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      <title>Il giorno (2 redazione)</title>
      <author>Giuseppe Parini</author>
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    <extent>161 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Il giorno</title>
        <author>Parini, Giuseppe</author>
        <editor id="ed">Isella, Dante</editor>
        <publisher>Ricciardi</publisher>
        <pubPlace>Milano ; Napoli</pubPlace>
        <date>1969</date>
        <note>2 v.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.6 - POESIA ITALIANA, 1748-1814</term>
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<div1 type="poesia">
<head>Mattino</head>
<lg>
<l>Sorge il mattino in compagnia dell'alba</l>
<l>Dinanzi al sol che di poi grande appare</l>
<l>Su l'estremo orizzonte a render lieti</l>
<l>Gli animali e le piante e i campi e l'onde.</l>
<l>Allora il buon villan sorge dal caro</l>
<l>Letto cui la fedel moglie e i minori</l>
<l>Suoi figlioletti intiepidìr la notte:</l>
<l>Poi sul dorso portando i sacri arnesi</l>
<l>Che prima ritrovò Cerere o Pale</l>
<l>Move seguendo i lenti bovi, e scote</l>
<l>Lungo il picciol sentier da i curvi rami</l>
<l>Fresca rugiada che di gemme al paro</l>
<l>La nascente del sol luce rifrange.</l>
<l>Allora sorge il fabbro, e la sonante</l>
<l>Officina riapre, e all'opre torna</l>
<l>L'altro dì non perfette; o se di chiave</l>
<l>Ardua e ferrati ingegni all'inquieto</l>
<l>Ricco l'arche assecura; o se d'argento</l>
<l>E d'oro incider vuol gioielli e vasi</l>
<l>Per ornamento a nova sposa o a mense.</l></lg>
<lg><l>Ma che? Tu inorridisci e mostri in capo</l>
<l>Qual istrice pungente irti i capelli</l>
<l>Al suon di mie parole? Ah il tuo mattino</l>
<l>Signor questo non è. Tu col cadente</l>
<l>Sol non sedesti a parca cena, e al lume</l>
<l>Dell'incerto crepuscolo non gisti</l>
<l>Ieri a posar qual nei tugurj suoi</l>
<l>Entro a rigide coltri il vulgo vile.</l>
<l>A voi celeste prole a voi concilio</l>
<l>Almo di semidei altro concesse</l>
<l>Giove benigno: e con altr'arti e leggi</l>
<l>Per novo calle a me guidarvi è d'uopo.</l>
<l>Tu tra le veglie e le canore scene</l>
<l>E il patetico gioco oltre più assai</l>
<l>Producesti la notte: e stanco alfine</l>
<l>In aureo cocchio col fragor di calde</l>
<l>Precipitose rote e il calpestio</l>
<l>Di volanti corsier lunge agitasti</l>
<l>Il queto aere notturno; e le tenèbre</l>
<l>Con fiaccole superbe intorno apristi</l>
<l>Siccome allor che il Siculo terreno</l>
<l>Da l'uno a l'altro mar rimbombar fèo</l>
<l>Pluto col carro a cui splendeano innanzi</l>
<l>Le tede de le Furie anguicrinite.</l>
<l>Tal ritornasti a i gran palagi: e quivi</l>
<l>Cari conforti a te porgea la mensa</l>
<l>Cui ricoprien prurigginosi cibi</l>
<l>E licor lieti di Francesi colli</l>
<l>E d'Ispani e di Toschi o l'Ungarese</l>
<l>Bottiglia a cui di verdi ellere Bromio</l>
<l>Concedette corona, e disse: or siedi</l>
<l>De le mense reina. Alfine il Sonno</l>
<l>Ti sprimacciò di propria man le còltrici</l>
<l>Molle cedenti, ove te accolto il fido</l>
<l>Servo calò le ombrifere cortine:</l>
<l>E a te soavemente i lumi chiuse</l>
<l>Il gallo che li suole aprire altrui.</l>
<l>Dritto è però che a te gli stanchi sensi</l>
<l>Da i tenaci papaveri Morfèo</l>
<l>Prima non solva che già grande il giorno</l>
<l>Fra gli spiragli penetrar contenda</l>
<l>De le dorate imposte; e la parete</l>
<l>Pingano a stento in alcun lato i rai</l>
<l>Del sol ch'eccelso a te pende sul capo.</l></lg>
<lg>
<l>Or qui principio le leggiadre cure</l>
<l>Denno aver del tuo giorno: e quindi io deggio</l>
<l>Sciorre il mio legno, e co' precetti miei</l>
<l>Te ad alte imprese ammaestrar cantando.</l>
<l>Già i valetti gentili udìr lo squillo</l>
<l>De' penduli metalli a cui da lunge</l>
<l>Moto improvviso la tua destra impresse;</l>
<l>E corser pronti a spalancar gli opposti</l>
<l>Schermi a la luce; e rigidi osservàro</l>
<l>Che con tua pena non osasse Febo</l>
<l>Entrar diretto a saettarte i lumi.</l>
<l>Ergi dunque il bel fianco, e sì ti appoggia</l>
<l>Alli origlier che lenti degradando</l>
<l>All'omero ti fan molle sostegno;</l>
<l>E coll'indice destro lieve lieve</l>
<l>Sovra gli occhi trascorri, e ne dilegua</l>
<l>Quel che riman de la Cimmeria nebbia;</l>
<l>Poi de' labbri formando un picciol arco</l>
<l>Dolce a vedersi tacito sbadiglia.</l>
<l>Ahi se te in sì vezzoso atto mirasse</l>
<l>Il duro capitan quando tra l'arme</l>
<l>Sgangherando la bocca un grido innalza</l>
<l>Lacerator di ben costrutti orecchi,</l>
<l>S'ei te mirasse allor, certo vergogna</l>
<l>Avria di sè più che Minerva il giorno</l>
<l>Che di flauto sonando al fonte scorse</l>
<l>Il turpe aspetto de le guance enfiate.</l></lg>
<lg>
<l>Ma il damigel ben pettinato i crini</l>
<l>Ecco s'innoltra; e con sommessi accenti</l>
<l>Chiede qual più de le bevande usate</l>
<l>Sorbir tu goda in preziosa tazza.</l>
<l>Indiche merci son tazza e bevande:</l>
<l>Scegli qual più desii. S'oggi a te giova</l>
<l>Porger dolci a lo stomaco fomenti</l>
<l>Onde con legge il natural calore</l>
<l>V'arda temprato, e al digerir ti vaglia,</l>
<l>Tu il cioccolatte eleggi, onde tributo</l>
<l>Ti diè il Guatimalese e il Caribeo</l>
<l>Che di barbare penne avvolto ha il crine:</l>
<l>Ma se noiosa ipocondria ti opprime,</l>
<l>O troppo intorno a le divine membra</l>
<l>Adipe cresce, de' tuoi labbri onora</l>
<l>La nettarea bevanda ove abbronzato</l>
<l>Arde e fumica il grano a te d'Aleppo</l>
<l>Giunto e da Moca che di mille navi</l>
<l>Popolata mai sempre insuperbisce.</l>
<l>Certo fu d'uopo che da i prischi seggi</l>
<l>Uscisse un regno, e con audaci vele</l>
<l>Fra straniere procelle e novi mostri</l>
<l>E teme e rischi ed inumane fami</l>
<l>Superasse i confin per tanta etade</l>
<l>Inviolati ancora: e ben fu dritto</l>
<l>Se Pizzarro e Cortese umano sangue</l>
<l>Più non stimàr quel ch'oltre l'Oceàno</l>
<l>Scorrea le umane membra; e se tonando</l>
<l>E fulminando alfin spietatamente</l>
<l>Balzaron giù da i grandi aviti troni</l>
<l>Re Messicani e generosi Incassi,</l>
<l>Poi che nuove così venner delizie</l>
<l>O gemma de gli eroi al tuo palato.</l></lg>
<lg>
<l>Cessi 'l cielo però che in quel momento</l>
<l>Che le scelte bevande a sorbir prendi,</l>
<l>Servo indiscreto a te improvviso annunci</l>
<l>O il villano sartor che non ben pago</l>
<l>D'aver teco diviso i ricchi drappi</l>
<l>Oso sia ancor con polizza infinita</l>
<l>Fastidirti la mente; o di lugùbri</l>
<l>Panni ravvolto il garrulo forense</l>
<l>Cui de' paterni tuoi campi e tesori</l>
<l>Il periglio s'affida; o il tuo castaldo</l>
<l>Che già con l'alba a la città discese</l>
<l>Bianco di gelo mattutin la chioma.</l>
<l>Così zotica pompa i tuoi maggiori</l>
<l>Al dì nascente si vedean dintorno:</l>
<l>Ma tu gran prole in cui si fèo scendendo</l>
<l>E più mobile il senso e più gentile</l>
<l>Ah sul primo tornar de' lievi spirti</l>
<l>All'uficio diurno ah non ferirli</l>
<l>D'imagini sì sconce. Or come i detti</l>
<l>Di costor soffrirai barbari e rudi;</l>
<l>Come il penoso articolar di voci</l>
<l>Smarrite titubanti al tuo cospetto;</l>
<l>E tra l'obliquo profondar d'inchini</l>
<l>Del calzar polveroso in su i tapeti</l>
<l>Le impresse orme indecenti? Ahimè che fatto</l>
<l>Il salutar licore agro e indigesto</l>
<l>Ne le viscere tue te allor faria</l>
<l>E in casa e fuori e nel teatro e al corso</l>
<l>Ruttar plebeiamente il giorno intero!</l></lg>
<lg>
<l>Non fia che attenda già ch'altri lo annunci</l>
<l>Gradito ognor benchè improvviso il dolce</l>
<l>Mastro che il tuo bel piè come a lui piace</l>
<l>Guida e corregge. Egli all'entrar s'arresti</l>
<l>Ritto sul limitare, indi elevando</l>
<l>Ambe le spalle qual testudo il collo</l>
<l>Contragga alquanto, e ad un medesmo tempo</l>
<l>Il mento inchini, e con l'estrema falda</l>
<l>Del piumato cappello il labbro tocchi.</l>
<l>E non men di costui facile al letto</l>
<l>Del mio signor t'innoltra o tu che addestri</l>
<l>A modular con la flessibil voce</l>
<l>Soavi canti; e tu che insegni altrui</l>
<l>Come vibrar con maestrevol arco</l>
<l>Sul cavo legno armoniose fila.</l>
<l>Nè la squisita a terminar corona</l>
<l>Che segga intorno a te manchi o signore</l>
<l>Il precettor del tenero idioma</l>
<l>Che da la Senna de le Grazie madre</l>
<l>Pur ora a sparger di celeste ambrosia</l>
<l>Venne all'Italia nauseata i labbri.</l>
<l>All'apparir di lui l'Itale voci</l>
<l>Tronche cedano il campo al lor tiranno:</l>
<l>E a la nova inefabil melodia</l>
<l>De' sovrumani accenti odio ti nasca</l>
<l>Più grande in sen contro a le bocche impure</l>
<l>Ch'osan macchiarse ancor di quel sermone</l>
<l>Onde in Valchiusa fu lodata e pianta</l>
<l>Già la bella Francese; e i culti campi</l>
<l>All'orecchio de i re cantati furo</l>
<l>Lungo il fonte gentil da le bell'acque.</l></lg>
<lg>
<l>Or te questa o signor leggiadra schiera</l>
<l>Al novo dì trattenga: e di tue voglie</l>
<l>Irresolute ancora or quegli or questi</l>
<l>Con piacevol discorso il vano adempia,</l>
<l>Mentre tu chiedi lor tra i lenti sorsi</l>
<l>Dell'ardente bevanda a qual cantore</l>
<l>Nel vicin verno si darà la palma</l>
<l>Sovra le scene; e s'egli è il ver che rieda</l>
<l>L'astuta Frine che ben cento folli</l>
<l>Milordi rimandò nudi al Tamigi;</l>
<l>O se il brillante danzator Narcisso</l>
<l>Torni pur anco ad agghiacciare i petti</l>
<l>De' palpitanti Italici mariti.</l>
<l>Così poi che gran pezzo a i novi albori</l>
<l>Del tuo mattin teco scherzato fia</l>
<l>Non senza aver da te rimosso in prima</l>
<l>L'ipocrita pudore e quella schifa</l>
<l>Che le accigliate gelide matrone</l>
<l>Chiaman modestia, alfine o a lor talento</l>
<l>O da te congedati escan costoro.</l>
<l>Doman quindi potrai o l'altro forse</l>
<l>Giorno a i precetti lor porgere orecchio</l>
<l>Se a' bei momenti tuoi cure minori</l>
<l>Porranno assedio. A voi divina schiatta</l>
<l>Più assai che a noi mortali il ciel concesse</l>
<l>Domabile midollo entro al cerèbro,</l>
<l>Sì che breve lavoro unir vi puote</l>
<l>Ampio tesor d'ogni scienza ed arte.</l>
<l>Il vulgo intanto a cui non lice il velo</l>
<l>Aprir de' venerabili misterj</l>
<l>Fie pago assai poi che vedrà sovente</l>
<l>Ire o tornar dal tuo palagio i primi</l>
<l>D'arte maestri; e con aperte fauci</l>
<l>Stupefatto berà le tue sentenze.</l></lg>
<lg><l>Ma già vegg'io che le oziose lane</l>
<l>Premer non sai più lungamente: e in vano</l>
<l>Te l'ignavo tepor lusinga e molce,</l>
<l>Però che te più gloriosi affanni</l>
<l>Aspettan l'ore ad illustrar del giorno.</l>
<l>O voi dunque del primo ordine servi</l>
<l>Che di nobil signor ministri al fianco</l>
<l>Siete incontaminati, or dunque voi</l>
<l>Al mio divino Achille al mio Rinaldo</l>
<l>L'armi apprestate. Ed ecco in un baleno</l>
<l>I damigelli a' cenni tuoi star pronti.</l>
<l>Già ferve il gran lavoro. Altri ti veste</l>
<l>La serica zimarra ove bei fregi</l>
<l>Diramansi Chinesi; altri se il chiede</l>
<l>Più la stagione a te le membra copre</l>
<l>Di stese infino al piè tiepide pelli;</l>
<l>Questi al fianco ti cinge il bianco lino</l>
<l>Che sciorinato poi cada e difenda</l>
<l>I calzonetti; e quei d'alto curvando</l>
<l>Il cristallino rostro in su le mani</l>
<l>Ti versa onde odorate, e da le mani</l>
<l>In limpido bacin sotto le accoglie;</l>
<l>Quale il sapon del redivivo muschio</l>
<l>Olezzante all'intorno; e qual ti porge</l>
<l>Il macinato di quell'arbor frutto</l>
<l>Che a Rodope fu già vaga donzella,</l>
<l>E piagne in van sotto mutate spoglie</l>
<l>Demofoonte ancor Demofoonte;</l>
<l>Un di soavi essenze intrisa spugna</l>
<l>Onde tergere i denti; e l'altro appresta</l>
<l>Onde imbiancar le guance util licore.</l></lg>
<lg>
<l>Assai Signore a te pensasti: or volgi</l>
<l>L'alta mente per poco ad altri obbietti</l>
<l>Non men degni di te. Sai che compagna</l>
<l>Con cui partir de la giornata illustre</l>
<l>I travagli e le glorie il ciel destina</l>
<l>Al giovane signore. Impallidisci?</l>
<l>Ahi non parlo di nozze. Antiquo e vieto</l>
<l>Dottor sarei se così folle io dessi</l>
<l>A te consiglio. Di tant'alte doti</l>
<l>Già non orni così lo spirto e i membri</l>
<l>Perchè in mezzo a la fulgida carriera</l>
<l>Tu il tuo corso interrompa, e fuora uscendo</l>
<l>Di cotesto a ragion detto bel mondo,</l>
<l>In tra i severi di famiglia padri</l>
<l>Relegato ti giacci a nodi avvinto</l>
<l>Di giorno in giorno più noiosi e fatto</l>
<l>Ignobil fabbro de la razza umana.</l>
<l>D'altra parte il marito ahi quanto spiace,</l>
<l>E lo stomaco move a i delicati</l>
<l>Del vostr'orbe felice abitatori</l>
<l>Qualor de' semplicetti avoli nostri</l>
<l>Portar osa in ridevole trionfo</l>
<l>La rimbambita fè la pudicizia</l>
<l>Severi nomi. E qual non suole a forza</l>
<l>Entro a' melati petti eccitar bile</l>
<l>Quando i computi vili del castaldo</l>
<l>Le vendemmie i ricolti i pedagoghi</l>
<l>Di que' sì dolci suoi bambini altrui</l>
<l>Gongolando ricorda; e non vergogna</l>
<l>Di mischiar cotai fole a peregrini</l>
<l>Subbietti a nuove del dir forme a sciolti</l>
<l>Da volgar fren concetti, onde s'avviva</l>
<l>De' begli spirti il conversar sublime.</l>
<l>Non però tu senza compagna andrai;</l>
<l>Chè tra le fide altrui giovani spose</l>
<l>Una te n'offre inviolabil rito</l>
<l>Del bel mondo onde sei parte sì cara.</l></lg>
<lg>
<l>Tempo fu già che il pargoletto Amore</l>
<l>Dato era in guardia al suo fratello Imene;</l>
<l>Tanto la madre lor temea che il cieco</l>
<l>Incauto nume perigliando gisse</l>
<l>Misero e solo per oblique vie;</l>
<l>E che, bersaglio a gl'indiscreti colpi</l>
<l>Di senza guida e senza freno arciere,</l>
<l>Immaturo al suo fin corresse il seme</l>
<l>Uman che nato è a dominar la terra.</l>
<l>Quindi la prole mal secura all'altra</l>
<l>In cura dato avea sì lor dicendo:</l>
<l>Ite o figli del par; tu più possente</l>
<l>Il dardo scocca, e tu più cauto il reggi</l>
<l>A certa meta. Così ognor congiunta</l>
<l>Iva la dolce coppia; e in un sol regno,</l>
<l>E d'un nodo comun l'alme strignea.</l>
<l>Allora fu che il sol mai sempre uniti</l>
<l>Vedea un pastore ed una pastorella</l>
<l>Starsi al prato a la selva al colle al fonte:</l>
<l>E la suora di lui vedeali poi</l>
<l>Uniti ancor nel talamo beato</l>
<l>Ch'ambo gli amici numi a piene mani</l>
<l>Gareggiando spargean di gigli e rose.</l>
<l>Ma che non puote anco in divini petti</l>
<l>Se mai s'accende ambizion d'impero?</l>
<l>Crebber l'ali ad Amor, crebbe l'ardire;</l>
<l>Onde a brev'aere prima indi securo</l>
<l>A vie maggior fidossi, e fiero alfine</l>
<l>Entrò nell'alto, e il grande arco crollando</l>
<l>E il capo risonar fece a quel moto</l>
<l>Il duro acciar che a tergo la faretra</l>
<l>Gli empie, e gridò: solo regnar vogl'io.</l>
<l>Disse, e volto a la madre: Amore adunque</l>
<l>Il più possente in fra gli dei, il primo</l>
<l>Di Citerea figliuol ricever leggi,</l>
<l>E dal minor german ricever leggi</l>
<l>Vile alunno anzi servo? Or dunque Amore</l>
<l>Non oserà fuor ch'una unica volta</l>
<l>Fiedere un'alma come questo schifo</l>
<l>Da me pur chiede? E non potrò giammai</l>
<l>Da poi ch'io strinsi un laccio anco disciorlo</l>
<l>A mio talento, e se m'aggrada, un altro</l>
<l>Strignerne ancora? E lascerò pur ch'egli</l>
<l>Di suoi unguenti impece a me i miei dardi</l>
<l>Perchè men velenosi e men crudeli</l>
<l>Scendano a i petti? Or via perchè non togli</l>
<l>A me da le mie man quest'arco e queste</l>
<l>Armi da le mie spalle, e ignudo lasci</l>
<l>Quasi rifiuto de gli dei Cupido?</l>
<l>Oh il bel viver che fia quando tu solo</l>
<l>Regni in mio loco! Oh il bel vederti, lasso!</l>
<l>Studiarti a torre da le languid'alme</l>
<l>La stanchezza e il fastidio, e spander gelo</l>
<l>Di foco in vece! Or genitrice intendi:</l>
<l>Vaglio e vo' regnar solo. A tuo piacere</l>
<l>Tra noi parti l'impero, ond'io con teco</l>
<l>Abbia omai pace; e in compagnia d'Imene</l>
<l>Me non veggan mai più le umane genti.</l>
<l>Amor qui tacque; e minaccioso in atto</l>
<l>Parve all'Idalia dea chieder risposta.</l>
<l>Ella tenta placarlo, e preghi e pianti</l>
<l>Sparge ma in van; tal ch'a i due figli volta</l>
<l>Con questo dir pose al contender fine:</l>
<l>Poi che nulla tra voi pace esser puote,</l>
<l>Si dividano i regni: e perchè l'uno</l>
<l>Sia dall'altro fratello ognor disgiunto</l>
<l>Sien diversi tra voi e il tempo e l'opra.</l>
<l>Tu che di strali altero a fren non cedi</l>
<l>L'alme ferisci, e tutto il giorno impera;</l>
<l>E tu che di fior placidi hai corona</l>
<l>Le salme accoppia, e con l'ardente face</l>
<l>Regna la notte. Or quindi almo Signore</l>
<l>Venne il rito gentil che ai freddi sposi</l>
<l>Le tenebre concede e de le spose</l>
<l>Le caste membra; e a voi beata gente</l>
<l>E di più nobil mondo il cor di queste</l>
<l>E il dominio del dì largo destina.</l></lg>
<lg>
<l>Dunque ascolta i miei detti, e meco apprendi</l>
<l>Quai tu deggia il mattin cure a la bella</l>
<l>Che spontanea o pregata a te si diede</l>
<l>In tua dama quel dì lieto che a fida</l>
<l>Carta, nè senza testimoni furo</l>
<l>A vicenda commessi i patti santi</l>
<l>E le condizion del caro nodo.</l>
<l>Già la dama gentile i vaghi rai</l>
<l>Al novo giorno aperse; e suo primiero</l>
<l>Pensier fu dove teco ir più convenga</l>
<l>A vegliar questa sera; e gravemente</l>
<l>Consultò con lo sposo a lei vicino,</l>
<l>O a baciarle la man pur dianzi ammesso.</l>
<l>Ora è tempo o Signor che il fido servo</l>
<l>E il più accorto tra' tuoi voli al palagio</l>
<l>Di lei chiedendo se tranquilli sonni</l>
<l>Dormìo la notte; e se d'immagin liete</l>
<l>Le fu Mòrfeo cortese. È ver che ieri</l>
<l>Al partir l'ammirasti in viso tinta</l>
<l>Di freschissime rose; e più che mai</l>
<l>Viva e snella balzar teco dal cocchio;</l>
<l>E la vigile tua mano per vezzo</l>
<l>Ricusar sorridendo allor che l'ampie</l>
<l>Scale salì del maritale albergo:</l>
<l>Ma ciò non basti ad acquetarti; e mai</l>
<l>Non obliar sì giusti ufici. Ahi quanti</l>
<l>Genj malvagi fra l'orror notturno</l>
<l>Godono uscire, ed empier di perigli</l>
<l>La placida quiete de' viventi!</l>
<l>Poria, tolgalo il cielo, il picciol cane</l>
<l>Con latrato improvviso i cari sogni</l>
<l>Troncar de la tua dama; ond'ella, scossa</l>
<l>Da subito capriccio, a rannicchiarse</l>
<l>Astretta fosse di sudor gelato</l>
<l>E la fronte bagnando e il guancial molle.</l>
<l>Anco poria colui che sì de' tristi</l>
<l>Come de' lieti sogni è genitore,</l>
<l>Crearle in mente di nemiche idee</l>
<l>In un congiunte orribile chimera;</l>
<l>Tal che agitata e in ansioso affanno</l>
<l>Gridar tentasse, e non però potesse</l>
<l>Aprire a i gridi tra le fauci il varco.</l>
<l>Sovente ancor de la passata sera</l>
<l>La perduta nel gioco aurea moneta</l>
<l>Non men che al cavalier suole a la dama</l>
<l>Lunga vigilia cagionar: talora</l>
