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      <title>Il Gianluca overo delle Maschere</title>
      <author>Torquato Tasso</author>
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    <extent>20 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
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              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Dialoghi</title>
        <author>Tasso, Torquato</author>
        <editor id="ed">Raimondi, Ezio</editor>
        <publisher>Sansoni</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date>1958</date>
        <note>3 v. in 4</note>
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                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
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        <term>853.4 - Letteratura narrativa italiana. 1542-1585</term>
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<titlePart type="main"> IL GIANLUCA OVERO DE LE MASCHERE </titlePart>
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<castList n="Interlocutori"><head><emph>Interlocutori:</emph></head> <castItem type="role"><role>IL SIGNOR ALBERTO PARMA, </role></castItem> <castItem type="role"><role>IL SIGNOR IPPOLITO GIANLUCA, </role></castItem> <castItem type="role"><role>FORESTIERO NAPOLITANO. </role></castItem></castList>


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<div1 type="dialogo" n="Dialogo">

	<sp><speaker> </speaker><p> Tutta Ferrara è piena di maschere, e voi solo ancora sete rinchiuso?</p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Questo non è senza mio dispiacere: perché, quantunque io temperi tutti i fastidi de la nostra vita con lezioni assai piacevoli, per le quali alcune volte mi dimentico del mio stato e de la sorte e quasi di me stesso, nondimeno la solitudine lunga viene finalmente a noia; ma non ho desiderio d'ammascherarmi. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Già solevate essere anzi de' primi che de gli ultimi: e ora è tempo che viviate non meno allegro. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> L'allegrezze sono conformi a l'età de gli uomini, sì come i frutti a le stagioni: laonde quel che diletta a la giovanezza non suol piacere a l'età matura parimente, e gli essercizî de la virilità sogliono esser fatiche intolerabili a la vecchiezza. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Sì come al fine de la primavera è simigliante ne le sue qualità il principio de la state, e, quando ella concede il luogo a l'autunno, è molto simile la temperatura de l'uno e de l'altro, così la vostra età virile è ne' confini ancora de la giovanezza, né si conosce la mutazione: onde vi dovrebbono piacer quelle cose ch'a' giovani sono care. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> L'infirmità è quasi vecchiezza: però son più simile a' vecchi ne' miei desideri. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Sarete assai tosto sano e potrete riprendere le voglie giovenili a vostro piacere, e forse germoglieranno co' fiori e con la erba de la primavera. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Sì come i capegli canuti non divengono mai neri, così mai non ringioveniscono le voglie, una volta invecchiate. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Rivolgetevi ad Amore, come fece un poeta da voi lodato, e dite:

<quote rend="block"><lg>
<l>E questi capei tingi</l>
<l>Nel color primo, acciò che fuor la scorza,</l>
<l>com'è vinto quel dentro, non dichiari.</l>
</lg></quote></p>
</sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Io dirò più tosto col medesimo poeta:

	<quote rend="block"><lg>
<l>Concedimi, o Signor, ch'io viva</l>
<l>Mio tempo estremo almen là dove sia</l>
<l>Cortese e mansueta signoria.</l>
</lg></quote></p></sp>

