turbine, e 'l brando tuo folgor ne' campi.</l>
<l>Gonfio torrente in rovinosa pioggia</l>
<l>Parea tua voce, o tra lontane rupi</l>
<l>Tuon che rimbomba ripercosso: molti</l>
<l>Cadder pel braccio tuo consunti e spersi</l>
<l>Del tuo furor nelle voraci fiamme.</l></lg>
<lg><l>Ma cessato il furor, deposte l'armi</l>
<l>Come dolce e sereno era il tuo ciglio</l>
<l>Solo dopo pioggia somigliavi al volto;</l>
<l>Oppur di Luna grazioso raggio</l>
<l>Per la tacita notte, o, cheto il vento,</l>
<l>Placida limpidissima laguna.</l></lg>
<lg><l>Angusto è ora il tuo soggiorno; oscuro</l>
<l>Di tua dimora il luogo, e con tre passi</l>
<l>La tua tomba misuro, o pria sì grande.</l>
<l>Son quattro pietre la memoria sola</l>
<l>Che di te resta, e un arboscel già privo</l>
<l>Dell'onor delle foglie, e la lungh'erba</l>
<l>Che fischia incontro 'l vento, addita al guardo</l>
<l>Del cacciator, del gran Morad la tomba.</l>
<l>Tu se' umile, o Morad; tu non hai madre</l>
<l>Che ti compianga, o giovinetta sposa,</l>
<l>Che d'amorose lagrime t'asperga.</l>
<l>Spenta è colei che ti diè vita, e cadde</l>
<l>Di Morglano la figlia. E quale è questo</l>
<l>Che curvo pende sul baston nodoso?</l>
<l>Chi è quest'uom che ha sì canuto il capo,</l>
<l>Tremulo passo, e rosseggiante sguardo?</l>
<l>Moradde, egli è tuo padre, ahi! l'orbo padre</l>
<l>Non d'altri figli che di te. Ben egli</l>
<l>Udì 'l tuo nome nelle pugne, intese</l>
<l>De' nemici la fuga, intese il nome</l>
<l>Del suo Morad; perché non anco intese</l>
<l>La sua ferita? piangi, o padre, piangi</l>
<l>Il figlio tuo; ma il figlio tuo sotterra</l>
<l>Non t'ode più: forte è de' morti il sonno,</l>
<l>E basso giace il lor guancial di polve.</l>
<l>Tu non udrai la voce sua, né questi</l>
<l>Risveglierassi di tua voce al suono.</l>
<l>E quando fia che sulla tomba splenda</l>
<l>Giorno che desti addormentato spirto?</l></lg>
<lg><l>Addio più forte de' mortali, addio,</l>
<l>Conquistator nel campo; or non più 'l campo</l>
<l>Ti rivedrà, né più l'oscuro bosco</l>
<l>Risplenderà dal folgorante acciaro.</l>
<l>Prole non hai, ma fia custode il canto</l>
<l>Del nome tuo, l'età future udranno</l>
<l>Palar di te, vivrà Moradde estinto</l>
<l>Nell'altrui bocche e via di figlio in figlio</l>
<l>Tramanderassi l'onorato nome.</l></lg>
<lg><l>Tutti gemean, ma sovra ogn'altro Armino</l>
<l>A cotai voci che nel cor si sveglia</l>
<l>La rimembranza dell'acerba morte</l>
<l>Dell'infelice figlio, il qual cadeo</l>
<l>Nei dì di giovinezza. A lui dappresso</l>
<l>Sedea Cramor, di Gamala echeggiante</l>
<l>Cramoro il sire. E perché mai, diss'egli,</l>
<l>Sulle labbra d'Armin spunta il sospiro?</l>
<l>Ecci cagion di lutto? amabil canto</l>
<l>L'anima intenerisce e riconforta;</l>
<l>Simile a dolce nebbia mattutina,</l>
<l>Che s'inalza dal lago, e per la muta</l>
<l>Valle si stende ed i fioretti e l'erbe</l>
<l>Sparge di soavissima rugiada;</l>
<l>Ma il Sol s'inforza, e via la nebbia sgombra.</l>
<l>O reggitor di Gorma ondi-cerchiata,</l>
<l>Perché sì mesto?</l></lg></sp>
<sp><speaker>ARMINO</speaker>
<lg><l>Mesto son, né lieve</l>
<l>È la cagion di mia tristezza. Amico,</l>
<l>Tu non perdesti valoroso figlio,</l>
<l>Né figlia di beltà. Colgar, il prode</l>
<l>Tuo figlio è vivo, ed è pur viva Annira,</l>
<l>Vaga pulcella. Rigogliosi e verdi</l>
<l>Sono o Cramoro, di tua stirpe i rami;</l>
<l>Ma della schiatta sua l'ultimo è Armino.</l>
<l>Daura, oscuro è 'l tuo letto, o Daura, forte</l>
<l>È 'l sonno tuo dentro la tomba: e quando</l>
<l>Ti sveglierai con la tua amabil voce</l>
<l>A consolar l'addolorato spirto?</l></lg>
<lg><l>O sorgete, soffiate impetuosi</l>
<l>Venti d'autunno su la negra vetta;</l>
<l>Nembi o nembi affollatevi, crollate</l>
<l>L'annose quercie; tu torrente, muggi</l>
<l>Per la montagna, e tu passeggia, o Luna,</l>
<l>pel torbid'aere, e fuor tra nube e nube</l>
<l>Mostra pallido raggio, e rinnovella</l>
<l>Alla mia mente la memoria amara</l>
<l>Di quell'amara notte, in cui perdei</l>
<l>I miei figli diletti, in cui cadero</l>
<l>Il possente Arindal, l'amabil Daura.</l></lg>
<lg><l>O Daura, o figlia, eri tu bella, bella</l>
<l>Come la Luna sul colle di Fura,</l>
<l>Bianca di neve e più che auretta dolce.</l>
<l>Forte, Arindallo, era il tuo arco, e l'asta</l>
<l>Veloce in campo; era a vapor sull'onda</l>
<l>Simil l'irato sguardo, e negra nube</l>
<l>Parea lo scudo in procelloso nembo.</l></lg>
<lg><l>Sen venne Armiro il bellicoso, e chiese</l>
<l>L'amor di Daura, né restò sospeso</l>
<l>Lungo tempo il suo voto, e degli amici</l>
<l>Bella e gioconda rifioria la speme.</l>
<l>Fremette Erasto, che il fratello ucciso</l>
<l>Aveagli Armiro, e meditò vendetta.</l>
<l>Cangiò sembianze, e ci comparve innanzi</l>
<l>Come un figlio dell'onda: era a vedersi</l>
<l>Bello il suo schifo; la sua chioma antica</l>
<l>Gli cadea su le spalle in bianca lista;</l>
<l>Avea grave il parlar, placido il ciglio.</l>
<l>O più vezzosa tra le donne, ei disse,</l>
<l>Bella figlia d'Armin, di qua non lunge</l>
<l>Sporge rupe nel mar, che sopra il dorso</l>
<l>Porta arbuscel di rosseggianti frutta.</l>
<l>Ivi t'attende Armiro; ed io men venni</l>
<l>Per condurgli il suo amor sul mare ondoso.</l></lg>
<lg><l>Credè Daura ed andò: chiama, non sente</l>
<l>Che il figlio della rupe: Armir, mia vita,</l>
<l>Amor mio, dove sei? perché mi struggi</l>
<l>Di tema il core? o d'Adanarto figlio,</l>
<l>Odi, Daura ti chiama. A queste voci,</l>
<l>Fugginne a terra il traditore Erasto</l>
<l>Con ghigno amaro. Essa la voce inalza,</l>
<l>Chiama il fratello, chiama il padre: Armino,</l>
<l>Padre, Arindallo, alcun non m'ode? alcuno</l>
<l>Non porge aita all'infelice Daura?</l></lg>
<lg><l>Passò il mar la sua voce; odela il figlio,</l>
<l>Scende dal colle frettoloso, e rozzo</l>
<l>In cacciatrici spoglie; appesi al fianco</l>
<l>Strepitavano i dardi, in mano l'arco,</l>
<l>E cinque cani ne seguian la traccia.</l>
<l>Trova Erasto sul lido, a lui s'avventa,</l>
<l>E l'annoda a una quercia; ei fende invano</l>
<l>L'aria di strida. Sovra il mar sul legno</l>
<l>Balza Arindallo, e vola a Daura. Armino</l>
<l>Giunse in quel punto furibondo, e l'arco</l>
<l>Scocca; fischia lo strale, e nel tuo core,</l>
<l>Figlio, Arindallo, nel tuo cor s'infigge.</l>
<l>Tu moristi infelice, e di tua morte</l>
<l>Ne fu cagion lo scellerato Erasto.</l>
<l>S'arresta a mezzo il remo; ei su lo scoglio</l>
<l>Cade rovescio, si dibatte, e spira.</l></lg>
<lg><l>Qual fu, Daura, il tuo duol, quando mirasti</l>
<l>Sparso a' tuoi piedi del fratello il sangue</l>
<l>Per la man dello sposo? il flutto incalza,</l>
<l>Spezzasi il legno; Armiro in mar si scaglia</l>
<l>Per salvar Daura, o per morir; ma un nembo</l>
<l>Spicca dal monte rovinoso, e sbalza</l>
<l>Sul mar; volvesi Armir, piomba, e non sorge.</l></lg>
<lg><l>Sola, dal mar su la percossa rupe</l>
<l>Senza soccorso stava Daura, ed io</l>
<l>Ne sentia le querele; alte e frequenti</l>
<l>Eran sue strida: l'infelice padre</l>
<l>Non potea darle aita. Io tutta notte</l>
<l>Stetti sul lido, e la scorgeva a un fioco</l>
<l>Raggio di Luna; tutta notte intesi</l>
<l>I suoi lamenti: strepitava il vento,</l>
<l>Cadea a scrosci la pioggia. In sul mattino</l>
<l>Infiochì la sua voce, e a poco a poco</l>
<l>S'andò spegnendo, come suol tra l'erbe</l>
<l>talor del monte la notturna auretta.</l>
<l>Alfin, già vinta da stanchezza e duolo,</l>
<l>Cadde spirando, e te, misero Armino,</l>
<l>Lasciò perduto: ahi tra le donne è spenta</l>
<l>La mia baldanza, e la mia possa in guerra.</l>
<l>Quando il settentrion l'onde solleva,</l>
<l>Quando sul monte la tempesta mugge,</l>
<l>Vado a seder sopra la spiaggia, e guardo</l>
<l>La fatal roccia: spaziar li miro</l>
<l>Mezzo nascosti tra le nubi, insieme</l>
<l>Dolce parlando una parola: o figli,</l>
<l>Pietà, figli, pietà; passan, né 'l padre</l>
<l>Degnan d'un guardo. Sì, Cramor, son mesto,</l>
<l>Né leve è la cagion del mio cordoglio.</l></lg>
<lg><l>Sì fatte usciano dei cantor le voci</l>
<l>Nei dì del canto, allor che il Re festoso</l>
<l>Porgeva orecchio all'armonia dell'arpa,</l>
<l>E udia le gesta degli antichi tempi.</l>
<l>Da tutti i colli v'accorreano i duci</l>
<l>Vaghi del canto, e n'avea plauso e lodi</l>
<l>Di Cona il buon cantor, primo tra mille;</l>
<l>Ma siede ora l'età sulla mia lingua,</l>
<l>E vien manco la lena. Odo talvolta</l>
<l>Gli spirti de' poeti, ed i soavi</l>
<l>Modi ne apprendo; ma vacilla e manca</l>
<l>Alla mente memoria. Ho già dappresso</l>
<l>La chiamata degli anni, ed io gl'intendo</l>
<l>L'un contro l'altro bisbigliar passando:</l>
<l>Perché canta costui? sarà fra poco</l>
<l>Nella picciola casa; e alcun non fia</l>
<l>Che col suo canto ne ravvivi il nome.</l>
<l>Scorrete, anni di tenebre, scorrete,</l>
<l>Che gioia non mi reca il corso vostro.</l>
<l>S'apra ad Ossian la tomba, or che gli manca</l>
<l>L'antica lena: già del canto i figli</l>
<l>Riposan tutti: mormorar s'ascolta</l>
<l>Sol la mia voce, come roco e lento</l>
<l>Mugghio di rupe, che dall'onde è cinta,</l>
<l>Quando il vento cessò: la marina erba</l>
<l>Colà susurra, ed il nocchier da lunge</l>
<l>Gli alberi addita, e la vicina terra.</l></lg></sp></div1>
<div1 type="sezione"><head>COLANTO E CUTONA</head>
<lg><l>Non intesi una voce? o suono è questo</l>
<l>Dei dì che più non son? spesso alla mente</l>
<l>La rimembranza dei passati tempi</l>
<l>Vien, come a sera il Sol, languida e dolce.</l>
<l>Il rumor della caccia entro il mio spirto</l>
<l>Svegliasi, e l'asta col pensier sollevo.</l></lg>
<lg><l>No, non m'inganno, odo una voce: o figlio</l>
<l>Della notte, chi sei? dorme la bassa</l>
<l>Stirpe mortal; nelle mie sale è 'l fischio</l>
<l>Di mezza notte: sarà forse questo</l>
<l>Lo scudo di Fingal che ripercosso</l>
<l>Echeggia al vento: nella sala ei pende</l>
<l>Dalle pareti, e di trattarlo gode</l>
<l>L'ombra del padre. Ah sì ti sento, amico,</l>
<l>Molto è che lunge dagli orecchi miei</l>
<l>Stette la voce tua: sopra il tuo nembo</l>
<l>Qual ragion ti conduce, o generoso</l>
<l>Figlio di Morni? e dove son gli amici</l>
<l>De' tempi antichi? e dove Oscarre, il figlio</l>
<l>Della mia fama? ei solea starti appresso,</l>
<l>Quando sorgea della battaglia il suono.</l></lg>
<sp><speaker>OMBRA DI COLANTO</speaker>
<lg><l>Dorme di Cona la soave voce</l>
<l>Nella sua sala romorosa? dorme</l>
<l>Ossian tranquillo, e stan gli amici intanto</l>
<l>Senza l'onor dell'aspettata fama?</l>
<l>Volvesi il mar sopra l'oscura Itona,</l>
<l>Né vede lo stranier le nostre tombe.</l>
<l>E fino a quando dovrà star sepolta,</l>
<l>E inonorata la memoria nostra,</l>
<l>Cantor di Selma?</l></lg></sp>
<sp><speaker>OSSIAN</speaker>
<lg><l>Oh potess'io vederti</l>
<l>Cogli occhi miei, mentre tu siedi oscuro</l>
<l>Nella tua nube! Or di', somigli, amico,</l>
<l>Alla nebbia di Lano? oppure ad una</l>
<l>Scolorita meteora? E di che sono</l>
<l>Della tua veste i lembi? E di che fatto</l>
<l>È l'aereo tuo arco? Egli partissi</l>
<l>Nel nembo suo come sfumata nebbia.</l>
<l>Scendi dalla parete, arpa soave,</l>
<l>Fa' ch'io senta il tuo suon: sorga la luce</l>
<l>Della memoria, e disfavilli sopra</l>
<l>L'oscura Itona, onde veder io possa</l>
<l>Gli estinti amici. Ecco gli amici io veggo</l>
<l>Nella fosca-cerulea isola; io scorgo</l>
<l>La caverna di Tona, ecco le piante</l>
<l>Tremanti al vento, e le muscose rupi.</l>
<l>Presso mormora un rio; pende Toscarre</l>
<l>Sopra il suo corso; egli ha Fercuto accanto</l>
<l>Mesto, e dell'amor suo siede in disparte</l>
<l>La vergine dolente, e piange, e geme.</l>
<l>M'inganna il vento? o le lor voci ascolto</l>
<l>Veracemente?</l></lg></sp>
<sp><speaker>TOSCARRE</speaker>
<lg><l>Tempestosa notte,</l>
<l>Notte atra: rotolavano le querce</l>
<l>Dalle montagne; il mare infin dal fondo</l>
<l>Rimescolato dal vento mugghiava</l>
<l>Terribilmente, e l'onde accavallandosi</l>
<l>Le nostre rupi ricopriano; il cielo</l>
<l>Mostravaci la felce inaridita</l>
<l>Col suo frequente balenar. Fercuto,</l>
<l>Vidi lo spirto della notte; ei stava</l>
<l>Muto sopra la spiaggia; errava al vento</l>
<l>La sua veste di nebbia; io ne distinsi</l>
<l>Le lagrime; ei sembrava uom d'anni grave,</l>
<l>E carco di pensier.</l></lg></sp>
<sp><speaker>FERCUTO</speaker>
<lg><l>Toscarre, al certo</l>
<l>Questi è tuo padre: ah ch'ei nella sua stirpe</l>
<l>Qualche morte prevede: in tale aspetto</l>
<l>Già, mi rimembra, ei fè vedersi in Cromla,</l>
<l>Pria che cadesse il gran Mornante. Ullina</l>
<l>Ullina, o quanto graziosi e cari</l>
<l>Sono i tuoi monti, e le tue valli erbose!</l>
<l>Sopra gli azzurri tuoi ruscelli siede</l>
<l>Grato silenzio, e ne' tuoi campi è il Sole.</l>
<l>Soavissimo in Selama a sentirsi</l>
<l>È il suon dell'arpa, amabili e gioconde</l>
<l>In Cromla son del cacciator le grida.</l>
<l>Noi nell'oscura Itona or da tempeste</l>
<l>Siamo accerchiati; il bianco capo inalza</l>
<l>L'onda su i nostri massi, e stiam tremando</l>
<l>In negra notte involti.</l></lg></sp>
<sp><speaker>TOSCARRE</speaker>
<lg><l>Ove n'è ito,</l>
<l>Fercuto antico, il tuo guerriero spirto?</l>
<l>Pur io sovente intrepido ti scorsi</l>
<l>Entro i perigli; in mezzo alle battaglie</l>
<l>Vidi i tuoi sguardi sfavillar di gioia.</l>
<l>Ove n'è ito il tuo guerriero spirto?</l>
<l>Sempre furo animosi i nostri padri.</l>
<l>Va', guarda il mar che già cade e si spiana;</l>
<l>Già cessa il soffio tempestoso, l'onde</l>
<l>Tremolando diguazzansi, e del vento</l>
<l>Sembrano paventar: ma guarda il mare</l>
<l>Che già già s'abbonaccia. Ecco il mattino</l>
<l>Che sulle rupi albeggia: in breve il Sole</l>
<l>Risguarderà dall'oriente in tutta</l>
<l>Della sua luce l'orgogliosa pompa.</l></lg>
<lg><l>Partendo da Colanto, io veleggiava</l>
<l>Tutto festoso, con placida auretta,</l>
<l>E l'isola dell'onde costeggiava.</l></lg>
<lg><l>Ivi dell'amor suo la verginetta</l>
<l>Vidi i cervi inseguir leggeramente</l>
<l>In cacciatrici spoglie agile e stretta.</l></lg>
<lg><l>Ella pareami raggio d'oriente,</l>
<l>Ch'esce fuor fuora,</l>
<l>E i nembi indora</l>
<l>Di luce amabilissima ridente.</l></lg>
<lg><l>Il nero crin sul petto le cadia,</l>
<l>Piegava l'arco,</l>
<l>Gentile incarco.</l>
<l>Curvetta in atto pien di leggiadria.</l>
<l>Ella mostrava il candidetto braccio,</l>
<l>E parea neve,</l>
<l>Che leve leve</l>
<l>Scende sul Cromla, e si rassoda in ghiaccio.</l></lg>
<lg><l>Vieni all'anima mia, tosto diss'io,</l>
<l>Raggio d'amore,</l>
<l>Vieni al mio core,</l>
<l>Allo mio core ch'è tutto desio.</l></lg>
<lg><l>Ma ella stassi mesta, e non risponde;</l>
<l>Pende sull'onde - e si distrugge in pianto;</l>
<l>Pensa a Colanto, - e langue, e s'abbandona.</l>
<l>Dolce Cutona - al duol che sì ti sface,</l>
<l>Troverò pace?</l></lg></sp>
<sp><speaker>CUTONA</speaker>
<lg><l>Lungi di qua, muscosa</l>
<l>Rupe sul mare incurvasi</l>
<l>D'antichi alberi ombrosa.</l></lg>
<lg><l>A' cavrioli è quella</l>
<l>Gradita solitudine,</l>
<l>La gente Arven l'appella.</l></lg>
<lg><l>Ivi all'aer di Mora</l>
<l>S'alzan le torri, ivi 'l mio ben dimora.</l></lg>
<lg><l>Lassa! che incerto ei palpita,</l>
<l>E sta guardando il mar,</l>
<l>Per discoprir se l'unica</l>
<l>Sua dolce cura appar.</l></lg>
<lg><l>Oimè! che dalla caccia</l>
<l>Le figlie ritornarono.</l>
<l>Vede i loro occhi turgidetti, e languidi:</l>
<l>E l'amor mio dov'è?</l></lg>
<lg><l>Elle passaron meste, e non risposero;</l>
<l>Oimè! Colanto, oimè!</l></lg>
<lg><l>Se cerchi la mia pace,</l>
<l>Straniero, in Arven col mio cor si giace.</l></lg></sp>
<sp><speaker>TOSCARRE</speaker>
<lg><l>E bene alla sua pace</l>
<l>Ritornerà Cutona:</l>
<l>Ritornerà alle sale</l>
<l>Del nobile Colanto;</l>
<l>Ei di Toscarre è amico:</l>
<l>Io festeggiai tre giorni</l>
<l>All'ospital sua mensa.</l>
<l>Venticelli d'Ullina, o venticelli,</l>
<l>Venite celeri,</l>
<l>Soffiate placidi,</l>
<l>Rigonfiate le vele, e sospingetele</l>
<l>Verso l'arvenie fortunate piagge.</l>
<l>Cutona in Mora</l>
<l>Riposerà.</l></lg>
<lg><l>Dolente e misero</l>
<l>Toscar sarà.</l></lg>
<lg><l>Ei si starà soletto</l>
<l>Dentro la sua caverna;</l>
<l>La nel campo del Sole.</l></lg>
<lg><l>Il vento ad or ad or tra fronda e fronda</l>
<l>Mormorerà.</l></lg>
<lg><l>Egli alla voce tua dolce e gioconda</l>
<l>Pensando andrà.</l></lg>
<lg><l>Ei struggerassi in pianto;</l>
<l>Ella in braccio sarà del suo Colanto.</l></lg></sp>
<sp><speaker>CUTONA</speaker>
<lg><l>Oh! oh! che nube è quella</l>
<l>Ch'io ravviso colà? porta nel seno</l>
<l>L'ombre de' padri miei, veggo le falde</l>
<l>Delle lor vesti, veggo</l>
<l>Che come azzurra nebbia... o Ruma, o Ruma,</l>
<l>Quando deggio cader? Cutona afflitta</l>
<l>La sua morte prevede: ah mio Colanto,</l>
<l>Lassa! pria ch'io men vada</l>
<l>Nella magione angusta</l>
<l>Per non tornar più mai,</l>
<l>Caro, non ti vedrò, non mi vedrai?</l></lg></sp>
<sp><speaker>OSSIAN</speaker>
<lg><l>Sì ti vedrà, Cutona, ei già sen viene</l>
<l>Sopra il rotante mar, già pende oscura</l>
<l>Sulla sua lancia di Toscar la morte.</l>
<l>Al fianco ha una ferita,</l>
<l>Ei ti chiama, e l'addita.</l></lg>
<lg><l>Vedilo, vedilo,</l>
<l>Prosteso e pallido</l>
<l>Sullo speco di Tona.</l>
<l>Che fai? su vientene</l>
<l>Colle tue lagrime,</l>
<l>Bella Cutona.</l></lg>
<lg><l>E ti sogguarda ancora;</l>
<l>Piangi infelice il bel guerrier di Mora.</l></lg>
<lg><l>Comincia ad oscurarsi nella mente</l>
<l>La visione; io più non veggo i duci.</l>
<l>Ma voi cantori de' futuri tempi</l>
<l>Ricordate con lagrime la morte</l>
<l>Del nobile Colanto; egli cadeo</l>
<l>Anzi la sua stagion; volse la madre</l>
<l>L'occhio al suo scudo, e ravvisollo asperso</l>
<l>Di nero sangue: ahi! che mio figlio è spento,</l>
<l>Disse, e sonò l'alto suo lutto in Mora.</l></lg>
<lg><l>E tu, bella Cutona,</l>
<l>Pallidetta ti stai</l>
<l>Sulla tua rupe appo gli estinti duci.</l>
<l>Va la notte, e torna il giorno,</l>
<l>Tu d'intorno</l>
<l>Guardi, né v'ha chi la lor tomba inalzi.</l></lg>
<lg><l>Spaventati i corvi striduli</l>
<l>Da' tuoi gemiti fuggon via;</l>
<l>Le tue lagrime, mesta vergine,</l>
<l>Larghe sgorgano tuttavia:</l></lg>
<lg><l>Tu sei pallido</l>
<l>Viso candido,</l>
<l>Già sì vago;</l></lg>
<lg><l>Come nuvola</l>
<l>D'acqua turgida</l>
<l>Sopra un lago.</l></lg>
