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      <title>La musogonia</title>
      <author>Vincenzo Monti</author>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Poesie</title>
        <author>Monti, Vincenzo</author>
        <editor id="ed">Bezzola, Guido</editor>
        <publisher>UTET</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1969</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.6 - Poesia italiana. Periodo del rinnovamento, 1748-1814.</term>
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<div1><head>LA MUSOGONIA</head>

<lg><l>Cor di ferro ha nel petto, alma villana</l>
<l>chi fa de' carmi alla bell'arte oltraggio,</l>
<l>arte figlia del cielo, arte sovrana,</l>
<l>voce di Giove e di sua mente raggio.</l>
<l>O Muse, o sante dee, la vostra arcana</l>
<l>origine vuo' dir con pio linguaggio,</l>
<l>se mortal fantasia troppo non osa</l>
<l>prendendo incarco di celeste cosa.</l></lg>
<lg><l>Ma come in pria v'invocherò? Tespìadi</l>
<l>dovrò forse nomarvi o Aganippee?</l>
<l>O titolo di caste Eliconìadi</l>
<l>più vi diletta o di donzelle Ascree?</l>
<l>So che ninfe Castalie e Citerladi</l>
<l>chiamarvi anco vi piace e Pegasee;</l>
<l>e vostro sulle rive d'Ippocrene</l>
<l>di Pleridi e il nome e di Camene.</l></lg>
<lg><l>Qualunque suoni a voi più dolce al core</l>
<l>di sì care memorie, a me venite;</l>
<l>e qual fuvvi tra' numi il genitore</l>
<l>e qual la madre tra le dee mi dite:</l>
<l>ché ben privo è di senno e mentitore</l>
<l>chi di seme mortal vi stima uscite;</l>
<l>né Sicion a sue figlie or più vi chiama,</l>
<l>né d'Osiride serve invida fama.</l></lg>
<lg><l>Ma il maggior degli dèi, l'onnipossente</l>
<l>Giove di nembi adunator v'è padre,</l>
<l>e a lui vi partorì diva prudente</l>
<l>Mnemosine di forme alme e leggiadre;</l>
<l>diva del cor maestra e della mente,</l>
<l>e del caro pensier custode e madre,</l>
<l>all'Erebo nipote, e della bei la</l>
<l>Temi e del biondo Iperion sorella.</l></lg>
<lg><l>Reina della fertile Eleutera</l>
<l>sovente errava la titania dea</l>
<l>per la selva beota, e di Plera</l>
<l>visitava le fonti e di Pimplea.</l>
<l>Sotto il suo piè fiorìa la primavera;</l>
<l>e giacinti e melisse ella cogliea,</l>
<l>amor d'eteree nari, e quel che verno</l>
<l>unqua non teme, l' amaranto eterno.</l></lg>
<lg><l>Il timo e la viola, onde il bel suolo</l>
<l>soavemente d'ogni parte oliva</l>
<l>va depredando la sua mano, e solo,</l>
<l>solo del loto e del narciso e' schiva;</l>
<l>ché argomento amendue di sonno e duolo</l>
<l>crescon di Lete su la morta riva,</l>
<l>ed uno di Morfeo le tempie adombra,</l>
<l>l'altro il crin bianco delle Parche ingombra.</l></lg>
<lg><l>Fiori adunque mietea l' avventurosa</l>
<l>ilari e vivi, e se 'n dolea 'l terreno:</l>
<l>ella sovente un'infiammata rosa</l>
<l>al labbro accosta ed un ligustro al seno;</l>
<l>e il candor del ligustro e l'amorosa</l>
<l>de' fior reina al paragon vien meno,</l>
<l>e dir sembra: Colei non è sì vaga</l>
<l>che vermiglia mi fe' colla sua piaga</l></lg>
<lg><l>Ma la varia beltate, onde natura</l>
<l>le rive adorna de' ruscelli e il prato,</l>
<l>l'antica non potea superba cura</l>
<l>acchetar, di che porta il cor piagato.</l>
<l>Incessante la punge ed aspra e dura</l>
<l>la memoria del cielo abbandonato,</l>
<l>alla cara pensando olimpia sede</l>
<l>venuta in preda di tiranno erede.</l></lg>
<lg><l>Quindi nell'alto della mente infissi</l>
<l>stanle i fratelli al Tartaro sospinti,</l>
<l>ivi in quei tenebrosi ultimi abissi</l>
<l>dal fiero Giove di catene avvinti.</l>
