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      <title>In morte di Ugo di Bassville</title>
      <author>Vincenzo Monti</author>
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    <extent>64 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Poesie</title>
        <author>Monti, Vincenzo</author>
        <editor id="ed">Bezzola, Guido</editor>
        <publisher>UTET</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1969</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.6 - Poesia italiana. Periodo del rinnovamento, 1748-1814.</term>
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<div1><head>CANTO I</head>

<lg><l>Già vinta dell'inferno era la pugna,</l>
<l>e lo spirto d'abisso si partìa</l>
<l>vota stringendo la terribil ugna.</l></lg>
<lg><l>Come lion per fame egli ruggìa</l>
<l>bestemmiando l'Eterno, e le commosse</l>
<l>idre a del capo sibilar per via.</l></lg>
<lg><l>Allor timide l'ali aperse e scosse</l>
<l>l'anima d'Ugo alla seconda vita</l>
<l>fuor delle membra del suo sangue rosse</l></lg>
<lg><l>e la mortal prigione ond'era uscita</l>
<l>subito indietro a riguardar si volse</l>
<l>tutta ancor sospettosa e sbigottita.</l></lg>
<lg><l>Ma dolce con un riso la raccolse</l>
<l>e confortolla l'angelo beato</l>
<l>che contro Dite a conquistarla tolse.</l></lg>
<lg><l>E, Salve, disse, o spirto fortunato,</l>
<l>salve, sorella del bel numer una,</l>
<l>cui rimesso è dal cielo ogni peccato.</l></lg>
<lg><l>Non paventar: tu non berai la bruna</l>
<l>onda d'Averno, da cui volta è in fuga</l>
<l>tutta speranza di miglior fortuna.</l></lg>
<lg><l>Ma la giustizia di lassù, che fruga</l>
<l>severa, e in un pietosa in suo diritto,</l>
<l>ogni labe dell'alma ed ogni ruga,</l></lg>
<lg><l>nel suo registro adamantino ha scritto,</l>
<l>che all'amplesso di Dio non salirai</l>
<l>finché non sia di Francia ulto a il delitto.</l></lg>
<lg><l>Le piaghe intanto e gl'infiniti guai,</l>
<l>di che fosti gran parte, or per emenda</l>
<l>piangendo in terra e contemplando andrai.</l></lg>
<lg><l>E supplicio ti fia la vista orrenda</l>
<l>dell'empia patria tua, la cui lordura</l>
<l>par che del puzzo i firmamenti offenda;</l></lg>
<lg><l>sì che l'alta vendetta è già matura,</l>
<l>che fa dolce di Dio nel suo segreto</l>
<l>l'ira ond'è colma la fatal misura a</l></lg>
<lg><l>Così parlava; e riverente e cheto</l>
<l>abbassò l'altro le pupille, e disse:</l>
<l>Giusto e mite, o Signor, è il tuo decreto.</l></lg>
<lg><l>Poscia l'ultimo sguardo al corpo affisse</l>
<l>già suo consorte in vita, a cui le vene</l>
<l>sdegno di zelo e di ragion trafisse;</l></lg>
<lg><l>dormi in pace, dicendo, o di mie pene</l>
<l>caro compagno, infin che del gran die</l>
<l>l'orrido squillo a risvegliar ti viene.</l></lg>
<lg><l>Lieve intanto la terra e dolci e pie</l>
<l>ti sian l'aure e le piogge, e a te non dica</l>
<l>parole il passeggier scortesi e rie.</l></lg>
<lg><l>Oltra il rogo non vive ira nemica,</l>
<l>e nell'ospite suolo, ov'io ti lasso,</l>
<l>giuste son a l'alme, e la pietade è antica.</l></lg>
<lg><l>Torse, ciò detto, sospirando il passo</l>
<l>quella mest'ombra, e alla sua scorta dietro</l>
<l>con volto s'avviò pensoso e basso;</l></lg>
<lg><l>di ritroso fanciul tenendo il metro,</l>
<l>quando la madre a' suoi trastulli il fura,</l>
<l>che il piè va lento innanzi e l'occhio indietro.</l></lg>
<lg><l>Già di sua veste rugiadosa e scura</l>
<l>coprìa la notte il mondo, allor che diero</l>
<l>quei duo le spalle alle romulee mura.</l></lg>
<lg><l>E nel levarsi a volo ecco di Piero</l>
<l>sull'altissimo tempio alla lor vista</l>
<l>un cherubino minaccioso e fiero</l></lg>
<lg><l>un di quei sette che in argentea lista</l>
<l>mirò fra i sette candelabri ardenti</l>
<l>il rapito di Patmo evangelista.</l></lg>
<lg><l>Rote di fiamme gli occhi rilucenti</l>
<l>e cometa che morbi e sangue adduce</l>
<l>parean le chiome abbandonate ai venti.</l></lg>
<lg><l>Di lugubre vermiglia orrida luce</l>
<l>una spada brandìa, che da lontano</l>
<l>rompea la notte e la rendea più truce;</l></lg>
<lg><l>e scudo sostenea la manca mano</l>
<l>grande così, che da nemica offesa</l>
<l>tutto coprìa coll'ombra il Vaticano;</l></lg>
<lg><l>com'aquila che sotto alla difesa</l>
<l>di sue grand'ali rassicura i figli</l>
<l>che non han l'arte delle penne a appresa,</l></lg>
<lg><l>e, mentre la bufera entro i covigli</l>
<l>tremar fa gli altri augei, questi a riposo</l>
<l>stansi allo schermo de' materni artigli.</l></lg>
<lg><l>Chinarsi in gentil atto ossequioso,</l>
<l>oltre volando, i due minori spirti</l>
<l>dell'alme chiavi al difensor sdegnoso.</l></lg>
<lg><l>Indi veloci in men che nol so dirti</l>
<l>giunsero dove gemebondo e roco</l>
<l>il mar si frange tra le sarde sirti.</l></lg>
<lg><l>Ed al raggio di luna incerto e fioco</l>
<l>vider spezzate antenne, infrante vele,</l>
<l>del regnator libecchio a orrendo gioco,</l></lg>
<lg><l>e sbattuti dall'aspra onda crudele</l>
<l>cadaveri e bandiere; e disperdea</l>
<l>l'ira del vento i gridi e le querele.</l></lg>
<lg><l>Sul lido intanto il dito si mordea</l>
<l>la temeraria Libertà di Francia,</l>
<l>che il cielo e l'acque disfidar parea.</l></lg>
<lg><l>Poi del suo ardire si battea la guancia,</l>
<l>venir mirando la riva? Brettagna</l>
<l>a fulminarle dritta al cor la lancia,</l></lg>
<lg><l>e dal silenzio suo scossa la Spagna</l>
<l>tirar la spada anch'essa e la vendetta</l>
<l>accelerar d'Italia e di Lamagna;</l></lg>
<lg><l>mentre il Tirren che la gran preda aspetta</l>
<l>già mormora e si duol che la sua spuma</l>
<l>ancor non va di franco sangue infetta,</l></lg>
<lg><l>e l'ira nelle sponde in van consuma,</l>
<l>di Nizza inulto rimirando il lutto</l>
<l>ed Oneglia a che ancor combatte e fuma.</l></lg>
<lg><l>Allor che vide la ruina e il brutto</l>
<l>oltraggio la francese anima schiva,</l>
<l>non tenne il ciglio per pietade asciutto;</l></lg>
<lg><l>ed il suo fido condottier seguiva</l>
<l>vergognando e tacendo, infin che sopra</l>
<l>fur di Marsiglia alla spietata riva.</l></lg>
<lg><l>Di ferità, di rabbia orribil opra</l>
<l>ei vider quivi, e Libertà che stolta</l>
<l>in Dio medesmo l'empie mani adopra.</l></lg>
<lg><l>Videro, ahi vista!, in mezzo della folta</l>
<l>starsi una croce col divin suo peso</l>
<l>bestemmiato a e deriso un'altra volta,</l></lg>
<lg><l>e a piè del legno redentor disteso</l>
<l>uom coperto di sangue tuttoquanto,</l>
<l>da cento punte in cento parti offeso.</l></lg>
<lg><l>Ruppe a tal vista in un più largo pianto</l>
<l>l'eterea pellegrina; ed una vaga</l>
<l>ombra cortese le si trasse a canto.</l></lg>
<lg><l>Oh tu cui sì gran doglia il ciglio allaga,</l>
<l>pietosa anima, disse, che qui giunta</l>
<l>se dove di virtude il fio si paga,</l></lg>
<lg><l>sòstati e m'odi. In quella spoglia emunta</l>
<l>d'alma e di sangue (e l'accennò), per cui</l>
<l>si dolce in petto la pietà ti spunta,</l></lg>
<lg><l>albergo io m'ebbi: manigoldo fui</l>
<l>e peccator; ma l'infinito amore</l>
<l>di quei mi valse che morì per nui.</l></lg>
<lg><l>Perocché dal costoro empio furore</l>
<l>a gittar strascinato (ahi! parlo o taccio?)</l>
<l>de' ribaldi il capestro al mio Signore,</l></lg>
<lg><l>di man mi cadde l'esecrato laccio,</l>
<l>e rizzarsi le chiome, e via per l'ossa</l>
<l>correr m'intesi e per le gote il ghiaccio.</l></lg>
<lg><l>Di crudi colpi allor rotta e percossa</l>
<l>mi sentii la persona a, e quella croce</l>
<l>fei del mio sangue anch'io fumante e rossa;</l></lg>
<lg><l>mentre a Lui che quaggiù manda veloce</l>
