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                <title>Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura</title>
                <author>Giacomo Leopardi</author>
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                <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
                <pubPlace>Roma</pubPlace>
                <date>2008</date>
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                        personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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                <title>Collezione BibIt</title>
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                    <title>Tutte le opere</title>
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                    <publisher>Lexis progetti editoriali</publisher>
                    <pubPlace>Roma</pubPlace>
                    <date>1998</date>
                    <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo: Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri, a cura di Giuseppe Pacella, III; Milano: Garzanti, 1991</note>
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            <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
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                digitale</p>
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                    <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                    <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                    <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
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<div1><head>1</head>
<p>1. Motto arguto. Pag. 1.</p>
<p>2. Andamenti della letteratura in generale. 1.</p>
<p>3. Andamenti della letteratura italiana ne' suoi vari secoli comparativamente. 1-2.</p>
<p>4. Non il Bello assolutamente, ma il vero cioè l'imitazione della natura qualunque, è propriamente l'oggetto delle belle arti. 2-3. e di nuovo 3.</p>
<p>5. Non l'utile ma il diletto è il fine della poesia e belle arti. 3.</p>
<p>6. Andamenti della letteratura in generale, coll'applicazione o esemplificazione particolare dell'italiana. 3-4.</p>
<p>7. Dei vizi letterari in cui sono caduti gli scrittori de' buoni secoli e classici, prima che essi vizi divenissero comuni ne' secoli di corruzione. 5.</p>
<p>8. Difficoltà di guardarsi oggidì dall'affettazione e vizi dello scrivere, paragonata a quella che vi provavano gli antichi e classici. 5.</p>
<p>9. Motto arguto. 6.</p>
<p>10. Sistema di teoria delle belle arti. 6-7.</p>
<p>11. Difficoltà di fare artificialmente e volutamente le cose naturali e le funzioni ordinarie della vita, applicata alla tropp'arte che noi presentemente abbiamo in letteratura. 8.</p>
<p>12. Difficoltà della vera e propria imitazione in generale. 8.</p>
<p>13. Se il prototipo del bello sia in natura. 8-9.</p>
<p>14. Esagerazioni di frasi o di espressione familiari e proprie alla lingua, allo stile o agli scrittori francesi, recate in prova dell'affettazione dominante in quella nazione. 9.</p>
<p>15. Troppa considerazione del pericolo e sollecitudine di schivarlo, fa che vi si cade, o che non si opera nulla: osservazione applicata alla letteratura moderna comparativamente all'antica. 9-10.</p>
<p>16. Forza comica e carattere di Plauto. 10-11.</p>
<p>17. Dell'arte idolopeica di Ovidio. 12.</p>
<p>18. Nella pronunzia francese si perde il suono imitativo di molte parole scritte. 12.</p>
<p>19. In qual modo converrebbe interpretare nelle traduzioni certe parole o coniate a bella posta dall'autore o storte dal loro ordinario significato. 12.</p>
<p>20. Sublimità poetica della Bibbia paragonata con quella de' classici poeti profani. 13.</p>
<p>21. L'efficacia delle espressioni sovente non è altro che la loro novità. 13.</p>
<p>22. Circa lo stile, le poesie, i pregi dello scrivere del Monti. 13-14.</p>
<p>23. Parallelo della ragione e della natura. 14-15.</p>
<p>24. Sopra gli articoli di Lod. di Breme circa il romanticismo. 15-20.</p>
