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      <title>Canzoni (ed. Roma 1818)</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>21 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Canti, ed. critica a cura di D. de Robertis, Milano, Il Polifilo 1984.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
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        <term>851.7 - POESIA ITALIANA. 1814-1859</term>
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<div1><head>AL CHIARISSIMO SIG. CAVALIERE VINCENZO MONTI GIACOMO LEOPARDI</head>

<p>Quando mi risolsi di pubblicare queste Canzoni, come non mi sarei lasciato condurre da nessuna cosa del mondo a intitolarle a verun potente, così mi parve dolce e beato il consacrarle a Voi, Signor Cavaliere. Stante che oggidì chiunque deplora o esorta la patria nostra, non può fare che non si ricordi con infinita consolazione di Voi che insieme con quegli altri pochissimi, i quali tacendo non vengo a dinotare niente meno di quello che farei nominando, sostenete l'ultima gloria nostra, io dico quella che deriva dagli studi, e singolarmente dalle lettere e arti belle, tanto che per anche non si può dire che l'Italia sia morta. Di queste Canzoni, se uguaglino il soggetto, che quando lo uguagliassero, non mancherebbe loro nè grandiosità nè veemenza, sarà giudizio non tanto dell'universale quanto vostro; giacchè da quando veniste in quella fama che dovevate, si può dire che nessuno scrittore italiano, se non altro, di quanti non ebbero la vista impedita nè da scarsezza d'intelletto, nè da presunzione e amore di se medesimi, stimò che valessero punto a rifarlo delle riprensioni vostre le lodi dell'altra gente, o lodato da Voi riputò mal pagate le sue fatiche, o si curò de' biasimi o dello spregio del popolo. Basterà che intorno al canto di Simonide che sta nella prima Canzone io significhi non per Voi, ma per li più de' lettori, e domandandovi perdono di questo, ch'io mi fo coraggio e non mi vergogno di scriverlo a Voi, che quel gran fatto delle Termopile fu celebrato realmente da un Poeta greco di molta fama, e quel ch'è più, vissuto in quei medesimi tempi, cioè Simonide, come si vede appresso Diodoro nell'undecimo libro, dove recita anche certe parole di esso Poeta; lasciando l'epitaffio riportato da Cicerone e da altri. Due o tre delle quali parole recate da Diodoro sono espresse nel quinto verso dell'ultima strofe. Ora io giudicava che a nessun altro Poeta lirico nè prima nè dopo toccasse mai verun soggetto così grande nè conveniente. Imperocchè quello che raccontato o letto dopo ventitre secoli, tuttavia spreme da occhi stranieri le lagrime a viva forza, pare che quasi veduto, e certamente udito a magnificare da chicchessia nello stesso fervore della Grecia vincitrice di un'armata quale non si vide in Europa se non allora, fra le maraviglie i tripudi gli applausi le lagrime di tutta una eccellentissima nazione sublimata oltre a quanto si può dire o pensare dalla coscienza della gloria acquistata, e da quell'amore incredibile della patria ch'è passato in compagnia de' secoli antichi, dovesse