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    <titleStmt>
      <title>Componimenti poetici (1810)</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
    </titleStmt>
    <extent>48 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000174</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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    <seriesStmt>
      <title>Collezione BibIt</title>
    </seriesStmt>
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      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Entro dipinta gabbia. Tutti gli scritti inediti, rari e editi 1809-1810 di Giacomo Leopardi, a cura di M. Corti, Milano, Bompiani 1972.</note>
      </bibl>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
                    </hyphenation>
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    <classDecl><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>800</date>
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    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
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        <term>Poesia</term>
      </keywords>
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      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
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        <name>LEXIS</name>
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      <item>Digitalizzazione</item>
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      <item>Correzione linguistica</item>
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        <name>Marco Fucini e Sonia Sabelli</name>
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        <name>Carla Deiana</name>
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      <item>Validazione</item>
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<text>
<body>
<div1>
<head>A FAVORE DEL GATTO, E DEL CANE</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Monto sui rostri, e l'oratorio ardire</l>
<l>Nel fervido mio cuor parmi sentire.</l>
</lg><lg>
<l>Ecco del Can comincio a ragionare,</l>
<l>E del Gatto la causa a perorare.</l>
</lg><lg>
<l>Ciascun di lor si lagna perchè mai</l>
<l>Possono entrare, senz'aver de guai.</l>
</lg><lg>
<l>Ognun di calci, e pugni il don gli fa,</l>
<l>E il Gatto, ed il Cagnuol via se ne va.</l>
</lg><lg>
<l>Orsù dunque ascoltatemi, e vedrete,</l>
<l>Se di trattarli mal ragione avete.</l>
</lg><lg>
<l>Affin che il conosciate tutti quanti</l>
<l>La più forte ragione io metto avanti.</l>
</lg><lg>
<l>Se Ciro non aveva e Gatti, e Cani</l>
<l>Come poteva vincer gli Egiziani?</l>
</lg><lg>
<l>Questi fur quei, che scaccomatto diero</l>
<l>De gli Egizj al valore ardito, e fiero;</l>
</lg><lg>
<l>E fecer meglio a l'armi Persiane</l>
<l>Di quel che fecer poi l'oche Romane.</l>
</lg><lg>
<l>Io faccio un sillogismo, e ben vedrete,</l>
<l>Che certo voi non ci resisterete.</l>
</lg><lg>
<l>— L'oche son grandi — è questa la maggiore;</l>
<l>— I Gatti s'acquistar lo stesso onore </l>
</lg><lg>
<l>— Dunque; se di concluder mi è permesso;</l>
<l>Son grandi i Gatti — rispondete adesso.</l>
</lg><lg>
<l>— Nego minorem — subito rispondo,</l>
<l>E vorrei, che sentisse tutto il mondo.</l>
</lg><lg>
<l>Ma... qui si tratta di Filosofia,</l>
<l>E si deve trattar di Poesìa.</l>
</lg><lg>
<l>Orsù lasciamo andare i sillogismi,</l>
<l>E i — nego, e probo — e i Logici sofismi.</l>
</lg><lg>
<l>Lasciamo andare; ma vi prego poi,</l>
<l>Ch'abbiano luogo i Gatti fra di voi;</l>
</lg><lg>
<l>Che i Cagnuoli oramai sien consolati,</l>
<l>E che i Gatti non più sian disprezzati.</l>
</lg><lg>
<l>Onde poi debban dirmi “grazie tante”</l>
<l>E scuoter coda, e saltellarmi innante.</l>
</lg></lg>
</div1>
<div1>
<head>IL SOLE, E LA LUNA</head>
<p rend="italic">‘Favola’</p>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Era la notte, e di un opaco velo,</l>
<l>In fra l'oscuro, tenebroso orrore,</l>
<l>Tutta si ricuoprìa la terra, e il cielo.</l>
</lg><lg>
<l>Non comparìa del Sol l'almo fulgore,</l>
<l>Tacean le genti; quando desiata</l>
<l>Cinzia diffuse il pallido splendore.</l>
</lg><lg>
<l>Ed ecco a l'improvviso illuminata</l>
<l>La terra, e il Mussulmano a lei s'inchina,</l>
<l>E dal suo regno tutto è salutata.</l>
</lg><lg>
<l>La Luna allor credendosi Regina</l>
<l>Cominciò miserabile a sprezzare</l>
<l>Del Sol la luce vivida, e Divina.</l>
</lg><lg>
<l>E come soglion già le donne fare,</l>
<l>Il che ciascun di voi ben conoscete,</l>
<l>Gli disse quello, che si può pensare.</l>
</lg><lg>
<l>Come parlasse intender lo potrete,</l>
<l>Basta sentir le femmine a garrire,</l>
<l>Che vel dica bisogno non avete.</l>
</lg><lg>
<l>Con molta pace il sol restò a sentire,</l>
<l>E poichè già si avvicinava il giorno,</l>
<l>Incominciò il bel volto a discoprire.</l>
</lg><lg>
<l>Allor si veggon comparire intorno</l>
<l>Ville, e cittadi, e restane offuscato</l>
<l>Di Cinzia il lume, con suo grande scorno </l>
</lg><lg>
<l>L'orgoglioso così resta burlato,</l>
<l>La superbia talor così è punita,</l>
<l>Ed il nefando, e mostruoso ingrato</l>
</lg><lg>
<l>Degno non è di rimanere in vita.</l>
</lg></lg>
</div1>
<div1>
<head>L'ASINO, E LA PECORA</head>
<p rend="italic">‘Favola’</p>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Asinel pasciuto, e grasso</l>
<l>Vide un giorno andando a spasso</l>
<l>D'un lion l'orrida pelle,</l>
<l>L'aspre zanne, e le mascelle</l>
<l>Stese in terra abbandonate,</l>
<l>E d'alcun più non curate.</l>
<l>Volle allora insuperbito</l>
<l>Da lione andar vestito;</l>
<l>Già la pelle egli s'indossa</l>
<l>Più non teme urto, o percossa,</l>
<l>Già trascorre per le selve,</l>
<l>Già si meschia all'altre belve;</l>
<l>Crede già d'esser temuto</l>
<l>Da l'armento, e dal cornuto</l>
<l>Bue robusto, e dal veloce</l>
<l>Corsier nobile, e feroce.</l>
