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      <title>Dissertazione sopra la logica universalmente considerata</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Dissertazioni filosofiche, a cura di T. Crivelli, Padova, Editrice Antenore 1995.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>195 - FILOSOFIA OCCIDENTALE MODERNA. ITALIA</term>
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        <head>Dissertazione sopra la logica universalmente considerata</head>
        <p>Scienza più della Logica soggetta alle varie umane invenzioni, ai differenti Filosofici
          capricci, alle diverse mutazioni di stato, di figura, di dogmi non vi fu nè vi sarà mai
          fra quelle tutte, che s'offrono al presente alle nostre cognizioni. Sembra, che nascendo
          ciascuno porti seco il diritto di sconvolgere a suo talento le dottrine di questa scienza,
          talchè non vi sia oggimai metodo alcuno d'un tale studio universalmente approvato, ed
          affatto libero dalle contrarie obbjezioni. La Logica è al presente costretta a soggiacere
          al tirannico impero della più vile Filosofica ciurmaglia, ed obbedire alle più dure leggi
          de' <hi rend="italic">Riformatori</hi> insensati. Ardisce il più ignorante insieme, e
          superbo fra gli uomini di proferire il temerario giudizio sopra questa sventuratissima
          scienza, e gli applausi del volgo sempre di novità bramoso impediscono che la voce
          s'ascolti della ragione, la quale invano si sforza di ridurci alla verità. Omai non sa lo
          studioso Fanciullo a qual partito appigliarsi, e se de' più sensati Filosofi a seguire
          imprende le voci ode le grida tumultuanti di mille, e mille stoltissimi avversarj, che con
          pazzi argomenti dall'intrapresa strada il distolgono. Pure se è lecito ancora alla verità
          di palesare i disprezzati suoi dogmi ardirò io aprirle in qualche modo la via, per cui
          fugare, ed abbattere i suoi temerarj nemici, e disimpegnare da tanti legami, ed ostacoli
          quella scienza per se sì giovevole, e ridotta da mani sacrileghe al misero stato in cui
          pur or si ritrova.</p>
        <p>Fra i tanti diversi riformatori di questa utilissima scienza non mancano alcuni, i quali
          affermano non solo esser ella di niuna necessità allo studio delle posteriori Filosofiche
          dottrine, ma ardiscono ancora d'avvanzarsi con oltraggiose parole ad escluderla affatto,
          ed atterrarla come inutile all'uomo in ogni parte, e come degna soltanto dell'amore di
          settuagenarj imbecilli sempre tenaci adoratori delle antiche opinioni di cui coll'andar
          de' secoli la falsità si comprende.</p>
        <p>Una tal proposizione merita alcerto d'esser fulminata da qualsivoglia Filosofo, che abbia
          soltanto dalla natura sortito il senso comune. Nondimeno ad onta della sua manifesta, ed
          evidente assurdità non manca essa in alcun conto di ostinati partigiani, che si sforzano
          di sostenerla a dispetto della verità, e della ragione. Eh come potrà mai chiamarsi
          inutile una scienza, che le menti dispone alla cognizion della verità, che discuopre
          l'origine delle idee, che accenna il modo, con cui esse vengon formate, che indica la
          natura delle percezioni, che ammaestra l'uomo a ben giudicar delle cose, che alla sua
          mente, o ai suoi sensi si presentano, che addita i fonti, e le leggi del raziocinio, che i
          varj segni raccoglie atti ad esprimere gl'interni pensieri, che il metodo infine dimostra
          delle Filosofiche liti? Qual ragione potranno mai addurre gli avversarj di questa scienza,
          che giustifichi una sì falsa proposizione, qual è quella, che afferma l'inutilità di uno
          studio che l'animo dispone a percepire quelle verità, che nelle posteriori Filosofiche
          dottrine ci vengono esposte? Si ascoltino i loro argomenti, e si conosca una volta
          l'errore in cui essi si trovano.</p>
        <p>La Logica, al dir de' nostri avversarj non presenta, che ciò, che dalla stessa natura ci
          viene senz'alcun dubbio insegnato. Ed infatti si osservino la sua definizione, le sue
          parti, il suo scopo; nulla vi si può scorgere alcerto, che debba dirsi necessario allo
          studio delle posteriori scienze. Si scorra il suo oggetto, il suo fine, la sua
          definizione. Logica significa l'arte del pensare cioè di disporre, e dirigger la mente
          alla cognizione del vero. Il suo scopo adunque è di conoscere la verità per mezzo delle
          idèe ben disciplinate, ed insieme di diriggere, ed ammaestrare la mente al già detto fine.
