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      <title>Relazione di Francia (1663-1665)</title>
      <author>Alvise Sagredo</author>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2006</date>
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        <title>Relazioni di ambasciatori veneti al Senato : tratte dalle migliori edizioni disponibili e ordinate cronologicamente</title>
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        <author>Firpo, Luigi</author>
        <publisher>Bottega d'Erasmo</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1965</date>
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                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
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                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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<div1 n="Relazione di Francia (1663-1665)">
<head>Relazione di Francia di Alvise Sagredo Ambasciatore 
ordinario a Luigi XIV dall'anno 1663 all'anno 
1665</head>
<opener><salute>serenissimo Principe </salute></opener>
<p>Ritornato io Alvise Sagredo cavaliere dall'ambasciata 
ordinaria di Francia, successivamente da me sostenuta 
all'estraordinaria di Savoja, sono a soddisfare con la 
presente umilissima relazione al debito che mi viene 
imposto dalle leggi di questa serenissima patria. </p>
<p>Ma perchè non conviene con superfluo tedio ripetere alla pubblica sapienza i periodi e le forme, 
co' quali quel gran regno al giorno d'oggi si trova 
costituito nell'apice della maggior grandezza, nè 
sarebbe possibile in poche carte descrivere 
l'immensità delle cose toccanti monarchia sì 
potente, comincierò dalla narrativa del suo stato 
dopo la pace stabilita con la Spagna e la mutazione 
del governo, proseguendo con la varietà dei molti 
accidenti occorsi dopo la morte del fu cardinale 
Mazarini. </p>
<p>Punti stimati di mia particolare incombenza per esser 
la più gran parte dei successi predetti seguita nel 
tempo della mia residenza, o per aversene nel 
progresso meglio scoperta la verità delli fini; per 
indi passare con più certo fondamento alle altre 
parti che secondo il mio debole intendimento sono 
necessarie a sapersi, sempre con mira d'immorar 
solamente in quello che alla direzione e servigio 
dell'Eccellenze Vostre possa apportar profitto. </p>
<p>Stabilita adunque la pace ai Pirenei l'anno 
1659, celebrati in ordine ad essa i regii 
sponsati il susseguente1660, rimossa poco 
prima colla demolizione del forte castello di 
Oranges ogni speranza agli Ugonotti di asilo nelle 
viscere del proprio regno, e tolto colla cittadella piantata in Marsiglia 
esemplarmente l'ardire ai regii vassalli che 
s'immaginassero di contendere l'ubbidienza al loro 
sovrano, volle il signor Cardinale coronare il 
glorioso ministero suo con due nobilissime azioni, 
l'una che anco felicemente gli riuscì, fu di 
acquetare i torbidi nel Settentrione, declinando molto 
dalla dichiarata parzialità colla Svezia per non 
lasciar soccombere la Danimarca: sopra che non ostante 
la cessione degli Stati nella Skania, e di ogni 
libertà e prerogativa nel passo del Sund ai legni 
svedesi, stimò segnalato l'assunto, come quello che 
gli facilitò il far ereditario lo scettro nei 
discendenti del Danese secondo il trattato di Oliva. </p>
<p>L'altra, che per i peccati del mondo ebbe improspero 
l'esito, fu la determinata volontà di liberare la 
serenissima Repubblica dalle vessazioni del Turco: 
azione nella quale ebbe la parte principale e ch'è 
nota, l'eccellentissimo signor Procurator Nani con la 
sua ammirabile virtù, e che per aver avuto fine 
infelice col disperdimento infruttuoso di quelle genti, ha anco, non 
vorrei dire, dissipate le speranze di conseguirne per 
l'avvenire, come a luogo più proprio si andrà 
discorrendo. </p>
<p>Con questo sigillò la vita e il ministero il signor 
Cardinale nel principio dell'anno 1661. </p>
<p>Allora Sua Maestà mostrando gratitudine verso i 
servigii di Sua Eminenza, eseguì bene le sue 
ordinazioni testamentarie e prese dai suoi dettami le 
regole del governo, con assumere alla direzione degli affari di Stato tre soggetti da lui 
ricordati, cioè il signor di Colbert di fede 
incorrotta e capace al maneggio economico; il signor 
di Tellier consumato nell'esperienza delle militari 
occorrenze, ed il signor di Lionne abile e versato a 
negoziare cogli stranieri. </p>
<p>Deposto adunque subito Fouquet dalla sopraintendenza 
delle finanze colla prigionia seguita in Brettagna nel 
viaggio intrapreso colà dal re sotto altro colore, ma a questo 
solo oggetto disposto come Vostra Serenità fu 
informata; continuatosi poi il processo e seguita in 
mio tempo condanna dello stesso, dopo lo spoglio di tutt'i suoi beni; ed avendo voluto il re 
che in cambio dell'esilio decretatogli fosse ristretto 
nella cittadella anzi nella torre 
della medesima di Pinerolo, ove al presente si 
ritrova, e la di cui varia fortuna sarà sempre 
memorabile in Francia, anco per esser seguita dopo la 
sua condanna l'espulsione e relegazione di tutti i 
parenti: occupò la di lui piazza se non nel nome, 
certo nel maneggio intiero delle rendite regie, il 
predetto Colbert. </p>
<p>Continuò nella carica di segretario di guerra 
Tellier colla sopravivenza nel marchese di Louvois suo 
primogenito. </p>
<p>E nel principio del mio arrivo a Parigi levata al 
vecchio conte di Brienne per gli errori del figlio la segretaria di Stato, vi s'introdusse anche con 
molto vantaggio, d'ordine regio, Lionne che si era 
guadagnato gran credito nella gloriosa riparazione 
ottenuta dagli Spagnuoli per il fatto di Batteville in 
Londra, e che si rendeva necessario per differenze 
già insorte con Roma nelle quali a dire il vero ebbe 
egli forse tutta la 
parte. </p>
<p>Ora cominciò il re con questo dipendente triumvirato 
a dar saggio dei suoi singolari talenti nello 
amministrare gl'interessi importanti non solo che 
infimi del suo regno facendo potentemente constare che la stessa abilità possedeva anco 
nella privanza di Mazarino se avesse voluto 
servirsene. </p>
<p>Fu da principio eguale la confidenza di questi 
ministri, ancorchè l'uno per avvantaggiarsi 
dall'altro facesse le sue prove, cioè 
Colbert nel persuadere al re l'acquisto di grandi 
ricchezze: Tellier col solito merito della sua 
assiduità, e Lionne col rendersi sempre più 
necessario per gl'impegni stranieri. </p>
<p>Ma finalmente aumentandosi il credito di Colbert per 
l'importanza delle finanze, accrescendo la ricchezza 
del re collo spoglio dei partitanti, tesorieri ed 
altri che si avevano meschiato colla corona, incontrò 
così bene nel genio che il fine ha dimostrato esser 
di tanto Colbert rimasto superiore nella grazia, confidenza e stima reale, che 
agli ultimi tempi miei si erano anzi uniti Tellier e 
Lionne per fargli contra punto, non ostante gli 
antichi rancori tra essi, molto noti, nella passata 
guerra civile, mentre vedono l'emulo sempre 
all'orecchio del padrone e che a lui che si trattiene 
solo anche più volte il giorno col 
re, tutto indifferentemente venga comunicato, ed a 
loro ristretta la confidenza in quello solamente 
che appartiene alle loro cariche ed 
ufficii. </p>
<p>Da questa nuova forma di governo, tutta dipendente da 
Sua Maestà, si sono prodotti molti fatti cospicui, la 
sommaria relazione dei quali non solo alla curiosità 
ma alla più fondata cognizione del 
temperamento della reggenza medesima può conferire. </p>
<p>Ed in primo luogo registrerò l'acquisto di 
Dunkerque, jure emptitio, dagl'Inglesi, coll'escludere 
così pericolosa nazione dal 
continente, separandoli coll'ampio confine dell'Oceano 
e togliendo ogni gelosia che giammai potesse esser 
concepita nel fratello duca d'Orleans o nei principi 
del sangue, commossi sovente da 
qualche particolare disgusto; privando di tal ritirata 
i mal contenti che sono le perpetue pietre di scandalo 
nel regno di Francia. </p>
<p>Considerabile fu l'erezione della Camera di 
giustizia, introduzione antica ma assai mitemente 
praticata da Enrico quarto, e poi con più dolcezza 
disciolta da Lodovico tredicesimo; la qual camera che 
obbliga tutti a render conto delle azioni loro civili 
innappellabilmente, durò per tutto il corso della mia 
ambasciata con imprigionare i partitanti più ricchi, 
i tesorieri dell'epargne e tanti altri 
opulenti signori a segno che per le tasse, per gli 
accordi pattuiti e finalmente per le condanne seguite, 
levando le più vive sostanze a 
sì gran numero di vassalli che per qual si sia causa, 
nella minorità, si erano interessati colla corona, 
tra beni ed oro si calcola dalla fama che oltre cento 
cinquanta milioni siano pervenuti e 
restino da consegnarsi al pubblico erario. </p>
<p>Di sommo riflesso furono le assistenze indirettamente 
date e continuate per tutto questo tempo a Braganza 
contro la Spagna, 
mentre oltre il pregiudizio di un re tanto congiunto, 
fa rimarcabile assai l'unione in ciò 
coll'Inghilterra, per andar indebolendo 
la corona cattolica che ha sofferto una quasi aperta 
contravvenzione alla pace per non aprir adito a mali 
più grandi. </p>
<p>Grave osservazione merita anche il promosso e quasi 
direi affettato disgusto con Alessandro VII, per 
l'accaduto a Crèqui, come successo che riuscirà incredibile forse nelle istorie dei posteri, 
quando rifletteranno esser venuto a contesa il padre 
ed il figliuolo primogenito della chiesa in tempo che 
il gran turco con formidabile esercito meditava distruggerla. </p>
<p>Dalla parte di Francia si ricevè impulso dagli 
antichi rancori colla corte di Roma con oggetto in 
quel punto di metter gelosia negli Spagnuoli per 
divertirli dagli attacchi del Portogallo, e con 
principal fine di rendere il cristianissimo arbitro dell'Italia con la protezione delle cause di 
Modena e di Parma. </p>
<p>Perchè il pontefice poi non sapesse prendere a tempo 
nè le timide, nè le generose risoluzioni, ma si 
lasciasse portare ai precipizii dal caso senza pensar 
molto agl'interessi della Cristianità, non 
tocca a me il riferirlo dovendo particolarmente 
terminare in poche righe ciò che meriterebbe una 
intiera relazione distinta. </p>
<p>È considerabile l'alleanza col re di Danimarca, gli 
accordi col quale sebbene non pubbticati vuole la fama 
però che contenessero la concessione dei vascelli, 
vendita di cannoni, la franca libertà del passo nel 
Sund ai legni francesi, l'assistenza per gli affari di 
Polonia, la separazione di quel principe dal partito 
austriaco in quanto fosse possibile, con impedire le 
leve ed i soccorsi sperati da quella parte in favore di Spagna, come la 
permissione libera all'incontro al cristianissimo di 
far gente in quel regno. </p>
<p>E tutto ciò in concambio di vino, lino, sale ed 
altro di che è doviziosa la Francia, aggiuntevi le 
poche pensioni appresso e gli esborsi che 
furono da me distintamente avvisati. </p>
<p>Succedè l'occupazione assoluta della Lorena colla 
resa di Marsal (mentre i due deboli castelli che soli 
restarono al duca Carlo non sono di momento, nè per 
