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    <titleStmt>
      <title>Componimenti poetici (1809)</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
    </titleStmt>
    <extent>11 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000757</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Entro dipinta gabbia. Tutti gli scritti inediti, rari e editi 1809-1810 di Giacomo Leopardi, a cura di M. Corti, Milano, Bompiani 1972.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <classDecl><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>800</date>
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    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
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        <term>Poesia</term>
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      <item>Correzione linguistica</item>
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<div1 type="poesia"><head>LA MORTE DI ETTORE</head>
<head>Sonetto</head>
<lg type="sonetto"><lg><l>Fermati, duce, non ti basta? ah mira</l>
<l>Come a te s'avvicina Achille il forte,</l>
<l>Che gran furore, e insiem vendetta spira,</l>
<l>E inferocito anela alla tua morte.</l></lg>
<lg><l>Ettor non m'ode, e alla battaglia aspira;</l>
<l>Ah che quivi l'attende iniqua sorte!</l>
<l>Ei vibra il ferro: quegli si raggira,</l>
<l>E schiva il colpo colle braccia accorte</l></lg>
<lg><l>Drizza poi l'asta sfolgorante luce;</l>
<l>Fermano il corso per mestizia i fiumi;</l>
<l>Già vola il crudo acciar... fermati, o truce.</l></lg>
<lg><l>Torcon lo sguardo innorridito i Numi;</l>
<l>Il colpo arrivò già; cadde il gran duce,</l>
<l>Cadde l'Eroe di Troja, e chiuse i lumi.</l></lg></lg></div1>
<div1 type="poesia"><head>LA TEMPESTA DELLA FLOTTA TROJANA</head>
<head>Sonetto</head>
<lg type="sonetto"><lg><l>Fugge il vinto Trojan le Frigie sponde;</l>
<l>Ma all'Argiva Giunone ancor non basta,</l>
<l>Eolo co' venti già solleva l'onde,</l>
<l>Cui l'angusta prigione aprì coll'asta.</l></lg>
<lg><l>Già il noto sotto il mar tre navi asconde,</l>
<l>E tre ne aggira per la region vasta</l>
<l>Dell'ampio Oceano e gran terrore infonde</l>
<l>Nel resto della flotta ancor rimasta.</l></lg>
<lg><l>Fulmini, e dardi igniti scaglia il cielo,</l>
<l>E tuoni, e lampi manda in modi strani,</l>
<l>E si ricopre d'un'oscuro velo.</l></lg>
<lg><l>E chi mai calmerà de' flutti insani</l>
<l>Il furore? Dal ciel deh scendi, o Delo,</l>
<l>E soccorri i tuoi miseri Trojani.</l></lg></lg></div1>
<div1 type="poesia"><head>SCIPIONE, CHE PARTE DA ROMA</head>
<head>Sonetto</head>
<lg type="sonetto"><lg><l>Allorchè il vincitor, grande Affricano</l>
<l>L'ingrato abbandonò, paterno suolo;</l>
<l>Allontanossi dal crudel Romano</l>
<l>Delle Virtudi il venerato stuolo.</l></lg>
<lg><l>Maledicendo il popolo inumano,</l>
<l>Disciolto il crine, e con amaro duolo</l>
<l>L'uom vittorioso compiangendo invano,</l>
<l>Fece ritorno al suo nativo polo.</l></lg>
<lg><l>Scipione intanto, che con man trionfante</l>
<l>Tante palme raccolse, e tanti allori;</l>
<l>Ora travaglia intorno a umili piante.</l></lg>
<lg><l>Ma quì la virtù sua meglio risplende,</l>
<l>E degli antichi meritati onori</l>
<l>Gloria maggiore a lui tal vita rende.</l></lg></lg></div1>
<div1 type="poesia"><head>LA MORTE</head>
<head>Sonetto</head>
<lg type="sonetto"><lg><l>Ahi Morte, Morte! ecco la scorgo ardita,</l>
<l>Che la tremenda falce intorno ruota,</l>
<l>E la pallida turba a tutti addita;</l>
<l>Cinta da gente umile a lei devota.</l></lg>
