<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!DOCTYPE TEI.2 SYSTEM "http://bibliotecaitaliana.it/dtd/bibit.dtd">
<TEI.2>
<teiHeader>
  <fileDesc>
    <titleStmt>
      <title>Idilli e volgarizzamenti di alcuni versi morali dal greco (</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
    </titleStmt>
    <extent>17 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000369</idno>
      <availability>
        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
      </availability>
    </publicationStmt>
    <seriesStmt>
      <title>Collezione BibIt</title>
    </seriesStmt>
    <sourceDesc>
      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Canti, ed. critica a cura di D. de Robertis, Milano, Il Polifilo 1984.</note>
      </bibl>
    </sourceDesc>
  </fileDesc>
  <encodingDesc>
                  <samplingDecl>
                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
                    <correction method="silent" status="medium">
                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
                    </correction>
                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
                    </hyphenation>
                  </editorialDecl>
    <classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
  <profileDesc>
    <creation>
      <date>800</date>
    </creation>
    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
    <textClass>
      <keywords scheme="CDD">
        <term>851.7 - POESIA ITALIANA. 1814-1859</term>
      </keywords>
      <keywords scheme="CGB">
        <term>Traduzioni e volgarizzamenti</term>
      </keywords>
    </textClass>
  </profileDesc>
  <revisionDesc>
    <change>
      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
      <respStmt>
        <name>Lexis</name>
      </respStmt>
      <item>Digitalizzazione</item>
    </change>
    <change>
      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
      <respStmt>
        <name>Lexis</name>
      </respStmt>
      <item>Correzione linguistica</item>
    </change>
    <change>
      <date>2004-06-01T00:00:00.000+02:00</date>
      <respStmt>
        <name>Francesca Cascino</name>
        <name>BIBIT</name>
      </respStmt>
      <item>Codifica XML - Codifica manuale</item>
    </change>
    <change>
      <date>2004-06-14T00:00:00.000+02:00</date>
      <respStmt>
        <name>Carla Deiana</name>
        <name>BIBIT</name>
      </respStmt>
      <item>Validazione</item>
    </change>
  </revisionDesc>
</teiHeader>

<text>
<body>

<div1>
<head>L'INFINITO.</head>

<argument><p>IDILLIO I.</p></argument>

<lg type="non-definito">

	<l>Sempre caro mi fu quest'ermo colle,</l>
<l>E questa siepe, che da tanta parte</l>
<l>De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.</l>
<l>Ma sedendo e mirando, interminato</l>
<l>Spazio di là da quella, e sovrumani</l>
<l>Silenzi, e profondissima quiete</l>
<l>Io nel pensier mi fingo, ove per poco</l>
<l>Il cor non si spaura. E come il vento</l>
<l>Odo stormir tra queste piante, io quello</l>
<l>Infinito silenzio a questa voce</l>
<l>Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,</l>
<l>E le morte stagioni, e la presente</l>
<l>E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa</l>
<l>Infinità s'annega il pensier mio:</l>
<l>E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.</l>
</lg>
</div1>
<div1>
<head>LA SERA DEL GIORNO FESTIVO.</head>

