<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!DOCTYPE TEI.2 SYSTEM "http://bibliotecaitaliana.it/dtd/bibit.dtd">
<TEI.2>
<teiHeader>
  <fileDesc>
    <titleStmt>
      <title>Mandragola</title>
      <author>Niccolò Machiavelli</author>
    </titleStmt>
    <extent>106 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit001126</idno>
      <availability>
        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
      </availability>
    </publicationStmt>
    <seriesStmt>
      <title>Collezione BibIt</title>
    </seriesStmt>
    <sourceDesc>
      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Machiavelli, Niccolo</author>
        <editor id="ed">Martelli, Mario</editor>
        <publisher>Sansoni</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date>[1971]</date>
      </bibl>
    </sourceDesc>
  </fileDesc>
  <encodingDesc>
                  <samplingDecl>
                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
                    <correction method="silent" status="medium">
                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
                    </correction>
                    <quotation form="data" marks="all">
                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
                    </hyphenation>
                  </editorialDecl>
    <classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
  <profileDesc>
    <creation>
      <date>500</date>
    </creation>
    <langUsage><language id="ita"/><language id="lat">Latino</language></langUsage>
    <textClass>
      <keywords scheme="CDD">
        <term>858.3 - MISCELLANEA ITALIANA. 1492-1542</term>
      </keywords>
      <keywords scheme="CGB">
        <term>Letteratura teatrale</term>
      </keywords>
    </textClass>
  </profileDesc>
  <revisionDesc>
    <change>
      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
      <respStmt>
        <name>LIZ</name>
      </respStmt>
      <item>Digitalizzazione</item>
    </change>
    <change>
      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
      <respStmt>
        <name>LIZ</name>
      </respStmt>
      <item>Correzione linguistica</item>
    </change>
    <change>
      <date>2003-07-22T00:00:00.000+02:00</date>
      <respStmt>
        <name>Francesco Longo</name>
        <name>BIBIT</name>
      </respStmt>
      <item>Codifica XML</item>
    </change>
    <change>
      <date>2003-08-31T00:00:00.000+02:00</date>
      <respStmt>
        <name>Elena Pierazzo</name>
        <name>BIBIT</name>
      </respStmt>
      <item>Validazione</item>
    </change>
  </revisionDesc>
</teiHeader>
<text>
<body>
<div1 n="Introduzione">
<div2 type="canzone">
<head>Canzone</head>

<p><stage>da dirsi innanzi alla commedia, cantata da ninfe e pastori insieme</stage></p>

	<lg><l>Perché la vita è breve</l>
<l>e molte son le pene</l>
<l>che vivendo e stentando ognun sostiene; </l></lg>
<lg><l>dietro alle nostre voglie, </l>
<l>andiam passando e consumando gli anni, </l>
<l>ché chi il piacer si toglie</l>
<l>per viver con angosce e con affanni, </l>
<l>non conosce gli inganni</l>
<l>del mondo; o da quai mali</l>
<l>e da che strani casi</l>
<l>oppressi quasi —sian tutti i mortali. </l></lg>
<lg><l>	Per fuggir questa noia, </l>
<l>eletta solitaria vita abbiamo, </l>
<l>e sempre in festa e in gioia</l>
<l>giovin' leggiadri e liete Ninfe stiamo. </l>
<l>Or qui venuti siamo</l>
<l>con la nostra armonia, </l>
<l>sol per onorar questa</l>
<l>sì lieta festa —e dolce compagnia. </l></lg>
<lg><l>	Ancor ci ha qui condutti</l>
<l>il nome di colui che vi governa, </l>
<l>in cui si veggon tutti</l>
<l>i beni accolti in la sembianza eterna. </l>
<l>Per tal grazia superna, </l>
<l>per sì felice stato, </l>
<l>potete lieti stare, </l>
<l>godere e ringraziare —chi ve lo ha dato. </l></lg>
</div2>
<div2 type="prologo"><head>Prologo</head>
<lg type="canzone">
	<l>Idio vi salvi, benigni auditori,</l>
<l>quando e' par che dependa</l>
<l>questa benignità da lo esser grato. </l>
<l>Se voi seguite di non far romori, </l>
<l>noi vogliàn che s'intenda</l>
<l>un nuovo caso in questa terra nato. </l>
<l>Vedete l'apparato, </l>
<l>qual or vi si dimostra: </l>
<l>quest'è Firenze vostra, </l>
<l>un'altra volta sarà Roma o Pisa, </l>
<l>cosa da smascellarsi delle risa. </l></lg>
	<lg><l>Quello uscio, che mi è qui in sulla man ritta, </l>
<l>la casa è d'un dottore, </l>
<l>che imparò in sul Buezio legge assai; </l>
<l>quella via, che è colà in quel canto fitta, </l>
<l>è la via dello Amore, </l>
<l>dove chi casca non si rizza mai; </l>
<l>conoscer poi potrai</l>
<l>a l'abito d'un frate</l>
<l>qual priore o abate</l>
<l>abita el tempio che all'incontro è posto, </l>
<l>se di qui non ti parti troppo tosto. </l></lg>
<lg>	<l>Un giovane, Callimaco Guadagno, </l>
<l>venuto or da Parigi, </l>
<l>abita là, in quella sinistra porta. </l>
<l>Costui, fra tutti gli altri buon compagno, </l>
<l>a' segni ed a' vestigi</l>
<l>l'onor di gentilezza e pregio porta. </l>
<l>Una giovane accorta</l>
<l>fu da lui molto amata, </l>
<l>e per questo ingannata</l>
<l>fu, come intenderete, ed io vorrei</l>
<l>che voi fussi ingannate come lei. </l></lg>
<lg><l>	La favola «Mandragola» si chiama: </l>
<l>la cagion voi vedrete</l>
<l>nel recitarla, com'i' m'indovino. </l>
<l>Non è il componitor di molta fama; </l>
<l>pur, se vo' non ridete, </l>
<l>egli è contento di pagarvi il vino. </l>
<l>Un amante meschino, </l>
<l>un dottor poco astuto, </l>
<l>un frate mal vissuto, </l>
<l>un parassito, di malizia il cucco, </l>
<l>fie questo giorno el vostro badalucco. </l></lg>
<lg><l>	E, se questa materia non è degna, </l>
<l>per esser pur leggieri, </l>
<l>d'un uom, che voglia parer saggio e grave, </l>
<l>scusatelo con questo, che s'ingegna</l>
<l>con questi van' pensieri</l>
<l>fare el suo tristo tempo più suave, </l>
<l>perché altrove non have</l>
<l>dove voltare el viso</l>
<l>ché gli è stato interciso</l>
<l>mostrar con altre imprese altra virtue, </l>
<l>non sendo premio alle fatiche sue. </l></lg>
<lg>	<l>El premio che si spera è che ciascuno</l>
<l>si sta da canto e ghigna, </l>
<l>dicendo mal di ciò che vede o sente. </l>
<l>Di qui depende, sanza dubbio alcuno, </l>
<l>che per tutto traligna</l>
<l>da l'antica virtù el secol presente, </l>
<l>imperò che la gente, </l>
<l>vedendo ch'ognun biasma, </l>
<l>non s'affatica e spasma, </l>
<l>per far con mille sua disagi un'opra</l>
<l>che 'l vento guasti o la nebbia ricuopra. </l></lg>
<lg>	<l>Pur, se credessi alcun, dicendo male, </l>
<l>tenerlo pe' capegli</l>
<l>e sbigottirlo o ritirarlo in parte, </l>
<l>io l'ammonisco, e dico a questo tale</l>
<l>che sa dir male anch'egli, </l>
<l>e come questa fu la suo prim'arte, </l>
<l>e come in ogni parte</l>
<l>del mondo, ove el «sì» sona, </l>
<l>non istima persona, </l>
<l>ancor che facci sergieri a colui, </l>
<l>che può portar miglior mantel che lui. </l></lg>
<lg>	<l>Ma lasciam pur dir male a chiunque vuole. </l>
<l>Torniamo al caso nostro, </l>
<l>acciò che non trapassi troppo l'ora. </l>
<l>Far conto non si de' delle parole</l>
<l>né stimar qualche mostro, </l>
<l>che non sa forse s'e' s'è vivo ancora. </l>
<l>Callimaco esce fuora</l>
<l>e Siro con seco ha, </l>
<l>suo famiglio, e dirà</l>
<l>l'ordin di tutto. Stia ciascuno attento, </l>
<l>né per ora aspettate altro argumento. </l></lg>
</div2>

</div1><div1 type="atto"><head>Atto primo</head>
<div2 type="scena"><head>scena prima</head>


