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      <title>Per S. A. don Pietro Vigilio</title>
      <author>Vincenzo Monti</author>
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    <extent>15 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Canti e poemi di Vincenzo Monti</title>
        <title type="part">v.</title>
        <author>Monti, Vincenzo</author>
        <editor id="ed">Carducci, Giosue</editor>
        <publisher>G. Barbera</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date>1886</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.6 - Poesia italiana. Periodo del rinnovamento, 1748-1814</term>
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<div1 n="Per S.A. Don Pietro Vigilio"><head>PER S.A. DON PIETRO VIGILIO DE' PRINCIPI THUNN,
ELETTO VESCOVO DI TRENTO.</head>

<opener><dateline>[1779].</dateline></opener>
<lg>
<l>Già desto dalle pronte ore il mattino</l>
<l>In ciel le stelle avea disperse e rotte</l>
<l>Davanti al sol per metterlo in cammino;</l>
<l>E in faccia al suo splendor vinta la notte,</l>
<l>Raccogliendo le sparse atre tenèbre,</l>
<l>Le chiudea d'aquilon dentro le grotte:</l>
<l>Quand'io fuor d'uso da pungenti e crebre</l>
<l>Immagini commosso, e stanco omai</l>
<l>Di cercar più riposo alle palpebre,</l>
<l>Per un'incerta via m'incamminai;</l>
<l>E spinto sol dal mio pensier, sul passo</l>
<l>D'un antro, non so come, io mi trovai.</l>
<l>Giù dalla schiena d'elevato masso</l>
<l>Un fonticel di linfa cristallina</l>
<l>Venìa serpendo e zampillando abbasso;</l>
<l>E di spruzzi spargea l'erba vicina,</l>
<l>Che ne fea tersi e tremoli specchietti</l>
<l>Al brillar della luce mattutina.</l>
<l>Ferìano i raggi orientali e schietti</l>
<l>L'interno del gentil speco romito,</l>
<l>Che di mille ridea freschi fioretti.</l>
<l>De' venticelli l'aleggiar gradito</l>
<l>Il tranquillo silenzio a entrar là drento</l>
<l>Facean soave a mia stanchezza invito.</l>
<l>Ma tremar tutta all'improvviso io sento</l>
<l>Sotto i piè la spelonca, e in tuon profondo</l>
<l>Fremere un rauco sotterraneo vento.</l>
<l>Ed ecco uscir gagliardo e furibondo</l>
<l>Di nebbia un gruppo e di vapor, che stretto</l>
<l>Alla persona mi s'avvolge a tondo,</l>
<l>E via mi sbalza in men ch'io non l'ho detto,</l>
<l>Imperversando, in queste parti e in quelle:</l>
<l>Pensa se il cor mi traballava in petto.</l>
<l>Tal gravido di caspie atre procelle</l>
<l>Il sifon burrascoso i greggi erranti</l>
<l>Ruota insiem coi pastor fino alle stelle,</l>
<l>Quando talor due turbini cozzanti</l>
<l>Vanno dell'aria a disputar l'impero</l>
<l>In tenebrosi orribili sembianti:</l>
<l>Mugghiano all'urlo spaventoso e fiero</l>
<l>L'eccelse rupi, e impaurito altrove</l>
<l>Fugge travolto il rio dal suo sentiero.</l>
<l>Chiuso in quel fosco nembo io non so dove</l>
<l>Mi spingesse il soffiar d'austro possente:</l>
<l>Tanta su gli occhi oscurità mi piove.</l>
<l>L'aere, che il peso inusitato sente,</l>
<l>E fischia e rugge e dentro il crin si caccia,</l>
<l>E l'orecchio m'introna orribilmente.</l>
<l>L'ira il fragor del vento e la minaccia</l>
<l>Mi fe al cielo con prieghi ardenti e vivi</l>
<l>Supplichevole alzar ambe le braccia.</l>
<l>E tosto alcun, cred'io, de' sommi divi,</l>
<l>— Ferma, o turbo, gridò, ferma le penne:</l>
<l>E tu non paventar, ma guarda e scrivi. —</l>
<l>Il turbo le sonanti ale trattenne</l>
