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      <title>Gl'innamorati</title>
      <author>Carlo Goldoni</author>
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    <extent>168 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit000556</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Carlo Goldoni : teatro</title>
        <title type="part">La locandiera, La sposa persiana, Il campiello, Gl'innamorati, I rusteghi, Le smanie per la villeggiatura</title>
        <author>Goldoni, Carlo</author>
        <editor id="ed">Pieri, Marzia</editor>
        <publisher>Einaudi</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1991</date>
        <note>Fa parte di: Il Teatro Italiano : 4 : Teatro del Settecento</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <editorialDecl><p>Quando nell'originale cartaceo nella lista dei personaggi la medesima descrizione era attribuita a più di un personaggio con una parentesi graffa, la descrizione è stata ripetuta per ciascun personaggio cui era stata attribuita.</p></editorialDecl><classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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    <langUsage><language id="ita"/></langUsage>
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        <term>852.6 - LETTERATURA DRAMMATICA ITALIANA. 1748-1814</term>
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        <term>Letteratura teatrale</term>
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<front>
<div1 type="dedica">
<opener><salute><hi rend="sc">ALL'ILLUSTRISS. SIGNOR BARONE</hi>
ANTONIO ANCAJANI
<hi rend="sc">NOBILE SPOLETINO</hi></salute></opener>
<p><emph>Mi è sempre restata impressa nell'animo, Illustriss. Signor
Barone, la somma cortesia, con cui ella voleami ospite in casa sua nel mio
ritorno da Roma, e avrei approfittato delle grazie sue, se il desiderio
di riveder la Toscana non mi avesse preventivamente determinato a
prendere il più disastroso cammino. Ho abbracciato con giubbilo gli
amici miei di Firenze, ma mi è costato il discapito di non conoscere in
Lei un Cavaliere, degnissimo di essere conosciuto, ed amato. Ho
concepita assai più una tal perdita ora, ch'Ella si è qui portata, poiché la
gentilezza sua, e il tratto amabile, e il saggio suo ragionare mi fanno
maggiormente pentire di non avere tre anni prima di sì gran bene partecipato.
Vorrei risarcirmi, se io lo potessi, ma ella è qui per un affare
piissimo, che l'interessa, ed io sono, malamente occupato, ma quasi
continuamente occupato. So non per tanto, ch'ella ne' suoi respiri legge
le opere mie volentieri, e va talvolta al Teatro a vederle rappresentare,
e parla poi di esse, e di me in una maniera che vale a colmarmi di
onore, e di consolazione. Avvi una spia onorata, che mi riporta i
sentimenti di Lei cortesi, ed umani. Questi è un amico, ch'io stimo, ed
amo, e so essere da Lei amato, e stimato; è questi il Signor Marco Milesi,
giovane di bel talento, di cuore aperto, e d'illibato costume, ed è
quegli appunto, che procurommi da lungi il di Lei Patrocinio, e cose di
Lei m'ha detto capaci d'innamorare ogni uomo onesto, e sincero. No,
non tema, Illustrissimo Signor Barone, ch'io voglia ridirle in faccia
tutto ciò, che di Lei mi ha detto, e quanto io medesimo ho potuto poi
rilevare. Non vorrei eccitare la di lei modestia a rimproverare l'amico,
e meritarmi il di Lei sdegno in tempo, che bramo sempre più assicurarmi
del suo benignissimo affetto. Questo Foglio le caderà sotto gli
occhi, perch 'io intendo di pubblicarlo nel secondo Volume della mia
novella Edizione nel presentarle con esso una mia Commedia, raccomandata
al nome suo venerabile, per una testimonianza del mio rispetto,
e del mio umilissimo aggradimento. Egli è certo, ch'io desidero
di piacerle, e che cercherò di evitare tutto ciò, che le potesse esser
discaro, e principalmente le lodi, di cui so Ella essere saggiamente nemico.
Ma Ella da troppa gente avrebbe a guardarsi, se tutti coloro temer
volesse, che la conoscono, ed anelano a pubblicar le sue lodi. Non può
certamente sdegnare, che dicasi della di lei casa principalmente quel,
che le storie ne dicono, sendo l'illustre di Lei Famiglia una delle quattro
principali dell'Umbria, decorata mai sempre dai primi onori Ecclesiastici,
e secolari, con Porpore Cardinalizie, con varie Croci, fra quali
l'insigne luminosa di Malta, che maggiormente risplende nel Signor
Comendatore di Lei Fratello. Nell'armi, e nelle lettere parimenti si è
sempre segnalata la sua Famiglia, e ciò si sa comunemente de' suoi
Maggiori, e s'Ella volesse dare ad intendere di non avere in sè i medesimi
fregi, non gli riuscirebbe di farlo, giacché pubblico si rende il di
lei talento, e il di lei sapere col libro utile, che ha sotto il torchio,
risguardante il Comercio attivo, e passivo della Città di Spoleto. Cosa
bensì potrà parere maravigliosa, che un Cavaliere di sangue illustre,
ricco di beni di fortuna, e non bisognevole di comerciare, impieghi il
suo tempo, e le sue attenzioni in cosa utile non per sé stesso, ma per la
Patria. Ciò spiega il vero carattere del buon Cittadino, e dà sempre più
a conoscere, che la Mercatura, non è messe indegna de' Cavalieri, e
che tutti deonsi onoratamente impiegare al pubblico bene, a contribuire
alla pubblica felicità. Fin qui non può Ella rimproverarmi di
aver detto cosa, che potesse nascondersi, sendo il Pubblico di tutto ciò
prevenuto. Molto più dir potrei delle di Lei particolari Virtù, ma qui
incontrerei lo scoglio della Modestia, che sta nel di lei cuore come
Regina al governo della bontà, della gentilezza, della pietà, della cortesia.
Passerò oltre adunque, senza qui trattenermi, e le chiederò permissione
di seco lei consolarmi del felicissimo Matrimonio da tre anni
contratto fra l'unico genttlissimo di Lei Nipote e la Nobilissima egregia
Dama de' Panieri di Perugia, Famiglia anch'essa delle quattro
suddette, più rinomate dell'Umbria. Grande so essere stato il di lei
contento per una sì preziosa unione, accresciuto si è il di Lei giubbilo
per la Bambina, che ne ha prodotta, e mi aspetto vedere compita la sua
allegrezza con prole Maschile, ch'io lor desidero di vero cuore, e che la
Provvidenza ad una sì pia, e sì religiosa Famiglia non può mancar di
concedere. Porgono voti all'altissimo per ogni di lei serena felicità fra
gli altri Popoli dell'antichissima e valorosa di lei Città, i poveri di
quell'Ospitale, al di cui bene ella presiede, ed invigila con tanto esimia,
e singolar carità, con tanto incomodo della persona, e sagnfizio
de' propri danari, e queste voci sono a Dio più vicine, e queste opere
sono a Dio le più care Ella per altro, Illustrissimo Signor Barone, che
sa conoscere la vera pietà, separata dal rigoroso abbandono di tutti gli
onesti piaceri di nostra vita, non ricusa di trattenersi talvolta piacevolmente,
e so, come dissi a principio, che non isdegna di leggere le mie
Commedie, ed ecco perché indotto mi sono a dedicargliene una umilmente,
supplicandola di volerla ricevere come un tributo alla cortesia,
con cui mi soffre, e mi onora, ed ossequiosamente mi dico.</emph></p>
<p><emph>Di V. S. Illustrissima</emph></p>
<p><emph>Umiliss. Devotiss. e Obbligatiss. Serv.</emph></p>
<closer><signed>CARLO GOLDONI</signed></closer>
</div1>
<prologue>
<head>L'AUTORE A CHI LEGGE</head>
<p>Poche sono quelle Commedie, nelle quali non entrino
innamorati, e in quasi tutte l'onesto amore è il principale
movente della Comica azione. Questa Commedia adunque, che ha
per titolo gl'<title>Innamorati</title>, dee rappresentar un amore più
violento di tutti gli altri. Due persone, che si amano
fedelmente, perfettamente, dovrebbero esser felici, tanto
più, ch'io non figuro ostacoli, che attraversino le loro
brame, ma la pazza gelosia, che nella nostra Italia
principalmente, è il flagello de' cuori amanti, intorbida il
bel sereno, e fa nascere le tempeste anche in mezzo alla
calma. Per maggiormente spiegare il carattere de' veri
amanti, affascinati dalla passione, convien che sieno
leggieri, fantastici e quasi irragionevoli i motivi de'
gelosi sospetti, e ciò per rendere vieppiù ridicola una
debolezza, che inquieta il Mondo, e arriva a far impazzire
chi a tempo non sa guardarsene, o moderarla. Darsi de' pugni
pel capo, stracciarsi le vesti, minacciare la propria vita
sono galanterie di questo gentile amore. Non è da Romanzo il
coltello, con cui si vuol ferire l'Amante invasato da
quest'amore. Ne ho veduti degli esempi cogli occhi miei, e
se non mi vergognassi, direi da chi li ho veduti. Povera
gioventù sconsigliata! Volersi tormentar per amore! Voler,
che il balsamo si converta in veleno! Pazzie, pazzie.
Specchiatevi, o giovani, in questi Innamorati ch'io vi
presento; ridete di loro, e non fate, che si abbia a rider
di voi.</p></prologue>
<castList>
<head>Personaggi</head>
<castItem type="role"><role><emph>Fabrizio,</emph></role> <roleDesc>vecchio, cittadino; </roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Eugenia, </emph></role> <roleDesc>nipote di Fabrizio; </roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Flamminia, </emph></role> <roleDesc>nipote di Fabrizio, vedova; </roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Fulgenzio, </emph></role> <roleDesc>cittadino amante di Eugenia; </roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Clorinda, </emph></role> <roleDesc>cognata di Fulgenzio;</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Roberto, </emph></role> <roleDesc>gentiluomo;</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Ridolfo, </emph></role> <roleDesc>amico di Fabrizio;</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Lisetta, </emph></role> <roleDesc>cameriera in casa di Fabrizio;</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Succianespole, </emph></role> <roleDesc>vecchio servitore di Fabrizio;</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Tognino, </emph></role> <roleDesc>servitore di Fulgenzio.</roleDesc></castItem>
</castList>
<set><p>La scena si rappresenta in una stanza commune in casa di Fabrizio
in Milano.</p></set>
</front>
<body>
<div1 type="atto">
<head>Atto primo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage><emph>Eugenia, e Flaminia.</emph></stage>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che cosa avete, signora sorella, che mi guardate
così di mal occhio?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Eugenia mia, compatitemi. Mi fate tanto venir la
bile, che oramai non vi posso più guardar con amore.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Bella davvero! che cosa vi ho fatto, che non mi
potete vedere?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Non posso soffrire quella maniera aspra, liticosa,
indiscreta, con cui solete trattare il signor Fulgenzio.
Egli è innamorato di voi perdutamente; si vede, si conosce,
che spasima, che vi adora, e voi non cercate, che
d'inquietarlo, e corrispondergli con mala grazia.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>In verità mi fareste ridere. Avete tanta compassione
per il signor Fulgenzio?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Ho per lui quella carità, ch'egli merita, e che
voi dovreste usargli per giustizia, e per gratitudine. È un
uomo civile, è un uomo ricco, è di buonissimo core.
Considerate che voi avete pochissima dote; che nostro zio a
forza di spendere in corbellerie ha precipitata la casa; che
io mi sono maritata, come il Cielo ha voluto, e ho penato
tre anni in povertà col marito, e quand'è morto, ho avuto
scarsa occasione di piangere. Così, e peggio, potrebbe
accadere di voi, che non siete in migliore stato del mio. Il
signor Fulgenzio, che vi ama tanto, e che ha detto di
volervi sposare è l'unico forse che possa fare la vostra
fortuna. Ma voi, sorella cara, lo perderete; lo perderete
senz'altro; e ci scommetto, che ieri sera si è più del
solito disgustato, e starete un pezzo a vederlo.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ed io scommetto, che non passano due ore, che
Fulgenzio è qui, e mi prega; e se voglio, mi domanda ancora
perdono.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Voi l'avete ingiuriato, ed egli vi chiederà il
perdono?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Eh! non sarebbe la prima volta.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Vi fidate troppo della sua bontà.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E anch'egli si può compromettere dell'amor mio.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>L'amate dunque, e lo trattate sì male?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E che cosa finalmente gli ho fatto?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Niente! In tutto il tempo, che viene qui è mai
passato un giorno, o una sera senza, che voi lo abbiate
fatto inquietare?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sono sempre io quella, che lo fa inquietare? Parmi,
ch'egli sia soffistico e puntiglioso assai più di me.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Non è vero.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Oh voi sapete assai quello, che vi dite.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Specialmente poi lo tormentate sempre sul
proposito di sua cognata.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sua cognata io non la posso vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E che cosa vi ha fatto quella povera donna?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non mi ha fatto niente, ma non la posso vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Quest'odio è cattivo, sorella cara. Il Cielo vi
castigherà.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Io non le porto odio; ma non la posso vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Eppure ella vi ha fatto delle finezze.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Si tenga le sue finezze; meno, che io la vedo sto
meglio.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Che cosa vi siete cacciata in testa? Che Fulgenzio
sia impazzito per la cognata? Sapete pure ch'egli la serve,
e l'assiste, perché gli fu raccomandata da suo fratello.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, va bene, ma che bisogno c'è, ch'egli vada a
spasso con lei, e pianti me qui sola, come una bestia?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Orsù, signora sorella, io vi consiglio, per vostro
meglio abbandonare ogni cattivo pensiere, e di questa donna
vi prego a non ne parlare.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Oh sì, vi prometto, di non parlarne mai più.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Se lo farete, farete bene. Ma torno a dire, io
dubito, che il signor Fulgenzio per oggi almeno non si lasci
vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Possibile? non è mai stato un giorno senza venire.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Se non fosse in collera, a quest'ora forse sarebbe
venuto.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Anzi l'aveva detto di venire questa mattina.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Oh, non viene assolutamente.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Quasi, quasi, gli manderei a dir qualche cosa.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Vi dispiace eh, che non venga?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sicuro che me ne dispiace. Gli voglio bene davvero.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E sempre lo disgustate.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ho questo temperamento. Per altro lo sa, che gli
voglio bene.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Un poco più d'umiltà, sorella.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E voi tenete sempre da lui.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Io tengo dalla ragione. (Guai se non facessi così
è una vipera)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Chi viene?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>È il servitore del signor Fulgenzio.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non ve l'ho detto? Quanto credete, che sia lontano
il padrone?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Aspettate prima. Chi sa, che non mandi qualche
ambasciata, che vi dispiaccia!
