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      <title>Il bibliotecario diretto nel formare una pubblica biblioteca</title>
      <author>Pietro Paciaudi</author>
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    <extent>138 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2005</date>
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              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Il bibliotecario diretto nel formare classare e continuare una pubblica biblioteca / dal P. Paolo Paciaudi nella sua memoria intorno la R. Biblioteca parmense</title>
        <title type="part">cap.</title>
        <author>Paciaudi, Paolo Maria</author>
        <editor id="ed">Galletti, Gustavo Cammillo</editor>
        <publisher>Tipografia delle Scienze matematiche e fisiche</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1863</date>
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                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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<div1 n="Titolo">
<p>IL BIBLIOTECARIO <lb/>
DIRETTO <lb/>
NEL FORMARE CLASSARE E CONTINUARE <lb/>
UNA PUBBLICA BIBLIOTECA <lb/>
DAL 
P. PAOLO PACIAUDI <lb/>
CH. R. TEATINO TORINESE <lb/>
NELLA SUA MEMORIA INTORNO <lb/>
LA R. BIBLIOTECA PARMENSE <lb/>
<hi rend="italic">Corredata in questa quarta edizione</hi> <lb/>
DI ALTRE UTILI BIBLIOGRAFICHE OSSERVAZIONI <lb/>
E DELLE NOTIZIE DELLA VITA <lb/>
E DELLE OPERE DELL'AUTORE <lb/>
DALL'AVV. GUSTAVO CAMMILLO GALLETTI <lb/>
ROMA <lb/>
TIPOGRAFIA DELLE SCIENZE MATEMATICHE E FISICHE <lb/>
VIA LATA NUM°. 211 A. MDCCCLXIII.</p></div1>

<div1 n="Prefazione del curatore">
<head>PREFAZIONE</head>
<p rend="italic">Non vi è forse piccol paese, non che città distinta 
per coltura, che non voglia oggi avere la sua Biblioteca. Qual libro più utile di quello che in via di brevità indichi le varie classi dello scibile e le migliori 
opere indispensabili a conoscersi nei vari rami di esso?</p>
<p>Passano per superiore disposizione in molta parte 
d'Italia in dominio delle Comuni, acciò sien forniti 
di questo necessario mezzo di coltura i suoi rappresentati, gli avanzi delle cospicue raccolte formate già 
dai vari ordini Religiosi, che ne' tempi andati poteron 
dirsi quasi sempre il refugio del sapere; non sempre 
però le persone incaricate, sebbene in altre facoltà 
peritissime, hanno nozioni bastanti all'uopo per riuscire nella missione loro affidata, di riunire cioè il meglio e il più opportuno al pubblico moral nutrimento. A 
quest'oggetto è sembrato debba essere non inutile 
raccomandare la lettura e l'accurata osservazione delle cose accennate in questo scritto.</p>
<p rend="italic">Fino dal 1785, escì in luce in un Giornaletto di 
Vicenza, che compilava la celebre Elisabetta Caminer, 
e vi fu premessa la seguente lettera, non riprodotta 
nelle ristampe. Due se ne fecero: e l'ultima in Parma, 
Bodoni 1815, in 8°. unitavi l'orazione per l'apertura 
della Biblioteca, detta presente Giuseppe II. nel 1776. 
Da questa edizione fattasi dal Bodoni fin dal 1810, 
e dalla vedova dedicata alla Colonia de' pastori della 
Dora, apparisce che non fossero loro note le precedenti stampe, avendola tratta dai MSS. dell'Autore dal Bodoni ereditati, ed ivi è detto "parve che 
fosse pur un peccato che non vedesse la publica luce 
un'operetta si bella, in cui trovasi sparsa tanta copia 
di lumi nel fatto della bibliografia, e dalla quale apparisce quanto profondo fosse il sapere, quanto estese 
le vedute, quanto perspicace la mente di quel grande 
uomo, e inoltre quanto operoso il suo zelo nel sostenere l'onorevole incarico a lui addossato."</p>
<p rend="italic">"Per prudenti poi ed amichevoli riguardi" credè 
Bodoni di sopprimere il quì appresso passo intorno 
ai libri proibiti; quale si ha nella prima edizione.</p>

<p>"Alla difesa della Religione è necessario il conoscere con quali 
insidie sia stata combattuta: le cose principali, e anche di somma 
rarità de' Teologi protestanti vi si conservano. Intorno all'uso de' 
quali libri ho sempre portato opinione, che il rigorismo più severo 
sia la norma più sicura per un Bibliotecario Italiano. Io per me, 
avvezzo da dieci anni alla disciplina Romana, esatto nel rispettare 
le prescrizioni della Sede Apostolica, uso a chiedere le necessarie 
dispense in ogni dubbio caso, beneficato da due Pontefici, portai di 
colà meco la più giusta persuasione della legittima proibizione de' 
libri. Benchè su di ciò sia varia la disciplina in Francia, nella 
Spagna, nella Fiandra, in Germania e in qualche paese Italiano, 
o per forza de' Concordati, o per la non accettazione delle leggi puramente disciplinari, o per altri principj, sono persuaso, che non 
bisogna dipartirsi da quella ricevuta in paese. Tale fu il mio giudizio in una <hi rend="italic">Consultazione</hi> esibita alla Segretaria di Stato nel 1769 
sull'antica e recente proibizione de' libri, sul diritto in ciò inerente 
alla Chiesa, e in quello che può avere il Principe ne' casi particolari.</p>
<p>"In coerenza di tali massime ho introdotto l'uso di tenere sul 
tavolino del Bibliotecario l'<hi rend="italic">Indice de' libri vietati</hi>, acciò serva di 
guida ai ministri della Biblioteca. Seguendo poi lo stile Romano 
che mi è assai noto, ho fatto dare i libri dannati a chi o per certa 
scienza o per ragionevole presunzione constava a me, che potea 
leggerli e non dovea abusarne. All'opposto gli ho negati a chi verosimilmente non poteva esser munito delle necessarie facoltà della 
Chiesa, e ne serbo presso di me diverse giurate attestazioni.</p>
<p>"Il permettere però talora agli studianti di consultare (il bisogno richiedendolo) qualche luogo non erroneo nè vizioso ne' libri 
proibiti, non è seguire i dettami della morale casuistica, la quale 
in questo articolo fa tante epicheje; egli è conoscere i confini delle 
cose, egli è guidarsi a stretto rigore di termini colla scorta di sommi Maestri in Divinità, e colla pratica di tutti i Cattolici paesi, 
egli è conservare invulnerata la nostra sacrosanta Ortodossia, della 
quale non ogni privato è giudice competente. Lo è bensì il Capo 
visibile della Chiesa, che giudica della dottrina de' Fedeli da' fatti e 
dagli scritti loro.</p>
<p>"Io mi glorierò sempre del venerando testimonio del regnante 
illuminatissimo Pontefice Clemente XIV. Degnossi la S. S. di scrivermi con specialissimo breve in data delli 18 Maggio p. passato, 
nel quale commenda come a se noto il mio zelo per la Religione, 
l'onestà della vita, e meriti lodevoli della probità, della virtù ec. 
Che strana opposizione? Nel momento istesso che il Vicario di 
GESU' CRISTO riconosce ed encomia questi pregj Cristiani, si potrà immaginare che io concorressi all'infrazione delle Leggi della 
Chiesa? <hi rend="italic">Certi racconti</hi> (dice Teofrasto ne' caratteri) <hi rend="italic">sono spesso ritratti a capriccio, come fu quello degl'infortunj di Cassandro</hi>. Ma 
di ciò basta."</p></div1>
<div1><head>Della Biblioteca R. di Parma</head>

<argument><p>"Discorso inedito del cel. P. Paolo Paciaudi Piemontese, Teatino, già Bibliotecario di S. A. R. l'Infante Duca di Parma e riformatore di quella R. 
Università degli Studj, per servire di risposta ad 
una censura di quella. All'Illustre Giovandomenico 
Bodoni da Saluzzo, dotto ed ingegnoso Tipografo 
Letterato modesto ed erudito, Amico tenero e generoso, salute e continuazione di prosperità, e di 
celebrità.</p></argument>
<p>Il P. Paciaudi era vostro amico: ecco una utile e 
bella produzione di lui, che a voi ritorna, sicura 
di esserne bene accolta, certissima di essere ristampata da voi, dispensiere della immortalità, 
quand'anche non v'impiegaste fuorchè gl'inimitabili vostri Caratteri, e quella vostra diligenza e 
nitidezza, che incanta gli occhi e appaga l'intelletto di chiunque fissa lo sguardo nelle cose stampate da Voi. Sarà infinitamente gradita dal Pubblico questa nobile e modesta altrettanto, quanto discreta Apologia di uno Scrittore così lindo e 
pulito, quale fu il Teatino Piemontese, perchè ne 
ricaverà il doppio vantaggio di erudirsi, per mezzo 
dell'operetta, e di conoscere fin dove per mezzo 
vostro può andare la perfezione della Tipografia. 
Amatemi al solito </p>
<p>"C. G. M. e M. V. M."</p>

<p><hi rend="italic">Nè il Cav. Giuseppe Lama</hi> (Vita del Cav. Bodoni. 
Parma 1816. T. II. in 4.) <hi rend="italic">ci spiegò i nomi dei due, che si 
celano sotto le riferite iniziali, anzi non mostrò pur 
di conoscere essa prima Vicentina edizione, nè la 
gradevolissima lettera, che la precede.</hi></p>
</div1>
<div1><head>Del P. Paolo Paciaudi e de' suoi scritti</head>

<p>
<hi rend="italic">Molto più celebrata di quello che è, sembra esser 
dovrebbe la memoria di questo dottissimo religioso, 
che riunendo non comune amabilità, potè meritarsi 
di esser detto suo maestro ed amico dal difficile Vittorio Alfieri; così voglia il cielo che la esimia Cristiana Cattolica pietà ne apprendesse, ed efficacemente 
ritenesse sino al fine.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Del P. Paciaudi molti e tra questi, oltre Dacier 
nell'Accademia delle Iscrizioni a Parigi, anco il lodatissimo monsig. Angelo Fabroni,</hi> (Tomo XIV. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Vitae Italor. Pisis</hi></foreign> 1789) <hi rend="italic">ne scrissero la vita.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Primo forse (lui ancora vivente) fu il suo confratello 
P. Anton Francesco Vezzosi, Aretino, nella sua accurata e non bastantemente nota opera intitolata: 
</hi>I Scrittori de' Chierici Regolari detti Teatini. Roma nella 
Stamp. di Propaganda 1780<hi rend="italic">, in 4°. vol. II. a 118, e 
seg. del vol. II°. e da lui ne trarremo le principali 
notizie.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Nato a Torino 13. Novembre 1710. studiò presso 
i Gesuiti, professò l'istituto Teatino nel 1728., fatti gli 
Studi Filosofici e Sacri, spiegò molto genio per quelli 
dell'antica erudizione. Fu con molto plauso sacro oratore per ben dieci anni, finchè per infievolita salute 
nel 1750. dovè desistere, e destinato a Roma, vi 
passò un decennio, e acquistossi la stima di Benedetto 
XIV. che proposelo per successore al P. Sebastiano 
Pauli come Istoriografo dell'Ordine di Malta. Avea 
ottenute suo malgrado anco le onorificenze della sua 
Religione, quando da Filippo Duca di Parma venne nel 
1761. invitato ad essere suo Antiquario e Bibliotecario, 
avendo in animo di riparare alla perdita della Biblioteca Farnese, a Napoli allora trasferita. Passato, col 
consenso dello stesso Duca, in Francia, a recare con 
monsig. Lante la berretta ai nuovi cardinali Choiseul e de Rohan, ebbevi le più lusinghiere acclamazioni, specialmente dalla R. Accademia delle Iscrizioni e belle Lettere, di cui era corrispondente. 
Tornò quindi onusto di rari libri e di codici per la 
nuova Biblioteca, quale nel corso poi di sei anni rese 
una delle più cospicue d'Italia. Apposevi nel 1768, 
opportuna Iscrizione, approntò un Indice ragionato 
in modo fin allora forse non più veduto, ricco di 
dotte illustrazioni; una delle quali intorno al </hi>Corano<hi rend="italic"> 
diede in luce.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Diresse e illustrò con eruditi suoi scritti gli scavi di 
Velleja, inviando al Co. di Caylus, per leggersi all'Accademia, tale sua fatica. Partiti da Parma i Gesuiti, ebbe anco la presidenza degli studj, ma caduto 
il Du Tillot, Marchese di Felino, dal posto di ministro, 
subì il Paciaudi l'arresto nel proprio convento fino a 
tutto il Febbrajo 1772. e dovè quindi allontanarsi da 
Parma egli pure: Tornò onorevolmente richiamato 
ai suoi impieghi, ma dopo due anni chiese ed ottenne 
congedo, per istarsene a Torino. Di che è da leggersi l'Elogio del P. Andrea Mozza, scritto dal P. Pompilio Pozzetti. Carpi (1799). in 8. Dopo un triennio 
fu al cominciare del Febbrajo 1778. da quel Sovrano 
invitato presso di se nuovamente, e allora si decise 
a pubblicare l'opera su i G. Maestri di Malta. Omai 
però troppo defatigato e resosi inabile al lavoro, morì 
di apoplessia la notte de 2. Febbrajo 1785. Così finì 
una vita gloriosamente operosa pei doveri dello elettosi stato, e quant'altri mai per l'onore d'Italia e del 
suo secolo; dovendosi principalmente a Lui se il Saluzzese Bodoni potè, col favore di generoso Sovrano, 
raggiungere, se non superarne, nello splendore tipografico le altre più colte Nazioni, e sostenere la fama del Genio Italiano, anco in questo confronto.</hi></p>
<p>Leggonsi nell'opera del P. Vezzosi annoverate fino 
in XXXVI, le di lui produzioni; di Oratoria, di Antiquaria sacra e di Storia, sole XIV. delle quali vengon 
riferite nell'articolo del sig. Weis nella Biografia Universale, siccome in quello bellissimo e originale che 
se ne ha nel Dizionario Storico di Bassano.</p>
<p>L'estensore di questo, quale credesi l'Ex-Gesuita 
Ab. Francesco Carrara (<hi rend="italic">Bergamasco, nato nel 1737. 
Mancato a Venezia nel 1801.</hi> V. Backer, <foreign lang="fra">Bibliothèque ecc. Liège, </foreign>.58. T. IV. p. 99.) <hi rend="italic">opportunamente, e 
con bel garbo in tal modo si esprime:</hi> "Le più piccole 
cose tra le mani del Paciaudi divenivano grandi e 
interessanti. Un pozzo, un ombrello, una croce, un 
bagno, poche lettere sopra qualche cippo o colonna, 
non che Statue, bassirilievi, iscrizioni e medaglie, 
divenivano per lui soggetti capaci di tutta la ricchezza dell'erudizione, e di tutti gli ornamenti della 
eleganza. Sparsasi intanto pe' suoi scritti, non solamente per l'Italia, ma anche nella Francia, la fama 
del suo valore fu ascritto all'Accademia delle Iscrizioni e Belle Lettere, ec. Fu allora, che il Duca Filippo lo invitò, ec."</p>
<p><hi rend="italic">Non riuscirà sgradito averne quì il più possibilmente completo</hi>.</p>
</div1>
<div1><head>Catalogo delle opere stampate</head>


<p>I. <hi rend="italic">Orazione per le lodi di S. Caterina Vastanense</hi> detta in Genova. 
Genova 1738. e Venezia Pitteri 1741. in 4°. e nel T. IV. delle 
Orazioni di diversi Teatini.</p>
<p>II. <hi rend="italic">Orazione in onore di S. Tommaso d'Aquino</hi> detta in Genova nel 
1739. Sta nella Miscellanea del Lazzaroni, Venezia 1744. 12°. T. I. 
corredata di dotte annotazioni.</p>
<p>III. <hi rend="italic">Orazione per le lodi de' SS. Cosimo e Damiano</hi> detta in Venezia 
nel 1738. In Venezia 1739. 4°. Ivi Lazzaroni 1740. Ivi Pitteri 1741. 
4°. e nel T. III. delle Orazioni dei PP. Teatini. Qui pure sono 
copiose e dottissime note.</p>
<p>IV. <hi rend="italic">Lezione intorno ai principj Newtoniani</hi>. Diretta al Prof. Beccari 
nel T. IV. delle Miscellanee del Lazzaroni.</p>
<p>V. <hi rend="italic">Delle Antichità di Ripatransone</hi>. Ad Annibale Abati Olivieri nel 
Tomo VI. di dette Miscellanee, con XI. Tav. in Rame.</p>
<p>VI. <hi rend="italic">Ragionamento detto in Vaticano al S. Collegio il Venerdì S.</hi> 1745. 
Napoli 1745. 4°. Al Sig. Card. Giuseppe Spinelli.</p>
<p>VII. <hi rend="italic">Orazione detta in Napoli ne' funerali di Filippo V.</hi> Napoli 1746. 4°.</p>
<p>VIII. <hi rend="italic">Dissertazione intorno ad un'antica Iscrizione</hi> al Co. Gio. Rinaldo Carli. Nel T. XLII. degli Opuscoli Calogeriani.</p>
<p>IX. <hi rend="italic">Sopra una Statuetta di Mercurio</hi> del Gabinetto del March. De 
l'Ospital. Napoli 1747. 4°. A Monsig. Boyer Teatino, precettore 
del R. Delfino. Se ne ha un bell'estratto nel Giornale de' Letterati 1747. Roma.</p>
<p>X. <hi rend="italic">Osservazioni sopra alcune singolari e strane medaglie</hi>. Napoli 1748. 
4°. Dispiaciuto al cel. Antiquario Cav. Francesco Vettori, che il 
Paciaudi avesse posto sul frontespizio del suo opuscolo, qui di n. 
IX. emblema che per i libri suoi avea esso adottato, non appagatosi de' buoni ufficj dal Paciaudi resili, non accettò che gli dirigesse suoi scritti; in seguito di che pubblicò questi esso volume, 
in cui dà a certe medaglie interpretazione diversa dalla datali 
dal Vettori, quale con due opuscoli latini difese la propria opinione.</p>
<p>XI. <hi rend="italic">Lettera</hi> al Sig. Giuseppe Capece <hi rend="italic">intorno alle due Campane della 
Chiesa di S. Giovanni di Capua</hi>. Leggesi premessa alla Dissertazione di esso Capece sullo stesso argomento. Napoli 1750. Vi si 
parla dell'origine delle Campane, e nelle Novelle Letterarie del 
1752 è molto lodata dal Lami.</p>
<p>XII. <hi rend="italic">Lettera</hi> al Sig. Ab. Pio Enea degli Obizj <hi rend="italic">Sopra la Città di Eraclea o Ercolano</hi>. Nel tomo XXXVIII degli Opuscoli Calogeriani.</p>
<p>XIII. <hi rend="italic">Medaglie rappresentanti gli avvenimenti del Magistero di S. A. 
Emanuele Pinto</hi>. Napoli 1749. fol.</p>
<p>XIV. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">De Veteri Christi Crucifixi signo et antiquis Crucibus, quae 
Ravennae sunt</hi> Diatribe.</foreign> Scritta a richiesta del Proposto Gori, 
è nel tomo III delle Simbole Fiorentine a lui diretta.</p>
<p>XV. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">De sacris Christianorum Balneis Venetiis</hi></foreign> 1750. in 4°. ded. al 
Card. Spinelli, <foreign lang="lat">et Romae Palearini 1758. 4. Secundis curis 
emendatior et auctior.</foreign> Opera ridondantissima di scelta cristiana erudizione, e al parere del P. Vezzosi <hi rend="italic">la più rispettabile tra quante ha prodotte</hi> il P. Paciaudi.</p>
<p>XVI. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">De rebus Sebastiani Pauli</hi> Congr. M. D. Commentarius ad 
Scip. Maffeium. Neap.</foreign> 1751. 4°. Con Ritratto del P. Pauli. 
