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    <titleStmt>
      <title>Le smanie per la villeggiatura</title>
      <author>Carlo Goldoni</author>
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    <extent>172 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit000987</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Carlo Goldoni : teatro</title>
        <title type="part">La locandiera, La sposa persiana, Il campiello, Gl'innamorati, I rusteghi, Le smanie per la villeggiatura</title>
        <author>Goldoni, Carlo</author>
        <editor id="ed">Pieri, Marzia</editor>
        <publisher>Einaudi</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1991</date>
        <note>Fa parte di: Il Teatro Italiano : 4 : Teatro del Settecento</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <editorialDecl><p>Quando nell'originale cartaceo nella lista dei personaggi la medesima descrizione era attribuita a più di un personaggio con una parentesi graffa, la descrizione è stata ripetuta per ciascun personaggio cui era stata attribuita.</p></editorialDecl><classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>700</date>
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    <langUsage><language id="ita"/></langUsage>
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        <term>852.6 - LETTERATURA DRAMMATICA ITALIANA. 1748-1814</term>
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        <term>Letteratura teatrale</term>
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      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
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      <item>Digitalizzazione</item>
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  </revisionDesc>
</teiHeader>
<text>
<front>
<prologue>
<head>L'AUTORE A CHI LEGGE</head>
<p>L'innocente divertimento della campagna è divenuto a' dì
nostri una passione, una mania, un disordine. Virgilio, il
Sannazzaro, e tanti altri Panegiristi della vita campestre,
hanno innamorato gli Uomini dell'amena tranquillità del
ritiro; ma l'ambizione ha penetrato nelle foreste: i
villeggianti portano seco loro in campagna la pompa ed il
tumulto delle città, ed hanno avvelenato il piacere dei
villici e dei pastori, i quali dalla superbia de' loro
padroni apprendono la loro miseria. Quest'argomento è sì
fecondo di ridicolo e di stravaganze, che mi ha fornito
materia per comporre cinque commedie, le quali sono fondate
tutte sulla verità: eppure non si somigliano. Dopo aver dato
al pubblico i <emph>Malcontenti</emph>, e la <emph>Villeggiatura</emph>, la prima
nel tomo terzo, la seconda nel tomo quarto del mio <title>Teatro
Comico</title> dell'edizion del Pitteri, ho trovato ancora di che
soddisfarmi e di che fornire, non so, s'io dica il mio
capriccio, o il mio zelo, contro un simile fanatismo. Ho
concepita nel medesimo tempo l'idea di tre commedie
consecutive. La prima intitolata <title>Le Smanie per la
Villeggiatura</title>, la seconda <title>Le Avventure della
Villeggiatura</title>, la terza <title>Il Ritorno della Villeggiatura</title>.
Nella prima si vedono i pazzi preparativi: nella seconda la
folle condotta: nella terza le conseguenze dolorose, che ne
provengono. I personaggi principali di queste tre
rappresentazioni, che sono sempre gli stessi, sono di
quell'ordine di persone, che ho voluto prendere precisamente
di mira, cioè di un rango civile, non nobile e non ricco,
poiché i nobili, e ricchi sono autorizzati dal grado e dalla
fortuna a fare qualche cosa di più degli altri. L'ambizione
de' piccioli vuol figurare coi grandi, e questo è il
ridicolo, ch'io ho cercato di porre in veduta, per
correggerlo, se fia possibile.</p>
<p>Queste tre commedie, fortunate egualmente pel loro
incontro, e per l'universale aggradimento del pubblico, sono
state separatamente rappresentate con una distanza di
qualche tempo dall'una all'altra, essendo con tal arte
composte, che ciascheduna può figurare da sé, e tutte e tre
insieme si uniscono perfettamente. Poteva io dunque per la
stessa ragione separarle ne' tomi della mia novella edizione
contentandomi di dare una commedia inedita per ciascheduno,
a tenore della promessa. Ma ho esaminato il fondo che ho
ancora delle cose inedite: veggio, che posso abbondare senza
timor, che mi manchino, ed ho piacere di dar unito un
quadro, che piacerà davantaggio.</p>
<p>Osserverà meglio così il leggitore la continuazion de'
caratteri sostenuti in tre differenti azioni; e se una delle
difficoltà del dramma consiste nel sostenere i caratteri in
un'opera sola, piacerà ancor più vederli in tre sostenuti.
</p></prologue>
<castList>
<head>Personaggi</head>
<castItem type="role"><role><emph>Filippo</emph>,</role> <roleDesc>cittadino, vecchio, e gioviale</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Giacinta</emph>,</role> <roleDesc>figliuola di Filippo</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Leonardo</emph>,</role> <roleDesc>amante di Giacinta</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Vittoria</emph>,</role> <roleDesc>sorella di Leonardo</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Ferdinando</emph>,</role> <roleDesc>scrocco</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Guglielmo</emph>,</role> <roleDesc>amante di Giacinta</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Fulgenzio</emph>,</role> <roleDesc>attempato amico di Filippo</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Paolo</emph>,</role> <roleDesc>cameriere di Leonardo</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Brigida</emph>,</role> <roleDesc>cameriera di Giacinta</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Cecco</emph>,</role> <roleDesc>servitore di Leonardo</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Berto</emph>,</role> <roleDesc>servitore di Leonardo</roleDesc></castItem>
</castList>
<set><p>La scena si rappresenta a Livorno, parte in casa di Leonardo, e parte
in quella di Filippo.</p></set>
</front>
<body>
<div1 type="atto">
<head>Atto primo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Camera in casa di Leonardo.</stage>
<stage><emph>Paolo, che sta riponendo degli abiti e della biancheria in un
baule, poi Leonardo</emph>.</stage>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Che fate qui in questa camera? Si han da far
cento cose, e voi perdete il tempo, e non se ne eseguisce
nessuna (<emph>a Paolo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Perdoni, signore. Io credo, che allestire il baule
sia una delle cose necessarie da farsi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ho bisogno di voi per qualche cosa di più
importante. Il baule fatelo riempir dalle donne.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Le donne stanno intorno della padrona; sono
occupate per essa, e non vi è caso di poterle nemen vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Quest'è il diffetto di mia sorella. Non si contenta
mai. Vorrebbe sempre la servitù occupata per lei. Per andare
in villeggiatura non le basta un mese per allestirsi. Due
donne impiegate un mese per lei. È una cosa insoffribile.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Aggiunga, che non bastandole le due donne, ne ha
chiamate due altre ancora in aiuto.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E che fa ella di tanta gente? Si fa fare in casa
qualche nuovo vestito?
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Non, signore. Il vestito nuovo glielo fa il sarto.
In casa da queste donne fa rinovare i vestiti usati. Si fa
fare delle <emph>mantiglie</emph>, de' <emph>mantiglioni</emph>, delle cuffie da
giorno, delle cuffie da notte, una quantità di forniture di
pizzi, di nastri, di fioretti, un arsenale di roba; e tutto
questo per andare in campagna. In oggi la campagna è di
maggior soggezione della città.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sì, è pur troppo vero, chi vuol figurare nel mondo,
convien che faccia quello che fanno gli altri. La nostra
villeggiatura di Montenero è una delle più frequentate, e di
maggior impegno dell'altre. La compagnia, con cui si ha da
andare, è di soggezione. Sono io pure in necessità di far di
più di quello che far vorrei. Però ho bisogno di voi. Le ore
passano, si ha da partir da Livorno innanzi sera, e vo' che
tutto sia lesto, e non voglio, che manchi niente.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Ella comandi, ed io farò tutto quello, che potrò
fare.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Prima di tutto, facciamo un poco di scandaglio di
quel, che c'è, e di quello, che ci vorrebbe. Le posate ho
timore che siano poche.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Due dozzine dovrebbero essere sufficienti.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Per l'ordinario lo credo anch'io. Ma chi mi
assicura, che non vengano delle truppe d'amici? In campagna
si suol tenere tavola aperta. Convien essere preparati. Le
posate si mutano frequentemente, e due coltelliere non
bastano.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>La prego perdonarmi, se parlo troppo liberamente.
Vossignoria non è obbligata di fare tutto quello, che fanno
i marchesi fiorentini, che hanno feudi e tenute grandissime,
e cariche, e dignità grandiose.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Io non ho bisogno, che il mio cameriere mi venga a
fare il pedante.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Perdoni; non parlo più.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Nel caso, in cui sono, ho da eccedere le bisogna.
Il mio casino di campagna è contiguo a quello del signor
Filippo. Egli è avvezzo a trattarsi bene; è uomo splendido,
generoso; le sue villeggiature sono magnifiche, ed io non ho
da farmi scorgere, non ho da scomparire in faccia di lui.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Faccia tutto quello, che le detta la sua prudenza.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Andate da monsieur Gurland, e pregatelo per parte
mia, che mi favorisca prestarmi due coltelliere, quattro
sottocoppe, e sei candelieri d'argento.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Sarà servita.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Andate poscia dal mio droghiere, fatevi dare dieci
libbre di caffè, cinquanta libbre di cioccolata, venti
libbre di zucchero, e un sortimento di spezierie per cucina.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Si ha da pagare?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>No, ditegli, che lo pagherò al mio ritorno.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Compatisca; mi disse l'altrieri, che sperava prima
ch'ella andasse in campagna, che lo saldasse del conto
vecchio.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non serve. Ditegli, che lo pagherò al mio ritorno.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Benissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Fate, che vi sia il bisogno di carte da giuoco con
quel che può occorrere per sei, o sette tavolini, e
soprattutto, che non manchino candele di cera.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Anche la cereria di Pisa, prima di far conto nuovo,
vorrebbe esser pagata del vecchio.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Comprate della cera di Venezia. Costa più, ma dura
più, ed è più bella.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Ho da prenderla coi contanti?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Fatevi dare il bisogno; si pagherà al mio ritorno.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Signore, al suo ritorno ella avrà una folla di
creditori, che l'inquieteranno.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Voi m'inquietate più di tutti. Sono dieci anni, che
siete meco, e ogni anno diventate più impertinente. Perderò
la pazienza.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Ella è padrona di mandarmi via; ma io, se parlo,
parlo per l'amore, che le professo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Impiegate il vostro amore a servirmi, e non a
seccarmi. Fate quel che vi ho detto, e mandatemi Cecco.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Sarà obbedita. (Oh! vuol passar poco tempo, che le
grandezze di villa lo vogliono ridurre miserabile nella
città) (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Leonardo, poi Cecco</emph>.</stage>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Lo veggo anch'io, che faccio più di quello, che
posso fare; ma lo fanno gli altri, e non voglio esser di
meno. Quell'avaraccio di mio zio potrebbe aiutarmi, e non
vuole. Ma se i conti non fallano, ha da crepare prima di me,
e se non vuol fare un'ingiustizia al suo sangue, ho da esser
io l'erede delle sue facoltà.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Comandi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Va' dal signor Filippo Ghiandinelli; se è in casa,
fagli i miei complimenti, e digli, che ho ordinato i cavalli
di posta, e che verso le ventidue partiremo insieme. Passa
poi all'appartamento della signora Giacinta di lui
figliuola; dille, o falle dir dalla cameriera, che mando a
riverirla, e ad intendere come ha riposato la scorsa notte,
e che da qui a qualche ora sarò da lei. Osserva frattanto,
se vi fosse per avventura il signor Guglielmo, e informati
bene dalla gente di casa, se vi sia stato, se ha mandato, e
se credono, ch'ei possa andarvi. Fa' bene tutto, e torna
colla risposta.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Sarà obbedita (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Leonardo, poi Vittoria</emph>.</stage>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non posso soffrire, che la signora Giacinta tratti
Guglielmo. Ella dice, che dee tollerarlo per compiacere il
padre; che è un amico di casa, che non ha veruna
inclinazione per lui; ma io non sono in obbligo di creder
tutto, e questa pratica non mi piace. Sarà bene, che io
medesimo solleciti di terminare il baule.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Signor fratello, è egli vero, che avete ordinato i
cavalli di posta, e che si ha da partir questa sera?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sì certo. Non si stabilì così fin da ieri?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ieri vi ho detto, che sperava di poter essere
all'ordine per partire; ma ora vi dico che non lo sono, e
mandate a sospendere l'ordinazion dei cavalli, perché
assolutamente per oggi non si può partire.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E perché per oggi non si può partire?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Perché il sarto non mi ha terminato il mio
<emph>mariage</emph>.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Che diavolo è questo <emph>mariage</emph>?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>È un vestito all'ultima moda.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Se non è finito, ve lo potrà mandare in campagna.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>No, certo. Voglio, che me lo provi, e lo voglio
veder finito.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ma la partenza non si può differire. Siamo in
concerto d'andar insieme col signor Filippo, e colla signora
Giacinta, e si ha detto di partir oggi.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Tanto peggio. So, che la signora Giacinta è di buon
gusto, e non voglio venire col pericolo di scomparire in
faccia di lei.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Degli abiti ne avete in abbondanza; potete
comparire al par di chi che sia.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Io non ho, che delle anticaglie.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non ve ne avete fatto uno nuovo anche l'anno
passato?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Da un anno all'altro gli abiti non si possono più
dire alla moda. È vero, che li ho fatti rifar quasi tutti;
ma un vestito novo ci vuole, è necessario, e non si può far
senza.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Quest'anno corre il <emph>mariage</emph> dunque.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, certo. L'ha portato di Torino madama Granon.
Finora in Livorno non credo, che se ne siano veduti, e spero
d'esser io delle prime.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ma che abito è questo? Vi vuol tanto a farlo?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Vi vuol pochissimo. È un abito di seta di un color
solo, colla guarnizione intrecciata di due colori. Tutto
consiste nel buon gusto di scegliere colori buoni, che si
uniscano bene, che risaltino, e non facciano confusione.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Orsù, non so che dire. Mi spiacerebbe di vedervi
scontenta; ma in ogni modo s'ha da partire.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Io non vengo assolutamente.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Se non ci verrete voi, ci anderò io.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Come! Senza di me? Avrete cuore di lasciarmi in
Livorno?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Verrò poi a pigliarvi.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>No, non mi fido. Sa il Cielo, quando verrete, e se
resto qui senza di voi, ho paura, che quel tisico di nostro
zio mi obblighi a restar in Livorno con lui; e se dovessi
star qui, in tempo che l'altre vanno in villeggiatura, mi
ammalerei di rabbia, di disperazione.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Dunque risolvetevi di venire.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Andate dal sarto, ed obbligatelo a lasciar tutto,
ed a terminare il mio <emph>mariage</emph>.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Io non ho tempo da perdere. Ho da far cento cose.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Maledetta la mia disgrazia!