il sito nè per la difesa) alla 
comparsa dell'armata e persona regia che ben potè far 
conoscere il maggior fasto della propria grandezza in 
quell'espedizione, in riguardo a quattromille 
volontarii che a proprie spese la seguirono; onde 
stante i capitoli secreti accordati in 
quell'emergente, e cresciuto sempre più l'odio 
scandaloso di esso duca verso la casa 
e sua legittima successione; e con essersi 
posteriormente levata dalla Francia al principe Carlo 
nipote ed ora più prossimo erede 
dello Stato, la sposa madamigella di Nemours, accasata 
nel duca di Savoja e nel cui primo contratto si era 
obbligato il cristianissimo. </p>
<p>Si sospetta che i principi di Lorena mancato il 
vecchio mai più sieno per succedere in sovranità 
libera in quegl'importanti Stati ne' confini 
dell'Alsazia, potendosene raccogliere una quasi 
certa congettura per quello che promessa dal re la 
demolizione della stessa piazza di Marsal nel termine 
di un anno e rimozione del presidio, ciò mai sia 
stato eseguito. </p>
<p>Deve cadere sotto rimarco quello che ha il signor di 
Colbert con tanto studio procurato con eguale 
applicazione di Sua Maestà per accrescere gli utili 
al regno, così riguardo alle due istituite 
compagnie regie orientale ed occidentale, come per 
l'introduzione in esso di qual si sia più esquisita 
fabbrica e manifattura di Europa per aumentare col 
vantaggio ed occupazione dei sudditi, 
le ricchezze ed entrate alla corona e dilatare il 
commercio, per il che non si risparmiò di contrattare 
coi Portoghesi la comprita 
dell'isola di Madera, colla religione di Malta 
l'acquisto dell'isola 
di san Cristoforo nelle Indie per franchi cinquecento 
mille, perve nella religione stessa per eredità 
lasciata in testamento dal cavaliere di Poincy, il 
quale benchè suddito del re fu premiato 
con essa dal cardinale Mazarini che non apprezzava le 
fortune regie oltre la linea, tenendo tutto per 
perduto, ed ora resta proindivisa cogli Inglesi, 
sospesone però l'esborso sino al pacifico possesso. </p>
<p>Come pure non si è risparmiato di andar allettando 
da ogni parte ed anco da questo Dominio, varietà di 
operai a portare quelle arti che prima non vi erano o 
che egualmente nella Francia non eccellevano. </p>
<p>Aggiungerò a questo passo come necessaria e degna 
notizia Dell'eccellentissimo Senato il gran pensiero 
ed applicazione del re per unire con due tagli per la 
Borgogna l'uno e per la Linguadocca l'altro la 
comunicazione ed il commercio del Mediterraneo 
all'Oceano. </p>
<p>Nella Linguadocca si pretende ch'entrando a Narbona 
le barche nel fiume Aude che passa per Carcassona ed 
Arles, ed è assai pieno di acque, ivi si dovesse 
escavare un gran canale di sei leghe, sino a ritrovare 
le acque del fiume Ariège che passando 
per Foix va a sboccare nella gran Garonna e 
conseguentemente per Bordeaux nell'Oceano. </p>
<p>La spesa di quest'opera è calcolata a 
quattro milioni di lire, ma forse con miglior 
fondamento vi è chi dubita non solo che sormontino a 
molto più, ma che dovendosi trapassare per montagne o 
rocce di pietra durissima sarebbe anche impossibile condurla a fine come forse 
dubitò anche il fu cardinale di Richelieu ch'ebbe 
simil disegno. </p>
<p>Miglior riuscita promette il primo progetto per la 
Borgogna che sarebbe di unire i due gran fiumi della 
Somma e della Loira, mentre nel mezzo appunto di essi 
vi è un gran stagno che produce due fiumicelli, i 
quali diramandosi in due opposte parti, l'uno va a 
ritrovar la Loira, l'altro va a sboccare nella Somma, 
onde pare che la natura abbia dimostrato tra essi il 
cammino e la strada 
per terminare questa grande intrapresa. </p>
<p>Al che si richiederebbe l'allargare e profondare i 
predetti due canali rendendoli capaci di 
portare barche grosse. </p>
<p>Fu proposta già questa unione a Francesco I, 
che col suo grande animo la intraprese e sino al 
giorno di oggi restano i vestigi delle escavazioni 
sino da allora principiate. </p>
<p>Ne fu poi risvegliata la pratica sotto Enrico IV, ma 
restò interrotta con ogni altro suo generoso pensiero 
dall'esecrando successo della sua morte. </p>
<p>Ora il presente re pretende perfezionare l'opera; Colbert n'è applicatissimo e della buona 
riuscita sua, ma non può giudicare se non il tempo e 
la prova. </p>
<p>Meritano principal luogo tra le azioni cospicue di 
Sua Maestà le due espedizioni intraprese l'anno 
1664 nell'Africa ed in 
Ungheria sebbene abbiano conseguito fine assai diverso 
l'una dall'altra. </p>
<p>La prima fu consigliata dal soto Colbert coll'oggetto 
di raffrenare l'audacia dei corsari Barbareschi tanto 
infesti alla Francia, stante l'acquisto proposto e 
sperato di un sicuro porto nell'Africa e la confidenza 
di accrescere con quel mezzo il commercio e le 
ricchezze del regno. </p>
<p>Ma trovatasi resistenza ad approdare 
ove prima si era progettato, si occupò quell'armata 
nell'ignobile posto di Gigeri, ove tra mille 
difficoltà e difetti, assalite le genti 
regie da numeroso stuolo di Barbari furono sforzate 
dopo cento giusti giorni, abbandonare l'impresa, 
ritirandosi precipitosamente con la morte di oltre tre 
mille cinquecento uomini, la perdita 
di trentasei pezzi di cannone, l'abbandono di molti 
ammalati e di qualche bagaglio, col consumo di sopra 
tre milioni di contanti ed il discapito a dir il vero 
di riputazione; considerandosi l'impresa 
mal condotta, come anco fosse risoluta con 
disapprovazione universale. </p>
<p>E parve inoltre o fu giudicato portento che restasse 
sigillata con la perdita anco di un poderoso vascello 
ritornato d'Africa, ed apertosi in piena bonaccia 
stando sopra l'ancora avanti il 
porto dell'isola di Hyeres nel quale miseramente 
perirono settecento soldati scielti. </p>
<p>Anzi il signor di Ghilottier loro comandante, 
veduto l'irreparabile caso, per non esser spettatore 
dell'infelice morte di tanti benemeriti commilitoni, 
copertosi col proprio mantello, dopo salutatili, si 
lanciò tra' primi nel mare. </p>
<p>L'altra impresa nell'Ungheria fu il soccorso di 
seimille bravi soldati spediti all'imperatore dopo le 
istanze del conte Strozzi inviato a Parigi a 
richiederlo, e che fu deliberato anche per sentimento generoso del signor di Lionne. </p>
<p>Fu quel corpo di armata comandato dal signor di 
Colignj, e sebbene passasse in Alemagna 
col titolo di milizie della Lega del Reno, nella quale 
come Langravio di Alsazia è compreso il 
cristianissimo, onde ha obbligo di contribuire alla 
difesa dell'impero, in ogni modo considerate le 
circostanze di quella grande espedizione, ed il 
concorso di un grande numero di qualificati 
volontarii, assentiti non solo ma eccitati 
dal re, deve grandemente spiccare il suo merito in 
questa generosa azione, tanto più che ne conseguì il 
glorioso evento di cui risuonerà sempre la fama nella 
battaglia di Raab, e nella quale pretesero i Francesi avere la principal parte. </p>
<p>Nel qual successo sebbene non sia di mia incombenza 
il penetrare, non devo però ommettere di riferire 
ciò che a me replicatamente disse il signor di 
Coligny, che mentre unito egli col grosso ed 
incorporato nelle milizie del Reno, stava nel corpo 
della battaglia presso Montecuccoli, ed il conte della 
Fogliada con mille cinquecento Francesi era comandato 
al posto di san Gottardo vicino la riva del fiume, con 
solo ordine di difenderlo: attaccati i Turchi trionfanti ch'erano di qua dal Raab, dalla 
presenza e comparsa dei cristiani, e vinti da un 
panico terrore +per colpo divino, presero vilmente la 
fuga, onde attaccati nel momento stesso 
dalle armi regie, si rovesciarono anche le prime file 
dei Barbari che facevano testa, precipitandosi nel 
fiume, ove incontrandosi con quelli che per 
rinforzarli faceva partire dall'opposta riva il Visir, 
tutti avviticchiati insieme senza scampo si 
affogavano, anche con stupore di chi sopra le rive 
assistendo considerava questo disordine con chiaro 
documento che come le vittorie tutte vengono da 
Dio, così in quella occasione volle potentemente 
estendere la mano per rendere visibile la protezione 
verso la sua santa causa. </p>
<p>Ma non si può terminare il discorso dell'impresa dei 
Francesi nell'Ungheria senza far menzione 
dell'assistenza che nei momenti medesimi si prestò 
all'Elettore di Magonza per ridurre alla sua obbedienza Herford; come anco dopo lo spavento 
della comparsa delle armi regie riescì al signor di 
Pradet di saggiamente conseguire per composizione 
maneggiata da lui e conclusa, onde entrò nella piazza cedendo tutto alla fortuna 
francese. </p>
<p>Fu però questa l'azione della Francia più 
esposta ne' discorsi ed alla censura del mondo, 
poichè per una parte si pretese che giustamente 
insospettitosi l'imperatore di tante armi francesi 
nell'Alemagna, e dell'arbitrio che pareva volesse 
prendere il re negli affari dell'impero fosse stato 
necessitato alla precipitosa pace fatta col Turco dopo il dono fattogli da Dio di vittoria così 
insigne, e che doveva animarlo a più gloriosi 
progressi; e per l'altra non si è saputo conoseere con qual buona ragione il 
cristianissimo per sostenere il partito di un principe 
ecclesiastico vecchio ed elettivo si 
sia concitato lo sdegno dei protestanti di Alemagna 
contro la più stabile massima dei re suoi progenitori 
che con profusione immensa di oro e con continuate 
pensioni hanno procurato sempre 
conservare quel partito unito e dipendente da loro. </p>
<p>Accrebbe meraviglia l'attentato sopra Colmar, città 
principale tra le dieci franche dell'Alsazia che si pretese pure redere 
obbediente, e che sola ardì di opporsi all'armi e 
minaccie francesi, con che è certo che 
il governo presente si sia in quei tempi pregiudicato 
nel credito e nell'affetto appresso il medesimo 
partito protestante, sebbene poi 
conseguitasi in ogni parte la quiete, non pare che 
questi deboli accidenti possano far ombra alla 
grandezza della corona per tutto quello gli occorresse 
nuovamente muovere o trattare nell'Alemagna. </p>
<p>Per ultima delle azioni che tocca a me riferire del 
nuovo governo, registrerò la lega rinnovata l'anno 
1664 coi Cantoni svizzeri durante la vita 
del re, quella del Delfino ed anche otto anni 
dappoi, con la garanzia o difesa dell'Alsazia contro 
ognuno, soddisfatto che si avesse dal cristianissimo 
alle capitolazioni di Munster per gli esborsi pattuiti 
dall'arciduca d'Innspruck, a che si è intieramente compito. </p>
<p>Come pure a Parigi si condussero quaranta 
ambasciatori delli cantoni e confederati a giurare la 
lega e che furono ricevuti con tutta la cortesia ed 
onore, praticato già da Enrico IV, come scrissi. </p>
<p>Fu osservato che nel trattato ed istrumenti seguiti, il re si assunse il titolo di duca di 
Milano, conte di Asti e signore di Genova; ma essendo 
questa forma stillata da 
Francesco I, Enrico III, e poi da Enrico IV, non vi si 
deve altro riflesso, consistendo il tutto 
nell'adempimento degli esborsi e promesse 
accordate, poichè a questo solo si riferisce la 
sostanza di tal negoziazione. </p>
<p>Soddisfattosi così da me alla dovuta informazione 
