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      <title>Varianti della Gerusalemme Liberata</title>
      <author>Torquato Tasso</author>
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    <extent>144 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2007</date>
      <idno>bibit000540</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Tasso, Torquato</author>
        <editor id="ed">Quondam, Amedeo</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1997</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, a cura di L. Caretti, Milano, Mondadori 1988.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
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                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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<text>
<body>
<div1 type="canto"><head>Canto IV</head>
<lg type="ottava"><head>1</head>
<l>Mentre son questi a le bell'opre intenti,</l>
<l>le quai debbano tosto in uso porse,</l>
<l>il gran nemico de l'umane genti</l>
<l>contro i cristiani i lividi occhi torse;</l>
<l>e scorgendoli omai lieti e contenti,</l>
<l>ambe le labra per furor si morse,</l>
<l>e qual tauro ferito il suo dolore</l>
<l>versò mugghiando e sospirando fuore.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>Quinci, avendo pur tutto il pensier vòlto</l>
<l>a recar ne' cristiani ultima doglia,</l>
<l>che sia, comanda il popol suo raccolto</l>
<l>(concilio orrendo!) entro la regia soglia;</l>
<l>come sia pur leggiera impresa, ahi stolto!,</l>
<l>il repugnare a la divina voglia:</l>
<l>stolto, chi al Ciel s'aguaglia, e in oblio pone</l>
<l>come di Dio la destra irata tuone.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>Chiama gli abitator de l'ombre eterne</l>
<l>il rauco suon de la tartarea tromba.</l>
<l>Treman le spaziose atre caverne,</l>
<l>e l'aer cieco a quel furor rimbomba;</l>
<l>nè sì stridendo mai da le superne</l>
<l>parti sovra i mortali il folgor piomba,</l>
<l>nè sì scossa giamai trema la terra</l>
<l>quando i vapori in sen gravida serra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>Tosto gli dèi d'Abisso in varie torme</l>
<l>concorron d'ogni intorno a l'alte porte.</l>
<l>Oh come strane, oh come orribil forme!</l>
<l>quant'è ne gli occhi lor terrore e morte!</l>
<l>Stampano alcuni il suol di ferine orme,</l>
<l>e 'n fronte umana han chiome d'angui attorte,</l>
<l>e lor s'aggira dietro immensa coda</l>
<l>che quasi sferza si ripiega e snoda.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>Qui mille immonde Arpie vedresti e mille</l>
<l>Centauri e Sfingi e pallide Gorgoni,</l>
<l>molte e molte latrar voraci Scille,</l>
<l>e fischiar Idre e sibilar Pitoni,</l>
<l>e vomitar Chimere atre faville,</l>
<l>e Polifemi orrendi e Gerioni;</l>
<l>e in novi mostri, e non più intesi e visti,</l>
<l>diversi aspetti in un confusi e misti.</l>
<l>Di lor, parte a sinistra e parte a destra</l>
<l>a seder vanno al crudo re davante.</l>
<l>Siede Pluton nel mezzo, e con la destra</l>
<l>sostien lo scettro ruvido e pesante;</l>
<l>nè tanto scoglio in mar, nè rupe alpestra,</l>
<l>nè pur Calpe s'inalza o 'l magno Atlante,</l>
<l>ch'anzi lui non paresse un picciol colle,</l>
<l>sì la gran fronte e le gran corna estolle.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>Orrida maestà nel fiero aspetto</l>
<l>terrore accresce, e più superbo il rende:</l>
<l>rosseggian gli occhi, e di veleno infetto</l>
<l>come infausta cometa il guardo splende;</l>
<l>gl'involve il mento e su l'irsuto petto</l>
<l>ispida e folta la gran barba scende,</l>
<l>e a guisa di voragine profonda</l>
<l>s'apre la bocca d'atro sangue immonda.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>"Tartarei numi, di seder più degni</l>
<l>là sovra il sole, ond'è l'origin vostra,</l>
<l>che 'l tiranno del Ciel da gli alti regni</l>
<l>spinse già meco in questa orribil chiostra,</l>
<l>mentre d'aver egual par che si sdegni</l>
<l>e i pregi invidia e la bellezza nostra,</l>
<l>mentre temendo è in mille cure involto</l>
<l>non lo scettro del mondo a lui sia tolto,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>quai pugne incontra genti a noi rubelle</l>
<l>già fèrsi, e come fosse in Ciel contesa,</l>
<l>noto è pur troppo, e che seguisse in elle</l>
<l>ciascun di noi l'ha in se medesmo inteso;</l>
<l>or Colui regge a suo voler le stelle</l>
<l>ed usurpando più del dritto ha preso,</l>
<l>e sovra gl'inimici incrudelisce</l>
<l>e le sue proprie colpe in noi punisce.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>Ed in vece del dì sereno e puro,</l>
<l>de l'aureo sol, de i bei stellati giri,</l>
<l>n'ha qui rinchiusi in quest'abisso oscuro,</l>
<l>nè vuol ch'al primo onor da noi s'aspiri;</l>
<l>e poscia (ahi quanto a ricordarlo è duro!</l>
<l>questo è quel che più inaspra i miei martìri)</l>
<l>ne' bei seggi celesti ha l'uom chiamato</l>
<l>l'uom vile e di vil fango in terra nato.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Nè ciò gli parve assai; ma in preda a morte,</l>
<l>sol per farne più danno, il figlio diede.</l>
<l>Quel venne e ruppe le tartaree porte,</l>
<l>e porre osò ne' regni nostri il piede,</l>
<l>e trarne l'alme a noi dovute in sorte,</l>
<l>e riportarne al Ciel sì ricche prede,</l>
<l>vincitor trionfando, e 'n nostro scherno</l>
<l>l'insegne ivi spiegar del vinto Inferno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>Ma che rinovo i miei dolor parlando?</l>
<l>Chi non ha già le nostre ingiurie intese?</l>
<l>Ed in qual parte si trovò, nè quando,</l>
<l>ch'egli cessasse da l'usate imprese?</l>
<l>Non più dèssi a l'antiche andar pensando,</l>
<l>pensar dobbiamo a le presenti offese.</l>
<l>Deh! non vedete omai com'egli tenti</l>
<l>tutte ritrarre al culto suo le genti?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>Noi trarrem neghittosi i giorni e l'ore,</l>
<l>nè degna cura fia che 'l cor n'accenda?</l>
<l>e soffrirem che forza ognor maggiore</l>
<l>il suo popol fedele in Asia prenda?</l>
<l>e che Giudea soggioghi? e ch'il suo onore,</l>
<l>ch'il nome suo sempre oltra s'estenda?</l>
<l>che suoni in altre lingue, e 'n altri carmi</l>
<l>si scriva, e incida in nuovi bronzi e marmi?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>Che sian gl'idoli nostri a terra sparsi?</l>
<l>ch'i nostri altari il mondo a lui converta?</l>
<l>ch'a lui sospesi i voti, a lui sol arsi</l>
<l>siano gl'incensi, ed auro e mirra offerta?</l>
<l>che nè più tempio ove possiam ritrarci,</l>
<l>che via rimanga a le nostr'arti aperta?</l>
<l>che di tant'alme il solito tributo</l>
<l>ci manchi, e 'n vòto regno alberghi Pluto?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>Ah! non fia ver, chè non anco estinti</l>
<l>gli spirti in voi di quel valor primiero,</l>
<l>quando di ferro e d'alte fiamme cinti</l>
<l>pugnammo già contro il celeste impero.</l>
<l>Fummo, io no 'l niego, in quel conflitto vinti,</l>
<l>pur non mancò virtute al gran pensiero.</l>
<l>Diede, o sorte o destino, altrui vittoria:</l>
<l>restò con noi d'invitto ardir la gloria.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Ma se colui che siede in ciel tiranno</l>
<l>co' folgori tremendi altrui percote,</l>
<l>s'anzi a lui nubi e venti in fuga vanno,</l>
<l>se movendo il gran capo il mondo scuote,</l>
<l>pur tinse allora, e i suoi medesmi il sanno</l>
<l>di mortal pallidezza ambe le gote,</l>
<l>e sanno ancor che questa destra avventa</l>
<l>fulmini anch'ella, e quanto ardisce e tenta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Ma perchè più vi indugio? Itene, o miei</l>
<l>fidi consorti, o mia potenza e forze:</l>
<l>ite veloci, ed opprimete i rei</l>
<l>prima ch'il lor poter più se rinforze;</l>
<l>pria che tutt'arda il regno de gli Ebrei,</l>
<l>questa fiamma crescente omai s'ammorze;</l>
<l>fra loro entrate, e in ultimo lor danno</l>
<l>la violenza in un s'usi e l'inganno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>Sia destin ciò ch'io voglio: altri disperso</l>
<l>sen vada errando, altri rimanga ucciso,</l>
<l>altri in cure d'amor lascive immerso</l>
<l>idol si faccia un dolce sguardo e un riso.</l>
<l>Sia il ferro incontro al suo rettor converso</l>
<l>da lo stuol ribellante e in sè diviso:</l>
<l>pèra il campo e ruini, e resti in tutto</l>
<l>ogni vestigio suo con lui distrutto. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Non aspettàr già l'alme a Dio rubelle</l>
<l>che fosser queste voci al fin condotte;</l>
<l>ma fuor volando a riveder le stelle</l>
<l>se n'uscian già da la profonda notte,</l>
<l>come sonanti e torbide procelle</l>
<l>ch'Eolo fuor mandi da le cave grotte</l>
<l>..................................</l>
<l>..................................</l></lg>
<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Tosto, spiegando in vari liti i vanni,</l>
<l>si furon questi per lo mondo sparti,</l>
<l>e cominciaro ordir fraudi ed inganni</l>
<l>diversi e nuovi, e ad usar lor arti.</l>
<l>Ma di' tu, Musa, come i primi danni</l>
<l>mandasser da' cristiani e da quai parti;</l>
<l>tu 'l sai, e di tant'opra a noi sì lunge</l>
<l>debil aura di fama a pena giunge.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Reggeva allor Damasco e le vicine</l>
<l>terre Idraote, chiaro, e nobil mago,</l>
<l>che sin da' suoi prim'anni a l'indovine</l>
<l>arti si diede, e ne fu ognor più vago.</l>
<l>Ma che giovàr, se non poteo del fine</l>
<l>di quella incerta guerra esser presago?</l>
<l>Nè aspetto di stelle erranti o fisse,</l>
<l>nè d'augei volo o canto il ver predisse.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>Giudicò questi (ahi, cieca umana mente,</l>
<l>come i giudìci tuoi son vani e torti!)</l>
<l>ch'a l'essercito invitto d'Occidente</l>
<l>prescritte avesse il Ciel ruine e morti;</l>
<l>però, credendo che l'egizia gente</l>
<l>gloriosa di lor palma riporti,</l>
<l>destina anch'ei trovarsi in tal vittoria</l>
<l>a parte de gli acquisti e de la gloria.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Ma perchè sanguinosa e cruda stima</l>
<l>che sia tal guerra e del suo danno teme,</l>
<l>va ripensando con qual arte in prima</l>
<l>il poter de' cristiani in parte sceme,</l>
<l>sì che più agevolmente indi s'opprima</l>
<l>da le sue genti e da l'egizie insieme:</l>
<l>a questo suo pensier stimolo agiunge</l>
<l>l'angel maligno, e più l'instiga e punge.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>Egli il consiglia, e li ministra i modi</l>
<l>co' quali i suoi desiri adempir puote.</l>
<l>Una donzella, a cui le prime lodi</l>
<l>di bellezza si danno, è al re nipote:</l>
<l>gli accorgimenti e de l'occulte frodi</l>
<l>tutte le vie più chiuse a lei son note.</l>
<l>Questa a sè chiama e tutti i suoi consigli</l>
<l>comparte, e vuol che cura ella ne pigli.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>La bella Armida, di sua forma altera</l>
<l>e de' doni del sesso e de l'etate,</l>
<l>l'impresa prende, e in su la prima sera</l>
<l>parte e tiene sol vie chiuse e celate;</l>
<l>e 'n treccia e 'n gonna feminile spera</l>
<l>vincer popoli invitti e schiere armate.</l>
<l>Ma son del suo partir tra 'l vulgo ad arte</l>
<l>diverse voci poi difuse e sparte.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>Dopo non molti dì perviene in quella</l>
<l>parte ove s'ergon le francesche tende.</l>
<l>A l'apparir di così nova e bella</l>
<l>donna, ciascun in lei le luci intende,</l>
<l>sì come là dove cometa o stella,</l>
<l>non più vista di giorno, in ciel risplende;</l>
<l>e traggon tutti per veder chi sia</l>
<l>sì nobil peregrina, e chi l'invia.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Argo non mai, non vide Cipro o Delo</l>
<l>d'alta beltà forme sì nove, care:</l>
<l>d'auro ha la chioma, ed or dal bianco velo</l>
<l>traluce involta, or discoperta appare.</l>
<l>Così, qualor si rasserena il cielo,</l>
<l>or da candida nube il sol traspare,</l>
<l>or da la nube uscendo i raggi intorno</l>
<l>più chiari spiega e lume adoppia al giorno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Erra insieme co 'l velo a l'aura sciolto</l>
<l>il crin dove i suoi lacci Amor ripose;</l>
<l>stassi 'l pudico sguardo in sè raccolto,</l>
<l>e tiene in sè mille bellezze ascose,</l>
<l>e ne le guance e ne le labra accolto</l>
<l>dolce color di mattutine rose,</l>
<l>e qual zefiro suol tra vaghi fiori</l>
<l>aura spira fra lor d'arabi odori.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>Mostra il bel petto le sue nevi ignude,</l>
<l>onde foco amoroso ognor si desta.</l>
<l>Parte appar de le mamme acerbe e crude,</l>
<l>parte altrui ne ricopre invida vesta:</l>
<l>invida, ma s'agli occhi il varco chiude,</l>
<l>l'amoroso pensier già non s'arresta,</l>
<l>che non ben pago di bellezza esterna</l>
<l>ne gli occulti secreti anco s'interna.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Come per acqua o per cristallo intero</l>
<l>trapassa il raggio, e no 'l divide o parte,</l>
<l>per entro il chiuso manto osa il pensiero</l>
<l>sì penetrar ne la vietata parte.</l>
<l>Ivi si spazia, ivi contempla il vero</l>
<l>di tante meraviglie a parte a parte;</l>
<l>e lor mentre il desio forma e descrive,</l>
<l>fiamme raccende in lui più ardenti e vive.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>"Sacro prencipe invitto, il cui gran nome</l>
<l>sen vola adorno di sì chiari fregi</l>
<l>che l'esser da te vinte e in guerra dome</l>
<l>recansi a gloria le provincie e i regi,</l>
<l>cotanto è noto il tuo valor che come</l>
<l>sia da' nemici avvien che s'ami e pregi,</l>
<l>così anco i tuoi nemici affida, e invita</l>
<l>di ricercarti e d'impetrarne aita.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>Ed io, che nacqui in sì diversa fede</l>
<l>che tu abbassasti e ch'or distrugger tenti,</l>
<l>per te spero acquistar la nobil sede</l>
<l>e lo scettro regal de' miei parenti;</l>
<l>e s'altri aita a' suoi congiunti chiede</l>
<l>contro 'l furor de le straniere genti,</l>
<l>io, poi che 'n lor non ha pietà più loco,</l>
<l>contro il mio sangue il ferro ostile invoco.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>Te chiamo e in te spero, e in quell'altezza</l>
<l>puoi tu sol pormi ond'io già spinta fui,</l>
<l>nè già diè meno esser tua destra avezza</l>
<l>di sollevar che d'atterrare altrui,</l>
<l>nè meno il vanto di pietà si prezza</l>
<l>che 'l trionfar de gli inimici sui;</l>
<l>e s'hai potuto a molti il regno tòrre,</l>
<l>fia pur gloria nel regno me riporre.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>Ma se la nostra fè varia ti move</l>
<l>a disprezzar forse i miei preghi onesti,</l>
<l>la fè, c'ho certa in tua pietà, mi giove,</l>
<l>nè dritto par ch'ella delusa resti;</l>
<l>e chiamo in testimonio il sommo Giove</l>
<l>ch'altrui più giusta aita unqua non desti.</l>
<l>Ma perchè 'l tutto a pieno intenda, or odi</l>
<l>le mie sventure insieme e l'altrui frodi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>Figlia son d'Arbilan, ch'il regno tenne</l>
<l>del bel Damasco e in minor sorte nacque,</l>
<l>ma la bella Cariclia in sposa ottenne,</l>
<l>cui farlo erede del suo regno piacque.</l>
<l>Costei nel suo morir quasi prevenne</l>
<l>il nascer mio, ch'in tempo estinta giacque</l>
<l>ch'io fuori uscia de l'alvo; e fu fatale</l>
<l>giorno ch'a lei diè morte, a me natale.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>Ma il primo lustro a pena era varcato</l>
<l>dal dì ch'ella spogliossi il mortal velo,</l>
<l>quand'il mio genitor rapto dal fato</l>
<l>forse con lei si ricongiunse in Cielo,</l>
<l>di me cura lasciando e de lo stato</l>
<l>al fratel ch'egli amò con tanto zelo</l>
<l>che, s'in petto mortal pietà risiede,</l>
<l>esser certo dovea de la sua fede.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>Preso dunque di me questi il governo,</l>
<l>vago d'ogni mio ben si mostrò tanto</l>
<l>che d'incorrotta fè, d'amor paterno</l>
<l>e d'immensa pietate ottenne il vanto,</l>
<l>o ch'il maligno suo pensier interno</l>
<l>celasse allor sotto contrario manto,</l>
<l>o che sincere avesse ancor le voglie,</l>
<l>perchè al figliuol mi destinava in moglie.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>Crebbi io; crebbe il suo figlio, e mai nè stile</l>
<l>di cavalier, nè nobil arte apprese,</l>
<l>nulla di peregrino o di gentile</l>
<l>li piacque mai, nè mai troppo alto intese;</l>
<l>sotto diforme aspetto animo vile,</l>
<l>e in cor superbo avare voglie accese:</l>
<l>ruvido in atti, ed in costumi è tale</l>
<l>che sol ne' vizi è a se medesmo eguale.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Or il mio buon custode ad uom sì degno</l>
<l>unirmi in matrimonio in sè prefisse,</l>
<l>e farlo del mio letto e del mio regno</l>
<l>consorte: chiaramente un dì me 'l disse.</l>
<l>Usò la lingua e l'arte, usò l'ingegno,</l>
<l>perchè 'l bramato effetto un dì seguisse</l>
<l>......................................</l>
<l>......................................</l></lg>
<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>Partissi al fin con un sembiante oscuro,</l>
<l>onde l'empio suo cor chiaro trasparve;</l>
<l>e ben l'istoria del mio mal futuro</l>
<l>leggerli in fronte scritta allor mi parve.</l>
<l>Quinci i notturni miei riposi furo</l>
<l>turbati ognor da strani sogni e larve,</l>
<l>ed un fatale orror ne l'alma impresso</l>
<l>m'era del vicin danno indizio espresso.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>Spesso l'ombra materna a me s'offria,</l>
<l>pallida imago e dolorosa in atto,</l>
