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      <title>Merope</title>
      <author>Scipione Maffei</author>
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    <extent>134 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
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              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>La tragedia classica dalle origini al Maffei</title>
        <editor id="ed">Gasparini, Giammaria</editor>
        <publisher>UTET</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>stampa 1963</date>
      </bibl>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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<head>PERSONAGGI</head>
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<role>POLIFONTE</role></castItem>
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<div1 type="atto">
<head>ATTO PRIMO</head>

<div2 type="scena">
<head>SCENA PRIMA </head>
    <stage>POLIFONTE <emph>e</emph> MEROPE.</stage>
    <sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Merope, il lungo duol, l'odio, il sospetto</l>
<l>scaccia omai dal tuo sen; miglior destino</l>
<l>io già t'annunzio, anzi ti reco. Altrui</l>
<l>forse tu no 'l credesti; ora a me stesso</l>
<l>credilo pur, ch'io mai non parlo indarno.</l>
<l>In consorte io t'elessi e vo' ben tosto</l>
<l>che la nostra Messenia un'altra volta</l>
<l>sua reina ti veggia. Il bruno ammanto,</l>
<l>i veli e l'altre vedovili spoglie</l>
<l>deponi adunque e i lieti panni e i fregi</l>
<l>ripiglia; e i tuoi pensier nel ben presente</l>
<l>riconfortando omai, gli antichi affanni,</l>
<l>come saggia che sei, spargi d'oblio.</l></lg></sp>


<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>O ciel, qual nuova spezie di tormento</l>
<l>apprestar mi vegg'io! Deh, Polifonte,</l>
<l>lasciami in pace, in quella pace amara</l>
<l>che ritrovan nel pianto gl'infelici;</l>
<l>lasciami in preda al mio dolor trilustre.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Mira, s'ei non è ver che suol la donna</l>
<l>farsi una insana ambizion del pianto!</l>
<l>Dunque negletta, abbandonata e quasi</l>
<l>prigioniera restar più tosto vuoi,</l>
<l part="I">che ricovrar l'antico regno?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Un regno</l>
    <l>non varrebbe il dolor d'esser tua moglie.</l>
<l>Ch'io dovessi abbracciar colui che in seno</l>
<l>il mio consorte amato (ahi rimembranza!)</l>
<l>mi svenò crudelmente? E ch'io dovessi</l>
<l>colui baciar che i figli miei trafisse?</l>
<l>Solo in pensarlo io tremo, e tutte io sento</l>
<l>ricercarmi le vene un freddo orrore.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Deh! come mai ti stanno fisse in mente</l>
<l>cose già consumate e antiche tanto</l>
<l>ch'io men ricordo appena! Ma i' ti priego,</l>
<l>da' loco a la ragion: era egli giusto</l>
<l>che sempre sui messeni il tuo Cresfonte</l>
<l>solo regnasse e ch'io, non men di lui</l>
<l>dagli Eraclidi nato, ognor vivessi</l>
<l>fra la turba volgar confuso e misto?</l>
<l>Poi tu ben sai che accetto egli non era,</l>
<l>e che non sol gli esterni aiuti e l'armi,</l>
<l>ma in campo a mio favor vennero i primi</l>
<l>ed i miglior del regno; e finalmente</l>
<l>ciò che a regnar conduce ognor si loda.</l>
<l>Ché se per dominar, se per uscire</l>
<l>di servitù, lecito all'uom non fosse</l>
<l>e l'ingegno e 'l valor di porre in opra,</l>
<l>darebbe Giove questi doni indarno.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Barbari sensi! L'urna e le divine</l>
<l>sorti su la Messenia al sol Cresfonte</l>
<l>diêr diritto e ragion; ma quanto ei fosse</l>
<l>buon re, chiedilo altrui, chiedilo a questo</l>
<l>popolo afflitto che tuttora il piange.</l>
<l>Tanto buon re provollo esso, quant'io</l>
<l>buon consorte il provai. Chi più felice</l>
<l>visse di me quel primo lustro? E tale</l>
<l>ancor vivrei, se tu non eri. Insana</l>
<l>ambizion ti spinse, invidia cieca</l>
<l>t'invase; e quale, o Dio, quale inaudita</l>
<l>empietà fu la tua, quando nel primo</l>
<l>scoppiar de la congiura, i due innocenti</l>
<l>pargoletti miei figli — ah figli cari! —</l>
<l>che avrian co' bei sembianti e con l'umile</l>
<l>lor dimandar mercé, le tenerelle</l>
<l>lor mani e gli occhi lagrimosi alzando,</l>
<l>avrian mosso a pietà le fere e i sassi,</l>
<l>trafiggesti tu stesso? E in tutto il tempo</l>
<l>che pugnando per noi si tenne Itome,</l>
<l>quanto scempio talor de' nostri fidi</l>
<l>in Messene non festi? E quando al fine</l>
<l>ci arrendemmo, perché contro la fede</l>
<l>al mio sposo dar morte? O tradimento!</l>
<l>E ch'io da un mostro tale udir mi debba</l>
<l>parlar di nozze e ricercar d'amore?</l>
<l>A questo ancor mi riserbaste, o dèi?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Merope, omai t'accheta; tu se' donna,</l>
<l>e qual donna ragioni. I molli affetti</l>
<l>ed i teneri sensi in te non biasmo,</l>
<l>ma con gli alti pensier non si confanno.</l>
<l>Or dimmi: e perché sol ciò che ti spiacque</l>
<l>vai con la mente ricercando, e ometti</l>
<l>quant'io feci per te? Ché non rammenti</l>
<l>che il terzo figlio, in cui del padre il nome</l>
<l>ti piacque rinnovar, tu trafugasti</l>
<l>e ch'io 'l permisi; e che a la falsa voce,</l>
<l>sparsa da te de la sua morte, io finsi</l>
<l>dar fede e in grazia tua mi stetti cheto?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Il mio picciol Cresfonte, ch'era ancora</l>
<l>presso di me, non giunto anco al terz'anno</l>
<l>ne' primi giorni del tumulto, in queste</l>
<l>braccia morì pur troppo, e de la fuga</l>
<l>al disagio non resse. Ma che parli?</l>
<l>Cui narri tu d'aver per lui dimostro</l>
<l>cor sì benigno? Forse Argo e Corinto,</l>
<l>Arcadia, Acaia e Pisa e Sparta, in fine</l>
<l>e terra e mare ricercar non festi</l>
<l>pel tuo vano sospetto? E al giorno d'oggi</l>
<l>forse non fai che su quest'empia cura</l>
<l>da' tuoi si vegli in varie parti ognora?</l>
<l>Ah! ben si vede che incruenta morte</l>
<l>non appaga i tiranni; ancor ti duole</l>
<l>che la natura prevenendo il ferro,</l>
<l>rubasse a te l'aspro piacer del colpo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Ch'ei non morì, in Messene a tutti è noto.</l>
<l>E viva pur; ma tu che tutto nieghi,</l>
<l>negherai d'esser viva? E negherai</l>
<l>che tu nol debba a me? Non fu in mia mano</l>
<l>la tua vita sì ben, come l'altrui?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Ecco il don dei tiranni; a lor rassembra,</l>
<l>morte non dando altrui, di dar la vita.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Ma lasciam tutto ciò, lasciam le amare</l>
<l>memorie al fine; io t'amo e del mio amore</l>
<l>prova tu vedi che mentir non puote.</l>
<l>Ciò ch'io ti tolsi, a un tratto ecco ti rendo,</l>
<l>e sposo e regno e figli ancor, se in vano</l>
<l>non spero. Forse nel tuo cor potranno</l>
<l>più d'ammenda presente antichi errori?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Deh dimmi, o Polifonte: e come mai</l>
<l>questo tuo amor sì tardi nacque? E come</l>
<l>desio di me mai non ti punse allora</l>
<l>che giovinezza mi fioria sul volto,</l>
<l>ed or ti sprona sì che già, inclinando</l>
<l>l'età e lasciando i miglior giorni addietro,</l>
<l>oltre al settimo lustro omai sen varca?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Quel ch'ora i' bramo, ognor bramai; ma il duro</l>
<l>tenor de la mia vita assai t'è noto.</l>
<l>Sai che a pena fui re ch'esterne guerre</l>
<l>infestâr la Messenia e, l'una estinta,</l>
<l>altra s'accese, e senza aver riposo</l>
<l>or qua accorrendo or là, sudar fu forza</l>
<l>un decennio fra l'armi. In pace poi</l>
<l>gli estranei mi lasciâr, ma allor lo stato</l>
<l>cominciò a perturbar questa malnata</l>
<l>plebe, e in cure sì gravi ogni altro mio</l>
<l>desir si tacque. Or che a la fine in calma</l>
<l>questo regno vegg'io, destarsi io sento</l>
<l>tutti i dolci pensier; la mia futura</l>
<l>vecchiezza io vo' munir co' figli, e voglio</l>
<l>far pago il mio, fin qui soppresso, amore.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Amore, eh? Sempre chi in poter prevale</l>
<l>d'avanzar gli altri anche in saper presume,</l>
<l>e d'aggirare a senno suo le menti</l>
<l>altrui si crede. Pensi tu sì stolta</l>
<l>Merope che l'arcano e 'l fin nascosto</l>
<l>a pien non vegga? L'ultimo tumulto</l>
<l>troppo ben ti scoprì che ancor sicuro</l>
<l>nel non tuo trono tu non sei; scorgesti</l>
<l>quanto viva pur anco e quanto cara</l>
<l>del buon Cresfonte è la memoria. I pochi,</l>
<l>ma accorti amici tuoi sperar ti fanno</l>
<l>che, se t'accòppi a me, se regnar teco</l>
<l>mi fai, scemando l'odio, in pace al fine</l>
<l>soffriranno i messeni il giogo. Questo</l>
<l>è l'amor che per me t'infiamma, questo</l>
<l>è quel dolce pensier che in te si desta.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Donna non vidi mai di te più pronta</l>
<l>a torcer tutto in mala parte. Io fermo</l>
<l>son nel mio soglio sì che nulla curo</l>
<l>d'altrui favor, e di chi freme in vano</l>
<l>mi rido e ognor mi riderò. Ma siasi</l>
<l>tutto ciò che tu sogni; egli è pur certo</l>
<l>che il tuo ben ci è congiunto. Or se far uso</l>
<l>del tuo senno tu vuoi, la sorte afferra,</l>
<l>né darti altro pensier; molto a te giova</l>
<l>prontamente abbracciar l'effetto e nulla</l>
<l part="I">l'indagar la cagion.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Sì, se avess'io</l>
<l>il cor di Polifonte e s'io volessi</l>
<l>ad un idol di regno, a un'aura vana</l>
<l>sagrificar la fé, svenar gli affetti,</l>
<l>e se potessi, anche volendo, il giusto</l>
<l>insuperabil odio estinguer mai.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Or si tronchi il garrir. Al suo signore</l>
<l>ripulsa non si dà; per queste nozze</l>
<l>disponti pure e ad ubbidir t'appresta.</l>
<l>Che a te piaccia o non piaccia, io così voglio.</l>
<l part="I">Adrasto, e come qui? T'accosta.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ismene,</l>
<l part="I">non mi lasciar più sola.</l></lg></sp>
</div2>


<div2 type="scena">
<head>SCENA SECONDA</head>

<stage>ADRASTO, ISMENE <emph>e detti</emph>.</stage>
 <sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">In questo, punto,</l>
<l part="I">signore, i' giungo</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
    <stage>(<emph>in disparte</emph>)</stage>
<lg>
<l part="F">Io non ardia appressarmi</l>
<l>vedendo il ragionar. Ma, mia reina,</l>
<l part="I">perché ti veggio sì turbata?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Il tutto</l>
<l part="I">saprai fra poco.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="F">E che ci rechi, Adrasto?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Un omicida entro Messene io trassi,</l>
<l>perché col suo supplicio ogni men fausto</l>
<l>augurio purghi e gir non possa altrove</l>
<l>col vanto dell'aver rotte e schernite</l>
<l part="I">le nostre leggi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg><l part="M">E chi è costui?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Di questa</l>
<l>terra ei non è, ma passagger mi sembra.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg><l part="I">E l'ucciso?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Nol so, perché il suo corpo</l>
<l>gettato fu dentro il Pamiso, ch'ora</l>
<l>gonfio e spumante corre, né presente</l>
<l>al fatto io fui; ma il reo no 'l niega. Al loco</l>
<l>dove tuttora, o re, tu con la squadra</l>
<l>dei cavalier di soggiornar m'imponi,</l>
<l>recato fu che al ponte indi non lunge</l>
<l>rubato s'era pur allora e ucciso</l>
<l>un uomo, e che il ladron la via avea presa</l>
<l>ch'è lungo il fiume. Io, ch'era a sorte in sella,</l>
<l>spronai con pochi e lo raggiunsi. Alcune</l>
<l>spoglie, ch'ei non negò d'aver rapite,</l>
<l>fede mi fêr ch'al sangue altro che vile</l>
<l>avidità nol trasse; al rimanente</l>
<l>non credi ciò, se al suo sembiante credi:</l>
<l>giovane d'alti sensi in basso stato</l>
<l>ed in vesti plebee di nobil volto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="I">Fa ch'io 'l vegga.</l></lg>
<stage>(<emph>Adrasto parte</emph>)</stage></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
    <stage>(<emph>in disparte</emph>)</stage>
    <lg>
<l part="F">Costui forse delitto</l>
<l>lo sparger sangue non credea, ove regna</l>
<l part="I">un carnefice.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Al certo s'ogni morte,</l>
<l>s'ogni rapina Polifonte avesse</l>
<l>col supplicio pagata, in questa terra</l>
<l>fôran venute meno e pietre e scuri.</l></lg></sp>
</div2>


