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      <title>L'Arte Poetica di Orazio travestita ed esposta in ottava rima (1811)</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>22 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I, Firenze, Sansoni 1989.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <langUsage><language id="codice">italian</language><language id="lat">latin</language></langUsage>
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        <term>858.7 - MISCELLANEA ITALIANA. 1814-1859</term>
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        <term>Poesia</term>
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<div1 type="ottava">
<epigraph lang="lat"><lg><l>Duplex libelli dos est: quod risum movet,</l>
<l>Et quod prudenti vatem consilio monet.</l></lg>
<bibl>PHAEDRUS, <title>Prologus</title>.</bibl></epigraph>
<head>L'ARTE POETICA DI ORAZIO TRAVESTITA ED ESPOSTA IN OTTAVA RIMA</head>
<lg type="ottava"><l>Se ad un Pittore, a cui mancasse un poco</l>
<l>Di quel giudizio che nel mondo è raro,</l>
<l>Venisse nel cervel di unir per giuoco</l>
<l>Al capo d'uom la testa d'un Somaro,</l>
<l>O mostrar mezza donna, ed in tal loco</l>
<l>Un pesce insiem più sporco d'un caldaro:</l>
<l>Tener potreste, o amici, il varco chiuso</l>
<l>Al ridere, in mirar sì brutto muso?</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Credetemi, o Pisoni, a tal pittura</l>
<l>Un'elegia somiglia ovvero un'oda,</l>
<l>Ed ogni altra poetica scrittura,</l>
<l>Che ad un pensier non dà capo nè coda,</l>
<l>In cui rassembra un mostro di natura,</l>
<l>Oppure a meglio dir sembra una broda</l>
<l>Qualunque miserabile concetto,</l>
<l>Eguale a' sogni miei quando sto in letto.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Ma vedo già che alcun con faccia fresca</l>
<l>Mi oppon che tutto il vate ed il pittore</l>
<l>Può sempre ardir, sebben non ci riesca.</l>
<l>Questa licenza io do di tutto cuore,</l>
<l>E la richieggo ancor; ma non v'incresca</l>
<l>Di dirmi, se vi par, che uno Scrittore</l>
<l>Possa a suo piacimento unire all'uopo</l>
<l>La mosca al ragno ed alla gatta il topo.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Gonfio come un pallone, opra ingegnosa</l>
<l>Talun comincia, e spesso avvien che appunti</l>
<l>Ad una tela lacerata e ròsa</l>
<l>Di porpora uno straccio; unti e bisunti</l>
<l>Gli alberi descrivendo, e la famosa</l>
<l>Di Cuccagna cittade, e insiem congiunti</l>
<l>Di latte e di butirro i sacri fonti,</l>
<l>Di cacio i boschi e di frittate i monti.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Forse un cipresso ancor coi bei colori</l>
<l>Tu dipinger saprai; ma ciò che vale,</l>
<l>Se qui non era il loco suo? Gli orrori</l>
<l>Se del mar tu ritraggi al naturale,</l>
<l>E fra questi colui che i suoi tesori</l>
<l>T'aprì perchè il pingessi, uno stivale</l>
<l>Non ti dirà vedendo egli sott'occhio</l>
<l>Nuotar l'immagin su come un ranocchio?</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Un orciuol cominciò con presto giro</l>
<l>Veloce ruota; eh, che mai dir dovrei</l>
<l>Se mentre attento un tal lavor rimiro,</l>
<l>N'escisse un orinal? Tutto tu dei</l>
<l>Semplicemente espor: penso e sospiro</l>
<l>Onde scoprire il ben; se i versi miei</l>
<l>Brevemente talor scriver procuro,</l>
<l>Mi si fa notte, e batto il capo al muro.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Patisce poi di molta debolezza</l>
<l>Chi dietro corre a cosa vana e lieve,</l>
<l>E in terra casca come pera, mèzza</l>
<l>Chi tropp'alto vuo' gir. Mai non si deve</l>
<l>Un concetto variar per più vaghezza</l>
<l>In mille forme; e chi, per dirla in breve,</l>
