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    <titleStmt>
      <title>Altre poesie varie</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
    </titleStmt>
    <extent>27 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000952</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo, Leopardi, Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I, Firenze, Sansoni 1989.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
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        <term>858.7 - MISCELLANEA ITALIANA. 1814-1859</term>
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        <term>Poesia</term>
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<text>
<body>
<div1><head>LA DIMENTICANZA</head>

<lg><l>Nel tempo in che dileguasi</l>
<l>All'orizzonte il rosso,</l>
<l>Quando più forte gracida</l>
<l>La rana dentro al fosso:</l></lg>
<lg><l>Allor che gli astri brillano</l>
<l>Nel cielo azzurro e puro,</l>
<l>E splendono le lucciole</l>
<l>Sul verde suolo oscuro:</l></lg>
<lg><l>Allor che ad ogni piccolo</l>
<l>Romor che fa 'l viandante,</l>
<l>Gl'inquieti cani abbaiano</l>
<l>Ai casolari innante:</l></lg>
<lg><l>Nella stagion più fervida,</l>
<l>In una notte bruna,</l>
<l>Fresca, serena, placida,</l>
<l>Bella, ma senza luna:</l></lg>
<lg><l>Alla città tornavano</l>
<l>Da non lontana villa</l>
<l>Tre giovinetti nobili</l>
<l>Cleon, Lucio ed Eurilla.</l></lg>
<lg><l>D'un attempato e ruvido</l>
<l>Fattore in compagnia,</l>
<l>Vermiglio, grasso, florido</l>
<l>Pedante li seguia.</l></lg>
<lg><l>Lenti pel calle tacito</l>
<l>Traean la pancia piena,</l>
<l>Che fatto al campo aveano</l>
<l>Una gioconda cena.</l></lg>
<lg><l>Frugali sempre e savii,</l>
<l>Di carne avean mangiato</l>
<l>Sol quanto sulla tavola</l>
<l>Per sorte avean trovato.</l></lg>
<lg><l>Rappreso latte candido,</l>
<l>E saporiti e buoni</l>
<l>Per Lodigiano cacio</l>
<l>Pugliesi maccheroni</l></lg>
<lg><l>Con frutta, e qualche intingolo</l>
<l>Di rustica cucina,</l>
<l>Desta, e sopita aveano</l>
<l>Lor fame vespertina.</l></lg>
<lg><l>Di quel licor vivifico</l>
<l>Che l'alme allegra e bea</l>
<l>La refezion gradevole</l>
<l>Mancato non avea.</l></lg>
<lg><l>Ed il pedante rigido</l>
<l>Per dare il buon esempio</l>
<l>È fama che di calici</l>
<l>facesse orrendo scempio.</l></lg>
<lg><l>Però mentre moveasi</l>
<l>Con comodo, pian piano</l>
<l>Dai tre fratelli nobili</l>
<l>Si vede alfin lontano.</l></lg>
<lg><l>E quei con burle ingenue</l>
<l>Figliole del buon vino</l>
<l>Allontanando givano</l>
<l>La noia del cammino.</l></lg>
<lg><l>Cleone, astuto giovine</l>
<l>Che d'essi era il maggiore,</l>
<l>E avea tra gli altri vizii</l>
<l>Un capriccioso umore;</l></lg>
<lg><l>Con uno scherzo innocuo</l>
<l>Fitto s'aveva in testa</l>
<l>A quel pedante macero</l>
<l>Far terminar la festa.</l></lg>
<lg><l>Di man di Lucio subito</l>
<l>Si tolse un ombrellino</l>
<l>E di seguire ingiunsegli</l>
<l>Co l'altra il suo cammino.</l></lg>
<lg><l>In terra quindi l'abito</l>
<l>Ed il cappel depose</l>
<l>E dietro ad un grand'albero</l>
<l>Ridendo si nascose.</l></lg>
<lg><l>Pel calle solitario</l>
<l>Stanco il pedante e caldo</l>