<stage>CALLIMACO, SIRO</stage>

<sp><speaker>CAL.</speaker>
<p>Siro, non ti partire, io ti voglio un poco.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker>
<p>Eccomi.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker>
<p>Io credo che tu ti maravigliassi assai della mia sùbita partita da Parigi; ed ora ti maraviglierai, sendo io stato qui già un mese sanza fare alcuna cosa.</p></sp>
	<sp><speaker>SI.</speaker><p>
Voi dite el vero.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker>
<p>Se io non ti ho detto infino a qui quello che io ti dirò ora, non è stato per non mi fidare di te, ma per iudicare che le cose che l'uomo vuole non si sappino, sia bene non le dire, se non forzato. Pertanto, pensando io di potere avere bisogno della opera tua, ti voglio dire el tutto.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p>
Io vi sono servidore: e servi non debbono mai domandare el padrone d'alcuna cosa, né cercare alcuno loro fatto, ma quando per loro medesimi le dicano, debbono servirgli con fede; e così ho fatto e sono per fare io.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p>
Già lo so. Io credo che tu mi abbi sentito dire mille volte, ma e' non importa che tu lo intenda mille una, come io avevo dieci anni quando da e mia tutori, sendo mio padre e mia madre morti, io fui mandato a Parigi, dove io sono stato venti anni. E perché in capo de' dieci cominciorono, per la passata del re Carlo, le guerre in Italia, le quali ruinorono quella provincia, delibera'mi di vivermi a Parigi e non mi ripatriare mai, giudicando potere in quel luogo vivere più sicuro che qui.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p>
Egli è così.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p>
E commesso di qua che fussino venduti tutti e mia beni, fuora che la casa, mi ridussi a vivere quivi, dove sono stato dieci altri anni con una felicità grandissima...</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p>
Io lo so.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p>
...avendo compartito el tempo parte alli studii, parte a' piaceri, e parte alle faccende, ed in modo mi travagliavo in ciascuna di queste cose, che l'una non mi impediva la via dell'altra. E per questo, come tu sai, vivevo quietissimamente, giovando a ciascuno, ed ingegnandomi di non offendere persona: talché mi pareva essere grato a' borghesi, a' gentiluomini, al forestiero, al terrazzano, al povero ed al ricco.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p>
Egli è la verità.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p>
Ma, parendo alla Fortuna che io avessi troppo bel tempo, fece che e' capitò a Parigi uno Cammillo Calfucci.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Io comincio a 'ndovinarmi del male vostro.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Costui, come li altri fiorentini, era spesso convitato da me; e, nel ragionare insieme, accadde un giorno che noi venimo in disputa dove erano più belle donne, o in Italia o in Francia. E perché io non potevo ragionare delle italiane, sendo sì piccolo quando mi parti', alcuno altro fiorentino, che era presente, prese la parte franzese, e Cammillo la italiana, e, dopo molte ragione assegnate da ogni parte, disse Cammillo, quasi che irato, che, se tutte le donne italiane fussino monstri, che una sua parente era per riavere l'onore loro.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Io sono or chiaro di quello che voi volete dire.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker>
<p> E nominò madonna Lucrezia, moglie di messer Nicia Calfucci: alla quale e' dette tante laude e di bellezza e di costumi, che fece restare stupidi qualunque di noi ed in me destò tanto desiderio di vederla, che io, lasciato ogni altra deliberazione, né pensando più alle guerre o alle pace d'Italia, mi messi a venire qui. Dove arrivato, ho trovato la fama di madonna Lucrezia essere minore assai che la verità, il che occorre rarissime volte, e sommi acceso in tanto desiderio d'esser seco, che io non truovo loco.</p></sp>
	<sp><speaker>SI.</speaker><p> Se voi me n'avessi parlato a Parigi, io saprei che consigliarvi; ma ora non so io che mi vi dire.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Io non ti ho detto questo per voler tua consigli, ma per sfogarmi in parte, e perché tu prepari l'animo adiutarmi, dove el bisogno lo ricerchi.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 A cotesto son io paratissimo; ma che speranza ci avete voi?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Ehimè! nessuna.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 O perché?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Dirotti. In prima mi fa guerra la natura di lei, che è onestissima ed al tutto aliena dalle cose d'amore; l'avere el marito ricchissimo e che al tutto si lascia governare da lei, e, se non è giovane, non è al tutto vecchio, come pare; non avere parenti o vicini, con chi ella convenga ad alcuna vegghia o festa o ad alcuno altro piacere, di che si sogliono dilettare le giovane. Delle persone meccaniche non gliene capita a casa nessuna; non ha fante né famiglio, che non triemi di lei: in modo che non c'e luogo ad alcuna corruzione.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Che pensate, adunque, di poter fare?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 E' non è mai alcuna cosa sì disperata, che non vi sia qualche via da poterne sperare; e benché la fussi debole e vana, e la voglia e 'l desiderio, che l'uomo ha di condurre la cosa, non la fa parere così.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Infine, e che vi fa sperare?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Dua cose: l'una, la semplicità di messer Nicia, che, benché sia dottore, egli è el più semplice ed el più sciocco uomo di Firenze; l'altra la voglia che lui e lei hanno d'avere figliuoli, che, sendo stata sei anni a marito e non avendo ancora fatti, ne hanno, sendo ricchissimi, un desiderio che muoiono. Una terza ci è, che la sua madre è suta buona compagna, ma la è ricca, tale che io non so come governarmene.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Avete voi per questo tentato per ancora cosa alcuna?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Sì ho, ma piccola cosa.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Come?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Tu conosci Ligurio, che viene continuamente a mangiar meco. Costui fu già sensale di matrimoni, dipoi s'è dato a mendicare cene e desinari; e perché gli è piacevole uomo, messer Nicia tiene con lui una stretta dimestichezza, e Ligurio l'uccella; e benché non lo meni a mangiare seco, li presta alle volte danari. Io me l'ho fatto amico, e gli ho comunicato el mio amore: lui m'ha promesso d'aiutarmi con le mane e co' piè.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
Guardate e' non v'inganni: questi pappatori non sogliono avere molta fede.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Egli è el vero. Nondimeno, quando una cosa fa per uno, si ha a credere, quando tu gliene communichi, che ti serva con fede. Io gli ho promesso, quando e' riesca, donarli buona somma di danari; quando e' non riesca, ne spicca un desinare ed una cena, ché ad ogni modo i' non mangerei solo.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Che ha egli promesso, insino a qui, di fare?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker>
<p> Ha promesso di persuadere a messer Nicia che vada con la sua donna al bagno in questo maggio.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Che è a voi cotesto?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Che è a me! Potrebbe quel luogo farla diventare d'un'altra natura, perché in simili lati non si fa se non festeggiare; ed io me n'andrei là, e vi condurrei di tutte quelle ragion' piaceri che io potessi, né lascerei indrieto alcuna parte di magnificenzia; fare'mi familiar suo, del marito... che so io? Di cosa nasce cosa, e 'l tempo la governa.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 E' non mi dispiace.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Ligurio si partì questa mattina da me, e disse che sarebbe con messer Nicia sopra questa cosa, e me ne risponderebbe.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Eccogli di qua insieme.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Io mi vo' tirare da parte, per essere a tempo a parlare con Ligurio, quando si spicca dal dottore. Tu, intanto, ne va' in casa alle tue faccende; e, se io vorrò che tu faccia cosa alcuna, io tel dirò.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Io vo.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena"><head>scena seconda</head>

<stage>MESSER NICIA, LIGURIO</stage>

<sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Io credo ch'e tua consigli sien buoni, e parla'ne iersera alla donna: disse che mi risponderebbe oggi; ma, a dirti el vero, io non ci vo di buone gambe.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Perché?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Perché io mi spicco mal volentieri da bomba; dipoi, ad avere a travasare moglie, fante, masserizie, ella non mi quadra. Oltr'a questo, io parlai iersera a parecchi medici: l'uno dice che io vadia a San Filippo, l'altro alla Porretta, e l'altro alla Villa; e' mi parvono parecchi uccellacci; e a dirti el vero, questi dottori di medicina non sanno quello che si pescano.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 E' vi debbe dar briga, quello che voi dicesti prima, perché voi non sete uso a perdere la Cupola di veduta.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Tu erri. Quando io ero più giovane, io sono stato molto randagio: e' non si fece mai la fiera a Prato, che io non vi andassi, e' non c'è castel veruno all'intorno, dove io non sia stato; e ti vo' dir più là: io sono stato a Pisa ed a Livorno, o va'!
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Voi dovete avere veduto la carrucola di Pisa.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Tu vuo' dire la Verucola.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Ah! sì, la Verucola. A Livorno, vedesti voi el mare?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Ben sai che io il vidi!
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Quanto è egli maggior che Arno?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Che Arno? Egli è per quattro volte, per più di sei, per più di sette, mi farai dire: e' non si vede se non acqua, acqua, acqua.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Io mi maraviglio, adunque, avendo voi pisciato in tante neve, che voi facciate tanta difficultà d'andare ad uno bagno.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Tu hai la bocca piena di latte. E' ti pare a te una favola avendo a sgominare tutta la casa? Pure, io ho tanta voglia d'avere figliuoli, che io son per fare ogni cosa. Ma parlane un po' tu con questi maestri, vedi dove e' mi consigliassino che io andassi; ed io sarò intanto con la donna, e ritroverrenci.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Voi dite bene.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena"><head>scena terza</head>



<stage>LIGURIO, CALLIMACO</stage>

<sp><speaker>LIG.</speaker><p>
<stage><add resp="ed"><emph>solo</emph></add></stage>. Io non credo che sia nel mondo el più sciocco uomo di costui; e quanto la fortuna lo ha favorito! Lui ricco, lui bella donna, savia, costumata, ed atta a governare un regno. E parmi che rare volte si verifichi quel proverbio ne' matrimoni, che dice: «Dio fa gli uomini, e' s'appaiono»; perché spesso si vede uno uomo ben qualificato sortire una bestia, e, per avverso, una prudente donna avere un pazzo. Ma della pazzia di costui se ne cava questo bene, che Callimaco ha che sperare. —Ma eccolo. <stage><add resp="ed"><emph>A Callimaco</emph></add></stage>. Che vai tu appostando Callimaco?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Io t'avevo veduto col dottore, ed aspettavo che tu ti spiccassi da lui, per intendere quello avevi fatto.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Egli è uno uomo della qualità che tu sai, di poca prudenzia, di meno animo, e partesi mal volentieri da Firenze; pure, io ce l'ho riscaldato: e' mi ha detto infine che farà ogni cosa, e credo che, quando e' ti piaccia questo partito, che noi ve lo condurreno, ma io non so se noi ci fareno el bisogno nostro.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Perché?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Che so io? Tu sai che a questi bagni va d'ogni qualità gente, e potrebbe venirvi uomo a chi madonna Lucrezia piacessi come a te, che fussi ricco più di te, che avessi più grazia di te: in modo che si porta pericolo di non durare questa fatica per altri, e che c'intervenga che la copia de' concorrenti la faccino più dura, o che, dimesticandosi, la si volga ad un altro e non a te.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Io conosco che tu di' el vero. Ma come ho a fare? Che partito ho a pigliare? Dove mi ho a volgere? A me bisogna tentare qualche cosa, sia grande, sia periculosa, sia dannosa, sia infame. Meglio è morire che vivere così. Se io potessi dormire la notte, se io potessi mangiare, se io potessi conversare, se io potessi pigliare piacere di cosa veruna, io sarei più paziente ad aspettare el tempo; ma qui non c'è rimedio; e, se io non sono tenuto in speranza da qualche partito, i' mi morrò in ogni modo; e, veggendo d'avere a morire, non sono per temere cosa alcuna, ma per pigliare qualche partito bestiale, crudele, nefando.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Non dire così, raffrena cotesto impeto dello animo.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Tu vedi bene che, per raffrenarlo io mi pasco di simili pensieri. E però è necessario o che noi seguitiamo di mandare costui al bagno, o che noi entriano per qualche altra via, che mi pasca d'una speranza, se non vera, falsa almeno, per la quale io nutrisca un pensiero, che mitighi in parte tanti mia affanni.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Tu hai ragione, ed io sono per farlo.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Io lo credo, ancora che io sappia che e pari tuoi vivino di uccellare li uomini. Nondimanco, io non credo essere in quel numero, perché quando tu el facessi ed io me ne avvedessi, cercherei valermene, e perderesti per ora l'uso della casa mia, e la speranza di avere quello che per lo avvenire t'ho promesso.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Non dubitare della fede mia, che quando e' non ci fussi l'utile che io sento e che io spero, e' c'è che 'l tuo sangue si confà col mio, e desidero che tu adempia questo tuo desiderio presso a quanto tu. Ma lasciamo ir questo. El dottore mi ha commesso che io truovi un medico, e intenda a quale bagno sia bene andare. Io voglio che tu faccia a mio modo, e questo è che tu dica di avere studiato in medicina, e che abbi fatto a Parigi qualche sperienzia: lui è per crederlo facilmente per la semplicità sua, e per essere tu litterato e poterli dire qualche cosa in gramatica.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 A che ci ha a servire cotesto?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Serviracci a mandarlo a qual bagno noi vorreno, ed a pigliare qualche altro partito che io ho pensato, che sarà più corto, più certo, più riuscibile che 'l bagno.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Che di' tu?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Dico che, se tu arai animo e se tu confiderai in me, io ti do questa cosa fatta, innanzi che sia domani questa otta. E, quando e' fussi uomo che non è, da ricercare se tu se' o non se' medico, la brevità del tempo, la cosa in sé farà o che non ne ragionerà o che non sarà a tempo a guastarci el disegno, quando bene e' ne ragionassi.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Tu mi risuciti. Questa è troppa gran promessa, e pascimi di troppa gran speranza. Come farai?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Tu el saprai, quando e' fia tempo; per ora non occorre che io te lo dica, perché el tempo ci mancherà a fare, nonché dire. Tu, vanne in casa, e quivi m'aspetta, ed io andrò a trovare el dottore, e, se io lo conduco a te, andrai seguitando el mio parlare ed accomodandoti a quello.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Così farò, ancora che tu mi riempia d'una speranza, che io temo non se ne vadia in fumo.</p></sp>
</div2>
<div2 type="canzone"><head>Canzone</head>

