<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!DOCTYPE TEI.2 SYSTEM "http://bibliotecaitaliana.it/dtd/bibit.dtd">
<TEI.2>
<teiHeader>
  <fileDesc>
    <titleStmt>
      <title>Relazione di Germania (1725)</title>
      <author>Francesco Donado</author>
    </titleStmt>
    <extent>42 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2005</date>
      <idno>bibit000561</idno>
      <availability>
        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
      </availability>
    </publicationStmt>
    <seriesStmt>
      <title>Collezione BibIt</title>
    </seriesStmt>
    <sourceDesc>
      <bibl>
        <title>Relazioni di ambasciatori veneti al Senato : tratte dalle migliori edizioni disponibili e ordinate cronologicamente</title>
        <title type="part">vol.</title>
        <author>Firpo, Luigi</author>
        <publisher>Bottega d'Erasmo</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1965</date>
        <note>Il volume quarto va dal 1658 al 1793.</note>
      </bibl>
    </sourceDesc>
  </fileDesc>
  <encodingDesc>
                  <samplingDecl>
                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
                    <correction method="silent" status="medium">
                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
                    </correction>
                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
                    </hyphenation>
                  </editorialDecl>
    <classDecl><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
  <profileDesc>
    <creation>
      <date>700</date>
    </creation>
    <langUsage><language id="ita">Italiano</language><language id="lat">Latino</language></langUsage>
    <textClass>
      <keywords scheme="CGB">
        <term>Documenti</term>
      </keywords>
    </textClass>
  </profileDesc>
  <revisionDesc>
    <change>
      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
      <respStmt>
        <name>CIBIT- Venezia</name>
      </respStmt>
      <item>Digitalizzazione</item>
    </change>
    <change>
      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
      <respStmt>
        <name>CIBIT- Venezia</name>
      </respStmt>
      <item>Correzione linguistica</item>
    </change>
    <change>
      <date>2005-05-31T00:00:00.000+02:00</date>
      <respStmt>
        <name>Carla Deiana</name>
        <name>BIBIT</name>
      </respStmt>
      <item>Codifica XML - Codifica manuale</item>
    </change>
    <change>
      <date>2005-05-31T00:00:00.000+02:00</date>
      <respStmt>
        <name>Carla Deiana</name>
        <name>BIBIT</name>
      </respStmt>
      <item>Validazione</item>
    </change>
  </revisionDesc>
</teiHeader>

<text>
<body>
<div1 n="Relazione di Germania (1725).">
<head>Relation des Francesco Donado. 1725.</head>
<opener><salute>Serenissimo Principe.</salute></opener>
<p>In ossequio alle Publiche leggi rassegno a Vostra Serenità, et a 
Vostre Eccellenze questo imperfetto tributo d'obbedienza; compiendo 
così l'ultimo requisito della Ambasciata da me sostenuta alla Corte 
Cesarea.</p>
<p>Misurando perciò il savijssimo Publico intento, con le consequenze 
d'una non necessaria, e prolissa relazione; tanto più che con 
essersi ripigliato il filo di questo per lungo tempo interrotto 
esercitio da chi m'ha preceduto, stando aperta, per cosi dire, 
all'occhio dell'Eccellentissimo Senato la vera prospettiva di quella 
Corte; giudico del mio dovere, e del mio rispetto il restringermi a 
poche cose, scieglendo quelle principalmente, che più influir 
possano al Publico adorato servitio.</p>
<p>Carlo VI riempie l'Imperial soglio: Pervenutovi con non attesa 
fortuna potè radunar sopra il suo Capo buona parte di quelle 
Corone, che cinsero quello del suo Proavo, e Predecessor Carlo V. 
Secondo genito del Padre Leopoldo, per le note vicende della Linea 
Austriaca estinta in Spagna, e delle esclusive dispositioni 
testamentarie di quell'ultimo Rè Carlo II, che chiamò in 
successore il Nipote Francese; scorse nella sua giovinezza a 
conquistarsi il preteso dominio; ma quantunque s'alleassero seco 
quasi tutte le Potenze d'Europa interressate alla depressione 
dell'ascendente in cui montava la Casa di Francia; non riuscì il 
grande impegno: se non in parte; non potutosi impadronire, che delli 
Stati d'Italia e d'una porzione delle Provincie di Fiandra. Iddio, 
che <foreign lang="lat">ludit in Orbe Terrarum</foreign>, chiamò a se nel fior dell'età 
l'Imperator Giuseppe, a cui in diffetto di maschj, succeduto, e nel 
patrimonio, e nell'Imperial dignità l'hodierno Carlo; sconvolse le 
idee, e fece mutar massima agl'Alleati. Quindi le Spagne, e le Indie 
furono disputate in vano al Rè Fillippo per un biennio: la Francia, 
l'Inghilterra, l'Ollanda, la Savoia, la Prussia abbandonando 
l'impegno stabilirono separate paci; e col periodo di quel pezzo di 
moderna historia, che è fuor del caso a ripetere, restarono con 
l'ultima fresca pace stabilita in Vienna nel decorso Aprile 
corrobborate con Possesso pacifico a Cesare le prenominate 
conquiste. Il Patrimonio antico di Casa d'Austria non è che la più 
piccola parte della hodierna dominatione. Ciò che possiede nella 
Svevia, da dove tira l'origine, appena meriterebbe riflesso, se la 
situatione delle quattro Città Silvestri all'intorno del Reno non 
servissero a componere una parte di quella barriera, che accresciuta 
poi da posteriori aquisti, divide la Francia dalla Germania. La 
situazione apunto è quella, che richiede non scarso presidio, e 
impegna uno, et alle volte due Reggimenti a guardarle.</p>
<p>L'Austria è un ricco paese, e che con la fertilità compensa la 
poca estesa; la porzione inferiore, che si distende in larghe 
pianure è una terra di promissione dalla di cui ubertà derrivano 
al Reggio Errario pingui proventi. La superiore poi ingombrata da 
monti, rimarcisse con le miniere ricche di ferro non scarse 
d'argento, e non prive d'oro. La Ressidenza Imperiale serve 