Nell'anno stesso fu riprodotto nel Giornale de' Lett. di Roma e per estratto nelle N. Letterarie del Lami.</p>
<p>XVII. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Diatribe qua Graeci Anaglyphi interpretatio traditur</hi>. Romae </foreign>
1751. 4°. Diretta a Mons. Nic. Oddi poi Cardinale. Rappresenta la scultura due mani aperte, distese all'insù verso il 
Cielo, mentre così la stoltezza dei Gentili permettevasi nelle 
sciagure di mandare imprecazioni.</p>
<p>XVIII. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">De umbellae gestatione Commentarius. Romae</hi></foreign> 1752. 4°. A Mons. 
Innico Caracciolo Arciv. di Calcedonia. Ebbe la gemma del 
frontespizio dal prefato Cav. Vettori, e altra dal Barone De 
Stosch.</p>
<p>XIX. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">De Beneventano Caereris Augustae mensore. Romae</hi>.</foreign> 4°. 1783. 
Sta nell'op. <foreign lang="lat">Thesaurus Antiquitatum Beneventanarum</foreign> del 
Can. De Vita. <foreign lang="lat">Romae</foreign> 1754. 4°. Tomo I. Vi si trova il desiderabile intorno alle antiche misure e ai misuratori.</p>
<p>XX. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">De cultu S. Joannis Baptistae Commentarius. Romae</hi></foreign> 1755. 4°. 
pag. XXVII. e 468. con fig. Dedicato a Benedetto XIV e 
ricchissimo di erudizione sull'argomento, a gloria maggiore 
del protettor di Firenze. Sarebbe desiderabile ne fosse fatto 
elegante compendio in Lingua Italiana.</p>
<p>XXI. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Puteus sacer agri Bononiensis commentario illustratus. Romae</hi></foreign>
1756. 4°. A dirne il suo parere fu richiesto con Biglietto dallo 
stesso Benedetto XIV. Il cel. P. Ab. D. Gio. Grisostomo 
Trombelli ne diè in Lingua Italiana spiegazione molto diversa dalla sua.</p>
<p>XXII. <foreign lang="lat">De Athletarum</foreign> <foreign lang="grc">KATBISTHSEI</foreign> in <foreign lang="lat">Palaestra Graecorum Commentariolum. Romae</foreign> 1756. 4°. fig. Al Conte di Caylus è diretto questo Commentariolo intorno ai Cubisti, specie di saltatori; del quale si ha un estratto nel Tomo del 1757 delle 
N. Lett. del Lami.</p>
<p>XXIII. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Ad Nummos Consulares II. viri M. Antonii Animadversiones 
Philologicae</hi>. Accedit explicatio Tabulae Peloponnensis. Romae</foreign> 1757. 4°. fig. È diretto il libretto di pag. 126 al Cel. 
Medico Co. Francesco Roncalli, che intorno ad una Medaglia 
di M. Antonio avealo richiesto di suo parere. Bello ed 
onorifico estratto se ne ha nel vol. del 1768 degli atti di Lipsia. 
Nella spiegazione del bassorilievo in marmo molto s'illustra 
la Storia de' Medici, cui in antico gl'infermi andavano a ritrovare al posto di loro residenza.</p>
<p>XXIV. <hi rend="italic">Lettera del 1758. al Principe di Biscari col disegno di</hi> una 
ingegnosa e dotta Medaglia. Sta nell'opera di Domenico Sestini, Descrizione del Museo ec. Firenze 1778. 8°.</p>
<p>XXV. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Monumenta Peloponnesia Commentariis explicata</hi>.</foreign> Vol. I. <foreign lang="lat">Romae</foreign> 1761. 4°. pag. XLII. 274. Vol. II. <foreign lang="lat">Ib.</foreign> 1761. 4°. pag. XXV. 
311. Vi si spiegano i monumenti Peloponnesiaci scritti e figurati del Museo Nani di Venezia. Nel Tom. I. vi è una Dissertazione su d'una Iscrizione Greca, del P. Odoardo Corsini 
ad Annibale Abati Olivieri. L'Opera fu detta dal Lami "insigne per la mole e per la copia de' Monumenti", e fu anco 
da due Giornalisti oltramontani inurbanamente censurata.</p>
<p>XXVI. <hi rend="italic">Costituzione per i nuovi R. Studj</hi>. Parma 1768. 4°. - <hi rend="italic">Regolamento per le Scuole di Diritto Civile e Pontificio - Regolamento per la Collazione de' gradi Accademici. Periodus 
Studiorum</hi>.</p>
<p>XXVII. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Ara amicitiae Parmae in Foro majori</hi>.</foreign> fol. Illustrazione di 
un Monumento marmoreo fatto innalzare sulla piazza di Parma in occasione delle nozze di Ferdinando con Amalia, sorella 
dell'Imp. Giuseppe II.</p>
<p>XXVIII. <hi rend="italic">Programma alle Muse Italiane</hi>. Diretto ad invitare gli scrittori di Tragedie e Commedie Italiane a concorrere al premio 
dal Duca Ferdinando istituito.</p>
<p>XXIX. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Ad praeclarissimum Alcorani Codicem R. Bibl. Parmensis Prologus</hi>. Ex R. Typ.</foreign> 1771. 8°. Codice cartaceo del 1656 trovato 
tra le spoglie del gran Visir di Maometto IV. nel 1683. L'
Imp. Leopoldo I. diello a sua Consorte Eleonora, questa al 
P. Carlo Costa di Piacenza suo Confessore: e dal Co. Jacopo di lui pronipote donato nel 1767. alla Biblioteca. Se ne 
ha distinto ragguaglio nel vol. del 1773. delle Efemeridi di 
Roma.</p>
<p>XXX. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Epitalamia exoticis linguis reddita Parmae</hi> ex R. T.</foreign> 1775. 
fol. Precede una Dissertazione di Gio. Bernardo De' Rossi 
sullo studio delle Lingue Orientali.</p>
<p>XXXI. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">In nuptiis Caroli Emanuelis Sabaudi et M. Adelaidis Borboniae Inscriptiones</hi> (IV.) ad Aedes Judeorum positae. (Parmae 
S. D.) 4°. Lat. Hebr.</foreign></p>
<p>XXXII. <hi rend="italic">Memorie de' G. Maestri dell'Ord. Gerosolimitano</hi>. Parma, Bodoni 1780. 3. vol. in 4°. gr. con fig. Annunziatane fin dall'
Ottobre 1778 dal Bodoni la edizione, uscì nel 1780, e contiene notizie nuove e di grandissimo rilievo.</p>
<p>XXXIII. <hi rend="italic">Della R. Biblioteca di Parma Discorso</hi>. Sta questa nobile 
e modesta Apologia nel Giornale di Vicenza pel 1785., fu 
ristampata in Parma dal Bodoni, e ora con aggiunte.</p>
<p>XXXIV. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">De eroticis Antiquorum</hi>.</foreign> Uscì coll'edizione: <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Longi Pastoralia Parmae</hi></foreign> 1786. 4°. in Lipsia poi nel 1803 pubblicossi separatamente. Vi esamina i varj Romanzi pastorali antichi.</p>
<p>XXXV. <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Inscriptiones a Jo. Baptista Bodonio collectae</hi>. Parmae in Aed. 
Palat.</foreign> MDCCIIC. 4° Con ritratto del Paciaudi inciso da Rosaspina. Incaricatone prima Giulio Tomitano, forse meno pronto, vennero classate e rivedute dal cel. Barnabita P. Francesco Fontana.</p>
<p>XXXVI. <hi rend="italic">Lettere al Conte di Caylus</hi>. Parigi 1802. 8° con fig. Precede 
un saggio sulla vita del Paciaudi composto da Sérieys. Al 
prefato Caylus forniva il Paciaudi dotte notizie sulle antichità, 
e ne era ricambiato con le satire che escivano in Francia 
contro i Gesuiti, quali dicesi fossero a lui molto gradite, sopra di che è da vedersi l'Art. Paciaudi nella Biografia Universale. L'Ab. Carrara poi, ricordando il bell'elogio lapidario al Paciaudi, che leggesi nel vol. VI. delle Opere del Gesuita Guido Ferrari, nota la eccessiva discretezza di questi, 
mentre leggesi affissa nelle pubbliche Scuole di Piacenza iscrizione dal Paciaudi stesa, coll'espressione, usata già dai Gentili contro i Cristiani, <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Superstitione Jesuitarum deleta</hi>.</foreign></p>
</div1>
<div1><head>Introduzione</head>
<p>
Noto egli è troppo non solo ai coltissimi Italiani, 
ma a qualsivoglia dotto viaggiatore, che uno degli ornamenti più splendidi di questa illustre Capitale è oggi 
la Reale Biblioteca. Ricca a gran dovizia, com'ella è 
di squisitissimi libri, di tutte le Greche, Latine e Tosche eleganze, provveduta copiosamente di quanto in 
ogni parte del più bel sapere ha prodotto la letteratura straniera, ella ha recata sin quì ai dotti maraviglia, non che piacere. Chi dunque doveva aspettarsi che 
venisse a taluno il rio talento di volerla far credere 
un ammasso disavvedutamente composto, e che abbisogna di mano più sagace che la migliori, la riordini, 
la rinnovi? Tanto sembra che intenda di persuadere 
certo foglio vergato fuor di paese, in cui, per discreditarla più impunemente si abusa del nome di qualche 
nazionale, e dicesi ch'ei muove altissime querele sulla 
scelta de' libri, sulla disposizione de' medesimi, sui difetti del Catalogo, sulla scarsezza de' Manoscritti, e su di 
che no? Cessi Dio che io pensi giammai di essere sorto 
nell'animo di alcun nostro cittadino questo consiglio, 
non tanto di recare a me molestia nel tempo che sono 
lontano da quell'insigne deposito di divine ed umane 
cognizioni, quanto di oscurare le beneficenze del migliore de' Principi. I privati affetti non hanno mai estinti 
nel cuore di una nazione amica del vero e dell'onesto 
i sentimenti, che devonsi al Sovrano e alla patria. Nacque sotto altro cielo questa censura, e d'altronde certamente son pervenute le contumeliose e mendaci vituperazioni della R. Parmense Biblioteca. In altro clima si ricerchi il versatile Teramene, che accusa e poi 
mostra di ricredersi, s'innaspra e poi finge compassione, 
ed ora col saracasmo, ora col libero parlare torce tutto
al senso peggiore.</p>
<p>A richiamare però la cosa a suoi veri principj, se 
a chi è l'autore infelice di si dicace ed amara censura 
invidia ha inspirato il disegno di togliere, come per lui 
si poteva, a questa Capitale lo splendore di un monumento, che tanto la distingue ed onora, questa è offesa 
all'incomparabil Sovrano, che n'è il glorioso e munificentissimo institutore. Ed in questo caso quell'eccitamento, quella fisica e morale sensibilità, che provar dee 
un suddito fedele e a mille modi beneficato, mi fa ravvisare che sarebbe colpevole il silenzio mio, se non mi 
studiassi di vendicarne la oltraggiata gloria. Tutte le 
più possenti cagioni cospirano, perchè io sia sovra 
molt'altri devotissimo al nome e alle virtù di questo 
augusto principe: la sua intemerata religione, la giustizia, la umanità, l'amor dei popoli e delle lettere e 
i conferitimi onorevoli impieghi. Gli Dei si onorano, diceva Aristide, colla dedicazione de' tempj e delle are: 
gli ottimi Principi col ricordarne nei durevoli scritti le 
insigni imprese e i pubblici beneficj.</p>
<p>Ove poi l'autore del mentovato foglio agitato da 
altra passione e preso oggi il sopracciglio e il crestuto 
cimiero di Pisandro, abbia voluto significare che inetto 
e disattento sia stato chi alla biblioteca presiede, allora tutta la invettiva ricade sopra di me. Considerato l'affare in quest'altro aspetto, i sacri dritti di natura consentono che io dia tutti i possibili rischiarimenti, 
e rimova con l'animo il più pacato le ingiuste querele.</p>
<p>Senofonte e Platone avrebbero pur voluto, che Socrate, 
poichè non intendeva di entrare in contesa con alcuno, 
avesse almeno escluse le accusazioni con una semplicissima esposizione delle cose. Questo genere di ripulsa 
schietta e temperata, è tanto meno da trasandarsi dall'uomo onesto, e che nella Repubblica ha pur qualche 
nome, quando il divolgato romore può forse pervertire 
il giudizio dei buoni. Io aderirò innocuamente ad un tal 
suggerimento, per maniera che nel trattare questa causa 
appaia dall'un lato la sceltezza, la copia, l'ordine de' 
libri da S. A. R. posseduti, dall'altro l'industria la 
fatica e qualche benemerenza di chi gli ha adunati. 
Contemplo così in una stessa apologia l'onore della 
più luminosa e profittevole instituzione del Principe, e 
la provvida economia delle cose che l'hanno recata a 
tanta dignità ed eccellenza. Volendo dunque mettere 
in apertissima veduta tutti i punti che dal censore indiscreto si vogliono controvertere: chieggo che mi si 
conceda di ripeterne la dichiarazione da ogni fonte migliore. Non è mai soverchia quella luce che si apporta 
per diradare la più tenue caligine, la quale può infoscare in alcun modo gli oggetti, che si voglion far riconoscere in tutti gli aspetti e per quanti lati possan eglino avere.</p></div1>
<div1><head>I: Sceltezza e copia de' Libri</head>
<p>
TVCIDIDE scrittore così nella verità istorica, come ne' 
detti e nelle sentenze gravissimo, avverte che i testimoni stranieri, siccome naturalmente meno sospetti dei 
domestici, giovano maggiormente a render più salda e 
sicura qualunque causa. Tutta la bieca invidia, dunque non può torre a S. A. R. la gloria di possedere 
una Biblioteca, che sin d'oggi se non è la più numerosa, è pero sopra modo ricca di libri eletti e prestantissimi, dappoichè è tale l'unanime consentimento di 
tanti cospicui Letterati stranieri, la fama de' quali non 
è contesa; e dirò anche di nazioni avvezze a non maravigliare, che per cose singolari. Non lo hanno essi dissimulato nel presentarsi all'Augusto Sovrano: lo hanno 
ripetuto in ogni luogo, lo hanno divulgato ne' loro libri. 