<stage>dopo il primo atto</stage>

<lg type="canzone"><l>Chi non fa prova, Amore,</l>
<l>della tua gran possanza, indarno spera</l>
<l>di far mai fede vera</l>
<l>qual sia del cielo il più alto valore;</l>
<l>né sa come si vive, insieme, e muore,</l>
<l>come si segue il danno e 'l ben si fugge,</l>
<l>come s'ama se stesso</l>
<l>men d'altrui, come spesso</l>
<l>timore e speme i cori adiaccia e strugge;</l>
<l>né sa come ugualmente uomini e dèi</l>
<l>paventan l'arme di che armato sei.</l></lg>
</div2></div1>

<div1 type="atto"><head>Atto secondo</head>
<div2 type="scena"><head>scena prima</head>

<stage>LIGURIO, MESSER NICIA, SIRO</stage>

<sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Come io vi ho detto, io credo che Iddio ci abbia mandato costui, perché voi adempiate el desiderio vostro. Egli ha fatto a Parigi esperienzie grandissime; e non vi maravigliate se a Firenze e' non ha fatto professione dell'arte, che n'è suto cagione, prima, per essere ricco, secondo, perché egli è ad ogni ora per tornarsi a Parigi.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Ormai, frate sì, cotesto bene importa; perché io non vorrei che mi mettessi in qualche lecceto, e poi mi lasciassi in sulle secche.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Non dubitate di cotesto; abbiate solo paura che non voglia pigliare questa cura; ma, se la piglia, e' non è per lasciarvi infino che non ne veda el fine.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Di cotesta parte io mi vo' fidare di te, ma della scienzia io ti dirò bene io, come io gli parlo, s'egli è uomo di dottrina, perché a me non venderà egli vesciche.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 E perché io vi conosco, vi meno io a lui, acciò li parliate. E se, parlato li avete, e' non vi pare per presenzia, per dottrina, per lingua uno uomo da metterli il capo in grembo, dite che io non sia desso.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Or sia, al nome dell'Agnol santo! Andiamo. Ma dove sta egli?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Sta in su questa piazza, in quello uscio che voi vedete al dirimpetto a noi.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Sia con buona ora. Picchia.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Ecco fatto.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
<stage><add resp="ed"><emph>affacciandosi alla porta</emph></add></stage>. Chi è?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>a Siro</emph></add></stage>. Èvi Callimaco?
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Sì, è. <stage><add resp="ed"><emph>Rientra in casa</emph></add>.</stage>
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>a Ligurio</emph></add></stage>. Che non di' tu maestro Callimaco?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 E' non si cura di simil' baie.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Non dir così, fa' 'l tuo debito, e s'e' l'ha per male, scingasi!</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena"><head>scena seconda</head>



<stage>CALLIMACO, MESSER NICIA LIGURIO</stage>

<sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Chi è quel che mi vuole?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 <foreign lang="lat">Bona dies, domine magister.</foreign>
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 <foreign lang="lat">Et vobis bona, domine doctor.</foreign>
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>piano, a Nicia</emph></add></stage>. Che vi pare?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>piano, a Ligurio</emph></add></stage>. Bene, alle guagnele!
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Se voi volete che io stia qui con voi, voi parlerete in modo che io v'intenda, altrimenti noi fareno duo fuochi.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Che buone faccende?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Che so io? Vo cercando duo cose ch'un altro per avventura fuggirebbe: questo è di dare briga a me e ad altri. Io non ho figliuoli, e vorre'ne, e, per avere questa briga, vengo a dare impaccio a voi.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 A me non fia mai discaro fare piacere a voi ed a tutti li uomini virtuosi e da bene come voi; e non mi sono a Parigi affaticato tanti anni per imparare per altro, se non per potere servire a' pari vostri.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Gran mercé; e, quando voi avessi bisogno dell'arte mia, io vi servirei volentieri. Ma torniamo <foreign lang="lat">ad rem nostram</foreign>. Avete voi pensato che bagno fussi buono a disporre la donna mia ad impregnare? Che io so che qui Ligurio vi ha detto quel che vi s'abbi detto.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Egli è la verità; ma, a volere adempiere el desiderio vostro, è necessario sapere la cagione della sterilità della donna vostra, perché le possono essere più cagione: <foreign lang="lat">nam cause sterilitatis sunt: aut in semine, aut in matrice, aut in instrumentis seminariis, aut in virga, aut in causa extrinseca.</foreign>
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>a parte</emph></add></stage>. Costui è il più degno uomo che si possa trovare!
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Potrebbe, oltr'a di questo, causarsi questa sterilità da voi, per impotenzia; che quando questo fussi, non ci sarebbe rimedio alcuno.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Impotente io? Oh! voi mi farete ridere! Io non credo che sia el più ferrigno ed il più rubizzo uomo in Firenze di me.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Se cotesto non è, state di buona voglia, che noi vi troverremo qualche remedio.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Sarebbeci egli altro remedio che bagni? Perché io non vorrei quel disagio, e la donna uscirebbe di Firenze mal volentieri.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Sì, sarà! Io vo' rispondere io: Callimaco è tanto respettivo, che è troppo. <add resp="ed"><emph>A Callimaco</emph></add>. Non m'avete voi detto di sapere ordinare certe pozione che indubitatamente fanno ingravidare!
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Sì, ho; ma io vo rattenuto con gli uomini che io non conosco, perché io non vorrei mi tenessino un cerretano.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Non dubitate di me, perché voi mi avete fatto maravigliare di qualità, che non è cosa io non credessi o facessi per le vostre mani.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>a Callimaco</emph></add></stage>. Io credo che bisogni che voi veggiate el segno.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Sanza dubbio, e' non si può fare di meno.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>piano, a Callimaco</emph></add></stage>. Chiama Siro, che vadia con el dottore a casa per esso, e torni qui; e noi l'aspetteremo in casa.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>ad alta voce, verso l'interno della casa</emph></add></stage>. Siro! <stage><add resp="ed"><emph>A Siro, che esce di casa</emph></add></stage>. Va' con lui. <stage><add resp="ed"><emph>A messer Nicia</emph></add></stage>. E, se vi pare, messere, tornate qui subito, e pensereno a qualche cosa di buono.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Come, se mi pare? Io tornerò qui in uno stante, che ho più fede in voi che gli Ungheri nelle spade. <stage><add resp="ed"><emph>Callimaco e Ligurio rientrano in casa</emph></add></stage>.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena"><head>scena terza</head>


<stage>MESSER NICIA, SIRO</stage>

<sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Questo tuo padrone è un gran valente uomo.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Più che voi non dite.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 El re di Francia ne de' far conto.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Assai.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 E per questa ragione e' debbe stare volentieri in Francia.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Così credo.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 E' fa molto bene: in questa terra non ci è se non cacastecchi, non ci si apprezza virtù alcuna. S'egli stessi qua, non ci sarebbe uomo che lo guardassi in viso. Io ne so ragionare, che ho cacato le curatelle per imparare dua hac, e se io ne avessi a vivere, io starei fresco, ti so dire!
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Guadagnate voi l'anno cento ducati?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Non cento lire, non cento grossi, o va'! E questo è che, chi non ha lo stato in questa terra, de' nostri pari, non truova can che gli abbai; e non sian buoni ad altro che andare a' mortori o alle ragunate d'un mogliazzo, o a starci tuttodì in sulla panca del Proconsolo a donzellarci. Ma io ne li disgrazio, io non ho bisogno di persona: così stessi chi sta peggio di me! Ma non vorrei però ch'elle fussino mia parole, che io arei di fatto qualche balzello o qualche porro di drieto, che mi fare' sudare.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Non dubitate.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Noi siamo a casa. Aspettami qui: io tornerò ora.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Andate.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena"><head>scena quarta</head>

<stage>SIRO SOLO</stage>

<sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Se gli altri dottori fussin fatti come costui, noi faremo a' sassi pe' forni: che sì, che questo tristo di Ligurio e questo impazzato di questo mio padrone lo conducono in qualche loco, che gli faranno vergogna! E veramente io lo desiderrei, quando io credessi che non si risapessi, perché, risapendosi, io porto pericolo della vita, el padrone della vita e della roba. Egli è già diventato medico: non so io che disegno si sia el loro, e dove si tenda questo loro inganno... —Ma ecco el dottore che ha uno orinale in mano: chi non riderebbe di questo uccellaccio?</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena quinta</head>


<stage>MESSER NICIA, SIRO</stage>

<sp><speaker>NI.</speaker><p>
<stage><add resp="ed"><emph>verso l'interno, rivolgendosi a Lucrezia</emph></add></stage>. Io ho fatto d'ogni cosa a tuo modo: di questo vo' io che tu facci a mio. Se io credevo non avere figliuoli io arei preso più tosto per moglie una contadina che te. <stage><add resp="ed"><emph>A Siro, porgendogli l'orinale</emph></add></stage>. To' costì, Siro; viemmi drieto. Quanta fatica ho io durata a fare che questa mia mona sciocca mi dia questo segno! E non è dire che la non abbi caro di fare figliuoli, che la ne ha più pensiero di me; ma, come io le vo' far fare nulla, egli è una storia.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Abbiate pazienzia: le donne si sogliono con le buone parole condurre dove altri vuole.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Che buone parole! ché mi ha fracido. Va' ratto, di' al maestro ed a Ligurio che io son qui.
</p></sp><sp><speaker>SI.</speaker><p>
 Eccogli che vengon fuori.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena sesta</head>