mirabilmente al circolo de' prodotti, che impinguano la Capitale di 
Vienna, et altrove ancora si spargono.</p>
<p>La Carintia, e la Stiria non servono, che a dilatar la dominatione 
con povera, et ingrata estensione di terra; scarse in popolatione e 
sterili in frutti; diffese da se medesime con alti gioghi non 
impegnano che una mediocre cura a guardarle.</p>
<p>Di tal carattere potrebbe similmente dirsi l'altra Provincia della 
Carniola, che si distende al mare. Se apunto questa maritima 
situatione, la copia di boschi e l'opportunità dei porti non la 
mettessero in vista di molta osservatione, particolarmente per il 
moderno studio che si coltiva, e del quale converrà trattarne in 
appresso.</p>
<p>Il secondo matrimonio dell'Imperator Leopoldo riunì il Tirolo, 
bella, grande e ricca Provincia. Fù ne' recenti tempi teatro di 
guerra, hora è centro di negotio, alveo di communicatione ai 
comercii d'Italia con le Provincie, Principati, e Stati liberi 
dell'Imperio: È guardata con parzialità, custodita con cura, e 
governata con molta dolcezza. Nulla di più possedevano gl'antichi 
Austriaci fino a tanto che il primo Imperatore Ferdinando, frattello 
di Carlo Quinto, potè con due matrimonij investirsi delle ragioni 
della Boemia, e dell'Ungheria, tramandate poi ai Successori della 
sua linea, ne' quali tuttavia si conservano: Anzi a corrobborarle, 
soffermasi per alcun tempo in ambi li Regni la prerogativa 
d'elleggere i Rè Successori, che non ostante furono sempre 
quelli, che erano dissegnati dal Padre; hora, non solamente con 
leggi fondamentali se ne è abbolita la pratica; ma con atti 
solienni stipulatisi a giorni nostri, divenero ragioni ereditarie 
ancora alle femine; la prima delle quali, quando non si fecondi con 
prole mascolina il letto Imperiale, sarà la primo genita 
Arciduchessa Carolina Maria Teresa, che non giunge ancora al nono 
anno dell'Età sua. </p>
<p>La Boemia da me veduta nella illustre occasione, per cui passò 
l'Imperatore per coronarsi a soggiornare per cinque mesi in quella 
Capitale di Praga, forma da per sè sola un considerabilissimo 
Stato. Cinta tutta in giro da monti fornisce copiosamente boschi, 
salvaticine, e miniere: inaffiata da laghi e riviere soministra 
abbondanti pesche: estesa in larghe pianure, produce in grande 
abbondanza, e grani e vini. Retta con governo misto, di sottomessa 
dipendenza al Monarca, ma di singolari prerogative e municipij 
nazionali forma una delle più pretiose gemme della Corona. Trè 
Millioni di Fiorini all'anno in effettivo contante passano 
regolarmente per via di tributo nel tesoro Imperiale; che poi 
montano fino a sette, quando si computino le utilità de' sali, de' 
dazij appaltati, delle tariffe arbitrarie, e sopra tutto il 
mantenimento delli pressidij, pagati a spese dei Regno senz' altro 
aggravio della Cassa militare di Vienna. Una merce poi inestimabile 
è quella del Soldato Boemo; il più robusto, e risoluto delle 
Truppe Imperiali: La Boemia è la sorgente delle reclute, con le 
quali si impinguano, e si fortificano li Reggimenti, sparsi in tante 
parti del vasto dominio. Fù altre volte cervicoso quel Popolo; hora 
ritenuta la robustezza ha mortificato quel seme di ribellione, per 
il quale non è ancora un secolo fù in stato di perdersi per 
dissensioni civili, e per fomenti esterni quel Regno.</p>
<p>Dipendenze del medesimo sono il Principato di Slesia, et il 
Marchesato di Moravia; benche diretti con leggi, e con 
aministrationi tutte differenti, e particoiari; fertile la seconda, 
e ricca la prima per traffico soministrano entrambi non scarsi 
proventi.</p>
<p>È vastissima l'Ungheria, hora per le reiterate benedittioni del 
Cielo sopra le armi Christiane, posseduta intieramente da Cesare. 
Ricca di proddotti, seminata di piazze che spuntarono più volte 
l'impeto de' Turchi sta circonvallata in presente dalle due recenti 
pretiose conquiste di Temisvar, e Belgrado, barriere del 
Christianesimo e spine fitte nel cuore degl'Ottomani. Fù et è 
tuttavia proggetto laudabile quello di rendere la seconda una 
delle più forti piazze d'Europa. Voglia il Cielo che l'opera 
corrisponda al dissegno, che camina con lentezza non corrispondente 
all'intento. Si diriggono a Vienna per Cancellaria gl'interressi del 
Regno regolato nell'interno dalla Tavola dei Magnati, tutti 
nazionali per privilieggio, alla testa de' quali sta il Palatino pur 
nazionale, che però non ha di Vice Rè alcuno aspetto, nè quanto 
alle incombenze, nè quanto alle Insegne esteriori. Vi fù assai che 
dibattere negl'ultimi tempi per la quota militare, assegnata al 
mantenimento delle militie. Due Commissarij Imperiali alla fine 
riddussero i dissenzianti a sottomettersi al giogo.</p>
<p>Potente in Germania la Casa d'Austria per tutta questa dominatione, 
piaque alle dispositioni divine di renderla molto più, per li due 
altri retaggi, che furono il prezzo delle due vittorie di Turino e 
di Ramboulliet. Per questa seconda furono evacuate le Fiandre 
Spagnuole, e per la prima il Ducato di Milano, et il Regno di 
Napoli; a cui si aggionge la ricca posteriore addizione del Regno 
della Sicilia, il quale toccato prima in partaggio al Duca di 
Savoia, indi invaso dallj Spagnuoli caddè poscia nelle mani di 
Cesare, a perfezzionare in lui il possesso intiero d'ambidue le 
Sicilie antiche.</p>
<p>Quantunque le Provincie di Fiandra patissero smembramento, e ne 
partecipassero porzioni non disprezzabili la Corona di Francia, e 
gli Stati d'Ollanda, è tuttavia la migliore, e la maggiore quella 
parte, che toccò a Cesare. Sopra l'antico piede, e con l'uso delle 
leggi municipali sono rette, e mantenute alla divotione; Nè fù per 
lungo tempo il Governator in Capite il Principe Eugenio; che però 
troppo necessario alla Corte, sempre vi demandò sostituti: allora 
per le varie interne, e note vicende, rinovandosi la pratica antica 
sta per passarvi con tal supremo Carattere la primogenita 
Archiduchessa Leopoldina Elisabetta a perfetto contentamento dei 
popoli, et a presagio di felice flegenza. Dipendono le Provincie dal 