<l>Nobile invidia de la bella amica</l>
<l>Vagheggiata da molti: e talor breve</l>
<l>Gelosia n'è cagione. A questo aggiugni</l>
<l>Gl'importuni mariti i quai nel capo</l>
<l>Ravvolgendosi ancor le viete usanze,</l>
<l>Poi che cessero ad altri il giorno, quasi</l>
<l>Aggian fatto gran cosa, aman d'Imene</l>
<l>Con superstizion serbare i dritti,</l>
<l>E dell'ombra notturna esser tiranni,</l>
<l>Ahi con qual noia de le caste spose</l>
<l>Ch'indi preveggon fra non molto il fiore</l>
<l>Di lor fresca beltade a sè rapito.</l></lg>
<lg>
<l>Mentre che il fido messagger sen rieda</l>
<l>Magnanimo signor già non starai</l>
<l>Ozioso però. Nel campo amato</l>
<l>Pur in questo momento il buon cultore</l>
<l>Suda e incallisce al vomere la mano</l>
<l>Lieto che i suoi sudor ti fruttin poi</l>
<l>Dorati cocchi e pellegrine mense.</l>
<l>Ora per te l'industre artier sta fiso</l>
<l>Allo scarpello all'asce al subbio all'ago:</l>
<l>Ed ora in tuo favor contende o veglia</l>
<l>Il ministro di Temi. Ecco te pure</l>
<l>La tavoletta or chiama. Ivi i bei pregi</l>
<l>De la natura accrescerai con l'arte,</l>
<l>Ond'oggi, uscendo, del beante aspetto</l>
<l>Beneficar potrai le genti, e grato</l>
<l>Ricompensar di sue fatiche il mondo.</l></lg>
<lg>
<l>Ogni cosa è già pronta. All'un de' lati</l>
<l>Crepitar s'odon le fiammanti brage</l>
<l>Ove si scalda industrioso e vario</l>
<l>Di ferri arnese a moderar del fronte</l>
<l>Gl'indocili capei. Stuolo d'Amori</l>
<l>Invisibil sul foco agita i vanni,</l>
<l>E per entro vi soffia alto gonfiando</l>
<l>Ambe le gote. Altri di lor v'appressa</l>
<l>Pauroso la destra; e prestamente</l>
<l>Ne rapisce un de' ferri: altri rapito</l>
<l>Tenta com'arda in su l'estrema cima</l>
<l>Sospendendol dell'ala; e cauto attende</l>
<l>Pur se la piuma si contragga o fume:</l>
<l>Altri un altro ne scote; e de le ceneri</l>
<l>Fuligginose il ripulisce e terge.</l>
<l>Tali a le vampe dell'Etnèa fucina,</l>
<l>Sorridente la madre, i vaghi Amori</l>
<l>Eran ministri all'ingegnoso fabbro:</l>
<l>E sotto a i colpi del martel frattanto</l>
<l>L'elmo sorgea del fondator Latino.</l></lg>
<lg>
<l>All'altro lato con la man rosata</l>
<l>Como e di fiori inghirlandato il crine</l>
<l>I bissi scopre ove di Idalj arredi</l>
<l>Almo tesor la tavoletta espone.</l>
<l>Ivi e nappi eleganti e di canori</l>
<l>Cigni morbide piume; ivi raccolti</l>
<l>Di lucide odorate onde vapori;</l>
<l>Ivi di polvi fuggitive al tatto</l>
<l>Color diversi o ad imitar d'Apollo</l>
<l>L'aurato biondo o il biondo cenerino</l>
<l>Che de le sacre Muse in su le spalle</l>
<l>Casca ondeggiando tenero e gentile.</l>
<l>Che se a nobil eroe le fresche labbra</l>
<l>Repentino spirar di rigid'aura</l>
<l>Offese alquanto, v'è stemprato il seme</l>
<l>De la fredda cucurbita: e se mai</l>
<l>Pallidetto ei si scorga, è pronto all'uopo</l>
<l>Arcano a gli altri eroi vago cinabro.</l>
<l>Nè quando a un semideo spuntar sul volto</l>
<l>Pustula temeraria osa pur fosse,</l>
<l>Multiforme di nei copia vi manca,</l>
<l>Ond'ei l'asconda in sul momento, ed esca</l>
<l>Più periglioso a saettar co i guardi</l>
<l>Le belle inavvedute, a guerrier pari</l>
<l>Che, già poste le bende a la ferita,</l>
<l>Più glorioso e furibondo insieme</l>
<l>Sbaragliando le schiere entra nel folto.</l></lg>
<lg><l>Ma già velocemente il mio Signore</l>
<l>Tre volte e quattro il gabinetto scorse</l>
<l>Col crin disciolto e su gli omeri sparso,</l>
<l>Quale a Cuma solea l'orribil maga</l>
<l>Quando agitata dal possente nume</l>
<l>Vaticinar s'udia. Così dal capo</l>
<l>Evaporar lasciò de gli olj sparsi</l>
<l>Il nocivo fermento e de le polvi</l>
<l>Che roder gli porien la molle cute,</l>
<l>O d'atroci emicranie a lui lo spirto</l>
<l>Trafigger lungamente. Or ecco avvolto</l>
<l>Tutto in candidi lini a la grand'opra</l>
<l>E più grave del dì s'appresta e siede.</l>
<l>Nembo dintorno a lui vola d'odori</l>
<l>Che a le varie manteche ama rapire</l>
<l>L'aura vagante lungo i vasi ugnendo</l>
<l>Le leggerissim'ale di farfalla:</l>
<l>E lo speglio patente a lui dinanzi</l>
<l>Altero sembra di raccor nel seno</l>
<l>L'imagin diva; e stassi a gli occhi suoi</l>
<l>Severo esplorator de la tua mano</l></lg>
<lg>
<l>O di bel crin volubile architetto.</l>
<l>O di bel crin volubile architetto</l>
<l>Tu pria chiedi all'eroe qual più gli aggrade</l>
<l>Spargere al crin, se i gelsomini o il biondo</l>
<l>Fior d'arancio piuttosto o la giunchiglia</l>
<l>O l'ambra preziosa a gli avi nostri.</l>
<l>Ma se la sposa altrui cara all'eroe</l>
<l>Del talamo nuzial si lagna, e scosse</l>
<l>Pur or da lungo peso i casti lombi,</l>
<l>Ah fuggi allor tutti gli odori ah fuggi;</l>
<l>Chè micidial potresti a un sol momento</l>
<l>Più vite insidiar: semplici sieno</l>
<l>I tuoi balsami allor: nè oprarli ardisci</l>
<l>Pria che di lor deciso aggian le nari</l>
<l>Del mio signore e tuo. Pon mano poi</l>
<l>Al pettin liscio, e con l'ottuso dente</l>
<l>Lieve solca le chiome; indi animoso</l>
<l>Le turba e le scompiglia; e alfin da quella</l>
<l>Alta confusion traggi e dispiega,</l>
<l>Opra di tua gran mente, ordin superbo.</l>
<l>Io breve a te parlai; ma il tuo lavoro</l>
<l>Breve non fia però; nè al termin giunto</l>
<l>Prima sarà che da' più strani eventi</l>
<l>S'involva o tronchi all'alta impresa il filo.</l>
<l>Fisa i guardi a lo speglio; e là sovente</l>
<l>Il mio signor vedrai morder le labbra</l>
<l>Impaziente, ed arrossir nel volto.</l>
<l>Sovente ancor, se men dell'uso esperta</l>
<l>Parrà tua destra, del convulso piede</l>
<l>Udrai lo scalpitar breve e frequente,</l>
<l>Non senza un tronco articolar di voce</l>
<l>Che condanni e minacci. Anco t'aspetta</l>
<l>Veder talvolta il cavalier sublime</l>
<l>Furiando agitarsi, e destra e manca</l>
<l>Porsi a la chioma, e dissipar con l'ugne</l>
<l>Lo studio di molt'ore in un momento.</l>
<l>Che più? Se per tuo male un dì vaghezza</l>
<l>D'accordar ti prendesse al suo sembiante</l>
<l>Gli edifici del capo, e non curassi</l>
<l>Ricever leggi da colui che venne</l>
<l>Pur ier di Francia, ah quale atroce folgore,</l>
<l>Meschino! allor ti penderia sul capo?</l>
<l>Tu allor l'eroe vedresti ergers'in piedi,</l>
<l>E per gli occhi versando ira e dispetto</l>
<l>Mille strazj imprecarti, e scender fino</l>
<l>Ad usurpar le infami voci al vulgo</l>
<l>Per farti onta maggiore, e di bastone</l>
<l>Il tergo minacciarti, e violento</l>
<l>Rovesciare ogni cosa, al suol spargendo</l>
<l>Rotti cristalli e calamistri e vasi</l>
<l>E pettini ad un tempo. In simil guisa,</l>
<l>Se del tonante all'ara o de la Dea</l>
<l>Che ricovrò dal Nilo il turpe Phallo</l>
<l>Tauro spezzava i raddoppiati nodi</l>
<l>E libero fuggìa, vedeansi a terra</l>
<l>Cader tripodi tazze bende scuri</l>
<l>Litui coltelli, e d'orridi mugiti</l>
<l>Commosse rimbombar le arcate volte,</l>
<l>E d'ogni lato astanti e sacerdoti</l>
<l>Pallidi all'urto e all'impeto involarse</l>
<l>Del feroce animal che pria sì queto</l>
<l>Gìa di fior cinto; e sotto a la man sacra</l>
<l>Umiliava le dorate corna.</l>
<l>Tu non pertanto coraggioso e forte</l>
<l>Dura e ti serba a la miglior fortuna.</l>
<l>Quasi foco di paglia è foco d'ira</l>
<l>In nobil petto. Il tuo signor vedrai</l>
<l>Mansuefatto a te chieder perdono,</l>
<l>E sollevarti oltr'ogni altro mortale</l>
<l>Con preghi e scuse a niun altro concesse;</l>
<l>Tal che securo sacerdote a lui</l>
<l>Immolerai lui stesso, e pria d'ognaltro</l>
<l>Larga otterrai del tuo lavor mercede.</l></lg>
<lg>
<l>Or Signore a te riedo. Ah non sia colpa</l>
<l>Dinanzi a te s'io travviai col verso</l>
<l>Breve parlando ad un mortal cui degni</l>
<l>Tu de gli arcani tuoi. Sai che a sua voglia</l>
<l>Questi ogni dì volge e governa i capi</l>
<l>De' semidei più chiari: e le matrone</l>
<l>Che da i sublimi cocchi alto disdegnano</l>
<l>Chinar lo sguardo a la pedestre turba,</l>
<l>Non disdegnan sovente entrar con lui</l>
<l>In festevoli motti allor ch'esposti</l>
<l>A la sua man sono i ridenti avorj</l>
<l>Del bel collo e del crin l'aureo volume.</l>
<l>Però m'odi benigno or ch'io t'apprendo</l>
<l>L'ore a passar più graziose intanto</l>
<l>Che il pettin creator doni a le chiome</l>
<l>Leggiadra o almen non più veduta forma.</l></lg>
<lg>
<l>Breve libro elegante a te dinanzi</l>
<l>Tra gli arnesi vedrai che l'arte aduna</l>
<l>Per disputare a la natura il vanto</l>
<l>Del renderti sì caro a gli occhi altrui.</l>
<l>Ei ti lusingherà forse con liscia</l>
<l>Purpurea pelle onde vestito avrallo</l>
<l>O Mauritano conciatore o Siro:</l>
<l>E d'oro fregi delicati e vago</l>
<l>Mutabile color che il collo imite</l>
<l>De la colomba v'avrà sparso intorno</l>
<l>Squisito legator Batavo o Franco:</l>
<l>E forse incisa con venereo stile</l>
<l>Vi fia serie d'imagini interposta,</l>
<l>Lavor che vince la materia, e donde</l>
<l>Fia che nel cor ti si ridesti e viva</l>
<l>La stanca di piaceri ottusa voglia.</l>
<l>Or tu il libro gentil con lenta mano</l>
<l>Togli, e non senza sbadigliare un poco</l>
<l>Aprilo a caso o pur là dove il parta</l>
<l>Tra l'uno e l'altro foglio indice nastro.</l> </lg>
<lg>
<l>O de la Francia Proteo multiforme</l>
<l>Scrittor troppo biasmato e troppo a torto</l>
<l>Lodato ancor, che sai con novi modi</l>
<l>Imbandir ne' tuoi scritti eterno cibo</l>
<l>A i semplici palati, e se' maestro</l>
<l>Di color che a sè fingon di sapere,</l>
<l>Tu appresta al mio signor leggiadri studj</l>
<l>Con quella tua fanciulla all'Anglo infesta,</l>
<l>Onde l'Enrico tuo vinto è d'assai,</l>
<l>L'Enrico tuo che in vano abbatter tenta</l>
<l>L'Italian Goffredo ardito scoglio</l>
<l>Contro a la Senna d'ogni vanto altera.</l>
<l>Tu de la Francia onor, tu in mille scritti</l>
<l>Celebrata da' tuoi novella Aspasia</l>
<l>Taide novella a i facili sapienti</l>
<l>De la Gallica Atene i tuoi precetti</l>
<l>Tu pur detta al mio eroe: e a lui non meno</l>
<l>Pasci l'alto pensier tu che all'Italia,</l>
<l>Poi che rapìrle i tuoi l'oro e le gemme,</l>
<l>Invidiasti il fedo loto ancora</l>
<l>Onde macchiato è il Certaldese o l'altro</l>
<l>Per cui va sì famoso il pazzo Conte.</l>
<l>Questi o signore i tuoi studiati autori</l>
<l>Fieno e mill'altri che guidàro in Francia</l>
<l>I bendati Sultani i Regi Persi</l>
<l>E le peregrinanti Arabe dame,</l>
<l>O che con penna liberale a i cani</l>
<l>Ragion donàro e a i barbari sedili,</l>
<l>E dier feste e conviti e liete scene</l>
<l>A i polli ed alle gru d'amor maestre.</l>
<l>Oh pascol degno d'anima sublime</l>
<l>Oh chiara oh nobil mente! A te ben dritto</l>
<l>È che s'incurvi riverente il vulgo,</l>
<l>E gli oracoli attenda. Or chi fie dunque</l>
<l>Sì temerario che in suo cor ti beffe</l>
<l>Qualor partendo da sì gravi studj</l>
<l>Del tuo paese l'ignoranza accusi,</l>
<l>E tenti aprir col tuo felice raggio</l>
<l>La Gotica caliggine che annosa</l>
<l>Siede su gli occhi a le misere genti?</l>
<l>Così non mai ti venga estranea cura</l>
<l>Questi a troncar sì preziosi istanti</l>
<l>In cui del pari e a la dorata chioma</l>
<l>Splendor dai novo ed al celeste ingegno.</l></lg>
<lg>
<l>Non pertanto avverrà che tu sospenda</l>
<l>Quindi a poco il versar de' libri amati,</l>
<l>E che ad altro ti volga. A te quest'ora</l>
<l>Condurrà il merciaiol che in patria or torna</l>
<l>Pronto inventor di lusinghiere fole</l>
<l>E liberal di forastieri nomi</l>
<l>A merci che non mai varcàro i monti.</l>
<l>Tu a lui credi ogni detto. E chi vuoi ch'ose</l>
<l>Unqua mentire ad un tuo pari in faccia?</l>
<l>Ei fia che venda se a te piace o cambi</l>
<l>Mille fregi e lavori a cui la moda</l>
<l>Di viver concedette un giorno intero</l>
<l>Tra le folte d'inezie illustri tasche:</l>
<l>Poi lieto se n'andrà con l'una mano</l>
<l>Pesante di molt'oro; e in cor gioiendo</l>
<l>Spregerà le bestemmie imprecatrici</l>
<l>E il gittato lavoro e i vani passi</l>
<l>Del calzolar diserto e del drappiere;</l>
<l>E dirà lor: ben degna pena avete</l>
<l>O troppo ancor religiosi servi</l>
<l>De la necessitade, antiqua è vero</l>
<l>Madre e donna dell'arti, or nondimeno</l>
<l>Fatta cenciosa e vile. Al suo possente</l>
<l>Amabil vincitor v'era assai meglio</l>
<l>O miseri ubbidire. Il lusso il lusso</l>
<l>Oggi sol puote dal ferace corno</l>
<l>Versar su l'arti a lui vassalle applausi</l>
<l>E non contesi mai premj e ricchezze.</l></lg>
<lg>
<l>L'ore fien queste ancor che a te ne vegna</l>
<l>Il delicato miniator di belle</l>
<l>Che de la corte d'Amatunta uscìo</l>
<l>Stipendiato ministro atto a gli affari</l>
<l>Sollecitar dell'amorosa diva.</l>
<l>Or tu l'affretta impaziente e sprona</l>
<l>Sì ch'a te porga il desiato avorio</l>
<l>Che de le amate forme impresso ride,</l>
<l>Sia che il pennel cortese ivi dispieghi</l>
<l>L'alme sembianze del tuo viso, ond'aggia</l>
<l>Tacito pasco allor che te non vede</l>
<l>La pudica d'altrui sposa a te cara;</l>
<l>Sia che di lei medesma al vivo esprima</l>
<l>Il vago aspetto; o se ti piace ancora</l>
<l>D'altra beltà furtiva a te presenti</l>
<l>Con più largo confin le amiche membra.</l>
<l>Doman fie poi che la concessa imago</l>
<l>Entro arnese gentil per te si chiuda</l>
<l>Con opposto cristallo ove tu faccia</l>
<l>Sovente paragon di tua beltade</l>
<l>Con la beltà de la tua dama; o a i guardi</l>
<l>Degl'invidi la tolga, e in sen l'asconda</l>
<l>Sagace tabacchiera; o a te riluca</l>
<l>Sul minor dito in fra le gemme e l'oro;</l>
<l>O de le grazie del tuo viso desti</l>
<l>Soavi rimembranze al braccio avvolta</l>
<l>Dell'altrui fida sposa a cui se' caro.</l>
<l>Ed ecco alfin che a le tue luci appare</l>
<l>L'artificio compiuto. Or cauto osserva</l>
<l>Se bene il simulato al ver s'adegue,</l>
<l>Vie più rigido assai se il tuo sembiante</l>
<l>Esprimer denno i colorati punti</l>
<l>Che l'arte ivi dispose. Or brune troppo</l>
<l>A te parran le guance, or fia ch'ecceda</l>
<l>Mal frenata la bocca, or qual conviene</l>
<l>A camuso Etiòpe il naso fia.</l>
<l>Anco sovente d'accusar ti piaccia</l>
<l>Il dipintor che non atteggi ardito</l>
<l>L'agili membra e il dignitoso busto;</l>
<l>O che mal tra le leggi a la tua forma</l>
<l>Dia contorno o la posi o la panneggi.</l>
<l>È ver che tu del grande di Crotone</l>
<l>Non conosci la scola, e mai tua destra</l>
<l>Non abbassossi a la volgar matita</l>
<l>Che fu nell'altra età cara a' tuoi pari</l>
<l>Cui non gustate ancora eran più dolci</l>
<l>E più nobili cure a te serbate.</l>
<l>Ma che non puote quel d'ogni scienza</l>
<l>Gusto trionfator che all'ordin vostro</l>
<l>In vece di maestro il ciel concesse;</l>
<l>E d'onde a voi coniò le altere menti</l>
<l>Acciò che possan dell'uman confine</l>
<l>Oltre passar la paludosa nebbia;</l>
<l>E d'etere più puro abitatrici</l>
<l>Non fallibili scêrre il vero e il bello?</l>
<l>Però qual più ti par loda o riprendi</l>
<l>Non men fermo d'allor che a scranna siedi</l>
<l>Raffael giudicando o l'altro egregio</l>
<l>Che del gran nome suo l'Adige onora;</l>
<l>E a le tavole ignote i noti nomi</l>
<l>Grave comparti di color che primi</l>
<l>Furo nell'arte. Ah s'altri è sì procace</l>
<l>Ch'osi rider di te, costui pavente</l>
<l>L'augusta maestà del tuo cospetto,</l>
<l>Si volga a la parete, e mentre cerca</l>
<l>Por freno in van col morder de le labbra</l>
<l>A lo scrosciar de le importune risa</l>
<l>Che scoppian da' precordj, violenta</l>
<l>Convulsione a lui deforme il volto,</l>
<l>E lo affoghi aspra tosse e lo punisca</l>
<l>Di sua temerità. Ma tu non pensa</l>
<l>Ch'altri ardisca di te rider giammai;</l>
<l>E mai sempre imperterrito decidi.</l></lg>
<lg>
<l>Or giunta è alfin del dotto pettin l'opra:</l>
<l>E il maestro elegante intorno spande</l>
<l>Da la man scossa polveroso nembo,</l>
<l>Onde a te innanzi tempo il crine imbianchi.</l>
<l>D'orribil piato risonar s'udìo</l>
<l>Già la corte d'Amore. I tardi vegli</l>
<l>Grinzuti osàr co' giovani nipoti</l>
<l>Contendere di grado in faccia al soglio</l>
<l>Del comune lor dio. Rise la fresca</l>
<l>Gioventude animosa; e d'agri motti</l>
<l>Libera punse la senil baldanza.</l>
<l>Gran tumulto nascea, se non che Amore</l>
<l>Ch'ogni diseguaglianza odia in sua corte</l>
<l>A spegner mosse i perigliosi sdegni:</l>
<l>E a quei che militando incanutìro</l>
<l>Suoi servi apprese a simular con arte</l>
<l>I duo bei fior che in giovanile gota</l>
<l>Educa e nudre di sua man natura:</l>
<l>Indi fe' cenno; e in un balen fur visti</l>
<l>Mille alati ministri alto volando</l>
<l>Scoter lor piume, onde fioccò leggera</l>
<l>Candida polve che a posar poi venne</l>
<l>Su le giovani chiome; e in bianco volse</l>
<l>E il biondo e il nero e l'odiato rosso.</l>
<l>L'occhio così nell'amorosa reggia</l>
<l>Più non distinse le due opposte etadi:</l>
<l>E solo vi restò giudice il tatto.</l>
<l>Tu pertanto o signor tu che se' il primo</l>
<l>Fregio ed onor dell'Acidalio regno</l>
<l>I sacri usi ne serba. Ecco che sparsa</l>
<l>Già da provvida man la bianca polve</l>
<l>In piccolo stanzin con l'aere pugna,</l>
<l>E de gli atomi suoi tutto riempie</l>
<l>Egualmente divisa. Or ti fa core,</l>
<l>E in seno a quella vorticosa nebbia</l>
<l>Animoso ti avventa. Oh bravo! oh forte!</l>
<l>Tale il grand'avo tuo tra il fumo e il foco</l>
<l>Orribile di Marte furiando</l>
<l>Gittossi allor che i palpitanti Lari</l>
<l>De la patria difese, e ruppe e in fuga</l>
<l>Mise l'oste feroce. Ei nondimeno</l>
<l>Fuligginoso il volto e d'atro sangue</l>
<l>Asperso e di sudore e co' capelli</l>
<l>Stracciati ed irti de la mischia uscìo</l>
<l>Spettacol fero a i cittadini stessi</l>
<l>Per sua man salvi; ove tu, assai più vago</l>
<l>E leggiadro a vederse in bianca spoglia</l>
<l>Scenderai quindi a poco a bear gli occhi</l>
<l>De la cara tua patria a cui dell'avo</l>
<l>Il forte braccio e il viso almo celeste</l>
<l>Del nipote dovean portar salute.</l></lg>
<lg>
<l>Non vedi omai qual con solerte mano</l>
<l>Rechin di vesti a te pubblico arredo</l>
<l>I damigelli tuoi? Rodano e Senna</l>
<l>Le tesserono a gara; e qui cucille</l>
<l>Opulento sartor cui su lo scudo</l>
<l>Serpe intrecciato a forbici eleganti</l>
<l>Il titol di monsù: nè sol dà leggi</l>
<l>A la materia la stagion diverse,</l>
<l>Ma qual più si conviene al giorno e all'ora</l>
<l>Varj sono il lavoro e la ricchezza.</l>
<l>Vieni o fior de gli eroi vieni; e qual suole</l>
<l>Nel più dubbio de' casi alto monarca</l>
<l>Avanti al trono suo convocar lento</l>
<l>Di satrapi concilio a cui nell'ampia</l>
<l>Calvizie de la fronte il senno appare;</l>
<l>Tal di limpidi spegli a un cerchio in mezzo</l>
<l>Grave t'assidi, e lor sentenza ascolta.</l>
<l>Un giacendo al tuo piè mostri qual deggia</l>
<l>Liscia e piana salir su per le gambe</l>
<l>La docil calza: un sia presente al volto,</l>
<l>Un dietro al capo: e la percossa luce</l>
<l>Quinci e quindi tornando, a un tempo solo</l>
<l>Tutto al giudizio de' tuoi guardi esponga</l>
<l>L'apparato dell'arte. Intanto i servì</l>
