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    <titleStmt>
      <title>La guerra dei topi e delle rane (1815)</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
    </titleStmt>
    <extent>22 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit000617</idno>
      <availability>
        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
    </seriesStmt>
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      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I, Firenze, Sansoni 1989.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
                    <correction method="silent" status="medium">
                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
                    </correction>
                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
                    </hyphenation>
                  </editorialDecl>
    <classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>800</date>
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    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
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        <term>858.7 - MISCELLANEA ITALIANA. 1814-1859</term>
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        <term>Traduzioni e volgarizzamenti</term>
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      <div1>
        <head>CANTO 1</head>
        <lg>
          <l>Grande impresa disegno, arduo lavoro:</l>
          <l>O Muse, voi dall'Eliconie cime</l>
          <l>A me scendete, il vostro aiuto imploro:</l>
          <l>Datemi vago stil, carme sublime:</l>
          <l>Antica lite io canto, opre lontane,</l>
          <l>La Battaglia dei topi e delle rane.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Sulle ginocchia ho le mie carte, or fate</l>
          <l>Che nota a ogni mortal sia l'opra mia,</l>
          <l>Che alla più lenta, alla più tarda etate</l>
          <l>Salva pur giunga, e che di quanto fia</l>
          <l>Che sulle carte a voi sacrate io scriva,</l>
          <l>La fama sempre e la memoria viva.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>I nati già dal suoi vasti giganti</l>
          <l>Di que' topi imitò la razza audace,</l>
          <l>Da nobil fuoco accesi, ira spiranti</l>
          <l>Vennero al campo, e se non è mendace</l>
          <l>Il grido che tuttor va per la terra,</l>
          <l>Questa l'origin fu di quella guerra.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Un topo un dì, fra' topi il più ben fatto,</l>
          <l>Venne d'un lago alla fangosa sponda:</l>
          <l>Scampato egli era allor da un tristo gatto,</l>
          <l>E calmava il timor colla fresc'onda:</l>
          <l>Mentre beveva, un garrulo ranocchio</l>
          <l>Dalla palude a lui rivolse l'occhio.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Se gli fece dappresso, e a dirgli prese:</l>
          <l>A che venisti? donde qua? straniero,</l>
          <l>Di qual nazione sei, di qual paese?</l>
          <l>Qual è l'origin tua? narrami il vero;</l>
          <l>Che se dabben ritroverotti e umano,</l>
          <l>Valicar ti farò questo pantano.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Io guida ti sarò, meco verrai</l>
          <l>Alle mie terre ed al palazzo mio;</l>
          <l>Quivi ospitali e ricchi doni avrai,</l>
          <l>Che Gonfiagote, il gran Signor son io;</l>
          <l>Ho sullo stagno autorità sovrana,</l>
          <l>E mi rispetta e venera ogni rana.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>La Donna già mi partorì dell'acque,</l>
          <l>Che, per amor, dell'Eridano in riva</l>
          <l>Con Fango il mio gran padre un dì si giacque:</l>
          <l>Ma bel corpo hai tu pur, faccia giuliva,</l>
          <l>Sembri possente Re, prode guerriero;</l>
          <l>Su via dimmi chi sei, parla sincero.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Rispose il topo: Amico, e che mai brami?</l>
          <l>Non v'ha Dio che m'ignori, augello, o uomo,</l>