ispirare in qualsivoglia Greco, massimamente Poeta, affetto e furore onninamente indicibile e sovrumano. Per la qual cosa dolendomi assai che il sovraddetto componimento fosse perduto, alla fine presi cuore di mettermi, come si dice, nei panni di Simonide, e così, quanto portava la mediocrità mia, rifare il suo canto, del quale non dubito di affermare, che se non fu maraviglioso, allora e la fama di Simonide fu vano rumore, e gli scritti consumati degnamente dal tempo. Di questo mio fatto, se sia stato coraggio o temerità, sentenzierete Voi, Signor Cavaliere, e altresì, quando vi paia da tanto, giudicherete della seconda Canzone, la quale io v'offro umilmente e semplicemente insieme coll'altra, acceso d'amore verso la povera Italia, e quindi animato di vivissimo affetto e gratitudine e riverenza verso cotesto numero presso che impercettibile d'Italiani che sopravvive. Nè temo se non ch'altri mi vituperi e schernisca della indegnità e miseria del donativo; che quanto a voi non ignoro che siccome l'eccellenza del vostro ingegno vi dimostrerà necessariamente a prima vista la qualità dell'offerta, così la dolcezza del cuor vostro vi sforzerà d'accettarla, per molto ch'ella sia povera e vile, e conoscendo la vanità del dono, a ogni modo procurerete di scusare la confidenza del donatore, forse anche vi sarà grato quello che non ostante la benignità vostra, vi converrà tenere per dispregevole. </p></div1>

<div1><head>SULL'ITALIA</head>
<lg><l>O patria mia, vedo le mura e gli archi</l>
<l>E le colonne e i simulacri e l'erme</l>
<l>Torri de gli avi nostri;</l>
<l>Ma la gloria non vedo,</l>
<l>Non vedo il lauro e 'l ferro ond'eran carchi</l>
<l>I nostri padri antichi. Or fatta inerme,</l>
<l>Nuda la fronte e nudo il petto mostri.</l>
<l>Oimè quante ferite,</l>
<l>Che lividor che sangue! oh qual ti veggio,</l>
<l>Formosissima donna! Io chiedo al cielo</l>
<l>E al mondo, dite, dite,</l>
<l>Chi la ridusse a tale? E questo è 'l peggio</l>
<l>Che di catene ha carche ambe le braccia,</l>
<l>Sì che sparte le chiome e senza velo</l>
<l>Siede in terra negletta e sconsolata</l>
<l>Nascondendo la faccia</l>
<l>Tra le ginocchia, e piange.</l>
<l>Piangi, che n'hai ben donde, Italia mia,</l>
<l>Il mondo a vincer nata</l>
<l>E ne la fausta sorte e ne la ria.</l></lg>
<lg><l>Se fosser gli occhi miei due fonti vive</l>
<l>Non potrei pianger tanto</l>
<l>Ch'adeguassi il tuo danno e men lo scorno,</l>
<l>Che fosti donna, or se' povera ancella.</l>
<l>Chi di te parla o scrive</l>
<l>Che rimembrando il tuo passato vanto</l>
<l>Non dica, già fu grande, or non è quella?</l>
<l>Perchè perchè? dov'è la forza antica,</l>
<l>Dove l'armi, e 'l valore e la costanza?</l>
<l>Chi ti discinse il brando?</l>
<l>Chi ti tradì? qual arte o qual fatica</l>
<l>O qual tanta possanza</l>
<l>Valse a spogliarti il manto e l'auree bende?</l>
<l>Come cadesti o quando</l>
<l>Da tanta altezza in così basso loco?</l>
<l>Nessun pugna per te? non ti difende</l>
<l>Nessun de' tuoi? L'armi, qua l'armi: io solo</l>
<l>Combatterò, procomberò sol io.</l>
<l>Dammi, o ciel, che sia foco</l>