<stage>LIGURIO, CALLIMACO, MESSER NICIA</stage>

<sp><speaker>LIG.</speaker><p>
<stage><add resp="ed"><emph>piano, a Callimaco</emph></add></stage>. El dottore fia facile a persuadere: la difficultà fia la donna, ed a questo non ci mancherà modi.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>a messer Nicia</emph></add></stage>. Avete voi el segno?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 E' l'ha Siro, sotto.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>a Siro</emph></add></stage>. Dàllo qua. <stage><add resp="ed"><emph>Dopo aver osservato il segno</emph></add></stage>. Oh! questo segno mostra debilità di rene.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 E' mi par torbidiccio; eppur l'ha fatto ora ora.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Non ve ne maravigliate. <foreign lang="lat">Nam mulieris urine sunt semper maioris grossitiei et albedinis, et minoris pulchritudinis quam virorum. Huius autem, inter cetera, causa est amplitudo canalium, mixtio eorum que ex matrice exeunt cum urinis</foreign>.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>a parte</emph></add></stage>. Oh! uh! potta di san Puccio! Costui mi raffinisce in tralle mani; guarda come ragiona bene di queste cose!
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Io ho paura che costei non sia la notte mal coperta, e per questo fa l'orina cruda.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Ella tien pure adosso un buon coltrone; ma la sta quattro ore ginocchioni ad infilzar paternostri, innanzi che la se ne venghi al letto, ed è una bestia a patir freddo.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Infine, dottore, o voi avete fede in me, o no; o io vi ho ad insegnare un rimedio certo, o no. Io, per me, el rimedio vi darò. Se voi arete fede in me voi lo piglierete; e se, oggi ad uno anno, la vostra donna non ha un suo figliuolo in braccio, io voglio avervi a donare dumilia ducati.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Dite pure, che io son per farvi onore di tutto, e per credervi più che al mio confessoro.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Voi avete ad intender questo, che non è cosa più certa ad ingravidare una donna che dargli bere una pozione fatta di mandragola. Questa è una cosa esperimentata da me dua paia di volte, e trovata sempre vera; e, se non era questo, la reina di Francia sarebbe sterile, ed infinite altre principesse di quello stato.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 È egli possibile?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Egli è come io vi dico. E la Fortuna vi ha in tanto voluto bene che io ho condutto qui meco tutte quelle cose che in quella pozione si mettono, e potete averla a vostra posta.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Quando l'arebbe ella a pigliare?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Questa sera dopo cena, perché la luna è ben disposta, ed el tempo non può essere più appropriato.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Cotesto non fia molto gran cosa. Ordinatela in ogni modo: io gliene faro pigliare.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>E' bisogna ora pensare a questo: che quello uomo che ha prima a fare seco, presa che l'ha, cotesta pozione, muore infra otto giorni, e non lo camperebbe el mondo.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Cacasangue! Io non voglio cotesta suzzacchera! A me non l'apiccherai tu! Voi mi avete concio bene!
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 State saldo, e' ci è rimedio.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Quale?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Fare dormire subito con lei un altro che tiri, standosi seco una notte, a sé tutta quella infezione della mandragola: dipoi vi iacerete voi sanza periculo.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Io non vo' fare cotesto.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Perché?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Perché io non vo' fare la mia donna femmina e me becco.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Che dite voi, dottore? Oh! io non vi ho per savio come io credetti. Sì che voi dubitate di fare quello che ha fatto el re di Francia e tanti signori quanti sono là?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Chi volete voi che io truovi che facci cotesta pazzia? Se io gliene dico, e' non vorrà; se io non gliene dico, io lo tradisco, ed è caso da Otto: io non ci vo' capitare sotto male.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Se non vi dà briga altro che cotesto, lasciatene la cura a me.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Come si farà?
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Dirovelo: io vi darò la pozione questa sera dopo cena; voi gliene darete bere e, subito, la metterete nel letto, che fieno circa a quattro ore di notte. Dipoi ci travestiremo, voi, Ligurio, Siro ed io, e andrencene cercando in Mercato Nuovo, in Mercato Vecchio, per questi canti; ed el primo garzonaccio che noi troverremo scioperato, lo imbavagliereno, ed a suon di mazzate lo condurreno in casa ed in camera vostra al buio. Quivi lo mettereno nel letto, direngli quel che gli abbia a fare, non ci fia difficultà veruna. Dipoi, la mattina, ne manderete colui innanzi dì, farete lavare la vostra donna, starete con lei a vostro piacere e sanza periculo.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Io sono contento, poiché tu di' che e re e principi e signori hanno tenuto questo modo. Ma, sopratutto, che non si sappia, per amore degli Otto!
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Chi volete voi che lo dica?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Una fatica ci resta, e d'importanza.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Quale?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Farne contenta mogliama, a che io non credo ch'ella si disponga mai.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Voi dite el vero. Ma io non vorrei innanzi essere marito, se io non la disponessi a fare a mio modo.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Io ho pensato el rimedio.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Come?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Per via del confessoro.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Chi disporrà el confessoro, tu?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Io, e danari, la cattività nostra, loro.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Io dubito, non che altro, che per mio detto la non voglia ire a parlare al confessoro.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Ed anche a cotesto è rimedio.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 Dimmi.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Farvela condurre alla madre.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 La le presta fede.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Ed io so che la madre è della opinione nostra. Orsù! avanziam tempo, che si fa sera. <stage><add resp="ed"><emph>Piano, a Callimaco</emph></add></stage>. Vatti, Callimaco, a spasso, e fa' che alle ventitré ore noi ti ritroviamo in casa con la pozione ad ordine. Noi n'andreno a casa la madre, el dottore ed io, a disporla, perché è mia nota. Poi ne andreno al frate, e vi raguagliereno di quello che noi areno fatto.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>piano a Ligurio</emph></add></stage>. Deh! non mi lasciar solo.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>stesso gioco, a Callimaco</emph></add></stage>. Tu mi par' cotto.
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>stesso gioco</emph></add></stage>. Dove vuoi tu ch'io vadia ora?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>stesso gioco</emph></add></stage>. Di là, di qua, per questa via, per quell'altra: egli è sì grande Firenze!
</p></sp><sp><speaker>CAL.</speaker><p>
 <stage><add resp="ed"><emph>stesso gioco</emph></add></stage>. Io son morto.</p></sp>
</div2>
<div2 type="canzone"><head>Canzone</head>

<stage>dopo il secondo atto</stage>

<lg type="canzone"><l>Quanto felice sia ciascun sel vede,</l>
<l>chi nasce sciocco ed ogni cosa crede!</l>
<l>Ambizione nol preme,</l>
<l>non lo muove il timore,</l>
<l>che sogliono esser seme</l>
<l>di noia e di dolore.</l>
<l>Questo vostro dottore,</l>
<l>bramando aver figlioli,</l>
<l>credria ch'un asin voli;</l>
<l>e qualunque altro ben posto ha in oblìo,</l>
<l>e solo in questo ha posto il suo disìo.</l></lg>
</div2>
</div1>
<div1 type="atto"><head>Atto terzo</head>
<div2 type="scena"><head>scena prima</head>

<stage>SOSTRATA, MESSER NICIA, LIGURIO</stage>

<sp><speaker>SOS.</speaker><p>
 Io ho sempremai sentito dire che gli è ufizio d'un prudente pigliare de' cattivi partiti el migliore: se, ad avere figliuoli, voi non avete altro rimedio che questo, si vuole pigliarlo, quando e' non si gravi la coscienzia.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Egli è così.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Voi ve ne andrete a trovare la vostra figliuola, e messere ed io andreno a trovare fra' Timoteo, suo confessoro, e narreregli el caso, acciò che non abbiate a dirlo voi: vedrete quello che vi dirà.
</p></sp><sp><speaker>SOS.</speaker><p>
 Così sarà fatto. La via vostra è di costà; ed io vo a trovare la Lucrezia, e la merrò a parlare al frate, in ogni modo.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena seconda</head>

<stage>MESSER NICIA, LIGURIO</stage>

<sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Tu ti maravigli forse, Ligurio, che bisogni fare tante storie a disporre mogliama; ma se tu sapessi ogni cosa, tu non te ne maraviglieresti.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Io credo che sia, perché tutte le donne sono sospettose.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Non è cotesto. Ella era la più dolce persona del mondo e la più facile; ma, sendole detto da una sua vicina che, s'ella si botava d'udire quaranta mattine la prima messa de' Servi, ch'ella impregnerebbe, la si botò, ed andovi forse venti mattine. Ben sapete che un di que' fratacchioni le cominciò andare da torno, in modo che la non vi volle più tornare. Egli è pur male però che quegli che ci arebbono a dare buoni essempli sien fatti così. Non dich'io el vero?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Come diavol, s'egli è vero!
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Da quel tempo in qua ella sta in orecchi come la lepre, e, come se le dice nulla, ella vi fa dentro mille difficultà.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Io non mi maraviglio più. Ma, quel boto, come si adempié?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Fecesi dispensare.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Sta bene. Ma datemi, se voi avete, venticinque ducati, che bisogna, in questi casi, spendere, e farsi amico el frate presto, e darli speranza di meglio.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Pigliagli pure; questo non mi dà briga, io farò masserizia altrove.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Questi frati sono trincati, astuti; ed è ragionevole, perché e' sanno e peccati nostri, e loro, e chi non è pratico con essi potrebbe ingannarsi e non li sapere condurre a suo proposito. Pertanto io non vorrei che voi nel parlare guastassi ogni cosa, perché un vostro pari, che sta tuttodì nello studio, s'intende di que' libri, e delle cose del mondo non sa ragionare. <stage><add resp="ed"><emph>A parte</emph></add></stage>. Costui è sì sciocco, che io ho paura non guasti ogni cosa.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Dimmi quel che tu vuoi ch'io faccia.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Che voi lasciate parlare a me, e non parliate mai, s'io non vi accenno.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Io sono contento. Che cenno farai tu?
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Chiuderò un occhio; morderommi el labro... Deh! no, facciàno altrimenti. Quanto è egli che voi non parlasti al frate?
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 È più di dieci anni.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Sta bene. Io gli dirò che voi sete assordato, e voi non risponderete e non direte mai cosa alcuna, se noi non parliamo forte.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 Così farò.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Oltre a questo, non vi dia briga che io dica qualche cosa che e' vi paia disforme a quel che noi vogliamo, perché tutto tornerà a proposito.
</p></sp><sp><speaker>NI.</speaker><p>
 In buon'ora.
</p></sp><sp><speaker>LIG.</speaker><p>
 Ma io veggo el frate che parla con una donna. Aspettian che l'abbi spacciata.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena terza</head>

<stage>FRA' TIMOTEO, UNA DONNA</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p>
Se voi vi volessi confessare, io farò ciò che voi volete.
</p></sp><sp><speaker>DONNA</speaker><p>
 Non, per oggi; io sono aspettata: e' mi basta essermi sfogata un poco, così ritta ritta. Avete voi dette quelle messe della Nostra Donna?
</p></sp><sp><speaker>FRATE.</speaker><p>
Madonna sì.
</p></sp><sp><speaker>DONNA</speaker><p>
 Togliete ora questo fiorino, e direte dua mesi ogni lunedì la messa de' morti per l'anima del mio marito. Ed ancora che fussi un omaccio, pure le carne tirono: io non posso fare non mi risenta, quando io me ne ricordo. Ma credete voi che sia in purgatorio?
</p></sp><sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Sanza dubio.</p></sp>
<sp><speaker>DONNA</speaker><p> Io non so già cotesto. Voi sapete pure quel che mi faceva qualche volta. Oh, quanto me ne dolsi io con esso voi! Io me ne discostavo quanto io potevo; ma egli era sì importuno! Uh, nostro Signore!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Non dubitate, la clemenzia di Dio è grande: se non manca a l'uomo la voglia, non gli manca mai el tempo a pentersi.</p></sp>
<sp><speaker>DONNA</speaker><p> Credete voi che 'l Turco passi questo anno in Italia?</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Se voi non fate orazione, sì.</p></sp>
<sp><speaker>DONNA</speaker><p> Naffe! Dio ci aiuti, con queste diavolerie! Io ho una gran paura di quello impalare. Ma io veggo qua in chiesa una donna che ha certa accia di mio: io vo ire a trovarla. Fate col buon dì.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Andate sana.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena quarta</head>

