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      <title>Genealogia della Serenissima casa Gonzaga</title>
      <author>Torquato Tasso</author>
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    <extent>54 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Opere</title>
        <title type="part">Il mondo creato ; Il rogo amoroso ; Genealogia della Serenissima casa Gonzaga ; Le lagrime della Beata Vergine ; Le lagrime di Cristo ; Dialoghi</title>
        <author>Tasso, Torquato</author>
        <editor id="ed">Maier, Bruno</editor>
        <publisher>Rizzoli</publisher>
        <pubPlace>Milano</pubPlace>
        <date>1963-1965</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <div1 n="Genealogia della Serenissima casa Gonzaga">
<lg type="ottava"><head>I</head>
<l>Sante Muse immortali e sacre Menti,</l>
<l>ch' abitate nel ciel di stelle adorno,</l>
<l>e fate al sommo Sol vari concenti</l>
<l>là 've perpetuo splende e chiaro il giorno,</l>
<l>voi quel ch' avenne a le passate genti,</l>
<l>tutto vedeste già, volgendo intorno,</l>
<l>e quel ch' or è sapete, e non ricopre</l>
<l>a voi l' età futura i nomi e l' opre.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>II</head>
<l>E voi, del tempo e de l' oblio nemiche,</l>
<l>che di tenebre cinge i fatti illustri,</l>
<l>siete, o figlie di Giove, al vero amiche,</l>
<l>che qui s' oscura al variar de' lustri;</l>
<l>e date luce a le memorie antiche</l>
<l>sì come un sol che gran pittura illustri,</l>
<l>e l' imagini mostri altrui dipinte,</l>
<l>false non già, bench' ombreggiate e finte.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>III</head>
<l>Voi m' ispirate dunque il novo carme,</l>
<l>perch' io d' alta progenie ancor feconda</l>
<l>canti gli scettri e le sue imprese e l' arme,</l>
<l>e nulla altrui del gran principio asconda;</l>
<l>datemi voi, ch' io possa al cielo alzarme,</l>
<l>ali al pensiero, a l' ali aura seconda,</l>
<l>né fate voi che fra lucenti cerchi</l>
<l>l' origin prima in vano omai ricerchi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>IV</head>
<l>Taccia la fama men verace intanto,</l>
<l>che del vecchio Saturno anco risuona,</l>
<l>e lodi intorno al Mincio il vostro canto</l>
<l>vera stirpe del ciel, scettro e corona;</l>
<l>e di Tebe e di Tracia il duolo e 'l pianto</l>
<l>e le contese, in cui lampeggia e tuona</l>
<l>Giove turbato e freme il ciel discorde,</l>
<l>dian loco in terra al suo valor concorde.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>V</head>
<l>A se stessa concorde, amica al cielo,</l>
<l>cara a la patria, ov' ella il fren distringe,</l>
<l>e più lucente fu che Febo in Delo</l>
<l>la sua virtù, ch' or a cantar m' astringe,</l>
<l>e la sua gloria, a cui qual sacro velo,</l>
<l>qui d' uopo non sarà Chimera o Sfinge,</l>
<l>od Idra o fier Ciclope o gran Centauro,</l>
<l>o pur di tosco armato il Drago e 'l Tauro.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>VI</head>
<l>Ma senza l' ombra de' fallaci mostri,</l>
<l>onde sì vaneggiar gli antichi tempi,</l>
<l>che figurargli infra stellanti chiostri,</l>
<l>non solo n' adornaro altari e tempi,</l>
<l>cantiam, saggio signor, gli antichi vostri,</l>
<l>c' han dato di valor più chiari essempi:</l>
<l>cantin le vere Muse i veri gesti,</l>
<l>perché la nova età s' avanzi e desti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>VII</head>
<l>Dico, Vincenzo, a voi, ch' il ciel più largo</l>
<l>de le sue grazie aveste e più cortese,</l>
<l>di quanti già passaro il mar con Argo</l>
<l>e seguir di Giason l' antiche imprese;</l>
<l>e men vi caglia di Micene e d' Argo,</l>
<l>e di Troia ascoltar le fiamme accese,</l>
<l>e le fatiche de l' invitto Alcide,</l>
<l>poiché ogni Musa al vostro merto arride.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>VIII</head>
<l>E se fede dal ciel discesa alberga</l>
<l>sul vostro Olimpo, imperioso monte,</l>
<l>e giustizia vi diè corona e verga,</l>
<l>l' una fermata in mano e l' altra in fronte,</l>
<l>e perché oscuro nembo il mondo asperga,</l>
<l>è sicura là sù d' oltraggi e d' onte,</l>
<l>trovin le Muse ancor tranquilla stanza</l>
<l>in quell' altezza ch' ogni nube avanza.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>IX</head>
<l>Già dechinato era l' onor vetusto</l>
<l>de l' alto Imperio ch' ingombrò la terra,</l>
<l>e stese da l' Ibero a l' Indo adusto</l>
<l>l' insegne sue vittoriose in guerra;</l>
<l>Roma, già priva del suo grande Augusto,</l>
<l>adorava colui che 'l ciel disserra,</l>
<l>e de' Romani il re germano elesse</l>
<l>incontra l' arme de' Romani istesse.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>X</head>
<l>L' altro Cesare ancor del primo Impero</l>
<l>tenea di Grecia ne l' estrema parte</l>
<l>il titolo onorato e 'l seggio altero,</l>
<l>ma scemo di valor, di forza e d' arte;</l>
<l>l' Africa e l' Asia avean perduto il vero</l>
<l>lume, onde l' illustrar l' antiche carte,</l>
<l>e seguito l' error di falsa legge,</l>
<l>ch' i popoli ingannati ingiusta regge.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XI</head>
<l>L' Italia, in sé divisa, empi tiranni</l>
<l>serviva a guisa pur di vile ancella,</l>
<l>e spesso a l' ombra de' sacrati vanni</l>
<l>si ritogliea questa cittate e quella;</l>
<l>parte mutando e rinovando affanni,</l>
<l>qual del suo Augusto divenia rubella,</l>
<l>qual del sacro Bifolco il dolce giogo</l>
<l>scotea, né tempo era tranquillo o luogo,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XII</head>
<l>quando da l' alto seggio il Padre eterno</l>
<l>mirò d' Europa i combattuti regni,</l>
<l>e qual facean d' Italia aspro governo</l>
<l>i suoi nemici e i suoi tiranni indegni,</l>
<l>e l' amor de le parti, e l' odio interno</l>
<l>di mille cori, e gli ostinati sdegni;</l>
<l>e disegnò che la sua gloria prisca</l>
<l>d' estranio seme ancora in lei fiorisca.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XIII</head>
<l>E mosse al suon de la canora tromba,</l>
<l>onde Germania risonò sovente,</l>
<l>a visitar la gloriosa tomba</l>
<l>del suo Fligliuolo, il fior d' inclita gente;</l>
<l>e de gli eroi più forti, onde rimbomba</l>
<l>la fama ancor ne l' ultimo Oriente,</l>
<l>Gonzaga fu, che del suo nome erede</l>
<l>lasciò con ampia stirpe augusta sede.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XIV</head>
<l>Più saldo assai ch' in viva pietra, iscritto</l>
<l>restò ne' suoi nipoti il chiaro nome;</l>
<l>ma poi che vinto in Asia il re d' Egitto</l>