<l>quanto diversa, oimè!, da quel che pria</l>
<l>visto altrove il suo volto avea ritratto!</l>
<l>«Fuggi, figlia,» dicea «morte sì ria</l>
<l>che ti sovrasta omai, pàrtiti ratto,</l>
<l>già veggio il tòsco e 'l ferro in tuo sol danno</l>
<l>apparecchiar dal perfido tiranno.»</l></lg>
<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Ma che giovava, oimè!, che del periglio</l>
<l>vicino omai fosse presago il core,</l>
<l>s'irresoluta in ritrovar consiglio</l>
<l>la mia tenera età rendea timore?</l>
<l>Prender fuggendo volontario essiglio,</l>
<l>e ignuda uscir del patrio regno fuore,</l>
<l>grave era sì ch'io fea minore stima</l>
<l>di chiuder gli occhi ove l'apersi in prima.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Temea, lassa!, la morte, e non avea</l>
<l>(chi 'l crederia?) poi di fuggirla ardire;</l>
<l>e scoprir la mia tema anco temea,</l>
<l>per non affrettar l'ore al mio morire.</l>
<l>Così inquieta e torbida traea</l>
<l>la vita in un continuo martìre,</l>
<l>qual uom ch'aspetti che su 'l collo ignudo</l>
<l>ad or ad or li caggia il ferro crudo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>Mentr'era in stato tale, o fosse sorte</l>
<l>propizia e destra o mio fatal destino,</l>
<l>un de' ministri de la regia corte,</l>
<l>che mescer mi solea a mensa il vino,</l>
<l>mi scoperse ch'il giorno a la mia morte</l>
<l>dal tiranno prescritto era vicino,</l>
<l>e ch'egli a quel crudel avea promesso</l>
<l>di porgermi il velen quel giorno stesso.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>E mi soggiunse poi ch'a la mia vita,</l>
<l>sol fuggendo, allungar poteva il corso;</l>
<l>e poi ch'altronde io non sperava aita,</l>
<l>m'offerse oltr'il consiglio ancor soccorso,</l>
<l>e in modo co 'l suo dir mi rese ardita</l>
<l>che non mi tenne di vil tema il morso,</l>
<l>sì ch'io non disponessi a l'aer cieco,</l>
<l>la patria e 'l zio fuggendo, andarne seco.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Sorse la notte oltre l'usato oscura,</l>
<l>che sotto l'ombre amiche si coperse,</l>
<l>tal che con due donzelle uscii sicura,</l>
<l>compagne elette a le fortune avverse;</l>
<l>ma, lassa!, indietro a le mie patrie mura</l>
<l>pur le luci io volgea di pianto asperse,</l>
<l>nè de la vista del natio terreno</l>
<l>partendo saziar poteansi a pieno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>Un istesso camin gli occhi e 'l pensiero</l>
<l>feano, e 'l piè suo mal grado inanzi giva,</l>
<l>sì come nave ch'improviso e fiero</l>
<l>turbo dilunghi da l'amata riva.</l>
<l>La notte andammo e 'l dì seguente intero</l>
<l>per luoghi ov'orma altrui non appariva;</l>
<l>ci ritrovammo in un castel al fine</l>
<l>che siede del mio regno su 'l confine.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>È d'Aronte il castel, ch'Aronte fue</l>
<l>quel che mi trasse di periglio e scòrse.</l>
<l>Ma come me fuggito aver le sue</l>
<l>mortali insidie il traditor s'accorse,</l>
<l>acceso di furor contr'ambidue,</l>
<l>le sue colpe medesme in noi ritorse;</l>
<l>ed ambo fece rei di quell'eccesso</l>
<l>che commetter vèr me vols'egli stesso.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>Disse ch'Aronte avea con doni spinto</l>
<l>che tra 'l vin li meschiasse empio veleno</l>
<l>per non aver, poi ch'egli fosse estinto,</l>
<l>chi leggi mi prescriva o tenga a freno;</l>
<l>e ch'io, seguendo un mio lascivo instinto,</l>
<l>volea raccòrmi a mill'amanti in seno.</l>
<l>Ahi che fiamma del cielo anzi in me scenda,</l>
<l>santa onestà, ch'io le tue leggi offenda!</l></lg>
<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Ch'avara fame d'oro e sete insieme</l>
<l>del mio sangue innocente il crudo avesse,</l>
<l>grave m'è sì; ma via più il cor mi preme</l>
<l>che 'l mio candido onor macchiar volesse.</l>
<l>L'empio, ch'i popolari empiti teme,</l>
<l>così le sue menzogne adorna e tesse</l>
<l>che la città, del ver dubbia e sospesa,</l>
<l>sollevata non s'arma a mia difesa.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>Nè, perch'or sieda nel mio seggio e 'n fronte</l>
<l>già li risplenda la real corona,</l>
<l>fin però pone a' miei gran danni e a l'onte,</l>
<l>sì la sua feritade oltra lo sprona.</l>
<l>Arder minaccia entr'il castello Aronte,</l>
<l>se di proprio voler non s'imprigiona;</l>
<l>ed a me, lassa!, e insieme a' miei consorti</l>
<l>guerra indice non pur, ma strazi e morti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Ciò dice egli di far perchè dal volto</l>
<l>così levarsi la vergogna crede,</l>
<l>e ritornar nel grado, ond'io l'ho tolto,</l>
<l>l'onor del sangue e de la regia sede;</l>
<l>ma 'l timor n'è cagion che non ritolto</l>
<l>li sia lo scettro ond'io son vera erede,</l>
<l>chè sol s'io caggio por fermo sostegno</l>
<l>con le ruine mie punte al suo regno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>E ben quel fine avrà l'empio desire</l>
<l>che già prescritto s'ha il tiranno in mente,</l>
<l>e saran nel mio sangue estinte l'ire</l>
<l>che dal mio lacrimar non fiano spente,</l>
<l>se tu no 'l vieti. A te ricorro, o sire,</l>
<l>io misera fanciulla, orba, innocente;</l>
<l>e questo pianto, ond'ho tuoi piedi aspersi,</l>
<l>vagliami sì che il sangue poi non versi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>Per questi piedi onde i superbi e gli empi</l>
<l>calchi, per questa man che il dritto aita,</l>
<l>per l'alte tue vittorie, e per quei tempi</l>
<l>sacri cui dèsti o cui dar cerchi aita,</l>
<l>il mio desir, tu che puoi solo, adempi</l>
<l>e in un co 'l regno a me serbi la vita</l>
<l>la tua pietà; ma pietà nulla giove,</l>
<l>s'anco te il dritto e la ragion non move.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Tu, cui concesse il Cielo e dielti il fato</l>
<l>voler il giusto e poter ciò che vuoi,</l>
<l>a me salvar la vita, a te lo stato</l>
<l>(chè tuo fia s'il ricovro) acquistar puoi.</l>
<l>Oltre dugento di men pregio, dato</l>
<l>mi sian sol diece de' tuoi chiari eroi,</l>
<l>ch'avendo i padri amici e 'l popol fido,</l>
<l>basta questo a ripormi entr'al mio nido. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>Ciò detto tace; e la risposta attende</l>
<l>con atto ch'in silenzio ha voce e preghi.</l>
<l>Fra pensier vari il cor volve e sospende</l>
<l>il capitan, nè sa ben dove il pieghi.</l>
<l>Teme i barbari inganni, e ben comprende</l>
<l>che non è fede in uom ch'a Dio la neghi.</l>
<l>Ma d'altra parte in lui pietoso affetto</l>
<l>si desta, che non dorme in nobil petto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Nè pur l'usata sua pietà natia</l>
<l>vuol che costei de la sua grazia degni,</l>
<l>ma 'l move util ancor, ch'util li fia</l>
<l>che ne l'imperio di Damasco regni</l>
<l>chi da lui dipendendo apra la via</l>
<l>ed agevoli il corso a i suoi disegni,</l>
<l>e genti ed armi li ministri ed oro</l>
<l>contro gli Egizi e rei seguaci loro.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>Mentre così dubbioso a terra vòlto</l>
<l>lo sguardo tiene, e il pensier volve e gira,</l>
<l>la donna in lui s'affisa, e dal suo volto</l>
<l>intenta pende e gli atti osserva e mira;</l>
<l>e perchè tarda oltre 'l suo creder molto</l>
<l>la risposta, ne teme e ne sospira.</l>
<l>...................................</l>
<l>...................................</l></lg>
<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>"S'al servigio di Dio, ch'in ciò n'elesse,</l>
<l>volte non fusser or le nostre spade,</l>
<l>ben tua speme fondar potresti in esse</l>
<l>e soccorso trovar, non che pietade;</l>
<l>ma se queste sue greggi e queste oppresse</l>
<l>mura non torniam prima in libertade,</l>
<l>giusto non è che, co 'l scemar le genti</l>
<l>nostre, della vittoria il corso allenti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Ben ti prometto (e tu per nobil pegno</l>
<l>mia fè ne prendi, e vivi in lei sicura)</l>
<l>che se mai sottrarremo al giogo indegno</l>
<l>queste sacre e dal Ciel dilette mura,</l>
<l>di ritornarti al tuo perduto regno,</l>
<l>come pietà n'essorta, avrem poi cura.</l>
<l>Or mi farebbe la pietà men pio,</l>
<l>s'anzi il suo dritto io non pagassi a Dio. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>A quel parlar chinò la donna e fisse</l>
<l>le luci in terra, e stette immota alquanto;</l>
<l>poi sollevolle rugiadose e disse,</l>
<l>accompagnando i flebili atti al pianto:</l>
<l>"Misera! ed a qual altra il Ciel prescrisse</l>
<l>vita mai grave ed immutabil tanto,</l>
<l>che si cangia in altrui mente e natura</l>
<l>pria che si cangi in me sorte sì dura?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Nulla speme più resta, in van mi doglio:</l>
<l>non han più forza in uman petto i preghi.</l>
<l>Forse lice sperar ch'il mio cordoglio,</l>
<l>che te non mosse, il reo tiranno pieghi?</l>
<l>Nè te, benigno sire, accusar voglio</l>
<l>perchè il picciol soccorso a me si neghi,</l>
<l>ma il Ciel accuso, onde il mio mal discende,</l>
<l>ch'in te pietade inessorabil rende.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Non tu, signor, nè tua bontade è tale,</l>
<l>ma il mio destino or a me nega aita.</l>
<l>Crudo destino, empio destin fatale,</l>
<l>uccidi omai quest'odiosa vita.</l>
<l>L'avermi priva, oimè!, fu poco male</l>
<l>de' dolci padri in lor età fiorita,</l>
<l>se non mi vedi ancor, del regno priva,</l>
<l>qual vittima al coltello andar captiva.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Qui tacque, e parve ch'un reale sdegno</l>
<l>e generoso l'accendesse in vista;</l>
<l>e 'l piè volgendo di partir fa segno,</l>
<l>tutta ne gli atti dispettosa e trista.</l>
<l>Spargeasi il pianto fuor senza ritegno,</l>
<l>com'ira lo produce a dolor mista,</l>
<l>e le nascenti lagrime a vederle</l>
<l>erano a i rai del sol cristallo e perle.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Le guance asperse di quei vivi umori</l>
<l>che giù cadean sin de la veste al lembo,</l>
<l>parean vermigli insieme e bianchi fiori</l>
<l>quando l'irriga un rugiadoso nembo,</l>
<l>quando su l'apparir de' primi albori</l>
<l>spiegano a l'aure liete il chiuso grembo;</l>
<l>e l'alba, che li mira e se n'appaga,</l>
<l>d'adornarsene il crin diventa vaga.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Ma il chiaro umor, che di sì spesse stille</l>
<l>le belle guance e 'l seno adorno rende,</l>
<l>opra effetto di foco, il qual in mille</l>
<l>petti serpe celato e vi s'apprende.</l>
<l>O miracol d'Amor, che le faville</l>
<l>tragge dal pianto, e i cor ne l'acqua accende!</l>
<l>Sempre sovra natura egli ha possanza,</l>
<l>ma in virtù di costei se stesso avanza.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Questo suo finto duol da molti elice</l>
<l>lacrime vere, e i cor più duri spetra.</l>
<l>Ciascun con lei s'affligge, e fra sè dice:</l>
<l>«Se mercè da Goffredo or non impetra,</l>
<l>ben fu rabbiosa tigre a lui nudrice,</l>
<l>e 'l produsse in aspr'alpe orrida pietra</l>
<l>o l'onda che nel mar si frange e spuma:</l>
<l>crudel, che tal beltà turba e consuma.»</l></lg>
<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>E il capitan, mirando anch'egli quanto</l>
<l>sia il duol comun ne' lacrimosi aspetti,</l>
<l>resse, poi ch'ebbe repugnato alquanto,</l>
<l>e vinto dèssi a' naturali affetti.</l>
<l>Or che non può di bella donna il pianto,</l>
<l>ed in lingua amorosa i dolci detti?</l>
<l>Esce da vaghe labra aurea catena</l>
<l>che prese a suo voler l'alme ne mena.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>La richiama Goffredo, e dice: "Omai</l>
<l>cessi, vaga donzella, il tuo dolore,</l>
<l>chè tal da me soccorso in breve avrai</l>
<l>qual par che più il richieggia il tuo timore. –</l>
<l>Serenò allora i nubilosi rai</l>
<l>Armida, e sì ridente apparve fore</l>
<l>ch'innamorò di sue bellezze il cielo</l>
<l>asciugandosi gli occhi co 'l bel velo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>Quinci lor rese, in dolci e care note,</l>
<l>grazie per l'alte grazie a lei concesse,</l>
<l>mostrando che sariano al mondo note</l>
<l>mai sempre, e sempre nel suo core impresse;</l>
<l>e ciò che lingua esprimer ben non puote,</l>
<l>muta eloquenza ne' suoi gesti espresse,</l>
<l>e celò sì sotto mentito aspetto</l>
<l>il suo pensier ch'altrui non diè sospetto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Vedendo poscia che fortuna arriso</l>
<l>al gran principio di sue frodi avea,</l>
<l>prima che 'l suo pensier le sia preciso</l>
<l>dispon di trarre a fin opra sì rea,</l>
<l>e oprar co' dolci atti e co 'l bel viso</l>
<l>più che con l'arti lor Circe o Medea,</l>
<l>e in voce di sirena a' suoi concenti</l>
<l>adormentar le più svegliate menti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>Usa ogni arte la donna, onde sia colto</l>
<l>ne la sua rete alcun novello amante;</l>
<l>nè con tutti, nè sempre un stesso volto</l>
<l>serba, ma cangia a tempo atti e sembiante.</l>
<l>Or tien pudica il guardo a sè raccolto,</l>
<l>or lo rivolge cupido e vagante:</l>
<l>la sferza in quelli, e il freno adopra in questi,</l>
<l>come lor vede in amar lenti o presti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>Se scorge alcun che dal suo amor ritiri</l>
<l>l'alma, e i pensier per diffidenza affrene,</l>
<l>l'apre un benigno riso, e in dolci giri</l>
<l>volge le luci in lui liete e serene;</l>
<l>e così i pigri e timidi desiri</l>
<l>sprona, ed affida la dubbiosa spene,</l>
<l>ed infiammando l'amorose voglie</l>
<l>sgombra quel giel che la paura accoglie.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>Ad altri poi, ch'audace il segno varca</l>
<l>scòrto da cieco e temerario duce,</l>
<l>de' cari detti e de' begli occhi è parca,</l>
<l>e in lui timore e riverenza induce.</l>
<l>Ma fra lo sdegno, onde la fronte è carca,</l>
<l>pur anco un raggio di pietà riluce,</l>
<l>sì ch'altri teme ben, ma non dispera,</l>
<l>e più s'invoglia quanto par più altiera.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>Stassi tal volta ella in disparte alquanto</l>
<l>e 'l volto e gli atti suoi compone e finge</l>
<l>quasi dogliosa in fin su gli occhi il pianto</l>
<l>tragge sovente e poi dietro il rispinge;</l>
<l>e con quest'arti a lacrimar intanto</l>
<l>seco mill'alme semplicette astringe,</l>
<l>e in foco di pietà strali d'amore</l>
<l>tempra, onde pèra a sì fort'alme il core.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>Poi, sì come ella a quel pensier s'invole</l>
<l>e novella speranza in lei si deste,</l>
<l>ver' gli amanti il piè drizza e le parole,</l>
<l>e di gioia la fronte adorna e veste;</l>
<l>e lampeggiar fa, quasi un doppio sole,</l>
<l>il chiaro sguardo e 'l bel riso celeste</l>
<l>su le nebbie del duolo oscure e folte,</l>
<l>ch'avea lor prima intorno al petto accolte.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>Ma mentre dolce parla e dolce ride,</l>
<l>e di doppia dolcezza inebria i sensi,</l>
<l>quasi dal petto lor l'alma divide,</l>
<l>non prima usata a quei diletti immensi.</l>
<l>Ahi crudo Amor, ch'egualmente n'ancide</l>
<l>l'assenzio e 'l mèl che tu tra noi dispensi,</l>
<l>e d'ogni tempo egualmente mortali</l>
<l>vengon da te le medicine e i mali!</l></lg>
<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>Fra sì contrarie tempre, in ghiaccio e in foco,</l>
<l>in riso e in pianto, e fra paura e spene,</l>
<l>infossa ogni suo stato, e di lor gioco</l>
<l>l'ingannatrice donna a prender viene;</l>
<l>e s'alcun mai con suon tremante e fioco</l>
<l>osa parlando d'accennar sue pene,</l>
<l>finge, quasi in amor rozza e inesperta,</l>
<l>non veder l'alma ne' suoi detti aperta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>O pur le luci vergognose e chine</l>
<l>tenendo, d'onestà storna e colora,</l>
<l>sì che viene a celar le fresche brine</l>
<l>sotto le rose onde il bel viso infiora,</l>
<l>nè pur a gli occhi ed a l'aurato crine</l>
<l>ma nel vermiglio aspetto appar l'aurora;</l>
<l>e 'l rossor de lo sdegno insieme n'esce</l>
<l>con la vergogna, e si confonde e mesce.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Ma se prima ne gli atti ella s'accorge</l>
<l>ch'altri scoprire a lei tenti sue voglie,</l>
<l>or se l'invola e fugge, ed or li porge</l>
<l>modo onde parli e 'n un tempo il ritoglie;</l>
<l>così il dì tutto in vano error lo scorge</l>
<l>stanco, e deluso poi di speme il toglie.</l>
<l>Resta ei qual cacciator ch'in su la sera</l>
<l>perda alfin l'orme da seguita fèra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>Queste fur l'arti onde mill'alme e mille</l>
<l>prender furtivamente ella poteo,</l>
<l>anzi pur furon l'armi onde rapille</l>
<l>ed a forza d'Amor serve le feo.</l>
<l>Qual meraviglia or fia se 'l fiero Achille</l>
<l>d'Amor fu preda, ed Ercole e Teseo,</l>
<l>s'ancor chi per Giesù la spada cinge</l>
<l>l'empio ne' lacci suoi talora stringe?</l></lg>
</div1>
<div1 type="canto"><head>Canto V</head>
<lg type="ottava"><head>1</head>
<l>Mentre il soccorso a lei promesso attende</l>
<l>la donna ed usa in procurarlo ogn'arte,</l>
<l>vari romori il capitano intende</l>
<l>a quanto ella narrò conformi in parte.</l>
<l>Per questo via più facile ei si rende</l>
<l>a confidarle una sì cara parte</l>
<l>de l'essercito suo, chè vere stima</l>
<l>le sue parole onde fu dubbio prima.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>Ma pria che de' più forti al paragone</l>
<l>diece ne scelga in quella gente eletta,</l>
<l>a cui d'Armida e d'ogni sua ragione</l>
<l>la difesa e la cura si commetta,</l>
<l>vuol che s'elegga un successor d'Ottone</l>