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Oh gran disgrazia invero! Un abito di meno è una
disgrazia lacrimosa, intollerabile, estrema.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, signore, la mancanza di un abito alla moda può
far perder il credito a chi ha fama di essere di buon gusto.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Finalmente siete ancora fanciulla, e le fanciulle
non s'hanno a mettere colle maritate.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Anche la signora Giacinta è fanciulla, e va con
tutte le mode, con tutte le gale delle maritate. E in oggi
non si distinguono le fanciulle dalle maritate e una
fanciulla, che non faccia quello, che fanno l'altre, suol
passare per zotica, per anticaglia; e mi maraviglio che voi
abbiate di queste massime, e che mi vogliate avvilita, e
strapazzata a tal segno.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Tanto fracasso per un abito?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Piuttosto, che restar qui, o venir fuori senza il
mio abito, mi contenterei d'avere una malattia.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Il Cielo vi conceda la grazia.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che mi venga una malattia? (<emph>con isdegno</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>No, che abbiate l'abito, e che siate contenta.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Berto, e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>BERTO</speaker> <p>Signore, il signor Ferdinando desidera
riverirla (<emph>a Leonardo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Venga, venga, è padrone.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sentimi. Va' immediatamente dal sarto, da monsieur
de la Réjouissance, e digli, che finisca subito il mio
vestito, che lo voglio prima ch'io parta per la campagna,
altrimenti me ne renderà conto, e non farà più il sarto in
Livorno.
</p></sp>
<sp><speaker>BERTO</speaker> <p>Sarà servita (<emph>parte</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Via, acchetatevi, e non vi fate scorgere dal signor
Ferdinando.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che importa a me del signor Ferdinando? Io non mi
prendo soggezione di lui. M'immagino, che anche quest'anno
verrà in campagna a piantare il bordone da noi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Certo, mi ha dato speranza di venir con noi, e
intende di farci una distinzione; ma siccome è uno di
quelli, che si cacciano da per tutto, e si fanno merito,
rapportando qua, e là i fatti degli altri, convien
guardarsene, e non fargli sapere ogni cosa; perché se
sapesse le vostre smanie per l'abito, sarebbe capace di
porvi in ridicolo in tutte le compagnie, in tutte le
conversazioni.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E perché dunque volete condur con noi questo
canchero, se conoscete il di lui carattere?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Vedete bene: in campagna è necessario aver della
compagnia. Tutti procurano d'aver più gente, che possono; e
poi si sente dire: il tale ha dieci persone, il tale ne ha
sei, il tale otto, e chi ne ha più, è più stimato.
Ferdinando poi è una persona, che comoda infinitamente.
Gioca a tutto, è sempre allegro, dice delle buffonerie,
mangia bene, fa onore alla tavola, soffre la burla, e non se
ne ha a male di niente.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, sì, è vero; in campagna questi caratteri sono
necessari. Ma che fa, che non viene?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Eccolo lì, ch'esce dalla cucina.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che cosa sarà andato a fare in cucina?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Curiosità. Vuol saper tutto. Vuol saper quel che si
fa, quel che si mangia, e poi lo dice per tutto.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Manco male, che di noi non potrà raccontare
miserie.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Ferdinando, e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Padroni miei riveriti. Il mio rispetto alla signora
Vittoria.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Serva, signor Ferdinando.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Siete, amico, siete dei nostri?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Sì, sarò con voi. Mi sono liberato da quel
seccatore del conte Anselmo, che mi voleva seco per forza.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Il conte Anselmo non fa una buona villeggiatura?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Sì, si tratta bene, fa una buona tavola; ma da lui
si fa una vita troppo metodica. Si va a cena a quattr'ore, e
si va a letto alle cinque.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! io non farei questa vita per tutto l'oro del
mondo. Se vado a letto prima dell'alba, non è possibile,
ch'io prenda sonno.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Da noi sapete come si fa. Si gioca, si balla; non
si va mai a cena prima delle otto; e poi col nostro
carissimo <emph>faraoncino</emph> il più delle volte si vede il sole.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Questo si chiama vivere.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>E per questo ho preferito la vostra villeggiatura a
quella del conte Anselmo. E poi quell'anticaglia di sua
moglie è una cosa insoffribile.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, sì, vuol fare ancora la giovinetta.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>L'anno passato, i primi giorni sono stato io il
cavalier servente; poi è capitato un giovanetto di ventidue
anni, e ha piantato me per attaccarsi a lui.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! che ti venga il bene. Con un giovanetto di
ventidue anni?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Sì, e mi piace di dire la verità; era un biondino,
ben cincinato, bianco, e rosso come una rosa.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Mi maraviglio di lui, che avesse tal sofferenza.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Sapete, com'è? È uno di quelli, che non hanno il
modo, che si appoggiano qua, e là, dove possono; e si
attaccano ad alcuna di queste signore antichette, le quali
pagano loro le poste, e danno loro qualche zecchino ancor
per giocare.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(È una buona lingua per altro).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>A che ora si parte?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non si sa ancora. L'ora non è stabilita.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>M'immagino, che anderete in una carrozza da quattro
posti.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Io ho ordinato un calesso per mia sorella, e per
me, ed un cavallo per il mio cameriere.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Ed io come vengo?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Come volete.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Via, via. Il signor Ferdinando verrà con me, voi
anderete nello sterzo col signor Filippo e la signora
Giacinta. (Farò meglio figura a andar in calesso con lui,
che con mio fratello).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ma siete poi risolta di voler partire? (<emph>a Vittoria</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Che? Ci ha qualche difficoltà?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Vi potrebbe essere una picciola difficoltà.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Se non siete sicuri di partire, ditemelo
liberamente. Se non vado con voi, andrò con qualchedun
altro. Tutti vanno in campagna, e non voglio, che dicano,
ch'io resto a far la guardia a Livorno.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Sarebbe anche per me una grandissima
mortificazione).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>Cecco, e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Son qui, signore... (<emph>a Leonardo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Accostati (<emph>a Cecco</emph>). Con licenza (<emph>a Ferdinando</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>(Il signor Filippo la riverisce, e dice che circa
ai cavalli da posta, riposa sopra di lei. La signora
Giacinta sta bene; lo sta attendendo, e lo prega
sollecitare, perché di notte non ha piacer di viaggiare).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>(E di Guglielmo mi sai dir niente?)
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>(Mi assicurano, che questa mattina non si è
veduto).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>(Benissimo: son contento). Andrai ad avvisare il
fattore della posta, che siano lesti i cavalli per
ventun'ora.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ma se quell'affare non fosse in ordine?...
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ci sia, o non ci sia. Venite, o non venite, io vo'
partire alle ventun'ora...
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Ed io per le vent'una sarò qui preparato.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Vorrei vedere ancor questa...
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sono in impegno, e per una scioccheria voi non mi
farete mancare. Se vi fussero delle buone ragioni, pazienza;
ma per uno straccio d'abito non si ha da restare (<emph>a Vittoria, e parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Vittoria, Ferdinando, e Cecco</emph>.</stage>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Povera me, in che condizione miserabile, che mi
trovo! Non son padrona di me; ho da dipendere dal fratello.
Non veggo l'ora di maritarmi; niente per altro, che per
poter fare a mio modo).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Ditemi in confidenza, signora, se si può dire: che
cosa vi mette in dubbio di partire, o di non partire?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Cecco.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Signora.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sei tu stato dalla signora Giacinta?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Sì, signora.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>L'hai veduta?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>L'ho veduta.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E che cosa faceva?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Si provava un abito.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Un abito nuovo?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Novissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Oh maledizione! Se non ho il mio, non parto
assolutamente).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>(E che sì, ch'ella pure vorrebbe un vestito nuovo,
e non ha denari per farselo? Già tutti lo dicono: fratello e
sorella sono due pazzi. Spendono più di quello, che possono,
e consumano in un mese a Montenero quello, che basterebbe
loro un anno in Livorno).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Cecco.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Signora.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E com'è quest'abito della signora Giacinta?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Per dir la verità, non ci ho molto badato, ma credo
sia un vestito da sposa.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Da sposa? Hai tu sentito dire, che si faccia la
sposa?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Non l'ho sentito dire precisamente. Ma ho inteso
una parola francese, che ha detto il sarto, che mi par di
capirla.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Intendo anch'io il francese. Che cosa ha detto?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Ha detto <emph>mariage</emph>.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Ah! sì, ora ho capito; si fa ella pure il
<emph>mariage</emph>: mi pareva impossibile, che non lo facesse). Dov'è
Berto? Guarda, se trovi Berto. Se non c'è, corri dal mio
sartore, digli, che assolutamente in termine di tre ore vo',
che mi porti il mio <emph>mariage</emph>.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p><emph>Mariage</emph>, non vuol dir matrimonio?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Il diavolo, che ti porti. Va' subito, corri. Fa'
quel, che ti dico, e non replicare.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Sì, signora, subito corro (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Vittoria, e Ferdinando</emph>.</stage>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Signora, dite la verità, sareste in dubbio di
partire per la mancanza dell'abito?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E bene? Mi dareste il torto per questo?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>No, avete tutte le ragioni del mondo: è una cosa
necessarissima. Lo fanno tutte, lo fanno quelle che non lo
potrebbono fare. Conoscete la signora Aspasia?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>La conosco.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Se n'è fatto uno ella pure, e ha preso il drappo in
credenza per pagarlo uno scudo al mese. E la signora
Costanza? La signora Costanza per farsi l'abito nuovo ha
venduto due paia di lenzuola, ed una tovaglia di Fiandra, e
ventiquattro salviette.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E per qual impegno, per qual premura hanno fatto
questo?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Per andare in campagna.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non so, che dire, la campagna è una gran passione,
le compatisco; se fossi nel caso loro, non so anch'io, che
cosa farei. In città non mi curo di far gran cose; ma in
villa ho sempre paura di non comparire bastantemente...
Fatemi un piacere, signor Ferdinando, venite con me.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Dove abbiamo d'andare?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Dal sarto, a gridare, a strapazzarlo ben bene.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>No, volete, ch'io v'insegni a farlo sollecitare?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E come direste voi, che io facessi?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Perdonate; lo pagate subito?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Lo pagherò al mio ritorno.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Pagatelo presto, e sarete servita presto.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Lo pago, quando voglio, e vo', che mi serva, quando
mi pare (<emph>parte</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Bravissima, bel costume! Far figura in campagna, e
farsi maltrattare in città (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage>Camera in casa di Filippo.</stage>
<stage><emph>Filippo e Guglielmo incontrandosi</emph>.</stage>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Oh, signor Guglielmo, che grazie, che finezze son
queste?
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Il mio debito, signor Filippo; il mio debito, e
niente più. So, che oggi ella va in campagna, e sono venuto
ad augurarle buon viaggio, e buona villeggiatura.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Caro amico, sono obbligato all'amor vostro, alla
vostra attenzione; oggi finalmente si anderà in campagna. In
quanto a me ci sarei, che sarebbe un mese, e a' miei tempi,
quando era giovane, si anticipavano le villeggiature, e si
anticipava il ritorno. Fatto il vino, si ritornava in città;
ma allora si andava per fare il vino, ora si va per
divertimento, e si sta in campagna col freddo, e si vedono
seccar le foglie sugli alberi.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Ma non siete voi il padrone? Perché non andate,
quando vi pare, e non tornate, quando vi comoda?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sì, dite bene, lo potrei fare; ma sono stato sempre
di buon umore, mi ha sempre piacciuto la compagnia, e
nell'età, in cui sono, mi piace vivere, mi piace ancora
godere un poco di mondo. Se dico d'andar in villa il
settembre, non c'è un can, che mi seguiti, nessuno vuol
venire con me a sagrificarsi. Anche mia figlia alza il
grugno, e non ho altri al mondo, che la mia Giacinta, e
desidero soddisfarla. Si va, quando vanno gli altri, ed io
mi lascio regolar dagli altri.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Veramente quello, che si fa dalla maggior parte, si
dee credere, che sia sempre il meglio.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Non sempre, non sempre, ci sarebbe molto, che dire.
Voi dove fate quest'anno la vostra villeggiatura?
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Non so; non ho ancora fissato. (Ah! se potessi
andare con lui; se potessi villeggiare coll'amabile sua
figliuola!)
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Vostro padre era solito villeggiare sulle colline di
Pisa.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>È verissimo. Colà sono situati i nostri poderi, e
vi è un'abitazione passabile. Ma io son solo, e dirò come
dite voi, star solo in campagna è un morir di malinconia.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Volete venir con noi?
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Oh! signor Filippo, io non ho alcun merito, né
oserei di dare a voi quest'incomodo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Io non son uomo di ceremonie. Posso adattarmi allo
stile moderno in tutt'altro, fuor che nell'uso de'
complimenti. Se volete venire, vi esibisco un buon letto,
una mediocre tavola, ed un cuore sempre aperto agli amici, e
sempre eguale con tutti.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Non so che dire. Siete così obbligante, ch'io non
posso ricusare le grazie vostre.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Così va fatto. Venite, e stateci fin che vi pare;
non pregiudicate i vostri interessi, e stateci fin che vi
pare.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>A che ora destinate voi di partire?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Non lo so; intendetevi col signor Leonardo.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Viene con voi il signor Leonardo?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sì, certo, abbiamo destinato d'andare insieme con
lui, e con sua sorella. Le nostre case di villa sono vicine,
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>(Questa compagnia me dispiace. Ma né siamo amici, e
anderemo insieme anche per ciò voglio perdere l'occasione
favorevole di essere in compagnia di Giacinta).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ci avete delle difficoltà?
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Non, signore. Pensava ora, se dovea prendere un
calesso, o, essendo solo, un cavallo da sella.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Facciamo così. Noi siamo in tre, ed abbiamo un legno
da quattro, venite dunque con noi.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Chi è il quarto, se è lecito?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Una mia cognata vedova, che viene con noi per
custodia di mia figliuola; non già, ch'ella abbia bisogno di
essere custodita, ché ha giudizio da sé, ma per il mondo,
non avendo madre, è necessario, che vi sia una donna
attempata.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Va benissimo. (Procurerò ben io di cattivarmi
l'animo della vecchia).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E così? Vi comoda di venir con noi?
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Anzi è la maggiore finezza, che io possa ricevere.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Andate dunque dal signor Leonardo, e ditegli che non
s'impegni con altri per il posto, che è destinato per voi.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Non potreste farmi voi il piacere di mandar
qualcheduno?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>I miei servitori sono tutti occupati. Scusatemi, non
mi pare di darvi sì grande incomodo.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Non dico diversamente. Aveva un certo picciolo
affare. Basta non occorr'altro. Anderò io ad avvisarlo.
(Dica Leonardo quel, che sa dire, prenda la cosa come gli
pare, ci penso poco, e non ho soggezione di lui). Signor
Filippo, a buon rivederci.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Non vi fate aspettare.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Sarò sollecito. Ho degli stimoli, che mi faranno
sollecitare (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage><emph>Filippo, poi Giacinta, e Brigida</emph>.</stage>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Or, che ci penso. Non vorrei, che mi criticassero,
invitando un giovane a venir con noi, avendo una figliuola
da maritare. Ma, diacine, è una cosa che in oggi si
accostuma da tanti, perché hanno da criticare me solo?