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ha della roba il servitore.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Povero galantuomo è di buonissimo core.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Tognino e dette.</emph></stage>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Servo di lor signore.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Addio, Tognino. Che fa il padrone?
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Sta bene. La riverisce, e le manda questo
viglietto.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E qui, che ci avete?
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Un po' di frutta.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Poverino!
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sentite, come mi scrive</p> <stage><emph>(a Flamminia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>È sdegnato?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Vorrebbe far lo sdegnato, ma non lo sa fare.
Sentite, come principia: <emph>Crudelaccia!</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Via, via è parola d'amore.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p><emph>Mi prendo la libertà di mandarvi due frutta, perché possiate raddolcirvi la bocca, che avete per solito amareggiata di fele.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>È amore, è amore.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p><emph>Sarei venuto in persona, se non avessi temuto di accrescere i vostri sdegni.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sentite?</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ma ci verrà</p> <stage><emph>(a Flamminia)</emph>.</stage> <p><emph>Vi amo teneramente, e appunto per questo, stando da voi lontano, intendo unicamente di compiacervi.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sentite?</p> <stage><emph>(con più forza)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ma ci verrà. <emph>Bramerei due righe di vostra mano per assicurarmi, se vi è rimasta nel cuore qualche scintilla d'amore per me.</emph></p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Via; rispondetegli; e usategli un poco di carità.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Siete molto compassionevole.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Oh io non posso vedere a penar nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Con questi uomini non bisogna poi essere tanto
corrive; e non è sempre ben fatto far loro conoscere, che si
amano tanto.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Io non l'ho mai usata questa politica, e non la
saprei usare.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Scrivetegli voi per me.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Volete, che lo faccia davvero?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, fatelo, che mi farete piacere. Io ci metto assai
tempo a scrivere; voi scriverete meglio, e più presto.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Avvertite, ch'io voglio scrivere a modo mio.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, scrivete come vi pare.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Voglio scrivere per placarlo, e non per irritarlo
di più.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Credete, ch'io abbia piacere di disgustarlo? Signora
no. Fate anzi una bella lettera, che lo consoli il mio caro
coruccio bello.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>In nome vostro.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>In nome mio; ci s'intende.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Aspettate, quel giovane, che or ora vengo colla
risposta</p> <stage><emph>(a Tognino)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Dove vuole, ch'io posi questo canestro?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Date qui, date qui. Guardate, Eugenia, che belle
frutta! Sa, che vi piacciono, e ve le manda. In vece di star
sulle sue vi manda le frutta. Un uomo come questo non lo
trovate più. Io so, che se avessi un amante simile lo vorrei
propriamente adorare</p> <stage><emph>(parte coi frutti)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Eugenia, e Tognino.</emph></stage>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>A che ora è venuto a casa ieri sera il vostro
padrone?
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>È venuto prima del solito. Non erano ancor sonate
le due.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che ha detto sua cognata, quando l'ha veduto venir
così presto?
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Ha mostrato d'aver piacere.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Aveva compagnia la signora Clorinda?
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Oh da lei non ci vien mai nessuno. Ella è di
natural melanconico. Suo marito è anche qualche poco geloso;
è andato a Genova per affari, l'ha raccomandata al fratello,
ed ella non tratta con nessun altro.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Le fa buona compagnia il signor Fulgenzio?
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Quand'è in casa, procura di divertirla.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>La diverte bene?</p> <stage><emph>(con un poco di sdegno)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>(Se parlo, non vorrei far male). La diverte
m'intendo, così, mangiano insieme.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ridono a tavola?</p> <stage><emph>(placidamente)</emph>.</stage></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Qualche volta.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>È grazioso veramente il vostro padrone. Mi ha detto
che gioca qualche volta con sua cognata; è egli vero?
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Sì signora, giocano qualche volta.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E vanno a spasso la sera.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Io non lo so veramente.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Perché me lo volete negare? Persone mi hanno detto
per certo, che li hanno veduti a spasso anche ieri sera.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Può essere.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Mi fareste venir la rabbia. Può essere? dite, che è
di sicuro.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Lo sa di certo?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Fate conto, ch'io l'abbia veduto.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Bene; quando lo sa, perché me lo domanda?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Come ci casca bene il baggiano). E a che ora sono
tornati a casa?
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>A tre ore in circa.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Hanno cenato subito?
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Subito.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E poi avranno giocato una partitina.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Hanno giocato una partitina.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Venga da me, che sta fresco).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Flamminia, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Ecco qui la lettera bell'e fatta. La volete
sentire?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Date qui, non preme.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Signora no, ve la voglio far sentire. <emph>Mio bene...</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ma bene bene... </p><stage><emph>(con caricatura)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Cosa vorreste significare?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Niente; dico, che dite bene.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sentite. <emph>Mi hanno tanto consolato le vostre righe, che non ho termini sufficienti per ispiegarvi il giubbilo del mio cuore.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E che giubbilo!</p> <stage><emph>(con ironia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>No forse?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì</p> <stage><emph>(con ironia caricata)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Siete pure sguaiata. <emph>Mi pare un secolo ch'io non vi vedo. Caro il mio bene...</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ma bene.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Io non vi capisco.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Mi capisco da me.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Pazza). <emph>Venite a consolare la vostra cara gioietta.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Con quella bella grazietta!</p> <stage><emph>(con ironia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Che modo è questo?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ci fo la rima.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Mi fareste dir delle brutte rime. Finiamola.
<emph>Vedrete ch'io non sono la crudelaccia; ma la vostra fedele, sincera amante. Eugenia Pandolfi.</emph> Vi pare, che non abbia
scritto a dovere?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ottimamente. Date qui, che la voglio sigillar io.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Eh, la so sigillare da me.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>La voglio consegnar io a Tognino, acciò possa dire
che l'ha ricevuta da me.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Fin qui non avete il torto. Eccola</p> <stage><emph>(dà la lettera ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Venite qui, Tognino.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Eccomi.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Dite al vostro padrone che mia sorella Flamminia in
nome mio gli ha scritto una bella lettera, e che io
medesima, colle mie mani l'ho lacerata</p> <stage><emph>(straccia la lettera)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Che! siete impazzita davvero? Mi fate di queste
scene?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E ditegli, che venga da me, che gli darò la risposta
in voce</p> <stage><emph>(a Tognino)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Come comanda.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Non glielo dite, che ha stracciata la lettera.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Anzi, glielo deve dire. Tognino, se glielo dite, vi
do un testone di mancia.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Sarà per sua grazia. Non mancherò di servirla.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Dico, che non gli dite niente</p> <stage><emph>(a Tognino)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Perdoni. La sua signora sorella ha delle maniere
obbliganti. Un testone vale a Milano quarantacinque soldi di
buona moneta</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Flamminia, ed Eugenia.</emph></stage>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E perché avete fatto questa baggianata?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>L'avete mai letto il libro del Perché? Leggetelo, e
lo saprete.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sguaiaterie, vi dico; e ne sono stucca, e
ristucca.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Gran premura aveva ieri sera il signor Fulgenzio
d'andare a casa!
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>È andato via per la rabbia.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Eh pensate! è andato via, perché aveva un impegno.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E con chi?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Col diavolo, che se lo porti.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Eugenia, voi vi volete precipitare.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Quando si tratta di quelle maladette bugie, non le
posso soffrire.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Vi ha detto qualche cosa il servitore?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Niente.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Non istate a credere sì facilmente...
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Oh io già non credo a nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>A Fulgenzio potete credere.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Peggio.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E a me?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Peggio.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Già chi non dice a vostro modo ha il torto presso
di voi. Ecco qui nostro zio.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Chi diavolo c'è con lui?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Un forastiere mi pare.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ha sempre seco delle seccature.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sì, chi sentirà lui sarà qualche gran personaggio.
Sarà di costa di re. Egli magnifica tutte le cose, e si fa
burlare da tutti.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>Fabrizio, Roberto, e dette.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Signore nipoti, ecco qui un cavaliere, che vi vuol
conoscere, e favorire: il conte d'Otricoli; una delle prime
famiglie d'Italia, di una ricchezza immensa.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Mi fa troppo onore il signore Fabrizio. Io non
merito nessuno di questi elogi.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>E non serve dire, e non dire; quest'è il primo
cavaliere del mondo. In materia di cavalleria, non c'è
altrettanto in tutta l'Europa. Fate il vostro dovere col
signor Conte</p> <stage><emph>(alle donne con qualche risetto)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Signore, attribuisco a mia singolare fortuna
l'onor di conoscere un cavaliere di tanta stima</p> <stage><emph>(a Roberto)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Posso io consolarmi...
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Vede, signor Cavaliere? Questa è Flamminia mia
nipote. È vedova. Ha avuto per marito il primo mercante di
Milano.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(È morto miserabile il povero disgraziato).
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>È una donna, che per una casa non si dà la
compagna. Non c'è in tutto Milano; non c'è in tutta l'Italia
una donna, come Flamminia.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Mi rallegro infinitamente colla signora.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Mio zio si diverte; non ho questi meriti.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Via, signora Eugenia, ditegli qualche cosa. Fate
conoscere il vostro spirito, la vostra vivacità. Non c'è,
veda; non c'è in tutto il mondo una giovane, come lei. Balla
in una maniera, che i primi ballerini sono rimasti storditi.
Canta poi di un gusto, che chi la sente more. Parla che non
c'è stata mai da che mondo è mondo una parlatrice compagna.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>È ammirabile la signora per la virtù, e per il
merito della bellezza.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Vi prego non secondare mio zio nel piacer di
mortificarmi.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>È ancor zitella la signora Eugenia?</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sì signore. M'è stata richiesta dalla prima nobiltà
di Milano; ma io non l'ho voluta dare a nessuno. Ho delle
idee grandiose sopra di lei.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>In fatti ella merita una fortuna corrispondente alle
sue rare prerogative.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Al giorno d'oggi vi è poco da compromettersi. Ci
sono più debiti, che ricchezze. Dei conti d'Otricoli non ce
n'è che un solo al mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Io vaglio molto meno degli altri. Le mie fortune
sono assai limitate. Quello di che mi pregio si è la
sincerità, e l'onore.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Nipoti mie quest'è l'esempio dei cavalieri onorati;
è il libro aperto, che insegna agli uomini la sincerità.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Lo conoscerete, ch'è un pezzo questo signore?</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Quest'è la prima volta che ho l'onor di vederlo.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(E pare, che sieno trent'anni, che lo conosce).
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>È stato diretto a me da un amico mio di Bologna,
ch'è il fiore de' galantuomini, ed il più bravo pittore, che
sia stato al mondo dopo Zeusi, ed Apelle. Signor Conte, ella
si diletterà di pitture.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Certamente, me ne diletto assaissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Eh, gli uomini grandi, gli uomini di talento
sublime, come quello del signor Conte non possono fare a
meno di non intendersi d'ogni cosa. Vedrà nella mia
miserabile casa, nel povero mio tugurio, nella mia
capannuccia dei tesori, in materia di quadri delle cose
stupende. Cose, che non le ha il Re di Francia. Originali
dei primi maestri dell'arte. Signore nipoti, conducete
questo cavaliere a vedere la mia miserabile galleria.
Fategli vedere quel quadro maraviglioso, quell'opera insigne
del pittor de' pittori. Vedrà, signor Cavaliere, un quadro
spaventosissimo del Tiziani, di cui mi hanno offerto due
mila doppie ed io l'ho avuto per cento zecchini! Che dice
eh? per cento zecchini un quadro, che vale due mila doppie;
cosa vuol dire intendersi delle cose! Oh io poi per
conoscere non la cedo ai primi conoscitori del mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Poveri danari gettati! Ha tutte copie, e gliele
fanno pagar per originali).
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Si vede, che siete assai di buon gusto. Avrò
occasion d'ammirare.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Eh picciole cose. Comparirà la miseria. Ehi fategli
vedere quei quattro pezzi stupendi del Wandich, quelle due
cene singolarissime insigni del Veronese, quella meraviglia
del Guercino, quell'aurora inimitabile di Michel'Angelo
Buonarotti, quella notte inestimabile del Correggio. Tesori,
signor Conte, tesori.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Voi, a quel, che sento avete una galleria da
monarca.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Picciole cosarelle da pover'uomo. Si serva,
favorisca di andare colle mie nipoti.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Ma noi non ce n'intendiamo di quadri, e non li
sapremo distinguere come voi...</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Che serve? Se non ve n'intendete voi; se ne intende
il signor Cavaliere. Ho un affare per ora, che mi trattiene.
Servitelo intanto, che poi verrò io pure, e gli farò vedere
di quelle cose, che non avrà mai vedute.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Mi sarà carissima la vostra compagnia (ma più quella
delle sue nipoti).
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Anderò io, sorella, non v'è bisogno che voi
venghiate)</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Anzi ci voglio venire).
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Se arriva il signor Fulgenzio... )
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Che importa a me, che mi trovi col forastiere? Oh
questa è bella! Va egli a spasso con sua cognata? Voglio
ancor io trattare con chi mi aggrada)</p> <stage><emph>(da sé e parte)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Gran testa originale è costei)</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Vada, signor Cavaliere, s'accomodi.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Mi prevalerò delle vostre grazie</p> <stage><emph>(in atto di partire)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Eh favorisca.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Che mi comandate?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Oggi avrà la bontà di restare a mangiar una cattiva
zuppa con noi.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Oh questo poi...
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Oh non c'è risposta.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>No, certo.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Per sicurissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Ne parleremo.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Mi dà parola?
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Contentatevi...
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Mi dà parola?
