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      <title>Presentazione delle Canzoni (Nuovo Ricoglitore, 1825)</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>9 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Canti, ed. critica a cura di D. de Robertis, Milano, Il Polifilo 1984.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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      <date>800</date>
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        <term>851.7 - POESIA ITALIANA. 1814-1859</term>
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<div1><head>CANZONI DEL CONTE GIACOMO LEOPARDI.</head>
<opener><dateline>Bologna, Nobili, 1824.</dateline></opener>
<bibl>Un vol. in 8.o piccolo.</bibl>

<p>Sono dieci Canzoni, e più di dieci stravaganze. Primo: di dieci Canzoni nè pur una amorosa. Secondo: non tutte e non in tutto sono di stile petrarchesco. Terzo: non sono di stile nè arcadico nè frugoniano: non hanno nè quello del Chiabrera, nè quello del Testi o del Filicaia o del Guidi o del Manfredi, nè quello delle poesie liriche del Parini o del Monti; in somma non si rassomigliano a nessuna poesia lirica italiana. Quarto: nessun potrebbe indovinare i soggetti delle Canzoni dai titoli; anzi per lo più il poeta fino dal primo verso entra in materie differentissime da quello che il lettore si sarebbe aspettato. Per esempio, una Canzone per nozze, non parla nè di talamo nè di zona nè di Venere nè d'Imene. Una ad Angelo Mai parla di tutt'altro che di codici. Una a un vincitore nel giuoco del pallone non è un'imitazione di Pindaro. Un'altra alla Primavera non descrive nè prati nè arboscelli nè fiori nè erbe nè foglie. Quinto: gli assunti delle Canzoni per se medesimi non sono meno stravaganti. Una, ch'è intitolata <hi rend="italic">Ultimo canto di Saffo</hi>, intende di rappresentare la infelicità di un animo delicato, tenero, sensitivo, nobile e caldo, posto in un corpo brutto e giovane: soggetto così difficile, che io non mi so ricordare nè tra gli antichi nè tra i moderni nessuno scrittor famoso che abbia ardito di trattarlo, eccetto solamente la Signora di Staël, che lo tratta in una Lettera in principio della Delfina, ma in tutt'altro modo. Un'altra Canzone intitolata <hi rend="italic">Inno ai Patriarchi, o de' principii del genere umano</hi>, contiene in sostanza un panegirico dei costumi della California, e dice che il secol d'oro non è una favola. Sesto: sono tutte piene di lamenti e di malinconia, come se il mondo e gli uomini fossero una trista cosa, e come se la vita umana fosse infelice. Settimo: se non si leggono attentamente, non s'intendono; come se gl'Italiani leggessero attentamente. Ottavo: pare che il poeta si abbia proposto di dar materia ai lettori di pensare, come se a chi legge un libro italiano dovesse restar qualche cosa in testa, o come se già fosse tempo di raccoglier qualche pensiero in mente prima di mettersi a scrivere. Nono: quasi tante stranezze quante sentenze. Verbigrazia: che dopo scoperta l'America, la terra ci par più piccola che non ci pareva prima; che la Natura parlò agli antichi, cioè gl'inspirò, ma senza svelarsi; che più scoperte si fanno nelle cose naturali, e più si accresce alla nostra immaginazione la nullità dell'Universo; che tutto è vano al mondo fuorchè il dolore; che il dolore è meglio che la noia; che la nostra vita non è buona ad altro che a disprezzarla essa medesima; che la necessità di un male consola di quel male le anime volgari, ma non le grandi; che tutto è mistero nell'Universo, fuorchè la nostra infelicità. Decimo, undecimo, duodecimo: andate così discorrendo. Recheremo qui, per saggio delle altre, la Canzone che s'intitola <hi rend="italic">Alla sua donna</hi>, la quale è la più breve di tutte, e forse la meno stravagante, eccettuato il soggetto. La donna, cioè l'innamorata, dell'autore, è una di quelle immagini, uno di quei fantasmi di bellezza e virtù celeste e ineffabile, che ci occorrono spesso alla fantasia, nel sonno e nella veglia, quando siamo poco più che fanciulli, e poi qualche rara volta nel sonno, o in una quasi alienazione di mente, quando siamo giovani. In fine è <hi rend="italic">la donna che non si trova</hi>. L'autore non sa se la sua donna (e così chiamandola, mostra di non amare altra che questa) sia mai nata finora, o debba mai nascere; sa che ora non vive in terra, e che noi non siamo suoi contemporanei; la cerca tra le idee di Platone, la cerca nella luna, nei pianeti del sistema solare, in quei de' sistemi delle stelle. Se questa Canzone si vorrà chiamare amorosa, sarà pur certo che questo tale amore non può nè dare nè patir gelosia, perchè, fuor dell'autore, nessun amante terreno vorrà fare all'amore col telescopio. </p>
<p>Alle Canzoni sono mescolate alcune prose, cioè due Lettere, l'una al cavalier Monti, e l'altra al conte Trissino vicentino; e una <hi rend="italic">Comparazione delle sentenze di Bruto minore e di Teofrasto vicini a morte</hi>. Si aggiungono appiè del volume certe Annotazioni, le quali verremo portando in questo Giornale, perchè per la maggior parte sono in proposito della lingua, che in Italia è, come si dice, <hi rend="italic">la materia del giorno</hi>; e non si può negare che il giorno in Italia non sia lungo.
<quote rend="block">
<lg>
<l>Il cor di tutte</l>
<l>Cose alfin sente sazietà, del sonno,</l>
<l>Della danza, del canto e dell'amore,</l>
<l>Piacer più cari che il parlar di lingua;</l>
<l>Ma sazietà di lingua il cor non sente;</l></lg></quote>