<p>25. Il più difficile dell'arte è il nasconder l'arte e il conseguir la naturalezza; osservazione applicata al discorso del romanticismo. 20-21.</p>
<p>26. Non imita la natura chi non la imita con naturalezza; osservazione applicata al romanticismo. 21.</p>
<p>27. Parallelo del modo di descrivere usato da Ovidio e da' poeti descrittivi moderni con quello di Dante. 21.</p>
<p>28. Immagine poetica. 21.</p>
<p>29. Utile e dilettevole. 21.</p>
<p>30. Della opinione di Longino circa il difetto di grandezza negli animi e negli scritti de' suoi tempi. Se ne assegna per causa il progresso della ragione e del sapere. Questo progresso e l'esilio delle illusioni producono la barbarie. Sopra i sentimenti e la condotta di Cicerone, e sopra gli avvenimenti che seguirono in Roma la morte di Cesare. 21-23.</p>
<p>31. La ragione dissolutrice della società. 23.</p>
<p>32. L'amore della meraviglia si riduce alla stessa fonte che l'odio della noia. 23.</p>
<p>33. Immagine poetica. 23.</p>
<p>34. Ragionevolmente e non favolosamente si assegnano al sommo eroismo i secoli antichissimi e oscuri. 23.</p>
<p>35. Eloquenza della lirica riconosciuta nel Petrarca, anteposto per questa parte a Orazio e a tutti gli altri. Copia, semplicità e familiarità, e generalmente indole dello stile del Petrarca. 23.</p>
<p>36. Giudizio sopra la lirica del Testi. 23-24.</p>
<p>37. Affettuoso del Petrarca. 24.</p>
<p>38. Giudizio sopra la lirica del Filicaia. 24.</p>
<p>39. Giudizio sopra la lirica del Chiabrera. 24-25.</p>
<p>40. Immagini ed effetti accidentali che talora nascono dalle espressioni de' poeti e degli altri scrittori, senza essere stati cercati da questi, come quel della spugna gittata da Protogene sul suo Ialiso. 25-26.</p>
<p>41. Profetico dello stile del Filicaia. 26-27.</p>
<p>42. Le migliori canzoni del Chiabrera non sono che bellissimi abbozzi. 26.</p>
<p>43. Giudizio sulla lirica del Guidi. 27-28.</p>
<p>44. Il Zappi unico comparabile ad Anacreonte in Italia e fuori. 28.</p>
<p>45. Giudizio sopra la lirica del Manfredi. 28.</p>
<p>46. Giudizio comparativo sopra i lirici italiani. 28.</p>
<p>47. Tutto è contento di se medesimo fuorchè l'uomo. 29.</p>
<p>48. Canzonette popolari in Recanati negli anni 1818-20. 29.</p>
<p>49. Della opinione del Paciaudi che la prosa sia la nutrice del verso. 29.</p>
<p>50. Effetto dell'amore in una fanciulla timida. 29.</p>
<p>51. Di un villano che piangeva vedendo macellare il suo bue. 29.</p>
<p>52. I più eloquenti pezzi italiani sono certe Canzoni del Petrarca e vari scritti del Tasso. Eloquenza di chi parla di se medesimo. 29-30.</p>
<p>53. Duttilità della lingua francese serve ad esprimer le cose non a scolpirle, come fa l'efficacia della lingua italiana. 30.</p>
<p>54. Se il nome delle lettere abbia a essere be ce eccetera, o bi ci, come si dice in Toscana. 30.</p>
<p>55. Similitudine appropriata ad esprimere l'effetto delle poesie di Anacreonte. 30-31.</p>
<p>56. Presente gusto per la filosofia non è cosa casuale nè passeggera, come in altri tempi. 31.</p>
<p>57. La bella prosa vuol aver non so che di poetico. Tecnicismi della prosa moderna. 31.</p>
<p>58. Pigrizia della testuggine proporzionata alla lunghezza della sua vita. 32. 64.</p>
<p>59. <emph>Testa</emph> per <emph>capo</emph> come si sia dovuto dire. 32.</p>
<p>60. I mezzi dell'imitazione propri di qualsivoglia arte non debbono essere naturalmente discordi fra loro, nè male accozzati; altrimenti l'arte è barbara per se stessa. Opera in musica. Tragedia in verso. 32.</p>
<p>61. Italianismi di Celso. 32-34.</p>
<p>62. Giudizio critico sopra il libretto <title lang="lat">de Arte dicendi</title>, attribuito a Celso. 34-36.</p>
<p>63. Immagine poetica. Rimembranze della mia fanciullezza. 36.</p>
<p>64. Monti poeta per lo stile, immaginoso, infelice nel sentimento, traduttore e copista in quasi tutti i suoi poemi originali. Sua Musogonia. 36-37.</p>
<p>65. Nemicizia della natura e della ragione ridotta in concordia dalla Religione. 37.</p>
