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      <title>Per S. A. il barone Ludovico d'Erthal</title>
      <author>Vincenzo Monti</author>
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    <extent>10 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Canti e poemi di Vincenzo Monti</title>
        <title type="part">v.</title>
        <author>Monti, Vincenzo</author>
        <editor id="ed">Carducci, Giosue</editor>
        <publisher>G. Barbera</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date>1886</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.6 - Poesia italiana. Periodo del rinnovamento, 1748-1814.</term>
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<div1 n="Per S.A. Il Sig. barone Ludovico D'Erthal"><head>PER S.A. IL SIG. BARONE LUDOVICO D'ERTHAL PRINCIPE DEL S. ROM. IMPERO, ELETTO VESCOVO D'ERIPOLI NEL MDCCLXXIX.</head>
<lg>
<l>Io d'Elicona abitator tranquillo,</l>
<l>Solo del rezzo d'un allor contento</l>
<l>E d'un fonte che dolce abbia zampillo,</l>
<l>Non mi rattristo se per me non sento</l>
<l>Muggir mille giovenche e la campagna</l>
<l>Rotta non va da cento aratri e cento.</l>
<l>Non mi cal che di Francia o di Brettagna</l>
<l>Sul lido american prevaglia il fato</l>
<l>E che tutta di guerre arda Lamagna.</l>
<l>Cerco sol che non sia meco sdegnato</l>
<l>Apollo, e tempri colle rosee dita</l>
<l>La non vil cetra che mi pende a lato;</l>
<l>Nè questa mi contenda ombra romita</l>
<l>Nè questa erbetta dal corrente umore</l>
<l>E dall'aura d'april scossa e nudrita.</l>
<l>Qui vo cantando come detta il core,</l>
<l>E sul margo dell'onde cristallino</l>
<l>Ora questo raccolgo ed or quel fiore:</l>
<l>Poi m'insegnan le bionde Eliconine</l>
<l>A comporne di vergini vezzose</l>
<l>O di lodato eroe ghirlanda al crine.</l>
<l>Coglietemi di Pindo oggi le rose</l>
<l>Più scelte, o Muse: oggi dobbiam le acute</l>
<l>Dell'Alpi valicar balze nevose,</l>
<l>E tesserne corona alla virtute</l>
<l>Dell'inclito d'Erthal, questo sul Meno</l>
<l>Inno traendo dalle corde argute.</l>
<l>Prence caro agli dèi, che chiudi in seno</l>
<l>Valor sovrano alto consiglio, a cui</l>
<l>Pietro confida di Wurtzburgo il freno;</l>
<l>Se interrompere alquanto i pensier tui</l>
<l>Lice e le cure che veglianti or sono</l>
<l>In maturar la sicurezza altrui;</l>
<l>Non sdegnar di Parnaso il sacro suono,</l>
<l>Che piace anche al gran Giove e vien sovente</l>
<l>L'orecchio ai regi a lusingar sul trono.</l>
<l>Più bella è la virtude e più lucente</l>
<l>Fra i colori febèi, qual mattutina</l>
<l>Rosa in faccia al solar raggio nascente,</l>
<l>Che fresca rugiadosa e porporina</l>
<l>Beve l'amica luce, e par che intenda</l>
<l>Com'essa è vaga e d'ogni fior reina.</l>
<l>Virtù qualunque in uman cor s'accenda</l>
<l>Della vita è conforto; e del destino</l>
<l>Sola gli errori e le ferite emenda.</l>
<l>Sola agli affanni nel mortal cammino</l>
<l>Toglier può l'uomo, e all'alta degli dèi</l>
<l>Lieta condizion farlo vicino.</l>
<l>Per lei la morte orror non ha, per lei</l>
<l>Non rumoreggia disdegnoso il cielo,</l>