<l>Veniva tranquillissimo</l>
<l>Ciarlando col castaldo.</l></lg>
<lg><l>Aspetta il furbo giovine</l>
<l>Che presso lui sia giunto,</l>
<l>E quando avvicinatosi</l>
<l>Lo vede a un certo punto;</l></lg>
<lg><l>Discostasi dall'albero,</l>
<l>Pone l'ombrello in resta,</l>
<l>E, su con voce orribile,</l>
<l>Su, grida, o roba o testa.</l></lg>
<lg><l>Il buon pedante gelido</l>
<l>Confondesi, ristà,</l>
<l>E sclama in arretrandosi:</l>
<l>La vita per pietà.</l></lg>
<lg><l>Scoppian le risa: accorrono</l>
<l>I giovani al romore:</l>
<l>Cleon con detti amabili</l>
<l>Consola il precettore.</l></lg>
<lg><l>Non temer nulla, dicegli,</l>
<l>Eh, vedi, è stato un giuoco.</l>
<l>Il meschinel ricupera</l>
<l>I sensi appoco appoco.</l></lg>
<lg><l>E l'anca percuotendosi,</l>
<l>In tuono di pietade,</l>
<l>Oh dice, incauti giovani,</l>
<l>Oh malaccorta etade!</l></lg>
<lg><l>Se in tasca, il ciel ne liberi!</l>
<l>Trovavami un coltello,</l>
<l>Di voi... qual rischio barbaro!...</l>
<l>Facea crudel macello.</l></lg>
<lg><l>I tre figlioli attoniti</l>
<l>Che replicar non sanno;</l>
<l>Si pentono, incamminansi</l>
<l>E ragionando vanno.</l></lg>
<lg><l>Oh Dio, fra lor dicevano,</l>
<l>Che gran periglio! io fremo...</l>
<l>Son burle che si pagano...</l>
<l>Mai più non ne faremo.</l></lg>
<lg><l>Alfin così com'erano</l>
<l>Del tristo error compunti,</l>
<l>Dopo non lungo spazio</l>
<l>Alla città fur giunti.</l></lg>
<lg><l>E allor che raccontavano</l>
<l>Il flebile accidente</l>
<l>Sien grazie al ciel, diceano,</l>
<l>Non n'è successo niente.</l></lg>
<lg><l>Per lor già necessaria</l>
<l>La mensa più non era</l>
<l>Nè far due cene debbesi</l>
<l>In una stessa sera.</l></lg>
<lg><l>Per dar quindi rimedio</l>
<l>Alle sofferte pene</l>
<l>Che tosto a letto andassero</l>
<l>Fu giudicato bene.</l></lg>
<lg><l>E il precettor, dell'abito</l>
<l>Levandosi ogni arnese</l>
<l>A trar di tasca vennesi</l>
<l>Un suo coltello Inglese.</l>
</lg>
</div1>
<div1><head>EPIGRAMMA</head>

<lg><l>Oh come in un istante</l>
<l>Divien raro ogni libro interessante!</l>
<l>La nuova opra di Mopso</l>
<l>In ogni parte ho ricercata invano:</l>
<l>Sol del libraio holla veduta in mano.</l>
</lg>
</div1>
<div1><head>LETTA LA VITA DELL'ALFIERI SCRITTA DA ESSO</head>

<lg><l>In chiuder la tua storia, ansante il petto,</l>
<l>Vedrò, dissi, il tuo marmo, Alfieri mio,</l>
<l>Vedrò la parte aprica e il dolce tetto</l>
<l>Onde dicesti a questa terra addio.</l></lg>
<lg><l>Così dissi inaccorto. E forse ch'io</l>
<l>Pria sarò steso in sul funereo letto,</l>
<l>E de l'ossa nel flebile ricetto</l>
<l>Prima infinito adombrerammi obblio:</l></lg>
<lg><l>Misero quadrilustre. E tu nemica</l>
<l>La sorte avesti pur: ma ti rimbomba</l>
<l>Fama che cresce e un dì fia detta antica.</l></lg>
<lg><l>Di me non suonerà l'eterna tromba;</l>
<l>Starommi ignoto e non avrò chi dica,</l>
<l>A piangere i' verrò su la tua tomba.</l></lg>