<l>al par de' sospir nostri il suo perdono</l>
<l>il mio cor si volgea più che la voce.</l></lg>
<lg><l>Quind'ei m'accolse Iddio clemente e buono,</l>
<l>quindi un desir mi valse il paradiso,</l>
<l>quindi beata eternamente io sono</l></lg>
<lg><l>Mentre l'un sì parlò, l'altro in lui fiso</l>
<l>tenea lo sguardo, e sì piangea, che un velo</l>
<l>le lagrime gli fean per tutto il viso;</l></lg>
<lg><l>simigliante ad un fior che in su lo stelo</l>
<l>di rugiada si copre in pria che il sole</l>
<l>co' raggi il venga a colorar dal cielo.</l></lg>
<lg><l>Poi, gli amplessi mescendo e le parole,</l>
<l>de' propri casi il satisfece anch'esso,</l>
<l>siccome fra cortesi alme si suole.</l></lg>
<lg><l>E questi, e l'altro, e il cherubino appresso,</l>
<l>adorando la croce e nella polve</l>
<l>in devoto cadendo atto sommesso,</l></lg>
<lg><l>di Dio cantaro la bontà che solve</l>
<l>le rupi in fonte ed ha sì larghe braccia</l>
<l>che tutto prende ciò che a lei si volve.</l></lg>
<lg><l>Sollecitando poscia la sua traccia</l>
<l>l'alato duca, l'ombre benedette</l>
<l>si disser vale e si baciaro in faccia.</l></lg>
<lg><l>Ed una si rimase alle vedette,</l>
<l>ad aspettar che su la rea Marsiglia</l>
<l>sfreni l'arco di Dio le sue saette.</l></lg>
<lg><l>Sovra il Rodano l'altra il vol ripiglia,</l>
<l>e via trapassa d'Avignon la valle</l>
<l>già di sangue civil fatta vermiglia;</l></lg>
<lg><l>d'Avignon, che smarrito il miglior calle,</l>
<l>alla pastura intemerata e fresca</l>
<l>dell'ovile roman volse le spalle,</l></lg>
<lg><l>per gir co' ciacchi di Parigi in tresca</l>
<l>a cibarsi di ghiande, onde la Senna,</l>
<l>novella Circe a, gli amatori adesca.</l></lg>
<lg><l>Lasciò Garonna addietro, e di Gebenna</l>
<l>le cave rupi e la pianura immonda</l>
<l>che ancor la strage camisarda accenna.</l></lg>
<lg><l>Lasciò l'irresoluta e stupid'onda</l>
<l>d'Arari a dritta, e Ligeri a mancina,</l>
<l>disdegnoso a del ponte e della sponda.</l></lg>
<lg><l>Indi varca la falda tigurina,</l>
<l>a cui fe' Giulio dell'augel di Giove</l>
<l>sentir la prima il morso e la rapina.</l></lg>
<lg><l>Poi Niverno trascorre, ed oltre move</l>
<l>fino alla riva u' d'Arco la donzella</l>
<l>fe' contra gli Angli le famose prove.</l></lg>
<lg><l>Di là ripiega inverso la Rocella</l>
<l>il remeggio dell'ali, e tutto mira</l>
<l>il suol che l'aquitana onda flagella.</l></lg>
<lg><l>Quindi ai celtici boschi si rigira</l>
<l>pieni del canto che il chiomato bardo</l>
<l>sposava al suon di bellicosa lira.</l></lg>
<lg><l>Traversa Normandia, traversa il tardo</l>
<l>sbocco di Senna e il lido che si fiede</l>
<l>dal mar britanno infino al mar piccardo.</l></lg>
<lg><l>Poi si converte ai gioghi onde procede</l>
<l>la Mosa e al piano che la Marna lava,</l>
<l>e orror per tutto, e sangue e pianto vede.</l></lg>
<lg><l>Libera vede andar la colpa, e schiava</l>
<l>la virtù, la giustizia, e sue bilance</l>
<l>in man del ladro e di vil ciurma prava,</l></lg>
<lg><l>a cui le membra grave–olenti e rance</l>
<l>traspaiono da' sai sdruciti e sozzi,</l>
<l>né fur mai tinte per pudor le guance.</l></lg>
<lg><l>Vede luride forche e capi mozzi,</l>
<l>vede piene le piazze e le contrade</l>
<l>di fiamme, d'ululati e di singhiozzi.</l></lg>
<lg><l>Vede in preda al furor d'ingorde spade</l>
<l>le caste chiese, e Cristo in sacramento</l>
<l>fuggir ramingo per deserte strade,</l></lg>
<lg><l>e i sacri bronzi in flebile lamento</l>
<l>giù calar dalle torri e liquefarsi</l>
<l>in rie bocche di morte e di spavento.</l></lg>
<lg><l>Squallide vede le campagne ed arsi</l>
<l>i pingui cólti, e le falci e le stive</l>
<l>in duri stocchi e in lance trasmutarsi.</l></lg>
<lg><l>Odi frattanto risonar le rive</l>
<l>non di giocondi pastorali accenti,</l>
<l>non d'avene, di zuffoli e di pive,</l></lg>
<lg><l>ma di tamburi e trombe e di tormenti:</l>
<l>e il barbaro a soldato al villanello</l>
<l>le mèssi invola e i lagrimati armenti.</l></lg>
<lg><l>E invan si batte l'anca il meschinello,</l>
<l>invan si straccia il crin disperso e bianco</l>
<l>in su la soglia del deserto ostello:</l></lg>
<lg><l>ché non pago d'avergli il ladron franco</l>
<l>rotta del caro pecoril la sbarra,</l>
<l>i figli, i figli strappagli dal fianco;</l></lg>
<lg><l>e del pungulo invece e della marra</l>
<l>d'armi li cinge dispietate e strane,</l>
<l>e la ronca converte in scimitarra.</l></lg>
<lg><l>All'orbo padre intanto ahi! non rimane</l>
<l>chi la cadente vita gli sostegna,</l>
<l>chi sovra il desco gli divida il pane.</l></lg>
<lg><l>Quindi lasso la luce egli disdegna,</l>
<l>e brancolando per dolor già cieco</l>
<l>si querela che morte ancor non vegna;</l></lg>
<lg><l>ne pietà di lui sente altri che l'eco,</l>
<l>che cupa ne ripete e lamentosa</l>
<l>le querimonie dall'opposto speco.</l></lg>
<lg><l>Fremé d'orror, di doglia generosa</l>
<l>allo spettacol fero e miserando</l>
<l>la conversa d'Ugon alma sdegnosa,</l></lg>
<lg><l>e si fe' del color ch'il ciel è quando</l>
<l>le nubi immote e rubiconde a sera</l>
<l>par che piangano il dì che va mancando.</l></lg>
<lg><l>E tutta pinta di rossor com'era</l>
<l>parlar, dolersi, dimandar volea,</l>
<l>ma non usciva la parola intera</l></lg>
<lg><l>ché la piena del cor lo contendea:</l>
<l>e tuttavolta il suo diverso affetto</l>
<l>palesemente col tacer dicea.</l></lg>
<lg><l>Ma la scorta fedel, che dall'aspetto</l>
<l>del pensier s'avvisò, dolce alla sua</l>
<l>dolorosa seguace ebbe sì detto:</l></lg>
<lg><l>sospendi il tuo terror, frena la tua</l>
<l>indignata pietà, ché ancor non hai</l>
<l>nell'immenso suo mar volta la prua.</l></lg>
<lg><l>S'or sì forte ti duoli, oh! che farai,</l>
<l>quando l'orrido palco e la bipenne...</l>
<l>quando il colpo fatal..., quando vedrai?...</l></lg>
<lg><l>E non finì; ché tal gli sopravvenne</l>
<l>per le membra immortali un brividìo,</l>
<l>che a quel truce pensier troncò le penne;</l></lg>
<lg><l>sì che la voce in un sospir morìo.</l></lg></div1>

<div1><head>CANTO II</head>

<lg><l>Alle tronche parole, all'improvviso</l>
<l>dolor che di pietà l'angel dipinse,</l>
<l>tremò quell'ombra e si fe' smorta in viso;</l></lg>
<lg><l>e sull'orme così si risospinse</l>
<l>del suo buon duca che davanti andava</l>
<l>pien del crudo pensier che tutto il vinse,</l></lg>
<lg><l>Senza far motto il passo accelerava,</l>
<l>e l'aria intorno tenebrosa e mesta</l>
<l>del suo volto la doglia accompagnava.</l></lg>
<lg><l>Non stormiva una fronda alla foresta,</l>
<l>e sol s'udìa tra' sassi il rio lagnarsi,</l>
<l>siccome all'appressar della tempesta.</l></lg>
<lg><l>Ed ecco manifeste al guardo farsi</l>
<l>da lontano le torri, ecco l'orrenda</l>
<l>Babilonia francese approssimarsi.</l></lg>
<lg><l>Or qui vigor la fantasia riprenda,</l>
<l>e l'ira e la pietà mi sian la musa</l>
<l>che all'alto e fiero mio concetto ascenda.</l></lg>
<lg><l>Curva la fronte e tutta in sé racchiusa</l>
<l>la taciturna coppia oltre cammina;</l>
<l>e giunge alfine alla città confusa,</l></lg>
<lg><l>alla colma di vizi atra sentina,</l>
<l>a Parigi, che tardi e mal si pente</l>
<l>della sovrana plebe cittadina.</l></lg>
<lg><l>Sul primo entrar a della città dolente</l>
<l>stanno il Pianto, le Cure e la Follia</l>
<l>che salta e nulla vede e nulla sente.</l></lg>
<lg><l>Evvi il turpe Bisogno e la restìa</l>
<l>Inerzia colle man sotto le ascelle</l>
<l>l'uno all'altra appoggiati in su la via.</l></lg>
<lg><l>Evvi l'arbitra Fame, a cui la pelle</l>
<l>informasi dall'ossa e i lerci denti</l>
<l>fanno orribile siepe alle mascelle.</l></lg>
<lg><l>Vi son le rubiconde Ire furenti,</l>