<lg><l>Vennero i figli del deserto, e morta</l>
<l>La ritrovaro; alzan la tomba ai duci:</l>
<l>Ella riposa al suo Colanto appresso.</l></lg>
<lg><l>Colanto, or va', la sospirata fama</l>
<l>Già ricevesti; non venirne, amico,</l>
<l>Ne' sogni miei; dalla mia sala lungi</l>
<l>Stia la tua voce, onde la notte il sonno</l>
<l>Scenda sulle mie ciglia. Oh potess'io</l>
<l>Scordar gli amici estinti, infin che l'orme</l>
<l>Cessan de' passi miei, finché men vado</l>
<l>Ad unirmi con loro, e che ripongo</l>
<l>L'antiche membra nell'angusta casa!</l></lg></sp></div1>
<div1 type="sezione"><head>CALTO E COLAMA</head>
<lg><l>Dolce è 'l suon del tuo canto, o della rupe</l>
<l>Solingo abitator, che a me sen viene</l>
<l>Sopra il corrente mormorio del rivo</l>
<l>Per la ristretta valle: alla tua voce</l>
<l>Il mio spirto, o stranier, s'avviva e desta.</l>
<l>Ecco la man stendo alla lancia, come</l>
<l>Nei dì di gioventù; la mano io stendo,</l>
<l>Ma quella è fiacca, e 'l petto alza il sospiro.</l>
<l>Di', figlio della rupe, udir vuoi forse</l>
<l>D'Ossian il canto? dei trascorsi tempi</l>
<l>L'anima ho piena, e dentro il cor la gioia</l>
<l>Della mia gioventù rinascer sento.</l>
<l>Così si mostra in occidente il Sole,</l>
<l>Poiché dietro ad un nembo ei volse i passi</l>
<l>Del suo splendor: le rugiadose cime</l>
<l>Alzano i verdi colli, e via serpeggia</l>
<l>Il ceruleo ruscel garrulo e vivo:</l>
<l>Esce il vecchio guerrier sul baston chino,</l>
<l>E splende al raggio la canuta chioma.</l>
<l>Dimmi, straniero, in quella sala appeso</l>
<l>Non vedi tu uno scudo? esso è segnato</l>
<l>Dai colpi della zuffa; è dell'acciaro</l>
<l>La lucidezza rugginosa e fosca.</l>
<l>Duntalmo, il sire dell'acquoso Teuta,</l>
<l>Quello scudo portò, Duntalmo in guerra</l>
<l>Già portarlo solea, pria che per l'asta</l>
<l>D'Ossian cadesse: o della rupe figlio,</l>
<l>De' passati anni miei la storia ascolta.</l></lg>
<lg><l>Reggea 'l Cluta Ratmor: dei mesti e oppressi</l>
<l>Era la sua magion rifugio e porto.</l>
<l>Sempre le porte sue dischiuse, e sempre</l>
<l>N'era in pronto la festa; a lui venieno</l>
<l>Dello straniero i figli, e, benedetto</l>
<l>Sia di Ratmorre il generoso spirto,</l>
<l>Giano esclamando; si scioglieano i canti,</l>
<l>Si toccavano l'arpe, onde agli afflitti</l>
<l>Raggio di gioia risplendea sul volto.</l>
<l>Venne il truce Duntalmo, ed avventossi</l>
<l>Contro Ratmor; vinse il signor del Cluta,</l>
<l>Duntalmo ne fremè; tornò di notte</l>
<l>Con le sue squadre; il gran Ratmor cadeo</l>
<l>In quelle sale istesse, ove ai stranieri</l>
<l>Sì spesso egli apprestò conviti e feste.</l></lg>
<lg><l>Eran del buon Ratmorre al carro nato</l>
<l>Calto e Colmarte giovinetti figli:</l>
<l>Ambo spiranti fanciullesca gioia</l>
<l>Vennero al padre suo; videro il padre</l>
<l>Nel sangue immerso, e si stempraro in pianto.</l>
<l>Al tenero spettacolo e pietoso</l>
<l>Duntalmo s'ammollì: seco alle torri</l>
<l>Gli condusse d'Alteuta: entro la casa</l>
<l>Crebber del lor nemico: in sua presenza</l>
<l>Piegavan l'arco, e uscian con esso in guerra.</l>
<l>Ma dei loro avi le atterrate mura</l>
<l>Videro intanto, nelle patrie sale</l>
<l>Vider la spina verdeggiar; di pianto</l>
<l>Bagnansi occultamente, e su i lor volti</l>
<l>Siede tristezza. Del lor duol s'accorse</l>
<l>Il fier Duntalmo, e s'oscurò nell'alma;</l>
<l>Pensa di porgli a morte: in duo caverne</l>
<l>Rinchiuse i due garzon, sulle echeggianti</l>
<l>Rive del Teuta, ove giammai non giunse</l>
<l>Raggio di Sole o di notturna Luna.</l>
<l>Stavano i figli di Ratmorre in cupa</l>
<l>Notte sepolti, e prevedean la morte.</l></lg>
<lg><l>In suo segreto piansene la figlia</l>
<l>Del fier Duntalmo, Colama la bella</l>
<l>Di brevi ciglia e d'azzurrino sguardo.</l>
<l>L'occhio suo s'era volto ascosamente</l>
<l>Su Calto, e della sua soavitade</l>
<l>L'anima della vergine era piena.</l>
<l>Tremò pel suo guerrier; ma che mai puote</l>
<l>Colama far? non era a inalzar l'asta</l>
<l>Atto il suo braccio, né formato è 'l brando</l>
<l>Per quel tenero fianco; il sen di neve</l>
<l>Non sorse mai sotto l'usbergo, e l'occhio</l>
<l>Era tutt'altro che terror d'eroi.</l>
<l>Che puoi tu far pel tuo cadente duce,</l>
<l>Colama bella? Vacillanti, incerti</l>
<l>Sono i suoi passi, e sciolto il crine, e in mezzo</l>
<l>Delle lagrime sue feroce ha 'l guardo.</l>
<l>Va di notte alla sala; arma d'acciaro</l>
<l>L'amabile sua forma (arnese è questo</l>
<l>D'un giovine guerrier, che nella prima</l>
<l>Di sue pugne cadette) alla caverna</l>
<l>Vola di Calto, e lui da ceppi scioglie.</l></lg>
<lg><l>O sorgi, figlio di Ratmor, su sorgi,</l>
<l>Disse, buia è la notte; al re di Selma</l>
<l>Tosto fuggiam: son di Langallo il figlio,</l>
<l>Che di tuo padre in la magion si stava.</l>
<l>Il tenebroso tuo soggiorno intesi,</l>
<l>E mi si scosse il cor: signor di Cluta,</l>
<l>Sorgi, sorgi, fuggiam, la notte è nera.</l></lg>
<lg><l>Donde ne vieni, o benedetta voce?</l>
<l>Calto rispose; dalle nubi forse</l>
<l>Fosco-rotanti? perché spesso l'ombre</l>
<l>De' suoi grand'avi nei notturni sogni</l>
<l>Vengono a Calto, dacché il Sol s'asconde</l>
<l>Alle mie luci, e tenebror mi cinge.</l>
<l>O se' tu 'l figlio di Langal, quel duce</l>
<l>Che sul Cluta vid'io? Ma deggio io dunque</l>
<l>A Fingallo fuggire, e qui fra' ceppi</l>
<l>Lasciar Colmarte? io fuggironne a Selma,</l>
<l>Mentr'ei sepolto in tenebre sen giace?</l>
<l>No, figlio di Langal, dammi quell'asta,</l>
<l>O salverò il fratello, o morrò seco.</l></lg>
<lg><l>Mille eroi, replicò, fanno a Colmarte</l>
<l>Cerchio con l'aste; e che può mai far Calto</l>
<l>Contro un'oste sì grande? al re di Morven</l>
<l>Fuggiamo immantinente: in tua difesa</l>
<l>Armato ei scenderà: steso è 'l suo braccio</l>
<l>Sugl'infelici, e gl'innocenti oppressi</l>
<l>Circonda il lampo dell'invitta spada.</l>
<l>Su, figlio di Ratmor; dilegueransi</l>
<l>L'ombre notturne, i passi tuoi nel campo</l>
<l>Discoprirà Duntalmo, e tu dovrai</l>
<l>Cader nel fior di giovinezza estinto.</l></lg>
<lg><l>Sospiroso ei s'alzò; pianse lasciando</l>
<l>L'infelice Colmarte: ei giunse in Selma</l>
<l>Con la donzella, e non sapea qual era.</l>
<l>Copre l'elmetto l'amorosa faccia,</l>
<l>E sorge il molle sen sotto l'usbergo.</l>
<l>Tornò Fingallo dalla caccia, e scorse</l>
<l>Gli amabili stranieri entro la sala,</l>
<l>Come due raggi d'improvvisa luce.</l></lg>
<lg><l>Intese il Re la dolorosa istoria;</l>
<l>Gli occhi intorno girò: ben mille eroi</l>
<l>S'alzaro a un tempo, e domandar la guerra.</l>
<l>Scesi dal monte con la lancia, e in petto</l>
<l>Scorsemi tosto bellicosa gioia,</l>
<l>Che in mezzo alle sue squadre, ad Ossian volto</l>
<l>Così 'l Re favellò: su sorgi, ei disse,</l>
<l>Figlio del mio valor; di Fingal l'asta</l>
<l>Prendi, e vanne di Teuta all'ampio fiume</l>
<l>Di Colmarte in soccorso. Il tuo ritorno</l>
<l>Fama preceda, qual soave auretta,</l>
<l>Sicch'io l'ascolti, e mi s'allegri il core</l>
<l>Sul figlio mio, che de' grand'avi nostri</l>
<l>Rinnovella la gloria. Ossian, tempesta</l>
<l>Fà che sii nel pugnar; ma poiché vinti</l>
<l>Sono i nemici, sii placido, e dolce.</l>
<l>Per questa via crebbe il mio nome, o figlio;</l>
<l>Somiglia il padre tuo. Quando gli alteri</l>
<l>Vengono alle mie sale, io non li degno</l>
<l>Pur d'uno sguardo; ma il mio braccio è steso</l>
<l>Sugl'infelici, e lor copre con l'ombra,</l>
<l>E la mia spada all'innocenza è schermo.</l>
<l>Tutto allegraimi in ascoltar le voci</l>
<l>Di Fingallo, e vestii l'arme sonanti.</l>
<l>Sorsemi al fianco Diarano, e Dargo</l>
<l>Re delle lance; giovani trecento</l>
<l>Seguiro i passi miei: stavanmi accanto</l>
<l>Gli amabili stranieri. Udì Duntalmo</l>
<l>Del nostro arrivo il suon, tutta di Teuta</l>
<l>La possa ei radunò: l'oste nemica</l>
<l>S'arrestò sopra un colle, e parean rupi</l>
<l>Rotte dal tuon, quando sfrondate e chine</l>
<l>Restan le piante inaridite, e 'l rivo</l>
<l>Di sgorgar cessa da' concavi massi.</l>
<l>Scorrean a' piedi del nemico oscuro</l>
<l>L'orgogliose del Teuta onde spumanti.</l>
<l>Mandai cantor, che la tenzon nel campo</l>
<l>A Duntalmo offerisse: egli sorrise</l>
<l>Amaramente in suo feroce orgoglio,</l>
<l>L'oste sua variabile aggiravasi</l>
<l>Sul colle, come nube allor che 'l vento</l>
<l>Il fosco sen ne investe, e alternamente</l>
<l>A sprazzi, e squarci la disperde, e volve.</l></lg>
<lg><l>Ecco apparir da mille ceppi avvinto</l>
<l>Lungo il Teuta Colmarte: ha pieno il volto</l>
<l>D'amabile tristezza: ei fitto il guardo</l>
<l>Tien sugli amici suoi, che in suo soccorso</l>
<l>Stavamo armati in sull'opposta sponda.</l>
<l>Venne Duntalmo, alzò la lancia, e 'l fianco</l>
<l>All'eroe trapassò: nel proprio sangue</l>
<l>Rotolò sulla spiaggia; udimmo i suoi</l>
<l>Rotti sospiri. In un balen nell'onda</l>
<l>Slanciasi Calto, io m'avanzai con l'asta.</l>
<l>Cadde di Teuta l'orgogliosa stirpe</l>
<l>Innanzi a noi, piombò la notte: in mezzo</l>
<l>D'annoso bosco si posò Duntalmo</l>
<l>Sopra una roccia; ira e furor nel petto</l>
<l>Contro Calto gli ardea: ma Calto immerso</l>
<l>Stava nel suo dolor; piange Colmarte,</l>
<l>Colmarte ucciso in giovinezza, innanzi</l>
<l>Che sorgesse il suo nome. Io comandai</l>
<l>Che s'inalzasse la canzon del pianto</l>
<l>Per consolar l'addolorato duce;</l>
<l>Ma quei sedea sotto una pianta, e l'asta</l>
<l>Spesso a terra gittava. A lui dappresso</l>
<l>Il bell'occhio di Colama volgeasi</l>
<l>Entro a segreta lagrima natante;</l>
<l>Ch'ella vicina prevedea la morte</l>
<l>O di Duntalmo, o del guerrier del Cluta.</l>
<l>Mezza notte varcò: stavan sul campo</l>
<l>Buio, e silenzio: riposava il sonno</l>
<l>Sulle ciglia ai guerrier; calmata s'era</l>
<l>L'alma di Calto; avea socchiusi gli occhi,</l>
<l>Ed insensibilmente nell'orecchio</l>
<l>Iva mancando il mormorio del Teuta.</l>
<l>Ecco pallida pallida, mostrante</l>
<l>Le sue ferite, di Colmarte l'ombra</l>
<l>A lui venirne; ella chinò la testa</l>
<l>Verso di Calto, e alzò la debol voce.</l></lg>
<lg><l>Dorme tranquillo di Ratmorre il figlio,</l>
<l>Mentre spento è 'l fratel? pur sempre assieme</l>
<l>N'andammo a caccia, assieme i snelli cervi</l>
<l>Sempre usammo inseguir: non ti scordasti</l>
<l>Del tuo fratel, finché morte non ebbe</l>
<l>Inaridito il fior della sua vita:</l>
<l>Pallido io giaccio là sotto la rupe</l>
<l>Di Lono: alzati, Calto, alzati, il giorno</l>
<l>Vien co' suoi raggi; e 'l barbaro Duntalmo</l>
<l>Strazio farà dell'insepolte membra.</l></lg>
<lg><l>Passò via nel suo nembo: i suoi vestigi</l>
<l>Ravvisò Calto: in piè balza fremendo</l>
<l>D'arme sonante. Colama infelice</l>
<l>S'alza con esso; per l'oscura notte</l>
<l>Ella il diletto suo guerrier seguia,</l>
<l>La pesante asta traendosi dietro.</l>
<l>Giunse Calto sul Lono, il corpo vede</l>
<l>Dell'estinto fratel; sospira, avvampa</l>
<l>Di dolor, di furor; rapido ei scagliasi</l>
<l>In mezzo all'oste; gli affannosi gemiti</l>
<l>Della morte sollevansi, s'affollano</l>
<l>I nemici, e l'accerchiano, e lo stringono</l>
<l>Di mille ceppi, ed a Duntalmo il traggono.</l>
<l>Tutto il campo di gioia esulta ed ulula,</l>
<l>E i colli intorno ripercossi echeggiano.</l></lg>
<lg><l>Scossimi a quel rimbombo, impugnai l'asta</l>
<l>Del padre; Diaran sorse, e di Dargo</l>
<l>Il giovenil vigor. Cercasi il duce</l>
<l>Del Cluta, e non si scorge; i nostri spirti</l>
<l>Si rattristaro; io paventai la fuga</l>
<l>Della mia fama, ed avvampò l'orgoglio</l>
<l>Del mio valor. Figli di Morven, dissi,</l>
<l>Già così non pugnaro i padri nostri.</l>
<l>Non posavan sul campo essi, se sperso</l>
<l>Non aveano il nemico: erano in forza</l>
<l>Aquile infaticabili del cielo;</l>
<l>Or son nel canto i nomi lor: ma noi</l>
<l>Già dechinando andiam; la nostra fama</l>
<l>Già comincia a partir: s'Ossian non vince,</l>
<l>E che dirà Fingallo? All'arme, all'arme,</l>
<l>Alzatevi, o guerrier, seguite il suono</l>
<l>Del mio rapido corso: Ossian di fermo</l>
<l>Non tornerà che vincitore in Selma.</l></lg>
<lg><l>Sorse il mattino, e tremolò del Teuta</l>
<l>Sopra l'onde cerulee: a me dinnanzi</l>
<l>Sospirosa, affannosa, lagrimosa</l>
<l>Colama venne; del guerrier del Cluta</l>
<l>Narrommi il caso, e tre fiate l'asta</l>
<l>Di man le cadde; l'ira mia si volse</l>
<l>All'ignoto stranier, poiché per Calto</l>
<l>Il cor nel petto mi tremava: o figlio</l>
<l>D'imbelle man, diss'io, combatton forse</l>
<l>Colle lagrime, di', del Teuta i duci?</l>
<l>Pugna con duol non vincesi, né alberga</l>
<l>Molle sospiro in anima di guerra.</l>
<l>Vanne del Teuta fra i belanti armenti,</l>
<l>Fra i cervi del Carmon: lascia quest'arme</l>
<l>Tu figlio del timor: nella battaglia</l>
<l>Guerrier le vestirà. L'arme di dosso</l>
<l>Stracciaile irato; il bianco seno apparve;</l>
<l>Vergognosetta ella chinò la faccia.</l>
<l>Io volsi gli occhi attoniti in silenzio</l>
<l>Ai duci miei, caddemi l'asta, uscio</l>
<l>Del mio petto il sospir; ma quando il nome</l>
<l>Della donzella udii, lagrime in folla</l>
<l>Mi scorsero sul volto; io benedissi</l>
<l>Di giovinezza quell'amabil raggio,</l>
<l>Ed inalzai della battaglia il segno.</l></lg>
<lg><l>O figlio della rupe, a che narrarti</l>
<l>Ossian dovrà, come i guerrier del Teuta</l>
<l>Cadder sul campo? Essi son or sotterra,</l>
<l>Oblio li copre, e ne svanir le tombe.</l>
<l>Venne l'età colle tempeste, e quelle</l>
<l>Distrusse in polve. Di Duntalmo appena</l>
<l>Si ravvisa la tomba; appena il luogo</l>
<l>S'addita, ov'ei cadeo d'Ossian per l'asta.</l>
<l>Qualche guerrier d'antica chioma, e d'occhi</l>
<l>Già spenti dall'età, di notte assiso</l>
<l>Presso un'accesa quercia, a' figli suoi</l>
<l>I miei fatti rammenta, e la caduta</l>
<l>Dell'oscuro Duntalmo; i giovinetti</l>
<l>Piegano il capo alla sua voce, e brilla</l>
<l>Nei loro sguardi meraviglia e gioia.</l></lg>
<lg><l>Ritrovai Calto ad una quercia avvinto:</l>
<l>I suoi ceppi recisi, e diedi a lui</l>
<l>La donzelletta dal candido seno.</l>
<l>Essi abitar sul Teuta; Ossian co' suoi</l>
<l>Vittorioso al Re fece ritorno.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>MINGALA</head>
<lg><l>Già di Dargo lagrimosa</l>
<l>Vien la sposa:</l>
<l>Dargo è spento, ed ella il sa.</l>
<l>Sull'eroe ciascun sospira,</l>
<l>Ella il mira:</l>
<l>Infelice e che farà?</l></lg>
<lg><l>Qual mattutina nebbia,</l>
<l>Anzi a Dargo svania cor fosco e vile:</l>
<l>Ma l'anima gentile,</l>
<l>Quasi ad oriental lucida stella,</l>
<l>Feasi all'apparir suo vivida e bella.</l></lg>
<lg><l>Chi era tra i garzoni il più vezzoso?</l>
<l>Mingala, Dargo, il tuo diletto sposo.</l></lg>
<lg><l>Chi tra i saggi sedea primo in consiglio?</l>
<l>Mingala, di Colante il nobil figlio.</l></lg>
<lg><l>Toccava la tua man l'arpa tremante,</l>
<l>Voce avei tu di venticello estivo.</l>
<l>O crudel fera! o sventurata amante!</l>
<l>Piangete eroi, Dargo di vita è privo:</l>
<l>Smorta è la guancia fresca e rosseggiante,</l>
<l>Chiuso è quell'occhio sì vezzoso e vivo.</l>
<l>O tu più bello che del Sole i rai,</l>
<l>Perché sì tosto, oimè! lasciata m'hai?</l></lg>
<lg><l>Era d'Adonfion bella la figlia</l>
<l>Agli occhi degli eroi,</l>
<l>Ma sol Dargo era bello agli occhi suoi.</l>
<l>Mingala, ahi Mingala,</l>
<l>Sola, misera, senza speranza,</l>
<l>La notte s'avanza:</l>
<l>Del tuo riposo il letto,</l>
<l>Bella, dove sarà?</l>
<l>Nella tomba colà - del tuo diletto.</l></lg>
<lg><l>Perché t'affretti a chiudere</l>
<l>La casa tenebrosa?</l>
<l>Ferma, cantore, attendila</l>
<l>L'addolorata sposa.</l></lg>
<lg><l>Già già manca la voce soave,</l>
<l>Già già l'occhio è languido e grave,</l>
<l>Già 'l piè tremola, e non può star.</l></lg>
<lg><l>All'amato</l>
<l>Sposo a lato</l>
<l>Va l'amabile a riposar.</l></lg>
<lg><l>Udii la scorsa notte</l>
<l>Di Larto là nel maestoso tetto</l>
<l>Alte voci di gioia e lieti canti.</l>
<l>Ahi sventurati amanti!</l>
<l>Deserta è la magion, vedovo il letto,</l>
<l>Dolor v'alberga e tace:</l>
<l>Mingala in terra col suo Dargo giace.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>LATMO</head>
<lg><l>Selma, Selma, che veggio? oscure e mute</l>
<l>Son le tue sale; alcun romor non s'ode,</l>
<l>Morven, ne' boschi tuoi: l'onda romita</l>
<l>Geme sul lido, il taciturno raggio</l>
<l>A' tuoi campi sovrasta: escono a schiere</l>
<l>Le verginelle tue, gaie, lucenti,</l>
<l>Come il vario-dipinto arco del cielo;</l>
<l>E ad or ad or verso l'erbosa Ullina</l>
<l>Volgono il guardo, onde scoprir le bianche</l>
<l>Vele del Re: quei di tornar promise</l>
<l>A' colli suoi, ma lo rattenne il vento,</l>
<l>L'aspro vento del nord. Chi vien? chi sbocca</l>
<l>Dal colle oriental, come torrente</l>
<l>D'oscuritade? ah lo ravviso: è questa</l>
<l>L'oste di Latmo. Sconsigliato! intese</l>
<l>L'assenza di Fingallo, e di baldanza</l>
<l>Il cor gli si gonfiò: posta ha nel vento</l>
<l>Tutta la speme sua. Perché ten vieni,</l>
<l>Latmo, perché? non sono in Selma i forti:</l>
<l>Con quell'asta che vuoi? di Morven teco</l>
<l>Pugneran le donzelle? Arresta, arresta,</l>
<l>Formidabil torrente: olà, non vedi</l>
<l>Coteste vele? ove svanisci, o Latmo,</l>
<l>Come nebbia? ove sei? svanisci in vano:</l>
<l>T'insegue il nembo; hai già Fingallo a tergo.</l></lg>
<lg><l>Lente moveano sul ceruleo piano</l>
<l>Le nostre navi, allor che il re di Selma</l>
<l>Dal suo sonno si scosse: egli alla lancia</l>
<l>Stese la destra; i suoi guerrier s'alzaro.</l>
<l>Ben conoscemmo noi, ch'egli i suoi padri</l>
<l>Veduti avea, che a lui scendean sovente</l>
<l>Ne' sogni suoi, quando nemica spada</l>
<l>Sopra le nostre terre osava alzarsi.</l>
<l>Lo conoscemmo; e tosto in ogni petto</l>
<l>Arse la pugna. Ove fuggisti, o vento?</l>
<l>Disse di Selma il Re: strepiti forse</l>
<l>Nei soggiorni del sud? forse la pioggia</l>
<l>Segui per altri campi? a che non vieni</l>
<l>Alle mie vele, alla cerulea faccia</l>
<l>De' mari miei? Nella morvenia terra</l>
<l>Stassi il nemico, e 'l suo signor n'è lungi.</l>
<l>Su, duci miei, vesta ciascun l'usbergo,</l>
<l>Ciascun lo scudo impugni, e sopra l'onde</l>
<l>Stendasi ogn'asta, ed ogni acciar si snudi.</l>
<l>Latmo già ci avanzò; Latmo che un giorno</l>
<l>Colà di Lona su la piaggia erbosa</l>
<l>Da Fingallo fuggì: ritorna adesso</l>
<l>Come ingrossato fiume, e 'l suo muggito</l>