<p>Primo sonetto composto tutto la notte avanti il 27 Novembre 1817, stando in letto, prima di addormentarmi, avendo poche ore avanti finito di leggere la vita dell'Alfieri, e pochi minuti prima, stando pure in letto, biasimata la sua facilità di rimare, e detto fra me che dalla mia penna non uscirebbe mai sonetto; venutomi poi veramente prima il desiderio e proponimento di visitare il sepolcro e la casa dell'Alfieri, e dopo il pensiero che probabilmente non potrei. Scritto ai 29 di Novembre. </p>
<p>13° verso
<quote rend="block">
<lg>
<l><hi rend="italic">E come a te non fia ch'altri mi dica.</hi></l>
<l><hi rend="italic">E non fia come a te ch'altri mi dica. </hi></l>
<l><hi rend="italic">E non fia che di me leggendo dica. </hi></l>
</lg></quote></p>
</div1>
<div1><head>PER UNA DONNA INFERMA DI MALATTIA LUNGA E MORTALE</head>

<argument><p>Canzone</p></argument>

<lg><l>Io so ben che non vale</l>
<l>Beltà nè giovanezza incontro a morte;</l>
<l>E pur sempre ch'io 'l veggio m'addoloro:</l>
<l>Che s'io nol veggio, il mio desir prevale,</l>
<l>Tanto ch'io spero pur che l'enea sorte</l>
<l>Altrove ad altri casi ad altri tempi</l>
<l>Riservi i tristi esempi;</l>
<l>Fin che dal mal presente è sbigottita</l>
<l>La misera speranza.</l>
<l>Com'or che a l'occidente di sua vita</l>
<l>Veggio precipitar questa dogliosa,</l>
<l>Poi ch'altro non m'avanza,</l>
<l>Già mai di lagrimarla io non fo posa.</l></lg>
<lg><l>Ed è pur tanto bella</l>
<l>E tanto schietta e in così verde etade,</l>
<l>E poco andrà ch'io potrò dire, è morta,</l>
<l>È morta e non risponde: ahi poverella!</l>
<l>Che dolor, che lamento, che pietade,</l>
<l>Chiusi quest'occhi, e morto questo volto,</l>
<l>E 'l popolo raccolto</l>
<l>Dirle per sempre addio, ch'esser doveva</l>
<l>Tanto tempo fra noi;</l>
<l>Or non so chi nè come ce la leva:</l>
<l>Solo a pensarlo mi si schianta il core,</l>
<l>Ben ch'i parenti tuoi</l>
<l>Son d'altro sangue, e tu sei d'altro amore.</l></lg>
<lg><l>Quando de l'infelice</l>
<l>Viemmi talun recando aspre novelle,</l>
<l>Mi studio quanto so farle più levi:</l>
<l>Chi sa? dunqu'esser puote? or chi tel dice?</l>
<l>Tal patteggiando vo con quello e quelle:</l>
<l>Ma d'ogni patto il nunzio si disdegna,</l>
<l>E quanto può s'ingegna</l>
<l>Ch'io creda ch'e' non disse altro che vero,</l>
<l>E provando mi scaccia</l>
<l>D'ogni rifugio in sin ch'io mi dispero,</l>
<l>E veggio ben che tu ci lasci soli,</l>
<l>E la tua bella faccia</l>
<l>Poco può star che sempre a noi s'involi.</l></lg>
<lg><l>Deh che mostra per Dio</l>
<l>Quel sospiroso e languido sembiante</l>
<l>Che par che dica, io di pietà son degna,</l>
<l>Che nacqui sfortunata. Io 'l so ben io,</l>
<l>Tristo me tristo me; questa di tante</l>
<l>Sventure ch'io sostenni è la più dura.</l>
<l>Ahi ahi, ma così pura</l>
<l>E così vaga, dì, forse che stai</l>
<l>Temendo di morire?</l>
<l>Non temer, non temer, che non morrai;</l>
<l>Non può mai far. Non vedi? io pur saria</l>
<l>(Che t'ho certo a seguire)</l>
<l>Vicino a morte, e son quello di pria.</l></lg>
<lg><l>Dico ch'io t'ho per certo</l>
<l>A seguitar, che s'a la tua non viene</l>
<l>Dietro la vita mia, partir non puote;</l>
<l>Nè so perchè, ma pur mi sembra aperto,</l>
<l>Ben che d'amarti il vanto altri si tiene.</l>
<l>Ch'io dica, è morta quell'istessa, quella</l>
<l>Ch'io veggio? e mi favella?</l>
<l>Or s'ella è morta, ed io come son vivo?</l>