<l>Ubbidiente per l'etereo calle,</l>
<l>E la nebbia in due parti aprendo venne.</l>
<l>Essa mi pose su le verdi spalle</l>
<l>Di deserta collina, e si disperse</l>
<l>Fuggendo in sen d'una profonda valle.</l>
<l>Gittai lo sguardo intorno, e mi s'aperse</l>
<l>Dinanzi agli occhi una campagna piana,</l>
<l>Che portentosa vision m'offerse.</l>
<l>Spirto celeste, che per via sì strana</l>
<l>Mi scegliesti a mirar le sapienti</l>
<l>Tracce d'eterna providenza arcana;</l>
<l>Dammi, spirto di Dio, lingua ed accenti,</l>
<l>Onde le viste meraviglie io dica</l>
<l>E fede acquisti dall'estranie genti.</l>
<l>Tutta ingombrava quella spiaggia aprica</l>
<l>Un gregge in abbandon, bianco qual fôra</l>
<l>La brina in vetta d'una balza antica.</l>
<l>Giacea sul campo d'un pastor pur ora</l>
<l>Morto la spoglia, che la verga avea,</l>
<l>Terror di belve, nella mano ancora.</l>
<l>De' verdi paschi immemore correa</l>
<l>Al busto esangue il gregge circonfuso,</l>
<l>E belando in suo stil pianger parea:</l>
<l>Pendeangli sopra con cadente muso</l>
<l>Le pecorelle, e de' lattanti seco</l>
<l>Agnelletti lo stuol tristo e confuso.</l>
<l>In suon pietoso nell'opposto speco</l>
<l>L'egre querele alla pianura al monte</l>
<l>Già ripetendo la mestissim'eco.</l>
<l>Roco tra' sassi mormorava il fonte;</l>
<l>E l'aura si sentía dogliosa e mesta</l>
<l>Gemer de' boschi su la fosca fronte:</l>
<l>Mentre col crine rabbuffato in testa</l>
<l>Passeggia intorno lo Spavento, e scuote</l>
<l>Terribil dai capelli ombra funesta.</l>
<l>Palpitando io tenea le ciglia immote</l>
<l>Nella vista feral, quando le rupi</l>
<l>Vicine urlâr repente e le rimote:</l>
<l>E giù da' ruinosi erti dirupi</l>
<l>Ecco spiccarsi e saltellar ruggendo</l>
<l>Frotte affamate di leoni e lupi:</l>
<l>Facean da lungi risuonar l'orrendo</l>
<l>Crocchiar dei denti minacciosi, e morte</l>
<l>Fulminavan dal torvo occhio tremendo.</l>
<l>Mi corse un gelo per le membra smorte,</l>
<l>Ed — Ohimè, dissi, ohimè la greggia! e scampo</l>
<l>Non fia che il cielo all'infelice apporte? —</l>
<l>Allor guizzò per l'alto un rosso lampo,</l>
<l>E scoppiar a sinistra il tuon s'intese</l>
<l>Rumoreggiando per l'aereo campo.</l>
<l>Di tranquillo splendor l'etra s'accese:</l>
<l>E su la punta d'un lucente raggio</l>
<l>Garzon di forma angelica discese.</l>
<l>Luminoso ei trascorse ampio viaggio,</l>
<l>E da forti percosse ignee scintille</l>
<l>Fecer largo le nubi al suo passaggio.</l>
<l>Del sol le vampe avea nelle pupille,</l>
<l>E su le reni un cerchio folgorante</l>
<l>Di pugnanti fra sè fiamme e faville.</l>
<l>Ei poggiò nella piaggia erma le piante,</l>
<l>Qual colonna di foco in selva oscura</l>
<l>Che riconforta il pellegrino errante.</l>
<l>All'attonito ovil diè di sicura</l>
<l>Pace uno sguardo, e un altro alla montagna</l>
<l>Nunziator di sterminio e di paura.</l>
<l>— Venga, poscia gridò per la campagna,</l>
<l>Venga l'eletto a custodir le sparse</l>
<l>Fide agnelle di Cristo; e non si piagna. —</l>
<l>Della voce possente il suon si sparse</l>
<l>Per tutto, e verso l'aquilon lontano</l>
<l>Uom di modesto portamento apparse.</l>
<l>Liete i suoi passi percorrean per piano</l>
<l>Rettissimo sentier fede e fortezza,</l>
<l>E caritade lo tenea per mano.</l>
<l>Ma incontrò per la via fasto e grandezza,</l>
<l>Che vane gli mostrar pompe pregiate</l>
<l>Di folle ambizion e d'alterezza:</l>