Consiglio, che si chiama di Fiandra, mantenuto sul piede antico 
Spagnuolo; di cui è Presidente il Principe Cardona, vecchio 
Ministro, nativo Cattalano, divoto di Casa d'Austria e frà li primj 
seguaci delle sue parti, fino da primi rivoglimenti. Il porto 
d'Ostenda è il punto di vista, verso di cui si tirono le linee 
delle più fisse attentioni. Anche di questo converrà trattarne a 
suo luogo, combinandone il filo con quello di Trieste.</p>
<p>È la Sicilia una possessione preziosa, più però per il 
sito, e per le consequenze, che per la reale interna sostanza. Poco 
s'accrescono per la medesima le rendite dell'Imperatore distratte 
nel mantener li Pressidij, e compartite in pensioni, et in Feudi a 
quegl' Isolani, ma troppo importava che la Sicilia non fosse d'un 
altro che potesse dalle spiagge detta medesima vagheggiare, et 
insidiare il Regno di Napoli. Si reputò per tanto ogni prezzo bene 
impiegato a torla di mano altrui, e pari sarà l'impegno per non 
lasciarla uscir dalle proprie. La governa in qualità di Vice Rè il 
Conte d'Almenara, confirmatovi per un secondo triennio ne' prossimi 
decorsi mesi.</p>
<p>Succede il Regno di Napoli pingue, e dovizioso paese: Una delle due 
mamelle inessicabili, dalle quali si spremono copiosissime 
ricchezze: Tutto l'oro che vi cola dalla fertilità del paese, e 
tutto quello, che v'entra per traffico, o per comercio va con 
mirabile artificio a profondersi a Vienna. Del cuore dei popoli non 
è a proposito l'investigarne, certa cosa nondimeno essendo che lo 
spirito humano repugna, quando è soverchiamente costretto. Il 
Cardinal d'Althan è il Vice Rè, confirmato anche egli in questi 
ultimi tempi: è ministro, che invigilando attentamente 
agl'interessi del suo Padrone, nulla nel tempo stesso neglige li 
proprij. </p>
<p>L'altra mamella egualmente abbondante e spremuta è il Ducato di 
Milano. Di questo nulla accadde discorrerne; La vicinanza ne compone 
la informatione: Il Conte Colloredo, che possede in altissimo grado 
la grazia Imperiale, gode in presente la terza conferma di quel 
Governo.</p>
<p>Il Ducato di Mantova, possessione preziosa, e pupilla dell'occhio, 
forma una separata appendice. Titoli di conquista; ragioni Imperiali 
di Feudo, Garantia recente di Spagna; tutto concorre a cingerlo di 
barriera inespugnabile agl'attacchi de' tempi avvenire per 
corrobborarne il possesso. Il piccolo Territorio di Castiglione 
occupato, e la Mirandola venduta al Duca di Modena divenero entrambi 
titoli Cesarei dal fatto, e dalla fortuna.</p>
<p>Questa enumeratione di Provincie e di Regni ben nota 
all'Eccellentissimo Senato, perchè dipendente dalla <foreign lang="lat">Historia</foreign> 
de' giorni nostri, non seppi nulladimeno astendermi, come da 
circostanza integrante a rendere meno imperfetta questa mia debole 
estesa, che va per ordine de' tempi a diventare un monumento alle 
età future.</p>
<p>Varia è la forma, con cui s'aministrano tanti Stati. Benchè ne 
sia vasta la mole, et una turba de' Ministri si impieghi, v' è 
tuttavia non so che di mirabile nella tessitura di tanti membri, da 
che ne rissulta lume al Monarca, e proffitto a' Vassalli.</p>
<p>Precede in dignità a tutti gl'altri Consigli, quello che chiamassi 
il Consiglio Aulico dell'Impero. Si devolvono a questo infinite 
inspezzionj, benchè niuna ingerenza si prenda negli Stati 
hereditarj. Per le materie giudiciarie che vi si affollano, il 
Pressidente Conte di Windisgratz ne porta il peso; ma per le cose 
politiche, e tutte d'alto rimarco è il Vice-Cancelliere Conte di 
Schoenborn quello, che ne essercita le incombenze. La fortuna e la 
grandezza di Cesare lo rendono rispettabile, e temuto appresso tutto 
l'Impero; ma questo provetto, e consumato Ministro ha un merito 
peculiare d'averlo con le proprie savie et accorte direzzioni 
portato al più alto grado di stima, che mai giungesse veruno de' 
Cesarj precessori. Ne coglierà un giorno il frutto, di cui se ne 
spargono tuttavia le sementi.</p>
<p>Niuno degl'Elettori ama l'Imperatore, ma chiascheduno lo teme: Il 
Bavaro, e il Sassone congionti di parentella, sono quelli due 
apunto, che lo guardano con occhio più attento. Quelle due 
Arciduchesse Gioseppine, passate nelle loro Case, portarono forse 
più dote, di quel che parve, di che ne chiarirà il tempo. Tuttavia 
il Conte di Schoenborn sa come tenerli in ufficio. Il Rè di 
Prussia, che talvolta si scuote, non è trattato con veruna 
parzialità; e con la Casa d'Hannover s'osserva un metodo tale, da 
non lasciarsi prender la mano. La molta habilità di questo Ministro 
potrebbe un giorno renderlo instromento d'una grand' Opra.</p>
<p>Le respettive Cancellarie dell'Austria, della Boemia, e 
dell'Ungheria dirigono separatamente gli Stati. Come è tutto 
affatto pedaneo il metodo, che si tiene, cosi non esigge menti 
grandi alla testa. Una prova ne sia, che vacato fin' da più mesi un 
luogo nella Conferenza primaria di Gabinetto per la morte del 
Principe Trautzon, per quanto vi aspirino il Conte d'Harrach 
Maresciallo dell'Austria, et il Conte Kinschi Gran Cancelliere 
di Boemia, resta ancora da rimpiazzarsi dalla delicatezza di Cesare 
non persuaso di scieglere a tal grado, che sole persone di consumata 
esperienza, e di fino Consiglio.</p>
<p>A quello che chiamavasi, e tuttavia chiamasi ancora Consiglio di 
Spagna sta comesso il Governo di tutti li Stati d'Italia. Composto 
di varie persone di proffessione togata, hebbe per l'adietro un 
Pressidente primario alla testa. Hora doppo passato ad altra vita 
l'Arcivescovo di Valenza si regge senza capo visibile: ma è il 
Marchese Perlas, ò sia di Rialp quello, che ne informa lo spirito, 
e che al grado subalterno che essercita di Segretario del Dispaccio 
universale, ha saputo, e potuto con rara fortuna, e singolare 
habilità, rendendosi familiare, e frequente all'orrecchio di 
Cesare, accopiare le incombenze, e la auttorità effettiva della 
Pressidenza.</p>
<p>Il consiglio di Guerra è un gran Corpo, composto di molti membri. 
