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      <title>Le Notti Puniche</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>22 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000837</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Entro dipinta gabbia. Tutti gli scritti inediti, rari e editi 1809-1810 di Giacomo Leopardi, a cura di M. Corti, Milano, Bompiani 1972.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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<text>
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<div1><head>Notte I</head>

<lg><l>Era la notte: in tenebrìo profondo</l>
<l>Giacea la terra, ed il sopor vagava</l>
<l>In man tenendo la stillante verga,</l>
<l>E al braccio appesi entro viminea cesta</l>
<l>De' chiusi sogni gl'ingannosi errori.</l>
<l>In antro oscuro fra le antiche tombe</l>
<l>De gli avi estinti, e fra la cener fredda,</l>
<l>E l'ossa ignude, ed i spolpati teschj,</l>
<l>Trofeo feral de la nemica morte</l>
<l>Steso io giacea: pallide larve, e mute</l>
<l>M'ingombravan la mente, e un freddo gelo</l>
<l>Mi scorrea per le membra; Orror, rispetto</l>
<l>Le sparse nel mirar ceneri sacre</l>
<l>Il pensier m'opprimean: balzo, e tremante</l>
<l>Cerco l'uscita, onde il funesto luogo</l>
<l>Abbandonar, fra le tenebre oscure</l>
<l>Avanzo palpitante il piè dubbioso.</l>
<l>Quand'ecco tosto da improvisa luce</l>
<l>Rotte son l'ombre de la mesta notte,</l>
<l>Luce raggiante, che d'intorno splende,</l>
<l>E le pupille col fulgor percuote.</l>
<l>Gelo... mi arresto... e co le mani incerte</l>
<l>Agli occhi offesi un doppio velo io faccio.</l>
<l>Dubbioso, palpitante appoco appoco</l>
<l>Schiudo le dita, e pei frapposti fori</l>
<l>Rimiro intorno: innorridisco, e tremo.</l>
<l>Ma da le nere, tenebrose tombe</l>
<l>Voce suonante mi ferì l'orecchio;</l>
<l>«Mira, che temi? le gloriose imprese</l>
<l>Mira de gli avi» ed in quel tempo istesso</l>
<l>Dal cupo avello escir vidi una larva,</l>
<l>Che in man tenendo la fulminea spada,</l>
<l>E la ferrea visiera alzando, intorno</l>
<l>Girò benigno il guardo, e tosto sparve.</l>
<l>Incerto ancor la tremolante destra</l>
<l>Tolgo da le pupille, e volgo intorno</l>
<l>Gli occhi dubbiosi, e fra le ardenti faci</l>
<l>Miro su' tesa tela alle annerite,</l>
<l>Ampie pareti appese i dubbj eventi</l>
<l>De l'Affricane sanguinose pugne</l>
<l>Descritti, e pinti da fedel pennello;</l>
<l>E i mari, e le ferrate, erranti navi,</l>
<l>E l'aste, e l'armi, e le lucenti spade.</l>
<l>Mi appresso a questa, e in quell'istante ascolto</l>
<l>Una voce sortir dai muti avelli:</l>
<l>«Scrivi quel, che vedrai, mostra gli alteri</l>
<l>Allori verdeggianti, onde fur cinte</l>
<l>Le fronti a quei, che l'Affricane squadre</l>
<l>Fugar potero, e le lor glorie mira»</l>
<l>Mi accingo tosto con ansiosi sguardi</l>
<l>La serie a rimirar de l'aspre guerre;</l>
<l>E vedo in pria sulla rostrata nave</l>
