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      <title>Le femmine puntigliose</title>
      <author>Carlo Goldoni</author>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
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        <title>Carlo Goldoni : teatro</title>
        <title type="part">Il servitore di due padroni, Il teatro comico, La famiglia dell'antiquario, Le femmine puntigliose, La bottega del caffè</title>
        <author>Goldoni, Carlo</author>
        <editor id="ed">Pieri, Marzia</editor>
        <publisher>Einaudi</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1991</date>
        <note>Fa parte di: Il Teatro Italiano : 4 : Teatro del Settecento</note>
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                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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    <editorialDecl><p>Quando nell'originale cartaceo nella lista dei personaggi la medesima descrizione era attribuita a più di un personaggio con una parentesi graffa, la descrizione è stata ripetuta per ciascun personaggio cui era stata attribuita.</p></editorialDecl><classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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        <term>852.6 - LETTERATURA DRAMMATICA ITALIANA. 1748-1814</term>
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<opener><salute><hi rend="sc">ALL'ILLUSTRISSIMO SIGNOR CAVALIERE</hi> FRANCESCO DE' MEDICI <hi rend="sc">PATRIZIO FIORENTINO</hi></salute></opener>
<p rend="italic">L'Umana felicità, Illustrissimo Signor Cavaliere, direbbe il Poeta
essere, come l'Araba fenice, che si crede vi sia, ma non si sa dove si ritrovi,
tutti la cercano, pochi sono quelli che la conoscono, e credo, che
pochissimi sieno quelli, che di possederla si vantino. Mancano i mezzi
a taluno per rintracciarla a talun altro manca il merito per conseguirla.
Vi è chi non può esser felice per difetto di sua natura, v'è chi non
può esserlo, per difetto di volontà, poiché, cercando l'umana felicità
tra i vizi, o tra i piaceri scorretti, trova in cambio di essa, le amarezze, i
pericoli, le disavventure. Io certamente sono uno di quelli, che lusingar
non si possono di possederla, ma ho sempre desiderato conoscerla,
e con que' principi di Morale Filosofia, che Dio mi ha impressi nell'animo,
sono andato attentamente osservando quelle persone, che mi
parevano esser felici, per istabilire, se veramente lo fossero. Per formare
un tale giudizio, conosco anch'io, che non bastano le osservazioni,
che far si possano sui caratteri delle persone, e né tampoco sulle azioni
loro, poiché la vera felicità consiste nella contentezza del cuore, e questo
occultandosi per lo più dalla malizia degli Uomini, a pochissimi si
vede in fronte, ed è sempre equivoco, e pericoloso il giudicare di essi.
Vi sono però certi adorabili temperamenti, che hanno la sincerità per
costume, che mostrano a tutti il cuore, e colle parole, e colle azioni loro,
e fra questi andava io rintracciando l'Uomo felice, perché se non lo
è, merita almeno di esserlo.</p>
<p rend="italic">Parmi di averlo già ritrovato, e se l'umana felicità, Illustrissimo Signor
Cavaliere, non alberga nel vostro seno, io non saprei in qual altra
parte del Mondo continuare lo studio di rintracciarla. Non crediate
già, ch'io voglia ora formar un Panegirico di quelle lodi, che per
gl'infiniti meriti vostri, vi son dovute, o per acquistarmi viepiù la protezione
vostra, o per indurvi ad accettare con miglior animo quella Commedia,
che umilmente vi raccomando, e vi dedico, e con questo mio riverente
foglio ardisco di presentarvi. Voi siete naturalmente gentile,
amoroso, benefico, non avete bisogno di esser lodato, né io saprei
farlo adequatamente. Vi prego permettermi di ragionare di Voi, e di ben
bene considerarvi, sicché io possa non solo colla opinione mia, ma di
quelli, che delle ragioni mie persuasi saranno, decidere, stabilire, e
consolarmi, che se nel mondo può darsi vera felicità, questa con Voi
alberga da Voi meritata, e da Voi posseduta. Per provare l'assunto
mio, è necessario, prima d'ogni altra cosa, ch'io stabilisca qual sia
l'umana felicità. Questa io la considero in vari gradi distinta li quali se
in Voi saranno venficati, niuno potrà contendermi, che Voi siate
l'Uomo felice, che siate Voi quella Fenice, che ricercasi, e non trovasi.</p>
<p rend="italic">La prima immensa felicità comune a tutti i viventi dell'uman
genere, è l'Essere. Sono infinite le creature possibili, come è infinita
l'onnipotenza del Creatore, ma che noi siam compresi nel numero
determinato degli Uomini, è una felicità incomprensibile, senza di cui
né il bel Mondo, né il bellissimo Cielo sarebbe stato per noi. Vero è
che questo Essere per taluni sarà funesto, e meglio sarebbe per essi,
che stati non fossero, ma colpa sarà celesta del tristo abuso, che fatto
avranno di un tanto bene, e confessar dovranno aver posseduto quella
inesplicabile felicità, che a tutte la altre poteva loro servir di guida.
Voi dunque siete in possesso di questo bene, comune agli Uomini tutti,
egli è vero, ma felicissimo in Voi, poiché conoscendone il pregio, e
ottimo uso facendo della vita vostra, grato a Dio vi rendete, e utile alla
società umana.</p>
<p rend="italic">Dopo la felicità dell'Essere, qual altra maggiore può immaginarsi
oltre quella del nascere in grembo di Santa Chiesa, succhiando col latte
la vera Fede, e cancellando coll'acque del Sacro Fonte la colpa de'
primi nostri Patenti? Gli occulti, impenetrabili arcani della Provvidenza
han noi arricchiti di un tanto bene Miseri quelli, che nati fra
gli errori, ed allevati colle superstizioni, chiudono le orecchie alla
grava, e induriscono il cuore sotto il peso della ingannevole educazione,
ma più miseri quegli ancora che prevaricatori si chiamano del Vangelo,
ribelli della Cattolica religione, i quali vendendo, a similitudine di
Esaù, per poche lenti la Primogenitura Celeste, calpestano il più bel
dono della imperscrutabile predilezione Divina Voi lo conoscete questo
bel dono, e colle azioni vostre, e con i vostri ragionamenti date altrui
a conoscere aver radicata nel petto la vera Fede. Non si sentono a
Voi cadere dal labbro certi arguti concetti, che feriscono la Religione
nel cuore. Pare a' dì nostri, che Uomo non sia di lettere colui, che di
certi oltramontani Libri non sa far pompa, colui, che non sa porre in
ridicolo il Dogma, le Tradizioni, e fino le sacre Carte medesime, spargendo
massime false, anche contro il proprio suo cuore, detestate internamente
nell'animo, ma lanciate con imprudenza, o per acquistare
la grazia di un personaggio, o per far ridere la brigata. Si può rinunziare
per meno ad una si grande felicità?</p>
<p rend="italic">Dietro a cotesta inestimabile ed eterna, pongo io quella immediatamente
di sortire dalla Natura un corpo bene organizzato, una macchina
ben disposta in cui l'armonia delle parti, e l'equilibrio degli
umori formino un perfetto temperamento. Non vi ha dubbio, che l'anima
non sia d'un'istessa natura, di una bellezza, e perfezione medesima
in tutti gli Uomini, onde la diversità degli abiti, delle inclinazioni,
e delle passioni procede dalla costruzione di questa macchina, la quale
fa piegar l'anima, ove, per così dire, le ruote interne la spingono. Vero
è, che la ragione fu data all'Uomo da Dio, a distinzione di tutte le create
cose per reggere, e illuminare quest'anima, ma non è da desiderarsi,
che la Ragione abbia da usar violenza agl'impeti della natura, e
beati coloro, i quali si conducono per forza d'inclinazione a operar bene,
senza la guerra delle passioni nemiche, e l'Anima, e la Ragione sedendo
unite, e comandando nel cuor dell'Uomo, danno esse il moto
alle membra, ai sensi, alla volontà, ai pensieri, né schiave, né tiranne
del corpo, ma di lui compagne, regolatrici, ed amiche.</p>
<p rend="italic">Per questa parte, Veneratissimo Signor Cavaliere, chi può negare,
che Voi non siate felici? Non parlo già dell'avvenenza esterna del vostro
corpo, la quale non è poi tanto necessaria negli Uomini, ma dell'interna
proporzion delle parti, dell'armonia degli organi, ove l'anima
le sue operazioni principalmente eseguisce, la quale interna perfezion
delle parti, se agli occhi non comparisce, coll'uso, e colla pratica si
riconosce, quella egualità di temperamento, quella dolcezza di tratto,
quella indifferenza per le vicende umane, la compassione verso de' bisognosi,
la moderazione nelle passioni, l'umiltà in mezzo alle magnificenze,
sono virtù dell'anima, non impedite in Voi da alcuna mala organizzazione
del corpo, onde vi riesce di eseguire tanti abiti virtuosi,
senza il contrasto delle passioni, e con facile studio della Ragione.
Anche la forma esterna è argomento dell'interna bellezza, e quantunque,
come diceva, non sia necessaria nell'Uomo quella beltà di volto, di cui
le Donne abbisognano, Voi avete anche questa prerogativa di più, e
potete assicurare, colla dolcezza del vostro viso, la candidezza del vostro
cuore.</p>
<p rend="italic">Il quarto grado dell'umana felicità lo reputo io il nascere da Genitori
onesti, molto più poi da nobili Genitori, e tanto questa si accresce,
quanto più puro è il sangue, che dà la vita. Vero è, che l'origine di tutti
noi da un solo Padre deriva; che la pasta, onde siam formati è la medesima
in tutti, e che di tutti egualmente struggesi collo stesso fine, ma
non può negarsi però, che coll'andar del tempo non siasi prodotta certa
diversità fra gli Uomini, che fa distinguere dall'aspetto il nobile dal
plebeo, siccome ancora gli Uomini di una nazione, da quelli di un'altra.
Ogni regola è soggetta alle sue eccezioni; accordo ancor io, e la
pratica lo dimostra, che la Natura scherzando, darà talvolta ad un Pastorello
un 'immagine da Sovrano, ma per lo più si ravvisa il contrario,
anzi, per meglio dire, la natura giustifica per lo più co i lineamenti del
volto la nobiltà de i natali. Sia ciò derivato per ragion dell'educazione,
che a poco per volta ha regolato la macchina in virtù degli abiti virtuosi,
o sia per la natura de' cibi, che hanno resa più delicata la complessione,
o per la qualità degli esercizi, che quanto men faticosi tanto più
rendono gentile il corpo, e avvenente, certissima cosa è, che il nascere
da genitori nobili è un maggior bene. Bene massimo egli è altresì cotesto,
perché col sangue si traggono per lo più da' nobili Genitori le inclinazioni
magnanime e generose, e sarà un bene singolarissimo anche per questo,
perché gli Uomini lo rispettano, lo stimano e lo hanno
in venerazione. Chi sa distinguere l'onesto contegno dalla vanità, e
dalla superbia, può ricevere senza colpa gli omaggi degl'inferiori. Anzi
non deve seco loro familiarizzarsi soverchiamente, ma proteggerli con
amore, trattarli con dolcezza, e farsi rispettare beneficandoli.</p>
<p rend="italic">Se in Voi dunque ricercasi quella felicità, che dalla nobiltà del sangue
deriva, a chi è ignota l'origine della Sovrana Casa de' Medici, da
cui la vostra nobilissima è provenuta? Questo basta per provare la
chiarezza de' vostri natali, la Croce invitta de' Cavalieri di Malta brilla
mirabilmente sul vostro petto, e tutti quegli onori, che possono
caratterizzare una famiglia illustre, nella vostra abbondantemente si
trovano. Farei torto a chi per avventura leggesse questo mio foglio,
volendone parlare distintamente, e vi vorrebbero dei Volumi pel farlo.
A me basta poter concludere, che felicissimo siete rispetto alla nobiltà
de' natali, che della felicità umana ho collocato nel quarto grado.</p>
<p rend="italic">Che cosa pensate Voi, ch'io voglia considerare nel quinto? La Ricchezza
forse? No; non ancora. Permettetemi ch'io chiami felicità una
cosa, la quale potrebbe da alcuni credersi una facezia, ed a me sembra
un articolo molto essenziale. Considero dunque felicità umana il nascer
Uomo e non Donna. Che dite Voi Gentilissimo Signor Cavaliere,
parvi, che sia ragionevole il mio pensiero? La Donna è più gentile
di noi, e anche più bella, se certa bellezza esposta agli occhi altrui si
consideri, ella è da noi provveduta, servita, amata. Ma se cerchiam fra
le Donne le più servite, le meglio amate evvi paragone veruno colla
libertà nostra, colla nostra virile autorità, col dominio (però discreto),
che Dio ci ha dato sopra di esse? Quella perpetua soggezione che soffrono
è compensata bastantemente colle finezze, che da noi ricevono?
Non parlo io già di quelle Donne, che hanno l'abilità di porsi gli Uomini
sotto i piedi, e calpestando le leggi del loro sesso, vivono con una
libertà, che eccederebbe anche il diritto degli Uomini, queste hanno
poi de' peggiori mali, sono in discredito presso le persone onorate, si
deridono nelle conversazioni e passano per cattiva erba nel giardino
del Mondo. Parlo delle femmine oneste, delle femmine virtuose, possono
essere più soggette di quel, che sono? Fanciulle, sotto l'austera
disciplina de' Genitori. Congiunte, sotto quella, talvolta asprissima,
de' Mariti. Vedove, soggette assai più alla critica, alle osservazioni del
Mondo, alle leggi del buon costume. Le Religiose sarebbero le più felici,
se volessero esserlo. Nell'angusto loro recinto sono meno soggette
di quelle, che passeggiano per le strade, obbediscono è vero, ma sono
anche in grado di comandare, e si obbediscono fra di loro per effetto di
virtuosa rassegnazione, che rende amabile l'obbedienza. Ciò non
ostante, trovo preferibile per troppe ragioni lo stato nostro, e credo
felicità l'esser Uomo, ed io mi consolo di esserlo, e mi rallegro con Voi,
che lo siate, e tanto più ho ragione di rallegrarmi, quanto che non solo
siete Uomo per la virile essenza, ma lo siete col senno, colla prudenza
e colle virtù robuste dell'animo.</p>
<p rend="italic">Il nascere in un buon Paese è un altro grado di felicità, che io considero
in sesto luogo. Grandissima disavventura per mio giudicio è di
coloro, che nascono in un Paese tiranno, in un Paese incolto, in un clima
infelice. Chi nasce in Firenze, come Voi nato siete, nasce nel Giardino
del Mondo, giacché l'Europa è la migliore delle sue quattro parti,
e in questa ha il primo luogo l'Italia, e dell'Italia la bellissima parte è
la Toscana tutta, e della Toscana la più vaga, la più deliziosa e l'inclita
sua Capitale. Nulla manca a Firenze, per essere un soggiorno invidiabile.
La situazione è amena, il clima è dolcissimo, le Vie spaziose, e
piane, i magnifici Tempii, i sontuosi Palagi, le pubbliche grandiose
Fabbriche, i Ponti, il Regal Fiume, le Gallerie stupende, le Biblioteche,
le Statue, i Giardini, le amemssime Ville, i Teatri, i pubblici divertimenti
son forti attrattive de' forestieri, che non solo vengono di
lontano per vagheggiarla, ma lungamente vi si trattengono per goderla.
E che dirò io della umanità, della cortesia de' gentilissimi Fiorentini?
Questa è adorabile sopra tutto; questa ha colmato me pure di beneficenze,
e di grazie, e se tanto si è usato meco, senza mento, e senza
grado, convien dire, che benignissimi sian per natura, e a compatire, e
a beneficare inclinati. Che più poteva io desiderare in questa Città famosa,
Patria d'Uomini illustri, di felicissimi talenti a' giorni nostri ripiena?
Accolte furono le mie Commedie da' Fiorentini, come se difettose
non fossero, sofferte furono sulle Toscane Scene, ed acclamate ancora,
indi alla luce mandandole per via dei Torchi, lo dirò a mia gloria,
s'affollarono per averle Voi, Benignissimo Signor Cavaliere, Voi più
di tutti compassionando le miserabili circostanze di un Uomo, condotto
dalla disperazione ad arrischiare moltissimo, per la salvezza della
propria riputazione, Voi mi deste animo, protezione, e consiglio, giungeste
per fino ad esibirmi denaro, e sarei stato certo di ogni vostro
soccorso, se Iddio Signore benedicendo le Opere mie, non mi avesse
col frutto de miei sudori assistito. Non cesserò mai di lodar Voi, e di
benedire la vostra Patria, e di considerar felicissimo chi in essa ha la
fortuna di nascere, anche per un'altra ragione, non inferiore a quelle,
delle quali ho parlato. Questa è la purgatissima Lingua, che vi si parla,
mentre sceltissime sono le parole, graziosi gli adagi, e spiritosi i concetti.
Quivi parlasi quella Lingua, che tanto difficilmente dagli stranieri
si scrive, ed utilissimo studio credo io per un Uomo di lettere,
trattenersi per qualche tempo in Firenze ad imparar dalle Balie e dalle
Fantesche ciò, che altrove si mendica dal Bembo, dal Boccaccio, o dal
la Crusca medesima. Ma già ben mi accorgo, che a troppo lunga faccenda
impegnato mi sono esaminando i gradi della umana felicità. Altre
circostanze importantissime mi rimangono dopo le sei da me alla
meglio considerate, le quali non deggio io omettere, perché non credasi,
o che io non le conosca, o che in Voi non si ritrovino. Le accennerò
brevemente per non abusarmi della vostra umanissima tolleranza, e le
rammenterò soltanto accennandole alla sfuggita.</p>
<p rend="italic">In settimo luogo, quel che rende l'Uomo felice è la Salute, senza la
quale ogni altro bene di questa vita è un miserabile bene, e Voi, grazie
all'Altissimo siete sano, e Dio vi faccia esser tale in tutti i giorni di vostra
vita, che vi bramo lunghissima.</p>
<p rend="italic">Succede in ottavo grado alla salute del corpo quella dell'animo, se
a quella del corpo non si voglia preferire; chiarezza di mente, prontezza
di spinto, fecondità d'intelletto, sono segni evidenti di un animo sano,
robusto, e vivace, che rende l'Uomo più facilmente felice Voi di
ciò siete ben provveduto. Unir sapete alle applicazioni domestiche,
dovute ad un ricchissimo Patrimonio, lo studio delle lettere, e l'erudizione.
Ma giacché il ricco Patrimonio vostro mi è accaduto per incidente
di nominare, lasciate, che io vi dica essere la Ricchezza il nono
grado della ricercata felicità.</p>
<p rend="italic">Altri non avrebbono aspettato sinora a ragionare della Ricchezza,
ma collocandola in più alto posto, l'avrebbono mandata innanzi a
parecchi gradi, considerandola il sommo ben della vita. Io non ho certamente
in tanta estimazione i tesori, che ardisca di anteporgli alla salute,
alle scienze, alla nobiltà, e né tampoco alla felicità della Patria, desiderandomi
aver più tosto tre Paoli al giorno in Italia, che dieci Doppie in uno dei
gelati Paesi del Settentrione. So, che Voi pure calcolate
il bene delle vostre doviziose rendite per mantenere con decoro, e con
lustro la nobilissima Casa vostra, ed il buon uso, che fate dell'oro, e
dell'argento, dimostra, che Voi lo apprezzate sol quanto merita, ma, a
quel che merita più, non lo preferite.</p>
<p rend="italic">Non è fuor di proposito considerare fra i gradi della nostra felicità,
la libertà ancora, e collocarla nel decimo luogo di questa nostra rassegna
Voi la godete perfettamente, con un Ordine in petto, che vi difende
dalla catena del Matrimonio. Io non dirò, che sieno le nozze generalmente
di peso agli Uomini, e di tormento, anzi sostituirei a questo grado
di felicità il Matrimonio medesimo, se di una discreta moglie
potesse alcuno gloriarsi, ma poiché il dubbio è grande, ed il pericolo è
manifesto, la libertà è un gran bene, un bene, che si conosce meglio,
quando si perde, ma è meglio non perderlo, a costo ancora di non
conoscerlo perfettamente.</p>
<p rend="italic">L'undecimo grado diamolo noi meritamente all'uso delle sociali
Virtù. Rendono queste l'Uomo amabile, e desiderato, arbitro delle
oneste conversazioni, e posseditore dei migliori cuori del Mondo.
