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      <title>Il giorno (1 redazione)</title>
      <author>Giuseppe Parini</author>
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    <extent>120 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Il giorno</title>
        <author>Parini, Giuseppe</author>
        <editor id="ed">Isella, Dante</editor>
        <publisher>Ricciardi</publisher>
        <pubPlace>Milano ; Napoli</pubPlace>
        <date>1969</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.6 - POESIA ITALIANA, 1748-1814</term>
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<text>
<front>
<div1 type="dedica">
<head>IL MATTINO</head>
<head>ALLA MODA</head>
<p rend="italic">Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo
rintuzzati, lungi i fluidi nasi de' malinconici vegliardi.
Qui non si tratta di gravi ministerj nella patria
esercitati, non di severe leggi, non di annojante domestica
economìa misero appannaggio della canuta età. A te
vezzosissima Dea, che con sì dolci redine oggi temperi, e
governi la nostra brillante gioventù, a te sola questo
piccolo Libretto si dedica, e si consagra. Chi è che te qual
sommo Nume oggimai non riverisca, ed onori, poichè in sì
breve tempo se' giunta a debellar la ghiacciata Ragione, il
pedante Buon Senso, e l'Ordine seccagginoso tuoi capitali
nemici, ed hai sciolto dagli antichissimi lacci questo
secolo avventurato? Piacciati adunque di accogliere sotto
alla tua protezione, che forse non n'è indegno, questo
piccolo Poemetto. Tu il reca su i pacifici altari ove le
gentili Dame, e gli amabili Garzoni sagrificano a se
medesimi le mattutine ore. Di questo solo egli è vago, e di
questo solo andrà superbo e contento. Per esserti più caro
egli ha scosso il giogo della servile rima, e se ne va
libero in Versi Sciolti, sapendo, che tu di questi
specialmente ora godi, e ti compiaci. Esso non aspira
all'immortalità, come altri libri, troppo lusingati da' loro
Autori, che tu, repentinamente sopravvenendo, hai seppelliti
nell'oblìo. Siccome egli è per te nato, e consagrato a te
sola, così fie pago di vivere quel solo momento, che tu ti
mostri sotto un medesimo aspetto, e pensi a cangiarti, e
risorgere in più graziose forme. Se a te piacerà riguardare
con placid'occhio questo Mattino forse gli succederanno il
Mezzogiorno, e la Sera; e il loro Autore si studierà di
comporli, ed ornarli in modo, che non men di questo abbiano
ad esserti cari.</p></div1>
</front>
<body>
<div1 type="poesia">
<head>Mattino</head>
<lg>
<l>Giovin Signore, o a te scenda per lungo</l>
<l>Di magnanimi lombi ordine il sangue</l>
<l>Purissimo celeste, o in te del sangue</l>
<l>Emendino il difetto i compri onori</l>
<l>E le adunate in terra o in mar ricchezze</l>
<l>Dal genitor frugale in pochi lustri,</l>
<l>Me Precettor d'amabil Rito ascolta.</l></lg>
<lg><l>Come ingannar questi nojosi e lenti</l>
<l>Giorni di vita, cui sì lungo tedio</l>
<l>E fastidio insoffribile accompagna</l>
<l>Or io t'insegnerò. Quali al Mattino,</l>
<l>Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera</l>
<l>Esser debban tue cure apprenderai,</l>
<l>Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta</l>
<l>Pur di tender gli orecchi a' versi miei.</l></lg>
<lg><l>Già l'are a Vener sacre e al giocatore</l>
<l>Mercurio ne le Gallie e in Albione</l>
<l>Devotamente hai visitate, e porti</l>
<l>Pur anco i segni del tuo zelo impressi:</l>
<l>Ora è tempo di posa. In vano Marte</l>
<l>A sè t'invita; che ben folle è quegli</l>
<l>Che a rischio de la vita onor si merca,</l>
<l>E tu naturalmente il sangue aborri.</l>
<l>Nè i mesti de la Dea Pallade studj</l>
<l>Ti son meno odiosi: avverso ad essi</l>
<l>Ti feron troppo i queruli ricinti</l>
<l>Ove l'arti migliori, e le scienze</l>
<l>Cangiate in mostri, e in vane orride larve,</l>
<l>Fan le capaci volte echeggiar sempre</l>
<l>Di giovanili strida. Or primamente</l>
<l>Odi quali il Mattino a te soavi</l>
<l>Cure debba guidar con facil mano.</l></lg>
<lg><l>Sorge il Mattino in compagnìa dell'Alba</l>
<l>Innanzi al Sol che di poi grande appare</l>
<l>Su l'estremo orizzonte a render lieti</l>
<l>Gli animali e le piante e i campi e l'onde.</l>
<l>Allora il buon villan sorge dal caro</l>
<l>Letto cui la fedel sposa, e i minori</l>
<l>Suoi figlioletti intepidìr la notte;</l>
<l>Poi sul collo recando i sacri arnesi</l>
<l>Che prima ritrovàr Cerere, e Pale,</l>
<l>Va col bue lento innanzi al campo, e scuote</l>
<l>Lungo il piccol sentier da' curvi rami</l>
<l>Il rugiadoso umor che, quasi gemma,</l>
<l>I nascenti del Sol raggi rifrange.</l>
<l>Allora sorge il Fabbro, e la sonante</l>
<l>Officina riapre, e all'opre torna</l>
<l>L'altro dì non perfette, o se di chiave</l>
<l>Ardua e ferrati ingegni all'inquieto</l>
<l>Ricco l'arche assecura, o se d'argento</l>
<l>E d'oro incider vuol giojelli e vasi</l>
<l>Per ornamento a nuove spose o a mense.</l></lg>
<lg><l>Ma che? tu inorridisci, e mostri in capo,</l>
<l>Qual istrice pungente, irti i capegli</l>
<l>Al suon di mie parole? Ah non è questo,</l>
<l>Signore, il tuo mattin. Tu col cadente</l>
<l>Sol non sedesti a parca mensa, e al lume</l>
<l>Dell'incerto crepuscolo non gisti</l>
<l>Ieri a corcarti in male agiate piume,</l>
<l>Come dannato è a far l'umile vulgo.</l></lg>
<lg><l>A voi celeste prole, a voi concilio</l>
<l>Di Semidei terreni altro concesse</l>
<l>Giove benigno: e con altr'arti e leggi</l>
<l>Per novo calle a me convien guidarvi.</l></lg>
<lg><l>Tu tra le veglie, e le canore scene,</l>
<l>E il patetico gioco oltre più assai</l>
<l>Producesti la notte; e stanco alfine</l>
<l>In aureo cocchio, col fragor di calde</l>
<l>Precipitose rote, e il calpestìo</l>
<l>Di volanti corsier, lunge agitasti</l>
<l>Il queto aere notturno, e le tenèbre</l>
<l>Con fiaccole superbe intorno apristi,</l>
<l>Siccome allor che il Siculo terreno</l>
<l>Dall'uno all'altro mar rimbombar feo</l>
<l>Pluto col carro a cui splendeano innanzi</l>
<l>Le tede de le Furie anguicrinite.</l></lg>
<lg><l>Così tornasti a la magion; ma quivi</l>
<l>A novi studj ti attendea la mensa</l>
<l>Cui ricoprien pruriginosi cibi</l>
<l>E licor lieti di Francesi colli,</l>
<l>O d'Ispani, o di Toschi, o l'Ongarese</l>
<l>Bottiglia a cui di verde edera Bacco</l>
<l>Concedette corona; e disse: siedi</l>
<l>De le mense reina. Alfine il Sonno</l>
<l>Ti sprimacciò le morbide coltrici</l>
<l>Di propria mano, ove, te accolto, il fido</l>
<l>Servo calò le seriche cortine:</l>
<l>E a te soavemente i lumi chiuse</l>
<l>Il gallo che li suole aprire altrui.</l></lg>
<lg><l>Dritto è perciò, che a te gli stanchi sensi</l>
<l>Non sciolga da' papaveri tenaci</l>
<l>Mòrfeo prima, che già grande il giorno</l>
<l>Tenti di penetrar fra gli spiragli</l>
<l>De le dorate imposte, e la parete</l>
<l>Pingano a stento in alcun lato i raggi</l>
<l>Del Sol ch'eccelso a te pende sul capo.</l>
<l>Or qui principio le leggiadre cure</l>
<l>Denno aver del tuo giorno; e quinci io debbo</l>
<l>Sciorre il mio legno, e co' precetti miei</l>
<l>Te ad alte imprese ammaestrar cantando.</l></lg>
<lg><l>Già i valetti gentili udìr lo squillo</l>
<l>Del vicino metal cui da lontano</l>
<l>Scosse tua man col propagato moto;</l>
<l>E accorser pronti a spalancar gli opposti</l>
<l>Schermi a la luce, e rigidi osservàro,</l>
<l>Che con tua pena non osasse Febo</l>
<l>Entrar diretto a saettarti i lumi.</l>
<l>Ergiti or tu alcun poco, e sì ti appoggia</l>
<l>Alli origlieri i quai lenti gradando</l>
<l>All'omero ti fan molle sostegno.</l>
<l>Poi coll'indice destro, lieve lieve</l>
<l>Sopra gli occhi scorrendo, indi dilegua</l>
<l>Quel che riman de la Cimmeria nebbia;</l>
<l>E de' labbri formando un picciol arco,</l>
<l>Dolce a vedersi, tacito sbadiglia.</l>
<l>O, se te in sì gentile atto mirasse</l>
<l>Il duro Capitan qualor tra l'armi,</l>
<l>Sgangherando le labbra, innalza un grido</l>
<l>Lacerator di ben costrutti orecchi,</l>
<l>Onde a le squadre varj moti impone;</l>
<l>Se te mirasse allor, certo vergogna</l>
<l>Avria di sè più che Minerva il giorno</l>
<l>Che, di flauto sonando, al fonte scorse</l>
<l>Il turpe aspetto de le guance enfiate.</l></lg>
<lg><l>Ma già il ben pettinato entrar di novo</l>
<l>Tuo damigello i' veggo; egli a te chiede</l>
<l>Quale oggi più de le bevande usate</l>
<l>Sorbir ti piaccia in preziosa tazza:</l>
<l>Indiche merci son tazze e bevande;</l>
<l>Scegli qual più desii. S'oggi ti giova</l>
<l>Porger dolci allo stomaco fomenti,</l>
<l>Sì che con legge il natural calore</l>
<l>V'arda temprato, e al digerir ti vaglia,</l>
<l>Scegli 'l brun cioccolatte, onde tributo</l>
<l>Ti dà il Guatimalese e il Caribbèo</l>
<l>C'ha di barbare penne avvolto il crine:</l>
<l>Ma se nojosa ipocondrìa t'opprime,</l>
<l>O troppo intorno a le vezzose membra</l>
<l>Adipe cresce, de' tuoi labbri onora</l>
<l>La nettarea bevanda ove abbronzato</l>
<l>Fuma, ed arde il legume a te d'Aleppo</l>
<l>Giunto, e da Moca che di mille navi</l>
<l>Popolata mai sempre insuperbisce.</l></lg>
<lg><l>Certo fu d'uopo, che dal prisco seggio</l>
<l>Uscisse un Regno, e con ardite vele</l>
<l>Fra straniere procelle e novi mostri</l>
<l>E teme e rischi ed inumane fami</l>
<l>Superasse i confin, per lunga etade</l>
<l>Inviolati ancora: e ben fu dritto</l>
<l>Se Cortes, e Pizzarro umano sangue</l>
<l>Non istimàr quel ch'oltre l'Oceàno</l>
<l>Scorrea le umane membra, onde tonando</l>
<l>E fulminando, alfin spietatamente</l>
<l>Balzaron giù da' loro aviti troni</l>
<l>Re Messicani e generosi Incassi,</l>
<l>Poichè nuove così venner delizie,</l>
<l>O gemma degli eroi, al tuo palato.</l></lg>
<lg><l>Cessi 'l Cielo però, che in quel momento</l>
<l>Che la scelta bevanda a sorbir prendi,</l>
<l>Servo indiscreto a te improvviso annunzj</l>
<l>Il villano sartor che, non ben pago</l>
<l>D'aver teco diviso i ricchi drappi,</l>
<l>Oso sia ancor con pòlizza infinita</l>
<l>A te chieder mercede: ahimè, che fatto</l>
<l>Quel salutar licore agro e indigesto</l>
<l>Tra le viscere tue, te allor farebbe</l>
<l>E in casa e fuori e nel teatro e al corso</l>
<l>Ruttar plebejamente il giorno intero!</l></lg>
<lg><l>Ma non attenda già ch'altri lo annunzj</l>
<l>Gradito ognor, benchè improvviso, il dolce</l>
<l>Mastro che i piedi tuoi come a lui pare</l>
<l>Guida, e corregge. Egli all'entrar si fermi</l>
<l>Ritto sul limitare, indi elevando</l>
<l>Ambe le spalle, qual testudo il collo</l>
<l>Contragga alquanto; e ad un medesmo tempo</l>
<l>Inchini 'l mento, e con l'estrema falda</l>
<l>Del piumato cappello il labbro tocchi.</l></lg>
<lg><l>Non meno di costui facile al letto</l>
<l>Del mio Signor t'accosta, o tu che addestri</l>
<l>A modular con la flessibil voce</l>
<l>Teneri canti, e tu che mostri altrui</l>
<l>Come vibrar con maestrevol arco</l>
<l>Sul cavo legno armoniose fila.</l></lg>
<lg><l>Nè la squisita a terminar corona</l>
<l>D'intorno al letto tuo manchi, o Signore,</l>
<l>Il Precettor del tenero idioma</l>
<l>Che da la Senna de le Grazie madre</l>
<l>Or ora a sparger di celeste ambrosia</l>
<l>Venne all'Italia nauseata i labbri.</l>
<l>All'apparir di lui l'itale voci</l>
<l>Tronche cedano il campo al lor tiranno;</l>
<l>E a la nova ineffabile armonìa</l>
<l>De' soprumani accenti, odio ti nasca</l>
<l>Più grande in sen contro alle impure labbra</l>
<l>Ch'osan macchiarsi ancor di quel sermone</l>
<l>Onde in Valchiusa fu lodata e pianta</l>
<l>Già la bella Francese, et onde i campi</l>
<l>All'orecchio dei Re cantati furo</l>
<l>Lungo il fonte gentil de le bell'acque.</l>
<l>Misere labbra che temprar non sanno</l>
<l>Con le Galliche grazie il sermon nostro,</l>
<l>Sì che men aspro a' dilicati spirti,</l>
<l>E men barbaro suon fieda gli orecchi!</l></lg>
<lg><l>Or te questa, o Signor, leggiadra schiera</l>
<l>Trattenga al novo giorno; e di tue voglie</l>
<l>Irresolute ancora or l'uno, or l'altro</l>
<l>Con piacevoli detti il vano occùpi,</l>
<l>Mentre tu chiedi lor tra i lenti sorsi</l>
<l>Dell'ardente bevanda a qual cantore</l>
<l>Nel vicin verno si darà la palma</l>
<l>Sopra le scene; e s'egli è il ver, che rieda</l>
<l>L'astuta Frine che ben cento folli</l>
<l>Milordi rimandò nudi al Tamigi;</l>
<l>O se il brillante danzator Narcisso</l>
<l>Tornerà pure ad agghiacciare i petti</l>
<l>De' palpitanti Italici mariti.</l></lg>
<lg><l>Poichè così gran pezzo a' primi albori</l>
<l>Del tuo mattin teco scherzato fia</l>
<l>Non senz'aver licenziato prima</l>
<l>L'ipocrita pudore, e quella schifa,</l>
<l>Cui le accigliate gelide matrone</l>
<l>Chiaman modestia, alfine o a lor talento,</l>
<l>O da te congedati escan costoro.</l>
<l>Doman si potrà poscia, o forse l'altro</l>
<l>Giorno a' precetti lor porgere orecchio,</l>
<l>Se meno ch'oggi a te cure dintorno</l>
<l>Porranno assedio. A voi divina schiatta,</l>
<l>Vie più che a noi mortali il ciel concesse</l>
<l>Domabile midollo entro al cerèbro,</l>
<l>Sì che breve lavor basta a stamparvi</l>
<l>Novelle idee. In oltre a voi fu dato</l>
<l>Tal de' sensi e de' nervi e degli spirti</l>
<l>Moto e struttura, che ad un tempo mille</l>
<l>Penetrar puote, e concepir vostr'alma</l>
<l>Cose diverse, e non però turbarle</l>
<l>O confonder giammai, ma scevre e chiare</l>
<l>Ne' loro alberghi ricovrarle in mente.</l></lg>
<lg><l>Il vulgo intanto a cui non dessi il velo</l>
<l>Aprir de' venerabili misterj,</l>
<l>Fie pago assai, poi che vedrà sovente</l>
<l>Ire e tornar dal tuo palagio i primi</l>
<l>D'arte maestri, e con aperte fauci</l>
<l>Stupefatto berà le tue sentenze.</l></lg>
<lg><l>Ma già vegg'io, che le oziose lane</l>
<l>Soffrir non puoi più lungamente, e in vano</l>
<l>Te l'ignavo tepor lusinga e molce,</l>
<l>Però che or te più gloriosi affanni</l>
<l>Aspettan l'ore a trapassar del giorno.</l></lg>
<lg><l>Su dunque o voi del primo ordine servi</l>
<l>Che degli alti Signor ministri al fianco</l>
<l>Siete incontaminati, or dunque voi</l>
<l>Al mio divino Achille, al mio Rinaldo</l>
<l>L'armi apprestate. Ed ecco in un baleno</l>
<l>I tuoi valetti a' cenni tuoi star pronti.</l>
<l>Già ferve il gran lavoro. Altri ti veste</l>
<l>La serica zimarra ove disegno</l>