<p>66. Caso in cui il seguir la ragione è barbaro, il seguir la natura irragionevole: la Religione in esso caso si pone dalla parte della natura. 37.</p>
<p>67. Remunerare per ignoranza o goffaggine un dono o benefizio grande con altro piccolo quanto sia disgustoso al benefattore, e quanto meglio il non remunerarlo in maniera alcuna. 38.</p>
<p>68. Uomini singolari antichi e moderni. Quanto minor grado di straordinario basti oggidì a far tenere un uomo per singolarissimo. 38-39.</p>
<p>69. Detto di Bacone, che tutte le facoltà ridotte ad arte steriliscono, applicato alla poesia. Originalità degli antichi, servilità inevitabile de' moderni poeti. 39-40. 41.</p>
<p>70. Immortalità dell'uomo arguita dalla sua inevitabile infelicità nella vita presente, e dal suicidio. 40.</p>
<p>71. Motto o giuoco di parole. 41.</p>
<p>72. Differenza tra il sale attico e antico e il sale francese e il moderno, e in che consista. 41-42.</p>
<p>73. Del volgare latino. Parole latine antichissime disusate dagli scrittori aurei, usate da quelli de' bassi tempi e ne' volgari moderni. 42.</p>
<p>74. Motto. 43.</p>
<p>75. Più si fa conto del tempo e meno ci pare di averne, più si trascura e più pare che ce ne avanzi. 43.</p>
<p>76. Principio di lettera di ringraziamento a persona che mi aveva lodato in istampa. 43.</p>
<p>77. Grazia attica. La grazia d'una lingua è cosa diversa da tutte l'altre sue doti. Non si può derivare se non da un linguaggio usato veramente nel favellare. 43.</p>
<p>78. Voce greca usata nel volgare italiano. 43.</p>
<p>79. Perchè quelli che temono sogliano cantare. Falso coraggio di molti consistente in dissimularsi o diminuirsi nella immaginazione i mali. <foreign lang="grc">&Egr;&usmogr;&phgr;&eegr;&mgr;&iacugr;&agr;</foreign> de' greci, dei latini e degl'italiani. 43-44.</p>
<p>80. I greci non istudiavano il latino. 44.</p>
<p>81. Voci italiane, mutate nella pronunzia latina, hanno perduto il suono imitativo. 44.</p>
<p>82. Immortalità nostra desunta dalla nostra infelicità presente. 44.</p>
<p>83. Parallelo de' greci alle Termopile co' nostri martiri, e in particolare con uno recente. Madri spartane simili alle cristiane. Eroismo dell'amor patrio simile a quello della religione. Religione suscitatrice dell'eroismo già spento. 44-45.</p>
<p>84. Mali trattamenti che certi frati esercitano co' loro novizi. Invidia da me portata a chi mi pareva che agevolmente conseguisse quello che io dopo lunghi stenti aveva ottenuto. 45.</p>
<p>85-86. L'abito par natura: quindi è che il falso gusto in materie letterarie e la trista maniera di scrivere paia per l'assuefazione, naturale. Modo di convincersi del contrario. Difficoltà di seguire oggidì la natura, la quale non ci è più abito; facilità di seguir l'abito in ogni cosa. 46.</p>
<p>87. Grazia non è propria della lingua francese: ma i francesi se ne vantano a ogni linea. 46-47.</p>
<p>88. Immagine romantica. 47.</p>
<p>89. La resistenza sovente è cagione che altri voglia e faccia più di quello che avrebbe fatto se non si fosse resistito. Esempio materiale. 47.</p>
<p>90. Ragionevolmente si concede agl'italiani che derivino voci e modi dal latino, negando loro che possano fare altrettanto da altre lingue eziandio sorelle. Barbarie delle voci greche nelle lingue moderne. Lingua francese considerata sotto questo rispetto. Voci repubblicane. 47-48.</p>
<p>91. Favola del pavone vergognoso delle sue zampe contraria a natura. Varietà del bello. Non v'ha bruttezza assoluta, non genere di animali che paia brutto a se stesso nè schifoso nè altro simile. 49.</p>
<p>92. Scusasi la predetta favola. 49.</p>
<p>93. Del derivar nuove voci dalle nazionali già note. Del trarne dal greco. 50.</p>
<p>94. Anche l'inaffettazione e simili qualità possono riuscire affettate. 50.</p>
<p>95. Immagine poetica. Rimembranze della mia fanciullezza. 50-51.</p>
<p>96. Illusioni sono il piacere più reale. 51.</p>
<p>97. Illusioni, essendo naturali, sono in certo modo cose reali. 51.</p>
<p>98. Quanto la varietà sia nemica della noia, quanto amica l'uniformità. 51.</p>