Potrebbono anche dire del signor Leonardo, che viene con
noi, e di me, che vado con sua sorella, che sono vecchio, è
vero, ma non sono poi sì vecchio, che non potessero
sospettare. Eh! al giorno d'oggi non vi è malizia. Pare, che
l'innocenza della campagna si comunichi ai cittadini. Non si
usa in villa quel rigore, che si pratica nelle città; e poi
in casa mia, so quanto mi posso compromettere: mia figlia è
savia, è bene educata. Eccola, che tu sia benedetta!
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Signor padre, mi favorisca altri sei zecchini.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E per che fare, figliuola mia?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Per pagare la sopravveste di seta da portar per
viaggio per ripararsi dalla polvere.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Poh! non si finisce mai). Ed è necessario, che sia
di seta?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Necessarissimo. Sarebbe una villania portare la
<emph>polverina</emph> di tela; vuol essere di seta, e col capuccietto.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ed a che fine il capuccietto?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Per la notte, per l'aria, per l'umido, per quando è
freddo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ma non si usano i cappellini? I cappellini non
riparano meglio?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh, i cappellini!
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Oh, oh, oh, i cappellini!
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Che ne dici, eh, Brigida? I cappellini!
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Fa morir di ridere il signor padrone. I cappellini!
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Che! ho detto qualche sproposito? Qualche
bestialità? A che far tante maraviglie? Non si usavano forse
i cappellini?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Goffaggini, goffaggini.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Anticaglie, anticaglie.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ma quanto sarà, che non si usano più i cappellini?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh! due anni almeno.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E in due anni sono venuti anticaglie?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Ma non sapete, signore, che quello che si usa un
anno, non si usa l'altro?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sì, è vero. Ho veduto in pochissimi anni cuffie,
cuffiotti, cappellini, cappelloni; ora corrono i
capuccietti; m'aspetto, che l'anno venturo vi mettiate in
testa una scarpa.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ma voi, che vi maravigliate tanto delle donne,
ditemi un poco, gli uomini non fanno peggio di noi? Una
volta, quando viaggiavano per la campagna, si mettevano il
loro buon giubbone di panno, le gambiere di lana, le scarpe
grosse; ora portano anch'eglino la <emph>polverina</emph>, gli
scappinetti colle fibie di brilli, e montano in calesso
colle calzoline di seta.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>E non usano più il bastone.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ed usano il pallossetto ritorto.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>E portano l'ombrellino per ripararsi dal sole.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E poi dicono di noi.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Se fanno peggio di noi.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Io non so niente di tutto questo. So, che come
s'andava cinquant'anni sono, vado ancora presentemente.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Questi sono discorsi inutili. Favoritemi sei
zecchini.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sì, veniamo alla conclusione; lo spendere è sempre
stato alla moda.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Mi pare di essere delle più discrete.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Oh! signore, non sapete niente. Date un'occhiata in
villa a quel, che fanno le altre, e me la saprete poi
raccontare.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sicché dunque devo ringraziare la mia figliuola, che
mi fa la finezza di farmi risparmiare moltissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Vi assicuro, che una fanciulla più economa non si
dà.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Mi contento del puro bisognevole, e niente più.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Figliuola mia, sia bisognevole, o non sia
bisognevole, sapete, ch'io desidero soddisfarvi, e i sei
zecchini, venite a prenderli nella mia camera, che ci
saranno. Ma circa all'economia, studiatela un poco più,
perché se vi maritate, sarà difficile, che troviate un
marito del carattere di vostro padre.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>A che ora si parte?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(A proposito). Io pensavo verso le ventidue.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh! credo, che si partirà prima. E chi viene in
carrozza con noi?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ci verrò io, ci verrà vostra zia, e per quarto un
galantuomo, un mio amico, che conoscete anche voi.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Qualche vecchio forse?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Vi dispiacerebbe, che fusse un vecchio?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh! non, signore. Non ci penso, basta, che non sia
una marmotta. Se è anche vecchio, quando sia di buon umore,
son contentissima.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>È un giovane.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Tanto meglio.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Perché tanto meglio?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Perché la gioventù naturalmente è più vivace, è più
spiritosa. Starete allegri; non dormirete per viaggio.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E chi è questo signore?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>È il signor Guglielmo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, sì, è un giovane di talento.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Il signor Leonardo, mi figuro, andrà in calesso con
sua sorella.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Probabilmente.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Ed io, signore, con chi anderò?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Tu andrai, come sei solita andare; per mare in una
feluca, colla mia gente, e con quella del signor Leonardo.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Ma, signore, il mare mi fa sempre male, e l'anno
passato ho corso pericolo d'annegarmi, e quest'anno non ci
vorrei andare.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Vuoi, ch'io ti prenda un calesso apposta?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Compatitemi, con chi va il cameriere del signor
Leonardo?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Appunto; il suo cameriere lo suol condurre per
terra. Povera Brigida, lasciate, che ella vada con esso lui.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Col cameriere!
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, cosa avete paura? Ci siamo noi; e poi sapete
che Brigida è una buona fanciulla.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>In quanto a me, vi protesto, monto in sedia, mi
metto a dormire, e non lo guardo in faccia nemmeno
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>È giusto, ch'io abbia meco la mia cameriera.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Tutte le signore la conducono presso di loro.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Per viaggio mi possono abbisognar cento cose.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Almeno son lì pronta per assistere, per servir la
padrona.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Caro signor padre.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Caro signor padrone.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Non so, che dire; non so dir di no, non son capace
di dir di no, e non dirò mai di no (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Giacinta, e Brigida</emph>.</stage>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sei contenta?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Brava la mia padrona.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh! io poi ho questo di buono; faccio far alla
gente tutto quello, che io voglio.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Ma, come andrà la faccenda col signor Leonardo?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Su che proposito?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Sul proposito del signor Guglielmo; sapete quanto è
geloso; e se lo vede in carrozza con voi...
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Converrà, che lo soffra.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Io ho paura, che si disgusterà.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Con chi?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Con voi.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Eh! per appunto. Gliene ho fatte soffrir di peggio.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Compatitemi, signora padrona, il poverino vi vuol
troppo bene.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ed io non gli voglio male.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Ei si lusinga, che siate un giorno la di lui sposa.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E può anche essere, che ciò succeda.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Ma se avesse questa buona intenzione, procurate un
poco più di renderlo soddisfatto.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Anzi per lo contrario, prevedendo, ch'ei possa un
giorno essere mio marito, vo' avvezzarlo per tempo a non
esser geloso, a non esser soffistico, a non privarmi
dell'onesta mia libertà. Se principia ora a pretendere, a
comandare, se gli riesce ora d'avvilirmi, di mettermi in
soggezione, è finita: sarò schiava perpetuamente. O mi vuol
bene, o non mi vuol bene. Se mi vuol bene, s'ha da fidare,
se non mi vuol bene, che se ne vada.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Dice per altro il proverbio: chi ama, teme, e se
dubita, dubiterà per amore.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Questo è un amore, che non mi comoda.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Diciamola fra di noi; voi l'amate pochissimo il
signor Leonardo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Io non so quanto l'ami; ma so, che l'amo più di
quello, ch'io abbia amato nessuno; e non avrei difficoltà a
sposarlo, ma non a costo di essere tormentata.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Compatitemi, questo non è vero amore.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Non so, che fare. Io non ne conosco di meglio.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Mi pare di sentir gente.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Va' a vedere chi è.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Oh! appunto è il signor Leonardo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Che vuol dir, che non viene innanzi?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>E che sì, che ha saputo del signor Guglielmo?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>O prima, o dopo l'ha da sapere.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Non viene. C'è del male. Volete, che io vada a
vedere?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, va' a vedere, fallo venire innanzi.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>(Capperi; non mi preme per lui; mi preme per il
cameriere) (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Giacinta, poi Leonardo</emph>.</stage>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, lo amo, lo stimo, lo desidero, ma non posso
soffrire la gelosia.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Servitor suo, signora Giacinta (<emph>sostenuto</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Padrone, signor Leonardo (<emph>sostenuta</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Scusi, se son venuto ad incomodarla.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Fa grazia, signor ceremoniere, fa grazia (<emph>con ironia</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sono venuto ad augurarle buon viaggio.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Per dove?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Per la campagna.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E ella non favorisce?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non, signora.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Perché, se è lecito?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Perché non le vorrei essere di disturbo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ella non incomoda mai; favorisce sempre. È così
grazioso, che favorisce sempre (<emph>con ironia</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non sono io il grazioso. Il grazioso lo averà seco
lei nella sua carrozza.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Io non dispongo, signore. Mio padre è il padrone,
ed è padrone di far venire chi vuole.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ma la figliuola si accomoda volentieri.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Se volentieri, o malvolentieri, voi non avete da
far l'astrologo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Alle corte, signora Giacinta. Quella compagnia non
mi piace.</p>
</sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>È inutile, che a me lo diciate.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E a chi lo devo dire?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>A mio padre.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Con lui non ho libertà di spiegarmi.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Né io ho l'autorità di farlo fare a mio modo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ma se vi premesse la mia amicizia, trovereste la
via di non disgustarmi.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Come? Suggeritemi voi la maniera.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Oh! non mancano pretesti, quando si vuole.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Per esempio?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Per esempio si fa nascere una novità, che
differisca l'andata, e si acquista tempo; e quando preme, si
tralascia d'andare, piuttosto che disgustare una persona,
per cui si ha qualche stima.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, per farsi ridicoli questa è la vera strada.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Eh! dite, che non vi curate di me.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ho della stima, ho dell'amore per voi; ma non
voglio per causa vostra fare una trista figura in faccia del
mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sarebbe un gran male, che non andaste un anno in
villeggiatura?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Un anno senza andare in villeggiatura! Che
direbbero di me a Montenero? Che direbbero di me a Livorno?
Non avrei più ardire di mirar in faccia nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Quand'è così, non occorr'altro. Vada, si diverta, e
buon pro le faccia.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ma ci verrete anche voi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non, signora, non ci verrò.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Eh! sì, che verrete (<emph>amorosamente</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Con colui non ci voglio andare.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E che cosa vi ha fatto colui?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non lo posso vedere.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Dunque l'odio, che avete per lui, è più grande
dell'amore, che avete per me.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Io l'odio appunto per causa vostra.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ma per qual motivo?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Perché, perché,... non mi fate parlare.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Perché ne siete geloso?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sì, perché ne sono geloso.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Qui vi voleva. La gelosia, che avete di lui, è
un'offesa, che fate a me, e non potete essere di lui geloso,
senza credere me una frasca, una civetta, una banderuola.
Chi ha della stima per una persona non può nutrire tai
sentimenti, e dove non vi è stima, non vi può essere amore;
e se non mi amate, lasciatemi, e se non sapete amare,
imparate. Io vi amo, e son fedele, e son sincera, e so il
mio dovere, e non vo' gelosie, e non voglio dispetti, e non
voglio farmi ridicola per nessuno, e in villa ci ho
d'andare, ci devo andare, e ci voglio andare (<emph>parte</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Va', che il diavolo ti strascini. Ma no; può
essere, che tu non ci vada. Farò tanto forse, che non ci
anderai. Maladetto sia il villeggiare. In villa ha fatto
quest'amicizia. In villa ha conosciuto costui; si sagrifichi
tutto: dica il mondo quel, che sa dire; dica mia sorella
quel, che vuol dire. Non si villeggia più, non si va più in
campagna (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2></div1>
<div1 type="atto">
<head>Atto secondo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Camera di Leonardo.</stage>
<stage><emph>Vittoria, e Paolo</emph>.</stage>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Via, via, non istate più a taroccare. Lasciate, che
le donne finiscano di fare quel, che hanno da fare, e
piuttosto v'aiuterò a terminare il baule per mio fratello.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Non so, che dire. Siamo tanti in casa, e pare,
ch'io solo abbia da fare ogni cosa.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Presto, presto. Facciamo, che quando torna il
signor Leonardo, trovi tutte le cose fatte. Ora son
contentissima, a mezzo giorno avrò in casa il mio abito
nuovo.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Gliel'ha poi finito il sarto?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, l'ha finito; ma da colui non mi servo più.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>E perché, signora? Lo ha fatto male?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>No, per dir la verità, è riuscito bellissimo. Mi
sta bene, è un abito di buon gusto, che forse forse farà la
prima figura, e farà crepar qualcheduno d'invidia.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>E perché dunque è sdegnata col sarto?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Perché mi ha fatto un'impertinenza. Ha voluto i
danari subito per la stoffa, e per la fattura.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Perdoni, non mi par, che abbia gran torto. Mi ha
detto più volte, che ha un conto lungo, e che voleva esser
saldato.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E bene, doveva aggiungere alla lunga polizza anche
questo conto, e sarebbe stato pagato di tutto.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>E quando sarebbe stato pagato?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Al ritorno della villeggiatura.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Crede ella di ritornar di campagna con dei
quattrini?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>È facilissimo. In campagna si gioca. Io sono
piuttosto fortunata nel gioco, e probabilmente l'avrei
pagato senza sagrificare quel poco, che mio fratello mi
passa per il mio vestito.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>A buon conto quest'abito è pagato, e non ci ha più
da pensare.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, ma sono restata senza quattrini.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Che importa? Ella non ne ha per ora da spendere.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E come ho da far a giocare?
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>A' giochetti si può perder poco.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! io non gioco a' giochetti. Non ci ho piacere,
non vo' applicare. In città gioco qualche volta per
compiacenza; ma in campagna il mio divertimento, la mia
passione, è il faraone.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Per quest'anno le converrà aver pazienza.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh, questo poi, no. Vo' giocare, perché mi piace
giocare. Vo' giocare, perché ho bisogno di vincere, ed è
necessario che io giochi, per non far dir di me la
conversazione. In ogni caso io mi fido, io mi comprometto di
voi.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Di me?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, di voi. Sarebbe gran cosa, che mi anticipaste
qualche danaro, a conto del mio vestiario dell'anno venturo?
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Perdoni. Mi pare che ella lo abbia intaccato della
metà almeno.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che importa? Quando l'ho avuto, l'ho avuto. Io non
credo, che vi farete pregare per questo.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Per me la servirei volentieri, ma non ne ho. È
vero che, quantunque io non abbia, che il titolo, ed il
salario di cameriere, ho l'onor di servire il padrone da
fattore, e da mastro di casa. Ma la cassa, ch'io tengo, è
così ristretta, che non arrivo mai a poter pagare quello,
che alla giornata si spende; e per dirle la verità, sono
indietro anch'io di sei mesi del mio onorario.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Lo dirò a mio fratello, e mi darà egli il bisogno.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Signora, si accerti, che ora è più che mai in
ristrettezze grandissime, e non si lusinghi, perché non le
può dar niente.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ci sarà del grano in campagna.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Non ci sarà nemmeno il bisogno per fare il pane,
che occorre.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>L'uva non sarà venduta.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>È venduta anche l'uva.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Anche l'uva?
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>E se andiamo di questo passo, signora...
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non sarà così di mio zio.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Oh! quello ha il grano, il vino e i danari.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E non possiamo noi prevalerci di qualche cosa?