<l>Amilcare salir, giovane imberbe,</l>
<l>Che posta a l'elsa la fulminea destra</l>
<l>Il capo crolla, e di Quirin minaccia</l>
<l>L'alta città, già cento squadre, e cento</l>
<l>Veggo pronte a' suoi cenni alzar bandiere</l>
<l>Nudar le spade, e sopra i forti scudi</l>
<l>Batter gli acciari di fierezza in segno</l>
<l>Da l'altra parte le spiegate vele</l>
<l>Già gonfie miro, e là da l'alte mura</l>
<l>Stender le braccia, e lagrimare insieme</l>
<l>De' feroci guerrier le madri afflitte,</l>
<l>Le meste mogli, e i sconsolati padri.</l>
<l>Veggio grondar sopra corazze, e usberghi</l>
<l>Stille spremute dal dolor paterno:</l>
<l>Ma già solcare il mar le navi miro</l>
<l>Spumare i flutti, ed agitate l'acque</l>
<l>Scorrere ognor. Le Siciliane sponde</l>
<l>Veggo dipoi, cui già stendon le braccia</l>
<l>Gli Affricani furenti, e già le insegne</l>
<l>Scuotono al vento, e la nemica arena</l>
<l>Premon col piè; la ferrea messe io miro</l>
<l>D'armi ammucchiate, e grandeggiar fra tutti</l>
<l>Il Duce fiero, che solleva in alto</l>
<l>L'ignudo acciaro, e per le turme scorre</l>
<l>Ad animare i coraggiosi petti,</l>
<l>E aggiunger nuova lena al lor valore.</l>
<l>Altrove il guardo volgo, e miro accesa</l>
<l>La sanguinosa pugna, alto–volare</l>
<l>Vedo le freccie, e quale ispida selva</l>
<l>Affoltati sui scudi alati dardi:</l>
<l>Veggo inseguir con abbassata lancia</l>
<l>Vittrici turme le Romane squadre,</l>
<l>E il Romuleo valor vinto giacere.</l>
<l>Già miro là le Siciliane terre</l>
<l>De l'Affrican vittorioso in preda,</l>
<l>E sovra il campo d'ogn'intorno sparsi</l>
<l>Aridi teschj, ed ossa, e nero sangue,</l>
<l>E su' d'amena collinetta, aprica</l>
<l>Innalzato il trofeo d'Aquile vinte,</l>
<l>Di forti scudi, e di nudate spade</l>
<l>Fra gli elmi, e l'aste, e le corazze, e usberghi.</l>
<l>Quì sul gelido marmo, in trionfanti,</l>
<l>Superbe note, quì scolpito io miro</l>
<l>= Roma fu vinta dal guerrier Numida =</l>
<l>Ma già la fama al cielo alzare il volo</l>
<l>Veggo, e recare in su le penne scritte</l>
<l>L'ingiuriose parole, e Roma intanto</l>
<l>Batte il suolo col piè freme, e si adira.</l>
<l>Veggo tosto partir da l'alte mura</l>
<l>Del Consolar fregiato, antico onore</l>
<l>Lutazio cinto da sdegnose schiere:</l>
<l>Precedono i suoi passi in man recando</l>
<l>Taglienti scuri, ed onorati fasci</l>
<l>I temuti littori, intorno ad essi</l>
<l>Scuoton furenti le veloci penne</l>
<l>L'Aquile altere; già le navi in grembo</l>
<l>Portando le Romane irate turbe</l>
<l>Solcano il mar: la Libertà latina</l>
<l>Da l'alte mura i figli suoi riguarda:</l>
<l>Fuggon le navi, ed al soffiar de' venti</l>
<l>Toccan la meta, e del nemico piede</l>
<l>Stampano l'orma su l'incolta arena.</l>
<l>Già ne l'Egate terre intorno cinte</l>
<l>Da lo spumoso pelago vorace</l>
<l>Si battono le navi; udir rassembra</l>
<l>Il nautico clamor, già remi, e vele</l>
<l>Galleggiano su l'onde, e già sommerse</l>