<l>Erra su i nostri colli. Il Re sì disse;</l>
<l>Noi nella baia di Carmona entrammo,</l>
<l>Ossian salì sul colle, e 'l suo ricolmo</l>
<l>Scudo colpì tre volte: a quel rimbombo</l>
<l>Tutte echeggiaro le morvenie balze,</l>
<l>E tremando fuggir cervetti e damme.</l>
<l>L'oste nemica al mio cospetto innanzi</l>
<l>S'impallidì, si sbigottì, perch'io</l>
<l>Tutto festante mi volgea nell'armi</l>
<l>Della mia gioventude, e al monte in vetta</l>
<l>Nube parea fosco-lucente, il grembo</l>
<l>Grave di pioggia a traboccar vicina.</l></lg>
<lg><l>Sedea sotto una pianta il vecchio Morni</l>
<l>Lungo le strepitanti acque di Strumo,</l>
<l>Curvo sulla sua verga: eragli appresso</l>
<l>Il giovinetto Gaulo, a udire intento</l>
<l>Del padre suo le giovenili imprese.</l>
<l>Spesso ei si scuote, e in sé non cape, e balza</l>
<l>Fervido, impaziente. Il vecchio Eroe</l>
<l>Udì il suon del mio scudo, e riconobbe</l>
<l>Il segnal della zuffa: alzasi tosto</l>
<l>Dal seggio suo; la sua canuta chioma</l>
<l>Divisa in due su gli omeri discende.</l>
<l>Pensa a' prischi suoi fatti: o figliuol mio,</l>
<l>Diss'egli a Gaulo, un gran picchiar di scudo</l>
<l>Odo colà dal monte; il re di Selma</l>
<l>Certo tornò; questo è 'l segnal di guerra.</l>
<l>Va di Strumo alle sale, e a Morni arreca</l>
<l>L'arme lucenti, arrecami quell'arme</l>
<l>Che il padre mio nel dechinar degli anni</l>
<l>Usar solea: del mio braccio la possa</l>
<l>Già comincia a mancar. Tu prendi, o Gaulo,</l>
<l>L'arnese giovanil, corri alla prima</l>
<l>Delle battaglie tue; fa che il tuo braccio</l>
<l>Giunga alla fama de' tuoi padri: in campo</l>
<l>Pareggi il corso tuo d'aquila il volo.</l>
<l>Perché temer la morte? i prodi, o figlio,</l>
<l>Cadon con gloria: il loro scudo immoto</l>
<l>Rattien la foga alla corrente oscura</l>
<l>D'aspri perigli, e ne travolve il corso,</l>
<l>E su i bianchi lor crin fama si posa.</l>
<l>Gaulo, non vedi tu come son cari,</l>
<l>Come per tutto venerati i passi</l>
<l>Della vecchiezza mia? Morni si move,</l>
<l>E i giovinetti rispettosi e pronti</l>
<l>Corrono ad incontrarlo, e i suoi vestigi</l>
<l>Seguon con occhio riverente e lieto.</l>
<l>Ma che? figlio, ma che? Morni non seppe</l>
<l>Che sia fuggir: ma lampeggiò il mio brando</l>
<l>Nel buio delle pugne, e a me dinnanzi</l>
<l>Svanir li estrani, e s'abbassaro i prodi.</l></lg>
<lg><l>Gaulo l'arme arrecò: l'Eroe canuto</l>
<l>Si coperse d'acciar: prese la lancia,</l>
<l>Cui spesso tinse de' possenti il sangue,</l>
<l>Avviossi a Fingal; seguelo il figlio</l>
<l>Con esultanti passi. Il Re di Selma</l>
<l>Tutto allegrossi in rimirando il duce</l>
<l>Dai crini dell'età. Signor di Strumo,</l>
<l>Disse Fingallo, e ti riveggio armato,</l>
<l>Da che pur dell'etade il grave incarco</l>
<l>Il tuo braccio snerbò? spesso rifulse</l>
<l>Morni in battaglia, a par del Sol nascente</l>
<l>Disperditor di nembi e di procelle,</l>
<l>Che rasserena i poggi, e i campi indora.</l>
<l>Ma perché non riposi in tua vecchiezza?</l>
<l>Che non cessi dall'arme? ah da gran tempo</l>
<l>Sei già nel canto; il popolo ti scorge,</l>
<l>E benedice i tremolanti passi</l>
<l>Del valoroso Morni: a che non posi</l>
<l>Nei senili anni tuoi? svanirà l'oste,</l>
<l>Svanirà, sì, sol che Fingal si mostri.</l></lg>
<lg><l>O figlio di Comal, riprese il Duce,</l>
<l>Langue il braccio di Morni: io già fei prova</l>
<l>D'estrar la spada giovenil, ma ella</l>
<l>Giace nella sua spoglia: io scaglio l'asta,</l>
<l>Cade lungi del segno; e del mio scudo</l>
<l>Sento l'incarco. Ah! noi struggiamci, amico,</l>
<l>Come l'inaridita erba del monte:</l>
<l>Secca la nostra possa, e non ritorna.</l>
<l>Ma, Fingallo, io son padre: il figlio mio</l>
<l>S'innamorò delle paterne imprese.</l>
<l>Pur non per anco la sua spada il sangue</l>
<l>Assaggiò dei nemici, e non per anco</l>
<l>La sua fama spuntò: con lui ne vengo</l>
<l>Alla battaglia ad addestrargli il braccio.</l>
<l>Sarà la gloria sua nascente Sole</l>
<l>Al paterno mio cor, nell'ora oscura</l>
<l>Della partenza mia. Possan le genti</l>
<l>Scordar di Morni il nome, e dir soltanto:</l>
<l>Vedi il padre di Gaulo. E Gaulo, a lui</l>
<l>Soggiunse il Re, nella sua prima zuffa</l>
<l>La spada inalzerà, ma inalzeralla</l>
<l>Sugli occhi di Fingallo: e la mia destra</l>
<l>Alla sua gioventù si farà scudo.</l>
<l>Morni non dubitarne. Or va', riposa</l>
<l>Nelle sale di Selma, e le novelle</l>
<l>Del valor nostro attendi. Arpe frattanto</l>
<l>S'apprestino, e cantori, onde i cadenti</l>
<l>Guerrieri miei della lor fama al suono</l>
<l>Prendan conforto, e l'anima di Morni</l>
<l>Si rinnovi di gioia. Ossian, mio figlio,</l>
<l>Tu pugnasti altre volte, e stà rappreso</l>
<l>Sulla tua lancia dei stranieri il sangue.</l>
<l>Sii di Gaulo compagno: ite, ma molto</l>
<l>Non vi scostate da Fingal, che soli</l>
<l>Non vi scontri il nemico, e non tramonti</l>
<l>Quasi nel suo mattin, la vostra fama.</l></lg>
<lg><l>Volsimi a Gaulo, e l'alma mia s'apprese</l>
<l>Tosto alla sua, che nel vivace sguardo</l>
<l>Foco di gloria e di battaglia ardea.</l>
<l>L'oste nemica egli scorrea con occhio</l>
<l>D'inquieto piacer: tra noi parlammo</l>
<l>Parole d'amistà; dei nostri acciari</l>
<l>Scapparo insieme i rapidi baleni;</l>
<l>Insiem si mescolar, che dietro il bosco</l>
<l>Noi li brandimmo, e delle nostre braccia</l>
<l>La vigoria nel vuoto aer provammo.</l></lg>
<lg><l>Scese in Morven la notte. Il Re s'assise</l>
<l>Al raggio della quercia: ha Morni accanto</l>
<l>Cogli ondeggianti suoi canuti crini.</l>
<l>Fatti d'eroi già spenti, avite imprese</l>
<l>Son lor subietti. Tre cantori in mezzo</l>
<l>L'arpa toccaro alternamente. Ullino</l>
<l>S'avanzò col suo canto: a cantar prese</l>
<l>Del possente Comallo. Annuvolossi</l>
<l>Di Morni il ciglio; rosseggiante il guardo</l>
<l>Torse sopra d'Ullin; cessonne il canto.</l>
<l>Vide l'atto Fingallo, e al vecchio Eroe</l>
<l>Dolcemente parlò: duce di Strumo,</l>
<l>Perché quel buio? ah! sempiterno oblio</l>
<l>Il passato ricopra, i nostri padri</l>
<l>Pugnaro, è ver; ma i figli lor congiunti</l>
<l>Son d'amistade, e a genial convito</l>
<l>S'accolgono festosi: i nostri acciari</l>
<l>Nemiche teste a minacciar son volti,</l>
<l>E la gloria è comun: ricopra, amico,</l>
<l>I dì dei nostri padri eterno oblio.</l></lg>
<lg><l>O re di Selma, io non aborro il nome</l>
<l>Del padre tuo, Morni riprese: ed anzi</l>
<l>Lo rimembro con gioia: era tremenda</l>
<l>La possanza del Duce, era mortale</l>
<l>Il suo furore: alla sua morte io piansi.</l>
<l>Cadon, Fingallo, i prodi; alfin su i colli</l>
<l>Non rimarran che i fiacchi. Oh quanti eroi</l>
<l>Quanti guerrieri se n'andar sotterra</l>
<l>Nei dì di Morni! io qui restai, ma certo</l>
<l>Non per mia colpa, ché né alcun cimento,</l>
<l>Né tenzon ricusai. La notte avanza,</l>
<l>Disse Fingal, su via, prendan riposo</l>
<l>Gli amici nostri, onde al tornar del giorno</l>
<l>Sorgano poderosi alla battaglia</l>
<l>Contro l'oste di Latmo: odi che freme,</l>
<l>Simile a tuon che brontola da lungi.</l>
<l>Ossian, e Gaulo da la bella chioma,</l>
<l>Voi siete levi al corso: e ben, da quella</l>
<l>Selvosa rupe ad osservar n'andate</l>
<l>I paterni nemici: a lor per altro</l>
<l>Non vi fate sì presso: i padri vostri</l>
<l>Non vi saranno ai fianchi a farvi scudo.</l>
<l>Non fate, o figli, che svanisca a un punto</l>
<l>La vostra fama: ardor cauto v'accenda.</l>
<l>Che a valor giovanile error va presso.</l></lg>
<lg><l>Lieti l'udimmo, e ci movemmo armati</l>
<l>Ver la selvosa balza: il cielo ardea</l>
<l>Di tutte quante sue rossicce stelle,</l>
<l>E qua e là volavano sul campo</l>
<l>Le meteore di morte: alfin l'orecchio</l>
<l>Giunse a ferirci il bisbigliar lontano</l>
<l>Della prostesa oste di Latmo: allora</l>
<l>Gaulo parlò nel suo valor, la spada</l>
<l>Spesso traendo e rimettendo. Oh, disse,</l>
<l>Tu figlio di Fingal, che vuol dir questo?</l>
<l>Perché tremo così? perché sì forte</l>
<l>Palpita il cor di Gaulo? i passi miei</l>
<l>Sono incerti, scomposti; avvampo e sudo</l>
<l>In mirar la nemica oste giacente.</l>
<l>Treman dunque così l'alme dei forti</l>
<l>In vista della pugna? Oh quanto, amico,</l>
<l>L'alma di Morni esulteria, se uniti</l>
<l>Piombassimo precipitosamente</l>
<l>Sopra i nemici! allor nel canto i nomi</l>
<l>Chiari n'andriano, e i nostri passi alteri</l>
<l>Trarriano dietro a sé l'occhio dei prodi.</l></lg>
<lg><l>Figlio di Morni, rispos'io, di pugne</l>
<l>Vaga è quest'alma, e di risplender solo</l>
<l>Amo, e di farmi dei cantor subietto.</l>
<l>Ma se Latmo preval, mirerò forse</l>
<l>Gli occhi del Re? terribili in suo sdegno</l>
<l>Son quai vampe di morte: io no, non voglio</l>
<l>Nel suo furor mirarli; Ossian di fermo</l>
<l>Vincer deve, o morir. Quando d'uom vinto</l>
<l>Sorse la fama? ei ne va via com'ombra.</l>
<l>Non io così: le gesta mie saranno</l>
<l>Degne della mia stirpe: all'arme, o figlio</l>
<l>Di Morni, andiam. Ma se tu torni, o Gaulo,</l>
<l>Alle di Selma maestose sale</l>
<l>Vattene, e all'amorosa Evirallina</l>
<l>Dì ch'io caddi con fama, e sì le arreca</l>
<l>Cotesta spada, che all'amato Oscarre</l>
<l>Porgala allor che al suo vigor sia giunta</l>
<l>La sua tenera etade. Ohimè! soggiunse</l>
<l>Gaulo con un sospiro: Ossian, che dici?</l>
<l>Io dovrei dunque ritornar, te spento?</l>
<l>Ah! che direbbe il padre? e che Fingallo</l>
<l>Re de' mortali? ad altra parte i fiacchi</l>
<l>Volgeriano gli sguardi, e dirien: vedi</l>
<l>Il valoroso Gaulo, egli ha lasciato</l>
<l>L'amico suo nel proprio sangue immerso.</l>
<l>No, fiacchi, no, non mi vedrete in terra,</l>
<l>Fuorché nella mia fama. Ossian, dal padre</l>
<l>Spesso ascoltai de' valorosi i fatti,</l>
<l>Quando soli pugnaro, e so che l'alma</l>
<l>Nei perigli s'addoppia. E ben, si vada,</l>
<l>Precedendol diss'io; daranno i padri</l>
<l>Lode al nostro valor, mentre alla morte</l>
<l>Daranno il pianto; e di letizia un raggio</l>
<l>Scintillerà nei lagrimosi sguardi.</l>
<l>No non cadder, diranno, i figli nostri</l>
<l>Com'erba in campo; dalle man dei prodi</l>
<l>Piovve la morte. E che dich'io? che penso</l>
<l>All'angusta magion? difesa è 'l brando</l>
<l>Dei valorosi, ma la morte insegue</l>
<l>La fuga de' codardi, e li raggiunge.</l></lg>
<lg><l>Movemmo per le tenebre notturne,</l>
<l>Finché giungemmo al mormorio d'un rivo,</l>
<l>Ch'a una frondosa sibilante pianta</l>
<l>L'azzurro corso e garrulo frangea.</l>
<l>Colà giungemmo, e ravvisammo l'oste</l>
<l>Addormita di Latmo: erano spenti</l>
<l>Sulla piaggia i lor fochi, e assai da lungi</l>
<l>De' lor notturni scorridori i passi.</l>
<l>Sollevai l'asta, onde su quella inchino</l>
<l>Io mi slanciassi oltre il torrente: allora</l>
<l>Gaulo per man mi prese, e dell'eroe</l>
<l>Le parole parlò: Che? vorrà dunque</l>
<l>Il figlio di Fingal spingersi sopra</l>
<l>A nemico che dorme? e sarà come</l>
<l>Nembo notturno che ne vien furtivo</l>
<l>A sbarbicar le giovinette piante?</l>
<l>Ah non così la gloria sua Fingallo</l>
<l>Già riceveo, né per sì fatte imprese</l>
<l>Del padre mio su la canuta chioma</l>
<l>Scese fama a posarsi. Ossian, colpisci</l>
<l>Lo scudo della guerra, alzinsi pure</l>
<l>Alzinsi i loro mille, incontrin Gaulo</l>
<l>Nella prima sua zuffa, ond'ei far prova</l>
<l>Possa della sua destra. A cotai detti</l>
<l>Brillommi il cor, mi scesero dagli occhi</l>
<l>Lagrime di piacer; sì, Gaulo, io dissi,</l>
<l>T'incontrerà il nemico; ah sì la fama</l>
<l>Sfavillerà del valoroso e degno</l>
<l>Figlio di Morni: o giovinetto eroe,</l>
<l>Sol non lasciarti trasportar tropp'oltre</l>
<l>Dal tuo nobile ardire: a me dappresso</l>
<l>Splendea l'acciaro tuo, scendan congiunte</l>
<l>Le nostre destre: quella rupe, o Gaulo,</l>
<l>Non la ravvisi tu? gli ermi suoi fianchi</l>
<l>Di fosca luce splendono alle stelle.</l>
<l>Se il nemico soverchia, a quella balza</l>
<l>Noi fermerem le spalle: allor chi fia</l>
<l>Che d'appressarsi ardisca a queste lance</l>
<l>Dalla punta di morte? Io ben tre volte</l>
<l>Il mio scudo picchiai. L'oste smarrita</l>
<l>Scossesi: si scompigliano, s'affoltano</l>
<l>I passi lor; che 'l gran Fingallo a tergo</l>
<l>D'aver credeano: oblian difese ed armi;</l>
<l>E fuggendo stridean, come talvolta</l>
<l>Stride ad arido bosco appresa fiamma.</l></lg>
<lg><l>Allor fu che volò la prima volta</l>
<l>L'asta di Gaulo, allor s'alzò la spada;</l>
<l>Né invan s'alzò: cade Cremor, trabocca</l>
<l>Calto, Leto boccheggia, entro il suo sangue</l>
<l>Duntorno si divincola: alla lancia</l>
<l>Croto s'attien per rilevarsi, il ferro</l>
<l>Giunge di Gaulo, e lo conficca al suolo.</l>
<l>Spiccia dal fianco il nero sangue, e stride</l>
<l>Sull'abbrostita quercia. Adocchia i passi</l>
<l>Catmin del Duce che 'l seguia; l'adocchia,</l>
<l>E s'aggrappa, e s'arrampica tremando</l>
<l>Sopra un'arida pianta: invan; ché l'asta</l>
<l>Gli trapassa le terga, ed ei giù toma,</l>
<l>Palpitando, ululando, e musco, e secchi</l>
<l>Rami dietro si tragge, e del suo sangue</l>
<l>Spruzza e brutta di Gaulo il volto e l'arme.</l></lg>
<lg><l>Tai fur l'imprese tue, figlio di Morni,</l>
<l>Nella prima tua zuffa; e già sul fianco</l>
<l>Non ti dormì la spada, o dell'eccelsa</l>
<l>Progenie di Fingallo ultimo avanzo.</l>
<l>Ossian col brando s'inoltrò; la gente</l>
<l>Cadde dinanzi all'acciar suo, qual erba</l>
<l>Cui con la verga fanciullin percote;</l>
<l>Quella cade recisa, egli fischiando</l>
<l>Segue il cammin, né a riguardar si volge.</l></lg>
<lg><l>Ci soprese il mattin: il serpeggiante</l>
<l>Rio per la piaggia luccicar si scorge.</l>
<l>Si raccolse il nemico, e in rimirarci,</l>
<l>Sorse l'ira di Latmo: abbassa il guardo</l>
<l>Che di furor rosseggia; e stassi muto</l>
<l>Il suo rancor nascente; il cavo scudo</l>
<l>Or colpisce, or s'arresta; i passi suoi</l>
<l>Sono incerti, ineguali: io ravvisai</l>
<l>La disdegnosa oscurità del Duce,</l>
<l>E così dissi a Gaulo: o nato al carro</l>
<l>Signor di Strumo, già i nemici, osserva,</l>
<l>Vansi sul monte raccogliendo: è tempo</l>
<l>Di ritirarsi: al Re torniamo; armato</l>
<l>Ei scenderà, svanirà Latmo: omai</l>
<l>Ne circonda la fama, allegreransi</l>
<l>Gli occhi dei padri in rimirarci: andiamo,</l>
<l>Figlio di Morni, ritiriamci; Latmo</l>
<l>Scende dal monte. E ritiriamci, adunque,</l>
<l>Gaulo rispose, ma sian lenti i passi</l>
<l>Della nostra partenza, onde il nemico</l>
<l>Sorridendo non dica: oh, rimirate</l>
<l>I guerrier della notte; essi son ombre;</l>
<l>Fan nel buio rumor, fuggono al Sole.</l>
<l>Ossian tu prendi di Gorman lo scudo,</l>
<l>Che cadeo per tua mano, ond'abbian gioia</l>
<l>Gli antichi Duci, i testimon mirando</l>
<l>Del valor de' lor figli. Eran sì fatte</l>
<l>Le nostre voci, allor che a Latmo innanzi</l>
<l>Venne Sulmato, il reggitor di Duta,</l>
<l>Che avea sul rivo di Duvranna albergo.</l>
<l>Figlio di Nua, che non t'avanzi, ei disse,</l>
<l>Con mille de' tuoi prodi? o che non scendi</l>
<l>Con l'oste tua dal colle, anzi che i duci</l>
<l>Si sottraggan da noi? sotto i tuoi sguardi</l>
<l>Ne van sicuri, e alla nascente luce</l>
<l>Scotono l'arme baldanzosi. O fiacca</l>
<l>Mano, man senza cor, Latmo riprese,</l>
<l>Scenderà l'oste mia? Figlio di Duta,</l>
<l>Due son essi, e non più: vuoi tu che mille</l>
<l>Scendano contro due? piangeria mesto</l>
<l>Il vecchio Nua la sua perduta fama,</l>
<l>E ad altra parte volgeria gli sguardi,</l>
<l>Quando appressarsi il calpestio sentisse</l>
<l>Dei piè del figlio suo: vanne piuttosto,</l>
<l>Va', Sulmato, agli eroi: d'Ossian i passi</l>
<l>Di maestà son pieni: è del mio brando</l>
<l>Degno il suo nome, io vo pugnar con lui.</l></lg>
<lg><l>Venne Sulmato: io m'allegrai sentendo</l>
<l>Le voci sue, presi lo scudo, e Gaulo</l>
<l>Diemmi il brando di Morni: ambi tornammo</l>
<l>Al mormorante rio. Latmo discese</l>
<l>D'arme lucente, e lo seguia dappresso</l>
<l>L'oste sua tenebrosa a par d'un nembo.</l>
<l>O figlio di Fingallo, in cotal guisa</l>
<l>Ei cominciò, su la caduta nostra</l>
<l>Sorse la tua grandezza. Oh quanti! oh quanti</l>
<l>Giaccion colà del popol mio prostesi</l>
<l>Per la tua man, re dei mortali! Or alza</l>
<l>L'acciar tuo contro Latmo, alzalo, abbatti</l>
<l>Anche il figlio di Nua, fa' sì ch'ei segua</l>
<l>Il suo popolo estinto, o tu, tu stesso</l>
<l>Pensa a cader. Non si dirà giammai</l>
<l>Che alla presenza mia caddero inulti</l>
<l>I duci miei; ch'io di mirar soffersi</l>
<l>I miei duci cader, mentre la spada</l>
<l>Inoperosa mi giaceva al fianco.</l>
<l>Volgerebbonsi in lagrime gli azzurri</l>
<l>Occhi di Cuta, e per Dunlatmo errando</l>
<l>N'andria romita. E neppur questo mai,</l>
<l>Rispos'io, si dirà, che di Fingallo</l>
<l>Fuggisse il figlio: ne accerchiasse i passi</l>
<l>Abisso di caligine, pur egli</l>
<l>Non fuggiria: l'alma sua propria, l'alma</l>
<l>Verragli incontro, e gli direbbe: oh teme</l>
<l>Il figlio di Fingal, teme il nemico?</l>
<l>No non teme, alma mia, l'affronta, e ride.</l></lg>
<lg><l>Latmo mosse con l'asta; il ferreo scudo</l>
<l>Ad Ossian trapassò; sentiimi al fianco</l>
<l>Il gelo dell'acciar: trassi la spada</l>
<l>Di Morni, in due l'asta spezzaigli; al suolo</l>
<l>Ne luccica la punta: avvampa e freme</l>
<l>Latmo; lo scudo alto solleva, e sopra</l>
<l>Gli orli ricurvi erto volgea la rossa</l>
<l>Oscurità de' gonfi occhi protesi.</l>
<l>Io gli passai lo scudo, e ad una pianta</l>
<l>Vicina il conficcai: stettesi quello</l>
<l>Su la mia lancia tremolante appeso.</l>
<l>Ma Latmo oltre ne vien: Gaulo previde</l>
<l>La caduta del Duce, e 'l proprio scudo</l>
<l>Frappose al brando mio, mentr'ei già dritto</l>
<l>Tendea dentro una lucida corrente</l>
<l>Contro il petto di Latmo. Ei vide Gaulo,</l>
<l>Lagrimò di trasporto: a terra ei getta</l>
<l>La spada de' suoi padri, e le parole</l>
<l>Parla del prode: Io pugnerò con voi,</l>
<l>Coppia d'eroi la più sublime in terra?</l>
<l>Son due raggi del ciel l'anime vostre,</l>
<l>Son due fiamme di morte i vostri acciari.</l>
<l>Chi mai potrebbe pareggiar l'adulta</l>
<l>Fama di tai guerrier, di cui l'imprese</l>
<l>In così fresca età sono sì grandi?</l>
<l>Oh foste or voi nel mio soggiorno! oh foste</l>
<l>Nelle sale di Nua! vedrebbe il padre</l>
<l>Ch'io non cessi ad indegni. E quale è questo,</l>