<l>Nè avvampa il fulmin che spaventa i rei.</l>
<l>Ovunque ella si volge, è senza gelo</l>
<l>Senza squallor la terra, e mille fiori</l>
<l>Vedi alzarsi ridenti in loro stelo.</l>
<l>E come il sol co' temperati ardori</l>
<l>Spirito infonde nelle cose, e schietti</l>
<l>Del suo bell'arco stàmpavi i colori;</l>
<l>Così virtude negli umani petti</l>
<l>Soavità di paradiso ispira,</l>
<l>Norma donando ai contumaci affetti.</l>
<l>Sovr'essa il cielo innamorato gira</l>
<l>Gli occhi; e nel cor dell'uom che la rinserra</l>
<l>L'immagine di Dio contempla e mira.</l>
<l>Salve, o santa virtù, che su la terra</l>
<l>Pochi incensi fumar vedi al tuo nume,</l>
<l>Perchè soverchio il vizio ti fa guerra!</l>
<l>Se indarno lusingar al tuo bel lume</l>
<l>Senti il mondo briaco e lordi intorno</l>
<l>Son gli altari di fango e sudiciume,</l>
<l>Già non per questo del terren soggiorno</l>
<l>Schiva ti mostri, nè ancor vuoi nè sai</l>
<l>Cercar sdegnata al patrio ciel ritorno;</l>
<l>Chè dal comun disordine tu fai</l>
<l>Più pura emerger tua bellezza, e spandi</l>
<l>Fra tanto orrore più lucenti i rai.</l>
<l>Nè penuria è quaggiù d'anime grandi</l>
<l>Fide al tuo cenno, e di cui fama suoni</l>
<l>Che d'Europa all'amor le raccomandi.</l>
<l>Ecco d'Erthallo, che de' tuoi campioni</l>
<l>Al numero s'aggiunse, entro il cui petto</l>
<l>Di nuova speme il fondamento poni.</l>
<l>Tu l'allattasti in cuna; e pargoletto</l>
<l>Riposandoti in grembo ei le pupille</l>
<l>Alla luce avvezzò del tuo cospetto:</l>
<l>Tu gli piovesti al cor dolci scintille,</l>
<l>Qual sopra un fior di fresca primavera</l>
<l>Cadon dell'alba l'odorate stille:</l>
<l>Tu maestra sagace e condottiera</l>
<l>Il cammin gli segnasti, onde spedito</l>
<l>Correr di gloria l'immortal carriera;</l>
<l>Nè facesti l'onor del sangue avito,</l>
<l>Ma de' gran padri in ordine distinto</l>
<l>La bruna immago gli mostrasti a dito.</l>
<l>Altri di lunga scimitarra cinto</l>
<l>Corse di Marte i campi, e duro atleta</l>
<l>Tornò di quercia e di bei lauri avvinto:</l>
<l>Altri rivolti a più felice mèta</l>
<l>Di sudor sacro sparsero le fronti</l>
<l>Del santuario all'ombra mansueta.</l>
<l>Fama i nomi ne porta illustri e conti,</l>
<l>E le mura e le vie parlan pur anco</l>
<l>Di Bruchenavia, e d'Amelburgo i ponti.</l>
<l>Egli mirava al destro lato e al manco</l>
<l>Con avid'occhio i volti appesi, e onore</l>
<l>Pungea frattanto il giovinetto fianco.</l>
<l>Ma degli avi superbia entro quel core</l>
<l>Non surse, chè dell'anime ornamento</l>
<l>Non è degli avi il grido e lo splendore:</l>
<l>Ben l'esempio destò con bel portento</l>
<l>Mille al garzon virtudi emule in seno,</l>
<l>E diè lor qualitade ed alimento.</l>
<l>Quindi costanza, che con piè sereno</l>
<l>Sta sopra il fato e la fortuna, e sprezza</l>
<l>Il turbine che l'urta ed il baleno:</l>
<l>Quindi umiltà, che rado alla grandezza</l>
<l>Si fa compagna, e scritto porta in faccia</l>
<l>Il sentimento della sua bassezza:</l>
<l>Quindi pietade, che amorosa in traccia</l>
<l>Va de' miseri afflitti, e alla gridante</l>
<l>Lacera povertà stende le braccia;</l>