Vi si aggrega ogni qualità di persone, purche siano d'alcuna 
esperienza, o militare servitio. Ma da tanto numero de' Consiglieri 
sublimandosi uno estratto primario, e lasciando alla turba le 
facende pedanee; tutte le ispettioni d'alto rimarco riposano sopra 
l'auttorità e la dispositione del Principe Eugenio; Capitano che 
rinuova a giorni nostri tutta la fama, e la gloria degl'Eroi de' 
secoli andati.</p>
<p>Non ardirei impegnarmi a rifferire l'esatto numero delle Truppe. La 
fama le vuole sino ad un piede di cento ventimille, tra fanti, e 
cavalli: ma per gl'ultimi calcoli, che procurai, le trovai in 
decadenza per più d'una quinta parte. Gran corpo se si riguarda la 
mole; mediocre nondimeno, se si riflette al bisogno della 
moltiplicità de' pressidij, et allo smembramento dei Stati. Ne 
esigge l'Hongaria sopra ventidue mille in quattordeci Reggimenti, e 
qualche cosa più d'altrettanti l'Italia: Grosso pressidio sta in 
Fiandra; il retto sta ripartito per le vaste dominationi a tenui, e 
non pontuali paghe, et in aggravio del suddito.</p>
<p>Al Consiglio di Finanze egualmente numeroso di Consiglieri spetta 
la direttione delle rendite Cesaree. Parebbe che a questo mare 
dovessero correre tutti li fiumi, e tutti li rivi d'oro, che 
concorrono a formare l'annua rendita delli decantati trentadue 
millioni di fiorini: pure la mia corta vista nulla seppe discernere 
di più disordinato, o di più scomposto. Ciaschedun Regno, anzi 
ciascheduna Provincia fa cassa a parte, e col disordine delli 
Cesarei assensi; alcuna volta carpiti, alcun altra delusi, lo viddi 
a scorrere obliquamente la porzione più considerabile di questi 
tesori. Inumerabili sono li dipartimenti e infiniti li titoli per 
sparger dinaro: le urgenze fondamentali, per lo più, ne vano in 
diffetto; le adventitie ne abbondano: e non saprebbe rinvenirsi 
Ministro povero, che inanegiasse, o che avesse influenza in tal 
doviziosa miniera.</p>
<p>Il Banco della Città, che è un fondo di più millioni, dove la 
confidenza de' privati concorre a metter il proprio dinaro, 
tirandone non più il sei, ma da due anni in quà solamente il 
cinque per cento, fornisce tal volta li mezi alle instantanee 
premure. Sino ad hora ne è illibata la fede, quantunque li 
assegnamenti, che di tempo in tempo si destinano per supplire 
all'uso delle prestanze, che se ne prende il Principe, comincino a 
perdere quella purità, e limpidezza, di cui doverebbero essere 
caratterizzati.</p>
<p>La Cancellaria di Corte infine è quel centro, dove si riducono 
tutte le linee degl' altri Consigli. Il Ministro, che vi pressiede, 
che è il Conte di Sinzendorf, forma il punto di comunicatione fra 
il Principe, et il Suddito. La sola natura della di lui incombenza, 
e del di lui Ministerio non esiggerebbe per verità una mole sì 
grande d'affari, nè tale per l'adietro era l'uso; ma tale è il 
piacere, et il voler del Monarca, dal quale deputato questo accetto 
Ministro a trattare con tutti li Principi, e con tutti li respettivi 
Ministri, cadono sopra lui non solamente le incombenze interne delli 
Stati hereditarij, et in parte quelle dell'Imperio; ma tutte le 
forastiere ancora, e bene per un tal peso non manca egli di 
stabilità, nè di volontà, quantunque soprafatto alcuna volta dal 
carico smisurato.</p>
<p>Lunge però, che dalla moltiplicità di tanti Consigli, ne derrivi 
confusione, o disordine, è anzi mirabile, che digerite con la 
naturale lunghezza della Nazione le respettive materie, passino 
depurate all'ultimo esame della Conferenza, solita a riddursi quasi 
ogni giorno, e composta in presente di trè sole persone. Primo frà 
queste è il Principe Eugenio; secondo il Canceliere di Corte; terzo 
il Conte Gundaccaro Starembergh; non essendosi incora sostituito 
al defunto Principe Trautzon, come di sopra accennai. Questi 
sono li trè luminari maggiori della Corte, e del Ministerio, da 
quali derrivano tutte le influenze del buon Consiglìo e del buon 
governo. Possono dirsi veramente <foreign lang="lat">Omnibus omnia</foreign>; poichè da 
questi trè Oracoli derrivano tutte e cadaune le universali 
risposte. A loro da cadaun Consiglio, e da loro al Monarca si 
portano le materie; nè v'è la minima d'esse, che non riceva, o in 
voce, o in scritto la firma, e l'assenso Imperiale: Due giorni per 
settimana impiega più ore Sua Maestà a sottoscrivere i rolli, che 
sono li transunti delle materie, leggendoli prima; riggetandoli tal 
volta, et alcun altro volendo esser meglio informata: Frequenti poi, 
e poco meno, che quotidiane sono le rifferte vocali che egli intende 
dalli tre prefatti Ministri, oltre alle Conferenze d'alcun 
gravissimo, et importantissimo affare, che si tengono alla di lui 
Imperiale presenza.</p>
<p>Discendendo per tanto a lui, che è l'anima, che informa questo 
gran Corpo, e l'astro che vivifica quella grande porzione di mondo, 
che in lui per arcano imperscrutabile della Divina Providenza n'è 