<l>Che vien qual formidabile torrente</l>
<l>Per la sonante piaggia? ah come posso</l>
<l>Non ravvisar l'eroe di Selma? a torme</l>
<l>Fra i rai del brando suo tralucon l'ombre,</l>
<l>L'ombre di quei che provocar sien osi</l>
<l>L'invincibil suo braccio. Alto Fingallo,</l>
<l>Fingallo avventurato! i figli tuoi</l>
<l>Pugnan le tue battaglie; a' tuoi davanti</l>
<l>Vanno i lor passi, e ai passi lor la fama.</l></lg>
<lg><l>Giunse nella sua nobile dolcezza</l>
<l>Fingallo, e s'allegrò tacitamente</l>
<l>Dell'imprese del figlio: al vecchio Morni</l>
<l>Spianò letizia la rugosa fronte,</l>
<l>E gli antichi occhi suoi guardavan fioco</l>
<l>Per le sorgenti lagrime di gioia.</l>
<l>Entrammo in Selma, e all'ospital convito</l>
<l>Sedemmo: innanzi a noi venner le vaghe</l>
<l>Verginelle del canto, e innanzi all'altre</l>
<l>Evirallina dal rossor gentile.</l>
<l>La nera chioma sul collo di neve</l>
<l>Vagamente spargeasi; ella di furto</l>
<l>Volse ad Ossian gli sguardi, e toccò l'arpa</l>
<l>Io benedissi quella man vezzosa.</l></lg>
<lg><l>Sorse Fingallo, e di Dunlatmo al sire</l>
<l>Posatamente favellò: sul fianco</l>
<l>Gli tremolava di Tremmor la spada,</l>
<l>Al sollevar del poderoso braccio.</l>
<l>Figlio di Nua, diss'egli, a che ten vieni</l>
<l>Nelle Morvenie terre a cercar fama?</l>
<l>Non siam stirpe di vili, e i nostri acciari</l>
<l>Non sceser mai sopra gl'imbelli capi.</l>
<l>Dimmi, a Dunlatmo con fragor di guerra</l>
<l>Venni io forse giammai? non è Fingallo</l>
<l>Vago di pugne, ancor che il braccio ha forte.</l>
<l>Solo nell'abbassar cervici altere</l>
<l>La mia fama trionfa, e 'l brando mio</l>
<l>Gode ai superbi balenar sul ciglio.</l>
<l>Vien la guerra talor; s'alzan le tombe</l>
<l>Dei prodi e dei stranieri: ah padri miei</l>
<l>Che prò? s'a un tempo sol s'alzan pur anco</l>
<l>Le tombe al popol mio! Solo una volta</l>
<l>Di rimaner senza i miei fidi io temo.</l>
<l>Ma rimarrò famoso, ed a seconda</l>
<l>Entro un rio limpidissimo di luce</l>
<l>Scorrerà l'alma mia placida e leve.</l></lg>
<lg><l>Latmo, vattene omai, rivolgi altrove</l>
<l>Il suon dell'armi tue; famosa in terra</l>
<l>È la stirpe di Selma, e i suoi nemici</l>
<l>Figli non son d'avventurati padri.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>OITONA</head>
<lg><l>Buio fascia Dunlatmo, ancor che mezza</l>
<l>La faccia sua su la pendice alpestre</l>
<l>Mostri la Luna. Ad altra parte il guardo</l>
<l>Volge la bianca figlia della notte,</l>
<l>Perché vede il dolor che s'avvicina.</l></lg>
<lg><l>Gaulo è già su la piaggia; e pur non ode</l>
<l>Suono alcun nella reggia, e non osserva</l>
<l>Tremolar per le tenebre notturne</l>
<l>Verun solco di luce, e non ascolta</l>
<l>Di Duvranna sul rio la grata voce</l>
<l>Dell'amabile Oitona. - Ove se' ita</l>
<l>Nel fior di tua beltà, figlia di Nua,</l>
<l>Vaga donzella da la nera chioma?</l>
<l>Ove ne andasti tu? Latmo è nel campo,</l>
<l>Ma nelle sale tue tu promettesti</l>
<l>Di rimaner, tu promettesti a Gaulo</l>
<l>Di rimaner nelle paterne sale,</l>
<l>Finch'ei tornasse a te, finché tornasse</l>
<l>dalle rive di Strumo alla donzella</l>
<l>Dell'amor suo: la lagrima pendea</l>
<l>Su la tua guancia nel momento amaro</l>
<l>Di sua partenza, e dal tuo petto uscia</l>
<l>Languidetto un sospiro: e perché dunque,</l>
<l>Perché adesso non vieni ad incontrarlo</l>
<l>Co' dolci canti tuoi, col suon dell'arpa</l>
<l>Lieve tremante? Ei sì diceva, e intanto</l>
<l>Giunse alle torri di Dunlatmo: oscure</l>
<l>Eran le porte e spalancate, ai venti</l>
<l>Era in preda la sala; empiean la soglia</l>
<l>Gli alber di sparse frondi, e fuor d'intorno</l>
<l>Fremea con roco mormorio la notte.</l>
<l>Ad una balza tenebroso e muto</l>
<l>Gaulo s'assise: gli tremava il core</l>
<l>Per l'amata donzella, e non sapea</l>
<l>Ove drizzar per rinvenirla i passi.</l>
<l>Stava di Leto il valoroso figlio</l>
<l>Non lungi dall'Eroe: voce non sciolse,</l>
<l>Ché di Gaulo il dolor vede e rispetta.</l></lg>
<lg><l>Discese il sonno: sorsero nell'alma</l>
<l>Le vision notturne. Oitona apparve</l>
<l>Dinanzi a Gaulo: avea scomposta chioma,</l>
<l>Occhi stillanti: le macchiava il sangue</l>
<l>Il suo braccio di neve, e per le vesti</l>
<l>Le trasparia nel petto una ferita.</l>
<l>Stette sopra l'Eroe. Gaulo tu dormi;</l>
<l>Tu già sì caro e grazioso agli occhi</l>
<l>D'Oitona tua? Dorme il mio Gaulo, intanto</l>
<l>Che bassa io son? volvesi il mare intorno</l>
<l>La tenebrosa Tromato romita,</l>
<l>Ed io nelle mie lagrime m'assido</l>
<l>Dentro la grotta: e pur sedessi io sola!</l>
<l>Al fianco mio l'oscuro sir di Cuta</l>
<l>Stassi nell'avvampante atrocitade</l>
<l>De' suoi desiri, e mi circonda: ah Gaulo,</l>
<l>Che far poss'io?... più impetuoso il nembo</l>
<l>Scosse la quercia, e dileguossi il sogno.</l></lg>
<lg><l>Gaulo abbrancò la lancia, e nelle smanie</l>
<l>Del furor si ravvolse: all'oriente</l>
<l>Volgea spesso lo sguardo, ed accusava</l>
<l>La troppo tarda mattutina luce.</l>
<l>Ella pur sorse alfine; erse le vele,</l>
<l>Scese il vento fremente, ei saltellando</l>
<l>Sopra l'onde volò: nel terzo giorno</l>
<l>Di mezzo il mar, come ceruleo scudo,</l>
<l>Tromato sorse, e contro i scogli suoi</l>
<l>L'infranta rimugghiava onda canuta.</l>
<l>Sola e dolente sul deserto lito</l>
<l>Sedeva Oitona, ed agguardava il mare,</l>
<l>Molle di larga lagrimosa vena:</l>
<l>Ma Gaulo ravvisò; scossesi, altrove</l>
<l>Rivolse il guardo suo, rossor le infoca</l>
<l>L'amabil faccia, e gliel'atterra; un tremito</l>
<l>Per le membra trascorrele: fuggirne</l>
<l>Tentò tre volte, le mancaro i passi.</l></lg>
<lg><l>Fugge Oitona da Gaulo? oimè, dagli occhi</l>
<l>M'escon fiamme di morte? o mi s'offusca</l>
<l>L'odio nell'alma, e mi traspira in volto?</l>
<l>Raggio dell'oriente agli occhi miei,</l>
<l>Cara, sei tu, che in regione ignota</l>
<l>Risplende al peregrin... ma tu ricopri</l>
<l>Di tristezza il bel volto: il tuo nemico</l>
<l>Forse è qui presso? il Cor m'avvampa e freme</l>
<l>Di scontrarlo in battaglia, e già la spada</l>
<l>Trema al fianco di Gaulo, e impaziente</l>
<l>Di scintillarmi nella man si strugge.</l>
<l>Ah calma il tuo dolor: rispondi, o cara;</l>
<l>Non vedi il pianto mio? Perché venisti,</l>
<l>Sospirando la giovine rispose,</l>
<l>Perché venisti tu, signor di Strumo,</l>
<l>Sopra l'onde cerulee all'infelice</l>
<l>Inconsolabilmente lagrimosa</l>
<l>Figlia di Nua? che non mi strussi innanzi,</l>
<l>Lassa! che non svanii qual fior di rupe,</l>
<l>Che non veduto il suo bel capo inalza,</l>
<l>E non veduto inaridisce, e more?</l>
<l>Così spenta foss'io! Venisti, o Gaulo,</l>
<l>Ad accor dunque l'ultimo sospiro</l>
<l>Dalla partenza mia? Sì, Gaulo, io parto</l>
<l>Nella mia gioventù: più non udrassi</l>
<l>D'Oitona il nome, o s'udirà con doglia.</l>
<l>Lagrime di rossor miste e di duolo</l>
<l>Verserà il vecchio Nua: tu sarai mesto,</l>
<l>Figlio di Morni, per la spenta fama</l>
<l>S'Oitona tua: nella magion ristretta</l>
<l>Ella s'addormirà, lungi dal suono</l>
<l>Della tua flebil voce. O sir di Strumo,</l>
<l>Di Tromato alle rocce ondi-sonanti</l>
<l>Perché venisti mai? Venni, riprese,</l>
<l>A trarti dalle man de' tuoi nemici.</l>
<l>Già sull'acciaro mio spunta la morte</l>
<l>Del sir di Cuta, un di noi due fia spento.</l>
<l>Ma se basso son io, diletta Oitona,</l>
<l>Tu m'inalza la tomba, e quando passa</l>
<l>La fosca nave pei cerulei piani,</l>
<l>Chiama i figli del mar, chiamali, e questa</l>
<l>Spada lor porgi: alle paterne sale</l>
<l>L'arrechin essi, onde il canuto Eroe</l>
<l>Cessi di risguardar verso il deserto,</l>
<l>E d'aspettarmi invan. Come! soggiunse</l>
<l>Sospirosa la bella, e tu ch'io viva</l>
<l>Osi di consigliarmi? io desolata</l>
<l>In Tromato vivrò, mentre tu basso,</l>
<l>Gaulo, sarai? non ho di selce il core,</l>
<l>Né leggiera e volubile è quest'alma,</l>
<l>Come quell'onda ch'a ogni soffio alterno</l>
<l>Piega dei venti, e alla tempesta cede.</l>
<l>Teco, teco sarò: quel turbo istesso</l>
<l>Che Gaulo atterrar deve, anche d'Oitona</l>
<l>I rami abbatterà: fiorimmo insieme,</l>
<l>Insieme appassirem: sì, sì, m'è grata</l>
<l>La ristretta magion, grata la bigia</l>
<l>Pietra de' morti. O Tromato romita,</l>
<l>No dagli scogli tuoi, dalle tue rupi</l>
<l>Più non mi spiccherò. - Memoria acerba!</l>
<l>Scese la notte nebulosa: Latmo</l>
<l>Ito era già nelle paterne guerre</l>
<l>All'alpestre Dutormo; io mi sedea</l>
<l>Nella mia sala, d'una quercia al lume.</l>
<l>Quando sul vento avvicinarsi intesi</l>
<l>Un fragor d'arme: mi si sparse in volto</l>
<l>Subita gioia: il tuo ritorno, o Gaulo,</l>
<l>Mi ricorse alla mente; ahi vana speme!</l>
<l>Era cotesta la rosso-crinita</l>
<l>Forza di Duromante, il sir di Cuta</l>
<l>Caliginoso: i truci occhi volgea</l>
<l>In rote atre di foco, e sul suo ferro</l>
<l>Caldo del popol mio fumava il sangue.</l>
<l>Cadder per man del tenebroso Duce</l>
<l>Gli amici miei: la desolata Oitona</l>
<l>Che far poteva? era il mio braccio imbelle,</l>
<l>Disadatto alla lancia; egli rapimmi</l>
<l>Nel dolor, nelle lagrime sommersa.</l>
<l>Spiegò le vele, ché temea la possa</l>
<l>Di Latmo, e avea del suo tornar sospetto:</l>
<l>E in questa grotta... Ecco ch'ei viene appunto</l>
<l>Con le sue genti; alla sua nave innanzi</l>
<l>L'oscura onda si frange; ove salvarti,</l>
<l>Figlio di Morni, ove fuggir? son molti</l>
<l>I suoi guerrier, tu 'l vedi; ah Gaulo!... Ancora</l>
<l>Io non rivolsi dalla zuffa i passi,</l>
<l>Riprese il garzon prode, alteramente</l>
<l>L'acciar traendo; ed or la prima volta</l>
<l>Di temenza e di fuga avrò pensieri,</l>
<l>Mentre appresso ti stanno i tuoi nemici?</l>
<l>Va' nell'antro, amor mio, finché il conflitto</l>
<l>Cessa: tu vien', figlio di Leto, arreca</l>
<l>L'arco dei nostri padri, e la di Morni</l>
<l>Risonante faretra: a piegar l'arco</l>
<l>I tre nostri guerrier s'accingan: Morlo,</l>
<l>Noi crollerem la lancia: un'oste è quella,</l>
<l>Ma i nostri fermi cor vagliono un'oste.</l></lg>
<lg><l>Muta avviossi alla sua grotta e mesta</l>
<l>Oitona: in mezzo all'alma una turbata</l>
<l>Gioia le balenò, qual rosseggiante</l>
<l>Sentier di lampo in tempestosa nube.</l>
<l>Duol disperato la rinforza; e sopra</l>
<l>I suoi tremanti moribondi lumi</l>
<l>S'inaridir le lagrimose stille.</l></lg>
<lg><l>Ma d'altra parte Duromante avanza</l>
<l>Con superba lentezza: egli di Morni</l>
<l>Avea scoperto il figlio: ira e dispregio</l>
<l>Gli rincrespan la faccia, ed ha sul labbro</l>
<l>Orgoglioso inamabile sorriso.</l>
<l>Gira l'occhio vermiglio, e mezzo ascoso</l>
<l>Sotto l'ispide ciglia. Onde, diss'egli,</l>
<l>Questi figli del mar? spinsevi il vento</l>
<l>Agli scogli di Tromato? o veniste</l>
<l>La bella Oitona a rintracciar? Malnati!</l>
<l>Chi nelle man di Duromante incappa</l>
<l>Della sciagura è figlio: i capi imbelli</l>
<l>L'occhio suo non rispetta, ed ei si pasce</l>
<l>Del sangue dei stranieri. Oitona è un raggio,</l>
<l>E 'l sir di Cuta lo si gode ascoso.</l>
<l>Vorrestù spaziar come una nube</l>
<l>Sopra l'amabilissima sua luce,</l>
<l>Figlio della viltà? vieni a tua posta:</l>
<l>Venir tu puoi; ma del tornar che fia?</l></lg>
<lg><l>Rosso-crinito vantator di Cuta,</l>
<l>Non mi conosci tu? non mi conosci?</l>
<l>Gaulo riprese allor: non fur sì forti</l>
<l>I detti tuoi, ma ben gagliardi i passi</l>
<l>Di Morven là nella selvosa terra,</l>
<l>Nella pugna di Latmo, allor che il tergo</l>
<l>Rivolgesti dinnanzi alla mia spada.</l>
<l>Or che da' tuoi se' cinto, alto favelli,</l>
<l>Guerrier villan: ma ti pavento io forse,</l>
<l>Figlio della burbanza? io di codardi</l>
<l>Non son progenie: or lo saprai per prova.</l></lg>
<lg><l>Ei disse, e s'avventò; colui s'ascose</l>
<l>Tra la folla de' suoi; ma lo persegue</l>
<l>L'asta di Gaulo, il tenebroso Duce</l>
<l>Ei trapassò, poi gli recise il capo</l>
<l>Nella morte piegantesi e tremante.</l>
<l>Gaulo tre volte lo crollò pel ciuffo;</l>
<l>Fuggiro i suoi: ma le Morvenie freccie</l>
<l>Rapide gl'inseguir: dieci sull'erme</l>
<l>Rupi cader: le risonanti vele</l>
<l>Gli altri spiegaro, e si salvar nell'onde.</l></lg>
<lg><l>Verso la grotta dell'amata Oitona</l>
<l>Gaulo i passi rivolse: egli alla rupe</l>
<l>Vede appoggiato un giovinetto: un dardo</l>
<l>Gli avea trafitto il fianco; e debolmente</l>
<l>Volgea sotto l'elmetto i stanchi lumi.</l>
<l>Rattristossene Gaulo, e a lui di pace</l>
<l>Le parole parlò: può la mia destra</l>
<l>Risanarti, o garzon? spesso su i monti,</l>
<l>Spesso su i patri rivi in traccia andai</l>
<l>D'erbe salubri, e dei guerrier feriti</l>
<l>Rammarginai le piaghe, e la lor voce</l>
<l>Benedisse la mano, ond'ebber vita.</l>
<l>Son possenti i tuoi padri? ov'han soggiorno?</l>
<l>Dillomi o giovinetto. Ah se tu cadi</l>
<l>Ricoprirà tristezza i rivi tuoi,</l>
<l>Che nel tuo fior cadesti. I padri miei,</l>
<l>Con fioca voce il giovine rispose,</l>
<l>Possenti son, ma non saran dolenti,</l>
<l>Ché già svanì qual mattutina nebbia</l>
<l>La fama mia. S'erge a Duvranna in riva</l>
<l>Nobil palagio, e nella onda soggetta</l>
<l>Scorge l'eccelse sue muscose torri.</l>
<l>Ripido monte con ramosi abeti</l>
<l>Dietro gli sorge, il puoi veder da lungi.</l>
<l>Colà soggiorna il mio fratel; famoso</l>
<l>Egli è tra' prodi: accostati, guerriero,</l>
<l>Trammi quest'elmo, e glielo arreca. L'elmo</l>
<l>Cadde a Gaulo di man, ravvisa Oitona,</l>
<l>Ferita, semiviva. Entro la grotta</l>
<l>Armò le membra, e tra i guerrier sen venne</l>
<l>Di morte in cerca: ha già socchiusi i lumi</l>
<l>Gravi, cadenti; le trabocca il sangue.</l></lg>
<lg><l>Figlio di Morni, inalzami la tomba,</l>
<l>Disse gemendo; già come una nube</l>
<l>Il sonno interminabile di morte</l>
<l>Mi si stende sull'anima; son foschi</l>
<l>Gli occhi d'Oitona: io manco. Oh foss'io stata</l>
<l>Colà in Duvranna nei lucenti raggi</l>
<l>Della mia fama! allor sarien trascorsi</l>
<l>Gli anni miei nella gioia, e le donzelle</l>
<l>Avriano benedetti i passi miei.</l>
<l>Così moro anzi tempo, o Gaulo, io moro,</l>
<l>E 'l vecchio padre mio, misero padre,</l>
<l>S'arrossirà per me. Pallida cadde</l>
<l>Sulla rupe di Tromato: l'Eroe</l>
<l>Le alzò la tomba, e la bagnò di pianto.</l></lg>
<lg><l>Gaulo in Selma tornò; ciascun s'accorse</l>
<l>Della sua oscuritade. Ossian all'arpa</l>
<l>Stese la destra, e della bella Oitona</l>
<l>Cantò le lodi. Sulla faccia a Gaulo</l>
<l>La luce ritornò: ma tratto tratto,</l>
<l>Mentr'ei si stava tra gli amici assiso,</l>
<l>Gli scappava il sospir. Così talvolta,</l>
<l>Dacché cessaro i tempestosi venti,</l>
<l>Crollano i nembi le goccianti piume.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>BERATO</head>
<lg><l>Volgi, ceruleo rio, le garrule onde</l>
<l>Colà di Luta ver la piaggia erbosa:</l>
<l>Verd'ombra il bosco intorno vi diffonde,</l>
<l>E in sul meriggio il Sol sopra vi posa:</l>
<l>Scuote il folto scopeto ispide fronde,</l>
<l>Dechina il fior la testa rugiadosa;</l>
<l>Alzalo il venticello e lo vezzeggia,</l>
<l>Quei mestamente languidetto ondeggia.</l></lg>
<lg><l>O venticello tremulo,</l>
<l>Par che il fioretto chiedagli,</l>
<l>Perché mi svegli tu?</l></lg>
<lg><l>Il nembo, il nembo appressasi,</l>
<l>Che già m'atterra e sfiorami;</l>
<l>Domani io non son più.</l></lg>
<lg><l>Verrà doman chi mi mirò pur oggi</l>
<l>Gaio di mia beltà;</l></lg>
<lg><l>Ei scorrerà col guardo e campi e poggi,</l>
<l>Ma non mi troverà.</l></lg>
<lg><l>Così d'Ossian ben tosto andranno in traccia</l>
<l>Di Cona i figli, allor che fia tra i spenti;</l>
<l>Usciran baldi i giovinetti a caccia,</l>
<l>Né udran la voce mia sonar su i venti.</l>
<l>Ov'è, diran dolenti,</l>
<l>Il figlio di Fingal chiaro nel canto?</l>
<l>E 'l volto bagnerà stilla di pianto.</l></lg>
<lg><l>Vieni dunque, o Malvina, e sin che puoi</l>
<l>L'alma cadente del cantor conforta:</l>
<l>Indi sotterra, al fin de' giorni suoi,</l>
<l>Nel campo amato la sua spoglia smorta.</l>
<l>Malvina, ove se' tu co' canti tuoi?</l>
<l>Che non t'appressi o mia fidata scorta?</l>
<l>Figlio d'Alpin, sei qui? che non rispondi?</l>
<l>Dolce Malvina mia, dove t'ascondi?</l></lg>
<sp><speaker>FIGLIO D'ALPIN</speaker>
<lg><l>Cantor di Cona, pocanzi passai</l>
<l>Presso le torri antiche di Tarluta,</l>
<l>Né fumo vidi, né voce ascoltai;</l>
<l>Era ogni cosa di lutto vestuta.</l>
<l>Le vergini dell'arco addomandai;</l>
<l>Ciascuna abbassò gli occhi, e stette muta.</l>
<l>Avean d'oscuritade un sottil velo;</l>
<l>Pareano stelle in nebuloso cielo.</l></lg></sp>
<sp><speaker>OSSIAN</speaker>
<lg><l>Oh noi dolenti e lassi!</l>
<l>Così presto sparisti, amata luce,</l>
<l>Lasciando tenebroso il piano e 'l monte?</l>
<l>Di tua partenza ai passi</l>
<l>Fu grazia e maestà compagna e duce,</l>
<l>Come a Luna che scende entro il gran fonte.</l>
<l>Ma noi con mesta fronte</l>
<l>Starem piagnendo a richiamarti invano:</l>
<l>Addio; dolce riposo</l>
<l>Godi, raggio amoroso,</l>
<l>Ma guarda almeno alla mia notte amara:</l>
<l>Lume non la rischiara,</l>
<l>Che di tetre meteore in ciel turbato:</l>
<l>Così presto, sparisti, o raggio amato?</l></lg>
<lg><l>Ma che veggo? che veggo?</l>
<l>Ah tu poggi ori-lucente</l>
<l>Come Sole in oriente,</l>
<l>A mirar l'ombre felici</l>
<l>Già dei nembi abitatrici,</l>
<l>E guidar festose danze</l>
<l>Là del tuono entro le stanze,</l>
<l>Fuor di cura egra mortal.</l></lg>
<lg><l>Pende nube alto sul Cona</l>
<l>Che pel ciel passeggia e tuona;</l>
<l>Di tempeste ha grave il grembo;</l>
<l>Ha di lampi acceso il lembo;</l>
<l>Dell'incarco alteri e lenti</l>
<l>Sotto lei rotano i venti</l>
<l>Di grand'ale armati il tergo:</l>
<l>Questo, sì, questo è l'albergo</l>
<l>Dell'altissimo Fingal.</l></lg>
<lg><l>In maestosa oscuritade ei siede;</l>
<l>Su i nembi ha 'l piede:</l>
<l>Il capo sovrasta,</l>
<l>Palleggia l'asta,</l>
<l>Il nero-brocchiero</l>
<l>Mezzo si tuffa entro i nebbiosi gorghi;</l>
<l>Luna par, che giù nell'onde</l>
<l>Di sua faccia ancor nasconde</l>
<l>L'una metà, con l'altra</l>
<l>D'un fioco raggio pinge</l>
<l>L'azzurra faccia di che il ciel si cinge.</l>
<l>Fanno cerchio al gran Re gli eroi possenti</l>
<l>Ad ascoltare intenti</l>
<l>Benché fioco</l>
<l>D'Ullino il canto,</l>
<l>Che al suon roco</l>
<l>D'aerea arpa si mesce; e stuolo intanto</l>
<l>D'eroi minor la sala</l>
