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      <title>Legazione di Francia di Antonio Foscarini (1608-1611)</title>
      <author>Antonio Foscarini</author>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2005</date>
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              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Relazioni di ambasciatori veneti al Senato : tratte dalle migliori edizioni disponibili e ordinate cronologicamente</title>
        <title type="part">vol.</title>
        <author>Firpo, Luigi</author>
        <publisher>Bottega d'Erasmo</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1965</date>
        <note>Il volume sesto va dal 1600 al 1656.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
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<div1 n="Legazione di Francia di Antonio Foscarini (1608-1611)">
<head>Legazione in Francia
di
Antonio Foscarini
ambasciatore
ad Enrico IV
ed a Maria de Medici
dall'anno 1608 al 1611.</head>
<div2><head>Premessa</head>
<argument><p>Commissione
adì XXVIII settembre MDCVII
<hi rend="italic">che al diletto nobil nostro Antonio Foscarini eletto ambasciatore
alla Maestà Cristianissima sia commesso in questa forma.</hi></p></argument>
<p>La esperienza che abbiamo della prudenza e virtù di te, diletto nobil
nostro Antonio Foscarini, ci rende certi che in questa tua legazione alla
Maestà Cristianissima  alla quale ti abbiamo destinato in luogo del diletto
nobil nostro Pietro Priuli riporterai quella lode che ti hai acquistato negli
altri incarichi politici da te esercitati così dentro come fuori di questa città,
corrispondendo pienamente all'ottimo concetto che tenemo del voler tuo
e del buon zelo che hai mostrato in ogni occasione del publico servizio.</p>
<p>Ti commettemo pertanto col Senato, che col nome del Signor Iddio
debba metterti in viaggio per andar a trovar la detta Maestà Cristianissima dove ella sarà, e comunicata prima col precessor tuo la presente commissione e prese da lui le necessarie informazioni, procurerai di aver l'udienza da Sua Maestà, alla quale andato e presentate le lettere nostre credenziali, ti rallegrerai a nome della Repubblica del buon stato di salute,
nel quale speriamo che sii per ritrovarla, e poi le esprimerai che continuando noi nella nostra naturale affezione ed osservanza verso quella Cristianissima Corona ti abbiamo mandato per risieder Ambasciatore nostro
ordinario presso la Maestà Sua in luogo del tuo precessore; aggiungendole che sebbene la principal commissione che hai avuto da noi è di procurare con ogni studio la perfetta corrispondenza di amore e di ottima
volontà fra la Maestà Sua e la Repubblica nostra; nondimeno considerando la benevolenza che di continuo ha dimostrato e tuttavia dimostra
verso le cose nostre; e sapendo all'incontro benissimo la molta osservanza
che le portiamo, sei certo che nell'adempire questa parte non avrai ad incontrare in alcuna difficoltà poichè farai sempre ogni buon officio per mantenere ed accrescere quella buona intelligenza ed osservanza che conserviamo con quella Cristianissima Corona. Appresso le dirai che siccome intendemo sempre con particolare contento le prosperità e felici avvenimenti della Maestà Sua, così desideriamo che li degnissimi suoi pensieri
sortiscano sempre la medesima felicità con non minor aumento di gloria
alla sua Cristianissima persona che a benefizio universale ed a comodo ed
ampliazione di quel nobilissimo e potentissimo regno, siccome per adempimento di desiderato bene speriamo che il Signore Iddio preserverà e
conserverà lungamente la Maestà Sua a servizio della Cristianità, a beneficio della sua regal prole, ed a particolare consolazione di noi veri ed osservanti amici di Sua Maestà Cristianissima.</p>
<p>Con la Maestà della regina farai medesimamente quell'ufficio che
giudicherai conveniente per espressione del contento che sentiamo in ogni
tempo di ogni sua maggiore felicità. E nel presentare alla Maestà Sua le
lettere nostre credenziali, dirai che quanto meno abbiamo potuto esprimer
in esse la pienezza della nostra affettuosa ed osservante volontà, tanto più
procureremo che sia corroborata dagli effetti in tutto ciò che si tratterà
delle soddisfazioni della Maestà Sua.</p>
<p>Visiterai quando l'opportunità te lo concederà i principi e principesse del sangue, gli illustrissimi cardinali e quegli altri personaggi che