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Non, signora. Hanno fatto le divisioni. Ciascheduno
conosce il suo. Sono separate le fattorie. Non vi è niente
da sperare da quella parte.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Mio fratello dunque va in precipizio.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Se non ci rimedia.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E come avrebbe da rimediarci?
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Regolar le spese. Cambiar sistema di vivere.
Abbandonar soprattutto la villeggiatura.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Abbandonar la villeggiatura? Si vede bene, che
siete un uomo da niente. Ristringa le spese in casa. Scemi
la tavola in città, minori la servitù; le dia meno salario.
Si vesta con meno sfarzo, risparmi quel, che getta in
Livorno. Ma la villeggiatura si deve fare, e ha da essere da
par nostro, grandiosa secondo il solito, e colla solita
proprietà.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Crede ella, che possa durar lungo tempo?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che duri fin che io ci sono. La mia dote è in
deposito, e spero, che non tarderò a maritarmi.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>E intanto?...
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E intanto terminiamo il baule.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Ecco il padrone.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non gli diciamo niente per ora. Non lo mettiamo in
melanconia. Ho piacere, che sia di buon animo, che si parta
con allegria. Terminiamo di empir il baule (<emph>si affrettano tutti e due a riporre il baule</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Leonardo, e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>(Ah! vorrei nascondere la mia passione, ma non so,
se sarà possibile. Sono troppo fuor di me stesso).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Eccoci qui, signor fratello, eccoci qui a lavorare
per voi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non vi affrettate. Può essere, che la partenza si
differisca.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>No, no, sollecitatela pure. Io sono in ordine, il
mio <emph>mariage</emph> è finito. Son contentissima, non vedo l'ora
d'andarmene.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ed io, sul supposto di far a voi un piacere, ho
cambiato disposizione, e per oggi non si partirà.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E ci vuol tanto a rimettere le cose in ordine per
partire?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Per oggi, vi dico, non è possibile.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Via, per oggi pazienza. Si partirà domattina pel
fresco; non è così?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non lo so. Non ne son sicuro.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ma voi mi volete far dare alla disperazione.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Disperatevi, quanto volete, non so, che farvi.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Bisogna dire, che vi siano de' gran motivi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Qualche cosa di più della mancanza d'un abito.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E la signora Giacinta va questa sera?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Può essere, ch'ella pure non vada.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ecco la gran ragione. Eccolo il gran motivo. Perché
non parte la bella, non vorrà partire l'amante. Io non ho,
che fare con lei, e si può partire senza di lei.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Partirete, quando a me parerà di partire.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Questo è un torto, questa è un'ingiustizia, che voi
mi fate. Io non ho da restar in Livorno, quando tutti vanno
in campagna, e la signora Giacinta mi sentirà, se resterò a
Livorno per lei.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Questo non è ragionare da fanciulla propria, e
civile, come voi siete. E voi, che fate colà ritto, ritto,
come una statua? (<emph>a Paolo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Aspetto gli ordini. Sto a veder, sto a sentire. Non
so, s'io abbia a seguitar a fare, o a principiar a disfare.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Seguitate a fare.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Principiate a disfare.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Fare, e disfare è tutto lavorare (<emph>levando dal baule</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Io butterei volentieri ogni cosa dalla finestra.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Principiate a buttarvi il vostro <emph>mariage</emph>.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, se non vado in campagna, lo straccio in cento
mila pezzi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Che cosa c'è in questa cassa? (<emph>Paolo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Il caffè, la cioccolata, lo zucchero, la cera e le
spezierie.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>M'immagino, che niente di ciò sarà stato pagato.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Con che vuol ella, ch'io abbia pagato? So bene, che
per aver questa roba a credito, ho dovuto sudare; e i
bottegai mi hanno maltrattato, come se io l'avessi rubbata.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Riportate ogni cosa a chi ve l'ha data, e fate, che
depennino la partita.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Sì, signore. Ehi! chi è di là? Aiutatemi (<emph>vien servito</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Oh, povera me! La villeggiatura è finita).
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Bravo, signor padrone: così va bene. Far manco
debiti, che si può.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Il malan, che vi colga. Non mi fate il dottore, che
perderò la pazienza.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>(Andiamo, andiamo, prima che si penta. Si vede, che
non lo fa per economia, lo fa per qualche altro diavolo, che
ha per il capo) (<emph>porta via la cassetta, e parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Vittoria, e Leonardo</emph>.</stage>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ma si può sapere il motivo di questa vostra
disperazione?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non lo so nemmen io.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Avete gridato colla signora Giacinta?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Giacinta è indegna dell'amor mio, è indegna
dell'amicizia della mia casa, e ve lo dico, e ve lo comando,
non vo', che la pratichiate.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Eh! già, quando penso una cosa, non fallo mai. L'ho
detto, e così è. Non si va più in campagna per ragione di
quella sguaiata, ed ella ci anderà, ed io non ci potrò
andare. E si burleranno di me.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Eh! corpo del diavolo, non ci anderà nemmen ella.
Farò tanto, che non ci anderà.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Se non ci andasse Giacinta, mi pare che mi
spiacerebbe meno di non andar io. Ma ella sì, ed io no? Ella
a far la graziosa in villa, ed io restar in città? Sarebbe
una cosa, sarebbe una cosa da dar la testa nelle muraglie.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Vedrete, che ella non anderà. Per conto mio, ho
levato l'ordine de' cavalli.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh sì, peneranno assai a mandar eglino alla posta!
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Eh! ho fatto qualche cosa di più. Ho fatto dir
delle cose al signor Filippo, che se non è stolido, se non è
un uomo di stucco, non condurrà per ora la sua figliuola in
campagna.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ci ho gusto. Anch'ella sfoggierà il suo grand'abito
in Livorno. La vedrò a passeggiar sulle mura. Se l'incontro,
le vo' dar la baia a dovere.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Io non voglio, che le parliate.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non le parlerò, non le parlerò. So corbellare senza
parlare.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Ferdinando da viaggio, e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Eccomi qui, eccomi lesto, eccomi preparato pel
viaggio.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! sì, avete fatto bene ad anticipare.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Caro amico, mi dispiace infinitamente, ma sappiate,
che per un mio premuroso affare, per oggi non parto più.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Oh, cospetto di bacco! Quando partirete? Domani?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non so, può essere che differisca, per qualche
giorno, e può anche essere, che per quest'anno i miei
interessi m'impediscano di villeggiare.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>(Povero diavolo! Sarà per mancanza di calor
naturale).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Quando ci penso, per altro, mi vengono i sudori
freddi).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Voi potrete andare col conte Anselmo.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Eh! a me non mancano villeggiature. Il conte
Anselmo l'ho licenziato; fo il mio conto, che andrò col
signor Filippo, e colla signora Giacinta.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! la signora Giacinta per quest'anno potrebbe
anch'ella morir colla voglia in corpo.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Io vengo di là in questo punto, e ho veduto, che
sono in ordine per partire, ed ho sentito, che hanno mandato
a ordinare i cavalli per ventunora.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sente, signor Leonardo?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>(Il signor Fulgenzio non avrà ancora parlato al
signor Filippo).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Eh, in quella casa non tremano. Il signor Filippo
si tratta da gran signore, e non ha impicci in Livorno, che
gl'impediscano la sua magnifica villeggiatura.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sente, signor Leonardo?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sento, sento, ed ho sentito, ed ho sofferto
abbastanza. Mi è noto il vostro stile satirico. In casa mia,
in città, e fuori, siete stato più volte, e non siete morto
di fame; e se non vado in villa, ho i miei motivi per non
andarvi, e non ho da render conto di me a nessuno. Andate da
chi vi pare, e non vi prendete più l'incomodo di venir da
me. (Scrocchi insolenti, mormoratori indiscreti!) (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Vittoria, e Ferdinando</emph>.</stage>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>È impazzito vostro fratello? Che cosa ha egli con
me? Di che può lamentarsi de' fatti miei?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Veramente pare dal vostro modo di dire, che noi non
possiamo andare in campagna per mancanza del bisognevole.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Io? Mi maraviglio. Per gli amici mi farei
ammazzare; difenderei la vostra riputazione colla spada alla
mano. Se ha degli affari in Livorno, chi l'obbliga a andar
in villa? Se ho detto, che il signor Filippo non ha
interessi, che lo trattengano, m'intesi dire, perché il
signor Filippo è un vecchio pazzo, che trascura gli affari
suoi, per tripudiare, per scialacquare; e la sua figliuola
ha meno giudizio di lui, che gli fa spendere l'osso del
collo in cento mila corbellerie. Io stimo la prudenza del
signor Leonardo, e stimo la prudenza vostra, che sa
addattarsi alle congionture; e si fa quello, che si può, e
che si rovinino quelli, che si vogliono rovinare.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ma siete curioso per altro. Mio fratello non resta
in Livorno per il bisogno.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Lo so; ci resta per la necessità.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Necessità di che?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Di accudire agli affari suoi.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E la signora Giacinta credete voi, che ci vada in
campagna?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Senz'altro.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sicuro?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Infallibilmente.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Io ho paura, che mio fratello me la voglia dare ad
intendere. Che dica di non andare, e poi mi pianti, e se ne
vada da sé).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Ho veduto l'abito della signora Giacinta.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>È bello?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Bellissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Più del mio?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Più del vostro non dico; ma è bello assai; e in
campagna ha da fare una figura strepitosissima.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Ed io ho da restare col mio bell'abito a spazzar
le strade in Livorno?)
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Quest'anno io credo, che si farà a Montenero una
bellissima villeggiatura.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Per qual ragione?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Vi hanno da essere delle signore di più, delle
spose novelle, tutte magnifiche, tutte in gala, e le donne
traggono seco gli uomini, e dove vi è della gioventù, tutti
corrono. Vi sarà gran gioco, gran feste di ballo. Ci
divertiremo infinitamente.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Ed io ho da stare in Livorno?)
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>(Si rode, si macera. Ci ho un gusto pazzo).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(No, non ci voglio stare. Se credessi cacciarmi per
forza con qualche amica).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Signora Vittoria, a buon riverirla.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>La riverisco.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>A Montenero comanda niente?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Eh! può essere, che ci vediamo.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Se verrà, ci vedremo. Se non verrà, le faremo un
brindisi.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non vi è bisogno, ch'ella s'incomodi.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Viva il bel tempo! Viva l'allegria, viva la
villeggiatura! Servitore umilissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>La riverisco divotamente.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>(Se non va in campagna, ella crepa prima che
termini questo mese) (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>Vittoria sola</emph>.</stage>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ma! La cosa è così pur troppo. Quando si è sul
candeliere, quando si è sul piede di seguitare il gran
mondo, una volta, che non si possa, si attirano gli scherni,
e le derisioni. Bisognerebbe non aver principiato. Oh! costa
molto il dover discendere. Io non ho tanta virtù, che basti.
Sono in un'afflizione grandissima, e il mio maggior tormento
è l'invidia. Se le altre non andassero in villa, non ci
sarebbe pericolo, ch'io mi rammaricassi per non andarvi. Ma
chi sa mai, se Giacinta ci vada, o non ci vada? Ella mi sta
sul cuore più delle altre. Vo' assicurarmene, lo vo' sapere
di certo. Vo' andar io medesima a ritrovarla. Dica mio
fratello quel, che sa dire. Questa curiosità vo' cavarmela.
Nasca quel, che sa nascere, vo' soddisfarmi. Son donna, son
giovane. Mi hanno sempre lasciato fare a mio modo, ed è
difficile tutt'ad un tratto farmi cambiar costume, farmi
cambiare temperamento (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage>Camera in casa di Filippo.</stage>
<stage><emph>Filippo, e Brigida</emph>.</stage>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Sicché dunque il signor Leonardo ha mandato a
dire, che non può partire per ora?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sì, certo, l'ha mandato a dire. Ma ciò non sarebbe
niente. Può essergli sopraggiunto qualche affare d'impegno.
Non stimo niente mi fa specie, che ha mandato alla posta a
levar l'ordine dei cavalli per lui, e dei cavalli per me,
come s'egli avesse paura, ch'io non pagassi, e che dovessi
toccar a lui a pagare.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>(L'ho detto io, l'ho detto. La padrona vuol far di
sua testa, che il Cielo la benedica).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Io non mi aspettava da lui questo sgarbo.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>E così, signor padrone, come avete pensato di fare?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ho pensato, che posso andar in campagna senza di
lui, che posso avere i cavalli senza di lui, e li ho mandati
a ordinare per oggi.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Se è lecito, quanti cavalli avete ordinato?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Quattro, secondo il solito, per il mio carrozzino.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>E per me, poverina?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Bisognerà, che tu ti accomodi a andar per mare.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Oh! per mare non ci vado assolutamente.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E come vorresti tu, ch'io facessi? Ch'io levassi per
te una sedia? Fino che ci fosse stato il cameriere del
signor Leonardo, per una metà avrei supplito alla spesa, ma
per l'intiero sarebbe troppo, e mi maraviglio che tu abbia
tanta indiscretezza per domandarlo.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Io non lo domando, io mi accomodo a tutto. Ma
fatemi grazia: il signor Ferdinando non viene anch'egli con
voi?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sì, è vero: doveva andar col signor Leonardo, ed è
venuto poco fa a dirmi, che verrà con me.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Bisognerà, che pensiate voi a condurlo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E perché ci ho da pensar io?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Perché egli intende di venire per farvi grazia.
Perché egli è solito andar in campagna, non per
divertimento, ma per mestiere. Se conduceste con voi
l'architetto, il pittore, l'agrimensore, per impiegarli in
servizio vostro, non dovreste loro pagare il viaggio? Lo
stesso dovete fare col signor Ferdinando, che vien con voi
per fare onore alla vostra tavola, e per divertire la
compagnia. E se conducete lui, non sarebbe gran cosa, che
conduceste anche me; e se non vado in calesso col cameriere
del signor Leonardo, posso andare in calesso col signor
Cavaliere del dente.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Brava, io non ti credeva sì spiritosa. Hai fatto un
bel panegirico al signor Ferdinando. Basta, se sarò
costretto a pagar il viaggio al signor Cavaliere del dente,
sarà servita la signora Contessa della buona lingua.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Sarà per sua grazia, non per mio merito.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Chi c'è in sala?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>C'è gente.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Guarda un poco.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>È il signor Fulgenzio (<emph>dopo averlo osservato</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Domanda di me forse?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Probabilmente.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Va' a veder cosa vuole.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Subito. Chi sa che non sia un altro ospite
rispettoso, che venga ad esibirvi la sua umile servitù in
campagna?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Padrone. Mi farebbe piacere. Con lui ho delle
obbligazioni non poche, e poi in campagna io non ricuso
nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Non ci dubitate, signore, non vi mancherà
compagnia. Dove c'è miglio, gli uccelli volano, e dove c'è
buona tavola, gli scrocchi fioccano (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Filippo, poi Giacinta</emph>.</stage>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>A quest'ora, signore, vi potrebbero risparmiare le
seccature. Vien tardi, a ventunora si ha da partire. Mi ho
da vestir da viaggio da capo a piedi, e abbiamo ancora da
desinare.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ma io ho da sentire, che cosa vuole il signor
Fulgenzio.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Fategli dire, che avete che fare, che avete
premura, che non potete...