verso l'eccellentissimo Senato delle più rimarcabili 
azioni e risoluzioni intraprese dal re dopo la morte del cardinale Mazarini, 
e che possono considerarsi come per i fondamenti della 
sua reggenza, dovrebbe da ciò dedursi la congettura e 
la considerazione dell'inclinazione dell'animo di Sua 
Maestà e della sua disposizione o ad accrescere con 
la guerra od a conservare con la pace il grande stato e dominio che Dio gli ha concesso. </p>
<p>Ma perchè questi riflessi superano la mia debolezza, 
io mi contenterò andar riferendo l'osservazioni da me fatte nel corso del mio umile 
servizio rimettendone poi il giudizio all'alta 
prudenza dell'Eccellenze Vostre. </p>
<p>È dunque certo che prima della morte del re 
cattolico non solo la corte di Francia ma il mondo 
tutto giudicava anche con l'apparenza di molte 
disposizioni verso la frontiera di Fiandra che 
il re dovesse subito spirato il suocero, sfoderare i 
diritti di legittima successione per la moglie regina, 
spettantigli sopra il ducato 
di Brabante e contea d'Hainalt, ancorchè avesse 
voluto tenere nel suo petto le vaste pretensioni per 
la dote non soddisfatta e per la nullità in 
conseguenza pretesa della rinunzia fatta dalla 
medesima regina al padre nel contratto matrimoniale, e 
dato pure che avesse voluto allora moderare e 
sopprimere quelle speranze alle quali 
poteva aprirgli l'adito la fluttuante minorità del 
bambino cattolico. </p>
<p>In materia così grave e così vicina sono noti i 
sospetti degli 
Spagnuoli e le comuni apprensioni del principi. </p>
<p>In ogni modo l'effetto è stato tutto diverso, ed il 
re non ha dato nemmeno con una parola testimonio di 
sentimento, lontano dall'alterare quella quiete in che al presente continua con la Spagna. </p>
<p>Altrettanto fece nelle rivoluzioni di Polonia, 
sebbene si sia spedito colà ambasciatore 
Beziers; in ogni modo è certo che il re non ha voluto 
impegno per l'elezione del successore a quella corona, 
contentatosi di assistere alla regina colla presenza 
del suo ministro, ma lontano dalle 
dichiarazioni. </p>
<p>Inoltre è principalmente a riflettersi la premura 
che ha avuto il re per riattaccare l'interrotta 
corrispondenza con la Porta Ottomana: braccio 
che ha servito già a moderare i vasti disegni di 
casa d'Austria, conforme le antiche massime di 
Francesco I; come pure niente soddisfacendo che a 
quella Porta si avanzasse il credito e la confidenza 
coll'Inghilterra a svantaggio degli Olandesi. </p>
<p>Osservai che sotto l'onesto titolo di sostenere il 
commercio si fecero due espedizioni a ostantinopoli; 
si scrisse al Visir dal signor di Lionne, 
giustificando le mosse seguite nell'Ungheria per 
l'obbligo della lega del Reno, ed in Africa per 
frenare la pirateria dei Barbareschi. </p>
<p>E stabilita poi alla Porta la nuova ammissione di 
ministro francese, se ne dimostrò alla corte molto 
aggradimento, come è noto a Vostra Serenità, e come 
lo ha comprovato l'espedizione precipitosa fattasi 
colà del signor di Vantellet coll'assistenza del signor di Ghitry ed Hotrine; pretesosi che 
la persona di Vantellet prima oltraggiata poi ammessa 
e bene accolta, valesse a risarcire e redimere la 
riputazione della Francia, restando 
in certo modo costretti i Turchi per atto di 
soddisfazione a ricevere ed onorare quel medesimo 
soggetto che prima fu da loro maltrattato. </p>
<p>Da tutte queste disposizioni e risoluzioni del re 
pare si possa abbondantemente raccogliere 
l'inclinazione del suo animo alla pace e che non sarà 
per intraprendere di sua volontà la guerra. </p>
<p>Il che soggiungo, mentre vedendosi egli imbarazzato 
al presente nella rottura coll'Inghilterra, e ch'è la 
più considerabile nella quale potesse invogliersi per 
la potenza di quella nazione facile a portare le 
offese in qualunque luogo come la più forte sul mare 
e sicura all'incontro di non poter essere attaccata 
dentro i proprii regni, separati da ogni altro, fa di 
mestieri considerare come la 
Francia sia stata condotta alla intimazione della 
guerra che poco avanti ha l'eccellentissimo Senato 
intesa. </p>
<p>Principiando adunque un poco lontano, è certo che i 
Francesi conservassero un acerbissimo sentimento 
contro l'Olanda per la pace conclusa da quei Stati 
colla Spagna, senza assenso o partecipazione del re e 
senza considerazione al merito che coll'oro 
ed ajuto della Francia si erano principalmente 
costituiti nella libertà che al presente godono, onde 
fu comunemente creduto che dovesse il Cristianissimo, 
se non concorrere, almeno non curare 
che i medesimi Stati risentissero in qualche 
modo gli effetti della perduta assistenza della 
Francia. </p>
<p>Che per ciò molestati dalla Religione di Malta e da altri principi per pretese 
reintegrazioni o restituzioni di beni o Stati, non ha 
la Francia fatta dichiarazione alcuna, nè ha 
procurato rimuovere il disturbo che loro soprastava. </p>
<p>In questi termini ed in questo stato quasi di 
diffidenza si sentì con istupore di molti ultimamente 
l'anno 1662stabilita tra la 
Francia e l'Olanda lega offensiva e difensiva, con la 
garanzia per l'articolo principale della pesca tra il 
Cristianissimo e quella Repubblica. </p>
<p>Porse gran soggetto di meraviglia non solo la 
conclusione della lega ma l'articolo della garanzia 
per la pesca. </p>
<p>La lega in primo luogo, perchè supponendosi da 
ognuno che l'oggetto primo dei pensieri del re non 
mirasse che ad allargare i confini dalla parte della 
Fiandra come troppo ristretti a proporzione dell'estesa del suo regno, oltre l'essere non separato da 
fiumi o monti in settentrione, ed in conseguenza 
intersecati cogli Stati sempre o nemici o sospetti de' 
Spagnuoli, è certo che nessun principe maggiormente gli avrebbe contrastato il disegno quanto 
l'Olanda per non tirarsi vicino un monarca di così 
formidabile potenza. </p>
<p>Altrettanto fece stupore l'articolo della garanzia 
per la pesca, non intendendosi perchè il 
Cristianissimo per sostenere un interesse mercantile degli Olandesi volesse esporsi a rischio di 
romper coll'Inghitterra, principe tanto potente sopra 
il mare, quanto lo hanno dimostrato le passate e le 
presenti prove. </p>
<p>Io però, se mi è lecito addurre il mio sentimento, 
crederci che da questa azione del re 
potesse anche dedursi la propensione sua alla pace 
perchè mentre egli non aspirava ad acquistare la 
Fiandra, ha voluto concludere l'alleanza coi detti 
Stati per fortificare e rendere rispettato il suo 
partito. </p>
<p>E non potendo in altro modo concluderla ha assentito 
anche alla garanzia per la pesca, e si può supporre 
che coll'unione di Olanda o di Danimarca, e coll'altre 
aderenze dei Francesi nel 
Settentrione o nell'impero, stimasse il re di rendersi 
sicuro dagli attentati di qualsivoglia altro principe 
maggiore, tra i quali senza 
dubbio si sarà considerata l'Inghilterra per il 
vantaggio nella navigazione, e sempre emula e sempre 
infesta alla Francia. </p>
<p>Ha poi portato la vicissitudine delle cose che 
l'Inghilterra, o per il danno ricevuto dagli Olandesi 
nelle Indie nel commercio, o 
con diverso oggetto ma col pretesto di quelli, abbia 
rotto coll'Olanda. </p>
<p>Corsero le ostilità già note nel principio delle 
quali parve che non si riscaldasse il Cristianissimo 
quanto sarebbe stato necessario per evitare la rottura 
o per procurarne l'aggiustamento, 
e forse si suppose che mancasse agli Inglesi il denaro 
per sostenere la guerra, che le Camere del Parlamento 
disapprovassero un tanto impegno, e che il re Carlo 
non si stimasse così saldamente 
stabilito nel nuovo suo trono che stante 
particolarmente i mali umori pullulanti nella Scozia e 
l'emozione dei settarii così pericolosa, come tante 
esperienze hanno comprovato nel regno, potesse con quiete del suo animo farsi inimica la Francia. </p>
<p>Con tali vane confidenze si sono forse blanditi i 
Francesi e gli Stati medesimi, i quali giudicando 
troppo disonore il comporsi coll'esborso di molto oro, 
come forse avrebbero potuto conseguire, si armarono 
certo fortemente, onde nella campagna dell'anno 
1664si sono veduti a fronte i due forse 
più potenti armati che abbiano solcato l'Oceano dopo 
molti secoli. </p>
<p>I successi delle medesime furono noti a Vostre 
Eccellenze, e come la fortuna, aggiunta al valore 
arrise molto all'Inghilterra, onde in più incontri 
gli Stati ebbero a restare soccombenti, e con nuovo 
travaglio concitato dagl'Inglesi contro loro, fra' 
molti principi pretesisi pregiudicati in Alemagna, il 
vescovo di Munster assalì potentemente 
la Frisia, ed il re finalmente obbligato a soccorrere 
gli Stati suoi confederati che sempre esclamavano, e 
dubitando non soccombessero, prese per espediente di far passare in loro 
aiuto un corpo di sei mille soldati, fra i quali con 
esempio insolito si numerarono mille cavalli delle 
stesse sue guardie. </p>
<p>Continuava però la tolleranza e la dissimulazione 
verso l'Inghilterra cogli ufficii cospicui per 
il mezzo di tre ambasciatori estraordinarii già 
spediti a Londra per procurare l'aggiustamento cogli 
Olandesi. </p>
<p>E sebbene l'interposizione non fosse gradita, e gli 
ambasciatori fossero trattati con termine assai corto, 
e principiassero i legni francesi ad esser molestati 
sopra il mare, mentre quella sovranità ch'esercitava 
prima il re Carlo nel medesimo con qualche rispetto 
verso i vascelli di Francia venne allora senza 
riserva imaginabile ad essere assolutamente praticata. </p>
<p>In ogni modo il Cristianissimo non desistè dalle 
più fisse applicazioni per conservare la pace essendo 
comune parere che l'abbia procurata anche coll'impiego 
di grandi somme di oro. </p>
<p>Ma inasprendosi sempre più gli animi, i vassalli 
della corona anglicana di naturale altiero ed emulo 
della Francia hanno si può dire violentato il re 
Carlo ad impugnare le armi contro la medesima, onde seguite più rappresaglie dei legni 
francesi, levatisene anche alcuni sotto il cannone di 
Dunkerque e sino tentato di sbarcare in alcuna parte 
della Normandia, il Cristianissimo ha creduto 
essere di sua riputazione e di necessità l'intimar la 
guerra prevenendo gl'Inglesi, giusta l'obbligo coi 
suoi alleati, come Vostre Eccellenze hanno inteso 
dalli dispacci dell'eccellentissimo Giustiniano. </p>
<p>Ma essendo questo un affare che ora comincia di gravi 
conseguenze ed accompagnato da considerazioni diverse 
dal presente proposito, resterà ad altri il soggetto 
di assumere e meglio distinguere il tutto, ed io 
sempre pregherò Iddio che disponga le cose 
al pubblico bene ed al sollievo della Serenità 
Vostra. </p>
<p>Discenderò adunque a riferire del denaro e delle 
milizie, che vuol dire delle forze e potenza di quel 
gran regno, per indi passare a discorrere sopra 
l'inclinazione dei popoli, lasciando per ultimo il 
parlare del re, casa regia e ministri, e della 
disposizione di quella corona verso i principi e la 
Serenità Vostra. </p>
<p>La più importante certo ma forse la più fallace 
materia che io possa trattare sarà quella delle 
rendite regie che sempre si nominano con titolo di 
