<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!DOCTYPE TEI.2 SYSTEM "http://bibliotecaitaliana.it/dtd/bibit.dtd">
<TEI.2>
<teiHeader>
  <fileDesc>
    <titleStmt>
      <title>La famiglia dell'antiquario</title>
      <author>Carlo Goldoni</author>
    </titleStmt>
    <extent>219 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit000869</idno>
      <availability>
        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
      </availability>
    </publicationStmt>
    <seriesStmt>
      <title>Collezione BibIt</title>
    </seriesStmt>
    <sourceDesc>
      <bibl>
        <title>Carlo Goldoni : teatro</title>
        <title type="part">Il servitore di due padroni, Il teatro comico, La famiglia dell'antiquario, Le femmine puntigliose, La bottega del caffè</title>
        <author>Goldoni, Carlo</author>
        <editor id="ed">Pieri, Marzia</editor>
        <publisher>Einaudi</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1991</date>
        <note>Fa parte di: Il Teatro Italiano : 4 : Teatro del Settecento</note>
      </bibl>
    </sourceDesc>
  </fileDesc>
  <encodingDesc>
                  <samplingDecl>
                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
                    <correction method="silent" status="medium">
                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
                    </correction>
                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
                    </hyphenation>
                  </editorialDecl>
    <editorialDecl><p>Quando nell'originale cartaceo nella lista dei personaggi la medesima descrizione era attribuita a più di un personaggio con una parentesi graffa, la descrizione è stata ripetuta per ciascun personaggio cui era stata attribuita.</p></editorialDecl><classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
  <profileDesc>
    <creation>
      <date>700</date>
    </creation>
    <langUsage><language id="ita"/></langUsage>
    <textClass>
      <keywords scheme="CDD">
        <term>852.6 - LETTERATURA DRAMMATICA ITALIANA. 1748-1814</term>
      </keywords>
      <keywords scheme="CGB">
        <term>Letteratura teatrale</term>
      </keywords>
    </textClass>
  </profileDesc>
  <revisionDesc>
    <change>
      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
      <respStmt>
        <name>LIZ</name>
      </respStmt>
      <item>Digitalizzazione</item>
    </change>
    <change>
      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
      <respStmt>
        <name>LIZ</name>
      </respStmt>
      <item>Correzione linguistica</item>
    </change>
    <change>
      <date>2004-01-12T00:00:00.000+02:00</date>
      <respStmt>
        <name>Carla Deiana</name>
        <name>BIBIT</name>
      </respStmt>
      <item>Codifica XML - Codifica con software</item>
    </change>
    <change>
      <date>2004-01-26T00:00:00.000+02:00</date>
      <respStmt>
        <name>Elena Pierazzo</name>
        <name>BIBIT</name>
      </respStmt>
      <item>Validazione</item>
    </change>
  </revisionDesc>
</teiHeader>
<text>
<front>
<prologue>
<head>Lettera dell'autore all'editore</head>
<p>Che dite? non sono io un galant'uomo? Eccovi dopo il breve
giro di quattro giorni la seconda comedia pel Terzo Tomo, <title>La
Suocera e la Nuora</title> intitolata.</p>
<p>Qui in Ferrara io godo una grandissima quiete. Sono ospite
fortunato in casa di S. E. il Sig Marchese Ercole Rondinelli, da cui 
benché senza merito, infinite grazie ricevo. La degnissima Dama 
sua, la nobilissima Signora Marchesa Lucrezia Bentivoglio Rondinelli
è piena di Spirito, e di talento, eppure mi soffre con eccesso di 
gentilezza, e compiacendosi delle opere mie, mi sente leggerle volentieri,
e procura, che altri le sentano, ed il <emph>molier</emph> specialmente 
leggendolo, e rileggendolo per obbedirla, mi ha dato campo di ammirare
la di lei bontà, e di corrispondere in qualche picciola parte 
agl'infiniti obblighi miei.</p>
<p>La mattina per tempo, trovandomi in un comodo appartamento,
alla vista di un spazioso giardino ho avuto campo di porre all'ordine
la commedia, che or vi spedisco. In essa non ho fatt'altro, che 
scrivere la parte del Brighella, e dell'Arlecchino, le quali furono da 
me prima lasciate in libertà, acciò si sfogassero questi due personaggi
mal contenti forse di me, siccome io, non di loro, ma delle loro 
maschere non son contento.</p>
<p>Osservate però, che dopo il primo, e secondo anno non ho lasciate
le Maschere in libertà, ma dove ho creduto doverle introdurre,
le ho però legate a parte studiata, mentre ho veduto per esperienza,
che il personaggio tal'ora pensa più a se medesimo, che alla 
Commedia, e pur che gli riesca di far ridere non esamina se quanto 
dice convenga al suo carattere, e alle sue circostanze, e sovente senza
avvedersene imbroglia la Scena, e precipita la Commedia.</p>
<p>Io sono costantissimo a non voler dir nulla sopra le mie Commedie,
e molto meno a volerle difendere dalle critiche, che hanno, o 
con ragione, o senza ragione sofferte. Ho letto il libro ultimamente 
escito alla luce, e con una risata ho terminato di leggerlo. Può ben 
parlar degl'altri chi non la perdona a se stesso, ed io sono molto contento
di trovarmi colà in un fascio con Plauto, con Terenzio, con Aristofane,
e con cent'altri, che io non ho letto, siccome né tampoco quello,
che li ha citati.</p>
<p>Circa il titolo della Commedia, io l'ho intitolata in due maniere, 
cioè, <title>La Famiglia del Antiquario</title>, o sia <title>La Suocera, e la
Nuora</title>, lo stesso trovandosi in quasi tutte le Commedie di Molier, ed
in altre d'antichi Autori. I due titoli mi pare convenghino perfettamente.
La Suocera, e la Nuora sono le due persone, che formano l'azione
principale della Commedia, e l'Antiquario capo di casa per ragione del suo
fanatismo per le antichità, non badando agl'interessi della Famiglia, non
accorgendosi dei disordini, e non prendendosi cura dicorreggere a tempo
la Moglie, e la Nuora dà addito alle loro Pazzie,e alle loro dissensioni
perpetue, onde, nell'una, e nell'altra manierasi può intitolar la Commedia, e voi intitolatela, come volete.</p>
<dateline>Ferrara lì 2 Maggio 1752.</dateline></prologue>
<castList>
<head>Personaggi</head>
<castItem type="role"><role><emph>Il conte Anselmo Terrazzani</emph>,</role> <roleDesc>dilettante di antichità</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>La contessa Isabella</emph>,</role> <roleDesc>sua moglie</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Il conte Giacinto</emph>,</role> <roleDesc>loro figlio</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Doralice</emph>,</role> <roleDesc>sposata al conte Giacinto, figlia di Pantalone</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Pantalone de' Bisognosi</emph>,</role> <roleDesc>mercante ricco veneziano</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Il Cavaliere del bosco</emph></role></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Il Dottore Anselmi</emph></role>, <roleDesc>uomo d'età avanzata, amico della Contessa Isabella</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Colombina</emph></role>, <roleDesc>cameriera della Contessa Isabella</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Brighella</emph></role>, <roleDesc>servitore del Conte Anselmo</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Arlecchino</emph></role>, <roleDesc>amico, e paesano di Brighella</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Pancrazio</emph></role>, <roleDesc>intendente di antichità;</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Servitori del Conte Anselmo</emph></role></castItem>
</castList>
<set><p>La scena si rappresenta in Palermo.</p></set>
</front>
<body>
<div1 type="atto">
<head>Atto primo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Camera del conte Anselmo, con vari tavolini, statue, busti
e altre cose antiche.</stage>
<stage><emph>Il conte Anselmo ad un tavolino, seduto sopra una
poltrona, esaminando alcune medaglie, con uno scrigno sul
tavolino medesimo; poi Brighella</emph></stage>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Gran bella medaglia! Questo è un <emph>Pescenio</emph> originale. Quattro zecchini? L'ho avuto per un pezzo di pane.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissimo. (<emph>con vari fogli in mano</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Guarda, Brighella, se hai veduto mai una medaglia
più bella di questa.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Bellissima. De medaggie no me ne intendo troppo,
ma la sarà bella.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>I <emph>Pesceni</emph> sono rarissimi; e questa pare coniata
ora.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Gh'è qua ste do polizze...
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ho fatto un gran bell'acquisto?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Comandela, che vada via?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Hai da dirmi qualche cosa?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Gh'o qua ste do polizze. Una del mercante da vin,
e l'altra de quello della farina.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Gran bella testa! Gran bella testa! (<emph>osservando la medaglia</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>I xè qua de fora, i voleva intrar, ma gh'ò dito,
che la dorme.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Hai fatto bene. Non voglio essere disturbato. Quanto
avanzano?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Uno sessanta scudi, e l'altro cento, e trenta.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Tieni questa borsa, pagali, e mandali al diavolo.
(<emph>leva una borsa dallo scrigno</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La sarà servida. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ora posso sperare di fare la collana perfetta
degl'imperatori romani. Il mio museo a poco a poco si
renderà famoso in Europa.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissimo. (<emph>torna con altri fogli</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Cosa c'è? Se venisse quell'Armeno con i camei, fallo
passare immediatamente.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Benissimo; ma son capitadi altri tre creditori; el
mercante de' panni, quel della tela, e il padron de casa,
che vuol l'affitto.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Hanno date le loro polizze?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lustrissimo sì; eccole qua. Dusento scudi in
tutto.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E ben, pagali, e mandali al diavolo.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>In te la borsa, no gh'è tanto.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Prendi ancor questa.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Da qua avanti no la sarà tormentada dai creditori.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Certo che no. Ho liberate tutte le mie entrate. Sono
padrone del mio.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Per la confidenza, che Vusustrissima se degna de
donarme, ardisso dir, l'ha fatto un buon negozio a maridar
l'illustrissimo signor Contin, suo degnissimo fiol, con la
fia del sior Pantalon.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Certo, che i ventimila scudi di dote, che mi ha
portato in casa in tanti bei denari contanti è stato il
risorgimento della mia casa. Io avevo ipotecate, come sai,
tutte le mie rendite.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Za, che la xè in pagar debiti; la sappia, che co
vago fora de casa, no me posso salvar; quattro ducati qua,
tre là: a chi diese lire, a chi otto, a chi sie; s'ha da dar
a un mondo de botteghieri.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E bene; che si paghino, che si paghino. Se quella
borsa non basta; vi è ancor questa, e poi è finito. (<emph>mostra un'altra borsa, che è nello scrigno</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>De vintimile scudi, no la ghe n'ha altri?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Per dir tutto a te, che sei il mio servitor fedele;
ho riposto duemila scudi per il mio museo, per investirli in
tante statue, in tante medaglie.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La me perdona; ma buttar via tanti bezzi in ste
cosse...
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Buttar via? Buttar via? Ignorantaccio. Senti, se
vuoi avere la mia protezione, non mi parlar mai contro il
buon gusto dell'antichità, altrimenti ti licenzierò di casa
mia.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Diseva cussì, per quello, che sento a dir in casa;
per altro accordo anca mi, che el studio delle medagie l'è
da omeni letterati; che un bel museo onora una casa; che sto
diletto è da Cavalier nobile, e de bon gusto, e che son
sempre ben spesi quei denari, che contribuisce all'onor
della casa, e delle città. (El vol esser adulà? Bisogna
adularlo). (<emph>da sé, parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Il conte Anselmo solo.</emph></stage>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Bravo. Brighella è un servitore di merito. Ecco un
bell'anello etrusco. Con questi anelli gl'antichi Toscani
sposavano le loro donne. Quanto pagherei avere un lume
eterno, di quelli, che ponevano i Gentili nelle sepolture
de' morti. Ma a forza d'oro, l'averò senz'altro.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>La contessa Isabella e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>(Ecco qui; la solita pazzia delle medaglie). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Oh, Contessa mia, ho fatto il bell'acquisto! Ho
ritrovato un <emph>Pescenio</emph>.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Voi colla vostra gran mente fate sempre de' buoni
acquisti.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Direste forse, che non è vero?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Sì, è verissimo. Avete fatto anche l'acquisto di
una nobilissima nuora.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Che! sono stati cattivi ventimila scudi?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Per il vilissimo prezzo di ventimila scudi avete
sagrificato il tesoro della Nobiltà.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Eh via, che l'oro non prende macchia. Siam nati
nobili, siamo nobili, e una donna venuta in casa per
accomodare i nostri interessi, non guasta il sangue delle
nostre vene.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Una mercantessa mia nuora? Non lo soffrirò mai.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Orsù; non mi rompete il capo. Andate via, che ho da
mettere in ordine le mie medaglie.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>E il mio gioiello, quando me lo riscuotete?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Subito. Anche adesso, se volete.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>L'ebreo lo ha portato; ed è in sala, che aspetta.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Quanto vi vuole?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Cento zecchini coll'usura.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Eccovi cento zecchini. Ehi! Sono di quelli della
mercantessa.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Non mi nominate colei.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Se temete che vi sporchino le mani nobili,
lasciateli stare.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Date qua, date qua, già che il diavolo vuol così.
(<emph>li prende</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Volesse il cielo che avessi un altro figliuolo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>E che vorreste fare?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Un'altra intorbidata alla purezza del sangue con
altri ventimila scudi.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Animo vile! così vi lasciate contaminar dal denaro?
Mi vergogno di essere vostra moglie.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Quanto sarebbe stato meglio, che voi ancora mi
aveste portato in casa meno grandezze, e più denari.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Orsù, non entriamo in ragazzate. Ho bisogno di un
abito.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Benissimo. Farlo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Per la casa abbisognano cento cose.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Orsù tenete. Questi con i cento zecchini, che vi ho
dato sono quattrocento zecchini. Fate quello bisogna per
voi, per la casa, per la sposa. Io non me ne voglio
impacciare. Lasciatemi in pace se potete. Ma ehi! Questi
danari sono della mercantessa.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Lo fate apposta per farmi arrabbiare.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Se non fosse stata lei, la faressimo magra.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>In grazia delle vostre medaglie.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>In grazia della vostra albagia.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Son chi sono.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ma senza questi, non si fa niente. (<emph>accenna i denari</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Avvertite bene; che Doralice non venga nelle mie
camere.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Chi? Vostra nuora?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Mia nuora, mia nuora; giacché il diavolo vuol così.
(<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Il conte Anselmo solo.</emph></stage>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>È pazza, è pazza la poverina. Prevedo, che fra
suocera, e nuora vi voglia essere il solito divertimento. Ma
io non ci voglio pensare. Voglio attendere alle mie
medaglie, e se si vogliono rompere il capo, lo facciano, che
non m'importa! Non posso saziarmi di rimirare questo
<emph>Pescenio</emph>! E questa tazza di diaspro orientale, non è un
tesoro? Io credo senz'altro sia quella in cui Cleopatra ha
stemprata la perla, alla famosa cena di Marcantonio.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Doralice e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Serva, signor suocero.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Schiavo nuora, schiavo. Ditemi v'intendete voi di
anticaglie?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sì, signore, me n'intendo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Brava! me ne rallegro, e come ve n'intendete?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Me n'intendo, perché tutte le mie gioie, e tutti i
miei vestiti sono anticaglie.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Brava! Spiritosa! Vostro padre prima di maritarvi
doveva vestirvi alla moda.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Lo avrebbe fatto, se voi non aveste preteso i
ventimila scudi in danari contanti, e non aveste promesso di
farmi il mio bisogno per comparire.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Orsù, lasciatemi un po' stare; non ho tempo da
perdere in simili fraschierie.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Vi pare una bella cosa, che io non abbia nemmeno
un vestito da sposa?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Mi pare, che siate decentemente vestita.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Questo è l'abito, che avevo ancor da fanciulla.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E perché siete maritata non vi sta bene? Anzi sta
benissimo, e quando occorrerà, si allargherà.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non è vostro decoro, ch'io vada vestita, come una
serva.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Non darei questa medaglia per cento scudi). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Finalmente ho portato in casa ventimila scudi.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(A compir la collana, mi mancano ancora sette
medaglie). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Avete voluto fare il matrimonio segreto, ed io non
ho parlato.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Queste sette medaglie, le troverò). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non avete invitato nessuno de' miei parenti;
pazienza.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Vi sono ancora duemila scudi, le troverò). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ma ch'io debba stare confinata in casa, perché non
ho vestiti da comparire, è una indiscretezza.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Oh sono pure annoiato!) (<emph>da sé</emph>) Andate da vostra
suocera; ditele il vostro bisogno; a lei ho dato
l'incombenza; ella farà quello, che sarà giusto.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Con la signora suocera, non voglio parlare di
queste cose. Ella non mi vede di buon occhio. Vi prego
datemi voi il denaro per un abito, che io penserè a
provederlo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Denaro io non ne ho.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non ne avete? I ventimila scudi dove sono andati?
(<emph>parla sempre flemmaticamente</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>A voi non devo rendere questi conti.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Li renderete a mio marito. La dote è sua; voi non
gliel'avete a mangiare.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E lo dite con questa flemma?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Per dir la sua ragione, non vi è bisogno di
scaldarsi il sangue.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Orsù; fatemi il piacere; andate via di qua; ché se
il sangue non si scalda a voi; or ora si scalda a me.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mi maraviglio di mio marito. È un uomo
ammogliato, e si lascia strapazzare così.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Per carità, andate via.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>Il conte Giacinto e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Ha ragione mia moglie; ha ragione, una sposa non va
trattata così.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Uh povere le mie medaglie!) (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Nemmeno un abito?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Andate da vostra madre. Le ho dato quattrocento
zecchini.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Voi signor padre, siete il capo di casa.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io non posso abbadare a tutto.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Maladette quelle anticaglie!
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dei ventimila scudi dice, che non ne ha più.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Non ne ha più? Dove sono andati?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Per me non si è speso un soldo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Io non ho avuto un quattrino.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Signor suocero, come va questa faccenda?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Signor padre, ho moglie, sono obbligato a prevedere
il futuro.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Non posso più. Non posso più. Ho tanto di testa.