<l>Lunghe toghe ostentâr, croci gemmate,</l>
<l>Auree chiavi, aurei velli, e varia massa</l>
<l>Di scudi e di visiere affumicate.</l>
<l>Il ciglio allor severamente abbassa,</l>
<l>E con sembianza dispettosa e franca</l>
<l>Il magnanimo eroe non guarda e passa.</l>
<l>Quando fu giunto, l'angelo la manca</l>
<l>Su le spalle gli ferma, e colla dritta</l>
<l>Di fiamme un pugno staccasi dall'anca,</l>
<l>E intorno ai lombi gliel'aggruppa, e gitta</l>
<l>Dentro le fibre; che sentîr l'interno</l>
<l>Bollor di calda robustezza invitta.</l>
<l>— Piglia, quindi gli disse in tuon superno,</l>
<l>Piglia la verga di colui che il ciglio</l>
<l>Chiuse dianzi colà nel sonno eterno.</l>
<l>Pasci quel gregge; e dall'ingordo artiglio</l>
<l>Tu il salva di crudei mostri, che presso</l>
<l>Minacciano fatal scempio e periglio.</l>
<l>Pasci quel gregge; e, buon pastor, per esso</l>
<l>Nella battaglia cimentosa unquanco</l>
<l>Non far risparmio del tuo sangue istesso. —</l>
<l>Qui tacque: ed egli generoso e franco</l>
<l>Per celeste favor corse all'estinto,</l>
<l>E quella verga gli levò da fianco.</l>
<l>Poi, qual fu visto un dì scalzo e discinto</l>
<l>Pugnar cogli orsi e rovesciarli a terra</l>
<l>L'egregio pastorel di Terebinto,</l>
<l>Tàl questi allora colla destra afferra</l>
<l>Il baston noderoso, e verso il colle</l>
<l>Vien colle fiere ad azzuffarsi in guerra.</l>
<l>La fortezza il suo braccio in alto estolle,</l>
<l>Il terror lo precede e la vendetta</l>
<l>E in sen lo zelo gli s'infiamma e bolle.</l>
<l>Colla foga d'ardente atra saetta</l>
<l>D'irti lupi e leon tra la superba</l>
<l>Ferocissima turba egli si getta.</l>
<l>Mena a traverso, e di ferita acerba</l>
<l>Agli audaci spezzando e teschi ed osse</l>
<l>Gli stende infranti su l'arena e l'erba:</l>
<l>Fischian per l'aria i colpi e le percosse,</l>
<l>Volan sparsi i cervelli; e frondi e spine</l>
<l>Fansi dintorno sanguinose e rosse.</l>
<l>L'intrepido campion su le vicine</l>
<l>Scoscese rocce i fuggitivi incalza,</l>
<l>E li respinge nelle tane alpine.</l>
<l>Quindi d'un giogo la ventosa balza</l>
<l>Salì, che a guisa di tridente acuto</l>
<l>Fra due verdi montagne al ciel s'innalza.</l>
<l>Sopra scabro macigno ivi seduto,</l>
<l>In fronte di sudor si terse un rivo</l>
<l>Dal faticoso battagliar spremuto:</l>
<l>Mentre lassuso per aperto clivo,</l>
<l>I perigli obliando e le querele,</l>
<l>Quell'armento il seguìa salvo e giulivo.</l>
<l>Sgombro alfin d'ogni belva empia e crudele</l>
<l>Vestissi il poggio di ridenti erbette,</l>
<l>Ove amaro nascea pasco infedele.</l>
<l>Esultâr gli ariéti e l'agnellette,</l>
<l>Esultarono i colli, ed i ruscelli</l>
<l>Corser di linfe salutari e schiette.</l>
<l>Con ale tremolanti i venticelli</l>
<l>Si gittavan su i rami, e la frondosa</l>
<l>Verde chioma scotean degli arbuscelli.</l>
<l>Dalla parte del ciel più luminosa</l>
<l>Ecco intanto venir candida e lieve</l>
<l>Nube tutta gentil tutta odorosa:</l>
<l>Così bianca talor falda di neve</l>
<l>Dai pendenti burron giù s'abbandona,</l>
<l>Quando il raggio solar l'investe e beve.</l>
<l>Già sul monte si cala; e una persona</l>
<l>Dal pacifico grembo in due diviso</l>
<l>Cinta di veste pastoral sprigiona.</l>
<l>La risplendente maestà del viso,</l>
<l>L'amabil occhio palesollo un vero</l>
<l>Fulgido cittadin del paradiso.</l>
<l>Avviandosi a lui che dal guerriero</l>
<l>Conflitto prendea tregua, e pur sepolto</l>
