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      <title>Relazione di Francia di Francesco II Morosini (1752)</title>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
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        <title>Relazioni di ambasciatori veneti al Senato : tratte dalle migliori edizioni disponibili e ordinate cronologicamente</title>
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        <author>Firpo, Luigi</author>
        <publisher>Bottega d'Erasmo</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1965</date>
        <note>Il volume settimo va dal 1659 al 1792.</note>
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<div1 n="Relazione di Francesco Morosini.">
<opener><salute><hi rend="italic">Serenissimo Principe</hi>, </salute></opener>
<p>All'adempimento totale dell'uffizio, che sostenere dovei, rimanendo 
la relazione dell'ambasciata, m'onoro, onde servire al plausibile istituto, rassegnarla in adesso alla sapienza dell'eccellentissimo Senato. 
Estesa, (com'è facile a concepirsi) una materia che riguarda quella 
completa istoria sempre utile a conoscersi nelle occasioni, ho nondimeno il riflesso di non importunare Vostre Eccellenze con togliere 
quel tempo ben a ragione preferito per le loro sapientissime deliberazioni. Omettendo perciò il ragguaglio di que' successi avvenuti, allorché 
risiedeva alla Corte Cristianissima, perché trasmessi a norma dell'insorgenza loro con gli ordinari dispacci, intraprendo esporre soltanto 
lo stato politico, militare ed economico della Francia, con aggiungervi 
quei riflessi valevoli a dinotare le odierne massime della medesima, 
giacché sopra tali punti consiste l'intera conoscenza di quella monarchia. Abbenché in grado mi trovi di rispondere della certezza di 
quanto sono per umiliare, tratto avendo il tutto da ben solidi e sicuri 
principî, né temendo siasi da me trascurato lo studio più intenso nell'estesa della divota riferta, conviene però la raccomandi al pubblico 
compatimento, senza l'appoggio del quale fia di mestieri cada da sé 
e perisca; in guisa che, da tal lusinga scortato, espongo senza più l'umilissima riferta. </p>
<p>Riguardar dovendosi qual primario e solido fondamento di ciaschedun governo, non solo, ma di qualunque stato ancora e condizione particolare, la materia delle finanze, diedi in primo luogo ogni studio onde 
instruirmi di quella concernente alla Francia; il che per mezzo di 
convenevole applicazione, e molto più per secrete e valide vie, mi venne 
fatto di conseguir per intiero. Con la guida perciò di sicuri lumi e di 
autentiche carte, che pervennero alle mie mani, ritrar potei quanto 
è bastante per dar a conoscere lo stato economico di quella Corte, formando il compendioso ragguaglio che, accluso, rimetto a Vostre Eccellenze. Vedranno in quello le rendite e spese di cadaun anno dal 1744 
(sino, e compreso, il 1750), con la descrizione del modo con cui furono 
impiegate, e ponendo con tal intervallo i due tempi di guerra e di pace, 
affinché apparisca la differenza da due dissimili stati. Scorgesi il primo 
ne' fogli numero 1, 2, 3, 4, e continua egli sino alla segnatura del trattato di Aix la Cha3pelle, dopo del quale, cioè a dire nel 1749 si formò 
nuovo piano economico, dietro a cui dirigersi per lo spazio di sei anni; 
così che, descritto quello del 1750, come consta dal foglio numero 5, 
metodo uguale dovrà aver luogo ne' susseguenti. In aggiunta ad un tal 
piano si divisò altro progetto, valevole a riparare gli aggravî e riguardevoli sbilanci, ai quali si vede soggiacer sempre in tempo di guerra, 
la monarchia; per il che si pensò regolare le cose in guisa, che dopo lo 
spazio di dieci anni, necessario intervallo per l'ideato stabilimento, 
sia ella in grado di intraprendere e sostenere la guerra con l'annuale 
sopravanzo di 62 milioni di quelle lire. Affinché tuttavolta non svaniscano 
le concepite disposizioni, fia di mestieri non abbia ad essere interrotta 
la pace fino al 1761, in cui, e non prima, potrà effettuarsi il progetto 
medesimo, come sta esposto nell'altro foglio numero 6, che pure rassegno, 
da' quali tutti comparirà chiaramente lo stato economico della Francia. 
