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      <title>Premessa all'ultimo canto di Saffo</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>5 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000334</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I, Firenze, Sansoni 1989.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>800</date>
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    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
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        <term>858.7 - MISCELLANEA ITALIANA. 1814-1859</term>
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        <term>Poesia</term>
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<div1><head>PREMESSA ALL'ULTIMO CANTO DI SAFFO</head>

<p>Il fondamento di questa Canzone sono i versi che Ovidio scrive in persona di Saffo epist. 15 v. 31 segg. <hi rend="italic">Si mihi difficilis formam natura negavit etc.</hi> La cosa più difficile del mondo, e quasi impossibile, si è d'interessare per una persona brutta; e io non avrei preso mai quest'assunto di commuovere i Lettori sopra la sventura della bruttezza se in questo particolar caso, che ho scelto a bella posta, non avessi trovato molte circostanze che sono di grandissimo aiuto, cioè 1. la gioventù di Saffo, e il suo esser di donna. Noi scriviamo principalmente agli uomini. Ora <hi rend="italic">ni moza fea, ni vieja ermosa</hi>, dicono gli spagnuoli. 2. il suo grandissimo spirito, ingegno, sensibilità, fama, anzi gloria immortale, e le sue note disavventure, le quali circostanze pare che la debbano fare amabile e graziosa, ancorchè non bella: o se non lei, almeno la sua memoria. 3. e soprattutto, la sua antichità. Il grande spazio frapposto tra Saffo e noi, confonde le immagini, e dà luogo a quel vago ed incerto che favorisce sommamente la poesia. Per bruttissima che Saffo potesse essere, che certo non fu, l'antichità, l'oscurità de' tempi, l'incertezza ec. introducono quelle illusioni che suppliscono ad ogni difetto. </p></div1>

<div1><head>POSTILLA AI VV. 68–70</head>

<p><hi rend="italic">Ecco di tante Sperate palme e dilettosi errori Il Tartaro m'avanza</hi>. Il Tartaro è forse una palma, o un error dilettoso? Tutto l'opposto, ma ciò appunto dà maggior forza a questo luogo, venendoci ad entrare una come ironia. Di tanti beni non m'avanza altro che il Tartaro, cioè un male. Oltracciò si può spiegare questo luogo anche esattamente, e con un senso molto naturale. Cioè queste tante speranze e questi errori così piacevoli si vanno a risolvere nella morte: di tanta speranza, e di tanti amabili errori non esce, non risulta, non si realizza altro che la morte. Così il <hi rend="italic">di</hi> viene a stare molto naturalmente per <hi rend="italic">da</hi> o <hi rend="italic">per</hi> o cosa simile. Che se la frase è ardita e rara, non per questo è oscura, ma il senso n'esce chiarissimo. E di queste tali espressioni incerte, e più incerte ancora di questa n'abbonda la poesia latina, Virgilio, Orazio, che sono i più perfetti: anzi questi due n'abbondano massimamente. E lo stesso incerto, e lontano e ardito, e inusitato, e indefinito, e pellegrino di questa frase le conferisce quel <hi rend="italic">vago</hi> che sarà sempre in sommo pregio appresso chiunque conosce la vera natura della poesia. In somma il luogo sta bene così, e non bisogna guastarlo. La voce <hi rend="italic">tante</hi> è da conservare a tutti i patti, chè nessun'altra potrebbe supplire all'effetto suo; effetto che appartiene all'intima natura del cuore umano, e deriva dall'indeterminato di questa voce, ossia della quantità ch'ella significa; come ho notato altrove (19 maggio. Domenica. 1822). </p></div1></body></text></TEI.2>