<l>A gl'italici petti il sangue mio.</l></lg>
<lg><l>Dove sono i tuoi figli? Odo suon d'armi</l>
<l>E di carri e di voci e di timballi:</l>
<l>In estranie contrade</l>
<l>Pugnano i tuoi figliuoli.</l>
<l>Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi</l>
<l>Un fluttuar di fanti e di cavalli,</l>
<l>E polve e fumo e luccicar di spade</l>
<l>Come tra nebbia lampi.</l>
<l>Nè ti conforti? ed oltre al tuo costume</l>
<l>T'affanni e piangi? or che fia quel ch'io sento?</l>
<l>A che pugna in quei campi</l>
<l>L'itala gioventude? O Nume, o Nume!</l>
<l>Pugnan per altra terra itali acciari.</l>
<l>Oh misero colui che in guerra è spento,</l>
<l>Non per li patrii lidi e per la pia</l>
<l>Consorte e i figli cari,</l>
<l>Ma da' nemici altrui</l>
<l>Per altra gente, e non può dir morendo,</l>
<l>Dolce terra natìa,</l>
<l>La vita che mi desti ecco ti rendo.</l></lg>
<lg><l>Oh venturose e care e benedette</l>
<l>Le antich'età che a morte</l>
<l>Per la patria correan le genti a squadre,</l>
<l>E voi sempre onorate e gloriose,</l>
<l>O Tessaliche strette</l>
<l>Dove la Persia e 'l fato assai men forte</l>
<l>Fu di poch'alme franche e generose.</l>
<l>Io credo che le piante e i sassi e l'onde</l>
<l>E le montagne vostre al passeggere</l>
<l>Con indistinta voce</l>
<l>Narrin, sì come tutte quelle sponde</l>
<l>Coprir le invitte schiere</l>
<l>De' corpi ch'a la Grecia eran devoti.</l>
<l>Allor vile e feroce</l>
<l>Serse per l'Ellesponto si fuggìa</l>
<l>Fatto ludibrio a gli ultimi nipoti,</l>
<l>E sul colle d'Antela ove morendo</l>
<l>Si sottrasse da morte il santo stuolo</l>
<l>Simonide salìa</l>
<l>Guardando l'etra e la marina e 'l suolo.</l></lg>
<lg><l>E di lacrime sparso ambe le guance</l>
<l>E ansante il petto e vacillante il piede,</l>
<l>Toglieasi in man la lira:</l>
<l>Beatissimi voi</l>
<l>Ch'offriste il petto a le nemiche lance</l>
<l>Per amor di costei ch'al sol vi diede,</l>
<l>Voi che la Grecia cole e 'l mondo ammira:</l>
<l>In sempiterno viva,</l>
<l>Cari, la vostra fama appo le genti.</l>
<l>Qual tanto, o figli, a sera amor vi trasse?</l>
<l>Come così giuliva</l>
<l>L'ora estrema vi parve, onde ridenti</l>
<l>Correste al fato lagrimoso e duro?</l>
<l>Parea ch'a danza e non a morte andasse</l>
<l>Ciascun de' vostri o a splendido convito:</l>
<l>Ma v'attendea lo scuro</l>
<l>Tartaro e l'onda morta,</l>
<l>Nè le spose vi foro o i figli accanto</l>
<l>Quando su l'aspro lito</l>
<l>Senza baci moriste e senza pianto.</l></lg>
<lg><l>Ma non senza de' Persi orrida pena</l>
<l>Ed immortale angoscia.</l>
<l>Come lion di tori entro una mandra</l>
<l>Or salta a quello in tergo e sì gli scava</l>
<l>Con le zanne la schiena,</l>
<l>Or questo fianco addenta or quella coscia;</l>
<l>Tal fra le Perse torme infuriava</l>
<l>L'ira de' greci petti e la virtute.</l>
<l>Ve' cavalli supini e cavalieri,</l>
<l>Vedi intralciar di tutti</l>
<l>La fuga i carri e le tende cadute,</l>
<l>E correr fra' primieri</l>
<l>Pallido e scapigliato esso tiranno;</l>
<l>Ve' come intrisi e brutti</l>
<l>Del barbarico sangue i greci eroi</l>
<l>Cagione a i Persi d'infinito affanno,</l>