In quello poi numero 7, ho creduto esporre separatamente non solo i debiti della Corona coi loro censi; ma ancora quelli della regia cassa, 
con gli aggravî, che parimenti seco portano, acciò si comprenda che 
né la vasta estesa di dominio, né l'abbondanza delle rendite, è bastante 
per garantirsi da quegli inconvenienti che meglio si possono evitare 
con un ben disposto e regolato metodo, che con abbondanti ricchezze. 
Riuscitomi inoltre di avere alcune memorie segrete concernenti a sussidî accordati a varie Potenze d'Europa, credo di mio dovere trasmetterle alla sapienza dell'eccellentissimo Senato; il che eseguisco per 
mezzo del foglio numero 8, affine pervengano a di lui notizia quelle relazioni che ha la Corona Cristianissima con più Corti. </p>
<p>Dall'economico passando al militare, rassegno a Vostre Eccellenze 
i fogli numero 9 sino a numero 13, da' quali rilevasi esattamente descritta 
tutta la materia individuandola con ispiegarsi ciaschedun corpo, il 
nome dei reggimenti francesi e stranieri, i battaglioni e squadroni loro, 
il numero degli uomini che li compongono, e ciò che forma la casa 
del Re; così denominata dall'instituzione sua di sempre esistere appresso la persona del Monarca. Risulta quindi dall'esame di tutti i 
suddetti corpi ascendere le forze militari a 181.284 uomini, a' quali 
unendosi lo stabilito numero di milizie nella somma di 52.200, vedesi 
composto il total delle truppe di teste 233.484; e ciò in tempo di pace, 
essendo questo il piano formato dopo la decorsa guerra e dopo le praticate riforme. </p>
<p>Non corrispondenti alle forze terrestri scorgonsi le navali di quella 
corona, malgrado il vivo desiderio che nutre di ponere in sistema migliore la sua marina, applicandovisi con il più fervido impegno onde 
aumentarla; il che, sebbene sia in parte riuscito, assai lungi nondimeno 
per anco ritrovasi da quella meta cui aspira di pervenire. Descritto 
apparisce l'intiero stato marittimo d'oggidì nel foglio numero 14 che 
inserto umilio, ove, esponendo la distinzione dei vecchi e nuovi vascelli, 
dei porti di mare in cui esistono, dei nomi loro, e la portata dei cannoni, vedesi non più che 78 essere i bastimenti tutti assieme compresi; 
il che costituisce numero assai inferiore al disegno di rendere quella 
potenza uguale a quelle che sono nel mare le più forti. Molteplici le 
difficoltà che si affacciano al conseguimento di simile oggetto, reputasi 
non sarà giammai quella Corte per giungere su tal punto alla bramata 
meta; opponendovisi sì la costituzione del suo governo, sì l'arduità 
dell'impresa, richiedendo essa riguardevoli somme di soldo, sì l'inesperienza che colà regna sulla materia, sì finalmente l'indole ed il genio 
della nazione, quanto più dedita agli impieghi di terra, tanto più aliena 
da quelli di mare. Ma a nulla più servendo l'esposto sin qui, che ad 
umiliare quei fogli, dai quali appieno risulta lo stato economico, militare e marittimo di quella Monarchia, e che, disgiunti dalla presente 
relazione rassegno, affinché, allegeritone il tedio della lettura si combini 
nel tempo stesso il primario oggetto di nulla negligere di quanto serve 
alla più perfetta conoscenza della materia, non mi estenderò in ulteriori 
riferte, potendosi dall'esame delle annesse carte rilevare ciò che di più 
nel proposito vorrà sapersi. </p>
<p>Passo perciò a descrivere le massime statutarie di quella Corte, 
se pur ve ne esistono che degne siano di tal nome; la forma di pensare 
di quel ministero; ed il metodo colà tenuto nella condotta degli affari; 
giacché assai influendo nel destino loro l'ordine che viene seguito, fia 