<l>Questo io so che mai vero</l>
<l>Non fia, ch'a intender pure io non l'arrivo.</l>
<l>Fa cor fa cor, che senza fallo alcuno,</l>
<l>Passato il tempo nero,</l>
<l>Conterem questi affanni ad uno ad uno.</l></lg>
<lg><l>Misero me, che invano</l>
<l>Lusingando me stesso a un tempo e lei,</l>
<l>Rinforza il male, e 'l gran dolor s'accosta.</l>
<l>Deh per pietà non sia cor sì villano</l>
<l>Che non si mova a sovvenir costei;</l>
<l>Deh troviam qualche via, troviam qualch'arte,</l>
<l>Che questa se ne parte,</l>
<l>E s'altri non l'aita, ha poco andare.</l>
<l>Oimè nulla non giova?</l>
<l>Io non so far che 'l creda: io vo' provare</l>
<l>Io stesso, io vo' vedere. E 'l veggio bene,</l>
<l>Sciaurato, per prova</l>
<l>Che disperarmi al tutto mi conviene.</l></lg>
<lg><l>Poveri noi mortali</l>
<l>Che incontro al fato non abbiam valore.</l>
<l>Sta come sconcio masso, e noi ghermito</l>
<l>Meglio che può con queste braccia frali,</l>
<l>Poniam di sbarbicarlo ogni sudore;</l>
<l>Ma quello è tal da poi, qual fu davante.</l>
<l>Ed io pregando quante</l>
<l>Possanze ha 'l cielo, e tutto foco in faccia,</l>
<l>E ambasciato e sudato,</l>
<l>E stese fortemente ambe le braccia,</l>
<l>Perir vedrotti, ch'io nulla non posso</l>
<l>A contrastarlo, e 'l fiato</l>
<l>Tardar che da' tuoi labbri in fuga è mosso.</l></lg>
<lg><l>Dunque o donna, morrai?</l>
<l>Sì certo, sì, nè cosa altra mi resta</l>
<l>Se non che moribonda io la consoli.</l>
<l>O cara mia, confortati: se mai</l>
<l>Tua gente e me con lei tutta funesta</l>
<l>Vorrà far Dio, ripiglia cor: natura</l>
<l>N'ha fatti a la sciaura</l>
<l>Tutti quanti siam nati. Anima mia,</l>
<l>Non pianger: gli occhi gira;</l>
<l>Qual puoi veder che misero non sia?</l>
<l>Ben che ti par, non ti verrà trovato.</l>
<l>Or poi che si sospira</l>
<l>E piange invano, offriamci al nostro fato.</l></lg>
<lg><l>Vero è che la fortuna</l>
<l>È teco più spietata che non suole</l>
<l>Che 'l fior di giovanezza ti rapisce:</l>
<l>Pur datti posa; han di piacere alcuna</l>
<l>Sembianza i mali estremi. Or vedi, il sole</l>
<l>Non andrà molto ch'io sarò sotterra,</l>
<l>Che se 'l veder non erra,</l>
<l>Anche a me breve corso il ciel misura;</l>
<l>E pur di mia giornata</l>
<l>Son presso a l'alba, nè di morte ho cura,</l>
<l>Chè qual mai visse più, quei visse poco,</l>
<l>E chi diritto guata,</l>
<l>Nostra famiglia a la natura è gioco.</l></lg>
<lg><l>Ma questo ti conforti</l>
<l>Sopra ogni cosa, ch'innocente mori,</l>
<l>Nè 'l mondo ti spirò suo puzzo in viso.</l>
<l>Tutti tuoi pari andran tosto fra' morti,</l>
<l>E avranno il più di lor fracidi i cori;</l>
<l>Che questo mondo è scellerata cosa,</l>
<l>E quel mal che non osa</l>
<l>Candida gioventute, è scherzo al vile</l>
<l>Senno d'età provetta,</l>
<l>E nefanda vecchiezza; e in cor gentile</l>
<l>Quel che natura fe' spegne l'esempio,</l>
<l>Tanto che poco aspetta</l>
<l>Quel giusto ed alto a farsi abbietto ed empio.</l></lg>
<lg><l>E te pur lorda avria</l>
<l>L'indegna mota che sei tanto bianca;</l>
<l>Tutti, qualunque ha più robusto il petto,</l>
<l>Io de' malvagi io fora o donna mia,</l>
<l>E sarò pur se 'l tempo non mi manca,</l>