<l>A poco a poco vinti da le piaghe,</l>
<l>L'un sopra l'altro cade. Evviva evviva:</l>
<l>Beatissimi voi</l>
<l>Fin ch'il mondo quassù favelli o scriva.</l></lg>
<lg><l>Prima divelte, in mar precipitando,</l>
<l>Spente ne l'imo strideran le stelle,</l>
<l>Che la memoria e 'l vostro</l>
<l>Amor trascorra o scemi.</l>
<l>La tomba vostra è un'ara, e qua mostrando</l>
<l>Verran le madri ai parvoli le belle</l>
<l>Orme del vostro sangue. Ecco i' mi prostro,</l>
<l>O benedetti, al suolo,</l>
<l>E bacio questi sassi e queste zolle</l>
<l>Che fien lodate e chiare eternamente</l>
<l>Da l'uno a l'altro polo.</l>
<l>Oh foss'io pur con voi qui sotto, e molle</l>
<l>Fosse del sangue mio quest'alma terra!</l>
<l>Che se ripugna il fato, e non consente</l>
<l>Ch'io per la Grecia i moribondi lumi</l>
<l>Chiuda prostrato in guerra,</l>
<l>Così la vereconda</l>
<l>Fama del vostro vate appo i futuri</l>
<l>Possa, volendo i numi,</l>
<l>Tanto durar quanto la vostra duri.</l></lg></div1>

<div1><head>SUL MONUMENTO DI DANTE CHE SI PREPARA IN FIRENZE</head>

<lg><l>Perchè le nostre genti</l>
<l>Pace sotto le bianche ali raccolga,</l>
<l>Non fien da' lacci sciolte</l>
<l>De l'antico sopor l'itale menti,</l>
<l>S'a i patri esempi de la prisca etade</l>
<l>Questa terra fatal non si rivolga.</l>
<l>O Italia, a cor ti stia</l>
<l>Far a i passati onor, che d'altrettali</l>
<l>Oggi vedove son le tue contrade,</l>
<l>Nè c'è chi d'onorar ti si convegna.</l>
<l>Volgiti indietro e guarda, o patria mia,</l>
<l>Quella turba infinita d'immortali,</l>
<l>E piangi e di te stessa ti disdegna;</l>
<l>Che se non piangi, ogni speranza è stolta:</l>
<l>Volgiti e ti vergogna e ti riscuoti,</l>
<l>E ti punga una volta</l>
<l>Pensier de gli avi nostri e de' nipoti.</l></lg>
<lg><l>D'aria e d'ingegno e di parlar diverso</l>
<l>Per lo toscano suol cercando gìa</l>
<l>L'ospite desioso</l>
<l>Dove giaccia colui per lo cui verso</l>
<l>Il Meonio cantor non è più solo;</l>
<l>Ed oh vergogna! udìa</l>
<l>Che non ch'il cener freddo e l'ossa nude</l>
<l>Giaccian esuli ancora</l>
<l>Dopo il funereo dì sott'altro suolo;</l>
<l>Ma non sorgea dentro a tue mura un sasso,</l>
<l>Firenze, a quello per la cui virtude</l>
<l>Tutto il mondo t'onora.</l>
<l>Oh voi pietosi onde sì tristo e basso</l>
<l>Obbrobrio laverà nostro paese!</l>
<l>Bell'opra hai tolta, e di ch'amor ti rende,</l>
<l>Schiera prode e cortese,</l>
<l>Qualunque petto amor d'Italia accende.</l></lg>
<lg><l>Amor d'Italia, o cari,</l>
<l>Amor di questa misera vi sproni,</l>
<l>Ver cui pietade è morta</l>
<l>In ogni petto omai, perciò che amari</l>
<l>Giorni dopo il seren dato n'ha il cielo.</l>
<l>Forza v'aggiunga, e vostra opra coroni</l>
<l>Misericordia, o figli,</l>
<l>E duolo e sdegno di cotanto affanno,</l>
<l>Onde bagna costei le guance e 'l velo.</l>
<l>Ma come a voi dirizzerassi il canto</l>
<l>Cui non pur de le cure e de' consigli,</l>
<l>Ma de l'ingegno e de la man daranno</l>
<l>I secoli futuri eccelso vanto</l>
<l>Oprate e mostre ne la dolce impresa?</l>
<l>Come a gran foga ecciteravvi il core?</l>
<l>Come a la mente accesa</l>
<l>Crescerà novi raggi e novo ardore?</l></lg>