<div2 type="scena">
<head>SCENA TERZA</head>

<stage>ADRASTO <emph>con</emph> EGISTO <emph>e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg><l part="I">Eccoti il reo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Mira gentile aspetto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>In così verde età sì scelerato!</l>
<l>Chi se' tu? Donde vieni? E dove i passi</l>
<l part="I">pensavi indirizzar?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Di padre servo</l>
<l>povero i' sono e oscuro figlio; i' vengo</l>
<l>d'Elide e verso Sparta il piè movea.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Che hai, regina? Oimé quali improvise</l>
<l>lagrime ti vegg'io sgorgar dagli occhi?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>O Ismene, nell'aprir la bocca ai detti</l>
<l>fece costui col labro un cotal atto,</l>
<l>che 'l mio consorte ritornommi a mente,</l>
<l>e me 'l ritrasse sì com'io 'l vedessi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Or ti pensavi tu forse che in questo</l>
<l>suolo fosse a' sicari ed a' ladroni</l>
<l>a posta lor d'infuriar permesso?</l>
<l>E ti pensavi che poter supremo</l>
<l>or qui non fusse e ch'io regnassi in vano?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Né ciò pensai, né a far ciò che pur feci</l>
<l>empia sete mi spinse o voglia avara.</l>
<l>Anzi a chi me spogliare e uccider volle</l>
<l>per mia pura difesa a tôr la vita</l>
<l>io fui costretto. In testimon ne chiamo</l>
<l>quel Giove che in Olimpia, ha pochi giorni,</l>
<l>venerai nel gran tempio. Il mio cammino</l>
<l>cheto e soletto i' proseguia, allor quando</l>
<l>per quella via che in vêr Laconia guida,</l>
<l>un uom vidi venir d'età conforme,</l>
<l>ma di selvaggio e truce aspetto. In mano</l>
<l>nodosa clava avea. Fissò in me gli occhi</l>
<l>torvi, poi riguardò, se quinci o quindi</l>
<l>gente apparia; poiché appressati fummo</l>
<l>appunto al varco del marmoreo ponte,</l>
<l>ecco un braccio m'afferra e le mie vesti</l>
<l>e quanto ho meco altero chiede; e morte</l>
<l>bieco minaccia. Io con sicura fronte</l>
<l>sprigiono il braccio a forza, egli, a due mani</l>
<l>la clava alzando, mi prepara un colpo</l>
<l>che, se giunto m'avesse, le mie sparse</l>
<l>cervella fôran or giocondo pasto</l>
<l>ai rapaci avoltoi. Ma ratto allora,</l>
<l>sottentrando, il prevenni ed a traverso</l>
<l>lo strinsi e l'incalzai. Così abbracciati</l>
<l>ci dibattemmo alquanto, indi in un fascio</l>
<l>n'andammo terra; ed arte fosse o sorte,</l>
<l>io restai sopra ed ei percosse in guisa</l>
<l>sovra una pietra il capo che il suo volto</l>
<l>impallidì ad un tratto e, le giunture</l>
<l>disciolte, immobil giacque. Allor mi corse</l>
<l>tosto al pensier che, su la via restando</l>
<l>quel funesto spettacolo, inseguito</l>
<l>d'ogni parte i' sarei fra poco. In core</l>
<l>però mi venne di lanciar nel fiume</l>
<l>il morto o semivivo; e con fatica,</l>
<l>ch'inutil era per riuscire e vana,</l>
<l>l'alzai da terra. In terra rimaneva</l>
<l>una pozza di sangue: a mezzo il ponte</l>
<l>portailo in fretta, di vermiglia striscia</l>
<l>sempre rigando il suol; quinci cadere</l>
<l>col capo in giù il lasciai. Piombò, e gran tonfo</l>
<l>s'udì nel profondarsi, in alto salse</l>
<l>lo spruzzo, e l'onda sopra lui si chiuse.</l>
<l>Né 'l vidi più, ché 'l rapido torrente</l>
<l>l'avrà travolto e ne' suoi gorghi spinto.</l>
<l>Giacean nel suol la clava e negra pelle,</l>
<l>che nel pugnar gli si sfibbiò dal petto:</l>
<l>queste io tolsi, non già come rapine,</l>
<l>ma per vano piacer, quasi trofei.</l>
<l>E chi creder potria che spoglie tali,</l>
<l>o di nessuno o di sì poco prezzo,
m'avesser spinto a ricercar periglio</l>
<l part="I">ed a dar morte altrui?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Onesta è sempre</l>
<l>la causa di colui che parla solo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Ma in van, per non aver chi parli incontra,</l>
<l>il tutto a suo favor dipinge e adorna,</l>
<l>ch'io qual custode delle leggi offese</l>
<l part="I">l'avversario sarò.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Non correr tosto,</l>
<l>Polifonte, al rigor. Ché non sospendi</l>
<l>finché si cerchi alcun riscontro? Io veggo</l>
<l>di verità non pochi indizi e parmi</l>
<l part="I">ch'egli merti pietà.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="F">Nulla si nieghi</l>
<l>in questo giorno a te; ma alle tue stanze</l>
<l>tornar ti piaccia omai, ché al tuo decoro</l>
<l>non ben conviensi il far più qui dimora.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Non un'ora già mai, non un momento</l>
<l>abbandona il sospetto i re malvagi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Tua cura, Adrasto, fia ch'egli frattanto</l>
<l part="I">non ci s'involi.</l></lg>
<stage>(<emph>Polifonte parte</emph>)</stage></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Adrasto, usa pietade</l>
<l>con quel meschin; benché povero e servo,</l>
<l>egli è pur uomo al fine e assai per tempo</l>
<l>ei comincia a provare i guai di questa</l>
<l>misera vita. In tal povero stato</l></lg>
<stage>(<emph>Indietro e dall'altro lato della scena</emph>)</stage>
<lg><l>oimé ch'anche il mio figlio occulto vive;</l>
<l>e credi pure, Ismene, che se il guardo</l>
<l>giugner potesse in sì lontana parte,</l>
<l>tale appunto il vedrei, ché le sue vesti</l>
<l>da quelle di costui poco saranno</l>
<l>dissomiglianti. Piaccia almeno al cielo</l>
<l>ch'anch'ei sì ben complesso e di sue membra</l>
<l>sì ben disposto divenuto sia.</l></lg></sp>
</div2>

<div2 type="scena">
    <head>SCENA QUARTA</head>
<stage>EGISTO <emph>e</emph> ADRASTO.</stage>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="I">Dimmi, ti priego, chi è colei?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Reina</l>
<l>fu già di questa terra, e sarà ancora</l>
<l part="I">fra poco.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">I sommi dèi l'esaltin sempre</l>
<l>e della sua pietà quella mercede,</l>
<l>che dar non le poss'io, rendanle ognora.</l>
<l>Donna non vidi mai, che tanta in seno</l>
<l>riverenza ed affetto altrui movesse.</l>
<l>Ma tu, che presso al re puoi tanto, segui</l>
<l>così nobile esempio e a mio favore</l>
<l>t'adopra. Deh, signor, di me t'incresca</l>
<l>che nel fior dell'età, senza difesa,</l>
<l>senza delitto alcun, per fato avverso</l>
<l>in tal periglio son condotto. In questa</l>
<l>sì famosa città non far che a torto</l>
<l>sparso il mio sangue sia; lungo tormento</l>
<l>agl'innocenti genitori afflitti,</l>
<l>i quai la sola assenza mia son certo</l>
<l part="I">ch'or fa struggere in pianto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">In tuo vantaggio</l>
<l>io già da prima il tutto esposi. E forse</l>
<l>non t'accorgesti ancor quanto cortese</l>
<l>io fui vêr te? Tu vedi pur ch'io tacqui</l>
<l>del ricco anello, che da te rapito</l>
<l>io ti trassi di man. Per qual cagione</l>
<l>pensi ch'io 'l celi? Per vil brama forse</l>
<l>di restar possessor di quella gemma,</l>
<l>né darla al re? Mal credi, se ciò credi,</l>
<l>ch'a me non mancan gemme. Io per tuo scampo</l>
<l>e non per altro, il fo; poiché, se scopro</l>
<l>che sì gran preda hai fatta, il tuo delitto</l>
<l>troppo si fa palese, anzi s'aggrava</l>
<l>di molto, perché appar ch'uom d'alto grado</l>
<l part="I">fu l'ucciso da te.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Tu pur se' fisso</l>
<l>in voler ch'involata io m'abbia quella</l>
<l>scolpita pietra; ma t'attesto ancora</l>
<l>che dal mio vecchio padre in dono io l'ebbi.</l>
<l>Credilo e sappi ch'io mentir non soglio.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Veggo più tosto che mentir non sai:</l>
<l>non mi dicesti tu che il padre tuo</l>
<l part="I">in fortuna servil si giace?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Il dissi</l>
<l part="I">e 'l dico.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Or dunque in tuo paese i servi</l>
<l>han di codeste gemme? Un bel paese</l>
<l>fia questo tuo; nel nostro una tal gemma</l>
<l>ad un dito regal non sconverrebbe.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>A ciò non so che dir, né del suo prezzo</l>
<l>più oltre i' so; ma ben giurar poss'io</l>
<l>che, non ha ancor gran tempo, il giorno in cui</l>
<l>compiea suo giro il diciottesim'anno,</l>
<l>chiamommi il padre mio dinanzi a l'ara</l>
<l>de' domestici dèi; e qui, piangendo</l>
<l>dirottamente, l'aureo cerchio in dito</l>
<l>mi pose e volle ch'io gli dessi fede</l>
<l>di custodirlo ognora. Il sommo Giove</l>
<l>oda i miei detti, e se non son veraci,</l>
<l>vibri sue fiamme ultrici e in questo punto</l>
<l part="I">m'incenerisca.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Un'arme è il giuramento</l>
<l>valida molto e ch'adoprata a tempo</l>
<l>fa bellissimi colpi; ma tu ancora</l>
<l>non sai che meco non ha forza alcuna.</l>
<l>Or lasciam queste fole; il punto è questo:</l>
<l>ch'io per tuo bene al re non farò motto</l>
<l>di ciò; e che tu altresì, s'esser vuoi salvo,</l>
<l part="I">altrui no 'l faccia mai.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Tanto prometto,</l>
<l>e credi come vuoi, pur che m'aiti;</l>
<l>anzi pur che a salvezza in tanto rischio</l>
<l>tu mi conduca, io di buon cuor ti faccio</l>
<l part="I">di quella gemma un don.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Leggiadro dono</l>
<l>per certo è questo tuo, quando mi doni</l>
<l>quel ch'è già in mio potere e ch'è già mio.</l></lg></sp>
</div2></div1>



<div1 type="atto">
<head>ATTO SECONDO</head>

<div2 type="scena">
<head>SCENA PRIMA</head>

<stage>EURISO <emph>e</emph> ISMENE.</stage>
<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>No, Euriso, di veder Merope il tempo</l>
<l>questo non è; benché tu sia quel solo</l>
<l>che d'ogni arcano suo fu sempre a parte,</l>
<l>lasciala sola ancor, finché piangendo</l>
<l>si sfoghi alquanto. Tu non sai qual nuova</l>
<l part="I">sciagura il cor le opprima.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Io già pur ora</l>
<l>da serpeggiante ambigua voce ho inteso</l>
<l>Polifonte affrettar le minacciate</l>
<l>nozze, e per accertarmi a lei correa.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Questo a lei sembra atroce mal; ma questo</l>
<l>quasi ch'or si disperde e in sen le tace,</l>
<l>ch'altro maggior l'alma le ingombra e preme.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Che avvenne mai? Forse del figlio, ch'ella</l>
<l>bambino diede a Polidoro, il vecchio</l>
<l>servo, perché qual suo lungi il nodrisse,</l>
<l part="I">novella infausta è giunta?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ah! tu 'l pensasti,</l>
<l>Euriso: tu ben sai ch'altro conforto</l>
<l>non avea l'infelice in tanti mali</l>
<l>che 'l mandare in Laconia il fido Arbante</l>
<l>ogni sei lune occulto. Al suo ritorno,</l>
<l>di cui l'ore contava ed i momenti,</l>
<l>quasi uscia di sé stessa e cento cose</l>
<l>volea a un fiato saper; dalla sua bocca</l>
<l>quinci pendea per lungo tempo, il volto</l>
<l>cangiando spesso e palpitando tutta:</l>
<l>poi tornava e volea cento minute</l>
<l>notizie ancora e no 'l lasciava in pace</l>
<l>finché gli atti, il parlar, le membra, i panni</l>
<l>dipinti non aveva a parte a parte</l>
<l>il buon messo, e talor la cosa stessa</l>
<l part="I">dieci volte chiedea.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Non ti dar pena</l>
<l>di ciò ridire a me, ch'io la conosco</l>
<l>troppo bene; e talvolta a me da poi</l>
<l>tutto narrava e, s'un bel detto avea</l>
<l>da raccontarmi del suo figlio, o Dio!</l>
<l>le scintillavan d'allegrezza gli occhi</l>
<l>nel riferirlo. Or dimmi pur qual nuova</l>
<l part="I">abbiasi di Cresfonte.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">È giunto Arbante,</l>
<l>che tardò questa volta oltra 'l costume,</l>
<l>e porta che Cresfonte appresso il mesto</l>
<l>vecchio più non si trova e ch'ei tuttora</l>
<l>ne cerca invan, né sa di lui novella.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>O speme tronca, o regno afflitto, o estinto</l>
<l part="I">sangue de' nostri re!</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ma tu mi sembri</l>
<l>altra Merope appunto, che di lancio</l>
<l>negli estremi ti getti; io non ti dico</l>
<l part="I">che la sua morte ei rechi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Sì, ma credi</l>
<l>tu che a caso o da sé sarà svanito?</l>
<l>L'avrà scoperto Polifonte al fine,</l>
<l>gli avrà teso l'aguato e l'avrà colto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Nulla di questo: afferma Polidoro</l>
<l>ch'era preso il garzon da viva brama</l>
<l>d'andar vagando per la Grecia e alcune</l>
<l>città veder che del lor nome han stanca</l>
<l>la fama. Egli or co' prieghi ed or con l'uso</l>
<l>di paterno poter per alcun tempo</l>
<l>il raffrenò, ma al fin l'ardente spirto</l>
<l>vinto dal suo desio, partì di furto,</l>
<l>e 'l vecchio, dopo averlo atteso invano,</l>
<l>era già in punto per seguirlo e girne</l>
<l>ei stesso in traccia, investigando l'orme.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Oh! questo è un male assai minore, e forse</l>
<l>né pure è mal: ché a qual periglio esponsi</l>
<l>col suo peregrinar, se, non che altrui,</l>
<l>ma né pure a sé stesso ei non è noto?</l>
<l>A ciò pensando, avrà conforto in breve</l>
<l part="I">la madre afflitta.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Oh sì, ti so dir io</l>
<l>ch'or ben t'apponi: tutti i rischi, tutti</l>
<l>i disagi che mai ponno dar noia</l>
<l>a chi va errando, s'odi lei, già tutti</l>
<l>stanno intorno al suo figlio. Il sole ardente,</l>
<l>le fredde piogge, le montagne alpestri</l>
<l>va rammentando, né funesto caso</l>
<l>avvenne in viaggio mai che alla sua mente</l>
<l>non si presenti: or nel passar d'un fiume</l>
<l>dal corso vinto ed or le par vederlo</l>
<l>in mezzo a' malandrin ferito e oppresso.</l>
<l>Ma ricorda anche i sogni e d'ogni cosa</l>
<l>fa materia di pianto; in somma, Euriso,</l>
<l>s'io debbo dirti il vero, alcuna volta</l>
<l part="I">parmi che il senno suo vacilli.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">O figlia,</l>
<l>tutto vuol condonarsi a un cor di madre;</l>
<l>quello è l'affetto in cui del suo infinito</l>
<l>divin poter pompa suol far natura.</l>
<l>Quando tu 'l proverai, vedrai s'io mento.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Per me non proverollo al certo, ch'io</l>
<l>imparo tutto dì quanta follia</l>
<l>è 'l girsi a procacciar sì gran dolore.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Questo è un dolor che con piacer s'acquista.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Credimi pur che in tal pensier son fissa.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Ma bramata e richiesta il pensi in vano,</l>
<l>che 'l tuo sembiante al tuo pensier fa guerra.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="I">Ecco Merope.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">