Finanze: esponendomi dunque a così azzardoso discorso per gl'incontri che tengo dirò che 
l'entrate, per il calcolo che se ne può fare, oggidì 
trapassano ottanta milioni annui di franchi che 
rilevano oltre trentadue milioni di questi nostri 
ducati correnti di Venezia, benchè la volgare 
opinione è che di molto sormontino. </p>
<p>Le spese all'incontro ed obbligazioni tutte rilevano 
quaranta milioni, ragguagliandosi di questa somma la 
metà per la guerra cioè per pagare le armate, 
mantenere presidii ordinarii, per la 
marina, artiglieria e pensioni ai forestieri, e 
l'altra metà per la casa regia tutta, per le spese 
inalterabili del governo che abbracciano molto, 
e poi il resto che comprende ambascerie, fabbriche, 
mobili, viaggi e simili occorrenze. </p>
<p>Dieci milioni sono impiegati annualmente a 
disimpegnare le Domene del re che sono i capitali e 
rendite preziose della corona, vendute od assegnate 
nei tempi travagliosi di guerra a diversi 
creditori e partitanti. </p>
<p>Il risparmio dunque certo si calcola ogni anno che 
montò a più di venti milioni, mentre per non far il 
conto tanto ristretto se ne lasciano altri dieci di 
vantaggio non disposti o per li diffalchi incerti delle rendite stesse o per l'accrescimento 
sempre comune che potesse succedere delle uscite. </p>
<p>Nel tempo del fu cardinale di Richelieu ha la Francia 
cavato particolarmente del 
1638,1639, 
1640, 1641 
sino a milioni centoventicinque, e centotrenta ancora 
di entrata così ordinaria che straordinaria per anno; 
la nazione essendo pronta, che con quella facilità e 
felicità che si spendeva e 
disperdeva il denaro, si raccoglieva e rientrava 
parimente. </p>
<p>Ora sarà difficile che il regio erario possa 
continuare qualche anno, cioè pochissimo tempo 
nell'avanzo accennato, se è vero che si 
pongano da parte i sopra detti venti milioni, perchè 
continuandosi a restringere il commercio del contante, 
ognuno prevede che in breve progresso, altrettanto si 
diminuiranno le regie Finanze a 
proporzione di quello che si va rinserrando e 
nascondendo nei scrigni, tanto più che ad esempio 
regio i privati di già hanno cominciato a fare lo 
stesso, ristretti nelle pompe, nel lusso e forse 
alcuni considerabilmente nei comodi ancora. </p>
<p>Tutto ciò distesamente apparisce dai fogli che ho 
stimato d'inserire nella presente relazione, quando 
alcuna delle Eccellenze Vostre avesse curiosità di 
vedere più a minuto delineata simil materia che è la 
più precisa e quella che maggiormente accorda 
col concetto comune. </p>
<p>Quanto ai tesori che universalmente viene creduto 
esser rinchiusi nei scrigni del re, potrebbesi prender 
errore come succede ordinariamente negli umani 
giudizii ed in quello del denaro altrui 
in particolare. </p>
<p>Però conviene far riflesso alle spese eccessive 
fatte per il pomposo trionfo in occasione delle nozze 
di Sua Maestà. </p>
<p>Molto denaro fu impiegato per la comprita di 
Dunkerque, per le due doti a Fiorenza e Savoja delle 
due sorelle principesse del sangue. </p>
<p>Per i duecento mille scudi al pontefice del legato 
Mazarini contro il Turco; per i soccorsi pecuniarii 
abbondanti trasmessi in Portogallo; per missione di 
contanti in Germania cioè all'arciduca d'Inspruck per l'Alsazia, ai Cantoni Svizzeri, ai 
principi del Reno, in Olanda, Danimarca e Svezia. </p>
<p>Per le paghe e tappe dell'espedizioni fatte in Italia 
al tempo delle differenze con Roma; 
poi in Ungheria per trattener l'esercito regio, e 
finalmente per l'espedizione in Provenza, in Africa, 
armamenti marittimi ed altrove. </p>
<p>E questo bastò quanto all'erario del re perchè se 
si volesse discorrere delle ricchezze in universale 
del regno, ancorchè certo immense, dilatandosi sempre 
più il commercio, come si potrebbe dimostrare per la 
nuova istituzione accennata di sopra delle Compagnie 
delle Indie, nelle quali oltre il concorso del 
contante dei particolari mercanti, il re per farle 
sussistere e procurare il loro stabilimento ha contribuito oltre molti 
privilegii ed assistenze anche somma considerabile di 
denaro. In ogni modo vi sarebbero 
da riferire molti particolari che farebbero credere 
che l'oro e l'argento non fossero attualmente in tale 
abbondanza nella Francia come il mondo si persuade. </p>
<p>È certo che per le esecuzioni rigorose 
fatte dalla Camera di giustizia, e che hanno involto 
in lagrime in ogni parte del regno una infinità di 
famiglie, molti hanno trasmesso il loro contante fuori 
del medesimo, molti più lo tengono rinchiuso: 
ognuno affetta di parer povero onde si restringe il 
commercio ed effettivamente si riconosce nella Francia 
al giorno d'oggi scarsezza di contante. </p>
<p>Potrebbesi anche aggiungere che la medesima sia 
accresciuta dal grande consumo fattosi d'oro e 
d'argento nei vestiti, nei lavori e domestici impieghi 
praticati fin qui con molto lusso. </p>
<p>Gran curiosità eccitò il testamento del fu 
cardinale Mazarino che fu creduto avesse lasciati 
raccolti tesori considerabili in Sedan ed in qualche 
altra fortezza: tuttavia il testamento non si 
è giammai veduto, nè del denaro ritrovatosi altro si 
è inteso. </p>
<p>L'amministrazione delle sue facoltà passa per mano 
del signor di Colbert suo esecutore testamentario, ed 
il re con gran dimostrazione della propria bontà non 
lascia di rendere in tutti gl'incontri onore alla memoria di così benemerito ministro e 
servitore. </p>
<p>Non posso uscire dal proposito del maneggio del 
denaro regio senza dire che il primo anno dopo la 
morte del Cardinale tutto fu impiegato per riscuotere 
e disimpegnare le entrate più necessarie della corona, e così, dirò confusamente, si 
continuò sino alla prigionia di Fouquet, successa la 
quale si ristrinse la mano a 
soddisfare i debiti trovati e rimasti dalla sua 
amministrazione e così si continua; di che molti si 
dolgono, ma nessuno ardisce però di produrre le sue 
istanze. </p>
<p>Il maneggio però assoluto del signor 
di Colbert, la regola nelle spese ed il risparmio si 
può calcolare cominciasse nel fine dell' 
anno1662. </p>
<p>È grandemente rimarcabile che il re abbia tenuto 
sino da allora, come continuano, soppresse le cariche 
principali di primo ministro, gran contestabile, di 
colonnello generale dell'infanteria, di sopraintendente delle finanze, di generale delle galere, di 
tesoriere de l'epargne e di tante altre dipendenti da 
queste supreme, 
come per diverse riforme che avvisai di cariche 
subordinate, onde fu creduto che in una sola volta 
fosse levato l'alimento a più centinaia di case in Parigi. </p>
<p>Così in molti comandi militari il re si tiene 
capitano e colonnello, come del reggimento della 
marina, dei grandi e piccoli moschettieri, di genti 
d'armi, della compagnia del Delfino e di molti 
reggimenti che portano il titolo di reali e simili, 
onde cessa per conseguenza l'obbligo di corrispondere 
il dovuto assegnamento 
ad altri. </p>
<p>Ma il più importante di tutti è che come si sono 
moderate e diminuite in universale le pensioni che 
pagava il re ai particolari, così si sono levate 
molte delle principali che si corrispondevano ai principi esterni, il che quanto strepito ed 
osservazioni abbia causato nel mondo, e quanti 
giudizii sopra ciò si siano fatti, meglio lo può 
distinguere la virtù di Vostre Eccellenze che ne 
hanno avuto la notizia da più parti. </p>
<p>Applicato dunque totalmente il re a diminuire le 
spese e ad una rigorosa economia, vuole che 
tutto passi per la sua mano, onde non si può disporre 
nemmeno d'una partita di cento scudi senza sua 
notizia. </p>
<p>Il che quanto avanzo porti all'erario regio, 
facilmente si può comprendere. </p>
<p>Se poi sia giovevole al bene più sostanziale del 
regno, e se conferisca alla grandezza della corona, 
non è di mia incombenza, nè della mia pochezza il considerarlo: l'esperienza ed il tempo lo 
diranno, e la Serenità Vostra con l'atto della sua 
prudenza potrà meglio giudicarlo. </p>
<p>Passando poi alle milizie che sono il nervo più 
forte della sicurezza e riputazione del regno, col 
quale negli antichi e moderni tempi si è reso 
formidabile al mondo, dirò in compendio 
che Sua Maestà, quando a quella corte avevo io 
l'onore di servire a Vostre Eccellenze teneva 
gl'infrascritti soldati, non dovendo entrare in quelli 
che per le nuove emergenze si fossero ammassati poi. </p>
<p>I primi che si chiamano la casa del re, istituiti e 
pagati per guardia e servizio espresso della persona e 
famiglia reale, mentre marciano e stanno appresso la 
sua persona, sebbene sovente accade che in tempo di 
pace molte compagnie di essi col titolo stesso di guardie regie passano nei presidii ed in 
guerra, impiegate dove le chiama il bisogno, come 
successe nella espedizione marittima sino a Gigeri di 
sei compagnie, ascendono dico tutte dette 
milizie delle guardie tra cavalleria e fanteria al 
numero di nove mille soldati tra Francesi e Svizzeri. </p>
<p>La qual somma non solo si rende sempre compita ma 
molti gentiluomini cadetti, e alcun cavaliere ricco e 
principale della casa per militare nei moschettieri grandi, nelle guardie a piedi e nella compagnia 
del Delfino si fanno arrolare sopranumerarii e senza 
tirar paga; non pretendendo essi altro se non che il re sappia la prontezza 
loro, ed alle volte li miri in quell'ufficio 
coll'occhio proprio. Ma qui non istà 
l'essenza delle guardie suddette composte tutte di 
nobiltà, di ufficiali riformati e di gente veterana, 
poichè in marcia ed in servizio 
all'occasioni si contano per oltre dodici mille 
soldati effettivi almeno, mentre le camerate, i 
parziali, i servitori riempiscono d'avvantaggio tal 
numero. </p>
<p>Le altre soldatesche del regno che s'impiegano in 
tanti presidii, nell'armata di mare, nelle Indie e 
Colonie più remote, trattenute dal re con bassa paga 
e niente meno ambiziose di servire per il genio 
naturale e coll'uso di Francia che niuno per 
grande che sia viene stimato se non si avanza per le 
vie militari, saranno dico in tutto quarantadue mille 
trecento, conforme alla distinzione rappresentata nel 
foglio qui ingiunto. </p>
<p>E chi vorrà considerare che il re ha cento e sette 
piazze principali da presidiare e che la guardia di 
queste sole in tempo di pace ricerca cinquantaotto 
mille uomini almeno di presidio, troverà che il detto 
numero è di gran lunga inferiore anche al decoro e 
sicurezza interna del regno. </p>
<p>Con gran vantaggio però mantiene il re le milizie 
predette per molti privilegii che vengono acconsentiti 
alle soldatesche dalle leggi e dall'uso, in modo che 
un fante ha di paga colà soldi cinque al giorno che 
sono soldi dodici e mezzo di Venezia; un cavallo 
soldi quindici il giorno che sono trentasette e 
mezzo, e gli ufficiali si calcolano in proporzione come altrove. </p>
<p>Tutti li predetti corpi che ascendono di ordinario a 
cinquantamilla, avvertendo però che io ho calcolate 
le compagnie d'infanteria a ragione di cinquanta 
soldati l'una che in tempo di pace 
vengono consentite di soli quaranta, costano al re 
dodici milioni di franchi all'anno. </p>