<l>Diramasi Chinese; altri, se il chiede</l>
<l>Più la stagione, a te le membra copre</l>
<l>Di stese infino al piè tiepide pelli.</l>
<l>Questi al fianco ti adatta il bianco lino</l>
<l>Che sciorinato poi cada, e difenda</l>
<l>I calzonetti; e quei, d'alto curvando</l>
<l>Il cristallino rostro, in su le mani</l>
<l>Ti versa acque odorate, e da le mani</l>
<l>In limpido bacin sotto le accoglie.</l>
<l>Quale il sapon del redivivo muschio</l>
<l>Olezzante all'intorno; e qual ti porge</l>
<l>Il macinato di quell'arbor frutto,</l>
<l>Che a Ròdope fu già vaga donzella,</l>
<l>E chiama in van sotto mutate spoglie</l>
<l>Demofoonte ancor Demofoonte.</l>
<l>L'un di soavi essenze intrisa spugna</l>
<l>Onde tergere i denti, e l'altro appresta</l>
<l>Ad imbianchir le guance util licore.</l></lg>
<lg><l>Assai pensasti a te medesmo; or volgi</l>
<l>Le tue cure per poco ad altro obbietto</l>
<l>Non indegno di te. Sai che compagna</l>
<l>Con cui divider possa il lungo peso</l>
<l>Di quest'inerte vita il ciel destìna</l>
<l>Al giovane Signore. Impallidisci?</l>
<l>No non parlo di nozze: antiquo e vieto</l>
<l>Dottor sarei se così folle io dessi</l>
<l>A te consiglio. Di tant'alte doti</l>
<l>Tu non orni così lo spirto, e i membri,</l>
<l>Perchè in mezzo a la tua nobil carriera</l>
<l>Sospender debbi 'l corso, e fuora uscendo</l>
<l>Di cotesto a ragion detto Bel Mondo,</l>
<l>In tra i severi di famiglia padri</l>
<l>Relegato ti giacci, a un nodo avvinto</l>
<l>Di giorno in giorno più penoso, e fatto</l>
<l>Stallone ignobil de la razza umana.</l></lg>
<lg><l>D'altra parte il Marito ahi quanto spiace,</l>
<l>E lo stomaco move ai dilicati</l>
<l>Del vostr'Orbe leggiadro abitatori</l>
<l>Qualor de' semplicetti avoli nostri</l>
<l>Portar osa in ridicolo trionfo</l>
<l>La rimbambita Fè, la Pudicizia</l>
<l>Severi nomi! E qual non suole a forza</l>
<l>In que' melati seni eccitar bile</l>
<l>Quando i calcoli vili del castaldo</l>
<l>Le vendemmie, i ricolti, i pedagoghi</l>
<l>Di que' sì dolci suoi bambini altrui,</l>
<l>Gongolando, ricorda; e non vergogna</l>
<l>Di mischiar cotai fole a peregrini</l>
<l>Subbietti, a nuove del dir forme, a sciolti</l>
<l>Da volgar fren concetti onde s'avviva</l>
<l>Da' begli spirti il vostro amabil Globo.</l>
<l>Pera dunque chi a te nozze consiglia.</l>
<l>Ma non però senza compagna andrai</l>
<l>Che sia giovane dama, ed altrui sposa;</l>
<l>Poichè sì vuole inviolabil rito</l>
<l>Del Bel Mondo onde tu se' cittadino.</l></lg>
<lg><l>Tempo già fu, che il pargoletto Amore</l>
<l>Dato era in guardia al suo fratello Imene;</l>
<l>Poichè la madre lor temea, che il cieco</l>
<l>Incauto Nume perigliando gisse</l>
<l>Misero e solo per oblique vie,</l>
<l>E che bersaglio agl'indiscreti colpi</l>
<l>Di senza guida, e senza freno arciero,</l>
<l>Troppo immaturo al fin corresse il seme</l>
<l>Uman ch'è nato a dominar la terra.</l>
<l>Perciò la prole mal secura all'altra</l>
<l>In cura dato avea, sì lor dicendo:</l>
<l>“Ite o figli del par; tu più possente</l>
<l>Il dardo scocca, e tu più cauto il guida</l>
<l>A certa meta”. Così ognor compagna</l>
<l>Iva la dolce coppia, e in un sol regno,</l>
<l>E d'un nodo comun l'alme stringea.</l>
<l>Allora fu che il Sol mai sempre uniti</l>
<l>Vedea un pastore, ed una pastorella</l>
<l>Starsi al prato, a la selva, al colle, al fonte;</l>
<l>E la Suora di lui vedeali poi</l>
<l>Uniti ancor nel talamo beato</l>
<l>Ch'ambo gli amici Numi a piene mani</l>
<l>Gareggiando spargean di gigli e rose.</l>
<l>Ma che non puote anco in divino petto,</l>
<l>Se mai s'accende ambizion di regno?</l>
<l>Crebber l'ali ad Amore a poco a poco,</l>
<l>E la forza con esse; ed è la forza</l>
<l>Unica e sola del regnar maestra.</l>
<l>Perciò a poc'aere prima, indi più ardito</l>
<l>A vie maggior fidossi, e fiero alfine</l>
<l>Entrò nell'alto, e il grande arco crollando,</l>
<l>E il capo, risonar fece a quel moto</l>
<l>Il duro acciar che la faretra a tergo</l>
<l>Gli empie, e gridò: solo regnar vogl'io.</l>
<l>Disse, e volto a la madre “Amore adunque</l>
<l>Il più possente in fra gli dei, il primo</l>
<l>Di Citerea figliuol ricever leggi,</l>
<l>E dal minor german ricever leggi</l>
<l>Vile alunno, anzi servo? Or dunque Amore</l>
<l>Non oserà fuor ch'una unica volta</l>
<l>Ferire un'alma come questo schifo</l>
<l>Da me vorrebbe? E non potrò giammai</l>
<l>Dappoi ch'io strinsi un laccio, anco slegarlo</l>
<l>A mio talento, e qualor parmi un altro</l>
<l>Stringerne ancora? E lascerò pur ch'egli</l>
<l>Di suoi unguenti impeci a me i miei dardi</l>
<l>Perchè men velenosi e men crudeli</l>
<l>Scendano ai petti? Or via perchè non togli</l>
<l>A me da le mie man quest'arco, e queste</l>
<l>Armi da le mie spalle, e ignudo lasci</l>
<l>Quasi rifiuto de gli Dei Cupido?</l>
<l>O il bel viver che fia qualor tu solo</l>
<l>Regni in mio loco! O il bel vederti, lasso!</l>
<l>Studiarti a torre da le languid'alme</l>
<l>La stanchezza e 'l fastidio, e spander gelo</l>
<l>Di foco in vece! Or genitrice intendi,</l>
<l>Vaglio, e vo' regnar solo. A tuo piacere</l>
<l>Tra noi parti l'impero, ond'io con teco</l>
<l>Abbia omai pace, e in compagnìa d'Imene</l>
<l>Me non trovin mai più le umane genti”.</l>
<l>Qui tacque Amore, e minaccioso in atto,</l>
<l>Parve all'Idalia Dea chieder risposta.</l>
<l>Ella tenta placarlo, e pianti e preghi</l>
<l>Sparge ma in vano; onde a' due figli volta</l>
<l>Con questo dir pose al contender fine.</l>
<l>“Poichè nulla tra voi pace esser puote,</l>
<l>Si dividano i regni. E perchè l'uno</l>
<l>Sia dall'altro germano ognor disgiunto,</l>
<l>Sieno tra voi diversi, e 'l tempo, e l'opra.</l>
<l>Tu che di strali altero a fren non cedi</l>
<l>L'alme ferisci, e tutto il giorno impera:</l>
<l>E tu che di fior placidi hai corona</l>
<l>Le salme accoppia, e coll'ardente face</l>
<l>Regna la notte”. Ora di qui, Signore,</l>
<l>Venne il rito gentil che a' freddi sposi</l>
<l>Le tenebre concede, e de le spose</l>
<l>Le caste membra: e a voi beata gente</l>
<l>Di più nobile mondo il cor di queste,</l>
<l>E il dominio del dì, largo destìna.</l>
<l>Fors'anco un dì più liberal confine</l>
<l>Vostri diritti avran, se Amor più forte</l>
<l>Qualche provincia al suo germano usurpa:</l>
<l>Così giova sperar. Tu volgi intanto</l>
<l>A' miei versi l'orecchio, et odi or quale</l>
<l>Cura al mattin tu debbi aver di lei</l>
<l>Che spontanea o pregata, a te donossi</l>
<l>Per tua Dama quel dì lieto che a fida</l>
<l>Carta, non senza testimonj furo</l>
<l>A vicenda commessi i patti santi,</l>
<l>E le condizion del caro nodo.</l></lg>
<lg><l>Già la Dama gentil de' cui be' lacci</l>
<l>Godi avvinto sembrar le chiare luci</l>
<l>Col novo giorno aperse; e suo primiero</l>
<l>Pensier fu dove teco abbia piuttosto</l>
<l>A vegliar questa sera, e consultonne</l>
<l>Contegnosa lo sposo il qual pur dianzi</l>
<l>Fu la mano a baciarle in stanza ammesso.</l></lg>
<lg><l>Or dunque è tempo che il più fido servo</l>
<l>E il più accorto tra i tuoi mandi al palagio</l>
<l>Di lei chiedendo se tranquilli sonni</l>
<l>Dormìo la notte, e se d'imagin liete</l>
<l>Le fu Mòrfeo cortese. È ver che ieri</l>
<l>Sera tu l'ammirasti in viso tinta</l>
<l>Di freschissime rose; e più che mai</l>
<l>Vivace e lieta uscìo teco del cocchio,</l>
<l>E la vigile tua mano per vezzo</l>
<l>Ricusò sorridendo allor che l'ampie</l>
<l>Scale salì del maritale albergo:</l>
<l>Ma ciò non basti ad acquetarti, e mai</l>
<l>Non obliar sì giusti ufici. Ahi quanti</l>
<l>Genj malvagi tra 'l notturno orrore</l>
<l>Godono uscire ed empier di perigli</l>
<l>La placida quiete de' mortali!</l></lg>
<lg><l>Potria, tolgalo il cielo, il picciol cane</l>
<l>Con latrati improvvisi i cari sogni</l>
<l>Troncare a la tua Dama, ond'ella, scossa</l>
<l>Da sùbito capriccio, a rannicchiarsi</l>
<l>Astretta fosse, di sudor gelato</l>
<l>E la fronte bagnando, e il guancial molle.</l>
<l>Anco potria colui che, sì de' tristi</l>
<l>Come de' lieti sogni è genitore,</l>
<l>Crearle in mente di diverse idee</l>
<l>In un congiunte orribile chimera,</l>
<l>Onde agitata in ansioso affanno</l>
<l>Gridar tentasse, e non però potesse</l>
<l>Aprire ai gridi tra le fauci il varco.</l>
<l>Sovente ancor ne la trascorsa sera</l>
<l>La perduta tra 'l gioco aurea moneta</l>
<l>Non men che al Cavalier, suole a la Dama</l>
<l>Lunga vigilia cagionar: talora</l>
<l>Nobile invidia de la bella amica</l>
<l>Vagheggiata da molti, e talor breve</l>
<l>Gelosia n'è cagione. A questo aggiugni</l>
<l>Gl'importuni mariti i quali in mente</l>
<l>Ravvolgendosi ancor le viete usanze,</l>
<l>Poi che cessero ad altri il giorno, quasi</l>
<l>Abbian fatto gran cosa, aman d'Imene</l>
<l>Con superstizion serbare i dritti,</l>
<l>E dell'ombre notturne esser tiranni,</l>
<l>Non senz'affanno de le caste spose</l>
<l>Ch'indi preveggon tra poc'anni il fiore</l>
<l>De la fresca beltade a sè rapirsi.</l></lg>
<lg><l>Or dunque ammaestrato a quali e quanti</l>
<l>Miseri casi espor soglia il notturno</l>
<l>Orror le Dame, tu non esser lento,</l>
<l>Signore, a chieder de la tua novelle.</l></lg>
<lg><l>Mentre che il fido messaggier si attende,</l>
<l>Magnanimo Signor, tu non starai</l>
<l>Ozioso però. Nel dolce campo</l>
<l>Pur in questo momento il buon Cultore</l>
<l>Suda, e incallisce al vomere la mano,</l>
<l>Lieto, che i suoi sudor ti fruttin poi</l>
<l>Dorati cocchi, e peregrine mense.</l>
<l>Ora per te l'industre Artier sta fiso</l>
<l>Allo scarpello, all'asce, al subbio, all'ago;</l>
<l>Ed ora a tuo favor contende, o veglia</l>
<l>Il Ministro di Temi. Ecco te pure</l>
<l>Te la <foreign lang="fra">toilette</foreign> attende: ivi i bei pregi</l>
<l>De la natura accrescerai con l'arte,</l>
<l>Ond'oggi uscendo, del beante aspetto</l>
<l>Beneficar potrai le genti, e grato</l>
<l>Ricompensar di sue fatiche il mondo.</l></lg>
<lg><l>Ma già tre volte e quattro il mio Signore</l>
<l>Velocemente il gabinetto scorse</l>
<l>Col crin disciolto e su gli omeri sparso,</l>
<l>Quale a Cuma solea l'orribil maga</l>
<l>Quando agitata dal possente Nume</l>
<l>Vaticinar s'udìa. Così dal capo</l>
<l>Evaporar lasciò degli olj sparsi</l>
<l>Il nocivo fermento, e de le polvi</l>
<l>Che roder gli potrien la molle cute,</l>
<l>O d'atroce emicrania a lui le tempia</l>
<l>Trafigger anco. Or egli avvolto in lino</l>
<l>Candido siede. Avanti a lui lo specchio</l>
<l>Altero sembra di raccor nel seno</l>
<l>L'imagin diva: e stassi agli occhi suoi</l>
<l>Severo esplorator de la tua mano</l>
<l>O di bel crin volubile Architetto.</l>
<l>Mille d'intorno a lui volano odori</l>
<l>Che a le varie manteche ama rapire</l>
<l>L'auretta dolce, intorno ai vasi ugnendo</l>
<l>Le leggerissim'ale di farfalla.</l>
<l>Tu chiedi in prima a lui qual più gli aggrada</l>
<l>Sparger sul crin, se il gelsomino, o il biondo</l>
<l>Fior d'arancio piuttosto, o la giunchiglia,</l>
<l>O l'ambra preziosa agli avi nostri.</l></lg>
<lg><l>Ma se la Sposa altrui, cara al Signore,</l>
<l>Del talamo nuzial si duole, e scosse</l>
<l>Pur or da lungo peso il molle lombo,</l>
<l>Ah fuggi allor tutti gli odori, ah fuggi;</l>
<l>Che micidial potresti a un sol momento</l>
<l>Tre vite insidiar: semplici sieno</l>
<l>I tuoi balsami allor, nè oprarli ardisci</l>
<l>Pria che su lor deciso abbian le nari</l>
<l>Del mio Signore, e tuo. Pon mano poscia</l>
<l>Al pettin liscio, e coll'ottuso dente</l>
<l>Lieve solca i capegli; indi li turba</l>
<l>Col pettine e scompiglia: ordin leggiadro</l>
<l>Abbiano alfin da la tua mente industre.</l></lg>
<lg><l>Io breve a te parlai; ma non pertanto</l>
<l>Lunga fia l'opra tua; nè al termin giunta</l>
<l>Prima sarà, che da più strani eventi</l>
<l>Turbisi e tronchi a la tua impresa il filo.</l>
<l>Fisa i lumi allo speglio, e vedrai quivi</l>
<l>Non di rado il Signor morder le labbra</l>
<l>Impaziente, ed arrossir nel viso.</l>
<l>Sovente ancor se artificiosa meno</l>
<l>Fia la tua destra, del convulso piede</l>
<l>Udrai lo scalpitar breve e frequente,</l>
<l>Non senza un tronco articolar di voce</l>
<l>Che condanni, e minacci. Anco t'aspetta</l>
<l>Veder talvolta il mio Signor gentile</l>
<l>Furiando agitarsi, e destra e manca</l>
<l>Porsi nel crine; e scompigliar con l'ugna</l>
<l>Lo studio di molt'ore in un momento.</l>
<l>Che più? Se per tuo male un dì vaghezza</l>
<l>D'accordar ti prendesse al suo sembiante</l>
<l>L'edificio del capo, ed obliassi</l>
<l>Di prender legge da colui che giunse</l>
<l>Pur jer di Francia, ahi quale atroce folgore,</l>
<l>Meschino! allor ti penderìa sul capo?</l>
<l>Che il tuo Signor vedresti ergers'in piedi;</l>
<l>E versando per gli occhi ira e dispetto,</l>
<l>Mille strazj imprecarti; e scender fino</l>
<l>Ad usurpar le infami voci al vulgo</l>
<l>Per farti onta maggiore; e di bastone</l>
<l>Il tergo minacciarti; e violento</l>
<l>Rovesciare ogni cosa, al suol spargendo</l>
<l>Rotti cristalli e calamistri e vasi</l>
<l>E pettini ad un tempo. In cotal guisa,</l>
<l>Se del Tonante all'ara o de la Dea,</l>
<l>Che ricovrò dal Nilo il turpe <emph>Phallo</emph>,</l>
<l>Tauro spezzava i raddoppiati nodi</l>
<l>E libero fuggìa, vedeansi al suolo</l>
<l>Vibrar tripodi, tazze, bende, scuri,</l>
<l>Litui, coltelli, e d'orridi muggiti</l>
<l>Commosse rimbombar le arcate volte,</l>
<l>E d'ogni lato astanti e sacerdoti</l>
<l>Pallidi all'urto e all'impeto involarsi</l>
<l>Del feroce animal che pria sì queto</l>
<l>Gìa di fior cinto, e sotto la man sacra</l>
<l>Umiliava le dorate corna.</l>
<l>Tu non pertanto coraggioso e forte</l>
<l>Soffri, e ti serba a la miglior fortuna.</l>
<l>Quasi foco di paglia è il foco d'ira</l>
<l>In nobil cor. Tosto il Signor vedrai</l>
<l>Mansuefatto a te chieder perdono,</l>
<l>E sollevarti oltr'ogni altro mortale</l>
<l>Con preghi e scuse a niun altro concesse;</l>
<l>Onde securo sacerdote allora</l>
<l>L'immolerai qual vittima a <emph>Filauzio</emph></l>
<l>Sommo Nume de' Grandi, e pria d'ognaltro</l>
<l>Larga otterrai del tuo lavor mercede.</l></lg>
<lg><l>Or Signore, a te riedo. Ah non sia colpa</l>
<l>Dinanzi a te s'io travviai col verso</l>
<l>Breve parlando ad un mortal cui degni</l>