<l>Cadon le navi, ed i guerrieri insieme:</l>
<l>Soggiace l'Affrican; Lutazio vince.</l>
<l>Mentre rimiro con pupille attente</l>
<l>Le dubbie pugne, e le vittrici schiere,</l>
<l>E le sconfitte, ed atterrate squadre;</l>
<l>Sorgendo il sol da lo stellato olimpo</l>
<l>Gli astri fugato avea; tutto ad un tratto</l>
<l>Si estinguono le faci, io l'antro oscuro</l>
<l>Brancolando abbandono, e il sol nascente</l>
<l>Torno a mirar da le tenebre opache</l>
<l>Del nero speco rivolgendo i passi.</l></lg></div1>

<div1><head>Notte II</head>

<lg><l>Volvea la notte in sul tacente cocchio</l>
<l>La metà del suo corso, e già volgea</l>
<l>A l'antro tenebroso incerto il passo,</l>
<l>Onde mirare alfin d'Affrica altera</l>
<l>Vinte le squadre, e del nemico il piede</l>
<l>Baciar prostrate, e vittoriosa, e forte</l>
<l>Sorrider Roma al lor dolore in faccia.</l>
<l>Mentre nel tenebroso, oscuro speco</l>
<l>Rimango ansioso, e rimirar desìo</l>
<l>Opra, e lavoro di fedel pennello</l>
<l>Le sanguinose pugne, e i dubbj eventi</l>
<l>De l'aspre guerre, ed il Roman valore</l>
<l>Ecco che tosto un improvviso lampo</l>
<l>Le tenebre scacciò de l'antro cupo</l>
<l>Indi al fulgor d'innaspettata luce</l>
<l>Aprirsi miro i tenebrosi avelli,</l>
<l>E uscir da questi una guerriera larva,</l>
<l>Che co la destra sostenea feroce</l>
<l>L'asta temuta, che tremar già fece</l>
<l>L'alta Cartago; a la sinistra appeso</l>
<l>Reggea lo scudo, che di Roma altera</l>
<l>Difese il soglio, e l'impeto sostenne</l>
<l>De l'Affricane freccie, e opposto ad esse</l>
<l>Impallidir già fè le avverse turme:</l>
<l>Pendea dal fianco il sanguinoso acciaro</l>
<l>A l'aspetto, di cui volsero il tergo</l>
<l>Gli eserciti nemici, al di cui lampo</l>
<l>Terse Roma dal ciglio il mesto pianto,</l>
<l>Per cui più gonfio scorse il Tebro altero,</l>
<l>E il capo alzò di maestade in segno:</l>
<l>Di triplicato ferro il fiero petto</l>
<l>Spirante ancor di coraggiosa forza</l>
<l>Io vidi cinto, e di marzial costanza</l>
<l>Le note ravvisai nel chiaro volto.</l>
<l>A l'aspetto benigno, al fier valore,</l>
<l>A l'armi, onde tremò l'altier Numida</l>
<l>L'Eroe conobbi, il difensor di Roma,</l>
<l>Che in Affrica chiamò quel Duce fiero,</l>
<l>Che morte, e strage a l'Itale contrade</l>
<l>Minacciava feroce, e al teso laccio</l>
<l>Fè l'Aquile cader, che gli alti monti,</l>
<l>E l'alpi algenti, ed i nevosi gioghi</l>
<l>Potè già sorpassare, e d'armi cinse</l>
<l>La superba città del fier Quirino.</l>
<l>Tosto, che Scipio rimirar potei</l>
<l>Insolito pallor mi tinse il volto,</l>
<l>E fra lieto, e tremante a lui rivolsi</l>
<l>Le dubbiose parole «o germe illustre</l>
<l>Di nobil sangue, e di marzial valore</l>
<l>Benigno allievo, e qual felice sorte</l>
<l>Mi spinse a rimirar quel forte volto,</l>
<l>Che l'aspetto sprezzò de l'armi avverse,</l>
<l>E quella destra, che il tagliente ferro</l>
<l>Ruotò feroce, e di nemico sangue</l>
<l>Il terreno inaffiò? Dir non ti spiaccia</l>