<l>onde schiera sì nobile sia retta,</l>
<l>che senza duce stata era dapoi</l>
<l>ch'esso finì pugnando i giorni suoi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>E già per questo grado infra i maggiori</l>
<l>mastri di guerra eran contese ed ire,</l>
<l>ch'insieme Ugo e Roberto a i primi onori,</l>
<l>ed Ernando ed Ubaldo avien ch'aspire,</l>
<l>benchè i duo primi accesi in novi amori</l>
<l>di seguir poi la donna ebber desire.</l>
<l>Restò fra gli altri due d'onor contesa</l>
<l>a cui non calse di novella impresa.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>Sceso era Ernando da' famosi regi</l>
<l>de la Castiglia, ond'ha il fratel l'impero,</l>
<l>però lo rendon le corone e i pregi</l>
<l>de' suoi maggiori oltra ragione altero.</l>
<l>Superbo Ubaldo è de' suoi propri pregi</l>
<l>più che de l'opre, che i passati fèro,</l>
<l>ancor che gli avi suoi molt'anni e lustri</l>
<l>stati sian chiari in pace e 'n guerra illustri.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>Ma l'orgoglioso ispan, che sol misura</l>
<l>quanto l'oro e 'l domino oltre si stenda,</l>
<l>e per sè stima ogni virtute oscura</l>
<l>cui titolo regal chiara non renda,</l>
<l>non può soffrir che 'n ciò ch'egli procura</l>
<l>seco Ubaldo di meriti contenda,</l>
<l>e se ne cruccia sì ch'oltra ogni segno</l>
<l>di ragione il trasporta ira e disdegno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>Tal che 'l maligno spirito d'Averno,</l>
<l>che 'n lui strada sì larga aprir si vede,</l>
<l>tacito in sen gli serpe ed al governo</l>
<l>de' suoi pensieri lusingando siede.</l>
<l>Quivi più sempre l'ira e l'odio interno</l>
<l>inacerbisce, e 'l cor stimola e fiede;</l>
<l>e fa che 'n mezzo l'alma ognor risuone</l>
<l>una voce ch'a lui così ragione:</l></lg>
<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>«Teco Ubaldo contende: or che ti vale</l>
<l>dunque l'esser di re nato e d'eroi?</l>
<l>Narri costui, ch'ora di farsi eguale</l>
<l>a te presume, il padre e gli avi suoi;</l>
<l>mostri scettri e corone, e di regale</l>
<l>dignitate gli agguagli a' maggior tuoi.</l>
<l>Ah quanto ardisce un che d'ignobil stato</l>
<l>signore e ne la serva Italia è nato!</l></lg>
<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Vinca egli o perda omai, fu vincitore</l>
<l>sin da quel dì ch'emulo tuo divenne</l>
<l>chè dirà il mondo? (e ciò fia sommo onore):</l>
<l>"Questi già con Ernando in gara venne."</l>
<l>Recar poteva altrui gloria e splendore</l>
<l>quel grado posseder ch'Otton già tenne;</l>
<l>tu qual gloria n'avrai, s'Ubaldo il chiese,</l>
<l>che chiedendolo solo indegno il rese?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>E se, poi ch'altri più non parla e spira,</l>
<l>de' nostri affari alcuna cosa sente,</l>
<l>come credi che 'n ciel di sdegno e d'ira</l>
<l>il magnanimo Otton si mostri ardente,</l>
<l>mentre in questo superbo i lumi gira</l>
<l>ed al suo temerario ardir pon mente,</l>
<l>lo qual, sperando a tanto grado alzarsi</l>
<l>seco ancor, non pur teco osa agguagliarsi?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>E l'osa pure e 'l tenta, e ne riporta</l>
<l>in vece di castigo onore e laude,</l>
<l>e v'è chi ne 'l consiglia e ne l'essorta</l>
<l>(o vergogna commune!) e chi gli applaude.</l>
<l>Ma se Goffredo il vede, e gli comporta</l>
<l>che di ciò ch'a te dèssi egli ti fraude,</l>
<l>no 'l soffrir tu; nè già soffrir lo dèi,</l>
<l>ma mostra ciò che puoi e ciò che sei.»</l></lg>
<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>Al suon di queste voci arde lo sdegno</l>
<l>e cresce in lui quasi commossa face;</l>
<l>nè capendo nel cor gonfiato e pregno,</l>
<l>per gli occhi n'esce e per la lingua audace.</l>
<l>Ciò che di reprensibile e d'indegno</l>
<l>crede in Ubaldo, a suo disnor non tace;</l>
<l>superbo e vano il finge, e 'l suo valore</l>
<l>pazza temerità chiama e furore.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>E quanto di magnanimo e d'altero</l>
<l>e d'eccelso e sublime in lui risplende,</l>
<l>tutto adombrando con mal arti il vero,</l>
<l>pur come vizio sia, biasma e riprende,</l>
<l>e ne ragiona sì che 'l cavaliero,</l>
<l>emulo suo, publico il suon n'intende;</l>
<l>nè però si raccheta o si raffrena</l>
<l>il cieco impeto in lui ch'a morte il mena,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>chè 'l reo demon che la sua lingua move</l>
<l>di spirto in vece, e forma ogni suo detto,</l>
<l>fa che l'onte e gli oltraggi ognor rinove,</l>
<l>esca aggiungendo a l'infiammato petto.</l>
<l>Luogo è nel campo assai capace, dove</l>
<l>s'aduna sempre un bel drapello eletto,</l>
<l>e quivi insieme in torneamenti e 'n lotte</l>
<l>rendon le membra vigorose e dotte.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>Or quivi, allor che v'è turba più folta,</l>
<l>pur, come è suo destino, Ubaldo accusa,</l>
<l>e quasi acuto strale in lui rivolta</l>
<l>la lingua, del velen d'Averno infusa;</l>
<l>ed è vicino Ubaldo e i detti ascolta,</l>
<l>nè puote l'ira omai tener più chiusa,</l>
<l>ma: "Menti "grida, e adesso a lui si spinge,</l>
<l>e nudo ne la destra il ferro stringe.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Parve un tuono la voce, e 'l ferro un lampo</l>
<l>che di folgor cadente annunzio porte.</l>
<l>Tremò l'ispan, nè vide o fuga o scampo</l>
<l>da la presente irreparabil morte;</l>
<l>pur, sendo tutto testimonio il campo,</l>
<l>fa sembianti d'intrepido e di forte,</l>
<l>e fermo attende il fier nemico, e 'n atto</l>
<l>di difesa si reca il brando tratto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Quasi in quel punto ancor ben mille ardenti</l>
<l>spade fur viste fiammeggiar insieme,</l>
<l>chè varia turba di mal caute genti</l>
<l>d'ogn'intorno v'accorre, e s'urta e preme.</l>
<l>D'incerte voci e di confusi accenti</l>
<l>un suon per l'aria si raggira e freme,</l>
<l>qual egli s'ode a le marine sponde</l>
<l>se combattono insieme i venti e l'onde.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>Ma per parole altrui già non s'allenta</l>
<l>ne l'offeso guerrier l'impeto e l'ira.</l>
<l>Sprezza i gridi e i ripari e ciò che tenta</l>
<l>chiudergli il varco, e a la vendetta aspira;</l>
<l>e fra gli uomini e l'armi oltre s'aventa,</l>
<l>e la fulminea spada in cerchio gira:</l>
<l>dovunque volge il ferro o drizza il piede,</l>
<l>s'apre la turba spaventata e cede.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Tal che 'l nemico affronta, e con maestra</l>
<l>mano i colpi vèr lui drizza e comparte:</l>
<l>or al petto, or al capo, or a la destra</l>
<l>tenta ferirlo, or a la manca parte;</l>
<l>spesso finge ed accenna, ed è la destra</l>
<l>veloce sì che gli occhi inganna e l'arte,</l>
<l>tal ch'improvisa e inaspettata giunge</l>
<l>ove meno si teme, e fère e punge.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Nè cessò mai sin che nel seno immersa</l>
<l>gli ebbe due volte la fatal sua spada.</l>
<l>Cade il meschin su la ferita, e versa</l>
<l>gli spirti e l'alma fuor per doppia strada.</l>
<l>L'arme ripon di caldo sangue aspersa</l>
<l>il vincitor, nè sovra lui più bada;</l>
<l>ma si rivolge altrove, e insieme spoglia</l>
<l>l'animo crudo e l'adirata voglia.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Giunto al romore il capitano intanto</l>
<l>vede fero spettacolo improviso:</l>
<l>giacer Ernando, il crin di sangue e 'l manto</l>
<l>sordido e molle, e pien di morte il viso;</l>
<l>ode i sospiri, ode i lamenti e 'l pianto</l>
<l>che molti fan sovra il guerriero ucciso.</l>
<l>Tutto si turba, e chiede chi commesso</l>
<l>abbia in tal luogo sì crudele eccesso.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>Un de gli amici del guerriero estinto</l>
<l>glie 'l narra allor, ma il caso aggrava molto.</l>
<l>Mostra che da ragion leggiera spinto</l>
<l>Ubaldo avea colui di vita tolto,</l>
<l>e che quel ferro, che per Cristo cinto</l>
<l>fu sol, contra i cristiani avea rivolto,</l>
<l>e la maestà sua sprezzata e 'l bando</l>
<l>co 'l poner mani in cotal luogo al brando;</l></lg>
<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>e che per legge è reo di morte e deve,</l>
<l>come l'editto impone, esser punito,</l>
<l>sì perchè 'l fallo in se medesmo è greve,</l>
<l>sì perchè in luogo tale egli è seguito;</l>
<l>e che se del suo error perdon riceve,</l>
<l>fia ciascun altro co 'l suo essempio ardito,</l>
<l>e che gli offesi poi quella vendetta</l>
<l>cercaran far ch'a i giudici s'aspetta;</l></lg>
<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>onde per tal cagion discordie e risse</l>
<l>ne nasceran fra quella parte e questa.</l>
<l>Rammentò i merti de l'estinto, e disse</l>
<l>tutto ciò ch'o pietade o sdegno desta.</l>
<l>Ben vi fu chi s'oppose e contradisse</l>
<l>e la causa del reo dipinse onesta.</l>
<l>Il capitan gli ascolta, e poscia impone</l>
<l>che sia condotto l'uccisor prigione.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Ma Tancredi, che quivi allor s'avenne</l>
<l>e pienamente ogni lor detto accolse,</l>
<l>tanto o quanto fra lor non si ritenne,</l>
<l>e verso Ubaldo i passi in fretta volse.</l>
<l>Trovollo a la sua tenda, ove ei se 'n venne</l>
<l>poi ch'al nemico altier l'orgoglio tolse.</l>
<l>Quivi gli espon quanto have udito, e poi</l>
<l>l'arme offrisce e gli amici a' piacer suoi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>Sorrise quell'altero, e con un volto</l>
<l>in cui tra 'l riso lampeggiò lo sdegno:</l>
<l>"Difenda sua ragion ne' ceppi involto</l>
<l>chi servo è "disse "o d'esser servo è degno.</l>
<l>Libero io nacqui e vissi, e morrò sciolto</l>
<l>pria che man porga o piede a laccio indegno:</l>
<l>usa a la spada è questa destra ed usa</l>
<l>a le palme, e vil nodo ella ricusa.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Ma se a' meriti miei questa mercede</l>
<l>Goffredo rende e vuol impregionarmi</l>
<l>per com'io fossi un uom del vulgo, e crede</l>
<l>a le carceri vili avinto trarmi,</l>
<l>venga egli o mandi, io terrò fermo il piede.</l>
<l>Giudici fian tra noi la sorte e l'armi:</l>
<l>fera tragedia vuol che s'appresenti</l>
<l>per lor diporto a le nemiche genti. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Ciò detto, l'armi chiede; e 'l capo e 'l busto</l>
<l>di finissimo acciaio adorno rende,</l>
<l>rende d'aurato scudo il braccio onusto,</l>
<l>e la fatale spada al fianco appende;</l>
<l>e 'n sembiante magnanimo ed augusto,</l>
<l>come folgore suol, ne l'armi splende.</l>
<l>Marte, e' rassembra te qualor del quinto</l>
<l>cielo scendi di ferro e d'orror cinto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>Tancredi intanto i feri spirti e 'l core</l>
<l>insuperbito d'ammollir procura.</l>
<l>"Giovane invitto, "dice "al tuo valore</l>
<l>so che fia piana ogn'erta impresa e dura,</l>
<l>so che fra rischi sempre e fra 'l terrore</l>
<l>la tua eccelsa virtute è più secura;</l>
<l>ma non consenta Dio ch'ella si mostri</l>
<l>oggi sì crudelmente a' danni nostri.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Dimmi, che pensi far? vorrai le mani</l>
<l>del civil sangue tuo dunque bruttarte?</l>
<l>e con le piaghe indegne de' cristiani</l>
<l>trafiger Cristo, ond'ei son membra e parte?</l>
<l>D'un transitorio onor rispetti vani</l>
<l>che come onda di mar se 'n viene e parte,</l>
<l>potranno in te più che la fede e 'l zelo</l>
<l>di quella gloria che ci eterna in Cielo?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>Ah non sia ver!, vinci te stesso e spoglia</l>
<l>questa feroce tua mente superba;</l>
<l>non per timor, ma per pietosa voglia</l>
<l>cedi, ch'al ceder tuo palma si serba.</l>
<l>E se pur non indegna onde si toglia</l>
<l>essempio è la mia verde etade acerba,</l>
<l>anch'io fui provocato, e pur non venni</l>
<l>a contese civili e mi contenni;</l></lg>
<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>ch'avendo io preso di Cilicia il regno,</l>
<l>e l'insegne spiegatevi di Cristo,</l>
<l>Baldovin sopragiunse, e con indegno</l>
<l>modo occupollo e ne fe' vile acquisto,</l>
<l>mentre, sendo d'amico ogni suo segno,</l>
<l>del suo avaro pensier non m'era avisto;</l>
<l>ma con l'arme però di ricovrarlo</l>
<l>non tentai poscia, e potea forse farlo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>E se pur anco la prigion ricusi</l>
<l>e i lacci schivi, quasi ignobil pondo,</l>
<l>e seguir vuoi quei militari abusi</l>
<l>che per leggi d'onore approva il mondo,</l>
<l>lassa qui me ch'al capitan ti scusi</l>
<l>e ti ricopra tu presso Boemondo,</l>
<l>chè nè soppórti in questo impeto primo</l>
<l>a i suoi giudizi assai securo stimo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>Ben tosto fia, se pur qui contra avremo</l>
<l>l'arme d'Egitto o d'altro stuol pagano,</l>
<l>ch'assai più chiaro il tuo valor estremo</l>
<l>ci apparirà mentre sarai lontano,</l>
<l>chè senza te sembrerà il campo scemo,</l>
<l>quasi corpo cui manca o braccia o mano. –</l>
<l>.....................................</l>
<l>.....................................</l></lg>
<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>Con questi detti la sdegnosa mente</l>
<l>de l'audace garzon rivolge e piega,</l>
<l>tal ch'egli di partirsi immantinente</l>
<l>fuor di quell'oste al suo fedel non nega.</l>
<l>Molta intanto è concorsa amica gente,</l>
<l>e di gir seco ognun procura, e prega;</l>
<l>egli tutti ringrazia, e seco prende</l>
<l>alcuni eletti e su 'l cavallo ascende.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>Parte, e porta un desio d'eterna ed alma</l>
<l>gloria ch'a i cori eccelsi è sferza e sprone;</l>
<l>a magnanime imprese intenta ha l'alma,</l>
<l>ed insolite cose oprar dispone:</l>
<l>gir fra' nemici, ivi o cipresso o palma</l>
<l>acquistar per la fede ond'è campione,</l>
<l>scorrer l'Egitto, e penetrar sin dove</l>
<l>fuor d'incognito fonte il Nilo move.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>Mentre tai cose volge e 'l pensier gira</l>
<l>a quante egli mai fece opre leggiadre,</l>
<l>e a superar con nove imprese aspira</l>
<l>se medesmo e l'invidia, e gli avi e 'l padre,</l>
<l>ecco un gran calpestio sente, e rimira</l>
<l>già venirsi appressando armate squadre.</l>
<l>Ben comprende chi siano e 'l passo arresta,</l>
<l>e insolita fierezza in lui si desta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>Ministri di giustizia eran costoro,</l>
<l>che per farlo prigion seguian la traccia.</l>
<l>Molti amici d'Ernando avean con loro</l>
<l>di pugnar vaghi ove difesa ei faccia.</l>
<l>Ma come alquanto avicinati foro,</l>
<l>sbigottìr solo in rimirarlo in faccia,</l>
<l>tal parve, e tanto e sovra ogni costume</l>
<l>sì fatto uscia de l'armi orrore e lume.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Nè Giove forse in più superba fronte</l>
<l>fra nubi apparse e nembi atri e sonanti,</l>
<l>allor che, sendo monte imposto a monte,</l>
<l>tonò sovra gli orribili giganti.</l>
<l>Quei che dianzi le voglie avean sì pronte</l>
<l>fermano il passo or languidi e tremanti,</l>
<l>non osando appressar dove l'antenna</l>
<l>massiccia ei vibra e di ferire accenna.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>Così talor di fera tigre o d'orso</l>
<l>le vestigia seguir sogliono i cani,</l>
<l>ch'ognun di lor per appressarlo il corso</l>
<l>rinforza a gara, e passan monti e piani.</l>
<l>Ma l'unghie fiere e i denti acuti al morso</l>
<l>vedendo poi come son men lontani,</l>
<l>cessa la fretta e intepidiscon l'ire,</l>
<l>nè con la belva han d'affrontarsi ardire.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>Tu sol fra tutti a manifesta morte</l>
<l>precipitosamente Ugon corresti,</l>
<l>ch'o correr seco una modesta sorte</l>
<l>o vendicare il tuo signor volesti.</l>
<l>Misero, e così duro incontro e forte</l>
<l>de l'avversario tuo feroce avesti,</l>
<l>che ti ruppe lo scudo e 'l forte usbergo</l>
<l>la lancia, e sanguinosa uscì del tergo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Cadde trafitto Ugone, e 'l suo destriero</l>
<l>al suon de la caduta oltra trascorse.</l>
<l>Come miràr quegli altri il colpo fiero,</l>
<l>molto la tema lor s'accrebbe e sorse,</l>
<l>e così chiari segni altrui ne dièro,</l>
<l>che 'l magnanimo eroe ben se n'accorse.</l>
<l>Onde quando fuggirne ognun risolve,</l>
<l>vòta la destra alzando a lor si volve.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>"Itene pur, ch'aventuroso fato</l>
<l>di così nobil morte or non vi degna.</l>
<l>Grazia vi fòra e non pena, se dato</l>
<l>vi fosse di cader per man sì degna. –</l>
<l>Così in sembiante men fero e turbato</l>
<l>parla e parte, e risposta udirne sdegna,</l>
<l>quasi leon che da gli offesi armenti</l>
<l>sazio si move a passi gravi e lenti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>Fra vergogna e timor mesti e confusi</l>
<l>riportan quelli il cavaliero ucciso.</l>
<l>Goffredo, ancor che con rampogne accusi</l>
<l>la lor viltade e mostri irato il viso,</l>
<l>gode tacito in sè che sì delusi</l>
<l>tornati sian del lor fallace aviso.</l>
<l>Ama l'invitto Ubaldo, e la severa</l>
<l>legge esseguire in lui molesto gli era.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>Di procurare il suo soccorso intanto</l>
<l>non cessò mai l'ingannatrice rea.</l>
<l>Instava il giorno, e ponea in uso quanto</l>
<l>l'arte, l'ingegno e la beltà potea;</l>
<l>ma poi, quando scoprendo il volto santo</l>
<l>Espero in occidente il dì chiudea,</l>
<l>fra due suoi cavalieri e due matrone</l>
<l>ricovrava in disparte al padiglione.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Ma benchè sia mastra d'inganni, e i suoi</l>