<l>Tu degli arcani tuoi. Sai, che a sua voglia</l>
<l>Questi ogni dì volge, e governa i capi</l>
<l>De' più felici spirti; e le matrone,</l>
<l>Che da' sublimi cocchi alto disdegnano</l>
<l>Volgere il guardo a la pedestre turba,</l>
<l>Non disdegnan sovente entrar con lui</l>
<l>In festevoli motti allor ch'esposti</l>
<l>A la sua man sono i ridenti avorj</l>
<l>Del bel collo e del crin l'aureo volume.</l>
<l>Perciò accogli ti prego i versi miei</l>
<l>Tuttor benigno: et odi or come possi</l>
<l>L'ore a te render graziose mentre</l>
<l>Dal pettin creator tua chioma acquista</l>
<l>Leggiadra o almen non più veduta forma.</l></lg>
<lg><l>Picciol libro elegante a te dinanzi</l>
<l>Tra gli arnesi vedrai che l'arte aduna</l>
<l>Per disputare a la natura il vanto</l>
<l>Del renderti sì caro agli occhi altrui.</l>
<l>Ei ti lusingherà forse con liscia</l>
<l>Purpurea pelle onde fornito avrallo</l>
<l>O Mauritano conciatore, o Siro;</l>
<l>E d'oro fregi dilicati, e vago</l>
<l>Mutabile color che il collo imiti</l>
<l>De la colomba v'avrà posto intorno</l>
<l>Squisito legator Batavo, o Franco.</l>
<l>Ora il libro gentil con lenta mano</l>
<l>Togli; e non senza sbadigliare un poco</l>
<l>Aprilo a caso, o pur là dove il parta</l>
<l>Tra una pagina e l'altra indice nastro.</l></lg>
<lg><l>O de la Francia Proteo multiforme</l>
<l><emph>Voltaire</emph> troppo biasmato e troppo a torto</l>
<l>Lodato ancor che sai con novi modi</l>
<l>Imbandir ne' tuoi scritti eterno cibo</l>
<l>Ai semplici palati; e se' maestro</l>
<l>Di coloro che mostran di sapere,</l>
<l>Tu appresta al mio Signor leggiadri studj</l>
<l>Con quella tua Fanciulla agli Angli infesta</l>
<l>Che il grande Enrico tuo vince d'assai,</l>
<l>L'Enrico tuo che non peranco abbatte</l>
<l>L'Italian Goffredo ardito scoglio</l>
<l>Contro a la Senna d'ogni vanto altera.</l></lg>
<lg><l>Tu de la Francia onor, tu in mille scritti</l>
<l>Celebrata <emph>Ninon</emph> novella Aspasia,</l>
<l>Taide novella ai facili sapienti</l>
<l>De la Gallica Atene i tuoi precetti</l>
<l>Pur dona al mio Signore: e a lui non meno</l>
<l>Pasci la nobil mente o tu ch'a Italia,</l>
<l>Poi che rapìrle i tuoi l'oro e le gemme,</l>
<l>Invidiasti il fedo loto ancora</l>
<l>Onde macchiato è il Certaldese, e l'altro</l>
<l>Per cui va sì famoso il pazzo Conte.</l></lg>
<lg><l>Questi, o Signore, i tuoi studiati autori</l>
<l>Fieno e mill'altri che guidàro in Francia</l>
<l>A novellar con le vezzose schiave</l>
<l>I bendati Sultani i regi Persi,</l>
<l>E le peregrinanti Arabe dame;</l>
<l>O che con penna liberale ai cani</l>
<l>Ragion donàro e ai barbari sedili,</l>
<l>E dier feste e conviti e liete scene</l>
<l>Ai polli ed a le gru d'amor maestre.</l></lg>
<lg><l>O pascol degno d'anima sublime!</l>
<l>O chiara o nobil mente! A te ben dritto</l>
<l>È che si curvi riverente il vulgo,</l>
<l>E gli oracoli attenda. Or chi fia dunque</l>
<l>Sì temerario che in suo cor ti beffi</l>
<l>Qualor partendo da sì begli studj</l>
<l>Del tuo paese l'ignoranza accusi,</l>
<l>E tenti aprir col tuo felice raggio</l>
<l>La Gotica caligine che annosa</l>
<l>Siede su gli occhi a le misere genti?</l>
<l>Così non mai ti venga estranea cura</l>
<l>Questi a troncar sì preziosi istanti</l>
<l>In cui non meno de la docil chioma</l>
<l>Coltivi ed orni il penetrante ingegno.</l></lg>
<lg><l>Non pertanto avverrà, che tu sospenda</l>
<l>Quindi a pochi momenti i cari studj,</l>
<l>E che ad altro ti volga. A te quest'ora</l>
<l>Condurrà il Merciajuol che in patria or torna</l>
<l>Pronto inventor di lusinghiere fole,</l>
<l>E liberal di forestieri nomi</l>
<l>A merci che non mai varcàro i monti.</l>
<l>Tu a lui credi ogni detto: e chi vuoi, ch'osi</l>
<l>Unqua mentire ad un tuo pari in faccia?</l>
<l>Ei fia che venda, se a te piace, o cambj</l>
<l>Mille fregi e giojelli a cui la moda</l>
<l>Di viver concedette un giorno intero</l>
<l>Tra le folte d'inezie illustri tasche:</l>
<l>Poi lieto sen andrà con l'una mano</l>
<l>Pesante di molt'oro; e in cor giojendo,</l>
<l>Spregerà le bestemmie imprecatrici,</l>
<l>E il gittato lavoro, e i vani passi</l>
<l>Del Calzolar diserto, e del Drappiere;</l>
<l>E dirà lor: ben degna pena avete</l>
<l>O troppo ancor religiosi servì</l>
<l>De la Necessitade, antiqua è vero</l>
<l>Madre e donna dell'arti, or nondimeno</l>
<l>Fatta cenciosa e vile. Al suo possente</l>
<l>Amabil vincitor v'era assai meglio,</l>
<l>O miseri, ubbidire. Il Lusso il Lusso</l>
<l>Oggi sol puote dal ferace corno</l>
<l>Versar sull'arti a lui vassalle applausi</l>
<l>E non contesi mai premj e dovizie.</l></lg>
<lg><l>L'ora fia questa ancor che a te conduca</l>
<l>Il dilicato Miniator di Belle,</l>
<l>Ch'è de la Corte d'Amatunta e Pafo</l>
<l>Stipendiato Ministro atto a gli affari</l>
<l>Sollecitar dell'amorosa Dea.</l>
<l>Impaziente or tu l'affretta e sprona</l>
<l>Perchè a te porga il desiato avorio</l>
<l>Che de le amate forme impresso ride,</l>
<l>O che il pennel cortese ivi dispieghi</l>
<l>L'alme sembianze del tuo viso ond'abbia</l>
<l>Tacito pasco allor che te non vede</l>
<l>La pudica d'altrui sposa a te cara;</l>
<l>O che di lei medesma al vivo esprima</l>
<l>L'imagin vaga; o se ti piace, ancora</l>
<l>D'altra fiamma furtiva a te presenti</l>
<l>Con più largo confin le amiche membra.</l></lg>
<lg><l>Ma poi che al fine a le tue luci esposto</l>
<l>Fia il ritratto gentil, tu cauto osserva</l>
<l>Se bene il simulato al ver risponda,</l>
<l>Vie più rigido assai se il tuo sembiante</l>
<l>Esprimer denno i colorati punti</l>
<l>Che l'arte ivi dispose. O quante mende</l>
<l>Scorger tu vi saprai! Or brune troppo</l>
<l>A te parran le guance; or fia ch'ecceda</l>
<l>Mal frenata la bocca; or qual conviensi</l>
<l>Al camuso Etiòpe il naso fia.</l>
<l>Ti giovi ancora d'accusar sovente</l>
<l>Il dipintor, che non atteggi industre</l>
<l>L'agili membra e il dignitoso busto,</l>
<l>O che con poca legge a la tua imago</l>
<l>Dia contorno o la posi o la panneggi.</l></lg>
<lg><l>È ver, che tu del grande di Crotone</l>
<l>Non conosci la scuola; e mai tua mano</l>
<l>Non abbassossi a la volgar matita</l>
<l>Che fu nell'altra età cara a' tuoi pari</l>
<l>Cui sconosciute ancora eran più dolci</l>
<l>E più nobili cure a te serbate.</l>
<l>Ma che non puote quel d'ogni precetto</l>
<l>Gusto trionfator che all'ordin vostro</l>
<l>In vece di maestro il Ciel concesse,</l>
<l>Et onde a voi coniò le altere menti</l>
<l>Acciò che possan de' volgari ingegni</l>
<l>Oltre passar la paludosa nebbia,</l>
<l>E d'aere più puro abitatrici</l>
<l>Non fallibili scerre il vero e il bello?</l></lg>
<lg><l>Perciò qual più ti par loda, riprendi</l>
<l>Non men fermo d'allor che a scranna siedi</l>
<l><emph>Rafael</emph> giudicando, o l'altro eguale</l>
<l>Che del gran nome suo l'Adige onora:</l>
<l>E a le tavole ignote i noti nomi</l>
<l>Grave comparti di color che primi</l>
<l>Fur tra' Pittori. Ah s'altri è sì procace</l>
<l>Ch'osi rider di te, costui paventi</l>
<l>L'augusta maestà del tuo cospetto,</l>
<l>Si volga a la parete; e mentr'ei cerca</l>
<l>Por freno in van col morder de le labbra</l>
<l>Allo scrosciar de le importune risa</l>
<l>Che scoppian da' precordj, violenta</l>
<l>Convulsione a lui deformi il volto,</l>
<l>E lo affoghi aspra tosse; e lo punisca</l>
<l>Di sua temerità. Ma tu non pensa</l>
<l>Ch'altri ardisca di te rider giammai;</l>
<l>E mai sempre imperterrito decidi.</l></lg>
<lg><l>Or l'immagin compiuta intanto serba</l>
<l>Perchè in nobile arnese un dì si chiuda</l>
<l>Con opposto cristallo ove tu facci</l>
<l>Sovente paragon di tua beltade</l>
<l>Con la beltà de la tua Dama; o agli occhi</l>
<l>Degl'invidi la tolga, e in sen l'asconda</l>
<l>Sagace tabacchiera, o a te riluca</l>
<l>Sul minor dito fra le gemme e l'oro;</l>
<l>O de le grazie del tuo viso desti</l>
<l>Soavi rimembranze al braccio avvolta</l>
<l>De la pudica altrui Sposa a te cara.</l></lg>
<lg><l>Ma giunta è al fin del dotto pettin l'opra.</l>
<l>Già il maestro elegante intorno spande</l>
<l>Da la man scossa un polveroso nembo</l>
<l>Onde a te innanzi tempo il crine imbianchi.</l></lg>
<lg><l>D'orribil piato risonar s'udìo</l>
<l>Già la corte d'Amore. I tardi veglj</l>
<l>Grinzuti osàr coi giovani nipoti</l>
<l>Contendere di grado in faccia al soglio</l>
<l>Del comune Signor. Rise la fresca</l>
<l>Gioventude animosa, e d'agri motti</l>
<l>Libera punse la senil baldanza.</l>
<l>Gran tumulto nascea, se non che Amore</l>
<l>Ch'ogni diseguaglianza odia in sua corte</l>
<l>A spegner mosse i perigliosi sdegni:</l>
<l>E a quei che militando incanutìro</l>
<l>Suoi servi impose d'imitar con arte</l>
<l>I duo bei fior che in giovenile gota</l>
<l>Educa e nutre di sua man natura:</l>
<l>Indi fè cenno, e in un balen fur visti</l>
<l>Mille alati ministri alto volando</l>
<l>Scoter le piume, e lieve indi fiocconne</l>
<l>Candida polve che a posar poi venne</l>
<l>Su le giovani chiome; e in bianco volse</l>
<l>Il biondo, il nero, e l'odiato rosso.</l>
<l>L'occhio così nell'amorosa reggia</l>
<l>Più non distinse le due opposte etadi,</l>
<l>E solo vi restò giudice il Tatto.</l></lg>
<lg><l>Or tu adunque, o Signor, tu che se' il primo</l>
<l>Fregio ed onor dell'amoroso regno</l>
<l>I sacri usi ne serba. Ecco che sparsa</l>
<l>Pria da provvida man la bianca polve</l>
<l>In piccolo stanzin con l'aere pugna,</l>
<l>E degli atomi suoi tutto riempie</l>
<l>Egualmente divisa. Or ti fa cuore,</l>
<l>E in seno a quella vorticosa nebbia</l>
<l>Animoso ti avventa. O bravo o forte!</l>
<l>Tale il grand'Avo tuo tra 'l fumo e 'l foco</l>
<l>Orribile di Marte, furiando</l>
<l>Gittossi allor che i palpitanti Lari</l>
<l>De la Patria difese, e ruppe e in fuga</l>
<l>Mise l'oste feroce. Ei non pertanto</l>
<l>Fuliginoso il volto, e d'atro sangue</l>
<l>Asperso e di sudore, e co' capegli</l>
<l>Stracciati ed irti da la mischia uscìo</l>
<l>Spettacol fero a' cittadini istessi</l>
<l>Per sua man salvi; ove tu assai più dolce</l>
<l>E leggiadro a vedersi, in bianca spoglia</l>
<l>Uscirai quindi a poco a bear gli occhi</l>
<l>De la cara tua Patria a cui dell'Avo</l>
<l>Il forte braccio, e il viso almo, celeste</l>
<l>Del Nipote dovean portar salute.</l></lg>
<lg><l>Ella ti attende impaziente, e mille</l>
<l>Anni le sembra il tuo tardar poc'ore.</l>
<l>È tempo omai che i tuoi valetti al dorso</l>
<l>Con lieve man ti adattino le vesti</l>
<l>Cui la moda e 'l buon gusto in su la Senna</l>
<l>T'abbian tessute a gara, e qui cucite</l>
<l>Abbia ricco sartor che in su lo scudo</l>
<l>Mostri intrecciato a forbici eleganti</l>
<l>Il titol di <foreign lang="fra">Monsieur</foreign>. Non sol dia leggi</l>
<l>A la materia la stagion diverse;</l>
<l>Ma sien qual si conviene al giorno e all'ora</l>
<l>Sempre varj il lavoro e la ricchezza.</l></lg>
<lg><l>Fero Genio di Marte a guardar posto</l>
<l>De la stirpe de' Numi il caro fianco,</l>
<l>Tu al mio giovane Eroe la spada or cingi</l>
<l>Lieve e corta non già, ma, qual richiede</l>
<l>La stagion bellicosa, al suol cadente,</l>
<l>E di triplice taglio armata e d'elsa</l>
<l>Immane. Quanto esser può mai sublime</l>
<l>L'annoda pure, onde l'impugni all'uopo</l>
<l>La furibonda destra in un momento:</l>
<l>Nè disdegnar con le sanguigne dita</l>
<l>Di ripulire et ordinar quel nodo</l>
<l>Onde l'elsa è superba; industre studio</l>
<l>È di candida mano: al mio Signore</l>
<l>Dianzi donollo, e gliel appese al brando</l>
<l>La pudica d'altrui sposa a lui cara.</l>
<l>Tal del famoso Artù vide la corte</l>
<l>Le infiammate d'amor donzelle ardite</l>
<l>Ornar di piume e di purpuree fasce</l>
<l>I fatati guerrieri, onde più ardenti</l>
<l>Gisser poi questi ad incontrar periglio</l>
<l>In selve orrende tra i giganti e i mostri.</l></lg>
<lg><l>Figlie de la memoria inclite Suore</l>
<l>Che invocate scendeste, e i feri nomi</l>
<l>De le squadre diverse e degli Eroi</l>
<l>Annoveraste ai grandi che cantàro</l>
<l>Achille, Enea, e il non minor Buglione,</l>
<l>Or m'è d'uopo di voi: tropp'ardua impresa,</l>
<l>E insuperabil senza vostr'aita</l>
<l>Fia ricordare al mio Signor di quanti</l>
<l>Leggiadri arnesi graverà sue vesti</l>
<l>Pria che di se medesmo esca a far pompa.</l></lg>
<lg><l>Ma qual tra tanti e sì leggiadri arnesi</l>
<l>Sì felice sarà che pria d'ognaltro,</l>
<l>Signor, venga a formar tua nobil soma?</l>
<l>Tutti importan del par. Veggo l'Astuccio</l>
<l>Di pelle rilucente ornato e d'oro</l>
<l>Sdegnar la turba, e gli occhi tuoi primiero</l>
<l>Occupar di sua mole: esso a mill'uopi</l>
<l>Opportuno si vanta, e in grembo a lui</l>
<l>Atta agli orecchi, ai denti, ai peli, all'ugne</l>
<l>Vien forbita famiglia. A lui contende</l>
<l>I primi onori d'odorifer'onda</l>
<l>Colmo Cristal che a la tua vita in forse</l>
<l>Rechi soccorso allor che il vulgo ardisce</l>
<l>Troppo accosto vibrar da la vil salma</l>
<l>Fastidiosi effluvj a le tue nari.</l>
<l>Nè men pronto di quella all'uopo istesso</l>
<l>L'imitante un cuscin purpureo Drappo</l>
<l>Mostra turgido il sen d'erbe odorate</l>
<l>Che l'aprica montagna in tuo favore</l>
<l>Al possente meriggio educa e scalda.</l>
<l>Seco vien pur di cristallina rupe</l>
<l>Prezioso Vasello onde traluce</l>
<l>Non volgare confetto ove agli aromi</l>
<l>Stimolanti s'unìo l'ambra o la terra,</l>
<l>Che il Giappon manda a profumar de' Grandi</l>
<l>L'etereo fiato; o quel che il Caramano</l>
<l>Fa gemer Latte dall'inciso capo</l>
<l>De' papaveri suoi perchè, qualora</l>
<l>Non ben felice amor l'alma t'attrista,</l>
<l>Lene serpendo per le membra, acqueti</l>
<l>A te gli spirti, e ne la mente induca</l>
<l>Lieta stupidità che mille aduni</l>
<l>Imagin dolci e al tuo desìo conformi.</l>
<l>A questi arnesi il Cannocchiale aggiugni,</l>
<l>E la guernita d'oro anglica Lente.</l>
<l>Quel notturno favor ti presti allora</l>
<l>Che in teatro t'assidi, e t'avvicini</l>
<l>Gli snelli piedi e le canore labbra</l>
<l>Da la scena rimota, o con maligno</l>
<l>Occhio ricerchi di qualch'alta loggia</l>
<l>Le abitate tenebre, o miri altrove</l>
<l>Gli ognor nascenti e moribondi amori</l>
<l>De le tenere Dame onde s'appresti</l>