<l>e le provincie fur conquise e dome,</l>
<l>e di Sion l' antico regno afflitto</l>
<l>scosso da le sue gravi ingiuste some,</l>
<l>Mantova 'l tenne, e di sue armate squadre</l>
<l>gli diè 'l governo quest' antica madre.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XV</head>
<l>D' orrida guerra turbini e tempeste</l>
<l>facean d' intorno a lei la terra oscura,</l>
<l>e 'l valor peregrino, anzi celeste,</l>
<l>la fé serena al fin e più sicura</l>
<l>che del suo Mincio i torti giri e queste</l>
<l>paludi, onde bagnò l' antiche mura;</l>
<l>benché non fosse da l' occaso a l' orto</l>
<l>a la virtute allor più fido porto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XVI</head>
<l>Di tal radice il suo fecondo scelse</l>
<l>Dio, sì come cultor fra l' acque e l' ombra,</l>
<l>poscia i maligni tronchi egli divelse</l>
<l>con la possente man, ch' i rei disgombra;</l>
<l>e qui poscia fiorir l' opere eccelse</l>
<l>da la pianta che 'l Po col Mincio adombra.</l>
<l>Or chi può tutti raccontarne i rami,</l>
<l>benché Febo e le Muse a l' opra chiami?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XVII</head>
<l>Ma fra color di cui per tempo antico</l>
<l>non s' oscura la fama e non s' assonna,</l>
<l>Roticherio ritolse al terzo Enrico</l>
<l>la città di Matilda, invitta donna,</l>
<l>ch' incontra a quel d' Italia aspro nemico</l>
<l>fu quasi del suo onore alta colonna;</l>
<l>e fu Guglielmo ancor del nobil seme,</l>
<l>che Corrado e Gualtier produsse insieme.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XVIII</head>
<l>Di lui poscia Corbello, e di lui nacque,</l>
<l>come si scrive, il suo figliuol Riccardo;</l>
<l>né la verace fama i pregi tacque</l>
<l>del buon Filippo, il messaggier lombardo,</l>
<l>che troppo a Federigo allor dispiacque</l>
<l>col ben locato uffizio. Uscì più tardo</l>
<l>Antonio, e di tal seme altro Corrado,</l>
<l>a cui la pace fu cotanto a grado.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XIX</head>
<l>Di valore e di senno indi fioriva</l>
<l>Gilio nel fortunato almo terreno;</l>
<l>poi la città ch' è su la verde riva,</l>
<l>di sé pur diede a Federigo il freno;</l>
<l>e del terzo Corrado ancora è viva</l>
<l>e di Corbello la memoria almeno,</l>
<l>che trattar fida pace; appresso è l' altro,</l>
<l>che fu nel trattar l' armi e forte e scaltro.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XX</head>
<l>Galeazzo dic' io, che 'l core e l' alma</l>
<l>ebbe in picciole membra altero e grande,</l>
<l>e del vinto gigante illustre palma,</l>
<l>sì che 'l volo la fama intorno spande.</l>
<l>Or quai monili, Italia, o quai ghirlande,</l>
<l>qual portò 'l vincitor più cara salma</l>
<l>quel dì ch' al ferro ebbe la man sì pronta,</l>
<l>e Francia pianse la vergogna e l' onta?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXI</head>
<l>Ma come stella che scintilla e luce</l>
<l>ne la sublime sfera, anzi sovrana,</l>
<l>là 've a pena s' inalza e si conduce</l>
<l>stanca e tremante al fin la vista umana,</l>
<l>così de' prischi eroi la chiara luce</l>
<l>sembra minor, fatta da noi lontana;</l>
<l>ma la virtù de la più certa prole</l>
<l>parve poscia di gloria un vivo sole.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXII</head>
<l>Guido, che guerreggiò contro Manfredi</l>
<l>seguendo Carlo in giusta guerra e santa,</l>
<l>quando Clemente diè pene e mercedi,</l>
<l>e 'l regno al re, ch' ebbe virtù cotanta,</l>
<l>molti di sé lasciati illustri eredi,</l>
<l>fu quasi tronco de la nobil pianta.</l>
<l>Luigi, il suo Gualtier, Petronio, Abramo</l>
<l>produsse, e poi Gentil, fiorito ramo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXIII</head>
<l>Ma Luigi il primiero e forte e saggio,</l>
<l>quasi Lucrezia incontro al re superbo,</l>
<l>mostrò in età canuta alto coraggio,</l>
<l>e 'n matura virtù disdegno acerbo;</l>
<l>e del figliuol udito il grave oltraggio,</l>
<l>disse: “Questa vendetta a me riserbo”.</l>
<l>Né s' acquetò finché 'l tiranno esangue</l>
<l>l' altrui scorno lavò nel proprio sangue.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXIV</head>
<l>E non gli tolse sol l' indegna vita,</l>
<l>ma lo stato ch' un tempo ei tenne oppresso:</l>
<l>così tesser sapea la tela ordita</l>
<l>da' magnanimi figli e da se stesso.</l>
<l>Ma la clemenza insin al ciel gradita</l>
<l>e l' onta iniqua del più fragil sesso,</l>
<l>fan che si lodi la vendetta e 'l risco,</l>
<l>e l' animo e 'l valor severo e prisco.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXV</head>
<l>Signor la patria il vuol, la patria il chiama;</l>
<l>ei già comanda a' volontari, e regge</l>
<l>l' alma città, che 'l riverisce ed ama,</l>
<l>e l' eterna giustizia è viva legge.</l>
<l>Ma già commosso a l' onorata fama</l>
<l>Carlo il Boemo lui vicario elegge;</l>
<l>Reggio 'l conferma, e di virtù l' acquisto</l>
<l>dono è di grazia, e l' uno e l' altro è misto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXVI</head>
<l>Luigi de le membra il grave pondo</l>
<l>portò quasi cent' anni e lieto visse;</l>
<l>poscia a Dio ritornò, sazio del mondo,</l>
<l>che nulla meta a l' onor suo prescrisse.</l>
<l>Di tre mogli lasciò, padre fecondo,</l>
<l>undici figli, pria ch' al ciel salisse;</l>
<l>ma duol per Filippino al fin sostenne,</l>
<l>ch' anzi il suo genitore a morte venne.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXVII</head>
<l>Guido, Feltrin, Corrado, Azzo ed Alberto</l>
<l>sostenner di sua morte il grave affanno;</l>
<l>Giovanni, Federigo, il buon Cosperto</l>
<l>pianser con gli altri il gran publico danno.</l>
<l>Guido ne l' armi e nel governo esperto,</l>
<l>che scosso il giogo avea d' empio tiranno,</l>
<l>saggio al saggio succede, e veglio al veglio,</l>
<l>quando l' ozio e 'l riposo in tutto è meglio.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXVIII</head>
<l>Breve spazio a lui diè fortuna e morte</l>
<l>da mostrar suo valor e insieme il senno.</l>
<l>Egli e 'l Visconte poi, con varia sorte,</l>
<l>guerra assai lunga e perigliosa fenno;</l>
<l>Carlo e gli Estensi al fido amico e forte</l>
<l>contr' al signor d' Insubria aita denno;</l>
<l>né 'l Drago avuto avria rispetto e scampo</l>
<l>dal Leon coronato in rosso campo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXIX</head>
<l>Ma Carlo imperator, quei che disgiunse</l>
<l>odio più che natura in noi possente,</l>
<l>con nova pace il vincitor congiunse,</l>
<l>benché sia Guido del figliuol dolente;</l>
<l>e l' arme di Boemia allor aggiunse</l>
<l>a quella di sua antica inclita gente,</l>