<p>99. Definizione dell'uomo da bene. 51.</p>
<p>100. Vita futura dedotta dall'infelicità della presente. 51.</p>
<p>101. L'alfabeto generalmente considerato è molto più ricco di suoni elementari che non si crede. 51-52.</p>
<p>102. Personificazione dell'eco, esempio dell'amabilità della mitologia greca. 52.</p>
<p>103. Quali propositi o intenzioni debba nascondere il poeta e lo scrittore per fuggir l'affettazione. Definizion di quest'ultima. 52-53.</p>
<p>104. Artifizio di molti scrittori moderni nel nascondere le vere cagioni di molti effetti morali da essi notati. Ridurre le cose a' principii loro. Semplicità e piccolo numero delle cause elementari così nel morale come nel fisico. Proposta di un sistema dove gli effetti morali noti fossero riportati alle loro prime cagioni. 53.</p>
<p>105. Imitazione de' greci nocque all'originalità della letteratura e poesia latina non meno che a quella dell'italiana l'imitazione de' latini e de' greci. Gran campo di originalità che avevano i romani. Qualità dello stile aggiunte o sostituite da' latini a quelle dello stile greco. 54.</p>
<p>106. Suoni elementari della favella mancanti al nostro o ad altri alfabeti. Dell'u gallico. Congettura del come sia divenuto proprio ai francesi. 54-55.</p>
<p>107. Pochi si curano di guadagnarsi il tuo amore a prezzo dell'odio di un altro. Quanto e perchè sia più efficace l'odio che l'amore. 55.</p>
<p>108. Immagini poetiche o stravaganti. 55-56.</p>
<p>109. Motto arguto. 55.</p>
<p>110. Forse l'uomo sarebbe felice vivendo naturalmente. Prove. Ma ora è incapace di questa felicità. L'uomo non è privo d'istinto per natura, ma lo perde per effetto dell'arte. La differenza di vita fra esso e gli altri animali è un effetto di circostanze, non di natura. 56.</p>
<p>111. Gli antichi poeti lasciano a far molto al lettore e come e perchè. Essi descrivano o narrano naturalmente. 57.</p>
<p>112. Nostri veri idilli sono le poesie dette rusticali. 57.</p>
<p>113. Immaginazione de' fanciulli paragonata alla poesia degli antichi. 57.</p>
<p>114. L'amor proprio vòlto verso se stesso è principio de' vizi, verso altrui, delle virtù. 57.</p>
<p>115. Suicidio per disperazione della vita considerata in se stessa non si legge d'alcun principe, e nondimeno converrebbe loro più che agli altri. 57-58.</p>
<p>116. Motto. 58.</p>
<p>117. I maestri, anche di matematica, dovrebbero avere ingegno poetico. 58.</p>
<p>118. Tutto si è perfezionato da Omero in qua, fuori che la poesia. 58.</p>
<p>119. Sale attico antico e sale francese e moderno. 58.</p>
<p>120. Sul detto del Sanazzaro <quote>E tanto è miser l'uom quant'ei si reputa</quote>. 58-59.</p>
<p>121. Effetti dell'amore. Questa più d'ogni altra passione astrae l'animo da qualsivoglia altro oggetto. 59.</p>
<p>122. Stomaco che si prova delle sciocchezze o bassezze altrui essendo in istato di vero amore. 59.</p>
<p>123. L'amore accresce il sentimento della vita, è il principio vivificante della natura, al contrario dell'odio. 59.</p>
<p>124. Dante e Petrarca molto meno ridondanti, e di rima molto più spontanei di tutti i cinquecentisti. 59-60.</p>
<p>125. Due similitudini non ordinarie ne' poeti. 60.</p>
<p>126. Dolci illusioni che nascono dalla cognizione e dalle solennità degli anniversari. 60.</p>
<p>127. Eloquenza di chi parla di se medesimo. Dell'Apologia di Lorenzino de' Medici. 60-61.</p>
<p>128. Gli ardiri in poesia ed in eloquenza consistono sovente nel vago dell'espressione o dell'immagine. 61.</p>
<p>129. Uso de' latini di pigliar voci e frasi dal greco, e degl'italiani di pigliarne dal francese. 62.</p>
<p>130. Della semplicità dello scrivere di Senofonte. 62.</p>
<p>131. Nella battaglia dell'Isso Dario pose i mercenari alla fronte, Alessandro alla coda. Ambo erano greci. Considerazioni sopra questo accidente. 62-63.</p>
<p>132. Del ridicolo che consiste in cose e di quello che in parole. 63.</p>
<p>133. Vera e forse unica sperabile utilità della commedia dovrebb'essere d'istruire i giovani, gl'inesperti e gl'irriflessivi sopra la natura della vita sociale e degli uomini. 63.</p>