<l>Qual fosse il tuo valor, quanto ti debba</l>
<l>La città di Quirin, che in alto soglio</l>
<l>Siede, e grandeggia; di tue forti imprese</l>
<l>Dubbia è la fama, e l'Universo intero</l>
<l>Ne parla è ver, ma con incerte voci»</l>
<l>Scipione allor con maestoso aspetto</l>
<l>Così s'espresse «e chi sei tu che cerchi</l>
<l>De l'opre mie saper gl'incerti eventi?»</l>
<l>Annibale fuggì; Roma già vinse,</l>
<l>Ma non dal braccio mio sol fu sconfitto:</l>
<l>Il saggio Dittator scudo, e difesa</l>
<l>Fu di Quirino, e pel Cannese eccidio,</l>
<l>Ove Annibal già vinse il mesto pianto</l>
<l>Terse dagli occhi del Roman guerriero.</l>
<l>Tremar le squadre al fulminante aspetto</l>
<l>Del Console marzial, cadde egli è vero,</l>
<l>Ma sol cadde da Eroe, da mille, e mille</l>
<l>Cinto d'intorno egli pugnò, ma vinse</l>
<l>De l'Affrican la frode: Alfin sconfitto</l>
<l>Cadde il Numida ancor, ma non fu tutta</l>
<l>Mia la vittoria, essi pugnaro in pria.</l>
<l>Ma poichè brami udir come il superbo</l>
<l>Annibale cedesse al fier Quirino,</l>
<l>Taci, e m'ascolta. Dal guerrier Numida</l>
<l>Oppresso un dì già fu d'Iberia il suolo,</l>
<l>Suol, che de l'armi del Roman feroce</l>
<l>Fu preda in pria, ma con falangi, e schiere</l>
<l>L'Affrican s'avvanzò, vinto, e tremante</l>
<l>Fuggì di Roma il discacciato augello,</l>
<l>E fra trofei regnò su d'esso il fiero</l>
<l>Duce Numida la superba fronte</l>
<l>Cinto di verdi, trionfanti allori.</l>
<l>Nuova Cartago ivi si ergea; fu questa</l>
<l>Del furor di Quirin, de l'armi avverse</l>
<l>Il bersaglio primier, destrieri, e fanti</l>
<l>Cingon d'intorno la cittade altera:</l>
<l>Veleggia intanto, e per l'oceano scorre</l>
<l>Flotta veloce, e a le nemiche genti</l>
<l>L'adito chiude a sostener la vita.</l>
<l>Fremon le turbe, e ad assalir son pronte,</l>
<l>E d'aste armate, e de l'opposto scudo</l>
<l>Doppio schermo facendo ai ferrei strali,</l>
<l>Ai vasti massi a le lanciate pietre</l>
<l>Salgon la cima, e sovra l'alte mura</l>
<l>Schierate intorno di echeggianti grida</l>
<l>Risuonar fanno le contrade, e intanto</l>
<l>Cedono a l'urto le ferrate sbarre,</l>
<l>Stridon le porte, e con rimbombo orrendo</l>
<l>I ferti si spezzar, tosto furenti</l>
<l>Sboccan le squadre minacciose in volto</l>
<l>Reggendo in man le fulminanti spade:</l>
<l>S'arretrano i nemici, e tutto cede</l>
<l>Al Romano valor, vinte le turme,</l>
<l>Rotte, e disperse le falangi, e schiere,</l>
<l>Armi abbattute, rovesciate insegne,</l>
<l>Spezzati scudi, aste, e cimieri infranti</l>
<l>Ricuoprono il terren «Cartago è vinta»</l>
<l>Gridan le schiere in trionfante aspetto:</l>
<l>«Cartago è vinta, e di Quirino al cenno</l>
<l>Soggetto esser dovrà d'Iberia il suolo»</l>
<l>Lutto, squallor ne la cittade regna,</l>
<l>Scorre il sangue nemico, e tutte alfine</l>
<l>Cedon le turme del Romano a l'urto.</l>
<l>Ma tosto a l'Affricane, ampie regioni</l>
<l>Volgono il corso le rostrate navi:</l>