<l>che fur le negre insieme e l' auree liste,</l>
<l>e 'n mille imprese fiammeggiar fur viste.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXX</head>
<l>Sei figli il nobil Guido ebbe di Verde,</l>
<l>ne' quai Natura andò cangiando stile:</l>
<l>Ugolin, che la vita incauto perde,</l>
<l>pugna, ama, regge anzi l' età virile;</l>
<l>Lodovico e Francesco, in cui rinverde</l>
<l>la stirpe, e poco a l' un l' altro è simile;</l>
<l>Isabella, Gigliola e Beatrice,</l>
<l>numero che può fare altrui felice.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXXI</head>
<l>Feltrin, che perturbò Verona e Reggio</l>
<l>e giusto onor bramò d' ingiusta possa,</l>
<l>tenne gran tempo l' usurpato seggio</l>
<l>contro l' ira d' Augusto in van commossa;</l>
<l>al fin mostrò come sovente è peggio</l>
<l>ch' uom molto viva al mondo e molto ei possa;</l>
<l>e giunse senza ferro e senza tema</l>
<l>il valor suo infelice a l' ora estrema.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXXII</head>
<l>Lasciò tre figli; e Guido, a forza escluso</l>
<l>da Reggio, conservò terre e castella;</l>
<l>e la villa vendeo dove rinchiuso</l>
<l>ebbe fortuna al suo valor rubella.</l>
<l>Non mancò poi 'l valor da gli avi infuso</l>
<l>ne' suoi nipoti, alta progenie e bella,</l>
<l>ch' illustre in Nuvolara allor rifulse,</l>
<l>né violenza o fraude indi l' avulse.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXXIII</head>
<l>L' altro Odoardo fu, che tosto la fato</l>
<l>cedendo, giovinetto uscì di vita,</l>
<l>a miglior, com' io stimo, in ciel traslato,</l>
<l>ma la memoria in terra è ancor gradita.</l>
<l>Guglielmo il terzo, uom di valor lodato;</l>
<l>e d' entrambi riman stirpe fiorita,</l>
<l>ch' in Mantoa sue radici e tronchi ha fermi:</l>
<l>son donne illustri e cavalieri i germi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXXIV</head>
<l>Ma di bell' opre e d' alto onor fu vago</l>
<l>Lodovico, e di mura intorno cinse</l>
<l>l' alma città che siede in riva al lago,</l>
<l>e scacciò i congiurati, o pur estinse.</l>
<l>Alda il marito, e bella donna il vago,</l>
<l>fece lieto del figlio in cui s' incinse:</l>
<l>l' una Isabella e 'l buon Francesco in luce,</l>
<l>l' altra Febo di furto a lui produce.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXXV</head>
<l>Giovane ancor lo scettro e l' arme ha preso</l>
<l>Francesco, e mostra cor sublime ed alto:</l>
<l>spende, guerreggia, e da gl' ingrati offeso,</l>
<l>poscia da lor sostiene un duro assalto;</l>
<l>resiste e vince, e dal Leon difeso,</l>
<l>la terra e 'l Po tinge in sanguigno smalto;</l>
<l>prende i tiranni, e di valor essempio</l>
<l>e di pietà, drizza a le Grazie il tempio.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXXVI</head>
<l>Lascia gli essempi a' figli, e 'l nome ancora</l>
<l>lascia al maggior, quasi retaggio eletto;</l>
<l>l' altro chiamò Giovanni, e s' avvalora</l>
<l>e questi e quel, come guerrier perfetto.</l>
<l>E bella coppia di sue figlie onora</l>
<l>la stirpe, che d' onor non ha difetto:</l>
<l>Margarita al candor perla somiglia,</l>
<l>vola Susanna al ciel, l' estrema figlia.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXXVII</head>
<l>Ma 'l primo gloria a la sua stirpe accrebbe,</l>
<l>titoli, gradi, stati, insegne e pregi.</l>
<l>Venezia l' onorò, come far debbe</l>
<l>Augusto, e chi può far gli augusti e i regi:</l>
<l>l' uno e l' altro ei raccolse, e scettro n' ebbe</l>
<l>e corona; fé guerre e fatti egregi;</l>
<l>vinse a gli altri, a se stesso, e primo e solo</l>
<l>quattr' aquile spiegò sublimi a volo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXXVIII</head>
<l>Lodovico, Alessandro, e quel che prese</l>
<l>Lucido nome, e Carlo, il quarto figlio</l>
<l>generato da lui, ne l' alte imprese</l>
<l>mostrò forza e valor, cauto consiglio.</l>
<l>Lodovico, che sempre in alto intese,</l>
<l>Pio Secondo raccolse in gran conciglio,</l>
<l>pio contra gli empi, che dal giogo indegno</l>
<l>liberar tenta l' Asia e 'l sacro regno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XXXIX</head>
<l>Il terzo Federigo in te raccolto,</l>
<l>e 'l re di Dania, alta città, vedesti;</l>
<l>e 'l tuo signor da l' arme a Dio rivolto,</l>
<l>e seco tempi eccelsi al cielo ergesti:</l>
<l>pompe e novi edifici e popol folto</l>
<l>raccogliendo nel sen lieta crescesti,</l>
<l>sin ch' in terra il mostrò mortal la morte,</l>
<l>ma divo in cielo e d' altri dei consorte.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XL</head>
<l>Come l' anima grande il grave incarco</l>
<l>depose de le sue membra terrene,</l>
<l>non passò d' Acheronte il dubbio varco</l>
<l>o pur di Stige le cocenti arene;</l>
<l>ma più veloce assai che stral da l' arco,</l>
<l>salse a le parti senza il sol serene,</l>
<l>e vide sotto a' piè Giove e Saturno</l>
<l>con altri rai che di seren notturno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XLI</head>
<l>Del sol lucente e de l' instabil luna</l>
<l>vide gli altri celesti almi splendori,</l>
<l>e 'l certo errar di legge e per fortuna;</l>
<l>poi rimirò qua giù gli umani errori,</l>
<l>e sparso qui ciò che nel ciel s' aduna;</l>
<l>e de' suoi figli ancor divisi i cori,</l>
<l>e divisi gli stati in varie parti,</l>
<l>e discorde il voler, gl' ingegni e l' arti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XLII</head>
<l>E de l' origin sua la fonte e i rivi</l>
<l>fra noi mirando, ovunque ancor si stenda,</l>
<l>vide com' ella in fin dal ciel derivi</l>
<l>e da fonte di luce in lor discenda;</l>
<l>vide cent' avi suoi celesti e divi,</l>
<l>di raggi in guisa ond' il gran sol risplenda,</l>
<l>e gli anni e i lustri anzi 'l cospetto eterno,</l>
<l>com' un dì breve al più gelato verno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XLIII</head>
<l>Quanto Egitto misura in verdi campi,</l>
<l>e gli anni numerati a mille a mille,</l>
<l>de' regi antichi etate imprimao stampi,</l>
<l>dal diluvio sicuro o da faville,</l>
<l>egli stimò quasi notturni lampi</l>
<l>o pur d' arido tronco atre scintille,</l>
<l>la vita un sogno, e neri fumi ed ombre</l>
<l>gli onori altrui, ch' oscuri il tempo e sgombre.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XLIV</head>
<l>Ma di Barbara casta, onde fu lieta</l>
<l>dal barbarico onore Italia altera,</l>
<l>pria ch' ei salisse a gloriosa meta</l>
<l>nove figli ebbe, alma progenie e vera.</l>
<l>Federigo il primier, ché nulla il vieta,</l>
<l>ha 'l nome degno di colui ch' impera</l>
<l>ne la città, ch' aurea corona e scettro</l>
