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      <title>Pensieri d'amore</title>
      <author>Vincenzo Monti</author>
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    <extent>12 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000302</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Opere</title>
        <author>Monti, Vincenzo</author>
        <editor id="ed">Valgimigli, Manara</editor>
        <editor id="ed2">Muscetta, Carlo</editor>
        <publisher>R. Ricciardi</publisher>
        <pubPlace>Milano [ecc.]</pubPlace>
        <date>1953</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.6 - POESIA ITALIANA, 1748-1814</term>
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<text>
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<div1><head>I</head>
<lg><l>Sallo il ciel quante volte al sonno, ahi lasso!</l>
<l>col desire mi corco e colla speme</l>
<l>di mai svegliarmi. E sul mattin novello</l>
<l>apro le luci, a mirar torno il Sole,</l>
<l>ed infelice un'altra volta io sono.</l>
<l>Quale sovente con maggior disdegno</l>
<l>vedi sul mar destarsi le procelle,</l>
<l>che fatto dianzi avean silenzio e tregua;</l>
<l>tale al tornar della diurna luce</l>
<l>più fiero de' miei mali il sentimento</l>
<l>risorge, e tal dell'alma le tempeste,</l>
<l>che la calma notturna avea sopite,</l>
<l>svegliansi tutte, e le solleva in alto</l>
<l>quel terribile iddio che mi persegue.</l>
<l>Del cuore allor spalancansi le porte,</l>
<l>e il Dolor siede su la mesta entrata.</l>
<l>Con cent'occhi il crudel mostro la guarda,</l>
<l>e la Gioia ne scaccia, che passarvi</l>
<l>vorria pietosa, e col suo dolce tocco</l>
<l>il fier custode addormentar procura.</l>
<l>Al sorriso, al gentil vezzo di questa</l>
<l>avversaria divina ei ben talvolta</l>
<l>par che vinto s'accheti; ma trapassa</l>
<l>l'onda repente di contrario affetto,</l>
<l>ch'alto romor menando lo riscuote;</l>
<l>ond'egli riede dispettoso all'ira,</l>
<l>e l'istesso gioir cangia in martire.</l></lg></div1>

<div1><head>II</head>

<lg><l>Indarno alla novella alba del giorno,</l>
<l>allorché dopo il travagliar d'oscura</l>
<l>funesta vision svegliomi, e tutto</l>
<l>d'affannoso sudor molle mi trovo,</l>
<l>indarno stendo verso lei le braccia,</l>
<l>misero! e nel silenzio della notte</l>
<l>la cerco indarno per le vôte piume,</l>
<l>quando un felice ed innocente sogno</l>
<l>m'inganna, e parmi di sederle al fianco,</l>
<l>e stretta al seno la sua man tenermi,</l>
<l>ricoprirla di baci, e contro gli occhi</l>
<l>premerla, e contro le mie calde gote.</l>
<l>Ahi! quando ancora colle chiuse ciglia</l>
<l>tra veglia e sonno d'abbracciarla io credo,</l>
<l>e deluso mi desto, ahi! che del cuore</l>
<l>la grave oppression sgorgar repente</l>
<l>fa di lagrime un rio dalle pupille,</l>
<l>e al pensier disperato mi dischiude</l>
<l>un avvenir d'orrendi mali, a cui</l>
<l>termine non vegg'io fuorché la tomba.</l></lg></div1>

<div1><head>III</head>

<lg><l>Oh come del pensier batte alle porte</l>
<l>questa fatale immago e mi persegue!</l>
<l>Come d'incontro mi s'arresta immota,</l>
<l>e tutta tutta la mia mente ingombra!</l>
<l>Chiudo ben io per non mirarla i rai,</l>
<l>e con ambe le man la fronte ascondo;</l>
<l>ma su la fronte e dentro i rai la veggio</l>
<l>un'altra volta comparir, fermarsi,</l>
<l>riguardarmi pietosa e non far motto.</l>
<l>Le braccia allargo, e prono in su le piume</l>
<l>cader mi lascio colla bocca e il petto;</l>
<l>ma l'immago dagli occhi non s'invola;</l>
<l>anzi s'accosta, e par che ciglio a ciglio,</l>
<l>gote a gote congiunga, e tal poi meco</l>
<l>reclini il capo e s'abbandoni al sonno.</l></lg></div1>