          <l>E pur tu vuoi saper come mi chiami?</l>
          <l>Or bene, Rubabriciole io mi nomo;</l>
          <l>Il mio buon padre Rodipan si appella,</l>
          <l>Topo di raro cor, d'anima bella.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Mia madre è Leccamacine, la figlia</l>
          <l>Del rinomato Re Mangiaprosciutti.</l>
          <l>Con gioia universal della famiglia</l>
          <l>Mi partorì dentro una buca, e tutti</l>
          <l>I più squisiti cibi, e noci, e fichi</l>
          <l>Furo il mio pasto in que' bei giorni antichi.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Ma come vuoi che amico tuo diventi,</l>
          <l>Se di noi sì diversa è la natura?</l>
          <l>Tu di vagar per l'acqua ti contenti;</l>
          <l>D'ogni vivanda io fo mia nutritura,</l>
          <l>Di quanto mangia l'uom gustare ho in uso,</l>
          <l>Luogo non avvi, ove non ficchi il muso.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Rodo il più bianco pane e il più ben cotto,</l>
          <l>Che dal suo cesto la mia fame invita,</l>
          <l>Buoni bocconi di focaccia inghiotto</l>
          <l>di granelli di sesamo condita,</l>
          <l>E fette di prosciutto e fegatelli</l>
          <l>Con bianca veste ingrassanmi i budelli.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Appena fu compresso il dolce latte,</l>
          <l>Assaggio il cacio fabbricato appena;</l>
          <l>Frugo cucine e visito pignatte,</l>
          <l>E quanto all'uomo apprestasi per cena.</l>
          <l>È mio qualunque cibo inzuccherato,</l>
          <l>Che Giove stesso invidia al mio palato.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Non temo delle pugne il fiero aspetto,</l>
          <l>Ma mi fo innanzi, e al ferro mi presento.</l>
          <l>Spesso dell'uomo insinuomi nel letto:</l>
          <l>Benchè sì grande, ei non mi dà spavento.</l>
          <l>Del piè rodergli un dito ho fin l'ardire,</l>
          <l>Ed ei nol sente, e seguita a dormire.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Due cose io temo, lo sparvier maligno,</l>
          <l>E il gatto, ch'è per noi sempre in agguato.</l>
          <l>Misero è ben chi cade in quell'ordigno,</l>
          <l>Che trappola sì chiama; egli è spacciato:</l>
          <l>Ma il gatto più che mai mi fa paura,</l>
          <l>Da cui buca non v'ha che sia sicura.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Non mangio ravanelli, o zucche, o biete;</l>
          <l>Questi cibi non son per il mio dente:</l>
          <l>E pur nell'acqua voi nell'altro avete:</l>
          <l>Ben volentieri ve ne fo presente.</l>
          <l>Rise la rana, e disse: Hai molta boria,</l>
          <l>Ma dal ventre ti vien tutta la gloria.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Hanno i ranocchi ancor leggiadre cose</l>
          <l>E negli stagni loro e fuor dell'onde.</l>
          <l>Ciascun di noi sopra le sponde erbose</l>
          <l>Scherza a sua posta, o nel pantan s'asconde.</l>
          <l>Ch'alle ranocchie mie dal ciel fu dato</l>
          <l>Viver nell'acqua e saltellar nel prato.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Se vuoi vedere or quanto il nuoto piaccia,</l>
          <l>Montami sulla schiena, abbi giudizio,</l>
          <l>Sta saldo, e al collo gettami le braccia,</l>
          <l>Once a cader non abbi a precipizio;</l>
          <l>Così senz'alcun rischio a casa mia</l>
          <l>Meco verrai per quest'ignota via.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Sì disse, e tosto gli omeri gli porse;</l>
          <l>Saltovvi il topo, e colle mani il collo</l>
          <l>Del ranocchio abbracciò, che via sen corse,</l>
          <l>E sulle spalle seco trasportollo.</l>
          <l>Ridea dapprima il sorcio malaccorto,</l>
          <l>Che si vedeva ancor vicino al porto.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Ma poi che in mezzo del pantan trovassi,</l>
          <l>E che la riva omai vide lontana,</l>