Sono certe virtù quelle, che io chiamo virtù sociali, che derivano da una
buona Morale, e si adattano alle circostanze. Per esempio ridere,
barzellettare, brillare colle persone di spinto, ragionare colle persone di
senno, non inquietare coloro, che sono di malinconico umore, parlar
di scienze coi dotti, astenersene cogl'ignoranti, non irritare i superbi,
non avvilire i pusillanimi. Esser savio coi savi, ma ben guardarsi di
non impazzire coi pazzi. Mentre accenno queste regole della felicissima
Società, non intendo già di darle a Voi, quasiché abbiate ora necessità
d'impararle. Voi siete adorno di tutte le più amabili qualità, siete
un perfetto conoscitore del Mondo, e avete per gli onesti piaceri, che
il mondo ci somministra, un ottimo discernimento, un perfettissimo
gusto.</p>
<p rend="italic">Ecco la duodecima, ed ultima condizione, la quale, secondo me,
può render l'Uomo felice: il buon gusto, il sano discernimento. Iddio
ha creato il Mondo per noi, e tutte le sue delizie sono delizie nostre.
Guardiamoci dall'abusarcene, non dal goderle. Senza andar dietro ai
piaceri vietati, tanti noi ne abbiamo dei permessi, che smentir possiamo
coloro, i quali tristo chiamano il Mondo. È l'appetito smoderato
degli Uomini quello, che cambia aspetto alle cose, per altro vi è da
godere, vi è da prendersi divertimento, senza traviare dal sentiero
dell'onestà. Vi vuol buon gusto, vi vuol perfetto discernimento; Voi
l'uno, e l'altro avete, e lodevole uso ne fate: Voi siete dunque felice.
Che se alcuno mi volesse opporre, essere necessario per la felicità
dell'Uomo il comando, no, gli direi, t'inganni. Possono gli Scettri, e le
Corone appagar l'ambizione, non rendere contento il cuore. Un grado
solo dell'umana felicità, che manchi al Sovrano, lo può rendere nella
sua grandezza infelice, e tutta la sua grandezza non vale a procacciargli
la pace del cuore.</p>
<p rend="italic">Io dunque mi rallegro con Voi, Illustrissimo Signor Cavaliere, e
mi rallegro di cuore con me medesimo, per aver ritrovato, e conosciuto
in Voi il tesoro dell'umana felicità. Voi non potete non desiderare felici
gli altri per effetto della Virtù, onde a ragion mi lusingo, che mi vorrete
beneficare, donandomi ora per e sempre la benignissima grazia
vostra, accettando come un tributo d'ammirazione, di servitù, ed ossequio
questa miserabile Commedia, che vi offerisco, e permettendomi,
che possa dire di essere, quale umilmente mi sottoscrivo,</p>
<p rend="italic">Di V. S. Illustriss.
Umiliss. Devotiss. ed Obblig. Serv.</p>
<closer><signed>CARLO GOLDONI</signed></closer></div1>
<prologue>
<head>L'AUTORE A CHI LEGGE</head>
<p>Se nella lettera precedente ho ragionato dell'umana
felicità, ora teco, Lettor carissimo, ragionare dovrei
dell'umana miseria. Leggi la Commedia che seguita, e la
rileverai da te stesso, senza che io te ne faccia parola.</p>
<p>Le Femmine puntigliose non solo fabbricano per se stesse
dei mali che non vi dovrebbono essere al Mondo, ma vogliono
dei pregiudizi loro fare anche agli Uomini sentir il peso.
Eredi in ciò funestissime della prima Madre, tutti gli amari
pomi voglion dividerli con noi meschini; e prevalendosi del
sopravvento, che loro la debolezza nostra concede, ci
rendono ministri della loro ambizione. Ogni picciolo moto
scompone ed agita la loro macchina delicata; arrendevoli ad
ogni urto della passione, conoscono che per se stesse non
hanno bastante forza per vendicarsi, ricorrono all'Uomo,
l'interessano ne' loro vani puntigli e gli avvelenano il
cuore.</p>
<p>Le nobili non si degnano delle inferiori; le ignobili
aspirano all'egualità colle Dame; le ricche disprezzano le
miserabili, e queste hanno le altre in aborrimento.
Esaminiamo le fonti di tai puntigli, e si vedrà chiaramente
ch'esse provengono dallo smoderato amor proprio,
dall'invidia e dall'ambizione. Non basta alla Nobile la
nobiltà, vuol esser ricca. Non basta alla Ricca la sua
ricchezza, vuol esser nobile. Non basta ad una Donna esser
nobile ed esser ricca, vuol esser sola. Rarissime Donne ho
io conosciuto, che si amino fra di loro, e le più amiche e
le più amorose non se la perdonano ad ogni minima occasione
di criticare. Di quante Commedie ho composto, argomento più
spazioso di questo non mi proposi. Io era, come suol dirsi,
confuso nell'abbondanza e se non avessi limitato i puntigli
colle regole del Teatro, avrei fatto una Commedia sola per
tutto il resto de' giorni miei.</p>
<p>Il puntiglio principalissimo su cui raggirasi la mia
Commedia è quello di una Femmina ricca, la quale in mezzo a
tutti i comodi della vita si crede infelice, se non può
comparir fra le Dame. Io non credo, che possa darsi maggior
pazzia di cotesta. La Nobiltà è un fregio grande,
desiderabile da chicchessia, ma è quel tal fregio che
unicamente può dalla nascita conseguirsi. Tutto l'oro del
Mondo non è bastante a cambiar il sangue, e sarà sempre
stimata più una Femmina doviziosa nel pro - prio rango, di
quello possa ella sperare innalzandosi a qualche Ordine
superiore. I ragionamenti di <emph>Pantalone</emph> su tale articolo,
fatti da lui per instruzione di <emph>Don Florindo</emph>, potrebbero
essere salutari consigli a tutti quelli che hanno tai
pregiudizi nel capo, e l'esempio di <emph>Donna Rossaura</emph> può
servire di specchio a qualche femmina troppo vana. <emph>La
Contessa Beatrice</emph> fa una trista figura nel ceto della
nobiltà. Io non credo che tal carattere si ritrovi. Una Dama
che voglia per cento doppie arrischiar il decoro del suo
Paese, ed esporre agli scherni una Forestiera, non credo vi
sia mai stata. Ho figurato un carattere da Commedia per
mettere i puntigli in ridicolo, sicuro quasi dentro di me
medesimo, che non avrei potuto esserne rimproverato. Ma il
Mondo che vuol fare scena di tutto, ha preteso di riscontrar
degli originali, e mi ha caricato di averli io
temerariamente imitati. Protesto non esser vero, ed è una
prova della verità che sostengo, l'essersi l'istessa favola
in ogni Paese narrata, in cui si rappresentò la Commedia.
Non è verisimile che possa lo stesso fatto in più di un
luogo verificarsi; non è credibile ch'io abbia voluto
espormi al pericolo di una vendetta; è ben probabile che per
tutto vi sieno degli spiritosi talenti, che cerchino di
mettere in ridicolo le persone e di screditare gli Autori.
Ciò non ostante ho dovuto fare qualche cambiamento nella
Commedia; ho trasportato la Scena in un paese lontano, in
cui non vi sono mai stato, acciò apporre non mi si possa
averla io sulla verità lavorata. Questa ed altre simili
mutazioni a me, in un'opera mia, non mi può essere impedito
di farle, ma non era poi lecito al <emph>Correttore</emph>, che
all'edizione del <emph>Bettinelli</emph> presiede, omettere nella
<emph>Scena III</emph> dell'<emph>Atto I</emph> i più interessanti ragionamenti di
<emph>Pantalone</emph> sull'articolo importantissimo della condotta di
<emph>Don Florindo</emph>, che per aderire alla vanità della moglie,
abbandona i propri interessi per una falsa immagine di
decoro. E se mai fosse vero che l'<emph>Editore</emph> ed il
<emph>Correttore</emph> medesimo mutilata avessero ricevuta la mia
Commedia, apprendano esser giuste le mie querele, e che gli
<emph>Autografi</emph> (per servirmi del loro termine) si prendono
dalle mani dell'Autore, non da quelle di un terzo. Anche la
parte dell'<emph>Arlecchino</emph> vedesi dimezzata e in quella di un
<emph>Lacchè</emph> convertita. Ciò mi sovviene aver io medesimo fatto
per compiacere un <emph>Arlecchino</emph> particolare, che dalla parte
di un <emph>Moro</emph> credevasi pregiudicato, con animo di rimetterlo
come prima, all'occasione di pubblicar con le stampe la mia
Commedia; che se inoltre ho fatto senza di cotal Maschera,
parmi che non s'abbia a togliere ove s'adoprano il
<emph>Pantalone</emph> e il <emph>Brighella</emph>. - Un'altra cosa restami a dire
sul buon evento di tal Commedia. Ella è stata fortunatissima
da per tutto, fuor che in Venezia, quantunque l'annotazione
del <emph>Bettinelli</emph> per otto sere di seguito asserisca colà
essere stata rappresentata. - La ragione del minor incontro
in una Città di ottimo gusto, e per le Opere mie
benignamente inclinata, procede dal costume medesimo del
paese. Non corrono in Venezia certi puntigli stucchevoli,
certe ridicole affettazioni che usare in qualche altra Città
si vedono. La Nobiltà è in cotal grado costituita, che niuno
di qualunque altro rango inferiore può aspirare a
confondersi colla medesima, ed ella riconoscendosi superiore
bastantemente per il suo grado, tratta tutti con affabilità,
e non ha pretensione di quegli onori che cotanto riescono
incomodi alla società; che però siccome piace la commedia
critica, quando in essa vi si riconosce il costume, non può
allettare moltissimo il ridicolo di tai puntigli alla mia
Patria stranieri.</p></prologue>
<castList>
<head>Personaggi</head>
<castItem type="role"><role><emph>Donna Rosaura</emph>,</role> <roleDesc>moglie di</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Don Florindo Aretusi</emph>,</role> <roleDesc>mercante siciliano</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>La contessa Beatrice</emph></role></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Il conte Onofrio</emph>,</role> <roleDesc>suo marito</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>La contessa Eleonora</emph></role></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>La contessa Clarice</emph></role></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Il conte Ottavio</emph></role></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Il conte Lelio</emph></role></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Pantalone de' Bisognosi</emph>,</role> <roleDesc>mercante veneziano</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Brighella</emph>,</role> <roleDesc>staffiere di donna Rosaura</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Arlecchino</emph>,</role> <roleDesc>servidore della medesima in figura di Moro</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Un servitore</emph></role> <roleDesc>della Contessa Beatrice</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Un paggio</emph></role> <roleDesc>della Contessa Eleonora</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Un bravo</emph></role></castItem>
</castList>
<set>
<p>La Commedia si rappresenta in Palermo.</p>
</set>
</front>
<body>
<div1 type="atto">
<head>Atto primo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Appartamento nella locanda, in cui sono alloggiati don
Florindo, e donna Rosaura.</stage>
<stage><emph>Donna Rosaura, e Don Florindo.</emph></stage>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Signora consorte carissima, credo, che ce ne
possiamo tornare al nostro paese, e se aveste aderito a
quello, che io diceva, non saremmo nemmeno venuti a Palermo.
</p></sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Che avrebbero mai detto di noi le donne del nostro
rango, se dentro il primo anno del nostro matrimonio non
fossimo venuti a far qualche sfarzo nella città capitale?
</p></sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E che cosa diranno di noi, se torneremo alla
patria, senza che una dama di questo paese siasi degnata di
ammetterci alla sua conversazione?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ciò basterebbe a farmi morir di dolore.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Penso che sarebbe stato meglio, se in luogo di
aspirare alla conversazione delle dame, ci fossimo
contentati di quella delle mercantesse della nostra
condizione.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Oh, questo poi no. Sono venuta a Palermo per
acquistare qualche cosa di più. Per esser distinta a
Castell'a Mare, basta ch'io possa dire, sono stata in
Palermo alla conversazion delle dame.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ma se questa conversazione, non si può ottenere?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Il Conte Lelio mi ha dato speranza, che forse, forse
si otterrà.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Il Conte Lelio, e molti altri cavalieri ci
trattano, ci favoriscono, mostrano desiderio d'introdurci
per tutto; ma so, che le dame non vogliono ammetterci
assolutamente.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Eppure sono stata a casa di alcune, e mi hanno
ricevuta.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Sì. In privato tutte ci faranno delle finezze, ma
in pubblico non è possibile.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mi ha promesso il Conte Lelio, che la Contessa
Beatrice prenderà ella l'impegno d'introdurmi.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Questa dama non la conosco. Non le ho portato
veruna lettera di raccomandazione.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>La lettera di raccomandazione, che dovremo noi
presentarle, sarà un piccolo regaletto di cento doppie.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Cento doppie? A che motivo?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Per gl'incomodi, che si dovrà prendere per causa
nostra.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E sarà tanto vile, per vendere a denaro contante la
sua protezione?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Il Conte Lelio maneggia l'affare: io gliel'ho
promesse, e son certa che in questo non mi farete scorgere.
Purché ottenghiamo l'intento nostro, che importa a voi il
sagrificio di cento doppie?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Quando riesca la cosa bene, le sagrifico
volentieri, unicamente per compiacervi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Anzi ho divisato donare al Conte Lelio un orologio
d'oro per gratitudine dei buoni uffici, che fa per noi.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ed egli l'accetta?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Perché volete, che lo ricusi?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Per quel, ch'io vedo, si vende la protezione, come
il panno, e la seta.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ci siamo, bisogna starci.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>In otto giorni, che siamo qui, abbiamo speso più di
trecento scudi, senza veder cosa alcuna.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non voglio andare in nessun luogo, senza una dama,
che mi conduca.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Brighella, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Signori...</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Villanaccio <emph>(a Brighella con isdegno gittandogli un fazzoletto in faccia)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima...</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Dammi, quel fazzoletto.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima sì. Gh'è qua l'illustrissimo sior
Pantalon, che li voria reverir.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Pantalone non è illustrissimo.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La perdona, signora...</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Asino!</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Illustrissima, la me compatissa.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Digli che passi.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Signor sì... Illustrissimo sì. (No me posso
avvezzar) <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non voglio sentire le seccature di questo vecchio.
Vado nella mia camera; se viene il Conte Lelio, mandatelo da
me.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Sarete servita.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Se questa dama ci favorisce, bisognerà trattarla.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Siamo forestieri, probabilmente sarà ella la prima
a trattarci.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Basta; purché si spunti, si ha da spendere senza
riguardo <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Don Florindo, poi Pantalone.</emph></stage>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Bel negozio, che ho fatto a prendere questa signora
sposa! Ella mi ha dato una ricca dote, ma credo, che al
terminar dell'anno sarà finita.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sior don Florindo, mio patron reverito.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Buon giorno, il mio caro signor Pantalone.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Son vegnù a reverirla, e in tel medesimo tempo a
dirghe, che ho recevesto la lettera d'avviso per pagarghe i
mille zecchini, a tenor della lettera de cambio, che gieri
lu m'ha fatto presentar.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Non v'era bisogno, che per questo v'incomodaste,
mentre ieri, anco prima della lettera d'avviso, avete con
bontà accettata la mia cambiale.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Gh'ò tanta stima per la so degna persona, gh'ò
tanto credito alla so dita, che anca senza lettera de cambio
l'averia servida, se la s'avesse degnà de commanderme.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Vi sono molto tenuto per la bontà, che mi
dimostrate.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La sarave bella! Semo stai tanto amici col sior
Anselmo so barba, che gierimo, se pol dir, fradei. Quello el
giera un omo! Quello ha fatto i bezzi! Con mille ducati, che
gh'à dà so pare, in manco de dies'anni, l'ha fatto un
capital de cinquantamille.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Veramente a mio zio Anselmo ho tutta
l'obbligazione.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Credo de sì, l'ha lassà tutto a ela, co l'è morto,
el giera la prima dita de sti paesi, e ela, la me permetta,
che ghe diga, se la seguiterà el bon ordine de so sior
barba, la sarà un dei primi mercanti della Sicilia.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Io, caro signor Pantalone, sono in un grado di non
aver più bisogno di far il mercante. Ho tanti capitali, ho
tanti crediti, ho tanto danaro in cassa da poter vivere
comodamente, senza continuare la mercatura.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La me perdona se me avanzo troppo. Cossa gh'àla
d'investìo?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Oh poco! A riserva d'un bel palazzo per villeggiare
con tre, o quattro campi tirati a giardino; non ho poi
comprato né terreni, né case.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La senta, e l'ascolta un omo vecchio, pratico delle
cosse del mondo, e interessà per i so vantazi. I bezzi i se
spende, e quando, che in tel scrigno se cava, e no se mette,
presto se ghe vede el fin. La mercanzia la val poco in te le
man de chi no seguita a negoziar; e i crediti i gh'à la so
gran tara, e no se scuode quando che se vol. Voggio mo dir,
che continuando a negoziar, la pol mantegnir, e aumentar i
bezzi, e el capital; che lassando el negozio, la pensa
almanco a investir, per non aver un zorno da suspirar. La xè
zovene, la xè novizzo, probabilmente l'averà dei fioi, a
questi, anca solamente previsti, semo obbligai a pensar. La
fazza conto de ste parole, e la le receva da un omo, che per
etae, per amor, e per debito, se protesta d'esserghe come
pare.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Caro il mio amatissimo signor Pantalone; voi siete
pieno di bontà per me, vi ringrazio de' salutevoli
documenti, e vi prometto di porli in pratica.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Quando la crede, che mi ghe diga la verità, e che
la sia persuasa de voler mantegnir in credito la so dita, mi
la conseggio andar al so paese, tender ai so negozi, e
seguitar le pratiche, le usanze, e le corrispondenze de so
sior barba.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ho i miei ministri, che agiscono in mia vece.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>I ministri i xè bei, e boni; ma col paron no
gh'abada, le cosse no le va mai ben. Tutti cerca el proprio
interesse, e pochi xè quei, che s'impegna con zelo, e con
calor in favor dei so principali.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Quanto prima tornerò a Castell'a Mare; ma giacché
sono in Palermo, non è giusto, ch'io parta senza far vedere
alla mia sposa le cose principali della città.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Se la commanda, mi la farò servir.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Vi vorrebbe qualche signora, che si prendesse
l'incomodo di accompagnare mia moglie.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Gh'ò una nezza maridada in t'un dei primi marcanti.