<l>Che virtù prezzo più che gioventude,</l>
<l>E se virtù non chiude</l>
<l>Fuggo beltà che pur m'è tanto cara;</l>
<l>Me, s'io non ho già presso</l>
<l>L'ultimo sol, me di sua pece amara</l>
<l>Imbratterà la velenosa etade,</l>
<l>E questo core istesso</l>
<l>Fia di malizia speco e di viltade.</l></lg>
<lg><l>Or ti rallegra o sventurata mia:</l>
<l>Tutto ti toglia l'implacanda sorte;</l>
<l>Non l'innocenza de la corsa vita</l>
<l>Non ti torrà nè morte</l>
<l>Nè 'l cielo nè possanza altra che sia.</l>
<l>Fra nequitosa gente,</l>
<l>Qual se' discesa, tale a la partita,</l>
<l>Cara, o cara beltà, mori innocente.</l>
</lg>
</div1>
<div1><head>NELLA MORTE DI UNA DONNA FATTA TRUCIDARE COL SUO PORTATO AL CORRUTTORE PER MANO ED ARTE DI UN CHIRURGO</head>

<lg><l>Mentre i destini io piango e i nostri danni,</l>
<l>Ecco nova di lutto</l>
<l>Cagion s'accresce a le cagioni antiche.</l>
<l>Io non so ben perch'io tanto m'affanni,</l>
<l>Che poi ch'il miserando</l>
<l>Nunzio s'intese, io me ne vo per tutto</l>
<l>Gemendo e sospirando:</l>
<l>Parmi qualch'aspro gioco</l>
<l>Fatto m'abbia fortuna, e pur m'inganno;</l>
<l>Dal cor l'ambascia si riversa e move,</l>
<l>E sol da la pietà non trovo loco.</l>
<l>Ahi non è vana cura;</l>
<l>Che s'altrui colpa è questo ond'io m'affanno,</l>
<l>Peggio è la colpa assai che la sciaura.</l></lg>
<lg><l>Forse l'empio tormento</l>
<l>Di tue povere membra a dir io basto</l>
<l>O sventurata? e può di queste labbra</l>
<l>Uscir tanto lamento</l>
<l>Ch'al tuo dolor s'adegui allor che guasto</l>
<l>T'ebber la bella spoglia?</l>
<l>Tu lo sai, poverella, che non puote</l>
<l>Voce mortal cotanto;</l>
<l>Tu sai che per ch'il voglia</l>
<l>A narrar tuo cruciato altri non vale.</l>
<l>Che s'al ver non cedesse il nostro canto,</l>
<l>Giuro che 'l bosco e il sasso umano e pio</l>
<l>Di pietade immortale</l>
<l>Faria per la tua doglia il canto mio.</l></lg>
<lg><l>Ahi ahi, misera donna, io gelo e sudo</l>
<l>Pur quando ne la mente</l>
<l>Mi ritraggo il tuo scempio: or sofferirlo</l>
<l>Nel tuo tenero vel come fu crudo!</l>
<l>Ma dimmi, non ti valse</l>
<l>Pria de lo strazio il palpitar frequente</l>
<l>E 'l tremito? e non calse</l>
<l>A quegli orsi del volto</l>
<l>Sudato e bianco; e non giovarti in quella</l>
<l>Orrida pena e sotto a' ferri atroci</l>
<l>Il pianto miserabile nè il molto</l>
<l>Addimandar pietate,</l>
<l>E non le triste grida, e non la bella</l>
<l>Sembianza, e 'l gener frale, e non l'etate?</l></lg>
<lg><l>Misera, invan le braccia</l>
<l>Spasimate stendesti, ed ambe invano</l>
<l>Sanguinasti le palme a stringer volte,</l>
<l>Come il dolor le caccia,</l>
<l>Gli smaniosi squarci e l'empia mano.</l>
<l>Or io te non appello,</l>
<l>Carnefice nefando, uso ne' putri</l>
<l>Corpi affondar l'acciaro:</l>
<l>Odimi, a te favello</l>
<l>O scellerato amante. Ecco non serba</l>
<l>La terra il tuo misfatto, e invan l'amaro</l>
<l>Frutto celasti a la diurna luce,</l>
<l>Cui già di sotto a l'erba</l>
<l>Ultrice mano al pianto e al sol riduce.</l></lg>
<lg><l>Vieni, mira crudel. Questo giuravi</l>
<l>A lei ne la suprema</l>
<l>Ora di sua costanza, e in quella colpa</l>