devoluta, conviene toccar passando le di lui qualità personali, il 
genio, il costume, il metodo del suo vivere per inoltrarsi con egual 
brevità alle relationi universali, e particolari co' Principi alle 
massime, alle vedute lontane ed a ciò che ricercassi per 
ombreggiare il carattere d'un Monarca oppresso di cui, rissiedendo 
il Regio Ministro di Vostra Serenità, e di Vostre Eccellenze ho 
riputato propria peculiar incombenza di tutto osservare, per tutto 
poscia con sincerità di zelante cittadino humilmente rifferire in 
corrollario, e compimento dell'imperfetto sostenuto Ministerio.</p>
<p>È Principe di perfetto, e sano temperamento; amante della fatica; 
occupandosi nella caccia la maggior parte dell'anno, e nulla curando 
la intemperie delle stagioni. Pervenuto al quadrogesimo anno 
dell'età sua mantiene tuttavia quel costume illibato, che professò 
dall'infanzia. Serio, e grave nel volto, par che non chiami a se con 
la grazia dell'esterior portamento; pure nell'accesso particolare, 
nulla omette di ciò, che vaglia a far partire ciascheduno contento 
di lui. Ama le lettere, e le discipline civili, cercando 
d'instillarne alcuna compiacenza in un popolo, nulla portatovi dalla 
natura del proprio genio. Affetta la gloria, e quella 
principalmente, che rissulta dall'esercitio delle morali virtù. La 
pietà, la moderatione, la fede, la lealtà della sua parola, e la 
imperturbabilità negl'eventi, sono quelle, che ci più 
coltiva: Cauto quasi sino allo scrupolo nel promettere, sormonta 
poscia ogni ostacolo, quando si agisce di mantenere. Questo spirito 
di pontualità fù quello, che lo condusse a restituir Comacchio 
alla Chiesa, malgrado la guerra fattagli per due anni da suoi 
Ministri. Inclina somamente alle cose nuove, col sano principio di 
giovare a' Vassalli. Quindi è che cadaun progetto, che gli si 
offra, trova fortuna almen nel cominciamento, creandosi, e pagandosi 
tosto una turba di Subalterni a promoverlo; pochi però ne osservai 
a progredire con la divisata felicità dei Publico, quantunque fosse 
il primo intento dell'Opera.</p>
<p>Dall'aver egli a differenza di tanti suoi Precessori veduto, e 
scorso del mondo, e contratta alcuna esperienza della marina, ne 
trasse quel desiderio, a cui agogna da tanto tempo, e a cui sembra 
per gli evenimenti moderni, che ha fortuna gli vada agevolando la 
via, di rendersi un giorno Potenza maritima, e commerciante. La 
abbondanza di tanti famosi porti di mare, che egli possiede fù la 
base della vastissima idea; poichè niente meno si è concepito, che 
di tirare una linea di communicatione dalle spiagge Arciducali sopra 
l'Adriatico a quelle del Regno di Napoli, quindi passando per la 
Sicilia scorrere fuor del Mediteraneo, e girando per Portogallo 
porger la mano alla navigatione d'Ostenda, per ingolfarsi all'Indie, 
sì Orientali, che Occidentali, in competenza di quelle Nazioni che 
per nostra fatalità, ne sono da tanto tempo in possesso. Nulla 
dirrieno quei due principij, che sono indispensabili a fornir 
materiali per sì grande fabrica, che sono le navi, e le merci, 
giacciono ancora per così dire, nella mente del promotore. La 
grossa spesa fattta in agiustamenti di stradde, gran parte delle 
quali lo viddi nel mio ritorno et amirai come opere veramente 
Imperiali per dar comunicatione da Vienna a Trieste, ha preceduto il 
ritrovamento, e l'amassamento di manifatture, e proddotti da farsi 
passar al di sopra: le comutationi divisate con i Regnicoli hebbero 
meno effetto, non portato l'instinto delle Nazioni a tal genere di 
comercio. Li tre Vascelli costrutti a Napoli dovettero dar a carena 
a Messina, e trattenervisi lungo lempo: pervennero in pessimo stato 
a Lisbona, dove restando invendute le poche merci, convenne far 
denaro col vendere un legno non capace, nè in stato di retrocedere, 
o di avvanzarsi. Pare per quel principio, che nulla è impossibile 
al mondo, quando efficacemente, et instancabilmente si voglia; e per 
la esperienza, che niuna difficoltà è bastante a ribbuttare 
la fissa, e determinata volontà dell'Imperatore, potrebbe dedursi, 
che dovessero un giorno restar debellate dall'impegno le difficoltà 
medesime della natura.</p>
<p>Come poi è d'altro genere il Comercio d'Ostenda, non è fuori del 
verisimile che altra parimenti deggia esserne la fortuna. Vi coopera 
la nazione provetta nelle cose di mare; vi seconda l'instinto, e la 
situazione, mentre non è impossibile, che dall'ampio ricchissimo 
comercio delli Ollandesi, i sudditi Cesarei Fiaminghi arrivino ad 
occuparne per loro stessi un ritaglio. Corsero felicemente per 
quanto vuole la fama, sino alle Indie Orientali più navi; pure non 
mi è noto ancora, che dalle utilità, se ne siano divìsi i 
Caratti. In mano delli Algerini cadde quella, che forse poteva dirsi 
la pìù ricca preda, porzione delle di cui spoglie furono sparse, e 
vendute in Italia: Cesare la reclama alla Porta, e la Porta non ha 