si troveranno o verranno in corte secondo che per tua prudenza giudicherai convenire alla dignità e servizio pubblico; procedendo poi secondo il
consueto nel visitare li ministri di quella corte, e li rappresentanti dei
principi che in essa faranno residenza.</p>
<p>Se al tuo arrivo si troverà ancora alla corte la regina Margherita
farai seco quell'ufficio che ti parerà conveniente a nome nostro, usando
quei titoli che troverai esserle dati dagli altri.</p>
<p>Procurerai con ogni diligenza e spirito di ben intendere le trattazioni
e negozii che alla giornata occorreranno e particolarmente tutto quello che
si andrà facendo da sua Maestà nel negozio dei Grigioni, nel quale abbiamo quell'interesse che ti è benissimo noto, dandoci di tempo in tempo diligente avviso così di questo negozio come di ogni altro che giudicherai
degno di nostra notizia, procurando perciò di trovarti sempre quanto più
si potrà vicino al luogo dove si troverà Sua Maestà con soddisfazione però
di lei, chè secondo le occorrenze non mancheremo di darti quegli ordini
che stimeremo conformarsi col servizio delle cose pubbliche.</p>
<p>Tu sai benissimo il desiderio che abbiamo che le cose della religione cattolica procedano sempre bene così per beneficio particolare di quel
regno come per l'universale di tutta la cristianità; però nelli ragionamenti
dimostrerai che tutto quello che potrà seguire per aumento di detta religione sarà sempre gratissimo alla Repubblica nostra. E dopo che il precessor tuo ti avrà consegnate le scritture ed istruzioni necessarie come
gli scrivemmo, ci contentiamo che egli presa buona licenza da Sua Maestà,
se ne possa ritornare alla patria.</p>
<p>Se passerai per Milano, visiterai in nome nostro l'illustrissimo governatore di quello Stato e poi medesimamente l'Altezza  del signor duca di
Savoja, se ti occorrerà passar dove ella si ritrovi, facendo ufficio di complimento e con Sua Altezza e con Sua Eccellenza conforme all'affezione nostra verso di loro, presentando all'uno ed all'altro le lettere nostre credenziali.</p>
<p>Se nel viaggio ti occorrerà trovar alcun altro personaggio di qualità
e titolo rappresentante così la cristianissima come la cattolica Maestà,
volemo che debba visitarlo in nome nostro, facendo con ciascuno di essi
quell'uffizio che ti parerà conveniente rispetto al grado e condizione loro.</p>
<p>Avrai per tue spese scudi duecento da lire 7 l'uno al mese, senza obbligo di render conto, ed a buon conto ti abbiamo fatto dare in sovvenzione scudi ottocento per mesi quattro e scudi mille per il donativo, secondo la parte del Senato di 2 giugno 1561. E per comprare cavalli, coperte e forzieri ducati 300 da lire 6 e 4 per ducato, ed altri ducati 300
per spese estraordinarie delle quali sei tenuto render conto al tuo ritorno.
Al tuo secretario in dono ducati cento ed a' due corrieri che ti accompagneranno ducati venti per uno.</p>
<p>E volemo che possi portare a risiego della Signoria Nostra argenti per la
valuta di ducati 400 da essere stimati all'officio delle Rason Nuove
secondo l'ordinario.</p>
<p>De parte 193</p>
<p>De non 3</p>
<p>Non sinceri 5</p></div2>
<div2 n="Relazione">
<opener><salute>Serenissimo Principe!</salute></opener>
<p>Dopo undici anni di continuato ed importante servizio, mentre dovevo io Antonio Foscarini cavaliere riferire fino all'anno 1616
a Vostra Serenità quanto nelle ambasciate di Francia e d'Inghilterra aveva osservato ed operato di fruttuoso al pubblico interesse, e mentre doveva ricordarle il modo di raccogliere in quel
tempo opportuno i primi frutti della dichiarazione ottenuta dal re
della Gran Brettagna a favore dell'Eccellenze Vostre nei passati
travagli della Repubblica, di che ne diedi conto con lettere del 5
di ottobre 1615 a Vostra Serenità, la quale dopo la confermazione fatta da Sua Maestà al signor ambasciatore Barbarigo, trovò
anco buono di fargliene render grazie con ispedizione di corriero
espresso: la stessa ora appunto del mio ritorno alla patria trovai
da quella stessa persecuzione, che per lungo tempo in Inghilterra
mi difficoltò e sconcertò sempre notabilmente il pubblico servizio,
e mi impedì quasi affatto l'esecuzione di esso, essermi stati preparati quei travagli e calunnie che mi hanno tenuto lungamente
negli affanni che sono ben noti, onde essendo corsi trenta mesi
consumati da me in quei grandissimi patimenti, avendo in così