<l>Per l'eloquenza tua nel dì vicino</l>
<l>Lunga e grave materia. A te la Lente</l>
<l>Nel giorno assista, e de gli sguardi tuoi</l>
<l>Economa presieda, e sì li parta,</l>
<l>Che il mirato da te vada superbo,</l>
<l>Nè i malvisti accusarti osin giammai.</l>
<l>La Lente ancora all'occhio tuo vicina</l>
<l>Irrefragabil giudice condanni</l>
<l>O approvi di <emph>Paladio</emph> i muri e gli archi</l>
<l>O di <emph>Tizian</emph> le tele: essa a le vesti,</l>
<l>Ai libri, ai volti feminili applauda</l>
<l>Severa o li dispregi. E chi del senso</l>
<l>Comun sì privo fia che opporsi unquanco</l>
<l>Osi al sentenziar de la tua Lente?</l>
<l>Non per questi però sdegna, o Signore,</l>
<l>Giunto a lo specchio, in gallico sermone</l>
<l>Il vezzoso Giornal; non le notate</l>
<l>Eburnee Tavolette a guardar preste</l>
<l>Tuoi sublimi pensier fin ch'abbian luce</l>
<l>Doman tra i begli spirti; e non isdegna</l>
<l>La picciola Guaina ove a' tuoi cenni</l>
<l>Mille stan pronti ognora argentei spilli.</l>
<l>O quante volte a cavalier sagace</l>
<l>Ho vedut'io le man render beate</l>
<l>Uno apprestato a tempo unico spillo!</l>
<l>Ma dove, ahi dove inonorato e solo</l>
<l>Lasci 'l Coltello a cui l'oro e l'acciaro</l>
<l>Donàr gemina lama, e a cui la madre</l>
<l>De la gemma più bella d'Anfitrte</l>
<l>Diè manico elegante ove il colore</l>
<l>Con dolce variar l'iride imita?</l>
<l>Opra sol fia di lui se ne' superbi</l>
<l>Convivj ognaltro avanzerai per fama</l>
<l>D'esimio Trinciatore, e se l'invidia</l>
<l>De' tuoi gran pari ecciterai qualora,</l>
<l>Pollo o fagian con la forcina in alto</l>
<l>Sospeso, a un colpo il priverai dell'anca</l>
<l>Mirabilmente. Or ti ricolmi alfine</l>
<l>D'ambo i lati la giubba, ed oleosa</l>
<l>Spagna e Rapè cui semplice Origuela</l>
<l>Chiuda, o a molti colori oro dipinto;</l>
<l>E cupide ad ornar tue bianche dita</l>
<l>Salgan le anella in fra le quali assai</l>
<l>Più caro a te dell'adamante istesso</l>
<l>Cerchietto inciso d'amorosi motti</l>
<l>Stringati alquanto, e sovvenir ti faccia</l>
<l>De la pudica altrui Sposa a te cara.</l></lg>
<lg><l>Compiuto è il gran lavoro. Odi, o Signore,</l>
<l>Sonar già intorno la ferrata zampa</l>
<l>De' superbi corsier che irrequieti</l>
<l>Ne' grand'atrj sospigne arretra e volge</l>
<l>La disciplina dell'ardito auriga.</l>
<l>Sorgi, e t'appresta a render baldi e lieti</l>
<l>Del tuo nobile incarco i bruti ancora.</l>
<l>Ma a possente Signor scender non lice</l>
<l>Da le stanze superne infin che al gelo,</l>
<l>O al meriggio non abbia il cocchier stanco</l>
<l>Durato un pezzo, onde l'uom servo intenda</l>
<l>Per quanto immensa via natura il parta</l>
<l>Dal suo Signore. I miei precetti intanto</l>
<l>Io seguirò; che varie al tuo mattino</l>
<l>Portar dee cure il variar dei giorni.</l></lg>
<lg><l>Tal dì ti aspetta d'eloquenti fogli</l>
<l>Serie a vergar, che al Rodano, al Lemano</l>
<l>All'Amstel, al Tirreno, all'Adria legga</l>
<l>Il Librajo che Momo, e Citerea</l>
<l>Colmàr di beni, o il più di lui possente</l>
<l>Appaltator di forestiere scene</l>
<l>Con cui per opra tua facil donzella</l>
<l>Sua virtù merchi, e non sperato ottenga</l>
<l>Guiderdone al suo canto. O di grand'alma</l>
<l>Primo fregio ed onor Beneficenza</l>
<l>Che al merto porgi, ed a virtù la mano!</l>
<l>Tu il ricco e il grande sopra il vulgo innalzi,</l>
<l>Ed al concilio de gli Dei lo aggiugni.</l></lg>
<lg><l>Tal giorno ancora, o d'ogni giorno forse</l>
<l>Den qualch'ore serbarsi al molle ferro</l>
<l>Che il pelo a te rigermogliante a pena</l>
<l>D'in su la guancia miete, e par che invidj,</l>
<l>Ch'altri fuor che lui solo esplori o scopra</l>
<l>Unqua il tuo sesso. Arroge a questi il giorno</l>
<l>Che di lavacro universal convienti</l>
<l>Bagnar le membra, per tua propria mano,</l>
<l>O per altrui con odorose spugne</l>
<l>Trascorrendo la cute. È ver che allora</l>
<l>D'esser mortal ti sembrerà; ma innalza</l>
<l>Tu allor la mente, e de' grand'avi tuoi</l>
<l>Le imprese ti rimembra e gli ozj illustri</l>
<l>Che insino a te per secoli cotanti</l>
<l>Misti scesero al chiaro altero sangue,</l>
<l>E l'ubbioso pensier vedrai fuggirsi</l>
<l>Lunge da te per l'aere rapito</l>
<l>Su l'ale de la Gloria alto volanti;</l>
<l>Et indi a poco sorgerai qual prima</l>
<l>Gran Semidèo che a sè solo somiglia.</l>
<l>Fama è così, che il dì quinto le Fate</l>
<l>Loro salma immortal vedean coprirsi</l>
<l>Già d'orribili scaglie, e in feda serpe</l>
<l>Volta strisciar sul suolo a sè facendo</l>
<l>De le inarcate spire impeto e forza;</l>
<l>Ma il primo sol le rivedea più belle</l>
<l>Far beati gli amanti, e a un volger d'occhi</l>
<l>Mescere a voglia lor la terra e il mare.</l></lg>
<lg><l>Fia d'uopo ancor, che da le lunghe cure</l>
<l>T'allevj alquanto, e con pietosa mano</l>
<l>Il teso per gran tempo arco rallenti.</l>
<l>Signore, al Ciel non è più cara cosa</l>
<l>Di tua salute: e troppo a noi mortali</l>
<l>È il viver de' tuoi pari util tesoro.</l>
<l>Tu adunque allor che placida mattina</l>
<l>Vestita riderà d'un bel sereno</l>
<l>Esci pedestre, e le abbattute membra</l>
<l>All'aura salutar snoda e rinfranca.</l>
<l>Di nobil cuojo a te la gamba calzi</l>
<l>Purpureo stivaletto, onde il tuo piede</l>
<l>Non macchino giammai la polve e 'l limo,</l>
<l>Che l'uom calpesta. A te s'avvolga intorno</l>
<l>Leggiadra veste che sul dorso sciolta</l>
<l>Vada ondeggiando, e tue formose braccia</l>
<l>Leghi in manica angusta a cui vermiglio</l>
<l>O cilestro velluto orni gli estremi.</l>
<l>Del bel color che l'elitropio tigne</l>
<l>Sottilissima benda indi ti fasci</l>
<l>La snella gola: E il crin... Ma il crin, Signore,</l>
<l>Forma non abbia ancor da la man dotta</l>
<l>Dell'artefice suo; che troppo fora,</l>
<l>Ahi! troppo grave error lasciar tant'opra</l>
<l>De le licenziose aure in balìa.</l>
<l>Non senz'arte però vada negletto</l>
<l>Su gli omeri a cader; ma, o che natura</l>
<l>A te il nodrisca, o che da ignota fronte</l>
<l>Il più famoso parrucchier lo tolga,</l>
<l>E l'adatti al tuo capo, in sul tuo capo</l>
<l>Ripiegato l'afferri e lo sospenda</l>
<l>Con testugginei denti il pettin curvo.</l></lg>
<lg><l>Poi che in tal guisa te medesmo ornato</l>
<l>Con artificio negligente avrai,</l>
<l>Esci pedestre a respirar talvolta</l>
<l>L'aere mattutino; e ad alta canna</l>
<l>Appoggiando la man, quasi baleno</l>
<l>Le vie trascorri, e premi ed urta il volgo</l>
<l>Che s'oppone al tuo corso. In altra guisa</l>
<l>Fora colpa l'uscir, però che andrièno</l>
<l>Mal distinti dal vulgo i primi eroi.</l></lg>
<lg><l>Ciò ti basti per or. Già l'oriolo</l>
<l>A girtene ti affretta. Ohimè che vago</l>
<l>Arsenal minutissimo di cose</l>
<l>Ciondola quindi, e ripercosso insieme</l>
<l>Molce con soavissimo tintinno!</l>
<l>Di costì che non pende? avvi per fino</l>
<l>Piccioli cocchi e piccioli destrieri</l>
<l>Finti in oro così, che sembran vivi.</l>
<l>Ma v'hai tu il meglio? ah sì, che i miei precetti</l>
<l>Sagace prevenisti: ecco che splende</l>
<l>Chiuso in picciol cristallo il dolce Pegno</l>
<l>Di fortunato amor. Lunge o profani,</l>
<l>Che a voi tant'oltre penetrar non lice.</l>
<l>E voi dell'altro secolo feroci,</l>
<l>Ed ispid'avi i vostri almi nipoti</l>
<l>Venite oggi a mirar. Co' sanguinosi</l>
<l>Pugnali a lato le campestri rocche</l>
<l>Voi godeste abitar, truci all'aspetto,</l>
<l>E per gran baffi rigidi la guancia</l>
<l>Consultando gli sgherri, e sol giojendo</l>
<l>Di trattar l'arme che d'orribil palla</l>
<l>Givan notturne a traforar le porte</l>
<l>Del non meno di voi rivale armato.</l>
<l>Ma i vostri almi nipoti oggi si stanno</l>
<l>Ad agitar fra le tranquille dita</l>
<l>Dell'oriolo i ciondoli vezzosi;</l>
<l>Ed opra è lor se all'innocenza antica</l>
<l>Torna pur anco, e bamboleggia il mondo.</l></lg>
<lg><l>Or vanne, o mio Signore, e il pranzo allegra</l>
<l>De la tua Dama: a lei dolce ministro</l>
<l>Dispensa i cibi, e detta al suo palato</l>
<l>E a la sua fame inviolabil legge.</l>
<l>Ma tu non obliar, che in nulla cosa</l>
<l>Esser mediocre a gran Signor non lice:</l>
<l>Abbia il popol confini; a voi natura</l>
<l>Donò senza confini e mente, e cuore.</l>
<l>Dunque a la mensa, o tu schifo rifuggi</l>
<l>Ogni vivanda, e te medesmo rendi</l>
<l>Per inedia famoso, o nome acquista</l>
<l>D'illustre voratore. Intanto addio</l>
<l>Degli uomini delizia, e di tua stirpe,</l>
<l>E de la patria tua gloria e sostegno.</l>
<l>Ecco che umìli in bipartita schiera</l>
<l>T'accolgono i tuoi servi: altri già pronto</l>
<l>Via se ne corre ad annunciare al mondo,</l>
<l>Che tu vieni a bearlo; altri a le braccia</l>
<l>Timido ti sostien mentre il dorato</l>
<l>Cocchio tu sali, e tacito, e severo</l>
<l>Sur un canto ti sdrai. Apriti o vulgo,</l>
<l>E cedi il passo al trono ove s'asside</l>
<l>Il mio Signore: ahi te meschin s'ei perde</l>
<l>Un sol per te de' preziosi istanti.</l>
<l>Temi 'l non mai da legge, o verga, o fune</l>
<l>Domabile cocchier, temi le rote,</l>
<l>Che già più volte le tue membra in giro</l>
<l>Avvolser seco, e del tuo impuro sangue</l>
<l>Corser macchiate, e il suol di lunga striscia,</l>
<l>Spettacol miserabile! segnàro.</l>
</lg>
</div1>
<div1 type="part">
<head>Mezzogiorno</head>
<lg><l>Ardirò ancor tra i desinari illustri</l>
<l>Sul Meriggio innoltrarmi umil Cantore,</l>
<l>Poichè troppa di te cura mi punge,</l>
<l>Signor, ch'io spero un dì veder maestro</l>
<l>E dittator di graziosi modi</l>
<l>All'alma gioventù che Italia onora.</l></lg>
<lg><l>Tal fra le tazze e i coronati vini,</l>
<l>Onde all'ospite suo fe' lieta pompa</l>
<l>La Punica Regina, i canti alzava</l>
<l>Jopa crinito: e la Regina intanto</l>
<l>Da' begli occhi stranieri iva beendo</l>
<l>L'oblivion del misero Sichèo.</l>
<l>E tale allor che l'orba Itaca in vano</l>
<l>Chiedea a Nettun la prole di Laerte,</l>
<l>Femio s'udìa co' versi e con la cetra</l>
<l>La facil mensa rallegrar de' Proci</l>
<l>Cui dell'errante Ulisse i pingui agnelli</l>
<l>E i petrosi licori, e la consorte</l>
<l>Invitavano al pranzo. Amici or piega,</l>
<l>Giovin Signore, al mio cantar gli orecchi</l>
<l>Or che tra nuove Elise, e novi Proci,</l>
<l>E tra fedeli ancor Penelopèe,</l>
<l>Ti guidano a la mensa i versi miei.</l></lg>
<lg><l>Già dal meriggio ardente il sol fuggendo</l>
<l>Verge all'occaso: e i piccioli mortali</l>
<l>Dominati dal tempo escon di novo</l>
<l>A popolar le vie ch'all'oriente</l>
<l>Volgon ombra già grande: a te null'altro</l>
<l>Dominator fuor che te stesso è dato.</l></lg>
<lg><l>Alfin di consigliarsi al fido speglio</l>
<l>La tua Dama cessò. Quante uopo è volte</l>
<l>Chiedette, e rimandò novelli ornati;</l>
<l>Quante convien de le agitate ognora</l>
<l>Damigelle or con vezzi or con garriti</l>
<l>Rovesciò la fortuna; a se medesma</l>
<l>Quante volte convien piacque e dispiacque;</l>
<l>E quante volte è d'uopo a sè ragione</l>
<l>Fece, e a' suoi lodatori. I mille intorno</l>
<l>Dispersi arnesi alfin raccolse in uno</l>
<l>La consapevol del suo cor ministra;</l>
<l>Alfin velata d'un leggier zendado</l>
<l>È l'ara tutelar di sua beltate;</l>
<l>E la seggiola sacra, un po' rimossa,</l>
<l>Languidetta l'accoglie. Intorno ad essa</l>
<l>Pochi giovani eroi van rimembrando</l>
<l>I cari lacci altrui, mentre da lungi</l>
<l>Ad altra intorno i cari lacci vostri</l>
<l>Pochi giovani eroi van rimembrando.</l></lg>
<lg><l>Il marito gentil queto sorride</l>
<l>A le lor celie; o s'ei si cruccia alquanto,</l>
<l>Del tuo lungo tardar solo si cruccia.</l>
<l>Nulla però di lui cura te prenda</l>
<l>Oggi, o Signore, e s'egli a par del vulgo</l>
<l>Prostrò l'anima imbelle, e non sdegnosse</l>
<l>Di chiamarsi marito, a par del vulgo</l>
<l>Senta la fame esercitargl'in petto</l>
<l>Lo stimol fier degli oziosi sughi</l>
<l>Avidi d'esca: o s'a un marito alcuna</l>
<l>D'anima generosa orma rimane,</l>
<l>Ad altra mensa il piè rivolga; e d'altra</l>
<l>Dama al fianco s'assida il cui marito</l>
<l>Pranzi altrove lontan d'un'altra a lato</l>
<l>Ch'abbia lungi lo sposo: e così nuove</l>
<l>Anella intrecci a la catena immensa</l>
<l>Onde, alternando, Amor l'anime annoda.</l></lg>
<lg><l>Ma sia che vuol, tu baldanzoso innoltra</l>
<l>Ne le stanze più interne: ecco precorre</l>
<l>Per annunciarti al gabinetto estremo</l>
<l>Il noto stropiccìo de' piedi tuoi.</l>
<l>Già lo Sposo t'incontra. In un baleno</l>
<l>Sfugge dall'altrui man l'accorta mano</l>
<l>De la tua Dama: e il suo bel labbro intanto</l>
<l>T'apparecchia un sorriso. Ognun s'arretra</l>
<l>Che conosce i tuoi dritti, e si conforta</l>
<l>Con le adulte speranze a te lasciando</l>
<l>Libero e scarco il più beato seggio.</l>
<l>Tal colà dove infra gelose mura</l>
<l>Bizanzio ed Ispaàn guardano il fiore</l>
<l>De la beltà che il popolato Egèo</l>
<l>Manda, e l'Armeno, e il Tartaro, e il Circasso</l>
<l>Per delizia d'un solo, a bear entra</l>
<l>L'ardente sposa il grave Munsulmano.</l>
<l>Tra 'l maestoso passeggiar gli ondeggiano</l>
<l>Le late spalle, e sopra l'alta testa</l>
<l>Le avvolte fasce: dall'arcato ciglio</l>
<l>Ei volge intorno imperioso il guardo;</l>
<l>E vede al su' apparire umil chinarsi,</l>
<l>E il piè ritrar l'effeminata, occhiuta</l>
<l>Turba, che sorridendo egli dispregia.</l></lg>
<lg><l>Ora imponi, o Signor, che tutte a schiera</l>
<l>Si dispongan tue grazie; e a la tua Dama</l>
<l>Quanto elegante esser più puoi ti mostra.</l>
<l>Tengasi al fianco la sinistra mano</l>
<l>Sotto il breve giubbon celata; e l'altra</l>
<l>Sul finissimo lin posi, e s'asconda</l>
<l>Vicino al cor: sublime alzisi 'l petto,</l>
<l>Sorgan gli omeri entrambi, e verso lei</l>
<l>Piega il duttile collo; ai lati stringi</l>
<l>Le labbra un poco; ver lo mezzo acute</l>
<l>Rendile alquanto, e da la bocca poi</l>
<l>Compendiata in guisa tal sen esca</l>
<l>Un non inteso mormorìo. La destra</l>
<l>Ella intanto ti porga: e molle caschi</l>
<l>Sopra i tiepidi avorj un doppio bacio.</l>
<l>Siedi tu poscia; e d'una man trascina</l>
<l>Più presso a lei la seggioletta. Ognuno</l>
<l>Tacciasi; ma tu sol curvato alquanto</l>
<l>Seco susurra ignoti detti a cui</l>
<l>Concordin vicendevoli sorrisi,</l>