<lg><l>Voi spirerà l'altissimo subbietto,</l>
<l>Ed acri punte premeravvi al seno.</l>
<l>Chi dirà l'onda e 'l turbo</l>
<l>Del furor vostro e de l'immenso affetto?</l>
<l>Chi pingerà l'attonito sembiante?</l>
<l>Chi de gli occhi il baleno?</l>
<l>Qual può voce mortal celeste cosa</l>
<l>Agguagliar figurando?</l>
<l>Mano a lo scalpro. Oh quanti plausi oh quante</l>
<l>Lagrime a voi la bella Italia serba!</l>
<l>Come cadrà? come dal tempo rosa</l>
<l>Fia vostra gloria o quando?</l>
<l>Voi di ch'il nostro mal si disacerba</l>
<l>Sempre vivete, o care arti divine,</l>
<l>Conforto a nostra sventurata gente,</l>
<l>Su l'itale ruine</l>
<l>Gl'itali pregi a celebrare intente.</l></lg>
<lg><l>Ecco voglioso anch'io</l>
<l>Ad onorar nostra dolente madre</l>
<l>Porto quel che mi lice,</l>
<l>E mesco a l'opra vostra il canto mio</l>
<l>Sedendo u' vostro ferro i marmi avviva.</l>
<l>O de l'Ausonio carme inclito padre,</l>
<l>Se di cosa terrena</l>
<l>Se di colei che tanto alto locasti</l>
<l>Qualche novella a i vostri lidi arriva,</l>
<l>Io so ben che per te gioia non senti,</l>
<l>Che saldi men che cera e men ch'arena</l>
<l>Verso la fama che di te lasciasti</l>
<l>Son bronzi e marmi, e da le nostre menti</l>
<l>Se mai cadesti ancor, s'unqua cadrai,</l>
<l>Cresca, se crescer può, nostra sciagura,</l>
<l>E in sempiterni guai</l>
<l>Pianga tua stirpe a tutto il mondo oscura.</l></lg>
<lg><l>Ma non per te, per questa ti rallegri</l>
<l>Povera patria tua, s'unqua l'esempio</l>
<l>De gli avi e de' parenti</l>
<l>Ponga ne' figli sonnacchiosi ed egri</l>
<l>Tanto valor ch'un tratto alzino il viso.</l>
<l>O secol turpe e scempio!</l>
<l>Qual vedi Italia ch'era sì meschina,</l>
<l>Leggiadro spirto, allora</l>
<l>Che di novo salisti al Paradiso!</l>
<l>Ora è tal che rispetto a quel che vedi</l>
<l>Allor fu beatissima e regina.</l>
<l>Mostrar chi si rincora</l>
<l>Il mal ch'e' fia gran che, s'udendo il credi?</l>
<l>Taccio gli altri nemici e l'altre doglie</l>
<l>Ma non la Francia scellerata e nera</l>
<l>Per cui presso a le soglie</l>
<l>Vide l'Italia mia l'ultima sera.</l></lg>
<lg><l>Beato te ch'il fato</l>
<l>A viver non dannò fra tanto orrore,</l>
<l>Che non vedesti in braccio</l>
<l>L'itala moglie a barbaro soldato,</l>
<l>Non predar non guastar cittadi e colti</l>
<l>Di Franche torme il bestial furore,</l>
<l>Non de gl'itali ingegni</l>
<l>Tratte l'opre cattive a miseranda</l>
<l>Schiavitude oltre l'alpe, e non de' folti</l>
<l>Carri impedita la dolente via,</l>
<l>Non gli aspri cenni ed i superbi regni,</l>
<l>Non udisti gli oltraggi e la nefanda</l>
<l>Voce di libertà che ne schernia</l>
<l>Tra 'l suon de le catene e de' flagelli.</l>
<l>Chi non si duol? che non soffrimmo? intatto</l>
<l>Che lasciaron quei felli?</l>
<l>Qual tempio quale altare o qual misfatto?</l></lg>
<lg><l>Perchè venimmo a sì perversi tempi?</l>
<l>Perch'il nascer ne desti o perchè prima</l>
<l>Non ne desti il morire,</l>
<l>Acerbo fato? onde a stranieri ed empi</l>
<l>Nostra patria vedendo ancella e schiava,</l>
<l>E da mordace lima</l>
<l>Roder la sua virtù, di null'aita</l>