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Voi non sapete quello, che vi diciate; ho con lui
delle obbligazioni, non lo deggio trattare villanamente.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Spicciatevi presto, dunque.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Più presto, che si potrà.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>È un seccatore, non finirà sì presto.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Eccolo, che viene.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Vado, vado. (Non lo posso soffrire. Ogni volta che
viene qui, ha sempre qualche cosa da dire sul vivere,
sull'economia, sul costume. Vo' un po' star a sentire, se
dice qualche cosa di me) (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Filippo, poi Fulgenzio</emph>.</stage>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Gran cosa di queste ragazze! Quel giorno, che hanno
d'andar in campagna, non sanno quel che si facciano, non
sanno quel che si dicano, sono fuori di lor medesime.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Buon giorno, signor Filippo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Riverisco il mio carissimo signor Fulgenzio. Che
buon vento vi conduce da queste parti?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>La buona amicizia, il desiderio di rivedervi prima
che andiate in villa, e di potervi dare il buon viaggio.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Son obbligato al vostro amore, alla vostra
cordialità, e mi fareste una gran finezza, se vi compiaceste
di venir con me.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>No, caro amico, vi ringrazio. Sono stato in
campagna alla raccolta del grano, ci sono stato alla semina,
sono tornato per le biade minute, e ci anderò per il vino.
Ma son solito di andar solo, e di starvi quanto esigono i
miei interessi, e non più.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Circa agl'interessi della campagna, poco più, poco
meno, ci abbado anch'io, ma solo non ci posso stare. Amo la
compagnia, ed ho piacere nel tempo medesimo di agire, e di
divertirmi.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Benissimo, ottimamente. Dee ciascuno operare
secondo la sua inclinazione. Io amo star solo, ma non
disapprovo chi ama la compagnia. Quando però la compagnia
sia buona, sia conveniente, e non dia occasione al mondo di
mormorare.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Me lo dite in certa maniera, signor Fulgenzio, che
pare abbiate intenzione di dare a me delle staffilate.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Caro amico, noi siamo amici da tanti anni. Sapete,
se vi ho sempre amato, se nelle occasioni vi ho dati dei
segni di cordialità.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sì, me ne ricordo, e ve ne sarò grato fino ch'io
viva. Quando ho avuto bisogno di denari, me ne avete sempre
somministrato senz'alcuna difficoltà. Ve li ho per altro
restituiti, e i mille scudi che l'altro giorno mi avete
prestati, li avrete, come mi sono impegnato, da qui a tre
mesi.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Di ciò son sicurissimo, e prestar mille scudi ad un
galantuomo, io lo calcolo un servizio da nulla. Ma
permettetemi, che io vi dica un'osservazione, che ho fatta.
Io veggo, che voi venite a domandarmi denaro in prestito
quasi ogni anno, quando siete vicino alla villeggiatura.
Segno evidente che la villeggiatura v'incomoda; ed è un
peccato, che un galantuomo, un benestante, come voi siete,
che ha il suo bisogno per il suo mantenimento, s'incomodi, e
domandi denari in prestito per ispenderli malamente. Sì,
signore, per ispenderli malamente, perché le persone
medesime, che vengono a mangiare il vostro, sono le prime a
dir male di voi, e fra quelli, che voi trattate
amorosamente, vi è qualcheduno, che pregiudica al vostro
decoro, ed alla vostra riputazione.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Cospetto! voi mi mettete in un'agitazione
grandissima. Rispetto allo spendere qualche cosa di più, e
farmi mangiare il mio malamente, ve l'accordo, è vero, ma
sono avvezzato così, e finalmente non ho che una sola
figlia. Posso darle una buona dote, e mi resta da viver bene
fino ch'io campo. Mi fa specie, che voi diciate, che vi è
chi pregiudica al mio decoro, alla mia riputazione. Come
potete dirlo, signor Fulgenzio?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Lo dico con fondamento, e lo dico appunto,
riflettendo, che avete una figliuola da maritare. Io so, che
vi è persona, che la vorrebbe per moglie, e non ardisce di
domandarvela, perché voi la lasciate troppo addomesticar
colla gioventù, e non avete riguardo di ammettere zerbinotti
in casa, e fino di accompagnarli in viaggio con esso lei.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Volete voi dire del signor Guglielmo?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Io dico di tutti, e non voglio dir di nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Se parlaste del signor Guglielmo, vi accerto, che è
un giovane il più savio, il più dabbene del mondo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ella è giovane.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E mia figlia è una fanciulla prudente.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ella è donna.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E vi è mia sorella, donna attempata...
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E vi sono delle vecchie più pazze assai delle
giovani.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Era venuto anche a me qualche dubbio su tal
proposito, ma ho pensato poi, che tanti altri si conducono
nella stessa maniera...
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Caro amico, de' casi ne avete mai veduti a
succedere? Tutti quelli, che si conducono, come voi dite, si
sono poi trovati della loro condotta contenti?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Per dire la verità, chi sì, e chi no.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E voi siete sicuro del sì? Non potete dubitare del
no?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Voi mi mettete delle pulci nel capo. Non veggo l'ora
di liberarmi di questa figlia. Caro amico, e chi è quegli,
che dite voi, che la vorrebbe in consorte?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Per ora non posso dirvelo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ma perché?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Perché per ora non vuol essere nominato. Regolatevi
diversamente, e si spiegherà.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E che cosa dovrei fare? Tralasciar d'andare in
campagna? È impossibile; son troppo avvezzo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Che bisogno c'è, che vi conduciate la figlia?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Cospetto di bacco! se non la conducessi, ci sarebbe
il diavolo in casa.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Vostra figlia dunque può dire anch'ella la sua
ragione.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>L'ha sempre detta.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E di chi è la colpa?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>È mia, lo confesso, la colpa è mia. Ma son di buon
cuore.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Il troppo buon cuore del padre fa essere di cattivo
cuore le figlie.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E che vi ho da fare presentemente?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Un poco di buona regola. Se non in tutto, in parte.
Staccatele dal fianco la gioventù.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Se sapessi come fare a liberarmi dal signor
Guglielmo!
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Alle corte: questo signor Guglielmo vuol essere il
suo malanno. Per causa sua il galantuomo, che la vorrebbe,
non si dichiara. Il partito è buono, e se volete, che se ne
parli, e che si tratti, fate a buon conto, che non si veda
questa mostruosità, che una figliuola abbia da comandar più
del padre.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ma ella in ciò non ne ha parte alcuna. Sono stato
io, che l'ha invitato a venire.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Tanto meglio. Licenziatelo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Tanto peggio; non so come licenziarlo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Siete uomo, o che cosa siete?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Quando si tratta di far malegrazie, io non so come
fare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Badate, che non facciano a voi delle malegrazie,
che puzzino.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Orsù, bisognerà, ch'io lo faccia.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Fatelo, che ve ne chiamerete contento.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Potreste ben farmi la confidenza di dirmi, chi sia
l'amico, che aspira alla mia figliuola.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Per ora non posso, compatitemi. Deggio andare per
un affare di premura.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Accomodatevi, come vi pare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Scusatemi della libertà, che mi ho preso.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Anzi vi ho tutta l'obbligazione.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>A buon rivederci.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Mi raccomando alla grazia vostra.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Credo di aver ben servito il signor Leonardo. Ma
ho inteso di servire alla verità, alla ragione,
all'interesse e al decoro dell'amico Filippo) (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage><emph>Filippo, poi Giacinta</emph>.</stage>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Fulgenzio mi ha dette delle verità irrefragabili, e
non sono sì sciocco, ch'io non le conosca, e non le abbia
conosciute anche prima d'ora. Ma non so che dire, il mondo
ha un certo incantesimo, che fa fare di quelle cose, che non
si vorrebbono fare. Dove però si tratta di dar nell'occhio,
bisogna usare maggior prudenza. Orsù in ogni modo mi convien
licenziare il signor Guglielmo, a costo di non andare in
campagna.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Mi consolo, signore, che la seccatura è finita.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Chiamatemi un servitore.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Se volete, che diano in tavola, glielo posso dire
io medesima.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Chiamatemi un servitore. L'ho da mandare in un loco.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Dove lo volete mandare?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Siete troppo curiosa. Lo vo' mandare, dove mi pare.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Per qualche interesse, che vi ha suggerito il
signor Fulgenzio?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Voi vi prendete con vostro padre più libertà, di
quello che vi conviene.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Chi ve l'ha detto, signore? Il signor Fulgenzio?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Finitela, e andate via, vi dico.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Alla vostra figliuola? Alla vostra cara Giacinta?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Non sono avvezzo a far da cattivo, e non lo so
fare).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>(Ci scommetterei la testa, che Leonardo si è
servito del signor Fulgenzio per ispuntarla. Ma non ci
riuscirà).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>C'è nessuno di là? C'è nessuno servitore?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ora, ora, acchetatevi un poco. Anderò io a chiamar
qualcheduno.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Fate presto.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ma non si può sapere, che cosa vogliate fare del
servitore?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Che maledetta curiosità! Lo voglio mandare dal
signor Guglielmo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Avete paura che egli non venga? Verrà pur troppo.
Così non venisse.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Così non venisse?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, signore, così non venisse. Godremmo più
libertà, e potrebbe venire con noi quella povera Brigida,
che si raccomanda.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E non avreste piacere d'aver in viaggio una
compagnia da discorrere, da divertirvi?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Io non ci penso, e non v'ho mai pensato. Non siete
stato voi, che l'ha invitato? Ho detto niente io, perché lo
facciate venire?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Mia figliuola ha più giudizio di me). Ehi chi è di
là? Un servitore.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Subito lo vado io a chiamare. E che volete far dire
al signor Guglielmo?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Che non s'incomodi, e che non lo possiamo servire.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh bella scena! bella, bella, bellissima scena (<emph>con ironia</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Glielo dirò con maniera.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Che buona ragione gli saprete voi dire?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Che so io?... Per esempio... che nella carrozza ha
da venire la cameriera, e che non c'è loco per lui.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Meglio, meglio, e sempre meglio (<emph>come sopra</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Vi burlate di me, signorina?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Io mi maraviglio certo di voi, che siate capace di
una simile debolezza. Che cosa volete, ch'ei dica? Che cosa
volete, che dica il mondo? Volete esser trattato da uomo
incivile, da malcreato?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Vi pare cosa ben fatta, che un giovane venga in
sterzo con voi?
</p>
</sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, è malissimo fatto, e non si può far peggio; ma
bisognava pensarvi prima. Se l'avessi invitato io, potreste
dir: non lo voglio; ma l'avete invitato voi.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E bene io ho fatto il male, ed io ci rimedierò.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Basta, che il rimedio non sia peggiore del male.
Finalmente s'ei viene con me, c'è la zia, ci siete voi, è
male; ma non è gran male. Ma se dite ora di non volerlo; se
gli fate la mal'azione di licenziarlo, non arriva domani,
che voi ed io per Livorno, e per Montenero siamo in bocca di
tutti: si alzano sopra di noi delle macchine, si fanno degli
almanacchi. Chi dirà: erano innamorati, e si son disgustati.
Chi dirà: il padre si è accorto di qualche cosa. Chi
sparlerà di voi, chi sparlerà di me; e per non fare una cosa
innocente, ne patirà la nostra riputazione.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Quanto pagherei, che ci fusse Fulgenzio, che la
sentisse!) Non sarebbe meglio che lasciassimo stare d'andar
in campagna?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sarebbe meglio per una parte; ma per l'altra poi si
farebbe peggio. Figurarsi! quelle buone lingue di Montenero,
che cosa direbbono de' fatti nostri! Il signor Filippo non
villeggia più, ha finito, non ha più il modo. La sua
figliuola, poveraccia! ha terminato presto di figurare. La
dote è fritta; chi l'ha da prendere? chi l'ha da volere?
Dovevano mangiar meno, dovevano trattar meno. Quello che si
vedeva, era fumo, non era arrosto. Mi par di sentirle; mi
vengono i sudori freddi.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Che cosa dunque abbiamo da fare?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Tutto quel che volete.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>S'io fuggo dalla padella, ho paura di cader nelle
bragie.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E le bragie scottano, e convien salvar la
riputazione.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Vi parrebbe dunque meglio fatto, che il signor
Guglielmo venisse con noi?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Per questa volta, giacché è fatta. Ma mai più,
vedete, mai più. Vi serva di regola, e non lo fate mai più.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(È una figliuola di gran talento).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E così? Volete, che chiami il servitore, o che non
lo chiami?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Lasciamo stare; giacché è fatta.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sarà meglio, che andiamo a pranzo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E in villa abbiamo da tenerlo in casa con noi?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Che impegni avete presi con lui?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Io l'ho invitato, per dirla.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E come volete fare a mandarlo via?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ci dovrà stare dunque.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ma mai più, vedete, mai più.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Mai più, figliuola, che tu sia benedetta, mai più! (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Giacinta, poi Brigida</emph>.</stage>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Nulla mi preme del signor Guglielmo. Ma non voglio,
che Leonardo si possa vantare d'averla vinta. Già son
sicura, che gli passerà, son sicura, che tornerà, che
conoscerà non essere questa una cosa da prendere con tanto
caldo. E se mi vuol bene davvero, com'egli dice, imparerà a
regolarsi per l'avvenire con più discrezione, ché non sono
nata una schiava, e non voglio essere schiava.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Signora, una visita.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E chi è a quest'ora?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>La signora Vittoria.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Le hai detto che ci sono?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Come voleva, ch'io dicessi, che non ci è?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ora mi viene in tasca davvero: e dov'è?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Ha mandato il servitore innanzi. È per la strada,
che viene.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Valle incontro. Converrà, ch'io la soffra. Ho anche
curiosità di sapere, se viene, o se non viene in campagna;
se vi è novità veruna. Venendo ella a quest'ora, qualche
cosa ci avrebbe a essere.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Ho saputo una cosa.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E che cosa?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Ch'ella pure si è fatto un vestito nuovo, e non lo
poteva avere dal sarto, perché, credo, che il sarto volesse
esser pagato; e c'è stato molto, che dire, e se non aveva il
vestito, non voleva andare in campagna. Cose, cose veramente
da mettere nelle gazzette (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Giacinta, poi Vittoria</emph>.</stage>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>È ambiziosissima. Se vede qualche cosa di novo ad
una persona, subito le vien la voglia d'averla. Avrà saputo,
ch'io mi ho fatto il vestito novo, e l'ha voluto ella pure.
