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      <title>Canti</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>180 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento sl testo Giacomo Leopardi, Canti, ed. critica a cura di D. de Robertis, Milano, Il Polifilo 1984.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.7 - POESIA ITALIANA. 1814-1859</term>
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<body>
<div1><head>1 ALL'ITALIA</head>

<lg>
<l>O patria mia, vedo le mura e gli archi</l>
<l>E le colonne e i simulacri e l'erme</l>
<l>Torri degli avi nostri,</l>
<l>Ma la gloria non vedo,</l>
<l>Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi</l>
<l>I nostri padri antichi. Or fatta inerme,</l>
<l>Nuda la fronte e nudo il petto mostri.</l>
<l>Oimè quante ferite,</l>
<l>Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,</l>
<l>Formosissima donna! Io chiedo al cielo</l>
<l>E al mondo: dite dite;</l>
<l>Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,</l>
<l>Che di catene ha carche ambe le braccia:</l>
<l>Sì che sparte le chiome e senza velo</l>
<l>Siede in terra negletta e sconsolata,</l>
<l>Nascondendo la faccia</l>
<l>Tra le ginocchia, e piange.</l>
<l>Piangi, che ben hai donde, Italia mia,</l>
<l>Le genti a vincer nata</l>
<l>E nella fausta sorte e nella ria.</l></lg>
<lg>
<l>Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,</l>
<l>Mai non potrebbe il pianto</l>
<l>Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;</l>
<l>Che fosti donna, or sei povera ancella.</l>
<l>Chi di te parla o scrive,</l>
<l>Che, rimembrando il tuo passato vanto,</l>
<l>Non dica: già fu grande, or non è quella?</l>
<l>Perchè, perchè? dov'è la forza antica,</l>
<l>Dove l'armi e il valore e la costanza?</l>
<l>Chi ti discinse il brando?</l>
<l>Chi ti tradì? qual arte o qual fatica</l>
<l>O qual tanta possanza</l>
<l>Valse a spogliarti il manto e l'auree bende?</l>
<l>Come cadesti o quando</l>
<l>Da tanta altezza in così basso loco?</l>
<l>Nessun pugna per te? non ti difende</l>
<l>Nessun de' tuoi? L'armi, qua l'armi: io solo</l>
<l>Combatterò, procomberò sol io.</l>
<l>Dammi, o ciel, che sia foco</l>
<l>Agl'italici petti il sangue mio.</l></lg>
<lg>
<l>Dove sono i tuoi figli? Odo suon d'armi</l>
<l>E di carri e di voci e di timballi:</l>
<l>In estranie contrade</l>
<l>Pugnano i tuoi figliuoli.</l>
<l>Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,</l>
<l>Un fluttuar di fanti e di cavalli,</l>
<l>E fumo e polve, e luccicar di spade</l>
<l>Come tra nebbia lampi.</l>
<l>Nè ti conforti? e i tremebondi lumi</l>
<l>Piegar non soffri al dubitoso evento?</l>
<l>A che pugna in quei campi</l>
<l>L'itala gioventude? O numi, o numi:</l>
<l>Pugnan per altra terra itali acciari.</l>
<l>Oh misero colui che in guerra è spento,</l>
<l>Non per li patrii lidi e per la pia</l>
<l>Consorte e i figli cari,</l>
<l>Ma da nemici altrui</l>
<l>Per altra gente, e non può dir morendo:</l>
<l>Alma terra natia,</l>
<l>La vita che mi desti ecco ti rendo.</l></lg>
<lg>
<l>Oh venturose e care e benedette</l>
<l>L'antiche età, che a morte</l>
<l>Per la patria correan le genti a squadre;</l>
<l>E voi sempre onorate e gloriose,</l>
<l>O tessaliche strette,</l>
<l>Dove la Persia e il fato assai men forte</l>
<l>Fu di poch'alme franche e generose!</l>
<l>Io credo che le piante e i sassi e l'onda</l>
<l>E le montagne vostre al passeggere</l>
<l>Con indistinta voce</l>
<l>Narrin siccome tutta quella sponda</l>
<l>Coprìr le invitte schiere</l>
<l>De' corpi ch'alla Grecia eran devoti.</l>
<l>Allor, vile e feroce,</l>
<l>Serse per l'Ellesponto si fuggia,</l>
<l>Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;</l>
<l>E sul colle d'Antela, ove morendo</l>
<l>Si sottrasse da morte il santo stuolo,</l>
<l>Simonide salia,</l>
<l>Guardando l'etra e la marina e il suolo.</l></lg>
<lg>
<l>E di lacrime sparso ambe le guance,</l>
<l>E il petto ansante, e vacillante il piede,</l>
<l>Toglieasi in man la lira:</l>
<l>Beatissimi voi,</l>
<l>Ch'offriste il petto alle nemiche lance</l>
<l>Per amor di costei ch'al Sol vi diede;</l>
<l>Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.</l>
<l>Nell'armi e ne' perigli</l>
<l>Qual tanto amor le giovanette menti,</l>
<l>Qual nell'acerbo fato amor vi trasse?</l>
<l>Come sì lieta, o figli,</l>
<l>L'ora estrema vi parve, onde ridenti</l>
<l>Correste al passo lacrimoso e duro?</l>
<l>Parea ch'a danza e non a morte andasse</l>
<l>Ciascun de' vostri, o a splendido convito:</l>
<l>Ma v'attendea lo scuro</l>
<l>Tartaro, e l'onda morta;</l>
<l>Nè le spose vi foro o i figli accanto</l>
<l>Quando su l'aspro lito</l>
<l>Senza baci moriste e senza pianto.</l></lg>
<lg>
<l>Ma non senza de' Persi orrida pena</l>
<l>Ed immortale angoscia.</l>
<l>Come lion di tori entro una mandra</l>
<l>Or salta a quello in tergo e sì gli scava</l>
<l>Con le zanne la schiena,</l>
<l>Or questo fianco addenta or quella coscia</l>
<l>Tal fra le Perse torme infuriava</l>
<l>L'ira de' greci petti e la virtute.</l>
<l>Ve' cavalli supini e cavalieri;</l>
<l>Vedi intralciare ai vinti</l>
<l>La fuga i carri e le tende cadute</l>
<l>E correr fra' primieri</l>
<l>Pallido e scapigliato esso tiranno;</l>
<l>Ve' come infusi e tinti</l>
<l>Del barbarico sangue i greci eroi,</l>
<l>Cagione ai Persi d'infinito affanno,</l>
<l>A poco a poco vinti dalle piaghe,</l>
<l>L'un sopra l'altro cade. Oh viva, oh viva:</l>
<l>Beatissimi voi</l>
<l>Mentre nel mondo si favelli o scriva.</l></lg>
<lg>
<l>Prima divelte, in mar precipitando,</l>
<l>Spente nell'imo strideran le stelle,</l>
<l>Che la memoria e il vostro</l>
<l>Amor trascorra o scemi.</l>
<l>La vostra tomba è un'ara; e qua mostrando</l>
<l>Verran le madri ai parvoli le belle</l>
<l>Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,</l>
<l>O benedetti, al suolo,</l>
<l>E bacio questi sassi e queste zolle,</l>
<l>Che fien lodate e chiare eternamente</l>
<l>Dall'uno all'altro polo.</l>
<l>Deh foss'io pur con voi qui sotto, e molle</l>
<l>Fosse del sangue mio quest'alma terra.</l>
<l>Che se il fato è diverso, e non consente</l>
<l>Ch'io per la Grecia i moribondi lumi</l>
<l>Chiuda prostrato in guerra,</l>
<l>Così la vereconda</l>
<l>Fama del vostro vate appo i futuri</l>
<l>Possa, volendo i numi,</l>
<l>Tanto durar quanto la vostra duri.</l></lg></div1>

<div1><head>2 SOPRA IL MONUMENTO DI DANTE CHE SI  PREPARAVA IN FIRENZE</head>

<lg>
<l>Perchè le nostre genti</l>
<l>Pace sotto le bianche ali raccolga,</l>
<l>Non fien da' lacci sciolte</l>
<l>Dell'antico sopor l'itale menti</l>
<l>S'ai patrii esempi della prisca etade</l>
<l>Questa terra fatal non si rivolga.</l>
<l>O Italia, a cor ti stia</l>
<l>Far ai passati onor; che d'altrettali</l>
<l>Oggi vedove son le tue contrade,</l>
<l>Nè v'è chi d'onorar ti si convegna.</l>
<l>Volgiti indietro, e guarda, o patria mia,</l>
<l>Quella schiera infinita d'immortali,</l>
<l>E piangi e di te stessa ti disdegna;</l>
<l>Che senza sdegno omai la doglia è stolta:</l>
<l>Volgiti e ti vergogna e ti riscuoti,</l>
<l>E ti punga una volta</l>
<l>Pensier degli avi nostri e de' nepoti.</l></lg>
<lg>
<l>D'aria e d'ingegno e di parlar diverso</l>
<l>Per lo toscano suol cercando gia</l>
<l>L'ospite desioso</l>
<l>Dove giaccia colui per lo cui verso</l>
<l>Il meonio cantor non è più solo.</l>
<l>Ed, oh vergogna! udia</l>
<l>Che non che il cener freddo e l'ossa nude</l>
<l>Giaccian esuli ancora</l>
<l>Dopo il funereo dì sott'altro suolo,</l>
<l>Ma non sorgea dentro a tue mura un sasso,</l>
<l>Firenze, a quello per la cui virtude</l>
<l>Tutto il mondo t'onora.</l>
<l>Oh voi pietosi, onde sì tristo e basso</l>
<l>Obbrobrio laverà nostro paese!</l>
<l>Bell'opra hai tolta e di ch'amor ti rende,</l>
<l>Schiera prode e cortese,</l>
<l>Qualunque petto amor d'Italia accende.</l></lg>
<lg>
<l>Amor d'Italia, o cari,</l>
<l>Amor di questa misera vi sproni,</l>
<l>Ver cui pietade è morta</l>
<l>In ogni petto omai, perciò che amari</l>
<l>Giorni dopo il seren dato n'ha il cielo.</l>
<l>Spirti v'aggiunga e vostra opra coroni</l>
<l>Misericordia, o figli,</l>
<l>E duolo e sdegno di cotanto affanno</l>
<l>Onde bagna costei le guance e il velo.</l>
<l>Ma voi di quale ornar parola o canto</l>
<l>Si debbe, a cui non pur cure o consigli,</l>
<l>Ma dell'ingegno e della man daranno</l>
<l>I sensi e le virtudi eterno vanto</l>
<l>Oprate e mostre nella dolce impresa?</l>
<l>Quali a voi note invio, sì che nel core,</l>
<l>Sì che nell'alma accesa</l>
<l>Nova favilla indurre abbian valore?</l></lg>
<lg>
<l>Voi spirerà l'altissimo subbietto,</l>
<l>Ed acri punte premeravvi al seno.</l>
<l>Chi dirà l'onda e il turbo</l>
<l>Del furor vostro e dell'immenso affetto?</l>
<l>Chi pingerà l'attonito sembiante?</l>
<l>Chi degli occhi il baleno?</l>
<l>Qual può voce mortal celeste cosa</l>
<l>Agguagliar figurando?</l>
<l>Lunge sia, lunge alma profana. Oh quante</l>
<l>Lacrime al nobil sasso Italia serba!</l>
<l>Come cadrà? come dal tempo rosa</l>
<l>Fia vostra gloria o quando?</l>
<l>Voi, di ch'il nostro mal si disacerba,</l>
<l>Sempre vivete, o care arti divine,</l>
<l>Conforto a nostra sventurata gente,</l>
<l>Fra l'itale ruine</l>
<l>Gl'itali pregi a celebrare intente.</l></lg>
<lg>
<l>Ecco voglioso anch'io</l>
<l>Ad onorar nostra dolente madre</l>
<l>Porto quel che mi lice,</l>
<l>E mesco all'opra vostra il canto mio,</l>
<l>Sedendo u' vostro ferro i marmi avviva.</l>
<l>O dell'etrusco metro inclito padre,</l>
<l>Se di cosa terrena,</l>
<l>Se di costei che tanto alto locasti</l>
<l>Qualche novella ai vostri lidi arriva,</l>
<l>io so ben che per te gioia non senti,</l>
<l>Che saldi men che cera e men ch'arena,</l>
<l>Verso la fama che di te lasciasti,</l>
<l>Son bronzi e marmi; e dalle nostre menti</l>
<l>Se mai cadesti ancor, s'unqua cadrai,</l>
<l>Cresca, se crescer può, nostra sciaura,</l>
<l>E in sempiterni guai</l>
<l>Pianga tua stirpe a tutto il mondo oscura.</l></lg>
<lg>
<l>Ma non per te; per questa ti rallegri</l>
<l>Povera patria tua, s'unqua l'esempio</l>
<l>Degli avi e de' parenti</l>
<l>Ponga ne' figli sonnacchiosi ed egri</l>
<l>Tanto valor che un tratto alzino il viso.</l>
<l>Ahi, da che lungo scempio</l>
<l>Vedi afflitta costei, che sì meschina</l>
<l>Te salutava allora</l>
<l>Che di novo salisti al paradiso!</l>
<l>Oggi ridotta sì che a quel che vedi,</l>
<l>Fu fortunata allor donna e reina.</l>
<l>Tal miseria l'accora</l>
<l>Qual tu forse mirando a te non credi.</l>
<l>Taccio gli altri nemici e l'altre doglie;</l>
<l>Ma non la più recente e la più fera,</l>
<l>Per cui presso alle soglie</l>
<l>Vide la patria tua l'ultima sera.</l></lg>
<lg>
<l>Beato te che il fato</l>
<l>A viver non dannò fra tanto orrore;</l>
<l>Che non vedesti in braccio</l>
<l>L'itala moglie a barbaro soldato;</l>
<l>Non predar, non guastar cittadi e colti</l>
<l>L'asta inimica e il peregrin furore;</l>
<l>Non degl'itali ingegni</l>
<l>Tratte l'opre divine a miseranda</l>
<l>Schiavitude oltre l'alpe, e non de' folti</l>
<l>Carri impedita la dolente via;</l>
<l>Non gli aspri cenni ed i superbi regni;</l>
<l>Non udisti gli oltraggi e la nefanda</l>
<l>Voce di libertà che ne schernia</l>
<l>Tra il suon delle catene e de' flagelli.</l>
<l>Chi non si duol? che non soffrimmo? intatto</l>
<l>Che lasciaron quei felli?</l>
<l>Qual tempio, quale altare o qual misfatto?</l></lg>
<lg>
<l>Perchè venimmo a sì perversi tempi?</l>
<l>Perchè il nascer ne desti o perchè prima</l>
<l>Non ne desti il morire,</l>
<l>Acerbo fato? onde a stranieri ed empi</l>
<l>Nostra patria vedendo ancella e schiava,</l>
<l>E da mordace lima</l>
<l>Roder la sua virtù, di null'aita</l>
<l>E di nullo conforto</l>
<l>Lo spietato dolor che la stracciava</l>
<l>Ammollir ne fu dato in parte alcuna.</l>
<l>Ahi non il sangue nostro e non la vita</l>
<l>Avesti, o cara; e morto</l>
<l>Io non son per la tua cruda fortuna.</l>
<l>Qui l'ira al cor, qui la pietade abbonda:</l>
<l>Pugnò, cadde gran parte anche di noi:</l>
<l>Ma per la moribonda</l>
<l>Italia no; per li tiranni suoi.</l></lg>
<lg>
<l>Padre, se non ti sdegni,</l>
<l>Mutato sei da quel che fosti in terra.</l>
<l>Morian per le rutene</l>
<l>Squallide piagge, ahi d'altra morte degni,</l>
<l>Gl'itali prodi; e lor fea l'aere e il cielo</l>
<l>E gli uomini e le belve immensa guerra.</l>
<l>Cadeano a squadre a squadre</l>
<l>Semivestiti, maceri e cruenti,</l>
<l>Ed era letto agli egri corpi il gelo.</l>
<l>Allor, quando traean l'ultime pene,</l>
<l>Membrando questa desiata madre,</l>
<l>Diceano: oh non le nubi e non i venti,</l>
<l>Ma ne spegnesse il ferro, e per tuo bene,</l>
<l>O patria nostra. Ecco da te rimoti,</l>
<l>Quando più bella a noi l'età sorride,</l>
<l>A tutto il mondo ignoti,</l>
<l>Moriam per quella gente che t'uccide.</l></lg>
<lg>
<l>Di lor querela il boreal deserto</l>
<l>E conscie fur le sibilanti selve.</l>
<l>Così vennero al passo,</l>
<l>E i negletti cadaveri all'aperto</l>
<l>Su per quello di neve orrido mare</l>
<l>Dilaceràr le belve</l>
<l>E sarà il nome degli egregi e forti</l>
<l>Pari mai sempre ed uno</l>
<l>Con quel de' tardi e vili. Anime care,</l>
<l>Bench'infinita sia vostra sciagura,</l>
<l>Datevi pace; e questo vi conforti</l>
<l>Che conforto nessuno</l>
<l>Avrete in questa o nell'età futura.</l>
<l>In seno al vostro smisurato affanno</l>
<l>Posate, o di costei veraci figli,</l>
<l>Al cui supremo danno</l>
<l>Il vostro solo è tal che s'assomigli.</l></lg>
<lg>
<l>Di voi già non si lagna</l>
<l>La patria vostra, ma di chi vi spinse</l>
<l>A pugnar contra lei,</l>
<l>Sì ch'ella sempre amaramente piagna</l>
<l>E il suo col vostro lacrimar confonda.</l>
<l>Oh di costei ch'ogni altra gloria vinse</l>
<l>Pietà nascesse in core</l>
<l>A tal de' suoi ch'affaticata e lenta</l>
<l>Di sì buia vorago e sì profonda</l>
<l>La ritraesse! O glorioso spirto,</l>
<l>Dimmi: d'Italia tua morto è l'amore?</l>
<l>Di': quella fiamma che t'accese, è spenta?</l>
<l>Di': nè più mai rinverdirà quel mirto</l>
<l>Ch'alleggiò per gran tempo il nostro male?</l>
<l>Nostre corone al suol fien tutte sparte?</l>
<l>Nè sorgerà mai tale</l>
<l>Che ti rassembri in qualsivoglia parte?</l></lg>
<lg>
<l>In eterno perimmo? e il nostro scorno</l>
<l>Non ha verun confine?</l>
<l>Io mentre viva andrò sclamando intorno,</l>
<l>Volgiti agli avi tuoi, guasto legnaggio;</l>
<l>Mira queste ruine</l>
<l>E le carte e le tele e i marmi e i templi;</l>
<l>Pensa qual terra premi; e se destarti</l>
<l>Non può la luce di cotanti esempli,</l>
<l>Che stai? levati e parti.</l>
<l>Non si conviene a sì corrotta usanza</l>
<l>Questa d'animi eccelsi altrice e scola:</l>
<l>Se di codardi è stanza,</l>
<l>Meglio l'è rimaner vedova e sola.</l></lg></div1>

<div1><head>3 AD ANGELO MAI</head>

<lg>
<l>Italo ardito, a che giammai non posi</l>
<l>Di svegliar dalle tombe</l>
<l>I nostri padri? ed a parlar gli meni</l>
<l>A questo secol morto, al quale incombe</l>
<l>Tanta nebbia di tedio? E come or vieni</l>
<l>Sì forte a' nostri orecchi e sì frequente,</l>
<l>Voce antica de' nostri,</l>
<l>Muta sì lunga etade? e perchè tanti</l>
<l>Risorgimenti? In un balen feconde</l>
<l>Venner le carte; alla stagion presente</l>
<l>I polverosi chiostri</l>
<l>Serbaro occulti i generosi e santi</l>
<l>Detti degli avi. E che valor t'infonde,</l>
<l>Italo egregio, il fato? O con l'umano</l>
<l>Valor forse contrasta il fato invano?</l></lg>
<lg>
<l>Certo senza de' numi alto consiglio</l>
<l>Non è ch'ove più lento</l>
<l>E grave è il nostro disperato obblio,</l>
<l>A percoter ne rieda ogni momento</l>
<l>Novo grido de' padri. Ancora è pio</l>
<l>Dunque all'Italia il cielo; anco si cura</l>
<l>Di noi qualche immortale:</l>
<l>Ch'essendo questa o nessun'altra poi</l>
<l>L'ora da ripor mano alla virtude</l>
<l>Rugginosa dell'itala natura,</l>
<l>Veggiam che tanto e tale</l>
<l>È il clamor de' sepolti, e che gli eroi</l>
<l>Dimenticati il suol quasi dischiude,</l>
<l>A ricercar s'a questa età sì tarda</l>
<l>Anco ti giovi, o patria, esser codarda.</l></lg>
<lg>
<l>Di noi serbate, o gloriosi, ancora</l>
<l>Qualche speranza? in tutto</l>
<l>Non siam periti? A voi forse il futuro</l>
<l>Conoscer non si toglie. Io son distrutto</l>
<l>Nè schermo alcuno ho dal dolor, che scuro</l>
<l>M'è l'avvenire, e tutto quanto io scerno</l>
<l>È tal che sogno e fola</l>
<l>Fa parer la speranza. Anime prodi,</l>
<l>Ai tetti vostri inonorata, immonda</l>
<l>Plebe successe; al vostro sangue è scherno</l>
<l>E d'opra e di parola</l>
<l>Ogni valor; di vostre eterne lodi</l>
<l>Nè rossor più nè invidia; ozio circonda</l>
<l>I monumenti vostri; e di viltade</l>
<l>Siam fatti esempio alla futura etade.</l></lg>
<lg>
<l>Bennato ingegno, or quando altrui non cale</l>
<l>De' nostri alti parenti,</l>
<l>A te ne caglia, a te cui fato aspira</l>
<l>Benigno sì che per tua man presenti</l>
<l>Paion que' giorni allor che dalla dira</l>
<l>Obblivione antica ergean la chioma,</l>
<l>Con gli studi sepolti,</l>
<l>I vetusti divini, a cui natura</l>
<l>Parlò senza svelarsi, onde i riposi</l>
<l>Magnanimi allegràr d'Atene e Roma.</l>
<l>Oh tempi, oh tempi avvolti</l>
<l>In sonno eterno! Allora anco immatura</l>
<l>La ruina d'Italia, anco sdegnosi</l>
<l>Eravam d'ozio turpe, e l'aura a volo</l>
<l>Più faville rapia da questo suolo.</l></lg>
<lg>
<l>Eran calde le tue ceneri sante,</l>
<l>Non domito nemico</l>
<l>Della fortuna, al cui sdegno e dolore</l>
<l>Fu più l'averno che la terra amico.</l>
<l>L'averno: e qual non è parte migliore</l>
<l>Di questa nostra? E le tue dolci corde</l>
<l>Susurravano ancora</l>
<l>Dal tocco di tua destra, o sfortunato</l>
<l>Amante. Ahi dal dolor comincia e nasce</l>
<l>L'italo canto. E pur men grava e morde</l>
<l>Il mal che n'addolora</l>
<l>Del tedio che n'affoga. Oh te beato,</l>
<l>A cui fu vita il pianto! A noi le fasce</l>
<l>Cinse il fastidio; a noi presso la culla</l>
<l>Immoto siede, e su la tomba, il nulla.</l></lg>
<lg>
<l>Ma tua vita era allor con gli astri e il mare,</l>
<l>Ligure ardita prole,</l>
<l>Quand'oltre alle colonne, ed oltre ai liti</l>
<l>Cui strider l'onde all'attuffar del sole</l>
<l>Parve udir su la sera, agl'infiniti</l>
<l>Flutti commesso, ritrovasti il raggio</l>
<l>Del Sol caduto, e il giorno</l>
<l>Che nasce allor ch'ai nostri è giunto al fondo;</l>
<l>E rotto di natura ogni contrasto,</l>
<l>Ignota immensa terra al tuo viaggio</l>
<l>Fu gloria, e del ritorno</l>
<l>Ai rischi. Ahi ahi, ma conosciuto il mondo</l>
<l>Non cresce, anzi si scema, e assai più vasto</l>
<l>L'etra sonante e l'alma terra e il mare</l>
<l>Al fanciullin, che non al saggio, appare.</l></lg>
<lg>
<l>Nostri sogni leggiadri ove son giti</l>
<l>Dell'ignoto ricetto</l>
<l>D'ignoti abitatori, o del diurno</l>
<l>Degli astri albergo, e del rimoto letto</l>
<l>Della giovane Aurora, e del notturno</l>
<l>Occulto sonno del maggior pianeta?</l>
<l>Ecco svaniro a un punto,</l>
<l>E figurato è il mondo in breve carta;</l>
<l>Ecco tutto è simile, e discoprendo,</l>
<l>Solo il nulla s'accresce. A noi ti vieta</l>
<l>Il vero appena è giunto,</l>
<l>O caro immaginar; da te s'apparta</l>
<l>Nostra mente in eterno; allo stupendo</l>
<l>Poter tuo primo ne sottraggon gli anni;</l>
<l>E il conforto perì de' nostri affanni.</l></lg>
<lg>
<l>Nascevi ai dolci sogni intanto, e il primo</l>
<l>Sole splendeati in vista,</l>
<l>Cantor vago dell'arme e degli amori,</l>
<l>Che in età della nostra assai men trista</l>
<l>Empièr la vita di felici errori:</l>
<l>Nova speme d'Italia. O torri, o celle,</l>
<l>O donne, o cavalieri,</l>
<l>O giardini, o palagi! a voi pensando,</l>
<l>In mille vane amenità si perde</l>
<l>La mente mia. Di vanità, di belle</l>
<l>Fole e strani pensieri</l>
<l>Si componea l'umana vita: in bando</l>
<l>Li cacciammo: or che resta? or poi che il verde</l>
<l>È spogliato alle cose? Il certo e solo</l>
<l>Veder che tutto è vano altro che il duolo.</l></lg>
<lg>
<l>O Torquato, o Torquato, a noi l'eccelsa</l>
<l>Tua mente allora, il pianto</l>
<l>A te, non altro, preparava il cielo.</l>
<l>Oh misero Torquato! il dolce canto</l>
<l>Non valse a consolarti o a sciorre il gelo</l>
<l>Onde l'alma t'avean, ch'era sì calda,</l>
<l>Cinta l'odio e l'immondo</l>
<l>Livor privato e de' tiranni. Amore,</l>
<l>Amor, di nostra vita ultimo inganno,</l>
<l>T'abbandonava. Ombra reale e salda</l>
<l>Ti parve il nulla, e il mondo</l>
<l>Inabitata piaggia. Al tardo onore</l>
<l>Non sorser gli occhi tuoi; mercè, non danno,</l>
<l>L'ora estrema ti fu. Morte domanda</l>
<l>Chi nostro mal conobbe, e non ghirlanda.</l></lg>
<lg>
<l>Torna torna fra noi, sorgi dal muto</l>
<l>E sconsolato avello,</l>
<l>Se d'angoscia sei vago, o miserando</l>
<l>Esemplo di sciagura. Assai da quello</l>
<l>Che ti parve sì mesto e sì nefando,</l>
<l>È peggiorato il viver nostro. O caro,</l>
<l>Chi ti compiangeria,</l>
<l>Se, fuor che di se stesso, altri non cura?</l>
<l>Chi stolto non direbbe il tuo mortale</l>
<l>Affanno anche oggidì se il grande e il raro</l>
<l>Ha nome di follia;</l>
<l>Nè livor più, ma ben di lui più dura</l>
<l>La noncuranza avviene ai sommi? o quale,</l>
<l>Se più de' carmi, il computar s'ascolta,</l>
<l>Ti appresterebbe il lauro un'altra volta?</l></lg>
<lg>
<l>Da te fino a quest'ora uom non è sorto,</l>
<l>O sventurato ingegno,</l>
<l>Pari all'italo nome, altro ch'un solo,</l>
<l>Solo di sua codarda etate indegno</l>
<l>Allobrogo feroce, a cui dal polo</l>
<l>Maschia virtù, non già da questa mia</l>
<l>Stanca ed arida terra,</l>
<l>Venne nel petto; onde privato, inerme,</l>
<l>(memorando ardimento) in su la scena</l>
<l>Mosse guerra a' tiranni: almen si dia</l>
<l>Questa misera guerra</l>
<l>E questo vano campo all'ire inferme</l>
<l>Del mondo. Ei primo e sol dentro all'arena</l>
<l>Scese, e nullo il seguì, che l'ozio e il brutto</l>
<l>Silenzio or preme ai nostri innanzi a tutto.</l></lg>
<lg>
<l>Disdegnando e fremendo, immacolata</l>
<l>Trasse la vita intera,</l>
<l>E morte lo scampò dal veder peggio.</l>
<l>Vittorio mio, questa per te non era</l>
<l>Età nè suolo. Altri anni ed altro seggio</l>
<l>Conviene agli alti ingegni. Or di riposo</l>
<l>Paghi viviamo, e scorti</l>
<l>Da mediocrità: sceso il sapiente</l>
<l>E salita è la turba a un sol confine,</l>
<l>Che il mondo agguaglia. O scopritor famoso,</l>
<l>Segui; risveglia i morti,</l>
<l>Poi che dormono i vivi; arma le spente</l>
<l>Lingue de' prischi eroi; tanto che in fine</l>
<l>Questo secol di fango o vita agogni</l>
<l>E sorga ad atti illustri, o si vergogni.</l></lg></div1>