Non posso più). (<emph>da sé, prende le medaglie, le mette nello scrigno, e le porta via</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Il conte Giacinto e Doralice</emph></stage>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Che ne dite eh? Ci ha data questa bella risposta.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Che volete, ch'io dica? Le medaglie lo hanno
incantato.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Si è incantato lui; non siete incantato voi.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Cosa mi consiglierete di fare?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dir le vostre, e le mie ragioni.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Finalmente è mio padre; non posso, e non deggio
mancare al dovuto rispetto.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Avete sentito? Vostra madre ha quattrocento
zecchini da spendere. Fate che ne spenda ancora per me.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Sarà difficile cavarglieli dalle mani.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Se non vuol colle buone, obbligatela colle
cattive.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>È mia madre.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ed io son vostra moglie.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Vi vorrei pur vedere in pace.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>È difficile.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Ma perché?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Perché ella è troppo superba.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>E voi convincetela coll'umiltà. Sentite, Doralice
mia, due donne, che gridano sono come due porte aperte,
dalle quali entra furiosamente il vento; basta chiuderne
una, perché il vento si moderi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>La mia collera è un vento, che in casa non fa
rumore.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Sì, è vero; è un vento leggiero; ma non tanto fino,
ed acuto, che penetra nelle midolle dell'ossa.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Vuole atterrar tutti colla sua furia.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>E voi non vi fate stare colla vostra flemma.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sempre mette in campo la sua nobilità.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>E voi la vostra dote.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>La mia dote è vera.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>E la sua nobilità non è cosa ideale.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dunque date ragione a vostra madre, e date torto a
me?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Vi do ragione quando l'avete.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ho forse torto a pretendere d'essere vestita
decentemente?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>No, ma per mia madre desidero, che abbiate un poco
più di rispetto.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Orsù sapete, che farò? Per rispettarla, per non
inquietarla, anderò a star con mio padre.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Vedete? Ecco il vento leggiero leggiero, ma fino ed
acuto. Con tutta placidezza, vorreste fare la peggior cosa
del mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Farei sì gran male a tornar con mio padre?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Fareste malissimo a lasciare il marito.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Potete venire ancor voi.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Ed io farei peggio ad escire di casa mia.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dunque stiamo qui, e tiriamo avanti così.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>È poco che siete in casa.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dal buon mattino si conosce qual esser debba la
buona sera.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Mia madre, vi prenderà amore.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non lo credo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Procurate di farvi ben volere.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>È impossibile con quella bestia.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Bestia a mia madre?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sì, bestia; è una bestia.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>E lo dite con quella flemma?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Io non mi voglio scaldare il sangue.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Cara Doralice, abbiate giudizio.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ne ho anche troppo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Via, se mi volete bene, regolatevi con prudenza.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Fate, che io abbia quello, che mi si conviene, e
sarò pazientissima.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Il merito della virtù consiste nel soffrire.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sì soffrirò, ma voglio un abito.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>L'averete, l'averete.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Lo voglio, se credessi, che mi andasse la testa,
sono impuntata, lo voglio.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Vi dico, che lo averete.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>E presto lo voglio, presto.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Or ora vado per il mercante. (Bisogna in qualche
maniera acquietarla). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dite; che abito avete intenzione di farmi?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Vi farò un abito buono.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>M'immagino vi sarà dell'oro, o dell'argento nel
drappo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>E se fosse di seta schietta; non sarebbe a
proposito?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mi pare, che ventimila scudi di dote, possino
meritare un abito con un poco di oro.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Via, vi sarà dell'oro.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mandatemi la cameriera, ché le voglio ordinare una
scuffia.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Sentite; anche con Colombina siate tollerante. È
cameriera antica di casa; mia madre le vuol bene, e può
mettere qualche buona parola.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Che! dovrò aver sogezione anche della cameriera?
Mandatela, mandatela, ché ne ho bisogno.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>La mando subito. (Sto fresco. Madre colerica.
Moglie puntigliosa. Due venti contrari. Voglia il cielo, che
non facciano naufragare la casa). (<emph>da sé, parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Doralice e poi Colombina</emph></stage>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Oh! In quanto a questo poi non mi voglio lasciar
soverchiare. La mia ragione la voglio dir certamente. Mio
marito si maraviglia perché dico l'animo mio senza
alterarmi. Mi pare di far meglio così. Chi va pazzamente in
collera, pregiudica alla sua salute, e fa ridere i suoi
nemici.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Il signor Contino m'ha detto, che la padrona mi
domanda, ma non la vedo. È forse andata via?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Io sono la padrona, che ti domanda.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Oh! Mi perdoni, la mia padrona è l'illustrissima
signora Contessa.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Io in questa casa son padrona?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Io servo la signora Contessa.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Per domani mi farai una scuffia.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Davvero, che non posso servirla.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Perché?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Perché ho da fare per la padrona.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Padrona sono anch'io; e voglio esser servita, o ti
farò cacciar via.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Sono dieci anni, ch'io sono in questa casa.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>E che vuoi dire per questo?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Voglio dire, che forse non le riuscirà di farmi
andar via.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Villana! Malcreata!
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Io villana? La non mi conosce bene, signora.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Oh, chi è Vusignoria? Me lo dica acciò non manchi
al mio debito.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Mio padre vendeva nastri, e spille per le strade.
Siamo tutti mercanti.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Siamo tutti mercanti! Non vi è differenza da uno,
che va per le strade, e un mercante di piazza?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>La differenza consiste in un poco più di denari.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sai, Colombina, che sei una bella impertinente?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>A me signora impertinente? A me che sono dieci anni,
che sono in questa casa? Che sono più padrona della padrona
medesima?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>A te, sì, a te; se non mi porterai rispetto
vederai quello, che farò.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Cosa farete! Cosa farete?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ti darò uno schiaffo. (<emph>glielo dà, e parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Colombina sola.</emph></stage>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>A me uno schiaffo? E me lo dà, e poi dice: te lo
darò? Così a sangue freddo, senza scaldarsi? Non me
l'aspettava mai. Ma giuro al Cielo mi vendicherò. La padrona
lo saprà. Toccherà a lei a vendicarmi. Sono dieci anni, che
sto in casa sua. Senza di me non può fare; e non mi vorrà
perdere assolutamente. Maladetta! uno schiaffo? Se me
l'avesse dato la padrona che è nobile soffrirei. Ma da una,
che è figlia d'un marcante come sono io, non lo posso
soffrire. (<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage>Camera della contessa Isabella</stage>
<stage><emph>La contessa Isabella, poi il conte Giacinto</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Questa signora nuora è un'acqua morta, che a poco a
poco si va dilatando; e s'io non vi riparo per tempo, ci
affogherà quanti siamo. Ho osservato, che ella tratta
volentieri con tutti quelli, che praticano in questa casa; e
mi pare, che vada acquistando credito. Non è già, che sia
bella, ma la gioventù, la novità, l'oppinione, ch'ella sia
ricca, può tirar gente dal suo partito. In casa mia non
voglio essere soverchiata. Non sono ancora in età da cedere
l'armi al tempio.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Riverisco la signora madre.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Buon giorno, buon giorno.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Che avete, signora, che mi parete turbata?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Povero figlio! tu sei sagrificato.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Io sagrificato? Perché?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Tuo padre, tuo padre ti ha assassinato.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Mio padre? Cosa m'ha fatto?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ti ha dato una moglie, che non è degna di te.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>In quanto a mia moglie, ne sono contentissimo;
l'amo teneramente, e ringrazio il Cielo d'averla avuta.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>E la tua nobiltà?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>La nostra nobiltà era in pericolo senza la dote di
Doralice.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Si poteva trovare una ricca, che fosse nobile.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Era difficile nel disordine, in cui si ritrovava la
nostra casa.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Con questi sentimenti, non mi comparir più davanti.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Signora sono venuto da voi per un affar di rilievo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Come sarebbe a dire?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>A una sposa, che ha portato in casa vintimile scudi
mi pare, che sia giusto di farle un abito.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Per la comparsa, che deve fare, è vestita anche
troppo bene.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Se non le si fa un abito buono, io non la posso
condurre in veruna conversazione.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Che? La vorresti condurre nelle conversazioni? Un
bell'onore, che faresti alla nostra famiglia. Se le faranno
un affronto, la nostra casa torrà di mezzo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Dovrà dunque star sempre in casa?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Signor sì, signor sì, sempre in casa. Ritirata,
senza farsi vedere da chi si sia.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Ma tutti sanno, che Doralice è mia moglie; gli
amici verranno a visitarla. Alcune dame me l'hanno fatto
sapere.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Chi vuol venire in questa casa ha da mandare a me
l'ambasciata. Io sono la padrona; e chiunque ardirà venirvi
senza la mia intelligenza, ritroverà la porta serrata.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Via si farà tutto quello che voi volete. Ma anche
lei poverina bisogna contentarla. Bisogna farle un abito.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Per contentar lei niente affatto; ma per te, perché
ti voglio bene, lo faremo. Di che cosa lo vuoi? Di baracane,
o di cambellotto?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Diavolo! Vi pare, che questa sia roba da dama?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Colei non è nata dama.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>È mia moglie.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ebbene di che vorresti, che si facesse?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>D'un drappo moderno con oro, o con argento.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Sei pazzo? Sei pazzo? Non si gettano i denari in
questa maniera.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Ma finalmente mi pare di poterlo pretendere.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Cos'è questo pretendere? Questa parola non l'hai
più detta a tua madre. Ecco i frutti delle belle lezioni
della tua sposa. Fraschetta, fraschetta!
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Ma che ha da fare quella povera donna in questa
casa?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Mangiare, bere, lavorare, e allevare i figliuoli,
quando ne avrà.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Così non può durare.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>O così, o peggio.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Signora madre, un poco più di carità.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Signor figliuolo un poco più di giudizio.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Fatele quest'abito, se mi volete bene.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Prendi, ecco sei zecchini, e fagli l'abito.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Sei zecchini? Fatelo alla vostra serva. (<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>La contessa Isabella, poi il Dottore</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>È diventato un bell'umorino costui. Causa
quell'impertinente di Doralice.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Con permissione; posso venire? (<emph>di dentro</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Venite, venite, Dottore venite.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Faccio riverenza alla signora Contessa.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>È qualche tempo, che non vi lasciate vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ho avuto in questi giorni di molti affari.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Eh! Le amicizie vecchie si raffreddano un poco per
volta.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Oh signora mi perdoni! La non può dire così. Dal
primo giorno, che ella mi ha onorato della sua buona grazia,
non può dire che io abbia mancato di servirla in tutto
quello, ho potuto.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Datemi quella sedia.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Subito la servo. (<emph>le porta una sedia</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Avete tabacco? (<emph>sedendo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Per dirla m'ho scordata la tabacchiera.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Guardate in quel cassetino, che vi è una
tabacchiera, portatela qui.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Sì signora. (<emph>va a prendere la tabacchiera</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>(Mi piace il Dottore, perché conosce i suoi doveri,
non fa come quelli, che quando hanno un poco di confidenza,
se ne prendono di soverchio). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Eccola. (<emph>presenta la tabacchiera alla Contessa</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Sentite questo tabacco. (<emph>gli offerisce il tabacco</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Buono per verità.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Tenete ve lo dono.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Anco la tabacchiera?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Anco la tabacchiera.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Oh le sono bene obbligato.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Oggi starete a pranzo con me.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Mi fa troppo onore. Ho piacere, così vederò anche
la signora Doralice, che non ho mai veduta.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Doralice non mangia alla mia tavola.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>No? Perché?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Io non mi degno di mangiar con lei.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>È pur la moglie di suo figliuolo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Se l'ha presa, che se la goda.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>È vero, che ella non è nobile; ma gl'ha portato
una bella dote.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Oh, anche voi mi rompete il capo con questa dote.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>La non vada in collera, non parlo più.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Cos'ha portato? Cos'ha portato?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Oh! Cos'ha portato? Quattro stracci.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Non era degna di venire in questa casa.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Dice bene, la non era degna. Io mi sono
maravigliato quando ho sentito concludere un tal matrimonio.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Mi vengono i rossori sul viso.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>La compatisco. Non lo doveva mai accordare.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ma voi pure mi avete consigliata a farlo.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Io? Non me ne ricordo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>M'avete detto, che la nostra casa era in disordine,
e che bisognava pensare a remediarvi.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Può essere, ch'io l'abbia detto.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Mi avete fatto vedere, che i ventimille scudi di
dote potevano rimetterla in piedi.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>L'averò detto; e infatti il signor Conte, ha
ricuperati tutti i suoi beni, ed io ho fatto l'instrumento
della ricupera.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>L'entrate dunque sono libere.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Liberissime.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Non si penerà più di giorno in giorno. Non avremo
più occasione d'incomodare gli amici. Anche voi caro
Dottore, mi avete più volte favorita. Non me lo scordo.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Non parliamo di questo. Dove posso la mi comandi.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Colombina e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Signora padrona, è qui il signor Cavaliere del
Bosco. (<emph>mesta, quasi piangendo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Andate; andate, che viene il signor Cavaliere. (<emph>al Dottore</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Perdoni, non ha detto ch'io resti?...
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Chi v'ha insegnato la creanza? Quando vi dico che
andiate, dovete andare.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Pazienza. Anderò. Le son servitore. (<emph>partendo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ehi! A pranzo vi aspetto.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ma se ella va in collera così presto...
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Manco ciarle. Andate, e venite a pranzo.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>(Sono tanti anni, che pratico in questa casa, e non
ho ancora imparato a conoscere il suo temperamento). (<emph>da sé, parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage><emph>La contessa Isabella e Colombina</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>È il signor Cavaliere?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Signora sì. (<emph>mesta come sopra</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Da Doralice vi è stato nessuno?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Signora no. (<emph>come sopra</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Che hai, che piangi?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>La signora Doralice mi ha dato uno schiaffo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Come? Che dici? Colei ti ha dato uno schiaffo? Uno
schiaffo alla mia cameriera? Perché? Contami: com'è stato?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Perché voleva dire, che ella è padrona, che
Vusustrissima non conta più niente, che è vecchia. Io mi
sono riscaldata per difendere la mia padrona, ed ella mi ha
dato uno schiaffo. (<emph>piangendo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ah indegna, petulante, sfacciata! Me la pagherà, me
la pagherà. Giuro al Cielo, me la pagherà.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>Il Cavaliere del bosco e dette.</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Permette la signora Contessa?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Cavalier, siete venuto a tempo. Ho bisogno di voi.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Comandate, signora. Disponete di me.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Se mi siete veramente amico, ora è tempo di
dimostrarlo.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Farò tutto per obbedirvi.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Doralice, che per mia disgrazia è sposa di mio
figliuolo, mi ha gravemente offesa; pretendo le mie
soddisfazioni; e le voglio. Se lo dico a mio marito, egli è
uno stolido, che non sa altro, che di medaglie. Se lo dico a
mio figlio, è innamorato della moglie, e non mi abbaderà.
Voi siete Cavaliere, voi siete il mio più confidente, tocca
a voi a sostenere le mie ragioni.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>In che consiste l'offesa?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ha dato uno schiaffo a me.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non vi è altro male?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Vi par poco dare uno schiaffo alla mia cameriera?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Dieci anni sono, ch'io servo in questa casa.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non mi pare motivo per accendere un sì gran fuoco.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ma bisogna sapere, perché l'ha fatto.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Oh! Qui sta il punto.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Via, perché l'ha fatto?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Tremo solamente in pensarlo. Non posso dirlo.
Colombina, diglielo tu.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ha detto, che la mia padrona non comanda più.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Che vi pare? (<emph>al Cavaliere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ha detto che è vecchia...
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Zitta bugiarda; non ha detto così. Pretende voler
ella comandare. Pretende essere a me preferita, e perché la
mia cameriera tiene da me, le dà uno schiaffo?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Signora Contessa, non facciamo tanto rumore.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Come? Dovrò dissimulare un'offesa di questa sorta?
E voi me lo consigliereste? Andate, andate che siete un mal
Cavaliere; e se non volete voi abbracciare l'impegno,
ritroverò chi avrà più spirito, chi avrà più convenienza di
voi.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Bisogna secondarla). (<emph>da sé</emph>) Cara Contessa, non
andate in collera; ho detto così, per acquietarvi un poco;
per altro l'offesa è gravissima, e merita risarcimento.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Dare uno schiaffo alla mia cameriera!
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>È una temerità intollerabile.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Dir ch'io non comando più!
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>È una petulanza. E poi dire che siete vecchia!
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Questo vi dico, che non l'ha detto; non lo poteva
dire; e non l'ha detto.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>L'ha detto in coscienza mia.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Va' via di qua.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>E ha detto di più, che avete da stare accanto al
fuoco.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Va' via di qua. Sei una bugiarda.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Se non è vero mi caschi il naso.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Va' via di qua, o ti bastono.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Se non l'ha detto possa crepare. (<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quindicesima</head>
<stage><emph>La contessa Isabella e il Cavaliere del bosco</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Non le credete: Colombina dice delle bugie.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Dunque non sarà vero nemmeno dello schiaffo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Oh! Lo schiaffo poi gliel'ha dato.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Lo sapete di certo?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Lo so di certo. E qui bisogna pensare a farmi avere
le mie soddisfazioni.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ci penserò. Studierò l'articolo, e vederò qual
compenso si può trovare, perché siate soddisfatta.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ricordatevi, ch'io son dama, ed ella no.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Benissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ch'io sono la padrona di casa.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Dite bene. E che anco per ragione d'età vi si deve
maggior rispetto.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Cosa c'entra l'età?... Per questo capo, non
pretendo ragione alcuna.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voglio dire...
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>M'avete inteso. Ditelo al Conte mio marito, ditelo
al Contino mio figlio, ch'io voglio le mie soddisfazioni,
altrimenti so io quel che farò. Cavaliere, vi attendo colla
risposta. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Poco mi costa secondar l'umore di questa pazza,
tanto più, che con questa occasione spero introdurmi dalla
signora Doralice, la quale è più giovane; e più bella.