<l>Che a te largia, tu col suo sangue lavi?</l>
<l>Così la sventurata</l>
<l>Virtù ch'ella ti fea vittima estrema</l>
<l>Le contraccambi? Or guata</l>
<l>Questi martori, e questi</l>
<l>Atteggiati d'asprissimo dolore</l>
<l>Infelici sembianti: io grido o fera,</l>
<l>Io grido a te; quando cotal vedesti</l>
<l>Far la meschina, in quella</l>
<l>Non ti sovvenne de l'antico amore?</l>
<l>Non quando al tuo desir la festi ancella?</l></lg>
<lg><l>Che misero diletto</l>
<l>Fu 'l tuo, tradita amante! oh come poco</l>
<l>Godesti di tuo fallo! E t'avea pure</l>
<l>Già punita il sospetto</l>
<l>E la paura, e di vergogna il foco,</l>
<l>E le angosce, e lo sprone</l>
<l>Del pentimento: or non bastava al fato</l>
<l>Sì greve pena; or questo</l>
<l>Ultimo guiderdone</l>
<l>Serbava al fallo tuo: morir per opra</l>
<l>Di quel che tanto amavi, e così presto</l>
<l>Per l'età verde, e in barbaro cruciato,</l>
<l>E non lasciar qua sopra</l>
<l>Altro che 'l sovvenir del tuo peccato.</l></lg>
<lg><l>Che dico? or qui non mi badar, ch'io mento</l>
<l>Alma affannosa. Ed era</l>
<l>Pur crudo il tuo destin, ma di pietade</l>
<l>Spogliar non valse il lagrimoso evento.</l>
<l>E s'io con mesta voce</l>
<l>La tua vo lamentando ultima sera,</l>
<l>Non infiammar l'atroce</l>
<l>Rossor ti voglio; oh pria</l>
<l>Schizzin le corde e fiacchisi la cetra,</l>
<l>E la lingua si sterpi e 'l braccio mora:</l>
<l>Per consolarti io canto o donna mia,</l>
<l>Canto perch'io so bene</l>
<l>Che non ha chi m'ascolta un cor di pietra,</l>
<l>Nè guarda il fallo tuo ma le tue pene.</l></lg>
<lg><l>Or dunque ti consola</l>
<l>O sfortunata: ei non ti manca il pianto,</l>
<l>Nè mancherà mentre pietade è viva.</l>
<l>Mira che 'l tempo vola,</l>
<l>E poca vita hai persa ancor che tanto</l>
<l>Giovanetta sei morta.</l>
<l>Ma molto più che misera lasciasti</l>
<l>E nequitosa vita</l>
<l>Pensando ti conforta;</l>
<l>Però che omai convien che più si doglia</l>
<l>A chi più spazio resta a la partita.</l>
<l>E tu per prova il sai, tu che del mesto</l>
<l>Lume del giorno ha spoglia</l>
<l>Tuo stesso amante, il sai che mondo è questo.</l></lg>
<lg><l>Ecco l'incauto volgo accusa amore</l>
<l>Che non è reo, ma 'l fato</l>
<l>Ed i codardi ingegni, onde t'avvenne</l>
<l>Svegliar la dolce fiamma in basso core.</l>
<l>Voi testimoni invoco,</l>
<l>Spirti gentili: in voi, dite, per fiato</l>
<l>Avverso è spento il foco?</l>
<l>Dite, di voi pur uno</l>
<l>È che non desse a le ferite il petto</l>
<l>Per lo suo caro amor? Tu 'l vedi o solo</l>
<l>Raggio del viver mio diserto e bruno,</l>
<l>Tu 'l vedi, amor, che s'io</l>
<l>Prendo mai cor, s'a non volgare affetto</l>
<l>La mente innalzo, è tuo valor non mio.</l></lg>
<lg><l>Che se da me ti storni,</l>
<l>E se l'aura tua pura avvivatrice</l>
<l>Cade o santa beltà, perchè non rompo</l>
<l>Questi pallidi giorni.</l>
<l>Perchè di propria man questo infelice</l>
<l>Carco non pongo in terra?</l>
<l>E in tanto mar di colpe e di sciaure</l>
<l>Qual altr'aita estimo</l>
<l>Avere a l'empia guerra,</l>
<l>Se non la vostra infino al sommo passo?</l>
<l>Altri amor biasmi, io no che se nel primo</l>
<l>Fiorir del tempo giovanil, non sono</l>