<l>E sfavillar di cupidette luci</l>
<l>Che amor dimostri, o che lo finga almeno.</l></lg>
<lg><l>Ma rimembra, o Signor, che troppo nuoce</l>
<l>Negli amorosi cor lunga e ostinata</l>
<l>Tranquillità. Su l'oceàno ancora</l>
<l>Perigliosa è la calma: oh quante volte</l>
<l>Dall'immobile prora il buon nocchiere</l>
<l>Invocò la tempesta! e sì crudele</l>
<l>Soccorso ancor gli fu negato; e giacque</l>
<l>Affamato assetato estenuato</l>
<l>Dal velenoso aere stagnante oppresso</l>
<l>Tra l'inutile ciurma al suol languendo.</l>
<l>Però ti giovi de la scorsa notte</l>
<l>Ricordar le vicende; e con obliqui</l>
<l>Motti pungerl'alquanto, o se nel volto</l>
<l>Paga più che non suole accor fu vista</l>
<l>Il novello straniere; e co' bei labbri</l>
<l>Semiaperti aspettar, quasi marina</l>
<l>Conca, la soavissima rugiada</l>
<l>De' novi accenti: o se cupida troppo</l>
<l>Col guardo accompagnò di loggia in loggia</l>
<l>Il seguace di Marte, idol vegliante</l>
<l>De' feminili voti, a la cui chioma</l>
<l>Col lauro trionfal s'avvolgon mille</l>
<l>E mille frondi dell'Idalio mirto.</l></lg>
<lg><l>Colpevole o innocente allor la bella</l>
<l>Dama improviso adombrerà la fronte</l>
<l>D'un nuvoletto di verace sdegno</l>
<l>O simulato; e la nevosa spalla</l>
<l>Scoterà un poco; e premerà col dente</l>
<l>L'infimo labbro: e volgeransi alfine</l>
<l>Gli altri a bear le sue parole estreme.</l>
<l>Fors'anco rintuzzar di tue querele</l>
<l>Saprà l'agrezza; e sovvenir faratti</l>
<l>Le visite furtive ai tetti, ai cocchi</l>
<l>Ed a le logge de le mogli illustri</l>
<l>Di ricchi cittadini a cui sovente,</l>
<l>Per calle che il piacer mostra, piegarsi</l>
<l>La maestà di cavalier non sdegna.</l></lg>
<lg><l>Felice te, se mesta e disdegnosa</l>
<l>La conduci a la mensa; e s'ivi puoi</l>
<l>Solo piegarla a comportar de' cibi</l>
<l>La nausea universal. Sorridan pure</l>
<l>A le vostre dolcissime querele</l>
<l>I convitati; e l'un l'altro percota</l>
<l>Col gomito maligno: ah nondimeno</l>
<l>Come fremon lor alme; e quanta invidia</l>
<l>Ti portan, te veggendo unico scopo</l>
<l>Di sì bell'ire! Al solo Sposo è dato</l>
<l>Nodrir nel cor magnanima quiete,</l>
<l>Mostrar nel volto ingenuo riso, e tanto</l>
<l>Docil fidanza ne le innocue luci.</l></lg>
<lg><l>O tre fiate avventurosi e quattro</l>
<l>Voi del nostro buon secolo mariti</l>
<l>Quanto diversi da' vostr'avi! Un tempo</l>
<l>Uscìa d'Averno con viperei crini,</l>
<l>Con torbid'occhi irrequieti, e fredde</l>
<l>Tenaci branche un indomabil mostro</l>
<l>Che ansando e anelando intorno giva</l>
<l>Ai nuziali letti; e tutto empiea</l>
<l>Di sospetto e di fremito e di sangue.</l>
<l>Allor gli antri domestici, le selve,</l>
<l>L'onde, le rupi alto ulular s'udièno</l>
<l>Di feminili strida: allor le belle</l>
<l>Dame con mani incrocicchiate, e luci</l>
<l>Pavide al ciel, tremando lagrimando,</l>
<l>Tra la pompa feral de le lugubri</l>
<l>Sale vedean dal truce sposo offrirsi</l>
<l>Le tazze attossicate o i nudi stili.</l>
<l>Ahi pazza Italia! Il tuo furor medesmo</l>
<l>Oltre l'alpi, oltre 'l mar destò le risa</l>
<l>Presso agli emoli tuoi che di gelosa</l>
<l>Titol ti diero; e t'è serbato ancora</l>
<l>Ingiustamente. Non di cieco amore</l>
<l>Vicendevol desire, alterno impulso,</l>
<l>Non di costume simiglianza or guida</l>
<l>Gl'incauti sposi al talamo bramato</l>
<l>Ma la Prudenza coi canuti padri</l>
<l>Siede librando il molt'oro, e i divini</l>
<l>Antiquissimi sangui: e allor che l'uno</l>
<l>Bene all'altro risponde, ecco Imenèo</l>
<l>Scoter sua face; e unirsi al freddo sposo,</l>
<l>Di lui non già, ma de le nozze amante</l>
<l>La freddissima vergine che in core</l>
<l>Già volge i riti del Bel Mondo; e lieta</l>
<l>L'indifferenza maritale affronta.</l>
<l>Così non fien de la crudel Megera</l>
<l>Più temuti gli sdegni. Oltre Pirene</l>
<l>Contenda or pur le desiate porte</l>
<l>Ai gravi amanti; e di feminee risse</l>
<l>Turbi Oriente: Italia oggi si ride</l>
<l>Di quello ond'era già derisa; tanto</l>
<l>Puote una sola età volger le menti.</l></lg>
<lg><l>Ma già rimbomba d'una in altra sala</l>
<l>Il tuo nome, o Signor; di già l'udìro</l>
<l>L'ime officine ove al volubil tatto</l>
<l>Degl'ingenui palati arduo s'appresta</l>
<l>Solletico che molle i nervi scota,</l>
<l>E varia seco voluttà conduca</l>
<l>Fino al core dell'alma. In bianche spoglie</l>
<l>S'affrettano a compir la nobil opra</l>
<l>Prodi ministri: e lor sue leggi detta</l>
<l>Una gran mente del paese uscita</l>
<l>Ove Colbert, e Richelieu fur chiari.</l>
<l>Forse con tanta maestade in fronte</l>
<l>Presso a le navi ond'Ilio arse e cadèo,</l>
<l>Per gli ospiti famosi il grande Achille</l>
<l>Disegnava la cena: e seco intanto</l>
<l>Le vivande cocean sui lenti fochi</l>
<l>Pàtroclo fido, e il guidator di carri</l>
<l>Automedonte. O tu sagace mastro</l>
<l>Di lusinghe al palato udrai fra poco</l>
<l>Sonar le lodi tue dall'alta mensa.</l>
<l>Chi fia che ardisca di trovar pur macchia</l>
<l>Nel tuo lavoro? Il tuo Signor farassi</l>
<l>Campion de le tue glorie; e male a quanti</l>
<l>Cercator di conviti oseran motto</l>
<l>Pronunciar contro te; chè sul cocente</l>
<l>Meriggio andran peregrinando poi</l>
<l>Miseri e stanchi, e non avran cui piaccia</l>
<l>Più popolar con le lor bocche i pranzi.</l></lg>
<lg><l>Imbandita è la mensa. In piè d'un salto</l>
<l>Alzati e porgi, almo Signor, la mano</l>
<l>A la tua Dama; e lei dolce cadente</l>
<l>Sopra di te col tuo valor sostieni,</l>
<l>E al pranzo l'accompagna. I convitati</l>
<l>Vengan dopo di voi; quindi 'l marito</l>
<l>Ultimo segua. O prole alta di numi</l>
<l>Non vergognate di donar voi anco</l>
<l>Pochi momenti al cibo: in voi non fia</l>
<l>Vil opra il pasto; a quei soltanto è vile,</l>
<l>Che il duro irresistibile bisogno</l>
<l>Stimola e caccia. All'impeto di quello</l>
<l>Cedan l'orso, la tigre, il falco, il nibbio,</l>
<l>L'orca, il delfino, e quant'altri mortali</l>
<l>Vivon quaggiù; ma voi con rosee labbra</l>
<l>La sola Voluttade inviti al pasto,</l>
<l>La sola Voluttà che le celesti</l>
<l>Mense imbandisce, e al nèttare convita</l>
<l>I viventi per sè Dei sempiterni.</l></lg>
<lg><l>Forse vero non è; ma un giorno è fama,</l>
<l>Che fur gli uomini eguali; e ignoti nomi</l>
<l>Fur Plebe, e Nobiltade. Al cibo, al bere,</l>
<l>All'accoppiarsi d'ambo i sessi, al sonno</l>
<l>Un istinto medesmo, un'egual forza</l>
<l>Sospingeva gli umani: e niun consiglio</l>
<l>Niuna scelta d'obbietti o lochi o tempi</l>
<l>Era lor conceduta. A un rivo stesso,</l>
<l>A un medesimo frutto, a una stess'ombra</l>
<l>Convenivano insieme i primi padri</l>
<l>Del tuo sangue, o Signore, e i primi padri</l>
<l>De la plebe spregiata. I medesm'antri</l>
<l>Il medesimo suolo offrieno loro</l>
<l>Il riposo, e l'albergo; e a le lor membra</l>
<l>I medesmi animai le irsute vesti.</l>
<l>Sol'una cura a tutti era comune</l>
<l>Di sfuggire il dolore, e ignota cosa</l>
<l>Era il desire agli uman petti ancora.</l></lg>
<lg><l>L'uniforme degli uomini sembianza</l>
<l>Spiacque a' Celesti: e a variar la Terra</l>
<l>Fu spedito il Piacer. Quale già i numi</l>
<l>D'Ilio sui campi, tal l'amico Genio,</l>
<l>Lieve lieve per l'aere labendo</l>
<l>S'avvicina a la Terra; e questa ride</l>
<l>Di riso ancor non conosciuto. Ei move,</l>
<l>E l'aura estiva del cadente rivo,</l>
<l>E dei clivi odorosi a lui blandisce</l>
<l>Le vaghe membra, e lentamente sdrucciola</l>
<l>Sul tondeggiar dei muscoli gentile.</l>
<l>Gli s'aggiran d'intorno i Vezzi e i Giochi,</l>
<l>E come ambrosia, le lusinghe scorrongli</l>
<l>Da le fraghe del labbro: e da le luci</l>
<l>Socchiuse, languidette, umide fuori</l>
<l>Di tremulo fulgore escon scintille</l>
<l>Ond'arde l'aere che scendendo ei varca.</l></lg>
<lg><l>Alfin sul dorso tuo sentisti, o Terra,</l>
<l>Sua prim'orma stamparsi; e tosto un lento</l>
<l>Fremere soavissimo si sparse</l>
<l>Di cosa in cosa; e ognor crescendo, tutte</l>
<l>Di natura le viscere commosse:</l>
<l>Come nell'arsa state il tuono s'ode</l>
<l>Che di lontano mormorando viene;</l>
<l>E col profondo suon di monte in monte</l>
<l>Sorge; e la valle, e la foresta intorno</l>
<l>Mugon del fragoroso alto rimbombo,</l>
<l>Finchè poi cade la feconda pioggia</l>
<l>Che gli uomini e le fere e i fiori e l'erbe</l>
<l>Ravviva riconforta allegra e abbella.</l></lg>
<lg><l>Oh beati tra gli altri, oh cari al cielo</l>
<l>Viventi a cui con miglior man Titano</l>
<l>Formò gli organi illustri, e meglio tese,</l>
<l>E di fluido agilissimo inondolli!</l>
<l>Voi l'ignoto solletico sentiste</l>
<l>Del celeste motore. In voi ben tosto</l>
<l>Le voglie fermentàr, nacque il desio.</l>
<l>Voi primieri scopriste il buono, il meglio;</l>
<l>E con foga dolcissima correste</l>
<l>A possederli. Allor quel de' due sessi,</l>
<l>Che necessario in prima era soltanto,</l>
<l>D'amabile, e di bello il nome ottenne.</l>
<l>Al giudizio di Paride voi deste</l>
<l>Il primo esempio: tra feminei volti</l>
<l>A distinguer s'apprese; e voi sentiste</l>
<l>Primamente le grazie. A voi tra mille</l>
<l>Sapor fur noti i più soavi: allora</l>
<l>Fu il vin preposto all'onda; e il vin s'elesse</l>
<l>Figlio de' tralci più riarsi, e posti</l>
<l>A più fervido sol, ne' più sublimi</l>
<l>Colli dove più zolfo il suolo impingua.</l>
<l>Così l'Uom si divise: e fu il Signore</l>
<l>Dai Volgari distinto a cui nel seno</l>
<l>Troppo languìr l'ebeti fibre, inette</l>
<l>A rimbalzar sotto i soavi colpi</l>
<l>De la nova cagione onde fur tocche:</l>
<l>E quasi bovi, al suol curvati ancora</l>
<l>Dinanzi al pungol del bisogno andàro;</l>
<l>E tra la servitute, e la viltade,</l>
<l>E 'l travaglio, e l'inopia a viver nati,</l>
<l>Ebber nome di Plebe. Or tu Signore</l>
<l>Che feltrato per mille invitte reni</l>
<l>Sangue racchiudi, poichè in altra etade</l>
<l>Arte, forza, o fortuna i padri tuoi</l>
<l>Grandi rendette, poichè il tempo alfine</l>
<l>Lor divisi tesori in te raccolse,</l>
<l>Del tuo senso gioisci, a te dai numi</l>
<l>Concessa parte: e l'umil vulgo intanto</l>
<l>Dell'industria donato, ora ministri</l>
<l>A te i piaceri tuoi nato a recarli</l>
<l>Su la mensa real, non a gioirne.</l></lg>
<lg><l>Ecco la Dama tua s'asside al desco:</l>
<l>Tu la man le abbandona; e mentre il servo</l>
<l>La seggiola avanzando, all'agil fianco</l>
<l>La sottopon, sì che lontana troppo</l>
<l>Ella non sia, nè da vicin col petto</l>
<l>Prema troppo la mensa, un picciol salto</l>
<l>Spicca, e chino raccogli a lei del lembo</l>
<l>Il diffuso volume. A lato poscia</l>
<l>Di lei tu siedi: a cavalier gentile</l>
<l>Il fianco abbandonar de la sua Dama</l>
<l>Non fia lecito mai, se già non sorge</l>
<l>Strana cagione a meritar, ch'egli usi</l>
<l>Tanta licenza. Un Nume ebber gli antichi</l>
<l>Immobil sempre, e ch'allo stesso padre</l>
<l>Degli Dei non cedette, allor ch'ei venne</l>
<l>Il Campidoglio ad abitar, sebbene</l>
<l>E Giuno e Febo e Venere e Gradivo</l>
<l>E tutti gli altri Dei da le lor sedi</l>
<l>Per riverenza del Tonante uscìro.</l></lg>
<lg><l>Indistinto ad ognaltro il loco sia</l>
<l>Presso al nobile desco: e s'alcun arde</l>
<l>Ambizioso di brillar fra gli altri,</l>
<l>Brilli altramente. Oh come i varj ingegni</l>
<l>La libertà del genial convito</l>
<l>Desta ed infiamma! Ivi il gentil Motteggio,</l>
<l>Maliziosetto svolazzando intorno,</l>
<l>Reca su l'ali fuggitive ed agita</l>
<l>Ora i raccolti da la fama errori</l>
<l>De le belle lontane, ora d'amante</l>
<l>O di marito i semplici costumi:</l>
<l>E gode di mirare il queto sposo</l>
<l>Rider primiero, e di crucciar con lievi</l>
<l>Minacce in cor de la sua fida sposa</l>
<l>I timidi segreti. Ivi abbracciata</l>
<l>Co' festivi Racconti intorno gira</l>
<l>L'elegante Licenza: or nuda appare</l>
<l>Come le Grazie; or con leggiadro velo</l>
<l>Solletica vie meglio; e s'affatica</l>
<l>Di richiamar de le matrone al volto</l>
<l>Quella rosa gentil che fu già un tempo</l>
<l>Onor di belle donne, all'Amor cara</l>
<l>E cara all'Onestade; ora ne' campi</l>
<l>Cresce solinga, e tra i selvaggi scherzi</l>
<l>A le rozze villane il viso adorna.</l></lg>
<lg><l>Già s'avanza la mensa. In mille guise</l>
<l>E di mille sapor, di color mille</l>
<l>La variata eredità degli avi</l>
<l>Scherza ne' piatti; e giust'ordine serba.</l>
<l>Forse a la Dama di sua man le dapi</l>
<l>Piacerà ministrar, che novo pregio</l>
<l>Acquisteran da lei. Veloce il ferro</l>
<l>Che forbito ti attende al destro lato</l>
<l>Nudo fuor esca; e come quel di Marte,</l>
<l>Scintillando lampeggi: indi la punta</l>
<l>Fra due dita ne stringi, e chino a lei</l>
<l>Tu il presenta, o Signore. Or si vedranno</l>
<l>De la candida mano all'opra intenta</l>
<l>I muscoli giocar soavi e molli:</l>
<l>E le grazie, piegandosi dintorno,</l>
<l>Vestiran nuove forme, or da le dita</l>
<l>Fuggevoli scorrendo, ora su l'alto</l>
<l>De' bei nodi insensibili aleggiando,</l>
<l>Et or de le pozzette in sen cadendo,</l>
<l>Che dei nodi al confin v'impresse Amore.</l>
<l>Mille baci di freno impazienti</l>
<l>Ecco sorgon dal labbro ai convitati;</l>
<l>Già s'arrischian, già volano, già un guardo</l>
<l>Sfugge dagli occhi tuoi, che i vanni audaci</l>
<l>Fulmina, et arde, e tue ragion difende.</l>
<l>Sol de la fida sposa a cui se' caro</l>
<l>Il tranquillo marito immoto siede:</l>
<l>E nulla impression l'agita e scuote</l>
<l>Di brama, o di timor; però che Imene</l>
<l>Da capo a piè fatollo. Imene or porta</l>
<l>Non più serti di rose avvolti al crine,</l>
<l>Ma stupido papavero grondante</l>
<l>Di crassa onda Letèa: Imene, e il Sonno</l>
<l>Oggi han pari le insegne. Oh come spesso</l>
<l>La Dama dilicata invoca il Sonno</l>
<l>Che al talamo presieda, e seco invece</l>
<l>Trova Imenèo; e stupida rimane</l>
<l>Quasi al meriggio stanca villanella</l>
<l>Che tra l'erbe innocenti adagia il fianco</l>
<l>Queta e sicura; e d'improviso vede</l>
<l>Un serpe; e balza in piedi inorridita;</l>
<l>E le rigide man stende, e ritragge</l>
<l>Il gomito, e l'anelito sospende;</l>
<l>E immota e muta, e con le labbra aperte</l>
<l>Obliquamente il guarda! Oh come spesso</l>