<argument><p>IDILLIO II.</p></argument>

<lg type="non-definito">

	<l>Dolce e chiara è la notte e senza vento,</l>
<l>E queta in mezzo a gli orti e in cima a i tetti</l>
<l>La luna si riposa, e le montagne</l>
<l>Si discopron da lungi. O donna mia,</l>
<l>Già tace ogni sentiero, e pei balconi</l>
<l>Rara traluce la notturna lampa:</l>
<l>Tu dormi, chè t'accolse agevol sonno</l>
<l>Ne le tue chete stanze; e non ti morde</l>
<l>Cura nessuna; e già non pensi o stimi</l>
<l>Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.</l>
<l>Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno</l>
<l>Appare in vista, a salutar m'affaccio,</l>
<l>E l'antica Natura onnipossente,</l>
<l>Che mi fece a l'affanno. A te la speme</l>
<l>Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro</l>
<l>Non brillin gli occhi tuoi fuor che di pianto.</l>
<l>Questo dì fu solenne: or da' trastulli</l>
<l>Prendi riposo, e forse ti rimembra</l>
<l>In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti</l>
<l>Piacquero a te: non io certo giammai</l>
<l>Ti ricorro al pensiero. Intanto io chieggio</l>
<l>Quanto a viver mi resti, e qui per terra</l>
<l>Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi</l>
<l>In così verde etate! Ahi per la via</l>
<l>Sento non lunge il solitario canto</l>
<l>De l'artigian che riede a tarda notte</l>
<l>Dopo i sollazzi al suo povero ostello,</l>
<l>E fieramente mi si stringe il core</l>
<l>A pensar come tutto al mondo passa</l>
<l>E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito</l>
<l>Il dì festivo, ed al festivo il giorno</l>
<l>Volgar succede, e si travolge il tempo</l>
<l>Ogni umano accidente. Or dov'è 'l suono</l>
<l>Di que' popoli antichi? or dov'è 'l grido</l>
<l>De' nostri avi famosi, e 'l grande impero</l>
<l>Di quella Roma; e l'armi e 'l fragorio</l>
<l>Che n'andò per la terra e l'oceano?</l>
<l>Tutto è silenzio e pace, e tutto cheto</l>
<l>È 'l mondo, e più di lor non si favella.</l>
<l>Ne la mia prima età, quando s'aspetta</l>
<l>Bramosamente il dì festivo, or poscia</l>
<l>Ch'egli era spento, io doloroso e desto</l>
<l>Premea le piume, e per la muta notte</l>
<l>Questo canto che udia per lo sentiero</l>
<l>Lontanando morire a poco a poco,</l>
<l>Al modo istesso mi stringeva il core.</l>
</lg>
</div1>
<div1>
<head>LA RICORDANZA.</head>

<argument><p>IDILLIO III.</p></argument>

<lg type="non-definito">

	<l>O graziosa Luna, io mi rammento</l>
<l>Che, or volge un anno, io sopra questo poggio</l>
<l>Venia carco d'angoscia a rimirarti:</l>
<l>E tu pendevi allor su quella selva</l>
<l>Siccome or fai, che tutta la rischiari.</l>
<l>Ma nebuloso e tremulo dal pianto</l>
<l>Che mi sorgea sul ciglio, a le mie luci</l>
<l>Il tuo volto apparia; chè travagliosa</l>
<l>Era mia vita: ed è, nè cangia stile,</l>
<l>O mia diletta Luna. E pur mi giova</l>
<l>La ricordanza, e 'l noverar l'etate</l>
<l>Del mio dolore. Oh come grato occorre</l>
<l>Il sovvenir de le passate cose</l>
<l>Ancor che triste, e ancor che il pianto duri!</l>
</lg>
</div1>