<l>Ma di lana adorna, e bella,</l>
<l>Candidetta pecorella,</l>
<l>Nel vederlo “chi è costui?”</l>
<l>Dice, e va contro di lui,</l>
<l>E la pelle ond'era adorno</l>
<l>Toglie via con suo gran scorno,</l>
<l>E il Somaro svergognato</l>
<l>Fu del basto caricato. </l>
<l>Chi vuò far quel che non deve</l>
<l>Beffe sol da ognun riceve.</l>
</lg></lg>
</div1>
<div1>
<head>L'UCELLO</head>
<p rend="italic">‘Favola’</p>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Entro dipinta gabbia</l>
<l>Fra l'ozio ed il diletto,</l>
<l>Educavasi un tenero,</l>
<l>Amabile augelletto</l>
</lg><lg>
<l>A lui dentro i tersissimi</l>
<l>Bicchieri s'infondea,</l>
<l>Fresc'acqua, e il biondo miglio</l>
<l>Pronto a sue voglie avea.</l>
</lg><lg>
<l>Pur de la gabbia l'uscio</l>
<l>Avendo un giorno aperto,</l>
<l>Spiegò fuor d'essa un languido</l>
<l>Volo non bene esperto.</l>
</lg><lg>
<l>Ma quando a lui s'offersero</l>
<l>Gli arbori verdeggianti,</l>
<l>E i prati erbosi, e i limpidi</l>
<l>Ruscelli, tremolanti;</l>
</lg><lg>
<l>De l'abbondanza immemore,</l>
<l>E de l'usato albergo,</l>
<l>L'ali scuotendo volsegli</l>
<l>Lieto, e giocondo il tergo. </l>
</lg><lg>
<l>Di libertà l'amore</l>
<l>Regna in un giovin cuore.</l>
</lg></lg>
</div1>
<div1>
<head>LA SPELONCA</head>
<p rend="italic">‘Idillio’</p>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Notte già regna, in un sopor tranquillo</l>
<l>Giaccion le genti, e non avvien, che rompa</l>
<l>Il tacito silenzio aura fischiante,</l>
<l>Nè l'abbajar del vigile mastino;</l>
<l>Tutto riposa; ma riposo, o tregua</l>
<l>Tirsi non trova in sul notturno letto</l>
<l>Volgesi irrequieto, il pensier tetro</l>
<l>De le diurne cure, e de gli odiati</l>
<l>Aspri travagli, a cui tuttor si espose</l>
<l>Agitan l'alma, ed il turbato spirto</l>
<l>Pace trovar non sa; sorge, e dolente</l>
<l>Così la noja in meste voci esprime.</l>
<l>“Misero! e qual contento ora ti apporta</l>
<l>Il fulgid'oro, il lusinghiero argento,</l>
<l>Ch'avido ricercasti? e qual vantaggio</l>
<l>Aver tu puoi da l'alto onor, che invano</l>
<l>Trovar bramasti, se del cuor la pace,</l>
<l>Se la gioja perdesti? indarno ammassi</l>
<l>Con avido desìo ricchezze insane,</l>
<l>Contento, libertà, pace, riposo,</l>
<l>Fuggon lungi da te; che pensi?” e immerso</l>
<l>In profondo dolor la mesta fronte</l>
<l>Con la destra puntella, e tace; intanto</l>
<l>Scendeano innosservate a lievi stille</l>
<l>L'involontarie lacrime; le affrena</l>
<l>Tirsi doglioso, e a le pupille appressa</l>
<l>Il bianco lino; indi la mesta face</l>
<l>Spegne, e si stende su l'odiose piume,</l>
<l>E sospirando il chiaro giorno aspetta.</l>
<l>Quand'ecco ascolta a taciturni passi</l>
<l>Avvanzarsi qualcun, l'orecchio tende</l>
<l>Sorge, e la face estinta incerto avviva,</l>
<l>Gira il guardo dubbioso, e mira... un'Ombra...</l>
<l>Una Larva avvanzarsi... egli feroce</l>
<l>Stende al ferro la man, lo snuda, e “fuggi</l>
<l>Esclama, Ombra fatal, fuggi, che cerchi?</l>
<l>Perchè da le funeste, oscure tombe</l>
<l>De' viventi a turbar la pace uscisti?”</l>
<l>“Taci; l'Ombra gridò; taci una Larva</l>
<l>Non è quel, che tu vedi, un Nume è desso</l>
<l>De le foreste il Dio, riponi il brando,</l>
<l>O malcauto mortal; vieni, che speri?</l>
<l>Pace, e gioja trovar fra le superbe,</l>
<l>Infide mura, in cui l'invidia regna,</l>
<l>Da cui fugge il contento, e la bramata,</l>
<l>Aurea semplicità? folle! tra i boschi,</l>
<l>Sul verde suol, ne le campagne apriche</l>
<l>Quivi regna il contento, il cuor bramoso</l>
<l>Quivi d'altro non è, vieni” Confuso,</l>
<l>Attonito restò Tirsi atterrito:</l>
<l>“E chi ti spinse; palpitando esclama;</l>
<l>Silvestre Nume a confortar benigno</l>
<l>Un'alma afflitta, e ad un oppresso cuore</l>
<l>Pace e gioia donare?”... “orsù t'affretta;</l>
<l>Disse l'agreste Dio, cupa è la notte</l>
<l>Tace sopito il mondo, io ti son guida;</l>
<l>In tacita magione, a l'ombra amena</l>
<l>De gl'intricati boschi alberga, e regna</l>
<l>Il tranquillo riposo, ivi potrai</l>
<l>La pace ritrovar, vieni” s'appresta</l>
<l>Tirsi al cammino, in bianco lino involge</l>
<l>Il ricco scrigno, e seco il trae, sen parte</l>
<l>Il Dio silvestre egli giocondo il segue,</l>
<l>E la patria magion lieto abbandona;</l>
<l>S'innoltrano del pari, e le superbe,</l>
<l>Odiate mura già gli sono a tergo;</l>
<l>Il Dio s'avvanza, e le scoscese vie</l>
<l>Appiana, e toglie ogni molesto inciampo;</l>
<l>Movono il passo fra gli ombrosi rami</l>
<l>De le selve frondose; il nido ascosto</l>
<l>Abbandonan le fiere, e aperta via</l>
<l>Lasciano al Nume, egli s'innoltra, e il segue</l>
<l>Tirsi confuso; da l'opaco bosco</l>
<l>Sortiro alfine, e dirupato monte</l>
<l>Vidersi appresso di macigni, e scogli</l>
<l>Coperto intorno, fra i sassosi gioghi</l>
<l>Sorgean ramosi arbori alteri, e appiedi</l>
<l>De l'alpestre montagna un ampio prato</l>
<l>Il verde piano distendea, daccanto</l>
<l>Scendea da l'alto ampio torrente altero,</l>
<l>Romoreggiante, e col fragor de l'acque</l>
<l>A dolce sonno infra il notturno orrore</l>
<l>Chiamar sembrava le già stanche membra.</l>
<l>Quivi incavata ne l'alpestre sasso</l>
<l>Era un ampia spelonca, oscuro albergo</l>
<l>Di mandre, e greggi, che sdrajate, e stese</l>
<l>Sul duro suol da grave sonno oppresse,</l>
<l>Assopite giacean; v'entra il silvestre</l>
<l>Nume de' boschi, e “questa; dice; è questa</l>
<l>Tirsi la tua magion; quì tu potrai</l>
<l>Passar giocondo la tranquilla vita,</l>
<l>Quì la bramata pace, ed il riposo</l>
<l>Lieto godrai, del dolce suon talora</l>
<l>Di rusticale, ed inegual zampogna</l>
<l>Il cavo speco, e la spelonca oscura</l>
<l>Eccheggiar tu farai; talor con rozza,</l>
<l>Agreste canna di veloci penne,</l>
<l>E d'aspra punta, feritrice armata</l>
<l>Ucciderai le maculate tigri,</l>
<l>E i cervi alti–cornigeri, e le occhiute,</l>