<head>SCENA SECONDA</head>

<stage>MEROPE <emph>e detti</emph></stage>
    <sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">O Euriso, nel vederti</l>
<l>ripiglia il lagrimar l'usata via.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="I">Pur or l'avviso udii.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Questo è ben altro</l>
<l>che gir pensando, or che al vigor degli anni</l>
<l>era giunto Cresfonte, al miglior modo</l>
<l>di palesarlo omai; questo è ben altro</l>
<l>che figurarsi di vederlo or ora</l>
<l>de la plebe al favor portar feroce</l>
<l>sul tiranno crudel la sua vendetta.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Ma perdona, o reina: e chi distrusse</l>
<l>queste dolci speranze? E che rileva,</l>
<l>se lodevol desio guida alcun tempo</l>
<l>per le greche provincie il giovinetto</l>
<l>di sapere e di senno a far tesoro?</l>
<l>Tu omai nel pianto la ragion sommergi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Ah! tu non sai da qual timor sia vinta.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="I">Dillo, reina.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Già due giorni, al ponte</l>
<l>che le due strade unisce, un uom fu ucciso.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Il so, ché Adrasto l'omicida ha colto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Or quell'ucciso io temo — e piaccia al cielo</l>
<l>che 'l mio timor sia vano — io temo, Euriso,</l>
<l part="I">non sia stato Cresfonte.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">O eterni numi!</l>
<l>Dove mai non vai tu cercando ognora</l>
<l part="I">i motivi d'affanno!</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Troppo forti</l>
<l>son questa volta i miei motivi. Ascolta.</l>
<l>Qui de' messeni alcun non manca, ond'era</l>
<l>quell'infelice un passagger; confessa</l>
<l>il reo ch'era d'età a la sua conforme,</l>
<l>ch'era povero e solo e che veniva</l>
<l>di Laconia. Non vedi come tutto</l>
<l>confronta? Appresso egli stringea una clava.</l>
<l>Forse il vecchio scoperta al fin gli avea</l>
<l>l'erculea schiatta, ond'ei de l'arme avita</l>
<l>giovanilmente facea pompa e certo</l>
<l>qua sen veniva per tentar sua sorte.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Piccioli indizi per sì gran sospetto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Io penso ancor ch'Adrasto, del tiranno</l>
<l>l'intimo amico, il reo condusse. Or dimmi:</l>
<l>perché venne egli stesso? Egli senz'altro</l>
<l>potea mandarlo. E perché mai nel fiume</l>
<l>far che il corpo si occulti e si disperda,</l>
<l part="I">né alcuno il vegga?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Deh! quanto ingegnosa</l>
<l part="I">tu sei per tormentarti!</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ah! ch'io ne' miei</l>
<l>divisamenti errar non soglio mai.</l>
<l>E notasti tu, Ismene, qual cura ebbe</l>
<l>Polifonte in partir ch'io, rimanendo,</l>
<l>col reo non ragionassi? E ti sovviene</l>
<l>quanto pronto e giulivo ei mi concesse</l>
<l part="I">ciò che richiesi in suo favore?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">In fatti</l>
<l>molto cortese fu, molto clemente</l>
<l>egli allor si mostrò; non può negarsi</l>
<l>che diverso è pur troppo il suo costume.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Ma gioverebbe in questo caso a lui</l>
<l>più 'l divulgar che l'occultare il fatto</l>
<l>per troncare a chi l'odia ogni speranza.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Non già, ché troppo il popol questa nuova</l>
<l>atrocità commoverebbe a sdegno.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Ma come vuoi ch'egli abbia or di repente</l>
<l part="I">scoperto il figlio tuo?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Chi de' tiranni</l>
<l>può penetrar le occulte vie? Fors'anco</l>
<l>sol per spogliarlo il rio ladron l'uccise,</l>
<l part="I">e dipoi s'è scoperto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Or io di questo</l>
<l>labirinto, che tu a te stessa ordisci,</l>
<l>spero di trarti in breve. Avrà fra poco</l>
<l>Adrasto assai mestier dell'opra mia;</l>
<l>non fia però che a compiacermi io 'l trovi</l>
<l>restio: lascia che seco i' parli e trarne,</l>
<l>mia reina, ben tosto io ti prometto</l>
<l part="I">quanto basti a chiarirci.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ottimo in vero</l>
<l>è tal consiglio; fallo dunque, Euriso;</l>
<l>ma fallo tosto, non frappor dimora.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Non dubitar, ma in tanto ne' tuoi danni</l>
<l>non congiurar tu ancor con la tua sorte</l>
<l>e non crearti con la mente i mali.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>O caro Euriso, i' veggio ben che questo</l>
<l>nulla è più che un sospetto; ma se ancora</l>
<l>fosse falso sospetto, or ti par egli</l>
<l>che il sol peregrinar del mio Cresfonte</l>
<l>mi dia cagion di dover esser lieta?</l>
<l>Rozzo garzon, solo, inesperto, ignaro</l>
<l>de le vie, de' costumi e dei perigli,</l>
<l>ch'appoggio alcun non ha, povero e privo</l>
<l>d'ospiti, qual di vitto e qual d'albergo</l>
<l>non patirà disagio? Quante volte</l>
<l>all'altrui mense accosterassi, un pane</l>
<l>chiedendo umìle? E ne sarà fors'anche</l>
<l>scacciato, egli, il cui padre a ricca mensa</l>
<l>tanta gente accogliea. Ma poi se infermo</l>
<l>cade, com'è pur troppo agevol cosa,</l>
<l>chi n'avrà cura? Ei giacerassi in terra</l>
<l>languente, afflitto, abbandonato, e un sorso</l>
<l>d'acqua non vi sarà chi pur gli porga.</l>
<l>O dèi! che s'io potessi almeno ir seco,</l>
<l>parmi che tutto soffrirei con pace.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Regina, odi romor; qua Polifonte</l>
<l part="I">sen viene.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Io mi sottraggo; Euriso, a core</l>
<l part="I">ti sia cercar Adrasto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Egli senz'altro</l>
<l>sarà col re: tosto che il lasci, io pronto</l>
<l>l'afferro e il tutto esploro e a te ritorno.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">


<head>SCENA TERZA</head>

<stage>POLIFONTE <emph>e</emph> ADRASTO.</stage>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Or dimmi: pârti che deponga omai</l>
<l>gli empi pensier la fluttuante ognora</l>
<l>città superba e 'l procelloso volgo?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>La turba vil, che peggiorar non puote,</l>
<l>odia sempre il presente e cangiar brama,</l>
<l>e 'l re che più non ha, stima il migliore.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Troppo è vero; qualor le vie trascorro</l>
<l>io veggo i volti di livor dipinti</l>
<l>e leggo il tradimento in ogni fronte.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Affretta, o re, queste tue nozze; affretta</l>
<l>di soddisfar con quest'immagin vana</l>
<l>di giustizia e di pace il popol pazzo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Meglio sarìa far di costoro scempio.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Tu stesso a te torresti allora il regno.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>In voto regno almen sarei sicuro.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Ma ciò bramar, non già sperar ti lice.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>E credi tu che sia per poter tanto</l>
<l>nel sentimento popolare il solo</l>
<l>veder del regio onor Merope cinta?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Sol l'incerto romor che di ciò corre</l>
<l>molti già ti concilia, e ci ha chi spera</l>
<l>che di Cresfonte la consorte debba</l>
<l>risvegliar di Cresfonte in te i costumi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Sciocco pensier. Ma se costei ricusa?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>La donna, come sai, ricusa e brama.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Mal da l'uso comun questa misuri.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Di raddolcir la disdegnosa mente</l>
<l>con alcun atto a lei gradito è forza</l>
<l>por cura; arduo non fia che il primo passo.</l>
<l>Fatto questo e ridotta anche ritrosa</l>
<l>e ripugnante a sofferire il nome</l>
<l>di tua sposa, espugnar tutto il suo core</l>
<l>fia lieve impresa; ché a placar la donna</l>
<l>e a far ben tosto del tuo affetto acquisto,</l>
<l>somma han virtude i maritali amplessi.</l>
<l>Fors'anco allora con lusinghe e vezzi</l>
<l>(per alma femminil forte tortura)</l>
<l>giugner potresti il gran segreto a trarle</l>
<l>di bocca: dove quel suo figlio occulti,</l>
<l>qual fin che ha vita, aver tu non puoi pace.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Questa è la spina che nel cor sta fissa.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Ciò potrebbe avvenir; ma se persiste</l>
<l>contumace e superba anche in suo danno</l>
<l>e piegar non si vuol, conviensi allora</l>
<l>forza e minacce usar; ché a tutto prezzo</l>
<l>vuolsi ottener di coronar nel tempio</l>
<l>agli occhi dei messeni, in fra la pompa</l>
<l>di festoso imeneo, costei, vêr cui</l>
<l>è tanta la pietà, tanto è l'affetto,</l>
<l>pace dando ed onore a questo avanzo</l>
<l>de la famiglia a lor cotanto cara.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Adrasto, vaglia il ver, tu ben ragioni.</l>
<l>Fa che si chiami Ismene. Al mio pensiero</l>
<l>il tuo è conforme; or più non stiasi a bada:</l>
<l>ciò ch'è ben fare, differire è male.</l>
<l>Vanne tu al sacerdote, e di' che appresti</l>
<l>pel nuovo giorno pubblico e giulivo</l>
<l>sacrificio solenne. Il vulgo sciocco</l>
<l>vuol sempre a parte d'ogni cosa i dèi.</l>
<l>Pe' trivi poi t'aggira e la novella</l>
<l>spargi con arte e in mio favor l'adorna.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Saggiamente risolvi; ad ubbidirti</l>
<l part="I">m'affretto.</l></lg></sp>
</div2>


<div2 type="scena">
<head>SCENA QUARTA</head>

<stage>ISMENE <emph>e</emph> POLIFONTE.</stage>
    <sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="M">Che m'imponi o re?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="F">Dirai</l>
<l>a Merope che amor non soffre indugio</l>
<l>e ch'io non vo' moltiplicare il danno</l>
<l>di tanta età perduta. Al nuovo sole</l>
<l>però n'andremo al tempio, ove del mio</l>
<l>sincero cor, di mia perpetua fede</l>
<l>tutti farò mallevadori i dèi.</l>
<l>Quinci di cento trombe al suon festivo</l>
<l>fra 'l giubilo comun, fra i lieti gridi</l>
<l>sposa uscirà e regina. Un tanto dono</l>
<l>dee far grata, qual sia, la man che il porge.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Come, signor? Il fermo tuo volere</l>
<l>oggi, dopo 'l meriggio, esponi e vuoi</l>
<l part="I">che a così strano cangiamento...</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="F">E voglio</l>
<l>che tutto ciò diman, pria del meriggio,</l>
<l>sia eseguito: lode è protrar le pene,</l>
<l>ma non già i benefici. Or perché veggia</l>
<l>Merope quanto sul mio cor già regni,</l>
<l>dille che, avendo scorto il suo disìo</l>
<l>intorno all'omicida, io le do fede</l>
<l>che in danno suo non sorgerà funesto</l>
<l>decreto alcuno; e in avvenir si accerti</l>
<l>che sempre grideran le leggi in vano</l>
<l>contra chi fia dal suo favore assolto.</l>
<l>Or vanne e fa che in così lieto giorno</l>
<l>piacciale illuminar di gioia il mesto</l>
<l>volto e le membra circondar di pompa.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Sappi, o re, ch'ella da alcun tempo, in quelle</l>
<l>ore tranquille ch'al riposo e al sonno</l>
<l>per noi si dàn, dissimulato in vano</l>
<l>soffre di febre assalto: alquanti giorni</l>
<l>donare è forza a rinfrancar suoi spirti.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Il comando intendesti; or tuo dovere</l>
<l>è l'ubbidir, non il gracchiare al vento.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">


<head>SCENA QUINTA</head>

<stage>ISMENE, <emph>poi</emph> MEROPE.</stage>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Sventurata reina! A tanti affanni</l>
<l>questo mancava ancor, e questo appunto</l>
<l>per l'infelice il tempo era opportuno</l>
<l>da vedersi condurre a nozze, e nozze</l>
<l>con Polifonte. O misero destino!</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Da te che volle Polifonte, Ismene?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Oimé, sposa ti vuole al sol novello.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Di Cresfonte il pensier tanto mi strinse</l>
<l>che quest'altro dolore io quasi avea</l>
<l>posto in oblio. Ma che? Morte da questo</l>
<l>a mio piacer trar mi saprà, sol ch'io</l>
<l>potessi pria del figlio e di sua vita</l>
<l part="I">contezza aver.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Aggiunse che quel reo,</l>
<l>sol perché in suo favor piegar ti vide,</l>
<l part="I">ei da morte assicura.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Or vedi, Ismene,</l>
<l>s'occulto arcano è qui? Qual nuova cura</l>
<l>di secondar con animo sì pronto</l>
<l>un lampo di desir che in me tralusse?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Ecco Euriso che torna e con sereno</l>
<l>sembiante; ei ti previen di già col riso,</l>
<l>qual uom che porta in sen liete novelle.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">


<head>SCENA SESTA</head>

<stage>EURISO <emph>e detti</emph>.</stage>
<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Lodato il ciel, regina; io questa volta</l>
<l>ti trarrò pur d'affanno. Oh se d'ogn'altro</l>
<l>trar ti potessi in questo modo un giorno!</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Tu mi rallegri, Euriso; e che mi rechi</l>
<l part="I">di così certo?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Io con Adrasto appena</l>
<l>a parlar cominciai che venni in chiaro</l>
<l>come l'ucciso dal ladrone al ponte</l>
<l part="I">il tuo figlio non fu.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Grazie agli dèi,</l>
<l>da morte a vita tu mi torni; e pure</l>
<l>cresceva in me il sospetto. Or quai di questo</l>
<l>aver potesti tu sì chiare pruove?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Io ten dirò una sola: il tuo Cresfonte,</l>
<l>nodrito in umil tetto e qual di servo</l>
<l>figlio tenuto, in basso arnese è forza</l>
<l part="I">che vada errando.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="M">È ver purtroppo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Or sappi</l>
<l>che quel misero avea superbe spoglie</l>
<l part="I">e ricchi arredi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Se quest'è, Cresfonte</l>
<l>ei per certo non fu; tu ben ragioni.</l>
<l>Ma quali furon queste spoglie e dove</l>
<l part="I">sono?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Io di esse questa sola gemma</l>
<l>vo' che tu vegga: con fatica Adrasto</l>
<l>a le mie mani l'affidò; rimira</l>
<l part="I">se un tesoro non vale.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">O quanto, Euriso,</l>
<l>io tenuta ti sono! Oimé, traveggo?</l>
<l>Aita, o dèi, sì ch'io non mora in questo</l>
<l part="I">punto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="M">Che sarà mai?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Pensar nol posso.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Ah ch'io non erro! È dessa. Questa gemma</l>
<l>avea dunque colui che fu trafitto?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="I">Aveala; or che ti turba?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Avete vinto,</l>
<l>perverse stelle; or sarai sazia, o sorte:</l>
<l>vibrato hai pur l'ultimo colpo; o dèi!</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="I">Io son confuso.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Il cor palpita e trema.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Questo è l'anel che col bambino io diedi</l>
<l>a Polidoro e ch'io di dar gl'imposi</l>
<l>al figlio mio, se mai giungesse a ferma</l>
<l>etade; egli vi giunse, oimé, ma in vano.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="I">Deh che mai sento!</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="M">O maraviglia!</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Io madre</l>
<l>già più non sono; ogni speranza è a terra.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Deh che forse tu sbagli! E come vuoi</l>
<l>dopo sì lungo tempo aver sì fissa</l>
<l>d'un anello l'idea? Ma inoltre forse</l>
<l>non si pôn dar due somiglianti gemme?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Che somigliar, che sbagli? Un lustro intero</l>
<l>portata ho in dito questa gemma; questo</l>
<l>fu il primo dono del mio sposo, e vuoi</l>
<l>che riconoscere or nol sappia? Pensi</l>
<l>tu ch'io sia fuor di senno? Ecco la volpe</l>
<l>ch'egregio mastro vi scolpì; con essa</l>
<l part="I">spesso improntare il re solea.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Ma forse</l>
<l>smarrilla il vecchio in sì lungh'anni, e forse</l>
<l part="I">involata gli fu.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Non già, ché Arbante</l>
<l>custodita appo lui sempre la vide.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="I">È forza di destino!</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Il cor gliel disse.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Presentimento hanno le madri ignoto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Or che più bado? E in questa vita amara</l>
<l>che più trattienmi? Per tant'anni tutto</l>
<l>il nodrimento mio fu una speranza;</l>
<l>or questa è al vento; altro non resta: il figlio</l>
<l>mio non vedrò mai più. Or Polifonte</l>
<l>regnerà sempre e regnerà tranquillo.</l>
<l>O ingiusti numi! Il perfido, l'iniquo,</l>
<l>il traditor, l'usurpator, colui</l>
<l>che in crudeltà, che in empietà, che in frode</l>
<l>qual si fu mai più scelerato avanza,</l>
<l>questo voi proteggete, in questo il vostro</l>
<l>favor tutto versate e contra il sangue</l>
<l>del buon Cresfonte, contra gl'infelici</l>
<l>germi innocenti di scoccar v'è a grado</l>
<l>gli strali, e duolvi forse ora che, omai</l>
<l>estinti tutti, ove scoccar non resta.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Il funesto, impensato, orribil caso</l>
<l>m'ha trafitto così, così m'ha oppresso</l>
<l>che assai più d'uopo io stesso ho di conforto</l>
<l>ch'atto or mi sia per dar conforto altrui.</l>
<l>Non pertanto, o reina, il buon desio</l>
<l>e 'l sommo duol che del tuo duolo io sento</l>
<l>fan ch'io pur ti dirò che il tempo è questo</l>
<l>in cui tu devi richiamare al cuore</l>
<l>tutto il valor di tua virtù; e siccome</l>
<l>sovra il corso mortale ed oltre all'uso</l>
<l>del tuo sesso in tutt'altro ogn'altro hai vinto,</l>
<l>così in durar contra quest'aspro colpo</l>
<l>ugual ti mostra e fa arrossir gli dèi.</l>
<l>Oscure, imperscrutabili, profonde</l>
<l>son quelle vie per cui, reggendo i fati,</l>
<l>guidar ci suol l'alto consiglio eterno.</l>
<l>Tu ben sai che il gran re per cui fu tratta</l>
<l>la Grecia in armi a Troia, in Auli ei stesso</l>
<l>la cara figlia a cruda morte offerse;</l>
<l>e sai che 'l comandâr gli stessi dèi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>O Euriso, non avrian già mai gli dèi</l>
<l>ciò comandato ad una madre. Un uomo</l>
<l>intendere non può, non può sentire</l>
<l>qual divario ci corra; e poi colei</l>
<l>per la salute universale a morte</l>
<l>n'andò come in trionfo, e al figlio mio</l>
<l>sotto il braccio plebeo spirar fu forza</l>
<l>d'un malandrino. Empio ladron crudele,</l>
<l>con che astuto parlar, con quai menzogne</l>
<l>il tutto dipingea! Chi non gli avrebbe</l>
<l>prestata fede? Or odi, Euriso; io in vita</l>
<l>non vo più rimaner; da questi affanni</l>
<l>ben so la via d'uscir, ma convien prima</l>
<l>sbramar l'avido cor con la vendetta.</l>
<l>Quel scelerato in mio poter vorrei</l>
<l>per trarne prima s'ebbe parte in questo</l>
<l>assassinio il tiranno; io voglio poi</l>
<l>con una scure spalancargli il petto,</l>
<l>voglio strappargli il cor, voglio co' denti</l>
<l>lacerarlo e sbranarlo. In ciò m'aita,</l>
<l>o fido amico, in ciò m'assisti e dopo</l>
<l>ciò ti conforma al tempo. La tua fede</l>
<l>non avrà più per cui servarsi; omai,</l>
<l>segui i felici e quel partito abbraccia</l>
<l>per cui son tutti dichiarati i dèi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Sì stretto ho 'l cor che in vece di parole</l>
<l>non mi tramanda che singulti e pianto.</l></lg></sp>
</div2></div1>