d'uopo conoscerlo, servendo egli sovente alle scoperte ed al conoscimento del merito. Non più che da otto persone dirette tutte le cose interne ed esterne della Monarchia, si agitano esse nei tre consigli che tiene 
il Re in cadauna settimana, i quali, prendendo il nome dalle materie 
che vi si trattano, chiamansi di Stato, di Azienda e del Dispaccio; 
altri pure annoverandosene di Commercio, che una o due volte soltanto 
si uniscono nel corso dell'anno. Presiede al primo il signor di Saint Contest, segretario degli affari stranieri, il quale, alla presenza del Sovrano 
e degli altri sette ministri, rende conto di quanto riguarda il politico, 
ed attende o l'assoluta decisione della Maestà Sua, oppure che voglia 
ella, pria di risolvere, chiedere lo altrui parere, il che ben di rado avviene. Metodo uguale praticasi in quello di Azienda regolato dal signor 
di Machault, controllor generale, cui fu impartito altresì da breve tempo 
il ragguardevole posto di guardasigilli, dirigendo egli le materie del 
di lui uffizio con quell'autorevole potere che ha nelle incombenze sue 
il segretario di Stato. Varii gli articoli che si discutono nel consiglio 
del Dispaccio, versano tutti sopra l'interna amministrazione del Regno, 
intorno alla quale, divise tra i ministri le inspezioni, governa ognuno 
d'essi ciò che appartiene al proprio carico, con una qualche preminenza 
però nella persona del cancelliere. Ornato di onorificenza e distinto, 
sostiene egli assai importante figura, perché capo di un corpo da cui 
molti affari dipendono, e che nominato colà gente di roba ossia togata, 
costituisce tutto il foro unito, e compone il Parlamento, che si erige 
in custode delle leggi e della giudicatura. Non tratterrò l'eccellentissimo 
Senato nel descrivere in qual forma sia ella amministrata, sì perché 
non procede con ben sicuro e ben solido sistema, sì perché, assai involuta 
ed anco implicata, esigerebbe troppo lungo ragguaglio; bastando soltanto accennare che, molto allontanandosi da quella rettitudine che 
qui regna e che non incontrasi in nessun altro governo, si dirige quasi 
sempre per via di private sollecitazioni, osservandosi bene spesso derivar la riuscita dei negozi dai migliori appoggi e dalle più valide protezioni. In quanto poi al Parlamento concerne, ritrovasi egli in continuate discordie con la Corte, aspirandosi da ambe le parti a vieppiù 
dilatare la propria autorità; punto che, sostenuto con reciproca gelosia 
produce molteplici e frequenti alterazioni, una già esistendone al tempo 
di mia partenza, che, non per anco composta, presagiva un qualche 
estraordinario movimento. Fornita da tal articolo abbondante materia, 
leggonsi da un canto e dall'altro più scritti che formano gravi volumi 
in difesa di ciascun partito, pretendendo l'uno d'ingerirsi nell'esame 
di tutti gli editti che si promulgano, affine di dar loro l'assenso o dissenso, e negando l'altro qualunque diritto di tal conoscenza per l'obbligo, in cui reputasi abbia ad essere, d'intieramente ubbidire. Per 
istituzione fondamentale del Regno niun regio decreto ricever potendo 
forma di legge che sia registrato nel Parlamento, appoggia egli la pretesa sua su tal principio, rifiutando tutto giorno, malgrado i replicati 
ordini del Monarca, il necessario registro; opposizione per altro che, 
di assai fresca data perché introdotta dopo l'ultima guerra, serve a fargli 
estendere in oggidì quell'autorità non mai da lui goduta nei tempi 
passati. </p>
<p>Oltre alle occupazioni del Sovrano ne' suindicati consigli, che non 
gli tolgono però molto tempo, non protraendosi le adunanze oltre lo 
spazio di un'ora, accudisce pure a varie categorie di affari, che sono 
a lui solo esposti da quelle persone che ne hanno particolare ingerenza. 