<l>Trema Cartago, e ad Annibal feroce</l>
<l>Tornar comanda a le paterne mura,</l>
<l>Onde da l'armi del Roman guerriero</l>
<l>L'Affrica liberar; mesto, e sdegnoso</l>
<l>Parte il Numida a la città di Roma</l>
<l>Lancia uno sguardo minaccioso, e freme.</l>
<l>Siface intanto, e di Gisgone il germe</l>
<l>L'armi provar de le Romulee squadre.</l>
<l>Ma tosto al campo il fuggitivo corso</l>
<l>Volser tremanti: di Quirin lo sdegno</l>
<l>Non schivaron però; ne l'atra notte</l>
<l>Mentre nel sonno immerso ognun giacea</l>
<l>Cingono il campo le Romane schiere</l>
<l>Ardenti faci sostenendo, e tosto</l>
<l>Fiato danno a le trombe, ed i suonanti</l>
<l>Timpani si percuotono, si scagliano</l>
<l>L'ignite tede, urli echeggianti gettano</l>
<l>I Romani guerrieri; alfin si destano</l>
<l>L'avverse turme, spaventate volgono</l>
<l>Il guardo intorno, e le notturne tenebre</l>
<l>Da lucido fulgor miran disperse,</l>
<l>E cinto il campo da nemiche squadre;</l>
<l>Corrono a l'armi, ma la fiamma ardente</l>
<l>Destrieri, e fanti uccide, il nero fumo</l>
<l>Altri soffoca, ed abbronzato ognuno</l>
<l>Fugge, ma il passo chiude il campo acceso</l>
<l>Fra l'armi di Quirin; grido di gioja</l>
<l>Manda il Romano a quella vista; indarno</l>
<l>Gettan su le funeste, orride fiamme</l>
<l>I nemici guerrieri il fresco umore</l>
<l>A torrenti, ed a fiumi; invan, che troppo</l>
<l>Il fuoco cresce e si raddoppia, e tutto</l>
<l>Consuma, ed arde, incenerisce, e atterra.</l>
<l>Ma giunse alfine desiato, e chiesto,</l>
<l>Giunse Anniballe qual propizia stella,</l>
<l>Che fra l'orror di torbida tempesta</l>
<l>Si presenta al nocchier: trema Cartago</l>
<l>Il vede, e il sa; pace domanda, e tregua,</l>
<l>Ma tutto invan. Feroce, aspra battaglia</l>
<l>Si determina alfine. Il sole appena</l>
<l>Spunta sul cielo, ed i corsieri ardenti</l>
<l>Spinge a indorar le sottoposte valli,</l>
<l>E gli alti monti, e le colline apriche;</l>
<l>Escono in campo le feroci squadre,</l>
<l>Ondeggiano i cimieri, e spade, ed aste,</l>
<l>E forti scudi, e rilucenti usberghi</l>
<l>Tutto inspira valor, fremon le schiere,</l>
<l>E s'ode già de' combattenti il grido.</l>
<l>Risuonano le spade, i cavi scudi</l>
<l>Rimbombano, ed echeggia agli urli orrendi</l>
<l>Il vasto campo; ora si arretra e cede</l>
<l>Il Romano guerriero, ed or si arresta</l>
<l>Il feroce Affrican, volano i dardi,</l>
<l>S'urtano l'aste, ma dubbiosa pende</l>
<l>La bramata vittoria; alfin frementi</l>
<l>Si scagliano i Romani, orrore e morte</l>
<l>Seguono i passi lor; cede il Numida;</l>
<l>Vince Quirino, rivolgendo il tergo</l>
<l>Fuggon le schiere, ed il terror gl'impenna</l>
<l>Il piè veloce, ammonticchiati i corpi</l>
<l>Giaccion sul campo, e sovra questi siede</l>
<l>Morte feroce, la tagliente falce</l>
<l>Sua mano impugna, e lo spolpato teschio,</l>
<l>E l'ossa ignude un nero, orrido sangue</l>
<l>Goccian sul suolo, e stanca ancor non sembra».</l>