<div1><head>4 NELLE NOZZE DELLA SORELLA PAOLINA</head>

<lg>
<l>Poi che del patrio nido</l>
<l>I silenzi lasciando, e le beate</l>
<l>Larve e l'antico error, celeste dono,</l>
<l>Ch'abbella agli occhi tuoi quest'ermo lido,</l>
<l>Te nella polve della vita e il suono</l>
<l>Tragge il destin; l'obbrobriosa etate</l>
<l>Che il duro cielo a noi prescrisse impara,</l>
<l>Sorella mia, che in gravi</l>
<l>E luttuosi tempi</l>
<l>L'infelice famiglia all'infelice</l>
<l>Italia accrescerai. Di forti esempi</l>
<l>Al tuo sangue provvedi. Aure soavi</l>
<l>L'empio fato interdice</l>
<l>All'umana virtude,</l>
<l>Nè pura in gracil petto alma si chiude.</l></lg>
<lg>
<l>O miseri o codardi</l>
<l>Figliuoli avrai. Miseri eleggi. Immenso</l>
<l>Tra fortuna e valor dissidio pose</l>
<l>Il corrotto costume. Ahi troppo tardi,</l>
<l>E nella sera dell'umane cose,</l>
<l>Acquista oggi chi nasce il moto e il senso.</l>
<l>Al ciel ne caglia: a te nel petto sieda</l>
<l>Questa sovr'ogni cura,</l>
<l>Che di fortuna amici</l>
<l>Non crescano i tuoi figli, e non di vile</l>
<l>Timor gioco o di speme: onde felici</l>
<l>Sarete detti nell'età futura:</l>
<l>Poichè (nefando stile,</l>
<l>Di schiatta ignava e finta)</l>
<l>Virtù viva sprezziam, lodiamo estinta.</l></lg>
<lg>
<l>Donne, da voi non poco</l>
<l>La patria aspetta; e non in danno e scorno</l>
<l>Dell'umana progenie al dolce raggio</l>
<l>Delle pupille vostre il ferro e il foco</l>
<l>Domar fu dato. A senno vostro il saggio</l>
<l>E il forte adopra e pensa; e quanto il giorno</l>
<l>Col divo carro accerchia, a voi s'inchina.</l>
<l>Ragion di nostra etate</l>
<l>Io chieggo a voi. La santa</l>
<l>Fiamma di gioventù dunque si spegne</l>
<l>Per vostra mano? attenuata e franta</l>
<l>Da voi nostra natura? e le assonnate</l>
<l>Menti, e le voglie indegne,</l>
<l>E di nervi e di polpe</l>
<l>Scemo il valor natio, son vostre colpe?</l></lg>
<lg>
<l>Ad atti egregi è sprone</l>
<l>Amor, chi ben l'estima, e d'alto affetto</l>
<l>Maestra è la beltà. D'amor digiuna</l>
<l>Siede l'alma di quello a cui nel petto</l>
<l>Non si rallegra il cor quando a tenzone</l>
<l>Scendono i venti, e quando nembi aduna</l>
<l>L'olimpo, e fiede le montagne il rombo</l>
<l>Della procella. O spose,</l>
<l>O verginette, a voi</l>
<l>Chi de' perigli è schivo, e quei che indegno</l>
<l>È della patria e che sue brame e suoi</l>
<l>Volgari affetti in basso loco pose,</l>
<l>Odio mova e disdegno;</l>
<l>Se nel femmineo core</l>
<l>D'uomini ardea, non di fanciulle, amore.</l></lg>
<lg>
<l>Madri d'imbelle prole</l>
<l>V'incresca esser nomate. I danni e il pianto</l>
<l>Della virtude a tollerar s'avvezzi</l>
<l>La stirpe vostra, e quel che pregia e cole</l>
<l>La vergognosa età, condanni e sprezzi;</l>
<l>Cresca alla patria, e gli alti gesti, e quanto</l>
<l>Agli avi suoi deggia la terra impari.</l>
<l>Qual de' vetusti eroi</l>
<l>Tra le memorie e il grido</l>
<l>Crescean di Sparta i figli al greco nome;</l>
<l>Finchè la sposa giovanetta il fido</l>
<l>Brando cingeva al caro lato, e poi</l>
<l>Spandea le negre chiome</l>
<l>Sul corpo esangue e nudo</l>
<l>Quando e' reddia nel conservato scudo.</l></lg>
<lg>
<l>Virginia, a te la molle</l>
<l>Gota molcea con le celesti dita</l>
<l>Beltade onnipossente, e degli alteri</l>
<l>Disdegni tuoi si sconsolava il folle</l>
<l>Signor di Roma. Eri pur vaga, ed eri</l>
<l>Nella stagion ch'ai dolci sogni invita,</l>
<l>Quando il rozzo paterno acciar ti ruppe</l>
<l>Il bianchissimo petto,</l>
<l>E all'Erebo scendesti</l>
<l>Volonterosa. A me disfiori e scioglia</l>
<l>Vecchiezza i membri, o padre; a me s'appresti,</l>
<l>Dicea, la tomba, anzi che l'empio letto</l>
<l>Del tiranno m'accoglia.</l>
<l>E se pur vita e lena</l>
<l>Roma avrà dal mio sangue, e tu mi svena.</l></lg>
<lg>
<l>O generosa, ancora</l>
<l>Che più bello a' tuoi dì splendesse il sole</l>
<l>Ch'oggi non fa, pur consolata e paga</l>
<l>È quella tomba cui di pianto onora</l>
<l>L'alma terra nativa. Ecco alla vaga</l>
<l>Tua spoglia intorno la romulea prole</l>
<l>Di nova ira sfavilla. Ecco di polve</l>
<l>Lorda il tiranno i crini;</l>
<l>E libertade avvampa</l>
<l>Gli obbliviosi petti; e nella doma</l>
<l>Terra il marte latino arduo s'accampa</l>
<l>Dal buio polo ai torridi confini.</l>
<l>Così l'eterna Roma</l>
<l>In duri ozi sepolta</l>
<l>Femmineo fato avviva un'altra volta.</l></lg></div1>

<div1><head>5 A UN VINCITORE NEL PALLONE</head>

<lg>
<l>Di gloria il viso e la gioconda voce,</l>
<l>Garzon bennato, apprendi,</l>
<l>E quanto al femminile ozio sovrasti</l>
<l>La sudata virtude. Attendi attendi,</l>
<l>Magnanimo campion (s'alla veloce</l>
<l>Piena degli anni il tuo valor contrasti</l>
<l>La spoglia di tuo nome), attendi e il core</l>
<l>Movi ad alto desio. Te l'echeggiante</l>
<l>Arena e il circo, e te fremendo appella</l>
<l>Ai fatti illustri il popolar favore;</l>
<l>Te rigoglioso dell'età novella</l>
<l>Oggi la patria cara</l>
<l>Gli antichi esempi a rinnovar prepara.</l></lg>
<lg>
<l>Del barbarico sangue in Maratona</l>
<l>Non colorò la destra</l>
<l>Quei che gli atleti ignudi e il campo eleo,</l>
<l>Che stupido mirò l'ardua palestra,</l>
<l>Nè la palma beata e la corona</l>
<l>D'emula brama il punse. E nell'Alfeo</l>
<l>Forse le chiome polverose e i fianchi</l>
<l>Delle cavalle vincitrici asterse</l>
<l>Tal che le greche insegne e il greco acciaro</l>
<l>Guidò de' Medi fuggitivi e stanchi</l>
<l>Nelle pallide torme; onde sonaro</l>
<l>Di sconsolato grido</l>
<l>L'alto sen dell'Eufrate e il servo lido.</l></lg>
<lg>
<l>Vano dirai quel che disserra e scote</l>
<l>Della virtù nativa</l>
<l>Le riposte faville? e che del fioco</l>
<l>Spirto vital negli egri petti avviva</l>
<l>Il caduco fervor? Le meste rote</l>
<l>Da poi che Febo instiga, altro che gioco</l>
<l>Son l'opre de' mortali? ed è men vano</l>
<l>Della menzogna il vero? A noi di lieti</l>
<l>Inganni e di felici ombre soccorse</l>
<l>Natura stessa: e là dove l'insano</l>
<l>Costume ai forti errori esca non porse,</l>
<l>Negli ozi oscuri e nudi</l>
<l>Mutò la gente i gloriosi studi.</l></lg>
<lg>
<l>Tempo forse verrà ch'alle ruine</l>
<l>Delle italiche moli</l>
<l>Insultino gli armenti, e che l'aratro</l>
<l>Sentano i sette colli; e pochi Soli</l>
<l>Forse fien volti, e le città latine</l>
<l>Abiterà la cauta volpe, e l'atro</l>
<l>Bosco mormorerà fra le alte mura;</l>
<l>Se la funesta delle patrie cose</l>
<l>Obblivion dalle perverse menti</l>
<l>Non isgombrano i fati, e la matura</l>
<l>Clade non torce dalle abbiette genti</l>
<l>Il ciel fatto cortese</l>
<l>Dal rimembrar delle passate imprese.</l></lg>
<lg>
<l>Alla patria infelice, o buon garzone,</l>
<l>Sopravviver ti doglia.</l>
<l>Chiaro per lei stato saresti allora</l>
<l>Che del serto fulgea, di ch'ella è spoglia,</l>
<l>Nostra colpa e fatal. Passò stagione;</l>
<l>Che nullo di tal madre oggi s'onora:</l>
<l>Ma per te stesso al polo ergi la mente.</l>
<l>Nostra vita a che val? solo a spregiarla:</l>
<l>Beata allor che ne' perigli avvolta,</l>
<l>Se stessa obblia, nè delle putri e lente</l>
<l>Ore il danno misura e il flutto ascolta;</l>
<l>Beata allor che il piede</l>
<l>Spinto al varco leteo, più grata riede.</l></lg></div1>

<div1><head>6 BRUTO MINORE</head>

<lg>
<l>Poi che divelta, nella tracia polve</l>
<l>Giacque ruina immensa</l>
<l>L'italica virtute, onde alle valli</l>
<l>D'Esperia verde, e al tiberino lido,</l>
<l>Il calpestio de' barbari cavalli</l>
<l>Prepara il fato, e dalle selve ignude</l>
<l>Cui l'Orsa algida preme,</l>
<l>A spezzar le romane inclite mura</l>
<l>Chiama i gotici brandi;</l>
<l>Sudato, e molle di fraterno sangue,</l>
<l>Bruto per l'atra notte in erma sede,</l>
<l>Fermo già di morir, gl'inesorandi</l>
<l>Numi e l'averno accusa,</l>
<l>E di feroci note</l>
<l>Invan la sonnolenta aura percote.</l></lg>
<lg>
<l>Stolta virtù, le cave nebbie, i campi</l>
<l>Dell'inquiete larve</l>
<l>Son le tue scole, e ti si volge a tergo</l>
<l>Il pentimento. A voi, marmorei numi,</l>
<l>(se numi avete in Flegetonte albergo</l>
<l>O su le nubi) a voi ludibrio e scherno</l>
<l>È la prole infelice</l>
<l>A cui templi chiedeste, e frodolenta</l>
<l>Legge al mortale insulta.</l>
<l>Dunque tanto i celesti odii commove</l>
<l>La terrena pietà? dunque degli empi</l>
<l>Siedi, Giove, a tutela? e quando esulta</l>
<l>Per l'aere il nembo, e quando</l>
<l>Il tuon rapido spingi,</l>
<l>Ne' giusti e pii la sacra fiamma stringi?</l></lg>
<lg>
<l>Preme il destino invitto e la ferrata</l>
<l>Necessità gl'infermi</l>
<l>Schiavi di morte: e se a cessar non vale</l>
<l>Gli oltraggi lor, de' necessarii danni</l>
<l>Si consola il plebeo. Men duro è il male</l>
<l>Che riparo non ha? dolor non sente</l>
<l>Chi di speranza è nudo?</l>
<l>Guerra mortale, eterna, o fato indegno,</l>
<l>Teco il prode guerreggia,</l>
<l>Di cedere inesperto; e la tiranna</l>
<l>Tua destra, allor che vincitrice il grava,</l>
<l>Indomito scrollando si pompeggia,</l>
<l>Quando nell'alto lato</l>
<l>L'amaro ferro intride,</l>
<l>E maligno alle nere ombre sorride.</l></lg>
<lg>
<l>Spiace agli Dei chi violento irrompe</l>
<l>Nel Tartaro. Non fora</l>
<l>Tanto valor ne' molli eterni petti.</l>
<l>Forse i travagli nostri, e forse il cielo</l>
<l>I casi acerbi e gl'infelici affetti</l>
<l>Giocondo agli ozi suoi spettacol pose?</l>
<l>Non fra sciagure e colpe,</l>
<l>Ma libera ne' boschi e pura etade</l>
<l>Natura a noi prescrisse,</l>
<l>Reina un tempo e Diva. Or poi ch'a terra</l>
<l>Sparse i regni beati empio costume,</l>
<l>E il viver macro ad altre leggi addisse;</l>
<l>Quando gl'infausti giorni</l>
<l>Virile alma ricusa,</l>
<l>Riede natura, e il non suo dardo accusa?</l></lg>
<lg>
<l>Di colpa ignare e de' lor proprii danni</l>
<l>Le fortunate belve</l>
<l>Serena adduce al non previsto passo</l>
<l>La tarda età. Ma se spezzar la fronte</l>
<l>Ne' rudi tronchi, o da montano sasso</l>
<l>Dare al vento precipiti le membra,</l>
<l>Lor suadesse affanno</l>
<l>Al misero desio nulla contesa</l>
<l>Legge arcana farebbe</l>
<l>O tenebroso ingegno. A voi, fra quante</l>
<l>Stirpi il cielo avvivò, soli fra tutte,</l>
<l>Figli di Prometeo, la vita increbbe;</l>
<l>A voi le morte ripe,</l>
<l>Se il fato ignavo pende,</l>
<l>Soli, o miseri, a voi Giove contende.</l></lg>
<lg>
<l>E tu dal mar cui nostro sangue irriga,</l>
<l>Candida luna, sorgi,</l>
<l>E l'inquieta notte e la funesta</l>
<l>All'ausonio valor campagna esplori.</l>
<l>Cognati petti il vincitor calpesta,</l>
<l>Fremono i poggi, dalle somme vette</l>
<l>Roma antica ruina;</l>
<l>Tu sì placida sei? Tu la nascente</l>
<l>Lavinia prole, e gli anni</l>
<l>Lieti vedesti, e i memorandi allori;</l>
<l>E tu su l'alpe l'immutato raggio</l>
<l>Tacita verserai quando ne' danni</l>
<l>Del servo italo nome,</l>
<l>Sotto barbaro piede</l>
<l>Rintronerà quella solinga sede.</l></lg>
<lg>
<l>Ecco tra nudi sassi o in verde ramo</l>
<l>E la fera e l'augello,</l>
<l>Del consueto obblio gravido il petto,</l>
<l>L'alta ruina ignora e le mutate</l>
<l>Sorti del mondo: e come prima il tetto</l>
<l>Rosseggerà del villanello industre,</l>
<l>Al mattutino canto</l>
<l>Quel desterà le valli, e per le balze</l>
<l>Quella l'inferma plebe</l>
<l>Agiterà delle minori belve.</l>
<l>Oh casi! oh gener vano! abbietta parte</l>
<l>Siam delle cose; e non le tinte glebe,</l>
<l>Non gli ululati spechi</l>
<l>Turbò nostra sciagura,</l>
<l>Nè scolorò le stelle umana cura.</l></lg>
<lg>
<l>Non io d'Olimpo o di Cocito i sordi</l>
<l>Regi, o la terra indegna,</l>
<l>E non la notte moribondo appello;</l>
<l>Non te, dell'atra morte ultimo raggio,</l>
<l>Conscia futura età. Sdegnoso avello</l>
<l>Placàr singulti, ornàr parole e doni</l>
<l>Di vil caterva? In peggio</l>
<l>Precipitano i tempi; e mal s'affida</l>
<l>A putridi nepoti</l>
<l>L'onor d'egregie menti e la suprema</l>
<l>De' miseri vendetta. A me dintorno</l>
<l>Le penne il bruno augello avido roti;</l>
<l>Prema la fera, e il nembo</l>
<l>Tratti l'ignota spoglia;</l>
<l>E l'aura il nome e la memoria accoglia.</l></lg></div1>

<div1><head>7 ALLA PRIMAVERA O DELLE FAVOLE ANTICHE</head>

<lg>
<l>Perchè i celesti danni</l>
<l>Ristori il sole, e perchè l'aure inferme</l>
<l>Zefiro avvivi, onde fugata e sparta</l>
<l>Delle nubi la grave ombra s'avvalla;</l>
<l>Credano il petto inerme</l>
<l>Gli augelli al vento, e la diurna luce</l>
<l>Novo d'amor desio, nova speranza</l>
<l>Ne' penetrati boschi e fra le sciolte</l>
<l>Pruine induca alle commosse belve;</l>
<l>Forse alle stanche e nel dolor sepolte</l>
<l>Umane menti riede</l>
<l>La bella età, cui la sciagura e l'atra</l>
<l>Face del ver consunse</l>
<l>Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti</l>
<l>Di febo i raggi al misero non sono</l>
<l>In sempiterno? ed anco,</l>
<l>Primavera odorata, inspiri e tenti</l>
<l>Questo gelido cor, questo ch'amara</l>
<l>Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara?</l></lg>
<lg>
<l>Vivi tu, vivi, o santa</l>
<l>Natura? vivi e il dissueto orecchio</l>
<l>Della materna voce il suono accoglie?</l>
<l>Già di candide ninfe i rivi albergo,</l>
<l>Placido albergo e specchio</l>
<l>Furo i liquidi fonti. Arcane danze</l>
<l>D'immortal piede i ruinosi gioghi</l>
<l>Scossero e l'ardue selve (oggi romito</l>
<l>Nido de' venti): e il pastorel ch'all'ombre</l>
<l>Meridiane incerte ed al fiorito</l>
<l>Margo adducea de' fiumi</l>
<l>Le sitibonde agnelle, arguto carme</l>
<l>Sonar d'agresti Pani</l>
<l>Udì lungo le ripe; e tremar l'onda</l>
<l>Vide, e stupì, che non palese al guardo</l>
<l>La faretrata Diva</l>
<l>Scendea ne' caldi flutti, e dall'immonda</l>
<l>Polve tergea della sanguigna caccia</l>
<l>Il niveo lato e le verginee braccia.</l></lg>
<lg>
<l>Vissero i fiori e l'erbe,</l>
<l>Vissero i boschi un dì. Conscie le molli</l>
<l>Aure, le nubi e la titania lampa</l>
<l>Fur dell'umana gente, allor che ignuda</l>
<l>Te per le piagge e i colli,</l>
<l>Ciprigna luce, alla deserta notte</l>
<l>Con gli occhi intenti il viator seguendo,</l>
<l>Te compagna alla via, te de' mortali</l>
<l>Pensosa immaginò. Che se gl'impuri</l>
<l>Cittadini consorzi e le fatali</l>
<l>Ire fuggendo e l'onte,</l>
<l>Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime</l>
<l>Selve remoto accolse,</l>
<l>Viva fiamma agitar l'esangui vene,</l>
<l>Spirar le foglie, e palpitar segreta</l>
<l>Nel doloroso amplesso</l>
<l>Dafne o la mesta Filli, o di Climene</l>
<l>Pianger credè la sconsolata prole</l>
<l>Quel che sommerse in Eridano il sole.</l></lg>
<lg>
<l>Nè dell'umano affanno,</l>
<l>Rigide balze, i luttuosi accenti</l>
<l>Voi negletti ferìr mentre le vostre</l>
<l>Paurose latebre Eco solinga,</l>
<l>Non vano error de' venti,</l>
<l>Ma di ninfa abitò misero spirto,</l>
<l>Cui grave amor, cui duro fato escluse</l>
<l>Delle tenere membra. Ella per grotte,</l>
<l>Per nudi scogli e desolati alberghi,</l>
<l>Le non ignote ambasce e l'alte e rotte</l>
<l>Nostre querele al curvo</l>
<l>Etra insegnava. E te d'umani eventi</l>
<l>Disse la fama esperto,</l>
<l>Musico augel che tra chiomato bosco</l>
<l>Or vieni il rinascente anno cantando,</l>
<l>E lamentar nell'alto</l>
<l>Ozio de' campi, all'aer muto e fosco,</l>
<l>Antichi danni e scellerato scorno,</l>
<l>E d'ira e di pietà pallido il giorno.</l></lg>
<lg>
<l>Ma non cognato al nostro</l>
<l>Il gener tuo; quelle tue varie note</l>
<l>Dolor non forma, e te di colpa ignudo,</l>
<l>Men caro assai la bruna valle asconde.</l>
<l>Ahi ahi, poscia che vote</l>
<l>Son le stanze d'Olimpo, e cieco il tuono</l>
<l>Per l'atre nubi e le montagne errando,</l>
<l>Gl'iniqui petti e gl'innocenti a paro</l>
<l>In freddo orror dissolve; e poi ch'estrano</l>
<l>Il suol nativo, e di sua prole ignaro</l>
<l>Le meste anime educa;</l>
<l>Tu le cure infelici e i fati indegni</l>
<l>Tu de' mortali ascolta,</l>
<l>Vaga natura, e la favilla antica</l>
<l>Rendi allo spirto mio; se tu pur vivi,</l>
<l>E se de' nostri affanni</l>
<l>Cosa veruna in ciel, se nell'aprica</l>
<l>Terra s'alberga o nell'equoreo seno,</l>
<l>Pietosa no, ma spettatrice almeno.</l></lg></div1>

<div1><head>8 INNO AI PATRIARCHI O DE' PRINCIPII  DEL GENERE UMANO</head>

<lg>
<l>E voi de' figli dolorosi il canto,</l>
<l>Voi dell'umana prole incliti padri,</l>
<l>Lodando ridirà; molto all'eterno</l>
<l>Degli astri agitator più cari, e molto</l>
<l>Di noi men lacrimabili nell'alma</l>
<l>Luce prodotti. Immedicati affanni</l>
<l>Al misero mortal, nascere al pianto,</l>
<l>E dell'etereo lume assai più dolci</l>
<l>Sortir l'opaca tomba e il fato estremo,</l>
<l>Non la pietà, non la diritta impose</l>
<l>Legge del cielo. E se di vostro antico</l>
<l>Error che l'uman seme alla tiranna</l>
<l>Possa de' morbi e di sciagura offerse,</l>
<l>Grido antico ragiona, altre più dire</l>
<l>Colpe de' figli, e irrequieto ingegno,</l>
<l>E demenza maggior l'offeso Olimpo</l>
<l>N'armaro incontra, e la negletta mano</l>
<l>Dell'altrice natura; onde la viva</l>
<l>Fiamma n'increbbe, e detestato il parto</l>
<l>Fu del grembo materno, e violento</l>
<l>Emerse il disperato Erebo in terra.</l></lg>
<lg>
<l>Tu primo il giorno, e le purpuree faci</l>
<l>Delle rotanti sfere, e la novella</l>
<l>Prole de' campi, o duce antico e padre</l>
<l>Dell'umana famiglia, e tu l'errante</l>
<l>Per li giovani prati aura contempli:</l>
<l>Quando le rupi e le deserte valli</l>
<l>Precipite l'alpina onda feria</l>
<l>D'inudito fragor; quando gli ameni</l>
<l>Futuri seggi di lodate genti</l>
<l>E di cittadi romorose, ignota</l>
<l>Pace regnava; e gl'inarati colli</l>
<l>Solo e muto ascendea l'aprico raggio</l>
<l>Di febo e l'aurea luna. Oh fortunata,</l>
<l>Di colpe ignara e di lugubri eventi,</l>
<l>Erma terrena sede! Oh quanto affanno</l>
<l>Al gener tuo, padre infelice, e quale</l>
<l>D'amarissimi casi ordine immenso</l>
<l>Preparano i destini! Ecco di sangue</l>
<l>Gli avari colti e di fraterno scempio</l>
<l>Furor novello incesta, e le nefande</l>
<l>Ali di morte il divo etere impara.</l>
<l>Trepido, errante il fratricida, e l'ombre</l>
<l>Solitarie fuggendo e la secreta</l>
<l>Nelle profonde selve ira de' venti,</l>
<l>Primo i civili tetti, albergo e regno</l>
<l>Alle macere cure, innalza; e primo</l>
<l>Il disperato pentimento i ciechi</l>
<l>Mortali egro, anelante, aduna e stringe</l>
<l>Ne' consorti ricetti: onde negata</l>
<l>L'improba mano al curvo aratro, e vili</l>
<l>Fur gli agresti sudori; ozio le soglie</l>
<l>Scellerate occupò; ne' corpi inerti</l>
<l>Domo il vigor natio, languide, ignave</l>
<l>Giacquer le menti; e servitù le imbelli</l>
<l>Umane vite, ultimo danno, accolse.</l></lg>
<lg>
<l>E tu dall'etra infesto e dal mugghiante</l>
<l>Su i nubiferi gioghi equoreo flutto</l>
<l>Scampi l'iniquo germe, o tu cui prima</l>
<l>Dall'aer cieco e da' natanti poggi</l>
<l>Segno arrecò d'instaurata spene</l>
<l>La candida colomba, e delle antiche</l>
<l>Nubi l'occiduo Sol naufrago uscendo,</l>
<l>L'atro polo di vaga iri dipinse.</l>
<l>Riede alla terra, e il crudo affetto e gli empi</l>
<l>Studi rinnova e le seguaci ambasce</l>
<l>La riparata gente. Agl'inaccessi</l>
<l>Regni del mar vendicatore illude</l>
<l>Profana destra, e la sciagura e il pianto</l>
<l>A novi liti e nove stelle insegna.</l></lg>
<lg>
<l>Or te, padre de' pii, te giusto e forte,</l>
<l>E di tuo seme i generosi alunni</l>
<l>Medita il petto mio. Dirò siccome</l>
<l>Sedente, oscuro, in sul meriggio all'ombre</l>
<l>Del riposato albergo, appo le molli</l>
<l>Rive del gregge tuo nutrici e sedi,</l>
<l>Te de' celesti peregrini occulte</l>
<l>Beàr l'eteree menti; e quale, o figlio</l>
<l>Della saggia Rebecca, in su la sera,</l>
<l>Presso al rustico pozzo e nella dolce</l>
<l>Di pastori e di lieti ozi frequente</l>
<l>Aranitica valle, amor ti punse</l>
<l>Della vezzosa Labanide: invitto</l>
<l>Amor, ch'a lunghi esigli e lunghi affanni</l>
<l>E di servaggio all'odiata soma</l>
<l>Volenteroso il prode animo addisse.</l></lg>
<lg>
<l>Fu certo, fu (nè d'error vano e d'ombra</l>
<l>L'aonio canto e della fama il grido</l>
<l>Pasce l'avida plebe) amica un tempo</l>
<l>Al sangue nostro e dilettosa e cara</l>
<l>Questa misera piaggia, ed aurea corse</l>
<l>Nostra caduca età. Non che di latte</l>
<l>Onda rigasse intemerata il fianco</l>
<l>Delle balze materne, o con le greggi</l>
<l>Mista la tigre ai consueti ovili</l>
<l>Nè guidasse per gioco i lupi al fonte</l>
<l>Il pastorel; ma di suo fato ignara</l>
<l>E degli affanni suoi, vota d'affanno</l>
<l>Visse l'umana stirpe; alle secrete</l>
<l>Leggi del cielo e di natura indutto</l>
<l>Valse l'ameno error, le fraudi, il molle</l>
<l>Pristino velo; e di sperar contenta</l>
<l>Nostra placida nave in porto ascese.</l></lg>
<lg>
<l>Tal fra le vaste californie selve</l>
<l>Nasce beata prole, a cui non sugge</l>
<l>Pallida cura il petto, a cui le membra</l>
<l>Fera tabe non doma; e vitto il bosco,</l>
<l>Nidi l'intima rupe, onde ministra</l>
<l>L'irrigua valle, inopinato il giorno</l>
<l>Dell'atra morte incombe. Oh contra il nostro</l>
<l>Scellerato ardimento inermi regni</l>
<l>Della saggia natura! I lidi e gli antri</l>
<l>E le quiete selve apre l'invitto</l>
<l>Nostro furor; le violate genti</l>
<l>Al peregrino affanno, agl'ignorati</l>
<l>Desiri educa; e la fugace, ignuda</l>
<l>Felicità per l'imo sole incalza.</l></lg></div1>