<l>Incauto amante a la sua lunga pena</l>
<l>Cercò sollievo: et invocar credendo</l>
<l>Imene, ahi folle! invocò il Sonno; e questi</l>
<l>Di fredda oblivion l'alma gli asperse;</l>
<l>E d'invincibil noja, e di torpente</l>
<l>Indifferenza gli ricinse il core.</l></lg>
<lg><l>Ma se a la Dama dispensar non piace</l>
<l>Le vivande, o non giova, allor tu stesso</l>
<l>Il bel lavoro imprendi. Agli occhi altrui</l>
<l>Più brillerà così l'enorme gemma,</l>
<l>Dolc'esca agli usurai, che quella osàro</l>
<l>A le promesse di Signor preporre</l>
<l>Villanamente: ed osservati fieno</l>
<l>I manichetti, la più nobil opra</l>
<l>Che tessesse giammai Anglica Aracne.</l>
<l>Invidieran tua dilicata mano</l>
<l>I convitati; inarcheran le ciglia</l>
<l>Sul difficil lavoro, e d'oggi in poi</l>
<l>Ti fia ceduto il trinciator coltello</l>
<l>Che al cadetto guerrier serban le mense.</l></lg>
<lg><l>Teco son io, Signor; già intendo e veggo</l>
<l>Felice osservatore i detti e i motti</l>
<l>De' Semidei che coronando stanno</l>
<l>E con vario costume ornan la mensa.</l>
<l>Or chi è quell'eroe che tanta parte</l>
<l>Colà ingombra di loco, e mangia e fiuta</l>
<l>E guata e de le altrui cure ridendo</l>
<l>Sì superba di ventre agita mole?</l>
<l>Oh di mente acutissima dotate</l>
<l>Mamme del suo palato! oh da mortali</l>
<l>Invidiabil anima che siede</l>
<l>Tra la mirabil lor testura; e quindi</l>
<l>L'ultimo del piacer deliquio sugge!</l>
<l>Chi più saggio di lui penètra e intende</l>
<l>La natura migliore; o chi più industre</l>
<l>Converte a suo piacer l'aria, la terra,</l>
<l>E 'l ferace di mostri ondoso abisso?</l>
<l>Qualor s'accosta al desco altrui, paventano</l>
<l>Suo gusto inesorabile le smilze</l>
<l>Ombre de' padri, che per l'aria lievi</l>
<l>S'aggirano vegliando ancora intorno</l>
<l>Ai ceduti tesori: e piangon lasse</l>
<l>Le mal spese vigilie, i sobrj pasti,</l>
<l>Le in preda all'aquilon case, le antique</l>
<l>Digiune rozze, gli scommessi cocchj</l>
<l>Forte assordanti per stridente ferro</l>
<l>Le piazze e i tetti: e lamentando vanno</l>
<l>Gl'invan nudati rustici, le fami</l>
<l>Mal desiate, e de le sacre toghe</l>
<l>L'armata in vano autorità sul vulgo.</l></lg>
<lg><l>Chi siede a lui vicin? Per certo il caso</l>
<l>Congiunse accorto i due leggiadri estremi</l>
<l>Perchè doppio spettacolo campeggi;</l>
<l>E l'un dell'altro al par più lustri e splenda.</l>
<l>Falcato Dio degli orti a cui la Greca</l>
<l>Làmsaco d'asinelli offrir solea</l>
<l>Vittima degna, al giovine seguace</l>
<l>Del sapiente di Samo i doni tuoi</l>
<l>Reca sul desco: egli ozioso siede</l>
<l>Dispregiando le carni; e le narici</l>
<l>Schifo raggrinza, in nauseanti rughe</l>
<l>Ripiega i labbri, e poco pane intanto</l>
<l>Rumina lentamente. Altro giammai</l>
<l>A la squallida fame eroe non seppe</l>
<l>Durar sì forte: nè lassezza il vinse</l>
<l>Nè deliquio giammai nè febbre ardente;</l>
<l>Tanto importa lo aver scarze le membra,</l>
<l>Singolare il costume, e nel bel mondo</l>
<l>Onor di filosofico talento.</l>
<l>Qual anima è volgar la sua pietade</l>
<l>All'Uom riserbi; e facile ribrezzo</l>
<l>Dèstino in lui del suo simìle i danni,</l>
<l>I bisogni, e le piaghe. Il cor di lui</l>
<l>Sdegna comune affetto; e i dolci moti</l>
<l>A più lontano limite sospinge.</l>
<l>“Pera colui che prima osò la mano</l>
<l>Armata alzar su l'innocente agnella,</l>
<l>E sul placido bue: nè il truculento</l>
<l>Cor gli piegàro i teneri belati</l>
<l>Nè i pietosi mugiti nè le molli</l>
<l>Lingue lambenti tortuosamente</l>
<l>La man che il loro fato, ahimè, stringea”.</l>
<l>Tal ei parla, o Signore; e sorge intanto</l>
<l>Al suo pietoso favellar dagli occhi</l>
<l>De la tua Dama dolce lagrimetta</l>
<l>Pari a le stille tremule, brillanti</l>
<l>Che a la nova stagion gemendo vanno</l>
<l>Dai palmiti di Bacco entro commossi</l>
<l>Al tiepido spirar de le prim'aure</l>
<l>Fecondatrici. Or le sovviene il giorno,</l>
<l>Ahi fero giorno! allor che la sua bella</l>
<l>Vergine cuccia de le Grazie alunna,</l>
<l>Giovenilmente vezzeggiando, il piede</l>
<l>Villan del servo con l'eburneo dente</l>
<l>Segnò di lieve nota: ed egli audace</l>
<l>Con sacrilego piè lanciolla: e quella</l>
<l>Tre volte rotolò; tre volte scosse</l>
<l>Gli scompigliati peli, e da le molli</l>
<l>Nari soffiò la polvere rodente.</l>
<l>Indi i gemiti alzando: aita aita</l>
<l>Parea dicesse; e da le aurate volte</l>
<l>A lei l'impietosita Eco rispose:</l>
<l>E dagl'infimi chiostri i mesti servi</l>
<l>Asceser tutti; e da le somme stanze</l>
<l>Le damigelle pallide tremanti</l>
<l>Precipitàro. Accorse ognuno; il volto</l>
<l>Fu spruzzato d'essenze a la tua Dama;</l>
<l>Ella rinvenne alfin: l'ira, il dolore</l>
<l>L'agitavano ancor; fulminei sguardi</l>
<l>Gettò sul servo, e con languida voce</l>
<l>Chiamò tre volte la sua cuccia: e questa</l>
<l>Al sen le corse; in suo tenor vendetta</l>
<l>Chieder sembrolle: e tu vendetta avesti</l>
<l>Vergine cuccia de le grazie alunna.</l>
<l>L'empio servo tremò; con gli occhi al suolo</l>
<l>Udì la sua condanna. A lui non valse</l>
<l>Merito quadrilustre; a lui non valse</l>
<l>Zelo d'arcani uficj: in van per lui</l>
<l>Fu pregato e promesso; ei nudo andonne</l>
<l>Dell'assisa spogliato ond'era un giorno</l>
<l>Venerabile al vulgo. In van novello</l>
<l>Signor sperò; chè le pietose dame</l>
<l>Inorridìro, e del misfatto atroce</l>
<l>Odiàr l'autore. Il misero si giacque</l>
<l>Con la squallida prole, e con la nuda</l>
<l>Consorte a lato su la via spargendo</l>
<l>Al passeggiere inutile lamento:</l>
<l>E tu vergine cuccia, idol placato</l>
<l>Da le vittime umane, isti superba.</l></lg>
<lg><l>Fia tua cura, o Signore, or che più ferve</l>
<l>La mensa, di vegliar su i cibi; e pronto</l>
<l>Scoprir qual d'essi a la tua Dama è caro:</l>
<l>O qual di raro augel, di stranio pesce</l>
<l>Parte le aggrada. Il tuo coltello Amore</l>
<l>Anatomico renda, Amor che tutte</l>
<l>Degli animali noverar le membra</l>
<l>Puote; e discerner sa qual abbian tutte</l>
<l>Uso, e natura. Più d'ognaltra cosa</l>
<l>Però ti caglia rammentar mai sempre</l>
<l>Qual più cibo le nuoca, o qual più giovi;</l>
<l>E l'un rapisci a lei, l'altro concedi</l>
<l>Come d'uopo ti par. Serbala, oh dio,</l>
<l>Serbala ai cari figlj. Essi dal giorno</l>
<l>Che le alleviàro il dilicato fianco</l>
<l>Non la rivider più: d'ignobil petto</l>
<l>Esaurirono i vasi, e la ricolma</l>
<l>Nitidezza serbàro al sen materno.</l>
<l>Sgridala, se a te par, ch'avida troppo</l>
<l>Agogni al cibo; e le ricorda i mali</l>
<l>Che forse avranno altra cagione, e ch'ella</l>
<l>Al cibo imputerà nel dì venturo.</l>
<l>Nè al cucinier perdona a cui non calse</l>
<l>Tanta salute. A te sui servi altrui</l>
<l>Ragion donossi in quel felice istante</l>
<l>Che la noia, o l'amor vi strinser ambo</l>
<l>In dolce nodo; e dier ordini e leggi.</l>
<l>Per te sgravato d'odioso incarco</l>
<l>Ti fia grato colui che dritto vanta</l>
<l>D'impor novo cognome a la tua Dama;</l>
<l>E pinte trascinar su gli aurei cocchi</l>
<l>Giunte a quelle di lei le proprie insegne:</l>
<l>Dritto illustre per lui, e ch'altri seco</l>
<l>Audace non tentò divider mai.</l></lg>
<lg><l>Ma non sempre, o Signor, tue cure fieno</l>
<l>A la Dama rivolte: anco talora</l>
<l>Ti fia lecito aver qualche riposo;</l>
<l>E de la quercia trionfale all'ombra</l>
<l>Te de la polve olimpica tergendo,</l>
<l>Al vario ragionar degli altri eroi</l>
<l>Porgere orecchio, e il tuo sermone ai loro</l>
<l>Ozioso mischiar. Già scote un d'essi</l>
<l>Le architettate del bel crine anella</l>
<l>Su l'orecchio ondeggianti; e ad ogni scossa,</l>
<l>De' convitati a le narici manda</l>
<l>Vezzoso nembo d'arabi profumi.</l>
<l>Allo spirto di lui l'alma Natura</l>
<l>Fu prodiga così, che più non seppe</l>
<l>Di che il volto abbellirgli; e all'Arte disse:</l>
<l>Compisci 'l mio lavoro; e l'Arte suda</l>
<l>Sollecita d'intorno all'opra illustre.</l>
<l>Molli tinture, preziose linfe,</l>
<l>Polvi, pastiglie, dilicati unguenti</l>
<l>Tutto arrischia per lui. Quanto di novo,</l>
<l>E mostruoso più sa tesser spola,</l>
<l>O bulino intagliar Francese ed Anglo</l>
<l>A lui primo concede. Oh lui beato,</l>
<l>Che primo può di non più viste forme</l>
<l>Tabacchiera mostrar! l'etica invidia</l>
<l>I Grandi eguali a lui lacera, e mangia;</l>
<l>Ed ei pago di sè, superbamente</l>
<l>Crudo fa loro balenar su gli occhi</l>
<l>L'ultima gloria onde Parigi ornollo.</l>
<l>Forse altera così d'Egitto in faccia</l>
<l>Vaga Prole di Semele apparisti</l>
<l>I giocondi rubini alto levando</l>
<l>Del grappolo primiero: e tal tu forse</l>
<l>Tessalico garzon mostrasti a Jolco</l>
<l>L'auree lane rapite al fero Drago.</l></lg>
<lg><l>Vedi, o Signor, quanto magnanim'ira</l>
<l>Nell'eroe che vicino all'altro siede</l>
<l>A quel novo spettacolo si desta:</l>
<l>Vedi come s'affanna, e sembra il cibo</l>
<l>Obliar declamando. Al certo al certo</l>
<l>Il nemico è a le porte: ohimè i Penati</l>
<l>Tremano, e in forse è la civil salute.</l>
<l>Ah no; più grave a lui, più preziosa</l>
<l>Cura lo infiamma: “Oh depravati ingegni</l>
<l>Degli artefici nostri! In van si spera</l>
<l>Dall'inerte lor man lavoro industre,</l>
<l>Felice invenzion d'uom nobil degna:</l>
<l>Chi sa intrecciar, chi sa pulir fermaglio</l>
<l>A nobile calzar? chi tesser drappo</l>
<l>Soffribil tanto, che d'ornar presuma</l>
<l>Le membra di signor che un lustro a pena</l>
<l>Di feudo conti? In van s'adopra e stanca</l>
<l>Chi 'l genio lor bituminoso e crasso</l>
<l>Osa destar. Di là dall'alpi è forza</l>
<l>Ricercar l'eleganza: e chi giammai</l>
<l>Fuor che il Genio di Francia osato avrebbe</l>
<l>Su i menomi lavori i Grechi ornati</l>
<l>Recar felicemente? Andò romito</l>
<l>Il Bongusto finora spaziando</l>
<l>Su le auguste cornici, e su gli eccelsi</l>
<l>Timpani de le moli al Nume sacre,</l>
<l>E agli uomini scettrati; oggi ne scende</l>
<l>Vago alfin di condurre i gravi fregi</l>
<l>Infra le man di cavalieri e dame:</l>
<l>Tosto forse il vedrem trascinar anco</l>
<l>Su molli veli, e nuziali doni</l>
<l>Le Greche travi; e docile trastullo</l>
<l>Fien de la Moda le colonne, e gli archi</l>
<l>Ove sedeano i secoli canuti”.</l></lg>
<lg><l>Commercio alto gridar, gridar commercio</l>
<l>All'altro lato de la mensa or odi</l>
<l>Con fanatica voce: e tra 'l fragore</l>
<l>D'un peregrino d'eloquenza fiume,</l>
<l>Di bella novità stampate al conio</l>
<l>Le forme apprendi, onde assai meglio poi</l>
<l>Brillantati i pensier picchin la mente.</l>
<l>Tu pur grida commercio; e la tua Dama</l>
<l>Anco un motto ne dica. Empiono è vero</l>
<l>Il nostro suol di Cerere i favori,</l>
<l>Che tra i folti di biade immensi campi</l>
<l>Move sublime; e fuor ne mostra a pena</l>
<l>Tra le spighe confuso il crin dorato.</l>
<l>Bacco, e Vertunno i lieti poggi intorno</l>
<l>Ne coronan di poma: e Pale amica</l>
<l>Latte ne preme a larga mano, e tonde</l>
<l>Candidi velli, e per li prati pasce</l>
<l>Mille al palato uman vittime sacre:</l>
<l>Cresce fecondo il lin soave cura</l>
<l>Del verno rusticale; e d'infinita</l>
<l>Serie ne cinge le campagne il tanto</l>
<l>Per la morte di Tisbe arbor famoso.</l>
<l>Che vale or ciò? Su le natie lor balze</l>
<l>Rodan le capre; ruminando il bue</l>
<l>Lungo i prati natii vada; e la plebe</l>
<l>Non dissimile a lor, si nutra e vesta</l>
<l>De le fatiche sue; ma a le grand'alme</l>
<l>Di troppo agevol ben schife Cillenio</l>
<l>Il comodo presenti a cui le miglia</l>
<l>Pregio acquistino, e l'oro; e d'ogn'intorno:</l>
<l>Commercio risonar s'oda, commercio.</l>
<l>Tale dai letti de la molle rosa</l>
<l>Sìbari ancor gridar soleva; i lumi</l>
<l>Disdegnando volgea dai campi aviti,</l>
<l>Troppo per lei ignobil cura; e mentre</l>
<l>Cartagin dura a le fatiche, e Tiro,</l>
<l>Pericolando per l'immenso sale,</l>
<l>Con l'oro altrui le voluttà cambiava,</l>
<l>Sìbari si volgea sull'altro lato;</l>
<l>E non premute ancor rose cercando,</l>
<l>Pur di commercio novellava, e d'arti.</l></lg>
<lg><l>Nè senza i miei precetti, e senza scorta</l>
<l>Inerudito andrai, Signor, qualora</l>
<l>Il perverso destin dal fianco amato</l>
<l>T'allontani a la mensa. Avvien sovente,</l>
<l>Che un Grande illustre or l'alpi, or l'oceàno</l>
<l>Varca, e scende in Ausonia, orribil ceffo</l>
<l>Per natura o per arte, a cui Ciprigna</l>
<l>Rose le nari; e sale impuro e crudo</l>
<l>Snudò i denti ineguali. Ora il distingue</l>
<l>Risibil gobba, or furiosi sguardi,</l>
<l>Obliqui o loschi; or rantoloso avvolge</l>
<l>Tra le tumide fauci ampio volume</l>
<l>Di voce che gorgoglia, ed esce alfine</l>
<l>Come da inverso fiasco onda che goccia.</l>
<l>Or d'avi or di cavalli ora di Frini</l>
<l>Instancabile parla, or de' Celesti</l>
<l>Le folgori deride. Aurei monili,</l>
<l>E gemme e nastri gloriose pompe</l>
<l>L'ingombran tutto; e gran titolo suona</l>
<l>Dinanzi a lui. Qual più tra noi risplende</l>
<l>Inclita stirpe, che onorar non voglia</l>
<l>D'un ospite sì degno i lari suoi?</l>
<l>Ei però sederà de la tua Dama</l>
<l>Al fianco ancora: e tu lontan da Giuno</l>
<l>Tra i Silvani capripedi n'andrai</l>
<l>Presso al marito; e pranzerai negletto</l>
<l>Col popol folto degli Dei minori.</l></lg>
<lg><l>Ma negletto non già dagli occhi andrai</l>
<l>De la Dama gentil, che a te rivolti</l>
<l>Incontreranno i tuoi. L'aere a quell'urto</l>
<l>Arderà di faville: e Amor con l'ali</l>
<l>L'agiterà. Nel fortunato incontro</l>
<l>I messaggier pacifici dell'alma</l>
<l>Cambieran lor novelle, e alternamente</l>
<l>Spinti, rifluiranno a voi con dolce</l>
<l>Delizioso tremito sui cori.</l>
<l>Tu le ubbidisci allora, o se t'invita</l>
<l>Le vivande a gustar che a lei vicine</l>
<l>L'ordin dispose, o se a te chiede in vece</l>
<l>Quella che innanzi a te sue voglie punge</l>
<l>Non col soave odor, ma con le nove</l>
<l>Leggiadre forme onde abbellir la seppe</l>
<l>Dell'ammirato cucinier la mano.</l>
<l>Con la mente si pascono gli Dei</l>
<l>Sopra le nubi del brillante Olimpo:</l>
<l>E le labbra immortali irrita e move</l>
<l>Non la materia, ma il divin lavoro.</l></lg>