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Non so che dire.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Compatirà la miseria, ma sentirà un paio di piatti,
che i simili non li avrà la tavola dell'Imperadore, e
saranno fatti dalle mie mani.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Non posso ricusare le vostre grazie. (Egli
ingrandisce tutte le cose, ma credo, che non si dia un pazzo
più grande di lui)</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Fabrizio, poi Succianespole</emph>.</stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sono in impegno di farmi onore. Voglio, che tutti
possano dir bene di me; se vado anch'io per il mondo, mi
verranno incontro colle carrozze, coi tiri a sei, colle
trombette. Mi dispiace, che non ci ho altri che un servitore
solo vecchio, stordito. Ma farò io. I buoni piatti li farò
io. Ehi, Succianespole.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Signore.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Come stiamo in cucina?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Bene.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>È acceso il foco?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor no.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Perché non è acceso il foco?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Perché non c'è legna.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Non mi star a fare lo scimunito, che oggi ho da dar
da pranzo a un'Eccellenza.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Ci ho gusto.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Succianespole, che cosa daremo da pranzo a Sua
Eccellenza?</p> <stage><emph>(ridente con confidenza)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Tutto quello, che comanda Vostra Eccellenza.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Qualche volta mi faresti arrabbiare con questa tua
flemmaccia maladetta.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Io son lesto.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Lo sai fare il pasticcio di maccheroni?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Un fricandò alla francese?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Una zuppa coll'erbuccie?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Colle polpettine?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>E coi fegatelli arrostiti?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Hai danari per ispendere?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor no.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ti ho pur dato un zecchino.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Quanti giorni sono?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>L'hai speso?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>E il tuo salario, che ti ho dato l'hai speso?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>E non hai più un quattrino?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor no.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Maladetto sia il «gnor sì», e il «gnor no». Si
sente altro da te, che «gnor sì» e «gnor no»?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Insegnatemi che cosa ho da dire.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Bisogna pensare a trovar danari.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Quante posate ci sono?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Sei, mi pare.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sì erano dodici. Sei le ho impegnate, restano sei.
Siamo in quattro; impegnamone due.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Va' al monte, e spicciati.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>E non mi fare aspettare due ore.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor no.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Andremo a spendere, quando torni.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>C'è vino?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor no.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>C'è pane?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor no.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Che tu sia maladetto, Gnor sì, che tu sia
bastonato...
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor no</p> <stage><emph>(parte con una riverenza, poi torna)</emph>.</stage></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Io non so, come vada. In casa mia non vi è mai il
bisogno, e oramai ho dato fine a tutto. Ma non importa. Io
ho da avere delle fortunaccie. I gran soggettoni, ch'io
tratto, i principi, i cavalieri, ch'io servo, mi faranno
cavalcar colle staffe d'oro. Semino per raccogliere; e il
grano della mia testa mi ha da rendere il cento per uno. Che
si impegni, e che si spenda; e poi? in carrozza, in
carrozza.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>In carretta</p> <stage><emph>(spuntando dalla scena, e subito parte)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Il diavolo che ti porti</p> <stage><emph>(gli corre dietro, e parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Lisetta, e Ridolfo.</emph></stage>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Che mi comanda il signor Ridolfo?
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Ho necessità di parlare con una delle vostre
padrone.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Dica pure a quale di esse ho da far l'ambasciata.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Veramente l'affare appartiene alla signora Eugenia,
ma io parlerei più volentieri alla signora Flamminia.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Perdoni la curiosità; so, che V. S. è amico molto
del signor Fulgenzio, ci sarebbe forse qualche novità fra
lui e la padroncina?
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Per l'appunto, vi è una novità non indiferente.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>La prima l'ho indovinata; vo' un po' vedere se
indovino ancor la seconda. Viene forse per trattare il come,
e il quando per concludere queste nozze?
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Tutto al contrario. Vi dirò quello, ch'io son per
fare, poiché Fulgenzio m'ha detto di dirlo pubblicamente.
L'amico per mezzo mio si licenzia dalla signora Eugenia.
Desidera farlo con civiltà, ma qui non lo vedrete mai più.
(Se costei glielo dicesse prima di me, mi farebbe piacere).
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Ma perché questa risoluzione così repentina?
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Questo poi non l'abbiamo a cercare, né voi, né io.
Fulgenzio, e la signora Eugenia sapranno eglino la cagione.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Oh è facile indovinare il perché. Avranno gridato
insieme.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Può essere.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>E se hanno gridato faranno la pace.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Mi par dificile.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>L'hanno fatta tante altre volte.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Questa volta l'amico è risolutissimo. Per quanto gli
abbia io suggerito di pensarvi, di star a vedere, di non
precipitare una risoluzione di questa natura, ha battuto
sodo, mi ha risposto, come un cane arrabbiato, e fino colle
lagrime agli occhi mi ha pregato per carità, che io venissi
a disimpegnarlo.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Non ci credo, e non ci crederò mai. Ne ho vedute
tante di queste scene, che non ci credo.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Orsù in ogni modo io mi vo' disimpegnare dalla mia
commissione. Parlare con una di esse; spiegar l'intenzione
dell'amico Fulgenzio, e nasca, quel, che sa nascere, io non
vo' strolicar d'avvantaggio.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Se voi parlate di ciò alla signora Eugenia, la fate
cascar morta; almeno usatele carità. Non le date il colpo
tutto ad un tratto.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Credetemi io lo faccio mal volentieri. Ho pregato
l'amico di dispensarmi: gli ho anche detto che mi lagnerei
se dopo di aver fatto io questo passo lo riconoscessi
pentito. Tant'è, è costantissimo, vuol ch'io lo faccia.
Chiamatemi la signora Flamminia.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>È di là ora con un forastiere, che per ordine di
suo zio gli fa veder certi quadri.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>E la signora Eugenia dov'è?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Ella pure si è messa della partita... Oh aspettate.
Che il signor Fulgenzio abbia saputo del forastiere, e che
sia sdegnato per questo?
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Oibò; mi ha detto di certa lettera; ma non l'ho
capito. Orsù fatemi un poco parlare o coll'una, o con
l'altra.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Povera padrona! Andrò, signore... Oh chi è qui?
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Per bacco! È qui Fulgenzio.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Non ve l'ho detto?
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Verrà a cercare di me.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Eh sì, verrà a cercare di voi!</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Fulgenzio, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Una parola)</p> <stage><emph>(a Ridolfo, chiamandolo a parte, con ansietà)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>(Non l'ho ancora potuta vedere)</p> <stage><emph>(piano a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Non le avete parlato?)
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>(No, vi dico).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Non sa niente la signora Eugenia di quello, che vi
avevo raccomandato?)
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>(Ma se non ho veduto, né lei, né la sorella!)
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Lisetta è informata di nulla?)
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>(Sì, qualche cosa le ho detto).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Caro amico, compatitemi per carità. Dopo, che da me
partiste mi sono sentito gelare il sangue; sarei caduto per
terra, se il servitore non mi sosteneva. Ah, quell'indegno
del servidore è stato causa di tutto. La povera Eugenia è
gelosa, e l'eccesso della sua gelosia è partorito da un
eccesso d'amore. Buon per me, che non avete parlato.
Lisetta, per amor del Cielo non dite niente alla vostra
padrona. Tenete queste poche monete, godetele per amor mio.
E voi, Ridolfo, amatissimo perdonate le mie debolezze, e
ricevete le mie scuse in questo tenero sincero abbraccio.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>(Mi pareva impossibile, che non avesse ad esser
così).
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Amico, vi compatisco, ma non mi mettete più in tali
impegni.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Avete ragione. Ringraziamo il cielo, che è andata
bene. Lisetta, dov'è la signora Eugenia?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>È di là, che si veste. (Non gli dico niente del
forastiere).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Se volesse favorir di venire...
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Glielo dirò, signore</p> <stage><emph>(in atto di partire)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ehi; è in collera?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Non mi pare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Via, chiamatela.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>(Oh, questi si amano daddovero!)</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage><emph>Fulgenzio, e Ridolfo.</emph></stage>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Amico, a rivederci.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Andate via?
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Volete, ch'io resti?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>No, no, se vi preme, andate pure.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Sì, vado. Conosco benissimo, che il restar solo non
vi dispiace. Vi compatisco, ma permettetemi, che qualche
cosa vi dica per amicizia. Se conoscete, che la persona che
amate meriti l'amor vostro, disponete l'animo a sofferir
qualche cosa. Tutti in questo mondo ci dobbiamo compatire
l'un l'altro, e specialmente la donna merita di essere un
poco più compatita. Se poi vi sembra aver giusto motivo di
dolervi di lei, pensateci prima di risolvere, ma quando
avete pensato, ma quando avete risolto, non fate che la
ragion vi abbandoni, e che l'affetto vi acciechi, vi
trasporti, e vi avvilisca a tal segno</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Fulgenzio, poi Eugenia.</emph></stage>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Dice bene l'amico, dice benissimo. Dalle donne
qualche cosa convien soffrire, quando si sa specialmente,
che una donna vuol bene, non serve il sofisticare, non
conviene pesar le parole colla bilancia dell'oro, e guardare
i moscherini col microscopio per ingrandirli. Son troppo
caldo, lo conosco da me; ma in avvenire voglio assolutamente
correggermi, vuo' moderarmi. Già so che mi vuol bene. Se
vuol dire, lasciarla dire. Eccola. Voglia il Cielo, ch'ella
sia di buon umore. Mi pare ilare in volto. Ma qualche volta
sa fingere. Non vorrei, che dissimulasse. Orsù non
principiamo a sofisticare.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Serva umilissima, signor Fulgenzio</p> <stage><emph>(affettando allegria)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Quest'umilissima si poteva lasciar nella penna.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Mi scappò, non volendo. La riverisco. Che fa? Sta
bene?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Eh! sto bene io. Ed ella come sta?</p> <stage><emph>(intorbidandosi un poco)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Benissimo. Ottimamente.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Me ne consolo. È molto allegra questa mattina.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Quando sono in grazia sua, sono sempre allegrissima.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(C'è del torbido: non mi vorrei inquietare, ma ho
paura non potermi tenere).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che dice ella di queste belle giornate?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Con questo «ella», con questo «ella» mi ha un
pochino sturbato, signora mia.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Questa mattina sono stata in complimenti, e mi è
restato il «lei» fra le labbra.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>In complimenti con chi?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Con certe amiche, che sono venute a favorirmi. Anzi
mi hanno detto, che vogliono venir questa sera, per condurmi
a spasso con loro.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E che cosa avete risposto?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che ci anderò volentieri.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Senza di me?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sicuro.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Mi piace. S'accomodi.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Oh bella! Mi avete mai condotta voi una sera a
spasso?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non vi ho condotta, perché non mi avete comandato
di farlo.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Eh dite, perché avete degli altri impegni.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Io? che impegni?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Eh via, che serve? Se avete in casa qualche mazzo di
carte, che vi avvanzi, favorite portarmelo, che mi divertirò
un poco dopo cena, a giocare una partita con mia sorella.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Che novità è questa? che discorso è questo? cosa
c'è sotto a questo vostro ragionamento?
</p>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Niente, signore. Faccio per non andare a letto sì
presto. Voi avete fretta di partire la sera, e vi
compatisco, perché avete i vostri interessi, avete degli
affari importanti, ed io starò a divertirmi con mia sorella,
o anderò a spasso colle mie amiche.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Eh signora Eugenia, ci conoschiamo.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Prenderete anche ciò in mala parte?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ci conoschiamo, vi dico, ci conoschiamo.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, ci conoschiamo, e ci conoschiamo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ma il mio servidore in casa vostra non ci verrà
più.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che importa a me, che ci venga né il servitor, né il
padrone?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Eh già; queste sono le solite sue buone grazie.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ha tabacco?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Se sono andato a far due passi con mia cognata...
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che cosa c'entra vostra cognata? che importa a me di
vostra cognata?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>So quel, che dico; e non avrete più il divertimento
di tirar giù quel balordo del mio servitore.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Mi maraviglio di voi, che parliate così. Vi torno a
dire, non m'importa né di lui, né di voi.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Né di me? non v'importa di me? né di lui né di me?
non ve n'importa?</p> <stage><emph>(passeggiando in giro con isdegno)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Fermatevi, che mi fate girar il capo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Né di lui, né di me?</p> <stage><emph>(si dà un pugno nella testa)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Facciamo scene?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Né di lui, né di me?</p> <stage><emph>(si batte il capo a due mani)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Animo; finiamo queste sguaiaterie</p> <stage><emph>(fra lo sdegno, e l'amore)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non posso più</p> <stage><emph>(si abbandona sopra una sedia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Avvertite, che siete pazzo davvero.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Son pazzo, son pazzo?</p> <stage><emph>(seguita a battersi)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non la volete finire?</p> <stage><emph>(con un poco di tenerezza)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Cagna! crudele!
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Bell'amore! a ogni menoma cosa subito si sdegna, va
in bestia, non può soffrir niente il signor delicato.
Finalmente chi vuol bene ha da compatire; e ad una donna le
si deve donar qualche cosa. Bella maniera da farsi amare!
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, avete ragione</p> <stage><emph>(placato)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ogni giorno siamo alle medesime.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Compatitemi, non farò più.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non mi fate di queste ragazzate, che non ne voglio.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Andrete a spasso questa sera?</p> <stage><emph>(ridente amoroso)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Se mi parerà.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Con chi anderete?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Eh!</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Con me anderete.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sicuro!</p> <stage><emph>(ironica)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non volete venir con me?</p> <stage><emph>(un poco sdegnato)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Se ci veniste volentieri.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ma cara Eugenia, possibile, che ancora non siate
certa dell'amor mio? In un anno in circa, che ho la
consolazione della vostra cara amicizia, vi ho dato scarse
prove d'amore? Ancora mi volete fare il torto di dubitarne?
So che vi sta sul core quella povera mia cognata. Ma sapete
il debito, che mi corre. Mio fratello, che l'ama
teneramente, me l'ha con calore raccomandata. Sono un
galantuomo, sono un uomo d'onore. Non posso abbandonarla,
non posso trattarla con inciviltà; se siete una donna
ragionevole appagatevi dell'onesto, compatite le mie
circostanze, e per amor del Cielo, Eugenia mia, non mi
tormentate.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Via avete ragione. Non vi tormenterò più.
Compatitemi; conosco, che ho fatto male...