<l>Fa di lugubre maestade adorna,</l>
<l>E di mille meteore il buio aggiorna.</l></lg>
<lg><l>Sulla nebbia mattutina</l>
<l>Vien Malvina;</l>
<l>Alle porte ella s'affaccia,</l>
<l>Ed ha sparso in su la faccia</l>
<l>Un amabile rossor.</l></lg>
<lg><l>L'ombre avite, in cui s'affisa,</l>
<l>Mal ravvisa;</l>
<l>L'occhio incerto gira intorno</l>
<l>Per l'incognito soggiorno</l>
<l>Con un trepido stupor.</l></lg>
<lg><l>E tu giungi sì tosto,</l>
<l>Disse Fingallo, o figlia</l>
<l>Del nobile Toscarre, a noi gradita?</l>
<l>Ma ben grave ferita</l>
<l>Fia questa al cor di quello a cui se' tolta:</l>
<l>Piangi in tenebre avvolta</l>
<l>Vedova Luta,</l>
<l>Cona dolente,</l>
<l>Vecchio deserto, desolato figlio,</l>
<l>Ove avrai più conforto, ove consiglio?</l></lg>
<lg><l>Già vien di Cona il ventolin sottile,</l>
<l>Che ti lambiva il crin:</l></lg>
<lg><l>Ei vien, ma tu sei lungi, ombra gentile;</l>
<l>Vattene, o ventolin.</l></lg>
<lg><l>Invano degli eroi l'arme percoti;</l>
<l>Gli eori son morti, e i loro alberghi vuoti.</l></lg>
<lg><l>Auretta, auretta tremola,</l>
<l>Va' di Malvina amabile</l>
<l>In suon pietoso e querulo</l>
<l>Sul sasso a mormorar.</l></lg>
<lg><l>Di Luta appresso il margine</l>
<l>Dietro la rupe inalzasi:</l>
<l>Partirono le vergini,</l>
<l>Tu sola, auretta querula,</l>
<l>Vi resti a sospirar.</l></lg>
<lg><l>Ma chi è quel che a noi lento avvicinasi?</l>
<l>Raccolte nubi i suoi passi sostengono:</l>
<l>L'azzurro corpo sopra l'asta inchinasi;</l>
<l>Al vento i crin di nebbia or vanno, or vengono:</l>
<l>Sul nubiloso viso</l>
<l>Par che spunti un sorriso:</l>
<l>Malvina, egli è tuo padre. Ah dunque, esclama,</l>
<l>Vaga stella di Luta,</l>
<l>Dunque a splender fra noi giungi sì presta?</l>
<l>Ma che romita e mesta</l>
<l>Eri, o figlia, laggiuso: i tuoi più cari</l>
<l>T'avean lasciata, e tu traevi in doglia</l>
<l>Tra la stirpe de' fiacchi i giorni tuoi.</l>
<l>Solo di tanti eroi,</l>
<l>Ossian re delle lancie in Cona è solo,</l>
<l>E brama dietro te levarsi a volo.</l></lg>
<lg><l>E ancora Ossian rammenti, o nato al carro</l>
<l>Prode Toscar? Molte battaglie insieme</l>
<l>Pugnammo in gioventù: brillar congiunte</l>
<l>Le nostre spade: al rimirarci in campo</l>
<l>Precipitar come due sconci massi</l>
<l>Dall'alto rotolantisi, tremanti</l>
<l>Feansi i nemici; ecco i guerrier di Cona,</l>
<l>Dicean, correndo pel sentier dei vinti.</l></lg>
<lg><l>Figlio d'Alpin, t'accosta al canto estremo</l>
<l>Della voce di Cona: entro il mio spirto</l>
<l>Ribollir sento le passate imprese</l>
<l>L'ultima volta; e la memoria ancora</l>
<l>D'un fioco lume i dì trascorsi irraggia</l>
<l>Nei giorni di Toscar... t'accosta, amico,</l>
<l>A udir d'Ossian cadente il canto estremo.</l></lg>
<lg><l>Ai cenni di Fingallo io tosto al vento</l>
<l>Spiegai le vele, avea Toscarre a lato,</l>
<l>L'eroe di Luta: noi drizzammo il corso</l>
<l>Verso l'ondi-cerchiata isola alpestre,</l>
<l>La tempestosa Berato. Sedea</l>
<l>Dianzi colà la maestosa forza</l>
<l>Del buon Larmorre, di Larmor che lieto</l>
<l>Le sue conche apprestò, quando sen venne</l>
<l>Nei dì d'Aganadeca al fero Starno</l>
<l>L'alto Fingallo: ei vi sedea, ma poi</l>
<l>Che la sua possa sotto il carco annoso</l>
<l>Fu vacillante, si destò l'orgoglio</l>
<l>D'Utalo il figlio suo, d'Utalo il bello</l>
<l>Amor delle donzelle, orror d'eroi.</l>
<l>Egli le braccia di Larmorre antico</l>
<l>Strinse di nodi, e si locò nel seggio</l>
<l>Del genitore oppresso. Il Re si stette</l>
<l>Più dì languendo entro una grotta oscura,</l>
<l>Lungo il rotante mar, grotta che mai</l>
<l>Non visitò la mattutina luce,</l>
<l>Né per la notte rischiarolla il foco</l>
<l>D'accesa quercia: d'ocean soltanto</l>
<l>Vi freme il vento, e nel passar la sguarda</l>
<l>L'ultimo raggio di cadente Luna,</l>
<l>O il luccicar d'una rossiccia stella,</l>
<l>Che tremola sull'onde e vi si tinge.</l>
<l>Alfin fuggendo per lo mar, di Selma</l>
<l>Venne Smito al regnante, il fido Smito,</l>
<l>Fin da' fresc'anni di Larmor compagno:</l>
<l>Venne, e del re di Berato dolente</l>
<l>Narrò la storia. Di magnanim'ira</l>
<l>Fingal s'accese, e tre fiate all'asta</l>
<l>Stese la man, che d'Utalo nel sangue</l>
<l>Già tingersi volea: se non che innanzi</l>
<l>Gli balenò di sue passate imprese</l>
<l>Tutta la luce; e con Toscarre invia</l>
<l>Me giovinetto al buon Larmorre. Un rivo</l>
<l>Di gioia, un rivo le nostr'alme allora</l>
<l>Tutte inondò; corremmo al mar, le spade</l>
<l>Snudammo a mezzo, impazienti, ardenti</l>
<l>Di bel foco guerrier, ch'allor soltanto</l>
<l>Il Re la prima volta a noi concesse</l>
<l>Il sospirato onor di pugnar soli.</l></lg>
<lg><l>Nell'ocean scese la notte: i venti</l>
<l>Sen giro altrove, mostrasi la Luna</l>
<l>Pallida e fredda, le rossicce stelle</l>
<l>Van trapungendo il vaporoso velo.</l>
<l>Lenta la nave si movea per l'alto</l>
<l>Ver la costa di Berato, rispinta</l>
<l>L'onda ai scogli fremea. Che voce è quella,</l>
<l>Disse Toscar, che a noi ne vien, confusa</l>
<l>Col rimbombo del mar? dolce, ma trista</l>
<l>Suona, qual d'ombre di cantori antichi.</l>
<l>Ossian, non veggo una donzella? è sola</l>
<l>Presso la rupe; la testa le pende</l>
<l>Sopra il braccio di neve, oscura al vento</l>
<l>Le svolazza la chioma: udiamne il canto,</l>
<l>O figlio di Fingal; somiglia al grato</l>
<l>Susurro placidissimo del Lava.</l>
<l>Giungemmo al golfo, ed ascoltammo intenti</l>
<l>La notturna donzella. - E fino a quando</l>
<l>Dovrò sentirvi a risonarmi intorno,</l>
<l>O sorde a' miei lamenti onde marine?</l>
<l>Lassa! non fu già sempre oscuro speco</l>
<l>L'albergo mio, né gli alberi e le balze</l>
<l>Della mia gioventù furo i compagni.</l>
<l>Nella sala di Tortomo la festa</l>
<l>Lieta spargeasi, s'allegrava il padre</l>
<l>Nell'udir la mia voce; i giovinetti</l>
<l>Gli occhi volgeano a' miei leggiadri passi,</l>
<l>E a Ninatoma dall'oscure chiome</l>
<l>Più d'un dolce sospir gemea dappresso.</l>
<l>Allor fu che giungesti, Utalo, adorno</l>
<l>Come il Sole del cielo; Utalo amato,</l>
<l>Ti vidi, e ti bramai: chi ti resiste,</l>
<l>O rapitor dei tenerelli cori?</l>
<l>Ma perché dunque tra 'l fragor dell'onde</l>
<l>Mi lasci egra e romita? ah di tua morte</l>
<l>Forse il nero pensier mi stagna in petto?</l>
<l>La mia candida mano ha forse il brando</l>
<l>Alzato contro te? Sir di Fintormo,</l>
<l>S'è pur tuo questo core, ah perché dunque,</l>
<l>Perché mi lasci prigioniera e sola?</l></lg>
<lg><l>Sgorgommi il pianto agli amorosi lai</l>
<l>Della donzella: a lei m'accosto, e parlo</l>
<l>Parole di pietade: o della grotta</l>
<l>Leggiadra abitatrice, a che sul labbro</l>
<l>Quel cocente sospiro? Ossian il brando</l>
<l>Inalzerà nel tuo cospetto, e questo</l>
<l>Forse fia scempio a' tuoi nemici: ah sorgi,</l>
<l>Bella figlia di Tortomo; le voci</l>
<l>Del tuo cordoglio assai compresi; intorno</l>
<l>Hai la di Selma generosa stirpe,</l>
<l>Che mai non fece agl'innocenti oltraggio,</l>
<l>E fa suo vanto il vendicar gli oppressi.</l>
<l>Vieni alle nostre navi, o più lucente</l>
<l>Di quella Luna che tramonta: il corso</l>
<l>Noi drizziamo a Fintormo, e non invano.</l>
<l>Ella avviossi; vestela beltade,</l>
<l>Leggiadria l'accompagna; appoco appoco</l>
<l>Va serenando quell'amabil volto</l>
<l>Una letizia tacita e pensosa.</l>
<l>Così talor nei dì di primavera</l>
<l>Le fosche nubi a un placidetto soffio</l>
<l>Lentamente si sgombrano: si volve</l>
<l>Ne' vaghi rai della spuntante luce</l>
<l>Il cheto rivo, e di fogliette sparse</l>
<l>Dall'aura del mattin l'onda verdeggia.</l></lg>
<lg><l>Apparve in cielo il primo albor; giungemmo</l>
<l>Alla baia di Rotma: uscì dal bosco</l>
<l>Feroce belva; il setoloso fianco</l>
<l>Passai coll'asta, e in rimirarne il sangue</l>
<l>Gioiami il cor, ch'era quel sangue il pegno</l>
<l>Di mia fama nascente. Ecco che a noi</l>
<l>Vien dall'alto Fintormo un suon confuso</l>
<l>Di grida e d'arme; Utalo è questo, egli esce</l>
<l>Alla caccia co' suoi: spargonsi quelli</l>
<l>Sopra la piaggia; ei lentamente avanza</l>
<l>Pien dell'orgoglio di sua possa; inalza</l>
<l>Due lance acute, ha il brando a lato; addietro</l>
<l>Tre giovinetti il seguono, portando</l>
<l>Gli archi forbiti; cinque veltri innanzi</l>
<l>Van saltellando. I suoi guerrier discosti</l>
<l>Si stan dal Duce, il portamento e gli atti</l>
<l>Meravigliando: maestoso e grande</l>
<l>Ha l'aspetto costui, ma l'alma ha scura,</l>
<l>Scura, qual faccia di turbata Luna</l>
<l>Di turbini foriera e di procelle.</l></lg>
<lg><l>Sorgemmo armati, e al suo cospetto innanzi</l>
<l>Femmoci alteramente; egli arrestossi</l>
<l>A mezzo il suo cammin; tosto i suoi fidi</l>
<l>Cerchio gli ferno; a noi s'avanza, e parla</l>
<l>Cantor canuto: E qual desio, stranieri,</l>
<l>Qua vi sospinse? a Berato chi giunge</l>
<l>Figlio è di sventurati; ei giunge al brando</l>
<l>D'Utalo il poderoso al carro nato.</l>
<l>Entro le sale sue giammai non suona</l>
<l>Conca ospital; bensì de' rivi suoi</l>
<l>Rosseggian l'onde di straniero sangue.</l>
<l>Da Selma forse, dall'eccelse mura</l>
<l>Veniste di Fingallo? e ben, mandate</l>
<l>Tre giovinetti ad annunziar la morte</l>
<l>Del popol suo: forse a tal nuova ei stesso</l>
<l>Fia che a Berato giunga, e del suo sangue</l>
<l>D'Utalo il forte tingerà la spada,</l>
<l>Onde poi cresca qual vivace pianta</l>
<l>La fama di Fintormo. - E che? tal fama</l>
<l>Troppo è sublime, onde toccar mai possa</l>
<l>Né al tuo signor, né ad alcun altro in terra.</l>
<l>Temerario cantor, diss'io, fremendo</l>
<l>Di generoso orgoglio: abbia negli occhi</l>
<l>Vampe di morte, chi Fingallo incontra</l>
<l>Forza è che tremi e si scolori in viso.</l>
<l>Spunta l'ombra di lui, ciascun paventa;</l>
<l>Egli esce, e i re sgombran qual nebbia al soffio</l>
<l>Del suo furor. Tre giovinetti andranno</l>
<l>Dunque a Fingallo ad arrecar novella</l>
<l>Che il suo popol cadeo? Cadrà fors'egli,</l>
<l>Ma inulto no, né senza fama. Io stetti</l>
<l>Nella mia possa alteramente oscuro,</l>
<l>E m'accinsi alla pugna: al fianco mio</l>
<l>Snudò il brando Toscar. Qual fiume in piena</l>
<l>Già trabocca il nemico, alzasi il misto</l>
<l>Suono di morte, fischiano per l'aria</l>
<l>Nembi di strali, suonano le lance</l>
<l>Sopra gli usberghi, curvansi le spade</l>
<l>Su i scudi infranti; uomo uomo afferra, acciaro</l>
<l>Sull'acciaro riverbera: qual fora</l>
<l>Lungo ululo di vento in bosco antico,</l>
<l>Qualor mille ombre imperversanti a prova</l>
<l>Nel tenebroso campo della notte</l>
<l>Fanno più monti di spezzate piante,</l>
<l>Tal della pugna era il rimbombo: alfine</l>
<l>Sotto il mio brando Utalo cadde, i figli</l>
<l>Di Berato fuggiro. Allor fu ch'io</l>
<l>Vidi il guerrier tutto qual era, e ad onta</l>
<l>Della sua feritade e dell'orgoglio,</l>
<l>Corsemi all'occhio una pietosa stilla</l>
<l>Per cotanta beltà: cadesti, io dissi,</l>
<l>Giovinetto arboscel; pur ti circonda</l>
<l>La natia tua bellezza, ah! tu cadesti</l>
<l>Lasciando il campo disadorno e ignudo:</l>
<l>Vengono i venti, ma più suon non esce</l>
<l>Da' tuoi rami atterrati; ancora in morte</l>
<l>Bello sei, giovinetto, e amore ispiri.</l></lg>
<lg><l>Stava la vaga Ninatoma intanto</l>
<l>Sopra la spiaggia: della zuffa intese</l>
<l>L'improvviso fragore e i rosseggianti</l>
<l>Lumi rivolse a Lemalo, il canuto</l>
<l>Cantor di Selma, che sul lido anch'esso</l>
<l>Con la figlia di Tortomo sedea.</l>
<l>Figlio dell'altra età, diss'ella, io sento</l>
<l>Lo strepito di morte: i duci tuoi</l>
<l>Con Utalo scontrarsi; il Re fia basso,</l>
<l>Fia basso, io lo pressento: oh foss'io stata</l>
<l>Nella mia grotta eternamente ascosta!</l>
<l>Mesta sarei, ma il doloroso annunzio</l>
<l>Della sua morte non verrebbe adesso</l>
<l>Sì crudamente a desolarmi il core.</l>
<l>Utalo, ah se' tu spento? in uno scoglio</l>
<l>Mi lasciasti, crudel; pur di te piena</l>
<l>Avea l'alma, di te. Sei spento, o caro?</l>
<l>Ah ti vedrò, ti stringerò. Piagnente</l>
<l>Sorge, ed avviasi frettolosa al campo.</l>
<l>Insanguinato d'Utalo lo scudo</l>
<l>Vede nella mia man, getta uno strido,</l>
<l>Smania, trova il suo ben, cade spirante</l>
<l>Sul corpo amato, e colle sparse chiome</l>
<l>Il caro volto impallidito adombra.</l></lg>
<lg><l>Mi scesero le lagrime, agli estinti</l>
<l>Ersi la tomba, e alzai note pietose.</l></lg>
<lg><l>Figli di gioventù, figli infelici,</l>
<l>Posate in pace a quel ruscello in riva:</l>
<l>Passeran cacciatori e cacciatrici</l>
<l>Sul vostro sasso, in vista afflitta e schiva.</l>
<l>Son mesti i cori di beltade amici,</l>
<l>Pietoso canto i vostri nomi avviva.</l>
<l>Già l'arpa in Selma sopra voi non tace;</l>
<l>Figli di gioventù, posate in pace.</l></lg>
<lg><l>Due dì restammo in su la spiaggia; i duci</l>
<l>Di Berato adunarsi; alle sue sale</l>
<l>Il buon Larmorre fra gioiosi canti</l>
<l>Riconducemmo, e risonar le conche.</l>
<l>Grande, esultante dell'Eroe canuto</l>
<l>Fu la letizia, in riveder de' padri</l>
<l>L'arme, quell'arme, ch'ei lasciò con doglia</l>
<l>Nella sala paterna, allor che sorse</l>
<l>D'Utalo l'alterezza. Alto levossi</l>
<l>La nostra fama; ei benedisse i duci</l>
<l>Di Selma, e festeggiò, che nota a lui</l>
<l>Non era ancor del figlio suo la morte.</l>
<l>Detto gli s'era ch'ei piagnente e tristo</l>
<l>Corse a inselvarsi entro i suoi boschi, e il padre</l>
<l>Lo si credea, ma quei dormia sepolto</l>
<l>Nella piaggia di Rotma eterno sonno.</l></lg>
<lg><l>Nel quarto dì spiegai le vele al fresco</l>
<l>Nordico vento: il buon Larmor sen venne</l>
<l>Fin sulla spiaggia ad onorarci, e il canto</l>
<l>Sciolsero i vati suoi: tutta era in festa</l>
<l>L'alma del Re; quando rivolse il guardo</l>
<l>Alla piaggia di Rotma, e di suo figlio</l>
<l>Vide la tomba sconosciuta: a un punto</l>
<l>La rimembranza d'Utalo gli corse</l>
<l>Ratta allo spirto, e domandò, chi mai</l>
<l>Giace colà de' miei guerrieri? un duce</l>
<l>Par che lo mostri il monumento: er'egli</l>
<l>Fra noi famoso, anzi che 'l folle orgoglio</l>
<l>D'Utalo si destasse?... oimè! che veggo?</l>
<l>Ohimè! figli di Berato, ciascuno</l>
<l>Tace, ciascun si volge altrove? ah! dunque</l>
<l>Dunque è spento mio figlio? Utalo, ah l'alma</l>
<l>Mi si strugge per te! benché il tuo braccio</l>
<l>Stender osasti contro il padre: oh fossi</l>
<l>Rimasto io sempre entro la grotta, ed egli</l>
<l>Fosse ancora in Fintormo! avrei sovente</l>
<l>Udito il calpestio de' piedi suoi,</l>
<l>Quand'ei giva alla caccia; avrebbe il vento</l>
<l>Recato a me della sua voce il suono,</l>
<l>Ristoro alla mia doglia: or ch'egli è spento,</l>
<l>Non ho più speme né conforto in terra,</l>
<l>E saran sempre le mie meste sale</l>
<l>Di muta solitudine soggiorno.</l></lg>
<lg><l>Tai fur l'imprese mie, figlio d'Alpino,</l>
<l>Quando reggeva l'animoso braccio</l>
<l>Forza di gioventù; tai fur l'imprese</l>
<l>Del figlio di Colonco al carro nato,</l>
<l>Del gran Toscarre: ahi che Toscarre adesso</l>
<l>Per le nubi passeggia, ed io son solo</l>
<l>Sulle rive del Luta; è la mia voce</l>
<l>Quasi l'ultimo gemito del vento,</l>
<l>Quando il bosco abbandona. Ah! solo al lungo</l>
<l>Ossian non rimarrà; veggo la nebbia</l>
<l>Che a me fatto già vuota ed azzurra ombra</l>
<l>Darà ricetto, quella nebbia io veggo</l>
<l>Che ordirà le mie vesti allor che lento</l>
<l>N'andrò poggiando ver l'aerea reggia.</l>
<l>Mi guarderanno i tralignati figli,</l>
<l>E ammireran la meastosa forma</l>
<l>De' prischi eroi; poi rannicchiati e stretti</l>
<l>Dentro le grotte cercheran riparo,</l>
<l>Guardando paurosi ai passi miei</l>
<l>Che trarran dietro sé striscia di nembi.</l>
<l>Vieni, figlio d'Alpino, il vacillante</l>
<l>Vecchio sostenta, e a' suoi boschi lo guida.</l>
<l>I venti si sollevano, gorgoglia</l>
<l>L'onda del lago: un albero sul Mora,</l>
<l>Di', non si curva ad un gagliardo soffio?</l>
<l>Pende colà da uno sfrondato ramo</l>
<l>L'arpa di Cona, un lamentevol suono</l>
<l>Esce dalle sue corde: arpa leggiadra,</l>
<l>Deh dimmi, è il vento che ti scote? o un'ombra</l>
<l>Ti tocca e passa? ah la conosco, è questa</l>
<l>La bianca mano di Malvina: accorri,</l>
<l>Figlio d'Alpin, l'arpa m'arreca, io voglio</l>
<l>Toccarla ancora, ancor vaghezza io sento</l>
<l>Di sciorre un canto; l'anima a quel suono</l>
<l>Passerà dolcemente, i padri miei</l>
<l>Lieti l'udranno; penderan coi volti</l>
<l>Fuor delle nubi, e stenderan le braccia</l>
<l>Ad accorre il lor figlio. Ecco si curva</l>
<l>per udirmi la quercia, e col suo musco</l>
<l>Par che pietosa al mio partir sospiri:</l>
<l>Fischia l'arida felce, e colle fronde</l>
<l>S'intralcia e mesce fra i canuti crini.</l></lg>
<lg><l>L'arpa colpiscasi,</l>
<l>I canti inalzinsi,</l>
<l>Venti appressatevi,</l>
<l>Portate il flebile</l>
<l>Suono all'aerea</l>
<l>Sala, ove assidesi</l></lg>
<lg><l>L'alto di Selma impareggiabil Re.</l>
<l>A lui portatelo,</l>
<l>Perch'oda l'ultima</l>
<l>Voce piacevole</l>
<l>Del figlio armonico,</l>
<l>Che co' suoi cantici</l>
<l>Rese sì celebre</l>
<l>La schiatta degli eroi che più non è.</l></lg>
<lg><l>L'aura del norte</l>
<l>Schiude le porte</l>
<l>Del tuo soggiorno, o padre, e a me ti mostra</l>
<l>Fra la tua nebbia assiso</l>
<l>D'arme fosco-lucente:</l>
<l>Or non è più il tuo viso</l>
<l>Il terror del possente:</l>
<l>Sembra di nube acquosa,</l>
<l>Allor che lagrimosa</l>
<l>S'affaccia agli orli suoi gemina stella.</l>
<l>Vecchia Luna che manca</l>
<l>Sembra il ceruleo scudo, ed è la spada</l>
<l>Striscia sbiadata e stanca</l>
<l>Di vermiglio vapor ch'aura dirada:</l>
<l>Fiacco e fosco è quel Duce,</l>
<l>Che dianzi veleggiava in mar di luce.</l></lg>
<lg><l>Ma che? se più non sei quaggiuso in terra</l>
<l>Degli eroi lo spavento,</l>
<l>Il tuo regno nell'aere eterno dura.</l>
<l>Colà porti a tua voglia e pace e guerra;</l>
<l>Leghi, o sprigioni il vento,</l>
<l>E la tempesta in la tua man s'oscura.</l>
<l>Furibondo</l>
<l>Scuoti il mondo,</l>
<l>Il Sole afferri,</l>
<l>E lo rinserri</l>
<l>Sotto un monte di nubi, ove t'accampi;</l>
<l>Fra tuoni e lampi</l>
<l>Mille scrosci di pioggia esse disserrano,</l>
<l>E de' mortali l'anime s'atterrano.</l></lg>
<lg><l>Ma se tu sgombri il nubiloso velo,</l>
<l>Sta presso te l'auretta del mattino,</l>
<l>Sorride il Sole, e si rallegra il cielo,</l>