          Dà perciò la Logica cognizion delle idèe, il che sembra al primo aspetto di somma utilità,
          e di necessità indispensabile ai posteriori Filosofici studj. Chiunque però maturamente
          consideri i varj oggetti, a cui si diriggono gli ammaestramenti di questa scienza toccherà
          con mano esser eglino assolutamente inutili poichè ciascuno che scorra, e contempli le
          Logiche verità potrà chiaramente conoscere esserci esse insegnate dalla natura medesima,
          il che è per se stesso evidente poichè ognuno dotato d'alcun poco di penetrazione
          apertamente comprende non potersi dall'uomo formare quasi alcuna idea se non per mezzo dei
          sensi che l'idea d'un centauro, è composta da quella del corpo umano, e del corpo d'un
          cavallo che di esse altre son chiare, e distinte, ed altre oscure, e confuse, percepisce
          insomma tutti quei mezzi atti a dirigger la mente alla cognizione del vero, i quali
          vengono a noi dalla Logica insegnati: in quanto poi a quella parte di questa scienza, in
          cui si dimostra il modo di costruir gli argomenti, le regole, la di cui osservanza è
          necessaria affinchè retti dir si possano, l'arte di ribattere l'obbjezioni, che alla
          verità si oppongono, e il metodo facile di provar qualsivoglia proposizione, le quali cose
          tutte esserci dalla natura insegnate non si può in alcun modo affermare, è chiaro
          nondimeno, che una qualche cognizione se ne può alcerto acquistare negli studj rettorici
          onde è senza alcun dubbio evidente, che la Logica, o non fa, che ripetere gli
          ammaestramenti di altre scienze, o non fa che dare delle superflue cognizioni onde si può
          arditamente concludere, che essa, è affatto inutile all'uomo.</p>
        <p>Se gli argomenti, che a questa conclusione fanno strada non fossero che falsi per la
          maggior parte, o non dasser luogo alle più assurde conseguenze essi sono così ben diretti
          al lor fine, che gli avversarj potrebbero meritamente vantarsi d'aver colpito il segno, e
          la Logica sarebbe per sempre bandita, ed esclusa dal numero delle Filosofiche scienze, il
          che dimostra che gl'inimici di questo studio hanno con la maggior sollecitudine messi in
          opra in siffatta argomentazione i precetti di quell'arte, di cui affermano l'inutilità. Ma
          entriamo senza più nella proposta controversia.</p>
        <p>Si ammetta per un poco ciò che dagli avversarj viene affermato intorno alla totale
          eguaglianza, che hanno i precetti della Logica con quelli che la natura medesima ci fa
          chiaramente conoscere e da ciò si concluda l'inutilità della Logica. A maggior disinganno
          de' posteri non devesi però da questo argomentare soltanto l'inutilità di siffatta
          scienza, ma ammetter si deve ancora senza alcun dubbio il seguente raziocinio. È inutile
          quella scienza, la quale non fa che ripetere gl'insegnamenti della stessa natura; ma gli
          studj rettorici, e metafisici non fanno, che ammaestrare nei sopramentovati precetti; essi
          adunque sono affatto inutili, e indegni dell'applicazione dei colti soggetti. Io non
          ignoro, che questa deduzione non sarà forse da ognuno considerata come assurda,
          specialmente intorno alle umane lettere ma ciò non potrà certamente avvenire nel nostro
          caso poichè appunto sopra di queste gli avversarj si fondano per sostenere il loro
          principio affermando cioè, che in esse si acquista la scienza di ribattere i contrarj
          argomenti, e di sostenere le Filosofiche tesi senza ricorrere ai Logici studj. Nè ciò