Se il primo potesse essere officiosità, il secondo è una 
non equivoca testimonianza. Quante autorevoli persone 
potrei in ciò nominare, che hanno intese non una volta, ed hanno pure dovuto leggere stampate queste ingenue commendazioni? Più valida però nasce in noi 
la persuasione del vero quando le cose sono partitamente descritte, e quasi agli occhi sottoposte.</p>
<p>Della sceltezza e della copia pertanto de' libri di questa Biblioteca, amo, che ognuno giudichi ed estimi da 
una generale enumerazione. Ma perciocchè sarebbe questa infinita, se alla particolare individuazione si discendesse, mi volgo al partito, a cui appigliossi PLVTARCO 
nel descrivere i fatti illustri, d'imitare il Pittore, che 
nel ritrarre un amplissimo tratto di terra abitata, rappresenta esattamente i luoghi cospicui, ed adorna leggermente i minori. Avendo noi diviso la serie de libri 
in SEI CLASSI primarie, discorreremo per ciascheduna, e 
da quello, che ne diremo sarà agevole vedere quel molto 
di pregevole, che contiensi nelle subalterne.</p>
<p>Lo studio della Rivelazione, e de Libri divinamente 
ispirati, la ricerca di ciò che i nostri maggiori ci hanno 
tramandato per regola di credenza e di costume, è la 
prima, che ci si offre.</p>
<p>Certo sta, che nella CLASSE TEOLOGICA la collezione 
dei sacri testi in tante lingue esotiche e vive, per la copia e per la rarità, se una se ne tragga, è la più insigne d'Italia; e poche al di la de' monti ho vedute 
che possano paragonarvisi.</p>
<p>E quella de' migliori Interpreti, Parafrasti, Glossatori, 
degli Apparati, delle Isagogi, Concordie, Armonie, Catene, per le scelte edizioni e per il numero non è inferiore.</p>
<p>Come delle cose LITURGICHE trovansene che son molto 
pellegrine e pressochè nell'Italia sconosciute, così nella 
copiosissima CLASSE CONCILIARE è una serie di <hi rend="italic">Sinodi</hi>, 
alcuni de' quali mancano alla stupenda collezione di Benedetto XIV. tuttochè opera di trent'anni.</p>
<p>Le migliori edizioni duplicate e triplicate de' <hi rend="italic">Padri 
Greci</hi>, e <hi rend="italic">Latini</hi>, e de' più rari opuscoli loro, lasciano 
poco da desiderare.</p>
<p>La <hi rend="italic">Filologia</hi> e la <hi rend="italic">Poligrafia Sacra</hi>, le <hi rend="italic">Antichità Cristiane</hi> ed <hi rend="italic">Ecclesiastiche</hi>, le cose <hi rend="italic">Giudaiche</hi> e Rabbiniche non si sono da me dimenticate.</p>
<p>Fra i TEOLOGI ORTODOSSI hassi il fiore per tutto ciò 
che riguarda il <hi rend="italic">dommatico</hi>, il <hi rend="italic">polemico</hi>, il <hi rend="italic">critico</hi>, lo 
<hi rend="italic">storico</hi>, lo <hi rend="italic">scolastico</hi>, il <hi rend="italic">morale</hi>, il <hi rend="italic">catechistico</hi>, ed 
anche molto intorno alle <hi rend="italic">dispute</hi>, che hanno agitato la 
<hi rend="italic">Chiesa</hi> negli ultimi tempi, ed hanno verificato quel 
detto di <hi rend="italic">Pachimero</hi> - <foreign lang="lat">Theologis inter se rixantibus in 
periculo populus est</foreign>= "Quando i Teologi sono in rissa 
tra di loro, la patria è in pericolo".</p>
<p>Nella CLASSE NOMOLOGICA, diretta a conservare 
tranquilla e felice la Repubblica, quanto appartiene ai 
<hi rend="italic">Sacri canoni</hi>, al <hi rend="italic">Diritto Pontificio</hi>, all'<hi rend="italic">Ecclesiastica polizia</hi>, d'Oriente e d'Occidente, e alla <hi rend="italic">Regalia</hi> tutto sî è 
per me imparzialmente adunato. Nulla manca a chi vuol 
conoscere le ragioni vicendevoli delle due potestà e si 
succedono i libri che difendono i diritti de' Principi, e 
que' che rivendicano le prerogative della Chiesa. Quivi 
è pure un assortimento de' dotti Canonisti Italiani, Francesi, Spagnoli, Alemanni, e di recenti comentatori delle 
Decretali, per la intelligenza de' giudizj e delle materie 
competenti al Foro Ecclesiastico, secondo il gius antico, nuovo e novissimo, con tutte le erudite manuduzioni a questo studio.</p>
<p>Quello della <hi rend="italic">Ragion Civile</hi> richiede che si conosca 
il primo fonte, da cui emanano le leggi umane, gli 
uffizj dell'uomo e del cittadino, i diritti della maestà 
e quei de' popoli; e questa sorgente è il <hi rend="italic">Diritto della 
Natura e delle Genti</hi>. Chi vorrà studiarlo in tutta la 
sua estensione, avrà nella R. Biblioteca i libri opportuni; ai quali vien dietro un ampia collezione dei Trattati di pace, di Negoziazioni, di Concordati tra' Principi, dei patti delle Nazioni: libri tanto utili per i 
pubblici Ministeri, e per gl'interessi di Sovrani.</p>
<p>Sarebbe poi stato vituperoso il lasciar mancare a tanti 
studiosi giovani, che frequentavano quotidianamente la 
R. Biblioteca i libri dei celebri ristauratori della Giurisprudenza Greca e Romana. Se questo studio è oggi 
andato in tanto grido nelle più colte parti d'Europa, 
non dovea negarsi ogni possibil soccorso agli ottimi ingegni Parmigiani, atti a recare un giorno lode e fama 
alla Patria. Perciò quanto havvi di eccellente vi è copiosamente riunito. E quale n'è stato l'effetto? Ognuno 
ha udito ripetere quelle parole di Cicerone: <foreign lang="lat"><hi rend="italic">tantum 
semper potentiam veritas habuit, ut nullis machinis, 
aut cuiusquam hominis ingenio aut arte subverti potuerit</hi></foreign>. "La verità ebbe sempre tanta forza da non 
potere per macchinazioni, o ingegno, o artificio di chicchessia venir sovvertita."</p>
<p>Ora tra quelle verità, che il tempo non oscurerà 
mai negli animi degli onesti e sapienti cittadini, una 
si è che nei replicati e rigorosi esami, a quali è ora 
soggetta la gioventù, che ricerca la Laurea, si è ammirata da tutti la eleganza e la erudizione, maggiore 
che in passato. D'onde la attinsero se non da questi 
libri? Abbondano poi quei che nella Pratica Forense possano ammaestrare. Chiude questa classe una serie considerabile di Statuti Municipali. Se ella non è perfetta 
è però da valutarsi assai. Ma in questa classe istessa 
va annoverata la rarissima collezione delle Consultazioni 
de' più celebri Avvocati di Francia. Raccolta di sommo 
prezzo, che io ho avuta la sorte di far presentare a 
S. A. R. in un colla seconda edizione della Bibbia Ebraica 
del Bomberg e colla Latina, detta <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Biblia Episcoporum</hi></foreign>.</p>
<p>Nella vastissima CLASSE FILOSOFICA forse niuna Biblioteca agguaglia quella di Parma e dico senza esitanza 
che la nostra collezione, più ricca d'ogni altra nelle 
cose più recenti, considerata, veduta e riveduta 
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat" rend="italic">Ter capiet magis et decies repetita placebit</foreign></l></lg>
<p>"Vista tre volte sodisfarà sempre più e visitata anche dieci, recherà piacere."</p></quote></p>

<p>Tuttociò che in questo genere l'antichità ha prodotto 
di Greco e di Latino si offre agli occhi in isplendidissime edizioni. I libri più rari pressochè tutti vi sono, 
trattine que' d'<hi rend="italic">Astrologia Giudiziaria</hi>, e que' che son 
ripieni di mera empietà. Quanto le Accademie di Francia, delle Isole Britaniche, d'Italia, di Germania, e quanto 
hanno scoperto e trattato i migliori Filosofi dopo la 
ristaurazione delle scienze sulla Metafisica, Politica, 
Economia, Scienza di Commercio, Fisica, Meccanica, 
Leggi del moto, Idrografia, Idraulica, Ottica, Astronomia, 
Aritmetica, Geometria, Algebra, dottrina del Calcolo, 
Scienza ed Architettura Militare, non si cercherà inutilmente. Anzi tra questi libri troverassi una concatenazione, che pochi possedono. Mediterranei, come siamo, non pensai a raccorre che pochi libri di Nautica 
più utili a dare le generali nozioni di quest'arte.</p>
<p>Sebbene quella stessa Filosofia, che contempla e svolge i misterj e fenomeni della Natura è poi norma al 
bene e beato vivere. Per la qual causa i libri di Greco, di Latino o di altro idioma intorno alla Moral Filosofia entrano ad arricchire questa classe. Chi ama riconoscere le discordi opinioni de' filosofanti, troveralle 
nei libri della filosofica istoria. Chi vago d'apprendere 
più che l'acutezza della scolastica disputazione l'arte 
di esporre ordinatamente le sue idee, nei buoni Logici 
potrà riscontrarla.</p>
<p>L'ARTE SALUTARE che considera il corpo umano, 
ora nel suo stato naturale, ora infermo, che variamente 
si denomina quando previene i mali e quando li espugna, che ha come fide ministre tante altre facoltà ed 
arti, le quali o le somministrano la materia de' rimedi, 
o glieli preparano, o vengono al suo soccorso colle 
operazioni, abbraccia non pochi e dispendiosi libri. Cominciando dai fondatori delle diverse scuole ritrovansi 
a mano a mano i migliori e riputati autori di Medicina, Anatomia, Botanica, Chimica, Farmacia, Chirurgia.</p>
<p>Gli scrittori di <hi rend="italic">Agricoltura</hi> vecchi e recenti giacciono appresso. Questo studio sì caro agli uomini in 
quella età, in cui, dice Arato, erano migliori, sembra 
oggi rinato per molti letterati stranieri, ai quali</p>
<p>
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Tempus in agrorum cultu consumere dulce est</hi>.</foreign></l></lg>
<lg><l>"È dolce - il tempo dar dei campi alla cultura".</l></lg></quote>
</p>
<p>Abbiamo pure i libri, che da essi pubblicansi tuttodì, 
utili del pari alla società, siccome elegantemente adornati. Quali superbi e rari libri di <hi rend="italic">Storia Naturale</hi> di-
scorrendo per li tre Regni, non vi si conservano? Devono appagare chiunque sa l'immenso prezzo de' libri di 
Piante e di Animali colorati.</p>
<p>Interminabile fu saggiamente chiamata la CLASSE ISTORICA, imperciocchè, come scriveva l'Imperator Basilio 
ne' capitoli parenetici a Leone suo figlio, tutte le nazioni ebbero vizj e virtù, e dall'alternare di quelli e 
di queste è sempre nata la trista e felice conversione 
degl'Imperi. Quindi non è paese, che co' suoi avvenimenti non ce ne offra qualche mirabile esempio. Io 
non mi arrogo di aver potuto andare del pari con chi 
raccoglie libri storici da lungo tempo, o vive in città, 
ove i librai sono facoltosi, e le vendite frequenti. Niente 
però di meno, ciò che hassi in questa classe, non ha 
lasciato di appagare, ed anche sorprendere molti dotti 
forestieri. Cose io qui ripeto assai note e contestate, 
ma non fuori di tempo.</p>
<p>Ma la Storia, secondo Eustazio di Tessalonica, nelle 
osservazioni alla Periegesi, deve abbracciare le quattro 
qualità del paese che si vuol descrivere; il <hi rend="italic">Topico</hi>, il 
<hi rend="italic">Cronico</hi>, il <hi rend="italic">Prammatico</hi>, il <hi rend="italic">Genealogico</hi>. Ora questi 
libri, che da chiunque legge con metodo si premettono, o si accoppiano allo studio della Storia, Geografi, Cronologi, Diplomatici ecc. esistono nella R. Biblioteca abbondanti e scelti, e nell'abbondanza e sceltezza sono alcuni pezzi unici, che da qualche rinomata 
Biblioteca non si sono mai potuti acquistare. Basterà 
trascorrere questa classe con un dotto catalogo alla mano per riconoscerli. So che la Diplomatica dei paesi 
del Nord è oggi cresciuta a dismisura, perchè tutto si 
stampa. Ma in quella moltitudine di Costituzioni, di 
Prammatiche, Privilegj, Donazioni, Fondazioni, tutte 
scritte nella Lingua patria, quasi tutto è puramente 
locale, e agli altri inutile. La difficoltà era scegliere 
ciò che è più raro e giovevole; ed io spero di non 
avere errato mercè una vecchia perizia, e molto più 
colla scorta di dotti amici in que paesi, giacchè è questo il gran presidio prima di avventurare le compre.</p>
<p>È naturale ad ogni studioso artefice considerare con 
occhio sagace le opere dei suoi pari, e dalle sviste altrui trarre ammaestramento. L'amor de' libri adunque 
mi ha fatto contemplare ovunque ho potuto, le più celebri Biblioteche, ed ho osservato che in moltissime si 
sta bene per la <hi rend="italic">Storia Ecclesiastica generale</hi> non così 
per la <hi rend="italic">particolare</hi>. Si adunano le cose spettanti alle 
chiese della propria nazione, o delle vicine, pochissimo 
delle lontane. Ho studiato di evitare questo difetto, poichè dopo avere uniti i diversi Annali dell'uno e dell'
altro Testamento, gli Storici Greci e Latini, Italiani o 
d'altro idioma delle due Chiese, dei Patriarcati, della 
Sacra Gerarchia, de' Concili, degli Scismi, gli Agiografi, 
i Menologj, i Passionarj, le Memorie e le Controversie 
degli ordini Cenobitici ed Equestri, alle Storie particolari de' Vescovadi e delle Badìe dell'Italia nostra, vi 
ho aggiunte le più illustri di Francia, di Germania, di 
Spagna, d'Inghilterra, di Olanda e di altre rimote regioni.</p>
<p>L'altra parte di Storia, che riguarda le Memorie de' 
popoli diversi, i quali si sono contesa e divisa la terra 
è lo specchio più fedele delle passioni umane e della 
loro violenza. Custode de' fatti con fortuna o sgraziatamente accaduti, ella addita le cagioni fisiche e morali 
che gli hanno prodotti. Così Polibio sensatissimo del 
pari ne' caratteri e ne' giudizj chiama la <hi rend="italic">Storia Civile</hi> 
quasi madre della filosofia istessa e maestra della vita. 
Fu perciò detto che gli Storici sono forse gli scrittori 
più benemeriti del genere umano.</p>
<p>Convinto di questa verità fino dalla prima fondazione 
della Biblioteca cominciai a riunire quanti libri mi era 
permesso di acquistare in questa classe. Degli Storici 
adunque delle antiche Monarchie e degli altri profani 
Greci e Latini, usciti dalle stampe de' Massimi, di Aldo, 
di Andrea Asolano, di Stefano, di Oporino, di Ervagio, 
di Elzeviro, della Tipografia Regia, del Teatro Scheldoniano ec. possiede S. A. R. a gran dovizia replicate 
le pregevoli e ricercate edizioni in ogni forma, e quel 
che è più, le vecchie traduzioni delle prime Stampe: 
libri divenuti di prezzo esorbitante. Vivono quei che 
videro meco questa collezione far invidia al Bibliotecario di un Sovrano liberalissimo per tali acquisti. Ma 
le instancabili ricerche, il costante desiderio di servire 
un Principe, degnissimo di esserlo da tutti, e le buone 
corrispondenze han procurato alla Biblioteca ciò, che 
ricchi viaggiatori non han potuto conseguire.</p>
<p>Se tutte le <hi rend="italic">Storie</hi> delle <hi rend="italic">Città d'Italia</hi> non si sono 
per anco potute acquistare, poche sono quelle che mancano, e tra quelle che si hanno molte non sono obvie, e 
molta fatica ha costato il ritrovarle ne' proprj paesi, non 
comparendo sì facilmente in commercio. Atterrito poi 
dirò così, nel vedere presso un coltissimo letterato una 
sala immensa piena da capo a piè di ciò, che alla sola 
istoria dei Celti, dei Galli, dei Normanni, dei Francesi 
si aspetta, vidi pure che bisognava limitarsi ai libri 
principali, che abbracciano la Storia della <hi rend="italic">Monarchia 
Francese</hi> secondo le diverse stirpi, quella degli uffici dipendenti dalla Corona, quella della nazione in 
generale, delle migrazioni e colonie sue, quella delle 
province di antico e nuovo acquisto, delle limitrofe e 
delle Metropoli o città più rinomate. Forse la Biblioteca di Parma in tal genere è meglio provveduta di 
molte altre vicine e lontane. Nè qui mi si rimprovererà, come ad Ulisse Giovenale 
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Solus enim Ithacus nullo sine teste canebat</hi>.</foreign></l></lg>
<lg>
<l>"Senz'altri lo dicea l'Itaco solo."</l></lg></quote></p>
<p>
Più letterati istruiti nella storia loro nazionale lo hanno 
ripetuto ai ministri della Biblioteca dopo averne vedute 
parecchie altre.</p>
<p>I Cataloghi delle Biblioteche del Conte di Bruhl e 
del Conte di Bunau, trasfuse ora nella Elettorale di Dresda, 
mostrano la stessa immensità per la <hi rend="italic">Storia Germanica</hi>. 
Noi possiamo francamente asserire di non scarseggiare, comprendendovi anche quel che vi è di più Settentrionale, e i finitimi popoli, che parlano diverse lingue. Devesi poi alla generosità di due soggetti, che 
hanno lungamente dimorato a questa Corte, se nella 
<hi rend="italic">Storia Brittanica</hi>, Anglo-Sassone, Anglo-Danica e delle 
adiacenti isole siamo forniti delle cose più squisite, e 
de più bei monumenti sparsi, per quei paesi. Stimato 
l'uno da varj dotti Inglesi, erede l'altro di libri comperati a Londra dal Conte di Gisors, ci hanno procurata la collezione, che gl'Inglesi stessi attestano non 
avere l'uguale nelle pubbliche Biblioteche d'Italia.</p>
<p>Ma questa può vantarsi di possedere la collezione 
più ricca e più rara che sia al di qua delle Alpi; della 
Storia Generale e particolare dei Regni delle provincie, 
città, Famiglie della <hi rend="italic">Spagna</hi>, e delle sue nuove possessioni. Quante gemme e quanti tesori vi sono appena noti ai più dotti e consumati Bibliotecarj? Rendonsi pur pregevoli le Storie del vicino <hi rend="italic">Portogallo</hi> e 
della Monarchia Lusitana. Se a giudizio degl'intendenti 
furon sempre rari i libri, che venivano dalle sponde 
del Tago, rarissimi sono fatti dopo i disastri della Capitale.</p>
<p>In quella vastissima parte del Globo che bagnano 
l'Idaspe, l'Indo, il Nilo e il gran fiume delle Amazoni, 
tutto diviene singolare a risapersi e presentano oggetti 
interessanti il suolo, il costume, la polizia, i cambiamenti del governo. Ogni curioso ha nella nostra Biblioteca come instruirsi copiosamente in tanti non 
comuni libri in lingue diverse della Storia di popoli Fenici, Assirj, Persiani, Arabi, Saraceni, Mussulmani, 
Tartari, Etiopi, Egizi, Abissini, Cinesi, Mogolesi, Paraguaiti ec., e di quanti abitano il nuovo Mondo e le 
isole per l'Oceano disseminate. Sarà sempre vero che 
<quote rend="block">
<lg lang="lat" rend="italic"><l>Ille per ignotas qui audax erraverit urbes </l>
<l>Qua maris extremis tellus includitur undis</l></lg>
<lg><l>"Quei che audace vagò per città ignote </l>
<l> la Terra dall'ultime acque è cinta".</l></lg></quote></p>
<p>
Si persuade facilmente di produrre mirabili scoperte. 
Lo hanno creduto Annone e Nearco, Eudosso e Pitèa, e 
per un principio istesso lo credettero i moderni viaggiatori. Così è nata quella gran copia di <hi rend="italic">Viaggi</hi>, quali 
per la Storia Civile, quali per la Naturale, altri pel 
Commercio, altri per la Letteratura, moltissimi per la 
facilità e sicurezza della navigazione, e questi ultimi 
sono per lo più in Inglese e Olandese. Qui pure mi è 
sembrato di dovere scegliere i libri più riputati e ai 
nostri studj più confacenti; e le Stampe o carte elegantissime che gli adornano ne accrescono il valore.</p>
<p>Rimane a dire dell'ultima delle quattro proprietà da 
Eustazio indicate.</p>
<p>Ragioni speciali moltiplicano al di là de' monti i libri 
<hi rend="italic">Genealogici</hi>: Noi nel cominciamento della R. B. ci siamo 
contentati di quanto è necessario per la connessione 
della Storia d'ogni paese con quella delle case Sovrane 
e delle Famiglie più illustri. E in questa classe le <hi rend="italic">Vite</hi> 
degli uomini per fatti e imprese celebrati nel mostrarci 
partitamente esempj di politica, di valore, di ben operare, compiscono la serie istorica. Non sono poche quelle, che oggi stanno nella R. Biblioteca. </p>
<p>Secondo la nostra sistematica partizione succede la 
<hi rend="italic">Scienza Araldica</hi>. Ma siccome la costituzione delle 
cose nostre fa che non sia questo uno studio per noi 
indispensabile, così a miglior tempo aveva riserbato 
l'accrescere il numero di tali opere. Con tale scienza 
vuole andar congiunta la <hi rend="italic">Cavalleresca</hi>. Ma cessato omai 
il furore della monomachia, caduto lo studio de' puntigli 
e della barbara maniera di vendicare le offese, immaginata dai feroci Scandinavi, parea questa classe meno 
importante. Ma poichè gl'Italiani furon sempre i padri 
e maestri della dottrina cavalleresca, ho anco procurato di mettere nella R. Biblioteca i libri classici di 
Duello e di Onore.</p>
<p>Un arte liberale, che ammaestra l'uomo ad esprimere 
in uno o più idiomi le sue idee con felicità, con nitidezza, con armonìa, che dona al suo parlare una forza 
dominatrice sugli affetti altrui; che gli porge i lumi 
e i colori onde abbellire ogni cosa, che sparge di grazia e di amenità gli studj austerj; che ne arricchisce 
la mente di moltiplici nozioni; che lo fa accorto a ravvisare negli scritti altrui gli errori e atto a emendarli, 
non è soltanto un pascolo naturale dell'ingegno e un 
ornamento, ma un arte ella è alla società utilissima. 
Tale è appunto la FILOLOGIA, ed amplissima senza 
dubitazione alcuna è questa classe, che si propaga per 
tante diramazioni. I Grammatici antichi non solo della 
lingua del Lazio, ma delle Orientali, divenuti sì difficili a unirsi, cominciano questa serie delle lettere umane. Nè l'amor dell'antico mi ha fatto dimenticare quei 
che delle lingue hanno scritto filosoficamente. Gli accreditati autori dell'arte <hi rend="italic">Oratoria</hi> e della <hi rend="italic">Poetica</hi> Greci, 
Latini, Italiani, Francesi succedono in non tenue copia.</p>
<p>La Grecia che fu madre dell'Eloquenza piena di dignità, fu poi anche ne' tempi posteriori producitrice 
della fallace declamazione. Così gli <hi rend="italic">Oratori</hi> e i <hi rend="italic">Sofisti</hi> 
compongono questa subdivisione. I primi uscirono dai 
torchi nitidissimi degli Aldi, degli Stefani, dei Morelli, 
de' Giunti dei Benenati, e nel secol nostro sono stati 
riprodotti in Inghilterra, o in Olanda: tutti si trovano 
nella Parmense, delle vecchie e delle recenti edizioni. I 
secondi terminano la raccolta. Del solo Cicerone tra gli 
oratori latini il tempo ha rispettato gli scritti. E di 
questi è ricchissima la Biblioteca nostra di edizioni primarie e secondarie, anche in membrane eseguite. A questi vengon dietro gli oratori del Secolo Mediceo o Leoniano.</p>
<p>Di Alcibiade si narra che entrato in non so qual liceo, 
e chiesto che se gli recasse l'Iliade, vilipese quasi uomo 
il più indotto il Maestro, che rispose di non averla.</p>
<p>Ma chi amatore del padre de' poeti entrerà nella R. 