(<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sedicesima</head>
<stage>Salotto nell'appartamento del conte Anselmo.</stage>
<stage><emph>Brighella ed Arlecchino vestito all'armena, con barba
finta.</emph></stage>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Cusì, come ve diseva, el me padron l'è impazzido
per l'antichità; el tol tutto, el crede tutto, el butta via
i so denari in cosse ridicole, in cosse, che non val niente.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Cossa avì intenzion? Che el me toga mi per
un'antigaia?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>V'ho vestito co sti abiti, e v'ho fatto metter sta
barba, per condurve dal mio padron, darghe da intender che
sì un antiquario, e farghe comprar tutte quelle strazzarìe,
che v'ho dà. E po i denari li spartirem metà per uno.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Ma se el sor Cont me scovre, e in vezze de denari el
me favorisce delle bastonade, le spartiremo metà per un?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Nol v'ha mai visto; nol ve conosce. È po co sta
barba, e po co sti abiti parì un Armeno d'Armenia.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Ma se d'Armenia no so parlar!
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ghe vol tanto a finzer de esser Armeno? Gnanca lu
nol l'intende quel linguaggio; basta terminar le parole in
<emph>ira</emph>, in <emph>ara</emph>, e el ve crede un Armeno italianà.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Volira, vedira, comprara: dighia ben?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Benissimo. Arecordev i nomi che v'ho dito per
vendergh le rarità, e faremo polito.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Un gran ben, che volì al voster padron!
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ve dirò. Ho procurà de illuminarlo, de
disingannarlo, ma nol vol. El butta via i so denari con
questo, e con quello; za che la cà se brusa, me vòi scaldar
anca mi.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Bravissimo. Tutt sta, che me recorda tutto.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Vardè no fallar... Oh eccolo, che el vien.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciassettesima</head>
<stage><emph>Il conte Anselmo e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Signor padron, l'è qua l'Armeno dalle antigagge.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Oh bravo! Ha delle cose buone?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Cose belle! Cose stupende!
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Amico, vi saluto. (<emph>ad Arlecchino</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Saludara, patrugna cara. (Digha ben?). (<emph>a Brighella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(Pulito).
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Cosa avete di bello da mostrarmi?
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>(<emph>Fa vedere un lume da olio, ad uso di cucina</emph>)
Questo stara... stara... (cossa stara?). (<emph>piano a Brighella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(Lume eterno). (<emph>piano ad Arlecchino</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Stara luma lanterna; trovata in palamida de getto,
in sepolcro Bartolomeo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Cosa diavolo dice? Io non l'intendo.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>L'aspetta; mi intendo un pochetto l'armeno.
Aracapi, nicoscopi, ramarcara. (<emph>finge parlare armeno</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>La racaracà, taratapatà, baracacà, curucù, caracà.
(<emph>finge risponder armeno a Brighella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Vedela? Ho inteso tutto. El dis, che l'è un lume
eterno trovà nelle piramidi d'Egitto, nel sepolcro de
Tolomeo.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Stara, stara.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ho inteso, ho inteso (Oh che cosa rara! Se lo posso
avere, non mi scappa dalle mani). (<emph>da sé</emph>) Quanto ne
volete?
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Vinta zecchina.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Oh! È troppo. Se me lo dasse per dieci, ancor
ancora lo prenderei.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>No podira, no podira.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Finalmente... non è una gran rarità. (Oh! Lo voglio
assolutamente). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Volela, che l'aggiusta mi?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sì, vedi, se lo desse con dodici. (<emph>gli fa cenno con le mani che gli offerisca dodici zecchini</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Lamacà, volenich, calabà.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Salamin, salamon, salamà.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Curich, maradas, chiribara.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Sarich, micon, tiribio.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Che linguaggio curioso! E Brighella l'intende!)
(<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Sior padron l'è aggiustada.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sì? Quanto?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Quattordese zecchini.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Non vi è male. Son contento. Galantuomo quattordici
zecchini?
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Stara, stara.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sì, stara, stara. Ecco i vostri denari. (<emph>glieli conta</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Obligara, obligara.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E se avera, altra... altra... rara, portara.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Sì portara, vegnira, cuccara.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Cosa vuol dir cuccara? (<emph>a Brighella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Vuol dir distinguer da un altro.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Benissimo: se cuccara mi, mi cuccara ti. (<emph>ad Arlecchino</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Mi cuccara ti, ma ti no cuccara mi.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sì, promettera.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Andara, andara.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Saludara. Patrugna; (se poterà Brighella
minchionara). (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Aspettara, aspettara. (<emph>vuol seguirlo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Senti. (<emph>a Brighella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La lassa, che lo compagna... (<emph>in atto di andarsene</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ma senti. (<emph>lo vuol trattenere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Vegnira; vegnira. Pol esser, che el gh'abbia
qualcossa altro. (Maledetto! I mi sette zecchini). (<emph>parte correndo</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciottesima</head>
<stage><emph>Il conte Anselmo, poi Pantalone</emph></stage>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Gran fortuna è stata la mia! Questa sorte
d'antichità non si trova così facilmente. Gran Brighella per
trovare i mercanti d'antichità! Questo lume eterno l'ho
tanto desiderato, e poi trovarlo sì raro! Di quei d'Egitto?
Quello di Tolomeo! Voglio farlo legare in oro come una
gemma.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Con grazia; se pol vegnir? (<emph>di dentro</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>È il signor Pantalone? Venga, venga.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Servitor umilissimo, sior Conte.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Buon giorno il mio buon amico. Voi che siete
mercante, uomo di mondo, e intendete di cose rare, stimatemi
questa bella antichità.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La me ha ben in concetto de un bravo mercante a
farme stimar una luse da oggio!
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Povero signor Pantalone, non sapete niente. Questo è
il lume eterno del sepolcro di Tolomeo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(<emph>Ride</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sì, di Tolomeo, ritrovato in una delle piramidi
d'Egitto.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(<emph>Ride</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ridete? Perché non ve n'intendete.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Benissimo, mi son ignorante, ella xè vertuoso, e
non vòi catar bega su questo. Ghe digo ben, che tutta la
città se fa maraveggia, che un Cavalier della so sorte perda
el so tempo, e sacrifica i so bezzi, in sta sorte de
minchionerie.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>L'invidia fa parlare i malevoli; e quei stessi, che
mi condannano in pubblico mi applaudiscono in privato.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>No gh'è nessun, che gh'abbia invidia della so
galleria, che consiste in t'un capital de strazze. No gh'è
nissun, che ghe pensa un bezzo, de vederlo un'altra volta
andar in malora, ma mi, che gh'ho in sta casa mia fia, mi
che gh'ho dà el mio sangue non posso far de manco da no
sentir con della passion le pasquinate, che se fa della so
mala condotta.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ognuno in questo mondo ha qualche divertimento. Chi
gioca, chi fa l'amore, chi va all'osteria; io ho il
divertimento delle antichità.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Me despiase de mia fia, daresto no ghe penso un
figo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Vostra figlia sta bene, e non gli manca niente.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>No ghe manca gnente; ma no la gh'à gnanca un
strazzo de abito, d'andar fora de casa.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sentite, amico; io in queste cose non me ne voglio
impicciare.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ma qua bisogna trovarghe rimedio assolutamente.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Andate da mia moglie, parlate con lei, intendetevi
con lei, non mi rompete il capo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E se no la ghe remedierà ela, ghe remedierò mi.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Lasciatemi in pace; ho da badare alle mie medaglie,
al mio museo, al mio museo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Perché mia fia, la xè fia de un galantomo, e la pol
star al pari de chi se sia.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io non so che cosa vi dite. So che questo lume
eterno, è una gioia. Signor Pantalone vi riverisco.
(<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciannovesima</head>
<stage><emph>Pantalone, poi Doralice</emph></stage>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Cusì el me ascolta? A so tempo se parleremo. Ma
vien mia fia; bisogna regolarse con prudenza.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Caro signor padre, venite molto poco a vedermi.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Cara fia, savè che gh'ho i mi interessi. E po no
vegno tanto spesso, per no sentir pettegolezzi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Quello, che vi ho scritto in quella polizza è
purtroppo la verità.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mo za; vu altre donne disè sempre la verità.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dopo, ch'io sono in questa casa, non ho avuto
un'ora di bene.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vostro mario come ve trattelo?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Di lui non mi posso dolere. È buono, mi vuol
bene, e non mi dà mai un disgusto.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Cossa voleu de più? Non ve basta?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mia suocera non mi può vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Andè colle bone; procurè de segondarla, dissimulè
qualcossa; fè finta de no saver; fè finta de no sentir. Col
tempo anca ela la ve vorà ben.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>In casa tutti si vestono, tutti spendono, tutti
godono, ed io niente.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Abbiè pazenzia; vegnirà el zorno, che starè ben
anca vu. Sè ancora novella in casa; gnancora non podè
comandar.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sino la cameriera mi maltratta, e non mi vuol
obbedire.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La xè cameriera vecchia de casa; la crede da esser
più parona de vu.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Però le ho dato un schiaffo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Gh'avè dà un schiaffo?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>E come, che gliel'ho dato! E buono!
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E me lo contè a mi? E me lo disè co sta bella
disinvoltura? Quatro zorni, che sé in sta casa, scomenzè
subito a menar le man, e po pretendè, che i ve voggia ben,
che i ve tratta ben, che i ve fazza dei abiti, che i ve
soddisfa? Me maraveggio dei fatti vostri; se saveva sta
cossa, no ve vegniva gnanca a trovar. Se fate cusì, non ve
varderò più quanto, che sé longa. Se el fumo della nobiltà,
che avè acquistà in sta casa, ve va alla testa, considerè un
poco meggio quel che sè, quel che sè stada, e quel, che
poderessi esser, se mi no ve avesse volesto ben. Sè muggier
de un Conte, sè deventada Contessa, ma el titolo non basta
per farve portar respetto, quando no ve acquistè l'amor
della zente colla dolcezza, e colla umiltà. Sè stada una
povera putta, perché, co sè nassua no gh'aveva i capitali,
che gh'ho in ancuo, e col tempo, e con industria i ho
moltiplicai più per vu, che per mi. Considerè, che poderessi
esser ancora una miserabile, se vostro pare no avesse fatto
quel che l'ha fatto per vu. Ringraziè el Cielo del ben, che
gh'avè. Portè rispetto ai vostri maggiori; siè umile, siè
paziente, siè bona, e allora sarè nobile, sarè ricca, sarè
respettada.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Signor padre, vi ringrazio dell'amorosa
correzione, che mi fate.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vostra madonna sarà in tutte le furie, e con rason.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non so ancora, se lo abbia saputo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Procurè, che no la lo sappia. E se mai la lo avesse
savesto; arecordeve de far el vostro debito.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Qual è questo mio debito?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Andè da vostra madonna, e domandeghe scusa.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Domandarle scusa poi, non mi par cosa da mia pari.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>No la ve par cossa da par vostro? Cossa seu vu? Chi
seu? Seu qualche Principessa? Povera sporca! Via, sè matta
la vostra parte.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non andate in collera. Le domanderò scusa. Ma
voglio assolutamente, che mi faccia quest'abito.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Adesso, dopo la strambaria, che avè fatto, no xè
tempo da domandarghelo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dunque starò senza? Dunque non anderò in nessun
luogo? Sia maledetto quando sono venuta in questa casa.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Via, vipera, via subito maledir.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ma se mi veggio trattata peggio di una serva.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Orsù, vegni qua; per stavolta vòi remediar mi a sti
desordini. Tolè sti cinquanta zecchini; fève el vostro
bisogno; ma arrecordeve ben, che no senta mai più rechiami
dei fatti vostri.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Vi ringrazio, signor padre, vi ringrazio. Vi
assicuro, che non avrete a dolervi di me. Un'altra cosa mi
avereste a regalare, e poi non vi disturbo mai più.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Cossa voressi, via; cossa voressi?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Quell'orologio. Voi ne avete altri due.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vòi contentarve anca in questo. Tiolè. (No gh'ho
altro che sta puta). (<emph>da sé</emph>) Ma ve torno a dir, abbiè
giudizio e fève voler ben. (<emph>le dà il suo orologio d'oro</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non dubitate; sentirete, come mi conterrò.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Via, cara fia, dame un puoco de consolazion. No
gh'ò altri a sto mondo, che ti. Dopo la mia morte, ti sarà
parona de tutto. Tutte le mie struscie, tutte le mie fadighe
le ho fatte per ti. Co te vedo, me consolo. Co so, che ti
sta ben, vegno tanto fatto, eco sento criori, petegolezzi,
me casca el cuor, me vien la morte, pianzo co fa un putello.
(<emph>piangendo parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ventesima</head>
<stage><emph>Doralice, poi Brighella</emph></stage>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Povero padre; è molto buono. Non somiglia a queste
bestie, che sono qui in casa. Se non fosse per mio marito,
non ci starei un momento.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Signora, gh'è qua un cavalier, che ghe vorave far
visita.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Un Cavaliere? Chi è?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Il signor Cavalier del Bosco.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mi dispiace, che sono così in confidenza. Venga,
non so che dire. Ehi, sentite.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La comandi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Andate subito da un mercante, e ditegli, che mi
porti, tre, o quattro pezze di drappo con oro, o argento per
farmi un abito.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La sarà servida. Ma, la perdona, lo sàlo el
padron?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Che impertinenza! Fate quello, che vi ordino, e
non pensate altro.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(Eh, la se farà, la se farà!). (<emph>da sé, parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ventunesima</head>
<stage><emph>Doralice, poi il Cavaliere del bosco</emph></stage>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>In questa casa hanno molto avvezzata male la
servitù; ma io col tempo vi porrò la riforma. Oh, non ha
d'andare così! Un poco colle buone, un poco colle cattive,
ha da venire il tempo, che ho da essere io la padrona.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Madama, vi sono schiavo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Vi son serva.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perdonate, se mi son preso l'ardire di venirvi a
fare una visita.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>È molto, che il signor Cavaliere si sia degnato
di venire da me. Favorisce tutti i giorni questa casa, ma la
mia camera mai.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non ardiva di farlo, per non darvi incomodo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dite per non dispiacere alla signora Contessa
Isabella.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>A proposito, madama, avrei da discorrervi qualche
poco di un affare, che interessa tutte due egualmente.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>V'ascolterò volentieri. Elà; da sedere. (<emph>viene un servitore che porta le sedie</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>So, che voi, o signora, siete piena di bontà, onde
spero riceverete in buon grado un officio amichevole, ch'io
sono per farvi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Quando saprò di che volete trattarmi vi
risponderò.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ditemi, signora Contessa, che cosa avete fatto voi
alla cameriera di vostra suocera?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Le ho dato un schiaffo. E per questo? Se è
cameriera sua, è cameriera anco mia. Voglio essere servita;
e non mi si ha da perdere il rispetto, e se questa volta le
ho dato uno schiaffo, un'altra volta le romperò la testa.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Signora, credo, che voi scherzate.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Perché lo credete?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perché mi dite queste cose con placidezza, e si
vede, che non siete in collera.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Questo è il mio naturale. Io vado in collera
sempre così.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>La signora Contessa Isabella si chiama offesa.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mi dispiace.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>E sarebbe bene vedere di aggiustar la cosa, prima,
che gl'animi s'intorbidassero soverchiamente.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Io non ci penso più.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Lo credo, che voi non ci pensate più. Ma ci pensa la
signora suocera, che è restata offesa.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>E così, cosa pretenderebbe?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Trovaremo il modo dell'aggiustamento.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Il modo è facile, ve l'insegnerò io. Cacciar di
casa la cameriera.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>In questa maniera la parte offesa pagherebbe la
pena.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Orsù, signor Cavaliere, o mutiamo discorso o vi
levo l'incomodo.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Signora mia, quando il discorso vi offende, lo
tralascio subito. (No la vuo' disgustare). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mi pareva impossibile, che foste venuto a
visitarmi, per farmi una finezza.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perché, signora, perché?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Perché so di non essere degna. La signora suocera
mi tien lontana dalle conversazioni, dubito sia, perché
tema, ch'io gl'usurpi gl'adoratori.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(È furba quanto il diavolo). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ma, non dubiti, non dubiti. Io prima non sono, né
bella, né avvenente, e poi abbado a mio marito, e non altro.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sdegnereste dunque l'offerta d'un Cavaliere, che
senza offesa della vostra modestia, aspirasse a servirvi?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>E chi volete, che si perda con me?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io mi chiamerei fortunato, se vi compiaceste
ricevermi per vostro servo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Signor Cavaliere, siete impegnato colla Contessa
Isabella.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io sono amico di casa; per essa non ho alcuna
parzialità. Ella ha il suo Dottore; quello è il suo cicisbeo
antico.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>È antica ancor lei.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, ma non vuol esserlo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non si vergogna mettersi colla gioventù. Se
vengono visite sempre avanti lei, sempre in mezzo lei. Ella
fa le grazie con tutti, vuol saper di tutto, vuol entrare in
tutto. Mi fa una rabbia, che non la posso soffrire.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>È avvezzata così.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Bene, ma è passato il suo tempo. Adesso deve
cedere il loco.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Deve cedere il loco a voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mi parrebbe di sì.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Eppure ancora ha i suoi grilli in capo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Causa quel pazzo di suo marito.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Signora, direte ch'io sono temerario, a supplicarvi
di una grazia, il primo giorno, che ho l'onore di offerirvi
la mia servitù.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Comandate; dove posso vi servirò.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vorrei, che mi faceste comparir bene colla signora
Contessa Isabella.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Se lo dico; avete paura di lei.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ma se possiamo coltivare la nostra amicizia con
pace, e quiete, non è meglio?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Con quella bestiaccia sarà impossibile.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Vorrei vedere, se potessi essere amico di tutte
due). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Lo sapete pure. Mia suocera è una pazza.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì è vero, è una pazza.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Come pensareste di accomodare questa gran cosa?
