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    <titleStmt>
      <title>Le poesie liriche</title>
      <author>Vincenzo Monti</author>
    </titleStmt>
    <extent>384 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2005</date>
      <idno>bibit000696</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Le poesie liriche / di Vincenzo Monti</title>
        <author>Monti, Vincenzo</author>
        <publisher>Barbera, Bianchi</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date>1858</date>
      </bibl>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
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                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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      <date>700</date>
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    <langUsage><language id="ita">Italiano</language><language id="lat">Latino</language></langUsage>
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        <term>Poesia</term>
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        <name>Laura Sarzi Braga</name>
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      <item>Validazione</item>
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<text>
<body>
<div1>
<head><add resp="ed">Versi giovanili pubblicati dopo la morte dell'autore o da lui rifiutati</add></head>
<div2>
<head>I. FRAMMENTO DI UNA PARAFRASI DELLE BENEDIZIONI DI GIACOBBE MORIBONDO.</head>
<p><add resp="ed">17<gap/></add>.</p>
<p><add resp="ed"><bibl><title>Genesi</title>, c. XLIX, v. 9–10</bibl></add></p>

<lg><l>Ahi! di vita alto desío</l>
<l>Nel vederti in cor mi sento,</l>
<l>Giuda, onor del sangue mio.</l>
<l>Perchè muoio in tal momento?</l>
<l>Nè vedrotti a' dì felici</l>
<l>Trionfar de' tuoi nemici?</l>
<l>Qual lion, che a pena nato</l>
<l>Per la selva ognor s'aggira,</l>
<l>Finchè torna insanguinato</l>
<l>Con la preda, e bieco spira</l>
<l>Fiamme orribili dagli occhi;</l>
<l>Tal fia Giuda: alcun nol tocchi.</l>
<l>Scettro a lui, corona e regno</l>
<l>Lungamente il ciel promette;</l>
<l>Finchè amor plachi lo sdegno</l>
<l>Dell'antiche aspre vendette,</l>
<l>E si veggia al suol disteso</l>
<l>Chi dell'uom la causa ha preso.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>II. PARAFRASI DELLA ASPIRAZIONE DI GIACOBBE MORIBONDO.</head>
<p><add resp="ed">17<gap/></add>.</p>
<p><foreign lang="lat">Salutare tuum expectabo, Domine</foreign><bibl><title>Genesi</title>, c. XLIX, v. 18.</bibl></p>

<lg><l>Nasci, eterno immortal figlio di lui</l>
<l>Che scrisse in cor d'ognun che vive al mondo</l>
<l>L'arcano senno de' consigli sui</l>
<l>E libra in aria della terra il pondo.</l>
<l>Teco il poter de' crudi regni e bui</l>
<l>Combatte invano; chè il colubro immondo</l>
<l>Fia vinto, e chiuse ne' trionfi tui</l>
<l>Le ingorde fauci del tartareo fondo.</l>
<l>Io non vedrò quel che vedranno allora</l>
<l>Le tarde età; poichè m'attende Abramo</l>
<l>Fra le ceneri avite a far dimora.</l>
<l>Ma giusto è ben, di quel ch'io credo e bramo</l>
<l>Che anch'io m'allegri e mostri altrui fin d'ora</l>
<l>Nel germe mio questo novello Adamo.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>III. GIUDITTA CHE ATTRAVERSA IMPUNEMENTE IL CAMPO ASSIRIO.</head>
<p><add resp="ed">17<gap/></add>.</p>

<lg><l>Ecco, parte Giuditta: amena in volto</l>
<l>Beltà le siede, ed umiltade a canto:</l>
<l>Le grazie il riso mansueto e quanto</l>
<l>V'ha di leggiadro in lei tutt'è raccolto.</l>
<l>Qual chi da strana visione è colto,</l>
<l>All'apparir della gran donna intanto</l>
<l>Stupîr gli Assiri, il gentil viso e santo</l>
<l>A contemplar da presso ognun rivolto.</l>
<l>Le meraviglie, il sussurrar, le lodi</l>
<l>O non sente o non cura ella; e spedita</l>
<l>Passa fra cento spade e cento prodi.</l>
<l>Timida stassi ogn'alma anco più ardita:</l>
<l>Tanta ha negli occhi e ne' leggiadri modi</l>
<l>Parte di ciel che a venerarla invita.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>IV. SARCASMO AD OLOFERNE.</head>
<p><add resp="ed">17<gap/></add>.</p>

<lg><l>Basta, invitto Oloferne! Ecco già stende</l>
<l>Betulia, ancor non paga in sua ventura,</l>
<l>La mano ai ceppi; e dal tuo labbro attende</l>
<l>O morte o vita inonorata oscura.</l>
<l>Già vincitrice la tua gente ascende</l>
<l>Su le sparse d'estinti infrante mura:</l>
<l>E tanta ognuno al tuo valor già rende</l>
<l>Laude, che ogni altro al tuo gran vanto oscura.</l>
<l>Stringi pur dunque la sudata palma</l>
<l>Invan contesa, e ten compiaci omai,</l>
<l>Orrida qui giacendo inutil salma.</l>
<l>Andrai superbo di tua illustre sorte;</l>
<l>E per tua gloria rammentar potrai</l>
<l>Qual già t'addusse imbelle donna a morte.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>V. AL CONTE COSIMO MASI PANINI, ELETTO GIUDICE DE' SAVI IN FERRARA.</head>
<p><add resp="ed">1773</add>.</p>

<lg><l>Questo seggio, signore, ai merti tuoi</l>
<l>Più che alle brame del tuo cor serbato,</l>
<l>Questo è l'onor che a rallegrar gli eroi</l>
<l>Sorge dall'agitata urna del fato.</l>
<l>Più secura a regnar torna fra noi</l>
<l>Giustizia; e su te, larga oltre l'usato,</l>
<l>Sparge la luce de' pensieri suoi,</l>
<l>E grave in volto ti si asside a lato.</l>
<l>Pace, di amore alle bell'opre intenta,</l>
<l>Di clemenza e pietà teco favella</l>
<l>E i genii a te del genitor rammenta.</l>
<l>Pace a Giustizia il rigor tempra: e quella</l>
<l>I comun voti a secondar non lenta</l>
<l>Fra le cure d'amor fassi più bella.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>VI. PER UNA SOLENNE MASCHERATA RAPPRESENTANTE UN TRIONFO ESEGUITA DA ALCUNI NOBILI FERRARESI NEL CARNEVALE DELL'ANNO 1776.</head>

<lg><l>Quando coi lauri su la fronte invitta</l>
<l>La bellicosa gioventù di Roma</l>
<l>Traeva d'Asia e d'Affrica sconfitta</l>
<l>L'alta superbia incatenata e doma;</l>
<l>Correan ad annunciar trombe guerriere</l>
<l>Il terror delle genti e la ruina,</l>
<l>E cariche di lance e di bandiere</l>
<l>Gemean le rote su la via latina.</l>
<l>Qui d'Afri di Numidi e di Geloni</l>
<l>Le vinte schiere al giogo eran condotte:</l>
<l>Ivi il Nilo e l'Eufrate andar prigioni</l>
<l>Facean vedersi colle corna rotte.</l>
<l>E giù dai palchi alteramente belle</l>
<l>Godean largo gittar nembo di fiori</l>
<l>Innamorate tenere donzelle,</l>
<l>Quasi un guardo chiedendo ai vincitori.</l>
<l>Or che torna dall'Indo e in questi lidi</l>
<l>Di Semele il figliuol lieto s'aggira,</l>
<l>E alzando intorno d'allegrezza i gridi</l>
<l>I suoi furori ad ogni petto inspira;</l>
<l>Vedi là d'Eridàn gl'incliti figli,</l>
<l>Che caldi il sen d'un generoso orgoglio,</l>
<l>Cupidi de' guerreschi aspri perigli,</l>
<l>Van le glorie a imitar del Campidoglio?</l>
<l>Misto fragor di timpani e trombetti</l>
<l>Rumoreggiando per l'immensa calca</l>
<l>S'appressa: e il fior de' cavalieri eletti</l>
<l>Su focosi destrieri alto cavalca.</l>
<l>Ecco di genti soggiogate e dome,</l>
<l>Che fremean dell'Oronte in su la riva,</l>
<l>Carca di ferro ed ispida le chiome</l>
<l>La terribil cervice andar cattiva.</l>
<l>Orrido ingombro alle stridenti carra</l>
<l>Fan sciable e lance affumicate e brune</l>
<l>E rotti avanzi di nemica sbarra</l>
<l>Che stan confusi fra turbanti e lune.</l>
<l>Veggo sublimi tremolar le code</l>
<l>De' barbari Bassà spiegate al vento:</l>
<l>E le dita il crudel Trace si rode</l>
<l>Mentre obliquo le guata e turbolento.</l>
<l>Qua colle braccia mozze e sanguinose</l>
<l>Senti chieder pietà corpi feriti;</l>
<l>Là miri il pianto dell'odrisie spose</l>
<l>Già vedove d'amanti e di mariti.</l>
<l>Sì triste oggetto intenerisce ed ange</l>
<l>Alle donzelle spettatrici il core:</l>
<l>E intanto a chi per lor sospira e piange</l>
<l>Si fa pompa d'orgoglio e di rigore.</l>
<l>Dunque a farvi con noi dolci e pietose</l>
<l>Non bastano d'amor le piaghe acerbe!</l>
<l>Voi sareste più belle e più vezzose,</l>
<l>Se ancor foste men crude e men superbe.</l>
<l>Questo si lasci detestato vanto</l>
<l>Ai Tartari feroci agli Affricani:</l>
<l>Noi li trarremo per le vie frattanto</l>
<l>Incatenati e piedi e collo e mani.</l>
<l>Deh con sì fausti fortunati auspici</l>
<l>Dell'avito valor cresca la gloria,</l>
<l>E di giorni sì lieti e sì felici</l>
<l>Piaccia a Pindo eternar l'alta memoria.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>VII. PER LA PROMOZIONE ALLA SACRA PORPORA DI MONSIGNOR GUIDO CALCAGNINI.</head>
<p><add resp="ed">1776</add>.</p>

<lg><l>Nel dì che il merto alfin d'ostro romano</l>
<l>Non cieca sorte ad abbellir ti venne,</l>
<l>E fama a noi scendea dal Vaticano,</l>
<l>Lieta affrettando le robuste penne;</l>
<l>Ad ascoltarla il gran padre Eridàno</l>
<l>Sino ai fianchi fuor d'acqua alto si tenne,</l>
<l>E nell'urna con l'una e l'altra mano</l>
<l>Acchetò la sonante onda perenne.</l>
<l>Le glorie udì del chiaro figlio eletto:</l>
<l>E di gaudio esultando e di gradite</l>
<l>Belle speranze, si tuffò col petto</l>
<l>Entro i suoi gorghi; e per le vie romite</l>
<l>Rapido corse del profondo letto</l>
<l>A narrar i suoi vanti ad Anfitrite.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>VIII. PASSAGGIO DI CLELIA NEL TEVERE.</head>
<p><add resp="ed">1776</add></p>

<lg><l>Quando fuggía dalla toscana tenda,</l>
<l>Non timorosa d'armi e di rapina,</l>
<l>La vergine di Roma, e in bianca benda</l>
<l>venia solcando l'acqua tiberina;</l>
<l>Sull'onorata femminil vicenda</l>
<l>Ridea l'invitta libertà latina,</l>
<l>E schernìa dell'acerba oste tremenda</l>
<l>La minacciata servitù vicina.</l>
<l>Sì bella impresa a riguardar, repente</l>
<l>Il Tebro dai muscosi antri secreti</l>
<l>Fino al petto s'alzò fuor del torrente;</l>
<l>E in sembianti esultando amici e lieti,</l>
<l>Affrettò la soggetta onda fremente</l>
<l>Del gran tragitto a ragionar con Teti.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>IX. RATTO DI ORIZIA.</head>
<p><add resp="ed">1776</add>.</p>

<lg><l>Poichè d'Orizia il rapitor col velo</l>
<l>D'atra nube per l'aria alto si tenne,</l>
<l>E delle membra l'ostinato gelo</l>
<l>Le faville d'amor più non sostenne;</l>
<l>Sul folto della barba ispido pelo</l>
<l>L'orrido ghiaccio a liquefar si venne,</l>
<l>E sciolte in pioggia pel sentir del cielo</l>
<l>Cadder le nevi alle volanti penne.</l>
<l>Avido su la ninfa egli spignea</l>
<l>L'umido labbro, e per le guance belle</l>
<l>Colar giù in sen le fredde acque le fea.</l>
<l>Ella in van si schernìa col braccio imbelle,</l>
<l>E il ciel di grido femminile empiea</l>
<l>Misto al fischiar di nembi e di procelle.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>X. AL SIGNOR MARCHESE PIO ROMAGNOLI CESENATE, CAVALIERE DI MALTA, PER LA PREDA FATTA IN BATTAGLIA DI UNA NAVE ALGERINA NELLA SUA PRIMA CAROVANA.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Questa prima d'allôr sacra ghirlanda,</l>
<l>Solo alle chiome degli eroi tessuta,</l>
<l>Prendi, invitto garzone: a te la manda</l>
<l>La patria che t'ammira e ti saluta.</l>
<l>Essa a te da lontan la veneranda</l>
<l>Fronte solleva di dolor sparuta,</l>
<l>E l'antica sua gloria raccomanda</l>
<l>Nelle discordie e nel livor perduta;</l>
<l>E alle vittrici antenne le procelle</l>
<l>Prega propizie; e appresta al tuo valore</l>
<l>Le seconde corone ancor più belle.</l>
<l>Tu cingi questa intanto, e allarga il core:</l>
<l>Chè la sparser di baci le sorelle,</l>
<l>E di pianto la madre e il genitore.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XI. ALLA FANCIULLA INFERMA.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Lascia le tazze e i farmaci</l>
<l>Omai dell'arte muta:</l>
<l>Se ti confidi a Ippocrate,</l>
<l>Ohimè!, tu sei perduta.</l>
<l>Indarno egli sollecito</l>
<l>Ai labbri tuoi prepara</l>
<l>Le nauseate polveri</l>
<l>Della corteccia amara.</l>
<l>In van di sangue affrettasi</l>
<l>A impoverir la vena:</l>
<l>Già della vita amabile</l>
<l>Rimanti un segno a pena.</l>
<l>L'ira funesta e vindice</l>
<l>D'un vilipeso amore</l>
<l>Ancor non senti? e rigido</l>
<l>Resiste in petto il core?</l>
<l>Io che sprezzato e pallido</l>
<l>Piansi da te lontano,</l>
<l>Vendetta or chieggo a Venere;</l>
<l>E non la chieggo in vano.</l>
<l>Cedi al tuo peggio; e ascoltami</l>
<l>Men contumace e schiva,</l>
<l>Nè in te gli sdegni accrescere</l>
<l>Dell'invocata diva.</l>
<l>Qual fu a Cidippe il premio</l>
<l>D'esser superba e dura?</l>
<l>Che le giovò d'Aconzio</l>
<l>Farsi all'amor spergiura?</l>
<l>Giacque costretta a piangere</l>
<l>Le sue ripulse ingrate;</l>
<l>E rio malor struggevale</l>
<l>Il fior della beltate.</l>
<l>I non concessi talami</l>
<l>Indarno altri chiedea;</l>
<l>Vigile indarno il fisico</l>
<l>Salute promettea.</l>
<l>Grave il furor di Cinzia</l>
<l>Sull'infedel discese,</l>
<l>E del Corizio giovane</l>
<l>Il dritto al fin difese.</l>
<l>Deh! se l'avversa istoria</l>
<l>Di rinnovar paventi,</l>
<l>Ama una volta e placida</l>
<l>All'amor mio consenti.</l>
<l>Io per te prono e supplice,</l>
<l>Mirto spargendo e rosa,</l>
<l>Io placherò la cipria</l>
<l>Divinità sdegnosa.</l>
<l>Ritorneran le porpore</l>
<l>Sull'adorabil viso,</l>
<l>E su le labbra il facile</l>
<l>Conquistator sorriso.</l>
<l>Quegli occhi tuoi cerulei,</l>
<l>Occhi sì dolci e cari,</l>
<l>Sotto quel ciglio aspettano</l>
<l>Di scintillar più chiari.</l>
<l>Ma della madre idalia</l>
<l>Guai se ricusi il freno,</l>
<l>Guai se ancor ti senti escludere</l>
<l>Il suo calor dal seno.</l>
<l>Essa la face alzandoti</l>
<l>In su la rea cervice,</l>
<l>Ti verserà nell'anima</l>
<l>Colpevol fiamma ultrice.</l>
<l>Allorchè dea difficile</l>
<l>Di sdegno il petto accende,</l>
<l>Ahi come al cor terribile</l>
<l>Il suo furor discende!</l>
<l>Fedra tel dica e Biblide,</l>
<l>E la cretense moglie</l>
<l>Ch'arse pel toro adultero</l>
<l>Di scellerate voglie.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XII. POEMETTO ANACREONTICO.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Un industre acheo pittore</l>
<l>A ragion dipinse Amore</l>
<l>Non già inerme fanciulletto</l>
<l>Pauroso semplicetto,</l>
<l>Ma coll'ale e coll'incarco</l>
<l>Di turcasso strali ed arco;</l>
<l>Armi acute rilucenti,</l>
<l>Armi tutte onnipossenti,</l>
<l>E ministre di trofei</l>
<l>Sopra gli uomini e gli dèi.</l>
<l>Quindi ei vago e stilibondo</l>
<l>Di dar cruccio a tutto il mondo,</l>
<l>Cieco dio di voglie instabili,</l>
<l>Batte i vanni infaticabili;</l>
<l>E qua e là saetta e punge</l>
<l>Quanti cor per via raggiunge;</l>
<l>Ed allor che il pensi meno</l>
<l>Ei t'arriva e t'apre il seno.</l>
<l>Ma non serba quel tiranno</l>
<l>La misura in far del danno.</l>
<l>Prima sparge l'infedele</l>
<l>Su le piaghe un po' di mèle;</l>
<l>Poi dà mano ad un vasetto</l>
<l>Pien di tôsco maledetto</l>
<l>Che per nostra disventura</l>
<l>Porta appeso alla cintura,</l>
<l>E lo stilla notte e dì</l>
<l>Sopra i cuori che ferì.</l>
<l>Ah crudele ingiusto nume!</l>
<l>S'hai sì barbaro costume,</l>
<l>E chi mai ti chiamerà</l>
<l>Un'amabil deità?</l>
<l>Ma tre volte avventurato,</l>
<l>Se a gustar m'avessi dato</l>
<l>Senza fiel senza amarezze</l>
<l>Le soavi tue dolcezze!</l>
<l>Ma più ratto d'un momento</l>
<l>Nacque e sparve il mio contento.</l>
<l>Una ninfa eridanina</l>
<l>Di sembianza pellegrina,</l>
<l>Che palesa quanto belle</l>
<l>Sian del Po le pastorelle;</l>
<l>Una ninfa dolce dolce</l>
<l>Ch'ogni cuor rapisce e molce;</l>
<l>Con un ciglio che può fare</l>
<l>Tigri ed orsi innamorare,</l>
<l>Ciglio nero rubatore,</l>
<l>Mi legò mi tolse il cuore:</l>
<l>Ed a pena la guardai</l>
<l>Che mi piacque, ch'io l'amai;</l>
<l>Anzi parve ch'io l'amassi</l>
<l>Prima ancor che la guardassi.</l>
<l>Mentre io fiso la mirava;</l>
<l>Ovunqu'ella indirizzava</l>
<l>Delle luci il bel sereno,</l>
<l>Ivi i fiori all'erbe in seno</l>
<l>Rugiadoso il capo alzavano</l>
<l>E più vaghi diventavano,</l>
<l>Desíosi d'essere tocchi</l>
<l>Dal chiaror di quei begli occhi.</l>
<l>L'aere istesso a lei d'intorno</l>
<l>Scintillar vedeasi, adorno</l>
<l>Di faville tremolanti</l>
<l>Che spargea da' bei sembianti</l>
<l>Questa cara benedetta</l>
<l>Vezzosissima angioletta.</l>
<l>E frattanto i venticelli</l>
<l>Correan giù dagli arbuscelli</l>
<l>A lambirle lievemente</l>
<l>Or la bocca sorridente</l>
<l>Or le guance porporine</l>
<l>Or le trecce del bel crine,</l>
<l>Ben mostrando ai molli fiati</l>
<l>D'esser tutti innamorati</l>
<l>Di quel vago e gentil viso</l>
<l>Che fea in terra un paradiso.</l>
<l>A tal vista, oh come mai</l>
<l>Sospirando anch'io bramai</l>
<l>Di cangiarmi in qualche auretta</l>
<l>Per volare su la vetta</l>
<l>Di quei labbri, ivi accogliendo</l>
<l>Tutta l'alma, e confondendo</l>
<l>Co' suoi placidi respiri</l>
<l>Il calor de' miei sospiri!</l>
<l>Ma, quand'ella in dolci guise</l>
<l>Riguardommi e poi sorrise,</l>
<l>A quel guardo, a quel sorriso</l>
<l>Ch'anche un serpe avría conquiso,</l>
<l>I nervetti più sottili</l>
<l>E le fibre più gentili</l>
<l>Con tremor soave e caro</l>
<l>Per le membra s'agitaro.</l>
<l>A quell'impeto, a quel moto,</l>
<l>Poi che insolito ed ignoto</l>
<l>Fino all'alma penetrò,</l>
<l>Ogni forza mi mancò;</l>
<l>E su i piedi vacillando</l>
<l>E tremando e palpitando</l>
<l>Di morire io mi credetti</l>
<l>Nel pugnar di tanti affetti.</l>
<l>Cento volte io volli dirle,</l>
<l>— Bella, io t'amo: — e poi scoprirle</l>
<l>La mia lingua in van tentò</l>
<l>Il desío che m'infiammò;</l>
<l>Chè la voce in su l'uscita</l>
<l>Cento volte impaurita</l>
<l>Palesarsi non ardì</l>
<l>E sul labbro mi morì,</l>
<l>O cangiossi in un sospiro</l>
<l>Testimon del mio martiro.</l>
<l>Alfin senza nulla dire,</l>
<l>Pien di tema e insiem d'ardire,</l>
<l>Al mio ben m'avvicinai,</l>
<l>E al suo fianco mi posai.</l>
<l>Ci guardammo: e in que' dolcissimi</l>
<l>Cari sguardi languidissimi</l>
<l>Col silenzio mille cose</l>
<l>Disser l'anime amorose.</l>
<l>Mentre muto io non sapea</l>
<l>Aprir labbro e mi credea</l>
<l>D'aver tronca la favella,</l>
<l>— Perchè tanto, alfin diss'ella,</l>
<l>Tu mi guardi, e il core in petto</l>
<l>Ti sospira, o giovinetto? —</l>
<l>— Bella ninfa, io rispondei,</l>
<l>Anch'io forse ti vedrei</l>
<l>Sospirar, se un sol momento</l>
<l>Tu provassi quel ch'io sento. —</l>
<l>Ella rise, e si compiacque</l>
<l>D'ascoltar ch'io l'amo, e tacque:</l>
<l>Poi mi diede un porporino</l>
<l>Ben tessuto fiorellino,</l>
<l>Ch'io baciai di amor ripieno</l>
<l>Mille volte o poco meno:</l>
<l>E la man che mel donò</l>
<l>Sul mio petto l'adattò,</l>
<l>Ove ascoso il porto ancora</l>
<l>Per portarlo infin ch'io mora.</l>
<l>Volli anch'io di fede in pegno</l>
<l>Del mio amor lasciarle un segno;</l>
<l>Ed in cambio di quel fiore</l>
<l>Le donai, non mica il core,</l>
<l>Chè due volte non potea</l>
<l>Darlo a lei che già il tenea,</l>
<l>Ma un bel nastro variato</l>
<l>Di colore delicato;</l>
<l>E la sorte oh quanto mai</l>
<l>Del mio nastro invidiai!</l>
<l>Quando il prese e poi legollo</l>
<l>Al ritondo eburneo collo.</l>
<l>Crudo Amore, Amor ingrato;</l>
<l>Ahi! che troppo fortunato</l>
<l>In quel punto io ti parea,</l>
<l>Se una mano ingiusta e rea</l>
<l>Non spargeva i tuoi tormenti</l>
<l>Sul più bel de' miei contenti.</l>
<l>Oh contenti, oh rimembranze,</l>
<l>Oh dilette mie speranze!</l>
<l>V'ho perdute, e non son morto</l>
<l>D'amarezza e di sconforto?</l>
<l>Giacchè sparso d'orror fosco</l>
<l>Tutto intorno tace il bosco,</l>
<l>E la mesta aura romita</l>
<l>Solo a piangere n'invita;</l>
<l>Occhi miei, che far volete</l>
<l>Se qui dunque non piangete?</l>
<l>L'idol mio non è più mio,</l>
<l>Chè un rival me lo rapìo.</l>
<l>Solitudini secrete,</l>
<l>Selve tetre ed inamene,</l>
<l>Qual ristoro mi darete</l>
<l>Senza il volto del mio bene?</l>
<l>Voi che siete e che son io</l>
<l>Senza il caro idolo mio?</l>
<l>Ah, se mai tra queste spesse</l>
<l>Piante amiche il piè volgesse</l>
<l>L'indiscreto invidioso</l>
<l>Turbator del mio riposo;</l>
<l>Già non chieggo che a' miei prieghi</l>
<l>La vostr'ombra a lui si nieghi,</l>
<l>Che per lui tra sassi l'onda</l>
<l>Roco e mesto il suon diffonda,</l>
<l>O che il vento e gli antri bui</l>
<l>Sian funesti ai sonni sui;</l>
<l>Chieggo solo che a lui stesso</l>
<l>Qualche tronco di cipresso</l>
<l>Dica il pianto che distilla</l>
<l>L'una e l'altra mia pupilla,</l>
<l>Dica il duol che si fa gioco</l>
<l>Del mio core, e a poco a poco</l>
<l>Dai tormenti indebolita</l>
<l>Fa mancarmi in sen la vita;</l>
<l>Come soffio di leggiero</l>
<l>Venticello passeggiero,</l>
<l>Che calando dalle cupe</l>
<l>Grotte alpestri d'una rupe</l>
<l>In suon basso e moribondo</l>
<l>Fra la tenebra notturna</l>
<l>Va a disperdersi nel fondo</l>
<l>D'una valle taciturna.</l>
<l>Ma che giovan le querele,</l>
<l>Se l'affanno mio crudele</l>
<l>Diventò lo schermo acerbo</l>
<l>Del nemico mio superbo?</l>
<l>Che non fece e non tentò,</l>
<l>E qual'arte risparmiò</l>
<l>Quel rival, per tôrmi, oh Dio!,</l>
<l>La mia speme e l'amor mio?</l>
<l>Ei garzon di bell'aspetto</l>
<l>(E lo dico a mio dispetto);</l>
<l>C'ha due rose su le guance,</l>
<l>E negli occhi tien due lance</l>
<l>Onde far strage e ruina</l>
<l>D'ogni bella madamina;</l>
<l>C'ha le ciocche dei capelli</l>
<l>Ben disposte in torti anelli,</l>
<l>Ove Amor con reti e piaghe</l>
<l>Guasta il cor di tante vaghe;</l>
<l>Che sul labbro ha sempre i favi</l>
<l>D'eloquenza i più soavi,</l>
<l>Mescolati alle natìe</l>
<l>Veneziane furberìe;</l>
<l>Egli vide (oh giorno, oh vista</l>
<l>Per me sempre amara e trista!)</l>
<l>Della ninfa il bel sembiante,</l>
<l>E restonne anch'egli amante;</l>
<l>E giurò due volte o tre</l>
<l>Pe' suoi ricci e pel tupè</l>
<l>Di voler senza dimore</l>
<l>Conquistarsi ancor quel core.</l>
<l>Colla brama e col talento</l>
<l>D'adempire il giuramento</l>
<l>Alzò al ciel devoto i lumi</l>
<l>Invocando tutti i numi;</l>
<l>Ma le preci rivolgea</l>
<l>Sopra tutto a Citeréa</l>
<l>E al suo figlio che difende</l>
<l>Degli amanti le vicende.</l>
<l>Quindi all'uno e all'altra insieme,</l>
<l>Coraggioso e pien di speme,</l>
<l>Già fatt'emulo e seguace</l>
<l>Di quel chiaro inglese audace</l>
<l>Che con forbici improvvise</l>
<l>Di <emph>Belinda</emph> il crin recise,</l>
<l>Di <emph>Belinda</emph> il crin che poi</l>
<l>Pianser tanto i Silfi suoi;</l>
<l>Nella stanza ai riti eletta</l>
<l>Della lucida toletta,</l>
<l>Fra manteche fra pastiglie</l>
<l>E d'aranci e di giunchiglie,</l>
<l>Fra tinture fra vasetti</l>
<l>Specchi polveri e fiocchetti,</l>
<l>Sopra un terso tavolino</l>
<l>Tosto innalza un altarino</l>
<l>Fabbricato di amorosi</l>
<l>Sei romanzi spiritosi</l>
<l>Fertilissimi di strane</l>
<l>Novellette oltramontane;</l>
<l>Poi su questi riverente</l>
<l>Pone un guanto gentilmente</l>
<l>Un ventaglio due merletti</l>
<l>E due fini manichetti</l>
<l>E altri arnesi guadagnati</l>
<l>Negli amor dei tempi andati.</l>
<l>Ben disposte queste cose,</l>
<l>Con tre lettere amorose</l>
<l>L'ara accende; e pien d'affetto</l>
<l>Dal profondo del suo petto</l>
<l>Esalando con tre fiati</l>
<l>Tre sospiri appassionati,</l>
<l>Cresce il foco; che bel bello</l>
<l>Tutto investe l'altarello.</l>
<l>Poscia, umìle inginocchiandosi</l>
<l>E le mani incrocicchiandosi,</l>
<l>Formò questi preghi ardenti:</l>
<l>— O delizia de' viventi,</l>
<l>Dea gentil che accende i petti</l>
<l>De' leggiadri giovinetti,</l>
<l>E maestra ognor di vari</l>
<l>Tradimenti necessari</l>
<l>Assottigli il capo infido</l>
<l>De' seguaci di Cupido;</l>
<l>E tu vago garzoncello,</l>
<l>Della madre non men bello,</l>
<l>Che ti pasci di spergiuri</l>
<l>E di fervidi scongiuri,</l>
<l>Ingannando le ritrose</l>
<l>Donzellette timorose;</l>
<l>Se il mio volto ha mai saputo</l>
<l>Per vostr'opra e vostro aiuto</l>
<l>Cento donne innamorare;</l>
<l>Se mai feci spasimare</l>
<l>Di furor di gelosia</l>
<l>La sconvolta fantasia</l>
<l>Dei mariti vigilanti,</l>
<l>Che stan sempre palpitanti</l>
<l>Sul periglio delle spose</l>
<l>Troppo amabili e vezzose;</l>
<l>Se volubile e incostante</l>
<l>Sempre fui di tutte amante,</l>
<l>E adorai la deità</l>
<l>Della bella infedeltà;</l>
<l>Se per vostro onor pugnai,</l>
<l>E pugnando trionfai;</l>
<l>Chieggo e prego a voi rivolto</l>
<l>Che aumentar non mi sia tolto</l>
<l>Coll'acquisto di costei</l>
<l>Lo splendor de' miei trofei. —</l>
<l>Così disse: e Amor l'udia</l>
<l>Della madre in compagnia,</l>
<l>E ridendo gli accordò</l>
<l>La preghiera; e poi spruzzò</l>
<l>Su la fronte e su le gote</l>
<l>Del devoto sacerdote</l>
<l>Una scelta quintessenza</l>
<l>Di bei vezzi e di avvenenza;</l>
<l>E dettògli indi un cortese</l>
<l>Complimento alla francese,</l>
<l>Con cui lieto alfin dovea</l>
<l>Presentarsi alla sua dea.</l>
<l>Di quest'armi egli si valse,</l>
<l>E con queste alfin l'assalse.</l>
<l>Ella intanto a'suoi lamenti</l>
<l>Sciolse il labbro in questi accenti:</l>
<l>— Dolci aurette che spirate,</l>
<l>Deh temprate</l>
<l>Il mio duol l'affanno mio;</l>
<l>Chè così non posso, oh dio!,</l>
<l>Questa vita sostener. —</l>
<l>Alle note sue dogliose</l>
<l>Per pietà l'eco rispose;</l>
<l>E l'aurette sussurranti</l>
<l>S'agitaro a lei davanti</l>
<l>Per temprarle gli affannosi</l>
<l>Crudi ardori tormentosi.</l>
<l>Ella intanto i suoi lamenti</l>
<l>Rinnovò con questi accenti:</l>
<l>— Non so dir se pena sia</l>
<l>Quel ch'io provo, o sia contento:</l>
<l>Ma se pena è quel ch'io sento,</l>
<l>Oh che amabile penar!</l>
<l>È un penar che mi consola,</l>
<l>Che m'invola ogn'altro affetto,</l>
<l>Che mi desta un nuovo in petto</l>
<l>Ma soave palpitar. —</l>
<l>In tal guisa ella cantò,</l>
<l>E qui tacque e sospirò.</l>
<l>E il garzon che vinto avea,</l>
<l>Ringraziando Citeréa,</l>
<l>— Altro, disse, or più non voglio: —</l>
<l>E lo disse con orgoglio.</l>
<l>Crudelissima Amarille,</l>
<l>Tu le chete ore tranquille</l>
<l>De' miei giorni intorbidasti,</l>
<l>Poi nel pianto mi lasciasti;</l>
<l>Tu non pensi ai mali miei,</l>
<l>E pietosa più non sei:</l>
<l>Ma io non posso abbandonarti</l>
<l>Benchè ingrata; e voglio amarti</l>
<l>Finch'io vivo; e t'amerò</l>
<l>Quando morto ancor sarò.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XIII. ALL'INCOMPARABILE CLIMENE TEUTONICA A CUI L'AUTORE MANDÒ DA LEGGERE ALCUNE POESIE DI ARGOMENTO AMOROSO.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Climene, o ninfa, o dea che incisa stai</l>
<l>D'Arcadia bella su le sacre piante,</l>
<l>Ove pur anco rammentando vai</l>
<l>La divina armonía del tuo Comante;</l>
<l>Leggi i carmi che dianzi io meditai</l>
<l>D'un mirto all'ombra desolato amante;</l>
<l>Ma guarda ben che ancor non gli avvezzai</l>
<l>Alla sublime idea del tuo sembiante.</l>
<l>Quando il calor d'un'amorosa spene</l>
<l>Detta i teneri accenti al labbro e al core,</l>
<l>Tutti sanno cantar le proprie pene.</l>
<l>Ma il canto vil d'un misero pastore</l>
<l>Voler che piaccia all'immortal Climene</l>
<l>È peggio assai che delirar d'amore.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XIV. ALLA NOBIL DONNA LA SIGNORA CONTESSA ELEONORA CICOGNARI, CHE MIRABILMENTE RECITÒ LA PARTE BRILLANTE DI LISETTA NELLA COMMEDIA DELLE <title>DUE VEDOVE INNAMORATE</title>.</head>
<p><add resp="ed">1777</add>.</p>

<lg><l>Duri ghiacci acute brine</l>
<l>Scuote al suol dal bianco crine</l>
<l>L'aspro inverno, e fuggitivi</l>
<l>Là sull'alpi arresta i rivi:</l>
<l>Ma del gelo i danni e l'onte</l>
<l>Non paventa il tuo bel fonte,</l>
<l>Biondo dio, nè mai lo vieti</l>
<l>Alle labbra dei poeti.</l>
<l>Or che Bacco a noi sen viene</l>
<l>Vincitor dall'inde arene,</l>
<l>E a dispetto delle grevi</l>
<l>Di gennaio orride nevi</l>
<l>Festeggiante empie le vie</l>
<l>Di piaceri e di follìe,</l>
<l>Ed appresta agli occhi intanto</l>
<l>Su le scene un dolce incanto</l>
<l>La vispetta la furbetta</l>
<l>Vezzosissima Lisetta;</l>
<l>Dammi, Euterpe, un nappo o dui</l>
<l>Di quell'onda, senza cui</l>
<l>Vuoti d'estro e disarmati</l>
<l>Sono i cerebri de' vati.</l>
<l>Cianci allora, allor mi vanti</l>
<l>Flacco i suoi fiaschi fumanti</l>
<l>Di falerno; e su la lira</l>
<l>Col desío che Bacco inspira</l>
<l>Porga preghi al suo vezzoso</l>
<l>Ligurino dispettoso.</l>
<l>Cianci allor Anacreonte</l>
<l>Coll'idalio mirto in fronte;</l>
<l>E sturando un botticino</l>
<l>Tutto colmo di buon vino,</l>
<l>Canti i baci e il delicato</l>
<l>Mento imberbe e il bianco lato</l>
<l>E il gentil braccio tornito</l>
<l>Di Batillo Catamito.</l>
<l>Tanto accieca, ohimè, le menti</l>
<l>Bacco ai vati incontinenti!</l>
<l>Fuorchè il fonte intatto e puro,</l>
<l>Altro néttare io non curo.</l>
<l>Lungi dunque dal mio seno,</l>
<l>Lungi, o Bromio, il tuo veleno,</l>
<l>Vanne, e recalo ad un Geta,</l>
<l>A un Tedesco, o ad un poeta</l>
<l>Che, di Pindo onta e flagello,</l>
<l>Sia cantor d'ogni bordello.</l>
<l>Sì profano, no, per dio,</l>
<l>Non è il plettro e il canto mio.</l>
<l>Io lodar vo' sol le cose</l>
<l>Belle vaghe graziose;</l>
<l>Io di versi aurea corona</l>
<l>Tesser voglio in Elicona</l>
<l>Solo al crin della furbetta</l>
<l>Vezzosissima Lisetta.</l>
<l>Grazie, Amori, qua correte,</l>
<l>Se imparar da lei volete</l>
<l>Qualche nuova leggiadria</l>
<l>Qualche nuova furberia.</l>
<l>Quei begli occhi feritori</l>
<l>Che dan guasto a tanti cuori;</l>
<l>Quelle guancie a bianco e lieve</l>
<l>Fiocco simili di neve</l>
<l>Che discende in balza alpina</l>
<l>Quando è cheta la collina;</l>
<l>Quella bocca che dischiude</l>
<l>Certa incognita virtude,</l>
<l>Certo amabile sorriso</l>
<l>Ch'apre in terra il paradiso;</l>
<l>Grazie, Amori, si permetta</l>
<l>Ch'io la dica schietta schietta;</l>
<l>Altro è ben che il bruno ciglio</l>
<l>E il gentil labbro vermiglio</l>
<l>E le gote sì leggiadre</l>
<l>Di Ciprigna vostra madre.</l>
<l>Son tant'anni e tante età</l>
<l>Che famosa è sua beltà,</l>
<l>Fin da quando il pomo ell'ebbe;</l>
<l>Ch'esser vecchia omai dovrebbe.</l>
<l>Ma Lisetta ha in sua bellezza</l>
<l>Tutto il fior di giovinezza,</l>
<l>Che del tempo i danni e l'ire</l>
<l>Non paventa; e sembra dire:</l>
<l>— Il model di questo volto</l>
<l>La natura in ciel l'ha tolto;</l>
<l>E allor quando l'adoprò,</l>
<l>Con Amor si consigliò;</l>
<l>Ch'occhi guance labbra e mento</l>
<l>Impastonne a suo talento</l>
<l>Coll'odor di tenerini</l>
<l>Olezzanti gelsomini</l>
<l>E col succo distillato</l>
<l>D'ogni fior ch'è più pregiato</l>
<l>Fra la pompa lusinghiera</l>
<l>Di ridente primavera. —</l>
<l>Mille silfi rilucenti</l>
<l>Lievi e ratti al par de' venti</l>
<l>Sopra lei da tutti i lati</l>
<l>Van volando affaccendati;</l>
<l>Come già fur visti un giorno</l>
<l>A Belinda errar d'intorno:</l>
<l>Ma Belinda andrìa negletta</l>
<l>Al confronto di Lisetta.</l>
<l>Altri guardan le ondeggianti</l>
<l>Del crin piume tremolanti;</l>
<l>Altri van dentro le strette</l>
<l>Ingegnose buccolette,</l>
<l>Onde alcuna non vi sia</l>
<l>Ch'esca fuor di simmetria;</l>
<l>Altri poi gli adamantini</l>
<l>Scuoton lucidi orecchini</l>
<l>E li fanno incontro al lume</l>
<l>Scintillare oltre il costume.</l>
<l>Tre alla dritta tre alla manca</l>
<l>Equilibranle sull'anca</l>
<l>I fianchetti; e cinque o sei</l>
<l>De' più scaltri e de' più bei</l>
<l>Gli orli elevano un pochino</l>
<l>Del francese gonnellino,</l>
<l>Ed espongono i gentili</l>
<l>Ritondetti piè sottili.</l>
<l>Molti in nastri si nascondono,</l>
<l>Molti in veli; e si confondono</l>
<l>Fra le pieghe del crispante</l>
<l>Grembiuletto ventilante.</l>
<l>Qual la man governa e regge,</l>
<l>E il bel gesto ne corregge;</l>
<l>Qual si ferma sulla gola</l>
<l>Per dar torno alla parola.</l>
<l>Due le gote in guardia tengono,</l>
<l>E vermiglie le mantengono;</l>
<l>Due sugli occhi sempre stanno,</l>
<l>E qua e là girar li fanno.</l>
<l>Gettan tremole scintille</l>
<l>Le parlanti sue pupille:</l>
<l>L'aria intorno arde serena,</l>
<l>Arde il piano, arde la scena:</l>
<l>Amor l'arco allenta e tira</l>
<l>Contro il cor di chi la mira;</l>
<l>E le punte più affilate</l>
<l>Vibra intanto a me suo vate,</l>
<l>Che in Parnaso con bei modi</l>
<l>Cantar soglio le sue lodi.</l>
<l>Bel veder dunque Lisetta</l>
<l>Or con certa sua grazietta</l>
<l>Vezzeggiare il buon Nerino,</l>
<l>Che per lei tristo e meschino</l>
<l>Non dà sonno al ciglio stanco</l>
<l>Nè riposa all'arso fianco,</l>
<l>Or giurargli amore e fede;</l>
<l>Ma lui stolto, se le crede;</l>
<l>Or lontan tra sè schernirlo,</l>
<l>E spergiura alfin tradirlo</l>
<l>Per un titolo d'altissima</l>
<l>Eccellenza superbissima.</l>
<l>Che ti val, Nerin mio bello,</l>
<l>Per lei perdere il cervello?</l>
<l>Che ti giova un cor fedele,</l>
<l>Un cor dolce, un cor di mèle?</l>
<l>Che ti giova aver beltà,</l>
<l>Aver garbo e civiltà?</l>
<l>Cotai merti fur prezzati</l>
<l>Dalle belle ai tempi andati:</l>
<l>Or non so per qual destino</l>
<l>Vaglion poco, o mio Nerino;</l>
<l>Ed usanze perigliose</l>
<l>Son di tutte le vezzose</l>
<l>Carezzarti lusingarti</l>
<l>Quando stan per ingannarti:</l>
<l>E Lisetta poi dovrà</l>
<l>Segnalarsi in fedeltà?</l>
<l>Esser bella no non lice</l>
<l>E non esser traditrice.</l>
<l>Ma in quei labbri sì eloquenti</l>
<l>Fansi belli i tradimenti,</l>
<l>Ed acquistan grazia e frode.</l>
<l>Tal maestra d'ammirabili</l>
<l>Rari vezzi inimitabili,</l>
<l>D'ogni cor dolce tormento,</l>
<l>Delle scene alto portento,</l>
<l>Quando parla quando ride,</l>
<l>Sempre piace e sempre uccide</l>
<l>La vispetta la furbetta</l>
<l>Vezzosissima Lisetta.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XV. ALLA SIGNORA CONTESSA ELEONORA CICOGNARI FRA LE PASTORELLE D'ARCADIA ELISSENA PROMETEA, MANDANDOLE LA PRECEDENTE CANZONETTA.</head>
<p><add resp="ed">1777</add>.</p>

<lg><l>Al giusto mio desir mal corrisponde</l>
<l>Questa che sol per te, bella Elissena,</l>
<l>Giovin certa di corde armar mi piacque.</l>
<l>Sperai che un dolce immaginar gentile</l>
<l>Facile mi scendesse entro il pensiero;</l>
<l>Onde cosparsi di castalio mèle,</l>
<l>Degni del genio tuo del tuo sembiante,</l>
<l>Mi piovesser dal labbro i versi amici:</l>
<l>Ma nell'uopo maggior, dir non so come,</l>
<l>Nei ripostigli del cerèbro ardente,</l>
<l>Di poetiche forme albergo e regno,</l>
<l>Si confuser tra loro estri e fantasmi,</l>
<l>E minori del troppo arduo subietto</l>
<l>Fuggir smarrite le raccolte idee.</l>
<l>Avvezzo all'ombra d'acidalii mirti</l>
<l>Cantar d'amore, ed alle selve il nome</l>
<l>Insegnar della bella, ahi! non più mia</l>
<l>Cruda Amarilli; non credea giammai</l>
<l>(Folle che io son!) sì perigliosa impresa</l>
<l>Vestir di colti lusinghieri carmi</l>
<l>Quel pellegrino che ti brilla in viso</l>
<l>Di ridente beltà raggio celeste,</l>
<l>E la luce incontrar de' tuoi begli occhi.</l>
<l>Ma qual ragion di maraviglia? Avvolto</l>
<l>In terso di faville ampio torrente</l>
<l>Mal soffre il Sol, che guardo fral nel centro</l>
<l>De' suoi chiari splendori entri sicuro.</l>
<l>Pur; se accoglier vorrai, ninfa vezzosa,</l>
<l>Liberal di un tranquillo almo sorriso,</l>
<l>Talor di un vate rispettoso il canto;</l>
<l>Vedrai dal tuo favor deste e commosse</l>
<l>Su le carte cader pronte le rime,</l>
<l>Che de' vivi tuoi rai vestite e piene</l>
<l>Oltre i pallidi andran gorghi di Lete</l>
<l>A sfidar dell'oblio l'ombra e la notte.</l>
<l>Faran d'Arcadia le foreste armoniche</l>
<l>Eco allora al mio canto; e riverenti</l>
<l>I lauri curveran le argute cime,</l>
<l>Desíosi d'aver tronchi e corteccie</l>
<l>Del chiaro nome d'Elissena impresse.</l>
<l>Crescete, o sacre piante: io d'aurea freccia</l>
<l>Lieto già corro ad aguzzar la punta,</l>
<l>Onde fregiarvi del bramato nome;</l>
<l>Nome splendor dell'eridanie rive,</l>
<l>Nome sempre a me caro, in cui la prima</l>
<l>Parte miglior dell'estro mio s'asconde.</l>
<l>Tu non sprezzarmi intanto, o ninfa, o dea,</l>
<l>Per supremo favor del biondo Apollo</l>
<l>Gli arcadi boschi a rabbellir serbata.</l>
<l>Io pastorel delle parrassie selve</l>
<l>Tutto mi sacro a te: guardami; oscuro</l>
<l>Non è l'allôr che mi circonda il crine;</l>
<l>Ed ignota pei sacri antri di Pindo</l>
<l>Io non soglio portar la cetra al fianco.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XVI. ALLA MEDESIMA, QUANDO RECITÒ LA PARTE DI CLARICE NELLA TRAGICOMMEDIA DI QUESTO NOME.</head>
<p><add resp="ed">1777</add>.</p>

<lg><l>Fiamma gentil dell'anime,</l>
<l>Periglio d'ogni cor,</l>
<l>Odi, o Clarice, un libero</l>
<l>Di Pindo abitator.</l>
<l>Questa d'avorio e d'ebano</l>
<l>Cetra che un dio mi diè,</l>
<l>Là su quel fresco margine</l>
<l>Io la temprai per te.</l>
<l>Maravigliando taciti</l>
<l>I boschi l'ascoltâr,</l>
<l>E di Lisetta appresero</l>
<l>Il nome a risuonar.</l>
<l>Dal tronco lor le Driadi</l>
<l>Col verde capo uscîr,</l>
<l>E innanzi a te d'invidia</l>
<l>Men belle impallidîr.</l>
<l>Fauni cessaro e satiri</l>
<l>Al suono repentin</l>
<l>Di sdrucciolar sul lubrico</l>
<l>Ghiaccio del rio vicin;</l>
<l>Ed aguzzando attoniti</l>
<l>L'orecchio al mio cantar</l>
<l>Fer plauso, e poi tornarono</l>
<l>Sul rivo a saltellar.</l>
<l>Mentre di tue mirabili</l>
<l>Pupille allo splendor</l>
<l>L'etra d'intorno empieasi</l>
<l>D'insolito chiaror;</l>
<l>E dall'antica e rigida</l>
<l>Fronte scuotendo il gel</l>
<l>Gli olmi stillar parevano</l>
<l>Di rugiadoso mèl.</l>
<l>Tal dalle sue bell'isole</l>
<l>Se a riveder l'april</l>
<l>Vine su la conca lucida</l>
<l>Del mar la dea gentil;</l>
<l>Sciolgono a gara i zefiri</l>
<l>Dalla collina il vol;</l>
<l>Ridono i mirti, e smaltasi</l>
<l>Di fior leggiadri il suol;</l>
<l>Ella si allegra; e il placido</l>
<l>Girando occhio divin</l>
<l>Odor d'ambrosia e balsamo</l>
<l>Sparge dall'aureo crin.</l>
<l>Ma perchè mai, bellissima,</l>
<l>Il tuo gioir sparì?</l>
<l>E perchè tanto in lagrime</l>
<l>Ti struggi in questo dì?</l>
<l>Que' tuoi begli occhi fulgidi,</l>
<l>Dolce albergo d'amor,</l>
<l>In fonti si conversero</l>
<l>Di pianto e di dolor.</l>
<l>Quei labbri, che soleansi</l>
<l>Di riso in pria vestir,</l>
<l>Ohimè, di lunghi or suonano</l>
<l>Singulti e di sospir.</l>
<l>La fallace l'instabile</l>
<l>Lisetta or dove andò?</l>
<l>Sparve la scena ignobile,</l>
<l>E in altra si cangiò.</l>
<l>Qui le scherzanti Grazie</l>
<l>Condur Talìa non sa,</l>
<l>Non tradimenti o immagini</l>
<l>Di varia infedeltà.</l>
<l>Ma per dolce dell'anime</l>
<l>Amabile terror</l>
<l>I palchi empie Melpomene</l>
<l>Di lugubre squallor.</l>
<l>Aura feral che mormori</l>
<l>Sì dolente fra te</l>
<l>E vien in tuon patetico</l>
<l>A sospirar con me;</l>
<l>Ferma quel roco sibilo</l>
<l>Che l'alma mia ferì,</l>
<l>E di Clarice i gemiti</l>
<l>Non mi turbar così.</l>
<l>Parla, infelice: il fremere</l>
<l>Del vento si chetò.</l>
<l>Parla: a stato sì flebile</l>
<l>Qual colpa ti dannò?</l>
<l>— Son rea, perchè quest'anima</l>
<l>Arse d'un giusto amor:</l>
<l>Son rea, perchè fu tenero</l>
<l>A un fido amante il cor. —</l>
<l>Cielo, che dènno attendere</l>
<l>Le ingrate alme da te,</l>
<l>Se questa d'un magnanimo</l>
<l>Affetto è la mercè?</l>
<l>Plácati alfin: sì misera</l>
<l>Non sia tanta beltà:</l>
<l>Essa è tuo don: l'offenderla</l>
<l>È troppa crudeltà.</l>
<l>Ohimè!, che indarno io pregoti</l>
<l>Pietoso, o donna, il ciel:</l>
<l>Egli non m'ode; e aggràvati</l>
<l>Il destino crudel.</l>
<l>Tutto ei ti tolse instabile:</l>
<l>E solo ti restò</l>
<l>Quella virtù che i palpiti</l>
<l>Del cor non secondò.</l>
<l>Tu piangi, è ver: ma debole</l>
<l>Il pianto tuo non è,</l>
<l>Se amor di madre esprimerlo</l>
<l>Dagli occhi tuoi potè.</l>
<l>Veder, delle tue viscere</l>
<l>Prima e miglior metà,</l>
<l>Teco il tuo figlio squallido</l>
<l>Perdura povertà<gap/></l>
<l>Rende il feral spettacolo</l>
<l>Sì giusto il tuo dolor,</l>
<l>Che trar d'alpina selice</l>
<l>Potrebbe il pianto ancor.</l>
<l>Pur fra cotante lagrime</l>
<l>Sei bella ancor così:</l>
<l>Ma quanto, ohimè, dissimile</l>
<l>Da quel che fosti un dì.</l>
<l>Lo stuol leggiadro e candido</l>
<l>De' Silfi tuoi dov'è?</l>
<l>Ahi, che smarriti e queruli</l>
<l>Or piangono con te;</l>
<l>Piangon l'amara istoria</l>
<l>Del tuo fato crudel,</l>
<l>Sordo chiamando e barbaro</l>
<l>Con gl'innocenti il ciel;</l>
<l>Piangon l'indegno eccidio</l>
<l>De' vezzi, ahi rio destin,</l>
<l>Ed il fatal disordine</l>
<l>Del tuo dorato crin.</l>
<l>Ei delle varie e tremole</l>
<l>Sue piume si spogliò,</l>
<l>E delle guance squallide</l>
<l>La doglia accompagnò.</l>
<l>Di Silfi nuda e vedova</l>
<l>Resta la faccia e il sen;</l>
<l>Di Silfi inconsolabili</l>
<l>L'aere dolente è pien.</l>
<l>Parte il parlar coi gemiti</l>
<l>Interrompendo va,</l>
<l>Parte coll'ale copresi</l>
<l>Il volto per pietà:</l>
<l>Qual lascia il pianto pioversi</l>
<l>Sul petto alabastrin,</l>
<l>Qual sulle ciglie asciugalo</l>
<l>Con bianco pannolin.</l>
<l>Tali d'intorno a Venere</l>
<l>Pianser gli Amori un dì,</l>
<l>Quando in Adon l'orribile</l>
<l>Cinghiale incrudelì:</l>
<l>Essa nel fianco tenero</l>
<l>La piaga gli cercò;</l>
<l>La vide; e freddo esanime</l>
<l>Il cor le si gelò:</l>
<l>Tre volte incerta e pallida</l>
<l>Diè segno di cader,</l>
<l>Tre volte all'uopo accorsero</l>
<l>I pargoletti arcier;</l>
<l>Alfin svenuta immobile</l>
<l>Giacque tra l'erba e i fior:</l>
<l>Meste qua e là tremarono</l>
<l>Le selve al suo dolor,</l>
<l>E le colombe e i passeri</l>
<l>Che il carro suo guidâr,</l>
<l>La prima volta udironsi</l>
<l>Gemere e singhiozzar.</l>
<l>Oh mali, oh scene tragiche</l>
<l>Ove in dolce amistà</l>
<l>Sospirando passeggiano</l>
<l>L'orrore e la pietà!</l>
<l>Chi può mirarvi e ascondere</l>
<l>Un cor sì duro in sen,</l>
<l>Che nieghi gli occhi aspergere</l>
<l>Di poche stille almen?</l>
<l>Io no: molle e pieghevole</l>
<l>Delle belle al penar</l>
<l>I vati han l'alma e facile</l>
<l>Il pianto a secondar.</l>
<l>Tel dica il tristo e lugubre</l>
<l>Canto che in questo dì</l>
<l>In tronco suon difficile</l>
<l>Dalla mia cetra uscì;</l>
<l>O chiaro incomparabile</l>
<l>D'illustri scene onor,</l>
<l>Meglio di cui non plorano</l>
<l>Le Grazie e il dio d'amor.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XVII. NUOVO AMORE.</head>
<p><add resp="ed">1777</add>.</p>