<div1 type="atto">
<head>ATTO TERZO</head>

<div2 type="scena">
<head>SCENA PRIMA</head> 

<stage>POLIFONTE <emph>e</emph> ADRASTO.</stage>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Con sì gran fretta io ti richiesi, Adrasto,</l>
<l>perché felici, alte novelle io sono</l>
<l>impaziente di versarti in seno.</l>
<l>Cresfonte è morto; ei fu colui che al ponte</l>
<l>trucidato restò. Dirmi or ben posso</l>
<l>re di Messenia, or posso dir che al fine</l>
<l part="I">incomincio a regnar.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Veduto ho sempre</l>
<l>creder l'uom di leggèr ciò che desia.</l>
<l part="I">E chi recò sì gran novella?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="F">Un servo</l>
<l>di Merope, che quanto a lui riesce</l>
<l>di penetrar mi svela, a ragguagliarmi</l>
<l>corso è pur or com'ella su tal morte</l>
<l>smania, e il segreto, che per lunga etade</l>
<l>tacque sì cauta, or forsennata il grida,</l>
<l>cruciandosi d'aver con tanti inganni</l>
<l>e con tanto sudor sol conseguito</l>
<l>di fabricarsi una maggior sventura.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>E tu a lei presti fede? E perché mai</l>
<l>chi mentito ha vent'anni or dirà il vero?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Tu sospetti a ragion; ma io no 'l credo</l>
<l>ai detti suoi, al suo dolore il credo.</l>
<l>Videla il servo lacerata il crine,</l>
<l>di pianto il sen, piena di morte il volto,</l>
<l>videla sorger furibonda e a un ferro</l>
<l>dar di piglio, impedita a viva forza</l>
<l>dall'aprirsi nel seno ampia ferita.</l>
<l>Or freme ed urla, or d'una in altra stanza</l>
<l>sen va gemendo e chiama il figlio a nome;</l>
<l>qual rondine talor, che ritornando</l>
<l>non vede i parti e trova rotto il nido,</l>
<l>ch'alto stridendo gli s'aggira intorno</l>
<l>e parte e riede e di querele assorda.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="I">Ma come mai ciò rilevò?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ben chiaro</l>
<l>ciò non comprese il servo, ma assicura</l>
<l part="I">che a dubitar loco non resta.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Or dunque</l>
<l>felice te, per cui tutto combatte</l>
<l>e in cui favor s'è armato il caso ancora.</l>
<l>Non sol di tôrre il tuo rival dal mondo,</l>
<l>ma s'è presa anche cura la fortuna</l>
<l part="I">di risparmiare a te il delitto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ho imposto</l>
<l>che si disciolga l'uccisor, sol ch'egli</l>
<l>del palagio non esca; or vo pensando</l>
<l>se il già prefisso a me troppo noioso</l>
<l>imeneo tralasciar si possa. Il volgo</l>
<l>non ha più che sperar, né ci ha in Messene</l>
<l>chi regger voglia temerarie imprese.</l>
<l>D'altra parte non è sprezzabil rischio</l>
<l>l'avvicinarsi quella furia; imbelle</l>
<l>domestico nimico assai più temo</l>
<l>che armato in campo, e tu ben sai che offesa</l>
<l part="I">femmina non perdona.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Anzi ora è il tempo</l>
<l>di dare omai con ciò l'ultimo impulso</l>
<l>ai voler vacillanti e per tal morte</l>
<l>resi dal disperar vêr te più miti.</l>
<l>Certo esser déi che acquisterà più lode</l>
<l>quest'apparenza di pietà, che biasmo</l>
<l>cento oscuri misfatti. Dell'altera</l>
<l>Merope dopo ciò fanne a tuo senno.</l>
<l>Quanto d'atroce sen spargesse, allora</l>
<l>perderà fede presso il volgo, e tutto</l>
<l>maldicenza parrà. Vuolsi non meno</l>
<l>ben tosto ampia inalzar funerea pompa</l>
<l>e con lugubre onor, con finto pianto</l>
<l>del tuo nemico celebrar la morte,</l>
<l>sì per mostrar d'aver cangiato il core,</l>
<l>come per publicar ciò che ti giova.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Tutto si faccia, e poiché vuol Messene</l>
<l>esser delusa, si deluda. Quando</l>
<l>saran da poi sopiti alquanto e quieti</l>
<l>gli animi, l'arte del regnar mi giovi.</l>
<l>Per mute, oblique vie n'andranno a Stige</l>
<l>l'alme più audaci e generose. Ai vizi,</l>
<l>per cui vigor si abbatte, ardir si toglie,</l>
<l>il freno allargherò. Lunga clemenza</l>
<l>con pompa di pietà farò che splenda</l>
<l>sui delinquenti, ai gran delitti invito</l>
<l>onde restino i buoni esposti e paghi</l>
<l>renda gl'iniqui la licenza, ed onde</l>
<l>poi fra sé distruggendosi, in crudeli</l>
<l>gare private, il lor furor si stempri.</l>
<l>Udrai sovente risonar gli editti</l>
<l>e raddoppiar le leggi che al sovrano</l>
<l>giovan servate e trasgredite. Udrai</l>
<l>correr minaccia ognor di guerra esterna,</l>
<l>ond'io n'andrò su l'atterrita plebe</l>
<l>sempre crescendo i pesi e peregrine</l>
<l>milizie introdurrò. Che più? Son giunto</l>
<l>dov'altro omai non fa mestier che tempo.</l>
<l>Anche da sé ferma i domìni il tempo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Certo negar non si potrà che nato</l>
<l>a regnar tu non sia. Quanto col grado,</l>
<l>con la mente altrettanto altrui sovrasti.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
    
    <head>SCENA SECONDA</head>
    <stage>EGISTO <emph>e detti</emph>.</stage>
    <sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Eccelso re che i miseri difendi</l>
<l>e che i decreti di clemenza adorni,</l>
<l>sovra di te versi sempre il cielo</l>
<l>letizia e pace e ogni desir t'adempia.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Il tuo delitto — se pur dee delitto</l>
<l>dirsi il purgar d'uomini rei la terra —</l>
<l>poiché tanto valore in te palesa,</l>
<l>grazia seppe acquistar nel mio pensiero.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Qual si fosse il vigor che in quell'incontro</l>
<l>a mia difesa usai, finch'io respiri,</l>
<l>sarò pronto ad usarlo in tua difesa.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="I">Qual è il tuo nome?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Egisto è il nome mio.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Or io vorrei che di colui che oppresso</l>
<l>cadde sotto i tuoi colpi, ancor mi dèssi</l>
<l part="I">più precisa contezza.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Io già ne dissi</l>
<l>quanto ne seppi, e a ciò che già narrai</l>
<l part="I">nulla aggiunger potrei.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="F">E pur si trova</l>
<l>chi n'ha notizie assai migliori. Il fatto</l>
<l>già vedi che per me si approva e loda.</l>
<l>Nulla hai più da temer, svelare or puoi</l>
<l>francamente ogni cosa: assai m'importa</l>
<l>quel ch'or ti chiedo. De l'ucciso il corpo,</l>
<l>che forse del torrente altri già trasse,</l>
<l>ho spedito a indagar; ma dimmi intanto</l>
<l>ciò ch'egli disse e ciò che seco avea,</l>
<l>ciò che togliesti tu, ciò che rimase.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Signore, i' veggio Ismene, indizio certo</l>
<l>che Merope s'appressa. Un sì noioso</l>
<l>incontro sfuggi e 'l primo impeto schiva</l>
<l>del suo dolor; lascia che a suo piacere</l>
<l>con l'uccisor favelli, onde scorgendo</l>
<l>che innocente pur sei di questo sangue,</l>
<l>nuovo motivo d'abborrir tue nozze</l>
<l part="I">non le si desti in cor.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ben pensi, Adrasto,</l>
<l>né fia che tempo a investigar ci manchi.</l></lg></sp>
</div2>

<div2 type="scena">
    <head>SCENA TERZA</head>

<stage>MEROPE, EGISTO <emph>e</emph> ISMENE.</stage>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="I">Egli è qui solo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Iniquo, orribil ceffo!</l>
<l>Or fa ch'Euriso accorra, e fa che indugio</l>
<l part="I">non ci frammetta.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">O regal donna, o esempio</l>
<l>di virtute e d'onor, lascia ch'io stempri</l>
<l>su le tue vesti in umil bacio il cuore.</l>
<l>Quella pietà, che a rea prigion mi tolse</l>
<l>e che nell'ombre di mortal periglio</l>
<l>balenò a mio favor, certo son io</l>
<l>che da te il moto e da te preso ha il lume.</l>
<l>Gli eterni dèi piòvanti ognora in seno</l>
<l>tutti i lor doni, e se cader già mai</l>
<l>dovessi in caso avverso, essi la mano</l>
<l>porgano a te, qual tu la porgi altrui.</l>
<l>Io per più non poter, dentro il mio core</l>
<l>t'ergerò un tempio, in cui, finché lo spirto</l>
<l>reggerà queste membra, in qual mi porti</l>
<l>strania terra il destin, la tua memoria</l>
<l>e 'l beneficio tuo per me s'onori.</l>
<l>Ma tu torbida e in te raccolta ascolti,</l>
<l>se pur m'ascolti, né d'un guardo pure</l>
<l>mi degni: ingombran forse alti pensieri</l>
<l>il regio seno e intempestivo io parlo.</l>
<l>Deh perdona il mio fallo e soffri ancora</l>
<l>ch'io di compir l'opra ti prieghi: intera</l>
<l>la libertà sospiro, i patrii amati</l>
<l>lari tu sola puoi far ch'io riveggia</l>
<l>ed in te sola ogni mia speme è posta.</l></lg></sp>
</div2>

