<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!DOCTYPE TEI.2 SYSTEM "http://bibliotecaitaliana.it/dtd/bibit.dtd">
<TEI.2>
<teiHeader>
  <fileDesc>
    <titleStmt>
      <title>Dell'errore attribuito a Innocenzo per aver dipinto Apollo piuttosto col violino che con la lira</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
    </titleStmt>
    <extent>7 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000938</idno>
      <availability>
        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
      </availability>
    </publicationStmt>
    <seriesStmt>
      <title>Collezione BibIt</title>
    </seriesStmt>
    <sourceDesc>
      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica del testo fa riferimento a Giacomo Leopardi, Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I, Firenze, Sansoni 1989.</note>
      </bibl>
    </sourceDesc>
  </fileDesc>
  <encodingDesc>
                  <samplingDecl>
                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
                    <correction method="silent" status="medium">
                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
                    </correction>
                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
                    </hyphenation>
                  </editorialDecl>
    <classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
  <profileDesc>
    <creation>
      <date>800</date>
    </creation>
    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
    <textClass>
      <keywords scheme="CDD">
        <term>858.7 - MISCELLANEA ITALIANA. 1814-1859</term>
      </keywords>
      <keywords scheme="CGB">
        <term>Trattati</term>
      </keywords>
    </textClass>
  </profileDesc>
  <revisionDesc>
    <change>
      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
      <respStmt>
        <name>LEXIS</name>
      </respStmt>
      <item>Digitalizzazione</item>
    </change>
    <change>
      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
      <respStmt>
        <name>LEXIS</name>
      </respStmt>
      <item>Correzione linguistica</item>
    </change>
    <change>
      <date>2004-09-30T00:00:00.000+02:00</date>
      <respStmt>
        <name>Carla Deiana</name>
        <name>BIBIT</name>
      </respStmt>
      <item>Codifica XML - Codifica manuale</item>
    </change>
    <change>
      <date>2004-09-30T00:00:00.000+02:00</date>
      <respStmt>
        <name>Carla Deiana</name>
        <name>BIBIT</name>
      </respStmt>
      <item>Validazione</item>
    </change>
  </revisionDesc>
</teiHeader>

<text>
<body>
<div1><head>DELL'ERRORE ATTRIBUITO A INNOCENZO PER AVER DIPINTO APOLLO PIUTTOSTO COL VIOLINO CHE CON LA LIRA.</head>
<p>Questo viene da quella falsissima e pazza opinione (se pure si può chiamare opinione) che l'oggetto delle Belle Arti e poesia sia la verità. Ma non è la verità, bensì il verisimile. Imperocchè ec. e si metta quello che ho detto nel Discorso sui Romantici.</p>
<p>Il porre il violino per la lira è come una traduzione della lira col violino, di uno strumento ignoto al popolo d'oggidì per uno strumento noto. Ora il pittore dipinge pel popolo, come tutti gli altri artisti. Tal quale come quelle cariche antiche, vesti ec. che dei bravi traduttori rendono con nomi di altre cariche vesti oggetti pesi, misure, distanze (come lega per parasanga ch'era di 3 miglia) ec. noti presentemente, e anticamente no, ma corrispondenti a quelli quanto basta, benchè diversi. Vedi Davanzati in una postilla al principio del primo libro di Tacito.</p>