lungo tempo tutti gli affari del mondo più volte mutato e rimutato
faccia, convengono quelle cose che dette allora sarebbono state
fruttuose, ora portate fuori di tempo, essere già in gran parte fatte
inutili, poichè in Francia il governo è passato dalla regina nel re,
i ministri mutati, e l'Eccellenze Vostre dopo quel tempo hanno
inteso più relazioni di quella parte da diversi loro illustrissimi
ambasciatori, per le quali cagioni di Francia non dirò altro; e
d'Inghilterra sono stato anco in pensiero di far lo stesso per non
cominciare da cose vecchissime e per necessità terminare in cose
vecchie; ma non avendo l'Eccellenze Vostre avuto relazione di
quel regno dopo quella dell'illustrissimo signor ambasciatore Cornaro che fu già otto anni almeno, e non essendo forse anco per
averne per ora, essendo l'illustrissimo ambasciatore Contarini destinato in Spagna, portando anco cosi l'obbligo mio, mi risolvo
di riferire il solo essenziale.</p>
<p>Dirò dunque liberamente il bene e il male, e con molta brevità mi restringerò in quelle sole cose delle quali possino le Signorie Vostre Eccellentissime cavar qualche frutto. </p>
<p><hi rend="italic">Prosegue a discorrere dell'Inghilterra, cominciando:</hi> Sa ognuno che l'isola della Gran Brettagna ecc., <hi rend="italic">e dopo di aver data
compiuta relazione di questa sua seconda ambasceria, termina con
queste parole:</hi>
Queste sono quelle cose che mi sono passate per mani, anzi
per non diminuire ingratamente la confessione delle grazie dovute
al Signor Iddio e per non defraudare tacendo la verità, è necessarissimo che dica queste esser quelle opere che la Divina Maestà s'è compiaciuta di fare, ed ha voluto che seguano col mezzo umile della mia interposta persona alla presenza del mondo, e con aumento alla Serenissima Repubblica di servizio e di riputazione, contese dai maggiori potentati. Così il progresso del
mio già felice servizio pieno di grazie del Signor Iddio, colmo di
attestati della pubblica soddisfazione, soprafatto da lodi sovrabbondanti ad ogni mio merito, sempre continuò fino a che il cielo per
moderare la contentezza del mio animo innalzato ad una sopraumana consolazione, permise che da chi si sà, ed a chi Dio
perdoni, fosse esercitata a tutte le maggiori prove la mia pazienza, la quale aggravata da mille invenzioni e da infinite calunnie,
travagliata da incredibili patimenti e da continue dilazioni che alla
sollecita espedizione si interponevano, era ridotta a somma stanchezza, quando il Signore Iddio mosso dalle mie non meritate
calamità ed umilissime preghiere, inspirò la Serenità Vostra e l'Eccellentissimo Consiglio dei Dieci, veri esecutori della divina volontà, ad ispedire come fecero con somma diligenza e dando
forza non solo alla mia povera lingua, ma anco al mio reverente
silenzio, e sviluppando dagli intrighi diabolici la mia calunniata
innocenza, mi liberò da quei patimenti che per malizia d'altri e
senz'alcun mio demerito io pativo. Ora, Serenissimo Principe, Illustrissimi ed Eccellentissimi Signori, vedendomi risorto dopo rese
al Signor Iddio le dovute grazie, con lo stesso ardore, fede e
prontezza ritorno, anzi continuo al mio debito e reverente servizio, e scordato di tutte le persecuzioni sofferte con quella pazienza della quale spero che dal Signor Iddio mi sia preservato il
premio altrove, di altro non lo supplicherò se non che come mi
ha preservato l'onore e la vita così mi conceda forze e vigore
per poter servire l'Eccellenze Vostre, alle quali rendo umilissime
grazie, nè di altro mi dolgo se non d'aver perduto quel tempo
che avrei potuto spendere forse fruttuosamente nei travagli della
mia riveritissima patria, nei servizii della quale oltre diversi e
straordinarii favori ho avuto l'ordinario donativo, del quale contentandosi la Serenità Vostra e l'Eccellenze Vostre Illustrissime
farmi l'ordinaria grazia, come umilissimamente ed affettuosissimamente ne le supplico, procurerò che serva per ripararmi in
qualche parte da quei debiti che mi trovo aver contratto gravissimi di ducati quattordici in quindicimille, per servire degnamente
Vostra Serenità e l'Eccellenze Vostre Illustrissime, e resterà insieme con tutto il rimanente delle mie fortune e della mia vita in
un deposito pronto e obbligato a tutti i cenni e ad ogni comando
della Serenità Vostra e dell'Eccellenze Vostre Illustrissime, mio
principe e miei signori. Grazie.</p></div2></div1></body></text></TEI.2>