<div2 type="scena">
<head>SCENA QUARTA</head>

<stage>EURISO, ISMENE <emph>e detti</emph>.</stage>
    <sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="I">Eccomi a' cenni tuoi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Tosto di lui</l>
<l part="I">t'assicura.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Son pronto; or più non fugge,</l>
<l part="I">se questo braccio non ci lascia.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Come!</l>
<l>e perché mai fuggir dovrei? Regina,</l>
<l>non basta dunque un sol tuo cenno? Imponi,</l>
<l>spiegami il tuo voler; che far poss'io?</l>
<l>Vuoi ch'immobil mi renda? immobil sono.</l>
<l>Ch'io pieghi le ginocchia? ecco le piego.</l>
<l>Ch'io t'offra inerme il petto? eccoti il petto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Chi crederia che sotto un tanto umìle</l>
<l>sembiante tanta iniquità s'asconda?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Spiega la fascia, e ad un di questi marmi</l>
<l>l'annoda in guisa che fuggir non possa.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="I">O ciel, che stravaganza!</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Or qua spediamci,</l>
<l>e per tuo ben non far né pur sembiante</l>
<l part="I">di repugnare o di far forza.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">E credi</l>
<l>tu che qui fermo tuo valor mi tenga?</l>
<l>E ch'uom tu fossi da atterrirmi e trarmi</l>
<l>in questo modo? Non se tre tuoi pari</l>
<l>stessermi intorno; gli orsi a la foresta</l>
<l>non ho temuto d'affrontare io solo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Ciancia a tuo senno, pur ch'io qui ti leghi.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Mira, colei mi lega, ella mi toglie</l>
<l>il mio vigor, il suo real volere</l>
<l>venero e temo; fuor di ciò, già cinto</l>
<l>t'avrei con queste braccia e sollevato</l>
<l part="I">t'avrei percosso al suol.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Non tacerai</l>
<l>temerario? Affrettar cerchi il tuo fato?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Regina, io cedo, io t'ubbidisco, io stesso</l>
<l>qual ti piace m'adatto; ha pochi istanti</l>
<l>ch'io fui per te tratto dai ceppi ed ecco</l>
<l>ch'io ti rendo il tuo don; vieni tu stessa,</l>
<l>stringimi a tuo piacer, tu disciogliesti</l>
<l>queste misere membra e tu le annoda.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Or non cred'io che dar potesse un crollo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="I">Or va, rècami un'asta.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Un'asta! O sorte!</l>
<l>Qual di me gioco oggi ti prendi? E quale</l>
<l>commesso ho mai nuovo delitto? Dimmi</l>
<l>a qual fine son io qui avvinto e stretto?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>China quegli occhi, traditore, a terra.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="I">Eccoti il ferro.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Io 'l prendo e, se t'è in grado,</l>
<l part="I">gliel presento a la gola.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">A me quel ferro.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Così dunque morir degg'io, qual fiera</l>
<l>nei lacci avviluppata e senza almeno</l>
<l part="I">saperne la cagion?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Non la sai eh?</l>
<l>Perfido mostro! Or odi: la tua morte</l>
<l>fia il minor de' tuoi mali; a brano a brano</l>
<l>qui lacerar ti vo', se in un momento</l>
<l>tutto non sveli o se mentisci. Parla:</l>
<l>come scoprillo Polifonte? e come</l>
<l part="I">riconoscestil tu?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Che mai favelli?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Non t'infinger, ladron, ché tutto è in vano.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Regina, in qualche error tua mente è corsa;</l>
<l>frena l'ira, ti priego; io ciò che chiedi</l>
<l part="I">né pur intendo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Empio assassin, tuo scempio</l>
<l>dal trarti gli occhi io già comincio. Ancòra</l>
<l part="I">non mi rispondi?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">O giusti numi, e come</l>
<l>risponder posso a ciò che non intendo?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Che non intendo? Polifonte adunque</l>
<l part="I">tu non conosci?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Oggi il conobbi, oggi</l>
<l>due volte gli parlai; s'io mai più il vidi,</l>
<l>s'io di lui seppi mai, l'onnipotente</l>
<l>Giove da le tue mani or non mi salvi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Hanno il lor Giove i malandrini ancora?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Ma quel sangue innocente e chi t'indusse</l>
<l part="I">a sparger dunque?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Di colui che uccisi</l>
<l>parli tu forse? E chi vuoi tu che indotto</l>
<l>m'abbia? La mia difesa, il naturale</l>
<l>amor della mia vita, il caso, il fato,</l>
<l part="I">questi fûr che m'indussero.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">O fortuna,</l>
<l>così dunque perir dovea Cresfonte!</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Ma com'esser può mai che tanto importi</l>
<l part="I">d'un vil ladron la morte?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Audacia estrema!</l>
<l>Tu vile, tu ladron, tu scelerato!</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Eterni dèi, ch'io venerai mai sempre,</l>
<l>soccorretemi or voi; voi riguardate</l>
<l>con occhi di pietà la mia innocenza.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Dimmi: pria di spirar, quell'infelice</l>
<l>che disse? Non ti fe' preghiera alcuna?</l>
<l>Quai nomi proferì? Non chiamò mai</l>
<l part="I">Merope?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">o non udii da lui parola.</l>
<l>Ma il re pur anco di costui chiedea:</l>
<l part="I">che mai s'asconde qui?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Donna, tu perdi</l>
<l>il tempo e la vendetta; in questo loco</l>
<l>di leggèr può arrivar chi ti frastorni.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="I">Mora dunque il crudele.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">O cara madre,</l>
<l part="I">se in questo punto mi vedessi!</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Hai madre?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="I">Che gran dolor fia 'l tuo!</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Barbaro, madre</l>
<l>fui ben anch'io e sol per tua cagione</l>
<l>or nol son più; quest'è ciò che ti perde.</l>
<l part="I">Morrai, fiero ladrone.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Ah padre mio,</l>
<l>tu mel dicesti un dì ch'io mi guardassi</l>
<l>dal por già mai nella Messenia il piede.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="I">Nella Messenia? E perché mai?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Bisogna</l>
<l part="I">credere ai vecchi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Un vecchio è il padre tuo?</l>
<l>dal capo ai pie m'è corso un gelo, Euriso,</l>
<l>che instupidita m'ha. Dimmi, garzone:</l></lg>
                                  <stage><add resp="ed"><emph>le cade l'asta di mano</emph></add></stage>
<lg><l part="I">che nome ha...</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ecco servi, ecco il tiranno.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>O stelle avverse! Fuggi, Euriso, fuggi</l>
<l part="I">tu ancora Ismene, io nulla curo.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">


<head>SCENA QUINTA</head>

<stage>POLIFONTE, MEROPE <emph>ed</emph>EGISTO.</stage>
    
    <sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Accorri</l>
<l>o re, mira qual trattansi in tua corte</l>
<l>color che assolvi tu; qui strettamente</l>
<l>legato m'hanno a trucidarmi accinti</l>
<l>per quella colpa che non è più colpa,</l>
<l>poiché l'approvi tu che regni e grazia</l>
<l>poiché appo te seppe acquistare e lode.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Egli l'approva e loda? E mostrò prima</l>
<l>d'infuriarne tanto. Ah fui delusa!</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="I">Colui si sciolga.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">O giusto re, la vita</l>
<l>dolce mi fia spender per te ad ogn'ora;</l>
<l>sì gran periglio a' giorni miei non corsi.</l>
<l>Ma se vivo mi vuoi, tuo regio manto</l>
<l>dal furor di costei mi faccia schermo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Vanne e nulla temer; mortal delitto</l>
<l>d'or innanzi sarà recarti offesa.</l>
<l>Premio attendi e non pena, hai fatto un colpo</l>
<l>che fra gli eroi t'inalza, e 'l tuo misfatto</l>
<l>le imprese altrui più celebrate avanza.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Che dubitar? Misera, ed io da un nulla</l>
<l part="I">trattener mi lasciai.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Or de l'avversa</l>
<l>sorte ringrazio i colpi, se il mio petto</l>
<l>io sol per essi assicurar dovea</l>
<l>de la grazia real col forte usbergo.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">


<head>SCENA SESTA</head>

<stage>POLIFONTE <emph>e</emph> MEROPE.</stage>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Merope, omai troppo t'arroghi. Adunque,</l>
<l>s'a me l'avviso non correa veloce,</l>
<l>cader vedeasi trucidato a terra</l>
<l>chi fu per me fatto sicuro? Adunque</l>
<l>veder doveasi in questa reggia avvinto</l>
<l>per altrui man chi per la mia fu sciolto?</l>
<l>Quel nome, ch'io di sposa mia ti diedi,</l>
<l>troppo ti dà baldanza e troppo a torto</l>
<l>in mia offesa sì tosto armi i miei doni.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>A te che regni e che prestar pur déi</l>
<l>sempre ad Astrea vendicatrice il braccio,</l>
<l>spiacer già non dovria che d'ira armata</l>
<l>sovra un empio ladron scenda la pena.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Quanto instabil tu sei! Non se' tu quella</l>
<l>che poco fa salvo lo volle? Or come</l>
<l>in un momento se' cangiata? Forse</l>
<l>sol d'impugnare il mio piacer t'aggrada?</l>
<l>Se vedi ch'io 'l condanni, e tu l'assolvi;</l>
<l>se vedi ch'io l'assolva, e tu 'l condanni.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Io non sapeva allor quant'egli è reo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Ed io seppi ora sol quant'è innocente.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Pria mi donasti la sua vita, adesso</l>
<l part="I">donami la sua morte.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="F">Iniquo fôra</l>
<l>grazia annullar a Merope concessa.</l>
<l>Ma perché in ciò t'affanni sì? Qual parte</l>
<l>vi prendi tu? Di vendicar quel sangue</l>
<l>che mai s'aspetta a te? Del tuo Cresfonte</l>
<l>esso al certo non fu, ch'ei già bambino</l>
<l>morì nelle tue braccia e de la fuga</l>
<l part="I">al disagio non resse.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ah! scelerato,</l>
<l>tu mi dileggi ancora. Or più non fingi,</l>
<l>ti scopri al fin; forse il piacer tu speri</l>
<l>di vedermi ora qui morir di duolo.</l>
<l>Ma non l'avrai; vinto è il dolor da l'ira;</l>
<l>sì che vivrò per vendicarmi. Omai</l>
<l>nulla ho più da temer, correr le vie</l>
<l>saprò, le vesti lacerando e 'l crine,</l>
<l>e co' gridi e col pianto il popol tutto</l>
<l>infiammare a furor, spingere all'armi.</l>
<l>Chi vi sarà che non mi segua? A l'empia</l>
<l>tua magion mi vedrai con mille faci;</l>
<l>arderò, spianterò le mura, i tetti,</l>
<l>svenerò i tuoi più cari, entro il tuo sangue</l>
<l>sazierò il mio furor. Quanto contenta,</l>
<l>quanto lieta sarò nel rimirarti</l>
<l>sbranato e sparso! Ahi che dich'io! che penso!</l>
<l>Io sarò allor contenta? io sarò lieta?</l>
<l>Misera, tutto questo il figlio mio</l>
<l>riviver non farà. Tutto ciò allora</l>
<l>far si dovea che per cui farlo v'era.</l>
<l>Or che più giova? Oimé, chi provò mai</l>
<l>sì fatte angosce? Io 'l mio consorte amato,</l>
<l>io due teneri figli a viva forza</l>
<l>strappar mi vidi e trucidare. Un solo</l>
<l>rimaso m'era appena; io per camparlo</l>
<l>mel divelsi dal sen mandandol lungi,</l>
<l>lassa! e 'l piacer non ebbi di vederlo</l>
<l>andar crescendo e i fanciulleschi giuochi</l>
<l>di rimirarne. Vissi ognora in pianto,</l>
<l>sempre avendolo innanzi in quel vezzoso</l>
<l>sembiante ch'egli avea, quando al mio servo</l>
<l>il porsi. Quante lagrimate notti!</l>
<l>quanti amari sospir! quanto disìo!</l>
<l>Pur cresciuto era al fine e già si ordiva</l>
<l>di porlo in trono e già pareami ognora</l>
<l>dirgli insegnando qual regnar solea</l>
<l>il suo buon genitor; ma nel mio core,</l>
<l>misera, io destinata infin gli avea</l>
<l>la sposa, ed ecco un improviso colpo</l>
<l>di sanguinosa inesorabil morte</l>
<l>me l'invola per sempre e senza ch'io</l>
<l>pur una volta il vegga e senza almeno</l>
<l>poterne aver le ceneri, trafitto,</l>
<l>lacerato, insepolto ai pesci in preda,</l>
<l>qual vil bifolco da torrente oppresso...</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Non cetre o lire mi fûr mai sì grate</l></lg><stage><add resp="ed"><emph>in disparte</emph></add></stage>
<lg>
<l>quant'ora il flebil suon di questi lai,</l>
<l>che del spento rival fan certa fede.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Ma perché dunque, o dèi, salvarlo allora?</l>
<l>Perché finora conservarlo? Ahi lassa,</l>
<l>perché tanto nodrir la mia speranza?</l>
<l>Ché non farlo perir ne' dì fatali</l>
<l>della nostra ruina, allora quando</l>
<l>il dolor della sua misto al dolore</l>
<l>di tante morti si sarìa confuso?</l>
<l>Ma voi studiate crudeltà; pur ora</l>
<l>sul traditor stetti con l'asta e voi</l>
<l>mi confondeste i sensi, ond'io rimasi</l>
<l>quasi fanciulla; mi si niega ancora</l>
<l>l'infelice piacer d'una vendetta.</l>
<l>Cieli, che mai fec'io? Ma tu che tutto</l>
<l>mi togliesti, la vita ancor mi lasci?</l>
<l>Perché se godi sì del sangue, il mio</l>
<l>ricusi ancor? Per mio tormento adunque</l>
<l>vedremti infino diventar pietoso?</l>
<l>Tal già non fosti col mio figlio. O stelle,</l>
<l>se del soglio temevi, in monti e in selve</l>
<l>a menar tra pastori oscuri giorni</l>
<l>chi ti vietava condannarlo? Io paga</l>
<l>abastanza sarei, sol ch'ei vivesse.</l>
<l>Che m'importava del regnar? Crudele,</l>
<l>tienti il tuo regno e 'l figlio mio mi rendi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Il pianto femminil non ha misura.</l>
<l>Cessa, Merope, omai; le nostre nozze</l>
<l>ristoreran la perdita e in brev'ora</l>
<l>tutti i tuoi mali copriran d'oblio.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Nel sempiterno oblio saprò ben tosto</l>
<l>portargli io stessa; ma una grazia sola</l>
<l>donami, o Giove: fa ch'io non vi giunga</l>
<l>ombra affatto derisa e invendicata.</l></lg></sp>
</div2>
</div1>


<div1 type="atto">
<head>ATTO QUARTO</head>
<div2 type="scena">

<head>SCENA PRIMA</head>
    <stage>ADRASTO <emph>e</emph> ISMENE.</stage>
    
    
    <sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>In somma tutto si restringe in questo</l>
<l>che, se diman non cangerà pensiero,</l>
<l>e se pronta a seguir la regia voglia</l>
<l>non mostrerassi, tutti i suoi più cari,</l>
<l>tutti gli antichi amici, a me ben noti,</l>
<l>saranle a forza strascinati innanzi</l>
<l>e ad uno ad uno sotto gli occhi suoi</l>
<l>saran svenati. Quest'è ciò che imposto</l>
<l>ha il re ch'io a te e che tu poscia a lei</l>
<l part="I">senz'altro rechi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">O ferità inaudita!</l>
<l>non più intesi di barbarie esempi!</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Non si dolga del mal chi 'l ben ricusa.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Ahi questo è un ben che tutti i mali avanza.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>il vano immaginar fa inganno ai sensi</l>
<l>e d'ogn'altro gioir sa far dolore.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Gioir ti sembra il soffrir nozze in tempo</l>
<l>che tutto ciò che vede e ciò che ascolta</l>
<l>non le desta nel seno altro che pianto?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Di lei così han disposto il cielo e 'l fato.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Il ciel l'ha abbandonata e 'l fato oppressa.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Quanto passò, taccia una volta e oblii.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Può ben tacere, ma obliar non puote;</l>
<l>ché 'l silenzio è in sua man, ma non l'oblio.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Di sé si dolga chi al peggior s'appiglia.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Nulla è peggio per lei del re crudele.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Crudel chi le offre onor, gioia e diletto?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Diletto amaro a chi col cor ripugna.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Perché ripugna a ciò ch'ogn'altra brama?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Ella brama più tosto e strazio e morte.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Sì, se non fosse morte altro che un nome.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>La virtù di costei tu non conosci.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Dunque se di virtù cotanto abbonda,</l>
<l>facciasi una virtù conforme al tempo.</l>
<l>Già per disporsi ella non ha che questa</l>
<l>omai distesa notte; se tu l'ami,</l>
<l>qual mostri, fa che il suo miglior discerna</l>
<l>e che i suoi fidi non esponga a morte.</l>
<l>Pazzo è 'l nocchier che non seconda il vento.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
    <head>SCENA SECONDA</head>

<stage>ISMENE, <emph>poi</emph>EGISTO.</stage>
    <sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Deh qual fine avrà mai l'amaro giuoco,</l>
<l>che di quell'infelice la fortuna</l>
<l>si va prendendo? Di veder già parmi</l>
<l>che siam giunti a quel punto ov'ella omai</l>
<l>contro sé stessa sue minacce adempia,</l>
<l>funestandoci or or col proprio sangue</l>
<l>e gli occhi e 'l core. O lagrimevol sorte!</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Deh, se t'arrida il ciel, leggiadra figlia,</l>
<l>dimmi, ti priego: chiude ancor sì atroce</l>
<l>Merope contra me nel cor lo sdegno?</l>
<l>Lungo esser suole in regio cor lo sdegno,</l>
<l>ed io ne temo sì ch'ogni momento</l>
<l>mi par d'averla con quell'asta al fianco</l>
<l>e quest'ora notturna, in cui riposo</l>
<l>penso che prenda, m'assicura appena.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Sgombra il timor, vano timor che troppo</l>
<l>fa torto a lui che regna e a te fa scudo.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Ciò mi rincora, sì; ma per mia pace</l>
<l>impetrami da lei, figlia cortese,</l>
<l>di qual error non so, ma pur perdono.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Uopo di ciò non hai, perché il furore,</l>
<l>contra di te dentro il suo cor già acceso,</l>
<l part="I">per sé si dileguò.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Grazie agli dèi.</l>
<l>Ma di tanto furor, di tanto affanno</l>
<l>qual ebbe mai cagion? Dai tronchi accenti</l>
<l>io raccoglier non seppi il suo sospetto.</l>
<l>Certo ingumbrolla error e per un vile</l>
<l part="I">ladron selvaggio in van si cruccia.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Il tutto</l>
<l>scoprirti io non ricuso, ma egli è d'uopo</l>
<l>che qui t'arresti per brev'ora: urgente</l>
<l part="I">cura or mi chiama altrove.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Io volentieri</l>
<l part="I">t'attendo quanto vuoi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ma non partire</l>
<l>e non far poi ch'io qua ritorni indarno.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Mia fé do in pegno, e dove gir dovrei?</l>
<l>Per consumar la notte e alcun ristoro</l>
<l>per dar col sonno al travagliato fianco</l>
<l>e agli afflitti pensier io miglior loco</l>
<l>di quest'atrio non ho; dove adagiarmi</l>
<l>cercherò in alcun modo e dove almeno</l>
<l>dai freddo della luna umido raggio</l>
<l part="I">sarò difeso.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Io dunque a te fra poco</l>
<l part="I">farò ritorno.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">