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Basta così, che mi si spezza il core per la
tenerezza.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Mi vorrete sempre bene?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Credetemi, che domandandomi questa cosa voi mi
offendete.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ve la domando, perché vorrei sentirmelo repplicare
ogn'ora, ogni momento.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, cara, ve ne vorrò in eterno; e se il Cielo
vuole, non passerà gran tempo, che sarete mia.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E che cosa aspettate?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Il ritorno il mio fratello.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non potete maritarvi senza di lui?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>La convenienza vuol ch'io l'aspetti.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Io lo so perché diferite.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E perché?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Perché avete paura di disgustare vostra cognata.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Maladetta sia mia cognata; maladetto sia quando
parlo.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Eccolo qui, non si può parlare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ma se sempre mi provocate.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Mi voglio mettere a non dir più una parola.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non potete parlare senza dire delle sciocchezze?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Le sciocchezze le dite voi, signor insolente.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Or ora vi faccio vedere qualche spettacolo.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ehi, chi è di là?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non chiamate</p> <stage><emph>(arrabiato)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Pazzo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Anderò via.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Andate.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non ci tornerò più.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non m'importa.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Diavolo, portami. Portami diavolo</p> <stage><emph>(parte correndo)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che vita è questa? Che amor maladetto! Non posso
resistere, non posso più</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2></div1>
<div1 type="atto">
<head>Atto secondo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage><emph>Flamminia, e Ridolfo.</emph></stage>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Scusate, signor Ridolfo, la libertà che mi sono
presa. Perdonatemi, se vi ho incomodato.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Anzi è onor mio il potervi obbedire.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Quant'è che non avete veduto il signor Fulgenzio?
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>L'ho veduto qui, non sono ancora due ore. Mi figuro,
che si saranno pacificati colla signora Eugenia.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Oh caro signor Ridolfo, sono cose da non credere,
e da non dire. Si erano pacificati, e tutto ad un tratto,
sono andati giù di bel nuovo, e il signor Fulgenzio è
partito gridando, chiamando il diavolo, che pareva un'anima
disperata.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Possibile che abbiano sempre a far questa vita? Si
amano o non si amano?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sono innamoratissimi, ma sono tutti e due
puntigliosi. Mia sorella è sofistica. Fulgenzio è caldo,
intollerante, subitaneo. In somma si potrebbe fare sopra di
loro la più bella commedia di questo mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>E che cosa posso far io, per servire la signora
Flamminia?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Vi dirò, signore. Io sono naturalmente di buon
core, portata a far del bene a tutti, se posso. Specialmente
per mia sorella, che l'amo, come mio sangue, e che fuori di
certe picciole debolezze prodotte da questo suo amore è la
più buona ragazza di questo mondo. Mi dispiace vederla
afflitta. Dopo, che è partito il signor Fulgenzio con quella
manieraccia, come vi ho detto, è andata nella sua camera, si
è messa a piangere dirottamente, e non vi è stato caso di
poterla quietare. Supplico per tanto il signor Ridolfo,
volersi prender l'incomodo di ricercar Fulgenzio, e con bel
modo persuaderlo di tornar qui, per consolare questa povera
figlia; e gli dica pure che piange, che si dispera, e lo
persuada ad essere un poco più umano, un poco più
tollerante, e sopra tutto, vi supplico, per amor del Cielo,
insinuargli di ommettere ogni riguardo, di superare ogni
difficoltà, e di concludere queste nozze; e vi prego dirgli
altresì, che mia sorella ha promesso a me, che sarà più
cauta per l'avvenire, che non gli darà più disgusti, che non
parlerà più di quella tal persona, che egli sa; anzi fatemi
il piacer di dirgli...
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Adagio, signora mia, che di tante cose non me ne
ricorderò più nessuna.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Torniamo da capo.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Non basterebbe, ch'io gli dicessi, che venga qui?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sì: ma vorrei che fosse da voi prevenuto...</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Fabrizio, Succianespole colla sporta, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Flamminia, preparatemi una camiscia, che son tutto
sudato</p> <stage><emph>(Ridolfo lo saluta)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Ditelo a Lisetta, signore. Ella è appunto nella
vostra camera.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Riverisco il signor Ridolfo.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Ho fatto già il mio dovere.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Compatitemi. Ho tanto camminato, ho tanto faticato
che mi gira la testa. Ma ho fatto poi una spesa, che né
anche il governatore. Succianespole, è vero?
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Andate a mutarvi</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Ch'io vada?</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Aspetta.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Con questo peso...</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Aspetta. Lasciami veder quel cappone. Osservate. Si
è mai veduto da che mondo è mondo un cappone compagno?
Lasciami vedere quella vitella. Ah? che dite? È da
dipingere? È cosa rara? Eh la vitella che ho io in questo
paese non l'ha nessuno. Signor Ridolfo, questa vitella è un
butirro, è un balsamo. Resti a mangiarne un pezzetto con
noi.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Vi ringrazio, signore...
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>No, no, assolutamente. Guardate queste animelle;
che roba! che piatto! che esquisitezza! Ne avete da mangiar
una anche voi.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Vi supplico dispensarmi...
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Non mi fate andar in collera. Io poi... io poi...
Ah? che piccioni! Avete mai veduti piccioni simili? Signor
no, e signor no. Questi sono piccioni, che li salvano
solamente per me. E sentirete, che salsa ch'io ci farò. Io,
io, colle mie mani. E il signor Ridolfo resterà a favorire
con noi.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Siete tanto obbligante, che non si può dire di no.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Una parola</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Cosa vuoi?</p> <stage><emph>(accostandosi)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>(E le posate?)</p> <stage><emph>(piano a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(È vero. Non importa; darai a me una posata di
stagno; mettila bene sotto la salvietta, che non si veda).
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Presto va' in cucina, va' a lavorare.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì</p> <stage><emph>(s'incamina adagio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Fa' presto.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ma spicciati.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì</p> <stage><emph>(come sopra, e parte)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Signor zio, a quel, ch'io vedo, vogliamo andare a
tavola molto tardi.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Eh, non dubitate di niente. Se vado io in cucina,
in tre quarti d'ora fo da mangiare per cinquecento persone.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Ih! che sparata!
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Per modo di dire; per modo di dire.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E non andate a mutarvi?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sì, c'è tempo. Dov'è Eugenia?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Nella sua camera.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>E il signor Conte dov'è?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>A guardare i quadri.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Lo compatisco: non si può saziare. Andatelo a
chiamare il signor Conte, che favorisca di venir qui.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E perché ha da venir qui? Non istà bene dov'egli
sta?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ditegli, che venga qui. Gli voglio far conoscere
questo degno galantuomo del signor Ridolfo. Vedrete un gran
cavaliere, signor Ridolfo; un pezzo grosso; uno di quelli,
che fanno tremare. Ma via, chiamatelo</p> <stage><emph>(a Flamminia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Senza, che m'incomodi, eccolo, ch'egli viene da
sé.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>È un'arca di scienze, è un mostro di virtù.
Resterete maravigliato</p> <stage><emph>(a Ridolfo)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Roberto, e detti, poi Lisetta.</emph></stage>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Queste signore si sono annoiate di me; le compatisco
hanno pensato meglio lasciarmi solo.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Dov'è Eugenia? Presto chiamatela</p> <stage><emph>(a Flamminia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Voglio far altro io, che chiamarla.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Uh! siete pure svenevole. Lisetta</p> <stage><emph>(chiama)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Che comanda?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Di' subito ad Eugenia che venga qui.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Se mi domanda il perché?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Dille, che venga qui, che una persona la vuol
vedere, e le vuol parlare.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>(Può essere, che il signor Ridolfo le abbia a dir
qualche cosa per parte del signor Fulgenzio. Con questa
speranza la farò venire)</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Andate, signor Ridolfo a ritrovare il signor
Fulgenzio, e fatelo venir qui, e ditegli tutto quel, che vi
ho detto)</p> <stage><emph>(piano a Ridolfo)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>(Sì, se me ne ricorderò). Con sua licenza signor
Fabrizio.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Come? Andate via? Non mi avete dato parola di
restar con noi?
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Tornerò verso l'ora del pranzo.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Vi aspetto. Non si dà in tavola senza di voi.
Signor Conte, questi è il primo causidico di Milano, il
primo curiale del mondo, il più bravo legale di tutto il
regno della Giurisprudenza.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Me ne rallegro infinitamente.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>L'amicizia, che ha per me il signor Fabrizio, lo fa
trascendere in soverchie lodi.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ha qualche causa in Milano il signor Conte?
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Ne avevo una, per dirla, ma siamo per convenire
cogli avversari, e terminarla amichevolmente.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>No, non la termini amichevolmente. Si lasci servire
dal signor Ridolfo, dal principe dei curiali; gliela farà
guadagnare senz'altro.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Ma se già ho i miei legali.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Che legali? che legali? Sono tutti ignoranti.
Questi è il legale, e non ve n'è altri fuori di lui. Faccia
a mio modo si metta nelle di lui mani. Signor Ridolfo, vada
a casa del signor Conte, si faccia informare, e si faccia
consegnar le scritture.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Ma se sta per accomodarsi...</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Non vi ha da essere accomodamento. Il signor Conte
vuol essere servito da lei, e con chi crede vussignoria aver
che fare? Col primo cavaliere dello Stato Romano, che ha
feudi con padronanza assoluta, che è conosciuto da tutta
l'Europa, e stimato, e venerato da principi, e da potentati.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Basta, basta, signor Fabrizio. Non mi mettete in
ridicolo.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Parlo con ogni rispetto. So quel, che dico, e la
verità s'ha da dire.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Andate che si fa tardi)</p> <stage><emph>(a Ridolfo)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Con vostra permissione. Vado per ritornare tra poco</p> <stage><emph>(a Fabrizio, e parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Flamminia, Fabrizio, e Roberto, poi Succianespole.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Grand'uomo! grand'uomo! Si chiamerà contento di
lui</p> <stage><emph>(a Roberto)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>(Dica, quello che vuole, io non voglio far una lite
per dargli gusto).
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E così, signore zio, non vi siete mutato?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Mi muterò. Voglio andare in cucina, a lavorar per
il mio padrone: il signor conte d'Otricoli. Dica: gli piace
la salsa verde?
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Sì signore, mi piace.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Bene, si farà la salsa verde per il mio padrone.
Dica: gli piace lo stuffato?
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Anzi moltissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Si farà lo stuffato per il mio padrone.
Succianespole.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Signore.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Lo stuffato, e la salsa verde per il mio padrone.
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Gnor sì</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Succianespole poi è un omo di garbo. Non fo per
dire, ma un servitore come lui non si trova. Fidato,
attento, sollecito, pontuale, bravo cuoco, buono spenditore:
è l'oracolo dei servitori.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Eugenia, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che mi comanda il signore zio?</p> <stage><emph>(melanconica)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>State qui, state a far compagnia a questo
cavaliere.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non c'è il signor Ridolfo? (Se lo sapeva non ci
venivo).
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>La mia compagnia non piace alla signorina.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Eh cosa dice mai? Lo riceve per grazia, per onore,
per gloria. Si accomodino. Una sedia al padrone</p> <stage><emph>(porta una sedia a Roberto)</emph>.</stage> <p>Ecco due sedie per le mie signore nepoti</p> <stage><emph>(porta le sedie)</emph>.</stage> <p>Stiano in allegria, si divertano, ch'io anderò a lavorare; anderò
a far il cuoco. Chi sono io? Sono il cuoco del mio padrone</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>Flamminia, Eugenia, Roberto, tutti a sedere.</emph></stage>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>È sempre così gioviale il signor Fabrizio?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Lodo la vostra modestia; dovevate dire così
caricato.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>È di buon core, ma anche il buon core, quando
eccede è soverchio</p> <stage><emph>(sempre in aria melanconica)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Che ha la signora Eugenia, che mi par melanconica?</p> <stage><emph>(a Flamminia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Non saprei, averà i suoi motivi.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Diteglielo liberamente, se ha piacer di saperlo. Io
non mi vergogno di manifestare una verità, che non mi fa
disonore. Sono innamorata, signore, di uno che dovrebbe
essere mio consorte, so di avergli dato un disgusto, me ne
dispiace, e non sono contenta, se non lo vedo pacificato.
(Così non mi seccherà più costui colle sue sguaiataggini).
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sentite, che bel carattere è quello di mia
sorella? La sincerità non vi è oro, che la paghi.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Mi piace tanto la verità in bocca di una fanciulla,
e sono sì poco avvezzo a sperimentarla, che sempre più la
signora Eugenia mi obbliga a riverirla, e ad amarla.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sono tenuta alla vostra bontà; e mi rincresce, che
inutilmente impiegate il vostro amore, e la vostra stima</p> <stage><emph>(con serietà)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Non per questo cesserò di sperare.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E in che volete sperare?
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Nelle vicende della fortuna, nei casi, che possono
impensatamente accadere; in qualche esempio di mutazioni
accadute. Chi sa? Anche i grandi amori sono soggetti alle
loro peripezie. Anzi quando le cose sono giunte all'eccesso,
per lo più sono forzate a retrocedere, a diminuire. Caso
mai, che il vostro amante non fosse fido, quanto voi siete,
avrò sempre anticipata la mia onesta dichiarazione.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Non dice male il signor Conte. Il suo amore non
pregiudica né voi, né il signor Fulgenzio, e non si possono
prevedere i casi. (Io non vorrei veder nessuno scontento).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Per me non vi hanno da essere altri casi. O di
Fulgenzio, o di nessun altro.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Così dovete dire, e mi compiaccio, che lo diciate;
ma dei casi ne potriano succedere.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non vorrei, che foste l'augello del mal augurio.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>No, signora, non mi prendete in cattiva parte.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>È un cavalier di garbo, il signor Conte</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage> <p>Convien
compatirla. Parla così, perch'è innamorata</p> <stage><emph>(a Roberto)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Siatelo, che il Cielo vi benedica. Ma state allegra.
Io non vi darò molestia su questo punto. Divertiamoci;
parliamo di cose liete</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>È impossibile, signore; ho il core troppo
angustiato.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Lisetta, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>(Signora, ho veduto venire il signor Fulgenzio)</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Come l'hai veduto?)
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>(Dalla finestra).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Era solo?)
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>(Parlava col signor Ridolfo).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Parveti che fosse sdegnato?)
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>(Anzi mi parve allegro, e l'ho veduto venire
saltellando verso la casa).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Sia ringraziato il Cielo. Ridolfo lo avrà placato.