<p>134. Dolcezza dell'immaginarsi tutto animato come fingevano gli antichi. 63-64.</p>
<p>135. Similitudine poetica. 63.</p>
<p>136. Di un effetto che produsse in me la lettura de' romanzi. 64.</p>
<p>137. Modo in cui da' greci e da' romani era chiamato l'uomo da bene, considerato come significativo delle opinioni, stato e carattere di quelle nazioni. 64-65.</p>
<p>138. Il dolore dei mali o della perdita dei beni è alleggerito dal pensiero della necessità. Esempio d'un fanciullo. 65.</p>
<p>139. Odio della vita congiunto in un medesimo tempo col timore di perderla e colla cura di conservarla. Esempio mio proprio. Che l'uomo siasi avveduto della infelicità del suo essere, è cosa contro natura. 66.</p>
<p>140. Osservazione da cui si raccoglie che il timore sia più fecondo d'illusioni che la speranza. 66.</p>
<p>141. Motti. 66-67.</p>
<p>142. Le favole del Pignotti declinano dallo scopo e dalla natura delle favole esopiane, e sono anzi satirette morali, come molti dialoghi e invenzioni di Luciano. 67.</p>
<p>143. Le femmine degli uccelli sono men belle dei maschi. Anche tra gli uomini il sesso maschile è veramente più bello del bel sesso. 67.</p>
<p>144. Amor di gloria, di libertà, e simili affetti spesso confusi coll'amor della patria. 67-68.</p>
<p>145. Osservazione dimostrante che il favellare non è mai scompagnato da qualche movimento del corpo fatto per sola cagione del favellare. 68.</p>
<p>146. Squisito giudizio dei greci dimostrato dalla vecchiezza attribuita a Caronte. 68.</p>
<p>147. Per l'uomo il nascere è un pericolo fisico di morire, e grande. Non così negli altri animali. Segno della nostra corruzione. 68-69.</p>
<p>148. Di quel verso, <quote lang="lat">invenies alium si te hic fastidit Alexis</quote>. 69.</p>
<p>149. Infinita vanità del vero. 69.</p>
<p>150. Più dolce l'odio che l'indifferenza. Questa è rarissima nello stato naturale, ordinarissima e quasi continua nel civile. 69.</p>
<p>151. Dei nomi delle lettere dell'alfabeto. 69.</p>
<p>152. Pensiero poetico in versi. 69.</p>
<p>153. L'allegrezza tende a dilatare, la tristezza a ristringere e contrarre, e ciò come moralmente, così anche fisicamente. 69-70.</p>
<p>154. Differenza tra la semplicità del Petrarca e quella dei greci. Familiarità dello stile di quello. 70.</p>
<p>155. Grande stimolo al suicidio il disprezzo di se medesimo. L'amore della vita non è che l'amore del proprio bene. 70-71.</p>
<p>156. Motto. 71.</p>
<p>157. Colle persone ch'io stimo non amo di parlare in presenza d'altri, e perchè. 71.</p>
<p>158. Forse il numero degl'individui nelle specie degli animali è, naturalmente e generalmente parlando in ragione contraria alla loro grandezza. 71-72.</p>
<p>159. Delitto è talvolta eroismo. Talvolta promette bene della persona che lo commette. Anche il sacrifizio della virtù fatto da chi la tien cara, è un certo eroismo e grandezza d'animo. 72.</p>
<p>160. Il dolore che nasce dalla noia è più tollerabile che essa non è. 72.</p>
<p>161. Vendetta è sì grata che spesso si desidera essere ingiuriato per vendicarsi. Il simile si può dire dell'odio, anche senza vendetta. 72.</p>
<p>162. Tutto è nulla, anche la disperazione che nasce dal sapere e sentire questa verità, anche il dolore. 72.</p>
<p>163. Di un genere d'invidia da me provato. 73.</p>
<p>164. Perchè il bene inaspettato sia più caro dello sperato. 73.</p>
<p>165. Pensiero di Mad. di Staël che viene a condannare l'abuso che fanno i romantici del terribile, e dello straordinario che non è in verun'armonia colle abitudini e colla natura di quasi niun lettore. 73-74.</p>
<p>166. Aspetto della natura nel tempo di autunno. 74.</p>
<p>167. Varietà e contrasto delle qualità di ciascun individuo ne' popoli del mezzogiorno, e cagione d'essa varietà. 74-75.</p>
<p>168. Diletto del vago è di natura sua tale che non ci può appagare: nondimeno è molto maggiore di qualunque diletto determinato: tanto questi son lungi dal poterci appagare e riempire. 75. e di nuovo ivi.</p>
