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      <title>Sonetti in persona di ser Pecora fiorentino beccaio</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>7 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000472</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I, Firenze, Sansoni 1989.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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      <date>800</date>
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    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
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        <term>858.7 - MISCELLANEA ITALIANA. 1814-1859</term>
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        <term>Poesia</term>
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<div1><head>Introduzione</head>

<p>Questi Sonetti, composti a somiglianza dei Mattaccini del Caro, furono fatti in occasione che uno scrittorello, morto or sono pochi anni, pubblicò in Roma una sua diceria nella quale rispondendo ad alcune censure sopra un suo libro divulgate in un Giornale, usava parole indegne contro due nobilissimi letterati italiani che ancora vivono. Come nei Mattaccini del Caro sotto l'allegoria del gufo e del castello di vetro dinotasi il Castelvetro, parimente in questi Sonetti disegnasi il detto scrittorello sotto l'allegoria del manzo. Il nome del beccaio è tolto dalla <title>Cronica</title> di Dino Compagni, la quale fa menzione di un beccaio fiorentino di quei tempi, detto per soprannome il Pecora.</p></div1>
<div1><head>Sonetti</head>

<div2><head>1</head>

<lg><l>Il Manzo a dimenarsi si sollazza,</l>
<l>Cozza col muro e vi si dicervella,</l>
<l>Con la coda si scopa e si flagella,</l>
<l>Scote le corna e mugge e soffia e razza.</l></lg>
<lg><l>Con l'unghia alza la polve e la sparnazza;</l>
<l>Bassa 'l capo, rincula e s'arrovella</l>
<l>Stira la corda, strigne la mascella,</l>
<l>E sbalza e salta e fin che può scorrazza.</l></lg>
<lg><l>Dàlle al muro: oh per certo e gli vuol male</l>
<l>Ve' come gli s'avventa: animo: guata</l>
<l>Se non par ch'aggia a farne una focaccia.</l></lg>
<lg><l>Oh gli è pur duro, Manzo, quel rivale.</l>
<l>Va, Coso, e 'l tasta d'una tentennata,</l>
<l>E gli 'nfuna le zampe e glien'allaccia.</l></lg>
<lg><l>E s'oggi non gli schiaccia</l>
<l>Il maglio quelle corna e quel capone,</l>
<l>Vo' gir sul cataletto a pricissione.</l></lg></div2>

<div2><head>2</head>

<lg><l>Su, scaviglia la corda. Oh ve', gavazza</l>
<l>E tripudia e ballonzola e saltella:</l>
<l>Non de' saper che 'l bue qui si macella:</l>
<l>Via, per saggio, lo tanfana e lo spazza;</l></lg>
<lg><l>Via gli fruga la schiena e gli spelazza:</l>
<l>E' dà nel foco giù da la padella.</l>
<l>Le corna gli 'mpastoia e gli 'ncappella;</l>
<l>Ammanna la ferriera, e to' la mazza.</l></lg>
<lg><l>Su, Cionno, ravvilluppati 'l grembiale,</l>
<l>Gli avvalla il capo, cansa la cozzata,</l>
<l>E giuca de la vita e de le braccia.</l></lg>
<lg><l>Ve', s'arrosta e s'accoscia: orsù, non vale:</l>
<l>Gli appicca, Meo, sul collo una bacchiata,</l>
<l>Fa' che risalti in piede, e gli t'abbraccia,</l></lg>
<lg><l>E 'l tira, e gli ricaccia</l>
<l>Le corna abbasso, e senza discrezione</l>
<l>Gli accomanda la testa a l'anellone.</l></lg></div2>

<div2><head>3</head>

<lg><l>Ve' che 'l tira, e s'indraca e schizza e 'mpazza:</l>
<l>Dagli 'n sul capo via, che non lo svella;</l>
<l>Su, gli acciacca la nuca e la sfracella.</l>
<l>Ma ve' che 'l maglio casca e non l'ammazza.</l></lg>
<lg><l>Oh che testa durissima, oh che razza</l>
<l>Di bestia! i' vo' morir s'ha le cervella.</l>
<l>Ma gli trarrò le corna e le budella</l>
<l>S'avesse la barbuta e la corazza.</l></lg>
<lg><l>Leva 'l maglio, Citrullo, un'altra fiata,</l>
<l>E glien'assesta un'altra badiale,</l>
<l>E l'anima gli sbarbica e gli slaccia.</l></lg>
<lg><l>Fagli de la cucuzza una schiacciata:</l>
<l>Ve' che basisce, e dice al mondo, vale;</l>
<l>Suso un'altra, e 'l sollecita e lo spaccia.</l></lg>
<lg><l>In grazia, Manzo, avaccia:</l>
<l>A ogni mo' ti bisogna ire al cassone,</l>
<l>Passando per li denti a le persone.</l></lg></div2>

<div2><head>4</head>

<lg><l>E' fa gheppio. Su l'anca or lo stramazza,</l>
<l>L'arrovescia; e lo sgozza e l'accoltella.</l>
<l>Ve' ch'ancor trema e palpita e balzella,</l>
<l>Guata che le zampacce in aria sguazza.</l></lg>
<lg><l>Qua, chè già 'l sangue spiccia e sgorga e sprazza.</l>
<l>Qua presto la barletta o la scodella;</l>
<l>Reca qualcosa, o secchia o catinella</l>
<l>O 'l bugliuolo o la pentola o la cazza:</l></lg>
<lg><l>Corri pel calderotto o la stagnata,</l>
<l>Da' di piglio a la tegghia o a l'orinale;</l>
<l>Presto, dico, il malan, che ti disfaccia.</l></lg>
<lg><l>Di molto sangue avea quest'animale:</l>
<l>Mo fagli fare un'altra scorpacciata,</l>
<l>E di vento l'impregna e l'abborraccia.</l></lg>
<lg><l>Istrigati e ti sbraccia:</l>
<l>Mano speditamente a lo schidone:</l>
<l>Busagli 'l ventre, e 'nzeppavi 'l soffione.</l></lg></div2>

<div2><head>5</head>

<lg><l>Senti ch'e' fischia e cigola e strombazza:</l>
<l>Gli è satollo di vento: or lo martella,</l>
<l>E 'l dabbudà su l'epa gli strimpella</l>
<l>E ne rintrona il vicolo e la piazza.</l></lg>
<lg><l>Ve' la pelle, al bussar, mareggia e guazza:</l>
<l>Lo spenzola pel rampo a la girella:</l>
<l>Lo sbuccia tutto quanto e lo dipella:</l>
<l>E 'l disangua, lo sbatti e lo strapazza.</l></lg>
<lg><l>Sbarralo, e tra' budella e tra' corata,</l>
<l>Tra' milza, che per fiel più non ammale,</l>
<l>E l'entragno gli sbratta e gli dispaccia.</l></lg>
<lg><l>D'uno or vo ch'e' riesca una brigata:</l>
<l>Gli affetta l'anca e 'l ventre e lo schienale,</l>
<l>E lo smembra, lo smozzica, lo straccia.</l></lg>
<lg><l>Togliete oh chi s'affaccia:</l>
<l>Ecco carni strafresche, ecco l'argnone:</l>
<l>Vo' mi diciate poi se saran buone.</l></lg></div2></div1></body></text></TEI.2>