<l>A te sudino intorno; e qual piegate</l>
<l>Le ginocchia in sul suol prono ti stringa</l>
<l>Il molle piè di lucidi fermagli;</l>
<l>E qual del biondo crin che i nodi eccede</l>
<l>Su le schiene ondeggiante in negro velo</l>
<l>I tesori raccoglia; e qual già pronto</l>
<l>Venga spiegando la nettarea veste.</l>
<l>Fortunato garzone a cui la moda</l>
<l>In fioriti canestri e di vermiglia</l>
<l>Seta coperti preparò tal copia</l>
<l>D'ornamenti e di pompe! Ella pur ieri</l>
<l>A te dono ne fèo. La notte intera</l>
<l>Faticaron per te cent'aghi e cento;</l>
<l>E di percossi e ripercossi ferri</l>
<l>Per le tacite case andò il rimbombo:</l>
<l>Ma non in van poi che di novo fasto</l>
<l>Oggi superbo nel bel mondo andrai;</l>
<l>E per entro l'invidia e lo stupore</l>
<l>Passerai de' tuoi pari eguale a un dio</l>
<l>Folto bisbiglio sollevando intorno.</l></lg>
<lg>
<l>Figlie de la memoria inclite suore</l>
<l>Che invocate scendendo i feri nomi</l>
<l>De le squadre diverse e de gli eroi</l>
<l>Annoveraste a i grandi che cantàro</l>
<l>Achille Enea e il non minor Buglione,</l>
<l>Or m'è d'uopo di voi. Tropp'ardua impresa</l>
<l>E insuperabil senza vostr'aita</l>
<l>Fia ricordare al mio signor di quanti</l>
<l>Leggiadri arnesi graverà sue vesti</l>
<l>Pria che di sè nel mondo esca a far pompa.</l>
<l>Ma qual di tanti e sì leggiadri arnesi</l>
<l>Sì felice sarà che innanzi a gli altri</l>
<l>Signor venga a formar tua nobil soma?</l>
<l>Tutti importan del pari. Ecco l'astuccio</l>
<l>Di pelli rilucenti ornato e d'oro</l>
<l>Sdegnar la turba, e gli occhi tuoi primiero</l>
<l>Occupar di sua mole. Esso a cent'usi</l>
<l>Opportuno si vanta: e ad esso in grembo</l>
<l>Atta a gli orecchi a i denti a i peli all'ugne</l>
<l>Vien forbita famiglia. A i primi onori</l>
<l>Seco s'affretta d'odorifer'onda</l>
<l>Pieno cristal che a la tua vita in forse</l>
<l>Doni conforto allor che il vulgo ardisca</l>
<l>Troppo accosto vibrar da la vil salma</l>
<l>Fastidiosi effluvj a le tue nari.</l>
<l>Nè men pronto di quello e all'uopo stesso</l>
<l>L'imitante un cuscin purpureo drappo</l>
<l>Reca turgido il sen d'erbe odorate</l>
<l>Che l'aprica montagna in tuo favore</l>
<l>Al possente meriggio educa e scalda.</l>
<l>Ecco vien poi da cristallina rupe</l>
<l>Tolto nobil vasello. Indi traluce</l>
<l>Prezioso confetto ove a gli aromi</l>
<l>Stimolanti s'unì l'ambra o la terra</l>
<l>Che il Giappon manda a profumar de' grandi</l>
<l>L'etereo fiato, o quel che il Caramano</l>
<l>Fa gemer latte dall'inciso capo</l>
<l>De' papaveri suoi; perchè se mai</l>
<l>Non ben felice amor l'alma t'attrista,</l>
<l>Lene serpendo per li membri acquete</l>
<l>A te gli spirti, e ne la mente induca</l>
<l>Lieta stupidità che mille adune</l>
<l>Imagin dolci e al tuo desio conformi.</l>
<l>A tanto arredo il cannocchial succeda</l>
<l>E la chiusa tra l'oro Anglica lente.</l>
<l>Quel notturno favor ti presti allora</l>
<l>Che al teatro t'assidi, e t'avvicini</l>
<l>O i piè leggeri o le canore labbra</l>
<l>Da la scena remota; o con maligno</l>
<l>Guardo dell'alte vai logge spiando</l>
<l>Le abitate tenèbre; o miri altronde</l>
<l>Gli ognor nascenti e moribondi amori</l>
<l>De le tenere dame, onde s'appresti</l>
<l>All'eloquenza tua nel dì venturo</l>
<l>Lunga e grave materia. A te la lente</l>
<l>Nel giorno assista; e de gli sguardi tuoi</l>
<l>Economa presieda; e sì li parta</l>
<l>Che il mirato da te vada superbo,</l>
<l>Nè i mal visti accusarte osin giammai.</l>
<l>La lente ancor su l'occhio tuo sedendo</l>
<l>Irrefragabil giudice condanni</l>
<l>O approvi di Palladio i muri e gli archi</l>
<l>O di Tizian le tele: essa a le vesti</l>
<l>A i libri a i volti feminili applauda</l>
<l>Severa o li dispregi: e chi del senso</l>
<l>Comun sì privo fia che insorger osi</l>
<l>Contro al sentenziar de la tua lente?</l>
<l>Non per questa però sdegna o signore</l>
<l>Giunto a lo speglio in Gallico sermone</l>
<l>Il vezzoso giornal, non le notate</l>
<l>Eburnee tavolette a guardar preste</l>
<l>Tuoi sublimi pensier fin ch'abbian luce</l>
<l>Doman tra i belli spirti; e non isdegna</l>
<l>La picciola guaìna ove al tuo cenno</l>
<l>Mille ognora stan pronti argentei spilli.</l>
<l>Oh quante volte a cavalier sagace</l>
<l>Ho vedut'io le man render beate</l>
<l>Uno apprestato a tempo unico spillo!</l>
<l>Ma dove ahi dove inonorato e solo</l>
<l>Lasci 'l coltello a cui l'oro e l'acciaro</l>
<l>Donàr gemina lama, e a cui la madre</l>
<l>De la gemma più bella d'Anfitrite</l>
<l>Diè manico elegante, onde il colore</l>
<l>Con dolce variar l'iride imìta?</l>
<l>Verrà il tempo verrà che ne' superbi</l>
<l>Convivj ognaltro avanzerai per fama</l>
<l>D'esimio trinciatore; e i plausi e i gridi</l>
<l>De' tuoi gran pari ecciterai qualora,</l>
<l>Pollo o fagian con le forcine in alto</l>
<l>Sospeso, a un colpo il priverai dell'anca</l>
<l>Mirabilmente. Or qual più resta omai</l>
<l>Onde colmar tue tasche inclito ingombro?</l>
<l>Ecco a molti colori oro distinto,</l>
<l>Ecco nobil testuggine su cui</l>
<l>Voluttuose imagini lo sguardo</l>
<l>Invitan de gli eroi. Copia squisita</l>
<l>Di fumido rapè quivi è serbata</l>
<l>E di spagna oleoso, onde lontana</l>
<l>Pur come suol fastidioso insetto</l>
<l>Da te fugga la noia. Ecco che smaglia</l>
<l>Cupido a te di circondar le dita</l>
<l>Vivo splendor di preziose anella.</l>
<l>Ami la pietra ove si stanno ignude</l>
<l>Sculte le Grazie, e che il Giudeo ti fece</l>
<l>Creder opra d'Argivi allor ch'ei chiese</l>
<l>Tanto tesoro, e d'erudito il nome</l>
<l>Ti compartì prostrandosi a' tuoi piedi?</l>
<l>Vuoi tu i lieti rubini? O più t'aggrada</l>
<l>Sceglier quest'oggi l'Indico adamante</l>
<l>Là dove il lusso incantator costrinse</l>
<l>La fatica e il sudor di cento buoi</l>
<l>Che pria vagando per le tue campagne</l>
<l>Facean sotto a i lor piè nascere i beni?</l>
<l>Prendi o tutti o qual vuoi; ma l'aureo cerchio</l>
<l>Che sculto intorno è d'amorosi motti</l>
<l>Ognor teco si vegga, e il minor dito</l>
<l>Premati alquanto, e sovvenir ti faccia</l>
<l>Dell'altrui fida sposa a cui se' caro.</l>
<l>Vengane alfin de gli orioi gemmati</l>
<l>Venga il duplice pondo; e a te de l'ore</l>
<l>Che all'alte imprese dispensar conviene</l>
<l>Faccia rigida prova. Ohimè che vago</l>
<l>Arsenal minutissimo di cose</l>
<l>Ciondola quindi, e ripercosso insieme</l>
<l>Molce con soavissimo tintinno!</l>
<l>Ma v'hai tu il meglio? Ah sì che i miei precetti</l>
<l>Sagace prevenisti. Ecco risplende</l>
<l>Chiuso in breve cristallo il dolce pegno</l>
<l>Di fortunato amor: lungi o profani,</l>
<l>Chè a voi tant'oltre penetrar non lice.</l></lg>
<lg>
<l>Compiuto è il gran lavoro. Odi Signore</l>
<l>Sonar già intorno la ferrata zampa</l>
<l>De' superbi corsier che irrequieti</l>
<l>Ne' grand'atrj sospinge arretra e volge</l>
<l>La disciplina dell'ardito auriga.</l>
<l>Sorgi e t'appresta a render baldi e lieti</l>
<l>Del tuo nobile incarco i bruti ancora.</l>
<l>Ma a possente signor scender non lice</l>
<l>Da le stanze superne infin che al gelo</l>
<l>O al meriggio non abbia il cocchier stanco</l>
<l>Durato un pezzo, onde l'uom servo intenda</l>
<l>Per quanto immensa via natura il parta</l>
<l>Dal suo signore. Or dunque i miei precetti</l>
<l>Io seguirò, chè varie al tuo mattino</l>
<l>Portar dee cure il variar de' giorni:</l>
<l>Tu dolce intanto prenderai solazzo</l>
<l>Ad agitar fra le tranquille dita</l>
<l>Dell'oriolo i ciondoli vezzosi.</l></lg>
<lg>
<l>Signore al ciel non è cosa più cara</l>
<l>Di tua salute: e troppo a noi mortali</l>
<l>È il viver de' tuoi pari util tesoro.</l>
<l>Uopo è talor che da gli egregi affanni</l>
<l>T'allevj alquanto, e con pietosa mano</l>
<l>Il teso per gran tempo arco rallente.</l>
<l>Tu dunque allor che placida mattina</l>
<l>Vestita riderà d'un bel sereno</l>
<l>Esci pedestre, e le abbattute membra</l>
<l>All'aura salutar snoda e rinfranca.</l>
<l>Di nobil cuoio a te la gamba calzi</l>
<l>Purpureo stivaletto, onde giammai</l>
<l>Non profanin tuo piè la polve o il limo</l>
<l>Che l'uom calpesta. A te s'avvolga intorno</l>
<l>Veste leggiadra che sul fianco sciolta</l>
<l>Sventoli andando; e le formose braccia</l>
<l>Stringa in maniche anguste a cui vermiglio</l>
<l>O cilestro ermesino orni gli estremi</l>
<l>Del bel color che l'elitropio tigne</l>
<l>O pur d'oriental candido bisso</l>
<l>Voluminosa benda indi a te fasci</l>
<l>La snella gola. E il crin... Ma il crin signore</l>
<l>Forma non abbia ancor da la man dotta</l>
<l>Dell'artefice suo; chè troppo fora,</l>
<l>Ahi troppo grave error lasciar tant'opra</l>
<l>De le licenziose aure in balìa.</l>
<l>Nè senz'arte però vada negletto</l>
<l>Su gli omeri a cader; ma o che natura</l>
<l>A te il nodrisca; o che da ignote fronti</l>
<l>Il più famoso parrucchier lo involi,</l>
<l>E lo adatti al tuo capo, in sul tuo capo</l>
<l>Ripiegato l'afferri e lo sospenda</l>
<l>Con testugginei denti il pettin curvo.</l>
<l>Ampio cappello alfin che il disco agguagli</l>
<l>Del gran lume Febeo tutto ti copra,</l>
<l>E allo sguardo profan tuo nume asconda.</l>
<l>Poi che così le belle membra ornate</l>
<l>Con artificj negligenti avrai,</l>
<l>Esci soletto a respirar talora</l>
<l>I mattutini fiati: e lieve canna</l>
<l>Brandendo con la man, quasi baleno</l>
<l>Le vie trascorri, e premi ed urta il vulgo</l>
<l>Che s'oppone al tuo corso. In altra guisa</l>
<l>Fora colpa l'uscir; però che andrièno</l>
<l>Mal dal vulgo distinti i primi eroi.</l></lg>
<lg>
<l>Tal giorno ancora, o d'ogni giorno forse</l>
<l>Fien qualch'ore serbate al molle ferro</l>
<l>Che i peli a te rigermoglianti a pena</l>
<l>D'in su la guancia miete; e par che invidj</l>
<l>Ch'altri fuor che sè solo indaghi o scopra</l>
<l>Unqua il tuo sesso. Arroge a questo il giorno</l>
<l>Che di lavacro universal convienti</l>
<l>Terger le vaghe membra. È ver che allora</l>
<l>D'esser mortal dubiterai; ma innalza</l>
<l>Tu allor la mente a i grandi aviti onori</l>
<l>Che fino a te per secoli cotanti</l>
<l>Misti scesero al chiaro altero sangue;</l>
<l>E il pensier ubbioso al par di nebbia</l>
<l>Per lo vasto vedrai aere smarrirsi</l>
<l>A i raggi de la gloria onde t'investi;</l>
<l>E di te pago sorgerai qual pria</l>
<l>Gran semideo che a sè solo somiglia.</l>
<l>Fama è così che il dì quinto le Fate</l>
<l>Loro salma immortal vedean coprirsi</l>
<l>Già d'orribili scaglie, e in feda serpe</l>
<l>Volta strisciar sul suolo a sè facendo</l>
<l>De le inarcate spire impeto e forza:</l>
<l>Ma il primo sol le rivedea più belle</l>
<l>Far beati gli amanti e a un volger d'occhi</l>
<l>Mescere a voglia lor la terra e il mare.</l></lg>
<lg>
<l>Assai l'auriga bestemmiò finora</l>
<l>I tuoi nobili indugi: assai la terra</l>
<l>Calpestàro i cavalli. Or via veloce</l>
<l>Reca o servo gentil, reca il cappello</l>
<l>Ch'ornan fulgidi nodi: e tu frattanto</l>
<l>Fero genio di Marte a guardar posto</l>
<l>De la stirpe de' numi il caro fianco,</l>
<l>Al mio giovan eroe cigni la spada</l>
<l>Corta e lieve non già, ma qual richiede</l>
<l>La stagion bellicosa al suol cadente,</l>
<l>E di triplice taglio armata e d'else</l>
<l>Immane. Quanto esser può mai sublime</l>
<l>L'annoda pure onde la impugni all'uopo</l>
<l>La destra furibonda in un momento.</l>
<l>Nè disdegnar con le sanguigne dita</l>
<l>Di ripulire ed ordinar quel nastro</l>
<l>Onde l'else è superbo. Industre studio</l>
<l>È di candida mano. Al mio signore</l>
<l>Dianzi donollo, e gliel appese al brando</l>
<l>L'altrui fida consorte a lui sì cara.</l>
<l>Tal del famoso Artù vide la corte</l>
<l>Le infiammate d'amor donzelle ardite</l>
<l>Ornar di piume e di purpuree fasce</l>
<l>I fatati guerrier; sì che poi lieti</l>
<l>Correan mortale ad incontrar periglio</l>
<l>In selve orrende fra i giganti e i mostri.</l></lg>
<lg>
<l>Volgi o invitto campion, volgi tu pure</l>
<l>Il generoso piè dove la bella</l>
<l>E de gli eguali tuoi scelto drappello</l>
<l>Sbadigliando t'aspetta all'alte mense.</l>
<l>Vieni, e godendo, nell'uscire il lungo</l>
<l>Ordin superbo di tue stanze ammira.</l>
<l>Or già siamo all'estreme: alza i bei lumi</l>
<l>A le pendenti tavole vetuste</l>
<l>Che a te de gli avi tuoi serbano ancora</l>
<l>Gli atti e le forme. Quei che in duro dante</l>
<l>Strigne le membra, e cui sì grande ingombra</l>
<l>Traforato collar le grandi spalle,</l>
<l>Fu di macchine autor; cinse d'invitte</l>
<l>Mura i Penati; e da le nere torri</l>
<l>Signoreggiando il mar, verso le aduste</l>
<l>Spiagge la predatrice Africa spinse.</l>
<l>Vedi quel magro a cui canuto e raro</l>
<l>Pende il crin da la nuca, e l'altro a cui</l>
<l>Su la guancia pienotta e sopra il mento</l>
<l>Serpe triplice pelo? Ambo s'adornano</l>
<l>Di toga magistral cadente a i piedi:</l>
<l>L'uno a Temi fu sacro: entro a' Licei</l>
<l>La gioventù pellegrinando ei trasse</l>
<l>A gli oracoli suoi; indi sedette</l>
<l>Nel senato de' padri; e le disperse</l>
<l>Leggi raccolte, ne fe' parte al mondo:</l>
<l>L'altro sacro ad Igeia. Non odi ancora</l>
<l>Presso a un secol di vita il buon vegliardo</l>
<l>Di lui narrar quel che da' padri suoi</l>
<l>Nonagenarj udì, com'ei spargesse</l>
<l>Su la plebe infelice oro e salute</l>
<l>Pari a Febo suo nume? Ecco quel grande</l>
<l>A cui sì fosco parruccon s'innalza</l>
<l>Sopra la fronte spaziosa; e scende</l>
<l>Di minuti botton serie infinita</l>
<l>Lungo la veste. Ridi? Ei novi aperse</l>
<l>Studj a la patria; ei di perenne aita</l>
<l>I miseri dotò; portici e vie</l>
<l>Stese per la cittade; e da gli ombrosi</l>
<l>Lor lontani recessi a lei dedusse</l>
<l>Le pure onde salubri, e ne' quadrivj</l>
<l>E in mezzo a gli ampli fori alto le fece</l>
<l>Salir scherzando a rinfrescar la state</l>
<l>Madre di morbi popolari. Oh come</l>
<l>Ardi a tal vista di beato orgoglio</l>
<l>Magnanimo garzon! Folle! A cui parlo?</l>
<l>Ei già più non m'ascolta: odiò que' ceffi</l>
<l>Il suo guardo gentil: noia lui prese</l>
<l>Di sì vieti racconti: e già s'affretta</l>
<l>Giù per le scale impaziente. Addio</l>
<l>De gli uomini delizia e di tua stirpe,</l>
<l>E de la patria tua gloria e sostegno.</l>
<l>Ecco che umìli in bipartita schiera</l>
<l>T'accolgono i tuoi servi. Altri già pronto</l>
<l>Via se ne corre ad annunciare al mondo</l>
<l>Che tu vieni a bearlo; altri a le braccia</l>
<l>Timido ti sostien mentre il dorato</l>
<l>Cocchio tu sali, e tacito e severo</l>
<l>Sur un canto ti sdrai. Apriti o vulgo</l>
<l>E cedi il passo al trono ove s'asside</l>
<l>Il mio signore. Ah te meschin s'ei perde</l>
<l>Un sol per te de' preziosi istanti!</l>
<l>Temi il non mai da legge o verga o fune</l>
<l>Domabile cocchier: temi le rote</l>
<l>Che già più volte le tue membra in giro</l>
<l>Avvolser seco, e del tuo impuro sangue</l>
<l>Corser macchiate, e il suol di lunga striscia,</l>
<l>Spettacol miserabile! segnàro.</l>
</lg>
</div1>
<div1 type="poesia">
<head>Il Meriggio</head>
<lg>
<l>Ardirò ancor fra i desinari illustri</l>
<l>Sul meriggio innoltrarmi umil cantore,</l>
<l>Poi che troppa di te cura mi punge</l>
<l>Signor, ch'io spero un dì veder maestro</l>
<l>E dittator di graziosi modi</l>
<l>All'alma gioventù che Italia onora.</l></lg>
<lg>
<l>Tal fra le tazze e i coronati vini</l>
<l>Onde all'ospite suo fe' lieta pompa</l>
<l>La punica regina, i canti alzava</l>
<l>Jopa crinito; e la regina in tanto</l>
<l>Dal bel volto straniero iva beendo</l>
<l>L'oblivion del misero Sichèo:</l>
<l>E tale, allor che l'orba Itaca in vano</l>
<l>Chiedea a Nettun la prole di Laerte,</l>
<l>Femio s'udìa co' versi e con la cetra</l>
<l>La facil mensa rallegrar de' proci,</l>
<l>Cui dell'errante Ulisse i pingui agnelli</l>
<l>E i petrosi licori e la consorte</l>
<l>Convitavano in folla. Amici or china</l>
<l>Giovin Signore al mio cantar gli orecchi,</l>
<l>Or che tra nuove Elise e nuovi proci</l>
<l>E tra fedeli ancor Penelopèe</l>
<l>Ti guidano a la mensa i versi miei.</l></lg>
<lg>
<l>Già dall'alto del cielo il sol fuggendo</l>
<l>Verge all'occaso: e i piccoli mortali</l>
<l>Dominati dal tempo escon di novo</l>
<l>A popolar le vie ch'all'oriente</l>
<l>Spandon ombra già grande. A te null'altro</l>
<l>Dominator fuor che te stesso è dato</l>
<l>Stirpe di numi: e il tuo meriggio è questo.</l></lg>
<lg>
<l>Al fin di consigliarsi al fido speglio</l>
<l>La tua dama cessò. Cento già volte</l>
<l>O chiese o rimandò novelli ornati;</l>
<l>E cento ancor de le agitate ognora</l>
<l>Damigelle or con vezzi or con garriti</l>
<l>Rovesciò la fortuna. A sè medesma</l>
<l>Quante volte convien piacque e dispiacque;</l>
<l>E quante volte è duopo a sè ragione</l>
<l>Fece e a' suoi lodatori. I mille intorno</l>
<l>Dispersi arnesi al fin raccolse in uno</l>
<l>La consapevol del suo cor ministra:</l>
<l>Al fin velata di legger zendado</l>
<l>È l'ara tutelar di sua beltade:</l>
<l>E la seggiola sacra un po' rimossa</l>
<l>Languidetta l'accoglie. Intorno a lei</l>
<l>Pochi giovani eroi van rimembrando</l>
<l>I cari lacci altrui, mentre da lunge</l>
<l>Ad altra intorno i cari lacci vostri</l>
<l>Pochi giovani eroi van rimembrando.</l>
<l>Il marito gentil queto sorride</l>
<l>A le lor celie; o, s'ei si cruccia alquanto,</l>
<l>Del tuo lungo tardar solo si cruccia.</l>
<l>Nulla però di lui cura te prenda</l>
<l>Oggi o Signore. E s'ei del vulgo a paro</l>
<l>Prostrò l'animo imbelle; e non sdegnosse</l>
<l>Di chiamarsi marito, a par del vulgo</l>
<l>Senta la fame esercitargli in petto</l>
<l>Lo stimol fier de gli oziosi sughi</l>
<l>Avidi d'esca: o se a i mariti alcuno</l>
<l>D'anima generosa impeto resta,</l>
<l>Ad altra mensa il piè rivolga; e d'altra</l>
<l>Dama al fianco si assida, il cui marito</l>
<l>Pranzi altrove lontan d'un'altra al fianco</l>
<l>Che lungi abbia lo sposo: e così nuove</l>
<l>Anella intrecci a la catena immensa</l>
<l>onde alternando Amor l'anime avvince.</l></lg>
<lg>
<l>Pur sia che vuol; tu baldanzoso innoltra</l>
<l>ne le stanze più interne. Ecco precorre</l>
<l>ad annunciarti al gabinetto estremo</l>
<l>Il noto scalpiccio de' piedi tuoi.</l>
<l>Già lo sposo t'incontra. In un baleno</l>
<l>Sfugge dall'altrui man l'accorta mano</l>
<l>De la tua dama: e il suo bel labbro in tanto</l>
<l>Ti apparecchia un sorriso. Ognun s'arretra</l>
<l>Che conosce tuoi dritti; e si conforta</l>
<l>Con le adulte speranze, a te lasciando</l>
<l>Libero e scarco il più beato seggio.</l>
<l>Tal, colà dove in fra gelose mura</l>
<l>Bizanzio ed Ispaàn guardano il fiore</l>
<l>De la beltà che il popolato Egèo</l>
<l>Manda e l'Armeno e il Tartaro e il Circasso</l>
<l>Per delizia d'un solo, a bear entra</l>
<l>L'ardente sposa il grave Musulmano.</l>
<l>Nel maestoso passeggiar gli ondeggiano</l>
<l>Le late spalle, e su per l'alta testa</l>
<l>Le avvolte fasce: dall'arcato ciglio</l>
<l>Intorno ei volge imperioso il guardo:</l>
<l>Ed ecco al suo apparire umìl chinarsi</l>
<l>E il piè ritrar l'effeminata occhiuta</l>