<l>Timide Linci, e gli emuli talora</l>
<l>Potrai sfidare al paragon del canto.</l>
<l>Vivi tranquillo, il fulgid'or disprezza,</l>
<l>Sdegna i superbi onori, e amica pace</l>
<l>Trovar potrai di povertade in seno.”</l>
<l>Disse, e disparve. Uom, che dal sonno oppresso</l>
<l>Da Larve inquiete, e da funesti sogni</l>
<l>Fu nel sopor turbato, ed or gli parve</l>
<l>Gemer fra le catene in tetra, e nera</l>
<l>Carcere oscura, ed or su l'ampio dorso</l>
<l>De l'infido Ocean da l'onde acquose</l>
<l>Esser sommerso, e mentre un flutto orrendo</l>
<l>Già gli sta sopra, e di mirar gli sembra</l>
<l>Il ciel da l'alto con baleni, e lampi</l>
<l>Tuonare in suono spaventoso, e cupo;</l>
<l>Tosto il sonno sen fugge, ed ci che vede</l>
<l>Lungi il periglio minaccioso, e fiero</l>
<l>Così lieto non è, così confuso,</l>
<l>Come Tirsi restò; sogno fugace</l>
<l>Tutto gli sembra, e a gli occhi suoi non crede,</l>
<l>Gira lo sguardo palpitando intorno...</l>
<l>Incerto resta, e si confonde; alfine</l>
<l>Sul suol si stende, e breve sonno allora</l>
<l>Le membra opprime; il sol nascea, si desta</l>
<l>Tirsi, e l'antro abbandona, il verde prato</l>
<l>Contempla, e ammira l'ingegnosa pompa</l>
<l>De la saggia natura, erra, e Si aggira</l>
<l>Per le apriche colline, e per le amene</l>
<l>Vaste pianure, e per i boschi ombrosi.</l>
<l>Alfin sen torna a la spelonca oscura;</l>
<l>Quivi in profonda, angusta fossa asconde</l>
<l>L'oro lucente, e lusinghier, di pace</l>
<l>Fatal nemico, e di nojose cure</l>
<l>Funesto autor; semplicitade amica</l>
<l>Ora felice il rende, e lieto ci passa</l>
<l>In tranquillo riposo i lunghi giorni.</l>
</lg></lg>
</div1>
<div1>
<head>L'AMICIZIA.</head>
<p rend="italic">‘Idillio’</p>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Di Febo già lo sfolgorante cocchio</l>
<l>Fuoco spirando i celeri destrieri</l>
<l>Al pelago traean; d'un roseo lume</l>
<l>Tingeasi l'orizzonte, e già su l'alto</l>
<l>Cocchio ascendea la tenebrosa notte:</l>
<l>Quando Damon da la cappanna uscendo</l>
<l>Mesto, e dolente al verde, erboso prato</l>
<l>Rivolse il passo onde sfogar l'acerba</l>
<l>Doglia fatal, che l'opprimea. D'intorno</l>
<l>Al fecondo terren sorgean ramosi</l>
<l>Arbori verdeggianti; orme stampava,</l>
<l>Col tortuoso piè, di bianco argento</l>
<l>Il limpido ruscello, e tra le fronde</l>
<l>Mormorava tranquillo il zeffiretto,</l>
<l>La stridula cicala il rauco suono</l>
<l>Udir facea dal verde tronco annoso,</l>
<l>E i pinti augelli ognor di ramo in ramo</l>
<l>Canticchiando sen gian; flebile e mesto</l>
<l>Piangea nel bosco il musico usignuolo,</l>
<l>E risuonar facea del dolce canto</l>
<l>L'ameno campo, e l'alta selva opaca.</l>
<l>Al margine del rio, sul prato erboso,</l>
<l>Sotto un platano alter si stende afflitto</l>
<l>Il dolente Pastor; puntella il capo</l>
<l>Con la debole destra, e in meste voci</l>
<l>Così l'affanno, ed il dolore esprime.</l>
</lg><lg>
<l>“Giorno fatal!... terribil giorno!... è questo</l>
<l>Quel dì ferale, in cui profonda, e nera,</l>
<l>Oscura tomba... oh Dio!... l'ossa rinchiuse</l>
<l>Del fido Tirsi: omai di sette lune</l>
<l>Scorse il giro dacchè funesta notte</l>
<l>A lui gli occhi ingombrò; gelida salma</l>
<l>Ei giacque in preda a cruda morte acerba,</l>
<l>E il petto offrì de la tremenda falce</l>
<l>A l'impeto fatale al colpo orrendo...</l>
<l>Terribil colpo, che atterrò, trafisse</l>
<l>Un amico fedele, e seco al suolo</l>
<l>Barbaro stese la tranquilla pace</l>
<l>Di un misero Pastor; con lui sepolta</l>
<l>La mia gioja sen giace, e sol compagno</l>
<l>M'è ne l'acerbo duolo il lutto, e il pianto.</l>
<l>Misero amico! o più diletta parte</l>
<l>De l'afflitto mio cuor! Dunque per sempre</l>
<l>Giacer tu devi ne l'eterno sonno</l>
<l>Nè più potremo con verace affetto</l>
<l>Darci di fido amor pegni sinceri?...</l>
<l>Sventurato Damon!... Tirsi infelice!...</l>
<l>Barbara morte!” e in così dir da gli occhi</l>
<l>Sgorgano a rivi ad irrigar le gote</l>
<l>Lacrime di dolor: mesto, ed afflitto</l>
<l>Ei tace, e in petto affoga il crudo affanno.</l>
</lg><lg>
<l>Ma già la notte il tenebroso manto</l>
<l>D'ogn'intorno stendea, di già sul cielo</l>
<l>Fulgidi risplendean gli astri lucenti;</l>
<l>Al tremolante suo pallido lume</l>
<l>L'argenteo cocchio per l'eteree vie</l>
<l>Cintia guidava, e l'atro velo oscuro,</l>
<l>Che d'ogni parte ottenebrava il mondo</l>
<l>Rompea benigna, e la riflessa immago</l>
<l>Ne' chiari fonti contemplava, e tutta</l>
<l>Giacer mirava nel sopor la terra.</l>
<l>Lieti posavan su le verdi fronde</l>
<l>I taciti augelletti, il rugghio orrendo</l>
<l>Udir non si facea de l'aspre belve</l>
<l>Che fra gli opachi, ed intricati boschi</l>
<l>Amica tregua a le diurne cure</l>
<l>Davan col sonno, e a la custodia intento</l>
<l>Solo vegliava il fido can nei campi,</l>
<l>O del Pastore a la cappanna accanto.</l>
<l>Di già scuotendo la stillante verga</l>
<l>Il tacito sopore in cieco obblìo</l>
<l>Il dolente Damon sepolto avea;</l>
<l>Quando ad un tratto d'ingannosa imago</l>
<l>Adombra il sonno del Pastor la mente,</l>
<l>Che ancor fra l'alta obblivione avvolto</l>
<l>Solo a l'estinto, sventurato amico</l>
<l>Il doglioso pensier fisso, ed immoto</l>
<l>Ognor tenea; con le suonanti penne</l>
<l>Le luci a lui cuoprendo il sogno errante</l>
<l>L'afflitta mente d'atre Larve ingombra.</l>
</lg><lg>
<l>Nel cupo de la terra, orrido seno</l>
<l>Entrar gli sembra fra le tombe oscure</l>
<l>De gli estinti mortali: umile il volto,</l>
<l>Dimesso il portamento, e grave il passo</l>
<l>Egli s'avvanza al moribondo lume</l>
<l>Di sepolcrali lampade dubbiose</l>
<l>Pendenti innanzi ai tenebrosi avelli</l>
<l>De gli avi antichi. Le marmoree tombe</l>
<l>Mira de' regi, che orgogliosi un giorno</l>
<l>Steser lo scettro sopra i vasti imperi,</l>
<l>E su d'altero soglio un dì fur visti</l>