Biblioteca, potrà bene saziarsi e con tante edizioni, che 
vi sono e colle versioni in più idiomi, e co' commentatori, e coi Lessici Omerici e colle Omerico-gnomologie, 
Antichità, Contese, Apologie, e con tanti altri libri che 
concorrono a comporre la <hi rend="italic">Bibliografia Omerica</hi>.</p>
<p>Ho pure cercato di avere le antiche e le moderne 
stampe splendidissime di tutti gli <hi rend="italic">Epici, Lirici, Drammatici, Bucolici, Didascalici, Gnomici Epigrammatici</hi> 
Greci. Ma i difetti stessi, che deturparono la eloquenza 
viziarono la poesia; e avvenne, che un tempo fosse più 
grato agli orecchi Romani l'ampolloso Antimaco, che 
il Divino Omero. Anche i Poeti del pravo secolo si posson vedere nella R. Biblioteca, e conoscere la decadenza 
infelice delle Muse greche. Pochi furono in questo gran 
numero di poeti quelli, che sieno rimasi senza traduttore: 
e questi <hi rend="italic">Volgarizzamenti</hi> fanno la corona di simil collezione.</p>
<p>Siccome dalla Grecia vennero ai Romani le idee della 
<hi rend="italic">Legislazione</hi>, della <hi rend="italic">Militar disciplina</hi> e dell'<hi rend="italic">Economico Governo</hi>; così quella delle Arti e delle Lettere; 
e fu scritto sapientemente che la imitazione, la quale 
fu il fonte d'ogni bella impresa di stato appresso i Latini, lo fu ugualmente per la poesia.</p>
<p>In due età ho diviso i <hi rend="italic">Latini Poeti</hi>. Gli antichi ho 
studiato di averli tutti co' loro <hi rend="italic">Volgarizzamenti</hi>, e commentarj, così delle eleganti edizioni del secolo XV. e 
XVII, come delle magnifiche ed ornatissime del secol 
nostro. Dove può giungere il lusso librario noi siamo 
pervenuti.</p>
<p>I Moderni, ch'ebber fama in Latina Poesia fra i nostri maggiori dopo il rinascimento delle polite Lettere 
sono numerosissimi. Ai quali ho aggiunti i poemetti 
istorici, morali, encomiastici, scientifici più celebri degli oltramontani, che hanno coltivate le Ausonie Muse.</p>
<p>Non dirò, che siavi un intero apparato di <hi rend="italic">Rimatori 
Italiani</hi>, tuttavia ridondano armadj dei più scelti e desiderati. Le belle edizioni dei nostri primi maestri di 
Poesia, e de' loro interpretratori fanno una continuazione 
considerabile, nella quale s'incontrano tratto tratto de' 
pezzi di preclarissima rarità.</p>
<p>Ma la nostra poesia nata grande come la Greca e 
la Latina ebbe un periodo, che ne oscurò la natìa eleganza. Vi è una verità, una bellezza inerente alla scienza ed alle arti, che ne forma il pregio essenziale; una 
revoluzione generale de' costumi però come varia le idee 
in infiniti oggetti, così influisce sul giudicio della 
Letteratura. Arti e Scienze partecipano dell'indole del secolo che volge, e divengono come la luce che si tinge 
più di uno, che di altro colore, secondo che la scabra 
superficie de' corpi variamente la rifrange.</p>
<p>Fu dunque una età, in cui la poesia nostra spirò tutta 
la deformità che aveano i costumi. Era inutile cercare 
i poeti di quel tempo; e que' pochi soltanto abbiamo 
stimato di conservare nella nostra Biblioteca, che meno 
aveano contratto i vizj comuni, o da' quali può trarsi 
qualche utile notizia.</p>
<p>Andava pure aumentando la ben principiata e magnifica collezione de' <hi rend="italic">Poeti Francesi</hi>, e di que' castigati 
sublimi <hi rend="italic">Drammi</hi>, che possiam bene appellare.</p>
<p><quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat"><hi rend="italic">In scenam missos magno cum pondere versus</hi>.</foreign></l></lg>
<lg><l>"Versi con molta gravità posti in iscena"</l></lg></quote></p>
<p>
Le altre nazioni trovano in questa non adulta Biblioteca i loro più stimati <hi rend="italic">Verseggiatori</hi>, che una sola, 
ma privata, in questa parte d'Italia possiede. Niuna però 
è che stia al confronto per la <hi rend="italic">Poesia Spagnola</hi>. È noto 
che la nostra collezione è più abbondante di quella di 
Madrid, giacchè si è a noi ricercato qualche cosa, che 
colà mancava.</p>
<p>In quella parte di Letteratura, che Erasmo cominciò a chiamare <hi rend="italic">Poesia Prosaica</hi>, i curiosi non troveranno 
tutti i <hi rend="italic">Romanzieri Italiani</hi>.</p>
<p>Saggie riflessioni mi avevano indotto a procedere lentamente nella dispendiosissima compra di libri, che per 
la oscenità debbon poi con tanta gelosia custodirsi. Ma 
in quella vece vi troveranno le diverse nobili stampe 
<hi rend="italic">de' Romanzi Greci</hi> colle loro traduzioni. Meno di ripugnanza nasceva per questi, che sono per lo più produzioni di scrittori Ecclesiastici.</p>
<p>Rinata tra' Francesi questa giocosa maniera di raccontare veri e infinti casi e avvenimenti, si propagò 
ben presto appresso gl'Italiani. Ma fu nostro vitupero 
che i <hi rend="italic">Novellieri</hi> nostri fossero i primi a dimenticare le 
leggi della verecondia.</p>
<p>Non penetrò subito la contagione negli esteri paesi, 
e serbossi altrove per lungo tempo maggiore costumatezza nello scrivere <hi rend="italic">Romanzi</hi>, ma in fine gli altri ci 
hanno superato nel male, con una libertà, la quale è 
bene spesso più perniciosa, quanto che più delicata.
Fu meritamente inviso agli uomini e al cielo chi volle 
fare l'apologia dell'indistinta lettura de' <hi rend="italic">Romanzi</hi>. Gli 
<hi rend="italic">erotici</hi> sono sempre d'inciampo, i <hi rend="italic">faceti</hi> pieni di frivolezze; i <hi rend="italic">Cavallereschi</hi> incredibili; i soli <hi rend="italic">morali</hi> possono essere atti a ispirare sentimenti di virtù. Se inondano oggi da ogni lato, que' che si hanno nella R. Biblioteca possono permettersi agli uomini maturi.</p>
<p>Ricordevole io però di aver fatto avvertire al Tit. 
VIII. e XII. della Costituzione per gli Studj <hi rend="italic">quanto 
importi non permettere alla gioventù la lettura de' 
libri licenziosi, capaci di depravare il cuore</hi>, non ho 
certamente contradetto a me stesso nella direzione della 
Biblioteca. Bisognerebbe essere dell'indole di Teocrine 
o di Patecione, per rimproverarmi questa incoerenza di 
massime e di azioni.</p>
<p>Natura ci ha formato così che ognuno ha il suo studio in cui prende diletto. Io avvezzo ad aggirarmi volentieri, come il figliuol di Demeo, tra le reliquie della 
prisca età e le pallide ombre Greche e Romane, 
avvezzo a meditare i monumenti delle due nazioni, a interpretargli, a porne in luce moltissimi mercè le stampe 
dovea conoscere gli <hi rend="italic">Scrittori d'Antichità</hi>, dovea desiderare di avergli sotto gli occhi, per ripigliare un dì 
le intermesse applicazioni. La nostra suppellettile di 
libri di questo genere, oso dire che supera molte altre.</p>
<p>Alle raccolte de' Musei più famosi e Tesori d'Antichità, 
di <hi rend="italic">Bassi rilievi</hi>, di <hi rend="italic">Lapidi</hi>, di <hi rend="italic">Gemme</hi>, di <hi rend="italic">Statue</hi>, di 
<hi rend="italic">Medaglie</hi>, e di Monumenti diversi dell'Asia e dell'Europa, succede quanto di maestoso han pubblicato i 
Francesi, gl'Inglesi, gli Olandesi in questi ultimi tempi.
Infiniti sono i Trattati d'Antichità scritta e figurata, 
de' costumi, de' riti de' popoli, di particolari argomenti, 
alcuni de' quali sono compresi nelle Miscellanee, e che 
difficilmente si troveranno venali.</p>
<p>Non recherò quì le vaghe edizioni de' <hi rend="italic">Poligrafi Greci 
e Latini</hi>, che nulla ci lasciano invidiare alle altre librerie, de' <hi rend="italic">Polistori</hi> di varie Nazioni, che da due Secoli 
in qua hanno di vario argomento trattato, e che oggi 
formano corpi voluminosi, niuno de' quali a noi manca.
Ma dirò che a questi mi sono ingegnato di accoppiare 
i <hi rend="italic">Critici</hi> più oculati dell'età nostra. Emendavano, commentavano gli antichi, cercavano di restituire alla loro 
vera lezione i classici Autori, ma non sempre con sicura dottrina. In quanta maggior luce di sapere siamo 
noi oggidì! Ciò si potrà verificare in tanti libri di 
<hi rend="italic">emendazioni, osservazioni, lezioni</hi>, ec. che occupano 
uno spazio rimarchevole ne' nostri scaffali.</p>
<p>E se gli <hi rend="italic">Epistolografi</hi>, cominciando dai Greci, e 
venendo d'età per età discorrendo d'una in altra Nazione, sono di tanta utilità per le recondite nozioni, 
che se ne traggono, il numero di que' che ho inserito 
nella R. B. se non è vastissimo, è però da pregiarsi, 
poichè si estende a tutti i diversi oggetti di Letteratura.</p>
<p>La industria degli uomini appena può emulare la 
Natura, e questa da lievi principj ordisce le sue produzioni, e non le avanza che con maturi progressi. 
Esamini dunque altri se ciò che alla <hi rend="italic">Storia Letteraria</hi> 
si aspetta potesse tutto velocemente adunarsi. Le <hi rend="italic">vite 
de' Letterati</hi>, le loro <hi rend="italic">contese</hi>, le Efemeridi erudite, i 
<hi rend="italic">Giornali</hi>, le memorie, gli estratti, i giudizj de' libri, 
le infinite <hi rend="italic">opere periodiche</hi> d'ogni idioma, d'ogni materia, quali costantemente continuate, quali presto interrotte, chi non sa che formano per se stesse una Biblioteca? Io ho cominciato dalle cose più interessanti 
e al presente non è certamente scarsa questa classe.</p>
<p>Alla medesima accrescono pregio i <hi rend="italic">Bibliografi</hi> più 
riputati, le <hi rend="italic">Biblioteche</hi> degli scrittori delle diverse 
nazioni, di vario instituto, di professione od arte diversa. I <hi rend="italic">Cataloghi</hi> ragionati, gl'Indici, che danno tanto lume a chi sa servirsene, sono abbondanti. Tra 
questi libri parecchi ve ne sono, che per danaro non 
si troveranno più, e che io ho conseguito in dono da 
illustri persone. Le memorie <hi rend="italic">Tipografiche</hi> fanno pure 
un'appendice pregevolissima, che con piccola aggiunta 
può compirsi.</p>
<p>Non è qui tempo di disputare se la pubblicazione 
di tanti <hi rend="italic">Dizionarj</hi>, d'ogni facoltà e materia abbia recato giovamento, oppure danno alle Lettere. Se questi 
verranno a perfezionare le nostre cognizioni; o ad accrescere il numero de' semidotti. È un sentimento generalmente ricevuto che per moltissimi studiosi possono 
essere utili e talvolta necessarj. Per la qual cosa io ho 
preso pensiero di unire tutti i migliori Lessici delle 
Scienze e delle Arti, che formano una serie non indifferente. Non ho preteriti i necessarissimi delle lingue 
dotte ed usuali, e molte rarità trovansi tra i primi.</p>
<p>L'<hi rend="italic">ultima Classe</hi> riguarda le ARTI LIBERALI e le 
MECCANICHE. Dopo la gloriosa instituzionc di una R. 
Accademia che le ha fatte neccssarie in questi paesi, ed 
ha stesa la sua fama ai più lontani, non dovea il Bibliotecario trasandare di provvedere i libri magistrali, 
utili agli studiosi di Pittura, di Architettura, di Plastica, 
di Statuaria. Possono i giovani trovare nella R. B. gli 
autori teoretici e i pratici, che hanno richiamati, o stabiliti i veri principj, che la Gotica orridezza avea guasti 
nelle tavole, negli edifizj, nelle scolte figure. Manca 
è vero una raccolta di stampe, su cui imparare le maniere tutte delle scuole diverse e dei differenti bulini, 
la quale accrescerebbe una decorazione a tante altre 
che distinguono la nostra Libreria. Io holla ardentemente 
desiderata, ma vi voleva il consenso del Principe per 
la spesa non indifferente; ed era richiesto un conoscitore di me più esperto in quest'arte. Niente però di 
manco si hanno sontuosi libri, ne' quali possono osservarsi 
le opere de' più eccellenti pennelli, che adornano le gallerie, gli edifizj di varie Metropoli, le statue, i monumenti più belli, che l'arte calcografica ha resi comuni. 
Non pochi sono i <hi rend="italic">Ritratti</hi> di uomini illustri che servono 
al Letterato e all'Artefice. Che se molte altre sono le 
arti che servono alla società e ai comodi della vita, per 
tutto abbiamo abbondevolmente quel che può istruire e 
guidare in qualsivoglia costruzione e manifattura.</p>
<p>Formano una classe singolare gli ATLANTI. Esistono 
primieramente i diversi corpi maggiori, la riputazione 
dei quali nè il tempo, nè le carte migliori hanno 
oscurata. Tra questi merita d'essere ricordato l'Atlante di 
Bleau in lingua Spagnuola, che abbraccia principalmente 
i paesi ove avea dominio quella corona ai tempi di Filippo II. Egli è appena conosciuto per fama, poichè si 
ha da autentiche memorie, che dopo l'incendio della stamperia, ove fu eseguito, ne rimasero appena alcuni esemplari. Esistono per secondo alcuni atlanti moderni, tra' 
quali i militari, cosi delicatamente forniti, moltissime 
carte de' più classici Geografi, molte iconografie di assedj, di battaglie, accampamenti, fortificazioni e per 
entro a queste ve ne sono delle più ricercate da' curiosi.</p>
<p>Esistono in più e più volumi le migliori e più stimate Topografie e Corografie di Paesi e Città, quelle 
non solo che trovansi già unite da diligenti Raccoglitori, 
ma quelle più rare, che non si compongono insieme, 
che a stento grandissimo.</p>
<p>Non è questa una pittura d'immaginazione, non una 
descrizione esagerata, non un fucato abbellimento, non 
un trasporto d'amor proprio. Ognuno può convincere 
se stesso dalla reale esistenza delle cose colla oculare 
inspezione. Adunque una censura vaga, indeterminata, 
generica, ideale e senza prove, qual si legge in quel 
foglio straniero, null'altro dimostra, che la perversità 
della mente e del cuore di chi lo compose. Ed io potrò pure ripetere que' noti giambi
<quote rend="block">
<lg lang="lat" rend="italic"><l>Si livor obtrectare curam voluerit </l>
<l>Non tamen eripiet laudis conscientiam.</l></lg></quote>
<quote rend="block">
<lg>
<l>"Se vorrà invidia biasimar la cura, </l>
<l>"Non potrà tor coscienza a mertar lode.</l></lg></quote></p></div1>
<div1><head>II: Diligenze nell'acquisto de' Libri</head>
<p>FULVIO Nobiliore, imitando i Greci esempj inalzò 
nel circo Flaminio un tempio comune ad Ercole e alle 
Muse; e dicesi, che volle fare intendere, che il culto 
di quelle figlie della memoria non va mai disgiunto da 
gravi cure e fatiche. Si estende questa verità massimamente alla fondazione di una Biblioteca, che è poi 
il primo presidio alla coltura delle Lettere, e delle mansuete Muse. Ma ogni cura diviene piacevole e lieve, 
quando s'intraprende per secondare le magnanime idee 
di un gran principe inteso a felicitare i sudditi. L'amor 
del Sovrano negli animi onesti è una forza elastica, 
che non si minora da qualsivoglia compressione, e che 
regge ad ogni peso.</p>
<p>Non è tuttavia questa formazione opera sì agevole, 
nè per gli omeri di tutti, quando la collezione de' libri 
abbia a riuscire quale è quella poc'anzi descritta; e 
quando il Bibliotecario deve circoscrivere a se stesso 
certi confini di tempo e di economia. È vero che il 
genere umano ha sempre abbondato di animi confidentissimi di se stessi, i quali si reputano atti a qualunque impresa; ma spesso chi più sel crede, e più lo ridice, <foreign lang="lat"><hi rend="italic">ampullatur in arte</hi></foreign> "si gonfia vanamente" e 
si potrebbe domandare con quel poeta del tempo di 
Graziano:
<quote rend="block">
<lg lang="lat" rend="italic"><l>Emptis quod libris tibi Bibliotheca referta est </l>
<l>Expertum, doctum jam te evasisse putabis?</l></lg></quote></p>
<quote rend="block">
<lg>
<l>"Perchè di compri libri hai biblioteca </l>
<l>"Per ciò ti crederai esperto e dotto?</l></lg></quote>
<p>
Basta forse un privato corredo di libri, formato Iddio 
sa come, per render l'uomo capace di giudicare di tante 
e diverse cose, che in questa impresa conviene maturamente esaminare?</p>
<p>Dovendo la Biblioteca servire all'istruzione in ogni 
genere di studj, bisognava cominciare dal formare un 
piano esatto de' libri più interessanti e più utili in ogni 
scienza e facoltà, scegliere in ogni classe sacra e profana ciò che veracemente è primario, notare le edizioni 
più emendate. La unione di libri comunali e di stampe 
volgari era assai facile, ma non rispondeva ai nobili 
disegni del Sovrano. Bisognava conoscere previamente 
i prezzi de' libri, cercargli più in un luogo che in altro, ove il vantaggio si rendeva più probabile. Bisognava avere in ogni luogo principale di questo commercio amici illuminati e benevoli, consultarli al bisogno, valersene per la verificazione de' prezzi. Bisognava 
procedere con lumi certi, evitare ogni tumultuaria operazione, seguire il precetto
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Inter cuncta leges et percuntabere doctos</hi></foreign></l></lg>
<lg><l>"Scegli tra molti, ed interroga i dotti."</l></lg></quote></p>
<p>Certamente non intende molto nel commercio librario 
chi consultando i cataloghi di qualche emporio, e trovandovi quel che gli bisogna, ivi si ferma, ivi provvede, e tutto alla fede de' venditori concede. La prima 
scienza è conoscere i luoghi, ove i dati libri possono 
essere meno dispendiosi, che in altri. Vi sono particolari cagioni, le quali siccome in altre mercanzie; così 
per i libri fanno variare i prezzi col mutare de' paesi. 