<lg><l>Era ormai già scorso un anno,</l>
<l>Che il mio cor riposo avea</l>
<l>Dai tormenti del tiranno</l>
<l>Garzoncel di Citeréa.</l>
<l>Libertà di pace amica</l>
<l>In gentil faccia serena</l>
<l>Sciolta e rotta avea l'antica</l>
<l>Amorosa mia catena:</l>
<l>E adunando a sè gli sparsi</l>
<l>Multiformi erranti affetti,</l>
<l>Tutti alfine ritirarsi</l>
<l>Nel mio sen gli avea costretti;</l>
<l>Tranne alcun che per follía</l>
<l>Dietro al viso e alle pupille</l>
<l>Qualche volta sen fuggía</l>
<l>Della candida Amarille.</l>
<l>Quindi io l'arte dei sospiri</l>
<l>Tutta omai smarrita avea,</l>
<l>E d'amore ai bei deliri</l>
<l>Ritornar più non sapea.</l>
<l>La mia cetra, in Pindo avezza</l>
<l>Delle ninfe più vezzose</l>
<l>A cantar la gentilezza</l>
<l>E mill'altre belle cose,</l>
<l>Pendea a un tronco derelitta</l>
<l>D'armonía, d'onor già priva;</l>
<l>E l'Inerzia zitta zitta</l>
<l>Dentro ascosa vi dormiva.</l>
<l>Ma il figliuol dell'aurea Venere,</l>
<l>Ch'ognor strugge alla sua face</l>
<l>De'poeti l'alme tenere</l>
<l>Nè giammai le lascia in pace,</l>
<l>Dalla benda c'ha sul ciglio</l>
<l>Fuori un giorno il guardo mise;</l>
<l>E in cert'aria di periglio</l>
<l>Biecamente in me l'affise.</l>
<l>Non men dentro che di fuore</l>
<l>Mi squadrò coll'occhio acuto;</l>
<l>Vide starsi in ozio il core</l>
<l>Già di ghiaccio divenuto;</l>
<l>Un per uno i miei nascosi</l>
<l>Vari affetti esaminò;</l>
<l>Duri tutti e rugginosi,</l>
<l>Tutti inerti li trovò.</l>
<l>Arse il nume allor di sdegno</l>
<l>Più di quel ch'io possa dirti:</l>
<l>Arse l'aria; e d'ira in segno</l>
<l>S'agitaro i sacri mirti.</l>
<l>Poi, qual uom che via cercando</l>
<l>Di compir le sue vendette</l>
<l>Per le strade va girando</l>
<l>Più secrete e men sospette;</l>
<l>Là 've d'acque onusto e grosso</l>
<l>Il Lamon col corno incalza</l>
<l>Il bel ponte che sul dosso</l>
<l>Le due torri al cielo innalza,</l>
<l>Entro un chiostro di ciarliere</l>
<l>Solitarie monachelle,</l>
<l>Ch'ognor stan su l'uscio a bere</l>
<l>Del bel mondo le novelle,</l>
<l>Cheto cheto Amor celosse</l>
<l>Meditando un tradimento.</l>
<l>Nè stupir che ardito ei fosse</l>
<l>D'appiattarsi colà drento.</l>
<l>Anche in mezzo a sacre mura</l>
<l>Ei di freccia a trar si pone,</l>
<l>Nè si piglia più paura</l>
<l>Di salteri e di corone.</l>
<l>Veli e bende spesso assetta</l>
<l>Alle vergini romite,</l>
<l>Chè non son <emph>moda</emph> e <emph>toletta</emph></l>
<l>Or dai chiostri più sbandite.</l>
<l>Sta lontan dalle vegliarde</l>
<l>Che lo guardano in cagnesco;</l>
<l>Ma nel fianco investe ed arde</l>
<l>Quelle poi c'han volto fresco.</l>
<l>Ad ognuna egli provvede</l>
<l>Qualche amabile profano:</l>
<l>Mette lor, se l'uopo il chiede,</l>
<l>Penna e carta nella mano.</l>
<l>Di piacer con lor favella,</l>
<l>Di diletti e vanità,</l>
<l>Invocando invan la bella</l>
<l>Già perduta libertà.</l>
<l>Fra li salmi e le novene</l>
<l>Temerario il naso ficca,</l>
<l>Ed a tutte su le schiene</l>
<l>La tristezza e il tedio appicca.</l>
<l>Va con esse al letto, e dorme</l>
<l>Dolci sonni lusinghieri:</l>
<l>Poi scompiglia in varie forme</l>
<l>I pudichi lor pensieri,</l>
<l>Che languenti e smorti in faccia</l>
<l>Fuggon via, quai calabroni</l>
<l>Che il villan col foco scaccia</l>
<l>Dagli antichi covaccioni.</l>
<l>Alla cella al refettorio</l>
<l>Al giardino all'orto al coro</l>
<l>Alla porta al parlatorio,</l>
<l>Da per tutto, è Amor con loro.</l>
<l>Colà dunque quell'astuto</l>
<l>Traditor si mise al varco</l>
<l>Dietro all'uscio, e ben acuto</l>
<l>Adattò lo stral su l'arco.</l>
<l>Al medesmo loco intanto,</l>
<l>E quel furbo lo sapea,</l>
<l>Una ninfa prima alquanto</l>
<l>Di lui tratto il piede avea;</l>
<l>Una ninfa, a cui fra l'altre</l>
<l>Del Lamon donzelle amabili</l>
<l>Largì il ciel bellezza e scaltre</l>
<l>Grazie oneste incomparabili.</l>
<l>Ella, assisa sul secondo</l>
<l>Limitar del monastero</l>
<l>Su di cui fatale al mondo</l>
<l>Stride il cardine severo,</l>
<l>D'una tenera e gentile</l>
<l>Sua sirocchia in compagnia</l>
<l>Varie cose in dolce stile</l>
<l>Ragionando con lei gìa.</l>
<l>Mia fortuna o mio peccato</l>
<l>Colà incauto ancor me trasse.</l>
<l>Chi avría detto che in aguato</l>
<l>Ivi il tristo s'occultasse?</l>
<l>Come gli occhi a primo aspetto</l>
<l>In quel volto s'incontraro,</l>
<l>Che quant'era più negletto</l>
<l>Apparía più vago e caro;</l>
<l>Fe' volare Amor le penne</l>
<l>Della freccia; e sì spedita</l>
<l>Fu, che quasi al sen mi venne</l>
<l>Pria del colpo la ferita.</l>
<l>— Poi, vedrem, gridò, se questa</l>
<l>Saprà farti un po' più molle,</l>
<l>E di piaga alta e molesta</l>
<l>Trapassarti le midolle. —</l>
<l>Sì dicendo, dai begli occhi</l>
<l>Di colei che a me s'offria</l>
<l>Fa che un ratto un guardo scocchi</l>
<l>Che del sen prenda la via,</l>
<l>E comincia dolcemente</l>
<l>A cercarmi in petto il core,</l>
<l>Che spogliossi di repente</l>
<l>D'ogni vecchio suo rigore.</l>
<l>Così al soffio d'austro amico</l>
<l>Soglion spesso i duri monti</l>
<l>Liberar dal gelo antico</l>
<l>Le canute alpine fronti.</l>
<l>Al tremor che in sen mi scosse</l>
<l>Nervi e fibre tutte quante,</l>
<l>Come s'urto e assalto fosse</l>
<l>D'aspro foco elettrizzante;</l>
<l>Dall'elastiche cellette</l>
<l>Del cerèbro a mille a mille</l>
<l>Scoppiâr fuori insiem ristrette</l>
<l>Le poetiche faville.</l>
<l>E la cetra, o fosse il vento</l>
<l>Od un nume, ch'io nol so,</l>
<l>Dal suo tronco in quel momento</l>
<l>Due o tre volte s'agitò.</l>
<l>Quando il murmure l'ascosa</l>
<l>Pigra Inerzia allor n'udì,</l>
<l>Dal pertugio frettolosa</l>
<l>Scappò fuori e via fuggì.</l>
<l>Poichè alfin dal peso indegno</l>
<l>Sentì il grembo disgombrarsi;</l>
<l>Cominciò l'arguto legno</l>
<l>Tosto all'aria a dondolarsi,</l>
<l>E con certo mormorío</l>
<l>Sibilando piano piano</l>
<l>Parea dir che avea desío</l>
<l>Di venirmi nella mano.</l>
<l>Diedi a pena a lui di piglio</l>
<l>E il toccai, che allegri e snelli</l>
<l>Dal lor tacito coviglio</l>
<l>Sbucâr Fauni e Satirelli.</l>
<l>In udir le laudi intorno</l>
<l>Risuonar di questa bella</l>
<l>Dai pastor nomata un giorno</l>
<l>La vezzosa Toscanella,</l>
<l>Plauser tutti; e vergognose</l>
<l>L'altre ninfe si celarono,</l>
<l>Che men vaghe e graziose</l>
<l>Al confronto si mirarono.</l>
<l>Io non posso a parte a parte,</l>
<l>Come al merto si conviene,</l>
<l>Di costei spiegarti in carte</l>
<l>I bei pregi, o mia Climene.</l>
<l>Lungo folto nereggiante</l>
<l>Fiocca il crine, che la moda,</l>
<l>Secondando il bel sembiante,</l>
<l>In più buccole rannoda.</l>
<l>Giusta aperta e ben distesa</l>
<l>È la fronte signorile,</l>
<l>Che al di fuor mostra e palesa</l>
<l>La bell'alma e il cor gentile.</l>
<l>Gli occhi neri, da cui piovere</l>
<l>Vedi un dolce ardente foco,</l>
<l>Son pietosi e lenti a movere,</l>
<l>E fan strage in ogni loco.</l>
<l>Ivi i dardi arroventare</l>
<l>Pria di batterli all'incude</l>
<l>Suol Cupido, e puoi piagare</l>
<l>La Lamonia gioventude.</l>
<l>Ivi ei parla ed eloquenti</l>
<l>Rende i guardi più furtivi;</l>
<l>Ivi ordisce i tradimenti,</l>
<l>E castiga i cuor più schivi.</l>
<l>Un color che alquanto è bruno</l>
<l>Su le guance le si mesce;</l>
<l>Che non porta oltraggio alcuno</l>
<l>Al suo bello, anzi l'accresce:</l>
<l>Tal fra i duri mietitori</l>
<l>È la Dea d'Eleusi ancora,</l>
<l>Tal dell'arme in fra gli orrori</l>
<l>Di Gradivo è pur la suora.</l>
<l>Dolce dolce in giù declina</l>
<l>Il gentil collo tornito,</l>
<l>E sul petto indi confina;</l>
<l>Che in via giusta compartito,</l>
<l>Mollemente, a trar del fiato,</l>
<l>Qual liev'onda or sale or scende,</l>
<l>Come quando il mar calmato</l>
<l>Placid'aura increspa e fende.</l>
<l>Nodo e vena non eccede</l>
<l>Su la liscia sottil mano,</l>
<l>Che li baci aspetta e chiede</l>
<l>Mille miglia da lontano.</l>
<l>Disinvolta agile e franca</l>
<l>Tutta è poscia nella vita,</l>
<l>Sì che par che dentro all'anca</l>
<l>Abbia zolfo e calamita.</l>
<l>Ma tai pregi e che son mai,</l>
<l>Se alla bocca io li pareggio,</l>
<l>Ove Amore ed i più gai</l>
<l>Suoi fratelli han posto il seggio?</l>
<l>Cede a lei la fronte il ciglio</l>
<l>E la guancia e ogni altra cosa,</l>
<l>Come il fior giacinto e il giglio</l>
<l>Di beltà cede alla rosa.</l>
<l>Questo labbro delicato,</l>
<l>Questo labbro così bello,</l>
<l>Non pensar che travagliato</l>
<l>Sia degli altri in sul modello.</l>
<l>La natura industre e saggia</l>
<l>D'una stampa al mondo il diede</l>
<l>Che tra noi su questa spiaggia</l>
<l>Rado in uso andar si vede.</l>
<l>Essa, il dì che finalmente</l>
<l>Di formarlo destinò,</l>
<l>Per far l'opra più eccellente,</l>
<l>In soccorso Amor chiamò.</l>
<l>Nel materno almo boschetto</l>
<l>Corse allor di Pafo e Gnido</l>
<l>A raccogliere un vasetto</l>
<l>D'aurei favi il buon Cupido:</l>
<l>E, deposte l'armi usate,</l>
<l>Colle mani sue divine</l>
<l>Lo stillò su queste amate</l>
<l>Vaghe labbra porporine.</l>
<l>Quindi è poi che tutto mele</l>
<l>Escon fuori i gravi accenti,</l>
<l>Che far molle il cor crudele</l>
<l>Potrían d'orsi e di serpenti.</l>
<l>Quindi è poi che di là sfuggono</l>
<l>Tante amabili graziette,</l>
<l>Tanti vezzi che ti struggono,</l>
<l>Tante dolci parolette.</l>
<l>Io che in petto ho un cuor nascosto</l>
<l>Più solubil della neve</l>
<l>Che su l'alpi il sol d'agosto</l>
<l>Co' suoi raggi investe e beve,</l>
<l>Puoi pensarti, o mia Climene,</l>
<l>S'or mi trovo a mal ridotto,</l>
<l>Se del foco ho nelle vene,</l>
<l>Se d'amor son arso e cotto.</l>
<l>Nè prestar poss'io conforto</l>
<l>All'ardor che mi distrugge;</l>
<l>Chè la cruda mi vuol morto,</l>
<l>E davanti ognor mi fugge.</l>
<l>Ferma, o ninfa mia vezzosa,</l>
<l>Per pietà deh ferma il piè!</l>
<l>E cotanto frettolosa</l>
<l>Non fuggir lungi da me.</l>
<l>O pur fuggi agli occhi miei</l>
<l>In quel modo che ritrose</l>
<l>Il soffiar de' venticei</l>
<l>Talor fuggono le rose;</l>
<l>Che piegandosi da un lato</l>
<l>L'urto sembrano schivarne,</l>
<l>Ma di poi col capo alzato</l>
<l>Vanno i baci ad incontrarne.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XVIII. ALL'INCOMPARABILE CLIMENE TEUTONICA P. A. MANDANDOLE LA PRECEDENTE CANZONETTA.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>O Climene, o primo onore</l>
<l>Del real populeo fiume,</l>
<l>Mio presidio, e dolce amore</l>
<l>Del cetrato intonso nume:</l>
<l>Se la bella alma Salute</l>
<l>Da Esculapio omai stancata,</l>
<l>Di fresch'erbe sconosciute</l>
<l>L'aureo crine inghirlandata,</l>
<l>Di Cocito al tenebroso</l>
<l>Cupo regno alfin cacciò</l>
<l>Quel malor che sì oltraggioso</l>
<l>Le tue guance scolorò;</l>
<l>E chiamando in lieto aspetto</l>
<l>Le tranquille ore di pria,</l>
<l>Te le guida appresso il letto</l>
<l>A tenerti compagnia:</l>
<l>Porgi orecchio ai versi un poco</l>
<l>Che il tuo vate a cantar prese</l>
<l>Per temprar d'amore il foco</l>
<l>Che un bel volto in sen gli accese.</l>
<l>Altre volte in Pindo i miei</l>
<l>Casi acerbi udir volesti;</l>
<l>E, pietosa come sei,</l>
<l>Del mio mal cordoglio avesti.</l>
<l>Dritto è dunque ch'io ti canti</l>
<l>Le novelle mie sconfitte</l>
<l>Non ancor su i lauri amanti</l>
<l>D'Elicona incise e scritte.</l>
<l>Mentre io canto, al tuo Camillo</l>
<l>Dal gran Tebro arrechi Imene</l>
<l>Su l'Eridano tranquillo</l>
<l>Le soavi sue catene;</l>
<l>E alla mia Ferrara in grembo</l>
<l>Di felici ascosi eventi</l>
<l>Versi Giove un largo nembo:</l>
<l>Ma tu siedi intanto, e senti.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XIX. AD UN AMICO CHE PRENDEVA MOGLIE.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>— Mancano precipizi e rupi alpestri?</l>
<l>Manca un ferro, un veleno, onde tu pêra?</l>
<l>Mancano travi, mancano capestri,</l>
<l>S'hai desío d'una morte infame e nera,</l>
<l>Senza che debba sconsigliato e stolto</l>
<l>Cercar per manigoldo una mogliera? —</l>
<l>Così all'amico Postumo rivolto</l>
<l>L'ingiurioso Giovenal dicea,</l>
<l>Sul sesso imbelle rabbuffando il volto:</l>
<l>E nel fiele di rabbia licambea,</l>
<l>Detestando il talento femminile,</l>
<l>Lo stil pungente e i detti aspri tingea.</l>
<l>Saggio garzon, che al fianco una gentile</l>
<l>Donzelletta ti vedi, in cui non falle</l>
<l>L'amabile sembianza e signorile;</l>
<l>Degg'io l'acre menarti su le spalle</l>
<l>Del poeta d'Aquin verga severa,</l>
<l>Perchè ten vieni d'Imeneo sul calle?</l>
<l>Sarà forse ogni donna una pantera,</l>
<l>Una tigre di selve erimantèe,</l>
<l>O qualch'altra più truce ingorda fiera?</l>
<l>Saranno tutte Erifili e Medèe,</l>
<l>O di quelle peggior che nel crivello</l>
<l>Son dannate a portar l'onde letèe?</l>
<l>Saran tutte degli uomini il flagello,</l>
<l>E di colei più crude e discortesi</l>
<l>Che vuotò un giorno Orlando di cervello?</l>
<l>Greche o latine, tartare o francesi,</l>
<l>Io credo che la stampa non sia rotta</l>
<l>Delle donne adorabili e cortesi.</l>
<l>Le ingentilisce Amor quando le scotta,</l>
<l>Onde tutte ad Amor spinte ne vanno</l>
<l>Per forte attrazion non interrotta;</l>
<l>Tal negli effetti, che, s'io non m'inganno,</l>
<l>Nè su la terra nè tra gli astri erranti</l>
<l>Più possente trovolla il gran Britanno.</l>
<l>Amor vince ogni cosa; e i cuori amanti</l>
<l>Spoglia d'ogni più indocile austerezza,</l>
<l>Sian cannibali o traci o garamanti.</l>
<l>Egli per tutto si ravvolge; e sprezza</l>
<l>Ogni riparo; e variando toglie</l>
<l>Alle cose create la rozzezza.</l>
<l>Egli i corpi congiunge e li raccoglie,</l>
<l>E moto e aspetto alla materia inspira,</l>
<l>E le forme seguaci agita e scioglie.</l>
<l>D'ogni belva crudel la rabbia e l'ira</l>
<l>Si cangia in mansueta tolleranza,</l>
<l>Se i fianchi Amor le stimola e martìra.</l>
<l>Per lui preser gli dèi nuova sembianza,</l>
<l>E spesso in varia faccia a noi sen venne</l>
<l>Giove calando dall'eterea stanza.</l>
<l>Or serpe or foco or satiro divenne,</l>
<l>Or si piovve dal ciel cangiato in auro,</l>
<l>Ed or vestì di bianco augel le penne.</l>
<l>E sotto falsa immagine di tauro</l>
<l>Portò per l'onde Europa sbigottita</l>
<l>Sul dorso altero del sì bel tesauro.</l>
<l>Così per mar fu tratta la marrita</l>
<l>Angelica in deserta atra caverna</l>
<l>Per incanto infernal dell'eremita.</l>
<l>Amor didiè norma ai cieli; Amor governa</l>
<l>Il non mutabil corso e la secreta</l>
<l>Dei lucid'astri consonanza eterna.</l>
<l>Le ritrose comete ei frena, e vieta</l>
<l>Che nel passar dell'infocate chiome</l>
<l>La terra avvampi ed il lunar pianeta,</l>
<l>Dall'alto ei piove la sua forza; e come</l>
<l>Più aggrada al suo talento, in su le stelle</l>
<l>Incide e segna degli amanti il nome.</l>
<l>Ed anche il vostro di sua mano in quelle</l>
<l>Avea già scritto, e il nodo aureo formato</l>
<l>Che insiem dovea legarvi, anime belle.</l>
<l>Oh soave d'amor nodo beato!</l>
<l>Oh sorte! oh dolce talamo alle sole</l>
<l>Opre tranquillo del piacer serbato!</l>
<l>Datemi a piena man rose e viole,</l>
<l>Ond'io ne sparga la romita sponda</l>
<l>Pria che tramonti in occidente il sole.</l>
<l>Scinta la zona, e agli omeri la bionda</l>
<l>Crespa chioma lasciata, ed in sembianza</l>
<l>Or tinta di pallore or rubiconda,</l>
<l>Deh qua scenda dal ciel a far sua stanza</l>
<l>L'alma Feconditade, ed abbia a lato</l>
<l>Di leggiadri figliuoli bella ordinanza!</l>
<l>Ma chi fia che a' tuoi sguardi offra schierato</l>
<l>Lo stuol dell'alme elette a mano a mano,</l>
<l>Che dal tuo fianco vorrà trarre il fato?</l>
<l>Morto è Maron che spinse il pio Troiano</l>
<l>Nell'Eliso a veder col padre amante</l>
<l>Gli eroi che il ciel serbava al suol romano.</l>
<l>Morto è il mio vate che molt'anni avante</l>
<l>Disegnò nella grotta di Merlino</l>
<l>I futuri nepoti a Bradamante.</l>
<l>Deh chi guida me ancor dell'indovino</l>
<l>Mago a saper nella marmorea buca</l>
<l>I figli che a te pur serba il destino!</l>
<l>Laggiù senza consiglio e senza duca</l>
<l>Capriccioso discende il mio pensiero,</l>
<l>E nell'atra caverna ecco s'imbuca.</l>
<l>Ei brancolando per quell'antro nero</l>
<l>Va colla man davanti, e passo passo</l>
<l>Vien tentando il difficile sentiero.</l>
<l>Col capo innoltra rannicchiato e basso,</l>
<l>Che teme urtar la soprapposta volta</l>
<l>Dell'incavato cavernoso sasso.</l>
<l>E per quell'ombra spaventosa e folta</l>
<l>Pien di paura sente delle bisce</l>
<l>Lo striscio e il fischio ovunque si rivolta.</l>
<l>Or l'arresta uno sterpo, or lo ferisce</l>
<l>La permalosa urtica ed il pungente</l>
<l>Spino ch'ivi rigermina e fiorisce.</l>
<l>Misero! uscir vorrebbe; e già si pente</l>
<l>D'aver presa la via: pur dalla fossa</l>
<l>Senza danno si sbriga finalmente.</l>
<l>E giunto ove di rai l'aria è percossa</l>
<l>Dal chiaror della pietra, che raccoglie</l>
<l>Nel grembo di Merlin l'anima e l'ossa;</l>
<l>Tre volte adora le sacrate spoglie,</l>
<l>Gira tre volte intorno alla grand'arca,</l>
<l>E riverente il favellar discioglie.</l>
<l>— Se il fatidico spirto ancor non varca,</l>
<l>O gran profeta, a Stige, ove per l'onde</l>
<l>Spinge Caron l'affumicata barca;</l>
<l>Se la tua voce in quest'orror s'asconde,</l>
<l>E le passate e le future cose</l>
<l>A chi le dimandò sempre risponde;</l>
<l>Appagami, per dio, le curiose</l>
<l>Mie brame che quaggiù cercando vanno</l>
<l>Di due amanti le sorti avventurose.</l>
<l>Dimmi, nè ti sdegnar, quanti saranno</l>
<l>E di che genio e di che volto i figli</l>
<l>Che dagli sposi miei nascer dovranno.</l>
<l>Aravvene nessun che rassomigli</l>
<l>Il genitore o pur la genitrice,</l>
<l>E che mogliera o pur marito pigli?</l>
<l>Andrà nessuno a qualche erma pendice</l>
<l>Vestito d'un cappuccio o d'una tonica</l>
<l>Per mangiar qualche insipida radice?</l>
<l>Saravvi tal cui piaccia una canonica,</l>
<l>Piaccia grande la cappa, ampia la cherica,</l>
<l>Breve il salmo e l'antifona laconica?</l>
<l>Saravvi tal che navighi all'America,</l>
<l>E sino a Truffia e Buffia si sospinga,</l>
<l>Sol per vedere se la terra è sferica?</l>
<l>Saravvi tal che scimitarra cinga,</l>
<l>E fra tamburi timpani e trombette</l>
<l>Di barbarico sangue la dipinga?</l>
<l>Le bocche lor saranno larghe o strette?</l>
<l>Ed essi porteranno il volto raso,</l>
<l>O i labbri copriran con le basette?</l>
<l>Ottuso avranno ovver acuto il naso?</l>
<l>Avranno il guardo affabile o severo,</l>
<l>Purchè senz'occhi non gli stampi il caso?</l>
<l>Il ciglio sarà biondo o sarà nero?</l>
<l>La fronte spaziosa o pur angusta?</l>
<l>Il portamento grave o pur leggiero?</l>
<l>La carne ben succosa o ben adusta?</l>
<l>E gli ossi molto lunghi o molto corti?</l>
<l>E la persona debile o robusta?</l>
<l>Saranno quadri o tondi? dritti o storti?</l>
<l>Vivran molt'anni e molti, o presto a cena</l>
<l>Gozzovigliar faranni i beccamorti? —</l>
<l>Qui ferma i preghi e le parole a pena,</l>
<l>Che dopo un sordo bulicar profondo</l>
<l>Quel vivo spirto dentro si dimena:</l>
<l>— E tu, grida, chi sei che in questo fondo</l>
<l>Vieni adesso a turbar l'altrui riposo?</l>
<l>All'inchieste de' pazzi io non rispondo. —</l>
<l>A cotai detti il mio pensier stizzoso</l>
<l>Drizzandosi deluso ad altra mèta</l>
<l>Abbandona lo speco tenebroso.</l>
<l>E s'ode per la cieca aria secreta</l>
<l>Con ira e con bestemmie acerbe e crebre</l>
<l>Maledir la spelonca ed il profeta.</l>
<l>E pria d'uscir dall'orride latèbre</l>
<l>Dà di piglio alla lampada dell'ara</l>
<l>Per scacciarsi davanti le tenèbre.</l>
<l>Poichè il lume la via fosca rischiara,</l>
<l>Sopra una porta oval che nell'ingresso</l>
<l>Non è di spazio e di passaggio avara,</l>
<l>Entro un gran buco di quel muro fesso</l>
<l>Dà degli occhi in un libro a lui vicino,</l>
<l>Che forse non a caso ivi fu messo.</l>
<l>— Questo, disse tra sè, s'io l'indovino,</l>
<l>Sarà un libro d'incanti; e sarà quello</l>
<l>Che un giorno usò l'incantator Merlino. —</l>
<l>Onde già toco da desir novello</l>
<l>Di far qualche incantesimo in disparte,</l>
<l>Per levarlo la man stende bel bello.</l>
<l>Ma sente un cupo brontolar di carte,</l>
<l>Ch'esce dal mezzo del volume e cria</l>
<l>Un impeto che l'apre in doppia parte;</l>
<l>E grida: — Io non son libro di magia</l>
<l>E non insegno l'arte del demonio,</l>
<l>Ma sono un libro di teologia.</l>
<l>Non son di San Gregorio o Sant'Antonio,</l>
<l>Ma d'un ottimo frate cristiano,</l>
<l>E, son, se vuoi, S<gap/></l>
<l>Leggimi, e indietro non tirar la mano;</l>
<l>Chè libro tal per la gentil famiglia</l>
<l>Del santo Imene non fu scritto in vano. —</l>
<l>Stupisce l'altro, e ben si maraviglia</l>
<l>Che un libro parli in una grotta interna;</l>
<l>E di leggere alfin si riconsiglia.</l>
<l>Quindi a terra depone la lanterna,</l>
<l>E in giù colla persona ripiegato</l>
<l>Illumina le carte e la caverna.</l>
<l>Legge e rilegge con muso aggrinzato</l>
<l>Quanto contiene di bizzarro il testo</l>
<l>Di quel volume lacero e tarlato.</l>
<l>Ma lo scritto è sì infame e disonesto,</l>
<l>Ch'ei spesso il volto per vergogna rosso</l>
<l>Si copre con la man, tanto è modesto.</l>
<l>Io vorrei dirlo e dirtelo non posso:</l>
<l>Ma ben puoi fare il tuo desir satollo,</l>
<l>Se a leggerlo anderai dentro quel fosso.</l>
<l>Là nel suo nicchio il mio pensier lasciollo,</l>
<l>Quando fu sazio alfin della lettura</l>
<l>Che doler gli fe molto e gli occhi e il collo.</l>
<l>E fuori uscì dalla spelonza oscura,</l>
<l>Tuttor maledicendo il suo viaggio</l>
<l>E più del mago la ripulsa dura.</l>
<l>Or ti par egli un faticar da saggio,</l>
<l>Cercar dell'avvenir gli alti decreti</l>
<l>Ove del vero non balena il raggio;</l>
<l>E in cambio della voce de' profeti,</l>
<l>Trovar chi t'empia il capo di morale</l>
<l>Che non fu fatta mai per i poeti?</l>
<l>Ma se il futuro a lingua egra e mortale</l>
<l>Vaticinar non lice, e il pensier mio</l>
<l>Tanto sublimi non dispiega l'ale;</l>
<l>Sai che dirò? che nella man di Dio</l>
<l>Stan le vite, e se il pugno ei non rallenti,</l>
<l>Trarle quaggiù non speri il tuo desío.</l>
<l>Dirò che l'esser padre ha i suoi tormenti;</l>
<l>E che dall'alto la bontà divina</l>
<l>Schiera d'eletti figli ed innocenti</l>
<l>A un giusto genitor larga destina.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XX. ALL'INCOMPARABILE CLIMENE TEUTONICA AUTONIDE SATURNIANO (V. MONTI).</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Autonide pastor dentro le mute</l>
<l>Di <gap/> rinchiuso orride tane</l>
<l>All'eccelsa Climene invía salute.</l>
<l>Bramo saper se ben filate e sane,</l>
<l>Donna gentil, da che partii, la Parca</l>
<l>Al subbio tuo vital torce le lane;</l>
<l>Se più di lento umor tumida e carca</l>
<l>Va la tua gamba, o se Esculapio o il caso</l>
<l>Alfin gir fálla d'ogni morbo scarca:</l>
<l>Poscia intender desío se tolto e raso</l>
<l>T'hai dalla mente il più fedel poeta</l>
<l>Che per te lauri al crin cinga in Parnaso.</l>
<l>Guardi il ciel che sì in odio all'indiscreta</l>
<l>Fortuna io vegna, che de' mali miei</l>
<l>Tanto ella possa andar superba e lieta.</l>
<l>Sebben, credilo a me, quando costei</l>
<l>Comincia i figli a perseguir d'Apollo</l>
<l>E la mano lor caccia entro i capei,</l>
<l>Mai così presto non si placa: io sollo;</l>
<l>Chè, dal dì che di Pindo in su l'aprica</l>
<l>Balza presi a portar la cetra al collo,</l>
<l>Sempre avversa mi fu sempre nemica,</l>
<l>E l'eliconio colle da per tutto</l>
<l>Mi cosparse di triboli e d'ortica;</l>
<l>Onde non altro poi ne colsi il frutto,</l>
<l>Che molto pentimento e molti affanni,</l>
<l>Poco di laude e molto di costrutto.</l>
<l>Venne per giunta a crescerne i malanni</l>
<l>Quel tristo di Cupido, e col suo foco</l>
<l>Più d'una volta mi fe caldi i panni.</l>
<l>Ben fu propizio al cominciar: ma poco</l>
<l>Conforto ebbe la fiamma in sen concetta;</l>
<l>Chè un satiro, tu il sai, turbommi il gioco.</l>
<l>Qual sarà il ferro la mazza accétta,</l>
<l>Iniquo satiraccio, che t'accoppi,</l>
<l>E unisca alla comun la mia vendetta?</l>
<l>Ma buon per me ch'ora in amor son zoppi</l>
<l>Li desir nostri, e che per le mie labbia</l>
<l>Non è questo il più amaro dei siloppi.</l>
<l>L'esser dannato alla deserta sabbia</l>
<l>D'una spiaggia, di cui già non cred'io</l>
<l>Ch'altra più scelerata al mondo v'abbia;</l>
<l>Oh questo sì è un supplicio, che, per dio,</l>
<l>Arrabbiar fammi e bestemmiar di core</l>
<l>E il destin maledire acerbo e rio.</l>
<l>Fra Sarmati e Getùli o fra l'orrore</l>
<l>Chiuso io non son di pontiche paludi,</l>
<l>Come Nason maestro esul d'amore;</l>
<l>Ma fra genti però sì sconcie e rudi,</l>
<l>Sì ferine d'aspetto e di costumi,</l>
<l>Sì sgarbi e di talenti così crudi,</l>
<l>Che se ben sopra d'esse aguzzi i lumi,</l>
<l>Tu figlie le dirai d'orsi e leoni</l>
<l>O di ghianda pasciute o d'irti dumi.</l>
<l>Se a parte ognuno a contemplar ti poni,</l>
<l>Di volto liberal puoi due contarne;</l>
<l>Che il resto è un brutto stuol di Lestrigoni.</l>
<l>Le donne poi, chè fede io posso farne,</l>
<l>Han le sembianze sì bizzarre e brutte</l>
<l>E così rancia e ruvida la carne,</l>
<l>Che non v'è rischio che giammai corrutte</l>
<l>Sien le caste mie voglie e ch'io le tocchi,</l>
<l>Se fossi peggio ancor di Ferrautte.</l>
<l>Onde adesso men vo di lingua e d'occhi</l>
<l>Sempre modesto, nè timor mi piglio</l>
<l>Che in me Cupido le sue punte scocchi.</l>
<l>Passo i giorni illibati; e come giglio</l>
<l>La coscienza ho bianca; e se volessi,</l>
<l>Non saprei come porla in iscompiglio.</l>
<l>Lunghe le orazion, devoti e spessi</l>
<l>I digiuni: e così fo che s'emende</l>
<l>Ogni grave peccato ch'io commessi.</l>
<l>Sto sempre in casa; e intando, o che s'imprende</l>
<l>A dir dei salmi o che della Madonna</l>
<l>La coroncina dalle man mi pende.</l>
<l>In somma in battagliar mai non s'assonna</l>
<l>Colla carne col mondo e col demonio,</l>
<l>Che dello spirto uman tanto s'indonna.</l>
<l>E ch'altro deggio io far? Forse l'aonio</l>
<l>Plettro in mano recarmi, e dalle corde</l>
<l>Trarne quindi un gentil carme bistonio?</l>
<l>Le Muse al mio pregar avverse e sorde</l>
<l>Van lungi, chè malarsi hanno paura</l>
<l>Su queste sponde pestilenti e lorde:</l>
<l>Fugge da me l'antico estro, e la pura</l>
<l>Sua luce esporre all'aria ei non s'attenta</l>
<l>Per lo timore che diventi oscura:</l>
<l>La bella in somma poesia paventa</l>
<l>Passar per queste bande, ove l'eterno</l>
<l>Gracidar delle rane il ciel tormenta.</l>
<l>Pensa mo adesso in questo nuovo inferno</l>
<l>Qual dall'inerzia sonnacchiosa or fasse</l>
<l>De' miei spirti febèi crudo governo!</l>
<l>Le fibre in capo si allentaro, e casse</l>
<l>D'estro e di forze immaginose e pronte</l>
<l>Divenner più che mai languenti e lasse.</l>
<l>Il lauro mi si è secco in su la fronte,</l>
<l>E par che amara al labbro mio zampilli</l>
<l>L'onda che versa d'Aganippe il fonte.</l>
<l>La cetra, in pria sì dolce, ora di strilli</l>
<l>Un certo suon mi rende, che all'orecchio</l>
<l>Sembra il fregar di chiodi e di lapilli.</l>
<l>Talchè se in questo stato io più m'invecchio,</l>
<l>Indarno a celebrar gli alti imenei</l>
<l>Del marchese Camillo io m'apparecchio.</l>
<l>Apollo, se al tuo soldo i giorni miei</l>
<l>Giammai con laude io spesi, e se fui degno</l>
<l>Di ber tra colti vati ai fonti ascrèi;</l>
<l>Deh, tu conforta il mio depresso ingegno:</l>
<l>Qual lode acquisterai se in tal periglio</l>
<l>Or mi lasci così senza sostegno?</l>
<l>Già tutta de' poeti è in iscompiglio</l>
<l>La santa schiera, e sul canoro monte</l>
<l>Alla cetra qua e là danno di piglio.</l>
<l>Altri corre del molle Anacreonte</l>
<l>La soave a temprar lira amorosa,</l>
<l>Tutto vezzi dal piè sino alla fronte:</l>
<l>Sul letto nuzial l'idalia rosa</l>
<l>Spargon le Grazie intanto, e Amor con loro</l>
<l>La zona virginal scioglie alla sposa.</l>
<l>Altri versa pindarico tesoro</l>
<l>Di carmi che vestiti alla tebana</l>
<l>Scendon veloci su le corde d'oro:</l>
<l>Ed or dipinge in maestà sovrana</l>
<l>Il Po fuor d'acqua infino ai lombi alzato</l>
<l>Che plaude al gran connubio e l'onde appiana:</l>
<l>Ed or sui vanni rapidi portato</l>
<l>Di molt'aura dircea di là dal sole</l>
<l>Franco si spinge a ragionar col Fato:</l>
<l>Nè arresta il suo cammin, finchè non vole</l>
<l>In grembo all'avvenir e a suo talento</l>
<l>Fuor ne tragga l'eletta inclita prole.</l>
<l>O di poetico estro alto portento!</l>
<l>Ecco all'ascrèo profeta i sacri arcani</l>
<l>Del futuro svelarsi in un momento:</l>
<l>Ecco uscir da quell'ombre i ciamberlani,</l>
<l>I gravi senatori, i marescialli,</l>
<l>Gl'invitti colonnelli, i capitani,</l>
<l>Che al fulminar di sciable e di metalli</l>
<l>Di turco sangue un giorno inonderanno</l>
<l>Le fatali alla Tracia ungare valli.</l>
<l>Quindi nobile mostra di sè fanno</l>
<l>Monsignori e arciveschi e quei che Roma</l>
<l>Vestirà un giorno di purpureo panno,</l>
<l>Onde onor cresca al soglio che si noma</l>
<l>Da lui che a Malco con acciar tagliente</l>
<l>L'orecchia allontanar fe da la chioma.</l>
<l>Fuor d'ogni gorgo poi balzan repente</l>
<l>Le glauche ninfe, e con gentil fragore</l>
<l>Laura e Camillo replicar si sente;</l>
<l>E lui de' cavalier dicono il fiore,</l>
<l>E lei per sangue e dolci atti leggiadri</l>
<l>Primo splendor dell'eridanie nuore:</l>
<l>E a te, Climene, che de' tuoi gran padri</l>
<l>Vinci la fama e la virtù, dan vanto</l>
<l>Della più grande fra l'ausonie madri.</l>
<l>Deh che tardi del ciel la reggia intanto</l>
<l>A noi te invidi, eccelsa anima rara,</l>
<l>Nè sì veloce affretti il nostro pianto.</l>
<l>Lungo tempo qui resta; e di Ferrara</l>
<l>E di me tuo poeta in Elicona</l>
<l>Ai caldi voti ad avvezzarti impara.</l>
<l>Sol per te questa cetra in man mi suona:</l>
<l>E finchè questa penderammi al collo,</l>
<l>Tu avrai di carmi lucida corona,</l>
<l>Se al giusto prego non è sordo Apollo.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXI. PER LE NOZZE DELL'ECCELLENZE LORO IL SIG. MARCH. CAMILLO BEVILACQUA E LA SIGNORA DONNA LAURA DE' PRINCIPI ALTIERI CELEBRATE IN LORETO.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Stretto è il nodo, o signor. Dal mar vicino</l>
<l>Il capo sollevò Neréo su l'onde,</l>
<l>E il tuo illustre cantando aureo destino</l>
<l>Fe cheti i flutti per le vie profonde.</l>
<l>— In buon punto, ei sclamò, dal tiberino</l>
<l>Amico ciel con fauste aure seconde</l>
<l>Questa onorata figlia di Quirino</l>
<l>Del Po tu guidi a rallegrar le sponde.</l>
<l>Vanne, coppia beata! un sì bel giorno</l>
<l>Oh di qual luce avventurosa e lieta,</l>
<l>Di qual speme è per te carco ed adorno! —</l>
<l>Tacque: e uscir da spelonca ima e secreta</l>
<l>Glauci e Tritoni, che danzando intorno</l>
<l>Plausero ai detti del marin profeta.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXII. SU LO STESSO ARGOMENTO. A SUA ECCELLENZA LA SIGNORA MARCHESA MARIA MADDALENA TROTTI BEVILACQUA MADRE DELL'ECCELLENTISSIMO SPOSO.</head>

<lg><l>È questo il letto nuzial, che adorno</l>
<l>Di sacre tede il tuo Camillo invita?</l>
<l>Datemi rose e mirti, ond'io d'intorno</l>
<l>Ne sparga la fedel sponda romita.</l>
<l>Qui, sciolta i capei biondi, a far soggiorno</l>
<l>L'aurea sen vien fecondità gradita;</l>
<l>E seco ha l'alme degli eroi che un giorno</l>
<l>Andran dal padre a dimandar la vita.</l>
<l>Nasca la prole: in gelid'urna ascose</l>
<l>Già su gli augùri fortunati e bei</l>
<l>S'allegrano le avite ombre famose.</l>
<l>Nasca; e somigli a te, donna; che sei</l>
<l>L'onor di queste arene avventurose</l>
<l>E l'amor de' mortali e degli dèi.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXIII. AL SIGNOR. N. N. CHE VESTÌ LE DIVISE MILITARI NEL GIORNO STESSO DELLE SUE NOZZE.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Signor, se mentre un bel desío di moglie</l>
<l>Vien nel giovine petto a farsi il nido,</l>
<l>Cingi la spada e le guerresche spoglie</l>
<l>Cavaliero di Marte e di Cupido;</l>
<l>Già non vorrai su l'amorose soglie</l>
<l>Sempre, cred'io, cercar la dea di Gnido,</l>
<l>O caldo gir di marziali voglie</l>
<l>Al par d'un Garamanto e d'un Numido.</l>
<l>Saggio qual sei, di belliche faville</l>
<l>Tempra il pensier colla tranquilla idea</l>
<l>Di due vaghe d'amor care pupille.</l>
<l>Così talvolta ancor Marte scendea</l>
<l>Sazio di guerra alle tracie ville</l>
<l>A riposarsi in grembo a Citerèa.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXIV. PER ADDOTTORAMENTO IN MEDICINA.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Nato è l'uom d'aspri guai scherzo e bersaglio</l>
<l>E al fatal fuso Cloto condannollo.</l>
<l>Spesso a temprar de' mali il rio travaglio</l>
<l>La divina sta pronta arte d'Apollo.</l>
<l>Ma la crudel Necessità col maglio</l>
<l>Vien presto a minacciar l'ultimo crollo:</l>
<l>E quando cada della Morte il taglio,</l>
<l>A tutti inchioda eternamente il collo.</l>
<l>Garzon, s'altro non lice, almen le crude</l>
<l>Forbici indugia dell'ingorda Parca</l>
<l>Costretta a rispettar la tua virtude:</l>
<l>Onde il nero nocchier d'ombre men carca</l>
<l>Talor laggiù per la letèa palude</l>
<l>Spinga col remo la tremenda barca.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXV. A FILLE. L'INFORTUNIO.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Da quel dì che il tuo sembiante</l>
<l>Si fe incontro agli occhi miei,</l>
<l>Da quel dì da quell'istante,</l>
<l>Libertade, oimè!, perdei.</l>
<l>Forza ignota d'alto affetto</l>
<l>Dentro il sen mi penetrò,</l>
<l>Ed il core a mio dispetto</l>
<l>Crudelmente n'involò.</l>
<l>Nè mi valse indosso avere</l>
<l>Certa roba di magia,</l>
<l>Che d'amor l'alto potere</l>
<l>Rende nullo e il caccia via;</l>
<l>Un gran dente del feroce</l>
<l>Can di Pluto, e l'orpimento</l>
<l>E la scorza della noce</l>
<l>Infernal di Benevento,</l>
<l>E la ruta ed il trifoglio</l>
<l>E altre cose di valore</l>
<l>Che portar in tasca io soglio</l>
<l>Contro i mali dell'amore.</l>
<l>Quei begli occhi, quel sorriso</l>
<l>Quel tuo labbro di corallo,</l>
<l>Bella ninfa, avrían conquiso</l>
<l>Anche un core di metallo.</l>
<l>Già d'amor non so lagnarmi,</l>
<l>Che affidato alla virtù</l>
<l>Del tuo volto condannarmi</l>
<l>Volle a tanta servitù.</l>
<l>Aver l'alma e il cor legato</l>
<l>Per cagion sì dolce, è un bene</l>
<l>Senza prezzo; e fortunato</l>
<l>Io vi bacio, o mie catene.</l>
<l>Sol mi spiace e dà tormento</l>
<l>Che il mio amor tu prendi a gioco,</l>
<l>E nè men per complimento</l>
<l>Mi vuoi dir che m'ami un poco.</l>
<l>La mia sorte è sì infelice,</l>
<l>Così meco è amor tiranno,</l>
<l>Che fruir nè pur mi lice</l>
<l>Il piacer d'un grato inganno.</l>
<l>E poi dicesi che tanto</l>
<l>La fortuna a' vati arride,</l>
<l>Che de' carmi il dolce incanto</l>
<l>Delle belle il cor conquide.</l>
<l>Non v'è lauro che le chiome</l>
<l>Alzi in riva al bel Permesso,</l>
<l>Che di Fille il caro nome</l>
<l>Per mia man non porti impresso:</l>
<l>Non vien dì che per la schiva,</l>
<l>Come il cor dentro mi detta,</l>
<l>Io d'amor non canti e scriva</l>
<l>Qualche dolce canzonetta.</l>
<l>Ma con tutto l'Elicona,</l>
<l>Ma con tutto l'Ippocrene,</l>
<l>Fille sempre mi canzona,</l>
<l>E niente mi vuol bene.</l>
<l>Ah! non fora, o Muse, stato</l>
<l>Meglio assai, che a me natura</l>
<l>D'estro invece avesse dato</l>
<l>Più galante la figura?</l>
<l>Che piuttosto che le carte</l>
<l>Di Maron, del cieco acheo,</l>
<l>Mi ponessi la bell'arte</l>
<l>A studiar del cicisbeo?</l>
<l>Certo allor sì infelice</l>
<l>Con le donne io non sarei,</l>
<l>E Licori Aglauro e Nice</l>
<l>Correr dietro mi vedrei.</l>
<l>Ah! se questa è pur la via</l>
<l>Di piacere all'idol mio;</l>
<l>Addio dunque, poesia,</l>
<l>Fonti ascrei, per sempre addio.</l>
<l>Io più vate non sarò,</l>
<l>Giacchè magro è un tal destino;</l>
<l>Ma il mestier comincierò</l>
<l>Di smorfioso damerino.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXVI. A FILLE. LODI DELLA BOCCA DI LEI.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>La tua voce il cor mi tocca.</l>
<l>Perchè render non poss'io</l>
<l>Quel piacere alla tua bocca</l>
<l>Ch'essa desta nel cor mio?</l>
<l>Bocca amabile che sei</l>
<l>La miglior che veda il sole,</l>
<l>Che più ancor de' favi iblei</l>
<l>Dolci mandi le parole;</l>
<l>Ben in terra è fortunato</l>
<l>Chi dappresso ti rimira;</l>
<l>Ben tre volte è più beato</l>
<l>Chi d'amor per te sospira:</l>
<l>Ben tre volte è più felice</l>
<l>Chi udir può la tua dolente</l>
<l>Melodia lusingatrice</l>
<l>Che nell'anima si sente.</l>
<l>Ma frattanto io ben sarei</l>
<l>Mille volte e mille e mille</l>
<l>Più felice degli dèi;</l>
<l>Se, allorquando, o bella Fille,</l>
<l>La tua voce il cor mi tocca,</l>
<l>Render tutto potess'io</l>
<l>Quel piacere alla tua bocca</l>
<l>Ch'essa desta nel cor mio.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXVII.</head>

<lg><l>Questo è il temuto tabernacol santo</l>
<l>Del Dio d'Abramo? o la profana scuola</l>
<l>Di Babilonia, ove in lascivo ammanto</l>
<l>La sozza Idolatria tresca e caròla?</l>
<l>Qui sparge Flora il riso, Adone il pianto</l>
<l>E Cipri l'amator placa e consola:</l>
<l>Qui la Licenza ogni ritegno ha infranto,</l>
<l>E il sacco ricolmò fino alla gola.</l>
<l>Lagrimosa i begli occhi e a fronte bassa</l>
<l>L'Innocenza fuggì; chè incontro a lei</l>
<l>La Colpa alzò le corna e la rimosse.</l>
<l>Che tardi, o giusto Iddio? Sopra costei</l>
<l>Tuona sdegnato, e quella destra abbassa</l>
<l>Che d'Oza il capo e d'Abiron percosse.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXVIII. PER LA RITRATTAZIONE DI GIUSINO FEBBRONIO</head>
<p><add resp="ed"><hi rend="sc">GIOVANNI NICOLA DI HONTEIM</hi>.</add></p>
<p><add resp="ed">1778</add>.</p>

<lg><l>Sei tu, parla, sei tu quel transalpino</l>
<l>Spirto nemico del maggior dei troni,</l>
<l>Che urtasti audace ingegno peregrino</l>
<l>Della sposa di Dio l'alte ragioni?</l>
<l>Dov'è l'arma possente onde tu doni</l>
<l>Speme altrui di più libero dominio,</l>
<l>L'arma che verso i gelidi trioni</l>
<l>Fe Roma dubitar del suo destino?</l>
<l>— La gittai, mi risponde, allor che un lampo</l>
<l>Della luce che in volto arde al gran Pio</l>
<l>L'Alpi trascorse, e m'atterrò sul campo.</l>
<l>Caddi qual Saulo; e or chiari alfin vegg'io,</l>
<l>Rotta la benda che fe agli occhi inciampo,</l>
<l>Che a Pietro non sovrasta altri che Dio. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXIX. PER SAN ROCCO.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Dall'Alpi estreme per orrenda traccia</l>
<l>Fosco di mortal lue nembo si mosse.</l>
<l>Tremar Po e Tebro alla fatal minaccia,</l>
<l>E Appennin tutto per terror si scosse.</l>
<l>Ma tua pietà, campion di Dio, destosse</l>
<l>Pronta ovunque il crudel morbo s'affaccia:</l>
<l>Ella sanò le piaghe e le percosse</l>
<l>Che d'Italia solcavano la faccia:</l>
<l>Mentre immemor del grave aspro periglio,</l>
<l>Sospeso il ferro che l'ancide e strugge,</l>
<l>L'egra natura rasserena il ciglio;</l>
<l>E bieca, a guisa di leon che rugge,</l>
<l>Morte la guata, e dall'adunco artiglio</l>
<l>Getta la falce con dispetto e fugge.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXX. AD AMORE.</head>
<p><add resp="ed">1779</add></p>

<lg><l>Lasciami in pace, Amor. Per lo sentiero</l>
<l>Del ciel tutto non anco</l>
<l>Due volte rinnovò la luna il corno,</l>
<l>Da che dopo il servir d'un lustro intero</l>
<l>Lo spirto infermo e stanco</l>
<l>Fece alla prima libertà ritorno.</l>
<l>De' miei sospiri ancor tepide intorno</l>
<l>Van l'aure, e i piè profondamente impresso</l>
<l>Serbano il solco della tua catena.</l>
<l>Di mia sofferta pena</l>
<l>Fanno ancor fede il rio l'antro il cipresso,</l>
<l>Ove il nome sì spesso</l>
<l>Di lei segnava, che sul fiume u' giacque</l>
<l>L'arso Fetonte a morte mi spingea,</l>
<l>Se del Tevere all'acque</l>
<l>A sottrarmi dall'empia io non correa.</l>
<l>Ahi che la calma del mio cor fu breve!</l>
<l>Si dileguò dal petto,</l>
<l>Come lampo di luce disiata</l>
<l>Che la selva trascorre incerto e lieve,</l>
<l>E il pellegrin soletto</l>
<l>Si duol del raggio passeggiero, e guata.</l>
<l>Perfido Amor, tu all'alma affaticata</l>
<l>Nuovi stenti prepari e nuovi affanni;</l>
<l>E mentre Bacco dai domati Eoi</l>
<l>A seppellir tra noi</l>
<l>Torna del verno fuggitivo i danni,</l>
<l>Tu fai vento coi vanni</l>
<l>Alle fiamme sopite; e una donzella</l>
<l>Di sembianze m'additi alme e celesti,</l>
<l>Che dall'Arno la bella</l>
<l>Sponda latina a innamorar traesti.</l>
<l>Su la neve del collo intatta e viva</l>
<l>Sparsa ell'avea la bruna</l>
<l>Sua chioma, e il capo avvolto in crespi veli.</l>
<l>Dalle vesti il bel seno un poco usciva,</l>
<l>Come candor di luna</l>
<l>Che dalle nubi tremula trapeli.</l>
<l>Dal più puro dei cieli</l>
<l>Io la credea discesa, chè mortale</l>
<l>Già non sembrava; e ponea l'occhio attento</l>
<l>Agli omeri d'argento</l>
<l>A risguardar se vi spuntavan l'ale.</l>
<l>Sua bocca liberale</l>
<l>Di sorrisi era sì gentili e bei,</l>
<l>Di sì soavi angeliche parole,</l>
<l>Che avría per l'aria i rei</l>
<l>Nembi dispersi e in ciel fermato il sole.</l>
<l>Un freddo un foco allor mi corse al core,</l>
<l>Che il piede instupidito</l>
<l>Mi tremò sotto, e il volto scolorossi.</l>
<l>Tentai tre volte palesar l'ardore,</l>
<l>E tre volte smarrito</l>
<l>L'accento ch'era per uscir fermossi.</l>
<l>Ma da secreta intelligenza mossi</l>
<l>Parlaron gli occhi, e con sguardo languente</l>
<l>Emendando il tacer del labbro avaro</l>
<l>L'interno disvelaro</l>
<l>Alla nemica mia stato dolente.</l>
<l>Ella il vide; e repente</l>
<l>Partì, quasi sdegnando la crudele</l>
<l>D'un mortale i sospiri; e certo è degna</l>
<l>Più che Leda e Semèle</l>
<l>Che Giove istesso amante ne divegna.</l>
<l>Partissi; e al corto arnese al portamento</l>
<l>Alle forme imitando</l>
<l>Del primo ciel la cacciatrice diva</l>
<l>Che lascia in dietro men veloce il vento</l>
<l>Cervi e damme stancando</l>
<l>Del volubil Eurota in su la riva,</l>
<l>Fra la baccante gioventù festiva</l>
<l>Della bella progenie di Quirino</l>
<l>Sovra cocchio dorato ella comparve</l>
<l>Girò le luci, e parve</l>
<l>Un paradiso aprir quando vicino</l>
<l>Trasse il volto divino.</l>
<l>Arser l'aure d'intorno, e d'amor tocchi</l>
<l>Volaro a lei da cento palchi i cuori,</l>
<l>Chè scritto era in quegli occhi</l>
<l>— Io son cosa celeste; ognun m'adori. —</l>
<l>Stuol frattanto d'illustri lusinghiere</l>
<l>Alme figlie di Tebro</l>
<l>Per la contrada sopraggiunge e passa,</l>
<l>Tutte legan di bende forastiere</l>
<l>Il crin prolisso e crebro.</l>
<l>E qual greca ti sembra e qual circassa.</l>
<l>La bionda capigliera in giù si lassa</l>
<l>Negligente cader su i bianchi petti,</l>
<l>Bianchi qual fresca neve che in solinga</l>
<l>Rupe il vento sospinga</l>
<l>Quando il gelo imprigiona i ruscelletti.</l>
<l>Volano i zefiretti</l>
<l>A lambir quelle chiome e que' bei volti,</l>
<l>E innamorati li vorrian rapire:</l>
<l>Ma non hanno gli stolti</l>
<l>Del robusto aquilon l'ali e l'ardire.</l>
<l>Pur vista sì leggiadra ed improvvisa</l>
<l>Non d'intero diletto</l>
<l>Potea far dono all'anima meschina;</l>
<l>Ch'essa tutta d'amor vinta e conquisa</l>
<l>In traccia d'altro oggetto</l>
<l>Correa già dal suo corpo pellegrina.</l>
<l>Indarno grida la ragion reina,</l>
<l>E la richiama da sentier sì torto;</l>
<l>Chè la voce alla misera non giunge</l>
<l>Corsa già troppo lunge.</l>
<l>Indarno questa cetra al fianco io porto,</l>
<l>Dolce un tempo conforto</l>
<l>Nei travagli d'amor; chè la possanza</l>
<l>Langue del suono, onde nel cor mi venne</l>
<l>Dolce un tempo speranza</l>
<l>D'alzarmi all'etra su gagliarde penne.</l>
<l>N'è tua la colpa, Amor. Tu in me lentato</l>
<l>Hai l'apollineo spirto,</l>
<l>E la forza ch'io bebbi ai fonti ascrei.</l>
<l>Forse, o crudo, al tuo carro incatenato,</l>
<l>L'allor cangiando in mirto,</l>
<l>Solo i tuoi canterò dardi e trofei?</l>
<l>Non fia: l'aura che vien dalli tarpei</l>
<l>Maestosi dirupi un suon robusto</l>
<l>Mi chiede e degno di romana orecchia,</l>
<l>Or che torna la vecchia</l>
<l>Felice età del fortunato Augusto,</l>
<l>Mercè di lui che al giusto</l>
<l>Forte braccio del provvido Fernando</l>
<l>Commise il fren della difficil Roma,</l>
<l>Perchè nato al comando</l>
<l>E sa porle le mani entro la chioma.</l>
<l>Ve' come per lui tutta ella s'allegra;</l>
<l>E al venerato impero</l>
<l>Piega la fronte al mondo sì temuta;</l>
<l>E nella gloria d'ubbidir rintegra</l>
<l>Il dolce onor primiero</l>
<l>Della vantata libertà perduta.</l>
<l>Ve' come esclama e padre lo saluta</l>
<l>Dovunque passa: ed egli le sorride,</l>
<l>Qual sorride il gran Giove in lieto volto</l>
<l>De' numi al popol folto</l>
<l>Che beato d'intorno a lui s'asside.</l>
<l>L'atro allor non gli stride</l>
<l>Fulmine in pugno, ma gli giace al piede</l>
<l>Dimenticato e freddo; onde secura</l>
<l>La terra esulta, e vede</l>
<l>Di fior vestirsi il colle e la pianura.</l>
<l>Canzon, dal tuo cammin lungi tu vai.</l>
<l>Del magnanimo eroe cui Roma applaude</l>
<l>Dir tutta non potrai</l>
<l>La meritata laude,</l>
<l>Se Amor che l'estro intorbida e confonde</l>
<l>Non mi sgombra la cetra in cui s'asconde.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXXI. A SUA ECCELLENZA MONSIGNOR FERDINANDO SPINELLI, GOVERNATORE DI ROMA.</head>
<p><add resp="ed">1778</add></p>