<l>Turba che d'alto sorridendo ei spregia.</l></lg>
<lg>
<l>Or comanda o signor che tutte a schiera</l>
<l>Vengan le grazie tue; sì che a la dama</l>
<l>Quanto elegante esser più puoi ti mostri.</l>
<l>Tengasi al fianco la sinistra mano</l>
<l>Sotto al breve giubbon celata; e l'altra</l>
<l>Sul finissimo lin posi, e s'asconda</l>
<l>Vicino al cor; sublime alzisi il petto;</l>
<l>Sorgan gli omeri entrambi; a lei converso</l>
<l>Scenda il duttile collo; a i lati un poco</l>
<l>Stringansi i labbri; ver lo mezzo acuti</l>
<l>Escano alquanto; e da la bocca poi,</l>
<l>Compendiata in forma tal, sen fugga</l>
<l>Un non inteso mormorio. Qual fia</l>
<l>Che a tante di beltade arme possenti</l>
<l>Schermo si opponga? Ecco la destra ignuda</l>
<l>Già la bella ti cede. Or via la strigni;</l>
<l>E con soavi negligenze al labbro</l>
<l>Qual tua cosa l'appressa; e cader lascia</l>
<l>Sovra i tiepidi avorj un doppio bacio.</l>
<l>Siedi fra tanto; e d'una mano istrascica</l>
<l>Più a lei vicin la seggioletta. Ognaltro</l>
<l>Tacciasi; ma tu sol curvato alquanto</l>
<l>Seco susurra ignoti detti, a cui</l>
<l>Concordin vicendevoli sorrisi</l>
<l>E sfavillar di cupidette luci,</l>
<l>Che amor dimostri o che il somigli al meno.</l></lg>
<lg>
<l>Ma rimembra o signor che troppo nuoce</l>
<l>In amoroso cor lunga e ostinata</l>
<l>Tranquillità. Nell'oceàno ancora</l>
<l>Perigliosa è la calma. Ahi quante volte</l>
<l>Dall'immobile prora il buon nocchiero</l>
<l>Invocò la tempesta; e sì crudele</l>
<l>Soccorso ancor gli fu negato; e giacque</l>
<l>Affamato assetato estenuato</l>
<l>Dal venenoso aere stagnante oppresso</l>
<l>Fra le inutili ciurme al suol languendo!</l>
<l>Dunque a te giovi de la scorsa notte</l>
<l>Ricordar le vicende; e con obliqui</l>
<l>Motti pugnerla alquanto, o se nel volto</l>
<l>Paga più che non suole accôr fu vista</l>
<l>Il novello straniero, e co' bei labbri</l>
<l>Semiaperti aspettar quasi marina</l>
<l>Conca la soavissima rugiada</l>
<l>De' novi accenti; o se cupida troppo</l>
<l>Col guardo accompagnò di loggia in loggia</l>
<l>L'almo alunno di Marte, idol vegliante</l>
<l>De' femminili voti, a la cui chioma</l>
<l>Col lauro trionfal mille s'avvolgono</l>
<l>E mille frondi dell'Idalio mirto.</l>
<l>Colpevole o innocente allor la bella</l>
<l>Dama improvviso adombrerà la fronte</l>
<l>D'un nuvoletto di verace sdegno</l>
<l>O simulato, e la nevosa spalla</l>
<l>Scoterà un poco; e volgeransi al fine</l>
<l>Gli altri a bear le sue parole estreme.</l>
<l>Fors'anco rintuzzar di tue rampogne</l>
<l>Saprà l'agrezza, e noverarti a punto</l>
<l>Le visite furtive a i cocchi a i tetti</l>
<l>E all'alte logge de le mogli illustri</l>
<l>Di ricchi popolari, a cui sovente</l>
<l>Scender per calle dal piacer segnato</l>
<l>La maestà di cavalier non teme.</l>
<l>Felice te, se mesta o disdegnosa</l>
<l>Tu la guidi a la mensa; o se tu puoi</l>
<l>Solo piegarla a tollerar de' cibi</l>
<l>La nausea universal! Sorridan pure</l>
<l>A le vostre dolcissime querele</l>
<l>I convitati; e l'un l'altro percota</l>
<l>Col gomito maligno. Ahi non di meno</l>
<l>Come fremon lor alme! e quanta invidia</l>
<l>Ti portan te mirando unico scopo</l>
<l>Di sì bell'ire! Al solo sposo è dato</l>
<l>In cor nodrir magnanima quiete,</l>
<l>Aprir nel volto ingenuo riso e tanto</l>
<l>Docil fidanza ne le innocue luci.</l></lg>
<lg>
<l>Oh tre fiate avventurosi e quattro</l>
<l>Voi del nostro buon secolo mariti</l>
<l>Quanto diversi da' nostr'avi! Un tempo</l>
<l>Uscìa d'averno con viperei crini,</l>
<l>Con torbid'occhi irrequieti, e fredde</l>
<l>Tenaci branche un indomabil mostro,</l>
<l>Che ansando e anelando intorno giva</l>
<l>A i nuziali letti, e tutto empiea</l>
<l>Di sospetto e di fremito e di sangue.</l>
<l>Allor gli antri domestici le selve</l>
<l>L'onde le rupi alto ulular s'udièno</l>
<l>Di femminili stridi. Allor le belle</l>
<l>Dame con mani incrocicchiate, e luci</l>
<l>Pavide al ciel tremando lagrimando</l>
<l>Tra la pompa feral de le lugùbri</l>
<l>Sale vedean dal truce sposo offrirsi</l>
<l>Le tazze attossicate o i nudi stili.</l>
<l>Ahi pazza Italia, il tuo furor medesmo</l>
<l>Oltre l'alpe oltre il mar destò le risa</l>
<l>Presso a gli emuli tuoi, che di gelosa</l>
<l>Titol ti dièro; e t'è serbato ancora</l>
<l>Ingiustamente. Non di cieco amore</l>
<l>Vicendevol desire alterno impulso,</l>
<l>Non di costume simiglianza or guida</l>
<l>Giovani incauti al talamo bramato:</l>
<l>Ma la prudenza co i canuti padri</l>
<l>Siede librando il molto oro e i divini</l>
<l>Antiquissimi sangui: e allor che l'uno</l>
<l>Bene all'altro risponda, ecco Imenèo</l>
<l>Scoter sue faci; e unirsi al freddo sposo,</l>
<l>Di lui non già ma de le nozze amante</l>
<l>La freddissima vergine, che in core</l>
<l>Già i riti volge del bel mondo; e lieta</l>
<l>La indifferenza maritale affronta.</l>
<l>Così non fien de la crudel Megera</l>
<l>Più temuti gli sdegni. Oltre Pirene</l>
<l>Contenda or pur le desiate porte</l>
<l>A i gravi amanti; e di femminee risse</l>
<l>Turbi oriente. Italia oggi si ride</l>
<l>Di quello ond'era già derisa: tanto</l>
<l>Puote una sola età volger le menti.</l></lg>
<lg>
<l>Ma già rimbomba d'una in altra sala</l>
<l>Signore il nome tuo. Di già l'udìro</l>
<l>L'ime officine ove al volubil tatto</l>
<l>De gl'ingenui palati arduo s'appresta</l>
<l>Solletico che molle i nervi scota</l>
<l>E varia seco voluttà conduca</l>
<l>Fino al centro dell'alma. In bianche spoglie</l>
<l>Affrettansi a compir la nobil opra</l>
<l>Gravi ministri: e lor sue leggi detta</l>
<l>Una gran mente del paese uscita</l>
<l>Ove Colberto e Risceliù fur chiari.</l>
<l>Forse con tanta maestade in fronte</l>
<l>Presso a le navi ond'Ilio arse e cadèo</l>
<l>A gli ospiti famosi il grande Achille</l>
<l>Disegnava la cena: e seco in tanto</l>
<l>Le vivande cocean su i lenti fochi</l>
<l>Pàtroclo fido e il guidator di carri</l>
<l>Automedonte. O tu sagace mastro</l>
<l>Di lusinghe al palato, udrai fra poco</l>
<l>Sonar le lodi tue dall'alta mensa.</l>
<l>Chi fia che ardisca di trovar mai fallo</l>
<l>Nel tuo lavoro? Il tuo signor fia tosto</l>
<l>Campion de le tue glorie: e male a quanti</l>
<l>Cercator di conviti oseran motto</l>
<l>Pronunciar contro a te; chè sul cocente</l>
<l>Meriggio andran peregrinando poi</l>
<l>Miseri e stanchi; e non avran cui piaccia</l>
<l>Più popolar de le lor bocche i pranzi.</l></lg>
<lg>
<l>Imbandita è la mensa. In piè d'un salto</l>
<l>Alzati e porgi almo garzon la mano</l>
<l>A la tua dama; e lei dolce cadente</l>
<l>Sopra di te col tuo valor sostieni,</l>
<l>E al pranzo l'accompagna. I convitati</l>
<l>Vengan dopo di voi: quindi lo sposo</l>
<l>Ultimo segua. O prole alta di numi,</l>
<l>Non vergognate di donar voi anco</l>
<l>Brevi al cibo momenti. A voi non vile</l>
<l>Cura fia questa. A quei soltanto è vile</l>
<l>Che il duro irrefrenabile bisogno</l>
<l>Stimola e caccia. All'impeto di quello</l>
<l>Cedan l'orso la tigre il falco il nibbio</l>
<l>L'orca il delfino e quanti altri animanti</l>
<l>Crescon qua giù: ma voi con rosee labbra</l>
<l>La sola voluttade al pasto appelli,</l>
<l>La sola voluttà che le celesti</l>
<l>Mense apparecchia, e al nèttare convita</l>
<l>I viventi per sè dei sempiterni.</l></lg>
<lg>
<l>Vero forse non è; ma un giorno è fama</l>
<l>Che fur gli uomini eguali: e ignoti nomi</l>
<l>Fur nobili e plebei. Al cibo al bere</l>
<l>All'accoppiarse d'ambo i sessi al sonno</l>
<l>Uno istinto medesmo un'egual forza</l>
<l>Sospingeva gli umani: e niun consiglio</l>
<l>Nulla scelta d'obbietti o lochi o tempi</l>
<l>Era lor conceduto. A un rivo stesso</l>
<l>A un medesimo frutto a una stess'ombra</l>
<l>Convenivano insieme i primi padri</l>
<l>Del tuo sangue o signore e i primi padri</l>
<l>De la plebe spregiata: e gli stess'antri</l>
<l>E il medesimo suol porgeano loro</l>
<l>Il riposo e l'albergo, e a le lor membra</l>
<l>I medesmi animai le irsute vesti.</l>
<l>Sola una cura a tutti era comune</l>
<l>Di sfuggire il dolore: e ignota cosa</l>
<l>Era il desire a gli uman petti ancora.</l>
<l>L'uniforme de gli uomini sembianza</l>
<l>Spiacque a' celesti: e a variar lor sorte</l>
<l>Il Piacer fu spedito. Ecco il bel Genio,</l>
<l>Qual già d'Ilio su i campi Iride o Giuno</l>
<l>A la terra s'appressa: e questa ride</l>
<l>Di riso ancor non conosciuto. Ei move</l>
<l>E l'aura estiva del cadente rivo</l>
<l>E dei clivi odorosi a lui blandisce</l>
<l>Le vaghe membra; e lenemente sdrucciola</l>
<l>Sul tondeggiar de' muscoli gentile.</l>
<l>A lui giran dintorno i vezzi e i giochi;</l>
<l>E come ambrosia le lusinghe scorrono</l>
<l>Da le fraghe del labbro; e da le luci</l>
<l>Socchiuse languidette umide fuora</l>
<l>Di tremulo fulgore escon scintille,</l>
<l>Ond'arde l'aere che scendendo ei varca.</l>
<l>Al fin sul dorso tuo sentisti o terra</l>
<l>Sua prima orma stamparsi: e tosto un lento</l>
<l>Fremere soavissimo si sparse</l>
<l>Di cosa in cosa; e ognor crescendo tutte</l>
<l>Di natura le viscere commosse:</l>
<l>Come nell'arsa state il tuono s'ode,</l>
<l>Che di lontano mormorando viene,</l>
<l>E col profondo suon di monte in monte</l>
<l>Sorge; e la valle e la foresta intorno</l>
<l>Mugon di smisurato alto rimbombo.</l>
<l>Oh beati fra gli altri e cari al cielo</l>
<l>Viventi a cui con miglior man Titàno</l>
<l>Formò gli organi egregi, e meglio tese</l>
<l>E di fluido agilissimo inondolli!</l>
<l>Voi l'ignoto solletico sentiste</l>
<l>Del celeste motore. In voi ben tosto</l>
<l>La voglia s'infiammò, nacque il desio:</l>
<l>Voi primieri scopriste il buono il meglio:</l>
<l>Voi con foga dolcissima correste</l>
<l>A possederli. Allor quel de i duo sessi,</l>
<l>Che necessario in prima era sol tanto,</l>
<l>D'amabile e di bello il nome ottenne.</l>
<l>Al giudizio di Paride fu dato</l>
<l>Il primo esempio: tra femminei volti</l>
<l>A distinguer s'apprese: e fur sentite</l>
<l>Primamente le grazie. Allor tra mille</l>
<l>Sapor fur noti i più soavi. Allora</l>
<l>Fu il vin preposto all'onda; e il vin si elesse</l>
<l>Figlio de' tralci più riarsi, e posti</l>
<l>A più fervido sol ne' più sublimi</l>
<l>Colli dove più zolfo il suolo impingua.</l>
<l>Così l'uom si divise: e fu il signore</l>
<l>Da i mortali distinto, a cui nel seno</l>
<l>Giacquero ancor l'èbeti fibre, inette</l>
<l>A rimbalzar sotto a i soavi colpi</l>
<l>De la nova cagione onde fur tocche;</l>
<l>E quasi bovi al suol curvati ancora</l>
<l>Dinanzi al pungol del bisogno andàro;</l>
<l>E tra la servitude e la viltade</l>
<l>E il travaglio e l'inopia a viver nati</l>
<l>Ebber nome di plebe. Or tu garzone</l>
<l>Che per mille feltrato invitte reni</l>
<l>Sangue racchiudi, poi che in altra etade</l>
<l>Arte forza o fortuna i padri tuoi</l>
<l>Grandi rendette; poi che il tempo al fine</l>
<l>Lor divisi tesori in te raccolse,</l>
<l>Godi de gli ozj tuoi a te da i numi</l>
<l>Concessa parte: e l'umil vulgo in tanto</l>
<l>Dell'industria donato a te ministri</l>
<l>Ora i piaceri tuoi, nato a recarli</l>
<l>Su la mensa regal, non a gioirne.</l></lg>
<lg>
<l>Ecco splende il gran desco. In mille forme</l>
<l>E di mille sapor di color mille</l>
<l>La variata eredità de gli avi</l>
<l>Scherza in nobil di vasi ordin disposta.</l>
<l>Già la dama s'appressa: e già da i servi</l>
<l>Il morbido per lei seggio s'adatta.</l>
<l>Tu signor di tua mano all'agil fianco</l>
<l>Il sottopon sì che lontana troppo</l>
<l>Ella non sieda o da vicin col petto</l>
<l>Ahi di troppo non prema: indi un bel salto</l>
<l>Spicca, e chino raccogli a lei del lembo</l>
<l>Il diffuso volume: e al fin t'assidi</l>
<l>Prossimo a lei. A cavalier gentile</l>
<l>Il lato abbandonar de la sua dama</l>
<l>Non fia lecito mai; se già non sorge</l>
<l>Strana cagione a meritar ch'ei tolga</l>
<l>Tanta licenza. Un nume ebber gli antiqui</l>
<l>Immobil sempre, che al medesmo padre</l>
<l>De gli dei non cedette allor ch'ei scese</l>
<l>Il Campidoglio ad abitar, sebbene</l>
<l>E Giuno e Febo e Venere e Gradivo</l>
<l>E tutti gli altri dei da le lor sedi</l>
<l>Per riverenza del tonante uscìro.</l></lg>
<lg>
<l>Indistinto ad ognaltro il loco sia</l>
<l>All'alta mensa intorno: e, s'alcun arde</l>
<l>Ambizioso di brillar fra gli altri,</l>
<l>Brilli altramente. Oh come i varj ingegni</l>
<l>La libertà del genial convito</l>
<l>Desta ed infiamma! Ivi il gentil motteggio,</l>
<l>Malizioso svolazzando reca</l>
<l>Sopra le penne fuggitive ed agita</l>
<l>Ora i raccolti da la fama errori</l>
<l>De le belle lontane, or de gli amanti</l>
<l>Or de' mariti i semplici costumi;</l>
<l>E gode di mirar l'intento sposo</l>
<l>Rider primiero, e di crucciar con lievi</l>
<l>Minacce in cor de la sua fida sposa</l>
<l>I timidi segreti. Ivi abbracciata</l>
<l>Co' festivi racconti esulta e scherza</l>
<l>L'elegante licenza. Or nuda appare</l>
<l>Come le Grazie; or con leggiadro velo</l>
<l>Solletica più scaltra; e pur fatica</l>
<l>Di richiamar de le matrone al volto</l>
<l>Quella rosa natia che caro fregio</l>
<l>Fu dell'avole nostre; ed or ne' campi</l>
<l>Cresce solinga; e tra i selvaggi scherzi</l>
<l>A le rozze villane il viso adorna.</l>
<l>Forse a la bella di sua man le dapi</l>
<l>Piacerà ministrar, che novi al senso</l>
<l>Gusti otterran da lei. Tu dunque il ferro,</l>
<l>Che forbito ti giace al destro lato,</l>
<l>Quasi spada sollecito snudando,</l>
<l>Fa che in alto lampeggi; e chino a lei</l>
<l>Magnanimo lo cedi. Or si vedranno</l>
<l>De la candida mano all'opra intenta</l>
<l>I muscoli giocar soavi e molli:</l>
<l>E le grazie piegandosi con essa</l>
<l>Vestiran nuove forme, or da le dita</l>
<l>Fuggevoli scorrendo, ora su l'alto</l>
<l>De' bei nodi insensibili aleggiando,</l>
<l>Ed or de le pozzette in sen cadendo</l>
<l>Che de' nodi al confin v'impresse Amore.</l>
<l>Mille baci di freno impazienti</l>
<l>Ecco sorgon dal labbro a i convitati:</l>
<l>Già s'arrischian già volano già un guardo</l>
<l>Sfugge da gli occhi tuoi, che i vanni audaci</l>
<l>Fulmina ed arde e tue ragion difende.</l>
<l>Sol de la fida sposa a cui se' caro</l>
<l>Il tranquillo marito immoto siede:</l>
<l>E nulla impression l'agita o move</l>
<l>Di brama o di timor; però che Imene</l>
<l>Da capo a piè fatollo. Imene or porta</l>
<l>Non più serti di rose al crine avvolti;</l>
<l>Ma stupido papavero grondante</l>
<l>Di crassa onda letèa, che solo insegna</l>
<l>Pur dianzi era del Sonno. Ahi quante volte</l>
<l>La dama delicata invoca il Sonno</l>
<l>Che al talamo presieda; e seco in vece</l>
<l>Trova Imenèo; e timida s'arretra</l>
<l>Quasi al meriggio stanca villanella,</l>
<l>Che fra l'erbe innocenti adagia il fianco</l>
<l>Lieta e secura; e di repente vede</l>
<l>Un serpe, e balza in piedi inorridita,</l>
<l>E le rigide man stende, e ritragge</l>
<l>Il cubito, e l'anelito sospende,</l>
<l>E immota e muta e con le labbra aperte</l>
<l>Il guarda obliquamente. Ahi quante volte</l>
<l>Incauto amante a la sua lunga pena</l>
<l>Cercò sollievo; e d'invocar credendo</l>
<l>Imène, ahi folle! invocò il Sonno: e questi</l>
<l>Di fredda oblivion l'alma gli asperse;</l>
<l>E d'invincibil noia e di torpente</l>
<l>Indifferenza gli ricinse il core.</l></lg>
<lg>
<l>Ma se a la dama dispensar non piace</l>
<l>Le vivande o non giova, allor tu stesso</l>
<l>La bell'opra intraprendi. A gli occhi altrui</l>
<l>Più così smaglierà l'enorme gemma,</l>
<l>Dolc'esca a gli usurai che quella osàro</l>
<l>A le promesse di signor preporre</l>
<l>Villanamente: e contemplati fièno</l>
<l>I manichetti, la più nobil opra</l>
<l>Che tessesser giammai angliche Aracni.</l>
<l>Invidieran tua delicata mano</l>
<l>I convitati; inarcheran le ciglia</l>
<l>Al difficil lavoro: e d'oggi in poi</l>
<l>Ti fia ceduto il trinciator coltello</l>
<l>Che al cadetto guerrier serban le mense.</l>
<l>Sia tua cura fra tanto errar su i cibi</l>
<l>Con sollecita occhiata, e prontamente</l>
<l>Scoprir qual d'essi a la tua bella è caro;</l>
<l>E qual di raro augel, di stranio pesce</l>
<l>Parte le aggrada. Il tuo coltello Amore</l>
<l>Anatomico renda, Amor che tutte</l>
<l>De gli animanti annoverar le membra</l>
<l>Puote, e discerner sa qual aggian tutte</l>
<l>Uso e natura. Più d'ognaltra cosa</l>
<l>Però ti caglia rammentar mai sempre</l>
<l>Qual più cibo le noccia o qual più giovi;</l>
<l>E l'un rapisci a lei, l'altro concedi</l>
<l>Come d'uopo a te pare. Oh dio, la serba</l>
<l>Serbala a i cari figli. Essi, dal giorno</l>
<l>Che le alleviàro il delicato fianco</l>
<l>Non la rivider più: d'ignobil petto</l>
<l>Esaurirono i vasi: e la ricolma</l>
<l>Nitidezza lasciàro al sen materno.</l>
<l>Sgridala, se a te par ch'avida troppo</l>
<l>Al cibo agogni; e le ricorda i mali,</l>
<l>Che forse avranno altra cagione, e ch'ella</l>
<l>Al cibo imputerà nel dì venturo.</l>
<l>Nè al cucinier perdona, a cui non calse</l>
<l>Tanta salute. A te ne' servi altrui</l>
<l>Ragion fu data in quel beato istante</l>
<l>Che la noia e l'amore ambo vi strinse</l>
<l>In dolce nodo; e pose ordini e leggi.</l>
<l>Per te sgravato d'odioso incarco</l>
<l>Ti fia grato colui che dritto vanta</l>
<l>D'impor novo cognome a la tua dama;</l>
<l>E pinte strascinar su gli aurei cocchi</l>
<l>Giunte a quelle di lei le proprie insegne:</l>
<l>Dritto sacro a lui sol, ch'altri giammai</l>
<l>Audace non tentò divider seco.</l>
<l>Vedi come col guardo a te fa cenno</l>
<l>Pago ridendo, e a le tue leggi applaude;</l>
<l>Mentre l'alta forcina in tanto ei volge</l>
<l>Di gradite vivande al piatto ancora.</l></lg>
<lg>
<l>Non però sempre a la tua bella intorno</l>
<l>Sudin gli studj tuoi. Anco tal volta</l>
<l>Fia lecito goder brevi riposi;</l>
<l>E de la quercia trionfale all'ombra,</l>
<l>Te de la polve olimpica tergendo,</l>
<l>Al vario ragionar de gli altri eroi</l>
<l>Porgere orecchio; e il tuo sermone a i loro</l>
<l>Frammischiar ozioso. Uno già scote</l>
<l>Le architettate del bel crine anella</l>
<l>Su la guancia ondeggianti; e ad ogni scossa</l>
<l>De' convitati a le narici manda</l>
<l>Vezzoso nembo d'Arabi profumi.</l>
<l>A lo spirto di lui l'alma natura</l>
<l>Fu prodiga così che più non seppe</l>
<l>Di che il volto abbellirgli; e all'arte disse:</l>
<l>Tu compi il mio lavoro: e l'arte suda</l>
<l>Sollecita dintorno all'opra illustre.</l>
<l>Molli tinture preziose linfe</l>
<l>Polvi pastiglie delicati unguenti</l>
<l>Tutto arrischia per lui. Quanto di novo</l>
<l>E mostruoso più sa tesser spola</l>
<l>O bulino intagliar gallico ed anglo</l>
<l>A lui primo concede. Oh lui beato</l>
<l>Che primo ancor di non più viste forme</l>
<l>Tabacchiera mostrò. L'etica invidia</l>
<l>I grandi eguali a lui lacera e mangia;</l>
<l>Ed ei pago di sè, superbamente</l>
<l>Crudo, fa loro balenar su gli occhi</l>
<l>L'ultima gloria onde Parigi ornollo.</l>
<l>Forse altera così d'Egitto in faccia</l>
<l>Vaga prole di Sèmele apparisti</l>
<l>I giocondi rubini alto levando</l>