<div1>
<head>IL SOGNO.</head>

<argument><p>IDILLIO IV.</p></argument>

<lg type="non-definito">

	<l>Era il mattino, e tra le chiuse imposte</l>
<l>Per lo balcone insinuava il Sole</l>
<l>Ne la mia cieca stanza i primi raggi,</l>
<l>Quando in su l'ora che più leve il sonno</l>
<l>E più soave le pupille adombra,</l>
<l>Stettemi allato e riguardommi in viso</l>
<l>Il simulacro di colei che amore</l>
<l>Prima insegnommi, e poi lasciommi in pianto.</l>
<l>Morta non mi parea, ma trista e quale</l>
<l>De gl'infelici è la sembianza. Al capo</l>
<l>Appressommi la destra, e sospirando,</l>
<l>Vivi tu, disse, e ricordanza alcuna</l>
<l>Serbi di noi? Donde, risposi, e come</l>
<l>Vieni o cara beltà? Quanto, deh quanto</l>
<l>Di te mi dolse e duol: nè che tu fossi</l>
<l>Mai per saperlo io mi credeva; e questa</l>
<l>M'era cagion di più crudele affanno.</l>
<l>Ma sei tu per lasciarmi un'altra volta?</l>
<l>Certo ch'io 'l temo. Or dimmi, e che ti avvenne?</l>
<l>Se' tu quella di prima? E che ti strugge</l>
<l>Internamente? Obblivion ricopre</l>
<l>I tuoi pensieri e gli avviluppa il sonno,</l>
<l>Disse colei. Son morta, e mi vedesti</l>
<l>L'ultima volta, è già gran tempo. Immensa</l>
<l>Doglia m'oppresse a queste voci il petto.</l>
<l>Ella seguì: nel fior de gli anni estinta,</l>
<l>Quando è 'l viver più dolce, e pria che 'l core</l>
<l>Certo si renda com'è tutta indarno</l>
<l>L'umana speme. A desiar colei</l>
<l>Che d'ogni affanno il tragge ha poco andare</l>
<l>L'egro mortal; ma sconsolata arriva</l>
<l>La morte a i giovanetti, e duro è 'l fato</l>
<l>Di quella speme cui la tomba estingue.</l>
<l>Vano è 'l saper quel che natura asconde</l>
<l>A gl'inesperti de la vita, e molto</l>
<l>A l'immatura sapienza il cieco</l>
<l>Dolor prevale. Oh sfortunata, oh cara,</l>
<l>Taci taci, diss'io, che tu mi schianti</l>
<l>Con questi detti il cor. Dunque se' morta,</l>
<l>O mia diletta, ed io son vivo, ed era</l>
<l>Pur fisso in ciel che quei sudori estremi</l>
<l>Cotesta cara e tenerella salma</l>
<l>Provar dovesse, a me restasse intera</l>
<l>Questa misera spoglia? Oh quante volte</l>
<l>In ripensar che più non vivi, e mai</l>
<l>Non avverrà ch'io ti ritrovi al mondo,</l>
<l>Creder nol posso. Ahi ahi, che cosa è questa</l>
<l>Che morte s'addimanda? Oggi per prova</l>
<l>Intenderlo potessi e 'l capo inerme</l>
<l>A gli atroci del fato odii sottrarre.</l>
<l>Giovane son, ma si consuma e perde</l>
<l>La giovanezza mia come vecchiezza;</l>
<l>La qual pavento, e pur m'è lunge assai.</l>
<l>Ma poco da vecchiezza si discorda</l>
<l>Il fior de l'età mia. Nascemmo al pianto,</l>
<l>Disse, ambedue; felicità non rise</l>
<l>Al viver nostro; e dilettossi il Cielo</l>
<l>De' nostri affanni. Or se di pianto il ciglio,</l>
<l>Soggiunsi, e di pallor velato il viso</l>
<l>Per la tua dipartita, e se d'angoscia</l>
<l>Porto gravido il cor; dimmi: d'amore</l>
<l>Già non favello; ma pietade alcuna</l>
<l>Del tuo misero amante in sen ti nacque</l>
<l>Mentre vivesti? Io disperando allora</l>
<l>E sperando traea le notti e i giorni;</l>
<l>Oggi nel vano dubitar si stanca</l>
<l>La mente mia. Che se una volta pure</l>
<l>Mercè ti strinse di mia negra vita,</l>
<l>Consentimi ch'io 'l sappia e mi soccorra</l>
<l>La rimembranza or che il futuro è tolto</l>
<l>A i nostri giorni. E quella: ti conforta,</l>
<l>O sventurato. Io di pietade avara</l>
<l>Non ti fui mentre vissi ed or non sono,</l>
<l>Chè fui misera anch'io. Non far querela</l>
<l>Di questa infelicissima fanciulla.</l>
<l>Per le miserie nostre e per l'amore</l>
<l>Che mi strugge, esclamai; per lo diletto</l>
<l>Nome di giovanezza e la perduta</l>
<l>Speme de i nostri dì, concedi, o cara,</l>
<l>Che la tua destra io tocchi. Ed ella in atto</l>
<l>Soave e tristo la porgeva. Or mentre</l>
<l>Di baci la ricopro, e d'affannosa</l>
<l>Dolcezza palpitando a l'anelante</l>
<l>Seno la stringo, di sudore il volto</l>
<l>Ferveva e 'l petto, ne le fauci stava</l>
<l>La voce, al guardo traballava il giorno.</l>
<l>Quando colei teneramente affissi</l>
<l>Gli occhi ne gli occhi miei, già scordi, o caro,</l>
<l>Disse, che di beltà son fatta ignuda?</l>
<l>E tu d'amore, o sfortunato, indarno</l>
<l>Ti scaldi e fremi. Or finalmente addio.</l>
<l>Nostre misere menti e nostre salme</l>
<l>Son disgiunte in eterno. A me non vivi</l>
<l>E mai più non vivrai: già ruppe il fato</l>
<l>L'amor che mi giurasti. Allor d'angoscia</l>
<l>Gridar volendo, e spasimando, e pregne</l>
<l>Di sconsolato pianto le pupille,</l>
<l>Dal sonno mi disciolsi. Ella ne gli occhi</l>
<l>Pur mi restava, e ne l'incerto raggio</l>
<l>Del sol vederla io mi credeva ancora.</l>
</lg>
</div1>