Agitate alcune materie alla presenza dei ministri (cioè a dire quelle che 
esigono minor custodia e che si riguardano meno importanti), sono 
poi riservate le altre a sola comunicazione del Monarca, ciò ad arbitrio 
di que' soggetti che hanno il carico di qualche uffizio, e che vogliono 
devenire a quelle risoluzioni che siano dagli altri ignorate. Quindi, 
disposti dal segretario di Stato alcuni negozî per presentarli al consiglio, 
altri ne ritiene per esporli al Re, col quale abboccandosi da solo a solo, 
riceve le intenzioni della Maestà Sua, ed a norma delle medesime, quasi 
sempre conformi a quelle del ministro, regola e decide a piacer suo 
ciò che al di lui ministero concerne, con tal metodo principalmente 
dirigendosi le straniere negoziazioni ed i trattati che fra la Francia e 
l'altre Corti si maneggiano. In modo non dissimile agiscono il signor Argenson, ministro della guerra, il signor Roicillet, vice ministro della 
marina, ed il signor Saint Florentin, ministro delle cose ecclesiastiche; 
tutti separatamente risolvendo, dopo aver ottenuto il regio consenso 
a seconda del piacer loro, nelle materie che appartengono al proprio 
carico. Estremamente perciò ristretto il numero di quelli che sono a 
parte del secreto, né la vivacità della nazione permettendo dall'altro 
canto il dovuto silenzio, avviene che, quanto più copiose sono quelle 
notizie che colà si spargono, tanto meno ritrovansi elleno appoggiate 
a solidi principî il che abbastanza dimostra rendersi al sommo e duplicatamente malagevoli le vere penetrazioni, per giungere alle quali 
fa di mestieri porre in uso estraordinarî ed assai difficili mezzi. Non sono 
però le cose politiche né quelle di Stato le sole che si agitano in 
simil modo. Condotta uguale tiene quel Sovrano in quelle riguardanti gli 
interni e domestici di lui affari, trattandoli egli da solo a solo con il 
suo maggiordomo e cavallerizzo, e con quelli che sostengono i primarî 
e principali impieghi della Corte, i quali, proponendo le spese concernenti alle ispezioni loro, ottengono la regia segnatura, necessaria alla 
riscossione del denaro. Sopra tali punti occupa quel Sovrano le ore 
che destina a' negozî, a' quali tuttavolta, non concedendo il convenevole tempo per ben esaminarli e conoscerli, sostituisce più volentieri 
i piaceri della caccia, del giuoco e delle partite di campagna, ai quali 
apparisce il genio suo assai più inclinato che alle serie faccende; soggiacendo elleno perciò a quella direzione, che dalla volontà e dall'arbitrio altrui viene loro data. Nulla celar dovendo all'eccellentissimo Senato, esporrò altresì, che nemico quel Principe di ogni fasto, e di tutto 
ciò lo costituisce in regia rappresentanza, sceglie piuttosto vita del 
tutto privata e particolare trattenendosi bene spesso fra pochi in assai 
amichevole e famigliar modo. Se metodo somigliante toglie a lui quanto di 
aspro può esservi nella Maestà del Sovrano, e gli dà anzi quell'aria affabile atta a conciliarsi universale amore, per il che porta il sopranome 
di Benamato; somministra però dall'altro canto motivo a quelle gelosie le quali, producendo molteplici inconvenienti, pongono in continuate discordie tutto l'interno di quella Corte. Nobili e rette oltre 
a ciò scuopronsi le qualità e doti dell'animo di quel Monarca, portato 
al bene con rigorosa osservanza di sua parola, e con fermezza di risoluzione sì a pro di chi degno si rende del di lui favore, sì contro a qualunque che meriti la disgrazia sua, non facile alla condanna, ma più difficile ancora al perdono. </p>
<p>Da questo primo articolo passando al secondo, riguardante il modo 
di pensare dei ministri francesi, non mi estenderò nel descriverne la 
materia in particolare, giacché soggiacendo la mente umana a quella 
varietà che osservasi nell'estrinseca costruzione dell'uomo, di mestieri farebbesi moltiplicare i ritratti a norma del numero delle persone 
sopra le quali si è proposto versare. Quindi esponendo lo spirito del 
Ministero, cioè a dire quanto rilevasi derivare da un corpo che, dirigendo gli interessi di una grande Monarchia, può inspirare verso il 
nome suo sentimenti non del tutto adattati al giudizio di quelli, che 
a portata s'attrovano di più d'appresso conoscerlo ed esaminarlo, 
unito fra sé ciascuno d'essi per dovere del proprio uffizio e per l'indispensabile rapporto delle inspezioni loro, assai malagevole diviene spiegare a qual grado sussista l'alienazione degli animi. Mentre se per comune destino osservasi regnare nelle Corti ed in qualunque altra forma 
di governo reciproche gelosie e private passioni, tutto ciò non è comparabile alle continuate trame che a vicenda si ordiscono dal Ministero 