<div1><head>IV</head>

<lg><l>Torna, o delirio lusinghier, deh! torna,</l>
<l>né così ratto abbandonarmi. Io dunque</l>
<l>suo sposo! ella mia sposa! Eterno Iddio,</l>
<l>di cui fu dono questo cor che avvampa,</l>
<l>se un tanto ben mi preparavi, io tutti</l>
<l>spesi gl'istanti in adorarti avrei.</l>
<l>Non vo' lagnarmi, o giusto Iddio. Perdona</l>
<l>alle lagrime mie, perdona al cieco</l>
<l>desio che m'arde. Se fra queste braccia</l>
<l>dato mi fosse un sol momento stringere...</l>
<l>Se questi labbri su quei labbri... Ahi, misero!</l>
<l>Ahi che al solo pensarlo entro le vene</l>
<l>di foco un fiume mi trabocca, e tutti</l>
<l>tremano i polsi combattuti e l'ossa!</l></lg></div1>

<div1><head>V</head>

<lg><l>Oh se lontano dalle ree cittadi</l>
<l>in solitario lido i giorni miei</l>
<l>teco mi fosse trapassar concesso!</l>
<l>Oh se mel fosse! Tu sorella e sposa,</l>
<l>tu mia ricchezza, mia grandezza e regno,</l>
<l>tu mi saresti il ciel, la terra e tutto.</l>
<l>Io ne' tuoi sguardi e tu ne' miei felice,</l>
<l>come di schietto rivo onda soave</l>
<l>scorrer gli anni vedremmo, e fonte in noi</l>
<l>di perenne gioir fôra la vita.</l>
<l>Poi, quando al fine dell'etade il gelo</l>
<l>de' sensi avrebbe il primo ardor già spento,</l>
<l>e in fuga si vedrian volti i diletti</l>
<l>all'apparir delle canute chiome,</l>
<l>amor darebbe all'amistade il loco;</l>
<l>dolce amistade, che dal caldo cenere</l>
<l>delle passate fiamme altra farebbe</l>
<l>germogliar tenerezza, altri contenti.</l>
<l>Oh contenti! oh speranze!... Un importuno</l>
<l>fremer di vento mi riscosse, e tutta</l>
<l>sparve col mio delirio anche la gioia.</l></lg></div1>

<div1><head>VI</head>

<lg><l>Ahi sconsigliato! ahi forsennato! e dove,</l>
<l>dove son tratto dal furor di questo</l>
<l>tremendo affetto? In lei sepolto, in lei</l>
<l>sola è sepolto il mio pensier. Quest'occhi</l>
<l>altro non veggon che sua dolce immago;</l>
<l>altro nel core risonar non sento</l>
<l>che l'amato suo nome, e tutto apparmi,</l>
<l>se lei ne traggi, l'universo estinto.</l></lg></div1>

<div1><head>VII</head>

<lg><l>Ma che? sederle al fianco, e de' suoi sguardi,</l>
<l>de' suoi sorrisi, de' suoi dolci accenti</l>
<l>pascer l'anima ingorda, e sì dappresso</l>
<l>farmi al suo labbro, che sul labbro mio</l>
<l>giungerne io senta il tepido respiro...</l>
<l>Ahi! parmi allor che un folgore mi corra</l>
<l>per gli attoniti sensi. Innanzi al ciglio</l>
<l>una nube si stende: entro la gola</l>
<l>van soffocate le parole, e sembra</l>
<l>che di foco una man la stringa e chiuda.</l>
<l>Allor mi batte in fiera guisa il core;</l>
<l>e per dar vento all'infiammato petto</l>
<l>più lunghi e cupi dall'aperta bocca</l>
<l>esalano i sospiri; e forza è quindi</l>
<l>o correre co' baci alla sua mano,</l>
<l>e di pianto bagnarla; o dispiccarmi</l>
<l>da lei veloce, e colle vôlte spalle</l>
<l>gir percotendo per furor la fronte.</l></lg></div1>

<div1><head>VIII</head>

<lg><l>Alta è la notte, ed in profonda calma</l>
<l>dorme il mondo sepolto, e in un con esso</l>
<l>par la procella del mio cor sopita.</l>
<l>Io balzo fuori delle piume, e guardo;</l>
<l>e traverso alle nubi, che del vento</l>
<l>squarcia e sospinge l'iracondo soffio,</l>
<l>veggo del ciel per gl'interrotti campi</l>
<l>qua e là deserte scintillar le stelle.</l>
<l>Oh vaghe stelle! e voi cadrete adunque,</l>
<l>e verrà tempo che da voi l'Eterno</l>
<l>ritiri il guardo, e tanti Soli estingua?</l>
<l>E tu pur anche coll'infranto carro</l>
<l>rovesciato cadrai, tardo Boote,</l>
<l>tu degli artici lumi il più gentile?</l>
<l>Deh, perché mai la fronte or mi discopri,</l>
<l>e la beata notte mi rimembri,</l>
<l>che al casto fianco dell'amica assiso</l>
<l>a' suoi begli occhi t'insegnai col dito!</l>
<l>Al chiaror di tue rote ella ridenti</l>
<l>volgea le luci; ed io per gioia intanto</l>
<l>a' suoi ginocchi mi tenea prostrato</l>
<l>più vago oggetto a contemplar rivolto,</l>
<l>che d'un tenero cor meglio i sospiri,</l>
<l>meglio i trasporti meritar sapea.</l>
<l>Oh rimembranze! oh dolci istanti! io dunque,</l>
<l>dunque io per sempre v'ho perduti, e vivo?</l>
<l>e questa è calma di pensier? son questi</l>
<l>gli addormentati affetti? Ahi, mi deluse</l>
<l>della notte il silenzio, e della muta</l>
<l>mesta Natura il tenebroso aspetto!</l>
<l>Già di nuovo a suonar l'aura comincia</l>
<l>de' miei sospiri, ed in più larga vena</l>
<l>già mi ritorna su le ciglia il pianto.</l></lg></div1>