<div1><head>9 ULTIMO CANTO DI SAFFO</head>

<lg>
<l>Placida notte, e verecondo raggio</l>
<l>Della cadente luna; e tu che spunti</l>
<l>Fra la tacita selva in su la rupe,</l>
<l>Nunzio del giorno; oh dilettose e care</l>
<l>Mentre ignote mi fur l'erinni e il fato,</l>
<l>Sembianze agli occhi miei; già non arride</l>
<l>Spettacol molle ai disperati affetti.</l>
<l>Noi l'insueto allor gaudio ravviva</l>
<l>Quando per l'etra liquido si volve</l>
<l>E per li campi trepidanti il flutto</l>
<l>Polveroso de' Noti, e quando il carro,</l>
<l>Grave carro di Giove a noi sul capo,</l>
<l>Tonando, il tenebroso aere divide.</l>
<l>Noi per le balze e le profonde valli</l>
<l>Natar giova tra' nembi, e noi la vasta</l>
<l>Fuga de' greggi sbigottiti, o d'alto</l>
<l>Fiume alla dubbia sponda</l>
<l>Il suono e la vittrice ira dell'onda.</l></lg>
<lg>
<l>Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella</l>
<l>Sei tu, rorida terra. Ahi di cotesta</l>
<l>Infinita beltà parte nessuna</l>
<l>Alla misera Saffo i numi e l'empia</l>
<l>Sorte non fenno. A' tuoi superbi regni</l>
<l>Vile, o natura, e grave ospite addetta,</l>
<l>E dispregiata amante, alle vezzose</l>
<l>Tue forme il core e le pupille invano</l>
<l>Supplichevole intendo. A me non ride</l>
<l>L'aprico margo, e dall'eterea porta</l>
<l>Il mattutino albor; me non il canto</l>
<l>De' colorati augelli, e non de' faggi</l>
<l>Il murmure saluta: e dove all'ombra</l>
<l>Degl'inchinati salici dispiega</l>
<l>Candido rivo il puro seno, al mio</l>
<l>Lubrico piè le flessuose linfe</l>
<l>Disdegnando sottragge,</l>
<l>E preme in fuga l'odorate spiagge.</l></lg>
<lg>
<l>Qual fallo mai, qual sì nefando eccesso</l>
<l>Macchiommi anzi il natale, onde sì torvo</l>
<l>Il ciel mi fosse e di fortuna il volto?</l>
<l>In che peccai bambina, allor che ignara</l>
<l>Di misfatto è la vita, onde poi scemo</l>
<l>Di giovanezza, e disfiorato, al fuso</l>
<l>Dell'indomita Parca si volvesse</l>
<l>Il ferrigno mio stame? Incaute voci</l>
<l>Spande il tuo labbro: i destinati eventi</l>
<l>Move arcano consiglio. Arcano è tutto,</l>
<l>Fuor che il nostro dolor. Negletta prole</l>
<l>Nascemmo al pianto, e la ragione in grembo</l>
<l>De' celesti si posa. Oh cure, oh speme</l>
<l>De' più verd'anni! Alle sembianze il Padre,</l>
<l>Alle amene sembianze eterno regno</l>
<l>Diè nelle genti; e per virili imprese,</l>
<l>Per dotta lira o canto,</l>
<l>Virtù non luce in disadorno ammanto.</l></lg>
<lg>
<l>Morremo. Il velo indegno a terra sparto</l>
<l>Rifuggirà l'ignudo animo a Dite,</l>
<l>E il crudo fallo emenderà del cieco</l>
<l>Dispensator de' casi. E tu cui lungo</l>
<l>Amore indarno, e lunga fede, e vano</l>
<l>D'implacato desio furor mi strinse,</l>
<l>Vivi felice, se felice in terra</l>
<l>Visse nato mortal. Me non asperse</l>
<l>Del soave licor del doglio avaro</l>
<l>Giove, poi che perir gl'inganni e il sogno</l>
<l>Della mia fanciullezza. Ogni più lieto</l>
<l>Giorno di nostra età primo s'invola.</l>
<l>Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e l'ombra</l>
<l>Della gelida morte. Ecco di tante</l>
<l>Sperate palme e dilettosi errori,</l>
<l>Il Tartaro m'avanza; e il prode ingegno</l>
<l>Han la tenaria Diva,</l>
<l>E l'atra notte, e la silente riva.</l></lg></div1>

<div1><head>10 IL PRIMO AMORE</head>

<lg>
<l>Tornami a mente il dì che la battaglia</l>
<l>D'amor sentii la prima volta, e dissi:</l>
<l>Oimè, se quest'è amor, com'ei travaglia!</l></lg>
<lg>
<l>Che gli occhi al suol tuttora intenti e fissi,</l>
<l>Io mirava colei ch'a questo core</l>
<l>Primiera il varco ed innocente aprissi.</l></lg>
<lg>
<l>Ahi come mal mi governasti, amore!</l>
<l>Perchè seco dovea sì dolce affetto</l>
<l>Recar tanto desio, tanto dolore?</l></lg>
<lg>
<l>E non sereno, e non intero e schietto,</l>
<l>Anzi pien di travaglio e di lamento</l>
<l>Al cor mi discendea tanto diletto?</l></lg>
<lg>
<l>Dimmi, tenero core, or che spavento,</l>
<l>Che angoscia era la tua fra quel pensiero</l>
<l>Presso al qual t'era noia ogni contento?</l></lg>
<lg>
<l>Quel pensier che nel dì, che lusinghiero</l>
<l>Ti si offeriva nella notte, quando</l>
<l>Tutto queto parea nell'emisfero:</l></lg>
<lg>
<l>Tu inquieto, e felice e miserando,</l>
<l>M'affaticavi in su le piume il fianco,</l>
<l>Ad ogni or fortemente palpitando.</l></lg>
<lg>
<l>E dove io tristo ed affannato e stanco</l>
<l>Gli occhi al sonno chiudea, come per febre</l>
<l>Rotto e deliro il sonno venia manco.</l></lg>
<lg>
<l>Oh come viva in mezzo alle tenebre</l>
<l>Sorgea la dolce imago, e gli occhi chiusi</l>
<l>La contemplavan sotto alle palpebre!</l></lg>
<lg>
<l>Oh come soavissimi diffusi</l>
<l>Moti per l'ossa mi serpeano, oh come</l>
<l>Mille nell'alma instabili, confusi</l></lg>
<lg>
<l>Pensieri si volgean! qual tra le chiome</l>
<l>D'antica selva zefiro scorrendo,</l>
<l>Un lungo, incerto mormorar ne prome.</l></lg>
<lg>
<l>E mentre io taccio, e mentre io non contendo,</l>
<l>Che dicevi, o mio cor, che si partia</l>
<l>Quella per che penando ivi e battendo?</l></lg>
<lg>
<l>Il cuocer non più tosto io mi sentia</l>
<l>Della vampa d'amor, che il venticello</l>
<l>Che l'aleggiava, volossene via.</l></lg>
<lg>
<l>Senza sonno io giacea sul dì novello,</l>
<l>E i destrier che dovean farmi deserto,</l>
<l>Battean la zampa sotto al patrio ostello.</l></lg>
<lg>
<l>Ed io timido e cheto ed inesperto,</l>
<l>Ver lo balcone al buio protendea</l>
<l>L'orecchio avido e l'occhio indarno aperto,</l></lg>
<lg>
<l>La voce ad ascoltar, se ne dovea</l>
<l>Di quelle labbra uscir, ch'ultima fosse;</l>
<l>La voce, ch'altro il cielo, ahi, mi togliea.</l></lg>
<lg>
<l>Quante volte plebea voce percosse</l>
<l>Il dubitoso orecchio, e un gel mi prese,</l>
<l>E il core in forse a palpitar si mosse!</l></lg>
<lg>
<l>E poi che finalmente mi discese</l>
<l>La cara voce al core, e de' cavai</l>
<l>E delle rote il romorio s'intese;</l></lg>
<lg>
<l>Orbo rimaso allor, mi rannicchiai</l>
<l>Palpitando nel letto e, chiusi gli occhi,</l>
<l>Strinsi il cor con la mano, e sospirai.</l></lg>
<lg>
<l>Poscia traendo i tremuli ginocchi</l>
<l>Stupidamente per la muta stanza,</l>
<l>Ch'altro sarà, dicea, che il cor mi tocchi?</l></lg>
<lg>
<l>Amarissima allor la ricordanza</l>
<l>Locommisi nel petto, e mi serrava</l>
<l>Ad ogni voce il core, a ogni sembianza.</l></lg>
<lg>
<l>E lunga doglia il sen mi ricercava,</l>
<l>Com'è quando a distesa Olimpo piove</l>
<l>Malinconicamente e i campi lava.</l></lg>
<lg>
<l>Ned io ti conoscea, garzon di nove</l>
<l>E nove Soli, in questo a pianger nato</l>
<l>Quando facevi, amor, le prime prove.</l></lg>
<lg>
<l>Quando in ispregio ogni piacer, nè grato</l>
<l>M'era degli astri il riso, o dell'aurora</l>
<l>Queta il silenzio, o il verdeggiar del prato.</l></lg>
<lg>
<l>Anche di gloria amor taceami allora</l>
<l>Nel petto, cui scaldar tanto solea,</l>
<l>Che di beltade amor vi fea dimora.</l></lg>
<lg>
<l>Nè gli occhi ai noti studi io rivolgea,</l>
<l>E quelli m'apparian vani per cui</l>
<l>Vano ogni altro desir creduto avea.</l></lg>
<lg>
<l>Deh come mai da me sì vario fui,</l>
<l>E tanto amor mi tolse un altro amore?</l>
<l>Deh quanto, in verità, vani siam nui!</l></lg>
<lg>
<l>Solo il mio cor piaceami, e col mio core</l>
<l>In un perenne ragionar sepolto,</l>
<l>Alla guardia seder del mio dolore.</l></lg>
<lg>
<l>E l'occhio a terra chino o in sè raccolto,</l>
<l>Di riscontrarsi fuggitivo e vago</l>
<l>Nè in leggiadro soffria nè in turpe volto:</l></lg>
<lg>
<l>Che la illibata, la candida imago</l>
<l>Turbare egli temea pinta nel seno,</l>
<l>Come all'aure si turba onda di lago.</l></lg>
<lg>
<l>E quel di non aver goduto appieno</l>
<l>Pentimento, che l'anima ci grava,</l>
<l>E il piacer che passò cangia in veleno,</l></lg>
<lg>
<l>Per li fuggiti dì mi stimolava</l>
<l>Tuttora il sen: che la vergogna il duro</l>
<l>Suo morso in questo cor già non oprava.</l></lg>
<lg>
<l>Al cielo, a voi, gentili anime, io giuro</l>
<l>Che voglia non m'entrò bassa nel petto,</l>
<l>Ch'arsi di foco intaminato e puro.</l></lg>
<lg>
<l>Vive quel foco ancor, vive l'affetto,</l>
<l>Spira nel pensier mio la bella imago,</l>
<l>Da cui, se non celeste, altro diletto</l></lg>
<lg>
<l>Giammai non ebbi, e sol di lei m'appago.</l></lg></div1>

<div1><head>11 IL PASSERO SOLITARIO</head>

<lg>
<l>D'in su la vetta della torre antica,</l>
<l>Passero solitario, alla campagna</l>
<l>Cantando vai finchè non more il giorno;</l>
<l>Ed erra l'armonia per questa valle.</l>
<l>Primavera dintorno</l>
<l>Brilla nell'aria, e per li campi esulta,</l>
<l>Sì ch'a mirarla intenerisce il core.</l>
<l>Odi greggi belar, muggire armenti;</l>
<l>Gli altri augelli contenti, a gara insieme</l>
<l>Per lo libero ciel fan mille giri,</l>
<l>Pur festeggiando il lor tempo migliore:</l>
<l>Tu pensoso in disparte il tutto miri;</l>
<l>Non compagni, non voli,</l>
<l>Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;</l>
<l>Canti, e così trapassi</l>
<l>Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.</l></lg>
<lg>
<l>Oimè, quanto somiglia</l>
<l>Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,</l>
<l>Della novella età dolce famiglia,</l>
<l>E te german di giovinezza, amore,</l>
<l>Sospiro acerbo de' provetti giorni,</l>
<l>Non curo, io non so come; anzi da loro</l>
<l>Quasi fuggo lontano;</l>
<l>Quasi romito, e strano</l>
<l>Al mio loco natio,</l>
<l>Passo del viver mio la primavera.</l>
<l>Questo giorno ch'omai cede alla sera,</l>
<l>Festeggiar si costuma al nostro borgo.</l>
<l>Odi per lo sereno un suon di squilla,</l>
<l>Odi spesso un tonar di ferree canne,</l>
<l>Che rimbomba lontan di villa in villa.</l>
<l>Tutta vestita a festa</l>
<l>La gioventù del loco</l>
<l>Lascia le case, e per le vie si spande;</l>
<l>E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.</l>
<l>Io solitario in questa</l>
<l>Rimota parte alla campagna uscendo,</l>
<l>Ogni diletto e gioco</l>
<l>Indugio in altro tempo: e intanto il guardo</l>
<l>Steso nell'aria aprica</l>
<l>Mi fere il Sol che tra lontani monti,</l>
<l>Dopo il giorno sereno,</l>
<l>Cadendo si dilegua, e par che dica</l>
<l>Che la beata gioventù vien meno.</l></lg>
<lg>
<l>Tu, solingo augellin, venuto a sera</l>
<l>Del viver che daranno a te le stelle,</l>
<l>Certo del tuo costume</l>
<l>Non ti dorrai; che di natura è frutto</l>
<l>Ogni vostra vaghezza.</l>
<l>A me, se di vecchiezza</l>
<l>La detestata soglia</l>
<l>Evitar non impetro,</l>
<l>Quando muti questi occhi all'altrui core,</l>
<l>E lor fia vòto il mondo, e il dì futuro</l>
<l>Del dì presente più noioso e tetro,</l>
<l>Che parrà di tal voglia?</l>
<l>Che di quest'anni miei? che di me stesso?</l>
<l>Ahi pentirommi, e spesso,</l>
<l>Ma sconsolato, volgerommi indietro.</l></lg></div1>

<div1><head>12 L'INFINITO</head>

<lg>
<l>Sempre caro mi fu quest'ermo colle,</l>
<l>E questa siepe, che da tanta parte</l>
<l>Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.</l>
<l>Ma sedendo e mirando, interminati</l>
<l>Spazi di là da quella, e sovrumani</l>
<l>Silenzi, e profondissima quiete</l>
<l>Io nel pensier mi fingo; ove per poco</l>
<l>Il cor non si spaura. E come il vento</l>
<l>Odo stormir tra queste piante, io quello</l>
<l>Infinito silenzio a questa voce</l>
<l>Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,</l>
<l>E le morte stagioni, e la presente</l>
<l>E viva, e il suon di lei. Così tra questa</l>
<l>Immensità s'annega il pensier mio:</l>
<l>E il naufragar m'è dolce in questo mare.</l></lg></div1>

<div1><head>13 LA SERA DEL DÌ DI FESTA</head>

<lg>
<l>Dolce e chiara è la notte e senza vento,</l>
<l>E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti</l>
<l>Posa la luna, e di lontan rivela</l>
<l>Serena ogni montagna. O donna mia,</l>
<l>Già tace ogni sentiero, e pei balconi</l>
<l>Rara traluce la notturna lampa:</l>
<l>Tu dormi, che t'accolse agevol sonno</l>
<l>Nelle tue chete stanze; e non ti morde</l>
<l>Cura nessuna; e già non sai nè pensi</l>
<l>Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.</l>
<l>Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno</l>
<l>Appare in vista, a salutar m'affaccio,</l>
<l>E l'antica natura onnipossente,</l>
<l>Che mi fece all'affanno. A te la speme</l>
<l>Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro</l>
<l>Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.</l>
<l>Questo dì fu solenne: or da' trastulli</l>
<l>Prendi riposo; e forse ti rimembra</l>
<l>In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti</l>
<l>Piacquero a te: non io, non già, ch'io speri,</l>
<l>Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo</l>
<l>Quanto a viver mi resti, e qui per terra</l>
<l>Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi</l>
<l>In così verde etate! Ahi, per la via</l>
<l>Odo non lunge il solitario canto</l>
<l>Dell'artigian, che riede a tarda notte</l>
<l>Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;</l>
<l>E fieramente mi si stringe il core,</l>
<l>A pensar come tutto al mondo passa,</l>
<l>E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito</l>
<l>Il dì festivo, ed al festivo il giorno</l>
<l>Volgar succede, e se ne porta il tempo</l>
<l>Ogni umano accidente. Or dov'è il suono</l>
<l>Di que' popoli antichi? or dov'è il grido</l>
<l>De' nostri avi famosi, e il grande impero</l>
<l>Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio</l>
<l>Che n'andò per la terra e l'oceano?</l>
<l>Tutto è pace e silenzio, e tutto posa</l>
<l>Il mondo, e più di lor non si ragiona.</l>
<l>Nella mia prima età, quando s'aspetta</l>
<l>Bramosamente il dì festivo, or poscia</l>
<l>Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,</l>
<l>Premea le piume; ed alla tarda notte</l>
<l>Un canto che s'udia per li sentieri</l>
<l>Lontanando morire a poco a poco,</l>
<l>Già similmente mi stringeva il core.</l></lg></div1>

<div1><head>14 ALLA LUNA</head>

<lg>
<l>O graziosa luna, io mi rammento</l>
<l>Che, or volge l'anno, sovra questo colle</l>
<l>Io venia pien d'angoscia a rimirarti:</l>
<l>E tu pendevi allor su quella selva</l>
<l>Siccome or fai, che tutta la rischiari.</l>
<l>Ma nebuloso e tremulo dal pianto</l>
<l>Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci</l>
<l>Il tuo volto apparia, che travagliosa</l>
<l>Era mia vita: ed è, nè cangia stile,</l>
<l>O mia diletta luna. E pur mi giova</l>
<l>La ricordanza, e il noverar l'etate</l>
<l>Del mio dolore. Oh come grato occorre</l>
<l>Nel tempo giovanil, quando ancor lungo</l>
<l>La speme e breve ha la memoria il corso,</l>
<l>Il rimembrar delle passate cose,</l>
<l>Ancor che triste, e che l'affanno duri!</l></lg></div1>

<div1><head>15 IL SOGNO</head>

<lg>
<l>Era il mattino, e tra le chiuse imposte</l>
<l>Per lo balcone insinuava il sole</l>
<l>Nella mia cieca stanza il primo albore;</l>
<l>Quando in sul tempo che più leve il sonno</l>
<l>E più soave le pupille adombra,</l>
<l>Stettemi allato e riguardommi in viso</l>
<l>Il simulacro di colei che amore</l>
<l>Prima insegnommi, e poi lasciommi in pianto.</l>
<l>Morta non mi parea, ma trista, e quale</l>
<l>Degl'infelici è la sembianza. Al capo</l>
<l>Appressommi la destra, e sospirando,</l>
<l>Vivi, mi disse, e ricordanza alcuna</l>
<l>Serbi di noi? Donde, risposi, e come</l>
<l>Vieni, o cara beltà? Quanto, deh quanto</l>
<l>Di te mi dolse e duol: nè mi credea</l>
<l>Che risaper tu lo dovessi; e questo</l>
<l>Facea più sconsolato il dolor mio.</l>
<l>Ma sei tu per lasciarmi un'altra volta?</l>
<l>Io n'ho gran tema. Or dimmi, e che t'avvenne?</l>
<l>Sei tu quella di prima? E che ti strugge</l>
<l>Internamente? Obblivione ingombra</l>
<l>I tuoi pensieri, e gli avviluppa il sonno,</l>
<l>Disse colei. Son morta, e mi vedesti</l>
<l>L'ultima volta, or son più lune. Immensa</l>
<l>Doglia m'oppresse a queste voci il petto.</l>
<l>Ella seguì: nel fior degli anni estinta,</l>
<l>Quand'è il viver più dolce, e pria che il core</l>
<l>Certo si renda com'è tutta indarno</l>
<l>L'umana speme. A desiar colei</l>
<l>Che d'ogni affanno il tragge, ha poco andare</l>
<l>L'egro mortal; ma sconsolata arriva</l>
<l>La morte ai giovanetti, e duro è il fato</l>
<l>Di quella speme che sotterra è spenta.</l>
<l>Vano è saper quel che natura asconde</l>
<l>Agl'inesperti della vita, e molto</l>
<l>All'immatura sapienza il cieco</l>
<l>Dolor prevale. Oh sfortunata, oh cara,</l>
<l>Taci, taci, diss'io, che tu mi schianti</l>
<l>Con questi detti il cor. Dunque sei morta,</l>
<l>O mia diletta, ed io son vivo, ed era</l>
<l>Pur fisso in ciel che quei sudori estremi</l>
<l>Cotesta cara e tenerella salma</l>
<l>Provar dovesse, a me restasse intera</l>
<l>Questa misera spoglia? Oh quante volte</l>
<l>In ripensar che più non vivi, e mai</l>
<l>Non avverrà ch'io ti ritrovi al mondo,</l>
<l>Creder nol posso. Ahi ahi, che cosa è questa</l>
<l>Che morte s'addimanda? Oggi per prova</l>
<l>Intenderlo potessi, e il capo inerme</l>
<l>Agli atroci del fato odii sottrarre.</l>
<l>Giovane son, ma si consuma e perde</l>
<l>La giovanezza mia come vecchiezza;</l>
<l>La qual pavento, e pur m'è lunge assai.</l>
<l>Ma poco da vecchiezza si discorda</l>
<l>Il fior dell'età mia. Nascemmo al pianto,</l>
<l>Disse, ambedue; felicità non rise</l>
<l>Al viver nostro; e dilettossi il cielo</l>
<l>De' nostri affanni. Or se di pianto il ciglio,</l>
<l>Soggiunsi, e di pallor velato il viso</l>
<l>Per la tua dipartita, e se d'angoscia</l>
<l>Porto gravido il cor; dimmi: d'amore</l>
<l>Favilla alcuna, o di pietà, giammai</l>
<l>Verso il misero amante il cor t'assalse</l>
<l>Mentre vivesti? Io disperando allora</l>
<l>E sperando traea le notti e i giorni;</l>
<l>Oggi nel vano dubitar si stanca</l>
<l>La mente mia. Che se una volta sola</l>
<l>Dolor ti strinse di mia negra vita,</l>
<l>Non mel celar, ti prego, e mi soccorra</l>
<l>La rimembranza or che il futuro è tolto</l>
<l>Ai nostri giorni. E quella: ti conforta,</l>
<l>O sventurato. Io di pietade avara</l>
<l>Non ti fui mentre vissi, ed or non sono,</l>
<l>Che fui misera anch'io. Non far querela</l>
<l>Di questa infelicissima fanciulla.</l>
<l>Per le sventure nostre, e per l'amore</l>
<l>Che mi strugge, esclamai; per lo diletto</l>
<l>Nome di giovanezza e la perduta</l>
<l>Speme dei nostri dì, concedi, o cara,</l>
<l>Che la tua destra io tocchi. Ed ella, in atto</l>
<l>Soave e tristo, la porgeva. Or mentre</l>
<l>Di baci la ricopro, e d'affannosa</l>
<l>Dolcezza palpitando all'anelante</l>
<l>Seno la stringo, di sudore il volto</l>
<l>Ferveva e il petto, nelle fauci stava</l>
<l>La voce, al guardo traballava il giorno.</l>
<l>Quando colei teneramente affissi</l>
<l>Gli occhi negli occhi miei, già scordi, o caro,</l>
<l>Disse, che di beltà son fatta ignuda?</l>
<l>E tu d'amore, o sfortunato, indarno</l>
<l>Ti scaldi e fremi. Or finalmente addio.</l>
<l>Nostre misere menti e nostre salme</l>
<l>Son disgiunte in eterno. A me non vivi</l>
<l>E mai più non vivrai: già ruppe il fato</l>
<l>La fe che mi giurasti. Allor d'angoscia</l>
<l>Gridar volendo, e spasimando, e pregne</l>
<l>Di sconsolato pianto le pupille,</l>
<l>Dal sonno mi disciolsi. Ella negli occhi</l>
<l>Pur mi restava, e nell'incerto raggio</l>
<l>Del Sol vederla io mi credeva ancora.</l></lg></div1>