<l>lodò ne' suoi, non pur la penna e 'l plettro.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XLV</head>
<l>Francesco a lo splendor d' armi pietose</l>
<l>quel d' ostro aggiunse e ne coprì la chioma,</l>
<l>e l' onorata spada allor depose,</l>
<l>mentre inerme inchinollo Italia e Roma.</l>
<l>Né 'l suo valor in riva al Loglio ascose</l>
<l>l' altro, che similmente ancor si noma;</l>
<l>e 'l suo Ridolfo e Lodovico a paro,</l>
<l>sprezzan pur Lete ed Acheronte avaro.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XLVI</head>
<l>Ma Cecilia e Susanna, alme divote,</l>
<l>fuggiro il mondo e 'l suo piacer profano;</l>
<l>ed or là sù fra le stellanti rote</l>
<l>han corona immortal dal Re sovrano.</l>
<l>Barbara in freddo clima e 'n parti ignote</l>
<l>visse contenta di marito strano,</l>
<l>e 'n lei bel cambio di pudica fede</l>
<l>a l' inculto Germano Italia diede.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XLVII</head>
<l>Novi legami Amore e novi nodi</l>
<l>d' una e d' altra provincia anco ristrinse,</l>
<l>simili a quegli onde mirabil modi</l>
<l>le gran parti del mondo insieme avvinse.</l>
<l>Taccia gli oltraggi e le sue antiche frodi</l>
<l>l' Asia e l' Europa, ch' odio in lor sospinse;</l>
<l>né guerra agguagli a questa guerra illustre</l>
<l>per gloria d' arme onde i suoi regni illustre.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XLVIII</head>
<l>Né con men dolce o men famosa cetra</l>
<l>il legitimo amor risuoni o canti</l>
<l>Febo, deposto l' arco e la faretra,</l>
<l>né de la morte altrui si glori e vanti.</l>
<l>Qui nobil moglie oneste grazie impetra,</l>
<l>sono le voglie pure e i pensier santi,</l>
<l>e non v' ha loco inganno o nube vaga,</l>
<l>ma di sua fede il puro amor s' appaga.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XLIX</head>
<l>Margarita arricchì di novi parti,</l>
<l>più che di care gemme e di fino auro,</l>
<l>d' Italia bella le più liete parti,</l>
<l>che via men liete fur d' alto tesauro.</l>
<l>Nacque il novo Francesco a l' armi, a l' arti</l>
<l>di guerra illustri, a scettro, a palma, a lauro,</l>
<l>a pompe trionfali, a vera gloria,</l>
<l>di poema dignissimo e d' istoria.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>L</head>
<l>Altri figli d' Antonia, altri nipoti</l>
<l>di Gian Francesco, a lei congiunto, usciro,</l>
<l>pur come rai di sol ch' illustri e roti</l>
<l>d' intorno al ciel col suo perpetuo giro.</l>
<l>E più saran per fama al mondo ignoti</l>
<l>di Macedonia i regi, e Dario e Ciro,</l>
<l>e gli altri ch' illustrar l' antica Sparta,</l>
<l>qual d' un gemino sol luce cosparta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LI</head>
<l>E i gloriosi che passaro a Colco,</l>
<l>e quei che presso Troia o 'ntorno a Tebe</l>
<l>fecer su' corpi estinti il fiero solco,</l>
<l>e di sangue inondar l' orride glebe,</l>
<l>e l' opre di nocchiero e di bifolco,</l>
<l>onde già vaneggiò l' errante plebe:</l>
<l>ch' il tempo i fatti lor di nebbia asperga,</l>
<l>o i nomi illustri in cieco oblio sommerga.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LII</head>
<l>Nacque di Lodovico il gran Luigi,</l>
<l>di Pirro Carlo, coppia in guerra esperta</l>
<l>e di sommo valor, ch' a' regni stigi,</l>
<l>senza offrir ramo, avria la spada aperta;</l>
<l>e segnò verso il cielo alti vestigi</l>
<l>per la via di virtuù solinga ed erta;</l>
<l>l' orme seguir Vespasiano e Pirro,</l>
<l>col duro elmo premendo inculto cirro.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LIII</head>
<l>E Ferrante e i fratelli, i quai dimostro</l>
<l> han gran valor in guerra, e 'n chiuso arringo,</l>
<l>e gli altri, nati avanti al secol nostro,</l>
<l>che quasi in breve fascio accoglio e stringo;</l>
<l>e quel che meritò la mitra e l' ostro,</l>
<l>Pirro, ch' a quest' onor non gio solingo;</l>
<l>e 'l dotto Scipion, ch' ovunque il segua,</l>
<l>vince i meriti altrui, la gloria adegua.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LIV</head>
<l>Dove lasci' io del buon Ridolfo il veglio</l>
<l>i figli e i successori indi ritratti?</l>
<l>Orazio, Alfonso, o te, Ferrante, io sceglio,</l>
<l>Prospero, o te, di cui si scriva e tratti?</l>
<l>Ma 'l valor del grand' avo è chiaro speglio</l>
<l>in alte imprese e 'n animosi fatti,</l>
<l>perché col petto suo le schiere avverse,</l>
<l>non con la destra sol invitta aperse.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LV</head>
<l>Già Carlo avea corsa l' Italia e vinta,</l>
<l>e d' arme ingombra e di terrore indegno</l>
<l>la nobil Roma, e 'n breve pace e finta</l>
<l>di Cesare costretto il vario ingegno;</l>
<l>la stirpe d' Aragona al fin sospinta</l>
<l>di lido in lido e d' uno in altro regno,</l>
<l>ed a que' già di Pirro e d' Alessandro</l>
<l>dato speranza, e 'n sin al mar d' Antandro.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LVI</head>
<l>Ma quando egli dovea di Grecia oppressa</l>
<l>scotere il giogo che l' aggrava ed ange,</l>
<l>e la gloria cercar dal ciel promessa,</l>
<l>dando giusto spavento al Nilo, al Gange,</l>
<l>lascia il bel regno e la vittoria istessa</l>
<l>in guisa d' uom che tosto il voler cange;</l>
<l>e di vincere omai pentito e stanco,</l>
<l>tornò, ma quasi vinto, al regno Franco.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LVII</head>
<l>L' Italia, ch' al venir fu piana e molle,</l>
<l>dura gli sembra in ritornando e lunga;</l>
<l>e quasi irata incontro a lui s' estolle</l>
<l>e par che dal suo regno il re disgiunga:</l>
<l>più cupo il fiume e più scosceso il colle,</l>
<l>più folta appar la selva, ovunque ei giunga;</l>
<l>sempre ha rischi da tergo e rischi innanzi,</l>
<l>e teme quei che spaventò pur dianzi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LVIII</head>
<l>Ma 'l gran padre Appennin l' antico dosso</l>
<l>premer sentia da quelle armate genti;</l>
<l>da cavalli e da carri indi percosso,</l>
<l>sotto il peso gemea d' aspri tormenti;</l>
<l>e poi ch' una o due volte indarno ha scosso</l>
<l>fulmini de' celesti a prova ardenti,</l>
<l>in vano ancor s' armò d' orrido gelo</l>
<l>e parea lamentarsi al Re del cielo:</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LIX</head>
<l>“Per fulminar contro 'l tuo regno a prova,</l>
<l>i folgori, ond' ei tuona, onde lampeggia,</l>
<l>porta costui ne i monti, e 'n me rinova</l>
<l>il furor de gl' ingiusti e 'l tuo pareggia.</l>
<l>Ma di venir là sù sentier non trova,</l>
<l>bench' egli aspiri a la celeste reggia.</l>
<l>Or che fia, se mi sterpa e se mi svelle?</l>