francese. Tutto applicato egli dunque a tal genere d'occupazioni, manca 
a lui il tempo e il modo di altrove impiegarsi e di accudire agli interessi 
di Stato, rivolgendosi soltanto a ciò che idoneo si trova al conseguimento delle particolari vedute, tendenti alla maggiore estesa di potere, 
affine di farne uso non solo a proprio avanzamento, ma bensì ancora 
a danno altrui. Quali siano perciò i secreti maneggi e gli indiretti tentativi posti a campo, è inutile rappresentare, dir soltanto potendosi che, 
generando tal disunione moltiplicità di partiti, pongono eglino quella 
Corte in occulto, ma torbido movimento; dal quale deriva la copia 
di quegli scritti, che contro la forma del governo si spargono giornalmente con forti ed avanzate espressioni, malgrado le praticate diligenze per iscoprirne gli autori ed il severo castigo che ai medesimi 
viene inferito. Se da tal principio tragga l'origine sua l'universale scontentezza di quella nazione, oppure se derivi essa da una certa combinazione di destino, io non mi farò a deciderlo, contentandomi soltanto 
di asserire (e ciò non a giudizio mio, ma secondo il parere di quelli 
che meglio istruiti si trovano) essere ella giunta a grado, che non dovrebbe sembrare strano qualora si scorgesse insorger colà una qualche 
rivoluzione atta a produrre assai serie conseguenze. Non conforme 
all'opinione comune un ragguaglio di tal natura, dovrà egli tanto maggiormente sorprendere, quanto che suol concepirsi ben dissimile idea 
del Gabinetto francese; la quale per altro merita sia attribuita, più 
che alla di lui indole, alla estesa ed alla forza di una grande potenza. 
Sebbene sia la medesima assai riguardevole, e molto influisca negli affari 
di tutta l'Europa; peso maggiore nondimeno recherebbe alla condotta 
loro, se in modo diverso procedesse la sua interna amministrazione; 
onde può concludersi, più languido divenire a motivo di ciò quel predominio che certamente avrebbe sopra l'universal destino delle cose. 
Se nocevole, o di vantaggio al bene ed alla tranquillità comune, sia 
per essere tal limitata ingerenza, forma un problema assai malagevole 
a risolversi, nello esame del quale ingerir non dovendosi la temerità 
de' miei talenti, devo bensì nulla occultare alla sapienza pubblica, 
di quanto concerne un ministero di sì ragguardevole Monarchia, rassegnandone per ciò fedele e sincero rapporto, per l'utilità che apportar 
possono nelle occasioni simiglianti notizie. Terminato così il breve 
ragguaglio dello stato economico, delle forze terrestri e navali, del 
metodo del Governo, e della costituzione del di lui ministero, fia d'uopo 
in adesso, per dar intero compimento all'imperfetta relazione, alquanto 
estenderla dietro alle massime, che chiamansi fondamentali, affinché 
comprese siano tutte quelle categorie, sopra le quali costituita una potenza, si diviene più agevolmente a conoscerla. </p>
<p>Non può dirsi tuttavolta regni in Francia massima veruna che sia 
permanente e costante, governandosi quella Monarchia a norma delle 
occasioni e delle circostanze, come appunto compete a qualunque Stato; 
mentre per l'indispensabile vicissitudine delle cose di quaggiù, soggette 
bene spesso le circostanze medesime per innumerabili ed improvvise 
combinazioni ad alterarsi ed a presentarsi in dissimile aspetto, fia di 
mestieri ad una prudente condotta seguir il destino loro, senza che 
sussistino sempre gli stessi principî, i quali per quanto siano appoggiati alla più saggia direzione e tendano al migliore vantaggio, possono 
alle volte, nel tenacemente osservarli, più nuocere che giovare. Paga 
quella Potenza dell'estesa dei paesi da lei posseduti, non aspira a dilatazione maggiore, desiderando, piuttosto che assumere esterni affari, 
consolidare gl'interni del Regno, che, attrovandosi in non lieve sconcerto, abbisognano di pronto riparo e forniscono abbondante argomento 
alle serie meditazioni di quella Corte. Oltre ad un tale articolo, che 
molto occupa i di lei pensieri, altro ne apparisce non meno importante 
perché tendente a ristabilire il commercio ed aumentare la marina; 
nelle quali materie, per la non favorevole costituzione loro, richiedesi 
intenso studio, posto ormai in uso con il possibile fervore, e con quell'impegno che denota formar questa al presente una delle principali 
materie di quel Governo. Scorgesi inoltre nutrir egli altro pensiero, 
consistente nell'ingerenza che prender vuole sopra tutto ciò che riguarda l'Europa, affine di conseguire assoluto il predominio negli interessi de' Principi; il che esigendo non mai interrotta applicazione, 
stabilisce la seconda massima, che prevale oggidì nel Gabinetto francese. 