<div1><head>IX</head>

<lg><l>Limpido rivo, onor del patrio colle,</l>
<l>che dolce mormorando per la via</l>
<l>lo stanco ed arso passeggiero inviti,</l>
<l>è gran tempo, lo sai, che su l'erbetta</l>
<l>del tuo bel margo a riposar non vengo,</l>
<l>e d'accanto ti passo frettoloso,</l>
<l>né mi sovviene di pur darti un guardo.</l>
<l>Scusa l'error, amabil rio, perdona</l>
<l>l'involontaria scortesia. Se noto</l>
<l>l'orror ti fosse di mio stato, e quali</l>
<l>ravvolgo in mente atri pensieri, e quanta</l>
<l>guerra nel petto, orrenda guerra, io porto,</l>
<l>certo t'udrei su l'alta mia sventura</l>
<l>gemer pietoso e andar più roco al mare.</l>
<l>Ma ben crudo se' tu, che i segni ancora</l>
<l>serbi di mia felicità perduta.</l>
<l>Perché quei cespi alimentar, che spesso</l>
<l>d'affanni scarco m'accoglieano in grembo,</l>
<l>quando il cor visse solitario, e tocco</l>
<l>d'Amor la face non l'avea pur anco?</l>
<l>Perché riveggio queste piante, e l'ombra</l>
<l>che i miei sonni coperse? E tu soave</l>
<l>aura d'april, perché sì dolce intorno</l>
<l>batti le piume e mi carezzi il volto?</l>
<l>Fuggi e le gote a lusingar ten vola</l>
<l>non bagnate di pianto. Ah! fuggi, e queste,</l>
<l>che mi rigan la guancia, ultime stille</l>
<l>non asciugarmi, e in libertà le lascia</l>
<l>cader nell'onda che mi scorre al piede.</l></lg></div1>

<div1><head>X</head>

<lg><l>Tutto père quaggiù. Divora il Tempo</l>
<l>l'opre, i pensieri. Colà dove immenso</l>
<l>gli astri dan suono, e qui dov'io mi assido,</l>
<l>e coll'aura che passa mi lamento,</l>
<l>del Nulla tornerà l'ombra e il silenzio.</l>
<l>Ma non l'intera Eternità potria</l>
<l>spegner la fiamma che non polsi e vene,</l>
<l>ma la sostanza spirital n'accese;</l>
<l>fiamma immortal, perché immortal lo spirto</l>
<l>entro cui vive, e di cui vive e cresce.</l>
<l>Quest'occhi adunque chiuderà di morte</l>
<l>il ferreo sonno, né potrà quel sonno</l>
<l>lo sguardo estinguer che dagli occhi uscìo.</l>
<l>Cesserà il cuor di palpitarmi in petto,</l>
<l>e il frale, che mi cinge, andrà nel turbo</l>
<l>della materia universal confuso;</l>
<l>ma incorruttibil dal corporeo fango,</l>
<l>come raggio dall'onda emergeranne</l>
<l>l'amoroso pensier, che tante in seno</l>
<l>faville mi destò, tanti sospiri.</l>
<l>Poiché dunque n'avrà pietoso il Fato</l>
<l>della spoglia terrena ambo già sciolti,</l>
<l>e d'altre forme andrem vestiti in altro</l>
<l>men scellerato e più leggiadro mondo,</l>
<l>noi rivedremci, o mio perduto Bene,</l>
<l>e sarà nosco Amor. Noi de' sofferti</l>
<l>oltraggi allor vendicheremo Amore;</l>
<l>né d'uomo tirannia, né di fortuna</l>
<l>franger potranne, o indebolir quel nodo</l>
<l>che le nostre congiunse alme fedeli.</l>
<l>Perché dunque a venir lenta è cotanto,</l>
<l>quando è principio del gioir, la Morte?</l>
<l>Perché sì rado la chiamata ascolta</l>
<l>degl'infelici, e la sua man disdegna</l>
<l>troncar le vite d'amarezza asperse?</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