<div1><head>16 LA VITA SOLITARIA</head>

<lg>
<l>La mattutina pioggia, allor che l'ale</l>
<l>Battendo esulta nella chiusa stanza</l>
<l>La gallinella, ed al balcon s'affaccia</l>
<l>L'abitator de' campi, e il Sol che nasce</l>
<l>I suoi tremuli rai fra le cadenti</l>
<l>Stille saetta, alla capanna mia</l>
<l>Dolcemente picchiando, mi risveglia;</l>
<l>E sorgo, e i lievi nugoletti, e il primo</l>
<l>Degli augelli susurro, e l'aura fresca,</l>
<l>E le ridenti piagge benedico:</l>
<l>Poichè voi, cittadine infauste mura,</l>
<l>Vidi e conobbi assai, là dove segue</l>
<l>Odio al dolor compagno; e doloroso</l>
<l>Io vivo, e tal morrò, deh tosto! Alcuna</l>
<l>Benchè scarsa pietà pur mi dimostra</l>
<l>Natura in questi lochi, un giorno oh quanto</l>
<l>Verso me più cortese! E tu pur volgi</l>
<l>Dai miseri lo sguardo; e tu, sdegnando</l>
<l>Le sciagure e gli affanni, alla reina</l>
<l>Felicità servi, o natura. In cielo,</l>
<l>In terra amico agl'infelici alcuno</l>
<l>E rifugio non resta altro che il ferro.</l></lg>
<lg>
<l>Talor m'assido in solitaria parte,</l>
<l>Sovra un rialto, al margine d'un lago</l>
<l>Di taciturne piante incoronato.</l>
<l>Ivi, quando il meriggio in ciel si volve,</l>
<l>La sua tranquilla imago il Sol dipinge,</l>
<l>Ed erba o foglia non si crolla al vento,</l>
<l>E non onda incresparsi, e non cicala</l>
<l>Strider, nè batter penna augello in ramo,</l>
<l>Nè farfalla ronzar, nè voce o moto</l>
<l>Da presso nè da lunge odi nè vedi.</l>
<l>Tien quelle rive altissima quiete;</l>
<l>Ond'io quasi me stesso e il mondo obblio</l>
<l>Sedendo immoto; e già mi par che sciolte</l>
<l>Giaccian le membra mie, nè spirto o senso</l>
<l>Più le commova, e lor quiete antica</l>
<l>Co' silenzi del loco si confonda.</l></lg>
<lg>
<l>Amore, amore, assai lungi volasti</l>
<l>Dal petto mio, che fu sì caldo un giorno,</l>
<l>Anzi rovente. Con sua fredda mano</l>
<l>Lo strinse la sciaura, e in ghiaccio è volto</l>
<l>Nel fior degli anni. Mi sovvien del tempo</l>
<l>Che mi scendesti in seno. Era quel dolce</l>
<l>E irrevocabil tempo, allor che s'apre</l>
<l>Al guardo giovanil questa infelice</l>
<l>Scena del mondo, e gli sorride in vista</l>
<l>Di paradiso. Al garzoncello il core</l>
<l>Di vergine speranza e di desio</l>
<l>Balza nel petto; e già s'accinge all'opra</l>
<l>Di questa vita come a danza o gioco</l>
<l>Il misero mortal. Ma non sì tosto,</l>
<l>Amor, di te m'accorsi, e il viver mio</l>
<l>Fortuna avea già rotto, ed a questi occhi</l>
<l>Non altro convenia che il pianger sempre.</l>
<l>Pur se talvolta per le piagge apriche,</l>
<l>Su la tacita aurora o quando al sole</l>
<l>Brillano i tetti e i poggi e le campagne,</l>
<l>Scontro di vaga donzelletta il viso;</l>
<l>O qualor nella placida quiete</l>
<l>D'estiva notte, il vagabondo passo</l>
<l>Di rincontro alle ville soffermando,</l>
<l>L'erma terra contemplo, e di fanciulla</l>
<l>Che all'opre di sua man la notte aggiunge</l>
<l>Odo sonar nelle romite stanze</l>
<l>L'arguto canto; a palpitar si move</l>
<l>Questo mio cor di sasso: ahi, ma ritorna</l>
<l>Tosto al ferreo sopor; ch'è fatto estrano</l>
<l>Ogni moto soave al petto mio.</l></lg>
<lg>
<l>O cara luna, al cui tranquillo raggio</l>
<l>Danzan le lepri nelle selve; e duolsi</l>
<l>Alla mattina il cacciator, che trova</l>
<l>L'orme intricate e false, e dai covili</l>
<l>Error vario lo svia; salve, o benigna</l>
<l>Delle notti reina. Infesto scende</l>
<l>Il raggio tuo fra macchie e balze o dentro</l>
<l>A deserti edifici, in su l'acciaro</l>
<l>Del pallido ladron ch'a teso orecchio</l>
<l>Il fragor delle rote e de' cavalli</l>
<l>Da lungi osserva o il calpestio de' piedi</l>
<l>Su la tacita via; poscia improvviso</l>
<l>Col suon dell'armi e con la rauca voce</l>
<l>E col funereo ceffo il core agghiaccia</l>
<l>Al passegger, cui semivivo e nudo</l>
<l>Lascia in breve tra' sassi. Infesto occorre</l>
<l>Per le contrade cittadine il bianco</l>
<l>Tuo lume al drudo vil, che degli alberghi</l>
<l>Va radendo le mura e la secreta</l>
<l>Ombra seguendo, e resta, e si spaura</l>
<l>Delle ardenti lucerne e degli aperti</l>
<l>Balconi. Infesto alle malvage menti,</l>
<l>A me sempre benigno il tuo cospetto</l>
<l>Sarà per queste piagge, ove non altro</l>
<l>Che lieti colli e spaziosi campi</l>
<l>M'apri alla vista. Ed ancor io soleva,</l>
<l>Bench'innocente io fossi, il tuo vezzoso</l>
<l>Raggio accusar negli abitati lochi,</l>
<l>Quand'ei m'offriva al guardo umano, e quando</l>
<l>Scopriva umani aspetti al guardo mio.</l>
<l>Or sempre loderollo, o ch'io ti miri</l>
<l>Veleggiar tra le nubi, o che serena</l>
<l>Dominatrice dell'etereo campo,</l>
<l>Questa flebil riguardi umana sede.</l>
<l>Me spesso rivedrai solingo e muto</l>
<l>Errar pe' boschi e per le verdi rive,</l>
<l>O seder sovra l'erbe, assai contento</l>
<l>Se core e lena a sospirar m'avanza.</l></lg></div1>

<div1><head>17 CONSALVO</head>

<lg>
<l>Presso alla fin di sua dimora in terra,</l>
<l>Giacea Consalvo; disdegnoso un tempo</l>
<l>Del suo destino; or già non più, che a mezzo</l>
<l>Il quinto lustro, gli pendea sul capo</l>
<l>Il sospirato obblio. Qual da gran tempo,</l>
<l>Così giacea nel funeral suo giorno</l>
<l>Dai più diletti amici abbandonato:</l>
<l>Ch'amico in terra al lungo andar nessuno</l>
<l>Resta a colui che della terra è schivo.</l>
<l>Pur gli era al fianco, da pietà condotta</l>
<l>A consolare il suo deserto stato,</l>
<l>Quella che sola e sempre eragli a mente,</l>
<l>Per divina beltà famosa Elvira;</l>
<l>Conscia del suo poter, conscia che un guardo</l>
<l>Suo lieto, un detto d'alcun dolce asperso,</l>
<l>Ben mille volte ripetuto e mille</l>
<l>Nel costante pensier, sostegno e cibo</l>
<l>Esser solea dell'infelice amante:</l>
<l>Benchè nulla d'amor parola udita</l>
<l>Avess'ella da lui. Sempre in quell'alma</l>
<l>Era del gran desio stato più forte</l>
<l>Un sovrano timor. Così l'avea</l>
<l>Fatto schiavo e fanciullo il troppo amore.</l></lg>
<lg>
<l>Ma ruppe alfin la morte il nodo antico</l>
<l>Alla sua lingua. Poichè certi i segni</l>
<l>Sentendo di quel dì che l'uom discioglie,</l>
<l>Lei, già mossa a partir, presa per mano,</l>
<l>E quella man bianchissima stringendo,</l>
<l>Disse: tu parti, e l'ora omai ti sforza:</l>
<l>Elvira, addio. Non ti vedrò, ch'io creda,</l>
<l>Un'altra volta. Or dunque addio. Ti rendo</l>
<l>Qual maggior grazia mai delle tue cure</l>
<l>Dar possa il labbro mio. Premio daratti</l>
<l>Chi può, se premio ai pii dal ciel si rende.</l>
<l>Impallidia la bella, e il petto anelo</l>
<l>Udendo le si fea: che sempre stringe</l>
<l>All'uomo il cor dogliosamente, ancora</l>
<l>Ch'estranio sia, chi si diparte e dice,</l>
<l>Addio per sempre. E contraddir voleva,</l>
<l>Dissimulando l'appressar del fato,</l>
<l>Al moribondo. Ma il suo dir prevenne</l>
<l>Quegli, e soggiunse: desiata, e molto,</l>
<l>Come sai, ripregata a me discende,</l>
<l>Non temuta, la morte; e lieto apparmi</l>
<l>Questo feral mio dì. Pesami, è vero,</l>
<l>Che te perdo per sempre. Oimè per sempre</l>
<l>Parto da te. Mi si divide il core</l>
<l>In questo dir. Più non vedrò quegli occhi,</l>
<l>Nè la tua voce udrò! Dimmi: ma pria</l>
<l>Di lasciarmi in eterno, Elvira, un bacio</l>
<l>Non vorrai tu donarmi? un bacio solo</l>
<l>In tutto il viver mio? Grazia ch'ei chiegga</l>
<l>Non si nega a chi muor. Nè già vantarmi</l>
<l>Potrò del dono, io semispento, a cui</l>
<l>Straniera man le labbra oggi fra poco</l>
<l>Eternamente chiuderà. Ciò detto</l>
<l>Con un sospiro, all'adorata destra</l>
<l>Le fredde labbra supplicando affisse.</l></lg>
<lg>
<l>Stette sospesa e pensierosa in atto</l>
<l>La bellissima donna; e fiso il guardo,</l>
<l>Di mille vezzi sfavillante, in quello</l>
<l>Tenea dell'infelice, ove l'estrema</l>
<l>Lacrima rilucea. Nè dielle il core</l>
<l>Di sprezzar la dimanda, e il mesto addio</l>
<l>Rinacerbir col niego; anzi la vinse</l>
<l>Misericordia dei ben noti ardori.</l>
<l>E quel volto celeste, e quella bocca,</l>
<l>Già tanto desiata, e per molt'anni</l>
<l>Argomento di sogno e di sospiro,</l>
<l>Dolcemente appressando al volto afflitto</l>
<l>E scolorato dal mortale affanno,</l>
<l>Più baci e più, tutta benigna e in vista</l>
<l>D'alta pietà, su le convulse labbra</l>
<l>Del trepido, rapito amante impresse.</l></lg>
<lg>
<l>Che divenisti allor? quali appariro</l>
<l>Vita, morte, sventura agli occhi tuoi,</l>
<l>Fuggitivo Consalvo? Egli la mano,</l>
<l>Ch'ancor tenea, della diletta Elvira</l>
<l>Postasi al cor, che gli ultimi battea</l>
<l>Palpiti della morte e dell'amore,</l>
<l>Oh, disse, Elvira, Elvira mia! ben sono</l>
<l>In su la terra ancor; ben quelle labbra</l>
<l>Fur le tue labbra, e la tua mano io stringo!</l>
<l>Ahi vision d'estinto, o sogno, o cosa</l>
<l>Incredibil mi par. Deh quanto, Elvira,</l>
<l>Quanto debbo alla morte! Ascoso innanzi</l>
<l>Non ti fu l'amor mio per alcun tempo;</l>
<l>Non a te, non altrui; che non si cela</l>
<l>Vero amore alla terra. Assai palese</l>
<l>Agli atti, al volto sbigottito, agli occhi,</l>
<l>Ti fu: ma non ai detti. Ancora e sempre</l>
<l>Muto sarebbe l'infinito affetto</l>
<l>Che governa il cor mio, se non l'avesse</l>
<l>Fatto ardito il morir. Morrò contento</l>
<l>Del mio destino omai, nè più mi dolgo</l>
<l>Ch'aprii le luci al dì. Non vissi indarno,</l>
<l>Poscia che quella bocca alla mia bocca</l>
<l>Premer fu dato. Anzi felice estimo</l>
<l>La sorte mia. Due cose belle ha il mondo:</l>
<l>Amore e morte. All'una il ciel mi guida</l>
<l>In sul fior dell'età; nell'altro, assai</l>
<l>Fortunato mi tengo. Ah, se una volta,</l>
<l>Solo una volta il lungo amor quieto</l>
<l>E pago avessi tu, fora la terra</l>
<l>Fatta quindi per sempre un paradiso</l>
<l>Ai cangiati occhi miei. Fin la vecchiezza,</l>
<l>L'abborrita vecchiezza, avrei sofferto</l>
<l>Con riposato cor: che a sostentarla</l>
<l>Bastato sempre il rimembrar sarebbe</l>
<l>d'un solo istante, e il dir: felice io fui</l>
<l>sOvra tutti i felici. Ahi, ma cotanto</l>
<l>Esser beato non consente il cielo</l>
<l>A natura terrena. Amar tant'oltre</l>
<l>Non è dato con gioia. E ben per patto</l>
<l>In poter del carnefice ai flagelli,</l>
<l>Alle ruote, alle faci ito volando</l>
<l>Sarei dalle tue braccia; e ben disceso</l>
<l>Nel paventato sempiterno scempio.</l></lg>
<lg>
<l>O Elvira, Elvira, oh lui felice, oh sovra</l>
<l>Gl'immortali beato, a cui tu schiuda</l>
<l>Il sorriso d'amor! felice appresso</l>
<l>Chi per te sparga con la vita il sangue!</l>
<l>Lice, lice al mortal, non è già sogno</l>
<l>Come stimai gran tempo, ahi lice in terra</l>
<l>Provar felicità. Ciò seppi il giorno</l>
<l>Che fiso io ti mirai. Ben per mia morte</l>
<l>Questo m'accadde. E non però quel giorno</l>
<l>Con certo cor giammai, fra tante ambasce,</l>
<l>Quel fiero giorno biasimar sostenni.</l></lg>
<lg>
<l>Or tu vivi beata, e il mondo abbella,</l>
<l>Elvira mia, col tuo sembiante. Alcuno</l>
<l>Non l'amerà quant'io l'amai. Non nasce</l>
<l>Un altrettale amor. Quanto, deh quanto</l>
<l>Dal misero Consalvo in sì gran tempo</l>
<l>Chiamata fosti, e lamentata, e pianta!</l>
<l>Come al nome d'Elvira, in cor gelando,</l>
<l>Impallidir; come tremar son uso</l>
<l>All'amaro calcar della tua soglia,</l>
<l>A quella voce angelica, all'aspetto</l>
<l>Di quella fronte, io ch'al morir non tremo!</l>
<l>Ma la lena e la vita or vengon meno</l>
<l>Agli accenti d'amor. Passato è il tempo,</l>
<l>Nè questo di rimemorar m'è dato.</l>
<l>Elvira, addio. Con la vital favilla</l>
<l>La tua diletta immagine si parte</l>
<l>Dal mio cor finalmente. Addio. Se grave</l>
<l>Non ti fu quest'affetto, al mio feretro</l>
<l>Dimani all'annottar manda un sospiro.</l></lg>
<lg>
<l>Tacque: nè molto andò, che a lui col suono</l>
<l>Mancò lo spirto; e innanzi sera il primo</l>
<l>Suo dì felice gli fuggia dal guardo.</l></lg></div1>

<div1><head>18 ALLA SUA DONNA</head>

<lg>
<l>Cara beltà che amore</l>
<l>Lunge m'inspiri o nascondendo il viso,</l>
<l>Fuor se nel sonno il core</l>
<l>Ombra diva mi scuoti,</l>
<l>O ne' campi ove splenda</l>
<l>Più vago il giorno e di natura il riso;</l>
<l>Forse tu l'innocente</l>
<l>Secol beasti che dall'oro ha nome,</l>
<l>Or leve intra la gente</l>
<l>Anima voli? o te la sorte avara</l>
<l>Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara?</l></lg>
<lg>
<l>Viva mirarti omai</l>
<l>Nulla spene m'avanza;</l>
<l>S'allor non fosse, allor che ignudo e solo</l>
<l>Per novo calle a peregrina stanza</l>
<l>Verrà lo spirto mio. Già sul novello</l>
<l>Aprir di mia giornata incerta e bruna,</l>
<l>Te viatrice in questo arido suolo</l>
<l>Io mi pensai. Ma non è cosa in terra</l>
<l>Che ti somigli; e s'anco pari alcuna</l>
<l>Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,</l>
<l>Saria, così conforme, assai men bella.</l></lg>
<lg>
<l>Fra cotanto dolore</l>
<l>Quanto all'umana età propose il fato,</l>
<l>Se vera e quale il mio pensier ti pinge,</l>
<l>Alcun t'amasse in terra, a lui pur fora</l>
<l>Questo viver beato:</l>
<l>E ben chiaro vegg'io siccome ancora</l>
<l>Seguir loda e virtù qual ne' prim'anni</l>
<l>L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse</l>
<l>Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;</l>
<l>E teco la mortal vita saria</l>
<l>Simile a quella che nel cielo india.</l></lg>
<lg>
<l>Per le valli, ove suona</l>
<l>Del faticoso agricoltore il canto,</l>
<l>Ed io seggo e mi lagno</l>
<l>Del giovanile error che m'abbandona;</l>
<l>E per li poggi, ov'io rimembro e piagno</l>
<l>I perduti desiri, e la perduta</l>
<l>Speme de' giorni miei; di te pensando,</l>
<l>A palpitar mi sveglio. E potess'io,</l>
<l>Nel secol tetro e in questo aer nefando,</l>
<l>L'alta specie serbar; che dell'imago,</l>
<l>Poi che del ver m'è tolto, assai m'appago.</l></lg>
<lg>
<l>Se dell'eterne idee</l>
<l>L'una sei tu, cui di sensibil forma</l>
<l>Sdegni l'eterno senno esser vestita,</l>
<l>E fra caduche spoglie</l>
<l>Provar gli affanni di funerea vita;</l>
<l>O s'altra terra ne' superni giri</l>
<l>Fra' mondi innumerabili t'accoglie,</l>
<l>E più vaga del Sol prossima stella</l>
<l>T'irraggia, e più benigno etere spiri;</l>
<l>Di qua dove son gli anni infausti e brevi,</l>
<l>Questo d'ignoto amante inno ricevi.</l></lg></div1>

<div1><head>19 AL CONTE CARLO PEPOLI</head>

<lg>
<l>Questo affannoso e travagliato sonno</l>
<l>Che noi vita nomiam, come sopporti,</l>
<l>Pepoli mio? di che speranze il core</l>
<l>Vai sostentando? in che pensieri, in quanto</l>
<l>O gioconde o moleste opre dispensi</l>
<l>L'ozio che ti lasciàr gli avi remoti,</l>
<l>Grave retaggio e faticoso? È tutta,</l>
<l>In ogni umano stato, ozio la vita,</l>
<l>Se quell'oprar, quel procurar che a degno</l>
<l>Obbietto non intende, o che all'intento</l>
<l>Giunger mai non potria, ben si conviene</l>
<l>Ozioso nomar. La schiera industre</l>
<l>Cui franger glebe o curar piante e greggi</l>
<l>Vede l'alba tranquilla e vede il vespro,</l>
<l>Se oziosa dirai, da che sua vita</l>
<l>È per campar la vita, e per sè sola</l>
<l>La vita all'uom non ha pregio nessuno,</l>
<l>Dritto e vero dirai. Le notti e i giorni</l>
<l>Tragge in ozio il nocchiero; ozio il perenne</l>
<l>Sudar nelle officine, ozio le vegghie</l>
<l>Son de' guerrieri e il perigliar nell'armi;</l>
<l>E il mercatante avaro in ozio vive:</l>
<l>Che non a sè, non ad altrui, la bella</l>
<l>Felicità, cui solo agogna e cerca</l>
<l>La natura mortal, veruno acquista</l>
<l>Per cura o per sudor, vegghia o periglio.</l>
<l>Pure all'aspro desire onde i mortali</l>
<l>Già sempre infin dal dì che il mondo nacque</l>
<l>D'esser beati sospiraro indarno,</l>
<l>Di medicina in loco apparecchiate</l>
<l>Nella vita infelice avea natura</l>
<l>Necessità diverse, a cui non senza</l>
<l>Opra e pensier si provvedesse, e pieno,</l>
<l>Poi che lieto non può, corresse il giorno</l>
<l>All'umana famiglia; onde agitato</l>
<l>E confuso il desio, men loco avesse</l>
<l>Al travagliarne il cor. Così de' bruti</l>
<l>La progenie infinita, a cui pur solo,</l>
<l>Nè men vano che a noi, vive nel petto</l>
<l>Desio d'esser beati; a quello intenta</l>
<l>Che a lor vita è mestier, di noi men tristo</l>
<l>Condur si scopre e men gravoso il tempo,</l>
<l>Nè la lentezza accagionar dell'ore.</l>
<l>Ma noi, che il viver nostro all'altrui mano</l>
<l>Provveder commettiamo, una più grave</l>
<l>Necessità, cui provveder non puote</l>
<l>Altri che noi, già senza tedio e pena</l>
<l>Non adempiam: necessitate, io dico,</l>
<l>Di consumar la vita: improba, invitta</l>
<l>Necessità, cui non tesoro accolto,</l>
<l>Non di greggi dovizia, o pingui campi,</l>
<l>Non aula puote e non purpureo manto</l>
<l>Sottrar l'umana prole. Or s'altri, a sdegno</l>
<l>I vòti anni prendendo, e la superna</l>
<l>Luce odiando, l'omicida mano,</l>
<l>I tardi fati a prevenir condotto,</l>
<l>In se stesso non torce; al duro morso</l>
<l>Della brama insanabile che invano</l>
<l>Felicità richiede, esso da tutti</l>
<l>Lati cercando, mille inefficaci</l>
<l>Medicine procaccia, onde quell'una</l>
<l>Cui natura apprestò, mal si compensa.</l></lg>
<lg>
<l>Lui delle vesti e delle chiome il culto</l>
<l>E degli atti e dei passi, e i vani studi</l>
<l>Di cocchi e di cavalli, e le frequenti</l>
<l>Sale, e le piazze romorose, e gli orti,</l>
<l>Lui giochi e cene e invidiate danze</l>
<l>Tengon la notte e il giorno; a lui dal labbro</l>
<l>Mai non si parte il riso; ahi, ma nel petto,</l>
<l>Nell'imo petto, grave, salda, immota</l>
<l>Come colonna adamantina, siede</l>
<l>Noia immortale, incontro a cui non puote</l>
<l>Vigor di giovanezza, e non la crolla</l>
<l>Dolce parola di rosato labbro,</l>
<l>E non lo sguardo tenero, tremante,</l>
<l>Di due nere pupille, il caro sguardo,</l>
<l>La più degna del ciel cosa mortale.</l></lg>
<lg>
<l>Altri, quasi a fuggir volto la trista</l>
<l>Umana sorte, in cangiar terre e climi</l>
<l>L'età spendendo, e mari e poggi errando</l>
<l>Tutto l'orbe trascorre, ogni confine</l>
<l>Degli spazi che all'uom negl'infiniti</l>
<l>Campi del tutto la natura aperse,</l>
<l>Peregrinando aggiunge. Ahi ahi, s'asside</l>
<l>Su l'alte prue la negra cura, e sotto</l>
<l>Ogni clima, ogni ciel, si chiama indarno</l>
<l>Felicità, vive tristezza e regna.</l></lg>
<lg>
<l>Havvi chi le crudeli opre di marte</l>
<l>Si elegge a passar l'ore, e nel fraterno</l>
<l>Sangue la man tinge per ozio; ed havvi</l>
<l>Chi d'altrui danni si conforta, e pensa</l>
<l>Con far misero altrui far sè men tristo,</l>
<l>Sì che nocendo usar procaccia il tempo.</l>
<l>E chi virtute o sapienza ed arti</l>
<l>Perseguitando; e chi la propria gente</l>
<l>Conculcando e l'estrane, o di remoti</l>
<l>Lidi turbando la quiete antica</l>
<l>Col mercatar, con l'armi, e con le frodi,</l>
<l>La destinata sua vita consuma.</l></lg>
<lg>
<l>Te più mite desio, cura più dolce</l>
<l>Regge nel fior di gioventù, nel bello</l>
<l>April degli anni, altrui giocondo e primo</l>
<l>Dono del ciel, ma grave, amaro, infesto</l>
<l>A chi patria non ha. Te punge e move</l>
<l>Studio de' carmi e di ritrar parlando</l>
<l>Il bel che raro e scarso e fuggitivo</l>
<l>Appar nel mondo, e quel che più benigna</l>
<l>Di natura e del ciel, fecondamente</l>
<l>A noi la vaga fantasia produce</l>
<l>E il nostro proprio error. Ben mille volte</l>
<l>Fortunato colui che la caduca</l>
<l>Virtù del caro immaginar non perde</l>
<l>Per volger d'anni; a cui serbare eterna</l>
<l>La gioventù del cor diedero i fati;</l>
<l>Che nella ferma e nella stanca etade,</l>
<l>Così come solea nell'età verde,</l>
<l>In suo chiuso pensier natura abbella,</l>
<l>Morte, deserto avviva. A te conceda</l>
<l>Tanta ventura il ciel; ti faccia un tempo</l>
<l>La favilla che il petto oggi ti scalda,</l>
<l>Di poesia canuto amante. Io tutti</l>
<l>Della prima stagione i dolci inganni</l>
<l>Mancar già sento, e dileguar dagli occhi</l>
<l>Le dilettose immagini, che tanto</l>
<l>Amai, che sempre infino all'ora estrema</l>
<l>Mi fieno, a ricordar, bramate e piante.</l>
<l>Or quando al tutto irrigidito e freddo</l>
<l>Questo petto sarà, nè degli aprichi</l>
<l>Campi il sereno e solitario riso,</l>
<l>Nè degli augelli mattutini il canto</l>
<l>Di primavera, nè per colli e piagge</l>
<l>Sotto limpido ciel tacita luna</l>
<l>Commoverammi il cor; quando mi fia</l>
<l>Ogni beltate o di natura o d'arte,</l>
<l>Fatta inanime e muta; ogni alto senso,</l>
<l>Ogni tenero affetto, ignoto e strano;</l>
<l>Del mio solo conforto allor mendico,</l>
<l>Altri studi men dolci, in ch'io riponga</l>
<l>L'ingrato avanzo della ferrea vita,</l>
<l>Eleggerò. L'acerbo vero, i ciechi</l>
<l>Destini investigar delle mortali</l>
<l>E dell'eterne cose; a che prodotta,</l>
<l>A che d'affanni e di miserie carca</l>
<l>L'umana stirpe; a quale ultimo intento</l>
<l>Lei spinga il fato e la natura; a cui</l>
<l>Tanto nostro dolor diletti o giovi:</l>
<l>Con quali ordini e leggi a che si volva</l>
<l>Questo arcano universo; il qual di lode</l>
<l>Colmano i saggi, io d'ammirar son pago.</l></lg>
<lg>
<l>In questo specolar gli ozi traendo</l>
<l>Verrò: che conosciuto, ancor che tristo,</l>
<l>Ha suoi diletti il vero. E se del vero</l>
<l>Ragionando talor, fieno alle genti</l>
<l>O mal grati i miei detti o non intesi,</l>
<l>Non mi dorrò, che già del tutto il vago</l>
<l>Desio di gloria antico in me fia spento:</l>
<l>Vana Diva non pur, ma di fortuna</l>
<l>E del fato e d'amor, Diva più cieca.</l></lg></div1>