<l>Fuggendo Italia assalir può le stelle.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LX</head>
<l>Già d' altri monti almeno il peso aspetto,</l>
<l>se la tua ardente man tardi minaccia:</l>
<l>ardimi, o Re del cielo, il crine e 'l petto,</l>
<l>lodo l' incendio in me, se foco il caccia;</l>
<l>e pur non fui contra 'l tuo nume eretto</l>
<l>e contr' al tuo poter da l' empie braccia;</l>
<l>né tuo nemico tengo occulto in grembo,</l>
<l>pregno via più di rugiadoso nembo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXI</head>
<l>E solo il sacro tuo nobil trofeo</l>
<l>portar vorrei su le robuste spalle,</l>
<l>e non quel d' Efialte o di Tifeo,</l>
<l>o pur del re de' Geti o d' Anniballe”.</l>
<l>Tacque, e scosse la fronte, onde cadeo</l>
<l>più d' un torrente d' una in altra valle,</l>
<l>e versò neve in atro umor disciolta</l>
<l>da' crini e da la barba orrida e folta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXII</head>
<l>Giunt' era dove il Taro al Po se 'n corre</l>
<l>il re, cui d' aspri monti orridi sassi,</l>
<l>o città chiusa d' alte mura o torre,</l>
<l>o schiere armate non serraro i passi,</l>
<l>quand' ei mirò dal gran Francesco opporre</l>
<l>i collegati a' suoi, già incauti e lassi,</l>
<l>che ne gli ordini lor passando avanti,</l>
<l>sparsi e turbati fur da' Greci erranti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXIII</head>
<l>Come carca di prede armata nave,</l>
<l>che trascorrea del mar tranquillo il seno,</l>
<l>quand' ebbe destra l' aura e più soave,</l>
<l>e queta l' onda intorno e 'l ciel sereno,</l>
<l>poi che si turba, e minaccioso e grave</l>
<l>Austro gl' inalza incontra il mar Tirreno,</l>
<l>teme, nel prender porto, occulto scoglio,</l>
<l>né può sforzar de' venti il fero orgoglio;</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXIV</head>
<l>così parea quell' oste allor confusa</l>
<l>dal suo timore, e per li duci incerti:</l>
<l>altri di terra ben munita e chiusa,</l>
<l>altri più fida in suoi guerrieri esperti.</l>
<l>Il magnanimo re fuggir ricusa</l>
<l>il periglio e l' orror de' lochi aperti;</l>
<l>né vuol con l' oro aprir la dubbia strada,</l>
<l>ma con la sua fatale invitta spada.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXV</head>
<l>Porta e riporta in vano il fido araldo</l>
<l>minaccie e vanti, e 'n van promesse e preghi,</l>
<l>ch' ogni core, al suo pro costante e saldo,</l>
<l>non avvien che si mova alquanto o pieghi.</l>
<l>Già scioglieva i torrenti il sol più caldo,</l>
<l>i quali il verno par che stringa e leghi,</l>
<l>e 'l Taro distendea turbato e presto</l>
<l>il corso allor fra quel nemico e questo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXVI</head>
<l>A destra il re tenea gli eccelsi poggi</l>
<l>spiegando al ciel la trionfale insegna,</l>
<l>ed a qualunque a lui d' incontro alloggi</l>
<l>già signoreggia d' alta parte e regna;</l>
<l>l' altro, se vuol passar, convien che poggi</l>
<l>su l' erte sponde, e 'l suo tardar disdegna;</l>
<l>né stima il dubbio letto e 'l giro obliquo</l>
<l>del fiume, o 'l loco a tanta guerra iniquo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXVII</head>
<l>I padri in alta impresa e gravi e tardi,</l>
<l>ch' indugiando acquistar provincie e fama,</l>
<l>e steser fra gli Argivi e fra i Lombardi</l>
<l>il giusto imperio che s' onora ed ama,</l>
<l>lentaro il freno a' suoi guerrier gagliardi,</l>
<l>ed a quella di gloria ardente brama;</l>
<l>e parve il gran Francesco in mezzo al campo</l>
<l>e ne' detti e ne l' opre acceso lampo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXVIII</head>
<l>Dicea: “Partirà dunque omai sicuro</l>
<l>questi, che fugge Italia, anzi la porta</l>
<l>presa oltra l' Alpe, ove aspro giogo e duro</l>
<l>già le prepara e legge iniqua e torta?</l>
<l>Quasi ladron notturno, al cielo oscuro,</l>
<l>che serrato non trovi od uscio o porta,</l>
<l>porterà le corone e gli aurei fregi</l>
<l>e tante prede di spogliati regi?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXIX</head>
<l>E potrem noi soffrir che pur ritorni</l>
<l>di là da' suoi nevosi orridi monti,</l>
<l>ove le sue vittorie e i nostri scorni</l>
<l>e gli oltraggi d' Italia altrui racconti?</l>
<l>Né sarà chi 'l ritardi o chi 'l distorni?</l>
<l>né chi l' assalga o 'l fuggitivo affronti?</l>
<l>Perch' ei salve sue prede e quella turba,</l>
<l>che poco riposando altrui perturba?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXX</head>
<l>Star non potran fra l' Alpi e fra Pirene,</l>
<l>quai fere chiuse entro selvaggi chiostri,</l>
<l>ma parran turbo di volanti arene,</l>
<l>o gran diluvio sopra i campi nostri.</l>
<l>Tronchiamo al ritornar l' ardita speme,</l>
<l>e qui ciascuno il suo valor dimostri,</l>
<l>e l' italico onor, ch' è quasi estinto,</l>
<l>per voi risorga vincitor di vinto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXI</head>
<l>Numero lor non vi spaventi o forza</l>
<l>impetuosa, che poi langue e manca:</l>
<l>carchi di preda più che d' armi, a forza</l>
<l>faran qui guerra, e già lor furia è stanca.</l>
<l>Già di fuggir, non di pugnar si sforza,</l>
<l>già presa è dal timor la gente Franca:</l>
<l>prendiam la Francia, or ne l' Italia, al varco,</l>
<l>col re che non sostiene il proprio incarco.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXII</head>
<l>Passiam pur questo fiume, il qual fremendo</l>
<l>da la vittoria i suoi scevra e diparte,</l>
<l>ch' io sono vosco al guado e vosco attendo:</l>
<l>seguiran gli altri de la gloria a parte”.</l>
<l>Così diss' egli, e con un suono orrendo</l>
<l>fiammeggiar tutti i folgori di Marte,</l>
<l>ed in quel tempo risonar le trombe,</l>
<l>onde avvien che la terra e 'l ciel rimbombe.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXIII</head>
<l>Scendeano i Franchi intanto, e 'n guisa d' ale</l>
<l>stendeansi i primi a quel corrente fiume;</l>
<l>e 'l gran Trivulzio, a cui di gloria eguale</l>
<l>pochi l' età famosa oppor presume,</l>
<l>facea la scorta al re già lasso e frale,</l>
<l>ch' or vincea sua natura e suo costume;</l>
<l>ma i nostri pria varcar dal lato destro</l>
<l>in quel guado sassoso e quasi alpestro.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXIV</head>
<l>Ritardò 'l fiume il corso, e 'l novo limo</l>
<l>fé dubbi i passi e le vestigia incerte:</l>
<l>languendo al trapassar vacilla il primo</l>
<l>sforzo, cui rapid' onda in sé converte;</l>
<l>l' arme vibrar l' assalitor da l' imo</l>
<l>per le rive non può scoscese ed erte;</l>
