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      <title>Conclusioni amorose</title>
      <author>Torquato Tasso</author>
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    <extent>9 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2007</date>
      <idno>bibit000558</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Tasso, Torquato</author>
        <editor id="ed">Quondam, Amedeo</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1997</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Le prose diverse, a cura di C. Guasti, II, Firenze, Le Monnier 1875.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>Poesia</term>
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      <item>Validazione</item>
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<text>
<body>
<div1><head>Dedica</head>
<opener><salute>ALLA ILLUSTRISSIMA SIGNORA LA SIGNORA GINEVRA MALATESTA.</salute></opener>
<p>Mando fuori, illustrissima Signora, sotto il nome di Vostra
Signoria queste mie <hi rend="italic">Conclusioni</hi>, non solo per darle
qualche segno della riverenza che, ricevuta ereditaria da
mio padre, porto a l'infinito suo valore; ma ancora acciò
che s'elle non saranno peraventura ben difese da le mie
ragioni, siano almeno da la sua autorità sostenute; onde
insieme co 'l mio poco ingegno nel disputarle, si conosca il
molto giudicio nel dedicarle. Prenda dunque Vostra Signoria
lietamente questo più tosto peso che dono; nè si sdegni che
'l suo nome glorioso scenda ad abitare nelle mie carte:
perchè, se bene è ignobile l'artificio dell'architetto,
nobile nondimeno, quanto esser possa più, è la materia di
questa amorosa fabrica, ed a' meriti suoi albergo in ogni
parte convenevolissimo. E le bacio le mani.</p>
<p>Di Vostra Signoria illustrissima
Servitore</p>
<closer><signed>IL TASSO. </signed></closer></div1>
<div1><head>Conclusioni amorose</head>
<p>1</p>
<p>La bellezza essere splendore della divinità, il quale
penetra e riluce per l'universo, in una parte più
chiaramente, e meno in un'altra.</p>
<p>2</p>
<p>La bellezza, o vero il bello, come lo splendore dal Sole,
esser dal bene inseparabile; e tutto ciò ch'è bello, esser
buono, e tutto ciò ch'è buono, esser bello.</p>
<p>3</p>
<p>La bellezza allettare tutte le cose nelle quali risplende, e
rapirle a sè con impeto di amoroso desiderio.</p>
<p>4</p>
<p>Il bene non destare amore sotto la forma di bene, ma solo
sotto piacevole imagine di bello.</p>
<p>5</p>
<p>La bellezza, che sotto nome di Venere è significata da gli
antichi, esser padre non madre d'amore, cioè cagion
produttrice non materiale; difendersi nondimeno.</p>
<p>6</p>
<p>Venere, o presa per la bellezza o per l'anima, come la
prendono alcuni, potersi dire è padre d'amore.</p>
<p>7</p>
<p>Il piacere o 'l compiacimento non essere amore, ma principio
e compagno d'amore.</p>
<p>8</p>
<p>Amore esser desiderio d'unione, per compiacimento di
bellezza.</p>
<p>9</p>
<p>Amore esser il vinculo ed il legame dell'atto e della
potenza, o di Dio e della materia, che vogliam dire.</p>
<p>10</p>
<p>Amore esser proprietà di quel ch'è, per cui si fanno, si
conservano, si rendono perfette tutte le cose, così naturali
come artificiali e civili.</p>
<p>11</p>
<p>Ciascuna natura che opera, o sia conoscente o priva di
cognizione, operar sempre per amore, e nissuna mai per odio.</p>
<p>12</p>
<p>L'odio non esser contrario d'amore, ma seguace d'amore.</p>
<p>13</p>
<p>Amore esser non solo da l'inferiore al superiore, e da
l'eguale a l'eguale; ma anco dal superiore a l'inferiore;
onde potersi porre in Dio, senza notar in lui difetto.</p>
<p>14</p>
<p>Amore tanto esser più nobile, quanto è men governato da la
ragione.</p>
<p>15</p>
<p>Tre essere i generi d'amore, sotto a' quali tutti gli amori
si riducono.</p>
<p>16</p>
<p>L'amore umano abbracciare in sè tutti gli amori ch'a tutti
gli enti si convengono; onde propriamente nominarsi Amore,
ed Innamorato chi ama secondo lui: e di questo amore si
intendono tutte le seguenti Conclusioni.</p>
<p>17</p>
<p>All'amore umano convenirsi in particolare quella definizione
che si è data all'amore in universale; cioè, che sia
desiderio d'unione per compiacimento di bellezza: potersi
nondimeno affermare senza contradizione, ch'egli sia un
rivolgimento di tutti gli appetiti in un oggetto solo.</p>
<p>18</p>
<p>Amore non presupporre l'elezione, nè però seguire che si
conceda il destino; ma presupporre necessariamente
somiglianza fra l'amante e l'amata.</p>
<p>19</p>
<p>La bellezza dell'animo per sè sola non destare amore; e vana
esser l'opinione di coloro che credono potersi amare l'animo
o la virtù solamente.</p>
<p>20</p>
<p>Amore giunger perfezione a la donna; nè però negarsi ch'ella
per se stessa non sia cosa perfettissima.</p>
<p>21</p>
<p>L'uomo, in sua natura, amar più intensamente e stabilmente
che la donna.</p>
<p>22</p>
<p>Amore esser più nell'amata che nell'amante.</p>
<p>23</p>
<p>La donna amata non sempre riamar colui che l'ama; e con
tutto ciò affermarsi senza contradizione, che l'amata sempre
ami l'amante.</p>
<p>24</p>
<p>L'amore dell'amata verso l'amante esser grazia, non
gratitudine.</p>
<p>25</p>
<p>Nissuna amata esser o poter esser ingrata.