<l>Ciò non cura, di un bosco in tra le fronde</l>
<l>Dipinge un pesce, ed un maial ne l'onde.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Se da Somaro un mettesi a fuggire</l>
<l>Nè la sua fuga copre attentamente,</l>
<l>Uno sciocco parrà, se il vogliam dire.</l>
<l>Con occhi neri e insiem senza alcun dente</l>
<l>Io piuttosto amerei di comparire</l>
<l>Che far ne' versi miei rider la gente,</l>
<l>Come colui che sol l'unghie e la chioma</l>
<l>Sa nel bronzo imitare o il bel di Roma.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Se a un peso sottopor si vuole il dorso,</l>
<l>Si veda in prima come stan le spalle,</l>
<l>E chi ciò ben farà, drizzare il corso</l>
<l>Potrà di poi per l'eliconio calle,</l>
<l>E da tutte le Muse avrà soccorso</l>
<l>Onde non caschi nella bassa valle,</l>
<l>E data al suol, meschino, una gran botta</l>
<l>Non torni a casa con la testa rotta.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Chi vuol l'ordin serbar, deve aver l'occhio</l>
<l>A por tutto al suo loco: un gran Dottore</l>
<l>Quegli sarà, che insiem pulce-pidocchio,</l>
<l>Verbigrazia, unirà. Non poco onore</l>
<l>Acquistar può chi non sarà capocchio</l>
<l>Una nuova parola in tirar fuore;</l>
<l>Poichè per qual ragion Plauto e Cecilio</l>
<l>Può far ciò che non può Vario e Virgilio?</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Perchè quella vecchiaccia scarmigliata,</l>
<l>Che dal popol roman vien detta Invidia,</l>
<l>Con quella bocca sua brutta e sdentata</l>
<l>Mi vieterà soltanto per perfidia</l>
<l>Di aggiunger quattro nomi alla bennata</l>
<l>Lingua, che senza aver timor d'insidia</l>
<l>Catone accrebbe ed Ennio? Io voglio fare</l>
<l>In questa occasion quel che mi pare.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Come ne' boschi al rotolar degli anni</l>
<l>Cadon le foglie, e mutano colore</l>
<l>Gli alberi tutti, o come i grossi panni</l>
<l>Io lascio allor che la stagion migliore</l>
<l>Ver noi rivolse i colorati vanni</l>
<l>E più freddo non ho; così l'onore</l>
<l>Perdono a poco a poco i nomi antichi,</l>
<l>E i pomi detti un dì si chiaman fichi.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Tutti morir dobbiamo, o venga in terra</l>
<l>Nettuno e scacci via co' calci il vento,</l>
<l>O un lago, che molt'acqua in sè rinserra,</l>
<l>Util divenga e secco in un momento,</l>
<l>E dall'aratro una molesta guerra</l>
<l>Si senta fare, e la sopporti a stento,</l>
<l>Nè scacciar possa quel seccante impiccio</l>
<l>Come scacciam le mosche da un pasticcio.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>E nulla val che a forza di sassate</l>
<l>Venga il maestro al Tebro a dar lezione;</l>
<l>E, non giovando poi le bastonate,</l>
<l>Fra quattro pietre mettalo in prigione.</l>
<l>Tutto perir dovrà: se le adottatte</l>
<l>Parole un giorno nel civil sermone</l>
<l>Ora adoprar tu vuoi contro dell'uso,</l>
<l>Di tutto re, ti rideran sul muso.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Le battaglie de' sorci e delle rane</l>
<l>Come dobbiam cantar mostrocci Omero;</l>
<l>Con zoppi versi le miserie umane</l>
<l>Descritte furo un giorno; in modo fiero</l>
<l>S'accapiglia qualcun con liti strane,</l>
<l>L'autor dell'elegia reale e vero</l>
<l>Onde trovar, nè il dotto tribunale</l>
<l>Sciolse tal causa ancor nè ben nè male.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Archiloco arrabbiato scappò fuora</l>
<l>Con un giambo alla man come un bastone.</l>
<l>Scelse tal verso in sulle scene ancora</l>
<l>Lo stivaletto e insiem lo stivalone,</l>
<l>Poichè con lui parlar poteasi ognora</l>
<l>Nel teatro da tutte le persone.</l>
<l>Con i lirici poi sonanti e chiari</l>