Questa teoria dipende da più relazioni, e la cognizione 
di esse richiede lunga esperienza: <foreign lang="lat"><hi rend="italic">seris venit usus ab 
annis</hi>. </foreign>"Co' molti anni pratica si ottiene". Chi ha pratica del giro dei libri, che si fa nelle fiere di Lipsia, di 
Francfort sull'Oder, di Vienna, nelle auzioni di Olanda, 
se ne convince agevolmente. Può mai sperarsi, che a ciò 
basti un uomo, che non abbia passati molti anni nelle 
più scelte librerie, che trattato non abbia co' più istruiti 
Bibliotecarj, che per lungo uso non conosca l'indole 
de' librai di tutte le nazioni?</p>
<p>Che io fossi pur giunto a qualche grado di sapere 
in quest'arte, amo che per me il ridicano le lettere 
di moltissimi uomini per dignità e per dottrina maggiori d'ogni lode, e de' più accreditati libraj, il commercio epistolare de' quali abbraccia la serie di molti 
anni, e delle più colte città d'Europa. Dirò in quella 
vece che i canoni bibliografici di sopra enunciati, che 
tolgono gli equivoci nella varietà de' prezzi, dipendente 
dal sito, dal tempo, dalle circostanze, che insegnano 
le cautele da premettersi alle compere, sono quelli che 
ho invariabilmente seguiti nella formazione della R. Biblioteca. D'onde poi è derivato, che a prezzi moderatissimi siansi acquistate molte opere insigni, che i cataloghi ci attestano essersi vendute per somme assai 
maggiori. In cosa tanto saputa e manifesta si rende inutile la individuazione. Questa industre economia però 
e queste diligenze sembra che debbano pur costituire 
qualche benemerenza per chi seppe usarle.</p>
<p>Se io volessi convincerne l'autore della censura, 
sarebbemi duopo, come disse colui presso il Comico Menandro, purgarne prima il capo, da cui tanto umore sugli 
occhi discende, che ha formata un iride incerta, la quale 
non gli lascia scoprire alcun oggetto nella sua naturale configurazione. Ma giudici maggiori e più equi io 
ricerco.</p>
<p>In effetto queste prime sistematiche operazioni pia-
cquero sì al R. Infante D. Filippo, che degnò darne le 
più benigne testimonianze. La Provvidenza ha degli arcani, che cambiano le disposizioni umane. Desiderava 
quel Sovrano di vedere condotta a termine questa sua 
gloriosa instituzione. Iddio avealo riserbato all'Augusto 
figlio, che regna fra noi, Principe d'indole la più felice, di mente capace delle cose più grandi, educato 
in seno alle Lettere, istruito negli studj migliori, conobbe la utilità di questa paterna munificenza, la protesse con calore e ne divenne il maggior sostegno. Accrebbe, perfezionò, abbellì l'Infante D. Ferdinando la 
Biblioteca, che a lui deve il suo ingrandimento, e il 
presente suo splendore. Tanto egli è vero quel detto 
di Dione, che dal principe sapiente deve aspettarsi ogni 
bene.</p>
<p>Incoraggiato io pertanto vieppiù dall'amorevol patrocinio di questo giovine virtuosissimo Sovrano, e rivolgendo nell'animo il desiderio di nuovi acquisti di libri, 
mi sentii quasi spinto da quella lusinga
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Partim ipse invenies, partim sors suggeret ipsa</hi>.</foreign></l></lg>
<lg><l>"Trovane parte: il più farà la sorte"</l></lg></quote></p>
<p>Per la qual cosa intrapresi alcuni viaggi senza verun aggravio delle R. Finanze, a fine di trovar libri di 
qualche rarità ne' luoghi meno osservati, e la propizia 
fortuna ha pur voluto che ne dissotterrassi molti a discretissimo mercato.</p>
<p>Queste mie fortune non assomigliavano al certo ai 
depredamenti de' libri di Paolo Emilio, di Silla e di Lucullo nella Grecia, nel Ponto e nella Macedonia, o a 
cert'altre librarie rapine; ma hanno arricchita con facilità e risparmio la R. Biblioteca di preclarissime cose, 
ed hanno fatto conoscere ad alcune città, che zelo maggiore non potea impiegarsi pel R. servigio. E se tutto 
pur hassi a dire, non tacerò di aver messi a civil contribuzione quanti amici Letterati ho in Italia, in Francia, in Germania, in Inghilterra per avere in dono de' 
libri rari: e non è passato di qua Letterato di qualche grido, a cui non siami studiato di usare ogni cortesìa e generosità per ottenere in ricambio libri inutilmente cercati. Questi non sono pochi, nè gli ultimi 
della R. collezione. Oso dire che Tirone spinto da amore 
verso il suo divin Cicerone non fu nè più sollecito, 
nè più sagace nel cercar Codici, onde ornare il Licèo 
e il Ginnasio del suo Tusculano.</p>
<p>Avrei perduta, come uom dice, l'opera e la rete in 
questo studio, se credessi che le rarità di una Biblioteca si possono giustamente estimare dietro la scorta del 
Voogt: pure, giacchè al censore piace nominarlo, giova 
avvertire che trovansi in quella di S. A. R. 367. di que' 
libri ch'egli pose tra i rari, ma è da aggiungere che 
esistono 1700 e più da questo bibliografo non conosciuti, 
e che sono di ugual rarità. Il raccorli però in un ristretto periodo di tempo, e colla prefissa limitazione 
del denaro, ha costato a me sollecitudini, ricerche, fatiche, e qualche cosa di più.</p>
<p>Venne accresciuta la nostra collezione, benchè nè 
di molto, nè d'insigni cose, dallo spoglio delle Biblioteche 
de' Padri Gesuiti. Non è senza deliberato consiglio ch'io 
faccio quì menzione di questi libri. Dalla penna istessa 
atrabilare, da cui è caduta la censura, venne scritto 
che questi libri erano capricciosamente malmenati. Io 
però non ignaro, che per alcuni uomini aventi il cuore 
formato come quello di Aristomene
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Quantulacumque adeo est occasio sufficit irae</hi></foreign></l></lg>
<lg><l>"All'ira loro ogni occasione basta"</l></lg></quote></p>
<p>
presentai già tempo una Memoria in discarico di questa 
commissione. Ed ora, sebbene persuaso, come lo era Tacito, che certe querimonie cessan dall'avere il carattere 
di verità, quando le vedute di chi le promuove son 
quelle della passione, piacemi tuttavolta che questo affare qui si disveli.</p>
<p>Adottatosi da S. A. nella rimozione dei suddetti Religiosi dai suoi Stati un sistema uniforme a quello degli altri Sovrani della sua Augustissima Casa, e devolutisi al R. Fisco i loro beni stabili e mobili comuni, 
preservando io sempre religiosamente, e fino allo scrupolo, ciò che ai particolari apparteneva, e che ad altre 
mani, non alle mie, fu affidato, nulla estrassi dalle Biblioteche degli evacuati Collegj senza l'intervento ed 
assistenza di uno dei Delegati della R. Camera, Giudice, o Assessore, o Ministro, o Potestà, o Notaio, e 
niun libro ho fatto trasportare, senza lasciarne ad essi 
le note corrispondenti, che ad ogni bisogno han servito 
a collazionare i libri. Tutti i trasporti furon fatti con 
cautela. Ma nel condursi su i carri della Corte que' 
volumi che erano in S. Rocco, e più nel passarli di 
una in altra Galleria, malgrado la mia e l'altrui vigilanza, non potè evitarsi qualche smarrimento e qualche furtivo rappressaglia di chi meno dovea lasciarsi sedurre a mancare di fedeltà. Cagione per cui mi fu mestiere custodire questi libri sotto particolare chiave e 
negare a molti l'accesso: <foreign lang="lat"><hi rend="italic">cautus enim metui</hi></foreign> "poichè 
cauto temei".</p>
<p>Nella memoria di cui ho fatto parola, ho distinto 
questo cumulo di libri in quattro classi. Pongo nella 
<hi rend="italic">Prima</hi> que' che per essere di buone edizioni e di conservazione sufficiente, dopo qualche restaurazione e qualche adornamento sono passati nella nuova galleria; facili a riconoscersi da chi gli ha maneggiati.</p>
<p>Pongo nella <hi rend="italic">Seconda</hi> que' che sono rimasi nella vecchia Galleria. Di questi resta ancora a fare una seconda 
scelta di ciò che può alla Biblioteca servire o potrà 
esitarsi, rimanendo poi que' molti scompagni e imperfetti, e que' moltissimi mal tenuti e laceri, ovvero per 
cancellature e macchie insanabili. Calcolate le somme 
dell'utile e dell'inutile saranno generalmente di pochissimo uso, perchè sono la massima parte o Teologi, che 
niuno consulta, o Filosofi che non han più accesso in 
nessuna scuola, o Ascetici, che i migliori hanno fatto 
dimenticare, o Memorie che non interessano alcuno.</p>
<p>Alla <hi rend="italic">Terza</hi> richiamo i libri, che si sono venduti 
a denari contanti. Qual sia la somma ricavata si ha 
in un registro separato, com'è notato l'impiego fatto 
di tal denaro, o in altro libro, o nelle ricevute degli 
operai.</p>
<p>L'<hi rend="italic">ultima</hi> poi comprende i libri permutati o dati ai 
legatori in pagamento con risparmio del R. Erario, e 
che non si sarebber mai esitati in altro modo, con pari 
facilità e vantaggio. Questi pure son notati colle attestazioni di chi gli ha ricevuti.</p>
<p>Così ho dimostrato a chi si dovea, la diligenza, l'industria, l'accuratezza da me adoperata in parte dell'
officio mio. Che prova dunque in questa parte la censura, se non la Punica fede di chi la scrisse? Se accenno quì tali cose già transatte, non è perchè io immagini di aver bisogno di giustificazione presso gli uomini illuminati e virtuosi. Ma il volgo di tutte le nazioni fu sempre credulo, ed ingemina le voci, come 
la rupe, senza intenderle. Ed il termine di volgo quanta 
parte d'uomini alle volte comprende!</p>
<p>Fra le tante fatiche però una tuttavia ho sempre ricusata, che è quella de' pagamenti e del giro del denaro. Esibite le note de' corrispondenti, ho lasciato che 
gli sborsi si effettuassero pienamente dai Ministri della 
R. Azienda. Esistono di ciò i documenti nella R. Computisteria; ed io non poteva scegliere deposito più sacro per collocarli. Importa ora ch'io passi ad esaminare 
il Terzo articolo della censura.
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Eternae ne quid labis per laevia sidat</hi>.</foreign></l></lg></quote>
<quote rend="block">
<lg><l>"L'altrui bruttezza </l>
<l>"Acciò per poco tutta non si sveli".</l></lg></quote></p></div1>
<div1><head>III: Disposizione sistematica de' Libri</head>
<p>Ignoranza e sapere, rettitudine e improbità sono bene
spesso appellazioni che si appropriano arbitrariamente 
all'uomo, il quale contento della sua dottrina e della 
sua virtù, non dee curare il giudizio dell'invidia, che 
non sì presto oscura o quella o questa.</p>
<p>
<quote rend="block">
<lg lang="lat" rend="italic"><l>Insani sapiens nomen ferat, aequus iniqui </l>
<l>Vltra quam satis est virtutem et petat ipsam.</l></lg>

<lg><l>"Di stolto il saggio soffra nome, e il giusto </l>
<l>"Quel d'iniquo; e rinforzisi in virtude".</l></lg></quote></p>
<p>Ma sonovi nella vita degli uomini de' momenti, ne' 
quali una sincera e moderata lode di se diviene una 
perdonabile necessità. Dicevalo Solone accusato, e la 
severità degli Arconti Ateniesi non seppe disapprovare 
ch'egli cominciasse la sua arringa dal ridire quel ch'
era stato sino a quel dì. Le censure fatte alla disposizione della R. Biblioteca mi pongono nel caso di valermi di questo genere di difesa, che è nel morale ciò 
che nel fisico la reazione.</p>
<p>Mi si conceda pertanto di dire, che avvezzo da molti 
anni agli studj migliori, non ignoto ai Letterati Italiani e agli stranieri, onorato del favor loro, ascritto 
alle più dotte Società, fregiato di luminosi impieghi, 
che suppongono qualche talento e qualche Letteratura, 
i libri divennero per me una passione, le Biblioteche 
mi tenner luogo d'ogni delizia, la corrispondenza con 
gli uomini più versati nella bibliografia mi fu sempre 
il più dolce sollievo! Non racconto qui i sogni di Oreste, nè le favole Milesie: all'animo ingenuo e veritiero 
di cento illustri uomini io mi appello.</p>
<p>L'Italia non ha avuto ai giorni miei due Letterati, 
che nella vastissima cognizione de' libri agguagliassero 
il Sig. Apostolo Zeno e il Sig. Cardinal Passionei. La 
lunga intimità con ambedue, e la quotidiana frequenza 
di molti anni nella insigne Biblioteca del secondo mi 
fecero acquistare una non volgar perizia de' libri. Ne 
serbo le erudite lettere, e vi leggo gli ammaestramenti 
bibliografici con quel piacere, con cui Scipione rileggeva i politici e i militari negli scritti di Senofonte.</p>
<p>Colla scorta di questi sommi maestri e colla diuturna esercitazione era facile imparare qual sia il più 
sistematico rapporto che i libri hanno fra loro, e il 
più regolare collocamento di essi in una numerosa Biblioteca. Nè questa sola utilità ci sembra di aver tratta 
dal commercio letterario. Se Quinto Sereno Sammonico 
dopo di essersi aggirato tanti anni fra que' suoi infiniti 
volumi, de' quali instituì erede Gordiano Secondo, non 
avesse scritta alcuna cosa, si sarebbe forse detto che si 
era soltanto occupato di uno studio, che <foreign lang="lat"><hi rend="italic">de Philosopho 
librarium facit</hi>.</foreign> "Che forma d'un Filosofo un librajo". 
Ma gli scritti suoi fanno fede che non passeggiava la Biblioteca per mero diporto. I non pochi libri di sacra 
e profana Filologia da me pubblicati dimostreranno, che 
non aggiungo qui inutilmente questo esempio.</p>
<p>Non pertanto trascelto da liberal clemenza del R. 
Infante D. Filippo con la più onorifica invitazione a 
dirigere la Biblioteca, che si era proposto di formare 
in pro de' sudditi, nel tempo che pago del mio splendido impiego di Istoriografo di Malta, alla illustrazione 
di alcuni preziosi documenti era inteso, in questa nuova 
epoca, in questa luminosa carriera, che per se stessa 
mi si aprì, sentii il dovere di vie maggiormente istruirmi nello studio della bibliografia. Credei essermisi data 
la opportunità nel viaggio che quel Sovrano mi permise di fare in Francia:
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Non equidem sine mente reor, sine numine Divûm</hi></foreign></l></lg>
<lg><l>"Certo non senza, io penso,</l> 
<l>"Disegno e protezione degli Dii";</l></lg></quote></p>
<p>
giacchè non può controvertersi, che la più sistematica 
disposizione delle Biblioteche devesi a quella Nazione.</p>
<p>Si era conteso più volte qual sia la meglio ragionata e più utile distribuzione dei libri. Come in ogni 
altra disputazione così in questa i pareri non sono stati 
uniformi. Chi ignora le stravaganze, che sono state immaginate, e quelle dei loro partigiani, simili a Mevio 
e a Suffeno? Ma non pare da dirsi che sia cosa assolutamente arbitraria, poichè è un meccanismo scien-
tifico fondato su certi principj.</p>
<p>Al Presidente de Thou ed al Padre Garnier devesi 
la più adequata idea. Perfezionolla poi uno de' più eruditi Bibliotecarj, l'Abate Sallier, per opera di cui quella 
immensa serie de' libri della Biblioteca del Re prese 
nuova forma e simmetria.</p>
<p>Era un suo dettato che quel <foreign lang="lat"><hi rend="italic">tamquam in tabula</hi></foreign> 
"come un quadro a dipingere si prenda", degli antichi è la base di questo affare. Procederà sempre male, e dovrà ripigliare da capo più volte il suo lavoro quel Bibliotecario, che prima non abbia presente a un di presso la somma e la varietà de' libri 
che vuole ordinare. Come Eratostene di Cirene conosceva tutti i volumi dell'Alessandrina, ed Igino avea 
quasi dipinti nella sua immaginazione que' della Palatina; così dipinta a se stesso la serie de' suoi libri, 
tenendo presente il sito ove hanno ad esser collocati, 
segua col pensiero e poi coll'opera la distribuzione, 
che si sarà prefisso, dividendola in classi primarie e 
subalterne.</p>
<p>Ma bisogna, che queste formino tra loro una catena 
delle successive cognizioni. E giacchè le scienze e le 
discipline nelle loro diramazioni possono avere diversi 
rapporti, è d'uopo che il Bibliotecario fissi una volta 
per sempre quelli che crede più naturali, e più atti 
a costituire questa corrispondenza delle parti col tutto, 
che avrà mentalmente architettato: nel quale affare 
può dirsi, che ricercansi <foreign lang="lat"><hi rend="italic">curaeque catenatique labores</hi>.</foreign>
"Cure e fatiche di costante accordo".</p>
<p>Le idee degli uomini grandi e sperimentati sono sempre archetipi ed esemplari. Tali a me sono sembrate 
quelle dell'Abate Sallier, e le ho seguite costantemente 
nella nostra Biblioteca.</p>
<p>Nell'incominciamento di una Biblioteca spesso mancano gli anelli intermedj per conservare questo rigoroso concatenamento. In questo caso il Bibliotecario non 
deve collocare i libri immobilmente in un sito, d'onde 
non dipartirsi più; ma deve disporli <hi rend="italic">interinalmente</hi> 
come può, aspettando di fare i principali acquisti, dopo i quali cambiare il sito ai suoi libri e riordinarli. 
Allora soltanto come i fogli della Sibilla Virgiliana.</p>
<p>
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Illa manent immota locis neque ab ordine cedunt</hi>.</foreign></l></lg>
<lg><l>"Restano immoti, e l'ordin loro è quello".</l></lg></quote></p>
<p>Se non si appiglia ad un tal metodo nei primi anni, 
o bisogna che gli sconvolga in appresso, o che la disposizione riesca sempre confusa ed incomoda. Parlo discretamente dicendo i primi anni, poichè è impossibile 
che adunando a poco a poco i libri con economia, e 
raccogliendoli da diverse parti, abbiasi tutto ad un 
tratto la sufficiente suppellettile per la concatenazione.</p>
<p>Io non poteva abbracciare altro sistema nella composizione di una Biblioteca, che andava crescendo a dì 
per dì, e che co' i suoi accrescimenti ora in una classe, 
ora in altra induceva necessariamente la mutazione dei 
libri d'uno in altro sito. Le sopravvegnenti migliori 
edizioni, d'ordinario più volumose, disturbavano pure 
inevitabilmente la primiera collocazione. Chi non fa, o 
non vuol fare queste considerazioni trova sempre il disordine nelle nascenti Biblioteche. Ma chi è giudice 
imparziale ed equo converrà che è un disordine meditato e necessario, come lo erano nelle pitture di Agatarco que' tanti suoi pentimenti, onde poi risultava la 
bella convenienza tra le figure.</p>
<p>È poi abbastanza dimostrato tra i periti che la disposizione de' libri in una copiosa Biblioteca non può 
mai essere <hi rend="italic">verticale</hi>. Essa supporrebbe ciò che non fu 
mai in natura. Il pretendere che in ciascheduno degli 
scaffali tutti i libri dall'imo al sommo siano d'una materia istessa, è il medesimo che il volere, che in tutte 
le classi si trovino in ragion reciproca tanti Tomi in 
Quarto, che comprendano un sito uguale a quello occupato dagli in Foglio; quindi tanti Tomi in Ottavo 
e in Dodici, che nella estensione pareggino il luogo tenuto dagli in Quarto. Ciò non potrà mai accadere perchè non è classe alcuna in cui trovisi questa proporzione tra la forma de' volumi, ed in parecchie la disproporzione è grandissima. Come seguire questa immaginaria disposizione? O bisognerebbe che per ogni classe 
gli armadj fossero di costruzione differente.</p>
<p>Bene dunque ed avvedutamente fu istituito dai dotti, 
che si segua la disposizione <hi rend="italic">orizzontale</hi>; cioè, che dato 
un punto principale, le materie si seguano secondo i 
piani in giro, e facciano l'unione gl'in Foglio con gli altri loro simili, così gl'in Quarto e gli altri minori. I 
biglietti poi affissi ai libri dimostrano subito il passaggio dall'una all'altra materia.</p>
<p>Ora una disposizione fissata con scientifici principj, 
coerente alla natura delle cose, ingegnosamente combinata, ricevuta nelle più insigni Biblioteche, propagata 
oggimai d'una in altra colta nazione, io non saprei in 
che ella possa meritare le riprensioni del censore, quando non sia per quel principio, che Epitteto, osservator 
diligente de' costumi degli uomini assegna, che lo spirito di contraddizione non sempre nasce dall'amore della 
verità, ma dall'invidia dell'opera altrui. Egli forse halla 
biasimata in fede di taluno. Ma chi glie la descrisse 
avea assai di sperienza per giudicarne? Assai Biblioteche l'una coll'altra avea confrontate?</p>
<p>I dettami sicuri delle arti sono sempre il prodotto 
di replicate e diverse osservazioni. Parlava molto della 
disposizione degli eserciti e delle militari evoluzioni 
Pirro dopo una, o due spedizioni, e gli Epiroti meno 
pratici di lui lo ascoltavano maravigliando. Richiesto 
Antigono, se il credesse veramente atto in queste cose, 
rispose: <foreign lang="lat"><hi rend="italic">si senuisset in arte</hi>.</foreign> Invecchi altri nel mestiere, come coloro che ho adoperati in maestri, e vedrà, che se in una Biblioteca non vi è sistematica coerenza delle materie, i libri vi staranno come nel Teatro 
di Tralle stavano le colonne, le cariatidi, i centauri, 
i veroni dipinti da Apaturio di Abdera. A questo modo 
appunto giacciono i libri nelle Biblioteche dal Censore 
frequentate, ma non così ove seguasi l'esposto sistema.</p>
<p>Porrò fine a questo paragrafo con una non inutil riflessione. In poche e veracemente insigni Biblioteche ho 
osservato ritenersi più esemplari di una edizione medesima, quando il libro non è comunale. È una spezie 
di dovizia, di lusso, di splendore, come ne' Musei lo 
sono le medaglie di qualche valore duplicate. Ciò che 
altrove è lodevolmente praticato potrebbcsi mai da taluno interpretare per effetto d'inconsiderazione? Il padre dei Comici Latini lo ha pur detto:
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat" rend="italic">Homine imperito nunquam quicquam iniustius.</foreign></l></lg>
<lg><l>"Niente più ingiusto di chi non conosce"</l></lg></quote>

Succeda ora l'esame del quarto de' proposti articoli.</p></div1>
<div1><head>IV: Catalogo ragionato dei Libri</head>
<p>
Avvi un assai facil maniera di far vedere tutti gli 
oggetti a rovescio, e gli uomini capovolti. Ma questa 
illusione, che naturalmente succede quando invece di far 
riflettere l'immagine degli oggetti da uno specchio di 
piana superficie, un altro si sostituisca che concavo sia, 
secondo Alcinoo il Platonico è l'artificio di coloro, i 
quali per travolgere le azioni altrui, e rappresentarle 
in opposto aspetto, si fanno giuoco della popolesca 
credulità. Chiamano in soccorso i mezzi più curvi e 
ritorti, onde niuna cosa appaia sulla sua diretta natural situazione.</p>
<p>A vero dire è sembrato a molti che l'autore del foglio siasene prevalso massimamente in questa parte della sua Censura, che riguarda il Catalogo de' libri, nella 
quale si è studiato di dare un più fallace aspetto alla 
verità. Ma come è agevole il dissipare il momentaneo 
inganno di uno specchio cavo, così lo scoprire quello 
del Censore. La netta e semplicissima esposizione delle 
cose farà svanire la mentita rappresentazione.</p>
<p>Nulla è più spedito che formare uno di que' Cataloghi che soglion vedersi comunemente nelle Biblioteche 
nostre, nel quale il nudo titolo del libro è registrato. 