<l>modi gentili e le maniere accorte,</l>
<l>e che simil bellezze o prima o poi</l>
<l>non siano state in altra donna scorte,</l>
<l>tal che del campo i più famosi eroi</l>
<l>presi abbia d'un piacer tenace e forte;</l>
<l>non è però ch'a l'esca de' diletti</l>
<l>il buon Goffredo lusingando alletti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>In van cerca invaghirlo, e con mortali</l>
<l>dolcezze attrarlo a l'amorosa vita,</l>
<l>chè qual saturo augel, che non si cali</l>
<l>ove il cibo mostrando altri l'invita,</l>
<l>tal ei sazio del mondo i piacer frali</l>
<l>sprezza, e se 'n poggia al Ciel per via romita,</l>
<l>e quante insidie al suo bel volo tende</l>
<l>l'infido amor, tutte fallaci rende.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>Nè impedimento alcun torcer da l'orme</l>
<l>puote, che Dio ne segna, i pensier santi.</l>
<l>Tentò ella mill'arti, e 'n mille forme</l>
<l>quasi Proteo novel gli apparve inanti,</l>
<l>e desto Amor, dove più freddo dorme,</l>
<l>avrian gli atti dolcissimi e i sembianti:</l>
<l>ma qui (grazie divine) ogni sua prova</l>
<l>vana riesce e 'l ritentar non giova.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>La bella donna, ch'ogni cor più casto</l>
<l>arder credeva ad un volger di ciglia,</l>
<l>oh come perde or l'alterezza e 'l fasto!</l>
<l>e quale ha di ciò sdegno e maraviglia!</l>
<l>Rivolger le sue forze ove contrasto</l>
<l>men duro trovi al fin si riconsiglia,</l>
<l>qual capitan ch'inespugnabil terra</l>
<l>stanco abbandoni, e porti altrove guerra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Ma contra l'arme di costei non meno</l>
<l>si mostrò di Tancredi invitto il core,</l>
<l>però ch'altro desio gli ingombra il seno,</l>
<l>nè vi può luogo aver novello ardore;</l>
<l>chè sì come da l'un l'altro veleno</l>
<l>guardarne suol, tal l'un da l'altro amore.</l>
<l>Fuor che questi due soli alcun non fue</l>
<l>che resistesse a le bellezze sue.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>Ella, se ben si duol che non succeda</l>
<l>sì pienamente il suo disegno e l'arte,</l>
<l>pur fatto avendo così nobil preda</l>
<l>di tanti eroi, si racconsolò in parte.</l>
<l>E pria che di sue frodi altri s'aveda,</l>
<l>pensa condurli in più sicura parte,</l>
<l>ove gli leghi poi d'altre catene,</l>
<l>che non son quelle ond'or presi li tiene.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>E sendo giunto il termine che fisse</l>
<l>il capitano a darle alcun soccorso,</l>
<l>a lui si trasse riverente e disse:</l>
<l>"Sire, il tempo prescritto è già trascorso,</l>
<l>e se per sorte il reo tiranno udisse</l>
<l>ch'io abbia fatto a l'arme tue ricorso,</l>
<l>prepararia sue forze a la difesa,</l>
<l>nè fòra poscia agevole l'impresa.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>Dunque, prima ch'a lui tal nova apporti</l>
<l>voce incerta di fama o certa spia,</l>
<l>scelga la tua pietà fra' tuoi più forti</l>
<l>alcuni pochi, e meco or or gli invia,</l>
<l>chè se non mira il Ciel con occhi torti</l>
<l>l'opre mortai, nè l'innocenza oblia,</l>
<l>sarò riposta in regno, e la mia terra</l>
<l>tributaria avrai sempre in pace e in guerra. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>Fu la donna essaudita, ed a gli effetti</l>
<l>indugio alcuno il capitan non diede.</l>
<l>Ma nel numero ognun de' diece eletti</l>
<l>con insolita instanza esser richiede,</l>
<l>ch'oltra che dolce speme a gir gli alletti</l>
<l>dovunque volga la donzella il piede,</l>
<l>quella emulazion che 'n lor si desta</l>
<l>più importuni li rende a la richiesta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Ella, che 'n lor rimira aperto il core,</l>
<l>prende vedendo ciò novo argomento,</l>
<l>e pensa usar in lor d'empio timore</l>
<l>di gelosia per terza e per tormento;</l>
<l>sapendo ben ch'al fin invecchia Amore</l>
<l>senza quest'arti, e divien pigro e lento,</l>
<l>quasi destrier che men veloce corra</l>
<l>se non ha chi lo segua e chi 'l precorra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>E in tal modo comparte i detti sui</l>
<l>e i guardi lusinghieri e 'l dolce riso,</l>
<l>ch'alcun non è che non invidii altrui,</l>
<l>nè il timor da la speme è in lor diviso.</l>
<l>La folle turba de gli amanti, a cui</l>
<l>stimolo è l'arte d'un fallace viso,</l>
<l>senza fren corre, e non gli tien vergogna,</l>
<l>e loro indarno il capitan rampogna.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Ei ch'egualmente satisfar desira</l>
<l>ciascun di loro e in nulla parte pende,</l>
<l>se ben alquanto di vergogna e d'ira</l>
<l>per l'importunità d'essi s'accende,</l>
<l>dapoi che sì ostinati in ciò li mira,</l>
<l>novo consiglio in accordarli prende:</l>
<l>"Scrivansi i vostri nomi ed in un vaso</l>
<l>pongansi, "disse "e sia giudice il caso. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>Subito il nome di ciascun si scrisse,</l>
<l>ed in un'urna posti e scossi foro,</l>
<l>e tratti a sorte; e 'l primo che n'uscisse</l>
<l>fu il conte di Pembrozia Artemidoro.</l>
<l>Legger poi di Corrado il nome udisse,</l>
<l>ed uscì Vincilao dopo costoro:</l>
<l>Vincilao che canuto e vecchio amante</l>
<l>or pargoleggia, e fu sì saggio inante.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Oh come il volto hanno ridente, e pregni</l>
<l>gli occhi di gioia che dal core inonda,</l>
<l>questi tre primi eletti, i cui disegni</l>
<l>la fortuna in amor destra seconda!</l>
<l>D'incerto cor, di gelosia dan segni</l>
<l>gli altri i cui nomi avien che l'urna asconda,</l>
<l>e da la bocca pendon di colui</l>
<l>che spiega i brevi e legge i nomi altrui.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Guasco quarto fuor venne, a cui successe</l>
<l>Terpandro ed a Terpandro indi Olderico,</l>
<l>poscia Guglielmo Ronciglion si lesse,</l>
<l>e 'l bavaro Aliprando, e 'l franco Enrico.</l>
<l>Rinaldo ultimo fu, che farsi elesse</l>
<l>poi, fè cangiando, di Giesù nemico</l>
<l>(tanto puote Amor dunque?); e questi chiuse</l>
<l>il numero de' dieci, e gli altri escluse.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>D'ira, di gelosia, d'invidia ardenti,</l>
<l>chiaman gli altri Fortuna ingiusta e ria,</l>
<l>e te accusano, Amor, che le consenti</l>
<l>che ne l'imperio tuo giudice sia.</l>
<l>Ma perch'instinto è de le umane menti</l>
<l>che ciò che più si vieta uom più desia,</l>
<l>dispongon molti ad onta di fortuna</l>
<l>seguir la donna come il ciel s'imbruna.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Voglion sempre seguirla a l'ombra e al sole,</l>
<l>e per lei combattendo espor la vita.</l>
<l>Talor tira alcun motto, e con parole</l>
<l>tronche e dolci sospiri ella gli invita,</l>
<l>ed or con questo ed or con quel si duole</l>
<l>che far convienle senza lui partita.</l>
<l>S'erano armati intanto, e da Goffredo</l>
<l>toglieano i diece cavalier congedo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Gli ammonisce quel saggio a parte a parte</l>
<l>come la fè de' Mori è incerta e lieve,</l>
<l>e mal securo pegno; e con qual arte</l>
<l>l'insidie e i casi avversi uom schivar deve;</l>
<l>ma son le sue parole al vento sparte,</l>
<l>nè consiglio d'uom sano Amor riceve.</l>
<l>Loro accommiata al fine e la donzella,</l>
<l>e trecento altri ancor manda con ella;</l></lg>
<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>trecento cavalieri in Grecia nati,</l>
<l>che son di ferro men de gli altri carchi:</l>
<l>pendon spade ritorte a l'un de' lati,</l>
<l>sonano al tergo lor faretre ed archi:</l>
<l>asciutti hanno i cavalli, al corso usati,</l>
<l>a la fatica invitti, al cibo parchi:</l>
<l>ne l'assalir son pronti e nel ritrarsi,</l>
<l>e combatton fuggendo erranti e sparsi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Parte la donna, e i miseri rivali</l>
<l>quasi prigioni al suo trionfo inanti</l>
<l>seco n'adduce, e tra infiniti mali</l>
<l>lassa la turba poi de gli altri amanti.</l>
<l>Ma come uscì la notte, e sotto l'ali</l>
<l>menò il silenzio e i lievi sogni erranti,</l>
<l>secretamente, come Amor gl'informa,</l>
<l>molti seguìr de la donzella l'orma.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Fra le tenebre cieche un cieco duce</l>
<l>gli scorge per sentiero obliquo e torto.</l>
<l>A l'apparir de la novella luce</l>
<l>si fu del lor partir Goffredo accorto;</l>
<l>e pensò ben ch'a tal follia gl'induce</l>
<l>amor, e dolor n'ebbe e disconforto.</l>
<l>E la mente, indovina de' lor danni,</l>
<l>d'alcun futuro mal par che s'affanni.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Mentre tai cose volge, un messo appare</l>
<l>polveroso, anelante, in vista afflitto,</l>
<l>in atto d'uom ch'altrui novelle amare</l>
<l>rechi, e porti il dolore in fronte scritto.</l>
<l>Narra costui che nel propinquo mare</l>
<l>l'armata apparsa è del gran re d'Egitto,</l>
<l>potente, innumerabile e che l'onde</l>
<l>domina omai da l'une a l'altre sponde;</l></lg>
<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>e che l'armata ligura si serra</l>
<l>dentro il porto d'Edissa, nè paura</l>
<l>solo ha d'uscir, ma sostener la guerra</l>
<l>ivi rinchiusa ancor non s'assicura.</l>
<l>Onde pensan di trarre i legni a terra</l>
<l>e le genti raccòrre entro le mura,</l>
<l>sendo quella città d'arte e di sito</l>
<l>forte e lontana oltra due stadi al lito.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>Soggiunse a questo poi che, da le navi</l>
<l>sendo condotta vettovaglia al campo,</l>
<l>i cavalli e i camelli onusti e gravi</l>
<l>trovato aveano a mezza strada inciampo,</l>
<l>e che i lor difensori uccisi o schiavi</l>
<l>restàr pugnando, e nessun fece scampo,</l>
<l>da' predoni d'Arabia in una valle</l>
<l>assaliti a la fronte ed a le spalle;</l></lg>
<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>e che l'insano ardire e la licenza</l>
<l>di que' barbari erranti è omai sì grande</l>
<l>che 'n guisa d'un diluvio intorno senza</l>
<l>alcun contrasto si dilata e spande,</l>
<l>onde convien ch'a porre in lor temenza</l>
<l>alcuna squadra di guerrier si mande,</l>
<l>ch'assicuri la via che da l'arene</l>
<l>del mar Mediterraneo al campo viene.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>D'una in un'altra lingua in un momento</l>
<l>tal fama intorno serpe e si distende,</l>
<l>e 'l campo empie d'orrore e di spavento</l>
<l>la fame che vicina omai s'attende.</l>
<l>Il saggio capitan, che l'ardimento,</l>
<l>e la fiducia in lor spenta comprende,</l>
<l>cerca con lieto volto e con parole</l>
<l>come gli rassicuri e racconsole.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>"O per mille perigli e mille affanni</l>
<l>meco passati in quelle parti e in queste,</l>
<l>campion di Dio, ch'a ristorare i danni</l>
<l>de la cristiana sua fede nasceste;</l>
<l>voi, che l'arme di Persia e i greci inganni,</l>
<l>e i monti e i mari e 'l verno e le tempeste,</l>
<l>de la fame i disagi e de la sete</l>
<l>superaste, voi dunque ora temete?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>Temete dunque? e la pietà di Giove,</l>
<l>già conosciuta in caso assai più rio,</l>
<l>non v'assicura, quasi or vòlto altrove</l>
<l>abbia le man benigne e 'l guardo pio?</l>
<l>Tosto un dì fia che rimembrar vi giove</l>
<l>tal cose, e solver voti e grazie a Dio.</l>
<l>Durate, e con un cor costante e forte</l>
<l>riserbate voi stessi a miglior sorte. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>Con questi detti le smarrite menti</l>
<l>consola, e con sereno e lieto aspetto,</l>
<l>ma preme mille cure egre e' dolenti</l>
<l>altamente riposte in mezzo al petto.</l>
<l>Come possa nudrir sì varie genti</l>
<l>pensa fra la penuria e fra 'l difetto,</l>
<l>come a l'armata in mar s'opponga, e come</l>
<l>gli Arabi predatori affretti e dome.</l></lg>
</div1>
<div1 type="canto"><head>Canto IX</head>
<lg type="ottava"><head>1</head>
<l>Ma il gran mostro infernal, che vede queti</l>
<l>que' già torbidi cori e l'ire spente,</l>
<l>nè cozzar contra 'l fato o i gran decreti</l>
<l>svolger potea de l'immutabil Mente,</l>
<l>si parte, e dove ei passa i campi lieti</l>
<l>secca, e pallido il sol si fa repente;</l>
<l>e d'altre furie ancora e d'altri mali</l>
<l>ministro, ad altra impresa affretta l'ali.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>Va dove Soliman, di cento erranti</l>
<l>schiere già fatto capitan, dimora:</l>
<l>Solimano, di cui non fu tra quanti</l>
<l>ha Dio rubelli uom più feroce allora:</l>
<l>nè se per nova ingiuria i suoi giganti</l>
<l>rinovasse la terra, anco vi fòra.</l>
<l>Costui scacciato dal paterno regno</l>
<l>nudria contra i cristiani un lungo sdegno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>E i campi intorno e le propinque arene</l>
<l>con repentini corsi or tutti infesta,</l>
<l>spiana ed arde i castelli ove si tiene</l>
<l>alcun che Cristo adori e manifesta,</l>
<l>sì che ogni strada già, che dal mar viene</l>
<l>al campo, rotta ed impedita resta;</l>
<l>e maggior cose in sè fra tanto volve,</l>
<l>ma non ben s'assicura o si risolve.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>A questi Aletto appare, e da lei tolto</l>
<l>è il sembiante d'un uom d'antica etade:</l>
<l>vòta di sangue, empie di crespe il volto,</l>
<l>e la folta canizie al mento rade;</l>
<l>d'attorte e lunghe tele il capo involto</l>
<l>mostra e la veste altra il ginocchio cade,</l>
<l>la scimitarra al fianco e 'l tergo carco</l>
<l>de la faretra, e ne le mani ha l'arco.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>"Noi "gli dice ella "or trascorriam le vòte</l>
<l>piagge, e l'arene sterili e deserte,</l>
<l>ove nè far rapina omai si puote</l>
<l>nè vittoria acquistar che loda merte.</l>
<l>Goffredo intanto i muri urta e percote,</l>
<l>e già le mura ha con le torri aperte;</l>
<l>e già vedrem, s'anco si tarda un poco,</l>
<l>sin qui de la cittade il sangue e 'l foco.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>Dunque accesi tuguri e gregge e buoi</l>
<l>gli alti trofei di Soliman saranno?</l>
<l>Così racquisti il regno? e così i tuoi</l>
<l>oltraggi vendicar ti credi e 'l danno?</l>
<l>Ardisci, ardisci; entro i ripari suoi</l>
<l>di notte opprimi il barbaro tiranno.</l>
<l>Credi al tuo vecchio Araspe, il cui consiglio</l>
<l>e nel regno provasti e ne l'essiglio.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>Non ci aspetta egli e non ci teme, e sprezza</l>
<l>gli Arabi ignudi in vero e timorosi,</l>
<l>nè creder mai potrà che gente avezza</l>
<l>a le prede, a le fughe, or cotanto osi;</l>
<l>ma lor fieri farà la tua fierezza</l>
<l>contra un campo che giaccia inerme e posi. –</l>
<l>Ciò detto tacque, e furie al petto ardenti</l>
<l>spirogli, e sparve e si meschiò tra' venti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Grida il guerrier, levando al ciel la mano:</l>
<l>"O tu, che furor tanto entro m'irriti</l>
<l>(ned uom sei già, se ben sembiante umano</l>
<l>mostrasti), ecco io ti seguo ove m'inviti.</l>
<l>Verrò, farò là monti ove ora è piano,</l>
<l>monti d'uomini estinti e di feriti,</l>
<l>farò fiumi di sangue. Or tu sia meco,</l>
<l>e reggi l'armi mie per l'aer cieco. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>Disse, e senza indugiar le turbe accoglie</l>
<l>e rincora parlando il vile e 'l lento,</l>
<l>e ne l'ardor de le sue stesse voglie</l>
<l>s'accende il campo a seguitarlo intento.</l>
<l>Dà il segno Aletto de la tromba e scioglie</l>
<l>di sua man propria il gran vessillo al vento.</l>
<l>Marcia l'oste veloce, anzi sì corre</l>
<l>che 'l volo de la fama anco precorre.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>Va seco Aletto, e poi il lassa e veste,</l>
<l>d'uom che rechi novelle, abito e viso;</l>
<l>e ne l'ora che par che 'l mondo reste</l>
<l>fra la notte e fra 'l dì dubbio e diviso,</l>
<l>entra in Gierusalemme, e fra le meste</l>
<l>genti passando al re dà l'alto aviso</l>
<l>del gran campo che giunge e del disegno,</l>
<l>e gli dà de l'assalto e l'ora e 'l segno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>Ma già distendon l'ombre orrido velo</l>
<l>che di rossi vapor si sparge e tigne;</l>
<l>la terra in vece del notturno gelo</l>
<l>bagnan rugiade tepide e sanguigne;</l>
<l>s'empie di mostri e ai prodigi il cielo,</l>
<l>s'odon fremendo errar larve maligne:</l>
<l>votò Pluton gli abissi, e la sua notte</l>
<l>tutta versò da le tartaree grotte.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>Per sì profondo orror verso le tende</l>
<l>franche a gran corso Soliman camina;</l>
<l>ma quando giunta al sommo, onde si scende,</l>
<l>rapida a l'ocean l'ombra dechina,</l>
<l>a men d'un miglio, ove riposo prende</l>
<l>il sicuro Francese, ei s'avvicina.</l>
<l>................................</l>
<l>................................</l></lg>
<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>"Vedete là di mille furti pieno</l>
<l>un campo più famoso assai che forte,</l>
<l>che quasi un mar nel suo vorace seno</l>
<l>tutte de l'Asia ha le ricchezze absorte?</l>
<l>Questo ora a voi (nè già potria con meno</l>
<l>vostro periglio) espon benigna sorte:</l>
<l>l'arme e i destrier d'ostro guerniti e d'oro</l>
<l>preda fian vostra, e non difesa loro.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>Nè questa è già quell'oste onde la persa</l>
<l>gente e la gente di Nicea fu vinta,</l>
<l>perchè in guerra sì lunga e sì diversa</l>
<l>rimasa n'è la maggior parte estinta;</l>
<l>e s'anco integra fosse, or tutta immersa</l>
<l>in profonda quiete e d'armi è scinta.</l>