<l>e la Discordia pazza a il capo avvolta</l>
<l>di lacerate bende e di serpenti.</l></lg>
<lg><l>Vi son gli orbi Desiri, della stolta</l>
<l>ciurmaglia i Sogni e le Paure smorte</l>
<l>sempre il crin rabbuffate e sempre in volta.</l></lg>
<lg><l>Veglia custode delle meste porte</l>
<l>e le chiude a suo senno e le disserra</l>
<l>l'ancella e insieme la riva? di Morte;</l></lg>
<lg><l>la cruda, io dico, furibonda Guerra</l>
<l>che nel sangue s'abbevera e gavazza</l>
<l>e sol del nome fa tremar la terra.</l></lg>
<lg><l>Stanle intorno l'Erinni, e le fan piazza,</l>
<l>e allacciando le van l'elmo e la maglia</l>
<l>della gorgiera e della gran corazza;</l></lg>
<lg><l>mentre un pugnal battuto alla tanaglia</l>
<l>de' fabbri di Cocito in man le caccia</l>
<l>e la sprona e l'incuora alla battaglia</l></lg>
<lg><l>un altra furia di più acerba faccia,</l>
<l>che in Flegra già del cielo assalse il muro</l>
<l>e armò di Briareo le cento braccia,</l></lg>
<lg><l>di Diagora poscia e d'Epicuro</l>
<l>dettò le carte, ed or le franche scuole</l>
<l>empie di nebbia e di blasfema impuro,</l></lg>
<lg><l>e con sistemi e con orrende fole</l>
<l>sfida l'Eterno, e il tuono e le saette</l>
<l>tenta rapirgli e il padiglion del sole.</l></lg>
<lg><l>Come vide le facce maledette,</l>
<l>arretrossi d'Ugon l'ombra turbata,</l>
<l>ché in inferno arrivar la si credette:</l></lg>
<lg><l>e in quel sospetto sospettò cangiata</l>
<l>la sua sentenza, e dimandar volea</l>
<l>se fra l'alme perdute iva dannata.</l></lg>
<lg><l>Quindi tutta per tema si stringea</l>
<l>al suo conducitor, che pensieroso</l>
<l>le triste soglie già varcate avea.</l></lg>
<lg><l>Era il giorno che, tolto al procelloso</l>
<l>capro, il sol monta alla troiana stella,</l>
<l>scarso il raggio vibrando e neghittoso;</l></lg>
<lg><l>e compito del dì la nona ancella</l>
<l>l'officio suo, il governo abbandonava</l>
<l>del timon luminoso alla sorella:</l></lg>
<lg><l>quando chiuso da nube oscura e cava</l>
<l>l'angel coll'ombra inosservato e queto</l>
<l>nella città di tutti i mali entrava.</l></lg>
<lg><l>Ei procedea depresso ed inquieto</l>
<l>nel portamento, i rai celesti empiendo</l>
<l>di largo ad or ad or pianto segreto;</l></lg>
<lg><l>e l'ombra si stupìa, quinci vedendo</l>
<l>lagrimoso il suo duca e possedute</l>
<l>quindi le strade da silenzio orrendo.</l></lg>
<lg><l>Muto de' bronzi il sacro squillo, e mute</l>
<l>l'opre del giorno, e muto lo stridore</l>
<l>dell'aspre incudi e delle seghe argute:</l></lg>
<lg><l>sol per tutto un bisbiglio ed un terrore,</l>
<l>un domandare, un sogguardar sospetto,</l>
<l>una mestizia che ti piomba al core;</l></lg>
<lg><l>e cupe voci di confuso affetto,</l>
<l>voci di madri pie che gl'innocenti</l>
<l>figli si serran trepidando al petto,</l></lg>
<lg><l>voci di spose che ai mariti ardenti</l>
<l>contrastano l'uscita e sulle soglie</l>
<l>fan di lagrime intoppo e di lamenti.</l></lg>
<lg><l>Ma tenerezza e carità di moglie</l>
<l>vinta è da furia di maggior possanza,</l>
<l>che dall'amplesso coniugal gli scioglie.</l></lg>
<lg><l>Poiché fera menando oscena danza</l>
<l>scorrean di porta in porta affaccendati</l>
<l>fantasmi di terribile sembianza;</l></lg>
<lg><l>de' Druidi i fantasmi insanguinati,</l>
<l>che fieramente dalla sete antiqua</l>
<l>di vittime nefande stimolati,</l></lg>
<lg><l>a sbramarsi venìan la vista obliqua</l>
<l>del maggior de' misfatti onde mai possa</l>
<l>la loro superbir semenza iniqua.</l></lg>
<lg><l>Erano in veste d'uman sangue rossa;</l>
<l>sangue e tabe grondava ogni capello,</l>
<l>e ne cadea una pioggia ad ogni scossa.</l></lg>
<lg><l>Squassan altri un tizzone, altri un flagello</l>
<l>di chelidri e di verdi anfesibene,</l>
<l>altri un nappo di tòsco, altri un coltello:</l></lg>
<lg><l>e con quei serpi percotean le schiene</l>
<l>e le fronti mortali, e fean, toccando</l>
<l>con gli arsi tizzi, ribollir le vene.</l></lg>
<lg><l>Allora delle case infuriando</l>
<l>uscìan le genti, e si fuggìa smarrita</l>
<l>da tutti i petti la pietade in bando.</l></lg>
<lg><l>Allor trema la terra oppressa e trita</l>
<l>da cavalli, da rote e da pedoni;</l>
<l>e ne mormora l'aria sbigottita;</l></lg>
<lg><l>simile al mugghio di remoti tuoni,</l>
<l>al notturno del mar roco lamento,</l>
<l>al profondo ruggir degli aquiloni.</l></lg>
<lg><l>Che cor, misero Ugon, che sentimento</l>
<l>fu allora il tuo, che di morte vedesti</l>
<l>l'atro vessillo volteggiarsi al vento?</l></lg>
<lg><l>E il terribile palco erto scorgesti,</l>
<l>ed alzata la scure, e al gran misfatto</l>
<l>salir bramosi i manigoldi e presti;</l></lg>
<lg><l>e il tuo buon rege, il re più grande, in atto</l>
<l>d'agno innocente fra digiuni lupi,</l>
<l>sul letto de' ladroni a morir tratto;</l></lg>
<lg><l>e fra i silenzi delle turbe cupi</l>
<l>lui sereno avanzar la fronte e il passo</l>
<l>in vista che spetrar potea le rupi?</l></lg>
<lg><l>Spetrar le rupi e sciorre in pianto un sasso:</l>
<l>non le galliche tigri. Ahi! dove spinto</l>
<l>l'avete, o crude? Ed ei v'amava! oh lasso!</l></lg>
<lg><l>Ma piangea il sole di gramaglia cinto</l>
<l>e stava in forse di voltar le rote</l>
<l>da questa Tebe che l'antica ha vinto.</l></lg>
<lg><l>Piangevan l'aure per terrore immote,</l>
<l>e l'anime del cielo cittadine</l>
<l>scendean col pianto anch'esse in su le gote;</l></lg>
<lg><l>l'anime che costanti e pellegrine</l>
<l>per la causa di Cristo e di Luigi</l>
<l>lassù per sangue diventar divine.</l></lg>
<lg><l>Il duol di Francia intanto e i gran litigi</l>
<l>mirava Iddio dall'alto, e giusto e buono</l>
<l>pesava il fato della rea Parigi.</l></lg>
<lg><l>Sedea sublime sul tremendo trono;</l>
<l>e sulla lance d'or quinci ponea</l>
<l>l'alta sua pazienza e il suo perdono,</l></lg>
<lg><l>dell'iniqua città quindi mettea</l>
<l>le scelleranze tutte; e nullo ancora</l>
<l>piegar de' due gran carchi si vedea.</l></lg>
<lg><l>Quando il mortal giudizio e l'ultim'ora</l>
<l>dell'augusto infelice alfin v'impose</l>
<l>l'Onnipotente. Cigolando allora</l></lg>
<lg><l>traboccar le bilancie ponderose:</l>
<l>grave in terra cozzò la mortal sorte,</l>
<l>balzò l'altra alle sfere, e si nascose,</l></lg>
<lg><l>In quel punto al feral palco di morte</l>
<l>giunge Luigi. Ei v'alza il guardo, e viene</l>
<l>fermo alla scala, imperturbato e forte.</l></lg>
<lg><l>Già vi monta, già il sommo egli ne tiene;</l>
<l>e va sì pien di maestà l'aspetto,</l>
<l>ch'ai manigoldi fa tremar le vene.</l></lg>
<lg><l>E già battea furtiva ad ogni petto</l>
<l>la pietà rinascente, ed anco parve</l>
<l>che del furor sviato avria l'effetto.</l></lg>
<lg><l>Ma fier portento in questo mezzo apparve:</l>
<l>sul patibolo infame all'improvviso</l>
<l>asceser quattro smisurate larve,</l></lg>
<lg><l>Stringe ognuna un pugnal di sangue intriso;</l>
<l>alla strozza un capestro le molesta;</l>
<l>torvo il cipiglio, dispietato il viso,</l></lg>
<lg><l>e scomposte le chiome in sulla testa,</l>
<l>come campo di biada già matura</l>
<l>nel cui mezzo passata è la tempesta.</l></lg>
<lg><l>E sulla fronte arroncigliata e scura</l>
<l>scritto in sangue ciascuna il nome avea,</l>
<l>nome terror de' regi e di natura.</l></lg>
<lg><l>Damiens l'uno, Ankastrom l'altro dicea,</l>
<l>e l'altro Ravagliacco; ed il suo scritto</l>
<l>il quarto colla man si nascondea.</l></lg>
<lg><l>Da queste Dire avvinto il derelitto</l>
<l>Sire Capeto dal maggior de' troni</l>
<l>alla mannaia già facea tragitto.</l></lg>
<lg><l>E a quel giusto simil che fra' ladroni</l>
<l>perdonando spirava ed esclamando:</l>