<l>E molto è già che in quell'orror son vissi,</l>
<l>né gli sdegni lassù son anco estinti;</l>
<l>ché nuova tirannia sta sempre in tema,</l>
<l>e cruda è sempre tirannia che trema.</l></lg>
<lg><l>Arroge, che del suo minor germano</l>
<l>novella più non intendea, da quando</l>
<l>re Giove usurpator figlio inumano</l>
<l>dal tolto Olimpo lo respinse in bando;</l>
<l>né sapea che Saturno iva di Giano</l>
<l>per le quete contrade occulto errando,</l>
<l>ai nepoti d'Enotro a, al Lazio amico,</l>
<l>del secol d'oro portator mendico.</l></lg>
<lg><l>In tante d'odio e d'ira e di cordoglio</l>
<l>altissime cagioni ella smarrito</l>
<l>del gran titanio sangue avea l'orgoglio;</l>
<l>e fior parea depresso, abbrividito,</l>
<l>quando soffiar dall'iperboreo scoglio</l>
<l>si sente d'Orizìa l'aspro marito,</l>
<l>e tutta carca di soverchia brina</l>
<l>l'odorosa famiglia il capo inchina.</l></lg>
<lg><l>Sol che il nome tremendo oda talvolta</l>
<l>del saturnio signor la sconsolata</l>
<l>tutta nel volto turbasi, e per molta</l>
<l>paura indietro palpitando guata.</l>
<l>Ma che? la Parca indietro era già volta,</l>
<l>e decreto correa che alfin placata</l>
<l>del patrio ciel ricalcherìa le soglie</l>
<l>Mnemosine di Giove amante e moglie.</l></lg>
<lg><l>Sotto vergine lauro un giorno assisa</l>
<l>di Piera ei la vede alla sorgente.</l>
<l>La vede; e d'amor pronta ed improvvisa</l>
<l>per le vene la fiamma andar si sente,</l>
<l>e dalle vene all'ossa; in quella guisa</l>
<l>che d'autunno balen squarcia repente</l>
<l>la fosca nube e con veloce riga</l>
<l>di lucido meandro i nembi irriga.</l></lg>
<lg><l>Per quell'almo adempir dolce disìo</l>
<l>che Venere gli pose in mezzo al core,</l>
<l>che farà il caldo innamorato iddio?</l>
<l>Che far dovrà, che gli consigli, Amore?</l>
<l>Amor, che già scendea propizio e pio,</l>
<l>manifestossi in quella all'amatore;</l>
<l>e gli sorrise così caro un riso,</l>
<l>che di dolcezza un sasso avrìa diviso.</l></lg>
<lg><l>Ed umile pigliar sembianza e panno a</l>
<l>l'esortò di pastore e portamento.</l>
<l>Villano e illiberal parea l'inganno</l>
<l>al gran Tonante, e ne movea lamento.</l>
<l>Oh! gli rispose quel fanciul tiranno,</l>
<l>oh! che dirai, superbo e frodolento,</l>
<l>quando giovenco gli agenorei liti</l>
<l>empirai di querele e di muggiti?</l></lg>
<lg><l>Quando di serpe vestirai la squamma,</l>
<l>e or d'aquila le piume ora di cigno?</l>
<l>Quando pioggia sarai, quando una fiamma,</l>
<l>e l'erba calcherai con piè caprigno?</l>
<l>Sì dicendo lo tocca e più l'infiamma,</l>
<l>e il bel labbro risolve in un sogghigno.</l>
<l>Pensoso intanto di Saturno il figlio</l>
<l>né mover chioma si vedea né ciglio.</l></lg>
<lg><l>Stavansi muti al suo silenzio i venti,</l>
<l>muta stava la terra e il mar profondo;</l>
<l>languìa la luce delle sfere ardenti,</l>
<l>parea sospesa l'armonia del mondo.</l>
<l>Allor l'idalio dio delle roventi</l>
<l>folgori gli togliea di mano il pondo,</l>
<l>arme fatali che trattar sol osa</l>
<l>Giove e Palla Minerva bellicosa.</l></lg>
<lg><l>Ed or le tratta Amore, e nella mano</l>
<l>guizzar le sente irate a, e non le teme;</l>
<l>e appiè d'un'elce le depon sul piano,</l>
<l>che tocco fuma, e l'elce suda e geme.</l>
<l>Ne pute l'aria intorno e da lontano</l>
<l>invita i nembi; e roco il vento freme,</l>
<l>dir sembrando: Mortal, vattene altrove,</l>
<l>ché il fulmine tremendo e' qui di Giove.</l></lg>
<lg><l>Fatto inerme così l'egìoco nume</l>
<l>tutta deposta la sembianza altera,</l>
<l>di pastorel beoto il volto assume,</l>
<l>e questa di sue frodi è la primiera.</l>