Non credo mai vi venirà in capo di consigliarmi cedere.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Anzi avete a stare sulle vostre.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Scusa non mi pare, che tocchi a me doman darla.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>No; certamente, non tocca a voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>(E mio padre mi diceva; che toccava a me). (<emph>da</emph>
<emph>sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Sono imbrogliato più che mai). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>La servitù mi ha da portare rispetto.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Senz'altro.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>E a chi mi perde il rispetto, non devo perdonare.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>No, certamente.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>(Oh guardate! Mio padre, che mi vorrebbe umile!)
(<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ma pure qualche maniera bisogna ritrovare per
accomodare questa differenza.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Purch'io non resti pregiudicata, qualche cosa
farò.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Faremo così. Procurerò, che vi troviate a caso in un
medesimo luogo. Dirò io qualche cosa per l'una, e per
l'altra. Mi basta, che voi vi contentiate di salutar prima
la vostra suocera.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Salutarla prima? Perché?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perché è suocera.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Oh! Questo non fa il caso.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perché è più vecchia di voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Oh! Perché è più vecchia, lo farò.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Eccola, che viene.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mi si rimescola tutto il sangue quando la vedo.
(<emph>s'alzano</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ventiduesima</head>
<stage><emph>La contessa Isabella e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Signor Cavaliere, vi siete divertito bene? Me ne
rallegro.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(<emph>La tira in disparte</emph>) Signora Contessa ho fatto
tutto, la signora Doralice è pentita del suo trascorso. È
pronta a domandarvi scusa, ma voi, savia, prudente non avete
a permettere. Vi avete a contentare della sua disposizione;
e per prova di questa, basta, ch'ella sia prima a salutarvi.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Salutarmi, e non altro? (<emph>piano al Cavaliere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Adesso, adesso; aspettate). (<emph>da sé</emph>) Signora
Contessina, a voi. Compiacetemi di fare quello, che avete
detto. (<emph>piano a Doralice</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Signora; perché siete più vecchia di me, vi
riverisco. (<emph>alla contessa Isabella, e parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Temeraria! Me la pagherai. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ecco fatto l'aggiustamento. (<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2></div1>
<div1 type="atto">
<head>Atto secondo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Camera di Doralice</stage>
<stage><emph>Doralice ed il conte Giacinto</emph></stage>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Gran disgrazia! Gran disgrazia! In questa nostra
casa non si può vivere un giorno in pace.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Lo dite a me? Io non do fastidio a nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Eh Doralice mia, se mi voleste bene, non vi
regolereste così.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ma di che mai vi potete dolere?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Voi non volete rispettare mia madre.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Che cosa pretenderete, ch'io faccia, per darle un
segno del mio rispetto? Volete, che vada a darle l'acqua da
lavare le mani? Che vada a tirargli le calze, quando va a
letto?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Oh benedetta! benedetta! no la vogliam finir bene.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dite: non lo sapete, ch'io sono stata stamattina
la prima a salutarla?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Sì, e nel salutarla, l'avete strapazzata.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>L'ho strapazzata? Non è vero.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Le avete detto, che è vecchia.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Oh, oh! Mi fate ridere. Perché le ho detto
vecchia, s'intende, ch'io l'abbia strapazzata? Pretende ella
forse di esser giovane?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Non è una giovanetta; ma non le si può dire ancor
vecchia.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>È vostra madre.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Quando sarete voi di quell'età, avrete piacere, che
vi dichino vecchia?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Quando sarò di quell'età vi risponderò.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Fate con gl'altri quello, che voreste, che fosse
fatto con voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Se a mia suocera le dicessi, che è giovane, mi
parrebbe in verità di burlarla.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Che bisogno c'è, che le diciate giovane, o vecchia?
Questo è il discorso più odioso, che possa farsi a voi altre
donne. Non vi è nessuna per vecchia che sia, che se lo
voglia sentire a dire. Sino ai trent'anni ve li nascondete a
tre o quattro per volta, dai trenta in su si nascondono a
diecine, a dozzine. Voi adesso avete ventitré anni; scometto
qualche cosa di bello, che da qui a dieci anni ne avrete
ventiquattro.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Via, bravo. Se volete, che vostra madre sia più
giovane di me, lo sarà.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Queste sono tutte freddure. Vorrei, vi torno a
dire, che consideraste, che ella è mia madre, che le
portaste un poco più di rispetto.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sì; le farò carezze; le ballerò anche una
furlanetta alla veneziana.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Orsù vedo, che non posso sperar niente; ci converrà
pensare al rimedio.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Se foste un uomo, a quest'ora ci avreste pensato.
Ma compatitemi, siete ancora ragazzo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Io? Perché?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Perché se foste un uomo di senno, non avereste
permesso, che vostro padre, e vostra madre consumassero
miseramente ventimila scudi, senza nemmeno fare un abito
alla vostra moglie.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>A proposito, l'abito mi ha detto mia madre, che si
farà...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non ho bisogno di lei. Lo farò senza di lei,
questi sono denari; e or ora verrà il mercante. (<emph>gli fa vedere una borsa</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Chi ve li ha dati, Doralice, chi ve li ha dati?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mio padre, me li ha regalati.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Sono molti?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sono cinquanta zecchini.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>E li spenderete tutti per voi?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Per farvi vedere, ch'io vi voglio bene, tenete
quest'orologio, ve lo dono.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Chi ve l'ha dato?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mio padre.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Cara Doralice vi ringrazio.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Siete il mio caro marito.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Addio, vado in piazza, e or ora torno.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Fatemi un piacere; mandatemi Colombina.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Non vorrà venire.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mandatela con qualche pretesto. Non le dite, ch'io
sia in questa camera; mi preme di parlarle.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Per amor del Cielo, non fate peggio.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non dubitate.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Averei piacere, che vedeste mia madre.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Se mi vuol vedere, questa è la mia camera.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Non so che dire; vi vuol pazienza. (<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Doralice sola.</emph></stage>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ragazzo senza giudizio! Facilmente si fa piegare
dove, e come si vuole. Mi preme tenerlo forte, e costante
dal mio partito, perché a suo tempo spero ridurlo a far
quello, che non ha coraggio di fare. Ma vien Colombina, non
voglio, che così subito mi veda, acciò non fugga.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Colombina e detta.</emph></stage>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Oh, questa è bella! Tutti mi comandano. Anche il
signor Contino si vuol far servire da me. Basta, più
volentieri servirò lui, che quella pettegola di sua moglie.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Colombina.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>(Uh! povera me). Signora, non ho parlato di voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Hai parlato di me, ma ti compatisco. Poverina! Ti
ho dato quello schiaffo, e me ne dispiace infinitamente.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ancora sento il bruciore.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Vieni qua; voglio che facciamo la pace.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>La mia padrona tant'anni, ch'io la servo non mi ha
mai toccato.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>La tua padrona?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Signora sì, signora sì, la mia padrona.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dimmi un poco, quanto ti dà di salario la tua
padrona?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Mi dà uno scudo il mese.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Povera ragazza, non ti dà altro che uno scudo il
mese? Ti dà molto poco.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Certo per dirla; mi dà poco, perché a servirla come
la servo io!...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Quando io ero a casa mia, la mia cameriera aveva
da mio padre un zecchino il mese.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Un zecchino?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sì un zecchino, e gl'incerti arrivavano fino a una
doppia.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Oh se capitasse a me una fortuna simile!
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Lasceresti la tua padrona?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Per raddoppiare il salario, sarei ben pazza, se non
la lasciassi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Senti, Colombina, se vuoi, l'occasione è pronta.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Oh il cielo lo volesse! E con chi?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Con me, se non isdegni di venirmi a servire.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Con voi signora?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sì, con me. Vedi bene, che senza una cameriera non
posso stare, e mio padre supplirà al salario. Io, benché
abbia un poco gridato con te, finalmente capisco, che sei
una giovane di abilità, fedele, e attenta, onde se non
ricusi l'offerta, eccoti due zecchini per il salario
anticipato dei due primi mesi.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Vusignoria illustrissima mi obbliga in una maniera,
che non posso dir di no.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dunque starai al mio servizio.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Illustrissima sì.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ma mia suocera cosa dirà?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Questo è il punto. Cosa dirà.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Trovaremo la maniera di farglielo sapere. Per oggi
non le diciamo nulla.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Benissimo, farò quello, che comanda Vusignoria
illustrissima. Ma se la signora Isabella mi chiama, se mi
ordina qualche cosa l'ho da servire?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sì, l'hai da servire. Anzi non hai da mostrare di
essere per me, prima, che di ciò le sia parlato.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ma io sono la cameriera di Vusignoria illustrissima.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Per ora mi basta, che tu non mi sia nemica, e che
fedelmente mi riporti tutto quello, che mia suocera dice di
me.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Oh! Circa alla fedeltà, potete di me star sicura. Vi
dirò tutto; anzi, per farvi vedere, che sono finalmente al
vostro servizio, principierò fin da ora a dirvi alcune
cosarelle, che ha dette di voi la mia padrona vecchia.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dimmele, dimmele, che ti sarò grata.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ha detto... Ma per amor del Cielo non le dite nulla.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non dubitate; non parlerò.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ha detto, che siete una donna ordinaria, che non si
degna di voi, e che vi tiene come la sua serva.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ha detto questo?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>L'ha detto in conscienza mia.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ha detto altro?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ha detto, che vostro marito fa male a volervi bene,
e che vuol far di tutto perché vi prenda odio.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ha detto?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ve lo giuro sull'onor mio.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ha detto altro?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Non me ne ricordo; ma starò attenta; e tutto quello,
che saprò ve lo dirò.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non occorr'altro, ci siamo intese.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Vado per non dar sospetto. (Per un zecchino il mese,
non solo riporterò quello, che si dice di lei; ma vi
aggiungerò anche qualche cosa del mio). (<emph>da sé, parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Doralice, poi Colombina</emph></stage>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Io sono una donna ordinaria? Una donna ordinaria?
Ardita, petulante, sfacciata! Non si degna di me? Io non mi
degno di lei, che se non ero io, si morirebbe di fame. Mio
marito fa male a volermi bene? Fa male mio marito a rompermi
il capo, perché io porti rispetto a questa gran dama. Vuol
farmi odiare da suo figliuolo? È difficile poiché ho io
delle maniere da farmi amar da chi voglio, e da mettere in
disperazione chi non mi va a genio.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Illustrissima.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Che c'è?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Il signor Cavaliere del Bosco vorrebbe riverirla.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Digli, che passi.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>La servo subito. A Vusignoria illustrissima sta bene
un poco di Cavalier servente. Ma la signora Isabella
dovrebbe aver finito. (<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Doralice, poi il Cavaliere del bosco</emph></stage>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Questi due zecchini, li ho spesi bene.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Madama, compatite, s'io torno a darvi il secondo
incomodo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Signor Cavaliere, conosco non meritare le vostre
grazie, e perciò permettetemi, che prima d'ogn'altra cosa,
vi faccia una interrogazione.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>V'ascolterò con la maggior premura del mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ditemi in grazia (ma non mi adulate, perché vi
riuscirà di farlo per poco).
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vi giuro la più rigorosa sincerità.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ditemi se siete venuto a favorirmi per qualche
bontà, che abbiate concepita per me, oppure perché
unicamente vi prema di riconciliarmi colla Contessa
Isabella.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Se ciò mi riuscisse di fare, sarei contento; ma in
ogni modo vi accerto, o signora, che unicamente mi preme
l'onore della vostra grazia.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Siete disposto a preferirmi a mia suocera?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Lo esige il vostro merito; e una rispettosissima
inclinazione, mi obbliga a desiderarlo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non avrete dunque difficoltà a dichiararvi anco in
faccia della medesima.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mi basta non mancare alla civiltà, per non offendere
il mio carattere.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non sono capace di chiedervi una mala azione.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Comandate, e farò tutto per obbedirvi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sappiate, ch'io sono da mia suocera gravemente
offesa.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ma come? Anzi mi pare, perdonatemi, che voi
l'abbiate molto bene beffata.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Eh queste sono bagatelle. Le offese che ella mi ha
fatte, sono dì maggior rilievo.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sono passate poche ore, da che ho avuto l'onor di
vedervi. È succeduto qualche cosa di nuovo?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>È accaduto tanto, che mia suocera, vuol vedere la
rovina di casa sua.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Per amor del Cielo non dite così.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Che non dica così? Che non dica così? Dunque avete
ancora della parzialità per lei.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ma Contessina mia la rovina di questa casa viene a
comprendere vostro marito, e voi medesima.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Vada tutto, ma la cosa non ha da passare così.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Son curiosissimo di sapere cosa sia stato.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Colei ha avuto la temerità di dire, che mio marito
fa male a volermi bene, e che vuol far il possibile, perché
mi odi.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Signora mia, l'avete sentita voi a dir queste cose?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non l'ho sentita, ma lo so di certo.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Duro fatica a crederlo; non mi pare ragionevole.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mi credete capace di rappresentarvi una falsità?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non ardisco ciò pensare di voi. Ma chi vi ha
riportate queste ciarle può avere errato, o per malizia, o
per ignoranza.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Adesso. Colombina! (<emph>chiama</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>Colombina e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Illustrissima.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dimmi un poco, che cosa ha detto mia suocera di
me?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Signora... mi perdoni.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>No, non aver riguardo. Già il signor Cavaliere non
parla.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Oh non parlo non dubitate.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Via, di' su cos'ha detto quella cara signorina, di
me?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ha detto, che siete una donna ordinaria...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Taci. No dico di questo. Cosa ha detto di mio
marito?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Che fa male a volervi bene.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sentite? E poi?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Che vi vuol far odiare da lui.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Avete inteso?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Perché siete una donna ordinaria.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Va' via di qui. Queste pettegole vi aggiungono
sempre qualche cosa del loro.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>E poi ha detto, che non si degna...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Va' via, non voglio altro.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Per amor del Cielo, non mi assassinate. (<emph>al Cavaliere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Per me non dubitare, che non parlerò.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ha detto anche qualche cosa di voi... (<emph>al Cavaliere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>E cosa ha detto di me?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Che siete un Cavaliere, che pratica per le case, e
non dona mai niente alla servitù. (<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Doralice ed il Cavaliere del bosco</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Cara Signora Contessa, volete credere a questa sorta
di gente?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Me lo ha detto in una maniera, che mi assicura
essere la verità.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sapete pure, che ella è cameriera antica della
Contessa Isabella.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Appunto per questo, se non fosse la verità, non mi
avrebbe detto cosa, che potesse pregiudicare alla sua
padrona.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Lei averà gridato; sarà disgustata.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Signor Cavaliere, la riverisco. (<emph>vuol partire</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perché privarmi delle vostre grazie?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Perché siete parziale della signora suocera.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io son servitor vostro. Ma vorrei vedervi quieta e
contenta.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Una delle due: o siete per me, o siete per lei.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Da Cavaliere, ch'io sono per voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Se siete per me, non mi avete da contradire.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Dirò tutto quello, che dite voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Fra mia suocera, e me, chi ha ragione?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Chi è l'offesa?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Chi ha da pretendere risarcimento?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Chi ha da cedere?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Io?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi no, volevo dire...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ella ha da cedere.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Certamente.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Se c'incontriamo, chi ha da essere la prima a
parlare?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Direi...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Come più vecchia non la posso nemmeno salutare.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Si potrebbe vedere...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Alle corte. Ella ha da essere la prima a parlarmi.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, lo dicevo. Tocca a lei.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>L'accordate anche voi?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non posso contradirlo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Quando l'accordate voi, che siete un Cavaliere di
garbo, son sicura di non fallare.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ma io, perdonatemi...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Se mi parlerà con amore, io le risponderò con
rispetto.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Brava, bravissima. Lodo la vostra rassegnazione.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>E mi diranno poi, ch'io son cattiva.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Siete la più buona dama del mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Credetemi, che altro non desidero, che farmi voler
bene da tutti.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Si vede in effetto.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>La servitù mi adora.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Anco Colombina?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Colombina è tutta mia. Starà con me, e le ho dato
due zecchini.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Se farete così, sarete adorabile.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Mia suocera, che ha avuto ventimille scudi, non mi
puol vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perché, perché...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Perché è una donna cattiva.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sarà così.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>È così senz'altro.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, senz'altro.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Colombina e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Illustrissima, vi è l'illustrissimo suo signor padre
che vorrebbe dirle una parola.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Digli, che venga.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Non vuol venire; l'aspetta nella camera dell'arcova.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Vorrà farmi fare qualche figura ridicola con mia
suocera.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Se il padre comanda...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Eh, ora ha finito di comandare. Son maritata.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, ma da lui potete sempre sperare qualche cosa.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Oh! Per questo lo ascolto. Se non fosse lui,
povero vecchio. Basta, se vorrà ch'io parli alla Contessa
Isabella, quando ella sia la prima lo farò. Cavaliere quando
è partito mio padre v'aspetto. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che vuol dir Colombina, così attenta a servire la
Contessina?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Io sono una ragazza di buon cuore. Faccio servizio
volentieri, a chi è generoso con me.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Orsù, sentite; acciò la vostra padrona non dica,
ch'io non do mai nulla alla servitù, tenete questo mezzo
ducato.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Grazie. Sapete ora che cosa dirà?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>E che dirà?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Che avete fatto una gran cascata. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che maledettissima cameriera! Costei è causa
principale delli scandali di questa casa. Ella riporta a
questa, riporta a quella; le donne ascoltano volentieri
tutte le ciarle, che sentono riportare; quando odono dir
male, credono tutto con facilità, e si rendono nemiche senza
ragione. Se posso, voglio vedere, che Colombina, scoperta
dall'una, e dall'altra, paghi la pena delle sue imposture.
Pur troppo è vero, tante, e tante volte dipende la quiete di
una famiglia, dalla lingua di una serva, o di un servitore.