<l>Dolce garrisce il bel rivo azzurrino;</l>
<l>Verdi cespugli sul nativo stelo</l>
<l>Rizzano il capo già dimesso e chino,</l>
<l>E i cavrioli su l'erbette fresche</l>
<l>Van saltellando con festose tresche.</l></lg>
<lg><l>Silenzio: io sento un mormorio piacevole,</l>
<l>Parmi udir voci che di là mi chiamano:</l>
<l>Questa è la voce di Fingal, ma fievole;</l>
<l>Gli orecchi miei gran tempo è che la bramano.</l></lg>
<lg><l>Vieni, Ossian vieni alla cerulea chiostra;</l>
<l>Assai di fama al genitor donasti:</l>
<l>Sian muti i campi della gloria nostra,</l>
<l>Pur fia che 'l nome all'altre età sovrasti;</l>
<l>Alle quattro mie pietre ognun si prostra;</l>
<l>Sonò d'Ossian la voce, omai ci basti:</l>
<l>Vieni, figlio diletto, ah vieni a noi,</l>
<l>Già si stendon le braccia i padri tuoi.</l></lg>
<lg><l>E ben, padri famosi, a voi ne vegno,</l>
<l>Più qui non ho sostegno,</l>
<l>Presso è la mia partita,</l>
<l>Manca d'Ossian la vita;</l>
<l>Fioca è la voce,</l>
<l>Ne trema il passo,</l>
<l>Svaniscon l'orme,</l>
<l>O Cona, o Selma, il buon cantor s'addorme.</l></lg>
<lg><l>Pian piano io m'addormento</l>
<l>Dietro quel sasso là,</l>
<l>E per destarmi il vento</l>
<l>Indarno fischierà.</l></lg>
<lg><l>Gli occhi ho pesanti; e interminabil notte</l>
<l>Vien su quelli a posar:</l></lg>
<lg><l>Torna, o vento cortese, alle tue grotte;</l>
<l>Tu non mi puoi destar.</l></lg>
<lg><l>Or via, perché sei mesto,</l>
<l>O figlio di Fingal, perché s'inalza</l>
<l>Nuvola di tristezza, e 'l cor t'ingombra?</l>
<l>Quanti passar com'ombra</l>
<l>Dei duci antichi e senza onor di fama!</l>
<l>Tutti un giorno ci chiama, e un giorno estremo</l>
<l>Richiamerà (com'essi)</l>
<l>I figli ancor della futura etade.</l>
<l>Altra sorge, altra cade</l>
<l>Delle schiatte mortali: esse son onde,</l>
<l>O pure in Morven fronde:</l>
<l>Cadono queste, il vento le disperde,</l>
<l>Succedon altre, e l'arboscel rinverde.</l></lg>
<lg><l>Durò la tua bellezza,</l>
<l>O vago Rino? o mio diletto Oscarre,</l>
<l>La tua possa durò? Fingallo istesso</l>
<l>Svanì, Fingallo, il domator d'eroi;</l>
<l>E più de' passi suoi</l>
<l>Or non si scorge un sol vestigio impresso.</l>
<l>E tu, cantore antico,</l>
<l>Quando tutti mancar, tu sol vivrai?</l>
<l>Parti tranquillo omai:</l>
<l>O Cona, o Selma, o patri monti, addio:</l>
<l>Parto, ma il nome mio</l>
<l>Tra voi rimansi; ei crescerà qual suole</l>
<l>Quercia in Morven selvosa,</l>
<l>Che ingagliardisce al furiar del vento;</l>
<l>E ai nembi e alla tempesta</l>
<l>Forte di mille rami offre la testa.</l></lg></sp></div1>
<div1 type="sezione"><head>MINVANA</head>
<lg><l>Tinta la faccia d'amoroso foco</l>
<l>Dalle Morvenie rocche il capo inchina</l>
<l>La dolente Minvana, e guarda il mare</l>
<l>Fosco-rotante. Ecco apparir da lunge</l>
<l>Gli eroi di Selma di tutt'arme armati.</l>
<l>Corre anelante, ognun ravvisa, incerta</l>
<l>S'arresta; e Rino?... ov'è il mio Rino? - È Basso,</l>
<l>Dissero i nostri impietositi sguardi:</l>
<l>L'Eroe già vola in su le nubi, e solo</l>
<l>N'udrai sul vento bisbigliar la voce</l>
<l>Fra l'erbetta dei colli. - Oimè! cadeo</l>
<l>Il figlio di Fingal? barbara Ullina!</l>
<l>Fu di folgore il braccio</l>
<l>Che l'atterrò, braccio crudele! ahi lassa!</l>
<l>Che fia? chi mi consola?</l>
<l>Rino, tu mi lasciasti, ed io son sola.</l></lg>
<lg><l>Ma sola io qui non vo' restarmi, o venti,</l>
<l>Che con la chioma mi sferzate il dorso:</l>
<l>Per poco ancora i miei sospir cocenti</l>
<l>Verranno a mescolarsi al vostro corso:</l>
<l>Per poco fia che sgorghi il pianto mio;</l>
<l>Rino, se tu partisti, a che rest'io?</l></lg>
<lg><l>Oimè, ch'io non ti veggo</l>
<l>Più ritornar da caccia</l>
<l>Con passi di beltà!</l></lg>
<lg><l>Notte il mio Sole adombra,</l>
<l>Mesto silenzio ed ombra</l>
<l>Presso il mio ben si sta.</l></lg>
<lg><l>Ove sono i tuoi cani? ov'è il tuo arco?</l>
<l>Ove lo scudo che fu già sì forte?</l>
<l>Ov'è 'l brando fulmineo, e d'onor carco?</l>
<l>Ove la sanguinosa asta di morte?</l>
<l>Sparse son l'arme appiè del Duce esangue,</l>
<l>E goccian anco dell'amato sangue.</l></lg>
<lg><l>Quando fia che 'l mattin venga e ti desti?</l>
<l>Dicendo, ecco l'albor.</l>
<l>Son pronti gli archi e i cani tuoi son presti;</l>
<l>Svegliati, o cacciator.</l></lg>
<lg><l>Parti, o mattino dal bel crin di fiamme,</l>
<l>Parti, che dorme il Re:</l>
<l>Balzan su la sua tomba e cervi e damme,</l>
<l>Che il cacciator non v'è.</l></lg>
<lg><l>Ma io verrò pian piano, o mio diletto,</l>
<l>Nell'angusta magion del tuo riposo.</l>
<l>Ti cingerò col braccio il collo e 'l petto,</l>
<l>E dormirò con te sonno amoroso.</l>
<l>Vedran mute le stanze e vuoto il letto</l>
<l>Le donzelle, e sciorran canto doglioso.</l>
<l>Donzelle, addio, non odo il vostro canto;</l>
<l>Dormo sotterra al mio bel Rino accanto.</l></lg></div1>
<div1 type="sezione"><head>LA NOTTE</head>
<sp><speaker>I. CANTORE</speaker>
<lg><l>Trista è la notte, tenebria s'aduna,</l>
<l>Tingesi il cielo di color di morte:</l>
<l>Qui non si vede né stella, né Luna,</l>
<l>Che metta il capo fuor dalle sue porte.</l>
<l>Torbido è 'l lago, e minaccia fortuna,</l>
<l>Odo il vento nel bosco a ruggir forte.</l>
<l>Giù dalla balza va scorrendo il rio</l>
<l>Con roco lamentevol mormorio.</l></lg>
<lg><l>Su quell'alber colà, sopra quel tufo,</l>
<l>Che copre quella pietra sepolcrale,</l>
<l>Il lungo-urlante ed inamabil gufo</l>
<l>L'aer funesta col canto ferale.</l></lg>
<lg><l>Ve' ve':</l>
<l>Fosca forma la piaggia adombra:</l>
<l>Quella è un'ombra:</l>
<l>Striscia, sibila, vola via.</l>
<l>Per questa via</l>
<l>Tosto passar dovrà persona morta:</l>
<l>Quella meteora de' suoi passi è scorta.</l></lg>
<lg><l>Il can dalla capanna ulula e freme,</l>
<l>Il cervo geme - sul musco del monte,</l>
<l>L'arborea fronte - il vento gli percote;</l>
<l>Spesso ei si scuote - e si ricorca spesso.</l>
<l>Entro d'un fesso - il cavriol s'acquatta,</l>
<l>Tra l'ale appiatta - il francolin la testa.</l>
<l>Teme tempesta - ogni uccello, ogni belva;</l>
<l>Ciascun s'inselva - e sbucar non ardisce;</l>
<l>Solo stridisce - entro una nube ascoso</l>
<l>Gufo odioso;</l>
<l>E la volpe colà da quella pianta</l>
<l>Brulla di fronde</l>
<l>Con orrid'urli a' suoi strilli risponde.</l></lg>
<lg><l>Palpitante, ansante, tremante</l>
<l>Il peregrin</l></lg>
<lg><l>Va per sterpi, per bronchi, per spine,</l>
<l>Per rovine,</l>
<l>Che ha smarrito il suo cammin.</l></lg>
<lg><l>Palude di qua,</l>
<l>Dirupi di là,</l>
<l>Teme i sassi, teme le grotte,</l>
<l>Teme l'ombre della notte;</l>
<l>Lungo il ruscello incespicando,</l>
<l>Brancolando</l>
<l>Ei strascina l'incerto suo piè.</l></lg>
<lg><l>Fiaccasi or questa or quella pianta,</l>
<l>Il sasso rotola, il ramo si schianta</l>
<l>L'aride lappole strascica il vento.</l>
<l>Ecco un'ombra, la veggo, la sento;</l>
<l>Trema di tutto, né sa di che.</l></lg>
<lg><l>Notte pregna di nembi e di venti,</l>
<l>Notte gravida d'urli e spaventi!</l>
<l>L'ombre mi volano a fronte e a tergo:</l>
<l>Aprimi, amico, il tuo notturno albergo.</l></lg></sp>
<sp><speaker>II. CANTORE</speaker>
<lg><l>Sbuffa 'l vento, la pioggia precipitasi,</l>
<l>Atri spirti già strillano ed ululano,</l>
<l>Svelti i boschi dall'alto si rotolano,</l>
<l>Le fenestre pei colpi si stritolano.</l>
<l>Rugghia il fiume che torbido ingrossa:</l>
<l>Vuol varcarlo e non ha possa</l>
<l>L'affannato viator.</l></lg>
<lg><l>Udiste quello strido lamentevole?</l>
<l>Egli è travolto, ei muor.</l></lg>
<lg><l>La ventosa orrenda procella</l>
<l>Schianta i boschi, i sassi sfracella:</l>
<l>Già l'acqua straripa,</l>
<l>Si sfascia la ripa,</l>
<l>Tutto in un fascio la capra belante,</l>
<l>La vacca mugghiante,</l>
<l>La mansueta e la vorace fera</l>
<l>Porta la rapidissima bufera.</l></lg>
<lg><l>Nella capanna il cacciator si desta,</l>
<l>Solleva la testa,</l>
<l>Stordito, avviva il foco spento: intorno</l>
<l>Fumanti</l>
<l>Stillanti</l>
<l>Stangli i suoi veltri: egli di scope i spessi</l>
<l>Fessi riempie, e con terrore ascolta</l>
<l>Due gonfi rivi minacciar vicina</l>
<l>Alla capanna sua strage e rovina.</l></lg>
<lg><l>Là sul fianco di ripida rupe</l>
<l>Sta tremante l'errante pastor.</l></lg>
<lg><l>Una pianta sul capo risuona,</l>
<l>E l'orecchio gli assorda e rintrona</l>
<l>Il torrente col roco fragor.</l></lg>
<lg><l>Egli attende la Luna,</l>
<l>La Luna che risorga,</l>
<l>E alla capanna co' suoi rai lo scorga.</l></lg>
<lg><l>In tal notte atra e funesta</l>
<l>Sopra il turbo e la tempesta,</l>
<l>Sopra neri nugoloni</l>
<l>Vanno l'ombre a cavalcioni.</l></lg>
<lg><l>Pur è giocondo</l>
<l>Il lor canto sul vento:</l>
<l>Che d'altro mondo</l>
<l>Vien quel novo concento.</l></lg>
<lg><l>Ma già cessa la pioggia: odi che soffia</l>
<l>L'asciutto vento, l'onde</l>
<l>Si diguazzano ancora, ancor le porte</l>
<l>Sbattono: a mille a mille</l>
<l>Cadon gelate stille</l>
<l>Da quel tetto e da questo. Oh! oh! pur veggo</l>
<l>Stellato il cielo: ah che di nuovo intorno</l>
<l>Si raccoglie la pioggia; ah che di nuovo</l>
<l>L'occidente s'abbuia.</l>
<l>Tetra è la notte e buia</l>
<l>L'aer di nembi è pregno:</l>
<l>Ricevetemi, amici, a voi ne vegno.</l></lg></sp>
<sp><speaker>III. CANTORE</speaker>
<lg><l>Pur il vento imperversa, e pur ei strepita</l>
<l>Tra l'erbe della rupe: abeti svolvonsi</l>
<l>Dalle radici, e la capanna schiantasi.</l>
<l>Volan per l'aria le spezzate nuvole,</l>
<l>Le rosse stelle ad or ad or traspaiono,</l>
<l>Nunzia di morte l'orrida meteora</l>
<l>Fende co' raggi l'addensate tenebre.</l>
<l>Ecco posa sul monte: io veggo l'ispida</l>
<l>Vetta del giogo dirupato, e l'arida</l>
<l>Felce ravviso e l'atterrata quercia.</l></lg>
<lg><l>Ma chi è quel colà sotto quell'albero,</l>
<l>Prosteso in riva al lago</l>
<l>Colle vesti di morte?</l>
<l>L'onda si sbatte forte</l>
<l>Sulla scogliosa ripa, è d'acqua carca</l>
<l>La piccioletta barca:</l>
<l>Vanno e vengono i remi</l>
<l>Trasportati dall'onda</l>
<l>Ch'erra di scoglio in scoglio: oh! su quel sasso</l>
<l>Non siede una donzella?</l>
<l>Che fia? l'onda rotante</l>
<l>Rimira,</l>
<l>Sospira,</l>
<l>Misero l'amor suo! misero amante!</l>
<l>Ei di venir promise,</l>
<l>Ella adocchiò la barca,</l>
<l>Mentre il lago era chiaro: oh me dolente!</l>
<l>Oimè questo è 'l suo legno!</l>
<l>Oimè questi i suoi remi!</l>
<l>Questi sul vento i suoi sospiri estremi!</l></lg>
<lg><l>Ma già s'appresta</l>
<l>Nuova tempesta,</l>
<l>Neve in ciocca</l>
<l>Fiocca, fiocca,</l>
<l>Biancheggiano dei monti e cime e fianchi;</l>
<l>Sono i venti già stanchi,</l>
<l>Ma punge l'aria, ed è rigido il cielo:</l>
<l>Accoglietemi amici, io son di gelo.</l></lg></sp>
<sp><speaker>IV. CANTORE</speaker>
<lg><l>Vedi notte, serena, lucente,</l>
<l>Pura, azzurra, stellata, ridente;</l>
<l>I venti fuggiro,</l>
<l>Le nubi svaniro,</l>
<l>Si fan gli arboscelli</l>
<l>Più verdi e più belli;</l>
<l>Gorgogliano i rivi</l>
<l>Più freschi, e più vivi;</l>
<l>Scintilla alla Luna</l>
<l>La tersa laguna.</l></lg>
<lg><l>Vedi notte, serena, lucente,</l>
<l>Pura, azzurra, stellata, ridente.</l></lg>
<lg><l>Veggo le piante rovesciate, veggo</l>
<l>I covoni che il vento aggira e scioglie,</l>
<l>Ed il cultor che intento</l>
<l>Si curva e li raccoglie.</l></lg>
<lg><l>Chi vien dalle porte</l>
<l>Oscure di morte,</l>
<l>Con piè pellegrin?</l></lg>
<lg><l>Chi vien così leve</l>
<l>Con vesta di neve,</l>
<l>Con candide braccia,</l>
<l>Vermiglia la faccia,</l>
<l>Brunetta il bel crin?</l></lg>
<lg><l>Questa è la figlia del signor sì bella,</l>
<l>Che pocanzi cadeo nel suo bel fiore.</l>
<l>Deh t'accosta, t'accosta, o verginella,</l>
<l>Lasciati vagheggiar, viso d'amore.</l>
<l>Ma già si move il vento, e la dilegua;</l>
<l>E vano è che cogli occhi altri la segua.</l></lg>
<lg><l>I venticelli spingono</l>
<l>Per la valle ristretta</l>
<l>La vaga nuvoletta:</l>
<l>Ella poggiando va;</l></lg>
<lg><l>Finché ricopre il cielo</l>
<l>D'un candidetto velo,</l>
<l>Che più leggiadro il fa.</l></lg>
<lg><l>Vedi notte, serena, lucente,</l>
<l>Pura, azzurra, stellata, ridente.</l>
<l>Bella, notte, più gaia del giorno:</l>
<l>Addio, statevi amici, io non ritorno.</l></lg></sp>
<sp><speaker>V. CANTORE</speaker>
<lg><l>La notte è cheta, ma spira spavento,</l>
<l>La Luna è mezzo tra le nubi ascosa:</l>
<l>Movesi il raggio pallido e va lento,</l>
<l>S'ode da lungi l'onda romorosa.</l>
<l>Mezza notte varcò, che 'l gallo io sento:</l>
<l>La buona moglie s'alza frettolosa,</l>
<l>E brancolando pel buio s'apprende</l>
<l>Alla parete, e 'l suo foco raccende.</l></lg>
<lg><l>Il cacciator che già crede il mattino,</l>
<l>Chiama i suoi fidi cani, e più non bada;</l>
<l>Poggia sul colle, e fischia per cammino:</l>
<l>Colpo di vento la nube dirada;</l>
<l>Ei lo stellato aratro a sé vicino</l>
<l>Vede che fende la cerulea strada:</l>
<l>Oh, dice, egli è per tempo, ancora annotta</l>
<l>E s'addormenta sull'erbosa grotta.</l></lg>
<lg><l>Odi, odi!</l>
<l>Corre pel bosco il turbine,</l>
<l>E nella valle mormora</l>
<l>Un suon lugubre e stridulo;</l>
<l>Quest'è la formidabile</l>
<l>Armata degli spiriti,</l>
<l>Che tornano dall'aria.</l></lg>
<lg><l>Dietro il monte si cela la Luna</l>
<l>Mezzo pallida e mezzo bruna:</l>
<l>Scappa un raggio, e luccica ancora,</l>
<l>E un po' po' le vette colora:</l>
<l>Lunga dagli alberi scende l'ombra,</l>
<l>Tutto abbuia, tutto s'adombra:</l>
<l>Tutto è orrido, e pien di morte:</l>
<l>Amico, ah non tardar, schiudi le porte.</l></lg></sp>
<sp><speaker>SIGNORE</speaker>
<lg><l>Sia pur tetra la notte, ululi e strida</l>
<l>Per pioggia o per procella,</l>
<l>Senza Luna, né stella;</l>
<l>Volino l'ombre, e 'l peregrin ne tremi;</l>
<l>Imperversino i venti,</l>
<l>Rovinino i torrenti, errino intorno</l>
<l>Verdi-alate meteore; oppur la notte</l>
<l>Esca dalle sue grotte</l>
<l>Coronata di stelle, e senza velo</l>
<l>Rida limpido il cielo,</l>
<l>È lo stesso per me: l'ombra sen fugge</l>
<l>Dinanzi al vivo mattutino raggio,</l>
<l>Quando sgorga dal monte,</l>
<l>E fuor dalle sue nubi</l>
<l>Riede gioioso il giovinetto giorno:</l>
<l>Sol l'uom, come passò, non fa ritorno.</l></lg>
<lg><l>Ove son ora, o vati,</l>
<l>I duci antichi? ove i famosi regi?</l>
<l>Già della gloria lor passaro i lampi.</l>
<l>Sconosciuti, obliati</l>
<l>Giaccion coi nomi lor, coi fatti egregi,</l>
<l>E muti son delle lor pugne i campi.</l>
<l>Rado avvien ch'orma stampi</l>
<l>Il cacciator sulle muscose tombe,</l>
<l>Mal noti avanzi dagli eccelsi eroi.</l>
<l>Sì passerem pur noi; profondo oblio</l>
<l>C'involverà: cadrà prostesa alfine</l>
<l>Questa magion superba,</l>
<l>E i figli nostri tra l'arena e l'erba</l>
<l>Più non ravviseran le sue rovine.</l>
<l>E domandando andranno</l>
<l>A quei d'etade e di saper più gravi:</l>
<l>Dove sorgean le mura alte degli avi?</l></lg>
<lg><l>Sciolgansi i cantici,</l>
<l>L'arpa ritocchisi,</l>
<l>Le conche girino;</l>
<l>Alto sospendansi</l>
<l>Ben cento fiaccole;</l>
<l>Donzelle e giovani</l>
<l>La danza intreccino</l>
<l>Al lieto suon.</l></lg>
<lg><l>Cantore accostisi,</l>
<l>Il qual raccontimi</l>
<l>Le imprese celebri</l>
<l>Dei re magnanimi,</l>
<l>Dei duci nobili,</l>
<l>Che più non son.</l></lg>
<lg><l>Così passi la notte,</l>
<l>Finché il mattin le nostre sale irraggi.</l>
<l>Allor sien pronti i destri</l>
<l>Giovani della caccia, e i cani, e gli archi.</l>
<l>Noi salirem sul colle, e per le selve</l>
<l>Andrem col corno a risvegliar le belve.</l></lg></sp></div1>
<div1 type="sezione"><head>LA MORTE DI GAULO</head>
<lg><l>Pende la notte; maestosa e cheta</l>
<l>Dispiega il manto nella valle; ingombra</l>
<l>La felce intorno il cacciator che dorme,</l>
<l>E il can la testa al suo ginocchio appoggia.</l>
<l>In sogno ancor della montagna i figli</l>
<l>Persegue, e dal piacer quasi ei si desta.</l></lg>
<lg><l>Ne' tuoi sonni riposa, o giovinetto,</l>
<l>Delle fatiche della caccia amante;</l>
<l>Dormite o figli del travaglio: a mezzo</l>
<l>Del corso lor giunsero gli astri appena,</l>
<l>Ed Ossian sol sulle colline è desto.</l>
<l>Solo godo vagar, solo ove regna</l>
<l>Notte e silenzio, ché silenzio e notte</l>
<l>Ben cogli affanni del mio cor s'accorda.</l>
<l>Verrà il mattin; tutti i suoi rai dal colle</l>
<l>Biondeggiar io vedrò; ma col mattino</l>
<l>Non tornerà dentro quest'alma il giorno.</l>
<l>Sii parco o Sol de' raggi tuoi; di luce</l>
<l>Prodigo sei, come di Morven l'alto</l>
<l>Signor lo fu delle bell'opre: ah! temi,</l>
<l>Temi che un dì la luce tua s'ecclissi,</l>
<l>Come eclissò del Re la gloria. Omai</l>
<l>A mille a mille nel palagio azzurro</l>
<l>Splendon le faci che tu accendi allora</l>
<l>Che d'Occidente dal balcon ti parti.</l>
<l>Perché il momento affretterai, che muto</l>
<l>Ti lasceran sul padiglion dell'Alba</l>
<l>Solingo e tristo, come tristo e solo</l>
<l>Ossian gli amici al suo dolor lasciaro?</l>
<l>Perché su Morven brillerai? sul colle</l>
<l>Perché i tuoi rai si spanderan; se i prodi</l>
<l>D'ammirarli cessaro, e più non resta</l>
<l>Un occhio sol che al tuo fulgor si schiuda?</l>
<l>Morven, de' tuoi be' dì, delle tue glorie</l>
<l>Come sparve la luce! a poco a poco</l>
<l>Mancar la vidi, e dileguarsi, e muta</l>
<l>Perdersi, come delle querce accese,</l>
<l>Splendor delle tue sale, or muto è il lume.</l>
<l>I tuoi palagi, i prodi tuoi, che danze</l>
<l>V'intrecciavano e canti, al suol tra 'l musco</l>
<l>Dormono, e l'ombra han della morte intorno.</l>
<l>Già Temora cadeo, Tura non serba</l>
<l>Che cumuli di sassi, ed il silenzio</l>
<l>Erra di Selma per le vuote sale.</l>
<l>Dov'è la gioia delle conche, e dove</l>
<l>De' conviti il fragor? mute son l'arpe,</l>
<l>Muto il canto de' Bardi; e poche e rare</l>
<l>Muscose pietre colle grigie teste</l>
<l>Gli avanzi or son delle grandezze antiche.</l>
<l>Non più dal mar, sovra la poppa assiso,</l>
<l>Mira il nocchier le maestose moli</l>
<l>Alzar la fronte tra la nebbia e 'l cielo;</l>
<l>Né dal deserto il peregrin le scorge.</l></lg>
<lg><l>Cerco di Selma; e tra la felce e l'erba</l>
<l>Non incontro che tombe e che ruine.</l>
<l>Vacilla al soffio de' notturni venti</l>
<l>Il cardo solitario, e sullo stelo</l>
<l>Gravido di rugiada il capo abbassa.</l>
<l>Volteggia intorno de' miei crin canuti</l>
<l>Il gufo inaugurato; i stridi suoi</l>