<l>S'avvìa lunghesso il solitario fiume:</l>
<l>la selva si rallegra e la riviera,</l>
<l>e del dio che s'appressa accorta l'onda</l>
<l>più loquace a baciar corre la sponda.</l></lg>
<lg><l>Guida al fervido amante è quell'alato</l>
<l>garzon che l'alme a suo piacer corregge,</l>
<l>contro cui poco s'assecura il fato,</l>
<l>il fato a cui talor rompe la legge.</l>
<l>Egli alla diva l'appresenta, e aurato</l>
<l>dardo allor tolto dalla cote elegge;</l>
<l>e al vergin fianco di tal forza tira,</l>
<l>ch'ella tutta ne trema e ne sospira.</l></lg>
<lg><l>Loda il volto gentil, le rubiconde</l>
<l>floride guance e il bel tornito collo;</l>
<l>loda le braccia vigorose e tonde,</l>
<l>e l'omero che degno era d'Apollo;</l>
<l>bel sorriso, bel guardo, e vereconde</l>
<l>care parole, e tutto alfin lodollo.</l>
<l>Amor sì dolce le ragiona al core,</l>
<l>che in lui questo pur loda, esser pastore.</l></lg>
<lg><l>Verrà poscia stagion ch'altre due dive</l>
<l>faran la scusa del suo basso affetto,</l>
<l>quando Anchise del Xanto in su le rive</l>
<l>e quel vago d'Arabia giovinetto</l>
<l>famoso incesto delle fole argive,</l>
<l>la dea più bella stringeransi al petto;</l>
<l>e sul sasso di Latmo Endimione</l>
<l>vendicherà Callisto ed Atteone.</l></lg>
<lg><l>In poter dunque di due tanti dèi</l>
<l>congiurati in suo danno, Amore e Giove,</l>
<l>cess'ella al frodo, e castitate a lei</l>
<l>porse l'ultimo bacio, e mosse altrove.</l>
<l>Forniro il letto allegri fiori e bei</l>
<l>spontaneo–nati ed erbe molli e nuove</l>
<l>e intonar consapevoli gli augelli</l>
<l>il canto nuzial fra gli arboscelli.</l></lg>
<lg><l>Facean tenore alle lor dolci rime</l>
<l>l'aure fra i muti e ancor non dotti allori,</l>
<l>e il vicino Parnaso ambe le cime</l>
<l>scotea, presago de' futuri onori.</l>
<l>Le scotea Pindo ed Elicon sublime,</l>
<l>che i lor boschi sentian farsi canori;</l>
<l>e Temide di Vesta in compagnia</l>
<l>dall'antro a Febo già dovuto uscìa.</l></lg>
<lg><l>Tre volte e sei l'onnipossente padre</l>
<l>della figlia d'Urano in grembo scese,</l>
<l>ed altrettante avventurosa madre</l>
<l>di magnanima prole il dio la rese:</l>
<l>di nove io dico vergini leggiadre,</l>
<l>del canto amiche e delle belle imprese:</l>
<l>Melpomene che grave il cor conquide,</l>
<l>e Talìa che l'error flagella e ride;</l></lg>
<lg><l>Calliopea che sol co' forti vive,</l>
<l>ed or ne canta la pietade or l'ira;</l>
<l>Euterpe amante delle doppie pive,</l>
<l>e Polinnia del gesto e della lira;</l>
<l>Tersicore che salta, e Clio che scrive,</l>
<l>Erato che d'amor dolce sospira;</l>
<l>ed Urania che gode le carole</l>
<l>temprar degli astri ed abitar nel sole.</l></lg>
<lg><l>A toccar cetre, a tesser canti e balli</l>
<l>si dier concordi l'inclite donzelle,</l>
<l>e pei larghi del ciel fulgidi calli</l>
<l>al padre s'avviar festose e belle.</l>
<l>Dalle rupi ascendeva e dalle valli</l>
<l>il soave concento all'auree stelle,</l>
<l>e l'ineffabil melodia le note</l>
<l>rendea men dolci dell'eteree rote.</l></lg>
<lg><l>Tacquero vinte al canto pellegrino</l>
<l>le nove delle sfere alme sirene,</l>
<l>quelle che viste da Platon divino</l>
<l>cingono il ciel d'armoniche catene.</l>
<l>e già l'olenio raggio era vicino,</l>
<l>e in nubi avvolta di tempesta piene</l>
<l>la gran porta apparìa, donde ritorno</l>
<l>fan gl'immortali all'immortal soggiorno.</l></lg>
<lg><l>Alla prole di Temi, alle vermiglie</l>
<l>ore l'ingresso i fati ne fidaro,</l>
<l>pria che lor poste in man fosser le briglie</l>
<l>del carro che a Feton costò sì caro.</l>