<l>Appien di viver lasso</l>
<l>M'avveggio ben che di suo nume è dono.</l>
</lg>
</div1>
<div1><head>MADRIGALE</head>

<lg><l>Chiedi cosa da me che nel pensiero</l>
<l>Di me talvolta il rimembrar ti desti.</l>
<l>A quella che nel cor tu mi ponesti</l>
<l>Dare a te potess'io</l>
<l>Cosa pari o sembiante:</l>
<l>Già da te per l'avante</l>
<l>La ricordanza mia,</l>
<l>Se non per morte, non si partiria.</l>
</lg>
</div1>
<div1><head>I NUOVI CREDENTI</head>

<lg><l>Ranieri mio, le carte ove l'umana</l>
<l>Vita esprimer tentai, con Salomone</l>
<l>Lei chiamando, qual soglio, acerba e vana,</l></lg>
<lg><l>Spiaccion dal Lavinaio al Chiatamone,</l>
<l>Da Tarsia, da Sant'Elmo insino al Molo,</l>
<l>E spiaccion per Toledo alle persone.</l></lg>
<lg><l>Di Chiaia la Riviera, e quei che il suolo</l>
<l>Impinguan del Mercato, e quei che vanno</l>
<l>Per l'erte vie di San Martino a volo;</l></lg>
<lg><l>Capodimonte, e quei che passan l'anno</l>
<l>In sul Caffè d'Italia, e in breve accesa</l>
<l>D'un concorde voler tutta in mio danno</l></lg>
<lg><l>S'arma Napoli a gara alla difesa</l>
<l>De' maccheroni suoi; ch'ai maccheroni</l>
<l>Anteposto il morir, troppo le pesa.</l></lg>
<lg><l>E comprender non sa, quando son buoni,</l>
<l>Come per virtù lor non sien felici</l>
<l>Borghi, terre, provincie e nazioni.</l></lg>
<lg><l>Che dirò delle triglie e delle alici?</l>
<l>Qual puoi bramar felicità più vera</l>
<l>Che far d'ostriche scempio infra gli amici?</l></lg>
<lg><l>Sallo Santa Lucia, quando la sera</l>
<l>Poste le mense, al lume delle stelle,</l>
<l>Vede accorrer le genti a schiera a schiera,</l></lg>
<lg><l>E di frutta di mare empier la pelle.</l>
<l>Ma di tutte maggior, piena d'affanno,</l>
<l>Alla vendetta delle cose belle</l></lg>
<lg><l>Sorge la voce di color che sanno,</l>
<l>E che insegnano altrui dentro ai confini</l>
<l>Che il Liri e un doppio mar battendo vanno.</l></lg>
<lg><l>Palpa la coscia, ed i pagati crini</l>
<l>Scompiglia in su la fronte, e con quel fiato</l>
<l>Soave, onde attoscar suole i vicini,</l></lg>
<lg><l>Incontro al dolor mio dal labbro armato</l>
<l>Vibra d'alte sentenze acuti strali</l>
<l>Il valoroso Elpidio; il qual beato</l></lg>
<lg><l>Dell'amor d'una dea che batter l'ali</l>
<l>Vide già dieci lustri, i suoi contenti</l>
<l>A gran ragione omai crede immortali.</l></lg>
<lg><l>Uso già contra il ciel torcere i denti</l>
<l>Finchè piacque alla Francia; indi veduto</l>
<l>Altra moda regnar, mutati i venti,</l></lg>
<lg><l>Alla pietà si volse, e conosciuto</l>
<l>Il ver senz'altre scorte, arse di zelo,</l>
<l>E d'empio a me dà nome e di perduto.</l></lg>
<lg><l>E le giovani donne e l'evangelo</l>
<l>Canta, e le vecchie abbraccia, e la mercede</l>
<l>Di sua molta virtù spera nel cielo.</l></lg>
<lg><l>Pende dal labbro suo con quella fede</l>
<l>Che il bimbo ha nel dottor, levando il muso</l>
<l>Che caprin, per sua grazia, il ciel gli diede,</l></lg>
<lg><l>Galerio, il buon garzon, che ognor deluso</l>
<l>Cercò quel ch'ha di meglio il mondo rio;</l>
<l>Che da Venere il fato avealo escluso.</l></lg>
<lg><l>Per sempre escluso: ed ei contento e pio,</l>
<l>Loda i raggi del dì, loda la sorte</l>
