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      <title>Dissertazione sopra la percezione, il giudizio, e il raziocinio</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>17 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Dissertazioni filosofiche, a cura di T. Crivelli, Padova, Editrice Antenore 1995.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
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        <term>195 - FILOSOFIA OCCIDENTALE MODERNA. ITALIA</term>
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<div1><head>Sopra la percezione, il giudizio e il raziocinio</head>
<p>Nulla di più prezioso, nulla di più sublime, e più nobile, che la ragione può l'uomo rinvenire in se stesso. Questa si è quel raggio, che l'illumina nel cammin della vita; questa si è quella voce, che gli serve di guida nel disastroso sentiero della virtù; questa si è quella finalmente, che diradando, e disciogliendo le maligne nebbie dell'errore lo conduce come per mano fino alla vera indefettibile felicità. Nulla dunque di sì importante all'uomo quanto render diritta, e savia questa reggitrice del suo vivere mentre se malvagia ella sia, malvagio sarà l'uomo ancora, che da essa dipende. A liberar dunque la ragione da ogni macchia di errore sono principalmente dirette quelle scienze, che insieme unite appellansi col nome generico di <hi rend="italic">Filosofia</hi>, e sopra tutte quella, che insegnando all'uomo l'arte di conoscer le percezioni, e di rettamente giudicar delle cose per mezzo di un esatto raziocinio serve di necessario apparecchio alle altre filosofiche scienze. Volendo noi dunque additare i principali fonti, da cui dimanano i dogmi di questa interessantissima scienza, parleremo della percezione, del giudizio, e del raziocinio parti precipue della medesima. Dovendo qui svolgere i precetti dell'arte di ben servirsi della ragione, ci guarderemo nel nostro discorso di seguire altra guida, che la ragione istessa.</p>
<p>La percezione si divide nella sensazione, e nella intellezione. La sensazione si è quella cognizione, che l'uomo acquista per mezzo de' sensi, come la sensazion dell'odore, del gusto, ec. La intellezione si è una percezion di cose non sensibili, come della spiritualità, del pensiero ec. Queste due specie di percezioni si uniscono sotto il nome d'idea, la qual significa una rappresentazione alla mente di un oggetto corporeo, o incorporeo, possibile, o impossibile. Le idee posson considerarsi, o nella loro origine, o in se medesime, o in relazione all'intelletto, o finalmente ne' loro oggetti.</p>
<p>Le idee considerate nella loro origine esser possono o avventizie, o fattizie, o innate. Le avventizie son quelle, che vengono in noi prodotte dai sensi come la idea della luce, del suono ec. Le fattizie son quelle, che si compongono con l'ajuto delle avventizie, o delle innate, come la idea di un monte formata da quelle de' sassi, e degli scogli. Le idee innate finalmente son quelle, che secondo alcuni Filosofi ha Dio impresse nella nostra mente per modo, che avanti qualunque sensazione esperienza, o raziocinazione posson sempre concepirsi. Tali a loro dire sono le idee di Dio, dell'ente in generale, della essenza, della esistenza, della unità, dell'ordine, della estensione, della bellezza, del pensiero ec. Qual fede debba prestarsi a questa opinione han già mostrato molti savj Filosofi.</p>
<p>Le idee considerate in se stesse sono semplici, o composte, vere, o false. La idea semplice è quella, la quale rappresenta una cosa, che non ha parti, come la idea dell'amore; pel contrario la idea composta è la rappresentazione di una cosa materiale, e corporea. La idea vera è quella, che è conforme al suo oggetto, rappresenta cioè degli attributi, che possono convenirgli. La idea falsa è quella, che non è conforme al suo oggetto rappresentando degli attributi, che non possono convenirgli, o togliendone di quelli, che formano la sua essenza. Tale sarebbe la idea di un essere perfettissimo ingiusto, o mortale, o mutabile.</p>