<l>padre, padre, perché tu m'abbandoni?</l></lg>
<lg><l>per chi a morte lo tragge anch'ei pregando,</l>
<l>il popol mio, dicea, che sì delira,</l>
<l>e il mio spirto, Signor, ti raccomando.</l></lg>
<lg><l>In questo dir con impeto e con ira</l>
<l>un degli spettri sospingendo il venne</l>
<l>sotto il taglio fatal; l'altro ve 'l tira.</l></lg>
<lg><l>Per le sacrate auguste chiome il tenne</l>
<l>la terza furia, e la sottil rudente</l>
<l>quella quarta recise alla bipenne.</l></lg>
<lg><l>Alla caduta dell'acciar tagliente</l>
<l>s'aprì tonando il cielo, e la vermiglia</l>
<l>terra si scosse e il mare orribilmente.</l></lg>
<lg><l>Tremonne il mondo, e per la maraviglia</l>
<l>e pel terror dal freddo al caldo polo</l>
<l>palpitando i potenti alzar le ciglia.</l></lg>
<lg><l>Tremò levante ed occidente. Il solo</l>
<l>barbaro celta, in suo furor più saldo,</l>
<l>del ciel derise e della terra il duolo;</l></lg>
<lg><l>e di sua libertà spietato e baldo</l>
<l>tuffò le stolte insegne e le man ladre</l>
<l>nel sangue del suo re fumante e caldo,</l></lg>
<lg><l>e si dolse che misto a quel del padre</l>
<l>quello pur anco non scorreva, ahi rabbia!,</l>
<l>del regal figlio e dell'augusta madre.</l></lg>
<lg><l>Tal di lioni un branco, a cui non abbia</l>
<l>l'ucciso tauro appien sazie le canne,</l>
<l>anche il sangue ne lambe in su la sabbia;</l></lg>
<lg><l>poi ne' presepi insidiando vanne</l>
<l>la vedova giovenca ed il torello,</l>
<l>e rugghia, e arrota tuttavia le zanne;</l></lg>
<lg><l>ed ella, che i ruggiti ode al cancello,</l>
<l>di doppio timor trema, e di quell'ugne</l>
<l>si crede ad ogni scroscio esser macello.</l></lg>
<lg><l>Tolta al dolor delle terrene pugne</l>
<l>apriva intanto la grand'alma il volo,</l>
<l>che alla prima cagion la ricongiugne.</l></lg>
<lg><l>E ratto intorno le si fea lo stuolo</l>
<l>di quell'ombre beate, onde la fede</l>
<l>stette e di Francia sanguinossi il suolo.</l></lg>
<lg><l>E qual le corre al collo, e qual si vede</l>
<l>stender le braccia, e chi l'amato volto</l>
<l>e chi la destra e chi le bacia il piede.</l></lg>
<lg><l>Quando repente della calca il folto</l>
<l>ruppe un ombra dogliosa, e con un rio</l>
<l>di largo pianto sulle guance sciolto,</l></lg>
<lg><l>me, gridava, me me lasciate al mio</l>
<l>signor prostrarmi. Oh date il passo! E presta</l>
<l>al piè regale il varco ella s'aprìo.</l></lg>
<lg><l>Dolce un guardo abbassò su quella mesta</l>
<l>Luigi: e, Chi sei? disse; e qual ti tocca</l>
<l>rimorso il core? e che ferita è questa?</l></lg>
<lg><l>Alzati, e schiudi al tuo dolor la bocca.</l></lg></div1>

<div1><head>CANTO III</head>

<lg><l>La fronte sollevò, rizzossi in piedi</l>
<l>l'addolorato spirto, e le pupille</l>
<l>tergendo a dire incominciò: Tu vedi,</l></lg>
<lg><l>signor, nel tuo cospetto Ugo Bassville,</l>
<l>della francese libertà mandato</l>
<l>sul Tebro a suscitar le ree scintille.</l></lg>
<lg><l>Stolto, che volli coll'immobil fato</l>
<l>cozzar della gran Roma, onde ne porto</l>
<l>rotta la tempia e il fianco insanguinato;</l></lg>
<lg><l>ché di Giuda il leon non anco è morto;</l>
<l>ma vive e rugge, e il pelo arruffa e gli occhi,</l>
<l>terror d'Egitto, e d'Israel conforto;</l></lg>
<lg><l>e se monta in furor, l'aste e gli stocchi</l>
<l>sa spezzar de' nemici, e par che gridi:</l>
<l>son la forza di Dio, nessun mi tocchi.</l></lg>
<lg><l>Questo leone in Vaticano io vidi</l>
<l>far coll'antico e venerato artiglio</l>
<l>securi e sgombri di Quirino i lidi;</l></lg>
<lg><l>e a me, che nullo mi temea periglio,</l>
<l>fe' con un crollo della sacra chioma</l>
<l>tremanti i polsi e riverente il ciglio,</l></lg>
<lg><l>Allor conobbi che fatale è Roma,</l>
<l>che la tremenda vanità di Francia</l>
<l>sul Tebro è nebbia che dal sol si doma,</l></lg>
<lg><l>e le minacce una sonora ciancia,</l>
<l>un lieve insulto di villana auretta</l>
<l>d'abbronzato guerriero in su la guancia.</l></lg>
<lg><l>Spumava la tirrena onda suggetta</l>
<l>sotto le franche prore, e la premea</l>
<l>il timor della gallica vendetta;</l></lg>
<lg><l>e tutta per terror dalla scillea</l>
<l>latrante rupe la selvosa schiena</l>
<l>infino all'Alpe l'Appennin scotea.</l></lg>
<lg><l>Taciturno ed umìl volgea l'arena</l>
<l>l'Arno frattanto, e paurosa e mesta</l>
<l>chinava il volto la regal Sirena.</l></lg>
<lg><l>Solo il Tebro levava alto la testa,</l>
<l>e all'elmo polveroso la sua donna</l>
<l>in Campidoglio rimettea la cresta:</l></lg>
<lg><l>e, divina guerriera in corta gonna,</l>
<l>il cor più che la spada all'ire e all'onte</l>
<l>di Rodano opponeva e di Garonna;</l></lg>
<lg><l>in Dio fidando, che i trecento al fonte</l>
<l>d'Arad prescelse, e al Madianita altero</l>
<l>fe' le spalle voltar, rotta la fronte;</l></lg>
<lg><l>in Dio fidando, io dico, e nel severo</l>
<l>petto del santo suo pastor, che solo</l>
<l>in saldo pose la ragion di Piero.</l></lg>
<lg><l>Dal suo pregar, che dritto spiega il volo</l>
<l>dell'Eterno all'orecchio e sulle stelle</l>
<l>porta i sospiri della terra e il duolo,</l></lg>
<lg><l>i turbini fur mossi e le procelle</l>
<l>che del Varo sommersero l'antenne</l>
<l>per le sarde e le còrse onde sorelle</l></lg>
<lg><l>Ei sol tarpò del franco ardir le penne;</l>
<l>l'onor d'Italia vilipesa e quello</l>
<l>del borbonico nome egli sostenne.</l></lg>
<lg><l>E cento volte sul destin tuo fello</l>
<l>bagnò di pianto i rai. Per lo dolore</l>
<l>la tua Roma fedel pianse con ello.</l></lg>
<lg><l>Poi, cangiate le lagrime in furore,</l>
<l>corse urlando col ferro, ed il mio petto</l>
<l>cercò d'orrende faci allo splendore;</l></lg>
<lg><l>e spense il suo magnanimo dispetto</l>
<l>sì nel mio sangue, ch'io fui pria di rabbia,</l>
<l>poi di pietade miserando obbietto.</l></lg>
<lg><l>Eran sangue i capei, sangue le labbia,</l>
<l>e sangue il seno: fe' del resto un lago</l>
<l>la ferita, che miri, in su la sabbia.</l></lg>
<lg><l>E me, cui tema e amor rendean presago</l>
<l>di maggior danno, e non avea consiglio,</l>
<l>più che la morte combattea l'immago</l></lg>
<lg><l>dell'innocente mio tenero figlio</l>
<l>e della sposa, ahi lasso! ; onde paura</l>
<l>del lor mi strinse non del mio periglio.</l></lg>
<lg><l>Ma, come seppi che paterna cura</l>
<l>di Pio salvi gli avea, brillommi il core,</l>
<l>e il suo sospese palpitar natura.</l></lg>
<lg><l>Lagrimai di rimorso; e sull'errore</l>
<l>che già lunga stagion l'alma travolse</l>
<l>la carità poteo più che il terrore,</l></lg>
<lg><l>Luce dal ciel vibrata allor mi sciolse</l>
<l>dell'intelletto il buio, e il cor pentito</l>
<l>al mar di tutta la pietà si volse.</l></lg>
<lg><l>L'ali apersi a un sospiro; e l'infinito</l>
<l>amor nel libro, dove tutto è scritto,</l>
<l>il mio peccato cancellò col dito.</l></lg>
<lg><l>Ma giustizia mi niega al ciel tragitto,</l>
<l>e vagante ombra qui mi danna, intanto</l>
<l>che di Francia non vegga ulto il delitto.</l></lg>
<lg><l>Questi me 'l disse, che mi viene accanto</l>
<l>(ed accennò 'l suo duca) e che m'ha tolto</l>
<l>alla fiumana dell'eterno pianto.</l></lg>
<lg><l>Tutte drizzaro allor quell'alme il volto</l>
<l>al celeste campion, che in un sorriso</l>
<l>dolcissimo le labbra avea disciolto.</l></lg>
<lg><l>Or tu, per l'alto sir del paradiso</l>
<l>che al suo grembo t'aspetta e il ciel disserra</l>
<l>(proseguì l'ombra più infiammata in viso),</l></lg>
<lg><l>per le pene tue tante in su la terra,</l>
<l>alla mia stolta fellonia perdona,</l>
<l>né raccontar lassù che ti fei guerra.</l></lg>
<lg><l>Tacque; e tacendo ancor dicea: Perdona;</l>
<l>e l'affollate intorno ombre pietose</l>