La gh'à carrozza, la gh'à staffieri, la la servirà ela.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ma poi, s'anderà in veruna conversazione?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>M'impegno, che i ghe farà tre, o quattro sontuose
conversazion, e che la sarà trattada, come una principessa.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Quand'è così, riceveremo le vostre grazie.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vado subito a avvisar mia nezza.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Trattenetevi un momento, tanto, che avvisi di ciò
la mia sposa. Ehi, signora Rosaura? <emph>(la chiama)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Donna Rosaura nell'altra camera, e poi esce, e detti, poi
Brighella.</emph></stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Cosa volete? <emph>(di dentro)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Favorite, venite qui, che vi ho da parlare.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non vi è nessuno, che alzi la portiera? <emph>(come sopra)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Non vi è nessuno.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Gh'àla mal ai brazzi? La servirò mi <emph>(alza la portiera)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Obbligatissima alle sue grazie <emph>(esce)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Il signor Pantalone è tutto bontà, tutto
gentilezza. Sentite le belle esibizioni, ch'egli ci fa. Ci
offerisce la buona grazia d'una signora sua nipote, la quale
ci favorirà colla sua carrozza, e ci condurrà alla
conversazione.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>È dama questa sua nipote? <emph>(a Pantalone)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>No la xè dama, ma la xè una delle prime mercantesse
de sta città.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Va alla conversazione delle dame?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La va alle conversazion de par soo; de signore
tutte oneste, e civil; signore, che non xè nobili; ma che
gh'à dei soldi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signor Pantalone, la riverisco <emph>(vuol partire)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Come! No la se degna de lassarse servir da mia
nezza?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Sì, anzi, mi farà piacere <emph>(sprezzante)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vago subito a dirghe, che la se prepara per
vegnirla a riverir.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>No, no, per oggi non s'incomodi. Mi duole il capo.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Donca la vegnirà doman.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Se starò bene, vi avviserò.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mo gh'àla mal?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mi duole il capo. Non posso nemmeno sentir parlare.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Co l'è cusì, per non disturbarla de più, vago via.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Scusi di grazia. Quando mi duole il capo non so che
cosa mi dica.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Me despiase infinitamente. Sior don Florindo,
bisogna remediarghe; no sentela, che alla sposa ghe dol la
testa?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Lo so pur troppo. (Mia moglie ha il suo male nella
testa, e mi dispiace, che non vi è rimedio) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima, el sior Conte Lelio desidera de
reverirla <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Venga, è padrone <emph>(a Brighella, che parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mo se ghe dol la testa, come farala a sentirlo a
parlar? <emph>(a Rosaura)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>La ragione per cui egli viene, interessa tutte le
mie premure. Fate una cosa, signor Florindo, servite in
un'altra camera il signor Pantalone, e lasciatemi col Conte
Lelio a trattar l'affare, che voi sapete.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ma non potremmo noi prevalerci del signor
Pantalone, che ci esibisce una sua nipote?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mi maraviglio di voi. Sapete l'impegno, in cui sono.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Signor Pantalone; andiamo, se vi contentate
<emph>(stringendosi nelle spalle)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(Poverazzo! El se lassa menar per el naso) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Ehi! per vostra regola, acciò non facciate qualche
cattivo giudizio, osservate ho preso le cento doppie)
<emph>(piano a Florindo, e gli mostra la borsa)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>(Si potrebbero pur risparmiare) <emph>(piano a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Son chi sono; voglio così <emph>(adirata)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Andiamo, andiamo, signor Pantalone <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(Questi i xè de quei dolori de testa, che patisce
le muggier, co le gh'à per marii de sta sorta de mamalucchi)
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Donna Rosaura, poi il Conte Lelio, e Brighella.</emph></stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>La nipote del signor Pantalone? Farei una gran
figura, se andassi con lei!</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Riverente m'inchino alla signora donna Rosaura.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Serva, signor Conte, chi è di là? <emph>(chiama)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Da sedere.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima sì <emph>(porta due sedie)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Galantuomo, siete forestiere? <emph>(a Brighella)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Signor sì.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Dimmi, il moro è in casa? <emph>(a Brighella)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima sì.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Siete lombardo? <emph>(a Brighella)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Signor sì.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Va' via <emph>(a Brighella)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima sì.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Sentite una parola <emph>(a Brighella)</emph>. Mi date licenza
ch'io dica un non so che al vostro servitore? <emph>(a Rosaura)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Siete padrone.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Voglio un poco vedere, perché a lei dà
dell'illustrissima, e a me del signore). (Ditemi quel
giovine, al vostro paese che regola si usa nel dar i
titoli?) <emph>(a Brighella a parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ghe dirò, signor, in certi paesi dove, che ho
praticà mi: chi li merita non li cura, e a chi non li merita
i se ghe dà per burlarli.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Bravo, mi piacete. Se vi occorre nulla, sarò per
voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Signor sì.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Portateci la cioccolata.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima sì <emph>(caricato, e parte; e a suo tempo ritorna)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Così con bella maniera costui si burla della sua
padrona) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Favorite d'accomodarvi.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Ricevo le vostre grazie <emph>(siede)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Che buone nuove mi recate del nostro affare?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Il tutto è accomodato. La Contessa Beatrice verrà
da qui a pochi momenti a visitarvi; voi le anderete a render
la visita; in casa sua farà, che si trovino varie dame. Vi
introdurrà con esse, e vi condurrà pubblicamente nella loro
conversazione.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Caro Contino, siete adorabile. Non poteva sperare
diversamente dal vostro spirito, dalla vostra buona
condotta.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Circa alle cento doppie, bisogna condur la cosa con
buona maniera.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Le si potrebbe dare un anello, che fosse di tal
valore.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>No, un anello non accomoderà i suoi interessi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Il danaro è pronto. Disponetene come vi aggrada.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Faremo così; procureremo, che accada di fare una
scommessa di cento doppie fra voi, e la Contessa Beatrice;
voi perderete la scommessa, ed ella averà il danaro
contante.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>In questa maniera, non riconoscerà da me il dono, ma
dalla sorte.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Se la cosa è prima concertata, lo riconoscerà
unicamente da voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Se si concerta così, può anche ricevere le cento
doppie, senza far la scommessa.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Signora no; ella pretende salvar con ciò la
delicatezza del suo decoro.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Può salvarla presso di tutti gli altri, quando non
lo sappiano altri che ella, ed io.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Non vuole scomparire nemmeno con voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ma se io ho a sapere la verità.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Non importa; le resta sempre un rimorso di meno; e
ancorché ella sia certa, che la scommessa sia inventata per
regalarla, ciò nonostante, vanterà con voi medesima il suo
bello spirito nell'aver saputo trionfare coll'oppinione.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E qual è la scommessa che dobbiamo fare?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>La scommessa caderà sopra le ore. Voi per esempio
direte, che sono sedici. Ella dirà, che sono diciassette. Si
farà la scommessa; io deciderò in favore della Contessa, e
voi le darete le cento doppie.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Benissimo; per decidere con fondamento, favorite,
tenete quest'orologio <emph>(gli dà un orologio d'oro)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Credo che il mio sarà sufficiente.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non pretendo sprezzare il vostro, ma questo è uno
dei migliori di Londra. Tenetelo, e state certo che non
isbaglierete.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Ve lo renderò dopo la scommessa.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Spero che non mi farete un simile torto.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Donna Rosaura, voi siete troppo obbligante.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Un Cavaliere, che mi dimostra tanta parzialità, può
anche permettermi, ch'io mi possa prendere con esso lui una
simile confidenza.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Per dir il vero, la premura, ch'io nutrisco delle
vostre soddisfazioni non è senza interesse, ma la mercede, a
cui aspira il mio cuore, val molto più di quello mi avete
graziosamente donato.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E qual è la mercede, che a misura del vostro merito
possiate da me ottenere?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Qualche generosa porzione della vostra grazia.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Oh via, signor Conte, vedo, che vi prendete spasso
di me.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Mostrerei di essere poco conoscitore del merito, se
non aspirassi all'onore di essere da voi ben veduto.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ben veduto, stimato, e venerato voi siete.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>E niente più?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Che cosa pretendereste di più?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Niente amato? Niente affatto?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Onestamente, posso anche amarvi.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Oh si sa! Onestamente.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Caro Conte, ditemi con sincerità. Siete impegnato
con alcuna dama?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Cinque ne ho servite in un anno, e tutte cinque si
sono disgustate di me per femminili puntigli. La prima,
perché ho procurato di accomodare in un'altra casa un
servitore, che aveva ella licenziato. La seconda, perché in
faccia sua ho detto, che mi piacevano gli occhi d'una
romana. La terza, perché giocando all'ombre le ho dato un
codiglio. La quarta, perché innocentemente ho scoperta una
sua bugia; e la quinta, per essermi scordato una sera
d'andarla a prendere alla conversazione. All'ultimo, mi sono
posto a servire la Contessa Beatrice, la quale non è tanto
puntigliosa quanto le altre.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Presto, presto, essa pure vi scarterà.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Per qual motivo?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Può essere per causa mia.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Per sì bella cagione, rinunzierei tutte le più
belle dame del mondo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mi burlate?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Dico davvero.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Caro Conte!</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Adorabile madamina!</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima. La signora Contessa Beatrice, l'è
fermada colla carrozza alla porta; e la manda a veder, se
Vosustrissima è in casa, e se la pol vegnir a farghe una
visita.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Padrona <emph>(s'alza)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(Adesso la camisa no ghe tocca el preterito)
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Veramente è sollecita questa dama.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Spero, che resterete contenta.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ha marito?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Sì. Il Conte Onofrio. È un buonissimo uomo;
mangia, e beve, e non pensa ad altro.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Lascia far tutto alla moglie?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Tutto.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Felici quelle donne, che possono far così.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Bisognerà andarle incontro.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ma dove?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Io direi alla scala.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Oh no, Contino mio, basterà, ch'io vada alla porta
di camera.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Per la prima volta, che viene a visitarvi, potete
far qualche cosa di più.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Se lo facessi una volta, sarei obbligata di farlo
sempre.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Abbondare in gentilezza è cosa sempre ben fatta.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Chi troppo si abbassa non esige rispetto.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Finalmente è una dama.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ed io non sono la sua cameriera.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Presto, andatele incontro. Vedetela, è qui alla
porta.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Basta, che mi veda disposta per incontrarla <emph>(fa qualche passo verso la porta)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>La contessa Beatrice, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>È qui la signora Rosaura?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Oh! Servitori ignoranti! Non mi hanno avvisata.
Sarei venuta a riceverla.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Non importa, non importa.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Serva umilissima, signora Contessa.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Serva sua, signora donna Rosaura. Addio Conte.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Con tutto il rispetto <emph>(inchinandosi)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mi rincresce, che la signora Contessa siasi preso
l'incomodo di venire sin qui; sarei venuta io a riverirla.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Il Conte Lelio mi ha procurato l'incontro di
conoscere una signora di merito particolare, ed io non ho
tardato ad accellerarmi un tal piacere.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>S'accomodi. (Parla molto sostenuta) <emph>(piano a Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Si serve dei veri termini) <emph>(piano a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Converrà misurar le parole) <emph>(da sé)</emph>. Ma favorite
d'accomodarvi <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Eccomi accomodata <emph>(siedono tutti tre uniti; Beatrice alla dritta, Rosaura in mezzo, il Conte alla sinistra)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Così non istiamo bene. La Contessa non ha il suo
posto) <emph>(piano a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Conte, avete fatto ammobiliar voi questo
appartamento per la signora Rosaura?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Sì signora, ho avuto io una tale incombenza.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>E i suoi servitori, gli avete procurati voi?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Ne ho ritrovati alcuni, per la pratica della città.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Perdonatemi; l'avete servita male. Cattivi mobili,
e pessimi servitori.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Perché dite questo, signora Contessa?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Non vedete? Siete pur Cavaliere. In una camera di
udienza, le sedie tutte eguali non istanno bene. E i
servitori non le sanno disporre.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Non ve l'ho detto? La Contessa non ha il suo
posto, e vi voleva una sedia distinta) <emph>(piano a Rosaura)</emph>.
Signora, regolerò io le mancanze del servitore, giacché per
i mobili non vi è rimedio <emph>(s'alza, porta la sua sedia in distanza di Rosaura, e fa che Beatrice resti alla dritta della medesima)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Ho piacer d'imparare; anch'io a Castell'a Mare farò
così) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Conte mio, vi siete preso un incomodo, che lo
potevate risparmiare. L'errore non consisteva nella vostra
sedia, ma nella mia. Il sole di quella finestra mi offende
la vista.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Ho capito). Permettetemi ch'io vi rimedi <emph>(s'alza; fa alzare Beatrice, e porta la di lei sedia in distanza di Rosaura colla spalliera verso la finestra, cosicché viene a restare in faccia a Rosaura nel primo luogo della camera d'udienza)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Conte, se l'ho da condurre alla conversazione
delle dame, insegnatele qualche cosa) <emph>(piano al Conte, e siede)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Questa poi non l'intendo) <emph>(piano al Conte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Quello è il primo luogo. Nella camera d'udienza,
sempre la persona, che si riceve, va collocata in faccia la
padrona di casa, e in faccia alla porta, o almeno di fianco)
<emph>(piano a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Anche questa è buona per Castell'a Mare) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Su via, signore mie, diciamo qualche cosa di bello
<emph>(torna a portare la sua sedia vicino a Rosaura, e gira alquanto quella di essa Rosaura, acciò resti in faccia alla Contessa Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>E così, signora Rosaura, come vi piace la città di
Palermo?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non posso dirlo, perché non l'ho ancora veduta.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Quant'è, che ci siete?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Saranno otto giorni.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>In otto giorni, sarete stata in qualche luogo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non sono uscita di casa, altro che una volta sola.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Per qual ragione?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Per non aver avuto una dama, che mi favorisse.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Che pretensione ridicola!) E partirete di Palermo
senza vederlo?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Spero che la signora Contessa mi onorerà della sua
compagnia.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Conte, che ora abbiamo?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Non lo so davvero; il mio orologio va male; voi che
venite ora di fuori, potreste saperlo meglio di me <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ma pure, che ora direste voi, che fosse?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Signora Rosaura, dite voi la vostra opinione.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Io dico, che saranno sedici ore.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ed io dico, che saranno diciassette.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Quando la signora Contessa lo dice, sarà così.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Oh diavolo! E la scommessa?) <emph>(piano a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(È vero, non ci ho pensato). Signora Contessa, io
scommetto che sono sedici ore.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>O sedici, o diciassette non ci penso. Ma è ora che
vi levi l'incomodo, e me ne vada <emph>(sostenuta)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Sentite? Se l'ha avuto per male) <emph>(piano a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(È molto puntigliosa!) <emph>(piano a Lelio)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Eppure è delle più correnti, e facili, che vi
sieno) <emph>(piano a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>A mezzogiorno devo esser a casa, ove alcune dame
saranno per favorirmi.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>A che ora suona il mezzogiorno?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Alle diciassette.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Dite alle diciotto) <emph>(piano a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Perdoni, signora Contessa, ella s'inganna; il
mezzogiorno suona alle diciotto.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Lo volete insegnare a me? Suona alle diciassette.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Ora è il tempo) <emph>(piano a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Scommetto che suona alle diciotto.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Scommetto, che suona alle diciassette.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Animo, che cosa volete scommettere, signore mie?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Tutto quello, che vuole la signora Rosaura.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Scommetto cento doppie.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Doppie di Spagna?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Vi s'intende.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Benissimo. Accetto la scommessa. Cento doppie di
Spagna, che mezzogiorno suona alle diciassette.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Che suona alle diciotto.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ma chi deciderà la scommessa?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Io, signore, se vi contentate. Ecco un giornale
veridico, ed accreditato. Ecco qui: <emph>Tavola del mezzogiorno: undici Aprile, a ore diciassette</emph>. Signora donna Rosaura,
avete perduto la scommessa.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ho vinto, ho vinto <emph>(con allegria)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Benissimo, ed io sono pronta a pagare. Ecco, signora
Contessa, una borsa con cento doppie di Spagna. Contatele se
ne avete dubbio.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Mi maraviglio. Mi fido di voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Anche questa è andata bene, che non credevo) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Il mezzogiorno dunque suona alle ore diciassette;
ma presentemente, che ora sarà?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Io direi, che fossero sedici.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ed io scommetto, che sono diciassette.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signora Contessa, siete troppo brava; con voi non
scommetto più. (Ne piglierebbe altre cento) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Orsù; volete venire con me? <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Dove?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>A casa mia, dove vi saranno quattro, o cinque dame
invitate unicamente per voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Riceverò volentieri le vostre grazie. Ma prima, se
vi contentate, beviamo la cioccolata. Chi è di là?
<emph>(chiama)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Arlecchino, e detti, poi Brighella.</emph></stage>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Comandar.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Porta la cioccolata.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Subito servir <emph>(in atto di partire)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Che grazioso moretto!</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Mi star graziosa moretta, e ti star galanta
bianchetta <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Come ti chiami?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Mi chiamar con bocca.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Va' via di qua, impertinente.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Lasciatelo dire, che la Contessa avrà piacere. È
il più caro moro del mondo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Per ti star cara <emph>(a Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Per me sei caro? Perché?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Perché non aver quattrini, per mi comprar.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Bravo moretto, bravo!</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Oh cara! Quanto star bella! Mi voler bena. Mi, se ti
voler, far razza mezza bianca, e mezza mora <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Va' via, briccone. Porta la cioccolata.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Per ti, e per ti portar cioccolata <emph>(a Rosaura, e Beatrice)</emph>. E per ti polentina <emph>(a Lelio, e parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>È maledetto costui!</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Dove l'avete avuto? <emph>(a Rosaura)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Vi dirò; questo è un moro, che quando fu preso, fu
portato a Venezia, dove ha principiato a parlar italiano, e
sentitelo, che dice quasi tutte parole veneziane corrotte.
Egli poi venne in Sicilia sopra una nave, e piacendomi
infinitamente il suo spirito, e le sue facezie, l'ho
comprato dal capitano.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Che nome ha?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Perché è tanto burlevole, e giocoso; gli ho messo
nome Arlecchino.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Ma gli Arlecchini sono goffi, e costui è furbo come
il diavolo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>In oggi i buoni Arlecchini sono più spiritosi, che
goffi.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>L'illustrissimo sior Conte Onofrio vorria
riverirla <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Mio consorte <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Favorisca, è padrone. Presto, un'altra sedia. Lì lì,
presso la signora Contessa <emph>(a Brighella)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Che volete, ch'io faccia di mio marito vicino?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Aspetta <emph>(a Brighella)</emph>. (Dove l'abbiamo da
mettere?) <emph>(piano a Lelio)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Appresso di voi) <emph>(piano a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Di sopra, o di sotto!) <emph>(come sopra)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Oh di sopra, di sopra!)</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mettila qui <emph>(a Brighella)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(Se i mi padroni i sta troppo qua, i deventa
matti) <emph>(mette la sedia, e parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Questa povera donna è in una gran confusione)
<emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Il conte Onofrio, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Schiavo di lor signori.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Amico, vi son servo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signor Conte posso bene annoverarmi fra le donne più
fortunate, se vi degnate di onorar la mia casa
coll'autorevole vostra presenza.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Oh garbata signorina! Chi è questa signora? <emph>(a Beatrice)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Questa è la signora donna Rosaura, moglie del
signor Florindo Aretusi di Castell'a Mare.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Mercante, non è vero? <emph>(a Rosaura)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Fu mercante.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Ed ora, che cosa è?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Vive del suo, signore.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Non si è ancora fatto nobile?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Quanto prima, comprerà un titolo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Se vuole il mio, glielo vendo <emph>(ridendo)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Siete qui sempre colle vostre barzelette <emph>(al conte Onofrio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Il Conte Onofrio è sempre di buon umore.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Contessa, sono venuto ad avvisarvi, che la Contessa
Eleonora, e la Contessa Clarice, col Conte Ottavio, sono a
casa nostra, che vi aspettano. (Ditemi, avete bevuto la
cioccolata?) <emph>(piano a Beatrice)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Or ora la portano). È molto tempo che ci sono?</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Sarà mezz'ora.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Signora donna Rosaura, queste due dame le ho fatte
venire per voi; se volete, che andiamo, principierete a
conoscere queste, e vi servirà d'introduzione all'altre.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Sì, signora, andiamo: non le facciamo aspettare, non
commettiamo questa mala creanza.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Io non so commettere male creanze <emph>(alterata)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Voglio dire... Vi s'intende. Se aspettan me....</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>No, no, non aspettano voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Dunque io non ci ho da venire?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Sì, verrete con me.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Io mi confondo) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Poverina! È imbrogliata a voler far da signora)
<emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Arlecchino, poi Brighella, e detti.</emph></stage>
<stage><emph>(Arlecchino con una guantiera con quattro chicchere di
cioccolata, e vari biscottini)</emph>.</stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ecco la cioccolata.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ma l'ora si fa tarda, e le dame aspettano.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Che aspettino. Quando avremo bevuto la cioccolata,
anderemo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Vi prego; accomodatevi <emph>(a Beatrice, perché prenda la cioccolata)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Potreste intanto prendere il ventaglio, e
prepararvi per montare in carrozza <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ho tempo d'accomodarmi la testa?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Eh, che siete accomodata abbastanza!</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Servitevi della cioccolata; vengo subito. Ehi?