<p>Se le idee si considerino relativamente all'intelletto, chiare saran queste, od oscure; distinte, o confuse; complete, o incomplete; adeguate, o inadeguate: chiare allorchè il loro oggetto può dalla mente esser conosciuto per mezzo di sufficienti indicj dalle idee stesse rappresentati: distinte allorchè la mente comprende le forme, e i contrassegni dell'oggetto rappresentato dalle idee. Se l'intelletto può distinguere, e conoscere tutti cotesti contrassegni la idea appellasi completa, in diverso caso appellasi incompleta. Finalmente può l'intelletto aver di questi contrassegni medesimi una distinta cognizione, e la idea chiamerassi adeguata, o può soltanto confusamente comprenderli, e la idea dirassi inadeguata. Le idee oscura, e confusa sono opposte alle idee chiara, e distinta, mentre la prima rappresenta l'oggetto in modo, che la mente non può di essa formare alcun giudizio, che dagli altri il distingua, e la seconda non addita alcun contrassegno, o forma dell'oggetto.</p>
<p>Le idee considerate in riguardo alla loro materia esser possono assolute, o relative; reali, o chimeriche; astratte, o concrete; singolari, o universali. La idea assoluta è quella, che rappresenta il suo oggetto indipendentemente da ogni altro; a questa si oppone la relativa, che lo rappresenta con alcuna relazione, o dipendenza. La idea reale è opposta alla chimerica, che rappresenta un oggetto fittizio, come è appunto la idea de' ciclopi. La idea astratta è quella, che considera l'oggetto indipendentemente da ciò, a cui dee appartenere, come esser può la idea della pittura se questa non si consideri sotto alcuna forma. La idea concreta è formata dalla unione di più idee, come è appunto la idea di un fiume di latte composta da quelle del fiume, e del latte. Finalmente la idea singolare è quella, che non contiene se non cose proprie di un solo oggetto, e la idea universale è quella, che ne contiene alcune communi a più oggetti.</p>
<p>I segni esprimenti le idee, o pensieri dell'uomo dividonsi in naturali, ed arbitrarj. Il pianto, il riso, e simili cose son segni naturali atti ad esprimere dolore, o gioja, od altro. La voce, che per una varia articolazione di parole si manifesta, la scrittura, che non è se non una immagine della voce, e della parola medesima, o volgare sia essa, o simbolica come usavanla gli Egiziani, e il gesto finalmente, che per mezzo de' moti del corpo fa noti gli interni sentimenti senza alcun ajuto di parole, o di scritti sono segni arbitrarj.</p>
<p>Ciò che finora dicemmo può essere sufficiente a spiegare la natura della percezione; ciò, che siam per dire varrà a mostrar quella del giudizio. Questo se in se medesimo si consideri non è, che quella operazione dell'intelletto, per cui esso giudica se alcuna cosa convenga o no all'oggetto delle sue idèe. Ciò fa egli considerando la natura della proposizione, che ad esaminar gli si presenta, e cercando di conoscere se il predicato convenga al soggetto. Poniamo per cagion di esempio questa proposizione <hi rend="italic">"l'uomo è ragionevole"</hi> ovvero <hi rend="italic">"l'uomo non è irragionevole"</hi>. Nel primo caso la proposizione sarà affermativa, nel secondo negativa. La parola, l'uomo, forma il soggetto della proposizione, <hi rend="italic">è</hi>, o <hi rend="italic">non è</hi>, la particola copulativa, o congiuntiva, e l'attributo, ragionevole, o irragionevole costituisce il predicato, il qual se convenga al soggetto vera sarà la prima proposizione, e falsa la seconda. L'esaminare se l'attributo, o predicato, convenga al soggetto è ufficio di quella operazione dell'umano intelletto, di cui al presente trattiamo cioè del giudizio.</p>
<p>Le proposizioni posson considerarsi, o in rispetto alla quantità, o in rispetto alla qualità. Se si considerino in rispetto alla quantità saranno esse o universali, o particolari, o singolari, o indefinite. La proposizione universale è quella, il di cui soggetto è di quantità estesa, o a tutto il genere, o a tutti gl'individui della specie, come "Ogni uomo è composto d'anima, e di corpo". La proposizione particolare è quella, il di cui oggetto si estende ad alcune cose soltanto alle quali indeterminatamente si attribuisce il predicato, come "alcun uomo è dotto". La proposizione singolare è quella, il di cui soggetto non si estende, che ad una sola cosa. La proposizione indefinita è quella, la di cui quantità non ha alcun segno nè di universalità, nè di particolarità, nè di singolarità. Tale è, per cagion di esempio, quella proposizione "l'uomo è mortale".</p>