<l>Lodansi i Dei, le pugne ed i Somari.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Per qual cagion dovrà chiamarsi Vate</l>
<l>Lui che fa versi da fugare i cani?</l>
<l>Con gravi carmi, e scelte e ricercate</l>
<l>Ampollose parole, e nomi strani</l>
<l>Non si ponno eccitar mai le risate;</l>
<l>Nè d'un maial la strage e l'empie mani</l>
<l>Tinte del sangue suo pianger faranno,</l>
<l>Se degni versi allor non si useranno.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Talora nondimen Creme sdegnoso</l>
<l>Parla, e si stizza con altera voce,</l>
<l>Ed il Tragico pur fa da vezzoso</l>
<l>Nel basso stil: quando Fortuna atroce</l>
<l>Pel ciuffo abbranca Telefo doglioso,</l>
<l>Non deve egli con bocca alta e feroce</l>
<l>Sue sventure narrar, se vuol commossi</l>
<l>Gli uditori veder con gli occhi rossi.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Come il candito, ognor dolci esser denno</l>
<l>I nobili Poemi, e allor, se ridi</l>
<l>Ancor io riderò; solo al tuo cenno</l>
<l>Lacrimar mi vedrai. Dai patri lidi</l>
<l>Lungi Peleo se il duol privo di senno</l>
<l>Esprime e piange, invan tu gemi o stridi,</l>
<l>Che una tal quiete m'occupa e sì grata,</l>
<l>Che non mi sveglierebbe una sassata.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Chi è mesto deve star con grugno basso,</l>
<l>Chi è lieto dee mostrar la faccia tosta;</l>
<l>Se no, l'illusione andrenne a spasso</l>
<l>E fuggirà dal palco per la posta,</l>
<l>E nel Teatro un suon farà fracasso,</l>
<l>Che a' Recitanti troppo non si accosta,</l>
<l>Ed è quel sibilar soave e grato,</l>
<l>Che proprio ad ogni attor rimette il fiato.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Dissimile esser dee sempre il discorso</l>
<l>Di umil Servitorello e d'un Sovrano,</l>
<l>Di chi una torre par che porti in dorso</l>
<l>E di quel che potria portarla in mano.</l>
<l>Ognuno dell'azion nel lungo corso</l>
<l>Quello dee far briaco, e questo sano,</l>
<l>Feroce il Gatto sia, stizzoso il Gallo,</l>
<l>Destra la Scimia e sciocco il Pappagallo.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Se metter vuoi nuova persona in scena,</l>
<l>Bada che dal principio insino al fine</l>
<l>Sia tutto unito come una catena;</l>
<l>Ma ti ritroverai poi fra le spine</l>
<l>E sentirai gran peso in sulla schiena,</l>
<l>Se dir vuoi cose ignote e pellegrine;</l>
<l>E se imitar di troppo hai tu per uso,</l>
<l>Alla perfin dovrai battere il muso.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Nè in modo cominciar, che nulla vaglia,</l>
<l>Tu dei, come un Autor con gonfie labbia,</l>
<l>Cantar volendo una regal battaglia,</l>
<l>Cominciò da Somaro, e a mal non l'abbia:</l>
<l>"Canto lo stocco e il batticul di maglia".</l>
<l>Non vedi affè, che vengati la rabbia!</l>
<l>Quanto meglio costui colpisce il segno?</l>
<l>"Vorrei cantar quel memorando sdegno".</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Nè comincia a narrar dell'aspra guerra</l>
<l>Fin dal principio, e al fin sempre s'avanza,</l>
<l>Nè il Leggitore scoraggisce e atterra</l>
<l>Con qualche favolosa stravaganza.</l>
<l>Se vuoi che quanto popolo rinserra</l>
<l>La romana città nella sua panza,</l>
<l>Accorra all'opre tue, sta' attento bene</l>
<l>Che ciascun viva come a lui conviene.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Un ragazzuol, che senza precettore</l>
<l>A parlar imparò, nè di cascare</l>
<l>E di batter la zocca ha più timore,</l>
<l>Con i suoi pari ognor vorria giocare,</l>
<l>Si sdegna, e piange, e sta di mal umore,</l>
<l>Se ciò che vuol non ha; torna ad amare</l>
<l>Chi adesso odiò; si cangia ogni momento</l>
<l>Come una banderuola esposta al vento.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Un giovinetto, poi che in sua malora</l>