se non altro, il cuor degl'Italiani. Venghiamo alle note del Leopardi. [...]</p></div1>

<div1><head>Alla sua donna</head>
<lg><l>Cara beltà che amore</l>
<l>Lunge m'insegni, o nascondendo il viso,</l>
<l>Fuor se nel sonno il core</l>
<l>Ombra diva mi scuoti,</l>
<l>O ne' campi ove splenda</l>
<l>Più vago il giorno e di Natura il riso:</l>
<l>Forse tu l'innocente</l>
<l>Secol beasti che da l'oro ha nome,</l>
<l>Or leve intra la gente</l>
<l>Anima voli? o te la sorte avara,</l>
<l>Ch'a noi t'asconde, a gli avvenir prepara?</l>
</lg>
<lg><l>Viva mirarti omai</l>
<l>Nulla spene m'avanza,</l>
<l>S'allor non fosse, allor che ignudo e solo</l>
<l>Per novo calle a peregrina stanza</l>
<l>Verrà lo spirto mio. Già sul novello</l>
<l>Aprir di mia giornata incerta e bruna,</l>
<l>Te viatrice in questo arido suolo</l>
<l>I' mi pensai. Ma non è cosa in terra</l>
<l>Che ti somigli; e s'anco pari alcuna</l>
<l>Ti fosse al volto, a gli atti, a la favella,</l>
<l>Saria, così conforme, assai men bella.</l>
</lg>
<lg><l>Fra cotanto dolore</l>
<l>Quanto a l'umana età propose il fato,</l>
<l>Se vera e tal qual io pensando esprimo,</l>
<l>Alcun t'amasse in terra, a lui pur fora</l>
<l>Questo viver beato;</l>
<l>E ben chiaro vegg'io siccome ancora</l>
<l>Seguir lòda e virtù qual ne' prim'anni</l>
<l>L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse</l>
<l>Il Ciel nullo conforto a i nostri affanni;</l>
<l>E teco la mortal vita saria</l>
<l>Simile a quella che nel Cielo indìa.</l>
</lg>
<lg><l>Per le valli, ove suona</l>
<l>Del faticoso agricoltore il canto,</l>
<l>Ed io seggo e mi lagno</l>
<l>Del giovanile error che m'abbandona;</l>
<l>E per li poggi, ov'io rimembro e piagno</l>
<l>I perduti desiri, e la perduta</l>
<l>Speme de' giorni miei; di te pensando,</l>
<l>A palpitar mi sveglio. E potess'io,</l>
<l>Nel secol tetro e in questo aer nefando,</l>
<l>L'alta specie serbar: chè de l'imago,</l>
<l>Poi che del ver m'è tolto, assai m'appago.</l>
</lg>
<lg><l>Se de l'eterne idee</l>
<l>L'una se' tu, cui di sensibil forma</l>
<l>Sdegni l'eterno senno esser vestita,</l>
<l>E fra caduche spoglie</l>
<l>Provar gli affanni di funerea vita,</l>
<l>O s'altra terra ne' superni giri</l>
<l>Fra' mondi innumerabili t'accoglie,</l>
<l>E più vaga del Sol prossima stella</l>
<l>T'irraggia, e più benigno etere spiri,</l>
<l>Di qua, dove son gli anni infausti e brevi,</l>
<l>Questo d'ignoto amante inno ricevi.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