	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> S'io non credessi vedervi innamorato di nuovo, torrei... </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Che torreste? </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Di seguire il vostro parere in ogni occasione. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Ma se non v'attenete a' consigli de' veri amanti, non dovete stimarli buoni. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Non in tutte le cose. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Dunque l'essere amante è imperfezion di giudizio. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Non tutti gli amanti son tali, perch'alcuni dimostrano giudizio grandissimo ne l'elezione. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> E da questi agevolmente vi lascereste persuadere? </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Senza fallo. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Gli amanti sogliono persuadere l'amare o 'l disamare? </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> L'amare. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Dunque con l'altrui consiglio diventereste di nuovo amante e tornereste a' primi sospiri, a le prime lacrime a l'antiche passioni? </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Anzi più tosto gli amanti sogliono per gelosia persuadere ch'altri non ami: perché l'arte de l'amare è una specie di caccia e gli amanti somigliano que' cacciatori che vivono di preda, né rivelano il luogo dove s'appiattano le fere. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Questo poco importa più ne l'uno modo che ne l'altro; ma voi presupponete ch'io sia stato altre volte amante, e forse v'ingannate. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Se prima non amaste, il consigliero inamorato sarà cagione ch'in questi anni divegnate amante. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Ora non è tempo di far questa deliberazione ma più tosto se debbiamo ammascherarci. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> La maschera fu per la scena ritrovata perch'ella assicurasse l'ardita licenza del favellare e del mordere altrui, ricoprendo il viso de' morditori, i quali da principio l'ungevan di feccia, che serviva in quell'uso nel qual ella di poi s'adoperò, crescendo la pompa de gli abiti con l'artificio de' poeti: laonde non ha bisogno di lei chi non monta in palco. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> La ragione sarebbe assai buona per gli antichi; or son mutate l'usanze, e gli ascoltatori son mascherati, e smascherati gli istrioni: laonde non è soverchia la deliberazione. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Questo è di quelli effetti che segue l'amore: però la determinazione dovrebbe cominciare da le prime cagioni. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Molti, che non sono amanti, si vestono di questo abito per usanza e per commodità. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> O più tosto molti che dicono di non amare: ch'io per me non so conoscere qual commodità porti una maschera, la qual impedisce il respirare, e un abito di canevaccio o di romagnuolo. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Voi biasimate le maschere modonesi, non le nostre, sotto le quali con niuna difficoltà ci difendiamo da' venti e dal ghiaccio: laonde possono esser dette ragionevolmente l'arme usate contra 'l verno. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Se l'arme son così fatte, quasi ciascuno era armato quando prima vidi Ferrara: e mi parve che tutta la città fosse una maravigliosa e non più veduta scena dipinta, e luminosa e piena di mille forme e di mille apparenze, e l'azioni di quel tempo simili a quelle che son rappresentate ne' teatri con varie lingue e con vari interlocutori; e non bastandomi l'esser divenuto spettatore, volli divenire un di quelli ch'eran parte de la comedia, e mescolarmi con gli altri.