Stabilite così le due sole massime che colà si travedono, e che meritar possono simigliante nome, esporrò in adesso quali mezzi e quali 
vie si praticano, per condurle con buon successo; giacché inutile sarebbe il conoscerle, qualora ignorato ne fosse l'esito che esse riportano. 
Servendo la pace di primario fondamento per conseguire i suddetti 
oggetti (giacché senza la medesima non è possibile né arrecare adattato rimedio allo sbilancio del regio erario, né procurare progressi al 
commercio, né accrescere la marina; mentre non solo pregiudica sempre 
a tali vedute la guerra, ma vi si oppone ella al sommo e ne è affatto 
contraria), ama la Francia la presente tranquillità, e la coltiva a segno 
che può credersi non siavi in oggi potenza cui riesca più grata la di lei 
continuazione, potendo fermamente accertare che, almeno, in tal forma 
pensavasi nel mio partire. Se però è in grado di ritrar vantaggio il 
punto economico nello spazio di alcuni anni di quiete, sembra fortuna 
eguale non sieno per incontrare gli altri due del commercio e della marina, per il riguardevole sconcerto, cui soggiace il primo, e per la deficienza del denaro occorrente onde ponere sopra valido piede la seconda; 
la quale, senza notabile progresso, consumò ormai oltre alla quantità 
del soldo assegnatole. Da tutto ciò arguir devesi, abbisognare le due accennate materie di tempo assai lungo, per giungere a quel grado cui 
pretendesi condurle, così che, non suscettibili per ora di miglioramento, 
può credersi rimarranno nello stato nel quale si attrovano, senza 
soffrire alterazione di verun genere, purché non si frappongano 
circostanze valevoli ad inferir pregiudizio. </p>
<p>Resta per ultimo che, affine di spiegare ciò che forma la seconda massima della Francia, io descriva il contegno da lei tenuto per conseguire 
ingerenza e predominio sopra quanto si agita nell'Europa, e sopra tutti 
gli interessi dei Principi; dovendo però esporre aspirar ella a tal punto 
più per titolo di decoro e dignità giudicandolo competente alla grandezza sua, che per oggetti di ingrandimento, nulla indicando essa che 
valevole sia ad inspirare gelosie nel proposito. Non meglio può conoscersi a qual segno giunga quella Corona su tal particolare che 
rappresentando le relazioni sue cogli esteri potentati, e riferendo i motivi 
che agli uni la uniscono nel mentre che la disgiungono dagli altri. Trattenuti da essa quasi in tutte le Corti i ministri suoi, assai dissimili sono 
poscia le instruzioni loro impartite, con l'incarico ad alcuni di trattenere e coltivare le amicizie, ad altri d'introdurre negoziati e maneggi; 
essendovi inoltre chi deve frastornarli ed impedirli, e chi a null'altro 
è obbligato che ad invigilare sugli avvenimenti che insorgono trasmettendone esatto e pronto ragguaglio. Succede tal differenza di commissioni dalla dissimile positura in cui attrovasi quella Monarchia verso 
gli altri Principi; situazione questa che io mi accingo a descrivere, 
incominciando da quelli che compariscono in oggidì amici ed attaccati 
alla Francia, e che per la loro elevata figura meritano riflesso maggiore. 