<lg><l>Nè intento meno ad ubbidir sarai</l>
<l>I cenni del bel guardo allor che quella</l>
<l>Di licor peregrino ai labbri accosta</l>
<l>Colmo bicchiere a lo cui orlo intorno</l>
<l>Serpe dorata striscia; o a cui vermiglia</l>
<l>Cera la base impronta, e par, che dica:</l>
<l>Lungi o labbra profane: al labbro solo</l>
<l>De la Diva che qui soggiorna e regna</l>
<l>Il castissimo calice si serbi:</l>
<l>Nè cavalier con l'alito maschile</l>
<l>Osi appannarne il nitido cristallo,</l>
<l>Nè dama convitata unqua presuma</l>
<l>Di porvi i labbri; e sien pur casti e puri,</l>
<l>E quant'esser si può cari all'amore.</l>
<l>Nessun'altra è di lei più pura cosa;</l>
<l>Chi macchiarla oserà? Le Ninfe in vano</l>
<l>Da le arenose loro urne versando</l>
<l>Cento limpidi rivi, al candor primo</l>
<l>Tornar vorrièno il profanato vaso</l>
<l>E degno farlo di salir di novo</l>
<l>A le labbra celesti, a cui non lice</l>
<l>Inviolate approssimarsi ai vasi</l>
<l>Che convitati cavalieri, e dame</l>
<l>Convitate macchiar coi labbri loro.</l>
<l>Tu ai cenni del bel guardo, e de la mano</l>
<l>Che reggendo il bicchier, sospesa ondeggia,</l>
<l>Affettuoso attendi. I guardi tuoi</l>
<l>Sfavillando di gioja, accolgan lieti</l>
<l>Il brindisi segreto; e tu ti accingi</l>
<l>In simil modo a tacita risposta.</l></lg>
<lg><l>Immortal come voi la nostra Musa</l>
<l>Brindisi grida all'uno, e all'altro amante;</l>
<l>All'altrui fida sposa a cui se' caro,</l>
<l>E a te, Signor, sua dolce cura e nostra.</l>
<l>Come annoso licor Lièo vi mesce,</l>
<l>Tale Amore a voi mesca eterna gioja</l>
<l>Non gustata al marito, e da coloro</l>
<l>Invidiata che gustata l'hanno.</l>
<l>Veli con l'ali sue sagace oblìo</l>
<l>Le alterne infedeltà che un cor dall'altro</l>
<l>Potrièno un giorno separar per sempre</l>
<l>E sole agli occhi vostri Amor discopra</l>
<l>Le alterne infedeltà che in ambo i cori</l>
<l>Ventilar possan le cedenti fiamme.</l>
<l>Un sempiterno indissolubil nodo</l>
<l>acute;uguri ai vostri cor volgar cantore;</l>
<l>Nostra nobile Musa a voi desia</l>
<l>Sol fin che piace a voi durevol nodo.</l>
<l>Duri fin che a voi piace; e non si sciolga</l>
<l>Senza che Fama sopra l'ali immense</l>
<l>Tolga l'alta novella, e grande n'empia</l>
<l>Col reboàto dell'aperta tromba</l>
<l>L'ampia cittade, e dell'Enotria i monti</l>
<l>E le piagge sonanti, e s'esser puote,</l>
<l>La bianca Teti, e Guadiana, e Tule.</l>
<l>Il mattutino gabinetto, il corso,</l>
<l>Il teatro, la mensa in vario stile</l>
<l>Ne ragionin gran tempo: ognun ne chieda</l>
<l>Il dolente marito; ed ei dall'alto</l>
<l>La lamentabil favola cominci.</l>
<l>Tal su le scene ove agitar solea</l>
<l>L'ombre tinte di sangue Argo piagnente,</l>
<l>Squallido messo al palpitante coro</l>
<l>Narrava, come furiando Edipo</l>
<l>Al talamo corresse incestuoso;</l>
<l>Come le porte rovescionne, e come</l>
<l>Al subito spettacolo ristè</l>
<l>Quando vicina del nefando letto</l>
<l>Vide in un corpo solo e sposa e madre</l>
<l>Pender strozzata; e del fatale uncino</l>
<l>Le mani armossi; e con le proprie mani</l>
<l>A sè le care luci da la testa</l>
<l>Con le man proprie misero strapposse.</l></lg>
<lg><l>Ecco volge al suo fine il pranzo illustre.</l>
<l>Già Como, e Dionisio al desco intorno</l>
<l>Rapidissimamente in danza girano</l>
<l>Con la libera Gioja: ella saltando,</l>
<l>Or questo or quel dei convitati lieve</l>
<l>Tocca col dito; e al suo toccar scoppiettano</l>
<l>Brillanti vivacissime scintille</l>
<l>Ch'altre ne destan poi. Sonan le risa;</l>
<l>E il clamoroso disputar s'accende.</l>
<l>La nobil vanità punge le menti;</l>
<l>E l'Amor di sè sol, baldo scorrendo,</l>
<l>Porge un scettro a ciascuno, e dice: Regna.</l>
<l>Questi i concilj di Bellona, e quegli</l>
<l>Penetra i tempj de la Pace. Un guida</l>
<l>I condottieri: ai consiglier consiglio</l>
<l>L'altro dona, e divide e capovolge</l>
<l>Con seste ardite il pelago e la terra.</l>
<l>Qual di Pallade l'arti e de le Muse</l>
<l>Giudica e libra: qual ne scopre acuto</l>
<l>L'alte cagioni; e i gran principj abbatte</l>
<l>Cui creò la natura, e che tiranni</l>
<l>Sopra il senso degli uomini regnàro</l>
<l>Gran tempo in Grecia; e ne la Tosca terra</l>
<l>Rinacquer poi più poderosi e forti.</l></lg>
<lg><l>Cotanto adunque di sapere è dato</l>
<l>A nobil mente? Oh letto, oh specchio, oh mensa,</l>
<l>Oh corso, oh scena, oh feudi, oh sangue, oh avi,</l>
<l>Che per voi non s'apprende? Or tu Signore,</l>
<l>Col volo ardito del felice ingegno</l>
<l>T'ergi sopra d'ognaltro. Il campo è questo</l>
<l>Ove splender più dei: nulla scienza,</l>
<l>Sia quant'esser si vuole arcana e grande,</l>
<l>Ti spaventi giammai. Se cosa udisti,</l>
<l>O leggesti al mattino onde tu possa</l>
<l>Gloria sperar; qual cacciator che segue</l>
<l>Circuendo la fera, e sì la guida</l>
<l>E volge di lontan, che a poco a poco</l>
<l>S'avvicina a le insidie, e dentro piomba;</l>
<l>Tal tu il sermone altrui volgi sagace</l>
<l>Finchè là cada ove spiegar ti giovi</l>
<l>Il tuo novo tesor. Se nova forma</l>
<l>Del parlare apprendesti, allor ti piaccia</l>
<l>Materia espor che, favellando, ammetta</l>
<l>La nova gemma: e poi che il punto hai colto,</l>
<l>Ratto la scopri, e sfolgorando abbaglia</l>
<l>Qual altra è mente che superba andasse</l>
<l>Di squisita eloquenza ai gran convivj.</l>
<l>In simil guisa il favoloso amante</l>
<l>Dell'animosa vergin di Dordona</l>
<l>Ai cavalier che l'assalien superbi</l>
<l>Usar lasciava ogni lor possa ed arte;</l>
<l>Poi nel miglior de la terribil pugna</l>
<l>Svelava il don dell'amoroso Mago:</l>
<l>E quei sorpresi dall'immensa luce</l>
<l>Cadeano ciechi e soggiogati a terra.</l>
<l>Se alcun di Zoroastro, e d'Archimede</l>
<l>Discepol sederà teco a la mensa,</l>
<l>A lui ti volgi: seco lui ragiona;</l>
<l>Suo linguaggio ne apprendi, e quello poi</l>
<l>Quas'innato a te fosse, alto ripeti:</l>
<l>Nè paventar quel che l'antica fama</l>
<l>Narrò de' suoi compagni. Oggi la diva</l>
<l>Urania il crin compose: e gl'irti alunni</l>
<l>Smarriti vergognosi balbettanti</l>
<l>Trasse da le lor cave ove pur dianzi</l>
<l>Col profondo silenzio e con la notte</l>
<l>Tenean consiglio: indi le serve braccia</l>
<l>Fornien di leve onnipotenti ond'alto</l>
<l>Salisser poi piramidi, obelischi</l>
<l>Ad eternar de' popoli superbi</l>
<l>I gravi casi: oppur con feri dicchi</l>
<l>Stavan contro i gran letti; o di pignone</l>
<l>Audace armati spaventosamente</l>
<l>Cozzavan con la piena, e giù a traverso</l>
<l>Spezzate, dissipate rovesciavano</l>
<l>Le tetre corna, decima fatica</l>
<l>D'Ercole invitto. Ora i selvaggi amici</l>
<l>Urania incivilì: baldi e leggiadri</l>
<l>Nel gran mondo li guida o tra 'l clamore</l>
<l>De' frequenti convivj, oppur tra i vezzi</l>
<l>De' gabinetti ove a la docil Dama,</l>
<l>E al saggio Cavalier mostran qual via</l>
<l>Venere tenga; e in quante forme o quali</l>
<l>Suo volto lucidissimo si cambj.</l></lg>
<lg><l>Nè del Poeta temerai, che beffi</l>
<l>Con satira indiscreta i detti tuoi;</l>
<l>Nè che a maligne risa esponer osa</l>
<l>Tuo talento immortal. Voi l'innalzaste</l>
<l>All'alta mensa: e tra la vostra luce</l>
<l>Beato l'avvolgeste; e de le Muse</l>
<l>A dispetto e d'Apollo, al sacro coro</l>
<l>L'ascriveste de' Vati. Egli 'l suo Pindo</l>
<l>Feo de la mensa: e guai a lui, se quinci</l>
<l>Le Dee sdegnate giù precipitando</l>
<l>Con le forchette il cacciano. Meschino!</l>
<l>Più non potria su le dolenti membra</l>
<l>Del suo infermo Signor chiedere aita</l>
<l>Da la bona Salute; o con alate</l>
<l>Odi ringraziar, nè tesser Inni</l>
<l>Al barbato figliuol di Febo intonso:</l>
<l>Più del giorno natale i chiari albori</l>
<l>Salutar non potrebbe, e l'auree frecce</l>
<l>Nomi-sempiternanti all'arco imporre:</l>
<l>Non più gli urti festevoli, o sul naso</l>
<l>L'elegante scoccar d'illustri dita</l>
<l>Fora dato sperare. A lui tu dunque</l>
<l>Non isdegna, o Signor, volger talvolta</l>
<l>Tu' amabil voce: a lui declama i versi</l>
<l>Del dilicato cortigian d'Augusto,</l>
<l>O di quel che tra Venere, e Lièo</l>
<l>Pinse Trimalcion. La Moda impone,</l>
<l>Ch'Arbitro, o Flacco a un bello spirto ingombri</l>
<l>Spesso le tasche. Il vostro amico vate</l>
<l>T'udrà, maravigliando, il sermon prisco</l>
<l>Or sciogliere or frenar qual più ti piace:</l>
<l>E per la sua faretra, e per li cento</l>
<l>Destrier focosi che in Arcadia pasce</l>
<l>Ti giurerà, che di Donato al paro</l>
<l>Il difficil sermone intendi e gusti.</l></lg>
<lg><l>Cotesto ancor di rammentar fia tempo</l>
<l>I novi Sofi, che la Gallia, e l'Alpe</l>
<l>Esecrando persegue: e dir qual arse</l>
<l>De' volumi infelici, e andò macchiato</l>
<l>D'infame nota: e quale asilo appresti</l>
<l>Filosofia al morbido Aristippo</l>
<l>Del secol nostro; e qual ne appresti al novo</l>
<l>Diogene dell'auro spregiatore,</l>
<l>E della opinione de' mortali.</l>
<l>Lor volumi famosi a te verranno</l>
<l>Da le fiamme fuggendo a gran giornate</l>
<l>Per calle obliquo, e compri a gran tesoro</l>
<l>O da cortese man prestati, fièno</l>
<l>Lungo ornamento a lo tuo speglio innanzi.</l>
<l>Poichè scorsi gli avrai pochi momenti</l>
<l>Specchiandoti, e a la man garrendo indotta</l>
<l>Del parrucchier; poichè t'avran la sera</l>
<l>Conciliato il facil sonno, allora</l>
<l>A la <foreign lang="fra">toilette</foreign> passeran di quella</l>
<l>Che comuni ha con te studj e licèo</l>
<l>Ove togato in cattedra elegante</l>
<l>Siede interprete Amor. Ma fia la mensa</l>
<l>Il favorevol loco ove al sol esca</l>
<l>De' brevi studj il glorioso frutto.</l></lg>
<lg><l>Qui ti segnalerai co' novi Sofi</l>
<l>Schernendo il fren che i creduli maggiori</l>
<l>Atto solo stimàr l'impeto folle</l>
<l>A vincer de' mortali, a stringer forte</l>
<l>Nodo fra questi, e a sollevar lor speme</l>
<l>Con penne oltre natura alto volanti.</l>
<l>Chi por freno oserà d'almo Signore</l>
<l>A la mente od al cor? Paventi il vulgo</l>
<l>Oltre natura: il debole Prudente</l>
<l>Rispetti il vulgo; e quei, cui dona il vulgo</l>
<l>Titol di Saggio, mediti romito</l>
<l>Il Ver celato; e alfin cada adorando</l>
<l>La sacra nebbia che lo avvolge intorno.</l>
<l>Ma il mio Signor, com'aquila sublime</l>
<l>Dietro ai Sofi novelli il volo spieghi.</l>
<l>Perchè più generoso il volo sia,</l>
<l>Voli senz'ale ancor; nè degni 'l tergo</l>
<l>Affaticar con penne. Applauda intanto</l>
<l>Tutta la mensa al tuo poggiare ardito.</l>
<l>Te con lo sguardo, e con l'orecchio beva</l>
<l>La Dama dalle tue labbra rapita:</l>
<l>Con cenno approvator vezzosa il capo</l>
<l>Pieghi sovente: e il <emph>calcolo</emph>, e la <emph>massa</emph>,</l>
<l>E l'<emph>inversa ragion</emph> sonino ancora</l>
<l>Su la bocca amorosa. Or più non odia</l>
<l>De le scole il sermone Amor maestro;</l>
<l>Ma l'accademia e i portici passeggia</l>
<l>De' filosofi al fianco, e con la molle</l>
<l>Mano accarezza le cadenti barbe.</l></lg>
<lg><l>Ma guardati, o Signor, guardati oh dio</l>
<l>Dal tossico mortal che fuora esala</l>
<l>Dai volumi famosi; e occulto poi</l>
<l>Sa, per le luci penetrato all'alma,</l>
<l>Gir serpendo nei cori; e con fallace</l>
<l>Lusinghevole stil corromper tenta</l>
<l>Il generoso de le stirpi orgoglio</l>
<l>Che ti scevra dal vulgo. Udrai da quelli,</l>
<l>Che ciascun de' mortali all'altro è pari;</l>
<l>Che caro a la Natura, e caro al Cielo</l>
<l>È non meno di te colui che regge</l>
<l>I tuoi destrieri, e quei ch'ara i tuoi campi;</l>
<l>E che la tua pietade, e il tuo rispetto</l>
<l>Dovrien fino a costor scender vilmente.</l>
<l>Folli sogni d'infermo! Intatti lascia</l>
<l>Così strani consiglj; e sol ne apprendi</l>
<l>Quel che la dolce voluttà rinfranca,</l>
<l>Quel che scioglie i desiri, e quel che nutre</l>
<l>La libertà magnanima. Tu questo</l>
<l>Reca solo a la mensa: e sol da questo</l>
<l>Cerca plausi ed onor. Così dell'api</l>
<l>L'industrioso popolo ronzando,</l>
<l>Gira di fiore in fior, di prato in prato;</l>
<l>E i dissimili sughi raccogliendo,</l>
<l>Tesoreggia nell'arnie: un giorno poi</l>
<l>Ne van colme le pàtere dorate</l>
<l>Sopra l'ara de' numi; e d'ogn'intorno</l>
<l>Ribocca la fragrante alma dolcezza.</l></lg>
<lg><l>Or versa pur dall'odorato grembo</l>
<l>I tuoi doni o Pomona; e l'ampie colma</l>
<l>Tazze che d'oro e di color diversi</l>
<l>Fregiò il Sàssone industre; il fine è giunto</l>
<l>De la mensa divina. E tu dai greggi</l>
<l>Rustica Pale coronata vieni</l>
<l>Di melissa olezzante e di ginebro;</l>
<l>E co' lavori tuoi di presso latte</l>
<l>Vergognando t'accosta a chi ti chiede,</l>
<l>Ma deporli non osa. In su la mensa</l>
<l>Potrien deposti le celesti nari</l>
<l>Commover troppo, e con volgare olezzo</l>
<l>Gli stomachi agitar. Torreggin solo</l>
<l>Su' ripiegati lini in varie forme</l>
<l>I latti tuoi cui di serbato verno</l>
<l>Rassodarono i sali, e reser atti</l>
<l>A dilettar con subito rigore</l>
<l>Di convitato cavalier le labbra.</l></lg>
<lg><l>Tu, Signor, che farai poichè fie posto</l>
<l>Fine a la mensa, e che lieve puntando</l>
<l>La tua Dama gentil fatto avrà cenno,</l>
<l>Che di sorger è tempo? In piè d'un salto</l>
<l>Balza prima di tutti; a lei t'accosta,</l>
<l>La seggiola rimovi, la man porgi;</l>
<l>Guidala in altra stanza, e più non soffri,</l>
<l>Che lo stagnante de le dapi odore</l>
<l>Il cèlabro le offenda. Ivi con gli altri</l>
<l>Gratissimo vapor t'invita, ond'empie</l>
<l>L'aria il caffè che preparato fuma</l>
<l>In tavola minor cui vela ed orna</l>
<l>Indica tela. Ridolente gomma</l>
<l>Quinci arde intanto; e va lustrando e purga</l>
<l>L'aere profano, e fuor caccia del cibo</l>
<l>Le volanti reliquie. Egri mortali</l>
<l>Cui la miseria e la fidanza un giorno</l>
<l>Sul meriggio guidàro a queste porte;</l>
<l>Tumultuosa, ignuda, atroce folla</l>
<l>Di tronche membra, e di squallide facce,</l>
<l>E di bare e di grucce, ora da lungi</l>
<l>Vi confortate; e per le aperte nari</l>
<l>Del divin pranzo il nèttare beete</l>
<l>Che favorevol aura a voi conduce:</l>
<l>Ma non osate i limitari illustri</l>
<l>Assediar, fastidioso offrendo</l>
<l>Spettacolo di mali a chi ci regna.</l></lg>