	<quote rend="block"><lg>
<l>E ben veggio or sì come al popol tutto</l>
<l>Favola fui gran tempo, onde sovente</l>
<l>Di me medesmo meco mi vergogno.</l>
	<l>E del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,</l>
<l>E 'l pentirsi e 'l conoscer chiaramente</l>
<l>Che quanto piace al mondo è breve sogno.</l>
</lg></quote></p>
</sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Chi si pente non pensa di far nuovo errore. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Né già penso di farlo: però, se 'l vestire in questa guisa è fallo, debbiam guardarcene. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Come può stimarsi errore quel che fanno i principi, i cavalieri, i dottori, i prelati, con l'imitazione de' quali a ciascuno è lecito di vestirsi questo abito, sì veramente che 'l faccia con modestia? </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Dunque si può sicuramente imitare i migliori, e non solamente senza riprensione, ma con lode. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Senza dubbio. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> E l'imitazione de' peggiori non è lodevole egualmente? </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Non è. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Merita nondimeno alcuna lode o pur non la merita? </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Molti son lodati perch'è ben imitato da loro quel che prendono ad imitare. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> E quel che ben imita è buono imitatore? </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Quello, e non altro a mio parere. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Ma si può ben imitare il male? </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Molti ho veduti, i quali han bene imitate le cose tutte, quantunque fossero vili, basse e cattive. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Ditemi, se vi piace, quel che sia l'imitare. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> S'io non m'inganno, è l'assomigliare. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Ma colui ch'assomiglia divien simile a l'assomigliato, e, imitando il male, conviene ch'egli n'abbia simiglianza. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Conviene. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Dunque, il bene imitando il male, il bene s'assomiglia al male. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Così aviene. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> E 'l far ch'il bene prenda sembiante di male può facilmente esser cagione d'inganno. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Agevolmente. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Si può dunque il bene prendere in vece di male e 'l male in vece di bene, in quella guisa che ne le comedie veggiamo l'un simile esser preso in iscambio de l'altro. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Si può: assai vicina è la similitudine tra le maschere e le comedie, e l'errore è quasi l'istesso. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Dunque l'imitator del male, o de' peggiori che vogliam chiamarlo l'è contrario al filosofo, percioché l'uno ci insegna a distinguere il ben dal male e l'altro confonde la distinzione. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Così mi pare per questa ragione. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Ma è contrario parimente a l'imitator de' migliori; e s'ad uno uno solamente è contrario, il filosofo e l'imitator de' migliori sono l'istesso. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> O sono stati più tosto: ché tali furono Omero, Sofocle, Euripide, Senofonte e Platone medesimo, il quale non solo imitò l'azioni e i discorsi de' migliori, ma formò l'idea di ciascuna a virtù ne' suoi ragionamenti. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Ma l'imitator de' migliori è buono senza fallo. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Così mi pare. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Dunque senza dubbio è reo l'imitator de' peggiori, ch'è l'opposto almeno in quella azione, e tanto peggiore quanto sono peggiori gli imitati: perch'alcune comedie rassomigliano in modo a l'ordinaria vita de' cittadini che l'imitazione par de' simili o de gli eguali. E s'Aristotele chiamò la comedia imitazione de' peggiori, intese de la comedia vecchia, a la quale molto s'assomiglian ne la maledicenza, queste, che vendono il diletto a prezzo. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Veramente la comedia che fu detta nuova, a differenza di quella di Aristofane e de gli antichi, è quasi maestra de la vita civile: e a' nostri tempi il Bibiena, l'Ariosto, il Tasso vostro padre e 'l Piccolomini hanno acquistata molta laude. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Mio padre fece la sua non per elezione ma per comandamento, e servendo meritò lode, come fece in tutte l'altre operazioni, perché bene ubbedì. E forse quel che si dice ben imitare in alcune comedie dovrebbe più tosto dirsi imitare acconciamente o convenevolmente. Ma l'usanza, la quale ha fatto lecito l'imitare il male, ha ritrovati ancora questi nomi sconvenevoli. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Mutiamgli dunque e usiamo i convenienti, se nel tempo de le maschere non gli vogliamo usare quasi larve del vero. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Ma chi prenderà questo ardire, se non ci vien di Modena, la qual è così buona maestra di formarli, e ne la quale s'insegnano e s'apprendono tutte le più lodate lingue e si conosce il valore e 'l pregio di ciascuna, e da voi particolarmente, che di tutte sete padrone? Usiamo fra tanto gli usati: e se debbiamo imitare i migliori, come diceste, non gli imitiamo nel male e non divegnamo imitatori de' peggiori, non ce n'accorgendo. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Io conosco che vi spiace vestirvi in quel modo che fan questi che sono chiamati zani o pantaloni, o da lacchè: chiedete dunque gli abiti com'usano i migliori, ch'io cercherò di trovarli. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Volete forse ch'io mi vesta di bigio, come faceva il Muzio Iustinopolitano, o pur, co' piedi scalzi e cinto di corda, cerchi di rassomigliare il Panigarola, gridando: O miseri mortali, in che spendete le mal nate ricchezze, con le quali si può nutrire il povero virtuoso? </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Io non voglio questo in moda alcuno, perché ciò sarebbe divenir predicatore. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Ma i predicatori son migliori? </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Non se ne dubita. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Perché dunque c'è negato d'imitare i migliori scherzando? E se pur la maestà de la nostra religione non consente che si scherzi, questi uomini che danno consiglio a' principi e a' cavalieri ne le materie d'onore, dovrebbono almen contentarsi d'essere imitati in maschera. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Così mi piace: vestitevi di lungo e caminate con gravità e parlate di rado con voci soavi, come fanno i magnanimi. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Dunque la toga de' Viniziani, ch'io non chiamo co 'l suo nome perché 'l suono spiacevole non v'offenda, o 'l capuccio antico de' Fiorentini non sarebbe disdicevole. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Non mi pare. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Tuttavolta la novità de l'abito, o l'antichità più tosto rinovata, tirerebbe a sé mille occhi, e alcun direbbe: “Che s'è questo? Che s'è questo?”, e per aventura si moverebbe a riso. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Non è picciola operazione muoverci a riso, né poco graziosa. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> È nondimeno fraudolenta, perch'il riso è fraude: e ci debbiam guardare altrettanto di farla, quanto che ci sia fatta. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Vestitevi dunque a vostro modo. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Io me n'andrò con la mia robba medesima fodrata di pelle, e un de' servitori porterà questi libri in vece di spada, l'altro la berretta, perché ne potrei aver bisogno: voi trovate il cappello e la maschera. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Son trovati. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> In questa maniera non imitarò alcuno de' migliori intieramente. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Imiterete voi stesso: e chi è miglior di voi? </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Questa vostra è cortesia, o signor Ippolito; il quale sete un di coloro ch'imitano i migliori ne l'opere valorose, né celate con la maschera alcuna cosa di cui debbiate vergognarvi, perché gli arringhi, le giostre, i torneamenti, ne' quali il vostro valore è conosciuto, sono le vostre nobilissime imitazioni; e le pompe di questa corte agguagliarono tutte quelle fatte da' re o da gli imperatori, né sono inferiori a l'antiche descritte da poeta o da istorico, perché vi furono vedute a non solamente l'operazioni de' cavalieri, ma le maraviglie ancora de gli dei favolosi: e io vidi la Fama picciola da prima e poi, crescendo, nascondere il capo fra le nuvole, e udi' la sua tromba. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Il signor duca non lascia alcuna occasione di manifestar la sua grandezza e 'l suo valore; e quando non sono presenti le vere battaglie, ci mostra l'imagine di ciascuna. </p></sp>
	<sp><speaker>A.P.</speaker><p> Due sono le maniere con le quali si rassomiglia la guerra: l'una, questa de la qual parliamo; l'altra, la caccia; e ne l'una e ne l'altra s'essercita il signor duca e i suoi cortigiani. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> E voi particolarmente, signor Ippolito, imitando i migliori, imitate voi medesimo meglio; ch'io non so rendervi quel che v'è dovuto, perché sete stato seco in quelle imprese che gli hanno grande onore e gloria immortale acquistato. Ma io non so, né posso imitare i migliori in questa guisa: e l'ammascherarsi, s'è degno di scusa, non è meritevol di laude. Starò dunque tra coloro che risguardano con piacere e mi contenterò d'esser scusato. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Non è picciol diletto veder tanti cavalieri con abiti così vari e spesse volte così ricchi armeggiare con tanto valore e con tanta leggiadria, e tante donne piene di tanta bellezza con sì rari e con sì nuovi ornamenti. </p></sp>
	<sp><speaker>F.N.</speaker><p> Fra i piaceri de la vista non so qual si ritrovi maggiore; e rimirando or l'una, or l'altra

<quote rend="block"><lg>
<l>Or in forma di ninfa, or d'altra dea,</l>
</lg></quote></p>

<p>mi par che l'imitazione trapassi tutte le similitudini e tutte le maraviglie. Ma qui sarebbe necessario, o signor Ippolito, il vostro consigliero, e forse quello che rassomiglia il Panigarola: ch'in questo caso egli ci sarebbe conceduto per ritrarci da' pericoli, che sono come acuti scogli ricoperti da l'onde tranquille. </p></sp>
	<sp><speaker>I.G.</speaker><p> Già s'è deliberato che debbiamo ammascherarci: l'altra deliberazione farem su la festa. Non dubitate che vi condurrò in parte da la quale vi spiacerà il partire. </p></sp>
</div1>
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</TEI.2>