Nissuno amore asseguir mai il suo fine.</p>
<p>26</p>
<p>Non tre solamente, come si crede, essere i gradi del piacere
amoroso, ma molto più.</p>
<p>27</p>
<p>Ogni piacere amoroso esser accompagnato da dolore, nè darsi
negli amanti alcuna pura e sincera allegrezza.</p>
<p>28</p>
<p>Gli occhi esser quelli che più godono, e quelli di che più
si gode nell'amore.</p>
<p>29</p>
<p>Gli occhi esser principio e fine d'amore.</p>
<p>30</p>
<p>L'imaginazione delle felicità passate, a l'amante che sia in
miseria, non giunger dolore, ma recar diletto.</p>
<p>31</p>
<p>La felicità o 'l sommo diletto dell'amante esser riposto nel
servir l'amata, non nel signoreggiarla.</p>
<p>32</p>
<p>Amore subito nato morire, se non è nodrito da la speranza;
nè però negarsi.</p>
<p>33</p>
<p>Alcuno amore vivere senza speranza, non più imperfetto, ma
più perfetto.</p>
<p>34</p>
<p>La riverenza dell'amante verso l'amata non iscemare per la
conversazione, e crescere per ogni favore ch'egli ne riceva.</p>
<p>35</p>
<p>L'amante d'ogni cosa maravigliarsi, ma di nissuna quanto di
se stesso.</p>
<p>36</p>
<p>Veri essere i miracoli d'amore, che menzogne de' poeti
giudica il vulgo; veri, dico, secondo il più esatto modo di
verità; cioè, che l'amante divegna la cosa amata, e che gli
amanti siano non due, ma uno e quattro.</p>
<p>37</p>
<p>L'ira esser condimento d'amore.</p>
<p>38</p>
<p>Ciascuno amante, in ogni suo stato, esser adirato con
l'amata; nè darsi amore senza ira.</p>
<p>39</p>
<p>Nissuno sdegno esser giusto negli amanti.</p>
<p>40</p>
<p>Lo sdegno per se stesso esser debole avversario d'amore, nè
poter contra amore se non con le forze d'amore.</p>
<p>41</p>
<p>Non darsi dolore in amore, in cui non sia più il dolce che
l'amaro.</p>
<p>42</p>
<p>Ogni cosa esser temuta da gli amanti, e quelle medesime
ancora che più sono da loro desiderate.</p>
<p>43</p>
<p>Nessun amante aver compassione de' mali dell'amata; e la
compassione dell'amata verso l'amante non esser segno di
reciproco amore, ma più tosto del contrario.</p>
<p>44</p>
<p>Non darsi invidia alcuna negli amanti; ma, concedendo che si
dia, gli amanti invidiar se stessi.</p>
<p>45</p>
<p>La gelosia non esser figliuola ma sorella d'amore; cioè non
effetto nato d'amore, ma effetto nato dopo amore. </p>
<p>46</p>
<p>La gelosia essere segno certissimo d'ardentissimo amore, ed
accrescer l'amore: nè però negarsi, ch'ella non distrugga
l'amore.</p>
<p>47</p>
<p>La gelosia ch'è nell'amante, se pur è difetto, esser difetto
non dell'amante ma della amata.</p>
<p>48</p>
<p>Se più si meriti, servendo o non servendo l'amata. </p>
<p>49</p>
<p>Se più si patisca, o non ricevendo alcun premio, o
ricevendolo minor del desiderio.</p>
<p>50</p>
<p>Se più si goda, o de' furti fatti all'amata, o de' doni
ricevuti da lei. </p>
<p>Explicit</p>
<p>Si difenderanno tre giorni nel luogo solito dell'Academia,
sotto gli auspicii dell'eccellentissimo signor Renato Cato
nostro Principe. </p></div1></body></text></TEI.2>
