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      <title>Cristo raffigurato nel sasso</title>
      <author>Vincenzo Monti</author>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000354</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Canti e poemi di Vincenzo Monti</title>
        <title type="part">v.</title>
        <author>Monti, Vincenzo</author>
        <editor id="ed">Carducci, Giosue</editor>
        <publisher>G. Barbera</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date>1886</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.6 - Poesia italiana. Periodo del rinnovamento, 1748-1814</term>
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<div1 n="Cristo raffigurato nel sasso"><head>CRISTO RAFFIGURATO NEL SASSO CHE ATTERRÒ IL COLOSSO VEDUTO IN SOGNO DA NABUCCODONOSOR.</head>

 <opener><date>[1780].</date></opener>
<lg>
<l>Qui stette, qui superbo alzò la fronte</l>
<l>L'idolo della colpa, e al ciel fe guerra:</l>
<l>Qui cadde rotolando giù dal monte</l>
<l>Un picciol sasso, e rovesciollo a terra.</l>
<l>Balzò l'infame capo entro Acheronte,</l>
<l>Che ne' suoi gorghi ancor l'asconde e serra:</l>
<l>Rimaser solo ad ingombrar la valle</l>
<l>L'infranto busto e le troncate spalle.</l>
<l>Musa dell'alte sfere cittadina,</l>
<l>Che piombar la gran mole al suol vedesti,</l>
<l>E lieta su l'orribile rovina</l>
<l>Un dolce inno di laude a Dio sciogliesti;</l>
<l>Aprimi la profetica cortina</l>
<l>Che in Babilonia a Daniel schiudesti,</l>
<l>E a parte a parte, tu che n'hai memoria,</l>
<l>Vienmi a narrar la peregrina istoria.</l>
<l>In mezzo di vastissima pianura</l>
<l>L'orrendo simulacro al ciel s'ergea:</l>
<l>La testa formidabile e sicura</l>
<l>A cozzar co' lucenti astri giungea;</l>
<l>E il terribil suo sguardo di paura</l>
<l>La bianca luna scolorir facea:</l>
<l>Il sol rifugge di fissarvi l'occhio,</l>
<l>E volge altrove spaventato il cocchio.</l>
<l>La manca il fatal pomo, e rugginoso</l>
<l>Scettro la destra imperioso stringe:</l>
<l>L'ampio torace da un gran serpe è roso,</l>
<l>Che il ventre nelle viscere gli spinge;</l>
<l>E scendendo su l'anca tortuoso</l>
<l>Con la gran coda il ventre gli recinge;</l>
<l>Immenso ventre u' colano le impure</l>
<l>Di cittadi e di regni atre sozzure.</l>
<l>Chi può ridir le vittime alla fame</l>
<l>Dell'idolo crudel svenate ed arse?</l>
<l>Di nero sangue e fetido carname</l>
<l>Vedi gli altari a lui fumanti alzarse:</l>
<l>Corre la tabe a rivi, e d'atro ossame</l>
<l>Van le foreste orribilmente sparse:</l>
<l>Stanno confusi fra l'immonde glebe</l>
<l>I teschi de' potenti e della plebe.</l>
<l>E porpore e cervici coronate</l>
<l>Giacciono lorde sul sanguigno piano:</l>
<l>Molte il Nilo barbarico e l'Eufrate,</l>
<l>Ma molte ne tributa anche il Giordano.</l>
<l>Volan ministri a tanta feritate</l>
<l>I demoni d'Averno: altri la mano</l>
<l>Arman di scure, e vanno altri gittando</l>
<l>Le vittime nel foco abbominando.</l>
<l>Stride la fiamma e mormora e s'adira</l>
<l>Dell'alimento orribile nutrita.</l>
<l>Piange allor su la rea strage e sospira</l>
<l>Pallida la natura e sbigottita:</l>
<l>Mesto e languido al fine il guardo gira</l>
<l>Alla montagna estrema, e chiede aíta;</l>
<l>Aíta chiede, e tutto, ahi tristo obbietto!,</l>
<l>Mostra solcato dalle piaghe il petto.</l>