(<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage>Salotto.</stage>
<stage><emph>Il conte Anselmo con un libro grosso manoscritto e
Brighella</emph></stage>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Quanto mi dispiace non intendere la lingua greca!
Questo manoscritto è un tesoro, ma non l'intendo. Brighella.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Illustrissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ho trovato un manoscritto greco, antichissimo, che
vale cento zecchini; e l'ho avuto per dieci.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(De questi a mi non me ne tocca). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Questo è un codice originale.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Una bagattella! Un codice original? Cara ela, cosa
contienlo?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sono i trattati di pace fra la repubblica di Sparta,
e quella d'Atene.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Oh, che bella cossa!
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Questo posso dir, che è una gioia, perché è l'unica
copia, che vi sia al mondo. E poi senti, e stupisci. È
scritto di propria mano di Demostene.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Cospetto del diavolo! Cossa me tocca a sentir? Che
la sia po cusì?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sarei un bell'antiquario, se non conoscessi i
caratteri degli antichi.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Cara ella, la prego. La me leza almanco el titolo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ti ho pur detto tante volte, che non intendo il
greco.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ma come conoscela el carattere, se no la intende
la lingua?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Oh bella! Come uno, che conosce le pitture, e non sa
dipingere.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(Sa el cielo, chi gh'à magnà sti diese zecchini.
Za che el vol andar in malora, l'è meggio, che me profitta
mi, che un altro). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Gran bel libro; gran bel codice! Pare scritto ora.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La diga, sior padron, conoscela el signor
capitanio Saraca?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Lo conosco, lo conosco. Egli pretende avere una
sontuosa galleria, ma non ha niente di buono.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Eppur l'ha speso dei denari assai.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Avrà speso in vent'anni più di dieci mille scudi. Ma
non ha niente di buono.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La sappia, che l'ha avudo una desgrazia. L'ha
bisogno de quattrini, e el vol vender la galeria.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>La vuol vendere? Oh! Là vi sarebbe da fare de' buoni
acquisti.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Se la vol, adesso xè el tempo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Le cose migliori, le prenderò io.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>El vuol vender tutto in una volta.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ma vorrà de' migliaia di zecchini.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Manco de quello, che la se pensa. Con tre mille
scudi se porta via tutta quella gran robba.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Con tre mille scudi? Questo è un negozio da
impegnarsi la camicia per farlo. Se l'avessi saputo quattro
giorni prima, non avrei consumato il denaro con
quegl'impertinenti de' creditori.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>La senta, se no la gh'à tutti i denari, no
importa; m'impegno de farghe dar la robba parte col denaro
contante, e parte con un biglietto.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Oh il Cielo volesse! Caro Brighella, sarebbe la mia
fortuna. Quanto danaro credi tu, che vi vorrà alla mano?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Almanco due mille scudi.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io non ne ho altri, che mille cinquecento, gl'altri
gl'ho spesi tutti.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Vederò, che el se contenta de questi.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Brighella mio non bisogna perder tempo; va' subito a
serrar il contratto.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Bisognerà darghe caparra.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sì, tieni questi venti zecchini. Daglieli per
caparra.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Vado subito.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ma avverti farti dar l'inventario; incontra cosa per
cosa, poi viemmi ad avvisare, che verrò a vedere ancor io.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Vado, perché se se perde tempo, el negozio pol
andar in qualch'altra man.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>No, per amor del Cielo. Mi appicherei dalla
disperazione.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>(È vero, che el signor Capitanio vol vender la
galleria; ma con questi venti zecchini comprerò i so scarti,
ghe porterò qualch'altra freddura, e el gonzo, che non sa
gnente, li pagherà a caro prezzo). (<emph>da sé, parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage><emph>Il conte Anselmo, poi Pantalone</emph></stage>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Non mi sarei mai creduto un incontro simile. Ma la
fortuna capita, quando men si crede.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Se puol vegnir? (<emph>di dentro</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ecco qui quel buon uomo di Pantalone. Non sa niente,
non sa niente. Venite, venite, signor Pantalone.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Fazo reverenza al sior Conte.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ditemi, voi che avete delle corrispondenze per il
mondo. Sapete la lingua greca?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La so perfettamente. Son stà dies'anni a Corfù, ho
scomenzà là a far el marcante, e tutto el mio divertimento
giera a imparar quel linguaggio.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Dunque saprete leggere le scritture greche.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ghe dirò: altro xè el greco litteral, altro xè el
greco volgar. Me n'intendo però un pochetto dell'un, e
dell'altro.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Quand'è così, vi voglio far vedere una bella cosa.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La vederò volentiera.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Un codice greco.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Bon; ghe n'ho visto dei altri.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Scritto propria mano di Demostene.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>El sarà una bella cossa.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Osservate, e se sapete leggere, leggete.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(<emph>Osserva</emph>) Questo xè scritto da Demostene?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sì, e sono i trattati di pace fra Sparta, e Atene.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>I trattati di pace, tra Sparta, e Atene? Sàla
cossa, che contien sto libro?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Via, cosa contiene? Io giuro, che non l'intendete.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Questo xè un libro de canzonette alla grega, che
canta i putelli a Corfù.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Già lo sapevo. Voi non sapete leggere il greco.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La senta: mattiamù, mattachiamù, callispera,
mattiamù.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ebbene questi saranno i nomi propri dei Spartani o
de' Tebani.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vol dir: vita mia, bonassera vita mia.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Non sapete leggere. Questo è un codice greco, che mi
costa dieci zecchini, e ne val più di cento.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>El formaggier no ghe dà tre soldi.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Andatevene a intender de panni, e di sete, e non di
scritture antiche.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Me despiase sior Conte, che per quel, che vedo,
andemo de mal in pezo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Come sarebbe a dire?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ella se perde in ste fredure, e la so casa va in
precipizio.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io mi diverto, senza incomodare la casa. L'entrate
le maneggia mia moglie, né io pregiudico agl'interessi della
famiglia.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E alla pase, alla quiete de casa no la ghe pensa?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io penso a me, e non penso agli altri.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mo no sàla, che quando el capo de casa no gh'abada,
tutto va alla roversa?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Quando tacciono son capo; quando gridano son coda.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Dise mia fia, che l'è stada offesa dalla siora
Contessa Isabella.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E dice mia moglie, che è stata offesa da vostra
figlia; ora guardate con che razza di matti abbiamo da fare.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E pur bisogna remediarghe.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io vi consiglierei a fare quello, che faccio io.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Che vuol dir?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Lasciarle frigere nel proprio grasso.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ma se ste cosse le va avanti, no so cossa, che
possa succeder.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Cosa volete, che succeda?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Siora Contessa xè un poco altiera.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E vostra figlia è troppo fastidiosa.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Volemio veder de far sta pase tra niora, e madonna?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Cosa vi vuole per far questa pace?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mi ho parlà con mia fia; e so che la farà a mio
modo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>È inutile che parli a mia moglie.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Perché?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Perché mai abbiamo fatto, né ella a mio modo, né io
al suo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ma questa l'averia da esser una pase general de
tutta la fameggia.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io non sono in collera con nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mo no l'è gnanca so decoro, voler comparir un omo
de stucco.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Cosa volete ch'io faccia?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Avemo da procurar, che ste do creature se unissa.
Avemo da far, che le se parla, che le se giustifica, che le
se pacifica, e xè ben, che la ghe sia anca ella.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Via, vi sarò.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Bisogna metter qualche bona parola.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>La metterò.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ho parlà anca colla siora Contessa; e la m'ha
promesso de vegnir in camera d'udienza, dove ghe sarà anca
mia fia.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Buono, avete fatto assai.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Saremo nualtri soli; ela, mi, so consorte, mia fia,
e mio zenero.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E non altri?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>No gh'à da esser altri.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sarà difficile.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Perché? Chi gh'à da esser?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Le donne hanno sempre i loro consiglieri.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mia fia no credo, ch'abbia nissun.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Eh, l'averà, l'averà.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Siora Contessa lo gh'àla?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Oh se l'ha? E come!
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E ela lo comporta?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io abbado alle medaglie.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mio zenero no farà cusì.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ognun dal canto suo cura si prenda.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Questa no xè la regola, che ha da tegnir un capo de
casa.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ditemi quant'anni avete?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sessanta, per servirla.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Volete vivere fino a cento?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Magari, ch'el Ciel volesse!
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Se volete vivere fino a cent'anni prendetevi quei
fastidi, che mi prendo io. (<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Pantalone solo.</emph></stage>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vardè, che bell'omo! Vardè in che bella casa, che
ho messo la mia povera fia! Un de sti dì, co ste so
medaggie, nol gh'ha più un soldo, e quel che xè pezo, el
lassa, che vaga in desordine la casa, senza abbadarghe. Ma
se nol ghe bada lu, ghe baderò mi. No gh'ho altro a sto
mondo, che sta unica fia; se posso no vòi morir col
rammarico de vederla malamente sagrificada. Oh, quanto
meggio, che giera, che l'avesse maridada con uno da par mio!
Anca a mi me xè vegnù el catarro della nobiltà. Ho speso
ventimile scudi. Ma cossa òggio fatto? Ho butà i bezzi in
canal, e ho negà la putta.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Arlecchino, travestito con altr'abito, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>(Oh, se trovass sto sior Conte, ghe vorria piantar
dell'altre belle antichità, senza spartir l'utile con
Brighella). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(Chi diavolo xè costù?). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>(Sto barbetta mi nol conoss). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Galantomo chi seu? Chi domandeu?
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Inanz, che mi responda, l'am favorissa de dirme chi
l'è Vussioria.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Son un amigo del sior Conte Anselmo.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Se dilettela de antichità?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Oh assae. Compro tutto. (Sta a veder, che l'è un de
quei, che lo tira in trappola). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Za, che Vussioria se diletta de antichità, la
sappia, che mi son un antiquari. Son vegnù per far la
fortuna del sior Conte Anselmo, ma se vussioria me
obbligherà con qualch bona maniera, ghe darò a lu tutte ste
zoggie, che ho portà con mi.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(Vòi torme spasso, e scoverzer terren). (<emph>da sé</emph>)
Caro amigo, se me farè a mi sto piaser, oltre al pagamento,
ve servirò in quel, che poderò, in quel, che ve occorrerà.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Za che ved, che l'è un galantomo, l'osserva, che
roba? L'osserva, che antichità, che rarità, che preziosità!
Vedel questa? (<emph>mostra una pantofola vecchia</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Questa la par una pantofola vecchia.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Questa l'era la pantofola de Neron, colla qual l'ha
dà quel terribil calzo a Poppea, quand el l'ha scazzada del
tron.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Bravo! Oh che rarità! Gh'aveu altro? (oh che
ladro!) (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Vedel questa? (<emph>mostra una treccia di capelli</emph>)
Questa l'è la drezza de cavelli de Lugrezia romana, restada
in man a Sesto Tarquini, quando el la voleva sforzar.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Bellissima! (ah tocco de furbazzo!) (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>La vederà...
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>No vòi veder altro. Baron, ladro, desgrazià!
Credistu, che sia un mamalucco? A mi ti me dà da intender
ste fandonie? Furbazzo, te farò andar in galìa.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Ah signor, per amor del cielo, ghe domando pietà.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Chi t'ha introdotto in sta casa?
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>L'è stà Brighella, signor.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Come! Brighella?
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Sior sì, avem spartì l'altra volta metà per un.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Donca Brighella sassina el so paron?
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>El fa anca lu, come che fa tanti alter.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Orsù vegnì con mi. (Voggio co sto mezzo disingannar
sior Conte). (<emph>da sé</emph>) Vegnì con mi.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Dove?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>No ve dubitè. Vegni con mi; e non abbiè paura.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Abbiè carità de un pover'omo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Meriteressi da andar in preson; ma no son capace de
farlo. Me basta, che dixè a sior Conte quel che àve dito a
mi, e no vòi altro.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Sior sì, dirò tutt quel, che volì.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Andemo.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Son qua. (Tolì, anca a robar ghe vol grazia, e ghe
vol fortuna). (<emph>s'incammina</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Femo sta pase, e po con costù farò veder al Conte,
che tutti lo burla, che tutti lo sassina. (<emph>partono</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage>Camera della contessa Isabella</stage>
<stage><emph>La contessa Isabella e il Dottore</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Anche voi mi rompete la testa?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Io non parlo; ma ella ha sentito cos'ha detto il
signor Pantalone?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Come c'entra quel vecchio in casa mia? Qui comando
io, e poi mio marito.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Benissimo, non pretende già voler far da padrone,
egli mostra dell'amore per questa casa, e desidera di vedere
in tutti la concordia, e la pace.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Se vuol, che vi sia la pace, faccia, che sua figlia
abbia giudizio.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Egli protesta, ch'ella è innocente.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>È innocente? È innocente? E voi ancora lo dite?
Sia maledetto quando il diavolo vi porta qui!
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>È il signor Pantalone, che dice, ch'ella è
innocente. Io non lo dico.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Basta; se vi sentite di dirlo, andate fuori di
questa camera.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Questa è una bellissima cosa. Ora mi vuole, ora mi
scaccia.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Se mi fate rabbia. Andatemi a prender da bere.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Vado. (<emph>si parte per prendere da bere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Maledettissima! A me vecchia?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Eccola servita. (<emph>le porta un bicchier di vino colla sottocoppa</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Non voglio vino.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Anderò a pigliar dell'acqua. (<emph>si parte, come sopra</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Vi saluto, perché siete più vecchia di me?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ecco l'acqua. (<emph>porta un bicchier d'acqua</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Maledetto fredda me la portate?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ma la calda dov'è?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Al foco, al foco.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>La prenderò calda. (<emph>si parte, come sopra</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Questa parola non me l'ha ancora detta nessuno. Ma
che faceva il signor Cavaliere in compagnia di colei?
Sarebbe bella, che avesse lasciata me per servir Doralice!
Voglio un poco chiarirmi. Colombina!</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>Colombina e detta.</emph></stage>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Signora.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Dimmi un poco, hai veduto quando il Cavaliere è
andato nelle camere di Doralice?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>L'ho veduto benissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Quanto vi è stato?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Più di due ore; e poi poco fa vi è tornato.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Vi è tornato?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Sì signora vi è tornato.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Sei punto stata in camera? Hai sentito nulla?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Oh io in quella camera non ci vado. Servo la mia
padrona, e non servo altri.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Che balorda! Né anche andar in camera a sentir
qualche cosa, per sapermelo dire! Va' che sei una scimunita.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Balorda! Scimunita! Non voleva dirvelo; ma ci sono
stata.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Si? Contami, cosa facevano?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Delle smorfie tante.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>La serve il Cavaliere?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Eccome! Anzi io credo, che l'abbia regalata.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>L'ha regalata?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Credo di sì. Ho veduto un orologio d'oro al signor
contino Giacinto. Egli ha detto averlo avuto da sua moglie;
il Cavaliere ne aveva uno simile, onde credo senz'altro,
l'abbia egli donato alla signora Doralice.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>L'orologio d'oro, lei non l'aveva; senz'altro glie
l'ha donato il Cavaliere.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ha donato anche a me questo mezzo ducato.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Per qual motivo?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Acciò non parli.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Discorrevano forse di me?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Sicuro.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Cosa dicevano? Cosa dicevano?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Che siete fastidiosa, soffistica, e che so io.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Cavaliere malnato!</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quindicesima</head>
<stage><emph>Il Dottore con l'acqua calda, e dette.</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Femmina impertinente!
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ecco l'acqua calda.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Andate al diavolo, non sentite che scotta? (<emph>la prende, le pare bollente, e gettandola via, coglie il Dottore</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Obbligatissimo alle sue grazie.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Di grazia, che vi averò stroppiato!
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Io non parlo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>E così, cos'altro hanno detto di me? (<emph>a Colombina</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Non ho potuto sentir altro. Ma se sentirò, dirò
tutto.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Sta' attenta; ascolta, e osserva, che mi preme
infinitamente.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Signora padrona, vi ricordate quant'è che mi avete
promesso un paio di scarpe?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Tieni, comprale a tuo modo. (<emph>le dà un ducato</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Che siate benedetta! (Così si macina a due mulini).
(<emph>da sé, parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>(Il Cavaliere mi tratta così?). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Vuole, ch'io le vada a prendere dell'acqua un poco
tiepida?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>(In casa mia? Su gli occhi miei?). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Signora, è in collera? Non l'ho fatto apposta.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>(Bell'azione!) (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Dica, signora Contessa...
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Non mi rompete la testa.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ma cosa le ho fatto? Sempre la mi strapazza, sempre
la mi mortifica.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sedicesima</head>
<stage><emph>Il conte Giacinto, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Signora madre, se l'amor mio può nulla nel vostro
cuore, sono a pregarvi di non negarmi una grazia.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Cosa volete?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Mia moglie, fra le persuasive mie, e quelle di suo
padre, è dispostissima a darvi tutti i segni possibili di
rassegnazione, e rispetto; vi supplico, vi scongiuro,
vederla, sentirla, perdonarle il passato, e amarla, per
l'avvenire.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Che avete costà? Un orologio?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Sì signora, un orologio.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Lasciate vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Eccolo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Chi ve l'ha dato?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Mia moglie.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>E voi avete sì poca riputazione di portare questo
orologio?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Perché? Cosa vi è di male?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Sapete da chi vostra moglie lo ha avuto?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Da suo padre.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Non è vero. L'ha avuto dal suo cicisbeo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Cicisbeo mia moglie?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Signor sì. Anch'ella si è messa all'onor del mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Voi mi fate restar stordito. E chi è questo, che
voi chiamate col nome di cicisbeo?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Il Cavalier del Bosco.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Eh, questo è un amico di casa.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>È amico di casa. Ma a lei ha donato l'orologio.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Il Cavaliere glie l'ha donato?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Sì egli appunto.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Mi perdoni s'io entro dove non son chiamato;
quell'orologio mi par di conoscerlo, mi par, che fosse del
signor Pantalone.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Cosa sapete voi, che siete vecchio cadente, e non
ci vedete? Così è: il caro signor Cavaliere ha fatto questo
bel regalo alla vostra sposa.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Voi mi mettete in una gran gelosia.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Povero figlio! Te l'ho detto, che sei assassinato.