<p>Oltre queste vi è la spesa di tanti militari 
istrumenti, armi, munizioni, magazzini, vascelli, 
galere ed in fine artiglieria che ascende a molto; 
governatori di piazze, commissarii per rassegnare e sopravedere, controlli, tesorieri, ufficiali 
maggiori come generali, luogotenenti ed altri 
subordinati, ufficiali riformati e trattenuti con pensioni che possono ascendere ad otto 
milioni annualmente. </p>
<p>In tempo di guerra può il regno somministrare numero 
immenso e quasi prodigioso di gente, come se ne sono 
veduti gli esempii, e crederei che se nascessero 
torbidi al primo batter di cassa, molti 
comparirebbero, sebbene ogni vecchio ufficiale dice e 
sostiene che il re tra le genti licenziate, le morte, 
le disperse e scontentate nelle due espedizioni 
massime suddette, non avrà quella facilità in avvenire che si presume nel rimettere 
i suoi vecchi corpi. </p>
<p>Ma questi discorsi devono stimarsi come sfoghi di 
passioni di alcuno mal soddisfatto, mentre per il 
resto essendo il regno tutto obbediente al re, 
distesisi ed allargati i suoi confini non si 
può apprendere che abbiano a mancargli milizie. </p>
<p>Dopo le forze e rendite della Francia necessario è 
rappresentare a Vostre Eccellenze ciò che conviene 
sapersi della persona del re, principi della casa e 
ministri che sarà pure trascorso da me con quella 
brevità che se non alla grandezza delle materie almeno alle gravi occupazioni dell'eccellentissimo 
Senato, aggiustato si rende. </p>
<p>Essendo nato Luigi XIV, ora felicemente regnante ai
 cinque di settembre 1638 va scorrendo 
adesso la Maestà  Sua l'anno vigesimo ottavo. </p>
<p>Circa le doti personali che consistono in un'eroica 
presenza, riguardevole statura e maestoso portamento, 
con grazia e proporzione nelle altre parti tutte rare, 
viene da ognuno confessato che quando il Signore 
Iddio non gli avesse dati regii natali sarebbe il più 
venusto tra gli uomini del suo regno. </p>
<p>L'ossatura grossa poi ed il temperamento caldo ed 
umido sono fondamento di lunga vita, ma predominando 
assai la malinconia succede che applicato 
estraordinariamente al negozio con sentimenti 
vivissimi, profondamente apprendendo di ogni successo 
e particolarmente di ciò che possa ripugnare alla 
gloria del suo nome, affaticato lo spirito, talora soccombe a dolori acuti di 
testa, perde più sovente il bel colore della faccia, 
ed unendovisi o causandosi qualche debolezza di 
stomaco è sottoposto a vapori, vertigini, e 
non gode quella intiera e perfetta salute che sarebbe 
desiderabile, a segno che in così fresca e vigorosa 
età si è ricorso a purghe e bagni, a replicate 
emissioni di sangue, onde non mancano argomenti di 
giudicar quel principe nel fior degli anni suoi, assai 
più maturo di quello ch'è. </p>
<p>E se la gioventù non resistesse a tanta applicazione, avessimo anco effetti più evidenti del 
peso che sopporta, mentre oggidì poco si diletta 
della caccia: gli esercizii della danza, scherma, del 
montar a cavallo sono rimossi affatto. </p>
<p>Se alcuna volta giuoca alla pallacorda lo fa molto 
raro, e finalmente il sollievo di un giorno alla 
settimana destinato per ricrearsi a Versailles, luogo 
di molta delizia e quiete, non basta a compensare le occupazioni e conseguenti pregiudizii 
suddetti. </p>
<p>Quanto alle doti dell'animo è la Maestà Sua 
proveduta di una prudenza naturale, di un intendimento 
lucidissimo; accoglie con estraordinaria benignità 
ognuno, mischia nelle azioni sue, così grandi come 
minime, e gentilezza e gravità, con una grazia sì 
particolare che rapisce il cuore di tutti. </p>
<p>Ed in effetto scostandosi il re da ciò che il mondo 
giudica difetto di quel clima, pazientemente ascolta, compatisce la necessità o l'occasione 
di chi ricorre a supplicarlo, onde non lascia dalla 
sua presenza allontanare 
alcuno sconsolato. </p>
<p>E credo poter aggiungere che egualmente officioso e benigno si mostra anche verso chi è lontano, 
mentre di ognuno parla con istima e con palesare 
inclinazione a favorire tutti, che perciò si concilia 
l'amore e la venerazione comune. </p>
<p>L'osservazione che si fa sopra il suo naturale e 
quello che dà soggetto a molti Francesi di scontento, 
agli esteri di mormorazione , è l'applicazione 
sua ad accumular denaro, l'esecuzioni 
rigorose praticate contro un'infinità di sudditi, il 
risparmio introdotto in tutto; e che il re venga in 
universale tassato di avarizia è già molto noto 
comunemente ed a Vostra Serenità. </p>
<p>Tralascierò qui d'inserire il concetto che già vola 
per la bocca di ognuno che se il re alla grandezza 
presente di sua fortuna, superiore ad 
ogni altro principe, mentre vi cospira altrettanto la 
quiete interna del regno quanto le distrazioni di 
altri principi e la potente diminuzione di potenza 
nella casa d'Austria, con tanta felicità unisse alle grazie che Dio gli ha concesso, una magnanima 
generosità e non restringesse quelle che da lui 
dipendono, si farebbe padrone del cuore ed arbitro 
delle volontà di tutti, e la sua grandezza riuscirebbe più pericolosa ad ognuno. </p>
<p>Faccio questo semplice cenno e sopra ciò io non 
posso poi se non contenermi nel rappresentare lo 
stesso concetto della Maestà Sua, qual è che vuol 
redintegrarsi nel possesso delle sue domene o rendite 
impegnate e malamente dissipate dai suoi ministri per 
poter operare da re nel consolare ed obbligare 
chiunque in avvenire; e sebbene alcuno ha sparse voci contrarie, io nientedimeno ho 
osservato che quando si tratta d'impiegar propriamente 
il denaro, lo ha praticato sempre con molta grandezza 
e nobiltà del suo spirito, bastandoci per un esempio famigliare i gran disegni 
delle fabbriche intraprese al Louvre che eccedono 
tutte quelle dei predecessori; e la pompa colla quale 
vuol render cospicuo il suo nome e memorabili l'azioni sue tutte. </p>
<p>Il che conciliandosi con le prenominate 
azioni ed espedizioni, indica bastantemente i nobili 
pensieri di quel monarca. </p>
<p>Due effetti sommamente ardendo sempre nel regiopetto, 
l'uno è la gelosia della propria grandezza, onde 
restano assolutamente 
esclusi tutt'i favoriti non meno che rimosso qualsisia 
adito alle intercessioni; l'altro consiste nello 
studio di superare cogli atti di vera magnanimità gli 
esemplari più belli toltisi ad imitare, e quello di 
Enrico IV in particolare. </p>
<p>Quella dote all'incontro che maggiormente risplende 
nel suo animo è l'umanità, lontano da ogni 
esecuzione rigorosa non che crudele, e della quale non 
mancano esempii nei precedenti governi. </p>
<p>Con una puntuale giustizia si osserva moderare tutti 
gli affari. </p>
<p>In ogni incontro, e pur molti ne ha avuti 
considerabili, ha risparmiato il sangue dei suoi 
vassalli. </p>
<p>Alle loro supplicazioni si rende dolce e pieghevole, 
ond'è certo che merita esser esaltato come lo è 
comunemente il suo nome. </p>
<p>E rende anco un degno testimonio della inclinazione 
sua in questa parte e della sua natural bontà, il 
vedersi inviolabilmente osservati in quella vasta 
reggia di Parigi i tre principali decreti 
tendenti alla quiete e sicurtà comune. </p>
<p>Cioè la proibizione assoluta dei duelli con pena 
eguale di morte al vincitore che d'ignominia 
al soccombente; il disarmo della potente turba dei 
paggi e di lacchè che separata e sediziosamente, 
oltre infinità de' mali agli effetti della giustizia 
stessa ardiva opporsi, e la sussistenza del grande 
ospitale per liberare la città dall'impura feccia dei 
mendicanti, mentre i poveri assediavano prima le 
contrade ed imperversavano 
con inaudite forme di barbarie contro l'umanità 
medesima per estorquere dalla pietà e commiserazione 
d'ognuno l'elemosina. </p>
<p>Dopo la qual breve digressione, continuerò a dire 
che il re rende così cospicua la sua gran religione e 
pietà, ed unitamente l'attenzione che tiene al culto 
divino, che risplendendo in tutte le 
sue quotidiane azioni non è necessario il riferirlo. </p>
<p>È applicato a conservare i diritti della chiesa 
gallicana come si può raccogliere da tutto ciò che 
è passato anche in queste ultime dispute per 
sostenere la facoltà della Sorbona di Parigi e 
l'autorità del Parlamento. </p>
<p>Distesamente ne ho scritto; sono cose note, come che le stampe le rendano pubbliche ad ognuno, 
e non convenendo allungar con esse soverchia questa 
relazione, basterà averne fatto questo cenno. </p>
<p>Ma in fine è certo che negli affari tutti del regno 
procede Sua Maestà con grande maturità. </p>
<p>Si rimarca in esso un profondo silenzio, oltre che 
giammai gli esca dalla bocca parola inconsiderata. </p>
<p>Dio gli ha donato una ben distinta memoria e della 
quale si serve per regolare colla norma degli esempii 
e casi passati le risoluzioni che deve prendere, 
sempre confrontandole insieme e 
procurando col parallelo di migliorarle. </p>
<p>Ciò quanto a Sua Maestà. </p>
<p>Il Delfino terminerà cinque anni al primo di 
novembre prossimo. §Sarebbe però troppo ardito 
ogni pronostico che si volesse 
fare dell'inclinazione di così tenero figliuolo, 
benchè tutti vogliono che imiti intieramente il 
padre. </p>
<p>Dirò bene che per l'età sua si mostra grande e 
proporzionato in ogni parte, e come è 
bello, sano e spiritoso, così riesce ottimamente 
disposto in ogni azione, quanto possa darsi in ogni 
altro più pregiato bambino. </p>
<p>Madama di Montausier fu governante per tre anni di 
questo principino; poi elevata al grado di prima dama 
di onore della regina regnante, fu sostituita in di 
lei vece la vedova marescialla della Motte Hodancourt 
dicono per evitare la dichiarazione di ajo del Delfino 
nel marchese di Montausier marito della prima 
governante, come cavaliere consideratosi alla corte, 
ma che non possede tutti quegli altri requisiti che si 
bramano in simile educazione, 
onde sin qui è ignoto sopra chi abbia a cadere così 
importante scelta. </p>
<p>La regina regnante tiene quindici giorni giustamente 
meno di età che il re. </p>
<p>In un solo detto le parti di questa principessa tutte 
riescono angeliche; ebbe la Maestà Sua dopo il 
Delfino due figliuoline che il signor Iddio in poche 
settimane o mesi volle con lui in Cielo. </p>
<p>Nell'ultimo parto che fu prematuro si trovò la 
regina in pericolo della vita e pare che dappoi abbia 
la Maestà Sua inclinato ad ingrassarsi. </p>
<p>Nel resto se questa degna principessa mostra in tutte 
le parti imitare di tanto le virtù sublimi della 
regina madre, che pare al volar di quella grand'anima 
al cielo le abbia avute come 
in retaggio, così posso promettere che verso 
gl'interessi della Serenità Vostra sarà sempre 
benignamente disposta, non mancandomi in qualsisia 
riscontro veri indizii di doverlo credere e 
confidare. </p>
<p>Monsieur nacque ai 
ventidue di settembre del 1640.</p>
<p>Tutte le condizioni sono in questo principe 
rimarcarcabili, benchè sia tanto 
dispari nella statura e nella fortuna dal re. </p>
<p>In ogni modo dirò ch'è esemplarissima quella di 
vederlo unito di affetto col regio fratello e lontano 
da qualsivoglia ambizione, non che affettazione di 
autorità particolare o credito nel regno, non 