<l>Regnar superbi, e dettar leggi al mondo.</l>
<l>Tacite, e meste ai neri avelli accanto</l>
<l>Vede l'ombre seder non più di ricca,</l>
<l>Aurea corona cinto il nobil capo,</l>
<l>Ma solo di funebre, atro cipresso;</l>
<l>Mira a lor piedi l'impotente scettro</l>
<l>Spezzato, e infranto, quello scettro altero,</l>
<l>Che un dì soggetto al cenno suo già vide</l>
<l>E popoli, e città, regni, ed imperi.</l>
</lg><lg>
<l>Avanza il passo, e le funeree tombe</l>
<l>Mira di quei, che con fulmineo acciaro</l>
<l>Fecero un di tremar le avverse turme,</l>
<l>Al di cui lampo spaventate il tergo</l>
<l>Volsero un giorno le atterrite schiere;</l>
<l>Di quei, che carchi di vittrici palme</l>
<l>In trionfal, superbo cocchio assisi</l>
<l>Dei nemici insultaro al mesto pianto,</l>
<l>Ed ora appiè de' tenebrosi avelli</l>
<l>Miran giacer gli aridi allori, e il brando</l>
<l>Non più terror d'armate squadre ostili,</l>
<l>E il non più forte scudo, e l'elmo, e l'asta,</l>
<l>E le neglette, ed atterrate insegne.</l>
<l>Quindi le dotte, sapienti carte,</l>
<l>E i savj dogmi a i muti avelli accanto</l>
<l>Premere ci vede, e calpestar feroce</l>
<l>Il cieco obblìo con l'ingiurioso piede,</l>
<l>E d'ogn'intorno sovra il suol disperse</l>
<l>Spezzate cetre, che armoniose il suono</l>
<l>Udir già fero, ed ammirar la destra,</l>
<l>Che l'aurate trattò musiche corde.</l>
</lg><lg>
<l>Con ciglio attento, e rispettosa fronte</l>
<l>Nel sacrato ricetto alfin s'innoltra</l>
<l>De la polve dei giusti: intorno ci mira</l>
<l>Fra i vivi raggi di splendor lucente</l>
<l>Le felici seder gloriose Larve</l>
<l>Di trionfal corona il capo cinte,</l>
<l>In man reggendo la vittrice palma:</l>
<l>L'oro fulgente, e le preziose gemme</l>
<l>Premon col piè: l'inesorabil morte</l>
<l>Fissi gli occhi sul suolo immobil guata</l>
<l>Giacere infranta la negletta falce;</l>
<l>Stupida resta, e rimirar non osa</l>
<l>De' vincitori suoi l'ombre nemiche.</l>
<l>D'ogn'intorno volgea lo sguardo intanto</l>
<l>L'attonito Damon, quando ad un tratto</l>
<l>Mira nel mezzo a le vittrici Larve</l>
<l>Su d'alto soglio, fra le verdi fronde</l>
<l>Di trionfale allor, fra il mirto a]tero</l>
<l>Il fido Tirsi assiso; intorno ad esso</l>
<l>Cinta la chioma d'olezzanti fiori</l>
<l>Vede seder de le virtudi amiche</l>
<l>Il venerato stuol: tutto ad un tratto</l>
<l>Ammirato si arresta, indi rompendo</l>
<l>Il tacito silenzio “ah vieni; esclama;</l>
<l>Vieni al mio sen, diletto amico, alfine</l>
<l>Rimirarti poss'io; l'estremo amplesso</l>
<l>Da un compagno fedel ricevi” e tosto</l>
<l>Le braccia avidamente al collo stende:</l>
<l>Quando ad un tratto l'ingannoso sogno</l>
<l>Scosse le penne, e per l'eteree vie</l>
<l>Rivolse il volo. Stupefatto, immoto,</l>
<l>Resta a un punto il Pastor fra gioja, e duolo,</l>
<l>Rivolge dubitando intorno il guardo,</l>
<l>Si confonde si arresta, e incerto alfine</l>
<l>Fisso il pensier ne le sognate Larve</l>
<l>A la rural sen torna umil cappanna.</l>
</lg></lg>
</div1>
<div1>
<head>LA LIBERTÀ LATINA DIFESA SULLE MURA DEL CAMPIDOGLIO</head>
<p rend="italic">‘Sciolti’</p>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Roma superba, e vittoriosa al cielo</l>
<l>L'impavida cervice altera ergea,</l>
<l>Ed il possente scettro in man reggendo</l>
<l>Costante sostenea gli avversi colpi.</l>
<l>Galli nemici, invan Roma assaliste,</l>
<l>Roma feroce l'invincibil Roma,</l>
<l>Che di sangue il terren tinto lasciando</l>
<l>Lungi da la città foste respinti.</l>
</lg><lg>
<l>Il mondo intero ricuoprìa la notte</l>
<l>D'un fosco velo; pallidetta luna</l>
<l>Incerta fra l'orror di rotte nubi</l>
<l>Con fioco lume il rugiadoso corno</l>
<l>Ora scopriva, ed or togliea fuggendo.</l>
<l>Rapido il sonno con le tacit'ali</l>
<l>D'intorno s'aggirava ai stanchi corpi,</l>
<l>E il plumbeo scettro distendea tranquillo.</l>
<l>Il quieto silenzio, e l'atra notte</l>
<l>De' Galli asconde le dannose insidie,</l>
<l>Che già con forti valorosi duci,</l>
<l>Con mille armati, e mille, e con guerriere</l>
<l>Macchine al Campidoglio alteri, e forti</l>
<l>S'appressano furenti, e a l'alte mura.</l>
<l>Così da le nevose aspre pendici</l>
<l>De l'Alpi algenti da la fame spinti</l>
<l>Calan talora innosservati lupi,</l>
<l>E al chiuso armento in rustical cappanna</l>
<l>Assalto, e strage ad apportar si scagliano.</l>
<l>Il taciturno stuol s'avvanza, e tosto</l>
<l>De l'alte mura appiè le scale appresta.</l>
<l>Già salgono, già taciti son giunti</l>
<l>A la bramata sommità già il piede</l>
<l>Su l'alta rocca v'è chi ardito stende.</l>
<l>La nera oscurità de l'atra notte</l>
<l>È rotta dal fulgor de l'armi avverse,</l>
<l>Che con incerta luce intorno splendono.</l>
<l>Al rumorìo de la nemica gente</l>
<l>Al folgorar de le nudate spade</l>
<l>Scuotono intimorite, e fuggitive</l>
<l>L'ali tremanti l'Aquile Romane;</l>
<l>La spaventata Libertà latina</l>
<l>Vede il rischio fatal gemendo freme</l>
<l>Ma il brando d'impugnar non gli è permesso.</l>
</lg><lg>
<l>Qual chi per campo di verdure ameno</l>
<l>Lieto tra i fiori il passo errante move</l>
<l>E d'un ruscello al mormorìo gradito</l>
<l>Corre ansioso, e il praticel trascorre:</l>
<l>Vede repente fuor de l'erba sorgere</l>
<l>Trilingue biscia altera, ed infocata,</l>
<l>Che fischia, e sbalza, e via sguizzando fugge:</l>
<l>Atterrito, ed incerto allor si arresta</l>
<l>Dubbiando se pur debba al serpe orrendo</l>
<l>Con ferro ardito, e forte incontro gire</l>
<l>Ovver se debba a lui volgere il tergo,</l>
<l>Ed a veloce timorosa fuga</l>
<l>La sua vita affidar: tema e valore</l>
<l>Pugnan fra lor ne l'atterrito petto.</l>
<l>Non altrimenti dubitando resta</l>
<l>La spaventata Libertà; dal sonno</l>
<l>Vede oppressi i suoi figli, e mira intanto</l>
<l>Minacciosi innoltrarsi i Galli alteri;</l>
<l>De la città conosce il rio periglio,</l>