<l>In profondo si stava alto pensiero;</l>
<l>Gli stese al collo ambe le braccia, e in volto</l>
<l>Imprimendogli un bacio in cui l'amore</l>
<l>Tutta l'alma gli avea su i labbri accolto.</l>
<l>— Salve, o figlio (sclamò), salve, o pastore.</l>
<l>Che guati? le sembianze in questi amplessi</l>
<l>Non ravvisi dell'avo antecessore?</l>
<l>Me quaggiù, perchè degno io ti scorgessi</l>
<l>Di mie fatiche di mia gloria erede,</l>
<l>Trasse amor dai superni almi recessi.</l>
<l>Seppi dianzi lassù che Dio ti diede</l>
<l>A pascolar la numerosa greggia</l>
<l>Che tutto copre di quest'alpe il piede.</l>
<l>Senti come del ciel plaude la reggia</l>
<l>Al divino decreto, e le virtudi</l>
<l>Del prescelto pastor canta e festeggia.</l>
<l>Altri volle narrar quanto egli sudi</l>
<l>Su la traccia d'onore, e la beltade</l>
<l>Dei costumi esaltò candidi e nudi;</l>
<l>Altri il senno il consiglio e l'umiltade</l>
<l>E la dolce pietà che terge il pianto</l>
<l>Ai figli dell'afflitta povertade;</l>
<l>Chi la prudenza, chi l'intégro e santo</l>
<l>Zelo del retto. Tu pensar potrai</l>
<l>Se il cor nel seno mi crescea frattanto.</l>
<l>Impaziente allor io m'affacciai</l>
<l>Ad un balcone di ceruleo smalto,</l>
<l>E coll'occhio qua e là ti ricercai.</l>
<l>Vidi l'angel di Dio scender dall'alto,</l>
<l>Vidi le fiere, e paventai che il braccio</l>
<l>Non ti reggesse nel tremendo assalto.</l>
<l>Vinse la tua virtù: fredde qual ghiaccio</l>
<l>Stan sul campo le gole insidiatrici;</l>
<l>E adorno d'immortal palma io t'abbraccio.</l>
<l>Ma tutti ancor non son spenti i nemici.</l>
<l>D'unghia e dente più ingordo altri verranno</l>
<l>Di cupa notte fra i silenzi amici:</l>
<l>Del custodito ovil spiando andranno</l>
<l>I graticci, e per farne ampio macello</l>
<l>Il frapposto ripar ne schianteranno.</l>
<l>Tu con chiave fedel serra il cancello,</l>
<l>Vegliane in guardia: il mercenario vile</l>
<l>Aperto il lascia; ma non sii tu quello.</l>
<l>Quando spunta il mattin, fuor del covile</l>
<l>Chiama la greggia e a pasturar la mena</l>
<l>Ove l'erba è più fresca e più gentile.</l>
<l>Se vedrai senza spirto e senza lena</l>
<l>Languir sul prato un'infelice agnella,</l>
<l>Tu curva il collo e te la reca in schiena.</l>
<l>Tu la verga su gl'irci alza, e rappella</l>
<l>Gl'insolenti capretti usi alla tresca</l>
<l>Or coll'una or coll'altra pecorella.</l>
<l>Dividi a tutte l'amor tuo: quand'esca</l>
<l>Fuor dell'armento a traviar qualcuna,</l>
<l>Vanne in cerca, e coi prieghi a te l'adesca.</l>
<l>Contale su la sera una per una:</l>
<l>Dio che di lor la cura a te commesse</l>
<l>Stretta ragion ti chiederà d'ognuna.</l>
<l>Serba dell'avo le parole impresse</l>
<l>Nel più sacro del cor: vinci la speme,</l>
<l>Vinci coll'opre le mie brame istesse.</l>
<l>Alfin rimanti in pace, e prendi insieme</l>
<l>L'ultimo bacio. — In così dir lo strinse:</l>
<l>E la nube aguzzò le parti estreme;</l>
<l>Il venerabil veglio in grembo avvinse;</l>
<l>E di lucida striscia il ciel rigando</l>
<l>Rapidissimamente oltre si spinse.</l>
<l>Quanto in su più potei maravigliando</l>
<l>Col guardo la seguii; finchè, l'incerta</l>
<l>Attonita pupilla al suol tornando,</l>
<l>Non più greggia e pastor, ma la deserta</l>
<l>Di gioghi e valli estension s'offría.</l>
<l>Io pien la mente di stupor dell'erta</l>
<l>Presi l'alpestre solitaria via.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