<l>ma d' alto il difensor percote a basso,</l>
<l>tal ch' è varco di morte il duro passo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXV</head>
<l>Spuma il torrente, e di sanguigno flutto</l>
<l>gonfio, vie più veloce al Po discende;</l>
<l>ma virtù soffre al fine e vince il tutto,</l>
<l>e per contrasto avanza e più risplende;</l>
<l>ed usciria di Stige al lido asciutto,</l>
<l>e da quell' onde ch' atra fiamma accende:</l>
<l>onde poggiando al fin le rive ingombra,</l>
<l>e 'n tre lati si pugna e 'n mezzo a l' ombra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXVI</head>
<l>Fra le piante impedito, iniquo e scarso</l>
<l>campo ha 'l valor de' nostri, e meno appare;</l>
<l>ma di lor sangue, onde 'l terreno è sparso,</l>
<l>non fur quell' alme gloriose avare,</l>
<l>quando Francesco, a gli animosi apparso,</l>
<l>vento sembrò che 'l ciel perturbi e 'l mare,</l>
<l>e volga a forza a le contrarie sponde,</l>
<l>contra 'l corso primier, le nubi e l' onde.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXVII</head>
<l>Al primo ch' incontrò, l' invitta lancia</l>
<l>trapassa il petto, e poi fra gli altri fere,</l>
<l>tanto che s' apre il passo al re di Francia</l>
<l>fra i colpi e l' armi de l' avverse schiere;</l>
<l>e s' a' meriti altrui giusta bilancia</l>
<l>ha 'l sommo Re de le celesti sfere,</l>
<l>quel dì ch' ei tanto fece e più sostenne,</l>
<l>corona d' alta gloria a lui convenne.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXVIII</head>
<l>In breve spazio fé mirabil cose</l>
<l>incontra Carlo e 'l suo drappel gagliardo.</l>
<l>Che dirò prima o poscia? a morte ei pose,</l>
<l>trafitto da sua spada, il gran Bastardo;</l>
<l>e qual de gli altri al suo valor s' oppose,</l>
<l>parve a fuggir la morte e lento e tardo;</l>
<l>e spogliata lasciò la fronte e 'l lato</l>
<l>di sue forti difese al re turbato.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXIX</head>
<l>Voi, Muse, voi corone e rime ordite,</l>
<l>perché 'l mio canto a tal rimbombo è roco,</l>
<l>cantando voi com' ei le schiere ardite</l>
<l>percosse, ruppe, sparse in altro loco:</l>
<l>là dove uscir da la profonda Dite</l>
<l>pareano i fiumi del sulfureo foco,</l>
<l>e giunto in mezzo a la sonora fiamma,</l>
<l>quell' incendio cessò, che 'l mondo infiamma.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXX</head>
<l>Tolse i fulmini a Francia, e tolse a Carlo</l>
<l>in picciol tempo i suoi guerrier più forti.</l>
<l>Ella medesma sa ch' il vero io parlo,</l>
<l>benché si glorii d' onorate morti,</l>
<l>ché poté a pena al suo valor sottrarlo:</l>
<l>cotanto variar venture e sorti;</l>
<l>Francesco in gran periglio ivi si scorse,</l>
<l>e 'nvitto cadde e vincitor risorse.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXXI</head>
<l>D' atro sangue la terra ancor si tigne</l>
<l>là 've pugna il Trivulzio incontra l' alto</l>
<l>Sanseverino, e 'l Fortebraccio astrigne</l>
<l>d' altro lato e 'l travaglia in fero assalto;</l>
<l>né pur le rive tepide e sanguigne</l>
<l>cangiato hanno in vermiglio il verde smalto,</l>
<l>ma de l' orrida strage il Taro immondo</l>
<l>armi volge e cavalli, e preme al fondo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXXII</head>
<l>Tema ed orrore in mezzo, e lutto e duolo</l>
<l>e morte intorno trionfar si mira;</l>
<l>la vittoria tra lor con dubbio volo</l>
<l>sospesa pende, ed ora a' Franchi il gira,</l>
<l>e talor passa nel contrario stuolo,</l>
<l>ed a l' onor d' Italia intenta aspira</l>
<l>ed a quella del mare alta regina,</l>
<l>e più de gli altri al suo Gonzaga inchina.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXXIII</head>
<l>Ma sin da prima la ritenne e torse</l>
<l>il leggier Greco a le rapine intento,</l>
<l>che da la pugna a depredar trascorse</l>
<l>del tesoro del re l' oro e l' argento,</l>
<l>e le corone di Ferrando, e 'n forse</l>
<l>da poi più tenne il tardo aiuto e lento,</l>
<l>ch' oltre le rive attese e sol comparve;</l>
<l>ma de l' altrui vittoria invido parve.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXXIV</head>
<l>Al fin de la battaglia il re de' Franchi</l>
<l>a più sicuri poggi i suoi ritrasse,</l>
<l>di ricca preda già spogliati e stanchi,</l>
<l>come pur nulla incontra i nostri osasse.</l>
<l>L' altro, benché fortuna al valor manchi,</l>
<l>a le sue genti assai ferite e lasse</l>
<l>nulla mancò; ma le raccolse insieme,</l>
<l>e passò 'l guado a più sicura speme.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXXV</head>
<l>Ei piange il suo Ridolfo e piange ancora</l>
<l>de l' orba sua milizia i lumi estinti,</l>
<l>e 'l re di varie morti anco s' accora,</l>
<l>e questi e quei son vincitori e vinti;</l>
<l>e poi, sorgendo la vermiglia aurora,</l>
<l>non gli ritrova a l' alta impresa accinti,</l>
<l>ma 'n consiglio si spende il tempo dubbio,</l>
<l>e ciascun nova tela avvolge al subbio.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXXVI</head>
<l>Passato il terzo dì, notturno e cheto</l>
<l>mosse le genti il re per l' aria bruna,</l>
<l>e tenner quasi il suo partir secreto</l>
<l>gli alti silenzi de l' amica luna;</l>
<l>e gemendo cedeo senza divieto</l>
<l>la sua vittoriosa alta fortuna:</l>
<l>restavan gli egri abbandonati in guerra,</l>
<l>né, morti, gli copria l' estrania terra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXXVII</head>
<l>Ebber i nostri onor di tomba e d' arca,</l>
<l>e dorati metalli e bianchi marmi;</l>
<l>e 'l colpo de l' avara invida Parca</l>
<l>fu lagrimato in più sonori carmi;</l>
<l>non si mostrò Venezia ingrata o parca</l>
<l>a l' onor di Francesco, al merto, a l' armi:</l>
<l>corse il suo nome oltre Appennino ed Alpe,</l>
<l>né fur mete a la fama Abila e Calpe.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXXVIII</head>
<l>Né Maratona o le mortali strette,</l>
<l>che difese il Leone incontra i Persi,</l>
<l>fur più degne giamai di lodi elette</l>
<l>e del rimbombo di sonori versi:</l>
<l>altro Leon più forte altre vendette</l>
<l>fé de gli oltraggi, e i fieri artigli, aspersi</l>
<l>del barbarico sangue, altrui mostrando,</l>
<l>non cade no, ma poggia al ciel volando.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>LXXXIX</head>
<l>Passa Appennin Francesco e giunge al lido</l>
<l>de la nutrice del figliuol d' Anchise;</l>
<l>ma pria vince ad Atella, e forte e fido</l>
<l>le forze d' Aragon dianzi conquise</l>
<l>conderma; e scaccia poi dal nobil nido</l>
<l>quei che lor colpa o lor virtù divise</l>