<l>Così dicea, ma dal nebbioso soglio</l>
<l>Scendea la notte, il tenebroso manto</l>
<l>Svanìa percosso dal fulgor febeo:</l>
<l>Lo spettro si perdè, nasceva il giorno</l>
<l>Quando fisso il pensiero a ciò che viddi</l>
<l>Uscìa dal cupo, cavernoso speco.</l></lg></div1>

<div1><head>Notte III</head>

<lg><l>Il plumbeo scettro umor leteo stillante,</l>
<l>Intorno a cui le fosche penne scuote</l>
<l>Il tacito sopor, la turba alata</l>
<l>D'ingannevoli sogni; in alto soglio</l>
<l>Assisa stando distendea sul mondo</l>
<l>L'oscura notte; al suo voler son pronte</l>
<l>Le tenebre, che intorno al nero trono</l>
<l>Corona fanno, e co l'immenso velo</l>
<l>De l'ali stese il luminoso olimpo</l>
<l>Tolgon dagli occhi de la bassa terra,</l>
<l>E sol fra penna, e penna incerto penetra</l>
<l>Di Cinzia lo splendore ovver degli astri</l>
<l>Il tremolante luccicar dubbioso.</l>
<l>Ma ancor non pago, e d'ascoltar bramando</l>
<l>Del Romuleo valor le prove, e l'opre;</l>
<l>Il passo io volsi al tenebroso speco</l>
<l>Cupo ricetto de' trofei del tempo.</l>
<l>Ivi giacente io rimanea sul suolo</l>
<l>Posando il fianco in su le nere tombe,</l>
<l>Fra speranza, e timor, spesso dal sonno</l>
<l>Chiusi gravato il ciglio, e spesso attento</l>
<l>Il sopor discacciai, ma oppresso alfine</l>
<l>Da soave violenza, e da languente</l>
<l>Letargo soporifero, che dolce</l>
<l>Per le membra serpea, placido, e lento</l>
<l>Vinse alfine il sopor, lo stanco corpo</l>
<l>Oppresso giacque a cieco oblìo nel seno.</l>
<l>Ma scosse intorno a me le fosche piume</l>
<l>L'errante, e ingannator sogno fugace,</l>
<l>E d'ombre, e larve m'ingombrò la mente,</l>
<l>E sovra le pupille ambi posando</l>
<l>Gli adunchi artigli, e co le nere penne</l>
<l>Cuoprendo il volto, d'ingannosa immago</l>
<l>L'alma adombrò. De la cittade a fronte</l>
<l>Rival di Roma, e che contese il soglio</l>
<l>Del fier Quirino a la magion superba</l>
<l>Mirar mi parve le Romane squadre</l>
<l>Schierate intorno de le ferree lancie</l>
<l>Ispida selva alzando, in sul veloce</l>
<l>Destriero assiso l'Emilian correa</l>
<l>Da schiera, a schiera con in man nudato</l>
<l>Il rilucente acciaro, a cenni suoi</l>
<l>Testuggin folta de le mura appiedi</l>
<l>Fanno i guerrieri, sovra il capo alzando</l>
<l>Gli uniti scudi, e declinando ognora</l>
<l>Di questi il piano ognun s'incurva, e alfine</l>
<l>Piegan gli estremi le ginocchia a terra.</l>
<l>Sotto del ferreo tetto altri frattanto</l>
<l>Col forte ariete le ferrate porte</l>
<l>Percuotono feroci, ed altri in terra</l>
<l>Poggian le scale, e col nudato acciaro</l>
<l>Salgon le mura, ma da' l'alto intanto</l>
<l>E pietre, e massi, e acuti strali, e freccie</l>
<l>Scaglia il Numida, ai rimbombanti colpi</l>
<l>Dei lanciati macigni, e spade, ed aste</l>
<l>Volano in pezzi, e si curvar gli scudi</l>
<l>Ai forti colpi: il faticoso fabbro</l>
<l>Così talor su l'infuocata incude</l>
<l>Martella, e pesta al suo voler restìo</l>