impegnate fin hora, che esibitioni, et offerte.</p>
<p>Se le querelle degl'Ollandesi interposte particolarmente in 
Inghilterra hebbero pocco ascolto in adietro; la fresca pace con 
Spagna, associando a se questa navigatione d'Ostenda, e mettendola a 
parte de' proprij privileggi, e diritti, potrebbe più nuocere, che 
giovare atteso l'allarma, in cui pongonsi non l'Inghilterra sola, ma 
la Francia ancora. Infine per mio debolissinio avviso, questo è un 
proggetto, che merita bensì luogo frà le più vaste, e dilatate 
idee della mente; ma a cui manca molto, e molto ancora per meditarlo 
frà le essecutioni di fatto.</p>
<p>Rassembrerebbe un paradosso al giudicio universale degl'uomini, il 
voler celebrare in Sua Maestà la moderatione dell'animo; ma non 
già al profondo, e purgatissimo discernimento dell'Eccellentissimo 
Senato. Un Monarca che stende lo Scetro sù tanti Regni, e che ha 
poco men, che inchiodata la ruota della fortuna fa ordinariamente 
predicare di se un supposto dì avidità di dominio. Pure lo non 
rimarcaj, cosi in lui che nel suo Ministerio se non tutti quei 
caratteri, che dinotano gaudio, e compiaccimento d'una grande 
fortuna, e tenacità rissoluta di conservarsela, già che la 
riconoscono più dalle dispositioni della providenza, che dal merito 
del proprio consiglio; ma ravvisare non seppi punto d'insidia, o di 
mal talento per augumentarla col rapire l'altrui. Certa tal qual 
tardità di consiglio fù imputata alle volte, ma gli esiti 
comprobarono non essere maliziosa. Lenta fù l'evacuatione della 
Catalolona; tardo l'accesso alla quadruplice Alleanza; non 
pronta la concessione delle Investiture delli Stati di Toscana e di 
Parma all'Infante Don Carlo; nondimeno una volta, che si è 
rissoluto di farlo, si è non solamente mantenuto con buona fede, ma 
si protestò di mostrare il viso e chi suscitava d'intorbidarne 
gl'affetti.</p>
<p>Da tante linee tirate in adietro, e da quelle, che attualmente si 
tirano apparisce non esservi altro scopo nella pur troppo preveduta 
defficienza di maschi, che quello di assicurare alla primogenita 
Arciduchessa l'intiero possesso della heredità paterna. Provedutosi 
ai requisiti di titolo e di legalità benchè non necessarij 
assolutamente; ma nondimeno affettati sempre dai Principi; fù 
riconosciuta herede presontiva dalli Regni d'Ungheria, e di Boemia, 
indi da quelli di Napoli, e di Sicilia, dal Ducato di Milano, e 
dalle Provincie della Fiandra Spagnuola. Ma per quella ragione che 
il solo titolo sia debole appoggio quando non è sostenuto e per la 
repugnanza manifestata più con l'opera che con distenso vocale 
dalle Potenze mediatrici, et interressate nella quadruplice Alleanza 
di garantire nella linea feminina Austriaca, tutta la successione; 
accadde in questi recentissimi tempi l'improviso consiglio di 
aderire alla pace con Spagna, per la ragione potissima di tirare ad 
esserne mallevadrice quella Corona, come rissulta dalla sostanza 
delli trattati; dalla combinatione delli interessi, e dalla lusinga 
delle speranze.</p>
<p>Questa ricchissima herede superiore in fortuna a quante mai la 
precedessero ne' tempi andati, e che va a costituire con la sua dote 
un grande Monarca; pareva, e pare tuttavia destinata dal padre al 
presontivo herede della Casa di Lorena. Questo giovine Principe nel 
fior dell'età traddotto in Corte, et educato sul piede 
degl'Arciducali, rapisce a se l'occhio di tutta la Gernmnia, e di 
tutta l'Europa. L'affetto di Cesare per quella Casa è hereditario, 
e la buona ragione di Stato concorre a fortificarlo. Qualunque altra 
famiglia Sovrana della Alemagna dove entrasse un giorno la Corona 
Imperiale o non corrisponderebbe con adequata potenza, o 
preponderebbe con non equilibrato dominio. La situatione istessa 
delli Stati della Lorena et il giogo impostogli dalla Francia 
sembrano a concorrere a privilleggiarla per cercare in essa un 
futuro Imperatore: Le discordie intestine degl'Ellettori, e la 
reciproca gelosia piegheranno agevolmente in vantaggio d'un terzo: 
Sarà nondimeno opera d'arduo lavoro, e di difficile assunto, 
ne vi si ponerà la mano; se non doppo aver disposti, e preparati 
tutti li mezi. Di questo futuro destino ne parlano liberamente i 
Ministri: la lunga vita di Carlo Sesto sarà il requisito primario: 
ciò servirà quando Dio lo conceda a rendere, per cosi dire, 
naturalizato questo Principe forastiero.
Che poi frà gli articolì segreti dell'ultima pace vi sia compreso, 
o pure, che dalle giornaliere specolationi si mediti un matrimonio 
d'altra natura, ciò resta sepolto tuttavia frà gli arcani; ma che 
il Corpo germanico pieghi mai a sottomettersi ad un Principe della 
Casa di Francia; e che le altre grandi potenze d'Europa concorrano 
ad agevolare in una sola famiglia, una sì vasta potenza; ciò 
potrebbe parer inverisimile, almeno per hora, e contrario a quelle 
massime d'equilibrio, che costarono tanto sangue christiano.