<emph>(chiama. Brighella viene)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Alza quella portiera <emph>(a Brighella, e passa nell'altra camera)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(Se i la vedesse a Castell'a Mar, i creperia da
rider) <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage><emph>Il conte Onofrio, la contessa Beatrice, il conte Lelio e
Arlecchino</emph></stage>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Sediamo; la cioccolata si raffredda <emph>(siede, e prende una chicchera di cioccolata col biscottino)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Per quella panza, no volir cioccolata, ma polenta.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Moretto, è buona questa cioccolata? <emph>(ne prende una chicchera)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Star bona, perché star color de moretta <emph>(porta la cioccolata a Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Non ne voglio. L'ho presa.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Bevetela che è buona <emph>(a Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>No, no, mi mette troppo calore.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Bever, bever, che ti star pover giazzada <emph>(a Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Se non portassi rispetto alla tua padrona, ti
bastonerei.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Ehi? <emph>(ad Arlecchino; mette giù la chicchera vota, e ne prende un'altra piena col biscottino)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Star Cavalier de bona fama.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Prendi <emph>(mette giù la sua chicchera)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Voler quest'altra? <emph>(a Beatrice)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Non voglio altro; bevila tu.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>A mi no piaser; piaser maccarugna.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Ehi? <emph>(mette giù la chicchera vota, e prende la terza piena col biscottino, e beve)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Evviva scrocca!</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Quel Conte Onofrio, è veramente sordido!) <emph>(da sé)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Mio marito non si contenta mai) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Donna Rosaura, e Don Florindo, poi Brighella, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signora Contessa, mio marito vuol aver l'onore di
rassegnarle la sua servitù.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Rendo infinite grazie alla signora Contessa per la
bontà, con cui si degna favorire mia moglie, e la prego
ricevere me pure nel numero de' suoi servidori.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Signora donna Rosaura, avete un bel giovinotto per
marito.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E questo signore chi è? <emph>(a Lelio, accennando il conte Onofrio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>È il signor Conte Onofrio, consorte della Contessa
Beatrice.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Permetta, che con lei pure... <emph>(ad Onofrio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Schiavo, schiavo, senza cerimonie <emph>(voltandogli le spalle)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>(Questo trattamento non mi finisce) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Signora Rosaura, avete della cioccolata molto
buona.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ne ho portata un poco per me, se comandate, la
spartiremo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Mi farete piacere, vi sarò obbligato.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ehi? <emph>(chiama)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Senti, porta subito, subito venti libbre di
cioccolata a casa della Contessa Beatrice <emph>(piano a Brighella)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Subito la servo <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>O via andiamo. Conte Onofrio, date mano alla
signora donna Rosaura.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Volentieri, son qui la mia ragazza <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Florindo, servite la signora Contessa.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Eh, no, non v'incomodate. Conte Lelio, favorite
<emph>(chiama Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Ma se si esibisce l'amico Florindo...</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Andiamo, andiamo <emph>(prende Lelio per la mano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mio marito verrà in carrozza con noi? <emph>(a Beatrice)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>In carrozza non vi si sta più di quattro. Verrà a
piedi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Basta... abbiamo anche noi la nostra carrozza.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Dunque verrà colla vostra <emph>(parte con Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Florindo, abbiate pazienza.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Ehi? Avete buon cuoco? <emph>(a Florindo)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Sì signore, buono.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Lo proveremo <emph>(parte con Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Don Florindo solo.</emph></stage>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ed io ho da andare a piedi, o solo nella mia
carrozza a vettura? E il signor Conte Onofrio mi usa questa
bella creanza? E la signora Contessa Beatrice, che vuol
trattar mia moglie, fa di me questa stima? E quel che è
peggio, mia moglie lo comporta? Ma io sono stato una bestia.
Ma l'ha detto il signor Pantalone, me l'ha detto. Rosaura ha
pagate le cento doppie, e queste serviranno a comprarci
mille dispiaceri, mille torti, mille affronti. Tra i
mercanti io era distinto. Qui tra i Cavalieri non sono
considerato. Mai più non faccio simile bestialità. Dalla
Contessa Beatrice non ci voglio andare, e quando torna mia
moglie a casa, faccio i bauli, e subito prendo le poste, e
la riconduco a Castell'a Mare <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage>Appartamento in casa della Contessa Beatrice.</stage>
<stage><emph>La contessa Eleonora, la contessa Clarice, ed il conte
Ottavio.</emph></stage>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Per assoluto, voglio andar via.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Ma perché, signora Contessa Eleonora, v'impazientite
voi tanto?</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>La Contessa Beatrice non sa il trattare. Ci manda
l'ambasciata, perché venghiamo da lei a sedici ore e sono
ormai diciassette.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Vi ha pur fatto dire da suo marito, che abbiate la
bontà di trattenervi, se ella tardasse alcun poco a venir a
casa.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Queste ambasciate si fanno fare alle serve, non
alle dame, che sono al par di lei, e qualche cosa più di
lei. Si vede bene, che i vizi di suo marito le hanno fatto
non solo consummare l'entrate, ma perdere ancora la civiltà.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Anche voi vi riscaldate, Contessina Clarice?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Mi riscaldo con ragione, e se non avessi licenziato
la mia carrozza, me ne anderei assolutamente.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Venite nella mia, andiamo. Già io sto poco di qua
lontano. Vi contenterete, che smonti al mio palazzo, e vi
farete servire a casa.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>(Vuol esser servita prima lei?) No, no, vi
ringrazio. Aspetterò ancora un poco.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Sentite una carrozza, sarà quella della Contessa
Beatrice.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Sarà la mia, sarà la mia.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Or ora ve lo saprò dire <emph>(parte per assicurarsene, e poi torna)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Per che causa mai ci ha fatto venir qui
stamattina?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Non lo so nemmen io. Ma suo marito, che è stato a
invitarmi, mi ha fatto una gran premura.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>È stato il Conte Onofrio a invitarvi?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Egli in persona</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Ed a me ha mandato il bracciere, non so perché
abbia a usar questa differenza.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Ha voluto far a me questa finezza.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Dunque voi restate, ed io partirò <emph>(in atto di andarsene)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Per dove, signora Contessa? <emph>(incontrandola)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Dove mi pare, e piace.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Così risoluta?</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Risolutissima; e voi che mi avete accompagnata
qui, riaccompagnatemi sino a casa.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Brava, e io resterò sola come una pazza.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Io non posso dividermi in due.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>E bene, di chi era la carrozza? <emph>(ad Ottavio)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Non era né la vostra, né quella della Contessa
Beatrice.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Dunque di chi?</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Era della Contessa Flamminia.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>E per qual ragione non è smontata?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Sarà stata invitata come noi; non ha trovato la
dama in casa, e se ne sarà andata.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Ha fatto benissimo, andiamo anche noi.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Epure non è partita per questo.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Dunque perché?</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Mentre voleva smontare, ha veduto venire la carrozza
della Marchesa Ortensia, e per non essere obbligata a
salutarla, ha ordinato al suo cocchiere tirar di lungo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Se s'incontravano, a chi toccava di loro a
salutare l'altra?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Toccava alla Marchesa, perché la Contessa era
ferma, ed ella andava.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Ma la Marchesa Ortensia è qualche cosa di più
della Contessa Flamminia. Siamo cugine di sangue.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Circa al sangue, la Contessa Flamminia non è punto
inferiore; e imparentata anche colla mia casa.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Sentite un'altra carrozza.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Sarà la mia, sarà la mia.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Ne domanderò ai servitori <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Se viene la Contessa Flamminia vado via subito.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Non siete amiche?</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Non sapete, che cosa mi ha fatto?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Non lo so da donna d'onore.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>L'altro giorno, che eravamo alle nozze della
Baronessa Lucrezia, mi passò dinanzi due volte senza nemmen
salutarmi.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Ma per che causa?</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Ve lo dirò io perché. Ha collera con me, perché
nell'ultimo festino, che abbiam fatto al casino, io ho
ballato dodici minuetti, ed ella solamente otto.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Oh, in quanto a quella pazza si disgusta con tutte.
Una volta è stata un mese senza guardarmi in viso, perché
nel giorno, che ella si è messo un abito nuovo, io ne ho
rinnovato uno più bello del suo. Ecco la Contessa Beatrice.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Eccola, eccola la Contessa senza creanza.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Non ne ha mai avuta, e non ne avrà mai.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>La contessa Beatrice servita dal conte Lelio, Rosaura dal
conte Onofrio, il conte Ottavio, e dette.</emph></stage>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Vi dimando scusa, se vi ho fatto aspettare <emph>(ad Eleonora ed a Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Niente, Contessina mia, niente <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>In verità, aveva del rammarico per causa vostra
<emph>(come sopra)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Voi siete piena di gentilezza; abbiamo aspettato
pochissimo <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Chi è questa dama? <emph>(a Beatrice accennando Rosaura)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Una vostra umilissima serva <emph>(inchinandosi ad Eleonora)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Appunto, io desiderava di farla conoscere a voi
due, che siete le più compite dame della nostra
conversazione <emph>(ad Eleonora ed a Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Per parte mia vi sono molto tenuta, dandomi questo
vantaggio.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Io pure mi chiamerò fortunata per questo felice
incontro.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Sediamo, se vi contentate. Chi è là? Da sedere <emph>(i servidori portano le sedie)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Io non so qual abbia ad essere il mio posto) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Contessa Beatrice, fateci il piacere, ponete a
sedere quella dama vicino a noi.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Ecco il suo posto. In mezzo.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Signora donna Rosaura compiacete quelle due dame.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Per obbedirle anderò <emph>(s'incammina, poi siede in mezzo alle due dame suddette)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>(Avete sentito? Le ha detto: signora donna
Rosaura; non è titolata) <emph>(a Clarice, piano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>(Non importa, basta che sia nobile) <emph>(ad Eleonora)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Dimmi, è stata portata certa cioccolata?) <emph>(ad un servitore, piano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>(Illustrissima sì).</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Presto corri a farne tre chicchere).</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>(Subito; già l'acqua è calda) <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Conte Ottavio, accomodatevi lì presso la Contessa
Clarice.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Obbedisco <emph>(vuol sedere presso Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Si obbediscono volentieri questi dolci comandi
<emph>(con ironia ad Ottavio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>I comandi della Contessa Beatrice sono da me in ogni
tempo stimati.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Ma specialmente adesso, che vi fanno sedere vicino
a una bella dama <emph>(accennando Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Ah, ah; ora vi ho inteso. Conte Ottavio, questo non
è il luogo vostro.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Ma qual è il mio luogo?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Cercatelo; questo assolutamente non è.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Io non credeva di meritarmi di essere discacciato
<emph>(si alza, e parte di là)</emph>. Sarà più discreta a soffrirmi la
Contessa Eleonora <emph>(va a sedere presso Eleonora)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Io non servo per ripiego a nessuno <emph>(si alza, e gli volta la schiena)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Fermatevi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Andate dove siete stato sinora.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Signora Contessa Beatrice, in casa vostra decidete
voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>In casa mia non comando, quando vi sono delle
dame, alle quali per debito, e per rispetto devo cedere
tutta l'autorità.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Sicché dunque me ne posso andare.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>(Conte Ottavio, sentite una parola: frattanto che
queste pazze puntigliose taroccano fra di loro, volete venir
con me in cucina a mangiar quattro polpette?) <emph>(ad Ottavio, piano)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>(Vi ringrazio, per ora non ho appetito) <emph>(ad Onofrio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Conte Lelio, venite qui.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Dove comanda la Contessa Beatrice.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Sì, sì, sedete presso di lei, ch'io sederò qui
vicino a voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Posso aver l'onore di sedervi appresso? <emph>(a Beatrice)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Siete padrone, se queste dame non s'oppongono.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Oh siete pur buona! Accettarlo voi, quando lo
hanno rifiutato l'altre!</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Dice il proverbio, che i bocconi rifiutati sono i
migliori.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Sì, sì, tanto più ch'è un boccon grosso.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>E voi siete un bocconcino... <emph>(verso Eleonora)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Via tacete <emph>(ad Ottavio con imperio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Ma se due dame...</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Basta così, non dite altro <emph>(col medesimo tuono)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Contessa Beatrice...</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Via, quando lo dicono, tacete.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>(Ecco qui. Le donne sono tutte puntigli, e noi
abbiamo da soffrire senza parlare) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Io sederò presso di voi, se vi contentate <emph>(a Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Mi fate onore.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Contessa Beatrice, favorite dirci, chi è questa
dama.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>È una signora di Castell'a Mare.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Ehi! di Castell'a Mare! <emph>(guardando Clarice)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Castellana! <emph>(guardando Eleonora)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Principiano ad arruffare il naso) <emph>(piano a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>(Contessa, siete in un brutto impegno) <emph>(piano a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>La nostra signora donna Rosaura, è piena di
merito. Oltre le ricchezze non ordinarie della sua casa,
possiede poi molto spirito, e molta virtù.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>È ricca? Me ne rallegro <emph>(deridendola)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>È virtuosa? Brava <emph>(fa lo stesso)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Io non sono né ricca, né virtuosa; ma quello, di cui
mi pregio, è di essere vostra umilissima serva.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Obbligatissima, ah, ah, ah <emph>(ride, guardando Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>La ringrazio, ah, ah, ah <emph>(ride, guardando Eleonora)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Come! Mi deridono? E la Contessa Beatrice non
parla?) <emph>(da sé)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Prevedo, che voglia nascere qualche brutta scena)
<emph>(piano a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>(Le avete scelte dal mazzo queste due signore)
<emph>(piano alla detta)</emph>.
<emph>(Servitori con tre cioccolate)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ecco la cioccolata per chi non l'ha bevuta. Noi
l'abbiamo presa <emph>(i servitori la portano ad Eleonora)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Non ne voglio <emph>(i servitori la presentano a Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>L'ho bevuta.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Non la volete? La beverò io <emph>(ne prende una chicchera. Servitore va da Ottavio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Obbligato. L'ho presa.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Questa signora ha molta stima per le dame
palermitane; ed è venuta apposta a Palermo per conoscerne
alcuna delle più cortesi, e poter poi rappresentare al di
lei paese con quanta urbanità, e pulitezza si trattino da
noi le persone di merito come lei.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>La signora Contessa Beatrice mi fa troppo onore.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Infatti presso le persone del secondo ordine passa
la nostra nobiltà per austera, e troppo sostenuta; non è mal
fatto disingannare chi pensa malamente di noi, e dobbiamo
ringraziare la signora donna Rosaura, che ci abbia offerta
l'occasione di far conoscere al mondo, che sappiamo
distinguere il merito in ogni rango, e in ogni carattere.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Sentimenti propri d'un Cavalier generoso.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Mi pare, che il signor don Florindo abbia
tralasciato di negoziare <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Sì signore. Sono più di tre mesi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>E poi, una bella donna si ammette per tutto.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Quel giovine, guardate se è venuta la mia carrozza
<emph>(ad un servitore, e s'alza)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Contessa, è tardi, bisogna ch'io vada <emph>(a Beatrice, e tutti s'alzano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Ho inteso. Queste dame non mi vogliono; ma la
Contessa Beatrice me ne renderà conto) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Cara amica, vi prego, fatemi questa finezza,
dissimulate qualche poco. Soffrite per amor mio. Se sapeste
in qual impegno mi trovo, mi compatireste) <emph>(va vicino a Clarice, e le parla piano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>(Vi pare una cosa ben fatta? Mettermi a sedere
vicino ad una mercantessa?) <emph>(a Beatrice, piano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Cara signora Contessa non fate questo dispiacere
alla Contessa Beatrice, non le fate un affronto di questa
sorta) <emph>(ad Eleonora, piano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>(L'affronto l'ha fatto a me, invitandomi a questa
bella conversazione) <emph>(a Lelio, piano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(È una giovane propria, e civile, mi è stata
raccomandata da un ministro della corte. Ella ha
dell'altissime protezioni. Credetemi, che questa cosa vuol
esser la mia rovina) <emph>(a Clarice, piano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>(Se fossi sola, non m'importerebbe, ma ho riguardo
per la Contessa Eleonora. La conoscete; sapete chi è. Una
ciarliera, che lo direbbe per tutto. Fate ch'ella se ne
vada, e vedrete se le farò delle cortesie) <emph>(piano a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Finalmente non è una plebea; è una signora ricca,
onesta, e civile; possibile che abbiate cuore di
mortificarla così?) <emph>(piano ad Eleonora)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>(A casa mia, o a casa sua non averei difficoltà di
trattarla, ma qui dove vi sono due altre dame, guardimi il
Cielo) <emph>(piano a Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Illustrissima, la carrozza non è venuta <emph>(a Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Grand'asino quel cocchiere! Non la finisce mai.
Contessa Eleonora, se volete andare, non restate per me,
ch'io aspetterò la carrozza.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Dunque anderò io. Amica, compatitemi, non posso
più trattenermi <emph>(a Beatrice)</emph>. Signora Rosaura, vi
riverisco <emph>(sostenuta)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Serva sua <emph>(mortificata)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>(Povera ragazza, mi fa compassione) <emph>(a Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Volete, che andiamo a casa sua a consolarla?)</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>(Se credessi, che non si sapesse, lo farei
volentieri).</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Oggi ci parleremo) <emph>(ad Eleonora)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Conte Ottavio, andiamo <emph>(gli dà la mano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Sono a' vostri comandi. Vedete, se anche voi, vi
degnate del boccon rifiutato? <emph>(ad Eleonora, dandole mano)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Signor no, non mi degno. Non ho bisogno di voi
<emph>(parte scacciando da sé Ottavio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Che maladetti puntigli! Non si sa come vivere, non
si sa nemmeno come parlare. Tutto prendono in mala parte;
tutto le mette in ardenza. Pur troppo è vero: i puntigli
delle donne fanno impazzire i poveri uomini <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quindicesima</head>
<stage><emph>La contessa Beatrice, la contessa Clarice, Donna Rosaura,
il conte Onofrio, il conte Lelio.</emph></stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>La carrozza della signora Contessa Clarice non è
ancora venuta, onde per non farla maggiormente arrossire
colla mia conversazione anderò via, se mi date licenza <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Oh cara donna Rosaura, che dite? Voi avete preso in
sinistra parte le mie parole. Godo infinitamente della
vostra conversazione, e mi rincresce, che l'ora è tarda, che
per altro vi pregherei lasciarvi servire nella mia carrozza,
e vi condurrei per Palermo, senza alcuna difficoltà. (Il
dirlo non mi costa niente) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mi sorprende questa vostra inaspettata
dichiarazione, la quale non corrisponde certamente al
trattamento, che ho ricevuto fin ora da voi e dalla Contessa
Eleonora.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Oh, in quanto a quella pazza di Eleonora, non
occorre abbadarvi. Ella è sempre così. Anzi mi sarò burlata
delle sue caricature, e voi avrete creduto, ch'io ridessi di
voi. Me ne dispiace infinitamente.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Che femmine accorte! Che femmine maliziose!).</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>(Che dite amica, vi do piacere?) <emph>(piano a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Vi sarò eternamente obbligata). Posso
assicurarvi, signora donna Rosaura, che la Contessa Clarice
è piena di buon cuore, e non è né superba, né puntigliosa.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Guardimi il Cielo. Voglio bene a tutti. Tratto bene
con tutti, e non fo male creanze a nessuno. Anzi, per farvi
vedere, che fo stima di voi, oggi verrò a visitarvi <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Sarò infinitamente obbligata alle vostre finezze.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Cara amica, quanto vi sono tenuta) <emph>(piano a Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>(Lo fo unicamente per voi) <emph>(piano a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Ditemi, fate mai venir del salvaggiume dal vostro
paese? <emph>(a Rosaura)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Sì signore; spessissimo. Anzi ieri sera mi hanno
mandato delle starne.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Oh buone!</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Due fagiani.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Oh cari!</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E due cotorni.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Oh vita mia!</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Se volete venir questa sera a favorirmi, li
mangieremo insieme.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Sì, vengo, vengo. Quando si tratta di salvaggiume,
non mi fo pregare.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Se queste dame si degnassero, lo riceverei per
onore.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Non ricuserei le vostre grazie, ma non so, se la
Contessa Clarice vorrà venire all'albergo.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Cara Contessa Beatrice, queste cose non si dicono
nemmeno.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Facciamo una cosa. Mandate qui, e si cenerà qui da
noi <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Questo sarà per voi troppo incomodo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Niente affatto. Staremo meglio, e con libertà.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E la signora Contessa Clarice ci sarà?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>In casa mia, spererei non dicesse di no.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Quando non vi sia soggezione, verrò volentieri.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>A tavola non ha da venir altri: siamo anche troppi.</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Illustrissima, è qui la sua carrozza <emph>(a Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Contessa, a rivederci <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ricordatevi che vi aspettiamo.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Verrò senz'altro.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Spero di godere anticipatamente le vostre grazie <emph>(a Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Oggi sarò da voi. (Vi andrò presto, in ora, che
probabilmente non sarò veduta da alcuna dama) <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sedicesima</head>
<stage><emph>La contessa Beatrice, Donna Rosaura, il conte Lelio, ed il
conte Onofrio.</emph></stage>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Questa sera, se la signora Beatrice l'accorda, si
potrebbe anche fare una piccola festa di ballo.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Perché no? Che dite, signora donna Rosaura?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Io mi rimetto.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>(Amico, la cera costa cara) <emph>(piano a Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(La signora Rosaura ne ha portato due casse).</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Bene, via, faremo la festa da ballo.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Signora Contessa, potete per il ballo invitare
qualche altra dama <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Per il ballo sì, ma per la cena no.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Non vorrei mi nascesse qualche altro sconcerto.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>In casa vostra, potete far ballare chi volete.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Per la mia cara Rosaura, farò di tutto.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Vi sono molto obbligata. Permettetemi, ch'io torni a
casa. Mio marito non si è veduto, e mi aspetterà.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Son qui, vi servirò io.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Riceverò le grazie del signor Conte Onofrio. A
rivederci questa sera <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Ehi! Non mi aspettate a pranzo, che non vengo <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>E dove andate?</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Resto colla signora donna Rosaura.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ma non so, se questa mattina vi sarà salvaggiume.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Non importa. So che avete un bravo cuoco. Ci sarà
qualche buona zuppa <emph>(parte con Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciassettesima</head>
<stage><emph>La contessa Beatrice, ed il conte Lelio.</emph></stage>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>E voi, Conte Lelio, potete restare a pranzo con
me.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Riceverò le vostre grazie.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Non vi sarà la tavola della signora Rosaura.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Vi sarete voi, e tanto basta.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Che ne dite di quelle due dame?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Dico, che vi è più fumo, che arrosto.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ma sono nell'impegno, voglio spuntarla.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Se non altro, in grazia della scommessa di cento
doppie.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ecco qui, subito un rimprovero delle cento doppie.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Siamo tra noi.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Siete incivile. Non si mortificano le dame così.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Ma se nessuno ci sente.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Vi sento io, e tanto basta.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Via, compatitemi. Andiamo a pranzo.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Andate al diavolo. Io non pranzo con gente, che
non sa trattar colle dame <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Ecco, che cosa si avanza colle donne. Sempre
puntigli, sempre puntigli! Per buone, per umili, per
discrete, che sieno, tutte, e poi tutte le donne sono
puntigliosissime.</p>
</sp>
</div2></div1>
<div1 type="atto">
<head>Atto secondo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Camera prima nella locanda, con bauli, e robe su' tavolini.</stage>
<stage><emph>Don Florindo, Pantalone, e Brighella.</emph></stage>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Subito, Brighella, ma subito, subito, senza perder
tempo, va' alla posta, fa' attaccare al mio carrozzino
quattro cavalli, e fa' che il postiglione venga qui col
legno immediatamente.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ma volela partir subito? Senza disnar?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Non cercar di più, fa' quello, che ti ordino, e
torna colla risposta.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Vado senz'altro. (Oh che matti! Oh che matti!