curandosi dei governi ed annuendo tutto alle 
soddisfazioni del re, alla quiete della 
casa. </p>
<p>Pure posso credere che questo principe nell'occasione 
sia portato per Vostra Serenità. </p>
<p>Madama, moglie di monsieur, sorella del re 
d'Inghilterra terminerà ventidue anni ai sei di 
giugno prossimo, maritatasi ai 
31di marzo 1661. </p>
<p>Ebbe una figliuolina il primo anno, ed ai 
16 luglio del 1664 partorì a 
Fontainebleau il duca di Valois con estrema consolazione della corte e massime del re. </p>
<p>Di detta principessa non saprei dir altro, se non che 
è degna sorella di quel gran 
re, degnissima moglie del fratello del Cristianissimo 
e perchè nutre spiriti atti e generosi, sebbene con 
inestimabil modestia li sa 
anco celare, se ne ebbe però qualche confronto l'anno 
passato, cioè quando gli affari della Corona, di cui 
uscì, si elevarono tanto 
sopra l'Olanda, onde il re Cristianissimo, memore di 
qualche piccolo e geloso disgusto col marito, come 
accusai, a di lei contemplazione piuttosto ha di poi 
voluto dar accesso al fratello nel regio 
Consiglio, mentre senza alcun governo particolare, le 
precedenti dimostrazioni di stima si contenevano in 
sola apparenza. </p>
<p>Questa principessa pure io so che ha spesi concetti 
affettuosi, sempre che l'occasione ha portato in 
vantaggio dell'Eccellenze Vostre. </p>
<p>La vedova duchessa d'Orleans datasi intieramente alla 
divozione, afflitta assai per i successi della sua 
casa di Lorena, per i disturbi passati della 
primogenita maritata a Firenze, per la 
morte della seconda che fu accasata con Savoja, e per 
vedere destituita la speranza di consolazione con un 
matrimonio proprio della terza figliuola che gli 
rimane, la quale è madamigella d'Alencon, vive in 
tutta ritiratezza. </p>
<p>Madamigella di Montpensier rivocata per grazia dal 
suo esilio di Fontainebleau, comparve poi anche a 
Parigi, ma breve fu il soggiorno suo alla corte, 
mentre ben conosce che il re non si scorda delle cose 
passate e che volendo maritarsi sebbene è avanzata 
molto, così nella scelta del marito, che 
nell'asporto delle sue gran facoltà deve dipendere e 
sottoporsi all'assoluto arbitrio regio. </p>
<p>Il principe di Condè che avrà 45 anni agli otto 
di settembre, con poco credito ed autorità, 
destituito di amici, allontanato un grado nel sangue 
per la nascita di Valois, travagliato poi da frequenti 
oppressioni di podagra e costituito in pochissima 
salute, non gode di gran lunga quel posto ch'esso e li 
progenitori suoi hanno avuto per l'addietro nel regno 
di Francia. </p>
<p>E perciò della tranquillità dell'animo pare che si 
trovi attrettanto abbandonato. </p>
<p>Nessun'altra parte tiene col re che di una apparente 
confidenza, portandosi sempre al Louvre solo come fa 
il più privato cavaliere. </p>
<p>Conseguì dalla Spagna l'Altezza sua buone somme di 
denaro i due primi anni della mia ambasciata a conto 
dei suoi crediti e vecchie pensioni. </p>
<p>Poi si stancavano gli Spagnuoli come di spesa 
inutile. </p>
<p>Il re lo lasciarebbe per ultimo si crede ( nella 
scelta) al comando delle sue armate, e solo per quando 
fosse costretto a farlo; come pure non vi è speranza 
che ottenga governo maggiore di quello che possiede in 
Borgogna. </p>
<p>Interviene talora al Consiglio regio invitato, più 
per udire le opinioni di un gran capitano, che per 
confidenza o capitale del di lui sentimento, mentre si vide nell'affare di Africa particolarmente 
risolversi l'opposto di quelto che consigliava. </p>
<p>Il duca d'Enghien suo figliuolo nacque ai 
29 di luglio 1643. </p>
<p>È maritato nella figlia della principessa palatina, 
adottiva della regina Maria di Polonia con la 
strepitosa dote di quei due contesi principati in Slesia, ed attendevasi la 
consolazione del vicino parto della moglie. </p>
<p>Possiede questo principe belle parti. </p>
<p>Ha ben studiato e con lode le lettere umane; 
frequenta con gran gentilezza la corte. </p>
<p>Sebbene possieda gli esercizii tutti cavallereschi 
non ha sinora praticato la guerra, nella quale però 
si deve supporre corrisponderà ai tanti esempii che 
tiene nella sua casa. </p>
<p>Ambi questi principi mi parlarono in ogni incontro 
con la dovuta venerazione della Serenissima 
Repubblica. </p>
<p>Del principe di Conti fratello di Condè 
mancato in queste ultime settimane in età d'anni 38 
ed accasato con la Martinozzi rimangono due figli 
maschi e la principessa gravida, ed in questi chiudesi la successione ordinariamente del sangue 
reale alla corona di Francia. </p>
<p>Quanto ai ministri, dirò prima che il signor di 
Tellier, segretario di Stato per gli affari della 
guerra è gentile assai, ma cauto senza fine. </p>
<p>Riconosce tutto il suo bene dal Cardinale che fu un 
forestiero, ma non corrisponde, mentr'egli è in 
concetto comune di non amar molto i forestieri. </p>
<p>Pare anche dall'osservazione delle 
sue inclinazioni ch'egli non sarà propenso a 
consigliare al re a far gran passi in vantaggio degli 
esteri. </p>
<p>E dovrei dire di temerlo anche verso Vostra Serenità 
come ho avuto qualche occasione di 
scrivere. </p>
<p>In ogni modo essendo egli di naturale buono e 
coltivato dalla prudenza dell'eccellentissimo 
Giustiniano che di tutto è pienamente da me 
informato, è da sperar che si possa indurre in 
esso anehe in questa parte miglior disposizione. </p>
<p>Il marchese di Louvois suo primogenito tiene 
sopravivenza non solo, come ho predetto, nella carica 
medesima, ma da un anno in qua l'esercita ancora, onde 
il padre che lo ama estraordinariamente, tenendosi nel Consiglio e confidenza 
regia, lo va appoggiando in tutto perchè aspira di 
ottenere per sè l'eminente posto di guardasigilli, 
quando venisse a mancare il cancelliere. </p>
<p>È vero che alcuna volta il re ha dimostrato scandalo 
della soverchia ricchezza di questa casa e si stimava 
di vederla moderata, tanto 
maggiormente che nello spirito regio non bene si 
accomodava il detto marchese di Louvois. </p>
<p>Tutta via con la destrezza e con l'assiduità del servizio ha questo versato ministro 
saputo conservare il suo posto. </p>
<p>Succede a Tellier il signor di Lionne come segretario 
di Stato alle cose di fuori del regno, carica di miuor 
lucro, ma certo di stima e di considerazione molto maggiore. </p>
<p>Ha questo signore doti naturali bellissime oltre la 
nobiltà della nascita, come prontezza 
nei partiti, capacità non ordinaria, profonda 
memoria, animo a grandi imprese, e fortunato per 
quello che abbiamo veduto nella buona riuscita di esse 
ancora; facilità grande nell'esprimersi e 
più in carta che in voce. </p>
<p>Ma quello che io apprezzo sopra tutto è 
il conoscere in esso signore un'inclinazione verso ta 
Serrnità Vostra vera e costante quanto possa 
promettersi da un estero ministro, credendo egli in 
ciò il vero servigio del re. </p>
<p>Ed io spero che in questa massima debba conservarsi, 
e che non nasca occasione onde 
egli apprenda che sia vantaggio di Sua Maestà 
l'alterarla. </p>
<p>Tiene bella figliolanza, particolarmente di quattro 
maschi; procura che il primogenito marchese di Berni 
sottentri alle fatiche almeno dello scrivere con 
permissione del re, ben conoscendo che bisogna guadagnarsi a poco a poco la grazia della Maestà 
Sua, mentre se instasse per la sopravivenza avrebbe 
anzi in risposta che si applica a far decadere le 
altre. </p>
<p>Per terzo ed ultimo io nomino il signor di Colbert, 
come ministro di Stato, intendente delle finanze, 
sopra intendente di tutte le fabbriche regie, 
cancelliere dell'ordine, e più compartecipe 
di ogni altro della grazia e credito appresso Sua 
Maestà, onde a lui solo viene deferita la confidenza 
interna di qualsisia negozio 
ed affare del regno, essendo certo che professa egli 
verso il padrone una fede incontaminata, una 
puntualità impareggiabile con tutti; ed avendosi 
posto dietro alle spalle, come si suol dire, ogni 
riguardo per anteporre il solo servizio regio, quindi 
nasce ch'è al maggior segno universalmente odiato e 
mal veduto. </p>
<p>Alcuni credevano che la mal riuscita intrapresa 
d'Africa, come unico di lui parto e consiglio, lo 
ponesse in qualche discapito almeno appresso l'opinione del re, ma tutto l'opposto è anzi 
occorso: o sia la continuazione di quella stessa buona 
fortuna che lo sollevò dalla prima condizione sua di 
giovine ordinario, con titolo di commesso nel servizio di Tellier, al grado di tanta 
autorità e stima in che è costituito al giorno 
d'oggi: o sia il merito suo per quello che 
risulta al re con l'opera creduta sempre più 
necessaria di tal uomo nella direzione delle finanze. </p>
<p>Punto che tanto importa ai pensieri e fini vertenti 
nell'animo della Maestà Sua Colbert è di poche parole, stimato piuttosto aspro nel trattare, lontano in 
apparenza da ogni vanità, sebbene 
nell'essenziale non rilasci punto da quella 
che giudica convenirsi al suo grado. </p>
<p>È avido e studioso di far credere e sperare al re 
cumuli di gran tesori, in ordine a che con note distinte di rendite ed uscite mensuali, con calcoli 
di utili e futuri proventi, si affatica di persuadere 
ed imprimere nell'animo regio di poter acquistarglieli 
effettivamente e di saper conservarglieli non ostante qualsivoglia contrarietà di 
guerre, estraordinarii ed altro. </p>
<p>Ed in questo consiste la principal massima e si fa 
apparire l'unico fine del ministro suo, come un 
proverbio assai vulgato che quando ha fisso il chiodo 
Colbert, non vi è ragione o persuasione immaginabile 
che lo possa stogliere. </p>
<p>Ha tre fratelli; il primo è il vescovo di Lucon di 
cui si è servito ultimamente il re 
mandandolo in Fiandra sotto il pretesto dei bagni di 
Spà, forse ad esplorare alcuna cosa nella congiuntura 
avvisata d'allora. </p>
<p>Il secondo era sopra intendente in Alsazia, era prima 
presidente nel parlamento di Rhoan, soggetto abile e 
prudente assai per maneggi e negoziazioni. </p>
<p>L'ultimo è tenente capitano dei piccoli moschettieri, resi perciò alternativamente uguali nella 
stima e nel servizio colla compagnia così 
ragguardevole de' grandi. </p>
<p>Ha teneri figliuoli questo ministro e però non se ne 
parla. </p>
<p>Di esso Colbert credo poter dire con verità che sia 
molto più disposto verso Vostra Serenità che 
qualsivoglia principe, avendomene dati testimonii in 
più occasioni che mi obbligano così credere e riferire. </p>
<p>Lasciando io finalmente di discorrere di ogni altro 
principe o ministro regio dirò del solo maresciallo 
di Turena che il re ne ha fatto e ne farà sempre gran 
caso, e sebbene a quello si pratica 
oggidì in Francia di abbassar ognuno ch'è della 
religione (escludendosi tutto il più che si può 
dalla grazia e dal servizio) questo solo signore ad 
ogni modo sussiste nell'animo di Sua Maestà ben 
comprendendosi che oltre il merito della corona 
possiede egli il credito maggiore colle milizie ed ha 
una venerazione particolare appresso ogni ordine del 
regno ancora. </p>
<p>Per lo che ha l'onore di esser chiamato due volte la 
settimana almeno in Consiglio con molta distinzione. </p>