          <l>Conobbe il rischio, si pentì, turbossi,</l>
          <l>Forte co' piè stringevasi alla rana,</l>
          <l>Col pianto si dolea, svelleva i crini,</l>
          <l>Il suo fallo accusava ed i destini.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Pregava i Numi, e in suo soccorso il cielo</l>
          <l>Chiamava, e già credevasi all'estremo,</l>
          <l>Tremava tutto, ed avea molle il pelo;</l>
          <l>Stese la coda in acqua, e come un remo</l>
          <l>Dietro se la traea, girando l'occhio</l>
          <l>Ora alla riva opposta, ora al ranocchio.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Pallido disse alfin: Che reo cammino,</l>
          <l>Che strada è questa mai! quando alla meta,</l>
          <l>Deh quando arriverem! quel bue divino</l>
          <l>No così non condusse Europa in Creta,</l>
          <l>Portandola per mar sopra la schiena,</l>
          <l>Come ora a casa sua questi mi mena.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Dicea: quand'ecco fuor della sua tana</l>
          <l>Con alto collo un serpe uscir sull'onda.</l>
          <l>Il topo inorridì, gelò la rana;</l>
          <l>Ma questa giù nell'acque si profonda,</l>
          <l>Fugge il periglio, e il topo sventurato</l>
          <l>Vittima lascia al suo funesto fato.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Cade sull'acqua, e vòlto sottosopra</l>
          <l>Il miserel teneramente stride,</l>
          <l>Col corpo e colle zampe invan s'adopra</l>
          <l>Per sostenersi a galla; or poi che vide</l>
          <l>Ch'era già molle, e che il suo proprio pondo</l>
          <l>Del lago già lo strascinava al fondo:</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Co' calci la fatale onda spingendo,</l>
          <l>Disse con fioca voce: alfin sei pago,</l>
          <l>Barbaro Gonfiagote, intendo, intendo</l>
          <l>I tradimenti tuoi; su questo lago</l>
          <l>Mi traesti per vincermi sui flutti,</l>
          <l>Che vano era affrontarmi a piedi asciutti.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Tu mi cedevi in lotta e al corso, e m'hai</l>
          <l>Qua condotto a morir per nera invidia,</l>
          <l>Ma dagli Dei giusta mercede avrai,</l>
          <l>I topi puniran la tua perfidia;</l>
          <l>Veggo le schiere, veggo l'armi e l'ira,</l>
          <l>Vendicato sarò. Sì dice, e spira.</l>
        </lg>
      </div1>

      <div1>
        <head>CANTO 2</head>

        <lg>
          <l>Leccapiatti, che allor sedea sul lido,</l>
          <l>Fu testimonio dell'orrenda scena:</l>
          <l>Raccapricciò, mise in vederla un grido,</l>
          <l>Corse a recar la trista nuova, e appena</l>
          <l>Udito ei fu, che di furor, di sdegno</l>
          <l>Tutto quanto avvampò de' topi il regno.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Banditori n'andàr per ogni parte,</l>
          <l>Che chiamàr tutti a general consiglio.</l>
          <l>Concorde si levò grido di Marte,</l>
          <l>Mentre di Rodipan l'estinto figlio</l>
          <l>Nel mezzo del pantan giacea supino,</l>
          <l>Nè per anco alla ripa era vicino.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Ognun nel giorno appresso di buon'ora</l>
          <l>Levossi, e a casa andò di Rodipane.</l>
          <l>Tutti sedean: rizzossi quegli allora,</l>
          <l>E così prese a dire: Ahi triste rane,</l>
          <l>Che a me recato atroce, immenso affanno,</l>
          <l>A voi tutti però comune è il danno.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Infelice ch'io son! tre figli miei</l>
          <l>Nel più bel mi rapì morte immatura;</l>
          <l>Per il ribaldo gatto un ne perdei,</l>
          <l>Che il rubò mentre uscia da una fessura:</l>
          <l>La trappola, invenzion dell'uomo scaltro,</l>
          <l>Che strage fa di noi, men tolse un altro.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Restava il terzo, quel sì accorto e vago,</l>