<div1><head>20 IL RISORGIMENTO</head>

<lg>
<l>Credei ch'al tutto fossero</l>
<l>In me, sul fior degli anni,</l>
<l>Mancati i dolci affanni</l>
<l>Della mia prima età:</l>
<l>I dolci affanni, i teneri</l>
<l>Moti del cor profondo,</l>
<l>Qualunque cosa al mondo</l>
<l>Grato il sentir ci fa.</l></lg>
<lg>
<l>Quante querele e lacrime</l>
<l>Sparsi nel novo stato,</l>
<l>Quando al mio cor gelato</l>
<l>Prima il dolor mancò!</l>
<l>Mancàr gli usati palpiti,</l>
<l>L'amor mi venne meno,</l>
<l>E irrigidito il seno</l>
<l>Di sospirar cessò!</l></lg>
<lg>
<l>Piansi spogliata, esanime</l>
<l>Fatta per me la vita</l>
<l>La terra inaridita,</l>
<l>Chiusa in eterno gel;</l>
<l>Deserto il dì; la tacita</l>
<l>Notte più sola e bruna;</l>
<l>Spenta per me la luna,</l>
<l>Spente le stelle in ciel.</l></lg>
<lg>
<l>Pur di quel pianto origine</l>
<l>Era l'antico affetto:</l>
<l>Nell'intimo del petto</l>
<l>Ancor viveva il cor.</l>
<l>Chiedea l'usate immagini</l>
<l>La stanca fantasia;</l>
<l>E la tristezza mia</l>
<l>Era dolore ancor.</l></lg>
<lg>
<l>Fra poco in me quell'ultimo</l>
<l>Dolore anco fu spento,</l>
<l>E di più far lamento</l>
<l>Valor non mi restò.</l>
<l>Giacqui: insensato, attonito,</l>
<l>Non dimandai conforto:</l>
<l>Quasi perduto e morto,</l>
<l>Il cor s'abbandonò.</l></lg>
<lg>
<l>Qual fui! quanto dissimile</l>
<l>Da quel che tanto ardore,</l>
<l>Che sì beato errore</l>
<l>Nutrii nell'alma un dì!</l>
<l>La rondinella vigile,</l>
<l>Alle finestre intorno</l>
<l>Cantando al novo giorno,</l>
<l>Il cor non mi ferì:</l></lg>
<lg>
<l>Non all'autunno pallido</l>
<l>In solitaria villa,</l>
<l>La vespertina squilla,</l>
<l>Il fuggitivo Sol.</l>
<l>Invan brillare il vespero</l>
<l>Vidi per muto calle,</l>
<l>Invan sonò la valle</l>
<l>Del flebile usignol.</l></lg>
<lg>
<l>E voi, pupille tenere,</l>
<l>Sguardi furtivi, erranti,</l>
<l>Voi de' gentili amanti</l>
<l>Primo, immortale amor,</l>
<l>Ed alla mano offertami</l>
<l>Candida ignuda mano,</l>
<l>Foste voi pure invano</l>
<l>Al duro mio sopor.</l></lg>
<lg>
<l>D'ogni dolcezza vedovo,</l>
<l>Tristo; ma non turbato,</l>
<l>Ma placido il mio stato,</l>
<l>Il volto era seren.</l>
<l>Desiderato il termine</l>
<l>Avrei del viver mio;</l>
<l>Ma spento era il desio</l>
<l>Nello spossato sen.</l></lg>
<lg>
<l>Qual dell'età decrepita</l>
<l>L'avanzo ignudo e vile,</l>
<l>Io conducea l'aprile</l>
<l>Degli anni miei così:</l>
<l>Così quegl'ineffabili</l>
<l>Giorni, o mio cor, traevi,</l>
<l>Che sì fugaci e brevi</l>
<l>Il cielo a noi sortì.</l></lg>
<lg>
<l>Chi dalla grave, immemore</l>
<l>Quiete or mi ridesta?</l>
<l>Che virtù nova è questa,</l>
<l>Questa che sento in me?</l>
<l>Moti soavi, immagini,</l>
<l>Palpiti, error beato,</l>
<l>Per sempre a voi negato</l>
<l>Questo mio cor non è?</l></lg>
<lg>
<l>Siete pur voi quell'unica</l>
<l>Luce de' giorni miei?</l>
<l>Gli affetti ch'io perdei</l>
<l>Nella novella età?</l>
<l>Se al ciel, s'ai verdi margini,</l>
<l>Ovunque il guardo mira,</l>
<l>Tutto un dolor mi spira,</l>
<l>Tutto un piacer mi dà.</l></lg>
<lg>
<l>Meco ritorna a vivere</l>
<l>La piaggia, il bosco, il monte;</l>
<l>Parla al mio core il fonte,</l>
<l>Meco favella il mar.</l>
<l>Chi mi ridona il piangere</l>
<l>Dopo cotanto obblio?</l>
<l>E come al guardo mio</l>
<l>Cangiato il mondo appar?</l></lg>
<lg>
<l>Forse la speme, o povero</l>
<l>Mio cor, ti volse un riso?</l>
<l>Ahi della speme il viso</l>
<l>Io non vedrò mai più.</l>
<l>Proprii mi diede i palpiti,</l>
<l>Natura, e i dolci inganni.</l>
<l>Sopiro in me gli affanni</l>
<l>L'ingenita virtù;</l></lg>
<lg>
<l>Non l'annullàr: non vinsela</l>
<l>Il fato e la sventura;</l>
<l>Non con la vista impura</l>
<l>L'infausta verità.</l>
<l>Dalle mie vaghe immagini</l>
<l>So ben ch'ella discorda:</l>
<l>So che natura è sorda,</l>
<l>Che miserar non sa.</l></lg>
<lg>
<l>Che non del ben sollecita</l>
<l>Fu, ma dell'esser solo:</l>
<l>Purchè ci serbi al duolo,</l>
<l>Or d'altro a lei non cal.</l>
<l>So che pietà fra gli uomini</l>
<l>Il misero non trova;</l>
<l>Che lui, fuggendo, a prova</l>
<l>Schernisce ogni mortal.</l></lg>
<lg>
<l>Che ignora il tristo secolo</l>
<l>Gl'ingegni e le virtudi;</l>
<l>Che manca ai degni studi</l>
<l>L'ignuda gloria ancor.</l>
<l>E voi, pupille tremule,</l>
<l>Voi, raggio sovrumano,</l>
<l>So che splendete invano,</l>
<l>Che in voi non brilla amor.</l></lg>
<lg>
<l>Nessuno ignoto ed intimo</l>
<l>Affetto in voi non brilla:</l>
<l>Non chiude una favilla</l>
<l>Quel bianco petto in sè.</l>
<l>Anzi d'altrui le tenere</l>
<l>Cure suol porre in gioco;</l>
<l>E d'un celeste foco</l>
<l>Disprezzo è la mercè.</l></lg>
<lg>
<l>Pur sento in me rivivere</l>
<l>Gl'inganni aperti e noti;</l>
<l>E, de' suoi proprii moti</l>
<l>Si maraviglia il sen.</l>
<l>Da te, mio cor, quest'ultimo</l>
<l>Spirto, e l'ardor natio,</l>
<l>Ogni conforto mio</l>
<l>Solo da te mi vien.</l></lg>
<lg>
<l>Mancano, il sento, all'anima</l>
<l>Alta, gentile e pura,</l>
<l>La sorte, la natura,</l>
<l>Il mondo e la beltà.</l>
<l>Ma se tu vivi, o misero,</l>
<l>Se non concedi al fato,</l>
<l>Non chiamerò spietato</l>
<l>Chi lo spirar mi dà.</l></lg></div1>

<div1><head>21 A SILVIA</head>

<lg>
<l>Silvia, rimembri ancora</l>
<l>Quel tempo della tua vita mortale,</l>
<l>Quando beltà splendea</l>
<l>Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,</l>
<l>E tu, lieta e pensosa, il limitare</l>
<l>Di gioventù salivi?</l></lg>
<lg>
<l>Sonavan le quiete</l>
<l>Stanze, e le vie dintorno,</l>
<l>Al tuo perpetuo canto,</l>
<l>Allor che all'opre femminili intenta</l>
<l>Sedevi, assai contenta</l>
<l>Di quel vago avvenir che in mente avevi.</l>
<l>Era il maggio odoroso: e tu solevi</l>
<l>Così menare il giorno.</l></lg>
<lg>
<l>Io gli studi leggiadri</l>
<l>Talor lasciando e le sudate carte,</l>
<l>Ove il tempo mio primo</l>
<l>E di me si spendea la miglior parte,</l>
<l>D'in su i veroni del paterno ostello</l>
<l>Porgea gli orecchi al suon della tua voce,</l>
<l>Ed alla man veloce</l>
<l>Che percorrea la faticosa tela.</l>
<l>Mirava il ciel sereno,</l>
<l>Le vie dorate e gli orti,</l>
<l>E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.</l>
<l>Lingua mortal non dice</l>
<l>Quel ch'io sentiva in seno.</l></lg>
<lg>
<l>Che pensieri soavi,</l>
<l>Che speranze, che cori, o Silvia mia!</l>
<l>Quale allor ci apparia</l>
<l>La vita umana e il fato!</l>
<l>Quando sovviemmi di cotanta speme,</l>
<l>Un affetto mi preme</l>
<l>Acerbo e sconsolato,</l>
<l>E tornami a doler di mia sventura.</l>
<l>O natura, o natura,</l>
<l>Perchè non rendi poi</l>
<l>Quel che prometti allor? perchè di tanto</l>
<l>Inganni i figli tuoi?</l></lg>
<lg>
<l>Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,</l>
<l>Da chiuso morbo combattuta e vinta,</l>
<l>Perivi, o tenerella. E non vedevi</l>
<l>Il fior degli anni tuoi;</l>
<l>Non ti molceva il core</l>
<l>La dolce lode or delle negre chiome,</l>
<l>Or degli sguardi innamorati e schivi;</l>
<l>Nè teco le compagne ai dì festivi</l>
<l>Ragionavan d'amore.</l></lg>
<lg>
<l>Anche peria fra poco</l>
<l>La speranza mia dolce: agli anni miei</l>
<l>Anche negaro i fati</l>
<l>La giovanezza. Ahi come,</l>
<l>Come passata sei,</l>
<l>Cara compagna dell'età mia nova,</l>
<l>Mia lacrimata speme!</l>
<l>Questo è quel mondo? questi</l>
<l>I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi</l>
<l>Onde cotanto ragionammo insieme?</l>
<l>Questa la sorte dell'umane genti?</l>
<l>All'apparir del vero</l>
<l>Tu, misera, cadesti: e con la mano</l>
<l>La fredda morte ed una tomba ignuda</l>
<l>Mostravi di lontano.</l></lg></div1>

<div1><head>22 LE RICORDANZE</head>

<lg>
<l>Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea</l>
<l>Tornare ancor per uso a contemplarvi</l>
<l>Sul paterno giardino scintillanti,</l>
<l>E ragionar con voi dalle finestre</l>
<l>Di questo albergo ove abitai fanciullo,</l>
<l>E delle gioie mie vidi la fine.</l>
<l>Quante immagini un tempo, e quante fole</l>
<l>Creommi nel pensier l'aspetto vostro</l>
<l>E delle luci a voi compagne! allora</l>
<l>Che, tacito, seduto in verde zolla,</l>
<l>Delle sere io solea passar gran parte</l>
<l>Mirando il cielo, ed ascoltando il canto</l>
<l>Della rana rimota alla campagna!</l>
<l>E la lucciola errava appo le siepi</l>
<l>E in su l'aiuole, susurrando al vento</l>
<l>I viali odorati, ed i cipressi</l>
<l>Là nella selva; e sotto al patrio tetto</l>
<l>Sonavan voci alterne, e le tranquille</l>
<l>Opre de' servi. E che pensieri immensi,</l>
<l>Che dolci sogni mi spirò la vista</l>
<l>Di quel lontano mar, quei monti azzurri,</l>
<l>Che di qua scopro, e che varcare un giorno</l>
<l>Io mi pensava, arcani mondi, arcana</l>
<l>Felicità fingendo al viver mio!</l>
<l>Ignaro del mio fato, e quante volte</l>
<l>Questa mia vita dolorosa e nuda</l>
<l>Volentier con la morte avrei cangiato.</l></lg>
<lg>
<l>Nè mi diceva il cor che l'età verde</l>
<l>Sarei dannato a consumare in questo</l>
<l>Natio borgo selvaggio, intra una gente</l>
<l>Zotica, vil; cui nomi strani, e spesso</l>
<l>Argomento di riso e di trastullo,</l>
<l>Son dottrina e saper; che m'odia e fugge,</l>
<l>Per invidia non già, che non mi tiene</l>
<l>Maggior di sè, ma perchè tale estima</l>
<l>Ch'io mi tenga in cor mio, sebben di fuori</l>
<l>A persona giammai non ne fo segno.</l>
<l>Qui passo gli anni, abbandonato, occulto,</l>
<l>Senz'amor, senza vita; ed aspro a forza</l>
<l>Tra lo stuol de' malevoli divengo:</l>
<l>Qui di pietà mi spoglio e di virtudi,</l>
<l>E sprezzator degli uomini mi rendo,</l>
<l>Per la greggia ch'ho appresso: e intanto vola</l>
<l>Il caro tempo giovanil; più caro</l>
<l>Che la fama e l'allor, più che la pura</l>
<l>Luce del giorno, e lo spirar: ti perdo</l>
<l>Senza un diletto, inutilmente, in questo</l>
<l>Soggiorno disumano, intra gli affanni,</l>
<l>O dell'arida vita unico fiore.</l></lg>
<lg>
<l>Viene il vento recando il suon dell'ora</l>
<l>Della torre del borgo. Era conforto</l>
<l>Questo suon, mi rimembra, alle mie notti,</l>
<l>Quando fanciullo, nella buia stanza,</l>
<l>Per assidui terrori io vigilava,</l>
<l>Sospirando il mattin. Qui non è cosa</l>
<l>Ch'io vegga o senta, onde un'immagin dentro</l>
<l>Non torni, e un dolce rimembrar non sorga.</l>
<l>Dolce per sè; ma con dolor sottentra</l>
<l>Il pensier del presente, un van desio</l>
<l>Del passato, ancor tristo, e il dire: io fui.</l>
<l>Quella loggia colà, volta agli estremi</l>
<l>Raggi del dì; queste dipinte mura,</l>
<l>Quei figurati armenti, e il Sol che nasce</l>
<l>Su romita campagna, agli ozi miei</l>
<l>Porser mille diletti allor che al fianco</l>
<l>M'era, parlando, il mio possente errore</l>
<l>Sempre, ov'io fossi. In queste sale antiche,</l>
<l>Al chiaror delle nevi, intorno a queste</l>
<l>Ampie finestre sibilando il vento,</l>
<l>Rimbombaro i sollazzi e le festose</l>
<l>Mie voci al tempo che l'acerbo, indegno</l>
<l>Mistero delle cose a noi si mostra</l>
<l>Pien di dolcezza; indelibata, intera</l>
<l>Il garzoncel, come inesperto amante,</l>
<l>La sua vita ingannevole vagheggia,</l>
<l>E celeste beltà fingendo ammira.</l></lg>
<lg>
<l>O speranze, speranze; ameni inganni</l>
<l>Della mia prima età! sempre, parlando,</l>
<l>Ritorno a voi; che per andar di tempo,</l>
<l>Per variar d'affetti e di pensieri,</l>
<l>Obbliarvi non so. Fantasmi, intendo,</l>
<l>Son la gloria e l'onor; diletti e beni</l>
<l>Mero desio; non ha la vita un frutto,</l>
<l>Inutile miseria. E sebben vòti</l>
<l>Son gli anni miei, sebben deserto, oscuro</l>
<l>Il mio stato mortal, poco mi toglie</l>
<l>La fortuna, ben veggo. Ahi, ma qualvolta</l>
<l>A voi ripenso, o mie speranze antiche,</l>
<l>Ed a quel caro immaginar mio primo;</l>
<l>Indi riguardo il viver mio sì vile</l>
<l>E sì dolente, e che la morte è quello</l>
<l>Che di cotanta speme oggi m'avanza;</l>
<l>Sento serrarmi il cor, sento ch'al tutto</l>
<l>Consolarmi non so del mio destino.</l>
<l>E quando pur questa invocata morte</l>
<l>Sarammi allato, e sarà giunto il fine</l>
<l>Della sventura mia; quando la terra</l>
<l>Mi fia straniera valle, e dal mio sguardo</l>
<l>Fuggirà l'avvenir; di voi per certo</l>
<l>risovverrammi; e quell'imago ancora</l>
<l>Sospirar mi farà, farammi acerbo</l>
<l>L'esser vissuto indarno, e la dolcezza</l>
<l>Del dì fatal tempererà d'affanno.</l></lg>
<lg>
<l>E già nel primo giovanil tumulto</l>
<l>Di contenti, d'angosce e di desio,</l>
<l>Morte chiamai più volte, e lungamente</l>
<l>Mi sedetti colà su la fontana</l>
<l>Pensoso di cessar dentro quell'acque</l>
<l>La speme e il dolor mio. Poscia, per cieco</l>
<l>Malor, condotto della vita in forse,</l>
<l>Piansi la bella giovanezza, e il fiore</l>
<l>De' miei poveri dì, che sì per tempo</l>
<l>Cadeva: e spesso all'ore tarde, assiso</l>
<l>Sul conscio letto, dolorosamente</l>
<l>Alla fioca lucerna poetando,</l>
<l>Lamentai co' silenzi e con la notte</l>
<l>Il fuggitivo spirto, ed a me stesso</l>
<l>In sul languir cantai funereo canto.</l></lg>
<lg>
<l>Chi rimembrar vi può senza sospiri,</l>
<l>O primo entrar di giovinezza, o giorni</l>
<l>Vezzosi, inenarrabili, allor quando</l>
<l>Al rapito mortal primieramente</l>
<l>Sorridon le donzelle; a gara intorno</l>
<l>Ogni cosa sorride; invidia tace,</l>
<l>Non desta ancora ovver benigna; e quasi</l>
<l>(inusitata maraviglia!) il mondo</l>
<l>La destra soccorrevole gli porge,</l>
<l>Scusa gli errori suoi, festeggia il novo</l>
<l>Suo venir nella vita, ed inchinando</l>
<l>Mostra che per signor l'accolga e chiami?</l>
<l>Fugaci giorni! a somigliar d'un lampo</l>
<l>Son dileguati. E qual mortale ignaro</l>
<l>Di sventura esser può, se a lui già scorsa</l>
<l>Quella vaga stagion, se il suo buon tempo,</l>
<l>Se giovanezza, ahi giovanezza, è spenta?</l></lg>
<lg>
<l>O Nerina! e di te forse non odo</l>
<l>Questi luoghi parlar? caduta forse</l>
<l>Dal mio pensier sei tu? Dove sei gita,</l>
<l>Che qui sola di te la ricordanza</l>
<l>Trovo, dolcezza mia? Più non ti vede</l>
<l>Questa Terra natal: quella finestra,</l>
<l>Ond'eri usata favellarmi, ed onde</l>
<l>Mesto riluce delle stelle il raggio,</l>
<l>È deserta. Ove sei, che più non odo</l>
<l>La tua voce sonar, siccome un giorno,</l>
<l>Quando soleva ogni lontano accento</l>
<l>Del labbro tuo, ch'a me giungesse, il volto</l>
<l>Scolorarmi? Altro tempo. I giorni tuoi</l>
<l>Furo, mio dolce amor. Passasti. Ad altri</l>
<l>Il passar per la terra oggi è sortito,</l>
<l>E l'abitar questi odorati colli.</l>
<l>Ma rapida passasti; e come un sogno</l>
<l>Fu la tua vita. Iva danzando; in fronte</l>
<l>La gioia ti splendea, splendea negli occhi</l>
<l>Quel confidente immaginar, quel lume</l>
<l>Di gioventù, quando spegneali il fato,</l>
<l>E giacevi. Ahi Nerina! In cor mi regna</l>
<l>L'antico amor. Se a feste anco talvolta,</l>
<l>Se a radunanze io movo, infra me stesso</l>
<l>Dico: o Nerina, a radunanze, a feste</l>
<l>Tu non ti acconci più, tu più non movi.</l>
<l>Se torna maggio, e ramoscelli e suoni</l>
<l>Van gli amanti recando alle fanciulle,</l>
<l>Dico: Nerina mia, per te non torna</l>
<l>Primavera giammai, non torna amore.</l>
<l>Ogni giorno sereno, ogni fiorita</l>
<l>Piaggia ch'io miro, ogni goder ch'io sento,</l>
<l>Dico: Nerina or più non gode; i campi,</l>
<l>L'aria non mira. Ahi tu passasti, eterno</l>
<l>Sospiro mio: passasti: e fia compagna</l>
<l>D'ogni mio vago immaginar, di tutti</l>
<l>I miei teneri sensi, i tristi e cari</l>
<l>Moti del cor, la rimembranza acerba.</l></lg></div1>

<div1><head>23 CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE  ERRANTE DELL'ASIA</head>

<lg>
<l>Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,</l>
<l>Silenziosa luna?</l>
<l>Sorgi la sera, e vai,</l>
<l>Contemplando i deserti; indi ti posi.</l>
<l>Ancor non sei tu paga</l>
<l>Di riandare i sempiterni calli?</l>
<l>Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga</l>
<l>Di mirar queste valli?</l>
<l>Somiglia alla tua vita</l>
<l>La vita del pastore.</l>
<l>Sorge in sul primo albore;</l>
<l>Move la greggia oltre pel campo, e vede</l>
<l>Greggi, fontane ed erbe;</l>
<l>Poi stanco si riposa in su la sera:</l>
<l>Altro mai non ispera.</l>
<l>Dimmi, o luna: a che vale</l>
<l>Al pastor la sua vita,</l>
<l>La vostra vita a voi? dimmi: ove tende</l>
<l>Questo vagar mio breve,</l>
<l>Il tuo corso immortale?</l></lg>
<lg>
<l>Vecchierel bianco, infermo,</l>
<l>Mezzo vestito e scalzo,</l>
<l>Con gravissimo fascio in su le spalle,</l>
<l>Per montagna e per valle,</l>
<l>Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,</l>
<l>Al vento, alla tempesta, e quando avvampa</l>
<l>L'ora, e quando poi gela,</l>
<l>Corre via, corre, anela,</l>
<l>Varca torrenti e stagni,</l>
<l>Cade, risorge, e più e più s'affretta,</l>
<l>Senza posa o ristoro,</l>
<l>Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva</l>
<l>Colà dove la via</l>
<l>E dove il tanto affaticar fu volto:</l>
<l>Abisso orrido, immenso,</l>
<l>Ov'ei precipitando, il tutto obblia.</l>
<l>Vergine luna, tale</l>
<l>È la vita mortale.</l></lg>
<lg>
<l>Nasce l'uomo a fatica,</l>
<l>Ed è rischio di morte il nascimento.</l>
<l>Prova pena e tormento</l>
<l>Per prima cosa; e in sul principio stesso</l>
<l>La madre e il genitore</l>
<l>Il prende a consolar dell'esser nato.</l>
<l>Poi che crescendo viene,</l>
<l>L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre</l>
<l>Con atti e con parole</l>
<l>Studiasi fargli core,</l>
<l>E consolarlo dell'umano stato:</l>
<l>Altro ufficio più grato</l>
<l>Non si fa da parenti alla lor prole.</l>
<l>Ma perchè dare al sole,</l>
<l>Perchè reggere in vita</l>
<l>Chi poi di quella consolar convenga?</l>
<l>Se la vita è sventura</l>
<l>Perchè da noi si dura?</l>
<l>Intatta luna, tale</l>
<l>È lo stato mortale.</l>
<l>Ma tu mortal non sei,</l>
<l>E forse del mio dir poco ti cale.</l></lg>
<lg>
<l>Pur tu, solinga, eterna peregrina,</l>
<l>Che sì pensosa sei, tu forse intendi,</l>
<l>Questo viver terreno,</l>
<l>Il patir nostro, il sospirar, che sia;</l>
<l>Che sia questo morir, questo supremo</l>
<l>Scolorar del sembiante,</l>
<l>E perir dalla terra, e venir meno</l>
<l>Ad ogni usata, amante compagnia.</l>
<l>E tu certo comprendi</l>
<l>Il perchè delle cose, e vedi il frutto</l>
<l>Del mattin, della sera,</l>
<l>Del tacito, infinito andar del tempo.</l>
<l>Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore</l>
<l>Rida la primavera,</l>
<l>A chi giovi l'ardore, e che procacci</l>
<l>Il verno co' suoi ghiacci.</l>
<l>Mille cose sai tu, mille discopri,</l>
<l>Che son celate al semplice pastore.</l>
<l>Spesso quand'io ti miro</l>
<l>Star così muta in sul deserto piano,</l>
<l>Che, in suo giro lontano, al ciel confina;</l>
<l>Ovver con la mia greggia</l>
<l>Seguirmi viaggiando a mano a mano;</l>
<l>E quando miro in cielo arder le stelle;</l>
<l>Dico fra me pensando:</l>
<l>A che tante facelle?</l>
<l>Che fa l'aria infinita, e quel profondo</l>
<l>Infinito seren? che vuol dir questa</l>
<l>Solitudine immensa? ed io che sono?</l>
<l>Così meco ragiono: e della stanza</l>
<l>Smisurata e superba,</l>
<l>E dell'innumerabile famiglia;</l>
<l>Poi di tanto adoprar, di tanti moti</l>
<l>D'ogni celeste, ogni terrena cosa,</l>
<l>Girando senza posa,</l>
<l>Per tornar sempre là donde son mosse;</l>
<l>Uso alcuno, alcun frutto</l>
<l>Indovinar non so. Ma tu per certo,</l>
<l>Giovinetta immortal, conosci il tutto.</l>
<l>Questo io conosco e sento,</l>
<l>Che degli eterni giri,</l>
<l>Che dell'esser mio frale,</l>
<l>Qualche bene o contento</l>
<l>Avrà fors'altri; a me la vita è male.</l></lg>
<lg>
<l>O greggia mia che posi, oh te beata,</l>
<l>Che la miseria tua, credo, non sai!</l>
<l>Quanta invidia ti porto!</l>
<l>Non sol perchè d'affanno</l>
<l>Quasi libera vai;</l>
<l>Ch'ogni stento, ogni danno,</l>
<l>Ogni estremo timor subito scordi;</l>
<l>Ma più perchè giammai tedio non provi.</l>
<l>Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,</l>
<l>Tu se' queta e contenta;</l>
<l>E gran parte dell'anno</l>
<l>Senza noia consumi in quello stato.</l>
<l>Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,</l>
<l>E un fastidio m'ingombra</l>
<l>La mente, ed uno spron quasi mi punge</l>
<l>Sì che, sedendo, più che mai son lunge</l>
<l>Da trovar pace o loco.</l>
<l>E pur nulla non bramo,</l>
<l>E non ho fino a qui cagion di pianto.</l>
<l>Quel che tu goda o quanto,</l>
<l>Non so già dir; ma fortunata sei.</l>
<l>Ed io godo ancor poco,</l>
<l>O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.</l>
<l>Se tu parlar sapessi, io chiederei:</l>
<l>Dimmi: perchè giacendo</l>
<l>A bell'agio, ozioso,</l>
<l>S'appaga ogni animale;</l>
<l>Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?</l></lg>
<lg>
<l>Forse s'avess'io l'ale</l>
<l>Da volar su le nubi,</l>
<l>E noverar le stelle ad una ad una,</l>
<l>O come il tuono errar di giogo in giogo,</l>
<l>Più felice sarei, dolce mia greggia,</l>
<l>Più felice sarei, candida luna.</l>
<l>O forse erra dal vero,</l>
<l>Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:</l>
<l>Forse in qual forma, in quale</l>
<l>Stato che sia, dentro covile o cuna,</l>
<l>È funesto a chi nasce il dì natale.</l></lg></div1>

<div1><head>24 LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA</head>

<lg>
<l>Passata è la tempesta:</l>
<l>Odo augelli far festa, e la gallina,</l>
<l>Tornata in su la via,</l>
<l>Che ripete il suo verso. Ecco il sereno</l>
<l>Rompe là da ponente, alla montagna;</l>
<l>Sgombrasi la campagna,</l>
<l>E chiaro nella valle il fiume appare.</l>
<l>Ogni cor si rallegra, in ogni lato</l>
<l>Risorge il romorio</l>
<l>Torna il lavoro usato.</l>
<l>L'artigiano a mirar l'umido cielo,</l>
<l>Con l'opra in man, cantando,</l>
<l>Fassi in su l'uscio; a prova</l>
<l>Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua</l>
<l>Della novella piova;</l>
<l>E l'erbaiuol rinnova</l>
<l>Di sentiero in sentiero</l>
<l>Il grido giornaliero.</l>
<l>Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride</l>
<l>Per li poggi e le ville. Apre i balconi,</l>
<l>Apre terrazzi e logge la famiglia:</l>
<l>E, dalla via corrente, odi lontano</l>
<l>Tintinnio di sonagli; il carro stride</l>
<l>Del passeggier che il suo cammin ripiglia.</l></lg>
<lg>
<l>Si rallegra ogni core.</l>
<l>Sì dolce, sì gradita</l>
<l>Quand'è, com'or, la vita?</l>
<l>Quando con tanto amore</l>
<l>L'uomo a' suoi studi intende?</l>
<l>O torna all'opre? o cosa nova imprende?</l>
<l>Quando de' mali suoi men si ricorda?</l>
<l>Piacer figlio d'affanno;</l>
<l>Gioia vana, ch'è frutto</l>
<l>Del passato timore, onde si scosse</l>
<l>E paventò la morte</l>
<l>Chi la vita abborria;</l>
<l>Onde in lungo tormento,</l>
<l>Fredde, tacite, smorte,</l>
<l>Sudàr le genti e palpitàr, vedendo</l>
<l>Mossi alle nostre offese</l>
<l>Folgori, nembi e vento.</l></lg>
<lg>
<l>O natura cortese,</l>
<l>Son questi i doni tuoi,</l>
<l>Questi i diletti sono</l>
<l>Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena</l>
<l>È diletto fra noi.</l>
<l>Pene tu spargi a larga mano; il duolo</l>
<l>Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto</l>
<l>Che per mostro e miracolo talvolta</l>
<l>Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana</l>
<l>Prole cara agli eterni! assai felice</l>
<l>Se respirar ti lice</l>
<l>D'alcun dolor: beata</l>
<l>Se te d'ogni dolor morte risana.</l></lg></div1>

