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    <titleStmt>
      <title>Il sogno. Elegia inedita</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>6 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit000994</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Canti, ed. critica a cura di D. de Robertis, Milano, Il Polifilo 1984.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>800</date>
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    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
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        <term>851.7 - POESIA ITALIANA. 1814-1859</term>
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        <term>Poesia</term>
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<div1><head>IL SOGNO.</head>
<argument><p><hi rend="italic">ELEGIA (inedita)</hi>.</p></argument>


<lg><l>Era il mattino, e tra le chiuse imposte</l>
<l>Per lo balcone insinuava il Sole</l>
<l>Ne la mia cieca stanza i primi raggi,</l>
<l>Quando in su l'ora che più leve il sonno</l>
<l>E più soave le pupille adombra,</l>
<l>Stettemi allato e riguardommi in viso</l>
<l>Il simulacro di colei che amore</l>
<l>Prima insegnommi e poi lasciommi in pianto.</l>
<l>Morta non mi parea, ma trista e quale</l>
<l>De gl'infelici è la sembianza. Al capo</l>
<l>Appressommi la destra, e sospirando,</l>
<l>Vivi tu, disse, e ricordanza alcuna</l>
<l>Serbi di noi? Donde, risposi, e come</l>
<l>Vieni o cara beltà? Quanto, deh quanto</l>
<l>Di te mi dolse e duol; nè che tu fossi</l>
<l>Mai per saperlo io mi credeva, e questa</l>
<l>M'era cagion di più crudele affanno.</l>
<l>Ma sei tu per lasciarmi un'altra volta?</l>
<l>Certo ch'io 'l temo. Or dimmi, e che t'avvenne?</l>
<l>Perchè lunge mi fosti? e che ti strugge</l>
<l>Internamente? Obblivion ricopre</l>
<l>I tuoi pensieri e gli avviluppa il sonno,</l>
<l>Disse colei. Son morta, e mi vedesti</l>
<l>L'ultima volta, è già gran tempo. Immensa</l>
<l>Doglia m'oppresse a queste voci il petto.</l>
<l>Ella seguì. Sul fior de gli anni estinta,</l>
<l>Quando è il viver più dolce, e pria che 'l core</l>
<l>Certo si renda com'è tutta indarno</l>
<l>L'umana speme. A desiar colei</l>
<l>Che d'ogni affanno il tragge ha poco andare</l>
<l>L'egro mortal, ma sconsolata arriva</l>
<l>La morte a i giovanetti, e duro è 'l fato</l>
<l>Di quella speme cui la tomba estingue.</l>
<l>Vano è 'l saper quel che natura asconde</l>
<l>A gl'inesperti de la vita, e molto</l>
<l>A l'immatura sapienza il cieco</l>
<l>Dolor prevale. Oh sfortunata, oh cara,</l>
<l>Taci taci, diss'io, chè tu mi schianti</l>
<l>Con questi detti il cor. Dunque se' morta</l>
<l>O mia diletta, ed io son vivo, ed era</l>
<l>Pur fisso in ciel che quei sudori estremi</l>
<l>Cotesta cara e tenerella salma</l>
<l>Provar dovesse, a me restasse intera</l>
<l>Questa misera spoglia? Oh quante volte</l>
<l>In ripensar che più non vivi e mai</l>
<l>Non avverrà ch'io ti ritrovi al mondo,</l>
<l>Creder nol posso. Ahi ahi, che cosa è questa</l>
<l>Che morte s'addimanda? Oggi per prova</l>
<l>Intenderlo potessi, e 'l capo inerme</l>
<l>A gli atroci del fato odii sottrarre.</l>
<l>Giovane son, ma si consuma e perde</l>
<l>La giovanezza mia come vecchiezza,</l>
<l>La qual pavento, e pur m'è lunge assai.</l>
<l>Ma poco da vecchiezza si discorda</l>
<l>Il fior de gli anni miei. Nascemmo al pianto,</l>
<l>Disse, ambedue; felicità non rise</l>
<l>Al viver nostro, e dilettossi il cielo</l>
<l>Del nostro affanno. Or se di pianto il ciglio,</l>
<l>Soggiunsi, e di pallor velato il viso</l>
<l>Per la tua dipartita, e se d'angoscia</l>
<l>Porto gravido il cor, dimmi, d'amore</l>
<l>Già non favello, ma pietade alcuna</l>
<l>Del tuo misero amante in sen ti nacque</l>
<l>Mentre vivesti? Io disperando allora</l>
<l>E sperando traea le notti e i giorni,</l>
<l>Oggi nel vano dubitar si stanca</l>
<l>La mente mia. Che se una volta pure</l>
<l>Mercè ti strinse di mia negra vita,</l>
<l>Consentimi ch'io il sappia e mi soccorra</l>
<l>La rimembranza or che 'l futuro è tolto</l>
<l>A i nostri giorni. Ed ella, ti conforta</l>
<l>O sventurato, io di pietade avara</l>
<l>Non ti fui mentre vissi ed or non sono,</l>
<l>Chè fui misera anch'io. Non far querela</l>
<l>Di questa infelicissima fanciulla.</l>
<l>Per le miserie nostre e per l'amore</l>
<l>Ch'io ti porto, esclamai, per lo diletto</l>
<l>Nome di giovanezza e la perduta</l>
<l>Speme de i nostri dì, concedi o cara,</l>
<l>Che la tua destra io tocchi. Ed ella in atto</l>
<l>Soave e tristo la porgeva. Or mentre</l>
<l>Di baci la ricopro, e d'affannosa</l>
<l>Dolcezza palpitando a l'anelante</l>
<l>Seno la stringo, di sudore il volto</l>
<l>Ferveva e 'l petto, ne le fauci stava</l>
<l>La voce, al guardo traballava il giorno.</l>
<l>Quando colei teneramente affissi</l>
<l>Gli occhi ne gli occhi miei, già scordi o caro,</l>
<l>Disse, che di beltà son fatta ignuda?</l>
<l>E tu d'amore, o sfortunato, indarno</l>
<l>Ti scaldi e fremi. Or finalmente addio.</l>
<l>Nostre misere menti e nostre salme</l>
<l>Son disgiunte in eterno, a me non vivi</l>
<l>E mai più non vivrai, già ruppe il fato</l>
<l>L'amor che mi giurasti. Allor d'angoscia</l>
<l>Gridar volendo, e spasimando, e molli</l>
<l>Di sconsolato pianto le pupille,</l>
<l>Dal sonno mi disciolsi. Ella ne gli occhi</l>
<l>Pur mi restava, e ne l'incerto raggio</l>
<l>Del Sol vederla io mi credeva ancora.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