<p>Se le proposizioni si considerino in rispetto alla qualità esser possono affermative, o negative, delle quali abbiam già parlato, vere, o false; evidenti, o oscure; certe, o probabili, o dubbie. La proposizion vera è quella, il di cui predicato conviene al soggetto, come "Dio è onnipotente". Il contrario dee dirsi della falsa. La proposizione evidente è quella, nella quale la unione del predicato con il soggetto chiaramente si manifesta: tale è quella "il giorno è lucido". Se questa congiunzione non si appalesi manifestamente allo intelletto la proposizione dirassi oscura. Questa appellasi certa allora quando il predicato è congiunto al soggetto per modo, che ciò non può porsi in dubbio; probabile allora che essa non ha se non un aspetto di certezza; dubbia allorquando può dubitarsi se il predicato convenga, o no al soggetto.</p>
<p>A conoscer però se la proposizione sia dubbia, o certa, o probabile, è necessario conoscere la natura del suo soggetto, il che si ottiene per mezzo della definizione, il cui offizio è spiegar brevemente la natura della cosa definita. Intorno a questa debbe osservarsi precipuamente,</p>
<list><item><label>I.</label> Che la definizione più chiara sia del definito.</item>
<item><label>II.</label> Che il definito non si contenga nella definizione medesima.</item>
<item><label>III.</label> Che la definizione sia adeguata, e conveniente al definito.</item>
<item><label>IV.</label> Che dessa sia valevole a distinguere il suo oggetto dagli altri.</item></list>
<p>A maggiormente facilitare il giudizio dello intelletto suole impiegarsi la divisione, la quale non è, che una adeguata distribuzione di alcuna cosa nelle sue parti. Di quattro sorte è la divisione, potenziale cioè, essenziale, accidentale, integrale. La divisione potenziale è quella che si fa del genere nella specie, o della specie in ciò, che ad essa appartiene. La divisione essenziale è quella che si fa di alcuna cosa nelle sue parti essenziali: se questa si faccia nelle parti astratte dicesi divisione metafisica, e fisica appellasi se facciasi nelle parti concrete. La divisione accidentale è quella che si fa di alcun oggetto ne' suoi accidenti, o dello accidente medesimo nelle cose ad esso spettanti. La divisione integrale finalmente è quella, le cui parti se insieme si uniscano una sola cosa vengono a comporre. Intorno alla divisione debbono osservarsi precipuamente queste regole:</p>
<list><item><label>I.</label> Che dessa non si faccia in parti nè troppo grandi nè troppo piccole affinchè in cambio di facilitare il giudizio dello intelletto non lo impedisca per soverchia oscurità, e confusione.</item>
<item><label>II.</label> Che una parte di essa non venga rinchiusa nell'altra, il che sarebbe uno de' più grandi errori, che nella divisione potesse commettersi.</item></list>
<p>Non rimane ora a parlare che del raziocinio, il quale formar deve la ultima parte del nostro discorso. Il Raziocinio adunque è un giudizio dedotto da altri previi giudizj. Questa specie di giudizio si ottiene per mezzo del discorso, o della argomentazione la quale esser può di molte specie. La più usitata però di ogni altra si è quella, che da due antecedenti chiamati il primo la <hi rend="italic">maggiore</hi>, e il secondo la <hi rend="italic">minore</hi> deduce una conseguenza dipendente da ambedue. Questa specie di argomentazione chiamasi sillogismo. Un esempio di tal raziocinazione esser può il seguente. "Ciò, che è spirituale non può perire; ma l'anima dell'uomo è spirituale; dunque l'anima dell'uomo non può perire": ovvero "Un ente perfettissimo è onnipotente; ma Dio è un ente perfettissimo; dunque un ente perfettissimo è onnipotente". Il sillogismo esser può o semplice, o composto. Il sillogismo semplice è quello, che formasi di tre semplici proposizioni. Il sillogismo composto è quello, in cui uno almeno de' termini è composto, come "Se la pietra è grave tende alla terra; ma la pietra è grave; dunque la pietra tende alla terra". Ovvero "L'uomo è sapiente se ama la virtù; ma un vero Cristiano ama la virtù; dunque un vero Cristiano è sapiente".</p>