<stage>FRA' TIMOTEO, LIGURIO, MESSER NICIA</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>solo</emph></add></stage>. Le più caritative persone che sieno sono le donne, e le più fastidiose. Chi le scaccia, fugge e fastidii e l'utile; chi le intrattiene, ha l'utile ed e fastidii insieme. Ed è 'l vero che non è el mele sanza le mosche. <stage><add resp="ed"><emph>A Ligurio e a Nicia</emph></add></stage>. Che andate voi facendo, uomini da bene? Non riconosco io messer Nicia?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Dite forte, che gli è in modo assordato, che non ode quasi nulla.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Voi sete el ben venuto, messere!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Più forte!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> El ben venuto!</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> El ben trovato, padre!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Che andate voi faccendo?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Tutto bene.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Volgete el parlare a me, padre, perché voi, a volere che v'intendessi, aresti a mettere a romore questa piazza.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Che volete voi da me?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Qui messer Nicia ed un altro uomo da bene, che voi intenderete poi, hanno a fare distribuire in limosine parecchi centinaia di ducati.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Cacasangue!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>piano, a Nicia</emph></add></stage>. Tacete, in malora, e' non fien molti! <stage><add resp="ed"><emph>Rivolgendosi ancora al Frate</emph></add></stage>. Non vi maravigliate padre, di cosa che dica, che non ode, e pargli qualche volta udire, e non risponde a proposito.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Séguita pure, e lasciagli dire ciò che vuole.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> De' quali danari io ne ho una parte meco; ed hanno disegnato che voi siate quello che li distribuiate.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Molto volentieri.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Ma egli è necessario, prima che questa limosina si faccia, che voi ci aiutiate d'un caso strano intervenuto a messere, che solo voi ci potete aiutare, dove ne va al tutto l'onore di casa sua.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Che cosa è?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Io non so se voi conoscesti Cammillo Calfucci, nipote qui di messere.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Sì, conosco.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Costui n'andò per certe sua faccende, uno anno fa, in Francia; e, non avendo donna, che era morta, lasciò una sua figliuola da marito in serbanza in uno monistero, del quale non accade dirvi ora el nome.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Che è seguito?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> È seguito che, o per straccuraggine delle monache o per cervellinaggine della fanciulla, la si truova gravida di quattro mesi; di modo che, se non si ripara con prudenzia, el dottore, le monache, la fanciulla, Cammillo, la casa de' Calfucci è vituperata; ed il dottore stima tanto questa vergogna che s'è botato, quando la non si palesi, dare trecento ducati per l'amore di Dio.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>a parte</emph></add></stage>. Che chiacchiera!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>piano a Nicia</emph></add></stage>. State cheto! <stage><add resp="ed"><emph>Rivolgendosi ancora al Frate</emph></add></stage>. E daragli per le vostre mani; e voi solo e la badessa ci potete rimediare.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Come?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Persuadere alla badessa che dia una pozione alla fanciulla per farla sconciare.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Cotesta è cosa da pensarla.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Come, cosa da pensarla? Guardate, nel far questo, quanti beni ne resulta: voi mantenete l'onore al munistero, alla fanciulla, a' parenti; rendete al padre una figliuola; satisfate qui a messere, a tanti sua parenti; fate tante elemosine, quante con questi trecento ducati potete fare; e, dall'altro canto, voi non offendete altro che un pezzo di carne non nata, sanza senso, che in mille modi si può sperdere; ed io credo che quel sia bene, che facci bene a' più, e che e più se ne contentino.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Sia, col nome di Dio! Faccisi ciò che voi volete, e, per Dio e per carità, sia fatto ogni cosa. Ditemi el munistero, datemi la pozione, e, se vi pare, cotesti danari, da potere cominciare a fare qualche bene.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Or mi parete voi quel religioso che io credevo che voi fussi. Togliete questa parte de' danari. El munistero è... Ma aspettate, egli è qui in chiesa una donna che mi accenna: io torno ora ora; non vi partite da messer Nicia, io le vo' dire dua parole.</p></sp>
</div2><div2 type="scena"><head>scena quinta</head>


<stage>FRA' TIMOTEO, MESSER NICIA</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>alzando la voce</emph></add></stage>. Questa fanciulla, che tempo ha?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Io strabilio.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Dico, quanto tempo ha questa fanciulla?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Mal che Dio gli dia!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Perché?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Perché se l'abbia!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> E' mi pare essere nel gagno. Io ho a fare con uno pazzo e con un sordo: l'un si fugge, l'altro non ode. <stage><add resp="ed"><emph>soppesando la borsa con i danari</emph></add></stage>. Ma se questi non sono quarteruoli, io ne farò meglio di loro! Ecco Ligurio, che torna in qua.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena"><head>scena sesta</head>


<stage>LIGURIO, FRA' TIMOTEO, MESSER NICIA</stage>

<sp><speaker>LIG.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>piano, a messer Nicia</emph></add></stage>. State cheto, messere. <stage><add resp="ed"><emph>Al Frate</emph></add></stage>. Oh! io ho la gran nuova, padre.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Quale?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Quella donna con chi io ho parlato, mi ha detto che quella fanciulla si è sconcia per sé stessa.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>a parte</emph></add></stage>. Bene! questa limosina andrà alla Grascia.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Che dite voi?</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Dico che voi tanto più doverrete fare questa limosina.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> La limosina si farà, quando voi vogliate: ma e' bisogna che voi facciate un'altra cosa in benefizio qui del dottore.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Che cosa è?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Cosa di minor carico, di minor scandolo, più accetta a noi, e più utile a voi.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Che è? Io sono in termine con voi, e parmi avere contratta tale dimestichezza, che non è cosa che io non facessi.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Io ve lo vo' dire in chiesa, da me e voi, ed el dottore fia contento d'aspettare qui e prestarmi dua parole. <stage><add resp="ed"><emph>A Nicia, alzando la voce</emph></add></stage>. Aspettate qui; noi torniamo ora.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>a parte</emph></add></stage>.Come disse la botta a l' erpice!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Andiamo.</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena"><head>scena settima</head>



<stage>MESSER NICIA SOLO</stage>

<sp><speaker>NI.</speaker><p> È egli di dì o di notte? Sono io desto o sogno? Sono io obliàco, e non ho beuto ancora oggi, per ire drieto a queste chiacchiere? Noi rimagnan di dire al frate una cosa, e' ne dice un'altra; poi volle che io facessi el sordo e bisognava io m'impeciassi gli orecchi come el Danese, a volere che io non avessi udite le pazzie, che gli ha dette, e Dio il sa con che proposito! Io mi truovo meno venticinque ducati, e del fatto mio non si è ancora ragionato; ed ora m'hanno qui posto, come un zugo, a piuolo. Ma eccogli che tornano: in mala ora per loro, se non hanno ragionato del fatto mio!</p></sp>
</div2><div2 type="scena"><head>scena ottava</head>

<stage>FRA' TIMOTEO, LIGURIO, MESSER NICIA</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>a Ligurio</emph></add>.</stage>Fate che le donne venghino. Io so quello ch'i' ho a fare; e, se l'autorità mia varrà, noi concluderemo questo parentado questa sera.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>a Nicia, parlando ad alta voce</emph></add></stage>. Messer Nicia, fra' Timoteo è per fare ogni cosa. Bisogna vedere che le donne venghino.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Tu mi ricrii tutto quanto. Fia egli maschio?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>come sopra</emph></add></stage>. Maschio.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Io lacrimo per la tenerezza.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Andatevene in chiesa, io aspetterò qui le donne. State in lato che le non vi veggano; e partite che le fieno, vi dirò quello che l'hanno detto.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena nona</head>


<stage>FRA' TIMOTEO SOLO</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Io non so chi si abbi giuntato l'uno l'altro. Questo tristo di Ligurio ne venne a me con quella prima novella, per tentarmi, acciò, se io li consentivo quella, m'inducessi più facilmente a questa; se io non gliene consentivo, non mi arebbe detta questa, per non palesare e disegni loro sanza utile, e di quella che era falsa non si curavano. Egli è vero che io ci sono suto giuntato; nondimeno, questo giunto è con mio utile. Messer Nicia e Callimaco sono ricchi, e da ciascuno, per diversi rispetti, sono per trarre assai; la cosa convien stia secreta, perché l'importa così a loro, a dirla, come a me. Sia come si voglia, io non me ne pento. È ben vero che io dubito non ci avere dificultà, perché madonna Lucrezia è savia e buona: ma io la giugnerò in sulla bontà. E tutte le donne hanno alla fine poco cervello; e come ne è una sappi dire dua parole, e' se ne predica, perché in terra di ciechi chi vi ha un occhio è signore. Ed eccola con la madre, la quale è bene una bestia, e sarammi uno grande adiuto a condurla alle mia voglie.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena decima</head>

<stage>SOSTRATA, LUCREZIA</stage>

	<sp><speaker>SOS.</speaker><p> Io credo che tu creda, figliuola mia, che io stimi l'onore ed el bene tuo quanto persona del mondo, e che io non ti consiglierei di cosa che non stessi bene. Io ti ho detto e ridicoti, che se fra' Timoteo ti dice che non ti sia carico di conscienzia, che tu lo faccia sanza pensarvi.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Io ho sempremai dubitato che la voglia, che messer Nicia ha d'avere figliuoli, non ci facci fare qualche errore; e per questo, sempre che lui mi ha parlato di alcuna cosa, io ne sono stata in gelosia e sospesa, massime poi che m'intervenne quello che vi sapete, per andare a' Servi. Ma di tutte le cose, che si son tentate, questa mi pare la più strana, di avere a sottomettere el corpo mio a questo vituperio, ad esser cagione che uno uomo muoia per vituperarmi: perché io non crederrei, se io fussi sola rimasa nel mondo e da me avessi a risurgere l'umana natura, che mi fussi simile partito concesso.</p></sp>
	<sp><speaker>SOS.</speaker><p> Io non ti so dire tante cose figliuola mia. Tu parlerai al frate, vedrai quello che ti dirà, e farai quello che tu dipoi sarai consigliata da lui, da noi, da chi ti vuole bene.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Io sudo per la passione.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena undecima</head>


<stage>FRA' TIMOTEO, LUCREZIA, SOSTRATA</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Voi siate le ben venute. Io so quello che voi volete intendere da me perché messer Nicia m'ha parlato. Veramente, io sono stato in su' libri più di dua ore a studiare questo caso; e, dopo molte essamine, io truovo di molte cose che, ed in particulare ed in generale, fanno per noi.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Parlate voi da vero o motteggiate?</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p>Ah, madonna Lucrezia! Sono, queste, cose da motteggiare? Avetemi voi a conoscere ora?</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Padre, no; ma questa mi pare la più strana cosa che mai si udissi.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Madonna, io ve lo credo, ma io non voglio che voi diciate più così. E' sono molte cose che discosto paiano terribili, insopportabili, strane, che, quando tu ti appressi loro, le riescono umane, sopportabili, dimestiche; e però si dice che sono maggiori li spaventi che e mali: e questa è una di quelle.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Dio el voglia!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Io voglio tornare a quello, ch'io dicevo prima. Voi avete, quanto alla conscienzia, a pigliare questa generalità, che, dove è un bene certo ed un male incerto, non si debbe mai lasciare quel bene per paura di quel male. Qui è un bene certo, che voi ingraviderete, acquisterete una anima a messer Domenedio; el male incerto è che colui che iacerà, dopo la pozione, con voi, si muoia; ma e' si truova anche di quelli che non muoiono. Ma perché la cosa è dubia, però è bene che messer Nicia non corra quel periculo. Quanto allo atto, che sia peccato, questo è una favola, perché la volontà è quella che pecca, non el corpo, e la cagione del peccato è dispiacere al marito, e voi li compiacete; pigliarne piacere, e voi ne avete dispiacere. Oltr'a di questo, el fine si ha a riguardare in tutte le cose: el fine vostro si è riempiere una sedia in paradiso, e contentare el marito vostro. Dice la Bibia che le figliuole di Lotto, credendosi essere rimase sole nel mondo usorono con el padre; e, perché la loro intenzione fu buona, non peccorono.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Che cosa mi persuadete voi?</p></sp>
	<sp><speaker>SOS.</speaker><p> Làsciati persuadere, figliuola mia. Non vedi tu che una donna, che non ha figliuoli, non ha casa? Muorsi el marito, resta come una bestia, abandonata da ognuno.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Io vi giuro, madonna, per questo petto sacrato, che tanta conscienzia vi è ottemperare in questo caso al marito vostro, quanto vi è mangiare carne el mercoledì, che è un peccato che se ne va con l'acqua benedetta.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> A che mi conducete voi, padre?</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Conducovi a cose, che voi sempre arete cagione di pregare Dio per me; e più vi satisfarà questo altro anno che ora.</p></sp>
	<sp><speaker>SOS.</speaker><p> Ella farà ciò che voi volete. Io la voglio mettere stasera al letto io. <stage><add resp="ed"><emph>A Lucrezia</emph></add></stage>. Di che hai tu paura, moccicona? E' ci è cinquanta donne, in questa terra, che ne alzerebbono le mani al cielo.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Io sono contenta: ma io non credo mai essere viva domattina.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Non dubitar, figliuola mia: io pregherrò Iddio per te, io dirò l'orazione dell'Angiolo Raffaello, che ti accompagni. Andate, in buona ora, e preparatevi a questo misterio, che si fa sera.
	</p></sp><sp><speaker>SOS.</speaker><p> Rimanete in pace, padre.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Dio m'aiuti e la Nostra Donna, che io non capiti male.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena duodecima</head>