<l>Il duro ferro, che ai suonanti e spessi</l>
<l>Colpi incessanti alfin cede, e s'incurva</l>
<l>Sotto la destra, che il percuote e piega.</l></lg>
<lg><l>Fuvvi una torre di macigni, e pietre</l>
<l>Alto–costrutta, e di pesante mole</l>
<l>Imitatrice de' cipressi alteri</l>
<l>Degli alti faggi, o de l'ombrose quercie.</l>
<l>Intorno a questa faticosi stanno</l>
<l>I feroci Affricani, e ferri, ed aste</l>
<l>Pongono in opra; alfin cede al lavoro</l>
<l>La torre altera, e ruinosa piomba</l>
<l>Su le Romane genti, a l'urto orrendo</l>
<l>Cadon le scale, e scudi, e usberghi, ed elmi</l>
<l>Vanno sossopra, in mille scheggie infrante</l>
<l>Son l'armi de' Romani, uccisi, e pesti</l>
<l>Cadon sepolti fra ruine, e pietre</l>
<l>I feroci guerrieri, e n'è sconvolta</l>
<l>La testuggin ferrata, e tutto sembra</l>
<l>Cedere a l'urto de la mole immensa.</l>
<l>Ma tosto accorron le Romane schiere,</l>
<l>Nuove scale apprestar, nuovi guerrieri</l>
<l>Salgon le mura, ma più fieri, e ardenti</l>
<l>Son gli Affricani, e invan lo scudo opponsi</l>
<l>A riparare del Numida i colpi,</l>
<l>Cadon di nuovo, e di funesto sangue</l>
<l>Bruttan l'arena, ma percosse intanto</l>
<l>Cedon le porte agl'incessanti colpi</l>
<l>De l'ariete fatal, cadon le sbarre,</l>
<l>Spezzansi i ferri, e l'enee porte alfine</l>
<l>Percuotono il terren con suono orrendo:</l>
<l>La testuggin si aprì, libero il passo</l>
<l>Ai Romani lasciò, snudan le spade</l>
<l>I feroci guerrieri, e con la destra</l>
<l>Ruotan l'acciar, con la sinistra ardenti</l>
<l>Recan le faci, e su l'opposte turme</l>
<l>Si scagliano furenti; a un cenno solo</l>
<l>Volano a mille le fiammanti tede,</l>
<l>E legna, ed esca ognuno al fuoco appresta,</l>
<l>Arde già la città, cresce la fiamma</l>
<l>Fra il pianto femminil fra l'urlo orrendo</l>
<l>De' feroci Numidi, avvampa intanto</l>
<l>Il fuoco distruttor, consuma, ed arde</l>
<l>Quanto a lui si presenta, e i freddi massi</l>
<l>Lambe, e annerisce: e in polve, e cener tutto</l>
<l>Riduce, ed arde la cittade intera,</l>
<l>Quella città, che paventar già fece</l>
<l>La sorte istessa a la superba Roma,</l>
<l>Ed ora al suolo egual sol mostra intorno</l>
<l>La sparsa polve; una solinga fiamma</l>
<l>N'esce di tratto in tratto, e tutto addita</l>
<l>La distrutta città del fier Numida.</l>
<l>Ma tosto il sogno abbandonò fugace</l>
<l>L'alma adombrata; io mi destai, confuso</l>
<l>Sorgo dal suolo, ed una voce ascolto</l>
<l>Uscir da le marmoree, oscure tombe.</l>
<l>«Ingannato non fosti, i sensi tuoi</l>
<l>Nò non errar de le Romane schiere</l>
<l>Conoscesti il valor, tutto mirasti</l>
<l>Il Romuleo coraggio, e del Numida</l>
<l>La ruina vedesti». Il nero speco</l>
<l>Riguardo intorno, e nulla miro; alfine</l>
<l>Attonito sortii da l'antro cupo,</l>
<l>Qual chi colpito da strisciante folgore</l>
<l>Vive, e la vita sua conosce appena.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