<l>Partirsi vide il Precettor dal fianco,</l>
<l>Se da qualcun corretto vien talora,</l>
<l>Al suo consiglio è sordo come un banco,</l>
<l>Corre pei campi, e balla, e salta ognora,</l>
<l>E di spender giammai non sembra stanco;</l>
<l>Ma fatto poi viril diventa avaro,</l>
<l>Raspa, tien conto, e inchiava il suo denaro.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Un vecchio, al suo baston quando s'appoggia,</l>
<l>Ruga, s'inquieta, e nessun lascia in pace,</l>
<l>Volta per ogni parte e in ogni foggia</l>
<l>Le crocchie, e tutto vuol come a lui piace;</l>
<l>Di colpi spesso fa cader gran pioggia</l>
<l>Sopra un ragazzo inerme, e mai non tace.</l>
<l>Vedi dunque se può l'istesso aspetto</l>
<l>Darsi a un vecchio sciancato e a un giovinetto.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Benchè per fodrar gli occhi di prosciutto</l>
<l>Mostrar si debba ogni atto in sulla scena,</l>
<l>Far non si può che per più duolo e lutto</l>
<l>D'un reo si veda la dogliosa pena,</l>
<l>Poichè ciò si faria senza alcun frutto;</l>
<l>E se vuol Pantalone andare a cena,</l>
<l>Non deesi già pubblicamente il collo</l>
<l>Tirare a un gallinaccio oppure a un pollo.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Bastan cinqu'atti, se non fosse troppo;</l>
<l>Poichè, se tanto lunga è una Tragedia,</l>
<l>Fugge ognun dal Teatro di galoppo</l>
<l>Per quivi non morir di pura inedia;</l>
<l>Non comparisca un dio, se un qualche intoppo</l>
<l>Non vi è che senza lui non si rimedia;</l>
<l>Il coro poi dee favorire i buoni</l>
<l>E fuggir dai superbi e dai poltroni.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Non, come adesso, in pria s'udiva il suono</l>
<l>Di quella dolce armoniosa tromba,</l>
<l>Che simile scoppiando a un grosso tuono,</l>
<l>Per i vuoti sedili alto rimbomba,</l>
<l>Nè stabilito avea l'odioso trono</l>
<l>Sì gran licenza; e come una colomba</l>
<l>Bianca de' recitanti era la vesta,</l>
<l>Che per esser sì lunga or si calpesta.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Chi combattè per un Somaro in verso,</l>
<l>I Satiri introdusse nel Teatro</l>
<l>Con orecchie caprine e il piè diverso,</l>
<l>Orrida barba e il pelo sporco ed atro,</l>
<l>Che ballando per dritto e per traverso.</l>
<l>Parean villani tolti dall'aratro;</l>
<l>Eppur sempre facean rider le genti,</l>
<l>Ed ai lor moti stavan tutti attenti.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Far non si dee che chi carico d'oro</l>
<l>Fu già veduto, vada all'osteria</l>
<l>Senza punto curare il suo decoro;</l>
<l>O mentre in una lunga diceria</l>
<l>Strignere in pugno crede un gran tesoro,</l>
<l>L'apra e più mosche veda volar via;</l>
<l>Nè la Tragedia dee gir tanto abbasso,</l>
<l>Che batta il naso in un macigno o un sasso.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Non mai con versi comici e burleschi</l>
<l>Tesser si deve una dogliosa azione;</l>
<l>Diversamente, quattro fichi freschi</l>
<l>Non val neppur la tua composizione;</l>
<l>E invan per lode aver peschi e ripeschi,</l>
<l>Se un Fauno non sta a segno con le buone,</l>
<l>Che in tal caso ci pensan le fischiate,</l>
<l>E forse <foreign lang="lat">ad correctionem</foreign> le sassate.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Nè vale già che quella brutta faccia,</l>
<l>Che l'insolenza in fronte porta scritta,</l>
<l>Venga approvata, e punto non dispiaccia</l>
<l>A un comprator di noci e fava fritta,</l>
<l>O a chi porta in ispalla la bisaccia,</l>
<l>Se poi da qualche ricco vien proscritta,</l>
<l>E se un nobil vorria tirargli i baffi</l>