<l>E di nullo conforto</l>
<l>Lo spietato dolor che la stracciava</l>
<l>Ammollir ne fu dato in parte alcuna.</l>
<l>Ahi non il sangue nostro e non la vita</l>
<l>Avesti, o cara, e morto</l>
<l>Io non son per la tua dira fortuna.</l>
<l>Qui sì ch'il pianto infino al suol mi gronda.</l>
<l>Pugnò cadde gran parte anche di noi,</l>
<l>Ma per la moribonda</l>
<l>Italia no, per li tiranni suoi.</l></lg>
<lg><l>Padre, se non ti sdegni</l>
<l>Cambiato se' da quel che fosti in terra.</l>
<l>Morìan fra le Rutene</l>
<l>Orride piagge, ahi d'altra morte degni,</l>
<l>Gl'itali prodi, e lor fea l'aere e 'l cielo</l>
<l>E gli uomini e le belve immensa guerra.</l>
<l>Cadeano a squadre a squadre</l>
<l>Semivestiti maceri e cruenti,</l>
<l>Ed era letto a gli egri corpi il gelo.</l>
<l>Allor, quando traean l'ultime pene,</l>
<l>Membravan questa desiata madre</l>
<l>Dicendo, Oh non le nubi e non i venti</l>
<l>Ma ne spegnesse il ferro, e pel tuo bene,</l>
<l>O patria nostra! Ecco da te rimoti,</l>
<l>Quando più bella gioventù ci ride,</l>
<l>A tutto il mondo ignoti</l>
<l>Moriam per quella gente che t'uccide.</l></lg>
<lg><l>Lor tristo fato il pallido deserto</l>
<l>E borea vide e le fischianti selve.</l>
<l>Così vennero al passo,</l>
<l>E i negletti cadaveri a l'aperto</l>
<l>Su per quello di neve orrendo mare</l>
<l>Si smozzicar le belve,</l>
<l>E fia l'onor de' generosi e forti</l>
<l>Pari mai sempre ed uno</l>
<l>Con quel de' tardi e vili. Anime care,</l>
<l>Bench'infinita sia vostra sciaura,</l>
<l>Datevi pace, e questo vi conforti</l>
<l>Che conforto nessuno</l>
<l>Avrete in questa o ne l'età futura.</l>
<l>In seno al vostro smisurato affanno</l>
<l>Posate, o di costei veraci figli,</l>
<l>Al cui supremo danno</l>
<l>Il vostro solo è tal che rassomigli.</l></lg>
<lg><l>Di voi già non si lagna</l>
<l>La patria vostra, ma di chi vi spinse</l>
<l>A pugnar contra lei</l>
<l>Sì ch'ella sempre amaramente piagna</l>
<l>E 'l suo col vostro lagrimar confonda.</l>
<l>Oh di costei che tanta verga strinse</l>
<l>Pietà nascesse in core</l>
<l>A tal de' suoi che affaticata e lenta</l>
<l>Di sì buia vorago e sì profonda</l>
<l>La ritraesse! O glorioso spirto,</l>
<l>Dimmi, d'Italia tua morto è l'amore?</l>
<l>Dimmi, la vampa che t'accese, è spenta?</l>
<l>Dimmi, nè mai rinverdirà quel mirto</l>
<l>Che tu festi sollazzo al nostro male?</l>
<l>E saran tue fatiche a l'aria sparte?</l>
<l>Nè sorgerà mai tale</l>
<l>Che ti rassembri in qualsivoglia parte?</l></lg>
<lg><l>In eterno perì la gloria nostra?</l>
<l>E non d'Italia il pianto e non lo scorno</l>
<l>Ebbe verun confine?</l>
<l>Io mentre viva andrò sclamando intorno,</l>
<l>Volgiti a gli avi tuoi, guasto legnaggio,</l>
<l>Mira queste ruine</l>
<l>E le carte e le tele e i marmi e i templi,</l>
<l>Pensa qual terra premi, e se svegliarti</l>
<l>Non può la luce di cotanti esempli,</l>
<l>Che stai? levati e parti.</l>
<l>Non si convien a sì corrotta usanza</l>
<l>Questa d'eccelse menti altrice e scola:</l>
<l>Se di codardi è stanza,</l>
<l>Meglio l'è rimaner vedova e sola.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