Sono que' parti facili, ma che, secondo Teocrito nell'encomio di Ptolommeo, non lascian vedere nella prole l'immagine e i lineamenti di un illustre genitore. Ma diviene 
arduo, diuturno, complicatissimo lavoro, quando nel catalogo si vogliono sviluppare i nomi equivocamente espressi, notare la patria, la condizione degli autori, 
quando si cerca di verificare i luoghi mentiti delle stampe; quando si prende ad accennare il pregio de' libri 
le loro vicende, e ciò che ne fa lo specifico carattere. 
Chi è uom di studio saper dee che è un laberinto d'inestricabili meandri, e che a ciò si può adattare il pleonasmo <foreign lang="lat"><hi rend="italic">labore laboriosius</hi>.</foreign> "Viepiù della fatica faticoso."</p>
<p>Se io dirò che in questo sistema il Bibliotecario è 
necessitato di consultare una infinità di libri, e che 
spesso non bastando quello che si ha di stampato conviene ricercare per lettere nei paesi, ove gli autori ebbero i natali, oppur vissero, le accertate memorie; che 
è d'uopo vi sacrifichi molte ore del giorno, che talora 
rifonda ciò che ha scritto; che è opera di anni e non 
di mesi, a corto dire, che vi si richiede <foreign lang="lat"><hi rend="italic">multa dies et 
multa litura</hi></foreign>, "tempo e cancellature assai assai", non 
verrò commemorando se non cose dai dotti risapute. 
Pure facea qui luogo di commemorarle per rimuovere 
le ingiuste prevenzioni, e di chi è ignaro del mestiere 
nostro, o di chi non fosse verso le cose nostre ben
animato.</p>
<p>Considerando io dunque la preziosità dei libri raccolti, e desiderando che il Catalogo avesse, quanto per 
me si potea, le enunciate qualità, cominciai dal richiamare alla memoria quello delle più scelte Biblioteche 
pubbliche e private della Francia, che avea diligentemente considerate. Dopo lunga meditazione mi determinai di anteporre il metodo tra Francesi oggidì comune, e passato già ad altre studiose nazioni, benchè 
in Italia non ancora usato, che è quello di disporlo in 
carte, da collocarsi in caselle alfabeticamente distribuite.</p>
<p>Nascono da questo metodo quattro insigni comodi. 
Il <hi rend="italic">Primo</hi>, che in una Biblioteca in cui sopravvengono 
ogni dì nuovi libri, il registrarli in grossi volumi come 
è il costume, importa inevitabilmente infinite cancellature dei fogli, spesso la necessità di ricopiargli e poi 
quella di trascriverli d'uno in altro indice. Ma se si 
erra in una carta, questa sola si rifà, nè si deturpano 
le altre, che restano nella loro perfezione, con molto 
guadagno di tempo e risparmio di fatica.</p>
<p>Il <hi rend="italic">Secondo</hi> è che le addizioni che si fanno ad un 
Catalogo descritto in libro non possono mai entrare 
tutte sufficientemente ai loro luoghi. Possono ben mettersi sotto alla lettera iniziale del nome, ma è impossibile che faccian continuazione con gli altri per le altre lettere, che dopo la iniziale entrano nella composizione del nome. Non si lasciano mai tali interstizj 
per inserire una quantità di nomi ai luoghi opportuni. 
Convien dunque fare giunte, appendici, supplementi, 
che torna lo stesso che dover talora cercare un libro 
in più luoghi separati. Nel metodo delle carte altro 
non si ha a fare, che inserire le nuove nelle caselle, 
come il nome dell'autore determinatamente richiede.</p>
<p>Il <hi rend="italic">Terzo</hi> comodo mille volte sperimentato si è, che 
l'inserviente incaricato di cercare un libro de' meno adoperati se deve consultare il Catalogo scritto in volume, 
spesso dopo avere osservate le indicazioni, dimentica 
la lettera o il numero, oppure per non dimenticarsene 
deve trascriverli. Per opposito con la carta in mano il 
ritrova speditamente.</p>
<p>Il <hi rend="italic">Quarto</hi> comodo risulta dalle indicazioni che ad 
ogni carta si aggiungono. Si dee premettere una SCIENTIFICA DIVISIONE de' libri: dico scientifica, poichè 
niuno è che non conosca esservi molti libri, che di 
primo tratto non lasciano intendere a qual classe più 
propriamente appartengano. Ciò dunque richiede studio 
delle diverse relazioni che possono avere, per fissare la 
più conveniente. Questa divisione dee essere contrassegnata con le lettere dell'alfabeto, che occorrendo si 
raddoppiano, come da me si è fatto nel foglio stampato 
ad uso della Biblioteca. La lettera colla materia corrispondente deve apporsi la prima a piè della carta.</p>
<p>Ma siccome è indispensabile la indicazione locale, 
ossia del sito, ove giace precisamente il libro, questa 
si aggiunga al di sotto, e per maggior chiarezza in <hi rend="italic">carattere Rosso</hi>, seguita da tre numeri, il primo de' quali 
addita la scansia, il secondo il ripiano, il terzo la determinata ubicazione del libro. Per tale effetto io aveva 
fatto infiggere negli scaffali le lettere dell'alfabeto in 
metallo dorato, avea cominciato a fare stampare in 
carta sbiadata i biglietti da attaccarsi ai libri; avrei 
fatte quindi rubricare le carte contemporaneamente, 
non potendo ciò farsi prima.</p>
<p>Contro un tal sistema sarebbe pure mal disegnata 
la difficoltà, che essendo più agevole il furare una carta 
che il radere dai Registri il titolo di un libro, meglio 
riconoscer si può la mancanza con l'uso dei Registri, 
che con quello delle carte. La R. Biblioteca di Parigi, 
per dirne un solo esempio, tanto alla nostra nella copia 
de' libri superiore, ha preferite le Carte ai registri, nè 
mai in tanti anni è venuta in capo ad alcuno la suspizione di tal furto. Abitiam forse noi un paese peggiore, o le nostre Carte son forse date in custodia a 
ministri di quelli meno fidati?</p>
<p>Di certo Sofista competitore del filosofo Eudamida 
sta scritto, che era di sì limitate idee, che ignorando 
tutto ciò che succedeva fuor delle patrie mura, pronunciava giudizj i più contrarj all'esperienza. L'Autore della censura ci prova che in tutti i tempi rinascono sofisti di questo genere.</p>
<p>Ma perchè porre tanto avvolgimento quando vi è 
una via compendiaria che rende questo meccanismo sì 
facile? Anche a me appena iniziato nel nuovo sistema, 
nacque simil dubbio, e veggendo una di quelle carte 
dissi con quell'attore 
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Pol</hi>! <hi rend="italic">praeter Sibillam leget nemo</hi>.</foreign></l></lg>
<lg><l>"Affè: men la Sibilla, niun vi legge!"</l></lg></quote></p>
<p>
Mi fu risposto dal più dotto ed erudito Bibliotecario 
che io conosca "Appunto è bene, che la complicazione 
delle cifre, s'intenda dai soli Editui del tempio di 
Minerva, cioè dai ministri della Biblioteca. Ciò si è 
sperimentato essere un preservativo dai furti, che 
succedono più frequenti, ove il catalogo si lascia 
sconsigliatamente alle mani di tutti, e presenta un 
obvia intelligenza." Ben si sa che certi ammaestramenti dell'arte non s'imparano che dagli uomini consumati, e che questi non si formano che nelle grandi 
Metropoli.</p>
<p>Volendosi quindi fare oltre il Catalogo alfabetico l'altro che segue l'ordine delle Classi o materie, una Carta 
istessa, mercè la doppia indicazione serve per l'uno e 
per l'altro. Chi ha copia di amanuensi e vuole spedirsi, raddoppia le carte e pone gl'indici in caselle diversamente disposte. Anche a ciò io avea pensato, e rimane una cassetta oblonga di due soli ripiani con XXIII 
loculi per ciascheduno, colle lettere corrispondenti alla 
nostra <hi rend="italic">sintassi</hi>, che a tal'uso io destinava, e vi si trovano le <hi rend="italic">carte duplicate</hi>. Ma allora è d'uopo che i copisti sieno intelligenti, celeri, accurati per condurre 
l'opra a fine in breve tempo. I nostri son bene <hi rend="italic">calligrafi</hi>, ma non già <hi rend="italic">tachigrafi</hi> perchè pingono, non intendendo per lo più quel che scrivono. Ove trovarli 
versati e nitidi, sì che al carattere il sapere risponda? 
Mi sarei però sempre astenuto dal fare quegl'indici volanti delle materie, simili ai Ricettarj delle Spezierie, 
che veggonsi in qualche non pubblica Biblioteca, persuaso altamente che LA TENUE UTILITÀ, CHE RIDONDA A 
POCHI, NON COMPENSA IL GRAVE PREGIUDIZIO CHE NASCE PER 
LA SICUREZZA DE' LIBRI. La sperienza, del sapere maestra, 
ha convinti i più saggi Bibliotecarj che una Libreria 
quotidianamente frequentata dev'esser regolata con leggi 
o massime diverse. E se un sentimento naturale abbisognasse dell'estrinseca autorità, ripeterei quel di Demostene, che in ogni arte conviene andar sull'orme di 
chi l'ha lodevolmentc prima di se esercitata.</p>
<p>Quante cose poi in questo affare mi abbiano legittimamente ritardato dal recare l'opra mia alla voluta perfezione, rileva presentemente che io ricordi. Sino dai 
primi dì del mio soggiorno in questa Capitale posi mano 
alla formazione dei necessarj registri, passandoli al copista, perchè colle carte li trascrivesse, ed in diverse, 
quando l'argomento il comportava, non aveva lasciato 
di aggiungervi qualche letteraria ragionata notizia. Mercè la quale giornaliera fatica era il Catalogo inoltrato 
non poco. Così proseguii costantemente, fino a quel tempo in cui 
<quote rend="block">
<lg lang="lat" rend="italic"><l>Ablatum mediis opus est incudibus illud </l>
<l>Defuit et scriptis ultima lima meis.</l></lg>
<lg><l>"Fu tolto a un tratto alle incudi il lavoro, </l>
<l>"E ai miei scritti mancò l'ultima lima".</l></lg></quote></p>
<p>Un comando prestantissimo di sollecitamente allestire 
la Biblioteca per l'arrivo di un eccelso Principe, come 
mi obbligò a riporre allora i libri nella miglior guisa 
che si poteva, così questo meccanismo mi tenne occupato per uno spazio di tempo considerabile, senza che 
intanto potessi proseguire con ugual calore i miei registri e farli ricopiare. Dedicatosi questo tempo alle placide Muse, la curiosità de' nazionali e degli stranieri era 
il primo effetto che doveva seguire. In una folla di 
curiosi, che si succedevano, allora massimamente che 
il più lieto e fausto avvenimento rese la Città sì popolata, essendo io il solo conoscitore di quelle letterarie 
dovizie e della loro posizione, ha bisognato assistervi 
quotidianamente, mostrare agli uni e agli altri ciò che 
poteva appagarli. Nel tempo istesso conveniva 
indirizzare i novelli inservienti, non mai usi a questo mestiere, nelle loro incombenze, e dare incamminamento 
a questa novella instituzione con tante varie provvidenze, quante sono necessarie nella creazione di un tutto 
meccanico e scientifico insieme. E un occupazione di 
questa natura può ella lasciare all'uomo assai di ozio 
per gli altri studj? Io arrossisco quasi di commemorare fatti, che interessano si poco il Pubblico; ma quando la censura tiene un po' del calunnioso, la specificazione diviene scusabile.</p>
<p>Per la ragione istessa dirò impedimenti maggiori che 
abbracciano un periodo di quattro anni.</p>
<p>Una troppo vantaggiosa opinione ed una singolarissima clemenza di S. A. R. fece sì che per sua assoluta disposizione io fossi incaricato della restaurazione 
di questa Università, della direzione delle fabbriche a 
quella necessarie, della compilazione di diverse nuove 
costituzioni per gli studj, della inspezione delle scuole 
Provinciali. Non accade qui esaminare qual celebrità 
siane venuta al nome Parmigiano. I giudizj degli uomini saranno eternamente varj, come i loro affetti. Ma 
se in questo frattempo io non ho all'intutto terminato 
il Catalogo ragionato: otterrò al certo compatimento 
presso le persone imparziali e discrete, rispondendo col 
servo Tranione nella Mostellaria, che l'uomo non può 
ad un tempo stesso bere e zuffolare, o per dirla con 
più dignità, mi varrò delle parole di Cicerone: <foreign lang="lat"><hi rend="italic">duas 
res praesertim magnas non modo agere uno tempore, 
sed ne cogitando quidem explicare homo potest</hi>.</foreign> "Due 
cose, specialmente di momento, un uomo non può 
trattare al tempo medesimo, ma neppure sviluppare 
col pensiero".
Alla sicurezza de' libri intanto erasi abbondantemente 
provveduto con l'impetrare da S. A. l'ordine, che sta 
affisso stampato alla porta maggiore.</p>
<p>Che se in tutti e quanti gli stabilimenti della R. 
Casa è invariato costume, che chi vi presiede fidi la 
custodia delle cose anche più gelose agl'inservienti 
di provata onestà, io non dovea dipartirmene. In tutti 
i tempi fu vero, che le cose </p>
<p>
<foreign lang="lat" rend="italic">NVLLO MVNIMENTO TVTIORES SVNT QVAM 
VIRTVTE CIVIVM.</foreign>
<quote rend="block">
<lg><l>
"Difesa non avranno più sicura </l>
<l>Che la virtù di quei, cui l'uom si affida".</l></lg></quote></p>
<p>
Riconosciuta in tutti pari onoratezza, ugual fedeltà, non 
dissimile zelo nel R. servigio, ho rimesso indistintamente 
o all'uno o all'altro le chiavi, non solo ne' giorni di 
concorso, ma in quelli destinati a ripulire la Biblioteca. Chi oserà mai asserire che per colpa di alcuni di 
essi potesse mancar cos'alcuna? Lungi adunque rea 
censura, che la Biblioteca non istesse a' Ministri subalterni ben raccomandata nel tempo della mia absenza. </p>
<p>Sarebbe al certo opposta ai saggi dettami di Focione, che dal numero de' cittadini escludeva colui, che 
intentava cause, e le coloriva colla sola suspizione. Nè 
alla tanto necessaria sicurezza detraeva punto il far 
prestito di alcuni libri o ai R. Professori, o a persone 
conosciute, lasciando queste la loro ricevuta. Ogni viaggiatore mediocremente istruito farà fede esser questo 
il costume delle Biblioteche di Parigi, di Vienna, di 
Oxford, di Cambrigia, di Leyden, di Lipsia, di Gottinga. Parea da seguirsi in Parma, ove per certi studj 
gli uomini di Lettere non trovano altro soccorso che 
nella R. Biblioteca, a cui non tutti possono ogni dì 
venire. O si sarebbe ripetuto quel detto di Luciano, 
che i libri divenivano un vano ornamento delle pareti, se non si communicavano a chi ne abbisognava. Ritorniamo colà d'onde per poco abbiam divertito.</p>
<p>Apparteneva pure alla diligenza mia il prender cura 
di un esatto, ma più semplice CATALOGO da rimettersi 
alla R. Computisteria, onde e delle spese e delle cose 
possedute si avesse una generale informazione. Questo 
esiste, e comprende tutti i libri acquistati sino a tutto 
Giugno del 1768, che è quanto dire il massimo ed importante capitale.</p>
<p>Prematura morte tolse allora a S. A. R. un operosissimo servitore in chi erasi accinto a perfezionare questo lavoro. Fu dipoi ripigliato da altra industre mano, 
ma nuove combinazioni destinando quest'uomo ad altri 
R. e pubblici servigj; fecer nascere un impedimento 
difficile a prevedersi, più ancora a superarsi.</p>
<p>Io conosceva bene il consiglio di Esiodo, che chi 
fabbrica, se non pone col tetto anche l'intero coronamento alla casa, corre rischio, che la Cornacchia venga 
a gracchiarvi sopra: 
<quote rend="block">
<lg lang="lat" rend="italic"><l>Neque domum fabricans linquas mutilamque rudemque:</l>
<l>Ne forte insideat cornicans garrula cornix.</l></lg>
<lg>
<l>"Non lasciar (fabbricando) non compiuto, </l>
<l>"Che la cornacchia il nido non vi ponga"</l></lg></quote></p>
<p>
Ma a chi mancano gli operai, il tempo e il favor della 
stagione, non può imputarsi qualche imperfezione dell'edifizio.</p>
<p>Ora per recare le molte cose in una, e terminare 
questo articolo, pongasi mente alla conseguenza che dalle 
narrate verità per se stessa emerge.</p>
<p>Se dunque al menzionato Catalogo si riuniscano le 
quattordici mila carte nitidamente trascritte, le altre 
già preparate, le note autentiche de' libri estratti dai 
Collegj de' Padri Gesuiti, le liste de' libraj e degli altri 
venditori diligentemente conservate, si fa manifesto che 
realmente esiste un indice pienissimo di tutto l'acquistato. Se poi queste memorie non erano puranco trasfuse in un sol volume, nè ridotte a finitezza, bastavano però a me per la sicura direzione. E quando a 
tanto non si fosse pervenuto, io non esito di provocare, che mi si additi una numerosa Biblioteca, ove 
la perfezione del Catalogo possa dirsi contemporanea 
alla provvista de' libri. A che mira dunque la decantata censura sulla perfezione del Catalogo?</p>
<p>I disegni del censore eran forse quelli di Asinio Pollione, che avea preparata una concione contro Planco, 
ma da recitarla quand'egli non potesse rispondere? In 
questo caso dovea rammentarsi di quella sentenza di 
Dite Candiotto:</p>
<p><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Iniquum videtur insimulare eum, qui absit, quum 
fieri possit, ut si quae criminose obiecta sunt praesenti reservatione diluantur.</hi></foreign></p>
<p>"Sembra cosa iniqua attaccare di che siasi uno assente, potendo accadere, che se alcunchè di criminoso 
sembri poterglisi obiettare, un'avvertenza di esso, se fosse presente, lo discolpi - ".</p>
<p>Resta ch'io dica de' libri scritti a mano.</p>
</div1>
<div1><head>V: Manoscritti della Biblioteca</head>
<p>
Nella frequenza delle Statue ond'era largamente adorna la nuova Roma dopo la traslazione dell'impero sulle 
rive del Bosforo Tracio, quella pur vedeasi della candida <hi rend="italic">Equità</hi>. Codino, che la descrive, afferma che tra 
gli altri simboli tenea nella sinistra un libro <foreign lang="lat"><hi rend="italic">quod probus vir recordatione opus habeat, quae per libros 
acquiritur</hi>.</foreign> "perchè l'uomo probo abbisogna di memoria, quale si acquista per mezzo de' libri."</p>
<p>Direbbesi che il nostro Censore ne apprezzi molto il 
culto di questa Divinità, poichè si è dimostrato sinora, 
che di tutto giudica con aperta passione, nè che molti 
libri abbia versati, giacchè de' manoscritti nostri parlando, dimostra egli stesso di non avere la memoria 
ricca di grandi notizie in simile materia. Dai quali due 
argomenti non piaccia mai a Dio, che io ne tragga in 
conseguenza ch'ei non sia <hi rend="italic">Uom probo</hi>, ma pare da potersi almeno asserire con incolpata coscienza, ch'ei non 
sia di sufficiente sperienza provveduto, per riconoscere 
o vituperare i pregj di una Biblioteca.</p>
<p>Se io volessi adottare quel canone della Germanica 
Bibliografia, che i libri impressi dalla invenzione della 
stampa sino al principio del Secolo Sedicesimo, si devono valutare per altrettanti <hi rend="italic">Manoscritti</hi>, noi saremmo 
assai doviziosi.</p>
<p>Si ostentano in qualche Biblioteca Italiana alcune poche di quelle primitive edizioni, e credesi di avere il 
tesoro di Callicrate. O fortuna o diligenza sia stata S. 