Ha fatto bene mia sorella a servirsi di lui)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>(Ha degl'interessi la signora Eugenia)</p> <stage><emph>(piano a Flamminia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Credo sia venuto l'amico)</p> <stage><emph>(piano a Roberto)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Flamminia</p> <stage><emph>(con bocca ridente)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>È venuto?</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Lode al Cielo, vi vedo pure colla bocca ridente</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Chi sa, se ha veduto il signor Ridolfo</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì l'ha veduto. È allegro. Non è egli vero,
Lisetta?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Verissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Eccolo, eccolo</p> <stage><emph>(ridente)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>(Fa invidia un sì bell'amore)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Fulgenzio, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <stage><emph>(entra, e vedendo Roberto resta un poco sospeso)</emph></stage> <p>(Chi è costui?)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Venga, venga, signor Fulgenzio. Questo cavalier
forastiere è venuto qui in questo momento. È vero?</p> <stage><emph>(a Roberto)</emph>.</stage> <p>È un
amico di nostro zio, e parte presto di Milano. È vero?</p> <stage><emph>(a Roberto)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Sì signora, come comanda.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Son servitor umilissimo a quel signor forastiere, e
a lor signore ancora</p> <stage><emph>(con serietà)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Si fa sempre desiderare il signor Fulgenzio</p> <stage><emph>(allegra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Troppe grazie, signora. Io non merito di essere
desiderato</p> <stage><emph>(affettando indifferenza)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Accomodatevi</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ben volentieri</p> <stage><emph>(prende una sedia, e la porta presso Flamminia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Poni qui una sedia, Lisetta. Favorisca presso di me</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Grazie. Sto ben dove sono.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Venite qui, con licenza di questo signore, vi ho da
dir una cosa</p> <stage><emph>(con allegria a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non mancherà tempo</p> <stage><emph>(fingendo allegria)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Chi ha tempo non aspetti tempo</p> <stage><emph>(con allegria)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>È molto allegra la signora Eugenia. (Questa è la
pena, che si prende, quando parto da lei sdegnato)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>La sua allegrezza è frutto della vostra venuta,
signore.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Della mia venuta?</p> <stage><emph>(con serietà)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Sì, mi consolo con voi, che avete la sorte di
possedere il più bel cuore del mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Il signor forastiere venuto in questo momento, è
stato di già informato dalla signora Eugenia?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Vi dispiace, che si sappia, che noi ci vogliamo
bene?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non signora; non mi dispiacerebbe, se si dicesse la
verità.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Per parte mia non v'è dubbio; se voi poi non vi
sentite in istato di confermarlo...</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Fabrizio col grembiale da cucina, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Flamminia.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Signore. Bella figura!
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sapete voi, dove sia lo zucchero?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sì signore; è sull'armadio nella mia camera.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Voglio fare un dolce, e brusco per il mio padrone.
Oh compatisca, signor Fulgenzio; l'avevo preso per il signor
Ridolfo. Bravo; è venuto a favorirci, ho piacere, vuol
restare a pranzo con noi?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Vi ringrazio, signore...
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Signor Conte, si contenta, che si inviti a pranzo
con noi questo nobile cittadino? È una perla, veda, è oro
colato.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Signore, non siete padrone voi in casa vostra?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>No, fin tanto che il signor Conte sta in Milano,
egli è il padrone di casa mia.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ci sta molto il signor Conte in Milano?</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Oh, ci starà un pezzo. Ha una lite, e gliela dirige
quell'uomo grande, quell'uomo celebre del signor Ridolfo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(E queste signore mi hanno dato ad intendere, che
parte presto. Le bugie non si dicono a caso).
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Signor Conte, io ho degli affari; non potrò essere
continuamente a servirla. Ecco chi la servirà. Il primo
letterato d'Europa. Uno, che vanta il sangue puro purissimo
della più cospicua cittadinanza sino al tempo dei
Longobardi. Intendente di tutto, specialmente di quadri. Ha
veduto la mia picciola galleria?</p> <stage><emph>(a Roberto)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Sì signor l'ho veduta, e ammirata.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ma in due ore non si può veder tutto.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sono due ore che è qui il signor Conte?</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sì certo, è venuto a favorirmi per tempo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(E mi dissero ch'era venuto in quel punto! Questo
non si chiama sottilizzare. Sono bugie patenti).
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Oggi, signor Fulgenzio, avrete l'onor di pranzare
col primo lume della nobiltà, colla prima stella d'Italia,
col più ricco cavaliere privato dei nostri giorni.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>(E tira innanzi così).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ma io, signore, non posso profittar delle vostre
grazie.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Che serve?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>No certo.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Via, dico.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non posso.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ed io voglio. Comando io in questa casa... No non
comando io, comanda il padrone, e il padrone lo pregherà di
restare.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Signore, s'egli non può, o non vuole, perché lo
vogliamo obbligare?</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Costui non vorrebbe che ci restassi; converrà,
ch'io ci stia per iscoprire il disegno).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Stupisco, che non abbia piacere di restar a pranzo
con me. Ci pensa poco, al vedere).
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Via, signor Fulgenzio, faccia un'azione eroica.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Mi fa specie, che Eugenia non mi dice niente,
ch'io resti. Segno, che non le preme).
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Mi maraviglio di voi, signor Fulgenzio, che vi
fate tanto pregare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Mi farei pregar meno, se non temessi di recar
disturbo alla compagnia.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che ragioni fiacche! dite, che non volete restare,
perché vi preme di andare a casa, per non lasciar sola la
signora Clorinda vostra cognata. Ecco il perché. Ha ragione,
signor zio. Non l'obbligate a dar un dispiacere a quella
povera signorina
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Sì: vuol rimproverar me, perch'io non abbia
occasione di rimproverar lei)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Ora mangia il veleno. Lo conosco. Ci ho gusto).
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Se fosse mia figlia, le darei degli schiaffi).
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Via, signor Fulgenzio, mi lasci andare in cucina,
mi consoli con un bel sì.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Per far vedere, che qualcheduno s'inganna, resterò
a godere le vostre grazie.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Oh bravo!
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Ora sono contenta)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E viva il signor Fulgenzio.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ma facciamo le cose ben fatte. Signor Fulgenzio,
Eugenia mia nipote vi supplica di una grazia.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Che diavolo vorrà dire?)
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Io non son degno dei comandi della signora Eugenia.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Via, che occorre? Ci conosciamo. Eugenia mia nipote
vi prega, vi supplica, che subito andiate a casa, che
prendiate la signora Clorinda vostra cognata, e che la
conduciate qui a pranzo con noi.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>La signora Eugenia mi prega di questo?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Io non mi sono mai sognata questa bestialità.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Bestialità la chiamate?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, vi par cosa propria incomodar una signora a
quest'ora?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>È ora incomoda questa? Vi mancano due ore a mezzo
giorno. Ha tempo quanto vuole a vestirsi, a conciarsi, e a
venire a bell'agio.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Pare, che c'entri il diavolo a bella posta).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Basta, io lascio fare al signor Fulgenzio.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Pregatelo</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Oh questo poi no.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Lo prego io dunque</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Dispensatemi. Son certo, che mia cognata non ci
verrà.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(È certo, che non verrà; perché sa, che colei non
mi può vedere).
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Proviamo; andate a dirglielo in nome mio.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>No certo, signore. Scusatemi non ci vado.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>E volete, che stia a mangiar sola? Non è dovere.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Piuttosto non ci resterò né men io.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, piuttosto andrà con lei, a servirla di
compagnia; lasciatelo andare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Se non crepo è un prodigio).
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Ma giusto Cielo! che testa è quella?)
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Orsù non occor altro. (So io quel, che farò. Anderò
io a invitarla). Succianespole.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage><emph>Succianespole, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>Signore</p> <stage><emph>(con una stoviglia in mano)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Tieni questo grembiale che or ora vengo, e, senti,
cresci qualche cosa per due persone di più).
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>(E le posate?)
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Oh diavolo! come faremo?)
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>(Come faremo?)
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Ingegnati).
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>(Vi sono quelle di legno).
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Sciocco! la riputazione. Zitto, l'ho trovata. Farò
così; me ne farò prestar due dalla signora Clorinda. È una
donna di garbo, non dirà niente a nessuno. Farò bene?)
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>(Gnor sì).
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Va' a lavorare).
</p></sp>
<sp><speaker>SUCCIANESPOLE</speaker> <p>(Gnor sì)</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Con licenza di lor signori.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Dove va, signor zio?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Succianespole si è scordato di comprare una cosa.
Vado io, e torno subito. (Eh per ripieghi non c'è un par
mio. Starei bene a una Corte, maggiordomo, primo ministro.
Non sono morto. Chi sa?)</p> <stage><emph>(parte)</emph></stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Flamminia, Eugenia, Fulgenzio, e Roberto.</emph></stage>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>(In questa casa vi è il più bel divertimento del
mondo).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Mi dispiace del sagrifizio, che oggi deve fare il
signor Fulgenzio.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E a me dispiace, che ogni sagrifizio è male
accettato.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Signori miei, amore non si pasce di sdegno, ma di
dolcezze</p> <stage><emph>(a Fulgenzio, e ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Bravo, dite lor qualche cosa; che non istiano
sempre ingrugnati</p> <stage><emph>(a Roberto)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sarei più fortunato, se avessi il merito del signor
Conte.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Io non ho merito alcuno; ma vi accerto bensì, che se
avessi un'amante, come questa gentil signora, mi chiamerei
fortunato.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E chi v'impedisce una sì gran fortuna?
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Io non faccio mal'opera con nessuno...
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Se parlate per me...
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Se parlate per lui, mi rinunzia solennemente</p> <stage><emph>(a Roberto)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ella interpreta i miei sentimenti, a misura delle
sue inclinazioni.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Il signor Conte non è capace di interrompere il
corso dei vostri amori.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì: è arrivato in questo momento, e parte
prestissimo di Milano.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Io ho parlato così...
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Eh lasciatelo dire. Non sapete com'è fatto? Ha
voglia di taroccare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E voi avete voglia di vedermi fare delle pazzie. Ma
questo gusto non ve lo darò più. Ho fissato di non volermi
più scaldare il sangue per voi. Signor Conte, da dove viene
ora, se è lecito?
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Da Roma, signore.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Che dice di quella gran città?
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Bella, magnifica, piena di meraviglie.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAM</speaker> <p>A noi non importa di Roma.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Lasciatelo dire; lasciate, che si diverta.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Mi dicono, che a Roma ci sono delle belle donne, è
egli vero?
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Sì, certo, ed hanno una galanteria sorprendente.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sono così ostinate, come le milanesi?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Questa poi compatitemi...</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>A Roma, signore, degli uomini incivil ve ne sono?</p> <stage><emph>(a Roberto)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Via via, non vi lasciate trasportar dalla collera.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Andrei a Roma pur volentieri.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Andate, che sarete la consolazione di Pasquino.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Fa caldo oggi, mi pare</p> <stage><emph>(si alza affettando indiferenza, ma si vede che freme)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Signor Conte, vorrei pregarvi di una finezza).
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>(Comandatemi).
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Fate mostra di aver da fare qualche cosa. Andate
di là per un poco).
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>(Sì, è giusto, lasciamoli in libertà)</p> <stage><emph>(a Flamminia)</emph>.</stage> <p>Signora
Eugenia si ricordi dei casi, che ponno nascere. Con licenza
di lor signori</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Flamminia, Eugenia, e Fulgenzio.</emph></stage>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E di quai casi intende di dire?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Chi lo sa? gli badate voi? Noi non ci pensiamo né
meno. Eugenia non lo può vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Così credo ancor io.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Caro signor Fulgenzio, siete assai sospettoso.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non parlate, sorella, che or ora lo farete dar nelle
furie.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Oh non vi è dubbio. Non vi è pericolo che mi
vediate infuriare. Ho preso un altro sistema; son diventato
pacifico. Non mi riscaldo più.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Via dunque; siate buono. Mia sorella, poverina,
credetelo vi ama di vero cuore. Io l'ho veduta piangere...
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non è vero. Non le credete. Lo dice a posta</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>A che servono ora codeste scene? Io non le voglio
assolutamente. Vado di là, perché il signor Conte non dica.
(Sorella, abbiate giudizio)</p> <stage><emph>(piano ad Eugenia)</emph>.</stage> <p>(Abbiate carità, signor
Fulgenzio)</p> <stage><emph>(piano a Fulgenzio)</emph>.</stage> <p>Ah poveri innamorati!</p> <stage><emph>(a tutti due, e parte)</emph></stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage><emph>Fulgenzio, ed Eugenia.</emph></stage>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Per me ho finito d'essere innamorato)</p> <stage><emph>(passeggia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Voglio piuttosto mettermi un sasso al collo, e
andarmi a gettar nel Naviglio)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Si vede chiaro, che è annoiata di me)</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Ha il cuore con tanto di pelo)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Ci scommetterei la testa, che il Conte le piace)</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Finto! doppio come le cipolle!)</p> <stage><emph>(da sé)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Son pur pazzo io a perdere il mio tempo, e a
perdere la salute, ed il riposo per lei)</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Lo vedrebbe un cieco, che ha più premura per la
cognata, che per me)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Penerò un poco, ma lo supererò questo indegnissimo
amore)</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Se ora mi tratta così, guai a me se fosse mio
sposo)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Farò un viaggio; me ne scorderò)</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Ha una faccia, che pare il vero demonio)</p> <stage><emph>(da sé)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(E stimo, che non mi dice niente)</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Che ho da fare io con questo girandolone? È meglio
che me ne vada)</p> <stage><emph>(in atto di partire)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Buon viaggio</p> <stage><emph>(forte)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Felice ritorno</p> <stage><emph>(si volta)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Vada, vada, che il signor Conte l'aspetta.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Perché non va a dire alla signora cognata, che resta
a pranzo fuori di casa?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Maladetta!)</p> <stage><emph>(si va sdegnando a poco a poco)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Perché non le va a chieder licenza di restar qui?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Le si possano seccar le labbra)</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ma ora, che ci penso; non vorrà, che lo sappia la
sua signora cognata, che resta qui, avrà paura, avrà
soggezione.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Possa parlare per l'ultima volta)</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Mi spiacerebbe, che avesse da disgustare la sua
signora cognata.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Lasciate star mia cognata</p> <stage><emph>(acceso di collera)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Oh oh quel bravo signore, che non va più in bestia!