          ancor basta poichè oltre l'esser vano per le già dette ragioni il principale argomento de'
          nostri avversarj, esso è falso ancora in qualche parte, imperocchè come può mai affermarsi
          che dalla natura ci venga insegnato qual sia il modo di costruire una proposizione, come
          debban disporsi, accrescersi, o sminuirsi, le sue parti, quali sieno le necessarie regole,
          che osservar si debbono onde perfetta possa chiamarsi una divisione? Inoltre eh qual
          sensato Filosofo oserà mai affermare, che inutili sieno quelle scienze che i precetti ci
          scuoprono della natura? Non è egli evidente, che per loro mezzo in noi si sviluppano
          quelle idèe, che senza di esse non rimarrebbono nella nostra mente, che confuse, e
          indistinte? Non è egli apertamente palese, che alcune di esse idee mancano affatto talora
          a quelli, che a simili studj si applicano? Non è egli chiaro finalmente che ancora di ciò,
          che ad ognuno insegna la natura non si sa talvolta apportar la cagione, che per mezzo dei
          concepiti precetti? Ciò posto, chi mai non conosce l'utilità non solo, ma l'espressa
          necessità della Logica? Tacciano dunque alla fine i suoi ostinati avversarj, e riconoscano
          una volta per sempre l'errore, in cui si ritrovano.</p>
        <p>Non è questa però la sola opinion de' Filosofi intorno alla Logica, che di mille
          assurdità si faccia rea, e che ecciti contro di sè gli argomenti de' seguaci della verità.
          Dividonsi i pareri intorno al luogo di questa scienza, e intorno alla maggiore, o minore
          utilità che trar se ne può secondo la diversa sua posizione. Vogliono alcuni, tra quali il
          celebre <hi rend="italic">Ab. Antonio Genovesi</hi>, che il suo studio collocar si debba
          dopo quello di tutte le altre Filosofiche dottrine affermando esser questo appunto quel
          luogo, in cui, è disposta la mente per mezzo de' diversi dogmi, che ne' passati studj
          abbondantemente s'acquistano a ricevere, percepire, e pienamente conoscere le verità dalla
          Logica enunciate ciò che avvenir non può certamente anteponendosi lo studio di questa
          scienza a quello degli altri Filosofici precetti.</p>
        <p>Ma chi vi sarà mai di qualche superficial cognizione dotato, che l'error non comprenda in
          cui si ritrovano i seguaci di siffatta proposizione? Non è egli per se stesso evidente,
          che dessa non si appoggia, che sopra un falso argomento, che tutto sconvolge l'ordine
          delle scienze, la loro definizione, la loro utilità? Come può mai affermarsi, che per
          mezzo de' dogmi, e delle dottrine dei passati Filosofici studj si venga a disporsi per
          comprender dipoi, e gustare le Logiche verità quando al contrario dalla loro definizione
          sia evidentemente chiaro, che la Logica, è quella scienza, che le menti prepara alla
          cognizione del vero, il quale viene a noi esposto nelle seguenti Filosofiche dottrine? Da
          ciò chiaramente dimostrasi quello, che sin dal principio affermai, cioè, che la Logica è
          al dì d'oggi costretta ad assoggettarsi al voler di ciascuno, ed esser come il bersaglio
          delle più capricciose sentenze, e delle più barbare opinioni. Possano una volta unirsi tra
          loro finalmente i Filosofi intorno a questa utilissima scienza, e cedere il luogo alla
          verità, ed alla ragione, la quale sembrami alcerto esser consentanea alle qui addottate
          proposizioni, e contraria a quelle, che finaddora riprovate furono, e combattute.</p>
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