<l>Destan la damma che riposa e dorme</l>
<l>Sovra il letto di musco: alza la testa,</l>
<l>Né teme no, ché sovra i colli è sola</l>
<l>Del Cantor la vecchiezza. Ospite amica</l>
<l>Degli avanzi di Selma, alla tua morte</l>
<l>Ossian non pensa: dal riposo istesso</l>
<l>Ove posar Fingal e Oscar tu sorgi;</l>
<l>E pensi tu che insanguinar volesse</l>
<l>Ossian del padre, ovver del figlio il letto?</l>
<l>No alla tua morte, abitatrice amica</l>
<l>Del riposo d'Oscarre e di Fingallo,</l>
<l>Alla tua morte Ossian non pensa: solo</l>
<l>Qua nella piazza, ove sorgea di Selma</l>
<l>Il regal tetto, ove pendea lo scudo</l>
<l>Del padre mio, stendo la man;... ma, o Selma!</l>
<l>Altro or non hai tetto che il ciel!... Lo scudo</l>
<l>Cerco tra le ruine; incontra l'asta</l>
<l>Una delle sue falde: ivi sedea</l>
<l>Il fragor delle pugne: il suon che rende</l>
<l>Lusinga ancor d'Ossian l'orecchio; ei desta</l>
<l>De' passati miei dì la rimembranza,</l>
<l>Come raccende sulle felci il vento</l>
<l>Fra' rozzi alberghi i moribondi fochi.</l>
<l>Acuto al varco di quest'alma ancora</l>
<l>S'affaccia il duol; cresce nel corso al pari</l>
<l>Di torrente montan, ma il peso, e 'l gelo</l>
<l>Degli anni incontra che lo spinge addietro.</l>
<l>Pensier di guerra, tenebrosi tempi</l>
<l>Che spariste per me, co' vostri scudi</l>
<l>Cozzantisi fra lor, tempi fuggite;</l>
<l>Lasciate i dì della vecchiezza in calma.</l>
<l>A che sognar pugne e trofei? che l'asta</l>
<l>Forse ancor so come si scuota e vibri?</l>
<l>Ah! più non è di Temora la lancia,</l>
<l>Deh il baston dell'età! più non udrassi</l>
<l>Batter lo scudo, e rimbombar di guerra.</l>
<l>Ma cosa incontro? antico scudo è questi:</l>
<l>Tentiam di riconoscerlo:... ei somiglia</l>
<l>Luna allor che tramonta; a mezzo è roso</l>
<l>Dalla ruggin degli anni... o Gaulo, amico</l>
<l>D'Oscarre un dì, fu questo scudo il tuo.</l>
<l>Ma chi, chi l'alma mi trasporta? o figlio</l>
<l>Della mia tenerezza, ebbe il tuo braccio</l>
<l>La sua parte di fama; ora i miei canti</l>
<l>Di Gaulo il nome rinverdir faranno.</l>
<l>Arpa di Selma, ove sei tu? Malvina</l>
<l>Rispondimi, ove sei? vieni, ed ascolta;</l>
<l>Dell'amico d'Oscar Ossian favella.</l></lg>
<lg><l>Fosca sorgea la notte e procellosa,</l>
<l>E stridean l'ombre dalle nere felci.</l>
<l>Muggian, precipitandosi dall'alto</l>
<l>Delle balze i torrenti: in sen del nembo,</l>
<l>Pari allo scoppio di squarciate nubi,</l>
<l>Romoreggiava il tuon; della tempesta</l>
<l>Sovra le penne rosseggianti, i lampi</l>
<l>Fendean le nubi, e percorreano il cielo.</l>
<l>Di Selma intanto nel palagio a mensa</l>
<l>Sedeano i nostri Eroi; fiammante quercia</l>
<l>Ardea nel mezzo a rischiararne i volti.</l>
<l>Passava in giro, e diffondea la gioia</l>
<l>La d'umor soavissimo ricolma</l>
<l>Tazza ospital; scioglieano il canto i Bardi;</l>
<l>E la man delle vergini tremante</l>
<l>Scorrea le corde dell'armonic'arpa.</l></lg>
<lg><l>Passò la notte nella gioia: appena</l>
<l>Credeansi gli astri alla metà del cielo,</l>
<l>Allor che d'Oriente in sulle nubi</l>
<l>L'Alba si scorse biancheggiar: lo scudo</l>
<l>Batter s'ascolta di Fingal: diverso</l>
<l>Suono allor quegli avea: l'alto rimbombo,</l>
<l>Simile al tuon che da lontan rimugghia,</l>
<l>Udirono gli Eroi; corser festosi</l>
<l>Da tutti i fiumi lor: Gaulo l'intese,</l>
<l>Strinse la lancia... ma torrente è fatta</l>
<l>Già l'onda di Strumon: le sue correnti</l>
<l>Chi misurar, sia pur gagliardo, ardisce?</l></lg>
<lg><l>A Ifrona già ci avviciniam; la zuffa</l>
<l>Mescesi; carchi delle nostre spoglie</l>
<l>Ai nemici ritolte, in sulla sera</l>
<l>Cessasi dal pugnar. - Perché sul fiume,</l>
<l>Giovin leggiadro dall'azzurro scudo,</l>
<l>Sul fiume tuo che verde musco ammanta,</l>
<l>Perché il nostro ritorno, ahi! non attendi?</l>
<l>Perché, figlio di Morni, impaziente</l>
<l>Fu il tuo cor della pugna? Ah ben di fama</l>
<l>Avara è l'alma tua, né la sua parte</l>
<l>Rapir si lascia, ove alla gloria un campo</l>
<l>Aprasi ed al valor. Già sulla sponda</l>
<l>Si apparecchia una barca, agile e leve</l>
<l>Fenderà l'onde minacciose, e appena</l>
<l>Il primo albor dall'Oriente appare,</l>
<l>(Seguendo verso Ifrona i prodi suoi)</l>
<l>Spiega le vele, e si confida al vento.</l></lg>
<lg><l>Al mar chi vien? - giovin beltà. Si avanza</l>
<l>Sovra gli scogli ondi-battuti; è fosca</l>
<l>Come la nebbia del mattin; disciolta</l>
<l>Tremola all'aure la corvina chioma.</l>
<l>Tra i crini suoi la nivea man, somiglia</l>
<l>Bianca spuma sull'onde: e di rugiada</l>
<l>Brillan due goccie ne' cerulei sguardi</l>
<l>Fissi di Gaulo sulla barca; un figlio</l>
<l>Le pende al petto, e le sorride al volto.</l>
<l>Teneramente se lo abbraccia, e un dolce</l>
<l>Canto susurra; ma un sospir dal core</l>
<l>L'interrompe: o Evircoma, ah tu non pensi</l>
<l>Al canto no: vogan sul flutto insieme</l>
<l>Col tuo diletto i pensier tuoi; già fugge</l>
<l>Il legno; appena da lontan si mira</l>
<l>Tra l'onda e 'l ciel; ma scende a mezzo e spiega</l>
<l>Le sue falde una nube, e più nol vedi.</l></lg>
<lg><l>Vaga, oimè, senza periglio</l>
<l>Sovra il mar che a me t'invola!</l>
<l>Amor mio, chi mi consola,</l>
<l>Quando mai ti rivedrò?</l></lg>
<lg><l>Torna alle sale di Strumon la bella,</l>
<l>Ma son lenti i suoi passi: ha di tristezza</l>
<l>Carca la fronte, come quando il cielo</l>
<l>È in calma, e tace sovra i colli il vento,</l>
<l>Veggiam qualch'ombra solitaria in mezzo</l>
<l>Errar della palude: ella sovente</l>
<l>Si volge, e guarda; e sospirando, i lumi</l>
<l>Tien fissi al mar che lagrimando accusa.</l></lg>
<lg><l>Voga, oimè, senza periglio</l>
<l>Sovra il mar che a me t'invola!</l>
<l>Amor mio, chi mi consola,</l>
<l>Quando mai ti rivedrò?</l></lg>
<lg><l>Ma vien la notte; gran corteggio intorno</l>
<l>Le fan spesso tenebre; a mezzo il corso</l>
<l>L'Eroe sorprende; celasi la Luna</l>
<l>Negli antri delle nubi, e in tutto il cielo</l>
<l>Sol d'una stella il tremolar non spunta.</l>
<l>Tacita e paurosa all'onde in preda</l>
<l>Va di Gaulo la barca. - A Morven lieti</l>
<l>Torniam; né Gaulo sovra il mar si scorge.</l>
<l>Giunge il mattino, ma d'Ifrona i lidi</l>
<l>La nebbia involve. Per la spiaggia errando</l>
<l>Gaulo s'aggira, e ove, non sa; l'orecchio</l>
<l>Tende in ascolta, e di guerrieri o d'armi</l>
<l>Fragor non ode: batte allor lo scudo;</l>
<l>"Dormi o Fingal tu forse? è dalla pugna</l>
<l>Stanco il tuo braccio, o non pugnossi? (ei grida)</l>
<l>Giungeste ancor su queste rive, o prodi?" -</l></lg>
<lg><l>Piaciuto ahi fosse, o giovinetto, al cielo</l>
<l>Che allor giunti vi fossimo, e dal bosco</l>
<l>Ossian le grida dell'amico udisse!</l>
<l>O questa lancia alla grand'oste incontro</l>
<l>T'avria difeso, o nella breve fossa</l>
<l>Giaceria senza vita il signor suo.</l>
<l>Di Temora la lancia inutil tronco</l>
<l>Non era allor, né dell'età che cade</l>
<l>Debile appoggio: era balen che scende</l>
<l>Sovra penne di foco, e cento e cento</l>
<l>Alberi atterra in suo cammin, frondoso</l>
<l>Onor del monte che gli trema innanzi.</l>
<l>Colto dalla ruina arbor non era</l>
<l>Ossian allor, che tra la felce al solo</l>
<l>Lieve spirar d'un venticel si scote,</l>
<l>O mezzo rovesciato in riva al fiume</l>
<l>Gli insulti ancor della bufera addita.</l>
<l>No, tal non era allor; dritto e superbo</l>
<l>Quai son del Cona maestosi i pini,</l>
<l>Tutti d'intorno i verdeggianti rami</l>
<l>Io mi vedea, che sorridean festosi</l>
<l>Dell'oragano alle minacce, e lieti</l>
<l>Fra' muggiti dell'aria, a mezzo il cielo</l>
<l>Ondeggiavan tra i nembi e le tempeste.</l>
<l>Ah! perché al Duce di Strumon non era</l>
<l>Io presso allor, che rovesciossi e venne</l>
<l>La procella d'Ifrona incontro a lui?</l></lg>
<lg><l>Dov'eri allora ombre di Morven? forse</l>
<l>Placido sonno per l'aeree sale,</l>
<l>Cui crepuscol da lunge appena imbianca,</l>
<l>Posava dolcemente in su' vostr'occhi;</l>
<l>O scherzar vi piacea colle cadute</l>
<l>Aride foglie, pueril trastullo;</l>
<l>Che neppur cenno si mirò, né udissi</l>
<l>Del periglio di Gaulo?... ah no, de' nostri</l>
<l>Padri dilette ombre a noi fide, voi</l>
<l>Non obliaste d'ammonirci! A Ifrona</l>
<l>Per ben due volte rispingeste indietro</l>
<l>Le nostre vele; e per due volte il mare</l>
<l>Mugghiando risuonò de' vostri gridi.</l>
<l>Il vostro cenno ahi! non s'intese: l'ombre</l>
<l>Noi vi credemmo de' nemici opposte</l>
<l>Forse al nostro ritorno. Incontro a voi</l>
<l>Fè balenar Fingal la spada, e i lembi</l>
<l>Percosse delle grigie aeree vesti</l>
<l>Che voi libravi sul suo capo; andate,</l>
<l>Andate, ei vi dicea; sovr'alte sponde</l>
<l>Scotete i fior del cardo, o i dì passate</l>
<l>Là colla schiatta degl'imbelli in gioco.</l></lg>
<lg><l>Tacite, e afflitte v'involaste: il soffio</l>
<l>Del fuggir vostro rassembrava all'aure,</l>
<l>Che striscian sulle rive tenebrose,</l>
<l>Scese dal monte, quando ancor lontana</l>
<l>Presagiscon le gru pioggia o tempesta.</l>
<l>Spariste; e forse alcuno udivvi a mezzo</l>
<l>Di Gaulo il nome proferir fuggendo. -</l></lg>
<lg><l>Tra mille qui nemici e mille, io solo</l>
<l>Stommi? e tra l'ombre della pugna, or quivi</l>
<l>Spada non v'ha che colla mia baleni?</l>
<l>Soffia il vento da Morven; biancheggiando</l>
<l>A Morven volto si dirige il flutto:</l>
<l>Spiegherà Gaulo le sue vele al vento?</l>
<l>Ah no, che seco i prodi suoi non stanno.</l>
<l>Fingallo che diria? Fingal che l'opre</l>
<l>Di Gaulo nelle pugne a' figli suoi</l>
<l>D'ammirar comandava? e che nel canto</l>
<l>Dirieno i Bardi, se una nube alzasse</l>
<l>Sue negre falde del figliuol di Morni</l>
<l>Sulla limpida fama? E tu fra l'ombre</l>
<l>Padre diletto, non arrossiresti</l>
<l>Se fuggisse il tuo Gaulo? Ah sì, co' bianchi</l>
<l>Tuoi crin l'antica venerabil fronte</l>
<l>Nasconderesti, paventando il guardo</l>
<l>Degli eroi che passaro; i tuoi sospiri</l>
<l>Più rochi e grossi renderiano i venti</l>
<l>Di Strumon per la valle: e degl'imbelli</l>
<l>Te contemplando dirien l'ombre: "oh vedi</l>
<l>Vedi là il padre di colui, che diede</l>
<l>D'Ifrona in riva alla battaglia il tergo."</l>
<l>No che il tergo ai perigli e alla battaglia,</l>
<l>Morni, no non darò: raggio di foco</l>
<l>Di Gaulo è il cor: sulla tua nube immensa</l>
<l>Vieni, e mira il tuo figlio. Era torrente</l>
<l>Gonfio di spuma tra le roccie opposte</l>
<l>L'anima tua; l'alma di Gaulo, o padre,</l>
<l>Non è indegna di te, mirami... o sposa,</l>
<l>Ove sei tu?... diletto Ogal che fai?...</l>
<l>Ma chi, chi spira tra l'orror di morte</l>
<l>Raggio di tenerezza? Acquieterassi</l>
<l>Il turbo; e voi cari al mio cor verrete</l>
<l>Pensier soavi a serenar quest'alma.</l>
<l>Or tutto è fosco; armi, battaglie, è questo</l>
<l>Sol di Gaulo il pensier! Perché non sei,</l>
<l>Ossian tu meco, come il ciel ci vide</l>
<l>Alla pugna di Latmo?... ma che parlo?</l>
<l>Pari allo spirto d'oragano immenso</l>
<l>Mi sento il cor: di foco ha l'ale, e spande</l>
<l>Rosso fulgor, solo si scaglia, e solo</l>
<l>In mezzo al mar che romoreggia ei piomba.</l>
<l>A mille a mille a quel terribil urto</l>
<l>Vedi i flutti inalzarsi, e cento intorno</l>
<l>Isole ricuoprirne: egli sul cocchio</l>
<l>Salir de' venti, e passeggiar sull'acque.</l></lg>
<lg><l>E già di nuovo ode il rimbombo Ifrona</l>
<l>Dello scudo di Morni; arrugginita</l>
<l>Piastra non era allor, né ricoperto</l>
<l>Di loto e sangue quello scudo: introna</l>
<l>Del suo fragor l'isola intorno, e tutti</l>
<l>Scendon contro di Gaulo i suoi guerrieri.</l>
<l>Ma di Morni la spada in man del prode</l>
<l>Scintilla, e rare le nemiche fila</l>
<l>Fanglisi innanzi, come sparse e rare</l>
<l>Nei boschi di Strumon sorgon le piante.</l>
<l>Ne tremano i guerrieri; a terra sparse</l>
<l>Son le azzurre lor armi, e della morte</l>
<l>Volteggiano gli augelli in sul lor capo.</l></lg>
<lg><l>Malvina mia, sul tempestoso piano</l>
<l>Vedesti mai canuto flutto immenso</l>
<l>Scontrarsi, e indietro rimbalzar dal fianco</l>
<l>D'una balena, che traversa il mare?</l>
<l>Vedesti in cima di quel flutto a stormi</l>
<l>Volar marini augelli, e della fera</l>
<l>Seguir le tracce, che a spirar vicina,</l>
<l>Capovolta in balia della corrente,</l>
<l>Dibatte i fianchi moribondi appena,</l>
<l>E non osar d'avvicinarsi, lunge</l>
<l>Paventandone ancor la mole e l'ombra?</l>
<l>Sì trattenuti eran d'Ifrona i figli</l>
<l>Dalla spada di Gaulo e dal terrore.</l></lg>
<lg><l>Molto pugnò: mancano a poco a poco</l>
<l>Le forze al Duce di Strumon; s'appoggia</l>
<l>A un tronco; in strisce porporine il sangue</l>
<l>Scorre fumando sull'azzurro scudo,</l>
<l>E cento frecce gli han passato il fianco.</l>
<l>Il brando ancor stringe la man, quel brando</l>
<l>Che spargendo fra l'oste orrore e tema,</l>
<l>È meteora di morte in quella mano.</l></lg>
<lg><l>Ma questa pietra, che inalzate a stento,</l>
<l>Figli d'Ifrona, or che dirà? sul lido</l>
<l>All'età che verranno il fatto illustre</l>
<l>Segnerà gloriosa? Ah no; del bronzo</l>
<l>Han la crudezza i pensier vostri: appena</l>
<l>Sette fra voi lo smisurato masso</l>
<l>Traggon dalla montagna: eccolo, ei piomba</l>
<l>Sulla coscia di Gaulo: in su' ginocchi</l>
<l>Ritto cade l'Eroe, ma colla fronte</l>
<l>Grandeggia ancor sovra lo scudo, e desta</l>
<l>Meraviglia e spavento: i suoi nemici</l>
<l>Treman d'avvicinarsi; e da lontano</l>
<l>Lascian ch'ei pera, come in cima al monte</l>
<l>Aquila poderosa, a cui nel volo</l>
<l>Il fulmine rapì l'artiglio e l'ale.</l></lg>
<lg><l>Deh, perché in Selma non s'udì la voce,</l>
<l>Generoso garzon, del tuo periglio?</l>
<l>Il canto delle Vergini, e dei Bardi</l>
<l>Non saria scesa ad allegrarci il core</l>
<l>La melodia: né di Fingal la lancia</l>
<l>Avria posato alla muraglia appesa.</l>
<l>L'acciar di Luno sul pacato fianco</l>
<l>Dormito non avria; né, mezzo alzato</l>
<l>Dal suo sedil, meravigliati avremmo</l>
<l>Visto Fingal rivolgersi allo scudo,</l>
<l>Fisso con gli occhi, e dir: l'aerea lancia</l>
<l>Udir d'un'ombra mi parea sugli orli</l>
<l>Strisciar passando, ma fu solo il vento.</l></lg>
<lg><l>Ombra di Morni, e perché mai sì lieve</l>
<l>Fu batter del tuo scudo, ed il periglio</l>
<l>Di Gaulo tuo che non versar ne' sogni?</l>
<l>Perché ad Ossian non scendere, e gridargli:</l>
<l><emph>Svegliati su, torna sul flutto?</emph> ... o Morni,</l>
<l>Allor tu forse sulle vie d'Ifrona</l>
<l>Movevi già per lacrimar suo figlio.</l></lg>
<lg><l>Riede il mattin: funesti sogni al giorno</l>
<l>Aprono gli occhi d'Evircoma: il letto</l>
<l>Lascia, e alle selve di Strumon ritorna.</l>
<l>Agitata, abbattuta, ode le grida</l>
<l>Della caccia di Morven, e la voce</l>
<l>Del diletto amor suo mista non v'ode.</l>
<l>Ascolta: e l'eco dalla cava roccia</l>
<l>Di Gaulo i gridi non ripete; inalza</l>
<l>La voce, e solo di Strumon la selva</l>
<l>D'Evircoma i sospir fra l'aure intende.</l></lg>
<lg><l>Cade la sera; e pel ceruleo piano</l>
<l>Barca non mira, o non ascolta il grembo</l>
<l>Fender lieve dell'onde. È trista l'alma,</l>
<l>Tristo il cor della sposa: E chi trattiene</l>
<l>Nell'isola il mio prode? o mio diletto,</l>
<l>Di Morven cogli eroi ché non tornasti?</l>
<l>Forse sul mar perduti gli hai?... ma, lassa!</l>
<l>No, che tornato esser dovevi: oh! quanto,</l>
<l>Quanto dall'alto degli scogli al mare</l>
<l>la sposa tua si sporgerà? rispondi:</l>
<l>Quante lacrime ancor sovra le guance</l>
<l>Cadran dell'amor tuo? non pensi al figlio?</l>
<l>Non pensi a me? se pur t'è caro, o sposo,</l>
<l>Se scordato non l'hai, dì, le carezze</l>
<l>A cui l'usasti, ed i trasporti, e i baci,</l>
<l>Dimmi ove son? le lacrime del figlio</l>
<l>Colle mie si confondono, e confusi</l>
<l>Son d'Ogal i sospir co' miei sospiri.</l>
<l>Ah! se il suo nome balbettare a mezzo</l>
<l>Udir potesse il padre suo, cercando</l>
<l>Con gli occhi ancor quando ritorna, ah certo</l>
<l>S'affretterebbe a consolarci, e tosto</l>
<l>Tornar si rivedria... ma oh ciel! rammento</l>
<l>(Tremo per te) rammento un sogno o caro!</l>
<l>Ah il momento passò del tuo ritorno!</l>
<l>L'ho in mente ancor, parmi vederli, e certo</l>
<l>Io gli vedea per la foresta, i figli</l>
<l>Di Morven dietro ai fuggitivi: seco</l>
<l>Non era il prode di Strumon: lo scorsi</l>
<l>In lontananza sovra l'asta inchino,</l>
<l>E retto ad un sol piè; l'altro colonna</l>
<l>Era di nebbia; ogni spirar d'auretta</l>
<l>Cangiar forma gli fa; stendo le braccia,</l>
<l>E corro all'amor mio... vien dal deserto</l>
<l>Un vento impetuoso, e me l'invola. -</l></lg>
<lg><l>Ma del terror son figli i sogni; o caro</l>
<l>Sir di Strumon, ti rivedrò; la testa</l>
<l>Tu inalzerai davanti a me, lucente</l>
<l>Come raggio di Sol, quando sfavilla</l>
<l>Sulle felci di Cromla, albergo d'ombre.</l>
<l>L'intiera notte il peregrin tremando</l>
<l>Ristette innanzi a lor; fuggon col giorno</l>
<l>Le figlie della notte; ei più sicuro,</l>
<l>Riprendendo il baston, parte col giorno.</l></lg>
<lg><l>Sì, sposo mio, ti rivedrò... la barca</l>
<l>Questa non è che da lontano appare?</l>
<l>Son come spuma fra montane rocce</l>
<l>Bianche le vele sue; pianta somiglia,</l>
<l>Che maestosa tra la neve e 'l vento</l>
<l>Ondeggia, e scuote le frondose cime.</l>
<l>La barca ell'è - m'inganno forse? o pure</l>
<l>Nebbioso ingombro là fra l'incert'ombre</l>
<l>Il credulo occhio mio turba, e lusinga? -</l>
<l>Ma sì, la barca è del mio sposo... o notte,</l>
<l>Invida e fosca, ah! non celar le vele</l>
<l>Che guidan l'amor mio... ferma un istante</l>
<l>Ancor,... ma tu non m'odi, e in tutto il cielo</l>
<l>Le immense tenebrose ale distendi.</l>
<l>Ma invan! in questo schifo, a tuo dispetto</l>
<l>In braccio volerò del mio diletto.</l></lg>
<lg><l>Già Evircoma è sul mar: barca non mira</l>
<l>A sé incontro venir: candida nube</l>
<l>Bassa sul flutto l'ingannò: la barca</l>
<l>Aerea e vota di nocchiero antico</l>
<l>Quell'era, onde godea vagar per l'acque.</l></lg>
<lg><l>Lascia lo schifo della bella sposa</l>
<l>I venti dietro a sé: d'Ifrona il lido</l>
<l>Nella baia l'accoglie; alta è la notte.</l>
<l>Mormoran cupe l'onde solitarie</l>
<l>Nel silenzio del bosco: dalle nubi</l>
<l>Trapela, e fugge ad or ad or la Luna</l>
<l>Fra le piante del colle, e ad ora ad ora</l>