<l>Tosto s'opprime chi di sonno è carco,</l>
<l>chè dal sonno a la morte è un picciol varco.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Su su, venite: io primo aprir la strada</l>
<l>vuo' su i corpi languenti oltre i ripari;</l>
<l>ferir da questa mia ciascuna spada,</l>
<l>e l'arti usar di crudeltate impari.</l>
<l>Oggi vuo' che di Cristo il regno cada,</l>
<l>oggi libera l'Asia, oggi voi chiari. –</l>
<l>Così gli infiamma a le vicine prove,</l>
<l>indi tacitamente oltre lor move.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Ecco tra via le sentinelle ei vede</l>
<l>per l'ombra mista d'un'incerta luce,</l>
<l>nè ritrovar, come sicura fede</l>
<l>avea, pale improviso il saggio duce.</l>
<l>Volgon quelli gridando indietro il piede,</l>
<l>scorto che sì gran turba egli conduce,</l>
<l>sì che la prima guardia è da lor desta,</l>
<l>e com' può meglio a guerreggiar s'appresta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>Dan fiato allora a i barbari metalli</l>
<l>gli Arabi, certi omai d'esser sentiti.</l>
<l>Van gridi orrendi al cielo, e de' cavalli</l>
<l>co 'l suon del calpestio misti i nitriti.</l>
<l>Gli alti monti muggìr, muggìr le valli,</l>
<l>e risposer gli abissi a i lor muggiti,</l>
<l>e la face inalzò di Flegetonte</l>
<l>Aletto, e 'l segno diede a quei del monte.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Corre inanzi il Soldano, e giunge a quella</l>
<l>ancor confusa, e inordinata guarda</l>
<l>rapido sì che torbida procella</l>
<l>de' cavernosi monti esce più tarda.</l>
<l>Fiume ch'arbori insieme e case svella,</l>
<l>folgor che l'alte torri abbatta ed arda,</l>
<l>terremoto che 'l mondo empia d'orrore,</l>
<l>son picciole sembianze al suo furore.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Non cala il ferro mai ch'a pien non colga,</l>
<l>nè coglie a pien che piaga anco non faccia,</l>
<l>nè piaga fa che l'alma altrui non tolga;</l>
<l>e più direi, ma il ver di falso ha faccia.</l>
<l>E par ch'egli s'infinga, o non sen dolga</l>
<l>o non senta il ferir del'altrui braccia,</l>
<l>se ben l'elmo percosso in suon di squilla</l>
<l>rimbomba e orribilmente arde e sfavilla.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Or quando ei solo ha quasi in fuga vòlto</l>
<l>quel primo stuol de le francesche genti,</l>
<l>giungono in guisa d'un diluvio accolto</l>
<l>di mille rive gli Arabi correnti.</l>
<l>Fuggono allora i Galli a freno sciolto</l>
<l>e misti i vincitor van tra' fuggenti:</l>
<l>entran con lor ne' lor ripari, e 'l tutto</l>
<l>di ruine e d'orror s'empie e di lutto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>Porta il Soldan su l'elmo orrido e grande</l>
<l>serpe che si dilunga e 'l collo snoda,</l>
<l>su le zampe s'inalza e l'ali spande,</l>
<l>e piega in arco la forcuta coda.</l>
<l>Par che tre lingue vibri e che fuor mande</l>
<l>livida spuma, e che 'l suo fischio s'oda.</l>
<l>Ed or ch'arde la pugna, anch'ei s'infiamma</l>
<l>nel moto, e fumo versa insieme e fiamma.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>E si mostra in quel lume a' risguardanti</l>
<l>formidabil così l'empio Soldano,</l>
<l>come veggion ne l'ombra i naviganti</l>
<l>fra mille lampi il torbido oceano.</l>
<l>Altri danno a la fuga i piè tremanti,</l>
<l>danno altri al ferro intrepida la mano;</l>
<l>e la notte i tumulti ognor più mesce,</l>
<l>ed i rischi occultando i rischi accresce.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>Fra quelli che valor mostran più franco,</l>
<l>Latin, nel Lazio nato, allor si mosse,</l>
<l>cui nè l'aspre fatiche il corpo stanco</l>
<l>avean, nè dome gli anni ancor le posse.</l>
<l>Cinque suoi figli quasi eguali al fianco</l>
<l>gli erano sempre, ovunque in guerra ei fosse,</l>
<l>d'arme gravando anzi il lor tempo molto,</l>
<l>le membra ancor crescenti e 'l molle volto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Ed eccitati dal paterno essempio</l>
<l>aguzzavano al sangue il ferro e l'ire.</l>
<l>Dice egli loro: "Andianne ove quell'empio</l>
<l>veggiam ne' fuggitivi insuperbire,</l>
<l>nè già ritardi il sanguinoso scempio,</l>
<l>ch'ei fa de gli altri, in noi l'usato ardire,</l>
<l>però che quel cui di passato orrore</l>
<l>la memoria non orni è vile onore. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>Così feroce leonessa i figli,</l>
<l>cui dal collo la giuba anco non pende</l>
<l>nè cresciuti con gli anni i feri artigli</l>
<l>lor sono e l'armi de la bocca orrende,</l>
<l>mena seco a la preda ed a i perigli,</l>
<l>e con l'essempio a incrudelir gli accende</l>
<l>nel cacciator che le natie lor selve</l>
<l>turba e fuggir fa le men forti belve.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Segue il suo genitor l'incauto stuolo</l>
<l>de' cinque, e Soliman circonda e cinge;</l>
<l>e in un sol punto un sol consiglio, e un solo</l>
<l>spirito quasi, sei lunghe aste spinge.</l>
<l>Da follia giovenil mosso il figliuolo</l>
<l>maggior l'asta abbandona e 'l ferro stringe,</l>
<l>e tenta in van con la pungente spada</l>
<l>che sotto il corridor morto gli cada.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Ma come a le procelle esposto monte,</l>
<l>che percosso da' flutti al mar sovraste,</l>
<l>sostien fermo in se stesso i tuoni e l'onte</l>
<l>tutte del cielo e i venti e l'onde vaste,</l>
<l>Così il fero Soldan l'audace fronte</l>
<l>tien salda incontra i ferri e incontra l'aste,</l>
<l>ed a colui che 'l suo destrier percote</l>
<l>parte tra i cigli il capo e tra le gote.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>Aramante al fratel che giù ruina</l>
<l>porge pietoso il braccio e lo sostiene.</l>
<l>Vana e folle pietà! s'a la ruina</l>
<l>d'altrui la sua medesma a giunger viene,</l>
<l>chè 'l pagan su quel braccio il ferro inchina</l>
<l>ed atterra con lui chi a lui s'attiene.</l>
<l>Caggion entrambi, e l'un su l'altro langue</l>
<l>mescolando i sospiri ultimi e 'l sangue.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Quinci egli di Sabin l'asta recisa,</l>
<l>onde il fanciullo di lontan l'infesta,</l>
<l>gli urta il cavallo adesso e 'l coglie in guisa</l>
<l>che giù tremante il batte, indi il calpesta.</l>
<l>Dal giovinetto corpo uscio divisa</l>
<l>con gran contrasto l'alma, e lasciò mesta</l>
<l>l'aure gioconde de la vita e i giorni</l>
<l>de la tenera età lieti ed adorni.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>Rimanean vivi ancor Pico e Laurente,</l>
<l>onde arricchì un sol parto il genitore:</l>
<l>similissima coppia e che sovente</l>
<l>esser solea cagion di dolce errore.</l>
<l>Ma se lei fe' natura indifferente,</l>
<l>differente or la fa l'ostil furore:</l>
<l>dura distinzion ch'a l'un divide</l>
<l>dal busto il collo, a l'altro il petto incide.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>Il padre, ahi non più padre! (ahi fera sorte</l>
<l>ch'orbo di tanti figli a un punto il face!),</l>
<l>rimira in cinque morti or la sua morte</l>
<l>e de la stirpe sua che tutta giace.</l>
<l>Nè so come vecchiezza abbia sì forte</l>
<l>ne l'atroci miserie e sì vivace</l>
<l>che spiri, e pugni ancor; ma gli atti e i visi</l>
<l>non mirò forse de' figliuoli uccisi,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>e di sì acerbo lutto a gli occhi sui</l>
<l>parte l'amiche tenebre celaro.</l>
<l>Con tutto ciò nulla sarebbe a lui,</l>
<l>senza perder se stesso, il vincer caro.</l>
<l>Prodigo del suo sangue, e de l'altrui</l>
<l>avidissimamente è fatto avaro;</l>
<l>e scorger non si può qual suo desire</l>
<l>paia maggior, l'uccidere o 'l morire.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>Ma grida al suo nemico: "È dunque frale</l>
<l>sì questa man, sì dunque ella si sprezza,</l>
<l>che con ogni suo sforzo ancor non vale</l>
<l>a provocar vèr me la tua fierezza? –</l>
<l>Tace e percossa tira aspra e mortale</l>
<l>che le piastre e le maglie insieme spezza,</l>
<l>e su 'l fianco gli scende e vi fa grande</l>
<l>piaga che 'l sangue fuor tepido spande.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>A quel grido, a quel colpo, in lui converse</l>
<l>il barbaro omicida il brando e l'ira.</l>
<l>Gli aprì l'usbergo, e pria lo scudo aperse</l>
<l>cui sette volte un duro cuoio gira,</l>
<l>e 'l ferro ne le viscere gli immerse.</l>
<l>Il misero Latin singhiozza e spira,</l>
<l>e con vomito alterno or gli trabocca</l>
<l>il sangue per la piaga, or per la bocca.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>Come ne l'Apennin robusta pianta</l>
<l>che sprezzò d'Euro e d'Aquilon la guerra,</l>
<l>se forza di bipenne al fin la schianta,</l>
<l>gli arbori a lei vicin cadendo atterra,</l>
<l>così cade egli, e la sua furia è tanta</l>
<l>che più d'un seco tragge a cui s'afferra;</l>
<l>e ben d'uom sì feroce è degno fine</l>
<l>che faccia ancor cadendo alte ruine.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>Mentre il Soldan sfogando l'odio interno</l>
<l>pasce un lungo digiun ne' corpi umani,</l>
<l>gli Arabi inanimiti aspro governo</l>
<l>anch'essi fanno de' guerrier cristiani:</l>
<l>Gualdrado e Gardo, un tartaro, un basterno,</l>
<l>moiono, o fier Dragutto, a le tue mani;</l>
<l>Muleasse Egerardo, Ariadeno</l>
<l>Guiberto uccide, a' quai fu padre il Reno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>Albazàr con la mazza abbatte Ernesto,</l>
<l>cade sotto Algazele Ugon di spada.</l>
<l>Ma chi narrar potria quel modo o questo</l>
<l>di morte, e quanta plebe ignobil cada?</l>
<l>Sin da que' primi gridi erasi desto</l>
<l>Goffredo, e non istava intanto a bada;</l>
<l>già tutto è armato, e già raccolto un grosso</l>
<l>drapello ha seco, e già con lor s'è mosso.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Egli, che dopo i gridi udì 'l tumulto</l>
<l>ch'ad or ad or par che più orribil suoni,</l>
<l>avisò ben ch'un improviso insulto</l>
<l>esser dovea de gli Arabi ladroni,</l>
<l>ch'un gran numero lor non gli era occulto</l>
<l>tutto intorno predar le regioni,</l>
<l>se ben pria non credè che quei fugace</l>
<l>vulgo mai fosse d'assalirlo audace.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>Or mentre egli ne viene, ecco si sente</l>
<l>tutto il cielo intonar da l'altro lato</l>
<l>di barbariche voci, ecco repente</l>
<l>"A l'arme! a l'arme! "in suono orrendo è dato.</l>
<l>Questa è Clorinda che del re la gente</l>
<l>guida a l'assalto, ed have Argante a lato.</l>
<l>Al buon Raimondo allor, che la sua vice</l>
<l>sostien, si volge il capitano e dice:</l></lg>
<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>"Odi qual novo strepito di Marte</l>
<l>di verso il colle e la città ne viene:</l>
<l>d'uopo là fia che 'l tuo valore e l'arte</l>
<l>i primi assalti de' nemici affrene.</l>
<l>Vanne tu dunque e là provedi, e parte</l>
<l>vuo' che di questi miei teco ne mene,</l>
<l>ch'io con gli altri n'andrò da l'altro canto</l>
<l>a sostener l'impeto ostile intanto. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Così fra lor concluso, ambo gli move</l>
<l>per diverso sentier egual fortuna.</l>
<l>Raimondo al colle, e 'l capitan va dove</l>
<l>i Franchi omai non fan difesa alcuna.</l>
<l>Ma forza acquista ei caminando, e nove</l>
<l>genti di passo in passo ognor raguna,</l>
<l>tal che già fatto poderoso e grande</l>
<l>giunge ove il fero Turco il sangue spande.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Così scendendo dal natio suo monte</l>
<l>non empie umile il Po l'angusta sponda,</l>
<l>ma sempre più, quanto è più lunge al fonte,</l>
<l>di nove forze insuperbito abonda;</l>
<l>sovra i rotti confini alza la fronte</l>
<l>di tauro, e vincitor d'intorno inonda,</l>
<l>e con più corna Adria respinge e pare</l>
<l>che guerra porti e non tributo al mare.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>Goffredo, ove fuggir l'impaurite</l>
<l>sue genti vede, accorre e le minaccia:</l>
<l>"Qual timor "grida "è questo? ove fuggite?</l>
<l>Guardate almen chi sia quel che vi caccia.</l>
<l>Vi caccia un vile stuol, che le ferite</l>
<l>nè ricever nè dar sa ne la faccia;</l>
<l>e se 'l vedranno incontra sè rivolto</l>
<l>temeran l'arme lor del vostro volto. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>Ciò detto, il destrier punge e là si volve</l>
<l>ove di Soliman gli incendi ha scorti.</l>
<l>Va per mezzo del sangue e de la polve</l>
<l>e de' ferri e de' rischi e de le morti;</l>
<l>con la spada e con gli urti apre e dissolve</l>
<l>le vie più chiuse e gli ordini più forti,</l>
<l>e sossopra cader fa d'ambo i lati</l>
<l>cavalieri e cavalli, arme ed armati.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Sovra i confusi monti a salto a salto</l>
<l>de la profonda strage oltra camina.</l>
<l>L'intrepido Soldan che 'l fero assalto</l>
<l>sente venir, no 'l fugge e no 'l dechina:</l>
<l>ma se gli spinge incontra, e 'l ferro in alto</l>
<l>levando per ferir gli si avicina.</l>
<l>Oh quai duo cavalieri or la fortuna</l>
<l>da gli estremi del mondo in prova aduna!</l></lg>
<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>Furor contra virtute or qui combatte</l>
<l>d'Asia in un picciol cerchio il grande impero.</l>
<l>Chi può dir come gravi e come ratte</l>
<l>le spade son? come il duello è fiero?</l>
<l>Passo qui cose orribili che fatte</l>
<l>furon, ma le coprì quell'aer nero,</l>
<l>d'un chiarissimo sol degne e che tutti</l>
<l>sianvi i mortali a rimirar ridutti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>Il popol di Giesù, dietro a tal guida</l>
<l>audace or divenuto, oltra si spinge,</l>
<l>e de' suoi meglio armati a l'omicida</l>
<l>Soldano intorno un denso stuol si stringe.</l>
<l>Nè la gente fedel più che l'infida,</l>
<l>nè più questa che quella il campo tinge,</l>
<l>ma gli uni e gli altri, e vincitori e vinti,</l>
<l>egualmente dan morte e sono estinti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>Come pari d'ardir, con forza pare</l>
<l>quinci Austro in guerra vien, quindi Aquilone,</l>
<l>non ei fra lor, non cede il cielo o 'l mare,</l>
<l>ma nube a nube e flutto a flutto oppone;</l>
<l>così nè ceder qua, nè là piegare</l>
<l>si vede l'ostinata aspra tenzone:</l>
<l>s'affronta insieme orribilmente urtando</l>
<l>scudo a scudo, elmo ad elmo, e brando a brando.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Non meno intanto son feri i litigi</l>
<l>a piè del colle, e i guerrier folti e densi.</l>
<l>Mille nuvoli e più d'angioli stigi</l>
<l>tutti han pieni de l'aria i campi immensi,</l>
<l>e dan forza a' pagani, onde i vestigi</l>
<l>non è chi indietro di rivolger pensi.</l>
<l>Gli occhi fra tanto a la battaglia rea</l>
<l>dal suo gran seggio il Re del Ciel volgea.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>Sedea colà donde Egli e buono e giusto</l>
<l>dà legge al tutto e 'l tutto orna e produce</l>
<l>sovra i bassi confin del mondo angusto,</l>
<l>ove senso o ragion non si conduce;</l>
<l>e de l'Eternità nel trono augusto</l>
<l>risplendea con tre lumi in una luce.</l>
<l>Ha sotto i piedi il Fato e la Natura,</l>
<l>ministri umili, il Moto e Chi 'l misura,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>e 'l Luogo e Quella che, qual fumo o polve</l>
<l>la gloria e l'oro di qua giuso e i regni,</l>
<l>come piace là su, disperde e volve,</l>
<l>nè, diva, cura i nostri umani sdegni.</l>
<l>Quivi ei così nel suo splendor s'involve</l>
<l>che vi abbaglian la vista anco i più degni:</l>
<l>d'intorno ha innumerabili immortali,</l>
<l>disegualmente in lor letizia eguali.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>Al gran concento de' beati carmi</l>
<l>lieta risuona la celeste reggia.</l>
<l>Chiama Egli a sè Michele, il qual ne l'armi</l>
<l>di lucido adamante arde e lampeggia,</l>
<l>e dice lui: "Non vedi or come s'armi</l>
<l>contra la mia fedel diletta greggia</l>
<l>l'empia schiera d'Averno, e insin dal fondo</l>
<l>de le sue morti a turbar sorga il mondo?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>Va', dille tu che lassi omai le cure</l>
<l>de le guerre a i guerrier, cui ciò convene,</l>
<l>nè 'l regno de' viventi, nè le pure</l>
<l>piagge del ciel conturbi ed avelene.</l>
<l>Torni a le notti d'Acheronte oscure,</l>
<l>suo degno albergo, a le sue giuste pene;</l>
<l>quivi se stessa e l'anime d'abisso</l>
<l>crucii. Così commando e così ho fisso. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Qui tacque, e 'l duce de' guerrieri alati</l>
<l>s'inchinò riverente al divin piede;</l>
<l>indi spiega al gran volo i vanni aurati,</l>
<l>rapido sì ch'ogni pensiero eccede.</l>
<l>Passa il foco e la luce, ove i beati</l>
<l>hanno lor gloriosa immobil sede,</l>
<l>poscia il puro cristallo e 'l cerchio mira</l>
<l>che di stelle gemmato incontra gira;</l></lg>
<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>quinci, d'opre diversi e di sembianti,</l>
<l>pur sinistri rotar Saturno, e Giove</l>
<l>e gli altri, i quali esser non ponno erranti</l>
<l>s'angelica virtù gli informa e move;</l>
<l>vien poi da' campi lieti e fiammeggianti</l>
<l>d'eterno dì là donde tuona e piove,</l>
<l>ove se stesso il mondo strugge e pasce</l>
<l>e ne le guerre sue more e rinasce.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>Venia scotendo con l'eterne piume</l>
<l>la caligine densa e i cupi orrori;</l>
<l>s'indorava la notte al divin lume</l>
<l>che spargea scintillando il volto fuori.</l>
<l>Tale il sol ne le nubi ha per costume</l>
<l>spiegar dopo la pioggia i bei colori;</l>
<l>tal suol, fendendo il liquido sereno,</l>