<l>Del gener nostro, e benedice Iddio.</l></lg>
<lg><l>E canta; ed or le sale ed or la corte</l>
<l>Empiendo d'armonia, suole in tal forma</l>
<l>Dilettando se stesso, altrui dar morte.</l></lg>
<lg><l>Ed oggi del suo duca egli su l'orma</l>
<l>Movendo, incontro a me fulmini elice</l>
<l>Dal casto petto, che da lui s'informa.</l></lg>
<lg><l>Bella Italia, bel mondo, età felice,</l>
<l>Dolce stato mortal! grida tossendo</l>
<l>Un altro, come quei che sogna e dice;</l></lg>
<lg><l>A cui per l'ossa e per le vene orrendo</l>
<l>Veleno andò già sciolto, or va commisto</l>
<l>Con Mercurio ed andrà sempre serpendo.</l></lg>
<lg><l>Questi e molti altri che nimici a Cristo</l>
<l>Furo insin oggi, il mio parlare offende,</l>
<l>Perchè il vivere io chiamo arido e tristo.</l></lg>
<lg><l>E in odio mio fedel tutta si rende</l>
<l>Questa falange, e santi detti scocca</l>
<l>Contra chi Giobbe e Salomon difende.</l></lg>
<lg><l>Racquetatevi, amici. A voi non tocca</l>
<l>Dell'umana miseria alcuna parte,</l>
<l>Che misera non è la gente sciocca.</l></lg>
<lg><l>Nè dissi io questo, o se pur dissi, all'arte</l>
<l>Non sempre appieno esce l'intento, e spesso</l>
<l>La penna un poco dal pensier si parte.</l></lg>
<lg><l>Or mia sentenza dichiarando, espresso</l>
<l>Dico, ch'a noia in voi, ch'a doglia alcuna</l>
<l>Non è dagli astri alcun poter concesso.</l></lg>
<lg><l>Non al dolor, perchè alla vostra cuna</l>
<l>Assiste, e poi sull'asinina stampa</l>
<l>Il piè per ogni via pon la fortuna.</l></lg>
<lg><l>E se talor la vostra vita inciampa,</l>
<l>Come ad alcun di voi, d'ogni cordoglio</l>
<l>Il non sentire e il non saper vi scampa.</l></lg>
<lg><l>Noia non puote in voi, ch'a questo scoglio</l>
<l>Rompon l'alme ben nate; a voi tal male</l>
<l>Narrare indarno e non inteso io soglio.</l></lg>
<lg><l>Portici, San Carlin, Villa Reale,</l>
<l>Toledo, e l'arte onde barone è Vito,</l>
<l>E quella onde la donna in alto sale,</l></lg>
<lg><l>Pago fanno ad ogni or vostro appetito;</l>
<l>E il cor, che nè gentil cosa, nè rara,</l>
<l>Nè il bel sognò giammai, nè l'infinito.</l></lg>
<lg><l>Voi prodi e forti, a cui la vita è cara,</l>
<l>A cui grava il morir; noi femminette,</l>
<l>Cui la morte è in desio, la vita amara.</l></lg>
<lg><l>Voi saggi, voi felici: anime elette</l>
<l>A goder delle cose: in voi natura</l>
<l>Le intenzioni sue vide perfette.</l></lg>
<lg><l>Degli uomini e del ciel delizia e cura</l>
<l>Sarete sempre, infin che stabilita</l>
<l>Ignoranza e sciocchezza in cor vi dura:</l></lg>
<lg><l>E durerà, mi penso, almeno in vita.</l>
</lg>
</div1>
<div1><head>EPIGRAMMA</head>

<lg><l>Oh sfortunata sempre</l>
<l>Italia, poi che Costantin lo scettro</l>
<l>Tolse alla patria, ed alla Grecia diede!</l>
<l>Suddita, serva, incatenata il piede</l>
<l>Fosti d'allor. Mille ruine e scempi</l>
<l>Soffristi. In odio universale e scorno</l>
<l>Cresci di giorno in giorno;</l>
<l>Tal che quasi è posposto</l>
<l>L'italiano al Giudeo.</l>
<l>Or con pallida guancia</l>
<l>Stai la peste aspettando. Alfine è scelto</l>
<l>A farti noia in Francia</l>
<l>Niccolò Tommaseo.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