<p>È cosa inutile al popolo il fare esattissimamente un Romano vestito come gli antichi. ec. Che cosa avete guadagnato dopo che avete fatto il vostro personaggio (parlo a voi, pittori, statuari, incisori, <hi rend="italic">comici</hi> ec.) assolutamente tal quale a quello ch'era anticamente? Forse ve ne segue la maraviglia, e il diletto che nasce da quella nello spettatore, se questo non sa niente come fosse anticamente? nè è colpito dalla difficoltà dell'imitazione dalla quale nasce la maraviglia, e da questa il diletto? Quindi bisogna togliere occasione di porre quella massima che allora è più dilettevole ed efficace l'imitazione quando ella è rara, l'oggetto comune: e inveire contro i Romantici portando quel bel passo del Discorso.</p>
<p>Certo che un artista dovrà lambiccarsi il cervello sugli eruditi ec. ec. ec. E quando si combattono gli uni gli altri, come non è quasi luogo che non accada, che dovrà fare? forse metterà sotto un'iscrizione che dica: Sappiate che il tale ec.</p>
<p>Importa veramente assai per il diletto da cavarsi dalla pittura ec. che quel tal coturno sia tanto alto e non più, quella toga con quelle tali pieghe appuntino ec. Ed è veramente buona e fa per noi quell'imitazione per intendere la cui difficoltà e conseguentemente cavarne maraviglia e diletto bisogna aver studiato, e scervellatosi nella lettura dei critici ec. antiquari ec. comentatori ec.</p>
<p>Non dico già (e questo va notato) che si debbano spogliare le cose antiche <hi rend="italic">o forestiere</hi> (giacchè tutto ciò ch'io dico degli antichi va pur detto de' forestieri) di attributo <hi rend="italic">noto</hi> o darne loro di quelli che sia <hi rend="italic">noto</hi> non aver avuto nè potuto avere (o pur non avere ec.). P.e. condannerò altamente chi dipingesse Marte collo schioppo ec. Giacchè la bruttezza non è altro che sconvenienza. Questo è stabilito in natura che quello le di cui parti si disconvengono scambievolmente sia brutto. Perciò l'idea astratta della bruttezza è innata. (e quindi pel contrario della bellezza). Ma quali cose si convengano o no fra loro, lo giudicano gli uomini secondo l'abitudine ec. e non ne hanno idee quasi mai uniformi. L'etiope pregia il naso rincagnato e le labbra tumide, e chi non le ha tali lo chiama brutto, il color nero ec. (vedi l'enumerazione che n'ho posta ne' miei pensieri); ora questo par brutto a noi. Quindi l'idea concreta della bruttezza o sia delle bruttezze (e bellezze) particolari non è in natura, ma è mutabile. Dal che si rileva come e' non sia niente brutto p.e. un personaggio antico con un attributo sconveniente a lui realmente, ma non nell'idea comune, e d'altronde sia brutto se questo gli sconviene nell'idea comune, anzi arrivo a dire ch'è brutto effettivissimamente se nell'idea comune gli sconviene quando anche gli convenga in realtà, (cava da questo principio ultimo le conseguenze opportune) giacchè il pittore non opera per gli eruditi ma pel popolo e mira al diletto suo, non all'utile o alla verità ec. come è noto che il poeta dee preferire il verisimile al vero incredibile, perch'egli non è storico nè filosofo ec. ec. ec.</p>
<p>Dice anche il Giordani della scorticazione di Marsia riprovandola e se come cosa sconcia convengo con lui ma so ch'egli riprova anche il brutto come si vede nel Discorso sui dipinti del Landi ec. Nel che non convengo, ma ciò richiederebbe una lunga dissertazione sulla natura della poesia che forse altra volta avrò luogo a fare.</p>
<p>Anche Guido Reni dopo Innocenzo fece S. Cecilia col violino. E nota che il Giordani porta l'esempio di Raffaello come cosa rara e strana e notabile. E nota pur che forse non avrà fatta una sola S. Cecilia essendo stato fecondissimo pittore, onde non si può dir la S. Cecilia di Guido Reni, ma in qualche altro modo.</p>
<p>Anche riguardo alla vera anatomia degli animali i più gran maestri sono stati molto sbadati, e pure quelle stesse opere piacciono assai perchè vedendo la verità del tutto non ci accorgiamo dell'errore delle parti, che però forse ce ne accorgeremmo bene se fossero relativi all'uomo, onde la tanto superiore difficoltà di far la figura umana. Vedi Camper p. 43 fine e 45 fine. </p></div1></body></text></TEI.2>