<l>Del grappolo primiero: e tal tu forse</l>
<l>Tessalico garzon mostrasti a Jolco</l>
<l>L'auree lane rapite al fero drago.</l></lg>
<lg>
<l>Or vedi or vedi qual magnanim'ira</l>
<l>Nell'eroe che dell'altro a canto siede</l>
<l>A sì novo spettacolo si desta!</l>
<l>Vedi quanto ei s'affanna; e il pasto sembra</l>
<l>Obliar declamando! Al certo al certo</l>
<l>Il nemico è a le porte. Oimè i Penati</l>
<l>Tremano e in forse è la civil salute!</l>
<l>Ma no; più grave a lui più preziosa</l>
<l>Cura lo infiamma. Oh depravato ingegno</l>
<l>De gli artefici nostri! In van si spera</l>
<l>Da la inerte lor man lavoro egregio</l>
<l>Felice invenzion d'uom nobil degna.</l>
<l>Chi sa intrecciar chi sa pulir fermaglio</l>
<l>A patrizio calzar; chi tesser drappo</l>
<l>Soffribil tanto che d'ornar presuma</l>
<l>I membri di signor che un lustro a pena</l>
<l>Conti di feudo? In van s'adopra e stanca</l>
<l>Chi la lor mente sonnolenta e crassa</l>
<l>Cerca destar: di là dall'alpi è d'uopo</l>
<l>Appellar l'eleganza: e chi giammai</l>
<l>Fuor che il genio di Francia osato avria</l>
<l>Su i menomi lavori i grechi ornati</l>
<l>Condur felicemente? Andò romito</l>
<l>Il bongusto finora spaziando</l>
<l>Per le auguste cornici e per gli eccelsi</l>
<l>Timpani de le moli a i numi sacre</l>
<l>O a gli uomini scettrati; ed or ne scende</l>
<l>Vago al fin d'agitar gli austeri fregi</l>
<l>Entro a le man di cavalieri e dame.</l>
<l>Ben tosto si vedrà strascinar anco</l>
<l>Fra i nuziali doni e i lievi veli</l>
<l>Le greche travi: e docile trastullo</l>
<l>Fien de la moda le colonne e gli archi</l>
<l>Ove sedeano i secoli canuti.</l></lg>
<lg>
<l>Commercio alto gridar, gridar commercio</l>
<l>All'altro lato de la mensa or odi</l>
<l>Con fanatica voce: e tra il fragore</l>
<l>D'un peregrino d'eloquenza fiume</l>
<l>Di bella novità stampate al conio</l>
<l>Le forme apprendi, onde assai meglio poi</l>
<l>Brillantati i pensier picchin lo spirto.</l>
<l>Tu pur grida commercio: e un motto ancora</l>
<l>La tua bella ne dica. Empiono è vero</l>
<l>Il nostro suol di Cerere i favori,</l>
<l>Che per folti di biade immensi campi</l>
<l>Ergesi altera; e pur ne mostra a pena</l>
<l>Tra le spighe confuso il crin dorato.</l>
<l>Bacco e Vertunno i lieti poggi e il monte</l>
<l>Ne coronan di poma: e Pale amica</l>
<l>Latte ne preme a larga mano; e tonde</l>
<l>Candidi velli; e per li prati pasce</l>
<l>Mille al palato uman vittime sacre.</l>
<l>Sorge fecondo il lin soave cura</l>
<l>De' verni rusticali: e d'infinita</l>
<l>Serie ne cinge le campagne il tanto</l>
<l>Per la morte di Tisbe arbor famoso.</l>
<l>Che vale or ciò? Su le natie lor balze</l>
<l>Rodan le capre; ruminando il bue</l>
<l>Per li prati natii vada; e la plebe</l>
<l>Non dissimile a lor si nudra e vesta</l>
<l>De le fatiche sue: ma a le grand'alme</l>
<l>Di troppo agevol ben schife Cillenio</l>
<l>Il comodo ministri, a cui le miglia</l>
<l>Pregio acquistino e l'oro: e d'ogn'intorno</l>
<l>Commercio risonar s'oda commercio.</l>
<l>Tale da i letti de la molle rosa</l>
<l>Sìbari un dì gridar soleva; e i lumi</l>
<l>Disdegnando volgea da i frutti aviti</l>
<l>Troppo per lei ignobil cura; e mentre</l>
<l>Cartagin dura a le fatiche e Tiro</l>
<l>Pericolando per l'immenso sale</l>
<l>Con l'oro altrui le voluttà cambiava,</l>
<l>Sìbari si volgea su l'altro lato;</l>
<l>E non premute ancor rose cercando</l>
<l>Pur di commercio novellava e d'arti.</l></lg>
<lg>
<l>Ma chi è quell'eroe che tanta parte</l>
<l>Colà ingombra di loco; e mangia e fiuta</l>
<l>E guata; e de le altrui fole ridendo</l>
<l>Sì superba di ventre agita mole?</l>
<l>Oh di mente acutissima dotate</l>
<l>Mamme del suo palato! Oh da' mortali</l>
<l>Invidiabil anima che siede</l>
<l>Fra l'ammiranda lor testura, e quindi</l>
<l>L'ultimo del piacer deliquio sugge!</l>
<l>Chi più acuto di lui penètra e intende</l>
<l>La natura migliore? O chi più industre</l>
<l>Converte a suo piacer l'aria la terra</l>
<l>E il ferace di mostri ondoso abisso?</l>
<l>Qualora ei viene al desco altrui paventano</l>
<l>Suo gusto inesorabile le smilze</l>
<l>Ombre de gli avi, che per l'aria lievi</l>
<l>Aggiransi vegliando ancor dintorno</l>
<l>A i ceduti tesori; e piangon lasse</l>
<l>Le mal spese vigilie, i sobrj pasti,</l>
<l>Le in preda all'aquilon case, le antique</l>
<l>Digiune rozze, gli scommessi cocchi</l>
<l>Forte assordanti per stridente ferro</l>
<l>Le piazze e i tetti: e lamentando vanno</l>
<l>Gl'in van nudati rustici, le fami</l>
<l>Mal desiate, e de le sacre toghe</l>
<l>L'armata in vano autorità sul vulgo.</l></lg>
<lg>
<l>L'altro vicin chi fia? Per certo il caso</l>
<l>Congiunse accorto i duo leggiadri estremi,</l>
<l>Perchè doppio spettacolo campeggi;</l>
<l>E l'un dell'altro al par più lustri e splenda.</l>
<l>Falcato dio de gli orti, a cui la greca</l>
<l>Làmsaco d'asinelli offrir solea</l>
<l>Vittima degna, al giovane seguace</l>
<l>Del sapiente di Samo i doni tuoi</l>
<l>Reca sul desco. Egli ozioso siede</l>
<l>Aborrendo le carni; e le narici</l>
<l>Schifo raggrinza; e in nauseanti rughe</l>
<l>Ripiega i labbri; e poco pane in tanto</l>
<l>Rumina lentamente. Altro giammai</l>
<l>A la squallida inedia eroe non seppe</l>
<l>Durar sì forte: nè lassezza il vinse</l>
<l>Nè deliquio giammai nè febbre ardente:</l>
<l>Tanto importa lo aver scarze le membra</l>
<l>Singolare il costume e nel bel mondo</l>
<l>Onor di filosofico talento.</l>
<l>Qual anima è volgar la sua pietate</l>
<l>Serbi per l'uomo: e facile ribrezzo</l>
<l>Dèstino in lei del suo simìle i danni</l>
<l>O i bisogni o le piaghe. Il cor di questo</l>
<l>Sdegna comune affetto; e i dolci moti</l>
<l>A più lontano limite sospigne.</l>
<l>Pera colui che prima osò la mano</l>
<l>Armata alzar su l'innocente agnella</l>
<l>E sul placido bue: nè il truculento</l>
<l>Cor gli piegàro i teneri belati,</l>
<l>Nè i pietosi mugiti, nè le molli</l>
<l>Lingue lambenti tortuosamente</l>
<l>La man che il loro fato aimè stringea.</l></lg>
<lg>
<l>Tal ei parla o signor: ma sorge in tanto</l>
<l>A quel pietoso favellar da gli occhi</l>
<l>De la tua dama dolce lagrimetta</l>
<l>Pari a le stille tremule brillanti,</l>
<l>Che a la nova stagion gemendo vanno</l>
<l>Da i palmiti di Bacco entro commossi</l>
<l>Al tiepido spirar de le prim'aure</l>
<l>Fecondatrici. Or le sovvien del giorno,</l>
<l>Ahi fero giorno! allor che la sua bella</l>
<l>Vergine cuccia de le Grazie alunna,</l>
<l>Giovanilmente vezzeggiando, il piede</l>
<l>Villan del servo con gli eburnei denti</l>
<l>Segnò di lieve nota: e questi audace</l>
<l>Col sacrilego piè lanciolla: ed ella</l>
<l>Tre volte rotolò; tre volte scosse</l>
<l>Lo scompigliato pelo, e da le vaghe</l>
<l>Nari soffiò la polvere rodente:</l>
<l>Indi i gemiti alzando, aita aita</l>
<l>Parea dicesse; e da le aurate volte</l>
<l>A lei la impietosita eco rispose;</l>
<l>E dall'infime chiostre i mesti servi</l>
<l>Asceser tutti; e da le somme stanze</l>
<l>Le damigelle pallide tremanti</l>
<l>Precipitàro. Accorse ognuno: il volto</l>
<l>Fu d'essenze spruzzato a la tua dama:</l>
<l>Ella rinvenne al fine. Ira e dolore</l>
<l>L'agitavano ancor: fulminei sguardi</l>
<l>Gettò sul servo; e con languida voce</l>
<l>Chiamò tre volte la sua cuccia: e questa</l>
<l>Al sen le corse; in suo tenor vendetta</l>
<l>Chieder sembrolle: e tu vendetta avesti</l>
<l>Vergine cuccia de le Grazie alunna.</l>
<l>L'empio servo tremò; con gli occhi al suolo</l>
<l>Udì la sua condanna. A lui non valse</l>
<l>Merito quadrilustre: a lui non valse</l>
<l>Zelo d'arcani ufici. Ei nudo andonne</l>
<l>De le assise spogliato onde pur dianzi</l>
<l>Era insigne a la plebe: e in van novello</l>
<l>Signor sperò; chè le pietose dame</l>
<l>Inorridìro; e del misfatto atroce</l>
<l>Odiàr l'autore. Il perfido si giacque</l>
<l>Con la squallida prole e con la nuda</l>
<l>Consorte a lato su la via spargendo</l>
<l>Al passeggero inutili lamenti:</l>
<l>E tu vergine cuccia idol placato</l>
<l>Da le vittime umane isti superba.</l></lg>
<lg>
<l>Nè senza i miei precetti o senza scorta</l>
<l>Inerudito andrai signor, qualora</l>
<l>Il perverso destin dal fianco amato</l>
<l>Ti allontani a la mensa. Avvien sovente</l>
<l>Che con l'aio seguace o con l'amico</l>
<l>Un grande illustre or l'alpi or l'oceàno</l>
<l>Varchi e scenda in Ausonia, orribil ceffo</l>
<l>Per natura o per arte, a cui Ciprigna</l>
<l>Rose le nari; o sale impuro e crudo</l>
<l>Snudò i denti ineguali. Ora il distingue</l>
<l>Risibil gobba, or furiosi sguardi</l>
<l>Obliqui o loschi: or rantoloso avvolge</l>
<l>Fra le tumide fauci ampio volume</l>
<l>Di voce, che gorgoglia, ed esce al fine</l>
<l>Come da inverso fiasco onda che goccia;</l>
<l>Or d'avi or di cavalli ora di Frini</l>
<l>Instancabile parla; or de' celesti</l>
<l>Le folgori deride. Aurei monili</l>
<l>E nastri e gemme gloriose pompe</l>
<l>L'ingombran tutto: e gran titolo suona</l>
<l>Dinanzi a lui. Qual più tra noi risplende</l>
<l>Inclita stirpe ch'onorar non voglia</l>
<l>D'un ospite sì degno i Lari suoi?</l>
<l>Ei però col compagno ammessi fièno</l>
<l>Di Giuno a i fianchi: e tu lontan da lei</l>
<l>Co' Silvani capripedi n'andrai</l>
<l>Presso al marito; e pranzerai negletto</l>
<l>Fra il popol folto de gli dei minori.</l></lg>
<lg>
<l>Ma negletto non già da gli occhi andrai</l>
<l>De la dama gentil, che a te rivolti</l>
<l>Incontreranno i tuoi. L'aere a quell'urto</l>
<l>Arderà di faville: e Amor con l'ali</l>
<l>L'agiterà. Nel fortunato incontro</l>
<l>I messagger pacifici dell'alma</l>
<l>Cambieran lor novelle: e alternamente</l>
<l>Spinti ritorneranno a voi con dolce</l>
<l>Delizioso tremito su i cori.</l>
<l>Allor tu le ubbidisci; o se t'invita</l>
<l>Le vivande a gustar, che a lei vicine</l>
<l>L'ordin dispose; o se a te chiede in vece</l>
<l>Quella che innanzi a te sue voglie pugne</l>
<l>Non col soave odor, ma con le nove</l>
<l>Leggiadre forme onde abbellir la seppe</l>
<l>Dell'ammirato cucinier la mano.</l>
<l>Con la mente si pascono le dive</l>
<l>Sopra le nubi del brillante Olimpo:</l>
<l>E lor labbra immortali irrita e move</l>
<l>Non la materia, ma il divin lavoro.</l>
<l>Nè allor men destro ad ubbidir sarai</l>
<l>Che di raro licor la bella strigne</l>
<l>Colmo bicchiere, a lo cui orlo intorno</l>
<l>Serpe striscia dorata; e par che dica:</l>
<l>Lungi o labbra profane: a i labbri solo</l>
<l>De la diva che qui soggiorna e regna</l>
<l>È il castissimo calice serbato:</l>
<l>Nè cavalier con alito maschile</l>
<l>Osi appannarne il nitido cristallo;</l>
<l>Nè dama convitata unqua presuma</l>
<l>I labbri apporvi; e sien pur casti e puri,</l>
<l>E quanto esser può mai cari all'Amore.</l>
<l>Tu al cenno de' bei guardi e de la destra,</l>
<l>Che reggendo il bicchier sospesa ondeggia</l>
<l>Affettuoso attendi. I lumi tuoi</l>
<l>Di gioia sfavillando accolgan pronti</l>
<l>Il brindisi segreto: e ti prepara</l>
<l>In simil modo a tacita risposta.</l></lg>
<lg>
<l>Ecco d'estro già punta ecco la Musa</l>
<l>Brindisi grida all'uno e all'altro amante;</l>
<l>All'altrui fida sposa a cui se' caro,</l>
<l>E a te signor sua dolce cura e nostra.</l>
<l>Quale annoso licor Lièo vi mesce,</l>
<l>Tale Amore a voi mesca eterna gioia</l>
<l>Non gustata al marito, e da coloro</l>
<l>Invidiata che gustata l'hanno.</l>
<l>Veli con l'ali sue sagace oblio</l>
<l>Le alterne infedeltà che un cor dall'altro</l>
<l>Porieno un giorno separar per sempre:</l>
<l>E solo a gli occhi vostri Amor discopra</l>
<l>Le alterne infedeltà, che in ambo i petti</l>
<l>Ventilar ponno le cedenti fiamme.</l>
<l>Di sempiterno indissolubil nodo</l>
<l>Canti augurj per voi vano cantore:</l>
<l>Nostra nobile musa a voi desia</l>
<l>Sol quanto piace a voi durevol nodo.</l>
<l>Duri fin che a voi piace: e non si scioglia</l>
<l>Senza che Fama sopra l'ale immense</l>
<l>Tolga l'alta novella; e grande n'empia</l>
<l>Col reboato dell'aperta tromba</l>
<l>L'ampia cittade e dell'Enotria i monti,</l>
<l>E le piagge sonanti, e s'esser puote,</l>
<l>La bianca Teti e Guadiana e Tule.</l>
<l>Il mattutino gabinetto il corso</l>
<l>Il teatro e la mensa in vario stile</l>
<l>Ne ragionin gran tempo. Ognun ne chieda</l>
<l>Il dolente marito: ed ei dall'alto</l>
<l>La lamentabil favola cominci.</l>
<l>Tal su le scene, ove agitar solea</l>
<l>L'ombre tinte di sangue Argo piagnente,</l>
<l>Squallido messo al palpitante coro</l>
<l>Narrava come furiando Edipo</l>
<l>Al talamo sen corse incestuoso,</l>
<l>Come le porte rovescionne, come</l>
<l>Al subito spettacolo ristette</l>
<l>Quando vicina del nefando letto</l>
<l>Vide in un corpo solo e sposa e madre</l>
<l>Pender strozzata; e del fatale uncino</l>
<l>Le mani armosse; e con le proprie mani</l>
<l>A sè le care luci da la testa</l>
<l>Con le man proprie misero strapposse.</l></lg>
<lg>
<l>Ma già volge al suo fine il pranzo illustre:</l>
<l>Già Como e Dionisio al desco intorno</l>
<l>Rapidissimamente in danza girano</l>
<l>Con la libera Gioia. Ella saltando</l>
<l>Or questo or quel de' convitati lieve</l>
<l>Tocca col dito: e al suo toccar scoppiettano</l>
<l>Brillanti vivacissime scintille,</l>
<l>Ch'altre ne destan poi. Sonan le risa:</l>
<l>Il clamoroso disputar s'accende:</l>
<l>La nobil vanità pugne le menti:</l>
<l>E l'amor di sè sol, baldo scorrendo,</l>
<l>Porge un scettro a ciascuno; e dice: regna.</l>
<l>Questi i concilj di Bellona, e quegli</l>
<l>Pènetra i tempj de la Pace. Un guida</l>
<l>I condottieri: a i consiglier consiglio</l>
<l>L'altro dona; e divide e capovolge</l>
<l>Con seste ardite il pelago e la terra.</l>
<l>Qual di Pallade l'arti e de le Muse</l>
<l>Giudica e libra; qual ne scopre acuto</l>
<l>L'alte cagioni; e i gran principj abbatte</l>
<l>Cui creò la natura, e che tiranni</l>
<l>Sopra il senso de gli uomini regnàro</l>
<l>Gran tempo in Grecia, e nel paese Tosco</l>
<l>Rinacquer poi più poderosi e forti.</l></lg>
<lg>
<l>Cotanto adunque di saper fia dato</l>
<l>A nobil capo? Oh letti oh specchi oh mense</l>
<l>Oh corsi oh scene oh feudi oh sangue oh avi</l>
<l>Che per voi non s'apprende? Or tu signore</l>
<l>Co' voli arditi del felice ingegno</l>
<l>Sovra ognaltro t'innalza. Il campo è questo</l>
<l>Ove splender più dei. Nulla scienza,</l>
<l>Sia quant'esser mai puote arcana o grande,</l>
<l>Ti spaventi giammai. Se cosa udisti</l>
<l>O leggesti al mattino onde tu deggia</l>
<l>Gloria sperar; qual cacciator che segue</l>
<l>Circuendo la fera, e sì la guida</l>
<l>E volge di lontan che a poco a poco</l>
<l>A le insidie s'accosta e dentro piomba,</l>
<l>Tal tu il sermone altrui volgi sagace</l>
<l>Fin che là cada ove spiegar ti giove</l>
<l>Il tuo novo tesoro. E se pur ieri</l>
<l>Scesa in Italia pellegrina forma</l>
<l>Del parlar t'è già nota, allor tu studia</l>
<l>Materia espor che favellando ammetta</l>
<l>La nova gemma; e poi che il punto hai colto,</l>
<l>Ratto la scopri; e sfolgorando abbaglia</l>
<l>Qual altra è mente che superba andasse</l>
<l>Di squisita eloquenza a i gran convivj.</l>
<l>In simil guisa il favoloso mago,</l>
<l>Che fe' gran tempo desiar l'amante</l>
<l>All'animosa vergin di Dordona,</l>
<l>Da i cavalier che l'assalìen bizzarri</l>
<l>Oprar lasciava ogni lor possa ed arte;</l>
<l>Poi ecco in mezzo a la terribil pugna</l>
<l>Strappava il velo a lo incantato scudo;</l>
<l>E quei sorpresi dal bagliore immenso</l>
<l>Ciechi spingeva e soggiogati a terra.</l></lg>
<lg>
<l>Talor di Zoroastro o d'Archimede</l>
<l>Discepol sederà teco a la mensa.</l>
<l>Tu a lui ti volgi, seco lui ragiona,</l>
<l>Suo linguaggio ne apprendi; e quello poi</l>
<l>Qual se innato a te fosse alto ripeti.</l>
<l>Nè paventar quel che l'antica fama</l>
<l>Narra de' lor compagni. Oggi la diva</l>
<l>Urania il crin compose; e gl'irti alunni</l>
<l>Smarriti vergognosi balbettanti</l>
<l>Trasse da le lor cave, ove già tempo</l>
<l>Col profondo silenzio e con la notte</l>
<l>Tenean consiglio: e le servili braccia</l>
<l>Fornìen di leve onnipotenti, ond'alto</l>
<l>Salisser poi piramidi obelischi</l>
<l>Ad eternar de' popoli superbi</l>
<l>I gravi casi: o pur con feri dicchi</l>
<l>Stavan contra i gran letti: o di pignone</l>
<l>Audace armati, spaventosamente</l>
<l>Cozzavan con la piena, e giù a traverso</l>
<l>Spezzate rovesciate dissipavano</l>
<l>Le tetre corna: decima fatica</l>
<l>D'Ercole invitto. Ora i selvaggi amici</l>
<l>Urania ingentilì. Baldi e leggiadri</l>
<l>Nel gran mondo li guida, o tra il clamore</l>
<l>De' frequenti convivi, o pur tra i vezzi</l>
<l>De' gabinetti; ove a la docil dama</l>
<l>E al caro cavalier mostran qual via</l>
<l>Venere tenga, e in quante forme o quali</l>
<l>Suo volto lucidissimo si cangi.</l></lg>
<lg>
<l>Nè del poeta temerai che beffi</l>
<l>Con satira indiscreta i detti tuoi;</l>
<l>O che a maligne risa esponer osi</l>
<l>Tuo talento immortale. All'alta mensa</l>
<l>Voi lo innalzaste; e tra la vostra luce</l>
<l>Beato l'avvolgeste; e de le Muse</l>
<l>A dispetto e d'Apollo al sacro coro</l>
<l>L'ascriveste de' vati. Ei de la mensa</l>
<l>Fece il suo Pindo: e guai a lui se quindi</l>
<l>Le dee sdegnate giù precipitando</l>
<l>Con le forchette il cacciano. Meschino!</l>
<l>Più non poria su le dolenti membra</l>
<l>Del suo infermo signor chiedere aita</l>
<l>Da la buona Salute; o con alate</l>
<l>Odi ringraziar, nè tesser inni</l>
<l>Al barbato figliuol di Febo intonso.</l>
<l>Più del giorno natale i chiari albori</l>
<l>Salutar non potrebbe; e l'auree frecce</l>
<l>Nomi-sempiternanti all'arco imporre.</l>
<l>Non più gli urti festevoli, o sul naso</l>
<l>L'elegante scoccar d'illustri dita</l>
<l>Fora dato sperare. A lui tu dunque</l>
<l>Non disdegna o signor volger talora</l>
<l>Tu' amabil voce; a lui tu canta i versi</l>
<l>Del delicato cortigian d'Augusto,</l>
<l>O di quel che tra Venere e Lièo</l>
<l>Pinse Trimalcion: la Moda impone</l>
<l>Ch'Arbitro o Flacco a i begli spirti ingombri</l>
<l>Spesso le tasche. Oh come il vate amico</l>
<l>Te udrà meravigliando il sermon prisco</l>
<l>O sciogliere o frenar qual più ti piace!</l>
<l>E per la sua faretra e per li cento</l>
<l>Destrier focosi che in Arcadia pasce</l>
<l>Ti giurerà che di Donato al paro</l>
<l>Il difficil sermone intendi e gusti!</l></lg>
<lg>
<l>E questo ancor di rammentar fia tempo</l>
<l>I novi Sofi che la Gallia o l'Alpe</l>
<l>Ammirando persegue; e dir qual arse</l>
<l>De' volumi infelici, o andò macchiato</l>
<l>D'infame nota; e quale asilo appresti</l>
<l>Filosofia al morbido Aristippo</l>
<l>Del secol nostro, e qual ne appresti al novo</l>
<l>Diogene dell'auro sprezzatore</l>
<l>E della opinione de' mortali.</l>
<l>Lor famosi volumi, o a te discesi</l>
<l>Per calle obliquo e compri a gran tesoro,</l>
<l>O da cortese man prestati, fièno</l>
<l>Lungo ornamento a lo tuo speglio innante.</l>
<l>Poi che brevi gli avrai scorsi momenti</l>
<l>Ornandoti o a la man garrendo indotta</l>