          <l>A me sì caro ed alla moglie mia.</l>
          <l>Da Gonfiagote a naufragar nel lago</l>
          <l>Questi fu tratto. E che si tarda? or via</l>
          <l>Usciam contro le rane, armiamci in fretta,</l>
          <l>Peran tutte, chè giusta è la vendetta.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Poichè si tacque il venerando topo,</l>
          <l>Fecer plauso gli astanti al suo discorso:</l>
          <l>Ognuno corse all'armi, e al grande scopo</l>
          <l>Marte contribuì col suo soccorso,</l>
          <l>E la persona a render più sicura,</l>
          <l>Tutti i topi provvide d'armatura.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Con cortecce di fave aperte e rotte</l>
          <l>Si fero in un momento i stivaletti,</l>
          <l>Che rose già le avean la scorsa notte:</l>
          <l>Di canne si formaro i corsaletti;</l>
          <l>Colla pelle le unirono di un gatto</l>
          <l>Che scorticato avean da lungo tratto.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Gli scudi fur di quelle ardite schiere</l>
          <l>Unti coperchi di lucerne antiche:</l>
          <l>Gusci di noci furo elmi e visiere:</l>
          <l>Aghi fur lance. Alfin d'aste e loriche</l>
          <l>Fornita, e d'elmi, e scudi, e ben montata,</l>
          <l>In campo uscì la spaventosa armata.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Delle ranocchie il popolo si scosse,</l>
          <l>Poichè n'ebbe novella, e venne in terra.</l>
          <l>S'unì sul lido, onde cercar qual fosse</l>
          <l>Pei topi la cagion di quella guerra;</l>
          <l>Quand'ecco vien Montapignatte il saggio,</l>
          <l>Figliuolo del guerrier Scavaformaggio.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Fermossi tra la folla, e la cagione</l>
          <l>Di sua venuta espose in questi accenti:</l>
          <l>Rane, da parte della mia nazione,</l>
          <l>De' topi miei magnanimi e possenti,</l>
          <l>Qua ne vengo, ove lor piacque inviarmi</l>
          <l>Nunzio di guerra ad invitarvi all'armi.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Rubabriciole vider coi lor occhi</l>
          <l>In mezzo al lago, ove lo trasse a morte</l>
          <l>Gonfiagote il Re vostro. Or tra i ranocchi</l>
          <l>Chi ha più gagliardo cor, braccio più forte,</l>
          <l>S'armi tosto, e a pugnar venga con noi:</l>
          <l>Sì disse il topo, e fe' ritorno ai suoi.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Fra i ranocchi un tumulto allor si desta,</l>
          <l>Di Gonfiagote il Rege ognun si duole,</l>
          <l>Palpita e trema ognun per la sua testa,</l>
          <l>Niun la sfida de' topi accettar vuole:</l>
          <l>Ma della funestissima novella</l>
          <l>Per consolarli il Re così favella:</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Calmate, rane mie, questi timori,</l>
          <l>Ch'io, come tutti voi, sono innocente;</l>
          <l>Non date fede ai topi mentitori:</l>
          <l>Ben so che certo sorcio impertinente,</l>
          <l>Il navigar di noi d'imitar vago,</l>
          <l>Gittossi in acqua, e s'affogò nel lago.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Ma nol vidi però quando annegossi,</l>
          <l>Nè la cagione io fui della sua morte.</l>
          <l>Or se da' topi contro noi levossi</l>
          <l>Sì numeroso esercito e sì forte,</l>
          <l>Armiamoci noi pur; del loro ardire</l>
          <l>Fra poco in campo li farem pentire.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Udite attentamente il pensier mio.</l>
          <l>Ben armati porremci sulla riva</l>
          <l>Tutti là dove ertissimo è il pendìo:</l>
          <l>Aspetteremo i topi, e quando arriva</l>
          <l>La loro armata, tutti lor dall'alto</l>
          <l>Costringerem nell'acqua a fare un salto.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Così senz'alcun rischio in un sol giorno</l>
          <l>Distruggerem l'esercito nemico,</l>