<l>Ed afferma ch'ell'è muso da schiaffi.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Bella cosa il veder con un piè solo</l>
<l>Fuggire il Giambo e corrervi all'udito.</l>
<l>Più savio teme di cascare al suolo</l>
<l>Con la sua gamba e il piede indebolito</l>
<l>Il povero Spondeo: lo sciocco stuolo</l>
<l>Se i difetti non sa segnare a dito,</l>
<l>Scriver forse dovrò come un capocchio,</l>
<l>E far de' versi miei tutto un pastrocchio?</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Trattar si debbon con assidua destra</l>
<l>Le greche muse, e mai nè dì nè notte</l>
<l>Può lasciarsi una loro opra maestra:</l>
<l>Le vigilie non mai sieno interrotte,</l>
<l>Si lasci in abbandon sin la minestra;</l>
<l>Ma con parole alcun ben poco dotte</l>
<l>Di Plauto il sal lodò, l'olio e l'aceto,</l>
<l>Ma in vero ei fatto avria meglio a star cheto.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Unto e annerito il rustico mustaccio,</l>
<l>Sulle scene cantarono i villani;</l>
<l>Come Tespi inventò, di un lungo straccio</l>
<l>Coprì de' Recitanti e piedi e mani</l>
<l>Eschilo il vate: a gran licenza in braccio</l>
<l>Cadde poi la Commedia in modi strani;</l>
<l>Il decreto a frenarla allor fu scritto,</l>
<l>E il coro torse il grugno e stette zitto.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Nulla lasciaro i comici Poeti,</l>
<l>E voltando le spalle ai greci esempi,</l>
<l>Cantarono con versi allegri e lieti</l>
<l>I domestici fatti e i gravi scempi</l>
<l>Di sozze pulci e cimici indiscreti.</l>
<l>Se meritar volete altari e tempi,</l>
<l>Nulla mettete al mondo, o Fratel caro,</l>
<l>Se nol limaste pria come un Ferraro.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Democrito non vuol che in Elicone</l>
<l>Abbia luogo chi curvo non ha il dorso;</l>
<l>E giovinotto essendo ad un bastone</l>
<l>Non si appoggia, e più lunga ancor di un orso</l>
<l>Porta la barba, e l'unghie da Leone;</l>
<l>Onde io, se a prezzo tal non sono accorso</l>
<l>A Pindo, dovrò far come una cote,</l>
<l>Che il ferro aguzza, eppur tagliar non puote.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Conoscer dee d'ognun l'opre e i costumi</l>
<l>Chi vuole a tutti dar ciò che conviene;</l>
<l>Se no, nel meglio vedrà spenti i lumi</l>
<l>E seguir non potrà nè mal nè bene.</l>
<l>Sappiate poi che d'eleganza i fiumi</l>
<l>Poco valgon talora, e spesso avviene</l>
<l>Che un rozzo fattarel piaccia alla gente</l>
<l>Più d'un sonoro e maestoso niente.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Solo i Greci dicean con bocca tonda,</l>
<l>In trappole s'impiega un uom romano,</l>
<l>Di neri inganni e di pasticci abbonda</l>
<l>Quel brutto muso del figliuol d'Albano.</l>
<l>Come si può fra tanto orror che inonda,</l>
<l>Far versi degni dell'onor sovrano?</l>
<l>Frattanto ognun ricordi ch'esser breve</l>
<l>E dilettare oppur giovar si deve.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Ogni favola sia prossima al vero,</l>
<l>Nè mai d'un gatto il ventre mandi fuore</l>
<l>Un vivo sorcio: il popolo severo</l>
<l>Spesso condanna un vate, e al sommo onore</l>
<l>Giunger fa sol chi sa con magistero</l>
<l>Piacere, e der consigli al suo Lettore;</l>
<l>Nel censurar però s'abbia giudizio</l>
<l>Per non venire a tutti in quel servizio.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Dunque meriterà compassione</l>
<l>Chi casca in fosso quando n'è avvertito?</l>
<l>No, ma qualche licenza in lunga azione</l>
<l>Può prendersi, ed Omero anche ha dormito.</l>
<l>Fra la cetra e il pennel comparazione</l>
<l>Può farsi: un piace agli occhi, una all'udito.</l>
<l>Tu, o maggior de' Pisoni, a questo attendi,</l>