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Non posso resistere)</p> <stage><emph>(da sé, e tira fuori il fazzoletto</emph>).</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non dubiti, che avrà finito di arrabbiarsi per me.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <stage><emph>(straccia il fazzoletto coi denti)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Mi duole del tempo, che ha gettato con una pazza.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <stage><emph>(segue a stracciare il fazzoletto)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ma si consoli, che dormirà i suoi sonni.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <stage><emph>(tira fuori nascostamente un coltello)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Povera me!) Eh dico, signor Fulgenzio</p> <stage><emph>(timorosa, vedendo il coltello)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Che vuol da me?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Cos'avete in mano?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Niente.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Voglio vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non ho niente, vi dico.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non facciam ragazzate.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>All'onore di riverirla</p> <stage><emph>(in atto di partire)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Fermatevi.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ha qualche cosa da comandarmi?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che c'è in quella mano?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Niente</p> <stage><emph>(mostra la mano vuota)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>In quell'altra?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Niente.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non facciamo scene, vi dico.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Che scene, che scene? Le fa ella le scene. Io non
faccio scene.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Mettete giù quel coltello.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Che cosa vi sognate voi di coltello?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che serve? Non mi fate arrabbiar d'avvantaggio,
datelo qui</p> <stage><emph>(si accosta per averlo)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Che cosa credete voi, ch'io voglia fare di questo
coltello?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che lo so io?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Voglio mondare una mela.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Fulgenzio</p> <stage><emph>(intenerendosi)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Lasciatemi stare</p> <stage><emph>(con più caldo)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Fulgenzio</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Lasciatemi stare</p> <stage><emph>(crescendo il caldo)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Per carità.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Per me non c'è carità, né amore, né compassione</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ascoltate una parola almeno.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Cosa volete dirmi?</p> <stage><emph>(con isdegno)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Una parola sola.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Via, ditela</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Placatevi, se volete ch'io parli.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ah!</p> <stage><emph>(sospira con isdegno)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Datemi quel coltello.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Signora no.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ve lo domando, se non per l'amore, che mi portate,
per quello almeno, che mi avete portato.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ah!</p> <stage><emph>(si lascia cadere il coltello di mano)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Maladetto coltello!)</p> <stage><emph>(lo prende velocemente e lo getta via)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Mi sento morire).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Vi sono io così odiosa, che volete morire piuttosto
che volermi bene?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, voglio morire piuttosto, che vedervi in braccio
ad un altro.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ma come è possile mai, che vi passino per mente
pensieri così indegni di voi, e di me? Io amar altri, che il
mio Fulgenzio? Io darmi ad altri, fuori che al mio bene,
all'anima mia, al mio tesoro? Non sarà mai, non sarà mai.
Morirei prima di farlo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Lo posso credere?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Se non lo dico di core, il Cielo mi fulmini.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ma perché addomesticarvi col signor Conte? Perché
trattarlo subito con confidenza? e palesargli l'impegno che
avete meco? E perché darmi ad intendere vostra sorella,
ch'ei parte presto, ch'era venuto poc'anzi? perché dirmi
delle bugie? perché darmi occasione di sospettare?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ah Fulgenzio, non sono io, che vi dà occasione di
sospettare, ma la poca fede, che avete di me, fa inquietar
voi, ed insulta la mia onoratezza: quali domestichezze ho io
praticate col Conte, oltre l'onesta convenienza di sedere in
conversazione, unicamente per compiacere a mio zio?
M'imputate a delitto l'avergli palesato l'amor che ho per
voi? Lodatemi anzi d'averlo fatto. Segno, che vi amo
davvero, e che la mia sincera dichiarazione tende a
disingannare chi per avventura si lusingasse di me. La
povera mia sorella conosce il vostro temperamento. Le sarà
parso vedervi entrare burbero, e sospettoso. Amore l'indusse
al desio di acchetarvi, e la debolezza le diè il cattivo
consiglio. Tutto ciò non sarebbe niente, se voi non foste
mal prevenuto. E qual motivo avete di sospettare di me? V'ho
date io scarse prove dell'amor mio? Vi pare, che sia di voi
poco accesa? Non vi bastano le mie lacrime, i miei sospiri?
Sono inquieta è vero; ma le mie inquietudini sono partorite
da amore. Vi tormento, sì, qualche volta, ma chi ama davvero
soffre un leggier travaglio, in grazia di quell'oggetto, che
piace. Fulgenzio mio, non vi tormenterò più. Voi mi
abbandonerete, ed io vi amerò in eterno. Troverete un'amante
di me più amabile, più ricca, più meritevole, ma non più
tenera, né più fedele. Se vi dà pena il vedermi, privatemi
della vostra vista, ma conservatemi i giorni vostri. Vivete,
o caro, se non per me, almeno per voi medesimo. Ancor che
mio non siate, sì, ve lo giuro, io sarò sempre vostra, e lo
sarò fin che viva, e lo sarò colla maggior tenerezza del
cuore.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Anima mia dolcissima, cuor mio caro, vi domando
perdono, compatitemi per carità</p> <stage><emph>(s'inginocchia a' piedi di Eugenia, e restano tutti e due senza parlare)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>Fabrizio, Clorinda e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Oh, ecco qui la signora Clorinda.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Oimè! che dirà il signor Fabrizio, se mi ha veduto
in quest'atto?</p> <stage><emph>(Fabrizio, e Clorinda restano un poco indietro ammirati)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Ah trema della cognata. Gli duole, che lo abbia
veduto ai miei piedi).
</p></sp>
<sp><speaker>CLORINDA</speaker> <p>(Povero signor Fulgenzio! mi dispiace che rimasto
sia sconcertato. Compatisco l'amore, e mi sovviene, che il
mio caro sposo faceva meco lo stesso).
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Eugenia, che cos'è stato? è venuto male al signor
Fulgenzio?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Mi par di sì, domandatelo a lui.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Vi è venuto qualche male, signore?</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, certo, mi è venuto un giramento di capo; non
avete osservato, ch'io era caduto in terra? (Non sappia,
ch'io mi gettava ai piedi della nipote).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Si scusa per cagione della cognata).
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ora, come vi sentite?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Un poco meglio.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Aspettate, che vi voglio guarir del tutto. Vado a
prender un maraviglioso, stupendo arcano del famosissimo,
magnificentissimo Cosmopolita</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quindicesima</head>
<stage><emph>Eugenia, Clorinda, e Fulgenzio.</emph></stage>
<sp><speaker>CLORINDA</speaker> <p>Scusate, signora Eugenia, se son venuta a recarvi
incomodo. Il signor Fabrizio a forza di buone grazie, mi ha,
posso dir, violentata.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>In fatti, senza una violenza non si potevano sperar
queste grazie.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Oh Cieli! prevedo qualche nuovo disastro).
</p></sp>
<sp><speaker>CLORINDA</speaker> <p>Voi mi mortificate, signora. Sapete che ho per voi
quella stima, e quel rispetto, che meritate, ma daché partì
mio marito, non sono uscita di casa.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Né anche la sera?
</p></sp>
<sp><speaker>CLORINDA</speaker> <p>Ah sì, una sera con mio cognato, ve l'ha egli
detto?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Oh non mi ha detto niente. Egli non mi usa simili
confidenze.
</p></sp>
<sp><speaker>CLORINDA</speaker> <p>Male, signor cognato, quando si ama si dice tutto.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che ha il signor Fulgenzio che è ammutolito?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Niente signora. (Cielo, aiutami).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Fa così in casa, signora Clorinda?
</p></sp>
<sp><speaker>CLORINDA</speaker> <p>No, per dirla; è piuttosto gioviale.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, non è accigliato, se non quando viene da me. Qui
è dove gli si promove la malinconia.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Signora, non potete dire, che sia stato sempre
così.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>È vero, è da poco tempo; da che vi sono diventata
noiosa.
</p></sp>
<sp><speaker>CLORINDA</speaker> <p>Eppure mi parla sempre di voi con un amore
grandissimo</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Gioca in casa il signor Fulgenzio?</p> <stage><emph>(a Clorinda)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>CLORINDA</speaker> <p>Sì, qualche volta.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E da me grida, bestemmia; tira fuori i coltelli.
(Dove è andato quel maladetto coltello, che glielo voglio
rendere or ora)</p> <stage><emph>(mostra di cercar il coltello)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>CLORINDA</speaker> <p>(Perché le fate di queste scene?)</p> <stage><emph>(piano a Fulgenzio)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Perché, perché... Ora non posso parlare</p> <stage><emph>(guardandosi da Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che cosa sono questi segreti? Se avete dei segreti
non avete tempo di comunicarveli in casa? Anche qui venite a
fare <emph>ci ci</emph>? Questo è un volere provocare la mia
sofferenza</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>CLORINDA</speaker> <p>Che vuol dire questo discorso?</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Eh sia maladetto, quando siete venuta qui</p> <stage><emph>(corre dietro ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>CLORINDA</speaker> <p>Che modo e questo? Mio cognato mi perde il
rispetto? Che Eugenia sia gelosa di me? Sarebbe un insulto
troppo grave al decoro mio. Fortuna, che non è lontano
l'arrivo di mio consorte. Che fo? resto o men vado? La
prudenza insegna dissimulare. Saprò farlo col padrone di
questa casa, ma non con quell'incivile di mio cognato</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2></div1>
<div1 type="atto">
<head>Atto terzo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage><emph>Lisetta, e Tognino.</emph></stage>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Ma che desinare arrabiato è stato quello di questa
mattina!
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Io non ne saprei indovinare il perché.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Qualche briga vi è stata fra la signora Clorinda, e
il signor Fulgenzio.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>La mia padrona è di temperamento quieto, e
pacifico. Non vi è mai stato che dire con suo marito; e con
suo cognato si amavano come fratelli.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>E quest'amore innocente, e questa loro buona
corrispondenza è quella che fa delirar la signora Eugenia.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Me ne sono avveduto questa mattina, quando ella mi
ha tirato giù per saper quel che fanno, e quel che non
fanno. Io ho parlato alla buona, non credendo mai, che fosse
gelosa di una cognata.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Non è vero che sia gelosa.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>E che cos'è dunque?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>È puntigliosa. Non le dispiacciono le attenzioni,
che usa il signor Fulgenzio alla signora Clorinda, perché li
dubiti innamorati, ma perché vorrebbe essere ella sola
servita, corteggiata, distinta, e non soffre che l'amante
usi una menoma attenzione a qual si sia persona di questo
mondo. Lo vorrebbe sempre qui, lo vorrebbe sempre con lei.
Crede che la premura per la cognata distragga il signor
Fulgenzio dall'assiduità di servirla; s'immagina, che gli
possano insinuare delle massime poco a lei favorevoli. Sa di
aver poca dote. Ha sdegno, che la signora Clorinda abbia
portato in casa sei mila scudi. Dubita, che il signor
Fulgenzio la stimi, e la veneri anche per questo, e che
concepisca dell'avversione alla di lei povertà. Noi donne,
se nol sapete, siamo per solito ambiziosette. Abbiamo a
sdegno quelle che sono, o quelle, che possono più di noi.
Ogni una vorrebbe essere la sola stimata; la sola riverita,
ed amata, da colui specialmente, che si è dichiarato per
lei, e ogni cosa le fa ombra; e chi più, e chi meno, dubita,
sospetta, s'inquieta. Ed ecco le fonti d'onde derivano le
smanie della padrona. Amore, timore, vanità e sospetto.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>E quale di queste passioni nel cuore della signora
Eugenia è la dominante?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Oh l'amore, l'amore. Se non amasse tanto, non
sarebbe né sospettosa, né sofistica a questo segno. La
vanità di essere la distinta, provien dall'amore: che
importerebbe a lei, che il signor Fulgenzio facesse la corte
alla cognata, se non avesse per lui della tenerezza, e se
non credesse di essere amata?
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Ma quando termineranno questi loro deliri?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Subito, che il signor Fulgenzio l'avrà sposata.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>E perché non la sposa?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Intesi dire, che non lo fa, se non torna il di lui
fratello.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Io credo che debba essere qui a momenti. Una
lettera venuta questa mattina, mi pare lo faccia poco
lontano.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Voglia il Cielo, che finiscano di penare. Vi
assicuro, che delle stravaganze della signora Eugenia ne
risento anch'io la mia parte.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Parmi sentir del rumore di là dove mangiano.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Sono alle bottiglie. Avranno gli spiriti in moto.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Ho curiosità di sentire. Sempre mi trema il cuore
per il mio padrone.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Aspettate. Senza, che andiamo di là, da questa porta
si può rilevar qualche cosa</p> <stage><emph>(va alla porta, e guarda per il buco della chiave)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>(È un po' troppo caldo il padrone).
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Oh diancine! non sono in allegria, no. Ho sentito
delle parole di sdegno</p> <stage><emph>(a Tognino, scostandosi dalla porta)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Lasciate che senta</p> <stage><emph>(si accosta alla porta)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Guardate per il buco della chiave</p> <stage><emph>(a Tognino)</emph>.</stage> <p>(Dubito, che non
voglia finir in bene).
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Vi sono de' guai. La mia padrona piange</p> <stage><emph>(scostandosi)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Piange la signora Clorinda?</p> <stage><emph>(corre a vedere alla porta)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>(Quella buona signora non merita queste
afflizioni).
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Il signor Fabrizio è in collera; ha gettato via la
salvietta, e si è partito di tavola</p> <stage><emph>(stando presso la porta)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>E il mio padrone che cosa fa?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Aspettate</p> <stage><emph>(guarda)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>(Dubito di qualche gran precipizio).
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>È sdraiato sopra la tavola, colla testa cacciata
fra le braccia. Ho veduto che il signor Ridolfo gli parla,
ma egli non gli risponde.
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Lasciatemi un po' vedere</p> <stage><emph>(si accosta alla porta)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Sì, soddisfatevi</p> <stage><emph>(si ritira dalla porta)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>(Non vorrei né meno conoscerlo, non che essere al
suo servizio. Mi fa compassione)</p> <stage><emph>(guarda)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>(Certo, se durano a far questa vita, io non ci sto).