<l>N'ebbe orror la montagna, e si commosse,</l>
<l>Mugghiando, per pietà dell'infelice.</l>
<l>A quel muggito a quel tremor spiccosse</l>
<l>Un sasso dall'altissima pendice.</l>
<l>Come suol dalle nubi infrante e rosse</l>
<l>Piombar talvolta la saetta ultrice;</l>
<l>Così vola fischiando il sasso, e fiede</l>
<l>Lo smisurato simulacro al piede.</l>
<l>Quel crolla; e nel crollar forza è che gema</l>
<l>Su i piè mal fermo e tutto tremebondo;</l>
<l>Cade alfine, e precipita: ne trema</l>
<l>La terra offesa dall'immenso pondo.</l>
<l>Sì forse allor tremò, che, dall'estrema</l>
<l>Asia rompendo l'océan profondo,</l>
<l>Si divise l'America, e d'altr'acque</l>
<l>Ricoperse i suoi lidi, e immota giacque.</l>
<l>Plausero al rovinar della gran mole</l>
<l>Le valli spettatrici e le colline;</l>
<l>E tosto germina3r rose e viole,</l>
<l>E tra le siepi inaridi3r le spine:</l>
<l>Rise l'aria tranquilla, e in cielo il sole</l>
<l>Di più bei raggi circondossi il crine,</l>
<l>E lieto il sasso benedir parea</l>
<l>Che l'idolo tiranno infranto avea.</l>
<l>Mirabil sasso! Già non sei tu figlio</l>
<l>Di terrestre dirupo. In paradiso</l>
<l>Tu certo un dì nascesti; e tu dal ciglio</l>
<l>Del gran monte di Dio fosti diviso.</l>
<l>Lascia che questa man ti dia di piglio,</l>
<l>Lascia che il guardo ti contempli fiso.</l>
<l>Vo' che un'ara a te sorga, e che di fiori</l>
<l>Abbia scelta ghirlanda e scelti onori.</l>
<l>Voglio d'elette corde il plettro mio</l>
<l>Armare, e più gentil trarne il concento:</l>
<l>Voglio.... Ma folle! che voler poss'io?</l>
<l>Porta i miei voti e le parole il vento.</l>
<l>Un Dio s'asconde in questo sasso, un Dio.</l>
<l>Ecco altre meraviglie, altro portento:</l>
<l>Ecco che il sasso romoreggia e bolle,</l>
<l>Si squarcia, si dilata, e al ciel s'estolle.</l>
<l>Prende aspetto di monte, e va sublime</l>
<l>I gran fianchi elevando e la gran schiena:</l>
<l>Tanto è già in su con le superbe cime,</l>
<l>Che il guardo istesso le raggiunge a pena.</l>
<l>Allor dall'ardue vette alle falde ime</l>
<l>Di luce il giogo tutto arde e balena;</l>
<l>Da cui repente fecondato e scorso</l>
<l>D'universal verzura ammanta il dorso.</l>
<l>Frondeggiano le balze; e vedi in alto</l>
<l>Pender foreste ed umili boschetti,</l>
<l>E giù tra' sassi con volubil salto</l>
<l>Rompersi mormorando i ruscelletti,</l>
<l>Che poi tra rive di fiorito smalto</l>
<l>Si fan cadendo più vivaci e schietti:</l>
<l>Corron d'ogni parte sitibonde</l>
<l>Le genti a dissetarsi alle bell'onde.</l>
<l>Altri al basso le attinge, altri va lieve</l>
<l>A libar le sorgenti in su la vetta:</l>
<l>Qual si fa vase della palma e beve;</l>
<l>Quale il labbro v'attuffa e non aspetta:</l>
<l>Dalle dolci acque il cor vita riceve.</l>
<l>Indi posano il fianco in su l'erbetta,</l>
<l>E traggon l'ore fortunate e sante</l>
<l>Sul monte al rezzo dell'eterne piante.</l>
<l>Salve, o monte di Dio. Di te cantaro</l>
<l>D'Amos l'inclito figlio e il Morastite:</l>
<l>Rispettosa la fronte a te cuvaro</l>
<l>Il Libano e le piagge ascolonite.</l>
<l>Sole, ma indarno, dell'inferno avaro</l>
<l>Ne fremono le valli isterilite.</l>
<l>Atterrato è il colosso, e più non torna</l>
<l>Contra le stelle ad innalzar le corna.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