<l>stella cader de la gran madre in seno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>Ma giunto ove la schiera empia infernale</l>
<l>il furor de' pagani accende e sprona,</l>
<l>si ferma in aria in su 'l vigor de l'ale,</l>
<l>e vibra l'asta, e lor così ragiona:</l>
<l>"Pur voi dovreste omai saper con quale</l>
<l>folgore orrendo il Re del mondo tuona,</l>
<l>o nel disprezzo e ne' tormenti acerbi</l>
<l>de l'estrema miseria anco superbi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Fisso è nel Ciel ch'al venerabil segno</l>
<l>chini le mura, apra Sion le porte.</l>
<l>A che pugnar co 'l fato? a che lo sdegno</l>
<l>dunque irritar de la celeste corte?</l>
<l>Itene, maledetti, al vostro regno,</l>
<l>regno di pene e di perpetua morte;</l>
<l>e siano in quelli a voi dovuti chiostri</l>
<l>le vostre guerre ed i trionfi vostri.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>Là incrudelite, là sovra i nocenti</l>
<l>tutte adoprate pur le vostre posse</l>
<l>fra i gridi eterni e lo stridor de' denti,</l>
<l>e 'l suon del ferro e le catene scosse. –</l>
<l>Disse, e quelli che vide al partir lenti</l>
<l>con la lancia fatal spinse e percosse;</l>
<l>essi gemendo abbandonar le belle</l>
<l>region de la luce e l'auree stelle,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>e dispiegar verso gli abissi il volo</l>
<l>ad inasprir ne' rei l'usate doglie.</l>
<l>Non passa il mar d'augei sì grande stuolo</l>
<l>quando a' soli più tepidi s'accoglie,</l>
<l>nè tante vide mai l'autunno al suolo</l>
<l>cader co' primi freddi aride foglie.</l>
<l>Liberato da lor, quella sì negra</l>
<l>faccia depone il mondo e si rallegra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>Ma non perciò nel dispettoso petto</l>
<l>d'Argante vien l'ardire o 'l furor manco,</l>
<l>se ben suo foco in lui non spira Aletto,</l>
<l>nè flagello infernal gli sferza il fianco.</l>
<l>Ruota il ferro crudele ove è più stretto</l>
<l>e più calcato insieme il popol franco;</l>
<l>miete i vili e i potenti, e i più sublimi</l>
<l>e più superbi capi adegua a gli imi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>Non lontana è Clorinda, e già non meno</l>
<l>par che di tronche membra il campo asperga.</l>
<l>Caccia la spada a Berlingier nel seno</l>
<l>per mezzo il cor, dove la vita alberga,</l>
<l>e quel colpo a investirlo andò sì pieno</l>
<l>che sanguinosa uscì fuor de le terga:</l>
<l>poi fière Albin là 've primier s'apprende</l>
<l>nostro alimento, e 'l viso a Pirro fende.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>La destra di Gernier, da cui ferita</l>
<l>ella pria fu, manda recisa al piano:</l>
<l>tratta anco il ferro, e con tremanti dita</l>
<l>semiviva nel suol guizza la mano.</l>
<l>Coda di serpe è tal, ch'indi partita</l>
<l>cerca d'unirsi al suo principio in vano.</l>
<l>....................................</l>
<l>....................................</l></lg>
<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>e tra 'l collo e la nuca il colpo assesta;</l>
<l>e tronchi i nervi e 'l gorgozzuol reciso,</l>
<l>gio rotando a cader prima la testa,</l>
<l>prima bruttò di polve immonda il viso,</l>
<l>che giù il tronco cadesse; il tronco resta</l>
<l>(miserabile mostro) in sella assiso,</l>
<l>ma libero del fren da sè lo scote</l>
<l>calcitrando il destriero, e lo percote.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Mentre così l'indomita guerriera</l>
<l>le squadre d'Occidente apre e flagella,</l>
<l>d'altro lato non fa Gildippe altera</l>
<l>de' saracini suoi strage men fella.</l>
<l>Era il sesso il medesmo, e simil era</l>
<l>il valore e l'orgoglio in questa e 'n quella.</l>
<l>Ma far prova di lor non è lor dato,</l>
<l>ch'a nemico maggior le serba il fato.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Quinci urta l'una e quindi l'altra, e un folto</l>
<l>stuolo in mezzo s'addensa e s'interpone,</l>
<l>ma già sorgeva l'alba e già disciolto</l>
<l>s'era il forte Argillan di sua prigione;</l>
<l>e d'armi incerte il frettoloso avolto,</l>
<l>quali il caso le offerse o triste o buone,</l>
<l>già ne venia per emendar gli errori</l>
<l>navi con novi merti incontra a' Mori.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Come destrier che da le regie stalle,</l>
<l>ove a l'uso de l'arme ei si riserba</l>
<l>fugge, e libero al fin per largo calle</l>
<l>va tra gli armenti o al fiume usato o a l'erba:</l>
<l>scherzan su 'l collo i crini, e su le spalle</l>
<l>si scote la cervice alta e superba,</l>
<l>suonano i piè nel corso e par ch'avampi,</l>
<l>tutti d'un nitrir lieto empiendo i campi;</l></lg>
<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>tal ne viene Argillano: arde il feroce</l>
<l>sguardo, ha la fronte intrepida e sublime;</l>
<l>lieve è ne' salti e sovra i piè veloce,</l>
<l>sì che d'orma la polve a pena imprime.</l>
<l>Giunto fra gli inimici alzò la voce</l>
<l>pur com'uom che tutto osi e nulla stime:</l>
<l>"O vil feccia del mondo, Arabi inetti,</l>
<l>ond'è ch'or tanto ardire in voi s'alletti?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>Non regger voi de gli elmi e de gli scudi</l>
<l>sète atti il peso, o 'l petto armarvi e 'l dorso,</l>
<l>ma commettete paventosi e nudi</l>
<l>i colpi a' venti e la salute al corso.</l>
<l>L'opere vostre e i vostri egregi studi</l>
<l>notturni son; dà l'ombra a voi soccorso.</l>
<l>Già ch'ella fugge, or chi fia vostro schermo?</l>
<l>D'armi è ben d'uopo e di valor più fermo. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Così parlando ancor diè per la gola</l>
<l>ad Algazèl d'una crudel percossa,</l>
<l>che gli secò le fauci, e la parola</l>
<l>troncò ch'a la risposta era già mossa.</l>
<l>A quel meschin sùbito orrore invola</l>
<l>il lume, e scorre un duro gel per l'ossa;</l>
<l>cade, e co' denti l'odiosa terra</l>
<l>pieno di rabbia in su 'l morire afferra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>Quinci per vari casi e Saladino</l>
<l>ed Agricalto e Muleasse uccide,</l>
<l>e da l'un fianco a l'altro a lor vicino</l>
<l>con esso un colpo Aldiazìl divide;</l>
<l>trafitto a sommo il petto Ariadino</l>
<l>atterra, e con rampogne aspre il deride.</l>
<l>Quel gli occhi gravi alzando a l'orgogliose</l>
<l>parole, in su 'l morir così rispose:</l></lg>
<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>"Non tu, chiunque sia, de la mia morte</l>
<l>vincitor lieto avrai gran tempo il vanto;</l>
<l>pari destin t'aspetta, e da più forte</l>
<l>destra a giacer mi sarai steso a canto. –</l>
<l>Rise egli amaramente e: "Di mia sorte</l>
<l>curi il Ciel, "disse "or tu qui mori intanto</l>
<l>d'augiei pasto e de' cani –; indi lo preme</l>
<l>co 'l piede, e ne trae l'alma e l'asta insieme.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>Un paggio del Soldano allor da quella</l>
<l>parte pugnava e misto era fra' Mori,</l>
<l>a cui non anco la stagion novella</l>
<l>il bel mento spargea de' primi fiori.</l>
<l>Paion rugiade o perle in su la bella</l>
<l>guancia rigando i tepidi sudori,</l>
<l>giunge grazia la polve al crine incolto</l>
<l>e un sdegnoso rigor dolce è in quel volto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>Sotto ha un destrier che di candore agguaglia</l>
<l>pur or ne l'Apennin caduta neve;</l>
<l>turbo o fiamma non è che ruoti o saglia</l>
<l>rapido sì come è quel pronto e leve.</l>
<l>Vibra ei, presa nel Rezzo, una zagaglia,</l>
<l>la spada al fianco tien ritorta e breve,</l>
<l>e con barbara pompa in un lavoro</l>
<l>di porpora risplende intesta e d'oro.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>Mentre il fanciullo, a cui novel piacere</l>
<l>di gloria il petto giovenil lusinga,</l>
<l>di qua turba e di là tutte le schiere,</l>
<l>e lui non è chi tanto o quanto stringa,</l>
<l>va osservando Argillan tra le leggiere</l>
<l>sue rote il tempo in che l'asta sospinga;</l>
<l>e, colto il punto, il suo destrier di furto</l>
<l>uccide e sovra gli è, ch'a pena è surto,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>ed al semplice volto, il quale in vano</l>
<l>con l'arme di pietà fea sue difese,</l>
<l>drizzò, crudel!, l'inessorabil mano,</l>
<l>e di natura il più bel pregio offese.</l>
<l>Senso aver parve e fu de l'uom più umano</l>
<l>il ferro, che si volse e piatto scese.</l>
<l>Ma che pro, se di punta il colpo fiero</l>
<l>raddoppiò là dove cadè il primiero?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>Soliman che combatte indi assai lunge</l>
<l>a piè, chè 'l corridor gli era caduto,</l>
<l>se ben d'intorno aspra corona il punge,</l>
<l>tosto che 'l rischio ha del garzon veduto,</l>
<l>spezza repente il cerchio, e corre e giunge</l>
<l>a la vendetta sì, non a l'aiuto,</l>
<l>perchè scorge, ahi dolor!, quasi succiso</l>
<l>giglio giacer il suo Alimante ucciso.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>E in atto sì gentil languir tremanti</l>
<l>gli occhi e cader su 'l tergo il collo mira;</l>
<l>così vago è il pallore, e da' sembianti</l>
<l>di morte una pietà sì dolce spira,</l>
<l>ch'ammollì il cor che fu dur marmo inanti,</l>
<l>e 'l pianto scaturio di mezzo a l'ira.</l>
<l>Tu piangi, Soliman? tu, che distrutto</l>
<l>mirasti il regno tuo co 'l ciglio asciutto?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Ma come ei vede il ferro ostil che molle</l>
<l>fuma del sangue ancor del suo diletto,</l>
<l>la pietà cede, e l'ira avampa e bolle,</l>
<l>e le lagrime sue stagna nel petto.</l>
<l>Corre sovra Argillano e 'l ferro estolle,</l>
<l>parte lo scudo opposto, indi l'elmetto,</l>
<l>indi il capo e la gola; e de lo sdegno</l>
<l>di Soliman ben quel gran colpo è degno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>Nè di ciò ben contento, al corpo morto</l>
<l>già d'ogni onta sicuro anco fa guerra,</l>
<l>quasi mastin che 'l sasso, onde a lui porto</l>
<l>fu duro colpo, infellonito afferra.</l>
<l>Oh d'immenso dolor vano conforto</l>
<l>incrudelir ne l'insensibil terra!</l>
<l>Intanto il capitan da gli steccati</l>
<l>gli Arabi inermi avea spinti e fugati.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>Nè più gli ordin servar, nè più fermarsi</l>
<l>essi hanno ardir già indeboliti e stanchi,</l>
<l>già mancato il furore, onde mostràrsi</l>
<l>sovra l'usato lor feroci e franchi:</l>
<l>combatton lentamente, e vaghi e sparsi</l>
<l>cedono sempre ovunque urtino i Franchi;</l>
<l>solo di mille eletti uniti in quadra</l>
<l>forma serba anco il loco invitta squadra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>Arabi no, ma Turchi; e di loriche,</l>
<l>questi, e d'elmi e di scudi van coperti,</l>
<l>indomiti di corpo a le fatiche,</l>
<l>di spirto audaci e 'n tutti i casi esperti.</l>
<l>Fur questi già de le milizie antiche</l>
<l>di Solimano, e seco ne' deserti</l>
<l>passàr d'Arabia.................</l>
<l>................................</l></lg>
<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>Mentre in tal guisa al precipizio inchina</l>
<l>la fortuna de' barbari e la spene,</l>
<l>e vacilla così l'alta ruina,</l>
<l>che sol di pochi il braccio anco sostiene,</l>
<l>nova nube di polve ecco vicina</l>
<l>che folgori di guerra in grembo tiene,</l>
<l>ecco d'armi improvise uscir un lampo</l>
<l>che sbigottì de gli infedeli il campo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>Son cinquanta guerrier che 'n puro argento</l>
<l>spiegan la trionfal purpurea Croce.</l>
<l>Non io, se cento bocche e lingue cento</l>
<l>avessi, e ferrea lena e ferrea voce,</l>
<l>narrar potrei quel numero che spento</l>
<l>ne' primi assalti ha quel drapel feroce.</l>
<l>Cade l'Arabo imbelle, e 'l Turco invitto</l>
<l>resistendo e pugnando anco è trafitto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>Vincitrice la Morte in varia imago</l>
<l>scorre, e seco ha il pallor, la tema e 'l lutto</l>
<l>(miserabili forme), e intorno un lago</l>
<l>ondeggia con sanguigno orribil flutto.</l>
<l>Stato era il re giudeo quasi presago,</l>
<l>che 'l suo campo non volse arrischiar tutto</l>
<l>ma di quel parte ferma in su la vetta:</l>
<l>quinci il giudizio di fortuna aspetta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>86</head>
<l>E come prima egli ha veduto in piega</l>
<l>l'essercito maggior, suona a raccolta,</l>
<l>e con messi iterati instando prega</l>
<l>ed Argante e Clorinda a dar di volta.</l>
<l>La fiera coppia d'essequir ciò niega,</l>
<l>ebra di sangue e cieca d'ira e stolta;</l>
<l>pur cede al fine, e unite almen raccòrre</l>
<l>tenta le turbe e freno a' passi imporre.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>87</head>
<l>Ma chi dà legge al vulgo ed ammaestra</l>
<l>la viltate e 'l timor? La fuga è presa.</l>
<l>Altri gitta lo scudo, altri la destra</l>
<l>disarma; impaccio è 'l ferro, e non difesa.</l>
<l>Gli rincalza Raimondo, e per l'alpestra</l>
<l>strada non cessa di seguir l'impresa.</l>
<l>Grande è il tumulto, e si rivolge oscura</l>
<l>caligine di polve invèr le mura.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>88</head>
<l>Fatto in tanto il Soldan ciò ch'è concesso</l>
<l>fare a forza mortale, or più non puote;</l>
<l>tutto è sangue e sudore, e un grave e spesso</l>
<l>anelar gli ange il petto e i fianchi scuote.</l>
<l>Langue sotto lo scudo il braccio oppresso,</l>
<l>gira la destra il ferro in pigre rote:</l>
<l>spezza, e non taglia; e divenendo ottuso</l>
<l>perduto il brando omai di brando ha l'uso.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>89</head>
<l>Come sentissi tal, ristette in atto</l>
<l>d'uom che fra due sia dubbio, e 'n sè discorre</l>
<l>se morir debba, e di sì illustre fatto</l>
<l>con le sue mani altrui la gloria tòrre,</l>
<l>o pur, sopravanzando al suo disfatto</l>
<l>campo, la vita in sicurezza porre.</l>
<l>«Vinca al fin» disse «il fato, e questa mia</l>
<l>fuga il trofeo di sua vittoria sia.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>90</head>
<l>Veggia il nemico le mie spalle, e scherna</l>
<l>di novo ancora il nostro essilio indegno,</l>
<l>purchè di novo armato indi mi scerna</l>
<l>turbar sua pace 'l non mai stabil regno.</l>
<l>Non cedo io, no; fia memoria eterna</l>
<l>de le mie offese eterno anco il mio sdegno.</l>
<l>Risorgerò nemico ognor più crudo,</l>
<l>cenere anco sepolta e spirto ignudo.»</l></lg>
</div1>
<div1 type="canto"><head>Canto XII</head>
<lg type="ottava"><head>1</head>
<l>"Buona pezza è, signor, che 'n sè raggira</l>
<l>un non so che d'insolito e d'audace</l>
<l>la mia mente inquieta: o Dio l'inspira,</l>
<l>o Dio ciascun del suo desir si face.</l>
<l>Dormono i Franchi, or mezzo estinti mira</l>
<l>i lumi; io là n'andrò con ferro e face,</l>
<l>la machina arderò: voglio io che questo</l>
<l>effetto segua, il Ciel poi curi il resto. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>2</head>
<l>Stupisce Argante, e ripercosso il petto</l>
<l>da stimoli di gloria acuti sente.</l>
<l>"Tu là n'andrai, "rispose e me negletto</l>
<l>qui lascierai fra la volgare gente?</l>
<l>E da secura parte avrò diletto</l>
<l>mirare il fumo e la favilla ardente?</l>
<l>No, no: se fui ne l'armi a te consorte,</l>
<l>esser vuo' ne la gloria o ne la morte.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>3</head>
<l>Ho un core anch'io che 'l morir sprezza e crede</l>
<l>che ben si cambi con l'onor la vita. –</l>
<l>Diss'ella: "Ebbi io di te sempre tal fede,</l>
<l>sì il Ciel mi porga in sì grand'uopo aita.</l>
<l>Pur io femina sono, e nulla riede</l>
<l>mia morte in danno a la città smarrita;</l>
<l>ma se tu cadi (il Ciel sì tristi augùri</l>
<l>tolga), or chi fia che più difenda i muri? –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>4</head>
<l>Replicò il cavaliero: "Indarno adduci</l>
<l>al mio fermo voler fallaci scuse.</l>
<l>Seguirò l'orme tue, se mi conduci;</l>
<l>ma le precorrerò, se mi ricuse. –</l>
<l>Concordi al re ne vanno, il qual fra i duci</l>
<l>e fra i più saggi suoi gli accolse e chiuse.</l>
<l>Incominciò Clorinda: "O sire, attendi</l>
<l>a ciò che dir voglianti e 'n grado il prendi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>5</head>
<l>Argante qui (nè sarà vano il vanto)</l>
<l>quella machina eccelsa arder promette.</l>
<l>Io sarò seco, ed aspettiam sol tanto,</l>
<l>ch'ombra maggior sonno più saldo allette. –</l>
<l>Sollevò il re le palme, e un lieto pianto</l>
<l>giù per le crespe guancie a lui cadette;</l>
<l>e: "Lodato sia tu, "disse "ch'a i servi</l>
<l>tuoi volgi gli occhi e 'l regno anco mi servi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>6</head>
<l>Nè sì tosto cadrà, poscia che tali</l>
<l>destre e tal menti in sua difesa or sono.</l>
<l>Ma qual poss'io, coppia onorata, eguali</l>
<l>dare a' meriti vostri o laude o dono?</l>
<l>Laudi la fama voi con immortali</l>
<l>voci, e riempia tutta l'Asia il suono.</l>
<l>Premio v'è l'opra stessa, e premio in parte</l>
<l>vi fia del regno mio non poca parte. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>7</head>
<l>Sì parla il re canuto, e si restringe</l>
<l>or questo or quel teneramente al seno.</l>
<l>Il Soldan, ch'è presente e non infinge</l>
<l>la generosa invidia ond'egli è pieno,</l>
<l>disse: "Nè questa spada in van si cinge;</l>
<l>verravvi a paro o verrà dietro almeno. –</l>
<l>Non ricusàr l'alto compagno i due,</l>
<l>ond'ei fra tanto ardire il terzo fue.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>8</head>
<l>Soggiunse Asdente il mago: "Or non vi spiaccia</l>
<l>ch'aspetti il partir vostro ora più tarda,</l>
<l>sin ch'io di varie tempre un misto faccia</l>
<l>ch'a la machina ostil s'appigli e l'arda.</l>