<lg><l>Mostra in un antro oscuro quei, che in vita</l>
<l>Regia splendero, oppur la fecer nota</l>
<l>Con degne azioni, e quelle, cui Sorita</l>
<l>Beltade un dì fregiò la rosea gota.</l></lg>
<lg><l>Veggo, che attorno ria gli fan corona</l>
<l>E Peste, e Febre, e la scarnata Tisi,</l>
<l>E ogni malor, che prede a Morte dona.</l></lg>
<lg><l>O Dio, per cui voler dobbiamo uccisi</l>
<l>Dal ferro suo cader, deh ci perdona,</l>
<l>E fa, che mai da te ne andiam divisi.</l></lg></lg></div1>
<div1 type="poesia"><head>IL PASTORE, E LA SERPE</head>
<head>Favola</head>
<lg type="non-definito"><lg><l>Dal freddo fatta gelida</l>
<l>Vide un Pastore in terra</l>
<l>Serpe giacer cerulea,</l>
<l>Atta non più a far guerra.</l></lg>
<lg><l>Egli commosso a tenera</l>
<l>Pietà di sua nemica,</l>
<l>Questa gelata, e languida</l>
<l>Alza con mano amica.</l></lg>
<lg><l>Poi nel suo seno accoglie</l>
<l>L'intirizzita biscia,</l>
<l>E con pietosa mano</l>
<l>La scalda insieme, e liscia</l></lg>
<lg><l>Colei gli spirti appena</l>
<l>Riprese, che al Pastore</l>
<l>Rivolse l'aspra lingua,</l>
<l>E il ceffo traditore.</l></lg>
<lg><l>E l'uomo sì benefico</l>
<l>Colla feroce bocca</l>
<l>Ferisce, egli in un subito</l>
<l>Al suol morto trabocca</l></lg>
<lg><l>Chi porta a' tristi ajuto</l>
<l>Presto si pentirà</l>
<l>D'aver beneficato</l>
<l>Chi ben oprar non sa.</l></lg></lg></div1>
<div1 type="poesia"><head>LA TEMPESTA</head>
<head>Canzone</head>
<lg type="canzone"><lg><l>Sopra l'erbetta tenera</l>
<l>Sta un Pastorello assiso,</l>
<l>E il gregge suo, che pascola</l>
<l>Guarda con lieto viso.</l></lg>
<lg><l>A lui d'accanto mormora</l>
<l>Il ruscelletto lieve,</l>
<l>Quegli dell'acqua limpida</l>
<l>Placidamente beve.</l></lg>
<lg><l>Quand'ecco vede sorgere</l>
<l>Nube nel cielo oscura,</l>
<l>Che in breve tempo ingombralo,</l>
<l>e inspira a ognun paura.</l></lg>
<lg><l>Ella si scioglie in grandine,</l>
<l>Che con tremendo orrore</l>
<l>Tutto flagella il povero</l>
<l>Campetto del Pastore.</l></lg>
<lg><l>Mugghiano tuoni orribili,</l>
<l>Striscia nell'aere il lampo,</l>
<l>Cadon veloci folgori,</l>
<l>E sembra acceso il campo.</l></lg>
<lg><l>Protervi venti soffiano,</l>
<l>Tutto è terrore, e tremito,</l>
<l>Le fiere si rintanano,</l>
<l>Muggisce il mar con fremito.</l></lg>
<lg><l>In fuga il Pastor misero</l>
<l>Si pone, e la sua greggia</l>
<l>Lascia in balìa del turbine</l>
<l>Del cielo, che dardeggia.</l></lg>
<lg><l>Nella cappanna ascondesi</l>
<l>Pallido, e palpitante,</l>
<l>Ed ivi appena reggesi</l>
<l>Sul piede vacillante.</l></lg>
<lg><l>Dai fori del tugurio</l>
<l>Rimira l'aere oscuro,</l>
<l>E trema, e ancor non sembragli</l>
<l>Di star quivi sicuro.</l></lg>
<lg><l>Alfine i nembi cessano,</l>
<l>S'accheta la tempesta:</l>
<l>Se n'esce allora il misero</l>
<l>Pastor con faccia mesta.</l></lg>
<lg><l>Mira spezzati gli alberi,</l>
<l>Mira il suo gregge ucciso,</l>
<l>Vede per sempre il giubilo</l>
<l>Andar da se diviso.</l></lg>
<lg><l>E piange invano, e s'agita,</l>
<l>La disperata mano</l>
<l>Al crine, al viso squallido</l>
<l>Spinge a far onta invano.</l></lg>
<lg><l>Tanto è la speme instabile,</l>
<l>Che dileguar si suole</l>
<l>Come la nebbia al turbine,</l>
<l>Come la neve al sole.</l></lg></lg></div1>
<div1 type="poesia"><head>CONTRO LA MINESTRA</head>
<head>Versi martelliani</head>
<lg type="non-definito"><lg><l>Apri, o canora Musa, i boschi di Elicona,</l>
<l>E la tua cetra cinga d'alloro una corona.</l>
<l>Non or d'Eroi tu devi, o degli Dei cantare,</l>
