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      <title>Per la passione di Nostro Signore</title>
      <author>Vincenzo Monti</author>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000474</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Canti e poemi di Vincenzo Monti</title>
        <title type="part">v.</title>
        <author>Monti, Vincenzo</author>
        <editor id="ed">Carducci, Giosue</editor>
        <publisher>G. Barbera</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date>1886</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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      <date>700</date>
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    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
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        <term>851.6 - Poesia italiana. Periodo del rinnovamento, 1748-1814.</term>
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<div1><head>PER LA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE</head>

<opener><dateline>[1779]</dateline></opener>
<lg>
<l>Tristo pensier, che dal funeréo monte,</l>
<l>Ove spirar trafitto un Dio vedesti</l>
<l>Ritorni indietro sbigottito in fronte,</l>
<l>Ove spingi i miei passi; e qual per questi</l>
<l>Scuri deserti e flebili campagne</l>
<l>Scene di lutto e di terror m'appresti?</l>
<l>Qua si squarciano i fianchi alle montagne</l>
<l>Là il mar da lungi per tempesta freme;</l>
<l>Di sopra il cielo inorridisce e piagne;</l>
<l>Di sotto incerta e tremebonda geme</l>
<l>La terra, e nell'antico inondamento</l>
<l>Dell'abisso natío sepolta ir teme.</l>
<l>Non più: nell'alma risvegliarsi io sento</l>
<l>In faccia alla commossa ira divina</l>
<l>Di natura il cordoglio e lo spavento.</l>
<l>Veggo le vie dell'empia Palestina,</l>
<l>Veggo il Giordan che tra le meste sponde</l>
<l>Torbido e lamentoso al mar cammina.</l>
<l>Qui passò l'arca del gran patto; e l'onde</l>
<l>Ritiraronsi indietro riverenti,</l>
<l>Lasciando asciutte le lor vie profonde:</l>
<l>Qui battezzava i popoli credenti</l>
<l>Quel giusto che il comun riparatore</l>
<l>Per le sorde annunciò selve alle genti:</l>
<l>Qui sconosciuto il nazaren Signore</l>
<l>Giunse ancor esso, ed il lavacro chiese</l>
<l>All'attonita man del precursore;</l>
<l>E tosto pel sereno aere s'accese</l>
<l>Un lampo, e – Questi è il figlio mio diletto –</l>
<l>Da bianca nube risuonar s'intese.</l>
<l>Fiume superbo, che dall'imo letto</l>
<l>Uscisti allora per baciar le sante</l>
<l>Orme e bearti in quel celeste aspetto;</l>
<l>Dimmi dove in mirarlo il flutto errante</l>
<l>Fermasti innamorato, e dove pose</l>
<l>Su la tua riva il mio Gesù le piante.</l>
<l>Dimmi ove sono i gigli ove le rose,</l>
<l>Che, dovunque il divin piede arrestossi,</l>
<l>Spuntarono fragranti e rugiadose.</l>
<l>Ohimè! tu roco gemi, e dai commossi</l>
<l>Gorghi dir sembri in flebil mormorío</l>
<l>Che tutto in pianto il tuo gioir cangiossi.</l>
<l>Tal non eri, o Giordan, quando s'udìo</l>
<l>La davidica cetra alle tue rive</l>
<l>Gli alti portenti celebrar di Dio.</l>
<l>Allor vedesti di baldanza prive</l>
<l>Del fiero Madian di Moab le schiere</l>
<l>Su' tuoi ponti passar vinte e captive:</l>
<l>Allor di Sion su le guerriere</l>
<l>Torri mirasti all'aria sventolanti</l>
<l>Le lacerate filistèe bandiere;</l>
<l>Mentre terror di regi e di giganti</l>