Fra questi annoverasi la Prussia, la Svezia e la Porta, stabilita scorgendosi con reciproco interesse fra le due prime l'unione, nel mentre 
che osservasi risultar a solo vantaggio della Francia quella da lei contratta con l'ultima, che a motivo di ciò si coltiva con attenzione e con 
studio maggiore dell'altre. Non tranquillo l'animo del Prussiano sul 
di lui possesso della Slesia, sì per conoscere non sostenuta da legittimo 
diritto la conquista, sì per saper essere quella provincia di continuo 
vagheggiata dalla Corte di Vienna, che in traccia si tiene di tutte le 
occasioni opportune al ricupero, ha in oggetto quel Principe di costituire l'Imperatrice Regina in grado che manchino a lei i mezzi e le vie 
valevoli a nuove intraprese. Simili vedute si conservano nel Gabinetto 
francese, nel quale sebbene non militi la stessa causa, sussiste sempre 
l'antica ed a lui ereditaria massima di opponersi all'ingrandimento 
di Casa d'Austria, rappresentata in adesso da quella Sovrana; e ciò 
a motivo d'esser ella riguardata qual primario ostacolo alle vedute 
di quella Monarchia che, aspirando al predominio d'Europa, vede 
impossibile conseguirla sino a che occuperà rango sublime quella Potenza. Condotte quindi dagli stessi principî, la Prussia e la Francia 
s'accordano nel tendere pure alla stessa meta, e nel formare quei legami che possono chiamarsi solidi soltanto, allorché vincolati siano da 
scambievoli interessi e da vicendevoli vantaggi. Appariscono questi 
parimenti fra la Svezia e la Francia, da cui ritraendo la prima appoggio 
ed assistenza, ne riporta considerabile profitto in difesa degli attentati 
della monarchia che rimira come nemica; e nel tempo medesimo risente 
vantaggio la Corona cristianissima da una unione che procurandole 
l'alleanza d'una potenza del Nord, la pone in istato d'ingerirsi e prender 
parte nel destino di quegli affari. Per quello finalmente concerne alla 
Corte di Costantinopoli, è assai difficile spiegare a qual segno sia ella 
coltivata, mentre oltre alla riguardevole somma di un milione di franchi 
che annualmente si esborsa da quella monarchia con tal regolato metodo, 
che può riputarsi indispensabile tributo, frequenti sono i regali che dal 
Re si trasmettono al Gran Signore, incontrando non solo, ma prevenendo ancora in ciò la Maestà Sua i di lui desiderî. Sia che debba dirsi 
acquistata o comprata quell'amicizia, certa cosa è che professa la Porta 
non ordinario attaccamento alla Francia, la quale per mezzo di simile intelligenza si garantisce da qualunque disegno che a danno suo 
fossero per formare le due Corti di Petersbourg e di Vienna a lei contrarie. Lusingasi per questo che nel caso insorgessero acri differenze, 
sarebbe ella sostenuta dalla Corte Ottomana: speranza appoggiata 
a solidi fondamenti, tuttoché al presente illanguidita dalle massime 
del regnante Sultano, constandomi che, alle sollecitazioni fattegli in 
tempo de' torbidi settentrionali rispose esser egli alieno dall'assumere 
estranee querele, osservato avendo niun prospero successo esser derivato a' Turchi dalle guerre intraprese senza giusto titolo. Ma, soggetto 
quel governo a spessi cambiamenti, può avvenire che, succedendo 
uno spirito più guerriero, accolte siano più favorevolmente le istanze 
di quella Monarchia, quando a norma delle circostanze giudichi essa 
opportuno di avanzarle; coltivando intanto con ogni fervore la intelligenza, e comunicando seco i più gravi ed importanti affari d'Europa. Se a queste primarie Potenze aggiungesi l'Elettor Palatino, 
quello di Colonia, le Corti di Wurtemberg, di Assia-Cassel e di AssiaDarmstadt, e di alcuni altri inferiori Principi di Germania, vedesi ad 
un tratto ciò che forma oggidì il partito della Francia. Dagli amici 