<head>SCENA TERZA</head>
    
    <sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">O di perigli piene,</l>
<l>o di cure e d'affanni ingombre e cinte</l>
<l>case dei re! Mio pastoral ricetto,</l>
<l>mio paterno tugurio, e dove sei?</l>
<l>Che viver dolce in solitaria parte,</l>
<l>godendo in pace il puro aperto cielo,</l>
<l>e della terra le natie ricchezze!</l>
<l>Che dolci sonni al sussurrar del vento,</l>
<l>e qual piacer sorger col giorno e tutte</l>
<l>con lieta caccia affaticar le selve,</l>
<l>poi ritornando nel partir del sole,</l>
<l>ai genitor che ti si fanno incontra,</l>
<l>mostrar la preda e raccontare i casi</l>
<l>e descrivere i colpi! Ivi non sdegno,</l>
<l>non timor, non invidia; ivi non giunge</l>
<l>d'affannosi pensier tormento o brama</l>
<l>di dominio e d'onor. Folle consiglio</l>
<l>fu ben il mio, ché tanto ben lasciai</l>
<l>per gir vagando. O pastoral ricetto,</l>
<l>O paterno tugurio, e dove sei?</l>
<l>Ma in questo acerbo dì fu tanta e tale</l>
<l>la fatica del piè, del cor l'affanno,</l>
<l>che da stanchezza estrema omai son vinto.</l>
<l>Ben opportuni son, se ben di marmo,</l>
<l>questi sedili. O quanto or caro il mio</l>
<l>letticiuol mi sarìa! Che lungo sonno</l>
<l>vi prenderei! Quanto è soave il sonno!</l></lg></sp>
</div2>

<div2 type="scena">
<head>SCENA QUARTA</head>
<stage>EURISO <emph>e</emph> POLIDORO.</stage>


<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Eccoti, o peregrin, qual tu chiedesti,</l>
<l>nel palagio real; per queste porte</l>
<l>alle stanze si passa, ove chi regge</l>
<l>suol far dimora; penetrar più oltre</l>
<l>a te non lice. Ma perché dagli occhi</l>
<l>cader ti veggo in su le guance il pianto?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>O figlio, se sapessi quante dolci</l>
<l>memorie in seno risvegliar mi sento!</l>
<l>Io vidi un tempo, io vidi questa corte</l>
<l>e riconosco il loco: anche in quel tempo</l>
<l>così soleasi illuminar la notte.</l>
<l>Ma allor non era io già qual or mi vedi:</l>
<l>fioria la guancia e per vigore, o fosse</l>
<l>nel corso o in aspra lotta, al più robusto,</l>
<l>al più legger non la cedea. Ma il tempo</l>
<l>passa e non torna. Or io della benigna</l>
<l>scorta che fatta m'hai, quante più posso</l>
<l part="I">grazie ti rendo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Assai più volentieri</l>
<l>nelle mie case io t'averei condotto,</l>
<l>perché quivi le membra tue, cui rende</l>
<l>l'età più del cammino afflitte e lasse,</l>
<l part="I">ristorar si potessero.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Io ti priego</l>
<l>di qui lasciarmi. E non vuoi tu ch'io sappia</l>
<l>di chi mi fu così cortese il nome?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="I">Euriso di Nicandro.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Di Nicandro</l>
<l>ch'abitava sul colle e che sì caro</l>
<l part="I">era al buon re Cresfonte?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Per l'appunto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="I">Viv'egli ancora?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Ei chiuse il giorno estremo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>O quanto me ne duole! Egli era umano</l>
<l>e liberal; quando appariva, tutti</l>
<l>faceangli onor. Io mi ricordo ancora</l>
<l>di quando ei festeggiò con bella pompa</l>
<l>le sue nozze con Silvia ch'era figlia</l>
<l>d'Olimpia e di Glicon, fratel d'Ipparco.</l>
<l>Tu dunque sei quel fanciullin che in corte</l>
<l>Silvia condur solea quasi per pompa;</l>
<l>parmi l'altr'ieri. O quanto siete presti,</l>
<l>quanto mai v'affrettate, o giovinetti,</l>
<l>a farvi adulti ed a gridar tacendo</l>
<l part="I">che noi diam loco!</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">La contezza, amico,</l>
<l>che tu mostri de' miei, maggior desio</l>
<l>risveglia in me d'esserti grato. Io dunque</l>
<l>ti priego ancor che tu d'ogni mia cosa</l>
<l>per mio piacere a tuo piacer ti vaglia.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Altro per or da te non bramo, Euriso,</l>
<l>se non che tu mi lasci occulto e nullo</l>
<l part="I">con chi che sia di me ragioni.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">In questo</l>
<l>agevol cosa è il compiacerti. Addio.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">


<head>SCENA QUINTA</head>

<stage>POLIDORO <emph>e</emph> EGISTO.</stage>
    <sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Ben mia ventura fu l'essermi in questo</l>
<l>uom cortese avvenuto, il qual disdetto</l>
<l>non m'ha di qua condurmi anche in tal ora;</l>
<l>poiché da quel ch'esser solea mi sembra</l>
<l>questa città cangiata sì che quasi</l>
<l>io non mi rinveniva. Ottimo ancora</l>
<l>consiglio fu, cred'io, l'entrar notturno</l>
<l>e inosservato; ché in men nobil parte</l>
<l>pria celerommi e benché a pochi noto</l>
<l>ed a niun forse sospetto, pure</l>
<l>più cauto fia nelle regali stanze</l>
<l>entrar poi di nascosto. Or qui ben posso</l>
<l part="I">prender fra tanto alcun riposo.</l>
<l part="F">I' veggio</l>
<l>un servo là che dorme. Quella veste</l>
<l>strano risalto m'ha destato al core;</l>
<l>desio mi viene di vedergli il volto</l>
<l>ch'ei si cuopre col braccio. Ma udir parmi</l>
<l>gente ch'appressa; questa porta s'apre:</l>
<l part="I">convien ch'io mi nasconda.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
    <head>SCENA SESTA</head>

<stage>ISMENE, <emph>poi</emph> MEROPE.</stage>
    <sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Or se ti piace,</l>
<l>qui dunque attendi. A fé ch'io più no 'l veggo!</l>
<l>Ben in vano sperai che tener fede</l>
<l>ei mi dovesse e forse ancor più in vano</l>
<l>mi lusingava che sì sciocco ei fusse</l>
<l>di lasciarsi condur là entro. Or dove</l>
<l>cercar si possa, i' non saprei. Ma taci,</l>
<l>Ismene, eccol sepolto in alto sonno.</l>
<l>Esci, regina, esci senz'altro; ei dorme</l>
<l part="I">profondamente.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="M">Ed in qual parte?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Mira,</l>
<l>vedi, se in miglior guisa e più a tuo senno</l>
<l>il ti poteva presentar fortuna.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>È vero, i giusti dèi l'han tratto al varco.</l>
<l>Ombra cara, infelice e fino ad ora</l>
<l>invendicata del mio figlio ucciso,</l>
<l>quest'olocausto accetta e questo sangue</l>
<l>prendi che per placarti a terra io spargo.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">


<head>SCENA SETTIMA</head>

<stage>POLIDORO <emph>e detti</emph>.</stage>
    <sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Ferma, reina; oimé ferma, ti dico.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="I">Qual temerario!</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">O dèi, o dèi, soccorso!</l>
<l part="I">Pur ancor questa furia!</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Sì, sì, fuggi.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="I">T'arresta oimé, t'accheta.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Fuggi pure
per questa volta ancor; da queste mani
non sempre fuggirai, non se credessi
di trucidarti a Polifonte in braccio.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="I">O dèi, ché non m'ascolti?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ma tu, pazzo,
tu pagherai... la tua canizie il colpo
m'arresta. E qual delirio? e quale ardire?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Dunque più non conosci Polidoro?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="I">Che?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Sì, t'accheta, ecco il tuo servo antico;
quegli son io, e quei che uccider vuoi</l>
<l part="I">quegli è Cresfonte, è 'l figlio tuo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Che? vive?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Se vive! Nol vedesti? Non vivrebbe</l>
<l part="I">già più, s'io qui non era.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="M">Oimé!</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Sostienla,</l>
<l>sostienla, o figlia; l'allegrezza estrema</l>
<l>e l'improviso cangiamento al core</l>
<l>gli spirti invola: tosto usa, se l'hai,</l>
<l>alcun sugo vitale; or ben t'adopri.</l>
<l>Quanto ringrazio i dèi che a sì grand'uopo</l>
<l>trassermi e fêr ch'io differir non volli</l>
<l>pur un momento a entrar qua dentro. O quale,</l>
<l>s'io qui non era, empio inaudito atroce</l>
<l part="I">spettacolo!</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Son io tanto confusa</l>
<l>fra l'allegrezza e lo stupor, che quasi</l>
<l>non so quel ch'io mi faccia. O mia reina,</l>
<l>torna, fa core; ora è di viver tempo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Vedi che già si muove, or si riscuote.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Dove, dove son io? sogno? vaneggio?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Né sogni, né vaneggi. Eccoti innanzi</l>
<l>il fedel Polidor, che t'assicura</l>
<l>del figlio tuo, non vivo sol, ma sano,</l>
<l>leggiadro, forte e, posso dir, presente.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="I">Mi deludete voi? Se' veramente</l>
<l>tu Polidoro?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Guarda pur, rimira;</l>
<l>possibile che ancor non mi ravvisi,</l>
<l>se ben di queste faci al dubbio lume?</l>
<l>A te venuto er'io, perché in più parti</l>
<l>a cercar di Cresfonte e perché insieme...</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Sì che se' desso; sì ch'io ti ravviso,</l>
<l part="I">benché invecchiato di molto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Ma il tempo</l>
<l part="I">non perdona.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">E m'accerti ch'è mio figlio</l>
<l part="I">quel giovinetto? E non t'inganni?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Come</l>
<l>ingannarmi? Pur or là addietro stando,</l>
<l>del suo sembiante che da quella parte</l>
<l>tutto io scopria, saziati ho gli occhi. Or quale</l>
<l>impeto sfortunato e qual destino</l>
<l part="I">t'accecava la mente?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">O caro servo,</l>
<l>empia faceami la pietà, del figlio</l>
<l>il figlio stesso io l'uccisor credea.</l>
<l>S'accoppiâr cento cose ad ingannarmi,</l>
<l>e l'anel, ch'io ti diedi, ad un garzone</l>
<l>da lui trafitto altri asserì per certo</l>
<l part="I">ch'ei rapito l'avesse.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Ei da me l'ebbe,</l>
<l part="I">benché con ordin d'occultarlo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">O stelle,</l>
<l>e sarà ver che il sospirato tanto,</l>
<l>che il sì bramato mio Cresfonte al fine</l>
<l>sia in Messene? E ch'io sia la più felice</l>
<l part="I">donna del mondo?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Tu di tenerezza</l>
<l>fai lagrimar me ancora. O sacri nodi</l>
<l>del sangue e di natura! Quanto forti</l>
<l>voi siete e quanto il nostro core è frale!</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>O cielo, ed io strinsi due volte il ferro</l>
<l>ed il colpo librai! Viscere mie!</l>
<l>Due volte, Polidor, son oggi stata</l>
<l>in questo rischio. Nel pensarlo tutta</l>
<l>mi raccapriccio e mi si strugge il core.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Con così strani avvenimenti uom forse</l>
<l>non vide mai favoleggiar le scene.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Lode ai pietosi, eterni dèi che tanta</l>
<l>atrocità non consentiro, e lode,</l>
<l>Cintia triforme, a te che tutto or miri,</l>
<l>dal bel carro spargendo argenteo lume.</l>
<l>Ma dov'è 'l figlio mio? Da questa parte</l>
<l>fuggendo corse; ov'e' si sia, trovarlo</l>
<l>saprò ben io. Mia cara Ismene, i' credo</l>
<l>che morrò di dolcezza in abbracciarlo,</l>
<l part="I">in stringerlo, in baciarlo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Ove ten corri?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="I">Perché m'arresti?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg><l part="M">Sta.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="M">Lascia.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Vaneggi.</l>
<l>Non ti sovvieni tu ch'entro la reggia</l>
<l>di Polifonte or sei? Che sei fra mezzo</l>
<l>a' suoi custodi ed a' suoi servi? Un solo</l>
<l>che col garzon ti veggia in tenerezza,</l>
<l>dimmi, non siam perduti? In maggior rischio</l>
<l>ei non fu mai, né ci fu mai mestieri</l>
<l>di più cautela. Dominar conviene</l>
<l>i propri affetti; e chi non sa por freno</l>
<l>a quei desir che quasi venti ognora</l>
<l>van dibattendo il nostro cor, non speri</l>
<l>d'incontrar finché vive altro che pianto.</l>
<l>Non sol dall'abracciarlo, ma guardarti</l>
<l>con gran cura tu déi dal sol vederlo;</l>
<l>perché il materno amor, l'argin rompendo,</l>
<l>non tradisca il segreto ed in un punto</l>
<l>di tant'anni il lavor non getti a terra.</l>
<l>Ma perch'ei sappia contenersi, io tosto</l>
<l>l'esser suo scoprirogli e d'ogni cosa</l>
<l>farollo instrutto. Co' tuoi fidi poi</l>
<l>terrem consiglio e con maturo ingegno</l>
<l>si studierà di far scoccare il colpo.</l>
<l>Tutto s'ottien, quando prudenza è guida.</l>
<l>Per altro assai sovente i gravi affari,</l>
<l>con gran sudor per lunga età condotti,</l>
<l>veggiam precipitar sul fine, e sai</l>
<l>non si lodan le imprese che dal fine;</l>
<l>e se ben molto e molto avesse fatto,</l>
<l>nulla ha mai fatto chi non compie l'opra.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>O fido servo mio, tu se' pur sempre</l>
<l part="I">quel saggio Polidor.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">on tutti i mali</l>
<l>vecchiezza ha seco, ché restando in calma</l>
<l>dalle procelle degli affetti il core,</l>
<l>se gli occhi foschi son, chiara è la mente,</l>
<l>e se vacilla il piè, fermo è 'l consiglio.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Or dimmi: il mio Cresfonte è vigoroso?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="I">Quanto altri mai.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="M">Ha egli cor?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Se ha core!</l>
<l>Miser colui che farne prova ardisse.</l>
<l>Era suo scherzo travagliar le selve</l>
<l>e 'l guerreggiar le più superbe fere;</l>
<l>in cento incontri e cento io mai non vidi</l>
<l part="I">orma in lui di timor.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ma sarà forse</l>
<l part="I">indocile e feroce.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Nulla meno.</l>
<l>Vêr noi, ch'egli credea suoi genitori,</l>
<l>più mansueto non si vide. O quante</l>
<l>e quante volte in ubbidir sì pronto</l>
<l>scorgendolo e sì umil, meco pensando</l>
<l>ch'egli era pure il mio signor, il pianto</l>
<l>mi venìa fino a gli occhi e m'era forza</l>
<l>appartarmi ben tosto ed in segreto</l>
<l>sfogare a pieno il cor, lasciando aperto</l>
<l part="I">a le lagrime il corso.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">O me beata!</l>
<l>Non cape entro il mio core il mio contento.</l>
<l>E ben di tutto ciò veduto ho segni;</l>
<l>ché sì umil favellar, sì dolci modi</l>
<l>meco egli usò che nulla più; ma quando</l>
<l>altri afferrar lo volle, oh se veduto</l>
<l>l'avessi! Ei si rivolse qual leone</l>
<l>e se ben cesse al mio comando, ei cesse</l>
<l>quasi mastin, cui minacciando è sopra</l>
<l>con dura verga il suo signor, che i denti</l>
<l>mostra e raffrena e in ubbidir feroce</l>
<l>s'abbassa e ringhia e in un s'umilia e freme.</l>
<l>O destino cortese, io ti perdono</l>
<l>quanti mai fûr tutti i miei guai; sol forse</l>
<l>perdonar non ti so ch'or io non possa</l>
<l>stringerlo a mio piacer, mirarlo, udirlo.</l>
<l>Ma quale, o mio fedel, qual potrò io</l>
<l>darti già mai mercé che i merti agguagli?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Il mio stesso servir fu premio, ed ora</l>
<l>m'è il vederti contenta ampia mercede;</l>
<l>che vuoi tu darmi? Io nulla bramo; caro</l>
<l>mi sarìa ciò ch'altri dar non puote;</l>
<l>che scemato mi fosse il grave incarco</l>
<l>degli anni che mi sta sul capo e a terra</l>
<l>il curva e preme sì che parmi un monte.</l>
<l>Tutto l'oro del mondo e tutti i regni</l>
<l part="I">darei per giovinezza.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Giovinezza</l>
<l part="I">per certo è un sommo ben.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Ma questo bene</l>
<l>chi l'ha no 'l tien, che, mentre l'ha, lo perde.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Or vien, ché sarai lasso e di riposo</l>
<l part="I">sommo bisogno avrai.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">M'è intervenuto</l>
<l>qual suole al cacciator che al fin del giorno</l>
<l>si regge appena e appena oltre si spinge;</l>
<l>ma se a sorte sbucar vede una fera,</l>
<l>donde meno il credeva, agile e pronto</l>
<l>lo scorgi ancòra e de' suoi lunghi errori</l>
<l>non sente i danni e la stanchezza oblia.</l>
<l>Pur t'ubbidisco e seguo. Questa scure</l>
<l part="I">qui lasciar non si vuol.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Benché in balia</l>
<l>del suo fatal nimico or sia Cresfonte,</l>
<l>attristarmi non so, temer non posso,</l>
<l>ché preservato non l'avrebbe in tanti</l>
<l>e sì strani perigli il sommo Giove,</l>
<l>se custodir poi nol volesse ancora</l>
<l part="I">in avvenir.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Facciam, facciam noi pure</l>
<l>quanto per noi si dee, ché l'avvenire</l>
<l>caligin densa e impenetrabil notte</l>
<l>sempre circonda e l'hanno in mano i dèi.</l></lg></sp>
</div2>
</div1>