<l>Ruggìa 'l leon di Giuda, e altier correa</l>
<l>Fra' barbarici cocchi ed elefanti.</l>
<l>Ma dileguossi la grandezza ebrea</l>
<l>Come l'onda che fugge, e sol restonne</l>
<l>Una languente disprezzata idea.</l>
<l>Lo splendor del Carmelo e del Saronne,</l>
<l>Il salvatore d'Israele apparse,</l>
<l>E nol conobbe l'infedel Sionne.</l>
<l>L'orgogliosa non volle rammentarse</l>
<l>De' suoi profeti l'ispirata voce</l>
<l>Che udìa spesso all'orecchio risuonarse;</l>
<l>Quando vaticinaro in tuon feroce,</l>
<l>Rotta la benda del futuro, il nume</l>
<l>Da lei bramato e poi confitto in croce.</l>
<l>Figlia d'empio ladron, le infami piume</l>
<l>Di Babilonia tu calcasti, e il ciglio</l>
<l>Chiudesti allor di veritade al lume.</l>
<l>Ma quel Dio che tu sprezzi in tuo periglio</l>
<l>Ve' che caldo di sdegni onnipossenti</l>
<l>Or viene il sangue a vendicar del figlio.</l>
<l>Sotto il suo piè del cielo i firmamenti</l>
<l>Piegansi vacillando, e gli aquiloni</l>
<l>L'alzano su le fosche ale frementi:</l>
<l>Gli mugghiano d'intorno i rauchi tuoni:</l>
<l>Ed egli al fianco la faretra ha piena</l>
<l>D'infocate saette e di carboni.</l>
<l>Qual fumo all'austro e qual minuta arena</l>
<l>Si dileguano i monti a lui davante,</l>
<l>E il rapid'occhio gli va dietro appena.</l>
<l>Di sua giust'ira gravido e sonante</l>
<l>Già dall'Ausonia il turbo scende e fischia</l>
<l>A sterminar del Libano le piante.</l>
<l>L'ode il Cedron da lungi, e non s'arrischia</l>
<l>Dal gorgo alzar la fronte; e paventando</l>
<l>Col picciol Siloe si confonde e mischia.</l>
<l>Già le tue piagge illuminar sdegnando</l>
<l>S'annera il sole: e Dio tirò su l'empio</l>
<l>Tuo capo fuor della vagina il brando.</l>
<l>Io ne veggo il balen: veggo lo scempio</l>
<l>Di tua superba sinagoga impura,</l>
<l>Arsi gli altari e rovesciato il tempio.</l>
<l>Veggo il lutto la morte e la paura</l>
<l>Fra il suon lugùbre d'oricalchi e trombe</l>
<l>Tremendi errar su le cadenti mura.</l>
<l>Come atterrite timide colombe,</l>
<l>Le vergini innocenti i vecchi imbelli</l>
<l>Fuggon nelle caverne e nelle tombe.</l>
<l>Arruffata le ciglia, irta i capelli,</l>
<l>Va disperazion correndo: e stolta</l>
<l>Cerca contro il suo sen spade e coltelli.</l>
<l>Il disordin la segue, e tuttavolta</l>
<l>Vie più spaventa la città; che cade</l>
<l>Nel proprio sangue orribilmente involta.</l>
<l>Fra le stragi e il terror la crudeltade</l>
<l>Esulta e freme, nè fiorite guance</l>
<l>Risparmia ingorda nè rugosa etade.</l>
<l>Con ferri nudi ed abbassate lance</l>
<l>Sopra un monte cavalca il vincitore</l>
<l>Di tronche teste e di squarciate pance.</l>
<l>Ardon le case, ed il divin furore</l>
<l>Soffia dentro l'incendio, e vendicato</l>
<l>Il ciel sorride fra cotanto orrore.</l>
<l>Così d'obbrobrio carco e incatenato</l>
<l>Traggon vittrici l'aquile latine</l>
<l>Della sleal Gerusalemme il fato.</l>
<l>Ed essa or giace fra virgulti e spine</l>
<l>Sepolta, e sol l'adorna e manifesta</l>
<l>L'orrido avanzo delle sue ruine.</l>
<l>Così quando del ciel fiamma funesta</l>
<l>Una quercia ferì, che i larghi bronchi</l>
<l>Alto all'aure spandea per la foresta;</l>
<l>Benchè squarciati affumicati e monchi</l>
<l>Pur su l'arso sabbion col proprio pondo</l>
<l>Ritti si stanno e maestosi i tronchi,</l>
<l>Quasi aspettando il fulmine secondo.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