<p>Egli è evidente, che ciascuna argomentazione, o dimostrazione di qualunque specie ella sia esser dee o retta, o fallace. La dimostrazione retta è quella, che è composta di vere proposizioni, ciascuna delle quali insieme cospirano a dimostrare la conseguenza. Questa dimostrazione esser può o diretta, o indiretta, o ad hominem. La dimostrazione retta è quella nella quale dalla cognizione del soggetto si deduce convenirgli il predicato. Tale è la seguente: "ogni uomo pensa; ma io sono uomo; dunque io penso". La dimostrazione indiretta è quella nella quale posta come vera la proposizione contraria a quella, che è da dimostrarsi si va per un continuato raziocinio a dedurre una conseguenza, la quale sia contraria o alla nozion del soggetto, o ad alcuna proposizione vera d'onde possa poi conoscersi che delle due proposizioni contradditorie quella è falsa che è contraria alla detta proposizione vera. Questa dimostrazione chiamasi ancora apagogica, ovvero riduzione all'assurdo, o allo impossibile. La dimostrazione ad hominem è quella, nella quale gli antecedenti si deducono dalla proposizione degli avversarj. La Dimostrazione fallace è quella, nella quale, o falsi sono gli antecendenti, o i termini non cospirano a dimostrare la conseguenza, o da due premesse affermanti si deduce una proposizione negante, o neganti sono ambedue gli antecedenti, cose tutte, che rendon falsa qualsivoglia argomentazione.</p>
<p>Le principali regole della dimostrazione, ed in specie del sillogismo sono racchiuse ne' seguenti versi.</p>
<list lang="lat"><item><label>I.</label> "Terminus est triplex major, mediusque minorque.</item>
<item><label>II.</label> Latius hunc quam praemissae conclusio non vult.</item>
<item><label>III.</label> Aut semel, aut iterum medium generaliter esto.</item>
<item><label>IV.</label> Nequaquam medium capiat conclusio oportet.</item>
<item><label>V.</label> Est parti similis conclusio deteriori.</item>
<item><label>VI.</label> Nil sequitur geminis e particularibus unquam.</item>
<item><label>VII.</label> Ambae affirmantes nequeunt generare negantem.</item>
<item><label>VIII.</label> Utraque si praemissa neget nihil inde sequetur".</item></list>
<p>I diversi metodi di esporre, e mettere in chiaro quanto per la percezione il giudizio, e il raziocinio si acquista riduconsi al metodo analitico sintetico, e scolastico. Il metodo analitico è quello, che spiegata la cosa da trattarsi nelle sue parti la divide, tutte poi accuratamente dimostrando ad una ad una. Questo metodo può essere utilissimo a conoscere la verità qualora procurisi di schivare ogni confusione, e tutte le parti dell'argomento si espongano con ordine, precisione, e chiarezza. Il metodo sintetico, è quello, che ricompone, ed ordina tutte le parti della questione riducendole ad uno stato nel quale possa questa essere facilmente posta in chiaro. Questi due metodi possono in qualche modo paragonarsi a quelli, che in Chimica appellansi di decomposizione, e ricomposizione. Il metodo scolastico è quello, nel quale l'opponente per una catena di argomentazioni va a dimostrare la falsità della tesi dell'avversario. Sogliono in questo metodo impiegarsi, o sillogismi, od entimemi, i quali altro non sono, che sillogismi mutilati di uno degli antecedenti, che sia già per se medesimo assai chiaro; come "ogni bestia è irragionevole; dunque il cavallo è irragionevole": ovvero "il cavallo è bestia; dunque il cavallo è irragionevole". Vedesi, che nel primo di questi entimemi si omette la minore delle premesse, e la maggiore nel secondo. Deve intorno a questo metodo principalmente avvertirsi, che la conclusione del primo argomento dell'opponente sia direttamente contraria alla tesi dell'avversario, e che quella degli altri seguenti rinchiuda la proposizione negata dal medesimo.</p>
<p>Ciò è quanto di rimarchevole era a dirsi intorno alla percezione, al giudizio, e al raziocinio, parti interessantissime di quella scienza, che dà regola, e norma alla nostra mente, ed alla ragione dell'uomo: oggetto, che solo è capace di render l'arte di pensare pregevolissima ad ogni sensato Filosofo.</p></div1>
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