Ma non avrà penetrato del <emph>mariage</emph>. Non l'ho detto a
nessuno; non avrà avuto tempo a saperlo.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Giacintina amica mia carissima.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Buon dì, la mia cara gioia (<emph>si baciano</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che dite, eh? È una bell'ora questa da
incomodarvi?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh! incomodarmi? Quando vi ho sentito venire, mi si
è allargato il core d'allegrezza.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Come state? State bene?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Benissimo. E voi? Ma è superfluo il domandarvi:
siete grassa, e fresca, il Cielo vi benedica, che consolate.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Voi, voi avete una ciera, che innamora.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh! cosa dite mai? Sono levata questa mattina per
tempo, non ho dormito, mi duole lo stomaco, mi duole il
capo, figurarsi, che buona ciera, ch'io posso avere.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ed io non so cosa m'abbia, sono tanti giorni, che
non mangio niente; niente, niente, si può dir quasi niente.
Io non so di che viva, dovrei essere come uno stecco.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, sì, come uno stecco! Questi bracciotti non sono
stecchi.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Eh! a voi non vi si contano l'ossa.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>No, poi. Per grazia del Cielo, ho il mio
bisognetto.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh cara la mia Giacinta!
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh benedetta la mia Vittorina! (<emph>si baciano</emph>).
Sedete, gioia; via sedete.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Aveva tanta voglia di vedervi. Ma voi non vi
degnate mai di venir da me (<emph>siedono</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh! caro il mio bene, non vado in nessun loco. Sto
sempre in casa.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E io? Esco un pochino la festa, e poi sempre in
casa.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Io non so, come facciano quelle, che vanno tutto il
giorno a girone per la città.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Vorrei pur sapere, se va, o se non va a Montenero,
ma non so, come fare).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>(Mi fa specie, che non mi parla niente della
campagna).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>È molto, che non vedete mio fratello?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>L'ho veduto questa mattina.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non so, cos'abbia. È inquieto, è fastidioso.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Eh! non lo sapete? Tutti abbiamo le nostre ore
buone, e le nostre ore cattive.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Credeva quasi, che avesse gridato con voi.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Con me? Perché ha da gridare con me? Lo stimo, e lo
venero, ma egli non è ancora in grado di poter gridare con
me. (Ci gioco io, che l'ha mandata qui suo fratello).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(È superba, quanto un demonio).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Vittorina, volete restar a pranzo con noi?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! no, vita mia, non posso. Mio fratello mi
aspetta.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Glielo manderemo a dire.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>No, no assolutamente non posso.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Se volete favorire, or ora qui da noi si dà in
tavola.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Ho capito. Mi vuol mandar via). Così presto andate
a desinare?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Vedete bene. Si va in campagna, si parte presto,
bisogna sollecitare.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Ah! maledetta la mia disgrazia).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>M'ho da cambiar di tutto, m'ho da vestire da
viaggio.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, sì, è vero; ci sarà della polvere. Non torna il
conto rovinare un abito buono (<emph>mortificata</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh! in quanto a questo poi, me ne metterò uno
meglio di questo. Della polvere non ho paura. Mi ho fatto
una sopravveste di cambellotto di seta col suo capuccietto,
che non vi è pericolo, che la polvere mi dia fastidio.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Anche la sopravveste col capuccietto! La voglio
anch'io se dovesse vendere de' miei vestiti).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Voi non l'avete la sopravveste col capuccietto?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, sì, ce l'ho ancor io; me l'ho fatta fin
dall'anno passato.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Non ve l'ho veduta l'anno passato.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non l'ho portata, perché se vi ricordate, non c'era
polvere.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, sì, non c'era polvere. (È propriamente
ridicola).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Quest'anno mi ho fatto un abito.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh! io me ne ho fatto un bello.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Vedrete il mio, che non vi dispiacerà.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>In materia di questo, vedrete qualche cosa di
particolare.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Nel mio non vi è né oro, né argento, ma per dir la
verità è stupendo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh! moda, moda. Vuol esser moda.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! circa la moda, il mio non si può dir, che non
sia alla moda.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, sì, sarà alla moda (<emph>sogghignando</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non lo credete?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, lo credo. (Vuol restare quando vede il mio
<emph>mariage</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>In materia di mode poi, credo di essere stata
sempre io delle prime.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E che cos'è il vostro abito?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>È un <emph>mariage</emph>!
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p><emph>Mariage</emph>! (<emph>maravigliandosi</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, certo. Vi par, che non sia alla moda?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Come avete voi saputo, che sia venuta di Francia la
moda del <emph>mariage</emph>?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Probabilmente, come l'avrete saputo anche voi.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Chi ve l'ha fatto?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Il sarto francese monsieur de la Réjouissance.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ora ho capito. Briccone! Me la pagherà. Io l'ho
mandato a chiamare. Io gli ho dato la moda del <emph>mariage</emph>. Io
che aveva in casa l'abito di madama Granon.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! madama Granon è stata da me a farmi visita il
secondo giorno, che è arrivata a Livorno.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, sì, scusatelo. Me l'ha da pagare senza altro.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Vi spiace, ch'io abbia il <emph>mariage</emph>?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oibò, ci ho gusto.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Volevate averlo voi sola?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Perché? Credete voi, ch'io sia una fanciulla
invidiosa? Credo, che lo sappiate, che io non invidio
nessuno. Bado a me, mi faccio quel, che mi pare, e lascio,
che gli altri facciano quel che vogliono. Ogni anno un abito
nuovo certo. E voglio esser servita subito, e servita bene,
perché pago, pago puntualmente, e il sarto non lo faccio
tornare più d'una volta.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Io credo, che tutte paghino.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>No, tutte non pagano. Tutte non hanno il modo, o la
delicatezza, che abbiamo noi. Vi sono di quelle, che fanno
aspettare degli anni, e poi se hanno qualche premura, il
sarto s'impunta. Vuole i danari sul fatto, e nascono delle
baruffe. (Prendi questa, e sappiatemi dir, se è alla moda).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Non crederei, che parlasse di me. Se potessi
credere, che il sarto avesse parlato, lo vorrei trattar,
come merita).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>E quando ve lo metterete questo bell'abito?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non so, può essere, che non me lo metta nemeno. Io
son così; mi basta d'aver la roba, ma non mi curo poi di
sfoggiarla.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Se andate in campagna, sarebbe quella l'occasione
di metterlo. Peccato, poverina, che non ci andiate in
quest'anno!
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Chi v'ha detto, che io non ci vada?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Non so; il signor Leonardo ha mandato a licenziar i
cavalli.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E per questo? Non si può risolvere da un momento
all'altro? E lo credete, che non possa andare senza di lui?
Credete ch'io non abbia delle amiche, delle parenti da poter
andare?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Volete venire con me?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>No, no, vi ringrazio.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Davvero, vi vedrei tanto volentieri.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Vi dirò, se posso ridurre una mia cugina a venire
con me a Montenero, può essere, che ci vediamo.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Oh! che l'avrei tanto a caro.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>A che ora partite?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>A ventunora.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! dunque c'è tempo. Posso trattenermi qui ancora
un poco. (Vorrei vedere questo abito se potessi).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, sì, ho capito. Aspettate un poco (<emph>verso la scena</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Se avete qualche cosa da fare, servitevi.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Eh! niente. M'hanno detto, che il pranzo è
all'ordine, e che mio padre vuol desinare.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Partirò, dunque.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>No, no, se volete restare, restate.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non vorrei, che il vostro signor padre si avesse a
inquietare.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Per verità, è fastidioso un poco.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Vi leverò l'incomodo (<emph>s'alza</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Se volete restar con noi, mi farete piacere.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Quasi, quasi, ci resterei, per la curiosità di
quest'abito).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ho inteso; non vedete? Abbiate creanza (<emph>verso la scena</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Con chi parlate?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Col servitore che mi sollecita. Non hanno niente di
civiltà costoro.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Io non ho veduto nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Eh, l'ho ben veduto io.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Ho capito). Signora Giacinta, a bon rivederci.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Addio, cara. Vogliatemi bene, ch'io vi assicuro che
ve ne voglio.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Siate certa, che siete corrisposta di cuore.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Un bacio almeno.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, vita mia.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Cara la mia gioia (<emph>si baciano</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Addio.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Addio.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Faccio de' sforzi a fingere, che mi sento
crepare) (<emph>parte</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Le donne invidiose io non le posso soffrire (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2></div1>
<div1 type="atto">
<head>Atto terzo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Camera di Leonardo.</stage>
<stage><emph>Leonardo, e Fulgenzio</emph>.</stage>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Voi mi date una nuova, signor Fulgenzio, che mi
consola infinitamente. Ha dunque dato parola il signor
Filippo di liberarsi dall'impegno, che aveva col signor
Guglielmo?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, certo mi ha promesso di farlo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E siete poi sicuro, che non vi manchi?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Son sicurissimo. Passano delle cose fra lui, e me,
che mi rendono certo della sua parola; e poi l'ho trovato
assai pontuale in affari di rimarco. Non dubito di
ritrovarlo tale anche in questo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Dunque Guglielmo non andrà in campagna colla
signora Giacinta.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Questo è certissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Son contentissimo. Ora ci andrò io volentieri.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ho detto tanto, ho fatto tanto, che quel buon uomo
si è illuminato. Egli ha un ottimo cuore. Non crediate,
ch'ei manchi per malizia; manca qualche volta per troppa
bontà.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E credo, che la sua figliuola lo faccia fare a suo
modo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>No, non è cattiva fanciulla. Mi ha confessato il
signor Filippo, ch'ella non avea parte alcuna nell'invito
del signor Guglielmo; e ch'egli l'avea anzi pregato d'andar
con loro, per quella passione, ch'egli ha d'aver compagnia,
e di farsi mangiare il suo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ho piacere, che la signora Giacinta non ne abbia
parte. Mi pareva quasi impossibile, sapendo quel, che è
passato fra lei, e me.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E che cosa è passato fra lei, e voi?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Delle parole, che l'assicurano, ch'io l'amo, e che
mi fanno sperare, ch'ella mi ami.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E il padre suo non sa niente?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Per parte mia non lo sa.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E convien credere, ch'ei non lo sappia, perché,
dicendogli, che vi sarebbe un partito per sua figliuola, non
gli è caduto in mente di domandarmi di voi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non lo saprà certamente.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ma è necessario, ch'egli lo sappia.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Un giorno glielo faremo sapere.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E perché non adesso?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Adesso si sta per andare in campagna.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Amico, parliamo chiaro. Io vi ho servito assai
volentieri presso il signor Filippo, per far ch'ei staccasse
da sua figliuola una compagnia un poco pericolosa, perché mi
parve, che l'onestà l'esigesse, e perché mi avete assicurato
di aver buona intenzione sopra di lei, e che ottenuta questa
soddisfazione, l'avreste chiesta in isposa. Ora non vorrei,
che seguitasse la tresca senza conclusione veruna, ed essere
stato io cagione di un mal peggiore. Finalmente col signor
Guglielmo potea essere, che non ci fusse malizia, ma di voi
non si può dire così. Siete avviticchiati, per quel ch'io
sento, e poiché mi avete fatto entrare in cotesta danza, non
ne voglio uscire con disonore. Una delle due dunque, o
dichiaratevi col signor Filippo, o gli farò, riguardo a voi,
quella lezione medesima, che gli ho fatto rispetto al signor
Guglielmo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E che cosa mi consigliate di fare?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>O chiederla a drittura, o ritirarvi dalla sua
conversazione.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E come ho da fare a chiederla in questi brievi
momenti?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Questa è una cosa, che si fa presto. Mi esibisco io
di servirvi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non si potrebbe aspettare al ritorno dalla
campagna?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Eh! in una villeggiatura non si sa quel, che possa
accadere. Sono stato giovane anch'io; per grazia del Cielo,
pazzo non sono stato, ma ho veduto delle pazzie. L'obbligo
mio vuol, ch'io parli chiaro all'amico, o per domandargli la
figlia, o per avvertirlo, che si guardi da voi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Quand'è così, domandiamola dunque.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Con che condizione volete voi, ch'io gliela
domandi?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Circa alla dote, si sa, che le ha destinato otto
mila scudi, e il corredo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Siete contento?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Contentissimo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Quanto tempo volete prendere per isposarla?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Quattro, sei, otto mesi, come vuole il signor
Filippo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Benissimo. Gli parlerò.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ma avvertite, che oggi si dee partire per
Montenero.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non si potrebbe differir qualche giorno?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non c'è caso, non si può differire.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ma, l'affare di cui si tratta, merita, che si
sagrifichi qualche cosa.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Se si trattiene il signor Filippo, mi tratterrò
ancor io, ma vedrete, che sarà impossibile.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E perché impossibile?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Perché tutti vanno, e il signor Filippo vorrà
andare, e la signora Giacinta infallibilmente oggi vorrà
partire, e mia sorella mi tormenta all'estremo per
l'impazienza d'andare, e per cento ragioni io non mi potrò
trattenere.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Poh! fin dove è arrivata la passione del
villeggiare! Un giorno pare un secolo. Tutti gli affari
cedono; via, anderò subito; vi servirò, vi soddisfarò. Ma
caro amico, soffrite dalla mia sincerità due parole ancora.
Maritatevi per far giudizio, e non per essere piucché mai
rovinato. So, che le cose vostre non vanno molto
felicemente. Otto mila scudi di dote vi possono rimediare;
ma non gli spendete intorno di vostra moglie, non li
sacrificate in villeggiatura; prudenza, economia, giudizio.
Val più il dormir quieto, senza affanni di cuore, di tutti i
divertimenti del mondo. Fin che ce n'è, tutti godono. Quando
non ce n'è più, motteggi, derisioni, fischiate, scusatemi.
Vado a servirvi immediatamente (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Leonardo, poi Cecco</emph>.</stage>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Eh! dice bene; mi saprò regolare; metterò la testa
a partito. Ehi, chi è di là?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Signore.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Va' subito dal signor Filippo, e dalla signora
Giacinta. Di' loro, che mi sono liberato da' miei affari, e
che oggi mi darò l'onore di essere della loro partita per
Montenero. Soggiungi, che avrei una compagnia da dare a mia
sorella in calesso, e che, se me lo permettono, andrò io
nella carrozza con loro. Fa' presto, e portami la risposta.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Sarà obbedita.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Di' al cameriere, che venga qui, e che venga
subito.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Sì, signore. (Oh quante mutazioni in un giorno!) (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Leonardo, poi Paolo</emph>.</stage>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ora, che nella carrozza loro non va Guglielmo, non
ricuseranno la mia compagnia; sarebbe un torto manifesto,
che mi farebbono. E poi se il signor Fulgenzio gli parla, se
il signor Filippo è contento di dare a me sua figliuola,
come non dubito, la cosa va in forma; nella carrozza ci ho
d'andar io. Con mia sorella vedrò, che ci vada il signor
Ferdinando. Già so, com'egli è fatto, non si ricorderà più
quello, che gli ho detto.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Eccomi a' suoi comandi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Presto, mettete all'ordine quel, che occorre, e
fate ordinare i cavalli, che a ventun'ora s'ha da partire.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Oh! bella!