<stage>FRA' TIMOTEO, LIGURIO, MESSER NICIA</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Ligurio, uscite qua!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Come va?</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Bene. Le ne sono ite a casa disposte a fare ogni cosa, e non ci fia difficultà, perché la madre s'andrà a stare seco, e vuolla mettere al letto lei.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Dite voi el vero?</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Bembè, voi sete guarito del sordo?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Santo Chimenti gli ha fatto grazia.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> E' si vuol porvi una immagine, per rizzarci un poco di baccanella, acciò che io abbia fatto quest'altro guadagno con voi.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Non entriano in cetere. Farà la donna difficultà di fare quel ch'io voglio?</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Non, vi dico.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Io sono el più contento uomo del mondo.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Credolo. Voi vi beccherete un fanciul mastio; e chi non ha non abbia.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Andate, frate, a le vostre orazioni, e, se bisognerà altro, vi verreno a trovare. Voi, messere, andate a lei, per tenerla ferma in questa opinione, ed io andrò a trovare maestro Callimaco che vi mandi la pozione; ed a l'un'ora fate che io vi rivegga, per ordinare quello che si de' fare alle quattro.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Tu di' bene. Addio!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Andate sani.</p></sp></div2>
<div2 type="canzone"><head>Canzone</head>
<stage>dopo il terzo atto</stage>
<lg type="canzone">
<l>Sì suave è l'inganno</l>
<l>al fin condotto imaginato e caro,</l>
<l>ch'altrui spoglia d'affanno,</l>
<l>e dolce face ogni guastato amaro.</l>
<l>O rimedio alto e raro,</l>
<l>tu mostri il dritto calle all'alme erranti;</l>
<l>tu, col tuo gran valore,</l>
<l>nel far beato altrui, fai ricco Amore;</l>
<l>pietre, veneni e incanti.</l></lg></div2></div1>

<div1 type="atto"><head>Atto quarto</head>
<div2 type="scena"><head>scena prima</head>



 <stage>CALLIMACO SOLO</stage>

<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Io vorrei pure intendere quello che costoro hanno fatto. Può egli essere che io non rivegga Ligurio? E, nonché le ventitré, le sono le ventiquattro ore! In quanta angustia d'animo sono io stato e sto! Ed è vero che la Fortuna e la Natura tiene el conto per bilancio: la non ti fa mai un bene, che, a l'incontro, non surga un male. Quanto più mi è cresciuta la speranza, tanto mi è cresciuto el timore. Misero a me! Sarà egli mai possibile che io viva in tanti affanni e perturbato da questi timori e queste speranze? Io sono una nave vessata da dua diversi venti, che tanto più teme, quanto ella è più presso al porto. La semplicità di messer Nicia mi fa sperare, la prudenzia e durezza di Lucrezia mi fa temere. Ohimé, che io non truovo requie in alcuno loco! Talvolta io cerco di vincere me stesso, riprendomi di questo mio furore, e dico meco: Che fai tu? Se' tu impazzato? Quando tu l'ottenga, che fia? Conoscerai el tuo errore, pentira'ti delle fatiche e de' pensieri che hai auti. Non sai tu quanto poco bene si truova nelle cose che l'uomo desidera, rispetto a quello che l'uomo ha presupposto trovarvi? Da l'altro canto, el peggio che te ne va è morire ed andarne in inferno: e' son morti tanti degli altri! e' sono in inferno tanti uomini da bene! Ha'ti tu a vergognare d'andarvi tu? Volgi el viso alla sorte; fuggi el male, o, non lo potendo fuggire, sopportalo come uomo; non ti prosternere, non ti invilire come una donna. E così mi fo di buon cuore; ma io ci sto poco su, perché da ogni parte mi assalta tanto desio d'essere una volta con costei, che io mi sento, dalle piante de' piè al capo, tutto alterare: le gambe triemano, le viscere si commuovono, el cuore mi si sbarba del petto, le braccia s'abandonono, la lingua diventa muta, gli occhi abarbagliano, el cervello mi gira. Pure, se io trovassi Ligurio, io arei con chi sfogarmi. Ma ecco che ne viene verso me ratto: el rapporto di costui mi farà o vivere allegro qualche poco, o morire affatto.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena seconda</head>

<stage>LIGURIO, CALLIMACO</stage>

<sp><speaker>LIG.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>solo</emph></add></stage>. Io non desiderai mai più tanto di trovare Callimaco, e non penai mai più tanto a trovarlo. Se io li portassi triste nuove, io l'arei riscontro al primo. Io sono stato a casa, in Piazza, in Mercato, al Pancone delli Spini, alla Loggia de' Tornaquinci, e non l'ho trovato. Questi innamorati hanno l'ariento vivo sotto e piedi, e non si possono fermare.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>a parte</emph></add></stage>. Che sto io ch'io non lo chiamo? E' mi par pure allegro! <stage><add resp="ed"><emph>A Ligurio</emph></add></stage>. Oh, Ligurio! Ligurio!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Oh Callimaco! dove se' tu stato?</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Che novelle?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Buone.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Buone in verità?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Ottime.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> È Lucrezia contenta?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Sì.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> El frate fece el bisogno?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Fece.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Oh, benedetto frate! Io pregherrò sempre Dio per lui.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Oh, buono! Come se Idio facessi le grazie del male, come del bene! El frate vorrà altro che prieghi!</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Che vorrà?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Danari.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Darégliene. Quanti ne gli hai tu promessi?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Trecento ducati</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Hai fatto bene.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> El dottore ne ha sborsati venticinque.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Come?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Bastiti che gli ha sborsati.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> La madre di Lucrezia, che ha fatto?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Quasi el tutto. Come la 'ntese che la sua figliuola aveva avere questa buona notte sanza peccato, la non restò mai di pregare, comandare, confortare la Lucrezia, tanto che ella la condusse al frate, e quivi operò in modo che la li consentì.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Oh, Iddio! Per quali mia meriti debbo io avere tanti beni? Io ho a morire per l'alegrezza!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>rivolgendosi al pubblico</emph></add></stage>. Che gente è questa? Ora per l'alegrezza, ora pel dolore, costui vuole morire in ogni modo. <stage><add resp="ed"><emph>A Callimaco</emph></add></stage>. Hai tu ad ordine la pozione?</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Sì, ho.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Che li manderai?</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Un bicchiere d'ipocrasso, che è a proposito a racconciare lo stomaco, rallegra el cervello... Ohimé, ohimé, ohimé, i' sono spacciato!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Che è? Che sarà?</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> E' non ci è remedio.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Che diavol fia?</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> E' non si è fatto nulla, i' mi son murato in un forno.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Perché? Che non lo di'? Levati le mani dal viso.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> O non sai tu che io ho detto a messer Nicia che tu, lui, Siro ed io piglieremo uno per metterlo a lato a la moglie?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Che importa?</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Come, che importa? Se io sono con voi, non potrò essere quel che sia preso; s'io non sono, e' s'avvedrà dello inganno.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Tu di' el vero. Ma non c'è egli rimedio?</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Non, credo io.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Sì, sarà bene.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Quale?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Io voglio un poco pensallo.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Tu m'ha' chiaro: io sto fresco se tu l'hai a pensare ora!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Io l'ho trovato.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Che cosa?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Farò che 'l frate, che ci ha aiutato infino a qui, farà questo resto.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> In che modo?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Noi abbiamo tutti a travestirci. Io farò travestire el frate: contrafarà la voce, el viso, l'abito; e dirò al dottore che tu sia quello; e' se 'l crederrà.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Piacemi, ma io che farò?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Fo conto che tu ti metta un pitocchino indosso, e con un liuto in mano te ne venga costì, dal canto della sua casa, cantando un canzoncino.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> A viso scoperto?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Sì, che se tu portassi una maschera, e' gli enterrebbe sospetto.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> E' mi conoscerà.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Non farà, perché io voglio che tu ti storca el viso, che tu apra, aguzzi o digrigni la bocca, chiugga un occhio. Pruova un poco.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Fo io così?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> No.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Così?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Non basta.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> A questo modo?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Sì, sì, tieni a mente cotesto. Io ho un naso in casa: i' voglio che tu te l'appicchi.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Orbè, che sarà poi?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Come tu sarai comparso in sul canto, noi saren quivi, torrénti el liuto, piglierenti, aggirerenti, condurrenti in casa, metterenti al letto. El resto doverrai tu fare da te!</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Fatto sta condursi costì.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Qui ti condurrai tu. Ma a fare che tu vi possa ritornare, sta a te, e non a noi.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Come?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Che tu te la guadagni in questa notte, e che, innanzi che tu ti parta, te le dia a conoscere, scuoprale lo 'nganno, mostrile l'amore li porti, dicale el bene le vuoi, e come sanza sua infamia la può esser tua amica, e con sua grande infamia tua nimica. È impossibile che la non convenga teco, e che la voglia che questa notte sia sola.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Credi tu cotesto?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Io ne son certo. Ma non perdian più tempo: e' son già dua ore. Chiama Siro, manda la pozione a messer Nicia, e me aspetta in casa. Io andrò per il frate: farollo travestire, e condurrollo qui, e troverreno el dottore, e fareno quello manca.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Tu di' bene. Va' via.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena terza</head>



<stage>CALLIMACO, SIRO</stage>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> O Siro!</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Messere!</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Fatti costì.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Eccomi.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Piglia quel bicchiere d'argento che è drento allo armario di camera, e coperto con un poco di drappo, portamelo, e guarda a non lo versare per la via.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Sarà fatto. <stage><add resp="ed"><emph>Siro parte</emph></add></stage>.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Costui è stato dieci anni meco, e sempre m'ha servito fedelmente. Io credo trovare, anche in questo caso, fede in lui; e, benché io non gli abbi comunicato questo inganno, e' se lo indovina, ché gli è cattivo bene, e veggo che si va accomodando.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>rientrando</emph></add></stage>. Eccolo.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Sta bene. Tira, va' a casa messer Nicia, e digli che questa è la medicina, che ha a pigliare la donna dipo' cena subito; e quanto prima cena, tanto sarà meglio; e, come noi sareno in sul canto ad ordine, al tempo, ch'e' facci d'esservi. Va' ratto.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Io vo. <stage><add resp="ed"><emph>Si avvia</emph></add></stage>.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Odi qua. Se vuole che tu l'aspetti, aspettalo, e vientene qui con lui; se non vuole, torna qui da me, dato che tu glien'hai, e fatto che tu gli arai l'ambasciata. Intendi?</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Messer, sì.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena quarta</head>