<l>concordemente replicar: Perdona.</l></lg>
<lg><l>Allor l'alma regal con disiose</l>
<l>braccia si strinse l'avversaria al seno,</l>
<l>e dolce in caro favellar rispose:</l></lg>
<lg><l>questo amplesso ti parli, e noto appieno</l>
<l>del re, del padre il core e dell'amico</l>
<l>ti faccia, e sgombri il tuo timor terreno.</l></lg>
<lg><l>Amai, potendo odiarlo, anco il nemico;</l>
<l>or m'è tolto il poterlo, e l'alma spiega</l>
<l>più larghi i voli dell'amore antico.</l></lg>
<lg><l>Quindi là dove meglio a Dio si prega</l>
<l>il pregherò, che presto ti discioglia</l>
<l>del divieto fatal che qui ti lega.</l></lg>
<lg><l>Se i tuoi destini intanto o la tua voglia</l>
<l>alla sponda giammai ti torneranno</l>
<l>ove lasciasti la trafitta spoglia;</l></lg>
<lg><l>per me trova le due che là si stanno</l>
<l>mie regali congiunte, e che gli orrendi</l>
<l>piangon miei mali ed il più rio non sanno.</l></lg>
<lg><l>Lieve sul capo ad ambedue discendi</l>
<l>pietosa vision (se la tua scorta</l>
<l>lo ti consente), e il pianto ne sospendi.</l></lg>
<lg><l>Di tutto che vedesti annunzio apporta</l>
<l>alle dolenti: ma del mio morire</l>
<l>deh! sia l'immago fuggitiva e corta.</l></lg>
<lg><l>Pingi loro piuttosto il mio gioire,</l>
<l>pingi il mio capo di corona adorno</l>
<l>che non si frange né si può rapire.</l></lg>
<lg><l>Di' lor che feci in sen di Dio ritorno,</l>
<l>ch'ivi le aspetto, e là regnando in pace</l>
<l>le nostre pene narreremci un giorno.</l></lg>
<lg><l>Vanne poscia a quel grande, a quel verace</l>
<l>nume del Tebro, in cui la riverente</l>
<l>Europa affissa le pupille e tace;</l></lg>
<lg><l>al sommo dittator della vincente</l>
<l>repubblica di Cristo, a lui che il regno</l>
<l>sortì minor del core e della mente:</l></lg>
<lg><l>digli che tutta a sua pietà consegno</l>
<l>la franca fede combattuta; ed egli</l>
<l>ne sia campione e tutelar sostegno.</l></lg>
<lg><l>Digli che tuoni dal suo monte, e svegli</l>
<l>l'addormentata Italia, e alla ritrosa</l>
<l>le man sacrate avvolga entro i capegli,</l></lg>
<lg><l>sì che dal fango suo la neghittosa</l>
<l>alzi la fronte, e sia delle sue tresche</l>
<l>contristata una volta e vergognosa.</l></lg>
<lg><l>Digli che invan l'ibere e le tedesche</l>
<l>e l'armi alpine e l'angliche e le prusse</l>
<l>usciranno a cozzar colle francesche,</l></lg>
<lg><l>se non v'ha quella onde Mosè percusse</l>
<l>Amalecco quel dì che i lunghi preghi</l>
<l>sul monte infino al tramontar produsse,</l></lg>
<lg><l>Salga egli dunque sull'Orebbe, e spieghi</l>
<l>alto le palme; e, s'avverrà che stanco</l>
<l>talvolta il polso al pio voler si nieghi,</l></lg>
<lg><l>gli sosterranno il destro braccio e il manco</l>
<l>gl'imporporati Aronni e i Calebidi</l>
<l>de' quai soffolto e coronato ha il fianco.</l></lg>
<lg><l>Parmi de' nuovi Amaleciti i gridi</l>
<l>dall'Olimpo sentir, parmi che Pio</l>
<l>di Francia, orando, ei sol gli scacci e snidi.</l></lg>
<lg><l>Quindi ver' lui di tutto il dover mio</l>
<l>sdebiterommi in cielo, e finch'ei vegna,</l>
<l>di sua virtù ragionerò con Dio.</l></lg>
<lg><l>Brillò, ciò detto, e sparve e non è degna</l>
<l>ritrar terrena fantasia gli ardori</l>
<l>di ch'ella il cielo balenando segna.</l></lg>
<lg><l>Qual si solleva il sol fra le minori</l>
<l>folgoranti sostanze, allor che spinge</l>
<l>sulla fervida curva i corridori,</l></lg>
<lg><l>che d'un solo color tutta dipinge</l>
<l>l'eterea volta, e ogni altra stella un velo</l>
<l>ponsi alla fronte e di pallor si tinge:</l></lg>
<lg><l>tal fiammeggiava di sidereo zelo,</l>
<l>e fra mille seguaci ombre festose</l>
<l>tale ascendeva la bell'alma al cielo.</l></lg>
<lg><l>Rideano al suo passar le maestose</l>
<l>tremule figlie della luce, e in giro</l>
<l>scotean le chiome ardenti e rugiadose.</l></lg>
<lg><l>Ella tra lor d'amore e di desiro</l>
<l>sfavillando s'estolle, infin che, giunta</l>
<l>dinanzi al trino ed increato Spiro,</l></lg>
<lg><l>ivi queta il suo volo, ivi s'appunta</l>
<l>in tre sguardi beata, ivi il cor tace</l>
<l>e tutta perde del desìo la punta.</l></lg>
<lg><l>Poscia al crin la corona del vivace</l>
<l>amaranto immortal e su le gote</l>
<l>il bacio ottenne dell'eterna pace.</l></lg>
<lg><l>E allor s'udiro consonanze e note</l>
<l>d'ineffabil dolcezza, e i tondi balli</l>
<l>ricominciar delle stellate rote.</l></lg>
<lg><l>Più veloci esultarono i cavalli</l>
<l>portatori del giorno, e di grand'orme</l>
<l>stampar l'arringo degli eterei calli.</l></lg>
<lg><l>Gioiva intanto del misfatto enorme</l>
<l>l'accecata Parigi; e sull'arena</l>
<l>giacea la regal testa e il tronco informe;</l></lg>
<lg><l>e il caldo rivo della sacra vena</l>
<l>la ria terra bagnava, ancor più ria</l>
<l>di quella che mirò d'Atreo la cena.</l></lg>
<lg><l>Nuda e squallida intorno vi venìa</l>
<l>turba di larve di quel sangue ghiotte,</l>
<l>e tutta di lor bruna era la via.</l></lg>
<lg><l>Qual da fesse muraglie e cave grotte</l>
<l>sbucano di Mineo l'atre figliuole,</l>
<l>quando ai fiori il color toglie la notte,</l></lg>
<lg><l>ch'ir le vedi e redire e far carole</l>
<l>sul capo al viandante o sovra il lago,</l>
<l>finché non esce a saettarle il sole;</l></lg>
<lg><l>non altrimenti a volo strano e vago</l>
<l>d'ogni parte erompea l'oscena schiera;</l>
<l>ed ulular s'udiva, a quell'immago</l></lg>
<lg><l>che fan sul margo d'una fonte nera</l>
<l>i lupi sospettosi e vagabondi</l>
<l>a ber venuti a truppa in su la sera.</l></lg>
<lg><l>Correan quei vani simulacri immondi</l>
<l>al sanguigno ruscel, sporgendo il muso,</l>
<l>l'un dall'altro incalzati e sitibondi.</l></lg>
<lg><l>Ma in guardia vi sedea nell'arme chiuso</l>
<l>un fiero cherubin, che, steso il brando,</l>
<l>quel barbaro sitir rendea deluso.</l></lg>
<lg><l>E le larve a dar volta, e mugolando</l>
<l>a stiparsi, e parer vento che rotto</l>
<l>fra due scogli si vada lamentando.</l></lg>
<lg><l>Prime le quattro comparian che sotto</l>
<l>poc'anzi al taglio dell'infame scure</l>
<l>l'infelice Capeto avean tradotto.</l></lg>
<lg><l>Di quei tristi seguìan l'atre figure</l>
<l>che d'uman sangue un dì macchiar le glebe</l>
<l>là di Marsiglia a nelle selve impure.</l></lg>
<lg><l>Indi a guisa di pecore e di zebe</l>
<l>venìa lorda di piaghe il corpo tutto</l>
<l>d'ombre una vile miserabil plebe;</l></lg>
<lg><l>ed eran quelli che fecondo e brutto</l>
<l>del proprio sangue fecero il mal tronco</l>
<l>che diè di libertà sì amaro il frutto.</l></lg>
<lg><l>Altri forato il ventre ed altri ha cionco</l>
<l>di capo il busto, e chi trafitto il lombo,</l>
<l>e chi del braccio e chi del naso è monco;</l></lg>
<lg><l>e tutti intorno al regio sangue un rombo,</l>
<l>un murmure facean che cupo il fiume</l>
<l>dai cavi gorghi ne rendea rimbombo.</l></lg>
<lg><l>Ma lungi li tenea la punta e il lume</l>
<l>della celeste spada, che mandava</l>
<l>su i foschi ceffi un pallido barlume.</l></lg>
<lg><l>Scendi, pleria dea, di questa prava</l>
<l>masnada i più famosi a rammentarme,</l>
<l>se l'orror la memoria non ti grava.</l></lg>
<lg><l>Dimmi, tu che li sai, gli assalti e l'arme</l>
<l>onde il soglio percossero e la fede,</l>
<l>e di nobile bile empi il mio carme.</l></lg>
<lg><l>Capitano di mille alto si vede</l>
<l>uno spettro passar lungo ed arcigno,</l>
<l>superbamente coturnato il piede,</l></lg>
<lg><l>E costui di Ferney l'empio e maligno</l>
<l>filosofante, ch'or tra' morti è corbo,</l>
<l>e fu tra' vivi poetando un cigno.</l></lg>
<lg><l>Gli vien seguace il furibondo e torbo</l>
<l>Diderotto, e colui che dello spirto</l>