<lg><l>Questa, che muta or vedi a te davante</l>
<l>Starsi con fronte rispettosa e china,</l>
<l>Questa è, signor, ravvisane il sembiante,</l>
<l>La popolar Licenza tiberina.</l>
<l>Questa è colei, che schiva intollerante</l>
<l>Di Consolar severa disciplina Fa temeraria tante volte e tante Tremar la prisca autorità latina. Tu la freni; e di pace infra i tranquilli</l>
<l>Trionfi or sei del Tebro in su l'arene</l>
<l>Dei Cesari più grande e dei Cammilli;</l>
<l>Chè il frenar di costei l'ira e l'orgoglio</l>
<l>Vanto è maggior che in barbare catene</l>
<l>Trarre i Galli e i Sicambri in Campidoglio.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXXII. SOPRA I DOLORI DI MARIA VERGINE.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Non è questo il Calvario? e non son queste</l>
<l>Le ferali di morte ombre angosciose?</l>
<l>Io sento l'aure taciturne e meste</l>
<l>Gemer tra i cedri e tra le querce annose,</l>
<l>E fin dai fondamenti ultimi e cupi</l>
<l>Commosse introno traballar le rupi.</l>
<l>Oh flebil monte! oh flebili tenèbre!</l>
<l>Qual gelido spavento il cor m'agghiaccia?</l>
<l>Veggo di nube pallida e funèbre</l>
<l>Il sol coprirsi per terror la faccia,</l>
<l>Di mirar ricusando il tuo delitto,</l>
<l>Empia Sionne, e il suo Fattor trafitto.</l>
<l>Egli alfine spirò. Lagrime, uscite</l>
<l>In larga vena ad innondarmi i rai:</l>
<l>E voi balze petrose, ah, non mi dite</l>
<l>Come spirò; ch'io già l'intesi assai:</l>
<l>E tu per poco, o ciel, lascia ch'io veggia</l>
<l>Fra quali oggetti il mesto sguardo ondeggia.</l>
<l>Chi è colei che al duro tronco appresso,</l>
<l>Atteggiata di doglie e smorta in viso,</l>
<l>Immobil stassi al par del tronco istesso,</l>
<l>Con gli occhi volti all'innocente ucciso?</l>
<l>L'ambascia acerba che sul cor trabocca</l>
<l>Ogni accento le tronca in su la bocca.</l>
<l>Al sembiante divin, su cui repente</l>
<l>Si distese un cor pallido e fosco,</l>
<l>Se il giorno incerto al guardo mio non mente,</l>
<l>Misera genitrice, io ti conosco.</l>
<l>Ah, qual ti trovo? Tu non sei più quella</l>
<l>Ch'eri poc'anzi, sì leggiadra e bella.</l>
<l>Dov'è la faccia rilucente e schietta</l>
<l>Qual roseo volto di nascente aurora?</l>
<l>Bianca come la luna, e al pari eletta</l>
<l>Del sol che i colli e le campagne indora?</l>
<l>Sparì, qual raggio nell'orror di notte</l>
<l>Che guizza fra le cieche ombre interrotte.</l>
<l>Così dunque tu sei la fortunata,</l>
<l>La benedetta fra l'ebree donzelle?</l>
<l>Così ten vai di glorie incoronata</l>
<l>Del ciel regina a passeggiar le stelle?</l>
<l>Già dileguossi la tua gioia: e solo</l>
<l>Sei fatta albergo d'amarezza e duolo.</l>
<l>— Verrà la punta d'un acuto acciaro,</l>
<l>Simeon disse, a trapassarti il core:</l>
<l>E tu sarai di lungo pianto amaro</l>
<l>Dotata un giorno e di crudel dolore. —</l>
<l>Ahi, che il presagio per tuo rio tormento</l>
<l>Fu pieno d'un funesto adempimento!</l>
<l>Lidi arenosi dell'estrema Egitto,</l>
<l>Voi la vedeste oppressa di paura</l>
<l>Fuggir col figlio e collo spirto afflitto</l>
<l>In fra il silenzio della notte oscura:</l>
<l>D'ogni fronda il tremar, d'ogni aura il fischio</l>
<l>Moltiplicava alla sua tema il rischio.</l>
<l>Si rallegrò la paretonia riva,</l>
<l>Esultarono i colli, e fuor del fiume</l>
<l>Dall'ignote spelonche il Nilo usciva</l>
<l>Per riverenza all'appressar del nume:</l>
<l>Tacquer d'Iside i sistri e la cortina</l>
<l>Su la novella deità vicina.</l>
<l>Tu intanto, richiamando al tuo pensiero</l>
<l>L'ira d'un re spietato e i tradimenti</l>
<l>Onde sparser di sangue ampio sentiero</l>
<l>Di Betelemme i pargoli innocenti,</l>
<l>Scossa dal tristo immaginato oggetto</l>
<l>Stringervi il figlio inorridita al petto.</l>
<l>Ma che giovò d'un truce empio tiranno</l>
<l>Scampar l'ingordo insidioso artiglio,</l>
<l>E col prezzo crudel di tanto affanno</l>
<l>Fuggitiva salvarti il caro figlio;</l>
<l>S'egli vittima al fin cadèr dovea</l>
<l>Della rabbiosa crudeltà giudea?</l>
<l>Miralo tutto sanguinoso e pesto,</l>
<l>Scarnato i fianchi, illividito e nero.</l>
<l>Ahi, che il grande spettacolo funesto</l>
<l>Fa ribrezzo e paura anche al pensiero!</l>
<l>Questo, o madre, è il tuo figlio? è questo il viso</l>
<l>Già delizia ed amor del paradiso?</l>
<l>Qual avido leon che un agnelletto</l>
<l>Ancide, e lorda le grand'ugne e i denti,</l>
<l>Così l'ebreo perverso e maledetto</l>
<l>Su queste incrudelì membra innocenti.</l>
<l>Povero redentor, povero core,</l>
<l>Quanto ti costa un infinito amore!</l>
<l>Mesta in mirarti la Pietà superna</l>
<l>La mano agli occhi per l'orror si mette:</l>
<l>Sola resiste la Giustizia eterna</l>
<l>Che rovescia su te le sue vendette:</l>
<l>Ma questa è l'ostia che l'ingrata e rea</l>
<l>Umanitade al suo fallir chiedea.</l>
<l>Ecco il serpe di vita; ecco quel sasso</l>
<l>Che Dio spiccò dalla pendice aprica</l>
<l>De' monti eterni, e rotolando abbasso</l>
<l>L'idolo infranse della colpa antica.</l>
<l>Colpa felice e bella, che d'un tanto</l>
<l>Riparatore meritasti il vanto!</l>
<l>Ei vuotò sino al fondo il vaso orrendo</l>
<l>Nel fiele babilonico temprato:</l>
<l>Ed in quel nero calice tremendo</l>
<l>V'era il tossico ancor del mio peccato:</l>
<l>Questo, più che l'altrui, fu il rio veleno</l>
<l>Che l'alma tutta gli sconvolse in seno.</l>
<l>Quell'urto intelligenza alta d'amore</l>
<l>Dal sen del figlio propagò, e sospinse</l>
<l>Spietatamente della madre al core,</l>
<l>Che d'orrore agghiacciossi e si restrinse.</l>
<l>Così alla madre ed al figliuol trafitto</l>
<l>Fu crudele egualmente il mio delitto.</l>
<l>Ed io resisto ancora? e la superba</l>
<l>Fronte ancor alzo a sì lugùbre oggetto?</l>
<l>A me, Vergine, a me la spada acerba</l>
<l>Che a te stridendo si piantò nel petto!</l>
<l>Guarda questo mio cor quanto è orgoglioso,</l>
<l>Quanto ai sospiri e al lagrimar ritroso!</l>
<l>Qui svenarlo io risolvo; e a poco a poco,</l>
<l>Finchè le brame del dolor sien paghe,</l>
<l>Arder lo vuò di caritade al foco,</l>
<l>E poi chiuderlo dentro alle tue piaghe:</l>
<l>Ivi in mezzo alle pene e all'amarezza</l>
<l>Perderà il fasto e la natìa durezza.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXXIII. PER LA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Ohimè le rosee guance! ohimè il bel viso!</l>
<l>Ohimè il guardo, il parlar soave e santo</l>
<l>Che dolcezze spargea di paradiso!</l>
<l>Occhi, piangete il caso amaro: e tanto</l>
<l>Sia forte il lagrimar, che al fin dal ciglio</l>
<l>Esca tutto il mio cor disciolto in pianto.</l>
<l>Il fior de' campi e delle valli il giglio</l>
<l>Da man crudele lacerato e pesto</l>
<l>Languisce: ahi fiero scempio, ahi rio consiglio!</l>
<l>Così dianzi un pensier doglioso e mesto</l>
<l>A pianger m'invitava un Dio pendente</l>
<l>Dal tronco di ferale arbor funesto:</l>
<l>Quindi allo sguardo mi piangea presente</l>
<l>Del Calvario il dirupo orrido e brutto,</l>
<l>E l'ira dell'ebrea turba furente.</l>
<l>Tutto mettea spavento, e dappertutto</l>
<l>Ai gridi al bestemmiar che il cielo assorda</l>
<l>Eco l'aure facean carche di lutto.</l>
<l>Nuda le braccia ed irta il crin, l'ingorda</l>
<l>Crudeltà d'ogn'intorno ivi scorrea,</l>
<l>Del sangue di Gesù fumante e lorda;</l>
<l>E scuoteva il flagello, e respingea</l>
<l>Lungi dal monte la Pietà; che in vano</l>
<l>Piegar quei petti barbari volea.</l>
<l>Dopo molto aggirarsi, essa lontano</l>
<l>Il piè rivolse inorridita, un velo</l>
<l>Facendo ai rai coll'una e l'altra mano;</l>
<l>E pria che al suo signor di morte il tèlo</l>
<l>Il dì troncasse, a dimandar mercede</l>
<l>Sola col suo dolor levossi al cielo.</l>
<l>Colla parte di me che intende e vede</l>
<l>Dietro le tenni, e le dorate porte</l>
<l>Varcai con essa dell'eterea sede.</l>
<l>Ma il cielo, ohimè! lieto non era; e smorte</l>
<l>Gli Angeli della pace avean le gote,</l>
<l>E in pianto amaro le pupille assorte:</l>
<l>Sparse neglette e d'armonía già vuote</l>
<l>Tacean le cetre; e sol s'udìan frequenti</l>
<l>Rotti singulti e sospirose note.</l>
<l>Sollevaron le fronti egre e dolenti</l>
<l>Al venir della dea quei cori eletti,</l>
<l>Sospendendo le lagrime e i lamenti:</l>
<l>E in folta schiera intorno a lei ristretti,</l>
<l>Ma timorosi di funeste cose,</l>
<l>Stettero attenti ad ascoltarne i detti.</l>
<l>Giunta innanzi al gran Padre e l'amorose</l>
<l>Luci in lui fisa, ai gemiti ai sospiri</l>
<l>Mescolando le sue voci affannose,</l>
<l>— Gran Dio, diss'ella, e ancor laggiù non miri</l>
<l>Del tuo figlio lo scempio? e ancor placato</l>
<l>I suoi crudi non t'hanno aspri martìri?</l>
<l>Perchè l'hai fra l'angoscie abbandonato?</l>
<l>E fermo in tuo furor, d'atre saette</l>
<l>Siedi e di lampi rubicondi armato?</l>
<l>Io so ben che sei giusto e che son rette</l>
<l>Le vie che segni, e so qual ostia il lezzo</l>
<l>Dee purgar che irritò l'alte vendette:</l>
<l>Ma col rigore non bilanci il prezzo,</l>
<l>E sei colla pietade ognor lo sdegno</l>
<l>Di tua giustizia a raddolcire avvezzo.</l>
<l>Che più resta a soffrir? in lui ritegno</l>
<l>Non ebbero i tormenti, e fino al fondo</l>
<l>Ei ne bebbe il fatal calice indegno.</l>
<l>Ma di quel sangue prezioso e mondo</l>
<l>Sola una stilla non potea bastare</l>
<l>Le colpe tutte e riscattar del mondo?</l>
<l>Fu pur sangue il sudor che a lui grondare</l>
<l>Fe poc'anzi nell'orto il solo aspetto</l>
<l>Presente all'alma del vicin penare.</l>
<l>Io l'ho visto di funi avvinto e stretto</l>
<l>Strascinato a morir da ingordi cani,</l>
<l>Sangue il viso e la fronte e sangue il petto:</l>
<l>Ed or legato a un sasso ambe le mani,</l>
<l>Di flagelli mirai fiera tempesta</l>
<l>Via strappargli la carne a brani a brani;</l>
<l>Or corona di spine aspre contesta</l>
<l>Forargli il capo, lacerargli i nerbi,</l>
<l>E solcargli di piaghe ampie la testa.</l>
<l>Ahi! che in narrarti i suoi tormenti acerbi</l>
<l>Io rinnovo al mio cor quante ferite</l>
<l>A lui diero quei mostri empi e superbi.</l>
<l>Taccio l'onte gli oltraggi e l'infinite</l>
<l>Ignominie sofferte, e le contrade</l>
<l>Del suo sangue vermiglie e colorite.</l>
<l>Di propria man l'ingrata umanitade</l>
<l>Alfin l'ha fitto in croce, e trionfando</l>
<l>Or s'allegra di tanta indegnitade.</l>
<l>Ah! quel braccio dov'è che un dì volando</l>
<l>Del ciel trattenne al vecchio Abram repente</l>
<l>Il ferro esecutor del tuo comando?</l>
<l>Pel reo dritto non è che l'innocente</l>
<l>Sia punito e perisca; e consentire</l>
<l>Tu nol dêi, che sei giusto e insiem clemente.</l>
<l>Chi chiamarti vorrà nell'avvenire</l>
<l>Dio di pace e d'amor, s'anche il tuo figlio</l>
<l>Tu medesmo così danni a morire?</l>
<l>Ah no! cangia pensier, cangia consiglio:</l>
<l>Guardami; io son che prego. — Avría più detto</l>
<l>Se meno il pianto le piovea dal ciglio:</l>
<l>Abbassò nel finir la fronte al petto,</l>
<l>E ammutì: ma nel mezzo alla mestizia</l>
<l>Parlava ancora il suo dolente aspetto.</l>
<l>Rinnovossi sul ciel lutto e tristizia:</l>
<l>E il favellar della Pietà commosse</l>
<l>Anche il cor dell'eterna alta Giustizia.</l>
<l>Essa amica negli atti in piè rizzosse,</l>
<l>— Io son paga, sclamando; e soddisfatto</l>
<l>Nell'Uomo Dio già il mio rigor placosse.</l>
<l>Ma non è pago Amor: egli l'ha tratto</l>
<l>Al feral varco: inchina il guardo e mira;</l>
<l>Vedil che stassi di ferire in atto.</l>
<l>Ei già l'arco di morte allenta e tira:</l>
<l>Già lo stral sen volò: già chiude i lumi,</l>
<l>Già piega il capo la grand'ostia e spira. —</l>
<l>Sì disse: e al basso riguardaro i numi,</l>
<l>E vider come trionfando Amore</l>
<l>Ferisca, e tutto già di sangue ei fumi.</l>
<l>Allor d'atre procelle e di terrore</l>
<l>L'aria turbossi, e traballò la terra</l>
<l>Scossa da un rumoroso ampio tremore:</l>
<l>Si spezzarono i monti; e di sotterra</l>
<l>In nero ammanto uscîr l'ombre sepolte;</l>
<l>E i venti s'azzuffâr coll'onde in guerra.</l>
<l>Piobbe sangue la luna; e, indietro vòlte</l>
<l>Le spaventate rote, al sole un nembo</l>
<l>Innalzò di tenèbre orrende e folte:</l>
<l>Svenne del dì la luce; e dentro il lembo</l>
<l>Della veste i color sparsi cogliendo</l>
<l>Sbigottita fuggì con essi in grembo.</l>
<l>Solo tra quel mortal buio tremendo</l>
<l>Torvo gli occhi e col crine ispido e ritto</l>
<l>Il palpitante Orror gìa trascorrendo:</l>
<l>E in mirar sulla croce un Dio confitto</l>
<l>Batteasi il volto, e si pentìa che mai</l>
<l>Non scese al cor di chi l'avea trafitto.</l>
<l>Così l'egra Natura acerbi lai</l>
<l>Spargea, morto annunziando il suo Fattore.</l>
<l>Io mi scossi frattanto; e mi trovai</l>
<l>Molle tutto di pianto e di sudore.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXXIV. <foreign lang="lat">DE CHRISTO NATO ELEGIA.</foreign></head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg lang="lat"><l>Irriguae valles gelidaeque in villibus umbrae,</l>
<l>Et blando trepidans vitrea lympha pede,</l>
<l>Auraque per virides spirans placidissima colles</l>
<l>Antraque muscosis roscida pumicibus;</l>
<l>Dum tristi canos glacie concreta capillos</l>
<l>Tellurem immiti frigore adurit hiems,</l>
<l>Et fontis cursum sinuosaque flumina sistit,</l>
<l>Moestaque hyperboreis arva tegit nivibus;</l>
<l>Dicite quis vobis luctum brumasque rigentes</l>
<l>Dispulit amissum restituitque decus;</l>
<l>Dicitae mella cavae cur sudent dulcia quercus,</l>
<l>Leniter et rivis lacteus amnis eat.</l>
<l>Scilicet egreditur Jessaeo e stipite virga,</l>
<l>Magnus Idumaei virga decor Libani;</l>
<l>Rore fluunt caeli, demittunt nubila iustum,</l>
<l>Et deus e casta virgine natus homo est.</l>
<l>Sancte puer, tune aeterno devinctus amore</l>
<l>Induis humani corporis exuvias?</l>
<l>Tune, dei soboles, magnum patris incrementum</l>
<l>Ut, posito per te qui fuit ante situ,</l>
<l>Pristina naturae redeat cum foenore forma,</l>
<l>Tune iaces gelido squallidus in stabulo?</l>
<l>At tibi, qua potis est, tanto pro munere tellus</l>
<l>Grata pruinosas fert ubicumque rosas;</l>
<l>Narcissumque crocumque immortalesque amarantos</l>
<l>Submittunt facili mollia prata sinu.</l>
<l>Outinam in tenuem mutarent me quoque florem</l>
<l>Numina labentis propter aquam fluvii!</l>
<l>Tunc me conspicuae felicem munere formae</l>
<l>Mulceret tacito rure beata quies;</l>
<l>Spernentemque euros et nimbos aquilones</l>
<l>Succuteret blandi penna levis zephyri.</l>
<l>Tunc, quoties aurora diem reseraret olympo,</l>
<l>Aurorae nitidis pascerer a lacrymis;</l>
<l>Atque apis ad flores alis adlapsa sonoris</l>
<l>Nectar dulce meo sugeret e calice.</l>
<l>Quin et vicino decurrens vertice pastor</l>
<l>Visurus natum sole oriente deum</l>
<l>Nocturno legeret me totum rore madentem,</l>
<l>Et pueri teneros ante pedes iaceret;</l>
<l>Aut potius sacris fato meliore capillis</l>
<l>Necteret, aut tepido poneret ille sinu.</l>
<l>Mene igitur fronti divinae insistere, cui mox</l>
<l>Extruet hebraeus spinea serta furor?</l>
<l>Mene latus largum cui quondam vulnus hiabit</l>
<l>Mene sinus domini tangere posse mei?</l>
<l>Invideant nostram fulgentia sidera sortem,</l>
<l>Invideat cuncti ex aethere caelicolae.</l>
<l>Quid loquor insanus? quid mecum suavia fingo</l>
<l>Somnia successus non habitura suos?</l>
<l>Parce, precor, puer: in niveum si fata ligustrum,</l>
<l>Si renuunt mollem vertere me in violam;</l>
<l>Ah! saltem liceat frigenti in stramine nudum</l>
<l>Pectoris afflatu te refovere meo,</l>
<l>Et sexcenta tuis me figere basia labris</l>
<l>Atque oculis dulces dicere blanditias;</l>
<l>Donec victa levi declinans lumina somno</l>
<l>Materno recubes molliter in gremio.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXXV. (i) DISCESA DI CRISTO ALL'INFERNO E AL LIMBO.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Quando scendeva nelle valli inferne</l>
<l>Tra' suoi trionfi glorioso e forte</l>
<l>Cristo, e già carca di catene eterne</l>
<l>Dietro alle spalle si traea la morte;</l>
<l>Calar verso le cupe atre caverne</l>
<l>Satan lo vide per vie fosche e torte,</l>
<l>E timoroso alle spelonche interne</l>
<l>Con cento ferri assicurò le porte.</l>
<l>Ma giunse il Nume: spalancate e rotte</l>
<l>Caddero al suol le sbarre: le muggenti</l>
<l>Ne tremaron d'Averno ultime grotte:</l>
<l>E in suon profondo e roco entro le ardenti</l>
<l>Bolge s'udìan della tartarea notte</l>
<l>Gir bestemmiando le perdute genti.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXXV. (ii) DISCESA DI CRISTO ALL'INFERNO E AL LIMBO.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Del cieco limbo allor le tenebrose</l>
<l>Si rallegraro taciturne sedi,</l>
<l>E in luce che foriera è d'alte cose</l>
<l>Arder dovunque e fiammeggiar le vedi.</l>
<l>Deste de' padri l'ombre sonnacchiose,</l>
<l>Del ciel promesso non per anco eredi,</l>
<l>Serenando le frondi atre e rugose</l>
<l>Levâr la testa e si rizzaro in piedi.</l>
<l>Fe lieto più d'ogni altro il volto afflitto</l>
<l>Adam, che ancor del serpe iniquo e tristo</l>
<l>Piangea la frode dal dolor trafitto:</l>
<l>Ed esclamò correndo al sen di Cristo:</l>
<l>— Oh bello e fortunato il mio delitto,</l>
<l>Che fe d'un tanto redentor l'acquisto! —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXXVI. PER MONACA.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Che mai non puote in cor forte ed invitto</l>
<l>La libertà? Per lei fe la latina</l>
<l>Vergine sul cavallo il gran tragitto,</l>
<l>Solcando ardita l'onda tiberina:</l>
<l>Per lei Roma discese in rio conflitto</l>
<l>Nella campagna etrusca e salentina:</l>
<l>Atene anch'essa per salvarne il dritto</l>
<l>Tinse di sangue il mar di Salamina.</l>
<l>E tu, ritrosa donzelletta e schiva,</l>
<l>Cinta d'ispido vel, tronca la chioma,</l>
<l>Sol per desío d'imprigionarti viva</l>
<l>Vorrai dal sacro laccio avvinta e doma</l>
<l>Perder la bella libertà nativa</l>
<l>Di cui fur sì gelose Atene e Roma?</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXXVII. ANCORA PER MONACA.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Donzella, il giorno che sul tuo bel viso</l>
<l>Tutta la gloria del grand'atto ardea</l>
<l>E una luce gentil di paradiso</l>
<l>Tranquilla dai ridenti occhi piovea,</l>
<l>Qua de' verd'anni tuoi tristo e deriso</l>
<l>Lo stuol dolci lamenti a te spargea,</l>
<l>E là dogliosa sul tuo crin reciso</l>
<l>La disprezzata libertà piangea.</l>
<l>Il piacer lusinghiero i suoi funesti</l>
<l>Diletti offrìati fermo in su le porte;</l>
<l>E colla mano ti scotea le vesti.</l>
<l>Ma invan; chè tu, nel rischio invitta e forte</l>
<l>Del recinto fedel l'uscio chiudesti,</l>
<l>E ne prese le chiavi in man la morte.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXXVIII. A DON FILIPPO CAETANI INVIANDOGLI LA GIUNONE PLACATA, COMPONIMENTO DRAMMATICO PER LE SUE NOZZE.</head>
<p><add resp="ed">1779</add>.</p>

<lg><l>Indocile orgogliosa</l>
<l>Del gran tonante Egìoco</l>
<l>Giunon sorella e sposa</l>
<l>Vivea sul ciel sdegnata</l>
<l>Col dio marito e querula</l>
<l>Consorte abbandonata.</l>
<l>Nè ancor l'acerba e rea</l>
<l>Cagion di tante collere</l>
<l>Dimenticato avea;</l>
<l>Alto in mente scolpito</l>
<l>L'esaltato risiedele</l>
<l>Ganimede rapito;</l>
<l>Le false pioggie d'oro,</l>
<l>L'onde rotte rammentasi</l>
<l>Dall'ingannevol toro,</l>
<l>Ed il cigno alla bella</l>
<l>Greca sì caro, e d'Elice</l>
<l>L'ingiuriosa stella.</l>
<l>Quindi fredde incalcate</l>
<l>Stan de' celesti talami</l>
<l>Le piume desolate:</l>
<l>Alto silenzio ed ombra</l>
<l>Le cortine purpuree</l>
<l>I penetrali ingombra.</l>
<l>Ma che? De' numi in seno</l>
<l>Son gli sdegni placabili,</l>
<l>Come in petto terreno:</l>
<l>Del ciel la Pace è figlia;</l>
<l>Essa le dolci ed utili</l>
<l>Opre d'amor consiglia.</l>
<l>Placossi, e le querele</l>
<l>Cessar la dea compiacquesi</l>
<l>Sul consorte infedele,</l>
<l>Quando, o signor, d'Imene</l>
<l>Per te sì belle videlo</l>
<l>Fabbricar le catene.</l>
<l>E ben l'illustre impresa</l>
<l>La maritale assolvere</l>
<l>Dovea passata offesa;</l>
<l>Chè assai nello splendore</l>
<l>Di sì bell'opra emendasi</l>
<l>Di Giove il prisco errore.</l>
<l>Così mortal cagione</l>
<l>Sedò d'Astrea d'Apolline</l>
<l>Un giorno la tenzone;</l>
<l>Così l'aspre contese</l>
<l>Tacquer di Palla e Venere</l>
<l>Dal fatal pomo accese.</l>
<l>Sul plettro aureo divino,</l>
<l>Amor di Febo e gloria,</l>
<l>Il coturnato Artino</l>
<l>Sì bei casi alle rive</l>
<l>Cantò dell'Istro; e risero</l>
<l>Dolcemente le dive.</l>
<l>Forse a me biechi i lumi</l>
<l>Vedrò Giuno rivolgere</l>
<l>E il gran padre de' numi;</l>
<l>Perchè ardito svelai</l>
<l>I lor secreti, e libero</l>
<l>In Pindo li cantai.</l>
<l>Forse le Muse irate</l>
<l>Andran; perchè alla cetera</l>
<l>Mutai le corde usate,</l>
<l>E con folle ardimento</l>
<l>Tentai l'inimitabile</l>
<l>D'Artin dolce concento.</l>
<l>Ma tu, signor, che sei</l>
<l>Bel germe di magnanimi</l>
<l>Terrestri semidei,</l>
<l>E cortese alma eguale</l>
<l>Vanti l'onor dell'inclito</l>
<l>Luminoso natale;</l>
<l>Tu de' miei carmi il suono</l>
<l>Ascolta, e dall'amabile</l>
<l>Sposa ottieni il perdono,</l>
<l>Se mai duolsi ch'io l'ore</l>
<l>Osi alquanto interrompere</l>
<l>Sacre ad uso migliore.</l>
<l>Giusto è ben ch'ella poi</l>
<l>Di prole il fianco aggravisi,</l>
<l>E sia madre d'eroi:</l>
<l>Ma non scacci le Muse,</l>
<l>Che alle soavi assistere</l>
<l>Opre d'Amor son use.</l>
<l>Nè questi versi a vile</l>
<l>Prenda il caro ad Urania</l>
<l>Tuo genitor gentile;</l>
<l>O da torre solinga</l>
<l>Di Marte all'orbe ei l'occhio</l>
<l>Calcolator sospinga;</l>
<l>O pallida anelante</l>
<l>Segua al Centauro in braccio</l>
<l>D'Endimion l'amante,</l>
<l>Mentre pel ciel notturno</l>
<l>Indarno a lei soccorrere</l>
<l>Tenta il pigro Saturno.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XXXIX. L'INVITO A NICE, PER LE FESTE NOTTURNE DEL PRINCIPE BORGHESE.</head>
<p><add resp="ed">1779</add>.</p>

<lg><l>Dunque sempre stancar l'avide ciglia</l>
<l>Vorrai di Giulia su le carte, o Nice?</l>
<l>E tanta al cor pietade ti consiglia</l>
<l>Questa bella dell'Alpi abitatrice?</l>
<l>Non biasmo io già la brama che ti piglia</l>
<l>Di saper quanto avvenne a l'infelice:</l>
<l>Duolmi solo, o crudel, che i pensier tui</l>
<l>Non cangi ancor coll'esempio altrui.</l>
<l>Lascia l'amara istoria, e cerca alquanto</l>
<l>Fra men lugubri idee calma e diletto.</l>
<l>Potrai dimani seguitar col pianto</l>
<l>La sventurata al nuzial banchetto,</l>
<l>E mirar come in lei pugni frattanto</l>
<l>Di consorte e d'amante il doppio affetto;</l>
<l>Mentre di qualche lagrimosa stilla</l>
<l>Tu bagnerai, leggendo, la pupilla.</l>
<l>Or ad altro io ti chiamo; or che il cortese</l>
<l>Espero amico e le stelle cadenti,</l>
<l>Lasciando le diurne opre sospese,</l>
<l>Persuadon la veglia ed i contenti,</l>
<l>Laddove il liberal Genio Borghese</l>
<l>Operator di splendidi portenti</l>
<l>Offre al guardo di Roma in bel giardino</l>
<l>Spettacolo giocondo e pellegrino.</l>
<l>Taccia chi gli orti e il lucido castello</l>
<l>D'Armida esalta e d'Alcina fallace;</l>
<l>Chè d'essi alcun non era così bello,</l>
<l>Lodovico e Torquato, in vostra pace:</l>
<l>Nessun li vide, e sol l'ascrèo pennello</l>
<l>Li pinge altrui per quello che gli piace.</l>
<l>Qui d'ognun l'occhio è giudice sincero,</l>
<l>Nè può la lode recar onta al vero.</l>
<l>Vieni: del fiume le propinque rive</l>
<l>Ardon di faci che fugata han l'ombra.</l>
<l>Vieni; e dal core omai le intempestive</l>
<l>D'onor mal noto gelosie disgombra.</l>
<l>Le maggiori del Tebro inclite dive</l>
<l>V'accorron tutte: e tu d'orgoglio ingombra</l>
<l>Di queste in compagnia ti lagnerai,</l>
<l>Se alle ninfe minori immista andrai?</l>
<l>Felice età dell'oro, in cui non anco</l>
<l>Di precedenza il nome si sapea!</l>
<l>Sul cespo istesso allor posare il fianco</l>
<l>Questa ninfa si vide e quella dea,</l>
<l>E su l'erba con piè libero e franco</l>
<l>L'una con l'altra carolar godea.</l>
<l>Perì sì bel costume, e nelle cose</l>
<l>Il fasto poi la differenza pose.</l>
<l>La prima volta il nome udissi allora</l>
<l>Suonar di cavalier di cittadino:</l>
<l>Surse il mutuo disprezzo, e spinse fuora</l>
<l>Chi minor fu di sangue e di destino:</l>
<l>Passò di ceto in ceto, e giunse ancora</l>
<l>La bassezza a tentar del contadino.</l>
<l>Così disparve l'uguaglianza bella,</l>
<l>E di lei non si seppe più novella.</l>
<l>Ma dell'uman costume il vario errore</l>
<l>Tu conosci, o mia Nice, a parte a parte.</l>
<l>Della tua Giulia il caro precettore</l>
<l>Suol di queste vicende ammaestrarte,</l>
<l>Quand'egli di Valais fra il meto orrore</l>
<l>D'alta filosofia sparge le carte.</l>
<l>Quindi che tutto è pregiudizio intendi,</l>
<l>E ad esser dotta e non superba apprendi.</l>
<l>Pur se temi che qui la femminile</l>
<l>Vana alterezza ne ritragga offesa;</l>
<l>Chè del secolo è d'uopo alla servile</l>
<l>Legge piegarsi e conservarla illesa;</l>
<l>Depon la gonna, e in abito gentile</l>
<l>D'imberbe giovanetto t'appalesa;</l>
<l>Togli all'orecchio quelle gemme, e annoda</l>
<l>Le bionde trecce in ondeggiante coda.</l>
<l>Batavo lin sul petto in due si fenda,</l>
<l>Sul petto che in ogni cor pone in periglio;</l>
<l>Coprati il capo un cappellin che stenda</l>
<l>Una dell'ale sul confin del ciglio:</l>
<l>E scuoti indica canna da cui penda</l>
<l>Fiocco alla moda del color del miglio:</l>
<l>Fingi poscia l'andar, che dal Tamigi</l>
<l>Sembri stranier venuto o da Parigi.</l>
<l>Ma vano è il mentir veste e portamento,</l>
<l>Chè il tuo bel volto non terrassi ascoso.</l>
<l>Su te dal capo al piede e cento e cento</l>
<l>Vedrai fissar lo sguardo curioso;</l>
<l>Ed il vetro accostare all'occhio attento</l>
<l>Per ravvisarti l'abatin vezzoso,</l>
<l>Che me scorgendo poi tuo condottiero</l>
<l>Dirà — guarda d'Euterpe il cavaliero. —</l>
<l>D'insolito piacer tutto agitarse</l>
<l>E della giunta tua beltà far fede</l>
<l>Vedrai frattanto il loco, e rinfiammarse</l>
<l>L'aria dovunque tu rivolgi il piede;</l>
<l>E dall'onda con trecce umide sparse</l>
<l>Anch'essa uscir la Naiade che siede</l>
<l>Custode al fonte che nell'ampia vasca</l>
<l>In larga pioggia zampillando casca.</l>
<l>Mille repente incontro ti verranno</l>
<l>Silfi leggiadri e silfidi, che snelle</l>
<l>Nel bel recinto svolazzando vanno</l>
<l>Con dolce gara in guardia delle belle.</l>
<l>Molti all'ingresso ad aspettarti stanno,</l>
<l>Che li prevenne il tuo fedele Arielle;</l>
<l>Famoso silfo, che per tua ventura</l>
<l>D'amor nel regno la tua sorte ha in cura.</l>
<l>Nobile è il suo natale, e sesso e volto</l>
<l>Egli ebbe pria di donna di capriccio:</l>
<l>Servì Belinda sul Tamigi, e molto</l>
<l>Pianse con essa sul rapito riccio:</l>
<l>Passò quindi alla Senna; ed ivi avvolto</l>
<l>Stette gran tempo in qualche affan massiccio,</l>
<l>Poichè fur tosto al suo pensier fidate</l>
<l>Le tolette più illustri ed onorate.</l>
<l>Ma sazio poi della follía francese,</l>
<l>Degl'incostanti ed affettati amoti,</l>
<l>Venne errando in Italia; e più d'un mese</l>
<l>Passovvi inoperoso e senza onori.</l>
<l>Qui alfin, mia Nice, a custodir te prese,</l>
<l>Le tue fettucce i nèi le spille i fiori;</l>
<l>E a' suoi fratelli ei diede ora avvertenza</l>
<l>Di star pronti di Nice all'accoglienza.</l>
<l>Son dugento e non più li destinati</l>
<l>Dal sollecito Arielle a starti appresso.</l>
<l>Gli altri volano in altro affaccendati,</l>
<l>Chè tutti non han poi l'uffizio istesso.</l>
<l>Parte nei grandi lampadar gemmati</l>
<l>Veglia in difesa d'ogni rio successo,</l>
<l>Cauti osservando che incivile assalto</l>
<l>D'aura le cere non ammorzi in alto.</l>
<l>Parte la luce in tondi vetri e tersi</l>
<l>Di colorate linfe orna e recinge;</l>
<l>Essa passando per gli umor diversi</l>
<l>Ne rapisce i colori e in lor si tinge,</l>
<l>E or verdi o rossi ed or turchini o persi</l>
<l>Soavemente all'occhio li sospinge.</l>
<l>Parte su vaghe seriche pitture</l>
<l>Scherza intorno a ridevoli figure.</l>
<l>Altri d'aspetto placidi e modesti</l>
<l>Seguon donna gentil dolce di volto,</l>
<l>Dolce d'occhi e d'accenti e in negre vesti</l>
<l>Per la cognata che gli Dei le han tolto.</l>
<l>Tali gli Amori un dì confusi e mesti</l>
<l>Per le vie d'Amatunta in drappel folto</l>
<l>Seguìan vestita a bruno Citeréa,</l>
<l>Che sull'estinto Adon egra piangea.</l>
<l>Altri, e sono i più destri, intorno stanno</l>
<l>Assistenti a danzar con gelosìa:</l>
<l>Bòccoli e piume assicurando vanno</l>
<l>Con lunghe spille ovunque d'uopo ei sia,</l>
<l>Onde le ninfe nel saltar che fanno</l>
<l>Non le sforzino a uscir di simmetria:</l>
<l>Quale ha in cura i pendenti, e qual sul petto</l>
<l>Si riposa di fior sopra un mazzetto.</l>
<l>Ma che pro, se non ponno il lusinghiero</l>
<l>Sguardo impedir d'un periglioso amante?</l>
<l>Se una parola un riso menzognero</l>
<l>È spesso i cuori a scompigliar bastante?</l>
<l>Se il sangue si conturba ed il pensiero</l>
<l>Ad un infido a una rival davante?</l>
<l>Se uno strigner di man talvolta impegna</l>
<l>In nuovi lacci e a scior gli antichi insegna?</l>
<l>Tu non per questo ricusar la danza,</l>
<l>Chè il ricusarla può dolerti assai.</l>
<l>Forse qui mesti e privi di baldanza</l>
<l>I traditi amatori incontrerai:</l>
<l>Non degnarli d'un guardo, e fa' sembianza</l>
<l>Di non averli conosciuti mai:</l>
<l>Pietà non merta chi fedel pretende</l>
<l>Una beltà d'amor nelle vicende.</l>
<l>Io lo so, chè sul fiume Eridanino</l>
<l>Tai cose m'insegnò prima Amarille:</l>
<l>Accolto poscia sotto il ciel latino,</l>
<l>Un'altra volta le imparai da Fille.</l>
<l>E se palese or leggo il mio destino</l>
<l>Nel raggio ingannator di due pupille,</l>
<l>Apprenderò tra poco anche da Nice</l>
<l>Che bella e insiem costante esser non lice.</l>
<l>Ma non sperar ch'io poi pianga, o crudele,</l>
<l>Il danno di trovarti alfin spergiura:</l>
<l>Il danno sarà tuo, che un cor fedele</l>
<l>Perdi, e solo di me fia la ventura.</l>
<l>Rompere non m'udrai colle querele</l>
<l>Gli alti silenzi della notte oscura;</l>
<l>Ch'io tranquillo e col piè senza catene</l>
<l>Farò ritorno in Pindo alle Camene.</l>
<l>Io voglio di coturno allor calzarmi</l>
<l>E d'altro serto cingermi la fronte,</l>
<l>Chè sazio io son di pastorali carmi</l>
<l>E dei mirti di Flacco e Anacreonte.</l>
<l>Di me maggiore io già divento; e parmi</l>
<l>Che d'Ippocrène si dilati il fonte,</l>
<l>Parmi che cresca la montagna e metta</l>
<l>Vicino al sole la superba vetta.</l>
<l>Corbi di Pindo, che d'invidia macri,</l>
<l>Disonor del santissimo Elicona,</l>
<l>Mordete i cigni con rostri empi ed acri,</l>
<l>Come il villan desío vi punge e sprona;</l>
<l>Tentate indarno di strapparmi i sacri</l>
<l>Lauri che al crin mi fanno ombra e corona.</l>
<l>So che inerme mi dite, e sol dell'arco</l>
<l>Sol della lira altrui sonante e carco.</l>
<l>Ma se inferma è l'etade ed il consiglio,</l>
<l>Il tergo è armato di robuste penne;</l>
<l>Nè fia ch'indi le svella il vostro artiglio,</l>
<l>Che temerario a minacciar mi venne.</l>
<l>Con queste il petto mio l'urto e il periglio</l>
<l>Spesso affrontò dei venti, e lo sostenne;</l>
<l>E con queste varcar più in alto io spero</l>
<l>Al crescere degli anni e del pensiero.</l>
<l>Benchè or vana è la speme, or che assiso</l>
<l>Stommi con Nice d'un bel mirto al rezzo,</l>
<l>Dannato d'un sospiro o d'un sorriso</l>
<l>A bilanciar minutamente il prezzo.</l>
<l>Nè fra' mendaci incanti d'un bel viso,</l>
<l>A tante fole a tanti nulla in mezzo,</l>
<l>Sciorre m'è dato sull'ascrèe pendici</l>
<l>Un canto degno de' Borghesi auspìci.</l>
<l>Magnanimo signor, di versi eletti</l>
<l>Io largo dono, se nol sai, ti deggio.</l>
<l>Tu le fresc'ombre de' Pincian boschetti</l>
<l>Schiudi al mio dolce vespertin passeggio</l>
<l>Io spesso fra i grati ermi ricetti</l>
<l>Cultor romito delle Muse io seggio,</l>
<l>L'estro invocando che col suon dell'onda</l>
<l>S'ode cheto venir tra fronda e fronda.</l>
<l>Io canto: e allor si fermano a sentire</l>
<l>Gli augei su i rami, e le dee boscherecce;</l>
<l>Da questo e da quel lato per udire</l>
<l>Traggono il viso fuor delle cortecce;</l>
<l>E senza paventar gli assalti e l'ire</l>
<l>Dei Fauni arditi lisciansi le trecce,</l>
<l>Dando grazia al signor prima del loco,</l>
<l>Poscia al poeta che le desta un poco.</l>
<l>Ma torneran confuse a rinserrarsi</l>
<l>Dell'albero natío dentro la tana,</l>
<l>Quando vedran dalla città versarsi</l>
<l>Cocchi e destrier per tutta la pinciana,</l>
<l>E trascorrere fremere affollarsi</l>
<l>La popolosa gioventù romana</l>
<l>Laddove in teatral circo il piacere</l>
<l>S'offre in vaghe moltiplici maniere.</l>
<l>Questo nel largo nobile girone,</l>
<l>Che saldo nel terreno il perno innesta,</l>
<l>Va d'un destrier di legno a cavalcione</l>
<l>Sospinto a cerchio da man forte e presta:</l>
<l>Le frecce al fianco ha nel turcasso; e pone</l>
<l>Attentamente la sua lancia in resta,</l>
<l>Ed or infilza i discendenti anelli,</l>
<l>Or vibra il dardo in sferici cartelli.</l>
<l>Chi monta sopra una capace barca</l>
<l>Che da due tronchi ciondolando pende,</l>
<l>E d'allegra brigata ingombra e carca</l>
<l>Da poppa a prora or sale in alto or scende:</l>
<l>Chi sopra il raggio d'una rota varca</l>
<l>Rapido all'aria e penzolon la fende,</l>
<l>O la persona d'equilibrio tolta</l>
<l>Va roteando in vaga giravolta.</l>
<l>Tal forse, ma serbata ad altro uffizio,</l>
<l>È nell'inferno d'Ission la rota,</l>
<l>Che laggiù per altissimo giudizio</l>
<l>Non fia che resti un sol momento immota:</l>
<l>Folle! che tenta violar l'ospizio</l>
<l>Di Giove, e non sa come egli percota:</l>
<l>Vittima ei giacque degli eterni strali:</l>
<l>Imparate pietà quinci, o mortali.</l>
<l>Ma mentre io parlo, tu i virili arnesi</l>
<l>Già vesti, o Nice, e un damerin già sei.</l>
<l>Andiam: nei nuovi vestimenti presi</l>
<l>Quanto splendi più bella agli occhi miei!</l>
<l>Andiam: tu sempre coi pensieri intesi</l>
<l>A tramar frodi a guadagnar trofei,</l>
<l>Cercherai negl'inganni e nell'amore</l>
<l>Al deluso tuo vate un successore.</l>
<l>Ed io, se grazia un bel desire impetra,</l>
<l>Farò di più sublimi idee tesoro,</l>
<l>Onde questo emendar su miglior cetra</l>
<l>Mal affrettato aganippèo lavoro,</l>
<l>Ed il gran Genio di Borghese all'etra</l>
<l>Alzar sull'ali d'un bell'inno d'oro;</l>
<l>Genio che ogni altro avanza e signoreggia,</l>
<l>E qual di Cassio e d'Adrian pareggia.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XL. SOPRA I CAPELLI (ESTEMPORANEO).</head>
<p><add resp="ed">17<gap/></add>.</p>

<lg><l>Que' tuoi biondi capei, ninfa <emph>diletta</emph>,</l>
<l>Che crescon pregio al tuo gentil <emph>sembiante</emph>,</l>
<l>Ti palesan terrena alma <emph>angioletta</emph>,</l>
<l>Ma non ti fanno un'angioletta <emph>amante</emph>.</l>
<l>Deh! cessa alfin d'esser crudele; e <emph>accetta</emph></l>
<l>Quest'alma ch'è per te fida e <emph>costante</emph>,</l>
<l>Quest'alma che a seguirti un dì <emph>costretta</emph></l>
<l>Fu da un sol filo del tuo crine <emph>errante</emph>.</l>
<l>Vola, qual dolce venticel, da <emph>lunge</emph></l>
<l>Il mio pensiero alle tue chiome <emph>intorno</emph></l>
<l>D'Amor sull'ali che lo scalda e <emph>punge</emph>.</l>
<l>Ma che val ch'ei s'appressi al volto <emph>adorno</emph>,</l>
<l>Se dentro il core a penetrar non <emph>giunge</emph>?</l>
<l>Amor, deh lascia che vi giunga un <emph>giorno</emph>!</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XLI. SOPRA GLI OCCHI (ESTEMPORANEO).</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Sotto due neri sottilissimi <emph>archi</emph></l>
<l>Quando ti pose Amor luci sì <emph>belle</emph>,</l>
<l>Io giurerei che per gli eterei <emph>varchi</emph></l>
<l>In quel dì si perdettero due <emph>stelle</emph>.</l>
<l>Da voi, begli occhi, a risguardar sì <emph>parchi</emph></l>
<l>Piovon dolci sul cor auree <emph>fiammelle</emph>:</l>
<l>Voi plachereste gli aquilon che <emph>carchi</emph></l>
<l>Vanno d'orridi nembi e di <emph>procelle</emph>.</l>
<l>Occhi più bei d'Alcina in fronte <emph>Astolfo</emph></l>
<l>Non vide; e vostra luminosa <emph>lampa</emph></l>
<l>Domar può l'ombra dello stigio <emph>golfo</emph>.</l>
<l>E fra la luce che sull'alma <emph>avvampa</emph></l>
<l>In voi sta scritto, ardenti occhi di <emph>zolfo</emph>:</l>
<l>Vi fe natura, e poi ruppe la <emph>stampa</emph>.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XLII. PER VAGA GIOVINETTA (ESTEMPORANEO).</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Dolce, soave è la tua voce; e in petto</l>
<l>L'anima tutta a ricercar mi viene:</l>
<l>Ella rassembra in fresco ermo boschetto</l>
<l>Il grato lamentar di filomene;</l>
<l>Somiglia di gementi aure serene</l>
<l>Il sospirar; somiglia un ruscelletto</l>
<l>Garrulo figlio di petrose vene,</l>
<l>Risvegliar d'ignoto almo diletto.</l>
<l>Anzi così gli spirti e punge e folce</l>
<l>De' tuoi bei labbri l'armonìa canora</l>
<l>E gli egri affetti riconforta e molce,</l>
<l>Che all'agitato cor scendere ognora</l>
<l>Io la risento più soave e dolce</l>
<l>Del rio dell'usignuol dell'aura ancora.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XLIII. PER LA RICUPERATA SALUTE DI PIO VI.</head>
<p><add resp="ed">1780</add>.</p>

<lg><l>Bianca la veste e bianchi i vanni avea</l>
<l>L'Angelo che di Timio all'uopo scese,</l>
<l>Quando d'invidia tocca e discortese</l>
<l>Involarlo la Parca a noi volea.</l>
<l>— Viva all'amor di Roma, egli dicea:</l>
<l>Dio la preghiera dell'Ausonia intese:</l>
<l>Viva, e per lei delle crescenti imprese</l>
<l>Felice adempia l'onorata idea. —</l>
<l>Tacque; e spandendo ambedue l'ale un velo</l>
<l>Fe con esse all'eroe, che il fral suo manto</l>
<l>Sentía lentarsi; e a Morte lo nascose.</l>
<l>Vinta da riverenza allor depose</l>
<l>Al suol la cruda il preparato tèlo:</l>
<l>Roma lo vide, e rasciugossi il pianto.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XLIV. PER MONACA.</head>
<p><add resp="ed">1780</add>.</p>

<lg><l>Questo che al fianco la tristezza e l'ira</l>
<l>Mena e spargendo inutile lamento</l>
<l>Invan l'antica libertà sospira,</l>
<l>Questo, egregia donzella, è il Pentimento.</l>
<l>Egli ai chiusi cancelli ognor s'aggira</l>
<l>Già troppo stanco di penar là drento,</l>
<l>E contro il cielo e la ragion s'adira</l>
<l>Sforzar tentando il giovanil talento.</l>
<l>Tedio sdegno livor, turba crudele,</l>
<l>Armerà nel silenzio a tuo periglio</l>
<l>Colle cure seguaci e le querele.</l>
<l>Guai se t'arrendi! ohimè, chè allor sul ciglio</l>
<l>Quell'empio ti vedrai mostro infedele</l>
<l>Lieto esultar sul violato esiglio.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XLV. IN RISPOSTA AL SONETTO DI VITTORIO ALFIERI, “vuota insalube region che stato.” (STEMPORANEO).</head>
<p><add resp="ed">1783</add>.</p>

<lg><l>Un cinico, un superbo, un d'ogni <emph>stato</emph></l>
<l>Furente turbator, fabbro d'<emph>incolti</emph></l>
<l>Ispidi carmi che gli onesti <emph>volti</emph></l>
<l>Han d'Apollo e d'Amore <emph>insanguinato</emph>,</l>
<l>In cattedra di peste e nel <emph>senato</emph></l>
<l>Siede degli empi nell'errore <emph>invòlti</emph>;</l>
<l>E dardi vibra avvelenati e <emph>stolti</emph></l>
<l>A Cristo e Pietro al successor <emph>beato</emph>.</l>
<l>Bestemmia i maledetti altari e <emph>tempi</emph>;</l>
<l>E banditor di ree dottrine <emph>ingiuste</emph></l>
<l>Declina il meglio e si abbandona al <emph>peggio</emph>.</l>
<l>Ma il ciel confonde la ragion degl'<emph>empi</emph>;</l>
<l>Nè per novelle scosse e per <emph>vetuste</emph></l>
<l>Della sposa di Dio vacilla il <emph>seggio</emph>.</l></lg>
</div2>
</div1>
<div1>
<head><add resp="ed">Versi giovanili dall'autore corretti e ammessi nella edizione senese del 1783 e nelle posteriori</add></head>
<div2>
<head>XLVI. SOPRA UN FANCIULLO.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>O prima ed ultima</l>
<l>Cura e diletto</l>
<l>Di madre amabile,</l>
<l>Bel pargoletto;</l>
<l>O delle Grazie</l>
<l>Dolce trastullo,</l>
<l>O vezzosissimo</l>
<l>Caro fanciullo;</l>
<l>Se le difficili</l>
<l>Noiose notti</l>
<l>Mai non ti rechino</l>
<l>Sonni interrotti;</l>
<l>Se brutte e pallide</l>
<l>Larve indiscrete</l>
<l>L'ozio non turbino</l>
<l>Di tua quiete;</l>
<l>Vieni; e si plachino</l>
<l>Que' tuoi begli occhi;</l>
<l>Vieni ad assiderti</l>
<l>Su i miei ginocchi.</l>
<l>Vieni; ch'io voglioti</l>
<l>Dir cento cose,</l>
<l>Tutte piacevoli,</l>
<l>Tutte amorose.</l>
<l>Dirò che placida</l>
<l>Ti spira in viso</l>
<l>Aura dolcissima</l>
<l>Di pace e riso;</l>
<l>Che tu il più candido</l>
<l>Sei fra i perfetti</l>
<l>Amabilissimi</l>
<l>Bei bamboletti.</l>
<l>Poi voglio aggiungervi</l>
<l>Mill'altre cose</l>
<l>Più lusinghevoli</l>
<l>Più graziose.</l>
<l>Ma già si placano</l>
<l>I suoi begli occhi:</l>
<l>Già viene e dondola</l>
<l>Su i miei ginocchi.</l>
<l>Voi sostenetelo,</l>
<l>Grazie ed Amori;</l>
<l>Sul crin versategli</l>
<l>Nembi di fiori.</l>
<l>Oh come ridono</l>
<l>Quei labbri arguti!</l>
<l>Come s'allegrano</l>
<l>Quegli occhi astuti!</l>
<l>Ve' ch'egli guardami</l>
<l>Già tutto vezzi;</l>
<l>V'è ch'egli chiedemi</l>
<l>Ch'io lo carezzi.</l>
<l>Sì, che sei candido,</l>
<l>Sì, che sei bello,</l>
<l>O vezzosissimo</l>
<l>Mio bambinello.</l>
<l>Quelle tue fulgide</l>
<l>Pupille nere</l>
<l>Due fiamme sembrano</l>
<l>Dell'alte sfere.</l>
<l>Ridon le tremole</l>
<l>Tue guance intatte,</l>
<l>Come odorifere</l>
<l>Rose sul latte.</l>
<l>Sono di porpora</l>
<l>Quei labbri, e gli hai</l>
<l>Dell'aureo néttare</l>
<l>Più dolce assai.</l>
<l>Il collo morbido</l>
<l>Il petto breve</l>
<l>La fresca vincono</l>
<l>Non tocca neve.</l>
<l>Onde dal vertice</l>
<l>Del biondo crine</l>
<l>Infino all'ultimo</l>
<l>De' piè confine,</l>
<l>Tutto sei candido,</l>
<l>Tutto sei bello,</l>
<l>O vezzosissimo</l>
<l>Mio bambinello.</l>
<l>Nè d'arte spesevi</l>
<l>Molto natura</l>
<l>In far sì amabile</l>
<l>La tua figura.</l>
<l>Però l'immagine</l>
<l>Del tuo bel viso</l>
<l>Non tolse agli angeli</l>
<l>Del paradiso,</l>
<l>Nè il ciel trascorrere</l>
<l>Di stella in stella</l>
<l>Fu d'uopo e sceglierne</l>
<l>L'idea più bella:</l>
<l>Ma per imprimerti</l>
<l>Forme leggiadre</l>
<l>Bastò rivolgere</l>
<l>Gli occhi alla madre;</l>
<l>La dolce immagine</l>
<l>Del cui bel viso</l>
<l>Non cede agli angeli</l>
<l>Del paradiso;</l>
<l>Di cui, se girisi</l>
<l>Di stella in stella</l>
<l>Trovar non puotesi</l>
<l>Idea più bella.</l>
<l>Così di semplice</l>
<l>Beltade in traccia,</l>
<l>Tutta esprimendoti</l>
<l>La madre in faccia,</l>
<l>Seppe la provvida</l>
<l>Saggia natura</l>
<l>Formar sì amabile</l>
<l>La tua figura.</l>
<l>Ma che verrebbeti</l>
<l>L'aver simìle</l>
<l>Il volto all'inclita</l>
<l>Madre gentile,</l>
<l>Se, maturandosi</l>
<l>Degli anni il fiore,</l>
<l>Giungessi a renderne</l>
<l>Diverso il core?</l>
<l>Or su, dolcissimo</l>
<l>Fanciul diletto,</l>
<l>Or su, bellissimo</l>
<l>Mio pargoletto,</l>
<l>Alza quel vivido</l>
<l>Guardo felice</l>
<l>All'adorabile</l>
<l>Tua genitrice.</l>
<l>So ben che l'intima</l>
<l>Luce non puoi</l>
<l>Tutta distinguere</l>
<l>De' pregi suoi:</l>
<l>So ben che intendere</l>
<l>Non sai le tante</l>
<l>Virtù che svelansi</l>
<l>Nel suo sembiante.</l>
<l>Ma pure avvezzisi</l>
<l>La tua pupilla</l>
<l>Al lume etereo</l>
<l>Che in lei sfavilla;</l>
<l>Lume ineffabile</l>
<l>D'intatta fede,</l>
<l>Che al fianco in candido</l>
<l>Manto le siede.</l>
<l>Qui l'immutabile</l>
<l>Rara schiettezza,</l>
<l>Qui devi apprendere</l>
<l>La gentilezza;</l>
<l>E il pregio d'anime</l>
<l>Colte e sincere,</l>
<l>Le soavissime</l>
<l>Grate maniere;</l>
<l>E la difficile</l>
<l>Prudenza amica,</l>
<l>Che i vati imparano</l>
<l>Tanto a fatica.</l>
<l>Dunque, o dolcissimo</l>
<l>Fanciul diletto,</l>
<l>Dunque, o bellissimo</l>
<l>Mio pargoletto,</l>
<l>Alza quel vivido</l>
<l>Guardo felice</l>
<l>All'adorabile</l>
<l>Tua genitrice.</l>
<l>E poichè al crescere</l>
<l>De' giorni tuoi</l>
<l>Fia che più amabile</l>
<l>Ti mostri a noi,</l>
<l>Tutte d'Eridano</l>
<l>Le ninfe in petto</l>
<l>Per te s'accendano</l>
<l>Di dolce affetto;</l>
<l>E un cuore offrendoti</l>
<l>Fido e costante,</l>
<l>Insiem gareggino</l>
<l>D'averti amante.</l>
<l>Fanciul bellissimo,</l>
<l>Fanciul vezzoso,</l>
<l>Allor sovvengati</l>
<l>D'esser pietoso.</l>
<l>Ma in ciò dimentica</l>
<l>La madre; e i tuoi</l>
<l>Pensier non prendano</l>
<l>Norma da' suoi.</l>
<l>È questa l'unica</l>
<l>Virtù che dêi</l>
<l>Da tutti apprendere</l>
<l>Fuorchè da lei.</l>
<l>Ma che? tu torbido</l>
<l>Mi volgi il ciglio?</l>
<l>Forse dispiacqueti</l>
<l>Il mio consiglio?</l>
<l>Perchè arretrandoti</l>
<l>Sdegnoso in faccia</l>
<l>Tenti discioglierti</l>
<l>Dalle mie braccia?</l>
<l>Guarda che indocile</l>
<l>Fanciul stizzoso!</l>
<l>Che ingratitudine!</l>
<l>Che cuor ritroso!</l>
<l>Ecco: miratelo</l>
<l>Com'egli apprese</l>
<l>Per tempo ad essere</l>
<l>Crudo e scortese.</l>
<l>Or ben: diménati</l>
<l>Quanto pur sai:</l>
<l>Chè indarno, credilo,</l>
<l>Scappar vorrai;</l>
<l>Non più bellissimo,</l>
<l>Non più vezzoso;</l>
<l>Ma ingrato indocile</l>
<l>Fanciul stizzoso.</l>
<l>E ancor fuggirtene</l>
<l>Da me tu brami?</l>
<l>E vispo e querulo</l>
<l>La madre chiami?</l>
<l>La madre, ahi misero,</l>
<l>Che meco è irata;</l>
<l>Che quando incontrami</l>
<l>Bieca mi guata?</l>
<l>To' un bacio, e vattene,</l>
<l>Fanciul diletto:</l>
<l>Ma taci, e scòrdati</l>
<l>Quel ch'io t'ho detto.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XLVII. ELEGIA PRIMA.</head>
<p><add resp="ed">1778</add>.</p>

<lg><l>Or son pur solo; e in queste selve amiche</l>
<l>Non v'è chi ascolti i miei lugubri accenti</l>
<l>Altro che i tronchi delle piante antiche.</l>
<l>Flebile fra le tetre ombre dolenti</l>
<l>Regna il silenzio, e a lagrimar m'invoglia</l>
<l>Rotto dal cupo mormorío de' venti.</l>
<l>Qui dunque posso piangere a mia voglia,</l>
<l>Qui posso lamentarmi e alla fedele</l>
<l>Foresta confidar l'alta mia doglia.</l>
<l>Donde prima degg'io, ninfa crudele,</l>
<l>Il tuo sdegno accusar? donde fia mai</l>
<l>Ch'io cominci le mie giuste querele?</l>
<l>Sai che d'amore io son perduto, e sai</l>
<l>Per chi porta il mio cor queste catene,</l>
<l>Che sì dolci e gradite io mi sperai;</l>
<l>E qual rupe dell'arida Cirene</l>
<l>Tu il suon deridi de' lamenti miei,</l>
<l>Ed esulti al rigor delle mie pene.</l>
<l>Già non voglio per questo, e non potrei</l>
<l>Lasciar d'amarti; ch'anche dispietata</l>
<l>T'amo, come pietosa io t'amerei.</l>
<l>Ma dimmi almeno, in che t'offesi, ingrata:</l>
<l>Dimmi il delitto e la cagion per cui</l>
<l>Questo fasto quest'ira ho meritata.</l>
<l>Fido ogn'istante su le tracce io fui</l>
<l>Del tuo bel piede; e sol per te negletti</l>
<l>Furo i vestigi e le lusinghe altrui:</l>
<l>A te sola donai tutti gli affetti;</l>
<l>E or m'è dolce il penar pel tuo sembiante,</l>
<l>Più che il gioire di mill'altri oggetti.</l>
<l>E perchè dunque dal mio cor costante</l>
<l>Così diverso è il tuo? perchè le parti</l>
<l>Di nemica tu compi ed io d'amante?</l>
<l>Qual natura qual dio potè crearti</l>
<l>Sotto aspetto sì mite alma sì dura,</l>
<l>Che non giunga l'altrui pianto a toccarti?</l>
<l>Ve' ch'io ne verso per quest'ombra oscura</l>
<l>Un rio dagli occhi, e sol dal tuo rigore</l>
<l>Han le lagrime mie fonte e misura.</l>
<l>Per te, per que' bei lumi, onde il mio core</l>
<l>Senza mercede, ahi rimembranza amara!,</l>
<l>Sì forte apprese a sospirar d'amore;</l>
<l>Per quella bocca di parole avara,</l>
<l>Che vestirsi talor d'un dolce accento</l>
<l>Figlio della pietà mai non impara;</l>
<l>Pace, pace una volta al mio tormento.</l>
<l>Stanco di più partir, de' suoi legami</l>
<l>Fugge il mio spirto, e di dilegua al vento.</l>
<l>Già non chieggo, mia vita, che tu m'ami:</l>
<l>Degno io non son di tanto ben; nè speri</l>
<l>Ottenerlo il cor mio, benchè lo brami.</l>
<l>Su le penne d'Amor sciolti e leggieri</l>
<l>Vadan cercando pur, ch'io ti perdono,</l>
<l>Oggetto più felice i tuoi pensieri.</l>
<l>Chieggo meno da te. Misero dono</l>
<l>Fammi d'un guardo sol che mi conforte;</l>
<l>Dimmi sol che non m'odii; e pago io sono.</l>
<l>Di' che non vuoi nè cerchi la mia morte;</l>
<l>Di' che se t'amo non t'offendo, e ch'io</l>
<l>Deggio sperar che cangi la mia sorte.</l>
<l>Tacete, o venticei; tàciti, o rio,</l>
<l>Lascia che del mio ben la voce io senta;</l>
<l>Lascia che parli a me l'idolo mio.</l>
<l>Sì, che pietoso al mio pregar diventa;</l>
<l>Sì, che vinto s'arrende a' miei martìri,</l>
<l>E del primo rigor par che si penta.</l>
<l>Oh soavi speranze! oh bei desiri!</l>
<l>Oh Amor cortese! e in questo orror solingo</l>
<l>Oh ben sparsi finor pianti e sospiri!</l>
<l>Misero! che ragiono? a che lusingo</l>
<l>La mia barbara doglia, e una gioconda</l>
<l>Larva di bene al mio pensier dipingo?</l>
<l>Ahi che non odo che tra fronda e fronda</l>
<l>Il gemere dell'aure sussurranti,</l>
<l>Misto al doglioso strepitar dell'onda!</l>
<l>Amiche aurette, ruscelletti amanti,</l>
<l>V'intendo, oh dio! v'intendo: ah voi non siete</l>
<l>Come questa crudel, sordi a' miei pianti:</l>
<l>Col roco mormorar voi mi volete</l>
<l>Dir che al mondo per me tutto è perduto,</l>
<l>E che vicino il mio finir scorgete.</l>
<l>Vien dunque, o Morte; in me quel ferro acuto</l>
<l>Vibra pietosa: e la mia polve omai</l>
<l>Abbia pace in sepolcro oscuro e muto.</l>
<l>Del cammin della vita io non passai</l>
<l>Pur anco il mezzo: ma finor s'io vissi</l>
<l>Sol fra gli affanni, ho già vissuto assai.</l>
<l>Degli allori di Pindo all'ombra io scrissi</l>
<l>Carmi non vili; ed in lontana arena</l>
<l>Il suon talvolta del mio nome udissi,</l>
<l>Pronta il ciel mi donò mente serena,</l>
<l>E d'ingegno a me fece e d'intelletto</l>
<l>Non infeconda scaturir la vena.</l>
<l>Felice me, se un cor diverso in petto</l>
<l>Dato m'avesse, o gli occhi miei rendea</l>
<l>Ciechi al bel raggio d'un fallace aspetto!</l>
<l>Ah che incauto mirarlo io non dovea!</l>
<l>Ma nella calma d'un amabil viso</l>
<l>Tanta procella chi temer potea?</l>
<l>Quel ritenuto lusinghier sorriso,</l>
<l>Quei lenti sguardi, quel parlar soave,</l>
<l>Quel dolce non so che di paradiso;</l>
<l>Ecco l'armi fatali, ecco la chiave</l>
<l>Che il sen m'aperse e al giogo di costei</l>
<l>Trasse le voglie mie legate e schiave.</l>
<l>Insultatrice degli affetti miei,</l>
<l>Che farai di quel cor freddo e restìo,</l>
<l>Se a chi t'adora sì crudel tu sei?</l>
<l>Amar vuoi forse chi t'aborre? Oh dio!</l>
<l>Al barbaro pensier l'alma rifugge;</l>
<l>E pria d'odiarti di morir desío.</l>
<l>Forse, stolta, seguir vuoi chi ti fugge?</l>
<l>Ah ch'io nol posso! e se lo tenta il piede,</l>
<l>Amor m'arresta e le mie forze strugge.</l>
<l>Perfidissimo nume! alla mia fede,</l>
<l>A tanti affanni, a tanto ardor, tu rendi</l>
<l>Questo premio inuman questa mercede?</l>
<l>Perchè, iniquo, perchè pungi e raccendi</l>
<l>Uno spirto già domo, e in chi rigetta</l>
<l>Il temuto tuo giogo arma non prendi?</l>
<l>Piglia l'arco, o codardo, e la saetta;</l>
<l>Punisci la nemica d'ambidui,</l>
<l>E congiungi alla mia la tua vendetta;</l>
<l>Versa in quella proterva anima i tui</l>
<l>Voraci incendi: e trovi alle sue pene</l>
<l>La pietà che l'ingrata ebbe d'altrui;</l>
<l>Arda senza conforto e senza spene;</l>
<l>E del tuo foco la tremenda possa</l>
<l>Fianchi le strugga e nervi e polsi e vene;</l>
<l>E tutta ancor n'avvampi entro la fossa.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XLVIII. ELEGIA SECONDA.</head>
<p><add resp="ed">1778</add>.</p>

<lg><l>O dolci amiche di segreto speco,</l>
<l>Chi fia di voi che voli, aure pietose,</l>
<l>Fuor di quest'antro tenebroso e cieco?</l>
<l>Chi fia di voi che sopra ali gelose</l>
<l>Porti all'orecchio del bell'idol mio</l>
<l>La voce che su i labbri Amor mi pose?</l>
<l>Qualunque sei che al grato officio e pio,</l>
<l>Cortese auretta, il vol sciogliere or devi</l>
<l>E girtene là dove ir non poss'io;</l>
<l>Pria di spiccar da questo orror le lievi</l>
<l>Rapide piume, deh! che sian ben tutte</l>
<l>De' miei caldi sospir focose e grevi.</l>
<l>Deh! che sul dorso d'Appennin le brutte</l>
<l>Non ti riscontrin d'aquilone e noto</l>
<l>Perigliose a mirarsi orride lutte.</l>
<l>Deh! che smarrita per sentier remoto</l>
<l>Mai non t'assorba, aerea pellegrina,</l>
<l>Qualche caverna di dirupo ignoto.</l>
<l>Non accostarti troppo alla marina,</l>
<l>Ove sovente delle vaghe aurette</l>
<l>Fanno i nembi crudei strage e rapina.</l>
<l>Tienti alle basse amene collinette,</l>
<l>Contenta di libar sol le fragranti</l>
<l>Cime de' fiori e delle molli erbette.</l>
<l>E finchè a quella, a cui t'invìo, davanti</l>
<l>Tu non sia giunta, non fermai giammai</l>
<l>Le invisibili al guardo ale volanti.</l>
<l>Tu certo non ancor conoscerai</l>
<l>L'almo sembiante del mio ben; ma molto</l>
<l>Per rintracciarlo da vagar non hai.</l>
<l>Ove l'aria è più pura, ove più folto</l>
<l>È il suol di rose in solitaria parte,</l>
<l>Ivi è la luce del gentil suo volto.</l>
<l>Ma pria, nunzia fedel, di palesarte,</l>
<l>Guarda ben se opportuno è il tempo, il loco;</l>
<l>Guarda che alcun non venga ad ascoltarte.</l>
<l>Tenera madre, in fanciullesco gioco</l>
<l>S'ella trastulla il pargoletto figlio,</l>
<l>E or ride or finge corrucciarsi un poco,</l>
<l>Poscia ai begli occhi e al labbricciuol vermiglio</l>
<l>Con mille baci gli s'avventa e il sugge;</l>
<l>Di restartene indietro io ti consiglio.</l>
<l>Ma se soletta alla fresca ombra fugge</l>
<l>De' taciti boschetti, ed al cocente</l>
<l>Leon s'invola che in ciel arde e rugge,</l>
<l>Tu non smarrirti allor; ma dolcemente</l>
<l>Tra ramo e ramo sussurrando, e a lei</l>
<l>Ventilando la chioma leggiermente,</l>
<l>Dille donde ne vieni e chi tu sei</l>
<l>E chi ti manda; e poscia ad uno ad uno</l>
<l>Deponle tutti al piede i sospir miei.</l>
<l>Se Amor gli assiste, se di tanti alcuno</l>
<l>Le passa all'alma, se non have il core</l>
<l>Pur di tutta pietà vôto e digiuno;</l>
<l>Vedrai coprirsi di gentil pallore</l>
<l>Le rubiconde guance, e al suol chinarsi</l>
<l>Lo sguardo di sua doglia accusatore.</l>
<l>Forse ancor que' leggiadri occhi bagnarsi</l>
<l>Vedrai di pianto, e udrai dell'infelice</l>
<l>I gemiti pietosi al ciel levarsi.</l>
<l>Oh piacciati, mia fida ambasciatrice,</l>
<l>Parte recarmi delle sue querele,</l>
<l>Nè d'altro ritornarmi apportatrice;</l>
<l>Se agli amanti non sei sorda e crudele.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XLIX. ELEGIA TERZA.</head>
<p><add resp="ed">1778</add>.</p>