Ad un tale possibile sconvoglimento è apunto dove par che tenga 
fissa la vista la Porta Ottomanna. Domata questa dalle fortunate 
campagne, che proddussero alle armi Cesaree due vittorie campali, e 
guadagnarono due fortezze reali in Ungheria, niuna presunzione corre 
in presente per alterar il sistema pacifico. La disciplina della 
Cavalleria tedesca, il valore, e la fortuna del Capitano lasciarono 
a' Turchi un monumento troppo funesto per astenersi da tentativi 
novelli. Le vertenze ordinarie, che passano o per confini, o per 
alcun male inteso. si sopiscono giornalmente con palese prontezza: 
al Ragozzi mantiene bensi l'hospitalità, ma non si da punto 
d'orrecchio.
Durante la vita del Czar di Moscovia, nulla si fomentarono le idee 
d'intorbidar la Germania; Nondimeno è troppo fitta nel cuore la 
spina per non provarne acerbe perpetue ponture. Se fù in adietro 
decreto imperscrutabile della Providenza, che dello scompiglio 
d'Europa lacerata dalle armi christiane, nulla ne proffittassero i 
Turchi, non è da presumerne un pari evento al nascere di novelle 
peripetie. Nell'arte di governare li Stati, diventano documenti le 
negligenze passate: e per quanto sembri al di d'hoggi pacifico quel 
governo, e mite, e non amante d'impegni quel primo Ministro, pure il 
talento della nazione è indomabile, particolarmente al calore 
d'alcuna grande emergenza. Ciò forma la forte catena, che vincola 
gli interressi di Cesare con quelli di questa Serenissiina Patria. 
La diversione marittima dell'armi Venete, che salvò più d'una 
volta la Capitale di Vienna, è un monumento, che non soggiace a 
mutatione, o a vicenda; e li concorsi dell'armi Cesaree furono 
condotti e li saranno sempre unicaniente dalla ragione di Stato. 
Quindi è, che la riputatione della forza dell'Eccellentissimo 
Senato; l'apparato di navi, la prontezza, e la dispositione 
degl'apprestamenti, sono punti di tal conseguenza, che sicome apunto 
imparai dalla savia condotta delli Eccellentissimi Precessori 
deggiono essere opportunemente posti in rissalto, essaltandoli con 
ragione, et alcuna volta con prudente artificio.</p>
<p>Questo è il sistema che io valgo a imperfettamente formare della 
Monarchia Austriaca, quale ella presentemente si trova, senza 
arrischiarmi a tirar pronostici delle dispositioni future, e di 
quelle in particolare che potrebbero dedursi intorno gli evenimenti, 
che risulteranno a quel tempo, in cui entrando nella stradda della 
universa terra venga ad estinguersi quel solo, et unico ramo 
superstite dello stipite d'una discendenza, che a giorni nostri 
medesimi abbiamo veduta tanto abbondante.</p>
<p>Per questa Serenissima Patria, e verso gli interressi della 
medesima è verisimile e ragionevole ancora, che simili saranno 
sempre gli evenimenti, et i successi: lunghissima linea è quella, 
che divide gli Stati Veneti dagl'Austriaci. L'Histria, il Friuli, il 
Vicentino, il Bresciano, et il Bergamasco, sono Provincie tutte, che 
confinano con varie dizioni Imperiali. Il temperaniento universale 
degl'uomini, e quello particolare degl'abitatori di boschi, e 
montagne, suggerisce frequentì occasioni di risse. Per questo non 
è da stupirsi, se ne accaddono di giornaliere a confini reciprochi. 
È vero, che per lo più sono promosse da sudditti Cesarei, e 
sostenute contro ragione, e che il prudente governo della 
Serenissima Patria, o le tronca alcuna volta, o le dissimula ancora: 
ma questa messe è d'un genere da germogliar mal grado qualunque 
prudente prevedimento: io trovai discretezza, et equità, quanto al 
principio di ragione, quando per comando Publico mi occorse 
trattarne; ma sempre non corrispose del fatto l'adempimento; o fosse 
pvr fiachezza di ordini nel Ministero, che comandava o pure per la 
simulata ritrosia d'obbedire in paesi lontani dall'occhio del 
Principe, e sotto l'aministratione di gente, per lo più infesta, e 
portata naturalmente à recar pregiudicio. Questa è una materia, la 
quale ottimamente intesa dalla maturità dell'Eccellentissimo Senato 
gioverà sempre di sostenere con quella rissolutione e prudenza, che 
non si disgiungono mai dalla rettitudine delle Publiche 
massime. Il pronto concorso di Vostre Eccellenze di deputar 
Comissarij anche per esaminarla, e deciderla nell'intiero, da me per 
comissione Publica palesato più volte, quanto è prova 
irrefragabile delle di loro perfettissime intentioni, sarà 
altrettanto degno de' loro sapientissimi riflessi qualunque volta 
accadesse d'effettuarlo.</p>
<p>Giace tuttavia come una scintilla sepolta la amarezza proddotta 
dalla rinovatione de' Publici prudentissimi Decreti per la materia 
delle visite de' bastimenti. Afferratosi dalla Corte, come per via 
di represaglia il partito di sospendere a Napoli i privilleggi de' 
Sudditi Veneti, sembra che lasciando correr le cose per quella 
obliqua via, per cui corrono presentemente, non sia per darsi 
movimento ulteriore. Della acrimonia, con cui per l'adietro si 
trattò il molesto argomento, a me non toccò se non apena un 
ressiduo nel principio della Ambasciata, essendosi posteriormente 
mantenuta una reciproca dissimulatione; nel che lo eseguij con 
pronta rassegnata obbedienza li Publici pientissimi cenni, che mi 
comisero di non promovere, ma bensì di sostenere, e rispondere, 
provocato che io fossi.</p>
<p>Spinosa fù alcuna volta la materia de' riguardi di sanità: non 
portata quella Nazione pèr naturale incuria in un soggetto di tanta 
importanza a prendere, se non le ordinarie, e grossiere precautioni. 