<l>Per questa di Mnemosine le figlie</l>
<l>carolando e cantando oltrepassaro,</l>
<l>e bisbigliar di giubilo improvviso</l>
<l>fer la cittade dell'eterno riso.</l></lg>
<lg><l>Dagli alberghi di solido adamante</l>
<l>tutta de' numi la famiglia uscìa,</l>
<l>e dell'empiro fervida e sonante</l>
<l>sotto i piedi immortali era la via.</l>
<l>All'affollarsi, al premere di tante</l>
<l>eteree salme cupo si sentìa</l>
<l>tremar l'Olimpo; e nel segreto petto</l>
<l>Giove un immenso ne prendea diletto.</l></lg>
<lg><l>Alle nuove del cielo cittadine</l>
<l>surse dal trono; per la man le strinse,</l>
<l>e le care baciò fronti divine</l>
<l>come paterna tenerezza il vinse.</l>
<l>Poi diè lor d'oro il seggio e di reine</l>
<l>l'adornamento, e il crin di lauro avvinse,</l>
<l>d'eterno lauro che d'accanto all'onda</l>
<l>del nettare dispiega alto la fronda.</l></lg>
<lg><l>Strada e lassù regal sublime e bianca,</l>
<l>che dal giunonio latte il nome toglie:</l>
<l>de' più possenti numi a destra e a manca</l>
<l>vi son gli alberghi con aperte soglie.</l>
<l>Ma dove più del ciel la luce è stanca</l>
<l>confuso il volgo degli dèi s'accoglie:</l>
<l>le Nebbie erran laggiù canute i crini,</l>
<l>e l'ignee Nubi delle nebbie affini,</l></lg>
<lg><l>e i Turbini rapaci, e le Tempeste</l>
<l>co' Zefiri che l'ali han di farfalle,</l>
<l>tal menando un rumor che la celeste</l>
<l>ne risuona da lunge ampia convalle.</l>
<l>Un più liquido lume infiora e veste</l>
<l>le sponde intanto di quel latteo calle.</l>
<l>ivi i palagi del Tonante sono,</l>
<l>ivi le ròcche tutte d'oro e il trono.</l></lg>
<lg><l>Ed in questa del ciel parte migliore</l>
<l>Giove accolse le Muse, e alle pudiche</l>
<l>liberal concedette il genitore</l>
<l>splendide case eternamente apriche:</l>
<l>a cui d'accanto la magion d'Amore</l>
<l>sorge con quella delle Grazie amiche,</l>
<l>dive senza il cui nume opra e favella</l>
<l>nulla è che piaccia e nulla cosa è bella.</l></lg>
<lg><l>Fra le Grazie e Cupido e le Camene</l>
<l>dolce allor d'amistà patto si feo.</l>
<l>Poi qual pegno d'amor a più si conviene</l>
<l>ogni nume lor porse; il Tegeèo</l>
<l>le sette amate disuguali avene;</l>
<l>Ciprigna il mirto; i pampini Lieo;</l>
<l>e a Melpomene fiera il forte Alcide</l>
<l>donar l'insegna del valor si vide.</l></lg>
<lg><l>Venne Mercurio, e alle fanciulle offerse</l>
<l>la prima lira, di sua man costrutta:</l>
<l>Apollo venne, e del futuro aperse</l>
<l>il chiuso libro e la scienza tutta:</l>
<l>Pito ancor essa a, onde il bel dire emerse,</l>
<l>le Muse a salutar si fu condutta,</l>
<l>e l'arte insegnò lor dolce e soave</l>
<l>che dell'alma e del cor volge la chiave.</l></lg>
<lg><l>Più volubili allor l'inclite dive</l>
<l>mandar dal labbro d'eloquenza i fiumi;</l>
<l>allor con voci più sonanti e vive</l>
<l>la densa celebrar stirpe de' numi;</l>
<l>quanti le selve e de' ruscei le rive</l>
<l>e de' monti frequentano i cacumi,</l>
<l>quanti ne nutre il mar, quanti nel fonte</l>
<l>del nettare lassù bagnan la fronte.</l></lg>
<lg><l>Primamente cantar l'opre d'Amore;</l>
<l>non del figliuol di Venere impudico,</l>
<l>che tiranno dell'alme feritore</l>
<l>la virtù calca di ragion nimico;</l>
<l>ma delle cose Amor generatore</l>
<l>il più bello de' numi ed il più antico,</l>
<l>che forte in sua possanza alta infinita</l>
<l>pria del tempo e del moto ebbe la vita.</l></lg>
<lg><l>Ei del caòsse sulla faccia oscura</l>
<l>le dorate spiegò purpuree penne,</l>
<l>e d'Amor l'aura genitrice e pura</l>
<l>scaldò l'abisso e fecondando il venne.</l>
<l>Del viver suo la vergine Natura</l>