suoi passando all'esame dei di lei contrarî, compariscono fra i principali le tre Corti di Vienna, di Petersbourg e di Londra; per le suaccennate ragioni la prima, e per l'amicizia che a quella si professa dalle 
due ultime, oltre alle particolari differenze e discussioni che sempre 
sussistono con l'Inghilterra, e che servono a maggiormente alienare 
fra loro i due governi Francese e Britannico. Nel rango di potenze 
sospette alla Corona cristianissima possono computarsi l'Olanda e 
la Sardegna, riguardata la prima con gelosia per la di lei intelligenza 
con l'Inghilterra, né sicurezza veruna prestando al contegno della 
seconda, verso di cui caderono senza effetto sì le negoziazioni intavolate nella trascorsa guerra, sì quei maneggi introdotti per lo stabilimento di scambievoli matrimonî. Nel numero d'indifferenti costituti 
gli altri Principi per la Francia, giunge ella perfino a negligerli; dir 
tuttavolta dovendo, onde render ragione al di lei modo di pensare 
conservar essa per Vostra Serenità sincera stima e vera propensione, 
a segno pure da credersi sia per dare nelle occorrenze visibili contrassegni di cordiale amicizia. </p>
<p>Resta solo il discorrere su la Corona di Spagna, mentre non soggetta essa a veruna delle suddette categorie, e note più precisamente 
le massime di una Corte, ov'ebbi l'onore di risiedere, è d'uopo sia dall'altre disgiunta, ed a parte esposta. Non riputata ella dalla Francia 
né amica né nemica, e non essendole nemmeno né indifferente né sospetta, abbastanza si conosce in qual forma si pensi riguardo alla 
Francia dal ministero di Madrid e dal Re Cattolico, il quale allontanandosi in ciò dai principî del di lui genitore, giudica non sufficienti 
i vincoli del sangue a mantenere l'antica unione. Affine dunque non 
perisca del tutto, e si tolga, per quanto è possibile, da quello stato 
vacillante in cui tutto giorno si manifesta, si adopra la Francia con 
ogni studio, praticando la più attenta coltura, e seguendo le vie più 
adattate al di lei oggetto, abbandonando persino (onde conciliarsi la 
benevolenza di quella monarchia) l'accostumata elatezza sua, e conducendosi con le materie usitate verso di quelli che sostengono superiorità di grado. Ma nulla di ciò riportando la desiata riuscita, può decidersi essere in oggidì tra le due Corti languida l'intelligenza, a segno 
di non sembrar in verun conto strano di scorgerle in breve del tutto 
disunite e staccate; giacché oltre ai pubblici indizi che ne dà la Spagna, 
corrispondendo ella amichevolmente con le due Corti di Vienna e di 
Londra, non ignorasi nutrir la medesima sentimenti poco favorevoli 
alla Corona cristianissima, che pospone nell'animo suo a qualunque 
altra potenza. Delineate in tal guisa le relazioni, che ha la Francia 
coi primari Principi dell'Europa, e descritto tutto ciò che è valevole 
a spiegare il sistema di quella Monarchia, non abuserò più oltre della 
tolleranza di Vostre Eccellenze; restringendomi soltanto nel più vivo 
desiderio abbia l'imperfetta relazione incontrate le loro sapientissime 
intenzioni e siasi resa con ciò meno indegna del pubblico generoso 
compatimento che sommessamente imploro, non solo per essa, ma 
per l'umilissima persona mia della deposta ambasciata, che malgrado 
gli avversi accidenti fra' quali dovei sfortunatamente esercitarla, ho 
il conforto di averla sostenuta con quell'appassionato zelo con cui 
m'adoprerò anche in adesso nell'importante e malagevole carico, nel 
quale comanda l'eccellentissimo Senato essere da me servito. Grazie. </p>
<closer><dateline>Data, li 2 maggio 1752. </dateline>
<signed>FRANCESCO II MOROSINI, cavalier, ritornato dall'Ambasciata di Francia. 
</signed></closer></div1></body></text></TEI.2>