<l>dal sommo Padre; e Genoa e Francia acquista,</l>
<l>pur come nulla al suo valor resista.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XC</head>
<l>A lui prima fiorì con auree spoglie,</l>
<l>dono di santa man, la sacra rosa;</l>
<l>a lui portò Michel l' orride spoglie</l>
<l>del gran Piton, che vinto e freme ed osa;</l>
<l>a lui d' Italia le divise voglie</l>
<l>fecer fortuna e non virtù dubbiosa;</l>
<l>ma tra sì varie sue discordie tante,</l>
<l>più refulse il valor d' alma costante.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XCI</head>
<l>D' amor, di sangue e di valor fratello</l>
<l>gli fu Giovanni, e fu guerriero egregio,</l>
<l>e con l' insegne, ove le piume e 'l vello</l>
<l>spiegò 'l Leon, ebbe gran lode e pregio.</l>
<l>Ma Sigismondo il secol suo più bello</l>
<l>fece, raccolto in sacro alto collegio,</l>
<l>e d' ostro il crin gli avvolse in Vaticano</l>
<l>la sacrata di Giulio e Santa mano.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XCII</head>
<l>Al valor de' fratei beltà conforme</l>
<l>e castitate ebber le donne; e Chiara</l>
<l>de l' antiche seguì gli essempi e l' orme,</l>
<l>e del suo nome il cieco oblio rischiara;</l>
<l>e Maddalena in più leggiadre forme</l>
<l>fu giunta al nodo onde la vita è cara;</l>
<l>con celeste beltà spirto divino</l>
<l>ebbe Isabella, e se ne gloria Urbino.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XCIII</head>
<l>Derivar di Giovanni altri Gismondi,</l>
<l>novo Alessandro a Gaelazzo appresso,</l>
<l>compagno al novo Alcide, e l' auree frondi</l>
<l>gli fer corona lungo il bel Permesso.</l>
<l>Chi può dir quai sian terzi o quai secondi,</l>
<l>s' ogni ramo è d' eroi sì folto e spesso?</l>
<l>E se contarne l' opre e i nomi io penso,</l>
<l>questo bosco d' onor si fa più denso.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XCIV</head>
<l>D' altra Isabella, onde s' onora e cole,</l>
<l>quanto per molti eroi, la stirpe antica,</l>
<l>perché in lei fu quel che sì rado suole,</l>
<l>l' onestà bella e la beltà pudica,</l>
<l>Francesco generò felice prole,</l>
<l>quasi raggio celeste in terra aprica:</l>
<l>Federigo fu il primo, a gli altri padre</l>
<l>ne l' arme e ne l' imprese alte e leggiadre.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XCV</head>
<l>Questi a la fede, a cui la terra e gli empi</l>
<l>negano albergo, ond' ella al ciel se 'n poggia,</l>
<l>alza per dare a gli altri alteri essempi,</l>
<l>sublime altare in disusata foggia,</l>
<l>sovra l' Olimpo, ov' a' turbati tempi</l>
<l>nembo non cade o tempestosa pioggia,</l>
<l>né fiamma spira di vapor terreno:</l>
<l>tanto presso a le stelle è 'l ciel sereno!</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XCVI</head>
<l>Questi l' onor, che ne l' etate acerba</l>
<l>gli fa Leone e 'l successor severo,</l>
<l>sotto Clemente anco mantiene e serba,</l>
<l>avendo di lor gente il sommo impero:</l>
<l>discaccia da Milan gente superba</l>
<l>col gran Roman, di varie palme altero;</l>
<l>Pavia difende, indi raccoglie Augusto,</l>
<l>e titol novo aggiunge al suo vetusto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XCVII</head>
<l>E novo al vecchio stato; e sì feconde</l>
<l>cittati a questa sua, che meno afflisse</l>
<l>l' antichissima etate e 'n ciel seconde</l>
<l>aver dovea le stelle erranti e fisse:</l>
<l>anzi Roma seguendo in riva a l' onde,</l>
<l>come 'l toscan suo fondator predisse,</l>
<l>qui con arti di pace e di battaglia,</l>
<l>d' opere e di splendore i regi agguaglia.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XCVIII</head>
<l>Ma 'l fratel sacro de l' armato duce,</l>
<l>Ercole, di fin ostro in lei s' adorna,</l>
<l>e più di gloria e di virtù riluce,</l>
<l>e regge lei, poich' egli in ciel ritorna;</l>
<l>a la Chiesa è colonna, al vero è luce,</l>
<l>onde l' empia eresia si danna e scorna:</l>
<l>degno di tre corone in sacra reggia,</l>
<l>con quella or di giustizia in ciel fiammeggia.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>XCIX</head>
<l>Giovinetto Ferrando al duro peso</l>
<l>de l' armi avezzo, a somma gloria aspira:</l>
<l>salva la madre, estingue il foco acceso</l>
<l>che Roma accende, e 'l furor frena e l' ira;</l>
<l>difende il regno in cui già morto o preso</l>
<l>è ong' altro duce, e la fortuna ei gira</l>
<l>inchinata d' Italia, anzi l' essalta:</l>
<l>prende Fiorenza e gli Africani assalta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>C</head>
<l>Passa e ripassa i mari, i monti e i lidi,</l>
<l>segue Carlo per l' onde e 'l segue in terra;</l>
<l>e al regno di Pannonia, a' Mauri infidi</l>
<l>porta e riporta perigliosa guerra;</l>
<l>distrugge a gli empi i più sicuri nidi,</l>
<l>scende in Dalmazia e i suoi ripari atterra</l>
<l>là 've fronteggia con munite fronti;</l>
<l>poi racquista il perduto a piè de' monti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CI</head>
<l>Soggioga il duce ribellante, e 'nsieme</l>
<l>gran parte de la Francia a Carlo il Quinto;</l>
<l>espugna altre città de' Franchi estreme,</l>
<l>altre patteggia, onde ha salute il vinto;</l>
<l>move guerra a Parigi, e Francia il teme,</l>
<l>chiede il re pugna dal timor sospinto;</l>
<l>Carlo dà pace a' Franchi e pace al mondo,</l>
<l>e depon de l' imperio il grave pondo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CII</head>
<l>Il regno di Sicilia e quel d' Insubri</l>
<l>regge Ferrante ed orna in lieta pace,</l>
<l>famoso da l' Atlante a i lidi rubri,</l>
<l>sì che 'l Franco ne teme e 'l Mauro e 'l Trace.</l>
<l>Cerca Ippolita e Paola altri delubri,</l>
<l>schifando d' Imeneo la chiara face;</l>
<l>e giunta a duce invitto Eleonora,</l>
<l>il lieto Urbino e tutta Italia onora.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CIII</head>
<l>Ma Federigo a sé de' regi argivi</l>
<l>virtù de' greci augusti aggiunge, e mesce</l>
<l>la progenie real trasfusa in rivi,</l>
<l>onde gloria per gloria in lei s' accresce;</l>
<l>e, qual pianta germoglia a' venti estivi,</l>
<l>di Margarita esce Francesco e n' esce</l>
<l>Guglielmo, e Lodovico al fin il quarto</l>
<l>di Federigo appare ultimo parto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CIV</head>
<l>Nacque la bella e saggia e casta Elisa</l>
<l>pur de gl' istessi, e santo amor consorte</l>
<l>la feo d' alto signor, da cui divisa</l>
<l>l' anima sua immortal non è per morte.</l>
<l>Nato pur di quel padre, e non precisa</l>
<l>la strada de l' Olimpo, il saggio e forte</l>
<l>Alessandro ritrova, e 'n vista e 'n opre</l>