<l>Del parrucchier; poi che t'avran più notti</l>
<l>Conciliato il facil sonno, al fine</l>
<l>Anco a lo speglio passeran di lei,</l>
<l>Che comuni ha con te studj e licèo,</l>
<l>Ove togato in cattedra elegante</l>
<l>Siede interprete Amore. Or fia la mensa</l>
<l>Il favorevol loco, onde al sol esca</l>
<l>De' brevi studj il glorioso frutto.</l>
<l>Chi por freni oserà d'inclita stirpe</l>
<l>All'animo a la mente? Il vulgo tema</l>
<l>Oltre natura: e quei cui dona il vulgo</l>
<l>Titol di saggio mediti romito</l>
<l>Il ver celato; e al fin cada adorando</l>
<l>La sacra nebbia che lo avvolge intorno.</l>
<l>Ma tu come sublime aquila vola</l>
<l>Dietro a i sofi novelli. Alto dia plauso</l>
<l>Tutta la mensa al tuo poggiare audace.</l>
<l>Te con lo sguardo e con l'orecchio beva</l>
<l>La dama da le tue labbra rapita:</l>
<l>Con cenno approvator vezzosa il capo</l>
<l>Pieghi sovente: e il calcolo e la massa</l>
<l>E la inversa ragion sonino ancora</l>
<l>Su la bocca amorosa. Or più non odia</l>
<l>De le scole il sermone Amor maestro:</l>
<l>E l'accademia e i portici passeggia</l>
<l>De' filosofi al fianco; e con la molle</l>
<l>Mano accarezza le cadenti barbe.</l>
<l>Ma guardati o signor guardati oh dio</l>
<l>Dal tossico mortal che fuora esala</l>
<l>Da i volumi famosi: e occulto poi</l>
<l>Sa per le luci penetrato all'alma</l>
<l>Gir serpendo ne' cori; e con fallace</l>
<l>Lusinghevole stil corromper tenta</l>
<l>Il generoso de le stirpi orgoglio,</l>
<l>Che ti scevra dal vulgo. Udrai da quelli</l>
<l>Che ciascun de' viventi all'altro è pari;</l>
<l>E caro a la natura e caro al cielo</l>
<l>È non manco di te colui che regge</l>
<l>I tuoi destrieri e quel ch'ara i tuoi campi;</l>
<l>E che la tua pietade o il tuo rispetto</l>
<l>Devrien fino a costor scender vilmente.</l>
<l>Folli sogni d'infermo! Intatti lascia</l>
<l>Così strani consigli: e solo attigni</l>
<l>Ciò che la dolce voluttà rinfranca,</l>
<l>Ciò che scioglie i desiri e ciò che nudre</l>
<l>La libertà magnanima. Tu questo</l>
<l>Reca solo a la mensa; e sol da questo</l>
<l>Plauso cerca ed onor: così dell'api</l>
<l>L'industrioso popolo ronzando</l>
<l>Gira di fiore in fior di prato in prato;</l>
<l>E i dissimili sughi raccogliendo</l>
<l>Tesoreggia nell'arnie: un giorno poi</l>
<l>Ne van colme le pàtere dorate</l>
<l>Sopra l'ara de' numi; e d'ogni lato</l>
<l>Ribocca la fragrante alma dolcezza.</l></lg>
<lg>
<l>Or versa pur dall'odorato grembo</l>
<l>I tuoi doni o Pomona; e l'ampie colma</l>
<l>Tazze che d'oro e di color diversi</l>
<l>Fregia il Sassone industre. E tu da i greggi</l>
<l>Rustica Pale coronata vieni</l>
<l>Di melissa olezzante o di ginebro;</l>
<l>E co' lavori tuoi di presso latte</l>
<l>Declina vergognando a chi ti chiede;</l>
<l>Ma deporli non osa. In su la mensa</l>
<l>Porien deposti le celesti nari</l>
<l>Pungere ahi troppo; e con ignobil senso</l>
<l>Gli stomachi agitar: soli torreggino</l>
<l>Sul ripiegato lino in varia forma</l>
<l>I latti tuoi cui di serbato verno</l>
<l>Assodarono i sali, e fecer atti</l>
<l>A dilettar con subito rigore</l>
<l>Di convitato cavalier le labbra.</l></lg>
<lg>
<l>Tu signor che farai poi che la dama</l>
<l>Con la mano e col piè lieve puntando</l>
<l>Move in giro i begli occhi; e altrui dà cenno</l>
<l>Che di sorger è tempo? In piè d'un salto</l>
<l>Balza primo di tutti; a lei soccorri,</l>
<l>La seggiola rimovi, la man porgi,</l>
<l>Guidala in altra stanza, e più non soffri</l>
<l>Che lo stagnante de le dapi odore</l>
<l>Il celabro le offenda. Ivi con gli altri</l>
<l>Gratissimo vapor la invita, ond'empie</l>
<l>L'aere il caffè, che preparato fuma</l>
<l>In tavola minor, cui vela ed orna</l>
<l>Indica tela. Ridolente gomma</l>
<l>Quinci arde in tanto, e va lustrando e purga</l>
<l>L'aere profano, e fuor caccia de' cibi</l>
<l>Le volanti reliquie. Egri mortali,</l>
<l>Che la miseria e la fidanza un giorno</l>
<l>Sul meriggio guidàro a queste porte</l>
<l>Tumultuosa ignuda atroce folla</l>
<l>Di tronche membra e di squallide facce</l>
<l>E di bare e di grucce, or via da lunge</l>
<l>Vi confortate; e per le alzate nari</l>
<l>Del divin prandio il nettare beete,</l>
<l>Che favorevol aura a voi conduce:</l>
<l>Ma non osate i limitari illustri</l>
<l>Assediar, fastidioso offrendo</l>
<l>Spettacolo di mali a i nostri eroi.</l></lg>
<lg>
<l>E a te nobil garzon la tazza in tanto</l>
<l>Apprestar converrà, che i lenti sorsi</l>
<l>Ministri poi de la tua bella a i labbri</l>
<l>E memore avvertir s'ella più goda,</l>
<l>O sobria o liberal temprar col dolce</l>
<l>La bollente bevanda: o se più forse</l>
<l>L'ami così come sorbir la gode</l>
<l>Barbara sposa, allor che molle assisa</l>
<l>Ne' broccati di Persia al suo signore</l>
<l>Con le dita pieghevoli il selvoso</l>
<l>Mento vezzeggia; e la svelata fronte</l>
<l>Alzando il guarda; e quelli sguardi han possa</l>
<l>Di far che a poco a poco di man cada</l>
<l>Al suo signore la fumante canna.</l>
<l>Mentre i labbri e la man v'occupa e scalda</l>
<l>L'odoroso licor, sublimi cose</l>
<l>Macchinerà tua infaticabil mente.</l>
<l>Quale oggi coppia di corsier de' il carro</l>
<l>Condur de la tua bella; o l'alte moli</l>
<l>Che per le fredde piagge educa il Cimbro;</l>
<l>O quei che abbeverò la Drava; o quelli</l>
<l>Che a le vigili guardie un dì fuggìro</l>
<l>De la stirpe Campana: oggi qual meglio</l>
<l>Si convegna ornamento a i dorsi alteri;</l>
<l>Se semplici e negletti, o se pomposi</l>
<l>Di ricche nappe e variate stringhe</l>
<l>Andran su l'alto collo i crin volando,</l>
<l>E sotto a cuoi vermigli e ad auree fibbie</l>
<l>Ondeggeranno li ritondi fianchi.</l>
<l>Quale oggi cocchio trionfanti al corso</l>
<l>Vi porterà; se quel cui l'oro copre</l>
<l>Fulgido al sole; e de' vostr'alti aspetti</l>
<l>Per cristallo settemplice concede</l>
<l>Al popolo bearsi; o quel, che tutto</l>
<l>Caliginoso e tristo e a la marmorea</l>
<l>Tomba simìl che de' vostr'avi chiude</l>
<l>I cadaveri eccelsi, ammette a pena</l>
<l>Cupido sguardo altrui. Cotanta mole</l>
<l>Di cose a un tempo sol nell'alto ingegno</l>
<l>Tu verserai; poi col supremo auriga</l>
<l>Arduo consiglio ne terrai; non senza</l>
<l>Qualche lieve garrir con la tua dama.</l>
<l>Servi l'auriga ogni tua legge: e in tanto</l>
<l>Altra cura subentri. Or mira i prodi</l>
<l>Compagni tuoi che, ministrato a pena</l>
<l>Dolce conforto di vivande a i membri,</l>
<l>Già scelto il campo, e già distinti in bande</l>
<l>Preparansi giocando a fieri assalti.</l>
<l>Così a queste, o signore, illustre inganno</l>
<l>Ore lente si faccia. E s'altri ancora</l>
<l>Vuole Amor che s'inganni; altronde pugni</l>
<l>La turba convitata; e tu da un lato</l>
<l>Sol con la dama tua quel gioco eleggi,</l>
<l>Che due sol tanto a un tavoliere ammetta.</l></lg>
<lg>
<l>Già per ninfa gentil tacito ardea</l>
<l>D'insoffribile ardor misero amante,</l>
<l>Cui null'altra eloquenza usar con lei</l>
<l>Fuor che quella de gli occhi era concesso:</l>
<l>Poi che il rozzo marito ad Argo eguale</l>
<l>Vigilava mai sempre; e quasi biscia</l>
<l>Ora piegando or allungando il collo</l>
<l>Ad ogni verbo con gli orecchi acuti</l>
<l>Era presente. Oimè, come con cenni</l>
<l>O con notate tavole giammai</l>
<l>O con servi sedotti a la sua bella</l>
<l>Chieder pace ed aita? Ogni d'Amore</l>
<l>Stratagemma finissimo vincea</l>
<l>La gelosia del rustico marito.</l>
<l>Che più lice sperare? Al tempio ei viene</l>
<l>Del nume accorto che le serpi annoda</l>
<l>All'aurea verga, e il capo e le calcagna</l>
<l>D'ali fornisce. A lui si prostra umìle;</l>
<l>E in questi detti lagrimando il prega.</l>
<l>“O propizio a gli amanti, o buon figliuolo</l>
<l>De la candida Maia, o tu che d'Argo</l>
<l>Deludesti i cent'occhi, e a lui rapisti</l>
<l>La guardata giovenca, i preghi accogli</l>
<l>D'un amante infelice; e a lui concedi</l>
<l>Se non gli occhi ingannar, gli orecchi almeno</l>
<l>D'importuno marito”. Ecco si scote</l>
<l>Il divin simulacro, a lui s'inchina,</l>
<l>Con la verga pacifica la fronte</l>
<l>Gli percote tre volte: e il lieto amante</l>
<l>Sente dettarsi ne la mente un gioco,</l>
<l>Che i mariti assordisce. A lui diresti</l>
<l>Che l'ali del suo piè concesse ancora</l>
<l>Il supplicato dio, cotanto ei vola</l>
<l>Velocissimamente a la sua donna.</l>
<l>Là bipartita tavola prepara,</l>
<l>Ov'èbano ed avorio intarsiati</l>
<l>Regnan sul piano, e partono alternando</l>
<l>In due volte sei case ambe le sponde.</l>
<l>Quindici nere d'èbano rotelle</l>
<l>E d'avorio bianchissimo altrettante</l>
<l>Stan divise in due parti; e moto e norma</l>
<l>Da duo dadi gittati attendon, pronte</l>
<l>Gli spazj ad occupar, e quinci e quindi</l>
<l>Pugnar contrarie. Oh cara a la fortuna</l>
<l>Quella che corre innanzi all'altre; e seco</l>
<l>Trae la compagna, onde il nemico assalto</l>
<l>Forte sostenga! Oh giocator felice</l>
<l>Chi pria l'estrema casa occupa; e l'altro</l>
<l>De gli spazj a sè dati ordin riempie</l>
<l>Con doppio segno! Ei trionfante allora</l>
<l>Da la falange il suo rival combatte;</l>
<l>E in proprio ben rivolge i colpi ostili.</l>
<l>Al tavolier s'assidono ambidue</l>
<l>L'amante cupidissimo e la ninfa.</l>
<l>Quella una sponda ingombra e questi l'altra.</l>
<l>Il marito col gomito s'appoggia</l>
<l>All'un de' lati; ambo gli orecchi tende;</l>
<l>E sotto al tavolier di quando in quando</l>
<l>Guata con gli occhi. Or l'agitar de i dadi</l>
<l>Entro a sonanti bòssoli comincia,</l>
<l>Ora il picchiar de' bòssoli sul piano,</l>
<l>Ora il vibrar lo sparpagliar l'urtare</l>
<l>Il cozzar de i duo dadi, or de le mosse</l>
<l>Rotelle il martellar. Torcesi e freme</l>
<l>Sbalordito il geloso: a fuggir pensa,</l>
<l>Ma rattienlo il sospetto. Il fragor cresce</l>
<l>Il rombazzo il frastono il rovinio:</l>
<l>Ei più regger non puote, in piedi balza,</l>
<l>E con ambe le man tura gli orecchi.</l>
<l>Tu vincesti o Mercurio. Il cauto amante</l>
<l>Poco disse: e la bella intese assai.</l>
<l>Tal ne la ferrea età, quando gli sposi</l>
<l>Folle superstizion chiamava allarme</l>
<l>Giocato fu. Ma poi che l'aureo venne</l>
<l>Secol di novo; e che del prisco errore</l>
<l>Si spogliàro i mariti, al sol diletto</l>
<l>La dama e il cavalier volsero il gioco</l>
<l>Che la necessità trovato avea.</l>
<l>Fu superfluo il romor: di molle panno</l>
<l>La tavola vestissi e de' patenti</l>
<l>Bòssoli il sen: lo schiamazzio molesto</l>
<l>Tal rintuzzossi: e durò al gioco il nome,</l>
<l>Che ancor l'antico strepito dinota.</l>
</lg></div1>
<div1 type="poesia">
<head>Il Vespro</head>
<lg>
<l>Ma de gli augelli e de le fere il giorno</l>
<l>E de' pesci squammosi e de le piante</l>
<l>E dell'umana plebe al suo fin corre.</l>
<l>Già sotto al guardo de la immensa luce</l>
<l>Sfugge l'un mondo: e a berne i vivi raggi</l>
<l>Cuba s'affretta e il Messico e l'altrice</l>
<l>Di molte perle California estrema:</l>
<l>E da' maggiori colli e dall'eccelse</l>
<l>Rocche il sol manda gli ultimi saluti</l>
<l>All'Italia fuggente; e par che brami</l>
<l>Rivederti o Signor prima che l'alpe</l>
<l>O l'appennino o il mar curvo ti celi</l>
<l>A gli occhi suoi. Altro finor non vide</l>
<l>Che di falcato mietitore i fianchi</l>
<l>Su le campagne tue piegati e lassi,</l>
<l>E su le armate mura or braccia or spalle</l>
<l>Carche di ferro, e su le aeree capre</l>
<l>De gli edificj tuoi man scabre e arsicce,</l>
<l>E villan polverosi innanzi a i carri</l>
<l>Gravi del tuo ricolto, e su i canali</l>
<l>E su i fertili laghi irsuti petti</l>
<l>Di remigante che le alterne merci</l>
<l>A' tuoi comodi guida ed al tuo lusso;</l>
<l>Tutti ignobili aspetti. Or colui veggia</l>
<l>Che da tutti servito a nullo serve.</l></lg>
<lg>
<l>Pronto è il cocchio felice. Odo le rote</l>
<l>Odo i lieti corsier che all'alma sposa</l>
<l>E a te suo fido cavalier nodrisce</l>
<l>Il placido marito. Indi la pompa</l>
<l>Affrettasi de' servi; e quindi attende</l>
<l>Con insigni berretti e argentee mazze</l>
<l>Candida gioventù che al corso agogna</l>
<l>I moti espor de le vivaci membra:</l>
<l>E nell'audace cor forse presume</l>
<l>A te rapir de la tua bella i voti.</l></lg>
<lg>
<l>Che tardi omai? Non vedi tu com'ella</l>
<l>Già con morbide piume a i crin leggeri</l>
<l>La bionda che svanì polve rendette;</l>
<l>E con morbide piume in su la guancia</l>
<l>Fe' più vermiglie rifiorir che mai</l>
<l>Le dall'aura predate amiche rose?</l>
<l>Or tu nato di lei ministro e duce</l>
<l>L'assisti all'opra; e di novelli odori</l>
<l>La tabacchiera e i bei cristalli aurati</l>
<l>Con la perita mano a lei rintègra:</l>
<l>Tu il ventaglio le scegli adatto al giorno;</l>
<l>E tenta poi fra le giocose dita</l>
<l>Come agevole scorra. Oh qual con lieti</l>
<l>Nè ben celati a te guardi e sorrisi</l>
<l>Plaude la dama al tuo sagace tatto!</l></lg>
<lg>
<l>Ecco ella sorge; e del partir dà cenno:</l>
<l>Ma non senza sospetti e senza baci</l>
<l>A le vergini ancelle il cane affida</l>
<l>Al par de' giochi al par de' cari figli</l>
<l>Grave sua cura: e il misero dolente</l>
<l>Mal tra le braccia contenuto e i petti</l>
<l>Balza e guaisce in suon che al rude vulgo</l>
<l>Ribrezzo porta di stridente lima;</l>
<l>E con rara celeste melodia</l>
<l>Scende a gli orecchi de la dama e al core.</l></lg>
<lg>
<l>Mentre così fra i generosi affetti</l>
<l>E le intese blandizie e i sensi arguti</l>
<l>E del cane e di sè la bella oblia</l>
<l>Pochi momenti; tu di lei più saggio</l>
<l>Usa del tempo: e a chiaro speglio innante</l>
<l>I bei membri ondeggiando alquanto libra</l>
<l>Su le gracili gambe; e con la destra</l>
<l>Molle verso il tuo sen piegata e mossa</l>
<l>Scopri la gemma che i bei lini annoda;</l>
<l>E in un di quelle ond'hai sì grave il dito</l>
<l>L'invidiato folgorar cimenta:</l>
<l>Poi le labbra componi; ad arte i guardi</l>
<l>Tempra qual più ti giova; e a te sorridi.</l>
<l>Al fin tu da te sciolto, ella dal cane</l>
<l>Ambo al fin v'appressate. Ella da i lumi</l>
<l>Spande sopra di te quanto a lei lascia</l>
<l>D'eccitata pietà l'amata belva;</l>
<l>E tu sopra di lei da gli occhi versi</l>
<l>Quanto in te di piacer destò il tuo volto.</l>
<l>Tal seguite ad amarvi: e insieme avvinti,</l>
<l>Tu a lei sostegno, ella di te conforto,</l>
<l>Itene omai de' cari nodi vostri</l>
<l>Grato dispetto a provocar nel mondo.</l></lg>
<lg>
<l>Qual primiera sarà che da gli amati</l>
<l>Voi sul vespro nascente alti palagi</l>
<l>Fuor conduca o Signor voglia leggiadra?</l>
<l>Fia la santa Amistà, non più feroce</l>
<l>Qual ne' prischi eccitar tempi godea</l>
<l>L'un per l'altro a morir gli agresti eroi;</l>
<l>Ma placata e innocente al par di questi</l>
<l>Onde la nostra età sorge sì chiara</l>
<l>Di Giove alti incrementi. Oh dopo i tardi</l>
<l>De lo specchio consigli e dopo i giochi</l>
<l>Dopo le mense, amabil dea, tu insegni</l>
<l>Come il giovin Marchese al collo balzi</l>
<l>Del giovin Conte; e come a lui di baci</l>
<l>Le gote imprima; e come il braccio annode</l>
<l>L'uno al braccio dell'altro; e come insieme</l>
<l>Passeggino elevando il molle mento</l>
<l>E volgendolo in guisa di colombe;</l>
<l>E palpinsi e sorridansi e rispondansi</l>
<l>Con un vezzoso tu. Tu fra le dame</l>
<l>Sul mobil arco de le argute lingue</l>
<l>I già pronti a scoccar dardi trattieni</l>
<l>S'altra giugne improvviso a cui rivolti</l>
<l>Pendean di già: tu fai che a lei presente</l>
<l>Non osin dispiacer le fide amiche:</l>
<l>Tu le carche faretre a miglior tempo</l>
<l>Di serbar le consigli. Or meco scendi;</l>
<l>E i generosi ufici e i cari sensi</l>
<l>Meco detta al mio eroe; tal che, famoso</l>
<l>Per entro al suon de le future etadi,</l>
<l>E a Pilade s'eguagli e a quel che trasse</l>
<l>Il buon Tesèo da le Tenarie foci.</l></lg>
<lg>
<l>Se da i regni che l'alpe o il mar divide</l>
<l>Dall'Italico lido in patria or giunse</l>
<l>Il caro amico; e da i perigli estremi</l>
<l>Sorge d'arcano mal, che in dubbio tenne</l>
<l>Lunga stagione i fisici eloquenti,</l>
<l>Magnanimo garzone andrai tu forse</l>
<l>Trepido ancora per l'amato capo</l>
<l>A porger voti sospirando? Forse</l>
<l>Con alma dubbia e palpitante i detti</l>
<l>E i guardi e il viso esplorerai de' molti</l>
<l>Che il giudizio di voi menti sì chiare</l>
<l>Fra i primi assunse d'Esculapio alunni?</l>
<l>O di leni origlieri all'omer lasso</l>
<l>Porrai sostegno; e vital sugo a i labbri</l>
<l>Offrirai di tua mano? O pur con lieve</l>
<l>Bisso il madido fronte a lui tergendo,</l>
<l>E le aurette agitando, il tardo sonno</l>
<l>Inviterai a fomentar con l'ali</l>
<l>La nascente salute? Ahi no; tu lascia</l>
<l>Lascia che il vulgo di sì tenui cure</l>
<l>Le brevi anime ingombri; e d'un sol atto</l>
<l>Rendi l'amico tuo felice a pieno.</l></lg>
<lg>
<l>Sai che fra gli ozj del mattino illustri,</l>
<l>Del gabinetto al tripode sedendo,</l>
<l>Grand'arbitro del bello oggi creasti</l>
<l>Gli eccellenti nell'arte. Onor cotanto</l>
<l>Basti a darti ragion su le lor menti</l>
<l>E su l'opre di loro. Util ciascuno</l>
<l>A qualch'uso ti fia. Da te mandato</l>
<l>Con acuto epigramma il tuo poeta</l>
<l>La mentita virtù trafigger puote</l>
<l>D'una bella ostinata: e l'elegante</l>
<l>Tuo dipintor può con lavoro egregio</l>
<l>Tutti dell'amicizia onde ti vanti</l>
<l>Compendiar gli ufici in breve carta;</l>
<l>O se tu vuoi che semplice vi splenda</l>
<l>Di nuda maestade il tuo gran nome;</l>
<l>O se in antica lapide imitata</l>
<l>Inciso il brami; o se in trofeo sublime</l>
<l>Accumulate a te mirar vi piace</l>
<l>Le domestiche insegne, indi un lione</l>
<l>Rampicar furibondo e quindi l'ale</l>
<l>Spiegar l'augel che i fulmini ministra,</l>
<l>Qua timpani e vessilli e lance e spade,</l>
<l>E là scettri e collane e manti e velli</l>
<l>Cascanti argutamente. Ora ti vaglia</l>
<l>Questa carta o signor serbata all'uopo;</l>
<l>Or fia tempo d'usarne. Esca e con essa</l>
<l>Del caro amico tuo voli a le porte</l>
<l>Alcun de' nuncj tuoi; quivi deponga</l>
<l>La tessera beata; e fugga; e torni</l>
<l>Ratto su l'orme tue pietoso eroe,</l>
<l>Che già pago di te ratto a traverso</l>
<l>E de' trivii e del popolo dilegui.</l></lg>
<lg>
<l>Già il dolce amico tuo nel cor commosso,</l>
<l>E non senza versar qualche di pianto</l>
<l>Tenera stilla il tuo bel nome or legge,</l>
<l>Seco dicendo: oh ignoto al duro vulgo</l>
<l>Sollievo almo de' mali! Oh sol concesso</l>
<l>Facil commercio a noi alme sublimi</l>
<l>E d'affetti e di cure! Or venga il giorno</l>
<l>Che sì grate alternar nobili veci</l>
<l>A me sia dato! Tale sbadigliando</l>
<l>Si lascia da la man lenta cadere</l>
<l>L'amata carta; e te la carta e il nome</l>
<l>Soavemente in grembo al sonno oblia.</l></lg>
<lg>
<l>Tu fra tanto colà rapido il corso</l>
<l>Declinando intraprendi ove la dama</l>
<l>Co' labbri desiosi e il premer lungo</l>
<l>Del ginocchio sollecito ti spigne</l>
<l>Ad altre opre cortesi. Ella non meno</l>
<l>All'imperio possente a i cari moti</l>