<l>Nè sollevar gli amici suoi gli è dato.</l>
<l>Quando al fragor de l'armi, al mormorìo</l>
<l>De le nemiche turme alfin destate</l>
<l>In rauco suono al ciel grida eccheggianti</l>
<l>Innalzan l'oche, ed atterrite fanno</l>
<l>Battendo l'ali Asuonar le strida.</l>
<l>Il pigro sonno alfin pur si dilegua,</l>
<l>L'armi richiede ognun precipitosi</l>
<l>Corron furenti, e tutti son su l'armi.</l>
<l>Quando, ahi vista fatal! l'avverse turme</l>
<l>Mirano giunte al Campidoglio innante,</l>
<l>E ovunque sparse l'orgogliose squadre,</l>
<l>E l'alte mura ricoperte anch'esse</l>
<l>D'armi, e d'armati, e di marziali schiere.</l>
<l>Tutto il valor s'accende, e bolle in petto</l>
<l>Sdegno, rabbia, vigor, gloria, ed onore:</l>
<l>Manlio feroce ne l'ardir grandeggia,</l>
<l>E ratto vola del nemico a fronte</l>
<l>L'asta squassando orribilmente, e i suoi</l>
<l>A l'armi chiama minaccioso, e truce.</l>
<l>Ora, o compagni un generoso cuore</l>
<l>Mostrar dovete, di Quirin le mura</l>
<l>Cinte già son da l'inimiche turme;</l>
<l>A l'armi, a l'armi; discacciam tai mostri,</l>
<l>E vedan essi, e riconoscan pure</l>
<l>De l'alta Roma la possanza, e forza.</l>
</lg><lg>
<l>Ognuno a tali detti in cuor si sente</l>
<l>Arder lo sdegno, a l'armi ognun sen corre;</l>
<l>Incomincia la pugna, e già l'estreme</l>
<l>Voci de' moribondi assordan l'aria</l>
<l>Cade ucciso il Romano il Gallo cade,</l>
<l>E morte intorno la tremenda falce</l>
<l>Ruota superba, e su gli estinti corpi</l>
<l>Grandeggia altera: alfin da l'armi avverse</l>
<l>Vinti i nemici, e dal valor Latino</l>
<l>Al Campidoglio spaventati il tergo</l>
<l>Volgon precipitosi, ovunque giunge</l>
<l>Del Romano la spada, e a cruda morte</l>
<l>La nemica soggiace altera gente:</l>
<l>La vittoriosa Libertà Latina</l>
<l>Guata gli estinti corpi e fiera in volto</l>
<l>Preme le fredde salme, e a' vinti insulta.</l>
</lg></lg>
</div1>
<div1>
<head>Rè Magi</head>
<div2>
<head>1</head>
<argument><p rend="italic">‘Descrizione della capanna: Primavera prodigiosa: Stella: Meraviglia degli Orientali nel mirarla: Disegno di andare ad adorare il nato Infante formato dai Magi: Incominciano il viaggio: S'incontrano insieme, e si uniscono: La stella li precede.’</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Degli orientali Regi a umil cappanna</l>
<l>La venuta deh canta, o sacra Musa,</l>
<l>Che con celeste, armoniosa cetra</l>
<l>Estro divino inspiri, a cui non cinge</l>
<l>Passibil serto di caduchi allori</l>
<l>Nel favoloso Pindo il nobil capo;</l>
<l>Canta tu ancor de' miseri Bambini</l>
<l>L'orribile, e crudel barbaro eccidio:</l>
<l>Canta del sommo, onnipossente Nume</l>
<l>Fatto Fanciullo la rimota fuga, </l>
<l>E per deserte vie l'aspro cammino.</l>
<l>Vergine bella, e Immacolata Madre</l>
<l>De l'incarnato Verbo, e Dio superno,</l>
<l>Se le tue glorie, e del tuo Figlio i vanti</l>
<l>Arditamente a celebrare imprendor</l>
<l>Non ti sdegnare, ma benigna arridi</l>
<l>Al tuo servo fedel, che umil ti adora.</l>
</lg><lg>
<l>Il desiato sole, il dì bramato,</l>
<l>Dal mondo intero sospirato, e chiesto</l>
<l>Già co' suoi raggi illuminò la terra,</l>
<l>E nuova gioia le trasfuse in seno.</l>
<l>Esulta il cielo il Redentor mirando,</l>
<l>E gli aligeri spirti in terra scesi</l>
<l>Lieti fan corte a l'alto lor Signore.</l>
<l>Egli giace Bambino in vil cappanna</l>
<l>Su' poca paglia steso; il freddo soffio</l>
<l>Del gelido Aquilone entra pei fori</l>
<l>Del lacero tugurio il Divin volto</l>
<l>Mirasi impallidito, e d'aspro gelo</l>
<l>Compresse son le tenerelle membra.</l>
<l>Il Regnator de lo stellato Olimpo,</l>
<l>Che sempre vede sotto il piè sovrano</l>
<l>Ravvolgersi le sfere, ed i lucenti</l>
<l>Astri ruotarsi, e illuminar la terra</l>
<l>L'almo splendor del fulgido Pianeta</l>
<l>Ora in laceri panni avvolto, e stretto</l>
<l>Trema Bambino, e i suoi vagiti esprime.</l>
</lg><lg>
<l>Ma oh del sovrano Autor forza infinita</l>
<l>Tutto cangia in un punto, e già si cuopre</l>
<l>Di nuovo ammanto la terrestre mole;</l>
<l>Svanir le nevi, il praticello aprico</l>
<l>D'erbe olezzanti, e di purpurei fiori</l>
<l>Già si riveste, e già l'ameno colle</l>
<l>Verdeggia intorno, e tortuoso scorre</l>
<l>Con l'acque tremolanti il rio tranquillo</l>
<l>Non più sul minaccioso, oscuro cielo</l>
<l>L'atra tempesta, e le piovose nubi</l>
<l>Si veggono apparir, ma sgombro, e amico</l>
<l>Risplende, e in esso un tremulo fulgore</l>
<l>Spargon la luna, e insiem l'incerte stelle.</l>
<l>Ma qual da le celesti aeree sfere</l>
<l>Astro discende luminoso, e bello,</l>
<l>Che la chiara sua luce intorno spande!</l>
<l>Eccol non lungi da la terra apparso</l>
<l>D'oriente splende sopra gli ampj regni</l>
<l>Di meraviglia, e di timor riempie</l>
<l>Le genti tutte, e del portento ignoto</l>
<l>Invan la causa di saper si tenta.</l>
</lg><lg>
<l>Così talor la boreale aurora</l>
<l>Sorge su l'orizonte, e con il roseo</l>
<l>Carro trascorre per le vie de' venti,</l>
<l>E steso il vago suo purpureo manto</l>
<l>D'insolito colore il ciel dipinge:</l>
<l>Stupido resta il pastorel, che vede</l>
<l>Squarciato de la notte il fosco velo;</l>
<l>Dal pigro sonno i suoi compagni desta</l>
<l>Chiama i vicini, e ognun sorpreso ammira</l>
<l>La bella luce fiammeggiante, e rossa</l>
<l>Ma di ciò la cagion veder non sanno</l>
</lg><lg>
<l>Non altrimenti gli abitanti ignari</l>
<l>De l'amico portento a loro ignoto</l>
<l>Temon la stella nel mirar nè sanno</l>
<l>La ragione trovar di tal prodigio.</l>
<l>Già la veloce fama in su le penne</l>
<l>Equilibrata via trascorre, e ovunque</l>
<l>Il portento fa noto ognuno il piede</l>
<l>Volge a mirar l'astro non mai più visto.</l>
<l>Il timor, la sorpresa avvanza, e cresce</l>
<l>Ed entra ancor ne le dorate reggie</l>
<l>A tal portento ogni saper si offusca,</l>