          <l>Che dal pantan più non farà ritorno.</l>
          <l>Orsù dunque badate a quel ch'io dico;</l>
          <l>L'armi indossiamo, e stiamo allegramente,</l>
          <l>Che or or ci sbrigherem di quella gente.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Ubbidiscono tutti, e colle foglie</l>
          <l>Delle malve si fanno le gambiere,</l>
          <l>Bieta per far corazze ognun raccoglie,</l>
          <l>Col cavolo ciascun fassi il brocchiere,</l>
          <l>Con chiocciole ricuopresi la testa,</l>
          <l>E per servir di lancia un giunco appresta.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Mentre vestita già con fiero volto</l>
          <l>Sta l'armata sul lido, e i topi attende,</l>
          <l>Giove allo stuol de' numi in ciel raccolto</l>
          <l>Le opposte squadre addita, e a parlar prende:</l>
          <l>Vedete là quei tanti armati e tanti,</l>
          <l>Emuli de' Centauri e de' Giganti?</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Verran presto alle mani. Or chi di voi</l>
          <l>Per i topi sarà, chi per le rane?</l>
          <l>Giuro, o Palla, che i topi aiutar vuoi,</l>
          <l>Che corsi all'are dalle lor tane,</l>
          <l>Usano ai sacrifizi esser presenti,</l>
          <l>E col naso v'assistono e co' denti.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Rispose Palla: O padre mio, t'inganni:</l>
          <l>Perano i topi pur nella tenzone,</l>
          <l>Mai li soccorrerò, che mille danni</l>
          <l>Fan ne' miei tempii e guastan le corone</l>
          <l>Che i devoti consacrano al mio nume,</l>
          <l>E suggon l'olio, onde si spegne il lume.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Ma ciò che più mi duole, e che giammai</l>
          <l>Saprò dimenticare, è che persino</l>
          <l>Mi rosero il mio manto, io ne filai</l>
          <l>La sottil trama; egli era bello e fino</l>
          <l>Ch'io pur l'avea tessuto, ed or mel trovo</l>
          <l>Inutile e forato, benchè nuovo.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Il peggio è poi che ognor mi sta d'intorno</l>
          <l>Il cucitor, che vuol la sua mercede.</l>
          <l>Pagar non posso, ed egli tutto il giorno,</l>
          <l>Mi viene appresso, e il suo denar mi chiede.</l>
          <l>La trama, che già fecimi prestare,</l>
          <l>Ora nè render posso, nè pagare.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Ma i lor difetti hanno le rane ancora,</l>
          <l>E con pena una sera io lo provai.</l>
          <l>Venia dal campo, e tarda era già l'ora:</l>
          <l>Stanca per riposar mi coricai,</l>
          <l>Ma non potei dormir nè chiuder gli occhi,</l>
          <l>Pel gracidar continuo de' ranocchi.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Vegliar dovei con fiero duol di testa</l>
          <l>Fino a quel tempo, in cui spunta la luce,</l>
          <l>Allor che il gallo svegliasi e fa festa.</l>
          <l>Orsù, nessun di noi si faccia duce</l>
          <l>De' combattenti che a pugnar sen vanno,</l>
          <l>Abbiasi chicchessia vittoria, o danno.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Ferito esser potria da quelle schiere</l>
          <l>Un nume ancor, se fossevi presente.</l>
          <l>Meglio è fuggire il rischio, ed a sedere</l>
          <l>Porci a veder la pugna allegramente.</l>
          <l>Disse Palla: agli Dei piacque il consiglio,</l>
          <l>E al campo ognun di lor rivolse il ciglio.</l>
        </lg>
      </div1>

      <div1>
        <head>CANTO 3</head>

        <lg>
          <l>Eran le schiere una dell'altra a fronte,</l>
          <l>E de' guerrieri gridi udiasi il suono:</l>
          <l>Giove fe' rimbombar la valle e il monte</l>
          <l>Con un lungo, improvviso, immenso tuono,</l>
          <l>E colle trombe lor mille zanzare</l>
          <l>Della pugna il segnal vennero a dare.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Strillaforte primier fattosi avanti,</l>