<div1><head>25 IL SABATO DEL VILLAGGIO</head>

<lg>
<l>La donzelletta vien dalla campagna,</l>
<l>In sul calar del sole,</l>
<l>Col suo fascio dell'erba; e reca in mano</l>
<l>Un mazzolin di rose e di viole,</l>
<l>Onde, siccome suole,</l>
<l>Ornare ella si appresta</l>
<l>Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.</l>
<l>Siede con le vicine</l>
<l>Su la scala a filar la vecchierella,</l>
<l>Incontro là dove si perde il giorno;</l>
<l>E novellando vien del suo buon tempo,</l>
<l>Quando ai dì della festa ella si ornava,</l>
<l>Ed ancor sana e snella</l>
<l>Solea danzar la sera intra di quei</l>
<l>Ch'ebbe compagni dell'età più bella.</l>
<l>Già tutta l'aria imbruna,</l>
<l>Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre</l>
<l>Giù da' colli e da' tetti,</l>
<l>Al biancheggiar della recente luna.</l>
<l>Or la squilla dà segno</l>
<l>Della festa che viene;</l>
<l>Ed a quel suon diresti</l>
<l>Che il cor si riconforta.</l>
<l>I fanciulli gridando</l>
<l>Su la piazzuola in frotta,</l>
<l>E qua e là saltando,</l>
<l>Fanno un lieto romore:</l>
<l>E intanto riede alla sua parca mensa,</l>
<l>Fischiando, il zappatore,</l>
<l>E seco pensa al dì del suo riposo.</l></lg>
<lg>
<l>Poi quando intorno è spenta ogni altra face,</l>
<l>E tutto l'altro tace,</l>
<l>Odi il martel picchiare, odi la sega</l>
<l>Del legnaiuol, che veglia</l>
<l>Nella chiusa bottega alla lucerna,</l>
<l>E s'affretta, e s'adopra</l>
<l>Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.</l></lg>
<lg>
<l>Questo di sette è il più gradito giorno,</l>
<l>Pien di speme e di gioia:</l>
<l>Diman tristezza e noia</l>
<l>Recheran l'ore, ed al travaglio usato</l>
<l>Ciascuno in suo pensier farà ritorno.</l></lg>
<lg>
<l>Garzoncello scherzoso,</l>
<l>Cotesta età fiorita</l>
<l>È come un giorno d'allegrezza pieno,</l>
<l>Giorno chiaro, sereno,</l>
<l>Che precorre alla festa di tua vita.</l>
<l>Godi, fanciullo mio; stato soave,</l>
<l>Stagion lieta è cotesta.</l>
<l>Altro dirti non vo'; ma la tua festa</l>
<l>Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.</l></lg></div1>

<div1><head>26 IL PENSIERO DOMINANTE</head>

<lg>
<l>Dolcissimo, possente</l>
<l>Dominator di mia profonda mente;</l>
<l>Terribile, ma caro</l>
<l>Dono del ciel; consorte</l>
<l>Ai lùgubri miei giorni,</l>
<l>Pensier che innanzi a me sì spesso torni.</l></lg>
<lg>
<l>Di tua natura arcana</l>
<l>Chi non favella? il suo poter fra noi</l>
<l>Chi non sentì? Pur sempre</l>
<l>Che in dir gli effetti suoi</l>
<l>Le umane lingue il sentir proprio sprona,</l>
<l>Par novo ad ascoltar ciò ch'ei ragiona.</l></lg>
<lg>
<l>Come solinga è fatta</l>
<l>La mente mia d'allora</l>
<l>Che tu quivi prendesti a far dimora!</l>
<l>Ratto d'intorno intorno al par del lampo</l>
<l>Gli altri pensieri miei</l>
<l>Tutti si dileguàr. Siccome torre</l>
<l>In solitario campo,</l>
<l>Tu stai solo, gigante, in mezzo a lei.</l></lg>
<lg>
<l>Che divenute son, fuor di te solo,</l>
<l>Tutte l'opre terrene,</l>
<l>Tutta intera la vita al guardo mio!</l>
<l>Che intollerabil noia</l>
<l>Gli ozi, i commerci usati,</l>
<l>E di vano piacer la vana spene,</l>
<l>Allato a quella gioia,</l>
<l>Gioia celeste che da te mi viene!</l></lg>
<lg>
<l>Come da' nudi sassi</l>
<l>Dello scabro Apennino</l>
<l>A un campo verde che lontan sorrida</l>
<l>Volge gli occhi bramoso il pellegrino;</l>
<l>Tal io dal secco ed aspro</l>
<l>Mondano conversar vogliosamente,</l>
<l>Quasi in lieto giardino, a te ritorno,</l>
<l>E ristora i miei sensi il tuo soggiorno.</l></lg>
<lg>
<l>Quasi incredibil parmi</l>
<l>Che la vita infelice e il mondo sciocco</l>
<l>Già per gran tempo assai</l>
<l>Senza te sopportai;</l>
<l>Quasi intender non posso</l>
<l>Come d'altri desiri,</l>
<l>Fuor ch'a te somiglianti, altri sospiri.</l></lg>
<lg>
<l>Giammai d'allor che in pria</l>
<l>Questa vita che sia per prova intesi,</l>
<l>Timor di morte non mi strinse il petto.</l>
<l>Oggi mi pare un gioco</l>
<l>Quella che il mondo inetto,</l>
<l>Talor lodando, ognora abborre e trema,</l>
<l>Necessitade estrema;</l>
<l>E se periglio appar, con un sorriso</l>
<l>Le sue minacce a contemplar m'affiso.</l></lg>
<lg>
<l>Sempre i codardi, e l'alme</l>
<l>Ingenerose, abbiette</l>
<l>Ebbi in dispregio. Or punge ogni atto indegno</l>
<l>Subito i sensi miei;</l>
<l>Move l'alma ogni esempio</l>
<l>Dell'umana viltà subito a sdegno.</l>
<l>Di questa età superba,</l>
<l>Che di vote speranze si nutrica,</l>
<l>Vaga di ciance, e di virtù nemica;</l>
<l>Stolta, che l'util chiede,</l>
<l>E inutile la vita</l>
<l>Quindi più sempre divenir non vede;</l>
<l>Maggior mi sento. A scherno</l>
<l>Ho gli umani giudizi; e il vario volgo</l>
<l>A' bei pensieri infesto,</l>
<l>E degno tuo disprezzator, calpesto.</l></lg>
<lg>
<l>A quello onde tu movi,</l>
<l>Quale affetto non cede?</l>
<l>Anzi qual altro affetto</l>
<l>Se non quell'uno intra i mortali ha sede?</l>
<l>Avarizia, superbia, odio, disdegno,</l>
<l>Studio d'onor, di regno,</l>
<l>Che sono altro che voglie</l>
<l>Al paragon di lui? Solo un affetto</l>
<l>Vive tra noi: quest'uno,</l>
<l>Prepotente signore,</l>
<l>Dieder l'eterne leggi all'uman core.</l></lg>
<lg>
<l>Pregio non ha, non ha ragion la vita</l>
<l>Se non per lui, per lui ch'all'uomo è tutto;</l>
<l>Sola discolpa al fato,</l>
<l>Che noi mortali in terra</l>
<l>Pose a tanto patir senz'altro frutto;</l>
<l>Solo per cui talvolta,</l>
<l>Non alla gente stolta, al cor non vile</l>
<l>La vita della morte è più gentile.</l></lg>
<lg>
<l>Per còr le gioie tue, dolce pensiero,</l>
<l>Provar gli umani affanni,</l>
<l>E sostener molt'anni</l>
<l>Questa vita mortal, fu non indegno;</l>
<l>Ed ancor tornerei,</l>
<l>Così qual son de' nostri mali esperto,</l>
<l>Verso un tal segno a incominciare il corso:</l>
<l>Che tra le sabbie e tra il vipereo morso,</l>
<l>Giammai finor sì stanco</l>
<l>Per lo mortal deserto</l>
<l>Non venni a te, che queste nostre pene</l>
<l>Vincer non mi paresse un tanto bene.</l></lg>
<lg>
<l>Che mondo mai, che nova</l>
<l>Immensità, che paradiso è quello</l>
<l>Là dove spesso il tuo stupendo incanto</l>
<l>Parmi innalzar! dov'io,</l>
<l>Sott'altra luce che l'usata errando,</l>
<l>Il mio terreno stato</l>
<l>E tutto quanto il ver pongo in obblio!</l>
<l>Tali son, credo, i sogni</l>
<l>Degl'immortali. Ahi finalmente un sogno</l>
<l>In molta parte onde s'abbella il vero</l>
<l>Sei tu, dolce pensiero;</l>
<l>Sogno e palese error. Ma di natura,</l>
<l>Infra i leggiadri errori,</l>
<l>Divina sei; perchè sì viva e forte,</l>
<l>Che incontro al ver tenacemente dura,</l>
<l>E spesso al ver s'adegua,</l>
<l>Nè si dilegua pria, che in grembo a morte.</l></lg>
<lg>
<l>E tu per certo, o mio pensier, tu solo</l>
<l>Vitale ai giorni miei,</l>
<l>Cagion diletta d'infiniti affanni,</l>
<l>Meco sarai per morte a un tempo spento:</l>
<l>Ch'a vivi segni dentro l'alma io sento</l>
<l>Che in perpetuo signor dato mi sei.</l>
<l>Altri gentili inganni</l>
<l>Soleami il vero aspetto</l>
<l>Più sempre infievolir. Quanto più torno</l>
<l>A riveder colei</l>
<l>Della qual teco ragionando io vivo,</l>
<l>Cresce quel gran diletto,</l>
<l>Cresce quel gran delirio, ond'io respiro.</l>
<l>Angelica beltade!</l>
<l>Parmi ogni più bel volto, ovunque io miro,</l>
<l>Quasi una finta imago</l>
<l>Il tuo volto imitar. Tu sola fonte</l>
<l>D'ogni altra leggiadria,</l>
<l>Sola vera beltà parmi che sia.</l></lg>
<lg>
<l>Da che ti vidi pria,</l>
<l>Di qual mia seria cura ultimo obbietto</l>
<l>Non fosti tu? quanto del giorno è scorso,</l>
<l>Ch'io di te non pensassi? ai sogni miei</l>
<l>La tua sovrana imago</l>
<l>Quante volte mancò? Bella qual sogno,</l>
<l>Angelica sembianza,</l>
<l>Nella terrena stanza,</l>
<l>Nell'alte vie dell'universo intero,</l>
<l>Che chiedo io mai, che spero</l>
<l>Altro che gli occhi tuoi veder più vago?</l>
<l>Altro più dolce aver che il tuo pensiero?</l></lg></div1>

<div1><head>27 AMORE E MORTE</head>

<lg>
<l>Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte</l>
<l>Ingenerò la sorte.</l>
<l>Cose quaggiù sì belle</l>
<l>Altre il mondo non ha, non han le stelle.</l>
<l>Nasce dall'uno il bene,</l>
<l>Nasce il piacer maggiore</l>
<l>Che per lo mar dell'essere si trova;</l>
<l>L'altra ogni gran dolore,</l>
<l>Ogni gran male annulla.</l>
<l>Bellissima fanciulla,</l>
<l>Dolce a veder, non quale</l>
<l>La si dipinge la codarda gente,</l>
<l>Gode il fanciullo Amore</l>
<l>Accompagnar sovente;</l>
<l>E sorvolano insiem la via mortale,</l>
<l>Primi conforti d'ogni saggio core.</l>
<l>Nè cor fu mai più saggio</l>
<l>Che percosso d'amor, nè mai più forte</l>
<l>Sprezzò l'infausta vita,</l>
<l>Nè per altro signore</l>
<l>Come per questo a perigliar fu pronto:</l>
<l>Ch'ove tu porgi aita,</l>
<l>Amor, nasce il coraggio,</l>
<l>O si ridesta; e sapiente in opre,</l>
<l>Non in pensiero invan, siccome suole,</l>
<l>Divien l'umana prole.</l></lg>
<lg>
<l>Quando novellamente</l>
<l>Nasce nel cor profondo</l>
<l>Un amoroso affetto,</l>
<l>Languido e stanco insiem con esso in petto</l>
<l>Un desiderio di morir si sente:</l>
<l>Come, non so: ma tale</l>
<l>D'amor vero e possente è il primo effetto.</l>
<l>Forse gli occhi spaura</l>
<l>Allor questo deserto: a sè la terra</l>
<l>Forse il mortale inabitabil fatta</l>
<l>Vede omai senza quella</l>
<l>Nova, sola, infinita</l>
<l>Felicità che il suo pensier figura:</l>
<l>Ma per cagion di lei grave procella</l>
<l>Presentendo in suo cor, brama quiete,</l>
<l>Brama raccorsi in porto</l>
<l>Dinanzi al fier disio,</l>
<l>Che già, rugghiando, intorno intorno oscura.</l></lg>
<lg>
<l>Poi, quando tutto avvolge</l>
<l>La formidabil possa,</l>
<l>E fulmina nel cor l'invitta cura,</l>
<l>Quante volte implorata</l>
<l>Con desiderio intenso,</l>
<l>Morte, sei tu dall'affannoso amante!</l>
<l>Quante la sera, e quante,</l>
<l>Abbandonando all'alba il corpo stanco,</l>
<l>Sè beato chiamò s'indi giammai</l>
<l>Non rilevasse il fianco,</l>
<l>Nè tornasse a veder l'amara luce!</l>
<l>E spesso al suon della funebre squilla,</l>
<l>Al canto che conduce</l>
<l>La gente morta al sempiterno obblio,</l>
<l>Con più sospiri ardenti</l>
<l>Dall'imo petto invidiò colui</l>
<l>Che tra gli spenti ad abitar sen giva.</l>
<l>Fin la negletta plebe,</l>
<l>L'uom della villa, ignaro</l>
<l>D'ogni virtù che da saper deriva,</l>
<l>Fin la donzella timidetta e schiva,</l>
<l>Che già di morte al nome</l>
<l>Sentì rizzar le chiome,</l>
<l>Osa alla tomba, alle funeree bende</l>
<l>Fermar lo sguardo di costanza pieno,</l>
<l>Osa ferro e veleno</l>
<l>Meditar lungamente,</l>
<l>E nell'indotta mente</l>
<l>La gentilezza del morir comprende.</l>
<l>Tanto alla morte inclina</l>
<l>D'amor la disciplina. Anco sovente,</l>
<l>A tal venuto il gran travaglio interno</l>
<l>Che sostener nol può forza mortale,</l>
<l>O cede il corpo frale</l>
<l>Ai terribili moti, e in questa forma</l>
<l>Pel fraterno poter Morte prevale;</l>
<l>O così sprona Amor là nel profondo,</l>
<l>Che da se stessi il villanello ignaro,</l>
<l>La tenera donzella</l>
<l>Con la man violenta</l>
<l>Pongon le membra giovanili in terra.</l>
<l>Ride ai lor casi il mondo,</l>
<l>A cui pace e vecchiezza il ciel consenta.</l></lg>
<lg>
<l>Ai fervidi, ai felici,</l>
<l>Agli animosi ingegni</l>
<l>L'uno o l'altro di voi conceda il fato,</l>
<l>Dolci signori, amici</l>
<l>All'umana famiglia,</l>
<l>Al cui poter nessun poter somiglia</l>
<l>Nell'immenso universo, e non l'avanza,</l>
<l>Se non quella del fato, altra possanza.</l>
<l>E tu, cui già dal cominciar degli anni</l>
<l>Sempre onorata invoco,</l>
<l>Bella Morte, pietosa</l>
<l>Tu sola al mondo dei terreni affanni,</l>
<l>Se celebrata mai</l>
<l>Fosti da me, s'al tuo divino stato</l>
<l>L'onte del volgo ingrato</l>
<l>Ricompensar tentai,</l>
<l>Non tardar più, t'inchina</l>
<l>A disusati preghi,</l>
<l>Chiudi alla luce omai</l>
<l>Questi occhi tristi, o dell'età reina.</l>
<l>Ma certo troverai, qual si sia l'ora</l>
<l>Che tu le penne al mio pregar dispieghi,</l>
<l>Erta la fronte, armato,</l>
<l>E renitente al fato,</l>
<l>La man che flagellando si colora</l>
<l>Nel mio sangue innocente</l>
<l>Non ricolmar di lode,</l>
<l>Non benedir, com'usa</l>
<l>Per antica viltà l'umana gente;</l>
<l>Ogni vana speranza onde consola</l>
<l>Se coi fanciulli il mondo,</l>
<l>Ogni conforto stolto</l>
<l>Gittar da me; null'altro in alcun tempo</l>
<l>Sperar, se non te sola;</l>
<l>Solo aspettar sereno</l>
<l>Quel dì ch'io pieghi addormentato il volto</l>
<l>Nel tuo virgineo seno.</l></lg></div1>

<div1><head>28 A SÈ STESSO</head>

<lg>
<l>Or poserai per sempre,</l>
<l>Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo,</l>
<l>Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento,</l>
<l>In noi di cari inganni,</l>
<l>Non che la speme, il desiderio è spento.</l>
<l>Posa per sempre. Assai</l>
<l>Palpitasti. Non val cosa nessuna</l>
<l>I moti tuoi, nè di sospiri è degna</l>
<l>La terra. Amaro e noia</l>
<l>La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.</l>
<l>T'acqueta omai. Dispera</l>
<l>L'ultima volta. Al gener nostro il fato</l>
<l>Non donò che il morire. Omai disprezza</l>
<l>Te, la natura, il brutto</l>
<l>Poter che, ascoso, a comun danno impera,</l>
<l>E l'infinita vanità del tutto.</l></lg></div1>

<div1><head>29 ASPASIA</head>

<lg>
<l>Torna dinanzi al mio pensier talora</l>
<l>Il tuo sembiante, Aspasia. O fuggitivo</l>
<l>Per abitati lochi a me lampeggia</l>
<l>In altri volti; o per deserti campi,</l>
<l>Al dì sereno, alle tacenti stelle,</l>
<l>Da soave armonia quasi ridesta,</l>
<l>Nell'alma a sgomentarsi ancor vicina</l>
<l>Quella superba vision risorge.</l>
<l>Quanto adorata, o numi, e quale un giorno</l>
<l>Mia delizia ed erinni! E mai non sento</l>
<l>Mover profumo di fiorita piaggia,</l>
<l>Nè di fiori olezzar vie cittadine,</l>
<l>Ch'io non ti vegga ancor qual eri il giorno</l>
<l>Che ne' vezzosi appartamenti accolta,</l>
<l>Tutti odorati de' novelli fiori</l>
<l>Di primavera, del color vestita</l>
<l>Della bruna viola, a me si offerse</l>
<l>L'angelica tua forma, inchino il fianco</l>
<l>Sovra nitide pelli, e circonfusa</l>
<l>D'arcana voluttà; quando tu, dotta</l>
<l>Allettatrice, fervidi sonanti</l>
<l>Baci scoccavi nelle curve labbra</l>
<l>De' tuoi bambini, il niveo collo intanto</l>
<l>Porgendo, e lor di tue cagioni ignari</l>
<l>Con la man leggiadrissima stringevi</l>
<l>Al seno ascoso e disiato. Apparve</l>
<l>Novo ciel, nova terra, e quasi un raggio</l>
<l>Divino al pensier mio. Così nel fianco</l>
<l>Non punto inerme a viva forza impresse</l>
<l>Il tuo braccio lo stral, che poscia fitto</l>
<l>Ululando portai finch'a quel giorno</l>
<l>Si fu due volte ricondotto il sole.</l></lg>
<lg>
<l>Raggio divino al mio pensiero apparve,</l>
<l>Donna, la tua beltà. Simile effetto</l>
<l>Fan la bellezza e i musicali accordi,</l>
<l>Ch'alto mistero d'ignorati Elisi</l>
<l>Paion sovente rivelar. Vagheggia</l>
<l>Il piagato mortal quindi la figlia</l>
<l>Della sua mente, l'amorosa idea,</l>
<l>Che gran parte d'Olimpo in sè racchiude,</l>
<l>Tutta al volto ai costumi alla favella</l>
<l>Pari alla donna che il rapito amante</l>
<l>Vagheggiare ed amar confuso estima.</l>
<l>Or questa egli non già, ma quella, ancora</l>
<l>Nei corporali amplessi, inchina ed ama.</l>
<l>Alfin l'errore e gli scambiati oggetti</l>
<l>Conoscendo, s'adira; e spesso incolpa</l>
<l>La donna a torto. A quella eccelsa imago</l>
<l>Sorge di rado il femminile ingegno;</l>
<l>E ciò che inspira ai generosi amanti</l>
<l>La sua stessa beltà, donna non pensa,</l>
<l>Nè comprender potria. Non cape in quelle</l>
<l>Anguste fronti ugual concetto. E male</l>
<l>Al vivo sfolgorar di quegli sguardi</l>
<l>Spera l'uomo ingannato, e mal richiede</l>
<l>Sensi profondi, sconosciuti, e molto</l>
<l>Più che virili, in chi dell'uomo al tutto</l>
<l>Da natura è minor. Che se più molli</l>
<l>E più tenui le membra, essa la mente</l>
<l>Men capace e men forte anco riceve.</l></lg>
<lg>
<l>Nè tu finor giammai quel che tu stessa</l>
<l>Inspirasti alcun tempo al mio pensiero,</l>
<l>Potesti, Aspasia, immaginar. Non sai</l>
<l>Che smisurato amor, che affanni intensi,</l>
<l>Che indicibili moti e che deliri</l>
<l>Movesti in me; nè verrà tempo alcuno</l>
<l>Che tu l'intenda. In simil guisa ignora</l>
<l>Esecutor di musici concenti</l>
<l>Quel ch'ei con mano o con la voce adopra</l>
<l>In chi l'ascolta. Or quell'Aspasia è morta</l>
<l>Che tanto amai. Giace per sempre, oggetto</l>
<l>Della mia vita un dì: se non se quanto,</l>
<l>Pur come cara larva, ad ora ad ora</l>
<l>Tornar costuma e disparir. Tu vivi,</l>
<l>Bella non solo ancor, ma bella tanto,</l>
<l>Al parer mio, che tutte l'altre avanzi.</l>
<l>Pur quell'ardor che da te nacque è spento:</l>
<l>Perch'io te non amai, ma quella Diva</l>
<l>Che già vita, or sepolcro, ha nel mio core.</l>
<l>Quella adorai gran tempo; e sì mi piacque</l>
<l>Sua celeste beltà, ch'io, per insino</l>
<l>Già dal principio conoscente e chiaro</l>
<l>Dell'esser tuo, dell'arti e delle frodi,</l>
<l>Pur ne' tuoi contemplando i suoi begli occhi,</l>
<l>Cupido ti seguii finch'ella visse,</l>
<l>Ingannato non già, ma dal piacere</l>
<l>Di quella dolce somiglianza un lungo</l>
<l>Servaggio ed aspro a tollerar condotto.</l></lg>
<lg>
<l>Or ti vanta, che il puoi. Narra che sola</l>
<l>Sei del tuo sesso a cui piegar sostenni</l>
<l>L'altero capo, a cui spontaneo porsi</l>
<l>L'indomito mio cor. Narra che prima,</l>
<l>E spero ultima certo, il ciglio mio</l>
<l>Supplichevol vedesti, a te dinanzi</l>
<l>Me timido, tremante (ardo in ridirlo</l>
<l>Di sdegno e di rossor), me di me privo,</l>
<l>Ogni tua voglia, ogni parola, ogni atto</l>
<l>Spiar sommessamente, a' tuoi superbi</l>
<l>Fastidi impallidir, brillare in volto</l>
<l>Ad un segno cortese, ad ogni sguardo</l>
<l>Mutar forma e color. Cadde l'incanto,</l>
<l>E spezzato con esso, a terra sparso</l>
<l>Il giogo: onde m'allegro. E sebben pieni</l>
<l>Di tedio, alfin dopo il servire e dopo</l>
<l>Un lungo vaneggiar, contento abbraccio</l>
<l>Senno con libertà. Che se d'affetti</l>
<l>Orba la vita, e di gentili errori,</l>
<l>È notte senza stelle a mezzo il verno,</l>
<l>Già del fato mortale a me bastante</l>
<l>E conforto e vendetta è che su l'erba</l>
<l>Qui neghittoso immobile giacendo,</l>
<l>Il mar la terra e il ciel miro e sorrido.</l></lg></div1>