<l>i fremiti primieri allor sostenne,</l>
<l>e da quell'ombre già pregnanti e rotte</l>
<l>l'Erebo nacque e la pensosa Notte.</l></lg>
<lg><l>Poi la Notte d'amor l'almo disìo</l>
<l>sentì pur ella, e all'Erebo mischiosse;</l>
<l>e dolce un tremor diede e concepìo,</l>
<l>e doppia prole dal suo grembo scosse;</l>
<l>il Giorno, io dico, luminoso e dio,</l>
<l>e l'Etere che lieve intorno mosse;</l>
<l>onde i semi si svolsero dell'acque,</l>
<l>della terra, del fuoco, e il mondo nacque.</l></lg>
<lg><l>Quindi la Terra all'Etere si giunse</l>
<l>mirabilmente, e partorinne il Cielo,</l>
<l>il Ciel che d'astri il manto si trapunse</l>
<l>per farne al volto della madre un velo.</l>
<l>Ed ella allor più bei sembianti assunse:</l>
<l>l'erbe, i fior si drizzaro in su lo stelo;</l>
<l>chiomarsi i boschi, scaturiro i fonti,</l>
<l>giacquer le valli, e alzar la testa i monti.</l></lg>
<lg><l>Forte muggendo allor le sue profonde</l>
<l>sacre correnti l'Oceàn diffuse,</l>
<l>e maestoso colle fervid'onde</l>
<l>circondò l'Orbe, e in grembo lo si chiuse.</l>
<l>Poi con alti imenei nelle feconde</l>
<l>braccia di Teti antica dea s'infuse</l>
<l>e di Proteo fatidico la feo</l>
<l>e di Doride madre e di Nereo,</l></lg>
<lg><l>e dei fiumi taurini e dei torrenti,</l>
<l>e di molte magnanime donzelle,</l>
<l>cui del cielo son noti i cangiamenti</l>
<l>e del sol le fatiche e delle stelle</l>
<l>Predir sann'anco lo spirar de' venti</l>
<l>e il destarsi e il dormir delle procelle,</l>
<l>san come il tuono il suo ruggito metta</l>
<l>e le prest'ale il lampo e la saetta.</l></lg>
<lg><l>San quale occulta formidabil esca</l>
<l>pasce i cupi tremuoti e li commove;</l>
<l>san qual forza i vapori in alto adesca</l>
<l>e dell'arsa gran madre in sen li piove</l>
<l>come il flutto si gonfi e poi decresca,</l>
<l>e cento di natura arcane prove;</l>
<l>ché natura alle vaghe Oceanine</l>
<l>tutte le sue rivela opre divine.</l></lg>
<lg><l>E son tremila, di che il grembo ha pieno,</l>
<l>del canuto Oceàn l'alme figliuole,</l>
<l>che l'etiopio pelago e il tirreno</l>
<l>fanno spumar con libere carole.</l>
<l>Ed altre dell'Egeo fendono il seno,</l>
<l>altre quell'onda in cui si corca il sole,</l>
<l>là dove Atlante lo stridore ascolta</l>
<l>del gran carro febeo che in mar dà volta.</l></lg>
<lg><l>Altre ad aprir conchiglie, altre si dànno</l>
<l>dai vivi scogli a svellere coralli;</l>
<l>per le liquide vie tal altre vanno</l>
<l>frenando verdi alipedi cavalli</l>
<l>Qual tesse ad un Triton lascivo inganno,</l>
<l>qual gl'invola la conca: e canti e balli</l>
<l>e di palme un gran battere e di piedi</l>
<l>tutte assorda le cave umide sedi.</l></lg>
<lg><l>Così cantar dell'orbe giovinetto,</l>
<l>gli alti esordii le Muse e l'incremento;</l>
<l>e un insolito errava almo diletto</l>
<l>sul cor de' numi all'immortal concento.</l>
<l>Poi disser come dal profondo petto</l>
<l>la Terra suscitò nuovo portento a,</l>
<l>col Ciel marito nequitosa e rea,</l>
<l>che i suoi figli, crudel, spenti volea.</l></lg>
<lg><l>Quindi i Titani di cor fero ed alto</l>
<l>con parto ella creò nefando e diro</l>
<l>congiurati con Oto ed Efialto</l>
<l>ad espugnar l'intemerato Empiro.</l>
<l>La gioventù superba al grande assalto</l>
<l>con grande orgoglio e gran possanza usciro,</l>
<l>e fragorosa la terra tremava</l>
<l>sotto i vasti lor passi, e il mar mugghiava.</l></lg>
<lg><l>Ma Piracmon dall'altra parte e Bronte,</l>
<l>co' lor fratelli affumicati e nudi,</l>
<l>sudor gocciando dall'occhiuta fronte</l>
<l>per la selva de' petti ispidi e rudi,</l>