          <l>Ferì nel ventre Leccaluom coll'asta.</l>
          <l>Non muor, ma sulle gambe vacillanti</l>
          <l>Il miserello a reggersi non basta:</l>
          <l>Cade, e a Fanghigno Sbucatore intanto</l>
          <l>Passa il ventre dall'uno all'altro canto.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Si volge quegli tra la polve e muore:</l>
          <l>Ma Bietolaio tosto colla lancia</l>
          <l>Trafigge al buon Montapignatte il core.</l>
          <l>Mangiapan Moltivoce nella pancia</l>
          <l>Ferisce, e a terra il fa cader supino,</l>
          <l>Manda uno strido, e poi spira il meschino.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Godipalude allor d'ira s'accende,</l>
          <l>Giura farne vendetta, e un sasso toglie,</l>
          <l>Lo lancia, e Sbucator nel collo prende.</l>
          <l>Ma di nascosto subito lo coglie</l>
          <l>Leccaluomo coll'asta per di sotto,</l>
          <l>E al suolo il fa precipitar di botto.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Vuol fuggir Mangiacavoli lontano</l>
          <l>Dalla battaglia, e sdrucciola nell'onda</l>
          <l>Ma seco nel cader dentro il pantano</l>
          <l>Leccaluomo pur trae giù dalla sponda:</l>
          <l>Sangue e budella sparse sopra l'acque,</l>
          <l>E senza vita presso al lido ei giacque.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Paludano ammazzò Scavaformaggio</l>
          <l>Ma vedendo venir Foraprosciutti,</l>
          <l>Giacincanne perdessi di coraggio,</l>
          <l>Gettò lo scudo e si salvò nei flutti.</l>
          <l>Intanto Godilacqua un colpo assesta</l>
          <l>Al Re Mangiaprosciutti nella testa.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Lo colse con un sasso, e a lui pel naso</l>
          <l>Stillò il cervello e il suol di sangue intrise.</l>
          <l>Leccapiatti in veder l'orrendo caso,</l>
          <l>Giacinelfango colla lancia uccise:</l>
          <l>Ma Mangiaporri trae, tosto che il vede,</l>
          <l>Cercalodordarrosto per un piede.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Dall'alto il fa precipitar nel lago,</l>
          <l>E seco vi si getta, e il tien pel collo,</l>
          <l>Finchè nol vede morto non è pago.</l>
          <l>Ma Rubamiche a un tratto vendicollo,</l>
          <l>Corse a Fangoso, in mezzo al ventre il prese</l>
          <l>Colla sua lancia, e al suol morto lo stese.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Si china il prode Vapelfango, e coglie</l>
          <l>Del loto, e a Rubamiche il getta in faccia</l>
          <l>Così ben, che il veder quasi gli toglie.</l>
          <l>Arde questi di sdegno, urla e minaccia,</l>
          <l>E con un gran macigno al buon ranocchio</l>
          <l>Schiaccia la destra gamba ed il ginocchio.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Gracidante s'avanza allor pian piano,</l>
          <l>Ed al topo nel ventre un colpo tira;</l>
          <l>Ei cade, e sotto la nemica mano</l>
          <l>Il sangue sparge e gl'intestini, e spira.</l>
          <l>Vedutol Mangiagran pien di paura</l>
          <l>Cerca di porsi in parte più sicura.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Zoppo e ferito con dolore e stento</l>
          <l>Saltellon si ritragge dalla riva:</l>
          <l>Lungi di quivi avviasi lento lento,</l>
          <l>E alfin per buona sorte a un fosso arriva;</l>
          <l>Nella mischia frattanto a Gonfiagote</l>
          <l>Del piè la cima Rodipan percuote.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Ma zoppicando quel ranocchio accorto</l>
          <l>Fugge, e d'un salto piomba nel pantano.</l>
          <l>Il topo allor, che lo credea già morto,</l>
          <l>Stupisce, arrabbia, e l'inseguia, ma invano;</l>
          <l>Chè bentosto in aiuto al suo signore</l>
          <l>Galoppando arrivò Porricolore.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Avventò questi un colpo a Rodipane,</l>