<lg><l>Poco mi cale se non v'è chi serri</l>
<l>Con benefica man l'ultima volta</l>
<l>L'egre pupille e il cener mio sotterri:</l>
<l>Quando fia l'alma dal suo fral disciolta</l>
<l>E inaridito della vita il fonte,</l>
<l>Resti pur la mortal salma insepolta.</l>
<l>Io non farò preghiera al rio Caronte</l>
<l>Perchè mi pigli su la barca bruna,</l>
<l>E presto mi tragitti oltre Acheronte:</l>
<l>Abbiasi un tal desío chi cosa alcuna</l>
<l>Quassù non lascia a sè diletta, e intanto</l>
<l>Scende agli Elisi a migliorar fortuna.</l>
<l>Se non deggio al mio ben starmi d'accanto,</l>
<l>Che valmi che l'inferno anco mi voglia</l>
<l>Successor di Minosse o Radamanto?</l>
<l>Deposta adunque la terrena spoglia;</l>
<l>Invisibile spirito vagante,</l>
<l>Immemor dell'antica aspra mia doglia,</l>
<l>Su l'orme io vo' tornar delle tue piante,</l>
<l>O mia dolce nemica, e a te vicino</l>
<l>Aggirarmi cangiato in silfo amante.</l>
<l>O lungo un ruscelletto in sul mattino</l>
<l>I venticelli a respirar n'andrai,</l>
<l>Che rinfrescano il sole in suo cammino;</l>
<l>O per onor del tuo bel sen vorrai</l>
<l>I fioretti raccor, che all'improvviso</l>
<l>Sotto il tuo piede germogliar vedrai;</l>
<l>Io sempre sarò teco: ed ora il viso</l>
<l>A lambirti leggiero e rispettoso</l>
<l>Verrò su l'ali d'un'auretta assiso;</l>
<l>Ed or m'asconderò nel rugiadoso</l>
<l>Grembo di qualche fortunato fiore,</l>
<l>Che andrà sopra il tuo petto a far riposo.</l>
<l>Oh soggiorno beato! oh sorte! oh amore!</l>
<l>Se lice in guiderdon di tanto affetto</l>
<l>Dopo morte abitar presso quel core,</l>
<l>In cui vivo non ebbi unqua ricetto.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>L. ENTUSIASMO MALINCONICO.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Dolce de' mali obblío, dolce dell'alma</l>
<l>Conforto se le cure egre talvolta</l>
<l>Van de' pensieri a intorbidar la calma,</l>
<l>O cara Solitudine, una volta</l>
<l>A sollevar deh! vieni i miei tormenti</l>
<l>Tutta nel velo della notte avvolta.</l>
<l>Te chiamano le amiche ombre dolenti</l>
<l>Di questa selva, e i placidi sospiri</l>
<l>Tra fronda e fronda de' nascosti venti.</l>
<l>Sei tu forse che intorno a me t'aggiri,</l>
<l>E simile alle fioche aure del bosco</l>
<l>Il tuo furor patetico m'inspiri?</l>
<l>Sì, tu sei dessa. Il tuo sembiante fosco,</l>
<l>Risvegliator di lagrimosi carmi,</l>
<l>Io mi veggo su gli occhi, io lo conosco.</l>
<l>Sento le membra tutte palpitarmi,</l>
<l>E da bollenti spiriti sconvolto</l>
<l>Il cerebro infiammarsi e il cor tremarmi.</l>
<l>L'informe dell'idee popolo folto</l>
<l>A fremere incomincia, e m'arronciglia</l>
<l>Gli occhi la fronte, e mi rabbuffa il volto.</l>
<l>Il pensier si sprigiona, e senza briglia</l>
<l>Va scorrendo, qual turbo inferocito</l>
<l>Che il dormente oceán desta e scompiglia.</l>
<l>In quai caverne, in qual desterto lito</l>
<l>Or vien egli sospinto? È forse questo</l>
<l>Il sentier d'Acheronte e di Cocito?</l>
<l>Odo dell'aura errante il fischiar mesto,</l>
<l>E il taciturno mormorar de' fonte,</l>
<l>Che un freddo invía su l'alma orror funesto.</l>
<l>Sui fianchi alpestri e sul ciglion del monte</l>
<l>Van cavalcando i nembi orridi e cupi,</l>
<l>E stan pendenti in minacciosa fronte.</l>
<l>Oh piagge oscure! oh spaventose rupi!</l>
<l>Oh rio silenzio! oh solitario speco,</l>
<l>Segreto albergator d'orsi e di lupi!</l>
<l>Tu mi rapisci: il tenebror tuo cieco</l>
<l>Piace al cor mesto: e forza acquista e lena</l>
<l>Da te la doglia e quel terror che è meco.</l>
<l>Forse un tempo segnar quest'arsa arena</l>
<l>L'orme di qualche disperato amante,</l>
<l>Cui la vita fu tronca dalla pena.</l>
<l>Anch'io qua movo il debil passo errante</l>
<l>D'amor trafitto, e il mio tormento chiede</l>
<l>Confidenza da queste orride piante.</l>
<l>Mostro senza pietade e senza fede,</l>
<l>Crudele Amor! tu dunque troverai</l>
<l>Chi t'arda incensi e ti si curvi al piede?</l>
<l>Maledetto il pensier ch'io ti donai!</l>
<l>Maledette le trecce e la scaltrita</l>
<l>Sembianza onde sedurre io mi lasciai!</l>
<l>Maledetta l'infausta ombra romita</l>
<l>Conscia de' miei trionfi e della spene</l>
<l>Lungo tempo felice e poi tradita!</l>
<l>Folle, che dissi? D'un perduto bene,</l>
<l>Che spirto deluso ange e percote,</l>
<l>Chi la memoria a suscitarmi or viene?</l>
<l>Ahi, che l'alma delira, e per le gote</l>
<l>Tremolo va serpendo orror soverchio,</l>
<l>E un altro fiero immaginar mi scuote!</l>
<l>Veggo le nubi strascinate a cerchio</l>
<l>Dagl'iracondi venti al mondo tutto</l>
<l>Far di sopra un ferale atro coperchio.</l>
<l>Mugge il tuono fra' lampi; e dappertutto</l>
<l>Dal sen de' nembi la tempesta sbalza;</l>
<l>E schianta i boschi il ruinoso flutto.</l>
<l>Piombano con furor di balza in balza</l>
<l>Gonfi i torrenti, e tetti e selve e massi</l>
<l>In giù la strepitosa onda trabalza.</l>
<l>Ah voi fuggite, o miei pensieri; e lassi</l>
<l>Nascondetevi tutti al triste obbietto,</l>
<l>Finchè del ciel la procella passi!</l>
<l>O flebil antro, o flebile ricetto,</l>
<l>Lascia che in questa almen nera spelonca</l>
<l>Ricovri alquanto il conturbato petto.</l>
<l>Del tufo sotto la scavata conca</l>
<l>Corrono ad incontrarmi le tenèbre:</l>
<l>E più m'innoltro, più la luce è tronca.</l>
<l>Spettri e larve davanti alle palpèbre</l>
<l>Passar mi veggo bisbigliando; e sento</l>
<l>Che gemono dintorno in suon funèbre.</l>
<l>Ohimè! forse d'errante ombra il lamento</l>
<l>È quel che dalla cavernosa volta</l>
<l>Emerge mormorando lento lento?</l>
<l>Se nemica non sei, férmati, ascolta;</l>
<l>Tu che meco confondi le querele,</l>
<l>Che vuoi da me, dogliosa ombra insepolta?</l>
<l>Ma tutto tace intorno; e nel crudele</l>
<l>Mio stato in questo tenebroso albergo</l>
<l>Sol la cupa risponde eco fedele.</l>
<l>Ahi! chi m'agghiaccia il cor? di qual m'aspergo</l>
<l>Freddo sudor la fronte? e qual tremendo</l>
<l>Fantasma è quello che mi vien da tergo?</l>
<l>Sostienmi, o mio coraggio. Ecco l'orrendo</l>
<l>Volto di Morte! Arricciasi ogni pelo,</l>
<l>E l'alma al cuor precipita fremendo.</l>
<l>Ah fuggi, ah fuggi, e alle mie vene il gelo</l>
<l>Non mandar di tua vista. In queste grotte</l>
<l>A me forse t'invía l'ira del cielo?</l>
<l>Deh, che questa non sia l'ultima notte</l>
<l>De' crescenti miei dì! Guardami, e vedi</l>
<l>Che innanzi tempo il tuo furor m'inghiotte.</l>
<l>Tu mi guati, non parli; e ritta in piedi</l>
<l>Pietosamente ti soffermi, e alquanto</l>
<l>Respirar dalla tema mi concedi.</l>
<l>Oh Morte! oh Morte! Eppur terribil tanto</l>
<l>Non sei qual sembri. Tu su gli occhi adesso</l>
<l>Mi chiami, in vece di spavento, il pianto.</l>
<l>Dunque più non fuggir, vienmi d'appresso.</l>
<l>Ah, perchè tremo ancor? Vieni, ch'io voglio</l>
<l>Ne' tuoi sembianti contemplar me stesso.</l>
<l>Questo che affiso d'ogni carne spoglio</l>
<l>Arido scheltro, che di rea paura</l>
<l>Empie la polve dell'umano orgoglio;</l>
<l>Questa di coste orribil selva e dura;</l>
<l>Queste mascelle digrignate, e questa</l>
<l>Degli occhi atra caverna e sepoltura;</l>
<l>Quale al pensier mi avventano funesta</l>
<l>Luce lugùbre, che all'incerto ciglio</l>
<l>Rompe la benda e dal letargo il desta!</l>
<l>Di putredine e fango anch'io son figlio:</l>
<l>E tu tra poco, inesorabil Morte,</l>
<l>Su queste membra stenderai l'artiglio.</l>
<l>Di due contrarie eternità le porte</l>
<l>Tu mi spalanchi. Io le riguardo, e tremo,</l>
<l>E il pallor cresce delle guance smorte.</l>
<l>A qual di queste, o mie speranze, andremo?</l>
<l>E qual fia l'ora che la man del Fato</l>
<l>M'abbranchi e de' miei dì tronchi l'estremo?</l>
<l>Lasso! alle spalle ei già mi freme, e alzato</l>
<l>Tienmi il ferro sul capo, e il colpo affretta,</l>
<l>Gridando orrendamente, il mio peccato.</l>
<l>Addio, dolci lusinghe! addio, diletta</l>
<l>Immagine di vita! Ecco d'accanto</l>
<l>Stammi la Morte e la falce ha stretta.</l>
<l>Deh, la sospenda ancor per poco! e intanto</l>
<l>Dall'aperte pupille mi trabocchi</l>
<l>Fiume d'amaro inconsolabil pianto;</l>
<l>Poichè bello è il morir col pianto agli occhi.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LI. A FILLE. IL CONSIGLIO.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Le tue vaghe alme pupille</l>
<l>I celesti tuoi sembianti</l>
<l>Già ti acquistano, o mia Fille,</l>
<l>I sospir di cento amanti.</l>
<l>Ciascheduno i merti suoi</l>
<l>Spiega in pompa lusinghiera,</l>
<l>E su i cari affetti tuoi</l>
<l>Ciaschedun gareggia e spera.</l>
<l>Io, devoto e non indegno</l>
<l>Tuo novello adoratore,</l>
<l>La conquista ch'io qua vegno</l>
<l>A tentar del tuo bel core.</l>
<l>Già sì rigid non sei,</l>
<l>Che tu voglia i dolci affanni</l>
<l>Del più caro fra gli dèi</l>
<l>Dipartir da' tuoi verd'anni;</l>
<l>E uno sguardo a quel girando</l>
<l>E donando a questi un detto,</l>
<l>D'ogni laccio andar serbando</l>
<l>Sciolto il cor frattanto in petto.</l>
<l>Se d'Amor l'acuto strale</l>
<l>A ferirti il sen non va,</l>
<l>Che ti giova che ti vale,</l>
<l>Fille mia, la tua beltà?</l>
<l>Dunque scegli qual più vuoi</l>
<l>Cui del cuore aprir le porte.</l>
<l>Fortunato chi di noi</l>
<l>Venga eletto a tanta sorte!</l>
<l>Ma non prendere consiglio</l>
<l>Sol dagli occhi; e saggia intanto</l>
<l>Della scelta sul perigio</l>
<l>I miei detti ascolta alquanto.</l>
<l>Fra lo stuolo numeroso</l>
<l>Dei molesti supplicanti,</l>
<l>Altri vassene fastoso</l>
<l>Per sembianze trionfanti;</l>
<l>Altri ha il guardo lusinghiero</l>
<l>Il parlar tutto di mèle,</l>
<l>E protesta un cor sincero</l>
<l>E promette un cor fedele;</l>
<l>Poi d'Amor nel vario regno,</l>
<l>Fuoruscito fraudolento,</l>
<l>Cerca solo il vanto indegno</l>
<l>D'un difficil tradimento.</l>
<l>Io ti reco innanzi un viso</l>
<l>Fosco pallido infelice;</l>
<l>Io non ho su i labbri il riso,</l>
<l>L'eloquenza incantatrice:</l>
<l>Ma il color del volto oscuro</l>
<l>Dentro l'alma non passò;</l>
<l>La menzogna lo spergiuro</l>
<l>Le mie labbra non macchiò:</l>
<l>Nè per me donzella alcuna</l>
<l>Pianse mai gli amor svelati,</l>
<l>Sol degli astri e della luna</l>
<l>Al bel raggio illuminati.</l>
<l>Questi vanta un sangue egregio</l>
<l>Da grand'avi in lui disceso;</l>
<l>Quegli conta per suo pregio</l>
<l>Di molt'oro e argento il peso:</l>
<l>Io vantarti altro non so</l>
<l>Che un cor tenero, ed un canto</l>
<l>Finor chioccio; ma farò</l>
<l>Che un dì tolga ad altri il vanto.</l>
<l>Le amorose giovinette,</l>
<l>Chi nol sa?, ben altro chieggono</l>
<l>Che leziose canzonette,</l>
<l>Che al bisogno mal provveggono:</l>
<l>Pur sovente in bocca a un vate</l>
<l>Della lode il suon seduce,</l>
<l>Ed acquista una beltate</l>
<l>Maggior grido e maggior luce:</l>
<l>Quante belle, quante v'hanno</l>
<l>Deità, che sono ignote,</l>
<l>Perchè un vate aver non sanno</l>
<l>Per amante e sacerdote!</l>
<l>Tal saravvi che geloso</l>
<l>D'un sol guardo d'un sol detto,</l>
<l>Turbi ognora il tuo riposo</l>
<l>Co' lamenti e col sospetto:</l>
<l>Cui dispiaccia un certo orgoglio,</l>
<l>Che più vaga assai ti rende;</l>
<l>Quel tuo voglio e poi non voglio,</l>
<l>Ch'è più bello allor che offende;</l>
<l>Quel vivace tuo talento,</l>
<l>Qualche volta un po' incostante,</l>
<l>Che ti fa con bel portento</l>
<l>Presto irata e presto amante.</l>
<l>Ciò che importa? un genio instabile</l>
<l>Colpa è sol di fresca età:</l>
<l>Non saresti sì adorabile</l>
<l>Senza qualche infedeltà.</l>
<l>Essa annunzia nel tuo petto</l>
<l>Fervid'alma e cor pieghevole:</l>
<l>Come odiar poss'io l'effetto</l>
<l>D'una causa sì giovevole?</l>
<l>Questa in sen potria talora</l>
<l>Consigliarti un bello errore,</l>
<l>E potria talvolta ancora</l>
<l>Consigliarlo a mio favore.</l>
<l>D'una facile incostanza</l>
<l>Se tal frutto attender lice,</l>
<l>Ah! sii pure, o mia speranza,</l>
<l>Spesso infida e traditrice.</l>
<l>Tal saravvi che dolente</l>
<l>Sempre in atto di morire,</l>
<l>Sempre muto e penitente,</l>
<l>Avveleni il tuo gioire:</l>
<l>Norma e legge io prenderò</l>
<l>Dallo stato del tuo viso,</l>
<l>E fedele alternerò</l>
<l>Teco il pianto e teco il riso.</l>
<l>Troverai tal altro ancora,</l>
<l>Che noioso ognor sospira,</l>
<l>Ch'ognor dice che t'adora,</l>
<l>E per troppo amor delira:</l>
<l>Dell'affetto mio nascoso</l>
<l>Gli occhi miei ti parleranno,</l>
<l>E del labbro timoroso,</l>
<l>Il silenzio emenderanno:</l>
<l>Nè con supplica indiscreta</l>
<l>Io vo' poi ch'ogni momento</l>
<l>La tua bocca mi ripeta</l>
<l>La promessa il giuramento;</l>
<l>Ch'un per uno mi ridica</l>
<l>I pensieri in cor celati,</l>
<l>Che sul volto dell'amica</l>
<l>Esser denno interpretati.</l>
<l>Uno sguardo che furtivo</l>
<l>Mi tramandi il non confesso</l>
<l>Tuo segreto, assai più vivo</l>
<l>Parlerà che il labbro istesso.</l>
<l>Quante vergini ritrose</l>
<l>Cogli sguardi un dì svelarono</l>
<l>Quel desío che vergognose</l>
<l>Alle labbra non fidarono!</l>
<l>Vuoi che d'Egle e d'Amarille</l>
<l>Il sembiante a me dispiaccia?</l>
<l>Che mi caschin le pupille,</l>
<l>Se più mai le guardo in faccia.</l>
<l>Alla madre tua degg'io</l>
<l>Finger vezzi e farle il vago?</l>
<l>Chiedi assai, bell'idol mio;</l>
<l>Ma sarai contento e pago.</l>
<l>Vuoi ch'io parta allor che a lato</l>
<l>Il rival ti troverò?</l>
<l>Il comando è dispietato;</l>
<l>Ma fedel l'eseguirò.</l>
<l>Non v'è cenno ch'io ricusi,</l>
<l>Fuor che quel di non amarti:</l>
<l>Il tuo volto in ciò mi scusi</l>
<l>Della colpa d'adorarti.</l>
<l>Se un più comodo amatore,</l>
<l>Trovi, o Fille; in tua balìa</l>
<l>Tosto il ferma, e ben di cuore</l>
<l>Ne ringrazia la Follía.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LII. PER IL SANTO NATALE.</head>
<p><add resp="ed">177<gap/></add>.</p>

<lg><l>Sei tu quel Dio che in suo furor cammina</l>
<l>Per mezzo ai sette candelabri ardenti?</l>
<l>Che manda un guardo, e l'ultima ruina</l>
<l>Paventano crollando i firmamenti?</l>
<l>Dove sono le frecce alla fucina</l>
<l>Del ciel temprate e i fulmini roventi?</l>
<l>Dove il tuon? dove il turbo? e la divina</l>
<l>Ira che scende a sgomentar le genti?</l>
<l>— Amor risponde, Amor le punte acute</l>
<l>Mi spezzò degli strali; e dalle stelle</l>
<l>Dio di pace or mi tragge in sua virtute:</l>
<l>Ei dalla man le folgori mi svelle.</l>
<l>Amor non viene a dispensar salute</l>
<l>Con lo spirto di nembi e di procelle. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LIII. PER MONACA.</head>
<p><add resp="ed">1783</add>.</p>

<lg><l>Donzella, il giorno che sul tuo bel viso</l>
<l>Dell'illustre tua fuga arse l'idea</l>
<l>E una fiamma gentil di paradiso</l>
<l>Tranquilla da' ridenti occhi piovea;</l>
<l>Lo stuol de' tuoi verd'anni egro e deriso</l>
<l>Dolcissimi lamenti a te spargea,</l>
<l>E su le trecce del tuo crin reciso</l>
<l>La disprezzata libertà piangea.</l>
<l>Il piacer con pietosi atti modesti</l>
<l>Pregando ti seguia fin su le porte</l>
<l>E colla mano ti scuotea le vesti.</l>
<l>Ma invan: chè tu nel rischio invitta e forte</l>
<l>Del recinto fatal l'uscio chiudesti,</l>
<l>E ne prese le chiavi in man la morte.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LIV. PROSOPOPEA DI PERICLE. ALLA SANTITÀ DI PIO VI.</head>
<p><add resp="ed">1780</add>.</p>

<lg><l>Io de' forti Cecropidi</l>
<l>Nell'inclita famiglia</l>
<l>D'Atene un dì non ultimo</l>
<l>Splendor e maraviglia,</l>
<l>A riveder io Pericle</l>
<l>Ritorno il ciel latino,</l>
<l>Trionfator de' barbari</l>
<l>Del tempo e del destino.</l>
<l>In grembo al suol di Catilo</l>
<l>(Funesta rimembranza!)</l>
<l>Mi seppellì del Vandalo</l>
<l>La rabbia e l'ignoranza.</l>
<l>Ne ricercaro i posteri</l>
<l>Gelosi il loco e l'orme,</l>
<l>E il fato incerto piansero</l>
<l>Di mie perdute forme.</l>
<l>Roma di me sollecita</l>
<l>Se 'n dolse, e a' figli sui</l>
<l>Narrò l'infando eccidio</l>
<l>Ove ravvolto io fui.</l>
<l>Carca d'alto rammarico</l>
<l>Se 'n dolse l'infelice</l>
<l>Del marmo freddo e ruvido</l>
<l>Bell'arte animatrice;</l>
<l>E d'Adriano e Cassio,</l>
<l>Sparsa le belle chiome,</l>
<l>Fra gl'insepolti ruderi</l>
<l>M'andò chimando a nome.</l>
<l>Ma in van; chè occulto e memore</l>
<l>Del già sofferto scorno</l>
<l>Temei novella ingiuria</l>
<l>Ed ebbi orror del giorno.</l>
<l>Ed aspettai benefica</l>
<l>Etade, in cui sicuro</l>
<l>Levar la fronte e l'etere</l>
<l>Fruir tranquillo e puro.</l>
<l>Al mio desir propizia</l>
<l>L'età bramata uscìo;</l>
<l>E tu sul sacro Tevere</l>
<l>La conducesti, o Pio.</l>
<l>Per lei già l'altre caddero</l>
<l>Men luminose e conte,</l>
<l>Perchè di Pio non ebbero</l>
<l>L'augusto nome in fronte.</l>
<l>Per lei di greco artefice</l>
<l>Le belle opre felici</l>
<l>Van del furor de' secoli</l>
<l>E dell'obblío vittrici.</l>
<l>Vedi dal suolo emergere</l>
<l>Ancor parlanti e vive</l>
<l>Di Periandro e Antistene</l>
<l>Le sculte forme argive:</l>
<l>Da rotte glebe incognite</l>
<l>Qua mira uscir Biante,</l>
<l>Ed ostentar l'intrepido</l>
<l>Disprezzator sembiante;</l>
<l>Là sollevarsi d'Eschine</l>
<l>La testa ardita e balda,</l>
<l>Che col rival Demostene</l>
<l>Alla tenzon si scalda.</l>
<l>Forse restar doveami</l>
<l>Fra tanti io sol celato,</l>
<l>E miglior tempo attendere</l>
<l>Dall'ordine del fato?</l>
<l>Io che d'età sì fulgida</l>
<l>Più ch'altri assai son degno?</l>
<l>Io della man di Fidia</l>
<l>Lavoro e dell'ingegno?</l>
<l>Qui la fedele Aspasia,</l>
<l>Consorte a me diletta,</l>
<l>Donna del cor di Pericle,</l>
<l>Al fianco suo m'aspetta:</l>
<l>Fra mille volti argolici</l>
<l>Dimessa ella qui siede</l>
<l>E par che afflitta lagnisi</l>
<l>Che il volto mio non vede.</l>
<l>Ma ben vedrallo: immemore</l>
<l>Non son del prisco ardore:</l>
<l>Amor lo desta, e serbalo</l>
<l>Dopo la tomba Amore.</l>
<l>Dunque a colei ritornano</l>
<l>I fati ad accoppiarmi,</l>
<l>Per cui di Samo e Carnia</l>
<l>Ruppi l'orgoglio e l'armi?</l>
<l>Dunque spiranti e lucide</l>
<l>Mi scorgerò dintorno</l>
<l>Di tanti eroi le immagini</l>
<l>Che furo ellèni un giorno?</l>
<l>Tardi nepoti e secoli</l>
<l>Che dopo Pio verrete,</l>
<l>Quando lo sguardo attonito</l>
<l>Indietro volgerete,</l>
<l>Oh come fia che ignobile</l>
<l>Allor vi sembri e mesta</l>
<l>La bella età di Pericle</l>
<l>Al paragon di questa!</l>
<l>Eppur d'Atene i portici</l>
<l>I templi e l'ardue mura</l>
<l>Non mai più belli apparvero</l>
<l>Che quando io l'ebbi in cura.</l>
<l>Per me nitenti e morbide</l>
<l>Sotto la man de' fabri</l>
<l>Volto e vigor prendevano</l>
<l>I massi informi e scabri:</l>
<l>Ubbidiente e docile</l>
<l>Il bronzo ricevea</l>
<l>I capei crespi e tremoli</l>
<l>Di qualche ninfa o dea.</l>
<l>Al cenno mio le parie</l>
<l>Montagne i fianchi apriro,</l>
<l>E dalle rotte viscere</l>
<l>Le gran colonne usciro.</l>
<l>Si lamentaro i tessali</l>
<l>Alpestri gioghi anch'essi,</l>
<l>Impoveriti e vedovi</l>
<l>Di pini e di cipressi.</l>
<l>Il fragor dell'incudini,</l>
<l>De' carri il cigolìo,</l>
<l>De' marmi offesi il gemere</l>
<l>Per tutto allor s'udìo.</l>
<l>Il cielo arrise: Industria</l>
<l>Corse le vie d'Atene,</l>
<l>E n'ebbe Sparta invidia</l>
<l>Dalle propinque arene.</l>
<l>Ma che giovò? Dimentichi</l>
<l>Della mia patria i numi,</l>
<l>Di Roma alfin prescelsero</l>
<l>Gli altari ed i costumi.</l>
<l>Grecia fu vinta; e videsi</l>
<l>Di Grecia la ruina</l>
<l>Render superba e splendida</l>
<l>La povertà latina.</l>
<l>Pianser deserte e squallide</l>
<l>Allor le spiagge achive,</l>
<l>E le bell'arti corsero</l>
<l>Del Tebro su le rive.</l>
<l>Qui poser franche e libere</l>
<l>Il fuggitivo piede,</l>
<l>E accolte si compiacquero</l>
<l>Della cangiata sede:</l>
<l>Ed or fastose obbliano</l>
<l>L'onta del goto orrore,</l>
<l>Or che il gran Pio le vendica</l>
<l>Del vilipeso onore.</l>
<l>Vivi, o signor. Tardissimo</l>
<l>Al mondo il ciel ti furi,</l>
<l>E con l'amor de' popoli</l>
<l>Il viver tuo misuri.</l>
<l>Spirto profan, dell'Erebo</l>
<l>All'ombre avvezzo io sono:</l>
<l>Ma i voti miei non temono</l>
<l>La luce del tuo trono.</l>
<l>Anche del greco Elisio</l>
<l>Nel disprezzato regno</l>
<l>V'è qualche illustre spirito,</l>
<l>Che d'adorarti è degno.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LV. IL RITRATTO.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Lo san Febo e le dive</l>
<l>Delle castalie rive</l>
<l>Quante volte giurai</l>
<l>Di non amar più mai.</l>
<l>Ecco il mio giuramento</l>
<l>Ir ludibrio del vento;</l>
<l>Ecco in preda d'amore</l>
<l>Un'altra volta il core.</l>
<l>Amo ed ardo per cosa</l>
<l>Sì vaga e graziosa,</l>
<l>Che vederla e trafitto</l>
<l>Non sentirsi è delitto.</l>
<l>Io ritrarla vorrei</l>
<l>In colori febei:</l>
<l>Ma di Febo il colore</l>
<l>Troppo langue, e minore</l>
<l>Del soggetto gentile</l>
<l>Si smarrisce lo stile.</l>
<l>Pur su l'aonie carte</l>
<l>Adombreronne in parte</l>
<l>La sembianza divina.</l>
<l>Non sdegnarti, e perdona,</l>
<l>O beltà peregrina,</l>
<l>Se di te parla e suona</l>
<l>Presontuosa e frale</l>
<l>Una lingua mortale.</l>
<l>Ma qual da' vanti tuoi</l>
<l>Dirò prima e qual poi?</l>
<l>Di mie semplici rime</l>
<l>Abbia il bel crin le prime.</l>
<l>Ben fu maligno e stolto</l>
<l>Chi de' neri men belli</l>
<l>Disse i biondi capelli.</l>
<l>Solo all'adusto volto</l>
<l>Dell'irte spose alpine</l>
<l>Nero conviensi il crine,</l>
<l>O alla fronte di cruda</l>
<l>Vergine americana</l>
<l>Che cacciatrice ignuda</l>
<l>Sul barbaro Parana</l>
<l>Coll'arco nelle selve</l>
<l>Affatica le belve.</l>
<l>Quanto al raggio diurno</l>
<l>Cede l'orror notturno,</l>
<l>Tanto i neri men belli</l>
<l>Son dei biondi capelli.</l>
<l>Bionde del sol fiammeggiano</l>
<l>E degli astri vaganti</l>
<l>Le chiome tremolanti:</l>
<l>Bionde le trecce ondeggiano</l>
<l>Sul collo dell'Aurora</l>
<l>Di Citeréa di Flora:</l>
<l>Biondi i ricciuti crini</l>
<l>Dei giocosi Amorini:</l>
<l>E biondo più dell'oro</l>
<l>Il crin del mio tesoro.</l>
<l>Bello quando è raccolto,</l>
<l>Più bel quando è disciolto</l>
<l>E scherza errante e lieve</l>
<l>Su la fronte di neve;</l>
<l>Come striscia leggiera</l>
<l>Di vapore, che a sera</l>
<l>Va serpeggiando, e splende</l>
<l>Davanti al sol cadente,</l>
<l>O su la faccia pende</l>
<l>Della luna sorgente.</l>
<l>Ardon dolci e tranquille</l>
<l>Le cerulee pupille.</l>
<l>Oh pupille beate!</l>
<l>Stolto è ben chi vi mira</l>
<l>E d'amor non sospira.</l>
<l>Benchè brune non siate,</l>
<l>Fra mille brune e mille</l>
<l>Chi v'eguaglia, o pupille?</l>
<l>Dal color non dipende</l>
<l>Degli occhi la bellezza,</l>
<l>Ma sol dalla dolcezza</l>
<l>Che da lor piove e scende.</l>
<l>I lor fasti e le glorie</l>
<l>Son dei cuor le vittorie,</l>
<l>Ed è il color migliore</l>
<l>Quel che più parla al core.</l>
<l>Quante pupille brune</l>
<l>Passano disprezzate</l>
<l>Senza palme e fortune,</l>
<l>Perchè mute insensate</l>
<l>Non san piegarsi in giro</l>
<l>Nè destare un sospiro?</l>
<l>Ma voi, pupille amabili,</l>
<l>Pupille incomparabili,</l>
<l>Se uno sguardo volgete,</l>
<l>Già il cor rapito avete.</l>
<l>Un trionfo non tardo</l>
<l>Non vi costa che un guardo,</l>
<l>O cerulee tranquille</l>
<l>Vincitrici pupille.</l>
<l>E son puri innocenti</l>
<l>Questi sguardi possenti,</l>
<l>Come innocente e pura</l>
<l>È nella notte oscura</l>
<l>La modesta fiammella</l>
<l>Di solitaria stella.</l>
<l>Chi mirar mai puote</l>
<l>Il valor d'un sorriso</l>
<l>Che ravviva le gote</l>
<l>D'un delicato viso?</l>
<l>Egli è d'amor foriero</l>
<l>E interprete sincero;</l>
<l>Ei nell'alma raccende</l>
<l>La languente speranza;</l>
<l>Degli affanni sospende</l>
<l>La cruda rimembranza,</l>
<l>E prepara la via</l>
<l>Al ben che si desía.</l>
<l>Caro labbro cortese</l>
<l>Di colei che m'accese,</l>
<l>Tu rapisci e conquidi</l>
<l>Quando parli e sorridi.</l>
<l>La gioia allor germoglia</l>
<l>Nell'alma innamorata;</l>
<l>Fuggesi allor la doglia</l>
<l>Dal cuor, che si dilata</l>
<l>Combattuto da dolce</l>
<l>Palpito che lo molce,</l>
<l>Al respiro simìle</l>
<l>D'un'auretta gentile</l>
<l>Che sotto il capo vola</l>
<l>D'una fresca viola.</l>
<l>Oh peregrin sorriso</l>
<l>Degno di paradiso!</l>
<l>Oh sorriso che al mare</l>
<l>Potría l'onde placare,</l>
<l>E pel campo celeste</l>
<l>Serenar le tempeste,</l>
<l>E le globe ritrose</l>
<l>Vestir d'erbe e di rose!</l>
<l>Ma di beltà mortale</l>
<l>A che, Musa, si loda</l>
<l>L'onor fugace e frale?</l>
<l>Ne insuperbisca e goda</l>
<l>Chi poca in sen racchiude</l>
<l>Ricchezza di virtude.</l>
<l>So che immago è del core</l>
<l>La forma esteriore:</l>
<l>Ma l'immago sovente</l>
<l>È fallace o languente.</l>
<l>Dunque di questa eletta</l>
<l>Bellissima angioletta</l>
<l>Cantiam gli aurei costumi,</l>
<l>Maraviglia de' numi.</l>
<l>Santa Onestà; che, schiva</l>
<l>Del fallir nostro immondo,</l>
<l>Sbandita e fuggitiva</l>
<l>Passasti ai boschi in fondo</l>
<l>Fra i giunchi e fra le canne</l>
<l>Di palustri capanne</l>
<l>A governar gli amori</l>
<l>D'innocenti pastori,</l>
<l>E di là pur talora</l>
<l>Furtive e mal sicure</l>
<l>Volgi le luci ancora</l>
<l>Alle cittadi impure,</l>
<l>Di rintracciar bramosa</l>
<l>Qualch'alma avventurosa</l>
<l>Che fra pudichi affetti</l>
<l>Nel suo seno t'accetti;</l>
<l>Santa Onestà, trovasti</l>
<l>Fra cittadine mura</l>
<l>L'alma bennata e pura,</l>
<l>Che tanto ricercasti.</l>
<l>Io parlo, o dea, tu il vedi,</l>
<l>Del bell'idol mio:</l>
<l>E conosco ben io</l>
<l>Che al suo fianco tu siedi</l>
<l>Dolce maestra e madre</l>
<l>Di virtudi leggiadre,</l>
<l>Che teco lo corteggiano,</l>
<l>Ed in amor gareggiano.</l>
<l>V'è quel sì raro al mondo</l>
<l>Bel Pudor verecondo;</l>
<l>V'è l'Amistà soave</l>
<l>Che tien del cor la chiave;</l>
<l>V'è l'Umiltà che l'opre</l>
<l>Esalta e i pregi altrui,</l>
<l>E non conosce o copre</l>
<l>D'un vel modesto i sui.</l>
<l>Dove te lascio, o saggio</l>
<l>Difficile Contegno</l>
<l>Che d'amore il linguaggio</l>
<l>Mal soffri e il prendi a sdegno,</l>
<l>E l'anime innamori</l>
<l>Cogli stessi rigori?</l>
<l>Crescono contrastate</l>
<l>D'amor le fiamme, e mancano</l>
<l>Per soverchia pietate:</l>
<l>Presto l'alme si stancano</l>
<l>D'un posseduto bene</l>
<l>Che non costa più pene.</l>
<l>Dunque, o luci vezzose,</l>
<l>Siate in amar ritrose.</l>
<l>Quante belle, che il core</l>
<l>Non armâr di rigore,</l>
<l>Finalmente schernite</l>
<l>Disprezzate tradite</l>
<l>Piansero una dannosa</l>
<l>Tenerezza pietosa!</l>
<l>Pianse fra i traci orrori</l>
<l>Le funeste faville</l>
<l>Dei mal concessi amori</l>
<l>L'abbandonata Fille;</l>
<l>E per egual cagione</l>
<l>Empiè la selva idea</l>
<l>D'inutil pianto Enone.</l>
<l>Ahi! questa si dovea</l>
<l>Inumana mercede,</l>
<l>Misere, a tanta fede?</l>
<l>Dunque, o luci vezzose,</l>
<l>Siate in amor ritrose.</l>
<l>Un amor senza stento</l>
<l>Invita al tradimento:</l>
<l>E una rosa d'aprile</l>
<l>Quattro volte odorata</l>
<l>Perde il suo bello, e vile</l>
<l>Se 'n muore al suol gittata.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVI. AL PRINCIPE DON SIGISMONDO CHIGI.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Dunque fu di natura ordine e fato,</l>
<l>Che di là donde il bene ne deriva</l>
<l>Del mal pur anco scaturir dovesse</l>
<l>La torbida sorgente? O saggio, o solo</l>
<l>A me rimasto negli avversi casi</l>
<l>Consolator; che non torcesti mai</l>
<l>Dalle pene d'altrui lungi lo sguardo,</l>
<l>E scarso di parole e largo d'opre</l>
<l>Co' benefizi al mio dolor soccorri;</l>
<l>Gismondo; e qual di gioie e di martìri</l>
<l>Portentosa mistura è il cuor dell'uomo!</l>
<l>Questa parte di me che sente e vede,</l>
<l>Questo di vita fuggitivo spirto</l>
<l>Che mi scalda le membra e le penètra,</l>
<l>Con quale ardor con qual diletto un tempo</l>
<l>Scorrea pe' campi di natura, e tutte</l>
<l>A me dintorno rabbellìa le cose!</l>
<l>Or s'è cangiato in mio tiranno, in crudo</l>
<l>Carnefice, che il frale onde son cinto</l>
<l>Romper minaccia, e le corporee forze</l>
<l>Qual tarlo roditor logora e strugge.</l>
<l>Giorni beati che in solingo asilo</l>
<l>Senza nube passai, chi vi disperse?</l>
<l>Ratti qual lampo, che la buia notte</l>
<l>Segna talor di momentaneo solco</l>
<l>E su gli occhi le tenebre raddoppia</l>
<l>Al pellegrin che si sgomenta e guata,</l>
<l>Qual mio fallo v'estinse; e tanto amara</l>
<l>Or mi rende di voi la rimembranza,</l>
<l>Che pria sì dolce mi scendea sul core?</l>
<l>Allorchè il sole, io lo rammento spesso,</l>
<l>D'oriente sul balzo compariva</l>
<l>A risvegliar dal suo silenzio il mondo,</l>
<l>E agli oggetti rendea più vivi e freschi</l>
<l>I color che rapiti avea la sera;</l>
<l>Dall'umile mio letto anch'io sorgendo,</l>
<l>A salutarlo m'affrettava; e fiso</l>
<l>Tenea l'occhio a mirar come nascoso</l>
<l>Di là dal colle ancora ei fea da lunge</l>
<l>Degli alti gioghi biondeggiar le cime;</l>
<l>Poi come lenta in giù scorrea la luce</l>
<l>Il dosso imporporando e i fianchi alpestri,</l>
<l>E dilatata a me venìa d'incontro</l>
<l>Che a' piedi l'attendea della montagna.</l>
<l>Dall'umido suo sen la terra allora</l>
<l>Su le penne dell'aure mattutine</l>
<l>Grata innalzava di profumi un nembo:</l>
<l>E, altero di se stesso e sorridente</l>
<l>Su i benefizi suoi, l'aureo pianeta</l>
<l>Nel vapor che odoroso ergeasi in alto</l>
<l>Gìa rinfrescando le divine chiome;</l>
<l>E fra il concento degli augelli e il plauso</l>
<l>Delle create cose egli sublime</l>
<l>Per l'azzurro del ciel spingea le rote.</l>
<l>Allor sul fresco margine d'un rivo</l>
<l>M'adagiava tranquillo, in su l'erbetta</l>
<l>Che lunga e folta mi sorgea dintorno</l>
<l>E tutto quasi mi copriva: ed ora</l>
<l>Supino mi giacea, fosche mirando</l>
<l>Pender le selve dall'opposta balza,</l>
<l>E fumar le colline, e tutta in faccia</l>
<l>Di sparsi armenti biancheggiar la rupe;</l>
<l>Or rivolto col fianco al ruscelletto,</l>
<l>Io mi fermava a riguardar le nubi</l>
<l>Che tremolando si vedean riflesse</l>
<l>Nel puro trapassar specchio dell'onda:</l>
<l>Poi del gentil spettacolo già sazio,</l>
<l>Tra i cespi, che mi fean corona e letto,</l>
<l>Si fissava il mio sguardo; e attento e cheto</l>
<l>Il picciol mondo a contemplar poneami</l>
<l>Che tra gli steli brulica dell'erbe,</l>
<l>E il vago e vario degl'insetti ammanto</l>
<l>E l'indole diversa e la natura.</l>
<l>Altri a torma e fuggenti in lunga fila</l>
<l>Vengono e van per via carchi di preda:</l>
<l>Altri sta solitario; altri l'amico</l>
<l>In suo cammino arresta, e con lui sembra</l>
<l>Gran cose conferir: questi d'un fiore</l>
<l>L'ambrosia sugge e la rugiada; e quello</l>
<l>Al suo rival ne disputa l'impero;</l>
<l>E venir tosto a lite, ed azzuffarsi,</l>
<l>E avviticchiati insieme ambo repente</l>
<l>Giù dalla foglia sdrucciolar li vedi:</l>
<l>Nè valor manca in quegli angusti petti,</l>
<l>Previdenza, consiglio, odio ed amore.</l>
<l>Quindi alcuni tra lor miti e pietosi</l>
<l>Prestansi aíta ne' bisogni; assai</l>
<l>Migliori in ciò dell'uom, che al suo fratello</l>
<l>Fin nella stessa povertà fa guerra:</l>
<l>Ed altri poscia, da vorace istinto</l>
<l>Alla strage chiamati ed agl'inganni,</l>
<l>Della morte d'altrui vivono; e sempre</l>
<l>Del più gagliardo, come avvien tra noi,</l>
<l>O del più scaltro la ragion prevale.</l>
<l>Questi gli oggetti e questi erano un tempo</l>
<l>Gli eloquenti maestri che di pura</l>
<l>Filosofia m'empìan la mente e il petto;</l>
<l>Mentre soave mi sentía sul volto</l>
<l>Spirar del nume onnipossente il soffio;</l>
<l>Quel soffio che le viscere serpendo</l>
<l>Dell'ampia terra, e ventilando il chiuso</l>
<l>Elementar foco di vita, e tutta</l>
<l>La materia agitando e le seguaci</l>
<l>Forme che inerti le giaceano in grembo,</l>
<l>L'une contro l'altre in bel conflitto</l>
<l>Arma le forze di natura, e tragge</l>
<l>Da tanta guerra l'armonía del mondo.</l>
<l>Scorreami quindi per le calde vene</l>
<l>Un torrente di gioia: e discendea</l>
<l>Questo vasto universo entro mia mente,</l>
<l>Or come grave sasso che nel mezzo</l>
<l>Piomba d'un lago, e l'agita e sconvolge</l>
<l>E lo fa tutto ribollir dal fondo;</l>
<l>Or come immago di leggiadra amante,</l>
<l>Che di grato tumulto i sensi ingombra</l>
<l>E serena sul cor brilla e riposa.</l>
<l>Ma più quell'io non son. Cangiaro i tempi,</l>
<l>Cangîar le cose. Della gioia estremo</l>
<l>Regnò sull'alma il sentimento: estremi</l>
<l>Or vi regnano ancora i miei martìri.</l>
<l>E come stenderò su le ferite</l>
<l>L'ardita mano, e toglieronne il velo?</l>
<l>Una fulgida chioma al vento sparsa,</l>
<l>Un dolce sguardo ed un più dolce accento,</l>
<l>Un sorriso, un sospir dunque potero</l>
<l>Non preveduto suscitarmi in seno</l>
<l>Tanto incendio d'affetti e tanta guerra?</l>
<l>E non son questi i fior, queste le valli,</l>
<l>Che già parver sì belle agli occhi miei?</l>
<l>Chi di fosco le tinse? e chi sul ciglio</l>
<l>Mi calò questa benda? Oimè! l'orrore</l>
<l>Che sgorga di mia mente e il cor m'allaga,</l>
<l>Di natura si sparse anche sul volto</l>
<l>E l'abbuiò. Me misero! non veggo</l>
<l>Che lugubri deserti; altro non odo</l>
<l>Che urlar torrenti e mugolar tempeste:</l>
<l>Dovunque il passo e la pupilla muovo,</l>
<l>Escono d'ogni parte ombre e paure;</l>
<l>E muta stammi e scolorita innanzi,</l>
<l>Qual deforme cadavere, la terra.</l>
<l>Tutto è spento per me: sol vive eterno</l>
<l>Il mio dolor: nè mi riman conforto</l>
<l>Che alzar le luci al cielo e sciormi in pianto.</l>
<l>Ah! che mai vagheggiarti io non dovea,</l>
<l>Fatal beltade. Senza te venuto</l>
<l>Questo non fora orribil cangiamento.</l>
<l>Girar tranquilli sul mio capo avrei</l>
<l>Visto i pianeti, e più tranquilla ancora</l>
<l>La mia polve tornar donde fu tolta.</l>
<l>Ma in que' vergini labbri in que' begli occhi</l>
<l>Aver quest'occhi inebriati, e dolce</l>
<l>Sentirmi ancor nell'anima rapita</l>
<l>Scorrere il suono delle tue parole;</l>
<l>Amar te sola, e riamato amante</l>
<l>Non essere felice; e veder quindi</l>
<l>Contra me, contra te, contra le voci</l>
<l>Di natura e del ciel sorger crudeli</l>
<l>Gli uomini i pregiudizi e la fortuna;</l>
<l>Perder la speme di donarti un giorno</l>
<l>Nome più sacro che d'amante, e caro</l>
<l>Peso vederti dal mio collo pendere,</l>
<l>E d'un bacio pregarmi e d'un sorriso</l>
<l>Con angelico vezzo; abbandonarti<gap/></l>
<l>Obbliarti, e per sempre.... Ah lungi, lungi,</l>
<l>Feroce idea! tu mi spaventi, e cangi</l>
<l>Tutta in furor la tenerezza mia.</l>
<l>Allor requie non trovo. Io m'alzo; e corro</l>
<l>Forsennato pe' campi; e di lamenti</l>
<l>Le caverne riempio, che dintorno</l>
<l>Risponder sento con pietade. Allora</l>
<l>Per dirupi m'è dolce inerpicarmi,</l>
<l>E a traverso di folte irte boscaglie</l>
<l>Aprir la via col petto, e del mio sangue</l>
<l>Lasciarmi dietro rosseggianti i dumi.</l>
<l>La rabbia che per entro mi divora,</l>
<l>Di fuor trabocca. Infiammansi le membra;</l>
<l>L'anelito s'addoppia; e piove a rivi</l>
<l>Il sudor dalla fronte rabbuffata.</l>
<l>Più scabrezza al sentier, più forza al piede,</l>
<l>Più ristoro al mio cor: finchè smarrito,</l>
<l>Di balza in balza valicando, all'orlo</l>
<l>D'un abisso mi spingo: a riguardarlo</l>
<l>Si rizzano le chiome, e il piè s'arretra.</l>
<l>A poco a poco quel terror poi cede;</l>
<l>E un pensiero sottentra, ed un desío;</l>
<l>Disperato desío. Ritto su i piedi</l>
<l>Stommi, ed allargo le tremanti braccia,</l>
<l>Inclinandomi verso la vorago.</l>
<l>L'occhio guarda laggiuso, e il cor respira;</l>
<l>E immaginando nel piacer mi perdo</l>
<l>Di gittarmi là dentro, onde a' miei mali</l>
<l>Por termine, e nei vortici travolto</l>
<l>Romoreggiar del profondo torrente.</l>
<l>Codardo! ancora non osai dall'alto</l>
<l>Staccar l'incerto piede, e coraggioso</l>
<l>In giù col capo rovesciarmi. Ancora</l>
<l>Al suo fin non è giunta la mia polve;</l>
<l>E un altro istante mi condanna il fato</l>
<l>Di questo sole a contemplar l'aspetto.</l>
<l>Oh! perchè non poss'io la mia deporre</l>
<l>D'uom tutta dignitade; e andar confuso</l>
<l>Col turbine che passa; e su le penne</l>
<l>Correr del vento a lacerar le nubi,</l>
<l>O sui campi a destar dell'ampio mare</l>
<l>Gli addormentati nembi e le procelle!</l>
<l>Prigioniero mortal! dunque non fia</l>
<l>Questo diletto un dì, questo destino</l>
<l>Parte di nostra eredità? Qualunque</l>
<l>Mi serbi il ciel condizion di spirto,</l>
<l>perchè, Gismondo, prolungar cotanto</l>
<l>Questo lampo di luce? Un sol potea,</l>
<l>Un sol oggetto lusingarmi: il cielo</l>
<l>Al mio desire invidiollo, e l'odio</l>
<l>Mi lasciò della vita e di me stesso.</l>
<l>Tu di Sofia cultor felice, e speglio</l>
<l>Di candor d'amistade e cortesía,</l>
<l>Tu per me vivi; e su l'acerbo caso</l>
<l>Una stilla talor spargi di pianto,</l>
<l>O generoso degli afflitti amico.</l>
<l>Allorchè d'un bel giorno in su la sera</l>
<l>L'erta del monte ascenderai soletto,</l>
<l>Di me ti risovvenga; e su quel sasso,</l>
<l>Che lagrimando del mio nome incisi,</l>
<l>Su quel sasso fedel siedi e sospira.</l>
<l>Volgi il guardo di là verso la valle;</l>
<l>E ti ferma a veder come da lunge</l>
<l>Su la mia tomba invía l'ultimo raggio</l>
<l>Il sol pietoso, e dolcemente il vento</l>
<l>Fa l'erba tremolar che la ricopre.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVII. PENSIERI D'AMORE.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Sallo il ciel quante volte al sonno, ahi lasso,</l>
<l>Col desire mi corco e colla speme</l>
<l>Di mai svegliarmi. E sul mattin novello</l>
<l>Apro le luci; a mirar torno il sole;</l>
<l>E infelice un'altra volta io sono.</l>
<l>Quale sovente con maggior disdegno</l>
<l>Vedi sul mar destarsi le procelle,</l>
<l>Che fatto dianzi avean silenzio e tregua;</l>
<l>Tale al tornar della diurna luce</l>
<l>Più fiero de' miei mali il sentimento</l>
<l>Risorge; e tal dell'alma le tempeste,</l>
<l>Che la calma notturna avea sopite,</l>
<l>Svegliansi tutte; e le solleva in alto</l>
<l>Quel terribile iddio che mi persegue.</l>
<l>Del cuore allor spalancansi le porte:</l>
<l>E il Dolor siede su la maestra entrata.</l>
<l>Con cent'occhi il crudel mostro la guarda;</l>
<l>E la Gioia ne scaccia; che passarvi</l>
<l>Vorria pietosa, e col suo dolce tocco</l>
<l>Il fier custode addormentar procura.</l>
<l>Al sorriso al gentil vezzo di questa</l>
<l>Avversaria divina ei ben talvolta</l>
<l>Par che vinto s'accheti: ma trapassa</l>
<l>L'onda repente di contrario affetto,</l>
<l>Ch'altro romor menando lo riscuote:</l>
<l>Ond'egli riede dispettoso all'ira,</l>
<l>E l'istesso gioir cangia in martìre.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVII. PENSIERI D'AMORE.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Indarno alla novella alba del giorno,</l>
<l>Allorchè dopo il travagliar d'oscura</l>
<l>Funesta vision svegliomi e tutto</l>
<l>D'affannoso sudor molle mi trovo,</l>
<l>Indarno stendo verso lei le braccia,</l>
<l>Misero: e nel silenzio della notte</l>
<l>Le cerco indarno per le vote piume,</l>
<l>Quando un felice ed innocente sogno</l>
<l>M'inganna, e parmi di sederle al fianco,</l>
<l>E stretta al seno la sua man tenermi,</l>
<l>Ricoprirla di baci, e contro gli occhi</l>
<l>Premerla e contro le mie calde gote.</l>
<l>Ahi! quando ancora colle chiuse ciglia</l>
<l>Tra veglia e sonno d'abbracciarla io credo</l>
<l>E deluso mi desto; ahi! che del cuore</l>
<l>La grave oppression sgorgar repente</l>
<l>Fa di lacrime un rio dalle pupille,</l>
<l>E al pensier disperato mi dischiude</l>
<l>Un avvenir d'orrendi mali, a cui</l>
<l>Termine non vegg'io fuor che la tomba.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVII. PENSIERI D'AMORE.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Oh come del pensier batte alle porte</l>
<l>Questa fatale immago, e mi persegue!</l>
<l>Come d'incontro mi s'arresta immota,</l>
<l>E tutta tutta la mia mente ingombra!</l>
<l>Chiudo ben io per non mirarla i rai,</l>
<l>E con ambo le man la fronte ascondo:</l>
<l>Ma su la fronte e dentro i rai la veggio</l>
<l>Un'altra volta comparir, fermarsi,</l>
<l>Riguardarmi pietosa, e non far motto.</l>
<l>Le braccia allargo, e prono in su le piume</l>
<l>Cader mi lascio colla bocca e il petto:</l>
<l>Ma l'immago dagli occhi non s'invola;</l>
<l>Anzi s'accosta; e par che ciglio a ciglio,</l>
<l>Gote a gote congiunga, e tal poi meco</l>
<l>Reclini il capo e s'abbandoni al sonno.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVII. PENSIERI D'AMORE.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Torna, o delirio lusinghier, deh torna,</l>
<l>Nè così ratto abbandonarmi. Io dunque</l>
<l>Suo sposo! ella mia sposa! Eterno Iddio,</l>
<l>Di cui fu dono questo cor che avvampa;</l>
<l>Se un tanto ben mi preparavi, io tutti</l>
<l>Spesi gl'istanti in adorarti avrei.</l>
<l>Non vo' lagnarmi, o giusto Iddio. Perdona</l>
<l>Alle lagrime mie, perdona al cieco</l>
<l>Desío che m'arde. Se fra queste braccia</l>
<l>Dato mi fosse un sol momento stringere....</l>
<l>Se questi labbri su quei labbri.... Ahi, misero!</l>
<l>Ahi! che al solo pensarlo entro le vene</l>
<l>Di foco un fiume mi trabocca, e tutti</l>
<l>Tremano i polsi combattuti e l'ossa.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVII. PENSIERI D'AMORE.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Oh se lontano dalle ree cittadi</l>
<l>In solitario lido i giorni miei</l>
<l>Teco mi fosse trapassar concesso!</l>
<l>Oh se mel fosse! Tu sorella e sposa,</l>
<l>Tu mia ricchezza mia grandezza e regno,</l>
<l>Tu mi saresti il ciel la terra e tutto.</l>
<l>Io ne' tuoi sguardi e tu ne' miei felice,</l>
<l>Come di schietto rivo onda soave</l>
<l>Scorrer gli anni vedremmo; e fonte in noi</l>
<l>Di perenne gioir fora la vita.</l>
<l>Poi, quando al fine dell'etade il gelo</l>
<l>De' sensi avrebbe il primo ardor già spento,</l>
<l>E in fuga si vedrìan volti i diletti</l>
<l>All'apparir delle canute chiome,</l>
<l>Amor darebbe all'amistade il loco;</l>
<l>Dolce amistade, che dal caldo cenere</l>
<l>Delle passate fiamme altra farebbe</l>
<l>Germogliar tenerezza altri contenti.</l>
<l>Oh contenti! oh speranze!... Un importuno</l>
<l>Fremer di vento mi riscosse; e tutta</l>
<l>Sparve col mio delirio anche la gioia.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVII. PENSIERI D'AMORE.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Ahi sconsigliato! ahi forsennato! e dove,</l>
<l>Dove son tratto dal furor di questo</l>
<l>Tremendo affetto? In lei sepolto, in lei</l>
<l>Sola è sepolto il mio pensier. Quest'occhi</l>
<l>Altro non veggon che sua dolce immago;</l>
<l>Altro nel core risonar non sento</l>
<l>Che l'amato suo nome; e tutto apparmi,</l>
<l>Se lei ne traggi, l'universo estinto.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVII. PENSIERI D'AMORE.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Ma che? sederle al fianco; e de' suoi sguardi,</l>
<l>De' suoi sorrisi, de' suoi dolci accenti</l>
<l>Pascer l'anima ingorda; e sì dappresso</l>
<l>Farmi al suo labbro, che sul labbro mio</l>
<l>Giungerne io senta il tiepido respiro....</l>
<l>Ahi! parmi allor che un folgore mi corra</l>
<l>Per gli attoniti sensi. Innanzi al ciglio</l>
<l>Una nube si stende: entro la gola</l>
<l>Van soffocate le parole, e sembra</l>
<l>Che di foco una man la stringa e chiuda.</l>
<l>Allor mi batte in fiera guisa il core;</l>
<l>E per dar vento all'infiammato petto,</l>
<l>Più lunghi e cupi dall'aperta bocca</l>
<l>Esalano i sospiri: e forza è quindi</l>
<l>O correre co' baci alla sua mano</l>
<l>E di pianto bagnarla, o dispiccarmi</l>
<l>Da lei veloce e colle vòlte spalle</l>
<l>Gir percotendo per furor la fronte.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVII. PENSIERI D'AMORE.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Alta è la notte, ed in profonda calma</l>
<l>Dorme il mondo sepolto; e in un con esso</l>
<l>Par la procella del mio cor sopita.</l>
<l>Io balzo fuori delle piume, e guardo;</l>
<l>E traverso alle nubi che del vento</l>
<l>Squarcia e sospinge l'iracondo soffio,</l>
<l>Veggo del ciel per gl'interrotti campi</l>
<l>Qua e là deserte scintillar le stelle.</l>
<l>Oh vaghe stelle! e voi cadrete adunque,</l>
<l>E verrà tempo che da voi l'Eterno</l>
<l>Ritiri il guardo e tanti soli estingua?</l>
<l>E tu pur anche coll'infranto carro</l>
<l>Rovesciato cadrai, tardo Boote,</l>
<l>Tu degli artici lumi il più gentile?</l>
<l>Deh! perchè mai la fronte or mi discopri,</l>
<l>E la beata notte mi rimembri</l>
<l>Che al casto fianco dell'amica assiso</l>
<l>A' suoi begli occhi t'insegnai col dito!</l>
<l>Al chiaror di tue rote ella ridenti</l>
<l>Volgea le luci: ed io per gioia intanto</l>
<l>A' suoi ginocchi mi tenea prostrato,</l>
<l>Più vago oggetto a contemplar rivolto,</l>
<l>Che d'un tenero cor meglio i sospiri</l>
<l>Meglio i trasporti meritar sapea.</l>
<l>Oh rimembranze! oh dolci istanti! io dunque,</l>
<l>Dunque io per sempre v'ho perduti; e vivo?</l>
<l>E questa è calma di pensier? son questi</l>
<l>Gli addormentati affetti? Ahi! mi deluse</l>
<l>Della notte il silenzio, e della muta</l>
<l>Mesta natura il tenebroso aspetto!</l>
<l>Già di nuovo a suonar l'aura comincia</l>
<l>De' miei sospiri, ed in più larga vena</l>
<l>Già mi ritorna su le ciglia il pianto.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVII. PENSIERI D'AMORE.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Limpido rivo, onde del patrio colle,</l>
<l>Che dolce mormorando per la via</l>
<l>Lo stanco ed arso passeggiero inviti;</l>
<l>È gran tempo, lo sai, che su l'erbetta</l>
<l>Del tuo bel margo a riposar non vengo;</l>
<l>E d'accanto ti passo frettoloso,</l>
<l>Nè mi sovviene di pur darti un guardo.</l>
<l>Scusa l'errore, amabil rio; perdona</l>
<l>L'involontaria scortesía. Se noto</l>
<l>L'orror ti fosse del mio stato, e quali</l>
<l>Ravvolgo in mente atri pensieri, e quanta</l>
<l>Guerra nel petto, orrenda guerra, io porto;</l>
<l>Certo t'udrei su l'alta mia sventura</l>
<l>Gemer pietoso e andar più roco al mare.</l>
<l>Ma ben crudo se' tu, che i segni ancora</l>
<l>Serbi di mia felicità perduta.</l>
<l>Perchè quei cespi alimentar, che spesso</l>
<l>D'affanni scarco m'accoglieano in grembo,</l>
<l>Quando il cor visse solitario, e tocco</l>
<l>D'Amor la face non l'avea pur anco?</l>
<l>Perchè riveggio queste piante, e l'ombra</l>
<l>Che i miei sonni coperse? E tu soave</l>
<l>Aura d'april, perchè sì dolce intorno</l>
<l>Batti le piume e mi carezzi il volto?</l>
<l>Fuggi, e le gote a lusingar ten vola</l>
<l>Non bagnate di pianto. Ah fuggi! e queste</l>
<l>Che mi rigan la guancia ultime stille</l>
<l>Non asciugarmi, e in libertà le lascia</l>
<l>Cader nell'onda che mi scorre al piede.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVII. PENSIERI D'AMORE.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Tutto pêre quaggiù. Divora il tempo</l>
<l>L'opre i pensieri. Colà dove immenso</l>
<l>Gli astri dan suono, e qui dov'io m'assido</l>
<l>E coll'aura che passa mi lamento,</l>
<l>Del nulla tornerà l'ombra e il silenzio.</l>
<l>Ma non l'intera eternità potría</l>
<l>Spegner la fiamma, che non polsi e vene,</l>
<l>Ma la sostanza spirital n'accese;</l>
<l>Fiamma immortal, perchè immortal lo spirto</l>
<l>Entro cui vive e di cui vive e cresce.</l>
<l>Quest'occhi adunque chiuderà di morte</l>
<l>Il ferreo sonno, nè potrà quel sonno</l>
<l>Lo sguardo estinguer che dagli occhi uscìo.</l>
<l>Cesserà il cuor di palpitarmi in petto,</l>
<l>E il frale che mi cinge andrà nel turbo</l>
<l>Della materia universal confuso;</l>
<l>Ma incorruttibil dal corporeo fango,</l>
<l>Come raggio dall'onda, emergeranne</l>
<l>L'amoroso pensier, che tante in seno</l>
<l>Faville mi destò tanti sospiri.</l>
<l>Poichè dunque n'avrà pietoso il fato</l>
<l>Della spoglia terrena ambo già sciolti,</l>
<l>E d'altre forme andrem vestiti in altro</l>
<l>Men scellerato e più leggiadro mondo,</l>
<l>Noi rivedremci, o mio perduto bene;</l>
<l>E sarà nosco amor. Noi de' sofferti</l>
<l>Oltraggi allor vendicheremo amore;</l>
<l>Nè d'uomo tirannìa nè di fortuna</l>
<l>Franger potranne o indebolir quel nodo</l>
<l>Che le nostre congiunse alme fedeli.</l>
<l>Perchè dunque a venir lenta è cotanto,</l>
<l>Quando è principio del gioir, la morte?</l>
<l>Perchè sì rado la chiamata ascolta</l>
<l>Degl'infelici e la sua man disdegna</l>
<l>Troncar le vite d'amarezza asperse?</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LVIII. PER LE NOZZE RONDINELLI–GNUDI.</head>
<p><add resp="ed">1782</add>.</p>