<div1><head>30 SOPRA UN BASSORILIEVO ANTICO SEPOLCRALE</head>

<lg>
<l>Dove vai? chi ti chiama</l>
<l>Lunge dai cari tuoi,</l>
<l>Bellissima donzella?</l>
<l>Sola, peregrinando, il patrio tetto</l>
<l>Sì per tempo abbandoni? a queste soglie</l>
<l>Tornerai tu? farai tu lieti un giorno</l>
<l>Questi ch'oggi ti son piangendo intorno?</l></lg>
<lg>
<l>Asciutto il ciglio ed animosa in atto,</l>
<l>Ma pur mesta sei tu. Grata la via</l>
<l>O dispiacevol sia, tristo il ricetto</l>
<l>A cui movi o giocondo,</l>
<l>Da quel tuo grave aspetto</l>
<l>Mal s'indovina. Ahi ahi, nè già potria</l>
<l>Fermare io stesso in me, nè forse al mondo</l>
<l>S'intese ancor, se in disfavore al cielo,</l>
<l>Se cara esser nomata,</l>
<l>Se misera tu debbi o fortunata.</l></lg>
<lg>
<l>Morte ti chiama; al cominciar del giorno</l>
<l>L'ultimo istante. Al nido onde ti parti,</l>
<l>Non tornerai. L'aspetto</l>
<l>De' tuoi dolci parenti</l>
<l>Lasci per sempre. Il loco</l>
<l>A cui movi, è sotterra:</l>
<l>Ivi fia d'ogni tempo il tuo soggiorno.</l>
<l>Forse beata sei; ma pur chi mira,</l>
<l>Seco pensando, al tuo destin, sospira.</l></lg>
<lg>
<l>Mai non veder la luce</l>
<l>Era, credo, il miglior. Ma nata, al tempo</l>
<l>Che reina bellezza si dispiega</l>
<l>Nelle membra e nel volto,</l>
<l>Ed incomincia il mondo</l>
<l>Verso lei di lontano ad atterrarsi;</l>
<l>In sul fiorir d'ogni speranza, e molto</l>
<l>Prima che incontro alla festosa fronte</l>
<l>I lùgubri suoi lampi il ver baleni;</l>
<l>Come vapore in nuvoletta accolto</l>
<l>Sotto forme fugaci all'orizzonte,</l>
<l>Dileguarsi così quasi non sorta,</l>
<l>E cangiar con gli oscuri</l>
<l>Silenzi della tomba i dì futuri,</l>
<l>Questo se all'intelletto</l>
<l>Appar felice, invade</l>
<l>D'alta pietade ai più costanti il petto.</l></lg>
<lg>
<l>Madre temuta e pianta</l>
<l>Dal nascer già dell'animal famiglia,</l>
<l>Natura, illaudabil maraviglia,</l>
<l>Che per uccider partorisci e nutri,</l>
<l>Se danno è del mortale</l>
<l>Immaturo perir, come il consenti</l>
<l>In quei capi innocenti?</l>
<l>Se ben, perchè funesta,</l>
<l>Perchè sovra ogni male,</l>
<l>A chi si parte, a chi rimane in vita,</l>
<l>Inconsolabil fai tal dipartita?</l></lg>
<lg>
<l>Misera ovunque miri,</l>
<l>Misera onde si volga, ove ricorra,</l>
<l>Questa sensibil prole!</l>
<l>Piacqueti che delusa</l>
<l>Fosse ancor dalla vita</l>
<l>La speme giovanil; piena d'affanni</l>
<l>L'onda degli anni; ai mali unico schermo</l>
<l>La morte; e questa inevitabil segno,</l>
<l>Questa, immutata legge</l>
<l>Ponesti all'uman corso. Ahi perchè dopo</l>
<l>Le travagliose strade, almen la meta</l>
<l>Non ci prescriver lieta? anzi colei</l>
<l>Che per certo futura</l>
<l>Portiam sempre, vivendo, innanzi all'alma,</l>
<l>Colei che i nostri danni</l>
<l>Ebber solo conforto,</l>
<l>Velar di neri panni,</l>
<l>Cinger d'ombra sì trista,</l>
<l>E spaventoso in vista</l>
<l>Più d'ogni flutto dimostrarci il porto?</l></lg>
<lg>
<l>Già se sventura è questo</l>
<l>Morir che tu destini</l>
<l>A tutti noi che senza colpa, ignari,</l>
<l>Nè volontari al vivere abbandoni,</l>
<l>Certo ha chi more invidiabil sorte</l>
<l>A colui che la morte</l>
<l>Sente de' cari suoi. Che se nel vero,</l>
<l>Com'io per fermo estimo,</l>
<l>Il vivere è sventura,</l>
<l>Grazia il morir, chi però mai potrebbe,</l>
<l>Quel che pur si dovrebbe,</l>
<l>Desiar de' suoi cari il giorno estremo,</l>
<l>Per dover egli scemo</l>
<l>Rimaner di se stesso,</l>
<l>Veder d'in su la soglia levar via</l>
<l>La diletta persona</l>
<l>Con chi passato avrà molt'anni insieme,</l>
<l>E dire a quella addio senz'altra speme</l>
<l>Di riscontrarla ancora</l>
<l>Per la mondana via;</l>
<l>Poi solitario abbandonato in terra,</l>
<l>Guardando attorno, all'ore ai lochi usati</l>
<l>Rimemorar la scorsa compagnia?</l>
<l>Come, ahi, come, o natura, il cor ti soffre</l>
<l>Di strappar dalle braccia</l>
<l>All'amico l'amico,</l>
<l>Al fratello il fratello,</l>
<l>La prole al genitore,</l>
<l>All'amante l'amore: e l'uno estinto,</l>
<l>L'altro in vita serbar? Come potesti</l>
<l>Far necessario in noi</l>
<l>Tanto dolor, che sopravviva amando</l>
<l>Al mortale il mortal? Ma da natura</l>
<l>Altro negli atti suoi</l>
<l>Che nostro male o nostro ben si cura.</l></lg></div1>

<div1><head>31 SOPRA IL RITRATTO D'UNA BELLA DONNA</head>

<lg>
<l>Tal fosti: or qui sotterra</l>
<l>Polve e scheletro sei. Su l'ossa e il fango</l>
<l>Immobilmente collocato invano,</l>
<l>Muto, mirando dell'etadi il volo,</l>
<l>Sta, di memoria solo</l>
<l>E di dolor custode, il simulacro</l>
<l>Della scorsa beltà. Quel dolce sguardo,</l>
<l>Che tremar fe, se, come or sembra, immoto</l>
<l>In altrui s'affisò; quel labbro, ond'alto</l>
<l>Par, come d'urna piena,</l>
<l>Traboccare il piacer; quel collo, cinto</l>
<l>Già di desio; quell'amorosa mano,</l>
<l>Che spesso, ove fu porta,</l>
<l>Sentì gelida far la man che strinse;</l>
<l>E il seno, onde la gente</l>
<l>Visibilmente di pallor si tinse,</l>
<l>Furo alcun tempo: or fango</l>
<l>Ed ossa sei: la vista</l>
<l>Vituperosa e trista un sasso asconde.</l></lg>
<lg>
<l>Così riduce il fato</l>
<l>Qual sembianza fra noi parve più viva</l>
<l>Immagine del ciel. Misterio eterno</l>
<l>Dell'esser nostro. Oggi d'eccelsi, immensi</l>
<l>Pensieri e sensi inenarrabil fonte,</l>
<l>Beltà grandeggia, e pare,</l>
<l>Quale splendor vibrato</l>
<l>Da natura immortal su queste arene,</l>
<l>Di sovrumani fati,</l>
<l>Di fortunati regni e d'aurei mondi</l>
<l>Segno e sicura spene</l>
<l>Dare al mortale stato:</l>
<l>Diman, per lieve forza,</l>
<l>Sozzo a vedere, abominoso, abbietto</l>
<l>Divien quel che fu dianzi</l>
<l>Quasi angelico aspetto,</l>
<l>E dalle menti insieme</l>
<l>Quel che da lui moveva</l>
<l>Ammirabil concetto, si dilegua.</l></lg>
<lg>
<l>Desiderii infiniti</l>
<l>E visioni altere</l>
<l>Crea nel vago pensiere,</l>
<l>Per natural virtù, dotto concento;</l>
<l>Onde per mar delizioso, arcano</l>
<l>Erra lo spirto umano,</l>
<l>Quasi come a diporto</l>
<l>Ardito notator per l'Oceano:</l>
<l>Ma se un discorde accento</l>
<l>Fere l'orecchio, in nulla</l>
<l>Torna quel paradiso in un momento.</l></lg>
<lg>
<l>Natura umana, or come,</l>
<l>Se frale in tutto e vile,</l>
<l>Se polve ed ombra sei, tant'alto senti?</l>
<l>Se in parte anco gentile,</l>
<l>Come i più degni tuoi moti e pensieri</l>
<l>Son così di leggeri</l>
<l>Da sì basse cagioni e desti e spenti?</l></lg></div1>

<div1><head>32 PALINODIA AL MARCHESE GINO CAPPONI</head>

<lg>
<l>Errai, candido Gino; assai gran tempo,</l>
<l>E di gran lunga errai. Misera e vana</l>
<l>Stimai la vita, e sovra l'altre insulsa</l>
<l>La stagion ch'or si volge. Intolleranda</l>
<l>Parve, e fu, la mia lingua alla beata</l>
<l>Prole mortal, se dir si dee mortale</l>
<l>L'uomo, o si può. Fra maraviglia e sdegno,</l>
<l>Dall'Eden odorato in cui soggiorna,</l>
<l>Rise l'alta progenie, e me negletto</l>
<l>Disse, o mal venturoso, e di piaceri</l>
<l>O incapace o inesperto, il proprio fato</l>
<l>Creder comune, e del mio mal consorte</l>
<l>L'umana specie. Alfin per entro il fumo</l>
<l>De' sigari onorato, al romorio</l>
<l>De' crepitanti pasticcini, al grido</l>
<l>Militar, di gelati e di bevande</l>
<l>Ordinator, fra le percosse tazze</l>
<l>E i branditi cucchiai, viva rifulse</l>
<l>Agli occhi miei la giornaliera luce</l>
<l>Delle gazzette. Riconobbi e vidi</l>
<l>La pubblica letizia, e le dolcezze</l>
<l>Del destino mortal. Vidi l'eccelso</l>
<l>Stato e il valor delle terrene cose,</l>
<l>E tutto fiori il corso umano, e vidi</l>
<l>Come nulla quaggiù dispiace e dura.</l>
<l>Nè men conobbi ancor gli studi e l'opre</l>
<l>Stupende, e il senno, e le virtudi, e l'alto</l>
<l>Saver del secol mio. Nè vidi meno</l>
<l>Da Marrocco al Catai, dall'Orse al Nilo,</l>
<l>E da Boston a Goa, correr dell'alma</l>
<l>Felicità su l'orme a gara ansando</l>
<l>Regni, imperi e ducati; e già tenerla</l>
<l>O per le chiome fluttuanti, o certo</l>
<l>Per l'estremo del boa. Così vedendo,</l>
<l>E meditando sovra i larghi fogli</l>
<l>Profondamente, del mio grave, antico</l>
<l>Errore, e di me stesso, ebbi vergogna.</l></lg>
<lg>
<l>Auro secolo omai volgono, o Gino,</l>
<l>I fusi delle Parche. Ogni giornale,</l>
<l>Gener vario di lingue e di colonne,</l>
<l>Da tutti i lidi lo promette al mondo</l>
<l>Concordemente. Universale amore,</l>
<l>Ferrate vie, moltiplici commerci,</l>
<l>Vapor, tipi e <hi rend="italic">cholèra</hi> i più divisi</l>
<l>Popoli e climi stringeranno insieme:</l>
<l>Nè maraviglia fia se pino o quercia</l>
<l>Suderà latte e mele, o s'anco al suono</l>
<l>D'un <hi rend="italic">walser</hi> danzerà. Tanto la possa</l>
<l>Infin qui de' lambicchi e delle storte,</l>
<l>E le macchine al cielo emulatrici</l>
<l>Crebbero, e tanto cresceranno al tempo</l>
<l>Che seguirà; poichè di meglio in meglio</l>
<l>Senza fin vola e volerà mai sempre</l>
<l>Di Sem, di Cam e di Giapeto il seme.</l></lg>
<lg>
<l>Ghiande non ciberà certo la terra</l>
<l>Però, se fame non la sforza: il duro</l>
<l>Ferro non deporrà. Ben molte volte</l>
<l>Argento ed or disprezzerà, contenta</l>
<l>A polizze di cambio. E già dal caro</l>
<l>Sangue de' suoi non asterrà la mano</l>
<l>La generosa stirpe: anzi coverte</l>
<l>Fien di stragi l'Europa e l'altra riva</l>
<l>Dell'atlantico mar, fresca nutrice</l>
<l>Di pura civiltà, sempre che spinga</l>
<l>Contrarie in campo le fraterne schiere</l>
<l>Di pepe o di cannella o d'altro aroma</l>
<l>Fatal cagione, o di melate canne,</l>
<l>O cagion qual si sia ch'ad auro torni.</l>
<l>Valor vero e virtù, modestia e fede</l>
<l>E di giustizia amor, sempre in qualunque</l>
<l>Pubblico stato, alieni in tutto e lungi</l>
<l>Da' comuni negozi, ovvero in tutto</l>
<l>Sfortunati saranno, afflitti e vinti;</l>
<l>Perchè diè lor natura, in ogni tempo</l>
<l>Starsene in fondo. Ardir protervo e frode,</l>
<l>Con mediocrità, regneran sempre,</l>
<l>A galleggiar sortiti. Imperio e forze,</l>
<l>Quanto più vogli o cumulate o sparse,</l>
<l>Abuserà chiunque avralle, e sotto</l>
<l>Qualunque nome. Questa legge in pria</l>
<l>Scrisser natura e il fato in adamante;</l>
<l>E co' fulmini suoi Volta nè Davy</l>
<l>Lei non cancellerà, non Anglia tutta</l>
<l>Con le macchine sue, nè con un Gange</l>
<l>Di politici scritti il secol novo.</l>
<l>Sempre il buono in tristezza, il vile in festa</l>
<l>Sempre e il ribaldo: incontro all'alme eccelse</l>
<l>In arme tutti congiurati i mondi</l>
<l>Fieno in perpetuo: al vero onor seguaci</l>
<l>Calunnia, odio e livor: cibo de' forti</l>
<l>Il debole, cultor de' ricchi e servo</l>
<l>Il digiuno mendico, in ogni forma</l>
<l>Di comun reggimento, o presso o lungi</l>
<l>Sien l'eclittica o i poli, eternamente</l>
<l>Sarà, se al gener nostro il proprio albergo</l>
<l>E la face del dì non vengon meno.</l></lg>
<lg>
<l>Queste lievi reliquie e questi segni</l>
<l>Delle passate età, forza è che impressi</l>
<l>Porti quella che sorge età dell'oro:</l>
<l>Perchè mille discordi e repugnanti</l>
<l>L'umana compagnia principii e parti</l>
<l>Ha per natura; e por quegli odii in pace</l>
<l>Non valser gl'intelletti e le possanze</l>
<l>Degli uomini giammai, dal dì che nacque</l>
<l>L'inclita schiatta, e non varrà, quantunque</l>
<l>Saggio sia nè possente, al secol nostro</l>
<l>Patto alcuno o giornal. Ma nelle cose</l>
<l>Più gravi, intera, e non veduta innanzi,</l>
<l>Fia la mortal felicità. Più molli</l>
<l>Di giorno in giorno diverran le vesti</l>
<l>O di lana o di seta. I rozzi panni</l>
<l>Lasciando a prova agricoltori e fabbri,</l>
<l>Chiuderanno in coton la scabra pelle,</l>
<l>E di castoro copriran le schiene.</l>
<l>Meglio fatti al bisogno, o più leggiadri</l>
<l>Certamente a veder, tappeti e coltri,</l>
<l>Seggiole, canapè, sgabelli e mense,</l>
<l>Letti, ed ogni altro arnese, adorneranno</l>
<l>Di lor menstrua beltà gli appartamenti;</l>
<l>E nove forme di paiuoli, e nove</l>
<l>Pentole ammirerà l'arsa cucina.</l>
<l>Da Parigi a Calais, di quivi a Londra,</l>
<l>Da Londra a Liverpool, rapido tanto</l>
<l>Sarà, quant'altri immaginar non osa,</l>
<l>Il cammino, anzi il volo: e sotto l'ampie</l>
<l>Vie del Tamigi fia dischiuso il varco,</l>
<l>Opra ardita, immortal, ch'esser dischiuso</l>
<l>Dovea, già son molt'anni. Illuminate</l>
<l>Meglio ch'or son, benchè sicure al pari,</l>
<l>Nottetempo saran le vie men trite</l>
<l>Delle città sovrane, e talor forse</l>
<l>Di suddita città le vie maggiori.</l>
<l>Tali dolcezze e sì beata sorte</l>
<l>Alla prole vegnente il ciel destina.</l></lg>
<lg>
<l>Fortunati color che mentre io scrivo</l>
<l>Miagolanti in su le braccia accoglie</l>
<l>La levatrice! a cui veder s'aspetta</l>
<l>Quei sospirati dì, quando per lunghi</l>
<l>Studi fia noto, e imprenderà col latte</l>
<l>Dalla cara nutrice ogni fanciullo,</l>
<l>Quanto peso di sal, quanto di carni,</l>
<l>E quante moggia di farina inghiotta</l>
<l>Il patrio borgo in ciascun mese; e quanti</l>
<l>In ciascun anno partoriti e morti</l>
<l>Scriva il vecchio prior: quando, per opra</l>
<l>Di possente vapore, a milioni</l>
<l>Impresse in un secondo, il piano e il poggio,</l>
<l>E credo anco del mar gl'immensi tratti,</l>
<l>Come d'aeree gru stuol che repente</l>
<l>Alle late campagne il giorno involi,</l>
<l>Copriran le gazzette, anima e vita</l>
<l>Dell'universo, e di savere a questa</l>
<l>Ed alle età venture unica fonte!</l></lg>
<lg>
<l>Quale un fanciullo, con assidua cura,</l>
<l>Di fogliolini e di fuscelli, in forma</l>
<l>O di tempio o di torre o di palazzo,</l>
<l>Un edificio innalza; e come prima</l>
<l>Fornito il mira, ad atterrarlo è volto,</l>
<l>Perchè gli stessi a lui fuscelli e fogli</l>
<l>Per novo lavorio son di mestieri;</l>
<l>Così natura ogni opra sua, quantunque</l>
<l>D'alto artificio a contemplar, non prima</l>
<l>Vede perfetta, ch'a disfarla imprende,</l>
<l>Le parti sciolte dispensando altrove.</l>
<l>E indarno a preservar se stesso ed altro</l>
<l>Dal gioco reo, la cui ragion gli è chiusa</l>
<l>Eternamente, il mortal seme accorre</l>
<l>Mille virtudi oprando in mille guise</l>
<l>Con dotta man: che, d'ogni sforzo in onta,</l>
<l>La natura crudel, fanciullo invitto,</l>
<l>Il suo capriccio adempie, e senza posa</l>
<l>Distruggendo e formando si trastulla.</l>
<l>Indi varia, infinita una famiglia</l>
<l>Di mali immedicabili e di pene</l>
<l>Preme il fragil mortale, a perir fatto</l>
<l>Irreparabilmente: indi una forza</l>
<l>Ostil, distruggitrice, e dentro il fere</l>
<l>E di fuor da ogni lato, assidua, intenta</l>
<l>Dal dì che nasce; e l'affatica e stanca,</l>
<l>Essa indefatigata; insin ch'ei giace</l>
<l>Alfin dall'empia madre oppresso e spento.</l>
<l>Queste, o spirto gentil, miserie estreme</l>
<l>Dello stato mortal; vecchiezza e morte,</l>
<l>Ch'han principio d'allor che il labbro infante</l>
<l>Preme il tenero sen che vita instilla;</l>
<l>Emendar, mi cred'io, non può la lieta</l>
<l>Nonadecima età più che potesse</l>
<l>La decima o la nona, e non potranno</l>
<l>Più di questa giammai l'età future.</l>
<l>Però, se nominar lice talvolta</l>
<l>Con proprio nome il ver, non altro in somma</l>
<l>Fuor che infelice, in qualsivoglia tempo,</l>
<l>E non pur ne' civili ordini e modi,</l>
<l>Ma della vita in tutte l'altre parti,</l>
<l>Per essenza insanabile, e per legge</l>
<l>Universal, che terra e cielo abbraccia,</l>
<l>Ogni nato sarà. Ma novo e quasi</l>
<l>Divin consiglio ritrovàr gli eccelsi</l>
<l>Spirti del secol mio: che, non potendo</l>
<l>Felice in terra far persona alcuna,</l>
<l>L'uomo obbliando, a ricercar si diero</l>
<l>Una comun felicitade; e quella</l>
<l>Trovata agevolmente, essi di molti</l>
<l>Tristi e miseri tutti, un popol fanno</l>
<l>Lieto e felice: e tal portento, ancora</l>
<l>Da <hi rend="italic">pamphlets</hi>, da riviste e da gazzette</l>
<l>Non dichiarato, il civil gregge ammira.</l></lg>
<lg>
<l>Oh menti, oh senno, oh sovrumano acume</l>
<l>Dell'età ch'or si volge! E che sicuro</l>
<l>Filosofar, che sapienza, o Gino,</l>
<l>In più sublimi ancora e più riposti</l>
<l>Subbietti insegna ai secoli futuri</l>
<l>Il mio secolo e tuo! Con che costanza</l>
<l>Quel che ieri schernì, prosteso adora</l>
<l>Oggi, e domani abbatterà, per girne</l>
<l>Raccozzando i rottami, e per riporlo</l>
<l>Tra il fumo degl'incensi il dì vegnente!</l>
<l>Quanto estimar si dee, che fede inspira</l>
<l>Del secol che si volge, anzi dell'anno,</l>
<l>Il concorde sentir! con quanta cura</l>
<l>Convienci a quel dell'anno, al qual difforme</l>
<l>Fia quel dell'altro appresso, il sentir nostro</l>
<l>Comparando, fuggir che mai d'un punto</l>
<l>Non sien diversi! E di che tratto innanzi,</l>
<l>Se al moderno si opponga il tempo antico,</l>
<l>Filosofando il saper nostro è scorso!</l></lg>
<lg>
<l>Un già de' tuoi, lodato Gino; un franco</l>
<l>Di poetar maestro, anzi di tutte</l>
<l>Scienze ed arti e facoltadi umane,</l>
<l>E menti che fur mai, sono e saranno,</l>
<l>Dottore, emendator, lascia, mi disse,</l>
<l>I propri affetti tuoi. Di lor non cura</l>
<l>Questa virile età, volta ai severi</l>
<l>Economici studi, e intenta il ciglio</l>
<l>Nelle pubbliche cose. Il proprio petto</l>
<l>Esplorar che ti val? Materia al canto</l>
<l>Non cercar dentro te. Canta i bisogni</l>
<l>Del secol nostro, e la matura speme.</l>
<l>Memorande sentenze! ond'io solenni</l>
<l>Le risa alzai quando sonava il nome</l>
<l>Della speranza al mio profano orecchio</l>
<l>Quasi comica voce, o come un suono</l>
<l>Di lingua che dal latte si scompagni.</l>
<l>Or torno addietro, ed al passato un corso</l>
<l>Contrario imprendo, per non dubbi esempi</l>
<l>Chiaro oggimai ch'al secol proprio vuolsi,</l>
<l>Non contraddir, non repugnar, se lode</l>
<l>Cerchi e fama appo lui, ma fedelmente</l>
<l>Adulando ubbidir: così per breve</l>
<l>Ed agiato cammin vassi alle stelle.</l>
<l>Ond'io, degli astri desioso, al canto</l>
<l>Del secolo i bisogni omai non penso</l>
<l>Materia far; che a quelli, ognor crescendo,</l>
<l>Provveggono i mercati e le officine</l>
<l>Già largamente; ma la speme io certo</l>
<l>Dirò, la speme, onde visibil pegno</l>
<l>Già concedon gli Dei; già, della nova</l>
<l>Felicità principio, ostenta il labbro</l>
<l>De' giovani, e la guancia, enorme il pelo.</l></lg>
<lg>
<l>O salve, o segno salutare, o prima</l>
<l>Luce della famosa età che sorge.</l>
<l>Mira dinanzi a te come s'allegra</l>
<l>La terra e il ciel, come sfavilla il guardo</l>
<l>Delle donzelle, e per conviti e feste</l>
<l>Qual de' barbati eroi fama già vola.</l>
<l>Cresci, cresci alla patria, o maschia certo</l>
<l>Moderna prole. All'ombra de' tuoi velli</l>
<l>Italia crescerà, crescerà tutta</l>
<l>Dalle foci del Tago all'Ellesponto</l>
<l>Europa, e il mondo poserà sicuro.</l>
<l>E tu comincia a salutar col riso</l>
<l>Gl'ispidi genitori, o prole infante,</l>
<l>Eletta agli aurei dì: nè ti spauri</l>
<l>L'innocuo nereggiar de' cari aspetti.</l>
<l>Ridi, o tenera prole: a te serbato</l>
<l>È di cotanto favellare il frutto;</l>
<l>Veder gioia regnar, cittadi e ville,</l>
<l>Vecchiezza e gioventù del par contente,</l>
<l>E le barbe ondeggiar lunghe due spanne.</l></lg></div1>

<div1><head>33 IL TRAMONTO DELLA LUNA</head>

<lg>
<l>Quale in notte solinga,</l>
<l>Sovra campagne inargentate ed acque,</l>
<l>Là 've zefiro aleggia,</l>
<l>E mille vaghi aspetti</l>
<l>E ingannevoli obbietti</l>
<l>Fingon l'ombre lontane</l>
<l>Infra l'onde tranquille</l>
<l>E rami e siepi e collinette e ville;</l>
<l>Giunta al confin del cielo,</l>
<l>Dietro Apennino od Alpe, o del Tirreno</l>
<l>Nell'infinito seno</l>
<l>Scende la luna; e si scolora il mondo;</l>
<l>Spariscon l'ombre, ed una</l>
<l>Oscurità la valle e il monte imbruna;</l>
<l>Orba la notte resta,</l>
<l>E cantando, con mesta melodia,</l>
<l>L'estremo albor della fuggente luce,</l>
<l>Che dianzi gli fu duce,</l>
<l>Saluta il carrettier dalla sua via;</l></lg>
<lg>
<l>Tal si dilegua, e tale</l>
<l>Lascia l'età mortale</l>
<l>La giovinezza. In fuga</l>
<l>Van l'ombre e le sembianze</l>
<l>Dei dilettosi inganni; e vengon meno</l>
<l>Le lontane speranze,</l>
<l>Ove s'appoggia la mortal natura.</l>
<l>Abbandonata, oscura</l>
<l>Resta la vita. In lei porgendo il guardo,</l>
<l>Cerca il confuso viatore invano</l>
<l>Del cammin lungo che avanzar si sente</l>
<l>Meta o ragione; e vede</l>
<l>Che a se l'umana sede,</l>
<l>Esso a lei veramente è fatto estrano.</l></lg>
<lg>
<l>Troppo felice e lieta</l>
<l>Nostra misera sorte</l>
<l>Parve lassù, se il giovanile stato,</l>
<l>Dove ogni ben di mille pene è frutto,</l>
<l>Durasse tutto della vita il corso.</l>
<l>Troppo mite decreto</l>
<l>Quel che sentenzia ogni animale a morte,</l>
<l>S'anco mezza la via</l>
<l>Lor non si desse in pria</l>
<l>Della terribil morte assai più dura.</l>
<l>D'intelletti immortali</l>
<l>Degno trovato, estremo</l>
<l>Di tutti i mali, ritrovàr gli eterni</l>
<l>La vecchiezza, ove fosse</l>
<l>Incolume il desio, la speme estinta,</l>
<l>Secche le fonti del piacer, le pene</l>
<l>Maggiori sempre, e non più dato il bene.</l></lg>
<lg>
<l>Voi, collinette e piagge,</l>
<l>Caduto lo splendor che all'occidente</l>
<l>Inargentava della notte il velo,</l>
<l>Orfane ancor gran tempo</l>
<l>Non resterete; che dall'altra parte</l>
<l>Tosto vedrete il cielo</l>
<l>Imbiancar novamente, e sorger l'alba:</l>
<l>Alla qual poscia seguitando il sole,</l>
<l>E folgorando intorno</l>
<l>Con sue fiamme possenti,</l>
<l>Di lucidi torrenti</l>
<l>Inonderà con voi gli eterei campi.</l>
<l>Ma la vita mortal, poi che la bella</l>
<l>Giovinezza sparì, non si colora</l>
<l>D'altra luce giammai, nè d'altra aurora.</l>
<l>Vedova è insino al fine; ed alla notte</l>
<l>Che l'altre etadi oscura,</l>
<l>Segno poser gli Dei la sepoltura.</l></lg></div1>