          <l>Ma la lancia s'infisse nel brocchiero.</l>
          <l>Gìan così combattendo e topi e rane,</l>
          <l>E faceasi il conflitto ognor più fiero,</l>
          <l>Allorquando un eroe vago di gloria</l>
          <l>Fra' topi il grido alzò della vittoria.</l>
        </lg>
      </div1>

      <div1>
        <head>CANTO 4</head>

        <lg>
          <l>Era nel campo il Prence Rubatocchi,</l>
          <l>Giovine di gran cor, d'alto lignaggio,</l>
          <l>Già capital nemico de' ranocchi,</l>
          <l>Caro figliuol d'Insidiapane il saggio,</l>
          <l>Il più forte fra' topi ed il più vago</l>
          <l>Che di Marte parea la vera immago.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Questi sul lido in rilevato loco</l>
          <l>Si pone, e a' topi suoi grida e schiamazza,</l>
          <l>Le schiere aduna, e giura che fra poco</l>
          <l>Delle ranocchie struggerà la razza,</l>
          <l>E lo faria davver, ma il Padre Giove</l>
          <l>Già delle rane a compassion si move.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Ahimè, dice agli Dei, che vedo in terra!</l>
          <l>Rubatocchi il figliuol d'Insidiapane</l>
          <l>Distrugger vuol con ostinata guerra</l>
          <l>Tutta quanta la schiatta delle rane;</l>
          <l>E forze avria per farlo ancorchè solo,</l>
          <l>Ma Palla e Marte manderem sul suolo.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>E che pensasti mai? Marte rispose,</l>
          <l>Con tal sorte di gente io non mi mesco,</l>
          <l>Per me, Padre, non sono queste cose,</l>
          <l>E se le voglio far, non ci riesco:</l>
          <l>Nè Pallade pur lei dal ciel discesa</l>
          <l>Meglio riuscirebbe in quest'impresa.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Tutti piuttosto discendiamo insieme.</l>
          <l>Ma certo i dardi tuoi saran bastanti:</l>
          <l>Il fulmin tuo, che tutto il mondo teme,</l>
          <l>Che Encelado sconfisse e i suoi Giganti,</l>
          <l>Scaglia sui topi, e spergersi ogni schiera</l>
          <l>Vedrai tosto e fuggir l'armata intiera.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Disse, e Giove il seconda, e un dardo afferra,</l>
          <l>Prima col tuono fa che il ciel si scuota,</l>
          <l>E traballi da' cardini la terra,</l>
          <l>Poscia tremendamente il fulmin ruota,</l>
          <l>Lo scaglia, ed ecco il campo in un momento</l>
          <l>Pieno di confusione e di spavento.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Presto i topi però, rotto ogni freno,</l>
          <l>Le rane ad inseguir tornano, e tosto</l>
          <l>Cedon le rane all'urto e vengon meno:</l>
          <l>Ma Giove le vuol salve ad ogni costo,</l>
          <l>E a confortar la fuggitiva armata,</l>
          <l>Al campo arrivar fa truppa alleata.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Venner certi animali orrendi e strani</l>
          <l>Con otto piè, due capi e bocca dura;</l>
          <l>Gli occhi nel petto avean, fibre per mani</l>
          <l>Le spalle risplendenti per natura,</l>
          <l>Obliquo camminare, e largo dosso,</l>
          <l>Le lor branche e la pelle eran sol osso.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Granchi detti son essi, e alla battaglia</l>
          <l>Il lor feroce stuolo appena è giunto,</l>
          <l>Che a pugnar prende, e mena colpi, e taglia</l>
          <l>E faccia alla tenzon cangia in un punto.</l>
          <l>De' topi le speranze omai son vane,</l>
          <l>Già più liete a pugnar tornan le rane.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Quei code e piè tagliavano col morso,</l>
          <l>E fer tremenda strage innanzi sera,</l>
          <l>Rompendo ogni arma ostil solo col dorso.</l>
          <l>Cadeva il Sol: de' topi alfin la schiera</l>
          <l>Confusa si ritrasse e intimorita,</l>
          <l>E fu la guerra in un sol dì compita.</l>
        </lg>
      </div1>
    </body>
  </text>
</TEI.2>