<lg><l>Che fai, santo Imeneo, che pei sereni</l>
<l>Spazi dell'aria a noi tosto non scendi?</l>
<l>Tu i solleciti amanti ardi; tu prendi</l>
<l>Le ritrose fanciulle e le incateni.</l>
<l>Vieni, cara d'amor speme, deh vieni;</l>
<l>E del tuo foco il garzon vago accendi.</l>
<l>Ma in rimirar la gentil sposa attendi</l>
<l>Che a te non vinca e prigionier non meni;</l>
<l>Chè simil fiamma e così fiero e tanto</l>
<l>D'amore incendio altra giammai non mosse,</l>
<l>Come costei ch il mondo arder potrebbe:</l>
<l>Nè apparve tal colei che doglia e pianto</l>
<l>Alle dardanie spose un giorno accrebbe,</l>
<l>Benchè nata di Giove ella già fosse.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LIX. SOPRA LA MORTE.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Morte, che se' tu mai? Primo dei danni</l>
<l>L'alma vile e la rea ti crede e teme:</l>
<l>E vendetta del ciel scendi ai tiranni,</l>
<l>Che il vigile tuo braccio incalza e preme.</l>
<l>Ma l'infelice, a cui de' lunghi affanni</l>
<l>Grave è l'incarco e morta in cuor la speme,</l>
<l>Quel ferro implora troncator degli anni,</l>
<l>E ride all'appressar dell'ore estreme.</l>
<l>Fra la polve di Marte e le vicende</l>
<l>Ti sfida il forte che ne' rischi indura;</l>
<l>E il saggio senza impallidir ti attende.</l>
<l>Morte, che se' tu dunque? Un'ombra oscura,</l>
<l>Un bene, un male, che diversa prende</l>
<l>Dagli affetti dell'uom forma e natura.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LX. PER SCIOGLIMENTO DI MATRIMONIO.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Su l'infausto imeneo pianse, e rivolse</l>
<l>Altrove il guardo vergognoso Amore:</l>
<l>Pianse Feconditade, e al ciel si dolse,</l>
<l>L'onta narrando del tradito ardore.</l>
<l>Ma del fanciullo citerèo si volse</l>
<l>Giove dall'alto ad emendar l'errore;</l>
<l>Vide l'inutil nodo, e lo disciolse:</l>
<l>E rise intatto il virginal Pudore.</l>
<l>Or sul tuo fato in ciel tiensi consiglio,</l>
<l>Ligure ninfa; ed altra insidia ha tesa</l>
<l>Per vendicarti di Ciprigna il figlio.</l>
<l>E ben farallo: chè alla dolce impresa</l>
<l>Fia sprone il balenar del tuo bel ciglio,</l>
<l>L'età che invita, e la svelata offesa.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXI. ALL'ABATE MATTEO BERARDI POETA ESTEMPORANEO E GIURECONSULTO.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Acri contese, fatica aspra e rea,</l>
<l>E battagliar di voci alpestri e rudi,</l>
<l>E tarlati volumi; ecco d'Astrea</l>
<l>L'armi il vessillo e gli operosi studi.</l>
<l>E di sì cruda e sì feroce dea</l>
<l>Tu su le tracce t'affatichi e sudi,</l>
<l>Tu nato agli ozi della rupe ascrea</l>
<l>E avvezzo al suon delle tebane incudi?</l>
<l>Lascia l'ingrata impresa: e se di Baldo</l>
<l>E Bartolo le carte antepor vuoi</l>
<l>Ai cantori d'Achille e di Rinaldo,</l>
<l>Gitta la lira, onor de' fianchi tuoi;</l>
<l>Chè d'un'istessa man sicuro e saldo</l>
<l>Cetra e bilancia sostener non puoi.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXII. AMOR PEREGRINO. A S. E. LA SIGNORA PRINCIPESSA DONNA COSTANZA BRASCHI ONESTI NATA FALCONIERI NIPOTE DI PIO VI.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Degl'incostanti secoli</l>
<l>Propagator divino,</l>
<l>Alle cittadi incognito</l>
<l>Negletto peregrino,</l>
<l>Io ti saluto, o tenera</l>
<l>De' cor conquistatrice:</l>
<l>Amor son io: ravvisami;</l>
<l>Ascolta un infelice.</l>
<l>Si bagneran di lagrime</l>
<l>I tuoi vezzosi rai,</l>
<l>Se la crudele istoria</l>
<l>Di mie vicende udrai.</l>
<l>Luce del mondo ed anima,</l>
<l>Dal ciel mandato io venni;</l>
<l>E primo i dolci palpiti</l>
<l>Dell'uman cuore ottenni.</l>
<l>Duce natura e regolo</l>
<l>A' passi miei si fea;</l>
<l>Ed io contento e docile</l>
<l>Su l'orme sue correa.</l>
<l>Di sacri alterni vincoli</l>
<l>Congiunsi allor le genti,</l>
<l>E all'armonía dell'ordine</l>
<l>Tutte avvezzai le menti.</l>
<l>L'uom alla sua propaggine</l>
<l>E all'amistade inteso</l>
<l>Lieto vivea, nè oppresselo</l>
<l>Delle sue brame il peso.</l>
<l>Virtude e Amor sorgevano</l>
<l>Con un medesmo volo;</l>
<l>Ed eran ambo un impeto</l>
<l>Un sentimento solo.</l>
<l>Amor vegliava ai talami,</l>
<l>Amor sedea sul core:</l>
<l>Le leggi, i patti, i limiti,</l>
<l>Tutto segnava Amore.</l>
<l>Ma quando si cangiarono</l>
<l>In cittadine mura</l>
<l>I patrii campi, e videsi</l>
<l>L'arte cacciar natura;</l>
<l>Fra l'uomo e l'uom, fra il vario</l>
<l>Moltiplicar d'oggetti,</l>
<l>Nuovi bisogni emersero</l>
<l>E mille nuovi affetti;</l>
<l>La consonanza ruppesi;</l>
<l>L'ira il livor l'orgoglio</l>
<l>Della ragion più debole</l>
<l>Si disputaro il soglio.</l>
<l>Allor io caddi: e termine</l>
<l>Ebbe il mio santo impero,</l>
<l>E le conquiste apparvero</l>
<l>D'usurpator straniero.</l>
<l>Rival possente, ei d'ozio</l>
<l>E di lascivia nacque:</l>
<l>Nome d'Amor gli diedero</l>
<l>Le cieche genti; e piacque:</l>
<l>Vago figliuol di Venere</l>
<l>Poi lo chiamò la folle</l>
<l>Teologìa di Cecrope,</l>
<l>E templi alzar gli volle:</l>
<l>Aurea farètra agli omeri,</l>
<l>Diede alla mano il dardo,</l>
<l>Gli occhi di bende avvolsegli,</l>
<l>E lo privò del guardo.</l>
<l>A far dell'alme strazio</l>
<l>Venne così quel crudo</l>
<l>Di ree vicende artefice</l>
<l>Fanciul bendato e nudo.</l>
<l>Le delicate e timide</l>
<l>Virtudi in ceppi avvinse,</l>
<l>E co' delitti il perfido</l>
<l>In amistà si strinse.</l>
<l>Entro i vietati talami</l>
<l>Il piè furtivo ei mise;</l>
<l>E su le piume adultere</l>
<l>Lasciò l'impronta, e rise.</l>
<l>Per la vendetta argolica</l>
<l>Volar su la marina</l>
<l>Fe mille navi, e d'Ilio</l>
<l>Le spinse alla ruina:</l>
<l>Di sangue e di cadaveri</l>
<l>Crebbe la frigia valle,</l>
<l>Nè trovò Xanto al pelago</l>
<l>Fra tante membra il calle.</l>
<l>Taccio (feral spettacolo!)</l>
<l>Le colpe e le tenzoni,</l>
<l>Ond'ei d'Europa e d'Asia</l>
<l>Crollò sovente i troni:</l>
<l>Tacciò la fè la pubblica</l>
<l>Utilità gli onori,</l>
<l>Dover giustizia e patria,</l>
<l>Prezzo d'infami ardori.</l>
<l>Calcò quell'empio i titoli</l>
<l>Di madre e di sorella,</l>
<l>E mescolanza orribile</l>
<l>Trasse da questa e quella.</l>
<l>Natura allor di lagrime</l>
<l>Versò dagli occhi un fonte,</l>
<l>E torse il piè, coprendosi</l>
<l>Per alto orror la fronte.</l>
<l>Pians'io con essa; e profugo</l>
<l>Dalle cittadi impure</l>
<l>Corsi ne' boschi a gemere</l>
<l>Su l'aspre mie sventure.</l>
<l>Rozzi colà m'accolsero</l>
<l>Pastori e pastorelle,</l>
<l>Che m'insegnaro a tessere</l>
<l>Le lane e le fiscelle.</l>
<l>Guidai con loro i candidi</l>
<l>Armenti alla collina,</l>
<l>E con diletto al vomere</l>
<l>Stesi la man divina.</l>
<l>Su l'erme mie poi vennero</l>
<l>Altre Virtù smarrite</l>
<l>A ricercar ricovero</l>
<l>Da quel crudel tradite.</l>
<l>Sentì la selva il giungere</l>
<l>Delle celesti dive,</l>
<l>E dier di gioia un fremito</l>
<l>Le conoscenti rive:</l>
<l>Spirto acquistar pareano</l>
<l>L'erbette i fiori e l'onde,</l>
<l>Parean di miele e balsamo</l>
<l>Tutte stillar le fronde:</l>
<l>Gli amplessi raddoppiarono</l>
<l>Le giovinette spose;</l>
<l>E a' vecchi padri il giubilo</l>
<l>Spianò le fronti annose.</l>
<l>Così fur fatte ospizio</l>
<l>Della Virtù le selve,</l>
<l>Sole così rimasero</l>
<l>Nella città le belve.</l>
<l>Ma pure ancor nel carcere</l>
<l>Di queste tane aurate,</l>
<l>Che fabbricò degli uomini</l>
<l>La stolta vanitate,</l>
<l>Qualche bel cor magnanimo</l>
<l>Chiaro brillar si vide,</l>
<l>Qual astro che de' nuvoli</l>
<l>Fra il denso orror sorride.</l>
<l>A qual orecchio è povera</l>
<l>De' pregi tuoi la Fama?</l>
<l>Alunna delle Grazie,</l>
<l>Del Tebro onor ti chiama.</l>
<l>Darti l'udii d'ingenua</l>
<l>E di pietosa il vanto;</l>
<l>E i dolci modi e teneri</l>
<l>Narrar, dell'alme incanto.</l>
<l>Bramai vederti; e timido</l>
<l>D'oltraggi in suol nemico</l>
<l>Sembianza presi ed abito</l>
<l>Di peregrin mendico.</l>
<l>Maggior del grido è il merito:</l>
<l>E nel sederti a lato</l>
<l>L'antica mi dimentico</l>
<l>Avversità del fato.</l>
<l>Deh, per le guance eburnee</l>
<l>Che di rossor tingesti,</l>
<l>Per gli occhi tuoi, deh, piacciati</l>
<l>Voler che teco io resti.</l>
<l>Io di virtudi amabili</l>
<l>Sarò custode e padre;</l>
<l>E tu d'Amor, bellissima,</l>
<l>Ti chiamerai la madre.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXIII. ALL'ITALIA.</head>
<p><add resp="ed">1783</add>.</p>

<lg><l>L'ira di Dio su te mormora e rugge,</l>
<l>O Italia, o donna sonnolenta ed orba:</l>
<l>Sanguigno il sole le fresche aure adugge,</l>
<l>L'aure che il lezzo di tue colpe ammorba:</l>
<l>D'Etna e Vesuvio la vorago mugge,</l>
<l>Fiamma eruttando procellosa e torba:</l>
<l>E sotto i piedi il suol traballa e fugge,</l>
<l>E par che intere le cittadi assorba.</l>
<l>E se l'alta di Pio vigil pietade</l>
<l>Scudo non fosse a tua cervice infida</l>
<l>Contra l'atre del ciel sonanti frecce,</l>
<l>Vedova ti vedrei per le contrade</l>
<l>Plorar sui figli e l'etra empier di strida,</l>
<l>Lorda il petto di piaghe, arsa le trecce.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXIV. LA FECONDITÀ. ALLA PRINCIPESSA DONNA COSTANZA BRASCHI ONESTI.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Piacer del mondo, origine</l>
<l>Delle corporee vite,</l>
<l>Che terra e mar riempiono</l>
<l>Diverse ed infinite;</l>
<l>Sospiro e desiderio</l>
<l>Di giovinette spose,</l>
<l>Che la speranza pubblica</l>
<l>Incoronò di rose;</l>
<l>Bella del Tebro, guardami:</l>
<l>Fecondità son io.</l>
<l>Per te qua mossi: arrèstati;</l>
<l>Qui siedi al fianco mio.</l>
<l>Già sul tuo casto talamo</l>
<l>Assisa mi vedesti</l>
<l>Un'altra volta, e il titolo</l>
<l>Per me di madre avesti.</l>
<l>Brevi i contenti furono;</l>
<l>E su l'estinta figlia</l>
<l>Presto sgorgâr le lagrime</l>
<l>Dalle materne ciglia.</l>
<l>Lo sposo inconsolabile</l>
<l>Allor ti pianse accanto;</l>
<l>Fu visto allor confondersi</l>
<l>Al suo di Roma il pianto;</l>
<l>Mentre un profondo gemito</l>
<l>Uscir s'udìa dal trono:</l>
<l>Intorno ancor ne mormora,</l>
<l>Se tu l'ascolti, il suono.</l>
<l>E al tuo desir propizia</l>
<l>Di nuovo io già scendea:</l>
<l>Il mio secondo tremito</l>
<l>Già scosso il sen t'avea.</l>
<l>Dalla lusinga amabile</l>
<l>D'un avvenir migliore</l>
<l>Su la funesta perdita</l>
<l>Prendea conforto il core.</l>
<l>Ma tosto un dio contrario</l>
<l>Sì bella speme uccise,</l>
<l>E me tradita e debole</l>
<l>Dal fianco tuo divise.</l>
<l>Più forte allor bagnarono</l>
<l>Le amare stille il petto,</l>
<l>Ed abbondanti scorsero</l>
<l>Su l'infecondo letto:</l>
<l>E scapigliata e supplice</l>
<l>Mi richiamasti invano;</l>
<l>E io volli invan soccorrerti</l>
<l>Colla fuggente mano.</l>
<l>Vietollo il Fato. Impavida</l>
<l>Tu poi di tanto affanno</l>
<l>Colla ragion pacifica</l>
<l>Temprar sapesti il danno;</l>
<l>Chè dentro membra tenere</l>
<l>Ne' casi avversi e crudi</l>
<l>Tu saldo spirto ed anima</l>
<l>Filosofante chiudi.</l>
<l>Le Grazie a te sorridono:</l>
<l>E Giovinezza illesa:</l>
<l>Qual mai si puote attendere</l>
<l>Dal quarto lustro offesa?</l>
<l>Dunque gl'iddii non tolsero</l>
<l>Ma prepararo i giorni</l>
<l>In cui di madre il giubilo</l>
<l>A consolar ti torni.</l>
<l>Sul celebrato margine</l>
<l>Di questa fonte amica</l>
<l>Che occulto foco ed alcali</l>
<l>A sanità nutrica,</l>
<l>Qui del tuo ben sollecita</l>
<l>Ad aspettarti io venni:</l>
<l>Qui deggio, o bella, adempiere</l>
<l>Del gran Tonante i cenni.</l>
<l>L'eccelsa pianta ed inclita</l>
<l>Che colla tua s'infiora,</l>
<l>Son sette e sette secoli</l>
<l>Che cresce: e temi ancora?</l>
<l>Già nuova prole al timido</l>
<l>Tuo grembo il cielo invía:</l>
<l>Asciuga il pianto, ed ilare</l>
<l>Gli andati affanni oblìa.</l>
<l>All'onda salutifera</l>
<l>Le care membra affida:</l>
<l>Ecco, son io la Naiade</l>
<l>Che la governa e guida.</l>
<l>Intanto Amor del talamo</l>
<l>Preparerà le piume,</l>
<l>E dei cristalli incomodi</l>
<l>Verrà scemando il lume.</l>
<l>Di velo, il sai, compiacesi</l>
<l>Amor modesto e puro.</l>
<l>Va': fra quell'ombre tacite</l>
<l>Mi troverai, te'l giuro.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXV. IN MORTE DI CAMMILLO ZAMPIERI.</head>
<p><add resp="ed">1784</add>.</p>

<lg><l>Piangean le Muse su l'avel che spento</l>
<l>Del Vatreno racchiude il terzo Orfeo;</l>
<l>Quando repente tremò il sasso, e feo</l>
<l>Un grido uscirne doloroso e lento:</l>
<l>— Tregua, o dive, ai sospiri: altro lamento</l>
<l>Suonar qui deve che del coro ascrèo:</l>
<l>Pianga la Patria che il miglior perdeo</l>
<l>Dei figli, e or tutta la sua gloria è vento.</l>
<l>Dolce è fra il duolo delle Muse al fato</l>
<l>Ceder la spoglia; ma più dolce ancora</l>
<l>Morir di pianto cittadin bagnato. —</l>
<l>Tacque la voce: s'arretraro allora</l>
<l>Le dee di Pindo, e della tomba a lato</l>
<l>Venne a plorar la Patria, e ancor vi plora.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXVI. AL SIGNOR DI MONTGOLFIER.</head>
<p><add resp="ed">1784</add>.</p>

<lg><l>Quando Giason dal Pelio</l>
<l>Spinse nel mar gli abeti,</l>
<l>E primo corse a fendere</l>
<l>Co' remi il seno a Teti;</l>
<l>Su l'alta poppa intrepido</l>
<l>Col fior del sangue acheo</l>
<l>Vede la Grecia ascendere</l>
<l>Il giovinetto Orfeo.</l>
<l>Stendea le dita eburnee</l>
<l>Su la materna lira:</l>
<l>E al tracio suon chetavasi</l>
<l>De' venti il fischio e l'ira.</l>
<l>Meravigliando accorsero</l>
<l>Di Doride le figlie,</l>
<l>Nettuno ai verdi alipedi</l>
<l>Lasciò cader le briglie.</l>
<l>Cantava il vate odrisio</l>
<l>D'Argo la gloria intanto;</l>
<l>E dolce errar sentivasi</l>
<l>Su l'alme greche il canto.</l>
<l>O della Senna, ascoltami,</l>
<l>Novello Tifi invitto:</l>
<l>Vinse i portenti argolici</l>
<l>L'aereo tuo tragitto.</l>
<l>Tentar del mare i vortici</l>
<l>Forse è sì gran pensiero,</l>
<l>Come occupar de' fulmini</l>
<l>L'inviolato impero?</l>
<l>Deh! perchè al nostro secolo</l>
<l>Non diè propizio il fato</l>
<l>D'un altro Orfeo la cetera,</l>
<l>Se Montgolfier n'ha dato?</l>
<l>Maggior del prode Esonide</l>
<l>Surse di Gallia il figlio.</l>
<l>Applaudi, Europa attonita,</l>
<l>Al volator naviglio.</l>
<l>Non mai natura, all'ordine</l>
<l>Delle sue leggi intesa,</l>
<l>Dalla potenza chimica</l>
<l>Soffrì più bella offesa.</l>
<l>Mirabil arte ond'alzasi</l>
<l>Di Sthallio e Black la fama,</l>
<l>Pêra lo stolto cinico</l>
<l>Che frenesìa ti chiama!</l>
<l>De' corpi entro le viscere</l>
<l>Tu l'acre sguardo avventi,</l>
<l>E invan celarsi tentano</l>
<l>Gl'indocili elementi:</l>
<l>Dalle tenaci tenebre</l>
<l>La verità traesti,</l>
<l>E delle rauche ipotesi</l>
<l>Tregua al furor ponesti:</l>
<l>Brillò Sofia più fulgida</l>
<l>Del tuo splendor vestita;</l>
<l>E le sorgenti apparvero,</l>
<l>Onde il creato ha vita.</l>
<l>L'igneo terribil aere,</l>
<l>Che dentro il suol profondo</l>
<l>Pasce i tremuoti e i cardini</l>
<l>Fa vacillar del mondo,</l>
<l>Reso innocente or vedilo</l>
<l>Da' marzii corpi uscire,</l>
<l>E già domato ed utile</l>
<l>Al domator servire.</l>
<l>Per lui del pondo immemore,</l>
<l>Mirabil cosa! in alto</l>
<l>Va la materia, e insolito</l>
<l>Porta alle nubi assalto.</l>
<l>Il gran prodigio immobili</l>
<l>I riguardanti lassa;</l>
<l>E di terrore un palpito</l>
<l>In ogni cor trapassa.</l>
<l>Tace la terra, e suonano</l>
<l>Del ciel le vie deserte:</l>
<l>Stan mille volti pallidi</l>
<l>E mille bocche aperte.</l>
<l>Sorge il diletto e l'estasi</l>
<l>In mezzo allo spavento,</l>
<l>E i piè mal fermi agognano</l>
<l>Ir dietro al guardo attento.</l>
<l>Pace e silenzio, o turbini:</l>
<l>Deh! non vi prenda sdegno</l>
<l>Se umane salme varcano</l>
<l>Delle tempeste il regno.</l>
<l>Rattien la neve, o Borea,</l>
<l>Che giù dal crin ti cola;</l>
<l>L'etra sereno e libero</l>
<l>Cedi a Robert che vola.</l>
<l>Non egli vien d'Orizia</l>
<l>A insidiar le voglie:</l>
<l>Costa rimorsi e lagrime</l>
<l>Tentar d'un dio la moglie.</l>
<l>Mise Teséo nei talami</l>
<l>Dell'atro Dite il piede:</l>
<l>Punillo il Fato; e in Erebo</l>
<l>Fra ceppi eterni or siede.</l>
<l>Ma già di Francia il Dedalo</l>
<l>Nel mar dell'aure è lunge;</l>
<l>Lieve lo porta zeffiro,</l>
<l>E l'occhio appena il giunge.</l>
<l>Fosco di là profondasi</l>
<l>Il suol fuggente ai lumi;</l>
<l>E come larve appaiono</l>
<l>Città foreste e fiumi.</l>
<l>Certo la vista orribile</l>
<l>L'alme agghiacciar dovrìa:</l>
<l>Ma di Robert nell'anima</l>
<l>Chiusa è al terror la via.</l>
<l>E già l'audace esempio</l>
<l>I più ritrosi acquista;</l>
<l>Già cento globi ascendono</l>
<l>Del cielo alla conquista.</l>
<l>Umano ardir, pacifica</l>
<l>Filosofia sicura,</l>
<l>Qual forza mai qual limite</l>
<l>Il tuo poter misura?</l>
<l>Rapisti al ciel le folgori,</l>
<l>Che debellate innante</l>
<l>Con tronche ali ti caddero</l>
<l>E ti lambîr le piante.</l>
<l>Frenò guidato il calcolo</l>
<l>Dal tuo pensiero ardito</l>
<l>Degli astri il moto e l'orbite,</l>
<l>L'olimpo e l'infinito.</l>
<l>Svelaro il volto incognito</l>
<l>Le più rimote stelle,</l>
<l>Ed appressâr le timide</l>
<l>Lor vergini fiammelle.</l>
<l>Del sole i rai dividere,</l>
<l>Pesar quest'aria osasti:</l>
<l>La terra il foco il pelago,</l>
<l>Le fere e l'uom domasti.</l>
<l>Oggi a calcar le nuvole</l>
<l>Giunse la tua virtute;</l>
<l>E di natura stettero</l>
<l>Le leggi inerti e mute.</l>
<l>Che più ti resta? Infrangere</l>
<l>Anche alla Morte il telo,</l>
<l>E della vita il néttare</l>
<l>Libar con Giove in cielo.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXVII. PEL CARD. ROMUALDO BRASCHI ONESTI NIPOTE DI PIO VI, NELLA SUA PROMOZIONE.</head>
<p><add resp="ed">1786</add>.</p>

<lg><l>— Prendi: venne il tuo dì. Giusta mercede</l>
<l>Abbian le tue virtudi e giusto onore.</l>
<l>Prendi; verace amor lento concede;</l>
<l>E men si mostra, più ragiona al core.</l>
<l>Cinto dell'ostro suo Roma ti chiede,</l>
<l>Roma nel plauso avara e nell'amore:</l>
<l>Ma poi rammenta che alla patria sede</l>
<l>La madre ti sospira e il genitore. —</l>
<l>Altro non disse. Allor l'auguste gote</l>
<l>Avvampar dolcemente; e molle intanto</l>
<l>Di Pio fu visto il ciglio e del nepote.</l>
<l>Eran presenti le virtù che in cura</l>
<l>Han del sangue gli affetti, e di quel pianto</l>
<l>Fecer tesoro; e sorridea natura.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXVIII. AMOR VERGOGNOSO.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Pudor, virtude incomoda;</l>
<l>Pudor, virtude ingrata,</l>
<l>Da colpa (ahi turpe origine!)</l>
<l>E da rimorso nata;</l>
<l>Pudor, che all'uom contamini</l>
<l>I più soavi affetti,</l>
<l>Onde in amaro aconito</l>
<l>Si cangiano i diletti;</l>
<l>Perchè d'un desir tenero</l>
<l>La libertà ci vieti?</l>
<l>Perchè sul volto pingere</l>
<l>Dell'anima i segreti?</l>
<l>La giovinetta Fillide</l>
<l>Ecco d'amor languisce;</l>
<l>Tace; ma invan: la misera</l>
<l>Il suo rossor tradisce.</l>
<l>Tirsi da lungi inoltrasi,</l>
<l>Tirsi per cui si strugge:</l>
<l>Fille mirando infiammasi,</l>
<l>E palpitando fugge.</l>
<l>Il non previsto e subito</l>
<l>Cangiar del suo sembiante</l>
<l>Potría l'occulto incendio</l>
<l>Svelar dell'alma amante.</l>
<l>Calma ella dunque i fremiti</l>
<l>Del vinto cor smarrito,</l>
<l>Pria che gli sguardi attendere</l>
<l>Del vincitor gradito.</l>
<l>Corregga al rivo argenteo</l>
<l>Del biondo crin gli errori,</l>
<l>Il colmo petto adornino</l>
<l>Più ben disposti i fiori:</l>
<l>Del sottil velo emendisi</l>
<l>La trascorrente piega,</l>
<l>Che troppo al guardo cupido</l>
<l>La via contende e nega:</l>
<l>Ancor nell'artificio</l>
<l>La negligenza piace;</l>
<l>La più schiva modestia</l>
<l>L'approva anch'essa e tace:</l>
<l>E mentre in mezzo all'opera</l>
<l>Tutto le bolle il core,</l>
<l>Conduce egli medesimo</l>
<l>La man tremante Amore.</l>
<l>Bella così per semplice</l>
<l>Vezzo che l'arte aíta,</l>
<l>Bella nel suo disordine</l>
<l>Che agli ardimenti invita;</l>
<l>E per mostrarsi amabile</l>
<l>Al pastorel che adora,</l>
<l>E per desío di vincerlo,</l>
<l>Assai più bella ancora;</l>
<l>Irresoluta, ambigua</l>
<l>Infra speranza e tema,</l>
<l>L'innamorata vergine</l>
<l>Alfin s'appressa e trema.</l>
<l>Vacilla il cor, s'offuscano</l>
<l>Le luci, e manca il piede:</l>
<l>Tutta è ne' sensi attonita,</l>
<l>E dove sia non vede.</l>
<l>Al caro viso il timido</l>
<l>Sguardo levar non osa,</l>
<l>O a mezzo sguardo arrestasi</l>
<l>Incerta e vergognosa.</l>
<l>Chiesta, arrossisce e tacesi;</l>
<l>E se parlar pur vuole,</l>
<l>Il turbamento soffoca</l>
<l>Sul labbro le parole:</l>
<l>Troppo sconvolta è l'anima,</l>
<l>Troppo il timor la punge:</l>
<l>Ma il freno ai guardi allentasi,</l>
<l>Quando il garzon va lunge.</l>
<l>Fido il suo cor lo séguita;</l>
<l>E dove ei l'orme impresse,</l>
<l>Ivi i bei rai s'affissano;</l>
<l>E calca l'orme istesse.</l>
<l>Poi quando agli occhi estatici</l>
<l>Alfin distanza il toglie,</l>
<l>In mesta solitudine</l>
<l>Lo spirto e il cor raccoglie.</l>
<l>Ivi al pensier raddoppiasi</l>
<l>Il già gustato incanto:</l>
<l>Tutta di lui s'inebria</l>
<l>E s'abbandona al pianto.</l>
<l>Fra quelle dolci lagrime</l>
<l>Va ripetendo in mente</l>
<l>I cari detti, e scorrere</l>
<l>Su l'alma il suon ne sente;</l>
<l>Il gesto ne rammemora,</l>
<l>L'andar, lo starsi, il loco:</l>
<l>Ogni più lieve immagine</l>
<l>Nel cor le versa il foco.</l>
<l>Ed un desío incognito</l>
<l>La morde intanto e preme:</l>
<l>Vorrìa confusa intenderlo,</l>
<l>E intenderlo pur teme.</l>
<l>Ahi, che farà? Nell'anima</l>
<l>Furtivo Amor le dice:</l>
<l>— Parla una volta, o semplice,</l>
<l>Parla; e sarai felice. —</l>
<l>Ma consiglier contrario,</l>
<l>— Taci, Pudor le grida,</l>
<l>Taci; e il desío nascondasi,</l>
<l>Che a vaneggiar ti guida:</l>
<l>O de' pastor ludibrio</l>
<l>N'andrai mostrata a dito,</l>
<l>Rossa le guance ed umida</l>
<l>Di pianto inesaudito. —</l>
<l>Ahi, che farà? Le straziano</l>
<l>Due gran rivali il core:</l>
<l>Ella è innocente, e l'emulo</l>
<l>Più forte è il suo pudore.</l>
<l>Ma che? le gote esprimono</l>
<l>L'ardor che il labbro occulta,</l>
<l>Nè molto andrà l'ingiuria</l>
<l>Di quel silenzio inulta.</l>
<l>Tirsi ed Amor congiurano</l>
<l>Ambo d'accordo; e Fille</l>
<l>Taccia, se vuol: parlarono</l>
<l>Assai le sue pupille.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXIX. PER NOZZE ILLUSTRI.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Su l'odorato talamo</l>
<l>Ch'or la tua mano infiora,</l>
<l>Odi, o figliuol di Venere,</l>
<l>Odi il mio canto ancora.</l>
<l>È ver che, punta l'anima</l>
<l>D'acerbe cure ingrate,</l>
<l>Versi d'amor mal tentano</l>
<l>Le corde abbandonate;</l>
<l>Che in queste soglie, ov'arbitro</l>
<l>Solo il piacer s'aggira,</l>
<l>Di vate melanconico</l>
<l>Muta esser dee la lira:</l>
<l>Pur s'io qua vengo, indebito</l>
<l>Non vengo; e dea mi move,</l>
<l>Che più mi val d'Apolline,</l>
<l>Che più mi val di Giove.</l>
<l>Tacciasi il nome, e chiudalo</l>
<l>Fedel rispetto in core:</l>
<l>Il volgo non intendemi:</l>
<l>Ma tu m'intendi, Amore.</l>
<l>Dunque sul casto talamo</l>
<l>Ch'or la tua mano infiora,</l>
<l>Odi, o figliuol di Venere,</l>
<l>Odi il mio canto ancora.</l>
<l>Son più soavi e amabili</l>
<l>Certo le tue catene,</l>
<l>Se ad infiorar le vengono</l>
<l>Le rose d'Ippocrene.</l>
<l>Rammenta, o nume, i cantici</l>
<l>Che per tua man guidate</l>
<l>Sciolser le Muse, e pronube</l>
<l>Premean le coltri aurate;</l>
<l>Quando il figliuol d'Agenore</l>
<l>Vergin vezzosa e bella</l>
<l>Strinse in divin connubio</l>
<l>La bionda tua sorella:</l>
<l>E tu godevi il candido</l>
<l>Cinto snodar frattanto,</l>
<l>E sorridendo tergere</l>
<l>Alla ritrosa il pianto.</l>
<l>Deh vieni, Amor. Licoride</l>
<l>Non è men bella, il sai:</l>
<l>Men dolci al cor non passano</l>
<l>Di sue pupille i rai.</l>
<l>O il piè danzando movasi,</l>
<l>Il piè che l'aure imita,</l>
<l>O sulle corde musiche</l>
<l>Scorron le rosee dita;</l>
<l>Mille sospir si svegliano,</l>
<l>E vedi allor conquiso</l>
<l>Il cor negli occhi ascendere</l>
<l>E favellar sul viso.</l>
<l>Ed altre sponde, o barbaro,</l>
<l>Beltà sì rara avranno?</l>
<l>E noi dovrem qui piangere</l>
<l>De' tuoi decreti il danno?</l>
<l>Forse un bel cor qui máncati,</l>
<l>Che per sì caro oggetto</l>
<l>Ha caldo ancor di palpiti</l>
<l>E di sospiri il petto?</l>
<l>Tra i figli ancor di Romolo</l>
<l>Forse virtù non vive?</l>
<l>Forse men bello è il Tevere</l>
<l>Delle sebezie rive?</l>
<l>Stolto fanciul fantastico,</l>
<l>Nume tiranno, ingrato!</l>
<l>Che dissi? O dio! perdonami</l>
<l>L'accento sconsigliato.</l>
<l>Sì spesso astretto a gemere</l>
<l>De' torti tuoi son io,</l>
<l>Che trasformata in biasimo</l>
<l>La pronta lode uscìo.</l>
<l>Oh! da colei che spinsemi</l>
<l>Devoto a farti omaggio,</l>
<l>Oh! per pietà non sappiasi</l>
<l>L'involontario oltraggio.</l>
<l>Se chiederà qual ebbero</l>
<l>Suoi cenni adempimento,</l>
<l>Qual per la sua Licoride</l>
<l>Spiegai l'ascrèo concento;</l>
<l>Dille che troppo è debole</l>
<l>Per sì leggiadro segno</l>
<l>Una dolente cetera</l>
<l>Un travagliato ingegno.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXX. LA VIOLA.</head>
<p><add resp="ed">178<gap/></add>.</p>

<lg><l>Pallida violetta,</l>
<l>Nel cui smorto color</l>
<l>Lo stato del mio cor</l>
<l>Si manifesta;</l>
<l>Viola pallidetta,</l>
<l>Sai tu che voglia dir</l>
<l>L'improvviso sospir</l>
<l>Che in sen si desta?</l>
<l>Ben d'innocente fiore</l>
<l>Colori e foglie hai tu,</l>
<l>E odorosa virtù</l>
<l>Che i sensi avviva:</l>
<l>Ma, nel trattarti, il core</l>
<l>Mi palpita così,</l>
<l>Ch'altra mai non sentì</l>
<l>Fiamma più viva.</l>
<l>La delicata e bella</l>
<l>Man che alla mia ti diè</l>
<l>Dell'aurea rosa in te</l>
<l>Pose la spina.</l>
<l>Io la raccolsi: e quella</l>
<l>Sì dentro mi piagò,</l>
<l>Che tutta ne tremò</l>
<l>L'alma meschina.</l>
<l>Ma per cagion sì cara</l>
<l>M'è dolce il sospirar;</l>
<l>Nè la spina cavar</l>
<l>Cerco dal petto.</l>
<l>Nè mi dorrò che avara</l>
<l>Sia meco di pietà</l>
<l>La possente beltà</l>
<l>Che il cor m'ha stretto.</l>
<l>Beato assai son io</l>
<l>Di vederla e tacer,</l>
<l>E tacendo goder</l>
<l>Di sì gran bene.</l>
<l>Tu non tradir, fior mio,</l>
<l>L'arcano del mio cor;</l>
<l>Ma scaldami d'amor</l>
<l>Queto le vene.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXI. A SAN NICCOLA DA TOLENTINO.</head>
<p><add resp="ed">1787</add>.</p>

<lg><l>O che su l'urna ov'è il tuo fral sepolto</l>
<l>Spirto amico e beato, ancor t'aggiri,</l>
<l>Ed ivi accolga con propizio volto</l>
<l>Del patrio Chienti i voti ed i sospiri;</l>
<l>O che nei raggi d'una stella avvolto,</l>
<l>La più gentile che nel ciel s'ammiri,</l>
<l>Udir ti piaccia il suon diverso e molto</l>
<l>Ch'esce dal centro dei celesti giri;</l>
<l>Vieni, divo immortal, vieni; e costei</l>
<l>Che alfine ha vanto di feconda sposa</l>
<l>D'un tuo sorriso assisti: e tu lo dei;</l>
<l>Ch'ella in te spera; e sai che generosa</l>
<l>Prole ha nel grembo, e, quale in ciel tu sei,</l>
<l>Ella è grande sul Tebro e al par pietosa.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXII. A QUIRINO.</head>
<p><add resp="ed">1788</add>.</p>

<lg><l>Padre Quirino, io so che a Maro e a Flacco</l>
<l>Diè l'invidia talor guerra e martello:</l>
<l>Io so che Mevio fu molesto a quello,</l>
<l>Pantilio a questo; e fu villano attacco.</l>
<l>Ma dinne: avean coloro il cor vigliacco</l>
<l>Come i vigliacchi che a me dan rovello?</l>
<l>Venían di trivio anch'essi e di bordello,</l>
<l>Briachi di livor più che di Bacco?</l>
<l>Squadrali tutti ad uno ad uno; e vedi</l>
<l>Ch'ei sono infami non aventi il prezzo</l>
<l>Neppur del fango che mi lorda i piedi.</l>
<l>Come abbian carca l'anima di lezzo</l>
<l>Brami, o padre, saper? Storia mi chiedi</l>
<l>Che risveglia, per dio, sdegno e ribrezzo.</l>
<l>Questi che salta in mezzo,</l>
<l>Picciol di mole e di livor gigante,</l>
<l>Di menzogne gran fabro e petulante</l>
<l>Celebrato furfante,</l>
<l>Cui del ventre la fame i versi inspira,</l>
<l>Onde son nomi di vergogna e d'ira</l>
<l>Azzodìno e Saìra;</l>
<l>Questi ier l'altro mi baciava in viso.</l>
<l>Non istupir: quel ladro circonciso</l>
<l>Per cui fu Cristo occiso</l>
<l>Gli fu maestro ed impiccossi al fico.</l>
<l>L'altro a cui fanno le parole intrico</l>
<l>Sovra il labbro impudico,</l>
<l>Di Pilato è il cantor mimico e sordo,</l>
<l>Fra i giumenti d'Arcadia il più balordo.</l>
<l>Di cicaleggi ingordo</l>
<l>Gli vien di costa il trombettier di Pindo,</l>
<l>L'universale adulator Florindo.</l>
<l>Buffon canuto e lindo</l>
<l>Che mai vivo non fosti, io non m'abbasso</l>
<l>A ragionar di te, ma rido e passo.</l>
<l>O di nequizie ammasso,</l>
<l>Che tolto dianzi avresti il manto a Rocco,</l>
<l>Vissuto di limosina e di stocco,</l>
<l>Insaziato pitocco,</l>
<l>Strazio d'orecchi, ciurmador convulso,</l>
<l>Sempre fabbro di motti e sempre insulso,</l>
<l>Che al male oprar l'impulso</l>
<l>Fin dagli stessi beneficii hai preso;</l>
<l>Dunque tu pur m'affronti, e l'arco hai teso</l>
<l>Nell'arena disceso?</l>
<l>Dimenticasti presto, Iro novello,</l>
<l>Lo sdrucito calzar l'unto mantello</l>
<l>Onde ti fea sì bello</l>
<l>Di vecchi cenci il venditor Giudeo.</l>
<l>Cangiasti i panni, e non cangiasti il reo</l>
<l>Sentimento plebeo;</l>
<l>E poichè l'epa empiesti insino al gozzo,</l>
<l>La man mordesti che ti porse il tozzo.</l>
<l>Or tu mi dài di cozzo,</l>
<l>Nè rammenti il passato. Esser sofferto</l>
<l>Ruffian potevi, e detrattor diserto</l>
<l>D'ogni più saldo merto,</l>
<l>E proco de' Batilli, e sgherro, e tutto;</l>
<l>Ma non ingrato. Or va'; lungi ti butto,</l>
<l>Vaso d'ira e di lutto:</l>
<l>Tu chiudi feccia impura troppo e torba,</l>
<l>E mandi un puzzo che le nari ammorba.</l>
<l>Vuoi tu, Quirin, ch'io forba</l>
<l>La cute agli altri? Un vende a tutte voglie</l>
<l>Della figlia la carne e della moglie.</l>
<l>Veste un altro le spoglie</l>
<l>Di Levi, agnello in volto ed in cor lupo;</l>
<l>E la contrada semina di strupo.</l>
<l>Da toscano dirupo</l>
<l>Qual venne, e scrigni e d<gap/> fracassa;</l>
<l>Qual è brigante, truffator, bardassa.</l>
<l>Ed altri l'estro ingrassa</l>
<l>Nelle taverne, e di Lièo si spruzza,</l>
<l>E con Ascanio s'imbriaca e puzza.</l>
<l>Altri è rasa cocuzza</l>
<l>In vil cappuccio avvolta, e si dimena</l>
<l>Di serafico brodo unta e ripiena.</l>
<l>D'Aliberti la scena</l>
<l>Sporca tal altro con nefande rime,</l>
<l>Poltron censore ed animal sublime.</l>
<l>Dove voi lascio, o prime</l>
<l>Bestie di Pindo, che v'avete eletto</l>
<l>Fra stalle e mondezzai raminghe il tetto?</l>
<l>O ben degno ricetto,</l>
<l>U' fan eco al grugnir vostro infinito</l>
<l>De' cavalli le zampe ed il nitrito!</l>
<l>E tu pur mostra a dito</l>
<l>N'andresti, o chierca scappucciata, o sue</l>
<l>Pria d'Agostino ed or di Pietro bue.</l>
<l>Ma su le colpe tue</l>
<l>Tacciasi: intera ti darò la mancia</l>
<l>Se alla cicala tenterai la pancia.</l>
<l>Dopo costor poi ciancia</l>
<l>Il mietitor di barbe il calzolaio</l>
<l>Il merciaio il beccaio il salumaio;</l>
<l>E mi stracciano il saio</l>
<l>Indegnamente: ed io le spalle gobbe</l>
<l>Feci finora, e più soffrii che Giobbe.</l>
<l>Or mia ragion conobbe</l>
<l>Esser pur tempo di spiegar l'artiglio.</l>
<l>Dammi, padre Quirin, dammi consiglio.</l></lg>
<p>Risposta di Quirino</p>

<lg><l>Ammorza l'ire, o figlio.</l>
<l>Morde e giova l'Invidia: e non isfronda</l>
<l>Il suo soffrir l'allor, ma lo feconda.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXIII. SULLA MORTE DI GIUDA.</head>
<p><add resp="ed">1788</add>.</p>

<lg><l>Gittò l'infame prezzo, e disperato</l>
<l>L'albero ascese il venditor di Cristo;</l>
<l>Strinse il laccio, e col corpo abbandonato</l>
<l>Dall'irto ramo penzolar fu visto.</l>
<l>Cigolava lo spirito serrato</l>
<l>Dentro la strozza in suon rabbioso e tristo,</l>
<l>E Gesù bestemmiava e il suo peccato</l>
<l>Ch'empiea l'Averno di cotanto acquisto.</l>
<l>Sboccò dal varco al fin con un ruggito.</l>
<l>Allor Giustizia l'afferrò; e sul monte</l>
<l>Nel sangue di Gesù tingendo il dito,</l>
<l>Scrisse con quello al maledetto in fronte</l>
<l>Sentenza d'immortal pianto infinito,</l>
<l>E lo piombò sdegnosa in Acheronte.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXIII. SULLA MORTE DI GIUDA.</head>
<p><add resp="ed">1788</add>.</p>

<lg><l>Piombò quell'alma all'infernalriviera,</l>
<l>E si fe gran tremuoto in quel momento:</l>
<l>Balzava il monte, ed ondeggiava al vento</l>
<l>La salma in alto strangolata e nera.</l>
<l>Gli angeli, dal Calvario in su la sera</l>
<l>Partendo a volo taciturno e lento,</l>
<l>La videro da lunge; e per pavento</l>
<l>Si fer dell'ali agli occhi una visiera.</l>
<l>I demoni frattanto all'aere tetro</l>
<l>Calar l'appeso; e l'infocate spalle</l>
<l>All'esecrato incarco eran farètro;</l>
<l>Così, ululando e schiamazzando, il calle</l>
<l>Preser di Stige; e al vagabondo spettro</l>
<l>Resero il corpo nella morta valle.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXIII. SULLA MORTE DI GIUDA.</head>
<p><add resp="ed">1788</add>.</p>

<lg><l>Poichè ripresa avea l'alma digiuna</l>
<l>L'antica gravità di polpe e d'ossa,</l>
<l>La gran sentenza su la fronte bruna</l>
<l>In riga apparve trasparente e rossa.</l>
<l>A quella vista di terror percossa</l>
<l>Va la gente perduta: altri s'aduna</l>
<l>Dietro le piante che Cocito ingrossa,</l>
<l>Altri si tuffa nella rea laguna.</l>
<l>Vergognoso egli pur del suo delitto</l>
<l>Fuggía quel crudo; e stretta la mascella,</l>
<l>Forte graffiava con la man lo scritto:</l>
<l>Ma più terso il rendea l'anima fella:</l>
<l>Dio tra le tempie gliel'avea confitto;</l>
<l>Nè sillaba di Dio mai si cancella.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXIII. SULLA MORTE DI GIUDA.</head>
<p><add resp="ed">1788</add>.</p>

<lg><l>Uno strepito intanto si sentía,</l>
<l>Che Dite introna in suon profondo e rotto:</l>
<l>Era Gesù, che in suo poter condotto</l>
<l>D'Averno i regni a debellar venìa.</l>
<l>Il bieco peccator per quella via</l>
<l>Lo scontrò, lo guatò senza far motto:</l>
<l>Pianse alfine; e da' cavi occhi dirotto</l>
<l>Come lava di foco il pianto uscìa.</l>
<l>Folgoreggiò sul nero corpo osceno</l>
<l>L'eterna luce: e d'infernal rugiada</l>
<l>Fumarono le membra a quel baleno.</l>
<l>Tra il fumo allor la rubiconda spada</l>
<l>Interpose Giustizia: e il Nazareno</l>
<l>Volse lo sguardo, e seguitò la strada.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXIV. ALL'AMICA.</head>
<p><add resp="ed">1788</add>.</p>

<lg><l>Finchè l'età n'invita,</l>
<l>Cerchiamo di goder:</l>
<l>L'aprile del piacer</l>
<l>Passa e non torna.</l>
<l>Grave divien la vita,</l>
<l>Se non ne cògli il fior:</l>
<l>Di fresche rose Amor</l>
<l>Solo s'adorna.</l>
<l>A che vantar, mia cara,</l>
<l>Del cor la libertà?</l>
<l>Cotanta vanità,</l>
<l>Ben mio, disdice.</l>
<l>I nostri cuori a gara</l>
<l>Lasciamo delirar:</l>
<l>Chi sa fervente amar</l>
<l>Solo è felice.</l>
<l>Fonte d'affanni e pianti</l>
<l>Si grida Amor, lo so:</l>
<l>Tu non pensarlo, no;</l>
<l>Sgombra il sospetto.</l>
<l>Per due fedeli amanti</l>
<l>Tutto tutto è gioir,</l>
<l>Nè destasi un sospir</l>
<l>Senza diletto.</l>
<l>Più sei bella, più devi</l>
<l>Ad Amor voti e fè:</l>
<l>Della beltade egli è</l>
<l>Questo il tributo.</l>
<l>Amiam, chè i dì son brevi:</l>
<l>Un giorno senza amor</l>
<l>È giorno di dolor,</l>
<l>Giorno perduto.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXV.</head>
<p><add resp="ed">1788</add>.</p>

<lg><l>Passa il terz'anno, Amor, ch'io mi lamento</l>
<l>Del tuo crudele doloroso impero.</l>
<l>— Cessa, io grido, deh cessa, iddio severo:</l>
<l>Pietà del mio ti stringa aspro tormento. —</l>
<l>Ma più, lasso, dal cor cacciarti io tento,</l>
<l>Tu il cor m'afferri più tenace e fiero;</l>
<l>E ogni desir legando, ogni pensiero,</l>
<l>Sol de' mali mi lasci il sentimento.</l>
<l>Nè sdegno vale nè ragion, che morta</l>
<l>Più non risponde, nè cangiar d'obbietto,</l>
<l>Nè soccorso di pianto e di sospiro.</l>
<l>Dunque a snidarti, Amor, da questo petto</l>
<l>Che mi riman? Nol so: ma mi conforta</l>
<l>Che immortale non sono e che deliro.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXVI.</head>
 <p><add resp="ed">1788</add>.</p>

<lg><l>Ben di tragiche forme pellegrine</l>
<l>Spesso il pensier Melpomene mi stampa.</l>
<l>E fiera in atto di terror s'accampa,</l>
<l>E il piè mi calza e mi rabbuffa il crine.</l>
<l>Ma surge fuori Amor dalle vicine</l>
<l>Del cor latèbre dove l'alma avvampa,</l>
<l>E con affetti di contraria stampa</l>
<l>Quelle forme cancella alte e divine:</l>
<l>Quindi la chioma mi compone e il manto,</l>
<l>E mi slaccia il coturno, e il crudo in vece</l>
<l>Vi pon la sua catena grave e dura;</l>
<l>Poi mi guata ridendo: e a me non lece</l>
<l>Nè pur lagnarmi. Quella diva intanto</l>
<l>Mi sparisce dagli occhi, e non mi cura.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXVII.</head>
<p><add resp="ed">1788</add>.</p>

<lg><l>Sdegno, possente iddio, delle tremende</l>
<l>Furie fratello, a cui simil non parme</l>
<l>Ch'altri possa d'Amore spezzar l'arme</l>
<l>E dell'arco privarlo e delle bende;</l>
<l>Contro costei che il cor mi strazia e fende,</l>
<l>Perchè forte non vieni ad aítarme?</l>
<l>Perchè vile nell'uopo abbandonarme,</l>
<l>E dileguarti in faccia a chi m'offende?</l>
<l>Non vedi come per tradir prometta</l>
<l>E ridendo tradisca? E la tiranna</l>
<l>Ha forse in sua difesa un maggior nume?</l>
<l>Ahi! che senso di rabbia e di vendetta</l>
<l>Un sasso prenderìa. Ma l'ire inganna</l>
<l>Un girar di quel ciglio e il mio costume.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXVIII. (i) PER LE NOZZE PAOLUCCI–MAZZA.</head>
<p><add resp="ed">1789</add></p>

<lg><l>Finchè l'uom la desía, leggiadro oggetto</l>
<l>Certo è la donna e cosa alma e divina:</l>
<l>Ma nel possesso il ben cangia d'aspetto;</l>
<l>Muore la rosa, e vi riman la spina.</l>
<l>Il verace dell'anima diletto</l>
<l>Nella ricerca del piacer s'affina:</l>
<l>Quindi prodigo Amor tosto è negletto;</l>
<l>Quindi la noia col gioir confina.</l>
<l>Sopra il talamo tuo, sposa prudente,</l>
<l>Scrivi queste parole; e, fra le braccia</l>
<l>Dell'amato garzon, n'empi la mente:</l>
<l>De' tuoi tesori avara esser ti piaccia;</l>
<l>E pensa che colei presto si pente,</l>
<l>Che tutto accordi e desiar non faccia.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXVIII. (ii) PER LE NOZZE PAOLUCCI–MAZZA.</head>
<p><add resp="ed">1789</add></p>

<lg><l>Rèstati in pace, Apollo. Ove sinceri</l>
<l>Versa i diletti d'aurea Citerèa,</l>
<l>Che importano a due sposi i lusinghieri</l>
<l>Poeti e la gentile arte febèa?</l>
<l>Fra le sidonie mense e fra i bicchieri</l>
<l>Dolce il crinito Jopa inno sciogliea:</l>
<l>Ma ne' primi d'amor caldi pensieri</l>
<l>Volgean ben altro in cor Dido ed Enea.</l>
<l>O rossor delle Muse! Erra e ribolle</l>
<l>Tutto il nume di Cipri ad ambidui</l>
<l>Gli sposi per le sciolte arse midolle:</l>
<l>E sul talamo intanto i carmi sui</l>
<l>Riversa il vate inesaudito e folle</l>
<l>Cantor digiun delle dolcezze altrui.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXIX. ALLA MARCHESA ANNA MALASPINA DELLA BASTÌA; DEDICA DELL'AMINTA, IN NOME DI G.B. BODONI TIPOGRAFO.</head>
<p><add resp="ed">1789</add></p>

<lg><l>I bei carmi divini onde i sospiri</l>
<l>In tanto grido si levâr d'Aminta,</l>
<l>Sì parve minor della zampogna</l>
<l>L'epica tromba, e al paragon geloso</l>
<l>Dei primi onori dubitò Goffredo;</l>
<l>Non è, donna immortal, senza consiglio</l>
<l>Che al tuo nome li sacro; e della tua</l>
<l>Per senno e per beltate inclita figlia</l>
<l>L'orecchio e il core a lusingar li reco,</l>
<l>Or che di prode giovinetto in braccio</l>
<l>Amor li guida. Amor più che le Muse</l>
<l>A Torquato dettò questo gentile</l>
<l>Ascrèo lavoro: e infino allor più dolce</l>
<l>Linguaggio non avea posto quel dio</l>
<l>Sul mortal labbro, benchè assai di Grecia</l>
<l>Erudito l'avessero i maestri</l>
<l>E quel di Siracusa e l'infelice</l>
<l>Esul di Ponto. Or qual v'ha cosa in pregio</l>
<l>Che ai misteri d'Amor più si convenga</l>
<l>D'amoroso volume? E qual può dono</l>
<l>Al Genio Malaspino esser più grato</l>
<l>Che il canto d'Elicona? Al suo favore</l>
<l>Più che all'ombre cirrèe crebber mai sempre</l>
<l>Famose e verdi l'apollinee frondi</l>
<l>Onor d'imperatori e di poeti.</l>
<l>Del gran padre Alighier ti risovvenga;</l>
<l>Quando, ramingo dalla patria e caldo</l>
<l>D'ira e di bile ghibellina il petto,</l>
<l>Per l'itale vagò guaste contrade</l>
<l>Fuggendo il vincitor guelfo crudele,</l>
<l>Simile ad uom che va di porta in porta</l>
<l>Accattando la vita. Il fato avverso</l>
<l>Stette contra il gran vate, e contra il fato</l>
<l>Morello Malaspina. Egli all'illustre</l>
<l>Esul fu scudo: liberal l'accolse</l>
<l>L'amistà sulle soglie; e il venerando</l>
<l>Ghibellino parea Giove nascoso</l>
<l>Nella casa di Pelope. Venute</l>
<l>Le fanciulle di Pindo eran con esso,</l>
<l>L'itala poesia bambina ancora</l>
<l>Seco traendo; che gigante e diva</l>
<l>Si fe di tanto precettore al fianco,</l>
<l>Poichè un nume gli avea fra le tempeste</l>
<l>Fatto quest'ozio. Risonò il castello</l>
<l>Dei cantici divini: e il nome ancora</l>
<l>Del sublime cantor serba la torre.</l>
<l>Fama è ch'ivi talor melodioso</l>
<l>Errar s'oda uno spirto, ed empia tutto</l>
<l>Di riverenza e d'orror sacro il loco.</l>
<l>Del vate è quella la magnanim'ombra;</l>
<l>Che tratta dal desío del nido antico</l>
<l>Viene i silenzi a visitarne; e grata</l>
<l>Dell'ospite pietoso alla memoria,</l>
<l>De' nipoti nel cor dolce e segreto</l>
<l>L'amor tramanda delle sante Muse.</l>
<l>E per Comante già tutto l'avea,</l>
<l>Eccelsa donna, in te trasfuso: ed egli,</l>
<l>Lieto all'ombra de' tuoi possenti auspìci</l>
<l>Trattando la maggior lira di Tebe,</l>
<l>Emulò quella di Venosa; e fece</l>
<l>Parer men dolci i savonesi accenti:</l>
<l>Padre incorrotto di corrotti figli,</l>
<l>Che prodighi d'ampolle e di parole</l>
<l>Tutto contaminâr d'Apollo il regno.</l>
<l>Erano d'ogni cor tormento allora</l>
<l>Della vezzosa Malaspina i neri</l>
<l>Occhi lucenti: e corse grido in Pindo</l>
<l>Che a lei tu stesso, Amor, cedesti un giorno</l>
<l>Le tue saette; nè s'accôrse l'arco</l>
<l>Del già mutato arciero: e se il destino</l>
<l>Non s'opponeva, nel suo cor s'aprìa</l>
<l>Da mortal mano la seconda piaga.</l>
<l>Tutte allor di Mnemosine le figlie</l>
<l>Fur viste abbandonar Parnaso e Cirra</l>
<l>E calar su la Parma: e le seguìa</l>
<l>Palla Minerva, con dolor fuggendo</l>
<l>Le cecropie ruine. E qui, siccome</l>
<l>Di Giove era il voler, composto ai santi</l>
<l>Suoi studi il seggio, e degli spenti altari</l>
<l>Ridestate le fiamme; d'Acadèmo</l>
<l>Fe riviver le selve, e di sublimi</l>
<l>Ragionamenti risuonar le vôlte</l>
<l>D'un altro Peripato, che di gravi</l>
<l>Salde dottrine, dagli eterni fonti</l>
<l>Scaturite del ver, vincea l'antico.</l>
<l>Perocchè, duce ed auspice Fernando,</l>
<l>D'un Pericle novel l'opra e il consiglio,</l>
<l>E la beltate l'eloquenza il senno</l>
<l>D'un'Aspasia miglior, scienze ed arti</l>
<l>Che le città fan belle e chiari i regni</l>
<l>Suscitando, allegrâr Febo e Sofia.</l>
<l>Tu fulgid'astro dell'ausonio cielo,</l>
<l>Pieno d'alto saver splendesti allora,</l>
<l>Dotto Paciaudi mio; nome che dolce</l>
<l>Nell'anima mi suona, e sempre acerba,</l>
<l>Così piacque agli Dèi, sempre onorata</l>
<l>Rimembranza sarammi. Ombra diletta</l>
<l>Che sei sovente di mie notti il sogno,</l>
<l>E pietosa a posarti in su la sponda</l>
<l>Vieni del letto ov'io sospiro, e vedi</l>
<l>Di che lagrime amare io pianga ancora</l>
<l>La tua partita; se laggiù ne' campi</l>
<l>Del pacifico Eliso, ove tranquillo</l>
<l>Godi il piacer della seconda vita;</l>
<l>Se colà giunge il mio pregar, nè troppo</l>
<l>S'alza su l'ali il buon desío; Torquato</l>
<l>Per me saluta, e digli il lungo amore</l>
<l>Con che sculsi per lui questa novella</l>
<l>Di tipi leggiadria; digli in che scelte</l>
<l>Forme più care al cupid'occhio offerti</l>
<l>I lai del suo pastor fan dolce invito;</l>
<l>Digli il bel nome che gli adorna e cresce</l>
<l>Alle carte splendor. Certo di gioia</l>
<l>A quel divino rideran le luci:</l>
<l>Ed Anna Malaspina andrà per l'ombre</l>
<l>Ripetendo d'Eliso, e fia che dica:</l>
<l>— Perchè non l'ebbe il secol mio! memoria</l>
<l>Non sonerebbe sì dolente al mondo</l>
<l>Di mie tante sventure: e se donato</l>
<l>Non avessi il livor (chè tal nemico</l>
<l>Mai non si doma, nè Maron lo vinse</l>
<l>Nè il Meonio cantor), non tutti almeno</l>
<l>Chiusi a pietade avrei trovato i petti.</l>
<l>Stata ella fora tutelar mio nome</l>
<l>La parmense eroina; e di mia vita</l>
<l>Ch'ebbe dall'opre del felice ingegno</l>
<l>Sì lieta aurora e splendido meriggio,</l>
<l>Non forse avrebbe la crudel fortuna</l>
<l>Nè amor tiranno in negre ombre ravvolto</l>
<l>L'inonorato e torbido tramonto.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXX. IN MORTE DI TERESA VENIER.</head>
<p><add resp="ed">1790</add>.</p>