Qualche volta i troppi bezzi i fa dar volta al cervello)
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Donca, la vol andar via?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Quando ritorna a casa la mia signora consorte,
voglio che trovi il carrozzino pronto, e che ritorni meco a
Castell'a Mare.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ma perché sta resoluzion repentina?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Non voglio soggiacere a maggiori affronti. Ne ho
sofferti abbastanza.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ma, la me perdona, l'esser pontiglioso xè proprio
delle donne; vorla esser pontiglioso anca ela?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Il mio risentimento non può chiamarsi puntiglio,
mentre, come voi m'insegnate, il puntiglio non è, che una
pretensione, o ridicola, o ingiusta, o eccedente. Ma io non
ho, che a dolermi del trattamento, che qui ricevo, e voglio
assolutamente partire.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Se la se fusse degnada de accettar le mie
esibizion, no ghe sarabe successo sti inconvenienti.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Dite bene; quella pazza di mia moglie, col
fanatismo della nobiltà in capo, mi vuole esposto agli
scherni, e alle derisioni.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E ela la xè tanto debole de lassarse guidar da una
donna? Da una donna, che gh'à sta sorte de pregiudizi in
testa? Da una donna, che va cercando el precipizio della so
casa?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Io sono uomo di bon cuore. Amo mia moglie, e cerco
di compiacerla.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Amar la muggier xè una cossa bona, ma no bisogna
amarla a costo della propria rovina. L'amor bisogna
misurarlo col merito della persona; e no merita d'esser
amada una femena, che se abusa dell'amor del mario. La sente
cossa, che arrivo a dir a sto proposito, e la me fazza
giustizia. Digo, che un mario, che ama troppo la muggier, e
che per sto troppo amor, se lassa tor la man, se lassa
orbar, el xè a pezo condizion d'un omo perso per una morosa.
Perché della morosa, illuminà che el sia, el se ne pol
liberar, ma la muggier, bisogna co el l'ha segondada a
principio, che el la sopporta per necessità, e se la morosa
per conservarse la grazia dell'amigo, qualche volta la cede,
la muggier cognossendo aver dominio sul cuor del mario, la
commanda, la vol, la pretende, e el pover'omo xè obbligà a
accordarghe per forza quello, che troppo facilmente el gh'à
accordà per amor.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Sentite, signor Pantalone, è vero, che amo
teneramente mia moglie, come vi ho detto, ma se devo dirvi
la verità, non è stato l'amore, che ho per lei, che mi abbia
unicamente indotto a venir a Palermo.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Xèla vegnua per negozi? La podeva vegnir senza
muggier; perché no va per el mondo a negoziar colla muggier
altro che quelli, che fa marcanzia de lumaghe.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Io non intendo questa vostra frase.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ho gusto, che no la l'intenda, perché la xè una
barzeletta, che m'è scampada senza che me ne accorza.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Veramente vi sono venuto più per impegno, che per
volontà. Quasi tutti i mercanti del nostro rango, prendendo
una moglie ricca, e di buon parentado, come la mia, sono in
una specie di obbligo di far un viaggio con essa, di
condurla in qualche città capitale, per darle divertimento,
e per far quello, che fanno gli altri.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Questa xè la più forte rason de tutte. Per far
quel, che fa i altri; andar in malora per complimento, farse
burlar per usanza. Questa xè la rovina dei omeni, questo xè
el desordene delle fameggie. Per far quel, che fa i altri se
se precipita, se se descredita. A cossa serve le zoggie, che
costa un tesoro, e che tien morto un capital, che poderave
fruttar? Per far quel che fa i altri. Perché se va in
malora? Perché se falisse? Per far quel che fa i altri. E
per far quel che fa i altri s'ha da far mal? Scusa debbole,
scusa fiacca, che no fa altro, che colorir in ti omeni la
mala inclinazion. Se volè far quel, che fa i altri, no
gh'aveu tanti esempi de zente, che opera ben, de zente
savia, e prudente? Perché no feu quel che fa questi, e voleu
far quel che fa quei altri? Sior Florindo, ve parlo con
amor, con libertà da pare, che ve posso esser. Tolè esempio
da i boni, no ve curè de i cattivi. Perché le critiche dei
cattivi le finisse presto con rossor de quei medesimi che le
fa, e le lode de i boni le dà credito, le consola, e le
stabilisse la quiete dell'omo savio, e da ben.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Voi dite bene, signor Pantalone; ma se sapeste che
cosa vuol dire aver una moglie d'intorno, che non s'acquieta
mai, forse, forse compatireste anche me.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mi, per grazia del cielo, non ho avù de sta sorte
de rompimenti de testa, perché no m'ho mai volesto maridar;
ma me par, che se fusse stà maridà, m'averave volesto
inzegnar de far a mio modo.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ma, come avreste fatto?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Con una somma facilità, senza andar in colera.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Per amor del Cielo, ditemi, come avreste fatto?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>L'averia lassada dir, senza responderghe, e senza
abbadarghe.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E se tutto il giorno vi fosse stata intorno a
tormentarvi?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Averia procurà de star con ela manco, che fosse
possibile; saria stà in tel mio mezzà, a tender a i mi
negozi.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E se a tavola non avesse fatto altro che
rimproverarvi?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Quattro bocconi in pressa, e via.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E se a letto non vi avesse lasciato dormire, per
tenzonare, e gridare?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Saria andà a dormir in t'un'altra camera.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E se vi fosse venuta dietro per tutto a strillare,
a mortificarvi?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>L'averia bastonada <emph>(con impazienza)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Bastonare una donna civile?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Bastonarla in una camera serrada, che nissun
savesse gnente, per salvar el decoro; ma bastonarla.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E poi?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E po, la sarave vegnua via umile, umile come un
agneletto.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Dunque mi consigliereste bastonare mia moglie?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>No digo sta cossa. No son capace de darghe sta
sorte de conseggi. Ma una cossa ghe avverto, e po vago via.
Le donne le xè come la pasta da far el pan, o troppo tenera,
o troppo dura, o bazotta. Co l'è troppo tenera, bisogna
manizarla con delicatezza, e metterghe della farina per
ridurla a podersene servir. Co l'è bazotta, ognun xè capace
de domarla; ma co la xè dura ghe vol la gramola e boni
brazzi per gramolar. Sior don Florindo, a bon reverirla
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Don Florindo, poi Arlecchino.</emph></stage>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Veramente il signor Pantalone dice bene. Son uomo,
sono marito, tocca a me a comandare. Mia moglie dovrà
principiar da oggi a fare a modo mio. Saprò farmi obbedire;
saprò farmi stimare. Non dico di bastonarla, perché ella
forse bastonerebbe me; ma troverò il modo di ridurla senza
strepito, e senza violenza. Ehi, moro, dove sei?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Comandar, patron.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Hai finito di spazzare i miei panni? Sono
all'ordine per riporli?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Mi aver fatto tutto.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Presto dunque, riponi ogni cosa in quei bauli, che
or ora abbiamo a partire.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Come! Partir avanti magnar?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Si mangerà per viaggio.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Ah patron, se mi andar viaggio senza magnar, cascar
morto in mezzo de strada.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Via, mangerai qualche cosa prima di partire.
Sbrigati, e termina que' bauli.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Dove star maledetto Brighella?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Brighella è andato fuori di casa d'ordine mio.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>E mi far tutto? Ma se mi fadigar come aseno, seguro
voler magnar come porco, patron <emph>(va, e torna con un abito da uomo)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Oh come vuol arrivar nuova a mia moglie questa mia
risoluzione!</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Patron, sentir carrozza; vegnir patrona <emph>(con l'abito)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Presto, presto, termina il baule, e s'ella
t'ordinasse diversamente, seguita a fare il fatto tuo.
Dille, ch'io te l'ho comandato, che sei in necessità
d'obbedirmi, e avverti bene, che se non eseguirai i miei
ordini, ti caricherò ben bene di bastonate.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Per so grazia, no per mio merito.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Voglio terminar di vestirmi, per essere pronto a
partire <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p><emph>(mette l'abito nel baule, se ne va a prendere un altro da donna, e mentre va per riporlo, incontra quelli che vengono)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Donna Rosaura, il conte Onofrio, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Che cosa fai? <emph>(ad Arlecchino)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Metter in baula.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ma perché?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Patron commandar.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non istanno bene gli abiti nel guardaroba?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>No star ben roba Palermo, se patron andar per viazo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Come? Il padrone in viaggio?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Andar Castella Mar subito senza disnar.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>(Oh questa ci vorrebbe!) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E se egli vuoi andarsene, per che causa ha da portar
seco la roba mia?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Andar patron, andar patrona, e anca povera moretta
senza disnar.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>(Peggio) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>È impazzito mio marito?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>No saver altro: mi metter in baula.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Porta via quell'abito; ponilo dov'era.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Oh no poder.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Portalo dico, che è roba mia.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>No certo, mi no lassar.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Se non lo porti, l'averai a far meco.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Se no metter baula, aver da far con patrugna.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>O portalo dov'era, o con questo bastone te lo farò
portar io <emph>(prende il bastone di mano al Conte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Florindo con bastone, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>O metti quell'abito nel baule, o ti rompo le
braccia <emph>(ad Arlecchino)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>(Star fresca, star fresca) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Che intenzione avete, signor consorte?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Che andiamo immediatamente a casa nostra.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Senza desinare?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Come? Perché?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Or ora verrà il postiglione col carrozzino
attaccato.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>L'ho da saper ancor io. Porta via quell'abito <emph>(ad Arlecchino minacciandolo)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Lascia lì quell'abito <emph>(al medesimo minacciandolo)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E perché vorreste fare una simile bestialità?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Perché degli affronti ne ho ricevuti abbastanza.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Niente per altro? Porta l'abito nel guardaroba <emph>(ad Arlecchino come sopra)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Metti l'abito nel baule <emph>(al medesimo, come sopra)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>(Star fresco, star fresco) <emph>(da sé con paura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Amico, queste risoluzioni repentine, sono per lo
più sconsigliate, e importune. Pensateci un poco. Fate una
cosa; desinate, e frattanto avrete luogo a riflettere <emph>(a Florindo)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Vi ho pensato tanto che basta. E voi signor Conte
Onofrio, in questo non ci avete da entrare.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>C'entro, perché siete mio buon amico.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Se foste mio amico, non mi avreste piantato qui
come un villano, obbligandomi a venire a piedi, quando voi
andavate in carrozza.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Veramente mio marito non dice male, e se non avessi
avuto riguardo alla Contessa Beatrice, non sarei nemmen io
venuta nella vostra carrozza.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ho piacere che ancor voi comprendiate la verità <emph>(a Rosaura)</emph>. Metti quell'abito nel baule <emph>(ad Arlecchino come sopra)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Lascia stare. Portalo nel guardaroba <emph>(al medesimo, come sopra)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Io resto stordito di questa cosa. Non ci ho
abbadato. Se mi dicevate qualche cosa, vi dava volentieri il
mio posto, ed io sarei restato qui ad aspettarvi, e mi sarei
divertito col vostro cuoco.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Sentite? Non l'ha fatto a malizia, non l'ha fatto
per disprezzo, ma con inavvertenza. Vi domanda scusa, che
cosa volete di più? <emph>(a don Florindo)</emph> Moro, va' via con
quell'abito <emph>(ad Arlecchino)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Fermati <emph>(ad Arlecchino)</emph>. Ma che abbiamo da fare
in Palermo? Che cosa possiamo sperare da queste dame?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Oh se sapeste, marito mio, quante cortesie ho
ricevute, voi stupireste. Non è vero, Conte Onofrio?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Verissimo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Vi era la Contessa Eleonora; che galante dama! Vi
era la Contessa Clarice; che dama compita! Mi hanno fatto
tante finezze, mi hanno fatto sedere in mezzo di loro, non
si saziavano di lodarmi. Oggi verranno a farmi visita.
Stasera verranno tutte alla festa di ballo della Contessa
Beatrice, staranno colà a cena, e noi balleremo e ceneremo
con tutte le dame.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>E voi ci manderete il vostro salvaggiume, e il
vostro cuoco <emph>(a Florindo)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Tutto voglio, che mandiate. Tutto, anco la cera per
il festino) <emph>(piano a Florindo)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ma, come tutto in una volta, queste dame si sono
mutate?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Basta che una dia principio, tutte le altre corrono
dietro. Siamo obbligati alla Contessa Beatrice.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Porto, o metto? <emph>(a Florindo, e Rosaura)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Vanne.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Fermati.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Se sapeste quanto ho operato per voi! Basta, ne
parleremo con comodo. Non andate ancora a desinare?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Il Conte Onofrio, oggi favorisce di pranzar con noi.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Mi rincresce, che per la risoluzione di partire non
ho fatto preparar nulla.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Oh! Cosa avete fatto? Dov'è il cuoco? <emph>(a Florindo)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Sarà in cucina.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Presto, presto; cuoco, dove siete? Cuoco. Animo
legne, carbone, in quattro salti facciamo tutto <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Presto; al cameriere, che trovi il bisogno
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Presto, la padrona di casa, che dia fuori la
biancheria <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Arlecchino, poi Brighella.</emph></stage>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Oh, questa star bella. Cossa mo aver da far? Se star
qua, no magnar; se metter robba baula, padrona bastonar; se
portar guardaroba, padron romper brazza. Mi star imbroiada
come pulesa in perucca tegnosa.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Dov'è el padron?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Brighella, star vegnuda a tempo.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Cossa voler?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Tegnir abita <emph>(gli dà l'abito)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Cossa aver da far?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Quel, che ti voler. Cusì mi no metter, mi no portar:
né patron, né patrona mi bastonar <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Costù l'è un gran matto. Vado a avvisar el patron,
che el carrozzin l'è pronto <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage>Camera d'udienza nell'appartamento di don Florindo.</stage>
<stage><emph>Donna Rosaura sola.</emph></stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Manco male, che mi è riuscito di acquietar mio
marito. L'aveva fatta la risoluzione, e s'io non arrivava in
tempo, trovava i bauli sul carrozzino. Per obbligarlo a
restare, non è stato mal fatto, ch'io gli abbia dipinto
diversamente il trattamento delle due dame. Veramente mi
hanno fatto ingoiare qualche boccone amaro; ma spero, che si
cangeranno, e quelle buone grazie, che non mi hanno usato
stamane, spero, che le otterrò questa sera. Con le buone
maniere, con le parole rispettose, e obbliganti, e co i
buoni offici della Contessa Beatrice, spero d'ottener
l'intento. Mi basta una sol volta poter dire di essere stata
in una conversazione numerosa di dame, accolta, trattata, e
ammessa indistintamente con esse. Dopo ciò, me ne vado
immediatamente alla patria, e per conseguir un tale onore
farei qualunque gran sagrifizio.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Brighella, e detta.</emph></stage>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima. Gh'è la siora Contessa Clarice in
carrozza, che la manda l'imbassada per vegnirla a reverir,
se la se contenta.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>È padrona. Chi ha mandato?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>El braccier.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Digli, ch'è padrona, e poi torna qui.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>A Castell'a Mar donca, no se va più.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>No, non si va per ora.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Se la sentisse, cossa che dise el postiglion.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Bene, che cosa dice?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>El dise robba del diavolo. El canta de musica come
un sopran (e mi sotto ghe fazzo el basso) <emph>(da sé; parte, e poi torna)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Si vede, che la Contessa Clarice fa stima di me,
manda a farmi l'ambasciata per il bracciere, e non per lo
staffiere.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ghe l'ho dito <emph>(torna)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Presto, prepara le seggiole.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Subito <emph>(tira innanzi due seggiole della camera)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>No, no, va' in sala, prendi una sedia grande coi
bracciuoli.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La servo <emph>(va, e torna con un seggiolone antico, e pesante)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ho imparato come si fa. Non mi fo più burlare.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Eccola qua, la pesa, che l'ammazza.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Metti lì <emph>(gli addita il luogo)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Dove? Qua?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>No, un poco più là.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Qua, come el trono.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E qui la mia <emph>(in distanza dell'altra)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>E qua la sua.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Vanne, vanne, che vien la Contessa. Alza la
portiera.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(Figureve cosa, che l'ha da far al so paese. L'ha
da far smattir tutta la servitù) <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Voglio incontrarla sulla porta.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Clarice, e Rosaura, poi Brighella.</emph></stage>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Riverisco la signora donna Rosaura.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Serva della signora Contessa.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Vedete, se vi voglio bene, se vi sono venuta a
vedere?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Onor, ch'io non merito; grazia, ch'io ricevo col più
rispettoso sentimento del cuore.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Avete desinato?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signora no, non ho desinato. Ho bevuto la
cioccolata, e mi riserbo a cenar questa sera dalla Contessa
Beatrice. Vi supplico accomodarvi.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Perché mi volete mettere in sedia d'appoggio?
Questa è sufficiente <emph>(accenna l'altra, che Rosaura teneva per sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Di grazia fatemi quest'onore. Quella è la vostra
sedia, e quello è il vostro luogo.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Ma se non m'importa.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ma se vi prego di questa grazia.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>(Che ridicola affettazione!) Per compiacervi,
sederò dove volete <emph>(si prova a mettersi a sedere, ma col guardinfante non v'entra a cagion de' bracci del seggiolone)</emph>. Signora donna Rosaura, non sono in grado di
ricevere le vostre finezze.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Perché, signora Contessa?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Non vedete? I bracci di questa sedia son tanto
stretti, che il guardinfante non ci capisce.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(È vero; non so trovare il ripiego). Mi dispiace,
che in questo appartamento non vi sono altre sedie distinte.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>E a me non m'importa niente. Vi dico, che sederò
qui <emph>(va a sedere sulla sedia, ch'era per Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Siete padrona di servirvi come v'aggrada. Ehi!