<lg><l>Or la piccola tazza a te conviene</l>
<l>Apprestare, o Signor, che i lenti sorsi</l>
<l>Ministri poi de la tua Dama ai labbri:</l>
<l>Or memore avvertir s'ella più goda,</l>
<l>O sobria o liberal, temprar col dolce</l>
<l>La bollente bevanda; o se più forse</l>
<l>L'ami così, come sorbir la suole</l>
<l>Barbara sposa, allor che, molle assisa</l>
<l>Su' broccati di Persia, al suo signore</l>
<l>Con le dita pieghevoli 'l selvoso</l>
<l>Mento vezzeggia, e la svelata fronte</l>
<l>Alzando, il guarda; e quelli sguardi han possa</l>
<l>Di far che a poco a poco di man cada</l>
<l>Al suo signore la fumante canna.</l></lg>
<lg><l>Mentre il labbro, e la man v'occupa, e scalda</l>
<l>L'odorosa bevanda, altere cose</l>
<l>Macchinerà tua infaticabil mente.</l>
<l>Qual coppia di destrieri oggi de' il carro</l>
<l>Guidar de la tua Dama; o l'alte moli</l>
<l>Che su le fredde piagge educa il Cimbro;</l>
<l>O quei che abbeverò la Drava, o quelli</l>
<l>Che a le vigili guardie un dì fuggìro</l>
<l>Da la stirpe Campana. Oggi qual meglio</l>
<l>Si convenga ornamento ai dorsi alteri:</l>
<l>Se semplici e negletti; o se pomposi</l>
<l>Di ricche nappe e variate stringhe</l>
<l>Andran su l'alto collo i crin volando;</l>
<l>E sotto a cuoi vermigli e ad auree fibbie</l>
<l>Ondeggeranno li ritondi fianchi.</l>
<l>Quale oggi cocchio trionfanti al corso</l>
<l>Vi porterà: se quel cui l'oro copre;</l>
<l>O quel su le cui tavole pesanti</l>
<l>Saggio pennello i dilicati finse</l>
<l>Studj dell'ago, onde si fregia il capo</l>
<l>E il bel sen la tua Dama; e pieni vetri</l>
<l>Di freschissima linfa e di fior varj</l>
<l>Gli diede a trascinar. Cotanta mole</l>
<l>Di cose a un tempo sol nell'alta mente</l>
<l>Rivolgerai: poi col supremo auriga</l>
<l>Arduo consiglio ne terrai, non senza</l>
<l>Qualche lieve garrir con la tua Dama.</l>
<l>Servi le leggi tue l'auriga: e intanto</l>
<l>Altre v'occupin cure. Il gioco puote</l>
<l>Ora il tempo ingannare: ed altri ancora</l>
<l>Forse ingannar potrà. Tu il gioco eleggi</l>
<l>Che due soltanto a un tavoliere ammetta;</l>
<l>Tale Amor ti consiglia. Occulto ardea</l>
<l>Già di ninfa gentil misero amante</l>
<l>Cui null'altra eloquenza usar con lei,</l>
<l>Fuor che quella degli occhi era concesso;</l>
<l>Poichè il rozzo marito ad Argo eguale</l>
<l>Vigilava mai sempre; e quasi biscia</l>
<l>Ora piegando, or allungando il collo,</l>
<l>Ad ogni verbo con gli orecchi acuti</l>
<l>Era presente. Oimè, come con cenni,</l>
<l>O con notata tavola giammai</l>
<l>O con servi sedotti a la sua ninfa</l>
<l>Chieder pace ed aita? Ogni d'Amore</l>
<l>Stratagemma finissimo vinceva</l>
<l>La gelosìa del rustico marito.</l>
<l>Che più lice sperare? Al tempio ei corre</l>
<l>Del nume accorto che le serpi intreccia</l>
<l>All'aurea verga, e il capo e le calcagna</l>
<l>D'ali fornisce. A lui si prostra umìle;</l>
<l>E in questa guisa, lagrimando, il prega.</l>
<l>“O propizio agli amanti, o buon figliuolo</l>
<l>De la candida Maja, o tu che d'Argo</l>
<l>Deludesti i cent'occhi, e a lui rapisti</l>
<l>La guardata giovenca, i preghi accetta</l>
<l>D'un amante infelice; e a me concedi</l>
<l>Se non gli occhi ingannar, gli orecchi almeno</l>
<l>D'un marito importuno”. Ecco si scote</l>
<l>Il divin simulacro, a lui si china,</l>
<l>Con la verga pacifica la fronte</l>
<l>Gli percote tre volte: e il lieto amante</l>
<l>Sente dettarsi ne la mente un gioco</l>
<l>Che i mariti assordisce. A lui diresti,</l>
<l>Che l'ali del suo piè concesse ancora</l>
<l>Il supplicato Dio; cotanto ei vola</l>
<l>Velocissimamente a la sua donna.</l>
<l>Là bipartita tavola prepara</l>
<l>Ov'ebano, ed avorio intarsiati</l>
<l>Regnan sul piano; e partono alternando</l>
<l>In dodici magioni ambe le sponde.</l>
<l>Quindici nere d'ebano girelle</l>
<l>E d'avorio bianchissimo altrettante</l>
<l>Stan divise in due parti; e moto e norma</l>
<l>Da due dadi gittati attendon, pronte</l>
<l>Ad occupar le case, e quinci e quindi</l>
<l>Pugnar contrarie. Oh cara a la Fortuna</l>
<l>Quella che corre innanzi all'altre, e seco</l>
<l>Ha la compagna, onde il nemico assalto</l>
<l>Forte sostenga! Oh giocator felice</l>
<l>Chi pria l'estrema casa occupa; e l'altro</l>
<l>De le proprie magioni ordin riempie</l>
<l>Con doppio segno, e quindi poi, securo,</l>
<l>Da la falange il suo rival combatte;</l>
<l>E in proprio ben rivolge i colpi ostili.</l>
<l>Al tavolier s'assidono ambidue,</l>
<l>L'amante cupidissimo, e la ninfa:</l>
<l>Quella occupa una sponda, e questi l'altra.</l>
<l>Il marito col gomito s'appoggia</l>
<l>All'un de' lati: ambi gli orecchi tende;</l>
<l>E sotto al tavolier di quando in quando</l>
<l>Guata con gli occhi. Or l'agitar dei dadi</l>
<l>Entro ai sonanti bossoli comincia;</l>
<l>Ora il picchiar de' bossoli sul piano;</l>
<l>Ora il vibrar, lo sparpagliar, l'urtare,</l>
<l>Il cozzar de' due dadi; or de le mosse</l>
<l>Pedine il martellar. Torcesi e freme</l>
<l>Sbalordito il geloso: a fuggir pensa,</l>
<l>Ma rattienlo il sospetto. Il romor cresce</l>
<l>Il rombazzo, il frastono, il rovinìo.</l>
<l>Ei più regger non puote; in piedi balza,</l>
<l>E con ambe le man tura gli orecchi.</l>
<l>Tu vincesti o Mercurio: il cauto amante</l>
<l>Poco disse, e la bella intese assai.</l></lg>
<lg><l>Tal ne la ferrea età quando gli sposi</l>
<l>Folle superstizion chiamava all'armi</l>
<l>Giocato fu. Ma poi che l'aureo fulse</l>
<l>Secol di novo, e che del prisco errore</l>
<l>Si spogliàro i mariti, al sol diletto</l>
<l>La Dama, e il Cavalier volsero il gioco</l>
<l>Che la necessità scoperto avea.</l>
<l>Fu superfluo il romor: di molle panno</l>
<l>La tavola vestissi, e de' patenti</l>
<l>Bossoli 'l sen: lo schiamazzìo molesto</l>
<l>Tal rintuzzossi; e durò al gioco il nome</l>
<l>Che ancor l'antico strepito dinòta.</l></lg>
<lg><l>Già de le fere, e degli augelli il giorno,</l>
<l>E de' pesci notanti, e de' fior varj,</l>
<l>Degli alberi, e del vulgo al suo fin corre.</l>
<l>Di sotto al guardo dell'immenso Febo</l>
<l>Sfugge l'un Mondo; e a berne i vivi raggi</l>
<l>Cuba s'affretta, e il Messico, e l'altrice</l>
<l>Di molte perle California estrema.</l>
<l>Già da' maggiori colli, e da l'eccelse</l>
<l>Torri il Sol manda gli ultimi saluti</l>
<l>All'Italia, fuggente; e par, che brami</l>
<l>Rivederti, o Signore, anzi che l'Alpe,</l>
<l>O l'Appennino, o il mar curvo ti celi</l>
<l>Agli occhi suoi. Altro finor non vide,</l>
<l>Che di falcato mietitore i fianchi</l>
<l>Su le campagne tue piegati e lassi,</l>
<l>E su le armate mura or fronti or spalle</l>
<l>Carche di ferro, e su le aeree capre</l>
<l>Degli edificj tuoi man scabre e arsicce,</l>
<l>E villan polverosi innanzi ai carri</l>
<l>Gravi del tuo ricolto, e sui canali</l>
<l>E sui fertili laghi irsute braccia</l>
<l>Di remigante che le alterne merci</l>
<l>Al tuo comodo guida ed al tuo lusso,</l>
<l>Tutt'ignobili oggetti. Or colui vegga,</l>
<l>Che da tutti servito, a nullo serve.</l></lg>
<lg><l>Già di cocchi frequente il Corso splende:</l>
<l>E di mille che là volano rote</l>
<l>Rimbombano le vie. Fiero per nova</l>
<l>Scoperta biga il giovine leggiadro</l>
<l>Che cesse al carpentier gli avìti campi</l>
<l>Là si scorge tra i primi. All'un de' lati</l>
<l>Sdrajasi tutto: e de le stese gambe</l>
<l>La snellezza dispiega. A lui nel seno</l>
<l>La conoscenza del suo merto abbonda;</l>
<l>E con gentil sorriso arde e balena</l>
<l>Su la vetta del labbro; o da le ciglia,</l>
<l>Disdegnando, de' cocchi signoreggia</l>
<l>La turba inferior: soave intanto</l>
<l>Egli alza il mento, e il gomito protende;</l>
<l>E mollemente la man ripiegando,</l>
<l>I merletti finissimi su l'alto</l>
<l>Petto si ricompon con le due dita.</l>
<l>Quinci vien l'altro che pur oggi al cocchio</l>
<l>Dai casali pervenne, e già s'ascrive</l>
<l>Al concilio de' numi. Egli oggi impara</l>
<l>A conoscere il vulgo, e già da quello</l>
<l>Mille miglia lontan sente rapirsi</l>
<l>Per lo spazio de' cieli. A lui davanti</l>
<l>Ossequiosi cadono i cristalli</l>
<l>De' generosi cocchi oltrepassando;</l>
<l>E il lusingano ancor perchè sostegno</l>
<l>Sia de la pompa loro. Altri ne viene</l>
<l>Che di compro pur or titol si vanta;</l>
<l>E pur s'affaccia, e pur gli orecchi porge,</l>
<l>E pur sembragli udir da tutti i labbri</l>
<l>Sonar le glorie sue: Mal abbia il lungo</l>
<l>De le rote stridore, e il calpestìo</l>
<l>De' ferrati cavalli, e l'aura, e il vento</l>
<l>Che il bel tenor de le bramate voci</l>
<l>Scender non lascia a dilettargli 'l core.</l>
<l>Di momento in momento il fragor cresce,</l>
<l>E la folla con esso. Ecco le vaghe</l>
<l>A cui gli amanti per lo dì solenne</l>
<l>Mendicarono i cocchi. Ecco le gravi</l>
<l>Matrone che gran tempo arser di zelo</l>
<l>Contro al bel Mondo, e dell'ignoto Corso</l>
<l>La scelerata polvere dannàro;</l>
<l>Ma poi che la vivace amabil prole</l>
<l>Crebbe, e invitar sembrò con gli occhi Imene,</l>
<l>Cessero alfine; e le tornite braccia,</l>
<l>E del sorgente petto i rugiadosi</l>
<l>Frutti prudentemente al guardo aprìro</l>
<l>Dei nipoti di Giano. Affrettan quindi</l>
<l>Le belle cittadine, ora è più lustri</l>
<l>Note a la Fama, poi che ai tetti loro</l>
<l>Dedussero gli Dei; e sepper meglio,</l>
<l>E in più tragico stil da la <foreign lang="fra">toilette</foreign></l>
<l>Ai loro amici declamar l'istoria</l>
<l>De' rotti amori; ed agitar repente</l>
<l>Con celebrata convulsion la mensa,</l>
<l>Il teatro, e la danza. Il lor ventaglio</l>
<l>Irrequieto sempre or quinci or quindi</l>
<l>Con variata eloquenza esce e saluta.</l>
<l>Convolgonsi le belle: or su l'un fianco</l>
<l>Or su l'altro si posano tentennano</l>
<l>Volteggiano si rizzan, sul cuscino</l>
<l>Ricadono pesanti, e la lor voce</l>
<l>Acuta scorre d'uno in altro cocchio.</l></lg>
<lg><l>Ma ecco alfin che le divine spose</l>
<l>Degl'Italici eroi vengono anch'esse.</l>
<l>Io le conosco ai messaggier volanti</l>
<l>Che le annuncian da lungi, ed urtan fieri,</l>
<l>E rompono la folla; io le conosco</l>
<l>Da la turba de' servi al vomer tolti,</l>
<l>Perchè oziosi poi diretro pendano</l>
<l>Al carro trionfal con alte braccia.</l>
<l>Male a Giuno ed a Pallade Minerva</l>
<l>E a Cinzia e a Citerea mischiarvi osate</l>
<l>Voi pettorute Naiadi e Napee</l>
<l>Vane di picciol fonte o d'umil selva</l>
<l>Che agli Egipani vostri in guardia diede</l>
<l>Giove dall'alto. Vostr'incerti sguardi,</l>
<l>Vostra frequente inane maraviglia,</l>
<l>E l'aria alpestre ancor de' vostri moti</l>
<l>Vi tradiscono, ahi lasse, e rendon vana</l>
<l>La multiplice in fronte ai palafreni</l>
<l>Pendente nappa, ch'usurpar tentaste,</l>
<l>E la divisa onde copriste il mozzo</l>
<l>E il cucinier che la seguace corte</l>
<l>Accrebber stanchi, e i miseri lasciàro</l>
<l>Canuti padri di famiglia soli</l>
<l>Ne la muta magion serbati a chiave.</l>
<l>Troppo da voi diverse esse ne vanno</l>
<l>Ritte negli alti cocchi alteramente;</l>
<l>E a la turba volgare che si prostra</l>
<l>Non badan punto: a voi talor si volge</l>
<l>Lor guardo negligente, e par, che dica:</l>
<l>Tu ignota mi sei; o nel mirarvi</l>
<l>Col compagno susurrano ridendo.</l></lg>
<lg><l>Le giovinette madri degli eroi</l>
<l>Tutto empierono il Corso, e tutte han seco</l>
<l>Un giovinetto eroe, o un giovin padre</l>
<l>D'altri futuri eroi, che a la <foreign lang="fra">toilette</foreign></l>
<l>A la mensa, al teatro, al corso, al gioco</l>
<l>Segnaleransi un giorno; e fien cantati,</l>
<l>S'io scorgo l'avvenir, da tromba eguale</l>
<l>A quella che a me diede Apollo, e disse:</l>
<l>Canta gli Achilli tuoi, canta gli Augusti</l>
<l>Del secol tuo. Sol tu manchi, o Pupilla</l>
<l>Del più nobile mondo: ora ne vieni,</l>
<l>E del rallegratore de le cose</l>
<l>Rallegra or tu la moribonda luce.</l></lg>
<lg><l>Già d'untuosa polvere novella</l>
<l>Di propria man la tabacchiera empisti</l>
<l>A la tua Dama, e di novelli odori</l>
<l>Il cristallo dorato; ed al suo crine</l>
<l>La bionda che svanìo polve tornasti</l>
<l>Con piuma dilicata; e adatto al giorno</l>
<l>Le scegliesti 'l ventaglio: al pronto cocchio</l>
<l>Di tua man la guidasti, e già con essa</l>
<l>Precipitosamente al Corso arrivi.</l>
<l>Il memore cocchier serbi quel loco</l>
<l>Che voi dianzi sceglieste, e voi non osi</l>
<l>Tra le ignobili rote esporre al vulgo,</l>
<l>Se star fermi vi piace, od oltre scorra,</l>
<l>Se di scorrer v'aggrada. Uscir del cocchio</l>
<l>Ti fia lecito ancor. T'accolgan pronti</l>
<l>Allo scendere i servi. Ancora un salto</l>
<l>Spicca; e rassetta i rincrespati panni,</l>
<l>E le trine sul petto: un po' t'inchina,</l>
<l>Ed ai lievi calzàri un guardo volgi;</l>
<l>Ergiti, e marcia dimenando il fianco.</l>
<l>Il Corso misurar potrai soletto,</l>
<l>S'ami di passeggiare; anco potrai</l>
<l>Dell'altrui Dame avvicinarti al cocchio,</l>
<l>E inerpicarti, et introdurvi 'l capo</l>
<l>E le spalle e le braccia, e mezzo ancora</l>
<l>Dentro versarti. Ivi sonar tant'alto</l>
<l>Fa le tue risa, che da lunge gli oda</l>
<l>La tua Dama, e si turbi, ed interrompa</l>
<l>Il celiar degli eroi che accorser tosto</l>
<l>Tra 'l dubbio giorno a custodir la bella</l>
<l>Che solinga lasciasti. O sommi numi</l>
<l>Sospendete la Notte; e i fatti egregi</l>
<l>Del mio Giovin Signor splender lasciate</l>
<l>Al chiaro giorno. Ma la Notte segue</l>
<l>Sue leggi inviolabili, e declina</l>
<l>Con tacit'ombra sopra l'emispero;</l>
<l>E il rugiadoso piè lenta movendo,</l>
<l>Rimescola i color varj infiniti,</l>
<l>E via gli spazza con l'immenso lembo</l>
<l>Di cosa in cosa: e suora de la morte</l>
<l>Un aspetto indistinto, un solo volto</l>
<l>Al suolo, ai vegetanti, agli animali,</l>
<l>A i grandi, ed a la plebe equa permette;</l>
<l>E i nudi insieme, ed i dipinti visi</l>
<l>De le belle confonde, e i cenci e l'oro.</l>
<l>Nè veder mi concede all'aer cieco</l>
<l>Qual de' cocchi si parta, o qual rimanga</l>
<l>Solo all'ombre segrete; e a me di mano</l>
<l>Toglie il pennello; e il mio Signore avvolge</l>
<l>Per entro al tenebroso umido velo.</l>
</lg>
</div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