<l>Dalle nebbie divise ed i vapori</l>
<l>Trapelano, e s'involano le stelle.</l>
<l>Al baglior fioco della dubbia luce</l>
<l>Volti Evircoma ha gli occhi al figlio: "oh! come</l>
<l>Amabile tu sei, dice, ne' sogni,</l>
<l>Che il tuo sonno lusingano! sei caro</l>
<l>Figlio dell'amor mio!"... spunta un sospiro,</l>
<l>Ed è per Gaulo quel sospir; l'abbraccia,</l>
<l>E palpita, e di pianto umido ha il ciglio,</l>
<l>E sta sospesa tra lo sposo e 'l figlio.</l></lg>
<lg><l>Dormi in pace, dormi, e posa,</l>
<l>Caro figlio del mio amor:</l>
<l>Ch'Evircoma sospirosa</l>
<l>Va cercando il genitor.</l></lg>
<lg><l>S'alza, lo lascia nello schifo, e parte.</l>
<l>Tre volte il piè mosse, e tronò tre volte</l>
<l>Il piè sull'orme sue. Come si mira</l>
<l>La tortorella fra' pennuti figli,</l>
<l>Quando il cibo a cercar per la pianura</l>
<l>D'Ulla abbandona la deserta roccia.</l>
<l>Scorge su' rami tremolar le brune</l>
<l>Poma, ma pur mover non osa, e teme,</l>
<l>Che del falco gli artigli ha sempre innante;</l>
<l>L'alma così della dolente sposa</l>
<l>Divisa sta, come vicino al lido</l>
<l>Diviso un flutto tra lo scoglio e 'l vento...</l>
<l>Ma qual ne viene sovra l'aure chete</l>
<l>Lamentosa una voce? - esce dal bosco,</l>
<l>Che queste rive solitarie adombra.</l></lg>
<lg><l>Solingo, e tristo io qui mi lagno, e gemo!</l>
<l>Ahi! che mi val se nelle pugne un giorno</l>
<l>Prode fu il braccio mio? Perché Fingallo,</l>
<l>Ossian perché non sa che qui disteso,</l>
<l>Sovra una riva tenebrosa io moro?</l>
<l>Astri, che ad or ad or mi riguardate</l>
<l>Ne' vostri passi luminosi, voi</l>
<l>Dite in Selma il mio fato: allor che baldi</l>
<l>Sorgan gli Eroi dalla festosa mensa,</l>
<l>E la vostra beltà mirin pel cielo,</l>
<l>Co' vostri segni rosseggianti, allora</l>
<l>Annunziatemi; e voi che su' notturni</l>
<l>Raggi pur vi movete ombre dilette;</l>
<l>Se nel vostro cammin Morven s'incontra,</l>
<l>Chete all'orecchio di Fingal, passando,</l>
<l>Scendete, e dite lui che qui mi moro;</l>
<l>Che fredda stanza è questa mia, che il Sole</l>
<l>Tornò due volte, qui mi vide, e cibo</l>
<l>Ancor non venne a ristorarmi, e appena</l>
<l>Le labbra dissetai coll'onda amara.</l>
<l>Ma sulle rive di Strumon nol dite</l>
<l>Nol dite, ombre pietose; il vostro aspetto</l>
<l>Non turbi i sogni della sposa mia.</l>
<l>Dell'aure il susurrar che vi precede</l>
<l>Spiri lontan dalle sue sale, e lunge</l>
<l>Passando ancor, le vostre ali leggere</l>
<l>Non agitate, che la mia diletta</l>
<l>Intendervi potrebbe, e fosca luce</l>
<l>Spandersi su quel cor: lunge da lei</l>
<l>Itene o figlie della notte; e sieno</l>
<l>Placidi i sogni d'Evircoma! o Sposa,</l>
<l>Tardo ancora è il mattino: dormi in pace,</l>
<l>Col figlio tuo fra le tue braccia dormi:</l>
<l>E dolci come dolce è il mormorio</l>
<l>Del limpido Strumon sieno i tuoi sogni.</l>
<l>Deh! sieno, o cara, i sogni tuoi ridenti</l>
<l>Nella valle de' cervi, e non li turbi</l>
<l>Di Gaulo tuo la rimembranza: ei pena</l>
<l>Sì, ma dolce è il suo fato, allor che sono</l>
<l>Ridenti i sogni della sua diletta.</l></lg>
<lg><l>E pensi, o caro, che la tua diletta</l>
<l>Riposi e dorma, se tu vegli e gemi?</l>
<l>E divisa da te, speri che lieti</l>
<l>Sogni aver possa mai? di selce in petto</l>
<l>Non chiudo il cor, né in riva a Ifrona io nacqui.</l>
<l>Ma come qui, sovra nemica terra</l>
<l>Soccorrerti, amor mio, come nudrirti?</l>
<l>Senti: del padre dilettosa istoria</l>
<l>Rimembro ancor; ben giovinetta io era:</l>
<l>Ei mi tenea fra le sue braccia, e l'onde</l>
<l>Fendeansi di Crisolla in compagnia,</l>
<l>Vago raggio d'amor: sovra uno scoglio</l>
<l>Ci gettò la tempesta: orrido è tutto</l>
<l>Intorno, e sol tre solitarie piante</l>
<l>Alzano ai venti le sfrondate teste.</l>
<l>Poche tra 'l musco inaridite poma</l>
<l>Cresceano a' loro piè: le colse il padre,</l>
<l>Né il labbro v'appressò: prendi o Crisolla,</l>
<l>Dice alla sposa sua, prendi, e dimane</l>
<l>Me nudrirà della montagna il cervo.</l>
<l>L'alba apparì: venne la sera: intesta</l>
<l>Di rami allor forma una barca; invano!</l>
<l>La forza gli mancò, cadde sul lido.</l>
<l>Qui dormirò, dice, o Crisolla; appena</l>
<l>Sia cheto il mar, reca la figlia a Idronlo,</l>
<l>Che del destarsi mio lontana è l'ora.</l>
<l>D'Idronlo i colli, replicò la bella,</l>
<l>Giammai non mi vedran senza il mio caro.</l>
<l>Ma il morir tuo perché tacermi? insieme</l>
<l>Divisi i frutti, ambo nudriti avrieno.</l>
<l>Ma ben ristoro di Crisolla il petto</l>
<l>All'amor suo qui porgerà: di latte</l>
<l>Pieno lo sento: in questa roccia oscura</l>
<l>Basso non dormirai: per la tua cara</l>
<l>Vivi, ed al petto mio le labbra accosta.</l>
<l>Ei s'alza allor: tornan le forze: il vento</l>
<l>Tace; e ad Idronlo si ritorna a sera. -</l>
<l>Spesso alla tomba di Crisolla il padre</l>
<l>Mi conducea: sempre la dolce istoria</l>
<l>Mi ripetea su quella tomba; ed ama,</l>
<l>Evircoma, dicea, quando ridenti</l>
<l>Della tua giovinezza i dì verranno,</l>
<l>Ama così sempre il tuo sposo. - O Gaulo,</l>
<l>Io così l'amerò: vieni, il mio seno</l>
<l>Ti nudrirà per questa orribil notte,</l>
<l>E Strumon rivedrem domani insieme.</l></lg>
<lg><l>O della stirpe tua la più leggiadra,</l>
<l>E l'amabile più, Gaulo riprese,</l>
<l>Va', ritorna a Strumon: la nuova luce</l>
<l>Non ti vegga ad Ifrona; entro allo schifo</l>
<l>Di nuovo, o sposa mia, sali col figlio.</l>
<l>Perché, qual molle giovinetto fiore,</l>
<l>Che della lancia colla punta acuta</l>
<l>Tronca il guerrier quando più bello appare,</l>
<l>Cader dovrà? crudo è il guerrier! con tutte</l>
<l>Le goccie onde l'imperla e l'aura e il cielo</l>
<l>Cade: ei senza curar passa cantando.</l>
<l>Parti, e lasciami, o sposa; inaridito</l>
<l>Fiume è già la mia forza; e come l'erba</l>
<l>Del verno al soffio mancar io mi sento.</l>
<l>Né i rai del Sol, né il ritornar d'Aprile</l>
<l>Rinverdir mi faran. Solo ai guerrieri</l>
<l>Di Morven di', che alle natie lor sale</l>
<l>Mi traggano... ma no: pallido è il raggio</l>
<l>Della mia gloria, bassa avrò la tomba.</l>
<l>Di questa pianta avrolla a piè, vedranla</l>
<l>Gli stranieri dall'onde, e fra' sospiri,</l>
<l>Ecco gli avanzi d'un eroe, diranno.</l></lg>
<lg><l>E d'una bella ecco gli avanzi, o caro,</l>
<l>Diranno ancor: dentro la fredda stanza,</l>
<l>Nel letto stesso, e coll'istesso fato</l>
<l>Io poserò dove il mio amor riposa.</l>
<l>Nel grembo azzurro della stessa nube</l>
<l>L'aere ci accoglierà. Poi quando in cielo</l>
<l>Splenda la Luna col modesto raggio,</l>
<l>Di Morven e di Selma i nostri passi</l>
<l>Distingueran le Vergini, ed oh! come</l>
<l>Amabili, diran, sono quell'ombre!</l>
<l>Sì, stranier chi qui porta il vento o il flutto,</l>
<l>Doppia stilla cader lascia di pianto,</l>
<l>Che qui posa Evircoma a Gaulo accanto.</l></lg>
<lg><l>Ma quai del cheto venticel sull'ale</l>
<l>Voci recar s'odono, o sposo? ah! i gridi</l>
<l>D'Ogal son questi che tristo si lagna.</l>
<l>Scuotersi già dal suo letargo, e tutta</l>
<l>Sento l'alma agitarsi: e perché l'alma</l>
<l>Di Gaulo ancor s'agita? e quel sospiro</l>
<l>Or perché spunta d'un guerrier dal petto?</l>
<l>Dei padri ancor son così molli i cori</l>
<l>Sovra i mali de' figli? e delle madri</l>
<l>Vincono i cori in tenerezza? o sposo!</l>
<l>L'angoscia mia tutta dividi! io stessa,</l>
<l>Io stessa, là, dove lasciato ho il figlio</l>
<l>Ti porterò; vieni, che il mio diletto,</l>
<l>Sarà per me leggiero incarco: invano</l>
<l>Debile io son; debil non è Evircoma</l>
<l>Quando Gaulo è in periglio - a me la lancia,</l>
<l>Che i miei passi accompagni in sulla riva.</l></lg>
<lg><l>Allo schifo il portò: la notte intera</l>
<l>Contro l'onde lottò: vider le stelle,</l>
<l>Mentre partian, venir men la sua forza,</l>
<l>E videla cader l'alba, siccome</l>
<l>Cade la nebbia, e si discioglie al Sole. -</l>
<l>Del cacciator sulla romita felce</l>
<l>Quella notte io dormia: tacean le cose;</l>
<l>Quando co' grigi fluttuanti crini,</l>
<l>Morni in sogno m'apparse: a vacillante</l>
<l>Baston curvo s'appoggia; il venerando</l>
<l>Canuto aspetto di tristezza ombrato</l>
<l>Mostra i segni del pianto; e sulle gote</l>
<l>Grosse ancora di lacrime cadendo</l>
<l>Empiono i solchi che l'età v'impresse.</l>
<l>Tre volte al mar le rosseggianti luci</l>
<l>Volse, e tre sospirò "dorme a quest'ora</l>
<l>(Poi con voce gridò lungo-gemente)</l>
<l>Di Gaulo mio dorme l'amico?" il vento</l>
<l>Soffiò con buffo impetuoso incontro</l>
<l>Alle piante del bosco, e dall'oscura</l>
<l>Macchia il gallo destò: di sovra l'ale</l>
<l>Alzò la testa; lamentoso strido</l>
<l>Mise tremando, e s'acquattò di nuovo.</l>
<l>Quel grido mi destò: m'alzo, e mi sembra</l>
<l>Veder Morni fuggir, pari a una nube.</l>
<l>Seguo le tracce ch'ei segnò; deserta</l>
<l>Isola incontro; ed ondeggiante e vuoto</l>
<l>Miro lo schifo sul ceruleo flutto.</l>
<l>In riva al mar sovra uno scoglio appoggia</l>
<l>Gaulo la testa: dal braccio al ginocchio</l>
<l>Posa lo scudo, che dall'orlo estremo</l>
<l>Mostra col sangue la ferita. Accorro,</l>
<l>Tremando, e l'elmo del guerrier sollevo.</l>
<l>Scendean stillanti di sudor de' biondi</l>
<l>Suoi crin le ciocche, e ricuopriangli il volto.</l>
<l>Del mio dolor forse egli udì la voce;</l>
<l>E ver me come più potea rivolto,</l>
<l>I pesanti a fatica occhi solleva...</l>
<l>Ma vien la morte, e di caliginosa</l>
<l>Oscurità tutto il circonda... o Gaulo!</l>
<l>Più d'Oscar tuo, più non vedrai tu il padre.</l></lg>
<lg><l>Pallida al capo del guerrir distesa</l>
<l>Evircoma si sta; fra le sue braccia</l>
<l>Sorride in pace il figlio suo: coll'asta</l>
<l>Scherza or del padre, or le accarezza il petto.</l>
<l>Poche e con fioca moribonda voce</l>
<l>Parole m'indrizzò: - la man piangendo</l>
<l>Le porsi, e non risposi: - alzasi a stento;</l>
<l>Prende le man sospirando, sul capo</l>
<l>D'Ogal le pone, e fisse in me le luci,</l>
<l>Pietosamente, ed accennando il figlio,</l>
<l>Il cor mi trafiggea con i suoi sguardi.</l>
<l>Bassa è la stanza d'Evircoma, disse;</l>
<l>Orfano omai, va', di tua madre, il petto</l>
<l>Non più tuo lascia... Ossian a te fia padre,</l>
<l>Fia... ma che dico? Evirallina è spenta:</l>
<l>Or chi, o figlio, più a te sarà Evircoma?</l></lg>
<lg><l>Ah! vivo ancor scende nell'alma il duolo;</l>
<l>Di nuovo il sento, né l'età mi giova!</l>
<l>Perché sì spesso torneranmi a mente</l>
<l>De' passati miei dì le triste istorie? -</l>
<l>N'è soave talor la rimembranza,</l>
<l>Ma la segue il dolor, né basta il pianto.</l></lg>
<lg><l>Approdasi a Strumon: tutto è silenzio.</l>
<l>Da lunge il fumo in vorticosi giri</l>
<l>A nebbiosa colonna somigliante</l>
<l>Sul palagio non vedi, antica un tempo</l>
<l>Stanza de' Re: gentil voce non s'ode,</l>
<l>Tace dell'arpe il tremito, e fischiando</l>
<l>Domina il vento per l'aperte sale.</l>
<l>Già la solinga maestosa torre</l>
<l>Mirò in suo corso l'aquila dal cielo,</l>
<l>E già vi disegnò riposo e nido:</l>
<l>E chi mai, sembra dir, chi mai tant'alto</l>
<l>Verrà, salendo, a spaventarmi i figli?</l>
<l>La scorge in alto, e timido, ed ignaro,</l>
<l>La prima volta sotto a lei passando,</l>
<l>Il cervetto solingo, immensa roccia</l>
<l>Pargli che penda sul suo capo: un gelo</l>
<l>Gli serra il cor; fugge e sotto allo scudo</l>
<l>Che alla porta pendea, ratto s'asconde.</l>
<l>Il fragor, dalla soglia ove riposa,</l>
<l>N'ode il veltro agilissimo, e di Gaulo</l>
<l>Crede che il passo esser potrà: festoso</l>
<l>S'alza, e scuote una lacrima pendente</l>
<l>Dal ciglio intenebrato; il pauroso</l>
<l>Cervo rimira, flebil manda e lungo</l>
<l>Urlo gemendo; e ad aspettar di nuovo</l>
<l>In sulla pietra gelida si stende.</l></lg>
<lg><l>Ma degli Eroi delle Morvenie piagge</l>
<l>Come il duol pingerò? tacito e mesto</l>
<l>S'avvia ciascun dalla paterna valle,</l>
<l>E lentamente avanzasi, siccome</l>
<l>La nebbia là sulla pianura bruna,</l>
<l>Quando l'erbe carezza appena il vento.</l>
<l>Delle battaglie rovesciato il Forte</l>
<l>Veggono, e in pianto stempransi; e le braccia</l>
<l>Rivolgono a Fingal, che presso al faggio,</l>
<l>Che di Gaulo sostien la morta testa,</l>
<l>La fronte insieme e le pupille abbassa.</l>
<l>I crin canuti per la faccia sparsi</l>
<l>Le lacrime ascondean, ma dalle gote</l>
<l>Scendono ad irrigar la barba e 'l petto;</l>
<l>E le lacrime sue mesce col canto.</l></lg>
<lg><l>E tu ancor, qual canna frale,</l>
<l>Tu cadesti o fior d'eroi?</l>
<l>Non udran più le mie sale</l>
<l>L'armonia de' labbri tuoi?</l>
<l>Né straniere armate intere</l>
<l>L'asta tua disperderà?</l></lg>
<lg><l>Pel sentier de' miei perigli</l>
<l>Non vedrò quel brando ignudo?</l>
<l>Né di Selma udranno i figli</l>
<l>Il rimbombo del tuo scudo,</l>
<l>Quando in fiero-suon guerriero</l>
<l>La battaglia sorgerà?</l></lg>
<lg><l>Non più fra 'l giubilo</l>
<l>De' remiganti,</l>
<l>Che i bianchi fendono</l>
<l>Flutti spumanti,</l>
<l>Il tuo naviglio</l>
<l>Contemplerò?</l>
<l>Di Morni il figlio</l>
<l>Più non vedrò?</l></lg>
<lg><l>Per trarmi l'anima</l>
<l>Da' rei pensieri,</l>
<l>Più non dirannomi</l>
<l>I miei guerrieri:</l>
<l>Di Morni il figlio</l>
<l>Or or verrà:</l>
<l>Mai quel naviglio</l>
<l>Non giungerà.</l></lg>
<lg><l>Per sempre taciti</l>
<l>In Selma, i Cori</l>
<l>Son delle Vergini,</l>
<l>E de' Cantori;</l>
<l>Tutti la lacrima</l>
<l>Hanno sul ciglio;</l>
<l>Che fatto è polvere</l>
<l>Di Morni il figlio.</l></lg>
<lg><l>Ah dov'è, dov'è la porpora,</l>
<l>Che ornò già le tue bandiere?</l>
<l>Più i tuoi passi non risuonano</l>
<l>Di pesanti orme guerriere:</l>
<l>Né più t'attendono</l>
<l>Sulla collina,</l>
<l>Spirando l'aure</l>
<l>Della mattina</l>
<l>I fidi veltri della caccia al suon:</l></lg>
<lg><l>Ma si lamentano</l>
<l>In suon doglioso,</l>
<l>Che il letto è gelido</l>
<l>Del tuo riposo,</l>
<l>Mesti alle soglie della tua magion.</l></lg>
<lg><l>La damma appressasi</l>
<l>A lor vicino,</l>
<l>E seguir libera</l>
<l>Può il suo cammino;</l>
<l>Or non si pascono</l>
<l>Che di dolor,</l>
<l>E non sospirano</l>
<l>Che il lor Signor.</l></lg>
<lg><l>Ma passò del suo ritorno,</l>
<l>Della caccia o figli, il dì:</l>
<l>Ei col Sol l'ultimo giorno</l>
<l>Vide, e poi col Sol partì.</l></lg>
<lg><l>Ei qui posa; e nel riposo,</l>
<l>Dello scudo il rimbombar,</l>
<l>Da quel sonno tenebroso</l>
<l>Non saprebbelo destar!</l></lg>
<lg><l>Posa ei qui; né de' verd'anni</l>
<l>Più rammentasi il piacer! -</l>
<l>Cosa è mai tra tanti affanni</l>
<l>La prodezza del guerrier? -</l></lg>
<lg><l>Tra la pugna, oggi de' forti</l>
<l>Messe fa, sperde gli eroi,</l>
<l>E segnar fa dalle morti</l>
<l>Il sentier de' passi suoi,</l>
<l>Come il sibilo ne lassa</l>
<l>Tra le frondi, ombra che passa.</l></lg>
<lg><l>Ma del turbine di guerra</l>
<l>Diman fugge il sogno breve;</l>
<l>Ed un sasso, e poca terra</l>
<l>Sotto un tumulo riceve</l>
<l>Chi tra belliche faville</l>
<l>Spaventò già mille e mille.</l></lg>
<lg><l>Gl'insetti strisciano</l>
<l>Coll'ali brune,</l>
<l>Le lor susurrano</l>
<l>Note importune;</l>
<l>Ed insultando</l>
<l>Al frale ignudo,</l>
<l>Cercano il brando,</l>
<l>Cercan lo scudo,</l>
<l>Schifosi e luridi</l>
<l>Vi posan su;</l>
<l>Ed ecco par che dicano:</l>
<l>Il fin di quanto mai grande è quaggiù!</l></lg>
<lg><l>Colui dov'è che il core,</l>
<l>E il braccio ed il valore</l>
<l>Chieder di Gaulo ardia?</l>
<l>Allor che balenando</l>
<l>Colla corazza e 'l brando</l>
<l>A battagliar venia?</l>
<l>E splendea come suole</l>
<l>Gran colonna di ghiaccio a' rai del Sole?</l></lg>
<lg><l>Misero! non sapea</l>
<l>Quanto la sorte è rea!</l>
<l>La forza a poco a poco</l>
<l>Tra peregrine spade</l>
<l>Del guerrier passa, e cade,</l>
<l>Come qual ghiaccio al foco:</l>
<l>E involasi leggiera,</l>
<l>Come la nube che sfavilla a sera.</l></lg>
<lg><l>Il cacciator la mira</l>
<l>Dal bosco, e ne sospira:</l>
<l>Che appena mosso ha il piede</l>
<l>Al non lontano albergo,</l>
<l>Col Sol che volge il tergo</l>
<l>Tutto sparir si vede;</l>
<l>Né resta in un momento,</l>
<l>Che quel vapor che se ne va col vento.</l></lg>
<lg><l>Ecco tra 'l musco e l'erba</l>
<l>Quanto di te si serba,</l>
<l>Primo fra' prodi eroi!</l>
<l>Ma la memoria amara</l>
<l>Volerà dolce e cara</l>
<l>Lieve su' vanni suoi:</l>
<l>Né sparirà leggiera</l>
<l>Come la nube che sfavilla a sera.</l></lg>
<lg><l>Bardi, inalzategli la tomba e il canto:</l>
<l>La sua diletta, sospir d'ogn'anima,</l>
<l>In sonno placido gli posi accanto.</l></lg>
<lg><l>Nel solitario terren muscoso</l>
<l>Sorga una pietra: e additi ai posteri</l>
<l>Il letto gelido del suo riposo.</l></lg>
<lg><l>Perché men fervido il Sol si renda,</l>
<l>Giovin s'inalzai contro al meriggio</l>
<l>Quercie che ombrifera poi lo difenda.</l>
<l>"Verdeggia" i Zeffiri a lei diranno,</l>
<l>E obbedienti i rami al tepido</l>
<l>Soffio dei Zeffiri verdeggeranno.</l></lg>
<lg><l>Le fronde tremole e i fiori al cielo</l>
<l>Si schiuderanno, quando ancor vedovi</l>
<l>Strideran gli alberi sul nudo stelo.</l></lg>
<lg><l>Vedranno i crocei rami fioriti,</l>
<l>E la verdura, ond'ella abbellasi,</l>
<l>Gli augei che tornano dai caldi liti:</l></lg>
<lg><l>E salutandola in lor linguaggio,</l>
<l>Fermeran l'ali, quivi posandosi</l>
<l>Dal malagevole lungo viaggio.</l></lg>
<lg><l>Lor note armoniche a Gaulo andranno;</l>
<l>Ed Evircoma le caste Vergini</l>
<l>Sull'arpe flebili celebreranno.</l></lg>
<lg><l>La memoria dolce e cara</l>
<l>Della coppia amata e rara</l>
<l>Oltre gli anni volerà;</l></lg>
<lg><l>E i lor nomi udrem sul vento,</l>
<l>Finché questo monumento</l>
<l>Rispettato sorgerà.</l></lg>
<lg><l>Ma poi che per vecchiezza infermo e lasso</l>
<l>L'arbor cadrà fra 'l tempestar de' venti,</l>
<l>E in polve si sciorrà l'amato sasso;</l></lg>
<lg><l>Allor che le sue pure onde lucenti</l>
<l>Tratterrà il fiume, che il torrente e 'l rio</l>
<l>Volte altrove trarran le lor correnti;</l></lg>
<lg><l>Quando i Bardi, che un dì Morven udio,</l>
<l>E i celebrati dal terribil brando</l>
<l>Eroi cadranno in un perpetuo oblio,</l></lg>
<lg><l>Quando tutto cogli anni andrà mancando;</l>
<l>Di Gaulo allor sol tacerà la lode:</l>
<l>E lo stranier dimanderà passando:</l>
<l>"Gaulo chi fu? chi di Strumon fu il prode?"</l></lg></div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