<l>cupamente facean l'eolio monte e</l>
<l>gemere al suon delle vulcanie incudi,</l>
<l>i fulmini temprando onde far guerra</l>
<l>Giove ai figli dovea dell'empia Terra.</l></lg>
<lg><l>Tutte di ferro esercitato e greve</l>
<l>son l'orrende saette; ed ogni strale</l>
<l>tre raggi in sé di grandine riceve</l>
<l>e tre d'elementar foco immortale,</l>
<l>tre di rapido vento e tre ne beve</l>
<l>d'acquosa nube, e larghe in mezzo ha l'ale.</l>
<l>Poi di lampi una livida mistura,</l>
<l>e di tuoni vi cola e di paura;</l></lg>
<lg><l>e di furie e di fiamme e di fracasso</l>
<l>che tutto introna orribilmente il mondo.</l>
<l>Prende il nume quest'arme e move il passo:</l>
<l>il ciel s'incurva e par che manchi al pondo.</l>
<l>Sentinne il re Pluton l'alto conquasso,</l>
<l>e gli occhi alzò smarrito e tremebondo;</l>
<l>ché le volte di bronzo e i ferrei muri</l>
<l>all'impeto stimò poco securi.</l></lg>
<lg><l>Da' fulmini squarciata e tutta in foco</l>
<l>stride la terra per immensa doglia.</l>
<l>Rimbombano le valli, e caldo e roco</l>
<l>con fervide procelle il mar gorgoglia.</l>
<l>Vincitrice, di Giove in ogni loco</l>
<l>la vendetta s'aggira; e par che voglia</l>
<l>sotto il carco de' numi il gran convesso</l>
<l>slegarsi tutto dell'Olimpo oppresso.</l></lg>
<lg><l>E in cielo e in terra e tra la terra e il cielo</l>
<l>tutto e' vampa e ruina e fumo e polve.</l>
<l>Fugge smarrita del signor di Delo</l>
<l>la luce, e indietro per terror si volve.</l>
<l>Fugge avvolta ogni stella in fosco velo,</l>
<l>ed urtasi ogni sfera e si dissolve:</l>
<l>e immoto nell'orribile frastuono</l>
<l>non riman che del Fato il ferreo trono.</l></lg>
<lg><l>Ma coraggio non perde la terrestre</l>
<l>stirpe, né par che troppo le ne caglia.</l>
<l>Di divelte montagne arman le destre,</l>
<l>e fan con rupi e scogli la battaglia.</l>
<l>Odonsi cigolar sotto l'alpestre</l>
<l>peso le membra, e ognun fatica e scaglia.</l>
<l>Tre volte a all'arduo ciel diero la scossa,</l>
<l>sovra Pelio imponendo Olimpo ed Ossa.</l></lg>
<lg><l>E tre volte il gran padre fulminando,</l>
<l>spezzò gl'imposti monti e li disperse,</l>
<l>e dalle stelle mal tentate in bando</l>
<l>nel Tartaro cacciò le squadre avverse:</l>
<l>nove giorni le venne in giù rotando,</l>
<l>e nel decimo al fondo le sommerse;</l>
<l>orribil fondo d'ogni luce muto,</l>
<l>che da perpetui venti è combattuto.</l></lg>
<lg><l>E tanto della terra al centro scende,</l>
<l>quanto lunge dal ciel scende la terra.</l>
<l>Di pianto in mezzo una fiumana il fende,</l>
<l>di ferro intorno una muraglia il serra:</l>
<l>e di ferro son pur le porte orrende</l>
<l>che Nettuno vi pose in quella guerra.</l>
<l>I Titani là dentro eterna e nera</l>
<l>mena in volta la pioggia e la bufera.</l></lg>
<lg><l>Ivi Giapeto si rivolve e Ceo,</l>
<l>e l'altra turba che i celesti assalse;</l>
<l>ivi Gige, ivi Coto e Briareo</l>
<l>cui la forza centimana non valse.</l>
<l>Fuor dell'atra prigion restò Tifeo a,</l>
<l>ch'altramente punirlo a Giove calse:</l>
<l>su l'ineffabil mostro in giù travolto</l>
<l>lanciò Sicilia tutta; e non fu molto.</l></lg>
<lg><l>Peloro la diritta e gli comprime</l>
<l>Pachin la manca e Lilibeo le piante:</l>
<l>schiaccia l'immensa fronte Etna sublime,</l>
<l>di fornaci e d'incudi Etna tonante.</l>
<l>Quindi come il dolor dal petto esprime</l>
<l>e mutar tenta il fianco il gran gigante,</l>
<l>fumo e foco dal sen mugghiando erutta.</l>
<l>Ne trema il monte e la Trinacria tutta.</l></lg>
<lg><l>Del sacrilego ardir sortì compagna</l>
<l>Encelado a Tifeo la pena e il loco.</l>