<div1 type="atto">
<head>ATTO QUINTO</head>
<div2 type="scena">
<head>SCENA PRIMA </head>

<stage>POLIDORO<emph>e</emph> EGISTO.</stage>
    
    <sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Padre, non più, non più; ché se creduto</l>
<l>avessi io mai di tal recarti affanno,</l>
<l>morto sarei prima che por già mai</l>
<l>fuor de la soglia il piè. Fra pochi giorni</l>
<l>io ritornar pensai; ma strani tanto,</l>
<l>come pur ora i' ti narrava, e tanto</l>
<l>acerbi casi sono in che m'avvenni,</l>
<l>ch'ebbi a bastanza nell'error la pena.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Ma così va chi a senno suo si regge.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Tu mai più declinar da' tuoi voleri</l>
<l>non mi vedrai; e poiché fatto ha 'l cielo</l>
<l>che qui mi trovi, io ti prometto ogn'arte</l>
<l>ben tosto usar, perché mi sia concesso</l>
<l>partirmi e tornar teco al suol natio.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>S'ami il tuo suol natio, partir non déi.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Vuoi che lasci in dolor la madre antica?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="I">La madre tua qui ti desia.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Qui? forse</l>
<l part="I">perch'ora ho il padre appresso?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Anzi la madre</l>
<l part="I">hai presso e il padre troppo lungi.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Come?</l>
<l>Che di' tu mai? Qui tra le fauci a morte</l>
<l>sempre sarò; vuol Merope il mio sangue.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Anzi ella il sangue suo per te darebbe.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Se già due volte trucidar mi volle!</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Odio pareva, ed era estremo amore.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Me n'accorgeva io ben, se il re non era.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Ma non t'accorgi ancor ch'ei vuolti estinto.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Se dall'altrui furore ei mi difese!</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Amor pareva, ed odio era mortale.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Padre, che parli? Quai viluppi e quali</l>
<l part="I">nuovi enigmi son questi?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">O figlio mio,</l>
<l>o non più figlio, è giunto il tempo omai</l>
<l>che l'enigma si scioglia, il ver si sveli;</l>
<l>già t'ha condotto il fato ove non puoi</l>
<l>senza tuo rischio ignorar più te stesso.</l>
<l>Perciò nel primo biancheggiar del giorno</l>
<l>a ricercarti io venni; alto segreto</l>
<l part="I">scoprir ti deggio alfin.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Tu mi sospendi</l>
<l>l'animo, sì che il cor mi balza in petto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Sappi che tu non se' chi credi; sappi</l>
<l>ch'io tuo padre non son, tuo servo i' sono;</l>
<l>né tu d'un servo, ma di re sei figlio.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Padre, mi beffi tu? scherzi, o ti prendi</l>
<l part="I">gioco?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Non scherzo no, ché non è questa</l>
<l>materia o tempo da scherzar; richiama</l>
<l>tutti i tuoi spirti e ascolta. Il nome tuo</l>
<l>non Egisto, è Cresfonte. Udisti mai</l>
<l>che Cresfonte, già re di questa terra,</l>
<l part="I">ebbe tre figli?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Udillo, e come uccisi</l>
<l part="I">fur pargoletti.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Non già tutti uccisi</l>
<l>fur pargoletti, poiché il terzo d'essi</l>
<l part="I">se' tu.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="M">Deh che mai narri!</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Il ver ti narro:</l>
<l>tu di quel re sei figlio; all'empie mani</l>
<l>di Polifonte Merope tua madre</l>
<l>ti sottrasse ed a me suo fido servo</l>
<l>ti diè, perch'io là ti nodrissi occulto</l>
<l>e a la vendetta ti serbassi e al regno.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Son fuor di me per meraviglia e in forse</l>
<l part="I">mi sto s'io creda o no.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Creder mi déi,</l>
<l>ché quanto dico, il giuro, e quella gemma</l>
<l>— gemma regal — Merope a me già diede;</l>
<l>e spento or ti volea, perch'altri a torto</l>
<l>le asserì che rapita altrui l'avevi,</l>
<l>e l'omicida in te di te cercava.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Ora intendo, o gran Giove. Ed è pur vero</l>
<l>che mi trasformo in un momento e ch'io</l>
<l>più non son io? D'un re son figlio? È dunque</l>
<l part="I">mio questo regno, io son l'erede.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">È vero,</l>
<l>s'aspetta il regno a te, se' tu l'erede.</l>
<l part="I">Ma quanto e quanto...</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">In queste vene adunque</l>
<l>scorre il sangue d'Alcide. O come io sento</l>
<l>farmi di me maggior! Ah! se tu questo,</l>
<l>se questo sol tu mi scoprivi, io gli anni</l>
<l>già non lasciavo in ozio vil sommersi;</l>
<l>grideria forse già fama il mio nome;</l>
<l>e ravvisando omai l'erculee prove,</l>
<l>forse i messeni avrianmi accolto e infranto</l>
<l>avriano già del rio tiranno il giogo.</l>
<l>I' mi sentia ben io dentro il mio petto</l>
<l>un non so qual non ben inteso ardore,</l>
<l>che spronava i pensier, né sapea dove.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>E perciò appunto a te celar te stesso</l>
<l>doveasi; il tuo valor scopriati, e all'armi</l>
<l>di Polifonte e t'esponea all'inique</l>
<l part="I">sue varie frodi.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">In questo suolo adunque</l>
<l>fu di mio padre il sangue sparso? In questo</l>
<l>gl'innocenti fratelli... E quel ribaldo</l>
<l>pur anco regna? e va superbo ancora</l>
<l>del non suo scettro? Ah! fia per poco; io corro</l>
<l>a procacciarmi un ferro; immerger tutto</l>
<l>gliel vo' nel petto, qui fra mezzo a tutti</l>
<l>i suoi custodi; io vo' che ciò senz'altro</l>
<l>segua; del resto avranne cura il cielo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="I">Ferma.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="M">Che vuoi?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="M">Dove ne vai?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Mi lascia.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>O cieca gioventù! Dove ti guida</l>
<l part="I">sconsigliato furor?</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Perché t'affanni?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="I">La morte...</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="M">Altrui la porto.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">A te l'affretti.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="I">Lasciami al fin.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Deh, figlio mio — ché figlio</l>
<l>sempre ti chiamerò — vedimi a terra:</l>
<l>per questo bianco crin, per queste braccia</l>
<l>con cui ti strinsi tante volte al petto,</l>
<l>se nulla appresso te l'amor, se nulla</l>
<l>pònno impetrar le lagrime, raffrena</l>
<l>cotesto insano ardir; pietà ti muova</l>
<l>de la madre, del regno e di te stesso.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Padre, ché padre ben mi fosti, sorgi;</l>
<l>sorgi, ti prego, e taci; io vo' che sempre</l>
<l>tal mi veggia vêr te, qual mi vedesti.</l>
<l>Ma non vuoi tu ch'omai m'armi a vendetta?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Sì, voglio; a questo fin tutto sinora</l>
<l>s'è fatto; ma le grandi ed ardue imprese</l>
<l>non precipizio, non furor, le guida</l>
<l>solo a buon fin saper, senno, consiglio,</l>
<l>dissimulare, antiveder, soffrire.</l>
<l>I giovani non sanno; io mostrerotti</l>
<l>come t'abbi a condur; ma creder déi,</l>
<l>ché mi credea tuo padre ancora, e i saggi</l>
<l>suoi consiglier non disprezzaron mai</l>
<l>il mio parere. E pur quali uomin fûro!</l>
<l part="I">Non ci son più di quelle menti.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">E credi</l>
<l>tu che se questo popolo scorgesse</l>
<l>l'odiato usurpator morder la terra,</l>
<l>e che s'io mi scoprissi, entro ogni core</l>
<l>non pugnasse per me l'antica fede?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Qual fede? O figlio, or non son più que' tempi.</l>
<l>A tempo mio ben si vedea, ma ora</l>
<l>troppo intristito è 'l mondo e troppo iniqui</l>
<l>gli uomin son fatti. Io mi ricordo e voglio</l>
<l part="I">narrarlo: erasi...</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Taci, esce il tiranno.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Fuggiam, ci occulteremo dietro quelle</l>
<l part="I">colonne.</l></lg></sp>
</div2>

<div2 type="scena">
    <head>SCENA SECONDA</head>
    <stage>POLIFONTE <emph>e</emph> ADRASTO.</stage>
    <sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l part="F">Tu m'affretti assai per tempo,</l>
<l part="I">ben sollecito sei.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Già tutto è in punto.</l>
<l>Coronati di fior, le corna aurati</l>
<l>stannosi i tori al tempio; arabi fumi</l>
<l>di peregrino odor, di lieto suono</l>
<l>musici bossi empiono l'aria; immensa</l>
<l>turba è raccolta e già festeggia e applaude.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIFONTE</speaker>
<lg>
<l>Or Merope si chiami. Io di condurla</l>
<l>a te lascio il pensier. Precorrer voglio</l>
<l>ed ostentarmi al volgo, esso schernendo</l>
<l>che non ha mente, ed i suoi sordi dèi,</l>
<l>che non ebbero mai mente né senso.</l>
<l>Qual uom, qual dio tôrmi di man lo scettro</l>
<l>potrebbe or più, poiché son ombra e polve</l>
<l>tutti color che già potean sul regno</l>
<l>vantar diritto? Il mio valore, Adrasto,</l>
<l>il senno mio fûro i miei dèi. Con questi</l>
<l>di privato destin scossi l'oltraggio,</l>
<l>e fra l'armi e fra 'l sangue e fra i perigli</l>
<l>a un soglio alfin m'apersi via; con questi</l>
<l>io fermo ci terrò per sempre il piede.</l>
<l>Fremano pur invan la terra e 'l cielo.</l>
<l>Parmi Merope udir; di lei tu prendi</l>
<l>cura, e s'ancor contrasta, un ferro in seno</l>
<l>vibrale al fine; e se con me non vuole,</l>
<l>a far sue nozze con Pluton sen vada.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>SCENA TERZA</head>

<stage>MEROPE, ISMENE <emph>e</emph> ADRASTO.</stage>
    <sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>O qual supplizio, Ismene, o qual tormento!</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="I">Fa core al fin.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Mai non mi diero i dèi</l>
<l>senza un ugual disastro una ventura.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Vinci te stessa e ai lieti dì ti serba.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Cresfonte mio, per te soffrir m'è forza.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Reina, io pur t'attendo: or che più badi?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Di malvagio signor servo peggiore.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Ad opra così lieta in mesto ammanto?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Del sommo interno affanno esso fa fede.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Offende quest'affanno il tuo consorte.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Che dì'tu? Non per anco è mio consorte.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>O questo, o de' tuoi cari un fiero scempio.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Pensamento maligno, empio, infernale!</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<stage>(<emph>in disparte</emph>)</stage>
<lg>
<l>Cedi, cedi al destin; non far che guasto</l>
<l>resti il gran colpo già a scoccar vicino.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Questo è il solo pensier che pur mi frena</l>
<l>dal trapassarmi il sen; questa è la speme</l>
<l>per cui ceder vorrei, per cui mi sforzo</l>
<l>far violenza al mio cor. Ma oimé rifugge</l>
<l>l'animo e si disdegna e inorridisce.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l>Se di strage novella or or non vuoi</l>
<l>carco vedere il suol, tronca ogn'indugio;</l>
<l>condur per me si dee la sposa al tempio.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="I">Di' più tosto la vittima.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ADRASTO</speaker>
<lg>
<l part="F">E che? Forse</l>
<l>nuovo parrà, qualora pur si veggia</l>
<l>regal donna esser vittima di stato?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Ma si vada: sul fatto i dèi fors'anco</l>
<l>nuovo nel cor m'accenderan consiglio.</l>
<l part="I">Andianne, Ismene, omai.</l></lg></sp>
</div2>