<emph>(chiama)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Senti. Con vostra licenza <emph>(a Clarice, poi parla nell'orecchio a Brighella)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima sì <emph>(parte, e poi torna)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>E voi, signora, non sedete?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Or ora sederò, se mi date licenza.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p><emph>(viene con un piccolo panchettino, su cui Rosaura siede)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>(Oh che freddure, oh che caricature!) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(E viva i matti!) <emph>(parte, poi torna)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Nel vostro paese, che è porto di mare, e porto
mercantile, vi saranno delle stoffe d'oro magnifiche, e di
buon gusto?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Qualche volta ne vengono delle superbe. Ultimamente
ne ho reso tre tagli per far tre abiti, che mi lusingo sieno
qualche cosa di particolare.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Gli avete portati con voi?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Sì signora, con idea di farmi far gli abiti da un
sarto palermitano.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Mi fareste il piacere di lasciarmi vedere queste
stoffe?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Subito vi servo. Ehi! <emph>(chiama)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Osserva in guardaroba, che vi sono quelle tre pezze
di stoffa d'oro; portale qui, e portaci un picciolo
tavolino.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La servo subito (Sta' a veder, che la lustrissima
vol far botteghetta). Volela anche el brazzolar?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Animo, sbrigati.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(La vorrà guadagnar el viazo) <emph>(parte, poi torna)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Mi dispiace darvi quest'incomodo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>È onor mio il potervi servire.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Vi prego d'una grazia, se vedete la Contessa
Eleonora, non le dite nulla, ch'io sia stata qui da voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Sarete obbedita. Ma per qual motivo non volete, che
mi glori d'aver ricevuto e vostre grazie?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Se sapesse, ch'io son venuta da voi senza dirlo a
lei, lo avrebbe per male.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>È puntigliosa?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>E come! Basta dire, che un'altra volta si è
disgustata con me per essermi vestita da estate, senza
averla avvisata.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p><emph>(col tavolino, e le tre pezze di stoffa, poi parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ecco quanto ho portato meco in tal proposito.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Questa è vaga, ma poco ricca.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Riesce meno pesante.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Questo è un colore, che non mi piace.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>È colore moderno.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Oh questa poi, mi piace infinitamente.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Veramente non può negarsi, che non sia di buon
gusto.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Quante braccia sono?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ventiquattro.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Il bisogno per un andrienne. Ditemi, ve ne
privereste?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Veramente l'ho provveduta per mio uso, ma quando si
tratta di servire la signora Contessa, non ho difficoltà di
privarmene.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Vi ringrazio infinitamente. Quanto vi costa il
braccio?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Quando vi degnate riceverla dalle mie mani, non
avete da curarvi di saper quanto costi.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Oh, non sarà mai vero, ch'io la riceva senza, ch'io
vi rimborsi del valore.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non posso meritar questa grazia?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>No assolutamente.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Quand'è così, per obbedirvi, vi dirò, ch'ella mi
costa tre zecchini il braccio.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Non è cara. In tutto quanto importa?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Il conto, io non lo so fare.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Aspettate lo farò io. Ventiquattro braccia, a tre
zecchini il braccio. Tre volte ventiquattro. Venti e venti
quaranta e venti sessanta. Quattro, e quattro otto, e
quattro dodici; sessanta, e dodici quanto fa? Sessanta, e
dieci settanta, e due settantadue. Importa settantadue
zecchini.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>È verissimo. Settantadue zecchini.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Stasera vi porterò il danaro dalla Contessa
Beatrice.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Siete padrona.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Che bella stoffa! Non si può far di più. Il disegno
è vago a maraviglia, l'oro non può esser più bello. È un
drappo che in Palermo non ho veduto il compagno.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ho piacere, che la signora Contessa sia contenta.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Credetemi, che oltre il pagamento, mi avete fatto
un gran regalo. Bisogna poi dirla, gran Parigi! In Italia,
non sanno fare di queste stoffe.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Eppure, signora Contessa, assicuratevi, che questa
stoffa è fatta in Italia.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>In Italia! Dove?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Io so di certo, ch'è stata fatta in Venezia.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Quando non è di Francia, compatitemi, non la
voglio.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ma s'è tanto bella; se non si può fare di più!</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Non importa; per esser bella deve esser di Francia.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Queste altre due pezze, sono di Francia, e non hanno
che fare con questa.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Lo voleva dire, che queste due erano di Francia.
Vedete che finezza d'oro?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Eh, signora Contessa, è l'oppinione che opera. In
Italia sanno lavorare al pari di Francia, ma fra noi altre
donne corre un certo puntiglio, che la roba forestiera sia
meglio dell'italiana, e se i nostri artefici vogliono
vendere con riputazione i loro lavori, è necessario dare ad
intendere, che sono manifatture di Francia, e così
sagrificando al maggior guadagno la propria estimazione, si
scredita la povera Italia, per la falsa opinione
degl'italiani medesimi.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Dite quel, che volete; ma io non porto stoffa, se
non è forestiera.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Queste altre due sono forestiere.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Non mi piacciono.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Dunque?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Dunque scusate l'incomodo, che vi ho recato
<emph>(s'alza)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Volete privarmi delle vostre grazie?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>In altro tempo goderò della vostra conversazione.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Questa sera, dalla Contessa Beatrice. Credo che vi
sarà qualche poco di ballo.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Fa invito?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non lo so. Voi siete attesa.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Verrò a vedere. (Mi daranno regola le circostanze).
Signora donna Rosaura, vi riverisco <emph>(s'incammina per partire)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Serva divota <emph>(resta al suo posto)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>(Non fa grazia d'accompagnarmi nemmeno alla porta?)
<emph>(da sé, e si ferma)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signora, vi occorre qualche cosa?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Queste tappezzerie, l'avete portate voi?
<emph>(camminando)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signora no <emph>(la seguita)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>In quest'altra camera qui, chi ci sta?
<emph>(camminando)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Vi è il guardaroba <emph>(la seguita)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Da questa porta si va in sala? <emph>(camminando sino alla porta)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signora sì <emph>(la segue sino alla porta)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Basta così. Non occorr'altro <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Rosaura, poi Brighella.</emph></stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ora capisco. Si è voluta far accompagnare sino alla
porta. Sin dove arriva il puntiglio! Ambisce di essere
complimentata anche per forza, anche in luogo, ove nessuno
la vede. Non importa; voglio soffrir tutto per superare il
mio punto. Se arrivo ad essere ammessa, e ben accettata in
una pubblica conversazione di dame, son contenta, ma se ciò
non mi riesce, prima di partir da Palermo voglio lasciare
qualche memoria di me.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima, un'altra visita. L'è qua la signora
Contessa Eleonora.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>La Contessa Eleonora? Che stravaganza è questa! E
dov'è ella?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>In carrozza, che l'aspetta la risposta
dell'ambassada.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ha veduto la Contessa Clarice?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>L'è arrivada giusto in tempo, che la signora
Contessa Clarice montava in carrozza. Le s'ha fermà tutte
do, le ha fatto un atto d'amirazion, e po le s'ha parlà
sotto vose, ma mi ho sentido tutto.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E che cosa hanno detto?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ha dito la signora Contessa Eleonora a
quell'altra: che cosa fate qui? Responde la signora Contessa
Clarice: sono venuta dalla mercantessa a comprar
ventiquattro braccia di stoffa d'oro. Brava! (ha dito la
signora Contessa Eleonora); ed io vengo a comprare della
tela d'Olanda.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Possibile, che abbiano parlato così?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Le ha dito cusì in coscienza mia.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>(Ecco il puntiglio! Una non vuol far credere
all'altra d'aver della stima per me. Ma ancora mi convien
dissimulare; quando sarà tempo di parlare, parlerò). Porta
via questo tavolino con queste stoffe, acciò non dica, ch'io
vendo la roba a braccio, e di' al bracciere, che venga pure,
ch'è padrona.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(Che bella cosa! Vegnir a Palermo a spender i so
quattrini per farse burlar) <emph>(parte col tavolino, poi torna)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Parmi un sogno, che la Contessa Eleonora venga a
casa mia, dopo la scena fatta in casa della Contessa
Beatrice; o viene per iscusarsi, o viene per insultarmi. Nel
primo caso sarebbe troppo umile, nel secondo troppo ardita.
Ma siccome saprei far buon uso delle sue giustificazioni,
così saprei anche rispondere alle sue impertinenze. E bene,
dov'è la Contessa Eleonora? <emph>(vedendo ritornar Brighella)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>No la s'incomoda, che l'è tornada indrio.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>È ritornata indietro? Perché?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Perché Vosustrissima ha fatto aspettar el braccier
avanti da darghe la risposta.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Asinaccio, sei stato tu, che l'ha fatto aspettare.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Mi co la m'ha dito, che vada, son andà.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Dovevi andar subito.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Mo se la m'ha fatto dir...</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Presto, corri; raggiungi la carrozza della Contessa
Eleonora; dille che il mancamento è provenuto da te, ch'io
le domando scusa, e che la prego degnarsi di favorirmi.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ma la carrozza la va a forte. La sarà lontana...</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Va' subito, che ti caschi la testa.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Mi son staffier, e no son el lacchè.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage><emph>Donna Rosaura, poi il conte Onofrio, poi Don Florindo.</emph></stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Questo disordine mi dispiace infinitamente. La
Contessa Eleonora veniva a domandarmi scusa, e il diavolo ha
fatto, che se n'è andata.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p><emph>(col tovagliuolo sulle spalle senza spada, mangiando)</emph> Animo, signora donna Rosaura, che la zuppa è in
tavola.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Dispensatemi, che oggi non desino.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>No? Pazienza, mangeremo noi <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ho altro in capo che mangiare. Mi sta sul cuore
questo inconveniente colla signora Contessa Eleonora, spero
per altro che si appagherà delle mie giustificazioni, e che
ritornerà a visitarmi.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Perché, non volete venir a pranzo? <emph>(a Rosaura)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Perché non ho volontà di mangiare.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Venite almeno per compagnia.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Lasciatemi in pace; non mi disturbate da vantaggio.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Vi è successo qualche inconveniente?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mi è succeduto quello, che suol succedere, quando si
tiene servitù in casa, che non sa il suo mestiere. Una dama
è venuta per visitarmi. Brighella ha tardato a recar la
risposta al bracciere, e la dama si è chiamata offesa, ed è
ritornata indietro.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Toccava a voi a mandar subito la risposta.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ho spedito Brighella di volo dietro la carrozza per
far le mie scuse colla Contessa.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Eccolo, che ritorna.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Brighella, e detti, poi il conte Onofrio, che torna come
sopra.</emph></stage>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ohimè, non posso più <emph>(affannato)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Presto, che ha detto la Contessa Eleonora? Vuole
tornare a vedermi?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La me lassa chiappar fià. Ho corso come un daino,
no posso più.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Sbrigati, asinaccio.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Via, abbiate un poco di carità <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Son arrivado alla carrozza, e l'ho fatta fermar.
Me son presentà alla dama, ho principià a parlar; l'ha
interrotto le mie parole, e la m'ha dito, che no la se degna
de parlar con un staffier; mi voleva seguitar a dir, e ela
m'ha fatto dar dal cocchier una scuriada in tel muso, e l'è
tirada de longo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Va' via di qua <emph>(a Brighella con collera)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Subito la servo. (Questo l'è quel, che se guadagna
a servir de sta sorte de matti) <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Un affronto al mio staffiere?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Vostro danno. Impacciatevi con gente par vostra.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E voi ve la passate così placidamente?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E che volete, ch'io faccia? La dama ha ragione.
Quando le volevate far una scusa non conveniva mandare uno
staffiere.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E chi avevo da mandare, se voi avete licenziato il
cameriere?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>L'ho licenziato stamattina, quando avevo risoluto
di andarmene.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Florindo, venite, o non venite?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Caro signor Conte, compatitemi: ho sempre di questi
maladetti imbarazzi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Se non vuol venir ella, almeno venite voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Volete usare questa mala creanza al signor Conte?
Non volete venire a tavola? <emph>(a Rosaura)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Il signor Conte mi dispenserà.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Sì, vi dispenso. Anche voi Florindo, se volete
restare, restate, basta ch'io lo sappia, del resto mangerò
anche solo, quando si tratta di compiacervi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signor Conte, favorite mandarmi il moro.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Subito ve lo mando. (Oh che cappone! Ha tanto di
lardo) <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Che cosa volete fare del moro?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Voglio mandarlo a far le mie scuse colla Contessa
Eleonora.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Il moro? fareste peggio.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Il moro non è staffiere.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>È un servitore, è uno schiavo, e un buffone.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Dunque andateci voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Io non vi anderei, se mi deste mille zecchini.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Dunque vi anderò io.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>A buon viaggio.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E se poi non mi ricevesse?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissima, el Conte Lelio.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Venga, venga, che viene a tempo.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(Qua no se patisse de indigestion. Sempre in moto)
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Il Conte Lelio mi darà norma, come devo contenermi;
andate a tener compagnia al Conte Onofrio.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Quando mai finiremo d'impazzire? <emph>(parte)</emph></p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Donna Rosaura, ed il conte Lelio.</emph></stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Conte Lelio, avete saputo la scena, che ha fatto la
Contessa Eleonora?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>So tutto, e tutto è accomodato.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Dite davvero? Mi consolate.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Siccome la Contessa Eleonora si era ridotta a farvi
una visita per le mie insinuazioni, così è venuta a cercare
di me al casino, e mi ha detto, che l'avete fatta aspettare
tre quarti d'ora.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non è vero, nemmeno dieci minuti.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Basta; l'ho acquietata, l'ho persuasa a venire
stasera dalla Contessa Beatrice, dove la vedrete, e potrete
anche voi far le vostre scuse.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Caro Conte, quanto mai vi sono obbligata!</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Che non farei per meritarmi l'onore della vostra
grazia?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>La mia grazia val troppo poco in paragone del vostro
merito.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Con quanto garbo voi proferite quelle dolci parole!</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Volete sedere, Contino?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Riceverò le vostre grazie.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ehi... <emph>(vuol chiamare il servo, e Lelio la trattiene)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Zitto. I vostri servitori mangiano. Povera gente
lasciategli stare.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E volete voi...</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Sì, vi servirò io. Quando sono con qualche bella
signora, mai servitori <emph>(porta due sedie, e siedono)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Credete voi, Contino mio, che avrò questo piacere,
di stare tutta una sera in una conversazione di dame?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Io ne son quasi certo, questa sera alla festa di
ballo vi saranno parecchie dame.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ma che cosa dicono di me?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Vi lodano infinitamente.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mi lodano? Che dicono del mio discorso?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Piace a tutte universalmente.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Il mio modo di vestire incontra?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Assai.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Spero, che se mi vedranno ballare, faranno miglior
concetto di me.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Eh, signora mia, il vostro discorso è elegante, il
vostro portamento è grazioso, ma il vostro volto è
adorabile.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Via, via; non ho desinato, e non volete ch'io ceni.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Voi state su gli scherzi, ed io languisco per voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Caro Conte, voi mi fate arrossire.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage><emph>La contessa Beatrice, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Conte Lelio, chi vi vuol ritrovare, ha da venire
dalla signora donna Rosaura.
</p></sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Ora sto fresco) <emph>(s'alzano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signora Contessa, voi qui?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Se vi do incomodo, vado via.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Se aveste favorito mandarmi l'ambasciata, sareste
stata meglio ricevuta.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Già voi non vi sareste incomodata fuori della
vostra camera.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>In casa mia non si fa cattivo trattamento a nessuno.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>E in casa mia si ricevono degli affronti per causa
vostra.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Quand'è così, non ci verrò più.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Se non ci verrete, sarà vostro danno.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signora Contessa, quanto volete scommettere, che non
ci vengo più?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Mi tocca sul vivo) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Scommettiamo cento doppie, che non ci vengo più.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ecco qui, per causa vostra tutte le mie fatiche,
tutte le mie attenzioni saranno inutili, e la signora donna
Rosaura invece di ringraziarmi, mi darà de' rimproveri <emph>(a Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Per causa mia?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Sì, per causa vostra. Avevo bisogno di voi, mi
siete sparito dagli occhi senza che me n'avveda, e per
ritrovarvi sono stata costretta a venir sin qui.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Ma se vengo dalla signora Rosaura, voi sapete il
perché.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Vi adirate, perché è venuto da me? <emph>(a Beatrice)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Non mi lagno, che sia venuto da voi, ma che lo
abbia fatto senza dirmelo.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>È questa una colpa sì grande?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Colle dame non si tratta così.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>E un mancamento del signor Lelio vi obbliga a venire
in casa mia senza avvisarmi?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Per dirvela, non mi prendo poi questa gran
soggezione.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Certo, quando si va a visitare la balia, non si
osservano le cerimonie.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Andiamo, signor Conte <emph>(sostenuta)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Buon viaggio a lei <emph>(con disprezzo, a Beatrice)</emph>.
</p></sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Contessa, per amor del cielo, non precipitate
l'affare. Se non andaste in collera, vi ricorderei la
scommessa) <emph>(piano a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Non sentite, che la signora Rosaura prende in mala
parte tutte le mie parole? Ella è stanca della mia amicizia,
ella ricompensa con ingratitudine l'amore, che ho concepito
per lei.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Cara signora Contessa, non sono poi una donna di
stucco.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ma non vedete, che se sono venuta in casa vostra
senza l'ambasciata è stata una confidenza, che mi son presa
per l'amore, che vi porto?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Se aveste detto così alla prima, non averei
replicato.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Via, se non l'ha detto prima, lo dice adesso. Vi
basta? Siete contenta? <emph>(a Rosaura)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Io sono contentissima.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Avete più collera colla signora donna Rosaura? <emph>(a Beatrice)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Con lei non ho collera. Osservate <emph>(dà un bacio a Rosaura)</emph>. Ma con voi a tempo, e luogo mi sfogherò.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Cosa vi ho fatto?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Basta così. Signora donna Rosaura, questa sera vi
aspetto. L'invito alle dame è corso. Spero, che resterete
contenta.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non diffido della vostra buona condotta.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Anderà tutto bene?) <emph>(a Beatrice, piano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Io faccio quel che posso, se non anderà bene, non
so che farci) <emph>(a Lelio piano)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>A che ora si principierà il festino?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Presto, perché le notti son corte. Ma la sera si
va avvicinando. Vado innanzi, e vi aspetto <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>Il conte Onofrio con la spada, il bastone e il cappello,
tutto in mano, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Ehi, Contessa, aspettatemi <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Siete ancor qui? <emph>(ad Onofrio)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Abbiamo finito di desinare in questo momento.
Voglio venire in carrozza ancor io. Ho tanto mangiato, che
non posso più stare in piedi.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Andiamo, andiamo <emph>(a Lelio)</emph>. Gran ghiottone!</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(È venuta a interromperci sul più bello).</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Oh che cappone! Oh che zuppa! Oh che ragù! Oh che
fricassè. <emph>(a Rosaura)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mi dispiace, che questa sera non vi farete onore col
salvaggiume.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Non mi farò onore? Vi farò stordire. Da qui a
mezz'ora torno ad esser fresco, come la mattina a digiuno
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quindicesima</head>
<stage><emph>Donna Rosaura sola.</emph></stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Eppure si danno questi stomachi, che digeriscono
tutto. Io non so come facciano. Così parimente vi sono di
quelli, che digeriscono facilmente i rimproveri. La signora
Contessa con tutti i suoi cavallereschi puntigli, ha dovuto
ingoiarsi il rimprovero della scommessa, e subito ha
cangiato, e si è resa docile. Anch'io so dare a tempo i miei
colpi segreti, quando vedo di poterlo fare, ma quando temo
di restar al di sotto, sto zitta, e fingo di non vedere, o
di non sentire. La vera regola è questa, far valere il
puntiglio, quando vi sia il caso di sostenerlo. Cedere con
prudenza, quando si prevede di dover cedere con dispiacere
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sedicesima</head>
<stage>Strada</stage>
<stage><emph>Il conte Ottavio, poi un Paggio della contessa Eleonora
con viglietto.</emph></stage>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Servir dama? Gran miseria al dì d'oggi! Sempre
puntigli, sempre puntigli. L'uomo più flemmatico del mondo,
quando si mette a servire una donna, ha da perder la
pazienza, voglia, o non voglia. Ecco un paggio della
Contessa Eleonora.</p>
</sp>
<sp><speaker>PAGGIO</speaker> <p>La mia padrona manda questo viglietto a V. S.
illustrissima.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Che fa la vostra padrona?</p>
</sp>
<sp><speaker>PAGGIO</speaker> <p>Sta alla tavoletta a correggere i difetti della
natura <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Ma il difetto di essere puntigliosa non lo
correggerà mai. Vediamo, che cosa contiene questo foglio. È
molto, che dopo essersi dichiarata disgustata meco, sia
stata la prima a scrivermi un viglietto. Qualche gran cosa
conterrà <emph>(legge)</emph>. <emph>Questa sera la Contessa Beatrice dà una festa di ballo, ed io sono invitata. Quattro cavalieri si lusingano, che sia durevole il mio sdegno con voi, e si esibiscono a gara. Io per altro, che mi pregio sopra tutto della costanza, vi voglio preferire per non far ridere a spese vostre i vostri rivali.</emph> Ed io credo non vi sia un
cane, che la guardi, e che cerchi di me per non andar sola.