<stage>CALLIMACO SOLO</stage>

<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Io aspetto che Ligurio torni col frate; e chi dice che gli è dura cosa l'aspettare, dice el vero. Io scemo ad ogni ora dieci libre, pensando dove io sono ora, dove io potrei essere di qui a dua ore, temendo che non nasca qualche caso, che interrompa el mio disegno. Che se fussi, e' fia l'ultima notte della vita mia, perché o io mi gitterò in Arno, o io m'impiccherò, o io mi gitterò da quelle finestre, o io mi darò d'un coltello in sull'uscio suo. Qualche cosa farò io, perché io non viva più. Ma veggo io Ligurio? Egli è desso. Egli ha seco uno che pare scrignuto, zoppo: e' fia certo el frate travestito. Oh, frati! Conoscine uno, e conoscigli tutti! Chi è quell'altro, che si è accostato a loro? E' mi pare Siro, che arà digià fatto l'ambasciata al dottore. Egli è esso. Io gli voglio aspettare qui, per convenire con loro.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena quinta</head>


<stage>SIRO, LIGURIO, CALLIMACO, FRA' TIMOTEO TRAVESTITO</stage>

<sp><speaker>SI.</speaker><p> Chi è teco, Ligurio?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Un uom da bene.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> È egli zoppo, o fa le vista?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Bada ad altro.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Oh! gli ha el viso del gran ribaldo!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Deh! sta' cheto, che ci hai fracido! Ove è Callimaco?</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Io son qui. Voi sete e ben venuti!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> O Callimaco! avvertisci questo pazzerello di Siro: egli ha detto già mille pazzie.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Siro, odi qua: tu hai questa sera a fare tutto quello che ti dirà Ligurio; fa' conto, quando e' ti comanda, ch'e' sia io; e ciò che tu vedi, senti o odi, hai a tenere segretissimo, per quanto tu stimi la roba, l'onore, la vita mia ed il bene tuo.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Così si farà.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Desti tu el bicchiere al dottore?</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Messer, sì.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Che disse?</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Che sarà ora ad ordine di tutto.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> È questo Callimaco?</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Sono, a' comandi vostri. Le proferte tra noi sien fatte: voi avete a diporre di me e di tutte le fortune mia, come di voi.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Io l'ho inteso e credolo, e sommi messo a fare quel per te, che io non arei fatto per uomo del mondo.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Voi non perderete la fatica.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> E' basta che tu mi voglia bene.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Lasciamo stare le cirimonie. Noi andreno a travestirci, Siro ed io. Tu Callimaco, vien' con noi, per potere ire a fare e fatti tua. El frate ci aspetterà qui: noi torneren subito, ed andreno a trovare messer Nicia.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Tu di' bene. Andiamo.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Io vi aspetto.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena sesta</head>


<stage>FRA' TIMOTEO TRAVESTITO</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> E' dicono el vero quelli che dicono che le cattive compagnie conducono li uomini alle forche. E molte volte uno capita male così per essere troppo facile e troppo buono, come per essere troppo tristo. Dio sa che io non pensavo ad iniuriare persona, stavomi nella mia cella, dicevo el mio ufizio, intrattenevo e mia devoti: capitommi innanzi questo diavol di Ligurio, che mi fece intignere el dito in uno errore, donde io vi ho messo el braccio, e tutta la persona, e non so ancora dove io mi abbia a capitare. Pure mi conforto che, quando una cosa importa a molti, molti ne hanno aver cura. Ma ecco Ligurio e quel servo che tornano.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena settima</head>


<stage>FRA' TIMOTEO, LIGURIO, SIRO TRAVESTITI</stage>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Voi sete e ben tornati.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Stian noi bene?</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Benissimo.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> E' ci manca el dottore. Andian verso casa sua: e' son più di tre ore, andian via!</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Chi apre l'uscio suo? È egli el famiglio?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> No: gli è lui. Ah, ah, ah, uh!</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Tu ridi?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Chi non riderebbe? Egli ha un guarnacchino indosso, che non gli cuopre el culo. Che diavolo ha egli in capo? E' mi pare un di questi gufi de' canonici, ed uno spadaccin sotto: ah, ah! e' borbotta non so che. Tirianci da parte, ed udireno qualche sciagura della moglie.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena ottava</head>


<stage>MESSER NICIA TRAVESTITO</stage>

<sp><speaker>NI.</speaker><p> Quanti lezzi ha fatto questa mia pazza! Ella ha mandato le fante a casa la madre, e 'l famiglio in villa. Di questo io la laudo; ma io non la lodo già che, innanzi che la ne sia voluta ire al letto, ell'abbi fatto tante schifiltà: Io non voglio!... Come farò io?... Che mi fate voi fare?... Ohimé, mamma mia!... E, se non che la madre le disse el padre del porro, la non entrava in quel letto. Che le venga la contina! Io vorrei ben vedere le donne schizzinose, ma non tanto, che ci ha tolto la testa, cervel di gatta! Poi ch'i dicessi: – Che impiccata sia la più savia donna di Firenze – la direbbe: – Che t'ho io fatto? – Io so che la Pasquina enterrà in Arezzo, ed innanzi che io mi parta da giuoco, io potrò dire, come mona Ghinga: – Di veduta, con queste mani –. Io sto pur bene! Chi mi conoscerebbe? Io paio maggiore, più giovane, più scarzo: e' non sarebbe donna, che mi togliessi danari di letto. Ma dove troverrò io costoro?</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena nona</head>

<stage>LIGURIO, MESSER NICIA, FRA' TIMOTEO, SIRO</stage>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Buona sera, messere.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Oh! uh! eh!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Non abbiate paura noi sian noi.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Oh! voi sete tutti qui? S'io non vi conoscevo presto, io vi davo con questo stocco, el più diritto che io sapevo! Tu, se' Ligurio? e tu, Siro? e quell'altro? el maestro, eh?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Messer, sì.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Togli! Oh, e' si è contraffatto bene! e' non lo conoscerebbe Va-qua-tu!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Io gli ho fatto mettere dua noce in bocca, perché non sia conosciuto alla boce.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Tu se' ignorante.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Perché?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Che non me 'l dicevi tu prima? Ed are'mene messo anch'io dua: e sai se gli importa non essere conosciuto alla favella!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Togliete, mettetevi in bocca questo.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Che è ella?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Una palla di cera.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Dàlla qua... <stage><add resp="ed"><emph>Dopo essersela messa in bocca</emph></add></stage>. Ca, pu, ca, co, che, cu, cu, spu... Che ti venga la seccaggine, pezzo di manigoldo!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Perdonatemi, che io ve ne ho data una in scambio, che io non me ne sono avveduto.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Ca, ca, pu, pu... Di che, che, che, che era?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> D'aloe.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Sia, in malora! Spu, pu... Maestro, voi non dite nulla?</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Ligurio m'ha fatto adirare.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Oh! voi contraffate bene la voce.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Non perdian più tempo qui. Io voglio essere el capitano, ed ordinare l'essercito per la giornata. Al destro corno sia preposto Callimaco, al sinistro io, intra le dua corna starà qui el dottore; Siro fia retroguardo, per dar sussidio a quella banda che inclinassi. El nome sia san Cuccù.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Chi è san Cuccù?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> È el più onorato santo che sia in Francia. Andian via, mettian l'aguato a questo canto. State a udire: io sento un liuto.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Egli è esso. Che vogliàn fare?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Vuolsi mandare innanzi uno esploratore a scoprire chi egli è, e, secondo ci riferirà, secondo fareno.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Chi v'andrà?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Va' via, Siro. Tu sai quello hai a fare. Considera, essamina, torna presto, referisci.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Io vo.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Io non vorrei che noi pigliassimo un granchio, che fussi qualche vecchio debole o infermiccio, e che questo giuoco si avessi a rifare domandassera.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Non dubitate, Siro è valent'uomo. Eccolo, e' torna. Che truovi, Siro?</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Egli è el più bello garzonaccio, che voi vedessi mai! Non ha venticinque anni, e viensene solo, in pitocchino, sonando el liuto.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Egli è el caso, se tu di' el vero. Ma guarda, che questa broda sarebbe tutta gittata addosso a te!</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Egli è quel ch'io vi ho detto.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Aspettian ch'egli spunti questo canto, e subito gli sareno addosso.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Tiratevi in qua, maestro: voi mi parete uno uom di legno. Eccolo.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>cantando</emph></add></stage>.
Venir vi possa el diavolo allo letto,
Dapoi ch'io non vi posso venir io!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>afferrando Callimaco</emph></add></stage>. Sta' forte. Da' qua questo liuto!</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Ohimé! Che ho io fatto?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Tu 'l vedrai! Cuoprigli el capo, imbavaglialo!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Aggiralo!</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Dagli un'altra volta! Dagliene un'altra! Mettetelo in casa!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Messer Nicia, io m'andrò a riposare, ché mi duole la testa, che io muoio. E, se non bisogna, io non tornerò domattina.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Sì, maestro, non tornate: noi potren far da noi.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena decima</head>


<stage>FRA' TIMOTEO TRAVESTITO SOLO</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> E' sono intanati in casa, ed io me n'andrò al convento. E voi, spettatori, non ci appuntate, perché in questa notte non ci dormirà persona, sì che gli Atti non sono interrotti dal tempo: io dirò l'uffizio; Ligurio e Siro ceneranno, che non hanno mangiato oggi; el dottore andrà di camera in sala, perché la cucina vadia netta; Callimaco e madonna Lucrezia non dormiranno, perché io so, se io fussi lui e se voi fussi lei, che noi non dormiremo.</p></sp></div2>
<div2 type="canzone"><head>Canzone</head>

<stage>dopo il quarto atto</stage>

	<lg type="canzone"><l>Oh dolce notte, oh sante</l>
<l>ore notturne e quete,</l>
<l>ch'i disiosi amanti accompagnate;</l>
<l>in voi s'adunan tante</l>
<l>letizie, onde voi siete</l>
<l>sole cagion di far l'alme beate.</l>
<l>Voi, giusti premii date,</l>
<l>all'amorose schiere,</l>
<l>delle lunghe fatiche;</l>
<l>voi fate, o felici ore,</l>
<l>ogni gelato petto arder d'amore!</l></lg>
</div2></div1>
<div1 type="atto"><head>Atto quinto</head>
<div2 type="scena"><head>scena prima</head>





<stage>FRA' TIMOTEO SOLO</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Io non ho potuto questa notte chiudere occhio, tanto è el desiderio che io ho d'intendere come Callimaco e gli altri l'abbino fatta. Ed ho atteso a consumare el tempo in varie cose: io dissi mattutino, lessi una vita de' Santi Padri, andai in chiesa ed accesi una lampana che era spenta, mutai un velo ad una Nostra Donna, che fa miracoli. Quante volte ho io detto a questi frati che la tenghino pulita! E si maravigliono poi se la divozione manca! Io mi ricordo esservi cinquecento immagine, e non ve ne sono oggi venti: questo nasce da noi, che non le abbiamo saputa mantenere la reputazione. Noi vi solavamo ogni sera doppo la compieta andare a procissione, e facevànvi cantare ogni sabato le laude. Botavànci noi sempre quivi, perché vi si vedessi delle immagine fresche; confortavamo nelle confessioni gli uomini e le donne a botarvisi. Ora non si fa nulla di queste cose, e poi ci maravigliamo che le cose vadin fredde! Oh, quanto poco cervello è in questi mia frati! Ma io sento un gran romore da casa messer Nicia. Eccogli, per mia fé! E' cavon fuora el prigione. Io sarò giunto a tempo. Ben si sono indugiati alla sgocciolatura: e' si fa appunto l'alba. Io voglio stare ad udire quel che dicono sanza scoprirmi.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena seconda</head>