<div2 type="scena">
<head>SCENA QUARTA</head>

<stage>EGISTO <emph>e</emph> POLIDORO.</stage>
    
    <sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Quella è mia madre,</l>
<l part="I">ch'or strascinata è là?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Ben duro passo</l>
<l>è quello a cui l'astringe il fier tiranno.</l>
<l>Ma che s'ha a far? Forse da questo male</l>
<l>alcun ben n'uscirà: la sofferenza</l>
<l>e l'adattarsi al tempo non di rado</l>
<l>han cangiato in antidoto il veleno.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Io men vo' gire al tempio e la solenne</l>
<l part="I">pompa veder.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Vanne; curiosa brama</l>
<l>punge i cor giovinetti: vanne, figlio,</l>
<l>ch'io seguir non ti posso; a quella calca</l>
<l>reggere i' non potrei. Se tal mi fossi</l>
<l>qual era allor che i lunghi interi giorni</l>
<l>seguiva in caccia il padre tuo, ben franco</l>
<l>accompagnare i' ti vorrei; ma ora,</l>
<l>se il desio mi sospinge, il piè vien manco.</l>
<l>Vanne, ma avverti ognor che di tua madre</l>
<l>l'occhio sopra di te cader non possa.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Vano è che tu di ciò pensier ti prenda.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
    <head>SCENA QUINTA</head>

<stage>POLIDORO <emph>e poi</emph> EURISO.</stage>
    <sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Ben ebbe avverse al nascer suo le stelle</l>
<l>quella misera donna. O quanto egli erra</l>
<l>chiunque da l'altezza de lo stato</l>
<l>felicità misura! E quanto insano</l>
<l>è 'l vulgo che si crede ne' superbi</l>
<l>palagi albergo aver sempre allegrezza!</l>
<l>Chi presso a' grandi vive a pien conosce</l>
<l>che, quant'è più sublime la fortuna,</l>
<l>tanto i disastri son più gravi, e tanto</l>
<l>più atroci i casi, più le cure acerbe.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Ospite, ancor se' qui? Molto m'è caro</l>
<l>di rivederti; ma tu fermo hai 'l piede</l>
<l>in reggia scelerata, in suol crudele.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Amico, il mondo tutto è pien di guai;</l>
<l>terra è facil cangiar, ma non ventura.</l>
<l>Piacque così agli dèi. Miser chi crede</l>
<l>— e pur chi non lo crede? — i giorni suoi</l>
<l>menar lieti e tranquilli. È questa vita</l>
<l>tutta un inganno, e trapassar si suole</l>
<l>sperando il bene e sostenendo il male.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l>Ma perché tu, che forastier qui sei,</l>
<l>non vai nel tempio a rimirar la pompa</l>
<l part="I">del ricco sagrificio?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Oh! curioso</l>
<l>punto i' non son; passò stagione, assai</l>
<l>veduti ho sagrifici. Io mi ricordo</l>
<l>di quello ancora, quando il re Cresfonte</l>
<l>incominciò a regnar. Quella fu pompa!</l>
<l>Ora più non si fanno a questi tempi</l>
<l>di cotai sagrifici. Più di cento</l>
<l>fûr le bestie svenate; i sacerdoti</l>
<l>risplendean tutti, e dove ti volgessi,</l>
<l>altro non si vedea che argento ed oro.</l>
<l>Ma ben parmi che a te caler dovrebbe</l>
<l part="I">l'imeneo de' tuoi re.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Deh, se sapessi</l>
<l>in che dee terminar tanto apparato</l>
<l>di gioia! Io non ho cor per ritrovarmi</l>
<l>presente a sì funesto, orribil caso.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="I">Qual caso avvenir può?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">S'hai già contezza</l>
<l>di questa casa, tu ignorar non puoi</l>
<l>quanto a Merope amare e quanto infauste</l>
<l>sien queste nozze. Or sappi ch'ella in core</l>
<l>già si fermò, dove a sì duro passo</l>
<l>costretta fosse, in mezzo al tempio, a vista</l>
<l>del popol tutto, trapassarsi il core.</l>
<l>Così sottrarsi elegge, e si lusinga</l>
<l>che a spettacol sì atroce alfin si scuota</l>
<l>il popol neghittoso e sul tiranno</l>
<l>si scagli e 'l faccia in pezzi. Ella è purtroppo</l>
<l>donna da ciò; senz'altro il fa. Su l'alba</l>
<l>mandò per me con somma fretta; il cielo</l>
<l>fe' ch'io non giunsi a tempo; ella per certo</l>
<l>darmi volea l'ultimo addio. Infelice,</l>
<l part="I">sventurata reina!</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Oh come il core</l>
<l>trafitto or m'hai! ben la vid'io partire</l>
<l>trasfigurata e di pallor mortale</l>
<l>già tinta. O acerbo, o lagrimevol fine</l>
<l part="I">d'una tanta reina!</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Ma non odi</l>
<l part="I">dal vicin tempio alto romor?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Ben parmi</l>
<l part="I">d'udire alcuna cosa.</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Al certo è fatto</l>
<l>il colpo, e se perciò sorse tumulto,</l>
<l>la sorte dei miglior correr vo' anch'io.</l></lg></sp>
</div2>

<div2 type="scena">
<head>SCENA SESTA</head>

<stage>POLIDORO, <emph>poi</emph> ISMENE.</stage>
    <sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>O me infelice! E che giovaron mai</l>
<l>tanti rischi e sudor! Senza costei</l>
<l part="I">che più far si potrà?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Pietosi numi,</l>
<l>non ci abbandoni in questo dì la vostra</l>
<l part="I">aita.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Oimé, figlia, ove vai? Deh ascolta.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Vecchio, che fai tu qui? Non sai tu nulla?</l>
<l>Sagrificio inaudito, umano sangue,</l>
<l part="I">vittima regia...</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">O destino! In qual punto</l>
<l part="I">mi traesti tu qua!</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Che hai? Tu dunque,</l>
<l part="I">tu piangi Polifonte?</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="F">Polifonte?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Sì, Polifonte; entro il suo sangue ei giace.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="I">Ma chi l'uccise?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Il figlio tuo l'uccise.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Colà, nel tempio? O smisurato ardire!</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l>Taci ch'ei fece un colpo, onde il suo nome</l>
<l>cinto di gloria ad ogni età sen vada;</l>
<l>gli eroi già vinse e la sua prima impresa</l>
<l>forse le tante del grand'avo oscura.</l>
<l>Era già in punto il sagrificio, e i peli</l>
<l>del capo il sacerdote avea già tronchi</l>
<l>al toro per gittargli entro la fiamma;</l>
<l>stava da un lato il re, dall'altro in atto</l>
<l>di chi a morir sen va Merope: intorno</l>
<l>la varia torba rimirando, immota</l>
<l>e taciturna. Io, ch'era alquanto in alto,</l>
<l>vidi Cresfonte aprir la folla e innanzi</l>
<l>farsi a gran pena, acceso in volto e tutto</l>
<l>da quel di pria diverso; a sboccar venne</l>
<l>poco lungi dall'ara e ritrovossi</l>
<l>dietro appunto al tiranno. Allora stette</l>
<l>alquanto, altero e fosco, e l'occhio bieco</l>
<l>girò d'intorno. Qui il narrar vien manco;</l>
<l>poiché la sacra preparata scure,</l>
<l>che fra patere e vasi aveva innanzi,</l>
<l>l'afferrare a due mani e orribilmente</l>
<l>calarla e all'empio re fenderne il collo</l>
<l>fu un sol momento; e fu in un punto solo</l>
<l>ch'io vidi il ferro lampeggiare in aria</l>
<l>e che il misero a terra stramazzò.</l>
<l>Del sacerdote in su la bianca veste</l>
<l>lo spruzo rosseggiò; più gridi alzârsi,</l>
<l>ma in terra i colpi ei replicava. Adrasto,</l>
<l>ch'era vicin, ben si avventò; ma il fiero</l>
<l>giovane qual cignal si volse e in seno</l>
<l>gli piantò la bipenne. Or chi la madre</l>
<l>pinger potrebbe? Si scagliò qual tigre,</l>
<l>si pose innanzi al figlio ed a chi incontra</l>
<l>veniagli, opponea il petto. Alto gridava</l>
<l>in tronche voci: — È figlio mio, è Cresfonte;</l>
<l>questi è 'l re vostro; — ma il romor, la calca</l>
<l>tutto opprimea: chi vuol fuggir, chi innanzi</l>
<l>vuol farsi; or spinta or risospinta ondeggia,</l>
<l>qual messe al vento, la confusa turba</l>
<l>e lo perché non sa; correr, ritrarsi,</l>
<l>urtare, interrogar, fremer, dolersi,</l>
<l>urli, stridi, terror, fanciulli oppressi,</l>
<l>donne sossopra. Oh fiera scena! Il toro,</l>
<l>lasciato in sua balia, spavento accresce,</l>
<l>e salta e mugge: echeggia d'alto il tempio;</l>
<l>chi s'affanna d'uscir preme e s'ingorga</l>
<l>e per troppo affrettar ritarda. In vano</l>
<l>le guardie là, che custodian le porte,</l>
<l>si sforzaro d'entrar, ché la corrente</l>
<l>le svolse e seco alfin le trasse. Intanto</l>
<l>erasi intorno a noi drappel ridotto</l>
<l>d'antichi amici; sfavillavan gli occhi</l>
<l>dell'ardito Cresfonte, e altero e franco</l>
<l>s'avviò per uscir fra i suoi ristretto.</l>
<l>Io che disgiunta ne rimasi, al fosco</l>
<l>adito angusto che al palagio guida,</l>
<l>mi corsi, e gli occhi rivolgendo vidi</l>
<l>sfigurato e convolto — orribil vista! —</l>
<l>spaccato il capo e 'l fianco, in mar di sangue</l>
<l>Polifonte giacer; prosteso Adrasto</l>
<l>ingombrava la terra, e semivivo</l>
<l>contorcendosi ancor, mi fe' spavento,</l>
<l>gli occhi appannati nel singhiozzo aprendo.</l>
<l>Rovesciata era l'ara e sparsa e infranti</l>
<l>canestri e vasi e tripodi e coltelli.</l>
<l>Ma che bado io più qui? Dar l'armi ai servi,</l>
<l>assicurar le porte e far ripari</l>
<l>tosto si converrà, ch'aspro fra poco</l>
<l>senz'alcun dubbio soffriremo assalto.</l></lg></sp>
</div2>

<div2 type="scena">
<head>SCENA SETTIMA</head>

<stage>POLIDORO, <emph>poi</emph> MEROPE, EGISTO, EURISO</stage>
<stage><emph>con séguito d'altri</emph>.</stage>
    <sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Senza del vostro alto, immortal consiglio</l>
<l>già non veggiam sì fatti casi, o dèi.</l>
<l>Voi dal cielo assistete. O membra mie,</l>
<l>perché non sète or voi quai foste un tempo?</l>
<l>Come pronto e feroce or io... Ma ecco...</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Sì sì, o messeni, il giuro ancora: è questi,</l>
<l>questi è il mio terzo figlio; io 'l trafugai,</l>
<l>io l'occultai finor; questi è l'erede,</l>
<l>questi del vostro buon Cresfonte è il sangue:</l>
<l>di quel Cresfonte che non ben sapeste</l>
<l>se fosse padre o re; di quel Cresfonte</l>
<l>che sì a lungo piangeste. Or vi sovvenga</l>
<l>quanto ei fu giusto e liberale e mite.</l>
<l>Colui che là dentro il suo sangue è involto</l>
<l>è quel tiranno, è quel ladron, quell'empio</l>
<l>ribelle, usurpator, che a tradimento</l>
<l>del legittimo re, de' figli imbelli</l>
<l>trafisse il sen, sparse le membra; è quegli</l>
<l>ch'ogni dritto violò, che prese a scherno</l>
<l>le leggi e i dèi; che non fu sazio mai</l>
<l>né d'oro, né di sangue, che per vani</l>
<l>sospetti trucidò tanti infelici</l>
<l>ed il cener ne sparse, e fin le mura</l>
<l>arse, spiantò, distrusse. A qual di voi</l>
<l>padre o fratel, figlio, congiunto o amico</l>
<l>non avrà tolto? E dubitate ancora?</l>
<l>Forse non v'accertate ancor che questi</l>
<l>sia il figlio mio? sia di Cresfonte il figlio?</l>
<l>Se alle parole mie non lo credete,</l>
<l>credetelo al mio cor; credete a questo</l>
<l>furor d'affetto, che m'ha invasa e tutta</l>
<l>m'agita e avvampa: eccovi il vecchio, il cielo</l>
<l>mel manda innanzi, il vecchio che nodrillo.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l part="I">Io, io...</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Ma che? che testimon? che prove?</l>
<l>Questo colpo lo prova: in fresca etate</l>
<l>non s'atterran tiranni in mezzo a un tempio</l>
<l>da chi discende altronde e nelle vene</l>
<l>non ha il sangue d'Alcide. E qual speranza</l>
<l>or più contra di noi nodrir potranno</l>
<l>Elide e Sparta, se dell'armi vostre</l>
<l part="I">sia conduttor sì fatto eroe?</l></lg></sp>

<sp><speaker>EURISO</speaker>
<lg>
<l part="F">Reina,</l>
<l>nasce il nostro tacer sol da profonda</l>
<l>meraviglia che il petto ancor c'ingombra,</l>
<l>e più d'ogni altro a me; ma non pertanto</l>
<l>certa sii pur ch'ognun, che qui tu vedi,</l>
<l>correr vuol teco una medesma sorte.</l>
<l>Sparso è nel popol già che di Cresfonte</l>
<l>è questi il figlio; se l'antico affetto,</l>
<l>o se più in esso stupidezza e oblio</l>
<l>potran, vedremo or or; ma in ogni evento</l>
<l>contra i seguaci del tiranno e l'armi</l>
<l>il nostro re — che nostro re pur sia —</l>
<l>avrà nel nostro petto argine e scudo.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Timor si sgombri; ché se meco amici</l>
<l>voi siete, io d'armi e di furor mi rido.</l></lg></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
    <head>SCENA ULTIMA</head>

<stage>ISMENE <emph>e detti</emph>.</stage>
    <sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="I">Che fai, regina? Che più badi?</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l part="F">Oimé,</l>
<l part="I">che porti?</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Il gran cortil... non odi i gridi?</l>
<l part="I">Corri e conduci il figlio.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l part="F">Io, io v'accorro.</l>
<l part="I">Resta, reina.</l></lg></sp>

<sp><speaker>ISMENE</speaker>
<lg>
<l part="F">Il gran cortile è pieno</l>
<l>d'immensa turba, uomini e donne; ognuno</l>
<l>chiede l'eroe che 'l fier tiranno uccise,</l>
<l>veder vorrebbe ognuno il re novello.</l>
<l>Chi rammenta Cresfonte e chi descrive</l>
<l>il giovinetto; altri dimanda ed altri</l>
<l>narra la cosa in cento modi. I «viva»</l>
<l>fendono l'aria; infino i fanciulletti</l>
<l>batton le man per allegrezza; è forza,</l>
<l>credi, egli è forza lagrimar di gioia.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>O lodato sia tu che tutto reggi</l>
<l>e che tutto disponi. Andiamo, o caro</l>
<l>figlio, tu sei già re; troppo felice</l>
<l>oggi son io; senza dimora andianne,</l>
<l>finché bolle nei cor sì bel desio.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Credete, amici, che sì cara madre</l>
<l>m'è assai più caro d'acquistar che il regno.</l></lg></sp>

<sp><speaker>POLIDORO</speaker>
<lg>
<l>Giove, or quando ti piace, ai giorni miei</l>
<l>imponi pur il fin: de' miei desiri</l>
<l>veduta è già la meta; altro non chieggio.</l></lg></sp>
<sp><speaker>EGISTO</speaker>
<lg>
<l>Reina, a questo vecchio io render mai</l>
<l>ciò che gli debbo non potrei; permetti</l>
<l>che a tenerlo per padre io segua ognora.</l></lg></sp>

<sp><speaker>MEROPE</speaker>
<lg>
<l>Io più di te gli debbo, e assai mi piace</l>
<l>di scorgerti sì grato e che il tuo primo</l>
<l>atto e pensier di re virtù governi.</l></lg></sp>
</div2>
</div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