Ciò fa che le attentioni vigilantissime, e benemerite a tutta 
l'Europa di questo Eccellentissimo Magistrato non si prendano in 
buona parte, anzi col talento ordinario di sospicione furono 
interpretate in senso diverso, quasi altrettanti pretesti per 
frastornare e recar pregiudicij alli loro Comercij: ma se tale fù 
il senso dei Subalterni, non lo fù poscia de' primi Ministri; dalla 
debolezza mia, e con la scorta de' Publici sapientissimi documenti, 
illuminati del vero. Nulla di più desiderabile quanto lo stabilire 
dei reciprochi sodi concerti per le insorgenze dell'avvenire; per 
evitar quegl' inconvenienti, li quali se anche nascessero, inscio il 
Principe, e l'auttorità superiore potrebbe dubitarsi, che fossero 
poi sostenuti.</p>
<p>Se furono in qualche occasione attaccate le delicatissiine 
prerogative del Golfo, o con passaggi de' bastimenti armati, o con 
defficienza de' saluti alle Publiche insegne, giovò infinitamente 
ciò che per ordine Publico effettuai, di sostenerne come in via di 
protesta la inviolabile Publica giurisdittione. L'Imperatore nella 
espressa udienza, che mi fù comesso di chiedere, mi rispose con 
termini di molta equità, mostrandosi, come ignaro di ciò, che era 
corso, e lontano dal comettere cose, che ridondassero in 
aggravio della Serenissima patria. Non è però, che dalla Nazione 
non si frema e recalcitri, acuendosi in danno Publico e le penne, e 
gli ingegni, di che ne diedi humile pronto ragguaglio, dove 
spettava, accompagnandone gli esemplari.
L'Ambasciator Cesareo Conte di Colloredo, doppo aver dimorato pocco 
men di dieci anni in questa Serenissima Dominante senza spiegar 
publicamente il Carattere della propria Rappresentanza, sta hora per 
farlo in essecutione de' replicati ordini della Corte, et in 
consonanza de' soccorsi somministratigli. Quando egli lo adempia, 
sarà frutto delle prudentissime instruzioni d'illustrissime Vostre 
Eccellenze in più tempi impartitemi, per le quali potendo io 
sostenere un riguardo di tale delicatezza, potei altresì senza 
impegno, nè irritamento condurlo a quel termine, a cui 
presentemente si trova, quando nuove incidenze non arrivassero a 
frastornarlo.
Diedero li Bolognesi lungo esercitio agl'Eccellentissimi Precessori, 
et a me parimenti, nè fù opera di pocco momento lo spogliarli 
della prottezione che godevano in Corte. Persuasi li primarij 
Ministri, che le aque del Reno, introdotte nel Pò, non valessero a 
recare li decantati pregiudicij, pareva che avessero, per così 
dire, in pugno anche l'assenso Imperiale. Ma infine, tutto il merito 
di far partire disperato il Conte Bolognetti da Praga, sta appresso 
le savijssime rissolute dispositioni dell'Eccellentissimo Senato, 
all' hor che mi comise, et io imediate e prontamente ho eseguito di 
palesare all'Imperatore in espressa udienza il necessario partito, 
che si sarebbe preso di valersi dei mezzi comuni e naturali a tutti 
li Principi per ripulsare la forza, e per diffendere i proprij 
Stati.
Questo imperfetto sumario di cose, che per obbedienza et ossequio ho 
raccolto, e disteso, è Principe Serenissimo, Eccellentissimi 
Signori, la azione peremptoria, con la quale chiudo la debole 
sostenuta Rappresentanza.
Con quella medesima filiale prontezza, che m'indusse a gettarmi 
nella voragine, et a sagrificare con questo secondo pesantissimo 
servitio alla Publica gloria gli avvanzi miserabili delle mie 
abbattute fortune, rassegno questo ultimo fiacco Tributo; sentendo 
nel tempo medesimo a riempirmisi il cuore d'una modesta, ma 
fervorosa speranza, che quanto furono dalla inesausta Publica 
Carità, e tollerate le mie debolezze, e compatiti li miei 
dispendij; di che ne adorerò in eterno le generose 
rimostranze in tanti gratiosissimi Publici reseritti; altrettanto la 
Sovrana Publica munificenza, sia per spargere fiumi di regio 
conforto sopra d'un cittadino, in cui se manca il vigore, non è 
defficiente il corraggio, nè il zelo, per consagrare il restante 
degl'anni suoi in qualsivoglia più arduo esercitio di servire alla 
Patria.</p>
<p>Ho voluto appresso di me per tutto il corso dell'Ambasciata l'unico 
mio figliolo, Nicolò, riputando non poter meglio instruirlo, quanto 
con l'esempio paterno ad apprendere ciò, che si deggia alla Patria, 
alla quale piaccia a Dio, che possa anch' egli un giorno servire.</p>
<p>Al fedelissimo Segretario Cesare Vignola non saprei derogare senza 
rimorso, ciò, che m'accadderebbe, quando non facendo menzione di 
lui, non ramemorassi all'Eccellentissimo Senato il servitio 
comendabile in tutti i numeri da lui reso per tutto il corso della 
Ambasciata. Fedeltà, attenzione, dispendij furono requisiti da lui 
hereditati da suoi maggiori, e ravvivati in quella gran Capitale, 
dove due de' benemeriti suoi frattelli esercitarono in pochi anni la 
medesima pesante incombenza, degno rampollo d'una famiglia 
perfettamente raccomandabile appresso il Regio Publico aggradimento.</p>
<p>Il dono ordinario del Ritratto di Sua Maestà, cinto di diamanti, 
solito a darsi agl'Ambasciatori, sta a piedi di questo Augusto 
Sacrario alle Sovrane dispositioni di Vostra Serenità, e di Vostre 
Eccellenze humilissimamente supplicate a disponerne con la Reggia 
auttorità de' loro voti in alcun rissarcimento delle mie gravissime 
perdite. Grazie.</p>
<closer><dateline>Venezia, 18 Settembre 1725.</dateline>
<signed>Francesco Donado Cavalier. </signed></closer></div1></body></text></TEI.2>