<lg><l>Al letto ove languía smorto il bel viso</l>
<l>Atropo venne, e in man la force avea:</l>
<l>Amor, che stava in su la sponda assiso,</l>
<l>Supplice accorse alla tremenda dea.</l>
<l>— Ferma, e uno stame non voler reciso</l>
<l>Così caro alla terra — egli dicea:</l>
<l>Scoss'ell'in capo l'infernal narciso,</l>
<l>E sorda le bramose armi stendea.</l>
<l>Torse lo sguardo Amor dalla ferita;</l>
<l>Ed ir lasciando al suolo arco e quadrella</l>
<l>Fe un velo agli occhi delle rosee dita:</l>
<l>E la stessa del sonno empia sorella</l>
<l>Ebbe orror del suo colpo e fu pentita,</l>
<l>Quando vide cader vita sì bella.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXX. IN MORTE DI TERESA VENIER.</head>
<p><add resp="ed">1790</add>.</p>

<lg><l>Sciolta l'alma gentil dal terreo manto,</l>
<l>L'ali aperse ed al cielo erta levosse:</l>
<l>Ogni stella ver lei dolce si mosse,</l>
<l>Di foco ardendo più pudico e santo.</l>
<l>Parea che presa d'amoroso incanto</l>
<l>Tutta degli astri la famiglia fosse:</l>
<l>Lunge il lume rotò sol Marte, e scosse</l>
<l>Sangue nel sen dell'Europa e pianto.</l>
<l>Fra tante luci errava irrequieta</l>
<l>L'eterea pellegrina, e ancor divise</l>
<l>Fra questo avea le brame e quel pianeta;</l>
<l>Quando il sole comparve e le sorrise:</l>
<l>Cors'ella in grembo del grand'astro, e lieta</l>
<l>Nel maggior padiglion di Dio s'assise.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXXI. PER MONACA.</head>
<p><add resp="ed">179<gap/></add>.</p>

<lg><l>Qui presso all'ara desolate insieme</l>
<l>Piangean le Grazie sul tuo crin reciso,</l>
<l>E là in sembiante di chi duolsi e freme</l>
<l>Stava in disparte Amor vinto e deriso.</l>
<l>Allor del folle a ravvivar la speme</l>
<l>Scoperse Libertade il suo bel viso,</l>
<l>E oprò contro il tuo cuor sue forze estreme</l>
<l>Con un sovrano tentator sorriso.</l>
<l>Ma nel chiuso fatal tu sorda il passo</l>
<l>Inoltrasti e sparisti. Ogni più schiva</l>
<l>Alma allor pianse, e ne avría pianto un sasso.</l>
<l>Sol nel nostro cordoglio il ciel gioiva:</l>
<l>E ben d'onde n'avea; chè al mondo, ahi lasso,</l>
<l>L'ornamento più bello in te rapiva.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXXII. PER MONACA.</head>
<p><add resp="ed">1791</add>.</p>

<lg><l>Fuggía Licori al chiostro; e tutta in viso</l>
<l>Di santo zelo la bell'alma ardea:</l>
<l>E una luce gentil di paradiso</l>
<l>Tranquilla dai sereni occhi piovea.</l>
<l>In questa parte Amor vinto e deriso</l>
<l>Su le impotenti e rotte arme fremea,</l>
<l>E là sul crine verginal reciso</l>
<l>La calpestata Libertà piangea.</l>
<l>Il Piacer lusinghiero in questo mezzo</l>
<l>La sua tazza le offerse in su le porte,</l>
<l>E il vestimento le scuotea con vezzo.</l>
<l>Sorrise acerbo la donzella forte,</l>
<l>Chiuse le sacre soglie, e con disprezzo</l>
<l>Ne consegnò le chiavi in mano a Morte.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXXIII. PER LA SOLLEVAZIONE DI ROMA NELLA NOTTE DEL 13 GENNAIO 1793.</head>

<lg><l>Dell'empio Gallo alle minacce all'onte</l>
<l>La bella Sposa di Gesù si scosse;</l>
<l>Dal volto il velo con la man rimosse,</l>
<l>E scoprì tutta la divina fronte.</l>
<l>Feroce allor dall'uno all'altro monte</l>
<l>L'Angel di Roma in notte atra si mosse;</l>
<l>Trasse il brando, e lo scudo ampio percosse,</l>
<l>Fermo di Sisto sul tremendo ponte.</l>
<l>Il latino furor per larga strada</l>
<l>Terribil corse, e la superbia franca</l>
<l>Con le fiamme assaliva e con la spada,</l>
<l>Ma Pio tra Roma s'interpose e il cielo:</l>
<l>L'Angel ripose il grand'acciar sull'anca,</l>
<l>E la Fè rabbassò su gli occhi il velo.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXXIV. PER LA MORTE DI UGO BASVILLE.</head>
<p><add resp="ed">1793</add>.</p>

<lg><l>Tronca lo stame di Basville e a Pluto</l>
<l>Ne reca avviso l'implacabil Parca:</l>
<l>Sprona Caronte l'indomita barca,</l>
<l>E l'ombra aspetta neghittoso e muto.</l>
<l>Passan molt'ore; ed il nocchiero irsuto</l>
<l>Guata steso sul remo e il ciglio inarca;</l>
<l>Il cerca, il chiama, e con la nave scarca</l>
<l>Torna all'opposto lito ond'è venuto.</l>
<l>Gridan Minosse e Radamanto allora:</l>
<l>— Colma di mille colpe era quell'alma,</l>
<l>E fra i dannati non è giunta ancora? —</l>
<l>— No, rispose Pluton confuso e tristo:</l>
<l>Roma che incrudelì su la sua salma,</l>
<l>Roma nemica a noi la rese a Cristo. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXXV. IL TERRORISMO.</head>
<p><add resp="ed">1793</add>.</p>

<lg><l>Fingi, o scultor, di sangue umano lordo</l>
<l>Sovra carro di foco il genio franco:</l>
<l>E congiurati in vergognoso accordo</l>
<l>Terrore e Crudeltà gli stiano a fianco.</l>
<l>Ai preghi ai pianti alla pietà sia sordo</l>
<l>Il ferreo cor di stragi unqua non stanco:</l>
<l>Roti la spada il braccio destro; e ingordo</l>
<l>All'oro slanci e alle ruine il manco.</l>
<l>Sotto il piè vincitor l'iniquo prema</l>
<l>Giustizia e Umanità: veli sua fronte</l>
<l>Religione per orrore, e gema.</l>
<l>Ritto abbia il crine ed infocati gli occhi,</l>
<l>E porti in petto queste note impronte:</l>
<l>— Son lo sdegno di Dio: nessun mi tocchi. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXXVI. INVITO D'UN SOLITARIO AD UN CITTADINO.</head>
<p><add resp="ed">1793</add>.</p>

<lg><l>Tu che servo di corte ingannatrice</l>
<l>I giorni traggi dolorosi e foschi,</l>
<l>Vieni, amico mortal, fra questi boschi,</l>
<l>Vieni, e sarai felice.</l>
<l>Qui nè di spose nè di madri il pianto</l>
<l>Nè di belliche trombe udrai lo squillo;</l>
<l>Ma sol dell'aure il mormorar tranquillo</l>
<l>E degli augelli il canto.</l>
<l>Qui sol d'amor sovrana è la ragione,</l>
<l>Senza rischio la vita e senza affanno:</l>
<l>Ned altro mal si teme, altro tiranno,</l>
<l>Che il verno e l'aquilone.</l>
<l>Quando in volto ei mi sbuffa e col rigore</l>
<l>De' suoi fiati mi morde, io rido e dico:</l>
<l>— Non è certo costui nostro nemico</l>
<l>Nè vile adulatore. —</l>
<l>Egli del fango promotéo m'attesta</l>
<l>La corruttibil tempra, e di colei</l>
<l>Cui donaro il fatal vase gli dèi</l>
<l>L'eredità funesta.</l>
<l>Ma dolce è il frutto di memoria amara;</l>
<l>E meglio tra capanne in umil sorte,</l>
<l>Che nel tumulto di ribalda corte,</l>
<l>Filosofia s'impara.</l>
<l>Quel fior che sul mattin sì grato olezza</l>
<l>E smorto il capo su la sera abbassa,</l>
<l>Avvisa, in suo parlar, che presto passa</l>
<l>Ogni mortal vaghezza.</l>
<l>Quel rio che ratto all'oceán cammina,</l>
<l>Quel rio vuol dirmi che del par veloce</l>
<l>Nel mar d'eternità mette la foce</l>
<l>Mia vita peregrina.</l>
<l>Tutte dall'elce al giunco han lor favella,</l>
<l>Tutte han senso le piante: anche la rude</l>
<l>Stupida pietra t'ammaestra, e chiude</l>
<l>Una vital fiammella.</l>
<l>Vieni dunque, infelice, a queste selve:</l>
<l>Fuggi l'empie città, fuggi i lucenti</l>
<l>D'oro palagi, tane di serpenti</l>
<l>E di perfide belve.</l>
<l>Fuggi il pazzo furor, fuggi il sospetto</l>
<l>De' sollevati; nel cui pugno il ferro</l>
<l>Già non piaga il terren, non l'olmo e il cerro,</l>
<l>Ma de' fratelli il petto.</l>
<l>Ahi di Giapeto iniqua stirpe! ahi diro</l>
<l>Secol di Pirra! Insanguinata e rea</l>
<l>Insanisce la terra, e torna Astrea</l>
<l>All'adirato empiro.</l>
<l>Quindi l'empia ragion del più robusto;</l>
<l>Quindi falso l'onor, falsi gli amici;</l>
<l>Compre le leggi, i traditor felici,</l>
<l>E sventurato il giusto.</l>
<l>Quindi vedi calar tremendi e fieri</l>
<l>De' Druidi i nipoti, e violenti</l>
<l>Scuotere i regni e sgomentar le genti</l>
<l>Coll'armi e co' pensieri.</l>
<l>Enceladi novelli, anco del cielo</l>
<l>Assalgono le torri: a Giove il trono</l>
<l>Tentano rovesciar, rapirgli il tuono</l>
<l>E il non trattabil telo.</l>
<l>Ma non dorme lassù la sua vendetta:</l>
<l>Già monta su l'irate ali del vento:</l>
<l>Guizzar già veggo, mormorar già sento</l>
<l>Il lampo e la saetta.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXXVII. AD AMARILLI ETRUSCA (TERESA BANDETTINI).</head>
<p><add resp="ed">1794</add>.</p>

<lg><l>Nembo di guerra intorno freme e morte,</l>
<l>E di Gradivo la crudel sorella</l>
<l>Gli anelanti cornipedi flagella</l>
<l>Su l'italiche porte:</l>
<l>Sotto l'ugna immortal fuma e si scuote</l>
<l>Dell'Alpe il fianco: dai percossi fonti</l>
<l>Alzano i fiumi le atterrite fronti</l>
<l>Al passar delle rote;</l>
<l>E tortuose giù per l'erta china</l>
<l>Cercano l'onde liquefatte il calle,</l>
<l>Meste avvisando per l'ausonia valle</l>
<l>La marzial ruina.</l>
<l>Che faremo, Amarilli? Ai dolci canti</l>
<l>Delle fanciulle ascree l'aspre tenzoni</l>
<l>Mal di Bellona si confanno e i tuoni</l>
<l>De' bronzi fulminanti;</l>
<l>Nè questo, che le fiere alme lusinga,</l>
<l>Clangor di trombe e nitrir di cavalli</l>
<l>Ben si concorda agli apollinei balli</l>
<l>E al suon della siringa.</l>
<l>E nondimeno sacerdoti servi</l>
<l>Non siam d'imbelle iddio: come la cetra,</l>
<l>Febo al fianco sonar fa la faretra</l>
<l>E di grand'arco i nervi.</l>
<l>Delfo e Troia lo sanno; il sa di Tebe</l>
<l>La mal feconda donna, e un giorno tutte</l>
<l>Del sangue de' Ciclopi orride e brutte</l>
<l>Le siciliane glebe.</l>
<l>Lungi dunque il timor; chè non s'offende</l>
<l>Impunemente la castalia fronda,</l>
<l>E quel crine è fatal che si circonda</l>
<l>Delle delfiche bende.</l>
<l>Di Crise il dica la vendetta acerba,</l>
<l>Quando Apollo sonar fe l'omicide</l>
<l>Frecce su i Greci e castigò d'Atride</l>
<l>La ripulsa superba.</l>
<l>Auspice un tanto dio, sciogli tranquillo,</l>
<l>Ninfa divina, il canto; e l'alme scuoti</l>
<l>Ai severi difficili nipoti</l>
<l>Di Curio e di Camillo.</l>
<l>O far ti piaccia le virtù romane</l>
<l>Segno agli strali de' veloci carmi,</l>
<l>O d'Ilio i campi lagrimosi, o l'armi</l>
<l>E le colpe tebane;</l>
<l>O dell'Aurora i furti, o le fatiche</l>
<l>Narrar d'Argo ti giovi, e maga in Colco</l>
<l>Impallidir su l'incantato solco,</l>
<l>O sospirar con Psiche;</l>
<l>Teco vien la pietà, teco il diletto,</l>
<l>Teco eleganza ne' bei modi ardita,</l>
<l>E quel che al cor si sente e non s'imita</l>
<l>Parlar fecondo e schietto.</l>
<l>Questa di carmi amabil arte in alto</l>
<l>Di Teo levò la gloria e di Venosa,</l>
<l>E l'onor di colei che dolorosa</l>
<l>Spiccò di Leuca il salto.</l>
<l>Di lesbia musa che le valse il vanto?</l>
<l>Che le valse il favor di Citeréa,</l>
<l>Che i passeri aggiogando a lei scendea</l>
<l>Ad asciugarle il pianto?</l>
<l>Nume più grande, Amor con le divine</l>
<l>Eterne punte le piagava il fianco,</l>
<l>Finchè l'Ionio all'egro spirto e stanco</l>
<l>E al suo furor diè fine.</l></lg>
</div2>
</div1>
<div1>
<head><add resp="ed">Versi scritti dal 1796 al 1805</add></head>
<div2>
<head>LXXXVIII. PER MONACA.</head>
<p><add resp="ed">1796</add>.</p>

<lg><l>Libertà, santa dea; madre d'eroi,</l>
<l>E primo di natura eterno dritto</l>
<l>Ch'alto nell'alme generose è scritto</l>
<l>E avviva la miglior parte di noi;</l>
<l>Di te, che vile oprar cosa non puoi,</l>
<l>Tutto arde il mondo; e in sua ragione invitto</l>
<l>L'antico de' tiranni alto delitto</l>
<l>Emenda al lampo de' begli occhi tuoi:</l>
<l>E costei t'odia? e sol per farsi ancella</l>
<l>Rade il crin d'oro sul virgineo stelo?</l>
<l>Ah no! non t'odia, ma ti cerca anch'ella:</l>
<l>Sol per libera farsi, al capo il velo</l>
<l>Cinge di serva: e servitude è bella</l>
<l>Se eterna libertà n'acquista in cielo.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>LXXXIX. A NAPOLEONE BONAPARTE, PRIMA DEL TRATTATO DI TOLENTINO.</head>
<p><add resp="ed">1796</add>.</p>

<lg><l>Costei che nata fra 'l giumento e il bue</l>
<l>Nuda e oscura in Betlemme ardì chiamarse</l>
<l>Di Dio la sposa (e forse degna il fue</l>
<l>Finchè povera e casta al mondo apparse),</l>
<l>Venne adulta col vizio ad ammogliarse,</l>
<l>E cielo e terra lacerò con due</l>
<l>Contrarie corna, e l'orbe d'orror sparse</l>
<l>Santificando le nequizie sue.</l>
<l>Or d'anni carca e di delitti a morte</l>
<l>Tu la sospingi, o Bonaparte invitto,</l>
<l>E vendichi del mondo il lungo affanno.</l>
<l>Nè dir ben so se più ti debba, o forte,</l>
<l>O l'uom che d'uomo alfin riprese il dritto</l>
<l>O il nume che cessò d'esser tiranno.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XC. LE STATUE GRECHE TRASPORTATE DA ROMA A PARIGI.</head>
<p><add resp="ed">1796</add>.</p>

<lg><l>Questi che dalle vinte attiche arene</l>
<l>Nell'agreste passar Lazio guerriero</l>
<l>Famosi numi, e al vincitor severo</l>
<l>Portaro i vizi e le virtù d'Atene;</l>
<l>Or nuovo al Lazio ad involar li viene</l>
<l>Fatal nemico con possente impero:</l>
<l>E cel mertammo; chè il valor primiero</l>
<l>Perse Italia incallita alle catene.</l>
<l>Ma Gallia un giorno pentirassi, erede</l>
<l>Dell'arti greche, e straccerà la chioma,</l>
<l>Se inerte il brando allo scarpello cede:</l>
<l>Ch'ov'è fasto e mollezza, ivi alfin doma</l>
<l>Muòr libertade; e dolorosa fede</l>
<l>Il cenere ne fa d'Atene e Roma.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XCI. LA GARA DELLE TRE REPUBBLICHE.</head>
<p><add resp="ed">179<gap/></add>.</p>

<lg><l>Fra tre gran donne, che supremo han grido</l>
<l>Di libertà, superba lite ardea.</l>
<l>Disse la prima — Io di virtù fui nido:</l>
<l>— Io lo fui del saper — l'altra dicea:</l>
<l>— Domai quanto è dal caspio al mauro lido,</l>
<l>E voi domai, la terza rispondea;</l>
<l>Quindi col Cielo il mio poter divido; —</l>
<l>E toccar, sì dicendo, il ciel parea.</l>
<l>Surse allor di gran mente e di gran core</l>
<l>La Franca Donna: e per l'Europa doma</l>
<l>Una voce gridò — Questa è maggiore;</l>
<l>Che giovine e d'allòr carca la chioma,</l>
<l>Di Sparta accoppia al marzial rigore</l>
<l>D'Atene il senno ed il poter di Roma.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XCII. PER IL CONGRESSO D'UDINE.</head>
<p><add resp="ed">1797</add>.</p>

<lg><l>Agita in riva dell'Isonzo il Fato,</l>
<l>Italia, le tue sorti; e taciturna</l>
<l>Su te l'Europa il suo pensier raccoglie.</l>
<l>Stannosi a fronte, e il brando insanguinato</l>
<l>Ferocemente stendono su l'urna</l>
<l>Lamagna e Francia con opposte voglie;</l>
<l>Ch'una a morte ti toglie,</l>
<l>E dárlati crudel l'altra procura.</l>
<l>Tu muta siedi; ad ogni scossa i rai</l>
<l>Tremando abbassi; e nella tua paura</l>
<l>Se ceppi attendi o libertà non sai.</l>
<l>Oh più vil che infelice! oh de' tuoi servi</l>
<l>Serva derisa! Sì dimesso il volto</l>
<l>Non porteresti e i piè dal ferro attriti,</l>
<l>Se dal natío valor prostrati i nervi</l>
<l>Superba ignavia non t'avesse e il molto</l>
<l>Fornicar co' tiranni e co' leviti.</l>
<l>Onorati mariti,</l>
<l>Che a Caton preponesti a Bruto a Scipio!</l>
<l>Leggiadro cambio, accorto senno in vero!</l>
<l>Colei che l'universo ebbe mancipio,</l>
<l>Or salmeggia; e una mitra è il suo cimiero.</l>
<l>Di quei prodi le sante ombre frattanto</l>
<l>Romor fanno e lamenti entro le tombe,</l>
<l>Che avaro piè sacerdotal calpesta;</l>
<l>E al sonito dell'armi, al fiero canto</l>
<l>De' Franchi mirmidòni e delle trombe,</l>
<l>Sussurrando vendetta alzan la testa.</l>
<l>E voi l'avrete, e presta,</l>
<l>Magnanim'ombre. L'itala fortuna</l>
<l>Egra è sì, ma non spenta. Empio sovrasta</l>
<l>Il Fato, e danni e tradimenti aduna:</l>
<l>Ma contra il Fato è Bonaparte; e basta.</l>
<l>Prometeo nuovo ei venne, e nell'altera</l>
<l>Giovinetta virago cisalpina</l>
<l>L'etereo fuoco infuse anzi il suo spirto.</l>
<l>Ed ella già calata ha la visiera;</l>
<l>E il ferro trae, gittando la vagina,</l>
<l>Desíosa di lauro e non di mirto.</l>
<l>Bieco la guata ed irto</l>
<l>Più d'un nemico; ma costei nol cura.</l>
<l>Lasciate di sua morte, o re, la speme:</l>
<l>Disperata virtù la fa secura,</l>
<l>Nè vincer puossi chi morir non teme.</l>
<l>Se vero io parlo, Crémera vel dica,</l>
<l>E di Coclite il ponte, e quel di Serse,</l>
<l>E i trecento con Pluto a cenar spinti.</l>
<l>E noi lombardi petti, e noi nutrica</l>
<l>Il valor che alle donne etrusche e perse</l>
<l>Plorar fe l'ombre de' mariti estinti.</l>
<l>Morti sì; ma non vinti,</l>
<l>Ma liberi cadremo, e armati, e tutti:</l>
<l>Arme arme fremeran le sepolte ossa,</l>
<l>Arme i figli le spose i monti i flutti:</l>
<l>E voi cadrete, o troni, a quella scossa.</l>
<l>Cadrete: ed alzerà natura alfine</l>
<l>Quel dolce grido che nel cor si sente,</l>
<l>Tutti abbracciando con amplesso eguale:</l>
<l>E ragion su le vostre alte ruine</l>
<l>Pianterà colla destra onnipossente</l>
<l>L'immobil suo triangolo immortale.</l>
<l>Ira e fiamma non vale</l>
<l>Incontro a lui di fulmini terreni,</l>
<l>E forza in van lo crolla ed impostura:</l>
<l>Dio fra tuoni tranquillo e fra baleni</l>
<l>Tienvi sopra il suo dito e l'assecura.</l>
<l>Tu, magnanimo eroe, che su l'Isonzo,</l>
<l>Men di te stesso che di noi pensoso,</l>
<l>Dei re combatti il perfido desío;</l>
<l>Tu, che se tuona di Gradivo il bronzo,</l>
<l>Fra le stragi e le morti polveroso</l>
<l>Mostri in fragile salma il cor d'un dio;</l>
<l>All'ostinato e rio</l>
<l>Tedesco or di', che sul Tesin lasciata</l>
<l>Hai la donna dell'Alpi ancor fanciulla,</l>
<l>Ma ch'ella in mezzo alle battaglie è nata</l>
<l>E che novello Alcide è nella culla.</l>
<l>Molti per via le fan villano oltraggio,</l>
<l>Ricchi infingardi, astuti cherci, ed altra</l>
<l>Gente di voglie temerarie e prave.</l>
<l>Ella passa e non guarda; ed in suo saggio</l>
<l>Pensier racchiusa non fa motto; e scaltra</l>
<l>Scuote intanto i suoi mali, e nulla pave.</l>
<l>Così lion, cui grave</l>
<l>Su la giubba il notturno vapor cada,</l>
<l>Se sorride il mattin su l'orizzonte,</l>
<l>Tutta scuote d'un crollo la rugiada,</l>
<l>E terror delle selve alza la fronte.</l>
<l>Canzon, l'italo onor dal sonno è desto:</l>
<l>Però dalla rampogna</l>
<l>Che mosse il tuo parlar, prendi vergogna.</l>
<l>Ma se quei vili che son forti in soglio</l>
<l>T'accusano d'orgoglio,</l>
<l>Rispondi: — Italia sul Tesin v'aspetta</l>
<l>A provarne la spada e la vendetta. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XCIII. LA PACE DI CAMPO–FORMIO. VERSI CANTATI ALLA MENSA DEL GOVERNO IN MILANO.</head>
<p><add resp="ed">1797</add>.</p>

<lg><l>Dolce brama delle genti,</l>
<l>Cara Pace, alfin scendesti;</l>
<l>E le spade combattenti</l>
<l>La tua fronda separò.</l>
<l>Nell'orribile vagina</l>
<l>Già nasconde il brando Marte;</l>
<l>Già l'invitto Bonaparte</l>
<l>Il suo fulmine posò.</l>
<l>Delle madri dolorose</l>
<l>Sono i palpiti sospesi,</l>
<l>Tace il pianto delle spose,</l>
<l>Spunta il riso lusinghier:</l>
<l>E sul petto al salvo figlio</l>
<l>Cerca il padre la ferita,</l>
<l>E superbo altrui l'addita</l>
<l>Lagrimando di piacer.</l>
<l>Riconduce allegro al prato</l>
<l>Il pastor le care agnelle:</l>
<l>Torna il solco insanguinato</l>
<l>Grave il vomero a sentir:</l>
<l>E il villano al foco assiso,</l>
<l>Mentre il vento intorno stride,</l>
<l>Su le stragi che già vide</l>
<l>Fa gli amici impallidir.</l>
<l>Per le case per la via</l>
<l>Scorre libero il piacere;</l>
<l>Un'amabile follía</l>
<l>La ragion rapisce e il cor:</l>
<l>E convivi, e danze, e canti</l>
<l>Di donzelle e di guerrieri,</l>
<l>E un percoter di bicchieri</l>
<l>Coronati dall'amor.</l>
<l>Posò l'asta e la lorica</l>
<l>La tremenda dea d'Atene,</l>
<l>Dalla bellica fatica</l>
<l>Ristorando il suo pensier:</l>
<l>Del canoro Mincio intanto</l>
<l>Sul fecondo erboso pianto</l>
<l>Il trifoglio mantovano</l>
<l>Van pascendo i suoi destrier.</l>
<l>Ma dell'attica reina</l>
<l>Le seguaci inachie figlie</l>
<l>Stan nell'onda eridanina</l>
<l>La grand'egida a lavar;</l>
<l>La grand'egida, tutela</l>
<l>D'un novello Diomede</l>
<l>Che del greco ardire erede</l>
<l>Venne Italia a liberar.</l>
<l>Del tuo scudo, o dea Minerva,</l>
<l>La vast'ombra immense schiere</l>
<l>Copre in campo e le conserva,</l>
<l>Copre intere le città.</l>
<l>Deh proteggi, o forte diva,</l>
<l>Nostre mura e nostre leggi;</l>
<l>Questo tempio deh proteggi</l>
<l>Dell'ausonia libertà!</l>
<l>D'Acadèmo e del Licèo</l>
<l>Qui ravviva il prisco grido:</l>
<l>Sorga un altro Pritanèo</l>
<l>D'onor meta e di virtù:</l>
<l>E sian scherno su le scene</l>
<l>In catene — trascinati</l>
<l>I tiranni detestati</l>
<l>Dalla fiera gioventù.</l>
<l>Ma voi forti giovinetti,</l>
<l>Della patria dolce speme,</l>
<l>Rivestite i caldi petti</l>
<l>Di costanza e di valor:</l>
<l>Nè dal fianco lunge vada</l>
<l>Mai la spada — un sol momento:</l>
<l>Muor l'olivo — d'onor privo</l>
<l>Senza attento — difensor.</l>
<l>L'alemanno augello infido</l>
<l>A schiantarlo aperta ha l'ugna:</l>
<l>Prodi, all'armi; alzate un grido</l>
<l>Di coraggio e libertà!</l>
<l>Libertade o morte, tutti</l>
<l>Esclamate; e mano al brando!</l>
<l>Fortunato chi pugnando</l>
<l>Per la patria morirà!</l>
<l>Su le tombe pianti e fiori</l>
<l>Spargeran le pie donzelle:</l>
<l>Ma vivrà nei nostri cuori</l>
<l>Il valor che vi scaldò.</l>
<l>Prodi all'armi; alzate un grido</l>
<l>Di coraggio, e mano al brando!</l>
<l>Fortunato chi pugnando</l>
<l>Per la patria sua spirò!</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XCIV. NELLA RASSEGNA DI 60 USSARI CISALPINI. 23 febbraio 1798.</head>

<lg><l>Non fragor di molli carmi</l>
<l>E di fervidi bicchieri</l>
<l>Ma lo strepito dell'armi</l>
<l>E di cantici guerrieri</l>
<l>Lusingar può l'alme e i petti</l>
<l>Di gagliardi giovinetti.</l>
<l>Via le tazze, via la spuma</l>
<l>De' Falerni inghirlandati:</l>
<l>Solo al vento ed alla bruma</l>
<l>Cresce il lauro de' soldati;</l>
<l>Nè l'irriga nè il nutrica</l>
<l>Che il sudore e la fatica.</l>
<l>Pur talvolta ancor Lièo</l>
<l>Al valor fa dolci inviti:</l>
<l>Cenea sallo, il sa Teséo</l>
<l>Fra le mense de' Lapiti,</l>
<l>Quando nacque ria tenzone</l>
<l>Per la nuora d'Issione.</l>
<l>Quei la bella Ippodamìa,</l>
<l>Voi la patria difendete.</l>
<l>Questo il premio, questa sia</l>
<l>La beltà che salva avrete.</l>
<l>Di Centauri anch'ella è stretta,</l>
<l>Che minacciano vendetta;</l>
<l>Di Centauri all'Istro nati,</l>
<l>Che far tentano rapina,</l>
<l>D'amor caldi e inebriati,</l>
<l>Della Donna Cisalpina.</l>
<l>Scudo a lei di vostre vite</l>
<l>Fate, o prodi, e non fuggite.</l>
<l>Fugga il vile, che al tiranno</l>
<l>Vende il sangue e morir teme:</l>
<l>Resti il forte, cui l'affanno</l>
<l>Della patria a pugnar preme:</l>
<l>Per la patria è dolce sorte</l>
<l>Affrontar perigli e morte.</l>
<l>Dunque all'armi; e bello fate</l>
<l>Di ferite il vostro petto:</l>
<l>Noi le piaghe insanguinate</l>
<l>Bacerem con dolce affetto:</l>
<l>E al più forte il cor darà</l>
<l>La più tenera beltà.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XCV.</head>

<lg><l>La pianta che in Giudea mise radice</l>
<l>E d'un trafitto il carco alto sostenne,</l>
<l>Poi, steso il piè su la Tarpea pendice,</l>
<l>Ombrò de' rami il mondo e servo il tenne;</l>
<l>Questa d'ogni viltà pianta matrice</l>
<l>Finalmente nel fango a cader venne:</l>
<l>E la gallica spada e dell'ultrice</l>
<l>Ragion l'ha tronca la fatal bipenne.</l>
<l>Sorge in suo loco l'arbore divina</l>
<l>Di libertade, e tra le fronde liete</l>
<l>Rinverde e frutta la virtù latina:</l>
<l>Bruto l'elmo vi posa; e le segrete</l>
<l>Mani su l'Arno e sul Sebeto inchina,</l>
<l>Ne crolla i troni, e grida ai re — Scendete.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XCVI. INNO. CANTATO AL TEATRO DELLA SCALA IN MILANO IL 21 GENNAIO 1799 ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI LUIGI XVI.</head>

<lg><l>Il tiranno è caduto. Sorgete,</l>
<l>Genti oppresse; natura respira:</l></lg>
<sp><speaker>Coro</speaker><l>Re superbi, tremate, scendete;</l>
<l>Il più grande dei troni crollò.</l>
<l>Lo percosse co' fulmini invitti</l>
<l>Libertate, primiero de' dritti:</l>
<l>Lo percosse del vile Capeto</l>
<l>Lo spergiuro, che il cielo stancò.</l>
<l>Re superbi, l'estremo decreto</l>
<l>Per voi l'ira del cielo segnò.</l>
<l>Tingi il dito in quel sangue spietato,</l>
<l>Francia, tolta alle indegne catene,</l>
<l>Egli è sangue alle vene succhiato</l>
<l>De' tuoi figli, che il crudo tradì.</l>
<l>Cittadini che all'armi volate,</l>
<l>In quel sangue le spade bagnate:</l>
<l>La vittoria ne' bellici affanni</l>
<l>Sta sul brando che i regi ferì.</l></sp>
<sp><speaker>Coro</speaker><l>Giù del trono, crudeli tiranni:</l>
<l>Il servaggio del mondo finì.</l>
<l>Oh soave dell'alme sospiro,</l>
<l>Libertà, che del cielo sei figlia!</l>
<l>Compi alfine l'antico desiro</l>
<l>Della terra, che tutta è per te.</l>
<l>Ma tua pianta radice non pone</l>
<l>Che fra' brani d'infrante corone;</l>
<l>Nè si pasce di mute rugiade,</l>
<l>Ma di nembi e del sangue dei re.</l></sp>
<sp><speaker>Coro</speaker><l>Re superbi, già trema già cade</l>
<l>Il poter che il delitto vi diè.</l>
<l>Dalla foce — del Reno veloce</l>
<l>Fino all'onda che Scilla divide</l>
<l>Già tua luce all'Europa sorride;</l>
<l>Già l'Italia dal sonno destò:</l>
<l>E sull'Alpi lo spettro di Brenno</l>
<l>Fiero esulta; — ed insulta col cenno</l>
<l>Un ramingo che il regno ha perduto,</l>
<l>Perchè ingrato e spergiuro regnò.</l></sp>
<sp><speaker>Coro</speaker><l>Re spergiuro, ogni labbro fu muto</l>
<l>Sul tuo fato, nè cuor sospirò.</l>
<l>Chi è quel vile che vinto s'invola</l>
<l>Via per l'onda — che l'Etna circonda?</l>
<l>Versa, o monte, dall'arsa tua gola</l>
<l>Tuoni e fiamme, onde l'empio punir.</l>
<l>Su le regie sue bende profane</l>
<l>Fremon d'ira già l'ombre romane;</l>
<l>E di Bruto il pugnale già nudo</l>
<l>Gli è sul petto, già chiede ferir.</l></sp>
<sp><speaker>Coro</speaker><l>Re insolente, re stolto, re crudo,</l>
<l>Di tal ferro non merti morir.</l>
<l>Oh soave dell'alme sospiro,</l>
<l>Libertà, che del cielo sei figlia!</l>
<l>Fin del Nilo le sponde sentiro</l>
<l>Di tua luce la dolce virtù;</l>
<l>Di tua luce ancor essa s'infoca</l>
<l>Stanca l'Asia di ceppi; ed invoca</l>
<l>Bonaparte, il maggior de' mortali,</l>
<l>Che geloso fa Giove lassù.</l></sp>
<sp><speaker>Coro</speaker><l>Bonaparte ha nel cielo i rivali,</l>
<l>Perchè averli non puote quaggiù.</l>
<l>Lo splendor delle franche bandiere</l>
<l>Gli occhi all'Indo da lungi percote;</l>
<l>Che si scuote, — e sull'ali leggiere</l>
<l>Lor dirige segreto un sospir:</l>
<l>Ma del Cafro su l'ultimo lito</l>
<l>L'Anglo atterra lo sguardo smarrito;</l>
<l>Che dell'oro sua forza, già vede</l>
<l>La gran fonte al suo piede — finir.</l></sp>
<sp><speaker>Coro</speaker><l>Traditore! — nel mezzo del core</l>
<l>Finalmente — si sente ferir.</l>
<l>Punitrice de' regii delitti,</l>
<l>Libertate, primiero de' dritti;</l>
<l>Gli astri sono il tuo trono, — e la terra</l>
<l>Lo sgabello del santo tuo piè:</l>
<l>Ma tua pianta radice non pone</l>
<l>Che fra' brani d'infrante corone;</l>
<l>Nè si pasce di mute rugiade,</l>
<l>Ma di nembi e del sangue dei re.</l></sp>
<sp><speaker>Coro</speaker><l>Re superbi, già trema già cade</l>
<l>Il poter che il delitto vi diè.</l></sp>
</div2>
<div2>
<head>XCVII. DOPO LA BATTAGLIA DI MARENGO.</head>
<p><add resp="ed">1800</add>.</p>

<lg><l>Bella Italia, amate sponde,</l>
<l>Pur vi torno a riveder!</l>
<l>Trema il petto e si confonde</l>
<l>L'alma oppressa dal piacer.</l>
<l>Tua bellezza, che di pianti</l>
<l>Fonte amara ognor ti fu,</l>
<l>Di stranieri e crudi amanti</l>
<l>T'avea posta in servitù.</l>
<l>Ma bugiarda e mal sicura</l>
<l>La speranza fia de' re:</l>
<l>Il giardino di natura,</l>
<l>No, pei barbari non è.</l>
<l>Bonaparte al tuo periglio</l>
<l>Del mar libico volò;</l>
<l>Vide il pianto del tuo ciglio,</l>
<l>E il suo fulmine impugnò.</l>
<l>Tremâr l'Alpi, e stupefatto</l>
<l>Suoni umani replicâr;</l>
<l>E l'eterne nevi intatte</l>
<l>D'armi e armati fiammeggiar.</l>
<l>Del baleno al par veloce</l>
<l>Scese il forte, e non s'udì:</l>
<l>Chè men ratto il vol la voce</l>
<l>Della Fama lo seguì.</l>
<l>D'ostil sangue i vasti campi</l>
<l>Di Marengo intiepidîr;</l>
<l>E de' bronzi ai tuoni ai lampi</l>
<l>L'onde attonite fuggîr.</l>
<l>Di Marengo la pianura</l>
<l>Al nemico tomba diè.</l>
<l>Il giardino di natura,</l>
<l>No, pei barbari non è.</l>
<l>Bella Italia, amate sponde,</l>
<l>Pur vi torno a riveder!</l>
<l>Trema in petto e si confonde</l>
<l>L'alma oppressa dal piacer.</l>
<l>Volgi l'onda al mar spedita,</l>
<l>O de' fiumi algoso re:</l>
<l>Dinne all'Adria che finita</l>
<l>La gran lite ancor non è;</l>
<l>Di' che l'asta il franco Marte</l>
<l>Ancor fissa al suol non ha;</l>
<l>Di' che dove è Bonaparte</l>
<l>Sta vittoria e libertà.</l>
<l>Libertà, principio e fonte</l>
<l>Del coraggio e dell'onor,</l>
<l>Che, il piè in terra, in ciel la fronte,</l>
<l>Sei del mondo il primo amor;</l>
<l>Questo lauro al crin circonda;</l>
<l>Virtù patria lo nutrì,</l>
<l>E Dessaix la sacra fronda</l>
<l>Del suo sangue colorì</l>
<l>Su quel lauro in chiome sparte</l>
<l>Pianse Francia e palpitò:</l>
<l>Non lo pianse Bonaparte,</l>
<l>Ma invidiollo e sospirò.</l>
<l>Ombra illustre, ti conforti</l>
<l>Quell'invidia e quel sospir:</l>
<l>Visse assai chi 'l duol de' forti</l>
<l>Meritò nel suo morir.</l>
<l>Ve' sull'Alpi doloroso</l>
<l>Della patria il santo amor,</l>
<l>Alle membra dar riposo</l>
<l>Che fur velo al tuo gran cor.</l>
<l>L'ali il tempo riverenti</l>
<l>Al tuo piede abbasserà:</l>
<l>Fremeran procelle e venti,</l>
<l>E la tomba tua starà.</l>
<l>Per la cozia orrenda valle,</l>
<l>Usa i nembi a calpestar,</l>
<l>Torva l'ombra d'Anniballe</l>
<l>Verrà teco a ragionar:</l>
<l>Chiederà di quell'ardito</l>
<l>Che secondo l'Alpe aprì.</l>
<l>Tu gli mostra il varco a dito,</l>
<l>E rispondi al fier così:</l>
<l>— Di prontezza e di coraggio</l>
<l>Te quel grande superò:</l>
<l>Afro, cedi, al suo paraggio;</l>
<l>Tu scendesti, ed ei volò.</l>
<l>Tu dell'itale contrade</l>
<l>Aborrito destruttor:</l>
<l>Ei le torna in libertade,</l>
<l>E ne porta seco il cor.</l>
<l>Di civili eterne risse</l>
<l>Tu a Cartago rea cagion.</l>
<l>Ei placolle, e le sconfisse</l>
<l>Col sorriso e col perdon.</l>
<l>Che più chiedi? Tu ruina,</l>
<l>Ei salvezza al patrio suol.</l>
<l>Afro, cedi, e il ciglio inchina;</l>
<l>Muore ogni astro in faccia al sol. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XCVIII. PER L'ATTENTATO DELLA MACCHINA INFERNALE CONTRO LA VITA DI N. BONAPARTE PRIMO CONSOLE.</head>
 <p><add resp="ed">1800</add>.</p>

<lg><l>— Prendi il mio crine, e non temer sventura —</l>
<l>Disse al gallico eroe la calva diva.</l>
<l>Lo prese il forte; e al carro suo captiva</l>
<l>Trasse ognor la Vittoria e la Paura.</l>
<l>Spesso, dove la mischia ardea più scura,</l>
<l>Morte scontrollo, e lo guatò furtiva;</l>
<l>Ma d'un guardo atterrita e fuggitiva</l>
<l>Torse il ferro, e celò la rea figura.</l>
<l>Alfin non ausa di ferir palese</l>
<l>Di tradir s'avvisò. Pianse al periglio</l>
<l>Il franco fato, e si coprì d'un velo.</l>
<l>Tremava il mondo. Ma la man Dio stese:</l>
<l>Sviò l'orrido colpo; indi col ciglio</l>
<l>Quetò l'orbe tremante, e chiuse il cielo.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>XCIX. PER LA PACE CONCHIUSA NEL 1801 TRA FRANCIA ED AUSTRIA NAPOLI SPAGNA.</head>
<p><add resp="ed">1801</add>.</p>

<lg><l>Voi che dell'armi al suono impaurite</l>
<l>Pace invocaste su le patrie arene,</l>
<l>Tenere madri, ardenti spose, uscite:</l>
<l>La dea già viene.</l>
<l>De' suoi bianchi corsieri odo il nitrito,</l>
<l>Sotto l'asse tremar sento la riva.</l>
<l>Fuori uscite: ogni pianto è già finito:</l>
<l>Ecco la diva.</l>
<l>Lungi il loto, o fanciulle, ed il narciso,</l>
<l>Ch'ella non ama delle Parche i fiori:</l>
<l>Date rose e mortelle e al fiordaliso</l>
<l>Misti gli allori.</l>
<l>Caro è il lauro alla dea giunto alla fronda</l>
<l>Che a Minerva fiorì; più caro e bello</l>
<l>Se di sangue e sudor pria lo feconda</l>
<l>Largo ruscello.</l>
<l>Ve'! due rami ella tien del sospirato</l>
<l>Cecropio arbusto allegrator del mondo:</l>
<l>Diè Marengo il primiero e il congiurato</l>
<l>Istro il secondo.</l>
<l>Oh cara Pace che del fier Gradivo</l>
<l>L'ire tremende col sorriso affreni,</l>
<l>E del brando crudel col santo olivo</l>
<l>L'elsa incateni;</l>
<l>D'Hoenlinda e Marengo ai vincitori</l>
<l>La bevanda prepara alma de' numi,</l>
<l>Ma dell'Olimpo ai meritati onori</l>
<l>Tardi gli assumi.</l>
<l>All'invidia del ciel basti il rapito</l>
<l>Dessaix, morta speranza, eterno affanno</l>
<l>Degl'italici petti, ed infinito</l>
<l>Pubblico danno.</l>
<l>Tu che le stolte insegui ire mortali</l>
<l>Dal pianto accompagnata, e della guerra</l>
<l>Con man pietosa ristorando i mali</l>
<l>Salvi la terra;</l>
<l>Diva, primiero d'ogni cor desío,</l>
<l>Diva, in ciel nata il dì che tacque il tuono</l>
<l>Su i Titan domi e su del maggior dio</l>
<l>Fermo il gran trono;</l>
<l>Deh rimanti fra noi, cangia le spade</l>
<l>In vomeri e bidenti, al primo onore</l>
<l>Torna gl'itali campi; e libertade</l>
<l>Regni ed amore.</l>
<l>A te saltante su le stipe accese</l>
<l>L'alma Pale fa plauso: a te contenti</l>
<l>Dalla valle abduana e cremonese</l>
<l>Mugghian gli armenti.</l>
<l>Qui Cerere t'aspetta, qui Lièo</l>
<l>Ti raccomanda le felsinee viti,</l>
<l>E Palla i sacri del sapere acheo</l>
<l>Genii sbanditi.</l>
<l>O di santa Concordia, o più ti sia</l>
<l>Gradito il nome di celeste Irene</l>
<l>Che l'Ilisso ti diè; vieni, ed oblia</l>
<l>L'are d'Atene.</l>
<l>Qui dove in pria tuonar s'udìan di Marte</l>
<l>I cavi bronzi e sbigottir gl'Insubri,</l>
<l>Vieni; e divisi avrai con Bonaparte</l>
<l>Inni e delùbri.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>C. LA FRANCIA A N. BONAPARTE PRIMO CONSOLE.</head>
<p><add resp="ed">1801</add>.</p>

<lg><l>Vincesti assai. Sul gemino emisfero</l>
<l>Di mia gloria per te s'intese il suono:</l>
<l>Risorta Italia allo splendor primiero,</l>
<l>Avrà da te novella vita in dono:</l>
<l>Tremante inclina al nome tuo l'altero</l>
<l>Ciglio colei che pose in mar suo trono,</l>
<l>Balzata al fin dell'usurpato impero</l>
<l>Chiederà la superba il tuo perdono:</l>
<l>Del valor de' Scipioni illustre erede,</l>
<l>Vedesti al lampo del temuto acciaro</l>
<l>Caderti l'atterrita aquila al piede.</l>
<l>Ma non son questi i tuoi miglior trofei;</l>
<l>Quel ch'è di te più degno e a me più caro,</l>
<l>È la pace che serbi a' figli miei.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CI. PEL CONGRESSO CISALPINO IN LIONE, A NAPOLEONE BONAPARTE.</head>
<p><add resp="ed">1802</add>.</p>

<lg><l>Duro, o prode di Giove eterne Muse,</l>
<l>Serva la patria aver. Più duro assai</l>
<l>Niune aver leggi; e senza remo e vele</l>
<l>Guidar la nave tra le sirti; e, chiuse</l>
<l>D'atri nembi le stelle, altro giammai</l>
<l>Non veder che baleni in mar crudele;</l>
<l>Orrende udir querele</l>
<l>Per ogni parte; e libertà cercando,</l>
<l>Non trovar che catene;</l>
<l>E, bollenti le vene,</l>
<l>Piegar la fronte alla ragion del brando,</l>
<l>Alla cruda ragion che nelle selve</l>
<l>Han su le miti le più forti belve.</l>
<l>Nata in mezzo alle stragi inclita figlia</l>
<l>Del valor che in Marengo all'Alemanno</l>
<l>Tolse d'Italia il mal sperato impero,</l>
<l>Alza, vergine insubre, alza le ciglia</l>
<l>E dalle nubi del tuo lungo affanno</l>
<l>Sprigionato e sereno ergi il pensiero.</l>
<l>L'ammirando guerriero</l>
<l>Che ti diè vita, dalla Senna mosse</l>
<l>Per sanar le tue piaghe.</l>
<l>Le rive odi presaghe</l>
<l>Del Rodano esultar: ve' che si scosse</l>
<l>Per gaudio anch'essa la sua muta sposa,</l>
<l>Che affretta, per veder, l'onda pensosa.</l>
<l>Viene, ei viene l'eroe; non già di guerra</l>
<l>Nembi portando; nè davanti al forte</l>
<l>Sferza i suoi negri corridor Bellona.</l>
<l>D'umano sangue assai bebbe la terra;</l>
<l>Assai degli orbi padri e delle smorte</l>
<l>Vedove il pianto e il maledir risuona.</l>
<l>Sola al cor gli ragiona</l>
<l>Pensier di pace la cecropia diva;</l>
<l>Non qual Xanto la vide</l>
<l>Brandir armi omicide;</l>
<l>Ma in man scotendo la vivace oliva</l>
<l>Tutrice di città, qual già devoti</l>
<l>L'invocâr d'Erettèo degli alti nepoti.</l>
<l>Cruda di regno ambizion fe bello</l>
<l>Parer sovente un gran misfatto, e laude</l>
<l>Acquistarno le stragi e le ruine:</l>
<l>Quindi all'avido Ciro, e a quel flagello</l>
<l>Di popoli Sesostri ancor s'applaude;</l>
<l>E Dario debellato e le divine</l>
<l>D'Ammon compre cortine</l>
<l>Fecer del Figlio di Filippo un dio.</l>
<l>Ma domar innocenti</l>
<l>Non avversarie genti,</l>
<l>Sol per farle soggette, opra è di rio</l>
<l>Tiranno: oppressa umanità sospira</l>
<l>Su quei trionfi, e la ragion s'adira.</l>
<l>Ma bello in fronte a buon guerriero e degno</l>
<l>Delle chiome de' numi è il lauro tinto</l>
<l>Del sangue sparso per le patrie mura:</l>
<l>Bello il tôr nazioni a giogo indegno,</l>
<l>E vincitor la volontà del vinto</l>
<l>Interrogar, rimossa ogni paura.</l>
<l>Scopri adunque secura</l>
<l>Le tue tante ferite, o dischiomata</l>
<l>E quasi spenta in culla</l>
<l>Cisalpina fanciulla.</l>
<l>Tua, se taci, è la colpa; nè versata</l>
<l>Fia lagrima su te. Giace deserta</l>
<l>Del vil la sorte; e s'ei va servo, il merta.</l>
<l>Il sol che scalda de' tuoi figli il petto,</l>
<l>Rammentalo, infelice!, è ancor lo stesso</l>
<l>Che la fronte scaldò di Scipio e Bruto:</l>
<l>Ovunque attenta volgerai l'aspetto,</l>
<l>Sculta la gloria ne vedrai sovresso</l>
<l>Gli sparsi avanzi dell'onor caduto.</l>
<l>Division fe muto</l>
<l>L'italico valor: ma la primiera</l>
<l>Fiamma non anco è morta.</l>
<l>A chi nol crede, accorta</l>
<l>Nell'orecchio dirai: — L'anima altera</l>
<l>Che nel gran cor di Bonaparte brilla,</l>
<l>Fu dell'italo sole una scintilla. —</l>
<l>Oh concesso dal ciel, spirto divino,</l>
<l>Per dar pace alla terra! a cui Fortuna</l>
<l>L'arbitrio cesse dell'instabil rota;</l>
<l>E tal le Parche decretâr destino,</l>
<l>Che dovunque tu fossi, ivi la cuna</l>
<l>Del valor fosse e la Vittoria immota:</l>
<l>Deh la pietà ti scuota</l>
<l>Del largo pianto che i begli occhi offende</l>
<l>Di costei, che rinacque</l>
<l>Di tua virtude, e tacque</l>
<l>Aspettando ragion. Fine all'orrende</l>
<l>Sue trafitte, perdio! Vedi che priva</l>
<l>Del creator tuo sguardo appena è viva.</l>
<l>Tu dunque la rintegra; e il suo correggi</l>
<l>Incerto fato: nè patir che ria</l>
<l>Forza tradisca l'alto tuo concetto:</l>
<l>Tu di salde l'affida auguste leggi</l>
<l>E di tal patto social, che sia</l>
<l>Saggezza e libertà solo un affetto.</l>
<l>E ben altro diletto</l>
<l>Questo a te fia, che d'armi e di guerrieri</l>
<l>Inondar vincitore</l>
<l>Tedeschi campi. Onore</l>
<l>Certo è sublime debellar gli alteri:</l>
<l>Ma gloria, se ben guardi, è più verace</l>
<l>Conquistar l'alme e compor genti in pace.</l>
<l>Tal de' numi il gran sire alle nevose</l>
<l>Cime d'Olimpo il carro aureo sospinse,</l>
<l>Percossi in Flegra della Terra i figli;</l>
<l>E le sfere turbate e paurose</l>
<l>Ricomponendo, in armonía le strinse</l>
<l>Coll'inchinar de' neri sopraccigli:</l>
<l>Stridean arsi e vermigli</l>
<l>Gl'immensi petti; e ancor s'udia guizzante</l>
<l>Su i tessalici campi</l>
<l>Ruggir tra fumo e lampi</l>
<l>La folgore di Giove: ei trionfante</l>
<l>De' numi intanto la bevanda in cielo</l>
<l>Tra Pallade libava e il dio di Delo.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CII. PER LA FESTA DATA NEL PALAZZO DEL GOVERNO IN MILANO QUANDO FU ISTITUITA LA REPUBBLICA ITALIANA. ISCRIZIONI. SOTTO AD UN BASSORILIEVO.</head>
<p><add resp="ed">1802</add>.</p>

<lg><l>D'amor, di pace alla ragion divina</l>
<l>Il rio costume di conquista cede:</l>
<l>Schermo alle leggi è il brando, e non ruina:</l>
<l>L'itala donna alfin respira e siede;</l>
<l>E di scienze e d'arti e di latina</l>
<l>Virtù sorgendo invidiata erede,</l>
<l>Alla gran madre accanto si fa bella,</l>
<l>Vergin sovrana e non più vile ancella.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CII. PER LA FESTA DATA NEL PALAZZO DEL GOVERNO IN MILANO QUANDO FU ISTITUITA LA REPUBBLICA ITALIANA. ISCRIZIONI. SOTTO ALTRO BASSORILIEVO.</head>
<p><add resp="ed">1802</add>.</p>

<lg><l>Cara patria, fa' cor. Larghe ti fêro</l>
<l>L'Averno e Marte le ferite in petto:</l>
<l>Ma s'uno è il tuo voler, uno il pensiero,</l>
<l>Una la fiamma del fraterno affetto;</l>
<l>Tornerà in riso il pianto, ed il severo</l>
<l>Tuo portamento acquisterà rispetto:</l>
<l>Muor, divisa, la forza: unità sola</l>
<l>Resiste a tutti, e a morte i regni invola.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CII. PER LA FESTA DATA NEL PALAZZO DEL GOVERNO IN MILANO QUANDO FU ISTITUITA LA REPUBBLICA ITALIANA. ISCRIZIONI. SOTTO AD ALCUNI ORNAMENTI.</head>
<p><add resp="ed">1802</add>.</p>

<lg><l>Se patria e dritti, se d'uguali e dive</l>
<l>Leggi abbiam freno, e sta giustizia in trono,</l>
<l>Se l'italico nome alfin rivive,</l>
<l>Tutto, o gallico eroe, tutto è tuo dono.</l>
<l>Per te ghirlande al crin, per te festive</l>
<l>Danze intrecciamo al gaudio in abbandono;</l>
<l>Ed il più dolce de' pensieri è quello</l>
<l>Ch'apre il futuro: ma il tacerlo è bello.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CII. PER LA FESTA DATA NEL PALAZZO DEL GOVERNO IN MILANO QUANDO FU ISTITUITA LA REPUBBLICA ITALIANA. ISCRIZIONI. SOTTO AD ALTRI ORNAMENTI.</head>
<p><add resp="ed">1802</add>.</p>

<lg><l>Lunge l'ire e i rancori: alla verace</l>
<l>Carità de' fratelli è sacro il loco:</l>
<l>Qui danzano le Grazie, e l'alma Pace</l>
<l>Desta su l'are d'amor patrio il foco:</l>
<l>Folgorando d'un riso osserva e tace</l>
<l>L'italo Genio a cui l'orbe fu poco,</l>
<l>E par ne dica: — Se concordia regna,</l>
<l>L'ombra di Roma l'avvenir v'insegna.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CIII. IN OCCASIONE DELLA FESTA NAZIONALE CELEBRATA IN MILANO IL GIORNO 16 GIUGNO 1803, ANNO II DELLA REPUBBLICA ITALIANA.</head>

<lg><l>Fior di mia gioventute,</l>
<l>Tu se' morto; nè magico</l>
<l>Carme, ahi! più ti ravviva, o fior gentile:</l>
<l>E tu, cara salute,</l>
<l>Tu pur mi fuggi, e vendichi</l>
<l>Nel rio novembre le follìe d'aprile.</l>
<l>Deh riedi, o dea; perdona</l>
<l>Antiche onte; e votiva</l>
<l>T'appenderò corona</l>
<l>Di fior che l'aure di Brianza edùcano</l>
<l>O del Lambro la riva.</l>
<l>Piacciati a' miei desiri</l>
<l>Sol di tanto sorridere</l>
<l>Che porre un inno sulla lira io possa;</l>
<l>Inno che gaudio spiri,</l>
<l>E il cor tocchi dell'itala</l>
<l>Donna due volte a libertà riscossa.</l>
<l>Dono d'amico dio</l>
<l>Riede e d'auro ha le chiome</l>
<l>Il dì, che patria anch'io</l>
<l>M'ebbi, e soave mi suonò nell'anima</l>
<l>Di cittadino il nome.</l>
<l>Nome sacro onorato,</l>
<l>Che tutti abbracci e temperi</l>
<l>Dell'uom dritti e doveri in armonìa,</l>
<l>Onde forza ha lo stato</l>
<l>E per alterni vincoli</l>
<l>La consonanza social si cria;</l>
<l>Fra i superbi tu suoni</l>
<l>Stolta cosa abborrita,</l>
<l>E terror metti ai troni;</l>
<l>Ma di te sol s'adorna ogni magnanimo,</l>
<l>A cui la patria è vita.</l>
<l>Proterve e nequitose</l>
<l>Alme gl'infranti piangono</l>
<l>Ceppi, e di nuova servitute han spene</l>
<l>E a tanto rio sdegnose</l>
<l>L'ombre in Marengo fremono</l>
<l>De' forti che spezzâr nostre catene.</l>
<l>Su l'Istro il cor rivola</l>
<l>D'iniqui assai; che, il soglio</l>
<l>Mal zelando e la stola,</l>
<l>Novellamente il pio pugnal preparano</l>
<l>L'auree croci e l'orgoglio;</l>
<l>E con gioia crudele</l>
<l>Seguendo su l'atlantica</l>
<l>Onda le folte caledonie antenne,</l>
<l>Alle perfide vele</l>
<l>Pregan contro la gallica</l>
<l>Virtù propizie d'aquilon le penne.</l>
<l>Re de' venti, percuoti</l>
<l>L'infide prore, e sferra</l>
<l>Gli euri sonanti e i noti:</l>
<l>E tu dell'onde imperator, tu vindice</l>
<l>Scotitor della terra,</l>
<l>D'ambrosia rugiadosi</l>
<l>Dalle stalle etiopiche</l>
<l>Traggi i verdi cavalli; e col tridente,</l>
<l>Dei Telchini operosi</l>
<l>Fabbricato all'incudine,</l>
<l>Svelli, sommergi, Enosigéo possente,</l>
<l>La grifagna Albione.</l>
<l>Assai del nostro danno</l>
<l>Crebbe, avaro ladrone</l>
<l>Che dalle nasse alzossi e dalla burchia</l>
<l>Dell'Europa tiranno.</l>
<l>Falsar, mentire; ai patti</l>
<l>Romper fede, e sospendere,</l>
<l>Qual merce in libra, della terra il pianto;</l>
<l>Acquistar per misfatti</l>
<l>Possanza infame, e al punico</l>
<l>Corsal rapire di perfidia il vanto;</l>
<l>Ecco l'arte e gl'ingegni</l>
<l>Della sleal che il franco</l>
<l>Valor sfida e gli sdegni</l>
<l>Del gran guerriero, a cui già compra e medita</l>
<l>Ferro assassin nel fianco.</l>
<l>Spegneasi al dolce canto</l>
<l>Della tebana cetera</l>
<l>Il rovente di Giove eterno strale,</l>
<l>E su lo scettro intanto</l>
<l>L'aquila assisa in placido</l>
<l>Sonno i grand'occhi declinava e l'ale.</l>
<l>Delle mie corde al suono</l>
<l>Prego l'ira si svegli</l>
<l>Del celto Giove e il tuono,</l>
<l>Fin che col Russo alfin rabbuffi all'anglica</l>
<l>Mercatrice i capegli.</l>
<l>Gravar l'empia si spera</l>
<l>La terra e il mar, che libero</l>
<l>A tutti ondeggia, di servil catena:</l>
<l>E già selvosa e nera</l>
<l>Di sue tonanti roveri</l>
<l>Mugge l'adrìaca Teti e la tirrena.</l>
<l>Ma di tal padre è nata</l>
<l>L'italica donzella,</l>
<l>Che con rigoglio guata</l>
<l>I suoi perigli, e ride e danza al fremere</l>
<l>Dell'inglese procella.</l>
<l>Ve' che saltante ed ebra</l>
<l>D'alta letizia il candido</l>
<l>Natal suo giorno con palestre e ludi</l>
<l>Banchettando celèbra,</l>
<l>Cui dan l'Arti e l'olimpiche</l>
<l>Muse la norma e Aglaia e i Piacer nudi.</l>
<l>Nè fra i canti e la polve</l>
<l>Circense il rilucente</l>
<l>Brando dal fianco solve:</l>
<l>Di Marengo ella nacque in mezzo ai fulmini,</l>
<l>E il padre in cor si sente.</l>
<l>Tale, allor che con guerra</l>
<l>Temeraria tentarono</l>
<l>Turbar Giove e rapirgli il lampo e il tuono</l>
<l>I figli della Terra</l>
<l>Congiurati a riscindere</l>
<l>Del ciel le mura ed il saturnio trono,</l>
<l>Romoreggiando, fuora</l>
<l>Del divin capo, allegra</l>
<l>E nell'armi sonora,</l>
<l>Balzò Minerva, e la paterna folgore</l>
<l>Vibrò secura in Flegra:</l>
<l>Poi del sangue già tersa</l>
<l>Degli squarciati Anguipedi</l>
<l>Col gran padre esultando al ciel saliva:</l>
<l>Di calda strage aspersa,</l>
<l>L'asta frattanto e l'egida</l>
<l>lavan cantando sull'inachia riva</l>
<l>Di Pelasgo le figlie;</l>
<l>Mentre ancor polverose</l>
<l>E sciolte l'auree briglie</l>
<l>Il trifoglio erettèo pascon le vergini</l>
<l>Puledre bellicose.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CIV. ALL'INGHILTERRA.</head>
<p><add resp="ed">180<gap/></add>.</p>

<lg><l>Luce ti nieghi il sole, erba la terra,</l>
<l>Malvagia, che dall'alga e dallo scoglio</l>
<l>Per la via de' ladron salisti al soglio</l>
<l>E con l'arme di Giusa esci alla guerra!</l>
<l>Fucina di delitti, in cui si serra</l>
<l>Tutto d'Europa il danno ed il cordoglio,</l>
<l>Tempo verrà che abbasserai l'orgoglio,</l>
<l>Se stanco alfin pur Dio non ti sotterra.</l>
<l>La man che tempra delle Gallie il fato</l>
<l>Ti scomporrà le trecce, e fia che chiuda</l>
<l>Questo di sangue umano empio mercato.</l>
<l>Pace avrà il mondo: e tu, feroce e cruda</l>
<l>Del mar tiranna, all'amo abbandonato</l>
<l>Farai ritorno pescatrice ignuda.</l></lg>
</div2>
</div1>
<div1>
<head><add resp="ed">Versi scritti dal 1805 al 1815</add></head>
<div2>
<head>CV.</head>
 <argument><p rend="sc">LICENZA CANTATA DA LUIGI MARCHESI NEL TEATRO DELLA SCALA IN MILANO, DOPO IL DRAMMA INTITOLATO <title>CASTORE E POLLUCE</title>, QUANDO NAPOLEONE S'INCORONÒ RE D'ITALIA.</p></argument>
<p><add resp="ed">1805</add>.</p>