<l>Varj i pareri son, si pensa, e parla,</l>
<l>Ma del ver la sorgente a ognun si occulta.</l>
<l>De' Regi Baldassar, Gaspar, Melchiorre</l>
<l>Scuotesi la sapienza, e sono anch'essi</l>
<l>Del fulgid'astro indagatori ansiosi:</l>
<l>Celeste lume a rintracciar li porta</l>
<l>Su le sacrate carte il ver nascosto;</l>
<l>Già vi passan le notti, e i giorni interi,</l>
<l>E omai son certi, che di un Dio fatt'uomo</l>
<l>In terra sceso sia cotesto un segno.</l>
</lg><lg>
<l>Son pronti, uniti, e nel pensier concordi</l>
<l>D'affidarsi a la stella, e ricchi doni</l>
<l>Offrir devoti al Bambinel Divino.</l>
</lg><lg>
<l>Mentre ne la lor reggia ognun rinchiuso</l>
<l>Pensa così, mille funesti inciampi</l>
<l>Pongono in dubbio le speranze amiche.</l>
<l>L'aspra stagion nevosa... il viaggio incerto...</l>
<l>Gli agi graditi... il patrio suolo... i Figli...</l>
<l>Tutto d'avanti a la lor mente esponsi</l>
<l>Così talor del pelago nel mezzo</l>
<l>Sassoso scoglio al fiero urto resiste</l>
<l>De gli austri furibondi, e de' spumanti</l>
<l>Rapidi flutti, e de l'Oceano intero.</l>
<l>Melchiorre il saggio, a cui bianca canizie</l>
<l>Ricuopre il capo, e che il possente scettro</l>
<l>Tiene del regno in ripostiglio argenteo</l>
<l>Oro ripone, e al Redentore in dono</l>
<l>D'arrecarlo destina, e già su l'alto</l>
<l>Cocchio egli assiso, da le amiche turme</l>
<l>Seguito muove fuor de l'ampie mura</l>
<l>A venerare il nato Infante il passo.</l>
<l>Quand'ecco s'ode un rumorìo confuso</l>
<l>E un calpestìo quadrupedante al suono</l>
<l>Misto di liete evviva; ognun s'arresta,</l>
<l>E immoto ad ascoltar l'orecchio tende.</l>
<l>Ed ecco alfin tra numerosa gente</l>
<l>Gasparre il Rege comparir si vede</l>
<l>Entro gemmato vaso il grato incenso</l>
<l>Offerta al Redentor lieto recando.</l>
<l>seco Baldassar di ricco manto</l>
<l>Cuoperto il tergo, coronato anch'egli,</l>
<l>Che l'olezzante mirra in dono porta</l>
<l>Al Dio Fanciullo, al Salvator Bambino.</l>
<l>Muovono il passo insiem, l'astro fulgente</l>
<l>Nel cammin li precede, e lor dimostra</l>
<l>Verso di Bettelem la via felice.</l>
</lg></lg>
</div2>
<div2>
<head>2</head>
<argument><p rend="italic">‘Viaggio: giungono a Gerusalemme: Scomparsa della stella: Son chiamati da Erode; vi vanno: Partono: La stella di nuovo gli si presenta: Veduta della cappanna: Loro esclamazioni: Vi entrano: Adorazione: Offrono i doni, e partono.’</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Per monti, e valli, e per deserte piaggie,</l>
<l>E fra l'orror d'abbandonate selve</l>
<l>Muovono il passo gli Orientali Regi</l>
<l>Di bella fede, e di speranza ornati;</l>
<l>Mirano a lor d'innanzi il fulgid'astro</l>
<l>Splender amico, e de la notte il bujo</l>
<l>Diradar con la luce ampio–raggiante.</l>
<l>O Regi eccelsi, o chiari Eroi sapienti</l>
<l>Per voi l'Averno tutto urla fremendo,</l>
<l>E del superno ciel gli alati Spirti</l>
<l>Applaudon lieti al cammin lungo, ed aspro</l>
<l>L'istesso Nume con benigno volto</l>
<l>Ai vostri voti arriderà propizio,</l>
<l>E un dì bearvi nel Divino aspetto,</l>
<l>E saziarvi d'amor lieti potrete.</l>
</lg><lg>
<l>Già di Gerusalem l'ampia cittade</l>
<l>A lor si mostra torreggiante, e bella:</l>
<l>Lieti affrettano il passo, e par, che in seno</l>
<l>Il bel desìo s'aumenti, e il santo amore.</l>
<l>V'entran contenti, ma la gioja turba</l>
<l>Improvisa sventura; il lucid'astro</l>
<l>Scolorato, ed estinto il roseo lume</l>
<l>Più non si mira comparir nel cielo:</l>
<l>Così talor de l'Oceano in mezzo</l>
<l>Vede il nocchiero la propizia stella</l>
<l>D'infeste ricuoprirsi oscure nubi</l>
<l>Ed improvisa scomparir da gli occhi.</l>
<l>Atra tempesta presagir sicura</l>
<l>Moto violento di timor nel petto</l>
<l>Sentono i Regi dubitando incerti</l>
<l>Se debbano il cammin privi di guida</l>
<l>Animosi seguire, o a' patrj tetti</l>
<l>Di bella pace ritornare in seno;</l>
<l>Ma la procella torbida, e nemica</l>
<l>A dissipar son pronti, e in fermo volto</l>
<l>Senza timor ne la città s'avvanzano:</l>
<l>Gli ammira ognun di meraviglia preso,</l>
<l>E intanto vola in mille forme incerta</l>
<l>D'un tal arrivo l'irrequieta fama.</l>
</lg><lg>
<l>Erode l'empio, che sul soglio assiso</l>
<l>Tetrarca altero, e odioso, aspro tiranno</l>
<l>La Giudaica nazion regge, e governa</l>
<l>Stupisce anch'egli, ed i Regnanti ignoti</l>
<l>A se d'innanzi chiama, essi ubbidienti</l>
<l>Volgono il passo a la magion superba.</l>
<l>Entro marmorea sala ampio ricetto</l>
<l>D'orgoglio, e d'ambizione Erode assiso</l>
<l>Su' d'alto seggio i Regi accoglie, e ansioso</l>
<l>A lor dimanda la cagion qual fosse,</l>
<l>Che spinse a incominciar sì lunga vìa</l>
<l>La patria abbandonando, e il Regio Trono.</l>
<l>Il Dio Superno, il Regnator d'Olimpo</l>
<l>Dicono i Regi ci chiamò; già nacque</l>
<l>Il bramato Messìa, da l'alte sfere</l>
<l>Fulgid'astro discese, e un tal portento</l>
<l>Il ver ci dimostrò; movemmo il passo</l>
<l>Il Nume a venerare, i patrj tetti</l>
<l>Per cotesta ragion pronti lasciammo.</l>
<l>Tacquero quindi; il fraudolento Erode</l>
<l>Stupisce, e in cuor volgendo ignote insidie,</l>
<l>Ite, gli dice, il venerato Nume</l>
<l>Ite a cercare, e ritrovatol poscia</l>
<l>A me tornate, onde adorarlo io possa,</l>
<l>E ricchi doni riverente offrirgli.</l>
<l>Dipoi sen tace, e il rio veleno asconde</l>
<l>Entro il torbido petto, e sorridendo</l>
<l>Applaude nel suo cuor l'ordito inganno.</l>
</lg><lg>
<l>Dai Savj intanto han rintracciato i Regi,</l>
<l>Che la non lungi di Bettlem cittade</l>
<l>Accoglier deve Bambinello umile</l>
<l>De' Monarchi il Sovran del mondo il Nume.</l>
<l>Partono tosto senza indugio, e lieti</l>
<l>Lascian d'Erode la superba reggia,</l>
<l>E da Gerusalemme escon giocondi.</l>
<l>Quand'ecco a un tratto in ciel l'aurata stella</l>
<l>Tornano a rimirar, la dolce gioia</l>