<div1>
<head>LO SPAVENTO NOTTURNO.</head>

<argument><p>IDILLIO V.</p></argument>

<sp><speaker>ALCETA</speaker><l>Odi, Melisso: io vo' contarti un sogno</l>
<l>Di questa notte, che mi torna a mente</l>
<l>In riveder la luna. Io me ne stava</l>
<l>A la finestra che risponde al prato</l>
<l>Guardando in alto: ed ecco a l'improvviso</l>
<l>Distaccasi la luna; e mi parea</l>
<l>Che quanto nel cader s'approssimava,</l>
<l>Tanto crescesse al guardo; infin che venne</l>
<l>A dar di colpo in mezzo al prato; ed era</l>
<l>Grande quanto una secchia, e di scintille</l>
<l>Vomitava una nebbia che stridea</l>
<l>Sì forte come quando un carbon vivo</l>
<l>Ne l'acqua immergi e spegni. Anzi a quel modo</l>
<l>La luna, come ho detto, in mezzo al prato</l>
<l>Si spegneva annerando a poco a poco,</l>
<l>E ne fumavan l'erbe intorno intorno.</l>
<l>Allor mirando in ciel, vidi rimaso</l>
<l>Come un barlume o un'orma, anzi una nicchia</l>
<l>Ond'ella fosse svelta; in guisa ch'io</l>
<l>N'accapricciava; e ancor non m'assicuro.</l></sp>
<sp><speaker>MELISSO</speaker><l>E bene hai che temer, chè agevol cosa</l>
<l>Fora cader la luna in sul tuo campo.</l></sp>
<sp><speaker>ALCETA</speaker><l>Chi sa? Non veggiam noi spesso di state</l>
<l>Cader le stelle?</l></sp><sp><speaker>MELISSO</speaker><l>Egli ci ha tante stelle,</l>
<l>Che picciol danno è cader l'una o l'altra</l>
<l>Di loro, e mille rimaner. Ma sola</l>
<l>Ha questa luna in ciel, che da nessuno</l>
<l>Cader fu vista mai se non in sogno.</l></sp>
</div1>