<l>degno di tanto genitor si scopre.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CV</head>
<l>Ma Ferdinando re, ch' allor successe</l>
<l>a l' imperio di Carlo in lui deposto,</l>
<l>poiché più glorioso il tempo resse</l>
<l>di quei che già nomar luglio ed agosto,</l>
<l>il lor primo fratel genero elesse:</l>
<l>mal si vince qua giù destino opposto</l>
<l>a la vita mortal che vola e fugge,</l>
<l>e quando è più felice, allor si strugge.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CVI</head>
<l>Morì Francesco, e prese il ricco freno</l>
<l>de la città dov' è sepolto Anselmo,</l>
<l>e di tant' altre ch' in fecondo seno</l>
<l>nudre la nobil terra, il buon Guglielmo,</l>
<l>a cui giustizia insin dal ciel sereno</l>
<l>scese, e 'n vece a lui fu di scudo e d' elmo:</l>
<l>pace a lei si congiunse, e 'n più maligno</l>
<l>aspetto lunge errò Marte sanguigno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CVII</head>
<l>E mentre Lodovico in altro clima</l>
<l>di sue ferite acquista eterno onore;</l>
<l>e 'l sacro Federigo al ciel sublima</l>
<l>il bisso e l' ostro, e 'n Dio rinasce e more</l>
<l>al cieco mondo; in quel s' onora e stima</l>
<l>providenza veloce e 'nvitto core,</l>
<l>non sol l' alta virtù che appende e libra,</l>
<l>e la spada per lui sostiene e vibra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CVIII</head>
<l>Tal che socero Augusto i merti apprezza</l>
<l>e di sposa il fa lieto, anzi felice,</l>
<l>di quanto il ciel può dar casta bellezza,</l>
<l>senno e valore, e più bramar non lice;</l>
<l>l' animo eguale a la cesarea altezza</l>
<l>perpetua guerra a' pensier bassi indice,</l>
<l>virtute alberga e onor ne l' alma accolto,</l>
<l>fuor si dimostra maestà nel volto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CIX</head>
<l>D' ambi nacque Vincenzo, e tutti vinse</l>
<l>di nova grazia e di virtù superna:</l>
<l>ché lontani da lui sin or rispinse</l>
<l>di fato i colpi e di fortuna esterna;</l>
<l>e 'n sì bell' alma a sì bel corpo avvinse,</l>
<l>che di se stesso ebbe vittoria interna,</l>
<l>placido e grave, e d' alto e chiaro ingegno,</l>
<l>e a vincer nato, e nato a scettro, a regno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CX</head>
<l>Quasi fra l' api il re, ch' a morsi crudi</l>
<l>non s' arma e tal per sua natura ei nasce,</l>
<l>l' arti leggiadre e gli onorati studi</l>
<l>tutti raccoglie e tutti alberga e pasce;</l>
<l>in gloriose pompe e 'n feri ludi</l>
<l>altro signor non è ch' a dietro il lasce,</l>
<l>o 'n consigli canuti e 'n gravi e giusti</l>
<l>più faccia amici i regi e i grandi augusti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CXI</head>
<l>Poscia a l' aure del ciel pure e serene,</l>
<l>pur dove, cinto di palustre canna,</l>
<l>il Mincio sparge le minute arene,</l>
<l>usciro in luce Margarita ed Anna,</l>
<l>quasi dive celesti e non terrene,</l>
<l>e stelle in ciel, che nulla nube appanna;</l>
<l>e l' una Italia, che per sé la volle,</l>
<l>l' altra Germania in degno grado estolle.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CXII</head>
<l>Il gran Ferrante a numerosa e larga</l>
<l>prole lasciò di gloria ampio retaggio,</l>
<l>in cui par ch' ogni dono il ciel cosparga:</l>
<l>Cesare è 'l primo e valoroso e saggio,</l>
<l>che la man stringe al ferro, a l' oro allarga;</l>
<l>poi gli armati fratei d' alto coraggio,</l>
<l>oltra que' due, ch' in bianco lino avvolti,</l>
<l>son per via più sublime al ciel rivolti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CXIII</head>
<l>Roma, che sacre palme e sacri allori,</l>
<l>mitre e corone a la virtù dispensa,</l>
<l>alcun più degno di celesti onori</l>
<l>non vide in terra e di veder non pensa.</l>
<l>Francesco splende infra i beati cori,</l>
<l>Vincenzo è luce a noi d' onore accensa:</l>
<l>quegli del ciel la corte, e la terrena</l>
<l>or questi illustre fa, non pur serena.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CXIV</head>
<l>Da Cesare ha Ferrante essempio e norma;</l>
<l>o popoli corregga o parli o scriva,</l>
<l>o premi o doni, il riconosci a l' orma,</l>
<l>anzi è l' imagin sua spirante e viva,</l>
<l>che nobil vita d' alto lume informa:</l>
<l>onde il padre seguendo al sommo arriva</l>
<l>de l' umana virtute, e quel trapassa</l>
<l>non pur co' merti, e gradi a dietro ei lassa.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CXV</head>
<l>Benché duce sia detto, è prenze e donno</l>
<l>di popoli e città, fra gradi e pompe.</l>
<l>Lodovico fé Carlo, e 'l queto sonno</l>
<l>del genitor la gloria al figlio rompe;</l>
<l>e d' alta meta lui ritrar non ponno</l>
<l>Fortuna od altro che virtù corrompe;</l>
<l>e così a prova a la lor gloria intenti</l>
<l>sono due regni e due famose genti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CXVI</head>
<l>A Vincenzo Leonora unisce e lega</l>
<l>il gran duce de' Toschi, eletta figlia,</l>
<l>in cui natura ogni suo don dispiega,</l>
<l>e 'l ciel ogni sua dote e meraviglia.</l>
<l>E che terrena sia la terra or niega,</l>
<l>cotanto a' puri spirti ella somiglia,</l>
<l>nova, divina e gloriosa Alceste,</l>
<l>né morte può contra valor celeste.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CXVII</head>
<l>Né d' uopo v' è d' Alcide, il qual ritoglia</l>
<l>a la crudel l' ingiuste empie rapine,</l>
<l>perch' ella stessa n' ha vittoria e spoglia,</l>
<l>di gloria ornata e di virtù divine;</l>
<l>le quali, allor che l' alma il vel dispoglia,</l>
<l>volan dal mondo al Re del ciel vicine:</l>
<l>però d' opre e di mente angel rassembra,</l>
<l>fatta immortal ne le caduche membra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CXVIII</head>
<l>E per grazia maggiore a lei sembiante</l>
<l>è la progenie, e par dal ciel discesa;</l>
<l>e 'l padre rinovar nel bel sembiante</l>
<l>vede, qual fiamma suol di fiamma accesa.</l>
<l>Altro di lor Francesco, altro Ferrante,</l>
<l>altro Guglielmo a più sublime impresa,</l>
<l>sin da le fasce e da la cuna aspira,</l>
<l>e 'l ciel secondo a lor risplende e gira.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>CXIX</head>
<l>Mete e tempi non son là sù prescritti</l>
<l>a l' alta gloria di lor stirpe in terra.</l>
<l>N' andranno i duci e i cavalieri invitti</l>
<l>oltre le vie, donde il sol move ed erra;</l>
<l>e de l' antica Grecia i regni afflitti</l>
<l>sperano anco da lor salute in guerra,</l>
<l>e 'l gran nido rifar che 'l drago ingombra,</l>
    <l>de' sacri vanni riposando a l' ombra.</l></lg></div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