<l>Dell'amistà risponde. A lei non meno</l>
<l>Palpita nel bel petto un cor gentile.</l></lg>
<lg>
<l>Che fa l'amica sua? Misera! Ieri,</l>
<l>Qual fusse la cagion, fremer fu vista</l>
<l>Tutta improvviso, ed agitar repente</l>
<l>Le vaghe membra. Indomito rigore</l>
<l>Occupolle le cosce; e strana forza</l>
<l>Le sospinse le braccia. Illividìro</l>
<l>I labbri onde l'Amor l'ali rinfresca;</l>
<l>Enfiò la neve de la bella gola;</l>
<l>E celato candor da i lini sparsi</l>
<l>Effuso rivelossi a gli occhi altrui.</l>
<l>Gli Amori si schermiron con la benda;</l>
<l>E indietro rifuggironsi le Grazie.</l>
<l>In vano il cavaliere, in van lo sposo</l>
<l>Tentò frenarla, in van le damigelle</l>
<l>Che su lo sposo e il cavaliere e lei</l>
<l>Scorrean col guardo; e poi ristrette insieme</l>
<l>Malignamente sorrideansi in volto.</l>
<l>Ella truce guatando curvò in arco</l>
<l>Duro e feroce le gentili schiene</l>
<l>Scalpitò col bel piede; e ripercosse</l>
<l>La mille volte ribaciata mano</l>
<l>Del tavolier ne le pugnenti sponde.</l>
<l>Livida pesta scapigliata e scinta</l>
<l>Al fin stancò tutte le forze; e cadde</l>
<l>Insopportabil pondo sopra il letto.</l></lg>
<lg>
<l>Nè fra l'intime stanze o fra le chiuse</l>
<l>Gemine porte il prezioso evento</l>
<l>Tacque ignoto molt'ore. Ivi la Fama</l>
<l>Con uno il colse de' cent'occhi suoi;</l>
<l>E il bel pegno rapito uscì portando</l>
<l>Fra le adulte matrone, a cui segreto</l>
<l>Dispetto fanno i pargoletti amori,</l>
<l>Che da la maestà de gli otto lustri</l>
<l>Fuggon volando a più scherzosi nidi.</l>
<l>Una è fra lor che gli altrui nodi or cela</l>
<l>Comoda e strigne; or d'ispida virtude</l>
<l>Arma suoi detti; e furibonda in volto</l>
<l>E infiammata ne gli occhi alto declama</l>
<l>Interpreta ingrandisce i sagri arcani</l>
<l>De gli amorosi gabinetti; e a un tempo</l>
<l>Odiata e desiata eccita il riso</l>
<l>Or co' proprj misterj or con gli altrui.</l>
<l>La vide la notò, sorrise alquanto</l>
<l>La volatile dea, disse: tu sola</l>
<l>Sai vincere il clamor de la mia tromba.</l>
<l>Disse, e in lei si mutò. Prese il ventaglio,</l>
<l>Prese le tabacchiere, il cocchio ascese;</l>
<l>E là venne trottando ove de' grandi</l>
<l>È il consesso più folto. In un momento</l>
<l>Lo sbadigliar s'arresta. In un momento</l>
<l>Tutti gli occhi e gli orecchi e tutti i labbri</l>
<l>Si raccolgono in lei: ed ella al fine,</l>
<l>E ansando e percotendosi con ambe</l>
<l>Le mani le ginocchia, il fatto espone</l>
<l>E del fatto le origini riposte.</l>
<l>Riser le dame allor pronte domane</l>
<l>A fortuna simìl, se mai le vaghe</l>
<l>Lor fantasie commoverà negato</l>
<l>Da i mariti compenso a un gioco avverso,</l>
<l>O in faccia a lor per deità maggiore</l>
<l>Negligenza d'amante, o al can diletto</l>
<l>Nata subita tosse: e rise ancora</l>
<l>La tua dama con elle: e in cor dispose</l>
<l>Di teco visitar l'egra compagna.</l></lg>
<lg>
<l>Ite al pietoso uficio, itene or dunque:</l>
<l>Ma lungo consigliar duri tra voi</l>
<l>Pria che a la meta il vostro cocchio arrive.</l>
<l>Se visitar, non già veder l'amica</l>
<l>Forse a voi piace, tacita a le porte</l>
<l>La volubile rota il corso arresti:</l>
<l>E il giovanetto messagger salendo</l>
<l>Per le scale sublimi a lei v'annunzj</l>
<l>Sì che voi non volenti ella non voglia.</l>
<l>Ma, se vaghezza poi ambo vi prende</l>
<l>Di spiar chi sia seco, e di turbarle</l>
<l>L'anima un poco, e ricercarle in volto</l>
<l>De' suoi casi la serie, il cocchio allora</l>
<l>Entri: e improvviso ne rimbombi e frema</l>
<l>L'atrio superbo. Egual piacere inonda</l>
<l>Sempre il cor de le belle o che opportune</l>
<l>O giungano importune alle lor pari.</l></lg>
<lg>
<l>Già le fervide amiche ad incontrarse</l>
<l>Volano impazienti; un petto all'altro</l>
<l>Già premonsi abbracciando; alto le gote</l>
<l>D'alterni baci risonar già fanno;</l>
<l>Già strette per la man co' dotti fianchi</l>
<l>Ad un tempo amendue cadono a piombo</l>
<l>Sopra il sofà. Qui l'una un sottil motto</l>
<l>Vibra al cor dell'amica; e a i casi allude</l>
<l>Che la Fama narrò: quella repente</l>
<l>Con un altro l'assale. Una nel viso</l>
<l>Di bell'ire s'infiamma: e l'altra i vaghi</l>
<l>Labbri un poco si morde: e cresce in tanto</l>
<l>E quinci ognor più violento e quindi</l>
<l>Il trepido agitar de i duo ventagli.</l>
<l>Così, se mai al secol di Turpino</l>
<l>Di ferrate guerriere un paro illustre</l>
<l>Si scontravan per via, ciascuna ambiva</l>
<l>L'altra provar quel che valesse in arme;</l>
<l>E dopo le accoglienze oneste e belle</l>
<l>Abbassavan lor lance e co' cavalli</l>
<l>Urtavansi feroci; indi infocate</l>
<l>Di magnanima stizza i gran tronconi</l>
<l>Gittavan via de lo spezzato cerro,</l>
<l>E correan con le destre a gli elsi enormi.</l>
<l>Ma di lontan per l'alta selva fiera</l>
<l>Un messagger con clamoroso suono</l>
<l>Venir s'udiva galoppando; e l'una</l>
<l>Richiamare a re Carlo, o al campo l'altra</l>
<l>Del giovane Agramante. Osa tu pure</l>
<l>Osa invitto garzone il ciuffo e i ricci</l>
<l>Sì ben finti stamane all'urto esporre</l>
<l>De' ventagli sdegnati: e a nuove imprese</l>
<l>La tua bella invitando, i casi estremi</l>
<l>De la pericolosa ira sospendi.</l></lg>
<lg>
<l>Oh solenne a la patria oh all'orbe intero</l>
<l>Giorno fausto e beato al fin sorgesti</l>
<l>Di non più visto in ciel roseo splendore</l>
<l>A sparger l'orizzonte. Ecco la sposa</l>
<l>Di Ramni eccelsi l'inclit'alvo al fine</l>
<l>Sgravò di maschia desiata prole</l>
<l>La prima volta. Da le lucid'aure</l>
<l>Fu il nobile vagito accolto a pena,</l>
<l>Che cento messi a precipizio uscìro</l>
<l>Con le gambe pesanti e lo spron duro</l>
<l>Stimolando i cavalli, e il gran convesso</l>
<l>Dell'etere sonoro alto ferendo</l>
<l>Di scutiche e di corni: e qual si sparse</l>
<l>Per le cittadi popolose, e diede</l>
<l>A i famosi congiunti il lieto annunzio:</l>
<l>E qual per monti a stento rampicando</l>
<l>Trovò le rocche e le cadenti mura</l>
<l>De' prischi feudi ove la polve e l'ombra</l>
<l>Abita e il gufo; e i rugginosi ferri</l>
<l>Sopra le rote mal sedenti al giorno</l>
<l>Di novo espose, e fe' scoppiarne il tuono;</l>
<l>E i gioghi de' vassalli e le vallèe</l>
<l>Ampie e le marche del gran caso empièo.</l>
<l>Nè le Muse devote, onde gran plauso</l>
<l>Venne l'altr'anno a gl'imenei felici,</l>
<l>Già si tacquero al parto. Anzi, qual suole</l>
<l>Là su la notte dell'ardente agosto</l>
<l>Turba di grilli, e più lontano ancora</l>
<l>Innumerabil popolo di rane</l>
<l>Sparger d'alto frastuono i prati e i laghi,</l>
<l>Mentre cadon su lor fendendo il buio</l>
<l>Lucide strisce, e le paludi accende</l>
<l>Fiamma improvvisa che lambisce e vola;</l>
<l>Tal sorsero i cantori a schiera a schiera;</l>
<l>E tal piovve su lor foco febèo,</l>
<l>Che di motti ventosi alta compaggine</l>
<l>Fe' dividere in righe, o in simil suono</l>
<l>Uscir pomposamente. Altri scoperse</l>
<l>In que' vagiti Alcide, altri d'Italia</l>
<l>Il soccorso promise, altri a Bizanzio</l>
<l>Minacciò lo sterminio. A tal clamore</l>
<l>Non ardì la mia Musa unir sue voci:</l>
<l>Ma del parto divino al molle orecchio</l>
<l>Appressò non veduta; e molto in poco</l>
<l>Strinse dicendo: Tu sarai simìle</l>
<l>Al tuo gran genitore.</l>
</lg></div1>
<div1 type="poesia">
<head>La Notte</head>
<lg>
<l>Nè tu contenderai benigna Notte,</l>
<l>Che il mio Giovane illustre io cerchi e guidi</l>
<l>Con gli estremi precetti entro al tuo regno.</l></lg>
<lg>
<l>Già di tenebre involta e di perigli,</l>
<l>Sola squallida mesta alto sedevi</l>
<l>Su la timida terra. Il debil raggio</l>
<l>De le stelle remote e de' pianeti,</l>
<l>Che nel silenzio camminando vanno,</l>
<l>Rompea gli orrori tuoi sol quanto è duopo</l>
<l>A sentirli assai più. Terribil ombra</l>
<l>Giganteggiando si vedea salire</l>
<l>Su per le case e su per l'alte torri</l>
<l>Di teschi antiqui seminate al piede.</l>
<l>E upupe e gufi e mostri avversi al sole</l>
<l>Svolazzavan per essa; e con ferali</l>
<l>Stridi portavan miserandi augurj.</l>
<l>E lievi dal terreno e smorte fiamme</l>
<l>Sorgeano in tanto; e quelle smorte fiamme</l>
<l>Di su di giù vagavano per l'aere</l>
<l>Orribilmente tacito ed opaco;</l>
<l>E al sospettoso adultero, che lento</l>
<l>Col cappel su le ciglia e tutto avvolto</l>
<l>Entro al manto sen gìa con l'armi ascose,</l>
<l>Colpìeno il core, e lo strignean d'affanno.</l>
<l>E fama è ancor che pallide fantasime</l>
<l>Lungo le mura de i deserti tetti</l>
<l>Spargean lungo acutissimo lamento,</l>
<l>Cui di lontano per lo vasto buio</l>
<l>I cani rispondevano ululando.</l></lg>
<lg>
<l>Tal fusti o Notte allor che gl'inclit'avi,</l>
<l>Onde pur sempre il mio garzon si vanta,</l>
<l>Eran duri ed alpestri; e con l'occaso</l>
<l>Cadean dopo lor cene al sonno in preda;</l>
<l>Fin che l'aurora sbadigliante ancora</l>
<l>Li richiamasse a vigilar su l'opre</l>
<l>De i per novo cammin guidati rivi</l>
<l>E su i campi nascenti; onde poi grandi</l>
<l>Furo i nipoti e le cittadi e i regni.</l></lg>
<lg>
<l>Ma ecco Amore, ecco la madre Venere,</l>
<l>Ecco del gioco, ecco del fasto i Genj,</l>
<l>Che trionfanti per la notte scorrono,</l>
<l>Per la notte, che sacra è al mio signore.</l>
<l>Tutto davanti a lor tutto s'irradia</l>
<l>Di nova luce. Le inimiche tenebre</l>
<l>Fuggono riversate; e l'ali spandono</l>
<l>Sopra i covili, ove le fere e gli uomini</l>
<l>Da la fatica condannati dormono.</l>
<l>Stupefatta la Notte intorno vedesi</l>
<l>Riverberar più che dinanzi al sole</l>
<l>Auree cornici, e di cristalli e spegli</l>
<l>Pareti adorne, e vesti varie, e bianchi</l>
<l>Omeri e braccia, e pupillette mobili,</l>
<l>E tabacchiere preziose, e fulgide</l>
<l>Fibbie ed anella e mille cose e mille.</l>
<l>Così l'eterno caos, allor che Amore</l>
<l>Sopra posovvi e il fomentò con l'ale,</l>
<l>Sentì il generator moto crearsi,</l>
<l>Sentì schiuder la luce; e sè medesmo</l>
<l>Vide meravigliando e i tanti aprirsi</l>
<l>Tesori di natura entro al suo grembo.</l></lg>
<lg>
<l>O de' miei studj glorioso alunno,</l>
<l>Tu seconda me dunque, or ch'io t'invito</l>
<l>Glorie novelle ad acquistar là dove</l>
<l>O la veglia frequente o l'ampia scena</l>
<l>I grandi eguali tuoi, degna de gli avi</l>
<l>E de i titoli loro e di lor sorte</l>
<l>E de i pubblici voti, ultima cura</l>
<l>Dopo le tavolette e dopo i prandj</l>
<l>E dopo i corsi clamorosi occùpa.</l></lg>
<lg>
<l>Or dove ahi dove senza me t'aggiri</l>
<l>Lasso! da poi che in compagnia del sole</l>
<l>T'involasti pur dianzi a gli occhi miei?</l>
<l>Qual palagio ti accoglie; o qual ti copre</l>
<l>Da i nocenti vapor ch'Espero mena</l>
<l>Tetto arcano e solingo; o di qual via</l>
<l>L'ombre ignoto trascorri, ove la plebe</l>
<l>Affrettando tenton s'urta e confonde?</l></lg>
<lg>
<l>Ahimè, tolgalo il ciel, forse il tuo cocchio,</l>
<l>Ove il varco è più angusto, il cocchio altrui</l>
<l>Incontrò violento: e qual de i duo</l>
<l>Retroceder convegna; e qual star forte,</l>
<l>Dispùtano gli aurighi alto gridando.</l>
<l>Sdegna invitto garzon sdegna d'alzare</l>
<l>Fra il rauco suon di Stentori plebei</l>
<l>Tu' amabil voce; e taciturno aspetta,</l>
<l>Sia che a l'un piaccia rovesciar dal carro</l>
<l>Lo suo rivale; o rovesciato anch'esso</l>
<l>Perigliar tra le rote; e te per l'alto</l>
<l>De lo infranto cristal mandar carpone.</l>
<l>Ma l'avverso cocchier d'un picciol urto</l>
<l>Pago sen fugge o d'un resister breve:</l>
<l>Al fin libero andrai. Tu non pertanto</l>
<l>Doman chiedi vendetta; alto sonare</l>
<l>Fa il sacrilego fatto; osa pretendi,</l>
<l>E i tribunali minimi e i supremi</l>
<l>Sconvolgi agita assorda: il mondo s'empia</l>
<l>Del grave caso; e per un anno almeno</l>
<l>Parli di te, de' tuoi corsier, del cocchio</l>
<l>E del cocchiere. Di sì fatte cose</l>
<l>Voi progenie d'eroi famosi andate</l>
<l>Ne le bocche de gli uomini gran tempo.</l></lg>
<lg>
<l>Forse ciarlier fastidioso indugia</l>
<l>Te con la dama tua nel vuoto corso.</l>
<l>Forse a nova con lei gara d'ingegno</l>
<l>Tu mal cauto venisti: e già la bella</l>
<l>Teco del lungo repugnar s'adira;</l>
<l>Già la man, che tu baci arretra, e tenta</l>
<l>Liberar da la tua; e già minaccia</l>
<l>Ricovrarsi al suo tetto, e quivi sola</l>
<l>Involarse ad ognuno in fin che il sonno</l>
<l>Venga pietoso a tranquillar suoi sdegni.</l>
<l>Tu in van chiedi mercè; di mente in vano</l>
<l>Tu a lei te stesso sconsigliata incolpi:</l>
<l>Ella niega placarse. Il cocchio freme</l>
<l>Dell'alterno clamore; e il cocchio in tanto</l>
<l>Giace immobil fra l'ombra: e voi sue care</l>
<l>Gemme il bel mondo impaziente aspetta.</l>
<l>Ode il cocchiere al fin d'ambe le voci</l>
<l>Un comando indistinto; e bestemmiando</l>
<l>Sferza i corsieri; e via precipitando</l>
<l>Ambo vi porta: e mal sa dove ancora.</l></lg>
<lg>
<l>Folle! Di che temei? Sperdano i venti</l>
<l>Ogni augurio infelice. Ora il mio eroe</l>
<l>Fra l'amico tacer del vuoto corso</l>
<l>Lieto si sta la fresca ora godendo</l>
<l>Che dal monte lontan spira e consola.</l>
<l>Siede al fianco di lui lieta non meno</l>
<l>L'altrui cara consorte. Amor nasconde</l>
<l>La incauta face; e il fiero dardo alzando</l>
<l>Allontana i maligni. O nume invitto,</l>
<l>Non sospettar di me; ch'io già non vegno</l>
<l>Invido esplorator, ma fido amico</l>
<l>De la coppia beata, a cui tu vegli.</l>
<l>E tu signor tronca gl'indugi. Assai</l>
<l>Fur gioconde quest'ombre, allor che prima</l>
<l>Nacque il vago desio, che te congiunse</l>
<l>All'altrui cara sposa or son due lune.</l>
<l>Ecco il tedio a la fin serpe tra i vostri</l>
<l>Così lunghi ritiri: e tempo è ormai</l>
<l>Che in più degno di te pubblico agone</l>
<l>Splendano i genj tuoi. Mira la Notte,</l>
<l>Che col carro stellato alta sen vola</l>
<l>Per l'eterea campagna; e a te col dito</l>
<l>Mostra Tèseo nel ciel, mostra Polluce,</l>
<l>Mostra Bacco ed Alcide e gli altri egregi,</l>
<l>Che per mille d'onore ardenti prove</l>
<l>Colà fra gli astri a sfolgorar salìro.</l>
<l>Svegliati a i grandi esempi; e meco affretta.</l></lg>
<lg>
<l>Loco è, ben sai, ne la città famoso,</l>
<l>Che splendida matrona apre al notturno</l>
<l>Concilio de' tuoi pari, a cui la vita</l>
<l>Fora senza di ciò mal grata e vile.</l>
<l>Ivi le belle, e di feconda prole</l>
<l>Inclite madri ad obliar sen vanno</l>
<l>Fra la sorte del gioco i tristi eventi</l>
<l>De la sorte d'amore, onde fu il giorno</l>
<l>Agitato e sconvolto. Ivi le grandi</l>
<l>Avole auguste e i genitor leggiadri</l>
<l>De' già celebri eroi il senso e l'onta</l>
<l>Volgon de gli anni a rintuzzar fra l'ire</l>
<l>Magnanime del gioco. Ivi la turba</l>
<l>De la feroce gioventù divina</l>
<l>Scende a pugnar con le mutabil'arme</l>
<l>Di vaghi giubboncei, d'atti vezzosi,</l>
<l>Di bei modi del dir stamane appresi;</l>
<l>Mentre la vanità fra il dubbio marte</l>
<l>Nobil furor ne' forti petti inspira;</l>
<l>E con vario destin dando e togliendo</l>
<l>La combattuta palma alto abbandona</l>
<l>I leggeri vessilli all'aure in preda.</l></lg>
<lg>
<l>Ecco che già di cento faci e cento</l>
<l>Gran palazzo rifulge. Multiforme</l>
<l>Popol di servi baldanzosamente</l>
<l>Sale scende s'aggira. Urto e fragore</l>
<l>Di rote di flagelli e di cavalli</l>
<l>Che vengono che vanno, e stridi e fischi</l>
<l>Di gente, che domandan che rispondono,</l>
<l>Assordan l'aria all'alte mura intorno.</l>
<l>Tutto è strepito e luce. O tu, che porti</l>
<l>La dama e il cavalier dolci mie cure,</l>
<l>Primo di carri guidator, qua volgi;</l>
<l>E fra il denso di rote arduo cammino</l>
<l>Con Olimpica man splendi; e d'un corso</l>
<l>Subentrando i grand'atrj, a dietro lascia</l>
<l>Qual pria le porte ad occupar tendea.</l>
<l>Quasi a propria virtù plauda al gran fatto</l>
<l>Il generoso eroe: plauda la bella,</l>
<l>Che con l'agil pensier scorre gli aurighi</l>
<l>De le dive rivali; e novi al petto</l>
<l>Sente nascer per te teneri orgogli.</l></lg>
<lg>
<l>Ma il bel carro s'arresta: e a te signore,</l>
<l>A te prima di lei sceso d'un salto,</l>
<l>Affidata la dea, lieve balzando,</l>
<l>Col sonante calcagno il suol percote.</l>
<l>Largo dinanzi a voi fiammeggi e grondi,</l>
<l>Sopra l'ara de' numi ad arder nato,</l>
<l>Il tesoro dell'api: e a lei da tergo</l>
<l>Pronta di servi mano a terra proni</l>
<l>Lo smisurato lembo alto sospenda:</l>
<l>Somma felicità, che lei sepàra</l>
<l>Da le ricche viventi, a cui per anco,</l>
<l>Misere! sopra il suol l'estrema veste</l>
<l>Sibila per la polvere strisciando.</l></lg>
<lg>
<l>Ahi, se fresco sdegnuzzo i vostri petti</l>
<l>Dianzi forse agitò, tu chino e grave</l>
<l>A lei porgi la destra; e seco innoltra,</l>
<l>Quale Ibèro amador quando, raccolta</l>
<l>Dall'un lato la cappa, contegnoso</l>
<l>Guida l'amanza a diportarsi al vallo,</l>
<l>Dove il tauro, abbassando i corni irati,</l>
<l>Spinge gli uomini in alto; o gemer s'ode</l>
<l>Crepitante Giudeo per entro al foco.</l>
<l>Ma no; chè l'amorosa onda pacata</l>
<l>Oggi siede per voi: e quanto è duopo</l>
<l>A vagarvi il piacer solo la increspa</l>
<l>Una lieve aleggiando aura soave.</l>
<l>Snello adunque e vivace offri a la bella</l>
<l>Mollemente piegato il destro braccio.</l>
<l>Ella la manca v'inserisca. Premi</l>
<l>Tu col gomito un poco. Anch'ella un poco</l>
<l>Ti risponda premendo; e a la tua lena</l>
<l>Dolce peso a portar tutta si doni,</l>
<l>Mentre a piccioli salti ambo affrettate</l>
<l>Per le sonanti scale alto celiando.</l></lg>
<lg>
<l>Oh come al tuo venir gli archi e le volte</l>
<l>De' gran titoli tuoi forte rimbombano!</l>
<l>Come a quel suon volubili le porte</l>
<l>Cedono spalancate; ed a quel suono</l>
<l>Degna superbia in cor ti bolle; e face</l>
<l>L'anima eccelsa rigonfiar più vasta!</l>
<l>Entra in tal forma; e del tuo grande ingombra</l>
<l>Gli spazj fortunati. Ecco di stanze</l>
<l>Ordin lungo a voi s'apre. Altra di servi</l>
<l>Infimo gregge alberga, ove tra lampi</l>
<l>Di molteplice lume acceso e spento,</l>
<l>E fra sempre incostanti ombre schiamazza</l>
<l>Il sermon patrio e la facezia e il riso</l>
<l>Dell'energica plebe. Altra di vaghi</l>
<l>Zazzerati donzelli è certa sede,</l>
<l>Ove accento stranier misto al natio</l>
<l>Molle susurra: e s'apparecchia in tanto</l>
<l>Copia di carte e multiforme avorio,</l>
<l>Arme l'uno a la pugna, indice l'altro</l>
<l>D'alti cimenti e di vittorie illustri.</l>
<l>Al fin più interna, e di gran luce e d'oro</l>
<l>E di ricchi tapeti aula superba</l>
<l>Sta servata per voi prole de' numi.</l>
<l>Io, di razza mortale ignoto vate,</l>
<l>Come ardirò di penetrar fra i cori</l>
<l>De' semidei, ne lo cui sangue in vano</l>
<l>Gocciola impura cercheria con vetro</l>
<l>Indagator colui che vide a nuoto</l>
<l>Per l'onda genitale il picciol uomo?</l>
<l>Qui tra i servi m'arresto; e qui da loro</l>
<l>Nuove del mio signor virtudi ascose</l>