</p></sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>La signora Eugenia è balzata in piedi</p> <stage><emph>(a Lisetta)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Lasciate vedere</p> <stage><emph>(corre alla porta, e guarda)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Che cosa fa?</p> <stage><emph>(con ansietà)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Se ne va via</p> <stage><emph>(osserva)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>E la mia padrona?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Si asciuga gli occhi</p> <stage><emph>(osserva)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>E il padrone?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Non si move</p> <stage><emph>(osserva)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>E la signora Flamminia?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Par che pianga ella pure</p> <stage><emph>(osserva)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>E quel forastiere?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Prende tabacco, e non parla</p> <stage><emph>(osserva)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Eugenia, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che fate lì a quella porta?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Niente, signora</p> <stage><emph>(Lisetta, e Tognino si spaventano)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Andate via.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Perdoni</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>Compatisca</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Levatevi di qui, vi dico.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>(Oh, le fuma il capo davvero)</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>TOGNINO</speaker> <p>(Povero padrone! Voglio vedere, se ha bisogno di
nulla)</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Eugenia sola.</emph></stage>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <stage><emph>(ponendosi a sedere con isdegno)</emph></stage> <p>No, non voglio più far questa vita. Se tirerò innanzi così, diverrò tisica, morirò disperata.
Veggo da me medesima, che di giorno in giorno mi vo dimagrando, e per
chi? Per un ingrato. Non serve dire: Fulgenzio è un ingrato.
Ha sempre finto volermi bene, ma non me ne ha mai voluto.
Nelle occasioni si conosce chi ama. Se avesse per me quella
premura, che dovrebbe avere, cosa gl'importerebbe disgustar
per me la cognata? Oh! gliel'ha raccomandata il fratello. Il
fratello è fratello, e l'amante è amante; e se ho d'amare,
voglio essere amata, e chi mi ama ha da scordarsi d'ogni
altro affetto. Ma è impossibile, mi dirà taluno, trovar un
uomo come tu lo vorresti. Bene, se non c'è, non m'importa.
Andrò in un ritiro, andrò lontana dal mondo. Già il signor
Fulgenzio è annoiato di me, ed ha ragione di esserlo, perché
sono assai delicata. Si è pacificato più volte; si è
umiliato; mi ha domandato perdono, non vorrà più farlo, ed
io non voglio esser la prima. È meglio così. Ho risolto;
voglio andarmi a chiudere in un ritiro. Sarà contento; non
mi vedrà più. Avrà finito di essere tormentato. Servirà la
cognata; troverà un'altra amante; si mariterà.</p> <stage><emph>(a poco a poco si dispone a piangere)</emph></stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Flamminia e la suddetta.</emph></stage>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Che fate qui da voi sola?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Niente</p> <stage><emph>(nascondendo le lacrime)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Eh via, finiamola.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Lasciatemi stare</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Pare lo facciate apposta, perché il signor
Fulgenzio si stanchi, e vi perda l'amore.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che importa a me del suo amore?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Eh via. Si sa, che vi preme.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>No davvero, non ci penso più.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>È quella maladetta bile, che vi fa parlare così.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Aspettate domani, e vedrete. Se è bile, o cos'è.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E che cosa volete fare domani?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Voglio ritirarmi dal mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sì, sì, dormiteci sopra, e non sarà altro.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sorella, voi ancora non mi conoscete.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Vi conosco pur troppo</p> <stage><emph>(un poco alterata)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sono irragionevole, è vero?</p> <stage><emph>(sdegnata)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Avete delle ore buone, ma altresì delle ore molto
cattive.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ora sono nelle ore pessime. Lasciatemi stare</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Nostro zio è fuori di sé.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che gli ho fatto io?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Che cosa avete fatto alla signora Clorinda?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Già tutti proteggono quella gran dama. Io sono il
cane del macellaio: ossa, e busse.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Dovevate portar rispetto al padrone di casa, che
l'ha invitata.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ma che cosa le ho fatto?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Che lo so io? È venuta a tavola colle lagrime
agli occhi.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Oh! sapete perché è venuta colle lagrime agli occhi?
Perché ha trovato qui suo cognato.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Io so, che si è doluta molto di lui, e dice, che
le ha perduto il rispetto.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, ha ragione; pretende, che non si parta da lei,
che stia seco a pranzo, a farle fresco su la minestra, se
scotta, e se non lo fa, dice, che le perde il rispetto.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Questa finalmente è una cosa, che dee durar poco.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Come poco?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Se vien suo consorte, il signor Fulgenzio ha
finito.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E quando verrà questo suo consorte?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Ho inteso dire, che l'aspettano oggi.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Oggi?</p> <stage><emph>(un poco placata)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Così disse la signora Clorinda.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Eh, sì! se tornerà suo marito non seguiteranno a
convivere insieme?</p> <stage><emph>(alterata)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Può esser di no. Se il signor Fulgenzio vi sposa,
non sarà cosa illecita, che lo preghiate di metter casa da
sé.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>La metterebbe poi?</p> <stage><emph>(placata)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Son persuasa di sì. Sapete, che non vi sa negar
cosa alcuna.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Guardate la bella premura, che ha di me. Si move,
per venirmi a vedere? Sa staccarsi un momento dalla cognata?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Eccolo, eccolo, ch'egli viene.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non gli dite niente, ch'io aveva risolto
d'abbandonarlo.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Io non fo di queste pazzie.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Vien molto adagio. Sarà sdegnato.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Parlategli con umiltà.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ho da pregarlo? Oh questo poi no.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>L'ha fatto egli tante volte con noi.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Basta. Se sperassi, che le cose andassero come dite
voi; e se veramente mi volesse bene...
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Se non vi amasse, non verrebbe qui...
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Zitto, zitto. Sentiamo, che cosa dice.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Fulgenzio e dette.</emph></stage>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Signora Eugenia, mi permetterete, ch'io vi dica una
cosa, da voi forse non prevveduta. Ho piacere che vi si
trovi la signora Flamminia.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Oh, vi è del male. Non l'ho mai più veduto così
burbero, come ora).
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Che sì, che vuol fare il bravo).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Voi sapete, ch'io vi amo, ma sapete altresì, ch'io
sono un uomo d'onore</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Io non so nessuna di queste cose.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Come! mettereste in dubbio la mia onoratezza?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Non le badate, signor Fulgenzio. Io la conosco
questa mozzina, lo dice apposta per farvi arrabbiare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>La signora Eugenia può dir quel, che vuole; può
burlarsi di me, può deridermi, può insultarmi, ma non mi può
intaccar nell'onore.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Se fossi un uomo, mi sfiderebbe alla spada.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Felice voi, che potete scherzare. Nello stato in
cui mi ritrovo, non fo poco, se ho tanto fiato da poter
parlare. L'amor, che ho per voi, è arrivato all'eccesso, è
arrivato a farmi perdere la ragione, son divenuto brutale,
nemico degli uomini, e di me stesso. Ma tutto questo sarebbe
poco, se non mi facesse essere indiscreto, incivile, e quel
ch'è peggio, ingrato al mio sangue, e sprezzatore del decoro
della famiglia. Che dirà di me mio fratello? che dirà egli,
quando saprà, che per cagion vostra ho perduto il rispetto
alla di lui moglie?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Oh oh, ecco qui, ecco qui, d'onde derivano le smanie
del signor Fulgenzio. Ecco lo sforzo della delicatezza
d'onore. Ha detto una parola torta alla dilettissima sua
cognata. Ha commesso un error grandissimo. Si sente morire
d'averlo fatto. Bisogna rendere soddisfazione a questa
illustre signora. Volete, che vada io a domandarle scusa per
voi?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Che manieraccia è questa? Lo voglio dire al
signore zio</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage> <p>Per l'amor del Cielo, signor Fulgenzio, non le
badate.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non mettete in ridicolo una cosa seria</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Io voglio ridere quanto mi pare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ridete pure a vostro talento. La vostra ilarità in
un caso simile dipende, o da poco amore, o, compatitemi, da
poca ragione.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, sono una pazza. Non lo sapete?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>No signora; sapete esser saggia, quando volete.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ma questa volta son pazza. Ditelo liberamente.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Se non lo dice egli, lo dirò io.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Voi non c'entrate, signora</p> <stage><emph>(a Flamminia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Meritereste, che tutti vi abbandonassero.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Basta, che non mi abbandoni il Cielo.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Il Cielo non assiste a chi ha massime come le
vostre.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che? sono una bestia io? non merito l'assistenza del
Cielo?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>L'ingratitudine è odiosa agli uomini, e ai numi.
Voi trattate male con chi vi ama; cercate di affliggere le
persone innocenti; odiate chi vi consiglia al bene; tradite
voi stessa; calpestate i doni del Cielo: e non arrossite di
voi medesima?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Via, signora Flamminia, non l'affliggete
d'avvantaggio. Io non ho cuore di vederla mortificata.
Eugenia è assai ragionevole per conoscere da se stessa i
trasporti della passione. Sono stato io più debole, e più
mentecatto di lei, doveva conoscere il peso delle sue
parole, compatirla, e dissimulare. La collera mi ha
trasportato. Ella non mi ha sforzato a insultar mia cognata;
sono stato io l'incauto, il mal accorto, il furente. Eugenia
mi ama, ed è per amore gelosa.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Io non sono gelosa di vostra cognata.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Lo so; è uno sdegno da voi concepito per timore di
non essere preferita; ma cara Eugenia, disingannatevi; vi
amo, e vi stimo sopra tutte le cose di questo mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>(Parla, in una maniera, che farebbe intenerire i
sassi. Possibile, ch'ella voglia essere così caparbia?)
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Se conoscete dunque il motivo delle mie
inquietudini, perché non cercate la via di rendermi
consolata?</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, cara, vi chiedo scusa della poca attenzione,
che avessi avuta per voi; cercherò in avvenire di meglio
meritarmi l'affetto vostro; e spero vicino il tempo di
potervi dare la più vera testimonianza dell'amor mio.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sarebbe tempo, che il mio cuor respirasse.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Abbiate giudizio. Se siete in pace sappiateci
stare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Eugenia carissima, voi mi avete da accordare una
grazia.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non siete voi padrone di comandarmi?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Me l'avete da far con buon animo.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Se non desidero, che compiacervi!
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Mi avete a permettere, ch'io possa ricondurre mia
cognata alla propria casa.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Se qui l'ha condotta il signore zio, perché non può
egli restituirla dove l'ha presa?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Il signor Fabrizio è sdegnato; non si lascia
vedere; e poi aspettasi mio fratello, e non ho piacere che
trovi in casa degli sconcerti.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, sì, avete ragione. Accompagnatela pure</p> <stage><emph>(dissimulando)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Me lo dite di cuore?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Anzi.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ho paura, che vogliate dissimulare, e che dentro di
voi non siate contenta.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Che volete voi sottilizzar d'avvantaggio? È una
cosa giusta; lo conosce, e l'accorda. Fate quest'atto di
onestà, di dovere, e poi subito tornate qui</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>No, no, che non s'incomodi a ritornare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>La sentite, signora Flamminia?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Ho sentito tanto, che basta, e non ne voglio
sentire di più. (Le caccierei la testa nel muro)</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>Fulgenzio ed Eugenia.</emph></stage>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Questa è la grazia, che avete promesso accordarmi?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Io non v'impedisco, che la conduciate.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ma con mal animo.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non dovete badare all'animo mio; basta, che
soddisfacciate al vostro.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Io non sono portato per altro, che per
l'adempimento del mio dovere.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Adempitelo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, in ogni maniera l'adempirò. Posso tutto
sagrificarvi fuor che l'onore di me, e della mia famiglia.
Se quest'atto del mio dovere mi ha da costare la perdita
dell'amor vostro, ne verrà in conseguenza il fine della mia
vita, ma non per questo un uomo d'onore dee preferire al
decoro la sua passione.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Fatemi almeno un piacere.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Oh Cielo! comandatemi.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Andate, finitela, e non tormentate di più.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E ho da lasciarvi qui in questo stato?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Un uomo d'onore non ha da preferire la passione al
decoro. Ma che dico io di passione? Andate, andate, che mi
sono abbastanza disingannata.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ah nemica della ragione, nemica di me, e di voi
medesima!
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Avvertite, che insolenze io non ne voglio soffrire.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Farò una risoluzione da disperato.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Ridolfo e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Amico, una parola.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ah Ridolfo, soccorretemi per carità!
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Soccorretelo quel povero sfortunato. Levatelo dalla
presenza di una irragionevole, di una ingrata</p> <stage><emph>(a Ridolfo)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Perdonatemi, signora, s'io vi dispiaccio. Mi preme
l'onor dell'amico. La signora Clorinda ha risolto di partir
sola. Ricusa la mia compagnia, ricusa ogni altro, se non la
riconduce il cognato.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E perché non va egli a servirla? È un'ora, che
glielo dico; ed egli persiste ad importunarmi.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Via dunque rammentatevi del fratello, e fate il
vostro dovere</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Più che restate qui, e più mi recate noia</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Andiamo</p> <stage><emph>(a Ridolfo sdegnoso contro Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Ogni onestà lo richiede</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, andiamo</p> <stage><emph>(smanioso, e incerto)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Ma se ve lo dice ella stessa</p> <stage><emph>(a Fulgenzio accennando Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, vi dico; andiamo</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Compatitelo, signora Eugenia.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Barbara!</p> <stage><emph>(ad Eugenia fremendo)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sono stanca.</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ingrata!</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>O andate voi, o vado io.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Andrò io, maladetta!</p> <stage><emph>(parte correndo)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Compatitelo</p> <stage><emph>(ad Eugenio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Andate, andate con lui</p> <stage><emph>(sdegnosa)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Siete sdegnata meco?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Andate, signor protettore</p> <stage><emph>(come sopra)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Protettore di chi?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Della parentela.
</p></sp>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Vi compatisco, perché siete una donna</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Eugenia sola.</emph></stage>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sia ringraziato il Cielo, sarà finita. È meglio
così. Già se Fulgenzio fosse mio sposo non avrei un'ora di
bene; e s'ei lo facesse, lo farebbe per forza. Si vede
chiaro, che non mi ama. Ed io sarei stolida, se volessi
amarlo. Quest'angustia di cuore, che ora mi sento, non è
amore, è sdegno. Sdegno non già, perché il perfido mi
abbandoni, ma ira contro me stessa per avergli creduto. E
sarò così sciocca di andarmi a chiudere in un ritiro per la
perdita di un ingrato? Darò a lui questa soddisfazione,
acciò se ne vanti, e vada raccontando agli amici la mia
disperazione, come un trionfo della sua perfidia? No, non
fia vero; vada egli, ed ammiri la mia costanza. Ma quale
costanza, se mi sento morire?</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Fabrizio, Roberto, e detta.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Cospetto di bacco! chi sono io in questa casa?
