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      <title>Della eredità di Cleonimo. Orazione d'Iseo</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>4 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000708</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I, Firenze, Sansoni 1989.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>800</date>
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    <langUsage><language id="ita"/></langUsage>
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        <term>858.7 - MISCELLANEA ITALIANA. 1814-1859</term>
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        <term>Traduzioni e volgarizzamenti</term>
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<div1><head>Della eredità di Cleonimo</head>
<head>Orazione d'Iseo</head>

<p>Grande mutazione di cose, o uditori m'è sopravvenuta, morto Cleonimo. Imperocchè questi vivendo la sua rota ci lasciò, morendo in pericolo ce l'ha messa: e quelli che allora non venivamo in tribunale mai pur per udire, cotanto egli modestamente ci educava, sì ci veniamo ora per litigare di tutto il nostro: essendochè non di quello di Cleonimo solamente ma del patrimonio si quistiona, contro il quale affermano che Cleonimo avea credito di contanti. E laddove la costoro famiglia e' parenti credono che di quanto Cleonimo anco per confessione nostra ha lasciato loro, ch'e' si voglia pure farne a metà con esso noi; questi sì svergognati sono ch'e' s'ingegnano d'artigliarci anco il patrimonio, non perch'ei non sappiano quale il dovuto sia, ma perch'ei si pensano di sapere che noi al tutto diserti siamo.</p>
<p>E che dica vero, ponete mente che capitale di ragioni s'abbia recato l'una e l'altra parte. Costoro si fanno forti del testamento che egli non perchè l'avesse con noi ma crucciatosi con uno de' nostri, veramente fece, ma innanzi di morire, mandato Posidippo al magistrato, annullò. Noi veniamo come strettissimi parenti e come quelli che seco lui dimestichissimamente usato abbiamo, dimandando quello che di legge, per la prossimità, ci viene, e anco di volontà così di Cleonimo per l'amore che ci portò, come di Poliarco padre di Cleonimo e avo nostro, il quale lasciò che se Dio facesse altro di Cleonimo non avendo figli, che la sua rota scadesse a noi. Ora stando la cosa così come sta dalla parte nostra, non si vergognano costoro che parenti sono e nessuna buona ragione da dire hanno, tenerci in giudizio a disputare di quello che anche cogli strani sarebbe vergogna a litigare.</p>
<p>E secondo me, o Uditori, noi non ci guardiamo gli uni gli altri d'uno stesso occhio. Perocchè il trovarmi indevutamente in pericolo, io per me non lo reputo il più gran guaio che m'abbia adesso, ma sì bene l'aver briga co' parenti, che pure a ripulsarli disavvenevole cosa è. Nè crederò che minore disgrazia sia l'aver fatto male a costoro difendendomi, che l'averne avuto male di volontà loro. Costoro poi non la pensano di questa maniera, ma invocati gli amici e fatta provvisione di avvocati, così ci vengono addosso con quanto di forze hanno, quasi che non di pregiudicare a parenti, ma di punire inimici si trattasse.</p>
<p>Ma della costoro sfacciataggine e brutta ghiottornia, come udirete il tutto, meglio sarete chiari. Farommi a raccontarvi da quel punto onde credo menarvi alla cognizion della causa per la più corta. Dinia dunque fratello di nostro padre ebbeci in tutorìa, esso zio noi pupilli. </p></div1></body></text></TEI.2>