<l>Ma solo la Minestra d'ingiurie caricare.</l>
<l>Ora tu sei, Minestra, de' versi miei l'oggetto,</l>
<l>E dir di abbominarti mi apporta un gran diletto.</l>
<l>Ah se potessi escluderti da tutti i regni interi;</l>
<l>Sì certo lo farei contento, e volentieri.</l>
<l>O cibo, invan gradito dal gener nostro umano!</l>
<l>Cibo negletto, e vile, degno d'umil villano!</l>
<l>Si dice, che risusciti, quando sei buona i morti;</l>
<l>Ma oh detto degno d'uomini invero poco accorti!</l>
<l>Or dunque esser bisogna morti per goder poi</l>
<l>Di questi beneficj, che sol si dicon tuoi?</l>
<l>Non v'è niente pei vivi? sì mi risponde ognuno;</l>
<l>Or via su me lo mostri, se puote qualcheduno.</l>
<l>Ma zitto, che incomincia furioso un certo a dire;</l>
<l>Presto restiamo attenti, e cheti per sentire.</l>
<l>E dir potrete vile un cibo delicato,</l>
<l>Che spesso è il sol ristoro di un povero malato?</l>
<l>Ah questo è uno sproposito, che deve esser punito,</l>
<l>Acciò che mai più possa esser da alcun sentito.</l></lg>
<lg><l>È ver, ma chi desidera la Dio mercè esser sano</l>
<l>Deve lasciar tal cibo a un povero malsano.</l>
<l>Piccola seccatura vi sembra ogni mattina</l>
<l>Dover mangiare a mensa la cara minestrina?</l>
<l>Levatevi, o mortali, levatevi d'inganno,</l>
<l>Lasciate la minestra, che se non è di danno,</l>
<l>S'almen di seccatura. Ora da te, mia Musa,</l>
<l>Sia pur la selva opaca del tuo Elicone chiusa.</l>
<l>Io forse da qualcuno talor sarò burlato,</l>
<l>Ma non m'importa bastami, d'essermi un po' sfogato.</l></lg></lg></div1>
<div1 type="poesia"><head>PER MESSA NOVELLA</head>
<head>Sonetto</head>
<lg type="sonetto"><lg><l>Restò Giuseppe in preda al rio livore</l>
<l>Della germana, invida turba, atroce,</l>
<l>Spinto Cain dall'ira, e dal furore</l>
<l>D'Abele esangue udì l'estrema voce.</l></lg>
<lg><l>Da tai figure espresso il Dio Signore</l>
<l>Fra i scherni del Giudeo popol feroce</l>
<l>Scacciò dal mondo il lacrimoso orrore,</l>
<l>E vittima si offrì da un alta croce.</l></lg>
<lg><l>Quel sacrificio, onde tremò la terra,</l>
<l>Il cielo innorridì, che al cupo Averno</l>
<l>Incessante apportò, funesta guerra;</l></lg>
<lg><l>Offri tu Sacerdote al Nume eterno,</l>
<l>E quell'amor, che l'alma tua rinserra</l>
<l>Chiaro mostri in quest'oggi al Dio superno.</l></lg></lg></div1>
<div1 type="poesia"><head>PER IL SANTO NATALE</head>
<head>Canzonetta</head>
<lg type="canzonetta"><lg><l>Tacciano i venti tutti,</l>
<l>Del mar si arrestin l'acque,</l>
<l>Gesù, Gesù già nacque,</l>
<l>Già nacque il Redentor.</l></lg>
<lg><l>Il Sommo Nume eterno</l>
<l>Scese dall'alto cielo,</l>
<l>Il misterioso velo</l>
<l>Già ruppe il Salvator.</l></lg>
<lg><l>Nascesti alfin nascesti,</l>
<l>Pacifico Signore,</l>
<l>Al mondo apportatore</l>
<l>D'alma felicità.</l></lg>
<lg><l>L'empia, funesta colpa</l>
<l>Giacque da te fiaccata,</l>
<l>Gioisci, o avventurata,</l>
<l>Felice umanità.</l></lg>
<lg><l>Sorgi, e solleva il capo</l>
<l>Dal sonno tuo profondo;</l>
<l>Il Redentor del mondo</l>
<l>Omai ti liberò.</l></lg>
<lg><l>Nò più non senti il giogo</l>
<l>Di servitù pesante,</l>
<l>Son le catene infrante</l>
<l>Da lui che ti salvò.</l></lg>
<lg><l>Gloria sia dunque al sommo</l>
<l>Onnipossente Iddio,</l>
<l>Guerra per sempre al rio</l>
<l>D'Averno abitator.</l></lg>
<lg><l>Dia lode e cielo, e terra,</l>
<l>Al Redentor Divino,</l>
<l>Al sommo Rè Bambino</l>
<l>Di pace alto Signor.</l></lg></lg></div1>
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</text>
</TEI.2>