<l>Oltra ch'esser potrà che parte giaccia</l>
<l>nel sonno allor la vigilante guarda. –</l>
<l>Ciò fu concluso, e 'n sua magion ciascuno</l>
<l>aspetta al suo partir tempo opportuno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>9</head>
<l>Depon Clorinda le sue spoglie inteste</l>
<l>d'oro e di lucido ostro e l'armi altere,</l>
<l>e prende un elmo non pomposo e veste</l>
<l>(infausto annunzio!) d'armi orride e nere,</l>
<l>però che stima agevolmente in queste</l>
<l>occulta andar fra le nemiche schiere.</l>
<l>È quivi Arsete eunuco, il qual fanciulla</l>
<l>nudrilla insin da che vagiva in culla,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>10</head>
<l>e per l'orme di lei l'antico fianco</l>
<l>d'ogn'intorno traendo, or la seguia.</l>
<l>Questi, ch'arme cangiar la vide ed anco</l>
<l>del gran rischio s'accorse ov'ella gìa,</l>
<l>s'affligge, e per lo crin che raro e bianco</l>
<l>in lei servendo ha fatto, e per la pia</l>
<l>memoria de' suo' offici instando prega</l>
<l>che cessi da l'impresa; ed ella niega.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>11</head>
<l>Ond'ei le disse al fin: "Poi che ritrosa</l>
<l>sì la tua mente nel suo mal s'indura</l>
<l>che nè mia stanca età, nè la pietosa</l>
<l>voglia, nè i prieghi miei, nè 'l pianto cura,</l>
<l>ti spiegherò più oltre, e saprai cosa</l>
<l>di tua condizion che t'era oscura;</l>
<l>seguirai poi tua voglia o mio consiglio. –</l>
<l>Ei segue, ed ella inalza attenta il ciglio.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>12</head>
<l>"Resse già l'Etiopia, e forse regge</l>
<l>Senapo ancor con fortunato impero:</l>
<l>del figliuol di Maria segue la legge,</l>
<l>che Tomaso lasciovvi, il popol nero.</l>
<l>Quivi io pagan fui schiavo e fui tra gregge</l>
<l>di donne avolto in feminil mestiero;</l>
<l>per ministro mi diede il re a la moglie</l>
<l>che bruna è sì, ma 'l bruno il bel non toglie.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>13</head>
<l>N'ardea il marito; e non minor che 'l foco</l>
<l>fosse d'amor, di gelosia fu il gelo.</l>
<l>Si va in guisa avanzando a poco a poco</l>
<l>nel tormentoso petto il folle zelo</l>
<l>che da ogni uomo l'asconde, e in chiuso loco</l>
<l>vorria celarla a' tanti occhi del cielo.</l>
<l>Ella, saggia ed umil, di ciò che piace</l>
<l>al suo signor fa suo diletto e pace.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>14</head>
<l>D'una pietosa istoria e di devote</l>
<l>figure la sua stanza avea distinta.</l>
<l>Vergine, bianca il bel volto e le gote</l>
<l>vermiglia, è quivi presso un serpe avinta.</l>
<l>Con l'asta il mostro un cavalier percote:</l>
<l>giace la fèra entro al suo sangue estinta.</l>
<l>Quivi sovente s'inginocchia, e spiega</l>
<l>le sue tacite colpe e piange e prega.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>15</head>
<l>Ingravidò fra tanto, e spose fuori</l>
<l>(e tu fosti colei) candida figlia.</l>
<l>Si turba; e de gli insoliti colori,</l>
<l>quasi d'un novo mostro, ha maraviglia.</l>
<l>Ma perchè il re conosce e i suoi furori,</l>
<l>celargli il parto al fin si riconsiglia,</l>
<l>ch'egli avria dal candor che 'n te si vede</l>
<l>argomentato in lei non bianca fede.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>16</head>
<l>Piangendo a me ti porse, e mi commise</l>
<l>ch'io lontana a nudrir ti conducessi.</l>
<l>Chi può dire il suo affanno, e 'n quante guise</l>
<l>lagnassi e raddoppiò gli estremi amplessi?</l>
<l>Bagnò i baci di pianto, e fur divise</l>
<l>le sue querele da i singulti spessi.</l>
<l>Levò al fin gli occhi, e disse: «O Dio, che scerni</l>
<l>l'opre più occulte e nel mio cor t'interni,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>17</head>
<l>se puro è questo col, se sono intatte</l>
<l>queste mie membra e 'l marital mio letto,</l>
<l>non prego ora io per me: mille altre ho fatte</l>
<l>malvagità, son vile al tuo cospetto;</l>
<l>salva il parto innocente, al quale il latte</l>
<l>nega la madre del materno petto.</l>
<l>Viva, e sol d'onestate a me somigli;</l>
<l>l'essempio di fortuna altronde pigli.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>18</head>
<l>Tu, celeste guerrier, che la donzella</l>
<l>togliesti del dragone a gli empi morsi,</l>
<l>s'accesi ne' tuo' altari umil facella,</l>
<l>s'aura o incenso odorato unqua ti porsi,</l>
<l>per lei prega ed impetra, e fida ancella</l>
<l>possa in ogni fortuna a te raccòrsi.»</l>
<l>Qui tacque; e 'l cor le si rinchiuse e strinse,</l>
<l>e di pallida morte si dipinse.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>19</head>
<l>Io piangendo ti tolsi, e 'n breve cesta</l>
<l>fuor ti portai, fra fiori e frondi avolta:</l>
<l>ti celai da ciascun, nè pur di questa</l>
<l>arte gentil suspizion fu tolta.</l>
<l>Vòmene sconosciuto; e per foresta</l>
<l>caminando di piante orrida e folta,</l>
<l>veggio una tigre, che minaccie ed ire</l>
<l>avea ne gl'occhi, incontra me venire.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>20</head>
<l>Sovra un tronco io ricovro e te su l'erba</l>
<l>lascio, tanta paura il cor mi prese.</l>
<l>Giunse l'orribil fèra, e la superba</l>
<l>testa volgendo, in te lo sguardo intese.</l>
<l>Mansuefece, e raddolcio l'acerba</l>
<l>vista e ne l'atto placida si rese:</l>
<l>lenta ti s'avicina e ti fa vezzi</l>
<l>con la lingua, e tu ridi e l'accarezzi:</l></lg>
<lg type="ottava"><head>21</head>
<l>ed ischerzando seco, al fero muso</l>
<l>la pargoletta man secura stendi.</l>
<l>Ti porge ella le mamme e, come è l'uso</l>
<l>di nutrice, s'adatta, e tu le prendi.</l>
<l>Rimiro intanto io timido e confuso,</l>
<l>sì come uom suol novi prodigi orrendi.</l>
<l>Come del latte suo sazia la belva</l>
<l>ti vede, indi si parte e si rinselva.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>22</head>
<l>Io giù discendo e ti ricolgo, e torno</l>
<l>là 've prima eran dritti i passi miei,</l>
<l>ed in un picciol borgo al fin soggiorno</l>
<l>presi, e celata ivi nutrir ti fei.</l>
<l>Vi stetti insin che 'l sol correndo intorno</l>
<l>portò a i mortali ed otto mesi e sei.</l>
<l>Tu con lingua di latte anco snodavi</l>
<l>voci indistinte, e incerte orme segnavi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>23</head>
<l>Ma sendo io colà giunto, ove dechina</l>
<l>l'etate omai cadente a la vecchiezza,</l>
<l>ricco e sazio de l'or che la reina</l>
<l>nel partir diemmi con regale ampiezza,</l>
<l>ne la patria raccòr la peregrina</l>
<l>vita da i lunghi errori ebbi vaghezza:</l>
<l>viver di me signor, come l'interno</l>
<l>detta, e temprare al proprio foco il verno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>24</head>
<l>Partomi e vèr l'Egitto onde son nato,</l>
<l>te meco conducendo, il corso invio.</l>
<l>Ad un torrente giungo, e riserrato</l>
<l>quinci da i ladri son, quindi dal rio.</l>
<l>Che debbo far? te, dolce peso amato,</l>
<l>lasciar non voglio, e di campar desio.</l>
<l>Mi gitto a nuoto, ed una man ne viene</l>
<l>rompendo l'onda e te l'altra sostiene.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>25</head>
<l>Rapidissimo è il corso, e 'n mezzo l'onda</l>
<l>in se medesma si ripiega e gira;</l>
<l>ma, giunto ove più volge e più profonda,</l>
<l>in cerchio ella mi torce e giù mi tira.</l>
<l>Ti lasso io, ma ti leva e ti seconda</l>
<l>l'acqua, e secondo a l'acqua il vento spira,</l>
<l>e t'espon salva in su la molle arena;</l>
<l>stanco, anelando, io poi vi giungo a pena.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>26</head>
<l>Lieto ti prendo; e poi la notte, quando</l>
<l>m'avea le luci il cupo sonno ascose,</l>
<l>veggio in sogno un guerrier che minacciando</l>
<l>a me su 'l volto il ferro ignudo pose.</l>
<l>Imperioso parla: «Io ti commando</l>
<l>ciò che la madre sua primier t'impose:</l>
<l>che battezzi l'infante; ella è diletta</l>
<l>dal Cielo, e la sua cura a me s'aspetta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>27</head>
<l>Io la guardo e difendo, io spirto diedi</l>
<l>d'umanità a le fère e mente a l'acque.</l>
<l>Misero te s'al sogno tuo non credi,</l>
<l>ch'è del Ciel messaggiero.» E qui si tacque.</l>
<l>Svegliaimi e sorsi, e di là mossi i piedi</l>
<l>come del giorno il primo raggio nacque;</l>
<l>ma perchè mia fè vera e l'ombre false</l>
<l>stimai, di tuo battesmo a me non calse,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>28</head>
<l>nè de i preghi materni; onde nutrita</l>
<l>pagana fosti, e 'l vero a te celai.</l>
<l>Crescesti, e 'n arme valorosa ardita</l>
<l>vincesti il sesso e la natura assai;</l>
<l>fama e terre acquistasti, e qual tua vita</l>
<l>sia stata poscia tu medesma il sai;</l>
<l>e sai non men che servo insieme e padre</l>
<l>seguita io t'ho tra bellicose squadre.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>29</head>
<l>Ier poi su l'alba a la mia mente oppressa</l>
<l>d'alta quiete e simile a la morte,</l>
<l>nel sonno s'offerì l'imago istessa,</l>
<l>ma in più turbata vista e 'n suon più forte:</l>
<l>«Ecco,» dicea «fellon, l'ora s'appressa</l>
<l>che Clorinda cangiar de' vita e sorte:</l>
<l>mia sarà mal tuo grado, e tuo fia il duolo.»</l>
<l>Ciò disse, e se n'andò per l'aria a volo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>30</head>
<l>Senti dunque ora tu che 'l Ciel minaccia</l>
<l>a te, diletta mia, strani accidenti.</l>
<l>Non so; forse adivien che là su spiaccia</l>
<l>ch'altri impugni la fè de' suoi parenti.</l>
<l>Forse è la vera fede. Ah! giù ti piaccia</l>
<l>depor quest'arme, e questi spirti ardenti. –</l>
<l>Qui tace e piange; ed ella pensa e teme,</l>
<l>ch'un altro simil sogno il cor le preme.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>31</head>
<l>Rasserenando il volto, al fin gli dice:</l>
<l>"Quella fè seguirò che vera or parmi</l>
<l>e che co 'l latte tu de la nutrice</l>
<l>sugger mi festi e che vuoi dubbia or farmi;</l>
<l>nè per temenza lasciarò, nè lice</l>
<l>a magnanimo cor, l'impresa e l'armi,</l>
<l>non se la morte nel più fier sembiante</l>
<l>che sgomenti i mortali avessi inante.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>32</head>
<l>Poscia il consola; e perchè il tempo giunge</l>
<l>ch'ella deve ad effetto il vanto porre,</l>
<l>parte e co' due guerrier si ricongiunge</l>
<l>i quai si voglion seco al rischio esporre.</l>
<l>Con lor s'aduna Asdente, e instiga e punge</l>
<l>quella virtù che per se stessa corre;</l>
<l>e lor porge di solfo e di bitumi</l>
<l>tre palle, e 'n cavo rame ascosi i lumi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>33</head>
<l>Escon notturni e piani, e per lo colle</l>
<l>uniti vanno a passo lungo e spesso;</l>
<l>ove di torre in guisa al ciel s'estolle</l>
<l>la machina nemica omai son presso.</l>
<l>Lor s'infiamman gli spirti, e 'l cor ne bolle</l>
<l>nè può tutto capir dentro a se stesso:</l>
<l>gli invita al foco, al sangue, un fero sdegno.</l>
<l>Grida la guarda, e lor domanda il segno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>34</head>
<l>Essi van cheti inanti, onde la guarda</l>
<l>"A l'arme! a l'arme! "in alto suon raddoppia.</l>
<l>Corre e vola Clorinda, e non è tarda</l>
<l>a seguir lei la generosa coppia.</l>
<l>In quel modo che fulmine o bombarda</l>
<l>co 'l lampeggiar tuona in un punto e scoppia,</l>
<l>movere ed arrivar, ferir lo stuolo,</l>
<l>aprirlo e penetrar, fu un punto solo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>35</head>
<l>E forza è pur che fra mill'armi e mille</l>
<l>percosse il lor disegno al fin riesca.</l>
<l>Scoprìr i chiusi lumi, e le faville</l>
<l>s'appreser tosto a l'accensibil esca,</l>
<l>ch'a i legni poi l'avolse e compartille.</l>
<l>Chi può dir come serpa e come cresca</l>
<l>già da più lati il foco? e come folto</l>
<l>turbi il fumo a le stelle il puro volto?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>36</head>
<l>Vedi globi di fiamme oscure e miste</l>
<l>fra le rote del fumo in ciel girarsi.</l>
<l>Il vento soffia, e vigor fa ch'acquiste</l>
<l>l'incendio e 'n un raccolga i fochi sparsi.</l>
<l>Ferì il gran lume e sbigottì le viste</l>
<l>de' Franchi, e tutti al suon de l'arme armàrsi.</l>
<l>La mole immensa e sì temuta in guerra</l>
<l>cade, e breve ora opre sì lunghe atterra.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>37</head>
<l>Due squadre di cristiani intanto al loco</l>
<l>dove sorge l'incendio accorron pronte.</l>
<l>Minaccia Argante: "Io spegnerò quel foco</l>
<l>co 'l vostro sangue, e volge lor la fronte.</l>
<l>Pur ristretto a' compagni, a poco a poco</l>
<l>cede, e raccoglie i passi a sommo il monte.</l>
<l>Cresce più che torrente a lunga pioggia</l>
<l>la turba, e gli rincalza e con lor poggia.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>38</head>
<l>Aperta è la gran porta, e quivi tratto</l>
<l>è il re, ch'armato il popol suo circonda,</l>
<l>per potere i guerrier da sì gran fatto</l>
<l>raccòrre, ove fortuna abbian seconda.</l>
<l>Saltano i tre su 'l limitare, e ratto</l>
<l>diretto ad essi il franco stuol v'inonda;</l>
<l>ma li respinge Solimano; e chiude</l>
<l>le porte Argante, e sol Clorinda esclude.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>39</head>
<l>Escluse sola lei perchè in quell'ora</l>
<l>ch'egli serrò le porte ella si mosse,</l>
<l>e corse ardente e incrudelita fuora</l>
<l>per punire Arbilan che la percosse.</l>
<l>Punillo; e i suoi compagni avisti ancora</l>
<l>non s'eran pur ch'ella con lor non fosse,</l>
<l>chè la pugna e la calca e l'aer denso</l>
<l>a i cor togliea la cura, a gl'occhi il senso.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>40</head>
<l>Ma poscia ch'ella intepidì l'irata</l>
<l>mente nel colui sangue e 'n sè rivenne,</l>
<l>vide chiuse le porte e intorniata</l>
<l>sè da nemici, e morta esser si tenne.</l>
<l>Pur veggendo che 'n essa alcun non guata,</l>
<l>nova arte di salvarsi la sovenne.</l>
<l>Di lor gente s'infinge, e fra gli ignoti</l>
<l>cheta s'avolge; e non è chi la noti.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>41</head>
<l>Poi come lupo tacito s'imbosca</l>
<l>dopo occulto misfatto e si desvia,</l>
<l>da la confusion, da l'aria fosca</l>
<l>favorita e nascosa, ella sen gìa.</l>
<l>Solo Tancredi avien che la conosca:</l>
<l>egli quivi sorgiunto è poco pria;</l>
<l>vi giunse allor ch'ella Arbilano uccise:</l>
<l>vide e segnolla; or dietro a lei si mise.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>42</head>
<l>Vuol ne l'arme provarla: un uom la stima</l>
<l>degno a cui sua virtù si paragone.</l>
<l>Va girando colei l'alpestre cima</l>
<l>verso altra porta, ove d'entrar dispone.</l>
<l>Segue egli impetuoso, onde assai prima</l>
<l>che giunga, in guisa avien che d'armi suone,</l>
<l>ch'ella si volge e grida: "O tu, che porte,</l>
<l>che corri sì? "Risponde: "E guerra e morte. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>43</head>
<l>"Guerra e morte avrai; "disse "io non rifiuto</l>
<l>darlati, se la cerchi –, e ferma attende.</l>
<l>Non vuol Tancredi, che pedon veduto</l>
<l>ha il suo nemico, usar cavallo, e scende.</l>
<l>E tragge l'uno e l'altro il ferro acuto,</l>
<l>ed aguzza l'orgoglio e l'ire accende.</l>
<l>..................................</l>
<l>..................................</l></lg>
<lg type="ottava"><head>44</head>
<l>Degne d'un chiaro sol, degne d'un pieno</l>
<l>teatro, opre sarian sì memorande.</l>
<l>Notte, che nel tuo fosco ed alto seno</l>
<l>chiudesti e ne l'oblio fatto sì grande,</l>
<l>piacciati ch'io ne 'l tragga e 'n bel sereno</l>
<l>a le future età lo spieghi e mande.</l>
<l>Viva la fama loro, e la memoria</l>
<l>splenda del fosco tuo tra la lor gloria.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>45</head>
<l>Non schivar, non parar, non ritirarsi</l>
<l>voglion costor, nè qui destrezza ha parte.</l>
<l>Non fanno i colpi or finti or pieni or scarsi:</l>
<l>toglie l'ombra e 'l furor l'uso de l'arte.</l>
<l>Co 'l brando il brando e con lo scudo urtarsi</l>
<l>senti lo scudo, il piè d'orma non parte;</l>
<l>sempre è il piè fermo e la man sempre è in moto,</l>
<l>nè scende taglio in van, nè punta a vòto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>46</head>
<l>L'onta irrita lo sdegno a la vendetta,</l>
<l>e la vendetta poi l'onta rinova;</l>
<l>così sempre al ferir, sempre a la fretta</l>
<l>stimol novo s'aggiunge e cagion nova.</l>
<l>D'or in or più si mesce e più ristretta</l>
<l>si fa la pugna, e spada oprar non giova:</l>
<l>dansi coi pomi, e infelloniti e crudi</l>
<l>cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>47</head>
<l>Clorinda il guerrier prese e rilegollo</l>
<l>con le robuste braccia, e i fianchi strinse.</l>
<l>Si scosse quegli, e con la destra il collo</l>
<l>le presse e co 'l suo piede il piè le spinse.</l>
<l>La fortissima donna non diè crollo;</l>
<l>ma, malgrado di lui, da lui si scinse.</l>
<l>Poscia il ripiglia; ed ei seconda e cede,</l>
<l>ch'atterrar lei co 'l di lei sforzo crede.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>48</head>
<l>L'un l'altro mira, e del suo corpo essangue</l>
<l>su 'l pomo de la spada appoggia il peso.</l>
<l>Già de l'ultima stella il raggio langue</l>
<l>al primo albor ch'è in oriente acceso.</l>
<l>Mira Tancredi che più sparso ha sangue</l>
<l>il suo nemico, e ch'egli è meno offeso.</l>
<l>Ne gode e superbisce. Oh nostra folle</l>
<l>mente ch'ogn'aura di fortuna estolle!</l></lg>
<lg type="ottava"><head>49</head>
<l>Misero! di che godi? oh come mesti</l>
<l>fiano i trionfi ed infelice il vanto!</l>
<l>Gli occhi tuoi pagheran (se in vita resti)</l>
<l>di quel sangue ogni stilla un mar di pianto.</l>
