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      <title>Caratteri morali di Teofrasto</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>4 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000934</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fe riferimento al testo Giacomo Leopardi, Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I, Firenze, Sansoni 1989.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>800</date>
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        <term>858.7 - MISCELLANEA ITALIANA. 1814-1859</term>
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        <term>Traduzioni e volgarizzamenti</term>
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<div1><head>Prologo</head>

<p>Più volte già per lo addietro, meditando meco medesimo, io mi sono maravigliato, e forse io non lascerò di maravigliarmi ancora per l'avvenire, di questo che noi veggiamo, che con essere la Grecia sottoposta ad uno stesso aere, e i Greci solere essere allevati universalmente a una guisa, tuttavia si trovano i nostri costumi essere tra se discordi e dissomiglianti. Io dunque, o Policle, avendo considerata per buono spazio di tempo la natura degli uomini, come quello che mi trovo essere vissuto insino a qui ben settantanove anni, e che ho usato e avuto a fare con molte e diversissime qualità di persone; ed avendo bene accuratamente comparato i buoni e valorosi coi tristi, sono entrato in pensiero di dovere esporre per iscrittura i modi e gli andamenti che si sogliono tenere dagli uni e dagli altri nella loro vita. Per tanto discorrendo di mano in mano genere per genere, io ti darò ad intendere particolarmente il diverso fare delle persone, e il modo come elle usano di governarsi; atteso, o Policle, che io sono di opinione che i nostri figliuoli debbano riuscire più virtuosi se noi lasceremo loro di così fatti libri, dei quali essi servendosi come per mostre o esempi, ragionevolmente si eleggeranno di comunicare e conversare coi più costumati, per non avere a essere da meno di quelli. Vengo dunque di presente al proposito: a te si aspetta di venirmi accompagnando coll'attenzione, e veder se ti pare che io dica la verità. E senza fare altri preamboli nè distendermi maggiormente sopra il generale della cosa, incomincerò da coloro che vanno dietro al simulare, e definito che avrò la simulazione, dirò del simulatore, di che condizione sia e che stile abbia. E così di poi seguitando, m'ingegnerò di dare a conoscere gli altri vizi, sorta per sorta, secondo che ho proposto di dover fare.</p></div1>

<div1><head>Cap.1</head>
<head>DELLA SIMULAZIONE</head>

<p>La simulazione adunque si potrebbe dire in sostanza che non fosse altro che un fingere in parole e in opere a fin di male. E la qualità e lo andamento del simulatore sono dell'infrascritto modo. Questo tale andrà, ponghiamo caso, ad un suo nimico, e farà sembiante di non odiarlo, anzi di averlo caro. Loderà presenzialmente uno al quale di nascosto cercherà nuocere; e intervenendo a questo medesimo alcun sinistro, farà vista di contristarsene. Mostrerà di perdonare a chi parlerà male del fatto suo, e di non si curare di quello che sarà detto contro di se. E a coloro a chi esso fa ingiuria e che si risentono, userà modi e parole dolci e tranquille. Tavolta che uno sarà venuto e avrà fretta di favellargli, esso manderagli significando di dover tornare, scusandosi di essere arrivato a casa poco dianzi, e che l'ora è tarda, o ch'ei si sentirà male. Qualsivoglia cosa che questo cotale faccia, non confessa di farla, ma dice che sta deliberando o che ha intenzione.</p></div1></body></text></TEI.2>