<p>169. Felicità possibile dell'uomo consiste in una vita tranquilla animata da una speranza certa e quieta di bene avvenire, e tranquillamente occupata. 76.</p>
<p>170. La civiltà ha posto in uso le fatiche dannose e dimesso le utili alla sanità del corpo e delle facoltà umane. 76.</p>
<p>171. Dolore antico. Somma sua differenza dal moderno. Se i poeti e gli artisti debbano o possano convenientemente trattare soggetti antichi dove campeggino le passioni. Sensibilità non fu propria degli antichi; è un effetto naturale delle nostre circostanze moderne, ma non innato in noi: è un rimedio preparato per così dire dalla pietosa natura alla nostra presente, benchè non naturale, infelicità. Irragionevolezza dell'accusare i poeti e scrittori antichi che manchino di sentimento, e del disprezzare gli antichi perchè ne mancarono. Non mancarono però di altre passioni belle e dolci, nè di altri grandissimi diletti dello spirito, che mancano a noi. La consolazione degli antichi non era nella stessa sventura, com'è in certo modo per noi. 76-79.</p>
<p>172. La musica imita il sentimento in persona. Paragonata alla poesia ed all'architettura. Passo della Staël in proposito. 79-80.</p>
<p>173. Pensieri poetici in versi. 80.</p>
<p>174. Cristianesimo ha peggiorato gli uomini in quanto che senza spegnere le passioni, le ha messe in troppo aperto contrasto coi principii. Carattere della malvagità de' bassi tempi diverso dall'antico e da quello degli ultimi anni. Si attribuisce in parte questa diversità e questo carattere al Cristianesimo. 80-81.</p>
<p>175. Di un artifizio di dar efficacia allo stile, esemplificato con un passo delle Notti Romane. 82.</p>
<p>176. Il pericolo riconcilia colla vita. Esempio mio proprio. Salto di Leucade. 82.</p>
<p>177. Piccolezze e debolezze del genio. Libro decimoquarto della Corinna. 83.</p>
<p>178. Gli uomini ignoranti e freddi non sogliono veramente portare invidia a quelli di genio, perchè non gli stimano e non li credono superiori a se, anzi inferiori. Solamente gl'invidieranno quando li veggano stimati, il che non può accadere ne' paesi piccoli e ignoranti. Che sorta di passioni muovano in questi paesi gli uomini di genio negli altri uomini. Si riprende il citato libro della Corinna. 83-84.</p>
<p>179. Influenza e relazione de' sistemi e delle dottrine fisiche colle metafisiche. Esempio del sistema copernicano. 84.</p>
<p>180. Annoiato e scoraggito della vita io non aveva la forza di piangere e di dolermi, se non quando era alquanto più lieto dell'ordinario. 84.</p>
<p>181. Versi latini giambici satirici sopra il nome di Pio preso da certi principi. 85.</p>
<p>182. Sentimenti da me provati per la considerazione della universale nullità. 85.</p>
<p>183. La speranza non è più capace di felicitare dopo una felicità provata e perduta. 85.</p>
<p>184. Similitudine poetica. 85.</p>
<p>185. Sensazioni d'entusiasmo superficiali e deboli si comunicano volentieri, con isperanza di accrescerle; profonde, si fugge di comunicarle, nè si potrebbe. 85-86.</p>
<p>186. Condannasi con un passo della Corinna l'ignobilità del poetare romantico e l'eccessiva verità e minutezza della loro imitazione. 86-87.</p>
<p>187. Progresso degli effetti delle sventure nell'individuo. Odio di se stesso a cui lo conducono. Maligna allegrezza e sorriso sopra i suoi propri mali e la stessa morte; ultimo effetto della disperazione. 87.</p>
<p>188. Dolore e disperazione degli antichi, de' fanciulli, degl'ignoranti, nelle sventure. 88.</p>
<p>189. Pensieri e sensazioni dolorose o terribili o spiacevoli, perchè sovente si cerchino e si ammettano volontariamente. Passo della Corinna. 88-90.</p>
<p>190. Idea ed orrore che gli antichi avevano del destino da che venisse. Spiegasi eziandio lo stesso effetto negli uomini magnanimi e immaginosi de' tempi moderni. 90-92.</p>