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E spicciatevi.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>E il desinare?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>A me non importa il desinare. Mi preme, che siamo
lesti per la partenza.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Ma io ho disfatto tutto quello, che aveva fatto.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Tornate a fare.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>È impossibile.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ha da esser possibile, e ha da esser fatto.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>(Maledetto sia il servire in questa maniera).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E voglio il caffè, la cera, lo zucchero, la
cioccolata.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Io ho reso tutto ai mercanti.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Tornate a ripigliare ogni cosa.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Non mi vorranno dar niente.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non mi fate andar in collera.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Ma, signore...
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non c'è altro da dire. Spicciatevi.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Vuole che gliela dica? Si faccia servire da chi
vuole, ch'io non ho abilità per servirla.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>No, Paolino mio, non mi abbandonate. Dopo tanti
anni di servitù, non mi abbandonate. Si tratta di tutto. Vi
farò una confidenza non da padrone, ma da amico. Si tratta,
che il signor Filippo mi dia per moglie la sua figliuola,
con dodici mila scudi di dote. Volete ora, ch'io perda il
credito? Mi volete vedere precipitato? Credete, ch'io sia in
necessità di fare gli ultimi sforzi per comparire? Avrete
core ora di dirmi, che non si può, che è impossibile, che
non mi potete servire?
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Caro signor padrone, la ringrazio della confidenza,
che si è degnato di farmi: farò il possibile; sarà servita.
Se credessi di far col mio, la non dubiti, sarà servita (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Leonardo, poi Vittoria</emph>.</stage>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>È un buon uomo, amoroso, fedele; dice, che farà,
se credesse di far col suo. Ma m'immagino già, che quel che
ora è suo, una volta sarà stato mio. Frattanto vo' rimettere
in ordine il mio baule.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Orsù, signor fratello, vengo a dirvi liberamente,
che da questa stagione in Livorno non ci sono mai stata, e
non ci voglio stare, e voglio andare in campagna. Ci va la
signora Giacinta, ci vanno tutti, e ci voglio andar ancor
io (<emph>con caldo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E che bisogno c'è, che mi venite ora a parlare con
questo caldo?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Mi scaldo; perché ho ragione di riscaldarmi, e
andrò in campagna con mia cugina Lucrezia, e con suo marito.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E perché non volete venire con me?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Quando?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Oggi.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Dove?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>A Montenero.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Voi?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Io.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh!
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sì, da galantuomo.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Mi burlate?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Dico davvero.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Davvero, davvero?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non vedete, ch'io fo il baule?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! fratello mio, come è stata?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Vi dirò: sappiate che il signor Fulgenzio...
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, sì, mi racconterete poi. Presto, donne, dove
siete? Donne, le scattole, la biancheria, le scuffie, gli
abiti, il mio <emph>mariage</emph> (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>LEONARDO, poi CECCO</emph>.</stage>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>È fuor di sé dalla consolazione. Certo, che se
restava in Livorno, non le se poteva dare una mortificazione
maggiore. E io? Sarei stato per impazzire. Ma! il puntiglio
fa fare delle gran cose. L'amore fa fare degli spropositi.
Per un puntiglio, per una semplice gelosia, sono stato in
procinto di abbandonare la villeggiatura.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Eccomi di ritorno.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>E così, che hanno detto?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Li ho trovati padre, e figlia, tutti e due insieme.
M'hanno detto di riverirla; che avranno piacere della di lei
compagnia per viaggio, ma che circa il posto nella carrozza,
abbia la bontà di compatire, che non la possono servire,
perché sono impegnati a darlo al signor Guglielmo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Al signor Guglielmo?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Così m'hanno detto.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Hai tu capito bene? Al signor Guglielmo?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Al signor Guglielmo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>No, non può essere. Sei uno stolido, sei un
balordo.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Io le dico, che ho capito benissimo, e in segno
della mia verità, quando io scendeva le scale, saliva il
signor Guglielmo col suo servitore col valigino.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Povero me! non so dove mi sia. Mi ha tradito
Fulgenzio, mi scherniscono tutti, son fuor di me. Sono
disperato (<emph>siede</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Signore.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Portami dell'acqua.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Da lavar le mani?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Un bicchier d'acqua, che tu sia maladetto (<emph>s'alza</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Subito. (Non si va più in campagna) (<emph>parte</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ma come mai quel vecchio, quel maladetto vecchio,
ha potuto ingannarmi? L'averanno ingannato. Ma se mi ha
detto, che Filippo ha con esso lui degli affari, in virtù
dei quali non lo poteva ingannare; dunque il male viene da
lui; ma non può venire da lui. Verrà da lei, da lei; ma non
può venire nemmeno da lei. Sarà stato il padre; ma se il
padre ha promesso. Sarà stata la figlia; ma se la figlia
dipende. Sarà dunque stato Fulgenzio; ma per qual ragione mi
ha da tradire Fulgenzio? Non so niente, son io la bestia, il
pazzo, l'ignorante...
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>(<emph>viene coll'acqua</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEON</speaker> <p>Sì, pazzo, bestia (<emph>non vedendo Cecco</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Ma! perché bestia?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sì, bestia, bestia (<emph>prendendo l'acqua</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Signore, io non sono una bestia.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Io, io sono una bestia, io (<emph>beve l'acqua</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>(In fatti le bestie bevono l'acqua, ed io bevo il
vino).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Va' subito dal signor Fulgenzio. Guarda, s'è in
casa. Digli, che favorisca venir da me, o che io andrò da
lui.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Dal signor Fulgenzio, qui dirimpetto?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sì, asino, da chi dunque?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Ha detto a me?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>A te.
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>(Asino, bestia, mi pare che sia tutt'uno) (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>Leonardo, poi Paolo</emph>.</stage>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non porterò rispetto alla sua vecchiaia, non
porterò rispetto a nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Animo, animo, signore, stia allegro, che tutto sarà
preparato.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Lasciatemi stare.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Perdoni; io ho fatto il debito mio, e più del
debito mio.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Lasciatemi stare, vi dico.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Vi è qualche novità?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sì, pur troppo.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>I cavalli sono ordinati.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Levate l'ordine.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Un'altra volta?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Oh! maledetta la mia disgrazia!
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Ma che cosa gli è accaduto mai?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Per carità, lasciatemi stare.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>(Oh! povero me! andiamo sempre di male in peggio).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Vittoria con un vestito piegato, e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Fratello, volete vedere il mio <emph>mariage</emph>?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Andate via.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che maniera è questa?
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>(Lo lasci stare) (<emph>piano a Vittoria</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che diavolo avete?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sì, ho il diavolo; andate via.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E con questa bella allegria si ha da andare in
campagna?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non vi è più campagna; non vi è più villeggiatura,
non vi è più niente.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non volete andare in campagna?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>No, non ci vado io, e non ci anderete nemmeno voi.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Siete diventato pazzo?
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>(Non lo inquieti di più per amor del Cielo) (<emph>a Vittoria</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Eh! non mi seccate anche voi (<emph>a Paolo</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Cecco e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Il signor Fulgenzio non c'è (<emph>a Leonardo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Dove il diavolo se l'ha portato?
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Mi hanno detto, che è andato dal signor Filippo.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Il cappello, e la spada (<emph>a Paolo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Signore...
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Il cappello, e la spada (<emph>a Paolo più forte</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Subito (<emph>va a prendere il cappello, e la spada</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ma si può sapere? (<emph>a Leonardo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Il cappello, e la spada.
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Eccola servita (<emph>gli dà il cappello, e la spada</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Si può sapere, che cosa avete? (<emph>a Leonardo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Lo saprete poi (<emph>parte</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ma che cosa ha? (<emph>a Paolo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Non so niente. Gli vo' andar dietro alla lontana.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sai tu, che cos'abbia? (<emph>a Cecco</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>CECCO</speaker> <p>Io so, che m'ha detto asino; non so altro (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Vittoria, poi Ferdinando</emph>.</stage>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Io resto di sasso, non so, in che mondo mi sia.
Vengo a casa, lo trovo allegro, mi dice: Andiamo in
campagna. Vo di là, non passano tre minuti. Sbuffa, smania.
Non si va più in campagna. Io dubito, che abbia data la
volta al cervello. Ecco qui, ora sono più disperata, che
mai. Se questa di mio fratello è una malatia, addio
campagna, addio Montenero. Va' là tu pure, maladetto abito.
Poco ci mancherebbe, che non lo tagliassi in minuzzoli (<emph>getta il vestito sulla sedia</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Eccomi qui a consolarmi colla signora Vittoria.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Venite anche voi a rompermi il capo?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Come, signora? Io vengo qui per un atto di
urbanità, e voi mi trattate male?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che cosa siete venuto a fare?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>A consolarmi, che anche voi anderete in campagna.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! se non fosse perché, perché... mi sfogherei con
voi di tutte le consolazioni, che ho interne.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Signora, io sono compiacentissimo. Quando si tratta
di sollevar l'animo di una persona, si sfoghi con me, che le
do licenza.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Povero voi, se vi facessi provar la bile, che mi
tormenta.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Ma cosa c'è? Cosa avete? Cosa v'inquieta?
Confidatevi meco. Con me potete parlare con libertà. Siete
sicura, ch'io non lo dico a nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, certo, confidatevi alla tromba della comunità.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Voi mi avete in mal credito, e non mi pare di
meritarlo.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Io dico quello, che sento dire da tutti.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Come possono dire, ch'io dica i falli degli altri?
Ho mai detto niente a voi di nessuno?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! mille volte; e della signora Aspasia, e della
signora Flamminia, e della signora Francesca.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Ho detto io?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sicuro.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Può essere, che l'abbia fatto, senza avvedermene.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Eh già, quel che si fa per abito, non si ritiene.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>In somma dunque siete arrabbiata, e non mi volete
dire il perché?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>No, non vi voglio dir niente.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Sentite. O sono un galantuomo, o sono una mala
lingua. Se sono un galantuomo, confidatevi, e non abbiate
paura. Se fossi una mala lingua, sarebbe in arbitrio mio
interpretare le vostre smanie, e trarne quel ridicolo, che
più mi paresse.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Volete ch'i' ve la dica? Davvero davvero, siete un
giovane spiritoso (<emph>ironica</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Son galantuomo, signora. E quando si può parlare,
parlo, e quando s'ha da tacere, taccio.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Orsù, perché non crediate quel, che non è; e non
pensiate quel, che vi pare, vi dirò, che per me medesima non
ho niente, ma mio fratello è inquietissimo, è fuor di sé, è
delirante, e per cagione sua divento peggio di lui.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Sì, sarà delirante per la signora Giacinta. È una
frasca, è una civetta, dà retta a tutti, si discredita, si
fa ridicola da pertutto.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Per altro voi non dite mal di nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Dov'è il signor Leonardo?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Io credo, che sia andato da lei.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Con licenza.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Dove, dove?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>A ritrovare l'amico, a soccorrerlo, a consigliarlo.
(A raccogliere qualche cosa per la conversazione di
Montenero) (<emph>parte</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Ed io, che cosa ho da fare? Ho da aspettar mio
fratello, o ho da andare da mia cugina? Bisognerà che io
l'aspetti, bisognerà, ch'io osservi, dove va a finire questa
faccenda. Ma no, sono impaziente, vo' saper subito qualche
cosa. Vo' tornar dal signor Filippo, vo' tornar da Giacinta.
Chi sa, ch'ella non faccia apposta, perch'io non vada in
campagna? Ma nasca quel, che sa nascere, ci voglio andare, e
ci anderò a suo dispetto (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage>Camera in casa del signor Filippo.</stage>
<stage><emph>Filippo, e Fulgenzio</emph>.</stage>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Per me vi dico, son contentissimo. Il signor
Leonardo è un giovane proprio, civile, di buona nascita, ed
ha qualche cosa del suo. È vero che gli piace a spendere, e
specialmente in campagna, ma si regolerà.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Eh! per questa parte, non avete occasion di
rimproverarlo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Volete dire, perché faccio lo stesso anch'io? Ma vi
è qualche differenza da lui a me.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Basta, non so, che dire. Voi lo conoscete. Voi
sapete il suo stato, dategliela, se vi pare; se non vi pare,
lasciate.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Io gliela do volentieri. Basta, ch'ella ne sia
contenta.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Eh! mi persuado, che non dirà di no.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sapete voi qualche cosa?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, so più di voi, e so quello, che dovreste saper
meglio voi. Un padre dee tener gli occhi aperti sulla sua
famiglia, e voi, che avete una figliuola sola, potreste
farlo meglio di tanti altri. Non si lasciano praticar le
figlie. Capite? Non si lasciano praticare. Non ve lo diceva
io? È donna. Oh! oh! mi dicevate: è prudente. Ed io vi
diceva: è donna. Con tutta la sua saviezza, con tutta la sua
prudenza sono passati degli amoretti fra lei e il signor
Leonardo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Oh! sono passati degli amoretti?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, e ringraziate il Cielo, che avete a fare con un
galantuomo; e dategliela, che farete bene.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sicuramente. Gliela darò, ed ei l'ha da prendere, ed
ella l'ha da volere. Fraschetta! Amoretti, eh!
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Cosa credete? Che le ragazze siano di stucco?
Quando si lasciano praticare...
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ha detto di venir qui il signor Leonardo?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>No, anderò io da lui; e lo condurrò da voi, e che
concludiamo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sempre più mi confesso obbligato al vostro amore,
alla vostra amicizia.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Vedete se ho fatto bene io a persuadervi a staccare
dal fianco di vostra figlia il signor Guglielmo?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Oh diavolo! E l'amico è in casa).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Leonardo non l'intendeva, ed aveva ragione, e se il
signor Guglielmo andava in campagna con voi, non la prendeva
più certamente.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Povero me! Sono più che mai imbarazzato).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E badate bene, che il signor Guglielmo non si trovi
più in compagnia di vostra figliuola.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Se Giacinta non trova ella qualche ragione, io non
la trovo sicuro).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Parlate con vostra figlia, ch'io intanto andrò a
ritrovare il signor Leonardo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Benissimo... Bisognerà vedere...
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Vi è qualche difficoltà?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Niente, niente.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>A buon rivederci, dunque. Or ora sono da voi
(<emph>in atto di partire</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Guglielmo, e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Signore, le ventuna sono poco lontane. Se comandate
anderò io a sollecitare i cavalli.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Cosa vedo? Guglielmo?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Che tu sia maladetto!) No, no, non importa; non si
partirà più così presto. Ho qualche cosa da fare... (Non so
nemmeno quel, che mi dica).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Si va in campagna, signor Guglielmo?
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Per obbedirla.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Io non ho coraggio di dirgli niente).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E con chi va in campagna, se è lecito?
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Col signor Filippo.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>In carrozza con lui?
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Per l'appunto.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E colla signora Giacinta?
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Sì, signore.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Buono!)