A. R. ne possiede un corredo incomparabilmente maggiore: con questo divario che quelle Biblioteche contano secoli, e la nostra nasce or ora. Ma io ripudio 
quel Canone, che travolge le idee delle cose, ed amo 
parlare propriamente dei testi a penna.</p>
<p>Questa non è una mercanzia, che si trovi in copia 
presso i libraj, o che si presenti venale, massimamente 
nei paesi scarsi di librerie e di depositi di vecchie membrane. Quando non si rilevi qualche Biblioteca che siane 
provveduta, vi vogliono anni ed anni a raccorne certo 
numero, cercandone or qua or là con sagacità e spesa. 
Esclusi da chi sopravvegliava alla formazione della R. 
Biblioteca due contratti di Manoscritti, uno per giuste 
politiche riflessioni, l'altro per concorrenza di spese più 
pressanti, bisognò andarli accattando come la sorte li 
offeriva, e dotti corrispondenti me li proponevano.</p>
<p>Qui non era da sognare, che alcuno di lontano ce 
li recasse, come Crisolora, Lascaris e Calcondila arricchirono Firenze e Milano. Qui non erano da sperarsi 
donazioni simili a quelle di Bessarione e di Ximenes 
che nobilitarono le Biblioteche di Venezia e di Alcalà. 
Qui non eravamo al caso di far passare in Oriente i 
Thevenet, i Fourmont, i Sevin per cercare i Codici: 
queste spedizioni sono riserbate alle grandi Monarchie. 
Bisognava dunque contentarsi di ricerche uguali alle 
forze e alla posizione di un'indagine economica, di 
que' mezzi che lo zelo, l'attenzione potevano suggerire. 
Da quello che si è raccolto ognuno potrà rilevare, che 
questi mezzi non sono stati vani ed inefficaci.</p>
<p>Due Armadj e mezzo contengono i nostri Manoscritti. 
Gli Ebraici scritti in pergamena son tutti ottimi per 
giudizio di un dotto Rabbino, che gli ha maturamente 
esaminati, ed alcuni possono dirsi veracemente singolari. Ne' cartacei poi sonovi trattati alcuni aneddotti, 
che potrebbono aumentare la collezione degli Scrittori 
Giudaici. Fra i Greci ecclesiastici sempre è stata riguardata dai buoni conoscitori come stupenda cosa la 
liturgìa di S. Giovanni Grisostomo scritta ad aurei caratteri in lunghissimo rotatile volume. L'uguale non 
s'incontrerà così facilmente. Un Evangeliario parimente 
membranaceo del Secolo X. o in quel torno, comecchè 
mutilo sul principio, è interessante per la integrità dei 
passi controversi.</p>
<p>Tra i nostri membranacei Latini sacri e profani, tutti 
da pregiarsi per la materia e la conservazione, sempre 
otterrà da chi è versato, commendazione grandissima il 
Sant'Ildefonso Toletano, sia per l'antichità, sia pel carattere, sia per le figure che largamente lo adornano. 
Non è punto scarsa la collezione delle cose Liturgiche, tutte pure in membrane descritte; e la varietà de' 
riti e delle preci di diverse Chiese, che vi si leggono 
è uno degli argomenti che rendon preziosi i nostri <hi rend="italic">Messali, Breviarj, Lezionarj, Offizi</hi> ec. La ricchezza e varietà dei loro ornamenti, corrispondenti alle varie età 
e alle maniere diverse delle nazioni, fra le quali furono scritti e dipinti, non solo rendeli più vaghi all'
occhio, ma instruttivi de' costumi religiosi e civili di 
que' popoli. Chi conosce le consuetudini de' secoli precedenti e l'uso de' Codici dopo Carlo Magno, apprezza 
quei che sono stati scritti in grazia d'illustri e rinomati personaggi. Havvene alquanti con questa caratteristica, degna di osservazione.</p>
<p>Si hanno altresì Classici Greci e Latini, che si possono consultare con profitto. Le dichiarazioni 
interlineari ad Omero e gli Scolj marginali ad Euripide contengono sensatissime noterelle, che Clarke e Barnes avrebbero forse ricevute. I comentarj amplissimi a Varrone, che per la somiglianza della scrittura si credono 
di Daniello Barbaro, non costituiscono un Codice elettissimo ed utilissimo per chi meditasse una nuova edizione di quell'autore? Le elaboratissime annotazioni a 
Manilio non sono meritevoli di stampa? Le varianti del 
più antico dei tre Lattanzi non sono forse pregevoli? 
I due Plinj, l'uno colle note autografe del celebre vescovo di Mompellieri, quello stesso che con tanta lode 
cita l'Harduino e l'altro in membrane con elegantissime aureo-colorate figure, non sono pur dessi stimabili, e non hanno somministrate importanti castigazioni? Ma lungo sarebbe l'individuare gli altri libri di 
questa natura.</p>
<p>Se quello, che è da noi per età men distante, o per 
altre relazioni a noi più congiunto invita naturalmente 
la curiosità nostra con forza maggiore, conviene qui 
accennare le cose del <hi rend="italic">medio</hi> ed <hi rend="italic">infimo evo</hi> e le <hi rend="italic">patrie</hi>, 
che abbiamo ne' nostri manoscritti.</p>
<p>Monumenti preziosi e inediti vi sono riguardanti gli 
studj sacri, la Storia, le umane Lettere, gli Scrittori 
Parmigiani pressochè sconosciuti, ma meritevoli di venire in luce. Se noi pubblicassimo i Trattati, le Orazioni, le Epistole, i Poemetti, ec. che giacciono nascosi 
per entro i nostri Codici, potremmo agguagliare molti 
di quelli <hi rend="italic">Spicilegi, Analetti, Tesori, Aneddoti</hi>, ch'escono dalle altre Biblioteche.</p>
<p>Io ho studiati i Manoscritti nostri e a molti ho premesse lunghe prefazioni, le quali sono forse più meditate di quelle che vediamo nelle suddette raccolte. 
Sarebbe questa la confutazione più autentica del Censore, che senza aver veduti i Codici, osa vilipenderli, 
non riflettendo, che nel biasimarli così, non solo si 
dimostra ingiusto, ma insulta alla munificenza del Principe che ne è possessore.</p>
<p>Allora, oltre all'arricchire la Repubblica di cose pellegrine, apparirebbe per tale pubblicazione che la ragion de' buoni studj, che il Petrarca trovò qui stabilita mercè gl'insegnamenti di Modio e di Gilberto, si 
è costantemente sostenuta, che nella coltura delle Latine e Greche lettere molti Parmigiani hanno ottenuta 
lode di sapere; le produzioni de' quali rimangono dimenticate; che se cinque nazionali hanno conseguita la 
poetica corona, altri ve ne sono che potevano aspirare 
a quest'onore.</p>
<p>Ma il pubblicare i libri può esser facile ad un uomo 
ch'entra a presiedere ad una Biblioteca già formata, 
ove degli altrui sudori profitta, miete quel che altri ha 
seminato, e spesso diviene come il servo di Aristofane, 
che 
<quote rend="block">
<lg><l><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Alio coquente ollam paratam sustulit</hi>.</foreign></l></lg>
<lg><l>"Si prende la pietanza da altri cotta".</l></lg></quote></p>
<p>
Non così per chi è occupato nel cercare a grave fatica codici e libri, e farne il necessario adunamcnto. 
Zenodoro, Callimaco, Apollodoro, Varrone, e gli altri 
famosi Bibliotecarj non avrebbero scritto tanto, se avessero dovuto pensare a trovar prima i libri.</p>
<p>Degnissime di luce sarebbero parimente le <hi rend="italic">Tavole Nautiche</hi> da S. A. R. possedute, le quali a chi le osserva 
con occhio erudito mostrano i progressi dello spirito 
umano in quest'arte, e le successive scoperte della 
terra. Non emmi nascoso che altrove qualcuna se ne fa 
vedere a' curiosi, ma non ve n'ha tanta copia di età differenti e lavorate in diversi marittimi emporj.</p>
<p>Niuno poi havvene, che sia così pregevole per l'antichità e per la estensione come la mappa del 1367, che 
ora è nella R. Biblioteca, di cui ha sì ben ragionato 
l'erudito autore delle Invenzioni e degl'Inventori Veneziani. Io mi compiaccio di aver potuto offerire al R. 
Infante questo preclarissimo ed unico Monumento nel 
tempo che stava per passare il mare, ed arricchire un 
rinomato Gabinetto.</p>
<p>Ne' paesi poi a quali il commercio marittimo, o le 
Missioni facilitano certa corrispondenza col vastissimo 
Imperio dell'Asia, i <hi rend="italic">libri Cinesi</hi> non sono infrequenti. 
Ma nel centro della nostra Gallia Cisalpina son essi di 
molta rarità. Così gli otto volumetti della morale di 
Confucio coi tre Comenti, tra gli altri accrescono qualche lustro a quegli Armadj. La prefazione accenna come 
sien pervenuti alle mie mani, come mi pervennero le 
lettere originali in carta di <hi rend="italic">Bambou</hi> scritta da un Vicario Apostolico, celebre per le sue dispute con potenti 
oppositori. Ma parlando di libri esotici non posso dissimulare una importante osservazione.</p>
<p>Si è spacciato da taluno che certo Jeromonaco Maronita, non saprei bene se dell'ordine Antoniano o se 
di quello de' Circumcellioni, capitato mesi sono alla R. 
Biblioteca avesse asserito che il nostro pregevolissimo 
Alcorano sia stampato e non manoscritto. Il parlare di 
costui è sembrato gravissimo, e a quel modo che le 
ruote di certe macchine per un grado di calor soverchio perdon l'equabile regolato moto, il troppo ardore 
di contraddire seco trasse il precipitato giudizio di taluni. Ritornato dipoi in paese questo Romipeta Orientale ha costantemente negato a diversi letterati essergli 
sfuggito uno sproposito sì badiale. Nella opposizione 
de' testimonj bisogna ricorrere al buon senso. O questo 
girovago ha veracemente parlato così, o no. Nel primo 
caso ei non sa nè di stampa nè di scritto, poichè se 
avesse saputo legger l'Arabo avrebbe trovato in calce 
il nome dello scrittore <hi rend="italic">Ben Ismael</hi>. Oltracciò abbondano di Alcorani e di libri Turcici a penna Roma, 
Napoli, Malta, Firenze, Parigi, e basta averne veduti 
pochi per riconoscere la insussistenza di tal giudizio, 
da cui non può lasciarsi circonvenire, se non chi sia 
digiuno di notizie a segno di non distinguere un codice da un libro stampato.</p>
<p>Nel secondo caso sembra una trista e infelice invenzione per diminuire il pregio di uno dei bei monumenti da S. A. R. posseduti, come per noi si è procurato di dimostrare nel Prologo, che vi abbiamo prefisso.</p>
<p>Apransi pur dunque confidentemente a qualunque 
dotto forestiero gli scaffali de' nostri manoscritti 
<quote rend="block">
<lg lang="lat" rend="italic"><l>Expertes invidentiae Musarum fores</l></lg>
<lg><l>"Nè invidia accoglie il Tempio delle Muse".</l></lg></quote></p>
<p>
Gli esempi passati ci assicurano che ognuno vi troverà 
di che ammirare e partirne pago.</p>
<p>Se non che questi monumenti di Letteratura dovuti 
ad un sommo principe, protettore d'ogni bell'arte, ridiranno alla più tarda posterità, che egli le conosceva, 
le apprezzava, che voleva favorirle in questa felice 
dominazione, che emulando i due Monarchi di quell'avita 
stirpe, da cui origin trae, <hi rend="italic">Carlo il Sapiente</hi> e <hi rend="italic">Francesco padre delle Lettere</hi>, amplificata la R. Biblioteca, 
e raccolti libri d'ogni disciplina, facoltà e idioma, ne 
ha fatto copia ai felici ingegni di quella nazione, su 
cui soavemente impera.</p>
<p>Queste verissime considerazioni della sua beneficenza, 
del suo sapere, del suo luminoso esempio mi hanno impedito di sprezzare la contumeliosa censura fatta alla 
R. B. come un tempo si vilipesero le epistole di Antonio, le Concioni di Bruto, le elegie di Bibaculo, che 
vituperavano le più gloriose imprese di Giulio e di Augusto. La noncuranza è spesso la pena maggiore della 
maledicenza. Pure siccome gli scrittori di quella età, 
che avean la sorte di appartenere ai Cesari, si credettero in dovere di disingannare il popolo, facile a lasciarsi sedurre nei suoi giudizj; per un principio assai 
analogo ho stimato di dover rivendicare la più profittevole instituzione di questo immortale Sovrano, e il 
più illustre monumento di questa avventuratissima Capitale.</p></div1>
<div1><head>Osservazioni</head>
<p>
Non poche ne occorrerebbero, ove i miglioramenti introdotti dai successivi Bibliotecarj nella Biblioteca di Parma, e i varj consigliati sistemi direttivi fors'anco, volessero porsi in mostra, quanto alla classazione 
di una Biblioteca a livello della luce dei nostri giorni.</p>
<p>Non avendone ora l'agio, nè il tempo, basterà accennare, che 
dopo non pochi contrasti, a 17 Maggio dell'anno stesso 1785, in che 
mancò il Paciaudi, il celebre P. Ireneo Affò M. O. fu nominato di 
lui successore. Bene avventurata quella città, quale, al pari quasi 
di Modena, ebbe di uomini di tanta dottrina e operosità, non interrotta successione. Era nato Ireneo in Busseto nel 1741, ed ivi pure 
a 14 Maggio 1797, mancò di vita. L'Ab. Matteo Canonici, unitamente credo, o nei secondi onori, con Angelo, poi cavalier Pezzana, 
ne occuparono il posto.</p>
<p>E ben degnamente, in ispecie quest'ultimo, di cui nato nel 1772 
la recentissima perdita nel dì 10 Gennaro 1862, avvenuta, tutt'ora da 
chi ebbe la sorte di conoscerlo si compiange. Delle lodatissime Storie 
Civile e Letteraria di Parma dall'Affò intraprese e dal Pezzana condotte a compimento, non è qui luogo a dar coscenzioso giudizio. Il 
meritissimo Sig. Federico Odorici intendiamo essergli succeduto, e da 
esso sperasi avremo in breve adequata monografia intorno a quello 
stabilimento, al certo uno dei più tenuti in giorno e ben regolati che 
vi abbia l'Italia; e ai distintissimi suoi Bibliotecarj. E ciò basti quanto 
alla Parmense Biblioteca.</p>
<p>Aumentando ogni giorno il prezioso patrimonio dell'umano sapere, e conseguentemente in vasta proporzione i libri, che sono il 
mezzo per cui ai lontani e ai posteri vien trasmesso, una estesa 
cognizione della Bibliografia (o descrizione de' libri) elevata oramai direbbesi alla dignità e grado di scienza, diviene per tutti gli studiosi 
forse, ma per alcuni in singolar modo sempre più necessaria.</p>
<p>Pressochè infiniti perciò sono oggi anco gli autori, che han creduto utile dare istruzioni in materia, e opera forse sempre manchevole, non che non necessaria, intraprenderebbe chi di tutti si assumesse di dar contezza.</p>
<p>Non pochi hanno trattato della classazione di una Biblioteca, e volume dotto in proposito e pensato uscì in Firenze 1854 in 4°. per opera 
del già Palatino Bibliotecario Francesco Palermo.</p>
<p>Ove però una se ne avesse giusta le norme non così complicate, 
additate dal Paciaudi e loro necessarie subalterne suddivisioni, la causa 
degli studiosi potrebbe dirsi tutelata bastantemente.</p>
<p>Più particolareggiata poi, anzi specificata minutamente, si ha 
nell'ultimo volume dell'opera, quale pare credasi oggi indispensabile, e 
a formare un discreto Bibliografo sufficiente. Del <foreign lang="fra"><hi rend="italic">Manuel</hi></foreign> di Giacomo 
Carlo Brunet stampato prima nel 1804. e di cui dopo la ottima Quarta 
Edizione fattasi a <foreign lang="fra"><hi rend="italic">Paris</hi></foreign> 1842, in 4°. picc. Vol. V. è in corso attualmente, 
e sta per rimanerne compita altra assai più copiosa ristampa; ognun vede che io intendo dire.</p>
<p>Ivi pure, in fine di detto ultimo Volume trovasi l'enumerazione, 
la più copiosa forse, che si abbia, dei libri di Bibliografia.</p>

<p>Alle SEI Classe dal Paciaudi distinte, cioè: </p>
<p>
I. TEOLOGICA
II. NOMOLOGICA o LEGALE
III. FILOSOFICA
IV. ISTORICA
V. FILOLOGICA
VI. ARTI</p>
<p>
agevolmente posson ridursi i libri tutti, nè qui fia necessario additarne le naturali subalterne suddivisioni. Ciascuna vanta più o meno 
trattati, o ragionate enumerazioni delle opere che ad essa si riferiscono. 