<l>svolse il lavoro e degli affetti il morbo.</l></lg>
<lg><l>Vassene solo l'eloquente ed irto</l>
<l>orator del Contratto, e al par del manto</l>
<l>di sofo ha caro l'afrodisio mirto;</l></lg>
<lg><l>disdegnoso d'aver compagni accanto</l>
<l>fra cotanta empietà, ché al trono e all'ara</l>
<l>fe' guerra ei sì, ma non de' santi al santo.</l></lg>
<lg><l>Segue una coppia nequitosa e rara</l>
<l>di due tali accigliate anime ree,</l>
<l>che il diadema ne crolla e la tiara.</l></lg>
<lg><l>L'una raccolse dell'umane idee</l>
<l>l'infinito tesoro e l'oceàno</l>
<l>ove stillato ogni venen si bee.</l></lg>
<lg><l>Finse l'altra del fosco americano</l>
<l>tonar la causa, e regi e sacerdoti</l>
<l>col fulmine ferì del labbro insano.</l></lg>
<lg><l>Dove te lascio, che per l'alto roti</l>
<l>si strane ed empie le comete, e il varco</l>
<l>d'ogni delirio apristi a' tuoi nipoti?</l></lg>
<lg><l>E te che contro Luca e contro Marco</l>
<l>e contro gli altri duo così librato</l>
<l>scocchi lo stral dal sillogistic'arco?</l></lg>
<lg><l>Questa d'insania tutta e di peccato</l>
<l>tenebrosa falange il fronte avea</l>
<l>dal fulmine celeste abbrustolato;</l></lg>
<lg><l>e della piaga il solco si vedea</l>
<l>mandar fumo e faville; e forte ognuno</l>
<l>di quel tormento dolorar parea.</l></lg>
<lg><l>Curvo il capo ed in lungo abito bruno</l>
<l>venìa poscia uno stuol quasi di scheltri,</l>
<l>dalle vigilie attriti e dal digiuno.</l></lg>
<lg><l>Sul ciglio rabbassati ha i larghi feltri,</l>
<l>impiombate le cappe, e il piè sì lento,</l>
<l>che le lumacce al paragon son veltri.</l></lg>
<lg><l>Ma sotto il faticoso vestimento</l>
<l>celan ferri e veleni; e qual tra' vivi,</l>
<l>tal vanno ancor tra' morti al tradimento.</l></lg>
<lg><l>Dell'ipocrito d'Ipri ei son gli schivi</l>
<l>settator tristi, per via bieca e torta</l>
<l>con Cesare e del par con Dio cattivi.</l></lg>
<lg><l>Sì crudo è il nume di costor, sì morta,</l>
<l>sì ripiena d'orror del ciel la strada,</l>
<l>che a creder nulla e a disperar ne porta.</l></lg>
<lg><l>Per lor sovrasta al pastoral la spada,</l>
<l>per lor tant'alto il soglio si sublima,</l>
<l>ch'alfine è forza che nel fango cada.</l></lg>
<lg><l>Di lor empia fucina uscì la prima</l>
<l>favilla, che segreta il casto seno</l>
<l>della donna di Pietro incende e lima.</l></lg>
<lg><l>Né di tal peste sol va caldo e pieno</l>
<l>Borgofontana, ma d'Italia mia</l>
<l>ne bulica e ne pute anco il terreno.</l></lg>
<lg><l>Ultimo al fier concilio comparìa,</l>
<l>e su tutti gigante sollevarse</l>
<l>coll'omero sovran si discoprìa</l></lg>
<lg><l>e colle chiome rabbuffate e sparse,</l>
<l>colui che al discoperto e senza téma</l>
<l>venne contro l'Eterno ad accamparse;</l></lg>
<lg><l>e ne sfidò la folgore suprema,</l>
<l>secondo Capaneo, sotto lo scudo</l>
<l>d'un gran delirio ch'ei chiamò sistema</l></lg>
<lg><l>Dinanzi gli fuggìa sprezzato e nudo</l>
<l>de' minor spettri il vulgo: anche Cocito</l>
<l>n'avea ribrezzo, ed abborrìa quel crudo.</l></lg>
<lg><l>Poich'ebber densi e torvi circuito</l>
<l>il cadavero sacro, ed in lui sazio</l>
<l>lo sguardo, e steso sorridendo il dito;</l></lg>
<lg><l>con fiera dilettanza in poco spazio</l>
<l>strinsersi tutti, e diersi a far parole,</l>
<l>quasi sospeso il sempiterno strazio.</l></lg>
<lg><l>A me (dicea l'un d'essi), a me si vuole</l>
<l>dar dell'opra l'onor, che primo osai</l>
<l>spezzar lo scettro e lacerar le stole.</l></lg>
<lg><l>A me piuttosto, a me che disvelai</l>
<l>de' potenti le frodi (un altro grida)</l>
<l>e all'uom dischiusi sul suo dritto i rai.</l></lg>
<lg><l>Perché l'uom surga e il suo tiranno uccida,</l>
<l>uop'è (ripiglia un altro) in pria dal fianco</l>
<l>dell'eterno timor torgli la guida.</l></lg>
<lg><l>Questo fe' lo mio stil leggiadro e franco</l>
<l>e il sal samosatense, onde condita</l>
<l>l'empietà piacque e l'uom di Dio fu stanco.</l></lg>
<lg><l>Allor fu questa orribil voce udita:</l>
<l>i' fei di più, che Dio distrussi: e tacque;</l>
<l>ed ogni fronte apparve sbigottita.</l></lg>
<lg><l>Primamente un silenzio cupo nacque,</l>
<l>poi tal s'intese un mormorìo profondo,</l>
<l>che lo spesso cader parea dell'acque</l></lg>
<lg><l>allor che tutto addormentato è il mondo.</l></lg></div1>

<div1><head>CANTO IV</head>

<lg><l>Batte a vol più sublime aura sicura</l>
<l>la farfalletta dell'ingegno mio,</l>
<l>lasciando la città della sozzura.</l></lg>
<lg><l>E dirò come congiurato uscio</l>
<l>a dannaggio di Francia il mondo tutto:</l>
<l>tale il senno supremo era di Dio.</l></lg>
<lg><l>Canterò l'ira dell'Europa e il lutto,</l>
<l>canterò le battaglie ed in vermiglio</l>
<l>tinto de' fiumi e di due mari il flutto.</l></lg>
<lg><l>E d'altro pianto andar bagnata il ciglio</l>
<l>la bell'alma vedrem, di che la diva</l>
<l>mi va cantando l'affannoso esiglio.</l></lg>
<lg><l>Il bestemmiar di quei superbi udiva</l>
<l>la dolorosa; ed accennando al duce</l>
<l>la fiera di Renallo ombra cattiva,</l></lg>
<lg><l>come, disse, fra' morti si conduce</l>
<l>colui? Di polpe non si veste e d'ossa?</l>
<l>Non bee per gli occhi tuttavia la luce</l></lg>
<lg><l>E l'altro: La sua salma ancor la scossa</l>
<l>di morte non sentì; ma la governa</l>
<l>dentro Marsiglia d'un demòn la possa;</l></lg>
<lg><l>e l'alma geme fra i perduti eterna–</l>
<l>mente perduta: né a tal fato è sola,</l>
<l>ma molte che distingue ira superna.</l></lg>
<lg><l>E in Erebo di queste assai ne vola</l>
<l>dall'infame congrega, in che s'affida</l>
<l>cotanto Francia, ahi stolta!, e si consola.</l></lg>
<lg><l>Quindi un demone spesso ivi s'annida</l>
<l>in uman corpo, e scaldane le vene,</l>
<l>e siede e scrive nel senato e grida;</l></lg>
<lg><l>mentre lo spirto alle cocenti pene</l>
<l>d'Averno si martira. Or leva il viso,</l>
<l>e vedi all'uopo chi dal ciel ne viene.</l></lg>
<lg><l>Levò lo sguardo: ed ecco all'improvviso,</l>
<l>là dove il cancro il piè d'Alcide abbranca</l>
<l>e discende la via del paradiso,</l></lg>
<lg><l>ecco aprirsi del ciel le porte a manca</l>
<l>su i cardini di bronzo; e una virtude</l>
<l>intrinseca le gira e le spalanca.</l></lg>
<lg><l>Risonò d'un fragor profondo e rude</l>
<l>dell' Olimpo la volta, e tre guerrieri</l>
<l>calar fur visti di sembianze crude.</l></lg>
<lg><l>Nere sul petto le corazze, e neri</l>
<l>nella manca gli scudi, e nereggianti</l>
<l>sul capo tremolavano i cimieri;</l></lg>
<lg><l>e furtive dall'elmo e folgoranti</l>
<l>scorrean le chiome della bionda testa</l>
<l>per lo collo e per l'omero ondeggianti.</l></lg>
<lg><l>La volubile bruna sopravvesta</l>
<l>da brune penne ventilata addietro</l>
<l>rendea rumor di pioggia e di tempesta.</l></lg>
<lg><l>Del sopracciglio sotto l'arco tetro</l>
<l>uscìan lampi dagli occhi, uscìa paura,</l>
<l>e la faccia parea bollente vetro.</l></lg>
<lg><l>Questi, e l'altro campion seduto a cura</l>
<l>dell'estinto Luigi, angeli sono</l>
<l>di terrore, di morte e di sventura.</l></lg>
<lg><l>Venir son usi dell'Eterno al trono,</l>
<l>quando acerba a' mortai volge la sorte</l>
<l>e rompe la ragion del suo perdono.</l></lg>
<lg><l>D'Egitto il primo l'incruente porte</l>
<l>nell'arcana percosse orribil notte,</l>
<l>che fur de' padri le speranze morte,</l></lg>
<lg><l>L'altro è quel che sul campo estinte e rotte</l>
<l>lasciò le forze che il superbo Assiro</l>
<l>contro l'umile Giuda avea condotte.</l></lg>
<lg><l>Dalla spada del terzo i colpi usciro,</l>
<l>che di pianto sonanti e di ruina</l>
<l>fischiar per l'aure di Sion s'udiro,</l></lg>
<lg><l>quando la provocata ira divina</l>
<l>al mite genitor fe' d'Absalone</l>