<l>Qual fosse in loro io non dirò; che umana</l>
<l>Lingua a tanto non val; lieti, e contenti</l>
<l>Seguon la traccia insiem del fulgid'astro.</l>
</lg><lg>
<l>Ma già la sospirata, umil cappanna</l>
<l>Di luce circondata, e dai celesti,</l>
<l>Alati spirti corteggiata intorno</l>
<l>Giungono a ravvisare; a simil vista</l>
<l>Giubilanti mandar s'odon tai voci:</l>
<l>Salve, cappanna umil, di un Nume albergo,</l>
<l>Salve, Infante Signor, che dal superno</l>
<l>Cielo scendesti a diradar l'oscure</l>
<l>Tenebre de la colpa, e a l'uom portare</l>
<l>L'alma felicità, l'amica pace;</l>
<l>Bramato Redentor, Nume sovrano,</l>
<l>Da l'eterea magione alfin venisti</l>
<l>A illuminar la terra, alfin giungemmo</l>
<l>A' tuoi piedi ad offrirti, e doni, e cuore.</l>
</lg><lg>
<l>Così dicendo a la rural cappanna</l>
<l>Volgono il passo, e fra timore, e speme</l>
<l>V'entrano umili. Il venerato Nume</l>
<l>Giace Bambin: l'Immacolata Madre</l>
<l>Benigna, e tutta amor gli accoglie, a terra</l>
<l>Piegan'essi il ginocchio, e l'aureo scettro</l>
<l>Posan sul suolo, e dal canuto capo</l>
<l>Traggono riverenti il lor diadema.</l>
<l>Il Nume Infante con giocondo aspetto</l>
<l>Mira i prostrati Regi, e in loro infonde</l>
<l>Un torrente di gioja, onde sorpresi</l>
<l>Restano a un tratto, e fuor di se rapiti.</l>
<l>Verecondo rossor tinge le gote</l>
<l>Su' cui striscian le goccie a mille a mille</l>
<l>Dal giubilo spremute, e dal contento:</l>
<l>Ad un soave, avventurato amplesso</l>
<l>Spingon le braccia, ma il pudore umile</l>
<l>Dubbiosi li rattien, vincono alfine</l>
<l>Ogni timore, e un amoroso bacio</l>
<l>Stampan sui piedi del Bambin celeste.</l>
<l>Offrono quindi i ricchi doni, e poscia</l>
<l>Tornan gl'inchini a rinovar devoti:</l>
<l>Di gioja colmi, e da celeste luce</l>
<l>Illuminati alfin la via divisano</l>
<l>Riprender tosto a la lor patria in volta.</l>
</lg></lg>
</div2>
<div2>
<head>3</head>
<argument><p rend="italic">‘Consiglio dei Demonj: Furia scatenata: Erode furibondo: Notte: Discesa di un Angelo, che avverte in sogno Giuseppe a fuggire, ed il medesimo avverte i Magi a non ripassare per Gerusalemme, i quali per altra via tornano ai loro regni: Fuga del Redentore: Strage dei Bambini.’</p></argument>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>Giù ne gli abbissi il Regnator d'Averno</l>
<l>Mirava intanto del superno Nume</l>
<l>Con invido livor l'avversa gloria,</l>
<l>E di sdegno fremendo il popol nero</l>
<l>Abitator de la penosa sede</l>
<l>Al rauco suon de la Tartarea tromba</l>
<l>Chiama da gli antri tenebrosi, e cupi.</l>
<l>Son gl'infernali mostri al cenno pronti,</l>
<l>E l'aspre Erinni, e le latranti Scille,</l>
<l>L'ignivome Chimere, e l'Idre orrende</l>
<l>Sbucan furiose: sul sulfureo soglio</l>
<l>Assidesi Plutone, e fangl'intorno</l>
<l>Spaventosa corona i suoi più fidi.</l>
<l>Stige s'arresta, le caverne oscure</l>
<l>Si veggono tremar, Cerbero tace, </l>
<l>E Satan così parla in tuon severo.</l>
</lg><lg>
<l>Tartarei spirti, che nel cupo orrore</l>
<l>Meco abitate de l'ignito averno,</l>
<l>Quel Dio, che già da la magion celeste</l>
<l>Noi cader fece in questa nera chiostra, </l>
<l>Tenta involarci ancor la nostra preda:</l>
<l>L'uom da noi vinto, che finor già nacque</l>
<l>A popolar queste del duol regioni</l>
<l>Al cenno mio più non sarà soggetto.</l>
<l>Eh dunque un opra a noi cotanto infesta</l>
<l>Inoperosi mirerem? noi dunque</l>
<l>Vedrem rapirci i nostri dritti, e il regno</l>
<l>Fra queste confinato orride sponde?</l>
<l>No che ver non sarà; miei fidi, andate</l>
<l>Forza, e inganno s'adopri, e veda il cielo</l>
<l>Che mal si cozza col tartareo Rege.</l>
</lg><lg>
<l>Tacque Plutone; un sussurrar confuso</l>
<l>S'alza per ogni parte, e già d'inganni</l>
<l>Tisifone orditrice il cupo averno</l>
<l>Abbandona veloce, e dal profondo</l>
<l>Regno di morte spaventosa e orrenda</l>
<l>Per l'aspre serpi a l'irto crine attorti</l>
<l>Furibonda sen esce, e il passo volge</l>
<l>De l'alta Gerosolima a le mura.</l>
<l>Furtiva già v'è giunta, e ne la reggia</l>
<l>De l'empio Erode ardita alfin s'innoltra:</l>
<l>Allor dal capo un de' cerulei serpi</l>
<l>Togliesi, e al petto suo destra lo scaglia;</l>
<l>Ei tra le vesti striscia, e in esse ascoso</l>
<l>Lubrico serpeggiando alto furore</l>
<l>Col viperino fiato a Erode inspira.</l>
<l>Smanioso quegli per l'interna rabbia</l>
<l>Vaneggia furibondo: io dunque, esclama,</l>
<l>Io di vile Bambin l'alto dominio</l>
<l>Dovrò soffrire? ah non fia vero, ci muoja,</l>
<l>E Infante ancor l'estremo giorno miri.</l>
<l>Con tali detti l'infocato sdegno</l>
<l>Il barbaro tiranno esprime, e i duci</l>
<l>Chiamando a se de le soggette turme</l>
<l>Ite, gli dice, e per man vostra vegga</l>
<l>Di Bettlem la città spargersi il sangue</l>
<l>De' più teneri infanti; ci tacque, e tosto,</l>
<l>A la barbara, e cruda orrida strage</l>
<l>Il ferro apprestan l'ubbidienti schiere.</l>
</lg><lg>
<l>La notte intanto il tenebroso velo</l>
<l>Su la terra stendea; dal sonno oppressi</l>
<l>I mortali prendean dolce riposo,</l>
<l>E regnava il silenzio infra l'oscuro</l>
<l>Tacito orrore ond'era avvolto il mondo.</l>
<l>Quando da l'alto ciel fulgido e bello</l>
<l>Discende un Cherubin; torbido ci guata</l>
<l>L'alta Gerusalemme; indi al Custode</l>
<l>Del Redentor Divin così favella:</l>
<l>Del gran Dio messaggero a te men vengo</l>
<l>Egli a te m'inviò, l'iniquo Erode</l>
<l>Il nato Redentor d'uccider tenta;</l>
<l>Fuggi, o Giuseppe, e ne l'Egizie terre</l>
<l>Teco conduci la Consorte amata</l>
<l>Ed il Divino Infante: il cenno, è questo</l>
<l>Di lui, che in cielo onnipossente regna.</l>
<l>Sì dice, e parte, e dispiegando il volo</l>
<l>Ratto ai Magi si porta, e sì lor parla.</l>
<l>Il cammin vostro al Dio Sovran fu grato,</l>
<l>Gli stenti egli accettò; de l'empio, e crudo</l>