<l>E quindi l'arte del sapere apprendi.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Si tollera il mediocre in qualche cosa;</l>
<l>Non nella poesia: così nel mele</l>
<l>Non piace ad una bocca schizzignosa</l>
<l>Una mandorla amara come il fiele.</l>
<l>Quanto meglio saria scrivere in prosa</l>
<l>Per chi ne' versi è proprio un uom crudele,</l>
<l>Come il pallon lasciar suole e le palle</l>
<l>E il disco abbandonar chi non ha spalle.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Ma perchè mai di libertà chi gode,</l>
<l>Voi dite non può far quel che gli pare?</l>
<l>Tu, se Minerva e il biondo dio non t'ode</l>
<l>Nè ti presta soccorso, hai tempo a fare;</l>
<l>Ma se mai per averne onore e lode</l>
<l>Talor voleste voi scarabocchiare</l>
<l>Quattro versi, o Pisoni, al Genitore</l>
<l>Mostrateli o ad un savio e buon Censore.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Per molto tempo poi stieno rinchiusi;</l>
<l>Chè se un nome una volta scappò fuora,</l>
<l>Più scassarsi non può. Gli umani abusi</l>
<l>Orfeo corresse, e l'aspre belve ancora</l>
<l>Ammansò col suo canto: insiem confusi</l>
<l>Fur savi e vati un giorno, e in trono allora</l>
<l>Ragion si assise e ognun resse a bacchetta,</l>
<l>E a Pindo tutti corsero a staffetta.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Omero e il Gran Tirteo l'armi guerriere</l>
<l>A battaglia eccitàr. Ciascun volea</l>
<l>Poeta divenir; l'arti severe</l>
<l>Eran pei cani allora. Alcun dicea</l>
<l>Che fa natura il vate, e nulla avere</l>
<l>Dallo studio si puote; altri facea</l>
<l>Contro questo parer le parti sue:</l>
<l>Ma necessari son certo ambedue.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Al Parnaso non già vassi in carretto,</l>
<l>Ma a piedi e con gran stento e con fatica,</l>
<l>E il dire: di far versi io mi diletto</l>
<l>Ed amo il poetar, non basta mica,</l>
<l>Nè applausi aver da chi t'è bene affetto</l>
<l>E da gente che a te rendesti amica</l>
<l>Con quattro bezzi dati di nascosto;</l>
<l>Chè ciò non val neppure un uovo tosto.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Con qualche bicchierin pieno di vino</l>
<l>Provano i Re se alcun tiene il secreto.</l>
<l>Se mostri i versi tuoi, prima un tantino</l>
<l>Provar rammenta in modo assai discreto</l>
<l>Se di volpe o colomba è quel bocchino</l>
<l>Che loda i versi tuoi. Più dell'aceto</l>
<l>Quintilio fu nel censurar mordace,</l>
<l>Ma pur ei ben facea; così mi piace.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Un uom dabben più spesso che per dritto</l>
<l>Usar deve la penna per traverso,</l>
<l>E, in modo tal, ciò ch'è un pasticcio fritto</l>
<l>A lui non sembrerà pulito e terso.</l>
<l>Chi di mal poetare ha per delitto</l>
<l>Esser fuggito suol per ogni verso</l>
<l>Dai savi, come un uom rognoso e pieno</l>
<l>Di un mal, che visto sol fa venir meno.</l></lg>
<lg type="ottava"><l>Se un Vate, mentre al ciel tien fisso il guardo,</l>
<l>Cade in un fosso, e vuol soccorso e aiuto,</l>
<l>Lasciate pur che in modo alto e gagliardo</l>
<l>Urli da cane, e che d'aver perduto</l>
<l>La libertà si dolga, e qual Leopardo</l>
<l>Frema, e s'arrabbi: eh! come hai tu saputo</l>
<l>Che in precipizio ei non buttossi a posta,</l>
<l>Andando a morte incontro per la posta?</l></lg>
<lg type="ottava"><l>E poi, ma dimmi un po', chi t'assicura</l>
<l>Che ciò non sia de' suoi peccati in pena,</l>
<l>Quand'ei violò le leggi di natura</l>
<l>E il patrio corpo? Oh pazza da catena!</l>
<l>Ma pongo fine a questa seccatura</l>
<l>Per non sembrar mignatta, che non piena</l>
<l>Di nero sangue le sue fauci ghiotte</l>
<l>Altrui non lascia in pace, e buona notte.</l></lg></div1>
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</text>
</TEI.2>