Ecco, non basta, che sia una plebea, è anche una fraschetta.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Mi pare ancora impossibile.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Lo vedrai.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>In camera di udienza ci aspettano, se volete
venire.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Sì vengo vengo (Può essere, che mi riesca di
scoprir qualche cosa).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Ma l'orologio?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Per ora lo tengo io. Dottore, datemi mano.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>La servo. Per carità, che la non mi gridi.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Via, via, meno ciarle. Contentatevi così.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Pazienza. (<emph>parte dando braccio alla Contessa</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Mia madre, e mia moglie sono due nemiche. Non so
che credere, non so che pensare. Il Cavaliere dare un
orologio a mia moglie? Per qual cagione? Andiamo, andiamo.
Il tempo scoprirà il vero.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciassettesima</head>
<stage>Altra camera del conte Anselmo.</stage>
<stage><emph>Il conte Anselmo e Pantalone</emph></stage>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Eccomi qui, eccomi qui. Ma quanto ci doverò stare?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Aspettemo, che le vegna. Disemo quattro parole;
femo sto aggiustamento, e l'anderà dove, che la vol.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Brighella non si vede colla risposta della
galleria). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vien zente. Chi èla questa, che no ghe vedo troppo?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>È mia moglie.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E con ella, chi gh'è?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Non ve l'ho detto? Il suo consigliere.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>L'è il dottor Balanzoni!
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Cose vecchie, cose vecchie.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ma cossa gh'intrelo? Averia gusto, che fussimo
soli.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Eh lasciatelo venire; cosa v'importa?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(Che bel carattere, che xè sto sior Conte!) (<emph>da sé</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciottesima</head>
<stage><emph>La contessa Isabella col Dottore, che le dà mano, ed il
conte Giacinto, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ben venuti, ben venuti.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Fo riverenza al signor Conte.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Siora Contessa, ghe son umilissimo servitor.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>La reverisco.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(La ghe diga qualcossa. Femo pulito). (<emph>piano al Conte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Orsù, giacché ci siamo, bisogna fare uno sforzo).
Contessa mia, vi ho fatto qui venire per un affar
d'importanza. In poche parole mi sbrigo. In casa mia voglio
la pace. Se qualche cosa è passata fra voi e vostra nuora,
s'ha da obbliare il tutto. Voglio, che ora vi pacifichiate,
e che alla mia presenza torniate come il primo giorno, che
Doralice è venuta in casa. Avete inteso? Voglio che si
faccia così. (<emph>alterato</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Voglio?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Signora sì, voglio. Questa parola la dico una volta
l'anno, ma quando la dico, la sostengo. (<emph>come sopra</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>E volete dunque...
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Quello, ch'io voglio l'avete inteso. Non vi è
bisogno di repliche.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>(So, che qualche volta è una bestia, non voglio
irritarlo). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Che dite? Mi sono portato bene?). (<emph>a Pantalone</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Benissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Ho fatto una fatica terribile). (<emph>da sé</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciannovesima</head>
<stage><emph>Doralice servita dal Cavalier del bosco, e detti</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>(Eccola coll'amico). (<emph>a Giacinto</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(Cossa gh'intra quel sior con mia fia?). (<emph>ad Anselmo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Non ve l'ho detto? Il suo consigliere).
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Padroni miei; con tutto il rispetto.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Serva de lor signori.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E voi, signora, non dite niente? (<emph>ad Isabella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Divotissima, divotissima. (<emph>sostenuta</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sediamo un poco. Non stiamo in piedi. (<emph>tutti siedono</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Signor Cavaliere, che ora è?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non lo so davvero.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Non avete l'orologio?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>L'ho dato ad accomodare.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Guarderò io. (<emph>guarda sull'orologio avuto da Giacinto</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(Oe! Come gh'ala, el relogio, che ho dà a mia
fia?). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Avete un bell'orologio. Lasciatemelo un poco vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Eccolo. Miratelo pure; e in esso contemplate il
bell'onore della nostra casa.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>È necessario un orologio, dove ognora si
scandagliano i quarti della nobiltà.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Mi piace questo cameo. Sarà antico non è vero?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Io non lo so. Domandatelo a chi ha portato
quest'orologio in casa.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Voi da chi l'avete avuto?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Da Giacinto.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E a te Giacinto, chi te l'ha dato?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Mia moglie.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>E a me l'ha dato mio padre.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Oh, oh, oh, suo padre? (<emph>ridendo forte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Siora sì, ghe l'ho dà mi, siora sì.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Bravo, bravo (senti come il padre fa bene il
mezzano alla figlia). (<emph>piano a Giacinto</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Questo cameo è bellissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(Orsù vorla, che scomenzemo a parlar? Vorla dir
ela?). (<emph>piano ad Anselmo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Guardate la chioma di quella sirena, se può essere
più bella. La voglio veder colla lente. (<emph>tira fuori una lente, e osserva il cameo, e non bada a chi parla</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(El tempo passa). (<emph>come sopra</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Principiate voi, poi dirò io. Intanto lasciatemi
prender gusto in questo cameo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Signore; se le me permette, qua per ordene del sior
Conte mio paron, del qual ho l'onor de esser anca parente...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Per mia disgrazia.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Tasè là, siora, e fin che parlo no m'interrompè!
Come diseva, se le me permette, farò un piccolo discorsetto.
Pur troppo xè vero, che tra la madonna, e la niora poche
volte se va d'accordo...
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Quando la nuora non ha giudizio.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Quando la suocera è presontuosa.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Cara ela, per carità, la prego, la me lassa parlar;
la sentirà con che rispetto, con che venerazion, con che
giustizia parlerò de ela. (<emph>ad Isabella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Io non apro bocca.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E vu tasè. (<emph>a Doralice</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non parlo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Credo, che per ordinario le dissension, che nasce
tra ste do persone le dipenda da chiaccole, e pettegolezzi.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Questa volta son cose vere.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Vere, verissime.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Oh poveretto mi! Me lassele dir?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Avete finito? Vorrei parlar anch'io.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Una volta per uno; toccherà ancora a me.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mo se non ho gnancora principià. Patrona sì, le
chiaccole, i pettegolezzi per el più guasta al sangue, e fa
deventar nemici i parenti. Per questo vorria pregar siora
Contessa Isabella...
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>La signora Contessa Isabella, la ringrazia delle
sue finezze.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Che diavolo avete fatto, non gl'avete dato
dell'Illustrissima?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Se me l'avesse dato, avrebbe fatto il suo debito.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Si sa, lo dico per questo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sior Conte, la parla ela, che mi non posso più.
(<emph>ad Anselmo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Avete finito? Si sono aggiustate? È fatta la pace?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Dov'èlo stà fina adesso? No l'ha sentio ste do
campane, che no tase mai?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Con un cameo di questa sorta davanti gl'occhi, non
si sentirebbero le cannonate.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Cossa avemio da far?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Parlate voi, che poi parlerò io. (<emph>torna ad osservare il cameo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Me proverò un'altra volta. Lustrissima siora
Contessa Isabella, voria pregarla de dir i motivi dei so
desgusti contro mia fia.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Oh sono assai...
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>I miei sono molto più.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Tasè là, siora; lassè che la parla ela, e po
parlerè vu.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ah sì, deve parlare prima lei, perché... (Ho quasi
detto, perché è più vecchia). (<emph>al Cavaliere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Avreste fatto una bella scena).
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La favorissa de dirghene qualchedun. (<emph>ad Isabella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Non so da qual parte principiare.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Signor suocero, se aspettiamo, che esse dicano
tutto con regola, e quiete è impossibile. Io che so le
doglianze dell'una, e dell'altra, parlerò io per tutte due.
Signora madre, vi contentate ch'io parli?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Parlate pure. (Già m'aspetto che tenga dalla
consorte).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>E voi Doralice, vi contentate, che parli anco per
voi?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sì, sì, quel che volete (Già terrà dalla madre).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Prima di tutto mia madre si lamenta, che Doralice
le abbia detto vecchia.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Via di qua, temerario. (<emph>a Giacinto</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Dicevo...
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Va' via, che ti do una mano nel viso.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Perdonatemi...
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Va', ti dico, impertinente.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>(Anderò per non irritarla. Eh! lo vedo, lo vedo;
qui non si può più stare). (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>(Mi ha dato più gusto, che se avessi guadagnato
cento zecchini). (<emph>al Cavaliere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Quella parola, le fa paura).
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Cossa dìsela, sior Conte? No se pol miga andar
avanti.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Orsù; la finirò io. Signore mie... Ma prima, che mi
scordi; questo cameo si potrebbe avere?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>El xè de mia fia, la ghe lo domanda a ela.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Mi volete vendere questo cameo? (<emph>a Doralice</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Venderlo? Mi meraviglio. Se ne servi, è padrone.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Me lo donate?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Se si degna.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Vi ringrazio la mia cara nuora, vi ringrazio.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ringraziate chi glie l'ha donato.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Chi ghe l'ha dà, son stà mi.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Eh sappiamo tutto, sappiamo tutto.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Cossa sala? La diga, cossa sala?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Oh, ne sentirete di belle.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Orsù sia, chi esser si voglia, che l'abbia dato, non
me ne importa. Il cameo mi piace, me lo ha donato, e la
ringrazio. Lo staccherò, e vi renderò l'orologio.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Via ora che la vostra dilettissima signora nuora vi
ha fatto quel bel regalo, pronunciate la sentenza in di lei
favore.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>A proposito. Ora, già, che ci siamo, bisogna
terminare questa faccenda. Signore mie, in casa non vi è la
pace, e mancando questa, manca la miglior cosa del mondo.
Sin'ora ho mostrato di non curarmene, per stare a vedere sin
dove giungevano i vostri opposti capricci; ora non posso
più, e pensandovi seriamente, ho deliberato di porvi
rimedio. Ho piacere che si trovino presenti anco questi
signori, li quali saranno giudici delle vostre ragioni, e
delle mie deliberazioni. Principiamo dunque.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ventesima</head>
<stage><emph>Brighella, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Sior padron. (<emph>al conte Anselmo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Cosa c'è?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>El negozio è fatto, la galleria è nostra, e gh'ho
qua l'inventario.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Con licenza de lor signori. (<emph>s'alza</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Tornela presto?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Per oggi non torno più. (<emph>parte con Brighella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Bella da galantomo!
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Possiamo andarcene ancora noi.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Andate pure, questa è camera mia.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>La camera d'udienza è di tutti.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Disgrazia, che verrete ancor voi a ricever visite
nella camera d'udienza!
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ci posso venire, e ci verrò.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Oh, non ci verrete!
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Sentite? Sempre così. (<emph>a Pantalone</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ogni giorno crescono le sue pretensioni.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Senza el sior Conte gh'è remedio, che vegnimo in
chiaro del motivo de ste discordie?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ecco qui il signor Dottore; è qualche anno, che mi
conosce. Mi ha tenuta in braccio da bambina, e sa chi sono.
Dica lui, se io vado in collera senza ragione.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Oh, è vero! Ella non parla mai senza il suo
fondamento.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Il signor Cavaliere è buon testimonio di quello ha
detto di me la signora suocera, e sa egli se con ragion mi
lamento.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Signore, lasciamo queste leggerezze da parte. Stiamo
allegramente in buona pace; con buona armonia.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Leggerezze le chiamate? Leggerezze? Mi avete pure
accordato anco voi, che io ho ragione, che io sono offesa,
che non tocca a me cedere.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Bravo, signor Cavaliere! Lei è quello, che
consiglia la signora Doralice.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io non consiglio nessuno; ma parlo come l'intendo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Siete un Cavaliere indegno.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Signora siete dama, ma non vi conviene perdermi il
rispetto.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Voleu, che ve la diga patroni? Sè una chebba de
matti. Destrighevela tra de vualtri, e chi ha la rogna, se
la grata.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>No voi non sapete il trattare. (<emph>al Cavaliere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>In quanto a questo, mostrate di saperlo poco anche
voi.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Impertinente! Così parlate con una dama? E voi
state qui, come un asino, e non dite nulla? (<emph>al Dottore</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Signor Cavaliere, Vusignoria parla male; non si
tratta così.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ho piacere, che voi prendiate le parti della
Contessa Isabella. Con lei, come donna, non potevo prendermi
veruna soddisfazione; voi mi renderete conto delle ingiurie,
che ella mi ha dette. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>(Ora sono nel bell'imbroglio!) (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Animo. Signora, andate nelle vostre camere.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Vi torno a dire, che qui ci posso stare ancor io.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>La vostra impertinenza, mi provocherebbe a
mortificarvi colle mie mani.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Le mani, le ho ancor io.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ma le donne civili non vengono alle mani. Queste
son cose riserbate per le donne vili, e plebee. Sono offesa;
saprò vendicarmi; ma la mia vendetta sarà da dama qual sono.
(<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Oh, quanto mi fa ridere!
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ed io, che non sono Cavaliere, converrà, che per
riputazione mi faccia ammazzare alla cavalleresca. Per
questo è sempre ben fatto praticar gente da suo pari, perché
la troppa confidenza, che un si prende con le persone di
rango, a lungo andare precipita, chi ha questa pazza
ambizione.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>A buon conto l'ho superata. Ella è partita, ed io
sono restata qui nella camera d'udienza. M'impegno colla mia
placidezza confondere, e superare tutte le più furiose del
mondo.</p></sp>
</div2></div1>
<div1 type="atto">
<head>Atto terzo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Camera del conte Anselmo, e tavolini</stage>
<stage><emph>Il conte Anselmo, e Brighella</emph></stage>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Ecco qua. Per tre mille scudi, la varda quanta
gran roba!
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Caro Brighella, son fuor di me dall'allegrezza. Qual
è la cassa delli crostacei?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>El numero I l'è la cassa dei crostacei, dove ghe
sarà drento tremilla capi de frutti marini, cioè ostreghe,
cappe, e cose simili, trovade sulle cime dei monti.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Questi soli vagliono i tremile scudi.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>El numero II l'è una cassa de pesci petrificadi de
tutte le sorte, e fra i altri gh'è un branzin impietrido
colle baise, rosse, che le par de coral.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Questo sarebbe per la galleria d'un monarca.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>El numero III l'è una cassa con una raccolta de
mumie d'Aleppo; tutte de animali, uno differente dall'altro,
fra i quali gh'è un basilisco.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>V'è anche il basilisco?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>E come! L'è grando come un quaggiotto.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Si sa da dove l'abbino portato?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Se sa tutto. L'è nato da un uovo de gallo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sì, sì, ho inteso dire, che i galli dopo tanti anni
fanno un uovo, da cui nasce poi il basilisco. L'ho sempre
creduta una favola.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>No l'è favola, e là drento gh'è la prova della
verità.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Brighella ti sono obbligato. M'hai fatto fare dei
preziosi acquisti.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGHELLA</speaker> <p>Son un omo fatto a posta per sti negozi; gnancora
no la me cognosse intieramente; fra poco la me cognoscerà
meggio. (Ma el me cognoscerà in tempo, che m'averò messo in
salvo mi, e sti bezzi, che gh'ò cuccà). (<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Il conte Anselmo, poi Pantalone</emph></stage>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io ho qui da divertirmi per due, o tre mesi. Fino,
che non ho posto in ordine, tutta questa roba, non vado in
campagna, non vado a conversazioni, non vado nemmeno fuori
di casa. Mi farò portar qui da mangiare. Mi voglio far
portar qui anco un lettino da campagna, e dormir qui; così
non averò lo stordimento di quella fastidiosissima mia
consorte. Non voglio nessuno, non voglio nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sior Conte, se pol vegnir? (<emph>di dentro</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Non voglio nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La senta, ghe xè sior Pancrazio, quel famoso
antiquario.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Oh venga venga è padrone! Capperi! Ha saputo, che ho
fatta questa bella spesa, e lui corre.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Pantalone, Pancrazio, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Caro sior Conte, la sa, che ghe son bon amigo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Compatitemi, ero imbarazzato. Signor Pancrazio, che
fortuna è la mia, che siete venuto a favorirmi?
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Ho saputo che V. S. ha fatto una bella compra di
antichità, sono venuto, se mi permette, a vedere le sue
belle cose.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>L'ho menà mi sior Conte, l'ho menà mi; perché anca
mi ho savesto, che l'ha fatto una bella spesa. (Credo che
l'abbia buttà i bezzi in canal, e pol esser, che me riessa
d'illuminarlo). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sentite, signor Pancrazio, ora posso dire, che in
questa città niuno possa arrivare alla mia galleria. Ho
delle cose preziose.
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Le vederò volentieri. V. S. sa, che io ne ho
cognizione.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>È vero; voi siete il più pratico, e il più
intendente antiquario di Palermo. Date un'occhiata a quelle
casse, e vedete se sono piene di piccoli tesoretti.
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Con sua licenza. (<emph>va a vedere nelle casse</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Caro signor Pantalone, compatite, se vi ho piantato,
quando eravamo in camera colle due pazze. Moriva di voglia
di veder queste belle cose.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sior Conte, possibile, che alla so casa no la ghe
voggia pensar gnente?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Se ci penso? Eccome! Ditemi, come è andata la cosa?
Come si è terminato il congresso?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ghe dirò; dopo, che la xè andada via ela...
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ebbene, signor Pancrazio, che dite? Sono cose
stupende, cose rare, non più vedute?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(Vardè come, che el m'ascolta). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Signor Conte, mi permetta, ch'io parli con
libertà?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sì, dite liberamente il vostro parere.
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Prima di tutto, crede ella, ch'io sia un uomo
d'onore?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Vi tengo per un uomo illibatissimo, come siete, e
come vi decanta tutto Palermo.
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Crede, ch'io abbia cognizione di queste cose?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Dopo di me, non vi è nessuno meglio di voi.