<l>E inviolabil fede, e cogitante</l>
<l>Tarda prudenza, e cento altre sorelle</l>
<l>D'atti e nome diverse e di sembiante,</l>
<l>Tutte un dì nate in paradiso, e belle</l>
<l>Come del ciel su la cerulea vesta</l>
<l>Le rugiadose tremolanti stelle.</l>
<l>Alza, o Tebro, dai gorghi alza la testa;</l>
<l>E benchè di tue bionde acque bramoso</l>
<l>Il Tirreno t'aspetti, il corso arresta.</l>
<l>Rendi a un vate ragion. Il generoso</l>
<l>Eroe ch'io canto, tu conosci; e altero</l>
<l>Levasti il capo dallo speco algoso,</l>
<l>Quando fra i genii del romano impero</l>
<l>Ricco d'alto saper largo ei solea</l>
<l>Spargere lo splendor del suo pensiero;</l>
<l>E innamorato della dotta Astrea</l>
<l>Del Lambertino Benedetto i gravi</l>
<l>Sapientissimi accenti egli bevea,</l>
<l>Qual'ape che d'aprile ai più soavi</l>
<l>Fiori se 'n vola, e nelle celle il grato</l>
<l>Succo ne porta a fabbricarne i favi;</l>
<l>Cresce il lavor celeste, e fortunato</l>
<l>Ride il villan, che il rustico catino</l>
<l>Spera colmar del nettare odorato.</l>
<l>Ma non fêro i bei colli di Quirino</l>
<l>Dolce lusinga a chi dell'Austria poi</l>
<l>Giovar dovea la causa ed il destino.</l>
<l>Ratisbona e Wetzlar sanlo, che a noi</l>
<l>Invidiose l'involaro e tanto</l>
<l>N'andâr superbe de' consigli suoi:</l>
<l>E quei che avversi e quei che fidi al santo</l>
<l>Cattolico stendardo a lui largiro</l>
<l>Di cor gentile e di gran senno il vanto.</l>
<l>Allor dal seno di Wurtzburg s'udiro</l>
<l>E dalle vette di Bamberga estreme</l>
<l>Sorger le voci del comun desire.</l>
<l>Il genio tutelare alle supreme</l>
<l>Parti le spinse, e in te gli astri clementi</l>
<l>Della tua patria coronar le speme.</l>
<l>Lieta si desta su i felici eventi</l>
<l>L'illustre di Sconborn ombra diletta,</l>
<l>E dentro l'urna mormorar la senti;</l>
<l>Chè bella vede e al ciel pur anco accetta</l>
<l>Questa un tempo sua greggia, e non altronde</l>
<l>Di sè più degno successore aspetta.</l>
<l>Men torbe il Meno gorgogliar fa l'onde;</l>
<l>E tutte fuor de' liquidi cristalli</l>
<l>Chiama le acquose ninfe in su le sponde;</l>
<l>Che d'alga il crin coperte e di coralli</l>
<l>Danzano a gara, e fuor degli antri oscuri</l>
<l>Traggon l'eco de' boschi e delle valli,</l>
<l>Mentre al fragor di trombe e di tamburi</l>
<l>Con fiero scoppio tuonano dintorno</l>
<l>Di Fravenbergo i fulminanti muri.</l>
<l>Spiagge beate! a voi dal suo soggiorno</l>
<l>Tranquillo Iddio sorride, e riconduce</l>
<l>Placido sempre e benedetto il giorno.</l>
<l>Ma piange Italia, che maligno e truce</l>
<l>Mira il sole dall'alto infuriarse</l>
<l>E l'incendio versar d'infausta luce.</l>
<l>Fuggon le nubi impaurite e sparse,</l>
<l>E vanno al saettar della gran vampa</l>
<l>Sul lido più felice a rovesciarse.</l>
<l>Selve, campagne la celeste lampa</l>
<l>Strugge; e la terra incenerita e rossa</l>
<l>Dalle viscere sue fuma ed avvampa.</l>
<l>Nè il braccio ancor ritrae dalla percossa</l>
<l>Il nume punitor sordo alle grida,</l>
<l>Sì che omai parmi paventar si possa</l>
<l>L'antica di Feton fiamma omicida.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