<lg><l>Su le attonite scene in sì bel giorno</l>
<l>Perde, o sire, i suoi dritti</l>
<l>L'alma prole di Leda. In te rivolto</l>
<l>Ogni sguardo s'affisa; a te, portato</l>
<l>Su le penne d'amore</l>
<l>Ogni pensier se 'n vola ed ogni core.</l>
<l>Del bugiardo Elicona</l>
<l>Sogno è, signor, che tolto</l>
<l>Castore ai regni della morte eterna,</l>
<l>Per la pietà fraterna</l>
<l>Anima rediviva,</l>
<l>L'onda risolchi della stigia riva:</l>
<l>Ma menzogna non è che al suo letargo</l>
<l>Dal possente tuo braccio oggi rapita</l>
<l>Rieda l'Italia alla seconda vita.</l>
<l>Or che l'arbitra mano</l>
<l>Terror del mondo tu le poni al crine,</l>
<l>La neghittosa al fine</l>
<l>Dal fango sorgerà. Vedi che stende</l>
<l>A te le palme supplicando e dice:</l>
<l>— Giacqui oppressa, infelice;</l>
<l>Ma se tu padre, tu signor, mi guidi</l>
<l>Per onorate imprese,</l>
<l>Farò vendetta delle prische offese.</l>
<l>D'elmo armata e di lorica</l>
<l>Tornerò, te duce, in campo;</l>
<l>Del fatal tuo brando il lampo</l>
<l>Già mi rende il primo ardir.</l>
<l>Della mia virtude antica</l>
<l>Vive ancor una scintilla:</l>
<l>Già si desta, già sfavilla:</l>
<l>Non lasciarla illanguidir.</l></lg>
<sp><speaker>Coro</speaker><l>No, non parla invan l'altera:</l>
<l>Ternerà, se il vuoi, guerriera:</l>
<l>La sua destra — ancor maestra</l>
<l>È nell'arte del ferir.</l></sp>
</div2>
<div2>
<head>CVI. VERSI ISTANTANEI PER CONVITO SOLENNE ONORATO DELLA PRESENZA DI REGAL PERSONAGGIO. <add resp="ed">EUGENIO VICERÈ D'ITALIA</add>.</head>
<p><add resp="ed">1805</add>.</p>

<lg><l>Amici, versiamo</l>
<l>Di Bacco la spuma,</l>
<l>Che uccide consuma</l>
<l>Le cure del cor.</l>
<l>Conforto dell'alma,</l>
<l>Fontana del vero,</l>
<l>Gorgogli il bicchiero</l>
<l>Di pretto licor.</l>
<l>Deh vieni, gran nume</l>
<l>Di Nasso feconda!</l>
<l>Dell'ambra c'inonda</l>
<l>Che il tralcio stillò;</l>
<l>Il tralcio pregiato</l>
<l>Di vite francese,</l>
<l>Cui raggio cortese</l>
<l>Del sole educò.</l>
<l>Se l'aura non spira</l>
<l>Del caro tuo viso,</l>
<l>D'Aglaia il sorriso</l>
<l>Dolcezza non ha;</l>
<l>Men pronte sui cuori</l>
<l>Dibatte Amor l'ale;</l>
<l>L'eterno suo strale</l>
<l>Ferir più non sa.</l>
<l>Fra l'armi e le stragi</l>
<l>T'invoca il guerriero:</l>
<l>Di gloria il sentiero</l>
<l>Tu schiudi al valor:</l>
<l>E mentre il tuo foco</l>
<l>Ai rischi n'invoglia,</l>
<l>La morte si spoglia</l>
<l>Di tema e d'orror.</l>
<l>M'inganno? o già piove</l>
<l>La luce del nume?</l>
<l>Versate le spume,</l>
<l>Gridate evoè:</l>
<l>Gridate.... Ma il dio</l>
<l>Ch'or gli occhi ne béa,</l>
<l>Dell'arsa Cadméa</l>
<l>La prole non è.</l>
<l>Portollo una madre</l>
<l>Più cara nel seno;</l>
<l>Un Giove terreno</l>
<l>Suo figlio il chiamò:</l>
<l>Di Marte l'alloro</l>
<l>Dal crine gli pende,</l>
<l>E il serto l'attende</l>
<l>Che Carlo portò:</l>
<l>Non agita il tirso</l>
<l>La giovine destra,</l>
<l>Ma spada maestra</l>
<l>Che vincer già sa:</l>
<l>E fulmin di guerra</l>
<l>Tra belliche squadre,</l>
<l>Rivale al gran padre</l>
<l>Un giorno sarà.</l>
<l>Del gallico trono</l>
<l>Secondo splendore,</l>
<l>Deh vieni sul core</l>
<l>D'Ausonia a regnar!</l>
<l>La gloria ravviva</l>
<l>Dell'italo seme,</l>
<l>Adempi la speme</l>
<l>Che torna a spuntar!</l>
<l>Sorride, il vedete?,</l>
<l>Propizio quel nume.</l>
<l>Versate le spume,</l>
<l>Gridate evoè.</l>
<l>Beviamo, cantiamo;</l>
<l>Chè dolce in quel petto</l>
<l>Già parla l'affetto</l>
<l>Di padre, di re.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CVII. LICENZA CANTATA NEL TEATRO DE' FILODRAMMATICI DI MILANO LA SERA DEL 29 OTTOBRE 1805, QUANDO FU RECITATA L'ANTIGONE E CORONATO IL BUSTO DI VITTORIO ALFIERI ALLA PRESENZA DI EUGENIO VICERÈ D'ITALIA.</head>

<lg><l>Nol pretendo, o signor; queste non sono</l>
<l>Della gallica Atene</l>
<l>Le celebrate scene, ove perfetta</l>
<l>La grand'arte di Roscio il vero imita</l>
<l>Sì che del vero istesso</l>
<l>Più bella appar l'imitatrice, e dando</l>
<l>Voce al gesto e colore</l>
<l>Pinge vivi gli affetti e parla al core.</l>
<l>Nè perciò basso udrai levarsi il grido</l>
<l>Dell'italo coturno. È nostro il vanto,</l>
<l>Se a trar degli occhi il pianto</l>
<l>Dopo l'artico nembo</l>
<l>Melpomene tornò. Dai nostri lidi</l>
<l>Mosse l'aura felice,</l>
<l>Che le divine sofoclèe faville</l>
<l>Su la Senna destò. Vinte, il confesso,</l>
<l>Fur dalle franche nell'illustre arringo</l>
<l>L'itale Muse, e giacque</l>
<l>De' maestri l'onor. Ma surse al fine</l>
<l>Chi le nostre sconfitte</l>
<l>Spirto altero redense, e i primi allori</l>
<l>Contrastò su la fronte ai vincitori.</l>
<l>O del grande Astigiano ombra sdegnosa,</l>
<l>Esci e vieni su questo</l>
<l>Palco a te sacro a contemplar contenta</l>
<l>I tuoi trionfi. Il valoroso figlio</l>
<l>Del maggior de' mortali udir qui brama</l>
<l>Gli alti tuoi carmi; e tu gli spiega, e pungi</l>
<l>Per la prole d'Edippo</l>
<l>Di pietade il suo sen. Benchè fra l'ire</l>
<l>Di Gradivo nudrita, alma sì bella</l>
<l>Ha una lagrima anch'ella</l>
<l>Per gl'infelici: e la virtù più cara</l>
<l>Di guerriero scettrato e generoso,</l>
<l>O fra l'armi o nel solio, è un cor pietoso.</l>
<l>La pietà di Giove è figlia;</l>
<l>E col pianto al dio sdegnato</l>
<l>Spegne il fulmine infocato,</l>
<l>E gli queta i tuoni al piè.</l>
<l>Al gran Giove il re somiglia;</l>
<l>Ed amici accanto al trono</l>
<l>Il rigore ed il perdono</l>
<l>Padre il fanno al par che re.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CVIII. PER LA GUERRA DI GERMANIA.</head>
<p><add resp="ed">1806</add>.</p>

<lg><l>Mentre sul carro di Bellona irato</l>
<l>D'Elba le sponde il mio signor percuote,</l>
<l>E della infida Spree sul fulminato</l>
<l>Soglio il tuon passa delle calde rote:</l>
<l>Per la virtude che dal tralcio cola</l>
<l>D'amor nato e di gioia inno devoto,</l>
<l>Da queste mense al vincitor te 'n vola,</l>
<l>E il fervido gli porta italo voto.</l>
<l>Signor del mondo lo saluta, e digli:</l>
<l>— Italia emersa dalle sue ruine</l>
<l>T'aspetta: vieni a consolarne i figli;</l>
<l>Ma vien col serto d'occidente al crine.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CIX. IN OCCASIONE DEL PARTO DELLA VICEREGINA D'ITALIA E DEL DECRETO DEL 14 MARZO 1807 SU I LICEI CONVITTI.</head>

<lg><l>Fra le Gamelie vergini</l>
<l>Curatrici divine</l>
<l>Del regal parto, e roride</l>
<l>D'eterna ambrosia il crine,</l>
<l>Qual negli arcani e taciti</l>
<l>Claustri gran diva folgorando appar?</l>
<l>O del nemboso Egioco</l>
<l>Armipotente figlia,</l>
<l>Ti riconosco al cerulo</l>
<l>Baleno delle ciglia</l>
<l>E all'ondante su gli omeri</l>
<l>Peplo che l'erettèe nuore sudâr.</l>
<l>Ma dove, o dea, dell'egida</l>
<l>Son l'idre irate, e i lampi</l>
<l>Dell'asta che terribile</l>
<l>Scuotea di Flegra i campi</l>
<l>E l'alte mura iliache,</l>
<l>Quando i numi fería braccio mortal?</l>
<l>— Armi, risponde, e turbini</l>
<l>Nella rutenia lutta</l>
<l>Cessi all'eroe, che fulmina</l>
<l>L'acre Scita; nè tutta</l>
<l>Nè tutta ancor sul barbaro</l>
<l>Del vincitor ruggì l'ira fatal.</l>
<l>Su la redenta Vistola</l>
<l>Gli prepara Bellona</l>
<l>I procellosi alipedi,</l>
<l>E boreal corona</l>
<l>Tolta a due fronti e fulgida</l>
<l>Del sangue che l'avara Anglia comprò.</l>
<l>E qui vengh'io, non cupida</l>
<l>Di battaglie e di pianto,</l>
<l>Ma inerme e di pacifici</l>
<l>Studi amica e del canto,</l>
<l>Che a far più lieti i talami</l>
<l>Di reine al ciel care Ascra insegnò.</l>
<l>Da questa cuna, ov'auspice</l>
<l>Fecondità s'asside</l>
<l>E alla pensosa e trepida</l>
<l>Donna regal sorride,</l>
<l>Primo de' fior porgendole</l>
<l>La bruna che spuntò nunzia d'april;</l>
<l>Da questa cuna espandesi</l>
<l>D'alta clemenza un raggio,</l>
<l>Che i mesti padri esilara,</l>
<l>Tolti i figli all'oltraggio</l>
<l>Di povertà che al misero</l>
<l>Chiude le fonti d'ogn'idea gentil.</l>
<l>Germe d'eroe che il pubblico</l>
<l>Voto già vinse e l'ira</l>
<l>Placò del fato ausonico,</l>
<l>Apri i begli occhi e mira. —</l>
<l>Disse: e tosto spontanee</l>
<l>Su i cardini le porte ecco suonar;</l>
<l>Ecco avanzarsi, ed ilari</l>
<l>Raggiar celesti aspetti:</l>
<l>E si diffonde un subito</l>
<l>Odor per gli aurei tetti</l>
<l>Che numi annunzia; e insolito</l>
<l>Già del petto gli avvisa il palpitar.</l>
<l>Primiero e iddio bellissimo</l>
<l>Favella il patrio Amore:</l>
<l>— Cara di dèi progenie,</l>
<l>È tuo di tutti il core:</l>
<l>Salve. — E libava un tenero</l>
<l>Bacio al bel labbro che le Grazie aprîr.</l>
<l>De' lieti studi il Genio</l>
<l>Dicea secondo: — I regni</l>
<l>Per me son d'auro e splendono:</l>
<l>Splendan per te gl'ingegni:</l>
<l>Salve. — E ligustri e anemoni</l>
<l>Sparge che gli orti di Sofia nutrîr.</l>
<l>Le due sorelle artefici</l>
<l>Sclamâr giulive e schiette:</l>
<l>— Care son l'arti all'Italo;</l>
<l>Tu, all'arti in te protette.</l>
<l>Salve: mercè del merito</l>
<l>Daran gli alunni, che tu svegli, un dì. —</l>
<l>Sì dicendo, agitarono</l>
<l>L'una il vital pennello,</l>
<l>L'altra di marmi il fervido</l>
<l>Animator scarpello;</l>
<l>E di venuste immagini</l>
<l>Splendor la fronte pueril lambì.</l>
<l>Mal note in terra ed ultime,</l>
<l>Ma prime in ciel, le Muse</l>
<l>Mossero; e il volto ingenuo</l>
<l>Di bel pudor soffuse,</l>
<l>Questo alle fibre armoniche</l>
<l>Maritâr dilettoso inno d'amor.</l>
<l>— Già ne' fioretti scorrere</l>
<l>Di Zefiro l'amica</l>
<l>Fa dolce un rio di nèttare;</l>
<l>E la gran madre antica</l>
<l>Di gioventù s'imporpora,</l>
<l>Rinnovando del capo il verde onor.</l>
<l>Delle celate Drîadi</l>
<l>Sotto la man già senti</l>
<l>Dentro il materno cortice</l>
<l>Scaldarsi i petti algenti,</l>
<l>Già sporgonsi, già saltano</l>
<l>Fuor della buccia in lor natìa beltà.</l>
<l>E della luce il provvido</l>
<l>Eterno padre e fonte</l>
<l>Di vegetanti palpiti</l>
<l>Empie la valle e il monte,</l>
<l>E ne' corpi col rutilo</l>
<l>Strale la vita saettando va.</l>
<l>O del bel cielo italico,</l>
<l>Amalia, augusto sole!</l>
<l>Aura d'april benefica</l>
<l>È la beata prole</l>
<l>Che già ti ride e suscita</l>
<l>Di maggior frutto le speranze in sen.</l>
<l>Odi esultar di giubilo</l>
<l>Gl'insubri gioghi, e lieti</l>
<l>Benedir le vindeliche</l>
<l>Rive. Dagli antri queti</l>
<l>L'Iséro eccheggia, e libero</l>
<l>Concede all'onda salutata il fren.</l>
<l>Bella la marzia polvere</l>
<l>Di re guerrier sul crine:</l>
<l>Bello il lauro tra' fulmini</l>
<l>Cresciuto: e di reine</l>
<l>Bella sul crin la pronuba</l>
<l>Rosa che il fiato d'Ilitìa creò.</l>
<l>Grato ai forti lo strepito</l>
<l>De' brandi e l'improvviso</l>
<l>Fragor di tube e timpani;</l>
<l>Grato alle madri il riso</l>
<l>De' bamboletti e il roseo</l>
<l>Balbo labbruccio che parlar non può.</l>
<l>Sudor di guerra è balsamo</l>
<l>Del prode alle ferite:</l>
<l>Di bambinel la lagrima</l>
<l>Strazio è di cor più mite:</l>
<l>Deh! non far mesto, o tenera</l>
<l>Vita, il bel seno che soffria per te.</l>
<l>Al tuo natal dileguasi,</l>
<l>Vedi, ogni nostro affanno.</l>
<l>Sorridi, o bella, e cálmati.</l>
<l>Al ritornar dell'anno</l>
<l>Non sarai sola: e giuralo</l>
<l>L'alta fortuna del maggior dei re. —</l>
<l>Tale del fato interpreti</l>
<l>Sciogliean le Muse il canto.</l>
<l>In viva onda d'ambrosia</l>
<l>Lavò Minerva intanto</l>
<l>La pargoletta; e l'alito</l>
<l>Sacro inspirando, — Tu se' mia — gridò.</l>
<l>E le Gemelie vergini,</l>
<l>Curatrici divine,</l>
<l>D'auree fasce l'avvolsero.</l>
<l>Fra le chiuse cortine</l>
<l>Vide l'opra mirabile</l>
<l>La diva che m'assiste, e la cantò.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CX. IN MORTE DEL MILITARE ROISE DELLA SOCIETÀ DEI FRANCHI MURATORI.</head>
<p><add resp="ed">1807</add>.</p>

<lg><l>Sprezza l'invidia: ascendi,</l>
<l>Vate, il mio carro portator del grande</l>
<l>Cigno di Dirce per la polve elèa.</l>
<l>Vieni; e securo tendi</l>
<l>L'arco teban, che riverita spande</l>
<l>La memoria de' forti e la ricrea. —</l>
<l>Posto ancor non avea</l>
<l>Fine all'invito l'eliconia diva,</l>
<l>Ch'alto io già premo il divin cocchio: ed ella</l>
<l>Gl'immortali corsieri in su la riva</l>
<l>D'Alfeo pasciuti per lo ciel flagella.</l>
<l>Dell'atri nubi il seno</l>
<l>Squarcian le rote impetuose, il tuono</l>
<l>Svegliasi e rugge; il lampo mi combatte</l>
<l>Le pupille: e sereno</l>
<l>Il cor nel petto mi fiammeggia al suono</l>
<l>Delle tempeste. Come vento ratte</l>
<l>Sotto le piante intatte</l>
<l>Fuggon cittadi e regni. Inclito campo</l>
<l>D'Eylau, già scendo lodator de' tuoi</l>
<l>Vanti, e poi bacio di rispetto io stampo</l>
<l>Su l'umil tomba de' quei spenti eroi.</l>
<l>Qui pugnava tremenda</l>
<l>Contro il valor la rabbia, e in vorticoso</l>
<l>Turbo le nevi congiurate e i venti:</l>
<l>Qui fe palude orrenda</l>
<l>Misto il barbaro sangue al generoso:</l>
<l>E col fragor de' bellici tormenti</l>
<l>Si confondean ruggenti</l>
<l>Le bufère. Ma invitta, ovunque cada</l>
<l>L'ira de' nembi e il runico furore,</l>
<l>Del gran guerriero combattea la spada,</l>
<l>E più securo d'ogni spada il core.</l>
<l>Quale nel suo disdegno</l>
<l>Alza Giove lo scettro; e la divina</l>
<l>Folgor s'infiamma, e tuona, e parte, e strugge</l>
<l>Tal del mio sire è il segno,</l>
<l>Tal del suo brando il lampo e la ruina.</l>
<l>Cade lo Scita fulminato, e mugge</l>
<l>Nella caduta; o fugge</l>
<l>Precipitoso. Orribile mistura</l>
<l>Fan riversati nella bianca valle</l>
<l>Corpi carri destrieri; e la paura</l>
<l>Sferza ululando le fuggenti spalle.</l>
<l>O delle forti imprese</l>
<l>Genio custode, lo stil prendi e scrivi</l>
<l>De' prodi il nome, che sul sacro letto</l>
<l>D'onor morte distese;</l>
<l>Scrivi li cento che trafitti in rivi</l>
<l>D'ostil sangue calcâr di mille il petto:</l>
<l>Nè ardir porgea lo stretto.</l>
<l>E tu pur cadi tra' famosi, o figlio</l>
<l>Dell'insubre oriente: e te caduto</l>
<l>Pianse il mistico sol, pianse ogni ciglio;</l>
<l>E del gran tempio il lavorìo fu muto.</l>
<l>Ma de' tuoi fatti altera</l>
<l>Già vien la gloria, che il fraterno pianto</l>
<l>Terge: alle auguste canopèe colonne</l>
<l>Già torna la primiera</l>
<l>Luce, e in lieto si cangia arcano canto</l>
<l>L'inno lugùbre della tua Sionne.</l>
<l>Godi, o fratel. Le donne</l>
<l>Del sacrato Elicon veglian la cura</l>
<l>Del lauro asperso del tuo sangue: e vive</l>
<l>Eterno il lauro, che l'eterna e pura</l>
<l>Onda educò delle castalie rive.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXI. VENERE URANIA. PER AMALIA AUGUSTA VICEREGINA D'ITALIA QUANDO VISITÒ LA COPPIA DEL CENACOLO DIPINTA DAL BOSSI.</head>
<p><add resp="ed">1809</add>.</p>

<lg><l>Del gran veglio di Vinci</l>
<l>La sacra tela, rediviva al tocco</l>
<l>Di valoroso vindice pennello,</l>
<l>A far superbo e bello</l>
<l>Torna l'italo ciel. La maraviglia</l>
<l>Dell'ardito lavor gli sguardi invita</l>
<l>Anco de' numi; e la diffusa intorno</l>
<l>Subita luce, e la vital fragranza</l>
<l>Che tutta empie la stanza</l>
<l>E gli attoniti sensi inonda e bea,</l>
<l>L'arrivo annunzia di un'augusta dea.</l>
<l>Eccola: in mortal velo</l>
<l>Le celesti sue forme ella nascose:</l>
<l>Ma il regal portamento, e le scintille</l>
<l>Delle dolci pupille,</l>
<l>Il batter d'ogni core,</l>
<l>L'aria accesa d'amore.... ah! tutto avvisa</l>
<l>Che in quel caro sembiante</l>
<l>Venere si celò; non la reina</l>
<l>Di Pafo e di Citera,</l>
<l>Ma Venere che in cielo agli astri impera.</l>
<l>No; tu quella, o dea, non sei,</l>
<l>Che avvilisce i nostri affetti;</l>
<l>Ma colei, che ad altri obbietti</l>
<l>De' mortali innalza il cor.</l>
<l>Tu più caste e più severe</l>
<l>Fai le belle Arti sorelle;</l>
<l>Tu le porti su le sfere</l>
<l>A vestirsi di splendor.</l>
<l>Vieni dunque, o gran diva!</l>
<l>E qual d'Ilisso in riva</l>
<l>Di Fidia un giorno ad animar scendesti</l>
<l>Lo scalpello e il pensier, scendi cortese</l>
<l>Su la regale Olona; e qui d'Egira</l>
<l>E d'Elide gli altari oblierai.</l>
<l>A' tuoi fulgidi rai</l>
<l>Vedi come s'avviva e disfavilla</l>
<l>Del buon genio lombardo</l>
<l>La speranza e il valor. Vedi Minerva,</l>
<l>Che, deposta la lancia ancor grondante</l>
<l>Di germanico sangue, ad incontrarti</l>
<l>Dalla Rabba sen corse, e del divino</l>
<l>Leonardo t'accenna</l>
<l>I generosi alunni. Ella, da Giove</l>
<l>A fulminar chiamata</l>
<l>Altri acerbi nemici, alla tua cura</l>
<l>Raccomanda i suoi figli. E tu benigna</l>
<l>Deh n'adempi le veci! ed ispirando,</l>
<l>Nume caro adorato, i sacri ingegni,</l>
<l>Susciterai d'Atene</l>
<l>I dì beati su l'insùbri arene.</l>
<l>Del fiero Marte il tuono</l>
<l>Chiama dell'Ebro in riva</l>
<l>L'armipotente diva</l>
<l>Gli alteri a debellar.</l>
<l>Tu, dea di pace, al trono</l>
<l>Qui cresci onor novello:</l>
<l>Il più bel trono è quello</l>
<l>Che le bell'Arti ornâr.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXII. LA IEROGAMIA DI CRETA. PER LE NOZZE DI NAPOLEONE I CON M. LUIGIA D'AUSTRIA.</head>
<p><add resp="ed">1810</add>.</p>

<lg><l>Suonò d'alti nitriti</l>
<l>E d'immenso fragor di trascorrenti</l>
<l>Ruote l'Olimpo il dì che su lucenti</l>
<l>Cocchi di Gnosso ai liti</l>
<l>Scendean gli Eterni a celebrar le nuove</l>
<l>Tede solenni dell'Egioco Giove.</l>
<l>Su le balze dittèe</l>
<l>Che prime udir de' suoi vagiti il suono,</l>
<l>Gli avean sublime stabilito il trono</l>
<l>Due magnanime dee,</l>
<l>La danzante Vittoria e la seguace</l>
<l>De' bei trionfi generosa Pace.</l>
<l>Sovra base di forte</l>
<l>Adamante il fatal trono sorgea,</l>
<l>E scritte al sommo queste note avea:</l>
<l rend="sc">IL VALOR, NON LA SORTE.</l>
<l>D'auro incorrotto, d'artificio miro</l>
<l>Effigiato, ne corrusca il giro.</l>
<l>Scolpito eravi il cielo</l>
<l>Dal civile furor salvo de' fieri</l>
<l>Nati d'Urano e da' Terrestri alteri,</l>
<l>A cui di Bronte il telo</l>
<l>Caro in Flegra costar de rio consiglio</l>
<l>D'aver tentato di Saturno il figlio.</l>
<l>Dal capo eterno e santo</l>
<l>Vedi altrove d'invitte armi vestita</l>
<l>Balzar Minerva, e collocarsi ardita</l>
<l>Al suo gran padre accanto,</l>
<l>Ed apprestargli il carro e la tremenda</l>
<l>Egida e l'ira nella pugna orrenda.</l>
<l>Grave d'igniti strali</l>
<l>L'adunco artiglio l'aquila superba</l>
<l>Batte tra il fumo della mischia acerba</l>
<l>L'ampie vele dell'ali,</l>
<l>E s'allegra al fragor che su Tifèo</l>
<l>Fan cadendo travolti Ossa e Pangèo.</l>
<l>Del nume in altro lato</l>
<l>Sculte son l'opre di bontà; le sante</l>
<l>Leggi inviate su la terra; e quante</l>
<l>Fanno il mortal beato</l>
<l>Arti leggiadre; e le dal vulgo escluse,</l>
<l>De' bei fatti custodi, olimpie Muse;</l>
<l>E di novella luce</l>
<l>Cinto e protetto de' re giusti il soglio,</l>
<l>E de' superbi fiaccato l'orgoglio:</l>
<l>Perocchè padre e duce</l>
<l>De' regi è Giove; e giudice severo</l>
<l>Non che l'opre ne libra anche il pensiero.</l>
<l>Su l'aureo trono assiso</l>
<l>L'alto dio salutò sposa e reina</l>
<l>L'augusta Giuno; e uscìa dalla divina</l>
<l>Maestade un sorriso,</l>
<l>Che vita era del mondo e fea d'amore</l>
<l>Fremer natura e de' Celesti il cuore.</l>
<l>Poneangli l'Ore ancelle</l>
<l>Sul nero ambrosio crin la dodonèa</l>
<l>Fronda vocale; e la ridente Igèa,</l>
<l>Cui del braccio le belle</l>
<l>Nevi odorose il sacro angue rigira,</l>
<l>L'eterna in fronte gioventù gli spira.</l>
<l>Veneranda consorte</l>
<l>Del maggior degli dèi, grande e felice</l>
<l>Da' possenti immortali imperatrice,</l>
<l>Di sua beata sorte</l>
<l>Esulta Giuno: Amor, che le favella</l>
<l>Cheto all'orecchio, la rendea più bella.</l>
<l>Le diè Ciprigna il cinto;</l>
<l>Le Grazie il velo del pudor; la dolce</l>
<l>Lingua che l'alme persuade e molce,</l>
<l>Il signor dell'avvinto</l>
<l>Doppio serpe allo scettro; e la sagace</l>
<l>Minerva la virtù che vede e tace.</l>
<l>Nè delle Muse il canto</l>
<l>Tacque; chè gioia non è mai compiuta</l>
<l>Ove la voce delle Muse è muta.</l>
<l>E l'alma Temi intanto</l>
<l>Dir contenta parca: — Se qui si gode,</l>
<l>Se la terra è felice, è mia la lode. —</l>
<l>Ma qual sul vasto Egéo</l>
<l>Nube s'innalza che di negro il copre?</l>
<l>L'alto del mondo correttor, fra l'opre</l>
<l>Del celeste imenèo,</l>
<l>La folgore posò: ma del triforme</l>
<l>Telo tremendo la virtù non dorme.</l>
<l>Su l'erto Ida il rovente</l>
<l>Stral deposto mettea fumo e faville:</l>
<l>Spumava offeso delle sue scintille</l>
<l>Il tritonio torrente;</l>
<l>E l'Oasse e il Teron remoti invano</l>
<l>Sentían l'urne bollir sotto la mano.</l>
<l>Del doppio mar commosse</l>
<l>Senza vento muggìan l'onde atterrite;</l>
<l>Ed a Nettuno fra le man smarrite</l>
<l>Il tridente si scosse.</l>
<l>Se d'amor gli ozi il gran Tonante oblìa,</l>
<l>Se il fulmin torna ad impugnar, che fia?</l>
<l>Di Giove alma nudrice,</l>
<l>Panacrid'ape; un sol de' favi ond'ebbe</l>
<l>Il re del cielo per te cibo e crebbe,</l>
<l>Dalla dittèa pendice</l>
<l>Su' miei carmi, deh! reca; onde diletto</l>
<l>N'abbia il mio sire che di Giove ha il petto.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXIII. LE API PANACRIDI IN ALVISOPOLI. PROSOPOPEA PER LA NASCITA DEL RE DI ROMA.</head>

<lg><l>Quest'aureo miele etereo</l>
<l>Su 'l timo e le viole</l>
<l>Dell'aprica Alvisopoli</l>
<l>Colto al levar del sole,</l>
<l>Noi caste Api Panacridi</l>
<l>Rechiamo al porporino</l>
<l>Tuo labbro, augusto pargolo,</l>
<l>Erede di Quirino;</l>
<l>Noi del tonante Egioco</l>
<l>Famose un dì nutrici,</l>
<l>Quando vagìa fra i cembali</l>
<l>Su le dittèe pendici.</l>
<l>Mercè di questo ei vivere</l>
<l>Vita immortal ne diede,</l>
<l>E ovunque i fior più ridono</l>
<l>Portar la cerea sede.</l>
<l>Volammo in Pilo: e a Nestore</l>
<l>Fluir di miele i rivi,</l>
<l>Ond'ei parlando l'anime</l>
<l>Molcea de' regi achivi.</l>
<l>Ne vide Ilisso: e il nèttare</l>
<l>Quivi per noi stillato</l>
<l>Fuse de' numi il liquido</l>
<l>Sermon sul labbro a Plato.</l>
<l>N'ebbe l'Ismeno: e Pindaro</l>
<l>Suonar di Dirce i versi</l>
<l>Fe per la polve olimpica</l>
<l>Del nostro dolce aspersi.</l>
<l>E nostro è pur l'ambrosio</l>
<l>Odor che spira il canto</l>
<l>Del caro all'Api e a Cesare</l>
<l>Cigno gentil di Manto.</l>
<l>Inviolate e libere</l>
<l>Di lido errando in lido,</l>
<l>Del bel Lemène al margine</l>
<l>Alfin ponemmo il nido.</l>
<l>E di novello popolo</l>
<l>Al buon desío pietose,</l>
<l>De' più bei fiori il calice</l>
<l>Suggendo industriose,</l>
<l>Quest'aureo miele etereo</l>
<l>Cogliemmo al porporino</l>
<l>Tuo labbro, augusto pargolo,</l>
<l>Erede di Quirino.</l>
<l>Celeste è il cibo: e, simbolo</l>
<l>D'alto regal consiglio,</l>
<l>Con più felice auspizio</l>
<l>L'ape successe al giglio;</l>
<l>Chè noi parlante immagine</l>
<l>Siam di re prode e degno,</l>
<l>E mente abbiamo ed indole</l>
<l>Guerriera e nata al regno.</l>
<l>Il favo che sul vergine</l>
<l>Tuo labbricciuol si spande</l>
<l>In te sia dunque augurio</l>
<l>Di sir prestante e grande.</l>
<l>Sì, lo sarai; chè vivida</l>
<l>Le fibre tue commove</l>
<l>L'aura di tal magnanimo</l>
<l>Che su la terra è Giove.</l>
<l>Ma d'uguagliar del patrio</l>
<l>Valor le prove e il volo</l>
<l>Poni la speme: il massimo</l>
<l>Che ti diè vita è solo.</l>
<l>L'imita; e basti. Oh fulgida</l>
<l>Stella! oh sospir di cento</l>
<l>Avventurosi popoli!</l>
<l>Del padre alto incremento!</l>
<l>Cresci, e t'avvezza impavido</l>
<l>Con lui dell'orbe al pondo:</l>
<l>Ei l'Atlante, tu l'Ercole;</l>
<l>Ei primo, e tu secondo.</l>
<l>D'un guardo allor sorridere</l>
<l>Degna al terren, che questo</l>
<l>Ti manda iblèo munuscolo</l>
<l>Offeritor modesto.</l>
<l>Su quelle sponde industria</l>
<l>Una città già crea</l>
<l>Cara a Minerva; e sentono</l>
<l>Già scossi i cuor la dea</l>
<l>Natura ivi spontanea</l>
<l>I suoi tesor comparte,</l>
<l>Ed operosa e dedala</l>
<l>Più che natura è l'arte.</l>
<l>Le preziose e candide</l>
<l>Lane d'ibera agnella</l>
<l>Pianta rival dell'indaco</l>
<l>D'un vivo azzurro abbella.</l>
<l>La forosetta i morbidi</l>
<l>Velli all'egizia noce</l>
<l>Tragge: e ne storna l'opera</l>
<l>Amor, che rio la cuoce;</l>
<l>Amor del caro giovine,</l>
<l>Che del paterno campo</l>
<l>I solchi lascia e intrepido</l>
<l>Vola dell'armi al lampo.</l>
<l>Ei seguirà la folgore</l>
<l>Che adulto fra le squadre</l>
<l>Tu vibrerai, se a vincere</l>
<l>Nulla ti lascia il padre.</l>
<l>Ma di Gradivio agl'impeti</l>
<l>L'alme virtù sien freno,</l>
<l>Che all'adorata informano</l>
<l>Tua genitrice il seno.</l>
<l>Germe divin, comincia</l>
<l>A ravvisarla al riso,</l>
<l>Ai baci, ai vezzi, al giubilo</l>
<l>Che le balena in viso.</l>
<l>La collocar benefici</l>
<l>Sul maggior trono i numi.</l>
<l>Ridi alla madre, o tenero;</l>
<l>Volgi, o leggiadro, i lumi.</l>
<l>Ve' che festanti esultano</l>
<l>Alla tua culla intorno</l>
<l>Le cose tutte, e limpido</l>
<l>Il sol n'addoppia il giorno:</l>
<l>Suonar d'allegri cantici</l>
<l>Odi la valle e il monte,</l>
<l>Susurrar freschi i zefiri,</l>
<l>Dolce garrir la fonte:</l>
<l>Stille d'eletto balsamo</l>
<l>Sudan le querce annose;</l>
<l>Ogni sentier s'imporpora</l>
<l>Di mammolette e rose.</l>
<l>Tale il sacro incunabolo</l>
<l>Fioría di Giove in Ida:</l>
<l>Ed ei, crescendo al sonito</l>
<l>Di rauchi bronzi e grida,</l>
<l>Rompea le fasce; e all'etere</l>
<l>Spinto il viril pensiero,</l>
<l>Già meditava il fulmine,</l>
<l>Signor del mondo intero.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXIV. SU L'AIACE DI UGO FOSCOLO.</head>
<p><add resp="ed">1812</add>.</p>

<lg><l>Per porre in scena il furibondo Aiace</l>
<l>Il fiero Atride e l'Itaco fallace</l>
<l>Gran fatica Ugo Foscolo non fe:</l>
<l>Copiò sè stesso e si divise in tre.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXV. STANZA IMPROVVISATA ALLA MENSA DI UN MINISTRO SUL CADERE DEL 1813. <add resp="ed">1814</add>.</head>

<lg><l>Alfin sei morto, o maledetto e rio</l>
<l>Anno decimoterzo, anno alle genti</l>
<l>Portator della piena ira di Dio,</l>
<l>Anno carco di sangue e di lamenti!</l>
<l>Nella vorago dell'eterno obblío</l>
<l>Vanne sepolto, e l'uom non ti rammenti</l>
<l>Che per gridar: — Il baratro ti chiuda,</l>
<l>Anno decimoterzo, anno di Giusa.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXVI. IL CONGRESSO DI VIENNA.</head>
<p><add resp="ed">1815</add>.</p>

<lg><l>Come si aduna degli armenti ai danni</l>
<l>Stuolo di lupi che Appennin rinserra,</l>
<l>Così sull'Istro, o perfidi tiranni,</l>
<l>Voi vi adunate a desolar la terra.</l>
<l>Proclamando la pace i vostri inganni</l>
<l>Hanno i dritti dell'uom posti sotterra,</l>
<l>Hanno di libertà tarpato i vanni.</l>
<l>E questa è pace? E qual è mai la guerra?</l>
<l>Ma l'un sull'altro invan si rassicura;</l>
<l>Invan credete di calcar le sfere:</l>
<l>È già presso a crollar l'empia impostura.</l>
<l>Struggitor di sè stesso è un reo potere:</l>
<l>L'amistà fra i tiranni è mal sicura:</l>
<l>E le fiere talor sbranan le fiere.</l></lg>
</div2>
</div1>
<div1>
<head><add resp="ed">Versi scritti dal 1815 al 1826</add></head>
<div2>
<head>CXVII. PEL BUSTO DI FRANCESCO PRIMO SCOLPITO DA GIAMBATTISTA COMOLLI.</head>
<p><add resp="ed">181<gap/></add>.</p>

<lg><l>Scultor sublime, a mirar l'alte prove</l>
<l>Del tuo scalpello nel cesareo volto</l>
<l>Venga Fidia, e dirà — Questo è il mio Giove. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXVIII. <foreign lang="lat">IDEM, ALITER.</foreign></head>
<lg lang="lat"><l>Graecia caesareum si tanto in marmore vultum</l>
<l>Spectet, — olympiacum, dixerit, ecce Jovem.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXIX. A LORENZO TOMA SORDO–MUTO.</head>
<p><add resp="ed">181<gap/></add>.</p>

<lg><l>Madrigna, è ver, ti fu natura, o caro</l>
<l>Spirto gentil, negando</l>
<l>A te l'udire ed il parlar: ma quando</l>
<l>Fiso io contemplo il raro</l>
<l>Tuo potente intelletto</l>
<l>E l'alto core che ti ferve in petto,</l>
<l>Dico: — Giusta è natura: e chi ben vede,</l>
<l>Più di quel che ti tolse ella ti diede. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXX. IL CESPUGLIO DELLE QUATTRO ROSE, PER LE NOZZZE DI D. ROSA TRIVULZIO CON D. GIUSEPPE POLDI POZZOLI.</head>
<p><add resp="ed">1817</add>.</p>

<lg><l>Dimmi, Amore. In questo eletto</l>
<l>Giardin sacro alla pudica</l>
<l>Dea del senno e tua nemica,</l>
<l>Temerario fanciulletto,</l>
<l>A che vieni? O fuggi; o l'ali</l>
<l>Tu vi perdi, ed arco e strali.</l>
<l>Al tiranno iddio de' cuori</l>
<l>Ogni passo qui si chiude:</l>
<l>Qui Minerva alla Virtude,</l>
<l>A lei sola edùca i fiori.</l>
<l>Fuggi, incauto; o preso al varco</l>
<l>Perderai gli strali e l'arco. —</l>
<l>Ride Amore; e, — In error vai,</l>
<l>Mi risponde. Amico io sono</l>
<l>A Minerva; e ti perdono</l>
<l>Se m'oltraggi, e ancor non sai</l>
<l>Che a Virtude io serbo fede</l>
<l>Più che il volgo non si crede.</l>
<l>E per lei qui appunto or vengo</l>
<l>A spiccar dal cespo un raro</l>
<l>Fior gentile, un fior che caro</l>
<l>A lei crebbe, e di me degno. —</l>
<l>Così parla: e con baldanza</l>
<l>Nella chiostra il passo avanza.</l>
<l>E di quattro intatte rose</l>
<l>Ad un cespo s'avvicina:</l>
<l>Tre che aperte in su la spina,</l>
<l>Ma guardate e mezzo ascose,</l>
<l>Riempìan quel chiuso rezzo</l>
<l>D'un divino e dolce olezzo:</l>
<l>E la quarta il bel tesoro</l>
<l>Di sue foglie amorosette</l>
<l>All'aperto ancor non mette.</l>
<l>Ma la prima in suo decoro</l>
<l>Dir parea: — Nessun m'adocchi;</l>
<l>Ch'io son d'altri, e non mi tocchi. —</l>
<l>Allor dissi: — Ingiusto cielo!</l>
<l>Perchè tarda il suo desire?</l>
<l>Perchè farla, oh dio, languire? —</l>
<l>E sì vaga in su lo stelo</l>
<l>Risplendea, che m'era avviso</l>
<l>Fosse nata in paradiso.</l>
<l>Uno sguardo che dicea</l>
<l>— Non temer — le porse Amore;</l>
<l>E baciolla. In bel rossore</l>
<l>A quel bacio io la vedea</l>
<l>Infiammarsi, e poi modesta</l>
<l>Inchinar la rosea testa.</l>
<l>Lieto intanto il dio gentile</l>
<l>Con un dardo aperse il folto</l>
<l>Delle spine, ond'era involto</l>
<l>Del cespuglio il verde aprile,</l>
<l>E la man tra fronda e fronda</l>
<l>Ratto stese alla seconda.</l>
<l>Quella rosa che in Citera</l>
<l>Fu del sangue colorita</l>
<l>Di Ciprigna il piè ferita,</l>
<l>Sì vezzosa, ah no! non era.</l>
<l>Questa, il giuro; e sia con pace</l>
<l>Della diva; è più vivace.</l>
<l>Dolce l'aura l'accarezza,</l>
<l>Schietto il sol di rai l'indora,</l>
<l>Fresca piove a lei l'Aurora</l>
<l>Le sue perle: e una vaghezza,</l>
<l>Uno spirto intorno gira,</l>
<l>Che ti grida al cor — sospira. —</l>
<l>Tale e tanta in sua beltate</l>
<l>Dallo stelo ancor crescente</l>
<l>La divise quel potente</l>
<l>Re dell'alme innamorate:</l>
<l>L'agitò; le luci affisse</l>
<l>Nel bel fiore; e così disse:</l>
<l>— Desío d'alma generosa,</l>
<l>Di Minerva dolce cura,</l>
<l>Dolce riso di natura,</l>
<l>Cara al ciel Trivulzia Rosa;</l>
<l>Il tesor che in te si chiude</l>
<l>Io consacro alla Virtude.</l>
<l>E Virtù che sola al mondo</l>
<l>Fa l'uom chiaro e lo sublima,</l>
<l>La Virtù che sola è cima</l>
<l>Di grandezza, e il resto è fondo,</l>
<l>Farà lieta in suo giardino</l>
<l>La tua vita, o fior divino.</l>
<l>Or tu, vate; se felice</l>
<l>Mai ti feci e mio cantore;</l>
<l>Scrivi il fatto che d'Amore</l>
<l>Qui vedesti; e all'alma Bice</l>
<l>Di' che saggio ognor sarò,</l>
<l>Di' che al cespo tornerò;</l>
<l>E corrò.... — Ma, posto il dito</l>
<l>Su le labbra, il dir sostenne;</l>
<l>E disparve. Allor mi venne</l>
<l>Nella mente appien chiarito,</l>
<l>Che a Virtude Amor tien fede</l>
<l>Più che il volgo non si crede.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXI. VOTO AD IGIA PER LA RICUPERATA SALUTE DELLA MARCHESA BEATRICE SERBELLONI TRIVULZIO.</head>
<p><add resp="ed">181<gap/></add>.</p>

<lg><l>Questi allegri fioretti e queste infuse</l>
<l>Di salubre virtù felici erbette,</l>
<l>Che propizie servar le sante Muse</l>
<l>Dalle fiere di Sirio ignee saette,</l>
<l>L'appio il timo la persa e le confuse</l>
<l>Al serpillo melisse odorosette,</l>
<l>Queste a te, diva Igìa, sacra il pastore</l>
<l>Che le quattro cantò rose d'amore.</l>
<l>Grato ei le sacra a te, chè al fin degnasti</l>
<l>L'alma Bice allegrar del tuo sorriso,</l>
<l>E, mite al nostro supplicar, tornasti</l>
<l>Al caro volto colle grazie il riso.</l>
<l>Ma deh sia saldo il tuo favor! deh basti</l>
<l>Quel suo lungo languir qual fior succiso!</l>
<l>Tien fede a Bice; e un inno avrai che onori</l>
<l>Il tuo bel nume più che l'erbe e i fiori.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXII. IL RITORNO D'AMORE AL CESPUGLIO DELLE QUATTRO ROSE PER LE NOZZE DI D. CRISTINA TRIVULZIO COL CONTE GIUSEPPE ARCHINTO.</head>
<p><add resp="ed">1819</add>.</p>

<lg><l>Al bel cespo delle rose</l>
<l>Ritornar promise Amore;</l>
<l>E tornò. L'aspro rigore</l>
<l>Delle brine ai fior dannose</l>
<l>Si dilegua: ed ecco ei coglie</l>
<l>L'altra rosa, e sua fè scioglie;</l>
<l>L'altra rosa che languente</l>
<l>Per timor d'un tardo aprile</l>
<l>Ravvivò quel dio gentile</l>
<l>Col suo bacio onnipossente;</l>
<l>Onde fatta era sì bella</l>
<l>Che del dì parea la stella.</l>
<l>E sì dolce innamorava,</l>
<l>Sì rapìa, che, fermi e fissi</l>
<l>Gli occhi in lei, sovente io dissi</l>
<l>Come il cor significava:</l>
<l>— Se più tarda il suo desío,</l>
<l>Ah! l'invola un altro iddio. —</l>
<l>Ma lo sguardo de' mortali</l>
<l>Mal de' numi all'opre arriva,</l>
<l>E la nostra estimativa</l>
<l>Dietro a quelle ha corte l'ali.</l>
<l>Congiurato con Amore</l>
<l>Custodìa quest'almo fiore</l>
<l>Quel diritto iddio severo</l>
<l>Che suo trono sempre pose</l>
<l>Sol nell'alme generose;</l>
<l>Quell'iddio che, lieto o nero</l>
<l>Volga il tempo, non cancella</l>
<l>Mai decreto; e Onor s'appella.</l>
<l>Ed Amor che tolto avea</l>
<l>A compirne il giuramento,</l>
<l>Alla sua bell'opra intento</l>
<l>Degli stolti in sè ridea;</l>
<l>Degli stolti a cui segrete</l>
<l>Son le vie delle sue mète.</l>
<l>Ma segrete a te non furo,</l>
<l>Genio insùbre di leggiadre</l>
<l>Nobil'alme antico padre;</l>
<l>Chè presente all'alto giuro</l>
<l>Suonar fêsti i voti ardenti</l>
<l>Del tuo petto in questi accenti:</l>
<l>— Delle Grazie e di Minerva</l>
<l>Dolce studio e caro orgoglio,</l>
<l>Di bel ramo bel germoglio,</l>
<l>Salve! e sempre arrida e serva</l>
<l>Alla tua beltà pudica</l>
<l>La stagion de' fiori amica.</l>
<l>Sia perenne in su lo stelo</l>
<l>Il fiorir delle tue foglie:</l>
<l>La virtù che in te s'accoglie</l>
<l>Mai non stringa acuto gelo;</l>
<l>E del cielo ingiuste l'ire</l>
<l>Mai non faccia il tuo languire.</l>
<l>Voi che morte saettate</l>
<l>Alle piante tenerelle,</l>
<l>Vampe estive; e voi procelle;</l>
<l>Via fuggite, non toccate</l>
<l>Questo fior che tutto è riso;</l>
<l>Tutto fior di paradiso.</l>
<l>A blandir sue caste frondi</l>
<l>Vien tu solo, o carezzante</l>
<l>Venticel di Clori amante;</l>
<l>Vieni; e l'aura lo fecondi</l>
<l>Che dal verno resoluta</l>
<l>Ogni pianta al parto aiuta.</l>
<l>E se muove atro livore</l>
<l>All'offese i serpi infidi,</l>
<l>De' tuoi strali ah tu gli uccidi,</l>
<l>Della luce almo signore,</l>
<l>E sia sempre tutto riso</l>
<l>Questo fior di paradiso. —</l>
<l>Così disse: e più lucente</l>
<l>Al finir delle parole</l>
<l>Fiammeggiò dall'alto il sole;</l>
<l>E tonar s'udì repente</l>
<l>Questa voce: — O mia diletta,</l>
<l>Dell'invidia avrai vendetta.</l>
<l>Sì l'avrai, mia fede è pura:</l>
<l>Ed Amor felice a pieno</l>
<l>Ti farà su questo seno:</l>
<l>Ad Amore Onor lo giura,</l>
<l>Quell'Onor che a mille prove</l>
<l>Agl'insùbri è più che Giove. —</l>
<l>Quale in cielo è la fragranza</l>
<l>Che di Venere il vermiglio</l>
<l>Labbro spira e il sen di giglio</l>
<l>Fuor di tutta umana usanza,</l>
<l>Sì che Giove pon giù l'ira,</l>
<l>E ogni dio d'amor sospira;</l>
<l>Tale al suon della nascosa</l>
<l>Voce amica si dischiuse,</l>
<l>E un divino odor diffuse</l>
<l>La gentil Trivulzia Rosa.</l>
<l>Infiammossi in vaga mostra</l>
<l>Del color che il volto innostra:</l>
<l>E parea d'amor la diva,</l>
<l>Quando intatta e vereconda</l>
<l>Verginetta uscìa dell'onda.</l>
<l>Così questa: e ardea sì viva</l>
<l>La sua porpora e sì bella,</l>
<l>Che del dì vincea la stella.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXIII. FRAMMENTO D'UNA VISIONE.</head>
<p><add resp="ed">182<gap/></add>.</p>

<lg><l>Ad ingannar le cure, a far men rea</l>
<l>Del mio stato la sorte, che diviso</l>
<l>Dalla luce m'ha sì ch'io mi tenea</l>
<l>Già disperato d'ogni suo sorriso,</l>
<l>Mentre cheto il pensier si raccogliea</l>
<l>Sul gran padre Alighieri; un improvviso</l>
<l>Spirto la fronte mi fer, che attente</l>
<l>Fe tutte a sè le posse della mente.</l>
<l>Parve da prima una soave auretta,</l>
<l>Che di maggio fra' lauri aranci e mirti</l>
<l>Ai più bei fiori alla più molle erbetta</l>
<l>Va depredando i ben olenti spirti,</l>
<l>Viva così che ne diffonde e getta</l>
<l>L'odor anco fra dumi orridi ed irti,</l>
<l>Lieve così che bacia in sue carole</l>
<l>Senza agitarlo il capo alle viole.</l>
<l>Lo spiro di quell'aura a me venìa</l>
<l>Sì delicato per le vie del core,</l>
<l>Che su le sue ferite io già sentía</l>
<l>Placato addormentarsi ogni dolore.</l>
<l>E nel gaudio che l'alma mi rapìa</l>
<l>Tutto a' miei sensi un riso era d'amore;</l>
<l>Quando in sùbita notte ed in profondo</l>
<l>Silenzio immerso, si fe buio al mondo.</l>
<l>E un fracasso d'un suon pien di spavento</l>
<l>Incontanente di quel buio usciva;</l>
<l>Non altrimenti fatto che d'un vento</l>
<l>Impetuoso per la fiamma estiva,</l>
<l>Che fier la selva senza alcun rattento,</l>
<l>E ovunque fiero e polveroso arriva,</l>
<l>Tutto schianta ed abbatte; e nulla arresta</l>
<l>La tremenda ira della sua tempesta.</l>
<l>E nondimen di mezzo alla rapina</l>
<l>Di quel turbo nascea tale un diletto,</l>
<l>Tale (portento a dirsi!) una divina</l>
<l>Correa dolcezza ad inondarmi il petto,</l>
<l>Che in me stesso dicea: — Qual pellegrina</l>
<l>Virtù s'è questa di stupendo effetto,</l>
<l>Che mi atterrisce a un tempo e mi rincora,</l>
<l>E più cresce d'orror più m'innamora?</l>
<l>Ciò dissi appena...</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXIV. PER LE QUATTRO TAVOLE RAPPRESENTANTI BEATRICE CON DANTE, LAURA CON PETRARCA, ALESSANDRA COLL'ARIOSTO, LEONORA COL TASSO; MIRABILMENTE DIPINTE DA FILIPPO AGRICOLA PER COMMISSIONE DI S. E. LA DUCHESSA DI SAGAN.</head>