<stage>MESSER NICIA, CALLIMACO, LIGURIO, SIRO TRAVESTITI</stage>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Piglialo di costà, ed io di qua, e tu, Siro, lo tieni per il pitocco, di drieto.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Non mi fate male!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Non aver paura, va' pur via.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Non andian più là.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Voi dite bene. Lasciànl'ir qui: diàngli dua volte, che non sappi donde e' si sia venuto. Giralo, Siro!</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Ecco.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Giralo un'altra volta.</p></sp>
<sp><speaker>SI.</speaker><p> Ecco fatto.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> El mio liuto!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Via, ribaldo, tira via! S'io ti sento favellare, io ti taglierò el collo!</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> E' si è fuggito. Andianci a sbisacciare: e vuolsi che noi uscian fuori tutti a buona ora, acciò che non si paia che noi abbiam vegghiato questa notte.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Voi dite el vero.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Andate, Ligurio e Siro, a trovar maestro Callimaco, e li dite che la cosa è proceduta bene.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Che li possiamo noi dire? Noi non sappiamo nulla. Voi sapete che, arrivati in casa, noi ce n'andamo nella volta a bere: voi e la suocera rimanesti alle man' seco, e non vi rivedemo mai se non ora, quando voi ci chiamasti per mandarlo fuora.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Voi dite el vero. Oh! io vi ho da dire le belle cose! Mogliama era nel letto al buio. Sostrata m'aspettava al fuoco. Io giunsi su con questo garzonaccio, e, perché e' non andassi nulla in capperuccia, io lo menai in una dispensa, che io ho in sulla sala, dove era un certo lume annacquato, che gittava un poco d'albore, in modo ch'e' non mi poteva vedere in viso.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Saviamente.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Io lo feci spogliare: e' nicchiava; io me li volsi come un cane, di modo che gli parve mille anni di avere fuora e panni, e rimase ignudo. Egli è brutto di viso: egli aveva un nasaccio, una bocca torta... Ma tu non vedesti mai le più belle carne: bianco, morbido, pastoso! E dell'altre cose non ne domandare.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> E' non è bene ragionarne. Che bisognava vederlo tutto?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Tu vuoi el giambo! Poi che io avevo messo mano in pasta, io ne volli toccare el fondo. Poi volli vedere s'egli era sano: s'egli avessi auto le bolle, dove mi trovavo io? Tu ci metti parole!</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Avevi ragion voi.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Come io ebbi veduto che gli era sano, io me lo tirai drieto, ed al buio lo menai in camera, messilo al letto; ed innanzi che mi partissi, volli toccare con mano come la cosa andava, che io non sono uso ad essermi dato ad intendere lucciole per lanterne.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Con quanta prudenzia avete voi governata questa cosa!</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Tocco e sentito che io ebbi ogni cosa, mi usci' di camera, e serrai l'uscio, e me n'andai alla suocera, che era al fuoco, e tutta notte abbiamo atteso a ragionare.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Che ragionamenti son suti e vostri?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Della sciocchezza di Lucrezia, e quanto egli era meglio che, sanza tanti andirivieni, ella avessi ceduto al primo. Dipoi ragionamo del bambino, che me lo pare tuttavia avere in braccio, el naccherino! Tanto che io senti' sonare le tredici ore; e, dubitando che il dì non sopragiugnessi, me n'andai in camera. Che direte voi, che io non potevo fare levare quel ribaldone?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Credolo!</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> E' gli era piaciuto l'unto! Pure, e' si levò, io vi chiamai, e lo abbiamo condutto fuora.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> La cosa è ita bene.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Che dirai tu, che me ne incresce?</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Di che?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Di quel povero giovane, ch'egli abbia a morire sì presto, e che questa notte gli abbia a costar sì cara.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Oh! voi avete e pochi pensieri! Lasciatene la cura a lui.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Tu di' el vero. Ma e mi par ben mille anni di trovare maestro Callimaco, e rallegrarmi seco.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> E' sarà fra una ora fuora. Ma egli è già chiaro el giorno: noi ci andreno a spogliare; voi, che farete?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Andronne anch'io in casa, a mettermi e panni buoni. Farò levare e lavare la donna, farolla venire alla chiesa ad entrare in santo. Io vorrei che voi e Callimaco fussi là, e che noi parlassimo al frate, per ringraziarlo e ristorarlo del bene che ci ha fatto.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Voi dite bene: così si farà. A Dio.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena terza</head>


<stage>FRA' TIMOTEO SOLO</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Io ho udito questo ragionamento, e mi è piaciuto tutto, considerando quanta sciocchezza sia in questo dottore; ma la conclusione ultima mi ha sopra modo dilettato. E poiché debbono venire a trovarmi a casa, io non voglio stare più qui, ma aspettargli alla chiesa, dove la mia mercatanzia varrà più. Ma chi esce di quella casa? E' mi pare Ligurio, e con lui debb'essere Callimaco. Io non voglio che mi vegghino, per le ragioni dette: pur, quando e' non venissino a trovarmi, sempre sarò a tempo ad andare a trovare loro.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena quarta</head>

<stage>CALLIMACO, LIGURIO</stage>

<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Come io ti ho detto, Ligurio mio, io stetti di mala voglia infino alle nove ore; e, benché io avessi gran piacere, e' non mi parve buono. Ma, poi che io me le fu' dato a conoscere e ch'io l'ebbi dato ad intendere l'amore che io le portavo, e quanto facilmente, per la semplicità del marito, noi potavamo viver felici sanza infamia alcuna, promettendole che, qualunque volta Dio facessi altro di lui, di prenderla per donna; ed avendo ella, oltre alle vere ragioni, gustato che differenzia è dalla ghiacitura mia a quella di Nicia, e da e baci d'uno amante giovane a quelli d'uno marito vecchio, doppo qualche sospiro, disse: – Poiché l'astuzia tua, la sciocchezza del mio marito, la semplicità di mia madre e la tristizia del mio confessoro mi hanno condutto a fare quello che mai per me medesima arei fatto, io voglio giudicare che venga da una celeste disposizione, che abbi voluto così, e non sono sufficiente a recusare quello che 'l Cielo vuole che io accetti. Però, io ti prendo per signore, patrone, guida: tu mio padre, tu mio defensore, e tu voglio che sia ogni mio bene, e quel che 'l mio marito ha voluto per una sera voglio ch'egli abbia sempre. Fara'ti adunque suo compare, e verrai questa mattina a la chiesa, e di quivi ne verrai a desinare con esso noi; e l'andare e lo stare starà a te, e potreno ad ogni ora e sanza sospetto convenire insieme –. Io fui, udendo queste parole, per morirmi per la dolcezza. Non potetti rispondere a la minima parte di quello che io arei desiderato. Tanto che io mi truovo el più felice e contento uomo che fussi mai nel mondo; e, se questa felicità non mi mancassi o per morte o per tempo, io sarei più beato ch'e beati, più santo ch'e santi.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Io ho gran piacere d'ogni tuo bene, ed ètti intervenuto quello che io ti dissi appunto. Ma che faccian noi ora?</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Andian verso la chiesa, perché io le promissi d'essere là, dove la verrà lei, la madre ed il dottore.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Io sento toccare l'uscio suo: le sono esse, che escono fuora, ed hanno el dottore drieto.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Avvianci in chiesa, e là aspetteremole.</p></sp></div2>
<div2 type="scena"><head>scena quinta</head>

<stage>MESSER NICIA, LUCREZIA, SOSTRATA</stage>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Lucrezia, io credo che sia bene fare le cose con timore di Dio, e non alla pazzeresca.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Che s'ha egli a fare, ora?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Guarda come la risponde! La pare un gallo!</p></sp>
<sp><speaker>SOS.</speaker><p> Non ve ne maravigliate: ella è un poco alterata.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Che volete voi dire?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Dico che gli è bene che io vadia innanzi a parlare al frate, e dirli che ti si facci incontro in sull'uscio della chiesa, per menarti in santo, perché gli è proprio, stamani, come se tu rinascessi.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Che non andate?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Tu se' stamani molto ardita! Ella pareva iersera mezza morta.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Egli è la grazia vostra!</p></sp>
<sp><speaker>SOS.</speaker><p> Andate a trovare el frate. Ma e' non bisogna, egli è fuora di chiesa.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Voi dite el vero.</p></sp></div2>

<div2 type="scena"><head>scena sesta</head>


<stage>FRA' TIMOTEO, MESSER NICIA, LUCREZIA, CALLIMACO, LIGURIO, SOSTRATA</stage>

<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>solo</emph></add></stage>. Io vengo fuora, perché Callimaco e Ligurio m'hanno detto che el dottore e le donne vengono alla chiesa. Eccole.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Bona dies, padre!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Voi sete le ben venute, e buon pro vi faccia, madonna, che Dio vi dia a fare un bel figliuolo mastio!</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Dio el voglia!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> E lo vorrà in ogni modo.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Veggh'io in chiesa Ligurio e maestro Callimaco?</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Messer sì.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Accennategli.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> <stage><add resp="ed"><emph>a Callimaco e a Ligurio</emph></add></stage>. Venite!</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Dio vi salvi!</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Maestro, toccate la mano qui alla donna mia.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Volentieri.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Lucrezia, costui è quello che sarà cagione che noi aremo uno bastone che sostenga la nostra vecchiezza.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Io l'ho molto caro, e vuolsi che sia nostro compare.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Or benedetta sia tu! E voglio che lui e Ligurio venghino stamani a desinare con esso noi.</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> In ogni modo.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> E vo' dar loro la chiave della camera terrena d'in su la loggia, perché possino tornarsi quivi a loro comodità, che non hanno donne in casa, e stanno come bestie.</p></sp>
<sp><speaker>CAL.</speaker><p> Io l'accetto, per usarla quando mi accaggia.</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Io ho avere e danari per la limosina.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Ben sapete come, domine, oggi vi si manderanno.</p></sp>
<sp><speaker>LIG.</speaker><p> Di Siro non è uomo che si ricordi?</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Chiegga, ciò che i' ho è suo. Tu, Lucrezia, quanti grossi hai a dare al frate, per entrare in santo?</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Io non me ne ricordo.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Pure, quanti?</p></sp>
<sp><speaker>LU.</speaker><p> Dategliene dieci.</p></sp>
<sp><speaker>NI.</speaker><p> Affogaggine!</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> E voi, madonna Sostrata, avete, secondo che mi pare, messo un tallo in sul vecchio.</p></sp>
<sp><speaker>SOS.</speaker><p> Chi non sarebbe allegra?</p></sp>
<sp><speaker>FRATE.</speaker><p> Andianne tutti in chiesa, e quivi direno l'orazione ordinaria. Dipoi doppo l' ufizio, ne andrete a desinare a vostra posta. —Voi, aspettatori, non aspettate che noi usciàn più fuora: l'ufizio è lungo, io mi rimarrò in chiesa, e loro, per l'uscio del fianco, se n'andranno a casa. Valete!</p></sp></div2></div1></body></text>
</TEI.2>