<l>Così tacendo e rimirando, questi</l>
<l>sanguinosi guerrier stettero alquanto.</l>
<l>Ruppe il silenzio al fin Tancredi e disse,</l>
<l>perchè 'l nemico suo gli si scoprisse:</l></lg>
<lg type="ottava"><head>50</head>
<l>"Nostra sventura è ben che qui s'impieghi</l>
<l>tanto valor, dove silenzio il copra.</l>
<l>Ma poi che sorte rea vien che ci nieghi</l>
<l>e lode e testimon degno de l'opra,</l>
<l>pregoti (se fra l'arme han loco i prieghi)</l>
<l>che 'l tuo nome e 'l tuo stato a me tu scopra,</l>
<l>acciò ch'io sappia, o vinto o vincitore,</l>
<l>chi la mia morte o la vittoria onore.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>51</head>
<l>Risponde la feroce: "Indarno chiedi</l>
<l>ciò ch'è costume mio non far palese.</l>
<l>Ma chiunque io mi sia, tu inanzi vedi</l>
<l>un di que' tre che l'alto incendio accese. –</l>
<l>Arse di cruccio a quel parlar Tancredi,</l>
<l>e: "In mal punto il dicesti; "indi riprese</l>
<l>"tuo dire, e tuo tacer di par m'alletta,</l>
<l>barbaro discortese, a la vendetta. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>52</head>
<l>Torna l'ira ne' cori, e gli trasporta</l>
<l>benchè deboli in guerra. Oh fiera pugna,</l>
<l>u' l'arte in bando, u' già la forza è morta,</l>
<l>ove, in vece, d'entrambi il furor pugna!</l>
<l>Oh che sanguigna e spaziosa porta</l>
<l>fa l'una e l'altra spada ovunque giugna,</l>
<l>ne l'armi e ne le carni! e se la vita</l>
<l>non esce, sdegno tienla al petto unita.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>53</head>
<l>Sì come il mar, benchè Aquilone o Noto</l>
<l>cessi, che tutto prima il volse e scosse,</l>
<l>non s'accheta però, ma 'l suono e 'l moto</l>
<l>ritien de l'onde anco agitate e grosse,</l>
<l>così, se ben co 'l sangue è 'l vigor vòto</l>
<l>che quelle forti braccia a i colpi mosse,</l>
<l>serbano ancor l'impeto primo, e vanno</l>
<l>da quel sospinti a giunger danno a danno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>54</head>
<l>Ma ecco omai l'ora fatale è giunta</l>
<l>che 'l viver di Clorinda al suo fin deve.</l>
<l>Spinge egli il ferro entro 'l bel sen di punta</l>
<l>che vi s'immerge e 'l sangue avido beve;</l>
<l>e la giuba, che d'or vago trapunto</l>
<l>le mamelle stringea tenera e leve,</l>
<l>l'empie d'un caldo fiume. Ella si sente</l>
<l>finire, e 'l piè le manca egro e languente.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>55</head>
<l>Segue quei la vittoria, e la trafitta</l>
<l>vergine minacciando incalza e preme.</l>
<l>Ella, mentre cadea, la voce afflitta</l>
<l>movendo, disse le parole estreme;</l>
<l>parole ch'a lei novo un spirto ditta,</l>
<l>spirto di fè, di carità, di speme:</l>
<l>fede ch'or Dio le infonde, e se rubella</l>
<l>vivendo fu, la vuole in morte ancella.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>56</head>
<l>"Amico, hai vinto: io ti perdon... perdona</l>
<l>tu, non già al corpo, che più nulla or pave,</l>
<l>a l'alma sì; deh per lei prega, e dona</l>
<l>battesmo a me ch'ogni sua macchia lave. –</l>
<l>In queste voci languide risuona</l>
<l>un non so che di flebile e soave</l>
<l>ch'al cor gli serpe ed ogni sdegno ammorza,</l>
<l>e gli occhi a lagrimar gli alletta e sforza.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>57</head>
<l>Non lontano di là dal sen del monte</l>
<l>scaturia mormorando un picciol rio.</l>
<l>Quivi egli accorre, e l'elmo empie nel fonte,</l>
<l>e torna mesto al grande offizio e pio.</l>
<l>Tremar sentì la man, mentre la fronte</l>
<l>non conosciuta ancor sciolse e scoprio.</l>
<l>La vide e la conobbe, e restò senza</l>
<l>e voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!</l></lg>
<lg type="ottava"><head>58</head>
<l>Non morì già, chè 'n quel gran punto accolse</l>
<l>sue virtù tutte e 'n guardia al cor le mise,</l>
<l>e premendo il suo affanno a dar si volse</l>
<l>vita con l'acqua a chi co 'l ferro uccise.</l>
<l>Mentre egli il suon de' sacri detti sciolse,</l>
<l>colei di gioia trasmutossi, e rise;</l>
<l>e 'n atto di morir lieto e vivace</l>
<l>dir parea: «S'apre il Cielo; io vado in pace.»</l></lg>
<lg type="ottava"><head>59</head>
<l>D'un bel pallore ha il bianco volto asperso,</l>
<l>come a i gigli sarian miste viole.</l>
<l>Fisa ella gli occhi al cielo, e 'n lei converso</l>
<l>sembra per la pietate il cielo e 'l sole;</l>
<l>e la man nuda e fredda alzando verso</l>
<l>il cavaliero in vece di parole</l>
<l>gli dà il pegno di pace. In questa forma</l>
<l>passa la bella donna, e par che dorma.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>60</head>
<l>Come l'alma gentile uscita ei vede,</l>
<l>rallentò quel vigor ch'avea raccolto;</l>
<l>e 'n poter tutto e 'n abbandon si diede</l>
<l>al duol che crebbe impetuoso e stolto,</l>
<l>ch'al cor si strinse e, chiusa in breve sede</l>
<l>la vita, empiè di morte i sensi e 'l volto.</l>
<l>Già simile a l'estinto il vivo langue</l>
<l>al colore, al silenzio, a gl'atti, al sangue.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>61</head>
<l>E ben la vita sua dogliosa e schiva,</l>
<l>spezzando a forza il suo ritegno frale,</l>
<l>seguito allor de la celeste e diva</l>
<l>anima co 'l suo volo avrebbe l'ale;</l>
<l>ma quivi un stuol de' Franchi a caso arriva,</l>
<l>cui trae bisogno d'acqua o d'altro tale,</l>
<l>che con la donna il cavalier ne porta,</l>
<l>in sè mal vivo e morto in lei ch'è morta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>62</head>
<l>"Io vivo? io spiro ancora? e gli odiosi</l>
<l>rai miro ancor di questo infausto die?</l>
<l>Dì testimon de' miei misfatti ascosi,</l>
<l>che rimprovera a me le colpe mie!</l>
<l>Ahi! man timida e lenta, or chè non osi,</l>
<l>tu che sai tutte del ferir le vie,</l>
<l>tu, ministra di morte empia ed infame,</l>
<l>di questa vita rea troncar lo stame?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>63</head>
<l>Passa pur questo petto, e fieri scempi</l>
<l>co 'l tuo ferro fedel fa' del mio core.</l>
<l>Forse no 'l fai stimando, usata a gli empi</l>
<l>fatti, pietà dar morte al mio dolore.</l>
<l>Dunque io vivrò fra i memorandi essempi</l>
<l>misero mostro d'infelice amore:</l>
<l>misero mostro, a cui sol pena è degna</l>
<l>de l'immensa impietà la vita indegna.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>64</head>
<l>Vivrò fra i miei tormenti e le mie cure,</l>
<l>mie giuste furie, forsennato, errante;</l>
<l>paventarò l'ombre solinghe e scure</l>
<l>che 'l primo error mi recheranno inante,</l>
<l>e del ciel che scoprì le mie sventure</l>
<l>a schivo ed in orrore avrò il sembiante.</l>
<l>Temerò me medesmo, e da me stesso</l>
<l>sempre fuggendo avrò me sempre appresso.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>65</head>
<l>Ma dove, oh lasso me!, dove restaro</l>
<l>le reliquie del corpo e bello e casto?</l>
<l>Ciò che 'n lui salvo i miei furor lasciaro,</l>
<l>dal furor de le fère or forse è guasto.</l>
<l>Ahi troppo nobil preda! ahi dolce e caro</l>
<l>troppo e pur troppo prezioso pasto!</l>
<l>ahi sfortunato! in cui l'ombra e le selve</l>
<l>irritaron me prima e poi le belve.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>66</head>
<l>Io pur verrò dove voi sète; e voi</l>
<l>meco avrò, stanco sète, amate spoglie.</l>
<l>Ma s'egli avien che i vaghi membri suoi</l>
<l>stati sian cibo di ferine voglie,</l>
<l>vuo' che la bocca istessa anco me ingoi,</l>
<l>e 'l ventre chiuda me che lor raccoglie.</l>
<l>Onorata per me tomba, e felice</l>
<l>ovunque sia, s'esser con lor mi lice. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>67</head>
<l>Così parla quel misero, e gli è detto</l>
<l>ch'ivi quel corpo avean per cui si duole:</l>
<l>rischiarar parve il tenebroso aspetto,</l>
<l>qual le nubi il balen che passi e vóle;</l>
<l>e da i riposi sollevò del letto</l>
<l>l'inferma de le membra e tarda mole,</l>
<l>e traendo a gran pena il fianco e 'l lasso</l>
<l>piede, là volse vacillando il passo.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>68</head>
<l>Ma come giunse e vide in quel bel seno,</l>
<l>opera di sua man, l'empia ferita,</l>
<l>e quasi un ciel notturno anco sereno</l>
<l>senza splendor la faccia scolorita,</l>
<l>tremò così che ne cadea, se meno</l>
<l>vicina a sostenerlo era l'aita.</l>
<l>Poi disse: "Oh viso che puoi far la morte</l>
<l>dolce, ma raddolcir non puoi mia sorte!</l></lg>
<lg type="ottava"><head>69</head>
<l>Oh bella destra che 'l soave pegno</l>
<l>d'amicizia e di pace a me porgesti!</l>
<l>quali or, lasso!, vi trovo? e qual ne vegno?</l>
<l>E voi, leggiadre membra, or non son questi</l>
<l>del mio ferino e scelerato sdegno</l>
<l>vestigi miserabili e funesti?</l>
<l>Ahi non men che la man luci spietate:</l>
<l>essa le piaghe fe', voi le mirate!</l></lg>
<lg type="ottava"><head>70</head>
<l>Asciutte le mirate? or corra, dove</l>
<l>niega d'andar il pianto, il sangue mio. –</l>
<l>Qui troncò le parole, e come il move</l>
<l>suo disperato di morir desio,</l>
<l>squarcia le fascie e le ferite, e piove</l>
<l>da le sue piaghe essacerbate un rio;</l>
<l>e s'uccidea, ma quella doglia acerba,</l>
<l>co 'l trarlo di se stesso, in vita il serba.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>71</head>
<l>Portàrlo al letto, e l'anima fugace</l>
<l>fu richiamata a i suo' odiosi offici.</l>
<l>Ma già la fama garrula non tace</l>
<l>l'aspre sue angoscie e i suoi casi infelici.</l>
<l>Vi tragge il pio Goffredo, e la verace</l>
<l>turba v'accorre de' più degni amici.</l>
<l>Ma nè grave ammonir, nè pregar dolce</l>
<l>l'ostinato de l'alma affanno molce.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>72</head>
<l>Come in membro gentil piaga mortale</l>
<l>tocca s'inaspra e 'n lei cresce il dolore,</l>
<l>tal da i dolci conforti in sì gran male</l>
<l>più inacerbisce medicato il core.</l>
<l>....................................</l>
<l>....................................</l>
<l>....................................</l>
<l>....................................</l></lg>
<lg type="ottava"><head>73</head>
<l>"O Tancredi, Tancredi, o da te stesso</l>
<l>troppo diverso e da' principi tuoi,</l>
<l>chi sì t'assorda? e qual nuvol sì spesso</l>
<l>di cecità fa che veder non puoi?</l>
<l>Questa sciagura tua del Cielo è un messo;</l>
<l>non vedi lui? non odi i detti suoi?</l>
<l>che ti sgrida e richiama a la smarrita</l>
<l>strada che pria segnasti e te l'addita?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>74</head>
<l>A gli atti del primiero offizio degno</l>
<l>di campione di Cristo ei ti rappella,</l>
<l>che lasciasti per farti (ahi cambio indegno)</l>
<l>drudo di donna, e donna a Dio rubella.</l>
<l>Seconda avversità, pietoso sdegno</l>
<l>con leve sferza di là su flagella</l>
<l>tue folli colpe, e fa di tua salute</l>
<l>te medesmo ministro; e tu 'l rifiute?</l></lg>
<lg type="ottava"><head>75</head>
<l>Rifiuti dunque, ahi sconoscente!, il dono</l>
<l>del Ciel salubre e 'n contra a lui t'adiri?</l>
<l>Misero, dove corri in abbandono</l>
<l>a i tuoi sfrenati e rapidi martìri?</l>
<l>Sei giunto, e pendi già cadente e prono</l>
<l>su 'l precipizio eterno; e tu no 'l miri?</l>
<l>Miralo, prego, e te raccogli, e frena</l>
<l>quel dolor ch'a morir doppio ti mena.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>76</head>
<l>Tacque, e 'n colui de l'un morir la tema</l>
<l>puote de l'altro intepidir la voglia.</l>
<l>Nel cor dà luogo a que' conforti, e scema</l>
<l>l'impeto interno de l'intensa doglia,</l>
<l>ma non così ch'ad or ad or non gema</l>
<l>e che la lingua a lamentar non scioglia.</l>
<l>......................................</l>
<l>......................................</l></lg>
<lg type="ottava"><head>77</head>
<l>Lei nel partir, lei nel tornar del sole,</l>
<l>chiama con voce stanca, e prega e plora,</l>
<l>come usignuol cui 'l villan duro invole</l>
<l>dal nido i figli non pennuti ancora,</l>
<l>che 'n miserabil canto afflitte e sole</l>
<l>piange le notti, e n'empie i boschi e l'òra.</l>
<l>Al fin co 'l novo dì rinchiude alquanto</l>
<l>gli occhi, ed il sonno in lor serpe fra 'l pianto.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>78</head>
<l>Ed ecco in sogno di stellata veste</l>
<l>cinta gli appar la sospirata amica:</l>
<l>bella assai più, ma lo splendor celeste</l>
<l>orna e non toglie la notizia antica;</l>
<l>e con dolce atto di pietà le meste</l>
<l>luci par che gli asciughi, e così dica:</l>
<l>«Mira come son bella e come lieta,</l>
<l>fedel mio caro, e 'n me tuo duolo acqueta.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>79</head>
<l>Tale son, tua mercè: tu me da' vivi</l>
<l>del mortal mondo, per error, togliesti;</l>
<l>in grembo a Dio fra gli immortali e divi,</l>
<l>per pietà, degna di salir mi festi.</l>
<l>Quivi io beata amando godo, e quivi</l>
<l>spero che per te luogo anco s'appresti,</l>
<l>ove al gran Sole e ne l'eterno die</l>
<l>vagheggiarai le sue bellezze e mie.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>80</head>
<l>Se tu medesmo non t'invidii il Cielo</l>
<l>e non travii co 'l vaneggiar de' sensi,</l>
<l>vivi e sappi ch'io t'amo, e non te 'l celo,</l>
<l>quanto più creatura amar conviensi.»</l>
<l>Così dicendo, fiammeggiò di zelo</l>
<l>per gli occhi fuor del mortal uso accensi;</l>
<l>poi nel profondo de' suoi rai si chiuse</l>
<l>e sparve, e novo in lui conforto infuse.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>81</head>
<l>Consolato ei si desta e si rimette</l>
<l>de' medicanti a la discreta aita;</l>
<l>fra tanto sepellir fa le dilette</l>
<l>membra ch'informò già la nobil vita.</l>
<l>E se non fu di ricche pietre elette</l>
<l>la tomba e da man dedala scolpita,</l>
<l>fu scelto almeno il sasso, e chi gli diede</l>
<l>figura, quanto il tempo ivi concede.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>82</head>
<l>Quivi da faci in lungo ordine accese</l>
<l>con nobil pompa accompagnar la feo,</l>
<l>e le sue armi, a un nudo pin sospese,</l>
<l>sovra vi spiega in forma di trofeo.</l>
<l>Ma come mover pria le membra offese</l>
<l>non ancor sano il cavalier poteo,</l>
<l>pieno di riverenza e di pietate</l>
<l>visitò le sepolte ossa onorate.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>83</head>
<l>Giunto a la tomba, ove al suo spirto vivo</l>
<l>dolorosa prigion il Ciel prescrisse,</l>
<l>di color, di calor, di moto privo,</l>
<l>già marmo in vista, al marmo il volto affisse.</l>
<l>Al fin, sgorgando un lagrimoso rivo,</l>
<l>in un languido: "oimè! "proruppe, e disse:</l>
<l>"O sasso amato tanto, amaro tanto,</l>
<l>che dentro hai le mie fiamme e fuori il pianto,</l></lg>
<lg type="ottava"><head>84</head>
<l>non di morte sei tu, ma di vivaci</l>
<l>ceneri albergo, ov'è nascoso Amore.</l>
<l>Sento dal freddo tuo l'usate faci,</l>
<l>men dolci sì, ma non men calde al core.</l>
<l>Deh! prendi i miei sospiri, e questi baci</l>
<l>prendi ch'io bagno di doglioso umore;</l>
<l>e dagli tu, poi ch'io non posso, almeno</l>
<l>a le amate reliquie c'hai nel seno.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>85</head>
<l>Dagli lor tu, chè se mai gli occhi gira</l>
<l>l'anima bella a le sue belle spoglie,</l>
<l>tua pietate e mio ardir non avrà in ira,</l>
<l>ch'odio e sdegno là su non si raccoglie.</l>
<l>Perdona ella il mio fallo, e sol respira</l>
<l>in questa speme il cor fra tante doglie.</l>
<l>Sa ch'empia è sol la mano, e non l'è noia</l>
<l>che, s'amando lei vissi, amando moia.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>86</head>
<l>Ed amando morrò: felice giorno</l>
<l>quando che sia; ma più felice molto,</l>
<l>se come or vado errando a te d'intorno,</l>
<l>allor sarò dentro al tuo grembo accolto.</l>
<l>Faccian l'anime amiche in un soggiorno,</l>
<l>sia l'un cenere e l'altro insieme avolto;</l>
<l>ciò che 'l viver non ebbe, abbia la morte.</l>
<l>.......................................</l></lg>
<lg type="ottava"><head>87</head>
<l>Del caso reo confusamente intanto</l>
<l>si mormorò ne la rinchiusa terra.</l>
<l>Poi s'accerta e divolga, e 'n ogni canto</l>
<l>de la città smarrita il romor erra</l>
<l>misto di gridi e di femineo pianto;</l>
<l>non altrimente che se presa in guerra</l>
<l>tutta ruini, e 'l foco e i nemici empi</l>
<l>volino per le case e per li tempi.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>88</head>
<l>Ma tutti gli occhi Arsete in sè rivolve,</l>
<l>miserabil di gemito e d'aspetto,</l>
<l>che come gli altri in lagrime non solve</l>
<l>il duol, chè troppo è d'indurato affetto;</l>
<l>ma la canizie sordida di polve</l>
<l>si sparge e brutta, e fiede il volto e 'l petto.</l>
<l>Or mentre intente in lui le turbe sono,</l>
<l>va in mezzo Argante: e parla in cotal suono.</l></lg>
<lg type="ottava"><head>89</head>
<l>"Odi, Gierusalem, ciò che prometta</l>
<l>Argante; odi 'l tu, o Cielo; e se 'n ciò manco,</l>
<l>fulmina su 'l mio capo: io la vendetta</l>
<l>giuro di far de l'omicida franco,</l>
<l>che per la costei morte a me s'aspetta:</l>
<l>nè questa spada mai depor dal fianco</l>
<l>sin ch'a Tancredi il cor con lei non passi</l>
<l>e 'l cadavere infame a i corbi lassi. –</l></lg>
<lg type="ottava"><head>90</head>
<l>Così diss'egli, e l'aure popolari</l>
<l>con applauso seguìr le voci estreme;</l>
<l>e imaginando sol, temprò gli amari</l>
<l>l'aspettata vendetta in quel che geme.</l>
<l>Oh vani giuramenti! ecco contrari</l>
<l>tosto seguir gli effetti a l'alta speme,</l>
<l>e cader questi in tenzon pari estinto</l>
<l>sotto colui ch'ei fa già preso e vinto.</l></lg>
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</TEI.2>