<l>caro il censo costar di Palestina.</l></lg>
<lg><l>L'ultimo fiero volator garzone</l>
<l>uno è de' sei cui vide l'accigliato</l>
<l>Ezechiello arrivar dall'aquilone,</l></lg>
<lg><l>in mano aventi uno stocco affilato</l>
<l>e percotenti ognun che per la via</l>
<l>del Tais la fronte non vedean segnato.</l></lg>
<lg><l>Tale e tanta dal ciel se ne venìa</l>
<l>dei procellosi arcangeli possenti</l>
<l>la terribile e nera compagnia;</l></lg>
<lg><l>come gruppo di folgori cadenti</l>
<l>sotto povero ciel, quando sparute</l>
<l>taccion le stelle e fremon l'onde e i venti.</l></lg>
<lg><l>Il sibilo sentì delle battute</l>
<l>ale Parigi: ed arretrò la Senna</l>
<l>le sue correnti stupefatte e mute.</l></lg>
<lg><l>Vogeso ne tremò, tremò Gebenna</l>
<l>e il Bebricio Pirene, e lungo e roco</l>
<l>corse un lamento per la mesta Ardenna.</l></lg>
<lg><l>Al lor primo apparir dier ratto il loco</l>
<l>l'assetate del Tartaro caterve,</l>
<l>un grido alzando lamentoso e fioco.</l></lg>
<lg><l>Come fugge talor delle proterve</l>
<l>mosche lo sciame che alla beva intento</l>
<l>sul vaso pastoral brulica e ferve,</l></lg>
<lg><l>che al toccar della conca in un momento</l>
<l>levansi tutte, e quale alla muraglia,</l>
<l>qual si lancia alla mano e quale al mento:</l></lg>
<lg><l>tal si dilegua l'infernal ciurmaglia;</l>
<l>ed altri una pendente nuvoletta,</l>
<l>d'ira sbuffando, a lacerar si scaglia;</l></lg>
<lg><l>sovra il mar tremolante altri si getta,</l>
<l>e sveglia le procelle; altri s'avvolve</l>
<l>nel nembo genitor della saetta;</l></lg>
<lg><l>si turbina taluno entro la polve,</l>
<l>e tal altro col guizzo del baleno</l>
<l>fende la terra e in fumo si dissolve.</l></lg>
<lg><l>Dal sacro intanto orror del tempio uscièno</l>
<l>di mezzo all'atterrate are deserte</l>
<l>due donne in atto d'amarezza pieno.</l></lg>
<lg><l>L'una velate e l'altra discoperte</l>
<l>le dive luci avea, ma di gran pianto</l>
<l>d'ambo le gote si parean coverte.</l></lg>
<lg><l>Era un vel bianco della prima il manto,</l>
<l>che parte cela e parte all'intelletto</l>
<l>rivela il corpo immaculato e santo.</l></lg>
<lg><l>Una veste inconsutile di schietto</l>
<l>color di fiamma l'altra si cingea,</l>
<l>siccome il pellican piagata il petto.</l></lg>
<lg><l>E nella manca l'una e l'altra dea</l>
<l>e nella dritta in mesto portamento</l>
<l>una lucida coppa sostenea.</l></lg>
<lg><l>E sculto ciascheduna un argomento</l>
<l>avea di duolo, in bei rilievi espresso</l>
<l>di nitid'oro e di forbito argento.</l></lg>
<lg><l>In una sculto si vedea con esso</l>
<l>il figlio e la consorte un re fuggire,</l>
<l>pensoso più di lor che di sé stesso;</l></lg>
<lg><l>e un dar subito all'arme ed un fremire</l>
<l>di cruda plebe, e dietro al fuggitivo,</l>
<l>siccome veltri dal guinzaglio, uscire;</l></lg>
<lg><l>poi tra le spade ricondur cattivo</l>
<l>e tra l'onte quel misero innocente,</l>
<l>morto al gioire ed al patir sol vivo.</l></lg>
<lg><l>Mirasi dopo una perversa gente</l>
<l>cercar furendo a morte una regina,</l>
<l>dir non so se più bella o più dolente;</l></lg>
<lg><l>ed ancisi i custodi alla meschina,</l>
<l>e per rabbia delusa, orrendo a dirsi!,</l>
<l>trafitto il letto e la regal cortina.</l></lg>
<lg><l>V'era l'urto in un'altra ed il ferirsi</l>
<l>di cinquecento incontra a mille e mille,</l>
<l>e dell'armi il fragor parea sentirsi.</l></lg>
<lg><l>Formidabile il volto e le pupille,</l>
<l>la Discordia scorrea tra l'irte lance,</l>
<l>tra la polve, tra 'l fumo e le faville</l></lg>
<lg><l>e i tronchi capi e le squarciate pance,</l>
<l>agitando la face che sanguigna</l>
<l>de' combattenti scolorìa le guance.</l></lg>
<lg><l>Vienle appresso la Morte che digrigna</l>
<l>i bianchi denti, ed i feriti artiglia</l>
<l>con la grand'unghia antica e ferrugigna;</l></lg>
<lg><l>e pria l'anime felle ne ronciglia</l>
<l>fuor delle membra, e le rassegna in fretta</l>
<l>fumanti e nude all'infernal famiglia;</l></lg>
<lg><l>poi, ghermite le gambe, ne si getta</l>
<l>i pesanti cadaveri alle spalle,</l>
<l>né più vi bada, e innanzi il campo netta.</l></lg>
<lg><l>Dietro è tutto di morti ingombro il calle:</l>
<l>il sangue a fiumi il rio terreno ingrassa,</l>
<l>e lubrico s'avvia verso la valle.</l></lg>
<lg><l>Scorre intorno il Furor coll'asta bassa,</l>
<l>scorre il Tumulto temerario, e il Fato</l>
<l>ch'un ne percuote ed un ne salva e passa;</l></lg>
<lg><l>scorre il lacero Sdegno insanguinato,</l>
<l>e l'Orror co' capelli in fronte ritti,</l>
<l>come l'istrice gonfio e rabbuffato.</l></lg>
<lg><l>Al fine in compagnia de' suoi delitti</l>
<l>vien la proterva Libertà francese,</l>
<l>ch'ebbra il sangue si bee di quei trafitti.</l></lg>
<lg><l>E son sì vivi i volti e le contese,</l>
<l>che non tacenti ma parlanti e vere</l>
<l>quelle immagini credi e quell'offese.</l></lg>
<lg><l>Altra scena di pianto, onde il pensiere</l>
<l>rifugge e in capo arricciasi ogni pelo,</l>
<l>nella terza scultura il guardo fere.</l></lg>
<lg><l>Sacro a all'inclita donna del Carmelo</l>
<l>apriasi un tempio, e distendea la notte</l>
<l>sul primo sonno de' mortali il velo:</l></lg>
<lg><l>se non che dell'oscure artiche grotte</l>
<l>languìan le mute abitatrici al cheto</l>
<l>raggio di luna indebolite e rotte.</l></lg>
<lg><l>Strascinavasi quivi un mansueto</l>
<l>di ministri di Dio sacro drappello,</l>
<l>ch'empio dannava popolar decreto.</l></lg>
<lg><l>Un barbaro di lor si fea macello:</l>
<l>ed ei, che schermo non avean di scudo</l>
<l>al calar del sacrilego coltello,</l></lg>
<lg><l>pietà, Signor, porgendo il collo ignudo,</l>
<l>Signor, pietà, gridavano: e venìa</l>
<l>in quella il colpo inesorato e crudo.</l></lg>
<lg><l>Cadean le teste, e dalle gole uscìa</l>
<l>parole e sangue, per la polve il nome</l>
<l>di Gesù gorgogliando e di Maria.</l></lg>
<lg><l>E l'un su l'altro si giacean, siccome</l>
<l>scannate pecorelle; e fean ribrezzo</l>
<l>l'aperte bocche e le riverse chiome.</l></lg>
<lg><l>La luna il raggio ai visi esangui in mezzo</l>
<l>pauroso mandava e verecondo,</l>
<l>a tanta colpa non ben anco avvezzo;</l></lg>
<lg><l>ed implorar parea d'un vagabondo</l>
<l>nugolo il velo ed affrettar raminga</l>
<l>gli atterriti cavalli ad altro mondo.</l></lg>
<lg><l>Chi mi darà le voci ond'io dipinga</l>
<l>il subbietto feral che quarto avanza,</l>
<l>sì ch'ogni ciglio a lagrimar costringa</l></lg>
<lg><l>Uom d'affannosa ma regal sembianza,</l>
<l>a cui, rapita la corona e il regno,</l>
<l>sol del petto rimasta è la costanza,</l></lg>
<lg><l>venìa di morte a vil supplizio indegno</l>
<l>chiamato, ahi lasso!, e ve 'l traevan quelli</l>
<l>che fur dell'amor suo poc'anzi il segno.</l></lg>
<lg><l>Quinci e quindi accorrean sciolte i capelli</l>
<l>consorte e suora ad abbracciarlo, e gli occhi</l>
<l>ognuna avea conversi in due ruscelli.</l></lg>
<lg><l>Stretto al seno egli tiensi in su i ginocchi</l>
<l>un dolente fanciullo; e par che tutto</l>
<l>negli amplessi e ne' baci il cor trabocchi,</l></lg>
<lg><l>e sì gli dica: Da' miei mali istrutto</l>
<l>apprendi, o figlio, la virtude, e cògli</l>
<l>di mie fortune dolorose il frutto.</l></lg>
<lg><l>Stabile e santo nel tuo cor germogli</l>
<l>il timor del tuo Dio, né mai d'un trono</l>
<l>mai lo stolto desir l'alma t'invogli.</l></lg>
<lg><l>E se l'ira del ciel sì tristo dono</l>
<l>faratti, il padre ti rammenta, o figlio:</l>
<l>ma serba a chi l'uccide il tuo perdono.</l></lg>
<lg><l>Questi accenti parea, questo consiglio</l>
<l>proferir l'infelice, e chete intanto</l>
<l>gli discorrean le lagrime dal ciglio.</l></lg>