<div1><head>34 LA GINESTRA O IL FIORE DEL DESERTO</head>

<lg>
<l>Qui su l'arida schiena</l>
<l>Del formidabil monte</l>
<l>Sterminator Vesevo,</l>
<l>La qual null'altro allegra arbor nè fiore,</l>
<l>Tuoi cespi solitari intorno spargi,</l>
<l>Odorata ginestra,</l>
<l>Contenta dei deserti. Anco ti vidi</l>
<l>De' tuoi steli abbellir l'erme contrade</l>
<l>Che cingon la cittade</l>
<l>La qual fu donna de' mortali un tempo,</l>
<l>E del perduto impero</l>
<l>Par che col grave e taciturno aspetto</l>
<l>Faccian fede e ricordo al passeggero.</l>
<l>Or ti riveggo in questo suol, di tristi</l>
<l>Lochi e dal mondo abbandonati amante,</l>
<l>E d'afflitte fortune ognor compagna.</l>
<l>Questi campi cosparsi</l>
<l>Di ceneri infeconde, e ricoperti</l>
<l>Dell'impietrata lava,</l>
<l>Che sotto i passi al peregrin risona;</l>
<l>Dove s'annida e si contorce al sole</l>
<l>La serpe, e dove al noto</l>
<l>Cavernoso covil torna il coniglio;</l>
<l>Fur liete ville e colti,</l>
<l>E biondeggiàr di spiche, e risonaro</l>
<l>Di muggito d'armenti;</l>
<l>Fur giardini e palagi,</l>
<l>Agli ozi de' potenti</l>
<l>Gradito ospizio; e fur città famose</l>
<l>Che coi torrenti suoi l'altero monte</l>
<l>Dall'ignea bocca fulminando oppresse</l>
<l>Con gli abitanti insieme. Or tutto intorno</l>
<l>Una ruina involve,</l>
<l>Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi</l>
<l>I danni altrui commiserando, al cielo</l>
<l>Di dolcissimo odor mandi un profumo,</l>
<l>Che il deserto consola. A queste piagge</l>
<l>Venga colui che d'esaltar con lode</l>
<l>Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto</l>
<l>È il gener nostro in cura</l>
<l>All'amante natura. E la possanza</l>
<l>Qui con giusta misura</l>
<l>Anco estimar potrà dell'uman seme,</l>
<l>Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,</l>
<l>Con lieve moto in un momento annulla</l>
<l>In parte, e può con moti</l>
<l>Poco men lievi ancor subitamente</l>
<l>Annichilare in tutto.</l>
<l>Dipinte in queste rive</l>
<l>Son dell'umana gente</l>
<l><hi rend="italic">le magnifiche sorti e progressive</hi>.</l></lg>
<lg>
<l>Qui mira e qui ti specchia,</l>
<l>Secol superbo e sciocco,</l>
<l>Che il calle insino allora</l>
<l>Dal risorto pensier segnato innanti</l>
<l>Abbandonasti, e volti addietro i passi,</l>
<l>Del ritornar ti vanti,</l>
<l>E procedere il chiami.</l>
<l>Al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti,</l>
<l>Di cui lor sorte rea padre ti fece,</l>
<l>Vanno adulando, ancora</l>
<l>Ch'a ludibrio talora</l>
<l>T'abbian fra sè. Non io</l>
<l>Con tal vergogna scenderò sotterra;</l>
<l>Ma il disprezzo piuttosto che si serra</l>
<l>Di te nel petto mio,</l>
<l>Mostrato avrò quanto si possa aperto:</l>
<l>Ben ch'io sappia che obblio</l>
<l>Preme chi troppo all'età propria increbbe.</l>
<l>Di questo mal, che teco</l>
<l>Mi fia comune, assai finor mi rido.</l>
<l>Libertà vai sognando, e servo a un tempo</l>
<l>Vuoi di novo il pensiero,</l>
<l>Sol per cui risorgemmo</l>
<l>Della barbarie in parte, e per cui solo</l>
<l>Si cresce in civiltà, che sola in meglio</l>
<l>Guida i pubblici fati.</l>
<l>Così ti spiacque il vero</l>
<l>Dell'aspra sorte e del depresso loco</l>
<l>Che natura ci diè. Per questo il tergo</l>
<l>Vigliaccamente rivolgesti al lume</l>
<l>Che il fe palese: e, fuggitivo, appelli</l>
<l>Vil chi lui segue, e solo</l>
<l>Magnanimo colui</l>
<l>Che se schernendo o gli altri, astuto o folle,</l>
<l>Fin sopra gli astri il mortal grado estolle.</l></lg>
<lg>
<l>Uom di povero stato e membra inferme</l>
<l>Che sia dell'alma generoso ed alto,</l>
<l>Non chiama sè nè stima</l>
<l>Ricco d'or nè gagliardo,</l>
<l>E di splendida vita o di valente</l>
<l>Persona infra la gente</l>
<l>Non fa risibil mostra;</l>
<l>Ma se di forza e di tesor mendico</l>
<l>Lascia parer senza vergogna, e noma</l>
<l>Parlando, apertamente, e di sue cose</l>
<l>Fa stima al vero uguale.</l>
<l>Magnanimo animale</l>
<l>Non credo io già, ma stolto,</l>
<l>Quel che nato a perir, nutrito in pene,</l>
<l>Dice, a goder son fatto,</l>
<l>E di fetido orgoglio</l>
<l>Empie le carte, eccelsi fati e nove</l>
<l>Felicità, quali il ciel tutto ignora,</l>
<l>Non pur quest'orbe, promettendo in terra</l>
<l>A popoli che un'onda</l>
<l>Di mar commosso, un fiato</l>
<l>D'aura maligna, un sotterraneo crollo</l>
<l>Distrugge sì, che avanza</l>
<l>A gran pena di lor la rimembranza.</l>
<l>Nobil natura è quella</l>
<l>Che a sollevar s'ardisce</l>
<l>Gli occhi mortali incontra</l>
<l>Al comun fato, e che con franca lingua,</l>
<l>Nulla al ver detraendo,</l>
<l>Confessa il mal che ci fu dato in sorte,</l>
<l>E il basso stato e frale;</l>
<l>Quella che grande e forte</l>
<l>Mostra sè nel soffrir, nè gli odii e l'ire</l>
<l>Fraterne, ancor più gravi</l>
<l>D'ogni altro danno, accresce</l>
<l>Alle miserie sue, l'uomo incolpando</l>
<l>Del suo dolor, ma dà la colpa a quella</l>
<l>Che veramente è rea, che de' mortali</l>
<l>Madre è di parto e di voler matrigna.</l>
<l>Costei chiama inimica; e incontro a questa</l>
<l>Congiunta esser pensando,</l>
<l>Siccome è il vero, ed ordinata in pria</l>
<l>L'umana compagnia,</l>
<l>Tutti fra sè confederati estima</l>
<l>Gli uomini, e tutti abbraccia</l>
<l>Con vero amor, porgendo</l>
<l>Valida e pronta ed aspettando aita</l>
<l>Negli alterni perigli e nelle angosce</l>
<l>Della guerra comune. Ed alle offese</l>
<l>Dell'uomo armar la destra, e laccio porre</l>
<l>Al vicino ed inciampo,</l>
<l>Stolto crede così qual fora in campo</l>
<l>Cinto d'oste contraria, in sul più vivo</l>
<l>Incalzar degli assalti,</l>
<l>Gl'inimici obbliando, acerbe gare</l>
<l>Imprender con gli amici,</l>
<l>E sparger fuga e fulminar col brando</l>
<l>Infra i propri guerrieri.</l>
<l>Così fatti pensieri</l>
<l>Quando fien, come fur, palesi al volgo,</l>
<l>E quell'orror che primo</l>
<l>Contra l'empia natura</l>
<l>Strinse i mortali in social catena,</l>
<l>Fia ricondotto in parte</l>
<l>Da verace saper, l'onesto e il retto</l>
<l>Conversar cittadino,</l>
<l>E giustizia e pietade, altra radice</l>
<l>Avranno allor che non superbe fole,</l>
<l>Ove fondata probità del volgo</l>
<l>Così star suole in piede</l>
<l>Quale star può quel ch'ha in error la sede.</l></lg>
<lg>
<l>Sovente in queste rive,</l>
<l>Che, desolate, a bruno</l>
<l>Veste il flutto indurato, e par che ondeggi,</l>
<l>Seggo la notte; e su la mesta landa</l>
<l>In purissimo azzurro</l>
<l>Veggo dall'alto fiammeggiar le stelle,</l>
<l>Cui di lontan fa specchio</l>
<l>Il mare, e tutto di scintille in giro</l>
<l>Per lo vòto seren brillare il mondo.</l>
<l>E poi che gli occhi a quelle luci appunto,</l>
<l>Ch'a lor sembrano un punto,</l>
<l>E sono immense, in guisa</l>
<l>Che un punto a petto a lor son terra e mare</l>
<l>Veracemente; a cui</l>
<l>L'uomo non pur, ma questo</l>
<l>Globo ove l'uomo è nulla,</l>
<l>Sconosciuto è del tutto; e quando miro</l>
<l>Quegli ancor più senz'alcun fin remoti</l>
<l>Nodi quasi di stelle,</l>
<l>Ch'a noi paion qual nebbia, a cui non l'uomo</l>
<l>E non la terra sol, ma tutte in uno,</l>
<l>Del numero infinite e della mole,</l>
<l>Con l'aureo sole insiem, le nostre stelle</l>
<l>O sono ignote, o così paion come</l>
<l>Essi alla terra, un punto</l>
<l>Di luce nebulosa; al pensier mio</l>
<l>Che sembri allora, o prole</l>
<l>Dell'uomo? E rimembrando</l>
<l>Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno</l>
<l>Il suol ch'io premo; e poi dall'altra parte,</l>
<l>Che te signora e fine</l>
<l>Credi tu data al Tutto, e quante volte</l>
<l>Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro</l>
<l>Granel di sabbia, il qual di terra ha nome,</l>
<l>Per tua cagion, dell'universe cose</l>
<l>Scender gli autori, e conversar sovente</l>
<l>Co' tuoi piacevolmente, e che i derisi</l>
<l>Sogni rinnovellando, ai saggi insulta</l>
<l>Fin la presente età, che in conoscenza</l>
<l>Ed in civil costume</l>
<l>Sembra tutte avanzar; qual moto allora,</l>
<l>Mortal prole infelice, o qual pensiero</l>
<l>Verso te finalmente il cor m'assale?</l>
<l>Non so se il riso o la pietà prevale.</l></lg>
<lg>
<l>Come d'arbor cadendo un picciol pomo,</l>
<l>Cui là nel tardo autunno</l>
<l>Maturità senz'altra forza atterra,</l>
<l>D'un popol di formiche i dolci alberghi,</l>
<l>Cavati in molle gleba</l>
<l>Con gran lavoro, e l'opre</l>
<l>E le ricchezze che adunate a prova</l>
<l>Con lungo affaticar l'assidua gente</l>
<l>Avea provvidamente al tempo estivo,</l>
<l>Schiaccia, diserta e copre</l>
<l>In un punto; così d'alto piombando,</l>
<l>Dall'utero tonante</l>
<l>Scagliata al ciel profondo,</l>
<l>Di ceneri e di pomici e di sassi</l>
<l>Notte e ruina, infusa</l>
<l>Di bollenti ruscelli</l>
<l>O pel montano fianco</l>
<l>Furiosa tra l'erba</l>
<l>Di liquefatti massi</l>
<l>E di metalli e d'infocata arena</l>
<l>Scendendo immensa piena,</l>
<l>Le cittadi che il mar là su l'estremo</l>
<l>Lido aspergea, confuse</l>
<l>E infranse e ricoperse</l>
<l>In pochi istanti: onde su quelle or pasce</l>
<l>La capra, e città nove</l>
<l>Sorgon dall'altra banda, a cui sgabello</l>
<l>Son le sepolte, e le prostrate mura</l>
<l>L'arduo monte al suo piè quasi calpesta.</l>
<l>Non ha natura al seme</l>
<l>Dell'uom più stima o cura</l>
<l>Che alla formica: e se più rara in quello</l>
<l>Che nell'altra è la strage,</l>
<l>Non avvien ciò d'altronde</l>
<l>Fuor che l'uom sue prosapie ha men feconde.</l></lg>
<lg>
<l>Ben mille ed ottocento</l>
<l>Anni varcàr poi che spariro, oppressi</l>
<l>Dall'ignea forza, i popolati seggi,</l>
<l>E il villanello intento</l>
<l>Ai vigneti, che a stento in questi campi</l>
<l>Nutre la morta zolla e incenerita,</l>
<l>Ancor leva lo sguardo</l>
<l>Sospettoso alla vetta</l>
<l>Fatal, che nulla mai fatta più mite</l>
<l>Ancor siede tremenda, ancor minaccia</l>
<l>A lui strage ed ai figli ed agli averi</l>
<l>Lor poverelli. E spesso</l>
<l>Il meschino in sul tetto</l>
<l>Dell'ostel villereccio, alla vagante</l>
<l>Aura giacendo tutta notte insonne,</l>
<l>E balzando più volte, esplora il corso</l>
<l>Dal temuto bollor, che si riversa</l>
<l>Dall'inesausto grembo</l>
<l>Su l'arenoso dorso, a cui riluce</l>
<l>Di Capri la marina</l>
<l>E di Napoli il porto e Mergellina.</l>
<l>E se appressar lo vede, o se nel cupo</l>
<l>Del domestico pozzo ode mai l'acqua</l>
<l>Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli,</l>
<l>Desta la moglie in fretta, e via, con quanto</l>
<l>Di lor cose rapir posson, fuggendo,</l>
<l>Vede lontan l'usato</l>
<l>Suo nido, e il picciol campo,</l>
<l>Che gli fu dalla fame unico schermo,</l>
<l>Preda al flutto rovente,</l>
<l>Che crepitando giunge, e inesorato</l>
<l>Durabilmente sovra quei si spiega.</l>
<l>Torna al celeste raggio</l>
<l>Dopo l'antica obblivion l'estinta</l>
<l>Pompei, come sepolto</l>
<l>Scheletro, cui di terra</l>
<l>Avarizia o pietà rende all'aperto;</l>
<l>E dal deserto foro</l>
<l>Diritto infra le file</l>
<l>Dei mozzi colonnati il peregrino</l>
<l>Lunge contempla il bipartito giogo</l>
<l>E la cresta fumante,</l>
<l>Che alla sparsa ruina ancor minaccia.</l>
<l>E nell'orror della secreta notte</l>
<l>Per li vacui teatri,</l>
<l>Per li templi deformi e per le rotte</l>
<l>Case, ove i parti il pipistrello asconde,</l>
<l>Come sinistra face</l>
<l>Che per vòti palagi atra s'aggiri,</l>
<l>Corre il baglior della funerea lava,</l>
<l>Che di lontan per l'ombre</l>
<l>Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge.</l>
<l>Così, dell'uomo ignara e dell'etadi</l>
<l>Ch'ei chiama antiche, e del seguir che fanno</l>
<l>Dopo gli avi i nepoti,</l>
<l>Sta natura ognor verde, anzi procede</l>
<l>Per sì lungo cammino</l>
<l>Che sembra star. Caggiono i regni intanto,</l>
<l>Passan genti e linguaggi: ella nol vede:</l>
<l>E l'uom d'eternità s'arroga il vanto.</l></lg>
<lg>
<l>E tu, lenta ginestra,</l>
<l>Che di selve odorate</l>
<l>Queste campagne dispogliate adorni,</l>
<l>Anche tu presto alla crudel possanza</l>
<l>Soccomberai del sotterraneo foco,</l>
<l>Che ritornando al loco</l>
<l>Già noto, stenderà l'avaro lembo</l>
<l>Su tue molli foreste. E piegherai</l>
<l>Sotto il fascio mortal non renitente</l>
<l>Il tuo capo innocente:</l>
<l>Ma non piegato insino allora indarno</l>
<l>Codardamente supplicando innanzi</l>
<l>Al futuro oppressor; ma non eretto</l>
<l>Con forsennato orgoglio inver le stelle,</l>
<l>Nè sul deserto, dove</l>
<l>E la sede e i natali</l>
<l>Non per voler ma per fortuna avesti;</l>
<l>Ma più saggia, ma tanto</l>
<l>Meno inferma dell'uom, quanto le frali</l>
<l>Tue stirpi non credesti</l>
<l>O dal fato o da te fatte immortali.</l></lg></div1>

<div1><head>35 IMITAZIONE</head>

<lg>
<l>Lungi dal proprio ramo,</l>
<l>Povera foglia frale,</l>
<l>Dove vai tu? — Dal faggio</l>
<l>Là dov'io nacqui, mi divise il vento.</l>
<l>Esso, tornando, a volo</l>
<l>Dal bosco alla campagna,</l>
<l>Dalla valle mi porta alla montagna.</l>
<l>Seco perpetuamente</l>
<l>Vo pellegrina, e tutto l'altro ignoro.</l>
<l>Vo dove ogni altra cosa,</l>
<l>Dove naturalmente</l>
<l>Va la foglia di rosa,</l>
<l>E la foglia d'alloro.</l></lg></div1>

<div1><head>36 SCHERZO</head>

<lg>
<l>Quando fanciullo io venni</l>
<l>A pormi con le Muse in disciplina,</l>
<l>L'una di quelle mi pigliò per mano;</l>
<l>E poi tutto quel giorno</l>
<l>La mi condusse intorno</l>
<l>A veder l'officina.</l>
<l>Mostrommi a parte a parte</l>
<l>Gli strumenti dell'arte,</l>
<l>E i servigi diversi</l>
<l>A che ciascun di loro</l>
<l>S'adopra nel lavoro</l>
<l>Delle prose e de' versi.</l>
<l>Io mirava, e chiedea:</l>
<l>Musa, la lima ov'è? Disse la Dea:</l>
<l>La lima è consumata; or facciam senza.</l>
<l>Ed io, ma di rifarla</l>
<l>Non vi cal, soggiungea, quand'ella è stanca?</l>
<l>Rispose: hassi a rifar, ma il tempo manca.</l></lg></div1>

<div1><head>37 FRAMMENTO</head>
<lg>
<l>[speaker]ALCETA[/speaker] Odi, Melisso: io vo' contarti un sogno</l>
<l>Di questa notte, che mi torna a mente</l>
<l>In riveder la luna. Io me ne stava</l>
<l>Alla finestra che risponde al prato,</l>
<l>Guardando in alto: ed ecco all'improvviso</l>
<l>Distaccasi la luna; e mi parea</l>
<l>Che quanto nel cader s'approssimava,</l>
<l>Tanto crescesse al guardo; infin che venne</l>
<l>A dar di colpo in mezzo al prato; ed era</l>
<l>Grande quanto una secchia, e di scintille</l>
<l>Vomitava una nebbia, che stridea</l>
<l>Sì forte come quando un carbon vivo</l>
<l>Nell'acqua immergi e spegni. Anzi a quel modo</l>
<l>La luna, come ho detto, in mezzo al prato</l>
<l>Si spegneva annerando a poco a poco,</l>
<l>E ne fumavan l'erbe intorno intorno.</l>
<l>Allor mirando in ciel, vidi rimaso</l>
<l>Come un barlume, o un'orma, anzi una nicchia,</l>
<l>Ond'ella fosse svelta; in cotal guisa,</l>
<l>Ch'io n'agghiacciava; e ancor non m'assicuro.</l>
<l>[speaker]MELISSO[/speaker] E ben hai che temer, che agevol cosa</l>
<l>Fora cader la luna in sul tuo campo.</l>
<l>[speaker]ALCETA[/speaker] Chi sa? non veggiam noi spesso di state</l>
<l>Cader le stelle? [speaker]MELISSO[/speaker] Egli ci ha tante stelle,</l>
<l>Che picciol danno è cader l'una o l'altra</l>
<l>Di loro, e mille rimaner. Ma sola</l>
<l>Ha questa luna in ciel, che da nessuno</l>
<l>Cader fu vista mai se non in sogno.</l></lg></div1>

<div1><head>38 FRAMMENTO</head>

<lg>
<l>Io qui vagando al limitare intorno,</l>
<l>Invan la pioggia invoco e la tempesta,</l>
<l>Acciò che la ritenga al mio soggiorno.</l></lg>
<lg>
<l>Pure il vento muggia nella foresta,</l>
<l>E muggia tra le nubi il tuono errante,</l>
<l>Pria che l'aurora in ciel fosse ridesta.</l></lg>
<lg>
<l>O care nubi, o cielo, o terra, o piante,</l>
<l>Parte la donna mia: pietà, se trova</l>
<l>Pietà nel mondo un infelice amante.</l></lg>
<lg>
<l>O turbine, or ti sveglia, or fate prova</l>
<l>Di sommergermi, o nembi, insino a tanto</l>
<l>Che il sole ad altre terre il dì rinnova.</l></lg>
<lg>
<l>S'apre il ciel, cade il soffio, in ogni canto</l>
<l>Posan l'erbe e le frondi, e m'abbarbaglia</l>
<l>Le luci il crudo Sol pregne di pianto.</l></lg></div1>

<div1><head>39 FRAMMENTO</head>

<lg>
<l>Spento il diurno raggio in occidente,</l>
<l>E queto il fumo delle ville, e queta</l>
<l>De' cani era la voce e della gente;</l></lg>
<lg>
<l>Quand'ella, volta all'amorosa meta,</l>
<l>Si ritrovò nel mezzo ad una landa</l>
<l>Quanto foss'altra mai vezzosa e lieta.</l></lg>
<lg>
<l>Spandeva il suo chiaror per ogni banda</l>
<l>La sorella del sole, e fea d'argento</l>
<l>Gli arbori ch'a quel loco eran ghirlanda.</l></lg>
<lg>
<l>I ramoscelli ivan cantando al vento,</l>
<l>E in un con l'usignol che sempre piagne</l>
<l>Fra i tronchi un rivo fea dolce lamento.</l></lg>
<lg>
<l>Limpido il mar da lungi, e le campagne</l>
<l>E le foreste, e tutte ad una ad una</l>
<l>Le cime si scoprian delle montagne.</l></lg>
<lg>
<l>In queta ombra giacea la valle bruna,</l>
<l>E i collicelli intorno rivestia</l>
<l>Del suo candor la rugiadosa luna.</l></lg>
<lg>
<l>Sola tenea la taciturna via</l>
<l>La donna, e il vento che gli odori spande,</l>
<l>Molle passar sul volto si sentia.</l></lg>
<lg>
<l>Se lieta fosse, è van che tu dimande:</l>
<l>Piacer prendea di quella vista, e il bene</l>
<l>Che il cor le prometteva era più grande.</l></lg>
<lg>
<l>Come fuggiste, o belle ore serene!</l>
<l>Dilettevol quaggiù null'altro dura,</l>
<l>Nè si ferma giammai, se non la spene.</l></lg>
<lg>
<l>Ecco turbar la notte, e farsi oscura</l>
<l>La sembianza del ciel, ch'era sì bella,</l>
<l>E il piacere in colei farsi paura.</l></lg>
<lg>
<l>Un nugol torbo, padre di procella,</l>
<l>Sorgea di dietro ai monti, e crescea tanto,</l>
<l>Che più non si scopria luna nè stella.</l></lg>
<lg>
<l>Spiegarsi ella il vedea per ogni canto,</l>
<l>E salir su per l'aria a poco a poco,</l>
<l>E far sovra il suo capo a quella ammanto.</l></lg>
<lg>
<l>Veniva il poco lume ognor più fioco;</l>
<l>E intanto al bosco si destava il vento,</l>
<l>Al bosco là del dilettoso loco.</l></lg>
<lg>
<l>E si fea più gagliardo ogni momento,</l>
<l>Tal che a forza era desto e svolazzava</l>
<l>Tra le frondi ogni augel per lo spavento.</l></lg>
<lg>
<l>E la nube, crescendo, in giù calava</l>
<l>Ver la marina sì, che l'un suo lembo</l>
<l>Toccava i monti, e l'altro il mar toccava.</l></lg>
<lg>
<l>Già tutto a cieca oscuritade in grembo,</l>
<l>S'incominciava udir fremer la pioggia,</l>
<l>E il suon cresceva all'appressar del nembo.</l></lg>
<lg>
<l>Dentro le nubi in paurosa foggia</l>
<l>Guizzavan lampi, e la fean batter gli occhi;</l>
<l>E n'era il terren tristo, e l'aria roggia.</l></lg>
<lg>
<l>Discior sentia la misera i ginocchi;</l>
<l>E già muggiva il tuon simile al metro</l>
<l>Di torrente che d'alto in giù trabocchi.</l></lg>
<lg>
<l>Talvolta ella ristava, e l'aer tetro</l>
<l>Guardava sbigottita, e poi correa,</l>
<l>Sì che i panni e le chiome ivano addietro.</l></lg>
<lg>
<l>E il duro vento col petto rompea,</l>
<l>Che gocce fredde giù per l'aria nera</l>
<l>In sul volto soffiando le spingea.</l></lg>
<lg>
<l>E il tuon veniale incontro come fera,</l>
<l>Rugghiando orribilmente e senza posa;</l>
<l>E cresceva la pioggia e la bufera.</l></lg>
<lg>
<l>E d'ogn'intorno era terribil cosa</l>
<l>Il volar polve e frondi e rami e sassi,</l>
<l>E il suon che immaginar l'alma non osa.</l></lg>
<lg>
<l>Ella dal lampo affaticati e lassi</l>
<l>Coprendo gli occhi, e stretti i panni al seno,</l>
<l>Già pur tra il nembo accelerando i passi.</l></lg>
<lg>
<l>Ma nella vista ancor l'era il baleno</l>
<l>Ardendo sì, ch'alfin dallo spavento</l>
<l>Fermò l'andare, e il cor le venne meno.</l></lg>
<lg>
<l>E si rivolse indietro. E in quel momento</l>
<l>Si spense il lampo, e tornò buio l'etra,</l>
<l>Ed acchetossi il tuono, e stette il vento.</l></lg>
<lg>
<l>Taceva il tutto; ed ella era di pietra.</l></lg></div1>

<div1><head>40 FRAMMENTO DAL GRECO DI SIMONIDE</head>

<lg>
<l>Ogni mondano evento</l>
<l>È di Giove in poter, di Giove, o figlio,</l>
<l>Che giusta suo talento</l>
<l>Ogni cosa dispone.</l>
<l>Ma di lunga stagione</l>
<l>Nostro cieco pensier s'affanna e cura,</l>
<l>Benchè l'umana etate,</l>
<l>Come destina il ciel nostra ventura,</l>
<l>Di giorno in giorno dura.</l>
<l>La bella speme tutti ci nutrica</l>
<l>Di sembianze beate,</l>
<l>Onde ciascuno indarno s'affatica:</l>
<l>Altri l'aurora amica,</l>
<l>Altri l'etade aspetta;</l>
<l>E nullo in terra vive</l>
<l>Cui nell'anno avvenir facili e pii</l>
<l>Con Pluto gli altri iddii</l>
<l>La mente non prometta.</l>
<l>Ecco pria che la speme in porto arrive,</l>
<l>Qual da vecchiezza è giunto</l>
<l>E qual da morbi al bruno Lete addutto;</l>
<l>Questo il rigido Marte, e quello il flutto</l>
<l>Del pelago rapisce; altri consunto</l>
<l>Da negre cure, o tristo nodo al collo</l>
<l>Circondando, sotterra si rifugge.</l>
<l>Così di mille mali</l>
<l>I miseri mortali</l>
<l>Volgo fiero e diverso agita e strugge.</l>
<l>Ma per sentenza mia,</l>
<l>Uom saggio e sciolto dal comune errore,</l>
<l>Patir non sosterria,</l>
<l>Nè porrebbe al dolore</l>
<l>Ed al mal proprio suo cotanto amore.</l></lg></div1>

<div1><head>41 DELLO STESSO</head>

<lg>
<l>Umana cosa picciol tempo dura,</l>
<l>E certissimo detto</l>
<l>Disse il veglio di Chio,</l>
<l>Conforme ebber natura</l>
<l>Le foglie e l'uman seme.</l>
<l>Ma questa voce in petto</l>
<l>Raccolgon pochi. All'inquieta speme,</l>
<l>Figlia di giovin core,</l>
<l>Tutti prestiam ricetto.</l>
<l>Mentre è vermiglio il fiore</l>
<l>Di nostra etade acerba,</l>
<l>L'alma vota e superba</l>
<l>Cento dolci pensieri educa invano,</l>
<l>Nè morte aspetta nè vecchiezza; e nulla</l>
<l>Cura di morbi ha l'uom gagliardo e sano.</l>
<l>Ma stolto è chi non vede</l>
<l>La giovanezza come ha ratte l'ale,</l>
<l>E siccome alla culla</l>
<l>Poco il rogo è lontano.</l>
<l>Tu presso a porre il piede</l>
<l>In sul varco fatale</l>
<l>Della plutonia sede,</l>
<l>Ai presenti diletti</l>
<l>La breve età commetti.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