<l>Giudeo tiranno la cittade altera</l>
<l>Vuol però ch'evitiate, e ai regni vostri</l>
<l>Per altra via n'andiate, onde godere</l>
<l>La bella pace, ed il riposo amico.</l>
<l>Disse, e scuotendo le veloci penne</l>
<l>Con presto volo al sommo olimpo alzossi.</l>
</lg><lg>
<l>Già dal Gange sorgea la bianca aurora,</l>
<l>E rosseggiando il sol l'oscuro velo</l>
<l>Vedeasi diradar; sorgono i Regi,</l>
<l>S'apprestano al cammino indi a l'amica</l>
<l>Fortunata Bettlem volgono il tergo,</l>
<l>E il beato terren lieti baciando</l>
<l>Drizzano il passo a le lor patrie sedi.</l>
<l>Itene pur felici, e in seno ai vostri</l>
<l>Tranquilli regni il venerato Nume</l>
<l>Versi con liberal benigna mano</l>
<l>Pace, e felicitade; il nome vostro</l>
<l>Viva immortal; vi sia propizio il Cielo.</l>
</lg><lg>
<l>Giuseppe intanto il Redentor Bambino</l>
<l>Seco recando, e insiem la casta, e santa,</l>
<l>Immacolata Madre esce ubbidiente</l>
<l>Da la cappanna umile, e a parti ignote</l>
<l>Rivolge il passo; il cenno sovrumano</l>
<l>Così comanda, e d'ubbidir fa d'uopo</l>
</lg><lg>
<l>Ma quai gemiti oimè, quai pianti, e strida</l>
<l>S'alzano al Ciel; de' tenerelli Infanti</l>
<l>Ecco il crudele eccidio, ecco di sangue</l>
<l>Tinto il terren; gemon le Madri afflitte,</l>
<l>Piangono i Genitori, e il lutto ovunque</l>
<l>Mesto si spande, la tremenda falce</l>
<l>De l'aspra morte rosseggiar si vede,</l>
<l>E ricuoprono il suol gli estinti corpi.</l>
<l>Barbaro Erode! i desolati pianti</l>
<l>Non muovono il tuo cuor, fermo tu resti,</l>
<l>E mirar puoi con inumane ciglia</l>
<l>Strage sì cruda! il desiato intento</l>
<l>Non avesti però l'alto del cielo</l>
<l>Sovrano Regnator l'empia superbia</l>
<l>Punir saprà; de l'oltraggiato Nume</l>
<l>La possanza, e la forza allor vedrai:</l>
<l>Frattanto in preda al tuo furor rimanti,</l>
<l>E piangi nel tuo duol vinto, e deluso.</l>
</lg></lg>
</div2>
</div1>
<div1>
<head>TRADUZIONE DELL'ELEGIA SETTIMA DEL LIBRO PRIMO DEI TRISTI DI PUBLIO OVIDIO NASONE</head>
<argument><p rend="italic">‘Lamentasi di un suo intimo Amico per averlo abbandonato nell'esilio come se mai conosciuto l'avesse.’</p></argument>
<lg type="elegia">
<lg>
<l>Rivolgeranno omai dal mare il corso</l>
<l>I rapidi torrenti, e i fiumi celeri</l>
<l>Degli alti monti torneran sul dorso;</l>
</lg><lg>
<l>Pei celesti sentieri, e luminosi,</l>
<l>Indietro il cocchio sfolgorante, e lucido</l>
<l>I destrieri trarran fieri, e spumosi.</l>
</lg><lg>
<l>Splender vedrassi il suolo sfavillante</l>
<l>Per l'auree stelle, ed il tagliente vomere</l>
<l>L'eccelso fenderà ciel fiammeggiante.</l>
</lg><lg>
<l>Il fuoco produrrà l'oceano altero, </l>
<l>Dalla fiamma uscirà l'onda scorrevole,</l>
<l>Sconvolgerassi alfine il mondo intero.</l>
</lg><lg>
<l>Esser tutto potrà questo io predico</l>
<l>Poichè ingannommi, e aiuto nega a un misero</l>
<l>Inumano, e crudel l'infido amico.</l>
</lg><lg>
<l>Dunque in cotanta obblivion sepolto</l>
<l>Il mio nome sarà che sdegni, o barbaro</l>
<l>Rimirar d'un afflitto il mesto volto?</l>
</lg><lg>
<l>Empio calpesti, ed amicizia, e fede,</l>
<l>E dal tuo cuor con fiero immoto ciglio</l>
<l>Scacci di fedeltà la sacra sede.</l>
</lg><lg>
<l>Veder temesti, e confortar pietoso</l>
<l>Di un amico il dolor nè finte lacrime</l>
<l>A consolar versasti il cuor doglioso.</l>
</lg><lg>
<l>Nè mi dicesti addio, l'ultima voce</l>
<l>Del Popol non seguisti, e i mesti gemiti</l>
<l>Sprezzar potesti in volto aspro, e feroce?</l>
</lg><lg>
<l>Fiero sdegnasti da un amico oppresso</l>
<l>Di pace in segno, e d'amistà ricevere</l>
<l>Nel funesto abbandon l'estremo amplesso.</l>
</lg><lg>
<l>Molti gemere io viddi, e tu frattanto</l>
<l>Caro al cuor mio per lungo amor sorridere</l>
<l>Potrai crudele di un compagno al pianto?</l>
</lg><lg>
<l>Tu schernirmi potrai cui nulla ignoto</l>
<l>Fu mai dell'opre mie? di tutto immemore</l>
<l>Rimirarmi tu puoi con ciglio immoto?</l>
</lg><lg>
<l>Forse sol di Quirin fra l'alte mura</l>
<l>Tu cognito mi fosti, o l'onde avvolsero</l>
<l>Di fedeltà le leggi, e di natura?</l>
</lg><lg>
<l>Nò vita non ti diè Roma guerriera,</l>
<l>Ma i duri scogli dell'incolta Scizia</l>
<l>Per gl'infecondi boschi ombrosa, e nera.</l>
</lg><lg>
<l>Se il cuor di sasso avesti, e tigre atroce</l>
<l>Allattato ti avesse, entro del Caucaso</l>
<l>Sì crudel non saresti, e sì feroce.</l>
</lg><lg>
<l>Ma poichè tu serbarmi, e fede, e amore</l>
<l>Finor sdegnasti, e d'amistade i vincoli</l>
<l>Sciolser d'un infedel compagno il cuore,</l>
</lg><lg>
<l>Fa che tua colpa io ponga in cupo obblìo</l>
<l>E sull'armoniosa amica cetera</l>
<l>Fa che a lodarti impieghi il canto mio.</l>
</lg></lg>
</div1>
<div1>
<head>TRADUZIONE DI UN EPIGRAMMA FRANCESE IN MORTE DI FEDERICO SECONDO RÈ DI PRUSSIA</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>T'arresta... oimè... la forbice</l>
<l>Della funesta Parca</l>
<l>I dì recise, ahi barbara!</l>
<l>Di così gran Monarca.</l>
</lg><lg>
<l>Di lui, che saggio, e provido,</l>
<l>Vate, e guerriero insieme</l>
<l>De' regi fu l'esempio</l>
<l>De' sudditi la speme.</l>
</lg><lg>
<l>Pel suo perire or vedesi</l>
<l>In braccio al duol più vivo</l>
<l>Gemere il popol misero</l>
<l>Di un Rè di un Padre privo</l>
</lg><lg>
<l>Ecco già Temi, e Pallade</l>
<l>Già l'Eliconio stuolo</l>
<l>La tomba sua circondano</l>
<l>Con taciturno duolo.</l>
</lg><lg>
<l>Cadde di palme carico</l>
<l>Colui che invitto, e fiero</l>
<l>In campo fè qual fulmine</l>
<l>Tremare il mondo intero.</l>
</lg><lg>
<l>Assai visse a la gloria</l>
<l>Poco all'onor sovrano;</l>
<l>O Temi, o Muse, o Pallade,</l>
<l>Ah voi piangete invano!</l>
</lg><lg>
<l>Calmate, orfano popolo</l>
<l>La vostra doglia estrema</l>
<l>D'un nuovo Eroe le tempia</l>
<l>Cinge il Real Diadema.</l>
</lg></lg>
</div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