<lg><l>Piangean tutti d'intorno; e dall'un canto</l>
<l>le fiere guardie impietosite anch'esse</l>
<l>sciogliean, poggiate sulle lance, il pianto.</l></lg>
<lg><l>Cotai sul vaso acerbi fatti impresse</l>
<l>l'artefice divino; e, se vietato,</l>
<l>se conteso il dolor non gliel avesse,</l></lg>
<lg><l>il resto de' tuoi casi effigiato</l>
<l>v'avria pur anco, o re tradito, e degno</l>
<l>di miglior scettro e di più giusto fato.</l></lg>
<lg><l>E ben lo cominciò: ma l'alto sdegno</l>
<l>quel lavoro interruppe, e alla pietate</l>
<l>cesse alfin l'arte ed all'orror l'ingegno.</l></lg>
<lg><l>Poiché, di doglia piene e d'onestate,</l>
<l>si fur l'alme due dive a quel feroce</l>
<l>spettacolo di sangue approssimate,</l></lg>
<lg><l>sul petto delle man fero una croce;</l>
<l>e, sull'illustre estinto il guardo fise,</l>
<l>senza moto restarsi e senza voce,</l></lg>
<lg><l>pallide e smorte come due recise</l>
<l>caste viole o due ligustri occulti</l>
<l>cui né l'aura né l'alba ancor sorrise.</l></lg>
<lg><l>Poi con lagrime rotte da' singulti</l>
<l>baciar l'augusta fronte, e ne serraro</l>
<l>gli occhi nel sonno del Signor sepulti;</l></lg>
<lg><l>ed, il corpo composto amato e caro,</l>
<l>vi pregar sopra l'eterno riposo,</l>
<l>disser l'ultimo vale, e sospiraro.</l></lg>
<lg><l>E quindi in riverente atto pietoso</l>
<l>il sacro sangue, di che tutto orrendo</l>
<l>era intorno il terreno abbominoso,</l></lg>
<lg><l>nell'auree tazze accolsero piangendo;</l>
<l>ed ai quattro guerrier vestiti a bruno</l>
<l>le presentar spumanti; una dicendo:</l></lg>
<lg><l>sorga da questo sangue un qualcheduno</l>
<l>vendicator, che col ferro e col foco</l>
<l>insegua chi lo sparse: né veruno</l></lg>
<lg><l>del delitto si goda, né sia loco</l>
<l>che lo ricovri: i flutti avversi ai flutti,</l>
<l>i monti ai monti, e l'armi all'armi invoco.</l></lg>
<lg><l>Il tradimento tradimento frutti:</l>
<l>l'esiglio, il laccio, la prigion, la spada</l>
<l>tutti li perda e li disperda tutti.</l></lg>
<lg><l>E chi sitìa più sangue a per man cada</l>
<l>d'una virago, ed anima funébre</l>
<l>a dissetarsi in Acheronte vada.</l></lg>
<lg><l>E chi, riarso da superba febre,</l>
<l>del capo altrui si fea sgabello al soglio</l>
<l>sul patibolo chiuda le palpèbre,</l></lg>
<lg><l>e gli emunga il carnefice l'orgoglio:</l>
<l>né ciglio il pianga; né cor sia che, fuora</l>
<l>del suo tardi morir, senta cordoglio.</l></lg>
<lg><l>La veneranda dea parlava ancora;</l>
<l>e già fuman le coppe, e a quei campioni</l>
<l>il cherubico volto si scolora;</l></lg>
<lg><l>pari a quel della luna, allor che proni</l>
<l>ruota i pallidi raggi e in giù la tira</l>
<l>il poter delle tessale canzoni.</l></lg>
<lg><l>E l'occhio sotto l'elmo un terror spira,</l>
<l>che buia e muta l'aria ne divenne,</l>
<l>e tremò di quei sguardi e di quell'ira.</l></lg>
<lg><l>Dei quattro opposti venti in su le penne</l>
<l>tutti a un tempo fer vela i cherubini,</l>
<l>ed ogni vento un cherubin sostenne.</l></lg>
<lg><l>Già il sol lavava lacrimoso i crini</l>
<l>nell'onde maure, e dal timon sciogliea</l>
<l>impauriti i corridor divini;</l></lg>
<lg><l>ché la memoria ancor retrocedea</l>
<l>dal veduto delitto; e chini e mesti</l>
<l>Espero all'auree stalle i conducea;</l></lg>
<lg><l>mentre la notte di pensier funesti</l>
<l>e di colpe nudrice e di rimorsi</l>
<l>le mute riprendea danze celesti;</l></lg>
<lg><l>quando per l'aria cheta erte levorsi</l>
<l>le quattro oscure vision tremende,</l>
<l>e l'una all'altra tenea volti i dorsi.</l></lg>
<lg><l>Giunte là dove la folgore prende</l>
<l>l'acuto volo e furibonda il seno</l>
<l>della materna nuvola scoscende,</l></lg>
<lg><l>inversero le coppe; e in un baleno</l>
<l>imporporossi il cielo, e delle stelle</l>
<l>livido fessi il virginal sereno.</l></lg>
<lg><l>Inversero le coppe; e piobber quelle</l>
<l>il fatal sangue, che tempesta roggia</l>
<l>par di vivi carboni di fiammelle.</l></lg>
<lg><l>Sotto la strana rubiconda pioggia</l>
<l>ferve irato il terren che la riceve,</l>
<l>e rompe in fumo: e il fumo in alto poggia,</l></lg>
<lg><l>e i petti invade penetrante e lieve</l>
<l>e le menti mortali, e fa che d'ira</l>
<l>alto incendio da tutte si solleve.</l></lg>
<lg><l>Arme fremon le genti, arme cospira</l>
<l>l'orto e l'occaso, l'austro e l'aquilone,</l>
<l>e tutta quanta Europa arme delira.</l></lg>
<lg><l>Quind'escono del fier settentrione</l>
<l>l'aquile bellicose, e coll'artiglio</l>
<l>sfrondano il franco tricolor bastone.</l></lg>
<lg><l>Quinci move dall'anglico coviglio</l>
<l>il biondo imperator della foresta</l>
<l>il tronco stelo a vendicar del giglio.</l></lg>
<lg><l>Al fraterno ruggito alza la testa</l>
<l>l'annoverese impavido cavallo</l>
<l>e il campo colla soda unghia calpesta.</l></lg>
<lg><l>D'altra parte sdegnosa esce del vallo</l>
<l>e maestosa la gran donna ibera</l>
<l>al crudele di Marte orrido ballo;</l></lg>
<lg><l>e, scossa la cattolica bandiera,</l>
<l>in su la rupe pirenea s'affaccia,</l>
<l>tratto il brando e calata la visiera;</l></lg>
<lg><l>e la celtica putta alto minaccia,</l>
<l>e l'osceno berretto alla ribalda</l>
<l>scompiglia in capo e per lo fango il caccia.</l></lg>
<lg><l>Ma del prisco valor ripiena e calda</l>
<l>la sovrana dell'Alpi in su l'entrata</l>
<l>ponsi d'Italia, e ferma tiensi e salda;</l></lg>
<lg><l>e alla nemica la fatal giornata a</l>
<l>di Guastalla e d'Assietta ella rammenta</l>
<l>e l'ombra di Bellisìe invendicata,</l></lg>
<lg><l>che rabbiosa s'aggira e si lamenta</l>
<l>in val di Susa e arretra per paura</l>
<l>qualunque la vendetta ancor ritenta.</l></lg>
<lg><l>Mugge fra tanto tempestosa e scura</l>
<l>da lontan l'onda della sarda Teti,</l>
<l>scoglio del franco ardire e sepoltura.</l></lg>
<lg><l>Mugge l'onda tirrena irrequieti</l>
<l>levando i flutti, e non aver si pente</l>
<l>da pria sommersi i mal raccolti abeti.</l></lg>
<lg><l>Mugge l'onda d'Atlante orribilmente,</l>
<l>mugge l'onda britanna; e al suo muggito</l>
<l>rimormorar la baltica si sente.</l></lg>
<lg><l>Fin dall'estremo americano lito</l>
<l>il mar s'infuria; e il Lusitan n'ascolta</l>
<l>nel buio della notte il gran ruggito.</l></lg>
<lg><l>Sgomentossi, ristette, e a quella volta</l>
<l>drizzò l'orecchio di Bassville anch'essa</l>
<l>l'attonit'ombra in suo dolor sepolta.</l></lg>
<lg><l>Palpitando ristette; e alla convessa</l>
<l>region sollevando la pupilla</l>
<l>traverso all'ombra sanguinosa e spessa,</l></lg>
<lg><l>vide in su per la truce aria tranquilla</l>
<l>correr spade infocate; ed aspri e cupi</l>
<l>n'intese i cozzi ed un clangor di squilla.</l></lg>
<lg><l>Quindi gemere i boschi, urlar le rupi,</l>
<l>e piangere le fonti e le notturne</l>
<l>strigi solinghe, e ulular cagne e lupi;</l></lg>
<lg><l>e la quiete abbandonar dell'urne</l>
<l>pallid'ombre fur viste, e per le vie</l>
<l>vagolar sospirose e taciturne;</l></lg>
<lg><l>starsi i fiumi, sudar sangue le pie</l>
<l>immagini de' templi, ed involato</l>
<l>temer le genti eternamente il die.</l></lg>
<lg><l>O pietosa mia guida, che campato</l>
<l>m'hai dal lago d'Averno, e che mi porti</l>
<l>a sciogliere per gli occhi il mio peccato;</l></lg>
<lg><l>certo di stragi e di sangue e di morti</l>
<l>segni orrendi vegg'io: ma come? e donde?</l>
<l>E a chi propizie volgeran le sorti?</l></lg>
<lg><l>Al suo duce sì disse, e avea feconde</l>
<l>di pianto la francese ombra le ciglia.</l>
<l>Vienne meco, e il saprai, l'altro risponde;</l></lg>
<lg><l>ed amoroso per la man la piglia.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