<l>Gli altri sulla flegrea vasta campagna a</l>
<l>rovesciati esalar di Giove il foco:</l>
<l>Ond'ivi ancor la valle e la montagna</l>
<l>mandan fumo e rumor funesto e roco.</l>
<l>Della divina Creta alcun satolle</l>
<l>fe' del suo sangue le feconde zolle.</l></lg>
<lg><l>E tu pur desti agli empii sepoltura,</l>
<l>terribile Vesevo e, che la piena</l>
<l>versi rugghiando di tua lava impura</l>
<l>vicino ahi troppo! alla regal Sirena.</l>
<l>Deh sul giardin d'Italia e di natura</l>
<l>i tuoi torrenti incenditori affrena;</l>
<l>e questa d'Acheloo leggiadra figlia</l>
<l>non far che per te meste abbia le ciglia.</l></lg>
<lg><l>Poco è forse alla misera il tiranno</l>
<l>giogo che il collo già le curva e doma,</l>
<l>e incatenata il piè, carca d'affanno</l>
<l>indarno sospirar sotto la soma,</l>
<l>se fecondo tu pur di strazio e danno</l>
<l>il manto non le bruci e l'aurea chioma?</l>
<l>Deh non crescer ferite al suo bel volto:</l>
<l>Pompea ti basti ed Ercolan sepolto.</l></lg>
<lg><l>Il sacro delle Muse almo concento</l>
<l>del ciel rapiti gli ascoltanti avea.</l>
<l>Tacean le dive; e desioso e attento</l>
<l>ogni nume l'orecchio ancor porgea.</l>
<l>Del nettare il ruscello i piè d'argento</l>
<l>fermare anch'esso per udir parea,</l>
<l>e lungo l'immortal santissim'onda</l>
<l>né fior l'aure agitavano né fronda.</l></lg>
<lg><l>Qual dell'alba discende il queto umore</l>
<l>sull'erbe sitibonde in piaggia aprica,</l>
<l>tal discese agli dèi dolce sul core</l>
<l>la rimembranza della gloria antica.</l>
<l>Rammentò ciaschedun del suo valore</l>
<l>in quel duro certame la fatica.</l>
<l>Polibote a Nettuno e gli Aloìdi</l>
<l>di gran vanto fur campo ai Latonìdi.</l></lg>
<lg><l>Favellò del crudel Porfirione,</l>
<l>alto scotendo la fulminea clava,</l>
<l>l'indomato figliuol d'Anfitrione,</l>
<l>e con superbo incesso il capo alzava.</l>
<l>Ma delle Muse l'immortal canzone</l>
<l>te più ch'altri, o Minerva, dilettava,</l>
<l>te che il primo recasti, o dea tremenda,</l>
<l>soccorso al padre nella pugna orrenda.</l></lg>
<lg><l>Né alle sacre cavalle, in mar tergesti</l>
<l>i polverosi fianchi insanguinati,</l>
<l>né il gradito a gustar le conducesti</l>
<l>fresco trifoglio a ne' cecropii prati,</l>
<l>s'ai Terrigeni in pria morder non festi</l>
<l>la sabbia in Flegra, e non fur pieni i fati,</l>
<l>i fati che ponean Giove in periglio</l>
<l>senza il braccio d'Alcide, e il tuo consiglio.</l></lg>
<lg><l>Così gl'immani anguipedi pagaro</l>
<l>di lor nefanda scelleranza il fio;</l>
<l>ai superbi così costar fe' caro</l>
<l>quel famoso ardimento il maggior dio.</l>
<l>Egra la Terra in tanto caso avaro</l>
<l>ai caduti suoi figli il grembo aprìo,</l>
<l>e di cocenti lagrime cosparse</l>
<l>le lor gran membra rosseggianti ed arse.</l></lg>
<lg><l>E ardea pur ella, e i folti incenerire</l>
<l>sul capo si sentìa verdi capelli</l>
<l>dal fulmine combusti e in sen bollire</l>
<l>l'alte vene de' fiumi e de' ruscelli:</l>
<l>in sospiri esalava il suo soffrire,</l>
<l>gli occhi alzando offuscati e non più quelli:</l>
<l>volea pregar, ma vinta dal vapore</l>
<l>la debil voce ricadea nel core.</l></lg>
<lg><l>Le volse un guardo di Saturno il figlio,</l>
<l>pietà n'ebbe, e le folgori depose,</l>
<l>e tornò col chinar del sopracciglio</l>
<l>il primo volto alle create cose.</l>
<l>Scorse le sfere col divin consiglio</l>
<l>e la rotta armonia ne ricompose,</l>
<l>alla traccia dell'orbite smarrite</l>
<l>richiamando le stelle impaurite.</l></lg>
<lg><l>Scorse la terra, ed alle piante uccise</l>
<l>ricondusse la vita e ai morti fiori;</l>