Qui però non potendo darne relazione, come si richiederebbe distinta, 
ci limiteremo ad accennare, come per saggio, poche opere principalissime che il Bibliotecario non può dispensarsi dal consultare.</p>
<p>
I. Le Long. <foreign lang="lat">Bibliotheca Sacra.</foreign> <foreign lang="fra">Paris</foreign> 1723. f°. v. II.</p>
<p>Musch. <foreign lang="lat">Bibliotheca Sacra. Halae-Magd.</foreign> 1778-90. Vol. V. in 4°.</p>
<p>Pagnini <foreign lang="lat">Bibliotheca Sancta.</foreign></p>
<p><foreign lang="lat">Fabricii Jo. Alberti Biblioth. Ecclesiastica. Hamb.</foreign> 1708. f°.</p>
<p>-- <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Bibliotheca Graeca</hi>. Hamburgi</foreign> 1705. in 4°. Vol. XIV. ristampata ivi 1708, e 1718, parimente in XIV. volumi, poi ivi 1790-1811. 
in 4°. XII. volumi.</p>
<p>-- <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Bibliotheca Latina</hi>. Venetiis</foreign> 1728, in 4°. V. II. Edizione fin 
qui da preferirsi dopo la prima di Hamburgo 1697, e la più moderna migliorata forse da Gio. Augusto Ernesto, ma rimasta interrotta al III. volume, senza cioè gli scrittori Cristiani e i necessarii indici.</p>
<p>-- <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Bibliotheca Latina mediae et infimae Latinitatis a Jo. Dom. 
Mansi correcta illustrata et aucta</hi>. Patavii</foreign> 1754. Vol. VI. in 4°.</p>
<p>Di questa utilissima Opera, uscita prima <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Hamburgi</hi></foreign> 1734. 36. 
vol. VI. 8°. unica nel suo genere, e senza di cui saremmo nella 
più assoluta oscurità quanto a gli scrittori che fiorirono nei 
tredici primi secoli dell'Era Cristiana, fu eseguita in Firenze 
ed è per esser pubblicata, diligente esatta ristampa con numerose, sebben tenuissime aggiunte.</p>
<p><hi rend="italic">Arvood (Eduardo) Biblioteca degli Autori Classici sacri-profani 
Greci e Latini</hi> supplita da Mauro Boni e B. Gamba. Venezia, 
1793 v. II. in 12°. gr.</p>
<p>Operetta assai stimata e forse la migliore finora che in questo
tema si conosca. Quanto ai SS. Padri, ivi pure compresi, più 
piena notizia può aversene nel libro.</p>
<p>Wiest (<foreign lang="lat">P. Stephanus Cisterc.) Institutiones Patrologicae.</foreign> Ingolstad 
1795. 8°.
II. Fontana (Aug. <foreign lang="lat">Bibliotheca Legalis. Parmae</foreign> 1697, fol°. vol. VII. </p>
<p><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Lipenii (Martini) Bibliotheca Theologica</hi> Francof.</foreign> 1689. f°. vol. II.</p>
<p>-- -- <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Iuridica</hi>. Ibid.</foreign> 1679. f°.
III. -- -- <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Philosophica</hi>. Ib.</foreign> 1686. v. II. f°.</p>
<p>-- -- <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Medica</hi>. Ib.</foreign> 1679. f°.</p>
<p>La <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Bibliotheca Iuridica</hi></foreign> escì ampliata. <foreign lang="lat">Lipsiae</foreign> 1757, II. vol.
in fol°. son poi da aversi: </p>
<p>Scott. <foreign lang="lat">Supplementa. Lips.</foreign> 1775. f°</p>
<p>Senkemburg, <foreign lang="lat">Supplementorum. t. secundus. Lips.</foreign> 1789. f°.</p>
<p>Madinha, <foreign lang="lat">Supplem. vol. tertium. Vratislaviae</foreign> 1816. 20. vol. II. fol°.</p>
<p><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Merklini, Lindenius renovatus seu de Scriptis Medicis</hi></foreign> ec. <foreign lang="lat">Norimbergae.</foreign> 1686. 4°.</p>
<p><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Mangeti, Bibliotheca Medico-Practica</hi>. Genevae,</foreign> 1695. 4. v. fol. etc. </p>
<p>Haller, <foreign lang="lat">Bibliotheca Medico-Practica. Bernae,</foreign> 1776-88. 4. v. 4°.</p>
<p>-- -- <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Botanica</hi>. Tiguri,</foreign> 1771-72. V. 2. 4°.</p>
<p>-- -- <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Anatomica</hi>. Tiguri,</foreign> 1774-77. V. 2. 4°.</p>
<p>-- -- <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Chirurgica</hi>. Bernae,</foreign> 1774-75. V. 2. 4°.</p>
<p><hi rend="italic">Eloy, Dizionario Storico della Medicina</hi>. Napoli, 1764. tomi 7 in 8°.</p>
<p>Monsig. Marini per i suoi Archiatri Pontificii mostrò di farne 
assai conto.
IV. <hi rend="italic">Lenglet, Metodo per studiare la Storia</hi>. Venezia. Coleti 1714. 8°. 
v. II.</p>
<p>Ristampato molte volte, e avente nel II°. vol. un catalogo 
degli Storici di tutte le Nazioni nelle ultime aumentato.</p>
<p><hi rend="italic">Fontanini (Giusto), Biblioteca Italiana</hi> con annotazioni di Apostolo 
Zeno. Venezia 1753. 4°. v. 2. e Parma 1803. 4°. v. II. con agg.</p>
<p><hi rend="italic">Haym, Notizia de' libri rari della Lingua Italiana</hi> (con le aggiunte di Ferd. Giandonati) Milano 1771. 4°. v. 2. e ivi 1803. 
v. 4. 8°.</p>
<p><hi rend="italic">Coleti, Catalogo delle Storie d'Italia</hi>. Venezia, Coleti, 1776. 4°.</p>
<p><hi rend="italic">Morelli e Farsetti, Catalogo delle Storie d'Italia</hi>. Ven. 1776. 12°. 
grande.</p>
<p><hi rend="italic">Ranghiasci, Bibliografia Storica dello Stato Pontificio</hi> e Supplemento. Roma 1793. 95. 4°.</p>
<p><hi rend="italic">Moreni, Bibliografia Storica della Toscana</hi>. Firenze 1805. 4°. v. 2.</p>
<p><hi rend="italic">Vermiglioli, Bibliografia Perugina</hi>. Perugia 1824. 4°.</p>
<p><hi rend="italic">Cicogna, Saggio di Bibliografia Veneziana</hi>. Venezia, 1847. 4°.</p>
<p><hi rend="italic">Giustiniani, Biblioteca Storica del Regno di Napoli</hi>. Nap. 1793. 4°.</p>
<p>E gli altri di ciascuna città o nazione.
V. <hi rend="italic">Argelati, Biblioteca de' Volgarizzatori</hi>. Milano. 1767. 4°. vol. V.</p>
<p><hi rend="italic">Paitoni, Biblioteca de' Volgarizzatori</hi>. Venezia 1767. 4°. vol. V.</p>
<p>Questa seconda ha fama di più esatta, non si estende però, 
siccome la precedente, agli autori tutti, che scrissero prima del 
Secolo XVI, pregio non lieve di quella.</p>
<p><hi rend="italic">Federici</hi> (Fortunato), <hi rend="italic">Degli Scrittori Greci e delle Italiane versioni delle loro opere. Notizie</hi>. Padova 1828. 8°.</p>
<p>-- <hi rend="italic">Degli Scrittori Latini e delle Italiane versioni</hi> ec. Padova, 
1840. 8°.</p>
<p>Repertorj di qualche utilità, specialmente per comprendere 
i tempi posteriori all'Arvood, all'Argelati e al Paitoni. Potrebbero dirsi anco compendj delle Biblioteche del Fabricio. Resta 
ora che alcuno dia lavoro simile sulla di lui Biblioteca degli 
Scrittori del Medio Evo. Fece sperare nella Prefaz. (del 1840) 
il Federici che sarebbe uscita operetta consimile dell'Ab. Antonio Roncetti intorno alla Bibbia, e di altro erudito riguardo 
ai SS. Padri, il che crediamo non siasi finquì verificato.</p>
<p>Infinite notizie de' poeti Italiani e di altre Nazioni non altronde meglio possono attingersi, che dalle opere seguenti: </p>
<p><hi rend="italic">Andres (Giovanni) Dell'origine e progresso d'ogni Letteratura</hi>. 
tomi VIII. Roma 1808. in 4°. Pistoja, Vol. 27. 8°. Pisa Vol. 
VIII. 8°. ecc. Napoli 1826. 8°. V. IX. con elogio e ritratto.</p>
<p><hi rend="italic">Crescimbeni (Gio. M.), Storia e Comentarj della Volgar Poesia</hi>. 
Venezia 1731. 4°. vol. VI.</p>
<p>Per le annotazioni di Apostolo e Caterino Zeno e di altri, 
preferibile alle prime edizioni di Roma.</p>
<p><hi rend="italic">Quadrio (Francesco Sav.), Istoria e Ragione d'ogni Poesia</hi>. Bologna 1739, e Milano 1752. 4°. vol. VII.</p>
<p>Opera utilissima e ricca di notizie, che difficilmente si ritroverebbero altrove.</p>
<p><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Placcii</hi> (Vinc.) <hi rend="italic">Theatrum Anonymorum</hi>. Hamburgi</foreign> 1780. f.</p>
<p>-- <foreign lang="lat"><hi rend="italic">De Scriptoribus Pseudonimis</hi> Ib. </foreign>708. f.</p>
<p><hi rend="italic">Melzi (Gaet.), Dizionario di opere Anonime e Pseudonime di Autori Italiani</hi>. Milano, 1848. 59. 4°. picc. vol. III.</p>
<p><hi rend="italic">Lancetti (Vinc.), Pseudonimia</hi>. Milano, 1847. 8°.</p>
<p><hi rend="italic">Gamba (Bartolommeo), Serie de' testi di Lingua</hi>. Escita prima in 
Bassano 1805. 8°. Milano 1812. 16°. vol. II. Venezia 1829. 4°. 
è la quarta di Venezia, <hi rend="italic">Gondoliere</hi> 1839. 4°. con ritratto, quella 
che conviene avere. L'opera è un doviziosissimo, scelto prospetto 
delle migliori produzioni in Lingua Italiana. Dei soli testi di 
Lingua veramente, esistono compendj tascabili stampati in Firenze 1807. Milano 1812 (questo colle aggiunte). Lucca 1835. 
Firenze 1851, e Trieste 1858. Oltre le due edizioni dell'Indice 
del <hi rend="italic">Bravetti</hi>. Venezia 1775, e Verona 1798. 8°.</p>
<p><hi rend="italic">Poggiali</hi>, Serie de' testi di Lingua da lui posseduti. Livorno 1813. 
8°. v. 2.</p>
<p>Necessario per conoscere tante opere Italiane da lui poste 
innanzi, onde sieno dichiarate testi di Lingua.</p>
<p><hi rend="italic">Gamba</hi> (B.) <hi rend="italic">De' Novellieri in prosa</hi>. Venezia 1833, 8°. e con aggiunte Firenze, Molini, 1835, 8°</p>
<p><hi rend="italic">Henrion, Biblioteca de' Romanzi Antichi di Cavalleria</hi>. Firenze, 
1795. 8°.</p>
<p><hi rend="italic">Melzi (e Tosi</hi> Paolo), <hi rend="italic">Biblioteca de' Romanzi e Poemi Cavallereschi Italiani</hi>. Milano, 1838, 8°</p>
<p>Per le edizioni poi del primo Secolo della Stampa.</p>
<p>Audiffredi, <foreign lang="lat">Catalogus Editionum Romanarum Saec. XV. Romae, </foreign>
1783. 4°.</p>
<p>-- <foreign lang="lat"><hi rend="italic">Specimen Editionum Italicarum Seculi XV</hi>. Romae </foreign>794, 4°.</p>
<p><foreign lang="lat"><hi rend="italic">Fossii</hi> (Ferd.), <hi rend="italic">Catalogus editionum Sec. XV. quae in Magliabechiana asservantur</hi>. Florentiae </foreign>793. f. v. III.</p>
<p>PER IL TEATRO.</p>
<p><hi rend="italic">Farsetti, Catalogo di Commedie Italiane</hi>. Venezia, 1776. 12°.</p>
<p><hi rend="italic">Allacci</hi> (Leone), <hi rend="italic">Drammaturgia</hi> (Italiana). Roma 1666. 12°.</p>
<p>-- La stessa (ampliata dal Biscioni e dall'Ab. Cendoni). Venezia, Pasquali, 1755. 4°.
VI. <hi rend="italic">Comolli (Ang.), Bibliografia dell'Architettura</hi>. Roma, 1788. 92. in 
4°. vol. IV.</p>
<p>Bartsch (Adam), <foreign lang="fra">Le Peintre Graveur. Vienne</foreign> 1803-21. XXI. 
vol. 8°.</p>
<p><hi rend="italic">Cicognara, Catalogo di Libri d'Arte e di Antichità. Pisa</hi> 1821. 
8°. vol. II.</p>
<p>Questo specialmente è guida necessaria al raccoglitore di Opere riguardanti le Belle Arti.</p>
<p><hi rend="italic">Lichtenthal (Pietro), Dizionario e Bibliografia della Musica</hi>. Milano, 1826. 8. t. IV.</p>
<p>Utilissime poi a consultarsi sono tutte le Biblioteche degli 
Scrittori dei diversi Ordini Religiosi, quelle degli Scrittori delle 
singole città, alcune delle quali si son di sopra annoverate. Nonostante che ad esse nella prefazione ai IV. volumi della Storia 
Letteraria della Liguria si mostri tanto avverso il celebre Gio. 
Battista Spotorno.</p>
<p>PER I MANOSCRITTI.</p>
<p><hi rend="italic">Trombelli, Arte di conoscere i Codici</hi>. Bologna, 1756, 4°. e con 
una Lettera di Girolamo Tartarotti. Roma, 1838. 4°.</p>
<p>Montfaucon, <foreign lang="lat">Bibliotheca Bibliothecarum Manuscriptorum. Parisiis, </foreign>
1730, f. v. II.</p>
<p>Pasini, <foreign lang="lat">Codices MSS. Biblioth. R. Athenei. Taurinensis. Taurini, </foreign>749, f. v. II.</p>
<p>Bandini, <foreign lang="lat">Catalogus Manuscriptor. Bibl. Mediceo Laurentianae. 
Flor. </foreign>764. 95. f. vol. XI.</p>
<p>Mittarelli, <foreign lang="lat">Catalogus Manuscriptor. Biblioth. S. Michaelis prope 
Murianum. Ven. </foreign>779, fol.</p>
<p><hi rend="italic">Morelli, Codici MSS. Volgari e Latini della Libreria Nani</hi> riferiti. Ven. 1776. 4°.</p>
<p>-- <hi rend="italic">Biblioteca Manoscritta Farsetti</hi>. Venezia, 1771, 76. 12°. v. II.</p>
<p><hi rend="italic">Marsand, Codici MSS. Italiani della R. Biblioteca di Parigi</hi>. 
Parigi, 1835-38. in 4°. v. II.</p>
<p>Paris (Paulin), <foreign lang="fra">Les Manuscripts Français de la Bibliothèque Du 
Roi. Paris, </foreign>.36. 48. in 8°. vol. VII.</p>
<p><hi rend="italic">Palermo, Manoscritti della Palatina di Firenze</hi>. Firenze 1853. 
58. in 4°. vol. II.</p>
<p>Ben più ampio e ricco di scelta erudizione può vedersi tale elenco nel recentissimo libro - <hi rend="italic">Manuale Storico-Pratico di Bibliografia 
di Gius. M. Mira</hi>. Palermo 1862-63. 8° vol. II. opera originale, e 
che, malgrado non poche inesattezze, che ci proponghiamo di fare 
osservare in apposito scritto, fa onore all'Italia, proclive sempre pur 
troppo a ispirarsi agli oracoli di oltremonte.</p>
<p>Fra le tante osservazioni che potrebbero farsi sulle cose dette dal 
Paciaudi in questa sua dotta, ed elegante apologia, di una non sembra dover lasciarsene al tutto priva.</p>
<p>Encomisi pure il sistema venuto da Francia di fare i Cataloghi a 
schede, e ammettiamo le cinque comodità, che dice derivarne 1°. Del 
potersi aggiungere senza guastarne il rimanente. 2°. Di poter collocare 
le Addizioni al loro vero posto. 3°. Della facilità del ritrovamento de' 
libri con la scheda alla mano. 4°. Del potere a ciascuna scheda aggiungerne illustrazione. 5°. Di potere agevolmente dare all'Indice disposizione diversa, cioè per materie.</p>
<p>Fatto luogo alla erudizione del fatto del Sofista competitore di 
Eudamida, non dissimula il Paciaudi però il rilievo ESSER <hi rend="italic">più agevole 
furare una carta, che il rader lo scritto in un indice</hi>, e DI QUI IL 
GRAVE PREGIUDIZIO CHE NASCE PER LA SICUREZZA DE' 
LIBRI.</p>
<p>Cosicchè sembrerebbe saviezza non servirsi del metodo delle schede, 
se non se per agevolare il Registro a libro, senza del quale il Catalogo non potrà dirsi essere stato formato.</p>
<p>E ritenere, che il metodo da preferirsi sarebbe: di rispettare religiosamente i cataloghi primitivi, tenerne uno apposito per quelli che 
sopraggiungono, e questi per alfabeto provvisoriamente non rigoroso; poi ogni tre anni, per esempio, farlo trascrivere; e ciò tanto più, 
che i libri sopravvenienti sono per lo più moderni, e quindi ragionevolmente e senza dissesto degli Studiosi possono venir cercati per 
mezzo di Catalogo, da quello degli antichi separato e distinto.</p></div1>
<div1><head>Indice</head>
<div2 n="Indice">
<list>
<item>Prefazione pag. III</item>
<item>Vita del Paciaudi " VII</item>
<item>Catalogo delle opere " X</item>
<item>Introduzione "1</item>
<item>I.
Sceltezza e copia de' libri " 4</item>
<item>II.
Diligenza nell'acquisto de' libri " 24</item>
<item>III.
Disposizione sistematica de' libri " 31</item>
<item>IV.
Catalogo ragionato de' medesimi " 38</item>
<item>V.
Manoscritti della R. biblioteca " 49</item>
<item>Osservazioni " 57</item></list></div2>
<div2><head>Errata-Corrige</head>
<list>
<item>Pag. 34 lin. 16 Pallier Sallier</item>
<item> " 35 " 14 Salnier Sallier</item>
<item> " 37 " 25 <hi rend="italic">senuisse senuisset</hi></item>
<item> " 58 " 21 <hi rend="italic">Paganini Pagnini</hi></item></list></div2>
<div2 n="Reimprimatur">
<p><foreign lang="lat">
REIMPRIMATUR -- Fr. Hier. Gigli Ord. Praed. S. P. A. Mag.</foreign></p>
<p>REIMPRIMATUR -- P De Villanova Castellacci Archiep. Petrae Vicesg.</p></div2></div1></body></text></TEI.2>