<lg><l>Nell'ora che più l'alma è pellegrina</l>
<l>Dai sensi, e meno delle cure ancella</l>
<l>Segue i sogni che i raggi odian del sole,</l>
<l>Quattro gran dame di beltà divina</l>
<l>Nel romito silenzio di mia cella</l>
<l>Son venute a far meco alte parole.</l>
<l>Tutte in adorne stole</l>
<l>Splendean varie di foggia. E in varia veste</l>
<l>Quattro al par le seguìan sovrane e gravi</l>
<l>Ombre, in atti soavi</l>
<l>Di tutto amore. Io che adorai già queste</l>
<l>Spesso in marmi ed in tele, immantinente</l>
<l>Le riconobbi: e mi tremò la mente.</l>
<l>La mente mi tremò smarrita e vinta</l>
<l>Di stupor di letizia e di rispetto;</l>
<l>E sclamar volli: — Oh dell'ausonie Muse</l>
<l>Gran padri e duci! — Ma sul cor respinta</l>
<l>Morì la voce; chè il soverchio affetto</l>
<l>L'oppresse e dell'uscir la via le chiuse:</l>
<l>E con idee confuse</l>
<l>La riverenza mi stringea sì forte</l>
<l>Di quelle dive, che i miei spirti attenti</l>
<l>Agli aspettati accenti</l>
<l>Aprìan già tutte dell'udir le porte.</l>
<l>Fatta innanzi la prima, ed in me fisse</l>
<l>Le luci, in dolce maestà sì disse:</l>
<l>— Beatrice son io. Questo d'oliva</l>
<l>Ramo al mio crine sovra bianco velo,</l>
<l>Se ben leggesti, il mostra e il verde manto</l>
<l>E la veste in color di fiamma viva.</l>
<l>Ma perchè la bellezza ond'io m'incielo</l>
<l>Trascende la mortal vista, che il tanto</l>
<l>Non ne potría nè il quanto;</l>
<l>Sculta in tuo cor ne assunsi una terrena.</l>
<l>Guardami ben. — E i' tutto in lei m'affissi:</l>
<l>E intera allor chiarissi</l>
<l>La sembianza che pria venne non piena.</l>
<l>Ma qual si fosse, aperto io nol favello;</l>
<l>Chè velato pensier spesso è più bello.</l>
<l>Ben senza frode al ver dirò che quando</l>
<l>All'attonita mente appresentossi</l>
<l>La simiglianza dell'amato viso,</l>
<l>Come padre deliro lagrimando</l>
<l>Quella divina ad abbracciar mi mossi;</l>
<l>Sì m'avea tenerezza il cor conquiso.</l>
<l>Con un grave sorriso</l>
<l>Ella represse il mio non sano ardire,</l>
<l>E seguitò: — Dell'altre a te venute</l>
<l>Donne d'alta virtute</l>
<l>Ti giovi il nome glorioso udire.</l>
<l>Questa al mio fianco è Laura di Valchiusa,</l>
<l>Lungo sospir della più dolce musa.</l>
<l>A dir quant'era il suo valor vien manco</l>
<l>Ogni umano parlar. Nel suo mortale</l>
<l>Di vero angiol sembianza ella tenea;</l>
<l>Tal che in mirarla ognun guatava al bianco</l>
<l>Omero, attento a riguardar se l'ale</l>
<l>Mettean la punta. E ognor ch'ella movea</l>
<l>Il bel fianco, parea</l>
<l>Spiccar suo volo al regno onde discese.</l>
<l>Colpa dunque non fu se come santa</l>
<l>Cosa adorolla e in tanta</l>
<l>Fiamma d'amore il suo fedel s'accese;</l>
<l>Colpa era non amarla, ed in sì vago</l>
<l>Volto sprezzar del suo Fattor l'imago.</l>
<l>Minor di grido, ma del vanto altera</l>
<l>(E ciò le basta) che suo saggio amante</l>
<l>Fu 'l grande che cantò l'armi e gli amori,</l>
<l>Vedi Alessandra nella terza; e vera</l>
<l>In lei vedi onestate, alto sembiante,</l>
<l>E cortesía che tutti invola i cuori.</l>
<l>Negli adri suoi colori</l>
<l>Vedi il duol di che l'ange un caro estinto.</l>
<l>Vedi in lei tutta, contemplando fiso</l>
<l>Il delicato viso,</l>
<l>Tal di virtudi un misto un indistinto,</l>
<l>Che dicon l'une all'intelletto: ammira;</l>
<l>L'altre gridano al cor: guarda e sospira.</l>
<l>Quel caro volto che guardingo preme</l>
<l>Del cor l'arcano in portamento altero,</l>
<l>Di Leonora il nome assai ti dice.</l>
<l>Regal contegno e amor mal vanno insieme.</l>
<l>Pur la bell'alma nel rival d'Omero</l>
<l>Più che l'uom grande amò l'uomo infelice.</l>
<l>Or che il chiuso le lice</l>
<l>Arcano aprir, l'amor taciuto in terra</l>
<l>Gli fa palese in cielo. Ed ei beato</l>
<l>Nell'oggetto adorato</l>
<l>Dell'ingiusta fortuna obblìa la guerra:</l>
<l>E tuttavolta dell'amata al piede</l>
<l>Trema, avvampa, assai brama, e nulla chiede.</l>
<l>Tali noi vide nella prima vita</l>
<l>Stupito il mondo. La beltà che pêre</l>
<l>E quella che del rogo esce più viva</l>
<l>Sì de' nostri amator l'alma rapita</l>
<l>Infiammar, che levandosi alle sfere</l>
<l>Di ciascuna di noi fece una diva.</l>
<l>Su la romulea riva</l>
<l>Nuovo d'arte portento oggi c'indìa</l>
<l>Pennelleggiando; e fa dubbiare a prova</l>
<l>Se più potente mova</l>
<l>De' colori o de' carmi la balìa,</l>
<l>Tanta in mirarne i riguardanti piglia</l>
<l>Reverenza diletto e meraviglia.</l>
<l>Or tu, di Clio cultor, cui grande amore</l>
<l>I volumi a cercar trasse di questi</l>
<l>Delle italiche Muse archimandriti</l>
<l>(Qui d'un sorriso mi fêr essi onore,</l>
<l>Che allegrommi i pensieri, e di modesti</l>
<l>Li fe a seguirne le grand'orme arditi),</l>
<l>Tu di strali forbiti</l>
<l>Alla lor cote arma la cetra; e segno</l>
<l>Fanne il valor del giovinetto Apelle,</l>
<l>Che di grazie novelle</l>
<l>Crebbe nostra beltà. Mostra che degno</l>
<l>Sei di laudarlo; e de' pennelli il vanto,</l>
<l>Se puossi, adegua col poter del canto. —</l>
<l>Bice sì disse. E a lei di generose</l>
<l>Laudi datrice si fêr l'altre intorno</l>
<l>Col favellar che i grati sensi esprime,</l>
<l>E l'abbracciâr. Poi vòlte alle famose</l>
<l>Ombre il cui labbro così larga un giorno</l>
<l>Spandea la piena del parlar sublime,</l>
<l>Ridir le dolci rime</l>
<l>Godean che fatte a noi le avean sì conte.</l>
<l>Indi presa d'amor con casto amplesso</l>
<l>Ciascuna a un punto istesso</l>
<l>Baciò beata al suo cantor la fronte:</l>
<l>E di sùbiti rai lucente e bella</l>
<l>Ogni fronte brillò come una stella;</l>
<l>Anzi come un bel sole. E tal negli occhi</l>
<l>Del repente splendor l'impeto venne,</l>
<l>Che l'inferma pupilla nol sofferse:</l>
<l>Tutti cadder gli spirti come tocchi</l>
<l>Da fulmine: e stupor tanto mi tenne,</l>
<l>Che in gran buio la mente si sommerse:</l>
<l>Finchè l'erranti e spesse</l>
<l>Forze de' sensi, alle lor vie tornando,</l>
<l>Revocâr seco la virtù che intende.</l>
<l>Sciolto dall'atre bende</l>
<l>Girai lo sguardo; e, gli spiragli entrando</l>
<l>Già dell'imposte il sol, conobbi tutta</l>
<l>L'alta mia vision esser distrutta.</l>
<l>Ma distrutta non è del sentimento</l>
<l>La fervida potenza; e quelle dive</l>
<l>Immagini davanti ancor mi stanno;</l>
<l>Ancor nell'alma risuonar ne sento</l>
<l>Le parole, e dar vita a forti e vive</l>
<l>Fantasìe che volar basso non sanno.</l>
<l>E nondimen non hanno</l>
<l>Penne eguali al tuo vol, spirto gentile</l>
<l>Che ravvivi dell'Angelo d'Urbino</l>
<l>Il pennello divino.</l>
<l>Troppo a onorarti la mia lingua è vile;</l>
<l>Troppo incarco mi dier quelle, il cui velo</l>
<l>Qui fai sì bello che men bello è in cielo.</l>
<l>Ed elle di lassuso alle beate</l>
<l>Donne d'amor ne fan mostra col dito;</l>
<l>Sì che ognuna di te par s'innamori,</l>
<l>E brami d'acquistar nuova beltade</l>
<l>Nelle tue tele. E certo a te spedito</l>
<l>Cred'io qualcuno dai celesti Cori</l>
<l>A triarti i colori,</l>
<l>A insegnar la grand'arte onde si crea</l>
<l>Beltà perfetta, di natura il bello</l>
<l>Armonizzando in quello</l>
<l>Cui rapita nel ciel porge l'idea:</l>
<l>Alta armonìa, sì tua, che già natura</l>
<l>Da' tuoi pennelli ir vinta s'impaura.</l>
<l>Alla gentil che della Neva infiora</l>
<l>Le sponde al folgorar di sue pupille,</l>
<l>Va' riverente, mia canzone, e dille:</l>
<l>— Eccelsa donna che fai tua grandezza</l>
<l>Il santo amor dell'arti,</l>
<l>A riferirti grazie a salutarti</l>
<l>M'invian di loco ove virtù s'onora,</l>
<l>Bice Laura Alessandra e Leonora;</l>
<l>E fra tanta bellezza</l>
<l>Ti pregano esser quinta. — A lei di' questo.</l>
<l>Se chiede perchè vai sì rozza e grama,</l>
<l>Di' che in lutto nascesti, e ch'io di mesto</l>
<l>Vel gli occhi avvolto sol di pianto ho brama.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXV. PER GRAVE MALATTIA AD UN OCCHIO.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>Ben vieta alle mie ciglia empio dolore</l>
<l>Dell'alma luce sostener gli strali,</l>
<l>E vegliar su le carte, e nel colore</l>
<l>Che dipinge il parlar farle immortali.</l>
<l>Ma l'atra benda che mi serra i frali</l>
<l>Occhi non ruba il mio veder migliore:</l>
<l>Liberissimo batte il pensier l'ali,</l>
<l>E piglia dalle stesse ombre valore.</l>
<l>Se non che, quando fra i tumulti ei vola</l>
<l>D'Europa e arcani investigar s'affida</l>
<l>Su cui muta del saggio è la parola;</l>
<l>— Dove, o folle, trascorri? il cor gli grida.</l>
<l>Torna alla nostra donna; e ne consola</l>
<l>Il pianto, o prega che il dolor t'uccida. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXVI. PER LONTANANZA DALLA MOGLIE.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>Che più ti resta a far per mio dispetto,</l>
<l>Sorte crudel? Mia donna è lungi; e io privo</l>
<l>De' suoi conforti, in miserando aspetto,</l>
<l>Egro qui giaccio, al sofferir sol vivo.</l>
<l>In chiusa parte ho i rai del giorno a schivo,</l>
<l>Tutto in lei fiso; ed altro al cor diletto,</l>
<l>Altro dolce non ho, che il fuggitivo</l>
<l>Fantasma, in sogno, dell'amato obbietto.</l>
<l>Mentr'io pasco di lui lo spirto oppresso,</l>
<l>Ecco pietosi, come il duol gli accora,</l>
<l>Gittarsi i figli nel paterno amplesso.</l>
<l>— Ah, che ingiusto è il lamento! io grido allora.</l>
<l>Se gioirmi di questi emmi concesso,</l>
<l>Più non mi lagno, e son beato ancora. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXVII. A VIOLANTE PERTICARI GIACCHI.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>De' miei mali al pensier, che fiero il petto</l>
<l>M'ange e del peggio ancor tienmi in periglio,</l>
<l>Passo in pianto le notti; e stanco e stretto</l>
<l>D'amare stille alfin socchiudo il ciglio:</l>
<l>Ed ecco innanzi al doloroso letto,</l>
<l>Cheta cheta, in vestir bianco e vermiglio,</l>
<l>Farsi una donna di celeste aspetto;</l>
<l>Che per mano mi prende, e in dolce piglio</l>
<l>— Fa' cor, mi dice: l'Amistà son io,</l>
<l>Degli afflitti conforto; e a starti accanto,</l>
<l>Caro infelice, la Pietà m'appella, —</l>
<l>Tenera allor m'abbraccia e terge il pianto.</l>
<l>Fugge il sonno: apro gli occhi; e al fianco mio</l>
<l>La ritrovo seduta: e tu sei quella.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXVIII. AD ANTALDO DEGLI ANTALDI</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>— Or che Flora, fuggito il verno avaro,</l>
<l>Tutto spiega d'aprile il verde onore,</l>
<l>Dammi, dissi alla dea, dammi quel raro</l>
<l>Fior che s'appella d'amicizia il fiore.</l>
<l>D'amor pegno e di fè ch'unqua non muore,</l>
<l>Vo' sacrarlo ad un pio; che dell'amaro</l>
<l>Mio caso si compiagne, e bello ha il core</l>
<l>Come l'ingegno. — E te nomai, mio caro.</l>
<l>— Il fior che chiedi in vero è peregrino,</l>
<l>La dea rispose; ed in lontano regno</l>
<l>Da pochi è culto il suo natal giardino.</l>
<l>Tu nol cercar nel mio: cercalo in quello</l>
<l>Della virtude. E se pur vuoi sia degno</l>
<l>Di quell'alma gentil, cogli il più bello. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXIX. A FRANCESCO CASSI.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>E te pur, dolce amico, e te pur prende</l>
<l>Del mio soffrir pietade: ed, in me fitto</l>
<l>Lo sguardo, mostri che il dolor ti fende</l>
<l>Di che misero io porto il cor trafitto.</l>
<l>Nè la virtù che agli altrui mali intende</l>
<l>In te si spense al meditar lo scritto</l>
<l>Del fiero vate, che in sentenze orrende</l>
<l>Di Farsaglia cantò l'alto delitto.</l>
<l>Tempri la tua pietà dunque il rigore</l>
<l>Di quei feroci sentimenti, e bello</l>
<l>In bei carmi ne renda anche l'orrore.</l>
<l>E diran tutti: — L'italo cantore</l>
<l>Vinse il latino: chè le Furie a quello</l>
<l>Fur Muse, e a te, leggiadro spirto, il core. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXX. SOPRA SÈ STESSO.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>Vile un pensier mi dice: — Ecco bel frutto</l>
<l>Del tuo cercar le dotte carte; ir privo</l>
<l>Sì della luce, che il valor visivo</l>
<l>Già piega l'ale alla sua sera addutto. —</l>
<l>Se l'acume, io rispondo, è già distrutto</l>
<l>Della veduta corporal, più vivo</l>
<l>Dentro mi brilla l'occhio intellettivo</l>
<l>Che terra e cielo abbraccia e suo fa il tutto.</l>
<l>Così mi spazio dal furor sicuro</l>
<l>Delle umane follìe; così governo</l>
<l>Il mondo a senno mio, re del futuro:</l>
<l>Poi su l'abisso dell'obblío m'assido;</l>
<l>E al solversi che fa nel nulla eterno</l>
<l>Tutto il fasto mortal, guardo e sorrido.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXXI. SPERA LA GUARIGIONE DEGLI OCCHI.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>Se il mio prode Chiron mi giura il vero</l>
<l>(E il suo valor del sì certo mi rende),</l>
<l>Fian tolte in breve agli occhi miei le bende</l>
<l>Omai sicuri del veder primiero.</l>
<l>O beato di Sesto aero sincero!</l>
<l>O tranquilli recessi, ove l'orrende</l>
<l>Sue nebbie il turbo cittadin non stende,</l>
<l>E franco brilla il cor, franco il pensiero!</l>
<l>Sarò pur vostro alfine, e col gran figlio</l>
<l>D'Urania alla virtù posta in deriso</l>
<l>Potrò laudi cantar senza periglio;</l>
<l>E vagheggiarla nel tuo casto riso,</l>
<l>Alma Dida, ch'a' rai del tuo bel ciglio</l>
<l>Fai dell'umile Sesto un paradiso.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXXII. PER UN DIPINTO DELL'AGRICOLA RAPPRESENTANTE LA FIGLIA DEL POETA.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>Più la contemplo, più vaneggio in quella</l>
<l>Mirabil tela: e il cor che ne sospira</l>
<l>Sì nell'obbietto del suo amor delira,</l>
<l>Che gli amplessi n'aspetta e la favella.</l>
<l>Ond'io già corro ad abbracciarla. Ed ella</l>
<l>Labbro non move, ma lo sguardo gira</l>
<l>Ver me sì lieto che mi dice : “Or mira,</l>
<l>Diletto genitor, quanto son bella”.</l>
<l>“Figlia, io rispondo. d'un gentil sereno</l>
<l>Ridon tue forme: e questa imago è diva</l>
<l>Sì che ogni tela al paragon vien meno.</l>
<l>Ma un'imago di te vegg'io più viva,</l>
<l>E la veggo sol io; quella che in seno</l>
<l>Al tuo tenero padre amor scolpiva”.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXXIII. AGLI AMICI. SCUSA DEL MIO POCO PARLARE CELEBRANDO IL RITORNO DELLA FIGLIA DOPO LUNGA ASSENZA DELLA MEDESIMA.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>Nel fiso riguardar l'amato obbietto</l>
<l>Del mio lungo desir tanta è la piena,</l>
<l>La dolce piena del paterno affetto,</l>
<l>Che il gaudio quasi a delirar mi mena.</l>
<l>L'anima, tutto abbandonando il petto,</l>
<l>Corre negli occhi; e amor ve l'incatena:</l>
<l>Ruba ogni altro sentir l'alto diletto;</l>
<l>E vivo il respirar mi mostra appena.</l>
<l>O voi che all'amor mio qui cerchio fate</l>
<l>Cortesi amici, in cui s'accoglie e splende</l>
<l>Quanta puote in bell'alme esser bontate;</l>
<l>Se in dì sì lieto il mio tacer v'offende,</l>
<l>Se da me son diviso, ah perdonate:</l>
<l>Il soverchio gioir muto mi rende.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXXIV. PER SAN LUIGI GONZAGA.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>— Vile umana grandezza, a che mi tenti?</l>
<l>A che uno scettro, a che mi mostri un trono?</l>
<l>E m'inviti a salirlo, e mi rammenti</l>
<l>L'inclito sangue di che nato io sono?</l>
<l>Misero onor de' miseri potenti,</l>
<l>Tu fai gran rombo, ma non sei che un suono!</l>
<l>D'odii cinta e d'affanni e tradimenti</l>
<l>Vile umana grandezza, io t'abbandono. —</l>
<l>Così disse il Gonzaga; e in manto abbietto,</l>
<l>Corse in braccio a Gesù; vinse la guerra</l>
<l>Che il mondan fasto gli movea nel petto.</l>
<l>Oh forte! oh saggio! che di santo zelo</l>
<l>Fervido il cor si fe pusillo in terra</l>
<l>Per farsi grande e glorioso in cielo.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXXV. A BEATRICE TRIVULZIO, DEDICA DI ALCUNI VERSI COL TITOLO DI <title>SOLLIEVO NELLA MALINCONIA</title>.</head>

<lg><l>A te che in tuo pensiero</l>
<l>Giudice primo e vero</l>
<l>Fai della sacra arte de' carmi il cor,</l>
<l>E dove il cor non parla</l>
<l>Altro non sai stimarla</l>
<l>Che vano di parole alto rumor;</l>
<l>A te, se tanto lice,</l>
<l>Consacro, inclita Bice,</l>
<l>Il canto che mie cure aspre blandì,</l>
<l>Quando per empio fato</l>
<l>Agli egri occhi involato</l>
<l>Il caro io mi temea raggio del dì.</l>
<l>Degl'infelici amica</l>
<l>Verace anima antica</l>
<l>In questa per gran colpe orrida età,</l>
<l>Non disdegnar l'umìle</l>
<l>Offerta mia, che vile,</l>
<l>Se fia giudice il cor, non ti parrà.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXXVI. SU LA RIGENERAZIONE DELLA GRECIA.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>L'almo stuol degli eroi spento in Giudea</l>
<l>Pel santo acquisto, innanzi a Dio, di zelo</l>
<l>Fiammeggiando e di sdegno, alto dicea</l>
<l>(E muto stava ad ascoltarlo il cielo)</l>
<l>— Te di morte per noi coperse il gelo;</l>
<l>E noi morti per te l'Asia vedea:</l>
<l>E queste ne fan fede (e, tratto il velo,</l>
<l>Di belle piaghe ognun mostra facea).</l>
<l>Or riguarda, o signor: contro la croce</l>
<l>L'armi di Cristo a pro del Trace infame</l>
<l>Si voltan empie: e tu non tuoni ancora? —</l>
<l>Tacque: e il tuono mugghiò di questa voce:</l>
<l>— Guai al giuro de' re! guai alle brame</l>
<l>Di chi lo scettro più che Cristo adora!–</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXXVI. SU LA RIGENERAZIONE DELLA GRECIA.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>Di quel color che per lo sole avverso</l>
<l>Nube a sera si pinge, allor fu visto,</l>
<l>Di tanta colpa vergognoso e tristo,</l>
<l>Subitamente tutto il ciel cosperso.</l>
<l>Quindi Riccardo ad Albion converso</l>
<l>Ruggìa tai detti — O tu che a vile acquisto</l>
<l>Calchi il mio trono e rompi fede a Cristo,</l>
<l>L'ira di Dio ti atterri, o re perverso. —</l>
<l>E Goffredo e Tancredi in atto bieco</l>
<l>Francia e Italia guatando — Maladetto,</l>
<l>Gridan, chi stringe per Macon la spada! —</l>
<l>Poi vôlti al sire dell'artòa contrada</l>
<l>Seguìan tutti osannando — Eroe diletto,</l>
<l>Va', pugna, e vinci: il Dio de' forti è teco.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXXVI. SU LA RIGENERAZIONE DELLA GRECIA.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>E teco i forti alla croce. — A questi</l>
<l>Di concorde voler ultimi accenti</l>
<l>Scintillar mille brandi, e le celesti</l>
<l>Bandiere alto spiegârsi ai quattro venti.</l>
<l>Già s'infiamman, già rugghiano roventi</l>
<l>In pugno a Dio le folgori; già presti</l>
<l>Più che lampo discendono i lucenti</l>
<l>Battaglieri: e tu, luna empia, cadesti.</l>
<l>Sì, già cadesti innanzi a Dio: nè possa</l>
<l>L'armi avran che l'Averno a tua difesa</l>
<l>Apparecchia nell'anglica fucina.</l>
<l>Per la vendetta della croce offesa</l>
<l>Sta il cielo: e tomba de' tuoi cani all'ossa</l>
<l>Fia la vorago dell'egèa marina!</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXXVII. AL CAV. ANDREA MUSTOXIDI SU LO STESSO SOGGETTO.</head>
<p><add resp="ed">1822</add>.</p>

<lg><l>Te, che figlio nomai quando il felice</l>
<l>Tuo divo ingegno i primi fior mettea,</l>
<l>E più figlio che amico ancor ti dice</l>
<l>Il cor fedele alla sua prima idea;</l>
<l>Te la greca virtù morsa da rea</l>
<l>Calunnia or chiama a ritemprar l'ultrice</l>
<l>Penna, che Parga lacrimar ci fea,</l>
<l>Parga a venduti eroi madre infelice.</l>
<l>Sorgi; e innanzi a chi può salva l'oppresso</l>
<l>Onor della tua patria; e il patrio zelo</l>
<l>Farà sacro l'incarco a te commesso:</l>
<l>Squarcia securo al ver celato il velo;</l>
<l>Chè il ver si debbe ai giusti regi, e spesso</l>
<l>Quel che in terra è delitto ha laude in cielo.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXVIII. PER LE NOZZE DI G.B. PERSICO CON LA CONTESSA PISANA GAZZOLA.</head>
<p><add resp="ed">1823</add>.</p>

<lg><l>Se generoso sdegno</l>
<l>Non ti rattien, mirando</l>
<l>Dallo stellato regno</l>
<l>Il tripudio nefando</l>
<l>Di tal che d'alti gemiti</l>
<l>La tua dovrebbe irata ombra placar;</l>
<l>Di tal che al pianto, ahi stolto!,</l>
<l>Della tua donna insulta,</l>
<l>E il piè nel socco avvolto</l>
<l>Patrizio mimo esulta,</l>
<l>Dell'indignata Pesaro</l>
<l>Il fremito ridendo e il lagrimar;</l>
<l>Diletto Alceo, che teco</l>
<l>Sì gran parte hai rapita</l>
<l>Di me che veglio e cieco</l>
<l>Più non amo la vita</l>
<l>E il dì co' voti accelero</l>
<l>Che al tuo sen mi ritorni il mio dolor;</l>
<l>Dalla beata stella</l>
<l>Che di te lieta or fai,</l>
<l>Ascolta, anima bella,</l>
<l>D'Italia tutta i lai,</l>
<l>Che del suo dolce eloquio</l>
<l>In te piange perduto il primo onor.</l>
<l>Ma se venir ti giova</l>
<l>In parte ove più caro</l>
<l>Suoni il tuo nome a pova,</l>
<l>Vien di Catullo al chiaro</l>
<l>Natío terren, perpetua</l>
<l>Di leggiadri intelletti alma città.</l>
<l>Vieni; e di quel gentile</l>
<l>Signor, ch'oggi d'Imene</l>
<l>Pentito bacia e umìle</l>
<l>Le dorate catene,</l>
<l>A ornar di rose insegnami</l>
<l>La ben del cor perduta libertà.</l>
<l>Al mio già stanco ingegno</l>
<l>Scemo dell'estro antico</l>
<l>Spira un carme, che degno</l>
<l>Sia di cotanto amico</l>
<l>E de' bei rai che trassero</l>
<l>L'aureo strale che alfin tutto il passò.</l>
<l>Ed io, se tanto lice</l>
<l>Al doloroso accento</l>
<l>Del tuo padre infelice,</l>
<l>Farò che il mio lamento</l>
<l>Non sia di grazie povero</l>
<l>Fra i lieti canti che Imeneo destò.</l>
<l>Ahi vana speme! il figlio,</l>
<l>Il figlio mio non m'ode:</l>
<l>Chinar disdegna il ciglio</l>
<l>A iniqua età che gode</l>
<l>De' sacri vati irridere</l>
<l>Gli aurei studi ond'è bella ogni virtù:</l>
<l>E l'amico stringendo</l>
<l>Italo Fidia al petto,</l>
<l>Grida — Ben giungi. Orrendo</l>
<l>Secol fuggimmo. Infetto</l>
<l>Di tutte colpe il perfido</l>
<l>Di noi miti di cor degno non fu. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXXXIX. CONTRO UN CENSORE CHE PRETENDEVA DOVERSI MODIFICARE DUE STROFE NELL'ODE ANTECEDENTE.</head>
<p><add resp="ed">1823</add>.</p>

<lg><l>Ahi vana speme, ahi vano</l>
<l>Dei sacri carmi amor!</l>
<l>Poveri versi in mano</l>
<l>D'un asino censor,</l>
<l>Che non dell'arte delfica</l>
<l>Ma sol dovrìa dei ragli giudicar!</l>
<l>Chi fia di sciorre ardito,</l>
<l>Giudice Mida, il canto?</l>
<l>Cessa il non sano invito,</l>
<l>Gentile amico; e il vanto</l>
<l>De' lunghi orecchi indocili</l>
<l>A fronte china impara a rispettar.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXL. NEL GIORNO ONOMASTICO DEL SIGNOR LUIGI AUREGGI, PRESSO DI CUI L'AUTORE CON LA SUA FAMIGLIA TROVAVASI A VILLEGGIARE A CARAVERIO IN BRIANZA NEL 1823}. VERSI DELLA CONTESSA COSTANZA PERTICARI MONTI A SUO PADRE.</head>

<lg><l>Poni, io dissi al mio cor, poni giù il peso</l>
<l>De' lunghi affanni, e lieto</l>
<l>Déttami un carme che il gentil desío</l>
<l>De' cari amici adempia e insiem sia degno</l>
<l>Dell'amato e cortese ospite mio.</l>
<l>Così pregava, ahi lassa!, e in dolorose</l>
<l>Note nel suo segreto il cor rispose:</l>
<l>— Oh che dimandi, sventurata? Ancora,</l>
<l>Ancor tre luci, e l'ora</l>
<l>Dell'anno volgerà che la divina</l>
<l>Del tuo perduto amore alma diletta</l>
<l>Prese il volo del cielo e là t'aspetta. —</l>
<l>E a questo dire in pianto</l>
<l>Largo scorrente si converse il canto.</l>
<l>Tu, del canto signor, dunque per me</l>
<l>Ottieni, o padre, al mio tacer mercè:</l>
<l>Chè il labbro mio non può, se giusto miri,</l>
<l>Altro dar che sospiri.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXL. NEL GIORNO OMASTICO DEL SIGNOR LUIGI AUREGGI, PRESSO DI CUI L'AUTORE CON LA SUA FAMIGLIA TROVAVASI A VILLEGGIARE A CARAVERIO IN BRIANZA NEL 1823. RISPOSTA DEL PADRE.</head>

<lg><l>Chieggon le Muse, o figlia, alma gioconda</l>
<l>E tu versi a me chiedi?</l>
<l>Tu, che crudele (e il vedi)</l>
<l>Col pianto che le gote ognor t'inonda</l>
<l>Sì mi sconforti, che stanca ed attrita</l>
<l>Coll'ingegno in me langue anche la vita?</l>
<l>Nè spero del mio duol tronca l'amara</l>
<l>Radice e il primo vanto</l>
<l>Rinnovato del canto,</l>
<l>Se tu, dell'alma mia parte più cara,</l>
<l>Non chiudi al lungo lagrimar la vena</l>
<l>E fronte non mi mostri alta e serena.</l>
<l>Torni dunque, amor mio, le morte rose</l>
<l>Del delicato viso</l>
<l>A ravvivarti il riso;</l>
<l>Ed allegre del padre ed animose</l>
<l>Suoneranno le rime; chè 'l colore</l>
<l>Del mio crin si cangiò ma non il core.</l>
<l>Sparse allor di dolcezza in aurei modi,</l>
<l>Come amistà le spira,</l>
<l>Su la verace lira,</l>
<l>Del mio Luigi voleran le lodi;</l>
<l>E diran quanta cortesía suggella</l>
<l>Le candide virtù d'alma sì bella.</l>
<l>E tu la cetra, che temprarti io volli,</l>
<l>Disposando alla mia,</l>
<l>Di lodata armonía</l>
<l>Farai sonanti di Brianza i colli:</l>
<l>Si poseranno ad ascoltarla intenti</l>
<l>Di Caraverio su le balze i venti.</l>
<l>L'aure impregnando di ben mille odori</l>
<l>Soavemente tocchi</l>
<l>Dal lampo de' begli occhi</l>
<l>Lieti apriransi a te dintorno i fiori:</l>
<l>Non più morta, non più squallida e scura,</l>
<l>Ma tutta un riso ti parrà natura.</l>
<l>Intenerita intanto alle leggiadre</l>
<l>Note, e fissa le ciglia</l>
<l>Nell'apollinea figlia,</l>
<l>Di mutuo gaudio esulterà la madre:</l>
<l>E della madre e della figlia stretti</l>
<l>Confonderansi in dolce amplesso i petti.</l>
<l>Quale, se sgombro delle nubi il velo</l>
<l>Vibra il sole più schiette</l>
<l>Le lucide saette,</l>
<l>Si rialzano i fiori in su lo stelo,</l>
<l>E dal suo grande altar gl'invía la terra</l>
<l>Grati i profumi che dal sen disserra;</l>
<l>Tale al bell'atto del materno amore,</l>
<l>Dopo tanti martìri</l>
<l>E lagrime e sospiri,</l>
<l>Brillerà del risorto estro il valore;</l>
<l>Ed a Giove ospital questo solenne</l>
<l>Inno di gioia spiegherà le penne.</l>
<l>Giove padre, che le sante</l>
<l>Dell'ospizio auguste leggi</l>
<l>Pria ponesti e l'uomo amante</l>
<l>Del fratello ami e proteggi,</l>
<l>Cortesía che prega e dona</l>
<l>Queste mense a te corona.</l>
<l>E tu scendi, e re t'assidi</l>
<l>Del banchetto, iddio cortese.</l>
<l>Deh n'ascolta, deh sorridi</l>
<l>All'invito! e fa' palese</l>
<l>Che non solo a te graditi</l>
<l>Son gli etiopi conviti.</l>
<l>Qui dal fasto cittadino</l>
<l>Fuggitive han fermo il piede</l>
<l>Le virtù che a Dio vicino</l>
<l>Alzan l'uomo: intera fede,</l>
<l>Bontà schietta, amor del retto,</l>
<l>De' celesti il pio rispetto.</l>
<l>E quant'altre il cor fan bello</l>
<l>De' mortali, al sir di questo</l>
<l>A lor sacro e caro ostello</l>
<l>Pregan tutte che funesto</l>
<l>Mai non splenda astro veruno</l>
<l>Che gli volga il chiaro in bruno.</l>
<l>Prendi adunque, o padre, in cura</l>
<l>Questi campi a lui diletti,</l>
<l>Ove l'arte alla natura</l>
<l>Poter cresce in vaghi effetti.</l>
<l>Deh, tien lungi da sì belle</l>
<l>Piagge i tuoni e le procelle.</l>
<l>E di grandini e di piove</l>
<l>Abbastanza il turbo orrendo</l>
<l>Qui proruppe. Or porta altrove</l>
<l>De' tuoi nembi il suon tremendo:</l>
<l>Mancan forse all'ire ultrici</l>
<l>De' tuoi strali empie cervici?</l>
<l>A che struggi a che sgomenti</l>
<l>Colla folgore vorace</l>
<l>Pie contrade ed innocenti;</l>
<l>E stan Pelio ed Ossa in pace?</l>
<l>O fin poni a tanti orrori,</l>
<l>O non fia chi più t'adori.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXLI. SU LO STESSO SOGGETTO, L'ANNO DOPO. <add resp="ed">1824</add>.</head>

<lg><l>Volge l'anno, o padre Giove,</l>
<l>Che a' miei preghi iddio cortese</l>
<l>Sorridesti; e vòlte altrove</l>
<l>L'ire tue, servasti illese</l>
<l>Dalla strage dell'estive</l>
<l>Tue procelle queste rive.</l>
<l>Ma di tua pietà sincere</l>
<l>Non fur l'opre. Avaro il sole,</l>
<l>Fieri i venti; e le bufere</l>
<l>Son successe alle gragnuole;</l>
<l>Sì che tutta a te si lagna</l>
<l>Desolata la campagna.</l>
<l>E tu soffri; ed anco in questo</l>
<l>Giorno sacro all'amistate</l>
<l>Fosco è il cielo, e da funesto</l>
<l>Nembo piangono atterrate</l>
<l>L'auree mèssi, e alla vicina</l>
<l>Morte il tralcio il capo inchina.</l>
<l>Pur che speri? A tuo dispetto</l>
<l>Con baldanza e cor giulivo</l>
<l>Celebrar vo' del diletto</l>
<l>Mio Luigi il dì festivo.</l>
<l>Salve, amico! Alla sventura</l>
<l>Bello è oppor fronte sicura.</l>
<l>Pioggie e grandini a tuo danno,</l>
<l>Quante ei vuole, avventi il figlio</l>
<l>Di Saturno; iddio tiranno,</l>
<l>Iddio scarso di consiglio,</l>
<l>Più che ai buoni ai tristi amico:</l>
<l>E ben io so quel che dico.</l>
<l>A te sia Giove migliore</l>
<l>La virtù che chiudi in seno:</l>
<l>E vestito il ciel d'orrore</l>
<l>Ti parrà cielo sereno.</l>
<l>Salve! e manda un cotal Giove</l>
<l>A cercar devoti altrove.</l>
<l>Anzi al tocco de' bicchieri</l>
<l>Ognun gridi — Viva il senno</l>
<l>De' romantici severi</l>
<l>Che beffato a morte il dienno!</l>
<l>Viva Creta che lo mise</l>
<l>Nel sepolcro, e se ne rise! —</l>
<l>Così al riso s'abbandoni</l>
<l>Qui ciascuno in questo giorno,</l>
<l>E al fragor de' rauchi tuoni</l>
<l>Che ci rugghiano d'intorno</l>
<l>Gridi — Viva (e caschi il mondo),</l>
<l>Viva sempre un cor giocondo! —</l>
<l>Come bello in balze orrende</l>
<l>Della rosa il fior sarìa,</l>
<l>Bella e cara al par si rende</l>
<l>Ne' dì foschi l'allegria.</l>
<l>Su, mescete! e nell'ebbrezza</l>
<l>Bacco affoghi ogni tristezza.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXLII. PER L'ALBO DI TERESA KRAMER NATA BERRA.</head>
<p><add resp="ed">182<gap/></add>.</p>

<lg><l>Alma mia, perchè ti stai</l>
<l>Contemplando muta e sola</l>
<l>Gli atti il vezzo e i dolci rai</l>
<l>Di costei che i cuori invola?</l>
<l>Contra l'armi ohimè tremende</l>
<l>Di beltà che tutti accende</l>
<l>Non fidarti al bianco pelo</l>
<l>Nè degli anni al molto gelo.</l>
<l>Al ferir delle due stelle</l>
<l>Di quel volto amabilmente</l>
<l>Lusinghiero e prepotente,</l>
<l>Poco schermo è vecchia pelle.</l>
<l>Di quegli occhi il vivo lampo</l>
<l>Strugge il sonno; e non v'ha scampo.</l>
<l>In quegli occhi a chi lei mira</l>
<l>Amor grida — Ardi e delira. —</l>
<l>Dunque bada: o in mezzo al gelo</l>
<l>Dell'etade in bianco pelo</l>
<l>Arsa ai raggi del bel viso</l>
<l>Diverrai di tutti il riso.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXLIII. AD ADELAIDE CALDERARA, OFFRENDOLE UN ESEMPLARE DELL'<title>ILIADE</title> TRADOTTA.</head>
<p><add resp="ed">182<gap/></add>.</p>

<lg><l>Questi ch'io volsi nella mia favella</l>
<l>Carmi divini del famoso Greco,</l>
<l>Pegno d'amore io t'offro, alma donzella,</l>
<l>Di quell'amor che stima e non è cieco.</l>
<l>Qui d'alte fantasìe, qui della bella</l>
<l>Natura il tipo a' tuoi pennelli io reco.</l>
<l>Ma, se vuoi di virtude al vivo espressa</l>
<l>Pinger la cara idea, pingi te stessa.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXLIV. NELL'ALBO DI ADELAIDE CALDERARA.</head>
<p><add resp="ed">182<gap/></add>.</p>

<lg><l>Donna d'alto intelletto e d'alto core,</l>
<l>Onor della divina arte d'Apelle,</l>
<l>Pingi; ti dice amore;</l>
<l>Pingi a tua fantasia</l>
<l>Una figura femminil che sia</l>
<l>Per forme amate e belle</l>
<l>Somigliante alla mia</l>
<l>Diva madre Afrodite,</l>
<l>Qual già parve quel dì che senza velo</l>
<l>Uscìa dall'onde innamorando il cielo.</l>
<l>Pingi nel caro viso</l>
<l>Delle Grazie il sorriso:</l>
<l>Sembri Minerva nel decoro, e Giuno</l>
<l>Nel portamento. E se tu vuoi d'ognuno</l>
<l>Di tanti pregi in un sol volto espressa</l>
<l>La peregrina idea, pingi te stessa.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXLV. PER LE NOZZE DI ADELAIDE CALDERARA CON GIACOMO BUTTI.</head>
<p><add resp="ed">1825</add>.</p>

<lg><l>Ben lo diss'io: Costei</l>
<l>Di tutti pregi ornata,</l>
<l>E ne' più cari e bei</l>
<l>Di Pallade lavori esercitata,</l>
<l>Nacque a bear la vita</l>
<l>Di qualche anima bella al ciel gradita.</l>
<l>Vedi come si toglie</l>
<l>Fuor della propria schiera!</l>
<l>Vedi quanta raccoglie</l>
<l>In sè virtude, onestamente altera!</l>
<l>Ogni cor la saluta,</l>
<l>Ma non osa dir — T'amo — e vinto ammuta.</l>
<l>Compagni a lei van sempre</l>
<l>Il decoro, e ridente</l>
<l>Una grazia che tempre</l>
<l>Mai non cangia ed il cor ruba e la mente.</l>
<l>Ov'ella appar, di vile</l>
<l>Ogni pensier si fa tosto gentile.</l>
<l>Or tu dov'eri, Amore,</l>
<l>Quando a catene ingrate</l>
<l>Un generoso errore</l>
<l>Lagrimosa traea tanta onestate?</l>
<l>Su l'infelici tede</l>
<l>Piangean le Grazie, gridando mercede.</l>
<l>Misera! all'alto giuro</l>
<l>La man stendea tremante;</l>
<l>Chè doloroso e scuro</l>
<l>Vedea spiegarsi l'avvenire innante.</l>
<l>Ma prese Amor consiglio</l>
<l>Da fermo senno, e disbendossi il ciglio.</l>
<l>Indi, scelto un quadrello</l>
<l>Di fulgid'oro, al petto</l>
<l>Di pro' garzon che bello</l>
<l>Ha del pari il sentir che l'intelletto,</l>
<l>Vibrò di forza. In canto</l>
<l>Allor si volse delle Grazie il pianto.</l>
<l>— Salve, il canto dicea,</l>
<l>Salve, garzon beato!</l>
<l>La divina Aretèa</l>
<l>Resse il dardo d'Amor che t'ha piagato;</l>
<l>Ed Aretèa fu quella</l>
<l>Che al tuo bacio educò l'aurea donzella.</l>
<l>Severa dea, che godi</l>
<l>Ne' tuoi santi delùbri</l>
<l>In amorosi nodi</l>
<l>Stringere il cor delle fanciulle insùbri</l>
<l>E cinte il crin di rose</l>
<l>Condurle all'ara avventurate spose;</l>
<l>Odi il plauso che suona</l>
<l>A te di laude in riva</l>
<l>Del tuo diletto Olona.</l>
<l>Salve, cara alle madri inclita diva!</l>
<l>Salve, prima salute,</l>
<l>Prima ai figli ricchezza, alma virtute!</l>
<l>Nulla è da te divisa</l>
<l>La beltà: teco unita</l>
<l>La terra imparadisa</l>
<l>Sì che i celesti ad abitarla invìta.</l>
<l>Felice l'uomo allora</l>
<l>Che bei costumi in bella donna adora! —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXLVI. SULLA MITOLOGIA. AD ANTONIETTA COSTA DI GENOVA, NELLE NOZZE DEL MARCHESE BARTOLOMEO COSTA SUO FIGLIO.</head>
<p><add resp="ed">1825</add>.</p>

<lg><l>Audace scuola boreal, dannando</l>
<l>Tutti a morte gli dèi che di leggiadre</l>
<l>Fantasie già fiorîr le carte argive</l>
<l>E le latine, di spaventi ha pieno</l>
<l>Delle Muse il bel regno. Arco e faretra</l>
<l>Toglie ad Amore, ad Imeneo la face,</l>
<l>Il cinto a Citeréa. Le Grazie anch'esse</l>
<l>Senza il cui riso nulla cosa è bella,</l>
<l>Anco le Grazie al tribunal citate</l>
<l>De' novelli maestri alto seduti</l>
<l>Cesser proscritte e fuggitive il campo</l>
<l>Ai lemuri e alle streghe. In tenebrose</l>
<l>Nebbie soffiate dal gelato Arturo,</l>
<l>Si cangia, orrendo a dirsi!, il bel zaffiro</l>
<l>Dell'italico cielo; in procellosi</l>
<l>Venti e bufere le sue molli aurette;</l>
<l>I lieti allori dell'aonie rive</l>
<l>In funebri cipressi; in pianto il riso;</l>
<l>E il tetro solo, il solo tetro è bello.</l>
<l>E tu fra tanta, ohimè!, strage di numi</l>
<l>E tanta morte d'ogni allegra idea,</l>
<l>Tu del ligure olimpo astro diletto,</l>
<l>Antonietta, a cantar nozze m'inviti?</l>
<l>E vuoi che al figlio tuo, fior de' garzoni,</l>
<l>Di rose colte in Elicona io sparga</l>
<l>Il talamo beato? Oh me meschino!</l>
<l>Spenti gli dèi che del piacere ai dolci</l>
<l>Fonti i mortali conducean, velando</l>
<l>Di lusinghieri adombramenti il vero;</l>
<l>Spento lo stesso re de' carmi Apollo;</l>
<l>Chi voce mi darà lena e pensieri</l>
<l>Al subbietto gentil convenienti?</l>
<l>Forse l'austero genio inspiratore</l>
<l>Delle nordiche nenie? Ohimè! chè nato</l>
<l>Sotto povero sole e fra i ruggiti</l>
<l>De' turbini nudrito, ei sol di fosche</l>
<l>Idee si pasce e le ridenti abborre,</l>
<l>E abitar gode ne' sepolcri e tutte</l>
<l>In lugubri color pinger le cose.</l>
<l>Chiedi a costui di lieti fiori un serto,</l>
<l>Onde alla sposa delle Grazie alunna</l>
<l>Fregiarne il crin: che ti dirà? Secondo</l>
<l>Sua qualitade natural, null'altro</l>
<l>Che fior tra i dumi del dolor cresciuti.</l>
<l>Tempo già fu che, dilettando, i prischi</l>
<l>Dell'apollineo culto archimandriti</l>
<l>Di quanti la natura in cielo e in terra</l>
<l>E nell'aria e nel mar produce effetti</l>
<l>Tanti numi crearo; onde per tutta</l>
<l>La celeste materia e la terrestre</l>
<l>Uno spirto una mente una divina</l>
<l>Fiamma scorrea, che l'alma era del mondo</l>
<l>Tutto avea vita allor, tutto animava</l>
<l>La bell'arte de' vati. Ora il bel regno</l>
<l>Ideal cadde al fondo. Entro la buccia</l>
<l>Di quella pianta palpitava il petto</l>
<l>D'una saltante Driade; e quel duro</l>
<l>Artico genio destruttor l'uccise.</l>
<l>Quella limpida fonte uscìa dell'urna</l>
<l>D'un'innocente Naiade; ed, infranta</l>
<l>L'urna, il crudele a questa ancor diè morte.</l>
<l>Garzon superbo e di se stesso amante</l>
<l>Era quel fior; quell'altro al sol converso,</l>
<l>Una ninfa a cui nocque esser gelosa.</l>
<l>Il canto che alla queta ombra notturna</l>
<l>Ti vien sì dolce da quel bosco al core</l>
<l>Era il lamento di regal donzella</l>
<l>Da re tiranno indegnamente offesa.</l>
<l>Quel lauro onor de' forti e de' poeti,</l>
<l>Quella canna che fischia, e quella scorza</l>
<l>Che ne' boschi sabèi lagrime suda,</l>
<l>Nella sacra di Pindo alta favella</l>
<l>Ebbero un giorno e sentimento e vita:</l>
<l>Or d'aspro gelo aquilonar percossa</l>
<l>Dafne morì; ne' calami palustri</l>
<l>Più non geme Siringa; ed in quel tronco</l>
<l>Cessò di Mirra l'odoroso pianto.</l>
<l>Ov'è l'aureo tuo carro, o maestoso</l>
<l>Portator della luce, occhio del mondo?</l>
<l>Ove l'Ore danzanti? ove i destrieri</l>
<l>Fiamme spiranti dalle nari? Ahi misero!</l>
<l>In un immenso inanimato immobile</l>
<l>Globo di foco ti cangiâr le nuove</l>
<l>Poetiche dottrine, alto gridando</l>
<l>— Fine ai sogni e alle fole, e regni il vero. —</l>
<l>Magnifico parlar! degno del senno</l>
<l>Che della Stoa dettò l'irte dottrine;</l>
<l>Ma non del senno che cantò d'Achille</l>
<l>L'ira, e fu prima fantasia del mondo.</l>
<l>Senza portento senza meraviglia</l>
<l>Nulla è l'arte de' carmi; e mal s'accorda</l>
<l>La meraviglia ed il portento al nudo</l>
<l>Arido vero che de' vati è tomba.</l>
<l>Il mar, che regno in prima era d'un dio</l>
<l>Scotitor della terra e dell'irate</l>
<l>Procelle correttore; il mar, soggiorno</l>
<l>Di tanti divi al navigante amici</l>
<l>E rallegranti al suon di tube e conche</l>
<l>Il gran padre Oceáno ed Amfitriate;</l>
<l>Che divenne per voi? un pauroso</l>
<l>Di sozzi mostri abisso. Orche deformi</l>
<l>Cacciar di nido di Neréo le figlie,</l>
<l>Ed enormi balene al vostro sguardo</l>
<l>Fur più belle che Dori e Galatea.</l>
<l>Quel Nettuno che rapido da Samo</l>
<l>Move tre passi, e al quarto è giunto in Ega;</l>
<l>Quel Giove che al chinar del sopracciglio</l>
<l>Tremar fa il mondo, e allor ch'alza lo scettro</l>
<l>Mugge il tuono al suo piede e la trisulca</l>
<l>Folgor s'infiamma di partir bramosa;</l>
<l>Quel Pluto che al fragor della battaglia</l>
<l>Fra gl'immortali dal suo ferreo trono</l>
<l>Balza atterrito, squarciata temendo</l>
<l>Sul suo capo la terra e fra i sepolti</l>
<l>Intromessa la luce; eran pensieri</l>
<l>Che del sublime un dì tenean la cima.</l>
<l>Or che giacquer Nettuno e Giove e Pluto</l>
<l>Dal vostro senno fulminati, ei sono</l>
<l>Nomi e concetti di superbo riso,</l>
<l>Perchè il ver non v'impresse il suo sigillo,</l>
<l>E passò la stagion delle pompose</l>
<l>Menzogne achèe. Di fè quindi più degna</l>
<l>Cosa vi torna il comparir d'orrendo</l>
<l>Spettro sul dorso di corsier morello</l>
<l>Venuto a via portar nel pianto eterno</l>
<l>Disperata d'amor cieca donzella;</l>
<l>Che, abbracciar si credendo il suo diletto,</l>
<l>Stringe uno scheltro spaventoso armato</l>
<l>D'un oriuolo a polve e d'una ronca;</l>
<l>Mentre a raggio di luna oscene larve</l>
<l>Danzano a tondo, e orribilmente urlando</l>
<l>Gridano — pazienza, pazienza. —</l>
<l>Ombra del grande Ettorre, ombra del caro</l>
<l>D'Achille amico, fuggite, fuggite,</l>
<l>E povere d'orror cedete il loco</l>
<l>Ai romantici spettri. Ecco ecco il vero</l>
<l>Mirabile dell'arte, ecco il sublime.</l>
<l>Di gentil poesia fonte perenne</l>
<l>A chi saggio v'attinge, veneranda</l>
<l>Mitica dea, qual nuovo error sospinge</l>
<l>Oggi le menti a impoverir del bello</l>
<l>Dall'idea partorito e in te sì vivo</l>
<l>La delfica favella? E qual bizzarro</l>
<l>Consiglio di Maron chiude e d'Omero</l>
<l>A te la scuola, e ti consente poi</l>
<l>Libera entrar d'Apelle e di Lisippo</l>
<l>Nell'officina? Non è forse ingiusto</l>
<l>Proponimento, all'arte che sovrana</l>
<l>Con eletto parlar sculpe e colora</l>
<l>Negar lo dritto delle sue sorelle?</l>
<l>Dunque di Psiche la beltade o quella</l>
<l>Che mise Troia in pianto ed in faville,</l>
<l>In muta tela o in freddo marmo espressa,</l>
<l>Sarà degli occhi incanto e meraviglia;</l>
<l>E, se loquela e affetti e moto e vita</l>
<l>Avrà ne' carmi, volgerassi in mostro?</l>
<l>Ah, riedi al primo ufficio, o bella diva;</l>
<l>Riedi, e sicura in tua ragion col dolce</l>
<l>Delle tue vaghe fantasie l'amaro</l>
<l>Tempra dell'aspra verità. Nol vedi?</l>
<l>Essa medesma, tua nemica in vista</l>
<l>Ma in segreto congiunta, a sè t'invita:</l>
<l>Chè, non osando timida ai profani</l>
<l>Tutta nuda mostrarsi, il trasparente</l>
<l>Mistico vel di due figure implora;</l>
<l>Onde, mezzo nascosta e mezzo aperta,</l>
<l>Come rosa che al raggio mattutino</l>
<l>Vereconda si schiude, in più desío</l>
<l>Pungere i cuori ed allettar le menti.</l>
<l>Vien; chè tutta per te fatta più viva</l>
<l>Ti chiama natura. I laghi i fiumi</l>
<l>Le foreste le valli i prati i monti</l>
<l>E le viti e le spiche e i fiori e l'erbe</l>
<l>E le rugiade, e tutte alfin le cose,</l>
<l>Da che fur morti i numi onde ciascuna</l>
<l>Avea nel nostro immaginar vaghezza</l>
<l>Ed anima e potenza, a te dolenti</l>
<l>Alzan la voce e chieggono vendetta.</l>
<l>E la chiede dal ciel la luna e il sole</l>
<l>E le stelle, ma più rapite in giro</l>
<l>Armonioso e per l'eterea volta</l>
<l>Carolanti, non più mosse da dive</l>
<l>Intelligenze, ma dannate al freno</l>
<l>Della legge che tira al centro i pesi;</l>
<l>Potente legge di Sofia, ma nulla</l>
<l>Ne' liberi d'Apollo immensi regni,</l>
<l>Ove il diletto è prima legge e mille</l>
<l>Mondi il pensiero a suo voler si crea.</l>
<l>Rendi dunque ad Amor l'arco e gli strali,</l>
<l>Rendi a Venere il cinto: ed essa il ceda</l>
<l>A te divina Antonietta, a cui</l>
<l>Meglio che a Giuno nel meonio canto</l>
<l>Altra volta l'avea già conceduto,</l>
<l>Quando novella Venere di tua</l>
<l>Folgorante beltà nel vago aprile</l>
<l>D'amor l'alme rapisti, e mancò poco</l>
<l>Che lungo il mar di Giano a te devoti</l>
<l>Non fumassero altari e sacrifici.</l>
<l>Tu, donna di virtù che all'alto core</l>
<l>Fai pari andar la gentilezza e sei</l>
<l>Dolce pensiero delle Muse, adopra</l>
<l>Tu quel magico cinto a porre in fuga</l>
<l>Le danzanti al lunar pallido raggio</l>
<l>Maliarde del norte. Ed or che brilla</l>
<l>Nel tuo larario d'Imeneo la face,</l>
<l>Di Citeréa le veci adempi; e desta</l>
<l>Ne' talami del figlio, allo splendore</l>
<l>Di quelle tede, gl'innocenti balli</l>
<l>Delle Grazie mai sempre a te compagne.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXLVII. PER UN ESEMPLARE DEL SERMONE SULLA MITOLOGIA SCRITTO IN BEL CARATTERE DA BELLA MANO.</head>
<p><add resp="ed">1825</add>.</p>

<lg><l>Parto d'irato ingegno,</l>
<l>Sermon mio meschinello,</l>
<l>Magro esangue deforme anzi che bello</l>
<l>Io ti temeva, e degli sguardi indegno</l>
<l>Del mio severo amico</l>
<l>Carlo, re dell'onore, e senno antico.</l>
<l>Or donde avvien che brutto</l>
<l>Più non mi sembri, e tutto</l>
<l>Da quel di pria diverso</l>
<l>Gaio mi splendi e ben nutrito e terso?</l>
<l>Dond'è?... Ma folle! che vaneggio adesso?</l>
<l>Tu sei sempre lo stesso:</l>
<l>E parer ti fa bello</l>
<l>La man che ti trascrisse, o meschinello;</l>
<l>Magica man, che, quando</l>
<l>Sulle corde sonore</l>
<l>Scorre maestra, altrui rapisce il core.</l>
<l>Di tanto onor superbo</l>
<l>Rispondi dunque a chi ti morde acerbo</l>
<l>— Me rigido sermon, ma per dispetto</l>
<l>Da certa gente detto</l>
<l><emph>Classica ciancerulla</emph>,</l>
<l>Angelica fanciulla</l>
<l>Esemplò di suo pugno; e dal sereno</l>
<l>De' suoi begli occhi scese</l>
<l>La virtù che mi rese</l>
<l>Degno d'un guardo del severo amico</l>
<l>Carlo, re dell'onore, e senno antico. —</l>
<l>Ciò dirai: ma pon mente</l>
<l>Che al sovrano parer di certa gente</l>
<l>Tu sei sempre un nonnulla,</l>
<l>Una classica e sciocca ciancerulla;</l>
<l>E che il meschin tuo padre affascinato</l>
<l>Da quel ciarlon d'Omero,</l>
<l>Nel romantico impero</l>
<l>Senza rimession scomunicato,</l>
<l>Va urlando versi sì dannati e strani</l>
<l>Che ne puoi disgradar Giorgi e Stoppani.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXLVIII. IL BUON CAPO D'ANNO ALL'AMICO CAV. CARLO LONDONIO E ALL'EGREGIA SUA CONSORTE LA SIG. ANGELA BONACINA.</head>
<p><add resp="ed">182<gap/></add>.</p>

<lg><l>Pegno di santo affetto,</l>
<l>In tuo stile negletto</l>
<l>Tu non sei così bello, augurio mio,</l>
<l>Come belle son l'alme a cui t'invìo:</l>
<l>Ma il cor che t'accompagna,</l>
<l>Il cor sia quello che ti renda accetto.</l>
<l>Sicuro della magion dunque cammina</l>
<l>Di Carlo e d'Angiolina:</l>
<l>E, giunto innanzi a quelle</l>
<l>Di che il ciel li beò care donzelle,</l>
<l>Tu non fiatar, ma lascia</l>
<l>Che con parola semplice e pudìca</l>
<l>Per te favelli il core e così dica:</l>
<l>— Fior di grazia e di beltate,</l>
<l>Angiolette avventurate,</l>
<l>Il cui dolce e casto riso</l>
<l>Schiude in terra il paradiso;</l>
<l>Un cor puro un cor che sente</l>
<l>Vi saluta riverente;</l>
<l>E al novello aprir dell'anno</l>
<l>Prega il ciel che lunghi e adorni</l>
<l>D'ogni gaudio e senza affanno</l>
<l>Tutti infiori i vostri giorni,</l>
<l>E trasfonda in voi del padre</l>
<l>Le virtudi e della madre. —</l>
<l>E qui tu, schietto augurio mio, ripiglia</l>
<l>Con umile preghiera,</l>
<l>Che dalla falsa schiera</l>
<l>Di quei che la stagione in giro manda</l>
<l>Ti pongano da banda: perchè quelli,</l>
<l>Chi ben dentro li guarda e non di fuore,</l>
<l>Del costume son figli; e tu d'amore.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CXLIX. LE GRAZIE RIFORMATE. PER L'ALBO DELLE AMABILISSIME FANCIULLE ISABELLA ED EMILIA LONDONIO.</head>
<p><add resp="ed">182<gap/></add>.</p>

<lg><l>Ier l'altro Citeréa</l>
<l>Alle Grazie dicea.</l>
<l>— Mie carissime ancelle,</l>
<l>Siete, è vero, ancor belle,</l>
<l>Ma un po' vecchie. E da poi</l>
<l>Che i romantici vati</l>
<l>Si fan beffe di voi</l>
<l>E di quanti beati</l>
<l>Creò l'alto pensiero</l>
<l>Del santo padre Omero,</l>
<l>Ogni vostro bel vezzo</l>
<l>È caduto di prezzo.</l>
<l>Ed a ragion; chè fatto</l>
<l>S'è di voi da' poeti</l>
<l>Sempre pazzi e indiscreti</l>
<l>Un consumo sì matto</l>
<l>Che onta vostra espressa,</l>
<l>Che n'arrossisco io stessa.</l>
<l>Or, vizze e lungi tanto</l>
<l>Da quel che foste accanto</l>
<l>Al vecchio Anacronte,</l>
<l>Che vi riman? la fronte</l>
<l>Abbassar per prudenza,</l>
<l>E in santa pazienza</l>
<l>Servire alla tolette</l>
<l>Delle grinze civette.</l>
<l>Quindi, il soffrite in pace,</l>
<l>Giubilarvi mi piace,</l>
<l>E la corte d'Amore</l>
<l>Riformar con novelle</l>
<l>Elette damigelle</l>
<l>In cui degli anni il fiore</l>
<l>Spieghi le pompe sue:</l>
<l>E me ne bastan due. —</l>
<l>Ciò detto a pena, in meno</l>
<l>Che non guizza il baleno,</l>
<l>Giù dalla terza stella</l>
<l>Si calò con baldanza</l>
<l>Nella segreta stanza</l>
<l>D'Emilia e d'Isabella:</l>
<l>E in note affettuose</l>
<l>La cagion del venire,</l>
<l>Senza star altro a dire,</l>
<l>Alle fanciulle espose.</l>
<l>Vano disegno! Il nume</l>
<l>D'ogni gentil costume,</l>
<l>La divina Aretèa,</l>
<l>Già fatte sue le avea.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CL. IL GIORNO ONOMASTICO DELLA MIA DONNA. NELLA VILLA DEL SIGNOR LUIGI AUREGGI IN CARAVEGLIO.</head>
<p><add resp="ed">1825</add>.</p>

<lg><l>Non aveva le porte ancora</l>
<l>Ben dischiuse al dì l'Aurora,</l>
<l>E nel cielo ancor splendea</l>
<l>L'alma stella dionea,</l>
<l>Quando io sazio di riposo</l>
<l>Di mia cuccia uscìa; bramoso</l>
<l>Di mirar su l'ardue cime</l>
<l>Di Brianza il sol sublime</l>
<l>Sollevarsi, e dei colori</l>
<l>Che la notte avea rapiti</l>
<l>Rivestendo l'erbe e i fiori</l>
<l>Ridestar co' dardi igniti</l>
<l>Nelle cose la sopita</l>
<l>Allegrezza della vita.</l>
<l>Così mosso il piè, repente</l>
<l>Ecco farsi a me presente</l>
<l>Una larva una figura</l>
<l>Di sembianza grave e scura;</l>
<l>Che ravvolta in negro velo</l>
<l>Pria mi strinse il cor di gelo,</l>
<l>Poi di tacito diletto</l>
<l>Mi tentava il dubbio petto.</l>
<l>Muta in me lo sguardo affisse</l>
<l>Alcun poco, e alfin sì disse:</l>
<l>— Non turbarti. Io son nudrice</l>
<l>D'alti affetti, e di severi</l>
<l>Nobilissimi pensieri</l>
<l>Ai poeti inspiratrice,</l>
<l>Ai poeti che il destino</l>
<l>Mal governa. Ed or che al chino</l>
<l>Volgon astri iniqui e crudi</l>
<l>Delle Muse i dolci studi</l>
<l>E di lieta si fe bruna</l>
<l>Ai tuoi versi la fortuna,</l>
<l>Vengo a farti compagnia.</l>
<l>Mi ravvisa: altra fiata</l>
<l>Fui già teco; e son chiamata,</l>
<l>Ben lo sai, Malinconìa. —</l>
<l>— O dell'anime pensose</l>
<l>Ma infelici e a tutti ascose</l>
<l>Fida amica e consigliera!</l>
<l>Io risposi: al dolce tosco</l>
<l>Che in me versi, ti conosco.</l>
<l>Sì, sei dessa: e al certo è vera</l>
<l>La virtù che da te scende,</l>
<l>E ne' mali il cor l'intende.</l>
<l>Vero è ancor che il regno tutto</l>
<l>Delle Muse or giace in lutto,</l>
<l>E che allegra più non suona</l>
<l>La mia cetra. Ma perdona:</l>
<l>Questo giorno averti a lato,</l>
<l>No davvero non poss'io.</l>
<l>Sacro è il giorno all'amor mio;</l>
<l>A colei che amico fato</l>
<l>Diè compagna alla mia vita,</l>
<l>A colei che con piè forte</l>
<l>Fa ch'io calchi la mia sorte</l>
<l>E mi salda ogni ferita;</l>
<l>Alma invitta e in sè sicura</l>
<l>Contra i colpi di ventura.</l>
<l>Fuggi adunque. Tu venisti</l>
<l>In mal punto. I pensier tristi</l>
<l>Qui son tutti oggi sbanditi:</l>
<l>Qui la gioia de' conviti</l>
<l>Sola regna. Ed il gentile,</l>
<l>Che a banchetto signorile</l>
<l>N'ha raccolti, in compagnia</l>
<l>No non vuol malinconìa. —</l>
<l>Con civil ripulsa onesta</l>
<l>Fuor dell'uscio in questo dire</l>
<l>Io metteva quella mesta</l>
<l>Avversaria del gioire.</l>
<l>Cheta cheta a capo chino</l>
<l>Ripres'ella il suo cammino,</l>
<l>E tra' denti mormorò:</l>
<l>— In Milan t'aspetterò. —</l>
<l>E già chiaro il sol vincea</l>
<l>Di Brianza l'emisferio,</l>
<l>E di schietti raggi empiea</l>
<l>Il vallon di Caraverio.</l>
<l>Lieto alzando a lui la fronte:</l>
<l>— Salve, dissi, eterno fonte</l>
<l>Della luce! e come pura</l>
<l>Tu la vibri alla natura,</l>
<l>Così puri e ognor sereni</l>
<l>La mia donna i suoi dì meni:</l>
<l>E sia questo, allor ch'ei torni,</l>
<l>Il più bel di tutti i giorni. —</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CLI. ALLA MARCHESA BEATRICE TRIVULZIO.</head>
<p><add resp="ed">1826</add>.</p>

<lg><l>Allo spirto gentile</l>
<l>Che in sì pietoso stile</l>
<l>Si compiange dell'empio mio destino</l>
<l>Rispondi, inclita Bice,</l>
<l>Che la Musa infelice</l>
<l>Del tuo poeta è morta, e che nel pianto</l>
<l>Spenta è l'arte del canto; e se talora</l>
<l>Tento le corde della cetra, i suoni</l>
<l>N'escon sì rozzi e miseri,</l>
<l>Che più poveri versi non farìa</l>
<l>Tomasèo, Mangiagalli e Compagnoni.</l>
<l>Su me dunque s'intuoni</l>
<l>L'eterna requie, e quindi innanzi sia</l>
<l>Il poeta di Bice Paravia.</l></lg>
</div2>
<div2>
<head>CLII. ONOMASTICO DELLA MIA DONNA.</head>
<p><add resp="ed">1826</add>.</p>

<lg><l>Donna, dell'alma mia parte più cara,</l>
<l>Perchè muta in pensoso atto mi guati,</l>
<l>E di segrete stille</l>
<l>Rugiadose si fan le tue pupille?</l>
<l>Di quel silenzio, di quel pianto intendo,</l>
<l>O mia diletta, la cagion. L'eccesso</l>
<l>De' miei mali ti toglie</l>
<l>La favella, e discioglie</l>
<l>In lagrime furtive il tuo dolore.</l>
<l>Ma dátti pace, e il core</l>
<l>Ad un pensier solleva</l>
<l>Di me più degno e della forte insieme</l>
<l>Anima tua. La stella</l>
<l>Del viver mio s'appressa</l>
<l>Al suo tramonto: ma sperar ti giovi</l>
<l>Che tutto io non morrò: pensa che un nome</l>
<l>Non oscuro io ti lascio, e tal che un giorno</l>
<l>Fra le italiche donne</l>
<l>Ti fia bel vanto il dire — Io fui l'amore</l>
<l>Del cantor di Basville,</l>
<l>Del cantor che di care itale note</l>
<l>Vestì l'ira d'Achille. —</l>
<l>Soave rimembranza ancor ti fia,</l>
<l>Che ogni spirto gentile</l>
<l>A' miei casi compianse: e fra gl'Insùbri</l>
<l>Quale è lo spirto che gentil non sia?</l>
<l>Ma con ciò tutto nella mente poni</l>
<l>Che cerca un lungo sofferir chi cerca</l>
<l>Lungo corso di vita. Oh mia Teresa,</l>
<l>E tu del pari sventurata e cara</l>
<l>Mia figlia! oh voi che sole d'alcun dolce</l>
<l>Temprate il molto amaro</l>
<l>Di mia trista esistenza! egli andrà poco</l>
<l>Che nell'eterno sonno lagrimando</l>
<l>Gli occhi miei chiuderete. Ma sia breve</l>
<l>Per mia cagion il lagrimar: chè nulla,</l>
<l>Fuor che il vostro dolor, fia che mi gravi</l>
<l>Nel partirmi da questo</l>
<l>Troppo ai buoni funesto</l>
<l>Mortal soggiorno; in cui</l>
<l>Così corte le gioie e così lunghe</l>
<l>Vivon le pene; ove per dura prova</l>
<l>Già non è bello il rimaner ma bello</l>
<l>L'uscirne e far presto tragitto a quello</l>
<l>De' ben vissuti, a cui sospiro. E quivi</l>
<l>Di te memore, e fatto</l>
<l>Cigno immortal (chè de' poeti in cielo</l>
<l>L'arte è pregio e non colpa), il tuo fedele,</l>
<l>Adorata mia donna,</l>
<l>T'aspetterà, cantando,</l>
<l>Finchè tu giunga, le tue lodi: e molto</l>
<l>De' tuoi cari costumi</l>
<l>Parlerò co' celesti, e dirò quanta</l>
<l>Fu verso il miserando tuo consorte</l>
<l>La tua pietade: e l'anime beate</l>
<l>Di tua virtude innamorate a Dio</l>
<l>Pregheranno, che lieti e ognor sereni</l>
<l>Sieno i tuoi giorni e quelli</l>
<l>Dei dolci amici che ne fan corona:</l>
<l>Principalmente i tuoi, mio generoso</l>
<l>Ospite amato, che verace fede</l>
<l>Ne fai del detto antico,</l>
<l>Che ritrova un tesoro</l>
<l>Chi ritrova un amico.</l></lg>
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<head>CLIII. IN RISPOSTA A UN EPIGRAMMA DI UGO FOSCOLO</head>

<p><add resp="ed">“<quote>Questi è Monti poeta e cavaliero, Gran traduttor de' traduttor d'Omero</quote>”</add>.</p>
<p><add resp="ed">1827</add>.</p>

<lg><l>Questi è il rosso di pel Foscolo detto,</l>
<l>Sì falso, che falsò fino se stesso</l>
<l>Quando in Ugo cangiò ser Nicoletto.</l>
<l>Guarda la borsa, se ti viene appresso.</l></lg>
</div2>
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</body>
</text>
</TEI.2>