<l>e fuor di sue latebre il capo mise</l>
<l>il fonte e sciolse i trepidanti umori.</l>
<l>Tu il mar scorresti ancora, e il mar sorrise,</l>
<l>posti in silenzio i fremiti sonori.</l>
<l>Sdegnato lo guardasti, ed ei sdegnossi:</l>
<l>lo guardasti placato, ed ei placossi.</l></lg>
<lg><l>Salve, massimo Giove: o che vaghezza</l>
<l>d'errar ti prenda per gli eterei campi</l>
<l>sul carro in che Giustizia e Robustezza</l>
<l>sublime ti locar fra tuoni e lampi;</l>
<l>o che deposta la regal grandezza</l>
<l>pel nativo Liceo a l'orma tu stampi;</l>
<l>o le melie nutrici e la contrada</l>
<l>della tua Creta visitando vada;</l></lg>
<lg><l>o, le parlanti querce dodonee</l>
<l>e di Libia lasciando le cortine,</l>
<l>nel sen ti piaccia delle selve Idee</l>
<l>le stanche riposar membra divine;</l>
<l>o colle Muse su le rote elee</l>
<l>ir d'olimpica polve asperso il crine,</l>
<l>mentre il canto teban l'aquila molce</l>
<l>che su l'aureo tuo scettro in piè si folce:</l></lg>
<lg><l>tu beato, tu saggio e onnipossente,</l>
<l>e degli uomini padre e degli dèi:</l>
<l>tu provvida del mondo anima e mente,</l>
<l>tu regola de' casi o fausti o rei:</l>
<l>a te cade la pioggia obbediente:</l>
<l>a te son ligi i dì sereni e bei:</l>
<l>a te consorte è Temi e Palla è figlia,</l>
<l>e da te scende il saggio e ti somiglia.</l></lg>
<lg><l>Sacri sono a Gradivo i buon guerrieri,</l>
<l>gli artefici a Vulcano, a Febo i vati;</l>
<l>a Cinzia i cacciator selvaggi e feri</l>
<l>della sposa fedel dimenticati;</l>
<l>de' popoli a te, Giove, i condottieri,</l>
<l>e tu la mente ne governi e i fati.</l>
<l>Deh! l'anime supreme, in cui s'affida</l>
<l>l'itala libertà, soccorri e guida.</l></lg>
<lg><l>Soccorri Ausonia, che le oneste gote</l>
<l>di nuova vita colorando viene,</l>
<l>e il crin nell'elmo a chiuder torna e scuote</l>
<l>l'asta, i ceppi gittando e le catene.</l>
<l>Aìtala, gran padre; e a te devote</l>
<l>tante l'are arderan su queste arene,</l>
<l>che men poscia ti fia dolce e gradito</l>
<l>degli Etiòpi l'ospital convito.</l></lg>
<lg><l>Tu, magnanimo eroe, che alla dolente</l>
<l>dell'antico servaggio hai franti i ferri,</l>
<l>che in frale umana spoglia alteramente</l>
<l>il coraggio di un dio palesi e serri,</l>
<l>tu che forte del brando e della mente</l>
<l>l'umil sollevi ed il superbo atterri,</l>
<l>la ben comincia impresa alfin consuma,</l>
<l>e sii d'Ausonia l'Alessandro e il Numa.</l></lg>
<lg><l>Vedila, ahi lassa!, che di caldo rio</l>
<l>bagna la guancia vereconda e casta,</l>
<l>e nel seno t'addita augusto e pio</l>
<l>il solco ancor della vandalic'asta.</l>
<l>Assai pagò la dolorosa il fio</l>
<l>d'antiche colpe che l'han doma e guasta:</l>
<l>deh! più non la percota antica spada,</l>
<l>ché non v'ha parte intatta ov'ella cada.</l></lg>
<lg><l>Ma di leggi dotarla, e le disciolte</l>
<l>membra legarle in un sol nodo e stretto,</l>
<l>ed impedir che di sue genti molte</l>
<l>un mostro emerga che le squarci il petto,</l>
<l>e l'aquila frenar che l'ugne ha volte</l>
<l>contro il suo fianco e l'empie di sospetto,</l>
<l>sia questa, o salvator forte guerriero,</l>
<l>la tua gloria più cara e il tuo pensiero.</l></lg>
<lg><l>E voi di tanta madre incliti figli,</l>
<l>fratelli, i preghi della madre udite.</l>
<l>Di sentenza disgiunti e di consigli,</l>
<l>che sperate, infelici? e cui tradite?</l>
<l>Una, deh!, sia la patria, e ne' perigli</l>
<l>uno il senno, l'ardir, l'alme, le vite.</l>
<l>Del discorde voler che vi scompagna</l>
<l>deh non rida, per Dio!, Roma e Lamagna.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