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Quanto ha pagato tutta questa robba?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sentite, ma in confidenza, che nessuno lo sappia;
l'ho avuta a un prezzo disfatto. Per 3000 scudi.
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Signor Conte, in confidenza, che nessuno ci senta,
questa è robba che non vale 3000 soldi.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Come non vale 3000 soldi?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(Bella da galantomo!)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>L'avete bene osservata?
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Ho veduto quanto basta, per assicuraimi di ciò.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ma i crostacei?
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Sono ostriche, trovate nell'immondizie, o gettate
dal mare quando è in burrasca.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Trovae sui monti del poco giudizio.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E i pesci petrificati?
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Sono sassi un poco lavorati col scalpello per
ingannare, chi crede.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ghe sarà anca petrificà, e indurio el cervello de
qualche antiquario.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>E le mummie?
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Sono cadaveri di piccoli cani, e di gatti, e di
sorci sventrati e seccati.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ma il basilisco?
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>È un pesce marino, che i ciarlatani sogliono
accomodare in figura di basilisco, e se ne servono per
trattenere i contadini in piazza, quando vogliono vendere il
loro balsamo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Signor Pancrazio, voi m'uccidete, voi mi cavate il
cuore. E i quadri, le pitture, le miniature?
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Per quel poco, che ho veduto sono cose, che
possono valere cento scudi, se vi arrivano.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Dubito, o che vi vogliate prender spasso di me, o
che lo facciate per indurmi a vendervi queste robbe a buon
mercato, ma v'ingannate, se lo credete.
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Io sono un uomo d'onore. Non son capace
d'ingannarvi, ma vi dico bensì, che siete stato tradito.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E chi l'ha tradio xè quel baron de Brighella.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Brighella è onorato.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Brighella xè un furbazzo, e ghe lo proverò.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Come le potete dire? Come me lo potete provare?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Se recordela dell'Armeno, che gh'à vendù el lume
eterno delle piramidi d'Egitto e tutte quell'altre belle
cosse?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Me ne ricordo sicuro, e quella pure è stata
un'ottima spesa.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Con so bona grazia l'aspetta un momento; el xè qua,
che el fazzo vegnir. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Avrà qualche altra cosa rara da vendere.
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Caro signor Conte mi dispiace sentire, ch'ella
getti malamente i suoi denari.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Compatitemi, non ne sono ancor persuaso. Brighella
mi ha fatto fare questo negozio. Brighella se ne intende
quanto voi, e non è capace d'ingannarmi.
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Brighella se ne intende quanto me? Mi fa un
bell'onore. Signor Conte, io son venuto per illuminarla,
mosso dall'onestà di galantuomo, ed eccitato a farlo dal
signor Pantalone. Vusignoria è attorniato da bricconi, che
l'ingannano, e gli fanno comprare delle porcherie, e però...
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Mi maraviglio; me n'intendo; non sono uno sciocco.
(<emph>alterato</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANCRAZIO</speaker> <p>Servitore umilissimo. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Che caro signor Pancrazio! Parla per invidia.
Vorrebbe discreditare la mia galleria, per accreditare la
sua. Me n'intendo; conosco; non mi lascio gabbare.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Pantalone, Arlecchino, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(<emph>Conducendo per mano Arlecchino</emph>) Vegnì qua sior,
no ve vergognè, no ve tirè indrio; confessè al sior Anselmo
la bella vendita, ch'avè fatto, e chi ve l'ha fatta far.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Siori, ve domando perdon...
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Questo è l'Armeno. Siete voi l'Armeno?
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Sior sì, son un Armeno da Bergamo.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Come!
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Chi v'ha introdotto in sta casa? Parlè. (<emph>ad Arlecchino</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Brighella. (<emph>sempre timoroso</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>A cossa far?
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>A vender de le strazze al sior antiquario.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sentela, patron?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Come, stracci? Il lume eterno...
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>L'è una luse da oggio, che val do soldi.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Oimè! Non è il lume eterno trovato nelle piramidi
d'Egitto?
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Stara, stara, e mi cucara.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ah son tradito, sono assassinato! Ladro infame
anderai prigione.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>El ladro, el baron, xè Brighella, che l'ha menà in
casa, e s'ha servio de sto martuffo per tor in mezzo el
patron.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>E mi, che aveva imparà da quel buon maestro, son po
vegnù colle drezze de Lugrezia romana.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Dove sono le treccie di Lucrezia romana?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Eh no vedela, che le xè furbarie? Mi l'ho scoverto;
e gh'ò tolto de man tutte quelle cargadure, che el vegniva a
venderghe a ela.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ah scellerato! Signor Pantalone, mandiamo a chiamare
li sbirri. Facciamolo cacciar prigione.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mi no voggio altri impegni, l'ho tegnù qua per
disingannarla, e me basta cusì. Va' là, tocco de furbazzo.
Va' lontan de sta casa, e ringrazia el Cielo, che la te
passa cusì.
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>Grazie della so carità... (<emph>in atto di partire</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Maledetto! Ti accopperò. (<emph>vuol seguirlo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ARLECCHINO</speaker> <p>No me cuccara, no me cuccara. (<emph>correndo parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Il conte Anselmo, e Pantalone.</emph></stage>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Cossa dìsela, sior Conte, Brighella xèlo un
galantomo?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>È un briccone, è un traditore.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Cossa vorla far de sti mobili?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Non saprei... lascamoli qui, serviranno per
accrescere la galleria.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ah donca la vol seguitar a tegnir galleria.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ma cosa vorreste, ch'io facessi, senza questo poco
divertimento?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vorria, che l'abbadasse alla so fameggia. Vorria,
che se giustasse ste differenze tra niora, e madonna.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Bene aggiustiamole.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Se ghe vorla metter de cuor?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Mi ci metterò con tutto lo spirito.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Se la farà cusì, no mancherò de assisterla dove,
che poderò. Me preme mia fia; no gh'ò altri al mondo, che
ela. La vorrave veder quieta, e contenta; se se pol, ben, se
no, sàla cosa che farò? La torò suso, e la menerò a casa
mia.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Signor Pantalone, preme anche a me la mia pace.
Voglio, che ci mettiamo in quest'affare con tutto lo
spirito.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La me consola; me vien tanto de cuor.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Caro amico, giacché avete dell'amore per me, fatemi
una finezza.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Comandela qualcossa? Son a servirla.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Prestatemi otto, o dieci zecchini, che poi
ricuperando quei di Brighella, ve li renderò.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La toga, e la se serva.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ve li renderò.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Me maraveggio. Vago da mia fia. La vaga ella dalla
siora Contessa, e vedemo de pacificarle.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Oprate voi, e operarò ancor io.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vorrave aver da giustar un fallimento in piazza,
più tosto, che trattar una pase tra niora, e madonna.
(<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Giacché ho questi dieci zecchini, non voglio
tralasciare di comprare quei due ritratti del Petrarca, e
madonna Laura. In questi son sicuro, che spendo bene il
denaro. Non mi lascerò più ingannare. Imparerò a mie spese.
(<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage>Camera con tre porte, due laterali, ed una in prospetto.</stage>
<stage><emph>Il Cavaliere da una porta laterale, il Dottore dall'altra
laterale, ogn'uno parla verso la porta di dove esce, senza
vedere quell'altro, e s'incontrano poi nel mezzo della
scena.</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì signora, son qui per sostenere le vostre parti.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Si rimetta in me, lasci fare a me.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Il Dottore non averà la temerità d'opporsi.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Il signor Cavaliere non mi fa paura.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Lo troverò. (<emph>vede il Dottore</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Oh diavolo! (<emph>vedendo il Cavaliere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Signor Dottore pensate a rendermi conto
dell'ingiurie, che ho ricevute.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Da me non ha Vossignoria ricevuto ingiuria alcuna.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Le ho ricevute dalla dama, e voi che avete prese le
di lei parti, voi siete in obbligo di darmi soddisfazione.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Colla spada sarà difficile, perché io no la so
maneggiare.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non ve la passate in barzellette.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Caro, signor Cavaliere, giacché siamo qui soli, e
che nessuno ci sente, mi permette, ch'io gli dica quattro
parole da uomo, da suo servitore, e da buono amico?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Dite pure v'ascolto.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Prima di tutto torno a dirgli non sono uomo da
spada, ma da toga, né so che razza di soddisfazione da me
Vossignoria possa pretendere. Ma quando ancora fossi in caso
di battermi, o facessi supplire ad un altro in vece mia,
cosa intenderebbe ella concludere con tal duello? Se gli
preme l'onore di questa casa, se ha della stima per la
signora Doralice, come io confesso d'averla per la signora
Contessa Isabella, poniamo in silenzio queste freddure.
Perché, signor Cavaliere mio, dalle contese dei pretendenti,
resta prima di tutto oltraggiata la riputazione della dama.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ma la signora Contessa Isabella con poca prudenza mi
ha offeso, e voi avete approvato le sue parole.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Protesto, che non l'ho fatto per offenderla, ma
unicamente per acquietar la collera della dama irritata, la
quale sentendosi, o correggere, o contradire, averebbe dato
sempre più nelle smanie. Favorisca di grazia, non sarebbe
meglio, che lei per la parte della nuora, ed io per la parte
della suocera, procurassimo di far questa pace?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io non ho questa autorità sopra la signora Doralice.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Né meno io sopra la signora Isabella, ma spero, che
se le parlerò, si rimetterà in me.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Così spererei anch'io della Contessina.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Facciamo una cosa, proviamo, e se ci riesce di far
questo bene, averemo il merito di mettere in quiete, e in
concordia, tutta questa famiglia.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Benissimo vado a ricevere le commissioni dalla
signora Doralice.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ed io nello stesso tempo dalla signora Isabella.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Attendetemi, che ora torno. (<emph>entra nell'appartamento di Doralice</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Se posso colle buone, anderà bene; altrimenti non
voglio impegni.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>La contessa Isabella, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Signor Dottore, che discorsi avete avuti col
Cavaliere?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>La collera gl'è passata, tanto lui, che io
desideriamo di procurare la sua quiete, la sua pace, la sua
tranquillità.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Fino, che colei sta in questa casa non l'averò mai.
Ditemi il Cavaliere continova a dichiararsi per Doralice?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Egli è un galantuomo, che fa per una, e per l'altra
parte. Mi creda. Si fidi di me, si rimetta in me, e le
prometto, che ella sarà contenta.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Benissimo; io mi rimetto in voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Quello, che farò io, sarà ben fatto?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Sarà ben fatto.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Lo approverà?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>L'approverò.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Dunque stia quieta, e non pensi altro.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Avvertite però non risolver niente senza, che io lo
sappia.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>In questa maniera la non si rimette in me.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Vi lascio la libertà di trattare.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ma non di concludere?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Signor no di concludere no.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Dunque tratteremo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Il primo patto, che Doralice vada fuori di questa
casa.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>E la dote?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Prima la mia, e poi la sua.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>S'ha da rovinare la casa?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Rovinar la casa, ma via Doralice.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Eccola.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Temeraria! Ha tanto ardire di venirmi d'avanti gli
occhi? Il sangue mi bolle tutto. Non la voglio vedere.
Venite con me. (<emph>entra nel suo appartamento</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Vengo. Ho paura che non facciamo niente. (<emph>entra con lei</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Doralice e il Cavaliere dal suo appartamento.</emph></stage>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Vedete? Io vengo per parlare con lei, ed ella mi
fugge.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Volevate forse pacificarvi?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Signor no. Volevo dirle, che se ella non vuole,
ch'io vada nella sua camera d'udienza, nemmeno lei venga qui
nel mio appartamento.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>E bene dunque se ne è andata; così avete risparmiata
una nuova rissa.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Per dirle queste quattro parole, non vi era motivo
di attaccare una rissa.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Credete forse, che lei non si fosse riscaldata?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Buon viaggio. A me non me ne sarebbe importato.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>E voi non vi sareste niente alterata?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Signor no. Lo sapete; io dico la mia ragione,
senza, che il sangue mi si riscaldi.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ma con tutto il vostro sangue freddo, contessina
mia, la casa è in sussurro, e non vi è pace fra voi.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ne sono forse io la cagione?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>No certamente.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Dunque, cavalierino mio, non mi mortificate senza
ragione.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Giacché siete tanto discreta, e ragionevole, mi date
licenza, che salve tutte le vostre convenienze, tratti
l'aggiustamento con vostra suocera?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sì, mi farete piacere.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Volete rimettervi in me?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Vi do ampla facoltà di far tutto.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mi date la parola di dama?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ve la do, con patto però, che l'aggiustamento sia
fatto a modo mio.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Prescrivetemi le condizioni.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Una delle due, o che io debba essere la padrona in
questa casa, senza, che la suocera se ne abbia da ingerire
punto, né poco; o ch'io voglio la mia dote, e tornarmene in
casa di mio padre.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Troveremo qualche temperamento da combinare le cose
con grazia.</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sì, via, trovate de' mezzi termini, de' buoni
temperamenti, ma ricordatevi, che non voglio restare al
disotto una punta di spilla. (<emph>va al suo appartamento</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Oh, questo è un grande imbarazzo! Ma ecco il
Dottore. Sentiamo che cosa dice della Contessa Isabella.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Il Dottore dall'appartamento d'Isabella, e detto</emph></stage>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Signor Cavaliere ha parlato colla signora Doralice?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Signor sì, ho parlato; ed ho la facoltà di trattare.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Io pure ho l'istessa facoltà da quest'altra.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Dunque trattiamo. Vi faccio a prima giunta un
progetto alternativo. O la signora Doralice vuol essere
padrona in questa casa, o vuole la sua dote, e se n'anderà
con suo padre.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Rispondo per la signora Contessa. Se vuole andare
se ne vada; ma prima s'ha da levare la dote della suocera, e
poi quella della nuora.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Facciamo così, che la signora Isabella dia il
maneggio alla nuora di 400 scudi l'anno, e penserà lei
alle spese per sé, e per la cameriera.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Con licenza, ora torno. (<emph>va da Isabella, e poi torna</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non può risolvere. Anch'egli ha lo stesso arbitrio,
che ho io. Questa sarebbe la meglio. Ognuna pensar per sé.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>(<emph>Ritorna dall'appartamento d'Isabella</emph>) Quattro
cento scudi non si possono accordare. Se n'accorderanno
trecento.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Attendetemi, che ora vengo.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>È plenipotenziario anch'egli, come sono io.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage><emph>Pantalone dalla porta di mezzo, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sior Dottor, la riverisso. (<emph>incamminandosi verso l'appartamento di Doralice</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Dove, signor Pantalone?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Da mia fia.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ora si tratta l'aggiustamento fra lei, e la
suocera.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E chi lo tratta sto aggiustamento?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Per la sua parte il Cavaliere del Bosco.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Come gh'intrelo sto sior Cavalier?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(<emph>Ritorna dall'appartamento di Doralice</emph>)
L'aggiustamento è fatto.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sì? Come, cara ela?</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Il conte Anselmo dalla porta di mezzo, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Signor Conte, l'aggiustamento è fatto.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ne godo, ne godo, e come?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>La signora Doralice si contenta di trecento scudi
l'anno.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>E la signora Contessa Isabella gli li accorda.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Xèla matta mia fia? Adesso mo. (<emph>va da Doralice, poi torna</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>È spiritata mia moglie? ora mi sentirà. (<emph>va da Isabella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Questi vecchi vogliono guastare il nostro maneggio.
(<emph>al Dottore</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Questa era una convenzione onesta perché, per
dirla, la signora Doralice è troppo inquieta.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ha ragione, se vede di mal occhio la suocera, per
tutto quello, che ha saputo dire di lei.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Anzi la nuora ha strappazzata la suocera
fieramente.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Siete male informato.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ehei, Colombina.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Colombina dalla camera d'Isabella, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Signore.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Dimmi un poco, che cosa ha detto la signora
Doralice della Contessa Isabella?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Oh! Io non so nulla.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non crediate a costei, mentre ella alla signora
Doralice ha detto tutto il male della sua padrona.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Io non ho detto nulla.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Credetemelo, da Cavaliere.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Dunque la ciarliera di Colombina, ha messo male fra
queste due signore.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Senz'altro.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Vado dalla Contessa Isabella. (<emph>va da Isabella, poi torna</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Avete fatto una bella cosa! (<emph>al Cavaliere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Bricconcella, tu sei stata quella, che ha detto male
della nuora, alla suocera? Ora vado dalla signora Doralice a
scuoprire le tue iniquità. (<emph>va da Doralice, poi torna</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Oh questa è bella! Se mi pagano, acciò dica male,
non l'ho da fare?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(<emph>Ritorna dall'appartamento d'Isabella</emph>) Tu,
disgraziata, sei cagione di tutto. (<emph>va da Doralice, poi torna</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Anche questo stolido l'ha con me.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento d'Isabella</emph>) Or ora si scoprirà
ogni cosa. (<emph>va nell'appartamento di Doralice</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Mi vogliono tutti mangiare.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento di Doralice</emph>) Xè vero,
desgraziada, che ti ha ditto mal de mia fia alla to parona?
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Io non so niente.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Aspetta, aspetta. (<emph>va da Isabella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Credono di farmi paura.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento di Doralice</emph>) Or ora, ho
scoperto tutto. Te n'accorgerai. (<emph>va da Isabella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Principio avere un poco di paura.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento di Doralice</emph>) Non me l'averei
mai creduto; oh che lingua! (<emph>va da Isabella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Sono in cattura davvero.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento di Doralice</emph>) Colombina, sei
scoperta. Tu sei quella, che hai riportato le ciarle da una
parte, e dall'altra. Ora tutte sono contro di te, e
vogliono, che tu ne paghi la pena. Ti consiglio andartene.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Ma dove? povera me! Dove?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Presto, va' nella tua camera, e chiuditi dentro.
Vederò io d'aiutarti.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Per amor del Cielo, non mi abbandonate.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Presto, che vien gente.