Sentiamo il resto. <emph>La castellana mi ha fatto un'impertinenza. Il Conte Lelio ha fatto il possibile per acquietarmi, ed io ho finto di esser placata; ma questa sera farò conoscere il mio risentimento.</emph> Ecco qui certe signore
così fatte, osservano minutamente tutti i puntigli, e non
abbadano a quello di mantener la parola. Andiamo alla
conclusione: <emph>Venite dunque immediatamente a mia casa, e se vi preme la mia grazia, e se bramate far vedere pubblicamente, che non sono sdegnata con voi, venite disposto a persuadermi con qualche segno di pentimento, che vi dispiace avermi fatto adirare; ed allora tornerò con voi quale finora sono stata. Vostra amica sincera, chi voi sapete.</emph> Oh questa è graziosissima! Ella ha bisogno di me,
perché non ha nessuno, che l'accompagni, vuol ch'io vada a
servirla, e pretende, che le domandi perdono di un'offesa
sognata! Che cosa ho da fare? Se non ci vado, commetto
un'inciviltà. Se ci vado, faccio una figura ridicola. Ma vi
anderò, perché già questa sorta di figure ridicole in oggi
sono all'ultima moda. Sono curioso di saper qual sia il
dispiacere, che la Contessa ha ricevuto dalla signora donna
Rosaura. Già m'immagino, sarà qualche freddura. Mi dispiace
la minaccia ch'ella fa di riscattarsi alla festa di ballo;
non vorrei, ch'ella suscitasse qualche sconcerto, ed io
dovessi entrare in qualche impegno per sua cagione. Ecco il
signor Pantalone. Egli è amico della signora donna Rosaura,
e di suo marito, forse qualche cosa saprà.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciassettesima</head>
<stage><emph>Pantalone, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Riverisco il signor Pantalone.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Servitor devotissimo, sior Conte.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Ditemi in grazia, quant'è che non avete veduto il
vostro amico, il signor don Florindo?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Da stamattina in qua.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Sapete che sia succeduto alcun disordine in casa
sua?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mi no so gente. So che l'aveva destinà de partir, e
che l'averia fatto da omo a andar via; ma so, che quella
cara zoggia de so muggier la l'ha tornà a voltar, e la l'ha
fatto restar a Palermo.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Io dubito, che sua moglie voglia essere la sua
rovina.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>No la saria una gran maraveggia, perché per el più
le femmene, le xè la rovina delle fameggie.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Giacché voi siete amico di casa sua, voglio farvi
una confidenza da uomo onesto. Sappiate che una dama si
chiama offesa dalla signora Rosaura; questa sera si vedranno
a una festa di ballo, e non vorrei le succedesse qualche
disgrazia.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mi no so cossa dir. A sior don Florindo ghe voggio
ben, e per elo faria de tutto; ma a casa soa son stà adesso,
e nol ghe xè. Debotto xè notte, e mi no so dove andarlo a
trovar: me sàla dir chi sia la dama offesa?</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Ve la dirò in confidenza, ma non mi fate autore. È
la Contessa Eleonora.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Stemo freschi. So che muschietto che la xè.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Lo so ancor io pur troppo.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La me perdona, se parlo con libertà. La sa de che
umor stravagante, che la xè, e la la serve con tanta
attenzion?</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Che volete ch'io faccia? Ho principiato a servirla;
son nell'impegno, e non so come fare a staccarmi.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Gran cossa xè questa! I omeni i xè arrivai a un
segno, che debotto no i gh'à de omo altro che el nome. Le
donne le ghe comanda a bacchetta. Per le donne se fa tuto, e
chi vol ottegnir qualche grazia, bisogna, che el se
raccomanda a una donna. Da questo nasce, che le donne le
alza i registri, e le se mette in testa de dominar. Le xè
cosse che fa morir da rider andar in conversazion dove ghe
xè donne coi Cavalieri serventi. Le sta là dure impietrie a
farse adorar, chi ghe sospira intorno da una banda, chi se
ghe inzenocchia dall'altra. Chi ghe sporze la sottocoppa:
chi ghe tiol su da terra el fazzoletto. Chi ghe basa la man,
chi le serve de brazzo. Chi ghe fa da secretario, chi da
camerier, chi le perfumega, chi le sbruffa, chi le coccola,
chi le segonda. E elle le se lo dise una con l'altra, le va
d'accordo, le se cazza i omeni sotto i piè, el sesso
trionfa, e i omeni se reduse schiavi in caéna, idolatri
della bellezza, profanatori del so decoro, e scandolo della
zoventù.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Signor Pantalone, per dir il vero, le vostre massime
sono ottime, la vostra morale è molto giusta.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sàla quante volte, che ho fatto de ste lezion anca
a sior don Florindo? Ma gnente, no i me ascolta. Onde xè
meggio, che tasa, che lassa, che l'acqua corra per el so
canal, e a chi ghe dol la testa so danno. Anderò a cercarlo,
ghe dirò le parole, ma gnanca sta volta no farò gnente,
perché el gh'à una muggier fatta sul gusto delle donne
moderne. Volubile in tel ben, e ustinata in tel mal
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Questi vecchi parlano bene, ma non si ascoltano.
Conosco anch'io, che dice il vero, ma non trovo la via di
seguitarlo. Ah sì! La nostra rovina sono i rispetti umani
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciottesima</head>
<stage>Sala per il ballo in casa della contessa Beatrice, con
lumiere, e sedie, ed un tavolino in mezzo con varie candele
di cera, ed una accesa.</stage>
<stage><emph>Il conte Onofrio, e Servitori che accomodano le candele.
Suonatori per la festa.</emph></stage>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Basta così; la sala è bene illuminata. (Queste sei
candele le cambierò collo speziale in tanto zucchero)
<emph>(parte colle sei candele, poi torna)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>(M'immagino, che all'ultimo si prenderà anche i
moccoli) <emph>(da sé con rabbia)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Via, andate in cucina, preparate ogni cosa, che
vogliono cenar presto. Vi raccomando quei cotornici. Dite al
cuoco, che faccia con essi una buona zuppa <emph>(il servo parte)</emph>. Vorrei, che di questi forestieri ne venisse uno
alla settimana.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciannovesima</head>
<stage><emph>Brighella con un bacile di confettura sotto il tabarro, ed
il conte ONOFRIO.</emph></stage>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Con buona grazia de Vusustrissima.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Venite, galantuomo. Che cosa avete là sotto?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La padrona la prega perdonar la confidenza, che la
se tol. La gh'à sto poco de confettura; e la ghe la manda,
la se ne servirà stasera alla festa da ballo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Benissimo; ha fatto benissimo. Lasciate vedere
<emph>(prende due, o tre manciate di confetti)</emph>. Andate,
consegnate il bacile alla cameriera.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(El gha dà la so castradina) <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Questi sono buoni per divertirsi, mentre ballano.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ventesima</head>
<stage><emph>Arlecchino con una guantiera con boccette di rinfreschi,
ed uomini con sorbettiere, ed il conte ONOFRIO, poi la
contessa Beatrice, ed il conte Lelio.</emph></stage>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Poder vegnir?</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Venir, venir. Che cosa aver?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Portar acqua, per refrescar.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Lassar veder <emph>(prende due boccette, e se le beve)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Maledetto! E mai no crepar?</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Tegnir, andar <emph>(ripone le due boccette sulla guantiera)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Mi andar, e ti mandar <emph>(parte cogli uomini)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Quel vino di Canarie mi ha eccitato la sete.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ecco le dame, che principiano a venire.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Io me ne vado; e vi aspetto a cena <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Sonatori, principiate la sinfonia <emph>(suonatori suonano)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ventunesima</head>
<stage><emph>LA CONTESSA CLARICE servita da un cavaliere, che non
parla. Altre due dame, con due cavalieri che non parlano.
Beatrice va a ricevere le due dame, le quali entrano,
servite di braccio da' loro cavalieri. Entrati che sono,
Beatrice fa seder le tre Dame in mezzo nel primo luogo. I
Cavalieri siedono discorrendo fra di loro nelle sedie
laterali. Lelio siede dall'altra parte, e Beatrice dopo aver
fatto i suoi complimenti colle Dame, va a sedere vicino a
Lelio, seguita la sinfonia, e frattanto arriva ROSAURA E
FLORINDO. Beatrice s'alza, e va a riceverla, e la pone a
sedere presso a Clarice, poi torna vicino a Lelio. Florindo
va presso a' Cavalieri. Clarice colle due Dame salutano
freddamente Rosaura, poi si parlano sottovoce fra di loro.
Da lì a qualche poco Clarice s'alza, e va vicino a Beatrice,
e finge parlare con lei; dopo le altre due Dame si alzano, e
vanno vicino a Clarice, lasciano Rosaura sola, e parlano
sottovoce con Clarice. Florindo s'alza, va per parlare con
Rosaura, la quale arrabbiata lo scaccia, ed egli torna al
suo posto. Arrivano La contessa ELEONORA, ed il conte
OTTAVIO. Beatrice s'alza, la va ad incontrare, e la conduce
per sedere presso Rosaura. Ella osserva intorno, e va a
sedere in mezzo degli uomini, e resta Rosaura sola. Beatrice
vedendo questo, va ella a sedere presso Rosaura parlandole
piano, e Rosaura scuote il capo. Viene in sala Un BALLERINO,
maestro di sala, e terminata la sinfonia, ordina a' sonatori
il minuè. I sonatori sonano. Il ballerino per ordine di
Beatrice va a prender Rosaura, e con essa balla il minuè.
Frattanto che Rosaura balla, tutte le Dame a una per volta
partono, e i Cavalieri seguitano le loro Dame. Lelio per
arrestarle s'alza, e le seguita. Rosaura vedendo andar via
la gente, prima di terminare il minuè, si rivolta a
Beatrice, che va smaniando. I sonatori si fermano.</emph></stage>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Come? A me un affronto di questa sorta? <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>L'affronto lo ricevo io, e lo ricevo per causa
vostra.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Andiamo, andiamo, me ne farò render conto <emph>(a Rosaura)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Da chi ve ne farete render conto?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Da quello scrocco di vostro marito.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Sia maledetto, quando vi ho conosciuto.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Da una dama della vostra sorta, nulla potevo sperar
di meglio <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ventiduesima</head>
<stage><emph>La contessa Beatrice, poi il conte LELIO, poi il conte
Onofrio.</emph></stage>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Un affronto alla mia casa? Come mai risarcirlo?
Non si parlerà d'altro per i caffè. Sarò io la favola di
Palermo.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Son partite. Non vi è stato rimedio di trattenerle.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>E dove sono andate?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Tutte in casa della Contessa Eleonora.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Voglio andarvi ancor io.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Non fate; vi rimedieremo.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Voglio andarvi per assoluto. Se non volete venir
voi, non m'importa <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Vi servirò, se così volete.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Che cosa c'è? <emph>(a Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Perché la signora Rosaura ha ballato il primo
minuè, tutte le dame, sono andate via <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Non vi è altro male? Quando è all'ordine la cena,
io non aspetto nessuno <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2></div1>
<div1 type="atto">
<head>Atto terzo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Camera solita nella locanda con tavolino e lumi.</stage>
<stage><emph>Donna Rosaura, e Don Florindo.</emph></stage>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Tant'è, voglio sfidar alla spada, quel mangione del
Conte Onofrio.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Quando lo volete sfidare?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Subito; domani mattina.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mi parrebbe di commettere un'azione indegna, se
restassi a Palermo sino a domani. Mandate subito a prendere
il carrozzino; ordinate, che attacchino i quattro cavalli, e
avanti che suoni la mezza notte usciamo da questa città.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E mi persuadereste partire senza dimostrare
dell'affronto ricevuto un qualche risentimento?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Questa è una cosa, alla quale tocca a pensare a me.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ci devo pensar io, che sono vostro marito.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>No, Florindo, fidatevi questa volta di me. Può
essere, che mi riesca far le vostre vendette, senza
sfoderare la spada.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Eh, che per fare a vostro modo, sinora ho fatto
delle bestialità, non voglio, che mi meniate più per il
naso.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ora non vi domando di secondarmi per un capriccio,
per un piacere, ma solamente vi chiedo, che siccome sono io
stata la cagione di questo male, lasciate fare a me a
procurare il rimedio.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ditemi che cosa avete intenzione di fare.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>No, non lo voglio dire. Bastivi sapere, che il
pensiero è tutto mio, che la vendetta è sicura, e che
mancherà il tempo di farla se inutilmente ci trattenghiamo.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Dunque che abbiamo a fare?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Mandate subito a ordinare il carrozzino con i
quattro cavalli.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E la roba?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>La roba si consegnerà al padron dell'albergo, e la
manderà poi a Castell'a Mare.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Volete far uccidere qualcheduno?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Eh, pensate! La vendetta ha da essere senza sangue.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Io non vi so capire.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Sollecitate, e saprete la mia intenzione.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Brighella? <emph>(chiama)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Brighella e detti, poi Arlecchino.</emph></stage>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissimo.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Va' subito alla posta, ordina nuovamente il
carrozzino con i quattro cavalli, e di' al postiglione, che
venga immediatamente, poiché voglio da qui a pochi momenti
partire.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>A st'ora? Sàla, che sarà tre ore de notte?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>La porta si farà aprire. Va' subito; non tardare.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(Oh, cosa che vol rider el postiglion!) <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Bravo, ora vedo che mi volete bene, e che vi fidate
di me.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ma si può sapere che cosa abbiate intenzione di
fare?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Or ora lo saprete. Moro? <emph>(chiama)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Commandar.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ascolta bene ciò, che ti ordino, e bada di non
fallare.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Mi star omo, mi no fallar.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Informati dove è il palazzo della Contessa Eleonora
del Poggio. Introduciti bel bello nel primo ingresso, e
domanda a quei servitori, se colà vi sono ancora le dame,
ch'erano al festino della Contessa Beatrice, e portami
subito la risposta.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>No voler altro?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Questo, e non altro; mi preme subito.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>In do salti andar, e in quattro salti tornar.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Dunque le dame, che erano al festino, sono andate
dalla Contessa Eleonora?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Così mi ha detto il cocchiere.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>E voi che pensate di fare dopo, che sarete di ciò
assicurata?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Gran curiosità! Lo saprete da qui a poco tempo.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Brighella, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ho trovà el postiglion per strada. Gh'ò dà
l'ordine, e adessadesso el sarà qua.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Presto; mettiamoci all'ordine.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Io monto in carrozzino tale, qual mi vedete.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Gh'è l'illustrissimo sio Conte Lelio, che li voria
reverir.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Digli che non ci sono.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Sentiamo che cosa dice.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Non lo voglio ricevere.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Cosa gh'òio da dir?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Digli che non ci siamo, e se non lo crede, digli che
io non lo voglio ricevere.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La sarà servida <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Credete, che il Conte Lelio, abbia colpa
nell'affronto che ci hanno fatto?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>O colpa, o non colpa, non voglio più nessuno di
costoro d'intorno. Vado nella mia camera, e quando viene il
carrozzino, avvisatemi <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Don Florindo, poi Brighella.</emph></stage>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ora conosce mia moglie la pazzia, che aveva nel
capo; spero che ciò le servirà di regola, e per l'avvenire
non darà in simili debolezze.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>L'è andà via.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Che cosa ha detto?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>El s'ha accorto benissimo, che no i l'ha volesto,
e l'ha dito mastegando: "Questo è quello, che si avanza a
usar finezze a questa sorta di gente".</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>A questa sorta di gente? Giuro al cielo! Mia moglie
dice di vendicarsi, ma non so che cosa farà, e dubito di
qualche freddura; anch'io voglio cavarmi una soddisfazione.
Senti, Brighella, so che sei uomo, e che farai con esattezza
quanto ti ordino.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La comanda pur, e la vederà, se so far.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Sei pratico di Palermo?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ghe son stà tanti anni.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Sapresti ritrovarmi quattro bravi uomini, che
fossero buoni da menar le mani?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Alla bettola se ne trova quanti se vol.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Tieni. Questi sono sei zecchini, trova quattro
uomini, dà loro uno zecchino per uno, conducili al palazzo
della Contessa Eleonora, e ordina ad essi, che bastonino
tutti i servidori, che escono da quella casa.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>I servidori?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Sì, i servitori.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Che colpa gh'à i poveri servidori?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Questa è una vendetta, che ho veduta praticare da
molti. Bastonar il servo per far un affronto al padrone.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Poverazzi! I me fa peccà.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Se lo fai, guadagni li due zecchini, che avanzano;
se non lo fai, ti licenzio dal mio servizio.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lo farò; ma confesso el vero, che me despiase,
perché l'è un pan, che me pol esser reso anca a mi
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Almeno potrò vantarmi di aver fatto una qualche
vendetta; si parlerà almeno di me con qualche stima, con
qualche rispetto.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Pantalone, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Se pol vegnir? <emph>(di dentro)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Venite, venite, signor Pantalone.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>L'ho cercada per tutto a bonora, per dirghe una
cossa de premura, e no l'ho trovada. Se l'avesse trovà in
tempo, pol esser, che avesse potesto prevegnir un desordene,
che sento a dir, che sia nato. Com'è? Xè la verità, che gh'è
stà fatto un affronto? Giera a casa, e i me lo xè vegnù a
contar.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Pur troppo è la verità.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Se la me avesse badà a mi, no ghe saria successo
sto inconveniente.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Causa mia moglie.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Causa el mario, e no la muggier. Col mario no
segonda, la muggier no pol gnente.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Basta, avete fatto bene a venirmi a favorire,
mentre aspetto il carrozzino, e subito parto.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La farà come stamattina.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Non ci è pericolo.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E la consorte cossa dìxela?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>È stata ella, che mi ha fatto risolvere a partir
subito.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ah donca la va via per conseggio della muggier? Co
la lo fa perché la muggier lo conseggia, anca sta volta la
farà un sproposito.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Mi persuadereste voi, ch'io restassi a Palermo?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sior sì, stamattina l'averia persuaso a andar via.
Stassera ghe digo, che el doveria restar qua.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Da che nasce la varietà della vostra opinione?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Dalla varietà delle circostanze. Stamattina
l'andava via avanti, che ghe fusse stà fatto sto affronto, e
la so partenza giera un atto de virtù, che prevegniva i
disordini. Adesso, che l'affronto è seguìo, la so partenza
xè un atto de viltà, che mazormente faria rider i so nemici.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Prima però di partire, daremo segni del nostro
risentimento.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Come, cara ela?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Mia moglie ha in mente il disegno di vendicarsi a
dovere, senza far strepito.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ecco qua: tutto la muggier. Mo cossa xèlo elo? La
me perdona, un papagalo?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Io per la mia parte ho fatto quello che dovevo; e
domani si saprà, che ho spirito per risarcire le offese
fattemi.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Poderavela a un omo, che ghe vol ben come mi,
confidar qual sia la so resoluzion?</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ho mandato quattr'uomini a bastonare i servitori di
quelle Dame, e di quei Cavalieri, che al festino mi hanno
fatto l'affronto.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Oh bella vendetta! Veramente eroica, e da omo de
garbo! No me posso tegnir, bisogna che diga quel che sento,
e la me cazza via se la vol, che la gh'à rason. Per un
affronto recevudo dai patroni, far bastonar i servitori? Con
che rason? Con che leze? Con che conscienza? Che colpa gh'à
i servitori in tei mancamenti dei so patroni? A questo la
ghe dixe risarcimento dell'offesa? A questo mi ghe digo
ingiustizia, crudeltà, barbarità; ghe digo maltrattar
l'innocente senza vendicarse dell'offensor. Ma po, se
parleremo della vendetta, che razza de vendetta xè questa?