<p>Ha sempre l'orecchia regia, e non giunge avviso 
od estraordinaria occorrenza che non gli venga 
comunicata. </p>
<p>Non mancherebbe una mattina di presentarsi al 
re ed in ogni luogo segue egli indefessamente la 
Maestà Sua, gode vigorosa salute in 
età di 55 anni ma è senza posterità. </p>
<p>In tutte le conferenze che io ebbi con esso signor di 
Turena, osservai quella devotissima propensione che sempre maggiormente nutre verso la 
Serenissima Repubblica; ma com'egli consigliava a 
disimpegnarsi con onore d'Africa per spinger quelle 
milizie nel regno di Candia, così tolta 
quell'occasione che le genti erano pronte, per dire il 
vero il di lui animo si è di soccorrere la Serenità 
Vostra con assistenza di denaro non già di 
soldatesche. </p>
<p>Per ridurmi quanto più brevemente al fine di questa 
mia umilissima relazione, circa gl'interessi della 
corona di Francia e nuovi emergenti con quei principi 
che di sopra non m'è accaduto di 
nominare aggiungerò, che passa al giorno d'oggi 
sempre minor corrispondenza tra il papa ed il re 
cristianissimo, ed è noto come i principii di queste 
durezze derivarono dall'antipatia di Sua Santità verso il cardinale Mazarini, in odio di cui fu 
creduto che il pontefice facesse tutte quelle 
accoglienze e dimostrazioni al cardinale di Retz che 
nei primi anni del pontificato fecero perdere in 
Francia il concetto che si aveva della buona 
inclinazione della Santità Sua. </p>
<p>Da detti interessi del cardinale di Retz derivarono 
parimenti i termini cattolici che pretende il signor 
di Lionne esser stati usati seco in Roma dov'egli 
esercitava allora la carica di semplice ministro 
sebbene per altro avesse titolo di ambasciatore 
a principi d'Italia; ed alle cattive relazioni fatte 
dal medesimo nel suo ritorno, si ascrive in gran parte 
l'avversione che Mazarini ebbe poi sempre col papa, 
fomentato dai rapporti dei discorsi continui che hanno 
voluto dire si facessero da Sua Santità contro il 
Cardinale in qualsivoglia occasione. </p>
<p>Con tutto ciò durante la vita di Sua Eminenza fosse 
zelo od interesse, le cose sono sempre camminate con 
qualche riguardo particolare di non offender 
direttamente la corte di Roma, e l'odio della Francia non aveva altro oggetto che le 
persone particolari di casa Chigi, onde Mazarino nella 
precedente assemblea del clero ed in ogni altra 
opportunità si è mostrato molto affettuoso 
alla chiesa romana, divertendo che i vescovi non 
proponessero il punto della loro dignità in 
pregiudizio e diminuzione di quella del papa. </p>
<p>Morto il cardinale e scemata l'autorità della regina 
madre che ha sempre validamente difesa quella della 
corte di Roma, i ministri poco ben affetti hanno 
levato la maschera aderendo in ciò 
il signor di Colbert ed il signor di Tellier. </p>
<p>Questo a sentimenti del proprio figliuolo, l'altro a 
concetti di alcuni giansenisti che tengono gran 
credito presso di lui. </p>
<p>L'accidente poi di Crequi diede gran campo ai nemici 
di Roma di migliorare la loro causa presso del re; ma 
il maggior male è proceduto dall'aver come essi 
dicono il papa mancato al re pre-
tendendo che non gli abbia tenuta parola circa molte 
grazie ed indulti che la Santità Sua ed il cardinal 
Chigi allora legato, avevano fatto positivamente 
sperare a Sua Maestà senza che poi abbiano voluto 
venire all'effettuazione. </p>
<p>I Giansenisti prevalendosi di queste congiunture 
hanno fomentato la Sorbona contro i Gesuiti ed 
imprudentemente avevano pubblicato il libro di Vernan 
nel quale si contengono cose contrarie non solamente 
alla libertà della chiesa Gallicana ed all'uso del 
regno, ma anche all'istesso sommo pontefice, avendo 
portato la detta Sorbona a censurar detto libro e 
l'altro del Guimenio riputato da tutti sommamente scandaloso. </p>
<p>Il che essendo stato fatto passare a Roma da' Gesuiti 
medesimi per un grande attentato, il papa non ha avuto 
difficoltà di pubblicar la bolla, della quale 
essendosi in Parigi avuta precedente notizia si diede 
prima l'arresto di 
giugno 1665 per impedire al nunzio tutt'i 
modi di pubblicarla, e poi quello del 
28 luglio col quale viene proibita affatto. </p>
<p>Questo ultimo arresto si vede solamente manoscritto 
benchè io lo mandai a Vostra Serenità stampato, 
bastando alla corte che fosse fatto, senza curarsi 
della pubblicazione che non poteva servir ad altro che 
a provocare qualche novità per parte di Roma. </p>
<p>Ma essendosi fatto intendere monsignor nunzio Ruberti 
che era falsa la voce di tale arresto e che si 
sarebbero ben guardati di farne un simile, stante il 
partito che il papa aveva tra i vescovi, 
le divisioni della Sorbona e l'affetto dei cattolici, 
tale jattanza fu causa che l'antico vescovo di Condon, 
cioè antico more gallico, 
per aver rinunciato, fratello dell'ambasciatore 
straordinario in Olanda fu absentato da Parigi come 
sospetto d'intelligenza col nunzio; e per l'istessa 
causa l'arcivescovo di Tours Bouthillier si ritirò 
spontaneamente dalla sua diocesi. </p>
<p>Successivamente fu stampato l'arresto con agginuta 
del discorso dell'avvocato generale Talon, ma il 
giorno stesso che doveva pubblicarsi giunse avviso 
per corriero espresso della grave malattia del papa, e 
si prese per espediente di soprasedere la detta 
pubblicazione. </p>
<p>Dopo di che è stato posto alla Bastiglia il corriere 
di Lione sospettato di aver nascostamente dai ministri 
del re arrecati dispacci a monsignor nunzio con 
dichiarazione della corte di Roma 
contraria al suddetto arresto. </p>
<p>Un altro ne fu fatto nel mese di maggio prossimo 
passato contro lo stesso monsignor nunzio in occasione che avendo egli ricevuta dal papa la formula 
della sottoscrizione contro il Giansenismo, la 
pubblicò in quella guisa che sogliono i nunzii dove 
esercitano giurisdizione, il che non volendosi 
assolutamente che gli si ascriva in Francia si venne 
però al detto arresto, in cui, come anche più 
precisamente nel sopra detto del mese di giugno, viene 
asserito che il nunzio è semplice ambasciatore del papa come principe temporale. </p>
<p>Si aggiunge per il papa finalmente che vi sono stati 
e continueranno, dubito, rispettivamente i motivi di 
poca soddisfazione per ambe le parti, Monsignor nunzio 
Ruberti forse con poca considerazione si è più volte protestato che il 
pontefice non osserverà il concordato di Pisa. </p>
<p>I tumulti di Avignone arrivati nel fine del 
1664 e tosto anco sopiti coll'autorità e 
forza regia, da chi brama portar fuoco, fu sparso che 
il re all'opposto li fomentasse. </p>
<p>L'indulto dei tre vescovati di Alemagna mandato in 
quel punto dal pontefice al re senza la nomina per le 
abbadie, la libera disposizione per le commende, non 
piacque, nè fu aggradito. </p>
<p>Le tesi problematiche poi sostenute dall'abate 
Tellier con l'invito di monsignor nunzio circa 
l'autorità del papa sopra i Concilii, del primato della chiesa, colla scomunica per bolla espressa 
delle censure prodotte dalla Sorbona contro l'opinione 
di Vernan e Guimenio; aggiuntasi la querela di 
monsignor Ruberti per il discorso fatto dall'avvocato generale Talon in Parlamento, 
potevano causare qualche grave disordine, se il 
re non fosse di ottima volontà ed il 
papa non usasse della sua prudenza. </p>
<p>Ma vedendosi finalmente che nelle promozioni dei 
cardinali, o il pontefice ha mirato, od il caso 
portò di non nominare alcuno aderente della Francia 
tenendosi tuttavia in sospetto il duca di Mercoeur che 
può pretendere individualmente il cappello per il di 
lui merito, e conoscendosi il partito Spagnuolo in 
Roma sempre più forte, si è risoluto di spingervi il 
nuovo ambasciatore duca di Sciona per bilanciare in 
quanto sia possibile gli affari della corona facendolo 
precorrere dal cardinale Antonio. </p>
<p>In secondo luogo io rifletto gl'interessi con casa 
d'Austria, obice principale de' fini del 
Cristianissimo. </p>
<p>E sebbene a dire tutto vi si richiederebbe gran tempo 
e maggior applicazione, oltre quello che Vostra Serenità ha inteso, aggiungerò 
riguardo al re cattolico che le mosse fatte per 
accrescer il commercio in Dunkerque, l'opposizione 
risoluta ai disegni del marchese di Castel Rodrigo 
di togliere la navigazione del fiume Lis, col render 
inutile ai Francesi la fortezza, cessa nella pace, di 
san Venant, l'inventata nuova strada per il paese di 
Liegi, ad oggetto di comunicarsi da Rethel 
coll'Olanda per distruggere i dazii dei Paesi Bassi, e 
tutte le mire tenute dal presente governo 
nell'allettare i sudditi spagnuoli alla dolcezza dei 
confinanti governatori Francesi, indicano che si applichi a tutte le vie di prender vantaggio sopra essa. </p>
<p>Ma per l'imperatore già è nota la presente forma 
con che si è sollecitata l'amicizia di Brandeburgo ad 
oggetto principalmente di sostenere i due principati 
di Oppelen e Ratibor in Slesia, devoluti per la dote nel duca d'Enghien, oltre quelle 
macchine che potessero tendersi di nuovi e grandi 
pensieri e negoziazioni alla Porta, attento a tutto lo 
spirito Gremonville inviato a Vienna. </p>
<p>Qui pure annetterò la ripigliata corrispondenza 
colla detta Porta Ottomana dal Cristianissimo. </p>
<p>E se nei tempi trascorsi fu questo, come ho 
precedentemente detto, il braccio più vigoroso al 
quale si appoggiasse Francesco primo per frenare i 
disegni di Carlo quinto, di presente si rende molto 
osservabile che i Turchi abbiano promesso di 
accondiscendere a rinnovare le antiche capitolazioni colla corona di Francia; onde se mai si è 
avvertito a negoziati dell'ambasciator regio 
colà, oggidì se ne mostra il più legittimo soggetto di attendervi. </p>
<p>La freddezza poi al giorno d'oggi della corona di 
Svezia colla Francia, si va piuttosto accrescendo che 
altrimenti, e ciò per più rispetti. </p>
<p>Il primo fu quando il re di Svezia era in guerra con 
Danimarca ed i Francesi che potevano come erano 
obbligati, avvantaggiar le fortune dei Svedesi loro 
antichi collegati, stettero a vedere e niente vollero 
contribuire nè agli acquisti nè alla pace. </p>
<p>Il secondo, invece di continuare nella solita 
puntualità di soddisfare alle pensioni promesse, si 
è procurato anzi diminuirle, dopo ch'erano anche 
state ristrette al conte di Tot, ed infine poi ricusate ed assolutamente negate ancora, onde ha tanto 
dispiaciuto a quella corona il titolo di esser 
pensionaria della Francia, che rimasta la nota e 
rimosso affatto l'utile, hanno goduto di secondare 
l'avarizia dei sopra intendenti delle finanze per 
allontanarsi dall'obbligo. </p>
<p>Il terzo fu per il secreto contratto stabilito dal 
Cristianissimo col Danese, onde con questa amicizia 
nuova, e massime con principe di maggior gelosia, 
confinante con la Svezia, hanno dubitato 
di gravi pregiudizii in ogni evento. </p>
<p>Il quarto fu l'affare d'Erdford, mentre si vide che 
il re per ambizione purissima di arbitrare in impero 
andò a disgustarsi tutti gli antichi suoi confederati 
amici; onde oggidì la Svezia che 
vorrebbe farsi capo dei Protestanti di Alemagna, 
conviene intraprendere la difesa col tornar le case in 