<p>191. Epigrammatico dello spirito e della conversazione francese si comunica necessariamente a tutte le loro scritture, di cui esso forma il carattere. Stile francese non è capace d'altra naturalezza che di quella della loro conversazione, che non è delle più naturali. Vantata naturalezza e grazia di La Fontaine. La lingua francese esaltata per semplicissima è incapace di traduzioni di Senofonte e de' più semplici e piani autori classici, anzi più incapace di queste che d'altre. Traduzioni d'Amyot. Forse più facili ad intendere a un italiano che a un francese non dotto. 92-94.</p>
<p>192. Cognizione di più lingue giova alla facilità, chiarezza e precisione del pensare, del concepire, del fissare e determinare seco stesso le idee. 94-95.</p>
<p>193. Suono espressivo di certe parole venuto talvolta dal caso. 95.</p>
<p>194. Della nostra voce <emph>troia</emph> che si congettura essere antica latina volgare. 95-96.</p>
<p>195. Allegrezza, sentimenti ed entusiasmo, effetti propri del vigor passeggero. Forza corporale degli antichi a quanti piaceri spirituali ed a quante sensazioni d'entusiasmo dovesse dar luogo, massime nelle persone colte. 96-97.</p>
<p>196. Dispiacevolezza del non potere interloquire in discorsi che c'interessano, o di cose che noi conosciamo altrettanto o meglio di quei che ne parlano in nostra presenza. 97.</p>
<p>197. È falso che il momento dell'altrui giubilo sia proprio a nulla ottenerne, eccetto favori che si possano far sull'istante o concedere. A tutto l'altro è anzi inopportunissimo, e perchè. Nè il tempo della gioia nè quel del dolore sono disposti alla compassione o all'interesse per altrui. Bensì i tempi d'indifferenza, e più quelli di un entusiasmo senza scopo determinato o di un'allegrezza senza data causa. 97-99.</p>
<p>198. Interessare alla propria sventura chi si trova in istato simile è, non che facile, come si dice, ma impossibile. Forse è più facile interessarvi chi l'abbia provato per lo passato. 99.</p>
<p>199. Sola cosa reale sono le illusioni, e sola sostanza i fantasmi. 99.</p>
<p>200. Proprietà de' poeti antichi di lasciar molto al lettore, cagione fra l'altre cose di una somma bellezza alle loro poesie, descrizioni, immagini e concetti, cioè quella dell'indefinito e del vago. Contrario effetto della esattezza moderna e romantica nel descrivere. 100.</p></div1>
<div1><head>2</head>
<p>Danno del conoscere la propria età. 102.1.</p>
<p>Amicizia tra due giovani oggi impossibile, 104.1. (a) Pensieri isolati satirici. 106.1. 307.1. 334.1. 352.2. 364.1. 1075.2. 1085.1. 1362.2. 1537.1. 1583.2. 1607.1. 1926.2. 2396.2. 2481.1. 2611.1. 2653.3. 3000.1. 3891.1. 3990.2. 4023.1.[2.] 4044.8. 4062.1. 4068.9. 4075.3. 4090.2. 70.1. 4095.2.3. 4102.3. (b) Pensieri isolati filosofici. 112.3. 183.2. 276.1. 280.3. 319.1. 375.2. 479.1. 527.1. 646.1. 676.2. 703.2. 829.1. 975.1.[2.] 1011.1. 1044.2. 1175.1. 1328.1. 1521.2. 1715.1. 1970.2. 2607.1. 2686.1. 2803.1. 3029.1. 3040.1. 3432.1. 3975.3. 51.4. 58.2. 62.3. 73.2.</p>
<p>Perchè si provi diletto leggendo grandi azioni. 124.1.</p>
<p>Paradossi. 126.1.[2.] 210.1. 238.2. 271.2. 368.1. 949.1. 1329.2. 1364.2. 1507.1. 1660.1. 2457.1. 2702.1. 4096.2. 4058.1. 67.4.[3.] 97.2. 99.1.</p>
<p>Conformità de' presenti costumi d'Europa. 147.1. 148.1. 151.1. 1831.2. 2405.1.</p>
<p>Gioventù, maturità e vecchiezza della giornata. 151.3. 193.1. 80.1.</p>
<p>Parodie o correzioni o applicazioni di sentenze antiche. 162.1. 205.1. 231.1. 249.1. 303.1.-304.1. 2451.1. 2602.1. 2680.1. 3761.1. 593.2.</p>
<p>Motti e risposte argute. 185.2. 212.1. 273.1. 309.3. 474.1. 663.1.2. 2588.1. 4068.8. 1.3.[4.] 6.1. 55.3. 66.3. 67.1. 71.1.</p>
<p>Idea di bontà o malvagità che noi concepiamo degl'individui, da che sia determinata. 194.3. 1727.3.</p>
<p>Dotti o uomini di genio moderni esilissimi di corpo; non così gli antichi. 207.2. 598.4. 661.2.</p>
<p>Compassione dee cadere sopra oggetti amabili. 4118.2. 220.3. 221.2. 233.1. [233.4.] 722.1.</p>
<p>Gloria letteraria. 227.1. 263.2. 271.1. 273.3. 306.1.[2.] 346.1. 347.1. 455.1. 593.2. 643.3. 826.1. 1531.1. 1708.1. 1788.1. 1883.1. 1927.1. 2233.1. 2453.1. 2544.1. 2676.1. 2682.1. 3382.2. 3673.1. 4108.4. 46.1. 83.2.</p>
<p>Pratica del mondo avvezza gli uomini insigni piuttosto a pregiare che a disprezzare. 255.2. 3545.1.</p>