<l>Tacito apprenderò. Ma tu sorridi</l>
<l>Invisibil Camena; e me rapisci</l>
<l>Invisibil con te fra li negati</l>
<l>Ad ognaltro profano aditi sacri.</l></lg>
<lg>
<l>Già il mobile de' seggi ordine augusto</l>
<l>Sovra i tiepidi strati in cerchio volge:</l>
<l>E fra quelli eminente i fianchi estende</l>
<l>Il grave Canapè. Sola da un lato</l>
<l>La matrona del loco ivi si posa;</l>
<l>E con la man, che lungo il grembo cade</l>
<l>Lentamente il ventaglio apre e socchiude.</l>
<l>Or di giugner è tempo. Ecco le snelle</l>
<l>E le gravi per molto adipe dame,</l>
<l>Che a passi velocissimi s'affrettano</l>
<l>Nel gran consesso. I cavalieri egregi</l>
<l>Lor camminano a lato: ed elle, intorno</l>
<l>A la sede maggior vortice fatto</l>
<l>Di sè medesme, con sommessa voce</l>
<l>Brevi note bisbigliano; e dileguansi</l>
<l>Dissimulando fra le sedie umìli.</l></lg>
<lg>
<l>Un tempo il Canapè nido giocondo</l>
<l>Fu di risi e di scherzi, allor che l'ombre</l>
<l>Abitar gli fu grato ed i tranquilli</l>
<l>Del palagio recessi. Amor primiero</l>
<l>Trovò l'opra ingegnosa. Io voglio, ei disse,</l>
<l>Dono a le amiche mie far d'un bel seggio,</l>
<l>Che tre ad un tempo nel suo grembo accoglia.</l>
<l>Così, qualor de gl'importuni altronde</l>
<l>Volga la turba, sederan gli amanti</l>
<l>L'uno a lato dell'altro, ed io con loro.</l>
<l>Disse, percosse ambe le palme; e l'ali</l>
<l>Aprì volando impaziente all'opra.</l>
<l>Ecco il bel fabbro lungo pian dispone</l>
<l>Di tavole contesto, e molli cigne,</l>
<l>A reggerlo vi dà vaghe colonne,</l>
<l>Che del silvestre Pane i piè leggieri</l>
<l>Imitano scendendo; al dorso poi</l>
<l>V'alza patulo appoggio; e il volge a i lati,</l>
<l>Come far soglion flessuosi acanti,</l>
<l>O ricche corna d'Arcade montone.</l>
<l>Indi, predando a le vaganti aurette</l>
<l>L'ali e le piume, le condensa e chiude</l>
<l>In tumido cuscin, che tutta ingombri</l>
<l>La macchina elegante: e al fin l'adorna</l>
<l>Di molli sete e di vernici e d'oro.</l>
<l>Quanto il dono d'Amor piacque a le belle!</l>
<l>Quanti pensier lor balenàro in mente!</l>
<l>Tutte il chiesero a gara: ognuna il volle</l>
<l>Ne le stanze più interne: applause ognuna</l>
<l>A la innata energia del vago arnese,</l>
<l>Mal repugnante e mal cedente insieme</l>
<l>Sotto a i mobili fianchi. Ivi sedendo</l>
<l>Si ritrasser le amiche; e da lo sguardo</l>
<l>De' maligni lontane, a i fidi orecchi</l>
<l>Si mormoràro i delicati arcani.</l>
<l>Ivi la coppia de gli amanti a lato</l>
<l>Dell'arbitra sagace o i nodi strinse;</l>
<l>O calmò l'ira, e nuove leggi apprese.</l>
<l>Ivi sovente l'amador faceto</l>
<l>Raro volume all'altrui cara sposa</l>
<l>Lesse spiegando; e con sorrisi arguti</l>
<l>Fe' tra i fogli notar lepida imago.</l>
<l>Il fortunato seggio invidia mosse</l>
<l>De le sedie minori al popol vario:</l>
<l>E fama è che talora invidia mosse</l>
<l>Anco a i talami stessi. Ah perchè mai</l>
<l>Vinto da insana ambizione uscìo</l>
<l>Fra lo immenso tumulto e fra il clamore</l>
<l>De le veglie solenni! Avvi due Genj</l>
<l>Fastidiosi e tristi, a cui dier vita</l>
<l>L'Ozio e la Vanità, che noti al nome</l>
<l>Di Puntiglio e di Noia, erran cercando</l>
<l>Gli alti palagi e le vigilie illustri</l>
<l>De la prole de' numi. Un ne le mani</l>
<l>Porta verga fatale, onde sospende</l>
<l>Ne' miseri percossi ogni lor voglia;</l>
<l>E di macchine al par, che l'arte inventi</l>
<l>Modera l'alme a suo talento e guida:</l>
<l>L'altro piove da gli occhi atro vapore;</l>
<l>E da la bocca sbadigliante esala</l>
<l>Alito lungo, che sembiante a i pigri</l>
<l>Soffi dell'austro, si dilata e volve,</l>
<l>E d'inane torpor le menti occùpa.</l>
<l>Questa del Canapè coppia infelice</l>
<l>Allor prese l'imperio; e i risi e i giochi</l>
<l>Ed Amor ne sospinse. Il trono è questo</l>
<l>Ove le madri de le madri eccelse</l>
<l>De' primi eroi esercitan lor tosse;</l>
<l>Ove l'inclite mogli, a cui beata</l>
<l>Rendon la vita titoli distinti</l>
<l>Sbadigliano distinte. Ah, se tu sai,</l>
<l>Fuggi ratto o signor, fuggi da tanto</l>
<l>Pernicioso influsso: e là fra i seggi</l>
<l>De le più miti dèe, quindi remoto</l>
<l>Con l'alma gioventù scherza e t'allegra.</l></lg>
<lg>
<l>Quanta folla d'eroi! Tu, che modello</l>
<l>D'ogni nobil virtù, d'ogn'atto eccelso,</l>
<l>Esser dei fra' tuoi pari, i pari tuoi</l>
<l>A conoscere apprendi; e in te raccogli</l>
<l>Quanto di bello e glorioso e grande</l>
<l>Sparse in cento di loro arte o natura.</l>
<l>Altri di lor ne la carriera illustre</l>
<l>Stampa i primi vestigi; altri gran parte</l>
<l>Di via già corse; altri a la meta è giunto.</l>
<l>In vano il vulgo temerario a gli uni</l>
<l>Di fanciulli dà nome; e quelli adulti,</l>
<l>Questi già vegli di chiamare ardisce:</l>
<l>Tutti son pari. Ognun folleggia e scherza;</l>
<l>Ognun giudica e libra; ognun del pari</l>
<l>L'altro abbraccia e vezzeggia: in ciò sol tanto</l>
<l>Non simili tra lor, che ognun sua cura</l>
<l>Ha diletta fra l'altre onde più brilli.</l></lg>
<lg>
<l>Questi è l'almo garzon, che con maestri</l>
<l>Da la scutica sua moti di braccio</l>
<l>Desta sibili egregi; e l'ore illustra</l>
<l>L'aere agitando de le sale immense,</l>
<l>Onde i prischi trofei pendono e gli avi.</l>
<l>L'altro è l'eroe, che da la guancia enfiata</l>
<l>E dal torto oricalco a i trivj annuncia</l>
<l>Suo talento immortal, qualor dall'alto</l>
<l>De' famosi palagi emula il suono</l>
<l>Di messagger, che frettoloso arrive.</l>
<l>Quanto è vago a mirarlo allor che in veste</l>
<l>Cinto spedita, e con le gambe assorte</l>
<l>In amplo cuoio, cavalcando a i campi</l>
<l>Rapisce il cocchio, ove la dama è assisa</l>
<l>E il marito e l'ancella e il figlio e il cane!</l></lg>
<lg>
<l>Quegli or esce di là dove ne' fori</l>
<l>Si ministran bevande ozio e novelle.</l>
<l>Ei v'andò mattutin, partinne al pranzo,</l>
<l>Vi tornò fino a notte: e già sei lustri</l>
<l>Volgon da poi che il bel tenor di vita</l>
<l>Giovinetto intraprese. Ah chi di lui</l>
<l>Può sedendo trovar più grati sonni</l>
<l>O più lunghi sbadigli; o più fiate</l>
<l>D'atro rapè solleticar le nari;</l>
<l>O a voce popolare orecchi e fede</l>
<l>Prestar più ingordo e declamar più forte?</l></lg>
<lg>
<l>Ecco che il segue del figliuol di Maia</l>
<l>Il più celebre alunno, al cui consiglio</l>
<l>Nel gran dubbio de' casi ognaltro cede;</l>
<l>Sia che dadi versati, o pezzi eretti,</l>
<l>O giacenti pedine, o brevi o grandi</l>
<l>Carte mescan la pugna. Ei sul mattino</l>
<l>Le stupide micranie o l'aspre tossi</l>
<l>Molce giocando a le canute dame.</l>
<l>Ei, già tolte le mense, i nati or ora</l>
<l>Giochi a le belle declinanti insegna.</l>
<l>Ei la notte raccoglie a sè dintorno</l>
<l>Schiera d'eroi, che nobil estro infiamma</l>
<l>D'apprender l'arte, onde l'altrui fortuna</l>
<l>Vincasi e domi; e del soave amico</l>
<l>Nobil parte de' campi all'altro ceda.</l></lg>
<lg>
<l>Vuoi su lucido carro in dì solenne</l>
<l>Gir trionfando al corso? Ecco quell'uno,</l>
<l>Che al lavor ne presieda. E legni e pelli</l>
<l>E ferri e sete e carpentieri e fabbri</l>
<l>A lui son noti: e per l'Ausonia tutta</l>
<l>È noto ei pure. Il Càlabro di feudi</l>
<l>E d'ordini superbo; i duchi e i prenci,</l>
<l>Che pascon Mongibello; e fin gli stessi</l>
<l>Gran nipoti Romani a lui sovente</l>
<l>Ne commetton la cura: ed ei sen vola</l>
<l>D'una in altra officina in fin che sorga,</l>
<l>Auspice lui, la fortunata mole.</l>
<l>Poi di tele ricinta, e contro all'onte</l>
<l>De la pioggia e del sol ben forte armata,</l>
<l>Mille e più passi l'accompagna ei stesso</l>
<l>Fuor de le mura; e con soave sguardo</l>
<l>La segue ancor sin che la via declini.</l></lg>
<lg>
<l>Vedi giugner colui, che di cavalli</l>
<l>Invitto domator divide il giorno</l>
<l>Fra i cavalli e la dama. Or de la dama</l>
<l>La man tiepida preme; or de' cavalli</l>
<l>Liscia i dorsi pilosi, ovver col dito</l>
<l>Tenta a terra prostrato i ferri e l'ugna.</l>
<l>Aimè misera lei quando s'indìce</l>
<l>Fiera altrove frequente! Ei l'abbandona;</l>
<l>E per monti inaccessi e valli orrende</l>
<l>Trova i lochi remoti, e cambia o merca.</l>
<l>Ma lei beata poi quand'ei sen torna</l>
<l>Sparso di limo; e novo fasto adduce</l>
<l>Di frementi corsieri; e gli avi loro</l>
<l>E i costumi e le patrie a lei soletta</l>
<l>Molte lune ripete! Or vedi l'altro,</l>
<l>Di cui più diligente o più costante</l>
<l>Non fu mai damigella o a tesser nodi</l>
<l>O d'aurei drappi a separar lo stame.</l>
<l>A lui turgide ancora ambe le tasche</l>
<l>Son d'ascose materie. Eran già queste</l>
<l>Prezioso tapeto, in cui distinti</l>
<l>D'oro e lucide lane i casi apparvero</l>
<l>D'Ilio infelice: e il cavalier, sedendo</l>
<l>Nel gabinetto de la dama, ormai</l>
<l>Con ostinata man tutte divise</l>
<l>In fili minutissimi le genti</l>
<l>D'Argo e di Frigia. Un fianco solo avanza</l>
<l>De la bella rapita; e poi l'eroe,</l>
<l>Pur giunto al fin di sua decenne impresa,</l>
<l>Andrà superbo al par d'ambo gli Atridi.</l></lg>
<lg>
<l>Ma chi l'opre diverse o i varj ingegni</l>
<l>Tutti esprimer poria, poi che le stanze</l>
<l>Folte già son di cavalieri e dame?</l>
<l>Tu per quelle t'avvolgi. Ardito e baldo</l>
<l>Vanne, torna, ti assidi, ergiti, cedi,</l>
<l>Premi, chiedi perdono, odi, domanda,</l>
<l>Sfuggi, accenna, schiamazza, entra e ti mesci</l>
<l>A i divini drappelli; e a un punto empiendo</l>
<l>Ogni cosa di te, mira e conosci.</l></lg>
<lg>
<l>Là i vezzosi d'amor novi seguaci</l>
<l>Lor nascenti fortune ad alta voce</l>
<l>Confidansi all'orecchio; e ridon forte;</l>
<l>E saltellando batton palme a palme:</l>
<l>Sia che a leggiadre imprese Amor li guidi</l>
<l>Fra le oscure mortali: o che gli assorba</l>
<l>De le dive lor pari entro alla luce.</l>
<l>Qui gli antiqui d'Amor noti campioni</l>
<l>Con voci esìli e dall'ansante petto</l>
<l>Fuor tratte a stento rammentando vanno</l>
<l>Le superate al fin tristi vicende.</l>
<l>Indi gl'imberbi eroi, cui diede il padre</l>
<l>La prima coppia di destrier pur ieri,</l>
<l>Con animo viril celiano al fianco</l>
<l>Di provetta beltà, che a i risi loro</l>
<l>Alza scoppi di risa; e il nudo spande,</l>
<l>Che di veli mal chiuso i guardi cerca,</l>
<l>Che il cercarono un tempo. Indi gli adulti,</l>
<l>A la cui fronte il primo ciuffo appose</l>
<l>Fallace parrucchier, scherzan vicini</l>
<l>A la sposa novella; e di bei motti</l>
<l>Tendonle insidia, ove di lei s'intrichi</l>
<l>L'alma inesperta e il timido pudore.</l>
<l>Folli! Chè a i detti loro ella va incontro</l>
<l>Valorosa così come una madre</l>
<l>Di dieci eroi. V'ha in altra parte assiso</l>
<l>Chi di lieti racconti ovver di fole</l>
<l>Non ascoltate mai raro promette</l>
<l>A le dame trastullo; e ride e narra</l>
<l>E ride ancor, benchè a le dame in tanto</l>
<l>Sovra l'arco de' labbri aleggi e penda</l>
<l>Insolente sbadiglio. Avvi chi altronde</l>
<l>Con fortunato studio in novi sensi</l>
<l>Le parole converte; o i simil suoni</l>
<l>Pronto a colpir divinamente scherza.</l>
<l>Alto al genio di lui plaude il ventaglio</l>
<l>De le pingui matrone, a cui la voce</l>
<l>Di vernacolo accento anco risponde.</l>
<l>Ma le giovani madri, al latte avvezze</l>
<l>Di più nuove dottrine, il sottil naso</l>
<l>Aggrinzan fastidite; e pur col guardo</l>
<l>Chieder sembran pietade a i belli spirti,</l>
<l>Che lor siedono a lato; e a cui gran copia</l>
<l>D'erudita efemeride distilla</l>
<l>Volatile scienza entro a la mente.</l>
<l>Altri altrove pugnando audace innalza</l>
<l>Sovra d'ognaltro il palafren, ch'ei sale,</l>
<l>O il poeta o il cantor, che lieti ei rende</l>
<l>De le sue mense. Altri dà vanto all'else</l>
<l>Lucido e bello de la spada, ond'egli</l>
<l>Solo, e per casi non più visti, al fine</l>
<l>Fu dal più dotto Anglico artier fornito.</l>
<l>Altri grave nel volto ad altri espone</l>
<l>Qual per l'appunto a gran convito apparve</l>
<l>Ordin di cibi: ed altri stupefatto,</l>
<l>Con profondo pensier con alte dita</l>
<l>Conta di quanti tavolieri a punto</l>
<l>Grande insolita veglia andò superba.</l>
<l>Un fra l'indice e il medio inflessi alquanto,</l>
<l>Molle ridendo, al suo vicin la gota</l>
<l>Preme furtivo: e l'un da tergo all'altro</l>
<l>Il pendente cappel sotto all'ascella</l>
<l>Ratto invola; e del colpo a sè dà plauso.</l></lg>
<lg>
<l>Qual d'ogni lato i molti servi in tanto</l>
<l>E seggi e tavolieri e luci e carte</l>
<l>Supellettile augusta entran portando?</l>
<l>E sordo stropicciar di mossi scanni,</l>
<l>E cigolio di tavole spiegate</l>
<l>Odo vagar fra le sonanti risa</l>
<l>Di giovani festivi e fra le acute</l>
<l>Voci di dame cicalanti a un tempo,</l>
<l>Come intorno a selvaggio antico moro</l>
<l>Sull'imbrunir del dì garrulo stormo</l>
<l>Di frascheggianti passere novelle?</l></lg>
<lg>
<l>Sola in tanto rumor tacita siede</l>
<l>La matrona del loco: e chino il fronte</l>
<l>E increspate le ciglia, i sommi labbri</l>
<l>Appoggia in sul ventaglio, arduo pensiere</l>
<l>Macchinando tra sè. Medita certo</l>
<l>Come al candor come al pudor si deggia</l>
<l>La cara figlia preservar, che torna</l>
<l>Doman da i chiostri, ove il sermon d'Italia</l>
<l>Pur giunse ad obliar, meglio erudita</l>
<l>De le Galliche grazie. Oh qual dimane</l>
<l>Ne i genitor, ne' convitati, a mensa</l>
<l>Ben cicalando ecciterai stupore</l>
<l>Bella fra i lari tuoi vergin straniera!</l></lg>
<lg>
<l>Errai. Nel suo pensier volge di cose</l>
<l>L'alta madre d'eroi mole più grande:</l>
<l>E nel dubbio crudel col guardo invoca</l>
<l>De le amiche l'aita; e a sè con mano</l>
<l>Il fido cavalier chiede a consiglio.</l>
<l>Qual mai del gioco a i tavolier diversi</l>
<l>Ordin porrà, che de le dive accolte</l>
<l>Nulla obliata si dispetti; e nieghi</l>
<l>Più qui tornare ad aver scorno ed onte?</l>
<l>Come, con pronto antiveder, del gioco</l>
<l>Il dissimil tenore a i genj eccelsi</l>
<l>Assegnerà conforme; ond'altri poi</l>
<l>Non isbadigli lungamente, e pianga</l>
<l>Le mal gittate ore notturne, e lei</l>
<l>De lo infelice oro perduto incolpi?</l>
<l>Qual paro e quale al tavolier medesmo</l>
<l>E di campioni e di guerriere audaci</l>
<l>Fia che tra loro a tenzonar congiunga;</l>
<l>Sì che giammai, per miserabil caso,</l>
<l>La vetusta patrizia, ella e lo sposo</l>
<l>Ambo di regi favolosa stirpe,</l>
<l>Con lei non scenda al paragon, che al grado</l>
<l>Per breve serie di scrivani or ora</l>
<l>Fu de' nobili assunta: e il cui marito</l>
<l>Gli atti e gli accenti ancor serba del monte?</l>
<l>Ma che non può sagace ingegno e molta</l>
<l>D'anni e di casi esperienza? Or ecco</l>
<l>Ella compose i fidi amanti; e lungi</l>
<l>De la stanza nell'angol più remoto</l>
<l>Il marito costrinse, a dì sì lieti</l>
<l>Sognante ancor d'esser geloso. Altrove</l>
<l>Le occulte altrui, ma non fuggite all'occhio</l>
<l>Dotto di lei benchè nascenti a pena</l>
<l>Dolci cure d'amor, fra i meno intenti</l>
<l>O i meno acuti a penetrar nell'alte</l>
<l>Dell'animo latèbre, in grembo al gioco</l>
<l>Pose a crescer felici: e già in duo cori</l>
<l>Grazia e mercè de la bell'opra ottiene.</l>
<l>Qua gl'illustri e le illustri; e là gli estremi</l>
<l>Ben seppe unir de' novamente compri</l>
<l>Feudi, e de' prischi gloriosi nomi</l>
<l>Cui mancò la fortuna. Anco le piacque</l>
<l>Accozzar le rivali, onde spiarne</l>
<l>I mal chiusi dispetti. Anco per celia</l>
<l>Più secoli adunò, grato aspettando</l>
<l>E per gli altri e per sè riso dall'ire</l>
<l>Settagenarie, che nel gioco accense</l>
<l>Fien, con molta raucedine e con molto</l>
<l>Tentennar di parrucche e cuffie alate.</l></lg>
<lg>
<l>Già per l'aula beata a cento intorno</l>
<l>Dispersi tavolier seggon le dive</l>
<l>Seggon gli eroi, che dell'Esperia sono</l>
<l>Gloria somma o speranza. Ove di quattro</l>
<l>Un drappel si raccoglie: e dove un altro</l>
<l>Di tre soltanto. Ivi di molti e grandi</l>
<l>Fogli dipinti il tavolier si sparge:</l>
<l>Qui di pochi e di brevi. Altri combatte;</l>
<l>Altri sta sopra a contemplar gli eventi</l>
<l>De la instabil fortuna e i tratti egregi</l>
<l>Del sapere o dell'arte. In fronte a tutti</l>
<l>Grave regna il consiglio: e li circonda</l>
<l>Maestoso silenzio. Erran sul campo</l>
<l>Agevoli ventagli, onde le dame</l>
<l>Cercan ristoro all'agitato spirto</l>
<l>Dopo i miseri casi. Erran sul campo</l>
<l>Lucide tabacchiere. Indi sovente</l>
<l>Un'util rimembranza un pronto avviso</l>
<l>Con le dita si attigne: e spesso volge</l>
<l>I destini del gioco e de la veglia</l>
<l>Un atomo di polve. Ecco sen ugne</l>
<l>La panciuta matrona intorno al labbro</l>
<l>Le calugini adulte: ecco sen ugne</l>
<l>Le nari delicate e un po' di guancia</l>
<l>La sposa giovinetta. In vano il guardo</l>
<l>D'esperto cavalier, che già su lei</l>
<l>Medita nel suo cor future imprese,</l>
<l>Le domina dall'alto i pregi ascosi:</l>
<l>E in van d'un altro timidetto ancora</l>
<l>Il pertinace piè l'estrema punta</l>
<l>Del bel piè le sospigne. Ella non sente</l>
<l>O non vede o non cura. Entro a que' fogli,</l>
<l>Ch'ella con man sì lieve ordina o turba,</l>
<l>De le pompe muliebri a lei concesse</l>
<l>Or s'agita la sorte. Ivi è raccolto</l>
<l>Il suo cor la sua mente. Amor sorride;</l>
<l>E luogo e tempo a vendicarsi aspetta.</l></lg>
<lg>
<l>Chi la vasta quiete osa da un lato</l>
<l>Romper con voci successive or aspre</l>
<l>Or molli or alte ora profonde, sempre</l>
<l>Con tenore ostinato al par di secchi,</l>
<l>Che scendano e ritornino piagnenti</l>
<l>Dal cupo alveo dell'onda; o al par di rote,</l>
<l>Che sotto al carro pesante, per lunga</l>
<l>Odansi strada scricchiolar lontano?</l>
<l>L'ampia tavola è questa, a cui s'aduna</l>
<l>Quanto mai per aspetto e per maturo</l>
<l>Senno il nobil concilio ha di più grave</l>
<l>O fra le dive socere o fra i nonni</l>
<l>O fra i celibi già da molti lustri</l>
<l>Memorati nel mondo. In sul tapeto</l>
<l>Sorge grand'urna, che poi scossa in volta</l>
<l>La dovizia de' numeri comparte</l>
<l>Fra i giocator, cui numerata è innanzi</l>
<l>D'immagini diverse alma vaghezza.</l>
<l>Qual finge il vecchio, che con man la negra</l>
<l>Sopra le grandi porporine brache</l>
<l>Veste raccoglie; e rubicondo il naso</l>
<l>Di grave stizza alto minaccia e grida</l>
<l>L'aguzza barba dimenando. Quale</l>
<l>Finge colui, che con la gobba enorme</l>
<l>E il naso enorme e la forchetta enorme</l>
<l>Le cadenti lasagne avido ingoia.</l>
<l>Quale il multicolor zanni leggiadro,</l>
<l>Che, col pugno posato al fesso legno,</l>
<l>Sovra la punta dell'un piè s'innoltra;</l>
<l>E la succinta natica rotando,</l>
<l>Altrui volge faceto il nero ceffo.</l>
<l>Nè d'animali ancor copia vi manca,</l>
<l>O al par d'umana creatura l'orso</l>
<l>Ritto in due piedi, o il miccio, o la ridente</l>
<l>Simmia, o il caro asinello, onde a sè grato</l>
<l>E giocatrici e giocator fan speglio.</l>
</lg>
</div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