pristino o tentarne altro compenso. </p>
<p>E il quinto è che se una volta in Europa la casa 
d'Austria era quel principe che faceva più ombra 
degli altri, pare oggidì che a dirittura succeda in 
suo luogo il re di Francia, onde naturalmente non 
potendosi mai dipendere colla volontà da chi minaccia la prepotenza, cessa la maraviglia se chi ha animo 
eguale all'interesse, intraprende i motivi di 
sottrarsene. </p>
<p>Con la corona d'Inghilterra e coll'Olanda che sono 
fatti oggidì interessi relativi ed i più importanti 
che attraggono l'universo tutto, Vostra Serenità ha 
inteso. </p>
<p>Colli principi del Reno termina l'anno venturo 
quell'alleanza tanto considerabile che ha potuto 
opponersi all'autorità dell'imperatore ed al restante 
delle volontà nella gran repubblica d'imperio. </p>
<p>L'elettore di Brandeburgo entrò nella detta lega del 
Reno colle condizioni che accennai, l'anno 
1664, riservatosegli il terzo 
luogo, cioè dopo la Svezia. </p>
<p>Ma stante l'accaduto per Erdford, i tentativi contro Colmar e quello che più importa le non 
pagate pensioni a chi si sia fuorchè a Magonza 
quaranta mille, ed a Colonia ventimila scudi, non si 
vede come possa quella ed altre amicizie 
protestanti, che tanto stimò Enrico quarto ed i 
precessori di Sua Maestà, lungamente durare. </p>
<p>La più stabile se non la più forte amicizia che 
abbia conservata la Francia in Alemagna fu 
individualmente quella col duca di Wirtemberg, poichè 
questo principe, senza giammai pretendere, 
nè tirare pensione, ha fatto sempre tutto quello che 
può contribuire per la corona cristianissima colle 
dichiarazioni, coll'assenso di leve, col mantener 
cavalleria e milizia propria, e con ogni altro buon 
effetto; e perciò non è da credere che sieno giammai 
i di lui interessi posposti a chiunque. </p>
<p>Ripassando di qua dall'Alpi s'incontra per primo nel 
duca di Savoja ch'è vinto dalla necessità di star 
unito sempre colla Francia, onde dirò che l'ottenuta 
investitura del Monferrato dal 
collegio elettorale negli ultimi travagli di Cesare 
con Mehemet quarto, per solo effetto della protezione 
del Cristianissimo e la sicurezza di dover perdere 
quel vano titolo assuntosi di Altezza 
Reale, ogni volta che si separi dagl'interessi, per 
non dire in tutto dall'assoluto volere regio, come 
l'abbiamo veduto a dipendere nei due matrimonii, e 
nell'ultimo particolarmente al quale fu obbligato, sebbene ne risultasse una potente offesa alla 
casa di Lorena, è indubitabile, secondo che la 
ragione persuade e la necessità consiglia, che non si 
staccherà giammai dalla Francia per non dire dall'arbitrio regio e dai suoi ministri. </p>
<p>Quanto alla Repubblica di Genova certo è che le 
volontà e le apprensioni sono rispettivamente gravi, 
ma pure anche di queste lascio di discorrere, mentre 
non posso cominciarne il racconto senza prolissità, non consentita dalle occupazioni 
pubbliche e dal mio umilissimo rispetto di 
soverchiamente attediarle. </p>
<p>Basta, che non mancano gelosie e pensieri per ambe le 
parti. </p>
<p>Circa Parma e Modena sussisterà sempre il merito di 
quella corona per la disincamerazione di Castro e 
reintegrazione delle pretese per Comacchio, finchè il 
re sarà nella presente fortuna. </p>
<p>Per Mantova dove l'imperatrice ha legittimo titolo di 
succedere nel Monferrato, guardi Iddio che mancasse la 
linea mascolina della casa, parmi vedere che 
applicherebbe il re Cristianissimo a 
prevenire con qualche trattato per Casale, se non 
fosse così divertito dalle premure settentrionali. </p>
<p>Per il gran duca di Toscana che nella neutralità sa 
conservarsi l'amicizia di ambe le corone, si è il re 
più volte dichiarato di non voler udire meno a 
parlare dell'ingiuste querele, non che 
ricever lettere dalla principessa di Orleans, 
congiunta in matrimonio col principe suo figliuolo; 
ond'è certo che passa ogni buona intelligenza. </p>
<p>Devo concludere questa parte col dire dell'animo ed 
inclinazione regia verso Vostra Serenità, in che non 
posso se non comprovar quello che hanno già 
rappresentato gli eccellentissimi miei predecessori e 
di che l'eccellentissimo Senato è persuaso che 
conserva la Maestà Sua buona disposizione verso la 
Repubblica serenissima, e desiderio del suo sollievo e 
del suo bene, e che sarebbe anco pronto a procurarlo 
quando potesse, senza dubbio d'impegno o di azzardo della riputazione dell'armi e del 
nome francese e senza dispossessarsi di gravi somme di 
denaro che viene grandemente amato. </p>
<p>Parmi ancora che ciò bastantemente possa raccogliersi dai soccorsi di milizie e vascelli, dalle 
assistenze di contanti, dalle leve sempre permesse, e 
dagli uffizii spesi ed esibiti a vantaggio della 
Serenità Vostra alla Porta ed altrove. </p>
<p>Vero è che se il re, come al presente non ha 
applicazione veruna agli affari d'Italia, fosse in 
altro tempo costretto o persuaso ad interessarvisi, si 
può dubitare che potesse mutar massime e chhe 
allora con occhio attento e geloso riguardasse Vostra 
Serenità per toglierle il modo di sturbare i suoi 
fini, ben conoscendo che nessun principe sarebbe 
provveduto di mezzi più vigorosi per conseguirlo. </p>
<p>In fine si potrebbe dire che nella diversità 
degli affetti con che si riguardano dalla Francia i 
principi maggiori, sia inseparabite l'antipatia colla 
Spagna; restò accresciuto al presente l'odio 
contro l'Inghilterra. </p>
<p>Che continui il sospetto nell'Alemagna, che 
si sia raffreddata la confidenza colla Svezia; che 
l'unione coll'Olanda sia effetto violento d'interesse, 
non di buona disposizione; 
e che le cose di Roma sempre si riflettano con 
amarezza; ma che all'incontro verso la Repubblica si 
dimostri sincera benevolenza ed amore. </p>
<p>Ma non tacerò la fortuna che ho avuto di servire nel 
corso della mia ambasciata per qualche mese 
all'illustrissimo signor Nicolò Foscarini che ha 
esemplarmente voluto, dagli studii, senza 
frapposizione passare con sì degno impiego alle 
peregrinazioni, per abilitar nelle prime corti di 
Europa con l'ocular esperienza quei talenti in 
vantaggio della patria che il signor Iddio gli ha 
donati. </p>
<p>Come pure l'illustrissimo signor Ambrogio Lombria si 
compiacque favorirmi nel mio soggiorno a Parigi, 
benchè per breve tempo fu di passaggio in Alemagna, 
per raggiunger così ragguardevole ornamento delle 
notizie del mondo, alle altre parti virtuose che possiede. </p>
<p>Devo rappresentare a Vostra Serenità che alla 
partenza mia dalla corte, il signor di Lionne in nome 
del re mi obbligò al mio ritorno pregare Vostra 
Serenità usar detta sua natural benignità 
verso Michele Sorgo rimettendolo dall'esilio in che 
era incorso. </p>
<p>Dissi doverne scrivere, ma Lionne precisamente 
replicò in nome regio che ne parlassi al mio ritorno. </p>
<p>Avvisai tutto e soggiungo al presente questo cenno 
per intiera soddisfazione del mio debito. </p>
<p>Per il segretario Marini che col merito di una 
impareggiabile assiduità servi la sempre venerabile 
memoria dell'eccellentissimo cavalier Grimani fu mio 
precessore per lo spazio di tre anni continui ed 
altrettanti giustamente ha impiegato appresso di me 
con un'indefessa applicazione di animo e studio, così 
ricercando la puntuatità di quel voluminoso impiego 
di scrittura e di negozio, io non posso aggiungere se 
non che presentandosi all'eccellentissimo Senato, il solo requisito della sua 
modestia e virtù lo fa degno in tutte le parti della 
grazia pubblica. </p>
<p>Con che ringraziando la bontà del Signor Iddio 
di aver con ciò terminate le mie fatiche, non mi 
resta che benedire la memoria sempre gloriosa 
dell'eccellentissimo signor cavaliere Grimani 
mio precessore, che coi suoi dettami ed esempii mi 
soccorse, per guadagnarsi anche con questi effetti di 
bontà, sommo merito verso la patria. </p>
<p>E mi consolerò di avere all'eccellentissimo signor 
Marco Antonio Giustiniano mio successore rinunziata la 
carica, scritture e notizie tutte, mentre la patria, 
dai singolari talenti dell'eccellenza sua potrà raccogliere quei frutti e 
vantaggio che da così degno signore si devono 
sicuramente attendere, posponendo i gravi interessi della sua casa ed il potente riguardo 
della propria salute, mentre con savio e generoso 
impiego s'insinuò subito ed andrà accrescendo in 
quella gran corte che si può dire piuttosto la 
prima che tra le maggiori di Europa, stima a se 
stesso, profitto e straordinario onore a così 
importante ambasciata. </p>
<p>Di me, serenissimo principe, non ho che dire. </p>
<p>Si compiacquero Vostra Serenità e l'Eccellenze 
Vostre togliermi da quella ritiratezza che mi avevo 
prefisso e nella quale mi conteneva facilmente la cognizione della pochezza mia, e comandato di 
servire in Savoja, poi trasportato nella gran corte di 
Francia, non portai meco se non il capitale di una 
ardentissima volontà verso il servigio 
della patria per incontrare il quale nelle gravissime 
congiunture correnti Dio benedetto, giudice 
dell'interno dei cuori sa che con 
una perpetua applicazione e fatica di mente ho 
distillato per così dire il poco mio spirito in 
sudori, ben rincrescendomi che per la fatalità dei 
tempi non si sia conseguito quello che giustamente è 
dovuto alla generosità ed al merito della Serenità 
Vostra. </p>
<p>In qualche incontro che ha avuto la mia famiglia ho 
procurato sostenere il decoro della rappresentanza, e 
sebbene il re mostrasse di risentirsi da principio delle premure mie, 
in ogni modo 
avendole nel progresso conosciute giuste e necessarie 
ebbe la bontà non solo di dichiararlo pubblicamente, 
ma anche di farlo rappresentare dal suo ministro a Vostra Serenità, 
facendo anco istanza perchè non mi fosse abbreviato 
il tempo della residenza appresso la Maestà Sua; ed 
in effetto si è sempre compiaciuto testimoniarmi una benignissima disposizione, e quando mando a mia 
casa il soccorso di cento mille scudi, destinato 
a Vostra Serenità, e che io 
con tutta circospezione e vantaggio li feci pervenire, 
si compiacque anche accompagnarlo con umanissime 
espressioni verso la mia persona. </p>
<p>Ed io riconosco che l'imperfezioni mie coperte dal 
manto della pubblica rappresentanza si sono rese molto 
meno sensibili. </p>
<p>Ha soggiaciuto colla dovuta prontezza la nostra 
numerosa fraterna ed aggravata casa alli noti 
dispendii dopo l'estraordinaria di Savoja, di quella 
gran corte; tutto dovendosi e vita e facoltà e spirito al servizio della Serenità Vostra, la 
quale essendosi compiaciuta gradire l'umilissimo 
ossequio del mio buon animo, non ho che a render le 
divote grazie ed unitamente del compatimento con che hanno accolto la mia debolezza. </p>
<p>Dalla grazia della Serenità Vostra poi avendomi il 
re donato una collana d'oro ed il proprio ritratto 
cinto di diamanti, ch'io presento d'innanzi con questi 
fogli, anch'io umilissimo imploro il 
rilascio di detto presente per onorarmi che in ogni 
parte sia da cadauna dell'Eccellenze Vostre compatito 
ed aggradito lo zelo del mio ossequiosissimo prestato 
servigio. </p></div1></body></text></TEI.2>