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>O via, andate a sollecitare i cavalli (<emph>a Guglielmo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Ma se dite, che vi è tempo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>No, no, andate, andate.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Io non vi capisco.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Fate, che diano loro la biada, e fatemi il piacere
di star lì presente, perché la mangino, e che gli stallieri
non gliela levino.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>La pagate voi la biada?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>La pago io. Andate.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Non occorr'altro. Sarete servito (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Fulgenzio e Filippo</emph>.</stage>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Finalmente se n'è andato).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Bravo, signor Filippo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Bravo, bravo... quando si dà una parola...
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Sì, mi avete dato parola, e me l'avete ben
mantenuta.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E non aveva io data prima la parola a lui?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E se non volevate mancar a lui, perché promettere a
me?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Perché aveva intenzione di fare quello, che mi avete
detto di fare.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E perché non l'avete fatto?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Perché... d'un male minore, si poteva fare un male
peggiore; perché avrebbero detto... perché avrebbero
giudicato... oh, cospetto di bacco! Se aveste sentito le
ragioni che ha detto mia figlia, vi sareste ancora voi
persuaso.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ho capito. Non si tratta così coi galantuomini pari
miei. Non sono un burattino da farmi far di queste figure.
Mi giustificherò col signor Leonardo. Mi pento d'esserci
entrato. Me ne lavo le mani, e non c'entrerò più (<emph>in atto di partire</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>No, sentite.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non vo' sentir altro.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sentite una parola.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E che cosa mi potete voi dire?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Caro amico, sono così confuso, che non so in che
mondo mi sia.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Mala condotta, scusatemi, mala condotta.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Rimediamoci per carità.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E come ci volete voi rimediare?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Non siamo in tempo ancora di licenziare il signor
Guglielmo?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Non l'avete mandato a sollecitare i cavalli?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Per levarmelo d'attorno, che miglior pretesto potea
trovare?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E quando tornerà coi cavalli?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Sono in un mare di confusioni.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Fate così, piuttosto tralasciate d'andare in
campagna.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E come ho da fare?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Fatevi venir male.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E che male m'ho da far venire?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Il cancaro che vi mangi (<emph>sdegnato</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Non andate in collera.</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage><emph>Leonardo, e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ho piacere di ritrovarvi qui tutti e due. Chi è di
voi, che si prende spasso di me? Chi è, che si burla de'
fatti miei? Chi mi ha fatto l'insulto?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Rispondetegli voi (<emph>a Filippo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Caro amico, rispondetegli voi (<emph>a Fulgenzio</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Così si tratta coi galantuomini? Così si tratta coi
pari miei? Che modo è questo? Che maniera impropria,
incivile?
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Ma rispondetegli (<emph>a Filippo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ma se non so cosa dire! (<emph>a Fulgenzio</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>Giacinta e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Che strepito è questo? Che piazzate son queste?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Signora, le piazzate non le fo io. Le fanno quelli,
che si burlano de' galantuomini, che mancano di parola, che
tradiscono sulla fede.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Chi è il reo? Chi è il mancatore? (<emph>con caricatura</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Parlate voi (<emph>a Filippo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Favoritemi di principiar voi (<emph>a Fulgenzio</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Orsù, ci va del mio in quest'affare. Poiché il
diavolo mi ci ha fatto entrare, a tacere ci va del mio, e se
non sa parlare il signor Filippo, parlerò io. Sì, signora.
Ha ragione il signor Leonardo di lamentarsi. Dopo avergli
dato parola, che il signor Guglielmo non sarebbe venuto con
voi, mancargli, farlo venire, condurlo in villa, è un'azion
poco buona, è un trattamento incivile.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Che dite voi, signor padre?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ha parlato con voi. Rispondete voi.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Favorisca in grazia, signor Fulgenzio, con qual
autorità pretende il signor Leonardo di comandare in casa
degli altri?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Con quell'autorità che un amante...
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Perdoni, ora non parlo con lei (<emph>a Leonardo</emph>).
Mi risponda il signor Fulgenzio. Come ardisce il signor Leonardo pretendere
da mio padre, e da me, che non si tratti chi pare a noi, e
non si conduca in campagna chi a lui non piace?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Voi sapete benissimo...
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Non dico a lei; mi risponda il signor Fulgenzio.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Oh! non sarà vero degli amoretti, non parlerebbe
così).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Poiché volete, che dica io, dirò io. Il signor
Leonardo non direbbe niente, non pretenderebbe niente, se
non avesse intenzione di pigliarvi per moglie.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Come! Il signor Leonardo ha intenzione di volermi
in isposa? (<emph>a Fulgenzio</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Possibile, che vi giunga nuovo?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Perdoni. Mi lasci parlar col signor Fulgenzio (<emph>a Leonardo</emph>).
Dite, signore, con qual fondamento potete voi asserirlo? (<emph>a Fulgenzio</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Col fondamento, che io medesimo, per commissione
del signor Leonardo, ne ho avanzata testé a vostro padre la
proposizione.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ma veggendomi ora sì maltrattato...
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Di grazia, s'accheti. Ora non tocca a lei; parlerà,
quando toccherà a lei (<emph>a Leonardo</emph>). Che dice su di ciò il signor padre?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E che cosa direste voi?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>No, dite prima quel, che pensate voi. Dirò poi
quello, che penso io.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Io dico che, in quanto a me, non ci avrei
difficoltà.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Ma io dico presentemente...
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Ma se ancora non tocca a lei! Ora tocca parlare a
me. Abbia la bontà d'ascoltarmi, e poi, se vuole, risponda.
Dopo che ho l'onor di conoscere il signor Leonardo, non può
egli negare, ch'io non abbia avuto per lui della stima; e
so, e conosco, ch'ei ne ha sempre avuta per me. La stima a
poco a poco diventa amore, e voglio credere che egli mi ami,
siccome, confesso il vero, non sono io per lui indifferente.
Per altro, perché un uomo acquisti dell'autorità sopra una
giovane non basta un equivoco affetto, ma è necessaria
un'aperta dichiarazione. Fatta questa, non l'ha da saper la
fanciulla solo, l'ha da saper chi le comanda, ha da esser
nota al mondo, s'ha da stabilire, da concertare colle debite
formalità. Allora tutte le finezze, tutte le attenzioni
hanno da essere per lo sposo, ed egli acquista qualche
ragione, se non di pretendere, e di comandare, almeno di
spiegarsi con libertà, e di ottenere per convenienza. In
altra guisa può una figlia onesta trattar con indifferenza,
e trattar tutti, e conversare con tutti, ed esser egual con
tutti; ma non può, e non deve usar distinzioni, e dar
nell'occhio, e discreditarsi. Con quella onestà, con cui ho
trattato sempre con voi, ho trattato col signor Guglielmo, e
con altri. Mio padre lo ha invitato con noi, ed io ne sono
stata contenta, come lo sarei stata d'ogni altro; e vi
lagnate a torto, se di lui, se di me, vi dolete. Ora poi che
dichiarato vi siete, ora, che rendete pubblico l'amor
vostro, che mi fate l'onore di domandarmi in isposa, e che
mio padre lo sa, e vi acconsente, vi dico, che io ne sono
contenta, che mi compiaccio dell'amor vostro, e vi ringrazio
della vostra bontà. Per l'avvenire tutte le distinzioni
saranno vostre, vi si convengono, le potrete pretendere, e
le otterrete. Una cosa sola vi chiedo in grazia, e da questa
grazia può forse dipendere il buon concetto, ch'io deggio
formar di voi, e la consolazione d'avervi. Vogliatemi
amante, ma non mi vogliate villana. Non fate, che i primi
segni del vostro amore siano sospetti vili, difidenze
ingiuriose, azioni basse, e plebee. Siam sul momento di
dover partire. Volete voi che si scacci villanamente, che si
rendano altrui palesi i vostri sospetti, e che ci rendiamo
ridicoli in faccia al mondo? Lasciate correre per questa
volta. Credetemi, e non mi offendete. Conoscerò da ciò, se
mi amate. Se vi preme il cuore o la mano. La mano è pronta,
se la volete. Ma il cuore, meritatelo, se desiderate di
conseguirlo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ah! che dite? (<emph>a Fulgenzio</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Io non la prenderei, se avesse cento mila scudi di
dote) (<emph>piano a Filippo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Sciocco!)
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Non so, che dire, vi amo, desidero sopra tutto il
cuor vostro. Mi avete dette delle ragioni, che mi
convincono. Non voglio esservi ingrato. Servitevi, come vi
pare, ed abbiate pietà di me.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Uh, il baccellone!)
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>(Niente m'importa, che venga meco Guglielmo. Basta,
che non mi contraddica Leonardo).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quindicesima</head>
<stage><emph>Brigida, e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Signore, è qui la sua signora sorella col di lei
cameriere.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Con permissione; che passino.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>(Si va, o non si va?) (<emph>piano a Giacinta</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>(Si va, si va) (<emph>piano a Brigida</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>(Aveva una paura terribile, che non si andasse) (<emph>parte</emph>).</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sedicesima</head>
<stage><emph>Vittoria, Paolo, Brigida, e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>È permesso? (<emph>melanconica</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, vita mia, venite.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Eh, vita mia, vita mia!) Come vi sentite, signor
Leonardo? (<emph>come sopra</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Benissimo, grazie al Cielo. Paolino, presto, fate,
che tutto sia lesto e pronto. Il baule, i cavalli, tutto
quel, che bisogna. Noi partirem fra poco.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Si parte? (<emph>allegra</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, vita mia, si parte. Siete contenta?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, gioia mia, sono contentissima.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Ho piacere, che fra cognate si amino (<emph>piano a Fulgenzio</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Io credo, che si amino, come il lupo e la pecora
(<emph>a Filippo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Che uomo fantastico!)
</p></sp>
<sp><speaker>PAOLO</speaker> <p>Sia ringraziato il Cielo, che lo vedo rasserenato (<emph>parte</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Via, fratello, andiamo anche noi.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Siete molto impaziente.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Poverina! è smaniosa per andare in campagna.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Sì, poco più, poco meno, come voi all'incirca.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>E volete andare in campagna senza concludere, senza
stabilire il contratto?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che contratto?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Prima di partire si potrebbe fare la scritta.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che scritta?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Io son prontissimo a farla.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E che cosa avete da fare?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Si chiamano due testimoni.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Che cosa far di due testimoni?
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Non lo sa? (<emph>a Vittoria</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non so niente.
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Se non lo sa, lo saprà.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Signor fratello.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Comandi.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Si fa lo sposo?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Per obbedirla.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>E a me non si dice niente?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Se mi darete tempo, ve lo dirò.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>È questa la vostra sposa?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, cara, sono io, che ha questa fortuna. Mi
vorrete voi bene?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh quanto piacere! Quanta consolazione ne sento!
Cara la mia cognata (<emph>si baciano</emph>). (Non ci mancava altro, che venisse in
casa costei).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>(Prego il Cielo, che vada presto fuori di casa).
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>(Quei baci, credo, che non arrivino al core).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Vedete, se si vogliono bene!) (<emph>a Fulgenzio</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Sì, lo vedo. Voi non conoscete le donne) (<emph>a Filippo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Mi fa rabbia).
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Eccoli, eccoli; ecco due testimoni.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>(Ah! ecco Guglielmo, egli è la mia disperazione;
non lo posso vedere) (<emph>da sé, osservando fra le scene</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>(Che caro signor fratello! Prender moglie, prima di
dare marito a me! Sentirà, sentirà, se gli saprò dire
l'animo mio...)</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ultima</head>
<stage><emph>Guglielmo, Ferdinando e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>I cavalli son lesti.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Animo, animo, che fa tardi. Come sta l'amico
Leonardo? Vi è passata la melanconia?
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Che cosa sapete voi di melanconia?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Eh! ha detto un non so che la signora Vittoria.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Non è vero niente, non v'ho detto niente.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Eh! una mentita da una donna si può soffrire.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Signori, prima di partire si ha da fare una cosa. Il
signor Leonardo ha avuto la bontà di domandarmi la mia
figliuola, ed io gliel'ho promessa. Si faranno le nozze...
Quando vorreste voi si facessero? (<emph>a Leonardo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Io direi dopo la villeggiatura.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Benissimo, si faranno dopo la villeggiatura, e
intanto si ha da fare, la scritta. Onde siete pregati ad
esser voi testimoni.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>(Questa è una novità, ch'io non m'aspettava).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Son qui; molto volentieri. Facciamo presto quello,
che si ha da fare, e partiamo per la campagna. Ma a
proposito, signori miei, a me qual luogo vien destinato?
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Non saprei... Che dite voi, Giacinta?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Tocca a voi a disporre.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>E il signor Guglielmo? Mi dispiace... Come si farà?
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Permettetemi, che io dica una cosa (<emph>a Filippo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Trovate voi l'espediente, signora.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Io dico che se mio fratello è promesso colla
signora Giacinta, tocca a lui a andare in carrozza colla sua
sposa.
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Così vorrebbe la convenienza, signor Filippo.
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>Che cosa dice Giacinta?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Io non invito nessuno, e non ricuso nessuno.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Cosa dice il signor Guglielmo?
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>Io dico, che se sono d'incomodo, tralascierò di
venire.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>No, no, verrete in calesso con me.
</p></sp>
<sp><speaker>GUGLIELMO</speaker> <p>(La convenienza vuole, ch'io non insista). Se il
signor Leonardo me lo permette, accetterò le grazie della
signora Vittoria.
</p></sp>
<sp><speaker>LEONARDO</speaker> <p>Sì, caro amico, ed io della vostra compiacenza vi
sarò eternamente obbligato.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>(Quando ha ceduto da sé, non m'importa. Io ho
sostenuto il mio punto).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Ah! che dite? Va bene ora?) (<emph>a Fulgenzio</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>(Non va troppo bene per la signora Vittoria) (<emph>a Filippo</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FILIPPO</speaker> <p>(Eh! freddure) (<emph>a Fulgenzio</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Ed io con chi devo andare?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Signore, se vi degnaste di andar colla mia
cameriera?
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>In calesso?
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>In calesso.
</p></sp>
<sp><speaker>FERDINANDO</speaker> <p>Sì, gioia bella, avrò il piacere di godere la
vostra amabile compagnia (<emph>a Brigida</emph>).
</p></sp>
<sp><speaker>BRIGIDA</speaker> <p>Oh! sarà una gloria per me strabocchevole. (Sarei
andata più volentieri col cameriere).
</p></sp>
<sp><speaker>FULGENZIO</speaker> <p>Bravi, bene, tutti d'accordo.
</p></sp>
<sp><speaker>VITTORIA</speaker> <p>Oh! via finiamola una volta. Andiamo a questa
benedetta campagna.
</p></sp>
<sp><speaker>GIACINTA</speaker> <p>Sì, facciamo la scritta, e subitamente partiamo.
Finalmente siamo giunti al momento tanto desiderato d'andare
in villa. Gran smanie abbiamo sofferte per paura di non
andarvi! Smanie solite della corrente stagione. Buon viaggio
dunque a chi parte, e buona permanenza a chi resta.</p>
</sp>
</div2></div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