Sono il padrone, o sono qualche stivale?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Con chi l'avete, signore zio?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>L'ho con voi, sciocca.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Con me?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sì, con voi; io sono il padrone; e non ci sono in
questa casa altri padroni, che io; e una nipote, che dipende
da me, non dee far all'amore, senza che io lo sappia; e
molto meno parlare di maritarsi: insolente!
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Or ora mi sente con queste sue baggianate).
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Signore, non la mortificate così</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>La vede, signor Conte? Questa è la più stolida
ragazza di questo mondo. Non sa, che si faccia, non sa che
si dica; non è buona da nulla; e parla di maritarsi.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Non vorrei, che mi tirasse a cimento).
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Ma voi, signore, me l'avete pure lodata, avete pur
detto che non c'è in tutto il mondo una giovane, come lei.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Mi disdico di quel, che ho detto. È una sciocca, è
una frasca, è un'impertinente.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Signor Conte, siccome non avrete dato fede
all'elogio, spero non crederete al biasimo, con cui vorrebbe
discreditarmi.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Tant'è vero, ch'io non lo credo; che se mai per
avventura accadesser di que' casi da me previsti, non avrei
alcuna difficoltà ad offerirvi la mano.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Come? il signor Conte si degnerebbe di sposar mia
nipote?
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Sì, certo, e mi chiamerei felice, se avessi la sorte
di conseguirla.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ah nipote, questa sarebbe per voi una gran fortuna,
e per me una gloria immortale. Il signor conte d'Otricoli,
cavaliere sublime, illibato, celebre, dovizioso, rampollo
illustre di eccelsi progenitori, il fiore della nobiltà,
l'esempio della onoratezza, il prototipo della vera
cavalleria. Felice voi, felice me, felice la nostra casa!
Dice davvero?</p> <stage><emph>(al Conte)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Io non ho tutti i pregi, dei quali mi caricate; ma
vanto quello della sincerità; e ve lo dico di core.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Senta, signore, la collera fa dire delle pazzie,
per altro Eugenia è un portento; fa invidia a tutte le
donne, è una gioia, è un incanto. Sa di tutto, sa far di
tutto, ha una mente chiarissima, ha un cuor bellissimo;
saggia, morigerata, obbediente: ha tutte le buone parti
immaginabili della bontà.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Credo tutto, ma ella ha il cuor prevenuto per altro
amante.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Siete voi impazzita per il signor Fulgenzio? per
quello stolido? per quell'ignorante? uomo vile, indegno
della mia casa, spiantato, vagabondo, plebeo?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Signore, non vi ricordate voi d'averlo lodato?
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Che lodare! che lodare! io non fo conto di quella
sorta di gente. In casa mia non ci verrà più. E se voi
ardirete d'amarlo...
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Acchetatevi; che già è finita. Fulgenzio è da me
licenziato.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Oh brava! Sente, signor Conte? Queste si chiamano
donne. Questo è pensar giusto, pensar con prudenza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Signora Eugenia, sarebbe per avventura venuto il
caso?
</p>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Ah una vendetta sarebbe pure opportuna).
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Via, risolvete. In un momento potete diventare una
gran dama, una gran signora, una principessa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Non tanto, signora. Ma uno stato comodo non vi
mancherà</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Quand'è fatta, è fatta. Può essere che
quell'ingrato frema, e si disperi, e si penta, quando mi
avrà perduta).
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Via. Cuor mio, risolvete</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Signore disponete di me</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Oh bocca d'oro! l'avete sentita?</p> <stage><emph>(al Conte)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Tocca a voi a terminare di consolarmi</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Per me ve l'accordo subito, in questo momento.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>(Signore, vostra nipote vale un tesoro; ma le
convenienze della mia casa esigono qualche dote)</p> <stage><emph>(piano a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Dote!)</p> <stage><emph>(a Roberto, con maraviglia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>La volete maritar senza dote?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Ho sempre che fare con degli spiantati).
</p>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Signore, la mia dote ci deve essere. Me l'ha
lasciata mio padre, e lo zio non la può negare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Bisogna vedere, se il signor Conte la può
assicurare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Un cavalier così ricco?</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ricco! ricco! che so io, se sia ricco?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Fareste meglio, signore, a esaltar meno le persone
non conosciute, e a risparmiare gl'insulti ai cavalieri
onorati. Voi mi avete promesso vostra nipote; ella v'ha
acconsentito: penserò io a farmi render giustizia</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage><emph>Fabrizio, ed Eugenia.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Orsù, io non voglio impegni. Ho data la parola,
converrà mantenerla</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ma signore...
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Non c'è altro signore, converrà, ch'io trovi la
dote, e voi lo dovete sposare</p> <stage><emph>(parte)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Eugenia sola.</emph></stage>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Povera me! cosa ho fatto? Ma ho fatto bene.
Fulgenzio mi veda sposa, e crepi di gelosia. So che viverò
poco, ché già a quest'ora mi principia a rodere il verme di
una patetica disperazione; ma prima di morire, avrò la
consolazione di vederlo fremere, e delirare. Fremere, e
delirare? perché? Se non ha per me quell'amore ch'io mi
credeva, di che ha da fremere, e delirare? Stolta ch'io
sono, riderà piuttosto, se crederà ch'io mi sia legata
altrui per isdegno. Farò forza a me stessa, cercherò, che il
Conte mi piaccia; imiterò l'indiferenza di quel perfido, di
quel disumano... Oh Cieli! eccolo. A che viene a tormentarmi
l'indegno? Non posso reggere a quella vista. Sarà meglio
ch'io mi allontani</p> <stage><emph>(in atto di partire)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Fulgenzio, e detta.</emph></stage>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Fermatevi, signora Eugenia.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Che pretendete da me?</p> <stage><emph>(con isdegno)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ascoltatemi per carità.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>L'avete servita la signora Clorinda?</p> <stage><emph>(con ironia)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>No, non è ancora partita.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E che fa in casa mia? Perché non l'accompagnate?</p> <stage><emph>(con isdegno)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Finito ho l'obbligo di servirla, terminato ho
l'incarico d'accompagnarla.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E perché?</p> <stage><emph>(sostenuta)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Perché è giunto in Milano il di lei consorte.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>È arrivato il signor Anselmo?</p> <stage><emph>(meno sostenuta)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, è arrivato poc'anzi. Non ritrovò in casa la
sposa. Seppe dov'era; è venuto egli stesso a vederla, ad
abbracciarla. Fa ora i suoi convenevoli col signor Fabrizio,
e colla signora Flamminia. Chiese di voi, le fu risposto che
siete in camera ritirata, e parte a momenti accompagnata dal
caro sposo.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>E voi?</p> <stage><emph>(patetica)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Resterò qui, se mel concedete.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non volete essere col fratello a discorrere degli
affari vostri?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>In due parole ho seco lui trattato, e concluso il
maggior affare, che mi premesse.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Cioè gli avrete reso conto della custodia, in cui
gli teneste la sposa.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>No, ingrata. Gli palesai l'amor mio; gli spiegai la
brama di avervi in moglie; il mio caro fratello me l'accorda
placidamente; mi esibisce poter condurre la moglie in casa.
È pronto dividere, s'io lo voglio, l'abitazione, e le
facoltà. Mi ama tanto, che nulla seppe negarmi, e
permettetemi, ch'io lo dica, se il zio non vi può dar dote,
brama ch'io sia contento, e non avrà per voi meno stima, e
meno rispetto.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>(Ah incauta! ah ingrata! perché impegnarmi col
Conte?)</p> <stage><emph>(smaniosa e piangente)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Oh stelle! così accogliete una nuova che mi
lusingai dovesse rendervi consolata? Ardireste voi
paventare, ch'io frequentassi con passione mia cognata? Non
fate a lei, non fate a me un sì gran torto. Pure se
l'impressione nell'animo vostro non può per ora
scancellarsi, vi prometto, vi giuro di non trattarla, di non
vederla mai più.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Povera me! son morta</p> <stage><emph>(si abbandona sopra una sedia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Eugenia, che cosa è questa?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Ah sì, Fulgenzio, maltrattatemi, disprezzatemi, che
avete giusta ragion di farlo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>No, cara, voglio amarvi teneramente.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Non merito l'amor vostro.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Voi sarete la mia cara sposa.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>No, non deggio esserlo; abbandonatemi.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non dovete esserlo? Anima mia, perché mai?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Perché ad altri ho data la mia parola.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E a chi?</p> <stage><emph>(tremante)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Al conte Roberto.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Quando?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Poc'anzi.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E perché?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Per vendetta.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Contro di chi vendetta?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Contro di me medesima; contro il mio cuore, contro
la mia colpevole debolezza. Oimè, mi sento morire</p> <stage><emph>(si copre col fazzoletto, e resta così)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ah perfida! ah disleale! quest'è l'amore? questa è
la fedeltà? No, che non aveste amore per me. Furono sempre
finti i vostri sospiri. Mendaci sono ora le vostre smanie.
Me ne sono avveduto della vostra inclinazione pel mio
rivale. Erano pretesti per istancarmi, le gelosie mal
fondate, i sospetti ingiuriosi, le invettive, e gl'insulti.
Godi, o barbara, della mia disperazione, trionfa della mia
buona fede, deridi un misero, che per te more, ma trema
della giustizia del Cielo. Ti lascio in preda del tuo
rossore; parlino per me i tuoi rimorsi; e per ultimo dono di
chi tu sprezzi, assicurati di non vedermi più</p> <stage><emph>(in atto di partire)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <stage><emph>(svenuta cade sopra una sedia vicina)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <stage><emph>(sentendo strepito si volta)</emph></stage> <p>Oimè; che è
questo? Eugenia Eugenia, aiuto, soccorso!</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage><emph>Flamminia, Lisetta, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Che cos'è?
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Cos'è stato?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Soccorretela.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sorella.
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Signora padrona</p> <stage><emph>(l'alzano, e la rimettono sulla sedia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Ah! se non mi amasse... Ma oh Cieli! potrebbe
fingere. E perché fingere, se non mi amasse?)
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Via, via è rinvenuta.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Ah, sorella mia, ve l'ho detto. Siete nemica di
voi medesima.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Deh lasciate ch'io mora.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ah no, vivete. Il Cielo mi vuol infelice. Pazienza.
Vi amerò da lontano, benché mia non sarete.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>E perché non ha da esser vostra?</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Perché ad altri si abbandonò per vendetta.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Volete dire, perché ha dato parola al conte
Roberto?</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ah sì, fortunatissimo Conte.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Fortunato voi vi potete chiamare, che aveste me in
aiuto; fortunata Eugenia, cha ha una sorella, che l'ama. Il
Conte fu da me illuminato. Seppe, che lo faceva per astio,
per capriccio, per disperazione. Non è sì pazzo a volersi
nutrire una serpe nel seno; e lascia in libertà la
fanciulla.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Oimè dite il vero?</p> <stage><emph>(alzandosi con tenerezza a Flamminia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Così è, sorella. Fulgenzio è vostro.
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>No, che non sarà mio.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Perché no, crudele?
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Perché non lo merito.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Lo conoscete il torto, che mi faceste?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Via non parlate altro</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Lasciatelo dir, che ha ragione</p> <stage><emph>(a Flamminia, con tenerezza)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Abbandonarmi per così poco!</p> <stage><emph>(ad Eugenia)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Ma via, dico</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, insultatemi, che mi si conviene. Conosco l'amor
grande che per me avete; so di non meritarlo. Usatemi
carità, se vi aggrada; siatemi rigoroso, se il vostro cuor
lo comporta; in ogni guisa mi duole d'avervi offeso, e vi
domando perdono.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ah non più, idolo mio!
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Sì, perdonatemi.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>O che sian benedetti!
</p></sp>
<sp><speaker>LISETTA</speaker> <p>Mi fanno piangere.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>Fabrizio e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Cosa fa qui questo temerario?
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Abbiate pazienza, signore. Questi ha da essere lo
sposo di mia sorella.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Non è degno d'imparentarsi con me.
</p></sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sentite. La sposerà senza dote.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Senza dote?</p> <stage><emph>(a Flamminia)</emph></stage>
</sp>
<sp><speaker>FLAMMINIA</speaker> <p>Sì, signore.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>La prendete voi senza dote?</p> <stage><emph>(a Fulgenzio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non ci ho veruna difficoltà.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Caro nipote, il Cielo vi benedica</p> <stage><emph>(l'abbraccia)</emph>.</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ultima</head>
<stage><emph>Roberto, Ridolfo e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>RIDOLFO</speaker> <p>Ecco qui il signor Conte, il quale persuaso dalle
mie ragioni, si contenterà che il signor Fabrizio gli faccia
una semplice scusa.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Scusatemi signor Conte. Il Cielo ha voluto così.
Mia nipote merita molto, e la fortuna le ha concesso in
isposo il re de' galantuomini; il più bravo giovane di
questo mondo, il più saggio, il più dotto, il più nobile
cittadino di Milano.
</p></sp>
<sp><speaker>ROBERTO</speaker> <p>Scuso in voi la più sonora, la più ridicola
caricatura del mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Viva mille anni il Conte dei Conti, il Cavaliere
dei Cavalieri!
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Deh, concedetemi, che io le porga la destra</p> <stage><emph>(a Fabrizio)</emph>.</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sì, generoso nipote; eroe del Ticino, gloria del
nostro secolo!
</p></sp>
<sp><speaker>EUGENIA</speaker> <p>Caro sposo, finalmente siete mio, vostra sono. Oh
quante stravaganze prodotte furono dal nostro amore!
Vicendevoli sono state le nostre gelosie, i nostri affanni,
le nostre pene. Chi potrà dire, che non fummo noi, e che non
siamo tuttavia innamorati? Oh quanti si saranno specchiati
in noi! Deh quelli almeno, che si trovassero nel caso nostro
alzin le mani, ed applaudiscano alle nostre consolazioni.</p>
</sp>
</div2></div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