</p></sp>
<sp><speaker>COLOMBINA</speaker> <p>Maledetta fortuna! È stato quel zecchino il mese
che m'ha acciecato. (<emph>parte per la porta di mezzo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ora, che si è scoperta la malizia di costei, è più
facile l'accomodamento.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage><emph>Il conte Giacinto dalla porta di mezzo, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Cavaliere, che ha Colombina, che piange, e pare
spaventata?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>È stata scoperta essere quella, che ha seminato
discordie fra suocera, e nuora; ed ora fra esse trattasi
l'aggiustamento.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Voglia il cielo, che segua!
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento d'Isabella</emph>) La signora
Isabella è persuasa di tutto, e se la signora Doralice verrà
nella sua camera a riverirla, l'abbraccierà con amore, e con
tenerezza.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vado a dirlo alla signora Doralice. (<emph>va da Doralice</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Dunque mia madre è placata?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Placatissima; tutto è accomodato.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Sia ringraziato il Cielo!
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(<emph>dall'appartamento di Doralice</emph>) La signora
Doralice è prontissima a ricever l'abbraccio dalla signora
Isabella, ma che venga lei a riveder la nuora nella sua
camera.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Glie lo dirò, ma dubito non si farà nulla. (<emph>va da Isabella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Mi pare veramente, che tocchi a mia moglie.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Pretende lei di essere l'offesa.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento d'Isabella, e detti</emph>) Mia fia
non vol vegnir da so madonna? Aspettè, aspettè, che anderò
mi a farla vegnir, e la vegnirà. (<emph>va da Doralice</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Vedete? Anche suo padre le dà torto.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Il buon vecchio fa per metter bene.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento d'Isabella</emph>) Oh questa sì, ch'è
bella! La suocera anderà ad umiliarsi alla nuora?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento di Doralice</emph>) La xè giustada.
Mia fia vegnirà da siora Contessa; basta, che la ghe vegna
incontra co la la vede per darghe coraggio.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Bene, bene, lo farà. Vado a dirlo a mia moglie. (<emph>va da Isabella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vardè cossa, che ghe vol a unir ste do donne!
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi l'avete ridotta a fare un bel passo. (<emph>a Pantalone</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Lodo la vostra prudenza. (<emph>a Pantalone</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento di Isabella</emph>) Signor Pantalone,
dite pure a vostra figlia, che la non s'incommodi altro.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Perché?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Perché la signora Contessa dice così, che essendo
dama, non si deve movere dalla sedia per venire a riceverla.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ora vado io a dirlo alla signora Doralice. (<emph>va da Doralice</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vardè, che catarri; vardè che freddure!
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Anderò io da mia madre, e vederò di persuaderla.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sì caro fio: fè sto ben.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Mia madre a me non dirà di no. (<emph>va da Isabella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E a vu mo, la ve par una bella cossa? (<emph>al Dottore</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>La pretensione non è stravagante.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Mia fia mo vedeu, no la gh'à tante pretension.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento di Doralice</emph>) Dice la signora
Doralice, che non è dama, ma ha portato ventimille scudi di
dote, e non vuol essere strapazzata.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Vado subito a dirlo alla signora Contessa.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Vegni qua, fermeve.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Viene, o non viene?</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>Doralice sulla porta, e detti, poi la contessa Isabella
dal suo appartamento.</emph></stage>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Signor no, non vengo. Dite alla vecchia, che se
vuol venga lei.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Sfacciatella, a me vecchia?
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Signora giovinetta, la riverisco. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>O via lei, o via io. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Oh poveretto mi! Coss'è sta cossa?
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>La signora Doralice ha ragione.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Avete sentito vostra figlia? (<emph>a Pantalone</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Oh che donne! Oh che donne!
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(<emph>Dall'appartamento d'Isabella</emph>) Le mie medaglie, le
mie medaglie. Mai più m'intrico con queste pazze. Dite quel
che volete voglio spendere il mio tempo nelle mie medaglie.
(<emph>parte per la porta di mezzo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Oh, che matti! Oh, che casa da matti!
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>(<emph>Dalla camera d'Isabella</emph>) Signor suocero, son
disperato.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Coss'è stà?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Avete sentito? Mia moglie ha detto vecchia a mia
madre; mia madre ha detto sfacciatella a mia moglie. Vi è il
diavolo in questa casa, vi è il diavolo. (<emph>parte per la porta di mezzo</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Se ghe xè el diavolo, che el ghe staga. No so cossa
farghe; gh'ò tanto de testa. No so in che mondo che sia.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Anderò io a placare la signora Doralice.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>E io anderò a calmare la signora Isabella.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E mi credo, che vualtri siè quelli, che le fazza
deventar sempre pezo.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io sono un Cavaliere onorato.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Io non sono un ragazzo.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Saprà la signora Doralice il torto, che voi mi fate.
(<emph>va da Doralice</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Voglio dire alla signora Contessa in qual concetto
mi tiene il signor Pantalone. (<emph>va da Isabella</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Oh, che mazzai! Ma stimo quel vecchio matto. Se pol
dar! Come che el se mette anca elo in riga de protettor? E
mia fia col Cavalier, che la serve! E quel matto de mio
zenero lo comporta? Questi xè i motivi delle discordie de
sta fameggia. Donne capricciose; marii senza cervello;
serventi per casa. Bisogna per forza, che tutto vaga a
roverso. (<emph>parte</emph>)</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quindicesima</head>
<stage>Altra camera del conte Anselmo.</stage>
<stage><emph>Il conte Anselmo, poi il conte Giacinto.</emph></stage>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Se avessi atteso solamente alle medaglie, e ai
camei, non mi sarebbe successo quello, che mi è successo.
Maledetto Brighella! Mi ha rovinato.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Brighella non si trova più. Egli è partito di
Palermo, e non si sa per qual parte.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Pazienza! Mi ha rovinato.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Ah signor padre, siamo rovinati tutti! Dei
ventimille scudi non ve ne sono più. Alla raccolta vi è
tempo. E per mangiare, ci converrà far dei debiti.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Se lo dico; Brighella mi ha rovinato.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>E per condimento delle nostre felicità, abbiamo una
moglie per uno, che formano una bella pariglia.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io non ci penso più.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>E chi ci ha da pensare?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Oh! Non ci penso più. M'hanno fatto impazzire tanto,
che basta.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sedicesima</head>
<stage><emph>Pantalone, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Con so bona grazia.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>(Eccolo qui il mio tormento). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sior Conte, sior zenero, i me compatissa, se vegno
avanti arditamente. Se tratta de assae; se tratta de tutto,
e qua bisogna trovarghe qualche remedio.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io lascio fare a voi.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ella vol tender alle so medaggie.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Fin che posso, non le voglio lasciare.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>E vu, sior zenero, cossa diseu? Ve par, che se
possa tirar avanti cussì? Ve par, che vaga ben i negozi
della vostra casa?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Io dico, che in poco tempo ci ridurremo miserabili
più di prima.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sior Conte, sentela cossa, che dise so fio?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Lo sento, ma non so come rimediarvi.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Se vorla redurse a non aver da magnar?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Ci sono l'entrate.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Co le se magna in erba, no le frutta el terzo. E de
ste care niora, e madonna cossa dìsela?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io dico, che non si può far peggio.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>No la pensa a remediarghe?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Io non ci vedo rimedio.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Ghe lo vederave ben mi, se gh'avesse un poco
d'autorità in sta casa.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Caro signor Pantalone, io vi do tutta l'autorità,
che volete.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Sì, caro signor suocero, prendete voi l'economia
della nostra casa. Assisteteci per amor del Cielo; fatelo
per vostra figlia, per il vostro sangue.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Me despiase, che anca ela xè mezza matta. Ma in
casa mia no la giera cusì; la s'ha fatto dopo, che la xè
qua, onde spereria con facilità redurla in tel stato de
prima.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Anche mia moglie una volta era una buona donna; ora
è divenuta un serpente.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Credeme padroni, che ste donne le xè messe suso da
sti do conseggieri.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Credo anch'io, ch'ella sia così.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Ne dubito ancora io.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Qua ghe vol resoluzion. Vorla, che mi ghe fazza da
fattor, da spendidor, da mistro de casa, senza vadagnar un
soldo, e solamente, per l'amor che porto a mia fia, a mio
zenero, e a tutta sta casa?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Lo volesse il cielo!
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Non mi levate le mie medaglie, e per il resto vi do
amplissima facoltà di far tutto.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Do righe de scrittura, che me fazza arbitro del
manizo e dell'economia della casa, e m'impegno, che in pochi
anni la se vederà qualche centener de zecchini; e criori ghe
ne sarà pochi.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Fate la carta, ed io la sottoscriverò.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La carta non ho aspettà adesso a farla; xè un
pezzo, che vedo el bisogno, che ghe ne giera. Ghe da zontar
do, o tre capitoleti, e credo, che l'anderà ben. Andemola a
lezer in tel so mezà.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Non vi è bisogno di leggerla. La sottoscrivo senza
altro.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sior no! Vòi, che la la senta, e che la la
sottoscriva alla presenza de' testimoni; e cusì anca el sior
zenero.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Lo farò con tutto il cuore.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Andiamo; ma ci siamo intesi. Il primo patto, che non
mi toccate le mie medaglie. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Poverazzo! Anche questa xè una malattia; chi vol
varirlo no bisogna farlo violentemente, ma un pochetto alla
volta.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Caro signor suocero vi raccomando la quiete della
nostra famiglia. Mio padre non è atto per questa briga; fate
voi da capo di casa; e son certo, che se il capo averà
giudizio, tutte le cose anderanno bene. (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Questa xè la verità. El capo de casa xè quello, che
fa bona, e cattiva la fameggia. Vòi veder, se me riesse de
far sto ben, de drezzar sta barca, e za che co ste donne no
se pol sperar gnente colle bone, vòi provarme colle cattive.
Per el più le donne le xè cusì, per farle trottar, bisogna
ponzerle.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciassettesima</head>
<stage><emph>La contessa Isabella, ed il Dottore.</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Non mi parlate più di riconciliarmi con Doralice
perché è impossibile.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ella ha ragione signora Contessa.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Può darsi una impertinente maggior di questa?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>È una petulante.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Assolutamente, assolutamente, la voglio fuori di
questa casa.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Savissima risoluzione.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Io sono la padrona.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>È verissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>E non è degna di stare in casa con me.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Non è degna.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Se non fosse perché, perché, le darei delli
schiaffi.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>E sariano ben dati.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Dottore, se mio marito non la manda via, voglio che
le fate fare un precetto.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ma! Vole accendere una lite?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Non siete capace di sostenerla?
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Per me la sosterrò; ma s'ella anderà via, vorrà la
dote.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>La dote, la dote! Sempre si mette in mezzo la dote.
V'ho detto un'altra volta, che prima vi è la mia.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>È verissimo, ma la dote della signora Doralice
ascende a ventimille scudi, e la sua non è, che di due
mille.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Siete un ignorante, non sapete niente.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>(Già; quando non si dice a modo suo si comparisce
ignorante).</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciottesima</head>
<stage><emph>Pantalone, il conte Anselmo, e detta.</emph></stage>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Che cosa c'è, signori miei, qualche altra bella
novità al solito?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>La novità la sentirete or ora.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La compatissa, se vegno a darghe un poco
d'incomodo.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Vostra figlia ha poco giudizio.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Adesso adesso, la sarà qua anca ela.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Ella qui? Cosa c'entra nelle mie camere?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Deve venire per un affar d'importanza.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>E non vi è altro luogo, che questo?
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Avemo fatto per non incomodarla ela, fora della so
camera.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>La riceverò come merita.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>La la riceva, come che la vol, che n'importa.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciannovesima</head>
<stage><emph>Doralice, Giacinto, Il Cavaliere del bosco, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Servitor umilissimo di lor signori.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Che ne dite? Ha sempre il Cavaliere al fianco. (<emph>al Dottore</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Sediamo, sediamo. (<emph>tutti siedono</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Si può sapere, per che cosa mi avete condotta qui?
(<emph>a Giacinto</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTO</speaker> <p>Or ora lo saprete.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Moglie mia carissima, nuora mia dilettissima,
sappiate, che io non sono più capo di casa.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Già si sa; quest'impiccio ha da toccare a me.
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Non dubitate, l'impiccio non tocca a voi. Il signor
Pantalone ha assunto l'impegno di regolare la nostra casa.
Mio figlio, ed io abbiamo cedute a lui tutte le nostre
azioni, e ragioni, e abbiamo sottoscritti alcuni capitoli,
che ora anche voi sentirete.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Questo è un torto, che fate a me.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>In quanto a questo poi, in mancanza del capo di
casa, tocca a me.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Io sono la padrona principale.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Brava!
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Io ho liberate l'entrate colla mia dote.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>È vero, è vero.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Orsù, un poco de silenzio. Mi lezerò i capitoli
della convenzion fermada, e sottoscritta, e che i l'ascolta
perché ghe xè qualcosa per tutti. <emph>Capitoli convenzionali. Primo.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Che io possa divertirmi colle medaglie.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p><emph>Primo: che domino Pantalon dei Bisognosi abbia da riscuotere tutte le entrate appartenenti alla casa del Conte Anselmo Terrazzani, tanto di città, che di campagna.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>E consegnar il denaro, o a mio marito, o a me.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>(La signora economa!)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p><emph>Secondo: che domino Pantalon abbia da provveder la casa di detto Conte Anselmo di vitto, e vestito a tutti della casa medesima.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Ho bisogno di tutto, che non ho niente di buono.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p><emph>Terzo: che sia in arbitrio di detto Pantalon, di procurar i mezzi per la quiete della famiglia, e sopra tutto per far, che stiano in pace la suocera, e la nuora di detta casa.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>È impossibile, è impossibile.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>È un demonio, è un demonio.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p><emph>Quarto: che né una, né l'altra di dette due signore abbiano d'avere amicizie, continue, e fisse, e quella che ne volesse avere, possa essere obbligata andar ad abitare in campagna.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Oh, questo è troppo!
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Questo capitolo offende la civiltà.
</p></sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Questo capitolo offende me. L'intendo signori miei
l'intendo; e giacché vedo, che la mia servitù colla signora
Doralice si tende a voi molesta, parto da questo punto,
mentre un Cavalier ben nato, non deve in verun modo
contribuire all'inquietudine delle famiglie. (Mai più vado
in veruna casa ove vi siano suocera, e nuora). (<emph>parte</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Se è andato via il Cavaliere, non resterà nemmeno
il Dottore.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Cossa dìsela, sior Dottor, àla visto con che
prudenza ha operà el sior Cavalier?
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Il signor Dottore, non ha da partire di casa mia.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>La nostra è amicizia vecchia.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Giusto per questo la s'averia da fenir.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>La finirò; anderò via, e non ci tornerò più, ma
vorrei sapere per che causa con una sì bella frase si
licenzia di casa un galantuomo della mia sorte.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Co nol savè, ve lo dirò mi, sior. Perché vualtri,
che volè far i ganimedi, no sè boni da altro, che da
segondar i matezzi delle povere donne.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Ho secondato la signora Contessa Isabella, perché
quando si ha della stima per una persona, non le si può
contraddire. Vado via signora Contessa.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>L'ho sempre detto, che siete un Dottore senza
spirito, e senza dottrina.
</p></sp>
<sp><speaker>DOTTORE</speaker> <p>Sentono i miei signori? Dopo, che ho l'onore di
servirla, queste sono le finezze, che ho sempre avute.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Andemo avanti coi capitoli. <emph>Quinto: che ste due signore suocera, e nuora per maggiormente conservar la pace fra loro, abbiano d'abitare in due diversi appartamenti, una di sopra, ed una di sotto.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Quello di sopra lo voglio io.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Io prenderò quello di sotto, che farò meno scale.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Sentìu? Le se scomenza a accomodar. <emph>Sesto: che si licenzi di casa Colombina.</emph>
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Sì, sì licenziarla.
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Sì, mandarla via.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Anca qua le xè d'accordo. Via, me consolo; da
brave, alla presenza dei so maridi che le se abbrazza, che
le se basa in segno de pase.
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>Oh questo poi no!
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>Non sarà mai vero.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Via, quella, che sarà la prima a abbrazzar, e a
basar quell'altra, la gh'averà sto anello de diamanti.
(<emph>mostra un anello</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA e DORALICE</speaker> <p>(<emph>Tutte due s'alzano un poco in atto di andar ad abbracciare l'altra, poi si pentono, e tornano a sedere</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>ISABELLA</speaker> <p>(Più tosto crepare!)
</p></sp>
<sp><speaker>DORALICE</speaker> <p>(Più tosto senza anelli tutto il tempo di vita
mia!). (<emph>da sé</emph>)
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Gnanca per un anello de diamanti?
</p></sp>
<sp><speaker>ANSELMO</speaker> <p>Se è antico lo prenderò io.
</p></sp>
<sp><speaker>PANTALONE</speaker> <p>Orsù; vedo che xè impossibile de far, che le se
abbrazza, che le se basa, che le se pacifica, e se le lo
fasse, le lo farave per forza, e doman se tornerave da capo.
Avè sentio i capitoli, mi son el direttor de sta casa, e mi
penserò a proveder tutto, e no lasserò mancar el bisogno.
Sior Conte, che el tenda pur alle so medaggie, e ghe fazzo
un assegnamento de cento scudi all'anno per sodisfarse. Sior
zenero m'agiuterà a tegnir l'economia della casa, e cusì
l'imparerà. Vualtre do, sè stae nemighe per causa de una
serva petegola, e de do conseggieri adulatori, e cattivi;
remosse le cause, sarà remossi i effetti. Siora Contessa
Isabella, che la vaga in tel so appartamento de sora, mia
fia in quel de sotto. Ghe darò una cameriera per una, ghe
farò per un poco tola separada, e no vedendose, e non
trattandose, pol esser, che le se quieta; e questo xè
l'unico remedio, per far star in pase la Niora, e la
Madonna.</p></sp>
</div2></div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