<div1>
<head>LA VITA SOLITARIA.</head>

<argument><p>IDILLIO VI.</p></argument>

<lg type="non-definito">

	<l>La mattutina pioggia, allor che l'ale</l>
<l>Battendo esulta ne la chiusa stanza</l>
<l>La gallinella, ed al balcon s'affaccia</l>
<l>L'abitator de' campi, e il sol che nasce</l>
<l>I suoi trepidi rai fra le cadenti</l>
<l>Stille tramanda, a la capanna mia</l>
<l>Dolcemente picchiando, mi risveglia;</l>
<l>E sorgo, e i lievi nugoletti, e 'l primo</l>
<l>De gli augelli susurro, e l'aura fresca,</l>
<l>E le ridenti piagge benedico;</l>
<l>Poichè voi, cittadine infauste mura,</l>
<l>Vidi e conobbi assai, dove si piglia</l>
<l>Lo sventurato a scherno; e sventurato</l>
<l>Io nacqui, e tal morrò, deh tosto! Alcuna</l>
<l>Benchè scarsa pietà pur mi concede</l>
<l>Natura in questi lochi, un giorno oh quanto</l>
<l>Verso me più cortese. E tu pur anche</l>
<l>Da i miseri ti svolgi e a la reina</l>
<l>Felicità servi, o Natura. In cielo,</l>
<l>In terra amico a gl'infelici alcuno</l>
<l>E rifugio non resta altro che il ferro.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>Talor m'assido in solitaria parte,</l>
<l>Sopra un rialto, al margine d'un lago</l>
<l>Di taciturne piante incoronato.</l>
<l>Ivi quando il meriggio in ciel si volve,</l>
<l>La sua tranquilla imago il sol dipinge,</l>
<l>Ed erba o foglia non si crolla al vento,</l>
<l>E non onda incresparsi, e non cicala</l>
<l>Strider, nè batter penna augello in ramo,</l>
<l>Nè farfalla ronzar, nè voce o moto</l>
<l>Da presso nè da lunge odi nè vedi.</l>
<l>Tien quelle rive altissima quiete;</l>
<l>Ond'io quasi me stesso e 'l mondo obblio</l>
<l>Sedendo immoto; e già mi par che sciolte</l>
<l>Giaccian le membra mie, nè spirto o senso</l>
<l>Più le commova, e lor quiete antica</l>
<l>Coi silenzi del loco si confonda.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>Amore amore, assai lungi volasti</l>
<l>Dal petto mio che fu sì caldo un giorno,</l>
<l>Anzi rovente. Con sua fredda mano</l>
<l>Lo strinse la sciaura, e in ghiaccio è vòlto</l>
<l>Nel fior de gli anni. Mi sovviene il tempo</l>
<l>Che mi scendesti in seno. Era quel dolce</l>
<l>E irrevocabil tempo allor che s'apre</l>
<l>Al guardo giovanil questa infelice</l>
<l>Scena del mondo, e gli sorride in vista</l>
<l>Di paradiso. Al garzoncello il core</l>
<l>Di vergine speranza e di desio</l>
<l>Balza nel petto; e già s'accinge a l'opra</l>
<l>Di questa vita come a danza o gioco</l>
<l>Il misero mortal. Ma non sì tosto,</l>
<l>Amor, di te m'accorsi, e 'l viver mio</l>
<l>Fortuna avea già rotto, ed a questi occhi</l>
<l>Non altro convenia che 'l pianger sempre.</l>
<l>Pur se talvolta per le piagge apriche,</l>
<l>Su la tacita aurora o quando al sole</l>
<l>Brillano i tetti e i poggi e le campagne,</l>
<l>Scontro di vaga donzelletta il viso;</l>
<l>O qualor ne la placida quiete</l>
<l>D'estiva notte, il vagabondo passo</l>
<l>Di rincontro a le ville soffermando,</l>
<l>L'erma terra contemplo, e di fanciulla</l>
<l>Che a l'opra di sua man la notte aggiunge</l>
<l>Odo sonar ne le romite stanze</l>
<l>L'arguto canto; a palpitar si move</l>
<l>Questo mio cor di sasso: ahi ma ritorna</l>
<l>Tosto al ferreo sopor, ch'è fatto estrano</l>
<l>Ogni moto soave al petto mio.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>O cara Luna, al cui tranquillo raggio</l>
<l>Danzan le lepri ne le selve; e duolsi</l>
<l>A la mattina il cacciator, che trova</l>
<l>L'orme intricate e false, e da i covili</l>
<l>Error vario lo svia; salve, o benigna</l>
<l>De le notti reina. Infesto scende</l>
<l>Il raggio tuo fra macchie e balze o dentro</l>
<l>A deserti edifici, in su l'acciaro</l>
<l>Del pallido ladron che a teso orecchio</l>
<l>Il fragor de le rote e de' cavalli</l>
<l>Da lungi osserva o il calpestio de' piedi</l>
<l>Sul tacito sentier; poscia improvviso</l>
<l>Col suon de l'armi e con la rauca voce</l>
<l>E col funereo ceffo il core agghiaccia</l>
<l>Al passegger, cui semivivo e nudo</l>
<l>Lascia in breve tra' sassi. Infesto occorre</l>
<l>Per le contrade cittadine il bianco</l>
<l>Tuo lume al drudo vil che de gli alberghi</l>
<l>Va radendo le mura e la secreta</l>
<l>Ombra seguendo, e resta, e si spaura</l>
<l>De le ardenti lucerne e de gli aperti</l>
<l>Balconi. Infesto a le malvage menti,</l>
<l>A me sempre benigno il tuo cospetto</l>
<l>Sarà per queste piagge, ove non altro</l>
<l>Che lieti colli e spaziosi campi</l>
<l>M'apri a la vista. Ed io soleva ancora,</l>
<l>Bench'innocente io fossi, il tuo vezzoso</l>
<l>Raggio accusar ne gli abitati lochi</l>
<l>Quand'ei m'offriva al guardo umano e quando</l>
<l>Umani volti al mio guardo scopria.</l>
<l>Or sempre loderollo, o ch'io ti miri</l>
<l>Veleggiar tra le nubi, o che serena</l>
<l>Dominatrice de l'etereo campo</l>
<l>Questa flebil riguardi umana sede.</l>
<l>Me spesso rivedrai solingo e muto</l>
<l>Errar pei boschi e per le verdi rive,</l>
<l>O seder sovra l'erbe, assai contento</l>
<l>Se lena e core a sospirar m'avanza.</l>
</lg>
</div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