Ghe vol assae a trovar quattr'omeni, che a sangue freddo
bastona quella povera servitù. Sior Florindo caro, tutte
pazzie, tutti inganni della fantasia, inganni dell'ambizion,
che lusinga i omeni, e ghe dà da intender, che la vendetta
più facile sia la più vera, e che per vendicarse del reo,
sia lecito opprimer anca l'innocente.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ma dunque, signor Pantalone, che specie di vendetta
mi consigliereste voi, che io facessi?</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Prima de tutto ghe dirò, che la vendetta non xè mai
cossa lecita in nissun tempo, in nissun caso. Ma molto manco
quando l'offesa provien da qualche principio, che giustifica
l'offensor. Me spiego. L'uso de squasi tutti i paesi del
mondo xè, che in te le conversazion, in te le reduzion, dove
se raduna la nobiltà, no se ammetta chi no xè nobile. Mi no
ghe digo adesso se sta usanza sia bona, o cattiva, perché no
voggio intrar in t'una disputa de sta natura, ma ghe digo
ben, che bisogna uniformarse al costume, e se la nobiltà,
che xè garante de sto so privileggio, per mantegnirlo in
osservanza, gh'à fatto un affronto, l'offesa no se pol dir
prodotta da un'ingiustizia, ma più tosto cercada da chi l'ha
recevuda.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Dunque, da quel che dite, io ho torto.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La gh'à torto siguro, a pretender quel che no se
ghe convien.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Il male l'ha fatto la Contessa Beatrice, la quale
per cento doppie ha preso l'impegno d'introdurci nelle
adunanze di nobiltà.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Benissimo, el so risentimento la lo revolta contro
la Contessa Beatrice.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Per questo, voleva sfidare alla spada il Conte
Onofrio suo marito.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Coss'è sta spada? Coss'è sta spada? Anca ela xè de
quei che crede, che un duello possa resarcir ogni offesa?
Che una sfida sia bastante a render la reputazion a chi l'ha
persa? Pregiudizi, errori, pazzie! Sàla come che la s'averia
da vendicar in sto caso? Ghe dirò mi. Farse dar indrio le
cento doppie, che i gh'à magnà. Star qualche zorno a
Palermo; spender, goder, star allegramente con zente civil,
e da par soo, senza curarse de andar colla nobiltà. Far
veder che la cognosce el so dover, e buttar la broda adosso
della Contessa Beatrice. Procurar de far servizio a qualche
zentilomo, se la pol; reverirli tutti, e respettarli, senza
desmestegarse. In sta maniera a poco alla volta tutti ghe
correrà drio, e allora la poderà tornar a casa contento, e
la poderà dir: no son stà in pubblico colle Dame, e coi
Cavalieri, ma le Dame, e i Cavalieri m'ha fatto delle
onestà, e delle finezze in privato.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Questa è una cosa, che mi piace infinitamente; ma
non so che cosa avrà risoluto mia moglie.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ma no la se lassa dominar dalla muggier.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Sentirò la di lei intenzione: se sarà uniforme al
vostro buon consiglio, l'approverò; quando no, cercherò
d'impedirla.</p>
</sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La fazza quel che ghe detta la so prudenza; mi no
so più cossa dir. Son vecchio, xè tardi, vago a casa, e vago
a dormir. Se la vol bezzi, la manda, se la va via, ghe
auguro bon viazo, se la resta se vederemo doman. Ghe auguro
la bona notte, bona salute, e la me permetta de dirghe,
meggio condotta, e un poco più de giudizio <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Che buon vecchio è il signor Pantalone; mi ha
veramente penetrato nell'animo. Non vorrei, che Brighella
avesse già eseguito il mio ordine, e le bastonate a quei
poveri servitori fossero corse. Anderò io stesso, e se sarò
in tempo l'impedirò; vado, e torno in un momento, senza che
mia moglie lo sappia <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage>Notte. Strada con porta del palazzo della contessa
Eleonora.</stage>
<stage><emph>BRIGHELLA con quattro uomini intabarrati.</emph></stage>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>M'avè inteso; un zecchinetto per uno, e bastonè
tutti i servitori che vien fora de sto palazzo.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRAVO</speaker> <p>E se venissero a sei, a otto, e bastonassero noi?</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Usè prudenza. Tolèli coi vien a uno, a do alla
volta.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRAVO</speaker> <p>Credo, che dopo il primo, non ne potremo aver
altri.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Fè quel che podè. Tolè i vostri bezzi, che mi no
vòi altri fastidi. A revederse <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BRAVO</speaker> <p>Ritiriamoci dietro di questa casa, e aspettiamo che
n'esca uno <emph>(si ritirano)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Arlecchino dal palazzo della contessa Eleonora, poi
quattro uomini rimpiattati.</emph></stage>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Aver inteso, aver inteso. Star tutte dame palazzo.
Andar subito dir patrona <emph>(escono li quattro uomini, e bastonano ben bene Arlecchino, sinché egli cade in terra, e poi partono)</emph>. Ahi, aiuto, chi star? Chi me aiutar? No saver
gnente. Lassar vita, lassar vita. Aimè star morto, star
morto.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Don Florindo, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>O Brighella non è ancora qui capitato, o l'ordine è
già corso. Parmi veder un uomo disteso in terra.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Star morto, star morto <emph>(con voce fioca)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Fosse mai uno dei servitori, che ho fatto
bastonare? Me ne dispiacerebbe infinitamente.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Star morto, star morto <emph>(come sopra)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Galantuomo, chi siete voi?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Morto, morto.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Moro, sei tu?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>No star moro, star morto.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Oh povero sventurato! Dimmi, sei stato forse
bastonato?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Ahi, patron; povero moretto! Tanto tanto bastonar
<emph>(s'alza un poco)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Chi ti ha dato?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Mi no saver. Ahi! brazzi tanto doler.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Dove andavi? Da dove venivi?</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Esser vegnù de palazzo, e andar da padrona per
risposta portar. Ahi, quanto doler!</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Ora capisco. È uscito dal palazzo della Contessa,
gli uomini trovati da Brighella l'avranno creduto un servo
dei Cavalieri, e lo hanno bastonato. Ecco il solito effetto
della vendetta; cade sempre in danno del vendicatore. Levati
povero moro, levati.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>No poder.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Vieni qui, che t'aiuterò.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Caro patron. Poveretto, moretto, tanto bastonar
<emph>(s'alza)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Andiamo, ti farò medicare.</p>
</sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Maladetto, chi ha fatto mi bastonar, possa diavolo
portar, chi fatto mi bastonar. Chi mi fatto bastonar, possa
per boia impiccar <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>FLORINDO</speaker> <p>Tutte queste imprecazioni vengono a me. Tutti gli
innocenti oppressi gridano vendetta contro i loro oppressori
<emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage>Stanze in casa della contessa Eleonora, con tavolini, lumi,
e sedie.</stage>
<stage><emph>La contessa Eleonora, la contessa Clarice, il conte
Ottavio. Cavalieri, e dame a sedere indietro giocando.</emph></stage>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Può darsi temerità maggiore di questa? Una
mercantessa sedere in mezzo di tante dame?</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>E di più ballare il primo minuè? Principiar ella
il ballo?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>È una cosa che fa inorridire. Pare impossibile,
che si dia un caso di questa sorta.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Circa il ballo è stato il ballerino, che ha mancato
al suo dovere.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Meriterebbe colui, che gli si facessero romper le
gambe, acciò non ballasse più.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Io son capace di fargli fare questo servizio.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Gli fareste una bella burla.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Pezzo d'asino! Non sa come si tratta! Il primo
minuetto toccava a me.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>O a voi, o a me <emph>(le dame che sono indietro ridono)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Sentite quelle signorine; credo, che ridano di noi
<emph>(a Clarice)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>O di voi, o di me.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Eh che non ridono di alcuna di voi! (Or ora si
attaccano fra di loro) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Ma di tutto è causa la Contessa Beatrice.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Veramente, la Contessa Beatrice, si è portata
malissimo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Qualche gran cosa l'ha messa in quest'impegno.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Una raccomandazione di un gran ministro.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Per veder d'impiegar suo marito.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Vedrete che quanto prima averà qualche carica.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Dopo che ha mangiato tutto il suo, anderà a
mangiare quello degli altri.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Signore mie, questa è mormorazione.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Oh il signor precettore!</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Il signor morale!</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Non parlo più.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage><emph>Il conte Lelio, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Oh signor protettore, che fa la sua castellana?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Non mi parlate più di colei.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Che vuol dire? Si è disgustato?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Spiacendomi d'averla veduta partire in quella
maniera dalla festa di ballo, sono andato a casa per
ritrovarla, e mi ha fatto dire, che non vi era, e non mi ha
voluto ricevere.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Vostro danno.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Imparate a servire delle mercantesse.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Si sarà vergognata, e per questo non vi avrà
ricevuto, non già con intenzione d'offendervi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Mi volevo maravigliare, che il signor Conte non la
difendesse <emph>(verso Ottavio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Non parlo più.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Mai più m'impaccio con questa sorta di gente.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Contino, giacché non vi è la Contessa Beatrice,
dite, vi dava qualche poco nel genio, non è così?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Se vi ho da confessare la verità, non mi
dispiaceva.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Ehi! Come è andata?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Non ho avuto tempo.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Per altro...</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Figuratevi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Regali le ne avete fatti?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Più d'uno.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Se lo sa la Contessa Beatrice, povero voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Che dice Beatrice di noi?</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>È nelle furie al maggior segno.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Merita peggio.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Anzi voleva venire a trovarvi qui.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Doveva venire, che ci avrebbe sentito.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Farla sedere nel primo luogo!</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Farla ballare il primo minuè!</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>M'aspetto, che di questa gran cosa, ne parliate
ancora da qui a dieci mesi.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Quanto vogliamo noi.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Che caro signor correttore!</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Non parlo più.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>La contessa Beatrice, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Brave, brave, avete fatto una bella cosa.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Voi l'avete fatta più bella.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Abbiamo sofferto anche troppo.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>(Ora viene la bella scena) <emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Andarla a metter al primo posto.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Ecco lì il signor protettore, l'ha messa lui
<emph>(verso Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Bravo.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Bravissimo.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Io non ho fatto questa cosa. Non ero io il padrone
di casa.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Se sapeste tutto, è innamorato morto di colei.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>E voi lo soffrite? <emph>(a Beatrice)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>E voi gli fate la mezzana? <emph>(alla medesima)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Che volete ch'io faccia? Me l'ha saputa dare ad
intendere; son di buon cuore, non ho potuto dire di no.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Non sanno niente del negozio delle cento doppie)
<emph>(da sé)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>E poi, cara Contessa, farla ballare il primo
minuè?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Questa è colpa del ballerino.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>E voi ve la passate con questa disinvoltura? Non
gli fate romper le ossa?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>A quest'ora credo se ne sia pentito.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Sì signora, ha avuto di già il suo castigo. Egli è
a tavola col Conte Onofrio, che si mangia i fagiani.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Briccone! Me la pagherà. Ma voi altre, che siete
amiche, piantarmi così? Andarvene senza dir nulla?</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>In queste cose, non vi vogliono complimenti.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Vi andava del nostro decoro.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Eh via! Che siete puntigliose.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Brava, siamo puntigliose? Perché non l'avete
condotta qui quella signora di tanto merito?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Per me non la tratterò più certamente.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Non avete impegno con un ministro?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Quando devo dirvi tutto, l'ho fatto per compiacere
unicamente il caro signor Conte Lelio.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Sicché il signor Conte Lelio è causa di tutto.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Non vi credeva capace di ciò <emph>(a Lelio)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>(Se potessi dir tutto, non parlereste così) <emph>(a Beatrice)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Donna Rosaura, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Come!</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Qui?</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Che temerità è questa?</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Signore mie, per grazia, per clemenza. Non vengo in
conversazione, non vengo per framischiarmi con voi, vengo a
chiedervi scusa, vengo a domandarvi perdono.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Oh, via, signora donna Rosaura, questo è troppo.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Conte Ottavio, giacché voi mostrate essere penetrato
dalla mia umiliazione, impetratemi voi da queste dame la
grazia di poter parlare, assicurandole, che non eccederà il
mio discorso il periodo di pochi minuti; che alla porta di
questo palazzo vi è il carrozzino, che mi attende per
ritornare alla patria mia, e che non venendo io per
trattenermi in conversazione, ma per dar loro una ben giusta
soddisfazione, posso essere ascoltata, senza offendere le
leggi rigorose delle loro adunanze.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Signore mie, che cosa dite? Siete persuase
dell'istanza, senza che vi aggiunga niente del mio per
indurvi ad ascoltare una donna, che con tanta civiltà ve ne
supplica?</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Sentiamo che cosa sa dire.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Parlate, signora donna Rosaura; queste dame ve lo
permettono.</p>
</sp>
<sp><speaker>ROSAURA</speaker> <p>Ringrazio queste dame della loro bontà; le ringrazio
delle finezze, che alcuna di esse si è degnata farmi in
privato, e le ringrazio della libertà, che mi danno di poter
per l'ultima volta ad esse in pubblico favellare. Confesso
aver io estese troppo le mire, allorché mi sono lusingata di
poter essere ammessa alla loro conversazione, ma spero sarò
compatita allora che farò noti i motivi, dai quali è
derivata in me una tale lusinga. Primieramente è rimarcabile
essere io allevata in un luogo, ove per ragion del commercio
non vi è certa rigorosa distinzione degli ordini, ma tutte
le persone oneste e civili si trattano a vicenda, e si
conversano senza riserve; onde non è temerità l'aver io
sperato, con qualche maggior difficoltà poter essere ammessa
fra le dame di questa città. Di ciò per altro mi sarei
facilmente disingannata, se da persone illibate, e sincere
fossi stata meglio istruita, e delle vostre leggi avvertita.
Quello, che dalla legge è proibito, non si può col denaro
ottenere; quello che si può ottenere col denaro, non si deve
credere direttamente opposto alla legge. Onde se mi fu
esibito a contanti l'onor della vostra conversazione, son
compatibile, se ho creduto aver anch'io il diritto di
potervi aspirare. Parlo senza arcani, mi levo la maschera, e
a chi duole suo danno. La Contessa Beatrice con cento doppie
mi ha venduta la sua mediazione, e a questo prezzo mi ha
assicurato l'accesso alla conversazione delle dame. O ella
mi ha ingannato, o voi le avete fatta un'ingiuria. Nel primo
caso, siate voi stesse giudici della mia ragione; nel
secondo pensi la Contessa Beatrice a risentirsi con voi, e a
giustificarsi con me. Io non voglio altro né da lei, né da
voi. Bastami avervi fatto noto, che non sono né pazza, né
debole, né presontuosa. Il carrozzino mi aspetta, mi
sollecita mio consorte, torno alla patria, e porterò colà la
memoria delle vostre grazie, e della mia disavventura; anzi
in ricompensa della bontà, che ora avete dimostrata per me,
permettetemi che vi avvertisca, che più di quello avesse
potuto pregiudicare al decoro vostro la mia bassezza,
deturpa il vostro carattere, e la vostra società una dama
ingannatrice, e venale <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage><emph>I suddetti fuori di donna Rosaura, che è partita.</emph></stage>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>A me questo? Temeraria, a me questo?</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Fermatevi, Contessa Beatrice, non inveite contro
di essa, senza prima giustificarvi. Avete voi avuto le cento
doppie?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Le cento doppie le ho vinte per una scommessa.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>E che cosa avete scommesso?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Cadde la scommessa sull'ora del mezzogiorno.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Eh, che non si scommettono cento doppie per queste
freddure! Se le aveste perse, come le avereste pagate?</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Se nol credete, chiedetelo al Conte Lelio.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Conte, in via d'onore, da Cavaliere qual siete, e
sotto pena di essere dichiarato mendace se non dite la
verità, narrate voi la cosa com'è.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Voi mi astringete a farlo con un forte scongiuro, e
la signora donna Rosaura mi fa arrossire con i suoi giusti
risentimenti. Contessa Beatrice, voi avete avuto le cento
doppie per introdurla, ed io per mia confusione ho stabilito
il contratto.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>E voi in prezzo della mediazione avete avuto
l'orologio d'oro.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Oimè! Che orribili cose ci tocca a' giorni nostri a
sentire! Una dama vende la sua protezione, mercanteggia
sull'onore della nobiltà; mette a repentaglio il decoro
della città, della nazione, dell'ordine nostro, del nostro
sangue? Un Cavaliere non solo tollera, e permette che si
profanino i diritti delle nostre adunanze, ma vi coopera, e
vi presta la mano, e ne promuove li scandali? Dame,
Cavalieri, ascoltatemi: osservare minutamente i puntigli è
cosa, che qualche volta ci pone in ridicolo; ma conservare
illibato il nostro ordine, scacciar da noi chi lo deturpa
con indegne azioni, questo è il vero puntiglio della
Nobiltà. La contessa Beatrice, il conte Lelio non sono degni
della nostra conversazione.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Voi mentite, e mi renderete conto colla spada alla
mano dell'ingiurie colle quali vi fate lecito d'insultarmi.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Uscite da questo luogo, e preparatevi a battervi con
quanti siamo, mentre ciascheduno di noi vi reputa per
indegno, e mal Cavaliere.</p>
</sp>
<sp><speaker>LELIO</speaker> <p>Ad uno, ad uno vi farò conoscere se io... Come la
vostra arditezza... (Il rimorso mi confonde. Il nuovo sole
non mi vedrà più in Palermo) <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>A una dama mia pari, si fanno di questi insulti?</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Tacete, che le dame non trattano come voi.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Siete indegna di questo nome e per vostra cagione
si faranno in Palermo delle risate sopra tutte noi.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Informerò tutto il mio parentado della vostra
insolenza.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Anch'io per mia sventura sono vostra parente, e mi
vergogno di esserlo.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>Domani ne parleremo.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Domani vostro marito sarà chiamato da chi s'aspetta.</p>
</sp>
<sp><speaker>BEATRICE</speaker> <p>(Domani anderò in campagna, e non mi vedranno mai
più) <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>La contessa Eleonora, la contessa Clarice, il conte
Ottavio, dame e cavalieri.</emph></stage>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Signore mie, per rimediare in parte al discapito
della nostra riputazione, direi che fosse ben fatto unire
fra di noi le cento doppie, e farle avere alla signora
Rosaura, prima della sua partenza. Io ne esibisco trenta,
che tengo in questa borsa <emph>(fa vedere una borsa con varie monete)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Per parte mia, eccone sei <emph>(mette sei doppie nella suddetta borsa)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Ed io ve ne posso dar otto <emph>(fa lo stesso)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>E voi dame, e voi Cavalieri, concorrete a
quest'opera degna di noi? <emph>(va dai Cavalieri, e dalle Dame, e tutti gli danno denari)</emph> Ecco raccolte le cento doppie.
Andrò a presentarle per parte della nobiltà alla signora
donna Rosaura <emph>(parte)</emph>.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quindicesima</head>
<stage><emph>La Contessa Eleonora, la Contessa Clarice, Cavalieri e
Dame, poi il Conte Onofrio.</emph></stage>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Il conte Ottavio è veramente Cavaliere.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Ma il conte Lelio non ha restituito l'orologio.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Donna Rosaura di quello non ha parlato.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Dov'è mia moglie?</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Dama indegna! <emph>(verso il Conte Onofrio)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Cavaliere senza riputazione! <emph>(allo stesso)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Scroccone! <emph>(al medesimo)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Parasito <emph>(al medesimo)</emph>.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Scorno della nobiltà! <emph>(al medesimo)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Obbrobrio della nazione! <emph>(al medesimo)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Parlate con me? <emph>(con flemma)</emph></p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ultima</head>
<stage><emph>Conte Ottavio, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Non siamo più in tempo; la signora Rosaura è
partita. Però se approvate il mio consiglio, con queste
cento doppie compreremo un anello, e a lei lo manderemo fino
alla di lei patria.</p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>Fate quello credete meglio, purché si salvi il
nostro decoro.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Tutto si faccia, per la riputazione del nostro
nome.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>Questo è il vero puntiglio. Conservar la fama del
nostro rango con azioni degne, eroiche, cavalleresche.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Dov'è la Signora donna Rosaura?</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>È partita, è ritornata a Castell'a Mare.</p>
</sp>
<sp><speaker>ONOFRIO</speaker> <p>Mi dispiace non averlo saputo; ma l'anderò a
ritrovare. Oh che starne! Oh che coturnici! Oh che vino!
<emph>(parte)</emph></p>
</sp>
<sp><speaker>ELEONORA</speaker> <p>La Contessa Beatrice non la pratico più.</p>
</sp>
<sp><speaker>CLARICE</speaker> <p>Né men io mi degno più di farmi vedere con lei.</p>
</sp>
<sp><speaker>OTTAVIO</speaker> <p>In questa occasione non disapprovo, che facciate le
puntigliose. Non è decoro delle persone onorate trattar con
gente venale, che non sa sostenere il suo grado. Ognuno
cerchi di conversare con chi può rendergli egual onore; ma
niuno aspiri a passar i limiti delle sue convenienze,
servendoli d'esempio il fatto comico di donna Rosaura.</p>
</sp>
</div2></div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