<p>Morte non è dolorosa al corpo. 281.2. 660.1. 2182.1. 2566.1.</p>
<p>Chi genera figli dev'esser certo di generar dei malvagi. 283.1.</p>
<p>Niuno p. far piacere ad uno vuole incorrere nell'odio di un altro, e perchè. 55. 293.1. 1833.1.</p>
<p>Cause dell'amore dei vecchi alla vita. 294.1. 2643.1. 2987.3. 3029.1.2.</p>
<p>Eloquenza e naturalezza di chi parla di se medesimo. 29. 58.5. 312.2. 60.3.</p>
<p>Grandezza antica, picciolezza moderna: durabilità delle opere antiche, caducità delle moderne. 340.1. 3435.1.</p>
<p>Uomo è più inclinato al timore che alla speranza. 458.1. 1303.2. 3433.1. 66.2.</p>
<p>L'egoismo comune causa e necessità dell'egoismo individuale. 463.2. 607.1. 669.1. 930.1. 1100.1. 1913.1. 2436.1. 2653.2.</p>
<p>Precetto machiavellistico. 476.2.</p>
<p>Inutilità del rendersi indipendenti dalla fortuna per esser felici. 536.3. 1651.1. 2800.2.</p>
<p>Oggi difficilmente accade che la gioia ci trasporti e riempia l'animo. 716.1. 2434.2.</p>
<p>Suicidio. 814.1. 1978.1. 2241.1. 2402.3. 2492.1. 2549.2. 57.5.</p>
<p>Superiorità di merito del dilettevole sopra l'utile. 987.1. 1507.1. 2157.1.</p>
<p>Differenza pratica tra i filosofi antichi e i moderni, derivante dalla natura delle due filosofie. 1018.1.</p>
<p>Varietà e monotonia. 1028.1. 1507.2. 1655.1. 51.3.[1.] 368.1.</p>
<p>Differenza dell'amor patrio antico e moderno dedotta dalla pena dell'esilio libero. 1361.3.</p>
<p>Non v'è infelicità umana che non possa crescere. 1477.1.</p>
<p>Uomini straordinarii senza esser grandi, benchè riputati tali. 1623.4. 3447.1. 3446.2.</p>
<p>Necessità di nascondere i propri difetti e sventure. Impossibilità di trovarne compassione. 1673.1. 2401.3. 2485.1.</p>
<p>Necessità di usar prepotenza e impostura. 1721.1. 1787.3.</p>
<p>L'uomo a tutto si abitua e si addomestica fuorchè alla inazione e alla noia. 1988.3.</p>
<p>Colle stesse arti si maneggiano le donne, i Principi, i letterati. In ogni professione bisogna farsi largo colla ruina altrui. 2155.4. 2258.1.</p>
<p>Sommo egoismo del timore. 2206.1. 2387.1. 3497.2. 2630.1. 2669.1. 2673.1. 3641.1.</p>
<p>Errore di chi si propone di rimandar tutti contenti di se. Anzi bisogna cercare il contrario. 2271.1.</p>
<p>Necessità di vantarsi e parlar di se stesso. 2429.1.</p>
<p>Punto d'onore antico e moderno. 2420.1.</p>
<p>Ritirata dei 10000 paragonata alle conquiste del Messico e del Perù. 2479.1.</p>
<p>Quello stato che non si può migliorare, ancorchè fortunatissimo, è infelicissimo. Detto di Senofonte. 2526.1.</p>
<p>Che parte abbia la natura rispetto all'arte nella riuscita degli uomini in qualsivoglia cosa. 2568.1.</p>
<p>Uso del coro nei drammi lodato. 2804.1.</p>
<p>Lunghezza de' poemi d'Omero, fertilità della sua immaginazione. 2976.1.</p>
<p>Gli antichi che vivevano non temeano la morte, noi non vivendo la temiamo. 3029.2.3029.1.</p>
<p>Cause che rendono un uomo stimato o disprezzato nel mondo. Tre generi di persone in questo proposito. 3183.1.</p>
<p>Tanto l'uomo è gradito quanto ei sa ridere. 3360.1.</p>
<p>Stoltezza dell'uso moderno della mitologia. 3461.1.</p>
<p>Eroismo come sia affettato anche dagli egoisti più sfacciati, e da' fanciulli che sono naturalmente di questo numero. 3480.1. 643.2. (a) Pensieri isolati satirici. 4104.2. 23.4. 38.1. 43.2. 45.1. 51.1. 69.5.</p>
<p>Non solo l'apparenza è più necessaria della sostanza, ma è sola necessaria. 4096.2.</p>
<p>Tre stati della vecchieza in tre diverse epoche del genere umano. 3520.1.</p>
<p>Uomini singolari antichi e uomini singolari moderni. Quanto minor grado di straordinario basti oggi a farci tenere singolarissimi. 38.2.</p>
<p>Quale avrebbe a essere la utilità della Commedia. 63.3.</p>
<p>Dolore dei mali alleggerito dal pensiero della necessità. Esempio di un fanciullo. 65.1.</p>
<p>Colle persone di sua stima non amava di parlare in presenza d'altri. 71.2.</p>
<p>Anche il delitto è talvolta un atto eroico, benchè non sia neppur di quei delitti forti e coraggiosi. 72.1. (b) pensieri isolati filosofici. 99.2. 97.1.</p></div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
